LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" A-Z A AST
Luigi Speranza -- Grice ed Astea: la diaspora di Crotone -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Abstract.
Grice: “Giamblico di Calcide took the trouble to name all Italian philosophers
who followed Pythagoras (himself not an Italian). Strawson tried to do that for
me – but he stopped at Snowdon!” -- Filosofo italiano. Pytthagorean according to Giamblico di Calcide (“Vita
di Pitagora”). Astea. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P.
Grice, “Grice ed Astea,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria,
Italia.
Luigi Speranza -- Grice ed Astilo: la diaspora di Crotone -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Grice:
“Counting by the number of Oxonian philosophers that have made use of my idea
of a ‘conversational implicature’ – mostly my juniors, like R. M. Hare, and D.
F. Pears – I would think that I myself count as many ‘Griceian’ discples as did
Pythagoras, who lived in what Strawson once called ‘the middle of nowhere,’
viz. Crotona!” -- Filosofo
italiano. Pythagorean according to Giamblico di Calcide (“Vita di Pitagora”).
Astilo. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed
Astilo,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza -- Grice ed Astone: la setta di Crotone -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Crotone). Grice:
“There is a view, indeed circulated by Diogene Laerzio, that some of
Pythagoras’s philosophical discoveries – notably that a2 = b2 = c2 – were due
to one of his tutees – for Pythagoras claimed no tutor --, by the name of A.!” Filosofo
italiano. A Pythagorean. According to Diogene Laerzio, there is a view that A. is
the true author of some works attributed
to Pythagoras. Astone. Refs.:
Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed Astone,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Astore: la ragione
conversazionale – filosofia italiana – Luigi Speranza (Casarano). Filosofo italiano. Casarno, Lecce, Puglia. Abstract:
H. P. Grice: “I love Astore!” Keywords: key. M. Napoli. Philosopher and jurist.
In addition to his
well-known philosophical wok, Astore’s career focuses on jurisprudence and he
is remembered as a letterato, a man of letters. His other works include Saggio filosofico
sulla giurisprudenza univesale, one of his major works. Lettera ad un amico sulla censura della filosofia dell’eloquenza
– a letter defending his work, Filosofia dell’eloquenza. Instituiones juris romani – a book
on Roman law, De natura et constitutione rhetoricae – a work on the nature and
constitution of rhetoric. DELL'ELOQUENZA,
OSIA L'ELOQUENZA DELLA RAGIONE. Je vous donne mon avis , non cornine bon , mais comme
mien . Montaign . Le peuple appelle eloquence la faciliti, que quelques uns ont
de parler feuls, et long tems jointe à V emportement du gefte , à F cclat de la
voi* , et a la force dei poumons . Les pedanti ne Radmettent aujji , que dans
le~ ^l^mttS Oratoires , & ne la dijlins guent pas de Ventaffement des
figure*, de P ufage des grands motsy & de ia rondeur des periodes . V
Eloquen- te peut fe trouver dans tout geme d'ècrire . Charaét. de la Bruyer- T.L Chap.L AXXA SANTITÀ* D I PIO
SMST SOMMO PONTEFICE fÈLlCEMENTÉ REGNANTE . Santissimo j e Beatissimo Padre A
Li antichi Greci ne* tempi delle raccolte delle produzioni de' loro campi
offerivano a* Dei a 2 cer- certi rami di ulivo , o di lauro, a* quali
attaccavano con molte fila di bianca lana varie fpccie di frutti , e di fiori,
vafi di olio, pa- ne, miele, e cofe confìmili. Era da eflì quefto dono chia-
mato E?/ww* . Io ardifco di offrire alla Santità Voftra , che è il CapoVifibile
della vera Religione , una Eìre- fione più vile di quella de- gli antichi Greci
: fpero pe- rò che la Santità Voftra col folito benigno fguardo, col quale fi è
fempre degnata onorare del di Lei generofo gradimento i miei più umili, e
rifpettofi offequj , acco- glierà , come imploro , il mio tenue tenue, e vii
dono, che ar- dile© prefentare alla Mede- lima-, non folo come Capo Vilìbìle
della Santa Chiefa ( al quale ogni vero creden- te dee fempre umiliare le fu e
più oflequiofe raffegna- zioni , ed un pubblico omag- gio ) ma altresì come de-
gno Giudice d* ogni intel- lettuale produzione , e co- me un Pontefice , in cui
vede F Europa compendiati infìeme , ed uniti i pregi i più diftinti , e le
virtù le più ammirabili , che in varj tempi adornarono divife gli Anteceiìbri
tutti della San- tità Voftra , che iri pochi anni di Pontificato è dive- nuta
1' amore , la delizia , V ammirazione del genere umano , e la venerazione dell'
Univerfo , al quale la Santità Voftra riconduce la felicità delle lettere, il
feco! d'oro delle arti, e dell'in- duftria,il trionfo d'ogni più bella virtù
morale > Sono quefte le voci , ed i fentL menti dell' Univerfo , il qua-
le colla penna della mia de, bole Mula già fcrive fotto f effigie della Santità
Vo„ Ara il feguente Epigramma SEXTUM cerne PIUM: Stupor ingens omnibus Hic eft
Terrigenifque viris, nummibufque poli; Pontificem Magnum , decus Urbis ,
& Orbis , adora, Fle. Wle&e genu ; Hiùc paret quìcquid in Orbe vides .
Hic Vir y Hic tft , referunt Mundus , quo fofpitC) lucetn, Re High palmaSj C
altea jura decus . Numinis Hic Magni doSlrinA illluminat omnes ; Limen Hic ,
Hic Cuftos , Hic Via , Hic rigat 7 Hic plantat , docet Hic ; Hic pafeh,,
& unity Eluity irradiata dirigit , ornar, ali* Dum docet y atque beat
Terra* y Èc- clefta gejiit , Qaudent AJlra , gemunt tartara y Petrus ovat . In quefti verfì io fonofeco della pubblica voce
del ter,, raqueo globo, che è pieno delle lodi della Santità Vo- a 4 Ara, Ara ,
alla quale chiedendo FApoftolica Benedizione, e proftefo al fuolo baciando il Sacro
Piede , imploro dal- la Medefìma il permetto di raffegnarmi , come devo , coL
la più profonda venerazione Della Santità* Vqstra i Napoli
Urailif$.offequiofifs., ed ubbidietuifi. Servo, t figlio in Crifla ALLA
SANTITÀ' B I PIO SESTO FELICEMENTE [REGNANTE s o e 7 ar o. JIL Adrc Beato ? che
il Triregno onori , Le cui glorie diran la profa , i carmi, L'eternità, la
fama, i bronzi, i marmi, Che aurai ne' di futuri eterni allori . Le menti , i
volti , gì' intelletti , i cuori , E la dottrina , e le grandezze , e V armi
Culto a Te danno , e di fentir già parrai L* Univerfo che grida ; Ognun L1
adori . Dunque, o Tu SESTO PIO, di cui nel cuore Le virtù le più belle han fede
, e trono , Concedi ancor che a Te s'inchini A li ore. Di quello libro accetta
il mio vii donof E s'evvi in eflb involontario errore, Da Te fpero pietà, lupai
, e perdono. (i) La dottrina , le grandezze^ Yarml dino- tano qui i Letterati ,
1 Grandi , i Conduttori degli Sferriti , t Principi ficc. I PRSFAZÌONE DEJX'
AUTOEE A COLORO CHE LEGGERANNO JLm Ettore jimfco della verità , della ragione ?
della foda Filofofia , e della vera religione , per il quale foltanto noi
fcriyiamo , fiete priegato di efa- jninare con imparzialità le cofe da noi
dette , ma non giudicate del libro , fenza averlo letto da capo a fondo .
Moltiffimi leggono foltanto alcuni fpezzoni de" libri , o poche pagine di
elfi , e quindi nafcono molti abbagli, ed erronei , e finiftri giudizj . Lo
fcopo di quefto libro è di migliorare l'intelletto , ed il cuore , per quanto
abbiam potuto , e faputo fare > di coloro , che fi applicano al- le
fcicnze , c di premunirgli contro i fofifmi , e le nocive affurdità , colle
quali infiniti Autori di moltiffimi pe- ftilenziali libercoli han cercato di
op- { augnare , per quanto effi han potuto» e verith le più utili , e le più
facre della npftra credenza , con immerger l' uomo nel baratro della
irreligione , e del libertinaggio , e cercando di di-? flruggere le bafi di
ogni prefente , e futura feliciti umana , quale prefente, e futura felicità foltanto
può trovarli nella noftra Apoftolica , e Cattolica credenza . Tutto per tanto
fi avvolge nel dimoftrare gli errori dell' educazio- ne letterari^ di taluni ,
gli errori , che derivano dall' ignoranza , e quelli che fi producono dalla
pretefa Filofo- fia , che fi dimoftra falfa , e ridicola nel tentare di Qpporfi
per fua difgra- zia , alle cofe le più facre , e le più evidenti . Di tali
Autori fi fono fco- verti i difetti per evitarfino gli errori, che ponno
deludere, come pur troppo deludono , P incauta gioventù . Ma perchè molti di
efsi Autori empj , e libertini al velenp , che fpargono , ac- r « » ITI
accoppiano ptìrq talvolta alcune cofe fcien tifiche , che poffono efler utili,
e giovevoli; perciò ficcome abbiam cercato di fcoprir quello pienamente , così ab-
biam creduto poterci di quefte giovare^ con far ufo . di certi loro fifterai
fcien* tifici full' eloquenza > fullo ftile , fulle opinioni filofofiche
indifferenti, e non oppofte alla vera religione, ed al buon coftume , nel modo
ìfteffo con cui molti Santi Padri della Chiefa Greca, c Latina rammentarono
talora con lo* de alcuni luoghi di certi Autori Pro- fani antichi, i quali non
fi opponeva* no alla vera credenza , e alla fana morale , raccogliendo così ,
come le api , T ottimo miele da ogni fiore , an* corchè cattivo. Si fono dunque
lodate in quefto libro certe qualità dello IH* le , e certi fittemi propofti da
taluni Eterodoffi fui buon gufto , e full' elo- quenza > e fopra materie
indifferenti > come fi lodano da tutti fenza colpa un Javoro pregevole ,
una bella voce, un bel canto > un bel drappo, ancor che fuf- Digitized
by Google faflé di perfona eterodoffa. Si fono iri quefto libro lodati alcuni
Oltramonta- ni Scrittori , ili ciò che non fi oppo- ne alla vera credenza $ nel
modo ftef- fo con cui fi lodano da tutti le buo- ne cofe dette da Omero * da
Virgilio, da Orazio , da Ovidio , da Cicerone ec. ^ fenza approvarli i loro
difetti $ il loro Politeifmo , e limitando ^ le lodi à quei foli luoghi
indifferenti 4 che fi lodano , come più volte fi è da noi dichiarato, ,
mettendo iri viftà$ quafi ad ogni pagina , gli errori gravi di quelli raedefimi
Autori , che fi fo- no nelle cofe indifferenti lodati • E* pregato però il
Lettore di tener fem- pre prefente quel che fi è da noi det- to , quafi ad ogni
pagina i fullo fpi- rito di tali lodi date à sì fatti Auto- ri da noi fempre
confutati, quando la verità il richiedea , e là noftra religio- ne , ed i veri
intereffi dell' umana fe- licità prefente , e futura . Si ponno ve- dere var j
luoghi del tefto , e delle no- te di queft' opera , che qui fi citano nel *
Digitized by Google nel margine (i) f quali luoghi voglia- mo, che fi abbiano
onninamente a ri. fcon* Si veda onninamente.. , «» m«M «fa» /w^i <Mfr
Note 3 * i vi 4 Scontrare > e tenerli pre Centi da noftn lettori , che
vorranno fapere i veri giu- dizj da formarfi lugli Scrittori Etéro- dofli y e
vietati. Dobbiamo ancora avvertire • che ( [* ipotetico fiftema fullo flato de
primiti- vi felvaggi , e full' origine delle loro cognizioni , e lingue
> di qiial fiftema fi e da noi parlato , è uri fiftema er* roneo degli
antichi Greci e Latini Pro- fani Scrittori, de1 quali fi doVeànó da ti ai 7V/?0
, ow J« formano i veri caratteri de menzionati Autori , # quali fi fono fpejfo
fpejfo dimojlrati erronei , rf»f£* & materie indifferenti , e fi è
concbiù- fo , che un cervello , il quale prefume di attaccare la vera religione
, è atiac* caio di frenefia , è delirio come né matti r gtaccbi un vero favio
conofce benifftmo, che la vera fetenza è anceU la infeparàbile della vera
religione ; e coloro , che attaccano con vani sforzi la vera religione, fi
dimofìrano ajfurdamefr te $Vrat Digitizfed by Google VI I noi riferire l'idee,
ed i piani full' ori- pini delle lingue e dell' eloquenza. L' ipotefi di tali
Autori Profani , che ci hanno dipinto V uomo ifolato da ogni cultura e da ogni
focietk , per ragio- nar poi fui modo , co ?1 quale abbia acquiftate V idee , e
le lingue , è un ipotefi manifeftamente affurda , fmen- tita dalla ragione, e
dalla rivelazione; e tale ipotefi è un delirio della ragio* ne umana
abbandonata a fe fteffa, ma fi è da noi riferita, per dimoftrare , co- me ci
fiamo protettati , i delirj di quella vana pretefa Filofofia , che ha creduto
di truovar lumi, ove non pò- tea truovare fe non che tenebre , co- me fi è da
noi detto, e dimoftratp in varj luoghi circa tali ipotefi degli an- tichi
Greci, e Latini, che per difgra- zia ignorarono il bel lume della divi- na rivelazione,
che fola ha rifchiarato il mondo . Si veda quanto fi è da noi detto in yarj
luoghi ne' b quali fi fono ad efuberanza fpiegate 1§ noiìre idee circa i vani
delirj della Fi- lofofi^ abbandonata a fe ftelfa^) ond? è , che molti giudicar
potrebbero Al- pe rflue tali protette preffochè in ogni pagina ripetute ; ma in
fimili materie non vi fono protette , e ripetizioni f che fieno fuperflue,
trattandofi di pun- ti eflènzialiflìmi per un vero Cattolico zelante della fua
religione f Siam ficuriffimi di gver difefo , come meglio abbiam potuto, e
faputo, e quando Y occafione il richiedea , i dorrai della noftra Apoftolica
Romana credenza , traila quale abbiamo avuto la felice forte di nafcere . Ma fe
mai in quett1 Opera fi fofpettaffe da taluni, / o per 4. Si veda onninamente. ,
ed in moltijjimì altri luoghi. (3) Si veda la Parte IL Capo I. §, 4, nel tejlo
pag. 12 2. Voi. I. Digitized IX o per ignoranza, o per poca rifleflìone, e
difcernimento , di effervi minima cofa , che da rimotiffima diftanza po- tefle
effere finiftramente interpretata , ci dichiariamo efpreflamente di non ri-
(Conofcere per noftri , fe non i foli fentimenti della noftra Madre, l'Apo-
ftalica Romana Chiefa , alla quale , come far dee ogni zelante Cattolico ,
fottomettiamo tutte le noftre idee , i noftri razipcinj , i noftri libri , e
noi jnedefimi # Venendo, dopo tali effenzialiffime protefte , al piano del
libro , il Let- tore il vedrà egli fteffo dall' opera me- defima, fenza che noi
abbiamo ad in- faftidirlo parlando di noi fteffi , e del- le noftre fcientifiche
opinioni , e pare- ri , de' quali non intendiamo faré l'a- pologia , potendone
ognuno giudicar come vuole . Se il Lettore troverà il Jibro non buono , potrà
fcufarci , e compatire la, noftra ignoranza ; e col meglio iftruirfi da' noftri
abbagli > nel confiderà rgli, imparerà 3 migliorar fe fteffo dalla
confiderazione de' noftri b 2 let- 1 letterarj errori, ì quali leggendo efe*t
citerà la virtù della pazienza. Se taluno giudicherà di onorar que- fto libro
coq critiche ragionevoli , o con maldicenze calunniofe , noi gli fa- remo
fempre amici , perchè egli avrà creduto i\ no(tro. libro degno di occu- pare
per pochi momenti le fue idee , e perchè le critiche ragionevoli , e le
maldicenze calunniofe hanno fempre ac- compagnato , come accompagneranno fempre
ogni libro ; e chi conofce i varj giudizj5ed i difpareri infiniti del- la
republica delle lettere , riguarderà fempre con occhio indifferente ogni ca-
tanniofa critica , lafciando al publico y che decida del libro , delle
calunniofe cri- tiche > e degli elogj che gli fi potrebbero tare . Se
poi i Lettori , ed il publico giudicheranno queft' opera non degna di occupare
i loro preziofi momenti , potranno confacrarla all' oblio , con al- ni infiniti
volumi , che appena nati marcifeoho ne' polverofì angoli delle bi- blioteche, o
pure tocca loro una forte peggiore. Chi va pefcando errori grammatica, li,
itile fonoro,e grave, parole lima- te , ed eloquenza affettata , non legga
quefto libro, che rapprefenta l'idee con queir ordine , e con quella naturale
progreflìone , colla quale fi fono all' in- telletto prefentate. Si è da noi
fuggita T affettazione non convenevole in ma-' ' terie didattiche, ed abbiamo
fcritto più per 1* intelletto , che per gli orec- * chi . Abbiamo fcritto , non
per far pompa di quella letteratura , che non abbiamo , nè per acquiftar lodi ,
che non meritiamo , ma abbiamo fcritto folo per migliorare noi ftefli , e gli
altri colle nofìre ricerche full' eloquen- za • Abbiatn veduto , chq nel nof*ro
jfecolo Filofofico, come fi dice, ^ochif- fimi han fatta fervire la Filofofia
al regolamento dell'uomo neir educazione letteraria , cercando di migliorare
l'in- telletto , ed il cuore di coloro , che fi applicano alle fcienze , e che
vonno ftudiare , e conoscere la vera natura dell'eloquenza. Abbiam veduto la
pre- tefa moderna Filofofia per lo più tutta intenta a nuocere all'uomo , e ad
immergerlo nelle perniciofe tenebre cT infiniti errori contrarj alla fua
prefen- te , e futura felicità , ed abbiamo ftimata perniciofa ed erronea una
tale fuppofta Filofofia , dimoftrando a co* loro , che fi applicano alle
fcienze, e all'eloquenza , che dalle fcienze tutte è infeparabile , che i
fuppofti moderni Filofofi , che lafciando il fonte dell'ac- que le più limpide
, e più pure , fi han* no [cavate delle cijlerne dijjipate , che non ponno
confervar le acque y fecondo una frafe del Profeta Geremia , fi fo- no
ingannati , ed hanno ingannati gli altri . Abbiamo finalmente noi dimo- ftrato
i che la: vera Filofofia confitte nel regolar Y intelletto > ed il cuore
dell' uomo in rapporto alle fcienze in modo tale y che effe fcienze abbiano a
condurre l'uomo alla prefente , e fu- tura felicità , che fola può averfi dal-
la vera religione y della quale la Filo* fofia dev'eflere ubidientiffima
ancella. Noi in quefto libro abbiamo lo- dato ogni Autore , come già fopra fi ».
Digitized by Google - XIII e avvertito , quando la ragione , e la vera
religione , è la fana morale ha fatto eco alle idee di tale Autore da noi
riferite ; ma abbiamo abbandonato è deteftato qualfifia fentimento di qual-
fifia Autore , che ó direttamente , o indirettamente abbia voluto allontanar-
li dalla verità , e dalla ragione y e dalla noftrà Apoftolica Romana creden- za
, ed abbiamo cercato di efporre gli errori intellettuali di coloro , che fi
fono abufati de' loro talenti , o per malizia , o per ignoranza , o per li-
bertinaggio , o per follia. Non abbia- mo avuti s nè abbiadò per veri favj, fe
non coloro, che han cercato di mi- gliorar l'uomo in rapporto alla fua
temporale i ed eterna felicità . I veri favj dunque non potranno mai biafi-
mare lo fcopo di quefto libro , come fiam certi > che molti cervelli
epiletti- ci allievi della pretefa erronea Filqfo- fia non lo gradiranno ,
perchè oppofto à' difegni del libertinaggio, e dell' in- credulità ; ma il
biafimo che tali per- ione faranno del libro , farà appunto b 4 la piìi grande
apologia , e la lode fa più illuftre dell'opera , comé faranno altresì lodi
dell'opera le critiche di coloro, che fan confiftere la letterati!* ra nel
fapere i foli titoli de' libri, nel legerne pochi righi , e nel giudicarne
foprà i pareri altrui i o nel biafimare quelle produzioni non analoghe alle la-
ro idee - I Zoili , gli Ariftarchi , i Momi , infetti corrofìvi , roderanno
invano quefto libro, del quale potran- no giudicare a lof modo , giacché noi
diremo di effi con Virgilio. Et veterem rati* in tinto cecinert quenlam .
Lafciamo dunque il gracidare de* ra- nocchi , e compafsiòniamo V infelice
meftiere di coloro , che fenza nulla produrre, rodono le altrui opere, per- chè
non fanno , nè ponilo far meglio, e così caftigaiio loro ftefsi vivendo fem-
pre traila velenofa atmosfera dell'invi- dia , che è un moftro, che germoglia '
„ mi * ~. " da* Digitized by Google * XV da per tutto i e molto più nella
re- pubblica Letteraria , e fpecialmente tra gl'infetti .della medefima , i
quali in vece d'imparare a far fervire le fcien- 2e alla moderazione delle
proprie paf- fioni , le fanno fervire d' iftrumento Esr esaltarle i e per
abufarne * Quefto bro non è fcritto per tali perfone , ma per quelle che le
fcienze fanno ef- fere più umili > più eulte , più genti- li ,
f>iù ragionevoli , più probe * Pef i veri favj , è per coloro , che ama-
no d* imitargli , è fcritto Quefto libro* Per quelli , che altrimenti penfano ,
potranno averlo come non pubblicato. Vi fono in quell'Opera due indi- ci di errori
, e correzioni , uno cioè per ogni tomo , ma non creda il Let- tore , che folo
quelli errori vi fieno > giacché ve ne fono molti altri errori di ftampa
, talora effenziali , e che guaftano il fenfo , sfugiti inevitabilmen- te alla
lettura de' Correttori , e deri- vati dagl' impreffori , onde i Lettori
elerciteranno in tali correzioni la 1 lo- | XVI loro pazienza , come molto più l'efer-
citeranno in correggere gli errori dell' Autore , il quale vi defidera ogni fe-
licità pofsibile . 4> T * Editore di queft1 operi avendo co* JL/
nofciuto, che la mole del fecondo Volume eccedeva quelli del primo ha (limato
doverci fi fupplirc coti alcune ad- dizioni che l' Autore fi trovava aver fatte
dopo 1* edizione dell'opera, guali addié 7Ìoni l'editore ha voluro aggiungerle
a quefio primo volume per uguagliarlo alfe* condo. Ecco dunque alcune addizioni
per i due volumi di queft' opera, e tali ad- dizioni , che dovean' effere nell'
ultima Tomo , fi vedono polle nel primo pef una figura , che qualche Rettoria)
di* rebbe urfpov tfpwTfpov , e perchè cosi ha voluto T editore. E perchè in
quell' opera oltre gli errori , che fono notati nell* Errata . fi è veduto
efferne occorfi di al- tri molti * fi è fìimato farne quella ad- dizione ai già
ftampatiy fe oltre quelli Ve ne fono altri , potrà correggerli T av- vedutezza
del benigno Lettore - AGGIUNTA ALL' INDICE DEGLI ER- RORI DEL PRIMO VOLUME,
Pag. 4. linea 1. dalla grida degli animali, dal mormorio de' venti da certe
onomatopie. Cor- fezione nelle grida degli animali , nel mormorio de' Digitized
by Google XVIII de' venti , in certe onoraatopie di voci . pag. 24. //Vi. i.
certi pietre * corr certe pietre . Ivi alla nota 37. Si veda Voyaged de IVI.
Shavv* cor?,. Si veda V opera intitolata Voya^es de. M. Shavv. 38. nella nota
Un. 11. iegale , corr. fegala . j Ivi Un. 12. par de corr. par des pag. 55.
nella nota Un. 15. hùmau nature , corr. hu- man nature. Ivi nella Un. 17.
Genina , corr. Genius, pag 97. nella nota Un. ultima Eucydop. corr. Encycop.
10?. nota 7. nella citazione ove dice Óvid. dee corregerfi Propert. Libr. II.
Eleg. I. 153. nella nota 12, Un. ?. Indum €orr. ludum. 171. Un. 1. «•/ fc/fo :
Quan- do le profcriflen. corr. quando le preterì flen ? di6. nella nota 7. Un
1. doore , corr. dolore i aio. dell narrazioni, corr. delle narrazioni. 231.
ne//* Un. aniiptnult. iftrivwmo corr iftrur- ▼ano. 233."$. 4- /<*•
P*r migliorare P eloguenza , corr. per migliorare T eloquenza . «234. note 4.
Un. 15. dottrine andàci , corr. dot- trine audaci - 237. nota 3. // «. tf/fim.
de llbr. corr. de' libri. 239. nota 2. ver/, antepenul. i erniftichii di
Virgilio , corr. gli emiitichti Virgilio. 244. 3. Un. 2. proceduta * #orr.
preceduta. 256. ita 2. afTudirà , com affurdità. C2&8. nou 7. /in.
/wur/f. ètade , *orr. ètude'. 307. nota 2. peintare , corr. peihture. 33 »• §•
5- ««• $3- *on fia a(Tai meglio , corr. tèmpre fia affai meglio . 350*. Un. 20.
dell' eloguenza corr dell' eloquenza . 374. §. Le cefali , CorV. §. Q. Le
caulali . 381. nota 1. UH ult. Cònnoiffen humainf , cori. Connoiienc humain.
^85. nota 6. in fine di detta nota (crupono , co»r. lcuoprono . 4C0. nella nòta
(*) ver/. 7. fymichanorifluus , corr» Symichonarifluus, 464. Uh. 34.
particrolan, corr. particolari» AG- Digitized XIX AGGIUNTA ALL' INDICE DEGLI ER-
, RQILl DEL VOLUME IL ' - Pag. 31. mila nota liti. 7. piXtffiu?'*, *>rr
fty^f . 128. §. 7. C». ad evidenza , cprr. ad evidenza . 133- §. 2/ fòt. 1 i.
la Zenobiau, corr. la Zenobia . 274. «ote fri. ai. il Vezio, corr. l'Vezio. 274. nota 55 % » r - crogìypheis
, corr. on the Hieroglypheis . 382. nota <2. Dialoques , coir,
dialogues. 436. mi ujìo Un. 7. ne'
paeG burleschi . corr. ne1 pezzi burlefchi . 450"- 9- M- Labbè Auger,
forr. M. l' Abbjè Auger., 515. nota 6. Un. 7. Maupernis , con. Maupertuis . V
avvedutezza del Lettore correderà gli al- tri confimilì errori 9 che porrebbero
incontrarfi » e vedrà il Lettore net principio del fecondo Vo- lume le
approvazioni dell1 Opera , ed.i pcrraef- (i de' Superiori e?. , «e • • ' • ' 1
*» A* ADDIZIONI AL VOLUME PRIMO . * * • • Parte 11 Capo Uh ove fi parla delle
feten- ze degli antichi Mufici . Omero chiamò i Mufici Sojjpoyirax f Cioè
cajligatori de* coftumi . La voce di Cantore, Mufico , e Filofofo dinotò V
ifteflò . AViSéiv dinotò cantare dall' <* in- tanfiva , e Wfoiy
cono/cere , cioè che gli antichi Mufici furono i conofeitori di tutte le
feienze . Così riflette Goffredo Linocerio nell'opufcolo intitolato Mytbo-
logia Mufarum al Capo I. , qual' opufeo- lo fuole ^ andar* unito alla Mitologia
di fiatai de9 Conti P Parte V. Capo IX. §. 9. ove fi parla (Iella memoria . •
Plutarco nel libro «/m *#i5<w iyo^m fcriffe che ne' ragazzi fi deve
molto efer- citare la memoria , o che fieno o nò , i ragazzi dotati di tal
facoltà, foggiungen- do , che la memoria efl velut difciplina thefaurus,
ideirco Matrem Mufarum fa- bulati funt effe Mnemofynem ut ofiende- rent nihil
tam conferre ad feientiarum generationem , quam memoriam . E' vero, come dice
Plutarco , che ne' ragazzi fi debba coltivar la memoria , ma coltivar- li Digitized
by Google fi per mezzo de9 raziocini , e delle pf- feryazioni , e con metodiche
rifleffioni, che fono l'unico mezzo del coltivar la memoria , Ma phi poi
credefle che fi coltiva |a memoria de' ragazzi polle lun- ghe recite di cofip
da effi non capite, e che non ponno capire, s'inganna molto, ed avvezza i
ragazzi a non faper mai ragionare, ma (olp riferire le altrui opi- nioni fenza
piai faperlc (bilanciare , vale a dire fenza piai giudicare, riflettere, c
ragionare, ed in fai cafo p inutile, c va- na ogni memoria , fatte V. Capo X.
nota j. pag. 45g, fi parla di bifticci . ' Si rifletta che Aufonio pel fuo Epi-
gramma 33. , che da molti fi è creduto bello, ed elegante perchè deferi ve in
brieve P origine della Dea Venere , ha adoperato de freddi biftiqpi • Òrta
falò, fufeepta foto , fatte edita Coelo &c. Cosi l' ifteffo Aufonio
diede molti efem- pj di una cattiva eloquenza , e cattivo gufto nel fuo Grifo ,
e nel Technopai- gnion , ed in molte altre lue cofe delle quali può dirli Tur-
XXI X Turpe efl difficile* Mere nuga$ Mt fluì pus labor e fi ineptiarum. Voi.
Il Parte l Capo l fior. 4. Ove fi parla de'Sofifti, fi aggiunge che circa 1
Sofifti , e loro eloquenza fi può offerva- re il Kriegk nell' opera de
Sophtftarum eloquenza in + J™* Cnl Jvuo1 aver' idea di ciò che oggi s' intende
per eloquenza Sofiftica , e Sofifta può legge- re l'opufcolo di Giacomo Guther
intitola- to Tire fiat, five de cacitatis , (5* faP ten- ti* cognazione ad
Nicolaum Bluraftium opnfcolo che Cuoi' unirli al libro di cflo Cutter
intitolato de Jure Manium * Ma chi volefle idee più particolari dell elo-
quenza Sofiftica , può trovarle in molti dialoghi , e difeorfi , apologie , e
decla- mazioni di varj Filofofi Greci , ed in moltifflme cofe de' pretefi
moderni Filo- fofi , fpecialmente nel Roujfeau • Parte 1. Capo if*. Ove fi
parla della Conofcenza delle favole in particolare , fi aggiunga che chi
voleffe riflettere fui- le varie origini delle diverfe favole , lo- ro
divifioni ,e natura, dee offervare Na- tal de' Conti , Mytbolog. Libro L Capo
a. 3. 4. 5. , e 6. Parte U. Capo 11 \. i« , ove fi parla dell' arte di ben
leggere i libri fi aggiun- ga che sii tal materia fono degne da** Digitized by
XXI II flettere le feguenti oflervazioni d' Jfaac Watts nelle fua opera
intitolata la tuU ture de ? Efprit , où Direttions pour fa- ethter /* acquifition des
Conno ifences uti- les, par N< Ifaac Watts tmduit de l An* glats Chap.
IV de la letture, & des li- vres , pag.7$. Laufanne 1783. In tal' ope- ra così fi parla della lettura de'
libri : S* un Untore vi fembra ofeuro , rtfebia- rat eh. Se troppo brieve , e
co ne i/o , date- glt eftemione convenevole. Se troppo prò- lijfo, togliete
ilfuperfluo. Se egli non fi al- lontana dalla ragione , vedete come i razio-
cini conchiudono: Se la conchiufione è ve- ra, ma /argomento poco convince,
fotti- tutte Vot delle pruove più forti Se ÌAur tare tira delle confegue?ize
o/cure e dub* btofe j fate meglio fentire la precifione delle CQnchtuftoni) e
de' corollarj , ed ag- giungetecene de nuovi , che vi fi pun- teranno alla
mente. Quando Voi lo cre- dete neir errore , proponete le voftre dif- ficoltà 9
e corregetelo . • Finalmente , fe guanto fcrive fi farà approvare dalla vo*
/tra ragione, come giufto, ed utile, sfor- zatevi dt tenerlo a memoria , e di
met- terlo al numero delle voftre ricchezze in- tellettuali: Così il citato
Autore. Capo III. Nota J/f Ove fi parla dell' abufo delle parole , ed ove fi
adduce 1' 10 delle due voci Preter Cehan c prc- prete per Prete Gianni, fi
aggiunga i che per confidile errore fi è creduto , che i Regnanti della Perfia
fi chiamarono SofìÈ quandoché fi chiamano Sefevis > ciòè di Icendenti
dal Chec Sefy , da cui 1 Kà Pcrfiani derivano , non già dalla voce Soft , che
dinota religiofo veftire di la- na da Safa purità , e Tefaouf , che e li
quietifmo che profeffano. Ecco dunque che il titolo di Sofì attribuito a'
Regnai ti della Perfia da Golio , da Herbelot , c da molti Viaggiatori è
erroneo, ed è derivato dalla parola Stfevy non capita | e confufa con Soft .
Capo m Nota 4. pag. 14- » aggiunga t>ve fi parla de1 paragoni poetici ,
c prò- faici , che anche Luciano , quando ci di- pinte taluni fallì dotti e gli
chiamò pii* mbbiofi de' cani , t A timidi delle lepri t pih adulatòri delle
fctmmie , più im- prudenti degli afini , piU rapaci delle gattt, pih clamorofi
de* galli ppyiXwnp* rm tepot rw mOvx»? , «n^trtpoi rm owv , apit^rixicnpoi
T«> 7«X«y , <ptXp« m*TÌ poi roùv aAfxTpi-ovwv ) volle per un folo
rap- porto delle loro qualità fare tali paragó- ni , che confiderò in tal folo
rapporto • Capo IV. Nota 9. Pag. UT- Qyc li parla de' Sillogifmi fofiftici , fi
aggiunga che Luciano per mettete in ^cùì^i Digitized by Sillogifmi de' falfi
Filofofi de* fqoLtempi, introdufle la Sillogiftica che chiama tut- ti i
Filofofi in Acropoli , per ivi fare ot- timi Sillogifmi in forma; e fi vidde A-
cropoli piena di Filofofi, che con rumor confalo andavano a federfi , portando
fe- co i baftoni, Je bifacce, le lunghe bar- be , l' imprudenza l'adulazione;
il togifmoy e T avarizia . •41 Capo V. %. 3. fag. 125. , ove fi parla dell'
incertezze dell' Etimologie , A aggiunga , cht chi voleflè efempj di sbagli
lflorici y e Mitologici derivati da- gli argomenti di etimologia , può tro-
vargli ne' Mitologifti , e negli lflorici , che coll'ajuto dell'etimologie ha n
cerca- to di fviluppare l'orìgine- delle popola- zioni, delle Città, e de' Dei
del Paga- iiefimo . Per forza di Etimologie il Boc- carto ha trovato i Fenicj
in tutte le Cit- tà di Europa . Altri i Celti , altri i po. poli Settentrionali
. Londra , vi dirà un1 Antiquario, ha il fuo nome àzCaer-Lud^ Città, di Lud .
Erafmo dice che deriva dal nome di una Città di Rodi detta Lindun. Altri la
fanno derivare da Lug- dus Principe Celtico . Seldeno deduce il nome di Londra
da Llanto Dynn^ Tem- pio di Diana . Il Sommer lo deduce da Lanmrrn Dyn^ Città
popolata . Il Cam- bden lo deriva da Lbong dinns^ Città di c 2 Va- ! XXVI
Vafcelli , porto di mare . Si veda il Maitland ncl^ fuo libro intitolato Htjlory
of London. V ifteffe diverfe opinioni E? timologiche v' incontrano ne nomi d'
ogni Città , in quelli di tutti gli antichi Eroi, e Deità della Grecia , e di
Roma . Un' altra etimologia più curiofa è quella , che ha fatta derivare dalla
Tracia la re- licione d-gli antichi Greci , attribuendo- la ad Orfeo . Il culto
de' Greci , dicor> taluni, fi dicea 9fMÌMtx , cioè f dicon* effì )
OpxKt* , vale a dire culto deli' Uomo di Tracia , cioè d' Orfeo • Dunque Orfeo,
fa il fondatore della religione de' Gre- ci . Si può dare cofa più curiofa di
que- llo dunque? Capo VII. Ove fi parla delle lodi , e biafimo nel genere
Dimoftrativo , e to- pici dal rnedefimo addotti lungamente dal Vofììo , come fi
dice nella Nota 2. ^ nella quale fi fa vedere V erudita noji , colla quale il
Voffio paria de' topici celle lodi delle Città, e parti delle me- defimcj fi
aggiunga, che forfè il Vofliq apprele da Sidonio Apollinare tal* elo- quenza
Sofiftica in lodar le Città . Infat- ti Sidonio Apollinare così avea detto lo-
dando una Città. •
» « * Murhr ctvtbus, ambita, tahernis r tiorris 9 porneibus f foro , ikajro f
Ther- Digitized by Googh XXV II • Thermis , atcubus , horreh , macelli;, -! Prati s , fontibus ,
infulis, falinis , ) - Stagnis , flumine , mèro , />o;?*r , ••ti* • . * ' -i • Si può dare cofa più nojofa , e di mal
gu-fto di qucfla infipida legenda dal nom- ine di cofe per le quali fi loda una
Cit- tà ? In niùn genere ha tanto campeg- giato T Eloquenza Sofiftica , quanto
nel genere Dimoftrativo . Parte II?.' Capo VL Nota 5. pag. 20{. Ove fi paria
de' Pedanti % fi aggiunge che eccellenti cofe offervò Culla natura del
Pedantifmo il dotto Ulrico Hubcr nell' Orazione de Padantifmo , che è alla pa-
, gina tgu del fuo Opufcolo intitolato •dufpicia Domeflica Exercitatiomm in i*
Franequera 16% i. i. Capo VII nota 4* pag. 212. ove fi par- la del mal coftumc,
e della maldicenza di molti Filologi * e Commentatori de* claffici , fi
aggiunga, che Palemone il Grammatico ebbe la sfrontatezza di chia- mar porco M.
Varrone. Sdoppio fu detto il Cane Grammatico da taluni . Egli pre- tefe di
trovar barbarifmi in Cicerone , e Tracifmi in Fedro. Giovanni Ciampolo Vituperò
Virgilio ^ ed Orazio ec. 1 Ivi alla nota zi. Ove fi parla de Com- ' * . . c 3
men- Digitized by Google \ XXVIII mentatori , che tutto vedono in certi Au-
tori , c di coloro che la fanno da Com- mentatori, fi aggiunga, che per meglio
conofcerfi quanto poco conducano ad il- luminar T intelletto anche certi
Commen- tatori i più accreditati tra Filologi , ba- ili T offervare , che il
Érouckufio ( Not. in Tibull. Libr. IL Eleg. tlL ver/, n* pat? edit. in 4.
Amftel. ex officiti. Wt/ien. 1708. ) ci dà cfempj frequcntif- fimi di cofe
inutili , con avere feriamen- te riferito , e difputato con un cumolo d'
infinite autorità di Poeti tutte le cofe che concernono Apollo che pafcè le pe-
core di Admeto. Difputa egli fe Apollo fpontaneamente, o comandato da Giove
pafcè le pecore di Admeto, fe ebbe, o nò per compagno Ercole, indi efamina, fe
pafcè bovi , o giumente , o pecore • Per tali cofe ci cita qn nembo delle au«
torità di Poeti Greci « e Latini, come anche Iginio, Plutarco, Lattanzio, Mi-
nucio Felice , Probo, Servio, Nata! de* Conti ec. Ecco gli tfempj de' pochi
lumi , che i Filologi danno tir intelletto. Fatte IV. Capo VI. 11. ove fi par-
la delle fimilirudini , e metafore , fi ag- giunga che per le fimilitudini , e
para* goni , fi dee leggete il libro di M. do Moiffy intitolato La Nature
Pkilofophc ,ou M>i(iionnaire des Comparaifons , & fimi* litu*
Digitized by Google xxix litudhies agreables , & injirufthes , in 8.
Haye 1716. 'Neil' iftcffo Capitolo §. 14. alla not* *S> Pag- SiS- ovc fi
Par*a de"' allegorie ed emhlemi , fimboli , enigmi , c parabo- le , che
fono cose correlative, fi aggiurv ga che su tali materie fcrifle cofe drgrìp di
leggerli il Dougtejo in Jtnalefl. Sacr. Part. I. Esecurf. 99. pag. ifu in & Am*
flerdam 1Ó94. apud Johann* Wolten. Si
veda altresì V ifiefla opera Pnt. lì. £*- curf. XII. pag. 18. De' geroglifici,
e (im- boli antichi molte cole lentìe anche il dotxo GLureconfulto Everardo
Ottone nel libro de Jurifprudcntia Simbolica , in iz. T.ajefti ad Rhanum apud
tìofmam 1730. Parte V. Capa JIL pag. 385 nella no- ta *, ove fi parla della
Poefia Ebraica % e dell* Eloquenti di tal Poefia Sacra , e fi riflette che è
fuperiore all' eloquenza Greca, fi aggiunge, che la Sacra Poefia de Salmi , o
fia fiata ritmica , come fo- ftiene M. le Clerc nel Saggio Critico fulla Poefia
degli Ebrei, o fia fiata me- trica, come foftiene V Inglefe Hare Vc- feovo di
Chichefter nella Prefazione a* Salmi, tale Poefia de' Salmi confederata- nei
folo genere di Itile , c di eloquenza è da preferirli a quella di tutti i Poeti
profani Greci , e Latini . Chi volefle fa- pere l'indole della PocGa degli
Ebrei c 4 dovrà ~1 XXX dovrà leggere P opnfcolo citato di tiare + . ove paria a
lungo della Poefia , e Muli- ca degli Ebrei . Parte V. Capo 12. §. 5. pag. 418
Ove fi parla di M> Thomas, che fenza ràgia, ne volle degradare V
eloquenza Italiana, fi aggiunga , che il Francete Signore Ab- bate Richard (
Defcription tiiftoriq. & Critiqi de l Italie Tom- V. Part. I. pag. 292. edit. in iz. Paris 1770. ) dir volle* che i veri Italiani
cercano di ejfer volu* minofi per efer chiari , e temono che la troppa
preci/ione non gli rendejfe ofcur'ù Rivolgono , e prtfentano l ijleffa idea in
tutti gli af petti , e non fi fono ancora avveduti , che quejla abbondanza
vizio/a è un vano gonfiore •'• fc La poca fòlidità della toro Poefia , loro
corrompe il gufto J ed effi portaììO i concetti, le piccole gra- zie dell*
elocuzione nelle loro ferie comi' pofizionr , ne* loro pezzi di eloquen- za ,
ove fi fublitne , ed il patetico non * sl incontrano quafi mai: Così il citato
Autore, il quale foggitinge ciré gP Ita- liani han fatti pochi progreffi nelP
ar- te Critica . Ma avrebbe dovuto riflet- rere tale Autore, che gl'Italiani
fonoffo- ti r primi Maeflri dcfP eloquenza, e dell' arte Cricca , e del buon
gufto, così ne' fecoli dell'antica Roma come nc'tempi della riparazione delle
fcienze . Rariffime voi— : * te te fi ponno incontrare nel Dante, nell' 'riorto
, nel Taflb e nel Petrarca i coni cettini che dice M. Richard , ma di ta- li
concertini fono pieni ' molti .Poeti l e frofaici Francefi ,11 girar Y iftefle
idee jn molti afpetti , e ripeterle fempre noti lì trova negP Italiani di buon
gufto,o fe fi truova, fi farà ciò fatto per utile de* Lettori. Ma tra'Francefl
fe fi voleflercf efaminarele collezioni di due loro modernC Autori che fi
credono i Corifei dell* Eto- quenia Francefe , cioè M. de Vòlt aire * t M. Rouffeau^
fi troverebbero tutte qua* fi confiftere in perpetue ripetizioni, ed in* molti
concetti freddi . Del rimanente moltitfimi dotti Francefi han portato Ar- gP
Italiani giudizj più vantaggiofi , ed han venerata V eloquenza, e letteratursi
Italiana. 1 ; * Capo ÌV §. s* Nel fine png 515. ovd fi parla dell' eloqu^riza
Filofofica fi ag- giunga, che i doveri di chi la profeffa, fono , cóme dice il
Wòlfio, trodere' phU {pfophiatoad publicam privatamqUe ufi- htatem aptatn.
Wclff. Horar. Subjeciv. Ù1r*rbHrg. Tom- J. de habit. Pbilofoph ai public*
privatamq. utilità aptau Cap. !/• V v*pflg- 37- i VnHe VI Capo VI. §. 8. pag.
5^. Ove fi patria delPabufo della Poefia fi aggiunga, che per tale abufo il
Francefc M. Qatntct . nel neì fuQJibro. intitolato Ifammc dc t*#rci pag 88. ad
gi.edit.in iz. Paris 1774. ebbe af #re , che i migliori capi di opera di Poefia
fono limili a qùej palazzi" che il lu(Tq de' Romani fece, talora fabricare
nel (eoo dc'JUgfa, e nel mèzzo del marécqa fetighe^ f : e fpefe che potean elfere
meglio impiegate* Soggjunge,che la Poefia cuna illusone, #he piace movendo le
paffioni td.il loro difordiue, ond'èqhe non piace *v$ri Savj .Ad un Uomo
illuminato, c favio il tenero Racine farà per lui un* accorto, preftigiatore .
,La materia della Poefia dice che fono le favole e le. meo- Cogne . Che un
Poeta è incapace di ra- Siocipj , e di fpecolazióni , colle quali feducc , e
che i gran Poeti fono in loro Ceffi vani, e prefuntuofi : Da quanto di- ce M.
Garnicr fi vede che Egli non ha capita la vera natura , e le vere origini della
Poefia , che fui principio infegnà la vera Filofofia , la morale, le feienzq
tutte. M. Qarnitr vidde i foli abufi che ne han fatto i piccioli Poeti , e
volle di- moflrare di non aver ben comprefa V origine delle favole, e per colmo
di con- tradizione avendo veduto , che il famofo, e dotto Tragico Francefe M.
Cornetti^ avea fatte le fue Tragedie in modo , che avellerò contenuto , come
contengono , i femi d1 ogni raziocinio utile * e di ogni ne- Digitized xxxm
tieceffaria cognizione , foggiunge etto M- Garnier > che M- Cornetlle
non* è fìat* Poeta , ma un grand' Uomo che parlava in lingua mifurata . Ecco
che M. Gar* nier confeffa , e conofee , che vi è un Poeta y che fmentifee i
fuoi fìttemi , £ per (ottenere il Paradoflb, che dice, nq foggiunge un'altro
maggiore , cioè che} M. Cornetlle non era Poeta . V ifteflq Avrebbe detto Ni.
Garnier di tutti i Tra- gici , ed Epici Greci , e Latini , i quali contenendo i
femi d'ogni dottrina utile* c di ogni morale , come giudicò Orazio che ditte,
che Omero plenim Ma mel\us Ckryfippo, & Cantore dich quid fit jth
tundum , quid utik , quid non » avrebbe (ottenuto M. Garnier > che etti
noa fon<? Poeti . la delle varie ipecie delle materie conte- nute nelle
Poefie Pattorali, e nel!' Eclo* ghe , fi dee aggiungere che ne' tempi antichi
fi diceano Ecloghe tutti i brievi Poemi , e la voce Ecloga dinotò fulle prime
htfo\Qyt*r florum dete&us , pi&us- nje fafciculus :
$clog& vale l' i fletto ,cht Elefla , Sellefla . Quindi il Baxter Iti*
glefe intitolò Ecloga tutte le opere di Orazio del quale Orazio ditte Sidonio
Apollinare Vernans per varii carminis Eclogas . Il Bentley iotitoiò Eclpghe le
Digitized by Google Satire di Orazio . Ma oggidì il nome di Ecloga per lo più
fi attribuifee alla Poefia Infiorale . Neil1 ifteflo Capitolo §. 35. , ove fi
fratta dell' Eloquenza Tragica * fi dee aggiungere, che l'antiche Tragedie era-
no così ripiene di rapprefentanze di vio- lenti paflìoni j che Luciano nel
Dialogo guomodo Hifìoria fcribenda fit dice , chd gli Abderitani avendo intefo
un certa Comico chiamata Archelao , che recita- va una Tragedia , nelf ufeir
dal Teatro incapparono in una febre epidemica ar- dente, che nel 7. giorni
finiva con un delirio, nel quale gP infermi declami* Vano pezzi di verfi dell'
Andromaca di Euripide rapprefe peata da quel Comico. Neil' ifteffo C<*po
al §. 35. ove fi pat- la de Tragici Francefi • Corneille , Oé- billon , Racine
, Voltaire , fi aggiunga 4 che M. de Voltaire Autore di buone Tragedie, non
molto poi fi è diftinto in aver voluto far precetti full' eloquenza Tragica , c
ne* faoi Commentar) fopra M. Corneille . Diamone un' efempio Egli dice y che la
figura dell' Ironia ( Voltaire Commenta a la Medie de Cót- mille Ali: IL Scen.
IL ) partecipa fen*- pre del Còmico , perchè è una burla ; che tale figura fi'
foffre in profa, che Dcmo- ftenc, e Cicerone fe ne fervono talora, ed Omero , c
Virgilio non hanno sde- gnato di fervirfene , ma che nella Tra- gedia bifogna
farne ufo fobrio , foggiua- gendo, che M. Raciné, non fe ne lerve nelle gravi
Tragedie; che V Ironia non conviene alle paffioni ; che efla non va al cuore,
ma fecca le lagrime • Quefte rifleffioni di M. de Voltaire fi oppongono alla
ragione , ed al buon fenfo perchè fe l'Ironia è ammeffa nelfEloquen- za fublime
dell' Epopeja , come han fat- to Omero , e Virgilio , può ammetterli nelle
Tragedie, tanto più, che Omero, C Virgilio avendo porta V Ironia in boc- ca de'
loro Eroi, e ne' loro vicendevoli difeorfi, e rimproveri, che fi faceano,!'
hanno ufata quafi nel genere Drammatico, c l'hanno ufata per efprimcre
gl'impeti i più forti delle loro paffioni ne' loro vi- cendevoli difeorfi ,
che. come in un ge- nere drammatico han rapprefentati nell' Epopeja , ove vi
fono talora , e vi pori- no edere tutti i generi di eloquenza dia- logica , e
drammatica . L' Ironia è la figura la più adattata alle paffioni della
Tragedia, allo sdegno, alla fierezza, al difprezzo . Sofocle l' ha adoprata nel
F/- lottetc -, e M. Racine nel Bajazet , nel Britt aritco , nelP Ifigenia, e M.
Qomsillo ha fatto bene in fcrvirfene nelle Trage- die . Erra dunque ikf. de
Voltaire circa quel XXXV X quel che riflette full' Ironìa , e con h*. gionc è
flato confutato da M. Clemcnt nella fua Se/la Lettera a M. de Voltaire Tom- Ih
pag* 105. ad 14. edir. in ììaye 1774. Al Capo ultimo %. ultimo nel fine del- le
rifleflìoni fulla Poefia , là aggiunga che r abufo, che molti han fatto della
Poefia , la fa confiderar come degradata predo molti, ma negli antichi tempi ,
come fi è da noi fpeflo detto * la Poefia era una occupazione grave , e feria .
Pla- tone, Socrate , Anaffagora , Ariftotc- lc , Pittagora , Empedocle , Solone
coltivarono la Poefia ; c nell' antica Grecia le leggi f f ifiituzioni morali
la religione erano in verfi, come anche gli oracoli . Talete, che fucceffe a
Mi- 110$ nella legislazione , diede in verfi a* Cretefi le leggi . Tcmiftocle,
e Scipione Africano furono amiciflìmi de' Poeti, co- me anche Cicerone, e
Plinio fecero lodi immenfe de' Poeti . Tutte le antiche fefte finivano coq Inni
a' Dei . Nella Ch ina la morale, la religione, la politi* ca fono trattate in
verfi ; e l'arte d'im- provifare è nobiliffima, ed onpratiffima , c gr
Imperatori Cinefi mandano a1 Poeti quadri, ftatue , e varj mobili per appotv
vici de' v«rfi . L* ifteffo Confucio eforta . 1 fuoi difcepoli allo Audio di
wfc Po* ■ fic xxxvix fic antiche 9 e di
certe Odi , che elevano V anima , la conducono alla gloria, gi' imparano ad
effer fociali , affabili , umani. Si veda T opera del P. du Halde full* China.
Nello Jutland il principale Le- gislatore fu femprc il primo Poeta del Paefe .
Tali idee ebbero gli antichi fuj- \i PoeCa , 3§ W <^ -v f I
• I • I . ! i • r • i - • . W ' # • • .1 t I • • • I T * ' 4 V ••••«<»
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J>eir Eloquenza in generale. Origini della lingue* ROMA § MDDMK g Uomo
ebbe Hbi fogno di l ì ^"^^^ g ? communicare ad altri le I j^f J
*\& Cue idee* Ecco ^«g™ g4 JLi | delie lingue. Ma nonfa- t* g «S-^y^-fr
g & *° dovette esprimere – H. P. Gice: From EXPRESS to SIGNIFY: talking
pirots – they talk pirotese -- le à[aaaaSgi»^i>j!5 ^ fue idee * i Cuoi
giudì- saOfeìK *T » i fuo^ bifogni , ma altresì le diverfrà di quelle idee ; di
que'giudrzj , di quo1 faifogni > ed indurre ì fuoi fiutili agi1 A iftef-
ifteffi rapporti delle Tue idee , cofe
per le quali non badavano le femplici parole e di- icorG , ma doveano tali
parole , e difcorfi accompagnarfi da molti fonili , ed imper- cettibili
artilicj , che potellero far' ottene- re 1' intento , al quale lì diriggeano ,
e dr- moflraflero agi* altri le graduazioni , e va- rietà delle proprie idee.
L* Uomo tfuhqtte pria di efprimerfi co1 fuoi limili , dovette confiderare le
maniere di pervadergli , e fargli entrare ne' piani delle Tue idee , com-
binare le circoflanze de* tempi , e de* luo- ghi , i gradi del penare , e le
cognizioni , e le paflìoni di coloro , che volea pervade- re, per cosi rendere
tutte le divifate circo- flanze in modo tale uniformi alle fue mire , che
avelie a confeguirne il defiderato inten- to, fervendoli di que* mezzi , da'
quali pò* tea conofecre che gliene veniva facilitato il difegno. Dopo tali
rifleifioni, dovette l'Uo- mo peri fare a ben difporre quelle fue con- cepite
idee, e a ben communicarle agl'altri. Quelle progreffioni deiP intelletto umano
G diflero da' Critici , da' Logici , e da* Retto- ria ini trilioni , raziocini
, argomenti , e la ma- niera di enunciarle agli altri fi difle elo- quenza ,
elocuzione, discorfo. Quindi <è 9 che le lingue , e P elo- quenza fono
fempre in ragione dello flato delia cultura degli uomini , e delle fccietà 9 e
ficguono fempre lo fviluppo de' lumi in- tcl- telletthali, delio idee, e de'giudizj. Gl’ogetti
– H. P. Grice: “In Pirotese, we say ‘obble,’ and symbolise it by ‘o’ -- confiderati
dagli uomini primitivi fu- rori pochi , e fi riftrinfero le loro riflelfioni a1
corpi i più fervibiii , i più grandi , a quelli che più poteano nuocergli, o
giovar- gli , a quelli , a' quali ricorreano ne' loro bifognx , come a dire al
fole, che gli ribal- dava, agli alberi, da1 quali riceveano ombra e cibo, e
letto ne1 loro tronchi, agli animali, del latte de* quali fi cibavano ec.
Dunque le prime loro efpreHìoiìi , i loro primi filo- ni gutturali , e labiali
fi confecrarono ad e- fprimere quella loro idea, che riguardavano i primi
ogetti da eflì confiderati cerne i più utili (r), più ovvii, i più ufuali. §.
j. Ù ifioria profana , e la fflofbfìa molto e* inviluppano folle origini delie
lin- gue . Lucrezio , ed Orazio , e pria di eflì Democrito , ed Epicuro,
attribuirono al ca- io f invenzione de' fuoni articolari , e delle lingue (2).
Altri han cercata l'origine del- le lingue in certe imitazioni di rumori , e A
z fuo- I primitivi Selvaggi perchè
poveri d* idee , ebbe- ro lingue poveriflime . Talune nazioni appena gùmfero a
computare fino al num. e per altre il 5. fu l'in- finito . Il famofo
viaggiatore Dampierre ci parla di alcuni popoli, che favellavano come i
pappagalli. (1) Kocrat. .a-po; N/fcXoic . Plutarch. nXcLTwviziA'
ZitrTH/uLcLTtav . Diodor* Sicul. in Biblioth. Lucret. de rer. nat* libr. j. vci£ 1017.
& feq. Horat. in Sat. 3. 100.
fuoni de' corpi che cadeano'é dall'alto £ dalie grida degli animali , dal
mormorio de' ven- ti j da certe onomatopie di voci . Altri han- no afTerno ,
che le lingue, come gP imperj, il fon formate da piccioli ed infenfibili prin-
cipi fviluppati da varie circoftanze , che col progrello del tempo hanno
prodotte altre lingue . E' quindi manifefto che i Filofoff portano per lo più
l'incertezza e le tenebre nelle loro opinioni , ed è un gran male , che effi ,
ed i Filologi abbiano tanto fcritto full* origine delle lingue , per
conchiudere , che nulla efli fanno di pofitivo circa taP ori- gine. Noi abbiamo
fopra tutti gli antichi Filofotì V invidiabil vanto di edere illumina- ti dalla
divina rivelazione , la quale c'infe^ gna nelle facre carte della Gcnefi , che
fic- come tutti gli uomini , e tutte le nazioni ebbero P origine da Adamo, così
il mede- fimo V. Hetuic. Scnaev. de
origin. linguar. Borrich. de cauf. diverC linguar. Thom. Hayne de ling. har-
mon. Thcod. Kibland. de ration. comm. omn. linguar. Dlirei Threlor de l'Hiftoire des
langues de ce: Vni- vers. Maupertuis Traitè des langues . Pluche
Spe&adc de la Nature . Il RouiTcau nel d:fcorfo tur £ ori gin &
Us fondements de V ine**- liti pirmi Us hommesy dille moire alìurditi full'
origi- ni delle lingue. Riiponde
a* fohimi del RouiTeau Tau- torc dell'Articolo Langues nella grande Encycbpedia
di Parigi. Sull' origini delle lingue dotte fenile altresì il Moroiio nel fuo
Polyhiftor , e Eduardo Brcreu'oud r.el fuo Scrutinium linguarum , &
Rehgionum . Si può vedere altresì il noftro* Sig. Vico nella Scienza Nuova.
fimo ebbe direttamente da Dio- le conofcen- ze rivelate , che i Teologi dillero
infufe , in feguela delie quali conobbe le proprietà del' le cofe tutte , alle
quali impofe i nomi; ond'è chiaro , che la lingua de Adamo , e della fua
famiglia fu la primitiva. Ma qua- le fuflfe (lata tale lingua, e fino a qual
tem- po fi fufle confervata, fi queftiona non po- co , e da gran tempo da' più
dotti criti- ci a' quali fi può
ricorrere da chi ne fufle curiofo . Il fine della lingua è fiato fcmpre quello
di fpiegare ad altri i proprj fentimenti • Le operazioni umane, gli appe- titi,
i bifogni, gli affetti, i timori, le fpe- ranze , l' allegrezza , i defiderj ,
e quanto é neceflario all' uomo Fi lieo, e all' uomo Mo- rale, fu l'ogetto
delle lingue, e de'difcorli* §. j\ Negli uomini primitivi le paflìonr. tutte
furono più veementi , e V impreflìoni degli ogetti eilerni più fen libili ,
ond'è , che palefarono tali impreflìoni , e le graduazioni di quelle con varie
modificazioni del tuono A 3 della Huet.
in Dcmonftr. Evang.
Bochart. in Phat Se Can. Budd. Hiftor. Ecclef. Ver. Teft. Clcric. in Pentat.
Critic Sacr. noe. in Gcncf. Saro. Shuckford in The Connexion of the Sacred and
profane Hiftory Voi. I. Book z. ove parla a lungo di tali queftioni. U Inglefe Tomaio Gatakero in una faa
Diflertazione de Novi Teftaraenti Stylo vuol, provare che è cofa molto incerta
il fapere quali fieno le lingue Madri , e pretende che la Latina non fia lingua
Madre , e ad- duce un nembo di autorità, e di etimologie. 6 t deHa voce , e
maniere di profeiire , parlan- do come le paflìoni dettavano , accorciando o
fìrafcinando la pronuncia delle fiìiabe , e filoni vocali , elevando , o
abboffando la vo- ce in varie quantità di proporzioni di tem- pi , e di mifure
, e di accenti , acciò da tal modo di proferire , potefle V afcoitatore co
nofcere il vario flato dell'animo di colui, che pronunziava quel difeerfo , e
quelle pa- role fecondo le varie medilieazioni che ca- gionavano nella
modulazione della voce le varie paflìoni . §. 6. Le varie paflìoni fanno ne'
corpi var] (intorni , e diverfi effetti , ed ogni pal- lone lede un'organo,
particolare del corpo relativo alla fua lede , ed origine . li timo- re
condenfa i fluidi > e rillringendo i diame- tri de' vafi ferma il moto delle
parti , fa perder la voce , fudare , impallidire , trema- re , flupidire (y) .
Quindi e , che le voci del timore fono interrotte tremule, flrafcinate,
concitate (6) perchè il timore produce una fpecie di fpafmo ceri fuoni quafi
inarticolati • 7. L' allegrezza , e la fperanza dilatan- • do • « < (5)
Vox quoque Moetin jam fugit ipfi» Obftupui , JUteruntquc £omac , & vox
faucibu* haejlt , Omero lliad. 24. dice
che i Dei temeano di giurare ciactrov crv)o<; vtPvp , 1* orrenda acqua
di Sti.;c. Quella pronuncia òcìYcUutcv dinota i fuoni narticolaci del timore.
Digitized by Google do i diametri de' folidi rendono più agevo- le il cammino
de' fluidi, onde i moni , e le voci dell' allegrezza fono tutte oppofte , a
quelle del timore, e le voci fono fvelte rapide , ilari (7) . §. 8.
All'allegrezza ed al timore fi ri- ferifcono tutte le paflioni , P ogetto del-
le quali è il timor di perdere , o il de- riderlo di acquiftare ; ond' è che a
tali paflioni vengono a corri fpond ere le i n rie filo- ni, ed undulazioni
della Voce, ond' è cliia- ro il vedere , che i fuoni di quantità delle fillabe
, la Mufica , e la Poefia furono le pri- me fcoverte degli uomini (*) e perciò
nell* antica lingua Greca la voce Adeìnì Adìn di- notò parlare , cantare ,
modellar la voce ; e quindi rifulta , che la Poetica eloquenza fu prima della
profaica , giacche Cadmo, Eca- teo, e Ferecide riduttero i primi Peioquen- A 4.
za (7) Siccome nella meftizia fi ufano i Tuoni Spondai- ci . Conflitti atque
cculis Phrygia agmina. circutnfpc- flit, Virgil. Aen. Cosi nel /allegrezza i
fuoni Dattilici Inde ubi darà dedit foniium tuba , finibus omnes Haud mora ,
proJUuert fuis . . ♦ ♦ Virgil. (*) La profa ha potuto eflere la prima lingua
imper- fetta rma quando cominciò a coltivarli l'eloquenza , tutto Ji ' fcrijfi
tn vetji , ed i verfi furono ufati in tutte le prime Iftorie , nelle leggi ,
ne* monumenti publici . •Si veda la grande Enciclopedia artici, trofc. 8 2a
Poetica alla profa (8) come cofla da Strabene, ed altri antichi Autori. Se il
Si- gnor di Voltaire, panando del Trinino (9) ave(Te riflettuto bene , che la
Poefia o me- trica , o ritmica fu fempre anteriore alla profa, ncn fi farebbe
meravigliato che quaji tutte le nazioni del Mondo abbiano avuto Poe- ti prima
di avere ogni altro genere di Scritto- ri : e molto meno 0 vrebbe detto , che
la Poefia è più naturale agli uomini di quel che fi crede . La Poefia non è
naturale folamen- te , com* Ei dice , ma e la prima lingua .dell'uomo cioè
quella nella quale fi fcriffero le prime leggi, le prime Cronache, le pri- me
iflorie , le prime Cofmcgonie . L* Epici Poemi, e PEpopcje furono le prime
anti- chi (Time narrative , o fiano illorie , c difeor- fi (10). Le prime
leggi, le prime Cofmo- gonie , le prime iflorie > le prime feienze , i
primi filofofici infegna menti furono in ver- fi. Le voci Nornoi, odi ,
dinotarono leggi, can- (S) Si veda l'opera Jnglefe intitolata An Enquiry imo
the life and writiffgs of Homer Se&. pag.5^. London 1736. Nella grande
Encyclop. artici. Prof* li dice, che pria di Ferecide furonvi libri in profa.
(p'j Voltaire Fflay Tur le Poefie F piqué Chap. V. M. le Batteux crede che la
profa abbia preceduta la Pcefia , ma, o erra, o dovea diftinguere. Se parla
delle prime voci, e delle prime origini delle parole, che eran pochi fuoni mal*
intefi , e usai' ordinati , nien- te fc ne può dir di predio. Ala fe fi parla
di ordina- ta eicque»iay la prima eloquenza, è (lata la poetica. (ioj Epos
dinota d.fcoifo, narrativa in Greco • Digitized cannoni , e preghiere a' Dei ■
Le antiche Co- medie , e Tragedie fcritte in verfi quafi prò faici , e giambici
furono , e fono i modelli de' familiari primitivi diicorfi, ed azioni li- mane,
e i quadri i più vivi dell'antica elo- quenza (n)> che fu detta lingua
de' Dei, e della quale V origine fi attribuì a Mercu- rio, e ad Apollo (12).
Gli antichi Dei de1 Greci, e degli Egiziani , fono i caratteri de- gli uomini
primitivi e gP inventori delle ar- ti , e delle fcienze , a taP ogetto
deificati tra gP idolatri come fi è da molti favj di* moftrato (13). §.
$>. Le primitive lingue non confi- fleano , fe non in voci femplici , e
fpeffo morofiiJabe , e di fuono uniforme , perchè poche erano le primitive
idee. Quando poi la lingua fi vidde fcarfa, e Pidee crefciute, fi variarono le
compofizioni delle parole, i fuoni , e la quantità . Quindi è che con po- chi
nomi foflantivi efprimeano molte imag- gini, ed i ncmi aggettivi nelle antiche
lin- gue - « (11) Blackwell nell'opera Tnglefe intitolata Enquiry imo life and
Writings of Homer Seti. 3. pag. 49. (li) Orazio dice che Mercurio formò feros
cultus hominum recentum Voce\ e poi lo dice curvae lyrae parentem per farci
vedere la primitiva eloquenza Poe- tica attribuita a Mercurio. V. Horat. Carm.
libr. L Cd. io. (13) Si può vedere Palefato celi' opera «rtpj à^t^-af. Mylord
Bolingbcoke Effay the founh Scfo 16. ì 1 IO .gue fonò podEuflimi (14.) Non (1
offèrvaro- jono variazioni molte di tempi, di modi, di numeri, di cali di
perfone, di verbi, di Domi , porche le idee juon erano didime • JPer dire che
Caino per efempio ricercava A- beìfi con premura , fi dicea Olino , Cane , A- ^
§. io. Molto tempo ci volle per perfe- ^ionarfi le Società , e le lingue , e
per paf- iìttfi dagli urli, e dalie grida confale, e da' fegni alle parole
articolatele dalle parole ar- ticolate a' ,difcorG , a' periodi , a' rudimenti
delle lingue, a9 loro precetti, glia maniera sd'in/egnarle e fludiatle . tìl'
lflorici ci rap- prefentano i progrefiì delle lingue, delle ar- ri , delle
feienze , e delle Società ( febbene . quegli iflorici , che ciò f^nno fian
pochiffi- mi ^ # > • » ■ (14) Cosi nella lingua Ebraica per dire Uomo
fe- roce , Uomo .vile diccaao Uomo Leone , Uomo Pecora perchè aveano oflervata
la ferocia del Leone , e la viltà della Pecora. Shuckford Conex. of the Sacred -and Profane
Hiftory Tom. f. Hook 2. pag. 1 1 5. (15)
Shuckford. loc. citat. Si ponno vedere gli Au- tori tutti che hanno fcritto
fagl idiotifmi delle lingue • Orientali , idiotifmi , che farebbe lunga e
uojofa cofa a riferire . E' una fchiocchczza il voler giudicare da tali
idiotifmi, (è tali liugue per quelli idiotifmi abbiano a crederi più , o meno
.perfette , perchè noi come non contemporanei all'epoche, nelle quali tali
lingue fi parlavano, non poflìamo acquiftarné il genio, l'indole, 1 gufto, e
molto meno giudicarne, come ben potfiatn» - giudicare della lingua natia , e
patria , nella quale fo- Jp poflìatao. tuir giudici competenti. Digitized by
Google mi , giacche per Io più il volgo di effi em- oie le carte di avvenimenti
inutili , e nomi, ed epoche aride di Cronologia ) ma raro, y mai ci fanno vedere
le caufe occafionali di tali fviiuppi , e la fiiofofica ifloria de' m ed e fimi
• §.U. E' verifimile , come fi è accen- nato , che gli uomini per efprimere i
pri- mitivi bifogni fian pattati dalle grida ed ur- li a' fegni, da' fegni alle
voci articolate, che poi fi fono imparate ad imitare a' ra- gazzi , i quali
appunto cominciano a fpio- gaifi con grida, fegni, e urli , e poi ven- gono
alla pronuncia articolata» L' ifloria de' ragazzi e P ifloria delle origini
delie Società. §. 12. Le cofe le più familiari alle na- zioni le più antiche,
che hanno confervata la foro lingua dice un Francefe fcrittore, fono efpreflè
in monoGllabi . Cosi negl' idiomi del Nord Zon dinotò Sole , Moun Luna , See il
mare, fius fiume > Man uomo, Kof la tefla* Boum aibero, Drink bere,
march marciare , Shlaff dormire. L' ifleflò può dirfi del lin- guaggio Chinefe
(16). Ma non fempre , ne in tutto vera è quella oflervazione , perche le (ié)
Pbil.dc l' hift. Non fi piiò comprendere coti qual logica tal* Autore abbia
voluto ciò dire. In ogni lin- gua più antica avrebbe potuto trovare efempj di
voci monoftllabe, e polisillabe . Avrebbe dovuto oflervate il Vocabolario delle
anticbe lingue della Perda nel Zend Avelia tradotto in Francefe da Mi Anquetil.
Tom. J. pag. 433. fino alla cag. ' le lingue Orieniali abbondano di pnrole di
più fìliabe y ed ultimamente fi fono (coperte iDoltiflìme parole di più fiilabe
ne' feivaggt delF ifola di Otahiti, o Tarmi, la lingua de* quali è melodiofo ,
e fcarfa di con fonanti, e aliai più dolce delle altre lingue Orientali ,
eccettuata la Greca. Nella lingua di Othaiti Oama dinota il petto , Outou la
bocca , oboo il ventre, Aaa la radice , Mahanna il fole, Malama ia luna , Mao.
mangiare , Inoo be- re (17). V idioma dell' ifola della Nuova Zelanda tanto poco
dirìerifee da quelle deli* ifola di Otahiti , che anzi lembra un dialet- to di
quello di Otahiti (18). L' ifteflo , può dirli della lingua della Nuova Olanda
(ip), e di quella dell' ifola di Savu (20) , come ahresi dell' idioma delle
itele della Società del quale nell' ultimo volume del 2. viag- gio del famofo
Inglefe Cook vi è un'ampio vocabulario. Rifulta quindi, che abondando tali
lingue di vocali , e di parole di molte - V. The Voyagé of Cook. Thè flrft Voyage . Book
1. Chap. 19. ivi fi porta un Vocabolario della lingua di Otahiti , i Dei de'
quali hanno nomi polifii- labi. La prima Deità è Taroaui hetoomoo l'altra IV-
papa, e lettowmatat^o , loro figlia , e i Dei inferio- ri detti Èatuas . . . \
(18) The firft Voyage of Cook Book 2. Chapt.ii., ove fi rapporta un Dizionario
di tal lingua. (19) Si veda^ il picciol Vocabulario di tal lingua Yoyage /. of
Cook Book. 3. Ghap. 6. (20) I. Voyage of Cook Book Chap. 19. Digitized by
Google fillabe, come P ideilo fi può oflTervare nell* idioma degli Uttentotti
(21), deefi conchiu- dere che l'autore, che truova i monoGllabi nelle lingue
primitive de' popoli inculti , co- me adduce gii efempj delle lingue del Nord
dell'Europa ha molte objezioni da fuperare in molte lingue de' felvaggi,o dovrà
dire che tali popoli inculti non confervano la primi- tiva lingua . Si vede
dunque che colui , che ha creduto di avere- introdotta la Filofoiìa nelP
iftoria , ha fpeifo , e molto errato , e V iflefib è accaduto a molti altri ,
che hanno fcritto varie rifledìoni fulle origini delle lin* gue (22), materia
trai dotti ofcurifiìtna . Tutte le nazioni contrattano fui primato, ed
eccellenza delle lora lingue, co- me {2\) Vedali il Voyagc de Kolben Gli
Ottentotti, la lingua de' quali è povera , e felvaggia hanno nel loro idioma
parole di più tillabe , e piene di definenze ia vocali Eccone alcuni efempj.
Chauna , agnello, Kamma V acqua , Hacqua , il Cavallo, Cboaa , il gatto,
Kuanckau, Stella, Gamkamma, Terra, Quaouw , tuo- nare, Toya vento, Congom
violino, Surri> Sacerdoti» L'ifteflb fi può oflervare di molte lingue
Barbare A- f ricane , e dell'America. (12) Vedafi YHiftoire NaturelU de, la parole , ou
precis de V origin du Langa^e , & de la Grammaire Univerfelle par M.
Court de (jebelins in 8. Paris
1776. Si veda l'Eflay fur le langues par M. Sablier in fi- Paris -, e l'opera
Inglefe intitolata Via delle pa- role alle cofe , e delle colè alle parole .
The vay to "VPords by things,lo things by Words , libro fcritto dal Signor
Clcland, e fi veda il Sig. V ico nella Scienza Nuova, . me tutte le famiglie
contrattano della loro nobiltà, ed antichità fenza faperne per Io più V
origine. Sonovi grandiffiine qaeftioni fulla lingua primitiva. L' Ebraica, la
Caldai- ca, la Siriaca, l'Araba* la Cinefe hanno tut- te i loro difenfori (23),
ed i loro partigiani. $. 14. Le variazioni , e mutazioni , e di- flinzioni
delle diverfe lingue dipendono dal- le varietà de' climi , dalia bruttura
diverCi degli organi della parola , dalia maggiore , o minore cultura delia
nazione , dallo (lato del commercio 9 e delle arti , della picco- lezza, o
grandezza dell'idee. JE ficcome il famofo Come di Buffon oflTerva^he le uma- ne
fifonomie variano fecondo i climi, verità, eh' egli d'inoltra colf libri a
naturale , cosi T Inglefe Shuckford avrebbe potuto riflette- re , che le lingue
variano co' climi e colle nazioni (24). Il commercio, le nuove idee, (33) Si
veda Walton Prolcgom. in Polyglott. , Mcr- ecro, Buftorfio, Bochart , ed altri,
ehe con tanto ca- lore contrattano fulle lingue Madri , molte delle quali
lingue fono Madri riguardo alle altre lingue da effe derivate , e dipendono nel
tempo iltefTo da altre . L'i- dioma Latino è lingua Madre riguardo alle lingue
vi- renti , ma il Latino è derivato dal Greco , e dall' E- trufeo, e dal Sabino
, TEtrufco dal Celtico ec. il Geo- grafo Hubner, i di cui direrfi sbagli fono
flati ofler- vati da un moderno Autore ( Queft. Tur l'Encycl. art. Geographie )
dice che tre tono in Europa le lingue Madri . (24) Shuckford. Connex. of the
Sacred and Profane feiftory . Digitized by Google le perfezioni di tali idee, la
Cultura cambia- no le lingue, e da tali circoflanze deriva il fecol di oro , o
di argento, o di ferro delie medefiroe : L'ufo , il tempo , P età , il {Ule- ma
di penfare , il coftume varia le lingue , e le migrazioni de' popoli , cioè P
itrcurfiont ed efcurfioni di quelli , circoftanze fulie qua- li molto avrebbe
potuto riflettere il citato Shuckford « §. ly. Le lingue perfezionano ìe
facoltà dell' anima , e dell' intelletto , perchè èffe fervono d' iftrumento
per moltiplicar V idee > e fiflTarleje le facoltà dell' intelletto
perfezio- nate, perfezionano a vicenda le lingue. Le lingue delle nazioni le
più barbare fono le più povere e mancano di termini di arti , d' idee , di
tutti i vocaboli di raifure quan- titative, di quelli delle faenze. §. Coloro,
che queftionano full* in- trinfeca miglioria di una lingua, e fue pre©- minenze
fopra P altre , e fe tale lingua fia più adattata alle feienze , arti ,
eloquenza ec. errano , perchè decidono full' ufo che fi è fatto di quella
lingua, e dall'ufo dipendono tutte le qualità delie lingue . Non eran cS loro
intima natura le lingue Egiziana , Greca, Latina , Italiana , Francefe ,
Inglefe &c. pro- prie e adattate dalle nazioni , nel formarle , alle
feienze ed art? ma le Gerenze ed arti modificaron tali lingue , e le refero
eulte , ed applicabili a loro fleflè • L' ufo , che fi è r^o , o che fi fa
delle lingue t ha modifi- cate cade, e le modifica a tutto. La barbarie , o
cultura degP ingegni , i fecoli barbari , o cult! fanno la barbarie , e coltura
delle lingue, ed i loro felici , o infeliciflìmi tempi • òi può ciò chiaramente
vedere dandoti da chifia un fiiofoHco fguardo full* epoche di tutte le lin- gue
antiche, e moderne. Non può niegarft, che talune lingue fieno più Aerili, meno
ar- moniche, meno adattate a certe fcienze ed arti; ma tali difetti nafcono
appunto dalie nazioni , nelle quali tali lingue fi parlano , nazioni che
faranno aliai più delle loro lin- gue rimote dal buon gulìo , giacche un de*
primi paflì di una nazione che s'illumina è P arricchire , ed abbellir la
propria lingua , ed c verità troppo nota , che P antica lingua de' Celti ,
Welchr , e Brittoni 0 é oggi da'Fran- cefi , ed Inglefi refa aflai piacevole 9
ed ar- monica per la cultura di tali nazioni , ed au- tori di buon guflo , che
fono fioriti molto in tali climi (25). §. 17. Così noi veggramo che la cultura
delle primitive lingue andò parallella colia cultura dello Stato politico delle
nazioni ; e l'eloquenza giunfe nel fuo più alto grado quan- Dì Pape duTe il
Voltaire, qu'il a reduit les JlftUmens aigres de U trompetu AiigLùfi aux fons
clou* de\ La Jluu , e l'ifteùo Autore in molti luoghi delle file opere ha
(Viluppati i mottiri del publico gra- dimento, eie ha incontrato in Europa
l'idioma Fran- cefe- Digitized by Googli *7 quando tra que' popoli vi furono
affari di grandi confcguenze a trattarli . Gf imerefli de1 varj partiti , T
arte di vantaggiare tali intereflì , il defiderio di dominare, 1* arte di celar
tal defiderio por meglio riufeirvi , pro- dulie nelle antiche Società P eloquenza
(26). Gli antichi difeorfi eloquenti erano più rari , e più eflraordinarj , e
fi faceano con grande corni-nozione di animo, e fi apri- va contemporaneamente
V adito alla fantana, e alla bocca, ed erano i difcorfi ampollofi , pieni di
tropi, di figure, traslati , e metafo- re. Il parlare tra que* popoli , ed in
quei tempi , cioè P eflere Filofofo , Poeta, ed O- racorc fecondo P idee che fi
attaccavano alla parola Fari , alla voce Fata, era affare di gran momento , e
tale era ancora l'arte del- la fcrittura > e lettura , che lì crederono
ope- a xa- • L'Inglefè M. Blackwell
nell'opera fette ri- cerche fulla vica , e fcritti di Omero , caratterizza per
Jemplice y libera ed illimitata l* antica eloquen^-i , co- me la vita degli
antichi era tale, e che però coi cre- feere le controverfie, gì' intere/fi.
degli (tati , e la po- x litica venne l'eloquenza, e l'arte di perfuaderc. in-
diamolo nell* originale -- The politick. Sryle grew mih their Conftitution , and was at its
height when they had moft affairs of that Kind and of the greueft confeguence
to menage,- and when a rough warlike People had ftropp' d there of the:r
Liberty, they had recourfe to Philofophy and Leacning . Tney Councils of a free
State are menaged . by learning , which quickly introduce eloquence aid the
arts ofperfuafion. Digitized by
Google i8 razioni Magiche. $. 18, iira creduta cofa cosi difficile, ed
importante in quei tempi il difcorfo , che gli antichi prima di cominciare le
loro nar- razioni prevenivano gli afcoltatori , che elTx aprivano le loro
bocche, che fcioglieano le loro lingue, che innalzavano le loro voci, che mo»
veano le loro labbra. Quelli preamboli fipon- no oflervare in tutti i più
antichi Inni, Can^ zoni, e Poemi di qualunque nazione • Quin- di fono derivate
le introduzioni , che noi veggiamo ne' Poemi di Orfeo , Efiodo , O- mero , Virgilio
, ed altri (28). Quelle intro- duzioni erano fufleguite dalle invocazioni, col-
le quali s1 implorava V ajuto di quelli loro Dei , cioè di quelli primitivi
Eroi , ed Eroi- ne , che fi erano creduti gì* inventori , e gli autori di
quelle cole, che in quei Poemi fi diceano , o che fi fupponeano i fautori di
quel genere di Poemi (25)), Da tali antichi efor- (17) Speli, dinota nelle
lingue Settentrionali compii, tare , ed efier Mago , e Indovino ; ed i primi
fegm degli antichi caratteri eflendo fiate alcune incifìoni e cine fagli
alberi, o fulle pietre , alcuni fegni naturali, o artificiali in certi baftoni
, alcune cordelline , o fpa- ghi con nodi; perciò fi attribuirono, com'è
probabile a* Maghi primitivi molti di tali iftrumenti, e fi diiTero Hunae
quelle antiche Cifre, e Cofe Runiche dinotò co- fe Magiche. Si veda Olao Vormio
de Litterat. Ru- aie. (a8) Si vedano tali Autori, (1$) Omero , c Virgilio
invocano la Jffufa , cioè Digitized by Google efordii Tono nate le moderne
introduzioni u- fate da' Poeti Epici fpecialmente , fulle quali poi coloro che
vollero dettar leggi in Poe- tica hanna formati varj precetti fulle parti
deli*Epope]d , che dcono dover cominciare dalla Propolìzione È indi
accompagnarli dall' invocazione % e poi feguire la narrazione , fenza eflerfi
dato a comprendere lo fpirito , e V origine di tal collume. Quindi è da of-
fervarfì la poca accuratezza degli autori di tali offervazioni circa i Precetti
Poetici . §. ip. E' dunque mauifetto* che la pri- ma eloquenza eflendo flata
tutta poetica, firn - bolica, e fantaflica , e quindi cofa difficili!*- fima ,
e da pochi £ derivarono quelle invo- cazioni che fi faceano da coloro , die co-
minciavano le loro narrative , quali erano precedute da una brieve
propolìzione* Que- B x Ila Calliope , Dea dell* eloquenza. Lucrezio Venere ani-
matrice della natura. Churchil Poeta Inglefe diffe che le antiche invocazioni
de* r'oeri Greci erano uiv vero atto di uJora^ione , e non una formalità dell*
arte . Si veda il Poema intitolato The Ghoft Book ». pag.149. London 1776. Un
altro Jnglefe Filofofo , che taluni credon che £a un Poeta in profa dice che le
antiche Invocazioni derivarono dal juriofo eniujiafmo ,0 imbarazzo di meo* te,
o dal coftume antico. Così l'Autore, delle Letters on the Kntbulìafm ( Aìylord
Miaftsbury ) nel princi- pio . Cofìui , o finlè di non fapcre , o non. feppe le
origini delle antiche invocazioni , o volle dir parole , c non cofe , come è
accaduto a molti Platonici pid del dovere. r fla è l'origine degli efordj
poetici Greci, e Latini , come neh" Iliade Iram cane Dea , e nell' Odiflea
, Virum mini die Mufa. Ed in Virgilio Mufa miki caufas memora. E nelP Arioflo.
, . Le cortefie , le audaci imprefe io canto . Piacciavi genero fa Erculea
prole, * e nel Tatto i Canto V armi ec. Tu magnanimo Aljonfo ec. • Ecco come
negli amichi tempi l'eloquen- 2a era cofa difficile , e rara . Tutto ciò fi è
offervato dall' Inglefe Mifier Blackwell , le cui energetiche parole riferiremo
nella fua lingua originale (30). $. 20. * (50) The ancicnt (peak,but feldom, and never
long without cmotion . Èut when in their own phrafe they open their Mouth , and
givc a lofe to a fìery imagination , they are poecical , and fìlli of
Aletaphor. Speacking among fuch a pcoplc is a raattcr of Tome moment, as wc may
gather from their ufual introdn- tlions , fbr before they begin to dcliver
their thou- ghts, they gire notice , theat they open their raouths, that they
will uoloofè their torgue , that they will utter their Voice, and prononce with
their lips. The- fe preambles bear a great refemblence to the old forms of
introdudtions in Homer, Heiìod , and Orpheus, in wich they are fometilloes
fomwed by Virgil. BUckwtU Enquiry imo lift and jPriiings of Ho» mtr . Digitized
by Google . ; ai §. 20. Un degli
oggetti della primitiva eloquenza , e deli* antiche narrazioni fu V i-
flruzione degli altri , e de' polteri Tulle idee, che i primitivi popoli aveano
circa i tìfici cambiamenti ne' fenomeni dell' Univerfo, V i- floria naturale
del quale , e le fucceflìoni di tutti i capi delle famiglie, e degl' inventori
delle varie arti , e fcoperte utili ci rappre- Tentarono col velo allegorico ,
metaforico , mitologico e Poetico , onde i primi amichi corpi di eloquenza
furono le antiche Cofmo- gonie , che i Greci profani di'Tero ancora Teogonie ,
e Geogoniey ond' è che i primi O- ratori furono non folo i primi Poeti , ma i
primi Cofmologirti , come Lino Mufeo, Or- feo, Hermes, Omero , Efiodo. Ci
fornellini- Arano altresì gli efemp] di Gmil millo di e- loquenza , febbene in
profa, alcuni pezzi de- gli antichi codici di Zoroafìro , V Edda degli
Scandinavi! , i Vedam de' Bramini , i King de* Cinefi , ne' quali vi è un miflo
d' iftorie, mitologie , e Cofmogonie allegoriche . L' i- flefla eloquenza li
può olfervare ne' fram- menti di Piipay, di Saady , di Lockman , ed altri
Orientali ne' frammenti confervatici da M. d'Herbelot (31). §. 21 « Confimile
eloquenza fi offèrva ne' Poemi, e Canzoni degli antichi Celti, e Drui- di, e
de' loro Poeti, o Bardi (32), i qua- li) li Eard,Poen d*'§cki, ed i Bckdd ,
plura* B 3 li le , Digitized by Google li aveano ancora come le altre antiche
na- 2Ìoni conferiate in verfi Je loro leggi fono certe brievi fentenze a guifa
di oracoli, com* erano le Rethrae de' Lacedemoni (33) e fi diceano preflo i
Druidi tali leggi , giudiy celejii (34) . §. 22. La Mitologia , gli emblemi , i
(imboli , i gerogli fichi, le allegorie furono le caratteriftiche della prima
eloquenza , come i fegni per i quali coloro , che per iflituto non le, erano i
Poeti, i Filcfofi, i primi letterati di quel- la nazione divifi in pid cla/fi
per infegnar pili feienze, ed erano i primi eloquenti , ed i profefTori di ogni
Scienza , ed i fuppofti Profeti di quella nazione . Fri- vardd era colui che
inventava certe feienze tra loro . Pofvardd colui che (èguiva tali
infe&namenti; e vi era- no altri Bardi dediti alla Spiega delle
imprefe, e ftem- mi delle famiglie . Da' Kardi fi eleggevano coloro che
diceanfi Profeflori di faenze Ollamh , che aveano il loro Capo detto Ard —
Ollamh , o fia Arcipoeta. Quefti Druidi ebbero un'altra ClaiTe di Letterati
detti da' Greci Ouateis , e da' Romani Fates , e da' Celti Faidh , die erano
Dottori in Fifìca , e nelle loro cofe di religione, come gli Auguri de' Romani,
che fi pre- fero da taluni per incantatori, o Maghi, o Savj come li diiTero da'
Perfiani dalla Voce Mog> Magdim. Th. Hyde Hiftor. Rei. Vct. Pers - Ta'es
Queftions abouc the Druids> c Je rifpofte di Miller Jones a tali Que-
ftioni , e 1* Aut°re dell' Hiftory of Druids . (33) Vnr?at» La voce pVrpai
dinotò fecondo taluni oracoli , fecondo altri brievi parole, convenzioni, pat-
ii ec. Si veda il Mazzocchi nel Commentario fulle Tavole di Eraclea. Part.l
pag.235. Neap./7*4- ap1"1- Geflar. (34) Si veda la citata Hiftory of the
Druids. Digitized by Google 2? non Jovean parlare , b non poteano , dife-
gnavano le varie cofe (35-). §. 23. Per confervare , e tramandare a' poderi le
cofe degne di memoria , oltre P aver adoprati i loro verfi , i fimbolt , le
cifre , gli emblemi , i geroglifici , pofero in campo l'ufo di piantare alcuni
alberi , di B 4. fa- (35) L'arte di parlar per (imboli , per emblemi per
§eroglifichi fu antichiflima nell'Égitto , e nella China, i vedano i
Geroglifichi di Horapollo e quei che han- no fcritto de' geroglifichi Cincfi.
V. Kecherches Philo- foph. fur Us Egyptiens , & lei Chinoit .1 Caldei
per dinotare i tempi dell'anno , e le ftagioni , ed ì pro- dotti della Terra in
diverti tempi, pofero nel Zod aco il fegno di ariete , quello del Toro ec. Il
fuoco fu il /imbolo della Divinità tra'Perfiani. Tutte le cofe di- vennero
fimboiiche. PJuche Hiftoir. du Ciel. Le anti- che Mitologie fono (imboli , ed
allegorie piti lunghe , fe crediamo a* Mitologici . Vi fono i (imboli , ed em-
blemi di Orfeo, quelli di Pittagora prefio il Bruckero Hiftor. Philofoph. Tom.
I. Part. 2. libr. 2. Cap. 10. Se6t. I. pag. 1099. Lipfìae 1767. apud Wcidman ,
il quale Autore difputa alTai delle vere origini di tali icritture geroglifica
preflo gli Egizj , libr. 2. Cap. 7. §. 8. de rhil. Aegypt. Tom. J. Si legga
tutto quel capitolo ; e le cofe che vi dice di Hermes , ed altri . Erodoto
riferifee moke cofe fimboiiche de* Greci come nel regalo di un'uccello di un
topo di una ranocchia, e cinque faette mandate dagli Sciti . Infiniti efempj di
emblemi abbiamo in tutte l' Iftorie . L' arte antica di parlar per cifre , per
fegni , e di fcriver per meno- grammi Ri confervata ne' fecoli barbari. Du
Can^e Gioflar. Art. Significare. UlilTe Aldrovandi nella fua lftoria Naturale
riferifee a lungo gli ufi ccrooljficbi di tutti gli animali, e delle «ofe tutte
della Natura. * a4 fabricare certi altari , di fegnare certi*p!etre, di
sgruppare mucchi di arene, di alzar certe colonne, e piramidi, e obelifchi, e
di fcavar certi pozzi (36). L'eloquenza dunque , la Poefia , la Mufica , la
Pittura , e la Scultu- ra , furono arti quafi contemporanee , e le prime (latue
, e le prime imagini furono i primi (Imboli, le prime fcriuure (37) ed i primi
rapprefentanti de' caratteri Alcuni bafloni fcorticati , o dipinti di varj colori,
o diverfamente fegnati , alcune cordelline an- nodate furono i primi (imboli ,
ed i primi libri di eloquenza , ed i primi Alfabeti, da' quali poi vennero i
varj caratteri delle po (%6\ Per tramandare la memoria degli avvenimenti {\
fctvivano di pietre gettate o conrufamente , o in cer- te fimmettrie, pietre
oflervate da molti Antiquari» O- Iao Vormio nelle antichità D aneli dice aver
ricavata la maggior parte delle fue antichità Danefi dalle ifcrizioni Runiche
degli (cogli di Danimarca,- quelli fco^li dun- que c quelle ifcrizioni
formavano nel Nord un lftoria, ed una Cronologia equivalente ad una Biblioteca
di antichità Danefi • (37) 11 verbo Greco y^<pa dinotò pingere , c fcri-
vere . 'ypetfjLfjLety ypctQti , lettera , e pittura, yyaQiu* * lo ftiio o
iftrumento da fcrivere, ed il pennello, ^pa$et/c il Pittore . Lo (crivere per
geroglifici fu una fpecie di dipingere , e di fcolpire. Gli Egiziani ne
adornarono le loro Chiefe , i loro obelifchi, le loro grotte, le cafle delle
loro mumie . Di tali ornamenti , e loro lignifica- ti ha lungamente (critto il
famofo Inglelè Viaggiatore III. Shaw . Si veda*Voyages de M. Miaw dans pleu- sieurs
provinces de la Barbarie, & du Levanr Tornea. Chap. V, pag, y$. ad iCo. 1 Digitized by Google
pofteriori nazioni , e le varie maniere di fcri- vere Tulle colonne, su'
mattoni , fu' metalli , filile pietre, Tulle pelli, fui le frondi,e cor- teccie
di alberi , fulle tele , e Tulle carte . §. 24. Era dunque ne* primi tempi af-
fai difficile aver Y iftruzioni primitive di quelle antiche dottrine , più
difficile il ca- pirle ; e difficiliffima cofa efler eloquente . Chi furono i
primi eloquenti ? I primi Sa- vj . Coloro , che fvilupparono meglio degli altri
i loro raziocini , e che più degli altri impararono a trarre delle oflervazioni
, e ra- jriocinj , e confegucnze da' fenomeni , che redeano. Non è noflro
iflituto il defcrivere I1 origini delle conofcenze umane , come han jatto varj
Filofofi fviluppando P Moria delle idee dall' ifloria de' fenfi (38) ma ci
baftt ^(Tervare, che i primi capi delle famiglie , ( primi Sav] , t primi
Sacerdoti Fenicj , E* giziani , Caldei , Perfiani , Arabi , e di ai- fri
antichi popoli furono i primi eloquenti Stimò quindi Iamblico , che la prima
elo- quenza fu così un commune attributo di quei j)rimi Sacerdoti Egiziani ,
che Mercurio, Dio dell' Eloquenza fi Aimo a tutti eflì commu- fie,e quindi le
loro invenzioni fcriveano fot- To il nome di Mercurio , Hermes, Tot, o Thoyt, onde
fi moltiplicarono air infinito i Mer- (38) Condillac. Buffon. M. le Cat Trait*
des (cn- frtions . Bonaet Effay Analitiche & cet. 26 Mercurj Egiziani,
ed i libri a quelli attri- buiti (35?). §. 2j. Malagevole dunque, e
difficiliflìma cofa fu T imparar l'eloquenza tragli antri di quelle Trofonie
ofeurità di que' Savj del pa- ganefimo , che furono i foli confervatori di
quelle poche notizie feientifiche delle quali faceano un' arcano, non folo per
que' firn- boli , e que* geroglifichi , ma per i fenfi più afirufi di que'
fimboli , in modo che doppie difficoltà s' incontravano, e nel capir la fpie-
ga di quelli emblemi , e nell' adattare i fenfi allegorici delle loro fpieghe,
che includevano allegorie di allegorie , e perfonificarono le ^ofe , e confufero
i nomi delle cofe conte- nute ne1 libri cogli Autori de' libri , ond' è la
confufione in cui fiamo , fe Zoroaltro , Hermete , Orfeo , Lino , Mufeo fian
nomi di veri Autori, o titoli di materie contenu- te ne' loro libri , come
Mufeo Collezione dotta , Lino collezione di Elegie querule , Orfeo Savio* (4.0)
§. 26*, t (30) Bmck. libr. i. CJap. 7. $. ? . de Phil. Aegypt. ora dimoftra
onde derivarono i tanti libri di quei Sa- cerdoti Egiziani rammentati da
Jamblico, i quali par- lavano di varie cofe, e traile altre, come dice Jambli-
co, mille libri de* Dei Ceicfti, mille de* Dei hmpirj, e mille de* Dei eterei .
(40) Viri eruditi conjiciunt nunquam extitiiTc Mer- curium. Genuenf. Diff. PhyC
Hift. de rer. corp. orig. $. 7. Tom» V. Rer. Metaph. Le cofe di Zoroaftro fon
pofte in dubbio dal Fabricio Biblioth. Gracc. libr. !• cap. Digitized by Google
*7 $ 26. Nelle opere di quefti autori , o a tali Autori attribuite , f
eloquenza Poetica che fu la prima eloquenza , acquiflò una for- • . \ za
entufiattica , detta Vis Emhea, furor entheus, cntufiafmo , commozione. Quindi
ad Apollo Deità dell'eloquenza Poetica , ed alle Mufe fi attribuirono le
facoltà cnthee d'indovina- re , e vaticinare, e negli antichi Oracoli del- le
nazioni rimote fi veggono i pezzi di quel- la entufiaQica , fofifìica , e
fimbolica eloquen- za . Que* pezzi fi dittero Fata , Ihefphata , Fata Jovis,
detti di Giove (41). §. 27. L' eloquenza antica , come tutte le altre poche
fcienze ,di que* popoli de' pri- mi tempi furono, e dovean' eflere un'arcano di
pochiflìmi. Le memorie di que' pezzi di eloquenza fi confervavano ne' più
rimoti ar- chivi delle Chiefe de' Dei Egiziani e ne* tempj degli Oracoli. Cosi
fi dice di Omero di avere ce' fuoi Poemi compilati i pezzi delle antiche
fantafie defcritte nelle Chiefe di Men- cap.jrf. Si veda Desiami. Hiftoir. Critiq. de la
Philo- fophie. Tom. i. pag. no. Circa
Mufeo, Lino, ed Orfeo mofle il dubbio il Voffio nell* opera de Poctis Graecis
nella Tua Poetica Cap. 13. Cicerone nel primo de natur. Deorum introduce
Ariftotele , che niega Y e- fiftenza di Orfeo . Si veda Criftiano Efchercbach
Sco- Jiafte degli Argonautici attribuiti ad Orfeo , il quale fcrifTe ancora un
Epigone de Poefi Orphica. (4i) Blackwell Ricerche fulla vita, c fcritti di O-
mero . Vedali Cicerone de Divinat. Digitized by Google 28 Memfi in Egitto (42)
. L' ifteflò fi vuole che fecero Platone , e Piuagora ne1 loro Viaggi in Egitto
(43). Cosi gli antichi Arabi fo- /pendeano , e confervavano nel Caaba loro
tempio ipezii più famofi de' loro Poeti (44). Dalle raccolte di quelle memorie
derivarono poi i libri ed i papiri immer.fi delP Egitto , da' quali 0 composero
le vafijffime Bibliote- che (41) Efcftione preflfo Fozio nella Biblioteca §.
700. «lice, che una Dama di Memfi. Kglia diNicarco, chia- mata Fantafia
eccellente in dottrina compofe due Poe- mi , la guerra di Trcja , e i viaggi di
Uiijfe , e pofe, tali libri nel luogo il più facro del tenipio di Vulcano in
Memfi. Che Omero con induitrie, e maneggi rica- vò di quei libri copie per
mezzo del Sacro òcribente Phanites, e fece da quelli la fua Odiflea . Si veda
Blackwell. Il fenfo di tal fatto, che fembra allegoria vorrà dinotarci, che
Omero fu iflruito da'Sacerdoti E- gizj, i quali per altri mezzi avean raccolte
rali re- condite idee. (43) Pittagora s' iftrui , e adottò fenza niun* efarae
tutte le dottrine degli antichi Sacerdoti Egiziani . L* i- fteflb fece co*
Bramini dell' Indie , e poi ritornato portò fittemi moftruofi, ed incoerenti
piefi da quelle regioni, e con un mifto di elfi voile regolar V Europa . Que-
fto Pittagora fi guidò Tempre dalle altrui idee , e mai delle fue. Recher.
Phil. ùxv les Egyptiens Tom. I. Seft. Platone fembra che piuttofto abbia
commerciato in Egitto, che coltivata la Filofofia. Dimorò 1.3. anni in Eliopoli
, e in Memfi . Senza i viaggi in Egitto de'Fi- lofofi Greci, farebbe. o gli
Egiziani una nazione ofcu- xa, e ignota. (44) D' Herbclot Biblioth. Orientale
artici. CtaSs . Digitized by *9 che di Ofymandias (45*) e di Tolomeo , e di
altri, che poi fervirono ad accender fuo- co per rifcaldare i bagni degl*
inyafori Ara- bi (46), (45) The Univerfal hiftory fram the beginning of tKc WoM
to the earlieft Times nclV Moria dell'Egitto. (46) Chi voleflc un faggio
dell'antica eloquenza, e delle cofe, che in eifa fi trattavano può vedere i
fram- menti delle canzoni de'Caraibi, e de' Brafiliani riferi- te nell*
Hiftoir. Gen.
des Voyages Tom. XIV. edit. in 4. , gì' Inni de* Bramini antichi. Ca irn. Relig. Tom. Vii. Le canzoni degli
antichi Ateniefi nelle fede di Bacco , e di Erigone. Le canzoni Egizie intorno
alle urne lagriraali, che erano ne' fepolcri d'ifidc, ed Ofi- ride. Diodor.
Sic. libr. 1. Sedi. I. Gli Egiziani nelle grandi tavole efponevano i cadaveri ,
e a villa di eflt cantavano certe canzoni lugubri dette A/aneros . Plu- rar. de
Ifid. & Ofir. I Greci ebbero altresì conftruili canzoni dette Linos ,
Elmos Se cec. Cosi ebbero tali canzoni i Peruani , i Moxi , quei della Florida
, del MilTirtìpi. Si vedano i Voyages au Nord Tom.V. La- fiteau Moeurs des Sauvages Tom. 1.
pag. 138. 'Quelle antiche canzoni
fono i l'aggi della prima eloquenza antica, e degli ogetti della medefima .
Sull' indole, e falle origini dell' antica eloquenza fende lunghiffima- rnente
e dot urne ite il nofteo Sig. Vico nella lua Scienza Nuova al Tomo 1. Libro II.
intitolato della Sapienza Poetica pag. xi8. ad 37^. dell' edizione in 8. 174*.
Napoli . B C A P O II. DeWarte dello fervere. ■ §. i. TL precifo tempo dell'
origine delle lettere X alfabetiche ci è ignoto , come ci fono i- gnote ,
moltiffime origini di varie arti , e feienze t perchè 1' ifloria fi cominciò
tardi a fcrivere , ed a tramandarli a' pofteri. Varie ricerche hanno fatte
circa le origini delle lettere il Goguet, ed il Shuckford, ma non tanno di
altre lettere parlato con più diftin- -zione. fe non che delle Fenicie, e
Greche, ed a quelli popoli fi fono riftrette le loro oflervazioni ,
fpecialmente quelle dei Shuc- kford aflai meno filofofo dei Goguet. Colo- ro,
che con tante diflenfioni, e quafi fenza capirò hanno tanto difputato full'
origine del- le lingue , e delle Lettere avrebbero dette cofe Digitized by
Google cofe più vere , e più follde (è contempora- neamente ali1 iftoria delle
Lìngue; , e delle Let- tere avellerò trattata P Iftoria delle idee, co- me con
formila avvedutezza riflette il Signor Vico nella Scienza Nuova , il quale
dimo- erà , che le origini della Poefia delle lingue* e delie Lettere fieno
contemporanee x e che il creder P oppolto e un' errore , come e fla- to commmie
errore de1 Grammatici P efferfì creduto 9 che la profa fia ftata pria de' verlu
2. Gli uomini ficcome penfarona a parlare , ed efprimere a' prefenti le loro
idee co' fegni , e colle voci x così penfarono di ridurre que' fegni e quelle a
(imboli rar>* prefentativi , per i quali fi fuffero i loro fi- gnificati
comprefi dagli affenti. Impreffero ta* fegni ne' tronchi degli alberi, falle
pie- tre , e con certe figure gli rapprefentaro* no i e ficcome gli uomini
quando comincia- rono a perfezionar le lingue non ebbero (labilità idea di fi
Ilare i fuoni delie voci , cosi nello feri vere non ebbero fulle prime il
penfiere di fidare i caratteri alfabetici , ma di dinotare con molti (Imboli le
loro i- dee M onde i primi lìmboli , o cifre furono affai* I regiflri degli
flabiliti , e fiffi Alfabe- ti fono venuti affai tardi come le Gramma- tiche *
Le cifre Aftronomiche , e numeriche ci fanno vedere P arbitraria origine de*
ca- ratteri j e che gli antichi non ebbero ne lettere , ne fillabe particolari
fulle prime , ma cifre d* intiere parole , e d' intieri fen- fi fi (i). Cosi
veggiamo , che i ruflici abita- tori delle campagne e villaggi di qualche
Provincia fcrivono con nodi , fegni , fui le vedi , fulle mura delle cafe , ed
altro- ve alcune cifre arbitrarie , e relative alle loro idee , colle quali le
loro cognizioni fi comunicano. Si è oflèrvato che le lettere delle nazioni
inculte fono tuttavia le cifre , i fegni , gli emblemi , i quippos (2) .
Malamente c'informa Tutoria fulle origini delle lettere, e fcrittura. E' certo
che i La- tini , riceverono le loro lettere da1 Gieci , ma non è ugualmente
certo , come , dove , quando , e da chi le riceverono. L'origine delle lettere
Greche è dall'alfabeto Fenicie portato in Grecia o da Cadmo , o da altri
antichi $ onde Lucano ditte de' Fenicii ^ Phoenices primi , fama fi crtditur ,
aufi Manfuram rudibus voztm fignare figuris Era (1) L'origine delle lettere fi
può comprendere da a feria rifleflìone full* Alfabeto Cinefc . Hi anno i Ci-
nefi certi fegni per ogni cofa-, ed azione , e per tutte le modificazioni e
cole, onde le loro lettere afeendono a pili migliaja . Le cifre numeriche de'
Romani e de- gli Arabi non eip rimono fillabe, ma parole, e idee. Cosi le cifre
degli Aftronomi , de* Matematici , degli Algebrici , . de* Chimici fon 1'
iftefle. 11 Shuckford nella fua conneffione dell' lftoria Sacra, e Profana fvi-
luppa a lungo , e docci ffi marne n re cai materia . Le ab- breviazioni o cifre
di abbreviazione dinotano ancora intiere parole. Si veda la grande Enciclopedia
are. Abbreviations . (x) Si vedano i viaggiatori. Digitized by Google | Era
dunque una coflame tradizione antica P origine dell'Alfabeto Greco, e Romano
dal Fenicio. I Druidi, ed i Celti antichi attribuirono accora a' Fenicj tali
ritrovali , e fpeciaimente ad un certo Fenix o Fenice da eflì detto Fenius
farfaidh , Fenicio V antico , il quale dittero , ebe compofe gli Alfabeti
Ebraici , Greci , e Latini , e quel de' Cel- ti (3) . I popoli Jony della
Grecia vantaro- no di avere da Cadmo Fenicio ricevuto P Alfabeto 5 e varie
lettere di queilo da Si- monide, da Palamede, e da Lino lì diflero da altri
ricevute • Il V08Ì0 attribuì a Ce- crepe Egiziano V Alfabeto Greco . Altri at-
tribuirono P origine delle lettere a' Siriani , ebe credono di averle ricevute
pria *de' Fe- nicj . Altri le attribuifeono alia nazione de* Cofti in Egitto ,
e Io fanno full' idea della fimiiitudine dell' Alfabeto Coftico col Greco* Ma
fi è già di molìrato , che V Egitto non Ila Hata una nazione ne più antica , ne
più dotta della Fenicia , della Caldea , della. Si- riana (4.) . Dunque
l'Egiziano Toth , Toyth, C. Tautus, (5) Hiftory of Druids the Firft Letter §.
ir. Tali idee de* Druidi circa l'origine Fenicia dell'Alfabeto fi uniformano a
quanto dice Eiìchio che ne' tempi antichi U$avt£*i e aìvaryvuxrou feniciiure ,
e Uggere erano fi- noni me. (4) Connection ofSacred and Profane Hiftory Tom. F.
Book 4. pag. 119. Giovanni Marsham nel fuo Canon Chronicus volle provare , che
gli Egraj nelle Sciente pre- Tautus, Hermes, o Mercurio , o piuttoflo ! loro
Sacerdoti , che tutti fi attribuivano tali nomi, dovettero dalle nazioni più
antiche rice- vere 1 Alfabeto. Suida dice che Abramo fu Autore delle lettere
Affine , ed Eupoiemo , ed IGdoro nelle fue Origini attribuifcono a Noè le
lettere Ebraiche , ed Egiziane ; ma è chiaro dall' ifloria , che le lettere
erano in ufo neiP Affina pria di Abramo , e nelf E- gitto pria di Mosè. Il
Shuckford crede che eia imponibile che gli uomini antedilu- * viani non
ave(Tero avute lettere , credendo che Belo , e Nimrod le conobbero , e che Noè
le infegnò . La fua pruova è , che il Fohì de* Chiodi , al quale fi attrìbuifce
l'in- venzione dell'Alfabeto, era l' ideilo di Noè, Giudicheranno altri fe tali
argomenti del Shuckford conchiudano , o nò . Altri attri- buirono ad Abele,
altri ad Adamo l'origine delle lettere . I Rabbini dicono che nella fera del
primo fabato fu creata V iride , il monte che fcaturi acqua , la colonna di
fuo- co 0 precedeano ratte le nazioni del Mondo . L* i ftcflo voi- Je
dimoftrare lo Spcnccro, ed altri. Il Vico dimoftra Toppofto nella fui fetenza
nuova, e nella fua Tavola Cronologica • La Fenicia fu pid eulta , e pria
popolata dell' Egitto . (5) Aelian. Var. Hiftor, libr. 8. cap. 6. Gli antichi
Tedefchi fcriveano le loro lettere fopra pezzi di le- gni di edera, e baftoni
di legni di edera, onde in que' tempi chiamarono le lettere Buchkftahen , cioè
barbon- cini di legno di edera, ed i libri Bucher , unione di Je^ni di edera.
Si veda Olao Kudbeck. Digitized co , e nuvole degli Ebre? , le tavole delia
legge , ia verga di Aronne , e le lettere^ §. J. I Traci tardi conobbero le
lettere .1 Goti riceverono l'Alfabeto da U Itila Ve feovo circa I1 anno 370.,
onde è fantaftico Olao Vormio , che tanto efaltò V antichità di tale .alfabeto,
com'è fantaftico M. de Pellouticr, che tanto efalta la letteratura Celtica. Gli
Sclavoni riceverono da Metodio P Alfabeto re' principi dell'era Volgare, tson
ferrea ri- fa fi poflbno leggere le rifleflìoni di Agrip- pa fulle origini
delle lettere, e degli Alfa- beti , dalle quali conchiude , che le lettere
fieno perniciofe (6) . Molti hanno confuma- to inutilmente il tempo a darci
cataloghi numerici delle lettere contenute in tutti gii alfabeti del Mondo (7)
. Altri hanno ricama- te le loro iflorie Univerfali cogli eflratti de1
primitivi alfabeti , e loro configurazioni , moltiplicandone i ritratti fenza
bifogno (8), ed altri finalmente hanno voluto dimoftrarci V imperfezioni di
tutti gli Alfabeti , e loro lettere, e per ripararvi fi fono induftriati di
dare alfabeti univerfali , caratteri generali , ed alfabeti degli umani
penfieri (9). C 2
§*4* (6") De vanitat. feient. cap. 2. (7) Chambers Cyclopaedia art..
Alphabet. Voi. t. (8) The Uni ver lai Hiftory fiom the begining of the World to
the Earlictt Times. (9) Si è
parlato di tali progetti da Lcibnitz , e da- glMnglefì
VKilkins,^Uis,Prcftet,HoIder, ed altri, da Siifter Ludwic nelle Filolofiche
Tran&zioni , del Signor Vico nella Scialba nuov* ed altri . 3? §. 4*
L'Invenzione dunque degli alfabe- ti 9 l'arte di f«pergli capire, cioè quella
di fviiuppare i fegni dell'altrui idee, e di tra- mandarle a' poderi ed agli
adenti , ar- te utiliffima , e vantaggiolìflìma , è fiata affai antica , e d'
incerta origine , e di diffi- ciliflima intelligenza fulle prime; ond'è che V
arte di capire le fcritture antiche gerogli- fiche , ed emblematiche degli
Egiziani , de- gli Etrufchi, e di altri popoli , fu una faen- za arcana di
pochi Savii, e Filofofi di quel- le nazioni ,* e dopo introdotto 1' ufo de' ca-
ratteri , fi refe anche difficile tale arte di faper leggere, perchè le
cognizioni di tali caratteri furon fcienze di pochi , o per arti- ficiofa
politica di quei Savii , o per la bar- barie de* tempi , o perchè i libri nei
moda che allora fi fcriveano fecondo i varj tem- pi, o in legni, o in pelli, o
in altri mate- riali, eran rariffimijO finalmente per l'altrui incuria , e
trafcuraggine . §. Non è noftro iftrtuto inoltrarci in Filofotìche , e Critiche
ricerche fulle caufe occafioraii delie circoftanze , che rendeano difficiliflìma
l'arte di faper ritruovare gii al- trui penfieri nelle Lettere alfabetiche , e
ba- derà ad ogni perfona che voglia iflruirfi delle caufe de' lenti progredì
dell' uman ge- nere in tali feoverte, confiderare con occhio Filofotìco V
Ifloria dell* Europa , fpecialmen- te quella de' tempi barbari (io) , e delle
anti- (10) Sulla Paleografia antica molto £ è fcritto da Dot- Digitiz antichità
dette medii xvì , iflorìa quanto dif- ficile, altrettanto utilifìlma , ed
iiuerefTantif- fima , quando fi rifchiarafle colla face della Filolofia, e del
buon guflo. C 3 §. 6. dottiflìmi Uomini ," ed i corpi infiniti di materie
Di- plomatiche , che inondano la Letteratura , altro non fono, che lftorie
dell'arte di faper capire, e leggere le varie fcritture de' varj fecoli,
feienza , che dà im mentì lumi all'lltoria, e riceve ancora dall' Moria più
lumi. B.' certiuìmo intanto , che 1* invenzione della ftampa fia fìata per le
icienzc , e per la fìlofoflca eloquenza affai più utile di quella delle antiche
invenzioni di tante ma- niere di fcrivere , ed Alfabeti . Sull' origine della
ftam- pa fi può vedere il Wolfio Monumenta Artis Typo- graphica . Gli antichi
fcriveano nelle Corteccie degli alberi, onde in varj antichi Scrittori fi
oflervano le pa- iole Codice* delibrati per Cortices delibrati , cioè cor-
teccie levigate nelle auali fi fcrivea. Codices arborum% Caudices arborum fi
diuero i tronchi degli alberi, ne* quali fi fcrivea, onde le frafi in
caudicibus , in codi- cibus • Si vede Saalbach Schediafm. de libris Veter , ed
il Reimanno Idea Syftemat. Antiqu. Litter. Pi- tife. Lex : Antiq. voc Libri .
Si feri fife anche fulle frondi di varj vegetabili in varie nazioni . Si vedano
le Origini delle arti , e feienze di M. Goguet . Si fenile ancora fulle tavole
, fulle cere , fulle pelli degli anima- li , full' avorio, ne' metalli, nelle
pietre, e n ferine in varie maniere . Gli antichi Romani fcriveano , e nelle
Pergamene, e ne* Papiri, e nelle cere, e nelle tavole, e ne* libri detti lincei
. Ne' fecoli della Chieù 8., 9. 10. e 11. i materiali da fcrivere eran così
rari , che fi radeva da una pergamena l'antica Scrittura per ifcrivervi la
feconda, e fi radeva un MSc.o di Livio, di Cicerone , di Tacito per
ifcrivervifi altre cofe del gufto di quei tempi . Murator. Antich. Italian.
Voi. 3. pag. 853. Mabillon ed altri ec. Si vedano le Me- morie dell' Accademia
delle Ifcrizioni di Parigi Tom. 3* §. 6. II Dottiflìmo noflro G'amb. Vico nella
9. pag. $26*. edìt. in 8. Appena i piti ricchi Monade- ri aveano un folo
MetTale. Muratori. Antichità PoL $. pag. 785?. L'Abbate diFerrieis nell'anno
8ff.fcri- vendo al Pontefice lo fupplica d'improntargli una co- pia del libro
de Oratore di Cicerone , e delle Imita- zioni Oratorie di Quintiliano , con
foggiungere , che in tutta la Francia non ve n'era un' efèmplare compi- to .
Muratori Antichità. Voi. pag. %t>6. La Contcfla d' Angiù per una copia
delle Onulie di Haimon Ve- feovo di Halberftadt diede 100. montoni , e grandi
quantità di grano, fegale^ miglio ec. - Hiftoir." Let- tcrair. de la France par de
Relig. Bcned. Tom 7. oart. v Nell'anno 1471. Luigi XI. s' improntò dalla facoltà Medica di Parigi le
opere di Kafis Medico Ara- bo col depofito di confiderabili pegni , e con varie
cauzioni de exhibendo. Gabr. Naudè Àddit. a V hiftoir. de Lovis XI. par Comin. edit. de Dufrenoy ,
Tom. 4. pag. 181. Alle Chiefe,e
a'Monafterj fi offeriva fo- lo qualche libro , e chi V offeriva , lo portava di
per- dona , e dicea di farlo prò rimedio anima fua , e per effergli perdonati i
peccati. Muratori Antichità Voi. 3. pag. 8$6~. Chi lacerava tali libri , o
macchiava era cre- duto un violatore facrilego del Santuario , e feomunica- to
. Affemann. Biblioth. Laur. Medie, pag. i^.Florent. 1742. Si comprende quindi
agevolmente , che per la fcarfezza,e rarità de' Codici, e per la barbarie
de'tem- pi, 1' arte di faper leggere era un requifito de' piti il- lultri
personaggi Aventin. in Annalib. Bojor. Walch, in hiftor. Critic. Latin. Ling.
M. Robertfon Hiftoir. de Charles V.,e per la loro difficoltà edefeurità le
faen- ze Alfabetiche fi confufero colle feienze Magiche . Si veda Olao Kudbeck
de Litter. Runic. E fe i Maghi fi fervi vano di alcuni baftoni , e verghe, gli
amichi Scan- dinavi! in certi barioni fcriveano altresì le loro cifre, e
lettere, e da' legni di forbo falvatico detti da efli Ro- nec , chiamarono Rune
le Cifre in eflì deferitre , on- de vennero le Scienze Runiche , Magiche,
Alfabetiche. Si veda il ci tao Rudbeck. » Digitized by Google 39 ( nella fua
Scienza nuova , Libr. 2. ne' Corei- larj intorno alle origini delle Lingue, e
del- le Lettere & cet. pag. lój. Napoli 1744.,) dopo avere riferiti i
contraili di moìtiffìmi Scrittori bill' origini delle lingue , e dcl'e lettere
> riflette r. Che malamente fi fono eredute feparate le orìgini delle
lingue , e delle lettere , perchè tali origini furono con tempo- ranee 2. Che
falle prime tutte le nazioni par* larono fcrivendo , perchè concepitol o l'idee
delle cofe per caratteri fantaftici di feftanze animate , e le fpiegarono per
fegnì mutoli , cioè con atti , 0 corpi, che avellerò na'urali li rapporti con
quelle idee. Per dire 9 che erano feorfi tre anni, prendeano per efem- pio tre
fpìghe, o tagliavano tre volte certe fpighe colia falce . Quella era P
antichilTima Lingua rammentata da Platone, e da Giam- bico , e che il Vico
chiama la lìngua Man* tua , che fpiegava V idee per le cofe , e per le lore
proprietà , foggiungendo il dottiflìmo Autore , che gli Egizj narravano ,
eflferfi al Mondo parlate tre diverfe lingue in tre va- rie Epoche del Mondo ,
cioè nell'età de* Dei la lingua geroglifica ,0 facra, nell'età de- gli Eroi la
lingua fimbolica, o per fegni , 0 per le imprefe Eroiche ; e finalmente nel!'
età degli Uomini la lingua Epiftolare per commu- nicarfi co* lontani le proprie
idee. Confirma il Sig- Vico con infinite oflTervazroni tali cofe, e con molte dottrine,
riflettendo, che i Ge- roglifici , non fono flati artificj dd* Filofofì e 4 per
Digitized by Google 4° per occultare ìe loro dottrine , ma una na- turale
necejfità di parlare con ejfi ne' primi tempi. Lo (viluppo di tali lingue, è
lunga- niente defcritto in detta opera della Scienza Nuova pag. 171. ad pag.
101. Le prime Jingue dunque fecondo il Signor Vico furori compofle di caratteri
divini , ed Eroici , che poi fi fpiegarono con volgari parlari , e con
caratteri volgari ; e la prima eloquenza fu quin- di poetica per necejfità di
natura , onde con- chiude il Signor Vico , che la Poefia , l'elo- quenza , e la
Mufica , e le favole , il canto, ed i verfi furono la prima lingua degli Uo-,
mini, come da noi fi è accennato (n). CA- (ri) Rifulta quindi , che il noftro
Signor Vico ha fviluppato nella Scienza nuova il (iftema dell' origini delle
lingue affai meglio dell' Inglefe Blackwell nelle Ricerche Julia Vita di Omero,
H Blackwell appena accenna ciò che il Signor Vico dottamente dimoitra* uì/.
Batteux , gli Autori dell'Articolo Profa nell'£/7- ciclopedia , ed altri ,
vorrebbero la profa anteriore a' verfi, come anche credè il Cajlehetro nella
fua Poe- tica , ma o s' ingannono , o con ogni sforzo potàbile mai potranno ad
evidenza dimoftrare i loro lentimenti, che ti riducono ad opinioni non fondate
nè dall' Mo- rie , ne dalle antiche tradizioni . . Digitized by Google CAPO
III. Difpofiiioni intellettuali che devon precedere V Eloquenza . DA quanto fi
è detto fulle origini delle lingue , dell' eloquenza , della maniera di
rapprefentarla co' fuoni articolati , e co* fegni alfabetici, e delle
difficoltà che fi fon dovute fuperare per arrivarci a tali feoverte* e
migliorarle , rifulta che gli sviluppi o ri- tardamenti della vera eloquenza
fono Tem- pre flati , e faranno in ragione reciproca de- gli sviluppi della
cultura della ragione , e dell' intelletto , verità dimoftrata nell' Ifloria
umana. §. 2. L' arte di perfuadere , e quella di efler eloquente , e di
confeguire il fine per 42 cui fi vuol edere eloquente , dipende dai ben
pensare, e dall' adattare i rappoiti , e le circoflanze de'roltri giudizj , a'
rapporti , c alle circeftanze degli altrui j e fare , c he gli altri per cosi
di se , vedano colle ne fi re idee, e penzino co' rxflri pensieri . Quindi per
efler eloquente bifogr.a eflere grande penzatore, e per efler grande pensatore
fa duopo efler gran Logico , e gran Filofofo . Dunque fi dee piia emendar I'
intelletto e gli cri-uri di enV , fe mai vi fono , reuificar- Ì5 f idee* i
giudizj, empirti fjnimo di fode ed Utili ccgni2icni , ben difporfi le medeli-
mc e con ordine , e ftmmetria , e ricavarfe- ne da quelle vere ed utili
confeguenze coli' ajuti delle feienze che formano , e migliora- no V intelletto
, come la Geometria , e la Logica, e le feienze metafifiche , precedute da
certe Univerfali , e Filofcfiche nozioni ài un' Moria ragionata del Mondo , e
dell' Ucmo Fifico , Morale , e Politico , giacche gli tffetti dell' eloquenza
faran fempre pro- porzionati allo flato in cui e l'animo di chi parlalo fcrive
, o di chi fente o legge, cir- ca tali antecedenti richiede cognizioni • §. 3.
Confederando gli Uomini nel puro flato naturale ed incolto , i medefimi han
dovuto acquifere pria le generiche nozioni dello flato in cui erano , de' loro
bi fogni m e de' loro rapporti cogli oggetti , the gli circondavano , e
dovettero dedurne le con- feguenze , che ne rifultavano , e da quelle for-
Digitized by formarne i gìudizj opportuni per il calcolo de' loro bi fogni , e
quindi dovettero penzare ai modo più brieve , più proprio , e più fa- cile
d'indurre gli altri a1 loro dtftgni,e per- fuadergii vertendo le proprie idee
con quei colori di eloquenza! che conobbero analoghi a* loro difegni. §. 4.
Coloro dunque , the vcnno render V Uomo culto, e favio > debbono itìruirlo
nel- le fcienze le più utili , e nectflarie , ma non bafla iftruirlo , e
l'»ifliuirlo è cofa , che fi fa da molti , ma il faperlo ben iflruire è cofa
aflai ardua, e da pochi. Neil' ammaeflrar gli altri bi fogna olfervare il
metodo che la na- tura oflerva nello fviluppo delle intellettuali facoltà de'
ragazzi . La prima paflione deVa- gazzi è la curiofuà , indi fi fviluppa la
fon- tana , più tardi la ragione e il dilcernimento, indi la fana criticale V
efatto raziocinio . La memoria ne' ragazzi è più viva , e V ingegno fi fviluppa
col crefeere. Le fcienze dunque debbon' adattarli a tal9 ordine della natura •
Le fcienze di memoria della prima età dtb- bon' edere la propria lingua, la
Cronologìa, la Geografia , e r Ifloria in bricvi , e ragio> natiflimi
compendi (1) indi la Geometria, e r (i) Per la Cronologia vi fono le ottime
iftituzioni del Beveregio . Per la Geografìa non vi è finora ua libro
elementare utile fuori di quel del Gordon , giac- ché in tutte le altre
Geografie non Ci traili» alla co- gnizione del globo la ragiona» notizia de*
coltami , e e 1' Moria Naturale e le Scienze Fifiche , dopo le feienze Meta fi
fi e he , Eliche, Politi- che, Economiche e quindi la Logica , la Critica , e
lo lludio della vera eloquenza Profaica, e Poetica , che non fi porno ne ben'
infegnare , ne ben' apprendere , i c bene efercitarfi fenza aver l'intelletto
illuminato di ogni feienza utile e che migliora l'Uomo.- Un direttore dell'Uomo
intellettuale dee re- golare i Tuoi fillemi d' infegnarlo , come il direttore
deii' Uomo Fifico regola il fuo pia- no di curarlo nelle infermità feguendo
gl'in- dizj della natura. . §. y. Rifulta quindi, che il regolamento degli
fludj dee fard coti fomma Filofofia, ed è cofa di gran Filcfofi , e che tal
rego- lamento non può , ne dev' elfere per tuiii rifletto, come non fono gì'
iflerTì tutV i cer- velli 9 e tutti gli fviluppi di efil , e come fon varie, e
debbon'eiler varie tutte le edu- cazioni per le diverfe caufe occafionali, che
vi concorrono. Non lì ponno dunque in materia di educazione letteraria fifiar
Canoni cerne non fi penno per le guarigioni dell'Uomo Fifico fif- far
Caronicertiffinii in Medicina, e l'educazione letteraria e infatti la medicina
della merle . Ma la più generale regola d' iflrurre , e più all' Uomo adattata
debb' efler quella di far' acqui- fere all' Uomo le più utili , e folide cogni-
zioni , riti refigiofi, e civili de* popoli, ed un quadro Itterico Filofofico
delle loro arti, e icienze. Si defidera tutta- via in tali materie un libro
utile ed elementare. zroni , e farcele acquiflare, non già per mez- zo de1
Toltili lillemi fcientitìchi , ma per mez- zo delle ollèrvazioni , che furono
il primo fonte delle cognizioni de* primitivi Uomini , e con queflo metodo
delle oflervazioni la natura fece ufeir dall' ignoranza i popoli in- colti .
Perchè non iftruire i fanciulli con quel modo con cui fi fono iflruiti gli
Uomini primitivi ? Neil* ofTervazione de' progredì , e delle origini delle
conoscenze umane , e nel- le rifteflloni fulle maniere , colle quali le So-
cietà nafeenti a tali metodi pervennero , e nelle meditazioni fu' piani di
feienze , ed ar- ti derivate da quai medefimi , e ridotte poi a fittemi , fi
può trovare il più bel piano poflìbile dell' educazioni Letterariè , piano
eccellentemente progettato , ed a lungo fpie- gato , e dimoflrato. dal famofo
Signore de Condillac , che con maefìria fomma infegna la teorica , e la
prattica di un tal piano di feientifica educazione (2). Sarebbe da defi- de-
(a) Si veda la dotta opera del Signor de Con- dillac intitolata Cours d' Etude
pour inftruc*tion da Prince de Parme in 11. , Voi. 16. A Londres 1776. Noi non
portiamo fare' a meno di non traferi- verne qui alcuni famofì (pezzoni per
darne qualche idea a chi non avcfTe letto tal famofo Autore --Le primitive
feienze de le nafeenti focietà fi riduflero tut- te a poche oflervazioni ,
bifognò dividerle , ed ordinar- le per darti, onde vennero le offeivazioni
fulla caccia, fulla pefea, fulle ftelle . Quefte o(Tervazionì fatte , c •
raccolte furon ridotte a fittemi , e principi generali, e così coloro, che
difpofero , ed ordinarono le feienze furo- derarfi che nel p?ano fi potette , e
fi vo!e(Te da tutti gli educatori delia gioven ù efegui- re , e porre in
pratica , Ala per porla in pra- furono creduti di effe inventori . Ma etti efpofèrò
le faenze in un'ordine contrario a quello, col qmle era- no nate, giacche fi
era cominciato dalle particolari of- fervazioni, non da' ditemi. Impertanto f
ordine , e la chiarezza di tal metodo potteriorruente inventato, prc- vahe, ed
invece di condurre i radazzi come ignoranti, per mezzo delle offervazioni , fi
condullero , come fe fiiffero ftati peritiftimi , per mezzo de' metodi , e
fitte- mi generali , quali non potendo capire , perchè non aveano ballanti
conofeenze , ed offervazioni per potergli capire, differo allora „ non Tono
ancor capaci di c«- «ofeere, bifogna afpettare l'età della ragione „. Non ▼i è
età che poffa far capire i principi generali di una feienza, fe non fi fono
fatte le offervazioni , che han coadotto a miei principi . L' età dunque della
ragione è quella, nella quale più* fi è offervato , e per confe- guenza la
ragione verri pretto , o tardi , fecondo le prette , o tarde oflervazioni . Per
fapere infegnare i fan- ciulli", bifogna (àpere , come noi concepiamo le
cofe imparate, ed analizare l'intelletto umano, e le fue ope- razioni • L'
unico metodo fui di condurre i giovani da quel che conofcono a quel che non
coiiofcono , e con tal metodo il Maettro non dovri ne ttudiare , né* infegnare
le Scienze , ed i fittemi fatti da effe , anzi dovrà fingere di fcordarfègli
col fuo allievo , e comin- ciar con quello i progreifi di una oflervazione all'
al- tra. Cosi fi fono illuminate le nazioni, e così debbonli illuminare
gl'individui .Ne fi dica, che i progredì per via di offervazioni effendo ftati
lenti in tutt* i popoli , tali fa- ranno negl'individui, perchè fe i popoli, e
gl'individui fi fuf- fero ferviti de'loro intelletti , come dal principio fi
ferviro- no delle di loro braccia , e de'loro p edi , avrejbon cosi svi-
luppate le facoltà intellettuali , come le finche , avrebbero trovati i
fittemi, come le machine meccaniche, ed avreb- bero Digitized by Google pratica
vuoici un gran Filofofo come il Con- diiiac (a) . L' uomo nafce debole , e
bifognofo di Iu* Oli inteilettuali . Da Rjue T educazione Fifi- ca , bero
comprefo il bifogno di sviluppare l'intelletto , come le forze tinche del corpo
. Bifogna du.iq»ie far capire al fanciullo le facoltà del fuo intelletto , ci
il bilogno di fervirfenejed invece di andar efeogitando principi metodi, e
regole nella carriera delle fetenze > porli con lui nella carriera del e
rifletti >ni , ed oftèrvazioni .... Quefto metodo recide le imbarazzanti
fuperfluiti degli Studj , che ci arredano, fenza giovarci , proferive quelle
fcrert- ae vane ed inutili, che U chiamano elementari, e primi- tive, che ci
fanno perdere il tempo a non imparar nien- te per imparar meglio un' altro
giorno , o per doverfi obliare quanto fi è malamente imparato .... bifogna
imparare i fanciulli a petunie, e per farlo bifogna ve- der pria come noi
cominciamo a penzare & cet. --Un moderno Franccfe ha tentato di efporre
il metodo de render facile l'acquilo delle prime cognizioni Geome- triche anche
a' ragazzi ed Uomini inculti : Queft. far rEncycl. art. Geometrie. fa) L* arte
dell' educazione ( dice il Signor de Sauri Ele.nens de Metafìfìque Chap. 18. }
richiede cono- feenze valli (lime , che al raro fi truovano negli educa- tori .
Bifogna ftudiar la natura , e non forzarla . Una fe- lice memoria conduce ad
un'^ftorico , un gran fondo d' imaginativa alla Poefia , un' attenzione fottile
, ed efat- ta alle feienze geometriche . Gli fpiriti di coraggio alfe militari
facoltà. Bifogna indagare le inclinazioni, e la natura «5: cet., & cet.
& cet. Si vegga il derto Autore loc. cit. ove riflette che V educazione
privatale publica fieno per lo più* mal regolate . e che i libri per educar la
gioventù e per ufo della medefima dovrebbero con- tenere cofe utili, chiare,
precife, interelTanti , piacevoli, e necenarie , con iftruire per via di
oflervazioni > e ri- flemoni , che fanno fyilluppar l'intelletto. 4
> ca , la Civile i la Letteraria debbono per- fezionarlo , ma quefle
fpeflo fpeflo Io gua- dano, e certe volte lo rendono flupido con arte , e
metodo , vale a dire con un peffi- mo piano di educazione • Gli allievi de'
falli Savj , i Lettori degli ftoiti libri , gli amici de Sofifti Filofofi fi
communicheranno Tem- pre lo fcambievole contaggio. I Romani , ed i Greci nella
loro gioventù erano educati da' gran Filofofi , e perciò aveano gli Alef-
fandri , gli Scipioni , gli Annibali , i Pompei. Da chi , e come fiamo noi
fpeflo educati ? Si confuma il meglio dell' età per lo più traile Grammatiche
delle lingue antiche e dopo fi palla agli fludj dell' Ergoifmo e fi finifce la
vita fenza eflerfi troppo faputo vivere q penfare. §. 7. Chi volefTe imparar
da' libri P arte dell' educazione Fifica , e Letteraria , potreb- be imbatterfi
in molti errori , giacche me- glio farebbe non dare a,* ragazzi ni una edu-
cazione , che dargliene una , come fi prefcri- ve in certi moderni libri di
certi ciarloni creduti Filofofi ; ma il capo di opera de' Filofofici delir}
full' educazione è 1' Emilio del Signor Roufieau di Gineura , ed il fuo Romanzo
della Novella Eloifa, che trafpira- no , come moltiflìme cofe di Roufieau , il
fonatifmo , V empietà , la contradizione , e la declamazione . Il libro fuW
Uomo , fulle fue facoltà intellettuali , e fulla fua educatone , opera poflimia
dell' Elvezio , refpira , come il Digitized by 1 il Tuo libro dello Spirito ,
il veleno dell' ir religione , e delle contradizioni , ed è un' opera della
quale non fé. ne può mai ad ab- buiìanza confutare la piena de* fofismi , che,
contiene « Il Vefcovo Burnet ha fcritto in Inglefe pochi Saggi full* educazione
(4), ma il fuo libro è arido , e concifo * Il famofo Rollino è flato Autore di
eccellenti precetti di educazione nella fua opera fui la maniera d* infegnare,
e di fludiare le belle lettere in rapporto alP intelletto , ed al cuore , ed ha
fermo P ifteflò famofo Autore tutta I2 fua Moria amicale la Romana con
oflervazioni, e fìflema tale da poter fervire per un bel piano di educazione
Fifica , Civile , Criflia- na , e Letteraria • Ma gli Uomini Savj. truo- vano
nelle opere di quello grand* Uomo i feguenti difetti , che rendono il piano
del- a fua educazione a formar piuttofto P Uomo Pedante , che P Uomo
ragionatore 1. Sem- pre par che confideri V umane lettere co- me lo feopo di
ogni educazione 2. Troppo ammira gli antichi. 3. Poco parla delle co- fe le più
utili , come delle cofe inutili mol- to dice ; e non fa entrare i giovani , ed
i precettori nel vero raziocinio filolofico circa P Ifloria che tratta da
Oratore , quanto fe- condo di efpreffioni , altrettanto arido di pen- 2ieri .
4. La fua educazione tende folo a fai* D un' (4) U titolo è Oa die educatìon.
< Digitized by Google So un Filologo . Ma quefie ed altre rifleflìonr
potranno meglio farli da chi legge i libri di tal1 Autore con efatto raziocinio
• Oltre Quintiliano , che nelle Tue i ili tu 2 ioni Ora- torie libr. L Cap. 2.
, per tutto il det- to libro e per quafi tutto il 2. faille ottime cofe full'
educazione della gioven- tù , uno de* libri i più utili i più Savj, che poflan
darfi alla gioventù , fpecial mente per regola degli fìudj tilologichi , è l'opera
Francefe intitolata Principes de Litterature , che è del celebre M. le Batteux
, Autore , che con fomma Filofofia , e raziocinio ha parlato dell' eloquenza
Profana Poetica , e profaica , e che coli' efempio infegrra la ma- niera di
(ludiar tali cofe da gran Filofofo . Sono ancora da commendarli le rifleflioni
del Tomafini fulla lettura de* Poeti , e de- gP inorici; ma vi è in tal' opera
il difetto di aver fempre P Autore imitato il Bochart, ragionando fpeflfo full'
etimologie delle paro- le , e volendo per così dire provar tutto coli'
etimologie • §. 8. Molti libri dunque fi veggono ferir- ti filli' educazione,
ma pochiflìmi fe ne pon- no leggere fenza perìcolo di non cadere in gravi
errori, o contro la pietà , e la religio- ne , o contro il buon guQo ; ed intanto
P Uomo è fempre nelle» peflìme circoftanze di avere una cattiva educazione , ed
è trailo fcoglio delia mala educazione degl' ignoranti " Ge- Digitized
Genitori , del popoTo , degli flolti Maeflri , e de' cattivi libri ferini full'
educazione : Si e creduto che le Streghe gua ila (Pero, e ftorpiaf- fero i
corpi de* fanciulli ; ma i cattivi edu- catori fono le flreghe, che guaflano
gl'intel- letti, e t ifleflb fanno i cattivi libri de' tallì dotti, vale a dire
degli empi , e de1 libertini. $. Riflettendo a' piani dell'educazione per lo
più cattiva , che fi fa a' ragazzi tra* paefi culti , fi può conchiudere , che
gli eie- vari ingegni de' grandi Letterati che han fatto , e fanno onore alla
natura umana , più fi devono alle caufe occasionali , ed air edu- cazione , che
eflì fleflì giunti in una età ma- tura han fatta di loro medefimi con una ge-
nerale riforma de' loro intelletti , che alla buona educazione ricevuta da1
Precettori - Si può ciò vedere da chi volefle dare una filo- fofica occhiata
alle varie circoftanze che fon concorfe ad illuminare i grand* Uomini , e come
eflì fono ufeiti dalle tenebre dell'erro- re della cattiva letteraria
educazione . §. io. Se erronea è per lo più, la Let- teraria educazione
riguardo a molte faen- ze, è chiara la caufale per cu? tra noi i progreftì di
effe fon tardi , e lenti , e non veggiamo nel numero de' Savj , fe non che
quelli che fono nell* età la più avvanzata perchè han dovuto perdere il miglior
tem- po della loro vita in imparare quelli errori, da' quali poi con maggior
tempo , e fatiga han dovuto fvilupparfi, fe pure è loro riu- D a feito. fcito .
E' il cafo dì cFti deve demolire fin dalle fondamenta un'edificio Gotico , e
poi fabricarne fu quelle ruine un* altro alia mo- da , e belliffimu • §. ii.
Dal ritardo de' progredì delle fcien- ze , nafce il ritardo de' progreffi dell'
eloquen- za, e le caufe del decadimento di eflà . I giovani fi portano nelle
fcuole deli* eloquen- za fenza aver mai Audiata Geometria , ne lliorìa Naturale
, ne Fifica , nè Critica , nè Logica, nè Ifloria^è Geografia, nè Crono- logia •
Dunque fi vuole imparar loro per via di precetti l'arte di ben parlare , fenza
fa- perlì da efli Parte di ben penzare , fenza la quale la Kettorica , e la
Poetica , come le chiamano nelle fcuole , fono vane cofe (y). Se a tali cofe
avefle riflettuto un1 Uomo , che è flato tanto dall'Europa ammirato, non
avrebbe fatte delle meraviglie perchè appe- na da mille Poetiche , e mille
Rettoriche , che fi fcrivono , e s'infegnano, fi polla mai formare un vero
Oratore , un Poeta (6*) . Non fi forma per difetto di ordine dì fludy in
coloro, che infegnano , ed in quelli che fono iflruitr.e per difetto di fcelta
di quelli ingegni , che debbono a tali feienze applicar- fi, onde non folo farà
colpa de' precetti di quel- (5) Dice Lord Home, che tali cofe fenza la Logi- ca
fono JPariling tnffUs . (6 M. de Voltaire nel fuo Eflày fur la Pocfie Effr*
cjue Chap. i. quelle Poetiche, e ir quelle Rettofiche V in- felice riufcita
degl* individui , che vi fi ap- plicano, ma altresì del non eflerfì riflettuto,
che il non omnis fert omnia tellus , è adat- tabile a' talenti , ed agli fludj
ancora . §. 12. Si dee riflettere , che Pericle De- rhoflene, Cicerone ,
Efchilo , Sofocle , Pin- daro , Omero , ed altri grandi Poeti , ed Oratori non furon
tali , fe non per eflTere flati Commi Filofofi . Ma in diverfe parti
dell'Europa Parte dell'eloquenza fi fa flu- diare a' giovanetti (otto la
direzione di alcu- ni freddi , ed inefperti pedanti appena prat- ici della più
infima Grammatica , e fi fa confiftere tale arte nel far copiare, e detta- re
alcuni aridi magnificanti precetti , ed in far lavorare certe compofizioncine
fogli varj fiili , e tropi , co' quali fi crede invano , che la mente poflà
modellarli fui buon gufto dell'Eloquenza, la quale non fi acquifla con quei
tanti efercizj fulle imitazioni , amplifi- cazioni , e Chrie , che tanto
abondano in un milione di Rettoriche , ma fi acquifia ii vero fpirito dell'
Eloquenza dagli ftudj , che coltivano , ed iflruifcono la ragione , dalle fode
regole Logicocritiche , e dalle fetenze le più folide , ed utili ; ed ogni
eloquenza , che non è a equi Hata da tali fonti, è attarda, ridicola ,
fofiflica , e falfe j ed è verità trop- Ko certa , che nella maggior parte
delle ettoriche , che s' infegnano altro non s' in- contra, fe non perpetui
oftacoli a progrefit D * dell' dell'eloquenza , i Maefiri della quale fe for-
iero i Socrati , ed i Platoni , ti darebbero allievi fimilu Cicerone ci ha
lafciati eccel- lenti libri in Filofofia, e nell'Arte Oratoria. In altro fiato
farebbe P eloquenza, fe coloro che fcrivono in difefa de' moderni Rabirj, e de1
moderni Qaenzj potettero tutti feri vere de natura Deorum , de finibus , de
legibus » de ojficiis . I tempi i più felici della Greca, e Romana eloquenza
furono l'epoche le più g]oriofe delle faenza , ma allora , come ben difle
Petronio Arbitro , nondum umbraticus doBor ingenia deleverat , §.13- li buon
gurto delP eloquenza Poe- tica 0 e Profaica c rimaflo traila fchiavitù di certi
aridifiìmi precetti , e regole fondate fulla prattica , ed oflTervazione di
certi Au- tóri. Quello è un fegno di barbarie . Si è fcolTa la barbarie nella
Filofofia . Non più fi dice: Filofofo Platonico , Cartellano , Neu- toniano ,
Leibniziano ; ma fi dite : Filofofo ragionevole* Solo nell'arte dell'eloquenza
Poetica, e Profaica P autorità trionfa, e ta- ce la ragione. Si citan fempre i
precetti di Longino , di Arinotele , di Boffij , e di al- tri. Son degne da
leggerli fu quello affluito le rifleflìoni di Loid Enrico Home (7) il ■ ' .
.qua- >•••.! . % i rt n »** 1 {7) Ecco le parole Jelf Autore nella fua
énergerica lingua originale - Rudere exhibit the 'triumph of authority over
reafon « Philoiophers ancicntly were divi* ded into feto, being Epicureans ,
Piatonilte , Scoics , quale vorrebbe, cne invece d'imitarli gl'an- tichi, s'
imitafle la natura , e fi elevalTero gl'intelletti all'imitazione della natura
. Op- pone Aleflandro Pope, che imitando #li an- tichi s'imita la natura (8) ma
tal mafììma D 4 cpiù Pythagoreans , or Sceptics : the fpeculative rclied no
forther upon their ovn judgement , than to chufe a lea- der whom they
implicitly rolloved . In latter tiiv.es , happily , reafon hath obtained the afeendent: meri
nov afiert their native privilece of thinking hi themfeìves, and difdain to be
rancked in any Se£t , whatever bc the Science. I muft except Criticifm , which
by what fata- iicy I know not , continues to be not ieff slavish in irs
principles, nor leff fubmiflìve to authority , than it wa originally . Boflu ,
a celebraoed French Critic , fci- res many rules; but can difeover no better
foundation for any of them than the pra&ice merely of Honier, and
Virgil, fupported by authority of Ariftotle . Stran ge ! that in fo long a work
he sbould never once ha- ve ftumbled upon the humaurnature ? It could not ,
furely be his opinion, that thefe Poets , however emi- ncnt for Genins^ were
intitled to give Iaws to man- kind; and that nothing now remains , but biind
obe- dience to their arbitrary vili : if in writing they follo- wtd no rule,
vhy sliould they be itimed ? if they ftudied nature, and were obfequious to
rational prin- ciples , why should thefe be concealed from us ? - Ele- jnents
of Criticifm Voi, I. Introd. pag. 12. edit. in 8. (8) Aleflandro Pope nel fuo Eflay on Criticifm par-
lando degli antichi, dice che to copy nature is io co^ py them ( v. 140. The
Works of Pope Voi. 1. pag. 75>. edit. in 12» 1776. Senza entrare nella
nojofa , e pedantefea queftione fulla preeminenza degli antichi e de* moderni
tanto dibattuta in tutte le nazirni", é ipe- cialmcnte in Francia a' tempi
di Madama Dacier , iul- la qual controverta & fono fcritti ninniti
Volumi , ec * ; 1 è più pecfantefca , che filolofica , e bifora c fa minarla in
fe fletta , non come detta da Pepe, che è il Poeta il più grande che ab* bia
avuto P Inghilterra ♦ CA* i! lepido Tnglefe Decano Svift la pofe in ridicolo?
batta, per confutare il Pope, riflettere , che quantunque, colli' ei dice il
copiar gli antichi Jta il copiar la na~ turjy c Tempre meglio copiar la natura
nell'originale, che nella copia degli antichi, purché fi fappia . 1/ifteÉ fa
prevenzione del Pope fugli antichi avea Gianvincen- zo Gravina, che volea far'
imitare i Greci al fuo allie- vo Metaftaiìo, il quale fe fi ruffe trattenuto
alla fervi- le imitazione delle Tragedie Greche , non fi farebbe refo, cme fi è
re(b, 1 Apollo dell' Italiano Parnalb • Pope , che altro non fapea far di
meglio , dovea fem- pre imitare i Greci , o tradurre i Greci , come ha tra-
dotto eccellentemente Omero . Il gran Mcraltafio do- vea da (è elevarfi qual'
aquila , ed e ile re in molti/lime lue cofe in modo originale , che gli
Euripidi , ed i Sofocli de' Greci fi avrebbero fatta gloria d'imitarlo. Il
precetto di Pope (è fi fuffe offervato dal Metaftafia» c da' gran Poeti ,
farebbero (tati i medesimi ofeuri , e mediocri • Se poi fi vuole che s'
installerò in modo f die l'Imitazione comparita originale come ha fatto con
Omero Virgilio, allora l'imitazione richiede quei talenti, che richiede
l'inventare, ed il copiar la natu- ra direttamente, giacché dalle dirette
offervazioni fulla natura nafee il correggere l'originale che s1 imita , e
colui , che imitando vuol correggere il filo modello , dee effere affai piti
perfetto nella conofeenza della na- tura, di colui, di cui perfeziona
l'originale. Tal per- fezione è una nuova produzione che deriva dall' inge- gno
di chi lo petfeziona, ed in tal perfezione contri- buite aflai più l'Imitazione
della natura , che quella de U? originale . Riflettendo Virgilio a' caratteri
degli Eroi SI **% 1**2 "W"* I»! CAPO IV. Della Natura della vera
eloquenza, e fuoi requifui. COnfiflendo P eloquenza dell* arte di fa- pere in
modo communicare ad altri o a voce , o in ifcritto le fue idee , in modo» che
quelli che le afcoltano , o leggono ne reflaflero perfuafi, iftruiti, convinti
, o allet- tati i è chiaro che la maggior maeflria dell* elo- di Omero, alle
fue imitazioni della natura, e alle pit- ture di quello , e non avendole
trovate in tutto nè per* fette , oc uniformi , imitando Omero nel groflolano
delle narrative , e defcrizioni , e caratteri , perfezioni mirabilmente i
colori , i caratteri , e le defcrizioni on- de fe mai fi dice che Virgilio è
ftato prodotto d» Omero , bifogna ancor confcflare , che in tal cafo ,
Digitized by Google eloquenza, ed il fuo feopo principale è 1 in- da^amento
delle analogie, e rapporti che quelle idee da communicarfi agli altri han- no
colle analogie , e rapporti delle idee di coloro, a' quali fi cornimi! icano .
Tali rap- porti , oltre Pefler diffìciUflìmi ad indagare , fono, e ponno eflèr
varj all' infinito; e per confeguenza fono, e debbon'elTer varie le maniere
artificiofe dell1 eloquenza , i requifiti della quale mai fi pedono riftringere
a flabr- IftL precetti adateabiir a tutte le ^circoftanze . Poèo gieva che ùn*
Oratore i nfegna (Te i topi- ci da placar Tira , ed i canoni da fedare la
gelofia, il timore & cet. Le paffioni hanno tan- * come difTe Voltaire
, la più gran cofa che Omero ab- bia prodotta è flato Virgilio, che l'ha
perfezionato . Ma chi s'impara folo ad imitar gli antichi , e non la natura ,
non imiterà mai perfezionando , e fuccederà a «uefti tali imitatori degli
antichi, come a certi popoli Orientali , che (è il loro Sovrano è zoppo , cieco
, o in altro modo ftorpio, così efli ancora s ingegnano di ferri vedere. Quelle
rifleffioni avrebbero dovuto pon- derarti dal Pope pria di darci quel troppo
generico precetto del V imitazione degli antichi . Infatti Pope febbene gran
Poeta fufle flato , nel fuo idioma , altro non è fiato, che un'eccellente
traduttore di Omero . Il fuo Saggio full' Uomo è una traduzione della profa di
Bo- lingoroke, e di Shaftsbury, e nel genere di Poema Filofofico è affai
inferiore a Lucrezio, ed è (tato vin- to dal noftro Cappelli nel Poema fulla
Legge Natura- le. Merita dunque applaufo il giudizio di Lord Home fidi'
imitazione della natura affai più di quel di Pope full' imitazione degli
antichi. Digitized by tante , e si vaie modificazioni , che mai fo- no le
ifteffe, ne in tuti1 i tempi , ne in tutt* i luoghi. Sebbene, una fia la
p^flìon dell'ira, dell'amore, del timore , della gloria , non fono però tali
paffioni V iflefle , né produco- no gV ifteflì effetti in Cefare , in Catone ,
in Cicerone , in Aleflandro . L' ira di un Per- dano , di un Greco , di un'
Arabo , di un' Indiano , fon diflìmili 5 e Io fdegno di un Perfiano, di un
Greco, di un' Arabo di un* Indiano della Capitale del Regno, delle Ca- pitali
delle Provincie 9 de* paefi, e delle cam- pagne , fon diflimili . §. 2. Le paflloni
fono in tutti gli Uomi- ni , ma ci fi rapprefentano fotto i varj afpet- ti, e
modificazioni, colle quali noi reggia- mo PUomo fociale . Ogni clima, ogni na-
zione ogni varia tenitura di corpo , 0 com- pleflò , ogni educazione o fifica 9
_o lettera- ria, o politica modera , ed altera talmente gli animi , che le vie
di pervadergli non fono, nè ponno efler più 1* iflefle, né ridurjì a precetti .
L' ira di un grande può mode- rarli con idee di magnanimità , e di eroifmo,
quella del popolo con idee ci1 interefle con parlare alla fantafia , con
forprender col- le favole forprendenti , e co' timori entufia- flici . L' ira
di un Savio fi .modera colla Fr- lofofia, e colla ragione . Quelli precetti fi
truovano in mille Kettoriche . Ma fi è mai badato da chi ha.fcritti tali
precerti , fe tut- t'i Savj abbiano V iflefle idee, gi* ifleffi fi- demi, Kò
flemi, grSfiefli gradi di raziocinio, o fe fia ridetto il modo di perfuaderli ?
Quanti di coloro che fi chi?man Savj , appartengono alia ciafTc del popolo , e
quanti di quelli , che fi credon popolo , penzan da' Savj ? Tan- te dunque
dovrebbero efière le regole dell' eloquenza quante fono le varie combinazioni
pcflibili di tutte le umane paffloni in tutt* i Sociali individui , e chi
confiderà V eloquen- za in tale afpetto , non la ridurrà mai a par- ticolari
precetti , non la farà mai un arte di accozzar parole , e frali , e periodi ;
ma farà per lui V eloquenza V arte di ben penzare % di ben fentire, di ben
ragionare, e quando fi giudica bene , e fi ha un' intelletto vivo, non fi può
mai parlar male. §. 3. Chi non sà il giro delle paflloni di coloro a' quali
parla non c certo mai di riu* fcire nelle fiie imprefe. L'eloquenza dunque dee
eflèr preceduta da profondiilìme cono* fcenze dell'Uomo Naturale , e dell' Uomo
Sociale in generico , e poi delle conofcenze particolari di quella naziore , di
quella Cit- tà , di quella famiglia , di quella perfona , per la quale fi
fcrive , o fi parla . Quanto dunque fi dee penzare per acquiflar tali re-
quifiti! Qui cade acconcio affai più che nel- la fondazione di Roma il Tanta
molis trat di Virgilio. La conoscenza dell'Uomo mo- rale è la parte la più
fublime della Merari* fica , L' 1 Ile ria Nnurale ci rapprefenta l'Uo- mo
Fifico, e Tiftoria Civile , la Sacra, la- Pro- Digitized by 6x profanala
Letteraria cr rapprefentano l'Uo- mo Sociale , i libri de1 Viaggiatori , i
viag- gi ec. 1 precetti generali fu tali materie fi riducono a quelli : Lettura
, Penjìeri , Medita- zioni , ed Ofitrvaiioni (i). Dell' (i) E' una gran
difgrazia , che quelle faenze , dalle quali fi dee imparare la conofeenza dell*
Uomo, fieno per lo più piene di,oftacoli per non farcelo co- nofeere. Ricorrete
a' Metafifici per l'Uomo morale, e e per 1' Uomo naturale , ognuno farà il
quadro , e la Ita cu a dell' Uomo a Tuo modo . L' Uomo di Platone di M. di
Condillac, di Elvezio, di Locke, di Hobbes di Buffon, di Robinet,di Bonnet, di
Shaftsbury è l'Uo- mo della Natura , o quello di tali Autori ? L' ìiìefTo può
dirfi dell' Uomo di Roufleau , e di quello d'in- finiti altri . Ogni Metafilico
ha comporto V Univcr- fo , c T Uomo a fuo modo . Come dunque conofeer l'Uomo
morale traile tenebre della Metafilica ? Volci dunque un profondo raziocinio
nella fcelta per la let- tura di tali quadri dell' Uomo , del quale fi trova»
molte piteure , ma pochi (Tu ne originali . L' amor de' fi- itemi , io fpirito
di pedanteria, 1 affettare fublimiti, ed ofeurità, una vana garrulità di dir
parole e non cofe ha corrotta, e lefa mutile la Metafisica in buona parte, come
i piti grandi Metafifici contengono . Per la conofeenza dell' Uomo Fi fico i
grandi li- bri, e le mo'te oflervazioni de' moderni Filici, e Me- dici ci
fomminiftrano delle utiliffime cognizioni , ed incontraftabili ; ma in quetta
regione ancora vi fono delle nubi , perchè 1 Iftoria dell' Uomo Fifico è Oata
dagli antichi fcritta con pedanteria , da* mo- derni con ipotefi quafi Poetiche
. L* iftoria Naturale di Plinio , quella de l' Aldrovandi , e di Eliano , e di
Ariftotele , ci fomminiftrano fpeflb efempj di pedamifino . L' Iftoria Naturale
del Hinio della Fran- cia , §♦ 4* Dell* Uomo febbene fiafi dettò unum cognoris
, omnes noris (2) , e da Vir- gilio ab uno difce omnes (j) pure l'autori- tà di
Terenzio, e di Plauto, e di Virgilio febbene maflìma , è poi fmentita nei par-
ticolare dall' iftoria umana . Accade ne* pre- * celti fulle conofcenze del
cuore umano co- me accade in quelli dell'arte medica a' fe- guaci di Efculapio
. Credon' e ili dopo molte oflervazioni collantemente traman- date dagli
antichi per il corfo di più fe- coli , e da moderni confermate , di dover
fempre gli effetti delle loro medicine cor- rifpondere in ogni tempo , in ogni
luogo , c in ogni individuo a' loro fittemi ; e fpellò /pedo s' ingannano ;
ond* c che i Medici i più favj f°n q^li * cne p'ù diffidano della loro arte, e
che la credono la più fallace . L* eloquenza , che dee cicurare le paffijni
umane , e rivolgerle al fuo fine è dunque cosi difficile , com' c difficile l'
arte di ben cono- eia , la pid eccellente che favi , ha ancora le lue ipotefi ,
e fi accoppia in efla all' infinita fagacità e fottigliezza di un ódervatore
piucchè Fibfofo , il penzare di un Poeta. Gì' inconvenienti , che nasco- no dal
voler conofcer 1* Uomo Sociale dalle Iftorie , e da' Viaggiatori , fono
infiniti , e ponno rifletterli da ognun che fia di mediocre intelligenza dotato
. Dun- que quelli oftacoli , che fi oppongono al ben penzare, fi oppongono alla
vera eloquenza , che dal ben penza- re deriva. (a) Tcrent. in Phorm. Aet. a.
Scea. T. v. 3J. li) Virgil. Aca. I7« ver. Digitized by Google conofcere i morbi
filici , e fi potrà dire che l'eloquenza fia Ars longa , non lunga per i
precetti , che fi nducon tutti al ben penzare , e al ben fentìre ; ma per V
offervanza difficiliffima di tali precetti a* quali quanto più riufcirà poter1
adem- pire tanto più li avrà il vero Oratore , che forprende , e trafporta come
in un turbine gli animi altrui , e s' impadronifce d1 ogni altrai idea, come
oflervò David Hume (4). §. £. Coloro dunque che fi sforzarono di riftringere
Parte Oratoria, e Poetica tra cep- pi di quei molti aridiffimi , ed intralciati
precetti, meritano con ragione i gravi rim- proveri di Petronio Arbitro : Primi
omnium eloquentiam perdidijlis . Si devono è vero fom- miniflrare a certi
principianti alcuni generali precetti , e fi devon loro moftrare alcuni ot-
timi modelli , ma fi dee far loro compren- dere, che tali precetti non
racchiudon l'ar- te della vera, e foda eloquenza, della qua- le in tali
precetti non ponno loro fommini- flrarfi , fe non che quelli pochi faggi , che
debbono nelle loro menti germogliare e fvi- lupparfi • §. 6. I primi precetti
dell* eloquenza dovrebbero eflbr quelli di rettificar l'idee , ed i giudizj de'
giovani , avvezzargli a riceve- re vere, e fode conofcenze,e a faperle con pre-
(4) Humc Philofophical Works E% X. ^4 precifione , e chiarezza communicare .
Que- lla e Parte della vera eloquenza > che è com- pagna indivifibile
dell' arte Log'cocritica , ma quella eloquenza non fi acquifla nè co* difcorfi
patetici , nè colle declamazioni fco- lattiche , ne colle recite a memoria
delle lunghe filze de1 tropi , e figure • Lo di (Te il femofo Petronio Arbitro
♦ jtrtis ftvtrot fi quis hamat effettui , Mentemque magnis applicat , priut
morem Frugalitath lege polkat exacid . Nec curet alto regiam tructm vultu , Moeoniumque
bibat felici pittore fontem ; Mox& Socratico plenus grege mittat
habena* Liber , & ingcntis quatiat Demofthenis arma His animum fuccinge
bonis ,fic fiumine larga PUnus , Pieno defundes pittore ver ha (j*) II Poeta
Satirico Perno ci dipinge ancora l'eloquenza moftruota di Roma in quei fuoi
tempi, e parla di tale eloquenza colle illef- fe idee di Petronio (6). §. 7.
Gli Uomini, che afpirano alla ve- ra e loda eloquenza deyon conofeete la ve-
rità, ({) Petroa. Arbitr. io pp'nc Saryr. Chiunque fia ^Autore di tal Satiricon
attribuito a Petronio , il qua- le così bene declama contro la falfa eloquenza
; è certo che tal libro di Petronio è un modello vero di quel- la falfa, e
biafimevole eloquenza, che in e(To fi vitu- pera, come bene fi 4 olfervaio. da,
M, de Voltaire. (t) Urs. Satyr. Prima. % Digitized by Google rità , e gir
oggetti veramente grandi , e fu- blimr di ior natura , e quelli che fono tali o
per coftume , o per educazione , e mo- dellare in rapporto di quelli i piani
delle loro idee . Il buon gufto della finezza nell' arte del ben dire , va del
pari col fenfo morale $ col quale è unito , e col quale dal coftume , dal
temperamento , dall' educazione ponno effèr confervati , o alterati (7) . §. 8.
Ditte un beli' ingegno Francefe , che i Rettoria fpeflb fpeflb raffomigliano al
Sole, che diede a Fetpnte i generali pre- cetti di guidare il fuo carro . Gridò
il Sole a Fetonte medio tutijjtmus ibis . Corripe lora manu (8) Gridano i
Rettorie! a loro Allie- vi : Imitate quel periodo, quella frafe, quell'
introduzione , quell'epilogo , quella figura , quell Autore . Ma ficcome
Fetonte precipitò non ottanti i precetti del Sole , così rumano quelli fludenti
di Rettorica con i loro pre- cetti, e colle loro pedantefche imitazioni, che
non conducono a formare la mente de* giovani, anzi la confondono in modo $ che
volendo poi eflTere i giovani eloquenti a for- za di quelle imitazioni, fi
perdono tragli er- rori di un' eloquenza Sofìflica, e di uno fti- Ie a modo di
centone ■ E CA- (7) Lord Home ElTay on Crictcifm. Introd. pag. 6* (8) Ovid Mctam.
libr. ì. pag. 30. Opcrr. Tom. i. edic. Barbou. Digitized by Google Rifleffìoni
fui modo £ infegnar V eloquenza . $.
r. SI ferino nelle fcuole molti , e vani sfor- zi per fiflare i topici, come
diconfi , deli* eloquenza. E' vero che ogni feienza , può , e deve avere i fuoi
luoghi particolari , e i (boi fonti , o topici, da' quali deriva, e fi)' quali
fi fonda . Ma P eloquenza , che appartiene a tutte le feienze, e facoltà , non
può dirli che abbia particolari luoghi topici limitati , o avendogli , fon
tanti , quanti tutt' i topici delle altre feienze . 1 Maeftri di Rettorica ad
imitazione deili Genealogifli , che ci han- no dati Iimghiffimi Cataloghi di
nomi di afeendenti , e difeendenti di ogni famiglia , hanno dati anch' effi
lunghiflimi , e tediofif- fìmi Digitized by Google J 67 firn? profpetti di
fuppoflì Topici Oratorj come P Albero di Porfirio di certi credu- ti antichi
Logici . li Profeflore di Rettorica Weltckirch Maeftro di eloquenza Jn Wirtem-
berg volle ridurre i topici appartenenti alle umane Lettere , ed all' eloquenza
, coni' ei di- ce, a* 12. primarj , ed a 180 fecondar j che minutamente
riferifce nei modo con cui gli Autori dell' IJioria Universale Inglefe
riferifco- no le genealogie di Mahomet , e di Zer- duRh, o ZoroaAro (i) • §. 2.
Si ponno dare teorie più oppofle all' acquiflo della vera eloquenza? Ecco dun-
que che i Maeflri , e gli fludenti dell' elo- quenza credono, ed han creduto,
che quel- la confitta in cercar fenza alcuna Filofòfia certi luoghi topici
generali , ed in proporre aicune aride imitazioni j e quindi fi chiama cor- fo
di Rettorica un Centone ricamato di verfi , prefi di varj Autori indiftintamen-
te citati , e s1 infegna la Rettorica nella maniera colia quale Pufendorf , e
Gro- zio han voluto infegnare per via di ci- tazioni cofe più ferie . Si fuole
infegnare in certe Scuole in tal modo: Cicerone così difefe Rofcio Amerino.
Dunque così farete voi in difefa di Cajo . Ivi Demoflene adoprò quella
metafora, quel farcafmo , queir alle- E 2 gorra, M Vid. Weltckirck. not. ad Erafm. Ubr.
de cop. Tcrbor. & rer. libr. 2. pag. 36$. edir. in 8. Bafileac per
hacredes Bryling ami. 15CT5. Digitized by Google \ < «8 gorìa . Dunque voi ancora . Qui Orazio po- trebbe
efclamare. Oh ìmitmris , fervum pecut ! (*) •r §. 3. Così crefcono giornalmente
le imi.*« razioni ; ond' c che io abbia veduto pretto alcuni molte felve , com'
efll dicono , di pen- zieri Oratorj di varj Scrittori, e molte filze di figure
Rettoriche 9 delle quali or prerc- deano una , or* un1 altra . Ho villo farli
de* pezzi di eloquenza , come nelle Farma- copee fi formano gli ungenti . Per
deferive- re una tempefta fi prende un poco di vento Euro, fi mifchia coir Aquilone
, e colle on- de marrtime , con grandine , e fulmini , e farà la tempefta . Per
il buon tempo , il Ze- firo , ed i fiori . Per le definizioni di una bella
donna, di una innamorata fona infiniti, ) e te- (*) I Precettori di Filologia
dovrebbero eflfere graa Filofofi, e che avellerò fatta una feria riflellìone
sii quanto dice il Buddeo in Diflert. de cattar* ingerì, in (èlle&.
Jur. Natur. & Gent. , e sii quanto dice neir Ope- ra intitolata
Elementa Philofophix lnftrumentalis Parte *. & 3. , nella quale terza
parte favella de ratione veritatem cuui aliis comniunicandi . Si leggano
altresì le ojferva^ioni sii tal* opera , fpecialinente fu* capi de Varili modis
veritatem communicandi , de vitiis docen~ tium, de virtutibus doeenrium, de
mediis , quibus fa- culus veritatem cum aliis communicandi compara- ta: E lì
leggono altresì gli Autori ivi citati , cioè ii Reingelbergio de ration. ftudii
, ed A bramo Calovio de mcihodo docend oltre varj altri Scrittori . Digitized
by Google 6* c tediefifllmi i formolarj Rettorie? , e Poeti- ci in tutte le
lingue . Se ne fono fatte di tali varie deferizioni immenfe raccolte , e fino
lo Scaligero , ed il Morello , altro non rapprefentano ne' loro libri , cioè il
primo nella fua Poetica , il fecondo nel fuo Poly- hiflor , fe non nembi di
tali deferizioni , e •di con (Imi li felve • Ecco il quadro , dell'elo- quenza
che fi prefenta a mal' educai giova- ni . Condolili Scribleri , fono flati ai
vivo deformi dal famofo Alefiandro Pope , e dal famofo Decano Jonathan Swift
(2). Vi vor- rebbero mille Luciani per deridere tali cor- Timori dell'
eloquenza • §• 4. I libri degli Oratori full' invenzio- ni degli argomenti , e
cofe da opporfi prò , e contra, fono fimili a quelli ferini da'Fo- renfi
Criminah'fti fogli indÌ2j de' delitti , e da' Forenfi Civili full'
interpretazione delle leggi per via di opinioni altrui {3) . Non fi E 3 ri- !i)
Si vedano le Memorie della Vita eftraordinaria , le opere, e delle feoverte di
Martino Scriblero de- fcritte da Por>e-The Works of Pope Voi. IV.
pag.ér. edit. in i2. London 1776. t e fi vede altresì la pa<*. 134.
deU'ifteffo Tomo ov' è riferita f opera di Swift, o di Pope intitolata rifpx
Bcrfyc , ot the Art of linking ih Poetry. Tali opere fono due eccellenti
Satiriche pit- ture dello flato dell'eloquenza preflb molti. (3) Non è quindi
meraviglia il contratto immenfb tta' Cn'minalifti fuila forza dcgl* indttj , e
tra Civili Curiali/ti non reca meraviglia di veder trattati de pu- gna
Docìorum, come quello di Elifeo Danza, e Spec- chi I 70 riflette per difgrazia
, che gì' ifteflì vafli in- gegni di Cicerone , di Demoflene , e di al- tri ,
nelle opere de' quali fi vanno i luo- ghi topici , e le imitazioni cercando ,
hanno moftrato colla prattica di non efler divenuti grandi , colla nuda e
fervile imitazione de- gli altri , ma coli' efatta , e ragionata oflfer-
vazione filila natura delle cofe , fenza la qua- le non fi acquifta P eloquenza
, che non è l'arte di modellar periodi , e di accozzar frafi o fenza niuno
Itile, o con uno flile la- vorato a mofaico . Leggali un'Orazione di Cicerone ,
di Demoflene , d' ifocrate , un1 aringa, che Omero, Virgilio, Livio , Taci- to,
ed altri grand1 uomini pongono in bocca a' loro perfonaggi , e fi vedrà , che
in tali difcorfi tutto fi foftiene dalla fana Fiiofofia , dal buon raziocinio ,
e dalla naturalezza del- le cofe. Oflerva il Signor Millot (4) , che gli
antichi non convinceano, e forprendeano co1 freddi raziocinj e colle figure ,
ma co* fentimenti , col calore , con far parlar V ani- mo all' animo , col
fublime , coi patetico , col fenfibile. I difcorfi, fenza tali requifiti , dice
bene il Millot , fanno gli uditori di ghiaccio . §. j> Se andiamo a
leggere alcune arin- ghe chi di oro di opinioni communi contro U communi f
fcritti da Maranta . in quefti fpecchi Ci affacciano fpeiTo taluni Difendati, e
vi travedono. (4) Millot Difc. prelim. fur les Harang. dcs ancieu. I Digitized
ty Godgle ghe moderne , altro non vedremo fe nonché tumidi , e rimoti efordj ,
ne' quali fi sfonda- ca dagli Autori ogni loro fcientifica idea, poi fìegue
un'immenfo duolo di autorità, e citazioni , ed una con fu Ho ne di tutto lo
fcibiie per invilupparfi gli uditori, i lettori, e gP iflefli autori di tal'
eloquenza . I tre quar- ti de' libri moderni , e delle moderne arin- ghe cosi
fi compongono, ed è giunto a tal fegno il grande abufo, che vediamo a nem- bi
citate le autorità per pruovarG le cofe le più triviali , e le più ovvie , che
dovrebbon farli paffare per aflìomi • % 6* Ogni grande ingegno , e fornito di
buon gufto potrebbe da fe vedere le cofe in quelli afpetti , ne' quali le
viddero Cice- rone , Demoftene , Omero , Virgilio . Dun- que perchè non tentare
dì veder come quel- li ? Perchè non imitarli non già 1* accozza- mento efterno
delle frali , periodi , figure , ma il metodo, e le offervazioni, colle qua- li
effi Autori arrivarono a quella perfezione, e maniera di penfare ? Le regioni
deff elo- fofia , e dell' Etica , e forfi 1' iftelfe 3 non faranno mai
intieramente feoverte , o deferi t- te , e reftaranno fempre nuovi artificj da
adoprarfi da' grandi Oratori , e V invenzione Oratoria farà fempre in ragione
delia eleva- tezza , o della reflazione dell' atmosfera dell1 ingegno Oratorio
. $. 7. Accade nell'imitazione dell' eloquen- come contigue a quelle della
Filo- fi 4 za Digitized by Google 7* za come hellé copie di pittura . Di un
buorì Pittore fi dee più imitare ia proporzione , il difegno , V invenzione
interna , il colorito il panneggio , il chiarofcuro , la profpettiva , e non
già i' arte di manipolar' i colori , la fcelta della tela , ed altre cofe
eflerne con- fimili, che coftituifcono una fredda imita- zione. II vero
imitatore in eloquenza , ed in Pittura è creatore del fuo originale* che
imitandolo io perfeziona , come fece Virgilio con Omero , e con Ennio . Ma
imparano ef- fi a far cosi imitare taluni de* Rettorici ? Nò certamente. Ond'
è> che più dello Au- dio d* infinite pedantefche Rettoriche È vediam
noi, che conduce molto meglio all' acqui Ao dell'eloquenza l'udire un grande
Oratore > il leggere un Filolòfico eloquente difcorfo e ragionato, una
circoflanza di dover* effèr noi intereflati a dover perfuadere una cofa , va-
le a dire , che allora fi accende , e fi elettriza Pentufiafmo delle paflìoni ,
e delle commozioni fi dee aver Tempre per vero, che il buon guflo può formare
qualche pre- cetto Oratorio in attratto , ma qualunque col- lezione di precetti
Oratorj non formerà mai il buon gurto, che fi acquifta col buon ra- ziocinio,
coli' ufo , col tempo , e colla ra- gionata lettura de gran modelli (y). Vi
(le- te (f) Si veda la DilTertaztone di David Hume on the regles of Tafte , e
M. du Bos Reflex. Critic. fur U Poes. & U Piint* Digitized by Google 13
te ìntefo commoflb dall' aver' udito rappre- fentare un patetico difcorfo in
una diflerta- 2ione , in una declamazione , in una fcena ? Correte allora tutto
caldo di queH'entufiafmo, prendete i più favj modelli di autori analo- ghi a
quelle idee , e fatigate . (*) Il loro eflro accenderà il voftro , cofa che non
otterrete da molte Rettoriche, ed Ilìituzioni Oratorie, ancorché Mèro le
migliori , come quelle di Ariflotile , di Quintiliano , e di Voflìo . §. 8.
Quale farà mai il cervello adattato alla vera, e foda eloquenza.? Quello
fpirito, che non farà dalla Filofofia dilTeccato , ne dagli allettamenti delle
belle lettere ammol- lito , che faprà illuminarfi con Clarke , é Newton ,
fublimarfi con Cicerone e Bof- fuet , ed ornarli colle grazie di Virgilio y e
del Taflb (6) . §. c% Quando il giovane non fi avvezza ad inventare fulla
fecondità dei fuo ingegno per le vie del fuo buon guflo e del fuo giudizio
eccitate dalle oflervazioni , dalla let- tura , e da fenfate riflefììoni , non
farà mai inventore , ma copifta . Oggi da molti altro non fi fà , che imitare ,
non già la natura , ma i copilìi di altri copifti . Ma cofloro chi mai
imitarono? Se imitarono la natura, po- tremo, e dovremo anche noi imitar la na-
tura, (*) Rouflcau Diàion. de Mufiq. (6) Voltaire Epirre a la Marquife de
Chatelet fa la Tragedie d' Alzire . tura , e non eflì ; I gran modelli fervono
foìo per ifprone ad aprirci il cammino da eflì fegnato ; ma ii volere fervil
mente imi- tarli , farebbe l'ifteflbjche nel caulinare vo- ler porre le
veftigia fulle pedate delia gui- da , che e' impara la ftrada . I difetti dell*
eloquenza , che nafeono dalla fervile imita- zione , fono infiniti . Vi è chi
vuol* imitare T eloquenza- Comica , e Tragica de' Greci , e ridurla a' Teatri
moderni , come volea il Gravina, che con faviezza non fu in ciò imitato dal
dottiflìmo Metaftafio 3 ond1 è che 1' ifleflb Gravina fu derifo dal no- ftro
gran Caparlo (7) . Vi è chi vuole imitare nello fcrivere , e parlare i brievi,
e concifi fenfi di Tacito • Vi é chi vuole fcrivere all' ufo di Seneca . Vi è
chi fcrive» e parla, e ragiona al modo fpezzato, e con- cilo dagPInglefi, vi è
che in materie gravi componendo libri , o lettere , o altre ope- re
feientifiche , accozza i capitoli, e le fraG ad ufo di piccoli epigrammi
diftaccati . Ma perchè non fi riflette , non già ad acquifere lo Itile di
Tacito , di Montefquieu, di Cicerone , ma ad acquiftarne V idee , i penfieri ,
la feienza ? Allora fi avrebbe uno ftile proprio, non improntato, e G direbbe
fìile ragionevole , non già ftile di Tacito > di Cicerone ec perchè un
Savio imitatore di {7) V. Capaflo opere diverte pag* m« dell'edizio- ne in 4.
Napoli n6i% Digitized by di tali flili imitandogli gli crea , e sa tras-
formargli in Tuoi proprj , ed uno (tolto imi- tatore adatta ad un Pigmeo i
coturni di Ercole (8). {8) Sono nati tanti abufi full' imitazione dello itile degli
antichi dalle feguenti caufe . i. Dalla cattiva edu- cazione Letteraria , e dal
non ctTerfi avute vere idee dell'eloquenza. 2. Dall' eflerfi creduto che
l'eloquen- za, e lo Aile confutano nelle parole . e non gii nelle idee, e nelle
colè. 3. Dall' eflerfì fuppofto che la lin- gua Latina , o la Greca , o la
Francete , o l' Italiana & cet. , e la perizia in tali lingue , abbia
cagionata la vera eloquenza ne' varj Scrittori di tali lingue , quan- docchè T
eloquenza vera , e lo itile vero confiftono nell'idee, e dipendono da' penfieri
, da' quali l'eloquen- za dipende, non altro eflendo efla , che l'efterna ma-
wfeftazione dell'idee colle parole . Coloro che erro- neamente fmdiano, ed
infegnano l'eloquenza , dovreb- bero rettificare i loro errori collo ftudio
della vera Filofona , che illumina la ragione in ogni faenza . La ragione
illuminata apre i fonti al^a vera invenzione , e alla vera eloquenza , e fa
vedere ove confitta la vera eloquenza, ed il vero carattere dello itile , cioè
neh" idee , e ne' penfìeri , e neli'efàme de' rapporti dell'idee, e de'
penfìeri colle parole , efame die e la vera bafe di ogni eloquenza, la quale
illuminata dalla fana Fi- Jofofia ci conduce alla vera arte d* inventare , e
d'imi- tare, arre alla quale mai fi perviene imitando Tacco*-, lamento delle
frafi , de' periodi , e delle parole . 75 ■ . —-^-==~= ■ U» 88 88 88 88 88 88
88 882 1 »„88 88 88 88 « W8* idrsa i W tfS £r #5 #5 *
5a8""88~88"88 88 88 88 « 88$ A F O VI. o Fiw , c /onxi deli1
elofita • i. L1 Uomo và Tempre in cerca del veró ; ma non Tempre fcuopre il
vero a pri* ma vifla , ne Tempre è in iflato di giudica- re del vero. Vi fono
le verità nude di fenv plice intuiiionc , e vi fono le verità di di-
moftraiione , come fi può vedere in Geo- metria, febbene tali verità di dimoftrazione
Geometrica fien per i grandi ingegni verfatif- fimi in tali facoltà come
aflìomi . Ma tutto è rapporto . Quelle proporzioni della più fottile Geometria,
che per un Newton, per un Moivre , per un Caravelli fono eviden- ti filmi, a
(Homi , per i giovani principianti hanno bifogno della più difficile
dimoftrazio- ne ; Digitized by Google 77 ne , Se tutte le menti fuffero in
iftato di conofcere lènza dimoflrazione il vero , non occorrerebbero tanti
raziocini , ed argomenti, e minori farebbero le caute degli errori umani „ §.
2. L'Uomo dunque per le verità , che hanno bi fogno di dimoflrazione , dee ado-
prare raziocinj , e ricerche . Tali raziocini , e ricerche debbon' edere
difpofle con ordine, concatenate , e connette per convincere , e per- vadere • L'
arte di concatenare , e connette- re quei raziocinj in modo , che allettino , e
perfuadano e fcoprano il vero, c l'arte dell' eloquenza , ed il perfuadere ,
dimoflrare , e fcuoprire il vero , è il fine dell'eloquenza . Bi fogna che la
ragione illumini , ed ammae- flri l'uomo. Per illuminarlo, ed ammaendar- lo
bifogna allettarlo , forprenderlo , muover- lo, fiflàrlo. Ecco l'utile, e la
nece ttì tà , ed 5 fini d' ogni eloquenza , che ferve all'uomo come minilira, e
communicatrice de' lumi della verità , e della ragione • Queflo fonte Iianno
avuto tutto le fcienze Filologiche , di fere cioè afcoltare , e capire all'Uomo
per mezzo delle imagìni fenfibili , e della fanta- fia , le verità le più utili
, le più falutari . Le bellezze femplici delle verità più pure non agifcono
ugualmente fopra gli uomini , e non in tutti , nè in tutti tempi ; certe aU tre
verità fembrarono a prima villa in certe circoflanze fpiacevoli , Vi bifognò
dunque 78 f arte dell' eloquenza per far comparire il vero piacevole, ed amabile.
Ogni altra idea che fi avefle dell'eloquenza , della fua ori* gine , e dei fuo
fine , è idea falfa . U elo- quenza non è nè l'arte di difputare , nò dì
deludere , nè di foflenere il falfo , nè di oftentar l'ingegno , nè di fervire
a' paniti , nè di (ottener fofismi ; anzi fono quelli per- petui abuG dell'
eloquenza , ond' è , che in infiniti , libri ne' quali tanto fi è fcriito
filli" eloquenza , e tanto fi è queftionato fulla di lei natura , fini ,
fonti , utilità 9 o danno , non fi è veduto il vero afpetto dell' eloquen- za ,
ond'è che fe ne fono dette , e fcritte infinite cofe contradi norie , ed
affurde, ed inutili, §.3. Se dunque i fini deli* eloquenza fono di piacere , d'
iflruire , di convincerci di renderci felici con infegnarci le più fode, ed
utili verità , bifogna badare alla teoria dell' arte di piacere , d' iflruire ,
di forpren- dere , di convincere , teoria , che non può efler fempre V iileflà
. §, 4. Per piacere bifogna forprendere , per forprendere eccitar l'attenzione,
per ec- citar T attenzione bifogna dir cofe belle , e nuove , e interefTanti ,
e conofcere , fe gli uditori , o i lettori le abbiano per grandi , belle ,
nuove , ed intereflànti , e fe per tali non le hanno, bifogna faper l'arte di
far- gliele veder tali. Bifogna dunque faper l'ar- te di animare le cofe , i
difcorfi , le imagi- ni, Digitized by ni , T arte di far parlare il cuore a!
cuore , l'intelletto all'intelletto-, Parte di unire, e dianoltomizare,come
dicono iFifici, le no- flre idee alle altrui . §. j\ L' eloquenza è dunque una
e fola arte , cioè il fapere foggiocare l' altrui idee , regolarle ,
impadronirfene , renderli ammira* bile , (ingoiare , e fublime ; ma gli uG , e
gli afpetti dell' eloquenza , ed ii teatro , nel qua- le tale aite fi può
fpaziare è infinito j e chi vuoi proporre un Filofofico Audio dell' elo- quenza
ad un' uomo ragionatore , può dire al medefimo con Pope (i) • Expatiate free
over ali this Scene of Man j A mighty ma\e\but not whhout a pian; A IVild,
where vteds ani jlo^rs promifcous shàot. §. 6. Da ciò rifulta maggiormente che
il dar precetti di eloquenza compilati full* imitazione degli antichi , è
grand* errore , Gli afpetti , e gli ufi , ed i fini dell' eloquen- za fon
diverfifllmi tragli antichi e tra' mo- derni , come tragli ifiefli antichi eran
diverfi in Atene , in Lacedemone 9 in Roma , e nell' Egitto, come diverfe erano
le leggi le religioni % i coflumi de' popoli , e le mate- rie, delie quali fi
trattava. Le cofe , e gli artificj , che fono nuovi , e forprendenti in alcu«.
XO Pop. E% on Man Epift. I. in prins. So alcuni tempi 3 e per alcuni popoli ,
diventa- no coi continuo ufo triviali, e naufeolì ar- tificj , che non
iflruifcono , ne forprendonp , ne convincona . §. 7. li grande Oratore dee
avere per fuo feopo principale di voler rendere il tut- to grande, nuovo ,
bello, intereflante , for- prendente . Non polliamo qui attenerci dal ■ dire ,
che da pochiflìmi è fiata capita la na- tura della vera eloquenza , ed i fuoi
fini (3), §. 9. (3) Dee rifletterli qui da chi vuol capire i fioi , e la natura
dell' eloquenza , un bel pezzo di uno Scrittore Francefe — Il ya des beautez de
tous les tems , de tous les pays , mais il y a aufll des beautez Jocales. L'eloquence doit etre
toujours perfuafive, Li doulcur touchante , la colere impeteufe , la lagalTe
tran- quille, mais les details, qui pourront plaire a un Ci- toyen de Londres ,
pourront ne faire aucun effet fur un rjabitant de Paris . Les Anglais tireront
plus heur- eufement leurs comparaifoas , leurs metaphores de la marine , que ne
feront des Farillens , qui voyent rare- ment des vaifleaux. Toilt ce qui
tiendra de prcs a la, libertè d* un Anglais , a fes droits , a fes ufages ,
fera plus d* impreflìon fur lui } que fur un Francois . La temperature d* un
climat introduira dans un pays froiti & humide un gout d'architetture ,
d' ameublcmens , des vétemens, qui fera fort bon , & qui ne pourra-
etre re$u a Rome, Se en Sicilie. Theocrite, & Virgile, ont du vanter
l'ombrage , & la ' fraicheur des eaux dans leurs Eclogues. Thompfon
dans fa defeription des Saifons aura du" taire des defeription toutes
contraires . Une nation eclairèe , mais pcu fociable, n aura poinc ies mémes
ridicules, qu' une nation auffi fpirituelle , mais livrèe a la fociete joufqu'
a V indiferetion ; & ces .deux peuples confèqucmmciu n* aurout pas la
méme efpe- Digitized by Google 8i §. 8. L'Eloquenza C erprime si colie lingue, ma dipende tutta dalle idee ,
e da* penfieri , ed é Tempre in ragione delle idee, e penfieri, ed abbraccia
tutt'i generi di pen- fieri , difcorfi , raziocinj , ed è tanto varia , quanto
elfi penfieri , difcorfi , e raziocinj , e loro caufe , e fini , a' quali dee
adattarli . L'arte di perfuadere e di allettare non fi è folo rifugiata nei
foro , e nel pulpito , e nelle difpute fcientifiche , ma comprende qualunque
genere di difcorfo , e raziocinio, V I Moria , la Poefia , V Epigramma , la
Satira 9 V Elegia , i' Ode , le Comedie, e le Tragedie , gli Inni ec. Tutte
que- lle eloquenze hanno le loro divertita, ed i loro generi diverfi fecondo i
fogge:- ti, a' quali fi applicano, e lo flilc che ri- chiedono; ma tra tali loro
diverfità di rap- porti riluce P unica , e general natura delia vera arte di
piacere , e dell' eloquenza generale , e commune così alla profa come ai verfo
in ogni genere di materia , che confifle nell'arre di ben penfare , ben fenti-
re , e ben giudkare , regole perpetue d'ogni vera eloquenza , che fonda fopra
dì effe la F fua efpece de Comedie . La Poeue fera differente cbez le peuple qui
renferme les femmes , & chez lui enfi leur accorde une libertè fans
bornes - Quxft. fur 1 Ency- clop. art. Gout — Quante fono le varietà de' gufti, e del penfare e delle nazioni ,
e degli individui , tante 4iverfe modificazioni riceve l'eloquenza ce.
Digitized by Google 82 fua natvfra . Coloro che limitano Peloquen- 2a al Foro ,
ed ai pu'piio , e alle difpme Scolaftiche , o che la ti (Fano alle regole fili-
lo fìiie , o la credono raccniufa in alcune lingue , e che erroneamente
difputano full* eloquenza della lingua Francefe , Ingle- fe , Greca , Latri a
ec. > come fe la ve- ra eloquenza cenfiftclTe nelle lingue , e non già
ne' penHeri , vanno molti lungi dal vero, ai p3ri di quelli , che credono che
il fapere > e le dottrine confiftono nei molto leggere , nel molto
fcrivere , nell'aver molti libri , nel citarne molti . Il vero fapere confitte
nel ben penfare , e nel per. far molto con-* fille il vero fine delle Scienze
(4.) • I libri fono , o almeno dovrebbero e'Xere , i regi- Ari de' migliori
peuGeri , e più utiii , e fona fempre come i loro Autori . Se gli Autori furono
Filofofi , foro utili . Se fìolti , fono fluiti anche eflì libri . Così è V
eloquenza , confiderata in rapporto alle lingue , come la vonno cenfiderare i
meno avveduti . Se von- no fapere quale è la lingua la più eloquen- te, (4) E'
verità tanto certa e cenofeiuta, che le lingue, le p:ù eulte fian quelle delle
nazioni , che abbiano avu- ti dotti più culti , e più (àvj , che pdò dirfi
dimolìra- 2Ìone : Chi volelTe però sii tal inate.ia leggere alcune dotte
riflcfljoni potrà olTcrraie U Voy *i^c hijlorique de l* jumtuquc Meridional par
D. Cecile Juan , & £). Antonio Flloa Tom. I. libr. V. Cl.ap. VJ. , ove
parla delle lingue <^i quei felvaggi,e fi ponilo vedere le Cpere di AL
Condillac. 8? • te , veggano quale nazione na avuto ed ab- bia efleri più
penfanti , ed Autori più dotti, che hanno elevata la lingua nel grado il più
fublime delia perfezione , e muoveranno tal verità uniforme a tuaa V antica , e
mo- derna Moria di ogni nazione (y) . Quindi è che i Maeftri di eloquenza ,
pria di dare a' loro allievi quei pochi pre- cetti , che altro non fono , Te
non certe of- fervazioni , e confeguenze ricavate in alcuni tempi da certe
efperienze degli antichi , e moderni , non fempre adattabili a qualunque cafo;
dovrebbero ben far capire in tutta la fua esenzione la natura primitiva dell'
elo- quenza , e fuoi fonti , e fini generali , per farfene da' ioro allievi una
generica , e vera idea. F 2 CA- • (5) Le lingue tutte dipendono dalle idee , e'
dalle conofcenze , e fono precife , delicate , e eulte , fem- pre in ragione
delle conofcenze . Le lingue fono im- magini vifibili del raziocinio , e della
Concatenazione , ed ordine dell'idee, de* peniieri , e de' giudizj . L*
eloquen- za dell' azione ha prodotta 1' eloquenza del fìlenzio , quella de*
getti, e de'fegni , quella della declamazione, quella della mufica, quella
della danza, quella de' Pan- tomimi , quella della Pocfia , quella della
pittura , quella delle Scritture geroglifiche , quella de' caratteri alfabe-
tici , che tutte ci dinotano con varj fegni la progrcnao- ne dell'idee, e
peniieri. 1 Digitized by Google 84 ■ TCP 3E3# C 4 P O VII. D 'mfionì dell'
Eloquenza , e /wc twie * — §. 1. COIoro , che hanno confiderata V eloquen- za
fecondo le materie da erta trattate, P hanno divifa in varie darti ,
chiamandola erti eloquenza forenfe , di pulpito, eloquen- za didattica
& cet. Confiderata avendo la forma di tale eloquenza , ed il fuo numera
Poetico, o Oratorio , V hanno detta eloquen- za Poetica, eloquenza profaicaj e
confidera- ta avendo l'eloquenza fecondo i varj ftili di efprimerfi, o fublimi,o
baffi , fi è detta eloquenza fublitne , eloquenza popolare ; o fi è confiderata
l'eloquenza in rapporto alle nazioni, ed agli Autori , e alle varie lingue, e
fi detta eloquenza Greca , Latina , Italiana, Fran- 1 / . Digitized Francefe ,
Inglefe ec Eloquenza di Demo- flene , di Dante , di Omero , di Virgilio , di
Cicerone. Ma le due più generiche di vifio^ ni dell'eloquenza in rapporto allo
Itile con- futano nelPampollofa , allegorica , entufiaftr- ca de' primitivi
popoli felvaggr , e V elo- quenza fobria, ornata, e eulta de' popoli So-
cievoli , e reti culti dalle arti, e feienze (1). $. 2. Vuoici una grande
efpertezza nel . far diftinguere i faggi di tali varj gradi di eloquenza ne*
vaq Autori , per formare il tmon gufto con modelli perfetti , ma il giu- dicare
della perfezione di tali modelli c co- fa affai difficile , perchè i giudizj
fopra un modello di un* Autore da imitarli fono rela- tivi all' idee, che ha il
Maeftro di quei luo- ghi , che propone ad imitarti, e fe le idee che ne hà il
Maeflro faranno , per varie , ed F 3 infi- ci) Dell' eloquenza entufiaftica
Cene vedon gli efem- j>j nelle antiche poefie de* Celti, degli Arabi /
de' Per- mani. Così è fcritto l'Edda degli Scandinavi, il Wed- toam de'
Bramini, il Sadder de'Perfiani , ed il Zenda- vefta di Zerdufth , Zorotroschto
, o Zoroaftre . Così fono fcritte ie antiche Poefie Celtiche, e di tutti quafi
gli Orientali. Dell'eloquenza fobria , e moderata , e eulta abondano gli
efenipj in Omero , in Virgilio in Cicerone Se cet. ed in tutt* i migliori
Scrittori d* ogni paefe ec. Chi volefle acquiftare una piena cognizione dell'
eloquenza entufiaftica degli Orientali dovrà legere rantichuììina opera
Pcriiana intitolata Boun-DehtfcK pehlvi , che fi crede ricavata dagli fcritti
di Zoroaftre, e che fi è tradotta in Francete da M. Anquetil. Tal. opera tratta
della Cofmogonia de' Perfiani . Si vqH \\ Zcnd Averta tradotto da AL
AnquettlTom. 3. pag. 343. 1 Digitized by Google $6 infinite caufalt erronee ;
erronee faranno le regole del buon gullo, che formeranno ne. loro difcepol? •
Crede un Maeftro , che tut- to è buono in Omero e farà imitare fino i difetti
del medefimo . Un altro farà i fuoi difcepoli Antiomerici , e farà delle altari
a Virgilio , come lo Scaligero , e farà coftruì- re un Poema anche cogli emiftichj
non compiti , come nel!' Eneide . Chi farà imi- tare Giovenale , e chi Lucano ,
e chi Orazio in biafimo di ogn altro Autore. Di- rà Scaligero a' Tuoi difcepoli
, che la Poeti- ca di Orazio (ia ars fine arte,(*) iiMetaftafio vi farà de1
Commentar] , e la dirà un capo, di opera . Vi farà più di un* Inglefe che
prenderà gli efempj di buon gufto dalle Poefie di Fingal Son of Offlan , e da
quelle di Shakefpeare, e gli efempj dei cattivo gufto da Virgilio ; e da Orazio
. Mai fi finirebbe il quadro de' giudizj diverfi di varie perfone, ed accade
nel gufto delle cofe fcientifiche ciò che accade nel gufto fifico del palato
de- gli Uomini circa i cibi . Ad ognuno piac- ■ crono cibi diverfi , fecondo la
Ammira , fibre, umori & cer.,che modificano in lui le fen- fazioni che
fi dettano • §. 3. Bifogna dunque nel far* imparare i varj modelli delle
particolari eloquenze ufa- re varie cauzioni , e traile altre , non bada- re a*
contrarj giudizj di alcuni Uomini an* che malTimi in Letteratura , ma al fenfo
com- (*) Scaliger. in Poeu in Hypercrit. «7 commune , ed univerfale per così
dire , fe può averli , nella repubblica Letteraria (2). §. 4. Fa duopo inoltre
fcegliete per imi- tarli i migliori luoghi di tali migliori Auto- fi , la (lima
di quali Autori fia generale , giacché in materia di guflo , il gufto publi- co
è infallibile. Vale più di tutù gli aridi precetti di Rettorica una ragionata
lettura delle due aringhe di Ajace , e di UlifTe , che fi contrattano il polì è
Ilo delle armi dell' eflinto Achille, come deferive Ovidio nelle Metamorfofi
(3), ove nell'aringa di Ajace ci propone V tfempio di un1 eloquenza a Ine- tti
, e tumida , e nell'aringa di UlifTe ci fi efpone ogni arte pofììbi!e di
patetico, attuto, e follile raziocinio , che muove gli affetti tutti, e impadronii!
e dell'anima de^i udi- tori. Sono mirabiiifilmc tali aringhe , fpeciai- aiente
la conchiulione di Uuile. aut fi mihi datìs arma , Huic date; & ojlendu
Jignum fatale Minerve (i) Non vi è cldiTc d' individui al Mondo , che pnl- fa
ripprcfenrarci piiì variazioni di (entimemi , e di pa- reri quanto quelli della
Republica Letteraria . Vi ha chi ha fcritta i'iftoria delle Querele Letterarie
, delle rivoluzioni della Republica Letteraria , delle guerre Letterarie , e lì
potrebbero fcrivere infiniti voluti»' del- le varhzion ideila Republica Lettei
aria , come Swift fcri£ fe con lepidezza la Battaglia de* libri . V Moria della
Republica Letteraria è fpclTo f iftoria di contradizioni le più grandi e delle
d.llenzioni le più immenfe. (3) Ovid. Metani, libr. Xlli. veri, f . ad veri*
380. Digitized by Google 88 §. y. In Ovidio ifleflb nelle Metamorfori fi vede
un' eccellente difcorfo della madre di Meleagro s e depintura de* contrarj
affetti de' quali era agitata pria di buttare al fuoco li fatale tizzone da cui
dipendea la morte di Meleagro (4), Nel medefimo Ovidio vi è un* eccellente
efempio di mirabile didattica eloquenza nella fpiega , che fa Pittagora dei fuo
fillema avanti al Re Numa (c) . In Vir- gilio e maravigliofjffima 1* donazione
che fa Enea a1 compagni . 0 [odi ncque enim ignari fumus ante malorum &
cac. (ó) ed il folilo- quio di Giunone contro i Trojan! (7) e gli sdegni della
medefima contro gP ifteflì al li- bro 7. Heu ftirpem invifam , & fatis
contraria nojìris fata Phrygum & cetu li 4. libro dell' Eneide è pieno
di difcorli patetici , ed elo- quentifllmi j e fono ancora mirabili neiP i
fletto Poeta le aringhe di Giunone, e Venere (8), quelle di Drance e di Turno
(9) , fulle quali tante dotte rifleffioni fece io Scaligero (io). Si potino
vedere ancora le aringhe degli mi- gliori Illorici eflratte dal dotto Abate
Mil- lot (ir) . •
§. 6. (4) Ovid. Metamorph. libr. 8. v. 480. ad 511. (5) Ovid. Metam. libr. 15.
vetf. 153. ad 478. {6) Acneid. libr. I. v. 1^8. (7) Aeneid. I. v. 37. (8) Aen.
