LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" A-Z A ASC
Luigi Speranza -- Grice ed Asclepiade: gl’accademici
di Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo
italiano. Based in Rome, he was a member of the Accademia. He wrote a book on
the immortality of the soul based on his interpretation of certain
pronouncements of the oracle of Apollo at Delphi. Asclepiade. Refs.:
Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed Asclepiade,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza -- Grice ed Asclepiade: Roma antica --
filosofia italiana – Luigi Speranza. Filosofo
italiano. Friend of Lactanzio. Wrote a book on Providence. Asclepiade. Refs. Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed Asclepiade,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza -- Grice ed Asclepiade: Roma antica --
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo
italiano. He develops a new approach to medicine by introducing ideas on
atomism. Asclepiade.
Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Gricde, “Grice ed
Asclepiade,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Ascoli
– la scuola di Gorizia – filosofia friulana -- filosofia italiana -- (Gorizia). Filosofo italiano. Gorizia,
Friuli-Venezia Giulia. Abstract. Grice: “We may think of Pirotese as developing
along stages: proto-Pirotese, deuteron-Pirotese, trito-Pirotese,
Tetarto-Pirotese, Pempto-Pirotese, Hecto-Pirotese, Hebdomo-Pirotese,
Ogdo-Pirotese, Enato-Pirotese, Decato-Pirotese, Endecato-Pirotese,
Dodecato-Pirotese. Keyword: Pirotese. Filosofo friulano. Filosofo italiano.
Gorizia, Friuli-Venezia Giulia. Nato da ricca famiglia ebraica – H. P. Grice: “Like
Witters” -- e formatosi nell’ambiente pluri-lingue della città, si dedica da
auto-didatta allo studio delle lingue e della linguistica, pubblicando il
saggio Sull’idioma friulano e sulla sua affinità colla lingua valaca. Entrato
in contatto con il mondo scientifico tedesco e con vari studiosi italiani nel
tentativo di fondare una rivista (i «Studi orientali e linguistici»), si
trasferisce a Milano, chiamato a ricoprire nella neo-nata accademia
scientifico-letteraria la cattedra di grammatica comparata e lingue orientali --
da lui ridenominata di linguistica. Dapprima studioso soprattutto di inde-uropeistica
-- Lezioni di fonologia comparata del sanscrito, del greco e del LATINO, A. s’orienta
poi verso gli studi romanzi e la dialettologia italiana, contribuendo anche in
questo campo all’affermarsi del metodo storico-comparativo e realizzando il
progetto di una rivista scientifica, l’Archivio glottologico italiano, per dotare
l’Italia di uno strumento che, nell’ambito della linguistica, le consentisse d’affermarsi
in Europa -- Gusmani. L’Archivio glottologico italiano accolse nel primo numero
tanto il suo proemio, che salda insieme impegno civile e questione linguistica e
manifesto polemico nei confronti delle posizioni linguistiche del non-ebreo MANZONI
(vedasi), quanto i Saggi ladini, premiati dall’accademia delle scienze di
Berlino. Sulla rivista appareno in seguito altri suoi fondamentali contributi
come gli Schizzi franco-provenzali e le Lettere glottologiche. Ri-pubblica nel
suo archivio l’articolo L’italia dialettale, scritto pell’enciclopedia britannica,
primo tentativo di classificazione rigorosa dei dialetti italiani. Membro del
Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, presidente nel concorso per i
vocabolari dialettali -- Poggi Salani --, A. lascia l’insegnamento e muore a
Milano. Fonti essenziali per lo studio della lingua e delle idee linguistiche d’A.
sono, oltre alla sua vasta produzione scientifica, i ricchissimi materiali
autografi custoditi nel suo archivio -- Roma, Accademia nazionale dei lincei:
dai quaderni di esercizi di lingua, di traduzioni e di spogli d’autori
italiani, agl’abbozzi e ai manoscritti di opere edite e inedite, ai carteggi
scientifici e alle lettere private. I suoi quaderni testimoniano che la
conoscenza e l’uso dell’italiano e del tedesco sono pressoché paritari, e
rivelano una spiccata tendenza alla comparazione lessicale, specie fra italiano
e tedesco -- Bonomi. Un glossario -- Voci italiane ricercate che trovansi negli
scritti dei Classici e d’altri scrittori unitamente a diverse frasi di questa
lingua colla loro spiegazione -- mostra un A. intento a conquistare l’italiano
letterario e a ripercorrere le orme dell’educazione classicista d’ogni età -- Cartago
-- nella sua formazione linguistica di non-toscano, nato in terra di confine.
Alle valutazioni sulla scarsa ‘italianità’ della prosa scientifica d’A., dovuta
alla provenienza geografica peri-ferica, si sono sommati giudizi critici
riguardo allo stile, ritenuto originale ma eccessivamente complesso, e alla
scarsa modernità espressiva d’una scrittura giudicata obsoleta e ridondante -- Dardano.
Lo stile d’A. mostra una certa evoluzione nel tempo e una differenziazione a
seconda dei generi. Gli scritti scientifico-documentari, come i Saggi ladini,
appaiono meno elaborati retoricamente e caratterizzati d’una diversa testualità
rispetto a un testo argomentativo programmatico e polemico come il Proemio -- Dardano
--, che si connota diversamente anche rispetto alle lettere private d’argomento
scientifico, caratterizzate d’un livello di formalità medio -- Savini. La
lingua d’A. appare invece sostanzialmente omogenea e immutata nel tempo e nei
generi testuali, letteraria in senso tradizionale, con punte arcaizzanti e
auliche, ma anche con tratti di forte originalità espressiva, specie nel
lessico. Se ne delineano i caratteri principali, sulla scorta degli spogli di
Poggi Salani, Savini, Dardano. A livello grafo-fonetico, si segnala la
preferenza per alcune forme tradizionali e d’uso ormai meno corrente: la -j
finale nei plurali da -io atono -- studj, avversarj, dizionarj, operaj --, e
-j- tra vocali -- ajuola, ajuti, operajo, pajono; la conservazione del dittongo
anche dopo palatale -- crogiuolo, figliuoli --, e il generale rispetto del
dittongo mobile -- sonava, risonato --; i tipi culta, surge, istoria, dilicato;
la scelta, consapevole, di forme senza rafforzamento: imagine, academia,
abondanza -- io mi sono abituato e rimango a tale ortografia, scrive a OVIDIO
(vedasi) -- Poggi Salani --; la i- prostetica: in iscritto, in istile, non
isvilupparsi; apocopi e troncamenti -- de’promotori, con facil sicurezza --;
l’uso di -d eufonica -- Ned è certo. Anche nella morfo-sintassi si rileva la
predilezione per forme all’epoca in regresso: nei verbi -- vegga, richiegga,
stieno --, nei pronomi -- ell’è tuttavolta un’invidia, le costoro discipline,
tal facoltà cui [= che] l’umanità non aveva peranco raggiunto; disinvoltura con
che [= cui] il tedesco è ricorso --; il tipo vi ha, vi hanno «c’è, ci sono»; i
connettivi -- diguisaché, per guisa che, eziandio, laonde, tuttavolta --; gli
avverbi --almanco, di leggieri, imprima, peranco, poscia --; l’uso di participi
e gerundi, di costrutti coll’infinito, di nessi relativi -- Contro la quale
affermazione, ecc.. Anche l’ordine artificioso delle parole, ricco di
anteposizioni e distanziazioni, è improntato a uno stile tradizionale, e svolge
un ruolo primario nel fondare l’architettura dei periodi -- Dardano. Nella
prosa scientifica d’A. predominano infatti periodi lunghi e complessi -- ma s’alternano
talvolta con i periodi brevi, creando effetti di contrasto --, ricchi di
connettivi e subordinate, di strutture bi-trimembri e di enumerazioni, di
parallelismi -- come … così ..., quanto ... tanto ... -- e di incisi che
consentono di precisare il ragionamento. Nella scrittura d’A. le strategie
dell’argomentazione scientifica si combinano infatti con l’uso delle tecniche
retoriche, e a questa esigenza rispondono anche la frequenza dei binomi
disgiuntivi o avversativi -- un principio o un’innovazione; la scienza, o
meglio l’energia riflessiva --, le antitesi -- quella miracolosa versione della
Bibbia, che ruppe l’unità della fede e creò l’unità della nazione --, i vari
tipi di ripetizione -- tipico, per es., il ricorrere nel Proemio del lessico di
parole-chiave come saldo, fermo e derivati -- e di riprese lessicali come
‘rinforzo concettuale’, l’uso abbondante di ma testuale iniziale che segnala
gli snodi logici del pensiero. Costituisce una delle marche più tipiche dello
stile d’A. il ricorso agli usi figurati, a metafore che tramano fittamente
anche la sua scrittura epistolare e che colpiscono per la loro pregnanza e
originalità -- Savini --, come alcune celebri immagini del Proemio -- le
fermissime rotaje dell’unico uso, Parigi è il gran crogiuolo in cui si è fusa e
si fonde l’intelligenza della Francia, gli operaj dell’intelligenza, l’antichissimo
cancro della retorica, ecc. --, l’uso di inediti traslati attinti alle scienze
naturali e applicati alla linguistica -- selezione naturale, inocular
l’istinto, la vegetazion dell’alfabeto – cf. H. P. Grice on J. L. Austin on
LINGUISTIC BOTANY --, svolgimento dei germi primitivi. Nel lessico, accanto a
una forte componente tradizionale e aulica, con punte anticheggianti -- cansare
«evitare», disumazione «dissotterramento», doglianza «lamentela», raddurre
«ricondurre», travolgersi «mutarsi» -- , si notano un vigoroso ingresso del neo-logismo
-- Poggi Salani -- e la creazione di nuove voci o nuove accezioni -- multistirpe,
popolanesimo, pseudo-italiano -- in particolare nell’ambito della terminologia
linguistica -- De Felice --, come neo-latino, dialettologo, glottologo,
continuatore e succedaneo -- agg., detto di fenomeno fonetico. Molto del
lessico e delle metafore d’A. sono presenti già negli abbozzi del Proemio -- saldezza
della lingua, crogiuolo, attrito perpetuo, serbatojo della lingua, ecc.;
Morgana. L’edizione di carteggi e di documenti del suo archivio amplia le
conoscenze sulla partecipazione d’A. al dibattito sull’italiano post-unitario,
sui dialetti e sulle condizioni culturali e scolastiche del paese -- Morgana --,
e precisa l’evoluzione della sua riflessione sulle questioni linguistiche. Stende
una lezione pel suo corso, ri-elaborata solo in parte per l’articolo Lingue e
nazioni, dove sotto-linea le ragioni storiche e l’importanza della lingua
letteraria comune come fondamento e motore dell’unità nazionale -- Noi siam
fratelli in lingua ed in lettere --; Morgana. Il suo dissenso dalle teorie