X. # (9) Aen. Xf. (10) Scalig. Poer. libr. 5. cap. ij.pag. 249. edit. in 8.
(11) Vedaiì Milloc Harang. Ckois.
. Chi defiderafle efempj della Greca eloquenza iu materia di aringhe po- §.
<J. Negli Autori moderni , o Poeti 9 o profaici vi fono ancora
eccellentiflìmi éfem- pj da poterfi imitare , purché colui , che pro- pone tali
imitazioni fappia fcegliere ed eiTer buon Critico di un gufto fodo e raffinato
• Non fi può niegare che in materia d'imita- zione di eloquenza bifogna
cominciare dagli antichi , perchè i quadri dell' eloquenza an- tica ci
rapprcfentano un1 imitazione delia fem- plice primitiva natura nelle origini
della Icw cìetà , ed i moderni profpetti di eloquenza ci rapprefentano la
natura perfezionata dall' arte , e refa eulta dalla ragione , onde fe nelli
quadri di eloquenza antica vi è più brio d'immagini fantafliche , e più vivezza
di color? $ nelle profpetti ve di eloquenza mo- derna fi parla più alla ragione
, che alla fan- tafia , come fi può vedere riflettendo con fe- rietà alle
pitture dell' eloquenza antica , e moderna . ■ §. 7. Bifogna dunque, che
quelli, i qua- li vonno coltivar P eloquenza , e farla da' lo- ro allievi
coltivare , cominciaflfero da quei principi , da' quali Y eloquenza ha avuti i
progredì, e le perfezioni , cioè dall'imitazio- ne degli Scrittori i più
antichi , e cer- care i progredì de' varj gradi di e!Ta elo- potrà vederli nel
9. libro dell'Iliade di Omero, del quale fcriflè Euftazio, che e tutto , vivo ,
tutto azione , e che contiene una eloquenza di forza mirabile, C di arte
nuravigliofiffima . eloquenza fino alla fua perfezione acquifiata rei tem^o in
cui l'eloquenza ha parlato la lingua delia ragione . Onuro ne1 Tuoi Poemi, e
varj Scrittori Orientali ci hanno lafciati modelli di eloquenza adattata a1
primitivi po- poli inculti , e ci hanno lafciati fpezzoiii del loro modo di
penfare > e di fcrivere . Ci hanno gP iùYflì Autori lafciati efempj di
elo- quenza più culra , ne' loro Eroi , e Guerrie- ri , e modelli fublimilììmi
altresì • Donde dovrà cominciare l'imitazione ? Donde ha cominciato la natura ,
cioè da quella prima eloquenza che parlava alla fantafia , la quale domina i
g'ovanr > e fecondo fi sviluppa ul- teriormente la ragione fi devono
altresì mu-^ tare i modelli di imi.arlì , e dopo f imita- zione dell* eloquenza
de' tempi primitivi è ù farà fulfegnire quella de* fecoli Eroici , indi quella
de* fecoli della Filofofia , e della ra- gione , e così nel tempo che lì
inoltreranno i modelli della vera eloquenza , fi inoltrerà il quadro de1
progrefTì dello fpirito umano nelie faenze , e neiP eloquenza , ed all' imi-
tazione di Omero fi farà fuccedere 1' imita- zione di VifgWo , di Plafone, come
un'In- glefe dopo i' imitazione dell' eloquenza dt Milton , di Shckefpeare e
proporrebbe quel- la di Pope, di Sliaftsbury, di AddilTon ec. §• 8. Dopj tali
ritìfffioni è facile il ve- dere , che la controverlla circa la preminen- za
tragli antichi , o i moderni Autori , fulla > qua- Digitized by . 9l
quale tante cofe fi fono dette e fcritte , fpecialmente a* tempi della celebre
Ma- dama Dacter > è del tutto vana , inu- tile , e poco Filolòfica (12)
> Con po- che diftinzioni un Filofofo rifolve tante differenze in tali
contratti . i. Gli antichi , ^d i moderni nello flato prefente dell'Uomo,
giovano infinitamente alle umane conofcenze. Senza gli errori degli antichi,
non vi fareb- bero fiate le fcoverte de' moderni . II quadro di tali fcoverte ,
e de* gradi della perfezione della natura, e ragione umana ci fi prefenta dagli
antichi , e da' moderni , i quali col progreflò del tempo, e col flutto , e
riflulTo di altre fcoverte , ed altre opinioni diventa- no anch' eflì antichi ,
come gli antichi eran moderni quando quei generi dì eloquenza viveano; perciò
un gran Filofofo , non farà mai idolatra degli antichi, o de' moderni , ma (ia)
Molti (i vollero diftinguere in tal queftione, e tragli altri M. Pérrault dans
le P*ralel des anciens & dcs modernes , il Cavalier Tempie nel faggio
fulla dottrina degli antichi , e moderni , M. de Fontenclle nella digreifion
fur les anciens, Si les moderne^ Tliv glefe Wotton nelle riflefftoni full*
antica 9 e moderna^ Letteratura , Regnault dans r Origin antique de la Phyfique
Novuelle , e M. Dutens > che fa il panegiri- co degli antichi, e la
Satira de* moderni nel libro in- titolato Reckenhes fur t origin des
decouvertes attri- buèes aux moderne $ , libro con molta ragione biafi- mato da
M. de Voltaire per piti riflefli , come fcritco eoa poca verità, c eoa
pochi/Ùma riflelfionc. 92 ma prenderà dagli armeni , e da' moderni timo ciò,
che potrà migliorar P Uomo, ed il fuo intelletto , e rigetterà tutto P inutile
de- gli antichi e de* moderni - §. Conofcerà un Filofofo , che fe il tempo ha
demolite le flatue di Platone , di Arinotele , e di Omero in materia di Fifica,
di Agronomia > di Geografia , d' Ifloria ec. , ha confirmato il loro
culto in materia di eloquenza, di buon gufto, di critica . Sofocle, Efchilo,
Euripide , Tucidide , Pindaro fa* ranno Tempre i libri del Filofofo , il quale
nel quadro della Letteratura antica , e mo derna faprà difeernere l'acutezza di
Erafmo, P accuratezza e precifione del Voffio , e dei Cafaubono , il gufto di
Lipfio , la penetra- zione di Bentley , il genio Filofofico di le Clerc , di
Freret, di Fraguier , e faprà di- flinguerli da' Gruteri , da' Salmasj , dagli
Einsj , da' Burmanni (*). Il Filofofo riflettendo a tutt* i fecoli, a tua' i
tempi , vedrà gli Autori ne1 quali fi è offervato il folo inge- gno , altri ne'
quali ha abitato" la fola eru- dizione , ed altri ne' quali Puna , e f
altro hanno avuto il lor trono , e farà fempre la fua ftima per tali Autori ,
in ragione delP utile, che dalla loro lettura deriva alP Uo- mo , e quelli
Autori , che parleranno alla ragione , o che faranno fervire P erudizione a
cofe utili , quelli faranno fempre per lui moderni, e da imitarfii ma coloro
che pe- . % fcano (*) Vidi Gibbon EJfay de Luterai. Digitized by Google Teano
accenti in Omero , quelli che fcrivo- no,e fi afifatigano per dimoftrare quanti
fu* reno i Zoroallri, e gli Ercoli, o per retti- ficare le antichità le più
inutili , mai fi fti* meranno da leggerli da un vero Savio, §. io. Un Filofofo
vedrà, che ogni fe- colo è un quadro particolare di varie modi- ficazioni del
cervello umano determinato a certe particolari feienze in ogni clima , e vedrà
che ogni clima ha epoche diverfe per le diverfe feienze . Gli fludj di Lo- gica
, e di Metafilica , e di Politica fio- rirono nella Grecia a* tempi di AlelTan-
dro , e dopo . In Roma a* tempi della Republica , come in Atene, fiori
l'eloquenza; V iftoria , e la Poefia a* tempi di Augufto ; la Grammatica, e la
Giurifprudenza verfo i tempi di Giuftiniano ; la Scolaflica Fiiofofia ne1 tempi
delia Barbarie; le belle lettere , e le feienze Filologiche attempi di Leone
de- cimo. Vennero poi i fecoli della Fifica , e della Geometria , quelli degli
Studj di drit- to Naturale , quelli delle feienze Politiche , ed Economiche •
Un Filofofo in fomma , fenza diflinguere tragli antichi , e tra' moder- ni,
vedrà che tutti han dell' oro, e dei fan- go , non fi determinerà nè a quelli ,
nè a quelli , e vedrà di fare il fuo utile fin da' difetti degli uni , e degli
altri , e confiderà* fà ogni claflè di Autori , ed ogni libro 9 come un quadro
del fuo tempo , e del fuo fecolo , e di quel penfare, e iafeierà a me-
Digitized by Google 94 no avveduti il queftionare Tulle preeminenze degli
antichi , e de' moderni, e formerà fulle regole della ragione il piano de1
modelli da imitarli cesi nel ben penfare come ndl'eto- quenza (13)» §. 1?.
OlTerva il dotto M. d'Alembert, che dopo ogni fecoio fi dovrebbero leggere unte
le iftorie ,e le memorie de' fatti fermi, e condannarli al fuoco le cofe inutili
, e confervarfi le neceflarie , e degne di traman- darO a' poderi. Cosi
dovrebbe anche farfi di ogni libro, e confervarfi foltanto le cofe che fi
giudjcarebbero per fempre utili , ed 1 li- bri , che hanno avuta 1' autentica
dell' appro- vazione univerfaie del genere umano ♦ Se co- si fi faceffe , non
farebbe bifogno di far que- flioni fulia fcelta de' modelli antichi , o moderni
da imitarfi , fi ridurrebbero a po- chi libri molte immenfe Biblioteche , ne vi
farebbe nella mente di chi legge , e di chi infegna la gran confinone della
fcel- ta de' migliori libri . Uno che dirigge 1 pri- mi paffi nella republica
letteraria è come colui che volendo provederfi del bifogne- vole va camminando
, e guardando per le ftrade di una popolata Città f Tutti io chia- mano , tutti
r aflòrdano , acciò vada da loro a provederfi , delle migliori cole , e
mercanzie. Corre alla cieca, e retta delu- 10 • (13) Si veda Gibbon E% Sur la
Litterature. Digitized by'Google fo . Cosi fi preferitane) a milioni all'
incauta gioventù i libri , ed i loro immenfi Catalo- ghi , e fi leggono , e fé
ne (h una pompa teatrale (12), e certi libri negli animi de1 meno accorti
riefeon fuselli veleni al buon fenfo , alia ragione , alla religione , alla mo-
rale, vale a dire diftruggono la felicità pre- fente , e futura dell' uomo
(13). C A- (12) Lucian. Dial. adv. indoft libror. fuppel. tum. (15) Siamo
atterriti , dice M. de V olta re alla vifla di tante immcfe Librarie . E*
dijgraria d'ciuino il non fapere tante belle coje ! Ma cor l'oli jinoc* , vi è poco
motivo di dolercene . Quelli 4. o 5. mila volumi di Tifica, pria, di Galileo
,< nulla Jlgni ficai o . Q ut Ile compilazioni d' iftorie antiche de'
tempi favoli f , nulla, conchiudono . Ne' libri de tempi Iftorui vi è poco oro,
e mollo fango, l/n immenfa biblioteca è fimi le* ad un immenfa Città abitata da
immenfa moltitudini. In tale Chaos fi fcegliono pochi compagni , come fi
fcegliono in una gran Città poebi/Jìmi Amici nelle occorrente. Si fielgono i
libri , cerne fi Jcelgcno gli amici nella folla. Bifogna, dice il Voltaire,
guardai^ da libri , come i Giudxi fi devon guardare degli arti- fìci
<iegli Avvocati ed un Filofcfo mai dovrà giudica- re da' titoli de*
libri, perchè i titoli di effi fono come i titoli de^li uomini , che non
corrifpondono Tempre alle qualità di elfi -- Voltaire difeours Tur les livres •
Siccome dunque ne' tempi antichi era cofa difficile di averti un folo libro ,
così oggi la cofa più difficile è la fcelta de' buoni libri in ogni facoltà,
perchè i buo- ni libri fon pochi al* pari de buoni, e veri Amici, ed ì libri
mediocri fono moltiflìmi, ed i libri (tolti infini- ti. E* cofa dunque di
grande importanza la giadiz:ofa fcelta de* buoni libri , e per lo più da t«?le
fcelta di- pende ogni buona, o fuuefta conleguenza ne^lt intel- letti di
coloro, che bene, o male fauno la fcelta de* libri, che leggono. 96 CAPO Vili.
Se V Oratore fi formi , ed il Poeta nafea , come fi dice volgarmente. i. E* Un
volgare amico proverbio , che Ora- ' tor fit , Poèta nafeitur . Ma fi è mac
avuta giufìa e diainta idea di quel fi , & nafeitur di tal proverbio ?
Un Fiiolofo della Francia ha voluto efaminare tal prover- bio , e con faviezza
ha conchiufo , che P Orator fa è ben detto foitanto nel calo , che fi voglia
confiderar ¥ eloquenza parti-^ colarmente adattata alle leggi , al gemo de
Giudici, a1 tempi, e luoghi . Ma dipende poi da tali cofe la vera (i) eloquenza
? No , come ■
(,) La nature renis k hommes eloquents dans le grani interéts, & dans
lei grandes patio* . Qu.con- *
Digitized by Google come certamente conofce ognuno , che ila perfuafo de' veri
fonti , e natura dell' elo- quenza . Dunque la naturale eloquenza dee eflere
regolata dall'arte, cosi in profa, co- me in Poefia, per ridurli alle
circolìanze ri- chiede da' tempi quella eloquenza della na- tura . G $. Q. que eft vivcmcnt
emù ,voit les chofes d'un autrc oèil, que les autres horamcs . Tout eft pouc
lui objet de comparaifon rapi le , & de metaphore > fans qu' il
y prenne garde; il anime tout & fait pafler dans ceux , qui V écoutent
une panie de fon enthufiaGiie . Un Phi- lofophe très eclairè a rematquè , que
.le peuple mème s' exprime par des figures , que rieri n' eli plus com- mun ,
plus naturel , que les tours qu'on appelle, Tropes. Ainfi, dans, toutcs Ics
langues le coeur brulé, le cou- raje s' allume, Jes yeux ètincellent , refprit
eft acca- blè, il fé partagc, il s'èpuife, le fang fe giace, la té- te Cq
renverfe, on eft enne d'orgueil , enivrè de ven- geancc . La nacure fe peint
par tout dans ces images fortcs devenues ordinaires . Ceft elle , dont
l'inft'nct enfeigne a prendre d' abojd un air, un ton modefte avec ceux, dont
on a befòin . L'envie naturellc de de captiver fes Juges, & fe malrres,
le recueiile mene de T arac profoademeut frappée , qui fe prepare a de- Sloyer
le ìènrimenrs, qui la preflent , font le piimiers lattres de l'art. Ceft ,
cetre nature mème , qui in (pire quelque fois des dèboue vifs , &
animès ; une for- te paflion , un dangec prefTent , appellent tout d'un coup V
imagination.. La nature fait d'onc l'eloquence j & Il on a dit,que les
Poetcs nai(Tent,& que les Ora- teurs fe forment , on l'a dit quand
l'eloquence a ète forcèe d'ètudier les Loix, le genie des Juges , & la
methode du tenis . La na:ur<? Icule n* eft eloquente % que pax èlaus —
Eucjdoped. ArtUL ELoqueuce . 5,8
§. 2. Per efTer gran Poeta , grande Ora- tore , gran Filofofo , e grand' uomo
in qua- lunque genere di cognizioni % fi richiede , fen~ za dubbio , una buona
organica ftruttura di corpo, ed ancora una buona architettura di mente per così
dire , giacche vi è anche ne' cervelli degli uomini una fpecte di ai>
chitettura diverfa fecondo i varj cervelli à cerne faviamente olferva il dotto
Lord Hal- lifax (2). Ma qualunque buona difpufizione di corpo % e di mente ,
non fi sviluppa , fé non nelle occafioni 3 e col tempo ; e moi- tifllmi Uomini
, che adefTo fpargono i lora /udori nel coltivar le campagne fono il cal- do
Sole , e nel!' orrido inverno , farebbero flati dalla natura deflinati forfi a
fuperare r talenti de' più gran Filofofì con altra, edur cazione . §. 3. Per
mancanza di occafioni di svi- luppo d* idee intellettuali marcifee buona parte
dell' uman genere in vili , e fordide ^ occupazioni , tuttocchè la natura
avefle mol- tiffimi di tali individui deflinati alle feienze l*e più fublimi.
Omero , Pindaro , Sofocle, Euclide , Pittagora , Ippocrate , Cicerone Newton ,
Galilei , cofa farebbero divenuti * fe tufferò nati in altri tempi , in altri
luo- ghi , e adetti ad altre occupazioni ? Se Ovi- dio m (a) Lord Hallifax nell* opera intitolata
Moral Thoughts and refìc&ions. Digitized dio non fuffè flato di un'animo così elaflico, cosi fenfibile
, così patetico , e fe tale ani- mo non fi fuffe affai più sviluppato , e refo
fenfibile col continuo urto , ed azione , e riazione delle amorofe paflìoni ,
non ci avreb- be lafciate così tenere elegie . Se non fatte flato relegato in
Ponto * non avrebbe ferini i fuoi libri Triflium . Se Tibullo non avef- fe
difljpate tutte le fue foftanze, entrato poi in fe fteffo non avrebbe così bene
fcritto fol- la moderazione, e fuile lodi della povertà! Non avrebbe in lomma
efclamato. Dìvìùasalius fulvo fibi congerat auro fi» cet. Se Virgilio per la
perdita de' fuoi campi non avelie lafciata Mantova , e Cremona , e conofeiuto
Auguflo , e la fua beneficenza , non avrebbe ferine le fue opere 5 come non t
avrebbe Orazio ferine le fue , fe quando mi- litò folto Bruto fuffe flato^ egli
vincitore , e non aveffe fugito relicld non bene parmuld comVi dice (5), Se
Demoflene e Cicerone non fuffero flati forprefi dall' eloquenza de* loro
contemporanei , non farebbero flati gran- di Oratori . Si dice , che Newton
pensò il fìftema della gravitazione de' Pianeti per l'of- fervazioni che fece
fulla caduta di alcune pera in un giardino (*) . La maggior parte g * de 3)
Hor. libr. ». Ode 7. verC io. *J Dice a tal propofico à Signor Sauri ,
Profetare ift 100 de cap? di opera , o in materie Iftorfcne % o Filolofiche
trailo nazione Francefe,ed In- glefe fono produzioni derivate x o dall' odio* o
dall' amore , o dall' ambizione . Mylord Bolingbroke nel fuo ritiro , e Cicerone
h> Tufculo furono fpinii a fcrivere dalle cau- fe occafìonali deHe
circoftanze , nelle quag- li erano . Così è accaduto a quafi tut« ti gli altri
Letterati . Vi è chi ha ritrovata nelf iftoria della vita di Roufleat» ,
^origine* e lo sviluppo delle infinite ftravaganze da quello dette (?) . Quanto hanno potuto le
cau- fe occafìonali fullo sviluppo degli ingegni fi è dimollrato , ed
offèrvato. da tute1 f Savj , è; fpecialmente da M. de Premontval (4.)., di
Filofofia iti Montpellier ( Elements de Metapnyfi-. que Chap. 18. ) quefte
notabili parole: Ceft Tedu- cation qui fair aujourdliui fleurir Tur les rives
de U Seine un peuple des Savajits a la place du quel on ne vit autrefois , que
des nations barbares : e* eft elle Qui trasporterà quelque jour les Sciences
des Europèensuir les bords fauvages de la> riviere des Amazones , 8c qui
trasformerà peuc ette le grofiiec Americain en un prò- fond Philofophe . Si le
grand Newton etoit ne au mi- lieu des Hottentots , éuc il èté eutre- chofé qw'
un Hot- tentot ? ($) Si parla -di ciò nell'opera intitolata De l*hom> me
, & de ics facuhez intellcétuelles , & de fon edu- caiion . (4)
Si veda la fua opera intitolata Vùes Philofophl ques ou Proteltations &
Declarations fur le principau* objcts des Connoiflences hurnaiaes , Toro, 1.
nel difcorfcx de la durèe des reputaùon* • roi 4. Quindi è chiaro , cne in ogni ge- nere di facoltà
intellettuali la natura comin- cia , e r arte poi perfeziona . I grandi ta-
lenti hanno in loro fleflS la forza di eflere , € divenir grandi , ma tutte le
forze motrici del corpo , e dell1 intelletto non fi sviluppa- no , ne fi
confervano ne fi accrefeono , fe non coli' efercitarie nelle occafioni , che fi
prefemano* Bifogna dunque aver fortito dal- ia natura quella prima felice ed
elaftica tef- Etura della tela nervofa , fulla poca,o mol- ta impreflìone , che
fanno gli oggetti nella quale, nafee fpefìo il felice o l'infelice pro- greflò,
nelle regioni delle timane conoscen- ze ^ Il dippiù delle cognizioni che l'Uomo
* sviluppa , fono > è vero , confeguenze di quella prima irritabilità ,
ma tali confeguen- *e, ed eflètti divengono poi vicendevolmen- te caufe -,
giacché quelle prime mofle pro- ducono delle altre , dalle quali la mente G
elettriza , e produce nuove cofe • L' arte dunque nulla può fenza quel primo
fondo della natura e la natura non molto vale fen- 2a i* arte • Perchè dunque ,
fi è detto , che neir Oratore tutto è arte , e nel Poeta tutto è natura G 3 §.
y. (5) Un' Ingjefe che fa la prefazione ali'Hudibras di Butlcr dice cosi —
Poeta nafeitur non fit is a (èntence of a great truth as amiquity ; it being
moft certain that ali the acquired IcarniiTg imaginablc is infufficienc te
compleat a poét whithout a naturai genius and propcnuty to fo noble aud
fublirac au Art ; aud we rnay Digitized by Google 102 §. y« Se per arte , che
non fi è voluta nel Poeta fiafi intefo dire , che fi poflTa eflet Poeta , lenza
Io Audio de* precetti Poe- tici di Arinotele , di Orazio , di Vida , di
Defpreaux , di M. le Boflu , è quefta una verità certa , giacché per efler
Poeta baila aver fon ito dalla natura una mente elaftica, e aver1 avuta
Toccatìcne di doverla efercitare per qualche bifogno > o paflione , Un
Poeta è coflretto a far verfi dalla mife- ria (6) • Un1 altra perfona vi è
incitata dall' amo- may without offence , obferve , that many learned men , who
have been ambitious to be thaugtht Poets , have only renderei themfves
obnoxious to chat Satiri - cai infpirarion our auihor Wittily invokes Which
made them , trough it wcrc in (pire • Of Nature , and their ftars to write . On
the other fide, fome who had very little human learning, but vere endued vith a
large share of naturai witt , and parts , have become the moft celebrated Poets
of the age , they lived in ~ E fi permetta V oflervarc, che da molti non fi è
capito, che le teorie, e precet- ti Poetici fon fondati fulle olfervazioni
fatte fulla natu- ra , che ha formati i gran Poeti . Qual meraviglia dunque ,
fe gli artificiofi precetti ricavati dalla natura , poco giovino quando non
truovano difpofizioni analo- ghe a quelle della natura ? I precetti tono la natura
ridotta in arte; ma tal natura ridotta ad arte in quei generali precetti, mai
potrà dare ciò che manca ali* intelletto. La natura può far nafcere le
òflervazioni , ed i precetti , ma i precetti , e le oiTcrvazioni mai pon- no
fupplire alla mancanza delle primitive forze intel- lettuali , che fole fi
danno dalla natura. (6) Paupertas impulit audax ut verfiis tacere m . Horar. Epiftol. liUr. i.
Epift. a. ver£ 51. 6 Digitized 105
amore (7). Un'altro da fcon volgimento di fantaGa accefa dal vino s e da 'altre
padro- ni (8) . L* Uomo a tenore de' bifogni svi- luppa le fue idee , e quei
bifogni affai piò: aguzzano la mente de' precetti didattici mo- dellati falla
natura , perchè è più energetico, c più facile lo sviluppo delle facoltà
intellet- tuali per mezzo degli impeti dell' ifteffa ener- getica natura , che
per mezzo de' precetti che fono copie -meno efficaci dell' ifleffa na- tura .
Un' amico , di cui fi defideri la pro- tezione % ed il foccorfo , un' inimico
che voglia dipingerli a neri caratteri , un' Uo- tiìo che noi defideriamo di
meglio accattivar- ci , un grande timore , che ci funefla , e* in- regneranno
affai meglio di qualunque arte Oratoria , e Poetica a fare un' Ode , una
Canzone , una Filippica . §. 6. Se poi per arte , che fi dice ri- chieda a
formar ¥ Oratore , e che non fi vuole nel Poeta s'intende la deficienza d'ogni
indurir» ed artificio , quefia è cofa affai af- furda , perchè V arte deve accompagnar
la natura , così nell' Oratore , come nel Poeta • li furore entheo , come fi
dice , V ellro, F agitazione Poetica fono è vero nella loro prima origine
elalìiciià, ed elettricità natu- G 4 raìi, (7) Tngcnium nobis ipfa puella facit
. Ovid.^ (8) E' iìato il cafo di Anacreotne , di SaiTo, c di altri Lirici
Latini , Greci , ed Italiani . 104 rali , ma fi Sviluppano dalle caufe
occafiona«i li, e dall'arte, nè pofllamo lutto attribuire alla natura , nè
tutto air arte così nelP Ora- tore , come nel Poeta , febbene V arte pofla
efier più neli' Oratore , che nel Poeta . Vi fono è vero alcuni temperamenti
adufli , bi- liofi , malinconici più proprj alla Poefia , ed all' entufiafmo .
Ecco la natura . Ma come por fi fvil lippa in effi V arte Poetica , o T
Oratoria r Si è già detto . Il defiderio di voler falvare un congiunto ,
un'amico dalla morte , il voler procurarci un gran bene , il voler da noi
allontanare un gran pericolo ifpira fpeflò V eloquenza quando l'animo è in
fermentazione , c la fermentazione ifleflTa ifpira l' Oratore , ed il Poeta j
anzi eflen- dofi da noi dimoftrato, che l' eloquenza Poe- tica fu la primitiva
eloquenza , che precedè T eloquenza profaica , fiegue la certa evi- denza , che
fon communi i fonti dell' una , e dell' altra , cioè , che tutte abbiano le
prime origini nella natura , e fi perfezionino dall' arte . §. 7. NegP iftefli
Poeti improvi fatori, co- me fi dicono , fi vede ancora , che molti ajuti i
medefimi ricevono dall' arte, e dall' ufo . La lettura dell' Moria , delle
favole , V armonia della mufica , gli applaufi publici, Io iìudio fopra i
luoghi communi Poetici fo- no i veicoli, da' quali i loro animi natural- mente^
elaflici fono trafportati fuor di loro fleffi . Finalmente la vivezza medefima
della fan- * • Digitized by Google I0* fantafia, clie più fi crede cofa
privativa del- la natura , è in buona parte effetto di {vi- luppi di prime idee
, e di modificazioni impreltè nella mente da certe prime idee , e fenfazioni
pervenute in tempo in cui la tela nervofa era capace di ricevere con fa- cilità
ogni impresone • Le prime impref* fioni , che troppo vivamente i' abbiano ir-
ritata , avranno potuto flupidire la mente , e il corpo , fe V irritazione è
(lata in ra- gione maggiore de' gradi della forza di re- fiftenza delle noflre
fibre • Se poi t impref- lione delle idee , e 1* irritamento che ne ile- gue ,
fono a proporzione , dell' aumento della forza fifica , ed intellettuale del
corpo, e della mente di colui , nell' animo , e nel corpo del quale fi fanno
tali ofcillazioni , al- lora fi produrrà il grande ingegno Poeti- co ,
Filofofico , ed oratorio fecondo tali ofcillazioni , e I' analogia di efle
colie no- flre idee . L* uomo acquifla tutte le idee eflerne, che fono
modificate dall' intelletto, e lo modificano anch' effe . Dunque la na- tura ,
e T arte foro , e dtbbon' edere nell4 Oratore , e nel Poeta , ove più, ove me-
no . Orazio trattò da Savio nella Poetica tale quiflione , e da Savio la decife
perchè lichiefe nei Poeta la natura , e l'arte accop- piate , e congiunte ,
acciò cosi a vicenda fi ajutaflèro , e facelfero de' progredì . Giova qui
riferire i verfi di tal Poeta . Natui Digitized by Google io6 Naturi ficret
laudabile carmen , ari artt Quajìtum eft ; Ego nec ftudium fine divite veni à
Nec rude quid profit video ingenium , altèrius fio Alter* pofeit opem rei ,
& conjurat amici (9)» $. 8. Ciò che Orazio et ice dell1 eloquen- za
Poetica , che è fiata la prima eloquenza degli uomini, può e deve applicarli
all'elo- quenza pTOfaica di qualunque genere , ond* è che il proverbio Orator
fit , Poèta nafeitar, dee edere fpiegató ; e capito con molte di^ (Unzioni , e
lumi per ben comprenderli , o per ben driVmguere t idee , che lì attaccano alle
voci fit , nafeitut , arie , natura . S. p. Lafciando però tal queltfone nello
flato in cui fi vorrà da chifia lafc'rare , e chiaro che F Uomo dedito alle
faenze > dee in maniera tale regolare ì Tuoi ftudj , come fe tutto
dipendere dall' arte , e niente dal- la natura , affinchè sù tal ^iano
efficacemen- te cooperando a feconda di tal fiftema , abbia a far sì , che le
fae forze intellettuali pota- no fviiupparfi (10) . §. 10. (9) Horat. in Art.
Poet. vers. 40$. (10) Chi ha detto , che il Poeta nafea , e t Ora- 30 re fi
formi non ha ben riflettuto , che il fondo dell' eloquenza Oratoria , e Poetica
è (tato V iftefTo . Infat- ti le caratteri diche delle palli oni , 1* arte di
muover quelle , le figure , le deferizioni degli Oratorj fi fb- glion prendere
da' Poeti * ficcomc ia tutti i precetti Ket- Digitized by IO. Sr rifletta
inoltre , che ia natura fuol dimoflrare fin dalla prima età quali fieno i
foggetti da applicarti alle fcienze, ed a quali fcienze , e Io dinioftra in
certi fvi- luppi degi* intelletti de' ragazzi , (Viluppi t che ben confiderati
da* Savj * fanno ben comprendere ove tenda la natura > e quei Savj che
fanno comprendere , e conofcere 10 sviluppo delle facoltà de* ragazzi à deb-
bono ellere i loro precettori t Per ben com- prendere tali fviluppi bifogna
Capere à fon- do tutta V Moria umana , e delle conofcen- ze intellettuali ♦
Dunque V educazione lette- raria è affare di pochi Filofofi , ed il dar- ne
precetti c cola inutile 4 I gran Filofofi formano etti i precetti fopra i piani
partico- lari , che formano fulla ferie che oiTervano dello fviluppo delle
cognizioni nel loro al- lievo , ond'è che cflì formano i precetti fecon- do il
bifogno* Per quelli poi, che non ra- gionano , è inutile di dar precetti di
educazione letteraria , che conduca allo fviluppo della na- tura, e dell'arte
negli fludj dell' eloquenza, e delle fcienze , il fine delle quali ne' tre
quarti di chi le fludia, e di chi le infegna, non è di migliorare i' uomo nelle
facoltà in- Rertotici £ prendono da' Poeti per Io più gli efempj, 11 nato Poeta
è , e può efTer Oratore . Ma Y Oratore Forenfe certamente, non può nafeer tale
, perchè la natura forma sì fl eloquenza Poetica , e la prolàica , ma, non la
forenfe ebe molto dipende dall' arte» io8 intellettuali , ma è dì acquiftare un
nardo irti * perfetto cf inviluppate cognizioni • Si ftudia da quefti r
Alfabeto, pochi meli di Grammatica, e di umanità- come dicono , indi la Ret*
torica , e le Poetica in certi ricamati Cen- toni di citazioni varie , e
diverfe frafi. Vie- ne poi il tempo di pochi altri meli di Au- dio di una
inutile e conrenzìofa Logica , e di ergoifmo . Si aggiungono i fecchi à ed
aridi ilìituti elementari di una fcienza detta di profedìone . Si prendon poi
le lauree dot- torali . Allora per lo più fi chiudono i libri, e non oftantino
tante lauree dottorali B và alla tomba forfì fenza faper ben legere y e
fcrivere il proprio idioma . Per quelli ta* li non occorre , nè penzare , ne
parlare di educazione letteraria per io fviluppo della natura , e dell' arte •
A coftoro che grida» no quterenda pecunia primutn tft , bi fogna di- re , che
fono i corruttori delle fcienze » e i depravatori dell' uomo . §. 12. I
deteftabili effetti della ignorati* 2a di coftoro fi ponno in tutte le fcierìze
of- fervare 5 ma chi vuole un compendio della' più craffà ignoranza dee
rivolgere molti li- bri degli antichi Forenfi* come fi dicono, i quali per lo
più par che aveflero rinunciata alla ragione , ed al buon fenfo 5 e perchè f 1.
Per difetto de' tempi . ±. Per difetto di fludj . 3. Per aver voluto pretto nel
fero correre ai lucro , e ficcome ai dir di Gio- venale , gli antichi Romani
portavano ne» bagni Digitized by Google » rop bagni crudum pavonem , così effi
portarono nel Foro fludj immaturi , niente avendo con- - (ideato , che le leggi
fono la prima Filo- fofia jf e la più fana , ond' è che Io Audio, d'
interpetrarle , e di adattarle a' cafi parti- colari è uno degli oggetti i più
degni della ragione la più cultivata dalle fcienze tutte « Intanto moliiflìmi
Curialiili declamano cond- irò la Geometria , i* Moria , la Logica, di* cendo
che nihil hoc ad edi&um Prcetoris , e che bifogna cercar P arte , come
sfrontatamen- te, e fcioccameme dicono , de pane lucrando. Cofloro fono fimiii
a taluni, de' quali parla Orazio (ri) , che gì* introduce declamando che pria
fi dee acquiflare il danaro % por la virtù: Quawnda pecunia primum eji , virtus
pojl nummos . Con tali principj poi non è meraviglia il vedere ne1 libri
Forenfi a gliaja gP irraziocinj in trionfo . Sarebbe fq- perflua eofa f addqrne
efempj (ia). « CA, (il) Horat. Epiftol. I. v. 53, (13) Contro 1 irraziocinio di
tali antichi Curialifti Forenfi hanno in ogni ten.po declamato i Savj Giure-
confulti , e tragli altri Ancor io Fabro de errorihus Pragmaùcorum . Per i
Commentari poco ragionevoli di un nembo di tali antichi forenfi la vera
giurifpri)- denza divenne come un laberinto ineftricabile di con- tratti , ed
opinioni , e pugne di Dottori , che furono con infinita fapienza abolite dall'
Auguftiflìmo Noftro Sovrano Ferdinando IV. colla fua làviiHima legge dell'
-Ottobre del 1 774» " ■i no ■ CAPO IX. RiJUfJhni fuW eloquenza in rapporto
alle Sciente dette di ProfeJJìone. ■ LE fetenze di profeffione , fecondo le i
idee generiche di oggidì , fi riducono alle Scienze Fifiche , e Naturali , e
Medi- che , alle fcienze de* dritti , coltomi , leg- gi , o di Giurifpruden2a ,
alle fetenze della Religione , (la naturale , fia rivelata . AI Fifico , e al
Medico devono efler noti per qnanto fi può , tutti r fenomeni deili tre Regni
della natura , animale cioè , vegeta- bile , e minerale , come fi drcono . Non
vi è finca oflervazìone , o feoverta , o li- bro d' ifloria della natura , che
debba effer- gl* ignoto . Il Giurifprudente dee fapere tut- Digitized by Google
ti i rapporti poffibili delle leggi , e patti pubblici , e privati , le loro
origini , otier- vanza , mutazioni , decadenze , e le caufali di tali fenomeni
f e P iftoria di quanto è annellò a tali materie, le lingue, nelle qua* li tali
cofe fono fiate , o fono fcritte , ed" i rapporti di uomo ad uomo, di
famiglia a famiglia , di focietà a focietà , di un fifte^ rna di un corpo
politico agli altri . La leg- ge è , e dev' eflere ,*un' AQronomia calco-
lattice di tutti | fenomeni de' fittemi politi- ci , e degP individui , e
famiglie che tali fiflemi compongono; ond' è che tale fcienza fe fi
conlìderafle nel fup vero afpetro , farebbe la più fonile la più ragionata
Filofofia ad- dattata a ben regolare i coflqmi dell1 uomo Sociale , giacché la
fcienza delie conofcenze dell' uomo Sociale , e dell* uomo morale >
eflcndo aflài più difficile di quella delle co- nofcenze full' uomo fifico in
moltiffime cir- coflanze ed afpetti ; è potoria mente la più difficile , e la
più vada ¥ §* 2. Le Scienze Teologiche fono quel- le , colle quali fì dimoftra
, Il manifefia t e fi difende la vera religione , e fi ftabilifco- no gli
oblighi , e i doveri , che da quella derivano; e fi confutano le falfe
religioni . Dunque dee faperfi P Ifloria della vera reli- gione , cioè P
ifioria della verità ; e P iftp- ria delle falfe dottrine p che è l'ifloria
dell* errore ; vale a dire fi dee poffedere P ifio- ria Univerfàle d'ogni culto
, e d' ogni po- polo > 113 polo » e di tutte quafi le lingue , cognizio-
ni , fcienze , coflumi , fittemi • E perchè tutto può fervire in di fi- fa
delia vera religio- ne , che può , e deve foftenerfi con ogni • genere di raziocinj
ricavati o dalla liruttura Fifica dell' Univerfo , o dalle caufe finali , o
dalle fcienze metafifiche , o dalle iflorie de* popoli ; e chiaro, che non vi è
fcienza, o conofcenza qualunque fiefi , che non 4ìa necedària ad un buon
Teologo che dee di- fender la caufa dell' immenfo Autore di tut- to r Univerfo
, e dee difenderla , per convincer gli empj , non folo cogli argo- menti della
rivelazione , che co* Profani ed cmpj non giovano, ma con quelli dell'Auto-
nomia , della Geometria, delia Fifica, dell' Moria umana , dell' Moria naturale
, dell' Anotomia & cet. Quefla è dunque la feien- xa la più fublime ,
che le più fublimi co- gnizioni richiede . Ma non é noftro iftituto di trattare
de* topici delle fcienze , e de' loro confini , o delle maniere di pervenirci.
Infiniti valentuomini fi fono in tali materie occupati baftautamente , ed i
medefimi fi poflòno confultare • §. 3. Noi ci riftringeremo a riflettere , che
dopo la fcelta di una di quefte fcienze di profeflìone , avendo piena d' idee
di elle la mente , fi dovrebbe badare al piano dell' eloquenza da effe richieda
, ed al loro ufo appartenente. I fini di chi vuol coltivar l'in- telletto colle
feiense fouo quelli . Il conce- pirne Digitized by Google prrne le giufte idee
, ed i giufli piani, che ii può dire la prima teoria del penfare . 2, L' arte
di adattare agli altrui , e noftrj ijft tali piani coli' arte dell' eloquenza ,
che o pofTa dimoftrare, o infegnare , o narrare , o perfuadere quelle cofe ,
dalle quali fi con- fegujfce il fine di quelle fcienze di profefììo- ne , che
noi fludiamo • 5. 4. Dal fin qui detto rifulta , che non può mai farfi un ferio
e ragionato ufo , ed utile dell' eloquenza in qualunque lingua , quando tale
eloquenza non fi fludia dopo la fcienza di profeflione , vale a dire dopo T
acquifto di quelle idee , di quelle ricer- che , di quelle feoverte di quei
piani , di quei fittemi , che noi per mezzo dell' elo- quenza dobbiam proporre
agli altri a voce , o ne' libri per conseguire il fine di quelle fcienze, per
pruomoverfi quelle , per confer- \ varfi , per tramandarli agli altri , per mi-
gliorarli , e perfezionarli , per farne ufo uti- le alla focietà , e migliorar
r uomo , ed unire la fcienza delle cofe colla fcienza delle parole, e ia
fcienza delle parole colle fcienze delle cofe . Così fi dovrebbe penfare , e
procede- dere negli fludj dell' eloquenza , e non già far porre i giovani nella
confuGone di certi aridi precetti Rettorici , che fi fludiano .fen- za capirfi
, nel fior degli anni fopra certe formole ed autorità di Scrittori Poetici , e
profaici, di certe lingue le meno uftiali, pre- cetti feompagnati da ogni
critica , da ogni H j buon Digitized by Google J 14. buon guflo 5 c quindi è ,
che coloro , che hanno avuta la dilgrazia di così apprendere r eloquenza , come
a moltiffimi per io più è accaduto , non fanno , nò i fonti , nè i fini , nò
gli ufi , nè la natura di quella , nò il rapporto che ha V eloquenza colle
faen- ze tutte ; e fi può dire da elfi medefimi zd e(H medefimi . NeceJJaria
ignoramus , quia Juperjlua didicimus (1) . §. y. Si accordi all'ufo , che nel
corfo de- gli Siudj Fiiologichi , o di umanità , come di- con taluni, fi faccia
vedere a' giovani Ruden- ti un faggio generale , di Rettorica fui folito tempo
; madie fia accompagnato poi dallo ilu- dio vero della Filofofia in tutta la
forza dell' efienzione del lignificato di tal vocabolo; e che poi , dopo Io
lludio della profefTìone deter- minata , fi applichi T animo ' alla vera elo-
quenza richieda da quella profefTìone che fi fa meta de' noflri ftudj , quale confeguita
, e fceha , fa duopo riflettere all' acquifto di quella utile , e foda
eloquenza necefTaria o per efercitare , o per insegnare, o per cul- tivare
> o per migliorare quella profefTìone o per confeguirne i fini per i
quali li è ap- prefà . Il tempo di ben ordinare le parole, dee fuccedere al
tempo in cui fi fono bene ordinate P idee (2) • §. 6. (t) Senec.ad Luci/.
EpìftoL 88. Non difeentes ne- ctjjarià quia fupervacua didicerunt (2) Si dee
riflettere, che per bene iftudiare, e eoa pra- Digitized by Google §. 6. V
eloquenza dunque anelerà Tem- pre in rapporto cojle feienze di Proftflìjne, e
co' gradi , ed ufi di quelle conofcen;e L* eloquenza legale, la Medica # la
Teoio- H 3 gica profitto le lingue, fi debbon tralafciare tante cofe fi per-
fine dette da' Grammatici , e da Filologi , e ben ponderare quanto ci hanno
lafciato fcritto i Filofofi , i quali Invi- luppano la teoria delle lingue, e
dell'Eloquenza falla teoria delle idee, e de' penfieri . Le lingue, per i Fi-
lofofi , come oiTerva il Signor di Condillac, fono co- me le cifre, e fegni
delle Scienze Matematiche, ed Algebriche, che fono più eftefe , quanto più è
perfèt- to T intelletto, e quanto più fono cftefe, più perfezio- nano
l'intelletto, i grandi Filofofi, ed i penfanti Sc'rit. tori lyiluppano le
lingue, ed efle lingue fiorifeono eoa- temporaneamente alle Scienze ed arti,
perchè le lin- gue ii perfezionano quando fi perfezionano 1' idee 1 efercizio
della memoria, e dell' immaginativa di . ^wv.M uegi iiiiciicm 1 meglio
organizati di- pendono da progielTÌ della lingua, che eorrifponde , eome fi è
detto a feeni geometrici, ed il metodo di lervird di una lingua e un metodo di
calcolo. Condii-
Uc Effjy Sur f origin des Connoiffences httmaines Miap. XV. Du Genie des Lan^ues , ove dottili-ma- mente
tali cole fviluppa, dimoiando, che le IinaUe ci dipingono il carattere , ed i
cofmmi delle nazioni , le progrefliom delle loro prime idee, l' irtoria della
cultura c^i elle nazioni, come infatti lo mie, e le vo- ci dinotano le idee , i
penfieri , gli affetti. Si veda Conddlac, Cours d Etudts , Hiftoir. Ancienn.
livr.IIf. Uiap. x7. , ove parla dell' influenza ddle Lingue Cult opinwm, e
delle opinioni falle lingue. Ecco le co- bZnmm i * *" Ia vcra clo^2a>
c Digitized by Google gica tutte fono , e fi fcuoprono , e rilucono, o ncir
efcrcizio di tali facoltà , o nell' in- fegnarle , o nel proporre le
offervazioni 9 e le fcoverte negli fcritti , e ne' libri corre- lativi, o nel
confervarle , e tramandarle a' po- Aeri colla teorica , e prattica , e ciò per
mezzo dell' idee rapprefentate dalle voci , come la fcrittura comprende il
quadro delle idee rapprefentate da' fegni. §. 7. Le leggi , o riguardano il
dritto naturale , o il civile , o quello delle Genti. Dunque le parole , e lo
itile dell' eloquen- za , nella quale tali facoltà fi efprimono , debbono a
tali ogetti riferirfi,ed elTere ana- loghe 5 e fono così varj i generi
dell'elo- quenza legale come varie fono le feienze contenute in tale facoltà .
§. 8. L'eloquenza Teologica è affai più valla , perchè oltre l'efpofizione
della vera, e folida religione , e dimoflrazione della medefima , e de' doveri
dell' uomo verfo fe medefimo , verfo gli altri , e verfo il primo Efsere , fi
può occupare in apologie generali della vera religione , o in dimoftra- zioni
particolari di varj punti della med eli- ma , o in confuta delle altre erronee
reli- gioni . Si può occupare altresì in orazioni , e parlate ne' Conci!)
generali, e particolari, in difeorfi al Ceto Ecclefiaftico , ed al po- polo ,
in Commentar] , ed Omìlie fopra gli Autori Cianici Sacri , e fulla Bibbia , e
su 1J7 e su' Padri ; nello fcrivere P Iftoria genera- le , e particolare della
Chiefa , ne' fermoni del Pulpito, ne' Canoni, colìituzioni , e leg- gi
Ecclefiaftiche , ne' Catechifmi & cet. E dee Tempre adattarti a varj
fini , ed ufi , e ne- ceflìtà , per le quali fi adopra. Rifalla quindi, che
coloro , che fecero de' loro fludj Reite- rici Io feopo di confiderar folo 1'
eloquenza del Foro , e del pulpito , non bene confi- derarono la natura , i
fonti , ed i fini dell' eloquenza Oratoria , e ^Poetica, quali, come fi è detto
hanno P iftefle bafi ; e P eloquen- za Oratoria è Hata Tempre proceduta dall' ^
eloquenza Poetica , come la profa è fiata * dai verfo proceduta (3). (j)
Dimoerò grande frivolezza di penfare quei erande ingegno della Francia , che
nelle fue lettere Perfiane , difle che la Poefia è communemente di- fprezzata ;
e che la Poefia Lirica é una artnoniofa Stravaganza . Ma altri uomini più £àvj
hanno .detto che Montefquieu (la il Mjchele Montaigne della Le- gislazione , ed
il Malebranche della Politica , cioè ta- lora gran Filofofo , talora Entufiafta
. 11 Montefquieu , come Montaigne, ha delle grandi meditazioni e (cover- te, e
tutto vede ne* climi , come Malebranche dicea veder tutto in Dio, ma il
Montefquieu non vidde che in ogni clima la Poefia Lirica , e l'Epica erano
ftatc le bafi d'ogni feienza, d'ogni cognizione: 11 Montef- quieu non badò che
molti Metafinci hanno il vanto di efler Poeti Filofofici in profa . Non badò
che il fuo tempio di Gnido è una fpecie di Poefia , come varj luoghi dello
Spirito delle Leggi. Il gran Montefquieu in aver biafimata la Poefia è ftaro
fonile al dottiamo M. Digitized by Google n8 §. p. Rifulta quindi , che Io
(lucilo deità vera eloquenza c infeparabile dallo ftudio del- la vera fapienza
i e che per ben riufcire in tale Audio , bifogna applicarvi!! nel modo il più
proprio , com' è quello di vedere quali fcicnze ed arti accompagnarono la vera
elo- quenza > e le lingue . Quelle arti * che ac- compagnarono la vera
eloquenza , e quelli mezzi co* quali fi avvanzò , devono eflere i mezzi di
acquiftarla . Chi vuole acquiflare la vera eloquenza dee fìudiarla in rapporto
alla Poefia , alla Mitologia , alla Pittura , che fu la prima eloquenza (4) , e
più é' ogn' aliro in rapporto alla progreffione de* penfieri , e delie idee e
del raziocinio , l'analifi del qua- le c la bafe de* precetti della vera
eloquenza, effendo le parole imagtni dell' idee , e fegui- tando la natura
delle medefimé , e perciò bifogna cercar le vere leggi dell' eloquenza affai
più nelle leggi di regolare i giudizj , ed il raziocinio , che nelle leggi di
accozzar periodi * FINE DELLA PRIMA PARTE . M. T Abbè de Longucrue , che tanto
difprezzava i Poeti, che niuno ne tcnca nella Tua Libreria, e dicca che Feizio
de Antiquitatibus Homericis , e Duport de gnomoIogiaHomerica vagliono aflai più
delle opere di Omero. Cosi l'uomo il più favio,fi vede che Tempre loda, o
difprezza quei talenti , che egli ha,o non ha. (4) Ciò fi è oflervato da Mr. du
Ùos nel fuo libro intitolato Reflexìons Criiiquts fur la Poefie , O fur la.
Pcinture* Tom. I. Seft. IV., ove adduce un'autorità di Quintiliano, Inftit.
lib. ir. cap. che dice ebe talora la pittura fupera V iftefla eloquenza della voce
, some è cofa veriflìma. Digitized by Google ii9 •f « * * * * * * * * * *"K*-r e- gfc .
iMKfi ■ .. .... .... . • .....
.^5^*-^ „vt ' r~=^~ TE Ricerche Iftoriche full' Eloquenza. . C A P 0 Io Dell'
origine dell' eloquenza . §• x, SC^ \\ non e(Terfi m0Ite volte defi. ?fr ♦ ulte
*e Prec,fe idee , che fi fo n0 a^e ParoIe attaccate, Torio ^^4-^^ nati molti
contraili in Lettera- tura . La parola eloquenza Te da' Rettorie! per Io più fi
fuflTe adoprata nel H 4 Aio Digitized by Google 120 Aio vero , e primitivo
Terno di dinotare una concatenazione di parole che efprimono una concatenazione
di penfieri , e giudizj , non vi farebbe flato un vallo campo di contratti
full' eloquenza , e fnlia fua origine , nè fi fa- rebbe riftretta V eloquenza
air arte fola di perfuadere, e molto meno fi farebbe detto , che V arte di
perfuadere comprende l' elo- quenza fola del foro , e del pulpito, e quel- la
degli Efercizj Scholaftici , nè fi farebbe T eloquenza limitata a quei foliti
tre generi, cioè demoftraiivo , deliberativo , e giudiziale . §. 2. Siccome
hanno errato coloro , die ci hanno voluta manifeflare l1 iftoria delle lettere,
e degli Alfabeti , feparandola dalL* Ifloria de' penfieri, e delle idee, delle
quali i caratteri eran fegnr,cosi fono flati in gran- de errore coloro , che
han voluto inveftigare le origini dell' eloquenza fenza indagare i progredì , e
le origini delle conoscenze uma- ne, neff efprimer ie quali per mezzo di ar-*
ticolate parole confifle la vera eloquenza , che ne' tempi primitivi fu tutta
eloquenza di azione , di getti , di fegni , di (imboli , di pittu- re, e poi di
fuoni vocali articolati . Quanti fu- rono i mezzi , co' quali V Uomo primitivo
, confiderato in uno flato rimoto da ogni So- cietà, e felvaggio, (i) efprelTe
agli altri le fue (i) Ci fi permetta di figurarci l'Uomo come nel fuo principio
ifolato da ogni Società, perchè in tal1 ipotefi i Fi- i. Digitized by Google
lue primitive idee , tante furono le varie eloquenze j e cominciò l'eloquenza
quando fi cominciarono ad adoprare i fegni di efpri- mere quelle idee, e la
ferie Iflorica de' pro- gredì della medefima è fempre in •ragione della ferie
de' progreflì delie limane conofcen- 2 e , e della perfezione dell' umano
intelletto, nel quale l'eloquenza ha principio, e fede; e quindi V eloquenza ha
avuto principio co!lT Uomo, ed i progreflì della medefima fi deb- bon cercare
nell'origine, e ne' progreflì dell' aite del penfare nell'arte di ordinar
l'idee, e ncll1 arte di efprimerle > o co' corpi , o co' getti , o co'
fuoni , articolaci , cofe tutte che lì perfezionarono colla perfezione , e
progref- fi dell' Umano intelletto . §. 3. iMalamente dunque fi è cercata P
Illoria dell' origine dell' eloquenza in Mer- curio, e in Ercole, caratteri di
una eloquen- za di perfuadere , e di una eloquenza forma-' ta fui modello di
una Società più perfetta , e eulta a proporzione della cultura delle ar- ti, e
faenze; e l'attribuirli a Mercurio, e ad Ercole l' ifloria dell' origine dell'
eloquen- za è un confiderar l'eloquenza nello flato di perfezione, ed in
rapporto folo dell'arte di perfuadere, che forma un gran ramo dell' r- elo- i
Filofofi hanno fcritti i loro fiftemi, ed fa tal* ipotefì bifogna efaminare
tali fittemi . Del retto queir Uomo primitivo felvaggio de* Filofofi, è una
chimera, ed Una ipotefi di coloro che per voler' efTer troppo Filofofi fi
perderono nel regno delle ipotefi, e delle chimere. i eloquenza , ma non tutta
V eloquenza • L'elo- quenza dunque, cioè Parte dr efprimere i penfieri , le
idee , i giudizj , è afTai più antica dell' ufo della parola , a qual1 ufo
precede P eloquènza del filenzio , cioè quella deTegnr, de' gefli , delle
azioni 9 della pittura , & cer. §. 4. Se le altre arti , e (cienze
comin- ciarono a proporzione de* hi fogni che l'Uomo confiderò di avere per
viver più felice , e più commodo nella Società, l'arte di efpri- mere le fue
idee fu la prima a coltivarli , come più neceffaria , e fenza la quale non
poteano le altre arti, e fcienze fvilupparfi ; c quindi c chiaro , che V
eloquenza ha co- minciato coli1 Uomo , ed ha precedute tutte le arti , e
fcienze in tutti i popoli , verità che fi dimortra dall'evidenza, dalla
ragione, ed anche dalla divina rivelazione , che c' in- • fegna , che V
Altirtimo Iddio dopo la crea- zione del Mondo , e dell' Uomo , volle , che
Adamo fulle prime averte importi i nomi a tutti gli animali , vale a dire , che
averte efpreflo co* fuoni articolati le idee filila no- menclatura di quelli
animali . Il lume dun- que della divina rivelazione ci fa vedere nel primo Uomo
effèr fubito cominciato l1 ufo di efprimere le fue idee colle parole , in fe-
Csia delia Scienza divina ad Adamo infufa. tenebre poi della Filofofia ci
dimortrano ancora, che le prime notizie, che fi porta- no avere loVFilofofì , e
le prime ricerche fulle origini delle Società , qualunque fuf- fero 1 •
Digitized by Google \ fero fecondo i varj oppofli piani di e(Ti Fi- lofofi ,
che mai , o al raro , ira loro con- vengono; tutte però concorrono a dimofirar-
ci contemporanea coli' Uomo l'eloquenza , cioè l'arte di render manifefte le
fue idee , arte, che in varie maniera fi è fviluppata,e collo fvilupparfi in
varie maniere , ha date origini a varie arti , cioè ali' arte di dipinge- re ,
e di fcolpire per V eloquenza de' fegni , [imboli , e pitture , ali' arte de'
caratteri , all' , arte de' geHr , e de' Pantomimi > all' eloquen- za
Poetica & cer. §. y. Ma cerne gli Uomini felvaggi , e confiderà»
ifolati da ogni Società adoprarono Tulle prime 1' eloquenza de' corpi , poi
quel- la de' fegni > e de' fimboli , e de' gefli > dell' azione,
e delle parole? Molti (Timi autori han- no ferino full'origini delle lingue, e
fi fono da noi altrove citati (2) , ma pochiflìmi di effi ci hanno data l'
Jfloria di quefle progref- (ioni , e molto meno colui che fi ha creda- to
capace d introdurre la Filofofia nell1 Ifto-^ ria, e vi ha introdotta la favola
(3) in tre quar- (2) Part. I. Cap. I. Noe. 3. & 4. (;) Quel Filofofo,
che con mafeheratò nome diM. T ÀbbèBai'm La cavata fuori l'opera intitolata
Phi- iofophìe de V H/Jloire, avrebbe fatto meglio ad intito- larla Philofophie
de la fable , ed égli C fpelTo il Filofofo delle anfurdità> e dalle
contradizioni. In tal pretefa Filofofia dell' Iftoria niente fviluppa 1*
origini delle lingue . Meglio di lui ciò fece il Signore di Condii- lac , c 1
As^re del trattato fur la formatigli M*tani- hut des J^a/.gbts . 124 quarti di
lai* empio libercolo. Si e più vol- te da noi detto , che il noflro immortale
Si- gnor Vico nella fua Scienza Nuova è flato un de' primi a fviluppare con
efattezza le prime origini delle lingue , e la loro primi- tiva indole, e
natura, (piegata poi con foni- ma dottrina da M. de Condiiiac , i quali hanno
sgombrate le nuovole del fofco pe- dantifmo su tali materie. Si vedano tali au-
tori , ed il libro intitolato Trattato della Mec- arnica formazioni delle
lingue • §. 6. V Autore dell' lftoria delle origini delle Arti , e delle
Scienze , e delle Leggi, cioè il Signor Goguet , poche cofe ci dice fulle vere
origini dell' eloquenza , febbene molto abbia fcritto full' origine dell'
Alfabeto, e delle maniere di fcrivere degli antichi , ma non ha unite tali
ricerche full* alfabeto , e varie fcritture a filofofiche ricerche full*
origine delle lingue , come ha fatto 1' Auto- re del trattato della Meccanica
delle Lingue. §. 7. A chi volefle formare l'ifloriavera de' progreflì delle
lingue , e dèli' eloquenza , de1 lumi delle iflorie profane de' tempi ami- chi
circa i progrefìi delle Società , e delle lingue . 2. L' edere le profane
iflorie rima- fle tutte allegoriche, fimboliche , favolofe . 3. L' efler quelle
favole adattabili ad infiniti lenfi, ed eflerfi con infinite varietà fpiegate,
e capite . 4. Ricorrendofi al raziocinio per Supplire alla mancanza de' fatti,
e dell' iflorie fi Digitized by Google A ' — V - 12;, fi entra nell' immenfo
Caos delfe ipotefi , ed arbitrarie opinioni de' Filofofi . y. Trafcuran- dofi
di entrare in tal piano , fi cade nel fo- fco pedantifmo dal quale fi ofcurano
le vere origini dell'eloquenza • Ci vuol dunque un* intelletto fimo, che colla
guida di ottimi , e fodi modelli ragionando con efattezza full* origini
dell'eloquenza ^concepifca nel tempo ifleUo la natura dell' eloquenza come
infepa-i rabile dal fondo dell' intelletto , e de' penfie- ri, e dello fviluppó
delle idee, e delle co- gnizioni , e cerchi 1' Moria della medefima .nell'
Moria dell' arti, e fcienze,e ne'progref- fi dell'umano intelletto. §. 8. Il
Francefe M. de Hardion , pu- blicò una diflertazione full' eloquenza (3) ,
nella quale riferifce l' antica favola , che ne* primi tempi gli Uomini flupidi
periti fareb* bero in un brutale filenzio , fe Prometeo non aveflè per eflì
interceduto predo Giove per la grazia di ottener loro il dono della paro- la ,
e dell' eloquenza , e Mercurio che i' avef- fe agli Uomini communicata, ma non
indi- iiintamente a tutti, ma fojo a quelli , che avrebbero potuto , e faputo
farne un buon' ufo, come efeguì appunto Mercurio, e cosi gli Uomini divennero
culti , Quindi V origi- ne (3) Memoìr. de PAcad. Royal. des Infcriptions ,
& beli. Lcttr. de Paris Tom. 13. Si veda altresì Al. d* Saverien
Hiftoire des progres de V Efpric humain dans les Sciences. Tom. Ili. pag. 373. dell' edizione in tf.
Parigi 1777. In tal luogo paria dcll'ifton* della Rc^ torica, e dell'Eloquenza.
Digitized by Google 126 ne dell' eloquenza primitiva tragli Egiziani ; ed i
Greci, e le altre nazioni Orientali ido- latre è cosi incerta , com'è incerta ,
e varia la ioro Mitologia", e le molte loro tradizioni concernenti non
pochi antichi Mercurii , e le varie favole , che concernono Prometeo , ed il
fuoco da quello tolto al Sole (4.) . Dio- doro Siculo parlando del Mercurio Egizio
, io confonde co* Mercurj Greci (y) , ed a tut- ti quefti Mercurj gli antichi
attribuirono l'in- venzione dell' arte dell' eloquenza , anzi P ori- gine di
ogni fapienza (6) Luciano però ci ha (4) Sarebbe mai, in tal' ipotefì della
defcritta favo- la , I* eloquenza quel fuoco da Prometo aethtria domo frau d*
mala lubduilum , come dice Orazio? O quel fuoco, di cui parla Efchilo (
Prometh. Vinci, v. 2*4.) e che lo chiama ignem flammeum ouyt ttoKKeu;
fxa&nTwrau Te%v<ù; , a quo quidem multas edifeent ar- tes? Si
veda la detta Tragedia di Efchilo, Tom. I. pag. 31. edit. Paw. in 4. Hag.
Comic. 1745. (5) Hiitor. libr. u (6) Si veda Giovanni Marsham Canon. Chron.
Saec. I. pag. 34. edit. in 4. Franck. 696. apud Stock. I Pla- tonici dinero,
che V Uomo avea ricevuta da Mercuria «p/iXfWTwn» t»; -J^v^s, cioè la facoltà d1
interpreta- re i fenfi dell* animo . Si veda Ateneo Au*rvo<r. Hbr.I. It
ifteflo Mercurio fu detto Hermes, interprete, elo- quente dal Greco verbo Ereo
, Ero dico , onde venne Sermo , e Mercurio per la fua eloquenza fu detto Nun-
zio de' Dei ( àvytxos otòxvctTcèv ) i ed Ornerà lo chiamò JWrepov, 0 «JW-rcpa,
Miniltro, ed inteh. jmneio de' Dei, ed ebbe perciò le ali, ed i talari a piedi,
dovendo i nuncii effer veloci, onde Omero ferti- le accribuifo Je ali alle
pajoje , e chiama le parole Digitized by G ha confervata una tradizione degli
antichi Galli , che rapprefentarono Ercole da effi detto Ogmio * co' capelli
bianchi , e rari , colla cute crefpa,e nera, colla pelle di Leo- ne appefa al
collo , colla clava , colla faretra, e coli* aUu come offerva Fornuto. Ebbe
Mercurio le ali al cappello, perche dalla tefta partono le parole alare. Si
Teda Voffio de orig. & progr. idol. Libr. z. cap. 32. Orazio nell Inno
a Mercurio lo chiamò eloquente ni- ìòt Vntiq edit. in 8. Lugdt Batav. apud
Vandcr Mumuf chC era agyrta medicus, aftrologus, impoftor. Prometea fi volle
difcepolo di Mercurio , come riferifce Efchilo «el Prometeo * Luciano nel
Dialogo Hermes . Fu detto anche Mercurio Deorum interpres, Mercatorum patronus
, furum protetìor, agyrtarum promoter, infc- rorum diribitor, Jitteratorum
fautor, bellorum diiturba- tor pacis au&or, viarum publicarum
indigitator , pa- Jaeftrae inventor , pfychopompos , nomi, che dinotava- no J
var, ufi dell eloquenza, o le arti, alle quali era unita, o le confeguenze, che
ne derivavano. Gli an- tichi engeano a Mercurio certe Stame , delle quali iolo
fi vedea il capo ,. ed il refto era un tronco qua- drato, ed informe, o di
pietra, o di legno, con ca- ratteri, che dinotavano le vie a* Viaggiatori. Ogni
Viandante gittava vicino tali Statue un fallo. Tali fcfli li dillero da' Greci
Ep^aTcì Xo<pot Tumuli Mercuria-. Jes. Si vedano i Proverbii di Salomone
cap. *6. verf.8., ed ivi Grozio nel Tom. 3. de* Critici Sacri nella Co-
inilA3i-' cra tal Coftume ancora prelTo gli anti- chi Arabi, ed Indiani, come
offervano Vincenzo BeU iovacenze e tragli Americani, come riferifce Acofta ,
veda il citato Grozio,E & veda Knippingio <Ja noi aul jr citato
. 128 e coir arco , e colla lingua traforata , dalla quale ufcivano varie
catene, ed. anel letti di catene, che ftrafcinavano una moltitudine dì Uomini
legati per gli orecchi . Luciano fin- gendo di tarli meraviglia di tale figura
di Ercole , introduce un di quei Fiiofofi , che così fpiega F enitnma : Vim
dicendi nos Galli, non ut vos Graci , Mercurium putamus effe , fed Herculi
Ulani adfimilamus , quod hic Mercurio muitum ejl fortior & cet. (7) .
Da tal luogo di Luciano fi deduce , che le tradizioni de* Galli , che
attribuivano P eloquenza ad Er- cole, e «quelle de1 Greci, che l'attribuivano a
Mercurio, ecan varie, fecondo eran varie nelle diverfe nazioni le idee, che fi
aveano, ed i caratteri , che fi attribuivano a' primi Capi delle famiglie, a'
quali fi credea dover- li il dono dell' eloquenza . I Galli, popolo pia fero-
(7) Lacian. in Dial. ripesi* , n HpoeX»*» Prae* fatio, feu Hercules, Oper. Tom.
3. pag. 84. edit.Va- rior. & Reitzii. Gli antichi in fatti folcano
nelle itra- de unire le ftatue di Ercole, e di Mercurio, e rap- prcfentarle ne'
quadrivj . S* introducono nell' Annoi* ( libr. 1. cap. 18. n. 4» ) tali ftatue,
che parlano a Viandanti , e dicono così . Qui hanc propcratis viam , five ad
agros ex oppido, five ab agris tenditis ad ur- bem, Nòs terminorum Cuftodes,
duo Dii, quorum hic qu:dem Mercurius, ut vides me, hic autcm Hercules. Cicerone
( ad Attic. I. epift. 18. ) chiama tali ftatue HermnacUs . Mercurio, ed Ercole
eran dunque cre- dute Deità analoghe. Si veda Everardo Ottone de Dns Vialib. P. I. cap.
10. de Hercul. A* Dei inventori
deU, eloquenza fi attribuì 1» impiego di inoltrare a viandanti je vie,
Digitized by feroce, e men culto, l1 attribuirono al fortilii- mo Ercole; i
Greci spopolo più gentile, ed indullriofo , fottile al Mercurio ; e con ciò
tali popoli ci traimi fero una fimbolica Ilio- ria de' progredì dell' eloquenza
proporzionata a' caratteri delia loro nazione rapprefentaticì da' loro Eroi, e
da' loro Semidei . §. p. Tra tali dubbiofe Mitologiche tra- dizioni , un
Filofofo anderà fempre cercan- do T Iftoria de' progredì dell' eloquenza , con
ricorrere all' Morie , che ci fviluppa- no V Iltoria della cultura delie
fcienze , e delP intelletto Umano , del quale T Elo- quenza c la Miniflra la
più utile , e la più necedaria confiderando P uomo .ne9 fuoi rap- porti fociali
. §, io. La Caldea è data una delle antr- chilfime eulte nazioni. L'Oriente ha
trafmef- fi fin da' primi tempi all' Egitto i tefori del- le umane conofeenze .
L' Egitto trafmife ta- li cognizioni alla Grecia, la Grecia all'anti- ca Roma,
e l'antica Roma alle poderiori moderne nazioni. Potremo dunque noi fran-
camente dire, che l'Eloquenza abbia infic- ine con tali fcienze
contemporaneamente fat- ti gl' iftedì pellegrinaggi in qualità d* infepa-
rabile di loro compagna. Jn fatti quei Gio- vi , quei Mercurj , quei , Febi ,
quelle Mu- fe , quelle Minerve , o altre Deità analoghe, che predo gli antichi
popoli fi celebrano per avere le Scienze introdotte , le divulgarono , e le
introdulTero per mezzo dell' eloquenza , I Tiflo- I JO Piiìoria delki quale è
infeparabile dairifloria del- l'origine delle arti dello Icrivere , e del
penfare, delia Poeta , della Mufica , e della Pittura (8). CA- (8) Chi
dubitalle , che V eloquenza, la Poefia, laMu- C\Cd , e la Pittura abbiano
un'origine commune, ecom- muni progreflì colla Filofofia , che era da efTe
infepa- rabile , dovrà leggere il Signor Vico nella Scienza Nuo- va , e fopra
tutto lJ eccellente libro di AI. Dubos in- molato Rejlexions Criiiques fur la
Poe/le yO la P cin- ture in qual' opera il dotto Autore dimoftra le feienze, e
le arti comprefe nella Mufica degli antichi, e nella JPoefia. Si veda la detta
opera Tom. 111. Sedi, f.pag.7. per tutto il Tomo . L' arte del parlare , e del
cantare, e dello fcrivere,e del dipingere furono contemporanee, e pillarono da'
Caldei agli Egizj, dagli Egizj a' Greci, come accadde anche colle lettere
alfabetiche. Si veda Tacito, AnnaL tÀbr*XLy 1 4. p. 1 ; , Tom. 2. edir. Bar-
bou . Theut , Thoth Thaut hi 1 Hermes de* Gre- ci , ed il Mercurio de* Romani .
A quelli il attribuì T invenzione delle lettere, e delle feienze, e dell' Elo-
quenza ( V. Sclden. de Diis Syris ) . Platone nel fuo Fedro parla di un
contrailo tra Hermes introduttore delle lettere , e Thamo Re di Egitto , il
quale foilenea contro Hermes , che le lettere erano dannofe , ed inu- tili . Si
veda tal luogo di Platone , e Cud-vorth Syft. IntelL Univ. Tom. 1. cap. 4. §.
18. n. 376. pae. 48/. edit. Moshem. Di quelli Mcrcurj fcriflc V Inglele War-
burton nell'opera intitolata Divine Lcgation of Mofcs Tom. I. pag. 44*. Sia
detto qui di paflaggio che qua- rto Thamo Egizio rapprefentato da Platone, che
difpu- ta con Hermes contro le feienze, e le lettere, ha da- to campo
all'Exgeneurino Roufleau di fvillaneggiare le lcienze , e l' arti in molte fue
opere piene di eloquen- za, e di fanatifmi, e fpecialmente nel fuo Difcorfo co-
rouato dall'Accademia di |j>ijon fui problema. Si le re t ab licerne nt de Aris
> & des Sciences a contribuè a èpurcr Ics mocurs . Gli Ottentò dicono che il penlare, e le Scienze
fono il flagello della vita . Roufleau fareb- be il primo Eroe tra quei popoli.
Digitizcd by rfrrrfrt Stessagli Kb»* C A PO! H, Prof/etti ddla primitiva
Eloquenza . % r. fi voleffero addurre, come in un qua- l3 dro gli efempj , ed i
modelli dell' anti- ca eloquenza in varj popoli , avrebbero a ricavartene gli
efiratti da' primitivi libri de- gli Orientali , come da quelli della Caldea ,
* della Perfia, e dell'Arabia. I libri di Zer- duflh , o quelli che gli fi
attribuifcono , il Zendavefta , il Sadder , i Vedam de' Brami- ni , i Ring de'
Cinefi ci fomminiftrano efem- pj di tale antica eloquenza fantastica , che fi
oflèrva ancora mifla a*I un gran fanatifmo nel Corano di Mahomet , e ne' varj
frantumi I * di di Autori Orientali (i) , fe pure tali libri non fono apocrifi
come è da fofpettarG. §. 2. Gli Ebrei ebbero anch' elfi i loro traslati , le
loro emfafi , i loro idiotifmi , le loro figure. Ne' Sacri libri , fpecialmenie
ne* libri Profetici , vi fono efempj d'ogni eloquen- za la più fublime, anzi
fono l'unico efem- pio delia fublimità dell' eloquenza (2) e d'ogni ottimo
genere dell'Eloquenza , co- me facilmente convengono gli Uomini i più dotti , e
coloro che ben comprendono , che la prima fublimità deli' eloquenza , e dello
flile nafee aflai più dalle cofe , che dalle pa- role. E fe così è, in quali
libri fi trattano cofe più intereflanti , più fublimi , più ma- gnifiche più
utili , fuorché nel Vecchio , e nel nuovo Teftamehto ì Coloro dunque che
preferifeono alla Sacra eloquenza quella de- gli Autori Profani , e de' ClaQìci
Greci , e Latini , non ben capifeono la natura dell'elo- quenza, e la vera
fublimità dello ftile (3). §. 3. (1) Vedafi Herbclot Biblioth. Oricnt. ed il
fupple- uiento di Al. Visdelou , e Galand. 4£emann. JUbLio- ihec Orient. e
Bartolocc. Biblioth. Habbinic. (i) Dell' eloquenza de' libri facri fi veda
Tommafb Garakcr Opufcul. Var., e fi veda M. Rollin dans la Manier. d'enfeign. ,
& d'etud. les beli. Lettr.
Si veda altresì Longino nel trattato de Jublimi,z le note di Defpreux fopra
certi paflì di tal libro. (3) Bembo, Poliziano, Sadoleto , Cafa , ed altri, eli
e poco curarono V eloquenza facra, furon dunque poco conciatori della vera
natura dell' eloquenza . Sono da leggerli le- oflcrvaiioai di M. Heifaa fui
Cantico di Digitized by Google §. 5- Si è offervato da molti Savj , che i primi
promulgatoti delP Eloquenza furono i primi Muficr , e che la Poefìa , e l'elo-
quenza, e la Mufica furono arti contempo- ranee . 11 libro di Giobbe , il
Cantico ài Mosè, i Salmi di Davide fono i più gran modelli delia Sacra
Eloquenza , e tutti Scrit- ti in verfo , e cantati in muiìca • §• 4. Tra' Greci
profani, Lino, Tamii-i, Orfeo , Mufeo , ed Anjfione promoffero i elo- quenza ,
la Poefia , e la Mufica . Calliope antica Mufa tra' Greci, e la prima delle Mu-
fe , eroe delle arti antiche, fu la Dea deh' eloquenza, che Efiodo diede per
compagna a' Regnanti • Si credea che Calliope unita ad Apollo, Dio delle
Scienze , partorì Orfeo, cioè l' armonia . Altri dicono , che Orfeo fu figlio
del Mufico Eagrio , e di una donna di dolciflìma eloquenza detta Calliope ,
tra- dizioni , che tutte dinotano, che l'eloquen- za, la Poefia, e la Mufica,
arti contempo- ranee, ingentilirono, e migliorarono gli Uo- mini , e
ftabilirono le Città , in qual fenlo Orazio nelP arte Poetica fpiega le favole
di Orfeo , e di Amfìone . L' ideilo dinotarono le tradizioni che fi aveano
intorno a Palla- de , e Febo , che dinotano P unione dell' I 3 elo- Mose riferire
dal Rollio nel fuo libro de la man* d' enfeign., & tt aud* Us beli.
Lettr. eloquenza , della Mufica , e della Poefìa ne* primitivi tempi, e pria di
Omero (4) «Tutta V antica eloquenza fu Poetica e tutte ìe poe- ile fi cantavano
colle varie fpecie di Mufica che non eran poche tragli antichi. Succede poi al
canto ia femplke recita > ed a' verfi ia profa , ma fi confervò talora
la parola cantari in fenfo di recitare , e declamare in profa onde fi dille
cantar la profa . Si può tutto ciò oflervare nel famofo libro di M. Dubos
intitolato RifleJJìoni Critichi Julia Poe fia , e la Pittura (f) . CA- (4) Che
T eloquenza fufle (tata nella fua perfezione affai pria di Omero fi dimoftra
dall' ifteùo Omero , che ci rapprefenta Ulifle, Neitore, Orfeo, Demodoco, Fe-
mio , ed altri fuoi Eroi come eloquentifTìmi , e tali Eroi erano antichi/lìmi
caratteri ddlla primitiva Grecia. L'elo- quenza de* popoli Orientali fu a(Tai
più antica dì quel- la de' Greci, (ebbene M. de Voltaire creda, che il buon
gufto, e l'eloquenza non abbian fatti grandi pro- gredì in Oriente . ( EtTay
fur V hiftoire generale , Se le moeurs & l' efprit des nations Tom. 2.
cap. 40. ), ma poi foggiunge , che dipìngono le cofe colle pa~ role , e che vi
fi trova del fublime nell'eloquenza O- rientale. E' certo però che gk Oricnrali
furono elo- quentiifimi, ed ebbero in gran pregio 1* eloquenza , ond' è che nel
Sad-der Porta pi. apud Hyd. Hiftor. Vet. Rei. Perf.pag.504.fi dice a Zoroaftre
— cibi dedi cloquentiam quae magnificentiam libi afTert in Religione. ($ ) Tom,
3 . Self, fi . pag. IQl* edit. in 1 1 . Drude 17*0. % Digitized by >3f
CAPO Hi L1 Eloquenza , te Poe/?* , c /a Mufica amica comprendcano tutte le
faenze . * ». L'Eloquenza, cioè V arte di commovere, i non confiftea tragli antichi
neil' ordine , c neil' accozzamento dell* idee , e delle paro- le , ma tutta
parlava a' fenfi , ed alla fanta- fìa , ed alle paflìoni , onde fu quaG Tempra
accompagnata dalla Poefia , e dalia Mufica fue infeparabili amiche , colle
quali unite fi celebravano i Dei , gli Eroi , gli Uomini , fi cantavano i fatti
lftorici , le opinioni , le favole , i cottami , le leggi , i riti di que*
popoli, ond' è che l'oggetto della primitiva eloquenza erano le antiche
Cofmogenie , le Teogonie, P Moria , la Religione , la Mora- le j e coloro , che
erano gli Oratori , erano i primi Poeti della nazione , e facear' 136* tali
loro facoltà un mlfto ne' loro Poemi , detti Epici, come fi può vedere nelle
cofe, che ci reftano di Orfeo , di Lino , di Mu- fto , di ECodo . L' armonia ,
ed il commo- vere la famafia , e le paffioni fu la primitiva fcienza , e fi
{limarono divini , e degni di eterne Iodi i promotori di tali fcienze , come
rifulta dagli onori dati ad Orfeo , e ad Amiione . Le antiche leggi tutte furo-
no Mufiche , e Poelìe , come quelle di Solone, di Dracone, di Licurgo, di
Minos. Tutti gli Scrittori di qualunque genere do- vean' edere Mufici. Mercurio
inventore deli1 Eloquenza, fu inventore d^lla Cetra a fette corde (i),ed Orazio
lo fa Maeflro dei Mu> fico Amfione (2). Gli antichi Mufici canta- vano
delie Scienze. Orfeo pretto il Centau- ro Chirone cantò di cofe Filofofiche (3)
Virgilio introdude il Mufico Jopa, che nel- la menfa di Didone cantò errantem
Lunam , ( r Solifque labore* , vale a dire di cofe fifiche , * , . / ed
Aftronomiche (<$) Elena predo Teocrito ; cantò de' Dei (y). 1 Mufici
nelle menfe de- gli Eroi cantavano talora * gli avvenimenti -, * Iftorici (6) .
Così fa Demodoco in Ome- ro (1) Homer. hymn. in Mere. (?) Hor. libr. 3. Carni. Od.
IT. Mercuri, nam te docilis Magiftro . Movit Amphion iapides caneu4o . (3)
Orph. in Argon, v. 417, (4) Virgil. Acn. I. (5) Theocr. Idyll. 18. (6) Homcriw paflìru. Digitized by Google
»37 ro (7) Fermo cantò del ritorno de* Greci (8) Achilie cantava gli Eroi fulla
cetra (y) Chi- rone preflb Orfeo cantò de* Lapiti , e de' Centauri (10) Ovidio
introduce Orfeo , clie canta de' Dei (ri) . I fatti i più memorabili di
Agamennone , Orefte , Cli- temneflra eran y ogetto delle Mufrche , e Canzoni
amiche (12) Virgilio ci rapprefenta. Sileno, che canta da Filofofo Epicureo
(13). Gli antichi Mufici erano i più grandi Fiio- fofi , come rifulta di quanto
Penelope preflb Omero dice di Femio (14) > ond' è , che Eulìazio chiama
un Mufico rerum divinarum, humanarumque probe gnarum (ij) Efchilo fi fervi
promifeuamente del nome di Sofift! per i Mufici , e per i Filofofi , come fece
anche Pindaro (16) , onde ivi V antico Sco- lla- (7) OdyiT. libr. 8. v. 267. & fequ. (8)
Homer. OdyfT. i. v. 35^. (9) Homer. OdylT. 1. (10) Orph. in Argon, v. 413. (11)
Ovid. in Metam. (ir) Athen. libr. 14. Ì13) Virgil. Eclog. 14) OdyiT. L (ifj Eufth. ad OdyiT. libr. 3. v. 267. La
definizione che dà Euftazio del Mufico potrebbe difpiaccre a qual- che grave
Giureconfulco nell* avere a divider ed' Mu- fici, fecondo Euftazio , la
definizione della Giurifpruden- za , che dicefi : divinarum humanarumque rerum
notitia. Altri applicano tal definizione alla Filofofia, ed Eufta- zio alla
Mufica. L'Uomo è un* animale conuadittorio. U6) Ifth. V. liafte dille, che ne*
tempi primitivi fi chia- marono Sofifli i Savj , i Poeti , ed i Can- tatori.
Ateneo gli dille Maeftri di tutte le virtù, onde Agamennone lafciò un Mufico 9
e Poeta per ammonire , e cuftodire la mo- glie , ne potè mai Egitto corrompere
Cliten- nelìra,fe pria non ebbe uccifo il Mufico ( 1 7); §. 2. Continuò dunque
per più tempo a vederli unita l'eloquenza , la Mufica , e la Poefia , e tardi
vennero gli Scrittori dell' eloquenza profaica, che furono Ferecide Si- rio , e
Cadmo Milefio , che fiorirono circa 400. anni dopo di Omero. Indi l'eloquen- za
profaica fu da Ecatco e da Ellanico per- fezionata, come i periodi furono
perfeziona- ti meglio da Erodoto , e da Ifocrate . §. 3. La verfificazione
poetica dunque ri- dotta a tante varie leggi di armonia , di- venne col tempo
di oftacolo agli Oratori per la "difficoltà delle varie materie , che fi
prefentavano a mifura de' progredì della cul- tura, e de1 bifogni focial^ene
derivò quin- di (17) Feith. Anticjuit. Homcr. lior, . cap. 4. pag. 411. de
Mufic. edit, in 11. Argentor. 174 5 • E* crcdcrfi, che da tante lodi della
Xlufica lette negli an- tichi animato Giangiacomo Rouflcau , dopo averla fatta
da Filofofo, fi diede alla Mufica , e ne fcrifle il fuo Dizionario di Mufica ,
e vi poXb V epigrafe : Ut pfallendi materiam dif cerei , per potetegli cred* io
meglio ridur- re a Poemi , e al canto i (uei Romanzi di Filofofia , lai fiu
EUifa, il fuo Emilio, il £uo Convinto Sociale. Digitized by *39 di Io fcrivere
più fciolto della profa , nella quale reflò, e refla tuttavia quel che fi di-
ce numero Oratorio, ed Ariftotele offerva , che i primi Poeti furono imitati
da' primi Oratori ; e nacque quindi , che ficcome le leggi deir armonia , della
verfificazione , e della MuGca aveano fatto un rriiflo di tutte le fcienze ,
così cenato lo fcrivere in verfo, fi diflinfero le varie fcienze , quando fi
di- fiinfe l'arte de9 veri! , c quella della pro- fa (x8). §• 4- <i8) M.
de Condillac Coars d* Etudes pour le Pria* ce de Parme Tom. 6* Chap. io., il
quale foggiunge , che i primi Poeti , ed Oratori non pen&rono a di-
Éinguere i poemi , e V eloquenza in varie fpecic , ma penfarono a piacere; ed
avendo ognuno cercato di pia- cere, fecondo le varie occafioni, ed i varj
talenti, nac- quero le diverfe fpecie , e claflì , e regole , e divifioni,
derivate a cafo , e fenza piano , e adottate per necefli- ti ; e perchè di tali
divifioni non fi ponno fare idee precife , perciò fi difputcrà Tempre full'
eflenza di quello, o di quel Poema, di quella, o di quella torte di eloquenza .
11 gufto fi è formato full* ufo di quelle idee non precife, delle quali fi è
voluto dar conto . Cosi i Filofofi cominciarono a ftudiar per cu- riofiti, e
fecero divifioni in claflì delle cofe naturali , per dividerle , e ftudiarle
con ordine , e fi portarono fer varie inclinazioni a varj ftudj in quei varj
rappor- ti, e cosi diftinfero le fcienze Filofofiche in Finche , Metafìuche
&cet., come fi era diftinta la Poefia in Epica, e Lirica . Si
adattarono tali divifioni per neceflìti , per mo- do di fpieearfi, per ufo, e
per non faperfi far meglio - c\n qui il dotto J\L de, Condillac nel luogo
citato . 140 § . 4« I pumi popoli ci fi rapprefentano dalle Morie , come
erranti , e vagabondi , ed appena fidati nelle loro dimore. Dunque le loro
prime idee nel formarli una lingua furono tutte dirette nel fare capire agli
altri come meglio fapeano , e poteano , il piano de' loro bifogni , a' quali
penfavano dovec fodisfare per confervarli , e mantenerli , e di- fenderli dagP
infulti de' nemici . I loro bifo- gni eran pochi, pochiffime le loro oilerva-
zioni, e più fcarfi i fuoni da poter' efpri me- re le loro idee, come erano
fcarfe riflette idee . L'Uomo primitivo fi rivolfe tutto al- la meditazione di
quelli oggetti, che lo cir- condavano , ed inventò ie arti le più utili , e
primitive , colle quali potette render più felice la fua efiflenza , e fupplire
a* fuoi bi- fogni. Si iimiraron dunque le prime lingue ad efprimere quelle
prime oflervazioni , quel- le fcoverte , quei bifogni . Quando poi fi
ampliarono le cognizioni, le focietà fi refe- ro eulte , fi fvilupparono le
arti , e le feien- 2e , fi moltiplicarono i raziocinj , e li meto- di
d'iftruire, allora fi fecero i paragoni dt tali Chi defiderafle ulteriori
oflervazioni full'unione dell* antica eloquenza colla Poefia, e colla Mufica, e
colle • icienze tutte, dovrà leggere le molte oflervazioni, che fa su
talpropofito Tlnglefe Mifter Blackwell nella fua opera intitolata An Enquiry
imo lire and-wricing of Homer— Ricerche fulla Vita, e fcritri di Omero, li- bro
più volte da noi citato. Quefto libro è lacofalapiiì (avia, e la pili
filofofica , che fiali fcritta in occafione di Ome- jo, e delle circoltanze de*
tempi, che procederono, o fulfe- gu irono alle opere attribuite ad Omero. /i4r
tali metodi , e fi cominciò a fare fceìta del- le maniere le più commode per
ifpiegarfi , delle parole , delle frafi , delle formole le più efpreflìve , e
fi venne in cognizione dell* eleganza neh" esimerli in materie d'Elo-
quenza. L'eleganza nelle lingue è come il lutto nelle Società . L' una e V
altro non pon- no mai fufliftere ne* principi delle deboli fo- cietà % ma quando
le medefime fono refe eulte , e provette . §• y. Il perfuadere dunque fu il
fine di tutte le arti , che fi confideranno coiriprefe neir eloquenza , cioè la
melodia Mufica , e ia Poefia. 1 gradi, e le maniere di perfua- dere furon varie
, e più , o meno artificio- fe , fecondo più o meno fu eulta la Società. Dunque
i progredì dell'arte di perfuadere , e delie feienze , ed arti analoghe furon
Tem- pre proporzionati allo flato delle cognizioni intellettuali , ed alla
cultura della Società • Ma udiamo quanto sù di ciò fcrifTe un Fi- lofofo
Inglefe , e udiamolo in Italiano Quando i Capi de primi popoli , die' ei ,
arcano interejfe a perfuadere , faceano i majjì- mi sforai a tal' oggetto , in
modo , che fi ap- plicavano non folamente a mettere il più bdV ordine nelle
loro idee ; e penfieri , ma impie- gavano ancora i fuoni i più armoniofi la
dici* tura la più patetica per lufingare gli orecchi del publico , e muovere il
cuore . Quafi tutti gli antichi Maeftri in quejlo genere pojjano ptr ejfere
(iati Mufià , e la traditone , che di- na* 142 venne hn preflo favolofiz non ci
pub megli? rapprefentare i primi fondatori delle grandi So- tietà , che
dandoceli per cantori reali 9 che col- la for\a incantatrice della loro lira
fapeano al Iettare le beftie feroci , e cambiare in floride Città gli fcogli ,
e le forefte . Non fi può du- bitare, che tali Matftri, che ftudiavano inge-
nuamente la melodia della parola , non abbiati fatti de progrejji proporzionati
nella conofien\a de J empiici fuoni , e della naturale armonia , the da fe
ftejfa dee avere confider abilmente con- tribuito a raddolcire i barbari co
fiumi di primi popoli , . Né* luoghi , ove la perfuafiva fu la principale bafe
della Società, ove bifognb pria di operare perfuadere il popolo , ivi V
eloquen- za fi foftenne con onore , ivi fi afcoltavano i Poeti , e gli Oratori
. 1 Savj , ed i beW inge* gru fi davano totalmente allo ftudio deW do- quenia ,
che rendea il popolo più fenpbile , e più trattabile alla voce della ragione ,
e più propenfo a lafciarfi guidare dalla fetenza , c day talenti . Più gli
Uomini follecitavano i fa- vori del pubtico , e più s* iftruivano * Prejfo i
popoli cosi cofiituiti era deW interejfe de* Sa*, rjy e degli accorti, che la
republica giudicajfc delle regole della fapien\a , e di talenti. Ecco perchè,
le nasoni libere hanno portate tali arti ad un si alto punto di perfaione (ip)
• Fin (ii>) Shaftsbury 's Charaaerifticks Voi. 3. Solilo-.
$ày?m*Unk&a, Sj ricava da queAo luogo dei Shafts* burJ K Digitized by C
Fin qui il riferito Autore ; Noi intanto dopo aver dato qualche faggio dell'
eloquen- za primitiva , palleremo a fare qualche par* ticolare rifleflìone
fullo flato dell' eloquenza tra' Greci , e quindi tra' Latini , e poi tra*
moderni , ma Tempre colla brevità Ja più. poffibile , giacché un gran libro è
fpeflo un gran male , dicea Callimaco (20) . CA- bury , clic egli ha dell'
antica eloquenza Y idea che n'ebbero tutti i veri Savj, cioè che nel principio
l'ar- ti di ben penfare, e di ben dire furono unite alla Poefia, ed alla Mufica,e
ad altre faenze, ed arti cor- relative alla vera eloquenza, che confiftea nella
Filofo fia, alla quale era unita anche tra' Greci. Vi è un bel pezzo di
Cicerone ( de Orator. libr. Ill.Cap.XV.) Cogu an di 9 pronunciandique rationem
, vimque dicendi veteres Graeci fjpientiam nominabant ,, • Così a' tempi di
Solone , Licurgo , Pittaco & cet. nella Grecia e re IT età de' Catoni ,
e degli Scipioni in Roma fu , dica Cicerone , la Filofofia vis fapienterque
fenùendi & orna- te dicendi, e fpiega quindi le cauteli della fatai
divi- sone traila Filofoha , e V eloquenza , divisone nata a* tempi di Socrate
per le difpute de' Fjlofofi : A Socra* ticis temporibus Philofophi eloquentiam
defpexerunt , Oratores fjpientiam. tìaec autem ut ex A pennino Jlu* minum , Jic
ex communi fapientium jugo funt doti r ma- rum faéia divortia , ut Philofophi
tanquam in fuperum mare Jonium defluerentt Craecum quoddam, & porten»
tofum . Oratores autem in inferum hoc Tufcum , & bar- barum ,
fcopulofum , atque infeftum laberentùr , in qu0 etiam ipfe Uiyffer erruffes:
Cicero de Orator. lib. 111. Cap. XIX, (20) ptyet 0j0M*j> fJLtya xaxer.
\m m m 8 » » 8 8 8$l '* « 88 « 8 8 88 8 » « 88 8 * * 88 8 I» 8 8 8 8 8 9 8 0 LC
A P O IV* x^ECAlb^v^If Eloquenia Gnca $. x» F Erecide Siro , e Cadmo Milefio
furono coloro , che riduflTero alla profa P elo- quenza Poetica , febbene fiavi
opinione che pria di Ferecide fuvvi in profa un* iftoria dì Corinto attribuita
ad un certo Rumtio, che nei Cronico di Eufebio è collocato odi" ir. Olimpiade
, cioè verfo V anno 74.0. pria di Crifto, cioè 200. anni pria di Ferecide, e
Ciro. Si veda l'Encicioped. grande, artici, Pro- /e. Ellanico Erodoto, Solone,
Ifocrate per- fezionarono tale eloquenza , come fece anche AnaflTagora Maeflro
di Pericle ne' tempi, ne* quali la cafa della famofa AfpaGa eralafcuo- ia delle
Scienze e dell' Eloquenza . L? iftella Afpalia fu prima la Maeflra^ e poi la
fpofa <— 1 Digitized by - Hf di, Pericle , e i: eloquenza da quello
impie- gata nella difefa di colei dalle accufe addol- fategli fu rairabiliflima
. . §: a. L' eloquenza ebbe la fede in Ate- ne per circa 14;. a""5. e
poi tali «ud, paf- farono agli Afiatici , e a quei di Rodo . La prima età della
Greca eloquenza fu folto l e- miflocle . Cimone, Pericle , Alcibiade, Tuctdi-
de . Indi fuccedettero LiGa , Protagora , e Gor- gia, i difcepoli deU quale, e
tragli altri , Licimnio, li crede,, che averterò fcoveru vari artifici
Rettorie! : R.ferifce Paufania , che un tal Pitteo.Zio di Tefeo in Trezene
avene infegnata la Rettorica nel tempio del- le Mufe fatto da Ardalo. Paufania
vivea a tempi dell' Imperadore Adriano . Dunque in tal' ipotefi , farebbe fiata
la Rettorica più an- tica biella Guerra Trojana . Altri fanno na- feere la
Rettorica neU' Oliampiade 80. attri- buendola ad Empedocle, altri a Zenone
altri a Corace, e Tifia (i)._ S tnlegno di joi P arte Rettorica da Gorgia , e a
Anti- fone detto il Neftore (2) , che fu Maeflro di Tucidide , e di Lifia , e
d' Ileo . Platone, ed Ifocrate molto fcriflero full eloquenza , e folla Rettorica,
indi Teodette, Arsotele, K. Teo (1) Perciò li fu dato il nome di
Ai</Wk*Xo$ puT* kw *cryt*v , come lo chiama Pilotato . (2) Plutarch. in
Vie Rhetor. Digitized by Google 146 Teofraflo; Apollonio Molonc , Dionigi di
Alicarnaflo, Apollonio di Pergamo, Teodo- ro Gadarefe , o Rodio , Aprine ,
Ariftide technico, Ermogene , Aftoniq , Longino , AIeflandro,o fiaTeone Sofìlìa
, ed altri (3). Teodoro di Bisanzio, chiamato da Socrate eloquentiflimo
introdufse peli* eloquenza ¥ e- fordio, e V epilogo . Eveno di Paros i colo- ri
e gli artifici Rettoria . Alcidamante vi ag- giunfe P elevatezza dello ftile .
Indi P elo- quenza fece varj progredì , e cambiamenti tra' Sofifti (4) .
liberate riftabilì ¥ eloquenza Greca, e meglio di quello, Demoflene ; e ¥
eloquenza Greca degenerò finalmente ^tem- pi di Demetrio Falereo f ed
Ariftotele fece ogni sforzo per riftabilirla • Due Critici Greci l, cioè
Ariflarco , ed Ari fto fané di Bizanzio , riduflTero il Catalogo de- gli
Oratori Greci a diece , cioè Antifonte , Andocide , Lifia , Ifocrate , Ifeo ,
Efchine , Licurgo , Demoflene , Iperide. e Dinarco (y) . Chi aver voleffe un
lungo, e naufeofo. Catalo- go degli Oratori Greci, potrà truovarlo nel ft-)
Tzc&cs Chil. 9. Voff. Inftit. Orar, lib. é. cap. 1. (4) Brucker. Hiftor. Crit. Philof. (j) V. Hiftor. Criric. Orator. Gracc David.
Ruhrt- kcn. operetta premefla al libro di Ratilio Lupo de il- gur. (cnteu.
& locuc Lugd. Baca?. 17^8. Vofuo (6) y e nel Morofio (7) , come n«I
Fabricio (8) , §. 4. I Greci ebbero altresì certi Orato- ri publici detti
S'indici , Rhetores , e Sinegori, che fi elegeano al numero di diece per la
difefa delle publiche caufe avanti al Senato, e riceveano per ogni caufa una
drachma dal publjco erario. Doveano eflere dì anni 4,0., c fi fpegjieano dopo
un* efame delia loro vi- ta pallata (9) . Chi defideraffe un faggio de* giudizj
full' eloquenza Greca può ve- dere Dionigi di Alicarnaflo (ro) . Par» iò
altresì lungamente deli' eloquenza Gre- ca il Signor Cavaliere de Jaucourt
nella grande Enciclopedia di Parigi (11) . Dice queft' Autore , che il primo
flato dell' elo- quenza Greca conGftea in certo flile fejiten- 2Ìofo , vocaboli
emfatici , eloquenza ampoi- lofa , ed ammafsi d' iperboli , come fu l'e-
loquenza di Gorgia Leontino, che meritò K 2, una » (6) VofT. in libr. de Logic.
& Rhct.
aatur. de eoa- IT ■ Itlt. (7) Morhof. in Polyhiftor. (8) Fabric. in Biblioth. Graec. (9) V. Ariftoph* in
Vcfp. e Pottero in Ardi. Graec libr. 1. cap. ij. (10) Nel libro de prifeis
Scriptorib. e nel capitolo di tal libro intitolato ^p, t»v Appaiar pirrcp»v uW
fAvtifjLetTta-fJLa . (ni Orlici. OrauursCrccs . Tom.XI.pag. 446". ad 448.
dell'edizione in fol. di Lucca. *4B una flatua di oro nel tempio di Delfo , e
confimiie fu V eloquenza d' Jppia Aleatico . Parla quindi il Signor de Jacourt
delle va- rie età dell'eloquenza Greca, fu ila quale fa lunghe , e favie rifleflloni
, teflendo lun- ga Ifloria degli Oratori Greci , e giudicando delle loro
prerogative , e loro difetti , e quin- di patta a riferire dodici graviiììme
caufe della decadenza della Greca eloquenza , che numera, cioè, i. la perdita
della libertà del* la republica . 2. il defiderio delle fole ric- chezze . 3.
la corruzione de' coflumi . 4. la cattiva educazione , ed il pe filmo metodo e
guflo delle fcuole di eloquenza , 5. Le chi- mere della Filofofìa pallate ali'
eloquenza „ 6. il commercio de' Greci co' barbari , che diflrufle ogni buon
guflo . 7. le gelofie , c diffènzioni delle piccole republiche Greche • 8. Le
difpute fcolafliche , e gli eferci7j di disfi» de , e fazioni , e declamazioni
nelle fcuole „ 5. il non faperfi difporre le parole, e V elo- quenza che fu
riftretta ad acco7zar parole. 10. il non eflère flati Filofofi tali Ora :ori.
n. PeP ferii riflretta l'eloquenza alle private catedre, e non a funzioni
pubiiche. 12. V eflTerfi ogni forte di eloquenza trattata alla maniera del
penfare fcoiaflico . Dopo tali lunghiflime ri- fleflìoni, il detto Signor de
Jacourt paflTs a pai lare degli onori immenfi accordati agli Curatori Greci.
CA- - Digit * ; C A P Ò 1 V, ■ • « Dell'Eloquenza Latina. §. i. TArdi in Roma
penetrarono le faenze J cioè non prima delie conquide fatte dac Romani nella
Grecia (i\ I popoli intan- to, che i Romani chiamavamo Barbari , furo- no
quelli, a' quali fi dee la cultura dell'an- tica Roma , nella quale elTendofi
penfato a formare una republica belligerante , e con- quistatrice , furono
Tempre aborrite le faen- ze nelle prime epoche . Coloro , che han K 5 trat- • »
(i) Craecia capta fetum vi Harem eepit > & ariet Intulit agrefli
Latio , Horat. Si oppone a quefta opi- nione il Signor de Jaucourc nella grande
knc:c!opedia anici- Of%teurs KotnainS , OVQ dice l* clogucnz* 4fiu- ckiflìm* in
Roma . / Digitized by Google tranata da FHofofi, e da Politici F Moria Romana
ci diranno, fe bene, o male avef- fero in queflo operato gli antichi Romani , c
quali erano i loro finire come tal nazio- ne giunfe a formare quelle fa vie
leggi , co- me ci fi defcrivono fpecialmente da' Giure- confulti , e fe tali
leggi meritano tanti elo- gi (2) «Noi falleremo tali gìnepraj rifletten- do (i)
Si può vedere Montefquieu nel libro fall* origi- ni detta grandezza , e
decadenza de* Romani , che é 1' Moria Romana la più Filolofica che vi fia fta-
ta . Si ponno vedere molti altri Scrittori filile leggi , fulla politica ^ e
Cullo ftato delle feienze in Roma . Un moderno Autore il più ftrano, il più. fofiftico
, il pili ardito , e nei tempo mede limo il più eloquente , non fi è arroflito
di dire, che V ignoranza tu caufa delle grandezze di Roma, t che le feienze
furono 1' origini della decadenza in Roma , ed in rutti i popoli . Trop- po è
noto chi fia 1* Autore di tali paràdorfì , cioè M. Roufleau > che perciò
fu con ragione chiamato da un* altro flluftre Frahcefe ciarlatano Selvaggio .
Ma la vana gloria di ^l'alTurdo paradoffo, non fi deve, co- me fi è detto
altrove attribuire a Routteau . Quefto paradofTo è ftato trattato dall' Agrippa
, e dal Talloni, e pria di eflì fi truova registrato nell* Ezourvedam %
antichiffimo libro.de' Bramini nell* Indouftan , libro in cui Chumuntou
rimprovera a Biacbe al cap. 2. , di a- ver* e «li , come dice , introdotto il
Tarkan , o fia la Logica origine eterna di contrafti , e che im- para agli
l/omini a dìfputar dì tutto • ^ L' ideilo dillero contro le feienze i
Maomettani , ma per politi- ca . Sono dunque poco prattici dell' Iftoria coloro
, che al Roufleau hanno attribuita la (tolta gloria dell' invea? zione di tali
paradolìw Digitized by Google I do folamente , che ne' principi di Roma fu-
rono ignote le faenze , e molto più la ve-* . ra eloquenza. §. 2. L'origine
dell' introduzione degli fludj di Rettorica in Roma par che fi deb- ba a quei
Greci f che ir Senato di Roma chiamò dalla loro Padria, e gli fece tratte- nere
in Italia dopo la guèrra di Perfeo nel primo , o fecondo anno deli' Olimpiade
iy 3 • Coloro tediati dall' efilio delia Padria, e dal!1 ozio , fi occuparono
ad infegnare • in Roma la Rettorica, e* la Filofofia; onde avvenne che fotto il
Confolato di Cajo Fannio Stra- bone, e Marco Valerio Menala, il Pretore Marco
Pomponio propofe in Senato , che in Roma fi erano introdotti Filofofi , ed Ora-
tori, ed il Senato decife , che il Pretore a- flefle invigilato, come meglio
avrebbe potu- to., e giudicato efpediente per fe, e per la Republìca, acciò
tali genti non fuflero in Roma (3) , come a tal' ogetto furono ema- nati glj
ordini dal Pretore. §. 3. Dopo qualche tempo fi rinovaronò tali ordini con più
rigore fotto i Cenfori Cneo Domizio Aenobardo, e Lucio Licinio K 4 Craf- (5) M.
Pomponius Praetor Senatum confuluit. Quoti vcrba fatta fune de Philofophis ,
& de Rhetoribus , de ea re ita cenfuerunt, ut M. Pomponius Praetor
animad- vértereSjCurarctque ,uti ei erepublica fìdeq. fua videro - tur, ut:.
Romx ne eflent. Sueton. de dar. Orator. cap. u * C ratio , vaTe a dire dopo
circa anni 72. da quei riferiti primi decreti , giacché Licinio Craflò, e
Doniizio Aenobardo furon Cenfori ,« fe- condo Plinio nell anno di Roma 662. ,
(4) e fecondo altri Tanno di Roma 661. (y). §. 4* QuefP ultimo Scnatufconfuito,
co- me T antecedente , fono riferiti da Gelilo (6), da Suetonio (7) , e dal
Polieto (8) . Di con- fìmilì (lattiti parlò V Autore del Dialogo de caujis
corruptee eloquenti ce , che a Tacito fi è da taluni attribuito (p) • L'
ifleflò Cenfore Licinio, predò Cicerone parlò delle ragione di tali
flabilimenti contro gli Rettorici di quei tempi , che furono efpulG da Roma , allignandone
le giuftificate caufali di tali e/pulfioni . (10) In cai1 occafione fu cacciato
da « (4) Plin. feiftor. Narar. libr. 17* (5) Pjgh. in AnnaL Vid Sucton. in
Neron. càp. u $. io., ed ivi Pitifco . (6) No& Attic. libr. 15. cap. it, (7) Suec. de
clan Orator. cap. i. Vó) Pollet. hiftor. For: Roro. libr» 2. cap. f. (9) At
none adolefcentuli noftri deducuntur in (ce- nas fcholafticorum , qui Rhetores
vocantur: quos panilo ante Liceronis tempora e*titi(Tc, ncc placuifTe majori-
i>us noftris ex eo.xnanifeftum eft, quod Lucia Graffo, & Oomitio
Cenforibus, eludere, ut ait Cicero, luduai imprudenti* jufTu fdrlt. v (/o)
Rerum eft filva magna, quam quumGfceci jam non tenerent , ob eamque caufam
Juventus noftra dedi- feeret pcene difeendo; etiam Latini, fi Diis placet noe
biennio, Maerftri dicendi extiterunt, quos ego Cenfbr editto meo iuimleram, non
quo ( ut nefeio quos di- • cere- da Roma il Filofofo Epitteto , che G ritirò in
Nicopoli (ir). Le parole del Senatuf- confulto fono riferite da Gellio (12) . §. 5*. Col progreflò del tempo fi promof- fero
indi non poco in Roma gli fludj delle belle Lettere , e dell' eloquenza ,
fpecialmen- te nelr epoca di Cicerone , e nel fecolo deli' oro della Lingua
Romana . Si introdurrò M come erano tra' Greci i difcorfi alle armate, le
aringhe a' Soldati, le publiche, e private fcolafliche declamazioni.
Declamarono Pom- peo, Cajo Curione , Marco Antonio, Au- gurio, cere ajebant )
acuì ingenia adoletcentium nollem, (èd contra , ingenia obtundi nolui ,
corroborali imprudcn- tiam • (il) Geli. Noci. Attic. libr. jj. cap. it. (n)
Kcnunciatum. Eft. Nobis. r fle . Homioes. Qui. Novum. Genus. Dilciplinse . Iuftituerunt.
Ad. Quos. Juventus. In. JLndum TConveniat. Eos. Sibi . Nomen. Irrpofuifle .
Latinos . Rhetores . Ibi Homines . Adolc- fcentulos. Dies. Totos . Defidere .
Majores. Noftri. Qua?. Liberos. 5uos . Difcere. Et. Quos. In. Ludos Jtare.
Vellent . Jnftituerunt . Ha:c. Nova. Quae. Pràe- ter. Confuetudinem . Ac. Morem
. Majorana. Front* Neque. Piacene. Ncque. Re&a. .Videntur. Quapro-
pter. Et. His. Qui. Eos. Ludos. Habcnt. Et. His. Qui . Eo . Venire . Confuernnt .
Vifum . Eft . Faciundum. Ut. Oftenderemus . Noftram. Sententiam- Nobis. Non* *
Piacere. Geli. Noc*t. Attic. Libr. 15, cap. 11. Sueton. de clar. Orator. cap.
5. Non ottante tutto ciò, il Si- gnor Cavaliere de Jacourt nella grande
Encyclopedia artici. Orauurs
Romains ha voluto lunghiiTìmamente dimoftrare , che le feienze , V eloquenza ,
c le dottrine furono ajwchiflime ia Roma» a 1 - - » . . 1 Digitized by Google
tf4 gufto, e moltiffimi altri efempj ce ne fom- miniflrano gì' lftorici •
Fiorirono ancora in Roma in tal' epoca le Scuole di eloquenza , e r arte di
ben' infegnarla ; c P ifteflò Ci- cerone , dopo aver tanto declamato in Gre- co
, ed in Latino , volle ne' rumori delle guerre Civili infegnar privatamente P
elo- quenza (13) • §. 6. Lucio Plozio , detto il Gallo infe- gnava in Roma P
arte Oratoria ne' tempi della fanciullezza di Cicerone . Di coftui par- %
larono Seneca (14.)*, ed ancora Quintilia- no e Varrorie (16) Riferifce Cicero-
ne , che quefio Plozio avea un gran nume- ro di Studenti , e che egli fleflTo
avrebbe voluto accorrervi nella fua gioventù , ma fu dilTuafo da coloro , che V
efortarono ad efercitarfi nello Audio della Greca elo- quenza come fece infatti
Cicerone (17). Lu- (13) Ego vero multam (àlutem 8c Foro dicam, & Curiae»
Epift. fam. Vlh^%» InteUexi probari libi conjìlium meurriy quod , ut
Diony/tusljrrannusy quutn Syracujìs expuffus effe e , Corymhi dicitur ludum
ape- 'u'Jfc i fic *g° 1 fublatis judiciis , amijfo regno Foren- Jì, Ludum qua
fi habere ceperim . (14) ScneC. Controv. lì. Ìi?) Hicron. ad Euf. Chron. ad
ann. ip. 29» 16) Varrò apud Non. 11. 8*., ove dice di un cer- to perfonaggio ,
che apud Plotium Khetortm bubulci- rub.n . (17) Cicer. ad Marc Titinn. preflb
Svetonio de dar. Rhetor. Si ?uol« che quefto Fioaio fufle ftaco ui Digitìzed by
Lucio Voltacillo ; o fia Oracillo Pioto, o Plito , o Pilito , infegnò ancora F
eloquenza in Roma , e fu Maeftro di Pompeo il Gran- de ed ebbe per
contemporaneo Epidio det- to "il Calunniatore t §. 7. Sello Ciodio di
Sicilia fu anche Oratore amico di M. Antonio il Triumviro, e fu grande
mottegiatore ancora dell' ifleflb amico; Fu amico degli equivochi fcherzevo- ìi
, molti de' quali ci fono confervaii da Svetonio > e molte core diflè in
fcherzo del? iftefla Fulvia , moglie di M. Antonio , il quale con tutto ciò
fece de' grandinimi do* nativi a Selìo Ciodio i ed aflegnàmenti di moltiffimi
poderi, onde Cicerone rimproverò a M. Antonio tante prodigalità, delle quali
gliene fece una fatira nelle Filippiche (x 8). Cap Uomo gonfio , leggiero , e
fordido , che avefle dettato ad Atracino, altro Oratore di quei tempi, un*
accula contro M. Celio , che lo chiamò Hordearium Rheto- rem cioè gonfio, da
nulla, e ridicolo, perchè Tono é flatulento . Altri riferifeono a Plozio ,
altri ad Atra- cino il motto di Hordearius Rhetor di Svetonio. Un Commentatore
di Svetonio, ed il Voflìo fono contra- ri fu tal queftioné inutilifrìma i Un
Filoforo chiamereb- be Hordearium Rhetorem t Plozio > ed Atracino, e
quelli che queftiOnano a chi de* due competa tal tito- lo. Bifogna qui
ripetere. Oh curas hominum , oh guari' tum eft in rebus inane ì (18) Adhibes
joci caufa Magiftrura, fuffragio tuo , Se compotorum tuorum , Rhetorem , cui
conceflìfti , ut ÌH quem velie t di ceree , falfum omnino hominem; fed ma- Cajo
Albuzfo Silo fu ancora Un famofo Oratore , che fludiò P eloquenza fotto Ma-
nuzio Planco , difcepolo di Cicerone . Fu vario , ed incollante nel declamare ,
e rin^i- ciò al foro per vergogna ; e per timore per- chè avendo voluto in una
caufa , che il Aio Avvertano aveflTe fopra certi fatti giurato fal- le ceneri
del Padre , e della Madre , che giaceano infepolte , ed avendo i* Avverfario
giurato , Albuzio perde la caufa . In una controverfia per un* omicidio avendo
invoca- to Bruto come vindice deila libertà Roma- na , pafsò rifehio di eflTer
punito . Indi in- vecchiato ritornò in fua patria afflitto da una vomica ne'
pulmonr ; e fatta radunar la plebe , efpofe al pubblico i motivi , che lo
determinavano a privarli di vita , e dopo una lunga declamazione recitata a
tal' og- getto, fi aflenne d'ogni cibo , e morì, . §. 8. Oltre quelli Oratori ,
infegnarono in Roma l'eloquenza a' tempi di Augufto Lucio Cello Pio (ip)
Arellio Fufco Afiati- co Maeflro di Ovidio. Circa Tanno 40. di materia frcilis
in te , & in tuos dièta dicere . At quan- ta merccs Rhecori dacam eft ,
audice P C, & cognolcite xeipublicae vulnera; duo millia jugerum campi
Leon- tini Sezco Clodio Rhetori adfignafti , & quidem immu- rila, ut
tanta mercede nihtl fapere dileeres ... Cicer. in Philipp. 2, 17. (19) t)'\
coftui dice Seneca Contro v. 16., che era jni&ro di parole , e ricco di
Digitized by GoogI di Aoguflo fioTx M, Porcio Latrone che ammazzò fe Hello
tediato da una quartana doppia , e fiorì ancora in tempo di Augufto Aulo Sabino
, e fuflecutivamente fotto gli al- tri Imperadori furonvi mokiflìrai diflinti
Ora-» tori , de* quali Svetonio riferifce i nomi (20). E' quindi manifeflo ,
che poco prima di Cicerone s' introduflero in Roma le Scuole di Rettorica , e
che gli Oratori , ed *i Ret- torici furono più di una volta da Roma efpulfi ,
perchè la loro arte fu creduta noci- va , e pernicìofa , e fi chiamò dall'
ifleflo Cenfore Licinio Craffo l'arte della sfronta- tezza , ond' c che
Plutarco nella vita di Car tone il Cenfore s' inveì contro tale eloquenza. §.
p- In Roma ì Rettorici , o Reihores infegnavano nelle Scuole l'arte Oratoria ,
e gli Oratori parlavano nel foro ma talora fi confufero le 'voci di Rethor , e
di Orator . Quelli Rettorici , o Rhetores furono fempre di balle origini , ondo
Giovenale ebbe a dire Si fortuna volet fies de Rethore Conful , Si volet haec
eadem fies de Confale Rhetor (21) ed (20) Sueton. de clar. Rhetor. Chi vorrebbe
legger varie coCc fagli £)ratori antichi potri vedere V Opera di Lodovico
Crefollio intitolata ThtatrumVi e umRhe- tirum , Oratoriali , De clamato rum ;
opera inferita nel Tomo X. del Teforo delle Antichità Greche del Gro~ novio .
(ii) Juv. Satyr. h ed infatti DioniGo di Siracufa dopo le fue diigrazie andò ad
infegnare eloquenza in Co- rinto , ond' ebE>e a dire il Polleto : Ex quo
apparti , quatti mi/era fit cathedrarum conditio, quatti pulvis Ule ludorum
obfit captantibus ma- jora (22) . Quei tali Maeftri di Rettorica ,
frequentavano le cafe de' magnati , come fa- ceano coloro , che fi dicean Clienti
, infe- gnavano i loro figli , e cosi viveano , ma fempre furono diftinti da'
veri Oratori f §♦ 1 o. Non è meraviglia , che a* Roma- ni antichi fuflero fiate
foìpette le Scuole di Rettorica, e di eloquenza, e di Fiiofofia . Non erano
dediti a tali fottigliezze di argo- mentare, e di difputare, e fulle prime, che
comprefero da' Greci tali arti , fe ne info- fpettirono , e le credettero
nocive (25) . Sem- (22) Poller. hiftor. for. Rom. Iìb. i. cap. 5. p.i^i- 23)
Grandi rumori, cagionò in Roma l'eloquenza di Cameade Filofofo Academico,
quella di Diogene Stoico, e di Critolao Peripatetico; che furono amba- feiadori
mandati dagli Ateniefi in Roma per ottener la diminuzione della pena del
pagamento di 500. talenti , che doveaoo gli Ateniefi pagare a' Romani per il
Tac- cheggio della Città detta Oropio. Quei meflì fecero le loro eloqucntifEme
parlate; e Catone il Cenfore a- rendo fpecialmante udito il difeorfo di
Cameade, dif- fc, che quelli Oratori fi dovean fubiffc licenziare , per- chè
neir udirgli era difficil co(à di riconofeere il vero. ( Aul. Geli. libr. 8.
cap. 14. , Macrob. Saturnal. libr. I. cap.- f. Plin. lib. 7. cap. 30. ) La
gioventù Roma- na lalciò tutte le fue occupazioni, tutti i fuoi diverti- menti,
per fentir Cameade, e tutù i Romani, come en- Digitized by Google Sembra dunque
, che gli antichi Romani avellerò prefagite mali confeguenze dall' elo- quenza,
e dalia Filofcfìa era un popolo bel- licofo (2^) , al quale era difficile il ri
cono - feere «ntulìafti, cor fero alla di lui filofofTa , ed eloquenza. (
Aelian. Variar. Hiftor. lib. 3. cap. 17. Plutarch. io Vit. Caton. Major: )
Quindi è, che Catone il Cenfo- re s' intimorì, che la gioventù Romana non
aveffe a lafciare per Io ftudio dell' eloquenza, e della filofofìa gì' iftituti
bellici de' Romani, onde nacquero i tanti rumori contro gli Oratori , ed i
Filofon Greci , che furon trattati da .perfone pericolofe , e Catone temea la
fottigliezza de* loro argomenti nel difputare prò , e eontra. Tali timori
nafeeano dall' eflerfi in Roma tardi conofeiute le difpute fìlofofìche, e tardi
introdotte le feienze. Sulle feienze de' Romani antichi fi può legere M. de
Condillac Hifloir. Ancienn. Livr. XI. Chap. V. e l'operetta Francefe intitolata
Conjideratións fur L* o- rigin, & Les progres des è e Ile s Lettre chei
le H o ma- in s , & lescaufcs de Uur de e ade n ce par IVI. 1' Abbè le
Moine d'Origival in iz.Amfterdam 1750., opera nel- la quale li dimoftrano i
tardi progredì delle Scienze in Roma, chechè ne dica all' oppofto il Cav. de
Jacourt nella Grande Enciclopedia Artici. Orateurs Romains J ora. XI. pag. 4?i«
ad 456. dell'edizione di Lucca. (14) Dice un Francete, che gli antichi avendo
at- tribuita ad Autolieo figlio di Mercurio l' arte di muta- re a fuo arbitrio
le colè, ci abbiano descritti certi Fi- lofofi , e certi Sofifti , de' quali ,
come di Autolieo dif* le Ovidio Meram. libr. 11. v. ,914-, può anche dirli
> che fann® Candida de nigris, & de candentibus aLba% ond'è che
conchiude che quefti fiano gli effetti dell' eloquenza BayL Dift. Hiftor. Cric
Artici. Cameade Remarq. F. Ma tal' Autore attribuì all' eloquenza un difetto ,
che non è dell' eloquenza , ma del corrotto , e pcrverfo raziocinio , dal quale
i Sofismi derivano , e :6*o fcere e confutare i falfi fofifml di quelli Ora-
tori , e Filofofi Greci • §. il. Cicerone , e Cefare furon quelli, che
perfezionarono V eloquenza Latina ; e Seneca , Plinio , e Petronio fono i
modelli della decadenza di elTa . Quintiliano ebbe delle grandi pendoni per
riftorarla , e dopo prù anni di fatighe compofe le fue iflituzio- ni Oratorie
piene di molte dottiflime co- fe (2 s) • §. 12. non dall' eloquenza , onde
molto erra il Bayle in tatti quefti fuoi raziocinj , co* quali fa vedere di non
capi- re, che non è l'eloquenza, che fa candida de nigris, & de
candentibus alba , ma il raziocinio corrotto , che corrompe 1* eloquenza. Se i
Romani temeano T elo- quenza falfa di Cameade , e de* Filofofi Greci , n' eb-
ber ragione in quei primi tempi di una republi<fa, ne* quali tempi quei
Romani non erano nello fiato di feo- Srire i Sofifmi di quella eloquenza, c di
quella Sofi- ica Filofofia , eh' era un' abufo della vera Filofofia , e della
vera eloquenza . Ma fe i Romani averterò ftu- diata pria 1' arte del ben
ragionare, e di efler favj ? non avrebbon temuti i Sofifmi del Cameade , anzi
gli avrebbero avuti per ridicoli, come fi fono dimoftrati ridicoli i detti
Sofifmi dal domiamo Lattanzio Firmia- no nell' opera Inftit. Divin. : A quefte
noftre ri- fleflioni lappiamo che fi oppone il Cavaliere de Jou- court fcneyclop.
artici. Oraeeurs Romains ove dimo- ftrar vuole lungamente' che l'eloquenza fu
antichiflìma in Roma , come altresì le feienze ; ma non è verifimile quanto ei
dice e riflette. (25) Chi volefTe una piena notizia degli Oratori La- tini , e
Greci potrà Iegere Cicerone de clar. Orator. il Morofio nel luo Polyhiftor.
lib. 6. , il Vofno nel libra de Abiura MetorUes • L' Iftoria de' Sofifti fi
riferifee dal Digitized by Google i6i % 12. Taluni credono , cFie le fcienze e
io Audio delie lingue ftraniere fiorirono in Roma, ne' primi tempi delia
Republica , ed inalzano ai Cielo il fapere di Scevola, degli Scipioni , di
Lelia , di Cajo Galba , di Fa- bio MalTimo , di Cornelio Cetego lodato da
Ennio. Lodano inoltre l'eloquenza de' Grac- chi, quella di Catone il Cenfore ,
di Graf- fo, di Sulpicio, di Cotta et cet. Così ha L pen- sai Bruckero,
<3a Stanley nelle loro Iftorie Filofofiche. Si può ancora circa gli
antichi Oratori vedere Dioni- gi di Alicarnaflo nel libro de pnfeis
fcziptoribus , e molte cofe appartenenti all' iftoria ragionata deilie faen- ze
di eloquenza, e di Oratoria fi offervano dal Cleri- co Art. Critic. Tom. I.
Part. i. Secì.I. cap. 17. Mol- te cofe appartenenti all'iftoria dell'Eloquenza
fi riferi- feono da Tomafo Pope Blount nella fua cenfura cele- brium
Au&orum , ove dà molti foggi , e profpetti di varie eloquenze . Ma
farebbe da dehderarfi , che tanti Autori , che ci hanno dati Cataloghi cosi
immenfi de- gli Oratori Greci , e Latini , di ciò in vece ci avefle- ♦ ro dato
un'lftoria ragionata delle varie graduazioni de* progredì , e delle decadenze
di ogni eloquenza in ogni lingua , iftoria da doveri! eftrarre da' prospetti
de' varj libri fcritti in quelle lingue, facendo un'analifi Filofo- fica de'
varj ftili prefi da' migliori Autori . L'efporre fe- condo i gradi della fua
perfezione ed aumenti , i varj progredì dell'eloquenza di una nazione confitte
neil* unire come in un quadro i modelli eccellenti , e non gii in far Cataloghi
di Oratori. 11
libro Francete in- titolato. V Art Orato in reduit,en cxemples ou choix des
morceaux d'eloauence tìrès des plus celebre* O ra- tear* du Secete de Lous XIV.
> & Louis XK
contie- ne il più bello profpetto che fi porla dell'eloquenza Francefe. Così
avrebbe a rarfi di tutte le altre lingue con libri contornili. J0*2 penfato il
Cavalier de Joucourt (26) il qua; Iq fa poi un catalogo di diece caufali della
corruzione dell' eloquenza Romana , che di- ce antichiflìma, e loda perla
medefi ma Va- lerio Poplicola , M. Valerio , Menennio Agrippa , Coriolano , C.
Flavio , Virginio , Appio Claudio & cet. Ma a taluni fembra- no
paradoflì Jmona parte dell' opinioni del Cavaliere di Jaucourt full1 eloquenza
, e faen- ze di Roma, delle quali fa cosi grandi elo- gj P Autor fudettp nel
tempo , che un' ec- # celiente Scrittore 3 che ha trattale le origini, e le
decadenze delle Scienze in Roma (27) aflerifee con molta ragione 1' oppolìo ,
giac- che i tardi progreffi delle Scienze in Roma fono molto noti ad ognuno
(28). ~ CA, !i 5) Enciclopedia Artici. Orateurs E ornai ns. 27) M. l'Abbe le
Moine d'Orgival nei fuo libro intitolato Co'Jiderations fur V origine , Ù les
progres * ies belUs Lettres che^ Les Romains. (28) Barta il riflettere che fin
V ifteflo Cicerone ( Tufculan. Libr. V. n. 64. ), chiama il grande Ar- chimede
humilein homunculum : Ex eadem . Urbe ha- mìLm homunculum a pulvere &
radio excuabo & cet. Da cjuefte parole di Cicerone fi ricava quanto
poco culti erano i Romani del Secolo di Augufto riguardo alle fcicn2e
Geometriche , e fe ne deduce ancora , Quanto era grande in Cicerone la vanità ,
che V induG» fc a eh amare humilem homunculum Archimede , che valea più1 di
tutt* i Letterati del Secolo di Augufto 9 , Difle be e Vcilejo Hatcrolo Libr.
I.,c Alylord Bo-> lingbrvke Peflcc"r. Upon Exil. , che la vanita fu
il vi- *io cardinale di Cicerone: faiiity Was his sardintl pie*. Digitìzed by
Google i<?3 CAPO IV. ■ DelT eloqumia di alcune moderne nazioni . $• I-
L> Moria dell' eloquenza de' fecoli barbari è confufiflìma , ed orrida •
Coloro che hanno fedite le antichità dette .medi i aevi, ce nefomminiflrano
fpezzoni, e faggi, così barbari, come erano quei popoli (i), giac- che, come i
loro coftumi, e la loro cultu- ra , era la loro eloquenza fantaQica , e
barbara. §• 2* Dopo la decadenza della lingua Latina fiorì P eloquenza di
coloro, che fi d*:£ fero Provengali , che furono i precurfori del- ia ^lingua
Italiana , J/ifioria dell' Eloquenza de1 Provenzali ci è rapprefentata da
Miilot (2). L 2 dir- (1) Du Cang. in Clofs. mei. & infim. Latin., e
nella Prefazione al detto Glolurio . . \ Millo! Htfioiu da IrQubddours.
Digitized by Google * Circa V eloquenza Italiana, e gli Autori di efla , il
Fontanini ne fece un profpetto (3), ed altri molti Autori . Un bel quadro
dell" eloquenza Francefe ci fi efpone nell'opera da noi citata , che ha
per titolo : L' Arte Oratoria ridotta in efempj et cet. (4) Chi volelTe un
profpetto dell' Eloquenza Inglefe, può averlo nelle Tranfazioni Oratorie di M.
Wdftci (j), e finalmente coloro , xhe han- no date (avie critiche rifleflìoni
fopra i varj moderni autori delle nazioni tutte , ci han- no dato la vera
ifloria dell' eloquenza di tali nazioni . L' Ifloria della cultura delle
Società, e de' progredì delle fcienze è appunto P Iflo- ria de' progreflì deii?
lingue , e dell' eloquea- $ (j) Fontanini dell' Eloquenza Italiane", (4) V
Art Oratoire riduit en exempUs , eu CAoiJt des morceaux a1 eloquente tires de
plus eèlibres Ora.» teurs du Sietle di Louis Xiy. , 0 du Siede de Louis 2Cff.
in 12., 4* FoL purità di ftilc, e di eloquci _ ti dell' eloquenza delle varie
nazioni moderne nel fu© opuscolo jur les differens gouts des peuples « Eccone
le parole ; Vous fente^ dans les meilleurs ècrivains m odernes le caraàere de
leur pays a travers l' imita* tion de l* antique , Leurs JUu/s , &
leurs fruits font ichaugi%% fir màris par Le mime Sole il , mais il r*>
goivent du terrai» , qui les nourrit, des godts,des cou» jeur<9
& des formes differente*. Pbus reconnóitrei un Ixalien, un francai*
> un Anglais 9 un Bfpagnol m fon Digitized by Google $. 3. St dee efattamente confidare nell" Jft
>ria deli1 eloquenza , che liccome la me- l defima ha cambiato afpetti
fecondo ia cultu- ra , e le graduazioni delle conofcenze di quei popoli, che T
hanno adoprata , così è dive- nuta , fecondo le idee di quei popoli or'en-
tufiallica , e fantaftica or nobile , e ragionata , or mediocre. La prima
antica eloquenza fu fimboiica , aIleRorica, Poetica. Ne' tempi del- ia cultura
dell'Oriente, divenne più elegan- te . Tra' Greci nel florido flato di Atene ,
divenne bella , e fplendida . Decadde colla Grecia . L* antica eloquenza
Druidica Celti- ca , e Rabbinica , V Etrufca , e quella degli altri popoli
deli* Italia antica , parlava tutta alla Fantaiia , ed a* fenfi . Era una
Eloquenza kprofa , fecondo una frafe di Mylord Shattsbu- ri , cioè eloquenza
affluente , e che confìftea L 3 in fon ftyle , eomme aux traiti de fon vifagt
> * fa prò* nunciation % a fet maniere*. La douceur,& la me II ef-
fe de la lingue Ìtalienne s eft injinuie dans le g<nie des Auteurs
haliens. La pompe des paroles , les me» taphores , un fiyle majefteux font , ce
me femble^ gè' nera Ime nt parlante le carattere des Ecrivains Efpagr oL. La
force , l'energie, V ' har dieffe font plus particuiiéres aux AngUis; ils font
fur tout amoureux des allego* ries , & des comparai fons. Le Frango s
ont p§ur eux la ciani , rexaélieude, L1 elegance ; ils ha^dent peu; ils n'ont,
ni la force Anglaife , qui leur paraitroit , une force gigantefque, &
monftrueufe , ni la douceur lra! 'enne , qui leur femble dègènèrer en une
molleffk effeminici Cosi M. de Voltaire nel ciato Opufcolo . Digitized by Google tZ6 in torrenti di parole .
Era un' eloquenza per dir così , alla Pindarica , alla Ditirambica • Tali
furono gl'inni del Potiy , àe? S aliar j 9 de' Pinarj a' primi tempi di Roma ,
ed i verfi che cantavano ne* facrificj , verfi che diceano axamenta . Col tempo
quella barba- ra eloquenza produflTe il bello itile dei Se- colo di Augufto,
che poi degenerò , e de- cadde col Romano Impero; e dopo l'incur- lìone de*
barbari tornò di nuovo quell1 antico fantafma di eloquenza entufiaftica , e ditiram-
bica, onde fi fece un mifto di confufione di flili diverfi , come diverfi
furono i popoli , che inondarono l'Europa. Da quefte confufioni, e da queir
entufiaftica eloquenza derivarono poi l'eloquenza Italiana , la Francefe t
i'Inglefe la Tedefca et cet. e lo ftabilimento di tali popoli , e di tali
lingue , (labili tra eflì la vera eloquenza nelF epoche felici di tali na-
2ioni, come apparifce dall' Moria di sì fatti popoli • Rifulta quindi , che
grande Morico, c gran Filofofo, e mafGmo conofcitore del- lo fpirito delle
nazioni , e dell' Moria uma- ne dee eflèr colui, che vuol concepire un
ragionato piano dell' Moria dell'eloquenza , e delle fue frafi, molto più
ne'mifcugli de* mezzi tempi, e delle barbare antichità, trai- le quali fono
immerfe le origini delle viven* ti lingue | che fi parlano in Europa . PAR-
Digitìzed by Google x6j T I*. te* Idee di taluni antichi , e moderni full'
eloquenza. CAPO U Erronee opinioni di Scflo Empi* ricOf e di Cornelio Agripp*
contro l'Eloquenza • §. i. Ralle ftranezze le più aflurde della mente umana è
ia maf- fima fenza dubbio quella di taluni , che fi credon favj nel combattere
con evidenti fofismi ie fcienze , e V arti , cercando di farfi credere tan- to
più fcienziati, quanto più fi dimoflrano fu- Digitized by Google 1*8 frtperiori
alle fcienxe , clie Vilipendono neu? atto che le coltivano , e l'hanno
coltivate. Quanto umanamente fi polla efcogitare, e dire contro le Scienze, e
contro l'eloquen- za e la Rettorie^ , fi efpone da Seflo Empi- rico, e da
Protagora da effò citato (r). E* troppo noto tra* dotti , che quefto Sello Em-
pirico non ebbe, per cosi dire, il fenfo com- mune, eflendo flato il Corifeo
dell'eloquen- za la più fofiflica , la più affurda , la più ridicola, che
aveflèro potuto avere i Sofifti i più dediti a1 paradofli i più manifefli . Se
coflui dunque non andò in cerca del vero , ma de* paradelli, non vidde mai, ne
potea vedere il vero afpetto , nè del raziocinio , nè dell' eloquenza , e la
credè perniciofa , confiderandola nelle mani altrui come era nelle lue, vale a
dire credendo la natura dell'eloquenza eflèr tale da dover fervire , com*et la
facea fervire, ad ofeurare le uma- ne conofeenze , ed inviluppar gli Uomini
tra* paradofli , e togliendo loro le cognizioni, e le feienze degradar fece la
Filofofia , e la ragione (2) confeguenze derivate beffò dal- lo < (0
Lftr. 1. adverf Rhet. (1) Ebbe perciò con ragione a dire di tali Filofofi
Mylord Bolingbroke , che per voUr effer troppo Sa* vj9 divennero quafi bruti.
Tra quefti Filofofi merita- no di efler' annoverati i niraici delle fden7e,e
fpecial. niente il RoufTeau, che per efler nimico delle feienzt è nimicp della
Società, c deli' Uomo, e della fra lclicit% Digitized by Google 169 Io
floltiflimo Pirronifmo che profefsò. $. 2. A'naufeoG argomenti , che adduce
Seflo Empirico contro ie fcienze tutte , e fpecialmente contro V eloquenza
rifpofe in difefà dell'arte della Rettorica , e dell' Elo- quenze il Volilo (3)
, e Quintiliano (4) . Ala il più grande Apologifla dell1 Eloquen- za , e
Rettorica , contro tutti i fofifmi , che contro la medefima lì fiano addotti ,
e fi pof- fano addurre , è flato il famofo Greco Ora- tore Ariftide, che chiama
l'eloquenza eufto- ditrice della giuflifia , e vincolo della vita ,
lòggiungendo , che le leggi fi perfuafero , e fi promojfero daW eloquenza che
ne dimoftrò la ragione, e la giujìifia , non altro ejfendo le leggi , [e non
orazioni ferine per confervat la giuftiya (y). Meritano di efler lette ed am-
mirate le due dottiflìme Orazioni di Aridi-» de in difefa dell'Eloquenza. §. 3.
Cornelio Agrippa volle fare fi fe- vio univerfale, e fi dirnoflrò piuttoflo uno
fcritiore fanatico , ed inconfiderato , che con entu- (3) Voflt de Logic. Se
fthetor. Narar. (4) Quintilian. Inftit. Orator. a. ($) Platone in molti luoghi
de'fuoi dialoghi avendo dcrifa l'eloquenza, per la quale era egli fteflb tanto
ammirato, diede motivo di Ariftide di fcrivere in di- fefà dell' Eloauenza due
dottiflìme orazioni. Vedi Ari- ibdis Opera Tom, a. pag. r. ad 435. edir. Jebb.
in 4. Oxonri 1730. , ed altresì nei medoumo Tom* pag, 314. I7° cntufiafmo non
degno eli un ragionevole , loda , biafima , sa , ignora , fi ride , fi sde- gna
, e fi compiace di tutto , tinto unendo in uri Chaos d'indigefti raziocinj, e
più in- digefle erudizioni (6) . Coftui dunque nel libro che gli piacque
intitolare de Scientia- rum incertitudine volle dire , che la Retori- ca, e l'
eloquenza fono ftudj di adulazione vergognofa , e baffà , e fa confifter
l'eloquen- za nell'arte di raddolcirei accarezzare e dir cofe piacevoli , 0 con
buoni , o con mali raziocinj. Ed ecco come Agrippa ha fui modello delle fue
idee, e della fua eloquen- za ragionato contro l'eloquenza. Vedea egli in fe
fteflb à che P eloquenza in lui era tut- ta arte di dit cofe, o bene, o male
ragio- nate , o conchiudenti à o erronee , e credet- te , che le qualità
inerenti alla fua eloquen* za erano intrinfeche air eloquenza Univerfa- le,
onde biafimò l'eloquenza Univerfale e dine un grand* errore nell' aflTerire che
l'elo- quenza potea aggirarli ancora ne' cattivi razio- cinj. Avrebbe dovuto
diflinguere V eloquen- za ragionata dall'eloquenza Sofiftica, e biafi- ma- (6)
Quefto gindizìo ne han fatto i Letterati e gli editori ifteflì delle fue opere
. 11 Bruckero chiamo f Agrippa famofo ingenj vafetfòfy ceUbritate. Hiftor.
•Cric. Fhilof.
Tom. IV. Part. I. L br. I. Cap. I. pag. J7. edit. Lips. 1766. Si veda il. Ritratto che Ci fa di Agrippa ne'
ritratti Poetici Iftorici, e Critici dal iot- suTuno Amico de Faba Cromaziauo.
• Digitized by Google mare , non Colo P eloquenza Sofiftica , ma i raziocinj
erronei , ed i giudizj erronei , e le idee erronee, che la producono, giacche
in fe l'eloquenza è in rapporto del raziocinio, e i difetti , o le buone
qualità dell'eloquen- za fi devon Tempre all' intelletto attribuiie 9 non all'
arte del parlare , che Tempre rap- prefenta la ferie delle idee intellettuali ,
e de* giudizj, o buoni, o mali che fiano. Tol- ti coloro dunque , che hanno
vituperata l'eloquenza, non hanno faputo nè definirla, nò capirla v §. 4. Dice
indi Agrippa, che la Rem*- rica non fia arte, fui rifleflo , che i Maeftri di
Rettorica non fanno , fe il fine di tal' arte fia il dilettare, o il perfuadere
* Quante pa- role dice V Agrippa , tanti irraziocinj com- mette * Cofa egli
intende per arte , e per natura ? Sà egli ben* individuare , fe una facoltà
pofla, 0 nò , dirfi arte , per- che vi fono diverfe opinioni fui fuo fine ? Sà
inoltre, fe il fine della Rettorica fia in- certo , com'egli dice? Sà egli, fe
il piace- re , etMT perfuadere pollano , o nò difgiun- gerfi > Sà
finalmente , fe pofla darfi perfuafi- va fenza piacere , e piacere fenza
perfuafiva in materia di eloquenza ? Adduce V iftef- fo Autore gli efempj de'
Lacedemoni , e degli antichi Romani , che biafimarono , e proferiflèro V
eloquenza . Ma quale elo- quenza proferiflèro ? Quella appunto de* jSofifli , come
avrebbero profana Y elo- gueo- 1J2 5[uenza di Agrippa . Quando la profcriflero?
n tempo che voleanfi in quelle Republiche aver Soldati , e non Savj . E poi
qual Filo- fofia ha infegnato all' Agrippa il ragionar fugli efempj di taluni
popoli in taluni tem- pi ? Ci dica, fe i Romani de' tempi di Au- gufto
vituperarono , e sbandirono t eloquen- za? Ci dica fe ne' tempi più culti di
Atene fu biaGmata l'eloquenza? Altro non refta ad opponere ad Agrippa a tal*
objezione , fe nor dire , che appunto V eloquenza , e le fetenze di Atene , e
di Roma nei fecolo di Augu flo , rumarono quelle nazioni , e che i La cedemoni
devono la loro confervazione ah ignoranza • Ma tal raziocinio erroneo , smal-
tito da poco tempo in qua da molti ciarlo ni felvaggi tra ve II iti da Filofofi
, è cos inetto, e ridicolo, quanto più è noto, che le caufe della decadenza di
Atene, e di Ro ma , non furono le feienze , e V arti , ms altre cagioni troppo
note a' Politici, ed a'Sa vj . Ceffin dunque V Agrippa , e i fuoi Gmil di
vituperar loro ftefl! mentre vituperano It feieuze, e l'eloquenza, e conofea
una volta l'Europa ragionata i fofismi di color che biaGmano le feienze , e le
dottrine , e che vorrebbero indurre l' Uomo allo (tato di fel- veggio • §.
Attribuite Agrippa all'eloquenza tutti i fofismi di Cameade , e di Pericle ,
com'ei dice 5 e dovealj attribuire alla corru- zione del loro cuore • Soggiunge
, che Bru- to, Digitized by Google *73 to, e molti altri Romani ebbero per
fofpet- to il libro di Cicerone intitoiato de Orato- re , perchè in eflb fi
richiedea nell' Oratore meno arte, die prudenza. Ma cofa ha che fare colia
natura dell' eloquenza in generale P oppofizione particolare contro il libro di
Cicerone % quale fe veramente fu fatta , fì . avrebbero dovuto riflettere a*
fini di Bruto , e degli altri Romani , che. cosi rifletteano , e poi giudicare
dei pefo , e dell' accufa . Nell'Oratore inoltre, e nell'eloquenza , o fi
richieda più o meno di arte , più o meno di natura , qualunque fia i'eflenzione
decimiti del- la natura , e dell' arte neh" Oratore , non fon cofe, che
polTano ridurfi a biafimo dell' elo- quenza , e molto meno può confiderai bia-
Gmevole la prudenza, che è anche una vir- tù calcolatrice dell' animo , che
Cicerone vo* Ica nell'Oratore, e della quale dite Giove*, naie, Nullum Numm
abejl fi fit prudenti* (7) . Ma P Agrippa confonde la prudenza da Cicerone
richieda colla adulazione , e menfogna , ed erra non poco . in fecuito T
entufiafta Agrippa , che na-. tene volle dalla fua Republica sbanditi gli / (7)
Um* Sétyr. X. tirj. 3^. Digitized by Google gli Oratori , ed i Poeti . Ma ci
dica T Agrippa qual Repubiica ha adottate tali ■ leggi di Platone? Anzi
all'oppofto non vi è oggi idea chimerica , attratta , ed incon- cludente , che
non fi dica degna della re- pubiica di Platone , che efifte nelle chime* re, e
nel Regno delle imponibili ipotefì ac- compagnata da' vortici Cartefiani , e
dagli atomi di Epicuro • Invano fi è l* A grippa dunque arTatigato per i sband
ir le fcienze , e far efeguire le difpofizioni di Platone 0 come invano per P
ifteflb oggetto fi è arTatigato il Talloni , il Wotton , f Hirnhaym , ed il
Roufleau , tutti fcreditatiflìmi preflò i veri dotti per tali aflurde ipotefi .
§. 6. E' cofa da, ridere quando Agrippa per biafimar V eloquenza . adduce certi
luoghi di Efchilo, e di Euripide , ne' quali afleri- fce dirli , che il parlare
con premeditazione è il più grande di tutti i mali. Quello avverti- mento fu,
cred* io , il motti vo per cui Agrip- pa, e i fuoi funi li mai feri fièro , e.
parlaro- no con premeditazione , ma fempre a cafo > ma la confeguenza ,
che ne deriva fi è, che divorzio eterno colla ragione p e co' veri Sa- vj, che
flimano il vero coftitutivc* dell' Uo- mo ragionevole il parlar fempre con
preme- ditazione . Inoltre l'addurre alcuni luoghi mutilati da quei Tragici,
che cita polii in borea di varie perlòne neMoro drammi in- trodotte , non forma
per quei luoghi , e per ule Digitìzed by Google tale opinione automa veruna, ne
tali opinio- ni poflono mai attribuirli ad Efchilo , e ad Euripide , che ftiròno
i più gran Savj de* loro tempi , ma fi pofero in bocca da quei Tragici a certe
perfone , alle quali tali (en- timemi convenivano erronei come erano , perchè
adattati alle perfone alle quali fi at- tribuirono y e maggiori irraziocinj
avrebbero Euripide ed Efchilo attribuiti ad Agrippa , le aveflero dovuto
introdurlo nelle loro Scene* §. 7. Si foggitinge dall' ifteflb Autore , che
Rafaele Volaterrano dille , che pochi eloquenti fon probi. Ma ci dica ii
Volater- rano i fuoi calcoli , e le numerazioni fulle quali fi fonda . E ci
dica fe V eloquenza in quei cattivi abbia prodotta la malvagità , o fe la
malvagità abbia corrotta V eloquenza . Inoltre non perchè taluni fi abufano di
una facoltà , perciò deriva, che fia da biafimar- fi tal facoltà \, e non elfi .
Le armi fono iti fe utili , fervono per difefa , e taluni fpef- fo fe ne
abufano - Dunque fi dovrebbero tutte le armi togliere da ogni nazione ? Nò
certamente, ma fi debbon togliere le caufa- ìi della corruzione dei cuore umano
, per cui V Uomo fi abufa , e fi può abufare , come fi è abufato di tutte le
cofe , nonché delP eloquenza . Ma efclama V Agrippa : Ca- tone H Cenfore colla
Tua eloquenza intorbi- dò Roma , V ifteflo fece Catone di Urica irritando
Cefare; e Demoflene in Grecia irri- tando Filippo . La Rettorica 3 e V eloquen-
za za difendono i rei , accufano gì* innocenti , fàlfificano le parole , e V
idee . 1 più grandi Oratori , come DemoQene , Cicero- ne , ed altri furon tutti
odiati . La Ret- torica , e P eloquenza han cagionati fchifmi nella Chiefa , ed
erefie • Attribuite finaU mente all' eloquenza tutti gli errori dei Li- banio ,
di Simmaco , di Lutero , di molti Eretici . §. 8. QuelY arte di cosi declamare
, e niente ragionare nulla conchiude* L' eloquen- za non fu la caufale , ma
fervi d* iftrumen- to alle pallìoni di Catone , di Cefare , di Catilina , di
Demoftene , di Cicerone in cer- te occafioni : L* Uomo può abufarfi , come C
abufa, di tutto. Dunque dee attribuirfene il difetto all' eloquenza ì Nò
certamente . Anche P Agrippa , in un libro più inetto , più ridicolo , più
inconchiudente , fi è abu- fato di molte fcienze facre , e profane. Di- remo
dunque , che a tali fcienze jàebba at- tribuirli tal libro, e non già al fanali
Imo di Agrippa* E poi chi non vede il fofisma di tali Autori , che efaggerrano
i mali in certe circo- flanze dall'Eloquenza cagionati , fenza par- lare degli
infiniti beni , che P eloquenza produce ed ha prodotti nelle Società ^ che
dall'eloquenza riconofcono la loro origine , fuflìflenza , e confervazione ; e
per mezzo dell' eloquenza , e delle parole ci fi fono tra- mandati, e ci fi
tramandano tuttavia i lum* ipiu Digitized by \ i p!ù necetTarj all' Uomo , cioè
la rivelazione, eia religione. Fides ex auduu dille l'Apollo • lo delle Genti:
ed il dono delle lingue ci è rapprefentato ne1 Sacri Atti degli Apofloli , come
ii più gran dono del divin Paracielo ed ii più neceirario per divulgarli la
religio- ne , onde dice il Sacro Codice 9 che in omnem terram exivìt Jonus
corani , & in fi* nem Orbis Terrae verba eorum. §• p. Quando PAgrippa
avelie voluto fe- riamente ragionare full' eloquenza , avrebbe .^dovuto metter
da parte quei piccoli mali , ». rche gli attribuifee, e calcolare dall' altra
ban- da gì" immenfi beni , che ha prodotti • Ma i Sofifti vonno confonder
le cofe , per non manifeftarfi i loro errori . (8) Se P eloquen- za ha prodotte
Perefie , il che non è veroc giacché Perefie na (colio dalia corruzione del
cuore, e delP intelletto 5 e fe P eloquenza ha divulgati gli errori , come non
può talora nie- garfì 5 non può nemmeno niegarfi 9 che aU* eloquenza de' Sacri
Autori dobbiamo noi la rivelazione: L'eloquenza de' Santi Padri , e M quel- 0 ■
• è • (8) Così M. RouflTeau ha creduto di aver dimoftra- to, che il viver
fociale ila un gran male efagerando i pochi mali della focietà, ed i pochi beni
di certi po- poli inculti . Ma non fapea di Logica quando fece que- ^fto
calcolo . Dovea paragonare beni e mali de' popoli culti , beni , e mali de
felvaggi , e poi fottrarre la mi- nor fumma dalla maggiore , e conchiudere •
Così ha ragionato Agrippa coatro 1 eloquenza come ha ragio- nato il RouiTeau. *
■ Digitized by Google *78 quella dì altri molti Savj ha difefe , propa- late ,
e pofle in chiaro le verità le più utili. Se l'eloquenza è fiata degradata in
propalare errori da Lucrezio , da Giuliano Imperado- re , da Porfirio , da
Celfo , da Libanio , da Lutero , da Simmaco , e da altri , come dice Agrippa ;
elTa è fiata altresì innalzata alla dimoftrazione delle verità le più facre da
un Polignac neli* AntiLucrezio , e fenza parlare de' Padri della Chiefa Greca ,
e Lati- na, utiliflìmi , ed ammirabiliffimi per la loro pietà , dottrina , ed
eloquenza , fi rifletta air utile cagionato alla noflra Augurtiflima Cattolica
Religione dall' Eloquenza de' Lattari- , zj , degli Arnobj , de' Tertulliani ,
degli Vezj, de'Petavj, de'Bofluet, de' Fenelon, degli Hout- teville, de' Berti
, de'Bergier , e degli Apolo- ghi i più grandi delle verità le più facre , e le
più certe . L' Agrippa dunque non Tep- pe nè le leggi del raziocinio , ne V Ifiória
quando tanto fcrillè contro le feienze , e contro T eloquenza , e così fcrifle
tutti quei pezzi delle fue opere lavorate a modo di ^ centoni variegati . §.
io. Il dirli , che la Rettorica , e l'eloquenza difende i rei, e perfeguita
gl'in- nocenti t o dinota un' abufo dell' eloquenza in quelli , che fe ne
fervono all' oppofto del fuo fine , e natura , che è Io feoprimento ccl vero, e
la difefa dell' innocenza ; o pur* c un fofisma detto da' Logici non caufz prò
I caufu . Svno le prave paflioni di chi fiaba* fa Digitized by Google , — I '7*
fa dell'eloquenza , e non c già P eloquen- za $ che producono tali difordini ,
che và offervando V Agrippa . Perchè dunque un Giudice , un Difenfore , fi
abufano delie leggi , c dell' eloquenza , dovrà dirli , che V eloquenza produca
tali abufi ì Porrà dirlo P Agrippa, e i fuoi limili (i). .Ma CA- (19) Il Tafani
K YAgtUpa % il ZTotton f V Hirn- naìm , il jt . . •*'£/7' > c gli altri
antichi e moderni , che ... ' . --".Imperate le feienze , l'arti ,
l'eloquenza fono appunto quei fai fi ,Savj , de' quali il ritrailo ci è flato
dipinto dal Malebranche ( RecJur. de la Ver. Tom. L Livr. IL de l ' lmag.Part.
H-pag. 313. edit. in 12. ) Hanno
fcritto per {ottenere coll'a- ria la più decifiva , la più* imponente , la più
audace, i paradoRì i più infoftembili , per ingannare coloro , che I^ono gli
Autori , non per giudicare , ragiona- re , ed cfaminarne le opinioni , ma per
adottare cie- camente le loro dottrine , amando ipeflo gli uomini di feguire
piuttofto le opinioni degli Scrittori , che di eliminarle , facendo ufo del
proprio intelletto . Se la maggior parte degli uomini aveffe ietto con ifpirico
fi- lolofico , e ragionatore i Volumi degli antichi , e de' moderni Autori ,
non il farebbero creduti verj iavj il Talloni , il Wotton , V Agrippa , il
RoulTeau , che fono (tati nel vituperar le faenze , comr tanti Erato- (reni ,
che incendiavano il tempio di Diana per acqui- ftar nome. Infatti è flato
oflervato da un Francefe Fi- lofofo, che M. RoulTeau per diflinguerii , e per
etTere il fuo difeorfo coronato nell'Accademia di Dijon, vol- Je attaccar le
feienze per renderti ringoiare ; e quindi poi per gl'iftem* principi di fpirito
di paradoflo attac- co la forieri, e la cultura, le arti, e fece il panegiri-
co d#' bofem^ e delle fiere . Digitized by Google tSo Errori di Montaigne , e
di Bayle intorno * V eloquenia . $. I. , IL Signor df Montaigne è un* Autore
br- zarro, vario, incollante , talora giudrziofo» talora fuperficìale , talora
diviene il Cava- liere errante della Filofofia , e fpeflo fpeflb pieno di gravi
errori , e di aflbrdi pregiudi- zi (*) . Ha voluto coftui fpeflo con molli pa-
radoflì diflinguerfi , e tragli altri non fon pochi quelli, che adduce contro
l'eloquenza, arti- (*) II Montaigne meritò con ragione le federe ceft- fure del
Malebranche . Kecherch. de la verit. libr. a» Part. cap- pag. 40, fino alla
pag. 4x1., Tora.1» dell' ed:*, in ti. Paris chez David 1763. _ i8i articolo fui
quale ha copiato Protagora , e Serto Empirico . Coflui dunque volle ne1 fuoi
faggi inferire un Capitolo intitolato del la Vanità delle parole (i) , come fe
il donò della parola, che c la più bella facoltà dell' Uomo , fufle cofa inutile
, e vana . Parlan- do dell'Oratore, e della fua arte , di' efiò fà conjìflere
nel far comparire piccole le cofe grandi , e grandi le piccole, vaneggia al
pari di A grippa , e foggiunge con un paragone ridicolo , e freddo , che F
Oratore c un Calzolaio , che fa grandi fcarpe a* piccioli piedi , e picciole
fcarpe appiedi grandi; che un'Oratore in Sparta farebbe flato baftonato, che
coloro , che imbellettano le donne fan- no minor male degli Oratori , perchè
quel- li ingannano gli occhi , e gli Oratori V in- telletto • Raziocini quefti
cosi ridicoli , die per confutargli , bafta riferirgli . Adduce poi, come
Agrippa, l'efempio di alcune repubii- che, che hanno vilipefa l'eloquenza ,
come quelle di Creta, e di Sparta j e di alcuni Filofofì , che hanno definita
1* eloquenza ar* te di adulare , arte d? ingannare , come han fatto Socrate
Platone. Adduce l'efempio de' Maomettani, che V hanno proibita fenza ba- dare ,
che i Maomettani proibirono tutte ie feienze , e furono un popolo feroce , e
con- ivi 3 qui- (i) Montaign, E%s Tom. 3. li?r. I. Chap. %u edic. in li.
Digitized by Google quiflatore • Dice, che gli Oratori hanno ruma- ta la
republica di Roma, e che l'eloquenza fiori in Roma ne' tempi i più peflìmi
delie guerre Civili , e degli fconvolgimenti pu- bi ìci • A quelli fotìsmi fi è
baftantemente rifporto nella confutazione , che fi è fatta degli errori di
Agrippa intorno P eloquenza, onde non occorre ripetere quanto fi è detto; e fe
Montaigne avelie nel modo ifleflo con cui ragiona dell' eloquenza , ragionato
in tut- ti i fuoi Saggi , il libro non fi farebbe let- to da chiOa . §• 2. Il
Montaigne attribuifee alla vera, e ragionata eloquenza i fofismi della falfa ;
e nulla può conchiudere contro P eloquenza il dire , che un' Oratore farebbe
(lato ba- stonato in Sparta . Se gli Spartani erano un popolo amico delle arti,
e delle feienze, e fe quefle erano analoghe alla coftituzione di « . quella
republica , non vi farebbero flati ba- lenati gli Oratori e fe le feienze , e
le arti non erano analoghe alla coftituzione del- la republica Spartana » vi
farebbero flati ba- flonati , non folo gli Oratori , ma i Filofofi, e più
cTogn' altro M. Montaigne, che fpef- fo fpeffo è più Poeta , ed Oratore , che
Fi- lofofo . Non è poi vero , che gli Spartani avefTero vilipefa , com' ei
crede , e dice, P arte oratoria . Altro è il vilipendere una feienza , altro è
non coltivarla perchè fi cre- de non adattata air utile di una nazione . Non
tutte le ottime feienze convengono a tutte le nazio* Digitized by Google
nazronf , a tutti gP individui , a tutti i tem- pi , ed un Filofofo Scettico
come li vanra Montaigne, non dovea tante -jfagerare V auto- rità degli Spartani
, e de' Cretefi • Talune na- zioni hanno proibite le arti , altre le feienze,
altre il commercio , altre i viaggi 9 come hanno configliato alcuni politici,
chi per un rifleflò, chi per un* altro* Dunque fi potrà dire , che le arti , le
feienze , il commercio, i viaggi, fian cofe nocive per tali private particolari
proibizioni appoggiate a varie caufe? Agli argomenti di Socrate di Platone , e
de Arinotele , che dice il Montaigne aver vitu- perata l'eloquenza, ha rifpoflo
con faviezza Ariflide da noi citato» $. 3. Dice il Montaigne , che i Maomet-
tani proibirono V eloquenza , ed intanto c cofa facile Toflèrvare, che non ottante
tale proibizione , che per altro fi eftefe alle feien- ze tutte , non alla fola
eloquenza ; pure i Maomettani e gli Arabi 9 ed ì Perfiani , fecero molti
progredì nell'eloquenza Poetica, e Profai- ca (2) . Che poi , come dice il
Montaigne gli Ateniefi aveflèro vietate le lungherie degli efordj , delle
perorazioni , ed altri abufi con- fimilii ciò dimoflra , che non vollero
toglie- M 4 re (a) Si redano gli Scrittori Arabi , la Biblioteque Orientale di
M. Herbeioc , Hyde de relig. Veter. Perfar. Infetti gl'iftefli Arabi dicono ,
che U Cor ir 9 di Mahomet ììa il c*po di opci* dell' eloqaenza Araba. Digitized
by Google i?4 re ia vera eloquenza % ma gli abufi della , medefima . il dirfi
poi, che l'eloquenza ca- gionò la mina di Roma vai V ideilo , che il dire , che
Virgilio , Ovidio Tibullo t Ci- cerone ed Orazio furono Autori delle guer- re
Civili. §. 4. Soggiunge il Montaigne s che il popolo è ingannato dall'
eloquenza ; ma non è inganno deif Oratore, ne dell' eloquenza , dovendoli
perfuadere al popolo una veri- tà utile % ma che falle prime alla plebe non
piace , fé non rapprefentata in certi afpetti analoghi alle idee popolari ; fi
fa per cosi dire abafTare fino ai popolo quella verità utile , alia quale il
popolo non può innal- zarli . Quello non è inganno 9 o fe pur lo è , è come l'
inganno di chi tinge di foave liquore gli orli de' vafi , ne' quali vuol dare a
bere altrui un'utiliflìma sì, ma difguflofa bevan- da (3) . Avrebbe dovuto pen
fare il Montaigne, che V eloquenza in fe (leda utiliffìma , ha potuto divenir
nociva per la malvagità di chi P ha adoprata . L' Arioflo defcriflTe il G-
lenzio , che pria abitò con tutte le virtù , e poi con tutti i vizj. Così ha
potuto accade- re all' eloquenza , ma non per difetto della medefima (4) « (3)
Lucrct. ^ibr.IV. verf. fi. (4) Ariofto nel fùriofo Canto XIV, Stan» 88.
Digitized by Google Degli abufi dell' eloquenza abbiamo infiniti eflenipj in
molti Autori, e Montai- gne iftelfo può darcene modelli • Chi più di Giovanni
Boccacci avrebbe illuflrata la lin- gua Italiana col V eloquenza la più bella,
fe non V avelie piena d'impure ofcenità , di efccrande beftemmie , di ciniche
maldicenze contro i Ceti i più rifpettabili della Società? 11 folo Mylord
Bolingbroke avrebbe illuflra- ta, e refa in eterno famofa nelle fue opere
l'eloquenza Inglefe , fe non avefle con quel- la framifchiati i veleni i più
atroci dell'ir- religione la più sfrenata . Nel modo ifleflb il perniciofo
Epicurei fmo rende infetta l'elo- quenza di Lucrezio • I Poeti per lo più fo-
no pieni di funefta eloquenza . Lo confetta V ifleflb Ovidio (3) , e lo
dimoflrano Arno- £>io, e S. Agoflino, L'eloquenza Poetica in fatti ha
avuta la difgrazra di pattare per un immenfo pelago di empietà , e di ofcenità,
che hanno quafi ofcurata una facoltà così di- vina come la Poefia . Ma farebbe
una gran- de , anzi infinita ftolrezza di voler conchiu- dere da quefli efempj
di confimili abufi di eloquenza , che fia bialimevole in generale IP eloquenza.
L'irreligione di Bolingbroke , e di Shaftsbury farà /empre ne' loro libri un*
(3) ìlias eft attud, nifi turpis adultera, de qud Inter amatorem pugna
virurr.qui fu iti A ut quid OdyJJ'ea ejt , nifi fimi n a , propter amoretti Dum
vir abijl mu/iìs una pttita prodi ? Ovid.Tiift.Lib.il. v.371. >7$*
Digitized by Google 196 un'orrendo difetto , febbene vi fieno cel- ti luoghi
utili nelle loro opere , nelle quali talora fi vedono alcuni pezzi di /odi
raziocinj (4) i quali fono degni di lo- de , come fon degni di eterno biafimo i
luo- ghi contrarj alle più facre verità da efli in- felicemente per loro eterna
difgrazia coni* battute . §. 6. V eloquenza dunque è tale in fé medefima , che
fe ne può fare un buon' ufo, o abufo ; ne l'ufo, o 1' abufo dipende dalla
natura dell'eloquenza , ma dall' indole del cuore, e dell'intelletto, che l'adopra.
Tut- te quelle cofe avrebbe dovuto riflettere i! Montaigne . Ma palliamo agli
errori del Bay- le contro l'eloquenza (*) • $• 7. (4) Bolingbrokc era un
vaftifiimo ingegno, ma il fùo (pirico torbido , e mal regolato il portò nel
tempo delle fue cariche publiche a (convolger lo flato , e nel tempo del fuo
ritiro, non fapendo cofa fare, tentò di fconvolgere il fitte nia delle verità*
le piti facre . Shafts- bury, Uomo tetro , attratto , Platonico , ebbe quafi gV
li Aedi difetti . (*) Il Montaigne è pieno di contradizioni • Al libro 3. cap.
V. pag. ji. Tom. 7. de'fuoi Saggi edit. ini*. 1777. in occafione di un palTo di
Lucrezio cfalta a* Cie- li l'eloquenza verborum o folida di certi Autori , come
dice, fog^iungendo , che egli, quando vede brave for- inole di [piegarli, cosi
vive, e cosi profonde, non dice che fia~u/2 ben dire , ma un ben penfare. La
robuftez- aa del penfare innalza , ed anima le parole . Pe&us eft quid
dilertos facit; e fiegue poi a dire, che 1* eloquen- za è in jragio ae delle
cofe , delle idee, de' talenti . Qu I Digitized by Google $. 7« E* Aato ^a'più
dótti ortervato , che Pietro Bayle ha Iafciato nelle fue opere un mifcuglio
imperfetto di buone cofe , e di fentimenti orrendi , di buon guflo e d' infi-
nite aflurdità , di raziocinio, e d' inette pe- danterie , onde i fuoi libri
debbono feorrerfi con grandiffime precauzioni , perchè la fua dialettica e la
fua eloquenza è talora empia, c fpeflo fofiflica. Non è dunque meraviglia , fe
coflui dopo aver voluto fconvolgere tutta la ferie de' raziocinii umani nelle
cofe le più augufte , volle anche con erronei colori di- pingerci V eloquenza .
§. 8. Coflui dunque volendo far la Satira air eloquenza , voile dire 9 che P
eloquenza ingelofifce più di ogni altra cofa , e cita r efempio di Ortenzio , e
di Cicerone , fog- giungendo , che fon poche perfone , che non abbian due
lingue ed efclama , che le pre- fazioni de' libri, e gli elogi] funebri ingan-
nano il Mondo (j). Confimili oflTervazioni fa altrove (6); ed in un'altro luogo
confuta Cice- rone, che richiefe nell'Oratore un'eloquen- za univerfale ,
dicendo , che P efperienza era contro Cicerone (7) , e che Demoflene non era
favio come Aritlotele , e che Arifloteie non fcen ragiona il Montaigne 5 ma
quando biafima l'elo- quenza, s'inganna. (5) Artici. Hor fiu s Rem, H. (6)
Artici. Cafte/lan, Se artici. Pericle* Rem. D. (7) Artici. Pania* Cato Rem: V.
iSS non farebbe flato eloquente come Demofle- ne , che l'eloquenza è divifa
dalla vada eru- dizione , e che i più celebri Oratori non in- tendono, nè le
lingue Orientali , nè la Cri- tica , nè fono grandi Teologi. Cerca confir- mare
quelle erronee afturdità con alcuni Au- tori , che cita , e adduce V Abate di
S. Ci- rano , che dice di efler difficile divenir gran dotto , e gran
Predicatore , e il Dottor Huar- te, che fofliene, che la fcienza è delP intel-
letto , P eloquenza della fantafia . Soggiunge il Sofifta Bayle , che gli
eccellenti nelle lin- gue non Tono eccellenti in raziocina , come dice efTerfi
oflfervato da M. Simon circa il Morino , ed il Petavio , foggiungendo , che
Bochart non era nè più eloquente 9 nè pià dotto di M. Claudio . Riferifce
altrove , che gli Oratori Sacri , e Profani da gran tempo pruovavano i loro
raziocini i con frammenti Greci , e Latini di Profani Autori mifchia- ti a'
Sacri, ed univano con Ovidio , e Ca- tullo S. Agoftino , S. Tomafo , ed Ome- ro
(8). §. p. Per pruovare il Bayle , che f elo- quenza Ha un* arte maligna , dice
, che M. Antonio dimorato effendo in Italia per ordi- ne di Cefare , avea così
bene fervita la fua patria, come fe fuffe andato nelle guerre di Ponto , e di
Egitto , ma che Cicerone , per dare alle cofe un cattivo afpetto , dipinfe tal*
(8) Art. Bouchin Rem. , Digitized by »• i8p. taPatto ( Cfcer. Philipp. 2. cap.
30. ) co- me di Iibidinofo poltrone • Ma quello Sofifla affai più declama
contro 1' elo- quenza in occafione che ha voluto egli efaminare un precetto di
Teone , che infi- rma doverli dall' Oratore niegare un fatto a fe contrario, o
non potendoli niegare , do-, verfene alterare le circoftanze (0) • Dice al-
trove, che T Oratore ecMa ie circoftanze, _ che non gli piacciono , e che
prende il prin- cipale per acceflòrio , e V acceflorio per prin- cipale (.10).
Efclama , che Conone perfuafe al Re di Perfia di corrompere col danaro gli
Oratori Greci , acciò quelli aveflèro indotta la Grecia a muover . guerra a'
Lacedemoni , come avvenne per opra degli Oratori corrot- ti (11). Prosegue a
dire quello Proteo della Letteratura , che Arpaio il Macedone corrup- pe tutti
gli Oratori de' fuoi tempi , e volea corromper Focione con 700. talenti , e Fo-
cione minacciò Arpaio di volere fcuoprirne tali ìuoi rei artifici! , ma Arpal®
feppe cor- romper Caricle genero di Focione ; e dice * che Demoflene fu ancor
guadagnato dall' oro per difendere Arpaio , ma nel giorno della difera comparve
in publico colla gola tutta legata, e fafciata , lamentandoli di un'angi- na,
(9) Artici. CaJfandreRemT. (10) Artici. Cimon Rem. C. Anici* Antoi** Reta C D.
(11) Artici. Contri Rem, D. c$>o ria*, die gì' impediva H parlare , onde
i fa- ceti dittero , che la notte , non era venuta all'Oratore la fquinan^ta ,
ma fargitanpa (12), J. 10. Quefte , ed altre confimili fono lo fofiftiche
rifleflloni del Bayle full' eloquenza 9 riflettioni , che non gli fanno molto
onore , perchè vi fi vede da per tutto il poco ra* zrocinio , e che non ha
riflettuto da Filofo- to , nè da Critico , ne da Iftorico • Primie- ramente
egli è caduto nell' errore ai crede- re , che i* eloquenza confitte , e fi
truova ne* foli difcorfi dei foro , e del pulpito , quan- doché l'eloquenza è
commune a qualunque raziocinio efpretto colle parole , o co* fegni , e fi
eftende a qualunque genere di còfe . Eb- be dunque il Bayle delie falfe idee
fuli^ elo- quenza. L' aver foggiunto , che i' eloquenza ingelofifce , come accadde
in Cicerone, ed fa Ortenfio , è un'altro fofifma, credendo egli, e volendo dare
a credere a'fuoi incauti Let- tori , che l'intima natura dell'eloquenza fia
d'ingelofire , o che ciò fia qualità fpecifica dell'eloquenza , qnandocchè
ognun sà , che non folo gli Oratori , ma i Poeti , i Filofo- fì , e tutti i
Letterati non foto , ma tutti eli Uomini fogliono per certe loro qualità che
credon di avere in etti , e non truovarfi in altri, o truovarfi in altri , e
non averle in etti , riguardar»* con occhio di emulazione , di gelofia, e
d'invidia, perche l'tfpmo qua- li ferii- (ti) Artici. Harptlus Rem. C Non
rut*?xn, &4 *ìyvf*yXn . PUtursk, io DmJU Digitized by Google fi Tempre
vuol diflinguerfi, e fpeffò fpeflb a coflo degli altri . Se Cicerone fu gelofo
deli' eloquenza di Ortenzio , Leibnitz e Newton furono a vicenda geiofi delle
loro fcovene , Maupertuis , e Voltaire ebbero a venire all' armi per Letterarie
contefe di preferenza di altrui fcoverte $ V ifteflo Bayle fu .gelofo di Clerc
, e di quafi tutti i fuoi contemporanei. Perchè dunque folo attribuire all'
eloquenza ciò che è commune a tutte le facoltà , a tutti gli Uomini ? 11
foggiungerC , che poche perfone, che paflàn per onefle g non abbìan due lingue
, è un'altro contradittorio, ed affurdiflimo fofif- ma. Se per due lingue che
egli dice averti nelle perlone onefle, intende doppiezze , e fraudolenze nel
parlar diverfo da quel che fi penza; chi ciò fà, non è, nè può eflèr per- fona
onefla , fe non fe nell'oneftà del Bay- le , e de9 fuoi (ìmili . Ma non fi sà
capire com'egli attribuire all' eloquenza il doveri! aver tali due lingue .
Ecco come travvide nella natura della vera eloquenza , della qua- le avendofene
formata una fai fa idea fui pia- no della fua fofiftica eloquenza , e di quella
di taluni creduti Filofofi fuoi (imiti, attribuì alla natura dell'eloquenza i
difetti di quelli in- dividui , che fi fono delia medefima abufati , fa-
cendola fervire d' iflrumento alle loro paflìoni, ed a' loro intellettuali
fofifmi , ed errori , come appunto ha fatto il Bayle* Non è da Filofo- fo
argomentar fugli abufi delle cofe , ma fi ctevon paragonare i beni , e i mali,
che fi pio* Digitized by Google producono da una facoltà , e vedere quali fian
maggiori . Un dev doni più grandi , e più augufti dati dall' Altiflimo Iddio
ah? Uomo è la ragione . Ma perchè molti , e tragli altri varii creduti
Filofotì>fi fono abu- fati , e fi abufano della ragione in farle dire, e
foftenere a danno dell' Uomo infinite aflur- dità, come ha fatto il Bayle,
dovremo dire perciò, che la ragione fia rea ? Nè certa- mente ; ma dovremo
diftinguer Tempre il buon' ufo dall' abufo . Ed ecco come fpeffb fpeftb
difettano ne' primi principii del razio- cinio quegli Autori , che da taluni fi
credo- no gli Ercoli delia Filofofia. §. 12. Che le Prefazioni , gli Elogij fu-
nebri , T adulazione abbiano ingannato il Mon- do , com' ei dice , non è
certamente derivato dall' ufo retto dell' eloquenza , ma dall' abufo, e avrebbe
dovuto il Bayle ben riflettere , che non tutte le prefazioni , non tutti gli
Elogii funebri , non tutte le lettere dedicatorie fono menfogne ; e fe cosi è ,
non fono inerenti air eloquenza tali difetti , ma derivano dalia corruzione del
cuore , e dalla mente fofilli- ca . Si dimoflra dunque in ciò il Bayle po- co
favio , e poco Iftorico, e niente Filofo- fo. L'aver poi voluto il Bayle
confutar Ci- cerone , che richiede Dell' Oratore univerfali cognizioni ,
credendo egli , che le cognizio- ni univerfali fieno contrarie all' eloquenza 9
dimoflra , che il Bayle era nell1 ofcurita la più grande fulla natura , fonti .
e fini dell\ EIo- Digitized by J9S Eloquenza Oratoria , per la quale non lolo
fi richiedono cognizioni Univerfaii , ma non vi è ne feienza , nè cognizione ,
che fia fu- perflua , come fi e da noi dimoflrato ; ed in materia di eloquenza
, e di raziocinio, era Cicerone giudice affai più competente ed in- telligente
del Bayle. §. 13. Se ii Bayle intende per Oratore un ciarlone , che non ragiona
, e che non fappia, nè difporre , nè adattare i fuoi fen- timenti a'raziocinii ,
ed a' fini, che fi prefig- ge , allora non vi farà in tal' Oratore bi fo- gno,
nè di cognizioni a ne di feienze , ma non merita taf Oratore il titolo; nè di
Orato- re , nè di eloquente ; anzi fi dee riflettere contro il Bayle, che per
acquiflare quella iflefla eloquenza fofiflica , e difputatrice , e piena di
paradofli , vi è bifogno ancora di eflèr favio a quel modo ; non vi farà dun-
que perfona che poffa efercitarfi in niun ge- nere di eloquenza fenza elfer
favio a propor- zione di quel genere di eloquenza nella qu r le s' impiega ,
Senza cognizioni non vr é eloquenza di niun genere , e ogni grande eloquente è
flato gran Filofofo; ed erra non poco il Bayle nel dire che Ariftoteie non fu
eloquente , e che Demoftene non fu Filofo- fo , e quelle fole fue affenive
badano per far vedere , che fpeflò fpefTo parlava fenza precifione d'idee, e
non fapea definir le co- le , delle quali fi trattava . Alf ifteflò modo, e
coli' ifteflò fofifma avrebbe anche il B.ylt N pò- Digitized by Google TP4 tuto
dire , clic Platone , che Socrate , che Tucidide , che Senofonte , che Luciano
, che Cicerone non furono ne Fi lofofi , nè eloquen- ti , il che farebbe il
colmo dell* irraziocinio , perche tutti gli Oratori fono flati Filofofi, o non
meritano il titolo di Oratori . §. 14. Avrebbe il Bayle dovuto riflettere, che
non folo fono eloquenti coloro , che hanno parlate caufe nel foro , come non
fo- no Filofofi folo quelli , che ci hanno lafciati fcritti corpi di Filofofia
, o che V averterò infegnata. Per efler* eloquente , e buon'Ora* tore fi
richiede lo fpirito Filofofico , ed i talenti Filofofici , Convengon molti ,
che M. Locke (la uno de' Metafifici , che ha fcritto con più ordine, e fiflema
, perchè ebbe lo fpirito il più matematico poflìbile , tuttocchè non aveflTe
molti progredì fatti In tale feien^ za. Era matematico d'impatto, di teflìtura,
fe non di Audio , come appunto Demoftene era Filofofp d' impatto f §. 17. Per
decidere fe uno fia FiIofofo,o nò, fa d'uopo bilanciare i raziocini) , che G
formano , non già indagare i mezzi per i quali tali raziocinij fi fono
acquiftati , Avreb- be dovuto il JJayle riflettere falle orazioni di Demottene,
e decidere, fe quello fu Filofo- fb , o nò , fe feppe , o nò , parlare alla ra-
gione , e alla fantafia del popolo Greco , c agli affetti , e alle piffioni .
Se la fua elo- quenza feppe convincere , e perfuadere con argomenti di quei
tempi , ed a quei tempi adat- Digitized by Google adattati, fu gran Filofofo .
II Bayle riftringe a troppo augnili limiti la qualità di Filofo- fo, fe crede
folo Filofofo colui che fcrive, o in legna cofe di fcienze Fiiofofiche . Dun-
que a parere del Bayle , fe Cicerone non ci avefle lafciate eccellenti opere
Fiiofofiche , non farebbero ballanti le fue Orazioni a di- chiararlo Filofofo ?
Chi convince , perfuade , e capacita genti favie , è gran Filofofo ; e chi
convince ., e perfuade il volgo , e gii fciocchi, è più gran Filofofo ; e tali
fono (lati tutti i verr Oratori, i veri eloquenti. II Bayle , o non comprefe,o
linfe di non com- prendere , che per Filofofo s' intende un Sa- vio, che ben
ragiona in qualunque cofa. $• ió.li Bayle fi meraviglia io un' altro luo- go
(13) come Pericle abbia pbtuto introdurre «e 11' eloquenza le fcienze tutte}
ina ogni vero Filofofo fi meraviglierà fempre.come il Bay- le abbia potuto
avere full' eloquenza tante idee incoerenti , ed alFurde ; ed c molto più af-
furdo il Bayle quando dice che i più cele- bri Predicatori non intendeano ne le
lingue Orientali , né la Critica . In ciò non diftin- gue, molte cofe >
che avrebbe- dovute dittili- guere, e confonde con grande ftranezzale idee,
lulle quali parla • Altro è parlare dell' elo- quenza in generale , altro
dell'eloquenza dei pulpito; e neh* eloquenza del pulpito, bifo- gna"
diftinguer molti ufi dell? medeGma , la M 2 ; qua. (ij) Anici. ftrUUu ip5 .
quale , o s1 impiega in ifpieghe de1 libri fa* cri j O in caicchi fm r al
popolo > o in difcor- ' fi su1 coflamr , o in Panegirici Sacri • Per ia
. fpiega de' libri facri vi bifognano le cogni- zioni delle lingue Orientali,
ma non già per i difcorfi morali al popolo , che ponno farli con moka gloria ,
fenza le lingue Orientali j e fenza Critica , anzi fenza molte dottrine
Teologiche . Ma non perchè alcuni generi di eloquenza popolare non richiedano
tali cogni- zioni, dovrà, q potrà dirfi , che non vi G - richiede fapienza , o
Filofofia , vale a dire gran raziocinio i ed erra il Bayle fe crede / che ia
conoscenza delle lingue Orientali , e delia Critica confi derata in fe (Iella ,
poi fa fare ? un vero favio . Le lingue Orientali fo- no iflrumentr , da' quali
ci fi tramandano le dottrine , ma non già le dottrine medefime T §. 17. L'avere
il Bayle citati molti AuV tori per confinila de' fuoi fentimenti , c co-* fa
inutile , e non degna di tal Fiiofofo coro? ci lì crede di edere • L' Abate di
S. Cirano , che dice e(Ier difficiliiTimo che un gran dot- to poflà elTere
Oratore, e che Ga. ciòimpof- libile , e il Dottor Huarte , che afferifce, che
la fcienza appartiene ali' intelletto , l'elo- quenza alia fantafia , dicono a
iTur dita notorie, e non degne di efler confutate . Circa M« Simon , citato dal
Bayle, che fofliene , che gli eccellenti nelle lingue difettano in razio- cini]
, d'ee un'altra manifefla aflurdità, ed è molto più aflìirdo il dire , come
dice Simon, e Bay- - Digitìzed by Google « Bayle, che Morino , Petavb , e
Bochart non erano ne eloquenti, nè Lodici. Chi fo- cene tal! alTurdità non è nè
Logico , nè elo- quente ne Critico . Baila il foli Huet , Uo- mo verfatiflìmo
nelle lingue , e ne»' erudi. ^ml'-niC,e-1re.UnÌverfali » ed Uom° "el tempo
ifleflb .1 p,ù ragionatore , ed il più H TI' A ^ ^ervì ' Per convincere LrY- ,
,rraz'oc,nI° • Quello favio prelato fca bitte le opere le più Filolòfiche , le
più erudite, le più ragionate in difefa delle ve- 8m -i1? ^acre',le pìù le pìù
uii»- JJira U Bayle , che coflui non fu eloquente, o non fu Savio ? Dirà che
non fu nè favio , ZàtfE! Fenc,on • Boflbet - ed altti $. 18. Ma giacché il
Bayle adduce a nera- fci le automa , ed è in ciò è più pedante , che rnoloto
dobbiamo ancor noi far parlare contro H Bayle un» altro illuOre Autore Fran-
cete , il quale con faviezza afTai più mag- giore di quella del Bayle giudica
della Fi- lorofia degli antichi , e moderni Oratori : fuetto dotto Francefe è
1' Autore dell' Ope- N 3 ra (U) Meglio dèi Bayle inrefe to fpirito dell'
eloquen- za Bernardo Tomiano, i\ quale in Padova nel ìS7o. •mpreffe un hbro
fulla lingua* Italiana, nel quale pruo- p ~ »ofofia Ca nece{1«''a al perfetto
Oratore è e Poeta. U Bayle, che tanto avea letto, non rifletti , Ch,e le
.°P"e dl 0m"° . & Efiodo, di Orfeo , di Vir- Clio, di
Cicerone & cet. fono i peni i pi* «erari. glUS d. eloquenza e di
Filofofia. P i$8 ra Poetica intitolata Les Sai)t>ns . Coflui in una nota
fui fuo canto della Primavera , do- po aver parlato delle mozioni degli
affetti, della perfuafione, della credenza, delle com- municazioni delle
paflìoni , foggiunge , che gli antichi , i quali capivano quelle verità ,
cercavano parlare al popolo , ed eccitare le palTìoni , nelle loro democrazie
gli Oratori del -primo ordine , i Ciceroni , i Demojìeni , gli E/chini,
impiegavano più la forza dell'imagi- nazione , che quella del raziocinio .
Colli gran- di movimenti , col patetico, colle figure fublimk dominavano le
afjemblee. Aveano più piaceri , the Logica . Sapeano persuadere , e non cura*
vano dì convincere . Ma dopo V invenzione del* la jlampa, e dopo ejfer divenuto
raro il parla- te al popolo unito in ajfemblee , V eloquenza ha dovuto cambiare
• Quando fi è dovuto limi- tare a farfi legere , fi è dovuto più di- Jcutere ,
e più ragionare , che commovere ; « quindi molti noflri Scrittori mediocri fono
fupe* riori in metodo , ed in Logica a? più grandi Oratori delV antichità \ ed
è vero , che i noflri migliori Scrittori gli fono inferiori nel genera di
eloquenza propria alla commozione degli ef* fatti Cinquecento perfine , che
legeranno fi- paratamente un difeorfo , legeranno a /an- gue freddo. (14) Ecco
dunque che tutti gli Oratori antichi , e moderni fono flati fem- pre Fiiolofi
nel far parlare alle paflìoni , o alla (14) Les Saìfon s , Pocmc in u,
Amfterdim 177^ Edk. 6. pag. 43. nou 1*. Digitized by Google alfa fentafia , o
alfa ragione, quella lingua, che conveniva , circoflanze non confidente dal
Bayle. *. ip. Avrebbe dovuto il Bayle confide- rare , che P eloquenza è figlia
del raziocinio, anzi è il raziocinio medefimo , che fi manife- fla agir altri
colla parola. Dunque l'eloquen- za è un raziocinio parlante , come il razio-
cinio è un' eloquenza muta . L' invenzione Oratoria, è un* operazione
dell'intelletto ra- gionatore . I vizj dunque , che il Bayle at- tribuifee
all'eloquenza, derivano dal pravo abufo del raziocinio , che come fonte dell*
eloquenza tramanda a quella i fuoi difetti , ed errori • Il cuore umano , e V
intelletto , ottenebrati dalle paffioni , han prodotti gli erronei raziocini ,
e la viziofa eloquenza fofiftica contro la quale ria tanto il Bayle declamato
nel tempo ifleflo , che ne ha dati moltiflìmi modelli di tal fofiftica elo-
quenza. Cicerone , come dice il Bayle , fpefle volte , fi farà abufato della
fua eloquenza , ma tal' abufo farà flato un difetto dei cuore , e deli*
intelletto di colui / non già della fua eloquenza , come dell'eloquenza fi
abufarono i Sofifti, ed i foftenitori di paradoflì , che mai han convinto i
veri Savj , prelTo i qua- li invano declameranno Bayle , e Roulfeau contro
Teloquenra . §. 20. Nel biafimare , le cognizioni , le feienze , e P eloquenza
bifogna , come fi è detto p diflinguer fempre, fe i preteG difetti N 4 fie-
fieno a tali facoltà intrinfecT , o fé Gano co- le, che derivano dal mal
talento di chi ne abufa • Ncque exiftimandum ejl eloquenuam a boni* tantum
traduam , virtù* enim [ola Ho- quentiam non park , fid a mali* etiam qui- tto*
ncque verità* , neque aequitas cordi ejt , at- que hinc fablum , ut Rhtiorica
e*mple8eretur , non modo artem defendendae ventati* , aut tuen- di Juris , [ed
etiam cuju*vi* ventati** & juris oppugnando (16) » $. 21. Non può
niegarf. , che Protagora fii un de' primi , che refe P eloquenza [tfh flica ;
ed AriQofane , che acremente s m- vei contro tale eloquenza nelle fue Nuvole ,
diede modelli di tale caviilofiflima eloquen- za , con avere in tal Comedia
calunniato So- crate. Ma ogni Savio fu nimico dell'elo- quenza fofiftica, che
fu derifa da Socrate , da Arinotele , e da Platone , e molto più da Luciano ,
tuttoché il medefimo aveffe ferine molte cofe nel gufto dell' eloquenza
fofiftica , come le lodi della podagra , della mofea , le accufe della Sigma et
cet . §. 22. Quando nelle Scuole Greche, e Romane cominciarono gli efercizj
delle con- troverfie, e de' paradelli, allora fi corruppe la vera eloquenza, e
allora fi ditte, che la Filofofia cercava il vero, la Rettorica il prò- (16)
Clcric Art. Criru. F*rt. M.ScÙ. I Gap. if. Toro. I. Digitized by ±0T probabile
, e 1! df virerò i domi di un* Ora- tore da quelli di un' Uomo oneflo , e fi
con* chiufe, che Rhctori conceffum ejl fentcntiis itti falfis , audacibus ,
fubdolis , captiofis , fi modé perifimiles finì (17). Confiderando tali abufi
dell'eloquenza gli antichi diflèro , che la Dea Fatua era la Dea del parlare ,
e la chiamarono ancora Dea Faunia , Fauna , ed i pazz i furon detti fatui ,
quia multi fantur a creder di molti (18) . A tale fofiflica elo- quenza
riguardò V Epigrammatifla Jnglefe Giovanni Owen quando in un paragone , che
fece della Logica , e della Kettorica , volle dire cosi in un dittico di poco
buon guQo. Rketorice veruih vélat , Logktqui rivelai Haec monet, illa mom s
baie doctt » illa no ut (10). Ma aitar più meglio di ogni altro, o> e
più difibramente Luciano fa una lunga , e leggiadriffima pittura dell*
eloquenza foliflica^ de'fuoi tempi. (20) $• 2 ?• (17) Còsi dice Tito Caftricio
in dtfefa ài Metello predo Gellio Nodi. Attic. libr. I. cap. 6. (iS) Macrob. Satura, libr, u
cap. fi, Pag« *45- edit. in 8. Lugdnn. Betav. 16*70. Geli. N°& Atric.
lìbr. V. cap. 8. Alex, ab Alex. Gcn. Oier- libr. 6. pag. fOp. *-ugd. Batav.
apud Hackios Tom- * (1*) Owcn tpigr. libr. 3, (aoj Luciau. io Oial. Ptirofat
ìifatzafrct. » Opef S * Tom* 3Ò2 : §. Tl,ltc <iuefte ^ avrebbe dovuT to il Bayle dittinguere , e
riflettere pria di dare full* eloquenza giudiz) così confufi , così affurdi
> così erronei • Si egli vclea fa- viamente riflettere > avrebbe
dovuto dire , che un ingegno favio, e Filofofìco non può efler mai amico di
eloquenza declamatoria , c verbofa, e che fpeflò fpeflb una grande , e
vafliflìma memoria è fcompagnata da uri grande intelletto, e buon guflo (21) .
Chi vuol* eflèr* eloquente dee muovere, convin- cere, perfuadereé Dee quindi conofcer
gli Uomini | e le loro paltoni , e fapere io fviluppo deli1 idee di eflì , e la
progreffione dell' intelletto , e del cuore Umano , oltre gli efterni rapporti
, che dee conofcere dell* Uomo in riguardo allo flato in cui c , ed alla
Società in cui vive $ ed alle circoflanze, nelle Tom, 3. edit. Varior.