fiorentiniste e dall’esorbitanze di MANZONI (vedasi) manifestato nei carteggi -- Santamaria;
Morgana -- e le sue idee sui modi in cui avrebbe potuto realizzarsi l’unità
linguistica si esprimeno in alcuni appunti polemici poi non pubblicati, scritti
appena dopo l’uscita della relazione di MANZONI (vedasi) Dell’unità della
lingua e dei mezzi per diffonderla, dove A. sostene l’esigenza di suscitare
l’attività intellettuale della nazione che avrebbe creato la saldezza della
lingua -- Morgana. Sono importanti anche i vari abbozzi e i materiali
preparatori per seguire le fasi di elaborazione del Proemio -- anche
l’autografo, preparato d’A. pella tipografia, presenta varianti rispetto alla
stampa sull’Archivio glottologico
italiano. In esso A. prende le mosse dal novo vocabolario della lingua italiana
secondo l’uso di Firenze, di GIORGINI (vedasi), genero di MANZONI (vedasi), e
di BROGLIO (vedasi), ministro della Pubblica Istruzione, per criticare già dal
titolo -- Novo, secondo gl’esiti moderni e parlati del fiorentino, e non “nuovo,”
la forma usata in tutta Italia sulla base del fiorentino letterario diventato
lingua letteraria comune -- la pretesa di imporre il fiorentino parlato dai
ceti colti come una manica da infilare a un paese come l’Italia in cui non ci
sono le condizioni per realizzare dall’alto, con un nuovo modello normativo,
l’unità linguistica; né si potevano cancellare di colpo le varietà dialettali
parlate. Solo creando condizioni culturali diverse e più progredite, riducendo
l’analfabetismo e facendo circolare più largamente in tutti gli strati sociali
la culta parola, cioè la lingua letteraria, che rappresenta già la base
linguistica comune a tutta Italia, si sarebbe potuto diffondere l’uso
dell’italiano e realizzare a poco a poco questo gran bene della sicurezza della
lingua. A. analizza con chiarezza la situazione italiana e la sua specificità e
arretratezza rispetto ad altri paesi europei -- la Francia e la Germania, dove
l’unità linguistica s’è realizzata con modalità diverse --, evidenziava i mali
endemici della tradizione culturale italiana -- la scarsa densità della cultura
e l’eccessiva preoccupazione della forma --, e sollecita a quella larga spira d’attività
civile che poi debba travolgere in ferma unità di pensiero e di parola tutte le
genti d’Italia. A., intervenendo al congresso pedagogico di Bologna sui
problemi dell’insegnamento grammaticale nelle scuole elementari, ritorna sul
problema di lingua e dialetti, già toccato nel Proemio con la difesa del bi-linguismo,
difendendo il lavoro di comparazione continua tra IDIOLETTO (H. P. GRICE), dialetto
e lingua nel processo d’educazione linguistica dei bambini dialettofoni -- Raicich
– cf. H. P. Grice: “I sent my child to Oxford for you to have him gotten ridden
of the Staffordshire manerisms!” -- . Importante è anche la Lettera sulla
doppia questione della lingua e dello stile, a un carissimo amico -- Bonghi; Morgana
--, datata Milano, ma pubblicata sulla Perseveranza, in cui A. mette in guardia
dalla seduzione pericolosa esercitata dall’arte di MANZONI (vedasi), esito
ultimo e limpidissimo di un’operazione infinitamente complicata, e dalla mala
ginnastica letteraria, che usurpa il nome di scuola di MANZONI (vedasi), causa
d’una certa monelleria che viene invadendo le lettere, e anche la scuola – A.
Ancora nella chiusa dell’articolo L’italia dialettale, A. ribadiva l’esagerazioni
deplorevoli a cui si prestate le teorie
di MANZONI (vedasi), che portano a una artifiziosità, a cui bisogna porre
rimedio coll’azione moderatrice del lavoro sempre più largo, più assiduo e
veramente collettivo della risorta intelligenza nazionale – A.. La diagnosi d’A.
dove rivelarsi in gran parte fondata. La sua riflessione, nonostante le
differenze dalle posizioni di MANZONI (vedasi), concorda con queste nel mettere
il problema della diffusione della lingua nazionale al centro delle questioni
dell’Italia post-unitaria, e nell’individuare come essenziale il ruolo della
scuola e dell’educazione linguistica. A., Scritti sulla questione della lingua,
a cura di Grassi, con un saggio di Lucchini, Torino, Einaudi. Studi
Agostiniani, Luciano (a cura di), Atti del convegno della Società di
Linguistica e Filologia Italiana (Perugia), Napoli, Edizioni Scientifiche
Italiane, Barbarisi, Gennaro, Decleva, Enrico & Morgana, Silvia (a cura di),
Milano e l’Accademia scientifico-letteraria. Studi in onore di Vitale, Milano,
Cisalpino, Bonomi, Note sulla formazione e gl’interessi linguistici d’Ascoli,
in Parallela. Atti del convegno italo-austriaco dei linguisti (Roma), a cura di
Dardano, Dressler & C. Di Meola, Roma, Bulzoni. Cartago, Un glossario d’A.
con voci tratte da Caro, da Botta e da Baretti, in Barbarisi, Decleva &
Morgana. Dardano, La lingua d’A., in Atti del Convegno nel centenario della
morte d’A. (Roma, Accademia dei Lincei), De Felice, La terminologia linguistica
d’Ascoli e della sua scuola, Utrecht - Anvers, Spectrum. Gusmani, A. Impegno
civile e questione linguistica nell’Italia unita, in Studi in memoria di Coseriu,
a cura di Orioles, Udine, Università degli studi di Udine, suppl. a Plurilinguismo.
Morgana, Dell’unità e della diffusione della lingua: il primo abbozzo del proemio
d’A., in Agostiniani, Morgana, Fasi dell’elaborazione del Proemio d’A..
Dall’aula dell’Accademia scientifico-letteraria alle pagine dell’Archivio
glottologico italiano, in Barbarisi, Decleva & Morgana Morgana, A. e le
questioni della lingua, in Atti del Convegno nel centenario della morte d’A.
(Roma, Accademia dei Lincei), Morgana, A. e il “Proemio”. Documenti, in Morgana
& Bianchi Robbiati, Morgana, Silvia & Bianchi Robbiati, Adele (a cura
di), A. “milanese”. Giornate di studio, Milano, LED. Poggi Salani, “Un
epigramma della storia”. A. e il concorso per i vocabolari dialettali, «Lingua
nostra. Poggi Salani, L’“intensa vita della lingua”. Sentire e lingua del
“Proemio” ascoliano, in Studi di storia della lingua italiana offerti a Ghinassi,
a cura di P. Bongrani et al., Firenze, Le Lettere. Raicich, Scuola, cultura e
politica da Sanctis a Gentile, Pisa, Nistri-Lischi. Santamaria, Il “Proemio” d’Ascoli
nei suoi carteggi, in Agostiniani, Savini, Annotazioni linguistiche sulla prosa
epistolare d’Ascoli, in Brioschi. Saggi di lingua e letteratura italiana, a
cura di Milanini & Morgana, Milano, Cisalpino. Considerato il padre della
dialettologia e dell’ideolettologia (H. P. Grice) in Italia, è uomo e studioso
di indiscusso spessore e importanza. A lui si devono alcune delle più
importanti intuizioni e riflessioni in campo filosofico-linguistico. Fonda e
dirige l’Archivio Glottologico Italiano, tra le più importanti riviste di
filosofia linguistica d'Europa. Il primo volume comprende i “saggi ladini,” a
cui è conferito il premio della Fondazione Bopp e il premio della Société pour
l'étude des langues romanes di Montpellier. Vi pubblica il celeberrimo saggio,
“L'Italia dialettale,” la prima classificazione dello spazio linguistico
italiano basato su criteri interni alle varietà linguistiche. È fin da subito
attratto da questioni linguistiche-filosofiche, probabilmente grazie all’amicizia
con lo studioso Filosseno, figlio di Luzzato. La sua città natale gode ai tempi
di una strategica posizione che permette l'approccio a diverse parlate,
italiano, tedesco, sloveno, ma anche FRIULANO e veneto. Dopo aver passato i
primi anni della maturità a dedicarsi allo studio glottologico e alla
riflessione, pubblica il primo fascicolo degli Studi Orientali e linguistici,
dimostrando una predisposizione allo studio dei fenomeni del mutamento
linguistico e una verace curiosità per le teorie della indoeuropeistica. Per
approfondimenti vedasi VILLAR, Gli indoeuropei e le origini dell'Europa. Lingua
e storia, cur. Siviero, Bologna, Mulino. Conosce, per sua stessa ammissione, le
teorie di Bopp, padre della linguisticacomparata e figura a cui si deve la
scoperta delle corrispondenze morfologiche tra lingue imparentate. I contributi fondamentali della
linguistica comparativa, soprattutto nel campo dell'indo-europeistica, sono
quelli di Jones, che individua, seppur in nuce, una serie di corrispondenze
lessicali tra la lingua latina (“ego”) e la greca (“ego”); Schlegel,che in Über
die Sprache und Weisheit der Indier ragiona su di una prima classificazione
delle lingue su base morfologica -- per cui distingue tra lingue flessive,
agglutinanti, ecc. -- e, sulla scia di quanto affermato prima da Jones,
riconferma l'esistenza di una parentela linguistica tra latino (ego) e greco
(ego); Bopp, che nel suo saggio più importante, Über das Conjugationssystem der
Sanskritsprache in Vergleichung mit jenem der lateinischen (ego) und griechischen
(ego) Sprache, individua per primo dei tratti morfologici, e non solo
lessicali, in comune tra le due lingue. È infatti errato confermare l' ipotesi
di discendenza genealogica tra lingue tramite la presa in analisi del solo
lessico simile. Esso infatti, nella scala della vulnerabilità al cambiamento dei
diversi domini linguistici, rappresenta il primo che ad esso è suscettibile,
per via della facilità con cui avvengono fenomeni di prestito o calco). A Rusk
si deve poi l'ulteriore merito di aver individuato tra le lingue citate una
serie di corrispondenze a livello fonetico. Ascoli, che da subito dimostrò
interesse per la linguistica, si avvicinerà
ben presto anche a questo mondo.
A quei tempi in Germania la filologia germanica sta compiendo grandi
passi in ambito linguistico -- si ricordino la scoperta delle leggi di Grimm e
di Verner che regolano il mutamento fonetico nel passaggio dall'indoeuropeo
alle lingue europee, in particolare germaniche -- e proprio, tra gl’altri, i
suoi lavori sulle lingue semitiche, sul sanscrito, sull'iranico, e l'aver
introdotto in Italia il metodo storico-comparativo valeno ad A. la nomina di
membro della società orientale di Lipsia, oggi società orientalistica tedesca. A. muore a Milano. Il progetto
pasitelegrafico e i suoi antecedenti. L'interesse d’A. per il sistema pasi-grafico
e il sistema pasi-lalico comincia quando da alla luce un saggio, che non si
premura mai di intitolare, pubblicandolo in appendice al mosaico filologico. Il
Mosaico filologico costituisce una parte dell'opera complessiva Memorie
filologiche. Il carattere delle proposte differisce significativamente nelle
parti. Nella prima parte, A. enuclea alcuni principi e regole di formazione,
derivazione e flessione. Nella seconda parte, con atteggiamento più cauto,
annota riflessioni e spunti sulla costruzione d’uNA LINGUA UNIVERSALE, fermandosi
sul lessico, sulla morfologia e anche sull'alfabeto, e motivando le ragioni che
lo inducono a compiere questo tentativo. BONOMI, Idee per un progetto di lingua
universale in un inedito d’A., Milano, accademia scientifico-letteraria. Studi
in onore di Vitale, cur. Barbarisi, Decleva, Morgana, Milano, Monduzzi. L’intuizione
di comporre una lingua inter-nazionale deriva da molteplici fattori, che
possiamo però considerare tra loro collegati. D’un lato, la sua educazione classica
può aver generato in A. l'utopica idea dell'unità linguistica e, quindi, dei
popoli. Importante poi è sicuramente la convinzione sull'origine mono-genetica
delle lingue. Infine, gioca un ruolo fondamentale il tempo speso per la ricerca
nel campo della linguistica comparativa e dei tratti comuni alle lingue, come
la conoscenza delle teorie dell'indo-europeistica. I sostenitori della teoria
mono-genetica credono possibile ricondurre a un unico uomo (o popolo) la
discendenza di tutti gli altri. Come conseguenza di questo fatto, alcuni
linguisti sostengono che in origine sulla terra fosse parlata e intesa una sola
e unica lingua. Almeno fino all'avvento della linguistica scientifica, e
soprattutto per influsso della tradizione religiosa, che vuole la nascita delle
diverse lingue storico-naturali come castigo a seguito dell'erezione della
mitica torre di Babele, nome che qualche studioso accosta a balal, 'confondere'