& Reiczii , qual dialogo merita onninamente di elfer letto con ogni
attenzione da Chi ▼oleffe un vero ritratto dell'eloquenza fofiftica. (11) Cosi
faviamente riflette il Lord Home EiTay ©n Criticifm Tom. 1. Chap I. Ma le
giudiiiofe nflef- fioni di Lord Home cadono fui l'eloquenza declamato- ria, che
non dice c^fe , ma parole . Se Bayle avefle detto, che è cofa rara truovare un
grande Oratore , come un gran Filofofo , avrebbe detto bene . Ma fi è moftrato
poco ragionevole nell'aver voluto il Tuo Ora- tore privo d' ogni cognizione .
Avrebbe dovuto anzi <5irc, che la natura ftà più feColi in oz-o , e poi
pro- duce con grandi sforzi alcuni mattimi talenti in elo- quenza , ed in
Filofona, come corta dall' Moria Let- teraria • Digitized by Google Mg nelle
quali fi truova quando fi vuol perfua- dere • Senza quelle cognizioni , non
farà mar , ne eloquente , riè Oratore , nè farà applaudito dal publico ; e fé
dal pub lieo è applaudito , cioè dal publico favió , è fegno ch'egli poffìede
tutte quefte qualità , ò ac- quiate dallo Audio > o fviluppate dall'ele-
vatezza del fiio ingegno, come fuole talora ia natura iftefla operare ne1
grand' Uomini ♦ $• 24. AfTai meglio del Bayle giudicò dell' eloquenza t dei
buon guflo un* Lettera» to Inglele, che dille, che le cofe belle fon* mrmoniche
, e proporzionate , the le cojk armo* niche , t proporzionati fj fon vere , e
che quell§ tofe , che fono contemporaneamente belle » e f#» re fono piacevoli ,
ti ottime (22) . Quello è il quadro, e quefle fono le caratterifticht della
vera eloquenza , che il Bayle non avrebbe dovuto confondere con quell* elo-
quenza fofiiìica , e ridicola , che non merita il nome di eloquenza, o dee
dirfi eloquen- za e dialetto Babilonico t come la chiamò un Poeta Inglefe (22).
E qui dobbiamo di
pad (ia) J^hat is hi ami full is hatmonìotts , érti pr§* portionabU ; whal «
hatmonious ani proportionablé ms trite; and whal *s at once both beanti full
andtrue^ is of confequenee agreable , and good , Shafrsbury, Char» Voi. 3.
Mifceìt. fceflex., Mifcell. 5. Chap. a. ove par- la del buon gufto* (ri)
Hudibras Pare. I. Cfcant. T. pag. 15. Tom.fi Collcftion oi the Briutb Poe».
Edimb. 177* I paflàggio
riflettere, che poco onore fece a le fletto l'eloquente Monfignor delia Cafa
quando feri vendo a Vittorio dille : Nos Poe tarum more , mi fe res
dederit> ita rei popoli, Pel eruditorum hominum fenuntiam , nojìro f uo-
dam jure Jequimur , atque alia fi fu opus 9 aliter de eddem re dlciwus : Si
vede da ognuno, che con tali parole il Cafa non ebbe giuda idea dell' eloquenza
, e dimoltrò cosi dicen- do , che la fua eloquenza , fe era tale , era
fofiftica 9 come per tale fi dimoflra in varie Tue Poetiche , e profaiche cofe
, giacché tutto ciò , che non rende l' Uomo t nè più dotto y nè più probo ,
tutto ciò , ch<r non ha per bafe la verità , e la ragione , è tut- to
cofa fofiflica , ed inutile all' Uomo ragio- nevole % e bifogna dir con
rincrefeimento % che l'Italia noftra è piena di libri di elo- quenza profaica ,
e poetica , o inutili , o no- civi all'Uomo , perchè fi fono volute dir parole
, e non cofe , come è pur troppo noto a' Savi * §* 2j* Ariflotile, che aliai
più del Bay- le conobbe la natura dell' eloquenza , volle che un Oratore fufle
Enciclopedifh , cioè pieno di cognizioni univerfali ; e cosi volle anche
Cicerone , Quintiliano , e Voffio , che a lungo dimoftràrono la ragionevolezza
dì tàle loro opinione. Platone volle anche l'iftef- fo nel Fedro, ma poi fi
contradifle nel Gor- gia , e fenza diflinzione biafimò V eloquen- za , e diede
campo a fofismi di Scilo Em- piri- pirico, di Critoho , di Agrippa , di Mon-
taigne , e di Bayle contro i' eloquenza . A' fofìsmi di Platone han rifpoflo in
difefa del* la vera eloquenza Quintiliano, e pria di ef- fo Ariftide . Ma }'
Uomo Savio (apra fem- pre diftinguere i fofìsmi di Platone dalle fu$ ottima
cofe , e mai confonderà con Platone che ragiona Piatone, che fogna , e fanno
;pj{t t* i Savj , che Platone fognò talora , e fo- gnò molto (23) fuir
eloquenza fpecialmente . E ciò fia detto per rifpofta fofismi del Bayle contro
l'eloquenza . * §. 26. Da ciò gli Spiriti Savj , e pene- tranti potrannp
dedurre qual fia la Logica , e la dialettica di Bayle tanto da taluni am-
mirata , e che i veri dotti truovano fofiftica. Gli errori infiniti di tal*
Autore in materie gravi, e rilevanti fono dimoflrati da moltif- fimi
valentuomini d'ogni nazione, e d'ogni fecolo . Noi ci fiamo riftretti a
dimoflrare i dì lui errori in materia di eloquenza , e di raziocinj feientificì
,onde fi può con eviden- te dimoflrazione conchiudere , che gli empj Autori ?
che hanno cercato dal canto loro , come i Giganti della favola muover guerra al
Cielo, non fono fiati, ne' Savj, nè ragio- nevoli, nè Filofofi, come fi
smaltifcono da! loro parteggia™. Ci permettano i Savj , e religiofi Lettori
quefta digreffione troppo giu- fla, e troppo ragionevole, CA- («3) Vi è il
Romanzetto Francefe intitolato le Songe ic Platon , che và traile MtUnges
tkUoJophi-^ quts di M. d* Foli art , **** -j***, p»a C A P O V. Errori di Locke
, di Pufendorf , di Barbeyrac, e £ Efraim Chambers fuW Eloquenza . . . . V
Ix>cke , clic nella Tua opera deli* umano è flato tanto dall' Euro- pa
ammirato, ancor' egli ha voluto degrada- re l'eloquenza, e la Rettorica ;Ecco
le fue parole (i). S$ noi vogliamo r approntarci U coje come fono, bifogna
riconofure , che tolto V ordine, e la netterà, tutta Carte della Ret- toriea ,
tutte quelle applicazioni artificiali , e fi* guratc, che fi fanno delle parole
fecondo le re- cole inventate dall' eloquenza , non fervono ai p . altro • j
... » * » . (i)
Effay on human Unfcrftanding Book j, Chip. M>. S. 34» I Digitized by *07 mitro, fe non ad inftnuarc
delle falfe idee nel* lo [pirìi o , a muovere le pajjioni , e quindi a fedurre
il giudizio , di modo che fono infatti delle perfette fuperfluità f §. 2. Palla
indi il Locke ad inveirli con* tro f arie Oratoria , dicendo , che gli arti-
ficj i più grandi della medefima fieno dffet- ti, o della lingua, o della
perfona , che fe ne ferve. Grida poi contro il genere uma- no, che crede, che
fi curi poco della. veri* tà perchè premia, e pruomove quelle arti: fallaci , e
che amino gli Uomini , come er crede , d' ingannare , e di edere ingannati ,
dicendo , che la Uettorica , iflru mento di furberie, com* ei la chiama è fiata
Tempre in maflìma (lima al Mondo. Dopo aver ciò detto il Locke , quali ben
confapevole dellai frivolezza di tali Tue afiertive , dubita , poi che quanto
ha egli detto contro tale facoltà, >. non (la riguardato come V effètto
di una eftrema audacia, per non dire di una bru^-/ iità fenza efempiot $. 3.
Ognun vede da tali fenùmenti di Locke, che tal' Autore non ha faputo di*?
flinguere gli artificj della declamazione dalle- folide regole della vera
eloquenza, giacchi fe tanto egli avelie faputo ditlinguere , co- me dice con
faviezza foni ma ii fuo ifteflb' traduttore M. Corte , avrebbe creduto , e
detto, che l'eloquenza fia un'arte feriiflìma, utilifilma , e propria a calmare
, e vincere Je paffioni, a corregere i coltami, a foflener *°8 .... le leggi, a
dirigere le deliberazioni pubh- che, a render gli Uomini buoni , ed illu- da,
come l'affiora e dimoftra i'illuftre Au- tore del Telemaco nelle fue
rifitjfioni Julia Rettorica . Diflingue poi M. Colle le quali- tà dei vero
Oratore da quelle del declamato- re, e conchiude che V eloquenza abbia , com' è
certo , una utilità reale , e che fe tale eloquenza non vi fufle nell'ifleffa
opera di M. Locke , ninno legerebbe tal libro , Cosi riflette con fomma
faviezza M. Code , il r» potrebbe aggiungere , che M. Locke , tanto fi è
fludiato di far fanalifi delle operazioni dell' intelletto umano e feguirne i
progrefli , non ha voluto conofcere i veri fonti , i progredì , i fini , e lo
fcopo dell' eloquenza , e folo ha fuppofla P eloquenza come confidente in una
foriflica declamazio* ne , o neli' arte di accozzar periodi , o di pefcar
figure, o di limar parole , o di dir vocaboli , e non cofe , nei che ognun
cono- sce \quanto egli vada errato e quanto poco ineriti di efTer più confutato
tal di lui er- rore evidentiflimo . Vegniamo ai Pufendorf, c fuo Commentatore ,
e Traduttore , M. de Barbeyrac . 5. 4. Pufendorf colla fua folita immenfa
compilazione, e poca rifteflìone , volle di- vider le fcienze in utili, «
cwrioft (2) e trai- le (%) Pufcnd. livr. t.Chap.4.$. 16. pagi 17r T0m.lt 4roit de la
Natur, cdu. Sarbeyr. Digitized by
Google c fetale cwriojt pofe P eloquenza , che avreb- be dovuto collocare
traile feienze le più uti- li , e le più necel&rie . II fuo Commenta-
tore Barbeyrac fi allargò a dire , che P elo- quenza tra ptrniciofa . Ma come
ciò dimo- lira > Con un gruppo di citazioni di Mon- taigne , e di Locke
da noi confutati , Ma ci d roano Montaigne, Locke, e Barbeyrac, fe lenza
eloquenza avrebbero potuto fcrivere i loro libri ? Si vede chiaro , che il
compila- tore Barbeyrac capì aflai male la natura delP eloquenza, come alfti
più male avea capita la morale de' Santi Padri della Chiefa , che a torto
malmenò nella fua Prefazione a Pu- fendorf , e nel fuo calunnio^ «uiu Morale
dc\ $. U fnglefe Efraim Chambers , nella Prefazione al fuo Dizionario delle Scienze
ed Arti ha voluto riflettere full' eloquenza Oratoria, e Poetica, ma con
iflravaganze det- ute dall' efaitata fantafia Inglefe . Dice in primo luogo i
che nella PoeGa non entra la ragione, e che il principio delle mozioni poetiche
è oppolb alla ragione. Omero dun* que, Orazio, Virgilio, e tutti i Padri della
Poefia Greca , e Latina , creduti finora i Maeftri di ogni eloquenza , e di
ogni* Filo- fofìa , fi mandano dai Chambers all' ofpedal de* marti . Ignora
egli che la Poefia è fiata la prima depofitaria delle conofeenze umane la prima
Maeftra delie Nazioni? Ignora che moiri Autori Sacri hanno fcriuo m verfo?o O
2JO vuole (mentire , tutte Y iftorie , e tutta P au- torità umana f Dice ii
Cbambers , che fé la Poeta fufle cofa ragionevole, i più grandi Fiiofofi
farebbero flati gran Poeti . Quefl* è un delirio . Dunque un Fiiofofo per efTer
Fiiofofo , avrebbe a faperc tutte le cofe che fono ragionevoli , e quelle cofe
, che non sà egli , ed i fuoi confinili! , fono irragione- voli f Ma chi ha
detto ai Chambers , che i gran Fiiofofi non fono flati gran Poeti f La Poefia
fù la prima Filofofia. £(Ta ci con* fervò le antiche Cofmogonie, Teogonie , ed
Morie . Inoltre i Greci , i Latini , e le mo- derne nazioni hanno tanti Poemi
Fiiofofici in verfo , che ii Chambers dee molto, arroffirfr di tali
flranezze.Soggiunge,che la Poefia fìa un fintoma di pazzia fecondo i Medici .
In que- llo gii fono molto obligati Omero , Teocri- to , Efiodo , Orfeo , Lino
, Mufeo , Pindaro, Orazio , Virgilio, Ovidio , e tutti i Poeti , che
illuminarono , ed ingentilirono P età loro. Non fi avean mai figurato elfi ,
che un* uomo delle lible Caffiteridi , a1 lóro tempi incolte, farebbe venuto a
mettergli nel rango de' mat- ti . E' fintoma di pazzia, non già la poefia , ma
ii cosi ragionare fu ila poefia , ma il Cham- bers, come podeditoredi valli
dominii negli fpazii dell* entufiafmo , e del fanatifmo , vi colloca ivi molti
abitatori. §. 6» Profiegue indi ii Chamberi a par- lar lungamente de molti , e
buoni compagni , che egli dice di aver dato a'Pofctì # e pai- Ian- ni 211 landò
degli Entufìafli , de' Thcomanti , de' Theolepti , de* Nympholepti , de'
Lymphati- ci i degli Enthei , de' Catochi , de' Phreneti- ci , de' Pithii , de1
Panatici 9 de* Siderii , con- fiderà P intelletto dell'uomo come attivo , e
paffivo , ed il dice pajjivo in materie di poefia ; indi diftingue molti
entufiafrni , e paragona gli Oratori a' Poeti , e parla dell' entuiìafmo
Oratorio citando Quintiliano , e Caufabono, e defcrivendo i mezzi co9 quali fi
communica tale eutufiafmo cioè col tuono della voce, coir ordine delie parole ,
colle metafore, co' ritmi , e colla Mufica ($); ed ceco i Poeti, e gli Oratori
divenuti entufìa- fli , e matti , perchè cosi è piaciuto al Cham- bers , ed al
fuo compatriota Shafcsbury . Ci rrnerefee ih rifpondere a tanti delirii , che
fi confutano col folo riferirgli, fiante la l<?ro no- toria
infuffiflenza. $. j. Aliar meglio di quelli Autori G capi il meritp dell'
eloquenza dagli Arabi ; che tra* loro primi pregi fi gloriarono deli' eloquenza
nelle loro aringhe metriche , $ prosaiche , le prime delle quali paragonaro- no
a perle fciolie , P altre a perle ligate , e chiunque era capace di pervadere
il popolo O 2 ad (3) Chambers Cydop.. Voi. h The Prtfict pa£. X. nou * edir. Lond. 1750-
infoi. Aftki meglio del C**»- be«
fece vedere i preggi dell' eloquenza Poetica il dono Giovanni Sheffield Duca di
Buckiagam nel fuo Saggio, falla Poefia , che da , coloro che ignorano la lingua
originale del Buckingam può legerfj nella ta- dauone Fiancete del Sisnox Abate
Yart Digitized by Google 212 ad una vantagglofa imprefa , o di difluaderlo da
una mala, era onorato col decorofo titolo dì Al Khaub , t Oratore . Si
gloriarono gii, Arabi , che eflì , ed i Perfiani erano i foli a pofleder l'arte
della vera eloquenza (4) , e lìn da' tempi antichi fi accordarono immenfi onori
a' Poeti , giacche la poefia fu la pri- ma eloquenza (f). Il Locke , il
Pufendorf , il fiarbeyrac , il Chambers avrebbero dovuto imparar dagli Arabi i
pregi dell' eloquenza , le utilità della quale , ed i prodigiofi effetti della
medefima fono cofe troppo ovvie nelle Iflorie di tutte le nazioni , non
oflantino le opinioni in contrario degli autori da noi confutati (6). PAR- (4) Pocok Speciin* Hiftor.
Arab \6u (5) M. George Saleh obferv. hiftor. 0 Cri tic. far Le JMahomet'fme fi& 7. num. 31.
(6) Cicerone difendendo Ligario inteneri talmente Ccfàre, che fi era proiettato
di non voler fentir Cicerone ma di voler condannar Ligario,che non ottante ale
pro- tetta, e la condanna di Ligario, che tenea in mano , gli cadde a terra tal
condanna, e di(Tc che non potea re fi fiere a Cicerone» Il teneriilìmo, e
patetico iilcorfo di Coligny neli* Erriade di Voltaire placarebbe gli uo- mini
i più feroci. L/iftefio può diri! d'infiniti pezzi de- gli antichi, e moderni
Poeti di ogni genere • L' Elo- quenza di Cortame figlio di Coftan tino fu tale
, che il po- polo armato lo vettì degli arnefi Imperali in efclufione di
Vcteranione , che gli contrattava l' Imperio. 1 Si* carii, che erano andati ad
uccidere M. Antonio Oratore, avolo di M- Antonio il Triumviro , fi placarono
dal mede- (imo, e fu folamente uccifo da colui, che non avea udita 1 cloquenT»
di quello, c»oè da Annio. I prodigiofi ef- fètti dell'eloquenza 11 rappt
eternarono nelle tradizioni di Annone, e di Orfeo . DiOus oh hoc U*iH tigres
rahidofjue Lconcs, t come diue Orazio in ArK Poti. Digitized by Google ■tjLgy^'
. * * » » 4- 4- » ^ De Sifterm di coloro, che hanno cercato darci piani critici
del buon gufta per perfezionare l'eloquenza. // C A P O I« DM lnglefe Mifter
Home Lord Kaimtf. $• i. , Oflui in due groflì Volumi in «.. che intitola
Elementi di Critica (t) confiderà fulle pri- me ia concatenazione delie per-
cezioni e delle idee (2) e di- ce , che ogni cofa uniforme alle concatenazioni
, e corfo naturale delle O 3 nofire /•J^i Kjf0 J ,Elmen,t "f Criticifin.
TU Digitized by Google nortre idee è piacevole ^ ed ogni cóft^non uniforme è
difpiacevole . Efamina quindi t principi dell' ordine, dell'uniformità, t del-
la concatenazione -delle idee e biafima ivólr, e fald di Pindaro , * molle Odi
di Ora- 2Ìo (3) foggiungendò t the la migliòre ^ope- ra di Virgilio, eh' ei
diceefler le Georgiche .pecca di tal difetto (*) , Omforo alcuni luoghi del
Lutrin di Dcfpreaux (/) , e le due Prefazioni premette aHe opeife Iforfehe -ài
Salluftio , cioè. P. introduzione al libro de bello Catilinario , e quella del
libro de ò$JLù Jitgurtkino 9 che dice mal conneflTe con iati Morie . Efcmina
quindi le leggi degli epiio- dii , e delie azioni principali*, * biafima co- me
non bene concatenata la deferizione della Fama ai libro dell' Eneide , e la
ronchiti- (Ione dell' Ecloga fcOa dell* MetTo Vir- gilio (6). m . . §. 2. Paflà
quindi taTMto* talk cfe&u- zioni dell' tmoiìoni , e delle
pajff&fll , e par a de' rapporti , a' quali fi riferifeono , e della
loro cftenzione , diftinguendo P emozioni m prh (3) Cioè l'Ode 7. del libro I.,
la 16*. del IL la 1., la i., la la 4., V II., la 14» > « del HI. libro
di dette Odi. ...... (4) Nel I. delle Georgiche cenfura la detenzione delle
Zone Celefti , e della morte di Cetre , c qaafr tntto il a. libro delle dette
Georgiche . (5) Cioè quanto dice nel Lutrin la Difcordia . (6") Surgamus ,
Joltt ejft gwis untatiti*** ***** Digitized by Google a r y primitive , e
fecondane , in derivate , in liete e funepe , in piacevoli ; e difpiacevoli 9 e
parla delie cagioni , che interrompono i loro pro- gretti , della loro orìgine,
decadenza , iden- tità, delle emozioni coefiflentij delle fimili, e diffimili,
e delle compiette, e degli effetti «he producono. Parla quindi di emozioni ,
che derivano dalla grandma , dalla fublimità dalla bajfaza , dal tifi ; e dal
ridicolo . Efpo- ne quindi V emozioni di congruità, di proprie- tà , e queile
delle umane operazioni , nume- rando le graduazioni dcJP emozioni fecondo la
loro dignità , e favella quindi de'fegni eflerni di ette, e dell'emozioni
attrattive, e rtpulfive , delle fuccejfive , e delle congiunte . Diftingue
fottiliflimamente tutte Iecofe,con* chiudendo , che uri* interna mozione , o
agi- 2Ìone dello fpirito, qualora patta fenza eccitar defiderio , fi chiama
emozione , quando poi eccita defiderio fi chiama paffione , ed efa- mina le
caufe delie paffioni , ed i loro oget- ti, dividendole in ijlintive , e
deliberative t in paffioni private , e paffioni di fi fltjfo , in paffioni
fidali, ed inficiali. $. 3. Efamina quindi V ifleflb Autore i come le paffioni
fi producono dagli ogetti compietti , e come producano elle ie altre paffioni a
loro fimi li per graduazioni confi- dili. Divide le paffioni in liete , e meftt
, piacevoli , e ptnofi ♦ Parla deir inffuttb , e governo di ette, del fenfo
morde , deli* ioro qualità , efiflenza , origini , decadenze , O 4. idc»-
identità 9 e conféguenzc che ne derivano , e della loro fluttuazione , ed
influflo fulle no* Are percezioni , opinioni , ed azioni . Con- fiderà le
paffioni come attrattive e repellenti, e parla del loro ordine, gradi , e fegni
, della lingua delle paffioni , de* fenomeni del loro ecce fio , e delle lingue
adattate alle paf- fioni impetuofe , alle malinconiche , alle tur- bulente,
alle placide. §. Queir Autore prende quafi tutti gli efempj per le fue pruove
dalie Comedie , e Tragedie dell' Inglefe Shakefpeare , e rare volte dagli
Autori Latini (7) • Porta fotti Udirne ed aflrufiflìme teorie fu Ila computa
zione del tempo , e fulla ferie delle pafTioni pia cevoli, o difpiacevoli ,
oflèrvando , che gi ogetti piacevoli fanno comparir brieve i tempo, e i
difpacevoli lungo . Indi pari; degli occhi, e de* piaceri che derivano dall«
efìenzioni di vedute fullo fpazio, e de' pia ceri, difpiaceri , e conféguenzc
che derivane - di (7) Per efempìo de' contrari dell' amore , e del do- fere
porca il componimento di Catullo io morte del patterò di Lesbia • Lucete o
Venere* Cupidinefque • Adduce pure come conumile la defcriiione della veduta
dell' Inferno nel 1. libro del taradìfe Loft di Miltone^ la detenzione di un
campo di Battaglia fatta dal Taf* lo canto 10. , Stanza ìp é 30. Per efempìo
dei con- tralto tra l'amore, c l'odio porta traile altre colè i! djfcorfo di Althea
che volca vendicar la morte de' fra- telli uccifi da Mcleagro fuo figlio, Ovid.
Metani, libr. \UL r. 445. «7, eia tali paffioni; e nel modo ifleflb eramina i
piaceri, e difpiaceri. delle alue feniazioni. Paria quindi delle paffioni
roolefle del ri- morfo , e prende da Terenzio alcuni efem- pi (8) • . i §. s.
Sulla natura della bellezza riflette P ifleflo Autore , che la bellezza è
intrinfeca, o relativa , e ricerca le caufe di tali bellezze intrinfeche o
relative e parla delle bellezze di utilità, e di piacere e delle combinazioni
richiede dalle regole delle loro proporzioni, foggiungendo , che il quadrato è
men bello del cerchio , perchè nel quadrato P attenzio- ne fi divide in più
lati , e che il quadrato è più bello del parailellogramma , perche ha parti più
uniformi , e che il parailello- gramma è tanto più bello in fe , quanto pm
proporzionati fono iiati, riflettendo dopo,che ih triangolo equilatero ,
febbene più femphee del quadrato , e di parti uniformi , è mea bello del
quadrato , perchè i iati del trian- golo equilatero s'inchinano un verfo
l'altro ad un folo angolo , e febbene ciò fia P or- dine il migliore poflibile
, pure tal' ordine <: ofeuro, e men perfetto del parallellifmo de lati
del quadrato ,eche il parallellograromo è più bello del triangolo equilatero
perchè quefl è meno uniforme , e femplice ; e conchiude, che nelle cofe
naturali , la fempiicità della ! na+ (8) Tcrent. in Hcaatonrim. aO- L fcen. U .
. , \ tura è più bella degli artifici*, e cita per tal pFopofito i fegueoti
verfì di Pope nei fuo Saggro di Critica . Fotu , lile Painters , thus umkUC d to "' ; 'i
trace Vie nakei Nature , ani the living grace , Wtih gold, ani jetrmeh cover
every pairt , ■ \ ■ ■ dui Wt whh ornamenti thiir want cf art, i ■ • * ■ ■ » *. « 1 • . • $. & Vuol quindi II riferito
Autore ri- cercar le cagioni della fublimità di talune cofe , dirti nguendo le
mozioni , e le pailìonx ài bellezza, e di grandezza , e conchiuden- do , che la
grande^a, l'ordine, la propor- zione, e la bellezza Jfono la medefima cofi % e
che da tali qualità derivano V emozioni di grandetta , com'er dice , e feropre
adduce efempj di Poeti Ingiefi. Volendo poi dimo- Arare , che da una fubiime
eloquenza è fa- cile il paflàggio al baffo fìile , adduce un9 efempio di Virgilio
nella deferizione della temprila ài primo libro delle Georgiche Smpe edam
immenfum. Calo venit ogmem ^quorum & cet. fino ul v. j J2. owe Lord
Kaimes dice che la conchiufione di quelle parole ingeminant Auflri, &
denfif- fimus imbèT >i aflài balli , e mar concatena- ta ; Digitìzed by
ta; e palla quindi colla Tcorta dì Longino a dar regole di eloquenza fublxme ,
tacciando Virgilio, come minuto in far rifaltare alcu- ne circoflanze ridicole
delle cofe (j>) B»G- ma molte colè di Euripide , e dice che Lucano è
inetto negli epifodìi , e che Ranca il lettore nelle detenzioni (10J.S11 tali
bah Lord Home efamina le teorie della mozio- ne, e della forza > della
novità, e dell am- mirazione, degli ogetti ridicoli^ e leni, de fienili e diffimiìi
, degli uniformi , e de v*> ri , e riflette fulla congruilà * proprietà
, di- gnità, e grazie, fui ridicolo , fallo fpinto ; Fui coftume , Tuff ufo ,
falle pafliom , lu fenrimenti , e falla lingua delle paffioni. - $. 7. Efamina
quindi il riferito Indefii Autore le bellezze delle lingue riguardo a tuo* ni ,
riflettendo a' feloni delle vocali lettere £ delle confonanti , efaminando le
teorie der fuoni delle lettere , e delle fillabe , ed efa- mina quindi la
lingua Italiana, la Latina, e ringlefe (11) • Efamina quindi le feUg* ^fc)
VirgiL Àtnetf. Kbr. 1. «14. Afl* VI. verf. 170. ad i6i. libr. VI. verC an.ad
xjt. (10) Meraviglia che Lord Kciraes non avefle coa- tro Lucano copiato il
lungo Catalogo che degli errori di Lucano volle fendere il Burmanno nel fuo dilcorlo
preliminare a Lucano da lui commentato . $ (ti) Avrebbe dovuto al' Autore
parlar pria d ogn altro della lingua Greca , «he è ftata pid antica , e pid
armonio** 4 quelle lingY* i « ^ ria . 220 delle lingue riguardo a' lignificati
delle paro- le , e vitupera molte maniere di parlare di varii Gallici Autori
(12) . Al contrario poi volendo addurre efempj di un'eloquenza leg- giadra , e
di belle maniere di fpiegarfi cita Tempre ai Tuo (olito i modelli degli Autori
Inglefi (13) . Efamina dopo nelle lingue le lìmilitudini tra* Tuoni , ed i
lignificati , tra' Tenfi, e ie parole, e le azioni , e quindi efa- ttiinando i
metri, e quantità delie fi 1 labe , e ie rime, conchiude con un'apparato di
Cata- loghi di piedi metrici , e poi tratta delle lì- militudini , e
comparazioni Tempre citando Inglefi (14.) , de1 quali loda al Tommo le fi-
miiitudini , portandone infinitifiìmi gii efem- pj, e biafimando Tempre
Virgilio (ij), ed il Taflb (16) • Pattando poi alle figure, trova Talfe molte
allegorie di Orazio , e nel dar Je regole delle narrazioni , e delle detenzio-
ni , tempre prende da Virgilio , e da Ora- zio gli efempj di errori ,
preferendo Tempre Milton , e TuirifieSò piano efamina gli epi- teti (li) Prende
Lord Kaimes gli efempj di biafimo da Orazio, da Virgilio, da Tacito, da Livio,
da Cicero- oe , da Q. Curzio . (1$) Cioè prende gli efempj dallo Spettatore ,
da Swift , dalle lettere di Bolingbroke , e da Shafcsbury • < (14) Cioè
il Poema Inglefe di Fingal Son of Ofllan, Shakefpeare , e Milton . (15) Vitupera
Virgilio che dice nelle Bucoliche Ga- Latkta thymo dulcior HybU, Sardois ama no
r /urbis. (16) Biafima nell* Aminta del Taflb Atto a. Scena», il paragone
piccola c l'ape & ccu * Digitized by Google teti di Virgilio , c di
Orario (17) . Indi pafla all'arte del buon gulìo de1 giardini , e delle
fabbriche. $. 8. Da quello brieve compendio della volumincfa opera di Lord
Kaimes rifulta, che il medefimo lì c voluto piuttofto rendere nel fuo piano
aftrufo , Angolare » ofcuro , prolif- fo, ed irregolariflìmo > riducendo
le cofe le più fempiici al maggior grado poflìbile deli' ofcurità , proponendo
piani da riformar l'elo- quenza, che nemmeno neir ille (Ta Inghilterra
potrebbero aver luogo , giacché nemmeno tutti i favii della nazione Inglefe .
potranno appruovar mai piani cosi ofeuri , e giudizj cosi Urani , come fon
quelli dell* a^baflàre tutti gii Scrittori dei fecolo di Augnilo per elevare
alcuni Autori Inglefi ed il Shake- speare , che fecondo il giudizio di Voltaire
è flato il corruttore del buon guflo degìi In- glefi (18) . Non può inoltre
niegarfi , che fpeciaimente nella prima parte dell' opera dì Lord Kaimes non fi
veda niuna altra cofa , fe non tenebre palpabili , che non poflòno piacere
nemmeno all' iftefTa Inglefe nazione . Giudicherà dunque il legitore imparziale
fui merito di tal fiftema di Lord Kaimes Tullio- quema e fui buon gufto M
mentTe noi paflfe- remo allefame degli altri fittemi di altri Au- ... ♦ .. -,
.• iotl r » t (17) Vitupera il prst* cànis <*lbic*ni pmìnU di Ora-
Digitized by Google Z22 tori (19), e d! quanto cfli tanno fidi1 elo- quenza , e
fui buon guflo voluto fciivcrc CAFO (19) Di Lord Kaimes, e della fua opera ,
della qua- le abbiami noi qui parlato , fece il (eguentc giudizio M. de
Voltaire ( Lttre aux Auteurs de la Gaiette Litte- taire , che ?a impreffa nel
librettino intitolato Voltaire peint par lui nume ) . Lord Kaimes fece un libro
pro- fondiamo , e diffidiamo. Pruova eht abbiamo cinaue /enfi, e ehi noi
Tentiamo meno le dolci impreffionL ne- gli occhi, e nelle otecchie fatte da
colori , e da' Juoni, che i colpi fitlle gambe, e Julia tefia . Parla molto
del- la varietà dell'emozioni, e delle pajjtoni . V*iU info- gnarci che fpeffo
U donne p affano dalla pietà all' amo* re* Potea citare l'Angelica dell1 A rio
fio , ed egli cita Tragedie IngUJi . Paffa. a mifurare i tempi % e dice che il
tempo è lungo per chi fi vuol maritare , e bri ève per ahi Ji deve afforcare .
Poi definifee il bello , ed il fubli- mc ; ma meglio avrebbe fatto di darci
efempj ,e 'modelli, the precetti : E9 pi* facile a dare elementi di critica ,
ahe a f«r C Jftoria di fiume , e di Robcrtfon, e a* irni- tar gli . Tutti gli
efempl del: bello gli prende da ShaÀe- jpaare, e coftui ha corrotto il gufto
degt Inglefi . CU ifempj contro al gufto gli prende da Virgilio , e di Orà-
rio. . . . Parla del gufto Inglefe particolare, e crede di- pingerci il gufto
generale. Cosi il Voltaire nei riferito luogo. E* da ammirarli come
f>ord Kaimes nato in ua paefe, che, a* tempi di Orazio, di Virgilio, di^
Cicero- ne & ceu era barbaro, come è cofa nota dell' Inghil- terra,
abbia avuto lo fpirito di correggere il buon g»- 4to di Virgilio, e di Orazio.
All' incontro altri Autori laglcfi, come Addiffon , e Shaftsbury hanuo creduto
il buon gufto pili traglì antichi, che tra' moderni . Ecco k contrarietà de*
giu&j umani . ; , Digitized by Google C A P O Ih -, • Efime dtl Jijlcma
& David Munte ."^ • \ . fc U ' "» * $V I# r ; , ; . t COflui
dopo aver dimoflrato , che tutu devono efler di accordo nelP affioro* ^ che non
ci è colà più certa della varietà de* guftc 9 e delle opinioni (Ó conchiude che
fia impoflìbii cofa dar regole fui buon gufto, perchè le deierminazioni dell*
intelletto nel riferirli ailecofe eflrìnfeche , non fempré cor^ rifpondono
aMoro archetipi . Mota opinioni fi formano fullMfteflTo foggerò , ed una dee
efìèr vera , Vuol trovarli t Ma come ? Li bellezza efiflendo nella mente di chi
vedè , ti) H«roc Diffeteatbn o. Tifte. ed ogni mente vedendo diverfamente ,
quin- di è che ognuno deve attenerfi alla fua ma- niera di fentire in materie
di buon gufto . Soggiunge che il commun proverbio de gu- ftibus non eft
dijputandum è il foi proverbio che fi accorda colla filofofia ; ma dice che tal
proverbio dee avere le fue modificazioni, perchè farebbe ridicolo chi paragonali
OgiL by a Milton , o Bunian ad Addiflbn . §. 2. Riflette rifletto Autore,che il
fon- damento delle leggi fui gufto , è , come in tutte le fcienze prattiche ,
dalle^ oflervazioni generali derivato . OfTerva quindi , che mol- deir
eloquenza , e della poefia fi perderebbero togliendoli Je favole, e le figu- re
, e le metafore , e riducendo il difcorfo ad una precifione geometrica . Ma fe
tali re- gole in poefia , ed ih eloquenza fi trafgredi- fcono , ed i
trafgreftori piacciono , avviene per altre bellezze che danno maggior piacere,
e fupcrano il difguflo , che nafee dalle tra- fgreffioni (2) , e riflette , che
le regole fui gufto, quantunque fondate fulP efpenenze ed Oflèrvazioni fui
commun fenfo degliUomini, non Donna con tutto ciò uniformarfi a tutti • gli (1)
Cosi dice Hume che l'A-riodo non piace per l'in- ftrifimUitudine moftruofc
delle fue favole ne per il tuo ftile mìfto , nè per i fuoi conti mal? ordinati
, o per le lue perpetue interruzioni ; ma piace per la forza e net- tezza dello
ftile , per la naturalezza delle imagini , per. pirtura delle pacioni. v -
Digitized by Google 22f JjH Uomini 9 perchè per uniformai G vuoici "unione
d* infinite confimili circoflanze, che operino in noi , come in quelli , che fi
fono a tali pareri uniformati. §• 3* Soggiunge quello Inglefe Metafifico, che
la (lima , che da noi fi accorda a certi oggetti generalmente ammirati per
tanti fe- cali , come è la (lima , che fi ha per Ome- ro, deriva dall' effèr
noi trafportati dalla for- za della generale ammirazione di tanti feco- li,che
mai inganna, Aggiungendo, che mal- grado le varietà de'gufli particolari ,
talune cofe debbon piacere , o difpiacere a tutti , e fe accade l'oppoflo è
difetto della coftituzio* ne intellettuale di taluni Uomini, li confen* Co
univerfale di coloro , che hanno il cer- vello bene organizzato è la regola
univerfale dei buon guflo* intellettuale , come nelle co- fe liriche il palato
degli Uomini funi è il proprio giudice de'^fapori • Riflette quindi , che negli
oggetti vi fono talune facoltà ca- paci di fvegliare in noi idee di bellezze ,
e di deformità , e tali facoltà potendovi eiTere in piccioli gradi mifchiate e
confufe , avvie- ne che tali miJU confali, /icn fempre ferifco- no ugualmente
tutti i palati $ che giudicano del buon guflo . Vuoici un' intellètto 'che
tutto comprenda , ed una precifione , che fappia fviluppare tutte le qualità
femplici , che formano il comporto . Quindi pafla il detto Signor Hume a dare
qualche regola /òpra tali fviluppi per truovar Taae^dd gu- P /jf> Oo, ■r
l Digitized by Google 2*6 fio , che dice pe rfezionarfi còl? ufo , colla Audio
, colla contemplazione de* buoni mo- delli di lutti i tempi , e di tutte le
nazioni. ' §. 4. L'ifteffo Filofofo efamina quindi al- cune circoftanze che un
Oratore dee tener fempre prefenti in formare un difcorfo , cioè di dover badare
ali1 indole , alle paflioni , all' idee de' fuoi uditori , di guadagnarfi la
ioro affezione , e la loro benevolenza . Vn Critico , che dopo tanti fecoli
efamina il di- fcorfo di taP Oratore , non può mai capirne il bello , fe non
entra in quelle iftefle circo- danze nelle quali era l'Oratore quando Tarif- fe
, o parlò • Quella ancora dee efTer P arte di capire ogni libro. Ogni
produzione d'in- gegno ha i tuoi rapporti , e proporzioni , e fini particolari:
L'eloquenza perfuade, PI Co- lia iilruifce, la poefia diletta , la filofofia
il- lumina . £ifogna dunque a tali fini badare * Ogni libro è una
concatenazione di razioci- ni , e di propofizioni . Si veda dunque fe tali
raziocinj fien veri , nobili , fpeciofi , chia- ri, tenebrofi , utili ,
dimoflrati , e qual fia il colorito della fantafia » Ci vuol dunque per
comporre , e fcrivere , e per giudicare e di- feernere un buon gufto , un retto
giudizio • Un fino difeernimento , una mente efercitata ne' raziocinj , un
fentimento vivo , e delica- to, unito all' efercizio , perfezionato dall'ufo,
coftituifeono i veri conofeitori del buon git- ilo y ma tali giudici , efclama
il divifato Hu- 1 me 227 me, come truovargli ? come conofcergli? co- me
diftinguergli dagli altri ? §. f. Profiegue a dire l'ideilo Filofofo , che è
più facile a truovar regole fui buon gullo deiP eloquenza poetica, e
profaica,che su quello delle fcienze , perchè le bellezze dell'eloquenza
poetica , e profaica , ove (a natura , e le paflioni fon dipiote , prendono in
poco tempo un1 accendente univerfale , e perpetuo fugP intelletti . Mentre
Arittotele , Fiatone , Epicuro , e Cartefio regnano a vi- cenda or Puiij or V
altro, Terenzio , e Vir- gilio fi ammireranno fempre. La filofofia di Cicerone c
fpenta , ma fi ammirerà fempre la fua eloquenza.. Quindi rifteffo Filofofo pro-
fiegue a dare alcune regole per conofcere le perfone di gufto fino , e delicato
, e parla delia maniera di rifvegliare in altri il buon gullo, condii udendo ,
che reità no fempre in materia di guflo due fonti di diflenzioni , che febbene
non giungano a confondere il beilo col deforme , pure cagionano de* difpareri
nelle graduazioni della bellezza , e deformità. La prima di quelle cofe e V
umore , il ge- nio particolare d'ogni pei fona; la feconda i coflumi le
opinioni de* tempi, e de1 luoghi. $. 6\ Riflette quindi V fileno Filofofo , .
che ove variano i giudizj vi dev' elTer ferii* pre qualche alterazione delle
facoltà naturali, o per caufa di pregiudizj , o per mancanza di esperienza , o
di delicatezza • Talora ci dice che le diverfiii de* giudizj nafcono da P a una
528 una codiamone interna , o da una fituazione eterna , ed allora la
contrarietà de'fentimen- ti è irreconciliabile 3 ed inevitabile . Viene quindi
il divifato Fiiofofo a riflettere a* varj g -neri di eloquenza che fanno
diverfe im- pr .'fifoni in diverfe età . I libri d'imagini te- nere , e di
pitture amorofe faranno grande impresone in un giovane • I libri ferj nelP
avanzata età di iettano • A* venti anni ci pia* cera Ovidio, Orazio a' 40., e
Cornelio Ta- cito a' jo. Uno ama P eloquenza fubiime , V altro la patetica ,
un' altro la piacevole • Alcuni amano la brievità nello ftilé , altri V
efpreflioni armoniche , e coptofe , altri la Semplicità , taluni l'eloquenza.
Ogni Itile ha i fuoi partigiani. §. 7* Riflettendo alle oflervazroni di que-
llo Fiiofofo fui buon guflo , fi può conchiii • tlere , che il medefimo ragiona
aliai meglio di Lord Hcme, che è più chiaro, più pre- ci fo , più ragionevole
del medefimo , ma fi può dire nel tempo ifleflo , che il Signor Hume non fi
diparte da generali oflervaziom, ne propone metodi critici particolari da ri-
formare il buon guflo, e P eloquenza , e può con franchezza dirli , che quanto
eflo Signor Hume propone fui guflo fi riduce a generi- che oflervazroni , che
iafeiano al bujo il Let- tore che afpira ad un piano critico per la ri- forma
del guflo , e dell' eloquenza . Si può altresì oflervare , che quanto dice fui
guflo ii Signor Hume è tutto conforme all'opinio- ne 229 ne di M. Frerct , che
anche dlflrngue nel guflo le bellezze reali dalle arbitrarie , e da quelle ,
che dipendono dall' ufo , da'coftumi, dalla moda (3) , e riflettono molti favj
, che ne* tempi prcfenti Cicerone avrebbe perduta la maggior parte delle lue
caufe , perchè i di lui Clienti eran tutti rei , e molti luoghi delle fue
aringhe , che allora pìaceaoo eoa ragione , e che taluni ammirano fenza faper-
ne il perchè , oggi non farebbero in tutto uniformi ai buon guflo U) . P 3 CA- (j) Si veda V
hiftoir. de t Acadtm. des belle* Leti. iorn. 18. p. 46 1. (4) Si veda 1* articolo Rhetorique della
grande Enci- clopedia, nel quale vi fono molte cofe degne di rifleC* fione,
fpecialraente full'influenza de' cornimi, e de'tem- pi full* eloquenza ; ond' è
che fi vede quanto vadano errati , e lontani dal dritto fentiere coloro, i
quali cre- dono poterli l'eloquenza, e l'arte della medefima, ri- durre a
precetti , ed a precetti ricavati dagli antichi . 11 folo precetto' , che polla
darti per la buona e fod» eloquenza è uu buono e fodo raziocinio, fenza il qua-
le non vi può eflere vera eloquenza , nè fi ponno fa- pere fcegliere i modelli
da imitarli , e da fèguiril . Col vero , e lodo raziocinio fi fceglieranno i
modelli da imitarti , e nell' imitarli fi adattaranno a'tempi , e a'iuo- ghi ,
a' quali debbono adattarli , come appunto Virgili» imitò Omero, e Cicerone i
Greci Oratori. Digitized
by Google **% **** se*»* 3*1^ *3**3* C A P O III. Di Mylord Ashley Cooper Come
di Shaftbury . 5. ». COflui
diflingue il. buon guflo dall' intel- letto, e fa confìftere il buon guflo in
alcune percezioni , delle quali non fe ne può concepire l'adequata idea, e
quali ralTomi- gìia il guflo ali'iflinto (i) • Dìc'ègli, che il guflo fi forma
dalla naiura e dall'ufo, e <hlle oflervazioni fulie cofe autorizate
dalla natura , dall' efperienza , e dalla ragione • Attribuire alla Critica lo
fìabilimento del Luon guflo , e chiama Seneca ii corruttore dell' eloquenza
Romana portando' di tal' Autore VP giudizio fvantagiofifllmo (2) •Picei' i Aedo
j Sha« 1) RTi feci fan. Pan. 3. Chap. 2» 2) Mifcdl Fait. I. Cliap. 3. '! . . .
23 1 ShaftsDury , che ne' principi delle focletà de- boli ed imperfette,
l'eloquenza, e le lingue fono groflolane , ma con eflerfi perfezionate le
lQcietàj e divenute familiari le aringhe , e i difcorfi circa gP intertflì
publici , il pa- ragonarono tutti quei difcorfi, e fi oiTervòlo fliie il più
elegante , e la maniere le più pio- prie di perfuadere. Dunque conchiude, che
la perfuafione fu la Madre della Poefia , del- la Rettorica, e della Mufica,
perchè coloro, che aveano grande interefte a perfuadere, fa- ceano de' grandi
sforzi per piacere , e con- catenare i loro penfieri , ed efprimergli nelle più
belle maniere pofììbili . §. 2. Tutti gli antichi maeflri dell'arte di
perfuadere, fecondo il Shaftsbury , fono flati i primi Mufici (j) , e nelle
favolofe Morie della prima Società ci fi rapprefenta<- no come Camori ,
che colia lira , e colla, voce incantarono gli animali , le beftie fero- ci, ed
i fiumi ifleffi collo Audio deli' armo- nia dell' eloquenza . 1 Poeti , 1 Savj
, e gli Oratori dimoftra egli , che furono necetfarif. limi negli Stati
Rcpublicani , ed in quelle regioni, nelle quali bifognava convincere la
moltitudine per agire , ond'è che i gra^di ingegni iflrurvano il popolo a ben
giudicare nell'atto, che l'allettavano , e pervadevano. J. Unici finalmente
divennero gl' inierpefri P 4 dell' {$) $°KH II. Part. . . . 232 dell' orecchio
del publico • e dice etto Shaftsbury , che tali Critici furori fulle pri- me
chiamati Sofifli, tiomc allora onorevole . Tali Sofifli erano allora 1 Ccnforì
delle arti dell'eloquenza . PafTa quindi ad efaminare le varie occupazioni di
quei Cenfori , e parla de' vai j ftili dell* eloquenza , dicendo f che il
primitivo ftile fu tutto faritaftico, gon- fio , pompofo , come i primi popoli
felvag- gi , ed i fanciulli ci dimoftrauo , foggiun- gendo , che tale fu ancora
% e cosi tumido, 10 flile di tutt'i Poeti Greci pria di Omero, 11 quale ,
fecondo Ariftotele ftubili il buon guflo della naturalezza dello (lite , dell1
unità del difegno , dell' imitazione della natura , e de' naturali caratteri.
§. 3. Oflerva il Shafisbury P iftefla turni- de*za , e varietà di ftili nelle
antiche Come- die , e Tragedie , che fecondo \ loro varj flili ci dimorano lo
flato della barbarie , o della cultura delle epoche , nelle quali furo- no
ferine , conchhidendo , che la genealogia dell'eloquenza, e della Filofofia
furono ana- loghe . Òmero predufle i modelli di ogni eloquenza. Platone, che è
P Omero degli antichi Filofofi , produfie i modelli delle opinioni Filofofiche.
S' inveifee quindi P ifteflb tutore fopra l'eloquenza, che fi ufe nello- dare
certe coffe , e bialìma coloro 9 che nelP atto di lodar taluni» maledicono gli
altri • Cofloro , die' egli , vonno lodare un Poeta ? ' Gii Digitized by Google
Gli fanno vedere inferiore Omero ,e Virgilio. Uni donna bella >
Degradano Elena , Venere* ed inquietano fen?a neceflìtà i Cincinati , ed i
Fabricj , i Poplicoli # gli Emiij per Io* dare i moderni • Queflo Autore
paragona altrove il buon gufto ad una fpecie di en~ tufiafmo i §. 4. Dal (in
qui detto rifulta , che quan- to dice fui guflo deli9 eloquenza Mylord
Shaftsbury è quali in tutto uniforme alle idee di coloro , che hanno veduta i'
eloquenza ne' veri afpetti ; ma taf Autore non parla con pi eciGone , e
chiarezza filila natura del guflo, e l'attribuire alla Critica lo flabilimento
del buon gufto , è un* opinione , che non a tutti può fembrar giuda, giacché la
Critica non ìflabilifce , nè fifla le leggi del buon gufto , ma nafce la
Critica dalle oflervazioni fatte fui guflo, e Tulle fcoverte circa il medeGmo.
Non è poi tutto vero Io fuantaggiofo giudi- zio che fa di Seneca , febbene non
pofla niegarfi , che Seneca , e Petronio Arbitro fieno gli Autori, ne9 quali
declina l'eloquen*. za Romana. Le rifleflioni che fa fu' difetti di talune
lodi, che fi fanno con degradazio- ne delf altrui merito , dimoftra che il Shar
ftsbury invece di dar precetti per miglio- rate l'eloquenza * cofa aldi più
utile , e più difficile , (limò più facile il biafimare certi abufi di ella
eloquenza ; ma è cofa aliai più Filolòfica il moftrar la via all' urna- rio
intelletto, che il riprenderne i difetti • Ma il Shsftsbury fi fcuopre poi
affai eiuufià- fla quando crede , che il buon gjlOo fia una Specie di emufiaimo
. Ma palliamo ai file nazionale Pope ($) . t : t CA- (4) Mylord Ashley Cooper ,
Conte di Shafcsbury è un fogetto fui quale i Letterati fono divi/i in varii
giudizii . Convengono tutti ed è cofa certa, ed eri- dente , che le fue opere
(t no in molti luoghi infette del veleno dello Scettkifmo , e dell' empierà , a
dell' iftefTo entufìafnio del quale egli ha molto ferie* ro , ma con fuo poco
onore . In molti altri luoghi delle fue òpere u vede 1' irreligione e V
entufiafmo medefimo , o parefe , o nafeofto . Talora pompa di Piatonifmo, e
combatte molti errori di ajcuni Inglefi . Nelle (ùe opinioni è vario, e folo
nella fua eloquenza merita lode per lo ftile , chiarezza e precisone , ed
ordine di (piegarli, fc'un de' quei libri, che non deb- bon permetterti
all'incauta gioventù , che crede che la ▼era FilofoHa» confida in cercar libri
di dottrtne*andact nuove , e Angolari , ed oltramontane . La vera Filo- fofia è
polla nel ruggire tutto ciò che può gua/tarci T intelletto ed il euore , e
quandd da un libro fe ne ricava più male, che bene, iafeiare tale libro agli
Uo- mini probi, dote/, pii , e di provetta cui. ^Digitized by GQOgle t. *3t
CAPO IV. QUeflo Autore avendo voluto reflituire alla Poefia i fuoi primi dritti
> cioè di eller utile al genere umano , ha trattato in verfi armoniofi
molte utili fcienze, ed ha voluto ancora fcrivere in verfi l'arte dei buon
guflo % o fia il Saggio di Criti- ca (x)* Queflo Poeta dunque dopo aver de-
Icritti gP inconvenienti che derivano dallo feri ver male , riflette che il
vero fcuon gu- flo , ed il grande ingegno non fono cofe cosi ovvie , come fi
credono , ed oflerva qui neft , che la cattiva educazione Letteraria (i) II
titolo originale è Effay on Critici/m. Tha Worcks of Pope Voi. X. psf&
7i. edie. in 13. Lon^ I77& Di AUJfaniro Pope. gua Digitized by Google
guada molti intellettti , che la natura avea formati per il buon gufto , e
parlando indi de' Critici e delle cagioni della loro molti- tudine eforta ognnno
a conofcer le fire for- ze intellettuali fui buon gufto , dimoftrando che la
miglior guida vcrfo il buon gufto fia !a natura ajutata dall'1 arte , e dalte
regole , che fono una natura ridotta a metodo (2) . Soggiunge poi che le regole
del buon gufto fi devon tutte prendere dagli antichi , fui ri* fpetto dovuto a'
quali fa molte rifteftìòni • 2. Efamina quindi il Pope i motivi de^ fallì
giudizj , che fono , com1 Ei dice la vanità , e la fuperbia , le conofeenze
fuperG- ciali y il voler!) giudicar delle parti , e non dai tutto, e
l'applicarli, a minu e e foli. li- die <; nervazioni fulie lingue , V
eflTer di gufte* difficile ad eflèr fodisfatto , o portato ali* entufiafmo
dell'ammirazione Verter piene di pregiudizi , V efler tirano, fingolare , meo-
(br.te, dedito a fpirito di partiti , ed invi- diofo . Parla quindi di certe
regole , che crede utili per il buon gufto , deferivendo i caratteri di un buon
Critico , e di un buon Poeta, come i fegni di un cattivo Critico, e di un
cattivo Poeta. Forma quindi i ca- ratteri, e le lodi di varj Autori antichi , o
moderni • ». . • » (2) Methoiivd Nature die* egli nella fua lingua originale.
Digitized by Google 237 5. 3. Ritolta quindi % che quanto dice Pope fui buon
gullo, fulla Critica , e full* eloquenza è aliai uniforme alla ragione, che il
fuo Saggio di Critica fia una dotta , ed eccellente opera full* eloquenza , e
un' ottima guida per la medefima , e che ha fcritta taf opera con precifione ,
e nettezza d' idee aflii più meglio del Shafrsbury , e di Hume Solo II può da
qualche Critico riflettere che fi Pope , troppo ammiratore degli antichi , è
caduto in un difetto tutto contrario a quel- lo di Lord Home • Il Pope vuole
che s1 imi- taflero gli antichi, e che il copiar gli anti- chi fia copiare la
natura. Lord Home all' in- contro volle Tempre prendere dagli antichi , e dagli
Autori Cianici efempj di errori M e ti)* f . • (}) Si deduce quindi, che fpefTo
fpeflo i più grand' Uomini , che hanno voluto dare fui buon gufo , o per la
perfezione di quello i piani i pili ragionevoli , che elfi avellerò potuto
immaginare , confondono poi co' fittemi tra lozo contrarii , che derivano dall'
abufo del raziocinio, e tal' abufo ha prodotte le lànguinofe guerre de'
Critici, ed i loro varii giudizii fui buon gli- fo degli Autori , e fullc
qualità de* libri f / 33 8 or or ecce or sacrar cecca ^ o»r»r>»»
n*>» »* ' C A » -P O V. Afylord Addljfon - • • « ■ . degli efempj prefi
da varie nazioni , e da varie età, divide in due dadi i grandi in- gegni, cioè
i. quelli che fono (lati prodotti della natura, fenza le regole dell'arte, come
Omero , Pindaro , gli Autori dell' Eloquen- za Orientale ec , Salomone , Davide
ec- 2. Quelli che hanno regolato coli* arte il loro talento, come tra' Greci
Platone , ed Arino- tele, tra Romani Virgilio , e Cicerone , tragl' Inglefi
Milton, e Bacone (i). (i) Addifon Works Tom. HI. The Spedata mim. l6o. pag. co. edic in 4. London 1741* Digitized by §. 2 . OfTerva P
ifteffo Autore , erte chi vuole imitar le bellezze degli Autori anti- chi, che
egli colloca nella prima clafle de* grandi ingegni, e vuol ridurre a regole
que- gli illimitati voli della natura, ed imitare le frafi, e l'elocuzione ed i
voli di tali Auto-* ri -, marita di applicargli quei paflb del Comico * incerta
hczc fi tu pojtulas Rottone certa factre , nihilo plus agas , Quam fi des
operava , 'ut cum rationt infamai . Ma G può offervare , che tal rifleflìone di
Mylord Addifon è vera anche nei cafo \ che fi vogliano fervilmente imitare i
grand' ingegni della feconda ciane , che Tempre fi potranno aliai malamente
imitate , lenza un grande ingegno (2) . $. 5. Riflette r ifleflb M; Addifon ,
che in tutte le lingue fi efpriige con diverfe * . • me- '»••*»•* * • • ;
> . ' 1 % • » . . . j * (2) Virgilio imitò con giudizio, e buon gufto
Ó«ie- ro , c Teocrito , ed Enodo . Orazio imitò Pindaro . Cicerone imitò
Demoftene , Platone ce. NU imkaoo Così i moderni Virgilio Cicerone, Demoaetve
Orazio? E* limile all'imitazione , che Virgilio fece di Omero quella die fece
di Virgilio Aleflandro RolT Foeta Scozzefe, che yolle fcriyefe' i| Virgilius
Evargdi^ans9 trattando Mita 1* Iftoria Evangelica con frali di Virgi- lio,
coll'iftefie parole, ed imitando anche gli Emiftichii di Virgilio. ( Si veda la
Raccolta intitolata Dclicia Poetarum S co tortini fir ceu ) Così molti imitano
gli antichi. 340 metafore Videa, che fi ba del buón guflo , nel quale vi fono
diverfe graduazioni , e va- rietà come vi fono graduazioni , e varietà nel
guflo del palato Fifico . Un1 uomo di guflo fquifito , dice M. Addifon , non
folo difcerne le generali bellezze, o difetti di uno fcrittore, ma fcuopre le
diverfe maniere che fc no ali1 ifleflò Autore particolari nel penfa- re, e
nell'efprimerfi, per le quali maniere opni Autore fi rende diverfo da ogn'
altro • Dopo avere M. Addifon fpiegata la natura della Metafora clic fi ufa per
dinotare il fcuon gufìo , definifce effer'il buon guflo quella^ facoltà dell'
intelletto 3 che difcerne le bellezze, e le irr perfezioni di un' Autore • Per
conefcere, fe taluno abbia lai buon gu- flo , è neccfiario , cbe legga i più
bei luo- ghi degli antichi , e moderni , e Temen- doli da tifi ccmmoflò , avrà
egli il buon guflo . §• 4. Chi và in cerca del buon guflo dee d:llinguere, come
oflerva M. Addifon , il vario genere di buon guflo , e le varie qualità
intellettuali degli Autori , che legge, e dee diflinguere la maniera di penfare
, e il fcrivere per efempio, di Livio, di Salluflio, d! Tacito, di Cicerone, di
Virgilio. Ofler- va V iflcflb Autore , che è cofa d'ffcile dar regole fui buon
guflo , ma che il guflo fi raffina colla lettura de1 gran modelli , e col
converfare co' grand' ingeni , riflettendo con fa- i Digitized by 241 favrez7a
, che gl* intelletti umani fono come i pezzi de' marmi i più vaghi, che la na-
tura forma adorni di mille colori , ma che non li veggono 9 fé non 11 fanno ri
falcare dal! arte , che dee pulirgli . M. d* Alembert ha detto rifletto
paragonando i grandi inge- gni , che forma la natura a* metalli , che l'arte
imbrunifce, come fa delle gemme. §. y. Da quanto riflette M. Addifon , che nel
fuo Spettatore dà precetti , e modelli eccellenti di buon guflo , fi può
oflervare che quell'Autore è un gran giudice ed ofler- vatorè in tali materie ,
e con faviczza hafcrit- to XII. Saggi intorno al buon gufto, e fan- tafia che
regola il buon guflo , ed è da elio regolata (3) . e • Q CA- (3) E* da
oflervarfi, che tragli Autori Inglefi di elo- quenza Profaica nino ve ne fia ,
che abbia praticata nello fcrivere l'arce del buon gulto pia di Mylord Adiìjjon
eccellente Autore di precetti , e di modelli in materia di gulto -, Filolofo
moderato , lontano dallo Scctticifmo di Shafcsbury , dal Deifmo di Bolin^broke,
dall' attracca MetaHlìca di Lord Kaimcs , e da altri cr- roii. 1/ifteflo
puòdirfidel Cancelliere Jtacone. CAPO VI. Di Af. le B<weu* Filologo
Franceft . $. I. QUeft* Autore; è uno di quei pochi, che con vedute Filofofiche
abbia fcritto full' eloquenza Poetica, e Profaica (i). Far volle un paragone
dell' eloquenza , e dell' architettura , ed oflTerva , che talune arti ebbero
origine dalla necefljtà fola , altre dal piacere , ed altre cominciarono dalla
neceffi- tà, e riceverono gli ornamenti dal piacere , come infatti
l'architettura , dic'ei , fabricò fui principio de' tugurj per la neceflìtà ,
quindi fontuofi edificj per le delizie . Cosi gli uomini col bifogno di
fpiegare ad altri le .(i) Si veda l'opera intitolata Cours des helUs Lei-
ircsyou Principe* de U Li ite rat un in II. $• Voi. rU 1775. Digitized by
Google I le proprie idee furono Tulle prime loro epo- che Oratori , ed Iflorici
fecondo i dettami delia natura; ma i' efperienza , le oflervazio- ni, il tempo,
il buon guflo rìdulTero l'elo- quenza a liilema e produtfero il contratto del
difcorfo, e delle frati, e le figure, e P or- dine del difcorfo, e la
progrefllone fimme- trica dell'armonia.. §. 2. Stabiiifce quello Autore, die il
vero, il buono , le conofcenze , ed il buon guflo cofthuifcon le bafi di tutte
le arti, e le faen- ze (2). Vuol poi dimoflrare , che il guflo fia un
fentimento , che ci dimoflra , fe la natura fia da noi ben imitata in tutte le
ani. quali arti ei dice che tutte appunto confidano heil1 imitazione delia
natura , nella quale fa confiflere l'ogetto del buon guflo , il qua! guflo dice
che abbia le fue origini , progredì; e decadenze , e rivoluzioni 5 e dopo aver'
egli tefluta Tifloria del nafcimento delle arti pro- pone alcune regole fui
guflo che fi riducono ili* Ottima imitatone della natura 9 e quindi dimoflra ,
che ogni opera dee avere le fue regole particolari M e che le antiche regole
non fono applicabili quando il fogetto è nuovo ; e quindi è, che il (rio buon
guflo può , e dev1 eflere ia regola , e I" artefice . Prefcrive poi d'imitar
gli antichi, quando non fi sà Q 2 imi- (1) Princip. de It Litter. Pare I.
Digitized by Google 244 imitar la natura (3) . Riflette quindi , che vi è un
buon gullo generale , e vari gujii particolari , e fviluppa quindi le oiigmi
del buon gufto ne1 ragazzi . §.3. Dice rifletto Autore , che 1 elo- quenza
profaica ha certamente0" proceduta V eloquenza Poetica (4) ed avrebbe
dovuto dir Toppofto, o diftinguere molte cole (f) . Parla indi il dotto Autore
, e diniugue Io flato delle primitive lingue derivate dal bi- fogno, e lo flato
delle lingue pofter tori mi- gliorate dall'eloquenza, e conchiude parlan- do
dell* arte Oratoria , che la Logica , che c r (1) Tn quefta parte M. de Batteux
parla ^aflài me- glio di Poje, il quale nel fuo Saggio di Critica diffe a he imitar
gli amichi IU imitar U natura .Meglio dice M. de Batcetix, che chi non si
imitar là uatura.inw tajfe gli antichi . (4) Tom. i. Partó ///. . .„ U) Avrebbe
dovuto M. Batteux rilevare dall opera Inelefe di M. Blackwell intitolata
Enquiry mto life and jTriting* ofHomer && 5. pag. 38. , che la
Poefia ha preceduto la profa , e che quefta opinione è anu- chiJTuna come dice
il Blackwell, e colmata daStra- bone, e da altri dotti. Ma M. Batteux, volendo
(otte- nere il fuo aflunto , avrebbe dovuto dire , che la pri- mitiva eloquenza
non fu ne in verfo , ne IH prola , le per verfo , e per profe fi vogliono
intendere 1 verii , e la profa di adeffo ; ma confiftea V eloquenza primiti- va
in getti , fegni , voci interrotte , fimboli , ne potea dirfi perfetta
eloquenza. Quando comincio a pcrrezio- narfi l'eloquenza, fu fubito poetica , e
non prolaica. La profa nacque da' ver fi a tempo di Cadmo , temi- de, ed
Ecateo, ed Ellanico. Digitized by Google - À US è l'art; di ben penfare, la
Grammatica, che è l'aiti di ben parlare, e la Rettorica , che è Parte di ben
dire, doveano infegnaTiì infieme. Un Savio comeM. le Batteux,avrebbe dovuto
dire,che s' infegnaflea'giovani la lingua propria, indi la Geografia , e P
Moria , poi le Scienze Matematiche, e Fi fiche, e poi la Logica, e Rettorica ,
e le lingue dotte , giacche la Logica , e la Rettorica , mai migliorano P Uomo
fenza quelle faenze preliminari, qua- lunque cofa, die ne voglia credere in
con- trario M. de Batteux , e chifia altro . §. 4.. Dal detto fin qui rifulta ,
che M. Batteux , non oliammo quelle non poche cole , che non meritano P
approvazione della ragione , Ila un' eccellente ollervatore , ed un di quei
pochi , che han cercato d' introdurre nella Filologia la più fana Filofofia .
Quello Autore infatti ci ha dato un de' libri i più eccellenti full' arte
Oratoria , e Poetica , e non oflantino gP inevitabili difetti occorfi in taP
opera , come in tutte le cofe umane , da' quali difetti fe n' è qualcheduno da
noi de paflàggio additato; fi può dire con certezza, che aliai meglio di Pope,
di Lord Kaimes, di Shaftsbury, e di Humc ha coflui ragion nato fui buon gufto.
- c r Q j C A-? Digitized by Google 0 * jf5*»* ***** .*«5?*J£ * CAPO VII. •I #
^^^^C^^^ Iti $ % • • * • ■ QUefT Autore f che volle far deir Uomo , alcuni
ritratti ideali, «e mette analoghi alia verità , e. alla ragione , ma empi i
fuoi Jibri di aflurde teorie , e di cofe di- fapprovate da' veri dotti , e da'
veri Savj * volle anche parlar molto dell'eloquenza ,*h del buon gulloj ma la
fua eloquenza è pec lo più fofiflica , ed il fuo buon guflo non al ♦ raro
erroneo . Comincia col dire , che molti han definito V ingegno per fuoco ,
entufiafmo 5#*°e > che quelle metafore non fono definizioni , nè, fe
fuflero definizioni , fi po- trebbero applicare alla filofofia rifleflìva di
Newton , di Locke , ma alla Poefia , ali* elo- Digitized by Google •47
eloquenza comVi dice (i) . Vorrebbe poi p che ia definizione dell' ingegno
fuflTe prece- duta dalP efame de' giudizj del publico , il quale tenendo per grandi
ingegni varj Uo- mini in diverfi generi di dottrine eccellenti , e didimi 9
dimoltra , che vi è in mate- ria d' ingegni una qualità commune , che tutti gli
caratteriza (2). Quindi l' irte (io A u- Q 4 tore (1) L* Elvezio quando biafima
tali definizioni pec via di metafore, non comprende, che in tali materia non
poflon farfi definizioni efatte ; ed erra quando dice, ahe la definizione di
fuoco o di entufiafmo non compete all'ingegno di Locke , e di Newton , ma a
Quello de* Poeti . Dunque l'ingrgno de* gran Filo- (ofi , non dee efiere ne
elaftlco , ne attivo , co- dine crede Elvezio ? Vuoici anzi più elafti'cira , e
fuo- co d'ingegno , unito ad un'aflìdua contemplazione a formar fittemi fall'
Univerfo , c a fcriver libri Filolo- fici, che ne* libri di eloquenza Poetica ,
e Prolaica • Come / non vi é entufìalmo , e fuoco ne* libri di Me- tafilica,
nelle Cofmogonie ? Non vi dee e (fere un gran- didimo entufiafmo, c fuoco, ed
elafticiti di mente nel veder 1* attacco delle piti fab'imi dimoftrazioni alge-
briche , e geometriche . Mal comprefe V Elvezio la forza delle metafore per le
quali l'ingegno fi chiama fioco, ed entufiafmo , giacché fe bene l'averte com-
prefa non avrebbe così ragionato. (2) Non perchè il publico ftima grand' Uomini
Car- tello, Newton, Locke, Montefquieu , Milton, ed altri perciò lìegue che in
materia d' ingegni ci da una qua- lità commune , che tutti gli caratteriza ,
come dice Y Elvezio, giacché il publico potri ammirare in Carte- fio certe
qualità, in Nevton certe altre affai diverte Ai quello di Cartello, in Milton
altre e più* diverfe da quel- * Digitized by Google 24* . tore vuole che s'
indagale l'etimologia delia parola ingenìum , perchè dice , che il pubi- co
fpeffo fpeflb mani fella le Tue idee nelle etimologie ; anzi avrebbe dovuto dire
che l'etimologie fpefìb fpeflfo fono V argomento il più fallace , come infatti
\s Elvezio vuol provare , che la voce ingenìum dinota inven- tare y cercare ,
da gigno produrre . Ma una etimologia prefa dalla Lingua Latina , che è (lata
una lingua particolare de' Romani , e di quelli idiomi , che fono da elfo
derivati , può mai pruovare le idee univerfali del pu- biico, come crede V
Elvezio f Neil* idioma de' Greci , degli Egizj , degli Orientali vi è la voce
ingenìum ? è dunque un fofisma que- flo raziocinio dell' Elvezio . §. 2.
Attribuire TElvezio i progredì deli* ingegno al cafo , a'tempi,alie caufe
occafio- ìiali , al defiderio della gloria . Ma tali eie- coftanze non ponno
fviluppare quelle forze , che non vi fono nella mente • Saranno tali circoftanze
d'incitamento, e di occafione di fare fviluppare le forze fopite dell'ingegno ,
ma non già potranno influire intelletto. Avreb- be dunque P Elvezio dovuto
parlare con mag- gior precifione (3) • Efamina quindi taf Au- tore • quelle di
Cartefio, e di Newton. Non perchè tali Au- tori fono dal publico ugualmente
ftimati , può dirfi , che la loro ftima è fondata fugl' ifteflì principi di
gufto. (3) Cosi con pili precifione avrebbe dovuto dire il fuo « Digitized by
Google *49 toro le fue prete fé caufe occafionali , che fvi- luppano , com* ei
dice , gì1 ingegni , e con- chiudc , che le caufe occafionaii fono come i venti
, che difperfi nelle quattro parti del mondo , caricandoli di materie
accenfibili , e fpinte nell'aria 9 agitale impetuofamente , e rifpinte r une
full' altre , e dalie altre , fi ur- tano in un punto , fi accende il lampo , e
Porizonte s'illumina. Ma quefle particelle ac- cenfibili dell' Elvezio , quelli
urti, quelli lam- pi , quefla luce , e quelli paragoni , e que- fle metafore
(4) niente illuminano la teoria del buon gufto , e deli' eloquenza ; e la tne-
taiifica dell' Elvezio è aliai poetica in quella luogo. §. 3. Paflà indi
l'Autore ifleflo a parlare della fantafia , e crede di averla dipinta con un
quadro de' fenomeni , che egli aflerifee da efla prodotti in varie nazioni , e
in varj tem- pi , ma il dipingere la fantafia folo dagli ef- fetti, non è cofa
molto filofofica. Dice quin- di molte cofe Tulle paffioni , ed i feriti men- tì
, ed olTerva,che per ben deferi ver le paf- fioni, • * • * • fuo fentimento
quando afTerì , che non vi può effere ingegno univerfale , Un'ingegno
ugualmente creatore in tutto non può eflervi, ma bensi un grande ingegno, e ve
ne fono gli efempj in Cicerone , in Leibnitz , ed in altri moki, che con non
molta iperbole ponno dirfi in- gegni univeriàli • (4) L' Elvezia , ebe poco
pria avea vituperato Tufo delle iretafore, e fimilitudini , adeflo vi caie egli
in cali figure eoa ma infetta 7$0 Coni , bifogna avere in fe fteflò i modelli
di tal paffione , che fi vuole in aiui dipinge- re (f) , e che fi ponno
indovinare le paffi> ni degli Autori daUe loro opere', e ferini , cofa
che non è Tempre vera. Dittinone ioli io fpiriio fonile in materia di buon
guflo , fpirito fino, fpirito delicato , fpirito d'imagi- ni , fpiriio luminofo
§ dalle quali diQinzionr rifui ta la poca preci fio ne colla quale feri ve taf
Autore , che dopo aver tanto fcritto cori cosi poca precifione riduce la
definizione del guflo ad una conofeen^a particolare di ciò che piace ad una
nazioni. DiQingtie poi due ma- niere da arrivare a tal gulta , ehi il gufi*
delVufo, ed il guflo della ragione, e chiama guflo di ufo quello con cui fi
giudica di una cofa fuirefempio di altre cofe confimili , e guflo di ragione ,
quello con cui fi giudica per mezzo delle conofeenze dei cuore umano, * de*
tempi , e coftumi . (f ) Non è fèmpre vera qnefta ntaftlma . Un Comi- co , un
Satirico , no Poeta tipico vi farà viviflìme de* (emioni di mille paffioni
oppone , di mille diverti ca- ratteri. Dunque ha dovuti in Ce avere tutti i
modelli ? E fa. poifibilc ? Omero , Virgilio , Plauto , Terenzio &c.
deferivono un vecchio avaro , una donna libera, un'empio, un'Uomo da bene, un
prodigo, un milan- tttore . Dunque aveano in fe tutti i caratteri ? Era* dunque
Protei ? Nò j ma efTendo i grandi ingegni do- tati di grande elarticita , hanno
prefi i loro modelli dall' oflervazionc del lavatura , ond'è che fi è quafi in
efiì trasfulà la vira idea di quei caratteri, che han di- pinti . » Digitized
§. 4. Soggiunge V Elvezfo, che gir Uo mini iHuflri non ponno efTer Tempre
giudici di buon gurto , nemmeno in quelle materie, nelle quali eflì fono
eccellenti , perchè ognu- no di effi ha la fua maniera particolare dì
fpregarfi, come avviene nelle pitture, e fcol- lure (6) , e quindi dice , che ognuno
cre- dendo il fuo modo di fcrivere il migliore, non (6) Quanto qui dice
l'Elvezio è erroneo, ed aflur~ diflimo . Dunque fe niuno de* favj può eiTer
Giudice anche nelle cote, nelle quali e^li è eccellente , faran- no falfi tutti
i giudizi di tatti 1 favj portati in quelle marerie, nelle quali eflt fi fono
dittimi? Anzi bilbgua fempre fentire i giudizj di quelli , che danno i pareri
(opra generi di cofe fcientihche, nelle quali fi fono di- pinti, perchè
effendone appieno conofeitori , fono giu- dici competenti. In taripotefi
dell'EIvezio {vanirebbero i Canoni tutti del buon gufto, tutte le regole de*
Cri- tici farebbero falfe, Omero non potrebbe elTer giudice di un Poema Epico ,
Pindaro di un* Ode , Metaftafio di una Comedia . Perchè ? Perchè dice Y Elvezio
, che preporrebbero il loro ftile a quello degli altri . Ma quando anche ciò
faceflero , non potrebbero elTere in- ienfibili al buon gufto , che enerverebbe
ne' confittili Autori le bellezze dell'imitazione della natura. I gran- di
Artefici , i gran favii hanno fpeflo , e fcambievol- mente ammirato con piacere
le produzioni confimKi * Virgilio gran Poeta ammirò Omero . Inoltre i princì-
pi di buon gufto Univer&le , i quali fecondo le anta- cedenti
oifervazioni <kU' Elvezio , fi offe r vano in tutte le nazioni,
fmentifeono quefte fue iftefle teorie . Oak quali fonti deriva l'univerlale
ftima di Omero, di Vir- gilio1, di Pindaro ? Oa'giudrzj de* primi conofeitori
di quelle bellezze • Orazio ìoéò fbmmamente il Lince* Pindaro , ed era egli
ancor gran Lirico . Vedi Y Ode di Orazio . Findarum quifquis ftuda *mvUri ,
& <et ! non può giudicare di quello degli altri ; e da ciò
ripete le origini de' varj giudizj fuiie .cofe ifleffe,e su quel che fi dice
bello [pin- ato , che è P arte di dir le cofe con Élegan^a , grandezza , e
fine^ia , come dice P Elvezio , e di renderle interejanti . Ma ci ha detto PEl-
vezio qual fia tal' arte , e fe fia , o poflTa ef- fer PiReflà per tutti gli
Uomini , per tutti i tempi , per tutti i luoghi ? Dunque ragio- na con molta
confufione , e con non po:hi fofifmi; e quindi foggrunge , che i Filofoti
oflervan le cofe , ed il mondo la maniera di dirle ; ma i Fiiofofi , fe
oflTervan le fole co- fe , e non già la maniera di dirle , non fon veri
Fiiofofi , nè fanno proporre le loro idee ; e nell' efaminare le dottrine
altrui Contenute ne' libri degli antichi , ne' quali dalie parole devono eflTer
condotti a' (enfi delle cofe , dovranno badare alle parole , fe vorranno eflTer
Fiiofofi , perchè molti errori nafcono dall' abufo delle parole e dal non capir
fi le medefime . §. Dopo ciò foggiunge P Elvezio', che talora gif Uomini di
fpirito odiano i Fiiofo- fi , che penfano alle cofe , non alla ma- niera di
dirle, ed i Fiiofofi odian talora gli Uomini di fpirjto ; e che la bellezza confitte
Dell' unir la Fìlofofia all' eloquenza , cioè Par- te di ragionare alla maniera
di bene fpiegarfi» lo flile a' penfieri . L' arte di ben dire fup- pone Parte
dì ben penfare , dunque a con- chiude PElvezio , che fono irragionevoli quei
Digitized by 2^ Filofofi , cFic odiano Y eloquenza , e quegli eloquenti , che
biafimano la filofofia , ed in queflo dice affai bene. §. 6. Queflo ifleflo
Autore in un* altra opera , che volle fcrivere full' Uomo È e fal- la fua
educazione volle ridurre tutte le rego- le dell'eloquenza poetica, e profaica
alle co- nofcenze dei bello , e de' mezzi , che condu- cono ad eccitare in noi
fenfazioni piacevoli, didime , e nuove P Confirma con molti efem- p) tali idee,
e vorrebbe, che non folo ogni libro fuflè nuovo ,ma che ogni pagina, ogni linea
, ogni verfo avelie ad eccitare una nuo- va fenfazione , un'imagine , quale
fecondo più, o meno intereflTa, più piace 5 e diventa lìile fublime quando fa
in noi la pm forte imprefljone poflìbile. Alla forza dunque più, o meno
veemente riduce la diflinzione del bello dal fublime . Per formarci un' idea
dei fublime, vuole che fi unificano i pezzi citati per modelli da Longino , da
M. Defpreaux, e da altri , e ciò che rifulta in noi di com mune dalle
impreffioni di quei pezzi diverfi" coflituifca il fublime , che egli
diflingue in fublime d' imagini , e di fentimenti . Ognun vede , che V Elvezio
non è nè chia- ro , ne precifo , nè molto Fifofofo in tali ra- ziocini . §. 7.
La fublimità d* imagini fi fa confi- flere da queflo Autore , nelle imagini le
pm forti ; e chiama imagini più forti quelle che derivano dal timore, e dice,
che il fublime Digitized by Google . è l'effetto di un timor che comincia, fog-
giungendo che la profondità de* Cieli , P ini- menlità de* mari , P eruzioni
de* Vulcani , ci lòrprendono perchè ci rapprefenrano le gran- di forze della
natura , ed il noilro niente , onde nafce il noflro timore. Soggiunge , che
nelle Eumenidi di Licinio, lo fpettacolo, e le decorazioni orribili fecero
comparire tutta la Tragedia fublime , e dice , che i conti deMadri , degli
fpettri , e de* pericoli, attcr- rifcono , e commovono più . Dunque fecon* do V
Elvezio , tali conti fono i modelli dello fi ile fublime ? Si può dare
ailurdità maggio- re? E* vero, che lo fpavento può darci qua- dri eccellentifllmi
, e modelli di fublimità inarrivabile , come nella deferizione della guerra de'
Giganti Flegrei , in quella di Er- cole con Anteo , nella prefa di Troja . Ma
forfe oltre del fublime , che nafce dal terro- re, non abbiamo altri generi di
fublime nelP eloquenza Poetica , e Profaica ? Anzi ve ne fono infiniti in ogni
Scrittore in verfo , ed in profa , e iungo farebbe il riferirgli . Dice
Elvezio, che il fiat lux , & fafla ejl lux della Sacra Scrittura è
fublime per il teno- re , e per P idea s che ci dà di un1 Ente onnipotente . Ma
le fublimità del Cantico di Mose dopo il paflàgio del mar Rof- fo (7) quella
delP altro Cantico di Mose , che (7) Quello the crfliipcia Cjn'enus Domino ,
glorhjc Digitized by che è nel Deuteronomio (8)f Caotici fubii- miflìmi , non
confiflono in terrori , come fogna V Elvezio . Lf epifonema di Virgilio Tanice
jnolis trat Romanam coniare gcn- tem , e quello di un Poeta Scozzefc hilia
morte del noQro Divin Redentore . lamot molis em lapfam repararc falutem (9)
fono cofe fublimiflìme , nè contengono idee di terrore . Ma V Elvezio più
oftinato nel- le fue idee , vuol ridurre ancora alla caufale dei terrore
incipiente le fublimità de' feri- menti , e quelle che derivano dalla grandez-
za , e forza de' caratteri , ripetendo , che ogni gran carattere è un terrore
incipiente • Cosi dice , che quando predo Omero Ajace dico a Giove, che gli
rendefTe la luce , e che combattefle contro di lui , e de' Greci , tal
propofizione è fublime , perchè fgomenta , e conchiude t che quando non vi è
fenfazione di timore, non vi è fublimità, ma vivacità; e foggiunge che le
regole dell' eloquenza fono i diverfi mezzi , da' quali fi eccitano in noi le
fenfazioni varie . $.8. Da ciò fi vede che Elvezio Dell' eloquenza e nello
fliie ha voluto introdurre da per tutto il timore , e la violenza , come Hobbes
volea introdurre il timóre , e la for- ra in politica. Non è però quello Cflema
di Elve- (8) Quell'altro Audite Cali quet Loquor . Deutet. Cip. XXXll, (9)
Delie. Poetar. Scoiar. 2$6 Elvezlo fullo flfle fublime la più minima afturdirà
, die coftui aveffe potuto dire . Abondan pur troppo le fue opere di errori
gravi, ed in materie graviflìme , delle quali non è noftro iftituto il parlare
. Non e dun- que meraviglia , fe tal' Autore abbia avuto de- gli erronei
raziocini full* eloquenza (io) • 4 C A- (lo) Si è da noi oflcrvato in oceafione
de' Sofismi detti dal Bayle contro l'eloquenza, che coloro i quali fi credono
Filofofi, e che hanno la difgrazia di attac- care le verità le jpid facre,Ie
più utili, le più evidenti» fi vedono fpeflb Ipeflo incappare in gravi errori ,
anche in materie indifferenti e feicntifache di qualfifia genere . La ragione è
evidente • Queir intelletto che attacca la religione , non è bene architettato
, anzi è lefo come iie' matti. Un cervello non bene architettato, e lefo , dee
efler fogetto a continui irraziocinii , e paralogifmi anche in cofe
indifferenti • Se ne veggono le prove in tutt'i libri de' Deifti . Raziociuii
inconcludenti , ifolati, interrotti, confuti, falfi, e pieni di mala fede, d'
ipoteli, di alTar- diti per ingannar gl'ignoranti, compongono il meglio dcJ
loro argomenti. Così il Bayle ha ragionato full* eloquenza, cosi l'Elvezio fui
rmou gufto con aCfurdità infinite , come fi c da noi ofiervaro . L' ifteflo è
acca- duto a moiri altri. Digitized by Google 3S7 ggag • Top smmìi |»|f CAPO
Vili. • • ■ ■ ; • . .. ' • t Di M. de Montesquieu. $• h IL Signor de
Montesquieu Fia Iafciato alcuni frammenti fui gufto (r) ne' quali didingue
neli' anima tre forti di piaceri cioè quelli , che trae dal fondo della fua
efiflenza , quelli che rifultano dalla fua unione col corpo , e quelli che
derivano dall' ufo , dal cofl< mi ec. , e foggiunge poi , che tali
piaceri fono gli oggetti del guflo , e fono il bello , il buono , il delicato ,
il naturale s il tenero , il fublime, il nobile, il grande , il maeflo- R fo,
(i) Monrefquieu EJfay fur te gout dans hs oevres de la nature , & de C
art . fid. Alante fa Oeuvr. Tom, VL oag. 36*. edit. in I». Amfterd. chei
Arkftie & Merkus 1773. _ 2;8 io , ed aggiunge fin' anche il non sb chi
. Biafima gli antichi , che credeano la oeilezzà eiìere nelle cofe , e non ne'
rapporti delf anima, e perciò dice , che quei Diàloghi di Platone , ne1 quali
fi fa ragionar Socrate , dialoghi dagli antichi tanto ammirati , og- gi fono
aflurdi , e pieni di una falfa filo* fofia • §. 2. Dice il Montesquieu , che V
anima, oltre i piaceri , che ha da' fenfi , ne ha de- gli altri da eflì
indipendenti , coni' è la Tua curioliià , le idee della fua grandezza , fue
perfezioni , fua efiftenza , quelle idee, colle quali unifee , divide ,
paragona . Noi non entriamo a difputar col Montesquieu circa tali punti di
Metatìfìcà. Egli poi chiama ta- li piaceri col nome di naturali , e gli diftrn-
gue da* piaceri acquieti . Indi riflette , che fe la nollra organica Ammira
fufle Hata di più, o di meno membri , vi farebbe (lata un1 al- ira eloquenza,
un'altra Poefia (2) , e quefta fua * t * « • (a) Crede ài fortr dimoftrare il
Monréf<peu il fuo afTunto , col dire , che fe la coftitufcionte de'
nortri or- gani ci aveCTe refi capaci di pili lunga attenzione, tutte le regole
che proporzionano la difpolìzione del (ògetto alla mifura de!Ia noftra
attenzione non enferebbero piti. Se noi fuflìmo flati pia penetranti , le
regole foa- date falla mifura della noflra penetrazione non cinte- rebbero. Se
la noftra vifta, il noftro udito , il aorrVo odorato fu(Tcro flati divertì ,
divertì farebbero frati i modi della profpetti va, architettura ec. Ma dica il
Mon- xefquieu , cali ribellioni ipotetiche cola coashiudoao net fuo 1 1 •
Digitized by Google 2W fua rifleflSone è inutile , fuperflua , ipotetica, e non
degna di tal Fiiofofo , il quale fog- gtunge , che il buon gufto non s' infegna
, riè fi acquatta , e che i precetti , e gì' infe- gnamenti folo ponno regolare
il gulto acqui- llatOjchc fa confiftere nell'attaccamento alle cofe per via de'
fentimenti; e riduce le ge- nerali definizioni dello fpirito alle ideecoui-
prefc fotto le paiole d* ingegno , buon fen- io , difcernimenio , aggiuftatezza
, talento , gufio • $. Palla quindi a parlare della curio- fità , e dimoflra ,
che s' incontra con il pia- cere quando all' anima fi fcuoprono cofe nuove, e
maggiori di quelle che eflà fperava di ve- dere . La curiofità non ammette
limiti , e vorrebbe veder tutto e fcoprir tutto, e fiam talora impolTibiiitati
a farlo . Siamo nelle Città popolate, e non poffiam godere delle vedute delle
campagne? Viene per appagar la curiofirà l'arte della pittura, e ci dipinge i
villaggi , e le campagne nelle noflre danze. Siamo nelle campagne , e non
poflia'.n go- dere delle popolate Città ? La pittura ce le rapprefenta ne'
quadri * Ecco V origine de' piaceri che derivano da tali arti fondate neU la
curiofità . Soggiunge etto Autore , che i grandi penfieri conlìflono nel dir cofe
mai R 2 fpe- ••■•<•... fuo alfimto ? Non fono forfè fogette al
rimprovero di Ora- zio, «eli' Arte Poetica? ForuSc cupreftum fcis fimulare.
Quid hoc i & ut. . Digitized by Google iperate , o credute (3) , ed
afferifee , clie fai fogna moflrare air anima con ordine ie cofe, altrimenti G
cagiona confufione , e rap- prefentarle con varietà per non cagionar nau- fea ,
e languidezza ; ma la varietà non dee eflTere fproporzionata , nè la fimmetria
dev* eflereuna nojofa uniformità, ma bifogna inferire de contraQi ne' caratteri
, preferrvendo che mai fi debba cadere negli elìremi, e quindi a lun- go
favella dell' arte del forprendere nel!' efporre le cofe con inafpe tati
artirìcj (4) e quindi efpone il Montesquieu , come le cofe ci poflàno piacere ,
o drfpiacere fecondo i loro vari afpetti , e fecondo ie diverfe no- ftre idee ,
giudizj , fenfazioni ; ed efami na varii generi di diverfi capricciofi piaceri
, e le prevenzioni de' piaceri datici da un' og- Y 1 * — — il /-k I a ■ v« .
pre piacevole , e ciò confirma colf efempio di (9) Adduce T efempio di Floro ,
che rapprefenta gii errori di Annibale in due parole . Quum Victoria pof- fee
uri , imi voluti . Ci deferive la guerra di Macedo- nia cosi. Iniroiffi
vittoria fuit.Ci rapprefenta con que- fte parole qual farebbe un gior io
Scipione . Hu era Scipio, qui in exitium Africa crefcii. Ci rapprctenU
Annibale, che andava per 1* Univerfo cercando 1 nemi- ci de* Romani : Prtfugus
ex Africa hojiem poputo Romano toro Orbe quarebat. (4) In tale occafione adduce
1 efempio di bvetomo, che dopo aver deferitto con fangue freddo gli eccelli di
Nerone, forprende con quefta conchiufione malpee- rata: Tate monftrum per
quaiuordecim anno* perpejj[us terrarum Ortis, tandem acjtituii. Digitized by
Google 26 1 ài una donna da Scena , che place ancota fuori del teatro full1
idea dei fuo canto , ve- ce , portamento, geflr , applaufi ricevuti, e per il
fublime perfonaggio , che rapprefen- lava.; e foggiunge in taP occafrone il
Mon- tesquieu che noi lìam pieni di prevenzioni , e d'idee accefTorie. §. 4..
Viene a'- piaceri del non sò chi } ed in lai capitolo poiea efTere aliai più
dif. fufo , trattando di una materia tan- to vaila , che ha per limiti un non
sò chi , e che può ridurli all' infinito . Ma era ben fatto ad un Filofofo, come
il Montesquieu , ii parlare fui non sò chi ì O pure ha egli voluto dirci colP
accennare in materia di buon guflo piaceri del non sò chi, che non fi pofla
capire cosi facilmente in qual cofa confida effe) guflo?. Ma noi non ifcriviamo
un Com- mento su tali frammenti di quello Filofofo, ma folo vogliam dafe una
concifa efpofizione dell' abbozzo dei fuo fillema fui guflo , che egli
preparava per farlo inferire nella grande Enciclopedia di Parigi. §;< j.
Efamina quindi ii Montesquieu la imaniera da tenerli nel forprendere gli udito-
ri, i Lettori > e gli fpettatori con delle no- vità inafpettate ,
dicendo , che la forprefa non dee eflèr tale , che fui principio aveffe a
colpire, con isvilupparfi tutto il forte dell* ammirazione , ma che tali forprefe
dtbbon* eflTere fulle prime mediocri , e poi vadano gradualmente crefeendo,
come ha fauo Vir- R 3 gilio 2. 6 2. gtlio fa Poefia, e Rafaelè nella Pittura
(y). Indi efamina il Montesquieu la natura , e g\\ effetti di certe forprefe
dell' anima che non sa conciliare quanto vede con quanto ha villo t e chiama
poi tale flaio della, roenic am'uefi delle cofe , che, e diverfa dald' amiteli
delle parole, e adduce f efempio di Fioro, che parlando de' Sanniti , dice che
le ioro Città furono talmente diftrutte , che era dif- ficile riconofeere in
elTe il teatro di tanti lo- ro trofei • Ut non facile apparerei materia qua-
tuor , & viginti peculorum Aggiunge poi V ifleffb Montesquieu » «che
pua delle cofe più piacevoli , e . piò difcUi Ha lo HHe ma- turale p cosi in
eloquenza poetica e profaic*, come in Mufica , confirmarido ciò coli' cfénir
pio de' verlì di Corneille , che fono co» pompofi* ed erano con facilità fomma
com- porti, e quei di Racine cosi naturali, erano difrkiiiflìmi a far fi , e
conchiude il Montes- quieu , che Io flile ballò è fublimé pèr ii popolo , che
tutto vede nelle fue idee $ e che T unione dell' idee accelTorie , rende ne'
grandi i loro penfieri , p nobili , a fabir- mi , o naturali • Cita
Michelangelo per id ; f ; , -.i Mae- ; . t • t • • v . ~> ■'• ■ * . (s)
°icc il Montefcmieu in tal frammento, che gli Autori i pili uaturali
lorprendono meno fulle prime,, e aliai dopo . Lucano, ed i Pittori Veneziani .,
come ei crede, ibrprendono alTai fulle prime , e niente iopO'. Giudichi il
favio Lettore di tali alTertive di Montes- quieu . ..!'••] Digitized by Google
Maeflro della fublimltà In Pittura • Avrebbe dovuto aggiungere chi egli credea
il Mae- flro dell$ fublimità io eloquenza Poetica , e Profaica. Ma quefto
piccolo aboz7o dei Mon- tesquieu fui guflo , oltre il non ballare per farci
formare idee de* Cuoi fornimenti , e compiute teorie foli eloquenza, contiene
altre.st molte- cofe piuttpflo ipotetiche , che vere , piuuotio nuove 'die
favie (6). ... R i 4 CA- (6) TI Signor d'Alembert nel fuo Elogio di M. de
Montefquieu ( Melange Philof.Tom*lL ) verfo il fine, di tal' Elogio dice cosi
di quello frammento fui sufio fcritto da M. de Mon tefqieu , del quale noi '
abbi am ri- ferite l'idee: Egli, cioè M. de Motnefquieu , ci desina- va un
articolo jul gufiot il quale articolo i fiato rro" vàto imperfetto traile
fue catte . Noi il daremo al l'u* blico nello fiato in cui Ji trova , * noi il
tratteremo cai rifpetto medefimo , chi altravolta dimoftrò Roma per le ultimi
vo fi di Stntca. Da quelle rifleftoni di M. d' Alembert fui detto franarne ntp
di M.^e Mon tcfquicu ful guflo fi ricavabile negli fclogj, ancorché fatti da'
Filofofi, rare volte fi dice il vero, giacché chi fa elogj vuol tutto ingranare
liei fuo Eroe, anche le cofe le più piccole . Il franamento fui gufto fciitc*
«la M. .de^ JYlomefquieu non meritava effetti rammentato dopo 1' eflerfi
parlato dello spinto delje Le<;gi , e della opera fulla grandezza e
decadenza de' Romani . Di Mf Diderot. • i / \. t QUeflo Autore (i) dopo avere
efaminati i fiflemi di coloro , che hanno fcrirto fui beilo , e fui buon guflo
generale , cioè i Memi di Piatone , di S. Agoftinq in alcuni fuoi frammenti y
di Hutchefon , dei P. Andrea Gefuita , di Shaftsbury , di Woifio , di M. de
Crouzas, <e di altri , fa molte ri- fleffioni fulle bellezze relative ,
e fulle reali, e paffa quindi a confederare il bello morale in rapporto a*
cofìumi , ed il bello letterario nelle cofe fcieniihche, e deduce poi ia con-
(i) Nel fuo Traili du Beau, Digitized by Google fegttenza* cfieP imitazione
della natura, nel- la quale confifle il più bello delle arti , fia • la cofa
più difficile, giacché tale imitazione richiede lo Audio il più generale , il
più pro- fondo , il più eflefo di tutte le produzioni della natura , e le
conofcenze le più perfet- te de' limiti, che la natura fi prescrive nelle fue
produzioni , e le loro graduazioni , cofe difficiliflìme ad indagarli ; e
quindi dimoftra dopo varie rifltlToni , che le bellezze di al- cuni eloquenti
pezzi Poetici , o profaici ri- fultano dalle circoflanze , e dagli attacchi an-
tecede mi che hanno quei pezzi , che confi- dtrati nell* antecedente , e
confeguente loro concatenazione fono belli , grandi , fublim? 5 confidenti
fenza tali rapporti , ed ifolati , non fi truovano ne fublimì , nè belli • c §.
2. Quindi M.Diderot fi apre il campo a difeorrere fulla natura de' rapporti ,
che fenno il bello , confiderà alcune definizioni di tali rapporti, e feioglie
le difficoltà, che può incontrare il fuo filìema, conchiudendo, che dandofi un*
occhiata fugli oggetti , che il chiaman belli , uno efclude dalle bellezze,
<he ha, la grandezza, 1' altro T utilità , f al- tro la firn metria ,
certuni V ordine , co«» me nelle deferizioni delie tempeiìe , del Chaos ec. ,
conchiudendo che il bello confi- fle nella percezione de1 rapporti ; e quindi
efamina le differenti caufali delle vane opi- nioni fui bello , e fui gufto ,
che dice deri- varono dalla maggiore , o minore efperien?a, eften- 266 .
eflenzione dello Ipirito , tifò di meditare; giudicare , vedere . Talora i
belli pezzi delle arti non fi ponno da tutti capire , come ac- cade anche nella
Mufica, e nella Poeta , on- de fecondo i gradi della perizia in quelle arti , e
fecondo le paflìoni , che accompagna-» no quei che giudicano di tali arti, fi
giudi* ca falle medefime, e fui gurto; e le bdlez» ze fon fempre in ragione
comporta del nu- mero de' rapporti , e delle difficoltà , che vi Jbno , che li
fuperano in confiderai , co- me dinivftra con- efempj prefi dalla Geo* -mctria
, , §•3- Si giudica , dice M. Diderot , fal- le bellezze e fui gutfo fecondo la
proporzio-» .ne nella -quale fi crede , che tali cofe corri? fpondano in
rapporto alle parti , che eflTe fp* jno de,l gran liuto , il quale fecondo è
più , •o meno,, conofciwo 3 fono più o meno co* iiofciuti tali rapporti ; e
Aggiunge , che IP interefle , le paflìoni , V ignoranza , i pregivi? dizj, gli
ufi, i coltami , i climi ec, impedi- fcono in noi molte idee fui guflo, e ne
ge- nerano molte altre in rapporto a noi fleflr. Le idee falle , e le idee
vere, dice M. Dir deroi , fecondo la loro diyerfa natura , e mo- jdificazicoM^
che producQno in noi , cagiona- no diverfi fenomeni , e V ifleflò accade co'
Segni delle idee 0 cioè colle parole , che rare yolte heu Jl definrfcpno,e ben
fi capifcono* e mai perfettamente «corri fpondono air éflcnt- za delle £ofe J
ed in lai1 occafione V ifteUb Digitized by Autore clfl&rva , cne !a
Logica , • e la Me- tafifica , farebbero molto perfette , fe i Di- zionarj
delie lingue fuflerò perfetti ; e per- xhè le parole fono ì colori della Poefia
, e deli1 eloquenza , non vi può eflèr mai con- formità nellr giudÌ2] \ che fi
fanno falle co- fe rapprefetitate da' colori, fe non vi è uni- formità negli
igeili colori * §. ^. L* iftruzroni , l1 educazione , i 'pte* giudiz] , e le
paffionida tali circoftanze ec- citate, e gli ordini fattizj delle noflre idee,
fendano tutte le loro bafi full' opinione , che Soggiunge^ da una cofa
rifvegliate in varie perfora- , fon varie fecondo i varj gufli , e disgufti ;
Gertk idee accefibrie difpiacevoli fanno fvanire te idee principali piacevoli *
Un giorno le no- flre fen fazioni fono in uno (lato , un giorno in un'altro.
Ecco l'origine de' varj giud Fzj di un* ifleflo Uomo in varj tempi , età , luo-
ghi , e circoflanze (2) . OlTerva ancora P " , > r ifleflo (2) Che
le iclee acceflorie df(piaeevoli facciano fva- nire le idee principali
piacevoli , è cofa vera , ed in cià ben riflette Al. Diderot; ed e anche vero, che
le idee principali (piacevoli facciano fvanire le idee acceflorie piacevoli .
L' idea principale del Poema di Lucrezio è dJ infegarc un* empio Epicureifir.o
. Tal* idea principale fpiacevole c capace d: rar abominar tal Poeta anciie in
tutti i luoghi ove non è empio. M. de Voltaire , ge- neralmente parlando, è uno
fautore eloquenti/fimo, ed eie- a6S ifleflò M. Diderot , che negli ogetti com-
pofli di forme artificiali , come neif architet- tura , , il gufio è in pane
fondato fopra idee ragionevoli , e in parte capricciofe . 'Certe analogie degli
ogetti con altri da noi credu- ti buoni , o malefici , le opinioni de' paefi ,
ne' quali fi vive , le convenzioni delle So- cietà, influifcono variamente ne*
giudizj. Quin- di è , che i colori i più vivi fi riguardano come fegni di
vanità , e di fatto-, il nero di lutto, il giallo di pazzia ; e tali idee ac-
ceffone fi risvegliano fempre in noi alla vifta di .tali colori . §. j. Si vede
fin qui detto , che tali fleflloni di M. Diderot fono di un gran peo- tuetra ,
ma avrebbe dovuto efler più 4^nh sii tal materia, più chiaro, più utile'; e
fareb- be flato più utile , fe aveue prefo. i fuoi efempj dalle oflèrvazioni
fulie fcienze , e mi- gliori fcrirtori di elle • Credefi da molti , che il
Poema Epico debba fempre contenere flile, ed idee Eroiche , e perciò quando fi
legge un Poema Epico fi flà da molti full* afpettativa di perpetue fublimhà 9
che non fempre fi trovano . Se fi fente un difeorfo di Metafifica , o fi ,
legge un libro di tal fa- coltà , viene fubito 1' idea di attratte ofeuri- 1 ,
• tà, elegante; ma tali (uè qualità non ballano , perchè queft' Autore mai
potrà piacete a* veti dotti, e a* veri Savj per molte opinioni acceflorie che
iono erronee , empie, ed affui de , e più nuove , che làvie . Digitized by G(
a>6p "tà, di tenebre fublimi, ma non tutte le opere di Metafilica ,
ne tutti i luoghi di tali opere fon tenebro!] . La varietà de* giudizj deriva
inoltre dalle idee, che noi ci abbiamo formate di quelli Autori , de' quali noi
giudichiamo. Gli Uomini , anche i più dotti , fpeflb giudi- cano di
prevenzioni. Molti luoghi delle ope- re di Omero , fe fi diceffero comporti da
un moderno Autore , farebbero orrendamente lacerati . Varie cofe di moderni
Autori , fe fi potettero attribuire agli antichi, farebbero lo- datiftìme da
coloro, che giudicano per pre- giudizj i quali molto influifcono fui gufto , e
come tali fon degni di fomma rifleffione perchè l' Moria de' pregiudizj , delle
loro origini , e decadenze sviluppa fempre V ifloria dell' orìgini, e decadenze
di quel guflo, che è a quelli relativo . M. de Voltaire fcrifle un Pa- negirico
in lode di Luigi XV. Rè di Fran- cia. L'Europa biafimò tal Penegirico , per-
chè non fe ne fapea T Autore , anzi molte Academie biafimarono ancora tal
lavoro. Ma quando cominciò a fpargerfì voce , che era opera di M. de Voltaire ,
fi trovò il Pane- girico lodevole (3). £cco quanta è la fona de' pregiudizj- *
CAPO (3) Mtmoir. dt la Rtpublia* dit Leur. tu Franti far M* da Btaumarchais «
27* 4> C A P O X. • i Di M <ìe Voltaire. - NEIIa grande
Enciclopedia di Parigi vi è T articolo Eloqucnce , che è comporto da M. de
Voltaire (i). Noi daremo i'aboz- 20 del quadro , che ir Voltaire ha voluto fare
dell' eloquenza , e Io daremo quafi colle fue iflefle parole. Die' egli dunque
, che P eloquenza nacque affai pria delle regole della Rettoria , come le
lingue nacquero pria delle Grammatiche, perchè nelle grandi paflionf, e ne'
grandi affari la natura forma l'eloquen- za , (i) Emyclop. Tom. V. pag. 44? •
de Lucques artici. Eloquence . I compilatori di detto Dizionario chiamati tal*
articolo un uhUtu prtcitux,& un €xc/l~. Unt morceau . 'm , ;a Digitized
by Google 2JI za , e chiunque è vivamente cornmoflb, ve* de le cofe in afpettj
eilraordinarj , e tutto diventa per lui ogetto di paragoni , .figure > €
metàfore , fenza eh' ei fe ne avvegga , per- chè egli in tale flato di veementi
paflbni ravviva il tutto , e tramanda agli afcoltaiori il fuo eniufiafmo; e
foggiunge, che fi e of- fervato , che il volgo ifleflo G enuncia ro- vente con
figure , e che i tropi fieno cofa ovvia e naturale , dicendofi in ogni lingua ,
che il cuore arde , il coraggio fi accende , gli occhi fcintillano , lo [pirico
è opprejjo , fi .divi- de , fi confuma , il Jangue fi gela , la ufta fi
fconvolge , fiam gonfiati di orgoglio , inebriati di vendetta & ceu
loggiungendo che la natura fi dipinge da per tutto in confimiii forti i ma- gi
ni divenute ordinarie , e che la natura iltefla jfpira rifluitole le maniere, e
gli andamenti da pratticarfi con coloro de' quali abbiam Infogno . §. Il
natura! defiderio di accatiivarfi i Giudici, ed i fuoi Padroni è il primo mae-
flro dell' arte j ed il raccoglimento dell' animo profondamente commollo , e
che lì prepara alio fviluppo de1 fornimenti che f intereflàno , c lo premono ,
è il priftio palio dell' eloquenza . La natura iftefla ifpifa degli efordj vivi
, ed animati , ed una forte paffione, urV urgente pericolo richiamano , e '
Affano la fantafia , ònd* è che la natura fa i* eloquenza ; e fe fi è detto
Orator fit , ìoila 'najcitur , fi è detto quando T eloquenza è fiata Ù11 fiata
forzata a (lucrar le leggi , il coftume#j V ingegno de* Giudici , ed il metodo
de tempo . La fola natura è eloquente , ma di paflaggio (2) ♦ Offerva quindi ,
che i pre- cetti di eloquenza fon venuti dopo V arte , che V eloquenza fu
ritrovata da Empedocle , infegnata da Gorgia e ridotta a precetti da Corace , e
da Tifia ; ma in tali aflertive M. de Voltaire parla dell' ifloria dell' elo-
quenza non con molte precifione , ed efat- rezza iflorica , e confonde molte
cofe . §. 3. Riferifce quindi M. de Voltaire Popi- nione di Platone , che
richiede nelP Oratore la (a) Cicerone intefè mo'to bene le vere origini dell'
eloquenza , quando dilfe della medefima . Ai fi voLu- mus hujus rei, que v oca
tur eloquenti a ,five areistfire Jludiiyjìve exercitationis tujufdam, five
facultatis ab natura prefitta, confiderare principium ; reperiemus id ex
honeftifftmis eaufis , natura , atque optimi*, rationibus profetium , Cicer. de
Invent. Rhet. libr. 7. pag- 146"* Toin.I. Oper. edit. Barbou.In quefto
luogo Cicerone ci dà a comprendere non folo, che V eloquenza abbia avuti
oneftiifìmi principi , e caule neceflarie ( ed in quefto confuta racitamente
coloro, che vituperano l'elo- quenza, e la credono nata dal vizio , e dalla
corruzio- ne del cuore umano ) ma ci palefa ancora Cicerone i fuoi dubbj fui
punto dell'eloquenza , fe fia la medef> ma una facoltà naturale, o
un'arte , o cofa nata dallo Audio , e dall' applicazione ; ed in quefto
Cicerone la fa da Scettico fulle queftioni fudette , che tante difTen- fcioni
han prodotto tra ProfelTori di eloquenza. Di tali queftioni coi abbiam parlato
nel Capitolo Vili, della Parte I. ove fi è Moncamente efaminata la queftione T
Oratore nafea, ed il Poeta fi formi • 1 j - Digitized by Google la fottigìiezza
de* Dialettici , la faenza de* Fiiofoff , la dicitura de' poeti -, ed il getto
de* Comici; e riferifce altresì l'opinione di Ariflotele 3 che dimoflra elìce
la vera Filo- fofìa la guida dell'intelletto in unte le arti, end' è che erto
Ariflotele nei fuo libro della Rettorica ha fcoverto i veri fonti dell' elo-
quenza , avendo dimoftrato , che la Logica è il fondamento dell' arte di
pervadere , e che l' efler eloquente confitte nel faper con- vincere .
Attribuifce indi M. dé Voltaire ad Arillotele la diftribuzione deli\ eloquenza
in tre generi, cioè deliberativo * demoftrativo , e giudiziario riflettendo di
pa Gaggio , fra tali generi eflervi fpelfo una cpmitiunione reciproca, ed
avrebbe dovuto M. rde Voltai- re riflettere, che tal divifione de' detti tre
generi, non è molto efatta , «ome accenne- remo a fuo luogo . Paflà quindi ii
Voltaire a formare una brieve , e rapida analifi della Rettorica di Ariflotele
, conchiudenip , che i di lui precetti refpirano l'illuminata preci-r fione di
un Filofofo , e F eleganza Ateniefe, e che mentre egli dà le regole deli' elo-
quenza , è eloquente con fempiiciti ♦ §• 4. Se Ariflotele , mentre dà le regole
dell' eloquenza , è eloquenre con femplicità , come in .. quello riflette bene
M. de Vol- taire, ognun vede, che quello Filofofo, che 6a delineato P articolo
Eloqutn\a nell' Enci- clopedia , avrebbe dovuto olfervare , che V eloquenza , e
T idea ragionata , . che dee ' / S averfi aveifi deìia medefima , non dee
reflrmgcrG alla fola eloquenza , che s' impiega a dillua- dere , o a persuadere
ne' grandi affari , o a dimoftrare, perchè fi può ehere eloquentiffimo in
legnando precelti di eloquenza , come il Voltaire oflTerva di Arinotele , fi
può efier eloquentiflimo dando precetti di fetenze i ed altresì in tali cofe fi
può dire, che ancor' en* nano le mire di convincere , e di perfuade- re j fi
può eflere eloquentiffimo in femplici narrative Morie Civili, Narurali., Lette-
rarie, facre , e profane ; fi può eflere eie* quemiffimo nella defezione di
unatempefta, di un incendio, di una pelle, in una deferi- 2Ìone di - narrazioni
Poetiche , e Profaiche , fenzachè la perfuafione abbia menoma parte in tali
cofe (-fenon.fi voglia truovar pcrfiiafio- ne in qualunque narrativa ) ecco
dunque che ¥ ufo dell' Eloquenza , ed i limiti deli* me- defima , non debbon
riftringerfi al pecftiade* re, e a' generi demoftrativo , deliberativo , e
giudiziario , non folo perchè tali generi fi confondono fpeffo Timo coir altro
, ma anche perchè vi fono certe qualità di eloquenza , che a tali generi non
ponno rifeiirfi f onde il Voltaire in quello difeorfo tanto dagli Enci-
clopédia^ lodato , *urebbe potuto enere affai più precifo , e darci idee più
filofotìche full' eloquenza , e fua natura * , §. RiBette quindi Ai . de
Voltaire fill i e caufe de' progredì , e della decadenza dall'eloquenza traile
divette nazioni offer-j : vando Digiti^ed by Google vando , che folo nella
Grecia fu conofeiuta l'arte della vera eloquenza, e delle fue leg- gi , febbene
in tutti i tempi , ed in tutii i luoghi la natura ci abbia fatti vedere abozzi
di certi pezzi fub!imi,ed ifolati di eloquen- za ma che il muovere tutti gli
fpiriti di una intera coltivata nazione , fu ia fola arte de* Greci; e perchè
gli Orientali erano fchiavr, ed effèndo propria cofa delle fchiave popo-
lazioni J* efagerare; perciò l1 eloquenza Orien- tale fu moUruofa • Ma in tali
aifertive M. de. Voltaire manca di precifione • Gli fi po- trebbero fare molte
queftioni sù tal punto , e sù tal fuo articolo dell' Enciclopedia , e che egli
non li ha voluto fare . Ci dica dun- que quefto Autore , (e è vero , che tutù i
popoli Orientali furono fchiavi ? Se le me- tafore , le efagerazionì , le
allegorie derivano dalia fchiavitù della nazione, o dalla povertà del- la
lingua? Ogni forte di eloquenza figurata può attribuìrfi alla fchiavitù, o la
fola eloquenza favolofa, e fimbolica ed allegorica ? Tutte le favole, (imboli ,
allegorie , ebbero origine dalla fchiavitù degli Orientali , o parte di effe?
Tulle le nazioni Orientali furono fchia- ve, e fempre, o parte di effe , ed in
certi tempi ? V eloquenza efageratrice degli Orien- tali divenne tale in tempi
della Schiavitù loro, o fu fempre tale? I modelli , che ci reftano dell'
eloquenza Orientale , come le Poefie di Lockman , le favole di PiJpny, i %\ug
de' Cinefi , i Vedam de* Bramini , il S 2 Zend a-j6 Zend Averta di Zoroaftre ,
le Poefie di Saadi, il Koran di Mahomet , fono effe opere di Autori fchiavi, o
Io flilc di efle non è am« p( Hofo , ed efagerante ? L' Elogio di Mouckden delf
Imperador Cinefe Kien Long è opera di (chiavo ì non contiene eloquenza ampollo-
sa ? o non è fcritto nelP Oriente ? Salomone, e Davide , che furono
eloquentiffimi nell* Oriente, non fono pieni di traslati di figure, d* imagini
? o pure erano fchiavi ì Nò cer- tamente. §. 6. Molte queftioni, e dimande fi
po- trebbero fare a M. de Voltaire , dalle quali non potrebbe ii medefimo
nregare , che il fuo penfare full1 eloquenza Orientale non con- vince* i-e
lingue Orientali furon le prime , le nazioni, che le parlarono, furono di fan-
tafia accefa , e viviflìma , perciò la loro elo- quenza fu (ìmbolica , e
metaforica . La fan- talìa , e la neceflìtà caufarono queir elo- quenza , non
già la fchiavitù , per- chè la fchiavitù diflrugge ogni eloquenza , come coda
dall' Iftorie delle lingue , e dell1 eloquenza. La fchiavitù ha potuto produrre
certi piccioli apologi , e fimboii in certi tem- pi .(3) ma mai della fchiavitù
fono nate le favule ] (loriche, e Mitologiche, delle quali tanto abondano V
Orientali Cofmogonie . £ran Servitus
ohnoxia quia qua volebat non audebat elicere, a jftftus proprio* in fabeLlas
traratultt , Pliactll*. fabuU iibr. 3. in Prolog, verf. 34. 6? 3$. 1 Digitfced
by Google Erari forfè fcfiiavi i Bramini dell' Indie , i Choem ed i Nabim dell'
Egitto , i Mutati , ed i Magdim della Perfia ec. ec. ? Erano fchiavi tutti i
Filofofì Greci Autori della Pi- lotarla fìmbolica ed enimmatica ? Erano fchiavi
i Druidi , i Celti , gli Scandinavi , che inon- darono P Europa , e che aveano
ampollofa eloquenza ? La fchiavitù produire forfi le me- tafore del Secentifmo
? Quelle, ed altre, in- finite eofe avrebbe dovuto riflettere M. di Voltaire
pria di far tal giudizio full* elo- quenza Orientale dal medefimo poco com-
prefa , per giudicar della quale ci avrebbe voluto un M. Hyde , un M- Anquetil
, un Clerico, un Seideno, e gli Alfcmanni . §• 7. Soggiunge poi brievemente M.
de Voltaire, che la vera eloquenza comparve in Roma a' tempi de' Gracchi , e
sfolgorò in quelli di Cicerone , e di Ortenllo , e che i* eloquenza fublime di
Roma, e di Atene pe- rì con quelle republiche , e riflette quindi, che Cicerone
dopo averci dato i più fublimi efempj di eloquenza nelle fue orazioni , ci
diede i famofi precetti nel fuo libro de Ora" tort , in cui ha pollo in
opra il metodo di frittotele , e lo flile di Platone con aver di- fìinto il
genere femplice , il fublime , ed il temperato , filila qual diflinzione M.
Rollin ebbe a dire , che lo flile temperato è una bella riviera ombreggiata da
due parti da grandi forefle , il femplice una tavola fenza S 3 ìullò, 278 *
ludo , ma proprra,ed il fublime un fulmine, ed un fiume impetuofo , che tutto
abatte ; e quindi M. de Voltaire riflette, che fcnza fe- dcrfl a quella tavola
, fcnza feguire quella riviera , quel fulmine , e quel fiume del Rollin , fi
può ofTervare , che lo ftile fempli- ce efpone con eleganza, chiarezza, e
preci- sone cofe femplici 4 il fublhne riguarda i f randi ogetti trattati con
grandezza di flile . 1 temperato è quello de1 difcorfi public! , e complimenti
, ne1 quali tutto fi cuopre di fiori . A M. de Voltaire non troppo piac- ciono
i paragoni e le fimilitudini , e meta- fore ufate da M. Rollin , ma egli fletlo
ha voluto poi coprir di fiori Io flile ornato • §. 8- Oflerva quindi V ifteflo
M. dt Voltaire , che la grande eloquenza non c conofciuta nel foro di Francia ,
perchè non conduce agli onori come prima in Roma , ed oggi in Londra , ma che f
eloquenza fi è oggidì rifugiata nelle Orazio- ni funebri , nelle quali , eflà è
divenuta Poe- tica, Indi parla in generale dell1 eloquenza del pulpito , e
conofcendo poi di' avere di* favedutamente paffàta fotto fileozio i' elo-
quenza illorica , come fe P eloquenza al foio ufo di perfuadere fi dovelTè
riftringere , par- la quindi dell'Eloquenza Jrtorica della quale avrebbe dovuto
parlare pria d' ogni altra • §. p. Dal quadro , che M, de Voltaire ha fatto
dell'eloquenza , rifuJca , che egli ne p ha ben dipinto , e comprefo in
generale il piano ; P origini , h natura , ed i finì ; ma la fua pittura è
troppo rapida ,e fuperrìciaie per una perfona > che voglia ammaertrarfi
, e V ammaeftrar tutti avrebbe dovuto efiere V ogetto di un' Articolo dell'
Enciclopedia ferino fopra una cofa affai importante ^com* è V Eloquenza ; ma il
Signor di Voltaire ha ferino tal' articolo piuttoflo per ricrea- re i Savj
> che per illruire gì* ignoranti , come è il cafo di molti difeorfi
dell' Enci- clopedia » Un Filofofo , avrebbe dovuto efporci un ragionato
profpetto delle gra- duazioni degli fviluppi dell* eloquenza ne* varj popoli ,
tempi , e climi , ed eTa mina- re tal piano in rapporto delle arti , e del- le
Scienze , e dimoftrare la proporzione tra quelle faenze , che fono l1 irtoria
deìle cognizioni f e de' penfieri , ed i progref- fi delP eloqueoza >
che è Y iftocia delle ma- nifeftazioni di tali idee colle parole » L* idee , i
giudizj ed il modo di proferirgli anderanno fempre parallelli . Ma il Signor de
Voltaire in tal fuo difeorfo non fa al- tro , fe non gettar lampi di luce , che
non illu- minano gì' ignoranti , ed avrebbe potuto darci un bel quadro
dell'eloquenza, fe avef- . fe feguito il filo della concatenazione de* progredì
delle idee , co' progre(Ti dell' elo- quenza , efaminandone idricamente i rap-
porti , ed i fenomeni da tali rapporti de- rivati in varj popoli • L* aver egli
detto , S 4 che 2$0 che r eloquènza fu ritrovata da Empedocle , ripugna colP
altro Aio detto, che la natura fa gli Uomini eloquenti in certe occa- Goni .
Avrebbe potuto dire , che Empe- docle riduffè P eloquenza a qualche fifte- ma
per t ufo delle aringhe publiche , c del foro. E* da offe rvarfi , che M. de Voltaire nel
difcof- fo da noi riferito ha dipinta X Eloquenza , e la Retto- rica , con brio
, con eleganza , con enfafi forprendente e vaga , come fi vede da ognuno in tal
d'icoifo che è inferito ncll* Fncicloredia di Parigi . Ma non può niegarfi ,
che eflb AI. de Voltaire , fe avcfle avuta una meno clanica, e meno Poetica
fanta(ìa,e più capace di meglio fìlTarfi fili fogctto, che volca dipingere ,
avrebbe dato dell'eloquenza un quadro più efatto , e meno fupeifi- ciale, e non
alla sfugita, come fèmbra elTere alla sfu- gita tal difeorfo comporto, a tenore
di quanto fi è da noi riflettuto . Impertanto è da otTervarfi, che quando M. de
Voltaire parla di eloquenza profaica, e poetica, o dà precetti , e modelli di
tali eloquenze , meri- ta Tempre lodi in tali maierie ; come all' oppofto
merita infinito biafimo quando per fua disgrazia entra « profanare co' fuoi
aiTurdi, e ridicoli fonTtni le verità le più facre, le più evidenti , le più
utili alla tempo- rale, ed eterna felicità dell'Uomo. Quefto è il giudi- aio ,
che i veri Savj faranùo Tempre di AL de Voi* taire . Digitized by Google ira*
& * ira* * ■ • * • OJtnraiiom di
M. £ AhmUrt fuW eloquenza. * * T §. I. .1 QUeflo gran Geometra ci fca Iafciato nel- le fue
Mefcoìanze Filolofiche ec celienti offervaiioni foli' eloquen- za (i), che
definite effere ella un talento, v '* ceti * (t) MeUng. de tittcr.Jhiftoir.tt
de Phibs. Tom. Q. pL 303. rdii. in la. AmlLijn. djn> le dfcours de M ì
Alembert a C Addanti Franai fi lorjqa il fui rtfju à la pUcé deALCLveque de I*
*»* ip. Dicembre 17* 4- 3*7- Rejkxionsfur L* Efotunoa Oratoìre >
& fur U flyie *n getcal . Qucflo
Sforno di M. d'Alembert è regimato altresì nelU grande En- ciclopedia di Parigi
aitici ELcuuon « Digitized by Google \ con cui fi fan poffare con rapidità , ed
impri* mere con for\a negli animi altrui quelli [end- ' menti , à€ quali noi
fiamo penetrati , giacche una grande fenlibilità per il vero , e per il fublime
fviluppa i germogli dell' eloquenza . Quelle difpofizioni dell' animo à dice
quefto Filofofo , che ci rendono capaci di common 2ioni le più vìve , e meno
ovvie , quelle iflefle, ce ne fanno cooimunicare al di fuori le imagini , onde
conchiude , che non vi è arte per P eloquenza , come non ve n' è per ben
fentire, e che le regole fono (late de- flinate , non per inventar bellezze ,
ma per evitare errori ,é e che la natura nel formar gli Uomini d' ingegno opera
come nel for- mare i metalli , ed i più preziofi tra elfi , come P argento , e
ì* oro , fono pieni di materie eterogenee, e che l'operazioni dell' arte non
fanno più ne* grandi ingegni di quel che facciano in quei metalli , alla fo-
fianza de* quali nulla aggiungono , ma to- gliendo loro V eterogenee particelle
, fan- no in effi rifaltare le bellezze della na- tura. §. su Oflerva il Signor
d' Alembert , che i pezzi veramente eloquenti fon quelli , che tradotti in ogni
lingua confervano le loro bellez- ze, e che in ogni traduzione di Demoftene, e
di Cicerone fi vedono quei grand' Uomi- ni; e ridette quindi, che per efler'
eloquente fi richiede ingegno fublime , e fublimi oget- li; e coafirraa ciò
coli'efempio di Cartello» e di Digitized by Google e di Necton , due grandi
legislatori neir arte del penfare 4 che fono eloquentiflimi quando parlano di
Dio del tempo > dello fpazio ec. , perchè la fublime materia dell'
eloquenza elevando Con tali ogetti lo Tpirito, ci fa Tentire il piacere di
vederci anche noi grandi nella meditazione di tali fublimi oget- ti . I primi
Oratori fecondo queflo Filofofo, furono alcuni republicani , che vollero con-
vincere, e perfuadere il popolo, e tale elo- quenza fi chiamò arte di
perfuadere , cioè di dimoflrare > e di muover gli affetti , come ancora
i moderni definiscono V eloquenza; ma non fi è badato , che tale definizione
efprime folo le qualità dell' eloquenza de' difcorfi al popolo , e non V
eloquenza gene- rale, della quale tal definizione non dà vera idea , e molto
meno delle varie fpecie di eloquenza , che ha molti pezzi eloquentiffìmi, che
piacciono, e non convincono > §. 3. Giuflifica il Signor d' Alembert la
fua definizione deli* eloquenza di eflere il ta- lento di far pa (fa re con
rapidità e con forza negli animi altrui i proprj fentimenti , e la giuflifica ,
con dire , che quefla definizione è la più efatta , e la più generica dell'
eloquen- za , perchè comprende tutte le fpecie di eP- fa , riflettendo con
fomma acutezza elfo Si- gnor d* Alembert che quefla fua definizione comprende
anche l' eloquenza del fienaio, che egli chiama lingua energica , e Jublime
ielle grandi 284 grandi pajfioni , e V eloquenza dd geflo , che M. d'Alembert
chiama eloquenza del popolo , perchè il popolo è Tempre più forprefo da quel
che vede, che da ciò , che fente ; e lf eloquenza del getto , e de* fegni è
Hata la prima eloquenza : e finalmente il Signor d* Alembert dimoflra , che la
fua definizione comprende ancora queli' eloquenza , che con- vince, fenza
commovere. Dimoftra il Signor d' Alembert che 1' eloquenza fia talento , e non
arte, perchè l'arte li acqui fla , e l'elo- quenza è dono della natura , e che
le regole della medefima fervono a guidar i' ing?gno , che s'inganna , non già
per formar P in- gegno , e che il fine delle regole è P im- pedire , che i
pezzi fublimi ed eloquen- ti non fuflero sfigurati da difetti , riflettendo in
tal' occafione elio Signor d'Alembert, che non fono le regole , che hanno
ifpirato a Shakespeare il monologo di Hamlet , ma effe regole ci avrebbero
rifparmiate molte feene barbare, e disguftofe dell' ifteffo Auto- re,
conchiudendo tali fue rifledìoni , con di* re, che ciòcche fi concepifee chiaro
fi ren- de manifefto con nettezza , ciò che fi com- prende con entufiafmo fi
fpiega con calore , e le parole concorrono ad efprimere con fa- cilità quelle
vive , e chiare idee . Sarebbe ridicolo, riflette M. d' Alembert, quel!' Orato-
re, che fi sforzerebbe di commover gli udi- tori colla fua patetica fludiata
freddezza. La divi- Digitized by Google divifa dell' Oratore fi fa confiftere
da quello F.lofofo nella vivezza de' (entimemi . tenute bau , e con vivt^a ,
die' egli , e due ciò che "t^. I luoghi i più belli degli Scritto* di buon
gufto fono flati compofli , come per una ifpirazione da' loro Amori, ed hanno
tali luoghi coflato ad elfi la minima fatiga , come ofletva il Signor d'
Alembert , che foggiun- ge.che in quelle circoftanze la natura libera da ogni
legame , e talora bravando 1 .flette regole, produce i più miracolo!! sforzi ,
e adduce 1' autorità di Quintiliano , che dice, che il folo animo ci rende
eloquenti , come infatti , proliegue il Signor d' Alemberi t, che ni' ifteffi
ignoranti quando fono agitati da una violenta paffione , non curano come debban
par- lare , e che tal* entufiafmo fece in Roma , cioè nel Santuario
dell'eloquenza, ammirai e un giorno taluni raffici del Danubio . Quello
entufiafmo, communicandofi agli «^"'"^ tuifee quella gran varietà ,
che fi offerva trall' eloquenza pronunciata , e la i feruta . L elo- quenza
fcritta /come una unifica feruta A, - le note, muta e priva di forza , e che ha
bilogno di azione per isvilupparfi . Non » pofiTon leggere fenza eflèrne
inteneriti le aria- Se di (gelone per Fiacco , per Fontep, ler Planco , per'
Siila & ce», che fono i più ammirabili modelli dell' eloquenza antica
nel genere patetico . Se ci figuriamo , dtee 2S6 M. d' Alembert , Cicerone ,
che animando colia voce, coi getto, col pianto, e co* più patetici difcorfi
tali pezzi di eloquenza , e lenendo il finirò di Fiacco nelle fue braccia,
prefemarlo a1 Giudici , ed implorarne ì' uma- nità , e le leggi ; allora
cederanno le forprefc quando legeremo , che Cicerone in tali pe • rorazioni fu
interrotto da* pianti degli udito- ri (2). E con tale occafione il Signor
d'Alenv ben olierva, che per far piangere, bifogna piangere ,come infegna
Orazio nell' ArtePper tura, che il Signor d'Alembert dice doverli con ragione
chiamare il Codice del buon gu- flo (3), foggiungendo M. d' Aiembeit , che
malamente da taluni fi diftingue l'eloquenza in eloquenza di cofe , e di parole
, perchè non può eflervi eloquenza di parole giacché T eloquenza è tutta nelle
cofe , nel fogetto , neir idee , ne' penfieri , ne' caratteri > ne*
fentimentr , che fe ne producono , e che paf* fano ne' difcori , (i\ Si veda
Cicerone nella perorazione dell* aringa, prò Fiacco, e fi veda altresì la
perorazione dell'aringa prò Milone: PaUanty va/eant Cives mei 5v. Si oflervi la varietà de* giudizj umani , Il
Signor d'Alembert chiama l'arte Poetica di Orazioni codice del buon gnfto . Lo
Scaligero chiama tale Arte Poetica Ars fine arte. 11 Rapin yA/. DaaertAf. de
Broueys, e ALBrofrtte hanno altresì portati divertì pareri fulla Poetica di
Orazio ; AL Defpteaux , credendo forfi che tal r^crcr non era compita , volle
feri vere iu Francete ì Art Pueti<jue. Digitized by Google 287 • §. 4-
Soggiunge quefio Geometra , che V eloquenza confifte in dir grandi cofe in
iflile icmplice , e nop già dirle in iflile fu- blime, giacché da molti fi
sfigurano i pen~ fieri fublimi con tradurgli , ed ornargli , come fpeflo è
accaduto a1 traduttori dì Orazio, di Pops , e di Pindaro (4) . Adduce quindi
per efempj d' idee patetiche >e notili l' efpref» fioni di Virgilio nel
deferiverci V iftoria di Orfeo , e di Euridice (j) , e fingolarmeme fi con)
piace di queir aurei verfi » •i : ► « ■ ti Te dulcis conjux, Te filo in Utort
ficum Te veniente die, te decedente canebat $d oflèrva un1 efempio di confinale
patetica eloquenza della Sacra Scrittura in quel luogo ove ne' Salmi fi dice:
Super flumina Babylo- nis Mie fedimus , 6> fievimm quum recordarer mar
tui Sion ; £ conchiude , che I' affettazio- ne ricercata nuoce 2! fentimenti ,
e nuoc; al yero e nuoce alla perfuafione ; e che i pez- zi veramente fublimi ,
fono quelli , che fi ponno in ogni lingua tradurre facilmente , lenza nulla
perdere della loro fublimità (6). < Indi (4) Quefti Poeti può dirfi ,
che non itano ancora tradotti, ne poffan tradurfi,tK>n oftantin©
l'infinite tra- dazioni, che ve ne fono. ..•« < (5) Virg. Geor. IV. v.
46>, 466". {€) Taf è in Lucano V apparizione dei Genio della Patria
a Ce&re nel Rubicone, e nella Lttfiade di Ca- finoens 1* apparizione
del Genio del Capo di Buona Speranza, come un fantafiua die compatisce, e
profe- Indi il Signor dv Alembert pafTa a confide- rare , che le regole dell'
eloquenza fon ne- celTarie in quei luoghi', ne' quali la natura ha bifogno
degli ajuti dell' arte , cioè ini quei luoghi , che non fono veramente
eloquenti, giacche in tali luoghi f Uomo d' ingegno , qualora non è foflenuto
dalla materia , può •cadere in uno flile debole , e negletto , ed allora dee
tutto rivolgerti all' elocuzione ; perchè quando dee dir cofe grandi , e ma-
gnifiche , la fua eloquenza farà grande , e magnifica fenza ch'ei vi badafle.
Parla quin- di il Signor d' Alembert delle due parti , nelle quali l'elocuzione
fi divide , cioè la dicitura , e lo (l'ile, la dicitura riguarda le qualità
grammaticali , cioè la correzione , è la chiarezza . Lo ftile comprende le
qualità ? articolari dell' eloquenza , che dimoftrano ingegno di chi 1' adjpra
, cioè la proprie- tà, la nobiltà , l'armonia delle voci . 1 §. y. L'eder
corretto, è cofa necertària, dice M. d' Alembert. La (correzione è dfc feuojma
Peflfer freddo è vizio (7). La chi*. « ?' rezza * » .. •• «*... . 1 4... tlza
mine agli Europei . E* un luogo degno di legerfi, »e rifletterti . {7) Un gran
Re, ed un gran Poeta difle a. tal pro- profito in un difeorfo preliminare
appofto alle fue Pocflc • .v . . . r Un htìm trait tt imagination A mon grè
vaut-iL mieux * Quc cute froide ex. itti rude , JDonr les mode finis foni £ e
radè , * • Et auon repr ouve a l' He Lieo n Digitized by rezza, legge , che
molti trasgredirono fulla lufìnga di efler fubiimi , confitte ad evicare frafi
cariche d1 idee acceflorie, e giri fonili. L'Oratore dee commovere , intenerire
, e trafportare la moltitudine ; dunque l'eloquen- za , che non è per la
moltitudine , non c vera eloquenza . La chiarezza dee edere ac- compagnata
dalia proprietà de* termini , dal- la precifione , dall' eleganza , dall'
energia , e dall' armonia . Otfèrva quindi queflo gran Filofofo , che la vera
eloquenza differifce dalla loquacità , e che fi può edere ofcuro cosi nel
fuggire , come nel cercar troppo la brevità , e che lo flile figurato , e pieno
di antitefi che fi dice flile Academico , dovreb- be dirfi flile di pulpito ,
come fi vede in Maflìllon , che è il modello di tale flile ♦ OflTerva
finalmente il Signor d' Alembert che tutti gli fcrittori fono Oratori o
Iflorici , o Filofofi. Diftèrifcono eflì fulla natura, e fal- le qualità del
foggettoj e la diverfiià del fog- getto fa la diverlità dello flile • L' Monco
dee penfare , e dipingere , il Filofofo , finti* re, e penfare. L'Oratore
pensare, dipingere, e fentire . Ma l'elocuzione dev' efler per tutti la
medefima , cioè chiara , precifa , armoniosa facile, naturale. Per ben fcrivere
bifogna ef- fer ricco d' idee ; ma per Io più le idee fon poche , e moltiflìme
le Reitoriche . Fin qui il Signor d' Alembert , i di cui favellimi penfieri e
rifltflìoni full' eloquenza , meri- tano infinite lodi , e danno una vera idea
T delia 25>o della natura dell' eloquenza , filila qua- le non vi c cofa
più chiara , rie più pre- cifa quanto quello Sa^io del Signor d* Alembert , che
dea leggerli , ed arami- rarfi (8). CAPO (S) Da quanto otTcrva M. 4* Alembert
full' eloquen- ti rifui» che i Francefi fui buon gufto dell' eloquenza Poetica
, e profaica bau penetrato più oltre degl lnglefi, che ban fcritto foli'ifteffa
materia- Ui vuol farne giu- dizio imparziale potrà paragonare le nervazioni
fatte iull' eloquenza, da Lord Kaiincs da Sh«gtWry, da Hume , da AddiUon , e
quelle fatte da M. Diderot, M. de Voltaire, e M. d'Alembert fuirifteUa eloquen-
ti della quale pocbi fono i gran modelli nell' idioma InMefe , fe fi vogliano
paragonare a quelli della nazio- jie'Vrancefc . Si può inoltre dalle
offervazioni , che M, d' Alembert dedurre, che in materia di eloquenza alleili
che fono fiati i più bruiti nelle feienze Geome- triche , e Filofoftche , come
M. 4' Alembert , hanno meglio dell'eloquenza ragionato, and' è avvenuto, che
queì che han voluto infegnar l'eloquenza, e tono flati prjvi delle cognizioni
le più neceflane delle faenze in- olimi , e ragiouatrici , han piuttoito
nociuto ali eloquen- za, riducendola ad arte di mere parole , e non già di cole
quandoché gli antichi detonarono ^eloquenza , fecondo la natura di quella , ad
illuminar gli Uomini nelle loro cofe ad erti -utili , e per inculcare, ed inte-
rnar con elle le verità le più neceflane '. Intanto dee diri! per onor del
vero, che nluno in Italia, per quan- to fia a noi noto , abhia ne' precetti di
eloquenza in- culcata la vera Filofotia pria del dottiamo Arciprete Marcellino
Ammiano de Luca nel libro intitolato J**-« ito Rattorti* & Critica. .
RifleJJioni di M. de Buffon fui buon gujlo deiV Eloqum\a . $. I. * QUefto gran
Filofofo della Francia ad giorno del fuo ricevimento all' Acca- demia Francefe
3 pronunziò un difcorfo così giudiziofo , e cosi favio fulla natura della vera
eloquenza , e fui buon guflo di efla, che tal difcQrfo è affai più utile di un
jnigliajo di libri ferini HJlo fliie , c Culla Rettorica , %. 2. Oflèrva egli U
dotto Autore, che in ogni nazione , in ogni tempo portiamo noi ritrovare efempj
di buoua eloquenza, ma la vera arte di ben parlare? , e di fcriver bene è tutta
propria de' fecoli illuminati , perche la vera eloquenza fuppone un grande
inteL- .tettp , %à ima ocandiflima culuu» # elfo. T a Of- 2p2 Oifèrva inoltre
il dotto Autore , che vi è un'infinita divertita dalla vera eloquenza a cjueila
naturai facondia nel parlare ,che han- no lutti coloro, che fono aflài
fenfibili, do- minati di pattìoni , ed accefi di fa mafia , i quali nel tempo
che pruovano in loro fenfa- zioni veementi da gagliardi movimenti di affitti
eccitate , tramandano ad altri il loro entufiafmo con una maniera puramente
mec- canica. La loro eloquenza confido in un tuo- no di voce veemente e
patetico in getti efpreffivi, e fignificatiflfimi in parole rapide, e proprie .
Quello per io più è il metodo da tenerli per convincere , e perfuadere la
moltitudine degli Uomini • Ma coloro , che Iianno buon gufto, e delicato , un
fodo ra- ziocinio, e fentimenti efatti , non fi muovo- no ne dal tuono della
voce, ne dall' affluen- za , e dallo flrepito delle parole , ne da* getti , ma
fi muovono unicamente dalle cofe, da' penfieri, e dalle ragioni ; nelle quali
con- fitte la vera eloquenza , che non folo fi dee rittringere alle cofe , a*
penfieri , ed alle ragioni , ma al buon ordine , alla maniera di rapprefentare
, e al modo di dipingere i penfieri , le cofe , e le ragioni. L'eloquen- za ,
che fuppongono i Rettorici c V eloquen- za del volgo , che confitte nel ferir
gli orec- chi , ed i fenfi etterni , e la fola fantafia , ma la vera eloquenza
parla all'intelletto, al cuore, alia ragione* §. Jft Cofa e lo ilile ? dice il
Signor de Buffon; Digitized by Google 2£3 Buffon ; Lo flile è l'ordine ; e la
progredir- ne de1 penfieri * Se i penfieri fon bene uni- ti, Io Cile è robufto,
e concifo. Se i pen- fieri vanno con una lenta, e non concatenata progreflìone
, Io flile è languido , diffufo , prolifo , incoerente , e per eleganti che
fieno le parole , fempre lo flile farà in ragione de' pénileri , e del loro
ordine , e concate- nazione . Quefle oflervazioni del Signor Buf- fon meritano
ogni feria rifleffione , ed ogni lode. . # §. 4» Ma per giungete alla
precifione dell' ordine nel concatenare efattamente i penfierr, e T idee fa d*
uopo , che il grande intelletto, che vuol con lode efler* eloquente , fappia
diftinguere nel fuo foggetto ; che tratta tutti gli alpettr pofllbili , e tutti
i limiti , e gì' intervalli , che dividono le idee principali dalle acceflòrie
nell'inetto foggetto. Cosi un fino difcerrtimento ed un' efatto raziocinio ci
fa- ranno cònofcere le varietà de' penfieri , fe fieno Aerili , o fecondi ,
nobili , o baffi , gravi, o ridicoli, veri, o falfi , e quali fie- no le
confeguenze di tutte le operazioni del nofiro intelletto ; e fe il foggetto è
complicato, bi fogna con molta rifleflìone analizarne i rap- porti • Cosi fi
acquifta V arte d' inalzare , di ampliare , e di ben' ordinare i penfieri , fu*
quali , quanto più fi medita , più acquifte- ranno vigore, e fu fli (lenza , e
diverrà più fa- - cìle Parte di communicargli agli altri colle parole • Quello
piano , e quello regolamento T 3 è la Digitized by Google 20f ... r \a bate
<T ogni ffile , del qnafe è foffegno, reqola , direzione , e legge .
Senza un tari piano , n* porrà formate' un* eloquenza artifi- crofa, e
brillante, e magnifica, che farà am- mirare ri brio dell' Autore , ma non P in-
gegno. f. Riflette il Signor de feuffon , che* per non èflèrfi ofieivato un tal
piano neri*' eloquenza , hanno errato molti ; e tra'gti altri doloro' , che
fcrivendo , dome parlano , quan- tunque ferivano bene , parlano male , e quel-
li altresì che fi fon fatti trafpórrare da* primi impeti della loro fantàfia
nello fai vere, nófi potendo poi fofienerfi , vengono anche à ca- dere per
difetto del divifaro fiflertta di penfar* da effì non ofTervato. 1/ ifteflò
avviene a esforo che fcrivonò , come gli cadono in menté itt varj intervalli
efi tempo diverfi penfieri fu* gitivi , faggi , cofe diftaccate che mai ponno
unire , e ridurre ad Ordinati fifiemi , cóme per io più accade. §. 6. Dimoflra
il Signor Buffon , che ógni foggetto il f>iò vafto pofiìbile che fuffe,
c fempre tino, C fe dlvifiohi, le fezioni , ìe interruzioni , non dovrebbero
adoprarfi , fe non quando fi patta à foretti differenti, e a cofe più grandi ,
più difficili , più ofeure , ilei qual cafo T intelletto fi trova fpeffo in-
terrotto nella fiid carriera dalla moltitudine oYgli oQacoli, e dalle varie
circoflartóe. Fuor di qticfla riecclTìtà^Ie molte divifioni, e fùd- di-
Digitized by Google divifioni in un libro , in un' opera di elo- quenza , più
lo rendono ofeuro alla men- te , febbene comparifea più chiaro agli occhi • §.
7. V intelletto umano , dice il Signor Buttò ii è fecondato dalla meditazione ,
e da IP efpemn^a , ed imitando egli la natura nel fuo cammino , e nelle fue
operazioni , s' in- nalzerà colla contemplazione alle verità le più fublimi ,
che unifee , concatena , e ridu- ce a fiilonù colla rifleflione • Per mancanza
eli metodo , per difetto di rifle(fiooe molli fi truovano imbarazzati nella
(ceka traila molti- tudine delle idee, che loro fi prefentano alla mente ,
quali idee perchè non li fono para- gonate e fubordinate a1 loro principj
genera- li , confonderanno P Autore , il quale fc è avvezzo a dar' ordine , e
metodo alle fus idee , i penfieri fuccederanno con piacevole facilità a
proporzione dell' ordine , e deìla precisone delle idee , lo Itile farà
naturale , e facile, ogni efpreltione viva , ed inimica, gii oggetti lì
dipingeranno con energia, *! fen- tiroenti , le parole , lo flilc faranno
grandi , intereflanti , luminofi - Quali fono gii oftacoli alia vera elo-
quenza , fecondo Buffon ! Il de- fiderio di comparir faceto , e brillante , con
giochi , e fella zi di parole , e con arguzie che come un lampo , c* illuminano
un mo- mento , per poi lafciarci tempre al bujo . Così fono quei penhVii
fpirifoli , che ci ino- T 4 Arano *97 Le regole poi dell'arte , dice P ifteflo
Si- gnor Buffon i non ponno fupplire all' inge- gno. Se T ingegno manca » effe
fono inutili» li ben penfare> il ben fentire, il ben com- municare , e
il bene fcrivere fono la cofa iAefla • Lo flìle fuppone P eferci2Ìo , e P unio-
ne di tutte le intellettuali facoltà * Le fole idee fono la La Te di ogni Hi le
. Le parole fono cofe accefforie. La qualità , Penergia, la vivezza , il
colorito dello flile faranno fempre a proporzione delle operazioni del noflro
penfare fui noflro foggetto . Se le ima- gini delle idee fon precifej, e
perfette, pa£- feranno tali imagini nelle parole • 11 bello flile non è tale ,
fe non per il numero delle verità fublimi , che ci prefenta , e per il metodo
col quale ce le prefenta * §. io* Quelle fono le dotte , favie , brie* vi, e
mai ad abbaflanza lodate rifleflioni di Mé de Buffon fulla natura della vera
eloquen- za , e dello flile. Dai fin qui detto G vede non folo con quanta
faviezza M. de Buffon ci ha dipinta la vera eloquenza , ma fi fcorge altresì ,
quanto dai moftrarci tal vera eloquenza è flato lontaniamo il volgo de*
Rettorici; e fi deduce evidentemente al- tresì dalle offervazioni dei Signor
Buffon , che (i) Si veda M. de Buffon Difcours prononcè a l* Academie Fran^oife
U joUr de fa reception , di (cor fa che è nella l'arte I. del Volume 1. del
Supplemento *ll* IJloria Naturale , al Tom* 14. delt edizione in térigi 177$,
che i foli grandi Filofofi ponno infegnarci la vera , e loda eloquenza , che un
giorno fi confinava traile anguflìe , nelle quali i Fi- lologi , ed i Rettorici
Y aveano ridotta tra* ceppi delle parole. §. ir* M< de Buffon , perchè
Fitofofo ha veduta 1' eloquenza nel filo vero afpeuo . In- finiti Rettorici
cercando V eloquenza , hanno abbracciato, come nuovi Moni della frivola, nubem
prò Junont ♦ Ha feoverto più nelle legioni dell' eloquenza un picciol difeorfo
di un Filofofo come il Buffon, che tutù i luo- ghi i più Remati di Quintiliano
, e del Vof- fio , e di altri infiniti • Ecco dunque con quanta maggior
brievità , precisone , ener- gia , nettezza , e chiarezza fi apprendereb- bero
le feienze , maneggiate da grandi (òdi, e veri Filofofi, come M* de Buffon che
fi è per io più dimoftrato il modello il più illu- minato dell* eloquenza bella
e precifa,che di- pinge 1' idee , ed iflruifce ed alletta . Da quanto oflerva
M. de Buffon full' eloquenza, fi deduce , che vai più un occhiata pa leggie- ra
di un Filpfofo nelle ragioni di eira elo- quenza, che infinite meditazioni de
puri Fi- lologi , perchè la mente geometrica , e cal- colatrice , di un Filotóo
, vede in uà* iftante cofe , che in più fecoli non pon- no vedere i foli
Antiquarj ,e Filologi , come baftanteraente è noto a' veri Savj . Quindi e
chiaro, che la Filologia fcompagnata dalla Filofofia è T ultima delle
cognizioni umane. Teorìa di Condillac falle lingue , e fidi Eloquenia .\ , • .
» . r i . f*. , C 1» LE prime operazioni delT intelletto di tiri fanciullo ,
dice M. de, Condillac (i) , fono deboli percezioni , e reminifeenze più deboli
di quelle , che poi C perfezionano colP efercizio . Efpreflero *d impararono ad
efprimere le loro prime idee co' fegni, co- gli urli 9 co* gefti , co1
movimenti della teda, della braccia , e di tutte le parti del corpo, che folle
prime capirono groflblanamente ed a (lento per percepirne i lignificati che di-
no- * (0 E% fur l'origin des Connoiflences humainc» f. Panie Se£. Prera. Chap.
I. 30ó notavano , ma poi coli* ufo impararono a fere per rifleflione ciò che
aveano inventato per un' iflinto , e cercarono di riconofcere da quei fegni le
cofe dinotate coli' ufo ifteflò di efli fegni • Colui che era fiato
fgorrientato paC- fàndo da un luogo , imitava dagli altri , che paflàvan da
quel luogo i fegni del fuo ter- rore 5 per fargli conofcere a non efporfi a
quel pericolo. V ufo di quelli fegni facilitò P efercizio delle facoltà
dell'anima, e quelle perfezionarono i fegniV §♦ 2. La prima eloquenza fu dunque
1' eloquenza dell' azione > eloquenza proporzio- nata alle primitive .
idee , e che fulle prime confiftea in Urli, contorfioni, grida, e getti. Da quelli
fegni vennero infenfibilmente alle articolazioni delle fillabe , e parole, che
ao compagnarorto co' gelìi • Si può tutto ciò ofTervare facendo filofotìche
rifleflioni fui mo- do con cui i bambini giungono a dimoflrare i fegni delle
loro idee , e poi a fpiegade colle parole , e colle voci articolate . $. \. V
Eloquenza dell' azione è fiata nell* Oriente quali generale. M. de Condillac
cita l'autorità di M. de Warburthon (2), che adduce infiniti efempj di
eloquenza di azione, che fi trovano ne'facri libri de' Profeti nella Biblià
(3), e con grande dottrina il Signor War- » (2) Eflay fur Ics hierogl/phyq. Adduce il Warbtmoa gli cfemp; di Geremìa che
nafeofe la cincura di lino nel buco di una pierra pretto Digitized by Google
Warburton difende l'eloquenza di azione de* Sacri Profeti , eloquenza non
capita da' mo- derni increduli , i quali aflài fon ridicoli in biafimaria ne'
Profeti (4) auandoccfiè fi tro- vano confìmili efempj nelr Ifloria Profana,
come r ifteilo Warburton dimoftra» La lingua di azione , di GESTI di SEGNI, di
movimenti fu la bafe de' primi balli , i più antichi de' quali fi dittero
dan-{e di gefti , che communicayano fulle prime i penfieri degli Uomini, e vi
fu la àan\a de% pajfi , che fervi va per efprimere le paflioni deiranimo ,
fpecialmertte V allegrezza , che fi accompagnarono dall' armonia della Mufica
per più commovere, li ballo, e la Mufica, ed i fegni , ed i Pantomini furono le
prime imaginr dell' eloquenza , r ;, §. f. Alla lingua di azione fuccedette la
< lingua delle parole articolate . Le varie idee, — >^ o liete ,
0 mette li dinotarono dal modo va- riQ » • • ». preiTo T Eufrate ( eap. !$-•}
> clie r°mpe un va*° di terra avanti al popolo ec. > che mette le- gami al fuo collo, che
getta un libro nell'Eufrate cap. 51. O cet* , # cet. V ifteflo può dirli di
altri infiniti efempj di eloquenza di azione de* libri (acri , a qual*
eloquenza di azione (è averterò ba- dato i ftolti Deifti,nou avrebbero
biafìmati quei Sacri, e Diviui Profeti . (4) L* imperizia della natura dell*
eloquenza di azione ha fatto a* moderni Deifti biafimar Y Eloquenza Sacra
<T Ifaia, di Geremia , di Ezechiello , ma nel bjafuqar tali Profeti, han
dimoftrato effi Deifti uà' infinita igno- Digitized by Google rio di
flrafcinare , o accorciare la pronuncia delle fi Ilabe , onde la quantità di
elle fillabe, ed il tuono aitp , o ballo di proferirle , cofe tutte che
dinotavano le qualità delle cofe , e io Ùaio dell' animo di chi così articolava
i fuoni , e le parole . I primi fuoni articor lati dovettero elTere certe poche
, e fempli- Ci naturali efidamaiioni • Ah ! Oh! Eh ì Uh ! che erano communi nel
dolore $ nel piacere, nel!' ammirazione, nel timore ec« Le prime nomenclature
degli animali nacquero da certe onomatopie de* loro gridi. Le prime lingue
cominciarono col canto , colla Mufica , c colla Profodia, e così la prima
eloquenza (6). §, 6. M. de Condiliac dopo tali oflTerva- iioni forma P iftoria
de' progredì dell' arte del geflire tragli antichi , efaminando i prò- greflì
di tal9 arte dietro le veftigia di M. in Bos e paila de' gefti e fegni ridotti
io arte 9 che fi mifchiarono coi canto f e colla profodia , e quindi venne la
mufica, e T arte di fcriverla in note, onde poi venne r arte de' Pantomimi, che
co' getti rappre*- fenUvano delle Comedie intiere, vale a dire de* Oflerva il Signor Condiliac che i Chine»*
hanno 318. Monouìlabi che pronunciano con. $. tuoni di ce divelli , che fanno
16*40. Suoni diverfi . I popoli poi che furono di una invenzione più creatrice,
inven- tarono più parole nuove , ed ebbero meno indemoni di v >cc , meno
canto , meno mulìca, meno profodia» ed il Signor Condiliac dimagra che dal
cauto derivar» »q le profodic Greca , e Latina . bigitized by Googl de' pezzi
compiti di eloquenza ; che da quei • Pantomimi cominciò , e degenerò in decla-
mazioni , e getti , Indi il Signor de Condiliac tefle una dotta liloria de'
progredì delia Mu- fica degli amichi e quella della declamatone in canto , e
della declamazione fempliee , e f liloria delia Profodia , e della Poefia e Aie
origini , e dice che la prima eloquenza , il primo Itile furono Poetici M
rapprefemavanfi T idee con imagini fenfibili , e coiF eloquen* za di azione ,
che cominciò a oeflTare nel tempo della perfezione delle lingue > e
final- mente diminuitoli il girilo per le variazioni iella voce , per il tuono,
per la profodia, per la Mufica, il parlare fi accollò alla prò* fa
infenfibilroente (7) , e Ferecide Siro fi- nalmente , non potendo piegarfi alle
regole dell* eloquenza Poetica , che allora era già ridotta in arte , inventò
Io fcrivere in pro- fa , che fucedette ali* eloquenza Poetica , alla Profodia,
alla Mufica, a1 gelti , a* fe- gni , a' metri , alle rime , 1 popoli del Nord
freddi e flemmatici dice il Signor do Condiliac , nop potendo «idoprare nell'
eio- quèn* ■ (7) Il Signor Vico noftro affai pria del Signor Con- diliac avea
fpiegata quefta teoria dell'origini delle lin* gue tutte cominciate dall'
cloqnenza de* corpi , de'Jegni degli urti) delle voci articolate, e metriche ,
dalla Ma- fica , dalla Poefia , e da' verli Efametri , che poi dege- , aerarono
in giambici, e analmente nella proù. 3°4 quenza la profodfa degli altri popoli
, ade* prarono la rima (8), §. 7. Dimoftra quindi il Signor Condif- lac quanto
era in quei tempi una facolià im- portante la Mufica , e come la medefima fi
divife dalla Poefia e dalia danza ; e comec- ché le conofcenze delle leggi
della rel igio ne, e degli avvenimenti , de* quali fi volea con* fervar la
memoria eran crefciut' all' infinito, onde per tale loro aumento , e per
eflcrfi introdotta la profa , non poterono più con» fervarfi nella memoria ,
indi s* inventò V ar- te dello feri vere, dalla quale poi derivò , che la
Mufica , e la Poefia com prefero un gene» re di eloquenza piacevole per le cofe
alle- gre , e la profa le cofe utili , o buone 5 e quindi il Signor de
Condillac palla a forma- re lunghe , e fané rifleflìoni fuW ujo , e na- tura
delle parole , e fulle loro origini , e loro fignificati , deli' origini delle
favole , delle parabole, degli enirnmi , e del genio delle lingue , delle caufe
occafionali , e de* fe- gni de1 loro progredì , fviluppi , origini $ e
decadenze di eflTe lingue , che dimoftra an- dar parallelie colla cultura delle
nazioni. s. a. (8) Se la rima fi debba a* foli popoli barbari del Nord , e cofa
affai dubbia , giacché i Filologi conerà- fiano fe le Poefie Orientali , e
traile altre Y Ebraica, , fieno ftate fulle prime metriche, o ritmiche , o
mifte. Finche ciò non ia decifo mai il Signor Con4illac può aflerir Y origini
primitiva delle rime a* foli popoli del Nord, Digitized by §. 8. Dopo tali
rifteflìoni , cr ha lafciati il dotto Autore alcuni belliflìmi infegnamenti per
perfezionar V eloquenza , e Io ftile , e il guflo. Tutta l'opera intitolata
Corfo diStudj per V iflru\ione del Principe di Parma a ciò tende , ma più d' ogni
altro trattato quello , che s' intitola deW Arie di Scrivere, o fia dello ftile
, opera , che fi potrà leggere , e che let- ta con raziocinio , può
fomminiflrare im- menfi lumi, $. p. V eloquenza de* fegni articolati, dice M.
de Condillac , ha (offerti varj cam- biamenti , come è accaduto all' eloquenza
del Sjefto , e dell' azione , e tutti i cambiamenti ono nati da infinite caufe
occafionali , che Iian cambiate le idee, gli ufi, i coftumi , le maniere
diverfe di penfare ne1 popoli . Le lingue , come le idee , e le paftioni , fono
groflòlane nel principio , e poi fi raffinano a proporzione de' progredì dell'
intelletto , e della cultura della Società, e quindi il Si- gnor de Condillac
oflervando, che tanti trat- tati de' Rettorici fulle figure , e tropi fono inu-
tili, parta ad infegnare l'arte di legar l'idee, e di ordinarle , dopo averle
analizate , e così apre con immenfa utilità i fonti dell'arte del ben dire e
dei beh penfare , e della vera eloquenza, che pochifiìmi Autori ci hanno
rooflrata nel vero fuo afpetto , nel quale- ce l'ha dipinta quello Filofofo,
CAP XIV. Pensieri di M. Sirizer fui gvjle nclV Eloquenza . §. i. M Sulzer , Accademico di Berliuo , ih .
un fuo opufcolo in molato Analifi ddV ingegno (i) riflette , che il famofo
Abbate du Bos ha fiffato il lignificato più proprio di quefla parola ingegno ,
avendolo detto un . dono , che coli' ufo fi è dalla natura dato . ali* Uomo per
far bene , e facilmente ccite, cofe , che gli altri non farebbero , fe non •
(i) Anaìyfe du Geni* , opufcnlo che sì inferito nel libro intitolato Choix des
Memoires , & Abregé de l* Hì fior ie de C A e ade mìe de Berlin Tom. IP*
pag* 37. dell'edizione in 11. Berlin, ìjtU malamente é ed a grande (lento (%) ,
ed of- ferva , che il titolo di grande ingegno C dà a quegli Uomini eccellenti
, che fi fono di- (Itati cW loro contemporanei neli' efcrcizio delle confimi li
facoltà intellettuali > e fi fono ammirati nelle prime claflS de' grandi
arte- fici , e de' gran Poeti oltre i confini ordi- uarj delle fcienze tutte, e
de' grandi affari . li più grande ingegno è quello che riefce il meglio in
tutte le più univerfali , e le più illimitate cognizioni , e riefce
meraviglierà, mente nell* efercizio di tutte le facoltà ime!* lettuali della
mente fenza eccettuarne niu- na . L' attenzione , la riflefllone , V imagina-
tiva , la memoria , il giudìzio , la penetra- zione , ed ogn' altra facoltà
intellettuale dee concorrere a formare il grand' ingegno; ond* è che l'ingegno
non è una operazione fpe- cifica di qualche particolare facoltà dell' ani- ina
ì ma le richiede tutte , non eflTendo una facoltà particolare , ma una
difpofizione ge- nerale | ed una fpecie di temperamento dell' intelletto , che
modifica tutte le facoltà in- tellettuali còlia facilità , e deprezza di
fervirfi di effe facoltà. $. 2. OflTerva M. de Stilar , che quel vi- vida vis
animi , che Lucrezio erroneamente prende per l'ingegno rnedeGmo, è folamen- V 2
te (a) Duhs RtJkOUns f*r U Poefit , & U Pe- intéri • Digitized by
Google 3o8 te la bafe dell'ingegno , ma non l' ingegno mcdelìmo. Ogni Uomo più
, o meno Terne in le Molura tal forza i che l'indoce conti- nuamele a penfare,
a fvilnppar le ftje* idee,. a:fìflàrfi alle più feconde tra effe , e a feguir-
ne »i -progredì . Il defiderio de' continui paf- fagi da idee nuove ad altre
più nuove è f ; eflètur dèlia forca primitiva della vivezza; del R i mei letto
, quale fecondo le varie perforj ne , è più , o meno intenfa , or.d' è , che il
: defiderio da effa fvegliato è più , o meno; attivo , e quando è affai attivo,
fi manifefta allora fotto la divifa di quella vivacità d' ingegno , che M.
Sulzer riguarda come la baie del grande ingegno • Offerva P ifteflo - A utore ,
che la vivacità dello fpirito , dinota Tempre un fondo di grand' ingegno ,
l'inazio- ne ail'oppoflo , la poca fenfibilità agli oget-, ti, che fi
prefentano a' fenfi , o ali? intelleK ti, è ordinariamente la cara neri dica
della fiu- pidità , che è la difpofizione dell' intelletto * diametralmente
oppofla all'ingegno. L'effetto- immediato della grande intenfità della forza,
attiva dell'animo è una maftìma fenfibilità ,1 i n ecceflìvo grado di defiderio
verfo l'ogetv- to , al quale fi riferifce , quai' ogetto da quel veemente e
maftìmo defiderio viene a rappre- : fentarfi con entufiafmo^e con veemenza
($)> e queir " ($) Riflette M. Sulzer che quella è V origine di
quel gufto determinato , ed irrefìftibile per certe ar- ti , e per talune
faenze in alcuni cftraordinati in- tcl- 3<)p e quelP entufiafmo , e
quella veemenza fan- no veder le cofe con maggiore attenzione, 'C -filano V
intelletto (òpra tutte le qualità poflìbili , e fopra ogni piccola circoftanza
di quella cofa alla quale fi riflette , fidando ogni idea fopra di effe (4; .
§. 3. Quindi paffe M.Sulzer ad oflervare, che il guflo il più intenfo ed il più
deter- minato, che fi abbia per una cofa , non ba- da folo a formare un grande
ingegno , feb- V 3 bene ■ tcllctti, onde derivò in M. Pafchal quella paflìone
uv Tincibile per le matematiche . Tal paflìone fi vincere a' grand' ingegni
tutte le difficoltà , tutti" gli oftacoli , e per tal violento impulfo i
medefimi, malgrado tutte le difficolti, fi applicano a cene {cienze, e fenza
premj, ed ajuti , divengono da loro ftefli Pittori , Oratori , Poeti, Geometri
, Guerrieri eci Qnefta facoltà i Roma- ni chiamavano ingenium . Mi* Sulzer
avrebbe potuto aggiungere , che un grande ingegno , appunto per quel- le
intentiti della forza attiva dell'anima fente, vede, e penfa pid vivamente, c
con maggior entufiafnio per la fantafia, della quale vede , e concepifee gli
oggetti in modo molto diverfo dagli altri , onde Cardano ebbe a dire , che non
eft magnum inger.ìum /ine nuxtura de- mentiti . (4) Così oflèrva M. Sulzer ,
che il carattere de' grand* ingegni è il vedere appunto le cofe tutte in tutti
gli alpetti, e circondarne , e rapporti, lenza per- der neppure le minuzie ,
come fi vede aver fatto Ta- cito , c come fi può olTervare ne* grandi modelli
de* Poeti, e de* Pittori, che con mille particolarità, e cir- coftanze
rapprefentano le qualità tutte degli oggetti in modo , che (embrano vivi ,
pe-cSè i grandi inge jni fcu^pro. o tutn i più impercettibili rappoit: , che
fug- gono piccioli. 3 io bene tal guflo fia una delle bali del grande ingegno $
ma foggi unge , che tal gufto dee eliere accompagnato dalla fugacità , e pron-
tezza, che dee aver l'intelletto per ifcoprire i rapporti tutti , che la cofa,
alia quale ri- flette , abbia e polla avere colle altre tutte e vedere le
fimili, e le diflìmili , e fviiup- parle con idee chiare , e dipinte colf ajuto
della rifleflìoue , di una fantafia viva , e di una memoria felice • Quefte
qualità unite inlìeme C chiamano in un talento fpirito,fpi- ritofi talenti . E'
quefla una facoltà dell' intel- letto , colia quale i grand' ingegni fcuoprono
nel (Mensa delle cofe tutte, e dell'idee quan- to può contribuire a' loro
penzieri , ed uni- fcono i materiali tutti, che fi richiedono a* loro progetti
(y), §. 4. Alle anzidette facoltà M. Sul^ir ag- giunge il dover' eflTere un
grand' ingegno do- tato di un fano giudizio , e difcernimento per potere
determinare nel giudicare ^ fulla folidità, ordine, proporzione , difpofiiione
4 rapporti , fini , mezzi , unione , progreflìeni , e llflemi delie idee in
modo , che nei foget- to fi ($) Soggiunge M. Sulftr , che i légni di un5 intel-
letto , al quale mancano così belte facoltà , fopo i ft- quenti, 1. fieri liti
, ed aridità ne* piani generali ncll* idea d'un progetto , e neh"
esecuzione . 2. trivialità di ogetti,e di mezzi adoprati. 3. I rapporti uniti a
fteo- *> ,4j rimoti. U 4. e difcrdine nell' idee. Si potrebbero tutte le
opere di {pirico analiaare fopra queA' idee di Digitizéd by Google 511 to fi
diftinguano in rutti loro afpetti le bel- lezze eflènziali , e le acceflorie ,
le principa- li $ e ie fubaiterne con I loro diverfi , e re- golati colori in
modo, che ogni particolarità fa fubordinata al tutto, ed a tutta la conca-
tenazione di effe parti tra loro , ed in rap- porto al tutto, in modo che
gl'intelletti al- trui fieno nei riflettere , rapiti , come da un vortice di
piaceri infiniti , e diverti di fot- prefa , di ammirazione , e di bellezze
nuove. Quando ad un' intelletto manca quella facol- tà , che giudica , e
ragiona fulte qualità de* rapporti degli ogetti, nulla giova qualunque
fecondità di penzieri , ed affluenza d* idee , e molto meno la vivacità della
fantafia , per- chè le fue opere faranno mai difpode , lan- guide , di cattivo
gufto , piene di ornamen- ti inutili p come accade a tutti i talenti affai
fpiritofe , € poco giuii\iofi (6). §. y. Richiede ancora M. Suher in un grand'
ingegno un'altra facoltà, ch'egli chia- ma continuila, o prefen^a di fplrito ,
colla quale l'intelletto dee moderare il fuoco del- ia fantafia troppo ardente
, e iafeiare alla mente la libertà di tra (correr e da per tutto , ove giudica
dovere feoprire i rapporti op- portuni per i legami particolari delle idee in
relazione ad effe particolari idee , e al V 4 pia- (6) Dice M. Sul;ert d* fe fi
voleQe fcr la critica di moiri libri moderni, di moke pitture, di molti ca- pi
d* opera di mufica ec. \\ troverebbe poc> difeerui- Jttento, e giudizio,
e molto fpirito mal regolato ce. JI2 piano generale del tutto. Uno fpirito vivo,
che non ha tal dono, fi ferma ove l'impeto delle prime impreffioni Io tra
(porta , alle pri- me qualità ed af petti delle cofe , che vede , trafcura di
ricercare ulteriormente, fi ferma a quelli primi rapporti , ed afpetti come
all' ultimo fine delle fue ricerche, e mentre con calore corre predò un' idea ,
non vede , nè può giudicare di e dà , e molto meno può vedere , ed abbracciare
le altre più mi- gliori, e vi è un'infinità di cofe, che han- no de' rapporti
utili ali7 ogetto di cui fi trat- ta , e tali rapporti dovrebbero rifletterli ,
e fcoprirfi , ma fi tralafciano , ne fi bada a tutti gli afpetti poflibili, che
migliorerebbe- ro il piano delP idee , e dell' ordine dell' idee nel
fogetto,che fi ha per le mani. Vi vuo- le una grande ferenità di mente , un
gran contegno nell* intelletto per vedere tutt' i rapporti poflibili, e per
ifcegliere i migliori, giacché in ogni arte , in ogni feienza , in ogni facoltà
una cofa iflefla può eflere efpo- fla in varie, e moitiflìme maniere , e bifo-
gna confiderare tutte quelle varie maniere poflibili per ifceglierne le
migliori • L' arte- fice , jl Savio , T Autore dee tenere con ma- no ferma , e
(labile la bilancia delle fue idee per pefarnpil valore, e dee, per così dire,
ufeire dal labirinto delle meditazioni , per poi con- templare tali fue
meditazioni , come da Iun- gi , e fuori di fe medefimo , e delle fue idee , pei
poterne formare un giudizio più * Digitized by Google 3*3 imparziale , e più
libero 5 ma qualora la fan- tafia fi rifcaida , fi perde quella libertà del
giudicare , e di efaminare «' che è aflài ne- ce lfa ria all'intelletto.
Bifogna che un grand* artefice abbia a lavorare con un entufiafmo , con
paflìone , con calore , dice M. Sui^er ma- che tal calore , tale paflìone ,
tal* entu- fiafmo fia regolato dall'intelletto . E' ottima cofa , che quando fi
penfa all' efecuzione del piano delle cofe la mente abbia a follevarfi,
rifcaldarfi , e fermentare , e renderli viva ed elaiìica la fantafia, ma la
tranquillità , e fe- renità di mente dee fuccedere a quella fer- mentazione, e
a quella tempefìaje la ragio- ne, ed il giudizio colla loro ferenità devon
riguardare con occhio critico, e fevero tutte quelle evoluzioni dell'
entufiafmo , e tutte quelle molTe per vedere , fe in effe abbia V intelletto
ecceduto , o nò , da' limiti della ragione. Dopo tali oflTervazioni , e
rifleflioni, un Pittore , un' Oratore , un Poeta , un Geo- metra, ed un
Fiiofofo , fapranno certamente rapprefentare le loro idee nei migliore afpet-
40 polTìbile dopo aver1 efaminati colla ragione gV infiniti afpetti ne* quali
le cofe tutte fi ponno in ogni arte in ogni fetenza, in ogni facoltà
rapprefentare (7). (j) Un Pittore , un Poeta , un' Oratore dorranno olTervare
le varie maniere , ed attitudini , e deferizioni dell' ira , dell' pdio della
vendetta , dell' amore , della gelofìa, dei timore ec , ed i cambiamenti che
tali paf- fioni 5T* §. 6. Richiede con
molta ragione M. SuL \tr in un grand' ingegna un' altra qualità in- tellettuaie
, che è quella di euer capace di foflenere fatighe lunghe , e continue , e non
interrotte , e metodiche , come 11 richiede ne' grand1 ingegni , che vonno
darci produ- zioni utili e giudiziofe , e ragionate • L' arte di analizate , di
giudicare , di concatenare l'idee è l'arte che richiede , e tempo , e me-
ditazioni , e diuturnità di rifleffioni . Mai (i può unire un grand' ingegno ,
ed una inca- pacità di continuata ferie di fatighe e riflef- fioni; e mai tali
ingegni rapidi e fuperficiai- j»eme addetti a confederar le cofe hanno prò- * •
Tioni fanno nel volto , nella fifonomia , nelle azioni , le graduazioni di tali
cambiamenti , e tutti i loro rapporti poflibili . Indi dooo fattofi un tal
quadro generale di tutti i varj colon , deferizioni , e quadri generali, e
particolari, dovrà efaminargli a parte a parte , e farne il giudizio, e la
(celta, ributtando quelle imagini? nel- le quali la rantafia ha ecceduti i
limiti della ragione, e adoprando quelle, che V intelletto avrà fcelte dopo
maturo , e ragionato efame di tutte quelle antecedenti progre/fioni d' idee .
Quelle rifleffioni di <M* Stilar dourebbero fcrvir di canoni ad ogni
artefice , ad ogni Autore. E' difficile conofeere gli errori commelfi nell*
entufiafrao della mente, e per giudicarne bifogna lalciat paflare quel tempo di
enrufiaSrio nel quale un libro, una pittura, una Statua fono ftati formati.
Perciò Ora- zio, uno de* pid grand' ingegni $ che fianvi ftati, ed un
conofcicore il pid Sagace, ed acre de* grand' ingegni, ditfe , clic i libri
dovean pubhcaifi dopo nove anni di Nonumqiu pnnuuur in érwwm. Digitized by
Google dotti capi di opera ragionati, c folidi (8), ma folo diflaccati fpezzoni
, e frantumi di juifcelianee , delie quali G può , e dee dire . iujeai membra
Poca . i * Adattando a' fatti i
rariocinj di Af. Suifer , fi può oflervarc , che i grand* ingegni capaci di
grandi attenzioni fono troppo rari al Mondo, anzi pochiil'aii, ma da quefti
pochiiTirui fono ufeiti i capi dì opera. Newton, Leibnitz, W0I60 , Clarke , i
Geometri tutti ci hanno date opere nuove, utili forprendenti , ragionate,
{irte- matiche , perchè dotati di grand* ingegno , e di gran raziocinio . A
quefto modo tra' Francefi ha fcritto il Montefcmieu il Librò fulla graridej{a ,
e decadere 74 dt Kamani , cosi hanno {exitto la opere di Fi- nca , e di
Agronomia , e d' Moria Naturale i piti favj della Francia, dell'Inghilterra,
dell'Italia, della Germania, con gran forza d'ingegno , con raziocinio, con
analiiì,con tranquillità di animo , richieda , ed ine- vitabile ne' capi di
opera . Ma gli Autori poi di tanti Saggi , Pensieri, E/tratti , Spiriti, Di
fionarj , Jllefcò- lanTe , 1 eitert , Giornali ci dimostrano molta ranca/ìa , e
poca capacità di concatenar l'idee , e di riflettere continuatamente, onde tali
opere fouo per lo pili frivo- le, fuperficiali, fcnz'analifi, fènsa giudizio, e
fi riduco- no a Lavori Poetici , e Ditirambici alla Pindarica , co- me fono i
tré quarti delle opere del Rouffeau , d» Vol- taire, di Bayle, e tra^ringleii
quelle & Bolingbroke di Shafcsbury , di Swift ce. (?) Qual giudizio
farà un vero dotto quando vedrà un* Autore che comincia così un fuo trattato di
Mi- j ce Lignee : Sìa la pace con quell'anima di qui II Autore cortefe\c
caritativo , il quale per pi bene torneine de'fitei Jimili , c Jeguaci Autori
introduce V ingegnerà maniera* delle opere Jhfijcellanee ! Dirà certamente ,
che queft* Autore non avea cosi bene riflettuto fui buon gufto , flome $L
Sulzer , § che (al proporzione, ha foco ra- gionata $. 7. Dalle dotte
rifleffioni di M. Si^er fopra la natura , e requifiti de* grandi inge- gni fi
può dedurre a quanti pochi intelletti competa tal titolo di grand' ingegni ,
quanti requifiti fi richiedano per efiere un grand1 ingegno, e quanti pochi
fieno fiati, e fiano in ogni fecolo i libri cosi ferini , a* quali ogni
Filofofo potrà adattare le rifiefiìoni di M. Sul\zr , e vedere 9 fe corri
fpondano , o nò a tali precetti , e regole , che fono quelle della ragione , e
della verità • §. 8. Efamina quindi M. Sul^er , fe r in- gegno fia un dono
delia natura , o fe può , almeno in parte , acquiftarfi dall' arte , e ri-
ducendo tal quifito a quello dei concorfo delle caufe fifiche , e morali
richiefle per la formazione de' grand' ingegni , fulle quali lauto , # gionata
anzi ftolta, o che l'Autore di effa fia flato di uno fpirito fuperficiale. Tal
propofizione è impertanto di M, Shafisbury creduto uno de* più grand* ingegni
<T Inghilterra , ma fpeflb troppo entufiafta , troppo vi- vido di mente
, fpeflb non molto capace di analitiche meditazioni , ed efami , e che preferì
la vivezza del penfàre , e la fantafia , alla folidità del raziocinio efatto e
tranquillo. Egli, ed il fuo Compatriota Bolingbioke, come talora ancora David
fiume hanno voluto dar fulle feienze che trattano , una paflaggiera occhiata
con maniere quanto altiere , e fublimi , tanto fuperfìciali . Quefto fpirito di
fuperfìciali tà , e di poca attenzione, con poca fatiga , fa fcriver libri per
via di (àggi , penfieri , ma£- fime d fiaccate , mifcellanee ed ha anche
ingombrata 1' Ita- lia iVWre delle Scienze. Da ciò ognuno può giudicale
dell'attuale flato delle Scienze nell'Europa*. Digitized by 317 tanto fi è
diffufo M: du Bos nelle fue iti- .flejjioni fulla Poefia , e Pittura , ove
fembra che tal' Autore conchiuder voglia , die le caufe moraii poco influifcano
su' grand' inge- gni, che fi vedono comparire, e (comparire in certi paefi ,
come rapide Comete , confuta M. Sul^er in bri e ve tal opinione di M. du Bos, e
conchiude 1. Che la fona attiva dell' ani* ma, che è la bafe dell' ingegno è un
dono della natura , giacché la forza primitiva della mente è come la forza
primitiva del corpo, che non fi acqui ila , ma riflette M. Sul^er , che la
forza attiva d jlla mente dipende mol- to dalle caufe naturali , che concorrono
a formare il temperamento , e la coflituztone del corpo, come la nafeita 9 il
clima, i ci* hi , e f educazione Fifica ed avrebbe potuto aggiungere ancora la
coft'uui ione del corpo. Con taroccatone M. Sul%er efamrna il proverbio
Oratores fiunt * Poeta nafeuntur , proverbio altrove da noi efami nato (10) e
dice che tal proverbio è applicabile a tutte forti ó? bafe di ogni facoltà ,
alla quale la natura in- clina , ma che le caufe morali , ed occafio- nali
sviluppano . Un fanciullo nato col gufto alla Pittura , non farà mai Pittore »
fe non avrà azione di renderli familiari gli oggetti dell'arte del dipingere .
Achille traile figlie di Licomede nell* ifola di Sciro, chiudeva in feno ifen-
(10) Voi. I.- Parte I. Cap. fili B ' i fentrmentr bellici , e le militari
inclinazio- tìì che fi fvilupparono lacrimo]* Trojx funera, come dice Orazio
(ti), ma Uliflè fvilnppò in lui tali nafcofU lentimenti coi prefentargli le
armi , come riflette M. Sul- \tr . Uo gran Poeta, un grand1 Oratore, de-
ftrnati dalla natura ad eflTer tali , farebbero morti fenz* aver fatto un rerfo
, un periodo , fe fuflero nati tra Uomini ignari dell* atte di far verlì , e di
eflTer Oratori . Le caute morali dunque molto ponno nello (Viluppo degl1
ingegni in ogni facoltà , e perciò certi grand* ingegni fi trovarono uniti a*
tempi di Auguflo , in quelli di Leone X. t ed in quelli di Luigi XIV. Offerva
M. de Sirfjer , che Io fpirito , la folidità del giudizio , la me- moria ,
Pimaginativa dipendono ugualmence dall' efercrzio . che dalla natura , e adduce
P autorità del ÌVoXff nella Pficologia , come fi è da noi ancora oflervato (12)
. Cosi corf- chiude M. Sulfer il fuo eccellente trattato full* ingegno , che è
un* opufcolo , che merita ogni attenzione come affai conducente a per-
fezionare fi buon gufto in ogni genere di eloquenza Univerfele • Molte altre
cofe apparte- nenti alPiSeflb fogetto dice rifletto WL SuU \er in nn altro fuo
dotto libro intitolato Ricerche fulP erigine i£ /entimemi piacevoli (n) Horat. Carni, libr. I. Ode FUI
(ia) Voi. I. Part. L Cap. FUI Digitized by Google 3*9 (J?)> c
fpecialmente nella feconda pane di tal dotto opufcolo ove tratta della Teoria
de piaceri intellettuali* CA- (ij) Rechi ri he s fur l'ori gin des pentimento
agre ai le s & deJagreabUs , opufcolo che e inferita nel libro inti-
tolato Chpix des Memoires & abregé de i' hifioire de V Academie de
Berlin, Tom» 4. pag. 62. ad 217. edir9 in it. Noi abbiamo efpofìe tante varie Teorie di di- vertì
moderni Autori fulla riforma del buon gufto per l'Eloquenza Poetica e Profaica
per varj fini . 1. Per far giudicare a'noftri Lettori de* varj quadri datici
del buon gufto da coloro de' ouali abbiamo riferiti i fifte- mi. a. Per
dimoftrare , ene i fifìemi falla riforma, e migliora2Ìone del buon gufto ci lì
pofion fofameme da» re dal raziocinio, e dalla Filofofia , non gii dal Pedan-
tifmo , e dalla Filologia. 3. 1 Lettori potranno da' ri* feriti fifìemi giudicare
gli Autori di etti fittemi , e tira- re i corolarj su' libri , che fi leggono ,
e fciivono, giudicando etti libri con tali fittemi . F (aminando un fa- vio
Lettore le forie riftefGoni fulle qualità necelTarie a formare un grand*
ingegno , ebe noi abbiam tra/crine dall'opera di Monfieur Sukzer , vedrà* che
il titolo df grande ingegno compete folo alle vafte menti Univer- iali , e
calcolatrici , che han date opere metodiche , ed ingegnofe , non a quelli
opufcoli cne per un' epidemia Umverfàle i moderni fuperficiali (piriti hanno
adorati, c che fono Umili a' fuochi farai , che abbarbagliano , roa non
illuminano, e poi lafci ano al bujo. Nel numero de'faochi fatui della republica
Letteraria debbon efler pofti infiniti libercoli che 1 empietà , il libertinaggio,
lo {pi- rito de' paradom* , il defiderio di efFer da cervelli (u- pcrfidali
ammirati ha fatto dire a Mandeville , a Bolin* broke, a Svift, ad Hume , a
Voltaire , al Dar gens a Boulanger , a L'Ametrie , e ad altri baccanti cervelli
del fecolo XVUI., pieniflìmo di Filofofi mafeherati , o per dir meglio d'iniàm
Protei traveftiti da FUofofi. 1 S2Q VIS iVXÌXtTi ^
+aa<tocaoccccccfccaaacca'$,»»»»»joi>T>»W3>»x)j)jj*+
CAPO XVo •■ [RifleJJìoni del Signor Lodovico Muratori fulV eloquenia . $. I. ■
QUe/T Uomo ammirabile , e venerando per i fuoi coftumi , e per la fila Lettera-
tura air Europa tutta, e Scrittore Uoi- verfale , e forprcndentiflìmo in molte
fue opere , volle in varj luoghi parlarci dell'elo- quenza , e dell' arte Oratoria
. Le fue idee fi riducono alle feguenti : Die' egli dunque, che la Filofofia
Morale ha due Miniflre , o fian due figlie meno auftere di elfo, una delle
quali fi chia- Muratori Perfetta Poefia
Tom.!. liBr, L cap. 4, Digitized by fi chiama Rettorica , V altra Mona ,
foggimi - gendo, che ia Rettorica, o perfuade , e di- fende le virtù , e buone
azioni degli Uomi- ni, o biafima,o dilFuade , e perfeguita i vizj; e perciò gli
antichi drvifero quell'arte in efornativa, o dimoflrativa , in deliberativa, e
in giudiziale • Soggiunge , che la Poefia è un'arte, che partecipa della Storia
, e della Rettorica , chi la Poefia , e fa Filofo- fia furono una cofa medefima
, e pruova coli* autorità di Strabone il Geografo , che la Poefia fu prima
della Storia , della Rettori- ca , e della Profa . V ifleflò Autore efamina
altrove l'eloquenza , e l'arte Oratoria, della quale progetta la riforma,
dicendo , che gli Oratori , de' proflìmi pai Iati fecoli , così facrr , come
profani , non occuparono poca parte nel regno delle bagattelle , avendo ama- ri
i contrapofti , gli equivochi , le alluloni , ed i giuochi di parole ;e che
quindi effen ioli voluto riparare a tal difetto $ iì produile un' altro male ,
cioè l' affettatura dell' imitazione del declamatorio , e fentenziofo Itile di
Se- neca p tutto colmo di metafore , e penfieri acuti , concili , vibrati , di
quali difetti il Muratori adduce molti efempj , conchiudendo, che la Rettorica
eflTendo dalla olfervazione della Natura derivata, e dalie maniere che gir X
Uo- • (2) Ptrf. Pocf. Tom. I. Pég. 18. edizione di Pcnei. 17 jo. in 4. , 2.
Val. (3) P"f> l&t* 2. cap. 17. p*g. 3 Tcm. L Uomini hanno ufate per pervadere , è per* ciò
da badarti alia forza naturale delle paflio- ni, ed alia lingua che effe
parlano , e che tali offervazioni full* eloquenza naturale deb- bono
perfezionarti colio fludio, e colla lettu- ra de' migliori Autori di Teorica ,
e di Prat- tica , offervando , che la vera eloquenza , ò facra , o profana , è
nemica della affetta- 2?oni , e fuperflui ornamenti , «d indi eflò Muratori
paflà a riflettere fulla natura deli* Eloquenza Sacra, della quale molto ha
fora- to ancora in un'altra operetta intitolata dell' eloquenza popolare. $. 2.
Riflettendo a quelle , ed altre con- limili offervazioni dei Signor Muratori
full' eloquenza , ognuno può facilmente conchiu- dere, che Tefferfi dal
Muratori fcritto, che ia Rettorica , e i' lfloria fian figlie della Fi- lofofia
Morale , è una genealogia , che ha bifogno di una più lunga dimoftrazione , oi-
trecchè cosi ragionandoli fi confondono i li- miti della Rettorica, e
dell'eloquenza* Gio- va qui il riflettere , per ammirare ie grandi
contradizioni dell' intelletto umano che tra tanti difpareri di divertì grand'
Uomwii circa Y elo- quenza , Il Muratori 1' ha voluta dipingere come figlia
della Filofofia Morale , e Seflo Empirico , Montaigne , Bayle , ed altri la
difièro contrariale nimica alla Filofofia Mo- rale ; ed il Signor Muratori in
vece di dire, «he la Poefia partecipa deii'Ifloria, e dell'elo- quenza, che
egli fembra confondere colla Ret- Digitized by Google lorica , avrebfce meglio
detto , che ne* primi tempi le fcienze unte , ed ogni eloquenza parteciparono
della Poefia , anzi furono Poe- ile | ed infatti egli (lèdo coli' autorità di
Stra- tone il Geografo avea prfo dimotìrato , che la Poefia fu la prima
eloquenza degli Uomini, Circa Jé cofe, che il Muratori dice folla elo- quenza
del pulpito nòti è noflro iftim;ò parlar- ne j ed è chiaro, che il Signor
Muratori ha vola- to folo confiderare 1* eloquenza del foro, e del Pulpito , è
non già P eloquenza uni vertale, come in generale fi dee confiderare , e come è
(lata confederata dai Signor Marchefe Bec- caria, dei quale efporremo il
fiflema io brie- X a CA- Tragl' infiniti
Autori Italiani , clic han cercato di darci piani critici per fa rifórma dell'
Eloquenza , e per fomiirkiiftrarci la Vtrà Teoria di effa , rioi riferiamo i
fìttemi de' due principali Scrittori moderni dell* Italia * cioè Quello del
Signor Muratori da noi brievemente efpofto, é quello de! Signor Beccari* nel
£ùo Trattato fullo ffilé , clie fi efporra nel Capitolo fuflcguente . Quefllt
due Atrtori tragtt arttf moiri naflnd fcrirto wfl» Eloquènti Poetica , e
Pro&ica cofe degne di mola riaeOione , e meditazione , (ebbene il
Signor Beccaria ù Ila più dtfufo a dare fornii Teoriche , ed il Signor Muratori
pai dilungato ad oflervazióiu Còpra cccelienti ■odelli di eloquenza prattica.
3*4 g «ss3* ** se* Sifltma iti Marchefc Beccaria fulF tloqucnia. $. L QUefto
Filofbfo afferifee , che il buon gullo Oratorio , e Poetico è tutto derivato
dalia Filofofia , che riduce tal buon gufto all'arte di regolare la noftra
attenzione a tenore delle idee piacevoli , o difpiacevoli , come la Logica
regola i rap- porti delle verità confidente in fe ftefle. Oflerva con faviezza
queflo dotto Autore, che f eloquenza è (tata da taluni ridotta al fofeo (i)
Peccaria Opere Tm. %* Prefazione al Lettore fullo ftile ce. Digitized by Google
52£ fofco ptdantifmOj ed alla Jlerile imìta\iontj e riferi fee i nomi di coloro,
che hanno degna- mente parlato deli1 eloquenza Filolofica, e dopo ciò il Signor
Beccaria slanciandoti nel centro delle più aQratte Metafìfiche fubiimità cer*
cadi analizare le regole del buongufio,ele bellezze dello flile . Noi
efamineremo le teo- rie di quello Filofofo filli* eloquenza , e fullo flile j
co' principi di quella libertà Fi- lofofica , che dee regnare in tutte le
Filpfo- fiche teorie . §. 2. OfTerva fulle prime il Signor Bec- caria, che
intanto taluni han detto , che le regole , che fi danno per V eloquenza fian
piuttoflo d' inciampo , che di utile a' grandi ingegni , perchè mai l"
eloquenza è fiata trat- tata con efame analitico , e con principj cer- ti
fondati fopra certe bali; e che altrimenti lì farebbe giudicato dell* eloquenza
, fe in trattarfi la medefima fi ruffe ricercata Y arte del bello in generale ,
indagandofi la natura di quelle fenfazioni alle quali il noflro cuo- re , fi
fcuote, 0 agita, s* irritalo refla im- mobile , inerte , ed indifferente • Ma
il Si- X ì , gnor (i) Adduce il Signor Beccaria per efempio di colo- ro, che
hanno filoloficamente fcritto full' eloquenza il Signor d'Alembert
nell'Articolo Elocution della gran- de Enciclopedia di Parigi, e nelle fue
Melanges , co- me altresì M. de Condillac , e M, de Montefquieu. Au- rebbe il
Signor Beccaria potuto citarne altri , vcome Lord Kairaes , Hume, AdiiTon,
Sulzer ce. l gnor Bcccarifi , die con tanta faviezza pro- pone tal progetto di
trattar con metodo ana- litico F eloquenza , per poterli pre feri vere f
generali rapporti fui belio , dovea riflettere , fe egli potea su tali affanti
preferivere rego- le generali, o fe le ha preferirle • Ed ove fono mai tali
generiche idee fui bello , e fui deforme ? Se V ide^ del bello fufle relativa ,
cerne poterfi analizare il bello? E1 vero, che vi fono colè per tutti
forprendenti , che ca- gionano in tutti piacere , meraviglia forpre- fa; ve ne
fono altre , che cagionano gene- ralmente timore , a verdone , odio ; ma fono
poi tutti uguali , ed hanno ugualmente P iflefla intenfnà quei timori , quegli
odj, quel- le avcrGoni , quei piaceri , quei defìderj in tutte le diverfe
perfone , in tutte le circo- flanze, in tutti i luoghi ì I timori , e le
fperanze , e gli a luì affetti in un ragazzo, in un giovane , in un idiota, in
un Filofofo, in un* Europeo , in un* Americano, fono forfè gPifleffi (3)? Come
dunque fi può fare uni teoria generale fui bello, e fui deforme? Co- me formar
canoni fui guflo , fe quafi fem- pre i piaceri, e difpiaceri , e Pffleflè
felici- tà producono in di verfì diverfe fen fazioni ed affetti? Come far
Canoni di guflo , fe noi vediamo tanti contraili fui buon guflo , e fcpra i
canoni di eflò ? (3)
Pan. ì. Cip. IV. $. 1. e * 4i
queft' ope- $. J. Ogni na2ione contrafta
tacitamente con ogni altra colla varietà dello Itile , de* pender! , c delle
relative bellezze , cofe per le quali ogni diverte nazione ha palato diverto.
Grifteflì Letterati di buon gufto ci danno fpeflò infinitifiimi efempj della
varietà del guflo. X 4 Ci Vi è flato chi
ha preferito il buon gufto di Vir- gilio a quello di Omero, chi quello di Omero
a quel- lo di Virgilio, e chi ha preferito Lucano ad entrambi, chi Orazio a
Pindaro , e chi Pindaro ad Orazio , e chi a tutti quefti il Filicaja , ed il
Cbiabrera . Vi fono altri ,. che preferifcono l* Ariofto al Taffo , ed altri il
Taflb ali* Ariofto . Vi è chi truova abominevoli certe idee di Milton, e di
Shakespeare , come ha fatto M. de Voltaire , e vi è chi loda a difinifura tali
Autori , come ha fatto» Addiflbn nel fuo The Sptftator . Chi oreferifee Tibullo
a<i Ovidio, chi Ovidio a Tibullo. Vi e chi dice , che V Erriade di
Voltaire fia uno de* più\ belli Poemi Epici, e vi è chi la dice una cofa
ordina- ria , e non degna del nome di Poema Epico*. Vi é\ finalmente chi ha
lodata la Batrachomiomachia attribui- ta ad Omero, e ha detto eiTer quella
affai migliore deir OduTea , t dell' Iliade . La letteratura è come un gran
pranzo , ove ognuno gufta i cibi analoghi al fuo palato . Mai finitebbe il
quadro delle varie deafioni del buon gufto, in materie di Letteratura
fpecialmente. Come , e dove dunque trovare un general fiftema ? Se poi fi
voleffe opporre, che certe ftranezze di giudicare lui gufto, non devono farci
credere di non eflervi idee fiffe fui gufto, ma che quei ^iudizj diverfi,ed
oppofti al gufto commune debbano piuttofto dirli errori parti- colari, che
varie idee fui buon gufto; fi dovrebbe pria coli* iftoria delle opinioni fui
gufto dimoftrare r, , che taluni Scrittori fiano (tati fempre,ed in ogni eulta
na- zione tenuti per modelli di buon gufto, fenza oppoijzio- ne di molti $avj.