-- GRANDI, Fondamenti di tipologia linguistica, Roma, Carocci («Bussole»)] -, si crede che la lingua
primordiale è l'ebraico e che da questo sono discese tutte le altre. Così ad
esempio crede anche Isidoro, quando nelle sue Etymologiae scrive: ex linguis
gentes, non ex gentibus linguae exortae sunt. VINEIS, MAIERIÙ, La linguistica
medievale, Storia della linguistica, cur. Lepschy, Bologna, Mulino]. Al di là
delle influenze religiose, la teoria del mono-genismo linguistico trova
sostenitori anche dopo l'avvento della linguistica comparativa (forte delle
prime considerazioni attorno ai tratti comuni a più lingue e alla successiva
ricerca in ambito di tipologia linguistica - il cui merito va a Humboldt, padre
della disciplina e figura a cui A. fa spesso riferimento) e conta tra le sue
file numerosi sostenitori anche al giorno d'oggi. S’evince nel saggio la
primogenita volontà di utilizzare come sistema di comunicazione internazionale
i numeri da 1 a 17, associando a ciascuno una consonante secondo una scala
crescente di difficoltà – al l numero 1 la consonante più semplice - e non
specifica cosa con questa affermazione intenda (H. P. Grice crede ‘d,’ da
‘dada,’ Speranza ‘b’ da ‘baba’ – mio babbino caro – Strawson ‘m’, da ‘mama’ -- per
arrivare fino al 17, stante per la consonante più complicata. La lingua così pensata d’A. - che ignora
completamente i suoni vocalici ed è priva di segni diacritici o di
punteggiatura - si configura più come un sistema crittografico per sola
scrittura in cui a ogni numero è possibile ricondurre un solo suono, che come
una vera e propria lingua – il deutero-Esperanto. Già nel secondo suo saggio però A. abbandona
l'idea di comporre la sua pasi-grafia con i soli numeri arabi, giacché l'uso di
numeri superiori al 9 (composti quindi da doppia cifra) causa grossi fra-intendimenti,
forse risolvibili solamente tramite l'introduzione di spazi o segni di
punteggiatura preposti, a segnarne i confini, opzione che comunque non viene
contemplata. Se, ad esempio, si segue una serie di corrispondenze per cui, come
in latino, 1=”b”, 2=”c”, 3=”d”, [...] 11=r, 12=s, 13=t in mancanza di spazi tra
un numero e l'altro come si puo asserire che “12” = “bc” – la prima e la
seconda -- e non “s” – la XII? Così A. propone un sistema alterno di scrittura
che prevede l'uso di solo IX consonanti, e precisamente solo di quelle che
mancano del tratto +sonoro - cioè le sorde. Per realizzare l'equivalente
consonante *sonora*, A. propone di utilizzare il grafo della consonante sorda
con sovrapposto un piccolo punto (es. plp] e ?[b]). Cf. H. P. Grice, “Phoneme
and distincive features”. Per quanto riguarda il lessico, A. vi riserva la
parte più consistente d’entrambe le due parti del suo saggio. Nella prima, A. propone un sistema
di glossopoiesi che define come “graduale,” in cui i nomi primitivi -- di cui disfortunatamente
non fornisce una definizione, ma si limita piuttosto a dare una sommaria lista
-- posseggono obbligatoriamente la vocale «a» e ai quali, mediante l'aggiunta
di altri prefissi vocalici, è possibile MODIFICARE IL SIGNIFICATO secondo una
scala privativa. Un'E (seconda vocale) pre-posta al nome primitivo ne scema
d'un grado la forza. Un O (la quarta vocale) pre-posto al nome primitivo ne
scema di DUE gradi la forza. Un I (la terza vocale) preposto al nome primitivo
ci dà il senso OPPOSTO, es. A = “il divino”; E-A, “angelo” – animato
incorporale --, oa, “anima” (=animale, uomo, ma essere vivente in gnere --, ia “demonio”
– il non-divino – cf. Satana, l’angelo caduto. BONOMI. Non sfugge poi che la
lingua del Deutero-Esperanto d’A. Puo rimandare per alcuni versi alla pan-glottia
fantasiosa di Comenio che, oltre a sfruttare il procedimento fono-simbolico, prevede
una serie di morfi che ha il ruolo di MODULARE GRADUALMENTE il significato – in
sensu latu, il SENSO -- delle parole così ottenute. Una ulteriore “A-“ vale
allora, come in greco, "privazione" – cf. Grice, “Negation and
privation” --, ', una E
"eliminazione", una U "accrescimento" ', ecc. Quindi, se “lus” significa
"luce", “a-lus” significa "buio" -- cf. VELIA, a-peiron.’ E “u-lus” significa
"luce splendente" [SIMONE]. CHIUSAROLI, «La Pasi-tele-grafia d’Ascoli
(cf. Grice, tele-mentationalism) nella riflessione linguistica europea, tra
paradigma universalista e scritture veloci, La cultura linguistica italiana,
Roma, Bulzoni. Nella seconda parter,
A. propone invece di proseguire mediante un lavoro di tipo comparativo tra le
varie lingue al fine di individuare le radici comuni mono-sillabiche, a cui
successivamente è possibile modificare il significato in un derivato. Per A.,
fondamentale importanza nella creazione del lessico deve poi ricoprire la
componente onomatopeica, di modo che i suoni che compongono le nuove parole
siano quanto più possibile motivati (“ouch” – theory, groan – Grice), icon. A. crede
che è onomatopeicamente motivato un nesso bi-tri-sillabici, da cui l'idea di
adottare lo stesso principio anche nella sua pasigrafia. In questo è evidente
anche l'influenza di Humboldt, al quale A. riporta la teorizzazione di una
lingua madre (lingua matrix) che, costruita nella ricerca d’elementi comuni
alle lingue "figlie" attraverso l'apporto fondamentale dell'elemento
significativo ARBITRARIO (‘ad placitum’) e di quello onomatopeico (motivato e
dunque non arbitrario), consenta la comunicazione universale, come nell’antico
ario, “il riferimento privilegiao della mia ricerca.” Quando tratta della
componente morfologica della sua lingua, propone, come tanti filosofi fanno
prima e di lui – dall’Accademia e poi --, una semplificazione delle
coniugazioni e delle declinazioni. Questa sostanzialmente è la prima - semplice
- proposta (o, se vogliamo, le prime due) che A. fa di lingua, ma non è
l'ultima e nemmeno la più importante. Infatti, a seguito della notizia della
stampa di un'opera analoga a Vienna, A. si decide di stendere per iscritto, e
nel più breve tempo possibile («pure m'impegno di cominciare in pubblici fogli,
entro dieci giorni al più tardi»), la sua personale, rivista e definitiva
proposta di lingua del Deutero-Esperanto. Così come promete, pubblica dunque il
suo progetto integrale di pasigrafia - che nomina Pasitelegrafia - il cui scopo
dichiarato è quello di facilitare la comunicazione tramite telegrafo tra
differenti parlanti. Dimostra di conoscere i progetti e gl’intenti di Gesner,
Bacon, Becker, Kircher, Wilkins, Descartes, Comenio, Leibniz, Dalgarno e altri,
così come prima di lui confessano i nostri SOAVE (si veda) e MATRAJA (si veda).
A. accenna allo stesso SOAVE (si veda), ma ne critica i risultati asserendo che
proponendo SOAVE (si veda) stesso una scrittura universale cade nel sistema
figurativo che trascina al labirinto minoico, ed ammisera lo scopo della lingua
universale del Deutero-Esperanto, supponendola particolarmente un veicolo
letterario, e perciò ostinatamente INUTILE quando si ha il latino di Cicerone e
d’Orazio. Come sottolinea Chiusaroli nel
suo saggio su A.l'Autore recupera dunque nomi e temi della teoresi
universalista, di cui ri-propone (per superarli, d in parte riproducendoli) la
tassonomia combinatoria per l'edificazione di una ‘biblioteca universalis’ dei
saperi (Gesner), l'analisi misterica e simbolica delle scritture figurate e
crittografiche (Kircher), la propedeutica operazione dell'astrazione delle
forme rispetto alle lingue storiche (Bacone), la dominanza attribuita al
significato nell'elaborazione del sistema dei primitivi (Comenio), la correlata
dimensione logica annessa al presupposto della grammatica generale (Cartesio),
il metodo della riduzione alle unità lucreziane minime concettuali (Wilkins) e
l'idea della scrittura come strumento di comunicazione globale e l'autonomia
del significante pasigrafico (Bacone, Wilkins e Maimieux), l'assunzione del
modello matematico per la rappresentazione meta-linguistica del reale
(Leibniz), la semplificazione morfologica come indice della perfezione
strutturale (Faiguet, GIGLI (si veda)), la redazione del vocabolario di base
e/o universale poli-glotta con corrispondenze
numeriche (Hourwitz). La lingua d’Ascoli è allora volta alla
comunicazione di tipo tecnico-scientifico, tra nazioni che vogliano lo scambio
facile e veloce di informazione, e non alla stesura di opere letterarie. A. cita
il lavoro di GIGLI (si veda), la cui lingua la forma egli pure da mutilazioni
galliche. Di nuovo, il filosofo goriziano non riserva parole gentili per il
collega italiano. La sua idea di lingua Deutero-Eperanto è diversa e scavalca
gl’impedimenti grafici legati ai singoli alfabeti, scegliendo di esprimersi per
cifre, ciascuna delle quali passibile di trasmutazione in simbolo telegrafico
e, quindi, in idea o concetto, comunicabile in tutta l’Italia – “da Gorizia
alla Catania, o almeno al di la del stretto di Messina. Il telegrafo è infatti
secondo A. lo strumento che rende la ricerca e l'adozione della lingua
internazionale o universale del Deutero-Esperanto possibile al suo tempo. La
scelta ricade allora su un sistema crittografico, di cui fornisce la chiave, a
cui ad ogni idea fondamentale corrisponde un gruppo di cifre e simboli che sono
successivamente trasponibili in codice utilizzabile tramite telegrafo. La
lingua pasitelegrafica deve essere astratta da ogni lingua – il gallico incluso
-- e da ogni grammatica. L’unica cosa che chi ad essa si approccia deve
conoscere è l'alfabeto LATINO, il sistema numerico romano – I, V, X, L, C, M --,
e la propria lingua madre: il toscano,
non il friulano! Segni pasitelegrafici I
segni utilizzati sono gli stessi che già venivano usati normalmente durante le
comunicazioni tramite telegrafo, ovvero la linea, -, e il punto, ., del codice di
Morse. La virgola è indicata «..- - » e
il punto fermo «— —». Le otto
categorie A. divide poi le aree
semantiche in OTTO macro-categorie - che molto si avvicinano alla struttura
ontologica delle lingue filosofiche a priori - che nomina: Indizi di persona;
relazione e moto del discorso; congiunture di moto, tempo e luogo; II. Religione, universo, la terra; III: Uomo fisico e morale e gli altri
animali; IV: Commercio, nazioni, paesi,
città; V: diplomazia, cancelleria,
guerra, giurisdizione; VI: scienze,
arti, mestieri, loro prodotti e strumenti; VII: tempo, luogo e qualità; e finalmente, VIII: nomi proprie (“Ascoli,”
“Grice,” “Speranza”) -- distingue ciascuna categoria numerandola con i numeri romai
da I a VIII. e i cui simboli telegrafici
sono: 2. .. 3. ...
4. -. 5. .- 6. -
7. -.- 8. E per completezza
informa che il numero IX sarebbe rappresentato dalla sequenza « ..-» e lo
zero «—.». Ad ogni idea rappresentata
sottopone tutte quelle che vi soggiacciono, numerando anche queste, ma pur
sempre senza rigore sistematico, ovvero non a mo' di vocabolario o
grammatica. Accanto ad ogni idea vi sono
poi due numeri sovrapposti l'uno all'altro e separati da una linea trasversale,
il primo dei quali indica a quale categoria appartiene l'idea che accompagna, e
il secondo al numero che nella numerazione progressiva della categoria, spetta
a tale idea. A seguire A. fornisce le tabelle, dette numeratori
pasitelegrafici, delle OTTO categorie, di cui si fornisce un esempio. Nell'immagine
sottostante si riporta a titolo di esempio la tabella immaginata d’A. per la
categoria III. ¾ “uomo,” creatura
umana) ⅜ uomo (“vir”) ⅜ trisavolo ¾ bisavo %. antenato ⅗ avo ⅗ “padre” ⅜ “figlio” ⅜ zio ¾o fratello ¾1 cugino, Categoria III: L'
uomo fisico e morale e gl’altri animali.