1. Se tali opinioni favorevoli alla fti- ma 32$ Ci dica dunque il Signor
Marchefe Becca- ria , quali portano eflTere le leggi generali del gufìo, delle
quali pofla farfene l'analifi giac- ché noi vediamo, che il buon guflo è Tem-
pre vario ; . e fe talora fembra uniforme in certe cofe ed in certi Autori ,
pure quel gu- flo , che fembra uniforme , và infénfibilmen- te variando,
mutando, ed alterandoli, come Il può olTervare neiF Ifloria dell' eloquenza ,
che fulle prime fu emfatica , e fimbolica , poi divenne eulta, ed artificiofa,
indi ragionevo- le, poi fefiftica, e poi fu avvolta nell'Italia traile
pedanterie del Secentifmo , indi la Fi- lofofìa t ha migliorata . Decadendo le
faen- ze decaderanno le idee fui buon guflo pre- fente , e fe ne formeranno
altre , giacché in eloquenza , ed in FiJofofia fpeflò la moda è il guflo {$) $
e per dimoftrar- fi ba- • «a di tali autori in tutte le nazioni fian nate da
regole certe avute fui buon eulto, o pure da caufe occafionali, come taluni han
dimoftrato . 3. Se tali regole generiche fui cufto fianvi fiate , o tì fìano ,
chi ciò pretende dovrà darcene, o avercene dati canoni certi, e Hill. (5)
Volete formarvi V idea del gulìo? Truoverete le cantili del gulìo rie'
caratteri di chi legge i libri , o di chi gli ieri ve. UnJ eiuufiaiìa
antiquario griderà e (Ter venute le xuine del buon guflo in coloro , che non
confuman la vita (òpra Omero, e Platone . Un Geo- metra, un Algebrica dice
pazzi tutti i Filologi, e tutti i Filcfofi di pura oilcr vazione • Per un
Cauiìdico è per- duro tutto il tempo, che non s'impiega nel Codice. I Filologi
chiamai! buon gufto V arte d: fcriver libri a milioni fopra un Dittongo, fopra
un' ac.cuto , fulle ve- f Digitized by Google fi bafla una filofofica occhiata
full' ifloria Let- teraria Univerfale. §. 4.. Se non vi fono idee generali fui
bello , come vi ponno eflere regole generali, e generali precetti da
analizarfi, come crede il Signor Beccaria ? I precetti fono nati dal- le
oflervazioni , e fe quefle non fono univer- faimente vere , mai vi faranno
precetti di guflo , univerfale . Si riduce dunque il de^ fiderio di tali
precetti ad effer limile al de- iìderio di taluni Filofofì , che formar volea-
no una lingua univerfale • Eflèndo i precetti formati dalle ofTervazioni
particolari di varj cafi particolari, le dette oflervazioni, e pre- cetti da
efle nati , mai fi ponno dire gene- rali , fe non a proporzione del numero di
dette oflàrvazioni , e loro rapporti , o pie» coli y o grandi ; e fecondo tali
rapporti 9 o piccoli, o grandi lafciano un minorerò mag- giore contrapofio
dell' eccezioni a quelle re- gole di gufto , che fi vonno fiflare $ anzi gì*
ifteflì precetti nati dalle medefime ofièrvazio- ni> non fono adattabili
a tutti i cafi , fpe- cialmente in materia di eloquenza Poetica , ed Oratoria ,
nelle quali facoltà il buon gu- flo aliai meglio fi può fentire , e percepire ,
che nuta di Eoca in Italia . Vi è chi tratta i Geometri da Lunatici , e vi è
chi vuol trattar Con ordine Geome- trico fin l' iftefla Metafifica , c Platone
di (Te che Iddio geometrizava . Ecco un minimo fàggio delle, yaric idee lui
buon gufto nelle fcieuzc. che capirfi per via di principi , c dì precetti
generali. Ci dica di grazia il Signor Beccaria i principi generali , su' quali
fi poflàn tìflfare idee certe, e precife Tulle bellezze Fifiche, e fe tali
precetti Ceno univerfali in ogni tempo, e luogo , ed allora fi potrà credere da
tal9 Autore , e da altri che confimiimenta penfaflero , che fi pofTano fiflar
Canoni di bellezze intellettuali full' eloquenza • Chi ben giudica delle
bellezze corporee ? Gli occhi di chi vede , ed i penfieri di ammirazione , e di
forprefa , che Y oggetto veduto della in chi Io vede • Non potrà dirci >
ne il Signor Beccaria , ne altri Filofofi cel diranno su' qualr teorie , e
caufali fi eccitino quei prin- cipi efi commozione , quali fieno , e di qual
natura fe idee , che fe ne formano , e da quali rapporti • Si fente il piacere
, e il di- leito, che tali ogetti cagionano, ma non fe ne sà il perchè, e le
caufali, e le origini, e da quali rapporti fi producano tali fanfa- róni . L'
ideilo accade nelf eloquenza , nella quale le noflre fenfazioni , ed il noftro
in- telletto fono gli Autori così diverfi di giudizj cosi varj, come varie fono
le fenfazioni che in noi quell'eloquenza produce , che ci di- letta fenza
faperfene il perchè, e fenza av- vedercene; e perchè l'ammirazione della bel-
lezza non in tutti delia i med efi mi movimen- ti , ed ir piacer mede fimo , ma
fi modificano tali fenfazioni fecondo la varie circoftanze , quella è F origine
delie varietà dell1 idee fui buon * Digitized by 33* buon guftp <JelP
eloquenza . In certe età , in certi tempi , in certi luoghi piacciono certi
Autori , in certi piacciono Autori divertì. A' venti anni foeprende F eloquenza
di Ovidio, e di Anacreonte, a' 30. piace Virgilio, a' 43. Orazio , a' $o.
Tacito ec* , e tatti con ugual ragione • $. j. Dice H Signor Beccaria , che in
tutte le Poetiche , e Rettoriche invece di proporfi modelli da imitare , fi
dovrebbero prè* porre le maniere, colle quali quei modelli han- no sviluppate
le loro idee , Joggiungendo , che le interne ojfervaiioni fullo fpirito , non
già V tflerne formar debbono le iftituzione . Quello è un gran precetto , che
dà il Signor Bec- caria, feguendo Torme del Signor Condii- he, di doverti cioè
le feienze e molto più !' eloquenza intignarli più colie eJ[erva\ioni , che co9
precetti . BiaGma con ragione il Signor quandocchè , com' ei dice oggi , che vi
fono tanti efempj , noi pojpamo Julia moltiplicità di ejjì anali^are lo fiato
dell* intelletto , e del cuore di chi fi è fervito dì tali efempj , e così
produrre nuove generiche leggi di beitene , ma tali bellezze , tali
oflervazioni , tali analifi , pon potranno mai effer regole di buon guflo fìlfo
g come crede il Signor Beccaria , [ebbe- ne T infegnare in tal modo per
oflervazioni , non ila affai meglio dell' infegnare per imi* tazione , fe pure
ncn fi voglia dire, che ii difettofo metodo delle fcuole fia un imita- zione zione
eflerna degli Autori ; e P imitazione interna delle oflervazioni fulie idee
degli Autori , fia un' imitazione delia natura . Co- munque fia , Tempre li dee
conchiudere , che V oflèrvazione ,e l' imitazione della natura fia e debba
efler P unica via da infegnar f elo- quenza . Ma il forte della queftione
contro il Signor Beccaria , fi è , fe tal fuo metodo pofla darci , o fcoprirci
veri , e generali , e certi i e (labili fonti di buon gii fio GiIP elo- quenza
, e fe della medefima pollano fiflàr- fene colf analifi gP inconcuffi canoni ?
Quelle varie oflervazioni mar poflòno con efattezza condurci a generali
principi derivati da un* analifi efatta in materie di eloquenza , fulla vera
natura delia quale fi è flato fempre al bujo ; e lì flarà fempre al bujo ,
qualora le regole del guflo in eloquenza voglian fidarli co' fotiiliflìmi
principi di Lord Kaimes, e del Marchefe Beccaria . . §. 6. Soggiunge V ifleflò
Autore , che Io feri vere bene , ed eccellentemente , non è dono della natura ,
ma urtò ftudio dtW arte diretta da principi certi , ed inalterabili, dal- lo
fvi luppo de1 quali fi conofee talora lo Iti- le « Dunque , oflèrva il Signor
Beccaria, che V ordinato ingegno , P ufo , e la rifìeflione formano P Oratore
> e il Savio . Ma ci dica il Signor Beccaria, fe quel? ordinato ingegno
fia dono dell'arte, o della natura? Ci dica, fe quello Audio dell* arte diretta
da principj certi polla far fi fenza naturali difpofizionif E ci dica
finalmente come poflTa a' fuoi proget- ti Digitized by Go< 33? ti pervenirli
, fenza le naturali facoltà > L'elo- quenza non è arte, e un talento ,
nè fi ac- quila , dice M. d' Alembert con fomma mac- eria ; ed il Signor
Beccaria avrebbe dovuto riflettere , fe i primi grandi eloquenti per- vennero
con tal fuo metodo all'eloquenza; e fe con tal fuo metodo , com' c certo , non
pervennero all' eloquenza , ma coli' ifpirazio- ne della natura, che è l'unico
fonte dell'elo- quenza , come riflette M. d' Alembert ; non vi è altro piano da
prefcriverfi da un Filo- fofo per P acquifto della vera eloquenza , fe non la
cultura dei raziocinio , e dell' intellet- to , che è il requifito dell' arte ,
l1 ofiervazio- ne degli ottimi modelli o dell' arte , o della natura , ed una
vivezza di fentimenti , che è tutta della natura . Quefti fono i precetti della
vera , e filofofìca eloquenza , e non già V andar pefcando anaiifi , dalle
quali ritrarre canoni generali di bellezze . 1 gran pezzi del- ia vera
eloquenza fono flati come dalla na- tura nelle grandi commozioni dell' animo
ifpi- rati , fenza che gli Autori fe ne avvedeflero, dice M. d' Alembert ; e
quegli Autori , che pria di fcrivere vanno ricercando fittemi da pervenire alla
vera eloquenza , o che fcrive - ranno con una fredda , e patetica eloquenza
fludiata di oflervazioni , e d' imitazioni , e che fcriveranno fenza vivezza d'
imagini , c fenza eflère fuor di loro fleflì trafportati , ma che fi
accorgeranno de' loro artific'j nell'ufo dell' eloquenza j fian certi , che mai
in efil par- paria la natura, nè V eloquenza della natura, e della ragione ,
che allora più fi poflìede, quanto, più tace 'l'arte , e parla la natura, fenza
avvedercene , come accade nelle gran- di commozioni. Oli efempj , e lè
oflervazio- ni fervono folo a poterci mettere apportata di effer capaci di
quelle commozioni , ma mai ce ie potranno dare. §. 7. Palla quindi il Signor
Beccaria con grande acutezza alle definizioni fullo flile , che tutte fi
riducono a dinotare ufo , rito , ferie di conneffioni di voci , di parole , di
frafi, d'idee, cioè ferie d'idee, di razioci- ni , ferie di fuoni efpreflìvi di
tali raziocinj , ferie d' idee eccitate in altri da tali fuoni , e ferie di
giudizj , che altri formano sù quel- le idee , conchiudendo , che il calcolare
, e bilanciare i rapporti, e le ragioni di tali pro- porzioni forma il vero
Oratore , e che i' ar- te Oratoria fia alla Logica , ed alia Filofo fia f come
la ferie delle idee è alla ferie dell' efpreffioni, e quindi ne deduce, non ef*
fervi colà tanto degna di un Filofofo , e che debba fare la maggiore
occupazione della Filo- fona, quanto l'adattare i rapporti delle idee, e delle
loro verità tra loro flefle co' rappor- ti che quelle fermo per là via delle
efpref- fioni fugl* altrui animi , t Alile .altrui volontà, onde conchrude tal'
Autore > che il regola- mento del buon guflo è una delle più maf- fime
parti della filofofia , giacche te pa- role Digitized by Google 33; role
guidano alle cofe , e le cofe alle pa- role . 5. 8. Sublimifììme fono quefle
riflaflbnt full1 eloquenza , e fua natura j ma fe chi fi applica air eloquenza,
e chi vuoP infegnarla regolaflè i fuoi piani totalmente con tali fu- blimiflìmi
fittemi , V eloquenza diverrebbe una ocaipazione di pochi come le fcienze Filo*
fofiche le più fublimi . Una delle più lodevo- li occupazioni di un Fìlolòfo
dee effere l* adattare le Filolòfiche meditazioni , e riflef- fioni a formar
fittemi che facciano agevole, e alla portata quali di tutti il camino dell*
eloquenza, e del buon gotto, e non già ri- cercarli le regole dei gufto con
fittemi , che fono alla portata di pochi fublimi iutelletti . Non cosi inlegnò
l'eloquenza il gran Maettro di effa Aditotele ; nè può nregarfi , che V Inglefe
Lord Kaimes , ed ri Signor Becca- ria avendo troppo filofofato su' principi della
vera eloquenza , V abbiano refa a molti inac- ceflìbile (y) , nè può niegarfi
dall' iftettb Au- torc (;) E' da notarti una grandiflìma contradizione ne
CStcux'i de* Filofofì creduti 1 più grandi . Il Bayle avea detto che Y
eloquenza % ed il gufto fono un naturale cntufìafmo , al quale fono oppofte
tutte le cognizioni , e cbe un* Oratore , non dovea , nè potea e Aere Filofo-
fo . Il Signor Beccaria ali* incontro efaita l'eloquenza, c la confina ne*
regni i più Giblimi della Frlofotìa , ove pochi/fimi potranno rinvenirla. Ed
ecco all'eloquenza è avvenuto come alla nave di Ovidio , della quale diife ad
Poeta ( Trift. Uit. I Blog. IL ) che or fcmbrava per t 33* tore di tal piano ,
che P arte di ben capire tali aftrufe teorie fulP eloquenza fia affai più difficile
dell' acquifto della ifleffà eloquenza, come molti hanno detto degli Anatomici,
che hanno refa affai più difficile l'arte <F imparare , e di ritenere a
memoria tanti in- tralciati nomi Greci, che han dati alle parti del corpo umano
, e fpecialmente a' mufcoli di quei che fia difficile l'arte di conofcere t
tali claflì , e P iffeflb può dirli di molti fot- tiliflìmi fiflemi ,
fpecialmente di certe ultime divifioni di clafTì, di piante, e di vegetabili.
Avrebbe poi dovuto dirci il dottiffimo Signor Beccaria fe fia facil cofa
indagare quale fia quella ferie d'idee, di raziocini, di giudizj, e di penfieri
proprj , ed altrui , e con quali gradi, ed analoghe proporzioni poflòno com-
binarfi tra loro, e colie altrui idee, giudizj, e penfieri. QuaP Archimede
potrebbe rica- var precetti da tali fottiliffìmi teorie ? E* fa- ciliffima cofa
il dire , che F Oratoria fia alia 1 • r ..• per la tempefta che V urtava ,
toccare alle Stelle , or penetrare negli abifli . Ci dica il Signor Beccaria ,
fe Omero , e Virgilio , modelli eccellentifTimi di eloquen- za analizarono le
loro idee fulle teorie , erte ci elpone efio Signor Beccaria il quale ha
formato per il buon gufto un piano fottiliflìmo sì , ed ingegnofifiìmo , ma che
taluni potranno dire , che tal piano di eloquenza lìa limile alle Fifiche
Teorie della Terra date dal Bur- net, dal Whifton, da Buffon, ognun de* quali
con fot- wglierze infinite ha formati fìftemi più1 fottili > che veri ,
più forprendentt , che dimoftraù^ Digitized by Google Logica , come la ferie
delle idee è alla fe- rie delle parole , ma chi farà V iftoria di tali
progreffìoni ? Un Filofofo , rifponde il Si- gnor Beccaria ; ma poflo che un
Filofofo vi riufcifle, porrà dir fi mai vera Fiiofofìa quel* la , che
ridurrebbe V eloquenza ad efTere alia portata di pochi ? Le regole del buon
guflo debbono modellarfi certamente da una fana, e foda Filofofia , ma da una
Fiiofofìa offer- vatrice, ed itterica , che dimolìri le regole del buon guflo
ragionando fopra gli ottimi efempj , e grandi modelli , ed ofTervando le fu
nazioni dell* animo, e le circoftanze, nelle quali erano coloro che ci diedero
tali mo- delli (6) . §. $. Con fomma faviezza oflerva il Si- Y gnor (6) I
Metodi di taluni moderni che vonuo trattar tut- to con metodo Geometrico , e
che in tutto introduco- no la Meufìhca, tacendo da pertutto entrare i nomi di
ragioni , proporzioni , anaiifi , finteti ec. , rende a mol- tiflimi inutili,
ed iucomprenfibili tali libri. Si fcrive da pertutto con fittemi Geometrici , e
fi fann# per la gio- ventù Logiche , Etiche , ed altri libri d' iftituzioni con
metodi Geometrici, e fin la naturale giuftizia fi è trat- tata all' ufo
Geometrico . 11 Signor Kaimes , ed 1 il Si. gnor Beccaria introducono la
metafifica,e la Geometria nello ftile . E' degno da legerfi in tali materie il
di- fcorfo del dottifiimo Signor Ermenegildo Perfonè fulla Diceofina del Signor
Genovcfi , quel difcorfo fi aggira filli' abufo d'infegnare alla gioventù le
fcienze le più neceflarie co* termini reclinici prefi dalla Geometria , e dall'
Algebra , e dalla Metafifica . Sono degne di effer lette le rifleffioni di
qucfto Savio, che ci ha dati molti m ci li ili mi libri. 3?8 gnor Beccaria ,
clic le parole guidano alle cofe , e le cofe alle paiole , come ancora offervò
il Signor Cleland Inglefe , che fcriffe un libro per dimoiti are tale aflunto ;
ma qnal farà mai quella regola dì buon gufto, dalla quale , come dice il Signor
Beccaria , non dimoflrandofi , non applicandoli, « non legolandofi le parole ,
Tederebbero le pa- role inutili > Quale potrà mai eflère la rego- la su
di quello > fuorché fa meditazione fu- gii ottimi modelli ì Abbia sì 1*
eloquenza le lue bafi fondate fu Ile più fode conoicenze della Tana Filofofia ,
per conofeere i rapporti de1 penfieri colle parole , ed i rapporti de1 penfieri
colle cofe f ed i rapporti dell' in- telletto col cuore , cioè de' fenómenù
colle paffioni ma il fiflema da regolare il buon guflo full' ufo dell'
eloquenza non abbia a prenderli dal cupo centro delle regioni ana- litiche , e
fintetiche > e fard follo ftile un trattato che per capirli rrefee a
molti affai più fatigofc di quel che potrebbe eflère P acquiflo di queir arte ,
chi con tali aflruG Memi G vuol proporre . §. io. Offerva quindi il Signor
Becca- ria , che V Uomo va fempre in cerca del vero , e che dal folo vero è
perfuafo , e che quanti fono i gradi del vero , che gii fi ma- nifella , o per
intuizione , o per dimoftrazic* ne , o per perfuaGva , unti fono i gradi del-
ia perfuafione . Ecco dunque i' arte dell* elo- quenza ridotta ad un fottiliffimo
trattato di Me- 339. Metafilica in cui fi devono efaminare tutte le forti delie
verità , i loro rapporti , e le maniere colle quali ci pervengono , e tutte le
teorie delle origini delle idee, e loro ana- logie colle fenfazioni , ed ecco P
eloquenza , che con tal metodo fi riduce ad efler f arte de' più grandi
Metafifìci (7), e a dover di- fputare fulla natura , ed i rapporti delle ve-
rità che fi conofcono o per intuizione , o per dimoflrazioni . Oflèrva quindi
il Signor Bec- caria , che il vero fia il primo motore deli1 Uomo , e che quel
vero , che li fcuopre dopo molti dubbj, afpettative , e ricerche , piace aflài
più , onde deduce , che il vero nuovo , bello inafpettato più diletta , Ma
quelle oflèrvazioni avrebbero potuto farfi dal Signor Beccaria fenza tanti
altri o fai ri pre- liminari e tante metafifiche difcuflioni fui guftoj ed il
fuo libro fullo flile , fe comin- ciava con tali principj fulla natura delle
ve- rità , che forprendono , farebbe flato un libro a tutti utiliflimo, e
faciliffimo a capirfi , co- me faciliflimamente fi capifcono molti libri , cl?e
han di bafe tali oflèrvazioni (8) . Noi Y 2 noa (7) A tali progetti di
eloquenza così aftrufa , potreb- bero molti dire come efclamò V Ajace di Omero
a Giove ( lliad. p. v. 645. pag. ifo. Tom. 2. Uh. CUr- hii ) libera a caligine
, fac ferenitatem , da oculis ri- dere . Chi amafle di leger tal luogo nel
Greco ori- ginale potrà rifcontrarlo nel citato paflaggio . (8) Infatti il
5}$nor Muratori pclla fua Perfetta Poe- sìa Digitized by Google 34° non
intendiamo di minorare in minima parte le grulle iodi dovute all' etcvatiflnno
ingegno del Signor Mazchefe Beccaria, ma folo di- damo , che tali Tuoi fub li
mi ili mi piani non fono adattabili alla gioventù , che dee ren- derli iftrutta
con metodo Filofofico nell* elo- quenza . Altro è il voler' indagare , fe P
arte del buon gufto polla e debba ridurli a pian? analitici , e fintetid ,
altro è il dirfì , fe tali piani ilano per tutti utili. Nell'arte del pia- cere
, e del perfuadere il metodo il più deli- ro , ed il più facile è PolTervazione
fui me- todo col quale gli altri han piaciuto , e per- fuafo, e sù quelle
oflervazioni , e circofianze ragionare , e sviluppare le proprie idee in chi
vuole perfuadere , e piacere in limili cir- cofianze j ne può nregarfìjche il
Signor Bec- caria abbia voluto parlare dell'eloquenza, e dello flileda perfona
che ha già creduto tutto P Univerfo cosi favio , come egli è ; ma il Signor
Beccaria ha dimoflrato con ciò di avere fcritto fullo ftile per i foli grandi
Fi- Jofofi . $.11. fa con fommo giudizio uatta del vero che fu nuovo, e
forprcndente , e bello , e come debba renderli tale, ed mfc© uà l'eloquenza
Poetica cominciando da tali of- fcrvazioni circa i requiliti , che dee avere il
bello per endere, e piacere, lenza eh è effo Signor Muratori fi fuiTe dlarato
in tante Metalliche ricerche, che lola- menre farebbero (èrvite a far pomp à'
ingegno , ma non gii per utile di chi legge, quaU' clic dee cHere il primo, e
principale feopo di chi fcrive. 341 j ti- il. Dopo tali ofTervaibni riflette il
Si- ^ gnor Beccaria Tulio ftile in particolare e Tul- le caufe de' piaceri , e
de' diTpiaccri , che in noi fi eccitano da talune tentazioni , e dalie loro
imagini , cioè dalle parole , e dalle ori- gini di elle , e parla de* rapporti
, die han- no le parole colle cofe , e colie fenfazioni %. e favella delle
varie combinazioni elementari in rapporto delle loro complicazioni co* do-
lori, e co1 piaceri , ^conchiudcndo 9 che la piacevolezza delie fenfazioni, e
delle parole, che svegliano in noi tali TenTazioni , e varia fecondo f ufo , ed
il buon guflo pariicolarc delle nazioni , de* tempi , de* luoghi , e de- gli
Autori , che fi fono letti, E fecosì il Si- gnor Marchefe Beccaria riflette ,
come mai poca dire che l'arte dell'eloquenza poffa ri- durG a lottili
Filofofici principj di liflema? O P arte dei buon guflo ne!P eloquenza non fi
può ridurre a generali principi , o volen- doli ridurre, faranno tali principj
così gene- rali , come (ono generali le o nervazioni , fili- le quali fi faranno
tali principi fondati, e fe tali oflècvazioni non potranno eflèr mai ge- nerali
, non faranno parimenti generali t principi fopra di efle fondati • Coloro
dunque che tentano di darci fortiii metodi full' arte del buon guflo nell*
eloquenza , fanno fpeffò certi aflìomi, co' quali promettono di regolarci per
fempre nel dubbio camino della medefi- ma, ma poi al meglio ci iafebrìo al
bujo, con rimetterci ai gufto particola r* delle na- Y 5 * zio- Digitized by
Google 342 2Ìoni , e de1 luoghi , per le quali cofe ci vuole oflervazione , ed
esperienza . E' dunque me- glio riflringere tutta la Filofofia in materia di
eloquenza a darci ii piano di ben oflèrva- re, e di ben ragionare fopra quelle
ultime cofe , e di ben difeernere , che a difputare fuile prime invenzioni di
ofeuri fiitemi full* eloquenza , come ogni Savio Legitore avrà conchiufo dopo
aver con noi filoloficamente efaminati tutti gli Autori i più rinomati >
che han voluto formar fiflemi fui buon gu- flo , e full* eloquenza • §. 12. Noi
abbiamo riferite le principali opinioni di coloro , che han cercato di dar
piani Filofofici full* eloquenza , e fui buon guflo. Ogni legitore avrà
conofeiute da tali piani le varie graduazioni , e maniere di pen- fare de'
Filofofì delle varie nazioni falla na- tura dell' eloquenza ed i metodi per
erta preferita fecondo le varie idee de' Filofofì di varie nazioni • Riufcirà
facile il vedere , che fulla, natura della vera eloquenza il fifte- ina , e le
oflervazioni del Signor Dalembert fìa uno de'più Filofofici, e de' più utili a
co- loro , che vonno acquiftare le vere idee fulla natura deli' eloquenza , e
fue origini , come fi potrà altresì oflervare , che i Filofofì por- tano colle
loro fottili difquifizioni i1 incertez- za quando fpecialmente vonno trattare
le ma- terie le più naturali , ed ovvie , con metodi àflratti , ed oflrufi pér
rendergli ofeuri , e teaebrofi per pompa d* ingegno . PAR- .^3^ *«H^^ T CaratterHUche della vera, e della
fai fa eloquenza, 6 de buoni, o cattivi metodi di apprenderla , e d'
inlegnarla. De* requifiti necejfarj per /* acqui/Io dell* ottima doqatn\a . Er
ben dire , e bene feri vere , bi fogna effer ricco d' idee , e |*|>P
^fjj di penderle fapere la manica 4^?À*\^ I! ra di ben penfarc . e di ben arti,
e feienze, che emenda- no . e formano un buon'intelletto , fono necef- Y + fa-
farnflìme al vero eloquente . Bifogna dunque ftudiar l'Uomo, come ce io rappre-
fentano i libri , e V Uomo come ce Io rap- prefenta ia natura , e il Mondo ,
che ci pon- no infegnare aliai più de' libri , giacche fpeflò fpeflò l'Uomo de'
Filofofi non è quello della natura . Ci vuol dunque per l' acquiflo della vera
eloquenza un grande, e coltivato inge- gno , e che tale ingegno fia migliorato
da quelli fludj , che promuovano la ragione. ^ Tali fludi devono accompagnarli
da una critica, e ragionata lettura de' prà eccellenti Iftorici, e Poeti , ma
bifogna fapere fcegliere , e ve- dere, fe quei libri, che a tal* oggetto fi
leg- gono , contengano quelle qualità richiede da chi legge , giacche i libri
di niun* utile fono infiniti, e la fcelta é dHBciliffima , ma dipende tutta da'
gradi della cultura , e della ragione • Quando V Uomo fi avvezza dal principio
al ben penfare, fapr* anche bene fcegliere tra' libri, come appunto un' oneflo
, religiofo , e probo Cit- (•) La Naturatila rera eloquenza fu deferita dt
<5io: Aueufto Ernefto nell'Opera intitolata Opufeu* U Oratoria Lugd.
Batav. 1762. in 8. apud Lu- chtmans , e nell* Orazione profeff. Rhetor. adeund.
eauf, dzfi.9 ore tratta delle doti intellettuali dell' Orc§ tore c traile altre
cofe dice Fateor malie in dicendo tuberi TuUii animimi fine vérbti ejus , quam
verb* omnia fine animo, alludendo «Ila verità certa , che Io Spirito Filolofico
la la vera eloquenza. Si reda 1 iftef- fo Emetti in prolus. %. de Anis bene
duendi & tene éogiuruU eonjun&ioiit* PH* W« ,W« * •4P* . '
Cittadino sa diftinguere quei che dee fceglie- re per amici da coloro , che dee
fagire . I buoni libri fono aflài pia rari de buoni Amici • §. su Agli fludj
dell'Uomo eflerno, cioè a quelli della Fifiologia , e Notomia , aggiunganfi
quelli dell' Irtoria Naturale , e della Fifica , e gli , fludj dell' uomo
interno , cioè P Ètica , e ia dalle di tutte le feienze a tali facoltà
appartenenti ; ma tali fludj deb- bon fard fcrivendo e legendo meno di quel che
fi vuole fcrivere, e legere , ma meditan- do aliai più di quel che fi medita .
i libri fervono per ricordare all' intelletto le cofe , dalie quali 1'
intelletto è guidato al ben pen- fare , fervono per tanti archivj delle umane
cognizioni, c per guide ai ben penfare; ma , quantunque giova aflài il fapere l'altrui
ri- fleflioni 9 e penfieri , pure il far confiflere con molti il fapere neir
aver molto letto , e fcrit* to , e nel ricordarli di quanto fi è letto , e
fcritto , e far confifler le feienze , come fan molti , in un9 apparato
iflorico di altrui opi- nioni , che 0 citano , fenza efaminarfi j è un'
abufarfi delle feienze e con tal metodo li coltiva la fola memoria, e fi
lafciano deferte ed inculte le regioni dell'intelletto , come ac- cade in buona
parte degli Uomini, che folo pcii fa no a tener molti libri , e ad averne letti
pochiflìmi . Ma l'utile ricavato dagli flu- dj, e dalla lettura , và fempre in
ragione de' gradi di perfezione, che tali fludj , e tale let- lettura portano
all'intelletto. Se fi c (tudiato per imparare quel che gii altri han per. fa-
to , e per non faper penzare da noi fleffi # non arriveremo mai ad eflèr veri
Letterati, nè mai faremo in grado di formar veri giù- dizj su' libri, che
leggiamo , ond' è che fpetfo fpeflo molti bevono degli errori contrari alla
verità , al buon fenfo , alla ragione , ed alla religione legendo taluni libri.
£ perchè mai bevono tali errori ? Perchè non eflèndo av- vezzati a diftinguer
da loro fleffi il bene dai male , il vero dai falfo , non avendo le co-
gnizioni richiefle per analizare , ed efamina- re tali Autori , ii fanno
trafportare da' loro erronei fiflemi , a' quali applaudirono per difetto di non
faper legger con critica , onde i loro intelletti fi offufcano in tali letture,
e bevono gli errori de' libri , che leggono, perchè non fanno conofcerli , o
perchè fi fan- no guidare dalle opinioni vantaggiofe , che fi fcanno per tali
libri, e per i nomi de' loro Autori (r) . A coderò che così leggono, fa- ti)
L'eflerfi letti da molti/timi knza feria riflef- fione , e raziocinio infiniti
libercoli di libertinifmo ,e d' irreligione , che ranno vergogna alle feienze ,
ed al fe- colo , ha prodotta in taluni una fciocca idea di ammi- razione per
certi libri , e per certi Autori , che con una Ipecie di furore, e di furore
epidemico fi fono loda- ti , e fi lodano j ma Ce h fuflero letti con maturo
efa- me, e colle prenozioni nece(farie , e con critica, altro non fi farebbe
{trovato in tali libri fé non suTurdità, è contradizioni, empietà perriitiòfc ,
nulfirfle ridicole , tà abor- Digitized by Google farebbe meglio , che nulla
Iegeflero . Chi è dunque colui , che sa ben iegere un libro? Colui che sà ben
giudicarne, colui , che faprebbe farne un confimile , e migliore, colui , che
Iegendo il libro oflèrva affai più dell' Auto- re , del quale sà conofcere i
difetti , e le co- fe buone, e farne fcelta colui che legge giu- dicando , e
meditando , ed emendando gli errori de' libri, che legge. §. 3. Gli ogetti
delle fcienze di ragio- ne fono l' emendar i' intelletto , e regolarlo >
avvezzarlo a faper inventare f giudicare, di- fporre , e communicare ad altri
le fue idee con precifione. Quelle fono le circonflanze, che conducono al ben
penfare , ed alla vera elo- aborrite dalla ragione, é dalla verità. Si farebbe
cono* feiuto , che tali libri minano , e fov vertono gì' intelletti, e
diftruggono la prefènte, e futura felicita dell'Uomo. Dunque i loro Autori , ed
i loro ammiratori non fon veri falofofi, anzi degradan V Uomo invece di miglio-
rarlo ; e fi aggiunga, per dimoftrazione , che fi legge oggi fenza riflettere ,
che tali empj vaniloqui librettini altro non contengono , fè non empietà dette,
* ridette da altri antichi libertini , é fèmpre confutate in ogni fecolo da
veri Savj. Perchè dunque riprodurle ? Forfì per ingannare chi legge fenza c
familiare ? Che tali libri fi fìan letti lènza e fa me , è chiaro , perchè (è
fi tufferò elaminati , ed analizati , farebbero irati abominati , ed aborriti
come meritavano di effere tali empj corruttori dell' Uomo , e fi farebbero
conofeiuti per tali quali fo- no . Abbiara voluto ciò ofTervar di paftaggio per
dimo- iare le attarditi che nafeono dal iegere fenza riflef- lione • 34*
eloquenza, quale invano credon molli , cfie s1 impari dalia lettura degli
Oratori , ed invano la riftringono aToli Oratori nel tempo ifteflò che con una
palpabile contradizione adducono poi da* Poeti , e dagli altri Autori efempj di
pezzi dì eloquenza da imitarli . Se dunque da tutti gli Autori ricavan' efll
efempj di eloquenza , di flile , di tropi , di figure , perchè non amplificano
i confini deli9 eloquen- za , e perchè non la trattano con piani ge- nerali ,
come una facoltà ad ogni fetenza cornimi ne, e ad ogni Autore , e perchè ri-
flringono l' idee della medefima al folo foro, alle fole fcolaftiche
declamazioni ì In una parola . V eloquenza fi acquifia dal ben pen- sare , dai
ben fentire , e da una ragionata lettura de1 migliori modelli della medefima •
come fono i migliori Autori Greci , e La- tini antichi e gli ottimi fcrittori
delle viventi lingue , o abbiano ferino in profa , o in verfo (a) , $. 4- (i)
Tra* Poeti Greci Omero , Efiodo , Orfeo , Sofocle, Euripide, Efchilo, e tra*
Poeti Latini Virgi- lio , Orazio , Terenzio ec. fono i modelli di eloquenza.
Per l'eloquenza profaica vi fono tutti gì* Inorici Greci, e Latini , tra' quali
Senofonte , Polibio , Plutarco , Ero- doto, Tucidide, Dionigi di Alicarnaflb,
Livio, Sueto- nio; Tacito, fono gli efempj per l'eloquenza. 1 Filo- fofì Greci
, come Ariftotele , rlatone ec. danno elènio) di eloquenza Filofofica . Gli
altri modelli da imitarli , fi porranno ricavare da coloro , che hanno ferirti
trattati critici fopra tali Autori . Si potrà qui di paffaggio offerva- rc, 4
Digitized by Google 4« Cfpcrranro alcuni , che rei li- bro , che noi fcriviamo
fi voglia far dell' elo- quenza una facoltà troppo generica , troppo vafla ,
troppo difficile , e che richiedendo cognizioni uoiverfalr , la vogliamo fare
ardua, ed inaceffibiie a molti • Che i cervelli uni- verfali non ponno
truovarfi , e fi riducono a chimere 9 e che perciò tali idee da noi date della
vera eloquenza fieno Platoniche , e che mar potranno realizarfi in un' Uomo ,
ag- giungendo , che cosi ancora peccò Cicerone nelP aver dipinto il fuo Oratore
in modo da difperare coloro , che volean eflere Oratori a quel modo. Ma quelli,
che tali cofe op- pongono 9 non riflettono , che fi dee fempre proporre il
modello della più grande perfe- zione , e fi dee fempre far nafcere il defide-
rio dell' imitazione dell'ottimo, febbene non ' / •. tutti, re, cneV impara
affai più di eloquenza leggendo tali libri come fopra citaci , eiaminando 1 più
eccellenti io ogni genere di eloquenza, che ftudiando infinite Retcoriche per
lo più inutili . Il Signor Abate Millot per bene della gioventtì ha raccolte le
aringhe degl'Iftori ri Latini per porre fotto gli occhi delta gioventù i migliori
mo- delli . Vi è chi ha ratte dotte e ragionate Analifi di Cicerone > e
fue Orazioni . Quelli libri fono lodevoliflìmi, t più lodevoli farebbero coloro
che con più filolofia ce ne feri veflv ro degli altri conumili, che ci
fviluppaffero le cau* fali della vera eloquenza , e le origini della medefima,
e la proporzione , che era rragli animi di coloro , che faceano , e che udivano
quelli difeorfi , entrando nello Spirito delle circoftanze tutte , nelle quali
furoa fatti cali difeorfi • s 3S° tutti , nè in ogni tempo portano all' ottimo
pervenire . Si dee Tempre prefentare il mo- dello della perfezione (Jella vera
eloquenza per far yeder , com'eflèr dee , e per isfor- zarfipo coloro , che
debbon pervenirvi al fi- flema iJ più migliore poflìbile , al quale quanto più
fi accolleranno , tanto più faranno perfetti eloquenti . Che poi non tutti ,
anzi pochi/Emi pollano aspirare a9 modelli della perfezione in eloquenza è co
fa verifllma , e che fi fperimcnta verifllma in tutte le feien* ic , nelle quai
pqchifllmi fono i gran mo- delli , ma faxa Tempre vero , che i gran mo- delli
fi devon proporre per efempj, perchè tali.efempj potranno euer d' incitauienro
a qualche grand* ingegno ad imitargli ? e a di- venir al pari di effi grandi ;
o non perve- nendovi , diverranno fe non altro grandi a proporzione delie
circoflanze de1 loro intellet- ti ($). Neil' efporre i piani Filofofici per una
facoltà feicntifica; fi dee Tempre proporre il più ottimo da poterfi imitare ,
e preporre agli intelletti , che vonno divenir grandi ; e chi afpira alla
grandezza , afpira a cofe ar- due , fpecialmente nelle Scienze e letteratu- ra
, nelle quali è co fa difficili Hi ma elevarli alle più grandi altezze , come
rifulta dall' Moria (3) Nec quia defitte* invidi memhra Glyconìs jyofjqf* torpu*
noli prohibere chiragra • Eft Mli^nid proiir* tenkS fi n9n ***** u^tré • ^or*t.
Digitized by Googl Jfloria Letteraria. Sono rari fenomeni i Vir- gili, i
Ciceroni , i Newton , i Leibnitz ec. Sarà forfi impoflìbile il fuperargii,o T
ugua- gliarli . Ma fempre quelli bifogna proporre per modelli fublìmi. §. s* Si
dee inoltre riflettere , che quando noi abbiam richiefle nell* eloquenza le
univerfali cognizioni , non abbiamo intefo dire, che l'eloquente dee effer
Fifico come Newton , Metafico come Clarke , Medico come Ippocrate , Pittore
come Apelle ec# ec. , ma che abbianon mediocre intelligenza in tali facoltà ,
come diffe Vitruvio dì un* ottimo Architettore (4) . Si richiedono dun- que
nell'eloquente le cognizioni da noi de- fcritte , non in un grado perfettiffimo
, ma per quanto fono neceflarìe all' eloquenza , giacche la chimera di poter*
afpirare alla glo* ria d'ingegno univerfale , è difìrutta dal buon fenfo, e fi
dee inoltre riflettere, che oggi i* acquiflo di molte feienze, e cognizioni fi
*• refo cofa affai più facile > perchè molti idio- mi dotti ci
offèjifcono in molti libri molte conofeenze quafi adattate a tutte le perfone,
fpecialmente nell'idioma Francefe , che ha io- (4) Non dcbstynec poiefl effe
CrammatUus , uti fuit Ariftarchus , fed non agrammatos , nee Muficus uè
Arifipxenus , fed non muso* , nee piSor ut ApclUst fed graptiidos non imperitus
nec Plaftes quemadmodum Myron , feu Poljrcletus , fad rationis plaftic* non
ignarus , nee meduus ut Ifippocfates , fed non ani atro- . iogicus , nee in
cateris do&rinis JineuUriter exctUens^ fed in Ais non imperitus.
Vitrur. Arck. iibr.I. Cag ,1. uiyi ized by Google infiniti Dizionari di
feienze, e di arti, dalle quali chi afpira all'eloquenza può prendere ì
materiali opportuni di quelle feienze , e cognizioni, che gli bifognano, fenza
renderli perfetto in effe . QueQi immenlì dizionarj , àz quali oggi è il fecolo
, facendoli fcelta de' migliori , e legendofi con critica y po- trebbero giovar
molto a chi vuol delle feien- ze acquiflare quelle cognizioni , che condu- cono
all'eloquenza (y) , e che fi richiedono di faperfi, ma in modo tale, che uno
non avelie a renderli il primo in tutte quelle facoltà , ma faperle per quanto
l'eloquenza il richie- de. Il modello da imitarfi farebbe Cicerone, che fu
Filofofo , e tanto fcrifle full' Uomo , fui quale avea tanto meditato , e
perciò fu grande eloquente, CA» (5) All'oppofto poi tali infiniti Dizionarj
nuoc- ciono a chi vorrebbe accquiftare una feienza in cui vuol fondarfi, perchè
mai ponno farci un perfetto Letterato in quella facoltà , ma fono commendabili
per dar' idee generali di tutte le feienze a quelle perfonc che fi fono
applicate a qualche facoltà, die richiede cognizioni ge- nerali, come
l'eloquenza Prolaica, e Poetica, ed altre molte . Ma che di/lì altre molte ?
Tutte Je feienze fon tra loro concatenate , e connefTe in modo infepara- bile ,
talché non le ne può ben capir una , fenza ftar' intefo almeno in generale
delle altre \ e chi con- fiderà le feienze ifolate , erra . Si è dimoftrato ,
che la Giurifprudenza , la Teologia , la Medicea richiedati cognizioni
Univerfàli , e molto piti l'eloquenza . L* iftefla Botanica, che taluni
confiderano ifolata alla fola nomenclatura , claflì , e virtil delle piante ,
abbracce- rà tutte le feienze , fe fi vonno fàpere gli ufi delle piante nelle
arti, e nella Società, e eli ufi relieiofi, e «Vili de* *e*erabiU / Digitized
by GooqI 3!3 CAPO II. Difetti di coloro, chi hanno infognato a molti V
eloquenza, e la Retto rica . ; TRa* Greci niuno ha infègnata P eloquen- za
meglio di Arinotele , e tra* Latini niuno meglio di Cicerone , e tra' Francefi
niuno meglio di Lamy nelP Arte del paria- re . Il Voflìo uomo dotto ed erudito
ha trattata P eloquenza , come il Wolfio ha trat- tate fetenze più ferie , cioè
con erudite pro- lifica ; ond* è che i libri full' arte Oratoria dei Voflìo
fono pioni di una erudita noja d* innumerabiii citazioni , ed efempj , che ren-
dono aftrufa Parte dell'eloquenza , nell'info- gnar la quale il Voffio par che
abbia voluto imitare il metodo di Curio Fortunaziano che fetide tré libri de
Arte Rhetoricà Scho- Z lajlica , Digitized by Google 1S4 Lai tic a , ma il
Voffio ha qua fi affogato , per cosi dire, in un mare di efempj, di citazio- ni
, e di prolifljtà ri concilo metodo di For* tunaziano (i) , il quale non fi può
niegare, che fia flato tragli antichi ii j>iù fiflematico irattatifla di
Retiorica , ma ha infegnata tale facoltà, come i Sacerdoti Egiziani ìnfegnava-
no ie loro fcienze fimboiiche , e col velame de' nomi Greci , con dirtinztoni
di mille aflrufi vocaboli di tropi, e figure; ma il Vof- fio fi è refo aflai
più proiiflo di Fortunazia- no, neU'iftefla epoca dei quale fenderò an- cora le
loro Iftitu^iom Oratori* Sulpizio Vit- tore, e Marziano Capella il fuo libro de
Re- torica (2); e con meno affettatura di Fortuna- ziano , ma con maggiore
precifione fi vede fcritto dal Senatore Caffi od oro il fuo Comperi» dium
Rhetoricx . * *♦ (1) Curio , o Chino Fortunaziano , di cui Cafllodoro, ed altri
hanno fatta menzione , fcrilTe tré libri brieviftìrui ,c ne* fqoi tempi
eleganti (fimi intitolati Arti* Rkitoricci SchoUftua , irapreffi dal Cappe
roniet ne' fuoi Antiqui Rhetores Latini pag. 53» tdiu in 4. Argentar. i746. Del
Voffio fi può aire aver* egli trat- tata l'eloquenza con quell'erudita noja ,
colla quale il Ludyrorth ha trattata la Metafifica. (a) V. Rhetores Antiqu.
Céppéron**. pag. 4OO. Cicerone nell'opera de Oratore al Capitolo XVI 11. ha
oflervafi molti errori de* Retcorici Martìri de* fuoi tem- pi. Si veda altresì
il capo IV. num.19. Si veda altresì il likro h Cap. IX. 4* Ora.**. , *re parla
di certe difpute full'eloqucrtia , fe cita risieda, fa vsra Fiiofo- na , come
fa fuitenere , o pure (è 1* eloquenza confitta «ella lingua veloce, ed
efercitsua de* Retorici. Digitized by Google $. 2. Senza dilungarci a riferire
V Mo- ria di un' Infinità di altre Rettoriche llìitu- zioni fcritte a nembi
full' eloquenza , noi rr- flringeremo brievemente i difetti di moiri (Ti- me di
elle , che fi riducono generalmente av feguentt. r. Confondono l'eloquenza
colla Ret- torica , che? fono cofe diverfiflìme . 2. Non danno vera idea
generale dell* eloquenza, fue origini , natura , e fini . 3. La riilringono al
foto Foro , ai Pulpito , e alle difpute fco- laftiche (*) . 4. Gii Autori di
quei precetti per lo più non furono Filofofi, nè propofero tal' arte , o
fcienza nei Aio vero alpetto. y. La conGderarono divifa darla Logica , e dalle
* fcienze , che perfezionano l'idee , e rego- lano la vera eloquenza. 6".
L' hanno infegna- ta per via di aridi precetti , e fervili imita- zioni , non
adattabili a tutte le circoflanze , Za e che • (*) Su* difetti di coloro , che
limitarono 1] elo- quenza alle difpute fcolaftiche , ed alle queftioni di pa-
role è da rifletterfi un luogo di Plutarco, ove così di- ce . Hac viti* magnarti
vanitatem anitnorum, magnam- qui inanìa garriendi fubtilitatem , atqut argutias
adole- feentium in fcholis genuerunt , ncque vitanu^ ncque aftiones , ncque in
republica converfationem Philojo- p ho rum obfervantiurn \ fed voc abuia
dumtaxatfaut ver- 6 a : laudanti umque ft quid bene pronunci are tur , id ve-
ro , de quo pronunctabatur , utile effet , an inutile , ne- ceffafium, an
inane, & Jupervacaneum, ncque intclligeniium ncque inqmirentium. Cosi
Plutarco nell'eccellente trat- tato 7r*pi th euoutif de Auditiont Vid,
Plutarch. Oper. Tom* IL pag, 41. tdit. itt foL Francofurti apud hartd.
jPruhelios e che anzi fervono d'impedimento all' acqui- no della vera eloquenza
• 7. Sono diftuG fopra i tropi , e figure ma poco o niente hanno efaminato l'Uomo
Naturale, V Uomo Civile, e l'Uomo Morale, e le teorie delle pacioni , e de'
caratteri delle perfone , che fono le bafi fondamentali dell'eloquenza , e
dell'arte di perfuadcre. 8. £' (lata infeg nata r eloquenza con metodi da
impoflìbilitarne piuttollo l' acquifto che per farla imparare , iìccome l'
antica Logica s' infegnava piuttoflo per guadar l'intelletto , che per formarlo
♦ £• Si è infegnata l'eloquenza quafi di unita colla Grammatica , o poco dopo ,
ed a men- ti non difpofte , e non fatte per quella . 10. In mille Retoriche fi
è confufa 1* idea delia voce eloquenza , lingua , Retrorica ; Arte Oratoria ,
che non hanno quafi avuto chi l'avertè definite con precifione. 1 1. Non fi è
par- lato iu tali Rettoriche dell'eloquenza del filenzio, di quella dell'azione
,e de' fegni • 12. Non fi è infegnata P eloquenza in rapporto alle lingue
moderne che fi parlano (3) . Quefti fo- no ($) O (ferva Al. de Fleury , che
nelle antiche Rettoriche s' infegnava folo a contrariare , e a parlar con
metafore , e motti , *d imitazioni , come s' infegna- va molto più nel fecolo
XI II. fedi Fleury F*. Difc. far £ Hilìor. Eccltf. 1 molti difetti di coloro
che in- Ycgnano fi riferifeono dal Buddeo odi* opera intitolata hUmenta
Philofophia lnftrumentalis , ove tratta de* tórli di coloro, che ingegnano, e
delle caufàli di tali Digitized by Google 9S1 no i principali difetti , cfie
s'incontrano in infinite Rettoriche ; ed oltre quelli un Let- tore Filofofo
potrà numerarne altri molti • Z ì CA- ri, e della maniera di ripararvi, e fi
veda la Piffer- ine dell' ifteffo Autore de cultura fngeiii , in SelleS. jur.
natur. & geat* Molti abufi dell' eloquenza , e varj fenomeni di efla
fono riferiti nell' opera Francefe inti- tolata Hijioire dea troubles attivis
au Koyaume d' Eloquence > opera , che M.Amelot de V Houflaye chia- ma
ingegno fa , Ale mai r. hi fior. Critiqttts & politi q. par A melo i de
l' Hujfaye Tom. 3. pag. 54. edit- in 1».. AmfierL 1797. Il folco pedantifmo è
fiata l'origine di tutti i diretti nell' arte d' infeenar l* eloquenza , e di
tutti gli abufi della medefima . 1 dotti , ed illuminati Filologi han Tempre
biafìmato , e conofeiuto il fofeo pedantifmo, contro del quale fi fono Tempre
inveiti. IL famofo Clerico chiamò molti de* pedanti infulfi 9jlo li- di morojly
imperiti delle cofe , delle quali fanno i fo- li nomi , audaci > mendaci
, iracondi ^fuperbi , invidiofi, immiti > maledici , pertinaci ,
implacabili • . . che fi étfiruggono t un V altro come i fratelli di Cadmo . Si
vede il Clerico nelle Selve Filologiche Capo I. , ove fono riferiti due belli
Epigrammi Greci , uno di un tal Filippo , 1* altro di un certo An tifane . Si
leggano i detti due epigrammi belliflìmi , e graziofiflìmi , il fe- condo de'
quali conchiude cusf di certi pedanti Mufarum fcabies , pueris ehaosy aeque
tenebra, O culìcesy qui clam rodieis , ite procuL Confatili pedanti furono
atrocemente de rifi dall' Inglefe Ciofuè Barnes ne' Prolegomeni alla fua
edizione di Anacreonte. -?v Digitized by Google A P O HI, Offervayoni generali
per V acquifto della vera Eloqutn\a . §. i. » CHi vuoPeflère eloquente dee aver
P in- telletto culto , e concepir le cofe con energia , novità, e chiarezza ,
mentre fe cosi le concepifee, cosi le fpiega, e dirà femprc o cofe nuove , o
cofe vecchie con ordine nuovo , tirando nuove confeguenze , e mo- flrando i
rapporti delie cofe meno dagli altri confiderati . Talora farà meglio ornare le
co? fe antiche, che dire delle novità non favie; onde bifogna badare ad evitare
ogni eflre- mo , giacché il defiderio delle novità nel parlare , e nello
fcrivere , può fpellb rendere ci flrani , e ridicoli . Nel redo bifogna che H
vero eloquente badàfle a far buon'ufo del* le Digitized te novità dì rapporto ,
per piacere nell'ade iL&Tut- g,acchè 1 imi,azione * a,rai tri dell'
.nvenzrone f!) . chi vuol perfoa- £l' a badare a renderC f°rP'««- aents , ed a
dilettare , ad eller ricco d' ima- ma, e pitture , ed accrefcere tali ricchezze
intellettuali .colla lettura, e meditazione fucli ©turni Poeti , ed Oratori
Greci , e Latini . Si prendano per modelli da imitarli i pezzi dell eloquenza
la più utile , la più R|£ ca , e che pm migliora V Uomo . Un' Ode <li
rindaro, di Orazio, un olnon«n>. Omero _ . , ui cicerone , ai fope Tono
aflài più utili di tutte le Cicala- te, e le declamazioni antiche , e moderne,
e g ì altri eferciz,,che fi fa„no nelle fcuole. utile, teda , e ragionata non è
ne fohflica , ne contenziola . come quella , che per lo pm *' mfegna . Il vero
, il gi»! Ito, il ragionevole fono i fonti dell'eloquen- za uni ver/ale , ed i
mezzi da pervaderei ma ul vera . eloquenza non s' impara nè dal Pomey , ne dal
Cantimi (2) ma da' Filofofij Z 4 e Ci- Mt cervelli creatori fon pochiiTuni , e
»]• imitatoti come nuore , e belle ne' Francefi Scrittori , e neeli Ingieu, 6
bwwo negli Italiani antichi ; quelle 2? Wm ne Um quel e de' Latini ne' bici,
quelle de Greci negl. Onentah . Tutto dunque al Mondo è Digitized by Google $6o
* e Cicerone confefsò, cfie fé egli era Orato- re, non era tale ex Rhetorum
ojfkinis , ma ex Academw fpaciis , cioè dallo Audio delia vera Filofofia. II
vero eloquente non reftringe- rà alla fola arte Oratoria l'eloquenza, ma P
efienderà z tutte le fetenze , e leggerà i mo- delli univerfali di tale
eloquenti . L' Inglefe David Hume ha fatto vedere 'he' fuoi Quat- tro Filofofiy
cfce le dottrine' 'Filofofiche fono il centro dell' eloquenza^ come 1' iftefTo
tra* Greci avea di moli rato Platone • Il Conte dì Sfiaflbwy è eloquenti Rimo ,
e gran Filofofo quando difende Platone , e la fpiritualità dell1 anima contro
alcuni empj . Cosi Addiflòn ha maneggiata talora la foda eloquenza , e co- sì P
han trattata mohiflìmi Autori . II vefo eloquente dovrà confederar 1' Uomo in
ogni parte dell' Univerfo , in ogni flato , in ogni circoftanza , in tutti gli
afpetti poffibiB di fa- licita , e di feiagure , negli flati della vita t più
defiderati, ed i più compianti , ed allora * avrà - (*) E* da rifletter/;
un'aureo patio di Cicerone : Hos emnes qui anes Rheforicas exponunt ,
perridiculos effe, fcribunt enim de litium genere , O de principiis , &
d* narrationibus . Illa vis autem eloquenti* tanta ejl yu$ omnium rerum,
virtutum ^officiorum , èmnijque natura^ qua mores hominum, qua anìmos , qua
vitam continet, eriginem , vim , mutationefque teneat\ eadem mores , /eges ,
jura eie feri bit, rempublicam regue, omniaque ad quacumque rem pertineant ,
ornate , copio/èque dicat : Cicerone de Orator. Cap. io. num. 7$. 76. V
Digitized $6i avrà T eloquenza , che farà opportuna in quel- le circoflanze. §.
3» Colui che con occhi Filolòfici vuol ravvifare P eloquenza , non dee credere,
. che tal facoltà confida in ornar periodi ed argomenti sofiflier , ed
artificiofi , giacché og- gi P eloquenza didattica , ed Iftorica , P elo-
quenza Academica, la Forenfe, e quella del Pulpito , fi fono con fomma
avvedutezza ri- dotte allo ftretto , e fodo raziocinio su' fat- ti ,
oflervazioni ragionate , leggi , autorità divina, ed umana , efclufa ogni
ampollofa,. e contentiofa fofiftica eloquenza , delia quale porca dirli verbo.
& voces , prxtereaque nih'd . Quella Filofofia , che fi facea confiflere
ià aride fpeculazioni , e che non influiva a mi- gliorare la ragione , e Y
eloquenza , che è T interprete della ragione , era Filofofia vana ed inutile ,
ed aflài più di quei Fiiofofi fu favio Luciano, che impiegò le fue dottrine, e
la fua eloquenza ad Iftruir gli Uomini fu- gli abufi che quei Fiiofofi facean
delle feten- ze , avendo nel tempo medefimo ridotta l1 eloquenza ad illuminar P
Uomo , febbene non polla niegarfi , che Luciano in molti luoghi non fia fiato
fofìfta anch' e(To . §. 4. Gli effetti forprendentiflìmi dell' antica eloquenza
li ammiravano perchè gli anti- chi non cercavano di forprendere co' tropi, e
figure , co' freddi raziocinj , ma co' fenti- inenii , col calore, col brio ,
con far parla- re alla natura , alia ragione, alle iftefle co- f. le la lingua
de! fublime , de! pateiico , e del fenfibile (3) . Quella eloquenza decidea
talora, aliai più che le armi, delia forte (te* gli Uomini , delle famiglie ,
degli Stati, e chi la pofledea refe cuhe , e felici le focietà nafeenti . S\ vede
poi all'oppoflo quali danni abbia predetti queir eloquenza tutta dedita a*
periodi , a' tropi , alla fredda imitazione , queir eloquenza de' fecoli
barbari , e di quel- li * (;) Si legga tutto il 9. libro dell* Iliade di Omero.
Si legga in Ovid. Metam. 13. l'aringa di Ajace, e di UlifTe , che fi
contrattano le armi di Achille . Dopo avere UJiflè detto quanto V arte h più
fublimc potea foggerire al tenero Ovidio , che il Signor Algarotti rtima con
ragione come un Foeta ricchi/lìmo d' imagi- f\(j4lgatott. Peni^ Tom. 7. iti Le
fue opere idi {ione del Coltellini in 8. ) foggiunge fufr ultimo dell'aringa m©
Arando la (tatua dei Palladio tolta da elfo a' Greci. Si mi Ai non dalis arma ,
huie date ,0 oftendii Jignum f*t<tU Minerva. Valpiùquefta patetica naturale
elpref- iJoae , che tutti i luoghi i più (tentati della periodica eloquenza
antica , e moderna . Si legga ancora nelle Meramorrofi di Ovidio H difeorfo di
Altea , che vuol Buttar ne) fuoco il fatai tizzone da cui dipendea la -vita di
Mei eagro ; e fi legga nelle Metamorfofi itìeflc il lungo pezzo dell' eloquenza
didattica polla dal Poeta in bocca di Pittagora . Si leggano ancora moltifliroe
tenere, e patetiche perorazioni delle aringhe di Cice- rone, e di Demoftene .
Si leggano i Tragici Greci, e Latini , come altresì le Tragedie Francete del
Racme , del Crebillon , del Voltaire , e quelle dell' immortale noftro
Mctaftafio, ed allora fi fapii , e fi \edri quanto fia diverta la vera
eloquenza da quella eloquen7a , che lì è fatta confiftere a* accozzar periodi;,
• fui , c difporre figure. % Digitized by Google 3*3 ir dell' ignoranza , quel
P eloquenza di tante difpute nelle Scuole , di tanti paradoflì , di tante
cicalate, di tante critiche , colie quali la vera eloquenza ha ricevuto il
fatai colpo , e fi è disgiunta dalla Filofoffa che fu corrot- ta dall'
eloquenza , e quella corruppe k Si può dare uno fguardo air eloquenza de*
partati fè- coii, e vedere io flato d<*lla corruzione dell' eloquenza
neh" Europa (*) • Lo diciamo cori difpiacere , che fpeflb fpeffo , T elo-
quenza Poetica , e la Profaica non han- no migliorali nè gì* intelletti , nè i
cuori, ed un folco pedantifmo ha occupati i uè quarti de' libri, pochi de'
quali han potuto fer- vi r di feorta alla vera eloquenza in Italia , ed anche
nelle oltramontane nazioni . Le cofri- feguenze dunque buone , o cattive , che
poC- fono fperarlì, o temerti dalla buona , e cat- tiva eloquenza fono affai da
rifletterli. §. r. La vera eloquenza dee edere ferri* > pre * * *»*»*•»
{ *) Il fbfco pedantifmo , che per piti tempo ha in- gombrata r eloquenza è
decritto eccellcnxeraente da RL BoiUau Defpreaux nelle tòt Salite . Zfn pedani enyvri de fi
vaine Science Tout Herifii de Gree , tout bouffi d* ignorine* , £e atti de
mille Auteurs retenus mot pour m*è' Dans fi tète enuffe^ n a fouvent fait qu'
un fi e, Croit qu un livre fait tout , & qua fitts AriftaU La raifia a*
voìt goutt , & U k*n fin* radott. Si veda il Defpreaux Satyr. 1?. a H. V Abbi U Vajer. *
J * '» pre adattata a* tempi , ed alle circoftanze • Ogni fecolo lia il Tuo
buon gufto , ed ogni nazione il fuo . Blfogna dunque far parlare all' eloquenza
quella lingua di quel iecolo • L' eloquenza dee fecondo le circoftanze , in-
tenerire, confidare , riprendere , fgomentare, incoraggiare , forprendere ,
avvilire minaccia- in •E mi imi, ) y f"V y Mrwm'm"^mmm 9 — j — m- — -
— ciò fecondo i tempi , ed i luoghi . Colui dunque che fi prefigge di parlare a'
fuoi con- temporanei colla lingua di Scrittori di altri fecoli , e di altri
idiomi , che più non fi parlano j oltre il non poter far' altro, fe non un
centone di varj flili prefi da varj antichi autori imitati , o con arte , o
fenza , ma mai in tutto adottabili , non potrà etTer vero elo- quente. Pietro
Bembo, uno di coloro , che avea l'idea di poterli da' moderni rifufcitare il
fecolo di Augufto , e che per imitare la Latinità difle cofe molto Arane , e fi
refe fìravagante , volea perfuadere l'Anodo a fcri- vere in Latino, ma il
grande, e favio Lo- dovico Ariofto , gli rifpofe che era meglio eflere il primo
tra' Tofcani , che t ultimo tra"* Latini . Non può darfi vera eloquenza,
fe non nella lingua propria , e natia . Pinda- ro era un gran Lirico nel Greco
idioma , ma non ifcrifle mai in Latino . Orazio grandifli- mo nella Lirica
Latina , non ifcriffe mai in Greco. La Comica, e Tragica eloquenza di Molière,
di Corneille, di Crebi!Jon,di Ra- cine Digitized by Googl cine , di Voltaire ,
di MetaftaGo , cofa fareb- be divenuta , fé eflì in Latino averterò fcrit» to ì
Si può argomentare su di ciò parago- nando le opere di quei moderni, che hanno
voluto fcrivere in lingue morte , o per eflì flraniere. Saranno, è vero, lodati
e fi dirà, che han faputo imitare lo ftiie di Cicerone, di Virgilio, di Orazio,
di Livio, di Teren- zio, di Plauto, faranno iodati; ma da chi? Da noi $ a*
quali tali lingue fono ftraniere , e che le impariamo da' rarj autori di varj
fecoli, su1 quali è difficile non formarli uno flile così vàrio , ed a mufaico
, come quei varj Autori, su* quali fi è formato . Come noi potremo mai bene
(crivere in Latino , fe AGnio Pollione trovò negli ferini di Tito Livio una
fpecie di Patavinità , perchè Livio non era nato in Roma (f) ? Sapremo noi imi-
fa) Quella è una delle verità che molti non appro- veranno , fpccialmente quei
che fi credono fàcil cola imitar gli antichi Greci e Latini, e di avergli
imitaci. Ma V evidenza , e la ragione dimoftrano le verità da noi qui ftabiiite
, oltre le autorità di molti grand' Uo- mini . 11 Signor di Voltaire , giudice
competente in materia di buon gufto , e di eloquenza , parlando di Commiro (
Siede de Lo vis XIV. ) dice %cti egli riufcl tra quelli , che credono poterfi
fare de buoni verfi La- tini , e che pendano , che gli ftr artieri poffano
rifu/ci- tare il Secolo di Augufio in una lìngua , che nemme- no fanno
pronunciare . In filvam ne Ugna feras . E par- lando di Claudio Fraguier , die
traduce Piatone in buoni verfi Latini , dille che farebbe fiato meglio aver fatti
buoni verfi Francefi. E parlando del P, Jouven- imitando Livio , fe imiteremo
la Patavinhà, o il buono ftile di Livio ? L' ideilo Giovane giorgio Walch ,
amici (Timo della Lingua La- tina , e della Filologia , diflTe ( Hiftor. Crhie.
Latin, ling. cap. 2. de ftd. cult.Rom* ration.) ardua omnino ret eft dt
emendata , fi» Latina dittane difputare , e ne adduce ie ragioni : quia prima
Romano rum lingua mtetiit . 1 Filologi non avranno per Coppetta V autorità del
lor collega Walch. Infinite altre ragioni fì po« trebberò da noi addurre per
ulteriormente dimoftrare quefta verità da per fe nota a co- loro, che voglian
giudicare fenza pregiudizj, ma per non dilungarci , « perchè un gran Matematico
della Francia ha con molta energìa difefa quella verità , fi potrà leggere il
(ag- gio di quello Geometra , il quale dimo- Ara V anzidetta verità a taluni
Spiacevo- le (y) , febbene poi il medefimo non così feli- • ...» » . • * • \ cy
, dice , <Ae fa tiri Uomo , che ebbe il merito ofcu>' ro di feri
vere in Latino cosi bene , come meglio 5 può ne' noftri giorni , e difle del
Cardinal di Polignac, che fu buon Poeta Latino , còme fi può efTere in una
lingua mortai ed in occafione di dover giudicare degl* Inni di Santevil , del
quale dice , che paffa per nn buon Poeta Latino , fe fi può efTer tale ,
conchiude poi, che per poter ben giudicare di tali inni, fi avreb- be dovuto
vivete in compagni! di Mecenate con Ora- zio , t Virgilio , quali opinioni del
Voltaire fono inf SSÈT^fT o™*"' ragM,ne • e " (f) Si vedano dua
opufcoli del Signor A' Alembert, uno fnthokrto Sur C kimonic des Ungati , e 1'
akro Sur Digitized by Google felicemente conchiuda che le Scienze grari óebboa
trattarli in Latino , giacché una na- zione , nella quale le faenze parleranno
una lingua ftraniera , non può dirli la nazione efler culli total mente , ed
invece di feri vere, e trafportare in Latino le lingue nazionali , fi dovrebbe
badare a trafportare nelle lingue a nazionali le ricchezze de' Greci , e de*
Lati- ni , come hanno fatto i Francefi , pretto i quali ogni nazionale può
entrare nelle cogni- zioni uni verfaii , che truova ferine nella prò* pria
lingua, onde è più tacile iftruirG, §.<?. Coloro, che vorrebbero, che fi
fcrivef- fe fempre in Latino 9 non faranno mai con* vinti di tali ragioni, Effi
fempre ripeteranno coli* infinito Cuoio de' Filologi , che tutto fi dee Sur la
Latine des moitrnts , che fi truovano unici nelle fuc Mefcolanze Filofofìche .
Tom» P. pag. fai., ove rifponde a tutte le difficolti di coloro , che vo*-
rebbero , che fi poiTa fcrivere in buon Latino . Si può leggere auanto
faviamente su tal1 afiunto riflette quei gran Filoloro , il quale conciliale ,
che le opere di gufto , e di eloquenza fi devono fcrivere nella propria lingua
, ma le opere fc: e nei fiche fi devon lattare in Latino per renderli uni
verfaii, e adattate a tutti, perchè cali opere non richiedono •fatta proprietà
di lingua, e che il tempo che fi di allo Audio delle parole, è per- duto per lo
(tedio delle colè > e noi abbiamo molte cofe utili ad imparare , molte
venti a cercare, e poco tempo a perdere : Dunque le cosi è le Irieaze devon
trattarfi nella lingua natia , perche fi apprende piti fa- cilmente della
Latina , o pure trattarfi in una lingua Din facile, e più universe della Latita
, come farebbe la Francefe , e cosi avrebbe dovuto conchiudere il Si- gnor d'
Alembert . Le fole faenze di Teologia , e $ fuecaSfica devono trattarfi in
I^riaa 3 6S dee dire in Latino: I clamori da toro fatti per drfefa della lingua
Latina , ed i loro pa- reri sù tal' antica queftione fono tediofamen- te , e
lungamente riferiti da Giovangiorgio Walch hijlor. Critic. Latin, (ing. Cap. j.
§. 3. , 4. , , 6. ove riferifee tutte le opinio- ni, e ie guerre per tali
opinioni. Il Walch par che voglia fceglier la via di mezzo per conciliare i
partiti, giacché nel Walch con- trattava lo fpirrto compilatore, e pedantefeo
collo Spirito Filo fofico. Egli avea fatto tan- te fatighe p e fcritto tanto in
Latino • Non volle che di lui fi ruffe detto fubmoveo dotes impim ipfi meas ,
come diffe Ovidio j onde diede erroneo giudizio in tal luogo . Potea ben
ragionare sù ciò dopo aver tanto compilato fulla cultura dello ftiie di una
lingua morta? dopo averne dati tanti precetti ? $• 7. Alcuni , o per defiderio
di dr- fiinguerfi , o per altri fini han ridotta i' elo- quenza a fervire più
ad ofeurar le fetenze , che ad illuminarle , eflèndofi creduto , che rendeano
fuWimf le feienze rendendole inij. tenigibili, mettendo la fublimità nelle
tene- bre. Bifogna pur dirlo , che a* Francefi fi dee la gloria di avere
illuminate, e rifehia- rate ie feienze , e averle ridotte alla portata di tutti
. Effi hanno ingentilita V Europa ap- punto con quei metodi di fcrivere , e
d'in- fegnare , co' quali taluni han creduto , che le feienze fi fiano da effi
refe fuperficiali • Ma Tutile , che fi ricava dall' effer communi a "
tutti 1 Digitized by GoOfii f 5<Jp catti i materiali delle faenze , è
infinito, e quello ciifpiace a quei Filofotì, che vorrebbero, che la filofoiìa
, e le feienze parlaflèro una lingua arcana a molti , e che fu (Fero cole
inacceflìbili ; tanto più, che Io (lile chiaro, naturale , e iuminofo è affai
più difficile ad adoprariì dello ftile ofeuro (6) . Ma per V eloquenza chiara ,
ed utile , e non ofeura A a vuoici [6) Dicano ciò che vonno gli ammiratori
degli anti- chi. Un Uomo di buon feafo crederà Tempre , che fpelTo •#v.val più
una pagina di Montesquieu., che mille inintelligibili luoghi della Republica di
Platone , delle opere di Gro- zio , e di Pufendorf affai pili compilatori , che
Filofofì. Val più un capitolo dell' ili cria Naturale di Buffon, fèbbent in
molte coCe fìa Poetica, che tutte le immenù compilazioni dell' Aldrovandi .
Prima de' (ècoli ultimi della nazione Francete, i Savj fi confideravano ,come i
Gre- ci Filofofì derifì da Luciano , cioè come Efferi ifolati dal Mondo, e
dalla Società, inintelligibili, e fequeftrati fuori dell'atmosfera dell'
umanità come fi vantavano con un fafto Cinico , e Stoico . Venne M. de
Fontenclle ; e (Ubili , come dice un Tuo nazionale , un ponte di communicativa traile
feienze, e l'ignoranza, e cosi vid- dero i Francefi , e V Europa , che il
parlar con ordine, precisone , chiarezza , e proprietà rcndea le cofe più
aftrule capaci dell'intelletti i meno fublimi , avendo i Francefi ritrovata 1'
arte di elevare i mediocri , e baffi ingegni a qualunque Icienza , che vollero
efporre nella loro energica, ed ameuillìma lingua, che è divenuta la lingua
delle Scienze , e della Filofofia , lingua , che ha infiniti Autori , che ponno
fervir di modello di ogni , e qualunque genere di eloquenza non mai disgiunta
dalla Filofofia . Tali Autori ponno faperfi da ognuno , che mediocremente fia
in tal* idioma verfato, idioma, che apre a tutte le Icienze un vafto campo di
cognizioni, quando fi fanno fcegliere in tal lingua i libri utili, eioè"
quelli, che non qrTendono il coUume e la morale, * la religione . Digitized by
Google 37° vuoici grande elevatela <T ingegno , ordine , ed aggiuRatezza
d' idee, per percepire , e fapet efprimere le cofe nel loro naturai piano , per
vedere i mezzi proporzionali, co' quali dob- biamo adattare i gradi delle
cognizioni che fi fanno a% gradi delle altre cognizioni , che noi vogliamo agii
altri infegnare , ed è cofa evidente che lo (tile e P eloquenza tumida , e
gonfia , ed ofeura fono alTai più facili della naturale , chiara , ed
intelligibile (7) , giac- (7) Cofa contenea l'antica Fifica, e l'antica Logica?
Poche forme foftanziali , poche qualità occulte , certe antipatìe, e firn pane
, certe nozioni della materia prima e certi pochi Ergoifmi full* Ente, e full'
albero di Por- firio formavano la Logica . Dunque fi potea effer gran Logico, e
gran Fifico con poca fpefà, e niuna tatiga, perchè poco ci vuole a dir chimere
. Ma oggi quanto vuoici per effer Fifico , e Logico ? Geometria , efpe- rienze
, olTcrrazioni , viaggi , Accademie ec. ec Per ef- fer buon Logico fi richiede
la Critica, la Diplomatica, le feienze tutte ; ma fe poi fi bada a libri degli
ultimi Filofori, febbene fiano lucidi, e chiaritimi, pure quel- la chiarezza ,
e naturalezza di oggidì cofta pili fatighc delle ofeurità degli antichi . Un
capitoletto di Montes- quieu non f avrebbero fatto mille Pufendorfii , e mille
Grozjjcome mille Aldrovandi collo fpirito compilatore non avrebbero fatto un
capitolo di Buffon . Cosi l'arte dell' eloquenza naturale e precifa è la pili
difficile di quella dell'eloquenza ofeura, metaforica , e tumida, e contorta
alla moda dell'Oriente, e dell' Afia, e degli antichi Greci , e come quella che
fi oflerva nelle Poefie dette Er[< , e nel Finga! Son of Oflian^della
quale Elo- quenza lungamente favellò un Confrico Autore delle Qua- Jtions fur £
Encyclop. anici. Ancien* , Ù Moderne* • Il mifchiare il tenero al patetico , e
fublxmc nella fua Digitized by giacche per avere ' tale eloquenza naturale ,
chiara , ed intelligibile , bi fogna fapere l'ar- te di ben penfare , e faper1
imitare , e cor- regger ia natura nelP imitarla ; e tanto più s1 imita la
natura quanto meno comparifee P artificio delP imitazione. L'elegante Scrittore
è limile ad un gioielliere , che s' induftria a far comparir bella , con
pulirla , una pietra, che non è bella , ne lucida . Si pongano a pulire i
diamanti i più (limati , ed allora la natura unirà all' arte delP induftre
Fabro, opererà prodigi . Scrivendoli , e parlandoli , l'idee debbon* effer
belle , ben ordinate, e nuove, ma Tempre chiare, e naturali (8), non contorte ,
e troppo metaforiche (p) nè mai fi A a 2 ottie- propria lingua è tèmpre 1' arte
la piti grande di quella di Lr : vere in una lingua morta , qual cofa quando
me- ritale ancor lode , e vi fuiTero giudici competenti da poterci dare tale
lode , pure non farebbe molto utile il far infegnare a' noftri contemporanei
con una lingua , che non eiifte , vale a dire avere il corpo tra* moderni, e
l'intelletto , e la lingua tragli antichi . E' meglio iftruire i contemporanei
, che avere 1* ofeura gloria <T imitar Catullo, e Terenzio. (8) Nello
fcrivere , dicea il Signor de Fonrendle, mi fono femore sforzato a capirmi. (p)
Così fu ridicolo chi diffe ( cioè M. Cartaut ) che Virgilio in rapprefentarci
il fuo pio Enea con un carattere flebile , ed ippo critico , accende il fuo
entufiaf- mo -al lume delle lampa ii . pendenti avanti le are de* Juoi Dei; ma
che l* entufiafmo di Lucano audacemente Jl accende a al fuoco del fulmine .
Eloquenza metafori- ca, ed ardita, che niente ha del naturale , oltre il con-
tenere un giudizio aflurdo qual' à il preferir Lucano a Virgilio, c biafimare
la lodevole pietà di Enea. 37* ottiene la vera , e naturale eloquenza , le noi
non c'identifichiamo per cosi dire colle cofe , che da noi fi deferivono , e
fenza far con noi identificare quelli che ci leggono, t ci afcoltano ; e le
cofe fi devono rapprefen- tare con imagini vive, precife, e chiare, e non
efagerate. Nella opera delio Spirito delle Lepgi del Signor de Montefquieu ci G
dà talo- ra P efempio di grandi modelli di eloquenza chiara , piena d* imagini
nuove , o vive , e forprendenti . Si veda traile altri luoghi quel capitoletto,
ove parlando del Difpota dice: Il defpota è un felvaggio , che colla feure alla
mano recide un' albero per raccoglierne i frutti (io) . Quale imagine! Qual
preci - fione ! Quale chiarezza ! Quale entufiafmo! Quanto efprime / Quanto
diletta / Quanto dà a penfare (n) / Così dovrebbero fcrivere tutti coloro , che
trattano le leggi , ed il dritto naturale (12) . CA- (10) Efprit dts Loix Livr.
V. Chap. XIII. 11 Signor di Voltaire
biafima generalmente tali luoghi di Montefquieu , e tali brievi capitoli, che
chiama epigrammi ; ma tali epigrammi del Montefquiem fono aflai piti utili ali*
Uomo , ed al Filofofo di quel che fieno le immenfe Collezioni compite del
Voltaire, che riefeono perniciofiflìme agl'incauti Lettori. (n) Quando noi
lodiamo il Montefouieu , o al- tri fimili Autori della Francia , o dell'
Inghilterra , in- tendiamo limitare le lodi a quelli foli luoghi che noi
citiamo , non volendo nè potendo approvare le altre non poche cofe erronee che
tali Autori avellerò dette nelle loro opere. Digitized by Google 373 :>
r . ZV fegni della depravata , e fofiftka elo- quenza , e dell'arte di
cono/berla ne* libri, o ne' difeorfi . §. I. SI è dettole non fi può mai
baflantemen- te ripetere, che gii errori dell' intelletto, e delle idee,
rendono erronea l'eloquenza, e per mezzo di efla fi communicano agli al- tri .
L'arte dunque di rettificar l'idee è P arte di rettificar V eloquenza , e P
erronea eloquenza fi truova Tempre accompagnata da erronei raziocinj , ed i
fegni degli erronei raziocinj fono i fegni deli* erronea eloquen- za, e così
affoppeflo (r). Noi in generale A a 3 ad- (0 Chi volcffc aver* idea de* requisì
della vera eloquenza , legga i famofi ed eloquemiffimi difeorfi di M.Je
Digitized by Google 374 additeremo le caufali dell* eloquenza fofiftica, per
evitarli , e per efaminartì da chi vuole isfuggire quei libri , ne* quali tale
eloquenza fi contiene , per evitare così gli abufi dell' eloquenza fofiftica
erronea , della quale niente i Rettoria han parlato t perchè non hanno mai
voluto conlìderare , i fini , e la natura dell'eloquenza. §. Le caufali dunque
dell' eloquenza fofiftica , ed infieme i fegni della medefima, fono . a. Gli
errori intellettuali , i pregiudi- 2j, la deficienza di raziocinio. 2. Lo
Tcriv?- re , e parlare per la vanità (fi farci ammira- re , o diftinguere. 3.
La mente fconvolta da paifioni. 4. L'efiere in certe circoftanze im- pegnati a
foftenere taluni aflurdi per non darci per vinti . L' impegno di fuperare
difficilifllme/ed imponibili imprefe. 6. Ù adu- lazione . 7« La Politica di
lulingare mafche- rando JVT. le Chance! lier d* Àgueflcau , e fpecialmente
quello intitolato Sur l* union de la Pkilofaph.ie & de /' clo- querce.
U iflefTo Giovan^iorgio walch amico all'ec- cedo dello Spirito compiia ore, e
Filologico, non po- tè far' a meno nella Diairib. i'hiloj. de litter. human. .
§;i. di ammettere nell'Oratore la ne- ceflìtà della Logica; e rifletto Autore,
in Wftor.Crie. Latin* Ling. in prolegom. de Philolo?. indole §. &, 6?
7. fil corretto di dimoftrare , che Pkilofjplùaab eloquenti* Utteris haud
debeat feparari , e che i Ro- mani pria (radiavano la Filofofia, e poi
l'eloquenza, e cita le Clerc Parrhajìan* Tom. I. pag. 71., é Samuele Wcrcnfels
de meteor. oration. * * Digitized by i 37S rancio il vero , e il falfo . 8. II
voler (otte- nere un* aflurdo , una volta detto, ce ne fa dir mille . p. Il
crederci che i noftri fotìfmi non fian capiti , ce ne fa dire altri p:ù gran-
di • IO. L'eflTer noi di umore atrabilare, oflinato , fuperbo , contenziofo .
fi. Eller cervelli avvezzi ad efercizj di declamazioni per paradoflì , agli efercizj
di Cicalate , e cofe confìmiii . 12. L'eller dediti alle lettu- re di confimili
libri • 13. Lo fpirito di fo- flenere le contenzioni de' partiti - 14. Lo fpi-
rito oflinato per alcuni fiftemi Filolofici , e fcientifici , e per alcuni
ftudj in difprezzo degli altri, ij. Lo (pirito di voler contradire tutti , e
tutto . 1 tf. La mala educazione let- teraria , e la lettura di cattivi libri.
17. La brevità della mente , ed il troppo abufo del- la fottigliezza di efla .
18. L1 in vedi rei de.' difetti di certe nazioni , di certi tempi , di certi
luoghi, di ceni Autori , e così fe ne bevono alla cieca i difetti . rp.
L'efaltazio- ne della fantafia , l'emuflafmo, il fanatifmo. 20. Il voler
contraflare , e vituperare tutte' le cofe de' nemici , e il voler lodare , ed
ammirare tutto negli amici .21. Il non ave- re giufle idee dell' utile , dell*
oneflo , del vero , il che fi riduce a non vedere il vero afpetto delle cofe.
22. L'ingannarci, o vo- ler* ingannare . 25. il ragionare fenza preci- fione d'
idee , fenz' ordine , e fenza metodo . 24. Il legger molto , e meditar poco , e
leg- gere fenza fcelta , e fenza giudizio . 2y. Il A a 4 defì- 1 Digitized by
Google defiderio di diftinguerci con dire cofe più. nuove , che favie . 26. V
ammirar troppo gli antichi, e vituperare i moderni, o vi- tuperare gli antichi
per ammirare i moder- ni. 27. li farfi trafportare dalia moda , e dalia
corrente in materia di Letteratura . 28. li non far conto in materie fci
evitiche dell' autorità de' Savii , e de1 grand* Uomini , e il farne troppo
conto . ap. li volere eccede» re i confini deile umane conofceiue - 30. Il
defiderio di fapere tutto , e fpiegar tutto . 3 r. Lo fpirito di una imitazione
fervile ia mcterie fcientifiche. 32. Quelli che han vo- luto foflenere , che
Omero Virgilio Platone, Ariflotele , ed altri profani Autori fieno irre-
prenfibili , come di Virgilio fcriiTè France- fco Macedone di Mantova , ed il
volle di- moftrare con verfi Eroici, Saffici , Adonj , Afclepiadei ec. , danno
grandi fegni di cer- velli fofiflici , come quelli , che han voluto indovinare
le forti future co' paflì di certi verfi di Omero, e di Virgilio. 33. Hanno
un'eloquenza fofiftica coloro che han credu- to confifter la fapienza nel
riferire , e citare molte opinioni, e nel ragionar poco • 34. Quelli che han
trattato di cofe rare , ed ertraordinarie , e le hanno fpiegate con rari ed
ellraordinarj vocaboli , e con citazio- . nidi rari ed eftraordinarj Autori.
35*. Quel- li che hanno fcritti libri inutili, ed infervi-; bili collo fpirito
di continue citazioni Orien- tali , • - • Digitized by laii, Perfiane , Cinefi
. 36. Quelli che feri-* vono per dimoftrare che e(fi hanno più let- tura, che
raziocinio. 37. Quei che citano li- bri rari , ofeuri , Rabbinici , di gran
prez- zo . Si veda il Malebranche Rccherch. de la Ver. Livr. IV. §. 3. des
lìvres des faux fa* vanti . Quefle fono in brieve le caufaii , ed i legni
inlieme di un9 erroneo raziocinio , e e di una erronea eloquenza, §.3. Se noi
voleftìmo andare adattan- do a lutti gli Autori amichi , e moderni le caufaii
ed i fegni accennati della corrotta elo-. . quenza, anderemino all'infinito, e
su' quello folo aiTunto non baderebbero immenfi volu- mi, che oltre Tettère
fuori del neflro iflitu- to , e al di fopra delle noflre forze , fareb- bero
inutili per i veri Savj , che da loro Aedi fanno tali fegni conofeere, e
diflingue- re , e giudicare del merito di ogni eloquen- za ; e farebbero
inutili alla gioventù , perchè l'entrare in un' efame univerfaie de' meriti
degli Autori più invilupperebbe , che illu- ni inarebbe le loro menti ; e la
gioventù dee limitarli a poca lettura e molte meditazio- ni (*) . Lafciam noi
dunque di adattare a* libri _ • (*) Chi volelTe riflettere su' caratteri della
, ve- ra, e falfa eloquenza della vera, e falfa fàpienza, ve- da il Buddeo nel
Programma riepi t»c y^rta^vl» vifjw^ ove a lungo tratta di tal materia . Ptd. Budd. Differì. Thtolog.
SyntJ°m. pag. 6<$. ad 6JJ. edit. in 4. Serue 171 y apud Bictckium . Si vedano altresì le Cr -
- « Digitized by Google 378 libri particolari le generali addotte caratteri-*
fi re he , e fa lecito ad ognuno P adattarle a fuo medo , e vedere a quali
libri convengo- no . Ci rincresce però il dire , che buona parte de* libri Ca
piena de' fegni non pochi di tale fefiftica eloquenza , e fpecialmente quafi
tutti i libri di alcuni moderni Filofoti Europei , che come i Giganti della
favola , vonno far guerra al Cielo coli' ajuto di una falfa Filofcfia , di una
fai fa eloquenza , e di un falf Aimo raziocinio , col quale tendono dal canto
loro alla corruzione del cuore , e dell' intelletto umano . in quefìa clafle di
li* bri pieni di eloquenza fofillica fono tutti co- loro , che fetto il van
preteflo di migliorar ¥ Uomo , lo rendono limile a1 bruti , allori* tanahdolo ,
dal Creatore , e rendendo P Uomo per fempre infelice (2)! $. 4- Confiderai'
:oni full* cloqutni* del Francete J/. Rapin, Octìvr. de Rapin Tom, IL , in cui
parla della Sacra , e Profana eloquenza . Si veda altresì il CUrico in Par-
fhafian, Tom. L \x) Bifogna dir Con roflbre per il fècolo XVII I., che tutta 1*
Europa e inondata di libri di conlìmile pei - meiofa, e funefla eloquenza, che
corrompono l'incauta «ioventù, alla quale ranno bere i veleni i pid orrendi
lotto il velo lusinghiero della Filofofia. U abufo dello Ihidio delle lingue
oltramontane ha infelicemente pro- pagati tali libri, ridicoli a' veri Savj , e
veri dotti , ma pericolofiflìmi alla fervida gioventù* , quale da pii, e dotti
Maeftri dovrèbbe regolarli nella icelra de' libri, per evitare ogni fcoglio .
Sono pochi gli accorri Lilifll, che lanno ch'uder gli orecchi alle voci d;
quelle mo- < ftruo- Digitized by Google §. 4. Per fare però qualche
rifleiììone fopra i generali abufi dell'eloquenza , fa duo- po riflettere, che
la medefìma per lo più ira Filofofi fi è refa nociva . Se i Filologi la -
riduflero ad un fecco , ed arido Scheletro di parole vuote d'idee , i Filofofi
la riduflerp più a nuocere, che ad efler' utile. L'elo- quenza tra' Filofofi
Epicurei divenne mini- Óra delle loro empietà , tra' Platonici , tra- gli
Ariftoteìici , tra' Cinici tragli Stoici , ira' Pitagorici , attraversò ile
valle regiopi degli infiniti errori dell* intelletto umano pa- gando raminga
come gli Ebrei ne' deferti ; e quando nella riparazione delle Scienze fi
fperava V eloquenza riabilita ne' fuoi primi dritti di dimollrare, mantenere, e
propagare all' Uomo le più utili verità della Filofofia , e della religione ;
fi è villa la fofifiica elo- quenza accompagnarfi col libertinaggio , col- lo
Scetticismo , coli' indifferentifmo , e coi Deifmo, rtruofe Sirene , ed evitare
le bevande di Circe, cioà della moderna Filofofia, che per difgrazia fi vuole
ac- compagnare da taluni coli* empieei. Coftoro non fono, ne Savj, nè Filofofi
, nè Uomini . 1 veri Savj, ed i veri dotti, amano la vera Filofofia : ma la
vera Filo- fofia è la vera infeparabile ancella della Religione ri- velata ,
come è dimoiato . Quefto avvertimento , t quelle rifleflìoni le giudichiamo necelTarie
in quefti tempi cosi corrotti , ne' quali mai a baftanza fi potreb*» be
vituperare la ralla eloquenza, e la fatta Filofofia di mille garruli , e
vaniloqui emm* libercoli . Non pottjl fipUntU a religione fe parafi diflc
Lattanzio. 380 Deifmo , ed anche coli' empio Ateifmo ; ond* è che ia vera
eloquenza di unita colla veri- tà, e colla religione fi è rifugiata pretto quei
dotti , e probi valentuomini , che fono ac- corto* ad impiegarla in difefa
della verità , e della religione , e che hanno compaflìonato V infelice flato
in cui l'erronea Filofotia cerca ' immergere l'Uomo, invece di ajutarlo. Quelli
che degradano i loro intelletti attaccando ia verità , e la religione , fono i
piò fieri ne- mici, che avef* polla V Uomo % e la vera Filofofia , c non fono
mai favj (2) , ha olTervato il Barone di Verulamio. (3) Dixit infipiens in
corde fuo : Non efi Deus .... Corrupti fura , 6* ùbominabiles fidi dies ejusì
La Sacra Scrittura ne' Salmi. Qucfta verità infegnatact ne' Salmi è dimofìrata
da tutta V Moria Letteraria , « Filolofica , dalla quale Ifìoria rifulta , che
mai i veri Filofofi han peccato d' irreligione , o di libertinaggio , diretti
proprj degli alterati cervelli de* gonfii , e vani increduli lemidotti , che
(anno la corteccia delle cofe . Kilulta da rutta Y Moria Filofofica , come
oflerva il Bruckero , che la perfezione de' fittemi , ed opinioni de' Filofofi,
è tanto pid grande, © più piceola, quanto elfi Memi pid fi accotono, o meno
alle facre verità della rivelazione , e del Criftianefimo . Bruck. Hijioi.
Cri,. l>hiL Tom. f. nei . fine della Prefazione . Digitized by Google .
3 fri Della Fantafia , c fuoi influjjì ncW do- $. i. MOItifllmi libri fi fono
fcritti fopra que- lla facoltà , e fulle fue forze 9 natura, ed operazioni (i)
, quali cofe fono fiate da molti fi) L'Inglcfe AddiiTon nello Spettatore ha
ferir- to dodeci Saggi Tulle fantafia , ed immaginativa, circa i piaceri della
quale V 1 ng lefe A kefinde icr ìiTe un Poe- ma . Il Montaigne , e Ludovico
Muratori parlarono delle forze di tal potenza , come infiniti altri Autori; ma
niuno meglio del Malebranche nelle fue Ricerche Culla Verità ne ha parlato , e
niuno più di lui é (tato da tal potenza fedotto . Degli errori della Fantafia
ha (cricco lungamente , e dottamente ÌV1. de Condillac Ejffky fur ? origin dei
CQMioijftnc Aumain Pan. L òclL III. Cap% !£• molti Filofofi , e Metafifici a
lungo defcrit- te. Noi foltanto ofTervererao poche cofe , che riguardano
PinflùflTo dì tal potenza full' elo- quenza , giacché il parlar degli errori
della fantaDa,e le fallita de' giudizj , che da quel- la derivano , appartiene
a' Filofofi. I con- fini di quefta potenza e la fua atmosfera fo- no cofe
tenebrofiflime in MetafiGca , perchè la Fantalìa (pedo fpe(To s' inoltra neir
impe- ro della ragione , e della verità , e con effe talora fi mafchera ,
facendo incurlioni più , o meno durevoli . Quefta potenza talora fcac- cia la
ragione , e talora viene dalla ragione fcacciata. L'iftoria degli Uomini , de'
tem- pi, de1 coftumi, delle opinioni può fommi- niftrarne gli efempj . La
fantafia , e 1* imma- ginativa fono talora la ruina della ragione, e della
verità , e talora P ornamento , il brio , e T abbellimento di effe (2) , Tutte
per lo più le fcienze umane tendono a re- golare la Fantafia , ed a corregerne
gli er- rori , ma fpeffb la Fantafia trafporta anche coloro, che voglion
corregere gli errori del- la medefima (3), §. 2. fi) La verità , e la ragione
ponno per qualche rifleflb dire alla Fantafia quei verfi di Matziale Difficili*
> fatili* , jucundus , acerbus es idem Nec iccum poffum vivere , nec
fine te (j) Dopo tanti libri fcritti fulla fantafia , e fuoi er- Digitized by
Google j8? §• 2. Neil* eloquenza Poetica grandi ed ammirabili fono le forze
della fantafia, forco qual nome intendiamo noi quella facoltà che ha V anima di
combinare , e rapprefentare in varie forme l'idee ricevute da' fenfi (4.).
Nell'eloquenza profaica domina meno la fan- tafia, che nelf eloquenza Poetica è
molta, ma tal potenza è fpeflfo fpeflo , all' Oratore fpecial- mente, la buona,
o cattiva guida. La gran regola fi è a non eflfer troppo vicino , nè troppo
lontano dagP influfli di ella • Senza ia regolata affluenza di una fantafia ben
gover- nata dall'intelletto, e dalla ragione , non vi può effère ingegno vivo.
Colla troppa vee- menza di tal facoltà V intelletto fi accende, e fi
elettrizza, e convertefi il tutto in fana- tifmo , ed in entufiafmo. §. 3. Si
ponno dilìinguere due forti di fantafia , cioè l'attiva , e la pajjiva . La
paflìva è quella , che riceve le impreflìoni ; V attrae le combina . La
fantafia pafilva è quel- •'. . . ' errori , fe ne dovrebbero fcriver molti
altri fagli errori discoloro , che hanno ferino fugU errori della fan- (4)
L'emporio iella fiiufié difle il Muratori con frafe affai energetica . Sulla
fantafia fi veda l'opofco- lo Francefe intitolato de l' ee^ndue de t
imaginaiioti par M* Formey , opufculo che fi ttyoya nella Raccol- ta intitolata
Choix des Memoires & èkregie de £ hi- ftoire de C Academie de Berlin
Tom. J« pag. IJ*. U 166. edit. in !»• 384 quella che produce le noflre paflìoni
, ed i Boflri errori e che ha cagionati fenomeni for- prendentiflìmi , così in
Fifica , come in Mo- rale (y) V imaginazione attiva è quella, che ha prodotte
ie fcienze , ed arti. Di ef- fa fi può dire Cun&a fovtt , renovat ,
imiit , unii , Alt • Quella forte d* immaginativa quando è dall1 intelletto ben
regolata , produce gli Archi- medi, ed i Neuton • Per eflà un Comico, un
Tragico Poeta inventa ie perfone , i ca- ratteri , le paflìoni , gli epifodj ,
e le cata- flrofi delle fue favole . Quando poi quella potenza forma imagini
troppo fantaftiche , fenz' ordine, e fenza buon fenfo produce gì9 Snfìpidi
Romanzi, Qualora tal potenza c ben regolata, l'Autore, che inventa le imagini,
colie quali dipinge gli ogetti , fi trasforma in eUl ogetti medefimi (6) . La
Fantafia nella pit- f|) Efla ha prodotti tutti gli entufiafmi , tutti i
ranatilmi , tutte le pazzie , ed i var j fenomeni di effe • Erta ha cambiati
gli Uomini in lupi, in bruti , in pietre , in alberi, in fuoco. Efla ha prodotte
talora in buona par- te certe apparizioni di fpettri , larve , e fantasmi .
f^ìd. Cleric. Oper, t*hilofoph. La Fantafia ha fatti i Filofbfì oftinati ne'
loro fittemi , i Filologi pedanti . Efla ha fatto idolatrare certe frafi di
Autori claffici , e certi ftili, ed i partiti de* Latinifti , e de* Ciceroniani
, e le loro guerre a' tempi di Erafino, e di Scaligero. (6) E' mirabile in ciò
il Metaftafio , che ne'fuoi caratteri fi trasforma , c lì manifefta ne*
perfonaggi , ne* Digitized b pittura , e nelP eloquenza dee Tempre efiere
naturale, come è naturale la fantafia in Omero, è molto più in Virgilio •
Quella dell' Arlo- tto è varia , bizarra , e comica . Quella del Tallo troppo
viva , , e caricata . Ma gli cfempj della più bizarra imagioativa fi pon- no
prendere da' Poeti Inglefi , e tragli altri dal Milton , e dal Shakefpeare , e
da Odoar- do Young. §. 4. Le imaginazioni palli ve , che ri- cevono profonde
impreflìoni dagli ogetti, de- generano , come fi è detto , in frenefia , e B b
paz- ■ • • «V Ei fa parlare. S* inveite egli in modo de* caratteri di Catone ,
di Regolo , di Temiftocle , di Tito , del difperato Timatite, dell' infelice
Didone , della tenera Ariftca , del difperato Mcgagle , del furiofo Licida ec;
ce. , che parci di vedere que* perfonaggi , e non il Poeta , o pure il Poeta
trasformato in quei perfonag- gi . Molte perorazioni di Cicerone , e traile
altre quel- la per Milone ? Fahanty vateant Civcs mei ec. ferii o- prono
confimili mirabiliilìmi artifici*. 1 vivi colori della fantafia nella
Gerufalem- me del Ta(To non faranno meravigliare un Filoforo, le per tale
eftrèma vivezza ilTaflbpoi quali impazzi, come avvenne a M. Pafchal, di cui fi
veda la vita. Ofierva M. Mcillet . Introduzione a £ Hiftoir. de Dunemy Chap. f.
pa*. 69. Tom. L ediu in li. Genev. iy 63. che ne' paefi meridionali fi nafee
con fantafie vive, feconde, juquiete, che fanno gli Uomini avidi di no- vità ,
ardenti , ed incapaci di veder le cote a fangue freddo, e nell'equilibrio della
ragione , onde conchiu- de, che da ciò derivarono i doli degli antichi Egizia-
ni, Siriani , e Greci nelle loro religioui , e Mitologie. J freddi del Nord
partorirono effetti oppofti. Ma non è (empre^ vera, uè meta vera l'opinione di
Mdlet. 38<J pazzia ; * la imaginazioni attive e labotioG* producono
fpellb gii entufìafmi fcjentttìci * Se ne po fluii vedere gii efempj- neìT
iìk>ria< Fiiofofica . L* immaginativa, et dunque T iati venzione
delle imagint , come io fpi rito fi' dice effere l' invenzione delie idee. . La
foia» iraaginativa cofiituiva un tempo tutto il for>i te, deJie feienze.
, come ne- paflàii fecoii db ignoranza 5 e chiunque con occhio Filofofìco,
legge lefcienzé dev moderni, vedrà noa poche di efle trattate fpetfò da
fantafie dall' intelletto non bene regolate , ed accefe come hanno oflèryato
coloro , che fulle feienze moderne hanno riflettuto (8) . La fantafia ha fatto
traitat! Si veda , il Secolo di Luigi XV. ferino da. rolcaireChapitr.,42. ove
parla dello flato delle feienze h tal fecolo , e di varj Autori di effo . Che,
la fantafia abbia (con volte molte antiche , e moderne idee feien tifiche e
'verità nota nell' Iftoria Letteraria . Tragli antichi alcuni, fregarono i
fenomeni della na- tura colia mitologia , e favole , o le favole co* feno- meni
della natura , e mentre i Poeti diceano , che le Najadi produceano i fiumi., le
Driadi , e le Napèe i fiori , ed i Giganti fepolti i Vulcani , i
Ftk>fofi fatica- vano le sfere enfiatine,, parlavano, della Mufica delle
Stelle, degli Spiriti, che muoyeano , e giravano come tanti Sifìfii pianeti ,
mentre .Platone parlando col tuo Heies empiva il Mondo de* fuoì Oenj detti
Eòns.La Fantafia ha prodotti infiniti delirj nelle fcifcnze . Chi avrebbe
creduto, che fi fuffe da' moderni fondato fiiìema d' Iftoria naturai^ fopra
certi verfi, delle Meta* . morfofL di Ovidio , ne* quali, fi fa dire a
Pitagora. 1 Vidi ego quod fuerat quondam folidiffttna telfos £ffe J return
&c? Chi avrebbe creduto , che il Confole- d£ /■ Màillct Digitized by
Google 38? trattar fovente ia fifica , e coli* eccefii- vo abufa d*
inacefliòili mifterioCe tenebro algebraiche , a con buona dote di metafìfica; o
pure ali* oppofto ha ridotta ia tifica ad un* arido .fcheletro di Cecche
irtitmioni vuote di Ogni idea Geometrica , entrambi gra vidimi abiifi . La
fantafia infine è una potenza , che fpeciai mente nelle fcrenze ha prodotte
infi- nite moftruotìtà , ed utili cofe ancora • A quefte fi dee buona par e de'
delirj de' Sa- V) y che infinita cofa forebbe il riferire (p) . Se fi vuole un
grand' efempio de* trafponi della fantafia , che fa talora delirare coloro, che
fi credono i più grandi Savj della Let- B b a te- AUillet nel fuo Telliamed ,
ed il Buffon nella fna Ifta, ria Naturale ave/Te a fondar fittemi su tali verfi
? La fanrafia fcduiTc il Needham a, tirar* erronee tDnJftgpta» ze Culle
produzioni di certe anguille da certe fariue, confeguenze, che han prodotti
inetti, ed erapj libri de* moderni increduli . L'imaginativa de* Filofofi ha
pro- dotto il Mondo dalle Comete , eflà ha dettate tutte le Teorie della Terra
fcritte nelle Cofmogonie Indiane , Chine»*, Perfine , e Bramimene , ed i tre
quarti de' libri di Metaetica e di fittemi Filofofichi • La fantafia tragli 1
fiorici ha fatti molti progredì nelL' avere attri- buito a' Cine fi, ed agli
Indiani antichità) unto prodi- giofe , quanto inCoftcnibili , ncll' eflerfi
detto , che le Scienze non Con venute dall'Egitto, ma dall' India , in efTerfi
formate genealogie chimeriche di Mahomet , di 2oroaftre , nelrefferfi derivate
da infulCftcnti etimolo- gie molte pruove Culle popolazioni della Città ec. ec.
Genov, Logic. li a L Un. Per far vedere
tal verità da noi deferitta il Geno veli impiega i' intiero capo ultimo della
Cua opera. '88 tera:ura , fi rifletta , cfie quel M. di Voltar» re , che i
moderni tanto hanno ammirato , !i a efaltate come prodigiofe le favolofiffimc
amichila Cinefi , ha fatto derivar dagP In- diani la fapienza , e la dottrina ,
che fon venute da' Greci e dagli Egizj ; e con tali faniaftiehe idee ha fcritto
il Saggio fulV lflo- rico Univerfate aliai Poetica , alterando i fat- ti , e
fconvoigendo l'ordine di tutte le co- nofcenze umane per feguire la fua
impetuo- la c Poetica fantafia (io), che ha fconvolte ie (fo) Ecco 1* erronee
guide degli Autori die leg- ge la prefènte incauta gioventù4 . Da' riferiti
errori di tali guide in materie fc ien tifiche , fi può arguire quan*- to poca
Filofofia s'incontri ne' loro libri, e per quali errori facci an paflare chi
gli legge fenza criterio. Ecco i caratteri de' falli moderni Filofofi. Vonno
diroccare le verità le più fode coli' Autcc !$« & Pitagora : Ip- Je
dxìi. Ma cofa dicon elfi finalmente, Contradizio- ni, errori, alTurdità? Echi
potrà dunque feguirli? Chi fi lafcia trafporrare dalle parole non dalle cofe .
Ma i veri dotti, i veri Savj fi rideranno fempre di confimile erronea
Filofofia. Dirà taluno : a che cosi lunga di- gre!Tìone? A die? Per far'
accorgere l'incauta gioven- tù de' pericoli , che la circondano nel legger
confimi- li Autori erronei , de* quali per difgrazia fatale va fempre in cerca.
Per difingannare quelli che erronea- mente credono , che chi attacca le verità
le piti eviden- ti polTa eiTcr Filofofo ; e perchè ognun cne feri ve è obi
l'iato a difendere le verità cóntro le tenebre che foargono i creduti moderni
FiloCbfi , e per dimoftrar finalmente , che non poteji Jjpientia a religione S
ecer- ni , come dice Lattanzio . M ancano dunque a tali in— creduli- tutte le
caratteriftiche del buon fenfo , e della fana Filofofia. Digitized by Googlq le
fcìenze in buona parte ; ond* è che la prima , e più importante regola di un
vero dotto , e di un vero Filofofo , dev* efTer quella di regolare , e moderare
gì1 impeti irragionevoli della fantafia , perchè da tale regolamento dipende il
maggiore , o mi- nor lume dell'intelletto , la (elidi ià de9 ra- ziocini , e la
vera , e (oda eloquenza , che dal lume dell' intelletto , e dalla folidiià de'
raziocinj dipende. $• /. L'eloquenza , che fi aggira Co pra verità d'
intuizione , altro non dee fare , fe non efporre con ordine , chiarezza , e
preciGone tali idee . Quella che s' impiega per manifeftare verità dimoftrate ,
e da di- moflarfi dee farlo coli' ilteflo metodo , e len- za farfi molto
guidare dalla farrtafìa . Se poi fi aggira l'eloquenza in cofe difputabili ,
ve- rifimili, non chiare, fi potrà allora alla fan- tafìa ricorrere per fupplire
colle imàgtni, ed ornamenti alla deficienza delle di moti razioni, circoftanza
che fpeflo accade agli oratori del Foro fpecial mente. Quando per la difefa di
un reo mancano le pruove , e gli argomen- ti , o che fi difende un vero reo ,
come lo più avviene , allora la fantafia corre ad aju* tare l'Oratore , ed il
reo ; effa eletti iza le paflìoni , detta le veementi commozioni de- gli
affetti , le patetiche perorazioni , e fa /correre le lagrime. Vive descrizioni
, figure, ripetizioni > profopopee , imagini , tutto met- N B b 3 te 390
. te in opra , tutta adorna , timo ravviva (i r). Chi voteffe grandi efempj di
eloquenza pa- *etica , e ragionata , non dovrà mai ceflàt 4i legerc le opere di
Omero , « con ifpe* ciaiità il p. dell' iliade. La lettura de1 Poe> ti ,
e la perizia neW Intelligenza dell* eloquen- za Poetica , che fu la primitiva
eloquenza , conduce mirabilmente , anzi è inevitabile Bell' eloquenza Profaica
j e chi volefle con Fiiofofia efercitarfi nello Audio ragionato dell' eloquenza
Poetica , dovrà leggere tra tuoliif- CtTYìi Scrittori d* infinite Poetiche quei
pochi, the con Fiiofofia ne hanno parlato (12) , ma me- (ti) Chi vuol* erfer
ricco di tale patetica elo- iquenza dee leggere {òpra tutto i Poeti, e
ipcaalmcuce i Tragici antichi, e moderni, ed i Comici tutti. (12.) Abonda il
Mondo d' infinite Noetiche io malucci volumi. Ogni Poefia d'ogni lingua lia
infiniti Autori della fua Moria . V Mona <T ogni Poefia di Francefco
Saverio Quadrio afeende , a f iu volumi in 4. Molti/limi ne fcnfle full'
ifteflo fogetto il Crefam- beni . Parlò lungamente fulla Poefia Italiana il
CajUL- vetro , oltre gli antichi , che kriiìero delle Poetiche delle lingue
morte ma pochi iH mi '•hanno con 'Fiiofofia fenteo, e tra quei pochi fi può
distinguere lo Scalige- ro nella Tua Poetica , Gian Vincenzo Gravina nella fua
Ragion Poetica, ed il Muratori nella Perfetta Poe- fia Italiana. Tra' Francesi
fcrilTero con ifpirito Filefò- fico fulla Poefia, e Poeti il P.Tomafini nel
libro del- la lettura de' Poeti, M- le Éatteux, e M. de Vdtaine uei Tuo Saggio
full' Epica Poefia, e podhi altri, giac- che riguardo a M- le Boflìi è troppo
proliflb , altri rivolto riftretti . Qualunque fia il merito di coloro , che
rianno dati precetti full' eloquenza Poetica, e fe poflbno Digitized by Co 5pi
tnegHo farebbe , fe invece 3egli Scrittori di Poetiche per lo più inutili ,
ìegelTe ne' loro tonti gli originali i migliori delle lingue iBorte e delle
viventi . Chi non ha l'animo capace di concepir da fe le funefte , e tetre idee
dei terrore , Affla compaffione , e *lla pietà , legga in Virgilio le rui- fìe
di Troja . Chi non sa cofa fia il patetico , e le tenerezze , e quindi la
difpé- fcmone, legga il 4. libro dell'Eneide- Chi vuol fare idee magnifiche d'
ogni fubiimità , legga il 6. libro dell* Eneide 5 ed altri con- fimili quadri
de* migliori Poeti , che tutti fi devono all' ingegno , e alla fantafia di tali
Autori . Quando poi fi tratta di ogetti gran- di 9 fablimi, insellanti , la
fantafia gli ren- derà t cogli ornamenti ; più grandi, più fu- blimi, più
imereiranti . Chi vuol euere elo- quente , con particolarità nell'arte
Oratoria, dee «doprare i colori della fantafia con quel gitidÌEÌo , che gli
eccellenti Pittori adoprano i lóto coioti , che deW enere non troppo caricati ,
ma naturali • B b 4 §. 6. fermi precetti, fi potrà foto 'aflerwe , che i*
eloquenza Poetica, e la profcica hanno infiniti Precet- tori, e pochi buoni
modelli , e che ficcome vi fono Itati colóro, che alTuidamente han voluto
vituperare T eloquenza Profana, cosi fono (lati aflurdi quelli , che hanno
vituperata 1' eloquenza Poetica , come il Mon- tcfquieu, M. de Longucrue , e
Taoaquiilo Fabri nei libro de Jutiteéte Póttìcet . 392 §• 6. Ne* primi popoli ,
e nelle prf- me età dell' Uomo , in certi tempi di com- muni difaflri , e
timori , nelle donne , ne* melanooljd , negli ippocondriaci , ed in tem- po di
gravi paflìoni , domina affai la forza della fantafia , che diviene cosi viva ,
e co- sì acce fa , che fa comparire reali le fue idee immaginarie , P eloquenza
, che fi fa da tali perfone , o che ad ette fi dirigge , è tutta confimilej e
la grand* arte nei parlare a tali perfone confitte a far fervire la fantafia a
preparare infenfibilmente V adito air entrata della ragione , ed indurgl? a far
fervire le loro ifieilè idee per guarirgli dalle loro idee, e bifogna cominciar
con arte induflrioGfììma di pervadergli fenza che fe avvedano . L* eloquenza,
nelle circoftanze di dover parlare a tali perfone , è la più fcabrofa , e la
più difficile , e dee farfi con riferba , cauzioni , difinvoltura , ed
artificio eftremo . Se ben fi riflette all' ifloria delie varie graduazioni de'
fenomeni , che che ci da la fantafia , e P in- telletto, ed a' loro influiti e
rapporti su' pen- fieri , e P idee , e fuile parole, che fervori di bafe all'
eloquenza , fi avrà in tal cafo un piano generale da poter' adattare tale
eloquèn- za alle particolari circoftanze , nelle quali fono coloro , che odono
, o leggono in rap- porto di quei , che parlano o fcrivono . 5. 7.
L'imaginativa è varia di forze fe* condo i paefi , i climi , i tempi , le
opinio- ni, i coflumi, e P educazione , circoftanze," che Digitized by
Google cne fervono più t o meno a Ivifupparla. L'immaginativa è più forte
ordinariamente dall'anno 20. dell'età , fino al 40 (13).^ Si può oftervare ,
che i popoli de' climi cai di * ove domina la fantafia, hanno un'elo- quenza
aliai figurata, ed ampollofa; £ quan- do i colori delia fantafia fon troppo
eccedi- vi , non vi può eflère vera eloquenza ne Poetica , nè Profaica . Neil*
eloquenza Profai- ca È o Poetica burlefca , fi può dar più cam- po alla
fantafia 9 che nella feria eloquen- za (14) In fomma ogni eloquente , ed ogni
Oratore deve regolare le motte della fantafia , ed i voli della medefima a te-
nore della materia , della quale fi trat- ta . U eloquenza Iftorica dee cfier
Tem- pre (13) In tale cu Mahomet fi accefe di enranafc mo , Giorgio Fox di
Quaquerifmo , e Milton fece il fuo Poema del Paradife Loft,accefo di fantafia
dalla, Comcdia dell' Andreini udica in Italia. (14) Cosi r Ariofto nel fuo
Poema Eroicomico, del Furiofo introduce molte fintane piacevoli in tal Poema,
che poi feriamente imitate dal Milton, V han- no refo affurdo in certe code .
In un Poem# giocofo,. come e la Polifemeide del celeberrimo , e dòttiflìmo,
Campolongo fa gran piacere il legere, che il Ciclope caminando la notte ,
mentre per una gran fluflione nel capo ftemutiva , facea al rimbombo de' fuoi
fternuti cadere da fopra gli alberi le pera, le mela, le frutta acerbe . Polih
Sonetto 4?. 15. Tal pendere in un ferio Poema , in una proùica eloquenza,
diverrebbe non proprio , fe non fi trattane i't un Romaico giocofo. pre lontana
da' veli della fìmafia 0 che fol- lama potranno ave/ luogo in cene rifleiTìo-
ni , e pezzi fpi rilofi , che è lecito nelle Mo- rie, ed èopporiuno di
frammifehiare per ren- derle utili f ed interrompere il tedio della jjarrairva
• Cosi ha ferina P Ifiorit Tacito # del quale r Inghilterra vanta per emuli il
luo David Huuac, e Robertfon. L'eloquenza I borica non dee avere, né del
-declamatorio, ne del critico , ne certi ritraiti troppo cari- cati* e troppo
Cinici , come taluni poflono truovarfi finanche nel Giannone , che non ifcrhTe
con quella ferenità di mente , colla quale fece i fuoi annali il Signor
Muratori. Molle cofe fulP eloquenza IUorica fcrifle My- lord Bolrngbrooke nella
Tua opera full1 ufo e fuUo Audio deli1 IHoria . §. 8. V eloquenza de9 Dialoghi
può fur'ufo de' voli dell' imaginativa # fecondo comportano le perfone , i
tempi , ed i Ino*. *hi . Quel che fi dice de' Dialoghi può «ilenderfi più
ampiamente dir* eloquenza dei Teatro j che confine in dialoghi , che uniti
brinano un* azione regolare , nello (viluppo delia quale ha parte P eloquenza
Iflorica la djalogica , e quella che commove le pacio- ni, e £li affetti (ij).
f»5) Gli efcmpi dell' elcKraena de* dialoghi fi>. «• traili tntreVì i
Dialo*'* « Locfaco, quclb ài Ate- ** i\\ PUtone , M fcYcW* , di Senofane ce Tra
c ne danna «hjì.; cfe<npì Aulo Geiìio,e Ma* ero- 5. 9- V eloquenza
Filolofica non am- mette ornamenti fuperflui di Eantafia ma fi può talora
condire i* eloquenza didattica co* vezzi della imaginativa , come trattò Lucre-
zio la Fìlofofia di Epicuro , e come fecero in cofe Eilofofiche Manilio ,
Aonio, Palea- rio , Scipione Capecq nell' oper* de FrìticU pus rerum , ed jl
Fracaflorio . Cicerone ornò di molte grazie della imaginativa le Q jeftio- ni
Tufculane • Pope adornò colle bellezze della fontana Poetica il didattico
fiftema di Bolingbcoke , che tutto è bene. David Hume efpofe in un artitìciofo
quadro di eloquen- za Fibfcfica i fuoi quattro Fiiofofi i ed al Voltaire fi dà
la gloria di avere anche ne' Romanzi introdotta la fantaGa Filofofica (if). §.
io. La fatnaOa celi' eloquenza del genere giudiziario dominar dee nella mozio-
ne degli affetti . Nel genere demoQratico * e deliberativo ravviva i colori
delie imma- gini , che forprendooo , e vuoici giudizio , ed accortezza per
regolare la fantaua Orato- ria , giacché la fantalia è una potenza aliai
elaflica , che raoflà non sà ferbar limiti , e fe crc&io. Cicerone ne
ha moltirlùm nelle Opere FiloG>- fiche , ed Erafmo ne* Colloquj ce ne
fomminiftra infi- niti e»fempj ,£ così Minucio Felice, ed altri . Tra* Fran-
ccfi fi diOink ne' Dialoghi f/L de Fontenelle f tragl' lugiefi Lord Lirtleton ,
rraglMtaliani-è una fpecie di eiocjuenza dialogica il Decamerone. Vi fono 1
dialoghi del Galilei fol fìftema Mondano , la Circe dei Gc\\\ «c. \i6) iWa la
Filofofia, che il Voltaire ha intro- durrà, come fi dice, ne* fuoi Komanii, è
fpeflb erra- rci , ed e.vpia . p6 fe fi le fi Iafcra addormentata ci fa
(umidire. E9 una fpecie di agitazione , che mancando, rende quafi inerte 1*
intelletto , eccedendo il convelle . Quarta potenza fi fviìuppa colf in-
telletto, lo ra/viva e lo porta a grandi co- fe, e talora avvolge tragii errori
, e traile chimere, e diflrugge il buon gufto . Queir Oratore , che fi lafcia
da tal fantafia trafpor* j tare , fe occorrerà di dover parlare di una «aufa de
tribm capelli* , parlerà delle guerre Puniche , e della guerra di Canne . Se
dovrà difendere un reo , comincerà dalle antichità Egiziane , e Greche . Se
dovrà lodare la Ciurifprudenza , comincierà dalla Creazione del Mondo • E
quelle picciole oflTervaziont badino fugli abufi , che nel!' eloquenza può
produrre la fantafia , mentre il dippiù degli abufi confimili , e maggiori
introdotti nell* eloquenza per cagione di non ben regolata fantafia, fi
potranno riflettere da ogni Filo- fofo , che faprà con giudizio legere i libri
di eloquenza (\6) . CA- (16) Si dee offemre, che la Fantafia Sedufle Maffeo
Vegio a fere il fupplemento all' Eneide , e 1* iftefla fautafia ha ifpiraxi
coloro , che han voluto far fupplementi a Plurarco' , a Lucano , c ad infiniti
altri Autori , de' quali taluni han creduto poter* imitar* lo fcJe, ed
i.perùìcri, ma invano'. Digitized by Google . . 4 397 »**aooooaaa««aao«o o odo
r> » x>x>r> j)nx>r>r>
<f ^ B a a a J *a aaaaaccaorocccaocaa D9M99 o»» o*+ C A P O VI. - Del
buon gujlo • §. L COminciaremo queflo Capitolo con certe parole e rifleflìoni
di M. Batteux . Vi è un buon gujlo , che fia affblutamente buono ì In qual co
fa confijle ì Da quale dipende ? De- tiva daW ogetto , o dalV ingegno , che fi
efer- cita fuW ogetto ? Ha regole , o nò ? Deriva dallo fpirito filo , o dal
filo cuore , o da en- trambi (i) ? Quedi quifiti di M. Batteux fo- no (i)
Principe* de la Li t teniture Tom» t. P*ri. I. Se&. », §. i. 358 no
difficiliffimi a rifolverG , onde noi lardan- done T efame a chi vorrà
occuparfene , fletteremo , che tal parola metaforica di buon jmfto efprime
nelle fcienze , e nelfe arti ua fTentimento , e difcernirnento pronto , che è
gjnfrfaile alle bellezze , e fi dtfgufta ddle ir- regolarità . Il buon gufto
regofa Tempre F doqueina Poetica , e la profaica (2) . Vi è nelP • % . • •
•" Il buon gufto infegna la graviti
agi' Irrori- ci, e lo feri vere co(è u.ili, c che migliorato l'Uomo. Infegna ir
buon gufto a' Romanzieri di forprendere, e piacere, e di modellare quanto fi
può fui piano della naturale*» le iftefle invertfimilitudini per così dire, o
fe tali inverifimilitudini non ponno sii tal piano eflere regolate, le
adornerà, eie renderà interevTami con .altri artificj, come ha ratto l'Ariofto.
Grida il buon gufto a' Filo- logi: Non fiate pedanti, non perdete il tempo a
ve- dere quanti fieno ftati gli Èrtali, ed i Zoroaftri , quan- do venne in
Italia Enea, fe vi fia ftato Orfeo , Her- rnes ec Non ifcrivete volumi fopra ua
dittongo, non immenfi libri (opra una varia lezioue . Coltivate molto più della
Lingua Latina il voftro idioma . Non infc- gnate agli Italiani in Latino, o in
Greco quelle co(e, che in proprio idioma fi devono* infegnare , quelle faenze ,
che pounofi , e debbonfi faper da tutti ec Grida il buon gufto, che la
Rettorica, e l'eloquenza non fervono folo per dilpute , ed orazioni , ma conv
prendono ogni feienza Sociale , ed ogni arte , che fi voglia infegrure, e grida
il buon gufto che TelogaerK za dee efler chiara , vera , e Filofofica , che i
Secoli barbai han dato gran tracollo all'eloquenza, la quale Ìeflb fpclfo fotto
colore di riftorarla , taluni hai) fatto ^generare in tumidezse. Il buon gufto
finalmente in* fegna la gravità Eroica nella eloqueuzafublime, la dol- cez- .
Digitized by nell* eloquenza un buon goffo generale , che richiede , che P
eloquenza debba euer Tempra perdi afi va, nello sdegno impeiuofac nella
taiferi* cordra compaflìonevoie ; ma il guftò pariicoiartf fa* si , che gì'
Iuglefi ricaveranno ie~ loro: iwe*« tafore dalla laro marina , dalie idee di
Ir- berrà , come oiferva un Savio , un dima temperato produrrà ii gu ito per le
figure:, e: tropi prefì dall' agricoltura , un! altro dima per tropi» prefì
dalle ani . Taoerko, e Vip-- gilio hanno vantata l'ombra , e la frefchezra
delie acque, Thorapfon ha cantalo T oppo>- flo • Il miglior gu(lo è 1* imitazione
della natura , ma' perche non in tinti r climi la: natura fa pompa delle
bellezze mede fi me , perciò la varia eloquenza delle varie nazioni rapprefenta
Tempre la pittura di quelle bel- lézze che la natura drmoftra. ia quei ciimfc
ne' quali fi fcrive e fi" parla (*) . 9> 2. rartificiofà nehV Itile
(bave', là tenerewa nel p** letico, e la natin alerar nel temperato*. (*) In
materia-dr guftb , vi fono «in- cèrti Cécòfr certi gaffi apporti aHVfcìcnze ,
e** ali* elbqudnM- . L** moda antica di certe lingue antiche chèfolo ù
itildìavano * barbaramente nel 15. , e- 16". fecole rumò id fcichzr, e
l'eloquenza. Si coltivò 1'- idioma Latino , e Gftco, c fi* tralcurò l'Italiano;
e ie lingue moderne, e fi* tu** lafciarono le cofe, e l'idee per i vocaboli, e frafi.
Si» credè poflìbile il bène (cnvere'i e ben' analizarc le Un* - guc morte ,
quando e diffiéiliffirao 1' analizarc le- lin- gue-viventi. La fter ile
imitazione- dè'Gteci, e* do' "La- • •tini ritardò- Ir feienza dèlie* colè
, edi progreffi dehV lingua Italiana , che- ruion mài. Ci imcrefcc- il dire che
I* 400 §. 2. I fegnr di un guflo depravato nell'eloquenza è il preferire lo
(Irle affetta- to, e turgido al Tublime^ e naturale, il de- clamatorio al
magnifico . I fegni del buon guflo fi ricavano dalla prontezza , e raffina-
tezza di un buon difeernimento in ben giu- dicare , e conofeere le bellezze di
un'opera, di un'aringa , eflèrne commoflò , e com- prendere le differenti
graduazioni che fi of- fervano in efla per ben giudicarne • Non è no- fìro
iftituto il più dilungarci fulla natura del buon guflo, e fue caufali , fulle
diverfità de' gufli , fui guflo del publico , e de* particola- ri, giacche
molte fono le varietà (3), Ed i con- che gl'Italiani nel perfezionar la loro
lingua han fo- vcrchio imitato pria i Greci , e Latini , ed ogrf i Francefi , e
gì* Inglefi , come oflerva M. de Cor* dillac. (}) I gufli del publico fpeffb
{peflb formano i gufo privati; e vi fono taluni, che ali oppofto contra. dicono
i gufli del publico • M. Fontenelle un giorno difeorrendo con M. de la Fontaine
( riferifee un mo» derno Autore Francefe ) fu domandato dall' iftefTo M. la
Fontaine , s'egli avea Platone per un gran Filofo- fo . Ma gli trovati f^oi
idte chiare 7 gli rifpofe M. Fontenelle. Oh nò , ditte M* U Fontaine ; egli è di
una o&uriri impenetrabile . • • Non vi trovate mai contradifUni ì difTe
M. Fontenelle. . . Ok\ veramen- te, rifpo(è M. de la Fontaine, egli è un
Sofifia, Poi la Fontaine (cordandoti di quanto avea detto, ripigliò: Piatone
Jitua bene i fuoi perfonaggi : Socrate era fui Pireo , quando Alcibiade colla
tetta coronata di fiori m. Oh quejio Platone era un gran Filofofo, Ecco V efem-
pio di giudizj fondati fui gufto publico . Per efempio poi Digitized by Googl
40 r contraili sù tali aflunti , e molti i libri fui gufto , quali fi ponno
leggere con occhio Filolofico da chi vorrà iftruirfi ; ma megiio delia lettura
, il buon gufto potrà inlegnar- cifi dall'arte di ben peufate (^)* / / v Ce CA-
poì di giudhj cotrmuni contrai] al gufto pubblico fi può addurre Malhcrbe , che
preferiva Stazio a tutti i Poeti Einfio, ed H Tragico M. Corneille preferivano
Lucano a Virgilio . 1/ lniperadore Adriaco preferiva l'eloquenza di Catone a
quella di Cicerone . Scaligero riguardava Omero ed Orazio come inferiori a
Virgi- lio, e Giovenale. A àMiiTon inalza il Milton al di &- pra di
tutti i Poeti. Scaligero cita come deteftabile la 17. Ode del 4. libro di
Orazio , eds Einfio la loda co- me un capo di opera di antichità. Un Avvocato
cele- bre dicea,, che niuna, cofa gli pjacea tanto neli* Enei- de, quanto il
riflettere alle nullità, che potean darfi al matrimonio di Enea con Oidòne .
Talur» Forenfè ftima le lue allegazioni , e le fne iftartze affa: pid delle
ope- re di Newton, di Archimede, di Euclide ec. Circa il buon gufto ncir arte, del ben pen-
zare , e del ben comporre ,, fi veda M. <T Alembert Refitxions fur £
abus de la thilofopMe dans U ma- ture de Goùt pag. ?oi. ad 3 lp» Mei. Tom. IP.
Si vedano altresì le offervazioni dell' lnglefc M. Adiffon nello Spettatore N.
405»., 411. 4*3 cc~ celienti difeorfi Hill' imaginazione. Sul buon gufto fi fo-
no da noi fatte varie offervazioni nella Pine IV. di qucfto Volume • •J02 *
ter® w • -C APO VIL VeW ingegni ; 'Ai. §. I. IL Sigrior Lodovico Muratori dopo
ave- re nel fuo libro fui buon gufto xliflinto il buon gufio in ijlerile , e
fecóndo , volle diflinguere, nella fua Perfetta Poefia ItJalra- oa, l'ingegno
in Mufico , Amatorio* e Pi- lofofico , fecondo gli oggetti , he* quali potea
occuparti , ed ettendo gli oggetti irifinhi , co- sì le definizioni dell*
ingegno poteaho edere infinite > onde molti dotti non hanno appro- vate
quefte definizioni del Signor Muratori, Digitized by Google dinotare la forza
intima del noftro intelletto nello fcoprire la naaira , .e la qualità delle
cofe , neir adornarle , comprenderle , ben giudicarne , e tirarne delie nuove
con- seguenze . Un grande ingegno è come un ragno , che ricava dalie ,fue
vifcere un fot- tiiiiìimo filo , che egli fofpende ove fembra, che meno fi
pofTa , ed unifce con quello immenfe diflanze per un ragno , e finalmen- te
corapifce con ordine , e proporzione ia fua artificiofiffiina tela
(*)>•.• 2. Non vi fono regole per divenire grande ingegno , ma :ve ne
fono per ifvi- iuppare un. grande ingegno , per conofcerlo, e per non farlo
degradare . , i grandi Ingegni , dice M. d* Alembert , fono come i diamanti
rozzi come la. natura g\i produce, .e che T arte piìiifce e ne fa ribaltare il
lu- lìro . Ma ficcome fi può dar iuftro a' dia- manti, ali' oro > all'
asgeoio e non può far- C C 2 'fi ÌU- ;
L'ingegno G acquea.- da una forte artenzione, che ci ra fcoprire negli oggetti
una infinità di rapporti, che gli fpiriti meno attenti non "vedono . 1
grandi in- gegni fono flati quelli che hanno £it:e grandiflinie of tervazioni .
. Per mancanza di meditazione, di iatiga, d' etcrcizio i\ penza male da moki ,
ed affai pid per di- fetto di metodo nello ftudiare , e nel ragionare . Si veda
l'operetta Franali* intitolata Ptects dtt Loix du Coà: ou RhciQrique Rnijonnèe
Artici, s. Dt U ma- niere de dtveloppcr jQ/i fujct pag> 34. edit. in 1».
-Paris , 4°4 li lucida così la creta ce, , così ponno dal- l' arte migliorarli
i grandi ingegni , che fono tali , ma non renderli grandi quei cervelli , che
fono piccioliflìmi . Le caufe occafionali fono le più potenti a fviluppare, o
nafeondere , ed avvilire i grandi ingegni* giacché ficcome P Uomo fifico non
ifvilur>- pa tutte le fue forze corporee fe non- nelle occafioni , che
lo forzano a fvilupparle , e non fa ufo delle raedelìme quando giudica non
dovere agire ; cosi le forze intellettuali fono quafì fopùe , quando mancano le
caufe occafionali, che le fviluppano . Tali caufe occafionali , che fviluppano
, o ritardano , o, annichiiifeono- i grandi ingegni fono infinite* e
fomminiftrano un vallo campo di rifleflìo- ni a chi voglia fulle opere de* varj
Scrittori antichi e moderni , e fulle circoftanze delle loro vite , fviluppare
le caufe occafionali de' loro progredì nelle cognizioni (x) ^ Ma a. que- (i)
Grandi fervigj al genere umano renderebbe-, ro quelli che fcrivono le vite de*
Letterati , fe me- no fi dilnngaflero Copra le narrative de* loro av- venimenti
Htorici , ed alTai più fi diffondefle- ro tulle caufe occafionali de' loro
libri, loro fitte- mi, loro (coverte , e fullo fpirito delle loro opere, ed i
fini, e le circo(tan2e, che le produflèro , per capirfi da chi legge le caufali
di quelle opinioni , di quei fi- ttemi, di quei libri da efli fcritti . Così fi
faprebbero •di tutti gli Autori cole più* utili , e nieglio fi capireb- bero
tutti i libri. Val più nel genere di vite Lettera- rie un'Elogio Miotico, e
Filofofico , come quelli, che il Signor Fcntcnelle ha fcritti di varj Filotofi
, come Digitized by Google 4°f quello, poco, e da pochidimi fi e badato , onde
le vite degli Autori , invece di fervir di lume a chi le legge , per meglio
capire tali Autori, non contengono altro, fe non cofe inutili, ed avvenimenti ,
che non era necef- fario fapere . C c 3
§.5. quelli di M. de Maupertuis , come quelli di M. d'Alem- bert, che poflonfi
dire Vite de* Letterati all' ufo de' Filofofi, che mille altri nojofiriimi , e
lunghilììmi rac- conti di cofe inutili , come il de Maizieux ha fcritta la
prolilTa vita del Bayle , ed il Midleton quella di Cicerone , ed il Brukero
quella di molti Filolbiì . Il Deslani fu più brieve, e più utile. (1) Vi fono
mille vite prolide di Omero , di Virgilio, del Petrarca, dell' Ariofto tutte
piene d'inet- te ridicolerie , ma quante mai fono ftatc feritre collo fpirito
di far capire le caufali , gli (Viluppi, lo fpirito de* loro fittemi , de' loro
libri, delle loro opinioni in rapporto alle caufeoccafionali, che vi con
corfero ? Il folo Blackwell nelle fue Ricerche fulU Vita , e Scritti di Omero ,
da noi fpclTo citate, ci diede un piano Filofo- fìco della vi:a di Omero , in
cui fpiegò le circoftanze, che concorrerò ad cfTer quello così grande , e
fublimc.ll Pope fcrifle ancora con riiofofia varie, e (àvie rifleflìo- ni fulle
caufe occafionali che contribuirono a formar' Omero , a formare Shakefpearc .
Ma fcrifle cosi le vite Madama Dacier? Scrifle cosi le vite degli Autori il
Bayle, ed il Morcri ? Cofa vi fi truova nelle vite da queftì ferrite ? Nembi di
citazioni , gruppi d' inutili difeuf- fioni , e tralafciafi il meglio delle
pili neceflarie co- gnizioni opportune per 1' intelligenza della mente , e
dello fpitito di tali Autori, de' quali fcrivono lunghe, e prolifle vite. DilTc
bene un Savio Francefe , che il Dizionario del Bayle è* pieno di vite inutili ,
proli ile r e pcdantefche- fc quanto più ciò fi può dire del Chau- feppiè, e
degli altri Continuatoti di contattili libri . §. La grandezza dcIP ingegno è
più facile a capirli, che a definirli in quale cofa conlìfta. I fegni di un
grande ingegno fono le invenzioni grandi, nuove , belle, forpròn- denti , il
dimoflrare le cofe antiche in nuo- ve maniere , tirare confeguenze nuove da
conofeiute prerhelfe , o da conofeiute confe- guenze fviluppare non conofeiuti
principi , trattar con nuovi metodi cofe non nuove > rapprefentare i
nuovi rapporti delle cofe m fcuoprine nuovi afpetti. Quello è il caratte- re
dell' ingegno vallo , e creatore • L* inge- gno imitatore è quello che compila,
copia , e raccoglie da' materiali altrui , e che di- ce quello che gli altri
han penzato , o - che commenta gli altri , affogando fpef- fo in un diluvio di
citazioni il buon fen- fo , e ia ragione. In ogni facoltà gl' in- gegni
originali, è d'invenzione fono pochif- fimi, gl' imitatori infiniti . I grandi ingegni
veggono le cofe in altri afpetti di quel che js vedono i cervelli imitatori ;
ma i grand* ingegni fono pochiflimi , e ci vonno molti Secoli per vederfene uno
. Quanti Newton conia la FilofofL : Quanti Archimedi la Ma- tematica? Quanti
Ciceroni l'eloquenza? Quan- ti Mqntefquieu la politica? §. 4. Neil' ifloria de'
grandi ingegni, fi vede che pochi (lìmi fono eccellenti in mol- ti generi di
Letteratura , ai ; i fono grandi in certe date facoltà certi li (Viluppano fui
principio della loro età % taluni molto tardi , e do-* 1 Digitized by Googl 4°7
e dopo mohiffimi, e grandi Aeriti , e talu- ni fcmbrano formati dalla natura
per tutte le fcienze per cosi dire; ma non può C c 4 mai Leibnitz fu ingegno quali Universale , ma in
certe cole Sofifta . Newton fu più grande di lui , ma in bilica, ed in
Geometria . Montefquieu valle molto in Politica, ma poco in eloquenza, e
Pocfia. Cartello .fu molto dedito alle fcienze Fifìche, Geometriche , e Morali.
Platone fu più eloquente che Filofofo . Ari- notele gran Maeftro in
Rettorica,in Poefìa, in Politi- ca, poco valle inFifica,e Logica. Bayle fu un
gran- , de ingegno, ma per lo più Scrìtta , compilatore , cat- tivo tifico , ed
erroneo metafilico . Locke favio in IVic- tafìfica, e Logica, poco fi diftinfe
in Geometria. L'in- gegno di altri fi fviluppa nelle leenze di ragione , ed -
altri fanno progreflì nelle fcienze Fibfofìche , e tra* Filologi vi fon varie
forti d' ingegni . Oflerva un dot- to moderno ( M. Gibbon Ari ÈJfay gn ihe
Stiiiìy of lÀturMiurt $. 8. .) che Jkraimo ha uno Ipirito lottile ed eftenfivo
, CafàuDono, e Gerardo Voflìo fo- no dilieentuìimi , Giudo Liplio pronto , ed
ardito, Tana- quillo i"abro delicato , 1 Tacco Volilo ahondante, Bendcy
acuto, le Clerc , e Frecci profondvfcurman diffuib, e prolilTo . Gì' intelletti
variano come le fifonoinie de' volti umaiii. Il Voltaire è (tato un ingegno
vaftiilimo, ed ha trattate con Filofofia varie forti di eloquenza,^ ma poco
profondo fu egli nelle fcieitte efàtte, e poco* Audio le origini, e le antichità
della noftra religione, che atraccò fenza capirla, e fenza cono£cerla . 11
Maupertuis gran Geometra, e Fifico,raa poco piacevole, e molto Urano. Cicerone
folo fèmbra il modello di un* ingegno Univerfale , Ce può averfi tal"
Ingegno . Cicerone fu Filofofo , Oratore, Poeta, Fifico, per quanto
comportavano quei tempi. Vi è chi noi crede buon Poeta, ma nell* opera de
Divinatone vi fono degli eccellenti fuoi ver- fi, e (è tali 'vera" non fi
fulTero, fi vedono nella lìia vv elo- r mai darfi un' ingegno un rverfal mente
Crea- tore in tutte le fcicnee , e che ugualmente in tutte. portaffe il fuo
fpirito creatore nell" ilìefla guifa. I grandi ingegni, e le lo- ro
eloquenza grandi lampi di Poetica , e Filolofica elevatez- za , come nel Sogno
di Scipione , che vale per mille Filofofici Romanzi del Voltaire. Ninno meglio
di Cice- rone ha proporzionato il numero Oratorio alle cole , che dice, come
fanno Omero, e Virgilio col numero Poetico . (4) Quel Newton tanto ammirato ,
confolo poi T umanità per la fupeiiorirà , che Copra di efla avea, come dice
Al. He Voltaire , con avere ferirci i com- mentar j full'Apocalifle; ed avrebbe
potuto dire , che anche il Newton fi eclifsò nel fuo fiftema di Cronolo- gia
riformata, opera piena di ardite ricerche , ma non di felici dimoftrazioni. 11
Signor di Monte fquieu , che nello Spirito delle Leggile nel fuo libro delle
origini della grandezza , e della decadenaa de' Romani s' in- nalza talora a
certi voli intellettuali , degradato fi vede nella fua opera delle lettere
Herfiane, cne fu la prima fua produzione . Tal' opera imitata dall' altra che
s' in- titola i* Efpion Ture, e piena di fofifmi, frivolerie, ed inette
aflurditi fulle cofe più venerande , e più facre ; Legendofi , e vedendoci , le
non altro la maniera colla quale egli fa parlare al fuo Usbeck, fi vede , che
la fua eloquenza in tal libro e quafi fempre fofiltica. Giun- ge a far dire in
tal libro ( oltre le altre aAurditi in materie pili gravi, giacche noi vogliam
parlare di quel- le che concernono la fola eloquenza , che gli Oratori hanno il
talento di perfuadcre in dipende nume me dalla Ragione , e che i Geometri
obligano un* Uomo di ej- \er perfuafo a fuo mal grado , e f il convincono con
tirannide; Lettr» 12$. Si ponno ciré aflurditi maggio- ri» Si potrebbe mai
credere che l'ifteffa penna che ha fcritte le Lettere Perfìans ha prodotte le
Co/Jìccr^io- Digitized by Google .4*9 to produzioni , mai invecchiano , irai
perdo» no di (lima, ancorché le fetenze, le lingue, ed i coftumi di quei tempi
cambiaflero , e le cognizioni fi avvanzaflTero , e quando an-» che non li
parlaflero le loro lingue , faran- no in perpetuo tradotti in tutte le lingue
vi. venti (j) • I grandi ingegni portano ? ordì- ni fopra i Romani ? Ecco le
varie fan* de* grandi in» gegni, che diventano fpeflb piccoli, o che furono
pic- coli pria di elevarli . Il famofo Cadmi pria di eflec gran Geometra , avea
(nidiata 1* Aftologia Giudizia- ria . Accade ne grand* ingegni , che pochiilìmi
fiano i perfettamente belli ; e gli errori degl' ingegni gran- ai , fono come i
difetti del volto di una bella don- na , nella quale tanto più riluce una
deformità , quanto pili fon belle le altre parti , purché però non li trat*- ti
fe non di piccioliflimi difetti , dtf* quali Oraiio direbbe uhi plura nitent ,
non ego paucis ojfendar ma" culis . Ma gli errori da noi riferiti del
Momefquictt non fono pochi nei , ma molti . ,'5) Chi legge gli antichi Greci, e
Latini Auto- ri ciarlici dell' eloquenza profaica , e poetica vede in efli
nafeofto fotto certe nebbie di quei tempi un penza- re fpeflo fpeflo più"
profondo di quello de* moderni» Le opere di E uripidc , di Sofcc'e, di Efchilo,
di Me- nandro, di Plauto , di Terenzio fono al pari piene di buon fenfo , come
quelle Commedie tanto oggi ammi- rate , e le Tragedie altresì . Arsotele , con
tutti i di- fetti della fua età, farà fempre il perpetuo IVIaeflro dell'
eloquenza , come farà altresì Omero, non oltantino le critiche del Muratori
contro le aringhe di Omero . I grandi ingegni di ogni fccolo , fempre, ed in
ogni tem- po, anche traile tenebre della barbarie non inveccnia- no mai . Difle
bene un Savio della noftra nazione . che i grandi ingegni mai decadono : Non
invecchiano^ che Digitized by Google 4-io ne, l'anaiifi, la grandezza , e la
novità an- che nrlie cofe , che ne fembrano meno fu> fcettibiii. Chi
avrebbe creduto, che il vaflo Cbaos delle dottrine politiche , e legali avef-
fe potuip unirli alia Fiiofotìa nello Spirito delie leggi ? Chi avrebbe creduto
, che ii noflro Secolo dcvea vedere un* opera così iiluiìre , e dotta , e
fubiiaìe , come è quella dell' Efame Analitico del Siftcma Legale , e quella
dell' Efame Economico (ój? §. Il grati de ingegno ricava le fue ricchezze dall'
Uomo, dalia natura , e dall' afte . Qucfli foriti conducono alla vera elo-
quenza Filolofica • V Uopio colle fue paf- fioni, clic quel che nacquero
fanciulli : Coloro , che fon nati ton i denti , e fratelli del Mondo, fon
Tempre della prima ctà'loro, e vivono quanto il Mondo . E* egli vecchio Omero ?
Virgilio r Orazio ? Dante ? Quando invecchiò mai Ippocrate , Arinotele,
Plutarco, Cicero- ne, Tacito? Né Archimede, Apollonio, ed Euclide, he Galileo,
Defcartes, e Newton :Ger.a\éfi Laure. Ac. endemiche Lerter. Quefta verità , che
gli Uomini di gran merito mai invecchiano , febbene le loro opi- nioni
decadeflero, fi è fatta con demolì razione indiretta Tifaltare da M. Thomas rei
fuo Elogio di Cariefìo , elogio tanto lodato dal Voltaire . (5) L'Autore di
ciueiV opere , che fanno infini- to onore all'Italia, è il Dr. D. Filippo
Briganti ceiia Città di Gallipoli nel Salcnto, ne! quale la nefira 1 ca- lia
vede il fno MilLoty il fuo Al^ly , il fuo A/t>n- xefquieu . Ci permetta
V infinita modeAia di un* Uom fi grande un' elogi© dovutegli dalla verità, e
dalla (in* ceriti . Digitized by Google 4<i foni , e fenomeni di effe ,
e V Moria dell1 Uomo Fifìco , e Naturale , quella dell' Uomo Morale , Civile ,
e Sociale , quella dell' Uomo culto , ed iftruito,è il primo campo , in cui dee
fpaziarfì f eloquenza ragionata . Indi li natura fomminiflra a1 noQri
intelletti P im- roenfa ferie delle fue bellezze , e de' fuoi fenomeni , le
imagini , i rapporti , le fimi- litudini . Ma il diftinguerie , 1"
oflervarle, il faperne far buon* ufo è cofa da pochi . L* arte poi modifica
nell' eloquenza P acquili* te fdee , é varia, fecondo fi dee fare, i colori
delle loro imagini , e caratteri , rapprefentan- do con maggiori, o minori
graduazioni più, o meno veementi la natura , P Uomo , e le fue paflìonr,
dipingendole non femore come furono , ma come poteano edere • Così Plau- to ci
dipinfe t avatò Eudione affai più avaro di quel che era , così Terenzio il fuo
Eautontimorumenos fcrifle ; fcrhTe così Àri- (tofane , che caricò le fue
faxiriche ima- gini , e burlefce Così Luciano dipinte i Dei de' Greci , ed i
loro Filofofi , ed i loro Eroi con colori affai più ridicoli de' na- turali (7)
. ,.r §. 6. Lo fpirito , ed il talento difeer* nitore* e creatore , e P ingegno
Filofofico fo- na M L'arte di così dipingere fa detta dal Mura- tori nella fua
Perfetta Poefia Italiana L* arte di pcrfcr zionare la natura. ... 412 no le
prerogative ìc più rare , e più prege- voli che aver polfa chi vuoi' efler vero
elo- quente . Pochi ffimi grand1 Uomini han ricevuti doni confìmili , ma Ja
natura ce ne ha fom- minittrati da fecoìo in fecolo i modelli pet illuminare le
tenebre della Letteraria Repub- blica. Quell'ingegni , e quelli talenti, fono
doni, che più fpcilo ù ricevono, che fi ac- quifero . Volere voi forfè
conofeere, fe avete lo fpirito, e l'intelletto creatore capa- ce di fvxluppare
i femi della vera eloquen- za < Eccone i fegni . Se nelle letture degli
Autori vi fentite importato di entuGafmo , e tuito commofTb da' capi di opera
della Poetica , e delia Profaica eloquenza , e fe caldo di un tal fuoco correte
ad imitare quei grandi modelli , fpiegando le voflre idee , e fcrìvendo , o
parlando in modo , che vi Tentiate trafportato come da una for- za inviabile
verfo tale eloquenza , fenza molto penzarci , ne avvedervene , ma come rapito
da un torrente inefaufio di fublimi penfieri; fappiate , che cosi feri vendo ,
o parlando, farete i capi dì opera di eloquenza . Se poi cominciando a parlare
,a feri vere , ed a penfa- re, non fapete nè potete farlo, fe non dopo molte
imitazioni, arti ri cj , (lenti , letture, accozzamento di frali, di periodi,
di figure, flen- (8) Gibbon EiTay upon die Study of Littcrature $. 47- W 9U
Digitized 4* 3 fìentando a teflere un' artifi.crofo difcorfo , e limando frafi
, e non iolo accorgendovi dell'artificio, che ufate , ma (tentando per adoprare
tali artificj fugli efempj , e tenen- do avanti felve, , luoghi topici , libri
di frafi, e di perifrafi , cataloghi di tropi , e fi- gura da ufarfi , allora
abbandonate per feitt- pre ìx idea di poter Voi effere vero elo- quente. I
pezzi i più fublimi della vera elo- quenza Poetica , e Profaica , dine con ra-
gione M. d' Alembert „ che fono flati Tem- pre quelli , che hanno coftato meno
di fati- ga a loro Autori ^ e quelli che elfi hanno fatto > come
trafportati da una guida invifi- bile , e fenza quafi avvedetene . Molte altre
cofe potrebbero dirfi full' ingegno Filolofico richiefto nell'eloquenza foWda ,
ed utile > ma qualunque cofa che fe ne dicefTe , farebbe fuperflua per
chi è dotato di tale ingegno 5 ed inutile per chi n' è lontano , perchè mai
potrebbe acquiflarlo ; e quefle poche riflef- fioni badino full' ingegno in
rapporto aJT eloquenza 1 • ' .-si. • * » 1 • ♦ 4. . « CACAPO Villa. ... , C
Otero.; irifielj;con molta pjrou'fluà han- no ferino infiniti libri per
perfezio- nare Io flile , e T eloquenza in varie lìngue,, non fi fono avveduti
, che effèndo T elo- quenza una pittura de' penfieri^ efpreffi colla parola,
non vi può eflèr perfezione nell'elo- quenza, e nello ftile, fe le idee, ed i
pen- lieri , fono difettofi , ed incoerenti . Quelle caufe, che rendono i
penfieri falfi , inutili, triviali, infipidi, baffi , gigantefehi , mo- firuofi
, rendono anche tale lo flile, e P elo- quen- Digitized by Googl faenza * e
quelle caufe che .rendono i pen- lìeri nobili, fublimj,e bèlli, raderanno fu-
blime , beila , e nobile V eloquenza , e Io Jftile . Le diftinzioai che i
Rettorie! hanno fatte di tante varietà di fòli , ti rrdiicon tul- le a
confondere ad alienante varietà di penfieri , e te varieià de' ^alfieri fono
tan- te, quante fono le wietà degli oggetti, che £ confideraqo, -degli .
inceBetw , che ie con- fiderano e delie idee che fi producono in chi le
confiderà , e delie ,va*ie caufali di tali idee fi). Ma i grand' Uomini ne'
loto capi di opera di eloquenza da' quali oggi- dì fi prendono gli efempj di
tante diverte difìinzioni di varj penfieri , n>ai hadarooo sa tali
«Minzioni nel compQrce le loro opene,, alle quali mai farebbero ^rrjvati fc
aveSe- ro avuto bifogno di fvegliare Ja fecon- dità dell'ingegno con tali
otferwwanj , dcU ■ • «. t M. le Battcux
, e V Autore dell3 Articolo Penfèès nella grande Enciclopedia di Parigi, fanno
lun- ghe filze di varietà de* penfieri. Diftingaono i ;penferi in naturali , e
communi, e in penfieri di piacere , pen- Hcti vivi, forti, ricchi, ardiri,
graziofi, nobili 9 delica- ti . Penfieri , metti , nobili , badi , fublimi ec.
«c. Confi- deranno la qualità de*4>enfieri fecondo la qualici de- vili
ogetti , a* quali corrifpondono , potrebbe crc&ejQe all' infinito tal
Catalogo di penfieri j ma nè cjucfto Ca- talogo , nè qualunque altro più lungo
potrà mai efier {ufficiente a far bene penfàre chi non si peafare , od a chi ?à
pcnftrc c d* inciampo piattono un «tal £a~ ^S0' ; 4*6 le quali chi Fia gran
bifogno non può effer eloquente, perchè il vero eloquente crea col filo grande
ingegno fecondo le ci reo flange , e crea , fenza avvederfene , le leggi AdlP
elo- quenza la più opportuna in quelle circoliate "ze, ed i piccioli
ingegni fi crucciano per ri- durre poi a precetti quei metodi , che t grandi ingegni
han tenuti ; ma tali metodi mai condurranno alia vera eloquenza . Se il voflro
intelletto non è- così coltivato , e così filolòfico , come quello di Cicero-
ne , e di Demoflene , potrete knitar quan- to velete le loro frafi , i loro
periodi , r loro difeorfi , i loro libri , che mar po- trete divenire fimili ad
efli • Volendo ugua- gliarli , e divenir coni* erTr , Infognerà of- fervale le
vie , per le quali i rwedefimi df- venner grandi, e le caufali de' progredì dei
loro intelletti , ed* avere V intelletto così illuminato , come quelli
l'ebbero. Allora r penfieri diverranno confimili, e confimile i* eloquenza. Quando
aìHnteHetto fi prefenta* no l'idee delle cofe > fe ne formano i diver-
fi giudizi , e i divertì penfieri , a1 quali quan- to più fi riflette , più la
mente fi elettriza, * produce nuove idee, e nuovi penfieri. 1/ intelletto
allora dee conofeere quali fieno C idee vere, fode , utili, fublimi, nobili,
in* tereflanti, nuove, e quali penGeri corrifpon* dano a tali idee , e come
tali penfieri pof- fàno con maniere proprie coromunicarfi agtr Digitized by
Googl litri in rapporto dell' idee di quelli , ed in modo , che i medelìmi
reflaflero convinti , perfuafi, allettati e Corprelì , o che Tentano per mezzo
dell' eloquenza proferita dalla boc- ca ,o per mezzo dell' hloquenza fcritta .
Que- fla è la Filofofìca teoria pender i da1 qua- li V eloquenza deriva , e che
la fendono in- tereiranie . Diflinfero taluni ne* penfieri va- rie qua 1 uà ,
cioè quelle , che derivano dal buon fenfo , e dalla ragione , e quelle che
derivano dal buon gufto. Chiamarono le pri- me qualità de* penlieri qualità
Logiche , e le feconde , qualità di gufto y e di (fero, che in virtù delle
qualità Logiche il penderò dee eflerc vero , giudo , chiaro , e per la qualità
di gufto debbe ufarfi in effò fcelta , ed or- dine , giacché fcegliere ed
ordinare fono le due leggi dell' elocuzione • Ma è ben fonda- ta tale diftinzione
3 Se il penGere non ha le qualità Logiche , cioè fe è falfo , aflurdo , ofeuro
, può effervi mai nelr* efprimerlo or- dine , e fcelta l U ordine > e la
fcelta non nafeon dalle qualità Logiche ì L' ifteflb può dìriì dell' ordine , e
di ogni qualità di buon gufto. Non nafeon forfè da' penfieri ? Vi può efler
buon gufto fenza buoni penGeri ì Vi può efìere buona elocuzione cosi un cattivo
raziocinio ? il ponno credere folo quelli , che per difgrazia hanno feparata
l'eloquen- za dalla Filofofia. Un gr3n Giudice di buon gufto > cioè
Orazia nella fuu. Arte Poetica , D d che che è il Codice del guflo , checche ne
dica 10 Scaligero » confirma qaefto noflro fenti- memo ragionevole, e da fe
evidente» 11 vaflo ingegno, ed ilinroinato , l'ingegno Filofofico regolerà
Tempre i Tuoi penfieri» e la fu a eloquenza affai meglio di mille li- bri fuiia
maniera di Ben penfare in materia di eloquenza (3) la quale da tali libri no»
può > « (1) Ecco le fue parole Scrihendi rette , fapere e fi principium
& foni. Rem ubi S ocra licei potutrunt offendere chart*, Verbaque
pnevi&m rem non invita fequentur Qui didicit tu . • • w Jieddere
perfino* feit conveniènti* cuique Refpicere exemplàr fitte morumque jubebo
Dotlum imitatorem , & pivas fune ducere voces r Horatr in Art. Foce.
(3) 11 P. Bouhourt, nel Tao libro <!e U maniere de hien penfer dans les
ouvrages d* efprit , molte cole oifervò concernenti le qualità Logiche , e le qualità
di gufto ne' penfieri , Il Marchefc Orli Italiano molto icriflc , e molto
confutò con una voluminofa opera uri tal libro del Bouhours. Lo fpiriro di
contradizione in- alberò da una parte un partito , dall' altra un altro; e
quindi tutte le regole del ben pen&re fi riduflero a contraltare , Ce
certi luoghi del TalTo , dell' Ariofto , del Petrarca r e di altri Autori
Italiani, o Francefi fiati buoni , e quali fiano da preferirli . Ci rincrefee
il di- re , che nella noftra dotta, e fa via Italia l'arte di ben penfare, e
l'arte dell' eloquenza fi abbia fetta confiftere fpeflb in guerre Letterarie ,
Ce il Taflb fia da preferirli all' Ariofto, fé ad ambi Omero, qual degli Autori
Ita- liani fia di una lingua più pura dotato. Se Dante , e le fue opere fia modelli
di vera eloquenza, punti tatti in Digitized by Google può ricevere grand' utile
, riè- mediocre . La diftinziViie. fatta da taluni de' penfieri , con avere
.confìderate- in effi le qua- lità logiche e le qualità di' gufto , come G è da
noi già o (Ter va to, il è \ akresì quafi imi- tata da coloro , che hann
> diflinto ne' pen* fieri i penfieri ingegnofi , e la maniera in^e-
gnofa di efprimer^li , avendo chiamati pen* fieri ingegnofi quelli, che fi
efprimono nelle grandi , e veementi paffìoni con una manie- ra di parlare non
adorna, Te non dalle fole grazie della natura 5 fenza quelle dell'arte; v . L D
d 2 e aven- in Italia dibattutifllmi ; come altresì fé il Petrarca fa da
lodarti , o nò in varie cofe . I Dantiftì , i Pretrar- chifti , i TaiTonifti
fono divenuti come i Guelfi , ed i Ghibellini . Cosi le fazioni dell' Academia
della Crufca contro il Tafto , ed a favor dell' Ariofto , cjuelle per il Dante
prò e contra, per qual' Autore fuvvi tra il Bul- gari™ , c il Mazzoni guerra
fanguinofiffima ( DiSL Hiftor. Artici, Dante Rertu H. ) Confimi 1 guerra ebbero
l'Aromatario , ed il Talloni perii Petrarca . Biagio Schia- vi nella Prefazione
alla Rettotica di Arinotele volgari- zata dal Caro , dimoftra il contratto
degl' Italiani ne' giudiz/ de' penfieri degli Autori • Si è. contrattato , e
fermo un milione di volumi prò e contra per certe fra fi di certi Poeti, o
altri Autori, fopra un'idiotismo, fopra un vocabolo. Ci vorrebbe un'immenfo
tempo per riferir tutto . Ma in vece di queftionare fopra certi paf- faggi di
Autori , e invece di difputare fulla maniera del loro penfare , e quali
penfieri fieno da preferirfi, meglio fi farebbe fatto d* infegnare all' Uomo la
vera, e foda maniera di ben penfare , e di far' ufo del fuo intelletto , e di
fondare la feienza delle parole falli faenza delle cofe . e avendo dato;H nome
di maniera ingegno/* di efprimere i penfieri a quell'arte ^ che fi aggira ad
ornargli con figure , traslati , acu- tezze ($) . Gii Autori di tali
diflinzioni vol- lero dirci , che P eloquenza delia natura è veemente, propria,
e non carica dr amficj, ma quella dell' arte è tutta adorna > e piena di
fiori . Ma cofloro avrebbero dovuto con- fiderare, che quei fiori, e quegli
ornamen- ti , che non fi ammettono dalia natura „ e dalia fua imitazione , che
dee effer la bafe di tutti i fiori , e di tutti gtì ornamenti, non fono, uè
fiorirne ornamenti della vera elo- quenza , m^ anzi la corrompono , e fanno
degradare, non potendoli dire che vi fia ve* ra eloquenza , quando l'arte fi
vede in trion- fo , e la natura tace (y) , fe non fi voglia credere che la
bellezza de' penfieri pofla coti- fiftere nella bellezza delle parole» vale a
di- re , che la bellezza di una colà contenuta in un vafo fi debba argomentare
dalla materia- le qualità del vafo * Non è dunque mol- to filofofica tale
diflinzione di chi divide i penfieri ingegnofi dalla maniera ingegnofa di
efprimerli , giacché P ingegnofa ma- niera di efprimere i penfieri , mai vi è ,
e mai vi può eflère , fe non che nei cafo , che i detti penfieri fieno
veramente gran- (4) Di tali cofc Griffe a lungo il Muratori nel- la fua
Perfetta Pocfia Italiana Toro. /. libr. i. Céf* (5) Ani* eft calare arum^kt T
adagio . Digitized by Googli 42T grandi , e fublimi , giacche non vi è altra
grandezza , .e fufalimrtà che veramente polla dirli tale, fe non quella , che
nafee dalle cofe y e dalla natura , Quello Capitolo su1 penfieri potrebbe all'
infinito eftenderG , fe fi vole(Te infegnar !a maniera di ben penfare per via
di efempj , e difeuflioni critiche di vaq pezzi' di,.eioquen2a profaica , e
poetica, come fuole da melai farli ; ma perchè gP in- finiti efempj, e /e
perpetue diflertaziotii prò je .contra di ipriti luoghi di varj Aurori con-
ducono **~*^ftofto ad inviluppare in materia di eloquenza i grandi ingegni , e
non balla- no a regolare i piccioli talenti , che più fi confondono con tante
rifteflìoni , perciò con- chiudiamo brievemente quanto fi è detto cir- ca i
penfieri , che la loro buona p o infeli- ce qualità dipende tutta dalle forze
intellet- tuali , che rendono buona , o cattiva l'elo- quenza , ed i penfieri,
che eflTa adopra , e la maniera di fpiegargli» D d 3 C\- L'eloquenza de* Filofofi è per lo phì rotta
penfieri , e tutta cofe . Quella de* Filologi confitte fpeflo in parole , ed in
cofe rane . A molti piacciono ncir Eloquenza i penfieri brillanti , i concetti
fpiritoii , ed a quefti foli danno il nome di penfieri^ ma tal no- me dovrebbe
(òlo competere a* concetti veri , efatti , dimostrati , arguti , e naturali .
La maniera di ben pen- fare , e di ben* efpriraerli ha però caratteriitiche
dicer- ie in materia di eloquenza , Fecondo i di veti! tempi , le varie nazioni,
ed i varj individui , che han gufti di- %erfi tuli* eloquenza . Il P. Bohours
credea che certi {v.oi giudizj fopra varj Peniten di diverti autori erano la
vera maniera di fon menfari , come fi vede nel fuo liL>ro così
intitolato li Marebefè O-l edea foppoltaw *.. x (f» » , • », «» p a p ni?
cÌYr,:r ' i • * .il. » ?, t * 3 «
& O* a LA memoria è una potenza > fenza la qua* le farebbero
inutili; molle facoltà intel- lettuaii , perchè la memoria fomminiftra ali*
intelletto i materiali delle idee , che ella con- ferva , e tramanda , acciò I-
intelletto te- nendole prefenti , polla paragonarle , combi- narle , dividerle
, unirle , e ricavarne nuove confeguenze $ e nuovi penfieri , quali dalia
memoria fi confervano , e di nuovo fi fanno all' intelletto prefenti , per
farfene da quello nuovi ufi (*) • La memora dunque non fa il ■ VICO (vedasi)
nella fu a Scienza Nuova ove tratta il grande ingegno, ma ajuta, e fomminilìra
i materiali a formare un grande ingegno, e perciò la memoria è di grande ajuco
per preparare le difpofizioni alia vera eloquenza di qualunque genere • Per
grandi che fieno fpeffò le forze della memoria , è Tempre chiaro, chetai
facoltà quando non è accompagnata dal grande ingegno , nulla giova , perchè il
fuo impiego non eflèndo altro , che di rappre- fentare all' intelletto le idee
per giudicarne , ed approfittarfene , e l' intelletto per la fua debolezza non (àpendo
nè potendo farne ufo, è chiaro, che in tal cafo i* ajuto delia me- moria è vano
* La memoria dunque mai fa- rà un grande Oratore un gran Poeta , ma folo farà
un buon recitante di altrui orazio- ni , e PoeJie ♦ Coloro che coltivano la me-
moria , e non l' intelletto vi diranno con una nojofa iùorica narrativa quel
che gli altri han detto , e penfato , lenza che elfi fap- pian nulla penfare ,
o dire . Le meditazione, . l'ingegnose la natura formano i grand* Uo- mini ,
non già la memoria , che ai raro va unita con un grande ingegno , o lo forma •
Nevton , e Locke fpeflb non fondarono la loro memoria Tulle cofe da etti lette
, ma fal- le loro meditazioni , febbene non fi pofla Dd ^ nie- r tratta del
Vero Omero dice che taluni han prefà la mr- mor/a per quella potenza che fi
ricorda delle cote; fé poi le alrera , ì* han detta fantafìa , e fc le regola
be- ne, e con crdiue, (t dice ingc^ao. 4-4 niegare che per dimorare co* fatti
molte fcoverte che le meditazioni dimoflrano, fiavi bifogno delia memoria Tulle
ieiture . §.2. Per lo più o^ni Uomo è dotato dalla natura di quantità
l'ufficiente di memoria , che ben coltivata , può aiutarlo a divenir grand*
Uomo ; ma non ognuno ha ne li5 intelletto le medefime difpofizioni a divenir
grande. La memoria conduce indirettamente, alla cultura dell' ingegno , e 1*
ingegio culto perfeziona la memoria, regolando i* ordine , e la con-
catenazione delle idee, e l'attenzione nel ri- flettere fugli oggetti ,e nel
faper ben fervirlì della memoria, esaminandone i fenomeni , e regolandone ie
operazioni «. Vi è V arte di ajutac la memoria , e di fare alla mtc'efima
fviiuppar le fue fer7- , ed a tal* arte può in- finitamente contribuir
l'ingegno , ma niuna valla memoria può mai darci il metodo da coltivar T
ingegno , ma folo potrà aiu- tarlo. $. 3. Un' ingegno elevato legerà alcu- ni
verfi di Virgilio, di Orazio , di Ovidio ec. , e poche linee di tali Autori gli
batte- ranno a fondare fopra di effe , rapprefentate tutte dalla memoria ,
intieri piani di nuovi fittemi, di nuove otfèrvazioni , e di profon- de
meditazioni. Legge il Signor Warburton il VI. libro dell* Eneide , e f iluppa
nel me- delimo tutto il fiflemn di quanto fi oprava negli antichi miflerj dell1
Egitto, e della Gre- cia * era, t dà nuova luce all'i fior ia Greca, t dell'
Egitto. Ma Servio che lede Virgilio ze? Le ricavò il Burmanno , ii Maafvicio,
ed akri Filologi ? Nò certamente . Perchè > tutto in effi era andato
nella memoria , non molte cofe nell' intelletto . Gordon nel commentar Tacito
fece fervire la memo- ria all' ingegno , gli altri P ingegno al- la memoria ,
limando parole , citando varianti lezioni , e Codici, antichi , come per lo più
quafi tutti i Commentatori de1 Clanici Latini, e Greci fi fono abufati delia memoria
, quafi mai adoprando V ingegno. Se ne ponno addurre infiniti efempj degl*
inconvenienti derivati nella letteratura dall' abufo della memoria che non è
fiata rego- lata dall' intelletto* Quell'eloquente, che ad ogni occafione vi
citerà milioni di paflaggi di varj Autori , fenza che la neceflhà il ri- chieda
, e. fenza far verun* ufo del proprio intelletto, ha un' eloquenza depravata ,
perchè nociva , e non utile , giacché la memoria dee fervire all' intelletto, e
non V intelletto alla memoria. §. 4. Una delle canfe le più grandi della
corrotta eloquenza è fiata quella di ef- «riì creduto, che fi arriva alla vera
eloquen- za (1) \Parburton nella fila Divina Legazione di Mese, opera fcritta
in Inglcfe» . za aflai più colla memoria , die coli' ingegno, onde li è voluta
ftudiare,ed imparare l'arte dell'eloquenza con mille libri pieni , e rica- mati
di efempj immenfi di Poeii , e di Ora- tori , che fi fanno nella memoria
confervarc per imitargli occorrendo; e poi nelle circo- flanze > nelle
quali fi crede doverfino imita- re a perchè non fi è mai fatto ufo dell' in-
telletto, fi dipinge il delfino nelle lei ve, ed il cinghiale traile onde .
Infiniti Rettorie! hanno lunghiflìmamente fcritto fulla memo- ria , perchè 1'
hanno coiXiderata neceffariifli- ma p come è infatti, per ritenere in mente , e
poi proferire le atinghe ; e non può nie- garfi | che ia memoria , nell*
eloquenza delle aringhe , ella non fia cofa eflènzialiflìma ; ma avrebbe!!
dovuto riflettere , che ia memoria può folo renderfi grande, forte , ed
efficace» e dall'ordine delle idee, e dal buon regola- mento dell' intelletto ,
e quindi è chiaro , che molto male fi è trafeurato il coltivar V intelletto in
certe Rettoriche 9 nelle quali tanto fi è fcritto fulla cultura della me-
moria. §. Chi voleflTe fottili ricerche fulla memoria , e fue operazioni ,
dovrà legere i Metafifici, e tragli altri Cartello, Locke, Malebranche ec. Vi
fono efempj di memorie prodi- giofifllme , che fi fono raccolti dal Chambers
nel fuo Dizionario delle Scienze ed ani (2) , e nella (2) Vedi Chamhers Cy dopa
dia or the Univerf* DiClionary of Aris ani òàences , artici* Memory Digitized
by Google m 427 e nella Enciclopedia di Parigi (j). Mohifli* ini hanno voluto
dar . Metodi fulia memoria artificiale , e full1 arte di promovere la me- moiia
, tra* quali fi nomina ancora Raimon- do Lutti; ma coftoro , che hanno ciò
tenta* to hanno fatti sforzi limili a quelli di colo- ro , che han voluto
introdurre un metodo di una lingua Univerfale , vale a dire , che tali metodi
circa la memoria, circa la lingua Univerfale fono riufeiti poco utili . Tragli
efempj di coloro , che furon dotati di prò- digiofa memoria , fi riferifee da
molti M. Pa- fcnal ; ed il noto Conte della Mirandola di cui fi riferirono
altresì cofe aliai più Arane, che vere. + • * m *t ai f f$) Encyclop* AnicL Mcmoire.
(4) Chi voleflc leggere elèmpj e rifleflioni fopra certe memorie prodigioie ,
veda Saury. Elem. de Aler- phyf. Chap. 19. A' noftri tempi , cioè nel I77P» fi
è publicato in Lubeca un libro, nel quale l'Autore Er- rico Heineken riferifee
cofe prodigiofiflime , ed mere- dibiliflime di un fuo difcepolo , che morì di
4. anni. Di un' anno fi dice . che làpea i fatti del Pentateuco , che a due
anni pofledea la ftoria antica, la geografia, r anatomia , e fapea ottomila voci
Latine , e che pria di anni tre fapea quali tutte le genealogie de' Regnan- ti
di Europa , e che fece rapidUlimi progrelli nella Teologia, e nella Giur
(prudenza , fapendo a memoria *oo. inni colla loro Muftca, 80. Salmi, ifoo.
lènten- ze antiche , la Geografìa ec , e che pronunziò alla Corte di Danimarca
ia. difcorfi , oltre che parlava Tedefco, Latino, Francete, ed OiandeG;. Quefte
cofe 428 §. <>. Moli? altri Autori fi fono indù»* . flriati in
far metodi da poter confervare coli* ajuto de' verfi la memoria 'di varie
fcieitte , tome~fece il P. Claudio Buffier , che .fcriffe un libro intitolato
la Mcmoire Anificitlk per ajuio di chi vuol tener prefenti all' intelletto ì
fatti più efTenziali dell' Moria (f) . Molti altri , che lungo far; Me il riferire
, hanno lentatp di far V'ideilo , chi fcrvendofi de' verfi, e chi della profa ,
rru per lo più ta- li libri così ferirti per ajuto della memoria hanno fatta
degenerare , e decadere la vera eloquenza > perchè ferini fcnza buon
gudo , e fenz' ordine , come è accaduto fpecialmeo- ■ . * te fono affai più
maggiori di quelle che fi fono fcrit- ? a d ÌC° dcIIa Minu,doIa • 1 5avj, e
dotti ErTcrueri- difti Romani le riferifeono , fenza averne voluto giudi- care
. Ma il Signor Heineckcn avrebbe dovuto ad- durre di tali fatti pruove tanto
più convincenti , quan- ' to pid eftraordinarie fono le cofe , eh' egli
rifenfee , mentre non adducendofi dal medelimo irrefragabili pruo- ve , ognuno
potrà riporre tal libro a canto di quelli di Ariltea Proco nnefio , d' Ingoilo,
di Ctelìa,di Onelì- cxno , di Poliftefano , e di fcgeiia , de* quali Gellió (
libr. p. cjp.4. Moti, liticar. ) diffe che contenean cole mudite, ed
incredibili : Litri miraculorum fjbu-' Utumquc pieni , rei inaudita , incredula
. 11 Mòrofio nel Polyhiftor Tom. L Uh, 2. cap. 6. rifèrifee alcuni; tatti di
memorie forprendentilìime , ma non tali, come quello dall' Heineckcn. rifcmo .
(j) Coftui fece fcrvire i verfi , dice M. di Vol- taire ( Siecl. de Lovis XIK
Caulog. des Ecrìv. ee.\ ai loro primitivo uiò , cioè d' imprimere nella memo- r
a j jieceflarj avvenimenti . V » Digitized by Google 4*9 te a quelli , che in
pochi rerfi enigmatici fatti a loro credere per ajutar la memoria , voleano
fpiegare molte loro idee . Nelle an- tiche Logiche ve n' erano infiniti efempj
. §. 7. Si dee qui riflettere , che per lo più gli educatori de1 fanciulli
nelle faen- ze fqgliono corrompere gT intelletti de* loro allievi » col
coltivare pria la memoria , e poi il raziocinio • Fanno imparare a' ragazzi
minuzie Grammaticali per quelli inintelligi- bili , e frafi di lingue ignote ,
e fanno con- fumare in eflfe il miglior tempo della vita, come fe nelP Uomo
tutto fuHTe memoria , e niente intelletto • Quelle nazioni antiche, e moderne ,
che hanno avuto meno bi fogno di ii: regnare a' fanciulli ne' migliori anni le
lingue eflere , hanno avuti più grand1 Uomi- ni (6) . La cultura dell'
intelletto . e delia memoria debbon farti , come fi é da noi detto , fui piano
, col quale la natura fvilup- pa neir Uomo le facoltà intellettuali . Un brieve
, e ragionato metodo di Geografia, facili , e concili elementi d' Iftoiia , un
pic- ciol foggio di geometria , quindi le feienze fiGche , e quelle di ragione
, e poi gli ftudj delie • (6) Si aggiunga che lo Audio delle lingue mor- te
nella prima e,ci, oltre il nuocere all'intelletto, non giova nemmeno a farci
fare de' grandi progredì in effe lingue, che fi fanno male , perchè
intempeftiva- mcnte imparate in certe età , nelle quali fi avrebbe pria dovuto
empier l' intelletto d3 idee , e di cofe. 43© delle lingue , e dell' eloquenza
, Tempre fa- cendole infegnare per via di offèrvazioni . Diranno molti , che
quelli fieno progetti Pia- tonici , ed impramcabiii ; ni a fono però mi-
Jiflìmi , anzi neceflàrj , e prattfcabilì , purché fi voglia giovare ali' Uomo,
e far fervire te feienze al bene dell' Uomo (7) , circolhnza alla quale non
molto fi è badato. Non vi è cofa , che tanto nuocefiè all' Uomo , quanto il
trafeurare in certi tempi di coltivar l'in* telletto , e badare alla foia
memoria , e alle cofe , che da eflà dipendono . §. 8. Si è da molti creduto ,
che F invenzione delle lettere , e de' libri abbia- no nociuto alla memoria ,
ed è q netta un* opinione dì Platone nel Fedro che è riferi- ta ancora da
Quintiliano (8), ma tali inven- zioni, febbene fembrailero a prima vifta no-
cive alla memoria , perché noi fidati- ne' ii- Inulti go héte effe vota olìofi Philofophi,
Jed intelligent quoque omnes nihil fieri prò litteraria , ac Civili Kepublìca
utilius poffe . Cui enim bono iantém generis fiumani partem in iis conterimus ,
qua? aut naturam vitiant , aut obftaeulo funt iis artibus 9 Cb.be ne bcatiq.
effe poffimus ! GemienC Elenicnt. Artis. gicocrit. cap. 6". §- ij. Libr.
I. (8) lnftit. Orator. Uh. it., r*p. 2. , ove parla £ella. Memoria . Ma affai
meglio di Quintiliano , e dì ogn' alerò ha ferino fulla memoria , full'
imaginazione , e fulla contemplazione ' il Signor de Condillac , Eff-*y far
l'origia des Connoijpnces humaines Pare. I. Sedt, III. Chap. x., j. , &
4. Digitized by Google '43 r bri . e nelle fcritture ci curiamo meno di
conservar nella memoria le cote j è ceno pe* rò , che confervandofi le feienze
nella me*, moria , farebbero più fogette a cancellare ; e poi avendo noi i
libri per confervare ■ c tramandarci le idee , abbiamo V opportuni ti dì
coltivar più la mente , e (Tendo da' libri e dagli ferità accurati di quanto
ferve per ajutar la memoria , fulla quale può vederfi quanto ferine il citato
Quintiliano , che fa molte offervazioni fui ritrovato attribuito a Simonide per
ajuto della memoria 9 che fempre è nata
dall' ufo, onde colui dille del- la memoria Vfus me genuit &c. §. p. 1
Greci diflTero , che Mnemofy- ne Dea , cioè la Memoria , avea partorite le
Mufe(io),cioè che tutte le feienze era- no nate dalla memoria, che fu chiamata
da Cicerone thefaurus omnium rerum , tkefaurus rerum inventar um 9 come fi può
vedere nel libro de Orator. II Morofio nel fuo Poly- Jiiflor fi prefe la pena
di minutamen- te raccogliere i nomi di coloro 3 che fcrif- fero fulla memoria
artificiale , quali nomi fi poa- (p) Quiutilian. loc. €Ìt» (io) Phaedr FabuL
libr. 3. Prolog, v. ìt. I Greci dittero , che vicino V antro di Trofbnio erantt
due fiumi , uno detto Lete , che face» tutto dimenticare l'altro di Mntwkodne ,
o iìa della memoria, die tutto facca ricordare . Paufan, in Boeoticis. w • • •
• P2 fi ponno predo H medefimo fegere (n) da chi n'avefle il defiderio , ed il
Morofio iftef- fo c un grand1 efempro di quei Letterari che molto hanno e ferri
tata la memoria in im- •menfe compitazioni , ma che non molto Iva Fi- no
ragionato . La memoria accrefee il nu- meto delle noftre idee , perchè
confervando- le , e prefentandole all' intelletto, fa rifve- gliare nuovi
rapporti, e nuovi gfudizj- §. & Con giudizio* riflette Cicerone che
altra è la memoria delle cofi , altra è quella delle parole. La memoria delle
cofe forma i grand' Uomini. La memoria delle parole, a fia de' fegnr delie cofe
% qpaa- ; ' - Vii. MotKof Polyhiftor.
Tom. I. libr. 2+ gap. 6. n. 33. O feguentib. (11) Cieer, de Oratore I.Niuoo
meglio de Pit- ttgonci coltivò la memoria . Dice Jamblico che la coltivavano
aflài, e vi confiimavano molto tempo con fomma dirigenza , e che (èmpre
ruminavano le colè itik- parate, e che tanto fi dovea imparare , quanto fi po-
tea coafervare in memoria . Mai fi atzavan da Ietto- , fe non fi ricordavano di
tutte le cofe de' giorni ante- cedenti, e con difpofizione ordinata , e diceano
, che non vi è colà , che conduca alle faenze , all' efperien- za , e alla
prudenza , fe non la memoria . Così dice Jamblico , che i Fittagorici
promoflcro nella Magna- Grecia la FHofofia , la Poefia , e la Legislazione e
che le Arti Ret loriche di quei Savj (TtXvats Tcec p»»Top/»a^) co'difcorfi nel
genere dimottrativo,e le leggi da que'* li fcritte fi trasferirono nelia Grecia
. Vii. JambLLch. De vit Pjrthagi Cap. 2$. n. icTj. pa%* 147. edit. in 4. AmfieL
I707« Digitized by 4» quando c accompagnata da quella delle co- te, è Tempre di
ajuto all' intelletto ; ma qua- lora la memoria delle parole è' totalmente
feparata dalla memoria delie cofe , allora non altro viene a derivarne yfe non
un fred- do pedantifmo .. Noi non entraremo nella contro ver Ga , fe la-
memoria dipenda più dal- ia natura, o dall' arte y e come la memoria differì
fee dalla fetenza, lafciando tali queftio- ni all'arbitrio di chi vorrà a fuo
modo eli- minarle , e deciderle Q- ' > r • t # " ' - E e CA- Se per
feienza , e conofeenze $' intende il far pompa , ed apparato di cofe da alvi
détte » ed una (erie di racconti delle altrui feienze, dottrine, ed opi- nioni,
allora la memoria farà certamente una faienza , e la facoltà -, che
appartengono alla memoria farauno feienze , e conofeenze » cioè racconti
iftorichi di quel che li è incelo , letto , e penfàto dagli altri , o da fe
medefimo in altre occorrenze ,. che dalla memoria fi xapprefentano
all'intelletto . Se poi per feienze e co- noteenze s'intendono quelle facoltà*
intellettuali , colle quali l4 Uomo giudica , efemioa , ragiona , trae confe-
renze, fa ufo del fuo raziocinio applicando le mede- firae , e fervendoli de?
materiali , che la. memoria gli fuggerifee , allora la memoria non farà fcienza
, ma un gran veicolo delle feienze , e conofeenze-. Secondo dun- que l'idee che
fi attaccano alle parole di fetenza , * di conofce/ifj, farà la memoria nella
ci alfe, che gli fi vorrà dare dalle idee , che fi anacsheianno a tali pa-
role. Digli ah ufi del? Eloquenza * SOno taH, e tanti gli abufi , efie fi Cono
fatti dell'eloquenza» che riefce cofa im- poflìbile il parlarne. Se ne potranno
(bltan- to individuare pochiffimi > da' quali gli altri fi potranno
argomentare . Nei pattato (ecolo fi feceano confiftere i topici dell* eloquenza
in alcune fredde» letterali » e pedantefche imitazioni di Cicerone, del
Boccaccio » e di altri Autori» caricando il tutto d*inutili» ed affettati
ornamenti . Le antitefi i bifticci » gli anagrammi» gli acroflichi appettarono
per più tempo P eloquenza ♦ Chi avrebbe creduto > che in molte
Rettoriche, e Poetiche fi fuf- fero dati de* ferì precetti per tali inezie *
Chi Digitized by Googl Chi avrebbe creduto , eh? fino gli antichi Greci lì
fuffèro deliziati in fare Logogrifi , Centoni (*) , Aeromooofillabici ,
Tautogram- matici , Èchi , Protei , Sinifoniaci , Anagram- mi l Chi crederebbe
, che fino ne' Colloquj di Epafroo fe ne trova uno intitolato V Echo, in cui
parla PEcho? L'eloquenza degli an- lichi confi dea fpeflo in man dar fi
regalan- do coitipolìzioni in forma di un* uovo , di un' altare , di una torre
, di una sfe- ra (*) • Era quella P eloquenza Filofofica di auei tempi . Tra'
Greci Simmia di Rodo fi efercitò affai in tale eloquenza • Egli offe- rì a
Diana, una compofizione in forma di un'uovo , nel quale fi duole dell' ingiuria
fatta da Mercurio alia Malica , il quale la- feiati i verfi r e data ad
Apolline la lira , che rapprefenta un mezzo uovo , volle pren- der cura degli
animali . Soggiunge , che P uovo , eh' egli ofTerifce , è ua parto- di uno E e
2 uc- (*) I Centoni dimoftrano ancora un eloquenza fofiftica, ed un pe filmo
gufto* A afonia yFalconia Pro- ba , il Meibon , il Afufato , i Capilupi , il
Grifo , il Kojfylo Stcinman> il Pomario , il B avaro , ed altri moiri
Icrilfero in varie materie divertì centoni . Marco Velftro e Giulio Rofcio feri
Acro precetti da far cen- toni . Si veda il Fabricio Biblioih. Latin* Libr. I.
cap. 12* Tom, I. (*) LMnglete Poeta Dryden pole in ridicolo ta- li abufi di
eloquenza nei fuo Jfac-Fleckno , ove così lì- dice : Scegli per il tuo comando
qualche tranquilla provincia delle Terre Acroftiche , ove puoi Jpiegar le Ali ,
innalzare Altari , e mettere in mille guife alla tortura' le parole , e le
JlLlabc . Si »eda io Spettatore Ingleft Rum. 28. uccello, che ama la M tifica ,
dinotando i* origine delia Mufica dall'uovo , che oneri- fce a Diana, come
aufiliatrice delle puerpe- re , come forella di Febo , Dio delia Mufi- ca , e
come calla (i) . §. j, Chi avrebbe creduto , che per emendar quel! uovo di
Simmia Rodio avef- fe tanto facigato Giu&ppe Scaligero , e Da* niele
Einfio ? Si vede chiaro , che le mag- giori occupazioni di taluni Filologi fono
per 10 più inutili . Preflò i Filologi P uovo di Situi a Rodio è flato più
feraofo dell' uovo Zefìrio degli antichi Cofmologifli , deJ qua- le hanno tanto
parlato i Greci, entragli al- tri Ariflofane (a) . L' ifteffo Simmia Rodio fece
anche le ali di Amore , cioè certi verfi limili alle ali di uccello ; ed ali1
ideilo Au- tore fi attribuifcono una Scure , una Samp*~ gna , ed un' Altare ,
anche in verfi . E' pii 11 rana meraviglia, che taluni (uperfiiziofi am- Cosi (piega i (enfi di Simmia Rodio Claudio' /
ubcrio Triun cariano , che foggiunge eflere una bella nietalepu* ir cambiamento
dell' uovo in lira , e della li- ra in uovo . Ma Claudio Auberio , che cosi
ragionava, dovea con piti bella metalcpfi edere trafmuiaco in uovo . Ari /top han, in Avib. verfi 6^4. Chi voleflè
vedere leggiadramente polli in ridicolo gli Autori degli Anagrammi ,
Cronogrammi , Lipo grammi , Acrofiici^ Echi , Ova, Ali, A ilari ec. , veda lo
Spettatore di Addiflon . Num. 62. ove parla dèi vero, e del falfo>
ingegno > in quali Autori lì nuovi, ed in quali nazioni*Digitiz miratori
delle antichità Grecie abbiano cali cofe diligentemente confervate nelle
Collezio- ni de* Poeti Minori Greci (}) . L'avranno forfi fatto per dimoftrare
le degradazioni dell' amano intelletto ì $. 4* Traile occupazioni ridicole
dell* eloquenza fono quelle de* verfi canarini, pi- ramidali , cruciformi , e
caliciformr , onde venne i* eloquenza fimbolica . Vi furono i verfi Leonini , i
verfi , che fi leggeano con fenfi oppofti dalP una , e dalP altra parte , le
tazze ec. (4) . All' abufo del P eloquenza ap- partengono i hifiicci , de*
quali vi fono efem- pj anche tra' Greci, e tra' Latini, tragt' lr> glefi
, e tragP Italiani , che molto fi diletta- rono in tali biflicci, che da taluni
fi dittero ^iterazioni , che furono ne' pattati tempi E e 3 mol- 1 Vii* Potu Min. Crac, turante Radutati.
JBfinterton. pag. 317. ad 313. Cantabrig. apud T/to- mani Buck . , in 8. Si
abu&no ancora dell'elo- quenza, e del buon fenfo coloro , che ftorcono
i oo- •ni , con mutarne le lettere per biafimare , o lodar ta- luno, come
Labienus Rabienu* t Platon , Satàon ec. V. QuintiL In/Ut. Orator. Libr. Fi Cap. 3. Johann.
Davis, in Cictr. De natur. Deor.
Libr. 7. n. 34. '- (4) Si veda il libro intitolato Oda Gudlingiana eap. 6. Si
abu(àno dell'eloquenza i Lipogrammi/ti , che in cene compofìzioni cercati
fugire certe lettere dell* Alfabeto . Trifiodoro Greco fcritìe un' OdifTca , o
fan Viaggi di UliQe. Ogni libro avrà il nome di una Iet- tata deir Alfabeto
Greco , e tal lettera mai vi era in tal libro . Nel libro * non fi tu co nel £
uoa vi era jg ec VJ8 molto applaudite e fiequeniiiTime (y) . Gif abufi dell'
eioc|iier>7a ponno derivarli, o dalle pa- Ecco T «Tempio di un bifticcio in Oraci* 71
-n^p pepati; i^l yaovruv , .a i. Virgilio ,upp*f- jue tua puhefque tuo rum, ed
in Catullo , quid morarts tmori ,€ nelT inglefe Milton Andbrought imo the wortd
aviorld of woès : E *el A/ondo portò di mali un Mon- do . 11 Signor la Motraye
f Voyages Tom. ì. Chip. $• pog* 59> ) riferiTce una ifcrizione fatta ad
un rofi- #nuolo di una Dama Romana, che dice aver letta BcV fa Villa
Giuftiniani . In tal' ifcrizione , che C Aurore riferifee , vi è un
notabili/Timo efempio di bifticcio: Cave. Avis. Avia. Avena. Vale. Et Fola.
Per. E(y- funu De* bifticci , ed alligazioni re ne fono anche efempj nel
Petrarca : Quel Sol , che filo agi* occhL miti rifplende , Po , ben puoi tu
portartene la feorfa. Del fiorir que/U innar^i tempo tempie :Di quefte fred-
dure fece le fue delizie fovente il Marini. Ad iulegnar bifiicci, ed a corron
prre con altre Arane feoncezze t eloquenza fi occupar > il Cavalic
Tefauro nel fuo Cannocchiale Ariiìotelico, e Baldaffane Graziano. Ma chi avrebbe
credutp , die io quefto fecolo fi fofTero compofte opere, « lettere rutte di
inoàiofillabi » lettere lènza r. lenza $. ? E pur ciò fi è vifio in Parigi , e
nella liugua la pii\ eulta di Europa ( Le Kadouur onici 14. pogn 91* Tom. I.
Paris IJ77- ) Si adopra. rono ancora unici a' bifticci alcuni equivoci freddi ,
enig- mi., ed emblemi , che fono itati per lo pili V occupa- zioni degli.
Scrittori, di Epigrammi, come di Marziale, e di Owen , quali per voler* efler
troppo arguti , di- vennero fpeflo feddii:"uiii . Per efèmpio di un bi
/liccio con equivoci fi può addurre 1' epigramma attribuito a Beza lulle fue
tré mogli prete fucccflìvameiite . .1 * Propter opus primis prima ejl mi hi
junfta fub anais9 Altera prop&er ope* , tenia propter optm. Si riduce a
bifticcio di equivochi fulle parole opus, »pes, opem. uigitiz ed parole, e
lettere, come negli efempj riferi- ti , o dalle cofe , cioè quando lf eloquenza
e fofiftica , falfa , erronea , e ridicola , e pu- ramente declamatoria. Di
tale eloquenza ve ne fono efempj infiniti . Lucrano fpeflò la derife (6) , e
talora egli ce ne diede gli efempj quando volle intentar' ideale giu- dizio di
calunnia ed accufe per certe lettere Greche per le quali egli fcrifle (7) ♦
Sugli abufi dell'eloquenza molte cofe ollervarono Samuele Verenfels (8) ,
Burcardó Mencken (9) , e Gian Nicio Eritreo . Contro gii abufi dell'eloquenza, e degli
Stud] s'in- veifce ancora 1* ifteflo Burmanno , il quale volle darci una curio
fa defcrizione delle oc- cupazioni di tale eloquenza 5 tuttocchè E e 4 il In DiéL KheiOTum Prscep.
& in Dialog. JLexiphan. (7) Lucian, in Judie. Votai. (8) Som.
JfTerenfels de mettor. Òratiom, & de legomachiis Esuditor. (P) BurcA.
Mencken. de charLatan. Erudii. Eritr. in Pinacoih, Vid. Burm. Poèmat. libr. I.
pag. 3*. edie. in 4. AmfteL. apud Afainard 174* > °™ cosi deferire
autori dediti a tale eloquenza. (io) (»} Pdf arai Aie fpatwm , fimilifque
priori* imago , Multaque fenhemum turba jacebat fiumi. Et Polyantheis congeftos
inter acervos Alte ri us cupide din pie bue opes. Deque locis furans communibus
omnia, grande Promebat parvo tempore fi riptor opus. DI gitized by Google il
Burmànno iflèflb ih (iato fpeilo più ami- co di compilar mollo > che di
riflettere , co- inè fi vede in molte fue opere , e Com- mentar*! . §. $. Se fi volene far P iftoria di tut- te
le viziofe maniere dell' Eloquenza Orato- ria , e Poetica de' partati fecoli ,
fi avrebbe- ro a fcrivere immenfi volumi , e riferir co«? fé delle quali è
meglio abolirne , che per- petuarne la memoria col ripeterle . Batti il
riflettere , che pochiffimi Scrittori di eloquen- za fono (lati efenti da tali
difetti . Si fono trovati Autori , che tanno intitolati i loro Ltxita tum
GloJftSy Anale&ay Theatray Medtdl* ; T/itfuuri, Mei ho di , Biblioth.ee
a , Penus • Fafciculi , Flores , Sy magnata , Sjrmbola, Sili* Notiti* , Tabula
, Lampas , Ace*rat Facts» Diliei*, PArafeSy Sujda, Proverbiai Claves A tri 'a,
Peftibulnm , Janua , Porta , Vi* • Et quet prateria jejuno fueta fupellex 1
Àfateriem crajjts fuppeditare li bri s Omnis in immundU e rat ficee farrago
grabatis, torpore qttos humiles turba premèbat iners . (*) Si abufcno ancora
della vera eloquenza gli Autori di enigmi o in verfo , o in profa, difetto su
cui cadde anche *l F*{io. Ecco un fuo epigramma. Syrmatopullilutojìtrahus ,
dottor ionummus . Ro- mulidiftoricus , gloriolaudicupida .
Loripedatquecathedri- tuus , mentaureobardus . Putridtdentinus rufipiloficutis*
Sjymuhanorijiuus , rubicundotulhumidilippus .. Hirca- xilUlidu s ,
roftrirepandibrach its. 'Ina igalerigerus , finta- lacriplateidecorus
&c. Sì veda V opera inticolata . Re- centiores Poeta Latini &
Oraci SelleSi curanti Oli- "eto pjg, 102. tdit* in 8. Lugd* Batav-
Digitized by libri Candelieri , che hanno fuddivifi in tan- ti Capitoli, che
hanno chiamati lumi- Altri hanno intitolati i libri Officine , ed i ioro
Capitoli Scansie . Altri hanno conGderati i libri come tanti alberi con frondi
, fiori , frutti (12). Chi volefle infiniti efempj di ridicole occupazioni
dell' eloquenza potrà Ie- gere un libro Francefe intitolato la Philofo- phie
des images enigmatiques ove tratta degli enigmi , de geroglifichi , de' grifi ,
de' lo- gogrifi ec. (13)* §. 4. Alle claffi dell'eloquenza fofifii- ca
appartengono quelli , che fi fono impe- gnati di trovare tutte le feienze in
un* Autore , come in Omero, in Virgilio ec. , e ^quelli che han credulo di
truovar tutte le feien- 7e nella Giurifprudenza , nella Medicina ec., e quei
Commentatori , che tutto vedono ne- 5;li Autori da effi commentati , e quelli
che crivono libri intitolati , Vi* a tutte le arti , e le Sciente ,
Enciclopedie portatili , ed al- tri libri confimili (14). I Commentatori pe-
dan- (ix) Cacano di S. Elia fcriffe un libro intito- lato Arbor omnium
opinionum moralium > qua ex erun- €0 pullulane, tot ramis quot fune
littera alphabetic* % tu] us flores funt verta, frutlus funi no. Cwciones .