⅜1 coraggio ⅜a salvezza ⅔a baldanza
⅜4 timidezza ⅜5 “speranza” ⅜& rassegnazione ⅜7 fedeltà
⅜s pazienza ¾9 giustizia ¾o onestà
¾1 pietà (compassione)Se si volesse esprimere il concetto di 'uomo'
inteso come essere umano di genere maschile (nella tabella al secondo posto)
basterebbe tradurre i numeri, detti cifra pasitelegrafica, in simboli telegrafici
(sapendo che la linea trasversale è indicata con « ... ») di modo che esca
la trascrizione « ....-.-...». Ciascuna
lingua naturale, come il friulano, la sua ‘lingua matrix,’ dove a tal scopo
avere il proprio numeratore pasi-telegrafico in cui ogni idea è ben definita –
chiara e distinta – cf. Grice, “Descartes on clear and distinct perception” -- o
da un vocabolo solo o, nel caso in cui sia necessario, da una ristretta peri-frasi
(“bachelor,” unmarried male – Grice/Strawson, In defense of a dogma; in questo
modo il lavoro di traduzione deve essere fatto una volta solamente (così nel
numeratore francese 3/2 sarebbe “homme” e in quello tedesco Mann, ma la
trascrizione pasitelegrafica è sempre la stessa e corrisponderebbe tanto a
quella italiana quanto a quella friulana, latina, siciliana, ecc.). Ciascun paese o popolo (Grice on C. A. B.
Peacocke – ‘population utterance meaning”) dove poi procedere alla compilazione
di vocabolari nei quali, oltre al significato o SENSO delle parole, è indicato
anche il segno telegrafico. E così ogni popolo – e idioletto per gl’individui
-- per comprendere i messaggi che arrivano dagli altri paesi non avrebbe che da
usare un vocabolario pasitelegrafia-lingua nazionale e, per inviare i messaggi,
lingua nazionale-pasitelegrafia. Il
risparmio nell'uso di questo sistema sarebbe, a detta dell'autore, doppio,
giacché per comporre i simboli pasitelegrafici sono sufficienti un numero
minore di caratteri/segni rispetto al codice Morse (come ad esempio nel caso di
'splendore', nel numeratore italiano indicato da 2/29 e in pasigrafia
«.........-“. Ma nel codice Morse «
......・・・_・
--..») e quindi per riprodurlo si
impiega sia meno tempo che meno spazio. Ogni cifra pasitelegrafica può inoltre
prevedere ulteriori modificazioni indicate da PIU simboli: - un punto sovrapposto, che nel telegrafo si
indica con una linea che la precede con breve spazio, denota un ENTE che COMPIE
l'azione o uno STATO in cui questo continua l'azione indicata dalla cifra – cf.
H. P. Grice on von Wright, “Action and Events”. Ad esempio 4/1 significa
'commercio' (cf. amazione, o amore) ma
se sottoposto ad un punto ⅛ significa “commerciante”
“amante,” non “amato” (tel.«--.--»). Un accento circonflesso sovrapposto
esprime la natura non-maschile dell'ente o dell'idea rappresentata dalla cifra
(es. 3/7 significa 'padre', ma sottoposto ad un circonflesso % ‘l’altro
genitore,’ i. e., 'madre'). Di nuovo quindi, come visto in altri sistemi di filosofi
precedenti, è sufficiente avere l'idea SOLO MASCHILE – “such artless sexism!” –
H. P. Grice -- di ciò che si vuole esprimere e aggiungere ad essa un simbolo,
un qualcosa che ne indichi l'essere femminile. Nel telegrafo il femminile è
indicato con una linea che segue la cifra pasitelegrafica («....-.-.-.--»). Una
parentesi tonda che precede esprime pluralità: ad esempio significa
'commercianti'. Nel telegrafo è indicato da doppio tratto a seguito
della cifra (tel. «—-. .-. .—»); un tratto sovrapposto alla cifra indica che
l'azione è conclusa o che il soggetto subisce
l'azione e nel telegrafo lo si indica con doppio tratto che precede la
cifra (es. significa 'la donna amata',
tel. «— ....--»);un apostrofo anteposto alla cifra (telegraficamente «.—. »)
indica che la condizione o l'azione è espressa al tempo presente. Ad esempio la
cifra ½*/ significa tu adesso sei commerciante' o più semplicemente 'tu
commerci' (tel. «.-...-.-.-.--.--..»);
una barra verticale anteposta alla cifra (telegraficamente « .—. »)
indica che la condizione o l'azione è espressa al tempo PASSATO – Grice,
“Socrates whatted – drank hemlock”. Ad esempio la cifra ½8 1%8 significa, per
dare l’esempio di Colorni-Leibniz, 'Paride
FU amante o più semplicemente 'PARIDE amò Elena’ – Nel caso di Patroclo ed
Achille, si presuppone che Achille è AMATO da ma non AMANTE di Patroclo (cf.
Eurialo ama Niso. Due barre verticali anteposte alla cifra (telegraficamente
«—. ») indicano che la condizione o l'azione è espressa al tempo FUTURO
CONTINGENTE (“Avra una battaglia navale”.. Ad esempio la cifra ½8. !|⅜8
significa 'Patroclo sarà amante d’Achille’ o ‘Eurialo SARÀ amant di Niso', 'Egli
amera'; tre barre verticali
anteposte alla cifra (telegraficamente « ...-») esprimono imposizione, o modo
imperativo dell'azione (“!Enjoy” – Holdcroft on Vendler – H. P. Grice, “Modes”,
“Aspects of reason”. Ad esempio ⅓ Il significa 'sii commerciante'. Una t
rovesciata anteposta alla cifra (telegraficamente « -... ») esprime desiderio,
supposizione o credenza (come il modo condizionale italiano, o l’ottativo
latino – H. P. Grice, “I wish we had it!” --. Ad esempio ¼ 1⅓ significa
'commerceresti' o 'SE fossi commerciante!'. Un grande cerchio anteposto alla
cifra (di cui non viene data difortunatamente la trascrizione telegrafica)
indica che due o più azioni si svolgono CONTEMPORANEAMENTE (“Patroclo took off his
leff and right shoe” (H. P. Grice on J. O. Urmson – “Philosophical Analysis
between the two wars”. Ad esempio % 0% 1%% significa Patroclo, mentre era
soldato, amò Achille'; una f rovesciata anteposta alla cifra (di
cui nuovamente non si conosce difortunatamente la trascrizione telegrafica)
esprime l'ente descritto dalla cifra AL MODO INDEFINITO o infinito. Ad esempio
J/18 significa 'amare'. Una c rovesciata anteposta alla cifra (telegraficamente
« ..-. ») indica che quella è una caratteristica dell'ente rappresentato dalla
cifra (ovvero un aggettivo), “amoroso”. Ad esempio • % significa 'europeo', o
goriziano, laddove senza la c indicherebbe solamente Europa, o Gorizia. Questo
carattere può essere anche duplicato e donare il significato o SENSO di
'maggioranza' (telegraficamente « ..... »). Triplicato e donare il significato
di 'assoluto' (telegraficamente « ......
»), come nell’ablativo latino. Ad esempio
8¾ ¾ significa 'DIVINISSIMO uomo'
– ma MORTALE. Una linea che segue la cifra ne indica la natura di AVVERBIO
(telegraficamente «.-.»). Ad esempio ⅝o
1⅝ ¾- significa 'Luigi agì DIVINAMENTE'.
Le parentesi quadre che precedono e seguono la cifra indicano un ente che crea
o produce l'idea da questa espressa (telegraficamente «.-.. » che precede la
cifra). Ad esempio coraggioso
l'esercito'. ⅝ [∞ ⅜1]% significa il vittorioso condottiero che rende.
Ordine e distanza tra le cifre . L'ordine delle cifre può variare, ma rimane
comunque simile a quello del latino e l’italiano, se non del friulano. Per non
confondere agente (Patroclo, Eurialo) e paziente (Niso, Achile), questi sono
quanto più separati e in questa sequenza. La distanza tra cifre deve essere
simile a quella che normalmente si lascia tra le parole. Ma le cifre che
concorrono insieme a definire una sola idea devono essere più vicine tra loro
delle altre. Nomi propri. A. associa ad ogni lettera dell'alfabeto latino un
numero e ne specifica, per quasi tutti, il suono. Per scrivere un nome proprio
non compreso nella categoria VIII, come può essere un cognome (“Grice,”
literalmente “pig”), basta scrivere in fila i numeri associati a ciascuna
lettera. I numeri pasi-telegrafici che devono servire per lettere sono
preceduti e seguiti dai segni «—.-». 1
[a] [b][ [d] ABCDEFGGH1 [e]/[&], non specificato 23456789 [f] [d3] (gl [h] 10 [1] 11 non specificato 12 [k] 13 14 (m] 15[n] 16 [o]/[o], non
specificato 17 [p] 18 [kw]
19 [r] 20 [s]/[z], non specificato
21 5 22 [t] 23 (u] 24
[v] 25 W non
specificato 26 Y non
specificato 27 non specificato 28
Z [dz]/[ts], non specificato numeri
I numeri si indicano con numeri romani preceduti e seguiti da due v
(telegraficamente «-.—»). In questo modo
v 99% v I numeri ordinali come
primo (universita: Bologna), secondo – seconda universita: Oxford, terzo –
terza universita: Parigi o Sorboan -- si ottengono aggiungendo alla cifra tre
tratti posposti, e così anche telegraficamente (ad esempio 20 ——— significa
'ventesimo', telegraficamente «
.... -»): Napoli, la ventesima
uiversita. I numeri che esprimono ripetizione (una volta, once, due volte, twice,
tre volte, thrice) si ottengono aggiungendo alla cifra tre tratti e un punto
posposti, e così anche telegraficamente (ad esempio 3-- significa 'tre volte', o ‘thrice’,
telegraficamente «... —.») Sistemi crittografici di questo tipo hanno grande
fortuna. Ma ovviamente in ragione dello scopo contrario a quello qui perseguito
d’A., il rendere illeggibile un testo non possedendone la chiave di lettura.
Più sistemi di questo tipo sono ad esempio creati dal padre gesuita, e allievo
di Kircher stesso, Francesco Lana conte de’ TERZI (si veda) nella suo saggio “Prodromo,
overo saggio di alcune inventioni nuove premesso all'Arte Maestra pubblicato
a Brescia.10 Vedasi FRANCESCO LANA CONTE DE' TERZI,
Prodromo, overo saggio di alcune inventioni nuove premesso all'Arte
Maestra, opera che prepara il P.
Francesco Lana bresciano della Compagnia di Giesu per mostrare li piu reconditi
principij della Naturale Filosofia, riconosciuti con accurata Teorica nelle piu
segnalate inventioni, ed isperienze fin'hora ritrovate da gli scrittori di
questa materia et altre nuove dell'autore medesimo, Brescia, presso Rizzardi.
Lana nacque a Brescia e vi muore.
Studia filosofia presso l'ordine dei gesuiti a Roma, dove conosce anche Kircher
che lo introduce alla fisica e al poker.
È insegnante di matematica e filosofia.
A., così come è già stato fatto da altri dotti, come per esempio da
Kircher nella sua Polygraphia nova et universalis, reinventa allora un codice
linguistico nato per CELARE informazioni – cf. J. L. Austin, D-DAY -- di modo
che diventi anzi il sistema prediletto per lo scambio di informazione
internazionale. Nome compiuto: Graziadio Isaia Ascoli. Ascoli. Keywords: Poto-Esperanto,
Deutero-Esperanto, Trito-Esperanto, Tetarto-Esperanto, Pempto-Esperanto,
Hecto-Esperanto, Hebdomo-Esperanto, Ogdo-Esperanto Enato-Esperanto,
Decato-Esperanto, Endecato-Esperanto, Dodecato-Esperanto. Refs.: Luigi Speranza,
pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed Ascoli,” The Swimming-Pool
Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
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