(ti) L'Autore del libro è il P. Claudio Fran- cete© Meneftrier , ed è imprefto
a Lione preflb Ilario Baritel in li. . Il Gefuita Gafparre Knittel nel fuo libro che
intitolò Via ad omnes artes , Ù feientias , dalle fecte parole del verfo di
Virglio , UU tgo , qui quan- tìancefchi di divertì Airtoti ci danno fpcflb
cieinpj di eloquenza abuli va, e fofiilica, quan- do fondano certi loro fittemi
fopra talune mimologie , fopra le quali rifanno a loro mo- do I? Morie , e
fondano le origini di talune nazioni , e di talune Città . Diranno colìoro, che
ia parola Mumia , famofa neìl' Moria Egiziana , deriva da Mum Cera , perchè nei
fer le Mumie fi ulava la cera (x$) * Un Pe- dante oflèrverà che il Paflore
Titiro di Vir- gilio deriva dalla voce Tutaro , Tume delia lìngua Etrufca , e
dell' Africana . Nelle tao* nete Etrufche fi trovano Capretti > e Capro*
ni dam gracili moduUtus averta , ricavo (ette argomenti per T umiltà . Fid.
A/orhof. PoLyhiftor. Litrer. P. L libr. 2. pi Nel libro Francete intitolato
Chef a* oeuvre d'un incònnu , fi mettono tali Autori in ridico- lo , ed i loro
commentatori . Fohtenelle ne Dialoghi de' morti pofe in ridicolo i Commentatori
di Omero. IVla cui non metterebbe nella prima clafle degli Auto- ri di
eloquenza fofìftica Melchior te Ukcn , che volle fcHvere un libro intitolato
Ste^anometrographia five artific ium novum , & inauditum , quo quilibet
etiam La" lince linguai) & Poefecs ignarus Epijlolam Latinam, C/
quìdem elegiaco Carmine feri he re potefi^cum geoman. tic a metrica , in 8.
t/lma 1759.? L' abufo che fi fa delle feienzé , e dell' eloquenza in niuna
parte fi vede: meglio descritto, fe non nelle Opere del rope( Pope's JSForfis
Tom* IF* ) ove vi fono i feguemi opufcoli Me- moirs of Martinus Scriblerus ,
Martinus Scr iblee us TTipi fietÈtiC y or tne -Art of fìi'king in Poeiry . Fir*
gilius Keftauratus , ftu Mattini Scribleri fammi Cri* liei Castigationum in
jEnèiiem Specimen % (ij) Vidi Foyagcs de SAaw, Digitized by Google • ni colla
legenda Infere, vi dirà ancora, e ci- terà varj Autori , cioè Demftero , c Sha^
(16). Poi fogghingerà che totaTo , c lutaro in italiano dinota danaro coli* imprefa
dei capro , involto nella carta • Ecco i raziocini del pedanti imo , che
abbondano in xnoltifli- mi libri. §« y. Falfa e altresì ? eloquenza eli co-
loro , che difputano di queftioni inutili , del- le quali ve ne fono quali
infinite tragli an- tiqua! j , ed i Filologi, e tragP IQorici altresì.
Prendiamo efempj di grandi Uomini • To- rnato Hyde ( 17 ) e difiuCffimo nel ii-
ferire infinite pronuncie del vero rome d! Zoroaftre , delle quali tefle lunghi
Caraloghi. Zeniduft , Zaraftruft , Zurdhuft ec- ec. ec Un Francefe poi è venuto
ad integrare aff Europa , che il Tuo vero nome è Zorotro- fchiro (18). Di
confimiii queftioni , ed oC- fervazioni Etimologiche è piena V lftorìa Uni-
verrale compilata dagl' Inglefi , che fpeflo han- no feguita la guida di alcuni
foro dotti na- zionali affai più, che la verità , e la ragio- ne. Coloro , che
difputano fidi' etimologie, e maniere di proferire tali nomi, fono tanti Pro-
(16) Demfter. tittrur. Rrgal. TéV. 60. fig. 4. Mttl Hetrufi. Voi. 2. MS- 4*7-
royjges cf òh**r* Tom. /. Chap. 6. pag. 99' in 4« J743- fi?) Hiflor* rtligion. Perjar. cap. 24.
pag. 3 Ti. * • fi 8) M. à'
Anquctìl cU ha tradotto in francete il 2end-*veHa. 444 Protei , the fanno
divenir Protei r nomi di coloro, de* quali forivono $. é. Molto abufiva è
l'eloquenza di coloro, che in materia di antichità Perfìane, Arabe , Indiane ,
e Chinefi ferirono fulle autorità de* Greci , e de* Latini , non con- futando
gli Autori Originali di quelle Na- zioni 5 e più abufìva è l'eloquenza di chi
fcrivendo di tali nazioni fi fonda ciecamente HilP autorità degli Orientali
fjvolofiflìmi , ed iperbolici Inorici . Ecco le caufal? per le quali ie vite di
Mahomet, di Zoroaftre , di Lockman ec. ce. ec- faranno Tempre favolofe , perche
i Gre- • . > (j) » Vi fono taluni fpiriti , per così dire, infe- »
riori, e fubalterni , quali (èmbrano deftinati ad eflere » una raccolta, un
regrttto , un magazino di tutte le » produzioni degl* ingegni altrui ; eflt
fono plagiarli , » traduttori , commentatori , compilatori , elfi non pen- *
4no, ma dicono i penfieri degli altri , e pecche la » fcelta de* peimeri
appartiene all' Invenzione , eùl T » hanno cattiva, poco giuOa^e che gli
determina niut- » torto a riferir molte code , che cote buone . Non hart- » no
niente di originale, nè di proprio, e fanno foIo> ,» quel che hanno
imparato* , e non impararono , fe » non ciò , che ognuno vorrebbe ignorare ,
cioè una » faenza vana, arida , fenza piacere e fenz* utile, chle » e fuori d*
ogni commercio , fuori delle affemblee , » come una moneta che non corre . Ci
fotprende la » loro lettura, e ci annoja nel tempo (ìcfto il loro di- » fcorfo4
i Joro libri • Quelli tali da' Grandi , c dal » volgo fi confondono co* Savj ;
ma i veti Savj gli » mandano tra' pedanti . Curaci, de U Bruytrt Tom. I. Cfap.
/. Dcs Ouvrsgts <£ Efpric pag. 131. ediu im 12* Paris 17 jy Digitized by
GoogI / 44T i Greci le fcriflero a foro arbitrio fognan- do , e guadando tutto
; ed r moderni le fcri- vono , ieguendo in tutto i favolofì , ed em- fatici
fcrittori Arabi, ed Orientali , ne* luo- ghi i più inverilìmili , ed i più a m
poi lofi . Ecco dunque le origini delle incertezze dell* Morie di tali nazioni
, e tali perfonaggi (ip)* ■ e le (ip) Tra* Greci, Ariftea Proconnefio ,
Ifigono, Ctcfia, Erodoto, (criffero delle molte favole, tra* La- tini Plinio ,
ed altri . Ma gli Autori Orientali , fona elfi p:ù veridici? Mirckond,
Abulfaragio , Khondemir, Lebtarick, ec. ed altre guide confimiìi, che gH Auto-
ri Inglefi compilatori deìl' Moria Univerfale fieguono per loro duci fono eflì
fuperion agi' I fiorici Greci ia veracità, o pur fono ad elfi inferiori ? Sono
nazionali , fi xifponde . Ma V eflcr folo nazionale è requifito da far
preferire un' Iftorico, al quale mancano tutti i requifiti di verifimilitudine
? Quefte guide hanno fèguite M. Pri- deaux nella Vita di Mahomet , Tomafo ftyde
, e M. Anquctil in quella di Zoroaftre, onde fono nate tante contradizioni in
chi ha fcritte le cofe Orientali , e ne- gli Autori ifteflì Orientali,
contradizioni, che fi ponno leggere nelle Biblioteche Orientali de' dottiiTimi
Her- belot, ed Affemanni . Tali guide di fcrittori Orientali, a' quali i dotti
Europei han voluto dare molta prefe- renza, gli hanno indotti in afiurdita
malfime , vale a dire a credere per antichi , ed autentici libri apocrifi, e
moderni , come il Sad-der di Zoroaftre , tanto de- cantato da Tomafo Hyde , e
dal Voltaire , che con confimile leggerezza ha efaltati i libri de' Cinefi . Ma
Tomafo Hyde circa il Sad-der fi è ingannato , o ha voluto ingannarci . Si veda
il Bruckero Hi/iar. Critic. P hi Los. Tom. FI» in Addir, ad Pari. L Libr. 2.
cap. 3. de Plìiloj. Perf. pag. 63., 69. 71., e convengono i Savj , che il
Sad-der raccolto da Hyde è interpolato, ed apocrifo , come per lo più* favolofe
fono le tradi- zioni dal niedelimo raccolte circa i drece Savj 'ditta Per- e le
ofcurità di tutte le antiche Cofmogome Orientali , ofcurità aliai più
accrefeiute da coloro , che difFufamente lianno voluto com- mentare tali
Cofmoiogie , e fpiegarle , onde fono nate infinite comroverfie , ed infiniti
li- bri di eloquenza inutile , così tra' Filofofì % come tra' Filologi . Quando
un' Uomo fpen- de tutta la Tua vita , e confuma tutto il fuo intelletto traile
Stelle , ed i Pianeti,, e- per- de i fuoi giorni tutti Culle macchie Solari,
quantunque belle e nobili fieno le Tue odèr* vazioni, fono adattate ad eflèr
derife dice il Signor Addijfon ( VìL Adlijfan Worh Voi. h pag. 240. Dial. I.
upon tht ufefulnejf of ancient mcdals ). I Filofofì li vollero rende- re ofeuri
per renderli miiìeriofi > e per di* moftrare , che capivano quel che non
capi- vano • Cofa doveano effere i loto Commen- tatori? Più ofeuri di efli .
Ecco dunque l* eloquenza de* Platonici impiegata nel Regna delle idee • Ecco
quella de' Pitagorici oc- cupata a fpiegare il numero quadernario , il binario
ec. , i Omboli ec. quali erano le fa- ver Perfìa ce- , ce Circa il Sad der, e
le amichiti Perdane contrattano tra di loro Hy de , Beaufobre , Pridaux ,
Fabricio , Rehaudoc , Vezia , e Bruckero . Le opi- nioni di Hyde , di Pridaux e
di altri fi fono le- gni te dagli Autori Inglefi dell' Iftoria Utiiverfàle ,
oude noi abbiamo un maggior inviluppo nell' Iftorie Orien- tali tratte dagli
Originali di quel die fi abbia in quel- le tratte da' Greci,- e nett1 une
> c nell'altre vi e un; (bramo abtifo dell' eloquenza. 1 Digitized by
Google 447 vt di Pittagora , il fuo illeniio , fe i! male- limo avea la cofcia
di oro * ed altre difpu- te* Quante cofe inutili su tali parole fi fo- no
fcritte da* Coairoentatori > E quante più inutili ne hanno dette r
compilatori di tali controverfie . Quanto poco vi è nell' Moria della Filofofia
, che fervide a migliorar V Uomo! Chi farà quel Savia, che leggendo gli antichi
, e moderni fiderai de* Filofofì nelle opere di Brucfcero , e del Cudworth ,
npn fia oppreflò di un' erudita noja . Of- ferva M. de Voltaire , che è da
prefe- rirli un architetto che fabrica una cafa corri- moda , e piacevole a un
Matematico qui amarre une courbe a doublé courbure. Didog. a? ÌLvehcm. Dìal. IL
Quante colè inutili fi vedono narrate degli antichi Filofofì nel Dizionario
Ido- neo dei Bayle ? Quante vane difpute quan- te affurdità (20) ì JE pure fe
n* empiono con- ti- (10) I difetti 4*11' eloquenza e del pen&re di
molti antichi fono flati egregiamente da Luciano de- ferirti. Ma quanti Luciani
ci vorrebbero a deferivere i difetti di taluni faifi Filofofì moderni >
Vi è un Fran- cete , che ha ferie» un Moria intitolata . / fette FUq- fofi
erranti . Non fi finirebbe mai fe fi voleflTe deferi- vere labufo , della
Filofofia, che gli antichi , e moderni haa fatto per la vanita di diftinguerfi
, L* abufo dell' elo- quenza Filolofica, che fi refe fofiftica nsl fecolo 11. e
1 6. , produfle in taluni T odio per la Filofofia , e la cieca ammirazione in
altri per gli Autori Latini , e Greci, de quali s'idolatrarono le frafi, onde
fi formò la Setta de Ciceroniani, e di altri Latinifti ,che guer- xegiavano
fugìi Autori da imitare . Poi fùrfe il panico' di 448 tiouamente te earte , ed
f moderni fanno COTTI* parire in un libro delia forma in dodici , a in ottavo,
quelle afftirdità , e cofe inutili, che gli antichi aveano feri tte in quarto-
ed rn> foglio . Ma lafciamo ad altri H riflettere fuglr abufi dell'
eloquenza filosofica in tutte le parti della filosofia , perchè ogni gran Filo-
fofo è il primo a potergli rrconofeere , e perchè alP infinito anderebbera-
tali ofterva- zioni ♦ Paneremo noi ancora fotto fflen zio ^ lafciando ii tutto
all'altrui meditazione, eia- che concerne V abufo del raziocinio , e nell*
eloquenza nelle Scienze dette di Profeflìone e 'Iblo daremo un' occhiaia alle
cofe inutili de Filologi, i quali fotto ii lodevole feopo di coltivar la ftiie
, e l* eloquenza , di ben capir le lingue, i' Moria , la Cronologia, P
antichità , la Critica , fi fono fpeflò involti traile tenebre inutili di varie
cfifpute, e guer- reggiano al bujo aliai più dell' Ajace dr Omero . $•7.
Era> dovere andar cercando dr. aver degli Autori Greci , e Latini i
Codi- ci i più emendati dagli errori ? Ma andare por emendando , contorcendo ,
mutando gli an- tichi libri, le antiche leggi per interpretarle a noftro modo ,
e far dire agli Autori quel' che non hao detto , e raccogliere infinita nu- di
Erafmo, che volea eflere un'altro Cicerone in La- tinità. Lo Scaligero trattò
Erafino da moftro,da Car- nefice ce. liceo quanti abufi deli' docenza !-
Digitized by Google numero di varie lezioni , e fulla preferenza di effe far
nafcere infinite difpute , è cola lodevole > Quindi è venuta ia neceflhà
di fere infinite filze di varie lezioni , come Ti vede negli Autori Latini ,e
Greci colle no- te dette Variarmi (*>.;Num. fi sà più .quali F i , fieno
• • • • f ' , . i r. J Commentatori de'
libri datóri a gara fi fcno fpeflo Satirizzi l'uno l'altro. Il Burmanno ha
biafimato il Maafvuio . L' Inglek Gio: Davies> Com- mentatore di
Cicerone nelle Opere Filofofìclie, vitupe- rò il Perbu'rgio , die fii Iodato da
Lallemand altro Commentatore A Cicerone. M. à* Oliver, altro Coiti- mentore di
Cicerone,, biafirnò il' £>avies,ed il Bemley da altri inalzati al Cielo
. Il Fabricio nella Biblioteca Latina biafimò le note di Verburgio a Cicerone,
c cjuel- Iè di Havercampio a Lucrezio . Walchio nell' Ht/t)r. Crine. Latin*
Ling. biafimò le note di SchteveWo , ed ii citato Fabricia biafimò ancora V
edizione di Teren- zio del iPeftherovio. Il LindabrogtQ' diffe indegne de*
torchi l'ottime note dell'antico Eugrafio fopr* Tcren- 210 . Vid. Fabrie. BiSL Latin. Tom.
I. Libr. L Cap; j. pagt 4> edir. Lipf. . in 8. Ecco fe varf< Filologi * circa i Commentatori
Pariorum ~ Da tali ftiudizj, oppofti , nafee confufione, nella» (ceka di tali
Commentatori. Ma dopo fcclti, cofa accade ? Quel che riflette il Shaftsbury (
EJfay on the freedom of X^it and Humour JèéL /IL Tom. I. Charatier. ). Si
leggono varietà di ftili, di opinioni, dì ricerche , di emendazio- ni, di
varianti , d' interpolazioni di originali, di errori di copifti, e degli
editori, e tutto ciò diviene materia dì nuovi contraiti, di nuove fpeculazioni
, e di difpute di parole , e di lingue , che aebbon' efler riferite alla
Cronologia, alla Ifforia, alla Filofofia , alla Geografia. Così crefeono Te
difpute, e fi rendono inutili, ed in- finite. Digitized by Google 4fO lieno le
fraG , le parole , e i fenfi degli Au- tori giacché ognuno gii corregge a fuo
modo , e fempre coli* ajuto di qualche anti- co Codice . £ fi chiama quello
migliorare gli Autori % e giovare ali* Uomo? Invece di ti- rarfi confeguenze
utili air Uomo Civile , ali* Uomo Savio colia lettura di tali autori , fa-
cendogliene comprendere Io fpirito , e le. cofe , e fe tarifferò bene , e come
, é per- chè , con far' efaminare i loro raziocinj , e? ricavarne utili
confeguenze , comincierànno il loro Commentario (opra Omero con una lunga, ed
inutile , e favolofa vita di Ome- ro , accompagnata da infinite diflerta2Ìoni
de patria Homtri , alle quali feguir fanno un? altra filza intitolata
Tefiimonia Vetcrum di Hvm&ro ..
Faranno accompagnar poi tqt-* to quello apparato da un lunghi filmo Catalo- go
delle edizioni fatte dal principio fino ad! effl delle opere di Omero , e Canno
poi fuflèguire i loro immenfi Commenta*; , Co- Ciò, che fi dice di Omero fi è fatto di wT ti
i claflìci . Si è difputato fe ne) primo libro di Ero-* doto debba leggerfi
Erodoto Halicarnaffeus , o Hali- carntfos ec. e fi fono in tal contrafto citate
infinite Autorità di Cronovio , di ff^affe , di Clerico , di vaU la , ec. Si
veda V Erodoto Variou curri notis var. JPal- chenerii , & JSTeftlingii
in foL Amfterd* 176"$. apud Schouien. Confimili queftioni fi vendono nelle
Famofe note a Pluurco* Diodoro Siculo , Sirabo\c ec. Autori fi truova la parola
Mentri , e cherani no i luoghi È e le pagine , ed i verfi d quelli Autori ,
empiendo r Commentar} di quei nomi , e de' nomi , che hanno ferine le fpieghe.
II tutto lì accompagna da Difleriazioni intei fperfe fopra qualche ditton- go,
fpirito , accento . Si paria poi qual Ha quella Mufa É e con tal' occafione
dell' origfne defie Mure ec. «e. ec., e cosi Ome- ro diverrà in più Volumi in
foglio , in 4.. , in 8- Si dirà quello; é T Omero di .... . di ..... di ..... ,
ma non è l'Ome- ro della ragione . Ecco il Virgilio di . . . di * . . . di . .
. . , ma non è quello della ragione • Ecco Orazio di .... di ... . di ..... Ma
tahtF tomi , canti he1 carat- teri y tante annotazioni Critiche migliorano, o
nò V intelletto ? Colloro fi fon dimentica- ti dell1 aurea mafllma , che Fedro
mene in bocca a Palladi: Nifi utile eft quod facimUs fluita tfl gloria (21) . F
f'.J; §. p. (*) Chi cosi commétta, fi fende inutile a fe, ed agli altri. E* da
ridere del Grammatico Servio, loda- to Commentatore di Virgilio , che dice
nelle note al primo libro dell' Eneide , doverli nel commentar gli Autori
badare +tU vii* dtl Fotta, al titolò del? ope- ra , ali* initn7Ìortè dtlX
Auiofé , ai nunitro de librile all'crdin* di tjfò ma mai parla dèli' idee, e
delle co- lè. Ci rincrefee il dire, che i Claflìci Latini, e Gre- ci con tanti
Commentar) fono poco commentati fecon- do 1 defiderj di chi giudica fulle cofe
, e cofc utili , nou fui vana apparato di parole, e varie lezioni. (31) Pàotdr,
Qual* utile fi ricava dalle difpute, fe §. Invece di fcrìverfi per efempia
tanti Cominemarj folle voci , e parole di Omero, cofe, che fi dovrebbero
falciare al- ia Grammatica , perchè un Filologo non ifcriverà per commentario
di Omero un li* bro Tulle antichità de9 tempi di Omero , co- me ban fatto il
Fehio , ed il Blackwell In* glefe ? Quella è la maniera utile di com- mentar
gii Autori. Ne-' Commenti degli Au- tori bifogna confiderai ad ufo di chi fi
fan- no . Se per i Grammatici , badino picciole note etimologiche, e
Grammaticali fui ligni- ficato , ed origine delie parole per capir gli Autori
*Se fr Ieri ve pec i Filologi più> prò- veni, fi dovrebbe badare a far
Comruentarj, ne* quali fi (viluppafle lo fpirko degli Alt- tori , de' loro
tempi > delle loro idee > e fc debba kriverfi In Latino Kicero.o
Cicero, fé deb- ba legali Me doSarum htderet proemia frontium r Horat. libr. I.
Od. , o pure Te dottar um hederet pre- mia ec. Quel* utile fi ricava dal
(ùpplire ad arbitrio t frantami di un* antico marmo Grece*, di una: ifcrizione,
di una medaglia ? Non farebbe meglio emendar Ha- te Netto noftro,* degli altri
colle meditazioni , che rac- cogliere fatti , e parole antiche non (empre utili
, co- me ha fatto Suida , Stobeo , Panatolo , e quindi i Kufteri, i Barman ni ,
i Wafle, i Salmafii t i Uacier, de ouali difle il Voltaiie nel Ciò Tempie du
Gout , che iono geati kerijseis dts Sanante** feidaifes iL'ln- glefe Adijfan
nelle file opere fot* h pag* xip. adt 346*. edit* in 4. London 1741. fece delle
dotte rifletè fioni fui rero modo di commenar gli Aaoxi CUC- nei. 45*3 cavarne conléguenze che miglioraflero P
in- telletto , e farli legger 1' Autore efaminan- do , non compilando . Non fi
può niegare , che il Bentley m commentar' Orazio , il Burmanno nelle note ad
Ovidio , Virgilio , Fedro, ec, il BrouckuGo in Tibullo, Clar- ice nelle
annotazioni ad Omero , ed altri non abbiano , come è certo , avuto in mira i
fanciulli , ma gli adulti , ed i provetti • Ma avrebbero dovuto , fcrivendo per
i provetti badare , che bifogna affai più coltivar P In- telletto , che la
memoria , e coltivando la memoria . empirla di cofe utili , che fon poche , non
già di parole vane , ed inu- tili (*) • §. io. Aprite buona parte de' libri de'
Filologi , cofa vedrete . Spieghe inutili , e tontenziofe fopra certe antiche
flatue, marmi, medaglie , ifcrizioni , monumenti + F f 3 fran- E' da maravigliarci , che r Inglefe Davùs,
commentatore delle Opere Filofofiche di Cicerone ab- oia ferine Je fue note
anche con ifpirito affai piò" Fi- lologico , che Filofofico , e pure avea
un vaftiflìmo campo di ragionate oflervazioni da fare in cali opere di
Cicerone. (22) Non è che fi vituperi intieramente lo Au- dio delle autichità ,
ftudio lodevoliflìmo , quando ferve a migliorar V Uomo , e le cognizioni
necefTarie all' Uomo, e la cultura delie lingue, e V intelligenza de- gli
ottimi libri, delle leggi, e de' cornimi antichi, ma quando poi lo ftudio delle
antichità non conduce a ta- li utili fini , e non e* illumina nelle fcienze
neoeffarie , e uno ftudio affai vano • frantumi di epitaffi «incanti
,«-fiippliu dal! Aurore, difpute fui nome delle pedone, al- le quali furono
erette . quelle Statue , guer- re falla preferenza di cene lingue Orientali, ed
opinioni diverfe falle loro origini . Ve* drete ferini infiniti volumi fopra
una Deità Greca, Fenicia, Siriaca . Molte Guttazioni fui fepolcro di Giove , fe
Giove fu di Cre- ta , o nò , e quanti i Giovi , i Zoroaflri,gli Ercoli, gli
Hermes Egiziani. DifTertaziow fi.li' efiftenza di Orfeo, fuìla, nottola Aienie-
fe di Minerva , fe Omero ed ECodo furono contemporanei , fui lauro nei fepolcro
di Vir- gilio. Se Penelope {u cafla, o meretrice. Se Virgilio nelì' unire i
tempi di Didone , e di Enea abbia , o nò cGmmeffò Anaeronifmo • Se pria fu la
Poefia metrica , o ritmica, Quando Enea giunte in Italia ? Etimologie full*
origini de' nomi delie Città, degli Eroi, de' popoli . Le maniere antiche delie
vedi, delle armi , delle calze de Romani , e de' Greci ; le loro navi , li loro
utenfili di cu- cina , gP iftrumenti tutti (*) . Altri ne* loro libri (*) E* da
ridere quando fi vede , che il Sigo^ nin .ci deferi ve di un modo la vette
detta traheata de* Remani antichi . Scaligero la deferive altrimenti ,M.Daci*r
dice , che errano entrambi ; onde con ragione il Signor /icìdiffon nel' Dialogo
L full' ufo de! ls antiche medaglie, introduce f interlocutore Cinzio a dir così
: lo credo che qutjti Sigonio , Scaligero , e Daeter fieno tré Maeftri S ar-
tori , mentri è imponìbile che tré letterati difeorrano ' di Digitized by
Google 4SS libri fi sfonano di rifufcitare le amiche lirv gue Etiopiche,
Fenicie, Perdane, Egiziane, Indiane, Cartacinefi ec. ' \ §. n. Dirà taluno: Ma
vi fono, e vi debbono eflere nella Letteratura tali Autori, e Scrittori a ciò
occupati , e le fcienze final- mente ponno ricavarne utile. Sianvi , e debbzfr
vi eflere , come quefli dicono , gli Autori de* quali pofladirficon Seneca
Ntcejfaria ignoramus, quia fupcrflua àiàicìmus ; ma faranno poi tali Autori
utili a loro ueffi ed agii altri? (*). y\ fi occupino dunque in tali fcienze
colo- ro > che non ponno , nè fanno far meglio F f 4 co' - di Uli eofe .
Si teda Addigon XTo'ks Voi. 1. pag. 4M'n1J; fo te fia colà da riderli
dell" intelletto «mano o da compiangerlo quando fi « »* dell'ho fcritte
MPuteano quelle della Fom.ca iti MeUnton,, delU Mofca dallo Scribamo, dell
elefante da Lipfio, della Pule, dal CaUagnin. del t%*gj* Einfiojtfo Podagra dal
Cardano , e dal P.rcfana,e- «,/de la quartana *da Menapio > della cecta
da Cu- th.ro del èngo da Majorag^' ^ ^Doufi dell'anno daf Paratìe , dell' ulula
del «fc lorditi, e del rumo dello ^W^..1,'^ gj8. delle peripatetiche e le lodi
dell fcnte « ™£° ne ec, erutto ctò con ^"^J'S'fc'i Co gli abufi grandi,
che ^'Jp^X Jenti, e della loro eloquenza-, ed e cot» f»„ che vi fia flato chi
abbia raccolte tal, ^fl^JJu dotte in un volume eoi cunofo t.toU> d. «r«m
admiratilium Encomia, fi» jT* PaUas, opufculum Uà* jucundunx. Noyiomag. Mata
vor. rjrpis Reinerii Svutii i6S6- co» loto intelletti / giacche nella republica
letteraria , come nella Civile , G ponoo tro- vare occupazioni proporzionate a'
talenti ; ma vi faranno Tempre talune occupazioni , che poco utile cagionano
alla Società <. Le cole da faperfj , e cocofeerfi fon molte , la vita „
dice Pope, bafta appena a farci guardare intorno, e poi fi muore f intanto noi
invece di co- nofeer noi fteffi , ài cercare verità utili , e r
eceflàrie^anderemo in cerca di fapere quan- ti'furono i Zoroaflri -e ,gli
Ercoli ì Quelle fono quelle feienze , delle quali può dirli Litura. nihil
fanames . Qual* eloquenza è più utile , o da preferirfi , quella che ci fa co-
nofeere il cuore umano , e dominar le paf- f cni , ed emendar t intelletto , o
quella che ci fa limar parole , e pefeare accenti, e vh> ©ole in Omero,
e fcrwere , >come Didimo Grammatico , infiniti libri , fopra il figuifi-
cato di un verbo * Sopra fimili feienze inu- tili vi è una eccellente lettera
di Sene* ca (23). §. tu Sente Epift. ad Lucili. V abufo che fi è fatto da molti
-della vera eloquenza in cofe imitili è fiefericto dal Signor- A ddijjon ,
pello Spettatore n. * ve dipinge il Tempio dcl'a Fa lfa Capienza. In tal tem-
pio debbon jnettern" coloro, che fcrivon libri, che noa migliorano nè etti
autori , nè i legitori , e quelli tali il abufano delle feienze , come fanno
molti Filologi « Johann. Gleric. Silvar. PhiloL Ubr. J. Cap. L JPalch. de nuo. # beli. Grammatic.
Sclden. de uf. & abus. Uh. Si abufauo dell' «Ioo^uenza, c delle feienze
Colo- TO* Digitized by Google $.12. Altri
impiegano V eloquenza ini affettate ofcuriià, die credono fublimità, cu-
mulando immenfe erudizioni per mettere in chiaro, anzi per ofcurare certi altri
libri in- intelligibili. Quanti tenebroGffuni commenta- tori hanno cercato di
{piegare , ed hanno maggiormente ofcurate le tenebre di Lico- frone,
dell'Agamennone diEfchilo , e di Per- fio? A tali ofcurità fuccede per fido
compa- gno il difordine dello fcrivere, ed i gruppi di erudizione fenz' ordine,
e fenza guflo. I favj hanno notati tali difetti nelle opere di taluni Jnglefì,
come Cumberland, Seldeno, Cudworth ec. Sofiflica ed erronea è ahresi 1*
eloquenza di coloro ,che fcrivono , e parlano fenzaéffer verfatifflmi nelle
maniere delle quali fcrivono « .parlano , lènza Capere la preciGonev e la proprietà
delle lingue, nelle quali fcri- vono, .e parlano, e fi abufano de* vocaboli, e
delle lingue , © fcrivono, e parlano fenza precrlìone d' idee lulle cole ,
delle quali trattano . Tutti gli enori di tutte le lette de1 Filofofi antichi ,
ficcome per Io più gua- da- re , che come Maturino , fcrkon libri de liner is
perr (uni iè us . Così fece anche Federico Boia Dell' Opera -de €étufis j a d
uree ni li ih rafie , ed Vezio , che nelT opera intitolata Huenana fcr ifle
ancora de honarum là» terum imcritu , ed il Clerico , che in PharrhafUm Tom, I.
dipinte in ruinc la Filologia: La declamazio-: ne, e 'emiifiafm© ha dettate
tali opere. iUrono Y intelletto > e la mente , trcsì intro- duflèro
infinite parole vane ed imrhenfi abolì nell'eloquenza , giacché la corruzione
delle parole deriva dalla corruzione delle idee . I Filofofi guadarono fpeflb V
idee , ed i Filo* logi connnawno f eloquenza a difpute fo- pra un dittongo
> fopra la natura di certe lettere {24)* (34) Ottima cofa c^l difputat
fullc lettere , e loro natura , ma non col calore , e la proliilìtà delle*
Scioppo, del Voflìo , del Valla ec. Sono lodevoli al- cuni precetti dell'
eloquenza Poetica j ma noti dosi riró- liìfì come quelli dello Scaligero , del
Muratori , del Caftelvetro , del Nitidi . La Ragion Poetica del Gra- vina è più
concila | e più ragionata. Ottima cola fu la perdala di le Clerc di fcrivere
un* Arte Critica per il buon* ufo de* Filologi . Ma qual buori gufto mai , o
qual Filosofia permife al medefimo di prender tanti eièmf>j folle lue
regole da cofe Teologiche, e tropj* aliene del Tuo fòggetto, e cosi in buona
parte del luo libro dà a bere agi' incauti Lettori varj veleni ? Nori lù quefto
un'abutò dell' eloquenza ? Non RI Un* abufo dell ek>quenra irr
Giovangiorgio Walchio 1' avere (crittD un voluraiiion'fimo libro filli' lftoria
Critica del- la Lingua Latina con tante proliiTiti , e citazioni , e queftioni
poco utili , e Cataloghi di nomi di Au- tori , e di edizioni ? Tali cole
caricano la memo- ria , non migliorano 1* intelletto , e fanno acquietare lo
fpirito di pedanterie . Fu pad Gabrio l' Emeccio nel fuo libro de' fondamenti
dello filU Non fi ripeteri'mai a baftanza, che nella fcelea degli ftudjj e
dello appli- cazioni , bifogna erigere quelle colè * che miglio- rano Y Uomo , e
coltivare 1' intelletto affai puì della memoria . I fenomeni che produce nel
parlare , nello fcrivere la fìranezza di taluni , che pi* colrivano la memoria
che l'intelletto fi pónno oiTcrva- $.
ij. Quanto i FHofofi hanno ferir, to circa gli si-ufi delle parole , fi può
adat- tare agli abufi dell'eloquenza (25*) , che fo- no tanto valli, ed immenfi
, quanto gli abub delle idee , e fi ponno adattare per fegni a farci conofeere
gli abufi dell* eloquenza quel- le caretteriflrcne da noi deferhte per dimo-
flarci i cervelli Sofiflici (26) • Chi voleffe fare una compita idea degli
abufi dell' elo- ■quenza 9 non può trovarne una più bella e più viva deferizione
fe non nella Dunciait di Pope , che ogni enrrofo potrà legere. la tal Poema
dipìnge Pope la Stupidità , la battezza dell' intelletto , P ofeurità , il mal
£iiflo, l'anarchia della mente , e ia un qua- dro Critico delle letteratura
(27). E ciò ba- tti • •• « . re riflettendo filokficamente Cullo ftato della
Lettera- tura ne' vari iecoli, e nelle varie nazioni. (15) Degli abnlì
bell'eloquenza c delle parole, £ può vedere le Clerc, e Locke. (16) Vitk fupr.
cap. IV. Si potrebbero aggiungere al catalogo de' ccrveli iefiftici coloro ,
che trattando Una Scienza Finca, vonno dire , e feri vere quanto ciTì fanno in
altre cognizioni, e compilare immenfe biblio- teche. Eliano, ed Arinotele avean
trattata fobriamente T Iftoria naturale. UhiTe Aldmvandi , e Tuoi imitatori
nella continuazione delle opere del medeumo la cari- carono d' infinite
pedanterie,. (27) Pope in tal Poema dekrive il Colleggìo, e la compagnia della
ftupiditi , le fuegloriofe progrefiìo- ni , e T Eroe fcelto dalla medefìma a
dilatare il fuo legno . E* coftui dipinro penzolo tra* fuoi litri , che fàoen-
\ HI p » queoza. facendo di quelli un'altare alia Follia, con preghiere, e
dichiarazioni propone di offerire , e fàcrificare cucci i cattivi fcritti .
Cade il fuoco dall' alto , e confuma i libri. La Follia comparile, lo trafporra
al fùo tem- pio , 1* inizia a' fuoi mifterj , gli dice la morte di un Poeta
Laureato, a qual' impiego vuol far fuccedere il Tuo novello Eroe. La Follia
propone de' premj,e de- gli efercizj per i Poeti, per i Critici , per i
Librarj. Gli fa efercitare neh" arte di vociferare , adulare , in-
dovinare, far dediche, e difpurarc . Propone a' Criti» ci elércizj di leggere
volumincfìiììmi Autori di prole, e ver fi j o nel meglio dell' imprefa i
Critici , e tutti cadono opprefli dal Tonno . li Pope artribuifee alla Follia
l'artificio ufato da Giunone JÈneid. X* v. 63 Tarn Dea nubt c*vk unium (tnt
viribus umbrim In faciem &ne* ( vifu mirabile monftrum ) DardaniU ornai
telis • • dai ùtétiùa verba Dat fme menu finum • m A ouali effètti dice il Pope
, che produca la Follia ne* (uoi feguaci . Indi la Stupidità trafporra il fuo
Eroe al fuo tempio , ove facendolo addormentate fulle lue ginocehre , gli
cagiona tutte le vifioni degli acceti en- tufìafti , de' facitori di progetti ,
degli innamorati, de* politici , de' Chimici , de* roeti j E lo fa condurre
h> nalmenre da una pazza Sibilla fulle ali della Famaiìa nelle rive
Elifie , ove fulle iponde di Lete le anime de' pazzi fono bagnate da Mevio pria
del loro paffag- gio al Mondo . Lo fpinto di Settle lo iftruifce de' por- fare
. Lo conduce al monte della Vifìone , ove vede i preffnri, i furari , ed i
Daffari trionfi della Stupidità, - e ouan- Digitized by e quanto poco poflèdea
h Scierwa ce. Si parla delle origini delle feienze , e delle caufali delle loro
ruiné . Si fa la rivira di moke cofe , e 1' eCame di molti ca- ratteri di
perfone , e Scttle fi rallegra de' gran prò* gre Hi della follia . Poi fi
vedono verificaci gli augurf fatti da Settle . La Follia s' incamina a
dtitruggere le feienze , ed il buon' ordine , ed a rendere (chiave le Mufe, e
la dottrina > e feoraggia le arti. Se gli pre- ièntano i {èrnidotti, i
vani prete nfori , gli adulatoli de* matti , i Mecenati , e fanno offequj alla
Follia . li Genio Scholaftico giura , che caverà* t giovani dalla vie della
Sapienza , e gli porterà alU paroU . La Fol- lia gli ringrazia , e da alcune
incombenze ad e ili , ed alle Univerfiti fcitnrifche, che coraparifeono, e
giara* no che la loro educazione (ara come vorrà quella Dea* Aiiftarco fa un
grave, e curiofo difeorfb . Compari- feono certi giovani Viaggiatori tornati
da' loro giri co' loro Direttori , e ringraziano la Dea per i loro progredì
nella follia, e prefentano a quella un giova- ne a tal modo educato .
Comparifce una truppa di oziofi , a' quali fi accoda Y Antiquario Annio per
ittruir- eli . V Antiquario Mummio , che comparifce eoa un Sidro Egizio in
mano, fi oppone, «e, la Stupidità qui e» ta la briga « Entrano molte per Ione
fantafti cameni e ve- ftite, che fanno de* doni di cofe ftraniere alla Follia,
ed una tra quelle perfone cercava giuftizia contro di un'altra perfona, che le
avea rubate certe grandi 0*-> riofiti della natura , ma quella fi
difefe, e la Dea lo a tutti d' eflere fuperficiali nelle loro peniate . Un
picriot Filofofo , in nome di tutti afficurò la Dea , che le rftruaioni di
Sileno Epicureo farebbero (cordate tutti i doveri • Coftituifce la Pazzia i
varj ordini, e gradi della fua Società, e dà loro va- M) fuperiori, e
regolatori. Parla indi la Follia a' Cri- tici per fer da eS depravar l'intelletto,
agli educato-, ri della gioventù per far' cftinguere negli allievi il bnoa
fento , a* Filofofì per compiacerfi oeHe parole ?aae* Allude il Pope in raj
Poema ad un fauo riferì- » to ne* Viaggi di Sjpon • Vaillant , che fcriffe V
Iftoria de* Rè Siriani ricavata dalle Medaglie , veniva dall' Oliente , ove
avea raccolte molte monete di oro , e medaglie . Un Cor&le l' infèguiva
, ed egli tè le in- ghiottì . Salvato dalla temperai , giunte finalmente in
Avignone per cercar coniglio, a* Medici , come dovea evacuare tali monete . Chi
gli perferifle i catartici , «hi gii emetici . Finalmente ritolte di andare aL
Tao Amico Fifico, ed Antiquario M. du Four , ii quale intefo il fatto, lènza
domandar de* fintomi dell* amma- lato , volle fiibito fcpere , fe le medaglie
erano dell* alto impero . Colui rifpofte di si . Du Four volle {li- bito
convenire fui prezzo delle più curioie di effe , e volle a fu e fpefe
ricuperarle . L* ifteflb Pope in altra luogo di tal Poema allude a' Pedanti ,
che dice , che ■ per opra della Follia, caminano chiufi dentro una nu- vola per
non effer vidi , nè interrogati , né impediti da chifia, come accadde ad Enea
per opta di Venere. ( <£(ik L ver/. 411. ) At Venus obfcuro gradiente*
aire fepfit Cj ntultum nebula circuiti Dea fudit amiftu > Cernere ne
qui* eo* , neu qui* contingere poffet Molirivc moram , aut veniendi pofeere
cau[a*% Farla ancora il Pope delle Orarne dalla Stupiditi in- trodotte nelle
Matematiche con voler* introdurre in tutte le faenze la matematica , e quelle Tue
proporzioni, e nella Finca coli' introduzione delle nature piatti che, fluidi
clama, materie fot t ili , molecule organiche ec> atomi, monadi , fuochi
elettrici ce e conchiude dopa riferito il tutto, che la Stupiditi riufeiva a
coprir tutti h Terra de' fitoi trionfi • * « ~ - " ti * And make one tnighty Durici ad of the land i
Dice che all' accodarli di effa ritorna l'antico Chsros,* che le faienxe , e le
arti fi ofeurano , ed cdiuaao , co- mc •Digitized by Google 4$3 r«c gii occhi
di A ego ucctfò da Mercurio* che la ve- rità fogge , le fcienxe fvanifeono ,
che la Filo&fia è di/trutta . Ma fa duopo far Cernire i' cmfafi della lingua
originale di Poj>e r, - * She eomes, She comesi the fable Throne bekolà
Of Night primaval and of Chaos oidi Ecfore her, Fancy's g'ddcd clouds decay And
allyùs varyiag Ra in- ho WS die aWay MTit sAoots in vain its momcntary fircs Me
meteor drops, and in a fi**h expircs 4s one by one , at droad Medea s ftrain
The ftck'ning ftars fade of tti etkereal pUiny As Arguseyes by HermtsWand
opprefi Closd one by one to: everlafting refi Thus at her-felt approdi, and fiere
t mighit Art after are goes out , and ali is night. &f skulking Thruth
to her old cavernJUd ••• • Philofophy , that leand'd on Heaun before Shrinks to
her fecond caufe , and is no more Pkyfìc of Metaphyjìc begs defentc And
Metaphyjìc ealls for aid on fenfc $ec Miftery to Matkemaiics fiy\ •
••••»•..»•••«•* And Univerfal
darcknejf turies ali « Ma quante aggiunte avrebbero a fiuti alla Duucjade* e
quante altre cofe lì potrebbero due fulle macerie ifteffe dell' abufo delle
feienze 1 Quante inutili dirute 6 vedono anche negli Amori Italiani ? Se il
Pope avene iu Italia fcritta la Dunciade , colà adrebbe det- to? Si e
queftionato , fe U folo Bocaccio abbia fiumara la lingua Italiana:, ed il.
Salvici fi c molto d iftùuo ia tali difpute ( Salvini Mot* aiU P\ P. Ualianax
del Muratori Tom* libr. 3. Gap. 8. ) Se debba te- guirfi Ja fola lingua
Fiorentina , o V Italiana intera • Se la lingua Italiana debba alk Fraawfc
preferirii ,difpu» 4*4 trattata a latigo da molriuimi t Ogni lingua Ira le Toc
bellezze, e i fuoi difetti , che non nonno paragonar- li cotte altre lìngue .
Il Signor Muratori volle di-* xe che V idioma r rance(è non può elevarti all'
Epica. Poeùa , e pure il Voltaire nelle fila Erriade è il riva- le di Omero, e
di Virgilio. Tali queftioni non deb- bon farli , perchè in arili , ed odio(è .
Il Signor Deo- dati avea mandato a M. Voltaire un dilcorfo- in lode della
lingua Italiana ed m abbaiamento della France- te ; a lungo gli rifpofe M. de
Voltaire nella- Lettera- dei medefimo al Signor Deodati . Si e detto di (opra
delle varie difienaioni fui punto, £è le faenze debbano infegnarfi e fcriverii
in lingue morte . Il Signor Mu- ratori volea , che fi fune ferino in Italiano ,
e voler» anche il Dati. 11 Manuzio, l'Amafeno, il Salvini vol- fcr l'oppofto (
r. Muratori P. P. Tom. 2. Ubr. 3. Tralafciamo di riferire altre immenfe
queftioni inutili , delle quali è piena la letteratura-, e fui le quali Svifr
avrebbe fcritte altre voluminok opere Tulle battaglie de* libri . Il Francefe
M. Pali (Tot fcrùTe nel fuo idioma nu* altra Dunciade, colla quale pofe in
ridicolo gli Auto- ri dell' Enciclopedia di Parigi nel tempo che il partito di
quelli contro di euo fi era sdegnato . Ed ecco la poca Filofoha e la poca
moderazione di molti Savj, che ranno (èrvir le feienze per le comete , e
diflinzio- ni perchè ftudiano, e fcrivono, o per efler' ammirati p e lodati, o
per biafimar gli altri, ma non per miglio- rar (è ftefli , e gli altri , come
dovrebbero fare, fe an- daftér chiedendo il vero fine delle (cienze . Ecco
quan- ti abufi dell'Eloquenza anche tra' pretefi Filofofi . Ma dapertutto
s'incontrano gli abufi dell' Eloquenza .Quan- te compilazioni inutili abbiamo
d'Iftotie Univeriàli , e f articolari ? Quanti libri feruti sa' Romani antichi?
Quante (ùperfluiri nelle Biblioteche Orientali di Her- belot, e di M. Wisdeh» ì
Quante nelle Biblioteche Rabbiniche di Bartolocci , e nelle Iftorie Etiopiche,.
Perfianc , Chinefi , Indiane , Fenicie ? Tra molte colè Digitized by Google
eoTe utiliflime, che s' incontrano nel Glo(Tario del fa- moCo du Gange, e de'
fuoi continuatori , non vi fonò altresì delle fuperfluità ? Non ve ne fono
nelle Rac- colte compite degli antich.' Inorici di certe nazioni ? Non vi fono
forfè certi opufcoli inutili nelle Raccolte de' Tefori di Grevio> e di
Gronovio , e fin nel Re- rum ItaUcarum del Muratori ? Non vi fono delle fu-
perfluità nell'Enciclopedia di Parigi? Non fi dovrebbe- ro raccogliere tutri
gli opufcoli rari r ed antichi fui ri- letto di efler rari, ed antichi, ma
badarfi Ce Cono uti- li, o nò tali raccolte, e meri gli opufcoli , che le com-
pongono . Si dovrebbe badare affai piti ali3 utilità che alla rarità , ed
all'antichità di certi Autori; an- zi da tempo in tempo, come oflerva M.
d'Alembert fi dovrebbero alla fine di ogni Secolo dare al fuoco le inutili
produzioni di quel Secolo, perchè il nifi utile quoi facimus di Fedro de/ efler
la divifa d'o^i produzione Letteraria*; Bifora infatti confeflare , die oggi i
libri fono crefeiuti all'infinito , e fervono piat- tono di trafico per il
commercio , e per pompa d' in- gegno ,. e per oftentazione di fatto ■
Letterario in aver- li, e comprarli, che- per efler' utili all' umaniti, anzi
iiccome i bilologi, e gli Antiquari fi fono per la pili refi inutili per le
loro vane fpzcolazioni , e ridicole queftiom ,, come oflervò Seneca de brevit.
<vit. Cap. rW^'^ in 8" aPs- *P*i iTtiim., • p-i r c' \ u nCila
Iettera id LuciL r Zvfi- **• , cosi i tilolon dalla fine del panato fecolo fin'
ocr<ri fi fono refi per Io pili fofimei , fupcrficiali amanti di
paradòffi nemici del vero , e della feliciti umana , preTuntuofi,>
talché fe gli antichi Filofofi incontrarono un Luciano,' che gli derife , i
moderni ne -meriterebber mille Lu- ciani che ne fcoprifTero i difetti , e gli
abufi ch'età han fatti delle feienze , e dell* Eloquenza De' Filologi di (Te
Seneca nel luogo citato , che de illis nemo du- èitavit quin operosi nihil
a°ant ,qui litterarum inw.t- lium fludiis detinentur . Qrcecorwn ifle morbus
futi fuxrere quem numsrum remì^um Ulyffes habuifct , G prior
4<?<5 r •„,, ,flVf 7«^, OJyff" *** prio'fir'P" 'S ..
AIU *u*f > »"* '"fi"' ' Sj nv°fo f"P*W
^'Ju°lue'^juiivi aucmiam frienum «finn,** dtart ,*Sj^:flSS così fcri&:
U~ ST^:^ coiaio U/hs ,*<rifs, *— Uberalium arttum ^ u difettile* ne-
',t"a' 'ZyZ C"™'"'" feriti* mij^r fi um mytiéfaptr-acéMt
ugw mjuf wa > ,„ /u4 ^^.'"^'".netnofior vixerit, in Alt an
Sappi» puhUca /«^Yucil. epift- 88. Ma non b™» >" £'"f i- i
rT',n.ichi e moderni molte fupcrfiuita, Um VF^fva« ouemoni de' FiWog ««furate
d* Savio non cfclamcu DeW Eloquenza in xencrak 'APC) L Origini delle Hrgire Dell'
Arte dello fcrivere Difpofizioni intellettuali , che devon precedere V
eloquenza Della Natura della vera eloquen- za * e fuoi requifiti , pag. $y. Riflcffioni
fui modo d' infegnar P Eloquenza pag. 66. ^ft£9 Yl: Yl™> e frntl ^IpcIoquenza
Divifioni dell* eloquenza, e (ue varie Ipecte , Se r Pintore fi formi , ed il
Poeta nalca, come fi dice volgarmente, p.96. CAFO IX. KiUelllonì kilF eloquenza
in rap- porto delle feienze dette di Profeflìone , pag. 1 iq> . Ricerche
JJIoriche fulV eloquenza; CAPO I. Dell' origine dell' eloquenza , p>i r
CA- 4 6 8 CAPO IL Progetti della primitiva eloquen- za, pag. 131* ri CAPO
1IL*L* eloquenza , e la Poefia , e la Mufxa antica cc4rprendeai>o tutte
le friend te , D-elfclogticnzaGfeca,^ 1^4* C AFO V. Dell' eloquenza Latina , ?
ig. CAPO VI. Dell' eloquenza di alcune oicdei- ne nazioni , jag> 163.
PARTE IIL Idee di taluni smkhi 3 0 moderni fulV eloquenza. CAPO L Erronee
opinioni di Seflo Ep*P|- rico ,e di Cornelio Agrippa contro l'elo- quenza, pag.
167. CAPO IL Errori di Montaigne, e di Bay- te intorno V eloquenza , pag* 1 So»
~Errori di locke, di Pufendorf, di Barheirac,e di Efraims Chambers full1
eloquenza, De' fijlemì di coloro , che han cercato darci piani critici del buon
gujlo per perfaio- nare V eloquenza. Dell1 jngjefe Mifler Home Lord Kaimes, Efame
del fifonia di David Hu- roe, pag. 223. CA- ad by Google CAPO IH. l\!y lord
Ashicy Cocper Come di SjjajtsEur^ Di Aleiìandro Pope Myiord Addiffon , Di M. le
Batteiix, Filologo Fran- cefe , Di IVL de Montesquieu ] p>2fj; CAPO IX.
Di JVL Diderot Di M. de Voltaire f Operazioni di M. d'Alembert fui l'eloquenza,
pag. 281. ' • : • CAPO Xii. Rifleflìoni di M. de Buffon fui t .buon guflo deir
eloquenza, pag. 291* J~ CAIO Xlll. Teorìa del Signor de Condii* lac filile
lingue, e full' eloquenza Penzieri di M. Sulzer Iul~gu^ ito nelkT eloquenza ,
pagi 3 00, CAPO XV. Kiflcflioni del Signor Lodovico Muratori fulP eloquenza , Sifienia
del Marchete Beccaria full' eloquenza pag. 324. PARTE V. Caratterifliche della
vera , e della falfa 4I0- quen%a , e de buoni, o cattivi metodi di apprenderla,
t & insegnarla . CAPO I. De5 requifiti neceflàrj per l'ac- quino deiP
ottima eloquenza Difetti di coloro, che hanno in- te* fognato a tnolti T
eloquenza , c la Retto rica, pag* ì Sì* ~TT CAPO Ili» Qllervazioni generali per
1 ao giudo della vera eloquenza , pag. CAPO IV. De1 legni della depravata
> e fo- fifiica eloquenza, e dell'arte di conofcerla ©e> libri ,
o ne' difcorfi , pag. 373. CAPO V. Della Fantafia , e fuoi infiufli
nell'eloquenza, » Del buon gnflo, Dell ingegno De1 Penzieri, pag. 414. CAPO IX.
Della Memoria, pag. 422. CAPO X. Degli Abutì deli1 eloquenza % m- 13 4:* Il fin
dd Primo Volume • ERRORI PIÙ* rimar. correzioni. CHEVOLI « . lin. quella Uro-
quelle loro idee idea !>• nella nMn.pen. lo things to things 1 6".
nella n. i. fiftlements fijfiemens . 19. 1. 15. derivarono quelle derivarono da
effa quelle invocazioni invocazioni . do. nella nota lin. 8. gire give Ivi nella
L per*, di detta nota fometilloes fomved fometimes follovved . *}. nella n.
lin. ? . Chinoit Chinois 29. nella nota lin. 1. front from lUti* 14. e quelle a
firn- e quelle voci a (imboli boli " m 33- nella n.3 1. uh.finonime
finonimi Wlin. io.US/:«afordcre+ ( Si av verte , che quella * W cfl€ citazione non è di quefto luogo , come nem- meno la nota
di lotto , ma devon'eflere alla I.3. ' ' r 3^. fin. 1. / Traci cor.ob-^l Traci
tardi conobbero U bero le lettere. l CoÌi \ > . ; lettere 1 Goti & cet. & cn* '*:
>.yta notai, fi riferifce a quefta citazione , cioè quella che comincia J£U*n. Par* Hi/i. & cet. 4». %n. 1.
r.el piano tal piano Ivi lin. 3. ma per porla ma per porlo 57. §. 1. lin. r.
dell' arte neW arte 59- i. e fi vane ' 'e 'varie fratta nota lin.13. VùteL
Fvuolci Sf* neH'ult. de'verfi che (ì citano di Petronio Plenus Picrio Plenus
Pieri* . 80. ne! la n lin. 6 impeteufe imoctueufc Ivi fteflb fagaffe fa»ejje
irj? 47 2 rio. Un. sfottile al Mef» al fonile Mercuri* curio 135. liti. 11.
Cofmogenie Cofmogonie 14$. nella nota liii. uh. Ulyjftr erraffes : Vlyffes
erraffet jyj. fiat 7. e nel fecola cioè nel fé colo ijy. lin. ulc. alla n.
falfunr falfum 1 56". Ila. 3 . Manuzio Fianco Muna^io Planoo 165. al
titola del Capo Capo iv. CaP-jr. . lin. 1. ftotifflmo . floltijjimo 192. liti.
W certamente Nò certamente 1 5? 5 . Un. 15. davKf* dwtf» floo. alla nota Cri
rie* Cri tic, 206. al titolo del Capitolo Capo Iti* Cap. ... 240. lin. ult.
inge ni *"g*gni* 144. i. ulc. nella n. Fervide Ferecide aójo. alla nota M.
de M, de Bachaumont Beaumarchais - . ' , 71^. allan. L !• fentimento fentiments
Ivi alla nota lin. zo. <fc>* firivere a Metndeville Ocee. a
Mandeville 0 cee. 3 3 4$«7 ^.dinotare ufoyrito ufo , ft abilito . 3 57- nella
n. lin. i^Ji v*<& Si veda 7 fri l.i4.ne'verfi pueris ahaos Chaos
36*5. nella n. lin. 1. Il fofeo 11 fofeo. 374. linea p. §. Le c a tifali §. I.
380. alla n. lin.i 1. piccola piccola 38$. lin. co/we /<? /Mar per lo
più $96. nella n. lin.4 . Plurarco Plutarco 3 5)8. alla n. lin. 2- migliorerò
migliorano 407. alla n. I.4. in eloquenza in Fijica ". lin. 13. v**/*/**
volete. 436- al titolo del $. dice- 5» §• 3«» e cosi fi de- vono corregerc gli
altri numeri degli aiui §. fino aila fine del capitolo 455. alla n. 1. 1 6. eoi cartolò tol curiofo .
Digitized by Google < • So •rv. Digitized by <span
style="-webkit-tap-highlight-color: rgba(0, 0, 0, 0);
-webkit-text-size-adjust: 100%;">LA FILOSOFIA
</span></pre><pre style="-webkit-tap-highlight-color:
rgba(0, 0, 0, 0); -webkit-text-size-adjust: 100%; background-color: whitesmoke;
border-radius: 4px; border: 1px solid rgb(204, 204, 204); box-sizing:
border-box; color: #333333; font-family: Menlo, Monaco, Consolas, "Courier
New", monospace; font-size: 13px; line-height: 1.428571;
margin-bottom: 10px; margin-top: 0px; overflow-wrap: break-word; overflow:
auto; padding: 9.5px; word-break: break-all;">DELL'ELOQUENZA, OSIA
L'ELOQUENZA DELLA RAGIONE Biblìotheca /jmajor^ Coli. Rom. ^ Socfet,. Jesu I 1
FII.OS.OFIA mu: ELOQUENZA. ELOQUENZA t .
» rzr Con ipprovaziooQ d«* Superiori • «
•« ^^ifiwme peut fe muver dans tout / geme d^écrin.MU^ eft rarcm(mf oìf cn la
cbercbe y & elle eft quelquc^ foli: oh /»•» *t*^ l./t eh ere he potJtt.
Cbara£ter. de la Bruyere Tum. L chap. L. odiu in 1%. farisiy/s; i'^/ de parler
j T art ét ècttre^ V àtt de taifonner^ & mà iìt ptnf ergine Jon$ ^am le
fond qu un feul (y me- fnè étr^m En effet quand on fair pen^ • /f r , on faìp
ppifimnery <3t H ne re^ fte plus pour bìen parler \y & pour r
àèen eerlrf*^ qu a parler . xomme on penfe , & a icure eemme on parie. Mr. de Goadillac^ Cours
d'Etudes T. L PiTc PreUm. pog. i^^^cdii:. ia - 8. 1780. ' — m « * * ^' Admidum
Rev, Domìnut ìl>- Andreas Sìmhli S, Th* Prof eh or revitieaf 9 &
in /eriptu rejeraf . Dìi ao* Se* M. CAN. DE ANDREA VrC ' r^. Jolcph Hofli Can. 'Dep* ^^-rcr» -:- ii/uJlriJl$mot €
RivtrcmliJJimQ Signore Ho .letto per deffnire i comandi di VS. Illunrl/nina» e
Reverendi Ilìnia P coera intitolau: Filojofa dell* Eio^» quenza : V Autore ha
cercato con immeoLa fatica di penetrar lin dentro 1' intima natura dell*
Eloquenza y e v41U£pandone rorigine , ed i rapporti , fcorre per tutte le
Nazioni antiche , e moderne ; riferì fcc i fiftemi di- verfì propoli da coloro
> che hanno trattata qucfìa ma* teria » e con giudiziofa Critica ne
addita i pregi , e t Afetti; e fiDalmentc porge le regole daaeqattbir la va- ia
, e loda eloquenza ; V Opera è parto della pràfopda meditazione dell'Autore:
tanto è latigi» che contenga minima cofa > la quale pofia da lontano
oflendérè'la fede o i coltami , che anzi è diretta alf Mitrzione fM cialmcme
«le* invanì , che fi applicano agK ftndj t Ri- mo perciò poterfi dare alle
flampe > M fQO« fia€^U «4 WS, iUuftriflìma e Reverendi flìma. ' Napoli
30. Settembre 178». ' } * , \ XJmUifs. Dhdtifi, Sem Wf» . Andre» Siiniott. .
Jitie9$é rglatiMi Dmini Rn^firh% tn^wimaittri ^ Dff 4. OQQbfis 1782* ^ ' M.
CAN. D' ANDREA V.a Jtfepk RoC Gaat Pbch Digitized by Google ris t cui fi
Julf/crihat , ^nrin revidendi ante puhltca» tionemt num exemp/aria tmpr intenda
concordent aU Jor^ mar» R^galmm ordmum « é» in fcnptis nfnat . Ngaf, 4Ìi9 aa« men» Jul, 1780.
. WmH. ARCa CARTH. C.¥. <. R. M, .^Llbr«m> coi dtulus« U Vihfii»
dei^EhqutnxSf M«« MAt» tua demandante fedulo perlegi « atauc in co Si\\-r^}!iod
regalìbus tuisadv^erfecuf , occurrits <|ii3olbiiU iiàm auctoris
diligen^ìam in eloquentìifc prìmordiis Ih veA^andis > ejus ^xclrpandii
vic'iif , eamque in fuaoi aatoram relfitaendim^ «dinvcni . Q^apcopter
typooraiihi^ cis tonnif confli^aaii polTa ccnfeo « dumowdQ Majefta» tis Tux
acccte «nmdfmi • Shvm Nctn. «. I4m« An« suiti 178^; F«icMitFraBaè, ' TV»
T^tfcripto S. R' Majeflath Jub die 7. (urrenfif m^enfis t 4«»/ > s(
Relatione Rfv. U, /. Z), D, Paui^t» mandai , ^rir©// imprimatur cum m/erta
forms vtétreniif fupphcix libelli > <»r approbaf tonìs dt6ìì
Rev.Rfvìj, 5 v^cu» nètpuklifetur , RiViforem faOa iUrum 9^ficne affimnmt ^U9d
twtMtay fetnmtM form» PATiUTlUS. ^VENA. VlDTr VISCUS IlEGL COR. nioM MMcttlé
OftiM Ffsfec S. C « ^ Mni |l|.Aa% teip» Pmfeai ttoftii fiiUfefi^ ia^ CaittUi
Athanafiuf « r •f Dell* Arte d' infegnare jqì apprendere la vera Eloquenza., e
de tonti gp- , : aerali deÙa mèdjèGma. 0d ufi detta tCntmfA^ jK Arie etimologie
fi addùcotìo del- ypoe Reitorica (i)epm va- m ancora XoDoie^ieSiiizioncdeip .
" fa meddiiiia (2), e varfé imco- « le opiitioDi ftJP ttfp, fuie^ e (copo
di ef- ^ JanLtU • • A ^ • ";6 (0 Altri detÌTao tal voce da t/p«, ^iV^ ,
altri p<«., Épe« , altri xlalla voce Dorica pwTpce^ icgge. Vid.Voff. in libr. àt Rhctor. natur. Se
conftir. ^ij Ariftoielc dcfiai la Rettoria étrt Digitized by Google a fa, onde
fc ne può dedurre fa conregueo- za , che per to più naft i» ae> abU»*
forma* ta preci fa idea e non i ineravlgli;|, che % Filologi , ed i Rettorici
(ì fiano cc^fbfi hv' delìnire , ed aflìgnare a tal' arie » o Scienza ì limili,
ed i confini , mentre !e definiziq- ni efatte » e precife non ponno darli da'
Fi^ ìologi qoafi mai . l FiÌQÌp|(i conGittimo W Rei lorica » e T eloquenza alk
Me ^tele de( foip » .fid i^.iaic A^j^Utla (xattarono^^ <y>/f x/2
qualunque eofi tiè i c4/ conduci alla pttfutt^ Jione : A)cii 1 hanno definlui
«r/e $en dtré. ^ ffie Ji reg9ÌM/è i difcorfi \ Altri fori* di dijcorjo éiu'm
perfuadin itffif •* Alvi IbftlnmiiB 1é dlutsto éfti% altri pirji^ t ficoUi ,
«tiri J^^fv ^ Il Wnkhio^ (> 4a. MUtfU» thiUf^ di litur. human, $. 4.
diffe tdkt Rettorica pdru dtlU FUùfofia , che moflra la ma- tUira da, p0iir
pdrUte foiidi ^ pruduuee^ diftuSi % ad* €urati f fujviter y atque eleganteri
ira non riflette, che la, Filologia mai pocca inCcgnar 1 arte di parlar jUidix
prudenter , diftiniii y perchè tal* arte di ben ragionare dipende dall'
tncellecco , e dalla Logica, e la fola fcel- ta delle parole può dipendere
dalla Filologia. Nella grande Eoddopedta di rarìgi fi definifce la Reccoriar
Arjk tU pofUr Ji/tr quelque fujet qm ci fiii mpni eUf' fu'enci^ & avee
fi rei ^ e u dice a&cor^m die tariea é aW^ eloquenza , come id Teorica
alla PratU" ta nella Poe^ . Al Reuorioo pidcrive delie icgolt per efTer
eloauence • L' Oratore , o fia 1* Uomo elo- quente è quello che fa u(b di ali
regole ncll* elo-* quenza . 1 Savii Lettoli giudidicranoo a ioxo atbiuio di
tali opioioai^ Digitized by Googlc c per far vedere a chi fludiava lal facol tà
9 che (i dovea combattere nel gene« «e di una «loquenza IbtiAica » declamato-
Ila, e cooteniiolà , commcìarono Tulle prU - jne a pugnare mg^Aut , £r fugnis »
fecon- do una IFiale di Oràzio (3) fulla definizione, natura , e fini della
Rettorica , cofe Tulle quali f] c infiaiuoìenie iccicto da oioltiilìfDi
Rettorie! « §• 2. Moltfflìmi fian conflifa Teloquen* 2a » € la Rettorica | le
mohiOiini danno io* iriluppate idee attaqqitip alle voci Eioquen* 891 , SoSSa ,
Copcioriatort' {4) tà è facile f oflbrvare«c&e per io più
cioloio,«eiwIiaiH no velato fciìf^ere prececd dr eloquenza , al> tro non
hanno fatto , ch^ mettere argioi sa« fu[>erabiri all' acquiflo della
vera eloquenza, ed introdurre la gioventù negli antri di Tro- fonio, come accade
quando tali fetenze noa fono illufoifwe dalla Alida « auilc Filo^ A >
ibfia Tali pugne di opinioni folla
Rettorica (bno à lungo riferite da Quintiliano Inflit, Orator. Libr, i. €ap»
if. fino al cap, zi. Crifippo , prcfTo Plutarco ncir opufcolo de Criticorum
repugnantus ilcfini la Ret» Morica artem in 4)rnatu Ù ordine oranonis verfantem
• (a) Dair iaviluppo jdelf idee atraccaic a lali pa- Ztey e nato fol nn'aum
joalè^ perchè mofct predett- ili di doTCìe crà Apparasi di amimtfiidiziQne
Tvilup* paté odi idee, iuumo dovuto icti?ei]p «n^neoie langhe^ xie, ed
etimologie di tante paiole , ónde pid ^ crelcia- ta Tofcuriti , e la
prolifTità^ « tante €oS^ inncili» clic abondano ii| i^fioite Rectoricbe « Si ^
dovàco queftio-. d' jiaàicafi ctìiaologir 1 e otigioi di parole. • iòfia (s) ,
fuUo foopo » e Bai della Rettori* ca • Non miaori iono fiati i oootrafli^ e ie
opi- Si è difcufTo , fe la Greca parola EKitXntrtoig-eti , Con^ cionatores
debbafi prenHere in buona, o in mala patte* 6e i Concionatorci (ìano i medefìmi
degli Oratori* Se Ha eattivo uomo pofTa eflere , o nò Oratore • Se la Meteorica
£a iciem» o Tìriià, fk efercizio, (è arte , (è mio finalmente» iè fia potenza »
òtocAiàt tajent», 9 come qaeftiona Ifocrate , o le fia finalmente MMttnXviA (
Infiiu OrM* Libr. x. c^f^* ' ì • Abondano di tali guerre i libri di Rettoridie
antiche , e moderne • Si é queftiooato (e tragli antichi la voce So&fta
era nome di ogni Savio, di ogni peri- to artefice, di ogni Legida, come
ibftenne il Revaret. in oper. po/l. liòr, i. Conjeilur, eap» io. Si è addotta r
autoriti di Teocrito , che chiama Orfeo &(ov o-o^iO'» r9f . e di
elemento di Alefandria , che lo chiama OpoMOf ^^i0^»v • Si è dtato Snida,
Efichio , Scapo» la» Ateneo . Si è detto poi che il nome di Sofifta der generi
in mala parte quando i Savii addavano girando, come i ciarloni , finaltendo le
loro Icicnae onde eb- bero 1 nomi di cìrctUatofis , Sophift* , cydici , ^ri-
^\^wr0Al ^ andayan girando l'Afia» e la Grecia, itifegnando aftuzie di
ragionare . Quante qucHioni fi fono fatte fuHc voci Dcmagogi , Oratores ,
Agoreutai^ dteentes ^ dtfertiì Con ragione di quei Sofifti Ti diflc. Ite htnc
inanes Rhetorutn manipli , lu hinc ir.jlitj, Tore non Ackaico turba : £
potrebbe T iftcffo dirli di molci libri di Rertorica. (5) I l^eripatctici , gli
Stoici , i Platonici woo alle armi • Chi limita al (olo foro l'elo^noca » chi T
eftende a tutto • $i veda Quintiliano Inftitut. Orétgn MÀir* 3. cap, if*»'e nel
capo i6., 17* i^*» il. dellMwTo libio, ove a lungo riferifce, ed efami- fià
tati opinioni . coattefi • e di&ute • Chi fcriamente * « • • • ' ' jiflet-
\ opinioni fijffe divifionì della
Rettorlca , e fulle Tue parti , e da quale di efle fi dovca cominciare. Taluni
cominciar vollero le loro Reitoriche da* trattati full'èlocuzioneie fuilo llile
, full* idea che V eloquenza era comrn« data dalle parole ondé cominciarouo
dalle parole Tarte delP eloquènza. Quintiliano co- mifidò dall' fnvenzione ,
perchè confiderar voile pria i pcnzieri , e le idee , e poi le parole . Jl Lamy
, che fi crede non fenza gran ragione il Quintiliano Francefe , volle Gomindac
dalie lingue ia fua ftetiQxica (6). ^ i Oli ìifietce fopra tali contniftì potii
di're » che colai , clic li inette a ftadiar Libri di eloqnènia, che
confifteflètb . fn fvHuppare , e trattare tali inut Hi conttalti >
«Uventa Soifta MUe prime invece di diventare eloquente , a pare potrà
paragonarli ad £nea ( che sei 6. deirEn* cide V. 284. ) C\ truova ia mezzo a
mille larve , e fantafmi , e moflri , che fi veggono attorno all' olmo
^ntichiiTima fede di (ozm . Di molte Rettorichc può dirli : nane fedem Jbmnid
9ulg9 vsna tentre ftrunt y foliifftte Jltb omnibus harem,.. Infatti le vane
difpu- te» che fi ibleano ne'palTaci tcmpLtranare ne' principi delle
Rettotiche, Cbntf aflai pid vane di qnet Centauri, e di quelle Sdllt eh» TÌdde
Enea « e di quelle vane larve . I Retcorici di fiftiil Citta li chiamarebbero
da Platone con moka pnftizia Xo>i)dWidViXai • (6) CiceitHie' , e
Qoiatiiian» tra* Latini hanno veduta 1* eloquenza e la Retto rica nel loro vero
alpet- to , Tebbene il gn(^o di Quintiliano fìa aflài inferìorè a quello di
Cicerone , giacché Quintiliano era meno Filofofo di Cicerone • Tra* moderni ,
il dotto F. La- my è Autore di eccellenci precetti di Re'torica , cJ il noiUo
dotto i\ miniano Marcellino de Luca è Autore di * Gli antichi cominciavaDoper
Io più dairinveti-' . 2Ìone Oratoria 4 ma non già da* veri fónti di ogni
eloquenia^ qioè dall' invenzione FiloG> fior » e generale • Taluni
moderili lian vdii- to comrncidre da^ difcorfi fulle allegorìe , fa- vole,
cFirie , amplificazioni , altri da* perìo- di, ma tra effi molti hanno
infelicemenie divi- fa Tane del ben dire da qnella dei ben pen- 2are , e perdo
neiie loro Retcoriche hanna dette tante aflbrdità , perchè credettera di* vifa
dai lor mcdiere V arte del penzaf bene» $• 5. tfna ^elTe pii accaraCe definhiO'
ni che fi fìan fatte fuli' eloquenza è fiata quella che ha detta l'eloquenza
efler V arte di far pajjare con rapidità , e fór^a negli ani' mi altrui i
noftri fcntimgnti , definizione « che .comprende l'eloquenza di ogni
rpecie^quel' la de' fegni ^ e qoelia delle parole , perchè la defihizioDe di
eflièr Parte di perfuadere, .è Ibgetta a molte diiScoItà » e molti Cono i
beliifiimi pezzi di eloquenza forprendente, che non fempre perfuadono qualche
cofa , come r Autore di quefla favia definizione ofierva . Platone offervò ,
che T eloquenza dovrebbe Jn(égnar& in modo » che in e0à ù doveflcro
coofidcrare i feguend ^fpeiti • i« 'La maniera di prepararli a tale arte (
9rp«9^ fjLtenia , 0 mpciiriefvir ) a, V atte itteflà di ap« pren- di una ottima
Ifticazioac Renorica imitolaa Rwiw MAì* torUo- Critica • i Digitized by Google
. - J prenderla ( nnxn ) e ^» i' efercizio cti prat> ticarla (
tfjLTru^itt ) Secondo tali prirv» cipj avrebbero dovuto regoIarO gli Scrittori
dì tante Reitorìche , cioè invece dr tante queftìoni inutili full' etimologie ,
definizìonr, e finì delia Rettorica y efaminar doveano i requifiti preiiminàri
richiedi io chi fludia ed inlegna tale facoltà ^ e poi doveano infegnar* - ne
con miocinio » e .con critica i ragionati precetti , é farne vedete im' ufo
cagionato di tali precetti. Àncorcliè fi volefle concede'» re , che V
Invenzione Logica , cioè Fiiofo* .fica , differifca dall' invenzione Oratoria,
giac- ché, come fi crede> i Filofofi vanno in cerca dei vero , gli
eloquenti in cerca del vqrifi« mile» del forprendent», del fallo, onde è na-*
to un'caoipo di molte diflinzioni,e di inol* te guerre luile diSferenie delP
invenzione Fi- lolofica j ed Oratoria , cofe , fulle quali ba tanto faitto
Ariflotele , Quintiliano , ed il A 4 YoC Plato in Corg, (*) Monficur de la
Bruyere §. 4. offcrva , che r arte di convjacere » e perruadere è la fola
Logica , t duB P eloqpenn è im doto ilell' animo , o (ia naa òeoUiy'àtc d xende
Pàdioni de'oiori, e degli intel- letti alerai in modo tale, che noi if^irianiOy
o per(iia- diamo agli altri , dò che vogliamo • La Bruyere Càa* téA: Tom. L
Chap. /. : O ha dunque l'elo(]uenza pn dono naturale, lia bifbgno della Logica
per ifviluppar- fi) o (ìa una facoltà che fi acquifta , (èmpie i grand' Uomini
converranno, che il vero raziocinio 9 e la buo- aa Fìlofofia i la bafc dell'
eloquenza. Voffio nella flia Reitorlca^. pure è cofa inJuw biiata, anche
nelPìpotefi dì tali Autori , clief la buona, e Tana Fiiofofia , la Criiica , e
la • ragione iltumrnata devon fempre regolare i gradi di quel verlfioiile , di
quei OQOVO» di 'quei forpreildenté , che eflS crédono- poterli uovare leparatò
dal vero « Chi vorri là^ 'tonfiflece 1* eloqpenra ìb un vierifimile
ldn-> tanifTImo , ed in certe novità , oltre il vo- lere una cola
aLuiida , perchè 1' eloquenza 'feparata dal vero c fempre falfa , ed erro- nea
^ e foUQica ; pure per imitare il vero ^ ] é per adornare li faifo bi fogna da*
iog^ìgna I "jcfie valendoli allontanare dal vero, e fegut- ' re ìa' fatfa
Fiiofofia , fappia laf Dialettica là ^^iìi contenziofa. In ana parola i Chi
vuol^ abtiràrfi dell^ eloquenza , dee 'aftnfaHi deìP !n«« tellelto , e chi
ben'^adopra l'eloquenza , deé ben'adoprar T ìnteileiio j e negli abufi ifteffi
dell^inteileito , fa duòpo fapere le leggi dei raziocinio y per allontanarfene
fuf verinniile. Sempre dunque una buona^, e Cattiva Lò« gi<^ j un buona
» ò mal* ufo de)le facoltà . iotelletttiali producono una àuopa /O cfiatiiva
invenzione Logica.» Come dunque feparartt • tale invenzione Logica dall'
Oratoria (8) > Si fono • » Coforo
clie vonno abufarfì dell' ingegno , e rìcorcelo in fofìfmi , tanto più devono
fapcrc la vera Logica per iniicarla col veciiimile quanto più ponnoy fi unno 9
e loio rìeice « Coinè imitare fui veriiìmilev (e s^gno» il veto } Vi. vuol
/cfoipre un'ingegno FU iofo- Digitized by Google », q eoa v^iipi^ perdita idi
tempo Te op, riacnpite t^te Brettoriclie • §. Se li fine ótW eloquenza è U
perfuadere , e il tramandare agli altri le no- lire idee , il che anclie dinota
la parola per- fuadere ^ è cI>iaro , cfie non Ci perfuade fa non fi
ragiona beae» o facendo credere > ed 2Ìppatir Enioao «i inalo raziocinio
. Noa G Ragiona fiene fe nÒD (!,r^|tificaQGr.l' ide^, e fi emeoda i* lateUeCfo
toocmiò gli ^ffqrì^ " e ricavando veti ^ e (elìdi ra^iócinj , o che: tali
compari Teano (dician^così per convincer co' loro principi quei che crecIoiTo
erronea- mente poierfi dare eloquenza fondata fui /affo )i qfxìadì e cfììaro»
come fi à detto ^ c&e la vera , e loda. Logica, , o uaa. fàìùk l^ogica
mafcberata fftr vera, è fempfe gaida di per&iadeve ^ e (empre fa
Log;icaji • la Critica àdUm regolare Ul btioaa « e ia • lofoHco nell'
elocjuenza . L' ingegno' Filofofico ben re- golato fui vero , e fui la ragione
vi darà V elo<quer.Zi vera, (oda, e4 utUia. L^loffegno di cui iè ne
faabu- fo, yi iaià rdo<|ueiiia fili», e fofi^'ca • Dinque , o relo^em li
foglià fiur ooniìfleie i fcxmétte il ve* fo, o il fadfiiy cooaé fi Tnole da
nfànif mai l'iiiveo- ^tone Meteorica può nella Tua orìgiofc allontaaarli', tà^
viderfi dall' invenxione LogpM y o buona , o erronea* ]I fine poi deir
eIo<)uen2a nou é folo nell'arte di peN Tuadere , o di elTer Oratore , ma
é di far pjjfjre ne» ^ii énimi altrui le nojire iuee, onde tUUC ic Auu4ei- te
qudlioai degli aucic^i^fono inutili* b fefifticà elo^uMia . Nellà foia pane
deli* rfòcatiòrte ,"e-4eUo flile fi può tn qualche * modo la Rendrrca
cbnGdenir dtvffada ogn! iWienza^ cioè quando tratta delia fola elocu- zione , e
delle qualità dello flile , che di- pendono dalle lingue , e da' vocaboli ,
per- che nel redo i penzieri regolano i varj (li- H , vale a dire « che iti
gran parte io ftile , e le figure fono regolate delia Logica ifh- iFencidie ,
fuor della quale tutto è difordine in' eloquema. Si è deud, e iion fi pìxh mai
Mbmemente ripetere che i topici dell* . Ebquenza fono l' Ifloria Civile ,
Naturale , Leiierarìa , Sacra , e Profana , le fcienze de* tempi, de* coflumi ,
delle leggi, che fi com- prendono neir Ifloria» Le fcienze infine dei* ie
divine , ed umane* cofe fono i traAi ca*m« fi deir Eloquenza , %
deU*'invenzione Retto- * riea (9} « ia quale boa ésc fifltìngerfi da i Mcim
termine* - - (9) Gli antichi per non aver faputo , o potuto diftingucre la vera
Log ca da unaftoka, arida, e coa- ténziofa ed inutile dulcuica,conhifero molto
ptd le idee ^lla ItMdrica', e ruirèlomienza, che tidafleio tn gif inguftiiSmi
coófidf di pocBt Inoglit communi Onuorii, e té un* aricfo trattato fulle figure
; e diceafi die il della Logica è il diCf^otuCp quello della Rctcorica ^di
perlìiadere. Ma nón capifOtlo che il fine della Lo* g'ca non è il
4Ìt(j>i|tarc , ma la ricerca , e lo (copri- itìento del vero ,• ed il
line della Rectorica è d* infe- lunare agli altri la maniera di commuoicare i
noilxi X'cnr iv.euci negli aaitfii aluui. Digitized by Google ti Crede fl
loffio ,«1ie b materia della Locica è generale, e quella della Ref» torica ,
che egli rifìringe alla fola arte Ora- toria, y?a materia /pedale, e che la
Logica fi aggira circa docemiaye che T Oratoria im- piega ii pateiico, gli
afTeui, gii argomenti idei f quandocchè ì Logici confiderano a(Qi" .
'latamente i luoghi comnittm della ragione , ed i Renorici le notixie popolari
• Ma 6 può opporre al Vptlio , che egli |ia troppa m angufli limiti cbiufa
l'eloquenza, coni]* derancloia nei folo Foro , e nelle declama* 2Ìon! , ed
efercizi Scolaftici; e pure anche a eiò limitata , Y ufo , che dee fatfi del
veri* fimile 9 e dei probabile , delie dottrine po- polali , e perluadifaili ,
ed in quali drcofias- 2e j e cone , tutiq dipende da una bna Logka g c&e
infegna a fertirfi con yaniag- gro di tali crrconmnse • li patetico j e ^i
affetti , che fecondo il Voflìo dee F Oratore ^ impiegare , fono il mafljmo
afTorbente della Fiiofofia Morale , e della Mctafìfica la più . fana ^ e la più
utile • £ come fenza Fiiofo- fia r Oratore potrà lertirlì con vantaggio » «
piegare a fuo arbitrio le fiaflioni alttoi lenza coooiberle ? ^^come conoIiKiip
fim^a un gran fondo diiFilo(bfia> fi fé oosf è, vacillano tutte le
^flervrioni del' Vcffio > che vuol divider V arte Rettorica dalia Lo-
gica, ma poi V jflcffo Voflìo ron potè far' a . meno di dire , che mmo , nifi
Lé^i ufiiu* m ad Rbmruam aammi debtt^ Digitized by Google $. 7- '^'^ ibana
aflài e i^opinbné del Yoflio (jaahdo dice* efièr difièrente la dìfpoft^ ^om
'Logica dalia iìfpojìpone Oratoria , per- chè il Logicò difpone la ftruttiira
de' fnoc argomenti, e l'Oratore ie parti del Aio di- fcorfo per efler credibili
, come er dice . Ma il difporre ie parti del difcorro pec efTer ^aredibilt , e
perfiiadere , o il coliruire na' 'fomento- peir coavfncere » e dimoilrare't
ibdo oofe » the appartengono alle qualità 'Logiche , cioè , ragionatrici dell*
inteHetto nelle ricerche del vero , del verifimile , e del credibile. Dicea
Zenone, che la Logi- ca fi paragona ad una mano chiiifa , T arte Rettorica ad
una mano aperta ma Tempre €00 tal paragone Zenone voile darci ad in- « tendere,
che poco diSerifcano Tarte Logfca dall' arte ftettorica , \^ natura delle quali
con tal paragone volle erprìmerci Io Stoico Ze* none (io) . , CA- (lo) Viene
fcriamente la voglia di ridere a'veri Siviì , Quando riileccono , che t cagli
amichi de' tempi Ittrbaii ìqoo paifati pid Aooli jn difpate , Te la Ketto* '
iic4, e la J(<ogica fìillero arti, oicieme, e fi coDcrat* Cava or
fuU'aaconcà diPlaconè, ó di Ariftoiele, or Tu quella ili Zenone, o di
CafI)odoto. Finalmeilte (ìfìTsò un Trivio nel cótCo degli ftudii , nel qual
Trivio s* ^ in(ègoava la Grammatica , la Reccorica y e la Dialetti* ca , ed un
Quadrivio in cui s* infegnò la Mufica , 1* Aritmetica, e l'Armonia colla
fcienza detta di ProfeC- fionc, e tutte tali fcienze s'infegnarono da
pochifTìmi, ed a pochinìmi , con un miOo iodigelìp di Flacoiiìfaio, di
Stoicifmo y e di Ariftotelifmoi pivde derivo I4 bar- bara , e gìgaateibi , t
fiJicoki eloquenza (ècoH incolti. Del discorfo, dell’orazione, della persuasionci
diUe dipi fiorii df generi dell’eloquenza. SI è creduto malamente che l’eloquenza
consiste nella fola arte di perfuadere; og|DÌ difcorfo , ogni raziocìnio
efpreflb co* Iboni ^rticoiadi o co* fegni , o co' fimboU» o colle lettele è
compreio fotto il nome eloquenza > e dee comprenderfi ; e ben ri«
flettendoli fi tnioverà , che pgiii difoorfo » anche le narrative
iftoric&e , tendono à per- fuadere , o 'per dir meglio a communicare i
ad alui te ìde« % e convincergli . L' iflorra ci convince de* fatti , le rarie
fcfen- Te, delle teorie di edè ci convincono ec. Si è detto che l'Eloquenza
contiene, e compren* . de tre generi , cioè il demodrativo per il lodare^ ò
bis^mare ii deliberativo per ciò che* dee rifoiverG, o nò ^ ed il giudiziario
pas P aUblmione , o cQndanna de rà • Ma tal d^fioncj quanto eommuoe » è
aitrettan* to dift^ttofa, e non efatta , gfaccbè in ogni raziocinio , in ogni
eloquenza fi vedono mi« Br, e confufi quefli tre generi , che l'uno tìeii'
altro fono comprefi . E' cofa evidente , che' nei giudicarfì un reo » ehi lo
giudica dee delitorare fui la reità , o innocenza dei medefimot e fi dimoflra
in tale deliberazio- ne la lode tacita deirinnocente , ed il caci^ lo biafimó
dei reo • Nel genere AnioÌlrati« vo , fi delibera ancora quando fi lodano le
virtù , e fi biafimano i vizj per fiiggirfi que- (li, ed imitarfi quelle, onde
vi è inclufa la deiibecazione 9 e coloro » che diflinfero Telo* quenza in tali
generi » pon parlarono cpn molta precìfione d* idee^ e ' confiderarooo pochi
arpetcideIla'iiìeddSina,enóodefiniìooor precifitnente iecofe, dèlie quali
parlarono (i). Se fi riflette a tuite ie fcene de' Comici Greci , e Latini , e
di coloro , che hanno fcriito nelle moderne lingue , fi vedrà erro- nea la
diiliazioae de'detù trèg^eneri di £lo« 9wcn« (t) EocycIoped.'Afiidi
t>ré^, ' - ^ ir gt]QPZ3 , c C trpverannp rpie^cfimi .mifli ^nfulì tra
tórp • ' • " .5. ^. !• Ketibrici' 6anno tanto difpmato filile voci
dijcorfo , orazione , oratore , J//er- tus , doquens , ma hanno mai filTate
giufle idee di tali parole? Ci hanno mai d^tto^fc r eloquenza dipende
dall'idee, da' penzieri^, dair enunciazioni , dai dlfcorfo ^Qà\kgni elei
difcorfo , dail* orazione , o da tutte qu^- fle cpfe i (2) Il Sig. Girard
ii^r^no^fe die è Autore di un fìbco utile dice- che di che J(a. vooe aringa
«•ipiende per |a forza ! .. J . delE (z) 1 Filologi ci hanno detto, che orari
tftpra^ Wuditatum fermonem agere , ore agert , che oratio fia rtff Ì9 -OH
txprejfa , dijcorjò preparato <on arte per per- JuAitit • Ma non vollero
dice , che da quefle iOefle' Mikimii ti^ta Ja neoeUid della Lc^ia^ e Fìloibfia
aell' Eloqaenaa. la nacoia difiorfi^ & verb» ^àn^ wwt dinota il
òaflàggio .dell' intelletto d' idea &i idea, e comprende r enunciaaoae
del iwefiBM,.cÌM <lee ef- fere analoga coirinelTo penfiere . La w»-eiMe^r|.
me il far' u(b della bocca , e della voce per dire il pen fiere, ed oratio è T
cnuDciazione . Il dilcorfo f'itf. drizza ali* intelletto, T orazione alla
fentafia, alla qua- Jc rapprefenta i fcgni del difcorfo . II regolare il di-
fcorfo é co^acll inrcUccto , e le qualità del difcorC dipeiRloiio daUemialia, e
natura delpenfierc, del fo^- V^'t!^ attriliwi^ e il regolare fa orazione appat
«ene alla Otammaiia., « all'elocuzione, e allo l^lc. e alla dicitura , idee iM
bene fpiegaco dal communi w netcacici» 'deir'Àmfone , che perfaaie , e. mWe il
il* fcorfo per quella parte che s^'iftdrizza alf intelletto i' orazione alla
fantafia (4^) • Se Q diceffe , die quefte riflefrioni fono più nuo- ve^ che
vere; noa fi può però negare, che èeno pérì^ piiti , e .die aprano aii' inteUetco
trmanp jbn vaflo campD di penzare > e dt tagionàr con ordine fopm ult
malarie , S dié indf % o al mio è avvennio ^ Filologi , che per dìrgcà2Ìa al
ràro fono fiali Fllofo- fi (y) Quanti immenfi trattati fiiHe figure , e iropi
fi erano fcriiti pria <Ii efiTerfi fu tropi , e figure publicaio il
libretiino Francefe del Srga da Majrfa^ e £ pure; ^efio iibrettino • \ • « {4)
- Cno^dop. Artici» Oraifoni 5) • AkbiaiBO infiaiti Dizionarìi , Leflìci , Ono*
ntfiict 4» liagiie vmt^ z viventi , pieni di ecirooliM gie 9 citazioni
&c. , eli autorità 4li Poed , di Profatort tic . Ma <^uanti fono
i Dizionarìi , ne' quali fi diano precife idee delle parole , delle loro
differenze, delle 'rarie idee ad eile parole attaccate, dell' abufo di effe, 4c'prppr)>
ed improprj loro iìgnìfican , delle vere lo* IO origini / Dalle parole ben
coniìderate , e dalla loro &na ft potrebUe (piegare l'IAoria delle
nttioni, detlé popolazioni, delle ani ^ le laenae tatie • io cpaX «ooario noi
&m guidati gialle parole alle colè , e daU lercie alle parole ? Dunque-
qpn tanti Onomal^ici, Ledici , ed Èrixnologici Ham quaiì al bujo di molte Ptili
cognizioni filile parole ..Con più Filofofia il no— ftro Signor Vico nella Tua
Scienza Nuova dimoftrò le (afi delle parole , ed ii Signor Bcrgier Francefe
ncll* Orìgin des Dieux du PagAniJme fyillippà la Mitologi» dalie parole* c
y»rip loro pozioxù» ^. Digitized by Google '7 4^1 taP Autore è il migliore ia
tal oiaic-» ria (6). S. 3* L'Uomo in ogof ,ditcorlb ragro* jia , giudica » e vuol
commuaicar ad aiiri i fuoi gfudbi • Propone cok » o acx^dute , o da dover
accadere, o lodevoli o biafime* voir , o dilettevoli, o rpiacevoli, o nocive ^
jo utili, o per giudicarfene , o per rifolverfi sù di uie cofea U Uocbo ri
flette per éi'Iar le fue idee» e quelle degli altri , ed ogin ^aiunque
narrativa iaoiude tali fioi^ ne al- tre divìGoni può avere i* eloqueoza • La
lierfiiafiva , che oaree dai!* inttma , e dalP «fteraa evidenza ódh Qofe
> non lia hìfo. gpo, né di molti raziocini, nè di molta elo- lomJL B
^uen- fS^ Du Mdrfay TnUj ées T^pts . G dicano iFtlologt, che non -Còlio (lati
FiloTofi, (èefi han poraco, e (kputo mai ben guìdarii neU' inlègnaie^ Jt nello
ftiidiare le (deoze i Se hanao parlato mai eoa chiarezza , precisone , raziocinio
? Gonne apprendere da* Filologi le debolezze, ed i vizj dell'intelletto umano
> Come le facoltà ^ c le virtù della mente , dalle quali l'eloquenza
dipende? Come faper da la natura, e r indole delle lingue , e lielie parole ;
Come l' arte Ermeneutica, la <Cricica, e la nuaiera di cooimunicare agli
altri la verità , 4t Tane (U fiiper' ralègoate, di fiirei capire , e di capir
gli altri ? Si rbolfrano ratt' i Filo- logi, mtta le llenociche« c xaai ci
daranno calitieceG* iarj lumi. Oa dii ócavargli? Oa'Fiiofofi* Si ve- deie a
BudiUo in EUm. FkiLaf^fk. ÌM/hmt, e le oC iervazioni più eflefe fuUa detta
operai ove maraviglio- fàmente tratta dell'arte di o^d f ^ieg|U»i, di ttpec Md
iac&t e £ipcx iiilègqare« . qiienzaj ma l'arte di perfuadere dee molto
occuparli fulle ricercFie , e fulia natura di quelle verità, *clie han bifognò
di dimoHra- 2Ìone a tenore delie circoflanze de* tecopi , e deMuoghi. Le
verità* (uranno* feropre 1' ideflè, ma l'arte di * dimoflrarie non. dee efTcff
Tempre l' iflefla j e tale arie fi dee ap- prendere dalla Logica • Come fi
fcuopre , e fi dimofìra da' Logici il vero ? Coli' emen" dar rinteiletto
dagli errori , col rettificace ie idee, diijporiea ordinarle, giudicarne.
efporre cx>n. ordine tali giudizj » ed idee j e perfiiadème gii altri ,
e oonmcergli é Io icopo delia veia eloquenza infepacabile dal* la irogica (7),
CA- (7) Il Signor Bim dé BielicU ebbe pòco hw ne idee della Retiorìcsi dell'
eloqueq» , e della Gram- matica , quando avendole confiderate fui piano con cut
s' infègnano da' rarj pedanti » difiè , che fono icienie fterili, e feeeki^ che
occlipaiio mollo la memoria , poco lo fpirito, e quafi niente 1* ingegno. Si veda il Bicifcld Erud.
eompUu, Chap. UL De la Kheiorique $• '» p. Tom, 12. de fesOewvres de Vedition
in 8. Ltide 1767, Con tali idee il
Signor Bielfcld non è meraviglia, che abbia fatta confilterc la Rcttorica, c le
file parti . i. neU* aèondan^a delle parole i loro va* dorè , e loro /celia •
2, Nella Connéffi^Me dUU parala, • ru* pariodà. 3. NatU CònmfffloHa da* Periodi
j ^ Chrie. 4. NelU Cònt»4l^na deiU Ckrie, o d^orfo • Poi lungamente Ipien tali'
•parti don mille minuzie CìiU le Chrie, in' periodi', fòlla pincatura, ed altre
co(è tedio/ìifime. M. de Bielfeld avrebbe altrimenti giudica» ^ della
Gnunmuia,c dcila Jtemiay & avdfe avu* te Digitized by Gc '^id parla
quindi dell' eloquenza , e Tulle pard delU ! .snedcffior die^ k vefti^ia
ddl^voigo de' Recco^iciV Jtl | »*f. ì6m diiChap. 4. foU ^o^ppew confata
Ciceróne , i !iclie '^tce M y0hà fi^uumur^ c fa ^oofiOere lo ili le ; YZ^//^
parole, non nelle cofc , e htlC idee , Vùolc M. : ;Bielfeld,ftabilire vere , e
toliJe Teorie di precetti Ree- • •torici pria d* ogn* altro , e poi venlrfi
all' imitazione , * {lilla quale imitazione 'dice chi il flfttma; di M- Rolliti^
• fiel Trattato degit Studj è 100. leghe dift^nte dal ve^ ro. M.Bttrmaaa dice
che Q^cilùiQO fa al colmo dfl- le pei^bni^Retcorid^^ B&feld If confòca.
Eo» guerre ft'oniùom. wpe «raèbbe Amà bt ipada per gli aandù wl iaitariì . C M.
Bielfeldfconyolgc le giufte lA^eech^ debbon avérfi fiiU* imit^ione degli
aotichi snodèroi . Si dee riflettere » che ia un fccolo ilUumiigto^ come è il
fecolo prefentc moltiflmi: Filofofi hanno avuji 0on pochi dilpareri full'
eloquenza , come fi è da noi ^imofbaco nel progreflb dell'opera , e fui metodo
d'in- fcgnarla, e fuU'arte di apprenderla, e fai buon gufto, ehe a (biella ci
conduce , ma iì (bop (coverte ancora infinite contrarietà., trasdotti i pid'
illiiminiti falla nata-- ira, e fiqi della Rettoric^S (alla qsale' jl pacete di
Noal! deÌBic]^ld «il loalnonte oppoilb*:» ,qiieUo 4K . IHonC de Qomiè^h^j :Em
It ^t^tìt ^ 'opibumi diè* ^ .mecralmcfite o^ofte, le quali fanno con laeione
pQ{ dire a ^Idie Savio» che i FiloiòE n^ii 4on d' ac« rordo, anzi fono' per
diametro oppofti nélk^lmftte* ■ . - f . I ... • • I'«1, »•».!•... r ■ « % 90 4% DtW
Inytnpone , e ^e^ peniUrì , e ic* /onii idi! Elofuiiia in gauraU. » I Mezzi di
perfuadere fi devono ricavare da* fonti del criterio dei vero , cioè dalia
ragione , e dair autorità • Auto- rilii é di due ibrti , divina » ed wmna • Di
Ottefle autorità parlano i Logid » i Meta* nfid , ed i Teologi ; ed ecco quid
vaflo campo di cognidoni 6 richi^e per £ipe( lare Enion'ufo dì una folìda
eloquenza. $. 2. I raziociniì ci fomminiftrano gii ar- gomenti , che fono di
più fpecie , o imcr- ni , o ejìerni > o generali , o particolari • I
fonti degli argomenti , e da^ raziocini! deb* boix> impararfi da* Logici
, e de' Metafifid ; e meglio di effi fi acqoifia ii buon micci* Ilio dall'ufo
di meditare ; ina oggidi poco ii medita , e molto (i legge , come fe il
Digitized by ai fapere quello cfie gli altri hanno meditato polla farci divenir
peozauti • L' Uomo tnì' gì fora Te fleOb quando impara a far ufo del fuo
giudizio» edaguidarG col fuoTano in- telletto i^le cofe fcieptifiche. Cosi fi
acqui- fl)uio le qualità di fapere inventare » fcegiier te 9 adattare , ed
ordimnce gli argpmentr. Altri tono gli argomenti, dhe, deboono in- ventarfi^
altri che debbono adornarli • Gli argomenti eflerni> fi devono fpeflo
adorna- re, e fpiegare , come quelli che devono fpeiTo ridringerfi ,
amplificare , dimodrarfi iuflìttenti » o no, ,fisoDixIa ncMedono le cir«
cbflaiìze. Si devono Tempre foegliere gli ar- gomenti i più ^iari , i più nuovi
, i pia innegabili » i più cotrirpondenti a* gradi del Tero y e del probabile ,
i più proporzionati alle circofìanze. In una parola. L'arte Ret- lorica
confille in piacere , idruire , e muo« yere (i), perfuadere, e dìmofirare. $•
3* Circa r iatti fé ne dee ben indaga-^ gare la natura p Y origine , tutte ie
podi- Sili cirfoflanze i, la verifimilitudine imerna ed eflerna, T analogia del
&tto còllo Ha-* to delle cole , le tefiimonianze fullé qoa< li
il fatto fi fonda , i mezzi , ed i fini , per i quali il fatto ci è pervenuto •
Se le B 3 le^ (i) P taire \ inftruire ^ totuhef, Vaila, la Rhe^ torique , diflc
un Poeta Francefe ; e queft* arte di pia- cere, iAruire, commovere , e
pcrfuadctc , dee cifeic ia lutei i libii^ in tutù i ^iicoiiì* Digitized by
Google r ' leiliinoniahzé fléflo ùiìiformi, o coniradette^ ^ o finendte ^ e
perchè ^ e come ; e da cbi^ ' c con quali ^adi dì probàbìKtà . Se T in- ganno»
VifrtereDfe ,,'Pentnfiafm<yV J^ odb-, t * afTezione , la isiMtìtt / b
Èuèk'fedte ,f igno* rànza, ìa fbrberfa vi aBbhinó^ avoco* ìnoep^ e*
nianegr^iare tali argomenti fecondo i gra- di delle cognizioni di quelli , a'
quali fi par- ia. La Filofofia , e T efperienza, ci fanno acquifiar ie
cognizioni lichiefle per conofce^ re i preparavi necedàrii per lo fpirito'de-^
gii uditori. liò/fibdio deli' Ifiom Uaiana e dei Mondo ce né facilita i tncra •
$. 4« Le noflré idee per lo pià ftarted* pano di certe qualità derivate da
varie na^ 2ioni, dal temperamento , dal clima , dalle piiflloni, da^ii Sindii
> daÌF educazione , dall* età , e da infinite altre circoflanze , che
ail^ infinito modificano gì' intelleni , e le paftlo- ni, Tuni quefU fenomeni/
e'*le cao&di di effi debbòn* efler noti al. Véra efoquence • Quindi
rifalla quale vaftiti ài • tognteionr fi ^richieda per la vera eloquenza (2) ,
e tT-& • ' • , . fui* (t) Gli umani intelletti (òno* detcrminati a cene
inclinazioni , e modificati a certe propenz'oni , che a noi derivano dalie
fiazioni, nelle ^uali iìamo. Un Ita- liane farà propenso z' SotiMiy td a
(bivere Cannoni» .Un Ftaocelè hri i(es BrotAitres^ nn' Incide i fboi j^umpAUts»
Efiètfi' der clima • ' Ch! lia avuto <le' iVIae- /Irì» e<Ì
educatori poco favj, tale è ancor' eflb per Id pili. Chi ha fatti cerei generi
di Stucij pedantefcm , • c^ntenziofiy diventa feroce « oflioaco, incivile,
intratta- bile Digitized by Google luha'ancord, cBe pcrvla vera eloquenza non
ponno darfi generali precetti . L'eloquenza dee effere come un bel quadro
adatiaio a forprendere quegli Tpettatori per i quali è fatto* Ma la forprefa ,
ed il piacere non è per tutti U- medeCmd ())• U vero doquen*- .... B ' 4 te bile
, felvaggìo. II temperamento (anguigno, !ppocon-> driaco , flemmatico
ec. producono varj renomcni nelle idee . O^ni na/ione , ed o^ni individuo hanno
i loro temperamenti , che fi modificano da varie caiifali . Le varie età
producono anche grandi mutazioni nella ma- niera del penzare . Le paflipni
fanno dell' Uomo un tfotco, «Q Vercoono. Le.' Varie condizioni degli Uo- miai
cambiano . altresì 'le loro idee» e U maniera di penzare. Tatto aueÙo 6et
riflettere con (èrteti chi iworeflere vero eiòqueure,e chi vuolperfiiadere:
iVb-> fanJi fimi iihi mores , dice Orazio . Da dò (i potri riflettere
quanta Tia difficile co(k l'arte di apprendere , c di pofledere la vera
eloquenza, e di adoprarla a propo/ìto, e fecondo le circoftanze, e quante
cognizio- ni fi richiedano - onde rifulta, che coloro che hanno trattata T arte
dell' eloquenza come confinata al Colo vSa de' tropi , e figure , hanno errato
non poco , .. Pariate ad un Antiquario
per un fecolo de fatrU Haiaeri. Vi £u:à, come il Cupero, mille libri die
apothiofi HomericA^ lo vedrete incantato, e'd efta- tìeo di piacere. Un lungo
diiòòrlb filile Dinaftie Egi* f'** PerJieLMy Bahilonefi, una diflertaziòpe
Julia ve» nula di Enea in Italia^ pid- Volumi 'in foglio per iTpisgjare un
frantume di un marmo Greco, lo rende- ranno beato . Un* Etimologia Fenicia è il
fuo diletto • Volete obligarvelo in eterno > Promettetegli un fian- tume
delle Sudes praufìa degli antichi Romani . Lec^- getegli un pezzo di Licofrone.
Parlate fcmpfe antichi- tà • Regalategli un calamaio dell' Aiiofto, una pelle -
r delia «4 te baderà firmpr^ a* vani eonoHiarff rattcn2Ìone , e a non ferir ,
le palTioni pre-» donìinanti negli ndiiorij e dovendo , tali pirf« foni
contrarie , modificare , e correggere , dee farlo , con arte laie , che aiui
Don fi avveda de^ fuo fcopo • L' Uomo ama quafi feinpre ncgii altri ie Tue idee
% e guai » quell'Oratore, che contrafla da fronte, cal- la fcoverta tali idee ,
fenza una grande av- vedutezza (4). L' ciloqueiue Oratore > e li* ela-
Jella paita Pc:rarca,una penna, colla quale (crifle* C'viiìio. v*e poi a Coftor
parlate diAftronomia, diarie* ir.ct;c<\ di caTcoli , di fcìiomcni di
natura , vi deride . Aicftratc al Geometra una Jilfercazionc (òpra i Zoroa-
^'ri > e r,li Eicoli, che vi burferir« Dire al Matemacico una
&elfa, e focale Geometrica fixivena, egli fiuri bea- to • Ua altro m
&Atirhi fi mettenl v ilormire. Uno è convinto dall' auto'rid^y no altro
dal (bia raziodnio , va attro da un panrgone , on altro da ui/ elj^reflìone pa-
tetica. In tante varietà, come mai poimo fiffarfi tand yar( precetti Rettorici,
e adattarfi a perfùadere con tante «Jivcr(ìti? Il folo vero Filofofo poirà
adattare t tante vane c!rcoftan7c la fua cloqucnra , e la farà eC- iir lèmpic
un veicolo adattato •a perfuaderc fui vero*» fui folido a proporzione dcr;ìi
inicfretri disenfi # V eloquenza vera dee avere un artificio im- perceccibire ,
perchè fe l' artificio fi cooofix , riefce fai-* fa, e nanfiKÀ TeloijUeiuca,
che talora oer la troppa arce fi reaiTe ittvcfrifiitiile • arte tanto e jpid Ai
ao« . verfi ammira/c, qbanto pnì fi tmiferma alla leniplke nat|ira. Ovidio
ileirEIegfa il. Uir. h Trift. d defai* ve una Hera tempiefta , che eifb narra'
mentre com<* pone la fua Elegf^, e traile tante efclàmazioni » e
pe"* rjcoli, die deferivo , fi mette a numerare le onde df (ale tempef^a ,
quale fia la nona, ^ua£e ie decim»« eguale 1' uaJcciuia. doqtiMfe Scrittore dee
fu in modo , cfie co- lui, che fi vuol perfuadere , fi iruovi perfua- Ib ,
fen2a efTerfi avveduio dell' aite adoprata per perfuaderlo . La vera eloquenza
è come la mofTa deli' eiettricifmo , che fcuote tutti, i drcofianti^ e fi
tramanda dall'Oratore. $• Per fiperfi T Oratore fervire degli affetti, biibgua
che fia confumatilfimo fuUa teoria delle pafliooi. Un buon corfe di Ilu- diì
Mctafifici, una maffima conofcenza del Mondo , una ragionata , e foda lettura
fono i più utili mezzi da progeitarfi • L' Uomo inieU iettuale fpefTo modifica
l'Uomo Fiiìco , e l'Uo* mo Fifico fpeflò modifica r Uomo intellettua* le.I
varii temperamenti derivano dalia Taria coflitozione del corjpo , dall' aria ,
da* climi » da* obi j dati* età diverre , e dalle divede Qui prior kie Unii JluBus
^ fuptrtndntt omu^ PojUrior , nono e/i , undecimoque prior . Quefta cola rende
la dcfcrizionc invcrifimile, perchè fi vede il Poeta, e noti la iianira
{Encicl*anul, EUgie'f Snll* ifteffo rifleflb Seneca nelle CootroTerfìc biafìmò
Ovidio, cfcc nelle Metamorlpfi deftrivcndo il diiftvio, « la OMaftiòfe dell'
lunan genere , fi divene a delccì- vere ti la]k>, che ntiotava trulle
pecore* Nat lupms inur oves. La ^fcrizioDe del Chaos nelle ifieffe Me-
tainorfi>fi è fiata da altri molto applaadica , ma da altri molto
vicoperata ( Didion, Hifior. Critiq. artteL O* vid. ) Sti tale defcrizicfne c
ftato bello il vedere in gravi difpme fcriverfì prò, e centra dal Bayle, e dai
Voltaire AJelang, Anciens atùlU Qi09* a Ovidi • l . Filofofi fan talora da pedanti
« I ut fificfie caufalì (j) , Dfverfe fono le inanfere* di perfuadere un
grande, un vile , un dot- to , un'ignorante , un plebeo ; e fi devono inoltre
confiderare i diveifi gradi ^ anzi le infinite variazioni delle qualità di quei
dot- ti.» di* quei grandi » di quegli ignoranti di c^ei plebei . Le varie p
ulioni in varie età » in var} climi ^ ed in varie perron& fian bi«
fogno dì varj rimedj . Le varie p3fllonr fo- no come i varj venti , de' quali
biiogna ben fapere la Carta Anemogratica ; ed ogni paf- fione in certe perfone,
in certi tempi » in Cèrti Itioghi» in certe età ^cambia fempre le
caràtterìfiiche , e non opera air ideila guifa* ' Si devóno talora dall'
eloquenza rap- prefentare certe còré , cKe non fono nel io* getto in quei prado
, nel quale fi vonno rap- prefeniare^ mohilTìnie aiirc fi devon far com-
parire, come di riverbero , moltiffime fi devon dimofirare di voierfino
tralafciare, e ripeter- iène talune con pompa , dopo averle dette Qon
Laconifmo, veflendo il tuito di novità» é di bellezze. Arinotele, che è un gran
Mae- Aro in Rettorica , io Poefia » in Etica , ed in Politica , vuole che
l'eloquente Ca Enci- clopediila ^ e dev', effeilo per più lifìeiTì • • Vuo- (s)
I climi,!' aria, i cibi, Tctà, la coftituzione Jel corpo, non Telo influifcono ne'
temperamenti, ma (pelTo ancon fiil peozare per efiecto «Ielle Leggi dell'
unioiie deir anima col corpo* Digitized by Got >^^Ic Vucie At co'
Savirfi' Cficcish: j^fo raziotH : iiii^ col pc(k>lo delie pau^ole
> delle fioBàli* tBdini , delle fiivole'i e quiodi è >^ che la
ai-' ' norceiÀa delle^ ftw)le , ddèvdrfiaqiÈonti , che fi danno per fallì , ^ e
quella delle IWorie ^: cioè quella de' racconti veri , fono un de* fondi i più
grandr; ed uberioiì per l'inven-:- 2Ìone dell'Eloquenza, giacché le favole, e
riaorie Univerfali ci rapprcfctitano un bel qQad^ deil' Uomo • • ' U) Mi
ifioria i la maefira della vita \ come iàùt Cfccronp. Ma perchè gli avvenimenti
borici , q Wi non (cmpre corrifpondono alle nr.re di coloro ché ▼onno iftruir
gli altri , ed alle circoaanze di quelle iftraiioni, cbe fi vonno dare, perciò
i Savj cercarooo in tali cafi di foftituire le favole, ed i Romanzi iftrw- livi
per fupplire a confeguir quei fini, dié lion fi Ot. tenevano dall' Iftoria,
pèrche la Mtfelknic de diverfi fi vede meglio dipiiiW-vdàlla ^W>la,' che
dall I- ftòria, perohè riftof» gK «pt^jcfen» c&iile fono ftati , éd i
RomaifB noiab. ómhc af rcbbero potuto eflcrc . il Romamo M liUmaco , quello de'
Fiaggi di Ciro „ gl*Jnelefi Romanzi «U Hichardfon te. iftruilcono, e cor^
tóggono affai pii\ di certe Iftorie de^li antichi Greci,, e Làiiiti, perchè ci
rapprefemano pm vivi, e pm ener-, eerici i colori della virtù, e l'errore
de'vÌ7j • L inel- Vo può dirli della Ciropedia di Scr.cfonic iri«f;li_ anu-
Cljii, c <U alui mola vecchi, e a;odeirà Romanzi. 3S ** 'e. •a* ^ ^ *«*
• CAPO IV. DMa Conofctnia ddk favoU in LO ftudro de' Poeti , e de' Mitologi Hi
può farci conofcere le antiche favo- le delle pgane nazioni • Tali favo* le
avvolgono con denfe leoeBre tutte le Cor- (*) La voce £ivaU <Ìinoiò
anticamente ter» naf* féttivMf come in Greco f/uAoi* p^ola che Omero , nik
lèmpre per hoyùc fktym» Aamtiitf» tiarrofef co- ne ofTerva Eufbaio. FahuU
deriva <ia firit diceVar* rone da ling* Létitu libr. V. Fari diitv» i
bacini delle prime ▼od Agaificabiii dell' Uom; e quando i £inciulli comindavano
a parlare , i Romani antichi fa- ceano de' facrìficj al Dio FahulinuSy come
<lice Ca- tone prcflb Nonnio de Uber. educ, Plauto, Terenzio , ed altri
prefèro fabula per dilcorfo , come fece Ome- ro colla voce ^vdoc . Vedi Leone
Allacci de Engaftci» xDyihis Cap. I. Ciiucot. Sacroci Voi. 5* pag. 195 1« ^9
Gofmogonie 0 td i prrncrptt delle Iflorie U- niverlkii di tatie le più coite
profane Na« zioni, traile quali le rdense , e l'ifloria m* te comiadatono' da'
un^ eloquenza fiimallica , .allegorica, fimbolica^ ond' è che le antiche favole
, e le antiche Cofmogonie , e Mitolo- gìe altro non contengono fe non racconti
de* progredì delie Società nafcenti g e carat- terihiche generali di varie
invenzioni utHij di artij e fcienze, perfooificate in>'qQeIIe arni- che
Greche » Egiziane , Fenicie « « Perfiane Deità (i) , come in quelle altreii dt?
Siria- ni , degli Arabi , de* Celti , e degli Etruf- chi, e nelle altre de*
Bramini , e de'Cinefi. II raccorre le nozioni Mitologiche , e faper'- ne la
ferie Iftorica da* Codici originali dita^ li nazioni ; e dagi* infiniti
compilatori , ciier le hanno feriue» è colà faciiiffima » ed ov«; vh nella
Letteraria RepuHica^ odia quale s* incontra unVinfiiiità di Aufori a taPogetto
deHinati , ed addetti • Ma T arte poi di rica- vare da quelle favole, e da
quelle Mitolo- gie antiche i veri fenG delle antiche nazio- ni » ed i lènG
Ifiorici, Filici , Elìci , Poii- ticr di quelle antiche narrazioni » è un* arie
difficiliffioia, ofcttcidicna > intraldatiflima , noB iblo per le mòlc^ colè
, che vi fi ricbieg* gono per bene interpiecave qadle àvole uni- vcr- (i)
G>ii cali ite fi bevono l^em k Digitized by Google .vertali. Te tal
ttiifidt^ msii fCtJbate a -le i ^eri fenS i giacché gli Aiitori che tiàn* fio
ciò tentalo , aan potlo tutto il loro flu-- . dio in ofcurare affai più tali
caligini colle varie fpieghc da eOTi dat:e alle favole , e .co^ infinite
queflioni nate da- |aii <fpieghe» fi E* chiaro, dunque , che, io vece a
pomrC siicbiarace V jfioipa < dplie arti » e .delle Sdeme Ui^^ popoli
pagani collo fvilup-* . te: di quelle fantafliche primitive narrazionf,
t&tto il velame delle quali fu taP iflorra da quei popoli tramandala ,
fi è dovuta di nc-^ .f:e(rità adai. più ofcurare dalle varie fpieghe .àtHùJBikt
&VQ]ie (2) da.vac} grand' Uuoa4«- ••«.. t • ni M » - • ■» • ... , ^\w_ li, ^a)c£iUo nel libro Trip am^of riferiGaa QÌ
antiche ì/hfie \c favole. Mzcrooìo al Soie» Boài9Xt nel Phaleg , é nel Canaan
le Cpiegà, che dinotano la. •ééfcénden^a di Noè petfonificata in quei nomile
pro- tta óh colle iicimologie. U VofCo nella, fua Theotogia .Ctntilis y le
riferifce in buoaa parte al SoU ^càz^fia* fleti f come fa anche Pluche ncU
Hifioire du CieLUla^- glefè Shuckford nella fua IJlaria dcL Mondo le ri£e^
'^£ot a Noi. Vezio nella fua Oiffloftrazionc Evaneeli- -ta lè wSe^Sat^KiUwi.
Altri a Bacco ^oiiagbroke^ •«4 Himie'.le.rilerifteBo ; in par(e m mrimit C^i
delle /emigUe^ in /MfVf pimeti* tiL fianier nella Tua ipiega . delle; £ivoIe le
rapporta ali'JJioria alieràu dei' ' le Naiioni. i^atal (ie^ Conti , o àie
Comitibas nella lua Mitoloi^ia-lefiijjjfefirce HX^lfiofU, alla Fifica y alla
Morale . Éergicr nella fua Origine de Dei del Page- fiejìmo riferifcc le favole
all'alterazione, e corn^iion^ dell' Iftoria , e lo prova con nomi Greci , e
loro eti- "moiogic . Altri trovano le fevole originate dall* Iftoria
^iU'l^imOi aldi dalU <inm* Vi é dù ii4 creiuco. \ Digitized by GoogI»
.m/J qaali mai hanno potuto fviluppare con precifìone tal maieria perchè tardi
ef- fendofì Cominciata a bptre, e Scrìvere 1*1- Adria ragionata di qu^^ popoli
» de' quali .fi vonno capire, e fpiegar le favole , non fe re i^oniu capire ic
origini e le circoftanze , die piodullèio tali favole , perchè tra quel- li
popoli > aoa troviamo alui oionumenti, cKe dinotano le rivoluzioni
Tijlche del Mondoy come ha fatto il ISouUnver con penzicri Romanzefchi , e
ftratii . Andrea Kamfay Inglefe ( nella Tua Nuova Ci- ropedia , o Viag{^i di
Ciro , nel diCcorfo ) upon the TkeoLozy and Al/tholo^ of Ancienis , le
rifcrifce a JìjUmi religioji • 11 Buddeo ( nella Disertazione ^iXo<ro<^o(;
^iXofAvh^ Phitos fàbut amator) fc fii baie dtW antica Filosofia» Il Signor Vico
nella Scienza Nuova -crede le &vole' effitt t antica lingua Ifiorifia
ét* primi tempi, che d rai^re&ata i eanneeri ht^T liei de' primi
popoli. M. Gaucrache nella /llttavs Iftoria Poetica , e M. Pernetty nella Tua
fpiega dilla favole io X. VoU.in 8.» alcrùneiitiy e divecikinente la.
difcorrono . Ecco un picciol profeto ' delle une gpi« sioai fulla Tpiega delle
favole . (*) ' Evheraero tra* Greci volea foftenerc, che i primi Dei del
Paganefimo erano ftaii Uomini . Ne>rton nella fua Cronologia Riformata
foftenne 1* ifteflb , di- cendo che i pae£ì dell* Oriente, e dell' Eeitco
furono ì primi ad adorare per Dei i loro Re , le Toro Regine* m pria di elfi
adorarono' i cotfS Celefti y come' ti Sole, la Lana /le ftelle» isola die
avrebbe dovti^jil Kevcon odn piiì eiàcfeem riflettere. Ma xFìIoCbfi; pi i
Filologi , che han volata Ì{>iegare 1* origine delle n- ▼ole del
Paganefimo, han portata nelle loro (pieghe la fid grande .incertezza pofllbile.
EncycLoped» artici, Pk*. fytàusme fag^y^g. T^nuXlL d^' ediiìw di Luc;^ I le non
le favole iftefle , e quindi è cKiaro • che voIen(}bn illuminar le tenebre
colie iftef- fe tenebre^, fi dee conchiudere, che chi vo- ledè ridurre i fenli
delle favole ad eGuti ra« tmnf» da* quali (perafle di ricavare ii pia« no di
gueile anticlie doarioe , € fapiema Egiziana » Perfiana » Caldaica ^ (àpicma
tan- to pià c&Itata, quanto men capita^ farebbe r ideilo « che andar
cercando veflig) del (iilema dì Nevton tra un difcorfo che fanno i pazzi ne* dì
loro Ofpedaii di Bediam , e delie Petftes Maifoos • Dille bene in quello MonC
de Volufre , che chi cerca il buon fenib nelle favde vi cercando la ragione
traile affurdità « Se vi è la fapicnza nelle fivole^ vi i in modo da non
faperli , nè poterfi da noi ricavare , vaie a dire , come té non vi iuflTe (j)
^ giacche doppo molti feco* Rilette n
Sig. Vico nella Scienza Nuova » che i primi popoli del Gentilefimo furon Poeti
per ntc^tà di nstura , e pArUrono per meno di carat-^ feri Poetici y ^uali
caratteri eran generi fantafiiciy o imagini di folìan^e animate^ o di Dei, o di
hroi , formate nella famafì^, alle quali imagini liduceano tut- te le altre
ipecie, e gì' individui . Quelli cArautri fu^ fono U fivoit^ ù fUno ftveUe
vere^ e quelle allego- rie conunéÉtiù éUora i /enfi Ifioriei di guei popoli • I
£mti di ogni locazbfle niecica fiirooo, (ècondo 11 Signor Vico , Is povertà di
pétrUre ^ e té necejjttà di :jpi^gé^% onde fivelid tnutoU degli atti , e de*
Sèrpi ^ parlata ne' tempi degli Dei fuccedette la favel- la Eroica, onde le
lingue tragli antichi Afnrj,Fcniq, * £|(iziani« Gicdj c Latini, comindarooo da'
vciiì Eroi- ci* Digitized by Google Aeoli AoAè mrf popo« non eCflono , t "
«mo «mno Filologi ricavare 1» idee di ""fettmologie delle voci , cfie
tri' popoli antidH non corrirpondoooprecifamea- te ali idee; e pcu invaqp dò
temane i Fi- rji' . Pemare a lor «odo, « fiHie loro ipptefi gii aodcU Sgizi ,
Crei ^«u , mete Ip ling,., confi«.drLorfoX>M«: tto chp credette effere
(lata pti, riftwk, TlS h P^fia. Si^vegga 1, Scien« Nuova, libro i'n^fi? fimo, e
rubltrae. febbe,>e talota fondato (og^ta SJ^lfS?'"/""'
^p^'s*-' d./ficoiti; f»e gjoBatoeme fi accrefcono da' Mitologifti .- i fou ^«W^
a SUeUe fecole le avrebbero po,;; S*.*" « «"«^no fop» bafi incerte.
del fiioco ( Sjrftem. butlUB. Ctp. x f.T r-Tt f«/r. 4is>.
*<ir>. Mothtm.) Akri vedono m Mvtiin m efncral cératurt di una
Dtuà, altri Venere! o Mv- \^ fi % ^-«f/- 5°°° in fitandi varietà fa ,'4 jnnto
II Wde,^, 4 Voffio, il Gatakero, R,dand,By. fc.lbKiin, Hatchefon, rd
Hinckelmann, ed ateì. «» VeUe coMMrerfie A tal Deiti pagana fi può ar- fTTk^ ^
f^eg'aillefav^';:™ . 1 ; Chi vuol dunque dare una Fr« lofofica occhiata alle
fiivoie , e dudiarle. .in sapporto di ben capire gii Autori » che le trattano,
come a dire i Poeti, ed r Mitici^ che fono flati i fonti di ogni eloquenza ,
dee tener prefentì le cofe anzidette , per evitare inutili ed infinite difpute
Tulle favo- le^ e loro (pieghe, e fervirfi di effe p^ r eloquenza^ fecondo ie
clrcoftanze io ri- chiedono , e (èrviriìsDe con una (obria (ceU ta, ed u(b, per
oon rendere la faaeloqiaen« sa Ibfillica ^ e pedantefca, appoggiata a vane
congetture, e a ideali etimologie . Infatti il defiderio di fpiegare a fuo modo
ie favole , e di averle ognuno volute ridurre a' fuoi G« flemi , ha dato un
vaflo campo aireioquen* za fofìllica da una parte $ nel tempo che \ dall'altra
parte taluni eoo vizio oppoflo han« no totalmente trafcurata la cidtura della
Mi« Elogia neir Eloquenza , credendo in un tem« po che V Eloquenza Poetica non
fia fonte deir eloquenza prò falca , e nel tempo ifleflTo con contrarietà
manifefla prendendo da' Poe-? ti gli efempj per l' eloquenza de' tempi , fi?
gure , itile* Si pourehbe fare un libro* aflàt più grande fuUe contradtiioni i£
Letterati , che JuUe €omradi{iottl di quejìo Mondo , delU; quali volle Monf. de
Voltaire face un opii« fcolo* < §. 4. E' meraviglia , che il Sig. PIu-
che Aeila fua Moria dd Gda dopo eflTerG •caat9 Digitized by Go(^^Ic 3S tanto
dilungato a spiegare le favole , venga indi 9 bi^fmiarle fulia $fie deli' iSkOb
Tuo ìi* bto 9 quaQdocchè con tanta proUfiCtà le avea fpiegate;. JLa fcìenza
delle favole è unha al- là fcienza delle paraEK>Ie , ed a quella delle
.allegorie , delle quali fono pieni gli antichi libri delle primitive profane
Cofraogonie . Ala delie allegorie , e de' loro uQ , ed abuli (0 moto € 2 di noi
detto (bUoftujio del- le filToIe, e (blla fpiega ed intelligen?» di eflè in
ca(^ porco all'eloquenza^ ricalano i (èguend jporollarj • the i Lettcìraci , c
le nasoni di^^dano oeir iucerper ,trar le favole^ che formano i tré quarti
della fcienza .degli antichi popoli profani dell' Egitto , e della Gre- cia, e
quindi che la dilficolt? di capire i veri fcnlì di .quelle favole fìa pii\
grande appunto per le molte fpic- At che (ì fono facce di ciTc, onde ognuno
vede inef^ Jc quel che .vi yuol vedere nou quel che vi viddero jgli iuiQfchi* X.
Si 4!ede quindi .<}uaiido fia jdilldle 1* Storia .delW opinioni «
comuni, riti,, Qiià , ed pii 4)^. ^poH antichi ftolàni.» fAifi jripiva ialle
favole , e Suindi n devono leggere , e j(piegare con gran Jrilolb^ a cali
iavole » ed i Commentatori di eife • $• lì ve* 90 eloquente , d^Uo itudio d^
Àvole , dee indagare t fini, lo fpirito, i ^ratterl i più verifiroili dì coloro
zfche l'inventarono, e formarne piani da poter egli ac- «rcfcere nella fua
mente la facoltà inventrice vii per- sonificare le co£é tutte , e farle fervire
a* piani, e mi- re della fua eloquenza in ogni circoilanza , come fece .Menenio
Agrippa colla plebbe Romanci , e come fece ÌE(bpo nelle uie favole, che (òno un
proQ>etto di elo- quenza FiloibfiG» j fmi^ piit Mb 'i guanto fi^ oc« .
fi* i« UNa delie conorcenze le più utili air elo- quenza , e a tutte le fcienze
fièri- floria , cioè la lène delle narrative de' fatti , che riguardano i
feoomeni FiGd , inteU lettualì , I morali , i polirid delF Uomo • Quella
applicazione , e qiieflo genere di ft»» dii detti Iftorici fono i piò neceffarj
, e^ s'in- contrano in tali fludj di molti inconvenienti, I libri delle Idorie
fono moltifljmi , ma pochiOimr utili ; e talora coloro che ci fi danno per
guide nella LetUta dq;li Iflori- ci, ci fimno più cnraccj ed enaie non po«»
con. (*) Pier cooofate emnto ih impcrtiiiie !o idi' Iftorb. «Ìam ti rAchm*.
«lift lìttOllie la Fi- 4io 4di'iAida, gjova il cflctwe, che taoiiie loia?
Digitized by Google $• Gli Ùontinf ghidicaiio dell* Tftorìe fuU* analogia chft
eflSs harnio colle loro idee* Come crefooiio» e G amplificano le idee , cosi fi
amplificano i rapporti , ed i mezzi dr credere al vero , e ribuiiare il falfo .
Quan- do domina la fantafìa , come nella prima età delP Uomo , e nelle prime
origini delle So- cietà) fi ama i* illoria ampollofa ^ e Roman* zefca , poi
quella che più feria , e mifla di favole > e di vero t e finalmente
quella che è tutta feria, e tutta Vetd». §. I caratteri deH^Ubria verrfono oo«
te y che Ci debbono feriamente efaminare da thl fi applica a tutte le fcienze,
perchè buo- na parte delle fcienze appartengono air iHoria de' fatti , delle
fcoverte , e delle opinioni ; na molto più air Orator Forenfe è nece(Ia« ria la
cognizione delle leggi deir iftoriavera e fuof caratteri, giacché quelle oofe^
ché ooflituifcono la veracità deli* Ifioria, cofiìtui'* feono altresì la
veracità de* teftimonj nel cor- (b de' giudizj F'orenfi • Se i teftimonj
ifiorici fono probi , blfogna efaminare le caufali, e le origini della fcienza
delle cofe , che atie^» fiano. Se poi le teflimooiaoze Ifbdiche de- Ci a.
iofofia d rappréfenta tlJptùo in attratto, e taìoia noil come egli é, ma come d
lo dipingono i tilofofi, così r Iftoria ce lo rappce&Qta all' opprdo
nello (beo la coi è quando agi(ce»pen;Ea9 parla. L'Uomo dell' ifto^ ria è il
pili utile a jioofidecarfi, ed il piià facile, ed il pili oiuuraité ' 1 - 3»
fivano da' prith? antlcbi popiòli idofatri Édiia^ flici , e chimerici, fono
felle tùtte ler dr iony jlìorìe , come lì può vedere nelle «antrche Iflorie
della Grecia , deirEgiito , della Perfia^ dell' Indre , de' Chinefir degli
Arabi , ed an- che TanticFie primitive IHorie dr Roma pa-<f gàna (2) che
fona tutre incertifGme . % 4r or inorici antichi etano aflài rari i e fui
prirtCrpia l^Uk>rìa (òt la foia' occùpazio» ne di qùd pochi , che (et
iveanìo , er coAipo^ neancr per traniandare alla notizia de' poderi gli
avveiKnìedii , i canali per lo piir fi anda^^- r.ir.o per tradizione divolgando
, e traman- dando con certe narrative in Verfi Efametrt per lo più, onde ebbera
l'origine le Bf&^ peje, e Pomi Epici • Le antiche iftorie» che a quel
modo fi divnlgavanO yeraiKy tto Daifty di cofe Iftoriefie , miftriogiche ,
Cofmol^iw cher (%) ÌLft lolW ^dcaf ìftota^ dtt noi ^iliiuiio le per Téra- e
cena, è qnéih che fi- contiene neMibcs di Mose ^ i quali folcanco ci ponoo
ietriif di Iiimi noif iblo per r a^ui^ della Vera ^ienza,- cioè della vet»
religione^ e della vera noftra telìcica; ma' c'illuminaiioP incora falle
fcienrifichc Cognizioni , giacché non abbia-- mo in materia d* iftoric alui
fonti più certi. Si dica dunque per gloria del vero, che fuòri della
rivelazione non vi può elTere certezza iftorica ; e eie coloro ^ i quali
vanamente y ed empiamente fi fono sforzati di toglierci ì lumi in£illibili di
tal guida Cefefte, (òno* ftatf I e iòno r neinfci del: genere anano , perdié'
hùl tencaco d* inmier^erlò daticaneò toro nell'inieiioè bara- tro di un*
antirerute igooranar, e di ili» deplonbil^ oicutitil Scettica Digitized by
Google t i9 Che, ed un'animaffb d' idee general? di tut- te le cofej come fi
vede negli antichi Poe- ti» che furono i primi laoriciydà' quali poi ebBero V
origine tutte le profane Iftorìe . Per f Iflorie dunque di quegli amichi tempi
, tutte dipendeano da pochi Autori, e per Io ' più da taluni Poeti, che
andavano cantando per le nazioni quelle antiche tradiaioni , on- de poi vennero
le Morie delia guerra Tro- iana, di Eiena caa& di tal guèrra, di Uiif^
di Penelope^ di Enea (6), e delle va« C ^ rie (é) Cosi buona Inatte delle
tradizioni dciriftoria Greca ci (bno con(èmte falle prime da Omero . Ma elii
era mai queft' Omero « (bl quale tanto ìamù pac» hzò Erodoto , Plutarco ^
Ariflotele, quafi tutti i Gted; Maddma Dacier, Pope , Ettftazio , Clarke ec eC?
Sett» Cidi della Grecia contendeano della Tua origine • Ltt Tua vita è tutta
incerta, e favolofa . Nelle me opere vi è un' ammafTo di tutti i Dialetti della
Grecia ecce, IWifter Blackwell nelle fue Inglcfi Ricerche fuUa Vita, e fcritti
di Omero , il fa viaggiare in Egitto , ed ivi apprendere da' Sacerdoti Egiziani
tali fue Iftoric della Grecia, volendo provare il detto Blackwell che tacci i
Savj Greci tutte le Scienze dall' Egitto aveano ap« oreie* Oflètva con acute
rìfleÌfioDÌ il Sip Vico nella Sdenta Nuova, che queft'Oilieto iMk ba (crìtco uhm
Poema « Che gli antichi Rhapjùdi Gfedt Cioè i con- fàrcinatori di antiche
Canzoni fulle vecchie tradizioni , che andavano tali Canzoni divulgando colla
Mufica nel- le Fefte, e nelle publiche fiere della Grecia , raccol- fero tali
Rhapfodie attribuito ad Omero. Che la foce Omero deriva da ofjicìj Jìntul, «d
«pÉ/v , connettere , cioè unir ìnjlewe le favole . Che i Pififtratidi di Atene
divifero^ e regifttatoao i Poemi di Omero ^ come di- ce Digitized by Google rie
opinioni , e tradizioni de* Greci filile atf*» tiche IHorie profane , che fi
refero lune fa- volofe, ed iacefie (7) come tooo biyoìok ^ ed eè ClÙDO in l^ar.
tiijfor. Quei RÉaipiodi erano alliMtf i Poeti Cy elici che andavan girando per
le fefte^ cf cantando le favole rat' eenki éU popolo; ootb Orati»' diHd
Seriptor cyclicus . • . f/Vlr^x 'viUm ^ patulumqué moraherts orbemj cioè
inioiiio a <]ucl cer<:hio di po- polo ^ cota non capita , come
dice il Signor Vico , da M. Dacier. L'opinioiic d'el Signor Vico è Aaca
daraol-*.. ti (olUnuta', t tragfì altri dvil Franceiè Signor Abate- 9 Aubignact
il Qtule ibften*ie die l'Iliade, e TOdiC- léa furono compitazioni di varj Poemi
, e TzajKdie y die fi c^dvaiiar ndJ» Grecia aocicamenie. C£e cali ▼arie Poefie
fbeono ootie ^ e Aicdolte da Licurgo , • die erano poco noce , e poco piente» é
fi Jifperfero, e di ntlovo fi unirono da Pitiflrato, e da altri Gram« matici •
Che fi fon- dette Khjipjodie di Omero cioè rac- colta di Cannoni di un Cieco,
Che vi fono degli fti- li oppoflft , de'vierfi evidenccmentc fuppliii da^ al?ri
ec, Si veda y U. BihUx>theque Frangaife de M, L* Ahhe Coujet Toittr IV^
Altri poi al Gonccario han detto , ch6 Omero fi^ tao fOi' fi>lo,'e vero
Ancore » fonte di ogni icienza f e diaicrìna , e die Takce*, e Pictagora da
3tof gprelèf ór \ ioffo fiftenu. Si veda Ptotacoo nel diiboriò' pra Ovatto f
AJ^èffùa JDùUùgt h JàW ufi JéìU SMÌche medaglie ^ U fiochart, Uomo per' aftro facile ad ani^
mettere argomenti di etimologie , crede le antiche Ifto- rie tutte favoiofè, e
particolarmente aaclla dcirorigine degH antichi Romani da Enea. Si può veder
Bochan nella Lettera a M. de Segrais-, ove niega la venuta di Enea ia Italia,,
e Hima favoioìe ^uaiì tutte le Iftorie antidie di quei tempi, come riflellò fi
deduce da' quanto fcrivbno' Ipìlippò Clnveno^e tiionifio dì Alicàr* aaiC»^ e
Slrabon^* Vi 4 «bt fi é o^ta % oli argd-» Digitized by Googl I ti incserte fé
antiche profane G)rinogonre , e Mitologìe , giacche le antiche lOofie ^rm tutte
Mitologrthe , e paraboliche # . . $. y. L' Eloquenza Iflorica , non dee
e(< fm ne iàtuica, uè GUrieiU» ma femplice , ^ntt', m con fiiì é Ì
iWiluppau fa queftione . Chi tenamcnte nifette all' antica Inorisi de* Rè di
Ro- ma, vedrà in quéi Ré Eiciliiitote land Ok^H ééÙé origini delle ciilte
Società piùttoftori chef petiòne' Reali.- U iftoria Romana cominciò t»rdi iahtn
a (criveHi , e tardi/fima c la vera iftoria di Roma pto£uia. Un (olo Virgilio,
per efempio, un Livio, uno Svetonio ,un Taci- lo glu.licavano grimperacori, ed
\ grandi, e régiftra- vano 1 tatti ^ e le loro opinioni fono palT^re alla Po-
lletìti. Atoiftof h accreditato da^ Poeri . Cosi rifto- rie de* ftoSI tebari
dctis nu<iu avi tutte fi dcvoi» fondare &ir«ttontl di ceni
S&itiori ofcurì, ed igno- ranti, ittil autonta de quali^ ognuno h d^
fiffive oer difetto di altri fonti. Èncygtoped. Jrtiel. ^Jt/tgr. dunque i che
niente di certo poflìamo ^idlvare dall' Iftoria Profana. Chi ha ingannata il
Mondo fuUMfto* rie Profane? 1 Greci. Edi ingrandirono le loro origi- ni,
difprezzarono tutre le nazioni ^ alle fevole di oueLb aggiunfero le loroy
ftorpiarono tutti i fatti e fino ino- #ni degli antichi Eroi ^ e Dei , i nomi
delle Città , de* fiumi , dando a tutto l'aria Greca, e nomi Greci, . ed
etimologie Greche» ÉK^ndo fvani*e i nomi Origi- Bali di quelle Clili, di ^oei
Dei , di ooegli Eroi , di «wi fiami. Fot fi é volino di' moderni «correre alle
Ifiorie originali di quei popoli j ma fi fono trovate eònotte, ed alterate dal
tempo,- « dttU . Stfrittóri ^ .Si fono unite le nebbie dell'
Elodueinailodiana., l*er&- Éa, Araba ec. alle nebbie dell' eloquènza
Greca , ed è nata adefTo una denfa caligine di opinioni , colle òuaii
coointfiaQO i coapiùtoii delle aiuid« profonie . ]ftorie« Digitized by Google
42 e non òratoriji, fenza declamazioni , ed efa-» geraziònT. OflTerva con
grande avvedutezza il RoUin j| che gP inorici Sacri fono r fonir, non fció ìiì'
ogni Terìtà , ma I modelli altresì* di ogm «iccefleitte maniera più nobile, e
pib' fetfipifce « Ma gì* inorici Profani , o fono troppo panegerilii de' ioro
Eroi , che pren- dono di mira in modo , die ce li dipingo-^ no come Dei , non
come Uomini , onde ca- dono neli* inverifimliitudinc I o foiio pieni di ritiatu
Critici . Il trattato dt moribui Gef^ mamrunt di Tacito fembra fimile a' due M*
bri dei Roman:2o dell' ìftoria Vtra di Luciano ^ é fimile alPVtopra del Moro,
alla Republi- ca di Platone , che dipingono gli Uomini , non come fono ^ ma
co(ne devon*eirere j o fi vorrebbe che fodero* Tacito in quell'opera volle
darci una Satira de' Komaiii , come léce Orazio lodando magnìficamente gli abi«
tanti della Sci2ia (8). • (fl) Campeftres metius Scythae Ù ec, Quefì* eloquenza
, die loda i barbari per iipronare i culti popoli alla virtù , è, come oflerva
il Voltaire ^ lina ipecie di eloquenza dcclaoiacotia t <li ererci- iso
IteoootefiSo < Anébbcf potuto il Voltaire ctfemre^ die ^Uè Vtopie di
Moro , qUelUi Reffoblidie di Pia-» fone^ qtfelle lodi da Taciio date agli
anttclie Gtfrmaai kinno potuto eleftri/flre net «ìecViello di M. RoufTeail ^ e
Cioeiido feriilentazt9iie tol graii deiìderio di de(lin- gtférit co' paraldofli
^ avranno indotto quel!' Autore ad cfaltàre i felvajrgì , ed a vituperare la
Societi . U &gaoi: Liogpet eoa coniìaiiii eièmpjli iàrà detovaùnato ad
Digitized % 6é Ci nncrerce il dire, clie pochiifiini* Iflorlci nòli fi fono
abufati dfelia loro eloqùeil* USL, e chef da pe^ tutto Vi Qanor fcogli dai evìtàT-^
If d Mx tatto dee dirfi dir dsé pvtò gioVtfnr ò ben formar gì* iritelfetti
delia gioventù , utile delia quale dee preferirfi ad ogn' altro ri- guardo .
Dicano dtfnqne ciò , che vonnio coloro che venerano tutto quanto vi è ne' li-»
bri accreditati degi' lilorici Profani antichi e de' Greci fpedaiitieDté • GÌ'
Ifìoricr Gf«k ci fi dévon leggete^odie i feli^ che ci bat^ tfnifìiflrano h idee
pià atntichcf^iitt fi devolt leggere colise prevenzione M lato CAtstt* tére
dolofo , farolofo , mendace per Ict più • Pochi inorici avranno ii caxaiiere dt
Tucidide , ma molti quello di Erodoto ^ di Ellanìco et ec. . Tra Latini CURZIO
(vedasi) e LIVIO (vedasi) food Èvolofi 4
TACITO (vedasi) grave , favio^ iflrut- cfaltare ì popoli Orientali i€ z
biafimar gii Knrol^ a vituperare Tufo del grano, e a lodare, prtH I^ÌBtare
l'introduzione dell'albero del pane de. ec. ec» ( f^ed, yojf. de Hijlor, Crac,
& Latin, (*j Meritano un luogo particolare nell' Iflorìà ielle
coniradìiioni de giuài^j de La turati i varj pare* li dati fopra V opera di
Livio . Afinio Pollionc vi trof- vava una Pdtavinitài die oón (eppe fpie^rc» •
Cali^* gola xt dìflè negligente , e ^ftrMo • ÌÀ^& , clie prak feriva
Seneof a Ci<!eroiie^ il imipMfii tautoiogó^ CkteuMTy e Barao
raccufarono. di mia fide . QuaCi tutti i Savj Io diflefo fuperftiziofo , cf
aedttkr.L' lùgle-» le Giovanni Tolando oel iiio Adei^fidmmn^ five Ti" iiis
Liifius d fuperftitiòne vindicatuSf dipinfe il Livfo ùori (blo per Uomo ejènie
da ogni fuperjlifioney ma per incredulo y e f€f Atiù • Ecco le iìxaae diyeiiiù
giùdiz) ornami Digitized by Google itìruttivo, p€rizante,ma talora Satirico* 7.
Un Filofofo che legge gli Iilorici dovrà badare piuttoflo alle circoftanie
antece- denti» e alleconreguenzede* fatti, che riferìfco* do , die alle
riSeOioai , che efli iOorici fanno 4 Selerifieffioni^e ie cofe che elfi dico^io
fono contrarie a* fatti antecedem! ^ e Tafllèguend t fi debbon piutioflo
credere i fatti , che gl* Iflorici nelle loro rifleffioni . Se poi l* Illori*
co non cita i fonti, da' quali ha ricavati i fiuti » non merita credenza , e fi
dee credere ' che poca conto faccia de'fuoi Lettori uie Uorico « V eloquenza
Fiiofofica ^ per Io piCi dee eflcr ninarca di ciuziooi i aia quando G defcrive
i'Ifloria delle artis e delle Scicnae* e delle umane cognizioni j bifos^rta
citare i fonti da* quali fi fonò le cofe ricavate (10)* Per (fo) li Contentborviile,
Autore France- & di un' ccccUcntilTimo , ed uiiliiT^mo libro intitolato
Hiftoire des digerents ptiipUs du Monde ^ conienattà ies cgremonUs religieufes
^ tf CiyiUs ce. in 6*^'U* ià 8,, opera riftampata a Parigi nel i77o»> «icn»
joatt da degli Amori, da^qaaHha riàivato. comé nien» Juaii fit deano gli Autori
nella grande Enddopedia di 'arìgii M. de óoguec neU^oftera eccellente
intitolaci tOH^ in Ans^ des Scienets ^ des Loik dtacoit molta avvedute:^ gli
Autori, da' quali Ka ricavato . Il dotto AL Sàvarien nel!* opera Francete
intitolata ffi- Jloire des projfres de t Éfprit humain dans Sciencei NamrelUsi
dans Us Anstc,, volle con faviezzà addurre varie autoriti fuUc cote , che
riferiva \ coti qucfh (àvÌeT'.2a iftefla il Signor Robertfon ha fcritté le fue
Iftorie. E* da o(fervarfi, che M. Raynal nella ba prcte& Iftoria
Fiiofofica,. e politica de^i Europea aeUe Indie, poco k aadcQ di dóHoiU
nècettarie^ . 45* Per r iflorìa delle altrui opinroni , e per far iàpere quel
che gVi altri Filofofi ban penza- lo Alile varie parti delle fcienze , cbe fi
dì- cono Piiorofiche , fono neceflarie le citazioni delie antorìtà de* fonti ,
perchè 1* Ifloria del^ Ì€ varie opinioni fopra una queftione, molto illumina T
intelletto de* Savj , ed apre loro un vado campo a penzare , ed a' giovani Filosofi
fonìminiflra molti lumi ed opinioni da efainiiiare; ma le citazioni devono
edere i)è troppo ppcbct nè troppo eccedenti, né di libri inmiii , o
irragionevoli, e fittie foio per dimoftrare i finiti delle t)pinioiil , non
jgia per far decidere in tnaterìe fcientifiche iuli' 4uio(ità delle opii^oni
(n)* Le pita^ioi^c dun« ( n Bruckero ha fcriita T HiAoria della Fi-. lo6a colle
dovute , e necefTarie citazioni . Così ha fcriC" fo ancora la Tua dotta
opera T Autore dell' Hiftoirt di U PhUoJophie Foyenne . Cosi M. 4' Hetbeloc l^l
Illa BMotUfUiOrìintéUfiemfftòaàio diorigMia* li» da* quali fi xiavaao i filtri,
e U.wmm* non cosi haaoo ùnvcc le loro cotk mola alni Piancefi, ed Inglefi
Autori y totalmente oimici di citazioni ; e qad che é pili peggio , fi Iboo
fiaricri de' Dizionari atui , o necelfar), fènza le opportune citazieni . Tale
è l'opera intitolata Diéiionngire Hiftorique dcs Cultes RfU* gieux euhlit dans
U Monde , in 8. , 6 Voi* tUge 177Z. , libro ove mai fi adducono autoriti. La
grande Enciclopedia di Parigi (àrebbe ftato opera utilifUma al* le cosoAcenze
umane, fé i dotti, e £ivj Compilatori della «edefiaia aveflèco dentei i (botf^
da' qiiaU bau* no ricavato, come feceio U Chamberty ed il ÌÀw'r» • Clii (crive
(ènza. citare» fimpoiie \ AioiLeciort»o come Dei Uaivedàlx d'ogni dottrina, d)e
fanno tutto, o come machine, C tKQadtt^ die £pinWiff fidU f^/i^j^ «flì
Compilatoci» Digitized by Google ■ dun<}ue àehhon edere iì Autori i pm
prò* bi , i più favi , e di rjuelli , cbe fepjperp cofe^ che dillero - 7. UoQio
fempre è facile a cade-* ce nelle djue edremìtà nelle quali fuol' ed&*
re feinpre il vizio • Taluni Iflojrici diano fsA fiMTiercbio , e fuor 4el
dovjsre , e pedao- iefcaineiize , le (brivono le ]0orie> coqie Grò vOy e
Pufendorfio hanno (critte le ioroope* re le più gravi Topra importantinìmi
fogge^- |ì del drillo Maturale , cioè con citazioni inu- jiii ^i2)p QueOi
lÓ^f^i^ip iphe d^aivono cosi I . (il) Grozio, e Pufendorf fono nojofi, c fccoa-
<Jo una frafè di un moderno Autore , più pefjnti , che gravi, e foLidi *
Ne* principi della Prefazione di M« X*inguec alla Tua Teorie des Loix CiviUs vi
è 11113 ^Ueone icappaca contro Gjo^uo, e Fufen^orfio per le loro
fl9ottiluijae,ed inutili ptazioni* Coloro che ci ere-* ^ao poco vS^coxA
<Ìel Crono » e del Pof^ndorf , • ià» ^mikvoo aon gti fidla verità dell^
colè» ma full^ cpinioni -y pocnnno leggere quella Prefazione del Lin- cei. E
vero che Grozio, e PufendoidSo iòno fiati ntiliflìaìi alla Società ,
dottiilìini ioto tempi , e ad cffi r Ejiropa ha infinite obligazioni per avere
ridotto jquafi a fiftema il dritto Naturale , e delle genti , di quel dritto
fono /lati gli anccfignani , come il Cartefio è ftato '1 primo lume della ir
ilofofia . Ma non potr^ mai niegar/ì da un vero (àvio , che nelle opere di Gro-
^o iS iroya ipe0b una nojo(a erudizione , ed pno ijpiri- to pedamieia) , i dri^
provati ida* j&tti «c Chi vnol it9ttp idea dett'EloqqfaKa di Gtom^Sx»
VL Vol«> ' taire, leega i'arinf^ di quello liiUa gravidanza dell^ Regina
Amia di Auftria . Egli la paragona alla Giu- dea Anna che ebbe figli in
recchiem, come fi legge nel libso 4»' 94 «Uà Sm toìmiii» A Delfino , Digitized
by Google cosi i fatti , fi abufano del tempo , e delia pazienza de' Lettori ,
come talora è accudii* xo agli Autori Ingleli , che han compilata l* Iflona
Univer&le dal principio del Mondo fino a' moderili jtempi^ opera cfae
neil* orisi- naie Ingtefe è ^iCii più proiiflà , giacché *<ieila
craduzione Francefe fi è al^u^nto liArei:- jta in molti luoghi. §. 8.
L'iiìorico, dicon taluni, dovreS- te elfere un' Uomo fenza rapporti , fenza di-
pendenze, fen za paffiom* Dovrebbe dunque J,* iftoria {criyerfi da un vero
Stoico, o da una Ìlaua« Ma vi fono mai flati mi Stoid ^lla praitica della vera
apatia , o c flato unMnganiio , che gli Storci lian &fto a fe flefli^
ed agli altri (12) / E juantf anche fi iflice Grozio, che <pclla (èntiva
moverfi nelP utero ^ iiìoQCava la pace dei Rcgoo , perchè i Delfini , che fai-
aaoo iiiUe ac^ diooaiiD il £oc ielle lempeAe .. Que- ib è r eloquenza 4li
Gn»io* ÙiOtiTo , e pid Ì! puè .idi Pjifèadorfio , come convengono i Sat/ ium»
(13) Non «è noibo iftituto ne volontà efamlnare c decidere tra due paocld
ne'quali divifi i Lettori circa eli Stoici, che gli uni eTaltanOjgli altri
biafioia- «o . Il Montesquieu nel Tuo Efprit de Loix dice C 4lima una difgrazia
per la Società ia perdita della Stoi- ca Fiiofofia . Molti/fimi altri Savj
Jicon l' iftclTo j èd infioiti altri cootradicono . 11 famofo Alcffandro Pope
lad (ab Saggio &ir domo Epift. i. tir. loi. dice la ^\y4iéf^y Jis
jSmoUs hofi cercasi parafra(àa in 8* OjtitU Stéoua €olà £0l 9Mf9 areipto ' FtUt
A ^ uno fiù^ jif^ pik fidiéì 1 48 potefliè dare' tale iflorìa fcriita con una
fred» 4a iodìffeienza , tale Ifloria.^ diverrebbe pi4i nociva, du» utile ,
perjqhi tenderebbe a 6c gli Uomini Stoici , Scettici » vale a dirt a dìfiruggere
ia Società^ abuC tatti che dal* la ragione uipana a fe ftefla abbandonato de*
rivano , per ovviare a' quali fi compiacque l* Altidloio Iddio iilumioar^i
colie facce rive*. ^.Cola ferve rifioria air eloquenza; (e qusd ufo &me
deli' I(loria neU* eloquenza t À tal quiGto di qualche fpirito opoo Fiblo« fico
rifponderanno i veri Savj , che P IflorÌ9 è il primo fonte dell' Eloquenza, che
richie* dendo le cognizioni di quali tutte lefcienze, giacché in tutte , e con
tutte V eloquenza (i fviluppa, fenza IMfloria» maeilra vera de- Uoioini t noo 0
pub pervenire a làxm ipomeoaa di qualfiGa genere» Pec ben per» findefe, pcf
faen loivae^ per ben penuue» per dilettare , bifogna fapere V Ifloria èi tempi,
delle opinioni, degli Uomini, delle idee> delle parole, e quelle cofe
abbracciai* w 9gni geQej:e fflBom^ e di ca{X>fcenzc , daii^ jr un
StoÌ€Oi aà «Mi t^ùigéMi ^ éachi il fifealda DelU pafftoni il fuoco ^ ed ti
maligno Fingt il freddo aW 0trM , t V slmé hs calda Fii»£ t fMim si di fiorif
ii m9t0 i dfntn^ Alle quali i'Ifìorja è
infeparabile • V Ifloria ei dipinge i' Uomo , e i* Uo no fi dee , fapé- ve per
elfer' eloqueoie . L' Iftorlà ioòkre può molto aoimaenrard nell* eIoquenzà\.*
anche daDdod eleinpi .-deli* arte dK perTuadve che da altri Q è nfata , de*
varj flili degli Idonei ec. tfi. V Eloquenza IQorica. inoltre comprende un
varto campo di cognizione , fuile quali fi può aggirate lo fcrìvere fcieniifico
, giacche buona parie delie dottrine umane Ct riduco- no a cognizioni IQoricbe
; e la FiJofoGa Elet- tiva , che molti abbracciano, è una (pecie d* lOoria dr
opinion? • L*4rte dunéfut di ben &per leggere » e capire e fòrivére le
Ub* rie 9 e di iàpeme ben giudicare è un gvait > paflb verfo r eloquenza
generale fecondo i* idea vera ^che dee attaccarfi alia parola elo- quenza . Noi
parleremo più diiJufimente dell' Eloquenza IHorica quando favelleremo delle
liarie fpcdd dell! eioqiKiu^ p^^fi^ica.» e * • I 9 In quefto Capitola fi i parlauy cfeir Elo-
eoenza Iftorica, e deiriftoria, perchè fi è confiderata rllbiia infiemé eolia
Geografia, Cfonologia, e co- Amnt de popoli, cubie eònòlceiitt
■feòè^riil&ma per Vtc^fó&o e ìmowtwÙK fleireloqiiefiaa-. '
Atnofe i m»-^ ksà ancora dell' )(|ocja io. qaeft' operà, -€4 «Hom 6 ae itarleri
ih taMÌono aUo Stìk^^ 4Q^ecì .4elI'clo« • t \ SO + ». {&>rii
neod&rflflifDa cqgnizbne per la veia eloquenza , non può óinietd dalia
Geografia i e dalia Cfooologia « La 6* lua/ione de' luoghi , che s' impara
datti Geografia j e la doiiina de' tempi illuQrano molle cofe > che polTaro
occorrere nella elo- quenza del foro , e del pulpiio , e neireloqueu- la
didattica ; e fe all' eIoqiien2a e neceffa- niffima la cogmaksne deli'ifioria
deli' Uomo » delia fua natura^ totixuaif opiiriom caratttii d iverfi , coté tum
ch(» variano ^ feconda la divcrfità de' climi, e de' tempi ; quindi 'le
fcienze«che infegoano tali diverfiià di climi» • " e di Digitized by
Google e di' tempii cioè la Geo^^rafia, e la Crpnor logia *9 fono fcicnze
neoeflàrie * " % a- Moltiffimi fimo i libri di Oeogra* Ila» e di Cronotogia
, ma come* quelli degl* Ifloriei', o troppo proliffi , o- troppo ricrei- ti,, o
troppo confiifi ed aridi , perchè fepa- rati dalle mili cognizioni . Traile
prccole Geografie , la nifgiiore è quella del Gordon^ Pèf. grinteilrgeoti vr è
qadiaa famora di Bernardo Varenio. Chr voleflè una Oéogra* iia proliira , .
leggerà qiKeUa' deft. Basching , o si lao Compendio . f) Per le ànticKe Geo-
^fie*Tr/(bno opere daSklie , cioè Sirabone, il^ Cidverio , Pomponio Mela ec. 11
Di- zionario Geografico di M. de la Marrinicre ha il Tuo merito. Per la
Cronologìa, fcicn-^ za^ difficilidìma e rpioofiflirna^. vi. fono le iffituciom
dei Bémegio , il eorB{MÉdiò' d^ Baàomrium Tcmporum - del. PetbidO'v e»-' Pepa»
ra mode dei meddimay Uf Omihi^ dM fiofr potcndbii da- hot indiriduars minuta^
tnenre tutti- i principali Autori^ che di tali facoltà hanno fcriito^vnoa
ci^bàfli fli oQervai le poche cofc #^ : i : ' ?; La famofà Geografia dsl .Sig. de BuCìchii)^ é
ftiur ridotta ad un bel compemlio da M. Bcrenger, il quale avendo tolte da tale
opera molte inutili Tupcr-. ilttica TÌ ha aggiunti molti nccclTarii dettagli
Iftoric' ogni nazione che fi defcrivcll libro il piA ufaaier .tta Fraoftfii^t
la.Gcografia e, IVL de Hubier, ma boada di cifon *' NeOc 'iMRiè Scoòle Icgigono
i^' Geogiafie icl Biifo»lr GiiideGec^i:alidie>il CUa. iole eci ce. cÉ»
ìi*i** .Jl>(^^ ìts^*Di^ ywtj Costumi de’popoli – C. A. B, PEACOCKE popolazione
-- » L ^ Ifloria 6e* coQumi de' popoli , delle lo- I IO cooofceDze , e
de'prcgreflTi della higkme upiaot in tuui i fccoli è neceflàrifliiiim air
<ìloqiienn> cdm Ti è da noi detto quan* io Mmm parlato delP
Iftorra.; Dalla lettu- ra de* più Savj Jftorìci , Viaggiatori e Geo- grafi ^ fi
può ricavare il quadro de' varj co* fiumi delle nazioni (i) Tulle ijuali hanno
fcrit* to« Delle varie nazioni, e de^coHumi delle mdeCme noi fiurtmo un brieve
abouo • (i) Sopri i vani cofhirai delle nationi vi e in Trincete un' opcrena in
a. Voi. in it. intitolata 1' i^it éu itéti9Wi% tipeta beUa, e Tifta, ma piena
Digitized by Google J $. 2. " La terra , comè lui', oflènrata MonC de
Bitfiòn (2) è àhìb fai quancD fcie, due ddie qaalr (bno di acqua , ethe di
Terrt * Ee* doe di terra comprendono, una ii Vecchio cont'menie , cioè V Atìa ,
r Africa , e 1* Europa , V altra fafcra contiene le due Americhe, cioè
Meridionale > e Sct^ tenuiotiale. Cominciandò d^^^coftumi de^po* poir
del Vecchio Coiiimènte » gli Afiatici •cr fi fono da talum rappréfentati come
de* ^tì af Ittflb , air òzio , alla iàfeivia , alle la* perOffioni'. Altn
redoeo itegli Afiatier l^o« rigine dr tutte le ani, e di ogni ìnduftria , e di
ogni fcienza. Ognuno dunque fa divet- ij caraneri « ed opponi delle nazioni
conte* «me ndr Afia. « Degli Afcjcairi .taluni ci fi rap»pre- . %uaiio
iodiiaiìofi » come' neU- ^iito « .A)oA ih' molti àìknì 'tìfjjdK^ a mM. pop^il»
« rpeeuilii»ei[« 'te circa j^l' tialiaàt • Per i ep^iàn poi parncoUfi .detjs
varie n^zichì bifogna legere i piti, efiup ^Viaggiacori , le loro Collezioni,
delle f^puùì ve ne Cono malte Inglcfe , 9à iti Francere^ nù the, debbón legerti
còjn molta Critica,' e molta l^ilotofia, pcrclie non lutii t Viaggiatori fono
come Anfon, Condamine ^ Shavv *, Tomnefort, Poivrc . Circa i generali cararteri
delle Principali Nazioni di Europa, vi fono cofc degne da •flèrvarii
neU*<9Ì>éU Inglelc ia .,a. voL io ottavo , .im< ^rèfla In
LoQ(dd[ nél '177Ò., intitola» Ji fmUvv ^ ^ Ciaf^rs if ik& trincipél
jPftftiòiU^^. in Burope , ^'dl eaal opera !ìà- 1*^ Ancore on* Anonimo.'
< ' \ C A . P, O VII. Di vai) Cofiumi de togoU Ifloria de'ooQumi
deVpopoU , delle Io IO cooofctDze » e de^ progrenPi della ÉBRÌoiie upanÉ in
.tutti i Tccoli è neceflàriOiaia srif doquenn» conf Ti è da noi detto quan- do
abiMam parlato delPlAoria* Ddia lettu- ra de' più Savj Jfloricì , Viaggiatori e
Geo- grafi , fi può ricavare il quadro de' varj co* fìumr delie nazioni
(i)fulie ^juali hanno fcrit- fo. Delle varie nazioni, e de'conumi delie
nedcfime noi teènio un brieve aboxzo . fi) Sopra t i^trii coihiini delle
naiioni vi c in Ttaoccic un'opemu in a. Voi. in it. intitolata l* éts JjlétiMU,
tfeta bella, e lafta» ma piena Digitized by $. 2. ^La terra eomè hai, ollenrato
MonC de -Bnflòn (2) è 4hHk m quanib fcie, due deile* qaalr (bnò di aequa ; e
due di Terrai Le due di terra comprendono, una il Vecchio continefue , cioè T
Atìa , r Africa , e 1* Europa , V altra fafcia contiene le due Americhe, cioè
Meridionale, e Set* teniriofiale. Comìnciandò d^^coilumi de' po- pò! r del Vecchio
Conifncnie , gli Afiatici •^i fi fono da taluiri rappréreiitati come de* «Kti
af luflb , ali* òzio i ailà iafeivia , alle perOffiòm. Aitrt rcdoeoiìegli
Afiatici i' o- rrgine dt tutte le arti, e di ogni induftria, e di ogni fcicnza.
Ognuno dunque fa diver- (ì caratteri , ed oppoSi deile nazioni conte- nule neir
Afia. ^ ' w $• 3« Degli Africani taluni ci fi rappre- %uauo iodttfidofi » come-
ne&' Egitto « A\tìci Uioln «Affetti 'rij^tiarlo a molti, popoli, e
rpecialrpeB> 'le circa Icaiià6t • Per i cóAuàii poi particolari . derje
varie nazioni bifogna leg^e ,1 pii^ e&tp ^Viaggiatori , le loro
Collezioni, delle <fuli ve ne fono molte ia Inglefe , td m Prancefe, ma
òhe, deSbón Inerii cd^ molta Critica, e molta Filofofia, perche non tutti \
Viaggiarori fono come Anfon, Condamine Shaw ' , Tournefort, Poivre . Circa i
generali caratteri delle Principali Nazioni di Europa , vi fono cofe degne da
•(Tervarfi neU*«9p^U Inglcfc in 2. voi. in ottavo , im^ prèflk In jLonidta nél
.9770., intitolata Ji ra^ievv^of M dafa&èrs ìkt ^fifiacipal Nmont '^in
Europei di ^nal opera, è- 1 Aatoro no Anonimo. ; , — I lono poi ro22Ì , Barbari
, fuperniziofi , come i , C^fìrij i Gallai j gli Ottencoui ec.-^ Oli Ame- «
licani ci fi dipiqgono da taluni, come inge* jnofi , € perff icaci , altri comt
flnpidi « * ed, inciti (3) Ogni janooe è Qa^ 40» irarj colori da varj p ennelii
dipinta , «d anche * r Europa , che come producitrice di grand* ingegni, è
fiata dagriUciTi grandi ingegni va» : rit;mente defcriita « Si dee peiò
rifìciiere et ] Xer un'errore il volere (labilire nf:lle naaioni ..caraiieri
pennanenti, perchè vamodò iccir« \o0aw^ vacìa Jo .(piriio 4lclte iiawni (4)* *
• • • , .... (5) J^'c^*''^^» Phìlofipk* fur Ut ^Amf'ieMim J^oyages. fiv. . * .
(4) ClMnglefi a^' tempi ii Giulio Celare noe ; fucon illdfi Ài quelli d«l cempo
della Heema EU. Isbetta» e quelli il^l temo della Regina tlirabeni foDO quelli
de' tem^i preferiti . U iAeSè liBciCooi pc fàrH de' Francefì , Tedefdii ,
Italiani ec> 6ono .dun^i iirpcrfciù i quadri generali delle nazioni .
Coloro in- oltre, che ci narno volato dipìngere le varie nazioni, *o non ianno
laputo bene ihidiaie, e ben xapire l^in- 'dote di quelle J^azìoAiy iché ci
de(^riirono , o iè l' haa- 'nò ben capita , iiWeite ii lire delle ^óanonl icatitieii
'véri , Jian vóWo larce 'delle MiiBme Sstiiie* Nelle 'Lettetip Per/iàne
dérJMàbtesqsieulJsbeck è quafi iém^ pre un Calunniatore delle nalioni , come
iòno i pid neri calunniatori delle nazioni quei Cwdei^ quei C^i* ritfi^ quei
iplriti iahaUfiin^ che JVI. d'Argens intro- duce nelle lue Lèttere per
-calunniare il genere umano. 1 ritratti, che 'certe nazioni fanno di certe
nazioni, ff^no U vergogna deJta Letteratura . GÌ' Inglefì Te la prendono
«f^'lóro Viag^ per lo pià contio ì' Italiani ^ gì' In- Digitized by Google No?
per dare qualcfie gcteiicài'*'Uéa deilo fpirìto delle nazioni > tifmmmd
brievettieo* $. 4. La nazione Spagnuola è Hata Tempre generofa , fagace , pia ,
grave . La loro lingua e vaga^ e maedofa , e per caie la riconofce anche il
Voltaire • I loro Let* ifcrati fono flati penetrantiflrmi , Tpecialmeno ce in
Politica , in màterie Gitnrifdhronalr • « L'.aonm delle Mie cogalibni 'dèHa
Spk- glia ; éd il* (eòol cP oro delia ^èaodMma è tuta r epoca de* regni delP
At^tifiiinmo * Monarca Carlo III. , che dopo aver refe culto, e felice il Regno
dì Napoli , pafsò ad illuminare l'emisfero dell' Iberia. ^' ^ $. /. I Francefi
foÉio fpiriCDfi , pieni ' di btìop eooeUentiffimi neile jfdènzey^ed^at-'* glcfì
poi lòno <Iagr Icaliaoi biafimati . I Fran^efì Ce la prendono cogli uni,
e cogli altri, e crercono le civa- ìkk Mìé fiauoiit è lè guerre (il* fibd; Gì'
laj^kfi gtafiàoo del Mflcon , e di .^Shìkdpmn:* Vdtm ma- jpef4 tali Amori.' i
Fnm^ oeicanp di t^^tt^'da pla- nano il Metafiado ^ Aliri poi dicono, che
Newton,. £.'ocke, Hilton fìan plagiai}* .Cerci Francesi blafimano ilTalToec.
Molti Itàliaoi vitQperaino la Poefia Francese, ' moiri Francefì la lingtia
Italiana^e creCcoDo legare inu< < fili, Un vero Savio ammiui ia
nazione ciò che vi è di ammirar/ì • , (*) SA. àc Buffon Dell' IftoriaNararalc
ci ha da- te' eccellenti o^cvazioai (alle varieci deg^i , Uoènioi-^ delle
'diveriè aazimii, e (opra, vani ooftimu ,di elfò*.' ^ feda* riilociàtf iterili
U iùtéeÙmmlttimqfkitP' ti da efll trattate con chiarezza , ordine , pre-
cifione , c bieviià • Ad tfll è dovuta buona parte delia prefente cultuu.
Europea • Alie- ni , ed allegri in tutto , hanno introdotto U; baon gtiflo;im
traile fcienzcc djeila Metafilica, la loro lingua è la più 'beiia^ « la
più.jWM*t vcrfafe , ch^ oggi abbiano le Icianie ^ é .i*! ani. . ^3, lord
Xetteratura ha fatti de' pro^ grtdi infiniii . 1 loro Autori fj lepgcno da per
tuuo e, fioo negli H^reA^ ^dei^Afia j a^ci fon vietale je fciense. - . i . ' §•
,GX. Ifiglefi kmo flati, e Toix) gra« vf , e fqr|(i,^ifzafori (ubiimi ^ c4
rafirofi nel*. le lcjen^4'j R^^o^ìQì^i.if^ uitte ' sirii ^. ìiìvué^ìix ^ mìskA
^ dediti afte Xcienze otilitA* propagatóri delle dottrine dì Commercio di
economia , di agricoltura , penetranti (Ti* mi, e prodigioli in molte facoltà.
Newton^ Locke , Pope ec. ponno fervir d' efempio • con infiniti altri Amori
(x)* •i* ^« /dr Italiani fonò am^i' , .piace-., voIi.»;iagijanKitpri
ifiiWiiqi.^. ìgventod mol-. te arti ;'/6>Tcieine , cervéBt io; tatto
-origina*;, li » •e^heijfenè flati i Ma^Riff 4elle altre* na- zioin (ìnr ìJà'
tempi degH antichi Roiiiani'^j Le nciìra Italia è adelTo nej fecol d' oro del-
le Scie<^e...<U JiofliO. &egno di I^apoli ve-i (5) "pc*
coftami dcgl* loglcfi fcriflTc l'Autore . bell'opera Intitolata Us Nuitf
Angloifis, c l'altro Autore di un' altro libro iat^ola^ JékitM Ciuifié
Digitized by Google - . 1 SI fje fcr b{>eiiefioenza dell*
Au^ufliflimoNoArò Kcgfiaoie Fcidioanda 1 V« uBD>de*piA «niiabHi Sovrani'
cfae abbia. r Esfopa^lfisfiiiatc Accadèt «pie di Sdeme, ehéim lueiteir»
e'VaUitaggiate, ed onoréte* le ScienTc. Lo '^Stato Pontificiè folto iì governo
deU' incomparabile Pontefi- ce Pio VK , che fupera i Leoni , i Bene- detti ^ i
Gregorìi , è PiaGio del vero fape^ re . Gli Scili di Milano « di Lombardia; e
ia> Tofìcana fotte i feKciffimT aurpiq A «qpeaitr<leriv8ti
dall^vAtiguaiffiftì» PmìAì^ {ria AuAriiai i «eggono^vino'^aiò il fieoòlo di
AuguQo • La Republìca di Vtneite è P At^ tica deli* Italia , ed uno de* più
floridi Stati per le . fetenze , per le arti « e per il com* mercìo. L* ifleflo
è da dirli di tutu V Ita» fb' 8. ITedefchi fond^ in generale, pli^ probi'
ijòoeri» candidiiTimi e veri^mid^.o) ^ appU« 'Cat! alle tdfiàaiM piiàviiabóriofii
> (briUrai i anghanimi^ L* aMoal Gefim <Midep|iM^' lU 'Iia
fuperate le glorie di tatti gli abtictii: Cefali { c r Europa mai cederà di
lodare e di ricordarli dell' AuguQifllma Madre 4i cosi -anunirabile Sovrano. A'
co- . 'fé) I TeàcQhi per la loro candidcxza di caore^ ad «crine loro
prerogative fUrono detti Dèlia lingiii' del Noni «tf iM/i, AlaHMii; doè mta
Vm&i. . (7)7^> Metti fi liete ropen tndtoliiir Digitized by
Google f9 (iumi de* TeMcM fi rifcriicono tatti quelli popoli » che vengono
comprafi. nelle i^fliflìme pùpdaiioiis delia Germanfat • I ^mflfaiif firn .oggi
uoa^dtlle pm eulte mh* ^fpoi ^ mediantt il Regno di Ftderioo il Grande, che ha
(ondate delle Acoademiet e richiamati nnolti celebri Letterati : La Da* Dimarca
, e la Svezia fono oggi cultilFime, ed illuminatirTime iiaiioni. Gii Oiandefi
io* IK> nati Tempre iodullriofi^ commercianti» Cilla « Sono i Fenic(
moderni - Sono nad , e, fatti per le kksmiù che licbìedóiio gran» df
applicazione ¥ > . • §. p. I ftuOLiboo- oggidì naiione an- cora
cuitiflima. tjt bro Ac^demie» ie>]oro .. < • # li. Artfy gres ,
iés Arts , 6* partieulieremint d.^ns U Fotdt ^ V éloquence^ & /<
Theat/je p4U U Bdtpn èt BUU tòt.' \A jUiiM t7<z.' In , ». r9U Tal* Aiim
al Tm»^ Qap. 15 pag. 81 T. parb del' meritò della ^•qmitt Tcoefta.* attribueodo
a varie euiàli i po^ 0Mgte(G > che cred' egli aver ivi fatti . 1'
eloquenza • Ma poi rifiilta i'oppofto ^agli edratti riferiti dal Bid^ fcld, che
adduce eloqucntimmi pezzi Poetici di Autori Tedelci pria di Opicz, indi quelli
di Opicz, del Baroa <U Caincz , di Haller , di M. Hagerdon , di M. Gel*
Icrt, di M. Glcimm, di M. Uerlchau, di M, Wer- iuc|c, di M. Anna Luifa
Karfchin, di M. Gottfched, a quali fi può aggiungere il Ge(nery ed il Gelleit •
Fion dunque l'Eloonenza Poetica in Germaitta^ ed il B^lfeld ri%U|6 If eloquenza
coofidfraod^l aelfebulò del foro!, ed errò. Chi volcite afqniflMC iltte idee
fiilkfc ìUqo delle Scienze nfilo Gero^auia potrà legete il re*-. Ànte libro
Franceiè intitolato Dt U: LÀMtgrmtinAU^ Wtande, Ù de C4 qa' ort fim^ ifU
tifmiàf^ f» k ' Digitized by Google Arti « il foro Commercio , la loro Legista-
: aione faranno pcogrcOi fmmenfi • La loro ' ' Autoaatrice Caterina II. ha
ofctuaie k *. 5 Ione 4Ìdle £UÌàbet(e » iélfi "ZtfM^ ,' i elle Creine» tf%
sMiiamatò *^ ^gn'^'.W^ j! gole dell' Eurojpa le artl^ ìé Ccìcmè , i li^ ; bri,
gli Autori^ ed i Letterati tuiti ^ niuii 1 de^ quali è rimaflo fenTa premio
> ed a tut« \ li ha difiTufe le Tue beneficenze • Quefla Sq*. ;^ vrana
iàia fempce l'ammifaaiooe de'cooiem* fotmì, -e de* pofleru €• IO» u Dazione'
l^Ivefica i ^oggi il «emro delie Urti « JéU* indiiaria , dèlfe Ceti- le • In
lai paefe fi ibno fvìluppati molti grand' 'ii^gegni ivi uasferitili^ e -imohiflìmi
fono fiati prodotti da tal nazione , il carat« tere de' popoli della quale ha
-certamente qualche difetto, come vi è Tempre qualche difetto in qualfi(Ja
carattere . di^ qualflfia jfone^ iui4glia , perlbna dì qtiaICGa luo^ •e xeoipo4
nondiineno fi Jee riflettece circai caratteri 4eiie nazioni^ à
rcegiie^.^eJfiMiiiai0S iblie 'buone qualità , epteiogativc delle inedc» jBtne ^
e a &r ridondare in bene fe fj pup, an- che grifleflì diifetti di una
nazione. £ que- llo bafli per efempio delle offervàzioni da farfi su' caratteri
delle nazioni , caratteri , 1^ fcieiìza .de'^mali è req4iiiito neceflàrio , e
prò* iiminare per pgiri eloqiienza , oltre T eflèrè (Ogetta degno £ m
Filo(bfi> . V indagare ijpirito , ed f cofluihi delle oadoni , tìmùr w TaflUSma
ed utiii0Ì9ia« .'.' \: ' . V^k.Wh 4ti digli Uc9M^ . ORaiW cf lafclò tm quiéiii
nciV Arte Poetica de' coflutnf divertì degli Uo- fnini di varie età . Uu' altro
ce ne ìafcjò tope ^^ella feconda lettera fu! Saggio fuU* Ùonx]t.« -^^Iqgi^re
Young molto fer i ile fuUe ''Varie ."e coAumi delia vita • Niunò me- jgìio
ci. IraDÓrèrenta i vari coflumì di vari^ §, 2. Oll^rvìnll i ragazzi : In effi
tutto e brio, tulio c molo, tutto è vita %' tutto "azione; Vorrebbero
effere in miUe parti, c3 vpt^ mille cofe in un teihpo fflè'flb • E' &
Digitized by Google Ì)r7mafera delia vita , odb qoak b natoci
i.jn'od^oe./-e»rvHqppa^ ic^fue fotte V ed ai* lora è T età la più floridiT ddlP
Uòmofinco • Creftono poi le fen fazioni , i'idee , iecognizio* ni , i raziocini
, le occupazioni , che agli adiflti fembrano ridicole , e che a coloro fembrano
feriifTime. Si fviluppano iddi le padioni^ r inclinazione alPozi^o, al liiHb »
f taceri , V oAentàaione 5 V inconfideratezza ». audacia r e poi ^col crelbcr
degli aÉioi fi V impeto delie paffionl ceflàodo* . Scorrete ie riVoliitioni della Vi- ta uir.ana,
dice un'Autore Francefe(i), Vi vedrete , tante varietà quanti fono i varj Stati
della medcfìma • La gioventù è cosi difllmile dalia vecchiaja quanto la
£irfalla dallo fcara&^io . Mella nodrà Eanciullezai feao iil(An«hUinei»
e maìfiml' i camlnanieif li, e poclif roefi battano per non ' &r cond»
(bere un fanciolio • Un* infaiiabik appedio Ili moia continuamente i fagazzi a
fuppiir col cibo ai le mutazioni , che opera la natura ne* loro corpi , Le
metamorfofi delia gioventù fono fuflecutive , e «violenti • L' uomo allora fi
ren- de audace.» ama o 1* ozio, e il piaceremo la caccia > il ballo
V'tì^i efercìzj giònaftici , o ebrietà, la crapday il iuOb » t^irta^iocinio ,
4a volubUità . ? Odia» Si teda r opera intitolata tes Jomrs «
Mgghiaeeia , B mIU ftringt, € U Mmdv «i» % 4» L^Uomo poi nelPetà più feria, e
più matura diventa ammirator di fé (lef-* fó , provìdo , grave, avido di
ricchezze , oflen* tatore di gioria « di nobiltà » ài fapere , di fafli delia
foa.fmiTgiia y gran Ccnfore deli^ altroi oondottt,e lodatore de* tempi
aniiclii«« 81 dee óSstvmt » che Itcxome' cambiano le frane età , caA eambiano*
r gufli diverfì per ie fcrenze, e per le varie applicazioni • Ne' primi anni
deirUomo fi fviliippano più, i fenfi^ e più la ragione negli ultimi^' La fanuHa
co«' mincia, e l'intelletto fi perfeziona più tardi Ouoque iks fetenze 5 e le
applicazioni écgji «Uomini f i ìibtì che per effi G fcrivono , debbono edere
adauatr alle ciccoSanze dell* età » ^c^teonpr « <V luoghi » per i quali
fi kàfOBO^ OOcrva Arìflòtele con gran favièi* za , che ie Scienze di Etica , e
di Morale rifaltano dagli animi de' giovani # come ic palle ElaRrche da* corpi
duri « , §. j» La morte fotto fa mafchera in* ke il poco 6, citato- Fianoelb
Autore (a) r di tami piaceri della gio?entù , s^inoU Digitized by f V inoltra
intahto, e trafmuta b gioviRit& 1j virilità. la tal pccafiooe dm con
kflgiadria tm Poeta • • ■ Sk fugh lutmanae tmpeftas aurea vitata Arguti fugiuiu
, . agmina blanda ,joci . La morte allora fotto la tnarchen ingan- natrice del
piacere V inoltra fctierzaiMlo vcr- fo i giovani , che corrono ad iocontfaTla »
c fvcUooo i fiorì de* piaceri appena sbooda- ^. «3«MCfcc lelhoo» àmbhn in fruui
nelrea matura , appartengono alla Patria , t ipeflb fpeTo quando la morte fullo
fplen- dWo cocchio delia Gloria fi accoda a rac- corgìi , s* incontra coir
Avarizia , che i' ha preceduta , e che fi affolla a divorar la Aia vittima*
Quindi viene talora la fuperfliaione ^ il tedio , e la Ipquadtà a facéogiiere i
ftaii* tomi d<ii* umana efiOenja , ed utiircono a gara e ton grande
Sento lè fcintilte Tparfe ad campo della* battaglia , e di uli mat^ riali
concentrati in un fecola jo , che Tempre fi confuma , e fi eftingue , la vecchiaia
fi & unfafiio, come il citato Autore riflette. $• Cofa allora accade ?
Diciamob per bocca di tm Poetd^ dib faa ^fralàio Pope io ottava rima* Si curva
U cùrfù altera, il erìn f irn- bianca • Si fan fardi gli bruchi é'bù écncemi.
Digitized by Google ^ inerefpa H vplto ^ ttgni Jorttiyt mancn , Vacilla il pìè
con pajji incerti , e lenti,. Trema la mano , la memoria è Jlanca^ guenU
Ittinii fi fvit t num » c /èn/^ ^ r é E la fauolà nofifrà t àtbf compita In
tali cìrcortànze chi può mai ricono- fcer queir uomo , che nella virilità ,
nella jgioventà , e neii* adolefcenza ci pxefentò uaci^ e si varj fenoiBein?.
Noi fempre- vtdìamo 1* iftelTo Uòmo ». come fisinpre vediamo g{' iflfeSi
animali , griOdC v^eubìli • gV iOefli fiumi , gP i(ie(fi~ mari* Màlb particelle
fiflche, che quelli corpi compongono fono Tempre c fificamente P iRéde l Lo
dicano i Filorofi. §. 6» Tolti quertf cambiamene delP età dell'Uomo , e de'varj
coQumi» debBoti riffctterfi da urf eloqueme ^ che vuor efler Filpfofe. Il
giando Orazio diede tali prè^ cecti per' r eloquenza Poetica » e debBono
'tflèodeifi ad ogni eloquenzà • ' Uumàì fiua tibi mora Li) ttfféO. in da. Phu ]r*- \ ' e A .p. o '"m . « . • * * • < t* CHI voleffè
acqurflfare^ una*- picn» cono* fcenza delle teorie delle p>affioni , «
de^Ji affeitr , dovrebbe leggere inoltìflioii it- bri ferirti fulie niedefime
in o^nr tempo , c in ogni nazione $ ma più d* ogni altro avreb« •Be a meditar*
fiigli Uominr , e fui Mondo -nà ioro.originaté i j^kicchèt -mS-i^tì-^iX^ TomJL
E Qai Degli affetti trattò pienamente A»
ftoielt 2. ed ivi il (uo ComiTieiitato.re Se.hrad'^r • Il Mo- rhof nel Tuo
PoLyluJlor Liner, icm. l. Libr, 5. cjp.9, de Excerpt. Or mot, Efiif^ymemMif, ^
Z9Xi'^\'^yiA il piano da fare ua Codice «li G>ftufni,:e dq^li
a!f^cti(,per.4i(ò :^gli Oratoti» Si vegga c^l' .^u^ore, c!ie nejr.iftei!^
4#per^,in akio luogo propone qi» piaao per.u^.Ièlva #»f6iliMfll9Ì Poetici ; \
.h» . -»t Digitized by GoogU ,46 Qui noi ci contenteremo di dare im brieve
profpctto ddte paffroni , ed affetti . §• 2. Le fenla/roni e P idee piacevoli ,
che noi proviamo e fenuamo fi chiamano Ì7eni , le diipiacevoli mali. 1 beol
corti producono il pla- cete ,gi'inre ni ii timore , e ia^fperanza.lxn^i certi
producono la triflezza , comedi' incerti ii lioìore • I fieni afpettatl
producono il'defi-* derìo^ -e f mali temtiti ti timore • Speflb nelle pafluMii
vi è nn conflitto di effe, e tal confi itio non permette di fiflTarfino , e
deri» va ncir Uomo lo flato di agitazione , die è un millo di ogci pilTIone,
nelle quali agi- tazioni più domitiano il tioiOàC , e la fpe* Ipanza*
Contrattano i FiioTofi fulla divi* fiooe delie paflioni.. Taluni ie riducixio
'ioloTtt ed al futem. Altri alla diviGoneC*- ta dal Boezio (2) . Altri le
riducon tmte ali* amore, e alfodio, CouiraUjno infinitamente i Filufoff , e gii
Orntori Tulle paflioni • Al* «tri dicono che le padìoni fieno undici , àoi per
U bene, e iin per U male (3)» At tri < {%) Boétfi: de CottlbL Piiiloff ,
ott dice; Cém- 'ita fvÀ, ^t4U timàftm, Spem^iÈi fugénf^:!^ doèér màfu. ' _ (3)
Scconi!o qaeAa divifione delle paflioni, ri- guardano il nnale. 1. Tedio, i. 1'
averiione . 5. il ti- nìore . 4. il dolore. 5. l'audacia. 6. lo sdegno» Si ~
nferircono al bene. !• l'amore, t. il de(iderk>« 3. /peraoia. 4. il pìacAie4**|«
Ja^purt di «wi f ertee^ V. Sa* Digitized by ^7 tri contraftano fe gli Oratori
deb&ana, o jx) fvcglrare le paflTiani (4.) talmente cKe h cuerxe deiie
opimoot de' Metafìsici , e d^ Aettorìci che.,€0iitiaAaQO' (aUe^ paffiooi , fono
$• 4. I .éam- gfandi pedi delle paflmf tutte- fono^ Pamocev rodìo ^/cbe: poi
Binati inr varie maniere , producono- il hhAo dMnfinite paflìoni. i-a Teoria
delle p^fliorii è. GosL difficile, come, in Fidca è difficile la ^fta ;
divìiioiie non è elìuai , e eòanene . melcl etfuivo» ci , e VI é molto
<li aggiungerii, e eia diaùnaixfì Dclla mcdcfima. L'invidia, l'
emulazione , la vergogna no|i vi fono dcfcritte ; ed il timore può efTcr comune
ti bene per non perdcrfì, ed al male per non iacorrerfl. Secondo gli a{pecti ,
ne' quali fi conikierano le paflìo- lii , . ic ; ne: poQoo fare vari^ divifiqni
, a^^f i iniinite^ GU AwineCe r Areopago
«noervoirenr^oo.- dtattdne di paifiòm edtafietci^.i iu«ùmi fòodacqjno h Ibro
eloqaenzir,. nella cmimòtiòii^:dégli'afifm,.<>nd**é ^le gli
Oratori, e Rectortcì Lacrm , e Greci morrò ]iaQ^diQpii(aco.(y|ie. i^iliàni
,,€liQ diviieinvin «griilfc-r mìr. de rvloRd: de bdt.^Lmr*^TQia^VfU.Ebc7dop.
^^'dcf, ,F^^Sàns*, Qualunque iiànD le opimooi dttfyi Autorì fuirufb ' delle
paifìóni nell\e)ò^einaj.^^:chiarp^ che l'ivie di perTuadere dee-fondatfi
lona^iagidiie^iioa iùlla coamozioiie déglt t&cti'^ina l'arie dt
commovfer f\\ afFcttf, e la natura degli aftera debbon ben. fa pcrfi a . un.
eloquente , per poter meglio pcrfuadere , c fat piegare gli afFiiti alla
ragione, non già per dplhr eli afTecn- a danno della veriti, ( dcUa,ra^DC^.
percA^ (èk do^au ikiebbe fèkùk ^ ^8 Teorm nMU hux ; li' gran Ne?vion, die nt
tanto fcoverto iieir Ottica , non ha altro toch Verio, fé non graiidi , e nuovi
fenomeni. hlà delle caufe inrrinfìclie nulla fappiam di preci fo , e la luce
Filtra c ancora molto te- «lebrofa ali^ occhio de'Filorofi, che P igno- rana
nella Tua jmima natura • Così delie paf* ^ioni ftói, con tutti; gli .éoai de*
Metafifici » BQO .altro Oppiamo » (è non eerti fenomeni !f)on 't9t0; adattabili
, e corrirpoodentt a tutto ie cTifoflanze. ben2a dunque entrare in tali
difcuflioni , ci baftìno poche generali riflef- {ìfjin Tuii' ufo. ddie
cognhioDi. delia 'Teoria degii-. afiètti nell'eloquenza . $. j». Chi» vuol fer'
ufo dcUa tagiona- .ta' efoi];iyeiì2a' dee 1>en' f^^re da* fonti.. della
Logica^ ,e deOa.Ciiiica, <;oine le varie pat iiofìi, e fpecialmeme
Tatnore , e P odio» alle quali mite 1) riferifcono , corrompano i giudizj . MolufTimi,
ed utiliflimi libri vi fo- iiu lugli errori , che nafcono da' fenfi , e (dalie
pfifljoni . Uoa ieria y e ragionata letta- ira fdpra tali libri, e molto piò
una Filofo- fica oiediiaaione» Mondo , e «MI* ìAoria Idmana , che è il pi£f
vàflo teatro ,dei boott iifo, e deirabitfo dette paflTionr; fono requtft- li
ir.difpenz.^biii a cfii vuol pervenire alla vera eloquenza. Molto hanno fcritio
i Ret- torie! fuirarie di fvegliar gli affetti, e fulla natura delie varie
paflìom ^ prendendo infi- 5^t)iii ereiripj 'da' Poeti è ricacnando le loto
nèttbriciie dt verli 4i/i«KÌ.AiKÒa «.X^anqqe ' reto- Digitized by V éoqaenn
i'-'ékt i Rottorieil vblTeixi jrtftrìr& gere al folo foro, e
nata'ch^PoeUy da* quale eHl prendono gli efempj , e dagl' i fiorici , c da
lutti gli Autori ; e le da tutti gli Auto- ri è dorivata ^ cd in ogai genere
cofa (fcteotifica' ve ne fono degli efempj:^ perchè .rìftdngeria ai feto foxo-h
perché non acqaV iflarU coli quei meni» col quati li haatib acf>
'4|uìftata .cotoroi da^ quali £ . prqfidooo i mà* ;delli» je gli eferapì -ì'.
peronè non rìcavaHa da* fonti dell' imitazione dejla niitUra , e da quei che
han faputo copiar la natura ? Per- chè iufingarf] d' imparar T eloquenza con po
4chl efempj di autorità , chei : fi pcopongooo fer /reddameqte^iipitarli ì ; ^
^ $. i5r .L**£Iòqtteii}ak BoQCfea .è Oata/Ja •prima, iia pia
aiitica4ft;|al|iij|/imtvrak»..cd- Ole è noto a* veri dotti : Chi vuoi dunque
con maeflrra maneggiar gli affetti , dee leg- ger con raziocinio r Poeti , ed
eflTer Poe- ^ * ^ quiiidi^ rifulta i{
grand* uiiie , chh (l) Ld sic^ùo y . ìL t^tfote d' tono dipt-oti OellMlia.^e. La pieci , . U tOBeretza
> U magnifìceii zi ocir Eneide . La prudenza , TaftazU neirodiirci; t
tBtte cjuefte cofs. ueir Etriade . .Sofocle
, Euripide , archilo, e tiirti i Trag-ci Grcjià,,. Latini, Italiani, IiV- glefì
, Francefi , come anche tutti i Còmici, fono i di- £ incori delie pa(Ilo»i , dd
anche ^tlpltiflinii Aacori «il lomanzi acili,. ed ecc^Ugnc;*.
U'M«^^^<>à.clieè l'Ba^ rìpide modèrno »\v4ii, pgmt
\fti*,'^|Mi^^^raoi-iiatica à prefenta ecceUco^. modelli 41i(«U^^Ì;i«Ì..VS|ne
paflio- m oppoÙù • I uioi Htnuci noa U cedano- a aiisno de' Pocci fi ricm dalfc
Ktttim èt? Pòcii , die Sm i pi imi Pittori della natura, e ddle pallio- ni ,
delle j^uali q J^aono date ie piiiDC copie . . . • . . 7. Totie le padìonT fono
Tulle prime una fpede di placido entufiaOxìO» e dc^g^occano 'éoU* .av^anzarlf
io iin- vero «ntuGtf&no » in ihiània : in furore • Cosi pieflo Euripide
« in Teocrito in Omero , in Ovidio ci fi rappierenta Polifemo in;pazzfCo per
Calateti ed Ajace è infano preflò Sofocle • Così i'Lu-^ elione di Plauto
< inlano per ravarizig -ec. ce. ' ' S, Chi vuol «ooDci&rci |)er
fe , « per akrì iUlinii jfiètio , o {wrfuadcr «quei- Kht vuole , 4ee fiqyeie i
meni per i quali coiofo ^ ^aii paria « iawè^ inducano • " alle • • • Poeti
Greci, e Lati ai. Le Tragedie del Voltaire «oa il penne leggere •Tenza piante ,
e .così quelle di Rad- ine, e di Cicbinoa. ^Tragli antichi Ovidio è un ^lan
Pùccore delle .paificmi*. Si dee o^nrate «die -nel Ai^m^ gere le paflioni,i
^catatieri debl^on'dfrere natmaU, •co- dine quei vdi Virgilio - r>e nòn
caricaci , come ^lici di ^il:o Italica, o deboli come quei idi Stazio., e
ampèl» l fi come quei di Qaud ano , 4» -poiifli . come fpeflò accade ad Omero ,
il 4|iiak ^4 COIM A&m ìL de Volaire ^eilb fuUSa* Plein des haute^
& des defauis Le vuii T^omere a mon efiime^ t ài tfk'tomme tous Us
htras Digitized by Gc) 7< adle fue intèazfoni • Non giovino » né rego*'
ie t ne' efecnp] • Dèe' c&re an gran Fìioro^ fe , che làppia la natura
, f Uoitto , il iloado^ e che faxa r e penai eoa energia • Per conciliar T
affetto , dicono ì ftetiorici bifogna rapprefeniarc la probità , la faviezza,
ia dignità , la bontà di un fo- gcuo , i beneficjj da quello fatti , il gran
me- rito , ie prerogative tutte i e per ifvegliac r odio , li devono fiir
rifalcare gK afpettè oi^df » e fiioicr un carattere caoftico , d Éiotdace »
come ne' SatirM • Preftrivono per incmer timore 11 propone fiiMiciti ; mali ,
difgrazie , efito infetice , e V oppodo per dare fperanza , impicciolendo V
idea delle difgrazie prefenti , e magiiiHcandole , fecondo fì vuole dare
fperanza , o timore • Infegnano gì' ifle(G RcMorici e richicono à hTnglie filze
gli efempi per addurgH^ rtelie 4r%racie , iieUe morti , neUe poiliienae , né^
àfii £fi^ , nelle guerre , talché lo piò- i mri- ddl* eloquenza fon divenuti
officine di citazioni di si fatti eiemp] da ciiarG, e di nomi di Autori •
£fempj a nembi per eccitar la mifericordia , ia pietà ec. infegna f ar^ te di
placar Y irà , di ac^nderla , e A irafcrivono i più eeoelienti luoghi degli atn
ikhr ^ e ^ mòderni « Ottima cobi è mo«4 Arate alia gioventù i luoghi i più belU
, q patetici, e le imaginì le più tenere dfOme» ro , di Virgilio, di Ovidio ,
di Cicerone, i peizi ccceiicni^ di Tauio . e, di Livio , E 1 dì 7^ di
Metaflafio, di Racine, di Voltaire' ec. 9 lua cofa . aliai migliore è fat^
euirare - i. gio* Tpni nel piano di quelle idee , e di quelle circoOanze ,
dalie quali q«ei grand'. Uomini indotti fecero quéUe eccellenti itiiagint * Si
avrebbe alla gioventù ad in(ègnare 1* ane ben comprendere , di ben' cHervare ,
di ben fe/ìtire, di ben defcrivere , di ben di» pinger Videe, di eflere
imitatori delia na- tura, o le lì propongono 4 gran modelli pe^
mitacGyijiipararfi^lia gi^eniù l'arte d'irai« largii cop pecfezzioHargtiy come
fece- Virgilio con OmfiTo, il MetaAaflo co' Greci, Terea* 210 CQ9L 'Plauto- ec
Come mat un giovane » che non è Filofofo , cbe non sa ben fenti- re , nè ben
penzare., che non e conimoTo dalle pjffioni , come mai potrà l>en
rappre*- fèntarie^ Dirà ad un tal giovane il Maellro di ftettorica £gco cu» bel
pe^zo di ekH» quenaa nella -perorazione di Cicerone pec Milooe: Vdtm VaUmit
Ciuu wm • Eccone un* akro in Virgilio • Didcci tmwim ium fata Deujqut Sintbant
• Ecco la pero*» razione di Regolo nei Metafiafìo . Romani Màio ^ . . * . . li
giovane diverrà copilla, e nulla faprà fare , fuorché una fervile imi- tazione,
e verbale di quegli Autori» e quindi tale, imitazione lo renderà noìofo ». Mai
può arrivare a' fonti della vera eloquenza coli* Imitazione;: e. colui, cbe per
efler'ekH quente ha bifogno di tali modelli , e che non teneodolf prefjpnù^
Quila faie^ mai farà eIo« Digitized by •73 qiietttav QtiaK'Aiiiqaei^fimy to
ifte ;* dfae cònducofio a ben dipingere' le*' (Saffionf per dilettare e
perfuaJere , e forprenidefc ? $i dee firpondec€ con Orazio.. ^ • I il t • • Rem
libi SocMÙt^ pcunuti afieni^tt chartét ' • » < . ' Vubaque prét^ifm fan
non-mi^a. fi» -Mar ferarmo eloquenti veri quei cFie fi ere- don potervi
giungere co' foli precetti Rettorie! . •Cicerone iiìeiìo , ^ran giudke in tali
mate- rie, lo difle . Senza tanti pieceiti Tulle paloni , Aiir arie di muoverle
, il ^ande -jhgtgno forma i precettile fi vede giomaU meoie , die nelle glandi
paflloni tutti gii ^iTbinftri Evengono eloquenti , Te lianfib in* 'tereflè ^
perìuadere ^alcRe cofiivn^ vr è , donna, o idiota, che nelle grandi nectfTItà
-non fappia muovere quegli affetti che con- ducono^ ali' intento, e nel modo,
che con*- ducodo aflài meglio d'ogni Oratore . Dunque ianti precetti > ^
tanti efempj piuttoflò op^ •fiimoao^t rendono i giovani pedanti. jtan4 tò più
che oggi r eloquenza confifldr \dea '^i più dei ragionare > t convincere
, che • ' • . - nel - FaUor mi Onaortm
Ji modó ffm^mù itiém ^itunque Jim , mi» tx Rhttorum ojieinis % pi ii^ rei
iniiOTcr gli affetti ; ed è inoltre an gran» de abufo addurre per la mozione
degli af- fetti, e pec oRp'aitia cola, fecnpre efemp| di antichità , lenza
accompagnarli con quel* li preG da* migliori Autori delie liogue vi* venti •
Noi fimo nelF Italia moderna • E* eofii ottima Io fltidio » e imitazione degft
antichi . Greci y e Latini Cladìci , ma non in modo, che abbia di noi a dirH,
che vi* ^ viamo neir Italia moderna > e nel Secolo j8» , e che abbiamo V
intelletto nella Gre» eia amica , neii' Egitto » nella Fenicia » o che.parUano
colla Mvlve di £vandio - (y) Cbi roleffc leggere fulle paltioni libri utili, c
ragionati , dovrà tener prcfcnti, oltre gli antichi Gre- ci e Latini,!
Caratteri di M. de la Biuyere,lo Spet* latore dì Addiflbn , il Saggio (idi*
Uomo di Pope, i Saggi M tfemugne ( iSStm kk meìn liioghi ano» Atp , ftffiiip 9
chtflKrìco ) , fl Canciio ialie pa/Oonf^ Dsfid Hiune full* ifieffo iògetto ^ il
Nioolio^ Cocib^ tra ea Vi é un' opera dottilGma (bile |»alCotii , ùntm da un
grand* Eroe della Letteiarora , e cofpicuo per Ulsftri» ed onorevoli cariche ,
indtolata Reflexions fut its pafftoium Si Tcdano Us Oeuvre» de Ai» le
Cardi" rtal de £. , » m • 9 de /* Academie Trangaijè* &c. Il
Shaftsbury Crriflc anco Tulle pairioni , che producono r entufiafmo . Il
Rochefaucault fece anche delle medc- ùtac un quadro . Gli Stoici antichi molto
bene le dì* wnTero » come Epitteto , Seneca ec. 11 Pope ne' fuoi tbggi éa
Motale ci ba dipinti var)cartcterì delle pafli«-> nt'iiiMUie* Si prò
aktesi vedete il Ftanoeiè M*àe lt ChamkM ttU'ppeia imicolmi ClMAm ar# fijjtotè».
Ddle 4amuriftich€ Ààk fajjìom 4triuMi I "^Oomo de tanto fi gloria 4i avere
co- noTciuto , e fpiegaii moiti ogni fenooieiìo deli' Uni^erfo ,è tardo, e
lento nei conoCcei fe ileffb , ^rocne loflèrva AielTandro Pope* Tutti gli Elìci
, ed i FiMbfi ii ln^v&twi li lìurato ^iCUbmo , e mtti ^MeiiEi^ fcan
;Mfato ddP Antropologia . GP Iftoricf , i Politici^ il Mondo ci rapprefentano
i'Oò- ' me Fifico^ e Morale aflaì meglio de' iibri. Quanto fi k fcritto , e fi
fcrivc , tutto è un quadro o dell' Uomo Fifico, o Morale , o dell'i Uomo
infielleituale • Chi vuol cònofcer 1* Uo- mo, dee conoTcerlo ^ o nei Mondo . o
iic? vbùi m PUoflio dtf libri 0911 ^ Àmp» a»«iio Digitized by Google quello del
Mondo. NeJP Encidopedia di Parigi vi è un lungo difcorfo full* Uomo , fui qaale
tanto han parlato i Filofofi , feiiza aveirlo ^ molto migliorato • • \ 2. Boelò
Defpreaux ha fcrhia una faiira full'Uonlo , ed il Conte di Kocheaer Inglefe
iirf alt» più fiane . L* inelfo volle hre n -tiegcAer, ed ii GeW fondatore
delil Accademia della Cnifca. Queflì Autori non meritavano di eder Uomini ,
giacché tanto degradavano la natura umana - Anche Omero ^volle dire , che T
Uomo è la cofa la più mifera, della Terra , ma . Omero era un Fòeta V
'Aleflraoidro Pope nel fuo Saggiò fair UòmD kx iappreTeiìi^ gir Stoici impe«
gnati a dipingerci v Uomo di m modo , e gir Scettici di un' akro oppofto (i) .
I Fi- lofofi Greci gridavano nolce te ipfum • Ma fi conobbero mai efTì Filofofi
> I libri che i Filofofi han fatti per meglio conofcerci , ci han
rifchiaràto , 'o pine* ottenebrato affai pià VìnttWéWìì' V Uomo de' libri è
quel« fi> delia Natura ì Quanti altri qoifiti fi po^. tebboio^fiM^^foir
Uomo , e (òpra tante r • ^ •••• * . Ah- (f) Pèpe^s Ppr òn Man Epifilli Si Vede
da'.ianri quadri fatti lu 11' Uomo, che i Filofofi fi oc- ciccano talora a
foiza di troppo, fotàliftau , gl'igno» ranci fi adciecano perchè nieote
ragionano» Sì avrebbe a fare un qttà'^'fd.di èdtti gli érrorì òhe ha partorìct
l^igno^ina^'è di quelli alcreii dèll'abofo della V&WB^t ^ptSà Quadri*
giovèidiberoi^pM^lir air litoiia iifl^^ ^ • ■ * Digilizea by Antropologie ?
Credon' altri , che poHa dirG dell' Uomo ah uno difce omnes , ma errano,,
perchè gii Uonnini nella loro indole , paf-r fiorii-» indinazioni ,
reatimenti». opinioni» .oqq^ Mo variano r ma varia altresì. TUpitio me-»
defiinb ìfì' varie- circofianze • §• 3' Qo^^"^ ^òno ie varie dafliidis.
gli Uomini , e \é loro diflinzioBiiiicUar fo-*. cicià , i loro varj caratteri ,
ì lóro colìuinr , le loro applicazioni , le loro qualità , e ii loro l^^re di
vicaria tanti afpeiti debbona confidérarfi da chi vuoi pervenire aUa vera arte
di' pervadere . U* Uomo '(cieneiàto, V Uomo Ovile ^e Socialt <n . danno
Jvar'i ce- ti di perfone , e'varie mòdtficasickiii di pat (ioni . Quindi i Rettorici
fi follo aperto ail vado campo a trattare de' coftumi de' no- bili , de' plebei
» de^ Sav) » degi\ ignoraa* li (2). 9 * ■ % j (i) Nimio mcpKo et ha decritti
gli Uomini «uanto Luciano np* moì OialogjB , c CebeK di 1 cbe nella Ina Tavola
. piagli yomini vi è una beili/nma lettera attribuita ad Ippocrate, nella
quale, traile altre cofe fi parla della (up-enza di Dcmocnco , al quale i Greci
avean mandato Jppocrate per vedere fe Demo- crito era matto, o nò , ed
Ippocraic lo dipinge per un gran ragionatore, mettendo ni bocca a DemoCtitt» un
fimofo difcorlojin cui dipinge le coniradÌTÌoni'^di ' ^uefto Mondo \ è dell'
i^MMr . ^id. tà^md* €um noeti. 78f ^ 4. Gli Uomini in generale foglfon* efière
pià forti « più aftuti , più fcaliri del- ie donne più atli.aile fcienze e
aii!arti.^ più ferini , meno amici di Te (ledi , meqch cmoGaffi, meno timidi
f»» CDOaotr » piiir andady. più. economici r più protidi,. I nobili fogfion'
edere vanagioriofi y milantatorr , df« ifprezzaxoTÌ del popolo , lodatori della
iora^ annca profapia • La plebe ama la gola j i* ozTO^ l' ebrietà , T indolenza
, r ìg^raci^k^ Gì' ignorami foglion' edere timidi «ottifiat il , fuperftiiiolr,
«mici dei fapere , (egoad dell^niciclie opiniooi , indiatoir^ nemici dè^ *
dottr • I dotti foncuMora* Ibperbi',, offinad (egnaci di drane, opinioni di
fidami, di fancaHey fprezzatori degl' ignoranti, decifivi ec. ecl poveri fon
loquaci, fd^gnofi, declamatori^ amie a' lungo gir dèfcrivooo i Réttorici , i
quali numerano gli attributi altresì de' Sol* dati dè^ Negozianti , degli
Artefici r- degli Agricokori , per- dare aHa gbvemà f idea di tutti f caratteri
, «une credono ben* fatto tali Rettorici . Ma è l' idedb quedo , cbf volere
imparare un Pittore a' fuoi allievi f . £ia fcienza per la lunga , e difadrofa
via di fargli dipingere ttute le GotC tohe lbno nelf Univerfo , ad nna ad una •
Ippocrate direb- be a queflf Retcorici • Ars hnfa viu: bttrin ' t meglra
^direbbe PèttODioArbnio:. Bloqtmm Oam pcrdidiftU\ §.^, Le donne fono fpeflTo
incodànti ,varre, }e^icre>. proclivi alla pietà ramami aliai di loro
Digitized by GoogI< 19 Iqro iieflb e deUa loto bellezza , defideroGe di
eiTere adorate j» amanti degli ornamenti j m Tpefib cosi firaiie , che Pope
ebbe a .dire, ^e non fi ne può iefimrt à carattere (3), Cosi anche il Màfièi
nella Tua Merope • -Sono eccedìve nelP
amore , e nell'odio , prò* penfe all' entufiafmo , dedite a' piaceri • Il
famofo Academico di Parigi M. Thomas ne fece un compitilfiaio , t dotto elogio.
( j) • I Francefi hanno compilato un*affiii grande Dizionario foli* iioro
glorie , iolo pregi , lo* •ffo EiroiCno , e loco virtù (6) • I Bora* .td i
Satirìd ce ne hanno lafciate Satire fcail» dalofifllme, ma livorofe . Altri ce le han dipinte , come un miflo di
libertinaggio > di aftuzie , di (candaii , di Eroifmo , e di làpìenra BORDONI
(vedasi) Lo Scaligero , Uomo .pià Cri- tfco> che ragionevole le dipinge
come infiie, fofpau^ maifiantì , ìnfiMofè , fitMÌmnti , ìi- trierahili , che
tutto temane , mn ptr firtif%a, ni per prtfcnia di animo , ma per mfania, e
PC" (3) Pope Lettere Morali . Vedi le Opere di Pope Volum, IL Maral EJfay
Epift, 2 y ove dice fui principio Jlfoji Jf^omen havt noi Càardders at aU„ $i
legga tutta la lettera 2. ' \- U) La donna » come fii ricmfi $ # ^nMr» dÌ06
AèsOto à Polifonie nella Ulerupe iì MAt. {6) JMUùmuti^ d$9 fimmes akhts li# a
(7) Ju¥iMLS4iÌf.S. Sftnbmét la 1» ibe ùwaok* . flKUto , l^erenzio Plauto ec .
^B) boccàccio. TaS> tà alcrì| Adollo^ Paccaiat 8p M vicoriÌA. Le
ràpprafema, come (itpérAuUh ;ic i clainorofe ». garrule » ifaciii- a piangere*
» ad ittloiaiie^e coniirma taU loro attril^tr con le tmagini di elTe laférate
da Vi'rgHro (p). .Loda poi lo Scaligero lìelle donne il pudo- re, la modefìia ,
la parfimonTa,la diligenza, 'rEroifmo^ed anche ^ Virgiiio prende gli.
.4efeiiipj • • .'fi^ & Tutti gli' attributi ottimi , e pel^ 'tmi deiie
dònnetd fono ftati d'igli antichi vappvefentati nelle allegoriche iftorie delle
Dee, ed E^^oineaniiclie , cioè in Ilìde , Minerva , Ci- bcle , Cerere, Giunone
, Venere, Elena , Ecu- ba , Andromaca , le Danaidi , le figlie dr Mineo, Medea,
Medufa, Penelope, Circe, -Caliplbj ie Sirene,. Deidamìa , Ted ec. ec», -
caratteri rapprefemativi de' ioro varj iódc^ :vo\\ y o biafinievoii attributi
Moiriffimi aii* «ori fono flati di cflè i Peoeg^riOi (io) , f -* ■ (p) ScJiser,
Poetìc. ùtr. 3.cjp. T^. Varfe co- le fulle donne, fpecialn^.ente in riguardo
all'eloquenza, £ fcriffero dal òig. AddifTon nello Spettatore n, Si può altresì
vedere il libro intitolato /* Ami 4fs Timmes, ou la i'hUofophie du heau Stxe y
e, l^JfiX fif its fimmts c(i AL de BoidfMtlU . . . ,(Jo)' W. .ae Borjs |ia
fcrinc le lodi * toohe donhe celebri' ne|r>i;/lbf>4r éUntgie des
Ftn.ir.es teff hres PhilofiphiSy& iàvanies , 'fteffo fece l' AìllO- je
de V Èducafion Ph^Jique & hlorale dey Ferumes in la. Pai;is 177^. M. di
Voltaire ( daos l' Evììr'é a de Ciiut let fur U IruoeJìe a j^'^ire ) confuca
con .rapioiw le Critiche dì Mo icre ", e di UefpicaTix coarro ic doanc
Savie, c'dicc di Dcfj^ieauxi -cl^e m ve0c Digitized by Google jrm tta^ modèrnr,
e iragH amichr, E**cofa aflat firana , che Cornelio Agi:ip|;)|a^ e M. de
Kou(Ieaii^\9 tutti due uniìormf nel biaGinar le fcienze > e nel modo
Arano di penzar^ , fi liane poi divìlT'^ avendo Agrippa ali'^ eAre*- mo iodate
le donne , e Rouflèan. avendole biafimaie, e per colmo dì coniradizrone ha
voluto poi fmaliirci la Tua Grulla per mo* • dello d' ogni virtù, nella .
Nuuova. £{of. vece di fìt' una (Stira contro le domt^ mtrMt ànn» eonJuUar. ti
Dmaie U più ffìifitofe , , e.favig ddU Corte , e cosi avreSié perfezionate, le fut.
cpei^ ; in vece di aver po/ia in ridicolo una Dama yche itHm' . imparata
f\4J{ronomia, meglio avrebbe fatto d* impa^ rarla e^U JhJfo ^c. Tutta V iftoria
depone la vencra- lione de* popoli del Nord per le donne ( dice il dot- to
Autore* de VHi/loire dés Troubadours, Tom. J, Introd* » doé M. Millot ) I .
Settentrioioali. vedeano in cilè qaalclie cofa 4i ib?iaiiaiano j,.e davaa- loro
una (pecie di culto, ed aiicorìcl*<lt Oracofi , e .una confi- denza
religiofa le facea r^are oott* impoco doUa bellezza* Dice 1' iftelTd Autore ,
che o 6k |ier fona d* imaginazione , o per entufialmo , Ov p€;r movimeoii
cftraordinarj, fono le donne capaci di maffimi pcn2Ìe«> ri , e mirabili
ne' grandi affari , e di configji ipeffi» affai fupcriori a quelli degli Uomini
.Tali caratteiì d rapprcfentarono gli antichi nelle fibi41c, e nelle donne
&tidiche. Plutarco tragli aoticlii fcriffe dell* eccellenza dèlie
donne. Cosi ancora il Bèverovicio knSc.de ex^ €ilUntiafexus fimirtei^ilTcmgB»
iU fiminis eruditis e cosi ancora Giò!wnni"Hctbm,.c.Gio»aom.Hefpetcf
Giovanni Mattei, e Boccaccio fòifléro &Xt\Sm>J^ filnto .
Franceicò Agoftini ci diede il TlUatrum Jlfy^ - lierum LittaMmB^ed.à,Nka^^ V
ìtì^ delle ém uiymzod by Googlc 82 fa (i i) f colle Colite Tue perpetua comr L
••••• w_ dizioni • ' $• 7* Le donne fono ftate Tempre , e firanna curioCflìme
di laper tutto , niente cnflodi del fecreto > poco antiche della pru-
dema.Vrè chi le crede proprie alle fcren- zc , e vi è chi le crede incapaci di
nitro. Gli Uomini però )e hanno Tempre b^afìma- te > e Tempre fono flati
da efle domina- d {i2,y> e da eiB indotti cosi al ben^» co* me fri)
LTotiéirétto ^èt (uppoftà gnùi<!e , ti éloM qnente Rou({^au èra c6ta€ il
Cnaos di Ovidio . In Wìone, che nel (ito (brano , ed elo(|aente Roman^ xte la
NittnelU Heloije fa la defcTiziooe delle Donne 4i"F!KÌgi y dice che in
Europa c(re fanno più male, ■che bencj poi fog^iunge, che il male lo fanno
dagli Uomini urtate y il bene da loro rte(re , che tutto di- pende da elTe , e
che tutto (1 fa per tS!ìc ^ e che la iiile di tutti i libri lo diuiblìra . Che
fi devono intaa- to dimezzare, e che'dil^'fe ti^c^ pafla per novizio» die'«fle
fii^ficamo \li bftbanierìa' e chip (ono- buone -è Jòr di%eil^ Chr cód lente '
parlare il Ronflèait, è lenticò a dirgrtr 'Aimd»\ legete aUx pttius Maifons^ ed
a Bedlam Ur Vbftta £Ioifa. Ba(b defcrivere poche €o(è ài Rouflèav ver aver
dipinti i .'paradodì de' quaU lo fpirfco trmano e capace . Meandro Pope nel
fiio Tht Rape of the Lock ,. o da il riccio rapito ha de- de(crittD il bizarro
carattere che talora nelle Donne incontra, e della loro fantafìa, e dclli loro
vapori * & veda la detta opera t tutto quel Poemetto , (la) Dìile 1
Ariofto Le donne fon venute im, gccelUnja : LTopa YÌnude avi hatma pofto cura :
Si MBe«Mi- fttt . àtféat dt ' go ver^nate perchè fi !iaréb« %iio
émkÈit^&^ésto i't-'ài^m non i capace di Digitized by ^5 me al maje »
ignorami .ban^ cxe^qto , cbe iev donne fìeno fch]a\^e preflb gir Ori^ntalii,. e
cbe Mat^xiiet ie abbia^ efcUire daìia felh* cita ' etema ;. errori nats-da cl|c
non faa lette, ie iftorie Orientali, ^e^ veri4UdASaiuoci' di; ^eiie nazioni. §•
8. Le dònne fon dotate di una vf- vifììina , e fenCbiiilIiai^ fantada >
ed imagi- nativa» onde coldvaodoG 'ii tprp rpirito, fa prodfg ;ìp tiflte le
Gogqizioni » . e r «Icienae *» alle qual^ It rende inetjte la poq^^v-O niente
edticarioDfr^cfaB;.iórO'&^dà nelle^fijenae:» L! F a. edttn governar
dexiict polli • Ma-^fK^ì mafItniÉc è dtftratnl dall' Iftoria aiicica^ e
moderna. Le *Toiiiirì, le Semi- rainidi , le Uidojù , le Cereri , le GiuaoiM ,
le Miner- ve , le Mu(è , Cono o caratteri, o perfonaggi di donne-- (àvie ,
eccellenti , e introduttrici delle fcienze , e delle arti. L* iftoria moderna
parla anche. coAtro il Maza- rioi . La Regina Ifabella nella Calhglia , la
Regia* - Etifalxetta nel? I u^hi (tersa , la Regina Grigia -nella Svezia,, r
Aiigu(li(Ci]ia lÀperairice l)Sa£Ìa .TérepidiAa* Aitia i della qaale 1* Europa
x^aiìgeri ibmpre là .<perdi« ta^ la 4rlork>wGniaCateriM/lt*
Autocnidce deller Buf- ile , cbe e la Minerva del Settentrione ^confiìtano vii
ftn- « daicmo del ]VIazariiM,je ci dinraihano , che le c^onne ' colte,, e
ÙLvici oicàsaaO 'i pià.dii^i pregai deil' Uo- . mo . TralaCciamo di nominar le
inanfienle donne ce* celienti in letteratura , perchè il Catalogo Cvrcbbe in-
finito. Ve ne ha in ogni nazione , e fono aoioiirabilt in ogni fcienza . M. de
la Bf uyerc ne' Tuoi Carattcìi fece r fclogio del carattere delle donne Sa/ie .
La cul- tura de' Franccft cominciò quando Franccfco I. eh a- in^ le Dame aHa
fua Corte . Le dònne han re(à cu> fa la taàoaè de' 'R(Hfi,' ed mcradòne
mofte^tm* unii • ' hxano inctodòn»-!» noka ookM ttOrata ieligio- Bey.ooine
colla daUr*'I(loda EakSaSóa. educazione dunque ce le fa efière tali quali noi le
vediamo 9 e oon come farebbero , 6 potrebbeio edere pio capaci d^ogn'i fcienzà»
e di governare • DelUnate alle cure dome* fliche j ed allontanace dalle (cienze
» come potrebbero efler favie, e governare i popò-»' li ? Imperiamo tra* piani
economici , co' qua- li molte donne favie regolano ie picciole " loro
famiglie^ fj può vedere, che molte di effe fon naie a cofe grandine che ci
danno «fempi d' imelletio fi£iione e di va8e co* * noTcenze* * $. p. Le Satire
Icritte contro le don- ne , e le idee fvantaggiofe , che talufii Poe- ti
rpecialmenie ne hanno fatte , fvanifccwK) , fe fi diitinguono certe donne
viziofe , dalie • altre > che fono modelli di ogni virtù ; fe fi
confiderà» che ipeflb quelle Satire fono caricaiufe poeticlieye derivate dai
deGderio . dff dir paradoffi. Vi fono, è vero delie don* ne peRime , come degli
Uomini • Ma gli • Uomini hanno troppo efagerati i difetti del- le donne, e
tacciuti i propry difeiii . Non è qnefta ia via dì eflTer Gncero . Gii Uomi- ni
avrebbero dovuto bilanciare i beni « ed i mali delle donne » ie loro buone , e
ree , qualità» Ptttiia» a ii danno, che la Società riceve t vedere fe eccede,
ii male come fognano i Satirici , o ii I>ene , come riflet- tono i Sav]
imparziali . Kifulta dall* Illoria Umana > che i capi di opera delle
arti , e delie $QÌ^fXi6 bao lìàti per le doaiìe pro-^ - . . . .dotti • 8j fottìi cfae le donne non fian cosi Tpellb
capad di delitti cosi arroci , e cosi orrendi come gli Uomini , che è coia
facile ad elle il paflare dall'odio all'amore, e dall'amore alTodio; jote
fpello io fpirita di focietà è flato da eilè óiBxb • li Voltaire dice , che i*
autorità che in ogni paefe hai* Uomo fuUe donne, le fà ipfe. oerveUi dipendenti
ed imitatori , ma mai inventrici di novità • Si dee ancora clfervare , che il
propagamento della vera e pura noftra religione Criftiana Cattolica è flato in
molti Regni fortunatamente dalie dome introdotto , onde ia Chieià le chiama
iivore 9 e i'ApoHolo delie Genti nelle Aie ^Ooie. faifle V ^gio della donna
fòrte» cioè Cavia (13). §. I O» Noi abbiamo voluto fare il qua- dro Iflorico di
tutte ie immagini , che fi fono fatte degli Uomini, delle donne, delle padioni
io rapporto alle varie qualità d^U Uomini, e I090 flati «Sociaii , piet
danoflra* • (ij) Nei To.cd IT. Secolò il Cfiftianeflrao fe« fe de progrefTì per
il zelo eh' ebbero di farlo promo- "r^* ^^'^ » ^ P'c- Una fofeUa degl'Im-
j^lf^ . maritata a un Principe di iMttfcofm diiàmatò Fòlodimer^ lo fece
convertire. lA mpgUe ^ Mldliao, Duoi «li Polonia ^Bw»'?l manto . Geli I Sal^^
riceverano àrtcora U ▼era relr^ioiie . Così GH«lb (bt^tla delT liDMrfteòxé
Errico ir. conferii tt Tuo fflatf»; Rè\4*UndleHti nell* ufiaecimo fecolo, e
6&A È$aàik «l-alae aazfibot;' SI' uè - , re, che il ben giudicate d!
taH cofe, tutto dipende dal ben penzare , e quando ben fi' penza e fi ragiona
fuirillorìa dell' Uoma, e Osé p^flioni ia rapporto air età , climi , luoghi ^
tempi , come fi è dà nof .acoem^ to , .allòril;fi <pòtfà a^oiflaré la ma
e ^ra^ gionata élókfùBcmsL, delia v^uate Ihvekò ftmi è la Filofofia^e la
conorcettàa .dieV^radi4tf penzare delle .naziooi .( ^ • i.; .. .1 .•« tw) '1^ ^ ao^joiim'rìaii^^
JlinoftEato , una veni} e ragionata no , de' ùu^<atìfitgAf
iììfn& ','opìtà9ni'>;infciinazioni« e cmtteri « opfe -tutte ch^
a, oKud ^nerì di . dottrine fonò ai^nefle , & còncàievàte , cbraé .u-<è
alccì^ da' ofiTervato ; rifulta- ^tidr Óit h initèzìonr, che fi éàà^ no per
apprendere 1* artcf dfclJa vera eloquenza (bnò *" tauro più, o meno
perfexto- , quanto più, o meQO i& eflc fi diinoftra'ia via di pervenire
alle cognizioni, che fi richieciono a (^ella vera eloquenza , la quale, £è- ,
condo le circoftanae, che poimo occorrere , dee parla* rerati' .Uomf»;^-|BtQef
l^ nmnU .dittali ì uttf i , dì tatti . i'Tupglii , <^ictutGe 'i^ -cri y.
^ tfSai <gli ratobnl) « finias^oni l{o -(cìj^^ <^ Ji^fb^q^H.. 'Ma
in ' molte IniRDv zioni di^ lS(o^en^ ^ nQi|-.Ìi v/è pr^ altra attica , fé noie
di ri^flriflì^re . i "eloqaemv al ^olo Foro , ed al folo PulpvD rmaigdpphé
la vera' ^idea» 'che dee averti «dein. eloaucnza e quella di dpver
'Cotti^rendere - ogni fpecicr^ di (iircorro> e raziocinio, che iiì
eiprime(Ie o colla vo-*' ce, o in ifc ritto j o fi^ in vetib, 0 in pro(à, in
qua*- lunque modo , £^ 04 lu»: pìd .v<Uie ^diiQdwcàtQu ìa quell'opera. Confequcnic
delle cofc anfidetu in rappom ' I » • • » LE varie oflerviaiioni fopra i varj
corta- mi degli Uomini , e fulle varie nazio*- hi, fono alìii aiU vera
eloquenza pecelFarie^ giacctiè ogni nazione ha il fuo (Ule diverfo, che fi
modifica poi dìverfamente negl' indi* «idui , fecondo fé loro ii&iinazioni
, teinpf ^ età éc Due , o tre fedo» bafia'no a far mu- tare il gurto delle
Sifìi , 9 deUè fwnz^ ip una nazione F 4 j. a. afeUe divenc aaaioiu ,
ffienilmcmc u xapfocto au 88 . §• 2. Quefle mutazioni lì ponno ve- dere
paragonando lutf i capi di opera deli*, antica eloquenza Poetica , e Profaka j
e dd* la moderna. Omero, Virgilio, Lucano Si* Jió italico , Taflò, Milipa ,
Voliaw&^^anno tmti ferino Poemi Epici , mamtti tli guflo ;di*'er(b • L*
iileflè gradoazioni fi ponno di - molirare in ogni nazione in lutti gli Autori
di ogni Genere di eloquenza drammatica » Fiiclotka , didattica • Ogni Secolo ha
il fuo gnflo particolare • La conolcenza dunque de* tempi ,(-dQc la Cionoiogia,
e la fODofceiisa degli avveniroenu>clie iofiuifcono iielle mu- tazioni del
guflo in varj fecoli , dot V Ifl6« ria Filofcfica , fono conofcenze
iodiljpenzabi- li alia vera eloquenza. §• 3. Più neceffaria è la conofoenta del
carattere -e coflumi de* pqpoli . Cfaì noo riflette alle varietà de* coflumi
de^ popoli» e maniera di penzare de* medeCmi » fi me- ra vigliéri rémpf;e' d^
varj guAi de* 4ne^e6- mi nelle arti , è fcienze , niente riflettei^ do (2) 4
lofae tal varietà è dipendente da ^loquema Pmca, e Profaica, alla Pittura, che
è un'eloquenza muta , ha fcriito eccellentemente il Sig. Abate Boi nelle fue
Ktfi<xions Critiques fur U Pocfu , ^ fur U P tinture Tom. IL SeU. Xlll.
dm all' ultimo di detto tomo , nel quale eccellentemente » fviluppa i collumi
delle nazioni in rapporto alle fcicn- • ze nelle varie loro eti,ele caule » che
vi haooo con- tribuito* . , . tx. . 'A • ■ ^ l2Ì Si ùm w. tsigliorì Seànm
modenuf Ace ^9 r ni particcJad JR^ quelle iiazioni « Se dò fuflè
a>nnderato '^ doq 6 farebbero fatte tante quefik>nc fulla
preiriinenza di una fio* ^ua , fopra le aVe^ Tulio Ililie^laPoefia » la JMuGca
ec» di vn^ nazione {^) « cofe nellò ' ' quali il Voltaire nel difcorfo fur Us
dlfferens £outs ies Peuples ) n carattere della loro nazione, ancnc a tra-
-vcrfo deir imitazione degli antichi , I loro frutti , ed -i loro fiori , (bno
rifcaldati , e maturati dall' iflefTo So« le , ma dal terreno » the gli oucrKce
ricevono raporì, •tolori , e fermé divelle • Voi tonofoerece vi* Italiano^ «n
Fianceiè » aD*iogte(è» uno Spagnuolo al *fiKil' ftllé^ «Come alla deUnenidne
del iuo volto , alla Tua pronnn* cia^ al *fuo tratto . La dolcez/a della lingua
Italiana fi è naoundata agli Amori dì efTa lingua . La ^mpa ideile j»arole , (e
metafore, nno ftiie hiae(bro, mi (èm- i>ra in generale, il carattere
degli Scrittori Spagnuoli. La fofza , l'energia ,1* arditezza Tono particolari
agi* Inglefi , che amano fopra tutto le allegorie, ed i j)ara<-"
goni. I Franc«fi hanno per eflì la chiarezza , 1 Ele-^ ganza , ma fembra loro
gigantefca , e moftruofa la ga-^ gliardia degl* Higl^fi t moUe la dolcezza
ItaliainaiS CofI d Voiniic H graii avrebbe porato òffimse*. che tali generici
caraneii delle nazioni ricevono infi-*. ime eomCinazioniy variazioni » ed
alterazioni lecondo i -varj in'dividiu» varie «td> varie e4ttcaaidni
lettèfarìet tarj temperamenti 'ec (j) Siccome ogni Uomo , ed ogiii individuo
nella Republica Letteraria cerca éfàltare le arti , e (cienze da lui nudiate ,
cosi moiri cercano biafimare quelle che non hanno Mudiate . Quale pailionc fia
di ciò la caiilale. Io diranno i Filofofi . Ma fi vede an- cora, che TiftelTa
gelofia corre colle nationi, ognuna delle ^uali riguarda T altra con difprezzo
o con deri?*- fione, o con biafimo^ ond'è cbe altro non fi fii» an«» (die da
buona pane dc'vdotriy-iè ani fncttonaie ^aal' Digitized by Google 9^ quali le
nazioni G deridono le une colle al« uc» aaaodocchè dovrebbéco badare piuttoQo a
perfezionare il loro buon "gufto particola- ' IP , caaH^iààm derivate
dalle oUervaziooi M bdoo gufiò ijbmuiie (^) • oazione abbia le migliori leggi ,
quale Ha piti cultai ifi aual paeCè fi parli la lingua migliore . Se la liogiia
Italiaiìa ibi da' psefiiniii iUa Fnincefe, alPlnfildè» alto Tedeica » o ié
quelle a qbefla' * Qual Bastone àlibto naggior buon giuka • Sì è giunto a
quedionare fià . iìil metodo del cucinate , fé debba eifere all' lii^lele ,|
aUa France&y alla Spagi^^oU» alla Tedefca; e uCoòq dette molte inezie
prò Ù cantra • Taluni haono'per iflituto di biafimarc Tempre fe cofe della loro
nazione^ ed altri all' oppodo vorrebbero annichilite , e biaiìtiìàte tutte le
cofe cftere. Una Càvia nazione, un Savio Fi- lolofo biafìmerà tutto il
biafimevole nella Tua nazione, e nelle altre , e loderà tutto il lodevole in
ogni paé- iè^ e facendo un ragàonato [calcolo del lodevole , e biafinie?dlè in
éani aima « penserà a rtf>cniace » mir olioìMa» o pexieziópaie il bqon
gùfto ^ é qiièH^ de' fool Coocitcaqìóiy e gioverà' alla lua nazionia» alle fi»
arti , alle ftte kieott » lenza biafimarè k alùé popolazioni ma tutte
illuminandole. U) Direi io agl'Italiani : In vece di cònt'raÀa* re full'
eccellenza della. lingua Italiana , mìglióratetà^ ed arricchitela quanto
potete, e fapetc . Invéce di que- iìionare fe l'Ariofto lia da preferiilì al
Taflo , ve- dete di imitare quello , e quedo , ed arricchir la lingua* Invece
di queAionare fui a Mufìca Francefe, ed Italia* oa 9 migliorate la voHra MuHca
(guanto più potete* llleoo dupttte, e pid cóle , e più azione* menò coni*
iiiencat)\ m^no giudizj, menò diflettazìònt » meno' Di» «onarji
óieno^iitituzioni.ed eleménti di (ciensé^e piilf epece ottgìiHdl^ (ode ed mili
• A coloro dSe Tlcùbe^i □'gitized by Google 4* Dà ^qtiatitb G è tfeteo Ibtfta
la Jiecèflità éi4ó9ttR fàre fetit tifledjoni fii^ ^a. ^ cajfatfeii , e
<2dUiini degli' Uòuiiììi , ^ delie loco iiifimté ,^ é divèclb ^tfaiità ,
tìCuU :ù V^itme ireini , .<lie cotoi farà il più gran Tilofofo^ ed il
più grande eloquente^ il quale uieglio avr^ faputo con <:rktca co»
nofcere le varietà intellettuali , le varicdl Filkhe , e le vaitietà poMdkt
4Ìe\V Uómoù Vedrà quindi , fé gT ig^isanti foilD laloia ciechi ceni Savj ces^an
talora di più a(> xìccarG traile tenebre delle aftcure rifleflionr, e
fiflemi ofciiri • Oflèrvafi da taluni tal* abu- fo delle faenze e dell'
eloqtienza , ed ìq vece di tentare di fvellere , e fmaiclìerare 4ai' 4ibiiib 9
veq^o ^ iroiec tentare di • . -nDd'i'tooàinà.^ «cf clié *1cllafió :i 4ucic6l ,
é ^ • di' , perché vitost ncbttimdò Vitgilio , e da^ //•i^ -porckè Ornerò
'eÓÉiiii|;io> > 4iici .«^negHo ^<ve(^te idi - pc^ienfre a
<l|piagere, a 'ieatire, come (encivano , di- ^ingcaiio, e ragionavano
Omero , e Virgilio, Se g^^ -antiquari 'fìudialTero le aniiclmà , per farne tn
parago- ér tòIFc cofc moderne, e per prendere da* moderni, e dagli antichi
quanto soDduce à migliorar i'Uoin<y> Morale, l'Uomo Civile, rUoioo
fcieQti£co,e la oa-. zjope, .allora i loro Audj (arébbeto unii, x ^daUe anti*
duia il :rìca»eiefibé' ( àéaSt' <dar uà' bel^ qfta4io } ^ledè * '
gnénziom dell' itinaiio inteUetto , H vcfo ittant tlèP migKorare le colè
rnoibe» e dallo Audio moden% *i vedrebbe , come eili «oderiu d.liaQno
migliorati, b'omi pacola: Si è oK^to peraato, fi è molto i 4 Aruggere le
Icrenze , e P arti , come volea il KoufTeau • Ecco gli eccedi degli etìrerr.ì.
Taluni Savj han voluto togliere gli errori del popolo , folli tuendovi i loro .
Son poi venuti altri Letterati a biafiinare é a voler togliere tutte le fcfenze
• Un vero Savio troverà oeir iflorla delle varietà intellettuali di quefli .
Autori ' P ifloria di t(:li Hranezze delle quali conofcerà tanto più V origine
guanto più fapià le caufe occaiìonalr di tali Opinioni , e tanto più faprà tali
caufe , quan- to più conofcerà i varj coftuoii delie varie dadi degli Uomini ,
clie compongono le due divifioni generali . degP ignoranti, e de* favj ; . fi
conTiderano gli Uomini fn rap« porto del loro intelletto • Intanto in certi co«
flami , ed ufi di quefte due clsfTl vi fono due fonti di errori . II popolo non
vuole per lo più ragionare , fe non per ufo , e full' efempio altrui , e mai fi
rimuove /fe non a fìento^ e dopo gran tempo dalle fue» idee • li fayio fi crede
eflb foto nato a n* gfonare » e ad illuminare gii altri , fi fida ilc^ fiioi.
raziocini , fi offina in efii , forma fifiemr , fi fdegna fe è contradetio , ed
erra così affai più dello flolio . Si avrebbero dun- que a fcriver libri non
folo fugli errori e . pregiudizi pppolart , mj» ancora fugli ^rori d^! Savj.. .
*• • * * •••• 4>. •> w De’fonti
dell’eloquenza in par ticolarcy; o fia deli* Invenzione • c'A p 0 I. : DM idee
^ ed errori che da quello deritkm . j^^j^^^ Eloquenza efprime Tidee, ed i Lj)
raziocini, e le cofe. Dunque «i fonti dei^inveriiiohe deir eioqtienf- j^g, za
fono- j-fontt deiP idvehzìòne ^SfU^IS* Logica e gir errori delle idee circa le
cofe , (ì tramandano alle parole ; e dalie faife idee .dej:iv9no non (oìo i
faKì giudizj , ma la fai fa eloquenza ,
die con Glie appunto mI faieÌQcinio. Si c detio dft* J^ìdi y jshff f noùiì emrì
, e te iora »vO fopp nor^ q^ifim ài noi; o (900 |j|fi ' fi'.ecfovi neWMtev.;»
01049 jdi 'oomlii^i n^ìCy e giadkanìey p o^ye^cònfegueRie^ ò pai modo di
cc>mnìuni care agli altri tal r con« iì^uenze per. mezio^ delia parola ,
onde oar fcono gli errori delia parola , gir errori dèl- ie idee« errorr dé^
fenfì^ gli errori delie pafljonr/gli 05^: de^plcgill^iz^ , errocì' laziocinio,-
Chi vuole fooprrre* i veri fonu dè)r'^fuenza> dovrà pria s^o^i^ f^) tori
, e poi dar adito alle verità , jjrdinarle , diTporle , e communicarie ad aiiri
0-. £cco il tpe^odp pec pi^pzai^ per Iksv QueQo metodo'^ hxijpara daita^ Logicà
e' dalia Q€OIlletri^>^ e 1109^ da aljijre fci«n|p, e Il dèe .^ioorrertk
/ià* mtj^pori I^ici^^ ed a* Biiglioii: Geometri' (i)v (1) Degli errori de'
(enfi, e defla fantafia'iiiano lia meglio (critto dei Malebranche . Locke ha
trattato degli errori dell* intellètto, e delie fue facoltà* Gli er- rori delle
parole fono ftati dcfcriiti dal Clerico nell' Arte Critica , e da Locke . Ma
dopo tanti libri fagli errori dell' uomo .dee paiTarfì a quei libri che
iulègnano l'arte di evitar gli errori, e fortificar l' intelletto . Qual* c T
ori- gine* degli errori? L' ufo di ragionare di cofe fenza ptedfiooé d'idee, o
con idee vaghe, on4e eli erroci dUe idet Ibno pdEm'oellè panSs; Qati fibii,
tatti origini 6itwi- f \ uiyiiized by Google -4 9r f. 2. Noi cntraremo in
Meiafifiche dir ^ute fulla natura degli errori , e fuUa natu- ra dei vero. Ci
batti ^di enervare, che fi chiama errore; una conofòenza faira , duB fi abbia
per vera , o nna vera che fi abbia pej falfa» Uf) mal^ die fi tenga per bene ^o
un bene per male , in una parola ogni giudizio raifo , ogni falfa idea è un
errore . L' igno- ranza differifce dall'errore, perchè T igno- ranza è la.
flato privativo di deficienza di cognizione», p ge|iè|:àie^ o particjolarej
fet* zpre è una cogoizione afiurda» Ogni errore è un giudizio fàìfo,c le capCAi
dl?r^fi giu^ dizj Tqd caurali d^gìi errori , e gli errori poDOO occorrere in
tutte le parti delle ope* razioni dell' intelletto , cioè nei r origine dd« le
idee, ne' raziocini , ne' giudizj , nelle confc; fltl lizar errori, (eoa
guarircene* Si veda CMÙiét Effoy ^4>rigin.des Coni Hmmkin. PaR.ÌL'
Sedali. G&ap?'L IL t n Ottesn il Sig. de CottdiUac olie i Filofofi,,
cKe hanno ranco (bricco fuélt enort de' Gfoii^ 'deUpi fàncafia, delle pa/Boni,
avrebbero meglio fàcco a ba- dar meno a tali decifìoni; ed aflài pid a
f/»ryifif^r t'tn* tclletto, e la fua coftituzione, come fa un buon Me* ^Ico ,
che cura piurrollo il compleflo di un ammala» debole con fortitìcarne il
cemperamento , che con cu- ^^i varj fìntomi . V unica origine degli errori ,
dice il^Sjgnor de Condillac, che fia Tufo acquiftato di ra- gionar fiiUe (eoa
di averne idee precife, anzi .C9a idfe o(cim, -e<l mdeqaate, dalle quali
poi è ot- to 1 abnio d^. i»ip%, c]>*. è idadvp all' abnlb delie 9S lizar
ridee c Te foro engioi , con Ken^^on* dinaro , é £eii difporre con metodo ì
laziò*' cinj» E perchè i fonti delle noHre idee fono o i* intima conofceiiza di
noi fìelH , o i fen- fi , o 1* altrui teftimonianze , che fi riducono- ancora-
a' fenfi; Per analizare il noflro iotei- ktto , e vedere fé idee interne fieno
, p no^ adequate ^ conduce la Logica^ e Ur Me- tafifica; per i Ibnftj, e loro
errori^ m fl^ fcuoprono dalia Fidca^, e dall' Htori'a naru* rale delle
fenfazioni ; e per gli errori che nafcono dalle teflimonianze c* ilTruifce la
Cri- tica ». niioria ^ l'arte di ben capire , e bea* interpretare tali
teflimonianze» il modo con cui fono dette, o fcrìtte» come, dòve^ dli chi ,
percBè cr vengano , il pefo , che deb^ Bon &re a noi j ed agir altri le
confegoefi- ze , la qualità , ì coftumì , la fcfenza , la nazione , gli fludj ,
l'indòle di chi ci tra- manda tali tedìmonianze, ed il pefo di laìh aatorìtà
umane . $.4^ Le Autorrtà (onOjer.divrBe, .o mane • DeiP amorità divina parbno i
Teo- Ibgi,ed appartiene 1* autorità divina^ aH'lAo* ria Sacra, alla Religione,
all'eloquenza Sa- cra. L'autorità umana^ appartiene airifloria umana , all'
eloquenza profana , ed al foro , Ci fi tramanda tal' autorità, da' libri , e
> dalie telUmonianze de' dotti V idee . Sf vech Canditile EJfajr fur P
origin des Connoif* jcncu himAìnts P; Ih Se^ Ih Chap. i- & x*^
Digitized by Google 97 CAP a IL • Bàr autorità umana de lib^i ,, g^ ddU^
u^imomanifi^ é AoBoriti Oman»' ^peoìe- iil confenfo , o didènfo dedotti, e
degli Amori. Per bea giudicare full' autorità umana , olire i •lequifiti
interni di un inieileiio favio , pur- gato di errori, iilu minata , fi richiede
una perfetta fcienza , ed efame dell' opimom , e de libri di. quei
datti^.de'qijaU G viiole ri* «uture r autorità, ò ricevere Si dee entra- M neHa
liiigu»., ne* giudfrfh, ne* penzicri, jàmOsmc , nelle qualr era T Autore «ne
filriue , o parlò j fi devono fàpere le c^ufe occafionaii, che r indulfero a
così feri- ' ^f®, > ed a cosi parlare ^ ilUbria , 1^. aotl- chrta , ì
coltami , le leggr , la religione di quel!' Autore , ed i rapportr che egli
ebbe contemppr^Q^ ^ Ja maniera ^ colla quale Xm^U^ fi ' * fi fvi. t J8 fi Ariluppaiaiio
le fiie idee ^ e P lOoria de^ progreui ddb conofoenze delP Autore , la itia
educazione Fifìca^e Letteraria. Deefar- fi in fomma un' efame analitico di
tinte le cìrcollanze in cui era chi feri (Te pria di fcri^ vere, e quando
fcriHe . Decfì leggeiK il li- bro metcendon il Lettore^ per q^uamo piiY pop^
neh' idee deli^ Autore ^ e legeodo ii iibco » non già per impalare » ma per
^udicarlo » e chiamarla ad cTame • Ma ia^gna nelle Scuole la vera arte di cosi
leggere , di cosi capire, di cosi giudicare de'libri (r)? Inve- ce di
quell'arte, s* iafe|[Q& l'arte di noaca.'» pirgli pec lo più % Cototo ctc fcrivono le vite degli Atiton\
invece ai deicriverci i facci Idorici de* viaggi dello Scrittore ,,dclle fiic
Cofc doracRiche, 1* epoca de 'tempi, 'ric*quali publicarono taluni i loro
libri, le loro malattfe, i loro tettamentì , i loro motti ec. , f^irebbero
afTai me- -glio di darci un'analid ragionata de' loro libri y e un» .iftoria
Filofofica dello fviluppo delie loro idee , fiftemi, penzierii e tutte le caule
occaflonali, che hanno inHui- t6 nella maniera del loto peoMce». t i^l loro
feri vere. Co^ Olà 6 ofiiebbttO' ^ Anton , e cod 6 ambke rifiorì» Crìtica, e
ngìoMia de' progress dcUtfitteMW» •e -chi Icfi^ ricaverebbe- infinito utile
dagli Aiuori de* .quali fi ndlitarebbe aflai riatelligenza > e (1
aprirebbe >aib campo* al ben peokale • Nelle Scuole poi fi cre- de pei^
lo pìd , che r iittetligenza della lingua LàtiAa 'Greca^ lodàna, Francefe »
Inglefe ec. ila quella, che ti fa capir gli Autori , e fi confuma il tempo
tutto .nelle lingue. Ma le lingue dipendono dall'idee, ne fi |>onno ben
capir le parole fenza CÉofr T idee • ISiU s* infègua il meiodo da apir i'idte
da'Ftloiog^y DigitLzed by Google 5> ^ 2^ Bifogna fiper conèleete i veci
dbttr da* falli) anaiìzandì>' te operazioni intei- kttuali degli Autori
, efainiiiando gir iludj da efll falli, IMfbria delle loro opinioni , e come e
quanto in elle abbiano- ie cauie oc* caGonaii influito; e (1 dévono iegere^ e
(ce- giiere gli Autori i più . dotti , rpiù^ iavj f più grandi, i pl&/
utili, cioè quelli ohe reo- dono migliore V Uòmo- rei igiofo , P Uomo morale,
l'Uomo Fifico, e l'Uomo fociale; ma tutti queQt libri fi devonoAiegjsre medi*
tftndo , e ragionando • . I, 5» Ttiiti gli Autori non irpiiati da Dia ^ e non
JHooiinati daUa. rivelazione y G potEòQo ingannare ne' &tci ^^e ne'
raziocHiK» ù per i pregmcfoti (y per Brevità^di meii^ , o per' una niente
troppa (bfifUca ^ a per dafiicità foverchìa d' ingegno , o per lentez- za del
medcfimo, o per malizia, o per pre- giudizii di educazione letteraria , o per
lo ìpfrito di fìfleml • Circa iet>pinioni. poi della- imititaditie fi
deè (empie rìnetteré, quale fia là loro origine , e lo (lato di quella moki-
fudinev che ha -tali* optoiohi ricevute , e-di- ▼olgate. Se quella è una
moltitudine di dot- ti , .fi dèvono in particolare riftettere i re- 'qinCti, e
qualità di que* dotti, lalorofcien- 2a M probità ^ .raziocinb , i loro lìai ,
.ie cir« coftànze tutte . Se por (I tratta di unar mol- ^udiné di popolò^}
bifpj^si e(àmiaare.*opo(i« niloieQte i gpdi del pensare > le Idee^ , la
^Ubltta^abaibarie^ di quel pppolo» diquel- Ì8| nprioni. , fefapre «naJizaQdo Io
rpiriio , e le onginijiii.iquì^ie v<K5l.,.,<)i que' rumori, ' di
quciraiU9rità;4cIrVolgo. In.tali cìrcoflao* ze hi fogna Capere i varii.
fenomeòi delle .paf» fjonì lunane , e come ^Te operano ne' varii tempi y ne'
varii individui , c nelle varie età, pi^ varii ..cliqiii ecr £ccp dunque quanto
ci j^ie per giud^ai^i bene,, deli', auiorità Uii^a-. ÌP de', libri ^ 'e per ben
capirgli. . . « . §. 4. Qiianc^ .-verità , i' evidenza , la ragione
abancjkxianó; i più grand* Uomini , ed i loro libri , dobbiamo afiche poi
abbaia .donare tali libri , o leggergli con precauzìo- •DC >
pC"" inciampare in tali errori , o p^r copofcergli i detti errori , o
per confu- * largir , |alpi» il quadra, degli alirui «rroiì ferte nob poco ad
idriiirci ^ Con que^ tìé brcvcn2f0ni.fi devono leggere tutti i libri cclf
amicbe Filófofiè prbÈijc , e buoiia par* /te di quei moderni PifefoR, elle
fifonoabu- faii del nome della Filofolia per far delirare ,f umano intelletto ,
e per illrappare dalle mani degli Uomini le verità le più utili dei-
jivelaaùione • ton fimili . precauzioni fi •d^von .leggere i ^bri.. delle*
antiche lllori^ fiiSÉMe-, « *Ue «odtttte (i). Si dee giu^ * ' , • • • «i -- ' *
T . . '* c. • • ' Chi non sa .leggere rag^ionando, e..cliÌ.^Ott leffffc con
precauzione, non dftvre^jbc Jcggc» «Ul». li- bro, e molto meno i libri pcnool«a
, edcrrèiHIb giaC; .che legeciKiogU, pi*^<?r>Ìt bcj c £ poi V
^rofi.Mc«> » 8^»^* » « * rcii* d by Google dfeari» aeTIfM' l è ^ffiakà
de* grand* Uomini, e dì ognuno, (en^a badare aggran- dì nomi degli Autori, o
airofcurità Socia- le di efiì , ma atiendendo uoicameute ^is cofc. ' ^ : J»7jf«
M. Rouflèau Ex-gtcncurfno efcFa-* ma » acre!iDiente nel fuo EaSio*: Qimì / utt*
jowrs in Innrìifi QueBé filtel epàh nimdéi ciamazione -contro' I libri , ina al folìto tetigiÒne , porterebbero la
perpetua mina' dell* Uomo * Con faviezza duncjuc , e per bene (bmtno dell' Uomo
^ciemificp, .deli' UoaiQ r»loral€^^^..cleir Uoino religiolb 1^ noftra Santa
Chieià Cattolico-xoipaoa vieu ftaCo del- la lettura «li" eerti* libri a
oer^ perlboe , e 'nòn conoéiL èc hcoìxì'di leggergli, (e ttón dopo l'elaine di
aM»t« te-circoflàitte, e lequiiiii . Ad un fanciuIlQ incoaiide* fati»
iì.doeiifroibiro^ l' ufo dalla fpada* A ciù uo» fifa ircgolars 9. e pùù (à iàr'
uCo dei i^io incclletto , viep la Ivgi^e, e C09 ragione lallontana dalle cau^i
die po- trebbero renderlo pravo, ed infelice. ^ Dice che i libri ci fanno confuinarc il tem-
po, ci rendono inutili a noi, ed agli altri, che c* im- palano pregiudizi J ,
ci fduuo vedere cogli occhi altrui, ci fauno pcttler di viltà il Mondo , che i
libri fono in- finiti, là icelta diiSìc lc, che vuoici piti (cienza per ca-
pirgli , e Capergli , che per avere le cacamoni in 'efli coniemites cito ifS»n
hnods «nibnó' {KH&ì, orariflitn^' dm rìdocopo a vana pooipa , che d
fiume aflìird^ nel ponzare : Taiui rofìfmi quante idee, e <juante pa-]
rok ha dette il Hoiifleau circa i libri io vàrie (he ope« re. Egli che.biaiiaia
canto i libri, non avrebbe dovu- to fcrivcr' tanto . Ecro la' prima
contradizionc . 2. Ne* l.-bri del RoufTcau vi Cono , o nò i difetti , che
biafì- nia , negli altri libri < Scrive egli libri per condannar 1* iiTo
de' li^ri • & £uò dsu^ ^atiiìuo maggiore ? Con I 102 di tale Autore non
dìftingue il buon' u(b dalParxifo e s* inganna in modo, che i veri Savii in luì
veggono un' infelice Sofifla, che agir ccdìì de^poco avveduti ièmbra un ^ran
FiIoib£d i ed avrebbe detto l)ene ii RoM& * ^'inl lorica poi ard^ce
di'iàvellate ^ mm Mt^»^ giontrì &'libn., rena 6ìtt i beni » die daMibri
fow) derivati , e derivano } Come conièrvarfi le cono(cenae acìli iènza libri»
come tramandarfi a'pofteri ? Si devo- no p.ì xijBXtxni fingi a2ian;enti agi*
inventori de* libri , a* I. fé t valori .delle xoiè utili • .£m -dmi^ npitpQQB
d KoiilTeau . • ' (4) Qual Filofbffa è mai quella di aver (èmpre la mira di
ani:)cnraic la Socieù, e di ridurci allo fta- 10 b'ii:ale , c felvaggio , del
quale tanto il RoulTtau iémprc e (alta i vantaggi ì Qual Filofofia può efler
niat 11 ofaiiniar le fcieìize, Je arti, i libri, la^oolimaf Un»» ice ^oi r
ìrraziocinio alT empietà quando dal 6x0 Vi* cario . Savoiardo ^ «leclamarè
coMro li melnmie^ die è V noica ba^ ddl' mnaca iblicil^ , c^ndo fedi nettcr
fuoco alle Citù , contro le qtiaii efclana., «uando .ci dipinge le Capitali
conìe (èdi di vizii , e di abominabùòni • Dunque per lui le fole Telve , le
iòle <ìere fono (àvie, e felici? Ecco quelli che fi fmaltifco-. no per
gran Filofofì , e per granai Savii ! Ecco le rtol» te guide che T incauta
giover m del fccolo fccglie ! Ec* co la Logica de* Sofìfli che hanno
irr.Ibcrara la ban- diera cel Dcifmol E* certan^ente una òcnienza, e pal- aia
atroce il biàfìmare le fcienzc , le arti , i libri , la religione , la
S<>cietà , le Cit:i Capitali , la cultuia , e icriverè intanto
iilri, e trànati di edncidofla, Emtlv^ Contratti Sociali, e -volere
fconvolgete, -è dlioooaie le l>ari le pili falde deO^ umana felicita • £
pur fi le^e> e ii loda cai* Aotpre da molti cernili epikttici , che
^^"^^ rimettere , e che beeao quanto lor Cota^ «almftia di tcIcao Ja
ibfitici elo^pengee di ni ÌUuma-. feau ,
fe 'A male , che dìfk delle fcienze , e de* libri , l'uve (Te detto de^ fuoi
libri , e del« le Tue fciepie^ delle qvuili ha £itto tanto abu- (q , fptto
preteOo di 6r guerre al vizio , e dv tAwpo alle virtq . Cosi firn molti , a* quali r incauta
giovea(Ù «I ^(^0 b^ dato il ^iere trateftito Ja Filofofo, in alcaite e^^ionì M
£ cui €oHtfiUt9 SctiéU a ^tit una Lettera , nella aliale egli chifHVi le belve
fi0i -m^fin^ii « < ^i<MMmt Owr ut^'Kiutan^ , p tinaocit «Ila
Societl Civile. Non ^ vergognano i pietefi Filofofi di tal Logica ? {5) Se
tiiuno avefl^ fcrittti libri, come il RouT- fean avM&ibe «gli tmpai'ate
le Scienze» Come egli ar- cebbe potuto TPPtf* fcxxftxtì Come acquiflare idee
tan- fo ftrane? Egli colla mafchera finca di voler far guer- ra al vizio, cerca
da per tutto introdurlo . Il fuo Emi- lio tende a darci un'educazione ferina, e
non fociale. Il fuo contratto Sociale contiene mille afTurilili ^ fino a volere
attaccare il Criftiancfimo , che è 1* unica baie ilelj? feliciti Social tncbe
coiifi<{ei«l» ièW ÌArapporio et Mmido» e alla Società. Nei Rohmweo della
Noveilg mMk i ffcue ^ omo ptd eonlottQ m trionfo, ^ più matcbeiat» ^ot» la
^'rllà 4elle viit^ « come è iMK>. Ma peggiore Fikili»fia te(picano tutte
k al- tre fuc opere,! difcorfi «oatro le tóenie>e le lettere, «le
diflcrtazioni . E' Itato pcoilotio tal* Autore per dimo- ^rarel a ^ual* akp
grado poflkno condurfì dal cervello umano le ftravaganze , e la follia . Mai ad
abbaOanza il ponno riferire le fue contradizioni. Scrive drammi, c biafima le
Comedie . Vitupera le arti, e le Città, « Vive nelle Città, e feriva Diziooaiii
4iMnÌk»:> e coglie erbe nelle montagne facendo ilaBotUMCO, fmfi A hifu
Mot^i/t^ ^éUa òa/ék . A«CMmÌt làcclieftye^ Aeorolge le proprie , e ralfrai idee
9 erramele X04 6. £*accaduto alisrfimatori delie Sà» te e de) iibii ^ che Topo
inciampati in mn più grandi fnvece di correggerci da viifi mi* nori , onde un
Savio dovrebbe chiamare ftol- ti quei Fiiofort, de' quali può ditfi dum l'i-
tam fluid vitia , m contraria currunt ed
ORAZIO (vedasi) avrebbe chiamato Rouflèatt LabiOiiM Hifanior. Vi sono è vero
molti abafi àf? libri, ina gli abuft sono inreparabUi "daile co« fe limane
. Vi dita un Savto : I buoni , i fav j libri fcn pocbi , cercate i pochi ,
capi- ttpii bri. e , efcminatfcgli ; e ributtate luiii t iiUi cbe iion tendono
V Uomo più feiicc j' più dotto , più utile a fe > al Sovrano , alla
Patria « alia Jleli^pone . ^ Sono da biafi- Tiphonéo per aver ben degno luogo
oell' Iftoria de^ •Ittfc oicàeini Filolòfi erranti • Crcdoa olmi die fi| un
grutt peniance • JUa . le lue opere ad ogni pagina •d'.mrArao '1* oppoflo • Non
capì , che riducendoiì gli Lcun ni nelle leJve , k felve <ii9errebbeto
Cicti^ com^ laccadde -nelle -prime «riginijche non ii paò vivere ièo* -aa arti
, religione , (cienae ce. {€) liorat, Sctyr, tibr. i« iéU^u JL, pirfm 2^ (7;
Ja:m Satyr, Hi. v 85. (81 Anricamcntc i Xhù erano rari , e migliori, Ogjri ccOa
affai p:ù il comprare una gallina, che un* Ctìzìo , un Vugu:o. Ognuno ftampa, e
vende i (uoi '•pena:eri nella forma io jfó/. » in S. » in 4* : Gli um ( ^ce
i'Jlnioie das Jàii^ues .dMtAmuB DiaL 2% . ) ICS , uakù gli sbnG 4ea>ìi,
Dòori libri i Moia volumi in folio fopra certe inutili antichiiàt e medaglie ,
infiniti Tcritti de pugna DoS^ rum , moltUOme opere ài controverfie Fiio-
fotiche , fono cofe inutili ; «la i libri , che' ci fcoprono i'Klorìa delle
arti, e delie /cicn« ze , quelli die ci mcArano le kggi di un irero , fodo , e
vamaggiofo tiiile » quei che ci conducono alla temporale -ed ali* eterne
leiidfà , fono libri «tiliflunr , ^ ioderoiifllmi; ena fono mutili poi tanti
eflratii , con^endii. Dizionari! , ne' quali fi ripete T itnmenfa ed ^-erudita
noja di ccmpiiare quanto 0 è fcover* io, criticato, errato nelle Icienze ed
artij è -coti ciefte ii MoiK)poiio nella Republica J>|. terarìa , e le
incertezze nella foeba-^fe'Ubri^ Quelli ^bufi Ji.dombbeiofGQprìie^^Don già
jUafimarC i libri , e )e fcienae «utili • ; $. t *er far inion' ufo ^*libri , e
bea capirgli vi è T arte Critica , cioè f arte di vben giudicare , fecondo la
Greca etimologia <di tal voce^ Quell arte, infeparabiie «jdallVarte
liogica , è infeparabìle altresì dalla vera elo» *guenza . V arte Critiea Jia
illuminati ¥Mio^ ria , la Fiiofofia « le umane conófoente , ha ^dileguali gli
wori le woe opinioni , * ed vendono ì Fogni dì Platone , altri le imprudenze «K
Diogene . Si fknao. clUatti 4i Aii&oàac^ ^ dì ^'^'^ ìo6 ed ha
riflabiiiio il txàmaai» mf Tuoi drii<» ti(*). $• 5* L* me di ben
giudicale quando ci ferve per guida generale ali* intelletto , e alla ragione
in condurci al buon gullo delie cofe , e delle parole , allora comprende le
fcienze tutte delie cofe^ e delle parole» dal% le quali è inreparabile • Ma poi
.m particola^ ne fi conGdera V aite Critica , come direttri** ^ Doflm nelle
legoie di conofeere i vartt gradi dell' autoriti umtaa de* dotti , e de^lo* ro
libri > la genuinità di eflì libri , il modo con cui debbon capirfì , e
fpiegarn , le con« fegiienze da ricavar fene , e Tufo di elTe con<*
feguenze • Gli Scrittori di queff arte fono molti, e tragli altri il Clerico.
Vi èi chi ci jba daii CauiogU di lotti gli £oitlori deiif. ane Critica . f. la
Uaite Oitiea è la plà neceflà* ria all'eloquenza, per regolare il raziocìnio»
le parole, i fatti, giacché effa giudica Tidee» k> Alle 9 i Ggniiicati
> e ia prcf>ricù delie jpa^ {*) L^tne Tritlca ìofegna a.
conofeere , e %é erìrate «elio (brivere t* ofcoriii , e le liie eaufalf , die
oalcDM « iat 'mìit\hnù, « dall'irte» o ^a'CiADi dét i^e^ , cioè delle farole «
cofe tutte Inile quali la critioj» « la vera Logica cMllumiiiano . La regola
della Criti- ca per cooolcere la vera , e Coda eloquenza in qual libro G truovi
è quella appunto , colla quale Cicerone infegna il modo da conolcerc chi fia
vero OraccM'e t ^ui diftin^e y qui explieate y qui ahundarter ^ qui U'*
luminate 6* rebus , Ù Vtrhis dÌ€UOt • Cietr* 4t QfM§f* iibr* 3, cap. 14. Jf^tiUh,
Hiftor* Crùit* Léùn» Li/Jgt uiyuized by Google 107 pafole, la verachà de'fatti^
delle tefiimonìan* «e» delie fMmove<««b« Varte Cikica c dun- ^pie r^rte
vera 'dèi biton £u{b^ e del ibd» raziocinio (io) , ed anche T ane , cfco ci dà
ie regde a poter bilanciare le opinioni , la maniera di fcrivere , e di peozare
di urf Autore j la Tua genuinità , Tane di conofce>- aa «erti. Ubrì«
certa conoefiìoiii , t^w mniaiae, certe cofe^ che ripugnane pi , a* luòghi ,
alle tjrcoflaaae , ai waue* Te 'de* tempi , e Mie pssbm > 4|I]r S
attribuircono • Si ^eda il Clerico nell' Arte Critica Xii)^ CA. (io) Quindi c
che Lord Kaimcs intitolò E/t^ ihents of Criticijm il fuo libro fui gafto , -e
Pope fcrffle il iùo Saggio di Criti€a^ opera dotta, e fàvia. L'ar- te critÌGl credono
gli fioHi» cite Tarte di dirciale^ di (ciìm Jibercoli inetti , e imledid,
-diflèrtasioiiì mor- dici Jnette , Applosie , Jlii^fte , Lettere ce. ec^ edè
fofite « idi ^rioiMt dèlk LeaesaStta , 4! dif t«fB, die non fatilo alvo, cke
»id«e» lfla«a«Nii|^n^ •dicare . Queftì noo è arie Uìnta> ma arte di
fioUei^ ai , di BiaÙicf MI y di le^rcm» di malizia . I Zoìj^ non furono mai
veri Critici • A quefta Claflè appar^ tengono le opere ragionate , e fondate
fili gindìcare dei buon gullo , e non già le Diflettaftioiii , le brochav ICS,
li pamphlcts di moiri italiani , IngleH , Franccfi wrc clie vivono un fol
giorno . Chi voleflc legcri favie oiTervazioni fopra i libri diverfi , c loro
«(L -Cd^lfctlildbvri ksere iì Seldcuo de ufu librorum O «#Mi tfMSrl Sà^i %raorì
di evkirfi da quei diefcn* TOM Ubn d di i^esfi FSigniiM ISwdenno ndropei«
«Mcafcn alquanto dm ioBwliti <^fimix LUu^ {ì i) L' arte Critica è
iidcparabile dalla P^m* DJk td mari thn da (UripmWé Gli errori xhe narcono
dalle parole Tono infinid > e poDono gU errori delie pa- iole leAderd
orcuri i* fenG degii Autori , e farci tiraVederé. Le lingue » e le foroie hanno
diverfi ufi , e fi dee didinguere in effe P ufii . Civile , r ufo Letterario ,
l' ufo Filorofico , r ufo popolare , i varii , ed infiniti fignifica- U f gli
equivoci , i trasiali , le uietafore , le Tod dette fioonimiche , le varie idee
attac« . cate' alle parole in varii tempi , fecondo le varie epoche deiia
cultura delle Società , giacché le medeiime parole in varii tempi hanno
rappiefentaie varie idee diflercnti, on»* de tutto c divenuto metafora . fenza
che il 1 I Digitized by Google volgo fe ne avveda • Le paiole fono i pmm ó ,
«he. tonianD Tempre gi' ifleiB^ in una ta«* vola , ma contengono vivande
divériè (i)^ come in tutte le lingue fi può o(Tèrvare ; e quindi rifulta eìTer
difficilifTima cofa il ben capire di antichi Autori , cioè attaccare alle
farole quelle .idee che elfi Autori attaccava- no . (f) Se ne ponno aj(]arre
efempii inSoiti • J>§f^ ma inGrcoo diooto la pelle degli animali. Ma
perchè pW antichi primitivi Uomini non aveano altro letto , Le non le pelli
fcorticate nella caccia, fi dille dormirep il giacere in quelle pelli . Poi
mutata la qualità de letti la parola dormire ebbe altri (énfi. JLegere. ne'pri-
mi tempi dinotò raccogliere ^ raccogliere clandejiinamert» Ut poi nthart , indi
u è trasferito a dinotar la Utm^ fa y la fciliA • Lictiu (celto , dìftinto «
Letto il laogo da dormire, ec» L* antico verbo Greco Stihi^ dinoti calpeftare,
onde Stiàcs dinotò il ve/tigio lalciato dalla pedata , poi la via , poi dinotò
i* itidagarg la traccia . Quindi Stibaros dinotò den(b , grave » fermo , roba*
ilo. Siibades dinotò poi quelle frondi, e auelle tene-- re erbe fopra le quali
fi dormiva, perche aormendo fi calpeftavano . Quelle furono le prime culcitre
degli an- tichi , Stibadion ietticciolo , come il torus de' Latini ^ rorulus,
Soihe Furono l'erbe tenere , Tulle ijuali dor^ lui vano, gli antichi , e
perché, quell' erbe fi univano » ed ordinavano , Jiibaio dinotò pria ordinar qoeli'eibe,
poi.qoaUifia 99(3^ ^fiiph^s poi dinotò mtmm* Cmtx^ Coééx , lAhet f Fùàtm»
dinotarono ànticamente le . corteccie degli alberi, e parti di effe cOrttttie ,
poi i- libri , fecondo i progreiu deOe atti * J>e9 , c Dea, verbo Greco,
dinotò prima predare le produzioni del- la Terra, poi Dtmos fa preda di caccia,
poi Demos dinotò gregge , Demon Paftore , poi dinotò predatori HfioUnti , e poi
fi diedero infinite idee a tali parole* Molti efempii altri , anzi infiniti fi:
ne potrebbero ad- durre • Si veda il Blackwell Enquiry imo lift and X^ritings
of Homer ScS. IH, pag, 41» nQhN»» ed il Geooveii nella Ina L^ficé béùmm • . m * B fimC firulu la neceffità idbt Wobm^ per
PeioqjKim , peidiè firila fci et» 7a delle parole la. fi>la Fìiolbfia.
può illumì^* , Darci « CA- (a) ^ lungo fcriflc di qucftc cofc Gioranni Cle* Ùoo
nella (èconda Parte dell' Arce Ciiuca , ove parla delli dividane de'VocaboIi, e
loio^aanm, dell'arte d* lAierpccnrgU , delle difCnilicadiiii delle Hotne »
delle .tod finoniaie » delTenfiifi delle pmle » dell anbigait^^ dellt qualitl
dc*figiiifican delle perole» e leco nacun», iislie voci ùCoatttf di quelle cke
aoo kaaon idee zàt» qoate, delle anomalie di molte parole» dell' in^roptisi* A
delle parole , delle loro ambiguità della. iirmcm. delle parole , e dell' arte
di capire gli Auiori ec ee»- Tutra la feconda parte dcU' Arre Crrtica del
Clerico à è impiegala m parlare delle parole . Gtovaimi Locke nel Saf^\;:o
Filofcrfico iuìV I.iuIItt/.i C/'^jno al libro 5. parla luiìgametKC delle parole
♦ e d^^u errori , cbe da •dè derivano , e di ratte le loro qtuùtà,
ÌBipcrfeziom, «ktttoy e rimedii per efi-abofi* Locke» e Gerico fono AMorit dm
eoa OMt^igìece iTiaarna kaon»- ttat» deelt alwC delle puok • Uà* cfeoi^ oiriofe
di airorì di fMk imi capne. è f idea Ipecla sm iètoedu figU /isti , * fui
fmwtm» dei Prete GioMni , di «ti tanto è parlato. - mai ka elìaKo . £' der
raiK» J inceodei à D^^iLsme^ o il $ » e poi per »^ ciTerà 00 ca- . ;fe un Prete
Gi^aa: . Si veda • I>es tmaes reUgumx mnitL irerio , e c^n fj" ic
ia che erro:: , c •* da- non MI ca«**:c .-^durre .:dli ìmpoiu^ .t* >
coott ztmùà » ed ..e' ^oali eifaae» e -'*^gv b** *. € p«no I !C litfp»^
L.iLji.i^uLi , IV* V XMT JbivmfiMfc » IL m)n poierfi tempre feóprire , e
guflare fn Oli' ìttanie !a femplìce verità , ci rende bifognoG di raziociriii ,
e ricerche, colle qua- li dobbiamo inventare un'ordinato, e chiaro metodo di
perfaaderla • Per perfuàder TUo* mo , bifogna iftniirlo , ed illumiitaiìa , mai
per iiluminailo, ed ifiriurlo UTogoa ^Iettar- Io > fiMpreQdc|to»
fiflarlo . £ax> i fand idif mnmotm detrEIoqiims, che dee commu- tikHt
tigli altri le verità dalla ragione fco- verte, per fare afcoliàrè le voci
della ragio- ne per meazo delle iai^g^ièQfiUii« c dcil- ia &ntaGa . ^
5* a. Ognf rcfenia ogni fteelià fai i lodi fanti pardcoiari» da'^uali dedva^ t
fbpra i ri \ Digitized by Google US ^ali fi fonda . Ma V Eloquenza , che ad gni
altra facoltà appartiene , e che tutte le abbraccia, è più unfverfale, ed
illimitata ne* fiioi finì « e non fi devono prefcrivere uè leggi , ììmìd
aU*inyennoiie dell'Eloquen- za , alla quale ooó fi poam flabiiire iimiti ceni ^
e fe fi ftabilifoono » non fi ba^ vera, jdea dell'eloquenza (i) ; e quei topici
, che* fi fìfTano per T eloquenza , o riguardano ia fola eloquenza del foro , e
del pulpito , o fervono d* inciampa inutile a^ giovani^ o nien- ice gì*
iflruircono }f Gii argomenti fono i forni deli* eloquenza , la quale ci rapprefenia
le idee^ • i giudìzir • La rapprefentanza de' gìudizìi, e de'mottivi
de*giudizii fi chiama argomen- to • Ecco dunque le progrellìoni dell' intel-
letto (*) . Idee femplicf , legami d'idee, o fiano giudizii ^ e raziocioìi.
JUtinteUeito con- cepì (i) n Profèflore Olandefc Wcitokirch , Macftnr* £
Ret(otic4 in Wicceioberg ne'fiioì Commenurii al lU brecdoo <Ìi EaOao de
copia rerum O verbo rum volle fidarre. i cDpict delf e!fM|tieiiza a ti.
prìmsrìi e tSo. fiooniam » clie poi mimen con lungo led^fiflim Catalogo •
jSrvÀ4t~ Weltdcirck éop. vjhUI ti rer*-XiafU %^ pag. }5> odtt. ìai.
É-uffem fif^haredes BrjrLing 1565. {*) Si veda il Sig. de Condìlfacr Effay far
i* 9rigirt des Canno iffinces humaines Paru /, Sed. Ih Chap, yL , ove parla
lungamence deli' arte di difliiv guere , a(lrarre,^vag9iuue>. compocrCj.
e tam^it ie ^opfio idee.- Digitized by cepilfcePhlee, ragfòna, giudica,
c-reloqucn- 7SL manifefta coTegni quelle idee , quei ra- 2Tocinii , qaei
giudizi i (2). Varie cofe han- no dette, e fcritte i Logici , ed i Rettoria
delie maniere di argomentafe », delle ^ua^i noi brievemente pariereiw)'. * fi V
argomentare per analogia ^ è pef fndcizionc xf il ra»oeiiit<r piA
oommune all' Uomo . Vi fono molte fpecie di argo* inentare per induzione come
fanno i fificr , che avendo fperitnentato che varii metalli (i Iciogiiono nel*
fuoco > conchiudono per indù* »one y .che fiano totti fuT^i^cc* ec. L*
inda* 2Ìone Oratori» è steno^eTatia». Cosi pieffo .VIRGILIO (vedasi) ENEA
(vedasi) argomenta per induzione' che fa £roole , e Tefeo , loefero alP infer*
no , anch' egii^ può fcendervi , come vi fce- fe Orfeo (j). L'argomento
dMnduzione, e di analogia è foggeito a - molti difetti ^ per- chè tanta prova ^
«jpanto fon veri i cali farticolari rammeittati , fu^ quali (1 fonda , «M vi
boa molte ooGs. omefle» T indozio* ne è fidfa • Nella fifica » e nelfe paflSoni
umsb» ne rinduzroni} e fanalogie fono difficilKfìme. §. y. I paragoni , le
fìmiiitudrni ^ ie aU kgorte, ie metatòce» cheibao Im^he^ btìe* • lonnIL. Br vi
^ » (a) I Logici chiamaO' termini Je ite» i poiim ftOpofiiioni y \ t2aXozim\
argomenti • vi Cmiiitudini , danno un vafio campo ali,* eloquenza * Quella
maniera di argomentare dà un vaflo campo a* FiioTofi , a* Poeti ^ a* Profaiori
• NelP eloquenza Fibfoàca le cole paragonate debbon'eirere limili.
Nell'eloquen- za Poetica bafla che fiano limili per un fola arpeito , col quale
fi paragonano (4.) e cosi ancora fpeila accadp oelT eloquenza Orato- ria . . .
I» ^ Un Poeta , die paragona TUomo
Qegnat* una tigre ,0 ad un liane il paragona per il fol<>
rapporto dello fdegno , e deli' ira. • iStidSa 4! ogni paragone poetico . (5)
Alcflandro Pope nel Tuo Saggio di Criiìc* porta un bel paragone dell* eloquenza
vera , e della mEt . Celi flfloan^ P dofutua £U(k ad un prifiu di
crì&ilC», die fiempie.U tatto- dt mìUe djverfi colo- ji » « varii , die
abbagUaoa la viAa ^ e paragona la vera eloquenza al Sole^ die con 1 iwggi
unitormi » lim- pidi , permanenti illumina con natontezsEa tutti gli -og^-
getti . Quefìo i un bel modello di un paragone P«e« fico , ed Qnmm • Co6d|0
arii'cMcglyL dcU^origiwIg' Falft eloquenee , like the prifmatie gbjf ' * , lis
gaudy coLours fpreads on every place The face of Naznre XP^e no more furvejr AU
gUres 4like ^ X^ithout dijiin&ion gsy r Mtu tmt txprejjlon^ Ukt thè'
mtckangin fan QUmts éuid iaptwis wàMi'r U skitus upon^ li ^U4s éltoljtàSi it
éUtn Mae ùn CritUiJm Fort* L pag» BSi uiyiiizod ^, 6, L’entimema è un Gnogifmo- rU flretto»
«oi qaale fi argomenta da’ SEGNI alle cose SIGNIFICATE. Piange; dunque, i mtfto.
L’entimeina è fallo o vero ^ come sono falsi o veri i rapporti de’SEGNI colle
cose i ilie quairfi riferfCoooo* Se^ voico-li voo- no argotnentaie'ie
paGIóoKd^'aniaio ^ Pèci^ entimema è cqqiVoco. LVfperferifav.c Icfunfc ghe
oirervaiionr' ci potranno fervit di guida Begl’entimemi. Sopra entimemi falsi sono
fondate le pretese scienze geo-mantiche e divinatorie, le scienze de fisonomie,
le scienze degl’augurn \ fiil8 cmiiiumil ibno f&ùt ìt hA di tatti gl’errori
Ai^popolt'profimii.cdeffi.^bàiiiia^
ingao^ d fin' anche iFflofòS. Il silbgismo è una forte di argomertare , che ha
prodotte pià guerre, che 5 [li Efercitr di Serfe» di Alefandro^ di Ce* are; La
paroIa^Sfilogiimos in Greco- deriva da ^"KKgyi^t^fàtu ' ctie -
<finotò in varii tempi irariè oofe , idofe' i^^Mvc (*) >
mfuMxdffrt , rapmutft 'y e^SSlogifinps - iìnoftb €omputo rifuUato di calcoli ^
raziocinio in ge« H . a ^ ' * ne • t *-#*
a • . . • • jigfipf» ài oeeidu ^hiiof^ (j) Ciceu ie DhnitMtJ Piami dr A'ftf/Mf
/m.^ r8) Nifk, de MigM^^ {*) LucUn» in Tùnatu §, t). pa^, 1X2- Tom. 7. Opp»
^dU» variar, & JSieit^ii , incroduce Giove , che oim^éU&ona,
Timone » che chiacoa - é/^jUuù dig^ofque Ul6 fieraie • Indi i Dblettici diiKro
SHIogifmo liba forte di argomentare , e di ragionare, nella quale (labilità una
propofizione generica , cipe dìcon maggiore , aggiunta a quella un' alira
propoGzione più particolare , che dicon minore , ricavano una terza propofi-
2Ìone , che dicono confeguenza rifultato • li Siliogifmo dunque è un'
operazione delia mote 9 cfie paragonando varie oofe , giudi-» ca , e
concliiude. i^e coofeguenae Ibno i giu- dizi!,che (bno tanto verif quanti i
raziod» nii antecedenti • 'ì Dialettici antichi molto fi dilungarono fulle
forme SillogiQiche , come fe da elTe forme di comporre i Sillogifmì , « di
difciogliergli > dipendedè la verità , e non già da un* intelletto coito
» ed iilenaina- .to. £ffi invece di j^uttiflcare e rettificare i* jdee 3 e V
loielletio , infe^piaionD a far la. .guerra colle ferme SiiÌogifiiche> e
colie pa-' iole , e ridudèro la Logica a pure regole di Sillogifmì y come anche
la Retorica T occuparono -a bilanciare le varie formole de* Sillogifmì Oratori!
• L' arte .de' Sillogi£au Dialettici 9 ed Oratorii , nella quale feoeio
.conGflere tatto il forte delia ragióne umana divenne quindi dcuniy contenaiola
, inutile^ ed €ontraSjOS haBens , oh frequenum computandi confuttu» ' dinem
/wpoc to léce rm avXT^to-fXuf , c chiama 'Siliogifmo 1' atto del calcolare i
conci , e i' azione di 'firingere le dica, e di comocccde osi èire i conci. Si
Tcdaao ivi le aotc« I r 7 €d enigmatrcà àflài più de* geroglifichi Egi- 2iani
(p), perchè i Filofofi , e Q>ecialmente i Sodai , fecero confi Aere il
fapere neiria« viluppare colle parole , e nei conofcere , o non conofcere taii
inviluppi : In qudii invr- luppr dì parole fondarono le ioro opinioni gii
Scettici antichi « e Se(b Empirico , e H 3 buo- fj>) Luciano fece atroci
rìprcnfioni de'Silloirifini de* Filofofi. Ne' Dialoghi de' munì al Dialogo di
Dio- ^ne , € Polluce Tom. I. pag. jzp. edic Reitzii & yarior, dice
Diogene a Polluce : Adhonan thilofim phos ut dejlnant nugari , de rebus
univerjts rixari^ «ai Kett^epret (pVHrttv etXKnXoii; , & crocodUos (
ar« goracmi intrigaci ) doctre. Nel Dialogo Vturum au^ Uio s' introduce da
Luciano il Sofìfta Crifippo a dfr cole mirabili <le* fuoi Siilogifmi ,
che fi vanta di fare «inainctre gli uditori co'Jacci delle parole, co'SiUoeif-
m 4lcl CzCGodflo, col fiUoftilmo che miete, e cAedo- miaa^ Ool Stllogtfino H
Ettttn , «IS* conoéée , e non eonoéée^ totSUlofifmo teavénto de'^mfi produce
md- ti eleinpii àflal cunofi, e daridere. £ vegga tal Dia* iogo al numero ij.
14. d^Il' edizione in^Kiriot, Kcl Dialogo Pifcétar ^five Revivifieates
iotrodoctt il Sillogifmo, come un fenduBo , che chiama'^i Filo- fofi, e Parrefiadc
grida a quelli, che portaflero quin^ ^ue omnino SyUogifmos ^ quippe nefas ejl
abfque iUis effe fapientrm . Neil' Ermotimo fi dice clie confimiK Filofofi fi
cfercitaiio in voculis mijèris, & Jyllogìfmi^ -O dmhitationiita ^ n.
J9, O n, 81, , ove parla degli ergoménri ^ni tàmua . Corniti Mhis fcrmone
nefci^ ffttomodé perplexo ptoimrii. M Dialogo di Demona-» ce fi parla dell'
iflefle cofe, é oelJeaimaefiippo s' i»^ noduce la Lana che acnenenter eonlfb le
aiftiiaie de* FUofofi efclama, e Giove altresì dicà. nell* i^teoi ^fo^ ehe dopo
emt Cficà tmytt 4firDieiia^.« Digitized by Google < -buona pane de*
Filofofi . I Sofifmi foucrB tutti per k> più abufì del Sillogifmo fomhto
-Tulle forme ^ e fuile parole , ond^ ebbe ad infegnarn l' arte di • capir
quelle ^gm , qud^ fe /drmo/ey fiieQe parole , cne dhr€iiliero ii fi- ' ile 9 e
io 4bòpo «tlelia Logica « <z xoà .fi per- de U leinpo , P jtitdUetto^*e
ia mid.* Di t»H >fonti vennero gir albori di Porfirio ^ i gradì Stà miki
rei alta. una & caligine merfas £underc 4i€C meni ntc $.8. II -vero
eloquente imparerà dalbi ^oda Lo^ca , « dalla Cricka i fonti dé'di*- fèttf è
degli .ertòrt del :SiHo^ifino> cioè dd raziocinio , e fen^a troppo
'bngadi delle Tar- inole fillogilliche , che con ragione Tono an* date in
difufo, faprà conofcere , c fcc^rire il vero , cosi nella ferie delle parole
come neila ferìe de' ra^iocinìi , evitando gli errali có' Canoni delie più
IkvieiLogicD'aStièfce pre* fertili ^'e ratgioHaodo colle regole ^ cbei^io
guidane aiia verità , -ed -al razieciino , Mk iDcgli^ de' SillogifiBi in forma
• L* ane di '^mhi , <H Efculaplo , le altari di Giove , prive di fa-
Crificit , fono divenute più fredde delle leggi di tlaiO" ne , e de*
Sillogifmi di Crijippo , n. 14. Nel Dialogo intitolato Convtvium-*^ feu
jLu/7Ì/A« mette '>auiC9Ea ia-«i* dicolo il Sinoeifmo <oiii1ito ,
quello 'Ghe^fi ^fier J^tt^. «vifj, quello •€» fi dÌoe «MfflP// , e
riftéfle^deiifiom. i^bpra alaove T'^ifteflò'.I^iciaiio coacio «utl'dilieoli
SiIIogi(fni. Mt quanti Luciani ci vorrètbexo vljlCwdf uiyi vizod by Google 4
-ben ragionate «* Impara dallo flud?o raoìona- to della Geometria piana, e
dalla fublime , •unita ad un' ottima , e favia Logicocritica • •E quefle fanno
le bafi del^a vera eloquenza. • §. OflTervano i Reitoricr quali fieno ie
differenze del SìIIogirmo Filosofico , e '^He^ Sillogifmo Oratorio^
&€endo com filiere H Sillogifino Filolofico 1» 5. parti , tSoè maggiore
y minore, e confeguenza, co- inè dicono ; e l' Oratorio in cioè Propofi- rione
, pruova della propofizione , afTunzio- lie, pruova deiP alTunzione , e
conchiunone. Ma c^gmm vede , che ii Siiiogifmo Filofofi- co è contenuto neil'
Oratorio , e T Oratoria étl Fiiofofico, e che i^uno fi ridiioe all'al- tro, e
feto di^rifcòiio nella manieni pfii , o meno éifRA ài ragionare (10), e fi
riduco- no ad una ifteflà dimoftrazionc fatta con me- lodi diverfi , fecondo le
varie forti , ed i Eftmpio ad Sillogifmo Filofofiìco potreMye efler quefto
ScUaie , che rendono t Uomo gliore , fono neceJfarU . La Fìlofofia rende ^Uomo
mi^ gliore ; è neceffaria dunque , Diventa Sillogifmo Ora- torio cosi: V Uomo
vi fimprc in cerca deLL* utUe , < A futile cogniitoni , che pojfan
migliorazlo , e ren^ OefUytuùo, iftrutto felice Propofizione. V Uomo re^ i^*^'
^J^^^S^iZioni^ diventando più favio , miglio^ ^•f^ Jmo , fviluppa lefue idee ^
regoU le fue pafTio^ ec. Pruova. Ma quat itUraJèlUità può dJrfJ Niu^ ffa.
Aflurttione. jiitri tonerà dhiro ^pUceri, aÙ tn preffo a lacrapuU^ al btj^, t
farannìÈjrfilki ec ; Pmova deli afluna^.^,/,^ jW mHk 120 " varn i^quifìu
dcH* eloqiiem Fibrofia , ^ Oratoria. Il raziodDio io ojpi forte di ctoc qucnza
è la bafe di ogni difcorfo . sDunque perchè difìinguere tante forti di
Sillogifmi^ quante fono le varie fpecie dell' eloquenza? Si e detto Sillogifmo
FilofoGco , Sillogifmo Oratorio , fi |>otea anche dire SHlogifmo Poetico
ce ce Ma perchè non fi è detto , che il SiUogifmo .è ut» forte di ragionale
adattata spd ogni eloquenza i e che è più o meno precifo , fecondo i varii Aili
dell' elo- quenza il richiedono? Dunque non fi è molf to badato alla vera idea
, che fi dee avere del filbgifmo, e dell' eloquenza . Al Sillo- gifmo fi può
lidurxe ogni raziocinio , come Macrobio riduce al Soie le Greclie Deità .
Trotti i raziociaii , e tutti gli emimcmi , fi riducono a fillogìrini più , o
meno diffufi^ come infatti \*epìeherema fob di quafche fjpiega al Sillogirmo ,
e fi può chiamare SiliogifiMO adattato ali' eloquenza del Foro • Eccone gli
efeop).: Tutto ciò , che migliora i' Uomo , è cola «tiie » perchè gli f focura
la felicità « e io rende più contento , e tranquillo j ac-. crefcendogli le
cogniziooi • La Fibfofia co- me fi oflèrva » migUora PTTomo 4 t dunque
utìlidkna • §. IO. Il Sorhe e un Sillogifmo com^ polliffimo , un cumolo di
molte propofiziord concatenate , nel quale , i^ome dicono i Lo- gici , il
predkatù .della prima propofizionc paflà fet foggtm aeUa iìfoodaj 'qptìlo -dd* Digitized
by Google la terza naXlat qoartai «e (rij • Dei Sorìte^ o argomento per
cHumPéttkmtm , fi feryiiooò mollo gli Stoici , e io cvedaqpQO iofoiubile; ma
non può niegarfì ^ che la Logica degli ^ntìclii Stoici y e degli Scettici fia
flata la cofa la più iaetta del Mondo , come anche difle il Cafaubono. Socrate^
e Piatone fecero ufo del Sorke ^ che .oegli . Orai^. i fftSo poflo in opiaé ii«
Il dilemma w <ht «fi csede kvr canta- to da Diodoio Crono è un*
ar^onieito bici- pite , che coAa di due propoCzioni ( e ta* lora dì tre , e n
dice trilemma ) deHov qua- li una foia dee eiler vera , come quei di- lemma
empio , che fa dire a Jarba il Me-- •taOalio nella Didone (9cmioÌQ, fuìsa% da
ini*, giio^ e ficelaata.* .C&ci (11) Eccone gli olèmpi • JLm tmiofità
ftùitm U rU§tthe* Lt Hcénhé frodutono U offtrvaiioni, Lt ^/irva^iùtti
prodiicoùQ i tajpo€Ùij • / nqioeùij prodtu éonù i giudiij , i U eorkpgMnit. I
giudi^jt é U etn^ feguen^e producono le cognizioni ^ e le fcien^e » Duri'* que
la curinjìià produce le fcien^e* I Sorrti fono falfi, ouando per infcniìbili
addizioni , o detrazioni al vero , ' fi fa dedurre una manifefta falfìtà . \
Vedi Genovcfi Logica italiana libr. 4. Gap. 3. $. 15.) Le concatenate
propofineoi del Sorite deTono dOTer vere , e dimaHn^ te , thrìtaemi è fatfo il
Socne. Si oede die il R1<h f«£o Crìfìppo ^ flato rinmtore ÙSoriie,
onde^ef-. lio difle Chryfippi finitor atérvits • (13) tafiuhoit. éd^^erf. S^yr*
VI, pag. tos«. €dU^ in 4. Lugd, Boiav- ì^9$'ì ove dice : StoUormm • JL^gita
iUkil m€inÌM$^ niàU ine^tiu* nihil miìT^cp t2Ì3t -ni Che wi Mmàé O vini wm fi
mim , 0 è Jd virtù {liei di iSetia t giavat « * • il dilemma fi fcioglie , o
col dimoflrarfi fai fa l' una 9 o V altra parte di eflb > o con farfi
vedete qualche pfopoGaione intermedia tralafciaia , o con rhocoeifi \ ooTe a
lango da* Logici rpiegate • • $• I3. I falfi raaiocioii 6 diiamaM (bfi- fmi ^ e
fono tanti i generi de* rofifmi > quan- ti gii errori , che accadono nel
raziocinare • Gli errori ponno cflTere nelle idee , altri poooo (derivare dalle
cofe ^ ed altri dalle parole \ • capite con altre idee , o eoo . amfibologie ^
a eoo equivoci dR reflrizioiii mentali • Mille fidiade di argomend -ponaa nafim
da oonfimili errori (13) » e mille (f^) I Logici (liftinguono in plil clafTì ì
fofilin^ die nafcono dalle parole, abufì di efle , equivoci, am- fibologie,
idee ofcure ec. Ne' rofifmi di co(è diflinguo- 110 anelli , y oe' quali U
qualità di una co(à fi preod» fèi là fila cilèaia , o da an vero acddcotale fi
dein- ce an vero eflèaaiale » o da certi Uomini fi giudica di tutti ec* Quando
fi pteode la caufii rimota per profila ma » o la proflina per rioiota . H
rofifma delle tìifm cudc per le vece » come nel prenderfi il g^aOamento de*
vini per effetto di un' ecclifle , V airvenìmcQto fiine* fto per cifetro di
un'augurio . Il Sofifma della petizio- ne del principio , cioè di fupporre
provato ciò che dee rovarfi , rofìfma cbe abonda nella Letteratura . Il Co^ fma
detto i^norantio elenchi^ è il non definirfi , C ca- pirfi lo flato della
qucftione • 11 Sofìiìna compodo é quan- a j Ibfifim 0 tsf quali ; come con
tante anni t:ontraflàvaiio gli amichi Filolbfi , fpecial* mente gli Stoici , i
Beripatedci , gli Scet- tici . Si vedan coloro ^ che haono fcridO de^fofifti ,
e deVfo6fmì • ^. 11 coniìderare i difetti del miodofo in mttc le '^opcrazfom dell'inteHctto
umano ^ e ia prima difpoGiiooe dalParte ^inveotrice ridiie- "fia nella
'veia » feda «eiognenaa ^ è.*Pana* iifi dè^'fienomeni appunto deiP umano
intél!et« to , le progreflìoni del quale feguendofi , fi 'cohofcouo i fofifmi,
e fi apre il campo alla •vera invenzione filorofica v, quale efpreflji •con
x)idine > nettezza^ e preciGonCi cofiitui- fce la vera-jcioqueoza in
qualunque geneie di còTe • Ccfloro^cbe al Ibio ufo dei .foro , '€ -del pulpito
•lamio itmitaia Tdoquenonij ed alle dedttnaziom fcobAìcIie , d ^nanoo data ia
ferie iflortca di altri topici Oratorii pec V eloquenza , de' quali noi
éfaminaremo la iBatuxa ndle cofe da -dicfi nel Jì^gMenie capo» ^«ando fi
mifcKiano ' idoinsmHe Teie» t fìil(é « E* mo > cbe Gio?e fii di Creta, e
figlio «ii •NetranoK Fu pd« Bla il giorno, o la notte ? Infiniti aieri fo^ìni
fipotteb" fccro aggiungere . II Signor Gcnovefi aella (ùa Isogfct Italiana
adduce molti - efempii di altri rofifmi , per ben conolccre i quali prefcrivc
cccelfenti regole ; ma chi lia la mente Geometrica, o per natura, o
per-cultura» ^6 concfcere, che i fofiiìni poxmo efleie iofiaìci> cor* '
'lae tnfiilin ibno gfi «crocia C A P O V. « Dc^ topici deir Eloquenza Oratoria
Jeecndo taluni • t » IRenofid mettono come primo topico oratorio la itfini\iùnt
, e dfoono la defi« fiizìone Rettorica è più ornata della Logica definizìoBe ,
che li riduce alla narrazione dei fatto • Ma la narrazione dei fatto è 2^ punto
la definizione del btio in lingua fiio- fofica la definizione Rettorica » come
di- cono , folo differirce dalla definizione Logi- ca > perchè h più
dilatata i ma poi fi ridu- cono ad eflèr rifleffè , e tolta più , o me- no
precifione ^ debbon colie le^i fieOTe re- golarfi. $• Q,* La numerazione delle
parti » come dicono i Rettorici , dalia quale dipende , che iHimerate ^ ed
afièrmate ttiue , fi affermi il tutto , o Diegìate tutte , tutto fi nieghi, è
un* argo- Dlgiuzeu by Cookie argomento qiofi fimile a quello che i Filo-' fofi
dicono di' analogìa , -ed incontra le ifler* fe difficoltà i ed i Fiiorofi
inoltre , nonché tutti gli Autori , adoprano Targomento dell' enumerazione
dèile pani • Perchè auribuirlo alla fola arie Oratoria ? ' §. 5. L' etimologia
de'nomi fi vuole per fonte particolare deli' Eloquenza Oratoria j ma i Mfmi.
de' Filologi fuiretimologie dei* le parole , e ioro^ abuG» ci fan vedere, che
gli errori defle parole non fi pollbn conofce* le le non conòfcmti gii errori
delle cofe. I Rettorie! daranno per efempio di argomen- to per etimologia
queftì verfi di Ovidio che s'incontrano in miUe Kettoriche* ■ « - ViBìma , qum
dextra cecidit tnSrìcevoMia; . ìbfiibui -a viSU ìufiia namm habu. Ma rapiranno
effi , è gli antiquaff dirci quan- do, come, e quanto fian veri gli argomen- ti
d* etimologia ? Gii argomenti di etimolo- già fono molto fofpetti, ed hanno
datocam* po ad infiniti errori , ed alfiirde opinbnì , che lungo farebbe il
riferire* ^ L'altro fimte ui^op di argomenti Oratori fi dicon eflere i
Conjugati • Se ne adducono gli efempii da Ovidio. - Tor^e fimx miUs > turpi
finìUs amor Sodo cioè gielle vod , nt^tSam A^ rad Dotne del Sogetto di cui fi
tratta > e fi rìda* CODO ad attributi di qualità ^, dt nomi , dt
QoIe*;.ed i rapporti di tali attribuir^ di ta« fi gettivi colia>
coIa;»;i il paragone dì effi i. rìimoiie^ Palpetto » in^ cui' G^oonfidmao
dipende* aflSii'plà' dalla Logica » cbe- dali* Oratoria i e quei che i
Rettorici dicoao to- pici particolari deirane Oratoria » Iona to- pici di ogni
forte di eloquenza • . $• Gli éurgortitmi dal genere alle jj^ecie, come dicono
gli Oratori > & riAiooiK^* agli argpmenti dal nmo alle- pan! ,
come quando- noo volenda'bdaie-on Poeta comincia dalle iodi dèlia Poefia^ dalie
idee geaeiBli > alle particolari fi può venire , e dalie particoIarL
alle generali • Sono i perpetui metodi dell* umaix>' raziocinio^ che non
fi debbono attri- buire ^ al^ fiOema* pattuxiiace- dallV filoq^eoza - Qraioria»
§• Diceno i Rettorici ». cRe* gli largo* menti' lUie cofe* paniaohri cont^mite*
udie univerfali fi chiamano ipoteji , gli argomenti fulle univerfali , fi
dicono ufi ( i) • Palfaao indi z Rettorici a ragionare degli argomenti prefi
dalle diJj^miUtudini \ e dalle fmiiitudini. flanze-delle cole , e de' fimi',
dagli «meoa* dentice da^ coofeguenti ,.. ddlc" eaaie»'ft da»- (t} L^virtk
fi dee amare' Ssom che Ha Te(i» Digitized by Google «7 dagli effetti , e dalle
compéira\iom , come chiamano» e dagli argoa)€nti a pari , « m« jari 4»! tmus ,
a minm 44 majus , e .fi «liluogaQO Ibpca quffii topici deli' tk^ quenza , cM
cramaiiQ luoghi j^lnterof , a' 4uali ( a ) fyDoo fucoedere i /u ojarAi • ■ * •
(•) Inftinno i Reoodd Tane dermici Ocutt» tìi, M enne f Noo iotegnano come
dovem n^onare^ m demo gli Amori che hanno u(àtt que' copici , (ca-t 2a far conocere
, (c bene , o male . Per le fimilitudioi vi citaranno il Metaftafio Serpe net
JuoL calcata, Orfa nel fen piagata , Leon , che apri gli artigli , Tigre , che
perde i figli , fitta cosi non è : Ma vi daranno il modo da elevar la meace a
fare «le* ra^ooad confimi- U paragoni» e % cooolfieriie Ì« heUeaef Nèomamea- le
• vSt c^pia ^ difliiuii vi diiaano » T^mm U fnii égli sàtri » àan riionia ia me
U pstÈ dd mio cuor • Per eftmpi» òtt contiahi , c ò&* rìp«|gaada vi
addarranno la giiecaiy e la pace » la iàpi^nza , e la ^okemy lecoiècelative
come il Padrone > e il Serva^ le privative» come le tenebre, e la
lucerle oontradicen» ci , quando uno afferma , e \* altro niega . Cbiamanp
aggiunti le circo(\anze delle co&, e deTatc^, gli argo- menti de'
tempi, de* luoghi, delie perfone , le circoftan- 2e deli' avvenimenco ec, ec ^
onde han imo di tante «livifioiii » e fiuldivifiom uii vafto canopo di nomi
aiTat Sid smnieiiib dello ftuolo degli etecdd di Dario » I Ale&idro, di
Sdbftd , e di Sennacheribbe ; 8 fcnoto un* alerò (bolo di diftinaom. di eaufe»
e caii* lali , cioè caufali elHcicnt! , formali , materiali » finali» Si è
detto che JAarziale ha iodata la TÌta beata dalie caniò eficienci aeil'
Epigraauna Vitam quce faciunt beatiorem. Che le lodi dace da Ovidio (
Metamorph. 7. v* ) aUa leeia dei Sole^iooci della cauià maceuale . Ma 129 tfkmi
9 conte dicotsa ; e riducono i luoghi «flerni a* fegueoti i. Le leggi» 2. La
fama. 5. Lo Scrìitore . 4»* I sKifaiBenti i' tot» meou » è fi diifendono fepca
quedt ^ e èoii* Cmilr topid , de^ quali danna' regole (3) e vani- precetti' )
anzi infiniti', $• 7, Cbiunque ^riamente riflena fopra tali precetti delle
Rettoriche infinite , rica-> verà ad evidenze qoefte confeguenze • lì Di
non eflèrfi y come più volte fi è detto , nè capita , nè infegoata la vera , ed
tintverlkie do^ieiiia • iM cUbìiL creduta, eloquenza^ badarono i haonì Autori a
fcrivere in rapporto a tan- te diiìinziooi di caule quando fecero i loro libri?
Col- tivate berm il vMo intelletto, mielate fatte 'ili be» ragionare, ed
aIloca'*iioii avfieie tnlogno di regole iiil^ }e cnfe effiàe«x> finafi,
foraudi» materiali. - ()) Dalla noioerazione di queltì topfti tfltmif come
dicono i Rettoricì , (òn'elli per Io pid oonYÌoti» che in* pochi affetti
liaiiDò cooiidetata T eloquenza, cioè* se* Coir tre generi da efO pretefi, con
unadivifìone in- viluppata ^ ed anche erronea . Ma anche n eli' i potè (ì lo-
ro , e digcndofi , che l'eloquenza fi voglia riftringerc all'eloquenza del
Foro, fon curiofìnimi i Retcorici in infègnare a* giovani 1* arte di fervirfi
de* topici delle* ^SS^ faoia, delle Scritture, de' giuramenti , del- ie pcBove
teftiinomali > e della tortura , vale a dfre T aite* di giudicate , di
aocnikre , e difèndere in ìtmoQ die elfi giofaiii mm (uno £ logg^ » come per
l<r ffd «fl^ Rettorie! non la (anno . L arte delle accutè, e delle
difelè dovrebbe infegnarfi da* Cujacii , da* Fà-» bri , da' OonelH , e da'
grandi , e dotti Gitnpecdii(ttlti ^ o Forcnfi , e dovrebbe infègnarfi a giovani
non medio* Qneoaua fcdàci qcUq » e nel foro ^ afaximentf non Digiuzea by Gt.)0^lc
QDhrerfirè mi" ramo deHa medefinm , cioè- te- accofe^ e difétè» le Iodi ,
ì biaSoìi , ìe gli eTerdzj Scholaftrd • Si fono fattì^ topici dell' eloquenza ,
e dell' invenzrone Oratoria- alcuni metodi di raziocinio foliti a pratticarl},^
e nelP imitazione di tali metodi 0 è fatta oonfiftere iMnvenzione» deli'
eloc^iieasa , fenza mai badarli al vero , e genericp fonte deii^ cloquema- »
cte è 9 raziocinio elaito* > erg- ane di ela(ttaiiiente pensare Ibpra-^
tutto , e non già nelP imparar formoie di argomenti , e. ragionar fulla maniera
, colla quale aitrr hanno ragionato . Chi infegna ad inventare per forraole di
argomenti , chi infegna la fcienza de' doveri per via di deciGoni di cafi*
particolari « e chi r'folve le queilroni legali» cab per cafo,* mai faprà
4^eKÌm- delie ieff»- gì» oelfar morale» e -^dei raziocinio;. é rinie^* gnar
tal^ facoltà^ per via di cali particolari è r ifleflTo , che infegnare a non
apprenderle • T^nulL 1 Si ■ noa potrebbeio , uè làpieUiero capite le colè da
op«> porn, e da aflèrìtfi* Come fpiegare le lef^ conttarie» € come
fi>(fenere c capire le favorevoli , come eGum^ flm le qualità de'
docamenù >^gr iodiziit, le prnovei' Come fapere-:gli ef&cti y.e
le confègiieoze della torca- ra , e tormenti , cofe che occupanp i più graodi
cer- velli de* Giureconfttici ? E fi' ponao in(egnar cai cole dii chi faprà
folcanto Arma virumque canai Molti Rettori- ci dunque , oltre avere perduta di
vifta la vera, ed uai- yeriàle eloquenza, non haano infè^oata nemmeno queir dbqtjeoanlieaft»
die ctédotn» ^iikègaacev.c che noa f 30 Si e dunque per Io più conOderata
i'eloquea- za nel Tuo più minimo ed ìnfioiteliinale afpei- to » e li è
infegnato aflài maiamcntt un ule alpeito • Le leggi del ragionare ^ e deiP in-
- Tentare non s'imparano conqiiei topici^ per* cbè il vero rariodnfo , e la
vera eloquenza non hanno altri topici Te non quelli che un* intelletto
illuminato « e padrone delle Tue idee » e purgato degli errori sa fai fi • Ma i
Rettoria hanno mai data Tarte di aves coii r imeilecto f Nò certamente » perchè
non po* . taan darb • Hanno dunque dipinto mi fan* tafina dell* eloquema , e
dietro quel &nta& ma y come dietro un rotante palèo fi è fatta
correre la gioventù , che ha creduto di cor- rere dietro la vera eloquenza da pochiffimi
nel Tuo vero afpetto infegnata • $• 8. Gr inconvenienti derivati dalia
confiilìone di tanti topici attribuiti aiP elo- quen^t fono flati tali e ami,
che poi eden* doli alie iole coocroverfie attrìbaìti tand to« pici , quanti i
generi delle caufe , ogni ge«> nere di cauta ha avuti t fìioi
particolari to- pici (3) fu' quali infinitamente fi è fcritto, e a tante
quefiioni fi fono aggiunte le quedio* Ai fugli fiéui dtUc caufc , ed infinite
regole dividi od geniOT iimfimb^ 9 iéik^ uiyùizod by uuìi^o i e giudixlario .
Vediamo i lieUi ^ e vlfti edifìci i , o per dir meglio i labeHnti Sibricati da*
Reccorici fopra quedl tre generi su* quali' ilaQno^taolo-parlato » come
fugiìTiA^ li delle controverfie; e taluni di efli^j e^ra* sii
aiari>ibSòfilla'lhM{9-^, fono giunti a.pe« Sarc i geiert/ ddk-
cmum^fi^^^ e ddl* elo« quenze ne* caratteri degli Eroi di Omero ^ come in
Menelao il genere deliberatii^o . ( Iliad* T. ) in Neftore il demojiratwo (
Iliad. A ed ìa.m(k.d ^^\ Uiad.yiiC)*- (*) Si veda .Gerardo Langhiine . A'ìj/.
/Vi Lon^in^ . fag, ^1» eJit, in 4. ro^^zi lyeil. ad Khen. \6')\, Quefte
lafuinfteatiy.ecl inette tiflkllom del SofiftaTroi- k» » chei'vede i generi
dUlk^tConiroverfit -dedanatorìe dèli* Eloquenza jne'i'Gwanerì , che <U
OaMco .4e' (boi Eroi io quei libri % cke -fi Ideano -dal diviato -Sofiftvt d
dimoilrano, che qaaado -la /aacatìa fi accende , co- j|lrael.vSafifia Troilo,
ci fii ^vedere aeli'AiitQfe di coi fi, parta, o il quale ii iegge, e :(L..dta,
mete le noftre idee, motitro- per il qjite per Io pid C\ T^no refi ridl'^ coli
coloro che hao .voluto > veder tutto in Omero, ed in Virgilio , anche i
generi delle declamiziooi , ed haano errato, perché gl* iftc/lì ^roi di
Otiiero, in di- Terifi occalìoiii divei(àmente declamando , dimodrano , die
QQQ^lbao ali perfo iaggi un HtTo cacanoce.di uo^ *S8 8 ?i ^ ^ ^ ?X5 ^ W ^aJ^KI
iV"^"88"'88 85i 88 )^ 8g 88 Ik 888 a8Ì| RIferifcono i Rettorie?
al genere deliberati'' vo tulli i difcorfi di perfuafione , che tti.dono a far
determinare alia fcelta di qual- che pattilo da doverfi abbracciare . Il geoece
deliberativo fi diOè da' Greci ^mbuUmcon » e* fi adopra rpècialmeote nelle
adunante pa- Ili he , nelle quali fi vuol deUbetm , o ri- iolv^ere qualche
publico aflare • Ma come, perchè , C quando fi fa la rifoluzione , e la .
deliberazione f Perchè una cofa, fefi dimoftra lodevole fi aUwaccia , perchè
urf altra, fe fi di- inoiìrà vituperevole fi eviu ? ed ecco che il genere
deliberativo è miilo dei demoflfadv<^ e c^ucito di quello 9 ed in
eatrambi » Digitized by Google : lo fiato delia •Qontroverfia' , ove qivella
oofa » che fi loda , o biafima debba- giudicarli lo* ' devoie , o brafimevole •
Quelle , ed infinite altre rifleflfìoni boftano a dimoflrar niente e- fana la
divifione de' generi delle caiife . Que- (!i generi entrano in ogni forte di
eloqueo* (2a , e fono tra di loro midi > e oonfuli. $. 2. Nel genere deliberativo
, direbbe • QH Rcttorioo è . ii . Corone dei MetailaGo , m coi fi delibera
> (e Catone debba , o nò ac* Gettar Ja pace da Cefare ; il Temiftode,
nel quale fi delibera fé Teraillocle debba ubbidi- re a Serfe , o ferbar fede
agli Ateniefi ì il Regolo y in cui 0 delibera dei cambio degli Schiavi 9 la
Didone , nella quale fi delibera , fulie nozze di Jarba , e fulla partenza d*
£- nea^ V Aleffkndro nell^ Indie , in cui Cieoft- de b deliberare Aieflàndro i
la Zenobiau, nella, quale Zènobia fa dettbeiare Trridate • Ma chi non vede nel
riflettere a tali capi di opera dì eloquenza , che negli argometui, che
inducono a deliberare , fi vedono pcn- neileggiate con mano MaeAra le iodi di
c^uel progetto , che fi propone ad abbracciarfi ,\il biafimo di quel progetto»
che fi propone cti fuggirfi^onde G deliberai fi loda^ e fi -brafima nello (lato
grudiziaie nel tempo Diedefimo/ §. 3r Dicono i Retiorici , che 1' eloJ- quente
ne? genere deliberativo dee fapere tutte le forti de' beni poflìbili re:i!i ,
ed ap- parenti , interni, ed eflernif tutti i coQlkht, % l'iflet di cuipio, a'
qual^, parla » quali ftc- I 3 no 134 DO ìe core ^8 lodare , « le cofe pregiate
da quelita Ma ci dicano RetKirici^ Te Csbaa e(Icre un gian Tilofofo ^ poffimo
bent^ tali argomenti maneggiarfi , e diftnitcrfi? Ci di- cano fe da eiTi fi può
imparare tale arte di maneggiarli , e difcuterli , e fe poffa rìdurfi a
precetti ^ I preceui -d* ogni genere dì elo- 4 Mi quTfìtf , ^quanto iadii 4i
didi , altreil ciiiflìmt ad òciencrii • i* Ingesno Vivo » « fnbiime . 2.
Seofazioni , ed 4diee enecgeif- cfie . 3. Conofcenza dellUomo , e dd Mon- do.
Allora il irero eloquente^ Jbfgmum m fit , ai maij Àmmat^ 4B« Magna finatunan *
' come dice Orano (x) mamfeBa l 'mosti 4éSP animo 9 e Tidee delia unente coir
eloquenza» Vtrhaqut prmyipm «rem lum iopuaji^ (1) tn Aru Pòit. Oxvùo , diranno
taluni , .Jà precetti di eloquenza Poetica in tali verii ^ che noa ponno
adanafii alla pró&i€li • Mt^rtt .molto cbì^osl ?>poiiei pctchè r
OiavM regola , tht mhUie neUm \ejU tui trigtgaù 'FdfìfffiiO'^ e -dhe dice -,
chg >U fé." toU fiuudèrarino fpométit amente alle co/e premiéhéti^
e èen ^ftffe iè una 'tegola che ad.ogni elooiienza'pro^ ■làica) e *poedca
appotrtìene^ come i noto aa ogni VII*
pai lettere dmofirmvai I» ». CW noir iBftir I6*if ? Norf vi è cosa rulla quale
tanta ficnfi dIflSifi i Rettori- ci (che han ridotta reloqirenM a fante fpc-
efe , quanti fono i topici da cffi fiflTaii a quella , ed i generi della
medcGma ) quanta • I dìfcorfi fu' reqaifili del genere dimonraiivo, che c(g
dicono il genere dei biaGino»e del- ie bdt « Hanv difiufamente parlato delle
core , che C fponno UaCmaie , e lodare , dividendo , e foddividendo in kiBolte
cfarffi le iodi degli Uomini , e de* Dei , le fodi degli Eroi , le lodi delle
virtù , le lodi di guanto fi vtde celi' Uni verfo (i)« Ci hanno (i) Ss' fonti
^Ue loài Ci «lifiifèra Men^BékÙi^ t. de Pen. dem. Cifu ^ QéUttSèL 4Ur»p jéf^ 9^
4^ t^. AUic. di fdtiegm 136 parlato della ferie mìjMole » e dellar ferie mt»
turale delle iodi , e modo da difpone tait lodi , delle quali fi fono
minutamente dù^ ktiui i t9pici ^ e
ridotti alT inSoito - A (a) Oltre ìnìinki . topici zéòotù per Vociare ìDe^ '
gli Uomini, gli Eroi, le -cofc utili , le cole animate^ té virtù ; la patria,
1! educazione , i coilumi , le azioni tutte , e tutte le circoHanze occorlc
nella vita degl* in- dividui tutti , fi fono dati i topici da lodare £n' i di^«
ti iÙeSì dèi -corpo, come per • lodare .un cieco , un zop- po, un gobbo, e
lodargli con-autorìià, e oon^dèmpg topici per lodar gì* ignobili , gli fpurir ,
gli adultenni ec* e coeU dcmpii •« ca* niÌQdiij 3 topici per lodate un cavallo
daUe (iic <foti del corpo» inaila fua natura^ dal (bo colore , dalla fua
fortezza , come h il Voflìo con elcmpj prefi da Virgilio ( F'off* In/ik^ Oraton
l. J. ^^P* 3' $• il» pag* ^1» Tom. 1. Lugd, Batav, 1^43. ) jPoì il Voglio- ci
di Hn modello per fare un panegirico ^lle api , Tulle quali cita la
declamazione di 'Quintilia- no ( Diflcrtazione 13. ) Cita le lodi del
t>ove fatte da Libanio , quelle del cane da Sedo Empirico-, quelle
"dell' Elefante da Lip/io, ouelle ^kll' Alino , dal F^ia- •feio , quelle
4t\ .^riiio da rlntuco. Poi iniègna ilVe^ jCo a^rJodi., e.deicrìaionì della
4ama.,>del (minò» «dttll'^ invidia ., adduce canoni , e citazioni per
lodate I frutti, è gli alberi, pafla a metodi di lodi per il ma- re, lodi per i
fi»mi, lodi per i golfi, lodi, per le Ter- re, Citta, monti, rivi ec, lodi per
le mura della Cit- «a, per le Cafe, per le Chie(è, per i poni, per i pra- ti ,
per i giardini , per i bofchi . Pafla indi al modo da lodare i vicoli, i vcftiboli,
le cucine , gli airii , i 'pnttiy'le flaaze, i caftelli, le Regie, i.bagni ec,
Tem- ete cumulando autorità di Omero, diAiiiiide, di Elia- flo , di Arifleiwto
ec ec • Confimill cofe infegnòlo SeaKgeto fibr. |. de nrPéUic. , ed il Menandro
éé fTA. dmonjlt. Da quéfti fonti di^di fitto naciù toni- ci cioqacaa
&Bk ddk lodi -date Jt^^s^v^ Digitized by Google ' '111 .A 4XHifiBijIi.
Rettone! dirette FetiQiub : £J a* L* eloquenza impiccata nelle Iodi fi Ri
détta, ^pdBp ùéaaàpne .Vane Pa« negi* Vcardi» illa eèlattna, alle pelèbe ,
tlTiiiiàlata , agli «finali :» «Ile ^to ^ af:*dei>lri » 4d]o
^floccauleiìti , red « -quante altre Umì -fi trovano iie)lcf.Rta|e ^uMaic » •
nelle Cicalate poco^'Filofofehe di tertc nazioni ^ c di tali Iodi il Vòffio
avrebbe potato anche ^<Iar canoni* Ma cbi mai potrà tdfepiard l'arce di
lodare tali torn- aci «del Voffio? (3) Chi volclTc efemp) di buon gufto nelle
lodi, •dee prendergli da'inigliori , -c .più Filolofici Autori an- tichi, jc
-moderni .. Se oe ,ponno veder gli efèmpj nelle •Opere' Hi Omero; e df
'Virgilio , nelle odi di Pindaro, «e di ^pr^o, negl'inni Hi ^linaaeo ^ -t
ioiéìk LUe/iu del Molko MMafrfbL II Panegitico ^ mno a Ti^i. no , xpolte
orazioni di «Cicerone ee. cc j)o|uio ierrir ^di modelli., de' quali v« ne (bno
cosi inmiitì ^le :CosÌ ^odii di buon guuo , xbe difficililfima. è la Ibefta. L*
opera di Tacito de morrhus Cttmanorum é 'ona lode 'di Quei popoli . Vi fono le
lodi di Demoftene (critte da L uciano, quelle di Tucidide da Aftonio ut*
Preginh' nafmi ^ quelle di Dione per Socrate Orat.^/^.^ Ifocra» te lodò £lena j
Dione CrifcrflorTro Jodò ì* eloquenza, iMureto la Teologia. E'cofà affai
curiofa, che ilVo(^ -ib, il quale riferiice, die Dione Crilbftomo , neirO'-
*«atio«e ai»« dianoftcò affine la Fikdòfia, e l^'Eloquen- ze , IMI ^i
.<Vódìo kocJaSo di <al .:dia)oftrazipne , ralcrimeati non avrebbe
affogata la vera eloquenza in •tm Chaos di -paiole , «è topici di lodi . Egli
confeffiL, Mcbe il ^òfiiKcar ^anto sa' Precetti Rettoria in minutias €0nJèBari
i o com'ei dice in Greco ( .fUK^ohcync^^u» ' e poi egli é 'cosi Microlog^ .nel
|*, ^ ^ liUo dcllf f « . .... lìegirico , percfiè trfGicrf fi recitavano ta- li
difcorfi nelle aflembicc della mdthndf- ne (4) . Si di (Fero anche le lodi
elogi , d^ quali ve ne fono molte fpecie . L' Iftoria dell' eloquenza impiegata
alle lodi predo tut- ti i popoli e fiata defcritta dal famofo M. Tbomai^ (S) »
H qusle oltre r avere fcritu ^Plfloria d^i Elogiò ci (la dati ecceUeori
'modelli di dogj. . • §.3. Oflèrva il ciàtoM.Tlomas ne! Rio EJfay fur k$ Eloga
, cfie ogni popolo nelle fue origini ebbe gli Elogj , e che i Chine- fi , i
Fenicj , gli Arabi celebrarono le glo- iriofc azioni de' grand* Uomini . I
Greci, ed i Romani , i Celti , ì Druidi i Bardi fc- cefo VìAo09 • Tali elogi
erano Y ogetto del- le prime atnbizioni degli Uòoaiù » de' gOfr- rieri , e
degli Eroi • Poi Te ne eoimaroiio gli Eroi , gi* Jmperadorr, i Dei , onde ven-
tilerò ie affittofi lo) , e tanti clogj , . e lofi • • •% (4) Uemyv^atci
Xe>«c • ' »»* (0 ^ ^i^f"^^ Htftùirt dts ElogU • Ofletva I in- tiere
WylordShafirfwty, die tmodcnu Autori 4t lodi, t di elogi feM coti fierili wi
Imo peinicn • c^a ««& liimo fai'atoo, fc non depadar gU antichi
ptrdaha- ì noderm. Pfcr una bella Donna, fi degrada Eiena, Fet «ì Pceta Pindaro
, per un Oratore Oemoftene . er un Generale Ccfare : Sfsfiéim^ Ad»U$ $0 ^ tm i^
Sta. ai. 0 ,1 fé) Thomas FJft^ fur les Eloges . Si veda inol- tre Àlacrob, 1.
Saturr* cjp» 6. Llv, Itbr, 2, cap. OO^p Zìi.. 4. cap. 47., Hr.y. cap» Sailii/L
inJug.cap. Digiiizea by Coogle per tante perfetiè » e per fotte k Uti ^ ci
fcienze , elogj , xhe fpeflfb degentrtrona in eloquenza fofillica (7) , ed
inuiilCj anzi no- xiva • ■ • émii. EUg, L y. ^« Wift Wt^^ i» 4* Vi è ftato chi cosi cominciò a lodar la Ret-
•toric^: Sum Khetoriea human affimi Auditore catera" rum Artium faci Le
Pri^eps , qua ionge fupra Graat" maticorum Regna , & litteras ,
jupr-a Loguorum iUos furnos jintjque imperii terminos praèendo i quta» nihil in
Crammaticoruut finibus ^.aut DìaURicorum pomttriis 'tamtnehtr^ pnd .nùH màis
^Mus quafi JammU 4u£ -sd-nmmm juffa infifviét Poi -ace, -die la JReitorìca
rìcele graodi , ed infiniri ^atBK&c\ dalla Là^ gica , e dice che la
IWttotiGa ^«r rinvenzioiie ha an« che per (èrva ]a Logica , prdèicndo -gli
ornamemi Ret^ torici ali* an^^a définijione y -e dìvifione étlU Logick alle
oppojpiicni^ predicati ce. , cnfe nelle quali ci cre- de, cnc la Logica
confìfta. Chi così parla non ha ve- re idee, nè dell* Eloquenza ne della Logica
. Chi vo- Jcflc leggere nell' origmalc tali fh-anc22e veda Reìnero ^e^Atts in
Tyrocin» Rloi^itent, AmJUU apud Johann^ JiulgMMm 1^48. , Tarn. À pag. 301. 1^'
-ancora confi- miuMtte ndspòlo r elogio , dbe -fii dé*F9ologi , e «M» la POologìa
dovmgfiiìppo ffiifer neUa Tré£i2Ìone alle fue Ànttehità Crtéhe « Dopo inmienìfi
elogj ddia Filo* logia dice mi: T^Ut i^AiUtogiam, ptid aimd Jteeris^ ^atn ut
fttfittUns fenam xmnem eruditionis ? Sicut Jtfercaror futori vendi t corium ,
fattori panmtm , Cj^ì- rttrgo fcàlpéllum^ pharmateuta 'herhjs , &
radices , fa» irò mjIL um , Jìcut bihliopoh 'uendit reqt^irer.tihus libros
Vhilofophicos , JHedicos , Juridicos , Sacros . . • • ^ic Philologia vari49 its
, guas -émbitu Juo ton^leBi'^ iur^ 140. , §• 4- A' genere degfi clogj fi
riferMco» m b Udì fiaubn , dette OraiiotU fimdfi » £tog; /iifMhrj • QodSi eiogj
furono netP Egii^ to antichiffimf (8) > ma non fé ne vedono efemp} in
Omero , nè in Virgilio . Comin- ciarono tali elogj nella Grecia dopo la bat-
taglia di Maratona, anni i6, pria della mor* te di Bruto • 1 Tragici Ateniefì
fuppongono un* elogio &ttO ne^ funerali de' figli di Edipo. Anaffimene
attribuifoe a. Soiont r invimione degli eiog) funebri • Tucidide è il primo .»
che park di Orazioni funebri fiitte a' Grecr eflinti nei principio delia guerra
del Peio- ponnefo . Pericle fece l' elogio de* Cittadini che pexìrono nella
guerra di Samo » ^ dopo ... ; . la uir , divendii atque eommunUài pariarum
fciehtiarutn doàoribus : Chi potrebbe non ridere di tali encomj (8) \ft eia
aeir E^^to un lago , che fi ^ ' fallare per 'airivave al làógo delle (epolmre •
IL vfBie era arreftato filile rive del lagoi , e dovea render omto alla Patria
, ed a pid di 40» giudici di tatte\le MM paflàte openUBoni. Ognuno potea
accufarlo , s'Ubjii» ▼a il proceiTo, e trovando^ colpevole , fi Hichiarava in-
fame , ne paffava il Iago . Se avea vivuto bene , era ricompenfato coli' elogio
funebre , che fi proferiva ^a* congiunti in prefenza del cadavere , e de*
MagiflrAci. Diodoro Siculo liBr, i. rifcrjfce le foUcnnità Egiziane nel
giudicare i morti , e la preghiera , che fi mceva a' i in nome deli' e(Hnto ,
eoe avea avuco ^v^vole decreto* Porfirio ( tU mbfiinemtU Uh, 4., c^^io. )
kxiS^c tal preghiera • Si veda Giovamù Mànbam .Cc« Mii. €Mhic» Saeul,
,9> pag» If6. fir SéKuL tu fsgi 875« idit^'i» 4* Fréiu§uef0 ..y,.,^ud by
GoogI b* ttéta delP elogio fii afi&nodato , cotona» to , e condotto in
trionfo dal popolo . De- moflene lodò gli edinti nella batiaoiia di Cheronca ,
ed Efchine. in tai occanone fi oppofe agii elogi fatti da Demoilrne • M. Thomas
na lungamente defcritta i' Ifioria de- gli elogf funebri (j^) , I Romani
prom6(Bnro mollo le oraifoni funebri cbe fecerò anoon in. lodb delle donne
iUudrl , ma ! Greci al contrario meno le frequentarono , ma vf fi?^ cero
maggiore applicazione • Tra' moderni Autori di Orazioni funebri M. de Bojfuct ,
e M. FUchier fono i gran modelli , come al** Si M. Thomas ne* fuoi £iogj è gran
ino* la di £log| Filofofici. • • . • % f. Uflem M. de Voltaire , che qaeSo
genere dr eloqueciza richiede grande iminaginativa » e maeftoTa grandezza , e
Ai- le quafi Poetico , come fi può ofTervare ri- flettendo alle funebri aringhe
di Boflìiet j e di Flechier • $• 6. L'eloquenza Satirica per biaCma* le i difinti
aitnii , e rappiefentaidogli cor- • reg. (9) Thonus Effay fitr Us Eloges. Gli
Aa* tlqnarj potraoDO leggere full'origine di taliEiogj il Gif- tàer éU Jure
Manium Uh. L cap. de laudai ioni» éus , pag.1^7. ad ij^. edition, in 12. Lipfia
167 1.^ qual Capo del GutA€r , ù è rrafcricco dagli Autori dell* Enciclopedia •
AnicL Oraifons , ou ELogts funehres • ScriOe anche de' fonebri elogi il
fifduMM» ael libra» legg^lr i. è andcbifliaQa. in tutte le oaronij^ peichè
oacqiie colie* antiche Comed. e e Tra^- gtdie , vale a £re fii^uosi deii^
prìi9e?ocr?. colazioni degli Uòmini ..Clii voleflè làpcie- ff Ifloria deir
orìgtne > de progredì , e della decadenza dell eloquenza Satirica ,
dovrà leg— oéce U Cafaiil)ono (io). L^eloquenza chebia- Saia<».uraj gli
artificj tutti al contrario dell* eloquenza che loda • e oonGde 1* eloquenza^
che loda, nel isqjpre&otaia le cofe lodate ne- gli arpecti lodevoli ^
tr quelfa^ die biafii^e». negli afpetti rvantaggioC, moSra le. hi^me^ voli ; e
nelPun cafo , e ncH'àUro* Wrognavfa- per bene analizare gli attributi , ed
inirinfe-j; che qualità del fogetto di cui (i tratu- 7» I/eloquenza Satìrica di
coloro- che- Iboa fidainente Poeti , e non; grandi Fiiorofr». l vuf^jbtpmt
ioipemGr kriMOie. «.t tsàoaa/ùC)* a*' I (io) . dfimim. Ì€ tàfytU^ ìhifi iit
Mtf. Fhì^- klog*- Thom* Crenii . (f) Dobbiam dire con* quella francHem*>
che fi. richiede ad 'Un' amico del vero, che l'eloquenza Sad*^ lica 9.0 color»
che fi fono io- eflfa occupaci , ci han latoatt e&mpj- piuccofto fìiaeili
al buon cofiume , alla religione > alle Cine dottrine , ond* e che colla
lettura degli Autori di ^ promove la corruzione del cuo- re umano, fpeciiimente
ne* giovani, fpecialmeme quan-^ do gli Atitori di Satiri^ abondano di
rcandalolc morda* dtà, ed ofoeiiicà ooiiiè' d'incelinone, il cfce^ è acdidnift
quali ftfDpit a iBlli ì jSmad é* ogni «ed •» • ogni Digitizoa by C TtU , faeti
, l4j[m9,9 Mrrorm j fulmina 9. morfiu Vtrbera » clamorti , murmicr^ » dlSa $
fda . ber^ » kn^dikur , céfiigat , corrigu , urgu dogìt ^ JMàtU f^ » Jlimidat ^
' JiHè un Poeta dello rtile eli Giovenale . Ora- 2Ìo nelle Satire è più placido
, e più fonile. Ferfìo c aliai ofcuro. i difetti di Lucilio fo- no da Orazio
nòtad • Le Satire dei Se|tafx> fono rinooiatiflime « ma caaftiche • Luciatx)'
è il niodelto delb fcrìvere Saiirico unito air otticno » e raffinato guftp •
Credono i FranceB , che Rabelais fia il loro Luciano, ma vi è gran divario , e
dicono gr Inglefi di riconofcere Luciano nel Decano Svvift ii loro lepido
Satirico • li Conte di Rochelter è mordaciflimo. La Dunciade di Pope è una
Satira dei mal gjuflo di quei tempi ^ e di Sadrica eloquenza coflano per lo più
molte opere di Prior » di Hudiras ; e lo Spetta- tole ì m qtiadio Oriti 00
de^coQumf-tL I Poe- mi di Churchii Inglefe , fono per lo più fa- tiriti ; e
tra* Francefi fono celebri le Satire di Defpreaux • Erafmo G e diftinto nelP
elo- quènza Sadrica ia varie lue opere» e fi può nazione . La fera eloquenza
Satirica dovrebbe occu« patii a iir la goecaiaL vizio » iaicgiiaaio la fera mn
«Oc. I dire il novello Varrone autore di novelle Satlfe Menrppéè traDe qualr
non è i' ultima F opera inutolaia £ii60mitfiii Morift • -61* iia- Ibni nelle
Satire dell' Ario&o non hanno da . ^n^ridTarc nian*eftero Autore , come
in quel- le di Salvatore Rofa. I limitt dfeirEloquen- ta Satirica fona adai più
ftefì di quel che (i credè» e Gcoome H fono fpedb iodate cofe , che iodi non
meritavano , cosi il biafimo di certe cole j^. die non dbveàn bìafltnarG , è
giunta aiP ecceflb , ma noi non abbiamo nè' tempo , nè voglia dì prolengaie
ttkenori rt- fteflSoni fuir Eloquenza Satirica , della quale da moltìnrimi
molte cofe. fi fono dette , e Iccitte C)» 4' i • GA- (*) Noa può nlegarfi, cKe
U Poefia Satiri^ io* • tenuta falle prime per corregcre ilcoftume, ibbmdc- f
onerato fino a darci efcmpj di coftiuni corrotti , ond. , die U Ittcora degU
Aiuoci Satìrici è p« lo P»* Mioolofii airioann eiovencà; dit nefle opere
Saciri- ìbt a Piffi», iiCumiuUé, A Ohiio , * Sfirifi, àd éi ÌM^r, M Rabelais,
di Cufchil, di Eraf- mo di Lucisno ec. troft ijpcfio faaefte dottrine di li-
bertinaggio, d'irreligione, di corruttela di coftumi. La lettura degli Aatori
di Satire è la pià perniaota pct^ elri legge fenzr criterio-. Le Satire dunque,
e gli Au- . tori di effe dcbbon leggcrfi da Uomini di confii«at% i
<iiotaiaii» e a coaofciata pcobicà c morale* ^-VilU I ' ... » . IL
genare- grùdiziario cRp coitteme Te accufe , e le diCèfe ne^giudi?) , oltre il
noti •flèrff neh fuo vero àfpettaconfideraio , giac- che nel genere giudiziarro
entrano come ia un miflù tutti gli aitri generi cioè il de- roodrativo per le
iodi, o biadino , e il de« fiberativo per le rifòluzioni^^e decifioni fr); fi è
parlato ingltre di '.uLgenere aflài più di quel che fi conviuiiva parbrne a
girelle per* Som, allc^uall 9?ibregnava ìa. Rettorica (en* T^m^IC ' K. za • • '
. _Ìt) Nèl genere fjuOmMr , e oeHb -^ta delW tabi cka.&^camonoc yi
èMuuàtàMdmc^ir^vif^ %-MUréth0^.o e%xeflb^ o «dio: 1 . i Digitized by Google za
che le medefime avellerò faputo di rden* ze legali , (cieaze che fono la bafe
detretio. raziocinio nel prete fo genere giuAztario, eh* tutto filile
coniroverfìe lì a^i^ira . Sì trattò dunque in tali Rettoriche di cofe ignote a
chi ie infegnava., ed a chi- le fludiava ; ojn- tutto il rifultato di tante
loro (alighe fui genere demo^lrativo > deiiberattvo, e giudi- ziario fi
riduliè a &r difputare i giovani dr voci vane, ed a fare unir fraG^
accoziar periodi. ^ U mar parole per. comporre /decla- mazioni , e cicalate da
reciiaifi fecondo det-' lavano gli umbratici AoHons di Feiroaio Ar-
{>icrQr4 . : . . -" 'si a* Olire reflèifi da' Rettorrci rntem-
peQivaniente parlato del genere giudiziario^ le n^c parlato in nKHtoyv^^i^c
pietà in le- gerfino le tante, ed infinite controverfie tra ed] Retiorici
agitate da più fecoii . Gli fia-^ ti delle caufe fon divenuti un lempeflofo
ocea- no di ccniroverfje per i Rettorie! , un' in- ciampo contìnuo a' giovani «
ed un oggetto di rifo a' veri fa vj i cjuali lafcianOj.i'Ret- tbricf neir
infelice flato' di* qq^Hipnare fillio flato di Ogni controve^fia giudiziaria •
Lo? * flirto , ch^efli dicono , di una caiifa , ifT ri-^ duce alio fcopo , al
line j al foggetio prin- cipale della contioverfia . Fin qui la rcìia ragione
non difconviene j ma ip. (tato con tal idea capito , entra in ogni genere di
e-*^' loqueqza> giacché in Ogpi difcorfo vi^ ÌQ fco« . ^ i|. fiiUBLj il
foggetto principale ^ per -our Uigiiizea by ) ti btvm* ìt diicorlb né ' per
4fffc0b ec^ Mfogno' dv taato. ((ifllmioai e preteuì i giacché refamloaK
qua4.fia>«il fine prrncìpa- te , e lo fcopo di ogni raziocìtuo', di ogni
eioq\ieuza in rapporto allecofe , fulle quali fi feri ve , fi pari o lì penza ,
è un vado campo 'diirazigcinio , tui qu9Ìe l^ Tcieaze lilofofijche^ e nòfv
f\uéi^f^iuotìCfà >.che per. Jql più.«fi 4 infognata V ponno* dacci iumi
j». Ma- b Rettevici* iioD>:iOOiiiettti di aver- djbtteTulh) (lato dèUe^
caa(è> tante cofe atTurde , ed- intempelUve fono paiTati a va* cfie
defioiziaiii dq^U Staii ». Se fi trattava, di . capire una legge diceaiio
Stari» - legale • Se •.fit congetturava^ fu^Cilidizj^ di un delju;o»dir*
ktoiSiat(^ \ congfittufale:. 1 ndi. |pa(iàfipno^ d^* ( fii)irercetti StatL
dtl^fùUvLCàX nome , e na« wra. del d^^Kttcy, ceni altri Stati: dì- ffiomiià,
trtj^uaUtà del délittiy ^ e di qiiefli fecero * ihhai te altre fudJivifioni ,
fenza aver mai ^ ^«^inaio lo flato del loro intelleuo qinn Jo fi» parlava da-,
efll di tali' cofe (^) ^ Ed ecco ^diHne r eloquenza , e ia Dialettica , le due
\ SSiésaie:ìé jtò, utili airuomò ^. fiwridailèro a * . K. a. dive- .(*) Han
parlato di' varie definizioni Tulio ftato , ed^hanno ftabiliti inimenfi ftati
di controverse . M i ta- li Stati, clic elTi dicono , appartengono a molti
g.*ncri . di eloquenza, non al folo genere giudiziario. G4i an- ticKi Rettorici
furono infùiiti nel parlar di tali Suù, ed' il. VplIIo à copiolìdlmo , , e
tediofiflìnio in quefto : - l^oJl^ ' RàsU' Tom** L x ^. fina ali* pag. 1 77* .
• / 148 divenire le più zSutdt ; e fòrli le pi6 nòcf* ve . Invece di farfi
Tvilupparé le idee oTce- re , fi c voluto ottenebrare i' inteHeito full* idee
ciliare , e fi è confinata l'eloquenza ad ellere in modo tale flreiiamente
unita ali' ir- faziocinio , ed a' ceppi del pedanùfmo> che . phntofio di
giovare / ed* illuminare fi è ridotta, a degradare fumano imeUecto ^ 'e G è
eonfiderata ccìne- comprefii meta ììi quei voliHni' iifkn^eiifi di tante
Ibilglie, ed inutiii difpute fopra gli fiati delle caafe • I Retro* rici dunque
, oltre aver avute falfe idee ful- V eloquen7a , che ai foio Foro , ed al foto
pulpito r Iian confinala non fian velaio nemméno trattar con raziocinio quefia
forte di doquenzi che
éùilrfiderarè''«ffi'volT -v • ' • ./ . I pili diffufì fullcaontroverlie degli
Staci deU le caule furono Sulpfzio Vittore , Quintiliano , e Vof- flo. Ma
quando Ipcride , Lifia , Pericle , Oemoftcne Cicerone fcriveano, e parlavano,
ebbero mai effi prc- fcnti tante poli(re dottrine , e. divifioni fagli Hati
delle caufe ? Avrebbero mai potuto fìgurarfi^ che lopra cer- te cofc, che la
loro f^^conda fancaiia , ed il loro illu- ' mìnslto intelletto avea pcinute in
certe circoHauze , li fiilTero un gioroo fi^dati tanti precetti , e tante
«itfiin* zionì éì tanti ftati, càule, distanti tropi , di . tantp 6gttflBl' '
Alerebbero potuto' elC prevedere tante iìlae di; iài)ti no- . mi éì fiati y e
di tropi , nomi che igoineotaiió: fiaoSL'* letto a capirgli , la memoria a
ritenergli , e 1* orecdlio ad udirgli ? Cosi poi è avvenuto' , che t Rettorid
pct ' adattar gli Autori Ctaflìci a tali loro precetti, bando- ' vuo contorcere
, e ftirare, come nel Ietto di Procufte, le aucoóii <fi canti Oratoti »
^ , lidoceadole a' < loto ^ / uiyi vizod I4P • feto cotnc 11 yfcn eloqnem, ì Non
badaro* no coftoro , che per infegnare nel modo , come efll faceano , ci
voleano fecoli infiniti, e derivava. un daiioo infioiio agii lunaai in*
-telletti • . 4. Per gli dati veri delle canfe ba- rila un'inoelietio forte ^
vigoroib» attivo, 10- •TenM»re., Fiiofofifxx > ben regolato >
ajutaio fdal buon guflo » e cosi in ogni crrctoflanza , inventa , difende ,
accufa , ragiona , efamina, •decide, vede i rapporti tutti delle cofe, de'
latti, de^ raziocini , delle prove in ogni con» «tfoveifia, fenaa aver bifpgno
nè de'Kettorid; . tanto hanno fcritto lugli flati delle cau« - fey nè degl*
infinici toIhibì de' Fonofi rugP iùdh\ criimAalr , è' folle pmove di tsAimo*
nfanza nelle oootnovcrG^ civili , fiiU* autorità delle leggi , fu' loro fenfi ,
parole , ufo . E' cofa adai ridicola il vedere i Rettorici que* Aionare di tali
cose , come delie pruove ne* tdrmeiiti , di quelle iiior de' tormenti , cofe
die ò i|oa doveaofi tiattaie nt' piani di queK <à loso fieeerti geaenli,
e MRi'eoIari . Premerti particoh* d per.nitce le accuiè» e di&fe y.
precetti più particolaij ver ogni caio , e per ogni Girco(huaa di- accnfe e di*
mt • Per far ben camiàare do 'rs^azzo Biibgaà ptocit^ Tar che abbia buone gunbe
» e baon' eièrdzio , c non gii farli capire a parte a ptrte i Tarj generi di
carni* no , ne* piani , nelle moncagne , nelle valli , ne' monti e poi dire.
Siato di eaminare ne'piani , flato di €ami'* nart nt monti ^ BtLUAiàUi ec* Cobi
iunao £iuo iKct"? twici • • ^ . • JfO k Rettoridie.» o ^dcmaii' trateufi
te Ano J110CI0« « §. y. Chi vuole promovere P eloquenza del Foro nel genere
giudiziario , auiebbe ad iifinuare a' giovani le vie da pervenire al- la vera
/eloquenza foìrenre , <ioè al vero za* 2Ìocink> nelle cofe legali
, e codCderare -eoa .occhio «critico :gli ùuóy ^ «che precedono ^le leggi.. Si
i delio *cht la *4egge , ^ ib AaSto di 'dlhrè lo Hudlo fdélla .Teta ^ e feda
FHo- fofia , e lì è detto ciò allài bene , perche la Giiirirprudenza e una
Tpecìe dì Aflrono» ,inia fociale ^ >che dee calcolare i rapporti, jed i
«noti ^ e la natura de* corpi poiluici 9 delle Asriglie ^ degF individui • Dee
t!Bec ifaiiique preoediiia «dalle feicinas fificlie ^. fioUk lidie i
oeongmiclie ^ tódm^ -oridche ^ iffi> riclie ^ matemaiiclié^ e
^dcolatriéi ^ perchè il fjflema legale richiede ogni fcienza che conduce
air^nalifi , al jcalcolo , alia riflef- fione , come da moiti valeniuoniiry fi
è dì* iDcflrató , e /CQgli infi^iaDiemi di qti^ fio* d) , die devon |jrecédere
alla legge , -e -ce? libri eccellenti Icritti iulPanàlifi tlèl fiflena Itgak-
-, affinilo ftd quale "fi è -deSinto wk valentuomo della Salentina
Provincia (3) , ìt quale ci ha dimoflratQ in fe flelTo ^ e né' ' BRIGANTI (vedasi) Bèlla Gitti di Gallipoli ,
Autore di due cceellenti opere : Efa- me anaùtUo del JìftemA UgjU : Ejame
^CQttomUo^ jlibri che £umo infiniu) onore all' Italia- Gt ' fooì nbrr quali
iieno i veguiGci dì un vero i e fodo Giureoonfulco ragionatore • Credono taluni
di far aflàì bene (ludiandófi a C9pi^ le leggi ne' doiii Commentarii iafciatici
Tul- le leg;^i da varj Giureconfuiti , e fanno be- re ; ma mtglìo farebbero a
ftudiare , ed . imitare quei genere di Oud) , per i quali q[Uei Giureconfukf ,
che eflì leggono^ divieti* nero cosi grandi (4) • Tutti i Giureconfuiti e tutti
i lav) credono con ragione, che Ì0 K 4 Ora- (4) Onfina ooft I li lettura éi
Grozio, eli ftndottv 4Ìe' Scrittori di dritto naturale , e pubftco. Ot- timo è
lo ftudio de* Cujacii , de* Viriiìit , (U* Donelli , •^aj^i Uberi, de' Fabri ,
degli Etncccii ec. oc. ma la vera , e (oda critica dee accompagnare tali (htdi
. Il fià bel coaimcntario che polTa farfi fullc legj^i , è il capirne il fine,
lo (copo, le circofta-ize , il vero loro Ipinto, cofc dalle quali dipende
l'arte di ben capirle, di ben* adattarle al facto, di ben rervir(ènc, e di
farne . ufo ragionato nelle accufc, e difcfc in giudizio. Sidc- vDnb muliar le
leg^ collo fpirito di un gran FiCofoFoy « £ dee riflettere nello ftodto àt^
Commenatoti defle leggi , n&a (bb • OoeHe belle , iavie, e giondì Cofi,
die i migliori di eflì ci diamo , ma molto pid fi dèe badare al metodo che tali
Amori tennero in illudi- narft . In vece di ammirare il fiftèma delle
Partizioni' di Vìmiio, quello del Donello y perchè non efaitìinare •i gradi per
i quali Vinnio e Donello perfezionarono il loro intelletto , e vedere d'imitare
quei loro piani, ed illuminarci noi, come s'illuminarono cffi , ed acqui- ftarc
1* intelletto , lo fpirito , il fiOema di pcnzarc di cifi , e vedere d*
imitargli piuttofto , di analiiare le lo- Mo idee , e d'inraicci con c/It f L*
arte di fapere béa Wgere per cavane nòie è ua'arce allài difficile. t ^2
Orazioni di Cicerone fieno i ^pi H opera deli* eloquciìza Forenfe , Tutti fi
fliidiano d' imitarlo . Ma percLe non imitarne J'edu- cazione Leiteraria , gii
fìiidj da quello faui, i lumi che egli portò nella Giurifpfudeo- 23 (j) .
Sarebbe aflài ottimo , che ì grandi, ; e favi Giureconfuiti , cioè i Sacerdoti
delii Giuflizia^^ the xod cagione fi ^lotiauo -della . Joro f Is) Vi può
.eilèr^Dai in girale Codo t ♦ mtocinio ncir Eloquenza forcnfc , quando fi
accoflan« al Foro giovani educati in tcncbrofe Rcitoricbe , in pc- dantefchc
Grammatiche, in poche fpieghc di libri mal capiti, e malamente infcgnati , in
fcjci ze ijiutili ? Si ac- Coftano tali giovani a lludiare un fantafma di
Giurif- '^rudenza^ non già la vera , e vedendofi confufi , ricor- . xono
à'Forenfi, che gli confondono ^ ^ fi aifatiga- no a dì(Ui^0ie ìq loro fldfi
ogni raziocinio Irgaic , .« cwkwio aver* abbtacdait h Giorìfpnidetiza , baooo
abbcacdata una ftuvola^taftìca, che più gli ottooeba» qiianto pià vi
s'immergono, on<i*i cbe pcnzaiio, (in* vono , parlano fcnz' -ordine ^
fcnza precisone d* idee, fenza buon gufto^ fenza «raziocinio , pescbé per lo
pid privi di cognizioni neccflaric ^ill'arte di ragiomre. Prea- diamo gli
cfemp) -llunri . Fufendotf , Grozio ^>Biu* manno, SeMeno ce erano fuor
d'ogni dubbio mzfTimì Giurecorfulti , ma perchè fcrilTero rptlTo feiiz' ordine
, <op òfcuriti^ con proliflìtà,, e talora con raziocini pue- ' fflì . e
pedantefchi ? Perche rare volte viddero il bel .lume ddki Geometria , ò perchè
non ebbero lo fpirito Cdcolatore , e Geomecrioo , come, lo vidde il Montef-
^|aieo y c molti altri moderni^ die bau cmttata laGiv- rapmdenza da Filofofi .'
Non ti è coffàmoac die baftt ad un grande Giureconfulto , e ièmpredi^ k legge £
confiderà ifolata dall'ilice iacose « ii Agdwrìl # ifOiprijn^j, • . I Digitized
by Google ' «ro nobiliffima fcìenza , teodeflbo ibnpre a «niiglìoraria , a
perfezionarla , a moÒràrcela tiei Tuo veK> tipetto , e ci iaceflèro^
vedere I veri piani di bene capire, di bene fludia- re, di ben infegnare, e di
ben eferciiare la ' vera eloquenza Forenfe , che è infeparabile dalla più
profonda Filofofia legale . Cosi i <jiureconfuki vedrebbero la loro
icienza {ùù • «faltata, e coifocata fili -irono della rs^ione» : « delia vera
Filofoiia , dal qual^ i .jpooo il- luminati Forenfi l'faanno Svelta , e ridotta
« Veder con loro , ed a quedionare di cali ., £ fllcffe , di opinioni , traile
quali fpeflb con» fondono le nazioni dei gnllo, e dell' oneflo. §. 6. Si è
detto da molli , che ia de-, > "finizione delia Giurilprudenza»
che- fi è chia* xnata notizia ddlt divine ed ìtmam eoit,fcien^ 2« id giti^, » e
ÀdL^ ingiujlo , fia una defi« Jiizione ampoUolà,.vana^ e cbe coaipeta
at< ia Pilolbfia > jxia ia verità delle Go(è ^ e la "Vera
intima natura della Giuri (prudenza , e tìon già il faflo iloico de* primi
-Giureconful- ti, come credon taluni , ha |)rodoita quefta definizione ma chi
così bene defini la Giù» lifprudenza vidde T ampifllma efienalone ^* ^eila
medefima , e liiimitati confini di tjueiia , vidde il Aio 6ne » ed oggetto , fa
fca naturi , le ccnfegueiìze , le Icienze alle •gnali e connelTà, i requiCti,
che devon prcr cederla , accompagnarla , feguirla , cofe alle t|uali non ban
badalo quei che a torto hao s I»iafi<uau tale definizione^ filila qiaie
& be- ' r ' He ^ ne » e feriaiDente fi rifletteflè da chi fi ap- plica
allo flodio delle leggi , ognuno vi (i applicherebbe con altri Tequitìif , ed
avreffi- me il fecolo di oro delle fcienze lega!» • Ma per Io più i preparativi
, che 11 portano allo IUjcIìo delle leggi fono un pr co di arì- da Filologia j
ed un fantarma c'Illoria Ro- mana, onde avviene > che fi ha falla idea
del- ia Giurì rpradena . Non è uuindi meraviglia, tfie fi àicà da taltitii ,
che per lo p'ù la Olurirprudenza fia oppofla al raziocinio, che -fia uno Audio
arido, fecco , e r iufeofo co- me coi Muratori han credulo taluni , die abbia
de* difetii ec. cr. , che aìu Medico , come più verfato ne'
Filofofici.raziocinj, (la , e debbe eflere più illaminato di un Legifla ect eCt
ec« §.7. Quelli che cppcngono tali cofe alla Giinrirprudenza , mar ia viddero
nel Tuo ve*' ro 'afpetto , nel quale dovea confderarfi : Doveaii prendere ìa
pitiura della Giurilpru- denza da* pochi e maOlmi liroi della mede- finia , non
da coloro « che la refero cosi pe« dantefca. Anche la FiGca > e la
bogica ^ e la Rettorica fi ridullero da molti imperiti ad uno flato aflai
biafimevole. jDùnque eran dti concepiifi cerne conlìflcnii in quello fla- to !
Doveiìno durque badare alla vera natu- ra della Giurifpiudcnza , ed a'
requilìii richie- fti da quella , e fcrivere non già i difetti dtlla
Qiuriffraitr.\a^ma i difmì de^ Gìurijprur^ > che avcaco cttetiebraia la
loia divitia 1 ' fcieii- Uiyi..-_: : l-.y tss IcrcnTa , della quale non avcan
fatto capke la vera natura* §. 8* Se fi oppone che la Giurifpn»- denza Ha una
fpecie dì m /(ea:o ^flpdjo iflur rrco tlìrgkinto ^ lazìocin] , ^ che avvcizi
ibio alle citazioni , è uò' ubjmone incDiilide» rata, e che «deriva éàÌA pòca
Filorofia , «he 1t ^dopra in efla « Del reflo ìi Monierquìeu» ii Mabiy , il
Beccaria, ed altri Valentuomi* ni han fatto vedere quanti fieno ì rapporti, ^e
r eflenzione dello Audio delle leggi il per- ftzionare lo Hudio delle quali » «
1* arte de %en capirle , e di ben ragionare su 4i eflb«^ «e di hcÀ* adattarle
a' caG pardoolari. , i ia prima lUfe *deU'.deqiiefiza «del ibro.* ì mio- -dnj
oppottanì ce *li Xooiminiflra la Filofofia, 'che e i' iHirca maeftra di
analizare , di ordi- nare , di dimoftrare , di giudicare , di per- fuadere , e
di efaminare ì fatti ^ e le leggi; ed io ^quefli principj di raziocinio fi
.trova- nono ì ireri topici dell'. -eloquenaa &Jwfe« <non «può
€nai inq^araifi oielle dottrine Bcttoridie fugli Jlati ideile caute,
rugrindiz]» ialle -caulàlì de' delitti , fuile prove teftimo- nìali , fulla
fama , fui la tortura, e fopra mil- le altre -cofe infegnaie m milioni di
Kettori- che • Ma fi è mai infegnata T arte del vero raziocinio per giudicar
bene , ed aualiaarlie* M in ognicontroverfìa taii'circofl^ze, com« prendere » e
bilaneiànie il péfi> ? Quefio za» ^odnio non "fi è mai promoSb , vA
coltili ^> e quelb Iblo è Ja ciaofura di ogni elo- Digitized by Google
^uenza , ed anclie di quella de! Foro . E* vana cofa dunque a dar precetti
full'indizj, fulle prove, fuile circoftanze de' fatti , e de* delitti • Tali
efetnpì fono non tutti adattabili a tutti i cafi , variano in varie circoftanze
, nÒQ liluminano 1* inteiieito , anzi V ofcurano, firn d' incrampo alla veca
invenzione dcW £• loquenza forenfe , che non dee liiiìitarfi ad artitìciofc leggi
, ma praiticatG da uno fpi- rìlo Filofofico , ed illuminato nelle fcienze le
più utili, e le più univerfalì , e che ab- bia una fomnìa perizia delie Leggi ,
ma pe- rnia Filoibfica di elle leggi; e deh* arte dei lagionare » e dei
perfuadere , e di cercare » e Icoprire il vero • Lo fpirìto moTofico , ilhimma,
regola , e promove ogni eloquen««' za , e molto più quella del Foro . Lo fpi-
rito di pedantifmo , lutto corrompe , tutto ottenebra , perchè riducendo tutto
a partico- lari precetti ^9 edingue la £icoUà analitica dell* intdietto , e lo
limita a minuzie che ofcurano la ragione. Infinite icofe potrebbeia dirli , e
rifletterfi da' Filolbfi .fiilP eloquenza del loro , e Tua natura , ma debbon
lafciarfi per brevità, alla confiderazione de'Savj, §. Si vuol vedere V
allurdiià di chi vuol dare precetti particolari fopra le circo- iianze delle
pruove degli argomcpti , e de* &tti ? Aprile i Forenfi fugl* indizj .
Ve ne trovarete una- fohiera affai più numctrofa del*» TEfercito di
Sennacherifabe > e di Serfe • /fi- iiy dubbiofi , indMuti » - coiwiaunù
> ur^ Digitized by ffmA , tinpdknu » ptrftiti i ed imperfetti ,
l<c. ec.> buona parte de' quali ne regiUrò il Crofio (6) i Cola
poi fi conchiude da .tali trattati ? Che arbitrio di chi decide (7) , cioè la
prudenza la rcien2a , la retigione , il raziocinio di chi decide, dee
bilanciargli . E fé così è , non era meglio in mille Keuori- cKe ilhinfììnarc
iniclkui ^ c le menti full* efattezza dei raziocinio » per avere neii'elo*
q^ien^a.forenfe , ^ oeti^ efàme delle coatro^ verfie giudiziarté^
ò|tinir<3iurecoqfi|Ici ^ ed iliumioatiSìoii Giudici > gii oUimi
de^ quali, devo- 'J (€) Crujlus de ìnàicUs » (7) volumi da* Forcnfl fcritti
fulì^ arbitrio de* Giudici , e fugL* indi^ j , e (a\ valore delle pruovc
leftimoniaii non {kiebbero cesi fcritti , come io fb- <K>>
(è. j||i,Auton <ii elfi fufTgro (tati piàFiloroE, e (è 93l loro ftudio
«Ielle leggi ayefl«ro bua pcefecìere ;ie . cofpiaioBÌ aeoeflàrie per voccie,
anquifiaré; il fiklo. atioctiuo 9 il ' ^oate tStaiA la i^li Autori per ' lo
pid, .mancato , ayteone , ed «vvim.' » dopo tali levate fefta.Ja meqie!, «ii
chi legge pid otteaebroGi di priavi^ e (ì apre il campo ad infiaici dubbj , e
(òfiftiche ioter* perrazioni, ond e che derivano infiniti Tofiftici Commen-
tar/ fopra quelli lihri , e da quefti Commentar)' fi pro- pagano, c fi
divulgano varj altri fofifmi, che poi eoa- fiderati da qualche fuperficiale
Filofofb , che non si vedere l'intima natura delle cofe, giudica arido , (èc-
co, e4 air intelletto nocivo lo ftudio di tali co(e,,per« che le ve^e tntiaiB
0»n piani , e metodi fiedloì» » ed erronei » yawdocbè no vero ^aipo , inai
atirilittiifie al* »;8 devono analhare i &ttr , e le- curcoflanze' del*
ie. pruove de'&ttt. pei» deddere ed i jpfftni per difesdeie^ ^ per
aocnTace e per* pevfuadt- il reio». fisopriria; e dimofivlo^CS)*. FAR. (8) Se
eli Raàl di coloro ^ cB e dccìdoAò^, e di coloro , che. difeadcmo le caule
Ibflm tei fia dal ^rbcMo^ dtietd ad: iUoamiafe f.iiiisUatio»,« UxMdooe^, noli.
. fi £tf ebbero' taDc! tnati(i commenurì . > . ed aflbrde *
interpretauoni (alle leggi , ooii' fi (arebbe cancata la. GÌBn(pradenza . di
GHicLflàooi di' volami , .aeT<jna!i». poclie:Co(è buone occorrooo,.e che
perlo ptd. empio- «a di confiifione la mente di chi legge Perchè dò ^ Perchè
gli autori di tali libri crederono la loro fcie nza alieniffìma dallo (ludio
della ragione , della Logica , . della Geometria , che illuminano 1* intelletto
* in ogni (cieoza. Quindi molti vedendo la Giurifprudenza traile* aaani di ooa
pochi fi>ren(ì divenuta ua gruppo di cita- '.ttont''» e dì autorità , ed
aa^ campo - df- dbmrafti , . che ptttbrìibolio iaftiid dabbj/aelle-aiAid
di^'dbV'j^kidici». -e^ dii dfftnde Iff <iil6,..l«m'decfeO'clle iaiGiarìfpm^
«ièna fia un' arido , e fia(»»< Alidi»' , e di%a(levoIe». qoaadochc la*
Giari(piikliiÌBt%ve<iuta* nel fuo vero arpet* to , e ftttdiata^ colla
precedenza degli ftodp di ragione, è la' vera Filo(bfia, ed è quafi uii
Agronomia. Sodale» ' che fifla e- cafcola i dritti de* corpi politici , e d'
o^ni ' individuo ^ che compone i grandiflrmi fiftemi Sodali , e ' Te*^
diftribuzieni di cflì , ed i varj fenomeni in rapporto ; acquali i Legislatori
combinano i loro ftabilimertti , de* * \^U2ili dcvcfi indagare il fine,
Torigine, i progjfefli, le 'tsidàlt' . Lo (hi<tio' delle leggi prere nél
loro'veto £^ FiloMco ^eht pdEi. « / Digitized by Gc Della difpofizione ,
metodo, ordine iiell'£Lquep;&9.^ dd vero ^giaoQi ' li* ♦ » . Jiiee
degli anùclùRetLorici fulU farti dA?doffm[CL • . • r J^^^L N latte te
Raiioriche fi è ^M^m^^ delio ; ' che le pàrtì delta s^ìì T ^^Q^^^^ione Oratoria
confi* A Oono nell'introduzione , o . fla Efordio >, nella narrati-, — '
Cn»»^ MmIIm Jla.vi»^ -^tì^^j^ va der fallo , nella divrfio*! irR^H^ ne delle
pani , che com« HDDgbno r afinaio -da^ diaaQflracfi ><nellà eoo-
futazfone delle difficoltà contrarie , e ndre» pilogo , e perorazione. Per
ognuna di que- ùe patii lì fono datò ^da' Rettorici infii^ite legpie^ come Te
per la (blaw eloquenza Ora- toria ave(rero :dov;mo.lcrivero. »^ e quella^ fo- h
infegoare (i) , e iio»^rac&4fe>p .^cA ». e generale eloquenza ,
che comprende ogni genere di raziocinio efpreflb coHe parole-. .^*- §• 2^
Quella concatenazione , ed ordine;, a>l quale V Uomo giudica delle idee
^ che ' ba pria ^ nei fiip mtelietto. .ef^^na^e , par^i^. gonké ,\di(jpdDe ^,
è. cxìnibinaìé , bifogm" ikr^ b coni^f^Ve nipt>rér«lii!&tié
coito ^{larole , e fegni articolati . O^rir di^^etro raziocinio feco porta
diverfe concatenazioni d' idee , di- verfo. ordine» diverG metodi, di
giudicarae^^ e cosi diveria diipofizione nel parlarne , e neiit) Cctitm «^
Oluanti fono flanque; dìrarfi i varj f 'axm gP infiniti fiili , hè^quair ti oc*
cupa l'eloquenza tante vàrie ^c. e diverfe. fono le concatenazioni dell*
eloquenza univer- fale, che da pochifTimi è (lata nel Tuo vero^^ afpetto
rapprefentata , nel tempo che hao-^ moltiplicato air intìnito gli ePemp) .fiiUe
qiùis» lità degli, efordj^^ introdorioai narratile , a^ ; (i) E' noto quel
vcriètco Ì£ Rettorici circa I«. iìfyotizioQc » e diviiione »>ed oidioe
^(cotico- ae' di* Esu^us } amo y fsco y fifmo » , r^/^ ^.jirnf^ ^ Digiiizcd by
dfviGonr ec , efti-npf , cfié non fono per la più^ adattabili » fé noa ai. Foro
, ed ancha al raro . j^L*lntclfétto nell'attOj che Thven- ta 9 ra^ieaa » e^^
iodica ; difppnc ia beil' oe- drne i'icke • e le cole t che atiaiiza.>
ma do* Vendola efpritnere con ordine, dee badare a far paflare nel metodo , ed
ordine delie pa- role il metodo , e l'ordine dell'idee, e de' raziocinjj ed i
raziocinj^ ^ e Fidee fviiuppatc dà un profondo ioteilettO i che fappia .Ben
concepire ci dàraona i*. impronto della loro. €K>ncatenazfOAe mfia
pkuua«ddIe;idSè pec mezzo dèlie parolè • §• 4. Ogni difcorfo cflehdo un* imtgine
dèi peoùere padano nel difcorfo , e neii' or* dinaaione -dei difcorfo itiifetti
dd penderemo ié Buone qualità • Urì'efordio, un proèmio t un'invocazione , una
Dedicatoria ^ una Pre- Azione , fono ottime cole , quando fervono a danpiù
lutna, e rifaito al lògettO) di cui fi tratta , o a farceb meglio capire ; ma
fe fixio ook piolidè , tediofe , rm\ connefle ^ rendono vana P applicazione di
chi vuol ca«* pirle , ed inutiift ia .fac^a di chi 1» ado« pM Non è ÉìoAca..
intaiabne di* entrare nel vafle campo di un' e(àme critico* di tali prefazioni
, iniroduziont , dediche, proemj ^ talora , ma. aL.raco^uiUU»
faa.rempfeiedi£ifi fd %ropozfonati • fé I RetmiGr Imoo ^ lapprefauaio àUoia
allievi uQ^imoMiilb pto^etto di*varié 102 Suaiità di efordii di narrative» eli divifìonr,
i confirme , di confutazioni , e di epiloghi, Banitò trattati i precetti di
rinfcird » come fe il riufcirci dipeiìdeife da' loro precetti e non dalla forza
dcirinielieiio , e dall'ordine dell' idee ^ e fi vede dalla maniera illella
colla quale i Retorici bauno efpolU i pre- cetti fùgìi eford) » narrative ,
divifioni ec«» che tali precetti oltre refrerfi dati in . un lo- 10 ufo
particolare delP eloquenza che perTua* de, non fono Tempre adattabili a laPufo,
e Tempre impedifcono lo fviiuppo de' ptogrefli della vera eloquenza di
rpofitrice (2) che noa riconoTce altre regole nella dìTpQGzione feoon 11
feguiro r oidiiM de^l' idee > e de' raziocini. ia (i) Un Reitorico vi
dati mille regole , e mille divifioni fugli efordj. Per efempio» gli dividerà
in one^. Jìi^ hjfjì, dubhiofi, eftraordirufj y ofcuri , ever^ogno/i^ c !;c fi 1
infiniti d fcorfì su'medefìmi , feguendo la fcor- ta di Quintiliano , di Volsio
ec. Vi farà mille queftioni iu.le pam della Rettorica , e Te tlW Inveni'one ,
alla (ì. debba , o no aggiUO- gerc come parcc della Hectonca ìsl memoria y Ij
proaup^ cu, r^ice, d ^iuJipoyed i p*f^/fi>/ , e fi porxran-^ no le
luiigh iHime difpucc di Trafiimico , di AlWawo » di Teodoro 5 di Ermagora di
QuinttUano €C su lah affunti ; ipa tante regole, tfivte ^^Cfm , »nti P'«cetti
quar acilcbati. prodotto nel umxoéo » 'c neh arie deU àoqucnaa ? Quaf ordine
hàn fatto tenere nell efporre le Jropriè idee |. Quali libri ben ordinati han
prodottl^ L'arce del metodo, e la vera, e prccila dilpolmone c fcittprc derivata,
e fi è ottea» «bUQ.ilèdÌQ -dcMè^jeo- .1 ^lyui^ud by Google ìmm
6en.fòrmato^iitittnetto';.L6 fludiow dèl- ia Geometria > e T ttfb ddie *
Matematiche imparebbero aifai più la difpofizione- neii'ela- quetìza di quel
che polfano infegnarla ir>fini- le Rettociche^con taoà precetti fulia
diPpoll- Xfpne (3} 9 i quali pdrceetci s^infegnano di oooMua^ooo no frutto
..cosKgtande-» che di cpntiouQ vediamo- afcif^j alla luoe^ liba fenza ordine ,
e metodo alcano< e - ciò derm -, perchè al raro , e da pochi infegnà T
arte dgii' diQqucQza. nel Tuo vera afpeuo^ e-moi- It^ ^ . • to. * • • (j) L*
ifteiri'mulnpliciti , h confusone j ildifor- dìne, il mal gullo, col quale i
Rettorie! ia b'jonapac- K. hanno .eTpofti tanti nojofi .prcoecti. fiiUa
dirpofiaone Retcprioa ^ come. dicQno ^ e (iiUie ^ (at- parti , ci-mapifefti
il^id. diCbrdinasOv,. e eonfùlb nztocitiio, e;iPe(odo che 'cfli *.uGivano..Del
tempp ifteflo che ìAfegàavano 1^ arce dLdiTpocre*. Si nonno ofiefvare i libri ,
ed i minodi ■tQBilti. da canti Filologi nello fcriver libri . Si ponno oQervare
i libri (crÌ€CÌi:dagU JEroditi, e dagli And^tUQ poco Maceniatici • Ognim
conotce- la .vafìa erudizione , ed il difordine , e 1* ofcuriti , che regna
nelle opere di S^ldeno , di f^offio' y di Salmafìj y Burmann , di CudìVortk,, e
di altri Autori più Filologi ed Anriquiri, ohe Filofofì, e Matematici . I tempi
, ne* quali s^infc- gnava una fal(à Filofofìa, ed ^una /alfa Rectorica fono
ftati. i tempi ne' quali fi è (critto , e li è p2nza:a fca- •ta metodo , c
fenza di^odzioiie •.^Qaa;ido ^i Rectoricl codècailiioj di.dilpacife^biUe^iég^'h
pàreicolarì degli eCoé- d]' ; dsUe-ttircacivr'»
diÌIevdiIj^wNo;ii'->'«iilailiaranaofi d^Jn(ègnar.l*arce
di'.ben'jordiilaie-, e concepire l'idee, iMm di^uleiido' h Rectorìca .dallt
.critica , e dalla iogi- , allora ^ iVSif fuundiéL idkrtt A^f ^ o^,l«teidiU 0r*
t64 tt> meno infegna 1* arte del buon guRo , die per lo più lì è
intralciata , ed avvolta in cofe inutili in molte Rettorrche , f difetti delle
quali fono derivati , o da' tempi ne' quali furono fcritte, ed infegnatev o da
chi le fcriire , ed io(ègnò • . r^. tf« Quintiliano voieodoci dar leggi fonti
degli efordj , e delle difefe nei ge« nere giudiziario ei difle , che dobbiam
ba- dare di qual cofa fi parla , avanti a quali ' perfom » per chi , camro di
eU ^ in qiud uni'* po, in pud lu9go y copi pcn^a il publieo , to'* fa pendano i
Gmiei , cofa fi vudt , cofa fi um U). £€CQ i fonti degir efordj , e delie parti
che dee avere un difcorlb in ogni cir-. coflanza, ed ecco i fonti dalle accufe
e di- fefe , Si j ma non è quella tutta la vera eloquenza , Ciò che dicefi da
Quintiliano fuirarte delia, difpolì^ione dell* eloquenza fop renfe , fi dee
adaciaie ali' eloquenza umver* '.file 3 ali* arte di .beo penzare > e dr
bea ordinare le fue idee, all'arte di fapere ferì- vVere , e comporre con vera
, e fana critica le fue cofe , ed a quella di retumente , e iànamente leggere
ed efiuninare le altrui ^pere e libii .Se li legge i» o fi ieri ve quih Junque
colà io qualuoqi^ materia ,fi:ieatinca, dee oonfiderarfi di qua! cofii fi parla
, a ^^uali perfooe , chi paria 4 io cj^ual ten^po » (4} Quiiiiiiimu Ji^Utm Orsù
Ut* ^.dfp* 9* Digitized by in qnal! dreoSsnm » con qnali fdee ; e eoa quali
iumi , cofa dice , cofa drmoftra , Tana* logia delio (tato delie idee di chi
fcrive \ e paria, colle idee di chi legge ^ o fente , 1', analogia della lingua
che adopra colle cofe gli flud] « ed li guQa del feoob in cai feri-* re , ed xi
guSo dt> chi icrive » ' ed il guftò 'di chi legge • Se le regole di QaindUano
e di tanti Rettorie! fuil* eloquenza forenfe (ì fallerò cosi edefe
all'eloquenza generale^ ed all' arte del buoa gafto in ben* ordinare le fue.
idee nei compone » e Hello fcrivere , 4» nel meditare, e nel parlare , e nella
letta* la, C aurebbeio Tviluppati nd tempo mede- fimo i fonti della vera
eloquenza imirerfaie, e r arte di ben difporre ie parti tutte del difcorfb in
ogni genere di eloquenza. Se i Rettorici avellerò voluto oooCderare la vera
eloquenza come illimitata , e non rìflretu alla fola arte di fUerfo^dere , fi
làrebbero aflenttti di dar precetti folle pani dell' etoi- quenza^ perchè
avrebbero I>en capito , che quei precetti , quelle regole , quelli
efempj , non erano a tutti i cafi adattabili , nè potea^ no adattare fenza
un'intelletto illuminato dal buon gudo, e r^Iato dalla Critica, e dal- la
logica, e poc^do iati pieoec^ adattarfi al Iblo genere di eloquenn 'cbe
perfuade , non Vi dmaK» iofiùti Rfttoiià
infiaice regole 166 per gli ìcfordj dftlfe «ndom^ e je'JKbodS* Vlnfegne*- AoiiQ
r «te di dividéfs mipttci ciò che Qieflò non *l ' oivifibile» te l'arce di imhè
-oò '«Che non |»iiò unirii, 4' .arce del perorare . T epilogo ec. 1VU tali
le^gì fi fono i^flèrvaie , e lì oHervano da* grandi Oratori ì Si può Adattare
Ìa>41ta di regole- fugU efordj , perorazioni > diyjfioni ec.
delle aringhe , al' arte di (kpere fcrivere ,bene un* efordio di un Iftória ,
di un* opera Filòfofica , di un libro didatn'co ? Una conchiufione di un
ì'ocma, com' è r Epilogo della 4. Lettera del Saggio full* Uo- mo di Pope , Ila
Tiftefle leggi dell'epilogo Oratorio? La narrazione Poetica , 1* epilogo , il
proemio , fono gì' ificin di quelli dell' Iftoria , e dell' arte Oratoria?
AiVL'. ia uarrazjone dell' Epopeja, dell' Hceia , -dell'ode^ della Comedia (bn
Vf^Jk? .Sos riftélTe le tHUrrauom, li-epiloglii, di 'ciEbrdf di-L^ov^
T;sldiD»-dl Salln- io, di DBfid HuBBc! SoQ jj'iftel&'^iie'tti di Oioen^
diinqve I dell' eloquenza .particolare che peribade, e iarle (èrvtre a
mttaT'rcAoqiienza? Ma ^ui i ftetrorici , ed i Filolo- gi diranno , "ctre
Jioi «oiifondinino 4' idee deir eloquenza, « che i*hloqucii2a non è nell'
Iftoria , ne nelle fcienzc-, ma rellc fole aiinghe , e che la Poetica fia
diverta dalla Reif^rica ec. ec. Quanto più diranno , tanto pid fi dimortreranno
lontani dal buon fenfo , e di non aver giufte idee delT tloqucnza, e della fua
natura. Odano efCi , che così oppongono quel che ne dice il dotto £erna^o hzmy
: ne hone pas t Eloquente 0 hSè 4ifc4)urs èt§tdii$ qui Je font en fublici je t
itenis -péf tùutt la vie, éans Us enttnkns j pm 41 ejl befoin ibnher'
àiS*€onJeHss^*tt iàfinUftt trdim une agat' filÌ€Si fMÌ -ef/trtne ..déùfS tif
càmmerce de la vie • Va^ de pjtrler e/t à* &iptge par, nifi: Entrtu Sur
les J Kium^ 4t^* itri^ J^yon». 1714» edù» 4m ^ lyi.i^ed by Google A F O "
IL Rifltjfioai fuUa vera arte di dif^one ndf ^ * f; I. IN molte Rettorìche non
ci C i data Far* te di ordinar 1* idee , e moUo meno quelfe dr ben' efprimerle
, e di b«n j>arlare , e difporre le pani del difcorfo in rapporto alla
analogia coiridee. La vera iraniera d'iiife- gnare l'arie di ben difporre le
parti del difcorfo fui raziocinio, .avrebbe dovuto confìlkrc neU^ arte d'
iofegnarci ia maniera di bea capire un buon libro. Informameli piaiio >
io di* ♦ llribuirne le proporzioni , in bene efpòrre » e bene dividere il i
ftema di un' opera fcieoiifica • Qutiflo farebbe flato il veip , • ; t ,4 ' .ci. i6S ed utile metodo ìtScgtax T
eloquen» fn rapporto all'ordine ^ « alia dirpolìzio. M • Ma in pochiflìme
Hettoriche 'fi è cosi inregn^o (i), e Iblo fi «è -badato 'a divi* der 1'
elo^beina fn clàffi ^ a xonfinar V elo« quenza nel *{o\o ufo di perfuadere , e
a fe- pararla' di ogni fcienza , quandoché ogni Autore di qualunque materia
fcrive > in va» rj fuogfii è fpetTo Utorioo , Poeta , Oratore^
FilofoiTo^» Poiiiieo ec» ec. ^ onde è
na- nifis (i) SI ve<!a la dotta opera Francete intitolata Pricis dei
Loix du Gout , ou Khetoriqut Raifoiméé • AnicL 3. J>e La AUthodt tn general,
(a) Si vetla r opeta citata Pricis dee Loix du Coàt y OU Rhttorique Raifonnee
AnUU 4. Che ogni Amore in Tarj
koghi lia -di varj geoerì eloqnemi modello » è cofa oertìifiàui • Virgilio in
talmie parti» come Omero, è Onuore, ài altre parti Poeta, inaltie parti
FiloroTo ^ in aitre 'patti ìdèena colè didattiche* L'JfleiTo può ditfi Orazio,
*dt Ovidio, di ogni Aq» tore. ieaofbnte, Polibio, Plutarco /Toddide^Tadto^
Livio, fono nelle loto Ifiorie or Poitcigi » or Filofofig in una pane Oratori ,
in un' altra orcàti colle grazie della Pf efia . BoiTuet fece paffar l*
eloquenza ali Ifto- ria, e le imagini «alla narrativa. Nelle orazioni di Ci-
cerone fi vede che quel grande Oratore e (peflo poli- tico, iftorico, Filofofo,
e dipintore de' caratteri . L'eco dunque quante cófe comprende la vera
eloquenza , ed ceco la vera ed univcràle ef)enzione della medeiìroa ad coni
(cienza • CoiDe, dunque può -mai capird , ei ^otMd! la vera , e (oda etoqueoaa
guaiola fi con- . fiderà nei lòb fero , e nella loia asae di perfindeie oolaai
ì L' eloquenxa è coil ìUiimaKa » coaie ima gU efecti^ a' q^oali opera oriodaio >
«nal fetofiem lìiTeflo » cBe in quelle Rettoriche , che noa Hlominano r
incénetto fiiUe vére origini^ fi« ril, éd ufi dell' -eloquenza, € delle lue
parti in rapporto delie idee^ Tempre fi otienebnir Paltruf intelleiio . §. 2^
Per potere formar' idea del me- todo , e dell' ouline dell' eloquenza « e dei
ladocinio 9 bifogna vedere * è riflettere alfa liicoeflfone colla quale fi
acquiflano ^ e li firìiqppano in noS le noflfe idee» alParte di ben combinarle
, di ben giudicarne , e di Ben* cfprimere tali giudizj , che è V unica via di
arrivare all' ordine ^ ed al metodo ^ •all' arte hìì fopere ben xomporre -,
ber? infe^ tgnefe , e ben capire , alle difficoltà che fi pon- zilo
attraverfaie neli'acqiiiflo di quelle oogni* «ioni necellarie a tali racoltà di
ben penza- fe , dì T)en capire, di ben' infegnare , di ben •comporre , «d a'
mezzi , che ci conducono all'acquifto di tal' arte, o che ce ne rendo- no
difficile i'accofìarci . L' arte di ben' ordì*, nare la prcgreflione delie Tue
ideé , e fi ben* efprimerle ^ è' quella di conòlcere la proporzione delle
altrui idee , e Te fieno be* ne efpreile , e i)en difpofle , e quelle oflèr-
vazioni , che guidanaa tal' arte , fono i mez- zi s che alla vera diQpQfizione
^ ed ordine ci conducono* CA« condde neirarre 5i palcfare all'eftcrno la ferie
dtl n- ftiocinio . Come farà Ja difpofizione deireloqucnza cftct- na , e le
pani di eila ? Come V ordine de' razìocinj« ^ome s'inipareri l' ordine , e
dilpofizioiie di eflk «lo»' ^uenza ? Colr^arte )ii Im^wdnM l'idee la cappona
foggectii che fi tnitano* VJ9 CAPO D<U'«rM di haptaiare. y ti INfiohe
fono le opere .clie fi Hìmìo per P arte di ben penfare, e per te fcieitte to-
Bicbe , infegoate per via d| precetti lolla maniera di efpeller gii errori
.ntellettuali ea* inttodarvi te cognuioni utih . Abondano i libri in tali
generi , lltó utilifTimi per la particolare lettura privata . Mi te fci«M«
fuile prime dovrebbero adattaifi tà de'aiovanetH, e trattarfi P*» via di
ofler-. vmasa, e d'Iflotiche narraiioni ferme nella propria Hngpa un coucifo ,
chiaro , e ragio- ni» piano, «ol goale i B«>vancm per via '7^
ofllèrvazioni ^oveflèro acquiflare V ufo deli' ottimo raziocinio fenza ^anti
precetti j ^ con vpiù 'oì3[èrvc(zioni , imparando nd tempo ifleC* fo le oolé
ie:più'utUi » 'e le piò neoéfiàrit in tutte le Tdenze ie pià opportune m mi**
gliórar i' Uomo . opera intitolata Corfo degli ftudj del Sig. de Condiliac
prefcinden- tio da qualche difetto , ed errore , che in élla è , e che è
ìnevitahiie ^ eflèndo V -errare mia <lcboIezza umana » 'è .per- i
%ae(lri , e .per i difcepoU uà ISiro , de 'col fetto irtfegna aOat meglio V
arte di ben penzarc , di ben giudicare , di l>en iflcuirfi , di elTer
vero eloquente, di ben' empir rimel- letto di cose utili , ed una vera , (oda ,
ed utile Logica, nella quale con una ferie Ido* liea , "(em tanti precetti
, ed efempj V infe« Sano le xofe le ^più utili , e le più nfiGéC* ie. §. 2. Si
dirà che V opera del Sìg. de Coridiilac è prolilTa , che richiede vafle co-
gnizioni, che vi fono in elle molte cofe da mutarli , ^tre da toglierG^ altre
«da a^an» gerG per liria un piano adattalo* ad oflul educazione ; ma tutte
^uefle difficoltà fi ra« perano> quando un Educatore Fiiordfo fi vale di
taP opra con lui* intelletto illirmina* to . Ma r ufo di veder ie fcienze
trattare per precetti « e di vederle ifolare V una dai* l' altra -, e non
infegnate per Via di ofièrva^ zioni , ci farà defiderave nnV iftìtuzione
fuH'ane di btn pcniare ^ éi bai jwtUH > che che fia FflofoGca , e
riflrctta • Un favio Pro felTore prenderà le fue mire fopra eccellen- ti libri
originali su tali materie » e farà fé- condo gl' ìnielletd de' .fuoi allievi
nella lin- fpa propria quelle iftitnzioof che flimerà fui** i«rte del ben
parlare , e .dei ben giudica- re, ma che in tali i(litu2Ìoni tiuro fia olTer*
vazìoni , e pochi i precetti , e che fac* cb vedere a' Tuoi allievi la
concateoazio* ne delie fcienze , e delle arti nelle loro prr* me orìgini ^
illaminando totio ctf r^zìocinj i pià efiitti , i più utiii • J. 3. Un favio
Educatore , che volefle fare un' utile iflituzione per V arte cjcl bea penzare
alla fua gioventù^ che ìflruìfcey dee eflere inveflito della religione , e.
della pie* tà Crilliana di itn Fenelon» di un BoflTuec^ di nn Roliin « anioisio
dal penzare di na Condillac , che abbia V ordine , e precifioné deir idee di
Locke , il pennello di Monte-' fquieu , l'elepianza di Buffon, le grazie dello
fide di un Foatenelle , la penetrazione di Clarke , il brio di Voltaire « ma
fenza i di» fiotti di tali Amori C) • Deve inoltre eOer ver- (*} E' gran
idi^nzfa > die tattì ^li Mùà dad Amori abbiao volato degcamre H loco
intdlecto^ e le loto fóéntifiÈhe pìrerogativé » ftamilHitando i pid gcavi emrì
traila bellezza del loro (lite, e l'acotezza £l lo- to-ingegno f di cai vollero
abu(kr(ì , e con dò fi di« noftraiono niente Filorofi , e niente Sav) . Si
Jevono dunque i loro libri confiderare come pieni di molte co- fe utili , e di'
m ol ti flì me nocive . La fcelta dee ùixG con giudizio» e dalle lavic» ed
illumìnace perfiiiie* Digitized by Google verfàtKnmo in tntte te icieinEe cbe
miglbni- . no ryomoj coli in rapporto alia religione, come in rapporto alla
locieià . Gii educato^ ri della gioventù devono edere ottimamente Mruiii nelle
fcieiize delia religione , e delb Ìjietà , ed in quelle fcienze , che
migliorano ' Uooìo in rappono alla felicità eterna , ed alla proferita ,
tempoiale » per dar ceri i* iofQ gioraid , principi generali ed indelebili
delia vera arte di ben profittare nelle divi- ne , ed umane cognizioni • Ma per
io più non s' infegna , nè G educa cosi la gioventù. 4* Un dotto, pio, e faviò
Profe&Kp re illuminala, nei modo , che fi è detto dovrà poi fare delle
fcreoze le più utìH oo^ abe ìttOL (pecie di un piorpecto , meditazio- ne
> o iflnnfone filorica , cominciando dalle cofe le più ferie , e le più
importanti , L* arte d* imparare a ben ragionale dee eilèr la prima (i) • Ma fi
è £itia eflère la prioia ; Cd* 0) I Greci clbeio ife'gnodi FMóÈ, deVim. di
P«cd» de' grandi Oratori, e 4e'^di la^c^ » Cèor Zk «m'avuto^fulle prime, Scrittori
di precetti di Lqn- gica, di Podfiai» di Rettorica» che fenoero dopo • Ndi .
Dell* illruire non dobbiamo Éu* entrare la narura ne* noftri fiftemi , e piani
, ma ^oifbrmare i ooftri piani , e fiflemi a progreffì , ed operazioni della
oanm • Nat . cominciamo ad infegnarc da^fi^emi (cientifici , e (èpa- ' rati,
fenza rìflctccrc a far'oflcrvarc a* giovani il piano, col quale eH Uomini fono
arrivati alle fcorerte di quei * fiftemi, e di quei raziocini, e pure ^Jcllc
ofTervazioni, die fi tndctinao, làrebbero un bel piano di educazio- ne
lèteocìfiau Si feda Afonf. dtCondilùc Cours etEtu' éùj H^fkiik Mfdim^ X^lrr* t»
Càof.j. Ma prciTo mot* :t74 wILVinfògnate' i- gfovan! nelle rctenze^ , e?
e> nèU' eioquefnu ^ i. veri dotti G Iboo foc« oi^ti.m certe fcnole'^ o
pofc fivron;roffinati con aver da loro fteflì ritoccato T erroneo piano della
ricevuta fcienti fica educazione ? Neiie fcuoie, o tuori di eflfe fi fono
formate i grand* Uomini i I ioro^ piani » Ibno adattati, alle •qualità. di .chi
iii(egna,e di; chi è infe* ^pato ì haiuiOudato-mat ie^icQoirrdi.'Fiiolo- ia.an
buon IìEmo elementare.-», e ragionato i fono , ferirti molti libri fopra gli
errori del popolo ..I Filofofi hanno Tempre deci a-, inato contro gli errori,
ed i pregiudizi', co- me dicono i\ ma • meglio^ darebbero , fatto a feri vere
libri (opra molti errori e pitgiudiz|r de* favi ne* metodi d^, inGegoar te.
faenze, «t:' eloquenza iu I ' CAi Scnstìoal U maniera d' infcgnare i "
ancor barbara rapporto air cloaucnid, c alla Fil^^ofia . Si veda riftef- fo
G>Qdillac neli' opera citata nel bbro . ultimo deil'lfto- ria. moderna.
• La maniera d' infegiiaie è barbara per la pi&% perchè^ri Savj,
poco.hati conuo.d*. illamlnace- quefto^importanceibggecto a cHè
rtgtufjla.redacazioiie £ieneracìtt .delta, gioveocdr,. edae«Btone*»«clie fi*, è
.la&iaca atta*, cara, di alcttnt' prezzótat^ pcdand , .o fts. aegHgen-
ta, o per avarizia di qaet Génicori , che non .haa {a* pato, o noa h i ti
volato proTcdere i toro figli di Sav} Maeftri, e di Savj Edacatori',.ed etpercifn.iì>
in .<|aet]ia. t^oze die j^et Gocciolìi edacazioàe fi' richiedono • . / ^
DtW Aru di hfal ìnfigm%.: « • • fl Molte fcfcnze , e molte arti ebbero nel
principio commune origine , e furono e (bnQ tra loro concatenate,, coaie foix)
uni- |e tra loro le cofe » delle quali parlano ^ ed I rapporti d&ile
medeOme». Si deve donquf a* giovani in(ègnare un generico pìaoo de^ lo»') IO
primitivo commune afpetto. , e rapporti nella loro origine , ed infegnario con
un metodo iItori(x> fu' progredì^, e fviluppi delle conotccnze umane in
generale , e poi dopo • avere avventi i giovani % tatt idee di- g^ ^ nerale
eoncacemibne^ deiije . feileme , accrelce^ re indi le loro coghtziòni ftudiando
le fcieci* ze quando rinieileiLo è formato, fecondo ii vaij g ft<
di?iC^fiiiiemi di. eflè ^ jGii educatoli' fden? fcientìfici dovranno illuminare
i giovani con- generali oflervazioni full' origine , e concate- nazione delle
fcienze ed.arti » che infegne- tanno per via di oflènrazioni ^ cioè^ ooiix.quel
OMlodd niedefiiao, od quale lè- fcienze , ed.* ani furono dagli Uomini fcoverte
: ma poi in età pi il provetta lì dovranno ben rumi- Bare quelle oflèrvazioni
g«»ierali >^e perfezio^ narG oolla cooGderazione particolare "delle
icienze di?ile ia daffi. , e, fiDOOodo i .jgiani. diverfiL i. 2. Uo Reteorioo »
un Grammatico , un Logico che confiderà le fcienze cornea ifolate , e feparate
tra loro » non potrà mai ben^ inlegnarie perché le. fcienze , e le artr\ ^
iiiuminano a vicenda % edeodo tra loro» unite » e concatenate (i) • Si oppone »
cfae iqfegnandoG ie Icienze; unite » e concatenate ^&reU>e. tina
mafpoia. coofuGone j.nè fi ap- area- ' 0) ^gni (cieoza hà de* lapportf con ogn'
altra Hàk fulepaò^e «feericevef» laiiii,edii mot codide^ nj^ltuàmtfeifiai^fkf^^
megMo'foiernfi; coIci?are uqsl parte di «(Te peichè riqteUet^o amano è..
Hinimifliaio, e noa può^cflere univeifate, & affai bene, ed opera da
Sàvu> in coofiderarle divile^ ma (è poi le- coo^nflrtabiiattediviiè ,
che^credapaon effe vi venia - zapporco tra faem» | e^fideazev erra gravemente^,
gtao^ che per ogai minimo (cnidnio, che faccia fuli' atmosfe- ra à ogni (cienza
> vedrà che le fcienze tutte, fi danno la mano, e s'illuminano a
vicenda, e che la vera Fi- loTofia , infeparabile <hlla vera religione ,
e dalla .veni& B¥^uk> iliiimiaa. ^ e dee Digitized by Googl( «
ftfleciere » che noi diciamo, che filile primé li dee -dare un piano generale,
e concatena^ to fuHe fcienze e loro» origrnf ,eprogrefli pec via di
oflècvazioni , e-^dopo formata la meo» te ed^'iiviaziocinio- de* giovam
£Kpo& ricór* rere a* oieiodi particolari -, che* i^lio ci
ftmbieraonO'.^efipodfenti'* • Cosi le amane co« Dolcème nacquero , crebbero ^ e
fr^ropaga'» fono infìeme fino a certi tempi j e poi (! eonfiderarono dfvife .
Go« ftudiarono , e-s* iflruirono i Greci f ma. noL neli' educazione Letteraria
abbianoo voluto, e vogliamo edu« car la. gioventù con quei metodi, A co' quali
.i .Gteci provetti in en miglioravano , e béi^ ordhnvano^ le fora conoTeenze ,
quandoché avreflìmo dovuto ind^ga^e il Gftema, da'.Gcet fi. pi^aùcato colla
loro gioventù^ . $«<j»JV[olti libò' ekinentad fi rofia<rat{ ri^
per la-gioventù hr ogiH-Jcieaza > e- fono tanti , che inondano l'
JSUropa ma in 'pochi H (oàfi, le. fciénze» infégnate ìq cappono* alla losp
concatenaiione, anzi fpefTo fi. fono aifii più inviluppate le fGiènze con mille
divifio^ torV e fuddiviGoni, ed^apparaii dinomiGlo- ci., onde quelli elementi
li Ibno refi più con- filli de' miOt, ^/,.jé i|i^a)W%ondono^^^^^ di ioio.fine»!
(%) Uno éé'fi^iiiì^lje^tt/nti oveOo* Aool» i tee il f^k^umut k Oam me per vìaf*)ill
iSb Sv^. Ma dirà taluno: Come peazare a dare uo libro di uàiì ìilìtuziooi
geoecali al- la gioventù in rapporto alle fcicote tutte? Biro|rna pria
dfletcerfi » cbe ogni oofifo pio- Sreilo y o ritardboienio nelle fciei|ie naice
al metodo coi quale noi fiamo flati in fo- gnati ; e bi fogna penzare ad
indagare qual I>iano di educazione (ìa il più proprio afvi« oppar m^Ho
le facoltà dell' animo » e, dtà fazioqnjo, oomc da noi. fi è decp j e w/o^
dorale aUa gioventù la pè^effità d* iQmkli , e di » a » • . . . m ' . ^• . fuM
éhcmM , «liè fti«Miterfr iMe mdeie-f ft € §B^Sm USkffù» con mtdàÈoii , t ùum
aittcaoira , e &o^o .T^(^re la ma^ copcatènata con turce ìt al- tee
fcienzc , il che al raro fi è fatto in mad initioQjL d* iflituzioni
(cientifiche, e di libri elementsin m ogni fa- coltà ; ma cali elementi fi
vedon poi affai piti ccmfafi ic^ iDÌ(^i i^^efn • altro pregiudizio è fbto il
volerle ìnicgnare le fcienzc , e farle apprendere per via d* in- initi
Dizionari in ogni facolci , ogni fcienza etfendofi ridotta a particolari
Di^ionAtj ^ e generali , a partica» lari , e generali Enciclópedie . Qoeflo
metodo di trat- tar le fcienze , dividendole a tenore dille prime lettere de'
nomi , di cflè ddeutt , è V atte, di Medea ^ Aè cidò a pei^ i figli » e d gma
lenbpo a, ritrovarp io tali Ùhàiwuf diMiSi memora Bttm coipè Me Or^o nell* Atte
FMict ad alar» pronte; ^ I tHolfi Dhuonarj naocckwo a'pfovétti oeHé ibcii^ y 6d
ae6^ ]oroy die le ftodiano. Gl'infifuti elementi ed i0itm^ \iohi^ delle parti
al caio fcdfte con buon gilf^o , ntiocdono alla gfofentd. Contro quefìi abofi
dovrebbe la riloiofia de- clamare, c vedere di rettificarli , ffiacchè ogni
Filofo- fii, che Colo declama contro gli abdfi, § (olo.dittrus-
'ge»:ejN»fadifo»è |B»fA<^l^ : . j ,^ud by Google cfi ftiìdiar^ ,
facendone vedere le oitinrte , o pedmie confeguenze, cbe<iecivano
4aUa..rcd« ia tid ordule degli fldfdj . U Signor de Condiilac nel (ab corfo
degtì ftudj pi^ il Principe de Parma » oominda ie fiie oSbrvazbni ài /Tua
allievo V t- coi medefimo , e Io fa entrare con tali of^ fcrvazioni ton fotnma
Filofoda , e razioòinìo, nelfarte di. ben penzare^ di^ea pariate j.d( Bte
fcriverè, e di 6ene g^ùdfcare , in rap-. |K>rtò Éi^dòoeateftiafi ffiani
dèlie icièÀe'Iè|Màt. ^ftlrfe ^ ie le pii ;iitilF » . ^i ndr paft all' Moria de*
fatti , e degli avvenimenti . Si dovrèbbe di ogni favio Precettore farfi una-
feria lettura e ragionata fu tal'opera di Monf. de G>ndillac« Nei
incantò ci rendecéma ar* diflittnofi dtpropcirre-riilte pdtne per la gioK
l^tfr> che (apeflb'* leggère « e bène torN tere^ cfd alquanto
-fflbitere, ufi piano conf^ catenato , e ragionato dèlie cognizioni le pià •
Btiii , e le più neceflfarie , e vederli dt ri- dùrre ie fcienze per ia geo
venta ad . una ift^ èié di concàtenata riarrattva.ilbrica*;'^^e péé ì giovani
vale aiiat pt&.xdi taod Bfececir , e m^ioìì IcieatifiQi Q » . •f • * •
%. • I Prècectoti che iufcgnàao. ( àree
Jl£ónf7 là MdtitttX Princifìès de Lituraturt Tàrn- I. Càap, pa(, ixf» Pjrii
t77f. ) do7rc'jb2ro badare t <juaiico U nacQra opera ne' àinclulii •
Subico che fi apre il loro wtcilcuoy e ii.fviiu^^ iOikM ùj^t coù, fia U Cielo ,
j8o , $• Si àanMe 410 tal piano fbive^ te io lingua Italiana , e* con
precifione » e chiarezza Avrebbe 1* operetta ad effer brie*» ve, e cominciare
da un picciolo faggio fal- la creazione jdel Moi^io fatta d^ii' AitiiTimO:^ e
da* doireri cbe noi abbiamo ver(a ii me- djeiimo per i ^entfic] faukì • Dopo
ciò fi avrebbe a riBettere fulia vaftità e grandeixa delP Univerfo , Tempre
facendo cadere delle fode rifledloni fuile magnificenze deli' Altif- fimo , e
poi facendo prefenti a* giovani le pfftiv^sioni (opra ì fenomeni , che ci rap«
prefenta T Uniyerfo ; U fiAeina Planetario , (ed i. corpi ^ die lo coippongoBO
• Si av«^ bero in t^le occaGone a Jbrìeveoiente efporré ^'opinioni de* Fiiofofi
, e de* popoli circa P Univerfo , ed i Pianeti . Ed ecco come nel inedeHmo
piano fi potrebbe dare un* idea di un Crifìiano fl^atcchifmo , della
magnificeo^ ^eir Altiflimo 9 di ima AQroDOmia Illpripi ^ r di vedute generali
d^lla natnra , e feop* ineni eQSi , e delie piò cofpicue opinioni Filolofiche
fulP Inolia . ^^tuial^ die" glandi • , •• iè ftdle, le pisiotc , jglt
animali , e hnno m^lt licer* che, e miUe doinao£« La narara guiila bene i
norel- li Cìnadim ^1 Mondo, a ben (aperto , e coaofixrk»'» e oolla csttMà
gli^finiiia allo (Mio delle eoièf^ Ven- gono i Preoetión , r fpeflb df^ruggono
le mire delle ^mra» e mdncono i taiiciuUi a'piece^ì, alle ^ol^ alle parole , ed
a co(^ che gf in^paiano cpfl um liga. é taoie dilMCfrc» a/coe daaao* ;
Digitized by i8t «ocpt y die eompongbaa i* Univerfb • Si po- tranno* aHoni
confidmre* i ù&ismì Pi'iiietari , e la loro , unione , e coefione ncXP
Umverfo» e qucJ flu ido etereo dell' atmosfera , che gli circonda , i fenomeni
di elFa atrn jsfera , e quelli che accadoiioùQcUa fujpeclicie de" ^pia*
neii f o neir atmoifera • • . $. 7. Dopo jcib defcrhto » wmbhe a irattarfi xon
più panioolariti delia noftra Tee* ra , della Tua teoria, de' corpi, che ia
coni* pongono, delie Tue varie divifioni, o facon* do la materia di edà terra »
o fecondo ia qualità de' corpi § o fecondo la fuperficie, o fecondo i rapporti
degli abitanti, o lècoTà* dosi 'dÌB|ii^« V iflorìa namiale delie cofe, die' W
te^fìo ddh* natura ci manifisfia ; e fà ollèrva re , farebbe il ver o , ed
unico me^ todo da farci capire ^ ed infieme facilitare il fìftema della
concatenazione ragionata delle Sdmat \ Q)nfìderando dunque ia terra , e file
teorie , ci fi pi;efentertbbe uà* iBruiiona ilofli<9'dciC 'aria ^
r-Geogtaiichi amtnaeflra-. • meliti Stilla -divifione deUt fuperfide in rap«
porto alle parti folide dette terra , ed alle fluide dette acque, e mari ec«
Altra divido* pe fi può oflervare traila materia bruta , ed inerte y la materia
vegetabile, e l'organica'. £cco * il campo a' rami tutti dell* Uhma *Na« tumle
degli cOèri tutti . f'.e.A tutti i corpi , che fono o nell' atmosfera , o nella
Ibpecii* de , o dentro ia terra . • ' 8. Fremeflo tutto ciò, fi formino le • .
• t .7 M j " oifec*^ ti (s ve ^Scktinvo 'k fMuti, facmfc le doif trine
Fifiologiche > ed aotomiche ^ e VUto» ria naturale deiP Uomo , e delle
Tue maiat» tic « cambiamenti , età ec. ec. Si fera poi vedere la pane più
nobile delP Uoma^ te fua airima fpirìtuale , ed inonioitale ^ e fi
«rchiareMOfìO'ie oflenraiioni coUe^mne ri* vdazfooi > e liffiifi i» More
amtffi deiP «manò intelletto , deli* origini dellMdeej. arte di ben giudicare
ragionare , e difcerne*- re il vero d^i ial(b • Si parlerà allora de^ ionti
-det vero , cioè delia ragione » e dellm • religione ^-e-de' doveri verfb TAume
deiP Univerib.^ e iktte • ooghniool » \t nreeetti I |Mà neoaffitf dela
rtvebzioM > e 4* Ali' «i brieve profpettp degli errori d^^ ioteitetie
umano, e deMoro fonti. Dopo efaminato V intelletto iioHh ao » e fegnitaio il
mede&M mH^ Aie. fis»« | tene, e ne^fiioi errori*\9 .^Qjgne «limRifiit
le paffiott , ed M onore Mi' Uoito -, « It confeguenze, che ne Iboo derivate «
e deri» - vano , e così aprirli il canf>po a poche ed utili riflefìioni
, fu* doveri , che a noi deri- vano g infegnaada nei tempo ificflo pochi ^ ed
utili precetti per regolare contempore^ nettsieiiie iVioina per Itemi ^felicità
, e • iriletto per jÌco|^ire » 'e feguhare H veio » ' e confutare il Calfo , e
T arte di confervarfi in falute^e di ben regolari ni morbi ^ e gpar» darfi da
ogni ii»le« ^ - . ly i.i^Lu Google §. lOmSì direna poi a' rappom cho in P Uomo
cogli aiuì . Sì elàmineii fi taa \ ptino dooQ € fik empievo dopaj* irte drf *
pemare, tfm è inatte, dd parlale $ dorrà ot lerrarfi come la prima eloquenza fu
quella bielle imagini» e de' corpi» che la pittura fii 4ai priiaa eloquen»» che
ci diprnfe la iìoigiia 4i azione .,'> alia quale fiiccedettt ': b Ifngoi
gsrcglifiai.y ed i iìipbQli • dell» wltipiica* wvie dtf i^iali i canmi
dcrivafona^ da in* di con tal' oGcafioae G potranno £ne moli» rifleOioni fuiP
origine contemporanea della pittura 9 della MuOca, della Poefia^ delielo* e
iato jpwffùBà ut varj fi parlerà dei^ aatmra. » fiat ^ fcopo ,;oifgìni» fMÉi
ddhi.vani ebqotnat s e deUe maniwi db .peinrfloìrci» r* " I I' S» cdhSderi
poi P Uomo Socia* lé neiia fua famiglia , e l' Uomo Civile nel- grandi Sociedi^
ed i raporti ^ ed x doveri fcaoitiiexoli di ogni individuo om pgQf iadividqp' »
dègP. ladividai tutd col «miro dik SOfèim Ibciakv ^ dl midl* i coipi polidci lÀ
ìmoi , e* dalla Ioao anaolili , rapporti , leggi ec Si pomio efaminare le leggi
deli^ efiiKenza , e futlKlenza de* corpi fodalr con queir ordine iflorico » con
cui fi e&mìna la tiW«.fiGaa d^ corpi die Ja.taisa' oonponV gpB» ^ e di
qnaiH' At- ooppoogmidD Uai* imfy. léL fdam infetti , dal. drittoi. pyUÀca» e
privato , qmW^ 4^ domi (boiatì ^ quelle dol commercio ^ de' governi ec* ed ia
brie* M 4 vcji I *** vt. ,t quelle cfie «onfìderano fJJamo In ri«>
gtiardo: aMa^ébcìeci' ^ Ibno una fpeoie di A« flsonomla potìticar /tibe calopla
i fooomma , ed ii moto de' corpi ^' che compongono ia foctetà , come l'
Aftronomia' FiGca meditaci corpi deiP Univerfo . Un piano illumina Tal» trai e
quindi G dee devenire ali- efame ÌÙOm rio». deUe - fcovertei che i* Uomo ba .
-fiiilt lìdie aldi* m*^tdkat» avraiiiMoii- mm lali , e pMticoiaii i |rià
rimarchevoii nett Iflo» ria umana , ^a* cambiamenti avvenuti alle* na* zioni »
fecondo i tempi, dimi , ufi, gover* ni ^ xeligioni • Si dee quindi dimoflrare
qud & 'J1« teatro dell' Uomo io ^^giiefla yiu, ^lai fin^-MU'
akra>*ia «fibetta , « spiale fieno i preièote, e futura , dàminando j e
prqpoi* nendo ciò che è utile ilP Uomo , e ciò che Io rende migdiore » e
facendo vedere, gii er- rori deli popolo, 'e molto.» più quelli die' fàvf^ ed
acco|q>iaQdo fémpre aUe idee » che le icienn r';« le:arti d
'IboMifinAraiX)^,'! iunoi io&iiailinMiai ikehaboe y e'^ficeedo fedé^ le
gK errori de*' Piiofofi -, che^er di%faili vollero dalia rivelazione
aliontanaffi. 12. Ecco un picciolo faggio di un piano peT'.ia gioventù
iilnittivo fulla 4nanie« ii'd^in&gnare le fdeme •ed^^iti, e tranvie
per'^iai (riilpriciie».ed' demeiitari concateni^, te cenerrii**CDgnixfoni ^ '
dalle quali pdflb pcrfeioaarfi r ioicilctio » ed iilruiiii la cofe * * i • i^-
' • . liti» • ' «utili • CreSeramio
taluni? > cTle II ^r^^etto fit- ^aAcK» edie niei efegnhrfi riefcapMlife,
lan» gOy'e'confiib', Ma noi Gam Gcari defPep« poAo l'-e fperramo di averfi da
noi a pubii<> car tra non molto queflo progetto di un pia* no
concatenato ifkuzioni per la gioventù per un fiilema generico ed eiementace
delle wenze le p'iu utili ali' Uomd per la pcefim» te » e lumia ^feikitè Tai
progetto avièbbo "B -ferir in proTa , e3 mAe m ?e»fi ^ acciò la ^poesia j
come più dilettevole -, Io rendere più irifinuanie , come fperiamo di rrufeirci
di darlo in profa , ed in verfi , come un do» no deflinato aila gìoveoià
defidecofii d'i* :% 1 !• *Si avreBbe qui a parlare deHP •ane -d'infegnarif
tdtte le fetenze » è de*di(èt* ti di molti metodi , co* quali $* infegnano^ ma
noi baflantemente abbiamo parlato di ta« lì difetti in rapporto dell' eloquenza
, e mol- ti Autori han palefati t difetti co' quali fpeA io a^ìhregnaao ie
altre Icienìe, difetti ^ dm , fi jaoQoibono j e.coafeflano da molti dottiffi»
tali Profeflbrr di tali-Tcienze» delle quali non è nòRro iftittito di parlarne
, fe non pec quanto ti concerne in rapporto all'eloquenza vera » ed die qualità
» e re^uifiti della me« defima 9 ^oome abbiam fatto a foi lifleflo d^ ioculear
meffUo che ¥ arte della vera éx^ qCienza è inieparaUlé dalT arte di ben
pen<^ lere , qoal*aite iiifegnaodofi » a' iof^pe la ve- . j86 14.
Bifognt aifvozai' i giovani, a oWgfcwf : k Imgiw ni rapporto éitit idee « c4
^te^òMrccnie • Lt prcdfionp >. i\ baon gpOo , ta proprietà (bno proporzioiiate
al gii* flo , aiU pioprieià , ed alla finezza deif in- telletto , come fi
oilierva dal ^igoor (3) Sull'arte di ben infcgnarc le fcienzc, e p«t gii
opporcuoi tccjuifìci per ciò tare è da iegerfì Cia: Hiifigcikerf de ratione
lìuàj , Abramo Calovto deme- thodo àoc^ndi f ed il Buddco de modo , veritatem
cum t»$iis commanicandi io Pan. Ili* Philof Injirum» Il P. Jouvcim:/ icrilTc
anche un libro son diiÀreggevole inn(ola^Q àé rétiùtu difctadi , &
docéndi • Noa vi é». cooie ^ i ^ noi dkno i^vq, un miglior invaio fiiUT.
€<Ìucaiioii« Lct^tày e aioiale della gjoventd» filno» fl trattalo del
Aiaofe Mónf R^iiòt ìaMuto Tnaté" dm Eindét* Sob i p«ò rìflecnrt', di^ ttle
Amona Ì lb|to fuir ediicàiiMie icicon^ca^, che pseQ:rive » aiqpnu^ co (carfo di
buona FiloroHa , e di Critica lApiipi ^uan^ , do' parli delle andchirà de'
Greci Idorici ec. , ec. Ma con tutti quefti, ed altri difetti, che gli ^ ponno
rìnH proverare, non paò niegarfì , che Alonf, RoUin , tra^ niolci i-^uiori, che
hanno feruti hbri di educazione Ict- cer^ria , c airraJc , iìa da preferirli ad
ogni aJcro per Ja Tua iiiia ci ft probiti . I fuoi libri rpfpirano 1* amore
delh virtù , e de la probiti , e devon molto commen- <Ìstrii per (jncOo
<»lla gioventù • JM» non così (criiTe ii ' iitt.Uiicuto full' educazione
fEocaitafia Milton* ^lyui^cd i • QUinfo noi fi «è dem Snen'IiiHafM* niera di
peryemie alla yeta eloquaiKKi ( « qahito ikd':fi'dòftà'idlira' fii8ofli- ie» «
(ue qfudMj tono concerne e fi rìferifce air arte di ben comporre i iibri , arte
delia quale un favio Francefe ha molto tratiaio in una Tua Fìlofofica operetta
di Rettorlca (i) dbe quafi tutta ha fatta coafiflele oeli' infe^ |«ave le
ivgole diabeti compom l' e 4i ne- feri ^-deVe q<iali redole ragiona coi»
• t. moi* * ♦ Zùix dù Gaii^ M|
njàtQfiffue Ra^Mf ìm là ^Sfi §88 molta degam (egqeodo Ponne di Monfioic de
Batteux. $. 2é Per ben comporre bì fogna fa pere bene ragionare , ed ordinar V
idee , dopo di ftvere (aputo bene ficegliere il logento fui ^!e fi feri ve, e
fi penza , e dòpo averne- oonfideiati toni gli aipem , -i rapporti. » e le
qoaHA • Tali afpetn » rapporti , e qiiririà Ù fapranno ben^ ordinare , quando
farà ben^ or- dinata la ferie de^ raziocinj , e de^ giudiz| che fopra quelli
afpecti ^ rapporti , e qualità fi fimo formati • impo(fibiie in fomnia pemv
heneg e fX)nipofre^ i]9aie;'cd i meni» che cofiduoon ai bea ^et^we » conducono
ad ben comporre > come è cola evidente , ma poco confiderata da coloro ,
che hanno dati lunghi precetti full' arte di btn comporre fenza aver badato
molto alitane di bea pea« zare. $• 3» Gli errori d^ir Imelietio , paffiuo ne*
libri , che Iboo lempre come i km Au« tori, e come i penzieri di quelli* Ne*
libri fi devon trattare cofè vere , folxde , utili » e che Geno adornate colie
grazie del metodo» del raziocinia , e del buon*, ^^lo « ìAm ór devono afiàtto
fcrivere quei liiirì , che non rendono l' Uomo migliore t , molt0 me* . M oggi
che V Univerlb è troppo rillocca- to dalla moltitudine di libri • Chi fcrive
noa dee aver i' ambizione di voler' eflere ammi- rato come un* ingegno
univerfale, nè di fcri- vere per rifoioiare a fi» modo le cofe^^ma* dee
^lyi.i^ud by •f8f oet confiderafè , clie dopo avet'egir fcelto il foo (bgecto ,
che fia belio , nuovo , vero, in- terelhnte, o efpofto in beli! , e grandi , e
nuovi, ed iniereffanà. afpetti, altro non dea lare, fé non di efporre agli
occhi dei puUfe co il Tuo lifaio^ per katìnuc idifbtti , epM emendargli ,
giacché, il puWoa è ' un 'grait Giudice nelle Scienze , e nelle Arti • Il fine
di chi fcrive è di migliorar T Uomo , e di Siovare alla Società , non già per
eflcr k}*l ato ; e fé fi fcrive per- giovare , dee più; piacere ad un'Autore
una Eien ragionata cri-^ fica» che mille pan^ìrìcl, e iodi « . r (. 4* Oiaab
nella fiia poetica . ^voe che I finti del ben comporre , e del bene feri» vere
, ci fi aprono dal raziocinio, e dalla. filosofia ••• ^ IsOi fcmt» prh nsf Ific faeimJUa iefera
hum , tue luctdut ir^ ' do Rem libi Soeraticct poter unt oflmdtré chaftct, '
Vtrbaque pravifàtn rm non im^ija fiimik^ $•1*. Cbi finrive non dee tur pompr
dP* ingegno , nè df erodhione^ (bperfiua , né dt botta imttatia , come dice il
Sig. Vico nel- la Scienza nuova j oè d| f«rfi vedere inge-. *' {A
a§ru^Ì»4Ér9éF9ik- tf<po gno udivèrfih ooii im emmifo^ dTindrgjeda
erudizione ed inutile , e dev' eflfer lontano da tutti quei molti difetti , che
ci dinotano un' eloquenza rofiflica» delU quale ^ e dell' arte di beo
oooofceria , ed evitnia , abbiah . iw noi aioofc pwhio • ine de bm aompotie noo
pdb. eflisr. la medeGma » par* ohé t generi , ne* quali può efercitarfì^
> e ie tarie divifioni , e ruddivìGoRC , nelle quali fi efercita^ non^
fono i'iftedè» nè ponno eller iGH^tte a regole. Aitile fi»io lecircoffaoze da
littetteril nei compone libri iti pròfa , o in mio Io quelli A ftdk è- ¥aBÌa i*
arte èt eoÉn porgli feeomfo tono varie lè fpecie del- le fcienze > arti
» e facoltà , che s' infegna-^ no per mezzo delia proTa , come le cono'^ icenze
lilorichey i precetti didattici, gli. ele- menti delle fcieinej le declamazioni
, le a« ^ le ienam laoHllati » i Dialoglif , ì ()) VoL I. ?mt V. Ca»o IV. ai
qoeft' opera L' inetta tloaBcnaa di talaat (i.msuufelU uiora^
étlwusài&BBà amlt. JH^nigi Bàtiufàu dt Mt9raes Par- 3ribefe nel 1749»
(criflè contro i* ItalUno t^iovUa^ ntMh MitréUQfi anf opera indtolita
Cont/hatiMes»^ éùgmdttkét in iférUs 'Mfiràmtm radht i la- tal libro le -
dìfifioiM non iboo in capitoli, e ma in raggia fai'» fori ^ è fulmini • Qaefte
(ole coté dimoftraao ViaùiC» ftenza del l«bro . Pià ridicolo è il
fcoiictfrpliiò di un*^ altro Prancefe opuscolo , fronte(pi»<i (Heiio di
fordide» làecaibre : CatjraSes de t imégination , deluge de La Scrihomanit ^
'vomiffenunt Lituraire y . HémorrAégie Kn» ^eljpedigue pxr &gimimdl^
^Mì^i^ la^r %ìmtfaoiti 1772* Ro. Roman» ec. Neile pofesii; accaSoito Mì^nìfe
àiAìamai di feriva i fecondoi iy%i\^mrì, « rpede. df P<>csie ,
coijbtf^^ dairiLpopt. ja , fino al più infimo Epigramma . Oltre to- li varietà
, e diftiniioni ve ne fono pgi altre che riguardano ie materie , 9 ic cof^^
dei^e filali li parla ne'iibri^ ohe fi GOiii^|piy> ^ .g^ co dunque che
1' afie. di ben «Qm|^or^-|iM -fi I>uò mi peiftpaipaMe. ridiurf^ a regole
fi pìaoi , ma blo può dàrtifì arce ài b6ti tomporré quando avremo àcquiftata i'
arte dei ben penzare ,di ben ordinare fidee , e ben fentire • Ecco i requifiù
che conducono ail* arie di ben comporre , e di ben penzare • !• Vaflità d'
ingegno • a. Etercizio delia nenie • 5. Meditazioni ed oflcnrazioni • 4. fludf
di geometria ; e tegida . * ' $• 6. Chi penza , e giudica con buon* ordine
> fcrive , e parla deli' ifleflb modo ', ed avrà un' eloqiienia chiara ,
prcdifa , ord^-^ nata « utile ^ luidinòfa , à tèdòriff" dIeHe Ale Idee i.
ed a |>fppòrakN^. di ^0^^ aVfft ttoo Aile» ed tui eioiepienia
proporzionatà al fogetto di cui parla , e fcrive . Il voler ri- durre ad arte
la maniera dì ftrivèr bene è cofa aflai difficile anzi impòfiibtie » petcì^ Io
fcriver bene dipeede. dai ben peWàrè^, ilè arte di bnr pesoMi fi fok mai lidHd»
a precètti, mz 6 fvtiti^ eellé mediiadÌMii» e pile oflen^àtiOn} , é Còlla
rdgfórtàtà léttui'a de* migliori modelli , e con oHervarè in è(ti ie varie loro
precogative » e difeitì • Ma ci iaoM Aewri^^ iùfi^to<^ tal" nmodò;^
imparare a fcrifer beo», ed a pcoctiraifiew- i mezzi ? Sembra che nò (?) , an«
hamm empite le Reitoriche di puerilità pedaote- fehe • Avrebbero dovuto
piuuoflo imparare^ tali àeiwrich^ l* atte di fapet bea pera- laie 9 laper ben
capile i gran bkh delli , Y 'U» a fiper- bene, fcriveie , e ben* imitargli .
atte .. dm sUin|gra iti- lo ftiidio dell- Uomo , e del Mòno» » e dall*
imitazione di chi ha ftudiato V II<mp> ìk.UaoàOi-^J^ iajaawa come
fi . tt^ ^LnuCcfu. che fi fono onoréiu col nomt di Retto rt- • Pi^fofto.che hàn
fatto divenire ridicoUunt^ ToLy € </ufano dtàrte Oratoria, CIÒ che
UFUofofim QoUkicM i ella vera Fjlojcfia^ effe dar.no delf ehr ^tiemieidia la
pià falla , / la più harhoTA i ed in>» UnMfehhenefe ne comincia
univerfamenu. a ^'^^ fcerfeiU t ahufo , il poff^ffd aniich^o ,m €mi ^ tono di
formare iHtrtmo di/HiUù édU4onQ/cin^€ umm^ , nonpernuU€ smani éi iw pe/^-l^ 5
AIM nd aitelo PielìminaicaU'EopcIo^ di «fi rettole* come-w i ingcgm»- » ^w-*- v
Cttd c coloracWfiilIfr prjne. preicfcro, che gU Onagri fi. defW» aU*anc, non
erano del numero dcj Si Oratori , o (tttoiio ingwi natitta ^ ciic.fci* I £
oflerv^o ài Sig^ di AlenAerc (4) (4) Ndfo Fiefioione ali' EMÌelopedid di Fari^
filila qaalé opera cade qui in acconcio il riflettere , che. i Compilatori
delia, medefìma, febbene abbiano in cfla unico tutto il depojlto delle
conofcen^e umane , come fi é da elTi vantato, pure è. (lata fcritta con poco
buon guflo, e poco fiftema riguardo airordfnc alftbccico, col quale in coofLifo
ogni coCà tcientifica Ct è mifchiata, quandoché dovean farfi canti al£ibeci
(èparaci , quante Ione le Scolta delle, quali fi tratta per poierii avere un
libro utile , ed*^vàiiasr« èrrPppofto-ym fagione Dizìpnarìo del Bayle,. che vi
s*iiicoiitm olite^J inol« ■ altri gravi errori » con poco babà* g;iifto 11 miib
lU un'lAona^ una fàvola, una vita di uiì guerriero, t'elo- gio di QQ' Savio 9
un fifteiar^i^ieligioiie» l'afcicDlo di un Rabbino , qtiello ^ una meretrice ^
tatto in un Chaos: Cosi Ia,P^e£i2Ìone al .libra -i/j/ì/^/jw Analyfe raifonnèe
de Bayle: Cofa avrebbe detto ^ueft' Autore deli' Enciclopedia ?• Neil*
Enciclopedie non e facile, tro- Yarfi buon gufto . H buon gofto vi può eflere in
tali opere , quando fi fanno coli* ordine (èparato di tanti Alfabeti, quante
Ibno le Éicplcà^, e.fcienze diverfe , del- ' le quali fi tratta . E' vero, che
fi. può dire, che fcr- vendo tali opere per confùltarfi con cflc (àgli
articoli', che occorrono , poco preme ti metodo cho manca , e lardine , perché-
ooo^fiMo-liVi di Iettata iiAemacica» MMiodica \ ma Jibnii Jibsi:TÌ fìiflèro
metodi » ed ardici ftpataà d'ogiikÌcicflaa.divedà/ (arebbero piduti- ' li al
pubUoo » e più giovevoli >^ giacché la prima divi* " itone di tali
Dizionarj dovrebbe .antcC^ dalle varie fcien- ae» ed arti, che in elfi fi
trattano, e poi ogni (cien- sa ed arte àmA^ » che vi d trafiOU,.!! f<i4
iQMtaxe, di hn €0fhi^p éi fai l^m^ di hne fiudim^ é hm tcmmeàutH > c di
Juglkfi i libri, cmoddlida ìmuarji* L'Arte a Ben capTrè/e di bén léggeì» % I
cosi diffidle, come quella di ben com- porre y giacché colui , che vuoie ben
capire^ c ben ieggtre un libro , ben comprendere utt difcorfo , un' aringa ,
dee entrare neU' ideò deirAuto^-e , ne* loro rapporti ». coDcaiènazior ni ,
giudiz) 3 vedute ^ ^ptàfyeiA^ e Aie> od modo ifleflb e(àmiMndo , e
tffieìiettdo ^ oc^ me fé tutta l'opera avelli a fcomporlì, anaf« i'7ar6 , e
riprodurfi da lui y dovendo lèmpre fi .'uitare ij raziocinio dell' Autore , €
farne un m'nutìllìfno efamé > scompagnato 4i 'Bfk €lauo,iaiidiiio di
ogni droofittxa^ de in* ^ doOe ..lyi.i^ucl by Gooqlc dttflfe qqell* Aaeore a
quei perizieri ; a quel- le opinioni » a gtielio fcrivere é tutto ^poi
leititinànda in rapporto alia verità e alla ragione « d al^ ìkurn fenfb'^ €oUa|
lóprtà.^dP ornane» e ddle divine laei^e mente oofi^ cedendo a* pregiudizi de'
tempi , delle opi- nioni', e degli Autori. Chi così non legge, Btai capirà gli
Autori > e chi legge co^ì c in iflato' di forjnare e où^liórare quei
libri jAt iè^e*. Ma sV imjfKiiar in itiofaie fà]Qle..l^ aiM dFcósIr
&Mre lécere (*|> . ragazzi che dimoAratia uni* intellètto
proprio . ad una* data Tctenra , e poi fargli ifloiire in ^ella , e ne'
preliminari ^ .cne fviluppanc^ maggiormente il raziocinio nd modo , che fi' è
dehòv^ e £urIo ^aruire - da uà Proieifotc fiviò, i^obo/ é Filb&rò ili
vtatW le rìdiie^ As cognizioni' détBeàiarT , come ùi detto;, é dopo ciò fi
dév'6 imparare V arte di fape« le bene fceglzere i libri per la lettura priva^
di^y , e. poi infe^acL l'arte di faper^U gètè , nel niodò » ;<iome Q è
detto' ; e pe; Mffl^a coadiuiàwé là^giòv'àitìt le fitina d^l? Kùkm e per
rirvegliarQ iii effi il ràziodmb nel lecere ji avrebbefi a ' N . a . \ hada. #
• * SSuU-àtttì di fapèr bea legere i libri vi (on« jjne di riflelTìane fcritce
ncll opera lagleCe ia-*' ticoUca 4he Cuardian n, 60, y ove VÌ i .il tìfitfild
Of th$ fp6 badare 1 fomininiflar loro , Jccondo l'età comporta , i migliori
aoiorr di quelle lingue che findiano; e di quelle fcìenze , nelle qua- li fi
ammaeflrano , cominciando Tempre dal- la prcipria na iva lingua , e poi
infegiiaiìdo loro le fcieoze delle cofc , e delle idee , e rei leiinL^ue dotte
, commentando gli Autori cjaifici dj elFe lingue con nuli , e Filofoff^ che
^notazioni fiiilé fcienze , ani , leggi , coflumi , riti , religioni , opinioni
, commer- C'O , politica ec. il tutto adattando alle dt- coflanze delia
capacità de giovani. $• 3. Dee bada^fi qeUa lettura deMibri^ chi è colui, che
legg^ , cofa legge , come »gge , e perchè legge • Colui , che legge «ce vederfi
fe ha i requifiti tutti di capire «ne, di giudicare, di analizare quel libro,
di fcomporlo , ricomporlo , di migliorarlo j Te ha jn fomma tutte le cognizioni
di colui , che fcriOè , e. fe è nellp flato di entrare ìa tolte le mire ed in
mue V idee di colui che fcrifle, e efettidìmo, ed imparzia- iJilimo efame. in
rapporto attempi, opinioni, rtj coflumi, caufe occafionali , e lìngue di chi
fcrilfe , e di quelli per i quali fui (le Chr egge dee pria, betf iefaminar fe
flelTo, e' por i Autore eh' egli Jeggé . MoUé cofe i dom Critici hanno fcrìtte
fuIP arte Critica ncHa lettura, fcelta , e giudizio degli Autori, jna poco fi è
badato ad adattare all' ufo del- gioventù nei proprio idioma l'arie di ben *
lagio» ' ragiohare nella lettura deglr Autor!; §. ^. Dee badar fi co fa G iegge
, eroe h qmliià del libro, e dell' Amore , la m iteria della quale tratta , Tof
dine con cui la trattarla opinioni che adduce, I giudizj che forma dell' altrui
opinioni , e degli altrui giudizj , i ra« 2Ìocinj , co^ quali confirma* tali
giudizj , le caufali di quei fìioi raziocin} ^ ed i fonti di efll , cioè l'
ednrazione Fifìca , la civile , e la leiieraria dell'Amore , quando fcrifTe, e
co- me fcciflè, da quali rilieiruni li viene a fco* prire la veracità , o 1*
ìnfuffifteriza de' razio- cini di quello «Mi fi dirà » che tutti i giovani non
fono capaci di coà leggere , nè di ap* prender tal* ane di ragionare in tutto •
Ma anche in taPipotefi, il favio Maeftro darà alla gioventù fuile prime i libri
i più doni , i più tàv], ì più uniforoii alla verità, alia ra* gioncj alle
divine* ed umane cognitiom , i libri autenticati per ottimi j e per favi lutto
il genere umano ^ ed f o tali libri farà loro olfervare le cofe le più utili ,
e quelle che renderanno migliore il loro ir>telleiia, e col progrellb
del tempo , per via di oirer- vazioni fopra gr illefll libri , indurre i gio-
vani a bene eiaminare » e ben riflétteré , ed adulargli cson ottime annotazioni
• • §• f« Dee badatG , come fi legge , le meditando , e riflettendo , o
divorando , e fcorrendo . Per lo più la molta lettura ,.i molti Ubci , k molte
citaziooi (Umano l\ lo8 aflTorbeme dd -rtaiocamo, c dcHiB fóeoze (*)• Si
coltiva Tempre la manona , e fi irafcura V intelletto , e così tclla T iateWetw
baibar^ e la memoria confafa , -e dHbrfinata • .fa molte fcuoie fi fpiegano
infiniti Autori Clal- fici in pochi momenti , fi recitano intieri li- bri dell'
Eudde/moUc Odi dì Orazio , dd- ie fccne iottofc di Terenzio , ^tf Junghifliini
perà delPOrarfoni di Ckecone , 4i Perno; nene , Ifocrate »ec. , ma fono tali
litai fcen capiti da chi gli recita ? Si ferma il ziocinio , e il guQo da tali
recite ? Sono m itoto di ben giudicarne , e di profittarne^ Gli infegnano , c
gli fi fpiegano in modo che il loro intcllcMo divenga pA cuho? minuto di
lettura , e più ore di nflcffione vagliono affai più di quelle recite , di
«[oel- ìfi declamazioni , di quelle fpieghe • Un Sa-i vio Prcqsttgr^ iftwfce i
iuoi giovani a leg- (♦) I molti in»n , c la moltiplicc lettura
fi>xw> Tempre uo gran male quando fi legge fena ftelm| e quando
l' utile delU lettura . e -della looltirodiiic de I bri , che fi hanno , e fi
defidcrano , «o» » D^tonoa fjl giovamento , che ne riceve il ntti«>Cimo
. BlTogiia eonRiTare , cte 1* molritudinc ilc* Ubri «e» lemoi aw- renti
piuttofto nttoce, chc giova ; on^ «o» lafi cirapftai«e naoMo <U
vituperarli il tcnumento dcu Inelefe Bri^ . W #|d CUifoétis opera , ^MUnothicm
AUXéné^Mt incendium non firn gt- 5** &filrm ploréfini. Miài fine mronm
mul- d by Goc ger pocO) e a meditare» oflènrare» e Fifiet-- ter molto , e
fempre in rapporto a i: ;Cj2 utili , e necelTarie , e ci^e rtuidoa T Uj^ no O
utile air Uomo • $. 6, Perchè U legge 2 G>iiimaaenienMP^ mi fi rirpoode
: per faper€ , pc^r imparare • Ma il modQ con cui fi legge è diretto a farci
ben fniparare , e bea Cipere ? li fa-n fapere , p il ben' imparare confrtoi^j
nell* arte di ben giudicare , di ben ra^^ionare , o mlV arte di ^ifas la
memoria di cofe iim« fili i Cofa Im inip9RMio <P^Vi* infelice giova- ne
che sà a memoria pì%to Virgilio » fenia averne acquiQaca la delicatezza » e
fiviez« za del buon gudo , il raziocinio , fa vera eloquenza , T arte di
dipingere !a natura ì Si fpiegano i clallici Autori , ma in rag- porto delle
parqi^ , delle fiUabe ^ degli ac« , cepti j delle lingue, e deU! apparante
eflema ii ^ finir* (*) Traile cofe le più aflurJe, e dranp dette 4a Monf.
RottHeau fono da collocaci (e (ìie riflellìoni fi^U* tcte di leggere i libp.
OHerva egli che leggendo un'autore fi fice una legge di adottare , e figuire
tutre ft idee dell* Autore fin^a mischiarvi le fue , ni quelle di aftri , e
fen^a mai difputare con lui , c facendo un ma gali no d* idee vere y o falle
che fuffero ^ edafpettan' do che la fua tefia fujfe in i fiato di giudicarne •
Cosi dice MonC ^oad^ai^ ideile lu^ ConfejJtQrU Livr* f^L Quefto ipetqdo pcopane
il Rouffeau tende ^ cidi£olQ ^(Ideou di yoUrf (^dni^erp ogni Ua^oóxkXo^
"mi orni ìtimiW^.* Etto fun^o fiwo tixom in o^ni • iKo alleala i pscBBfiujin&i
4cUaiao4cm fiecwanpca* flriiinira cfélli vocaboli , ma non fi bada alle cofe j
all' idee , al buon guflo , alia propor- zione dell'idee colie parole dell'
Autore» a' fjgnificati attaccati alle parole ^ afo-o 9r «bufo di *eflè t Si
avvezza la ^oveiftù ad am» -inirare le antiche lingue ^ -e a biafiroar la
propria > e a fare 'apparato di ricami di una va« na , ed inutile
erudizione , onde tali giova- ni altro non ricavano da taluni precettori , (e
non cbe otri pieni di vento , cioè vane 'cognizioni, eyentofe, ^lie^ffi poi
trafmetio- no fiicceflivainento a'Ioio allievi. Oitrediccib fi fai>no
legger gli Autori eon «na venera* zione cieca in modo tale , che G fa delitto
ad un giovane il tiafinìare qualche luogo di Ornerò^ di Orazio , di Dante , di
Petrar- ca ec« Ciò dinota "cfae la Filologia « e le fcienze s' infegnano
fpeOb con aria pia FedantefcB , xbe 'Fiiofefica Gota «ntemo- ^ no infinite
Poetiche., ed infinite Rettori^ef * Nembi di citazioni per infegnar cofe
inutili , e niente qusfi conducenti al buon raziocinio» e fcricte fenza fpirito
Fiioipfico ^ e fenaa meditazione, e (enea ricavar confieguea^ 2e dalie
oilcrvazioni^ ^ Pocliiflìmi litri
<li fcienze Filologidie , ^«f- toriclie , e Poetiche fono ferirti con
f^ufto, e preciso- ne ;/ corfo delle belle Lettere di Àìonf. le Batteux ,
roperecca Fiancclè ioticokta ^ruis du LwK du Cquc» ... Digitized by Google 50r
5, 7. S* infegna da molti f arte di fa- te efiratii^ raccolte, zibaldoni , di
modelli , di l^ralì^ di periodi , di feotenze di var) Autori^ ma da pochi V
infegna a* giofioi V arte di Capere fcrivere 4e ftie -^ned^tazioni •'fiiite , e
derivate ddia letrara degli Aotorr • Si dee irafcrivere non già -quel che fi
legge , ma ^uel che fi olTèrva , e fi penza da chi 'legge , e devono i Maefiri
imparare i lo- ro allievi a leggere cflèrvando, e fcrivendo •le loro proprie
idee ruTcita» nella lettam tiegli altri tibri Chi ooai legge , perGeTiona la
fua mente , -e le fue idee , e leggendo -poco , e riflettendo moltidlmo , fa
de' gran- di progreili , ma chi legge molto , e niente tagiona è Tempre ndl*
ignoranza , neil'^rro* n, e nelle tenebre, $. Infinite fisnefie coofegnenK produce
%flella Letteratura ii ixmi leggerfi i libri colla dovuta critica , e
raziocinio . Se con giu- dizio fi fuffèro Ietti da molti alcuni liber- coli
degli Oltramontani , che fpeflTo han fat- to tanto abofo della Filofofia» e
della ragio- M t «ffi non fi iaiebbe^o cosi aanniniti coi^ Bu RetAorifue
Ra^onnie » V opera di Fonney fulle Lettere umane , i oaggi & MooC de
Voloire far U Poefiè Epique , le r£0eiGont deeti Autori da noi eb- minan nel
Tono I. Parte IV. £l boon gjiflo , e teo« lie delf clorata (oAo gli eicmpj di
zaaiodnio Fii»« Iflfieii ih tali materia» una fpecìc di cntufiafmo epidemico.
Sf farebbe conofciuio , che tali Autori hanno polio io ifcena con nuovi
ornamenti Je carv tiieoe degli •odchi iibectini tante vòlte coa^ Aitati
> fi copofcpicftbw) i loro foiirnii » i loro cifDft, le loiD
eontnditioiii, la Umto po« ca Friofofia; li farebbero in fomma e(D vaia- tati
per quel che fono , fi farebbero conp* fciuti i ioro difetti , non fi farebbe
giudicato di etS con tanto eotuljafno epidemico , V incauta gioventji non
adottarebbe alla cieca, la opimoni li^rtìiv di tali Autori , ne] oua- ti , per
mancanza tii oflirvazioni in cM^ i*^gr ge, non fi fanno conofcere , e vedere i
di»' felli de' r^iziocinj • 1/ arte dunque di fai;>er leggete cop
rìfleifiope» oflfervazione , e razio- cinio è oofe iaiportantiOSBia , c degna
delle caie di ogni veto Fiiofefo » cba ruote fcri« Tali Amori, ae'qoali qui fi pfilli fono Ite-
ri nemici d'ogni feliciti uqwna, e d'ogni Letteratura. 'Bftfta che un' Uomo
ng?oiiefolc gli legga per cono- . fteme i delirj Eccone «n'eftmpio prcfo da
Momiatf Jt^nfléan fona «n «0^1110 che il medefimo fa de U« ki f e Je*Leccetiti«
Dice che iSavJ» • m$MUo Mà Uma$ f ik fi aUontan^M 4^1 vero; 0 4h» UfivU
cQmp0gfÙ€ Kmogét fono ScuoU ilUlu di menfogne y € ch£ vi fino pià tnon in uns
Accademia di ScunTt , che in un^ inura popo/j^ione «// l/ronrfi, Emile Libr.
Iff. : Ecco i pili ftravaganti MiT] della pid infana Filofofia ! Qucfti libri
dcbbon cU lère l'odio di ogni buon Filofofo, d'ogni probo C««r tadiao, d'ogni
tagioacvoie • 2^} wre , e pcnzare , non per cflere ammirato > ma per
giovare all' Uomo , ed alla focietà , olla quale poco i Filologi han vohito
ren^ dcrfi ^tìli {2) • Ma nelle ftucrie per b pidi 4i i tempie badalo • fyt
legere i librt in rapporto delfo Audio d^le pude affid più , xhe m rapporto
deHo fittalo delie cofe , ^andocbè ^ come oOerva il Sigo% d' Alem« f 1) HIùdC
d* Alembert ticeitando le caa&ìì , '^ercliè i Filologi ^ c eli
Antffiaij iìano an*ai pid dc^ Filofofiy e dico che il vado campo Mrenkdiziooef
e hIc' Éitti eflendo terminato , ^n' antiquario , clie ogni giotno fa nuove
fcoverte , fi rallegra di raggirarfi itk esenzioni infinite • 11 paefe della
ragione all' oppoHo^ aCTai circolcritto , e Ipeifo la ragione ci dimodra af-
fai pili ouel che non Tappiamo , che quel che fappia- taoy onaè che un'erudito,
è pid vano di un FiloCofo, perchè on erudito divora indifHntaincnte quanto eh
an<* • tichi anno fcritco , gli traduce , gli comttiicota ^ gli ado. ibi
, c POCO di Comprende > peidii foco ragiona ^ a . quiiMlt e dK £ mette
tanta gloria, la iiaa Ideata ttne^ brtiGi, talota ridicola» e fytìao barerà,
come di6B IL 4* AleinbeR oel Difiorfi PfdWnaia ali* Earìdopadia di Parigi »
qual* A^{occ ioggiun^e eoa ragione 9 dia fi iia gian difpreezo per tah Autori,
e rali lìbiì, tna che ogni ecceflb è ingiofb • Ua Filofofb vedxA ae'oiaterìali
degli Antiquari certe oo(è miiilCroe dap^ terne ricavar profitto , come un'
artefice de' metalli sa ricavar V oro dalle materie vili ^ ed altre parti
metalU<n che . Gli Antiquari fcavano le mine de' metalli in ge«i nerale
. Un Filofofo fccglie ed efamina i loro mate- riali • Gli Anuquarj non
ragionano (empie , ma (èm« pre fomminidrano , anche tra' loro difetti | IttBki
di ieiva^iooùi e di tàzìoàsi a'FilolòjS. 204 ben (3) Io Audio delle parole dee
edere uno ftudio brieve , e preparativo allo lludio delle Gofe « e fi avrebbe
dovuco badare da* Maefiri , a ratnìHarìzare i lom aliievr nelU lettura degli
antichi j qod per imitare lo fii- le ^ e lo mhrere di quelli , ma per profitta-
re de' loro penzierr , e delle loro co^nrzlonr. y alle quali cofe non molto Us^imo bada- io
taluni ProfelTori . (*) ^•5)« 1 Filofo^ dovrebbero guidare la gio- ventù nella
ragionata lettura de^ dadici Au- cori» (5) Difiomrf» Prelim* a l' Encyclop, (4)
Continua il detto Sig. AlemSert ad ofTer- ▼arc , che il tempo impiegato per
bene fcrivere nelle l:ne;iie antiche e perduto per la ragione , che noi non
liamo in iftato di capire le bellezze , ed i difetti dello ilile degli antichi,
dall'imitazione de' quali altro non (Ì ticava , Te non un mifto corifufo d' infiniti
Aili , che ièmbta bellidìmo a noi , ma farebbe ridicolo agli aa- .achi •
Riflette il Signor <!' Alembert , dbe cai modo imitale lo ftile degli
antichi ptoduflè nel 16. Secolo un'ìofintcl di Poed , di' Oratori* > e
d^ Iftorìd Latini , il principal merito d»* quali è 1* avere (crhto io una
lingua, delle quale noi non liamo 9 né polliamo eflm giòdid competenti . Molte
di tali opere poiTono paca- gonacfi a ceni di(cor(i di taluni Oratori , che dir
toii« no parole, e non co(è • invece di ftudiarfi di (crìvere nelle lingue
antiche , fi avrebbero dovuto migliorare le moderne anche ad imitazione degli
antichi, che fcrif- ièto le loro cofe in lingua volgare a'ioro tempi. (*j F'da
rifletter/ì quanto oflerva il Creech nel- la (ùa Prefazione a Lucrezio : Fugi
quantum potui Cranunaticorum contentiones de litteris , earumque api^ siòus •
JSon ptobdbiiU turiojius vcxiu^ voccs quum 1 tori » e nd eorlb della Filologia
, cbe li è infeircemente divifa dalla Filofofia con con» tradizione manifclla ,
giacche Orazio , Virgr- lio , Terenzio , Cicerone ec. , che nelle Scuo- le
Filologiche lì coiiunentano , e s* ìnfegnaDo^ e fi leggono , furono grandi
Fiiolbfi , ed eloquentiffimi nelle loro., proprie lingue.. Go- ine dunque
cspirgH , fdpergli leggere » rìca»^ varne profitto, ricevendogli fpellb dalle
mar DÌ imperile di taluni pedaiuii r • • ■ niar enim , ne illa morum duUedo^
^ua Tibi^ aliiq» \optimis viris non fitua, videbatur , acejceret \ quippe
Grammjticorum gens efi clamofa^ immitis , acerba , /r- riiabilis^ ncque
eorumfamiliaritate cautus aiiquis ute^ retur , Ferpetuum inter eos odium ^
contumelia ^ convi' €Ìa • Ncque hoc quidem convenit in njìLes tantum^ &
€ trivio Grammaticos ^ Jèd ScaLigeros ^Salmafios^ f^of" Jìos ^ Huetios ^
quos in qmui litteraru/ji. gentre nu9t^ mas' viairMttw , fid ex^erùmir UlUtraUs
'Cfmmd* $Uos . * . ' DI fimili pedanti
parla Giofoialé* òe^f Sar tua 7. Efli a £>rza di (bièg^re Orazio e
Virgilio-» ' aveaoo lefi ì Imo omIìcì m&isi , ed iapimidi t • » Quum
totus deeaUr €ffe$ ■ *.. FUtau^ Q harem nigra fuUgo Maroni: dopo quali verfi
Giovenale par che dipmga gli àbufi delle Scuole di Filologia ia j^uei vciii che
£ieguoAa: Sed Vos javas imponile leges • Z/t legdt hifiorioi.^ auSares ovyerit
Qmnti^ \ Digitized by Google ' . fOf CUr 9mA GooMMntarf 6 leggo wo i daffid
Autori ^ Ve ne Ibao taluni coii. fioie marinali di crìtica , di varie lezioni ,
ài Grammatiche ofiervazioni (6) « Ve ne fo^ / tto alici con. interpretazioni
dei teflo , e con «Ri$z?oni (7) » Ve ne fono finalmente di Atttoii Ciiffid
ridotti a fixmìdabtli in 84 ^ Bnptiimà > ufiimomanie , varianti ec. con
indici (8)* Qual giudizio formare di taliCommen- mj^y e CommeniacoKi ^
V^diamo-ciò., chei m dice ia ragione • $. Le annotazioni Ifioncbe , CritK dbe
érammaiicaii , lèe fervono a- fiieiUtafé. inteUigeota éégVt Alimi fa rapporto
alte «aiedfi >. delie ^j^x uatuoo ». ibno ottime , ne* . TénquàtTL
un^ut^ y dlgitofque fuos , ut font togata^ J[)um petit aut themas , aut Phccbi
haLnea , dicoA. ^utritfm Anchlfa f nomen péttiantque novtrc^.. éirchemori^
ditae quot Accftes vixerit annos. , Sitidus Phry gibus vini dOMVtrit uraas (d)
<2i»t-fiM^l6f iHHe ad MioeUu dcflFaróstUo^». (7) Cnà timfi^
iltìiiM^mJla^ \Z) Còsi (oM gli Auto» <ktS rarìtfnmL , fpe* fytnéhwf £
otielil comaiéQfiati «lellf Einfio » Btmaniio Si veda Fabricct neile Biblioteche
.Latina , e. Gre* é^; ed il Walchio nell'IAoria Critic»* ddh4lifo^ La4 lina • •
• • Dé^atfeeti <fi tanti Coikìiliienàfriv> delnpo^ co utile che
(è ne rìcara , fi é (h noi parlato nel pò» mo Volume di oaeft' Opera , Parte VK
Gfl]K>> X».oiie* fi i paikuib^ iMi ddi*£loaiia»a ^ Digitized by
Google e neceffarre . Ma il caricare gli Autori dr troppo lunghi , e nojofi
Commentari pieni di citazioni d' infiniti Codici > Manofaitti ^ e di
Aiitòcità pet lo più inutili , è un difecto)f e maggior difìAto fi è che i
Gomilielilaiolrl de^CiaflTid LMM , è Ottd tliai fi ibtto dlf^ fufi a fviluppare
, ed a fat càpite le dtighl delle arti > delie fcienze , delia cultura
de* popoli % Diodoto Sitalo, Erodoto, Paufaniai Tucidide p Giufeppe Ebreo fono
carichi di ComitaealatxMri -, còme è accaduto a Diogene iMxOó ; è Ad EihM j UÀ ^e «lOU pìiL mHi fi ftvebbéiò pcmti éìvé
in qittf Commentar] • Quante miiilCnte oOi^rv^ziooi » c • (9) Fahric* Bihliotfu
Crac, Noa fi può nepre clie mòXio utile £ pofTa ricavare da' VoiumidoiI Coif^
tenUrj dccù Vofiorum^ ma fi <Ìevoa leggete, e a<!a« piate con
moko «ndizio, c molta (celta perdiftingue* re renidoioiii mm dalie inaili» e
vane» chefeoomol* <e« Ala fi Icj^no per lo pid» 4> fi 6w leggere
«- fonando cak GornioeDtarj > NoteSMuttuè » 6 duindi «v^fiene , che la
|;ì«vencù v' impàifa ipiciiil 'di compilazione , e di citatioai imitili ti
iadigeftfe ^ o lo fpirico di una Critica iotemi^àte , t di «t^ pèdiui<*
tefca maldicènza , giacché i pid illi^i Cottirnéiicatorl Variorum altro per lo
piA non fitnno, cHe ladirar gli Autori, e lacerar loro ftéffi a vicenda. Il
fattiofo Bar* inanno nella Tua Prefazione ad Ovidio da affo com-» incntato
chiama Crifpino y e Knippingìo commenutores ■€ pltbt^ Ovidii corruptores y e
àìctfluplda ed igno-» -rtoee il ^nsofo Jli4f(§iri » fieUc kaùOOi di tttbaoÌMf #
Ì908 e FilofoficFiè' rifleflioni potrebbero farli fopra^ Plauto , Orazio ,
Terenzio , Virgilio , Cice- rone Ovidio ed altri claIBci ? Grandi ed in* finiti
ferviz] fi renderebbero alia ragione umat m^.lb mokr ciaffid Autori^ che
tfiiuBi cre<% dono doverfi laTdaie Graaamacid » ed a^ Filologi, che vi
pefcano virgole, dittonghi " accenti , frafi , e periodi ^ fi
reftituillcro al loro fplendore con commentarfi y e diiucì* dbrfi da^|;raQdi
Fiiofofi ^« die. fviiqppaiSsra i filati ^ e -1^ origini delle, conotcenze umane
In- eflf' cgmeooiìe ^ z non gi» caricar tali li-» bri di miÙe aoie ooa>
citazionr ricamate a Mofaico > e clic fola fervono a far crefcec di moie
piccioiiffimi libri > dovrebbero e(Te« te da brievi e- fpiritofi' , ed utili
commen- taif accompagnati, per eSer utili aU'imellet* ed . alla ragione , e.
per illuminare b,gTO- ventAt.' aBa Filologia agplicàa^ {io) / ma (lo)^ r
Bimnai^dV gfiE!nìfir,i Crono VÌI, i VaiT fir^ i' we({er]ioTÌi , gli Avercampii
, i Bfoockiifii ec ce* àaflno fatti Gommentarj laboriofiiliiiu , e copioiìffinù
con infiniti di prefioioni , teftimónianie di dotti , ^ rietà di anciclii
codici , di(&rtaziótil , indici di parole , indici di frafi , indici di
Autori , indici dell' edizioni dell* Autor commentato ce. ec. Ma intanto tralT
infinito CAaos della nojofa erudizione di tali Gommentarj , trai- le tante
varie lezif>ai de' Codici antichi , cofa impara la giovcntd ? Se debba
fcrivcrfi Omnes , omneis , omnis^ ^. ^ojne dicbba ru££Ìifiì quella voce die iì
vuol ;ogIiere. Digitizcd by poch? A^iiorr fianna comtnentato per gTova-. re
air. intelletto , e moia hanno fcritto per p^mpa vana di mmojcia lf.i) » Moitt
Amo- IkmJL. a- ri II- Bentley Là fette delfe infinite , e proli (Te qiieftioiii
per far ben capire Orazio, o per ofcararlo? Con ra- gioQC il Pope, nel fuo
Scciblefo ha der'fo tal modo dì commentare . Meglio era fiato in ,tali
Comm^ncari^ analizarfì i pcnzieri , le idee , le bellezze delle cofc;,
contenute in Orazio , c ricava rfcnc efemp) per pcrfe-. 2Ìonare il buon guftq,^
1 eloauenza . Burmanno com-^ mena Virgilio , Ovidio , Fedro , OraTlo , Li^gino^
Quinnliaao ec ec. , ma parla .niolto alla, memoria cu mente all' intellecio »
corno pNei:« lo vpid^cc»d$ ne'..Coin<> inentarj decri fartorum^
qu^ta-iHinaliiU feci'imnieQ- & ^ipga>aitca da'bro Autori^
alnetaoto-iniitilLpec. il bmm raziocinio, e per illuiainar riocellecco per via
d| offinrvaxioni,Ì9p«a:9tali AiMori. II gufto, che i Filologi hanno . avuto per
4 Goimiuitai;/ p^olifli , e pieni di a«. taiioni, è paflacp ancoca-tra' FilofoH
>. IhMpsheim , a MoCèmio , con un' infinito xngioLo di nojola eru4izione
ha commentato il filUnia , iotellcrtuale del Cudvyqrthl libfo ofoiroy ma refo
pid ofquro dal. Comm^atato^re., (il) Aprite il Salluftio di Avercampia . Trovcr
rete- iniìnite- difcùffioni, fe l'opera circa^ la. congiura di Catilina . debba
intitolarfi . ^^//«/n Catilinarittm. ^ o de €Onjurati<MU CatUinm, ^ ^ -
come abbia Sallu(lio U fiu €pm imitdba. Vi<U ^aUuJL lUverc. Tom. L p^.
i. JfmfigféU if^x» iGoQitnciji t^alluftio vCp^ì ; Omnes homi^ ^ i qui fefc
fiud$nt prafifif» &c< Si aijttcono nembi dicthasnoorper fcikie
iè.dibbi (crifecjSjQiB^j, omneis^ Sìegooaa poi «Urei qi^edioaL filile
paiple^viir^ ii fiiintio tranfigant , teanJiaiUy trad(tcant , comev^lil • (^i u
dica di -gnoKir qaai lunii .riceve la mente> e r intelletto da tante
varÌB: .lezioni » clic piti accre(coni(| i dubb), le pedanterie, e
le-;Confii(ìoQÌ}. Cosi la memo- lia $rAiiiG» I « 4;
iiiiélkci^..&.d^pcj|?|; • Xìv^^ùf^^ ti Claflicf delle Ungili Viventi
(òdd flbd jn» cdra cosi coomieiiutf , cioè pfù per la me* moria , e per i
vdbaboli i che per rhucHei- to^ e per le cofe (^^2). Se i Commeiiurj >
che émmtàmio qeeìl'tfiiffio di SaHeftie aiaibbe liflecia* fb , che quello è
poco adattato a qaaoco iìegtie , che è generico , che contiene rifleflloni non
analoghe allé cote , come riflette Lord KAimes ; avrebbe riflettuto filile
origini degli fviluppi delle fiicoltà umane , fopra quelle» degli animali,
fulla cultura deirUotno, che ca- giona la Ina fuperioriii , ed avrebbe data un*
occhiata falla cultura delle arti , e fcienze , che ci rendono tan- to
(tiperiori (òpra gli Uomini fèlvaggi , quanto gH Uo» ttint (èivagei lo fono
fopia i bruti • Si ^Éak cke que- Ao «o<|o & commeittaffc tAHk h
idanaio alb giove«^ die fiudui ^Iwa S « ^ dii^ ^ iiiettróiiit ftoo
FfiQ&fic^ Vt/Sm ftn la mvM* poco «fama ri»» ticciaì udH. Cambiandoli a
primitiva edecazione Let^ teraria , fi cambierebbe I» ttmo dell' intelietcp da'
fà»^ ciulU • Le difficoltà danqae » che ci fi oppongono de* nVan tqtte dalla
breTÌi4 dt cM àMalkni dal firfpo fe- danti ftiior itigombrati . (il) òi leggano
le annotazionf fili Petrarca Ssdm dal Caftelvetro, dal Muzio, dal Taflbni, dal
Muratori. Vi fi trovano quafi fempre coatrafti di parole , di va- rie lezioni ,
inutili oflervazionì Copra piccoli concetti p penzieri, giochi di parole, e
minazie Filologiche. Ma |>erchè nel commentari quel f^oi che •ft^Uatt in
ri^ me Jp4rfe U juQno^ non n é parlato deli origine dclU» Icrivete m xm » ed ia
arofii ^ e deiriftocia t e .etfiim detta xvm » Perdié patlatfM del gimdb mmm
del Petraroi , eoa fi d <tfle«ikùr bietutae le' caiaOif i ieri' incauta
giovemif BoreU m à firto falippite 1# Ciofiili di quelle vane fpera/tM j § «Mi
Mv/t' caé^pH^ kbe xiAdfioMr Mie feflMir Umm di cMoMie^ e»- Digitized by Google
cfcèfifemKx a'CIadìclanticM, e maJerm fuTe- ra flait più Filofofici, più
Filolbfia. vi farebbe . ftaUfiieUd gioventù »i;ne!PreGeil^^ • ^a . per la
più:^i ^ Pceoeitorr 0 -oxuwiwdo ^di .rife- lire a* giovani:, ciò -
che.-trovano.-'.lcritio-^M?"'' Cornmeniaiori deMibri^che fpiegano, e
rquin- dL avviene , che . con qitel ' moda d i fpiega s* ' ignoriDo le- cofe ie
più ^utili .dopo qualunque - de^CIaiCci oiado> cbQ. fi. 1^<^ <
/ ' ■ «c ja il TaiTon:, fe i ^rtt^ Tdif^U fià tempa tc^ fìtxìo badi y o
mediocri , pecdiè v «» .ifplegadt com . ma McacA: dcUft^cwidikidiifrA^U/iiiif^
inaivi avttbCeApocatOtfnprire: il . veifo* .«^ In matgioe <- poiw (ì
avrebbe potuto -notare -qualche pò-, ftilla di.wic leziom ,.e di Filologia , e
non vgià feri- verfi tante con/tJeraiioni fai Pecrarci , e con .tanti con»
uafti, e critiche di tanti- partiti oppo (li v e pure taace confideraiìani,
ojj^rviihni y ed m li fan- no-oflTcrvare y ponliderare ed 'annotare cote utili
. L* iileiTo è ayrejiuta^A.bapaa.pacce de';.C3\aiJisnc9:on di. Djuite y CaU ce.
> • (*) Cbi. voleffe l(5«rp^-crcon.'pro1ù^ fiir'.Ieg gli 'Antodi cUÌB?i*
4of Kbbe .o^lta fpiega , e Aetla lec<» aiO:4i ddt %f offerm ji^bÓlìfe^»
le pu^^ Uli4<f fiu-^.jmjallat pi]|:»le^ c»fe ,> CULvoleìfi
per/efempi» g;re > cJ- infe^'ure on profìtto ^VÌrgiliO',. dovrebbe /
odecVare e £ar' of&rvaie le Cégaejiirii so(è ; i* Le caii- Digitized by
Google ^1% f. la. Gif Amorì CiaOid foao i fonti ' di ogni utile fapere ^ e di
ogni buon mio* chilo ; ma tali iimpidìffimi fonti fi fono in- toibidai'i , e
ripieni immondezze da quei pedani! che vi 0 fono immerfì in tali ionti per
pefcaxci dittonghi , ed accenti , parole ^ e periodi, onde è avvenuto ioimenro
danno' alla Filologia , che fi è feparata dalia Filo- folla y dàlia qtiale è ^
e dev* eflerè » compa- gna indivifibiie , perchè dalia fcìenza delle cofe
dipende la fcienza delle parole , o de* fegni delle cofe e la fcienza de* fegni
delie cofe, non. può ben caprrfi fenza un' intellet» tà illuDunato dalla
piiqfofia • Intanto è fiata una gran difgrazia della Filologia » che i Pedanti
1' abBiano ottenebrata , e che pochi Fiiofofi fi abbian curato d'illuminarla, P
ia fnaggipr jparie de' pretefi Fiiofoii fi fo- che le ^pcppipagnatono • a. I
carattere èìmA delle ititt opere y e £lle perfòne, e delle co(è in effe
ra|>- prefeotace . 3 . Le fàvole , e gli cpi^bdj • 4* I . caranerì» c4 i
colluini degli troi, e de' Dei. di Virgilio, f. Le aringhe , e difcoriì , ed i
varj generi di efTì . 6, Le defcrizioni , e le imagini, ì paragoni, c le
fimilitudini. 7. Le arti, e le fcienze tutte, delle quali fi parla. 8, Fare di
tutte le anzidette cofe un' imparziale eAme per legerfi , e capirfi con un'
efatto raziocinio Virgilio , e farfene indici , e fiflematici cftratti di tali
co(è contenu- te in tal* Autore . L' Inglefc MonC Poifer uc ha dati belli
efiiippj di tal p:auo . Ma ha f?tq tali ìndiGi il . "Stumannó , il MaTvicio?
(15) I FBolbfi iGi &H> divagan a fiMotf filetti f 1 no diff ufi in ccfe inuriii . Aurebbefi a
fare ua problema , cioè fé più abbiano ncciuto alPuomo | \ var) pedanti colle
loro inutili occupazioni^ ,o varf Fiiprcfi colle loro inmìii , e fpeflo no-
cive ed empie ricerche? §. 13. I pedantefchì Filologi, die mai . penznno , ne
fanno penzare ,.ma folo dico- . no , e fanno dire gli altrui pensieri , fono
come gì' infetti , che rodono le piante , ed i vegetabili . Sono dati coQoro al
vivo' dipin« 'ti dal Voltaire nel fuo Tempio del Cullo, ove dimollra i Salmasj
v e i Oacier , come O t gea- * tawlli 9 e per lo più in 'co& afiene
dair Uomo , anzi lìan voluto renderlo infelice con jparadofli , coli' aiTar-
dici dello Scetticifmo , dell* Indifferencifmo , e di altri errori figli dell'
infana Filofofia del fecola , marcKcrati fotco i nomi di Filofofia della Natura
, dell* Iftoria ce. ec. , ma non già della Filofofia della verità , della pie-
tà , e della religione , e de veri interefli tetnporali , c fpiricuali
dell'Uomo. Quefti Filofofi, ed r loro fimili f cne (crivono inurjtreta^ioni
dilla natura , Codici dt!U Natura , Siftemi dtUa Natura ec. non h»mo infelice-
niente capito , che la loro FiloCbfii cn hSSk » e potca coste dille Orano /
^Uhr. h Odor. Od. 34- ) infjniens fapittuia. • Quefti nii lòppolli Fdofofi , Te
Jékt tàcL U viali nigliofate, e indet (èlice f Uomo, la via di edificale, e non
di ftruggere infana- mente , Ce avefTero cercato d' introdurre la Filofofia a
nrigliotar 1' educazione deUa siovencd nelle (cuole /a . pemzionare V eloquenza
, e le fcienzc , e le arti , al- lora farebbero flati utili alla Società^ ed
a'vcà'iiKCtcA teoiporaii» ed eceioi deli* Uom* . Digitized by Google 314
£riit.afpitf€ «i* -imm(mÌG[{€^eniiitt . (14) ^Un »^Qefti<ìnfegnerà r
gìovanrdel ffColo^XVIlL e 'iàrà'^ loro 'imitare *Autorx anticliiffìmi. Scri-
veranno efli invitando'con iflento uno Ilìle , or ' di uno , or- di >un'
altro* ciaflico Greco , e cosi* iQdipateranDO- a 'feri vere «-^ed imitare i
giovani , e po^^d^raIlho : Ecco loifi&t^dd fied* Nùmero J^fi^ ^
Virgilio ^XMàiù ^S» Mh^ / GimOb >mii « ^mAhero r finito '^wnegUo^i
JB*> im ^Ttreniio , un Plauto novello I Cosi crefcono Je imiiayroni , Je
adulazioni , ed il pt/Iìmo godo . Così noi viviamo nel Tecoio XV11I«^^.
abbiamocela noftra' ragione -^e Vin« telletto tragii antichi Gred ^ e tragli
antichi ^oiiiaid<.(ix) I ^ o^fiué- fiamo-ÌD ^Italia » ^ ^ {14) Là j
appert^us les Datitfs, Us Soum^^fes (13) Le fmnòm , cosi relle arti ; come ncft
icienze j.iead^iiò (èmj^K ad imitata pùinictfto-y e -'amnit* lare ie fiO|(è
lkaBìeie,-die a miglioiir le^proptie •'«'Le colè flWftrie^eJk 9t«»^alfe%kim» ,
V-conliriQ^^ alle arti , «I IqAo^, Mttìlm ee. niifé''£. piemfeiio <ia'
fb- reftieri/imtt £ÌMM!a alle^dli^pt«)prìe.,'*e loro ufo. Le leggi dicono
X2\ntiv£ àoHmpmitdert deigUéiitUU e Gfrci • « Léjkie^fé^ dévan^ trattan
ìrrLAtino-» S i devo» no eonfimar gHar'r.i fuUeMuguéOrienuU , e Juile rtmo^ j
iìffimt éuiiiclutà deFenicj^ Crui^^Latini* Gridana al- tri. J/.^rvo/i^ imitare
i FranceJi^ gl' Iriglrfi, gUOlaum dtji, t Rufii et* Le arti, lejcurie, le leggi
, il cdm^ mercio , il ventre, il magiare , l* abitazioni , tutto de v* ejftre a
lor modo» 'Tutti i vocaboli delle cucine, del» ie tnenfe , i nomi -de Ila gente
addetta a fervile y tutto ^ Fféweft^ €d ta Ifi^c • Tutto diU^ffiU inutagio^
Digitized - Togliamo inViCce di edere originali , farci imitatori iegi^ logleG
• e de* FranceG ani- rnaefiiaci un tempo dall' Italia in tutte le (àmat^ Jid
atti* oii4*.è»ciie a rifleflbdi tali fiervfli oo^e imitàiiofii fiacn derìfi
dagl' iftet fi Oltramontani , che noi con si poco buon fcnfo imitiamo fino ne'
loro errori, neMoro deiirj . L' Italia pitica Maedra di tutte le nazioni avreUw
a ripigliar^ i Tuoi dritti pr • VMàtfi id'ìnlegoar T Europa in tutte le lcie.«
ae • ed arti 4 e fivolgeru «Uè fede j vere t ed utiii cognizioni. Sono padati
più secoli , e neFe (biole G fono feoipre infognate queftioni h XJt ttli GiUe
arti , quante fudèro^ e qua» M, b iaLagieij e la Kettorica fudèro avti^ • Hàmm
I jBQQ <G è per Jo più badao tàm I caufidi del fa pere ben parlare , e
bes raglo- I nare , e fi fono date intìnite regole di Gram- matica ^ e di
Rettorica • Si era formato ne^. ieceli ittcfaaa m ìmTo di dud| » cfae fi di* .
Q 4 cea* m éiegU Qfimaii «nin^ mfjh^fyà 'pA ftoe^ a «ai|p loro maaiere
<li vefttre , agire , penate , parùie 9Cà Qaefte opoknù oitooctono
affili a* progrelfi 4tlk arci , Icieoze , commercio « manifacmre , e ricclMaaa
di i Qo^ jNSfiza^ . La vera ^ilpfiifia. in^gna a mi^iprare le proprie icienxe ,
la propria lingua , le proprie atd« Se i pedanti peccavano colla fuper(lizio(a
imitazione di ■ Onero, Plauto, Virgilio, Ovidio, de* quali tutto imì^ taviKio ,
fuorché il buon gufto , peccano fimilmente i modecpi col pedantiiìaQ ^
J^QSiflW^ ^fSfìf^ uamoatani Autori* Digitized by Google t 2l6 . . t oeatio
'IHmm y >Sr^'quafrMum . Nel Trìvio s' iiiiegnava h 'Grmmatica, la
Rtttorica ^ -^ la^ Biaitttka ; e tvA ^mdfhfio là MuHca , i* Arftmetfca, e T
Adronomia $ ed 4n taiì^j^riy}» e Quadrivi s' ìflruivano |JochìflSn»/chewno i
veri dotti di quei tempi infeliciflfìmi , nè^ quali fi nimava un gran libro un
inilìo di fliii diverfi d' iafiniti Autori , ne* quali fi trattavano materie
difcuflfe con altro miflo di fcntimenti Pitonici, Stoici^ Perìpatctid-s come ^
lì vede negli - Scrittori ^i quei^tem- pi (i6>. . ; • * §. ly.
Ritornando a' Comtnentatori de* Kbri , gli abufi de' quali fono Bali prodotti
dalle caurali qui da noi riferite , e da oflTet- varfi » che abbiamo eccellenti
roodelU di ìniftiiire nel «^mmentar gli Autori con giti» d 7Ìo . l^Mnjgieie
Creeek ^itacidà nel cemp» il t fio le cole , e le parole xli Lucrezio' . il
£ymolo -Warbunon Amore della DiWmi Lf- ga^ione di- Mosi, commentò da Fi lo fofo
nel- la fi(a opera il , 6. libro dell' Eneide . Ua Filologo amante dell' nman
geneje aviebbe potuto cosi commentar tutto Virgilio^t^ «wArfl. XivA Chap. ir. ,
& riL Sull arce A . bfenMégèirc' i libri , di ben capirgli, e di ben
coinmen- Éi*-gli , e fiiUcf regole intorno le ricerche da tarfi per la buona
Intelligenza degli Atltori riflette molte cole ^ d ^7! ri-ìGIafllci. te nfleffioni delPlnglefe
Gordon' •ibpra Tacito , fono modelli eccellenti , co- me ie.- ©flervazioni del
P. Tomafini fopra f Poeti, e grtaorici. Le AnaliG Tulle Ocazìo» ili di Okerone
fAte dal Sefra Cappucci* no vagliono moko più di non r pochi Com-- iTìentari
fopra Cicerone. Le antichità Ome^ riche del Feitio fono un G)mmentario dt
migliore deUe dtffufe «ote di Clarke , e di Baroes , e fono •'fo^fi pia utili
dell' ifteflb Omero, come-^redea MooC^e Longuerue, perchè eflfe ci daniio un
ribatto Fiiotofico delle opere di Omero m rappono a* tempi , a' luoghi , ed
alla focietà . Cosi ancora ha fatto Monf. Blackwell nelle Ricerche fuHa vita ,
e fcritti di Omero , libro che può lèmie di utiliffimo Gomnicoiario ad O- Baerò
• §. t6. Quante fode , grandi , bdle ed utili cofe fi avrebbero potuto dire fol
IX» li- bro deli' Iliade di Omero? Quante cofe Tul- io Spirilo dcUe nazioni, e
progreffi delle co- nofeenze umane , fulia Geografia , fulle ar- ri , e fcietue
avrebbe potuto dire Euftawo eiarke , Barnes ? Quante f Commeniatoii di altri
Autori claffici (i7^f & coii fiitiirc 1^ (ì?) tngoÈo antieo Scrittore,
èòniinentò Terèn* sdo con qoefto lodevole Ccòpo, facendo vedere in ogni ibena
fi genere di elo<|uenzà , nella quale la fcena è compolfai ^ E* Vtfko
cbe tifisi i gèneri di «Itflliiéiiza i fegnata infieme Y arte di far legere ,
capi- re , e commentar gli autori ^ guidando dal- ie parole alle cofe, dalle
cofe alle pardc, i ^ piogrcffi delle fcienze farebbero (iati lapidit fimi » e
ia Fiiorofia » e la Filologia imo flu« dìo^ quanto più contemporaneo , unto
pf& utile, e fi farebbe cercata tragli Autori claf- ficf la Filofofia ,
ed il raziocìnio . Ma vi G fono cercate le parole , e le firafì , ed i periodi*
Colà è avvenuta 4 ed avviene da tale ÌQCCNiTe« nienii^ La mente de' giovani
defUnata a gran<K progrcfC» sMnfelvatiohjfbe con triboli» 9 ffìk' ne
imiifli oonofbeoae j e poi dee venir ia FiiofoGa a ^ofcare e ridurre a cultura
quei flerili campi, e rendergli, fe fi può,agran^ didimo flento fruttiferi •
Non era meglio ^ ^ che ia Filorefia Tulle priaie vi avedè fparfie il buon téme,
ed aveflè impedita ogni j^an» • ta fdvaggia di nafoerri t e di moliipIiparviG .
i triboli, e ^ine f G>loro cbe evedono er«> roneamente , cde
ardua cofa fia per i giova* ni V ammacflrarglifitofpficaflaenie o^lla Grani-
mai» rapporci a' quali fi ri&rlva nelle «sntananofè, e pe- ce pcìli
Rettt>riche dì quei tempi; mn non (ì può nie* gWB «he commenti Terenzio
da gran FiloTofo di qoet' ttmpi , co(k die non ha facta il famoto Wefterhov ,
che nella Tua magnifica edizione ha raccolti i Commeacarj di Eugrafìo , ma non
ha feguito il favio metodo dt quello . Il Macchiavelli ani6 cercando in Livio ,
e in Tacito le cofe , e la politica febbcne fpelfo con molti errori . Il
Drackenborck il Ber-ncger , ce ec. , tì cec« cacoDo le parole^ le iìaii, le mìe
Icziooi ce . lyi.i^ud — i malica , fieHa
Tilologra , nneìk ^lettiira degli Amori claffìci , avrebbero a rifletiere con
lèriecà a queir emifiichio di Virgilro « i4^eo -m 'UnerU confuclcere multum tft
i avreb** bero -dG Odlì - ad eflèr Filofafi , o a i^ggm almeno meditando ^gli
Autori-, cfae^coo^ii- aìoctnio 4iaimo tfattaie^e^cofe Filólogrche ^ *c che
hanno dati piani utili d* infcgnare, e di indiare , come tragli altri han fatto
Monf. le Eaueux, e ModC de G>ndiilac s ed alio* xa confeiferèbbero la
verità delle noSreTÌ« >f leffioni *^fuilUrte -del 'hcn ^piic ^» ben Je*
:gere i jibf1^(i^)« y^rgiL Ceor^. Il, V.
273. (I j; ) Gli Anciqiiaij , ed i Filologi per • lo pid luui *hxxo pid
ofcurare i lèniì degli Autori nei oonnaemar* ^lì , perchè gli hanno fpeflo
comoQentati per più ren- dergli tenebron . • Coftoio han trattate le fcienic,
come riflette iVlon£ d'Alembert Pnefu, de C EncycLofed. nel ^ modo col
<]uale i Preci di Egitto fcriveano , cioè con ofcurità , e -milleri
perche vorrebbero che tutti i libri ^flèro a 'k>ro guflo « Che le fcienzc
fuflcio ofcure, e tenebra(è »' come appunto Biccauo ad arte i Preti dt Ej^itto,
ièooÓAo -tiiTerva MooC d' Alembert , -lettenft t Jogleiè yffv^itmm i«t&
fotaio felbieie ùm i Si* . cer^' «delf aitticoTfriRo icr^ro eoa tenélyre, ed!
«le» fui , non 'fer «ìnriioppar le "fòienze » ma iper necdfiti ^ averli
*dotuto (erriie«deHa Siritturs gero^tca dit' in la \ftiaa ^Tcrinum , xomt Miene
<dB> Vicbama 02^ .^^^^^ ^fftnik^ ^wr-f^ Si Mmofirano con alcuni
efempj i Letterarf iòvtrì di ehi Ugge ^ t di chi vuol b» eofin^ € bm eamnumart
gli Amori » . $. X. GLI Autori fi leggono, o per perfeziona* re ridee , e le
cofe , o per perfezionare le lingue , e le parole • Il primo abufo di molti
lettori , e Commentatori è (lato queU io di badare più alio ftiie > ed
aWocaboli j ( dbe alle cofe contenute ne' libri ^ e 1' aitco più maggiore
inconveniente è fiato quello di aver* effi creduto , che fi poteflè badare allo
ftfle fenza badarfi alf idee » ed alle cofe , quandoché l'idee, e le cofe^ e le
opinioni, ed i cacatteci de' tempi , delle nazioni , e ■ ^ e de» ^ . e degli Autori Hifluircoao filile lingue (•
Si vede dunque , die alar errano coloro , che vanno olfervando le fraO , lo
flife , le lìllabe , le virgole dì Piatone , di Omero , di Virgilio , fenza
ciirarfi delle cofe utili in elS contenute (2). PochiOìmi Commentatori baD
voluto fiire 't|tf analifi ragionata de' loco Amori in rappòrto sdié coTe
in'priax> luó* go , ed indk akre riflefflohf fillio itile ^ e Alile
parole in rapporto aHe cofe ; an2Ì co- loro, che han voluto illuminar le fole
parole hanno per io più fcÙMo (enz' ordina e fen* 9a precìGone. ' 2. i
Commentatori > anciorchè àv^« • fiero voluto badare pià' alie parole ,
che alfe cofe j, fotia il pr^teQo 4' ìflruire i giovani nel-i it àingujge. Si
veda. r open fnglde intitola The Gun^ éUfi. VqU h m 77* ove langmicate fi parla
di quella «laceria. (z) Coloro ^e ci hanno lafciaie per efempio^ Analifi
ragionate éàiìt Orazioni di Cicerone , come ha kno il f. Sfrray td il P»
Marcino du Cyj^oe nfl fao libro intitolato Fons Eloquenti^ in 9. Vunna ìJ^S^^
hanno più giovato al pubblico , che tutti i Commen- tar) I piti diffofi Tulle
varie lezioni , e fopra i vocabo- li c ftiie di Cicerone . 11 ragionato
progetto dell* Indi- ce di Mon£ Dry dea Tulle co(è le più rimarchevoli
contenute in Virgilio , vale affai più di tutti i Cora^ meacari d^l Maalvicio ,
e del Burmanno , comje vaglio^ no afTai pìd U éntUkìtà Omeriche del
F<i^ìo-jì* Offd altro Comnimari» aofòib Aa^tfieflb Ancozc; Beila.^
Uogua- , pure dòreano unire a^: loco ^ Goountiuarj^'.una interpretazione più
Tacile e più^ciuaia del .iocor:Àutore » qiialcr efleodo " Poeta >
dovèa.uit»r|p^tar& uitieramaite - ia pro& pia. facile -, é più
- nueUigibile - come ha fatto Tomafo Creeck nelE interptetare Lucrezia in profa
, e come 0 c facto ne* Comoieotari-fy . deitt aL ufum Dclphini , ne* , quali
oltre la xennata neceflària Joteipetra- iiOQe; vi: è; ua.Iobcio ufo
dilerodiaone Iilo*^ rica, Geografic»>.Faòlogìca^, .quaodóchc i
Commentari detti {^ariàrttfit -altia-jper Jo più . non contengono fe non
raccolte di varie le- zìom , le . quali ^ ,fe non mutano il fenfo-. del-
lè.OQfe feaoii^iUuminanarAutore, noiv fono • da.cucanbfi » <x>me
oiIérva>iL.(>c«^ Rifuiu quindi >. cheragit ocicht di' un^
vero Savio fo« no pià ;tittit»' i Cónuncatatori ' détti ad r ufim Delphini i
che quelli^ che: fi cManvmo Fif^w- rum , ne*quali*.taniOuabbaglia/il luflb
Tipo*- Ujrafico. (4) • . OpfKxmoo^uIuuu^, cbcugU Auto*- Ci nocrcfce il dire .
(4e:i Cbllètioit ' Commentari detti . /^4««nMr imbevo» ttlora i g»pi^
dcUa-fpirito di raridicea» . e aijml Oiffiiinfc^ mdbroiomKr lacctaiff.
Miiii»«p«^Ì«gS"e rcn»rcaii- Ado la invcww:atsod> ed wcìjrili, die U
il Jtoiiaa- ao mà Cib^OmiinDatacta ^ ii .O^io «miia Giovanni Cfenop, due lo
chianw » ttfki^à» . i?^/^/»- *a ;iyuizod by Google ri Chflioi ed ii fine per i
quali C commen- tano , non aoimetiano molti laziocinj • Ma quello è QD iofifnta
di chi non vtioie , o non può > o non aà renderfi utile agii Uo- mini •
Portbmone uo^ elempio « Si kggaao le note fatte da*^ Commentatori delti Kjria-
rum alla favola d'Icaro, e di Dedalo riferi- ta da Ovidio ^ i &
ie^g^tia ia particolare quel* §tot* ffims d£ Qot^àU né ofe lo chiama «m/mum* Hq
> cati€j e ludibrio dtlU fcUnie » Nella nota al var- I» ééìi"
ifteflk. opaca io chiaim. /iufer& ^ t pawr» QauyfUl0*- Nella nota la
dice Qéllulo temerario , . €à€i Jt ff^fijf*^ Filqfofo onnifcia ^ e nulla sà ed
ia altro luogo- deride tutu. TArte Critica del Clerico fpe- ciatnìente nella
nota 6\, de ConfoL ad Liv* Colè- atro- ci (lice ancora nelle note 103., 113.
164. 170. Nella nota al veifo 252. dcl^ ideila opera la chiama cjc<y
'nefando^ t ttntbriont^ Simili (060 le ingiurie della no- ta 2$d. y . , 3pi» ,
3^3. ed altre iDoIte . Ecco badami maldicenze per corrompere l'in- 'telletto y.
ed ìL cuore dcT giovani, e- per nauleare i veri iotti; quandoché Bufinanao». ia
mCb (hm varo loibfo ancbbo pomato ^fiiiza BK>rdad^ y, fisaoprìre uél
Ciesicn gavl ersoà ta inaierìe Teologiche >. a Maf^ paroe le caulalt^ e
le cooCègpeiizc , e; oocL avrebbe a* gft ii Bormanno miglionttOi il ibo
intelletto , ed il fbo cuore » Ma vi è efempio ancora d' incivilci tra' pretefi
Fik>ib& . U Brucherò nella Prensione, all' Iftoria della
Filo&fia parlò- male di MonC DesUndes e di Stanley^ 11 Oeslaodes-
attaccò il Bruckero , ed il Bruckero nel ' Tomo Vi* della (ha Iftona Filorofìca
di (Te gravi in* iurie al Deilaadea * Ecc^ U ^ca atodenaiooa 4^* eiteoii! 14. quelle
del Burmanno . SI 'Vrfrarrio citazioni accumulate di Poeti, che hanno parlalo
del- b medefina favola, fi- vedranna vaiie fraO;» varie etimologie , varie*
fezioni » e contrari imitilr falla favda di Dedalo , e d' Icaro « % 4. Un
Filofofo , che av^ a coni- inentare tale luogo di Ovidio, e della favo» la
d'icaio , direb^ che i voli d' Icaro fu- xooo una leggiadra fantaCa de' Poeti ,
e che le ali per il volo di un uonìo , come fi è oflervato da MonT. de la.
Lande, dovrebbero avere -t8ow piedi dffanghezz», e^^rrghezza» cofa difficile,
anzi impedìbile per un' Uomo, i mufcoli , e le forze del quale non corri-
fpondono all' azione, che dee farfi , per vin- €erfi la, refifleaza dell' aria
coU' opportuna ce- lerità per la neceCTarià.eflenziohe. Un Filo- fefo (bggiungerebbe
fatali drcoQaDze che \(tr ali di Dedalo, il Carro volante <H. Rttggiei-
ro Bacone , la Barca volante del P. Onorio-- Fabri , e del P. Lana Br efciana ,
fono cofe linpofllbilij perchè. P aria jeflendo.Soo- volte, pià leggiera,
deir^acqua. , doviebbe .fceglierfi un vamUetto vuoto^ di aria *, e aie» avelfe
800. volte più di volume per V ifleflS maC» ik, perchè l' Uomo dee occupare
circa due piedi cubici per foftenerlì nell' rcqua , un vafceiletto del péfo dr
un' ' Uomo dee occu- parne 4* nelP acqua , e : 3100. nell* aria onde ci voreBbe
un vafò vuoto d'aria^ if^ piedi lungo, br^o , ed>aIio^ e che -nò» pe«
faflg più di un' Uomo , cola fificameate ir»- .i^ud 6y Google pe(n6il%\
cx^tnie' olferya^MÓbCMe''ia i«ande ^ ÉMDofo fifico , €d Aflronomo • Quelle
rifle/Tìonl^ avrebbe fatte fuUa fevola d'Icaro un FiloTo- lo» che
aveflc-^veluia-dii^ooitf >..c.naQ vaot I^roie tfif'f. Vtit efembio dd^
rasiocinfo di 0» fuù nella lecconi de KM irflglia il fegoeme. Aprite i tanti
Com{nentatori,N(Ìe'^iiali grlfiorict Claflibi Grécì e Latini aboìidanO
'> aprite i Q^mpHatori d*^ infinite- Ifterìe* Univerfaic 9. vedrete le
antichità y ie-^Scienze -t la Cronot logia degli E^iziaiii , e Chf{)efi
innalzatr-allt Séh'i '-nbi iirano-df' ciii'hÉ coti detto Icritió HSkimo «d
infinilie'-dianolci cht può avere tal HAema^, vale a dire aHe fe^ giienti
rifielSòni ^ che ditnofirano- iooertezw aa* delf« pretere antichità deli'
Egitta ^ Qìi P^2iani.'iioD hanno nomi de* loio Re , ma cfaìaaaano.PAmM Pharao
IL , eoec; «utfMt dinocr Ae-^ vaie à dir« Re 1^ , Re IT; • Qiftflf Ibcio legni
-di im popolò, . che non fia ifloria certa, at. II loro Nume- Oth^ TU >
Ofiride è un carattere di MytkrO' deità aniichìfljfha in* Perfia iie ficoomè i
Preit Caldei fi diflèro Mag -, fav} » eoa i Pceci li ^difleia Cà^cii , lav]
.5*^ li nooie (5) Per e(èmpio <!i un Fifofofo, che -tnjld favo* le'
Poetiche raccoglie lami per illuflrar le fcienze , va« ' ella il libro del
Newton iaù^laifi, in. CtOMla^ÌM dilr }a» , à pae Yluila . o b^V ha hou dato Fenici
. 4. Sctteoe. i Gted pijfcio 4agU Egziini Tmillerj di Cerere EleuCoa , purj
furono più aiuichi nella Caldea i mifteij di ZoiwlUe . y. Gli Egizi . non
oftanuno le loro piramidi , ed pbel.Icl»i , ioipararono da Gied i'architetturt
io tempo ddja fabnca di Aleflandria . anzi i -ami ddle Ottà ttfz.. futon luiii
Greci , Mtmfì , ElufoU , JOtf- fimdria . DiofpoU . 6. Le loro P«J|»gj^ foron
fegno « è di ricchezze . ne di faen», Bè di archiietiiua , ma fegno di vanita ,
e qjelle pieit* , e coflniirfi per ordipe d.ffK). {co de' tiranni dell'Egitto ,
cìmm^^t^^l' no le piramidi per loro fepohaic , «.te ««ano lavoiare da quelli.
che eraito cooda»- «eli a pubbliche penitenze . Credeano gli Efliziaai. «he le
loro anime ritornavano ne cwpi dopo m'àk aoni , onde piocurayano . quanto più
poteano di conferva» i carpi ìmbalfemandogli , facendo»!. «fj^; ponendogli
nelle ptraroi* , nella . «*nQl delle quali non vi era alcun buon gafloHM W atte
«flSoata d' architettura , come oioljl iiio creduto 7. U Wee del ritorno delle
Sme od» corpi dopo miUe anni g^^d^^'^ le prefero dalPJMW» grande , e daUa rivo-
4ozk)ne Sabati*» dè^Rwfciv CawWfe, ^ Aleflàndro Magno con poche «^ «atono l'
figiOD . ^\ . ij, ,^ jd wrs' C06I
potente ^ e Bellicofa » .come^l^hsi creduta M. . Rpliio- dopo le
rapprefencanze^ degiMQofici Qrecl. , e di Erodoto , che fu ingannala;.
({aUSamdptl ^ £giiùaai^« ^. M\i fl.4cA^7]fpAoii' • Jlunque t atamta^mvsAe di
Selbfiri ioro Re n0i»i.pub^^eiltff oome^. fi dU pioge . IO. Quanto dree deglr
Egizj Eroda lo^, Eratoftene , Maneione , Diòdoro Sici^-*, io , M.: Koiiin , i
Compiiatori> dell' Iftori^'^ Ibùvtrfd^ Jkg/^rlngle/i l^.Gìefv^or Marsham
, ed tliri^ lui^ dtvìvsa 44* corrotn>. fonte dekp •ir tnudniQDt
de!^W|do^ Se gli-^Egmnì- fuflèro sfiati oosì^potenti ^ e bel- licofi^^ .come fi
dipingpno , ..non farebbero fiati:, vinthdaglr Sciti , da Nabuccodonoforre^ ,
da^ CaaiBire , da-. Ciro , da Oco » da; Alet fiindro-^,^ da.Celàr^'-ji'da
Augpdo , (fai Ca« lifo Omar , da? popolr di^a Cpl<^ider^ de^
dKMainiKieliioclU^ , ^ dat Sdxinc-. t2.^L^E« f rtto è quafi tutto Montagne
alpeflri» o ter- le arenofe > ed • occupate: dal Nilo , alla de- Ara .
del quale fonp j deferti della Tébaide » mt 4ir Qzyrinchà>u a Goiftra le
fabbi^ arenof^ deUa^: Libia . Sdo * può elTer . abitabile; 'cir^ Skk dei : Nilo
fioo:^ allav fua.'. kAboGcatura jier Ihieav fetta^ per- circa fo^ leghe"
daIl!orien« te air occidente , e - quefii per lo più fon luoghi coverti, dal
iNilo; , ii quale fpellb fa un iaga di tutta >r Egitto , e rende Taria
nsal fana e fogeiia^ (jpeflS:^ Aaita pefte • i XtogfodiA ^^ pOEdlavm^^^^^
^abietto \ ^29 (Un areno molto teirpo per ridurre il Nilo in certi cattali , e
ftabricar ivf te loro ca^ panne 3i« p'edi pii attende! terreno • £coo dunque
gii hgi/iani nn popolo ^ che abitò un fuuio infelice , e c e tardi conobbe le
beile aiti , e le fcienre, 13. Sì vuole, che i Sacerdoti Egu\ fiano (lati gP
Inventori dei- la Geonneiria , e dtiP AOronomia > ma è chiaro
dail*jfloria , che effi tutto devono t* Fenici • 1 Fiioibfi GtHi , che
viagciaiono neiP hgitto , i Poeti Greci » come ^Omeiòi Offeo ^ ed altri , che
fi dicono viaggiatori in Egitto apprefero folo dagP Egiziani l'arte di priar
con emhiemijgeroglificj>eninìmi, e l'arte dMnviluppare le oonoicenze
utili in frafi ofcure p e millerìpre , cofe per altro dasli £giriaot
imparate^da* Caldei • In OmeiOy cm fi crede aver tutto appielb dagli Egiziani,
fi truova una guada Cofmologia , una pelTima Geografia, ed una più mala
Teogonia , on- de IVI. Rouflèau voile dire , che non vi f cofa più inetta , più
aflTurda , più ridkdt deli'Odiflèa di Omero • Se coii fuflet non fi Tarebbè un
grand* onore -agir Egiziani» tilt di(»np maeQri di Om^o O * ' (*) Oltre i
riferin s^gòioeiiti , ^a' quali (ì itigttt In dupbio r antichiii delle icienze
degli Egiziani , vi Ibno qneAi altri ancora • t. I fiftemi di Afìronomia» «d i
nomi delie Cofìellazioni Celefti furono aiuichiina^ iKlfa Caldea, tra' Sabiani
, e da cfCi gli ebbero gli Ezt- 2iani . 2. Dimoerà il Bruckero , che quafì
entri ì (lite* mi FiioTofici fiuoao d' iaTcnziooc CaUUica* j« JL'Alià-
L-iyi.i^ud btto f!e* Greci Jcrivo
(Ja'Fenicj , non 4alI*Fgitto . 4^ I caraneri Geroglifici de'Caldei , e delle
loro colonne, una di marmo, 1 altra di croca, pacarono agli E'/izj* 5. I
Qwidmui Sobri, l'altezza del Soie» le tìAìiHy^ ni , e riftnmii de' raggi Lmaij
furono », (ècondo V»« travio^ invenzioiu della Caldea, i Magi della '^qaale
(ìi« rooo i pid aonchi Sav) dbli^ ((bria profana • NeU* ancfchimaio
18>ro di Giobbe t notti delle CoAellazioai Celefti fono nomi Caldaici,
non iSgiziant* 7. I Caldei ebbero degli odenratoij 4el ri^lo, noà'gid.j|ti
t^i^j» * che da' Cudei impararono la loro CoCmogonia , e l'ar- te di (piegare i
(ogni . 8. Gli Eg ziani furono un pD- oolo di Partorì , come ci di naoftrano i
loro IfiJi , ed 0(xrìdi , o Partorì, o Agricoltori . Le loro prima fciea- te
confìrteroao a guardarfi dall' iaoniazioae del Nilo, e adoravano elll i Dei
Partorì, p. /\?eaao in orrore la oaTÌgazione. 10. Aveano una tradizione , che
ai bro Re TàamOf aveji difpuuto con Hermes, che lefcienze IttaiKi al' Uomo
nocive , come riièrt(be Platobe • IN' ^wftBtU ndlt Suini corno gli Egizt«m ce
li d pin^ per matti; ij. Fiatone,.» Pictagora, clie,aaj|hioao.ia Egitto ptnnoAo
a comoKrciare» che a fiotbnre, por* taioo dall' ligitto tutte |e alTurdita die
fi trovano f^e' toro 'fiftemi* 13. Tutte le àÉaxdità delle Greche favo* le ,
derivacooo dalf Egitto « Ì4» loro Geografia^, che kcoàdo taluni fìi
cqfcifyanioatà ad Omero da' Pre- ti £gìz; , era a(rurda , come le loro antiche
Dina* • ftie («5)* Eflt alTerivano che tra ii* mila anni il Sole era doe volte
nato all' Qcddeote , e cramoixato att' Oriente (16). I vani sforzi di Monf
Goguet ( iftaria delle I^ggit Arri, e Scienze Tom^ L libr, r. ^ co' quali tenta
d; far vedere la Bottanica , e la Medi- dna ancichiiltme nefl* l*gittOp
dimoftrano, che gHCgi- sani larA apprefero da Féniq tali (eieìiae \ r che hi
fiimema de[^ Egiz} enW da'^Caldti d^ 17. Gii argomestt di fìrtkim ìa .Oédifi»
f^amphel* likr. .1. taf. a*, e quelli di AÙilnami e di !l^^itn^%. (oIT
antìoiicd deHa dòcrnna degli Egtaiaot fono didrom. d4* le contrarie
dnnofbazionè di FtéiPt^ t 4k/ftéui 06I9 I ^ $. tf. Con ^«efle , ed altre
confimifi rifleflloni « deeJ^gg^e V iflorò Egpnmj e cosi dee trattarfi .
♦"Matlì'-e ««O co« Itriua , « ^trattau-? Nò certamente-. "Cw vortà
dunque leggere», e conraventare con Ltàtà^* de©4»ver nidtoaaaiocinio per ifco-
«riie ì fend^deUe'BiétfogneNche^i ^tuaàoa Egmanì diflèao'dì tolto .(tóBS-a'Gìw*
, e <R quelle che i Gred aggio^ a iquelte SgiiUni .Un favio ctedetà sì
^e le : fcwo» « furoo coltivate neU' Egitto in certe epo» iiiegkeià , che
ii<i«^^«0P«W«^ to lè 'loro dottrine, e ^e ìoto affindW,--! «>n %à
^ir Egittp^uefl* encomj , che M. JR«*UW 4t.«à Ài Giovanni Marsham ha Sictè
j«femig»l^ ^^ttrìbuire f ongioi dette tondfcenzi? :à1l^<>iftante
^ E?. Teio,^<hc gli Egiziani a' tempi Jt^osè «wno^^ ctika nasaone , come
fi ricava da libri w iMosè y «a *rfàllcffi libri di Mosè fi rica- va aitóp^a»
me dall' Oriente granfi iraman- ^ ,daii|jafle.>j«»M ^ 5s 7. Chi vuol
leggete', capiiw.;»'C|C0OH meniàre con filòfòfia ogni Amate , «e Xapei« •iflpra
delle- opinioni , non dee fermarB ìdle Ofuuoi^ dèU! ÀtttOK ito icg^ » ina par
Digitized by Google «5» tmoMAc > e oHanciarle con alm ; e eogti
argomeotr , e coite autornà , che ie dimo^ Arano , o che ie contralliuo • Per
efempio: Leggo M. Goguei neir iiloria delle origini érìio leggi > d^lie
arci , e delie fcienze , e VHOVO ^ die. l'alfabeto Gieco fia 3(itic{i:(Ii« mo «
U odllrQ 9ifjfm Vioo. trovò eoomufii^ P origine 4f t«{ 9»4kmQ ^ «>deU9 QootmtrM^
((J) . All*irKOfitro M. Rouflfeau , ed altri, /' ifCQBo , che Pairabeto Greco
fìa d'origine/ moderna (7) • In (ali circollanze chi legge fimìii oontrarietà i
cie^ indagarne Pprigineii e le fa^lsii di itali f^ip^ni gtiìiv^ , V tuAhn^
siili k 4b^iÌloQW^:W ffli#9 b jragponf^f^ H filo analitico delP idee di tali
Autori , e vedrà Cubito » che ii torto è dalia pane di M. RouHèaii certamente ,
febbene T amichi- li pc9di|^ii9rit dell* aifal^eto Greco » e ia co^ «nme
origine dì eflo •colla Geometrìa ^ aoa . IQflboQ aa tvìdemir AmoOtacfi (8) • :
' ^ '? ' / : *• • • . ' . > , M Ptc. ie Confi4nu HiUL Cgr. JT/ft j ÌÌ9uS^ ifffx fit rjtfigim éu iM^^i {S)' Monf. RoulTe.tt fempre ne' fuoi giudizj fitè
^pigliaco al pid ftraiìo (ìtlciTia, ond*c che colui , che lo IcgftC » ^c^c moha
cricica . Ve ne fono infiniti cfcmpj olire V adatco nel terio , <fc*
paradoltì di ho w; Autore . tgli dopp avtjr detto j che le prtn6 l^j^"?f
le pi che per ^ ^ .V^-^' .Ta.Tr.- K<ìgf^^ ... jp{nk)m altrui ^ e
rpecialmente^di queHi , che piò foglion decidere , che TMÌonare , come *fanna i
pretcfi *raod<mi Filofefi , che le aotìdie* lingue -fieno ne' prìncipj
fiate tutte piene di*iilonofillabi • Tale opinione fi è dt. noi liciove già
coirftttafta (p)^'^Ma'^i rer« va df cdemiMO 'per <jftitcitaie
iK>n^*<qoaiMi critica fi debbano dffcuicre le altrui ^pinto-« 0i
. M.MJe Voliaire volle feguire 4'optnione delie' atitkhe lingue tutte
inonoÌiM>idie per Io più , com' et dice , ma- confinila'^ nfi efemp)
coli' anmo idimna Inglele- « ^oA ^cddco^ e <on queitt de* pci>oIi
ScMntrfoi* ragiona lVfoij{? RoulTerfu; palfa poi a ^giaogexei'dlé gii fuidj
della Filorofìa, e della ragione , aveod^fer* lezionate ic lingue , e T
eloquenza , tonferà alU lingue il canto y e^ia jilLe figurato , che U rendea
Poetiche^ ed iàie^fffanti , onde poi"^ arti di convincere fece per» dàt
^ueUm ài eommovere . Si può dare piil grande rfra- aeaui di qoéft'olcìmo
paradoflo di MonC Rouilèau ! La FilòfiA , c la fa^ooe miIosìoimuio , e fiffima
T do* ^uenza, iion la de^rìot^ . Ma IMdiC RclUOfaan . éhe iiitetfdest 'per
cloquÀiaa quella da èffo tifinì' » cioè Tarce di fedurce le paflìoni, e la
faocaiia, « di render plau/ìbili co' CóBùiA rpaVadoft i più flrani , (èn^a mai
parlare alla ragibne, la quale còl folo a^ciarfì inéh pe dileguati i m^gidii
palaUi incantati di "tal^ eloquen^ 2a'. vana , perciò dicei che la
ragione* toglie* la vera fenw ti all' etoquetìza . U pcrfuadcrc folo può
nafcetr (?alla ragione , *e' la'Tofidica* eloquenza, come.^idla leau j
fcrprende ifolo i poco accoxtiV * * Voi. h téru^ Ce^ . . . .. ; i-.iyi.i^ud by
Mli dén* Bnroito (io) . If doOio Signori CQ*dfce^cora<« cha le pfime
voci degli lioiìiff» furono tnonofiilabi , ed il conferma prendendo efe^np)
dalla lingua latina, nei* là quale le cose più necesarìe s’esprimono, qmt
o(re(va cw. PKUionUabi i) . -mi VICO (vedasi) « come M. de Voitiiie » ^refaèoo
dovuto picodere gii dcinpj da d» -tre lingue ec ^ ed avmttoa potuto di leg-
gieri oflcrvare , die le lingae de* popoli Tcoverii neil' America fon piene di
parole ^>oiòfilia&e .» cóme le lìqgue dei3»file (laX * (i i) Fk.
dàtufivtrfi jur. piriiu. ÙJbL ma. ma 9é. téit. in 4. Nii^. ìy%9. AéAn il Stgo.
Vico pS ]a coftfemnr della (ha ooiiiiione la voce Hoc\ colla qm» le fi dinotava
il Cielo , co^ ìbftiene « Poi àddoQe gB tómpf dcHc parole Latine Oj, fions,
cor, cras^ pes, vox, firn,' mens^/oM, jians yJUs , Uc, mei, grex\ rusy fir, ^as
, fai , P^is , 'ùi/ , as, Pan , Styx , Jiis^fas^ Mos, Vrhs, Rex , Z)«* . Ma gli
éfemrf. avrebbe dovuto prcndòrgli da lingue piil antiche della Greca , c dalle
lingue OricAtàli , non gii dalla Latinj^j ed indtpc non avrebbe dovuta riferire
dèlia lingua La- ibt quei foli vocaboli monòfiIlal)i , che conduccano al •feo
dfiioto • Anebtà.do9tKO addurre ijuei che dimo- firtyano il tfoMulò -ancte ta
Lauioo , nonché nelle lin- gue Oiiemali , ove -ibcMdano le voci
"jM&Io/tUabe ^ Sé tal miaerta noli fi -dovea ttbse 'm -cuiaiie
Ibll' dIeoM dc'foii Urini, e Greci. ^ fm) Vedi n&n ' dlf Wi>
wfUtlpu h itMmréU^ €^ medita , iti qael* otinfcolo vi l uà Diuooarìo A «34 e
cibale, dbl Perù (t 3) • * §• 9« Chi ynaotì capire , leggere , eommeiH tare, e
fcrivere i libri con Fiiofofia non dee troppo far' ufo di argomenti prefi da
etimo- logie che Tpeflo ingannano , fpeciaimente neii* Jihtfìa tatica> b
^wlt per lo più fiè (i^) (m) Si Tedaoo le Ifiorie dc|Finà, d ì Viign 4i Ulloa.
... (14) I/Edmólogie , e l'argomeinsir per. effe lià éAto otaoBt parte ^egli
Antiquarj , e (peffo fpefld t l^òd) filosofi aocota • Leibnitz volle ùmentrt
che h parola Cemuni derivasfa dalle voci Utrmin , HermtMf* Htrmouduri , che iinoaa
Mièti « onde fi differ qaei popoli jirimannif fiefmanfiif Céfmdni^ cioè
MiUtdri^ cene Heer y Hari ^ dinotò Armata, e che la voce guer^ tTM derivò da
Guerreman , German , Harinun , Hjrman^ onde jérminius y cà IrminfuU y Eroi
Gderrieri fullc pri- me , poi j/ttCì per il Genio Guerriero , e maleSco de' .
popoh Anatici. Dice ridciTo Leiboicz, che <|ueAo Her- ' jDÌn, o Ahriman
£1 V Hernus de' Greci , il Theut , il Jffeims defi;tì £giuani , che dertvarq'oo
ÌA^Ihmfcan^ Al ni4htiù &p figlio , è' à^ Hùméi^ fidi» ^\ Mtnnù. edatb
aUa Germania aem Eginp . Tnuilc^n poi i X Ifteffo di t>M«i«f à^^^»piu
de'RoQiim, onde T^n» riS«oiÌ0A , HéTus^ Ares^ Erità, Mars ìon gl j((efl!i Dei
guerrieri , e gli Autori del.lc (citnze , cioc Hemeti • Leibnitz £jffj^ de
ThMtMt ^'an> IL $. 139. 9 142: Ecco re(à iocertiffima y e coBiunUIma ì*
antica Iftorìa, e dichiarati t ConcjniAatori Settentrìona* li , <:lie
diftruflcro le fcicn7e nell Occidente colle loro Ìnonda7.ioni , come Autori
delle SciciiZe . Kcco gli ar- * , l^omcnti di Etimologia che han fedotto 1*
iftcffo gran lAÌhniti . Non è meravljrlia dunque- che fi fia lafciaco fedurre
il Bochart^ il VojjTto ^ \* Kw^io , ed i ^ìIq1o|^Ì jda liùiiU jU^menù dì
ccimológiji. \ .0" ^ly .i^ud by Google •fondata Topra ctìmoTogfe eli pafofe^
ctie 6i^' no per te varie 'interpretiaiioni , alle quali 'fono fogette ,
^petderè r il nmpo iti -varie di* -rlpute *<pedaimemt ia ^è^^potUM
Pcfflori« vdegli imiichr ¥opoH jfe<tèn«ri6^ *(ts) « & ieggere ,
ed -in cothméfifSur gli Astóri IKXI fl ^dee fpaziar la mente in erudÌ2Ìonì
frìvóic -p- e che predò ; gr ignoranti fi <;redono fegni di -HD .gfaod^
^ingegrxi ^ e~preflò i •veri dotti ^ ^inoteno inai j^uflo^ Jnfinm feaimo ferine
le vite dé^Pilofofi ^coQ oìceicarne minuzie ille^> te 9 e
queflionare^opra ^ceni loro apoftegmi « fòpra certi 'tiioir- di libri -^a cffi
fcriui -e che più non éfiflDno'(f6) . Irwecc dì que^ •fliooace con .argomenti
,prefi dàtl' etimòlogia e dalle med^lie^ dalle ircrìzioni , e dagli ian- ndà
ccìikk rfidli^- patria di OmemXiT) > ^vece ^ <queQiODare 'Al
jAodo ed te fiig « . • ♦ • \ : I •-'> ■• fi^) Ecco i fonti de* difpareri
, cHe 'fi trorano tiell* iftorìa Celtica tratcata dz Bedano , óchrieck , Rad 'Qucm fono i difetti deU' inorìa de' FUpfofiV
ftntca da Laerzio ^ e poi dall' Inglefe StanUy . « =; .XMNie AUmei lia fbritfo
^oa libto ^fSMQbynv» àn&f ài Xhmn -, fer la quale *ciNiiiat«!f«iio wie
Ót4 éefla <yièdB«coiBplieiÉb^/itt' ^1 -rerib? .. . 1. • ' 'Smùngi
Rk$éks:iCòkfk$n'^ SsLmAn^ Ote^^jAyM^ Digitized by Google 43^ opere- fiironp cod^ilatè
» e etme a no! per- TenneiD gialla Madre
di Omero (rp), so* nooìf che ebbe, avrebbon dovuto fcoprirci le cognizioni ,
che lì ponno acqui- flare dalle opere d* Omero , 1 prog^elTì dell* intelletto
umano in quei., tempi , fcbbene in taf occupazione ancora bifogna frenare l'
im- palo delia £miafia qoaodo 1} .^iontan» dalia* ragione percliè àlioia,ii|^
vedono in un chevoli , e per ricavare toaCcffaetae atili dalle opere di Omero ,
che dovcan capire , non già qucftionar fal- la patria di quello , come fe
doveflcro andarvi a ne- goziare. Qucfti conerà ioacili dioocaao la vanità deU
le nazioni . ' / ' . • : PluearcA, in
Lycur^, JHonf. iè Tourrufofè ì^oyagé dM Levant Tùm. //» Lttir, IX. 77. dell'
ediuooe in 9* Lyon 1717- cftei Aniffom ' O tofiet. hi' tal luogo ù, paria nnlto
di Onoo , • dtUe Jm epcre • Si fedi
PiAeti» Monf. ìm Tomnufon^ Jfff f '//• Ltitf* f^ig, 5?5* » bve parla di mnirne»
e del fnine lieltSy i^tfìfa^del quale o crede nato Omero , cHe non ayc^do certo
Padre , porcà il nóme éì jiglgfyeag.iJiaÀ vagabonda, proilicuca , Ccacdar ta da
Cuma» e chiamata Critheis e priva di allog^^io^ partorì, come C\ crede , in
riva al fiume ATeles unfao^ ciuUo , che poi divenne cieco , e fu decio Omen » U
^ cui Madre fposò poi il Muiico Fanio* Si veda il citato Tournefbrt . Molti fcritto-
ri (i fono con abu(b indtiito de' loro talenti occupaci in ^ueftioiii inorili ,
e ridicole fopra tali .circoftanze cHc Gorcernonu Omero . Avrebbero £itto
meglio di tàfc an- fMMaiioitt utili Ma bdiaae , e difetd della .open di Amore
quelle arir , e fcicnze ^ cfie in eflb non VI lono , nò vi pbnno effer mai (aj)
v * ed altri non vi vedono quelle cofe , dm chiaramente vi fonone vi fi
ravWlàiio (a 2). J. IO. Perdono altieri. H Ioft> tempo «v Joio ,
che^vamio mtifieando periodi inmili m amiche bvolore cronologie degli amichi
Igi2] , e di periodi tanto vaniaii dalle aniichità Caldaiche, e Cinefi, coloro
che vanno retti- ficando genealogie ofcuriffìme di Eroi bvo- lofi , o che
volino iituHmie la Topografia antica di quaidie paefe , 0 Ifote > o prò-
. flBontono j feoia la concrfcenza dei quale niun maggior lume può ricevere
IMfloria antica, c moderna . La cognizione delle antichità , dciìToiui ,
de'manm^ delle liiedagUe anckhe, dee ■ » •• rtil "^n'^r^ ' f'i^oftrato ,
Strabene , MafTImo Ti- no , Dione Criioftomo , Dionigi di Aticarnaflb lodaro-
ÈO nUmtiMBem» Omero , ed infinitf altri il fknno fonte Offot WtriM^ e W
icriyono idmiti Commc^pui, co- me na fiuto Eoftub^ i>. ^ I ZoOo JiEfcfo,
Ariftarco, M.Pe. ?^.^*2!!?r^'5^?' Scaligero, Tomafio , Alefiote TaftDMj. MoqC
4Ib Voltaue, Mon£ Roufleau, biafima- /opa «ffcmamcnre Oam, eltre l'Abaie 4t
Longuc- OTC. Aleflandro Pope ne fece gli elo», tà altri fiiaÌ- mcmc han
dubitato deli' cfiftenza di Omero . Coloto, die hanno fcritti de'Jibri
prendendo brighe in talipa»- titi , fa lono abufeti del tempo, e dUl'inieUecio^
oone ie ne abufano quei che leggono cm 'grande applica- aone, e (crieu tali
coniroverlle inutili , e vanno inda- gn^l origine di taa^ coouacieisi di sudi^
(ogn dee avere i fuor giudi » e ragionati iimttf ; e* taelo 'dèe promoveilf per
quaoto giova a4 illuminarci fuHe^ aot^ uMi , e neceflarìe p dm nci^fgtSàwa
ìmpmmi^ dail^ ìflòna^antica. , e inoacfii»^ degli awwiìàMod , delle: leomte »
dellV arti ^ e commercio , delie religioni » e di tutte ie cofe utili , e
necefllarie a (aperfi in ogni cogoìzione , . che migliora 'Uomo r ifueiietto ,
. e che^ pcocucav le necceffità^ «d •i commodi delIa^vila•G)ly•qoeflr4fioi«^e
eoo queflo TpArito fi der fare*' lo» fladb'' delle an-- tichità'^.ed^ogiii
altio^ qualunque* fiiidio , to* gliendo delie fcienze tutto ciòcche non mi-
Ìjliora r Uòmo Naturale , T Uomo fociale , 'Uomo imeiiettuale ,S Uomo
i:eliglpran, i Uomo^dvile «-QiNtfia^ .icgoia è U' Canone il più ceno «da*
poterli i^golare.^nelP arte* di^ fa- pere Sene-* (cegliere ^ ben-- lèggerei ben
capir- le > e ben commentare^ e bene* fcriveie i li- bri^ e per ben
giudicarne ancora* IX. Chi legge , o feri ve , o fpiega^ l^r Autori antkbì
> e «loderni , dee og^ giorno' chieder^ conto a^ iè? fleflà con una
MoCboda^Biediiaaióoe i deàe oonrcguen2e.iiii«t li, a
inittfii'>>cKe da qo^ iibfr ha/rìca«Ke» del buono", o mal'
ufo fatto ^ del raziocrnio'^ e del tempo nelle fue* letture , e meditazioni
Vguardo a* iumi^ ^ che fìano ad elTo derivati •fer fiio bene ^ per T altrui r-
Ma^^ fi leggf» ofi ferive bear» qaando' fi« kggr r fi feriw per Off
erniilttfnxr dir n» 'pino* orgoglio 'di volerfì £uPafiaau£are » c lodare ^
^o^odo fi iÌBuve per amor di diflriogueru dagli altri , .die.fi traua( o da
ig^tanii , o quanio fi legge per &rfi vedere agii altri fepefiQiet.e
.per erigerfi da jprccttiore degli altri con m faflo Cinico , e Stoico , che
per io più na» fce da uiì^aburo, che (ì fa dtiia Filofoiìa» e della Filologia •
Le noHre (Dire nelle nollre iettive 9 e nel cofii^ fcrìvece noo devonW- fèr
altre » fe non il defìderio di :iiiìgiiorare . il qoOtq Qiiofe> .éd il
QoOip imeUeito • Quel- le conofcenae ^ che lardano f Uomp in pre** da a' viz}
> alle pafliìonì ^ che !o rendono va* no j fuperbo, diOoluip, empio
> fono vÌ2ro- fe anch' eflè • lì magiore bene di ;noi ileiE p . e
de'oiofiH fiinili . » . fua dei vensL» bene ^ e delia veni ftlidt^ ^ che Iblo
narce da « . cuor puro, e da m^ioidiMo iàn^, die oa-f iioCca i propr) doveri
veifo il primo Eflère^ . verfo i. noftri fimi li » verro noi Iledì > è
il vero fine d' ogni ftudio > d'ogni fcienza , d' . ogni ricerca • Ogni
Leuecato , che uoa ba quelle mire, pup dire ditm ptrdiii. La per- .fellone dei «aaiodoia
è Inreparabile daifai perfeiione ddia vtca aaofale>o 4€Ua omjb* laaiaoe
delle pafEoni • 12* Quando fi legge un cattivo Ii« bro , o per l'erronee cofe ,
che contiene , ,o per il mal gpSk> wk cui è Tcritto » fi de- ve il
Lettore Tare no catalqgQ di quelli 4ir« rori » € del modo eoo cui fi dimolbno
tdi, €t dee fiifi m piana di oppoGuonl a. tali errori » ed ua* altro piano
delle cofe che- fi dovrdiBefO ròfittaire. a- quelli errori"';^. Uo Savio ,
che ieggjB',.aconìmenta on li*. Into^ deve prima cen e^ni fottìgliena ao^ «rio
in rapporto alle carene alter parole ^ e dopo P anaiifi efamiDame a parte a
parte le cx>re contenute > o con approvarle , o con difapprovarle
> come ckttano le leggi del ve- ro laziocioi» 9 ed indi dee farli un
Catalogo di utili €Oitf!guer»e ricavate da*^ ancella letta- la in rappofio di*
cdtte k coiio&enie naia- ae, ooii dee leggerli ogni -libio 9 .0 Bbòno ,
o cattivo , che fia , badando bene , che i* oro 9 ed il tu^ fi può ricavare
da-ogpi iibro • §. 13. Nel legsarfi'i ' HBrr , c nel com» ■wmàrC» i dee bmres
ed* indagare^ fé la km eio^ieME» fia vera , 'o*ÌUfii > fe parlano alP
intelletto > o alla ra^fone , Cé la^ loro Fi* iofofia , fia j o nò
fotillica^ fe tali liM fie- no par^ij, e fuochi fatui, o lunri veri, che partano
dalla ragione • Si det fpogliare il iibifo da pgni idea di * pievemione die
nafcà del «radito deiP Antorè , o dalla pompa dell' doqaemas a dalP apparato
ddP erudizione^ o dai pregio dell' antichità , o da quallHia altra circofbnza ^
e fi dee giudicare il iibco dalle fole cofc contenute nel libro , e colla ibla
tnaiSma^ che la bontà dei libro. dipea«r de (bloc'dalia oafliiim 'di '[ V p %
14." Cfil fcrive per intfcrr CTccfóne, Boccaccio, Bembo , ie per effer
Crofclievo- )e, a Amicnifcario » dir troppo trafatra^ e iì& Cioppo
cara, it foio fiile» e non le cofe^ «OD può molto giovare a fe ed agli altri ;
anzi per Io più quei che ibno Gramoiatfci » c Filologi più del dovere , non
ifpingendo C atmosfera deHe loro idee al di là deHo fti- fef {^udicano un libro
ottimo, fe corrHpon- de alto' ferie di quei loro riboEoK ^ che effi oredòno ii
vero^ Oflè» o Pìoientino, o^Lad* iio^j o-Gfeoo.e'ebe abio^fioD è^ipedalneiik te
riguardo alle lingue morte > non un lavoro a Mofaico; e lo giudicano
male , fe non corrifponde allo Aiie che eflì defìderano / ibi iDodelio del loro
flìle » e di quello di un Salcbe.Aoiore» di cai effi fpno,afièzÌQiiaii» ] Poema
ottimo ad éfl? non pBvoe', Ib non à air ufo di Omero j .o dì Dante , o deli*
Arioflo I foneiti debbon-' eflcce. alb flile' del Caià ^ e del Bembo • Le
narrazroni ali* ufo del Boccacdo, la frafeolo^ia tutta Cruf- chevole » La prima
bellezza di 00 libra dee nafoere d&lk cofe^ poi dalle parole , e dal-
lo flile 9 il qude bafla cbe noci Ca barbara , e bafla che fia intelligibile, e
proporzionata alla materia • Il veder tutto nello fUle è im difetto de^Fibiogi
» ebe noa vedono più ia là dello, flile » e iempre giudicano ibpra di
cflo»^arebbe«^una -grande Aolieiza il giudica^ ire delfe:oi^ di im Nevtm , di
onf Wol- fio^ d/ t}f> LeibazKz^ .di ua ^iflou fui folo'^' ' làrnU» $
fliie Digitized by Google flUe • Si devon pria bilanciare le loca tidi
!*€operte» le. cofe , che ^ infegnanq , t Io ftile> che in un'opera
didattica al ra- ro, o ruaì dee biaHmarG , quando è chiaro, ed Intel tigibile ,
ancorché fufle popolare , perchè bifogna abbaflàr , per quanto più (ì può , le
fcienze alla conofcenza di tuui , e |ion già foiievarle negli fpaa)
imperoeuibiU di una fiiblinie ofcurita > o di un* aflàtiata elcquen2a •
Nelle opere poi che fi fcrivonp per pompa d' ingegno fì Tuoi fare ancora pompa
di flile (23) , ma la pompa, dì flile^ ,che non migliora chi legge y e che folo
Ter-* ve a Jbiieucac gli ocecdii i Scgpo di uoaeio- , gueiH Quando Orazio
fcrivea le Tue odi , quando Cicerone le lue Orazioni, il Tuo eran libro de
officiis ce , certamente che non badavan elfi allo ftUe come quei Pedanti, e
Filobei» che lian coomieMati tali As- tori \ aoii i FiloJogiy jche gli lian
conuBenaci lumfns «•ie<b fiGer phi Lacìni di elli , perchè gli km
cenfiind di archaìfiiiì » e ^ ftafi non fìire > e gli hanno (peflb / •
torco , ed a dritto corretti , come ha fittto lo Scali^ gero, il Voflìo, ed
altri. Prcfumean dancjùe queftiul- timi -di eflèr pid Ladni di Ciazio» e di
Qcerené; Ma l>razio , e Cicerone badaron prima alle co(è , poi allo Aile
j e la bellezza del loro ftile naturalmente derivi in cffì dalla familiarità di
una lingua da efiì coltivata , e dalla preci/ione, ed ordine dell idee>
non gii dafta— dio affettato» e pedanteico (ìille parole. Cosi dovrebbe fare
chi legge taU Autori , badar pria alle cofe , loro ordine , e qualiti
de'raziocinj di Orazio per efempio e di Cicerone , e poi allo ftile • Ma (è
cosi fi legeflè, e s'inlègnafle» pochi libri» cosi letti» £tfebheio «n£nm<i*
Uonie, Uiyiiized by Google • MDtt (bSaica, e fpeflb iuotile, t&
SiBie-migKora l'Uomo . i.,l«..Noo fi dwQOO leggere ne' hbti dj FHoloéa fa vanr
«pKe . fop» cofe . che fapv^ «« «g"?»* ^ tiii ionorate non lo detenoonp
(a;)-* rilofoft cosi ancora G devono leggere , cioè «hi 1^ |«efcnti ^ (lA
Diciamone alcm» *(hiW.' Mificdwif«ar- (Sbarbato, ed infoppotpW..., ^«no po,
fi». fcS-aUe »i ««»«> neir Accademia della Cru- Airi««« il Tjr«n «.Ue
biafimare lo ft.te Anori ToCani , e fcriffe contro 1 .fteflo Vo- STTnbfciando
però le contrarie opinion, de filo- M Mirai fatto Rile , e fui vero, puro
dialetto , che iSbk (éenitfi in Italia, w fono ftati altri che haufc^ ZTetan
lode al Metaftafio per av^r row , come-^ Sb» di uSetaftaCo ) In tali contrarie»
m »•»•» «■«-. ^ cod : Paragonerà le eonoCienze «A cuore VUeae dal«^ cofc Pdedche
cooiwiii «el Me»- ■ Ihfio, e lo noveri un'AiWW,ÌMompMA.le, e detcr- ^odi
deeniffin». Vedd d» CM-ta» i d.fern , dhe io fono fc« ».e fiana» fe»P«-^
i'^"» '"'T'ir* ■ ^ xam, t -^dà à>é VSkSó nonpnà dirfi di altn
Poe- . ri X tai» 6ri«o con iffile iA.C«»fchevole . e di Sw^noti, e coDchioderi
<pindi ti convenevole. ^ Un Filologo vi Jiri; «ie la voce DarfeoM ■ Jte
Lii im' Aifenale di marina, o luogo ove f. fen I I pafTate eolPidee deg^ alter
fciiuofi ^ e ìOM quelle deirAuiòre dcllibro , che leg^e, e ve- dere fe l'Autore
fiafi , o nò abufaio del fuo in- telletto iiivcniando ipolefi, e fllieini,o
Icrivendo libri ofcuri « oomenziofi « ed inutiii , che poi danM* campo a più
inutili concroverde per confÌDtarsii. La vera FAofofia cotfiBc ia dar tegole da
miglbrarf il noSro, e l^ltnii iar teiletto , ed in foHcvare , e confolare l*
Uo- mo . Ma i Fiiofofi per lo più hanno abufa- tp del loro intelletto , han
diflrutci gli erro* li antichi per foflituirvene altri» oiid'è, che •in
Letteratura ogni fecolo ha dovoto durar Spndi fiitfghe. per ifcoprhre gli
"errori del eeolo antecedente » e riducendo quei le- colì di fcoverti
errori Filofofici ad un cal- colo totale , fi vedrà , che poche cofe utili r
antica Filofofia ci ha date , e che la mo- derna . ed amica Metafilica tenebrofii
» poco ' * ha ^éi'^z Tirs Vafcelff, tàHana^ luogo dì fabriea • fouffitfin •
Voyage Tom, IL Letif, XlU pag» ^ré» Valcem, e gif àt&nali e porH di
marina. Vi' diri «i lArà* Riologo ;' ae^'^ la voce ì^ymphé deriva' da
>te i^diu?^'y nipi^ajlpMfinM , itta avrebbe (onito dirvi-, cfce ìé%Tì£e
degli antichi erano quelle primitive paftorelle thè) òiamÀ^^MS^ ed abitavano
negli alberi intavati , e ftfÌi^9ti^t^$Pii)!t iff^^ grotte «ariae ,
ondeifiiASèro, Digitized by Google Iia giotato air Uomo • .LcLlcienze delle
arii mili > quelle del Commercio^ e deib*Mora« 1^ fono, quelle die wmaùo
allMIomo , cho . fi fono promoATe da veri FiÌo(b6 « e che de*^ vbn fempre
promoverfi ma con metodi , e Cflemi , clie Geno alla porcata diluiti, quan- to
più. fi può, ' ^ l % i6. yì fon taluni » chc^nel legjgefe^ e nello faivère. I
libri akrò nóii fiumo 9 po indagare ^ k f idee di ci^ kilve ùeno fue y o prefe
da altri , Te una nazione , un* Autore, un Fiiofofo abbia prefo poco, e molto
da una nazione.» da un^ Aurore , da un Fi« lófofo / fé abbia imitato ,
traTcritto » rubato k fucL jdeejda.akKÌ» abbia- conuneflò pla- gi Letteràrf •
Ottima <x>ra è Vedere V origini delle fcoverce delie cofe , e
findagare a chi ^ appartengano ^ e da quali canali ci fi tra* mandano, perchè
così fi vedono le mutazi i* dì, che quelle fcoverte, quei fiOemi, queiie arti j
e fcienzb ban foflertp cambiandoG , ci altefandófi nel . lungo camgiiiio di
var} inteilet* ti , e de^ varj libri di var] Autori , chetili r. vatj tempi ce
le hanno tramandate > e qucftfe ricerche fono udliffime; ma non dee farG
di tali rio^rche uno fcopo^ e fine totale , ne fi! dee fare, lin libro per
dimoflrate che tut* ie le (coperte d^i andchi fi «Kiirano ufur* paté (ia*
modèrni , e che i modeini fola hanno imitati gii antichi . Un ùvfo vedrà , fe
male , o bene gli hanno perfezionati uóV iokimgli , c |ion farà di laU licerche
un 9 i 2^.6 ' campo aqperio iì jnalciicensa » e df Cn«' tica • Un.i-fiivia wìA
ìhc $iU ,Jub Jik' nùvum , eiie:le icMme Cpoo ocMue ii faocò , ehe 6 accende a
vicenda da «n* faidmdao ; air altro, da una cafa , air altra» da una na« zìone
ail'aUra^ e con quél fuoco che appar^ tiene a tutti , tmtì iiluoiinano \^6) •
Un favio aggiungerà le fue idee, a quelle degli altri» ed in 'ttoa ioa opera
{|onà tutte le cti^' tìme coTe dagli altrr'*(boverte' » - e le *ifle s# . molto
più , fe in quadrò compito unifce quelle cognizioni , che lì devono ..andar
cer* cando difperfe in vaij Autoiu • r?. Vi ibno^tehiiu , éi ancde tra*
Filoiofi s «che Ic^oód ^ < e. Ibrivoào ièm {z6) Un Sirio ' non ^ètxì
èliiedendo , come r Inglcfc MonC Dutens nelle Ine Riurcke fuUe Jcoveru
attribuite jl moderni ^ fe tali (coverte erano, o nò, ne- gli antichi , ma
cercherà fe i moderni le hanno pcifc- zicnacc , e fe hanno fatto un* ufo utile
di quelle in per- fezionarle , e chi abbia pii\ giovato all'Uomo , (è quel- le
ofcure invenzioni d* ifolati principi attribuiti agli aa«* tichi , o pure la
migh'orazione di em fa;ca da modec* ot • Un Savio non andrà. cercando , (è
Giono tWe • loiltato nei fno V&ixo dt iure Belli l & FieU
Scipion» Gentile, e Baléiffiue Ayala, ÌA vtM 1* ucite , die il * Grozio, e wm
ouelli» Ia fiuto, ridneendo a ^Hena it ' dfìccor naturile • Un Serio m» vediè^è
Virgiliq, Lac- cano, Clanahmo, Miléoa, Ercìlb, CaoMeM^, n Ttm, ' . i'Ariofto,
M». dtt'Bome aBUano imitato Omero, mm •ipìedrà , (è l'Hanno pci^onato , c (e
tali Poemi , có* ^aali i'iuui petfaioBSKo iiaó pAmW^diflleiai'OiiKtOb Digitized
by Google «47 con* efaRie ; e mai riflettboo còn critica a dò che leggono , e
fcrivono , ond* è che in«* clampano in gravi errori, leguc^ndo ie altnif.
opinioni . L* Inglefe Stanley (27) , ed il Tfìomafio (^8) riferifcono coire
vere le let- tere degli Abderiti ad ippocrate » e ie ri- ipofie d'Ip^rate ^gli
Abierui^ e ad altri,» in oecafionè della pania Aippofla^ di ]>cino*ir
éHto • Tali lettere 6 Ibno ancora inferi- te nelle opere d* Ippocrate • Ma Io
Scali- gero , il Clerico , il Menagio , il Bayle , G tiferò di tali lettere , e
di tali favole , co- me fece il Bruckero ( 2p ) il quale a É^ndp efaminò tali
lettere » lo fpirito di «Se « P infufliflenia del fiitto , . cok alla, mali pct
non aver badato Io Stanley r ^ il Tomafio , ed i Collettori delie Opere d' Ip-
pocrate, promulgarono quelle ampollofe let- tere ed inverifimli che non
competeano » oc agli Abderitaoi » nè ad Ippocpie (30) > 6 4 e che (97)
Sunity Hifior. Philofoph. VoL 5. Pirt. X. in Democr. Cap, Vh ; %u deli'
ediiioae Ve* acca in 4. Prelfo iL Cole ti, ' (i8) Thomas, Hiflor, Sapient*
& fluUie, ' (25>) Bruck, Hìjior. Critic. PJùlvf. K^H^t^t. li;
Lihr. Ih Cap. XI, pafi* iiS^. £ ' » - " (50) Gli Abdericani , fecondo tali
lettere raandaroBe Amelàigora ad Ippocrate con una lunga ed ampoilo(à4enert
pieoaiii confinile eloquenza ivi defuifar, colla qual9;ili-
^MÉtMttMTDefttodritó òk pazzo , «d^ntiniAh^ lf«Mmt^ m I e die non fi^ponno ^ ^
4$ 4evooo creder mei verej non ofiamiiio gli sTom di MonC . Dfdmcourt , e di
molti altri dotti Medici • Sì dee fcegliere un' Autore per leggerfi ,
come fi fcegiie un' amico^ tin &aii« Ilare , -e con quelle ifle%
precauzioni , e cbi io I^e dee analiiar T idee di qu^lP Amelia e t$ndaù xQù
fiSIb jMX^^ portanza «Iella guarigione di Democrito ^ e la ftiint che iaceano
delia dottrina del medc&xio, e promettea« do de* doni ad Jppocrate , il
quale rifponile loro con riiìelTa anipollofìtà , editando al Cielo la (in
proieflìo* bc dedica, ed il Tuo diHntcreOe , e nel tempo iftefi» (crive - varie
altre lettere a' Tuoi amici « ù prevede di «leoni ^medicamenti , e la notte,
pria skl'TÌag^ ivod^' in Togno Elcolapio y che ^li ^twofò mn' Umta^ thè 10
ièguirebbe netta cafìr di, Democrito , e «he 1 xhm* man la Fitfiii , ed «n^
fllaar'doiBn ooofimìleifii fite da Ippecme gii : rartiiii -per A^era , e fi
dii»navi JT Cpiaiané • lodi Ippocrate coovenò lungo leo^ Ctm CemoGrìto , e fece
oo' 'altra leneta lunghiffima ad im Ino amico Tulle fcoverte del ùao viaggio ,
(kUe confe* reme con Democrito , e fulla Ina dottrina , e (bile paz* zie degli
Uomini . Un (àvio Legitore , e prattico delf eloquenza fofiftica conoTcerl in
tali lettere lo ftile dt un declamatore Scolaflico , che ha finte tali lettere,
e rifpoAe con eloquenza fofKìica propria del li. e III. Secolo. Si veda il
Menagio in Laén» Lièr, lAT, n.i^ 11 Bayle AnicL Abdcre Htm, K in fin* par che
dia per vere tali lecteK, che poi le contrada oell' Articolo ^mo€ntt Rem* F. in
fiié^ cbntradicendofi CM -MA fo, e con ^nel die dice i&eQ'iReffo
cunicolo ltoo«r/Mw Digitized by «•così un* jnalifi dell^ldèe dì queHo, e del-
ie proprie , «come V Inglefe Conte di Rofco» - -mon nei Itio Poema didattico
arte dd «Mifairiis Trercrifle (3^)* Par "ben capire uplì» hto , e ^er ben
p«ieMiei Jo fpirito biibgpi «fitf r-iuefie regote. • - Molti de' moderni , e
degli anti* chi libri fembrano fcritti come tanti enigmi^ ed. £giziani
Geroglifici ininteliigibìli a' Let- , tori . ^5^^ GU aDtkhi Fìlofbbs. cbc fi
fefr vwm& 'di emgini j e Je «Dtiobe oasuom «cha Icriflero -«CXI dcurità
ie km foieim*, (0 mi 4bppeio r^r-te di (piegai^ con chfarezia , o io fecero
percTiè la ioro eloquenza era ftil principio ^ntulìaftica » e baibara , o
vollero ^qg^nnare gii altri , come fecero gQ antichi Saoefdoii ^ cbe vollero,
forprendere t Gnd colte te>fo ' otbbvidi / còme accadde f Jatone « ed 41
f iì^gpra^ Ma no Fikybfo (a* • - vio " dbl^ »t jÌMft4r ^ y^M ihufi fritnd Si jproponeano come proUMBÌ <!agH
antichi inolrì enimmi u veda Ftutarfh, in Symp. Libr. L qu^fi* J, Athan, Lib,
lo. Macrob* Satum^ ìibf, J, Jofipkt in Antiqu» Jkdsie, libr» 8. Cap» 8»
DouffMMé ^éil^. ^éif* l^éuu /• iCmtr. jp^. pag, ijj. vio^ e ragionato mai
dor'eflere ofcaro, per* cfìc sà mollo «bene , che l* ofcurità non Io .fi
ammirare preÌE> cbr penza,ma lo fà bla»* fimare, giacché <b!e
Tcriveie per iitr« le , e profitto commune , non gii per farli capire a Sento
da pochi Letterati , e dopo molte ricerche . Si dee fcrivere , e parlare
no&ri contemporanei colle parole , e oùÌR Idee adattabili «Moro
imieiletti^ purché Q glia (briverD per giovare a*iiofiri limili • ma fé fi
leggono diverfe vite, e diverli libri di varj Fiiofofi,e Letterati ^li vedrà
facilmente, cbe molti di cffi banco iccitto piuttoUo per in-» ♦ , * {34) L'
ofcurici non fi può mai attribuire atta fixbHmicì dello Me , o delle co(è ,
perché V ofcariti è diverfii dalla rublimid . L* ofcurìtà nafcc nello ftilc , o
4a jUno (pirico di pedanteria , che fa afFecure archailmi, e fiafi ancidie j e
nafce V ofcuiita bielle cofe dal aoB •ferie beo ooocepice , ben' ordinate » e
ben dirotte* ^gmtnnong di imiU i V Aldatidfm. d^^ LUtfimm tot GM , e «l'TioU
dedl' iSefi 6«d A «nolie dcofo Endito » che.fira6 & deno «nmwcV^ P^**
tapica. TrtfUM.M^è da «u>]ti .dtfnè ofi»«o. warìA olTola nafie dal pooo
ordina di- làolce Filo- logidie enidiziom , «omé* fi* è ildftcclaK
'rfèr'actadut» a mold Filolojgì , e come 4 rìoiproveca ancora al SeU deno-, ai
Caairorch , ed ^a Leibnitz nella Teodicea» JHa ooh fi dee -da tutti giudicare
dell' ofcuriti di uqH» bro, né biibgiia farlaifì di ofcariti di un libro» (è
noa 4Ìa coloro Vcbi £am éouMm aeUa aMMiia mali aeliibco. • *, • . , ìoqtHctar
Te fleffi, e gif akn, ma qucflo di- '&tto C-nato perchè jnai hanno
imparata la •vera ^ilorofia . , che confiAe in moderare le iffàSoaHiSy^^^ 9^'^
^ ^ badato^ ^dxf'avfìene fpeflb » Àe gP xgnoiami jpitiH don ginfti iiietm di
Wtnpenre i iav^f «riflet- tendo alla condotta di operaie di molti ere*' • duri
ÙLV] , ed agli errori de* loro libri (*) • :£''jiB ^raa^&ale ^ «he io
ipicito 4' icrdigio» (35) .I,pfe«fiGdkìfti JeIlt«fipp«Ìa.motenn^ ^Mofi» fifloQo
«occmcmc ^iafimad tra loro y comeVoK "laire .Maupesniis, Rouflcani e
Voltaire » PkliiTot» c DufetoC) Bayle, c JiineiH Banrle» e le Clerc, PalifToc,
gli Endciofedifli cL ; ce eoe InogBfnnia farebbe la .loro Ifloria. Ecco
che«coftoro non vicUeco il bei4aiiia • 4eU» Fjkfibfia , che ìoTegna ali' Uomo
il nnocink), « .]a moderazione delle pauìoni • Furon danqie coftoro ìnvaCkci
dallo fpiiito ^i turbolenza , e d* invidia , e di Tabbia nel tempo , clie fi
vantavano i corifei della Fi- lofofia , ma cke fi di moftsa vano dalla
FiloTofia lonuni, ^perche invece di (èdaoe le loro pafiìoni fecero (èrvir le
fcicnze d' iftrumento alle loro paifioni , cofa che è incompatibile colla vera
(kpienza . Coloro fi crederoia Tilofofi col folo citare il nome di Filoiòfia ad
ogni jpa* g'na iielle loro opere • Ma qoal'tera la loro *FilaMa-t B lo
diaioAxano gli ercoli joonttimi ae*Xoro libri» e .ii iciie detta im vita» ^
.(*) La-ftra FiMb&i iiflègna l'arte di efler and» •co. del fCA ,.iubMio
^ amioo dfeTool fimili . Coloro» cBe fini r oppo(h> ^ti credono
(cienziati fono lungi dunque dal menane li titolo di Letterati. Dovrebboa* ^
leggere un* operetta dell* Inglcic MonC Forrefler^ «dti «Oliale fi dimoftra ,
che la FUofofia è T amor del wai e daU^tttoaa » « die db fii cflcr l'Uomo ia
9f%' ne ^ H tnil coAiitM Pairogsuiia f b Tafictà ^ rentufiafino , il fanatifmo
abbian* oggi cor* rotta buona |)arte della letteratura • Vi è cht tratta le
fcienze per maledire i iuoi ecnoli , vi è chi le tratta oqì u» o rpirrto di
entu<r fiafflio ^ e di fiuiaiiimo « vi' è chi. vuole .eri« gerfi in
oeiilbie tmiverfkle ogni facoltà « come ha fatto P Inglefe Boiifigbroke^ ed
akri Tuoi imitatori in Francia. Quindi è a-- venuto che Bolingbroke , e con edb
molti IngleG han detto , che i Francefi noo hanno^ uè ponno avere vera PoeGa •
I Fraocefi £inno infiniti rimproveri a' Poeti logleitt come A il Voltaire a
Milton, e a ShakéTpeare * e gl*1t^»' glefi > ed i Francefi rimproverano
di unita gi* italiani , i quali rendon (a pariglia ad ambe le nazioni • li
Sign« Sherlock conGgiia ua giorwM Potu ad imparar da* Francefi la ve* tk arte
delia foefia ed in ciò oontradiotf •iMu fiioi cbmpatnod fi^IeC • 20« Le gare
letterarie dej^Ii Autori» farebbero utili fé non ufciflero da^ iimiti del- la
ragione » e delia ricerca dei vero • Ma quando G vedono i Commentatori di Ome*
« di Virgilio j di Ocaiip 'arcoiiiB 4|d auoci hi* pace con (è flcITo , e con
gli altri ; ed il fa tranqoìifoy c nelle parole, e nelle azioni. L'opera s'intitola
The polite thilofopher . An Effay -^'^ » H'A«>4 mé^ 1^ Mm happy in
kimjelf^ and agreaèU ÌQ ^àifét» ibgiurie per varie ìorò optoioni ^ allora bir
ibgoa dichiarar tali Autpri per irragionevolu Le guerre di mohi Italiani in
biafìmo « o in lode del Dame, dell' ArioQo, del Peirar- xa , e de' loro
Commeniaiori , e quelle del- le altre nazioni per i loro Autori , fono » fi
debbon' ellere lo fcandalo della .iettCKatuca , come fon tali altreiì i
coittr^r) » ed oppoSi giudizj , che fecondo levarle opiniooi , e le Tane tauGiH
di' tali opinioni , inducono infi* niti giornali letterarj a portar <U
ua libro verfi , ed oppofli giudizj * 21. Vi.ioQ taluni^ che volendo , e
credendo di mtglioieie le fcjen^ > e T el<> i^ueisra , le
icorrpoipaao > o per difetto df* tempi » in cni'lcrivono « o per
diretto, del loro intelletto • Ogni fecolo ha il fuo fpiri- to di penzare
diverfo da queilo di ogn' altro fecolo j e tale fpirito è diflScile j che non '
trarportaflè un'Autore • Il Cavadier Tefauro nel Tuo CanMuhUh Jhiftaidko volle
dar gli eiemp] di un' arguta , e loda eloquem , e éttde elémpj da corrompere 1'
eloqueiiia , ed il buon guflo . Il Marini tentò di perfe* 2Ìonare la Poefia
Italiana , nna il guAo de* fuoi tempi, ed il fuo mal coflume, e liber* tinaggio
fecero paflare nelle fine Poefie tum catdva eloquenza , e peffimo flile » ed
tm* orrendo liBertmaj^gio . U ifleflb può dirli di molti confimiii fcrittori d*
ogni nazione • I libri d* irreligione , e di libertinaggio dimo* Arano la
contnione del cuore & chi gli fcrìve » ed i liBn di maldicenza fono %Ii
della feoflumatezza , e deiramor proprio» e delPcnìo La roaMicenza è (empre
abotri- la da' veri fav]* , è amata da* femidotu , e dagr ignoranti ^ La
maidice ina è per lo più no vizio di coloro che meritano biafimo • $.20^ Molti
Iran creduto paflàr per ta V) % dlmodrandò ne' loro libri ^ che la gio- venti
per l' intdiigeiiza de^ libri^Latioi dee fhidiare k Ihigoe Orientali , non ftio
J» Greca ma l'Araba, la»CIiinefe, i' Etiopi- ca , la Perfiana , adducendo
efempj di paro- le ufate da' Latini» che da quelle lingue de- .rivano j
deducendo da dò , che io fiudio di^ «di lingue fia lodirpemaUle ma avrab-* Ber
dovut» difiinguem i crfi^ ne^igodi è in* difpenzabile la Gonofeema' deU»*
Letteratura- Orientale che è neceflariffima alle fcienze Teologiche 5 ed i cafl
, ne' quali poco è ne- ceilàrìa , come nelle fcienze Fifìche « e di
raziocinbyéd avrebber dovuto riflettere, die le ihffiie QiientaU mai detteoo
flmliarG da'* lagazzf ^ nv^da'iprovetd io Icctoauira (37) , e d»- (j^ Qucfte
idee eW)e ringlclc Astore «fétròpe» ' tm intitolata 9a the- Ufijfulniff of
Oriai^ ' JLaétrning • ' Lo (ludio il più
proprio per i raganf no» fono Tulle prime le lingue Oittnialiv né le lingae
dee- * te , ma la propria lingua , ctrce' generiche conolcenze dì Geografia, di
Cronologia, d'Iftorìa , Geometrìa» M cettt oflcrvazioai laik iaenie
Fi&lie r * le Digitized by Google da coloro j a* guali i. joicqttrmo,
.m tale Audio. • * $. aj* Ndia Letteratga li i JOUp4ptto un &flo , ed
un luffo letterario » che ci £1 credere efler le migliori leflelaeniificlie
lóro , che Àbian di iin*'Antoie P edilizi {e più rp!endide> e le più
magnifiche, che di- notano si un buon gufto , ed un beli' inge- gno in chi ha
procurate quelle edizioni > che adornano in yero l^.gnuxii Librerie , e
d£- DIO" # le pid utili, e necelTarie all' Uomo, sn'proprj doveri, filila
religione , e M aMd 4a oolchnc r ntellecto , «tìM mdfiouido f ì4ft, iaSoiaiido
loto l'anKMc Ji fctft ictcfl» , Mb SocM » della pioViàI » e Mr umaii fpan^ 9 e
]»& dar lo^ i gmM mani da fOtei^ . d^nnere oueUe htiò ragionata i£e , e
piegarle ad4> trif fenderle piacevoli , evidenti, amabiMi eqnefto dee
cffer poi il vero (èopo degli fhidj (delle, lingue , cioè dell'eloquenza
didattica, della Rcttorica , e della Poe- 'da, alle oaali devono unirfi le arti
del dilegno, laco- nofcenza della Pittura , e della (coltura , colè cane, che
in buon lènfo vengono lòtto il nome di lingue. La Filofofia , l' eloquenza , la
Poesia , e le arti corre- lative , cke adornano le verici Filofofiche , non
poflbno (compagnarfi , dice molto làviamente Tlngleie /Giorgio TurnbuLl nel fuo
Trétuto full* antica Pitturi ^ e Jua ÉOan^ont calla toesia^ # Filofifia^ t l*
uio da faffi di é£a ntW Éiucaùoitt • In tal libfo li daiilio octiim pceoecti
fiilTediicmone della giovmà, per' la quale le- ne imitili ;le lìiìgiie
oeìentali, die molti ntfioBiindetto, e che ,1* ifleflp Glovaani IftliDo
Mini& Id cene dl^ I Milton Tratiéto fiiiP ÉdÈÈUWiém^ cAe fià tudU CéU
Itone tngUft itlU Optfg \fit0fdà^ éj» niittm di Mim )• ' 9fS iMfljEaDO h
puCtSRa^ , ed eleganza dèllè ani^.che danno c^id cpRttdffinù , ed ot^ mA' àt?
%à(xà 'Autorr », ma per magnifiche , che fìeno V edizioni degli Autori , quando
effe non migliorano il teRò » o non dinfìoftra- no cogli oroaoienu cofe
relative al teflo o a' commeotaq ^ che poQano bamG , fono ta- Il edizlom^ poco
utHrad' un vero Fibfofo ^ feEAeoe oomparifcaoo^l|>I^ , enitidit fime
agli occhi di è forprefo dàlP eie- Sanza , e fplendidezza y^che non rende ||ià
imabiii quelli Autori , cBe fi producono alla luce eoo edizioni magpitìche e
adornate del ludo Tipografico» La prima nitidezza di *un*edsaioae è
queUe«dteflfci'uciie-j^ed iflrai* tiira • Se CIÒ manca- ^ è vano ogni hiflb tf«
fPffz&GO Ol^X» Si goò defìderace . una mag- .fianai- me in Amflerdàm
con noit % ^ fcnza - noce» Snelle hrxt in Parigi dal Bai'hou , e quelle f^cre
in ighilcerra dal BétSierviLU » fono belle , ed urrlr per- che correctiinme ;
Tale è sincera T Orazio rndfo in ra- mi dall"lng)e(è „ ove vi è un gran
numero di 'meda^ie, che- illuftrano remore . Tali ^òno ancora T edizioni dell^
opcce Filolofiche' di Cicerone* F<tcte dai /Xt* . pìes . Tale è- ancora
il Lucrezio del Crcech , ed altri iimili libri, che lungo Circbbe il numerare .
Ucrliilìma ,€tobL è la magnifica» edizione del Buffon colle figure co« licaie
de^li animaK , perché* la magnificenza 'or ooldri fi h meglio diftiaguere gli
oggetti , de' qualr fi parlb gioc pompi tipografica di^' quelfà cfee fi ve-
de'nel magnifico Erodoto cJel WéfTelrng > (jp), deir Omero di Ciarke
(4.0) ? DelPOno- ju^ftico di Polluce fatto da Kemtteruis imprr- me^e (4.1) ?
del Livia dei Drackènborch (42)? Ma pure cofa slimpaia da tali, edikioai
> Va'- iezioni , liifignifacanti , ed uri* eloquenza fpeflo fófifttca ^
che iì òccupà in coiè inuti- ^".-^ . ' / ■ aiii. 1 ' • • i Ica (feHe
Favole di Mnnfìeur deh Fontìine hxXt' m Parigi in 4. FoL in fiL » i xami .della
Quale niente giovano, come coufimìlmente per paro luflo cipograii* co £ è £icca
aache in Franciii la magnifica edizione in ^» > ed in 4. delle opere di
D. Chifciotee . L** ilteflò dee dirfì delia laflurcggiamc edizione della
Secchia Ra» fila del Tajfoni , e della verftonc dell* Eneide di Vir-, gilio di
Annibal Caro , e di quella del Lucrezio del * Marcheccì pieno di rami piuttouo
(caiìdaloft, che utili ' fttnc • ancor ù e fatto col Decameroac del Boccaccio
in f* VoL in 8., in cui i rami (èrvono per coadjuvare col tetto alla oornàione
del buon collafn^ èogi' ificauti Sovanf. 6ìi ItaliSÌn! l&ano imc^'^ffi^
edismm on^nifl- e ed imitili del TaCo, ddl' Ariodo ec. , giaccS ìA yòxoti
niente fi ved^or iÀr-tali edizioni mrglrorativ Ca« a importa ad un Savio
il" vedére inciù ia' ramr k òi* a, la fèdia, il calamajo dell* Ariofto ?
Un chdragiooa , 'uoi piuttofto un* anali/ì critica di tal libro . Vai pirf I
difcorfò ài Addifon fuU' antUd , » madéràa lettera^ uro. , di tutti i
Commentatori compilati Cotto il tiroidi '^ariorum , pochi de* quali £>aò
uiim /ttUe leggi df in ragionato buon guftò, ' , ' " {39) AmJìeL 17S3. • '
* "'' (40) Londàniij^^, in ^, 4. f^ol. " " (4O ' AmfteL apud
ìTetften» 170$^ ' ' <• f tJir.;Per darne un' cfcmpto fi veda ncU' Ono
jtiaflko di PoUuce la Fiefazione , dello Hem- A^btts > n^Ha quale a
lungo fi dirputa , iuciaoo lìd fuo Dialogo intitolato Lexipkar nts deride, o nò
il Polluce (43). Iniifiiii al- tri efempj fe ne potrebbero addurre per df-
moftrare, che l'arte di ben' imparare , $*di ben' infegnare , della quale il
Giovenzio ha fcrìttó un libro (44) abbiano iàtti quei pco- freffi che far
dòvea#cotiie ognuno $ cfie vo- glia nediiaie con lazbcinio su quella toMr um
fouà dì leggieri conofccrc ca . • < Pollue. Onom- pag. ap.
ad ^-^^ eiit. i> jkLÌÌÉm/ier. AmfieUd. 1706, apud XT^iften. Dm, quanto
dice r Hemftcrbuis in difcfa del Polluce , fi ri- cava, che oltre T eflerfi
elfo Commcmatore invano co- tanto diffufo fopra una queftionc inutile , cioè fe
Li^ ciauo avea criticato j o nò Polluce, fi ftuogr^ cffo H,ci^ flerhuis un di
quei Commpuafcori, che fopno ^ lor^c^ 4 a dritto difendere il loro Antote , fhm
«ppaijiale c&me , % toktìA>lp. ad ogpi rfon^o 4ii»ar
Urare^&me'ii errori. Cki co«t commeiiia,» ^4 b^t^ 3e ^10 ik pimniioae
vcrfo \v( hmm , 9^ cooir , è (bmprt Wntvio.cljll . ^4) a- ^--lyi.i^ud by as9 ^1 Dello -Stile , e del buoa
gtUb nell'elo^iKiugt... C; A. H a I • m pdio Stile in gencr^fi. . fifòxiomia.
di una perfcna difTerirce d$ queiia, di ut^^^ ^'Ceiie cararterw ludte , Ole
dijltngKtao W. i>»diwlMa «di Hin*^ i ^60 altro j una nazioiie da W altra
CcA accade nélP Ifiòrh dèlP umano
intellètto • a>*. gnr individuo penza , e fi efprime in ma-, nìere
divcjfe di ogni altro individuo, e co- si la ogni nazione ancora . Quella
maniera i 'periona,' „ ..«..w..- , - - " dice flilc eoo parola
metafonca'^C^ ) ^ ond'è che* oggi fi] II volto di im'/fricano ^ <li ^n'
Aftatico, di un' Europeo, di m j^cifbwricsr , 41 ud' Ingltefe , di un'
Ftanoelè, di ntt'lcaluno xi danno léguidiverfi delle ca- xieie riftiche di tàli
ifiuBion? j 'eA ì particolari todividiii Banno delle diflèreori fifonomie » e
camhiaipenti ^Gonr d9 t*ec3y pa.4[M»BÌ»^jWco. della mtatt ec ^è'ped^^-jiitfr
fon nel!* Ijion'j Naturale Tom» III, pag, , fiaO all' ultimo del Tonio , ed
altresì Vi^ Tomo \^ nzlU AdUiiof^ pag* 85*^00 ailkulcimo*' ikl 2Wa édi^ione in
8.^. La parola ^//^ ha INFINITI
SIGNIFICATI proprj e metaforici. Pria dinota un pe^o dì ferro, o di legno
acuminato .i e pontuto, e (juiiidi \x.u2i colonna » Dinota ancora
un*ifirume:'to di guerra ( Fid.Sil. Italie, libr, X, verf. 41$. ) , e dino'CÒ
fpcci.\I menici, un' itlro— nento da incidere , da fcrivere , e da dipingere
detto Ja'^Qfeci y^ot<piDV • ( ^'d' f^ojf, Etymol, ; ^^Scapm Lex. Crac.
voc. y^et^ìov .) * L' u^o di fcrivere collo ftilo , cioè con un';ltiunienco
pontuto da una parte per far* i caratteri fuilc tavole di legno ir.cruftate di
cera'^ t piano dair altra per cancellare la fcrittura latta ( on- de On\2Ìo in
tal'occahone àii^cSape Jìilum vertas^ Liè* J. y^0t.X.P'72,)yé ben' accennato
nella Saòr a Scrittura al li^ro J^i 4e' ÌHè^ top: .a6. f€ff. .13. , ^l
cafOiXVIIL ,^L.d by Google 26t la parola ftiU dinota la fèrie dell' idee -, e
delie parotè , la manierk dei peozare*, e delio fcrìvere , e fm^ anche una
confuetudi- ne , un coflame (5). 2. Ci fi permetta il dire , che Io fWe di
Ofjjniino riguardo al concepir le idee, ed ali' efprimerle è una fpecie dr
tempora^ mento dell' intellerio , per così ^Cprimertr^ Lo fliie è «un'
icnmagme' delle operazioni > che G fanno niell' inteilectò è cfatt ci
ù^dth pingono colle parole . §. 3, OiTerva il Srgn. dr Condillac che lo iliie
fi forma dalla qualità del fogget« to, di cu» fi tratta / e daMèndmenù » che il
foggetrò produce nella niente di eh! ptf« ]a , o fcrìv« V Ber -iifvellfgare le
origini , e •le qualità deQo fliie ;/ bifogna conQéetm H penziero in rapporto
alle fue parti , e ve- derne tutte le circoftanze , le origini , ì fini, e la
concatenazione dei? idee, nate da tali drooflanzé, e da^ lappoitr^-cfae fe ne
forma- no • Quella concaieiMiioiid jàf idee dalia «quale fiaino* indetti a
giacKtam -, rifleneres •e penzare^ efpreflà co^ colori deiPeloquema di
qualunque genere , fi chiama ilile di pen- R 5 'za<i5 <ii Geremia
tv/^ t., U 4 XTapo Vfìl. d'Hàb -nrf. e /è ne parla ancora nel libro di Giobbe
al capo xl^ ^wf»9^ &i vedano i Critici facri fopra tali luoghi. . il
Metifiaiìo » ' • * 1 • ' 4 2aie 4 e ri(le(rà éloqvlk'ma, che rpiega t ài*
4>ioge qtiei^>6iitieri.« (ì chiama Ili le. 4»
bc«>-^iiqtiR^ che ilcpariar fuUo flile , « r indagarne ie quuKcà^ e
i«iiifieiti ^ db*ftie partii ^''fiie "divifioiu, àppanfene«a* T'ilofofi »
che folì' ponno analizare ed eTaan-» nere le proprietà delP fnteileuo umano , e
.de' giudiz] ». perchè a! trhnend^noa lj\poni)o copolcere le ^^Ifì^ deilo fiile
, ^(Terrdo io 4|(le 'Ufi' iimgin^ ÌA nuiodnb » ^ fmA progredi , ^ed »
operazioni falla coTa ^ -delUr > .quale 11 ^arliu Intanto i Retorici
fiatino ^iiiol* ttpifcaii infiniti volami iullo ftUe, e [uWEltt^ ',Piliime
Omoria , -fema eflèrfi tla rncHtiOTimi •tra teo^^capiia la Ycra natura dello
Itile, 'le •Aie wigioi »'in xbe eoAfifia , tflèrtdoaófi (oU ilaato-conmitau »^
^tt^fm'Io'^Sk^rftkari» >traBe 'paróìe ^ frali ^ >e vperiddi.;p e
non .^gii ,tie* penzieri , riòn avendo riflettuto » che le parole fono relative
àlle cofe, ed alle idee, ■ed ogni qualità ^tleUc ^parole fi dee ghidica* o
Buona , o mah o ^ffopiia ra o Jm- .propria , feconda le 'qoalità , «lappord ^
-eà lanalpgie» che 1ia xeDe ^col^ NtoD'n «pnb tal giodrcQre di una copia di una
-«piccora , -ftn^ -fa faperfi ben' ollervare f originale . Ma m- fìniti
Rettorici hanno fcritro fallo flile in rapporto alle parole per me^^io
cooTondec y idee dtUk gtótemti. y f)m fiir* jgDorare la *vera natura cUb HHe^ t
permuxapirfi eC* ^6 fléffi f e per non FariS taphre • * $• JT* voleflè dunq[uc
concepir lo Digitized by Google 'ò ftile idee più chiare , più cene , più utU ,
più ragionévoli , dovrà rivolgerfi a* Filo- foiì » molti de'qaali hanno
KÌlcbiaratà. quelU ' pane deli' Eloquenza, che coofidera lo diie» c dalla qual^
tutta f eloquenza dfapénde » ef* lèndoÌ*arte delb flile Tarte del nen pensa-
le^ e quella dei ben' erprimerfi (4). Ma in tali afpeiii non fi è voluta
confiderar la co- fa da molti Retrorici , i quali han foio pen- làtó à confinar
Io flile alle fole frafi, e pa- role j ed a confiderare r^eitffiutjoiie.ne)
foio vto éonienlfofo M fòirò , é dèlie deciaoia* ZTonl , on^*è, che coftofo,
che in tal mo- do per io più hanrìo fcritte tali Rettoriche» avendo perduià di
vifta la vera eloquenza, non poieano dàré adtiquaie idee fililo itile e fulie
quaUià del mede&iaio ^ ina fotameote iiaa cirodoio idoréir'fnfegoace
pcoli^mente a lédtofe di tropi , di figure , di periodi , di membri, d' incili
ec. , quandoché avreS-» béro dovuto fpiegarcr la concatenazione d^W^ le farti
del nziociuio » ib Tua |^ogreffion« r R .A ■ bifw'- * • i # ié^
Vaq?iIo(bÌ,Ìianao fedU9 foTla.AIe^ e bada gufto cab e (cagli altri dò ba fiitta
coi^ÌUkoitiq jazioeiiuo'il Signor.^ Condiilac nell' «ccelieace tnióftt fo'
intitolato Ih C Àn ^Mriré , ove in(ègtia CQO loTofìa r àree (àper ben
jCpiuporBffy.e di Tcrivere . M V cda il citato opolcob nel Ca^ degli fluii del
Sign,, di Coxxfiliac Tom*Jii €dà^ in 8. II Cardinale ffor^ PalUvicifU ba mdto
^coia jCnritip jiìÙ^ .ftiln^ ma i|iM e.circoC^nzev'iema V anarifl delle quali
noo . fi ponnò capire i difcorfi fuiio fliie^ Bgfxtt i tropi , periodi^ tjnembd
ce. (s) I ff) l^onf. Rovjftju fa ridere ogni Uomo (cn- fato , quando nel Tuo
Effaiy fur C orìgin des Langues Chafitr. F.y dice che lo fcrivere, ed i libri ,
e la let* terarara hao corrono io ftile , « crede poi di JimUi» re tal' erroneo
.pandofib con kifiiiid IoIuidì » com (èn- pire fiiol'fitfe nelle ine colè •
Ecco i delirj de' mtefi moderni Fiblòfi ! Beco il miodnio di coloro éat * meno
accorti (ì prendono per guide nelle laenael Bi* r^gna conftfikrey che MonC
RoufTeao ila un gnunao- delio di una ^rmla»*e Ibfiftica Filoiòlia, che conon*
ft r intelietro, ed il cuore, come accade (èmpre n quella Filosofìa che non é
guidata dalla retta ragione e della religione, fuor della quale non vi può
eflcr Tera Filofo&, come ci dimoftra l'iftoria; e Telpericn- ta. I
prctcfi filosofì antichi e moderni che con tanto ^Ao han pretefo d’aver cercata
e ritrovata ed insegnata a tutti la vera sapienza, non V hanno nè trovata, né
dimostrata, come non poteano trovarla, o dimostrarla, perchè Than ccrcata9 ove
non cr^* Oovea* no domandarli il Sommo Nome , ed implorarb colle peghieie da
oolni » che iiùimùiét omnem À^^inem . wpieiefi FiloM moderni /e contro di eflt
» e deUa loro erronea Fitolaia fi fono (ctivd molti &9j libri y c '
nioltifllffli Ce ne potrebbero (crivere • Contro g|i anti. ' chi Filo(bfi vi è
la dotta opera di PUtn di f^éUnfm ioutolata Acadimi€m 9^fim 4à jméi^ 0g$ wnùt
t» li. Delle varie qualità ^ e JUvifionl
dello JlBe TAIuni oonfidetaoo Io Olle in rappòrto alle parole » ed alia,
dicitura v Taluni in rapporto alte colè » ed alle idee- ^ onde' fcno venute le
tante divifioni , e nomi di fliJi. Taluni Io conlìderano in rapporto alle
nazioni , che adoprarono varie foni di (lili e taluni Io conCderano in rapporto
delie ma** terie che fi trattano*. Macrobto divife lo ie in eopiùfo, iriepey
ficco , pingue , o fiorU do (1) . .Delle varie qualità de' flili teriOé . «
iun*» t \ r » . • » iunfl^^mente H Voflfìo . I Greci ebbero moftì Scrittori
Tulio ftiie 1 € mediti altri ve 1)6 fono
ndle incSeme iir.giie . Sr trova- nd tanti flili dtyoHI qoguid fecMi» gi'
iodiiridui^ €hc -penzano , jMHrìano > e Icrivoito > e quan* te
(fiW le divede mutazioni , che il tempo» \ € «età portano in tlTe peifooe {4) •
fi vo- la) Infili. Orator, lihr. VI. (3) ScrKTero tl-a* Greci Tulio ftilc
Dionifio di AlicarnalTo ncU* opera de ftrudura orationis trtpi , rvrittf^
wfjmrm , Ocmetrio Falereo neU' opera d€ tloquutione ^ fp^fNo^ DioniUp Loog^io
iiell*òpm it JmbUmi^ ^ripi v|pttc » ^ Ermo^de bel* <la fiit ^r/« ReuarUd
, nella ^«óe parlò molto Allo (Hle , o Culle formole di 4ire • Tra' Latini
molto fi è fcritto (allo «ftile , ipeciaUbentè ftitto ftile della lingua Latina
, quali Autori fimo nmiierati dal Wakfaro Hi» fior, Crttte» Xaiin» linff. cép»
^tl'Eincoeìo nel ope» - it Intitólaa Fundam.JHL cult-rt dal Clerico nell* Atte
Critica , e dal Morono nel I*olyhijìor, In Italiano vi (bno molti trattali
Tulio filile , e iragli altri quello del * Ciardinale Sforfa 'Patlavleini , Ma
niuno ha trattata la maceria dèlio itile cosi Tavmmente , e cosi filofoficamcn-
te , come il Signor Condillac nel trattato de l' Art d^-èerire y il Signor
Beccaria nel trattato fuUo ftUe^ , (4) Oflèrva Longino nel trattato étL
Sublime^ ùnt 1' iliade di Omero è ónta «ierie , btià «rióni» ittttìi *ìiBagim ,
mtni Aoèò, perdié compdR* nella *tfÌo^ *vèncd a Umeror i«b tBbé rOdOSni
fi.tMéfaift <fcf CM* «Milite Hélle iftoriette che fanno i
vecclit,e4e'civagt* j, ^ menti dal fb^^etto , onde Longino paragona le naM*
live dell' Odiflfea a' racconti che fanno i vecchi , rae« •eofui proliffì ,
inverifimili » nenvigliofi • Fid^ Loé^uu TùUj • Da ipeAe oiTerfaiioiit di
JLongiiio fi ricava » eh» Digiiizea by LiOOgle vofcfTero cònfidotìi^ le vatle
caratteriflìche •*èhe reti, come è noto, lia (lin differenti , fecondo le
ttoutazioni, «he (ì fknno 'ncl''Coi|»(», e ncll* idee , come noi vergiamo
>coftcmimmente •accadere . Ma Longino -non rspnkktn come avefle potuto
decidere che Omero "(criHè' 1 OdiiTea etTendo vecchio , e 1' Iliade
efTendo giovane • lì Longino aon Docea elTer certo quando » «vè Omero utift le
.Mb opere , é niatpiÀ di im*Onieio , cbè più. 'di oa cioè» camort» te ?aiMÌÉm
«fcr'h Grecia witudo fiMlk 9^^ie. i«dff«tffi e^dfileni^'défle opere di Omerok»
ie ^mvarie ntradnio- (bll a Tua patria, Teflèf{ì>1e 'Opere di Omero ^po^
ifte incordine à'ttmpi di Pifìflrato, come dicd ^liaflo^ leiìfÉimoBi 'cpmiarit
(olla fua viia^jpòcfVbbero /^ttr M« . ider •vece 'le congetture del Signor Vice
nella Scieatt nuova p che Ja w tiare «degli 4uidfltt {5) '^iflfiwc ^ciintìliano
ìnftiiuz, "Oratar, Uh» X ^p. ìo, ^ che ogni Oratore ebbe una prerogativa
par- ticolare ida elTer' ammiraco .* ^im Cafjiris , indcUm Qr« -, 'jubtUitatem
CaUùiJ -, gréviutem £fuei , mcumeti Snipùj i tutrhitatem CéfiJ , diligentiam
^oUionis y di* gnttétem M^ala , ^anSiutcm Cali rtperiemus : Talft- wà Reiiuf^
«ttiiiisi di -fitfe legende fi neeti Inhi venan^ Mio 'Bk woBomoj anga(\o ^
oomono ^ éfile* nceie^ •ler?ìdo, nitido , 'onmeniib , (pinoib , rapido , «teemeiMÉ^
ìl^lei^iido , dolce » acoro , mak y vìbnio^ veemente» indiato , coloiato «
ridence ^ mite ec , confideranlo Hello fVile^ e oell' elocitxibiie ^di infiniti
anribarì» die fi jpoflono «onfidetaie véBe cote, e co^ fcrìvcndtf Smnìenu
cataloghi di nomi Tani di varj (Kli « per affo*" ^are il baon soile v ed
il buon (ènfo dell' eloquenza in un' immenfo oceano di parole vane . E' da
offer'' -nù 9 dm ima ioio in aacexia di fiiie fi fimo £itte «MI- a4t §. 2'
Tutti gU flHJ, badandofi alla qua- lìtà de' penzìerf , e delle parale , fi
riduco- no alio ilile fuUimCf al mediocre » ai tenue • Lo (iiie fì con6dera
talora divifo in cfcuro » cftiiir» j faidib « ed «/Ini/# « In riguardo alle
core C dice ancor ^Kfe PUofofico , ftUe IJi§* TÌco . In riguardo alia qualità
dei difcorfo R dice fide Poetico , e ftile Profaico , ed in ri* guardo a certe
nazioni fi è detto Jiile Afia- -tìcD » fiUe Laeonko , ftile Attico ec . li
Mura* '^ri nella Tua Perfetta Poefia ha voluto par- jbie deik Aite matitro
dello ftile fiorito, deMo ftile ffofùnAo (6) • Altri liaii- divifo io ftHe in
Jemplice , me^^ano , e [ublime , §. 3. Lo lille Poetico , e Profaico, ri- iì
Terfi » fi divide variamente > onde fi ^ce in Poefia fttk Epico , Cmieo
, Ekpaeo^t Epigrammaùcù 9 Satirico en», e nell'eloquen^ !za Profaica fi dice
ftile Epifiolare , ftile Ors,* torio , ftile ìfiorico ec Ma i Fiii.U >gi
, ed i fteitorici , invece di tante diftinzioni fullo niie, e file varietà ,
avrebbero dovuto efer- istarii 9 e fiur efetcitare la gioventù neir arte APì Tom.
% Wf. lì. €ép. lu '. di di ben' emendare , e purgare Pfttieltettó ^ per ben
giudicare , ben ragionare , beh' efporre ì Tuoi raziocini , e ben dipingerli
colle pa^ role , la fceita deiie quali in buona parte Dafce dalla fcclta delie
cote • Xe fenfiizionf vive , e veementi , ed un' Intel ieito attivo ^ ed
elaflico Ibno i migliori Maeflri fililo Ai- le . Quando Safib compofe quell*
Ode fililo flato infelice della Tua pafTione nella quale era Ella inviluppata ,
Ode tanto da Longi- no ammirata , conoe un capo di opera di fubl imita , quali
regole tenea prefenti ? L* ifleflòiiongmo^dié t^nfco ha fii^ittofiif fubli» me
, avrebà! ppdito far queir Òde t fxxo dunque , che i precetti li fondiano Ibpra
cer* ti pezzi , che la fervida natura ^ refa elafli« ca dalfa paffione , e da
vive fenfazioni , e fecoodau da un penetrarne v^g^gm pródu^ ce , (énza
riflettere alle tante Iqggi de' Rei? tocid» e di Loogftiù fili fiibiimr'(7)i •
fioo^ • ••in ' .: * .r' .j y (7) Ofièrva Longino , die i Greci mfi > ùf
yaSi iè Poetefla Saflo' Spinge il dio (Vaco , verfi» che Longino adduce |-
rappraedcano 1^ anima , il corpo j T udito > la lingua, là vediua, it
colóre di Saffo , comé tante cofe perfanificare , e vicine a diftruggerfi .
Dipinge i imni contrarj della nience , e del cuore. tifa arde, ge- la , ragiona
, delira , è fuor di Ce iVeffa , e prodima a morire . Si vede un cumolo di
paflìoni dice Lon^ìoa,* Ecco poriione dell'ode in Latiao; ' nihU^Jkpsf mi
'""^ ' ' ' t •4 ^70^ lBr parte duoque de* precetti^e^^cttonci foW ]P'
t6\^ amebbefi ^ caoceibrfi delle regek d^^1S)ó^l;m7a vq^^ ad aU ir^fegole ,.Ìe
nob a>qiielle àd^hca^^fsm* CA- Wtngua fei torpet^ Unuis Juh érsfis- '
Fiamma dimanat : fonitu fuopte TBin^rnuu^oMiét: gemina Offriti» - iMmÌMnadt-,
Mtànaiù^&Judor gtlidus : tremor^ut Occupai totam: velut herha^^paLlent
Of^: Jfiraiidi ne^ue compos i OrcA^ #tC6 - CUI <pfCC6ttt >
.glàcdièf$ii^iileffi|.od«oinpprre tal èie non bàddr V mecetd.ini. fi^^ e
Longino ',^é anto tenie- ÙX lublime^aUioa coinppiè mai^ un' 0<le
fiBÌla<\ I [ Rcnofici *.4iuiqae che hao. pulata.^lnUa^ftUe
«QQ-taMV^viiióni , e regole, e diftitazioat «li untexla(fi XlÌEIUi'» non 'han
badato , che cali regole ppco giova- tano^ quando 4' intelletto, e il cuore non
eran modi da vive fenGoiOni , e (è erano il cuore, e rinielleuo • moffi
4a^vive'(cii^iom, noQ vi era bifogao di canee regole. (8) Infatti molti , che
han voluto iilTare canoai certi ' per determinare la qualiti degli varj (tili ,
doi ^\ f uh Lime , del midUat ^ del tenut hanno (crittQ con poca pttcifiooey .
e con • ospite - cootrarieei di opimo» hv pner il troppo àcBim ^bx, £ftcmi , e
regole • A| ^'TitmodC'I^gino >fii0o^ftil^;r^ 9
l&UnxL*divei£unent^ da-Longma'. Va^iapp.^iM^ra definirlo» Aionf di U
Motte , Monf, Sylvain , Monf, DigiiizccJ by Cooglc ve^io inette il fùbtiine nel
terrore • Si vedano- ]e ag* glume a la PicL^pjie di Def^^aia rulTraij;avi
jiLon* gino dèi fublinu- • I>^fiMéttM' Oeuvf* tonu if^* pgg. 3». fia»
affa^ pag^ tdi^^ ìb , 5*. Colle noce di Mare .St^ vaned ^e' giu^itf ^ smittia
naaita. deUo* ftiIfr>ìiA(/ì9Mr », mUipsj$^ » Mnifr privino- dalle vatie
idet , che d^ ^qpe onià|l 6 ^lo» «ducopo oirc% le- divette qoatlità di tali
ftili^ f| iqpK>t ^ , cura . ^UlflDOi^ an^a. le mìcù.- d^' f^odizjf cif^k
IÌDÌ»ieiÌ9ii Potuta, e limiti dr. tàlf ^ Jhéìii^i^.^ medt,^ crt r tmiU dal modo
con cai ogni nazione gli coi^ fiderà , cioè in rapporto a Te fteiTa , ed al Tuo
gu(la, ed al iiio penzare , giaccljè ogpi eloquenza ogni na- zione- ha varie
fpecie di ^i\c fu Mime ^ mediocre , ed umile , ed accade fpeflo , che le cole
ifteife dette ia una lingua fieno ia uno ftile- fublime , in un altra tra- doue
diventano di uno ùlìf baj^ ^ o medioae , e cosi air oppofiò^ , comr accade in
«gnuna delle- Hng;» n» Tenti , e merce Pochi: fina f^acl pezzi di eloqneint. in
ognr ttaeiBnoiie'» H ju^ (di eoo Spa^tiolo » di, «a^ Tedeica ee» , non: loiio Ì
mcdisfiiiii i (losi fi pQo dir T iftefla d' ogni mabiie ». • d*ogn' altra
qealici di ftile . Le varietà dunque de-giUf* dia} Tulio- (Hle nalcano disile
vyieti dell' idee di chi ne giudica ^ dalle caufali delle incieli di ^ * id
vaiio» gyfto- dcUe naaiont.. \ OJfGtvaimi {opa ì vmf SUU ckc dUono i Ratorià ;
/ •' f. li SE vi (bn regole fuilo flìie > tutte Q ridu- IV ooao a dovec^
eller chiaio , non unifor- , . .^ me^ pmilb » poro» e proprio. Quando tali
prerogative Iboo nelle raec^palTano nelle pa? roie, Tpecialmente quando fi
fcrive nel prò* prio idioma , k poi G voglia fcriver bene a forza di regole ,
di imitazioni , e di Ietta* la in una lingna morta » è occupazione ìqu« file ,
e vana • 2^ Ls r^olt che taluni han date OdlVelegania » « oomooq delie paiole ,
e de! » I ■ i penodf hàn dinotata in
eflì bdvértà- d*idte e dt penzferi . Hanno arcata , ed iianno in! [egnata
taUin, l'eiegaitì^ è l'èloqama dd- Je- parole i 'perdiè o^nod voirero /o ootv
fi CKder«l «pacf ^dr pcrvenfre ali' eloquenza . a« eleganza delle cofe, e dell'
idee dall • le quali 1' eloquenza vera dipende . Chi A povero d* idee ff. fa
tìccó dì-patote i dì àZ preflioni . cotica», anticheV fingolart , di fo. ocre
VOCI, c periodi . L'arte di ben dire «di feri ver bene, con ottimo flile è I*
elTer ricco ffidee,...!. fenfazioni , c manca Io ài ' te , perche mancano V
idee-, e f, dimoOia C.O dal vederfi che noi fempre XcriviaS male nelle fcrenze.
fàcoità-y deiJe quali ' aop abbiamo idee. . :' . c'cl: ^'■^J^f'^m'rM
ìifubUmcdir. fcrifcàno-, feoendo dice Monf. le Batteuv Chbn»,Mle.fuMime una.
ferie d'iS Wli efprefle nobilmente con eloquenza- e fi. gure ed il lo
£à,conCaeiB tabfa fc una- foia parola, Longino , ci» ttaglì aiiii- ■ eh. ha
jaeglio feritio fui fablim^, con%nde il MUm to»»■gta^de■ ed; alta eloquenza ,
ed m, «o «wfono molti: eh' ei vada errato! ancfcè Con cofe.diverfe (jV.. . i Si veda MonC le Sjbttox^rùu&M r :
^'ure . V efempro adla rOT^SW^ $. 4* V Amcstt ddl* articolo fubVme ndP
Enciclopedia di Parigi ( 2 ) dice ^f- fere il fublime quello che c'inalza ai di
fo- pra di quel che noi eravamo , e che ci fà lèntire t^ie innalzamento •
Diflincue ia fubli'* mità d* j||iiR4gifii 9 e fublimità al fentimeutì » Addude
per cftnipi di fiiblimità d' ioiaginr quel notò luogo dell'Iliade di Omero «
cbe è fui jfifanorum cBruta art , ftcrofum popuU Romani Jtocia, O aquates ,
quas ilLe praceps ameneia , cajlt^ profìraiifque fjndijfimis lucis ^
Juhftrudionum infanis niQLibus'^oppTifferat: vifira tum ara , vejira
religi&nes /vtguerunt , veJlra vis valuit , quam ilU omni f celere
polluerat : iufue ex tuo edito monti , Latiaris , SanéU fypéteff ci^jus ìlle
lacus^ nemora flnejqueyfape omnl mfairio fiupro^ ÙfctUre '^ wuKuians^ aH Ruanda
adttm, punÌMuUtm^9tmU» i^mu^fiis : micf iUét. \ iw JbQ in confptHu , faf0 , fed
Ittfim tamn & ^hi%m _janét folutét fitai : Ciurg prò MUon* 31. paf* 77*
Tom, rih opp. edit» in 12. Èarhoit* U tfCbmpiO oel iiibliaie è poi ^fto : Tum
Olympi «Mffvjlrai » ^Mé^s ptouUài^ fimitìm maris , & trmi/ttts HpoM^ ac
rapsa in,torw fracipiti turbine fulmina cernimiè$. £' da offervarii^ elle
priora n^lci Savj, e Filofofì con- traflano per decidere (e certe fraH fieno ,
e uò nclio flile fublime . SuHc parole delia Sacra Gcnefi , ove fi delcrive la
creazione della luce col Fiat Lux , G* JaH^a tfi Lux , contrallano fè vi Ha
fublimità di i^ile molti Autori , ed // Longino , il Fe^io , il Clerico , M» la
JHottty M» Kenodoty Capperonicr^ M% d^QUvet , Jlf» RolUn (000 di 9pin|pm
oppolle • (i) EncUlop* ijtm XF, pag. é0$i idU, in fiL Im$^. X77PÌ * . '
Digitized by fl^Mm, follai di^^. ^y™^ . * * «ncKtopcdia addoce per .efempio
dlfublimi. a^d^ imagrar. in. Omero,- la delèf ìzionfr deife ffi^ *^"V P°'
da Virgilio. (4) il Giove e de' Dei nei loro cptìgr«flb^ d- tuo de'luQgf»!
roitabili di-ViigHto.i'; ' • SJifittxlul.^iHiiiie;^6,^ i « jWiime , die» •'T V.
-» .. , «o trodom ,„ p,<>f. Latin» il x»S»mtT^. rno oyifenfce m
verfiiEGmetri da noi addotti. * egiil. Par che non fiafi d^nUo . E una figu^ ia
\ Nafce daUt figura , o da ufH Ji^urc ì Tuò enatai 'mitigmr generi di firmre ,
n [tfa^ m grandi figgetd ? Pub ammirar fi aUra cofé. in un eclcga , fi non che
ima beUe^^ natura-- . le , fi mlk lettere familiari , e nelle aJjemUm. una
furaMUme^aì o pure le coje naturali e delicate fiamè la fubliwità delle opere ,
che. fPiÌm\^Ai.P^^f iilfuhìimeìOve s\ incontra ? ( r) I queliti de Moni, de la
Bru- yere fono' &lrifaWi*c'taka6 la ìagJo-- naia, che Mi forma ,.ed a
tali qutfiiunon. ppxrebbfiro rifponderei,' Longino , ne If fuoi C^ommeniaiori.
, nè Monf. Syirame , ne ^ J^c^ né che hanoo-fcritto fui fubli-.
mjLSìmtì4Ì'J<^rìèM*Mfa^^^^ potranno fom-> wmìfl^ftri 4 quiCil .di
MooU. da la < Bruyere ^ che 'sprono valla campo a ri-t. lleiiere , che i
rettori ci Ranno Ipeflaarùte» dslli^ r;iire idee fui fubUme , e che H fiiWi-.^
W èi'più,«cir imiiaziope femplice della na-^ . tura;/;vchir «PgH arlifiq dell'
eloquenza . II fuWÌrtip ::l^\.d»lfc còfé dalla.irauawooe^« d^lla. naiqra , che
è fcmpr^ f«Wime in fu^ta le cofe . Quando fi fentc»benc s c fi penza fcene , e
fi oderva la natura , « le imaginr . ^rtlficiaU delle- parole dipingono le i
magmi . naittWii-jl^te i « i« idee €Q?ufpondono- . ... f • \ ; ' • a CO-'t , .
t . -. », < • ' ••• • **. »«4 . • Digitized by »77 a' colori della
natura'; aìiora ; fenpr* fi va al fublimej :tiòè all' ottimo, al corrifponden-
te , alla- nata» « Nella Tota imiuztpne della Datura fi <feé etfrcwe il
fwblime . La- natura- le e piacevole •dfellcatem ddi' imitajrooo delia natura
in u.i' Ecloga , Jn un* Idillio dt Madama da Houlieres , di 'Chuulicu , dr Fow*
ttntUe / di Pope ec, non rendono tali ope- ft ruUimi / Non più C dovrebbe dire
JMe- fiOime . ttmie , baffo , ec ma dovrebbe dfifi ftile proprio-, o ^mpropno
alle cole , alia natura , alle idee i alle iinagii|« . Nw fi. dice pittura
fiiblitne , picara- lenue , pjtiufa ampollofa ec. . ma fi dice pittura naturale
Originale , ritopria , corrifponde.ìte ec. j co- pian dalla aiStnra , artifìciofa
ec. Cosi avreb^ he a confiderartt : lo ftile . Si dovrebbe la- rdare di
dividertela tanij afpetti , e àt. c^3nfiderarne tanti attributi , e pJUUoBo
.CQnfi.. derarne la proporzione cogli ogetti.> che di- iJinae. e colla
natura , e vedere di ridurre-, ié Qualità delle imagini dello ttile alla qua-.
M ddte eofe , che rappre/eota . Lo h.e de/ eflfer* «Me tìna Umpida imagHie dell
idee inteHettuali , 'che rapptefcna *. e. dee. ogni imagine rapprefentarsi
«> rirpondenii, ed allora è ottimo lo «ile , a teiSTé, fia medioae, fia
fublime purché i.a ar/e cofe proporiionato . Lo llile dee Tempre e^fiderarfi in
rappott» alle cofe, ali idee, ali iiitBBini .fenaa badare a tantodiainjtoni di
solo- IO che credono ci>e il fiibliins.Wi)afl^.neUe pa^' • S 3, • . «ole
I ^ jd by Google i loie , c nelle frali , c tlie nel rcnderfi fubli- me con
parole» e frafi » ecootornj di perio». di ccnGIia Ja ^era -clagiitMa «cne^effi
bm cooGitttt«iiei -lbb vfeK>» ndr't^^ che con «contiadMonenittnirefla
> -pmideaiio jda* Foeti 9 e iégV Morici efemp] delle doro W gole i onde
fi deduce , che gì* Iflorici , i Poeti , e tulli gli Autori fono contempora-
neamente Oratori..^ Filofofi i Iflorici <^ec« che la'vera eloquesza
comprende ogni ge* ner^ di'£cmere.^'>e di ^dice .» ;oofii>€hCcinai'
faillanteDieiité' fi può fipMri^ % $. 5. Monf ^yli/ain crede cfce il fubU» me
fia un dìfcorfo aflai vivo , ed animato « che co' nobili , e magnifici
fentimenii innal- za P anima , la lapìfce , e le dà grandMdee. di fe medefima;^
L'- Ii^gleTe McnK Warbur* tOD^tteHe 'file noie, ali* opere^di Pope (6) .in
OcdUi0né^di^voIcr*^.diiMRi9m diuor-, fo, che Pope -^ftiUa fine * dell' uUima
\lettera, dd faggio fidV Uomo indirizzò al Tuo amico Lord Bolingbroke fia in
tutte le pani fubli- me^ perchè vi tit>vava ,gr^fl^e{[{a,«e fubUm^' zA
di -concetti , aiùifi.ajmù>.fatttko y d^gan^^ .» éi òriint M fgure ,
fpitniida .JkUurti , if^fi :^ é&g 'nità • , •< e waefià rin
>ri|tfti Jimofira/jobe via ^ tali cofe egli fa confi fiere ii fublime ,
dietro la fcoru di Longioo»* Sij^ vedere ia^dia- Tom* Il pa^ s^^ éé^ im
i».,£aw(w.J7iS ttf dfniocszfoM Ì9I clètiD ▼i^BoirMi • ^ §• 7- Volendofi fare
delle o (Nervazioni Filoroffche fullo (lile , bi fogna confiderare io flato de
ir idee , della mente de' primi Uomi» m j che ofleryaronò la natura fulie forti
im« preffiooi'j che la ot)vità delle cofe doiret fàvt Alila (àntafia , onde le
prime idee ; H . primo (irle , la prrn^a eioqucnta , come ff è detto da noi (7)
fu tumida ed ampoifofa • I ragazzi , ed i felvaggi hanno la fanralìa pia viva,
più elaflica» più aiterata , end' è die ie iiniraifni foùo più yivide , e la
flik più ia« S 4 nudo MURATORI (vedasi) crede nella fua Perfirtd Poesìa 9 VoU L
Uhr. Ih €ap, if. , che T eloquenza, e' iai'Poésk principio éraii (enipUd » e *
fegoivano ì\ linguaggio nmmtéJfi é*gU UMài » e che a poco q,. - pòco d
perfoioaò Ìù Jah nsturaU , e maturo , che fi inaitaoiie ià Aoma fino a' tempi
lii Tiberio , dopo il qttale vennero i.OecUnntori , che corruppero Telone* za,
e lo (li le con jpenu'eri acuti, e colio ftile alterato.. Oàerva il Muraion,
che OTÌdio iftcflo, dietro la fcor-, a di Pardo La irone,dcc\imò mollo , ed
oflerva il Alu- raton , che tumida , e declamatoria è ftata l' eloquenza di
Vellcjo , di Tacito , di Marziale , di Lucano , di Stazio , di Seneca , che
piacciono alla giovemù , come a Ce ftelTo dice efTer' accaduto , ma che coireti
perfe- zionata la mente, fi gufta lo ftile ferio: Se a'raj;azz', e a' giovani
piace Io ftile tumido , ed ampollofo , e fk i ragazzi , coni* è certo , (òao
fimboU delle prime na- zioni , reloqueoa delie i|rìiiie nadom, che t'iflniiro*
a», dovette efleie metaforica » fimboUca» tumula, ood* è che prima è Qaiv lo
ftile taiaid» p t dopo il finie, € M €ttte diit il Mwmd* 2So tnido e
metaforico, -più iledamaioclo a teno« re delle pa/Honì , che fono più veementi
, • ed impcuiofe . Ciò che fi dice de^ ragazzi fi dee dire de* primiiivi Tel v
aggi .«d ìocqIù Uomini, che <;bbero un'eloquenza alterata ^ €ome le loro
Jingiie^ e le loio idee , v^crdBb- te di .grandi faotaGe^ cbe éijpreireso .rài
flile eniufiaftfco,fanianico,anegorico,e gon- fio , come lì può o&rvare
in cene canzoni Ameiicane riferite da' Viaggiatori , e dallo Spettatore Ingleje
. E' una verità quefla.^. che fi dimoila
da tutte le ^primitive profa- m iflorìe^ e mitologie (9) , e fi dirooflra*
ancora daU'iOoria delie lingue le. piiì eulte, così • * V " . *. • . - « IWonf. dePjw^ Autore AtWc Recherc/us Phi
lojopkiques fur Les Ameriquains , , vorrebbe che gU /Americani antichi , e
mrcicrni fieno fìati vii Uomini J pm ItupiJi, i più ignoranti , i pid inetti
della Terra, anzi i pid mal- -veduti i^.alla natura, ond'è-che Topera ik ÌHotiL
de Paw è una Filippica- contro il clima, ufi,. coAimii, e riti Amerìcam;
onci^cgli, e coloro che iò« DV del filo partito , rkierannO' quando vedianno ,
cb«.: noi attribuiamo V^iog/ff ^j tumtda afelsuaggiJi Dinii« no elTì : /
felvaggi non hanno elo^uea^a Non aym- JÌo,nìc -Sanno, l'eloquenza di.Gcerone, e
di Demo/lef ne, nia'^nno 1-^ eloquenza delia narurn, fuUa. quale G.. forma la
vera cloc^utnza . Cài ha idee , chi •etiMliiCa» ed efprime le fuc idee
co'corpi-j tip* -fegni , colFazionp,-,. C'^'hn1ho!i , ci? anche' col
"frleiuio , può avere , ed Iia 1 eloquenza ; nuT per lo più da' Rettorici
fi hanno full* eloquenza idre cironee , coiiie fono per lo piiVecioaciB . e*
idee di Aiorf Paw fueli Americani. ^) Cosi gli amicbi diileio i fiumi J^ragani^^^
.i^uo Ly Google cosi antiche > .coin« moderne (so)» cCornigerif e tetti
Eroi fijc1iAiDaRftK> J^ìb^i^ Di9^ itf^ > figU ^* Oet i figli
Giove Egioco , cioè di yuei primi Hafiofi • 'Quelle fantafiti de'popolt
produce* TO le Minerve di Bevine luci ^ clic erano quelle and'» <die
StpfMfeJfe le CtUri , /r ^^i-> ^ domane , r-rj* antiche coltivatrici , ^
giardi/tien • I fiacchi^ gli Ercoli, e gli antichi Eroi lì Jipingeano (pcffo
col- le corna , perchè le prime idee di fortezza erano nate dall' aver \\i\o
gli antichi cozzar colle corna, così ito- ri, come i montoni ec«, onde
comu^comua dinotò an- che forza, ed abbondanza, perchè le corna dL*c;li ani-
mali fiifon talora i primi vali ^ i primi bicchieri degli ancithi , come hanno
mólti favj olTervato La prima * eloquenza fu danqae tutta £intaftica ,
ctfillegorica» co- me ÌK il Signor Vico nella Scien^A mrm.dinnofiratflw 'Il
Signor ifìratori , che crede » cìie la prima eloquen- laa fia fiata (èmplice, e
natorale è rmentico da'^rtniit^ 'vi. antichi G>dici Egiziani, Indiani;
Petiiant, e LhinelU Potri mai dirci il Muratori; che quelli ^no fi:ricci eoa
ifiile naturale ? -L* Aile natQiale « e Inacaro fi. «equi Aa quando la lingua.
, e ie^fcienze fono perfezionate . Ci' dica il Muratori ,, fé la lingua Latina
de' tempi di Nu* ma era V ificffa di quella de' tempi di Romolo , de* tempi
de'Saliarj., e delT eloquenia di quei vcriì gtios olim Fauni Sat^rique canchant
, "Come dice Ennio ? Dunque lo ftilc Metaforico , e fantaftico , precede
lo Hile maturo come ne' ragazzi la faaca^ precede all' intelletto • • . » (io),
L'éloquenxa .delle Hn^e In^elé , e Fxaii'* cefiv». oggi nella loro -perfenone
-dopo the la Un* sua Fraoce^è ^aià pefitzionata nel tecolo '&Kce ifi
MJsÀp. XJV. La lingua Inglelè è fiala negli ultimi tenn pi. da moltiOimi
Scrittori coltivata , e refa propria ài ogni (cienza 9 dopo le opere di AddiHbn
, di Hiune^ .ftobeitfiiii ^ di .Pope- AU-«ia -cosi io Ictìme '«dr I a8a (• 8.
Lo fcrivere TempUce» netto ^ na^ tQrafe , e di buon guHo non è flato mai mito
alle prime epoche deir eioquem» net- te divec re oasioni , ma fi è r eloquenza
te* fa perfetta , *e tnodèlìata Tulle leggi del buon giifto , e della natura a'
tempi del fecola dì oro di ogni lingua, cioè quando Afono per- fezionate i'
idee t ed i |>enzieri , ed è ceSata per la rifleflione , e per le
oflcrvazioni P azbne deiià ftniafia « e 6 è fortificato 1* in« tellctto,; Lo
ftile naturale , e del buon gufto nafce appunto quando fi vedono dalla ragio-
ne le cofe ne' loro veri , e femplìci afpett? della natura , e cosi fi
concepifcono , e così fi ciprinono. ^ tempi di Shakcfpeare , c de* tempi di
Milton ? E* ferii- to coir eloquenza di Pope , e di Bolingbrokc il Poe* ma di
Fingal Son of OJ/ian ? L' eloquenza delle Tra- gedie di CorneUU , c di quelle
di Racinc , di Voltaire ce. C ftata l'eloquenza dello ftile perfetto , e maturo
, e nw Murali della lingua Francefe ma dopo piil tempo fo- no vernili cali
pMrgati Autori nella lingua Francefe. ì In tut-- te lie nazioni andcba noi
▼ediamo dalle Iftorie profane» die ce ne reflano, ei^rii eoimodaco daUo. ftli
tumido^ allegorico, e coptolb. Fin feloqoeou della Jtogiia E« allagotie,
mecafere, figure» ìmaxo/ ni ieofibili. La lingua Ebraica de' tempi colti di
SiSy» mone, non fii l'ifteflà di ouclla de' tempi de'Gladid, diverrà fii poi
ne* tempi della fchiavit4 di Babilonia , e ne' tempi di Ffdra , e de' Maccabbei
» e più divcrfa ne' tempi pofteri Rabbinici . Ogni lingua Jm Je fue eci » é
oiiglo^j Micj^eiucm^ peiteione» « dacadennitf ' DigiiizccJ by p. Quindi è da dcdurfì
, che h ùi\t femplice , e naturale , oltre V acquiftarfi taf^ di , come tardi
fi acquiOa V ufo di btn gionare iìiir orme della ragfade • non dtf ft iàotafìa
, è alTai jpk 4ifi<ie di ^ cfte H crede <ij}, xome jier Toppoflo
lo flile w nifdo , ed aippollofo , è più fadie , come fi c effervato ancora da
un' Autore di Quifid jpeflb fofinici (u\V Eneidù^^ (ja)'. > IO.
Infiiìiii Amori /lamio icntfiio iuK Sé. (il) L'eiprìmier ndee con gìganicrchc
metaforcw cmiifiaftìca , e fiwciftica eloquenza è coSk aiTai pià iàdle , che f
.«dqpfU'f eloquenza del bion guHo , e ^Ihi Mt&ni » che .fi^goe l'òidioe
de^pemicri , e dell* Idee , e del lanodnio , non gii le dwifioiii ite'Retto-
rTidy.ed i loso.artìficj fui coòtonio de'peikdi , fiàfi. *e umilerò, oratorio
,^ful quale i^Rettoiki i pid culti in- finite cole elicono, tenia zifleuere ,
die fji Attori, <de' quali adducon eli .cfempì , non badarono od .compoM
a cutte .le regole che efTì danno, e cLe .volendo a'£> lì rególe badare
, ci vorrebbero jpiil mcii a comporrci un* orazione , della quale fi dovrebbe
dire Fer/^a & 'Uùces f^prateraaque nihiL Le .Logiqhe.aiuiche , C Ic
Re«oticbe.(òno n>olto viìmili . ' «le km^iàb r^M^Wàt Aer Ecfeghe , lo ftile
iami. Irare di Citejone , ^^q\)o lèt Coitùuni^ M tiùrt ^ del qoale^iliDe CICERONE
(vedasi) nel Bntt^ tap^LXXfr.^ é»é ^tpUs fi^imm fottagfc fecit , yoUtnt .HU
MUmi^y Jlfis titurttéi yitiés^ftiùUm AomiM à firiBendù deter* U iiioJc
deaiiieKait % io flile tragli ànticlii , e moderni ma niuno Jìa fcritto uagli
amichi meglio dei Longino dìo Tiatiato del sublime, e tra modem niun^ altro^
megHo dei Condiitac nel- ja fkm openetta iiititd[au T Arte di ferìvm ( r 4.).
£Ma oflèrvarfi, che pochi, e rari efem^-j , € molti precetti abbiamo fuilunile
da imitar- fi , ma il Sign. Condiilac è Autore di ec- cellenti precetti e
modelli fugli varj flUi ; ed è da oflèrvarfi ^ che i foli grandi- Filo- , (oh
hanno faputo , e potuto faiver . bene e dar precetti di Tcriver bene . Perchè ?
Per* che dice Orazio , il Jaiat è U fonu àtiU ' Jcrìvir btné. " ' ' $• ii«
Ogni fiile . dice un Savio della -■ ^ > . . • Jfrap*. * - • • • • che fbao oppofK al
nè^efimo , fi nlért(cofio lunga- 1- ùwiiie , é.dottànaente nelle jiddiiionì
zWìl i^npiiont' fetta da Defiriaux al 'di(corlò di Longino fili mbiinie»
addiaimii che fi lee^cmo .oeU* edizidne dlì Dijprtaux colle note di Si Man \
Tom. iF. . fino alla, pég. iS6. ■ V Hip/
cT^c', opera clic U Tollio magiifi- cameme publicò. per aio dell' Eleojate di
Scandebutgo ùei i6p4. (14) Traglì anticlii dilputo molto fuUa Aile 9 e dìcitara
r,Oracore Ariftide , il qual^ parlo di drcondu- zioni, amplificazioni,
acrimonia ^ e tirconduiioni di di' Sé , C ne parlo alla moda di quei tempi ,
come haa fatto infiniti altri Autori Greci , e Latini . Si veda . Ariftidc ne'
fuoi libri intitolati TfXvt^^ VtiTc^txMV • Oper. Tom. L pop 438* mi' %yu'* sditimi»
J<àè 4 «i- m • ^ f .-ly i.i^ud by Google » a8x 'Francih ».'%.piia
rijimlre a(Hbippiiccf?^''j(dr^ faUimc 'lbtà> ì quali? fr-èorpprendono*
gif aitri , e tiittti hanno le bellezze communi , c ' moejfarie , e Le
particolari . Le bellezze cgm- aiuni Tono la proprietà e ia prtcijjone delli
Uà, V elegarì^a e la proprietà dell ejprejjioni , é^ \a-^purMàTddi^Jingi$fi :»
pgni iibrp ':;.;9g4| * diTcorib* ha bifogno 'di tali C4umnùni*ed inC'-
Vftatiitt pi-eFog^ive!.- Le ^uaKtS pànMdri coiilirtono poi nelle particolari
idee, che con-» corrono in ogni fogeiio . Un Comediantc Mon pu ex -ragionar da
Filosofia. Un Tragico dovrà invellirfi dé' Car9KiSFÌ-.^*;e* dt^llo Urie degli
Eroi > che ci prcfenta ..Un Fattore ' Uoa letteta fainHiaiie una
/crutura didaitic^ non hanno bifogno dì mela Tore , efclamazio- ni , di
commozioni , dK affetti. Le perfeio- ni . deii' «ioqt^2a. confìfiono» ^>
41^e V iA^Qo: Autore nel' (ìpec le .grad^azidoi divetfb tra io fliie .fimpUti
ed! iir* fytUmr, p V atte di di(po[[rf( ,icr dipingere lair graduazioni ^ Ah^O*
- landre Pope nel tìpe della lettera IV. del Saggio fuW Uomo mentre loda i] fuo
amica Bulingbroke di averli imparata i' :ar(e de^ P^e^M^.e^ della Pò^^g dice di
degnarli di inparargii l' arte d* imitare le variazioni dei* la natura col fuo
flile , di ahbajfarfi don dìgm- tà , a déverfi con moderazione » di iodate dal
grave al faceto , ^ dallo fpiritofo al ^ ferio > di ejjer corretto con
brìo , ed eloquènte con natU'* rateila . .Tjjli j)^aggi. tii fliii/ogq.iMpqu^^
fe- ^lyi.i^ud by Google «(^ rPopè ; iotè dìflhiiiflime » n MlSmt ddl» natura. ^
che è Empie beilo , èà eie» l^te , e vero , come oflerva i' ifleflo Auto- re^
piace Tempre^ ed ia bocci* di^outi,. oo»; ^tm, uifira:, w: air HMfo». cr^ td
avfiOben potmo portare dali'xftefro Autore un'altro famofo efcmpio di una
patetica natura» lezza in que' verfi co* quali Virgilio di^ Einge l'afflizione
deil' addoloiaiQ»Off£9p' pit: t morte: dt Euridice: : Tkj^iàdf Cm/mr^ ' trfito
in Umn , fiàtmi. Moof. d' Alestbeit. ^i?) -Quefii. peza di fu« Uimità. naturale
coni^gono, é piaodonO'^ da par tuèo « Ma. le fiibltmi^ anificiaii ddl^^ Alia
coufilbaió^ iDMrapporto aife-patoW'^ non Convengono ad ogni genere di
eloqiienza particolare , che ha i fuor corrifpondenti particolari itili di
verfi^ non ada^ili^ ad al«^ tà gciMti» Viigj|lia amttiÉ: pookQk ppn» io- •
< (16) Fìrgil. Georg. Ifr. V. j^ffS' - ' " ' c.iyui^cj Ly Google
bocca di Didone H yc^oUi ¥ìdi ,ut perii &c; com^ igpca ) e gli «luì li,
iulcU, Ccr^us » ma ooa ^p^. Qafiantafyut nuca , mea q^as 4aiaryUif Ecco duQque
le varietà dello Arte aitfficiaici* cbe non può adattarli a unti i generi
.còmcf oflferva il citato Autore Fiancefe (($} • . . . CA- (r8) L* eloquenza
così' Poetica- , come ProCiica' dcv'elTerc (emprc adattala alle perlone alle
quali fi ac- iribuifcc . Si debbo 11 conofccre nel parlare efle perfonc, e non
1* Autore . Molti Savj , e molti Filofofi , e mol- d Poeti han cre4uto di far
bene mettendo in bocca di /urtici, di paftorelle, di perfone che non doveau
prefii- merH molto veri^te nelle fcienze , difcorfi ddla pia fo* da. Filofbfìa
> della moraJe h piti rahiiiiic , dplla politi- et la pi4 aAni&
• lo tali drcofenie-fiftlca 4wfm 4dll' AvcoiCy aaa apn già b natoralena ddk co^
tpieÙQ difeso aoiabiliiuiuo qulonoò^cflb t'Tjr^gici , ed i Connici , clie
inrece di parlare coli' idee , e competi* sucri de' perfbnaggi > che
meteoao in ifcena , ptlaao coU'tidac di loro flieffi» e dipiogono los9 Ae0 ro
q«ei peiibaaggL il che vqii ragione ibn^bra mn difetto ago- loro ghe Unop ben
penzarc . Deriva un tal difetto per* che molti voglion piuitofto ne* loro
drammi far ponapa del loro ingegno , che dipinger la natura de* perfonag- gi ,
che s' introducono . La fublimirà del pcnzare , e la Filofofia non competono in
certi generi di eloquen» 2a pro(àica , e Poetica , che dimandano uno Alle
ceuuCj t auUccaio alle pciioae « àm s'iouoducoao t •288 ìteas ' '•' ^ .sax. . C
A P.. O. i¥.- ' tiiffejp^ FOofoficht falla fiiU., e fullc. ' £uc regole , , , ,
• OGni lingua dee avere* i fuoi fcrittoii' particolari fuiio (lile >
gificchè quelle regole » cbe fl dann^ liMIo lUle* delie lfng^e 'morte , come
per io più han fatto i Retto* rici , non fono adattabili alle Imgue volgari j e
fpedb una cofa quando è fublime in una lingua , iiYiiiata , o tradotta ia altro
idioma, ^ diventa bada » o medieae > porche la fubU- • inità non fia il
foggetto in<reente^ come m óaoiti'caG (i). Pec ben giudicare delle qua*
Ai ^ elo^ucQzai e d'ideePpeùche» o Pio^^idie^ CÌ09 . j ,^L.d ikà^ dèlio Aììe fa> duopo fàpere
minutamence analisaiie le fv» idee » e laìua lingua, quaxi- jdò G vfiQl .
comporre ^ ed' analizere' le altrui Idee v e l'aitiyt lìngua quando fi legge
> dd- vendei} confidenite le varie qualità degli (l^ ii in rapporto a'
giudizj da farli degli altrui libri , e Itili > o nei formare il proprio
Ilile> o nel comporre ua proprio 1ìInk> • $• A* . Oltre le regole
, che cohcernonò il Emon. nuiòcinla «>dal quale i' ottrmo flile dipende
»... fi dee &pere , per qaacno'pTÙ fi può perfettamente, quella lingua
, nella qua- le n vuole fcrivere , e leg£»ere , conofcerne i lignificali
naturali , e trainati delle parole > ed i rappprti delle i paiole all'-
idee . Non fi può ben capire una lingua, fe non 'fi è^ Fit lolbio iilummato ,
onde invano i Filòlogi , e gli Antiquari fi sforzano di ben capire gli Tom. IL
.. , • Àvt' ciono ia tutte ie lii)p;uc , in tmrJ ì tempi , in tutre «azioni ,
ed adduce 1' cferapio òt\\2L 'l.uJìjJe dui Fot- iog)ie(è Ì€ Camoens il quale
neli' atto die ia fiotti, degli Eroi fli per paflare il capo di Buonatperaoza
delio allora il Fcomoiitório delle Tempefte » introduce un formidabile
fàntalina che innalza dai fondo del mare, la di oit 'tell»«ghuige alle nùToIe y
che è. cinto di venti , di tenipcfie» di nilmini , che (lende le brac- cia
(idi' Oceano , e- che è il Nume di quei mari da niuno allora valicaci: filTo.
minaccia 1* audacia de Por-< togheii, e. loro predice ruine . Quefto
pezzo, dice Mi ^de Voltaire piacerà in tutti i tempi, ed a tu:te Je na« f Autori aniicfìi , Quando non fono efli Filo-
fofi . Per il buono flile in una lingua è ne- ceilàrìa uD'efatta ifloria delle
idee» pentieri^ 6&tfM, e materie» e cofe trattate iti quella ]irgua e
poi l'iflorift ddPepodie della graif* dezzn » e decadenza di quella lingua .
SuiP idee , e fuile parole , che fono le imagini delle idee, è fondata la
Critica dello fìile ; ma la fcienza* delle idee ^ e delle cofe è la fcrenza
della Filolbfia, quella delle parole è ia Filol^* Sono dunque tmmibe mfèpè*
labili . * $• 3» Per acquiflare il buon
guflo dcìlò fiile bifogna leggere con guQo , e giudizio, c feconda le regole da
noi . date (j) i mi« giiori Autori di una lìngua ^ ed i giiìdia| ^ti da'
migliori Criitd iòpra tali Auiori i ftmpre efaaiihando con impànialita il pela
di tali giudizj • Conduce a tali efami un^in- defelìo Audio delle fcienze
Critiche , e Lo- giche , dalie quali s'impara l'indole de' vo- caboli di una
lingua , i Ipro cambiamenti ^ le trgote 4* iobrpetraié le caratierifliche ' d^»
ff (0 In&tti gli Amori de'precetti i là^jUml IKlc fono fiad grandi
Fiiololi n^Wpi brè, coitié Pla<' trae, AriAoceie, Lopg^ te., e Del-
doftro Secolo itt-^ finirì FiJoibfi han cercale di migliorare il buoh guflo
Aeir elo<)ueoza . Si veda àè die abbìaoi detto kkifutSC «pera Jom, L
Pan. UL ' • ^ ' (ij 4 ultima ■ ' Digitized by Google dello ftile d^^ognr Autore
, d' ognV tempo ^ d'ogni fcicnza , e luiii i requiliti che fi ri- chiedooa-
por, tea comgocre e. ges^ ina flite fia core iQ)on(faiiie alia^malem 4Ìeila
qua« le fi tratta , ai tempo , ed al fecolo , in cui fi fijrive , ed al guQo
del fecolo , cosi ìa rapporta alle, oofe > coioe aUe parole » ' «
6iio.(cntttQitU liVrt UkVmvifìmùAmi Mi^ auim » sa' ùc^Sfi » iàlk &t«e ,
fiiUft navi, (tilk.cabe».sii^lunerali, e Copn t^iw le astoni, colè ,,e<!
arti degli antichi* Vi fofia iminaitè CoUenio^ ni (il Tefori di- Antichità.'
Qftchà , Lmm€ » Orientali in immenir Toni • iafimo letterati fpafgQooa immeod
fiìdorì a.di£ci£sarie un vocabolo di uoa4iaizioiie« afiipt olire un frantume di
un' altra , ad imitare un' iU:rizionc ninebre di un' antico marino di Roma , ad
intcrpctrarè an* antica medaglia , a darci- una fpiega di ua' antico fendo, di
un'antica gemma, di un'antico vafo. Quefte cole-, quando noiL conducono a
fcoverte che migliora- no r Uomo, fono inutili. Gli AntiquarJ, ed i Kilolo- fft
ci daoQo- fpcflb eicmpi de* difetti dello (lite riguardo r >L r . ,
Hbflb« tempo - lo ifai£& det.tooa.. gnfte-.dc^ antichi IQmvxiflèttono
MtJi.tuiU' tifami fieimttstjkika tfè ffimU. di
Feà»'(£0ii*7AFrf^.i7-)/Cotaa.fi:rivono »effi>' a' loro^ contemporanei
(iiHo (lile con cui avrebbe icritto^la Madre di Evandro. ìé^J»//^* > \
ifm^^ » a^ Pinary» Lo fpirìto di -affettare anrichnà iia corroiie fin le
moderne lingue viventi . MoltilCnii ItaKani vonno aoGwa imitar MoMtsìQ , «
ViUmà $ oéM Francefì Digitized by Google e fa duopo'; clie le voc? cor nfpondàno
al- le cofe , e che i vocaboli fjano fempre prò- pij ) e qornfpoodenii alia
x^ualità deile core» e il prendano nel fenfo in cui fi iKioprano ,llà*
contemporanei. Si dee ibpratutto belare, che ia fobiimita , baflèm , e .
roediocriài' delio flile dipende più dal foggetto , da* penzierr , dall' idee ,
che dalle parole . j. Tmti gli lUli , fi riducono ai yù- hlìme , ai rmie , o.
hajfo , e ai mediocit - jlf. U BaUcux divide lo fiile in ftmpUct , mt\\ano » e
fubìimt ^ o Atvato » ed adduce di' lutif qucftf flili'èccellenti òflèrvazlonf
"pie- fe da Cicercne de Oratore (y) . Lo ftiie, fit- fclime li manìrefla
dalia magnilìca elevatezza de'penzi^ri » e delle parole , Longino nel Tuo
Trattato dei Sublime fiabiil cinque fonte delia Aiblimità deilò fliie '» cioè
una fdiee fopìojìtà di finm\t , ^ vlvt imagini ii 'af» fetti , cofe che
dipendono dalla natura , jvicliiecle > poi come ajuti dell'arte, uua eU*
fm^ mUlà diji^urc , t di fintctlie , una lyioDtaigne , c Rabelais , molti
IngUfi Shakefpcjre , e fiiUon . ór Icaliani foono imitare lo ftile dcgU lo'-
gl^fi » e de' Fmcefi , e. credono effcr ciò il capo di 9pera del buon gufto .
Intanto altri gridano per far' ^piiicare i Greci, e ì Latini. ^«or capila tot fentsntia^
(5) Monjleur Le BatteuX trincip, de La. Lutc^ mtur.l Tom, If^. , Trai té IX,
Dts Genr, en prof. /. l'art, Ckap. Vllh A oa tippiUe Jiyié » Ù dm Digitized by
fcAa doeufìm» con iropi ^ ed ma campo fi ^io^ m.magnìjtca • Dr tutte quefle
qualità tavel- la a lungo, e dillintamenie il Longino, ed, i fiioi molti
Comiiienu tori (6). Chr voleITè fogli efeuipi .de' Rettoriiji , e fu^Ie iora
deS- iiizfoni concepire fdee dèi rublime ', fi .ve^ drebbe'piuttofb mirHuppato
, che illumina* to , giaec&è'la fiéUmtà è più {^^ììc a fen- tfrfi , e
conòfcerfi , che ad infegnarG per precetti . Gir Autori de' Fnionì fecoli in o* gni lingua ci poiuio
fomminiOrar efeinpi Ail fiifalime (7) . ^ §.5. Fa duopo riflettere >
clié Id>flilefii-r Mioie» U tenne ^ ed il mediocre > non fi devo-
(6J P7d. Longih. di fifUifU ih ufuTttX:renffftmi ^rincìpfs EUawaUs
BràlidihtifHa 9dU. Tali: in 4., A^II. pag. 47. ' r (7> ' Tra' Greci è
ecccUente per la.lbblimia^Pin. darò , molti libri dell' iliade di Omero , e
fpecialntìnte il IX. hfempj di fublimc eloquenza. Tragica fono ih Sofocle , ed
in Euripide . Tra Latini vi è Orazio fu- blimi/fimo^ in molti luogbi , La
(ublimiti di molti libr? dell'Eneide di Virgilio è ammirabile, fpecialmerue nel
2* nel ^, , nel 4. , nel 6*. Cicerone fomminiftra infiniti «empj di fublimiti.
La perorazione del aringa /)rt? J//- iCttt : f^a/eaat\ f^aUant inquity Cives
nui , è un pez-> ao di (ablioiità, che non fi può leggere fenza lagrime,
Miften » e Shakefpeare fono fpclTo fublimillimi tra ^^l* logicfi, V Erriade , e
te Tragedie di Voltaire , qudb di CoraèilIe»4iRadne> ec tra^Fraiicefi.
Tragl' Italiani li* MecaftaGo, (bmtntniUni eccellentt modelli
di&Uiinité di flile^,'e^ pedMuii' ^ . • ' ... ^ no conCderar^ eome
fanno molli Rettoria » che dicono oompetere lo ìAiie fiiBikne jAV Orarore , il
mine alle favole > ^IF Eclógfie , 51 mecibcre alle cofe didattiche « Ne'
Poemi Eroici , e nelle grandi aringhe devono en- trare 'tutti gii (li li , che
fieno proporzionati ajla grandezza 9 o baflfesza delle cofe da^dirG. ifieflò
accade in un Poema Eroico , ìq una llloria^ fa un poema didattico , gii fil* il
de- quali varrano , >e devon variare » -co* me i caratteri , che fi
debbon dipingere , il che vegliamo noi da' Comici ofrcrvarfu Dun-» que ogni
materia diverfa di fcrìvere ha i fuóì diverfi generi di fliii. Vi è un fijbiune
proprio delio fliie didattico •» cbe poi ud genere Eroico tvoa h Tùblime .* Vi
è al* tezza propria déir Ecloghe che paragonata air altezza dello flile
clidaiiico non 'Co^ril^XMl- ' de ; e cesi può oflervarfi in tutte le varie
fpecie di i^omponimenti in profa ^ o in ver* fo# f}'ttoue dneque , ii
tiiediocre , ii fubii* Wiit, Dòli '^fono generali , né .gl* i(léfli , vafia- nó
le idee fui fiTblrme come variano ie di* verfe materie , filile quali fi Tcrìve
, i tem- pi ^ ^li Autori i(8j^ (8) Cerne coìié » che m'Oinero lèonìbranno agli
aotrcbi fuhl*mt » non ^no ptiì tali a'niodenri p L'elo* quenza «orientale, che
C\ crecin '(iibloniflìiDay ha ceduto aUo Aiie pili lì^rio . Ogni iècolo , ogni
hajón,, egm icienza 1» il iìio fiiblime , il ùxui. (tane^ il iip mtmo^, ae Digitized
by a9f §. 7. E' da oflervarfi , cfie Hccome la vera grandestza , e maelU deile
cofe da fe fi fofticoc Tenz* altro appoggio di parole , e Utm .iiamiduà v;iiia
, cosi lo Oile veratn^ote nobile , e grande wtn fea bifognó 4^ gonfio- re vano
, che è il niniico di ogni fui?iia3Ìuii vera . Accade dunque , che mancando
talora ad alcuni lo flile veramente fublime, cerca- DQ di'.fupplirvi colla
lumìdità Ditirambica , e colle .parote fefqurpedali , ed ampoliofe • Di qoloro
iht, così Icrinero G burlò lepida^ mefite nelle fiie opeie il Decano Swìfi 4 ed
^tHanifo .Poft (p). Perfio, Qmwk , e ere , non adattabile al fublime , al tenue
, al mediocre di un altra fcicnza , <li un' altro Secolo , di un ahro
Autore . Mille Rettoria vi diranno chie H Poema Epi- co debba cflerc fublime.
Ma Ornerò^ f^irgiUo, LftCA'- nQ, CUudUno . il Taffo , rQUaire , MiU^n €C. iuar
AG le ifteffc {ubHn>ita ? Lo ffilc tentó, ed d mediocre di Cay,
diGelltit fiiri mai l'ifteffo? Lo mie didatti- Qi di Lnsm4 , quello delle
Georgiche di Virgilio^ qìiello del Saggio full* Uomo di Pope fon i mcdcHmi? Lo
ftilc Iftorico di Livio , di Tacito , di Polibio , di Sénofonte , di Hume , di
Robertfon , di Voltaire lono nifemi^Non hanno forfi gradi ài f uh Urne , ài
tenue, di mediocre tutti differenti? Non molto prccite duns^ue^ ni molto vere ,
ne molto utili , fono tante diftinxiom , e regole fatte da'Rettorici fullo
ftilc. (9) Swift , o Pope neir operetta ntpi ♦ t qnafi ttitti i Saticici , come
altresì Lucano , Claudiano , Siiio Italico , Stazio , ed altri* deboli
Hnitatorì'-di Virgilio caddero netib Al- le declamatono / e gonfio , eome^
taiom accaduio ali' Inglefe Milton , ed a Shake- fpeare.Ogni flile ha i Tuoi
ifmiii, /uori de* quali degenera in difetti ^ QuaVi fono queftt limiti i £^ più
facile il conofcergU »'che il dir» gii, cerne ad evidenza Ti 'conofce da ogni
Sa* / vio. L'entiifiafiEiiaimeliettoale^prodiice dunque Io fliie tumido , e la
vera elevatezza dei ra- ziocinio produce il vero fublime . §, 8. Lo flile
mediocre c il mezzano tra- il fublime , e il teiiue . Ve ne fono gli efemp]
nelle Georgiche di Virgilio. Lo fli- ^. le lèmplice è proprio delle CcNoamcdie^
deli' Ecloglie^ de* ^difcorC familiari , il mediocre è delle cofe didattiche,
il fiiblime de' Poe- mi Epici « Ma vi fono efempj di Autori che hanno iHi
nTÌfìo di varj filli, co me Omero tra Greci , e l' Arioilo tragii Italiani*».
Ctce* rone può fervi re in tutte le Tue opere per ' eccellente modello in ogni
flile. §. p. Lo flile in rapporto alle cofe ti di- ride in /erro , in larlefco
, ed in Eroicomù £c . I modeHi dello llile fer io (òno il Talfo, il Petrarca ,
i migliori Scrittori di. Piofi? Ita- ' liane* . Lo iiì\e!.Burlefco Q ofTerva in
moltei opere in prcfa, ed ili verib» di-ogni naiio— ' te , e lo "fiìtt
Eiminàicù i miflo fi fiile Digiiizeu by LiOOglé c bórlefco/éi EiròfcD (io). »
$. IO. Lo flile C confidcraaafora ^ivi- fb in ofcuro , chiuro , intdligibile ed
ajlru'» fi. Per avere idea delio ftilc chiaro , e per ben fcrivere con
cbiàrezia bifogoa faper T arte di ben peniare , e con ordine , e fifle<
ina , perchè la chiarezza » la pirecifione » l* ordine paRà dalie cofè aite
parole • Per ben giudicare poi della chiare22a , ofcuriià , or- dine « o
dtfordioe -delb flUe ^ bifogua ferra- ' ' , men*. • (io) Con tal mifìo è
fcricta la Secchia delTaflo ni , il Lutrin di Defpreaux ec. Nello ftilc
afrolutamen- te burlcfcho fono le Poesìe Inglefì di Butler , e di ChurclìUl ,
le. profè di Swift ec. Tra' Franceii hanno icntco infipiti in iftile barle(co ,
e cragli altri Seofrcn^ RaBeUU ce Vi è un fingo lar'eièmpio di ftilc Bórleiè?
sei Teftaaeàto di M; thitippt HiHktck Negoziante ne' Paefi Baffi . Si feda 11
Kiubiemf Fol* Ih ArùtU 54. Molti Novellici Itaiianx, molti Autori di Cicalate,
di Paradofli , di Poesìe Berneiclie hanno (crltto in ifti- le burkfco • Lo Rile
' ifteiTo giocofo , e hurlefco può talora trattare di còlè 'iftctttdve »
>e (èriè, oome fì èfat« ro da Monf. de Voltaire in varj Romanzetti
burlefchi. Sulla natura , e su' limiti dello ftile burlefco molte co* fé
oflervò 1' Inglese Corhin Morris nel fuo Saggio JuU* ejlem^ione , e limiti di
ciò che Jt chiama. Jpiriiofo dijcorfo y éurtayfcherio^ 11 titolo Ir.glefc è
quefto : Art Effajr tovvards fixing the trite ftendars of U^it , f/«f- mour ,
KaiUery , Satyre ani HidicuU . Efpone 1* Au- cose.to tale fuo libro i diverfi
fiftemi fullo ftile propo- IH da'(ÌK» nazionali, cioè da^Covley, Barrow, D'W-
den, LodBey Adiflbn, e poi'Mtc» aU*cÌam iteUa mir ' celia dello file* ndioplo.'
ìneoie vedere d lc caufali deir oTcarità (o^ no in chi legge » o iQ ieri ve»
Mdtiffiini €ìtuì^ì ci luuniio dat^ iofinhe regole fuIP fine di i(preg?re
> e capire i libri , re« gole dette daeBìCvhìaAruErmeiì€utica(ìi). U
ofcuriia di un libro non dee giudicarti , (è non dal coofisafo d' infiniti
dotti , che 1* «aibbiano per otàato, ed inimelligibiie (12) , perchè {petto
pleuriti di m'open è leiatiP .va alia picdolezza delie idee di chi legge »
fenza avere i requìGti ncceflarj a ben capire ciò che legge . / principj della
Filofofia di ^Newton, i libri di matematiche fubiimi » e d| algebra^ le
difcufTioni de^ calcoli infinite- fimah » 9d ìniegrali » i difoMdS di
Tupputaziov m Aflronomicfie fetnbrano cale niag^cbe , ed oicuriflime agi*
ignoranti di taii materie , e fono verità evidenti per un Ntwton per un Lùhniti
per un ÌVolfio • Lo 4e0ò può dirli deU^ fipiieiue Metafifichi^ • §. ri. Taluni
ban confidcraio Io flHt in rapporto alle ooTe liete > o mefte , piace*
yoii^ o fpiacevoli, teocre ^ o ferie » e rhan* no (fi) Cio^ arte £ ìftìtf
imarpetaie • Si ftlt il Clerico ncU* Aru CritUéf. Co$i qnoltiCmi i/m Bionp per
efentiCin» A«tfpre , e4 iniiyeUigilHle làioJroM , ^fchiU nel 6m A^m^ntipi^t U
Ttaék^ di ttlbnitiy il Sifiema in» ip Fiiofi)fo Biadi» fii eamiic» m^èf^m^ \
Digitized by 1 no detto (li le flebile y tenero fiuero , lieto , rnefto . Lo
flile fcvcro è quello degli Stoici^ il tenero è quelio d^U Scrittori Crocici ,
cioè di Ovidio , Tibullo , Catullo te* Il Aq^ bile f e ^lelio degli
£Iegiad/t^nae fioflèr^ va ancora in Ovidio , e fopra tatto oeliè funebri Elegie
di Young Ingkrfe ^ intitolate Nonìy libro pieno di bizarre fanraiìe^di peK«
petui ululati , e querule iamenta^ionr • ^ 13. Lo.flile fpiritofo nafoe dagli
iiv gegpofi jaiiocini efprefri con elegami eiiift& Oflèrva un dotto
Francefe, tale ftUo bob i in tutù V ijlejfo , pmH lo fpìrito fublimt Corneille
non ^ lo fpirito tfatto di Boileau , uè lo fpirito nativo , e fcmplice di Monf.
dt la Fontaine j nè lo fpirito dipintore di Mpnf. de ia Bruyere , nè lo fpirito
frefendio^tà im^ maginmre dd l/ULebrwedue » ed avr^be po^ luto aggiungere ,
nllo fj^rue meno 4i Cbaià* Ueum §.13. Moltiffime ottime cofe fuUe ope- re di
fpirito, e fullo fìile fpiriiofo , e fullo fpirito ha fcritte il famofo Monf.
de la £ru« yére , e molte cofe ha fcritte fililo Oi'» ìè fpiritofo il 6mofo
tdàìx BeiAms, ( Charj^l, Chap. /. Tom» 7. pag» lof, 'ad 253. cdit. in izm Péfis
I77f. Chei AiUhU ^tùnae David • (14) MìUtU/t èiitt pepfif daas Ics Otivragts.
50O nel quale molte cofe Bice fui guflo degH Autori iuiiani > è che ii
Marchefe Orft ha • voluto 'fxinfiitaTe. MURATORI (vedasi) ancora ition poche^
cofe ha . ferme fullo (lile fpirhofe nel' Tuo * lìbto fidla Perfetta Puefia
llaiiana. ', Lo flile brillante ,fpiriiofb , e vivo, dipende aflài più dalle
imagmi delle cofe , che dalle parole , e mai fi potrà avere, ne acquifiare ule'
Oile da'. Filologi , c da' Ketto^ licl^fe iKjo (000 glandi oflèryatori^e grandi
Fiiolbfi • 'LuclailO' tré Greci , e Cicerone tri Latini ci hmmo dato eccellenti
efenipj d' o- gni flile fempre adattato alle materie da e(Ti trattate, perchè
fapeano ie qualità delle co- le » e ^ia 4oro natura , Odde ie imagini che effi
ne - formavano , doveano mirabilniente alle eo(e ìAeflè corri fpondeie* L'
ideilo può cflbrvsafi ne* moderni Autori • Ove ii truo« (15) Nella Tua opera fcritta
contro il V,BohoufÉ filila maniera del ben penzarc . < {\6y Qnar
elegan2a , quali imagini (obiimi , e Rttoreicbe nello (elle di Ba^n nella ^
Jftorta mrèU ì Qnal* eleratesza » e qual brìo odio fòle dMo fpirito àtUt Leggi
! Qual' eloquenza Filolòfica nelle opere, di David Home / Q}aÌL ordine » quali
ritratti» «pali* vivezze "fi olTervano nel Secolo di Luigi XI f% icritto
dal Voltaire! nelle Tragedie deirifteffo Autore! nel Tempio dei Gttfio , ne* Discorfi
full’Uomo! Per- àkè^ V clóquenaa , e lo ftile di ìali' Scrittoti , e di tali
opere è cosi proprio > cosi ipiricolbj cosi uathàì Per> tnipVa
buon guflo- e (jpiriK» Qfiif va;or^ , C FiJoiotìco f ivi fi troya* omnio per«
che lo (iile nafce dalie cofe , non dalie pa« iole (17) , e la fqeiia delie
parole ioia può daiii ua iiialio feiuplìce j^, come ad un bel qua* dìè pnAro
^lUi oarara ,. e dàll^ingegno- le regole dcl^ lo (icrivere , e non. da?
F6ologt- , e Rectorici . Qua! Filologo avsebbe hm i-dne vetà. di MoùC
dct.Volcair xe ibi fùoco Ir lUmmeao dieoe .BacuianAi ». . > IjfniÈ
mhì^ae Utet^ Bétttram ampUdltur amniin ^. Cufìda fovtt^ icnaiuUr dividiti mnit,
aùt» - m E quei ^riì più fublinii {ul Palazzo de) gran Mlieftc^» di Malca^ Il
iki«bbcco componi da ua Filologia^ » ■ Ce fteriU rocker qu annobilì la
tfatUinee' Ejt U rcmpart de Home (/ etucil 4e Bjjkticr • . • ». ; Quante edi oflèrvanoai M'arcuate , e pe alien
arguti , e Ipiiitofi .liim&> fìtte ìt l^enond prendendo gli
clèinpj oc dall' Antologia Greca » 01 dalle toùantÉd^ o da alt» raccolte?
Mai»Qf;lioaneb-> béto»fium*di prendergli, dagli Aweri flMdtcni* l^erchè
non addurre efempì di ChéuUeu , di FoUairt^ di xMà* dame des Houlitrts-
ec»> Oiranno, chte i penOEiexi ipi«* ritofi , e lo (lile elegante di
tali Autori iono accom- pagnati dal hbcrtinaggio , dall' irreligione ,
daircnrpie-» tà . li' vero ^ che in molti luoghi tali Autori ebbero la fatale
di (grazia di crederi capaci di combattete con* cto la verità , e la religione
, onde io tali luòghi Cono* da fuggirli ; ma (1. polToao fccglierc i luoghi di
tali Autori, ne' quali parlano lemphceniente di cofe indiife- Moti • Perchè
nóii imitare r ape ingegnolà , che da» £^ icegUe il micie ^ & xiUuca U
j^aiice vclet\olà» i Toc-? 50a ^ . quadrò» tm^^nttmento tfnt bdla comhe ; ^che
mai può far belk> «fi cattiva quadro • Jjc vere bellezze dello Hile
nafcono dalle co- le j, e 000 dalle parole e dalle frafi • iTòcat a'^Maeftrì di
maturo^ ug^gna if fiue- da api , e« proporre per' il fanoa guflo le
CMèmiglfiori da ìfiiicn:li» Cosi nella Falcia fi. cavano da mtti i veeeiabili,
da tutti i minerali i rimedj utili ,.ini.Colm c£e dee £u« per i giovani la
(celta, dev.'cflcm un- argo- intellemiale^ affinchè noo abbia, a Cuffi urtare
nel nuli/fimo (coglio dell' empieei , (coglio m cui infidiceinenca. fi perdana
aerti creduti Eroi della. FilofoHa . (i8) Quanti Sonetti , quanti Madrieali ,
quante Canzoni , quanti Poemi Italiani , Franceb , Inglefi ec» fi £bno veduti
(Iilic iodi di nna donna, che (la Hatain- fiememente bdla , e fkvia , perita
nelle (cienze , nel ballo j e nella muiìca ? Sono tedio(ìfl[ìmi. i luoghi come
munì di Autori , che hanno fcritto tante inette lodi circa tali donne • Ma fi
vegga poi come Monfieur de Voltaire U lodata Méd. de U SM, cekbct nella
fcìene». nella nodcftia,. e nel ballo» JDe tous ieM eornn y& éu /un
ntéiinf/k Elle édlum des ftux^ qui Imi firn ituéatmt^ J>t Diane c* eft U
trttnfft I^£mu pm /re mù» dL Kmmut» X2!uante lèttere* Dedicatorre ioetdffime ,
e piene di vili adulazioni (ì vedono inondar l'Europa f Quanti precec* ti ii
Tono dati nelle Scuole de confcrìiendis epifiolis ^ come il dice ? Ma aitai
più, di tali precetti vale una lettura ragionata delle lettere dedicatorie
delle Trage-> die del V^Itake, cioè quella di Alzira, di 2Uvre ec^
.«quella colla quale dedico TErriade alla Regina d'Ingbil* nfia • l Prccpctori
aTicbbcri^ a tradurre acUa j>roMÌa uiyi.izcd by Google i Un Fitòrofó
faprà tóìàttittìte coiiMerdr là coli come gli altri 1* hanno Éon(klerata , e
negi* Hleffì afpeui • Non ù faprà appartare da' mo« deili , che imita ^ tpa un
favio, che ragiò^ tot j vede le oofe in nuovi tsLjMid , ric^ nuove idee , ed
indi fpiega i cofioetti éM ttù nuovD brio^ (i^) che à foco ^òQOfd^ fiflgna
tali* laodelli , e 6r^t imìlaie a' Rovani » ftnu ^icolò àlciiiio di teale per i
coflnfni » e ^ ht ^tòf (ip) Uù' Urne i che direbbe feoiplicemebcet io%morùò
dève nacfsii § non dircbbt tua cola che (òr- prende , come oirer\a Mon£ Mas •
Ma 1* Abate di Lhaulieu ci prefenta tal jpaàim coa Colorì ttoppO vi^ ?i ed
mceieliàan • ... .Fon/enoy , lieux delictcuXy Ou je vis d* abord la Lumitre^
Mientot au bui de ma. carriere Che^ tot je joiiìdral mes Aj^euXm tafes, fui
duns ce iieu champtiré JÌV€€ join me fiiés hourrirf: ^Adux Mrès, ijui étave^ vÌ
Itaiiifi^ MiinèSt 9àms Uè verrei mweif^ « Qoeftèa^fttofi, dice MoniTdW^, mi
£ianò ^tittt il Poeta , Che piirli óoUè t>&à \ è Cbgli albeti di
Ijoel luogo . Ci dipinga , che quelle , e Otteftì déi^ inteneriti di tal
novella. , e tal tenerezza fa comunica a chi legge , o fente tali vctfi . Sì
veda A/m du Bos nell'eccellente libro intitolato KtJUxions Criiiqtits Jùf la Poejie
^ ^ La P e in tu re Tom* 1, pag. 275. Seéi.^i. 17^0. à Dnfdi chei If^althet . I
vcrlì di Chauli^ iboo ancora lifcrici orfrEaciciopcdia di Fari|;i • mo4 'da*
Filologi a c.da^ Rettorie! « de imparano -V aitt d* imitare , e l' imparano
anche maie ijr» In molte Retcoriche (i paria aliai a lungo delio (liie Attico,
Laconico, Ajiatico, Ro^ dio ec , che fono i varj lliii coiilìderaci ia rapporto
a' caratteri delle varie nazioni (*) , giacche gli Afiatìci aveano un^
eloquenza yec^ Sola » imnida^ ed ampoilofa , ì Laconi un* eloquenza predfii « e
fiicdnta in pochiffime parole ^ gli Attid vnt eloquenza fobria , e moderata .
In rapporto alle nazioni , ed alle qualità varie dell' eloquenza , lo fliie fi
può dividere all' infinito in rarie claflì i ma qual* stile 6 ricava da tante
pflervazfoni Tulle di- vifiooi dello fiile nel tempo ifieOb , che fi tralafcia
di riflettere a^ veri font! della nàm« ra dello flile , che fono le idee „ ed i
pen^* zieii » e fi trafcura T arte di render Io Alle -«ni- (*) Ved. Cham$ers
Diélion. ArticL Styli . Mtr H Chambers, e quei Rctcorici da* quali ha prefo
quan- to dilTc fallo ftile avrebbero dovuto rjfletteie , che io ftilc dipende
dall' idee ben concepite , ed ordinate . Me- ditando fui foggetto fe ne
fcuopiono , c fc ne concate- nano i rapporti , e vengono ordinate V idee , e le
pa- iole , cioè i igiii di cfle . I due vcrfl di Orazio iq Cui meditata diu ,
cui leOa pounttr 4fit ^ fÙHndia dtjtru hAac^ nu lueidus orda* 'igigliono aliai
pid 4i tsuid precetti Rcttocid (ìiUo AH le ce . ,j..,^cd by oniferme atte
fielieiie ddi' idee, j e de' pea« 2Ìèri (20) ? Tm.U. T GA* (aò) Chrvoleflè
leggere code utili Tulio Me » Jovrè leegeie T ^rt d* Ecr-n di M. di Condillac ,
il Tomo V., e Vi. deli'opcia-^ AU* le Batteux iatico« laca> Principes di
M^itterutun- , il libro inotokito Ia tncis ées Loix du Co ut , ou la Rhetori^ue
Kai- Jonnie , e l'Articolo Style dell'Enciclopedia. Ma pili d'ogni lettura
gioverà 1* eliminare Io ftile d'ogni Au- tore , e vedere T analogia d' ogni
altrui ftilc coli' idee , e penzieri di chi fcrive, ed indagare le origini del
fi- lo, e della concatenazione, e Cèri^ dell'idee in rappor- to allo
Oile> ed alle parole , ed alle imagioi , die la parole rapprefèncano ,
giacche le parole , e Io Dite ef« fendo , come fi è da' noi più vbice detto ,
rimmagtoi ^elPidee, un cervello FBiHbfico pocri foranre de'pro* ipetd delle
propotztom » f> fproporzioai , die fi poilba trovate traile idee , e le
paròle» era* pensieri» e 10 fti- k» il anale fi- deve prima confidecare in
rapporto alb co(è, all'idee, al ibggecto» e poi in rapporto alla pa- tild dèlia
lingua , o alkr vatie età di eiia . 1 Filologi llaa comindato fiimpit le^ioro
ricerche fiiUo» flile da ^1 ponto d» vedaouìo tni dovean finirle , cioè oeli*
^Servar lo Qile in rapporto all' idioma , e alle parole Quindi è derivato che
da molti fi (bno fcritti, e fi feri-* vono libri tenendo prefcntr gli Autori
Claffici , o La- tini, o Greci , o Italiani , ed imitando indlAintamenoe or
dall'uno , or dall'altro una frafe, una parola. Tea* za badare y che così fi
faceva un mirto barbaro di varj ftili di varj Autori, e di varie cri di una
lingua, fcu- za poterfi avere uno (Ifle naturale , e proprio , difetto m coi
fin cadad ' molti Antiquari , ed andie qualche Filofiifi»*» Notti fi- può^mepre
che lo ftile dett' Iftoris Namcale'di MonC de Buffon fi^. gijifto, .proprio»
bel* lo, cornipoadenie allecote.Ma jo ftile deli'lftoria Na« Arale di Uliffg
Atdrovéndi é pià Filologico , e me- M> Filofofico- per dtfm di fuit
letapt arguii f Ab» ^KRfmài fcrircs» . •* • ' . i f * JJtttù Jiìk .MMmatù , e
iìnf^fo o fia . . Mgtrìodi * i« • • • SI è Tempre detto da noi , che il folo
Ff- loforo può edere il .verp.doqueoie, e "che folò egfi pgfla dar giufle
, e n^gponatt Vegete fuli^ocpeiiza , t (i«Uo. fiile ; qai- ma verità
iiaflantemente evrdentiRima . che mai C dee tralafcìar di ripetere , molto meno
nelle poche rifleffioni , che noi do v re- mo fare fulio flìle concatenato, e
full'interrotto. iVedianiQ come i Fiiorofi ci abbìaa fatta ca* |Hie la . teoria
delio flile periodico », e vedid* «lò poi le.cofe dem da'l'iloiogf <da^
Ket« iórfcì, e l' imparziale lettore formerà poi a Saù taknto il foo parere.
$.2. Ofl«rva Monf. di Condillac , che ^|nt anitìgìnisk^ o oooàsm .un . io|o
giudizi^» \ . j ,^L.d by GoogI 507 o ona concatenatone di giudizi . ft giudizio
efpreflb* colle parole (r dice propoji^effu i Dun« que ogni dircòrfo efpreflb
colie parole , o dimonra un folo gitici izio , o una^ conca ie<- nazfone
di più gjndiz) , I diverfi gìudizj ef- prefll- dalle paroie con una
pfopo^zio«c> 6 con. una^ ooncatenazione di proprófiziom , ò ibao'
prineìpalt- nei difcorta , e nei' raziocinici €r> Ji/inieniL^ 0
ktciàemi^l giudiz] (^rJncrpalc clprefll* da propofizioni principali formano un
fen(b compuo - I giuclizj , e le proponzioni dipendenti fviiuppano meglio qt^el
fenro. Le propodzionr ed f giudiz) TubordinatCt nuHft da ion> fleffi
figpifieano' » ma. fervono^ a:- dì» • locrdaiV'i fiinlv» Di tutto ciò' adducali
Sign. de CondiHac gli' efempì « Eccone tino • // Vojiro illujire Fratello fece
comparir falla fcena la ragione y dopo avtr cercato il buon camino , • c dopo
étvtr combatiuto contro il mai gujio • JL»piopoGzione fect compwrir fylitL
Jftna^kLfm* girar è' un giudizio^» una. pvopofizione prin- cipale » le* akre y
che fono ^lefle dopo* aver cercato il buon cammino , e eontraflato il catti» '
vo guflo foiìo raziociniate propolì^ioai ioci- deaiia. « $• a» Ogni razfociniò
, e gnid'izio , può contenere > e «Fapprcièniart 4in -(olo f azìoci nio»
O ana concatenazione di^ giudiz| , come fi è detto . Quelle propofizioni
principali che ci rapprefeniano un folo giudizio , non accom- |>agnato ,
nè fpiegato da alui giudi?} , e pro- pofizioni iocideattj fi dicono peiiodi
fempli- V. a ci. L.iyij<LuJ L/y Google I 3o8 ci • Quelle propofìzion!
principali , che lo- no precedute , o (ufleguite da più prò* pofiziom» o giuduj
incidenti » e concatenati fi chiamana perioidi « che hanno tante para , o
membri , come nelle (cuole fi dice ^ quan- te fono le propofizioni incidenti ,
che fer- vono alla principale • li periodo può lap» prefeotare due.roeoobri ,
uè , quattro , o piò , ma è cofa .inutile ii far confiAerc le icrenie
Rettoriche a mifuiare i inebri , e glMnciG de* Periodi y come dicono'r II Sign.
de Condillac adduce un' efempio per ie pro- pofizioni, o membri dei periodo-
Eccolo. Vi Jono molù fenomeni , che imbara^^àno i Filofa^ ( Primo membro ) jed
i pià communi fom quelli 9 jche gP imb^affanù non potè ( fecondo
i&ein^p ec* Si potrebbe • tal periodo ridurre * a, più membri , ma è
rofa inutile i' arte di accozzar periodi , frali , ed incifi . Chi vuol ' bea
legare ie proporzioni , i periodi » i mem- bri ^l' incifi , dee badare a ben
legar. V idee, e lafci^r^ a' Rettorici poco FiioTofi la cura de' dìfcorfi fa'
perìodi tetracoU > dicoU , trieoU > fui- ' le protafi , fulie
apodofi , che contengono P arie di analizar l'ombra , e di non curare il corpo
. Quefle in brieve fono le ritìcffio- • ni ^'i.Mml* do Coodiiiac • ••^ . . • •
» . (i) Condì llae Cours <t Erude s Totu. L . • . ly i.i^ud by Google
309 ]• Gianfrancefco Buddeo » Uomo in molle Icienze.TerfaciQitno , e dotta ,
diflè » cAe neUe /ciiole ie** Rettùrki quella pané id difcorfo y che contiene
una , o più propofiponi ^ Ji fuoL chiamare periodo, [ebbene fi dica Jpejfo
periodo un' intiero raziocinio» Bki^MQ q'iindi » the i periodi dividanfi in
fimpLici ^ che eonteih gotto fempUei propofi\iom , t epmpofiì , e&t
xùntengoho propofiiioni empojle • DalP unt^* 'ne de periodi fi forma V intierò
difcorfi> , che fiiol chiamarfi Jlde , il quale i fempre diverfip cosi
per la materia , come per la forma, giac* ehi riguardo alla forma lo fide è , o
fubUm^e, o meuocreg o femplìce » e riguardo aUa matè* ria i Poetico , o
ProfiUco , o Ifiorico > o Rh^ fojico > o Teologico , o dtGiuriJ
prudenza ce. (2), Ecco con quanta bellezza , in pochi righi uti Fiiofofo ha
fapu^o dire quanto non h.in po- tuto mai dire uiiìniti Reuorrci , che iriiinfce
cofe hanno fcriite fu* perìodi p e fulio lYiìe Iier ingarmaifi » e per iariluppar
gir ahri nel* ' ignoranza* * Contraflano r Rettorici fu^ perìocfr. Taluni vonno
deffnrrglì con Cicerone eflTec come nn cerchio, o giro di difcorfo (5); aN tri
gli defini (cono ron AriQotele , difcorji » ck kamto meno , prUtctpio , c fine
(^} e cont . V 3 «e- fx) Buid. Etem, Philofoph. Inffrunu Pdft* Hi Cjp. L $. SO.
<U natur, , 0 indol. ptrmon, {3) Cicer, de Orator, ; Oratio in quodam
qt^^J^ orli ' (4> Arift»uU in R/kior. Uir. Gip. ^ S- 4* 3IO fiderano le
varie pani del perrodo dicolo ; tricolo , mracolo ec. , e della .locuzione
ptrio^ dica . Ai;ri diilinguono i periodi ia rotondi, e. quadrali (j). Altri
parlano, di periodi brie^ vi , .ejlejl , 'COttTìcJJi , ifolati , periodi
dialo^id ^ iftorid , OfMorj , Filofofici , c cosi lian cari- ca o d' infif^iù
commentar] ^uel libro che .Demetrio Pnlerco fcrilTe full* elocuzione e pericnii
. Altri iinahiiente fi fono diAufi jnfegrTar reiimologìc della voce periodo , e
tofa dinoti , inflettendo t:he la voce perioda è comnìune 3g(i Agronomi ,
Medici , a*Crono- logr a* Kettorici , giaccliè i Cronologi tianno i,l triodo
Giuliano , gli Anronoini i periodi delle Jìelle , i Medici i ptriodì fthrili ,
ed f, Filologi i periodi Rettofki . . Uunqtie ,coaf chiudono , che la voce
perìodo dinota gi- jp.f evoluzione , mbitùs .» e confirman* tiittp con voci
Greche , come Iqglion fm ì Fil^* ^.y. Dividono i Reitorici i perìodi in ^^x- lì
. maggiori , e winori, e chiamano le maggiori membrit efla ',-t le
mìnoxìt^mmata , inciji (j). /iempre con voci Grecite.: DeBnifcopo eflfeH-i
membri parti , che ccmptcndono un fenlp . compilo « ma dipeivdenie da alno
fenfo^ e ch^ I ♦ t U) y^à* Ephraim .Citimi^iv ^Jtclqp%i% ^ticL 1(6) En yeloDed.
artici. Pèncdi9 • ' ' ^ . j ,^L.d by Googl gP mcffi Tono parti QÌembti ; come i
membri fono le parti de' periodi . Oflenrano quindi , che un difcorfo dì una
fola propali firione ifolata , che non ha legami , e che fi prpferifce .come
una femplice venia di m- toinone ,^ o evidentemente nou , come acca» de
qiiaAtcy le parti Ìel difcopfo , non hanno niun legame, allora «off vi è
periodo .. Di* cendofi per efempio Umana cófa è tfvcr-conit paffiont d^li
afflitti, non vi è perìodo , conie mai vi è nelle fentenze , affiorai, e
propofi^ srioni jfoiaie; madicendoC : Q-antonjae c^/. fata fia la pena , non
perciò è U iMmòna fugi^ ta de benefici rieevwi . Vi è un pcnodo di duemembri .
Se poi fi dicefle cosi: fimilM ^ » quale apprejfo la Fiammetta fedea, ejfenio
fia^ to da, mtt cotnmeadato il t^alore , ed il leg^ giadro cafUgàmauo dalla
Marchefana fatto ai Rej^dl f'rancìfi fc. ite. , allora vi ùixk periodo di più
membri , *^ . - /. « /i §. 6. Altri definifconoi periodi /rtf// c^mpojh di pià
membri uniti infiemt dal fen\o e ètH'armo^ «M.eglidininguona in femplici , o
Monocoli, compoOio fian dicoli , tricoli ec. , bimembri , tri^ membri ,
j««<Iriiii«mifi , e parlan quindi dell» Orazione periadka^ e tdMucona
infiniti clem- pi di Cicerone , di Livio ec, ce. (8} . Ne (8) Si vedono ^ {
Rcttorioi ddlc Settato ^ •*» » loco aateUgaaao de ColoflU* paflati Secoli lo
'iludfo^de' |>eriodf, de* meot- bri , degl* incìfi efa il maflimo
afloibente deir arte Oratoria \ che Ti facea tutta confi- flere in anificiofi
conion j di parofe , Tpe- cTalmcme nella nodra Iialia , nella quale fi è molto
confemio, c radicalo Tufo de' pe- riodi ad i^nitazioRe ^el Boccaccio, e del^iU
Uni , del Cafa ec. Se male» o bene « lo di- , turno i *Fik)fcfi • • , . . §, 7.
Dairavcr noi in qneflo Capo ri- ferite le favie onTervazioni del Buddco, e del
Condillac circa i periodi, e dairaver quindi cfpoflo io '►brieve quanto -circa
^1' iiltffi pe- riodi hanno ferini i Rettorìe! , potrà ognuno eomprendere , che
quei due Filofofi hanno aflai (più vinegtio parlato delb fliie « e de^>
perìodi , che tutti i Rettorici uniti al Pani^ ^rola , ed al CauJJlno , che
tanto ha (critto fulP eloquenza facr a , e profana, fecondo Io fliie de'
Filologi , e Rettorici , i quali fono, aicof giunti a vedere ffc nella lingua
Ebrai- ca vi etano pefiodi , giacché da, |ler' unto pefcavano periodi (9) * §.
8. Chi concepifce con ordine, e na- Diralezza i fuoi penzìeri ^ avrà l'idee
bendi-, flintei ed ordiuate g € J'ordioe de' x^ziocin] , . : ^ c.de\ fp) m
rW«r. Hacàfpan JknjcelL Sacr. li% 'sUgic* Cnniim * ' \\ ^ 3IJ e à(t* loro fe^mi
produnà f ordine, ed i ie- gami de'' membri y delie pròpoGriofii j e de*
Eeriodi • I Rettoria ban cercata f arte di i periodi > ore non era , ed
ove non po« teano uuovarla , cioè nelle parole , e nelle frafi, quandoché
dovean cercarla nelle idee, e neila Joro concatenazione. Quindi i FiIolo« gi
banno invano queflronato Te fi. debba fcri- vere con periodi- , o per
via..d^.p«ropoC2Ìoin Semplici Sina ambbeto dovuto ,rifleaefe , cbe fi dee
fcrivere conae fi pen?a ^ e come fono divife, o concatenate le idee
intellettuali fui /oggetto , di cui (ì parla • Quando Tìdee G fono .unite colia
ferie ^hie^la^daI foggetto ^ fui quale fi giodìca ^ e fi paria , ù avrà ia ]o più
le caraiteriHiche di una mente aflai più Filologica , che Filofofica , e ibn di
ufo J)iù affai preflò gli antichi Oratori, che pré^ b i moderni (lO^, 1
Fiiofofi efpimóno per io più i loro pemieriy (crivonp,! fc)ro.elqg| funebri , e
Letterari con più imagini iniei* iettuali , brio , vivezza , energia , e meno
periodi compoflì . Se ne ponno veder gli cfempj niegli i^ìo^ degli Acf^demci di
Fa- •fio) In&itt nelle òpere OrsOocie «It Cicerone i perìodi fono
affettati aflai Irequean » c ndXe opeto FI. forma di dire, che* fi richiede
oflèrvarfi cbe gli artificiofi pei ^ ligi ligi .compofii dal Fontcnelle , in
quelli degli AccadeoMici di Berlino dal Formey , negli £k)gf rocNati n^'
Accidemia Francefe dà d' Aiemiifr^ , Hfmfi in ul' Accadep inia iaiti db M. de
Bufl^ ec,ec, (ii). ^ CA* 0 0 Ogni geneie A flfle de/*eflete mmt» èk iMnri
Bloidfi^, na molw pai lift Atte, ^ firaggi* 18 fagli elogi > Mft «M» »
^<tt |1 doMexfi £ipere bdi'ai^Ilzare^ e bea ii^ìn^Tc ì fona licite vece
lodi, e le drcoftanzo, nelle auali eife fon^ kdatmte ali* attrai' merìfò »
iSilo unf Filotòfo , doè un ceryeHa , che sa ben ragìMre , può lodare , fcnza
adulacc » e Iqdar con fcriS , e eòa raziocinio . Se fi pflcrvana le lodi, che
fanno i Filologi, ed i Rettoria, ed i Poeti , che non regolano Culle leggi del
raziocinio ìa loro Miifa , li vedri , che coloro , che eflì lodane con tanta
improprietà, con tanta elocjuenza gipntcfca, e moftruoia, con tanti paragoni,
con tante adulazioni, fono i pruui ad arrailKÌl.-di tali improprie lodi • Ua
Savio che. ragiqiìa loda cem raziocinio , dipinge t fatti degni di tofle i
moftra i carattéri lòdevóli , c & n^r lare le 1^ dalli delle cofe. non
datvanoftf^ fi» ddi^ip^ii- , ide' paragoni , deUe neta&re gìgM^ If^e.»^
riiieo)e« e dell^uficiofo rimbombo oe pc^ jriodì«. Il Meta^Ho, che d# gran
filofofo lodò la Re- puterà''Venea ilei filo Elio méttendo io bocca a quel Duce
quei veffi i 'Mtt Adria in lètto : Un popolo èi Eroi fi adnnj ce, , diede un'
efcmpio di una lode la £i(l bella, e la più grande, e ragionata che Doffafarfi.
! ilìedo fuce il SannaiAfù ìXk lode della medeiìjna xe- publicd neir Epigramma.
^iitr^t Airiacrs f^enttam Neptunus in undis t€* òipfiaiili lodi ragionate ha
fatto de' Filofofi il Signor Fontendle da noi citato. Ma non fono ftati CO$Ì,ÌayQi
rati gli elogi facci dal volgo de' Filologi • 5»^ CAPO VI DdU Stile figwràtò \
# tropi « ' C olui ^ cTie con. pm precMSone .» • filpir fofia ha fcritta Tulle
figure , e tropi ^ flato il famofo M. du Marfais (i) • Egli 4uoque nel fuo
^mo|b. uaiuuo d£ Irofi (2) »• • • • . T^WI (1) éAUoÀin Èlogt 4é Mcn/Uitr inMéi^
pus. Tra//^ 4€s Tropes . Oflcrva MonC
de, Vol- tairé die T ìma^tuziorie' ardente , la ptiCòDe , ed il
tdkfiJerfo/fi^efrò ingannato , di piacere con delle iraa- f^ini forprcndenti
producano Io ftile figurato , che tue* te le maflìme degli antichi Orientali ,
e de' Greci fono ia Hoo itile figuiaco, giacché tane quelle ouUluiif (ònai confuta Vermta JUkoìuooe \ che fi àa iél .
tr^i , c deUé figure , doè di cflcre manìe- le di efprimerfi difièrenif dalle
naturali , giac- irfiè egli dimoflra ad evidenza , che le ligu- re , ed i tropi
fono ovvie ncJlo Itiie il più ; . commune dei volgo , eccettuata la prcfopa^
pea , com* d dice , figura , che fe parlare , im'afrentCj no'cflinio » una cofa
inanimata. Ma di leggieri avrebbe potoro oflèrvare Monjl iu Marfais y che anche
ia profopopea fi truo- va ne' difcorfi della plebe , e nelle più ilol- tc
canzoni popolari degli innamorati , e del- ie donnicciuoie, e de' ciechi
caotailurd, che chiedono. Ja iimoima agii opulenti in nome de* forò antetiati
eftiritc ^ cantando in nome di effi amenti ' §. 2. Le figure derivano dalla
natura , e fono fiate oflèrvate dall'arte. I popoli ,\ le hanno adoprate aliai
prioaa , che i iletto* Tic! he aveflero partito «Le varie Jdeè attàc^ ttte
alla* parola jiguré' 0 poono recfere ne»* ^Etieiclepedia di Parigi (5) . Il
dirfi in Ret- lorica Figura Oratoria , Figura di cofi , Figum ra di parole, è
anche un parlar metaforico giacché fi attribuifce alla parola ia forma , o ùsk
^gura j che appartiene a' corpi . Oflerva • • * Àeufititt, e brievt allegorie,
ed in tali (èiteoze Io Ai- Ic igunto h un maflimo efitto icooceodo la fautafia.
cr rcolpendob nella nemocia . .Vedafi il libro' imiiolato Pgfifé^ de Monf. de
t^oUmm du Siyie Fimué \ ^lyj .^cd by Google ìionf. im Mgrféf , ^ ffccome f
corpi han- no talune forme generali, di elTer cioè effc- fi , folidi ec* ed
hanno infìeme alcune qua- lità pariicoiaci di eifere cioè iecondo )a loro
pariicolare qualità particolaf mentt efleG , io- lidi», e graodi ^ cosile
figure Oratorie con- tengono una proprietà di parolè adattabile ad ogni
difcork) , ed un* ahra particolare e{^ preffione , che in particolare
coflituircé la figura. Ma ia maniera generica di parlare ^ 5 chiama frase, ma f
esprimere talmente i penzieri, che ireoga ^a darG a* «medefioii tin carattere
pioprio^ e particolare, che gli di* (lingua , e gli meditìchi , fi chiama
Jìgura^ Cosi de finì ice ie figure Monf. du Marfais , definizione, che
quaniimque bella, non ceda di eilere in eiolte cofe ofcura e inadeguata» Si può
oflervare , che Mon, du Marfais , dopo aver bnfimato il Voflio nella definnione
delie figure cade infefiblifneme nella definìzione del Voifio • Ci badi dunque
il dire , che nella materia di eloquenza la voce figura dinota luogo notabile
nel difcorfo , luogo ornato > luo^ coijpicuo ^ luogp di compac* I Greci Retto rici chiamarono i AìCcotG figu-
rati ia-iptffjLetrtc^ivA 9 e cerei Latini gli differa duiius O JuccuS orationis
y con metafora ardita, yid, tìudrian^ Tur net, yidverfarior, libr. l i. cap» U
^a^* ^6tI^Q($* I» tditiQiu in foU Farif ij86. $• L* depanà » e la difliiMnoiie
di mxà luoghi dd difoorib^ le %ore » o fimo la parte briilante de^peatierì , e
delie parole 9 dipeodono, o dalle cose iHefle , o da* nedeGmi vocaboli ^ onde i
Rettoricl haa di- fliote £ffer€ di coft ^ tfigwt^ di fmU • Le ^ce delle paiole: dourebbona trattarsi in
una' tmoatot grammatica^ , quelle delle coTe da' Rettorie! e da'Logid. E* un*
errore di Monf. Rollin , e di altri il credere^ che ie figure ed i tro« pi
derivarono fui princìpio dalla. anguIUa delle lingue» e lorO' miferia , e por
fi con* confervarono per omamtmo • Se coit fuf- le 9 le più povere- làrebbero-
pi& piene ' di figure » ^ nor veggiamo , che le iin- !|ue Orientali ie
più ricche, eie più copio* e 9 come i^Aiaba^ la Fenicia > ia Caldaica
ec. . Ibno fiate ripiene di figure > e dt tropi y i qoàìì derivarono
piuttofiò dalia. vivezza» brio» e calore delia fimtafie, e dall* eUra Poemo »
ed Oratorio , che portò' gli Uomini a vèdec ie cofe in efiraordinar} aìpetti ^
e a dir cofe nuove» ed in nuove maniere» Le figure, ed i difcorfi fulle figure
Aottoridie » e Grammaticali ^ c iora divifioni {^) Figurét rerum yjtguftt
fententiarum* Sì veda MofA du MèrfiUs
IréUu àu WrH fono come i difcorC, e le divìfioni de^Bot- tanici Tulle claflì
delle piante. Ogni Bottanico foripa nuovi liftemi « i quali mai faranno «fa^-
tanaéote corrirpondenii a* piani della òatùra • 6. Oilerva P Inglefe
V^aifMirthon^ cbe gli apologi \ le parabole , gii enigmi , le 'metafore ebbero
una conimune origine, cioè che l^lìcofe derivarono dalie prime lingue, nel- le
quali Q uni ii linguaggio tk' corpi , quello diUt ceft , e quello àdlt magìrù ,
e illeflb 'Autore poi efamina i progredì dell* arte de- gli apologi , delie
parabole , degli enigrni , delle figure , delle Metafore , e fa di quelle cofe
i paragoni in rapporto de' progrefli deli' arte delio feri vere , riflettendo
che fecondo la ' fcrittura divenne più Semplice e meno ge^ togli fica, è meno
funboiica , diveauepo pià ièmplici^ e roeoo frequenti le figure , i pa- ragoni
, le metafore , frequentiflirtie tra quel popoli, ove molto fi ufavano le
fcriiiure. Iim- Doiiche^ geroglificFie , emblematiche • Per dinotar l' anoo» ìj
dipingea un cercluo , giac- ^chè l'anno i un giro, una evoluzione di teai- po*
anello j il cerchio » che G cingea io* toti» ad lum oofa fu deito «iniirftfr
prccioi oer- xiììOttmntLt giro più grande , cerchio più fpazio* foj onde poi
per metafora annus diuo ò evolu- zione periodica di tempo • iicco V orrgifie
Clelia metafene dalia icrittiua geroglifica . • 0 • 9^ tTwtlmnktii BJfiy on rhi HìerogU- ^20 7.
Offerva Monf. de Q)ndniac , cEe le parole prefe fuori dei loro primitivo fen-
fo ^ e diverfimente dalle loro primitive , è naturali idee fi dicono tropi ,
figure , ini/cr' fiorii • Infetti Tropos nel Greco idioma di- nota
inverfione> e tropo invertere • I tropi , fecondo MonC de Loodillac » e
ie figure fembfa che dieno una corporea , e vifibilè figura alte cofe
intellettuali , e perdi fi chià* mano efprejponi figurate , figure . I notHA
{)enzieri ponno dipingenfi con varj colori , e 'arte di dipingergli dee efler
fimile all'arte de* Pittori che mirchiano i colori • Drmoflra r ifteOb Sign. de
Condiilac , cfte il iblo ra«» siocinio» ed il difoeroimeoto ci ponno rego- lare
nelf ufo de* tropi , e che il noffro dr^^ Iborfo n' è pieno , fcnza che noi ce
ne avve- diamo ls)i ma i Rettorici che haaao divifa Telo. phiif • €(HmU£Uc
Effky fiir f origUi dts t^nnoiffncm Ammain» Chjp» XìF* Le allegorie poi paflàte
ne vr^gUfici y %ie«te nelle lingae , ed in eflè paflate , aven- do perduto
ìnKafibilmente il lèaCb figurato V fi prefiu» letteraltoente , e furono
occafione £ peiioiHÌicaiit la natura , onde nacquero le Cofìnogonie. La parola
figura è ancnc una metafora • li Boftra VICO (vedasi) dimostra che quasi tutti
i tropi e figure che dicono i rettorici, £bno usuali, ed ov?j ce'tanciuUi . Si
veda la sua opera intitolata deCoftant^ Philqlog, , de ling» Heèraic* ^fiw ir Foijl origina is)
I Rettorici , dice MonC de Condiilac , di^ fiinguop9 lB9Ùe /p<cià di
tropi , m é éofr ioutUe di Jifftif* *51?t ^eloquenza dal razìocrnK) , e cFie
non hanno ben capita V origine delle figure dal legame delP idee , hanno date
infinite filze di tropi di parole, e di co/è facendone Cataloghi or^ ribiii » e
limghiffitni con .un* appairato dì no^ miOredv d! qoalf Cataloghi è pieno
ii'Vòf* fio nella (ba Rettorica , ed intuiti altri . Il fjìo Monf. du Marfais
na vaiicaro qniil'Ocea- no de* Tropi colla fcoru ddla Stciia Folata jddla
FHofofia (roì. ' ' feguìrgS" ik nuk Vibro dettagli \ il ligame pro^réf^
delt Uu £»IU pàKoU ^ €*tm loro fieffe d&vrà illumit^ muti JuU* ufo
é^.'È^Qpi'^.e Japendojl ciàfirc^ fona difapere ^/ijLfa tui^ JUt^nùmia \,tfn«
Mftér Upji , un Litote . Guardatevi di metter quefli aoiai lUUd vqfira methorià
, dice Monf. de Coni Ùac . t ' ( I Rettotici aiTocdaao gli uiitori , ed i Le-
«Ttori de' loro libri colle voci di Anta/iaUafi, Ploce,, •C/pr^j/zj , Anafora,
Epijlrafi ^Sinplote y EpanaUpfi, Anudiplofi, Epiieuji ^ Epano io , Tautote ,
Poliptoto^ -^uff^fty Apofiopejt , ParaLipJi ec, ec. edi icaiuo non s' infegaauo
i fonti , c le orirrini , c la natura dì taH ^re^'che rotte fi fanno confiftcre
nell'apparato fan- WS» di quei. Bomi' ^ eo' quali fi riducono a raiftcf j
^gimniJe.ijmiere.di parlare, le pid ufuali ne! valg<j * ogm aaztoiic :
Ognuno dice ne* dimorfi familiaa: - ^^ff\ Uomini fin» furhi , moUi fin<^
mnUvoli , jm^ ti fitto iivtìiiUf^ moki fon» infidi-^ xmtnoD (apraono ^ual f^ia
^ qaetU ripetizione di nomi iniziaU . So- praviene im Rettorico, m Filologo , «
dice / che que- fia un' Anaforn e prendcri cfcmpj dal Saider di Zoroaftro , da
Omero , da Virgilio, dall'Antologia., clalla Poliantea. Chi cosi ftceffe
vorrebbe ridurre, l'ai- se deli' eloquenza alf aite de' geroglifici £gi»aai •
$. 8. Taluni han diftinte le Jigurt A f arali in figure di eongiuniioni, dì
diì/ifioni » di ripetizioni » di graduaxioni , e di dijpofiiio». fif di parole
; e ie figure di piat^ieri , in fog* giunzioni y o rifpoflej e domande che fi
fan^ no air Avverfario , e in nome di edb , in freoccupa^ioni , o efpofizione
preventiva delle oppofhioni del contrario . Cfaiamano poi coni* faifa\imt il
tapprefentar dne oofe unite Ì09> Seme , come per efempio .: Veggo qutfti
4m Eroi ddPJtaUa, Vuno più grande^ V altro pià rinomato te. Parlano poi della sospensione
quando dopo un lungo discorso G
conchiude Toppoilo di quanto si spera^ e ù favella poi dtW buerruiione, della
Reticenza, della Corrù' f ione • dell' Apofiroft ^ dei Didogfmo j della
Profopopea ^ ohe me i lèpdcri ^ rifofcita i morti , fa parlare le cole
inanimate. Si pa& fa quindi ali* ipoùpofi , alia profografia , alia
topografia , alla comparazione , alP antitefi , e ^ViDfegaa quindi T arte dqlle
&itre > che fi dicono forprendenn , cioè f tlumoflom • b
fpnfyffioni dA deliuù, ia dfpr^eapùiUM la cernir iiiifi4^io]>f A
lUmpreeofinne » Ì!jmmga;ione, smplìficaz'tone . Quelìa è ia teoria delle figure
, rd|>|^oru(a oeii^ Enciclopedia, di Parigi (ir) -teo- * • (ti) E/ieyeL
értàd. Fiffire . Esperò ^ ofler* «arfì , che (ebbene moUe €(>&
nenvi da non applaudir^ .éìì Savj in tal' articolo , vale nondioieiio a0ai piil
tal 4i(coc£>. deil' £iidci#pe4U Me %iue Benoriche t che 'nicti looria , che i fpggetu a moke difEcoiia , e
tiaiie. altre a quella di npii eflerfi data un^ idea giuft^ e f iiofpfica.
rollai qàtit^ delle fi^ gure , eflferfene définhè taltme. con manìtejfo abufo
di parole , e ferrza preciGone , ed èC- ferfi pofta ifalle figure la
confejjione del delit- ti , il .fapn eflerfi date precìfe idee fulla de- fi-
gli c:.nui*i.up^ifiuii MHBv J'-gTsH *; •^^7'» "''jp Ogni' Filofofo potrà
da fe èlaaifnarè, e jrederne le confeguenze » ' ' ! , Chi fuire curiofo di
vedere infini- ti Cataloghi di comi di figure potrà trovar- . t X a. - . gli
tatti i taoght 1 piil diffulT , ed i ilemati fuIIcP fica- ie (critti da'
Reccorid infiniti , e Y^ecialkneace dal ito , il ^mle . volle tmm delle 6gàre
adi più piroiif- ùun^me (Vi ogo' altro , cio^ dal ca|o V. del libro IV. delle
Tue Iftituiioai Oratorie , per tutto il libro , , con proliflìti ina*
<iita e COR* pedante&o fpirico . ìnjiiw Oruior» édù. in 4. Lugd.
Batav^ 1545»- (la) Conveniva in un Dizionario , come 1* Enciciopciiia il
parlare dell* efclamazioai , delle du- bitazioni y delle preghiere , delle imprecazioni
, delle nxerrogatiòoi ^ dellc^ticeti'jg degli epifbnemi , e dpi- le Apoihofi ,
<Ìetlb''Ipotipon , delTnon della Ritrai- tazémer e&r tMfcinva
psurl^nie ìa un general Di* S'onario ^ ccmvenha^ paslarbe* («iir ìilec del
Toig^ d^' ehofici? Conveniva in tal Diziòàajcio-TeguUe tali Rei- torici, anzi
trafcrivcrli , fcna farne vedere' e^li erronei Hftemi de' iiiCl49^if{i
^'clo^uen^at/ujlo Aile» Tulle fi- 3^4 «gii ra moUiffimì Autor? , che con
prolifla iK>)a.han trattato tale aOunco (13). Noi non jparlefemo di cote
inotili , e tediofe / come farebbe il Catalogo de^ nomi aiìanlfrabiif di tanti
Tre pi. Lafciamo dunque a* Reitorici a farne le reriuie, baflai^doci
ofTervai^e^ che l* ifleto Vollio, tanto minino nel iraimio del- le figure
> non potè far' a mepo di confeflTa- re che tatti i tropi fi riducono à
pochi (Timi^ cioè alla Mttafórày àlìatMmmMatM^ Sinei* deche , e ali' JWh/a . Noi Ténza' approva- re tale oCTervazione dei
Voillò , offerveremo poche cole foj^ra ^talune di^^ucde principali $• JO. La
Metafora ^ incontra quando il proprio figni^cato di un nome fi trafporta 9d «n*
altra. 4dea che gli fi attrì&qiGpe pei^ un paragone, cfie (1 forma
nella noflra men^ te . Quando fi dice la ragione s* illumina , il cuore arde ,
la mente fi ofcura , T idee Ji Àiffip^ 9 ì veri fenfi deile voci illuminflrc ^
4f4v€, ^fmkfi.,^ non fi adatg|»Q aJilt próprit Tragli amiclii ra:iTero de'
tropi , c figure 'Rutiù'o tt/po , A^uiU^ Ramano , f Giulio KufinUno» Si veda il
libro intitolato R/utorts ..^nfi^td ^antà Cappnonerio in 4. jir^entm* 175^,
Ta'm^^étoi ÙflìC' dt tulle figure il Volbo -té «leti iofinió} m il lit>ro
u più ùkvìo m cai' aflonio è il Traifé dos Trop<s ^\<^ rof Ihfiit. Oratof. liàr.Ur, Cé^ V. Mt
Digitized by Google .r 3^S €ò(e j ddle qaàlì derivano ; ma ài ctiore , alia
mente ec. , e cosi G irasferifcono da una cofa air altra i fignificatf per
tachr paragoìii • che ti fanno nella me. ite tra una cofa , ed un'altra.
Infatti la parola Metafora ^iuo noa ' dinota, (e non translato )» ri, 1
Rettorie! poco Filofofi fì sfor* 2ano per trovare efempj delie Metafore »' e
'pur' è eofa- affai piò difficilQ !n ogni lingua non trovare indniii efempj dr
Metafore, che dì trovarne , giacche le Metafore ed i trasla- ti fon da per
tutto , e fono alTai più dove i Rettorici per Io più non le veggono. Se è
oflèrvatp da' Critici , che i {ìgnfScati delle parole ifleOè Ibno variati aii'
infinito in ogni lingua in varj tèmpi , drnotandodiverfe idee lotto gV iflelfi
fuoni , € quelle diverfe idee attaccale agi' intflj filoni fono tutte Metafo-
re • Si e già otTervato , che i' iAefle parole Jn diverfi.ieiiipi han
conteniuje idee diverfe^ X. 3^ cof (15) Dal Greco virilo /urrflt(^fp« ,
trasferire» '"Non vi è chi pid a Ionico , e con più cattivo gufto abbia
irattaco delle metafore – H. P. Grice: “You are the cream in my coffee” -- , (e
non il CoiKC Tcfau- ro nel fao Cannocchiale Arìftételico , o fìa idea d/CV
àrgutm , ed in«egnofa elocuzione . In cai libro traile po» che huMÈt ' càk che
VI loiio y non fi vedono ' le odki -efeinpj di pèliiiano gdb . Al Cspo VIL dt
talMibro -VI è OQ lungo Tnau9 delUMetitfin^ e de* toro fon- ti «he comincia
dalls oag. 24^* fino alla pag. 4^7. 'Noo V» «è fiofit jnà teoioU die poflk
e&rvi « sa od 3^" come diverfi cibi fi contengono in lina mvo« ia
ne* medefirni piatii , che vanno , c veti- * gon gì* ifleffi > ma con
diverfe vivande ^ e come noi ogtiigrorno vediamo gV ffleflì cor* piFificr nei
tempo che varie loro particele iii- vifibili per Tordine Meo del giro della
niate- . ria , e per ia loro mutazione continua , fono diverfe , e varfe . Cosi
accade nelle paro- ic(i6), che fpellò dinouux) oofe varie folto P iflef- hé)
ÌGtéd diAfo Ocetoer oèai rivo Jisequa, jchc* uorreva ftcrdA Oceanag dinoto
éelùct » fcéng* , péUy ^oi fi diflc^o Oomit BOB Iblo i rivi , ed i fia- nii »
ma i oiari ao^fnfti.^ ^ /irati de' Geografi , poi J mari mediierranei , e
finalmente ii gran mare fi dSI^ : le Oeeàtto i ^ciu» , 'à dinotò ne' primi
cempf pfn^ \ét9i falle ^rodi^iQUi'déUk natura . AtfifiW un pre. - dator
ièlvaggiè, ed il loro àkfa /«/aÒc. Dil^Dase le iocietà guerriere /«^ dinotò
iomèatiére » J'cuiMfH p fomàaueati • Tra' popoli Paftorì /«m dinotò paicàfe ,
J^tfi/MMC paflori , tPcti^ , ptac« di carni domeftìche 9 . è ne' tempi delle
fcienze niecafifiche )^lUfxovt^ fìirono i Dei (le'Greci , come fi vede in
Omero. La parola ^{^.f - fulle prime dinotò le corderò di budella >o di
altro , poi ogni legame fifico, poi ogni legame ivomle, jSdlr«^« Somm^fides
conpéniiooum , poi il viaoolio dell' aiuCMti- ta umana , e divina : ^r^k Oéum
é^m AmiMèm fir^ ,éem\ efdama il Coumco . Eco» dunque d|^e nelle Un- . .gtfe
tutto è- metafora in- v*t}' tempi* yeà-GtHovtf^L^ ^ie. Itali an. libr. 111 Cap,
VA'. 10., il quale ne ad- duce molti. è£èuiff<«^ a' quali «n Filologa ^
ihA fia Fi* loiblo. potei àggiua|*tnlè óifiaiK allii v ' - ^lyu.^cd by Google
in iflcflb Tuono . §• la. li paragone delle cofe qqando è eTpreflb coife parole
j allora fi cFiìama find* StmUm t quando non è eipreflo fi chiaoit metafora •
Sono dunque le tuetafore , t le JlmiUtudini cofe tra dr loro coanelTe (18) • X
^ Mol« (17) OCfcrva il Signor Vico mila Scien^é nuo-^ va lAhr.ìh delU Sapienza
Poetica y che ne' primi ten^- pi ogni metafora fa una picciola favola, e che
tutte le metafore portate con fomiglianze prefè da' corpi per iigai£care lavori
di menti aftratte , foo de' tempi , ne* quii la Fikifofia era dirozata , e che
io ogni lingua i toobMì , cke bilej^otiio alle JhH emlté uatio cdoiji« iìmSàìt
òngpni -^ è ehe lamaggior |>arie! dell' e(preA- iioilx di ceft
itteoimaie Ixm fatte da' trUsIati del corpo Muno , e dalle fiie pani ect Cosi
fi è detto Capa daU • la montagna f fmnu dtl mmfù ^ dente dell* arakhf^ ecU' d»
idi Tetra ^feno di mare^ haeeio di fiuthe^ cuòre di legno , vifeere della terra
, véna di acqua , mor/horia dell'onde, Hhilo de* venti , gemito delle "J
iti ec. , come riflette il Signor Vico. Gli Uomini fvilupparon lelia-^ gue ,
come le idee , e diedero alle parole i fignitìcati a tenore dell' idee , che
avcano delle conofcenzc ed o{^ ièrvazioni da effi fatte fopra loro ftefli , e
fopra i |cor- £i a loro pia vicini, e da eilì pid oflèrvati; ond'c clxp \
aetafiire^ fimo <]uafi UDÌvecuU nelle lingue > e iidk fiina fi
^i& iftmtU di fitmt \ fonò fi£ narey dono delfimmes £ éSKs pei Talvieo
del éUtaa^, e quaii« ò» fi Qooiiiiciaroeo a paragonare le co& •Ifiirvate
» ed i corpi y fi difièro i fitum Dragoni , ed i ftior.ti giganu . Chi voleflè
gufttie il§em dtUe Metafore de* popoli inculti porri ofiènrame molta in varj
fpezaoaì di Canzoni de' Selvaggi. (18) Se fi dice ad un'iracondo: Tigre deW
urhan genere ! è una metafora . Se (\ dice : V ì/omo Jikgnat€ ifyUU ad Uohi
efempj aJduconfi fiiFe mera 'ore da M. du Marfais nel iratiato deTropr. Se ne
po^. irebbero ag!vii„7geTé moltilUmi , anzi infini- ^\{^.9) -> P'^tì
ancora dalle più culte naziQ-» ly.» ed autori., i qualr talora han dato nel
j^Qq di meufore >rregolauSiiiie .
t Parlando/? di iVIetafore infiniti
Rcttorici vi «ìtenuiao Aleuforc iaimenfe di Omero, e di Virgilio, ce » ma pochi
di ^flì pailaiiO delle origini delle Mc- tafote con efactO'^ttiocinio , c
filolofico , E' da ofler- wfi, che le Metafore iperboliche, e tumide ne' pafTa-
ti, (ècoH molto fiorìrone in Italia ove .alle IKctaforr npo fi ièfpero fiOàr.
lifuid * t-'ino il Petrarca, al J«m»- i0 34* » introdofoe il Sole fianco, e
differito in cercaci JUtura^t che avca inhve -volte gnardéUo dal UUoni fo^ vmo
^ onde a ragione diede nuteria di rifo al Taffo- ni . Il Marini è pieno altresì
di. tegolate Meiafore j otide -con ragione contro gli Amici -di tali ftLeuSoim
difle ritaliano Satirico : Le Metafore il S<tU h4tn con- fumato', NiuDo
ha così iungameritc , ed inettamente fcrit- to (ullc Metafore , quanto il
Tefauro nel Aio Cannoc» thiaie AfijtoteUco y libro inetto , ridicolo , e
buffonefco,. che ha corrotto -a ^uci fuoi tempi il buon gufìo d'Ita- lia*
Giunfeio gì' Italiani fino a chiamar le nubi mau^ . rmi 4UI Cielo^ che untano
nafcofta la frHuaa ^UHe^ ciòé la Luna: Matera^fi dei Citi nmU ^Imtd : Cle.
tenefe etUta . La Cele/le JriltM , C À <^ d& dell'Ica „ e del
VeTuvio, tke Aniyat delU Mimt^ iì$gnej tolla coita di neve in<enfava le
fttlle In -dar regole sa «^efte, e fimili metafore, e nell'ufarle cott-i frOea
buona pa^ bielle antiche ftcitoriohe de' ScM-. f 20) li Longino nel libro
«g^fpi t;^»^ Je&» -3a«. confelTa ingenuamente 9 che rpelFo fp^o VLatona
9 fa • dftfe ,^derat», « gonfit JUeiaJort , come éx^i' «Ud* $• ij. Per
diflmgwcrejc ffgofari dalie inette metafore molti Rehorici fi fono sfor-
"iaii a dare regole, e precetti, ed a forma- re ofTervazioni , Chi tia trc
vate grgantefcfie ed iirprcprie certe metafore , e ceni modi di kiivere , e
ceni geneii di elcquenai, e chi fi è di cffi ccni()rachito • Moiti grand* •
Uomini , come Gceione , è Platone fono flati altri efcmpj, quando difTe, die la
Otti dee e/Tcr tm- tata come un bicehiere di vino , nel quale il vino che Ulta
, 9 hrilU €0lU fchiumM devtjfer temperalo dalla M/ia J^tità, ^ é facfua.
Longino dice, che oue- Ite cole fieno troppo Poei!cIie,.«d avrebbe dovuto dire
clic non fiano buoce né ta pro(a , né in vcrfo . Tali difecn di Platone turond
da molti andclit Savi offervati curoe da Dionigi di Jiiùatti^, ^JrifiUu l e da
G^- cilio Coaunemacore di Lida, cbe antepof^ T-i'fii a pJa^ tene . Si vedano i
wj Commentatori al. citato luogo di Longino pag, ijg., ad 181. edir. in 4. cura
TolM TrajeH, ad Rhen, 165)4. Un Filofofo oiTcrveià che Pla- tone ebbe una viva
fantafia, che lo portava a ule feri- • vere cntufiaftico, e tuiniHo , ed
allegorico , e Metafo* lieo, onde le fu tanto fantaftico nell'idee, che fin og-
gi de* progetti fantaftioi fi dicono progetti tUtoniUy €9ft dtUa republua di
telatone , cosi fu ancora nello ftilc , e nelle jNirde in molti luoghi ne'
quali è pieno di eloqueroa Ìo£(l)ca , delia quale fpefTo Ipcffo molti Platonici
furono iolècti , come Plotino , Mallimo Tirio ?• ri? dcU* Antichicà ctedenano
falfcoue- Ile tiflcflioni, ma i veti Savj, che diftingoono Platoncw che fogna
da Platone, che ben r^iona, coofeiTeraaao^ che IpcUo rpclIo Platone , come
molti altri Filolbfi Gr». ci , hanno un'eloquenza iòfiftica M^ccfaliaatoiia
piena di acdite» e gi^utdche netalore. flati dr opinioni oppofle 5n materia di
guflo, ^ oppofti ulora fono flati Arifloteie^ Krmoge* he, Falcreo ec. (at),
èmoUer^oIe fi fono ' date, e fpeflb invano , giacche ìptiTo fpeOb fa hìÙL luce
del mal gqflo delle metafore, Hóri oftanti tali precetti , ha irafportatì molti
Autori traile iiazioni eulte • V unica
mi* (il) Cosi neir cfprcflfìone colla quale fu fpiega- to da Ttmrty fftorico
Greco perchè al nafcerc in nna notte AlciTandro ii Grande fu brugiato il tempio
di Diana in EfcCo , e Ci difle che la Dea fu a/Tente dal fuo tempio , perchè
avca dovuto affiftere al parto di Olimpia Madre di Al efTandro, fi
<|ueiHona da' Critici fé qaeib cfpreflioae fi a da lodatfi, o
dabiafimarfi. Cice« totìt iBf. ih ée Ifatur. JH^ùf* lodi tale cfprdfione ;
PkMto tacila Tìci di ' Alèffiiodro la bìafinia • 1] Sig. Murafbfi aèllé P.P.
Toài. L Liéh Jf* Cap. fK fisfer- aa ^ifètidè^e V ópmrone di Ciceróne.» e quella
di Plutarco , dicendo , che tlucarco biasima il ooncetto^ perché créde cofa non
propria il dirfì , che una Dea^ come Diàna abbia dovuto lafciare il fuo tempio
per aflìflere al parto di Olimpia ; ma che Cicerone loda il coiKetto y perche
Ib cokifideca come ao' amara itn-i* fione di quella Dea. * (ti) M. Dejpreaux
biafima Monf. de JBreheuf che nella traduzione delia FarJagUa di Lacano adopra
ardite metafore* Mais n* aUti poini stcffi fur ies pai ét Bìitoff^ M une
Ph4iffaìe 'tntjjfer Jur Us rtpn DtimorUy ^ dès mokràtiU cent diMOignes piéiaUw^
Ariti PUtìi. CààiU. U L'Autore dell' eaelleaie Opera intitolata Prìmipis de
Digitized by min , cfie dee dverG , per iioh tirtare in me« tafore
fproporzìonaie (*) è 1* ufo di efatii raziocini , ed odervazioni intellettuali
, cofe dalle quali impaleremo a cooofcere la preci- voice citato , dice , che
«od veiib di Di^témx i in cui dice di un glande, cne X« ehMgrim mMè §M 9mipè ,
€^ p^^^fp^ ^nm lui» è nn traslato biafimcvole , mai egli riflettè, che tal ver*
fo è una pcrifi afì del Poji eqaiiem fsdet atra tura ^ che è una bcUiirima
imagioc » alquanto guaiUci dal jDtfprcaux . Il Conte di Kochefier loglefè nella
Tua Satira r^n* tro C Uomo , che é piotiofio uoa Sadra dell' Autor di Satira \
dice che T Uomo fi tsmfita con orgoglio fitlU montagno dttU farit^Jié. , t
nuota fulU wjjuhu ìielU fua FilofojU • Qual era lo fbto della mence di .un'
Autore y che cosi fcrive » t così- pena ì Q)ial*è H Xjopcà, di chi ditie eh* i
ntn^Uri pértono dùU vjftà cofiere delU Memoria » s imbarcano fui fàart delfd
fantafiéf arrivano ìU porto dello Jpirito ^ per efftre re» fi/irati, nella
dogano deW inuUttto ì Si veda Baldal^ lire Graziano . Di Metafore rproporzìonate Te ne veggono
ancora nel Pccraica gli elempj, fpecialnìCUCe alla Panc 1. Soiicuo LXCl. ove
dice: 'Jimor eolla mia àeflra il lato manco Mi aperfe , e piantowi entro in
me^o al Mfà Un ùuro 'Vomet di f$nna con fofpir del fianco ec«» noit eoa ragione
il Tafloni b ne burli ìq tal loogo ^ • fione , proprietà y agghiflatés^f.
drdine e • corri fpondenzc delle imagìni delle cofe , e de* loro rapporti a'
quali fi trasfcrifcono . Lhì - ofTerva tali rapporti , e sa coijufceiiì , mai -
£irà ^roporziouari mi^iafore^ e mai avrà una vizipra eloquenza (23)- Pt^r l'ufo
delie me* taibre fi è riflettuto da Monf. Adiijfon che -colui (ffie le adopra «
dovrebbe figurarfr dipìn- ta avanti a fe fleflb V imag'ne delia cofa , dalia
quale vuol trasferire la metafora , c 1* imagine di quella , alia quale la
trasferi fce » e adoprare quelle imagini ^ che un buon Pit« Tore non
canceliarebbe in pittura (*) • Vale ^i ^iù quella regola del Sign. Addijfon , .
di (i^) Chi concèpifce bene le imagìni delle cofe , e forma bene i rapporti
delle raedefime , s.ì trasferir bene tali iaiagirii , efaminando pria i
rapporti del fog- ^etto , da cui prende le ioìdgini , e le relazioni di tali
rapporti , col (oggetto , al quale tali imagini trasferifce, e da tali
oflerv^ioni dipende il felice , o infelice ufi» 3elle marafbré» de' traslari, e
deUe allegorìe • Gli'aftct precetti , ctie * fi danno fili fuggir le metafore
ricavate da cofe vAi, (òrdide, bafle ec*» ài fuggir qtuLU dallk Jpicit al
genere eC, ec iòno precetri inutili, e cediofi, non poleiidòfl mai con tali
precetti , ed eferapj che fi adducono, iAillare il buon guflo fu Ile Metafore ,
Mille €o(è hanno dette i Rectoricì falle Metafore , loro fpe> eie ,
differenze , orìgini , dicendo che le Metafore fi prendon't djì Djì , àa^Li
elementi , dalle piante , dalla cofe artificiuli ec. dalle colè animate alle
inanimate , da quelle a quelle ec. , ma con tali precetti niente fi ^ giovato
alla vera eloquenza. * . (^J h' da oHeivaifi, che molti di quelli noder- 1
Digitized di 'mfiTonf df preccfir Rctlorici futle* itietafa- re; ma per
conofcere ta proprietà ddle ima- gini in pittura , ed in eloquenza , bifogna
Tape- re le proprieià delle cofe, ia natura , Tarre, ' ) foro iimiii 9 rapporti
, progredì , hifogna aver meditato, RÌtidicaco, oflèrvato^ decifo» e bifogna
fapor ben dipingere^ i,. pensieri a. cofe , e le parole • Ma s infegna; ciò
nella maggior parte delie Reitoriche? Si bada fo-» lo ad accumular precetti ,
ed efemp*] , ma non a coltivar V intelletto , ed iliuminarlo fenza ^uei priecetti
» ed efenipj^i^.ma co' ra-0 atocm] , e coHe dl&rvaaioui » ma molcr Fi«
iòlogt , e ReMoricr- han diviià* la loio fcicfi^ za dalla fcieni^a del
raziodntò; fi foa dati i limar frafi , parole , periodi , e tra efli , e la
ragióne , e la Filofofia han detto Hic mu- rus ahaneus ejio , onde è derivata
in ellì , e ne'ìoro allievi la fregoiatesza ti^le idee , é ddlò fiile >
r abufo deiU; itié<a(bre deU* air iqgOtic j e delie Jìgiire eq. (*} ^ :
" V *- >> /• ' ' » t V ' > ... .•»•*,.. •f*.»4
♦»••,*♦.,. i .'t . K ) t% . • . % «I leggieri Autori, che T incanta gfoventd
crede dover* elfcr lue guide in eloquenza ed in raziocinio , (bnp pieni non
folo di uua Filofofia erronea , e di una pein- ma niorafe , ma ancora di una
eloquenza cattiva , dì metafore ridicole . Traile ftranezze dell' eiuufiafmo di
JUonJ* Roujfeju y non è la minima qu'^Ua di aver chia- mata la Terra ornata di
erbe e di alberi vejiuj ddU nftfii' di JponidLiiio • 0>si tal' Au^re
vé^' Ktvtr'uM àu'Fntminiur SùUuìri rÌI. Bràm€ndie. ' ' i Sé- ^14» Ij* Allegoria
è una metafora coa«> dnoat^ p nella quafe altra fi dicù colie parò* le ,
aUfo ooi^ feofi delle parole , altro agli b-' . recobi , altro attamente (2^)»
Si nfien^pono r Secenufli non fono ftati fcard ad adoprar metafore, delle quali
tuttavia fi abonda fenza necc(fita • Si ioa# •onfiderati i ClafTici Greci , e
Latini come ^vSL UrSHlr ^ CoUdfu lilocich^ , e. fi foQ di^^pttt collane- if
fl^/// , cJ in C^Mf . Si Te|a. U p'iiienariotipo- grdjico y Iftoriea ^ g ài
Uhri rari di Ofmon^ . Cod. Onauo
aell'Odft r a ATav/x rj/^r^w/ &9 «M/v I* novijl^gtts t ^ ooUa w*ole le^
«Til^azi^ di una berfàgliaca pfve, e colpeopcie lei^iagore del- ^ Repi4bnca
Kcmiiiia. Cosi il Pttlréfta ìà ^jiel Sonetto: altro dice airoreccHro, altro air
intelletto . Così la ce- lebre pQCtefTa Franccfe Madama dfS HcuLieres parla di
lina Paftorella, cbe difcorre alle fueagnellc, ed intcti- de parlar di fé
ftelTa, e de'fiioi figli in- cpcl bell^, c tfpeco' Idillio , che é traile Tue
opeir Tim^ IL psg» aa. edit^ in II. MolcUliaie allegpcie ha Crxtir CSm»- IMffkr
RÀuffitM 9 ma molta ihanc r e pim-.^ n<l^- follr métter • Ptotone amò .
mobo- . le allegorie ». tpz «ifoiat ffimr Longino nel tratta 'nrifir thj/H^
^"'^^ wmmn:. T allégorie di Platone' ^ yle-'m metifere . lyt TSbco' ^ ove*
in pili pagine delcrive V' IJomo • La ^Ihl è UcafUiUr il c<>llo ^
^''>^'"<' • ^ ^ "'^^^ J^iùné dt*cuÌMi' I pulmoni (bno
ùfpongiA dttcu^* « La (cde d.rir palUbni ansorofe , ìV conUavt delU ^fte , la
lède delLua; l'^fria <fr^// , la mil- la cw/nj Jegfinujiiair c che poi
Umor ce fciaffU fftti^ déU^wmst € ituUA €Qrn com a0W* 33X alle allegorie le
favole, gli Enìgmr^ i prò- y&H s fili emblemi ^ i GqiboU (2C) ^ Si i
f€ttu^ é eAe icli^fuamaw 4iftinft filU mufa étlum^ pio U natura intiera in
ftfiuiri allegorici « SoHe Avèh* le fi feda reccellenae tractaco à\ M}ot£. U
Bkttmx là- «Mato 4t C Apalogucy trintip» ^ (aUmrétur. Tom. Ih pag* im, ad 61.
edit^ in \%, tjys* t ove y^rU d^ll* origini , c della nacura delle favole , c
de* caratteri de*^ primi, e principali Scrittori di Favole, le quali fìpott- no
apprendere da coloro, che le hanno feri tee , e (pie- gate . Le fàvole fono un*
allegoria concimia , e gli enigmi fono un allegoria più oscura, ed aftrufa, e
co- si gli emblemi • Gu orientali furono le nazioni predo k ovati le Svole»
ebj^r^ origine , e C>rprend<ìnc: prò- E^Ziif • * . * PWerbj , gli
enigmi. H maBm ^ che tane fivii fpec» di «UegorÌA fili, o meno perfette, pS^« 9
wmo^ evideni;t'« Hóq ^ Aoftro IfttratQ di parlare lunganifiiie delle ^ mr,
labofe, allegorie, (imboli , caib(^aii» «dielìv'os» la|in^' ma £lpfofia degli
zs^nfkh chft efjatpneftao |e Joso. (cÌM« 2c in fantaftichc imagiDÌ ferdié
ay<]|uio paa £inu-». ftica, ed accefa fa icaiìa , o per rc^derfl
a(0t|(t^ e (j;^ prendenti , o perchè lion volcauo , o non pote^no fpiegar/ì .
Oflcrva eoa Càviczià il Signor Mmatori , ì*erj. Poi.f. Tom, /. Uh, ì, cap. ij.
, che le iinagini ÉintafticJie altre confìftono in una parola , ccnic
\& me-^ 9é^rty altre in mi fciifo, o periodo, come le iperboli^
»kilUeg«ric, ed altre fioalmeuie prendono corpo, co- W le mole, le parabole, ed
aki» iinagini . ^Jravi i^ra^s gii mìolii Greci «w proverbio « che V 9ÌIegoris
:iiMnwm» ikllVlgitmi - A^^ Twy Ai- ytnrTMir . •*»^lMpoieft foeài nifoite tiHefConi
MonC JìTaiètttnn , che nell'Opera della Divina L^gafioné, ÌQ&^ circa i
g<:io|lificbi degli . . già da noi oflèrvata « che i paragoni , e le
Cmiiitud'ini fono (pecife "di metafore^ e di al ^ legorie tacile , ed
occulte • Gli efeinpj de* paragoni , e déllé fimrlitudfnr fotiò*'iin- menfi
(26), e molti precetti fe ne fon dati 4a varj Autori, $• ry. Talora allegoria
coniprende ut^ intiero libro , oome i viaggi di GuUirer , la vera Idoria
dilMcioMio pùrt W intiero • Dramma^ come il ljrion£o $ofocli. faitto Si 'MonC .
.. Pa-? ' Vi foQO due belli paragoni (ul Tafl'a , e filli' ÀriOfto-: S§e0 ir«
Pa/iijMij mare , càM «rj poetm U fut mie fino mÙè umile » ofj fcaopre ilfanja
di Jàoi 4iHlB^^ e nei HtM ^ ek'è^agitjao , fpifutt^ € ^nta non ugual furore
dait unu^ alt aùfu. pane ^ €Ulù ntW ift^nte fi ferefia y il mure fi ealma , e
dènte haciu le ripe de*ju9i rieinti , e ripetendo Jèmpm fuefiit forprendénte
alternativa , diviene uà. perpetuo teatro di un meraviglioCo fpettacolo,
Quefio^ mare i. l* illufire Afiofto* Il Tajfo al contrario , // Juo più ce^
ieère rivale , è un Real fiunu ^ che volge Le fae pla^ eid* acque con un dolce
mormorio , attraverfando piana» re immenfe , e fempre uguale a Je /icjfo , z*à
non dico' ét buiL.irJi nel mare , da cui riceve La fua origine , mu fi
concentra, nel feno della Terra per comparére altrovo tolL* ifteffo Jaflo:
Rneycloped. tnt. ». edizme dfl^K» tà Tom» Jay. pag* 3. ArtU. Reggio: aa.bel pa»
ragone alcteii ipàktài.Mot£ AneaumourSdùt Afit Le aipi Jono iragll infeul »
eoeèe i Romani injrapT porto ét popoli che han dato t pià grandi fpeuacoU ^
Univerfo : Reaum, Memoir, pur ? hift^ir*, de$ /n» fio. Tom. V. F. Féftiéf
Jtèmgir. Vj, prtg^ iditi 4| ia« dk^ iiijfU .fillìjfot. Né* tempi' anticiii T
primi Fiiofoii » chcT per Io p'à fofQno i Sacerdoti deli* b^^it« to/, e deli*
Oriente « fecero m&iito n(b delle adegorie , ami fa effe coil(K:aroao
cuca la loro Tapienza (27)^. ne vedono glfyefenii pi ia tucci gli antichi libri
di tutte le nazioifc Gli Scandioavj diceano , che ia Mjrie da effi clìiaiData
tfe/o»» cfecUa-in m, ia>g^ dstta £hfiùai\ che avea per palazzo
Vangufliat per' tavola ia Fame» per domèftici VafpcttéUttfo^ 9- la /efuef^a,
par fogira della porca precepi^ ^(9, per Ietto la magrei^a (28). Neil' Edda, e
nella lingua dègH Scaldi \ Rumi fi dicono [udore della terra , fingue delle
traiti , gli oc- chi fono ì diamanti della tefta , T erba (a Uuia.ddU Urrà , i
capelli. i( bpfe^ dd cap^^è I capelU biancbij^ le neri àthembro^^ il yen» IO-
um ttgrt-, m Itone , che li>avvent^ coiv tra gii edilicj . ^, i6. Chi voieiFe on'erempio facro di un*
unione dè aliegorre « c <{i enigmi neli* Eloquenza- Ebraica pstrà^
trovarla fai Salomo» M-ai Capo.XU, déil'EccIèfiàlt r» a. (30) ^ icfiphiqu£s
yO^'x^cn\o inferito noi CJtnps ndio 4elle me- morie deli* Accadeoiia .4i
Bocliao tom^ UL pjg» lil» 0dit» in li, {28} A£^lUt, Introd. a t Hijhif*. dà.
Dìutatmn XoBU /. Ciao. yi. pj^. loj: e.-iù. in Ir*. (2.9'^ Si veda VSiJi, ci il
Af UUe citato. ia ul ko^d a dicc^ con «U Zabaione ove li defcrive la veccfiiaja
con dipintura al- ^ Jegorica. Tragli Scriiiori Greci , pretendono taluni 9 che
Omero , e Fiatone fieno tutti al* legoricf. Infatti Virgilio nei VI*
delPJSoeidte la p»(b da Platone inolte allegorie (31) , ed oflèrva V loglefe
Srgn. Adiflbn che U nO" bili allegorie ^ e le belle metafore rifchiarano ,
€ àdornano un Aifcorfo , com tanù lampi di Mementa Cuatòris nd in dieku
jtmfuatis iwtf» 401* fgfuam vtniat tempuM affUHionis tttm ^ Ù d^ofln^M Mini ,
de quihus dicasi non mihi place nr , atut qttéM Unehrefcant SoL^ O Luna ^
& ftalla ^ & reverianutf mtèes poft pluviam . Commovebuntur
^i^fiùdiS damus^ £t nutabunt viri fonifftmi , & otiofa eruni uuUentes
in minuto numero , 6* tenebrefcent videntes per fora^ mina . Et claudent ojiia in
platea in humilaie' vocis molentis , 6* confurgent ad vocem volucris , Ù obfur-
dej'cent omnes jilice carminis . Excel fa quoque timebunt^ formidahunt in via
^Jiorebit amygdalus , impin" guabitur Locufia , Ù dijftpabitur eapoaris ,
quoniam ibit Àotno in domum etternitatis fua ^ Ù circuiìbunt inpla^ • tea
plangeiùìs jfnte^uém ntautàtur funieittns argen^ mus y & neurra» pitta
> aur^a , v eonteratur hjtdrUjk* ' per fintemi & confiingantr
rota fuper cifUmam^ Tui» ti gì' Incerjpreri fi tono non poco e(èicitati per
if^iega- 'xe doeftft allegorica de(crizione della vèccllia^^• &i ve- da
Ermanno J^its MìfceUan, Sacr, Hottinger, inBi- $liograph, Phyf. Sacr. iTcdeL Differt. Med.
thilof, J^eé» 3. fir 4. Scheuch^er, i^hyf Sacr» Brucker, Hi' \ fior. Critic. PhiL Tom, /. Libr. il. Cap. U Si veda
ancora Riccardo Mcad Med. Sacr, Cap. VI, * . (ji) Addiffon nello Speccatore
n.po,Jhe X^orkjt ' Adisciti. IHU JL^cdm i;;^!»^.^^*^ i^*^'^ > Digitized
by Google luce che illurmna: (^2)\-Vèr fe* allègorm dt Omero è una cofa ailai
flapsn Ji il confide» rare il numero di coloro , che han pefcate iir Omera-
aUegorie 3) • cooifi gi' luiiaoi Y OS ' ^ fa J^orìtM Tam^ ISh o^e cosi ilice
nella Ringoi ongitute.f jiUeg&ries-^. Wàen wUt ehofen y are like fj mjtn^
MTMks of tight in m'^difi^aifey^iku m^ìU éf^rf iMnf 4Ìou§ tfum- eUiTt-énd
hiét^ifUlL A^nohU JH^w^^r whin- £i is pUt^à to^ an aSvunt^ ^^ea/h, a kM cf ghf^
round u , and iarts a luìire traugh 4 ' WhoU fiitiifult : Così ofTcrva il
Si;;;!. 4VJftt , cbe poi fa «fette docce rifleflioni fall' ufo delit: allegorie
, e delle metafore , che caluai prendono dalle co(è a loro-piA ovvie, e dalle
fcieiize , iidic quali fono elH piti veruti. ^3) Gerardo Croelìo (cci^T; un
libra inricolata O^/.'fpo^ E.^psao; , Homerus Hsbrctas , /ivc hifljria He*
hrajrum ab Hjimro Hebraicis nominHus ^ ^ f<:itennis defcripix in
OivffitA^ O Iti aie in 8. D attiraci 1704. la tale libro u pretende , che Icaca
Padria di Ulilfc £a U Afdfjpotimia y i congiuaci di Lf lifTe i FairiarcAif c il
Soggiunge , che citi aUrimeaci Q>iega Omero , noi capifce. Il liUnchinl
nella faa Ifi^rif l/nivtrfaU Im* Htf/itf trovò' li| Omero 'flftocia dégri
Etiopi , ét^S^* ^Uni , e degU Egiij . OiMAduifii FirCona^ (crifle «n lH»r0*
ihdtolaco' Noàes fotiuri^^ Vfive ifé nis ^ gua fiien-^ tifiki''in
0$yfpta'fcriatii\repÌHantur • Per cali fanuiie gti'andciii dteaerd^aa O^ro
ìnfìnlci etogji rìferici dal ' X^upfori in appendic, ai ghómjlog, HSm$r, ^c:
òil Kx- éricia ia BiHiatki Gnrc» f^jL. L pagi' ^47. , ond* è che Omeror fa"
creduto 1* oracelo deTóeC! , de' FiloCjfi» de* Sofifti , e degli Oracori .
CnfoU. in Theatr. Rketofn Lihr, III, cap, x. Eraclide di Iconio percò raolce
alle- gorie in Omero , end* è che Fonrenelle ne' Dialoghi ée' iDQCÙ eoa u£3oae
deiiCb .(i^jibf ^9gos\is ohe ere- 540 le hanno pefcaie in Dante , e nel
Petrarca .. Cosi molti fi fono abufati delie allegorie nel- la fpiega delia
Saaa Scrittura^ come oflèrva ii Fleury (34) . $.17. La Metoniuna prende h caulà
per r effetto » o P effetto per ia caufa , H oonti* Dente per ii contenutola
materia per la cofa, la parte per il tutto , il tutto per la parte, la fpecie
per il genere ^ii genere per la fpe- . cìq, il nome di un luogo per una
produzio ne , e manifattura in un luogo , il fegno pec la cofa lignificata , V
aUrauo per il concre- to (3 jji e una fpecie di traslazione,. e rifief- fo
deano In Oifneto • RoSeno Hoak Ingle(è nelle (ne ^Opcre Po fiume , London T70J«
in fiL vuol trovate nelle Metamorfbfi di Ovidio ridoria Naturale del Mon* do ,
e vi é ftato chi a creduto di trovare in tal libro r f Gloria Sacta • Ecco le
(bava^uizé degi' inteUeid • liJBani/ (x4ì Hifloir. EccUJiaft. Difi, r. «. 12.
issi La voce Metonimia. , dinota trafpofizione di nome , come il prendere
Cerere Dea dal grano, e Bacco Dio del vino, per l'ifteflo grano, e vino ec.
Diciamo ogni giorno : lo leggo Cicerone , Orazio ^ 'Onuro y cioè U Libro di
Cicerone , di Orazio , e di Omero • Quando diciamo : bevete il bicchiere , U.
fai^a, G pende il biodisere , e la tazza per il conte-»* auto m eia, Pcendìamo
la maierti per lacoià, quan- «do diciamo £ed£ l^aeetsro , per dir cedi U
fpadet. Ec* '€p un legno mercantile per dire : Seeo mtts tutve mr* : fàheile.
Quaiufe diciamo : fono in ^uei luogo ug^ U tefle pendami , per dire eerti .
Uomini penr^ii fi prende hptrit pet UcfKCo, Qiiaiido fi dicefle che «no pot-
Digitized fo può dirli delTa MttUtpfi cht c nna fpecie di trafmutazrone (36) ,
che prende le cofe antecedenti per le confeguenii, ieconfegueo^ li per le
antecedenti (37) • §. t8. La Sineddoche (jfS), da mola il riferirce aila
Metonimia . Quelli , che la dfOro^ gtiono riflettono , che nella Metonimia fi Y
5 pren^^ del ioate , o del fiume ^ con traslvìoiie alquanto dura^ allora fi
prtode il tutto per la pane . Coà in Gtatìa la voce àara «pei , dipofò filile prìint
H teaipo , poi fc 4. Stagioni; e («laodo ffoì i Greci preferò da* Cai* ^iy ed i
Romani da'Grecf^ come dicono £xodolX> , .Pltnioi Tufo di dividere il
giórno in t*, parti ngoali^ ed in akrcTtanue la notte , quelle parti fi differo
on # Chi volefle efcrrpj di infinite fpecie di Metonimie vcg-» .ga Moni; 4m
Marfaù Tféité dn Tfopés U Parg, f^S- 33- (3^) M«T«x^/<, rrafmutaiiotìff.
Cosi perchè eli antichi deddcvJiWo tolU forti le divifioni delle lororobbe,
elegireano colle forti' le lo-- IO occupazioni, e le loro liti così decidcano ,
fi Jiifero poi forres , le iflcffe divifioni di beni , ì decreti medefimi, e
quanto toccava ad ognuno , o dovea accadere ad ognuno 6 dilFe forte dal gioco
detto dette forti , C fini fi- diflèro poi gl'' iaelfi' oracoli , gf iftefli
avveni* mtnii « Cosè per mtuLepfi fi numerano gli anni pct per ejià>f
per inverni , ptr U fer/Une ^per le rut* colte , per U arifiei perdtè le arilfe
, fe raccolte , le ièniae fiippongooo le ftagionr, e quelle gliaiùfi.- Co- si
per Metalepfi IT dice >fc , e viffe per mori , percU 1 eUere, ed il
vivere precedono la nwtte. U«) 2emd^«;t» , 34* prende un nome per uifMÌuo » e
nella Sined- doche iif/iw fc** ìLn'thù , il iritrto jtr U fiu (35)) • Si
rifaritce alla Sineddcciic i'.^ tonomajia ,'che'è una fpecie ài .Sineddoche j
nella- quale fi mette il rome commune per il proprio , e particolare , come
quando diciamo il Poeta per Virgilio , il Comico per AiiAoiane^iijr/^ia) jpei
Solbdexc. (4o)« fìSX ^ Sir^di^cclie meno jper il più Mfaaèó u ilice : ££*0 ti n
imi io mvece di : x<co i nM^ ornici % millt volte per hfifiiie volte ,
f^eime di cento £roi dee d*ir.fìri(i Eroi , verj-cne de^ 'jo. Inierpetri per
verHcne de* 72. Inierprcii. Loioio che cor.fondooo la JMecouimia colla
Sineddoche dicono che la Sineddoche del n ef'O per il più è V ifìtfla della
Aleicnimia quan- ^lo fi prende la parte per il tutio , ed il tutto per la parte
, che k la Sincddod:^ del pili per il meno , ^ ilei meno per il pid.-Cpjs itntù
jftU peivdif fi £cm xea- le navi ^ i utMi di .C^t^pM , per i ^alazsì , tejb^ e
fuochi per perfone , e Jamiglié • Cosi per Sineéà^ ehiCf -o per JVletct):mia
./'tfr/tx .dinomiBanfì i Capitoli ilei S^dder de'Pet£aDÌ t ^ ^ prendoBO certi
fiumi di oeife nazioni jier le nazioni ineHe ccn>e J^t^aj per la Spagna^
il Gange per grindiani, il Nilo per TEgitto. Oilèr- va il Sig. yico nella
Seteria ì^uova I itr, JVi.àt\ìà Sapienza Poetica , che la Sir.eddothe , che dà
i j^omi alle cofc in modo più particolare , e la Metonimis in modo più
fecfìbile , nacfjuero .dalla Logica , e Ale- uiifìca Poetica de' ptimi \m m ,
xosì la povertà {ì di- Din(è Jina ionoa i>tntta» la Vecchiaia Jitutta, e
mefta. Xa Sineddodie diilè moo fctZ/eanù^ perchi nelle ùìm ve & ne
vedca dell* Uomo il (bjo ^po • TejSàm ves \d afa I perchè allora la
calàVcoofihea in un iol# Àstto'*' (4) hamnymtm ff^eminéih. $i ft ancora 1* Amo*
c.iLji.i^uLi Ly Google ip; Iperbole è una figura , che crprìmv. le cofe in
grado adài eccedivo , e con colorì molto caricati « Quefla fi« gora è flata
molta ordinaria agli Orientali^ ed a cdozo che hamio avuta an^ eloquen- za
AntaOica , ed una viva fanca6a y che rap^ prefenta fempre le cofe aJreccefTo
(41)* L' iperbole è una figura aHIai cotnmuue ag!i appafiionatì , a' giovani,
a' Poeti , che ne lo^ no pieni . Cosi Omero fa piangere i caval- li di Achille
(42) * Cosi il Petrarca , ed i Poeti italiani appaffionati fono pieni d* rpec^
Mi \ per le quaii dicono, che le bro^ doof ne ofcuroàù il file e te fleUe , ed
mcemrifco^ no i cuori loro amanti ec. . E7 da: olTèr-* varfì. , che T iperbole
molto fi liferìfce alia Metafora ^ colla quale qu^fi Tempre fi truova* La
fi^ui» detta Lkote (45) è ToppoCia del? yesid^t perchè V iperbole , efagera, e
la //« • • • jflntononn^ mmkb G ftenfe nnr nome pro^rria per ihi^igecrivor.
Cosf qaàndo fi Àiàe r é ttha Vtntrtg cfoé bella, una "FrinÉy, una Taiét y
una AfeJJ^na per una proftituta, una Lucrezia y unai Penelope per una ca(ìa •q^
&via ; onde (ì deduce faciliirente che la AS^toni" mia f la
Siniddache. ^ e V Ancooomaiv» fieno» figure affini, ' (41) La Grecar voce
tfin^oXe f dinota .fCfccl£a dai verbo vnrt^^etJiXta- » ///W. 7. v^//: 408^. UìmiL Viftrf^ ^ idea
imitò Virgilio JE'n. XI, v,^a* (43> I^Mca COSI «U^iTtff piccolo . * W€
d'minuTsce V cfpitflicDi , € iénfi^dcHe • cole. (44). . r ^ ' \ §. 20. Le
Fgiire , delle qwali fi c par- lato (j vtdcro freqi<tri;ff nìe in cgni
lingua, ed in 4}gni r i^ilcne -arche più^tia de^ teoipi ^^ella loro cui' lira ;
-pcKl)C la pnnia eloquen- ^ ta è'flata»-€jd è kirpre uagrincuiti pcpoli^ ' •che
ccBiìnciaiìo a dìrpsaili, emufiaflka « aU Icgciica , rretafoTica , iperbolica
ec. Ma le a ire figure delie quali noi parlare mo , co- niir ciaicro ad efier
più frequenti a' teiopi citile lifiifToDi, e cultura deVpcpolì. ^.
2i.^L\lpotiipJi .fi'vdice da Moti A da JUarfais upa hgura , che come in un
ijuadro *r9Ft>relenu lutie ie cofe^^e le ^delintt dfiaì bene (45). Altri
rpiegano-diverfamen- te la raiura dell' Jpotipojl . Ma forfe 4uui fcDz' avvcdeifene dicono i'
ifleilb . - r* (44) Quan<Jo una Donna dlceife di fé fteflàt J^jro *//7tf
pta di bellc22e , ceco V iperbole . Se .poi òiceffc con Tamiri del MeuUUiìo (
acUa .^«f^niiniflc >>^tto 11. Scen. II. ) • ^ O il mio femhiafin
< jr defoinn a tèi jt^no^ 7 Ckt £ féH» tolUnw non h^fii fin Kegno^ fili
una Utèti. ' ■ ^ (45) iNv»TiMri«> ^oeniioiie. Trai té des Tropes • (47) E'fiicile ciò
qpìteièikaa ifivdAdbnol uiymzcu aa. 'Llronla è quando H ^5^7^^ fflfcor fo è
lutto diverfo dalle parole , che ii di- cono ( 48), ed il Sarca/mo.c un'amara
ironia con ifdeano , «d oilufiooc , che fia vfiemcn- ^ ■ le f) V Tnglefc Monf.
^Talfingham dice che f Ironia c la figura la più bella , e la più difficile per
i -cervelli ordinar) , e che ficbiede una mano maefìra, altrimenti -dtvìen
ridicola : hnny is not « wotk Jhr frovtli/fg Bens > èut txtrtmt/y
difficult^ even to thà Ujt . U h unéùnly om of the mufi htMMtifidl Str^ hs of RhetorUky and wAIcA
requins aMéfitrììwiA to carry on and finish with any Success hut vvhsn s BungUr
atutnpts it^ he finds it ètjrond his Skill^ Md his mishapen^XT'otk , wìth this
avvkard polishing^ becomes entirely deformed as the faffe beauty of pain$ upon
a Lady's face is UJf deJirdLbLe than no beauty al ali , and the tertnejf of a
Shallovv Fop more difor grable than his iiLente : The Bee ^ or UniverJ^ Ì^ìé^
tkly Pamphlet . •£fporfia ) dfJJìmuUtio
• Il Metaibfio nella Didone Ateo I. Scen.XXIIl. ci porge un J)«lI'eièn]ypio
d\lioQÌay quando dice ad Enea* VefMeiug non Aé/mo Aknt -cufé gli Dèi theU M
de/knù^ Ariftofaoe nel Fhito An. II. Scen. III. introdace Ble> pfidemo , che vuol iàpere da Creinilo
com' ei^li Hafi tcrìcchito, ed e(knrìnandone le circoftanxe , lafiionomia» M
volto y trova indizj di liirti , e gli' fa vari fuggeilivi interrogatorj , fé
ha rubato , fc ha rapito , fé ha fpo- gliaco taluno. Cremilo è negativo.
Blcpfidemo gli pro- mette , che fe pria di publicarjìno i delitti colui glie^
li confida , egli col danaro avrebbe chiufe le boccht degU, Oratori > ma
Cxeoùlo rifonde ; Vérsmerne nhht ^(49) • Enfctnifjno c nn rrafclìprmnento di
cene idee credute fpracevoli (jo) •Taluni met- tono ndlc ciaffi delle f'^ ire V
antifrafi: cioè Feipreffione contsafia al Tenfo ma le anti- yM un grantf atto
éi èmìtipa- ^rfo ii me ^ fé Voi . fendendo tre mine per corrompere ah Oratori ,
me nt mtarete a -conto di fo^fe do.iicil Vxco una f ite Ironia. (49) Così ìàihà
nella Didone <lel Metaibiio Atto !I5. Scea.XlX,inlulta Uuioae eoa aniaro
Sarcaimo, tè ixxiiioai • j^Jfréita il piiie Che al talamo RtaU M'don, U uéim 1*
Sttirid in irecfo , ^ in froTa ablxmdano in Ironìe, e SatcaCmi* . (^o) Cosi i
Francefi TaJdol(àt900 il nome del Cirncficc con dirlo Maitre <ies hauus
oeuvres . Tal fi- gura fi chiama Eufeinifmo ^alla voce Bu^fAf^f^o^ , àyon
difcorfo . Cosi un' Aiiefice ^ che porta a taluno un lavoro , gli dice : Ai':
avete a dir niente ? cif:^ gaiemi' Gli fi rifponde : Dio vi ier.edua, non
occorre altro, cioè non vi è danaro^ Per licenziar :alui)0 fidi- le talora :
Non occorre altro , farttt J<;:vi-to , voLetO senare con r oi ? i Romani
furono anticamente cCilti ot» icrvaton dell' EufemiTnio : Non fi dicea Mortms
eft^ M fu il , fiikms ec, non fi ^ìoea cumari^ m» adoU^ fcunt ignihms aret .
Virgifio Ecio^u 8. verj. ^8* ilice f j^viu Jlhtt^ ooè ^édto fihe ^ io me aa
vad» « Cosi vi fi>no alcrt infiniti eièmpj » (51) Dicono tataai , che le
Parclie fon detté PwTàtt a parcendo ^ quìa non parcnnt . Il Ponto Euf- fiao
dicea mer» f^vorei^ole , cioè fnnefto : Ma qacftc «timok»gie jcr aocifcafi iàm»
foQo «apre a'f'il/Qlo^* uiyiiizod by Google I dnrifirafi « (bno piutto/lo certe
etimologìe op« pofle aUlòvdine natucaie-delIecore.Leperifrafi fi>DO
ciKumlocuzioni ^ ^elk quali attonda lo fliJe Afiatico , ed il Poetico « Efle
fervo- DO , o per meglio fpiegar \ idee , o per or- niìmento , o per oAuri'à ,
e tedio talora • Delle ampiiazicni , e perifcafì per le quali lì cagiona tedio
» ed ofcuriià, ed eloquenza ii« dicoia j fece una bella , e critica d^intuni
Luciano nel Dialogo di Timone , nei ^isde Timone comincia con ^rand*€m£ifi a
deride- re P abufo che i Poeti fanno delle perifraG» e degli attributi di Giove
per empire i ioro veifi (3*2) . Delle amplificazione, perifraG , ipallagi
> onomatopie ec. , ed infinite altro figure di parole, come aluresi
de'uopi ^iian* no Icritte iniinite colè i prammatici, ed i Rettorici antichi ^
e moderni ^ die mai la Ènifcoho nei parlare de^tropl, e figure^ nel- le quali
fan conliflere quafì T iilrmo fif^e della Rettorica , e deli' elcqucnia , e
quello appunto fa » cbe cflì non abbiano , ne fac- ciano (51) Vid. Lucian. in Timon
nel principio ^t in cui efclama Timone cosi: O Jupìttr Pfu» Uty & Xenie
, & HaauU , Ephtflie ^ Ù Afttro* feta , Ù Horcie , & NepheUie ,
& Erigdupe , Ù Ji quote alio *vocartt nomine attoniti Fotta ^ idque
adeo quum in 'veiju ficìundo harent iwp edili ^tunc trimma-^ gno nominum nomine
tu fu/iinef verfum labantem , Gr rhythmum hianttm reflex &c, : Lucian,
Oferwo fdiu Fitrior. ^ Kiiti* Tom* i. fag. ^8. /i. u 548 ciaho avere sP teo
dllfevf vtn Hea delP EIo* quenza , mentre imparano a nomerare , e ad ofTenrar
figure , e Tufo di efle , e vedere ijuaii appartengano a' Grammatici , e qualf
a* Rettorici , onde infinui contrari fti di c'ò , e derivano le pefifìme
xronfeqiyenze > che nel comporre^ e nel leggere gli Autori, fi ba- da
fole aMuoghi pieni di tropi , ed a* pen- aìeri briUami , die li credono «(Tere
le baG dell' eloquenza » « fi iarciano di far* of- fervere molti luoi^hì più
'cflentiall di toM ferii- tori , onH' è che molti leggono VIRGILIO (vedasi), ORAZIO
(vedasi), OVIDIO (vedasi), Plauto ec. afTai p'ù per petcarvi metafore,
allegorie , ipotipoG , reii- eenise, paralleUì, diaiogifmi , apoiicotì , pro-
fepopee , che per cercar?! il buon gcifio » il moo fenfo isi)^ L* ipallj^e , trarmtjtatione dell* ordine na-
turale , come quel lòani -ojcuri JoU jub r.oéie ptr «jr- hras di Virgilio Atn,
FL , è una figura tliigra- ziata , perchè i Rettorici la mandano a' Grammatici»
«<1 i Grammarici a' KectoriCi . Si può dir di ella con Virgilio : Idoue
reàitqut yUm fotie^ Oc. . • ! (f4) óiTenpa M, li Batteux , f*rincip. de U tUurMur.
Tom. Traiti IX. Pare. L CAjp i^.
des Tropa y cke qucfto metodo di oflervar figure , ùiarrire ali' incellerto la
via del buon gofto , perchè tutto fi dee in un' Autore riflettere , ed
oflcrvare , non già i tropi , e le figure folranto , giacché vi fono ne libri
alcuni luoghi , che quanto meno ci fembrano de- . j.ifle(ììf>ne , e di
meraviglia , perchè pajono det- ^ ^^11^ uacara ièiuf Lice , ^irctcaoco -^cbbooo
ammi- uiyi vi^LU by Googlc §. 2j. Gridano mòltr Rettorie? . Qui Infogna ufare
u(>4 reticenza , ivi un dialogifmo^ Venga ili q«^el Uiogò la Pro/opopea
a far par- lare ì morti , ad aprir ie fepoliure , a dar la parola alle cofe
inànnnace ad enti afirattr» ed imuiagioarj (j;) , ivi fi adoprioò le iir« '
Hrfi aflai pi^ • Vino (pirite marUa^ di wnttjt dt fmtéfirt y dice Monf» le
Batteux yjarà femprt a fic» £0 fitattda git fi chiederà del buon fenfo • Per
fcrivet bene , ed ornar bene il dilòodb » unica regola k il . iftài> di
Ocàzio t S^iUndi re&e Japctt efi principiitm & foM* U intelletto
illuminato , e pieno di quella fàcolci y éh% i Latini «UlTero copia Hrum »
& fementiarum è il mii* glioi giudio» fiiUa Aite figurato , e come , e
quandi poflà ttlarii. Ma il male itè ^ che Tane, di cflèr'el»* qoence fi é
fiuta per lo pid coafiftere neir arte di ac* cozzar figure i ed antìteii •
Cicerone paragona i tropi ^ e le figure proporzionate a certi occhi dell'*
orazione^ • difcorib 9 c poi dice (Siriamente t Ego lumina crationir , velut
oculos quofdam eloquèntia credo , fid milite oculos effe tato corpore velim ,
ne attera menk» ira fuum officium perdane . Ma per lo prd i Rettorie» empiono
di queiì' occhi tutto il corpo dell' orazione , c la fauno coinè im Argo » ma
iènza piedi » e ièuza maqi • Il Voflio y
Inftit. Oratori or, lihr, V* Cap^ jLf pag» 55p« ad ^63, parla a lungo, e
cedioCàiaenie lolla profopopea , portando filila dcSniàooe della mo* defima w
tarie opinioni di Rtuitio Làp»^ SCièerone^ Cèmificio 9 e di Quinttliana , e
queftionando , Qt n proCbpopéa » fianca che dipinge te pecfooe' poffa dirli
uncfgaiiom r colà le ieffecmoaì^m» gciaf 9 coloro^ che credono^ di efler mi
eloqiieiT- tx , cioè di fapere ben comporre , e ben gitr- dicare ie altrui prodinioni
profaiche, o poe- tiche perchè tengono iniiiemoria quelle filze ^ inniBoerabili
tropi .da riflettetfi • Qhi h^ Cinte , e bea pemr^ e chi è vivamente- conx-
moSo 9 uTa- per openr del ben penzareio ffi* le figurata il più propria^e
fenta* awederle- ner »rà delle ottime Frdbpopee , allegorie , ironie ec. ,
fenza faperne i nomi , e le lille, che fono per lo più imitili ; e fi avvedrà
che i capi di opera dell' eloquenza non & producona da dentate
rifieOioni full* aocer-' zamento delle figure , credute da taluttf par-*
ìKféàSàoqp&m eflbiziale ecfae tm bno-, cbr coti rfirfi , quando Ci fan
parlare gfi animali muti , i corpi gli Uomini alfcnti, gli fpiriti , o pure fe
s' intenda era fall morti. Pària poi delle fiazioni d' iatcodurrc le Città a
parlare . Paria di ptoCbpopee' dirette^ ìnàxMXXt^ dt^(bftaaze;e di acdteti
ciifirahaido«(eiap{ «fi Cice- mfe^di & Gregorb*Ncnalizniov Hi Silio*
Icadtctr, di En&iov £ Gregòrio-Kìlamasy Ve(co\radl TéiUIotrica, dt
Luctanov di Plutarco , ilt Sieiiotònte , e delta Sacra Scticttxta, e cumulando
(empre aacotiti ede&npj* Ma 'qufe(b^ Vo(Go' volle piuttoftoofdirare ed
involycrc ttaU le cenbEurv dello (pirico di pedanti(rno la vera eloauen- xa •
Gccrone' (crifle fiiU' eloquenza Latina , e 6rec» oonfiderata in rapporta* al
foro , e alle* Republiche affai meno del Voffio , toX mille VoGj non vagliono
una pagina delle opere Rettoridie di Cicerone . PercKcI Ì?cc«lij. y^gifio CSA f
ediate I c Ci&aooe filofofpr , • . • * - ceni ornamenif dr cflà , come Te puture , e
gli arazzi fona gli ornamenti di un muro^ Sarebbe aflai ridicolo colui , cfie
per bea S'udicare del iniiro> ollèrvarebbe fn?ece .del- fiibtka^ gli
arazzi» e le pitiure die¥zdot^ nano , lenza badare sdia fabrica tutta ♦ Cosi i
accaduta a non pochi RettOFicl coli* elo- quenza y che mai hanno concepita nel
Tuo vero afpetio (^6). $r ^4» Del tir» qui detto rìfulta ad evi- denza
(^erronea maniera tenuta da non p9» chi antichi^ che hanno (cinta full'
eloquenza^ e iiilfo Rettorica , e F han creduta rotta coti* fiflente neir arte
di fire apparati di nomi Ù^dxà fj6) Chi defidferallc infinfrc oflérvazfoni
fulfo le figurato, c non lìgurato , fulT elegan?^, full' armo- nia , fuir
elocuzione , fullo (ìile Oratorio , e (ue divi- fioni , fui metro y e ritmo
dello ftile, fui numero Om» torio, dovrà leggere il più ragionato Autore , cfie
ne abbia lungameuie , e iónilmence (ctiuo, doé Mon(ìeur ù JSatttiiX Prìncipe de
titufétttf, Tom* Tf^n, & eye pari» de' var) jrenerì delT Elomieii»
Fcofòca , e delle vane qualici dcglr ftili cbe in efla o^rrgno , di quali
varietà der^ie di eCTec' ofltmte partà ancon il dotto Amore de! libro Pncis ùes
t.oix du Coétg il quale ha compendiato con molta faviezzs il troppo metafilico
, e prolino trattato di MonC le Batteux, Com'Ei dice . Quefto Autore della
citata opera Precis des Loix du Gout f cu Hhetorique raifonnèf parla del- le
varietà , ed armonia dello fìiJe alla Pare* L Anicm U^m pag0 gg. lino alia pag^
; ma tali Autori devono leggere medicando ^ oHervando, ragionando, ie alandone
per 1' eloquenza confègueo» wSx i^^iòde ^ 9 flranf di tropi e figure , e or
ridurle a qoei Gaulog{ii moki paraggi degli Au^rf ^tecì. Latini » ed Itaiiaor •
Non fela a vo^go de* Rettòrìcr ^ ^p^^aiaiente antichi ne (òguitato un tal piano
, ma ancora qualche Frfoìofo , e fa meraviglia il vedere in tal clafle V logie-
fe Bi^niaiiùno Marcia. il quaie ha voluto dàrci un Compendio di Erudizione
ragiona^- ta, e unAnaUJi ddle Scienxc mu.^ ed in ta- le Analid parlando deiU Reitofica.»
e dell' Eloquenza. le confiiSere in Cataloghi di Tropi , e figure , che egli
moltiplica, all' in- finito con filze di nomi Greci , cofa folita a tar Autore
per altro^ rinocnato nella republl- ca Leueraria per la fiia dotta opera della
Grammatica. Fiiofofica nella quale per altro fpeSb adopra iutighe iifte di nomi
Greci » fenza .venina necemià^ giacché altri Àiuori» che Kanno fcriito delP
ideile materie* baaoo. CbUCo^ ufo di tali noaii (i^yj* . Uj) Si fccfa il citato
Bftitii «dflt fiiftoAnilUS fll6^ Scienze , e nelU Giaouiittica» Filotofica • .
Digitized PARTE: V*. DèUo^ftiie iir^rapporto tempi ) ,eìl^ alle
iiaziojai\.div€rfe*« ^^^^ Uè grandi ' pregliidizj vi fono ' — in molti che
trattano , e ftu- diano T eioquenaa • U primo -4^1;^ * il credere j the la-
pròìa fia* da» la pritnà eloquenza* ^ t pM omelia <U mfi U) ^ed. li
fivondo G «m 'H;. Zi.. . è'U A' r uiyiiized by Google / '374 è il dire de
Peloquenza folo conGfla nel psac- lar molto , quandocchè !e pifoie ' oop altro
cffei>do , clie i fegni delie ideCi delle fenfazio- ni , e delle
paflloni , nelPane dì ben efporre le quali CQoCfie la irera <;lQ^uenza ,
è chiaro che elFe fono . un nìez7A 4i i^FW^ Teloqupnza^ che naìfoe ^alic cofe ,
ma non fora ^'ft^efi eio« Jiuenza delie oofe • le quali ia^oeìte circo- tapze
11 efprimònS'fcirài piA «)'^c0i < CQ^<e- gni, e coir azione , che
colla vqce, come G usò ne' primi tempi della focieià , e come ^accade agli
Upni^i.. qeile grax^di pomQipzioni delle più violente padìoni gJWjt àìl* eccedo»
nelle quali j^otà fi efprinteàmi^ più tm ia« con4o plenziQ ^ up fegnp un jg^gg
' azione , che tatti gli' mnéi édi^^dd^iiciixa de'Dj&mofteni, de'Tuilj
, e degli Omeri. L* frio^uenza dei.fiieazio^.duogye« io idii circo* flan- 0
tHifloire de Détuumsft , che gli Uooùiu étant far t9mi tffentif lUmfni Us ^enus
^ paripmt. iis wu dà ' imagi ner de Jaire ies ver's tongtems aymt qnt et èerire
en profe . li nous femhle aujourdhui , que ce foit un ffirtyerfcrntnt de . C ordre riatuiel , mais e'
t/l parce que , n<fus ne nous r^enons pas a la place d* une nailon , qui
ignare Curi d< i* icriiure , ou que fes pr^jugés em^ , ptchent de s*fn
terviP^ La Qrtct avoit eu ' dif^ ììimJk-. '4UK Hefiodt^ & tant ^auirei
P^ \ ' tu plu/téurs fieeht arvatu pie FAdfuiét £€HVÌt tm profe ec. Si veda eflo
Afallee fwiymMf, 0 fAiJMr.dà Daiunm» Tom» L C&ap^ 7UJL « . Digitized by Google Anze è la più nobile
5..h:.pm..patrtica, la $la*.<^(lc veHtà.iCOQobbeca gii. anticM Egizj , i
Greci , ed L*RQinani.s i ptrmt dtf ' quali > cioè gli Egiziani,
deifk^rbna il fiien* 2Ìo folto il nome di Sigauioii y i fecondi cioè i Greci,
col nome ài Arpocrait , e gli ultimi., cioè i Romani , col nome di Angtrona.:^
e quindi è : che . i\ eioquenzi dei fìlenzìo . fu famofa^ nelle antiche (cuol^
Filoibfiche dell* Egttta » e :deila .G«cra ^ Lt prime lingue-de' tempi*
antichi^, comiocraECu no da' cenni r, o atti, e da certi corpi , che aveano
naturali , , o arcificiali rapporti colle idee , che fi vofeano erpritnere (2)
. Queflo ipatiar per fegni fù poi fulTeguito dal parlare ittogprln Der ÀAanze
aoioMct « deificate 2.^ [da. n L'tn^ Addlfloii ^ nel muXlamexQ è iiiutolaiQ:
.l>«iai tsunt €Ìam*9it.che il /UM^h*é^4^ più fignificiuuM ^ 4. pm.
.fmàlìmt t €à* é la più moiiU^ e la più tfpreffhuk do^MÉUfa ^ € €&é U
aUniio in ■ diverfe QMaJìom. , iiitota m^k Mnimj grandi — SUtncé is^foautimAt mare
Jig^fj^fita^andijì^ljiau. iàam the mojl nobU and m<yji expr^Jpi/e
etoquetice:^ and is cn mxny oecafitns tke indicatici of à gfiMjiJI€inÀ'» fk^si
l'Ancore nella Tua lingua.. originale « . (z) Strabene dice , cKe il dijcorfo
muiolp (a la prima favella. U Sig. Vico .Ectenia Nuova al libra IL della
Sapit«ia Poetica, .o^.^àzU della Lo* gita 4$* Poeti^ dice, che la mutus de'
Laciai da quei popoG « Giove , Cibelle , Nettuno erano un gruppo d*idee dì cofe
appartenenti al Odo , alia Terra , ai Mare ^ ed a' loro faiomeoi periònificati
• Ftora , Pomona^ Ver- tonno idee 'dì cok appartenenti a' prati , ed a*
giardini . Cerere , Ofiride , ed Ifide di cofe apparienenu airagricoliura.
Achille una commune idea della fortezza intrepida . Uliile Dna prudenza
comoMine. a tutti i Savj , Or* feo un* idea di fapienza • Molciflìmi caratteri
degli antichi Semidei delie prime dinafiie dell' epoche delle Cofioologie de*
popoli an* fichi profani fi poflbno ridurre a quelle idee» ed a quella forte di
eloquenza (ìmboiica. §. 3, L' origine dunque dell' allegorie » e delle metafore
, e deli' eloquenza fiinbolica, t dello iUle Lamako, fi puOj e fidee cer^ caie
Vieo è'notai fivUU, ti in Lridno /Mw&r come Kiyn la Greco dinoiò pania
9 difcorfoy ed aadie fidca àd dilcorso* lo fttti là voee apologe dioocò favola
^ di» Icorso y giacché ne' primi tempi ogni difcorto conto» nea un umboJo , un'
allegoria , una favola . Le voci fari y fata, fibula , fajfus , fahalari ,
fahmUtio , nitlO dinotarono di (cor/i , Nelle prime origini delle incolte
nazioni , C\ oiferva grand* uso dell' eloquenza del Hlen- ftio . Una penna, una
Icarpa , una fettuccia, un ^ridoi» un gé^^o, un fuono , fanno conofcere l'idee
de lèi- vaggi del Lapo di Buona(peranza • 1 fegni caratcerifti- ci, che
diftinguono una nazione ièlvaggia da un'altra, iDoma il. baso ichiattato, le
tefte allungate, le orecchie fucate, la polle diptiini» ce., fi
nfiBfi&oo all'clo^uc»! .«i.dei iiicazio* Digitized by Google 3n care
traUMfloriadeireToqaeim del (ilenzro (j)» La pittura , e* la rculcura fono an
corfo com-, K' o deli* eloquenza del fifenzb . Il famofo wnu avendo dipinto fi
fiicrrScfo d* Itig?nii^ lece veder velato il volto di Agamennone pec meglio
efpnmere il di lui dolore con lai ar- tificio, che fu un* eloquenza di filenzto
nella Piuura . Così il famofo Rubens elprefle nei bel quadro di Maria diMedieis
le fenlazioni del do« lore > e dei patimento per II parto della medef^
ma , e poi quelle deiPallegrezza , e del forrKb^ e della tenerezza • Nella
Poefia , che è Ibrelki della Pittura , vi è un famofo efempio deiP eloquenza
del filenzio in Ajace , che prefTb Omero non rifponde alle vili fominifli.jni
de Uiiflfe (4) • Ed in Virgilio fì vede Didone » che non rifponde negli EIrs}
alle fottomilfio- nl di Enea (y) • Queili due fontofì efempi. dell* eloquenza
del fflenzb fono itati con ra- gione , anumisd' molto da* Compilatoffi dell* Z
^ £«• (3) Un'dfcrapìo aiurtre dr tal'cloqaenw del fi- lenzio fono i cinque
corpi, cioè un topo , un uccello, un dente di aratro , una rana, ed un arco da faetrare
, che gli Sciti mandarono a Dario Re di Pcrfia , che avea loto, intimata la
guerra , ed al quale riCpofero con quei fiat- boli. Si veda il Sig. Vico nella
Scienis Niiové^ Ofe (piega cali (inboli, che altri iSerittori, come rpeOo ac«
cade ff^tdalmence tta' Fdologr, %iegaM tatto aU'of- pofttt. - ' ' ' U] Homer. OdyiT. XI. (S) VIRAMI. VI.
Digitized by Google liEicrdopcdia • dì Parig? (6). Montaigne cVra- ^ ina taf clotjaenia del fiienzio*
tatre parler • Aléffaiidit) Pope fece deite lunghe , e favie Tifltilìonì fui
frfertzio -dì Ajace rpréflo di O- ' mero , e fu quello di DWoi« IO Virgilio , e
preferi fce i pregai , e ie belle7ze 'del fir ICDzio di Ajace fui filenzio di
Didone-, ad- ddoendo i i-par eri di var] Critici. *'f^ .^ U^ilùt^io di Ajace (
dice Pope > fu mUù'MMWiaio Mgli anticìd^ € Longino lo propone , eomt
w^ejempio dtUa -vera ^ubUrnuà de' peniUr 'r , èhe d€ri»a àa :umi cfcwttqtfl
<r i^iee e dtW intzllmo , - e non idUaJUmura , giàc^ un' Uomo può ejfer
veramente fublime y fen^ la parlare una parola. Con il filen^io di Aja^ u i
tofa affai più nobiU di qualur.que cofa , teli cveBe y omo dire , e Mnifi Hapin
è di nccoUo ^con JUmgmo . ii-dtmo^ Àntrnuabi-^ le Aiace ( ific'^ egli )
non<àinM€ jotuw ,fm^ fìfpofia miziìore a' eompUm futu ^di ^ .nUffione ,
che Vlijje gli avea fatti , /e iwil cm vno ^(degnofo , e dispregiarne fikn^io .
Ajace è 7,ìh ^r^ndc -, t più maejiofi quando cosi tace , chi iuanio U Poeta il
fa parlare . Virgilio fu forprefi dalle Wl£??e di tal fden^io , e dipin^ )ge
Did(M mdU^ ùrcoJlanie di Afoee . IL %». m Encydoped^-vi^id. Silice . _ * Pop?. Homcr OJ/Jfcy Back XL, TmoO. pag, 135.
«dit. Itt »«• ^^^^ uiyuized Prapkr
preferìfit il Jllaiib di Diàont a queUo di Ajace , fui rlflejfr , che Diàùm era
una donna tradita in amóre i f nofi era merOf viglia che ejfa fuje ajfai
appajjiànata , e che foccombejfe fono U pejo dcile difgra^^u ; ma i* Eroe Ajact
dovea coi fuo ijìejfa coraggio ren^ derjì fuptrìore a ui Joru d' indegna
rìfmùmen^ Éo» Md io non iruùUù fifa in ficfis ùbjeftone^ àovtndo net rieordam
due Eroe età m Eroe feroce , ofiìnaio , huraHaUle ed in ogni rìfeo^ Jiania propenso
alla taciturnità • Que/& i il fuo umverfale , e notorio carattere in
tutta T Iliade • A tal carattere il Poeta adatta la fud dtfcri^ume di taT Eroe
9 e oc lo dipinge il me* , defimo neir Odifea , come neW Iliade . Sard?ò^ £9 fià gìufto i che «li' aitro Eroe
aveffe par* /iM in A^e i pii nóbWt foJUnmftlea' lio : Fin otri f ope (8) . (8) il paflo origniftle di Pope
nel Tao idioma Inglefe , è il jfe?uenté - » The filence of Ajax was » vcrv moft
admired by the ancients . Longinus pib- » potes- ir asan iftanccot the true
fablimity ofchoughif » which fprin^s from an elevation of foul, and noe » from
the didlioh , for a man may be iruly fubliitìci » without rpeaicins a vord ;
thus in tbc filelnce of 9 Aja tbere is tomechiug more noblé» tban i's itof 9
thing he coM fom» ba fpoken. M.Rapio agreey 9 WK& Looginofi Tlie
ftebboro» uncniaable Ajax »' ('fifV the Ààlhor ) eoald net bave made a better •
irarór to' Ae compUments full of fubmiflion , which li wefe paia
liniLby.VlylIe^f thfto by a disdainfully m-mi ooDtempttiotu ^ficncc • Aju bv
more the 9 iU¥ ) §. '5% hu
eloquenza fld -filenzio ci dir fìQge V eccello delle violenti paflloni (p) .
Ne* funerali ^egli antichi Pe'rfiani a' quali era vietato il piangere i Im
orarti , percb^ eredaeno , che il. vaiamo e le lagrime aacrefceaoo h pena « e h
niileria 'ie^ fonày e rendeano, a danno di quelli» neriH ùtao , c freddiiSaio.j
il fiuoie Stjgio j che do- » iir of granJeuryand majcfty vvlicn 1ie^(àys
notbiog, » tlian vvhcn tlic Poct makcs him fpeack. Virgil irvii » fenfible of the
beauty of it, and paint Dido in thq » attitudc of Ajax. Fraguicr infioiccly
prcfcis the fi- » lence of Dido co chat of Ajax: shc vvas a vvomaa
»<^diflàppoiotcd ia love , and cheriefbre no vvondcr if « she vvas
-ereàtdy paflionate, aod -iiiak oider ^ » Vveight ofthe calamity; but Ajax
'wiisa Hero « «iaad oaghc lo bave vioà ktinlelf by Lis eoarage from inai an
nowortliy ^gree of refentemeoe « -» Bue toglie theie appeait ao irvei^ in
dus.obje- »-^dion: '^we muft tciBerober wbac 4Ui Hero Ajai it » a four,
(lubborn, umradhible 'Hero , «rid upon ali » occafins given to taciturnity ;
this is tbc bis univer* » fai chara(5tcr , and notorious through the vvholc »
Iliiid: the Poct thereforc adapts is defcription to it, » and he is the (àmc
Ajax in the Odiflcy as Jic vvas » III che Jliad . Had this been Tpoken of any
other » bero, the Qiiicism bad been more juft^ but ia » Ajax this ftdbborn
lileàoe is proper , • and aolile. (p)
Curd lipié Uauutituff ingtniesilMpent: ce 'd Tragico Latino . lo&tri
'nelle ennidi agicazioiu ^ ed cnKMÉioaiy 'che fi cagionano da* (endmenti vivi,
ceC> ù. l'eloquenza, della parola, e viene qoella de' getti, deUe
azioni, e ife' icigoi • Cmì càoiìodò ralo^jienza • . , • , »* Digitized by
Google I dovean palTare gli «flintr , R (ervivano qwà popoli deii^ eloquenza
dei filenzio , piangen- do i loro morti » filtntio , & TnuJJitatiù» Ile
come olTerva il detto Idoneo delia Religione Perjiana (io) ^ Confimile elo-
quenza del filenzio in confìmHe occafio- ne ci rapprefenta Omero 'quando deferi
ve Priamo Ke de^ Trojani , che fi umilia ad Achille per Ottenere il corpo delf
uccifofao figlio Ettore ], e dopo molto filenzio, e dopo una vaga defcrizione patetica
» che Omeio fii dd dolore , della meraviglia , della tene- rezza , della
compaiTione, della forprefa , che fi vcdeano nel volto di Priamo, de* Greci , e
di Achille , <x)fe che Omero magnifica- mente dipinge di rilievo in tale
occafione ; e allora p^ comincia il loro difcorfo (il)* MooC Thomas^ pattando
di quel mdBo, ed aa« tra* Tclvaggi e cominciata ? cloqucnTa itlh toct , e delle
parole, quando mancavano i vocaboli di coDven» auoce Ci (èrvivano di elprelHooi
figurate» e mecafori* die , e dì figure , e tropi , ed allegorie , ò dì fimbolL
( I o) TAmu ifyd. Hi>2mw. RàUg. Pttftfk Cép^ 34. fag» 4fp« tiit» in 4»
OxomU 1760» (11) QueAd luogo è imo de' ^^befli diQnie-4 10, il qoale ci dipinge
PriaiiiO) che s* inginocdihi a«' Tanti ad Achille , iacis a €OÌMÌ U twihili , t
mùi'-- * Mèli métti 9 chi gli aveano amma{{an molti figli, té ffenie pef le
ginocchia \ e Jteeome avviene a. colui , che per una fune ft a di/grafia avendo
uccifi un uomo nella fua patria , giunge in un altra Città nella cafég di ua umo
CMtlmii$ 40*i ftugido AchiUe > ve» ^ ita. / 5&I • / auguflo
apparato ^ clie tra* Greci precedea gli clogj funebri , dice , che in tali
occafioni la Ìmma eloquenza era quella , che parlava a* énfi • Si drizzavano
certe tende , ove fi por- tavano le oda de* guerrieri , che fiefpooevap DO alia
venerazione paUica , fi còroiiavano ^ incenzavano » fi profaniavano , fi
metteaoo» ne* carri ornati^ e fi portavano alfiiotìo del* f iflrumend a
fepellire(i2). QueÓai è quella do- dendo Priamo flmiU ad und Deità, Stupirono
tutii gli circofianti , e Ji guardavano C uno C altro nel ^ol» io* Si noci
l'aouniiabile en«igia deli' originale Greco. ^tìnu^ntroLv cTf imi ccMoi ^ f(
ccAA«A«g ^% Si Veda ììùmer. lUad • verf. 483. Oflcrva | Koufleau cKe gli
antichi etprimeano piuccoflo coll'elo* qiienza <fel (ìlénzio , e de'
fegni , che con quella delle parole , le cose che volcano cfpreffe con vivezza
, ed energia maggiore, e adduce per cfcinpio dell' eloqaen- 2a de' fegni i
papaveri abactuci da Tarquinio, il paf> ièggio di Diogene avanci a
Zenone, il dono de^ Scià a Dario , h divifioiie che fece il Lem di %9 fààm del
tadivert £ Toa moglie ec • RomJ/iéM EJfay Jur torigin 4tÉ Unpm* Otép* X» L'
ìAedò Ancoro parla poi della Krtgaa ptr mezzo di ceni corpi, che^ aSoprafì
dagli amanti in Turchia» che oiaiidaodofi É legalar^ aranci, fetcìlocley e
carboni , fi conimanicano . le loro idee . Si ponao ^ di ciò vedete t Viaggi di
^» di la Motraye^ Digitized by Google «eloquema^ della quale 3rce Mont di Moa-
terquTei] , the ejpfìme -^ai ,pià ^ ogni dtfc^s $. Air^eloquema «del 'fileittìo
fi rida* r eloquenza delP if^/onc e quella de'/eg^^ r eloquenza della Pittura ,
e della Mulìca , cofe delle quali lungamente fcrifTe Monf. Dubos (14.) . Dell'
eloquenza .de' fegni 5 cioè di quella de' corpi natutaii o de' fegni arti-
ficiali d' illicuzione 'uinana, come delle paro* le » delie grida , *cd urli»
come della Tcrh- lufa -, delle «ifre , e de' innonerì e de' gera- glifici , e
dell' ufo di quelli fegni per perfe- zionare la fan rafia, la memoria , e T
iutellet» to , fcriffe Monf. de Condillac , che diftinfe ì fegni accidemaU ,
nftturaU » e d'iftku^bm (13) Quelquefois le Jllence txprime plus ^ue MùMS Us
difcours* Efprit de Loix livr. ia« Chap, lu Téàu t téit. in la. Amfierd. 1771.
(14) KeP^. Oltìq. far U fSoef, & U Péùitat^ Thtih L pÉ$, $6. Si3,ìfr,
tdiu in Drtflg 9760^ ofe addate nn -paflo di QaiiniHano> cbe dice (
Injiitm Ot^t0fk HBn ^ép. ) che la 'pittiira i/firn '^im , dietndi nonnanquam
fuperare videatar * (15) X^ondilUc Èjjay fur t crigin des Connóip- Jenees
humaines Sed^ If^. Chap. I. & IL Pjre. L Si , véda ancora la Parte II.
dell* ifteffa opera, e M War/ burton EJJay on. the Hicroglyphies ivi citaro .
Per parlare deli* eloquenza 3e* fe.^ni impiegò M. Pufendorf quattro
lunghilliiiie pagine a defcrivere tedioramente tatti i làgoiy « maftiercy colie
^uali a^parii^e dali^^ ^ 7. Il penzare è W eloquenza mutoh; oolla' quale fUomo
parla a fe fieflb «•come il parlare è il communfcare ad altri per i fegni delia
voce le Tue idee^ le quali quan* do i* Uomo penza , cioè quando parla a fe
liefTo y fi dipìngono alP intelletto per mezzo delie imagini portate da^ feafi
neila mente • Lo Tviliippo di quelle imagini è come una lettura imema di
\quelle idiee , ed imagini ponaiefi ndPiatelletto, fiooome lo icri?ere » e
leggere fono io Ariluppo eftemo di quelle idee^ e di quelle imagini • Le parole
pen« zare^ e parlare, fono per le più corjrei^ti- ve in tutte le lingue (r6).
iftocte,o dalle £ivoIe effisrfi alle parole Aipplito. Parli il Pafendorf dell' Aarora
, del Sole , della Luaa , de' fanali di Mauplio, de* fegnì de* Pcrfiani, de*
Giappo- nefi. Si veda tal tediofo luogo del medeflmo nella Tua opera intitolata
: Droù de U Nature ù des Gens* Liuogo con ragione biadmato dal Linguec . Me«
glio a^ai del Pufendorf parlò de' diSerenci mezzi, de* ànali gli flooiint fi
lèrviroiio per e&rìmere le loco iddc il Maupertois ndU DilTercazione
jkf Us differenu moytnt é9tu Us homaus fe font fenis pomr txprimer Uurs idees —
Mattp^ OvMvr, Tom. UL pdff» 457. Si ▼eda inoltre 1* altra opera dell' iftelTo,
intitolata Z^^* i^ions Pkilofophiqius fuf S oripn des Ungues , &
SffùficAtÌ0n des mots . Oeuvr* Tom* Lpa^* ti%9*^à 50^. {16) M. Wollafton diflc,
che gli animali, che non parlano, non ragionano. ( Ebuuek de la Kelig, NaturelL Tom. 5. pag. 4p.
edit, in It. H^f^ ".) I
Metafifìci vedranno, (è male, o bene abbia in <Ì9 4p(to il loro WoiUfì^a
aoaeiri^ad9 ciò dei oolUo illicu^. Digitized by Google > ìS. 'Véoqoénià
d? azione confifle an- t:ora in azicxìf naturali ed in artificiali . Le azioni
naturali di piangere , di ridere, di ftro- picciar le ciglia-, di afóar la
teila» di batter ie mani , di piegar ie ginocchia, i mot! rat* -d de' mufcoli
dei volto, e degli occhi iiicor no b prima llogna dciie paffioni ^ cpnie il
Batter de' piedi g il piegar delle «ani ec^ • •I Fiiofofi antichi rifpondeano a
molte cofe con geftì, ed azioni (17) ^ Da queQi fonti ébbe V origine i' arie
de' Mimi , e de Panip- mrmr., de^ balli , de'geHi. Un antico Come- •diaoie
pretendea co' gefli rapprefentare tmae le varietà di un periodò , . come
avrebbe po. Ulto fiuoe Cicerone coUe Tue divede efpref- IkMiT (r8). B famoTo
Francefe Monn l'Ab- bè V Epèt ha ridotto in arte metodica il iio- guaggio di
azione , dando idee d' ogni fpe« eie, e d'ogni lingua per mezzo deli' ioiii^
-colla quale ha imparato a far proferire , e comprendere 4. idiomi cioè ii
Francere il Laiiiio^ Vitaliano» e Io Spagna<^ (rp). • • ■ - Colui, cLe
volendo definir fa ria fece oaa guardata agli alianti , e (e n'entrò, diede uo^
c(èn)pk> ii eloquenza di azione . Confimile fa il taglio de* capi
<le'*papaveri fatto da Tarquinio . Ov, 7 mi.gjàg fi 8) Macroh, in
Calumai* ipì Sì veda M. de Condillac Pan. iL del (uo jnxmoiiw torigin diS
CfMoiffenciS :AimUfint,s Se3, l, '€ fi neh ?alna ìxol opera intitolala fletti
'lf .Em4es ^Fan* L Dé / Analyp du difeom Chap. t du- d' action 2 è tratta
tal'iiiaier& £00 al Capó'Vjk» Bel ^lale ùoMm ie iingMCt coni
ta&Q' neMr aiia« ItlÌQ* (Ji p.. L* eloqaémt dfe^^fegni è fiata- antìf-
cliifllma ira' popoli , e pre/Ib gli antichi Fr- iofofi, e nelle focietà di
coloro che menava- no vita, folitaria , e rimota Cosi noi anche- KecgiamO', che
ne* primi tempi del Crìflia^ neiimo , gir antichi venevandi. ATotu 5, e- Mò-
naci' al^ialL era. per la^pià' vietato il pae« lare, rpiegavano'agli alni i
lora* ienti^lntguo. fis digidsi , &r manu loquaci . Vi ha chi ha
raccolti t^iii i fignificaii , e gli ufi dì taii fegni di quelli Afceti . Sì
può vedere ii dovario del Du-Car^gc. , compi ianore bbo-- lioSI&mo.
delie aiuicbità . iarbafer • gii. Adi- tori dà e(lb citati.. :.: % fO» Dal fin
qui deito^ rifulta»,,ehe iion/ klo/vì è eloquenza, ckls.iileficio > ma
che ella è flata la prima eloquenza, che fi è com- munfcata co'fegni, co' gerti
, colla pittura e colla fcriitura , che furono arti contempo* ranee agli (viluppi.
deiiV eloqoeoza. dei fiioL- fag pittura fa detta Liatua UÀivérpU^.yi £ ttQ
Poemai loglefe folla Pìcconii aatitolaco - "At UtA^ verfal languagCy or
the Beauties. of the PenciU tmd Chiffel ; Si veda il Giornale Letterario
Inglclè mtiRl* Iato The Bèe or tht Univerfjl JS^eckty Hamphia If. CHI, Voi 7.
pog, 417. Oltre ileir. arte di dipingere, ^» gi^ oflervato , . che Tarti deL
ballo , c degli antf- ^chi Mimi includono una muta eloquenza, ffiacché co* moti
del ballo,, c co' gefti di cali mode i^^'vamait- 'eiyaóo l'idea . ^ » Q .ìl^;. ; . . , ; ^ • ». Siccome gli Uomini
fi condcjerano cBriS varie nazioni, le oa^iopi m.v^iie éioriti» eie , le
Provincie in V»n> popolanoin e Città, cosi accadde, cfie ^la varjCàiml
dalle vwe «vifiow • i»^ vvi ^mi , ed Jc de^ popoli ; e dalle vaiie caiife
occafionali , dal- le quali tali tifi , e coftami derivarono fi è Tpefla
variata la materia di penzare ^ efprimerfi , fulia quale molto in^uifcona i cUw
, 9 coOiuai cUv^ (|> ^ JEc» iimaa^ L.iLji.i^uj Ly Google 368 Forigine
deWarj Stili in cappono alle varie nazioni 9 eliim , tempi > luoghi , e
cofluon di tali popoK » Quelle nazioni che ebbero poche idee , come accadde fui
principio a tutte le nazioni , ebbero un' eloquenza , o dà legni » o di azioni
o dr Tuoni vocali brievif- fimi , come certe efcloiaxioni imitate^ da' ru- mori
de' venti , dalle voci inarticolate degli . animali » dalle cadute di certi
corpi . i Ret- torici dunqoe avrebbero potuto éir a meno di cercare lo (lile
brieve , e concifo traila Greca nazione Lo^anic^ j perchè lo (lile Laco- nico
fi trova in tutti i popoli nelle prime erigi - ni della cultura deli*
eloquenza. Quando poi crefcono f idee » e fi fviluppa la forzo» ^ella F^tafia,
ede'finfi'» come nella gioventù deli^ Uomo^ed in qoelb delle popolazioni, che
come i* Uomo hanno altrési le varie età , allora R ptK) offèrvare in tiKte le
nazioni l'eloquenza tumida, fantartica ^ entufia(iica , Poetica , e co^
pioGflima y vale -a dire Io ftile AJìaùco , .fe- condo .i Rettorie! Quando^ poi
neli^ Uo- jna» e' nelle nazioni coi progreflb del tem* 'fOp ceda ia fiattafia,
e la vivezza de' feoC ^ f *) Lo Alle Aiikiioo è cosi detcrieto dt Fctronlb ' mA
SNÌriOo Hkper iftntópt ifth^c , & tnormis tcf^ ^pMcfeas AtAendS ex Afi*
commi grauir , animofque ^uvenmm ad magna fuffftntes , 'veluti peiìiUnù quodarn
'Jidcrt adfUvity firnulqf» ^rtt^Uk 4l0gl(i/UÌé^ UguÌ0 Digitized by rli Arilqpp»
Ia>fem ddP- intellètti , . allóra ie idee diventano pm pracife , più
chiare , più ordinale , e così lo flile fi cambia in concifo , chiaro , elegante
, proporzionato aU ia chiarezza , precitione , ed aggiullatezza delie idee «
Tale Hiie , fi dice da* Rettorici Attico* E perebè dai pafTagaio deiiodile tuL
mido ^ fiuttailioo p . e difiaU> dmtyAfimcù .a .qiwUo- clie è cUaro-^
bneve » pre» .cifo j che Attico fi è appellato , vi fono cer« te infenfibìli
graduazioni j per le qnalr dilia tumidezza, e fuperfluità dello ilile Afiatico
, alla fobrietà, e proprietà dello (ìile Attico ^ '|iaQà$ nacque tra' Rettorici
la dfhom inazione . di oa'aliro ftiie» «oè dtiio ftiU^tioUo , che i* una cola
inieraaedta trailo Afie Afiédco^,.^ ' VAtàco • Quefle denomniazioni di flile
Rodio, Attico , Afiatico , e Lacenico , fono certe . .^cie di Caratteri dell'
Eloquenza Greca , dalla quale i Rettorici carauecizacooo tuui i ▼arj ftili (a)
lonuU. fi 2i (aX I Scili AltOcff, Ji&ukò , RòSo, e et dIiMcano i
caratieri de* varj popoli della Grecai* > f tafioaì fiinono ]k»o1ì pooo
culó , e <la nisni fi àsC* ieco'^u»^0i* Si veda' ^CtMfViw nel B^a», ed
EUaao ^artéf. Hifior, Libr, ti. m^. 50. Tùm» %• pag* 807* •eum nòti* tf^atior,
Cronovii . I^Utarco tento y Sc' nofonte ^ Ifocrate dicon Tifteflo."
Platine in Hipp.OM" /or, gli tl>ipittfc ignorantUfimi , fcbbeiie
poi nel Proea" £VH k IbiJe Goo(ca(k(C9« Cécù (cawiM «oociiùu^ «li C90- /
$7^ . $. i. I Rettorie» , ^ v«cé éi ÉITar Io flile fulPfdefe di tali divìfionì
da' Greci e òìl Latini adottate , avrebbero dovutò riflettere, irf oflérvare le
origini , c ie caufali di ra- te vatrieià di itili , non confiderandogli foif)
in rajppòrto Greci , ma ih riipponò a tùttfe fc miiotii > ddte quali i
Greti (peAb ftH^ sfigurarono (' idee > ie iflorte « e lino i no- pii
(^)^av^do tuUQ Vi^dho allà Grea . A- VI eir- ^coDtrad^oo! £ Platone^ eoa
anchine aaìorìu H Mat> iìmo Tirio nella Dijfirt.^, Si veclàn le noce di
Knhft, Sdieffisro , b Petizonio fai detto Iaot;o difclià^o. Ck^ vk^ nb n% di
ciò , é cettUBoiò , éoc i Laoini furòiio ' inipcritiflimi in èloqaemea. Chi
voleCTe cSuOf^ dello Alle Laconico potrà vedergli in Meuijio in MiJceLU Xaton,
libr, 3. , e Fiutarci nell* Opufcolo intitolato ^nfQ^^^tyfjLccTav houmtKùìv ,
P^^L i. pjg.io^, ad 256". tàit, in fot Francofurii apud ^STecheful. i^i^^.
Gli Atc- nicfi furono i più culti tra' Greci , onde il loro (lilc fu il pili
proprio . Gli crcmpj delio Stile Attico (i ve» dono io lucidide , Senofonte
> Demo/lene • Gii Aliatici . ^urpDo popoli alTai fanullici > ed
eocufi^ij onde il lo- To copioso, come è lo ilile di quafi toni gli O- •
jrì^ntali. I popoli di Rodo , che furono in mezzo trai- la ffoci oaUm de'
tacchi, e V likpMà deg|K' Attici, e la coplofità defjii Afuàcì ^ ebbero uno
flile nefezafeo* I Reccorici addacono copio(ìflìmi modcUi di lali itìtt eosi
ptctfo f Greci , come prclTo i Latini^ coinè pmf^ £0 gì' 1 tal 'ani Autori,
talché infinite Rcttoriche fo«o ricamare d' intiniti ciempj di tali varj ftili
, de* quali -^cbbt inetta colà moltiplicare > o replicare la ferie. (^)
Si vedano i Diaio^lù FmuÙìì uìùqUÙ Z^M-- u^iiàimff Digitized by Google
^preBBero dorato. oSIomre A Ketiorici'» cK^ tante fono gli (liti , quante le
psrfonc ^ e ie nazioni , e le varie e(>jche de tempi , fecoa- do le
mutazioni de^ colla ini , riti , fcienza , xeligiooi , governi re» Gii (Uii
dunque (biio iofinicf » ed hanno infinite cacatteridichs. t e le ktefle- ncUiool
ne' tempi- dhrecfi adopraao- ora lo IUI& IacMiie»
^,oca,«il-Raira> .ora ?^ Atiea , ora r Afiatìco^ Nell!^éÀ>delIa
&nta* ila, e delie paflioni , fi ha lo ftile Alìatico • I Poeti della
fantafia , e delle padlonr , co- me Ovidio, ed i Poeti Erotici, fono TpiGTj
Alìauci^. Neli^eiàdeiia . ragione, rio iltie di»ieno Attico , ed. i Poeti deiU^
ragione , com-^ Virgilio, ed alcrr^lbno più gravi, pia Attici de* roeii
deHa.faata&a.» com!.è Omero, ec Nel crefcer degli anni è
da.o(Iervar&'y che- ficcome per paTare allo (lile A-itico dallo ftc- le
Alìatico , che era dell* età delie pafTurii , e della fantafia , fi è dovuto
pafsare per lo, lille mezzano j ed intermedio ^ cioè-.^per io QsÌQ Kodio; COSI
dopo la maturità ^. e inae« flà delio àile Attico, fi torna ^di nuova ?nelr la
veoptua]a. alio Aite . Ròdio > che poi nella decrepitezza degenera in
-Ajiatico : Le nazio* ni, che tutte hanno coma l'Uomo, i perior di della loro
infanzia , adolefcenza , . virilità ^ vecchi^ , e decrepitezza , ci fommlnìdrano
in varie. eia , e negl,* ifiedi paefi i divecfi sur, e qeeda è l' origine dell*
ec^^bUcZìAg^ • de* loco Spcoii d^ofit. , di argenta j di /om Aa ^ - ifc 37^ ec.
. In quelle , ed in aìtre più utili oflerva- 2Ìoni fi avrebbero potuto divagare
i Rettori- ci » in vece di coaipiUre efempi fopra i va- fj fliK . §• Ne* tempi
dc^ Druidi i -FranceG , gì' Inglefi ed f Tedefcbi erano popoli en« tuliaftici,
fantaftici , barbari, felvai>gi , info* ciabili , fofpeitf, vagabondi ,
timidi , onde il Joro lille fu tallirà Laconico , talora Afiatico. II gullo óé*
cQinmodi , delle arti , delie fcienze poi pjrodiifle io (lile fobrio, e precifo
, come fi pòò . vedere nelle opere eulte ^ e didattiche fcritte ne* tempi delie
fden^e predò tali nazióni Gótoio poi , che nelle iftefle nazioni 'cnite hanno
avuto reniufiafmo delle paffioni tetre, come è. accaduto ad Odoardo Young
tragl* 'Inglefi , o il defiderio di dir cofe p^ù fpìri- loìe , che vere , cume
han fatto varj Autori Francefi , for o flati Afiairci , e Laconici a cenda .
Qvidìo nel fecolo di Auguftò , fu fpeC* lo Afiatiipo. nelle Tue ppere / perchè
ve. lo ebnduffb^ la vivezza della fantafia /e delle paflloni . Omero fù fovente
Afiatico nelle file opere, o che gli fi atiribuifcono , per- ebè la fua
eloquenza fu quafi quella de' Se-^» eoli Eroici, ed anafoga all'eloquenza
Oriea- tale degli antichifllmi Codici di Religioni , ;e Còfmoiògié , e
'nn>gdine de* Caidd. , fet^ Sani;; Cinef! > Indiani ec, , vale
'la'dire fii <1óqnenzé fthtaflica edafiatica. Il Milton tra- gV Ingiefi
rappiefenta V'eloqueoza Oaiedca , Digifeed by Googl 37? come pT& d!
e(To i( l'oenta t^ngal , e i-i opere Comiche del Shak Tp.^are , §. 4.. 5iccoaie
talli li liaiino^ cerca:o di vedere r popoli antichi ne* m jdcpiii , eJ luil detto
che Fireoze (la l' Attica dell' Italia , Londra l'Atene d^U' Europa^ che
gringleli liano come i Kpnaauf anticbi, gi' Italiani co* sne I SiEiaritf ec. ,
, così hsn voluta cercard io flile Laconici> tragP Inglefi , l* AGatio
iragli Spagnuoli , tra^ FranceQ il Rollo , l' Attico iragl' Italiani i nu
queflo è -errore, perche ogui nazione, in ogni tempo , feco-i-' .do i va rj
gradi di penzare , e rnuu^^zioni dì jricf > uG.^'coftutni » ftudj ,Quiti
^ac^ìi lia varf ,fiHi , come. accade ati'uoiiio in varie età. NvsU*' Jtaiia i
Seoenciffi erana Asiaticr . Nel ca luto* fecolo n paTsò alb fcrivere mez^a io
eroe Ro- ldio,e la prerenie ciikura dell'hai a Hj oiJotti in trionfo lo (lile
nerb )ruro^ ei rViUco , elegante. Tragli .aniiciìi m EHjJo , in Pr- ^lìpo Ì9
Qmero,. ia Virgiiro , in O * To , in» .Cic^nQ ecr li trovan niodelii de varj
flili IMfleflb piìò drrfi M B^cacciò t'iagl'^Lu* iiadi , di Fonunelle , e di
(Voltaire tra* Fra^l* cefi . Trai>t* Irr^liMi AdvTotT , S^aftsbiryr
-.Hiinie Boi'm^brooke fou) u;ora Atici, ta- lora Laconici, talora Rodiarn .
Cu'KvoriH. , Bùrnet fono- fpefllo Afiatrd , coiifuli è proii(fi.Non fi ponno
dunque (lab lire, e KC* fate le qualità* delio ffie r mdividuarrene
"VbiCétì6 caratteri , é qiralicà filTe ^ peccfaè dello A a ^. ' mìt 574
flile può dirfi con Virgilio, cTie (la Vdrìum^ dc mutabile fempor ; com^ c U
fidema di peti* 2are ^4) • ' • • ^ §. olti Tcrrvoiiio , ^ come ^oOènra ^Ct
(terone » ad '^voluptatm - auHum , come Ace Ifocrate (y) . SpefTo (jpeflb i ^uc
terzi, de? Reitorici hanno infegnata quefl' arte di fcri- ver parole , e 'di
fcrivere , cerne dice Cice- ione minuta , mmium dcpicta (6) . Aliri amano
un^affluenxa, e celerità di parole ^tiel» )e quali xofe fanno confiflere i'
eloquenza ^Si -ccmpiaccioDo altri diuno Uile imenótM^ -^hrife, rpenato^Tahini
godono ♦di uno fiì- Je doke , equàbile , leggiero , arrdante . Al- tri fi
compiacciono uno Rile duro , fevero, grave , me flo , contegnofo , come
oflTerva G- cerone (7} , che conchiude » che tanti fieiio i -varj /generi di
^loquetna , quanti i ^alf 'Oratori (8) »^vale a dire, ^e io twmim^ fb Cicerone
in tal iiiogo amdniie lami visq filli y qusnti fono varj gi' ìntellettt , t l'
idee di coloro^ die |}en2aao , c faivonO} vale a [4) nrgiL JEiiiid>
iP"^ verf* ^Bg^ fi) ìf^f* PaMéin* {6) Cii£r. 4t Oiafpr.'tép. XJl. Tali
RvimM iice Cicerone, cbe furono* dìiainaci «ia Socrate net Fedro, in cni
s'ii|tro<i«ce Socftif a paijatf hs^m^ (7) tieef. ài Vrém^ Ctp. XVh .
Qu0i mtiopm. ^ntrs effe éiìUfmitf IMI» \ Digitized by ^ire cU non 5 flato il
Francefe Slg- La- my il primo a dire, come taluni credono , che tanti fi^no i
diverfi ftili.qji^U gli uomini diverfi , giappl^da ìamoftmto pria Cicerone,
come fi è d^to, avc^ ollem^a < nfleflst cofa , ed ^'cdcfvwQsif di
Creatone & avrebbe potuto filglMurtg^e , ^ht non fola iir qfpiuno fono
diver- . (5 gli Qili , perche <^ chi piace io flile grave, a chi il
buricfco , a chi il foave, a chi rAfiaiico- fC« , ma vi fono infinite
graduazioni , e vst" , liazioni , e diverfità deilQ fleflo^ Oile Attico,
AG9tm , Rodio , LaayvoQi ec; ^ e deliq gi* Bon in tutti gli Micgiri $ Qofe
«ielle; Ig^ Oib è l'iSeflà, QQDifn tMUrgfì all^^rr e fiondi aq- I9ri ,-è
TaUegrezz? P iOelTj V non tuf i han-- no r ifleSb ftile Eroico , fo^io dunque
infiaì"' • te le graduazioni, e varietà della Rie (g),. . • chi
<x>oGdera ìq flile come ioi qon(ìdciP.4qa pertepiè i
geKtoii<:i nonFiJofofi'. pocbe pt^ ^ mk ìém acfiiftì ^ tali ywazi(HU«
fp) to «(c «rolbtf 4f Onsetò , dt Virrifio, dbT T^Uo , di Camoeas, <leir
Erriade » di Mikoiv, fono fo|b fè ci* iAe(Zi; Quello de' Tragici Sofocle,
Eufipidff, '^fàifo, ec. è l'ifteffo? I Lirici Pipdaro, Alc.?o, ^af- .•4[b,
O^a:(io fono di un ifleflo ftilc? La prccifionc di -TacjCQ , c quella 4f
Montesquieu , e di Hume fono le IHedcfino^ l Lo Oilc Elegiaco è il mede: imo in
Calli- ^ttjacA, Ovidio, Tibullo y Properzio? Lo ftile Erolcotni- . ^ 4 il
medefiniQ ia Luciano, TafToni, Rabela^f r Scar* fi^ <fS^< V
Aii^Ao H^l Furio^. U TaiTom adi» See* ' * " ' • dkift « ^.iyi. .-uu L,y
Google tf. Dal fin qui* detto* rifiilta , che un IraflìfTìmo j c belliffìmo
campo di ricerche fi aprirebbe a colui , che nroleflè^fare Un pro- spetto
de*var] ilrli •io rap porto ^dle varie età 'deit^UoiDO » ed aHe-Tarieepodie*
delia cul- tura delle nazioni , ed in rapporto alle ge- nerali , e particela ri
circoflanze , che vi fo- no corcorfe , tinalizando 1' idee , e lo flato 'di
effe in lappono allo flile , e vedendo nell^ idee Delio ilato del peome^^i ua^
^indivìduo , *e reile -^rincipali^caratterifliche dr una^nione iecaufali -df>«DO
(Hit « Uà ^avio farà per «Ifinpio * minori ofliérvazioni su' diverC iìili di
Ornerò , di -Virgilio , di Orazio , ec. , e maggiori ricerche farà per Vedere
nell* ifloria de' tempi , e delie circo- llanze, ed in quella delie
caratterifliche del* "le Da2Ìcni , nelle quali-quacquero , e «tolto /più
nella ferie della loro cducazicne leneta» ''lia, « lìelle circdhnse nelle
•^^uali iaìSèto, m nei (iflema* étì loro 'pen7afe<>c rneOa 'ne-
viera del loro- vivere, le caufali deMoro vari liliii in divelli lucglii ne'
quali s'invetero di •-diverG caxattexi y o ó^ìptìgono dlverfi og« tti « CA-i
•chia l^^ita, ilXutrln ^ BoHean^ ed ^efi ìsfinitiAfe: «ni
FfoiccniJCÌ<Fiancé£ > ed In^I^ liantfo'il^iiìedefiib&
.;grado <li l e^iileixe? £' il' mcdeniro ' iHle ne}:lKotgaD<» .te
(lei Pulci, € ncmiàrinaotile dclLippi'P.Bccò durqoe, <^ht (è iBetterici
£ ave^ero ' voluto preff<lcr la pe^a di . far tali cCcrv27Ìoni, non
avrebbero ramo icrìtco fuUo ^.ilile , o pure ci avrebbcco 4ace k loto 9pìn«m 'come
ipotciìa non come ieiì« * ^ : . ft a I •
. • • fai» jUife ... . , • • • . ' . MOhe cofe (1 fono Ja no? (lette , nel
primo Volume di queiV opera, circa . 1' eloquenza Otientale , che fu tutta
aliegori- ca , Poetica , Simbolica ^ ed emfatica • Noi . .alleiamo rifeciii
altrove i Codici di tale elo^ -queoza Orientaie^e fifioria manifbfla co* me poi
V eloquenza , de' popoli Perfiani , V Caldei , Arabi , Cinefi , Fgiziani fi
traman- 5j)dò a^ popoli , clic occuparono quelle regio- ni , talché oggi buona
parte dell' hioquefì* 2a Orientale fi è ridotta alia MuA]lma'na»ed ^ alla Greca
Volgare «Sulla modeina eloqtietm ^ MuTuImana^ vi è tra' Turchi ud iibtp
intitolato 37* Mhhar al Oàalé , cioè , tjimé iéU Mie Lmm tra Turchi fino aW
anno delV Egira 684. , in 4. Voi. ; e vi è ancora un' altro libro Arabo
intitolato Akhbar al Seoara , cioè IJloria de Foiti Arabi e della Poetica
eloqueii^ • Mol- ti fpcttoni dcir eloqu^za PetGaoa , Araba , e TuTcliefGÉ , 6
ponno oflènraie pre(fo Afoii^ HtrMift y e fooi Coqtkmaiori (t) . il Ubio . che
gli Arabi poffan vantare fl pm eloquen- te è il Corano di Mahomet , il quale è
uri mifto di queir eloquenza Anatica , entufìafti- ca> allegorica j
enigmatica , e Poetica che . riluce in lutti gli Orientali antichi fcrittori
de^ PeiftNij> degli Arabi, de^ Caldei, e de* Rabbini^ ed anche H Giaci
primitivi i primi Iftorfd de' quali , o Eano i Poeti ed i pofleriori Scrittori
, q Can gì* IRorici ià profa , non molto differifcono da quelP ^eioqucQza^ e da
quel modo di peoxarej che fi i (f) tìerìntot Bihlioth. ÒHenuU ^ avit U imà
^nuMtion d€ M. Visdelu. Pcf am IID fil|gio 2uen«i, c ftile Oricnulc , fi può
offqnrve l Um. dell? MiVi<nh$qM Qri^nuU yWt& ykv&^9 cfre
MuTHfgt ^ikit Vifir W Noulclilrvaa , uà giocntf aòMndatq» come tvca pottito
acquiftare tante cognj» -«eoi, e ri wfte, e rifpofe egli: ColU vigiUn^d di
.0»€é^^e £o^U cAreiie di nn gatto, hcco qtianti j»ragoni, e fimilituaini, ed
allegorie Afiatichc , ?i f^;g^^p/;i»^ aLU mo4a Oueacale <ii quei tempi.
B t)fftrva tra^ IJtri dfegU antichi Eglzìaiii , Indiani , Perfìanì , ed Arabi •
L' eloquenza ampoliofa , enigmatica , fantaflica ed allego- . rica dettò per un
Luon pezzo infiniti irrazich cip] nelle opere Fiiofoliche degli amicbi Grecfj
ed infinife mcrirògne tragrifloriei di qutiia ut* clone , onde con ragione fi diflfe
la Giedi imn dact ntllt [ut Iflorie , che per lo più "fiiron tritiate con
eloquenza Poetica, come le trattarono O- mcro ed Erodoto , prhni pittori delia
<aDtU die memorie , e fatti della Grecia . <§. 2. eloquenza degli
antichi Celti^ Druidi , Galli , Brittoni , Tuifconi ec« ave» ancora r ifl^
afpetto fimtaftico , e ferfe aC> 6t ptA orrido mf eloquenza Ociemaley
ìsioè de' Perfiani , Judiani , Egiz] , Arabj ec. e tanto prù era orrida tal'
eloquenza , quanto più barbari erano tali popoli del Nord dell* £ufopa y che
ove giunfero diAruIbua le fcieiw eloquenza , i libri » e la cultura (2)» onde
coir iocorfiool lit* bariMiri fini ogni 91»* tici (2) L* eloquenza ^e* popoli
SettentrìoBalì Ci dipinfè ^sì da M. Mailer-- Quand on cor.fidcrt Le fiyU doni
€es fables Jont èerius , Cis exprejjlons , taniót^ Jublì* me , tantét
^iganichues énteffè'S jmns éft^ lè9 p€fittfi fes fUit<s mu miliiu ée
peinàùns Us fius mafnifi' ^ftitS f ti ikJofiTé 49 ti nMttéthn^ U iQmr-w^mà 4U4
phraje^^cn ne peut meeonnóitn le earaSeM é^uu hétat Mntifuité^ ler fifon àè
fehjèf d M pntpU fiifUf'&' gnjpaf^ imi» t'im^jMUUm ^Ifèw^^^ tica
eloqircnia de' 6reei ; c de? Remmi in* Europa, e colle incurfiom degli Arabi ,
de* Turchi , de Tartari finirono l'eloquenza , e. le Scienze neir Afia, e neli'
Egitro . ^ j. L'inondaaoni de' popoli del Nord, avendo ternato tatto i* arpeito
quaG dei con- . Unente , c diflrutte le antiche lingue ^ e fcteo-, ze , fj
viddero allora nafcere altee nuove lta« gue, ed altre forti di eloquenza
> cioè Pitt- liana, la Francere, Tlnglefe, la Tcdefca ce. Quella è una
veriià innegabile nelP Iftotìa . CI difanno altri come tali lingue , fi forma-
lono 9 non efllendo ciò Deli* eloquenza di quelle ultime lingue vi- renti
direcBO poclie cofe iofo avec paclaio deir eloquenza primitiva . §. 4. OlTerva
Myìord ShaftsBury , che P eloquenza primitiva può tutu confiderarfi , come
alterala , e metaforica , e piena di fi- gure e che quando F arte del dire fu
in- tegìttta d^'So^ » e da' Rettorici i introduC- fe ancora ii genio di tal'
eloquenza nelle pu- bliche aflèmblee (3) , ed oflerva ancpra f ìOeT* lo à» U
iiàtnéf & Mite ttiui^ii de U Miure* Mallec • ^j) At the hi^inningy
w/ien the force of Un^ Digiiizea by CjOOgle j8r ip Autore» cht i Romofd
ftràerùno ectta loro libertà non falò la loro arìtica eloquenza, , ma lo ftiU f
e la lingua medejìma , c che i Poed^ che vennero dopo la decadenia di Roma
erano come tante piante non naturali (4) • L'iflelTo Autore, chiamò altrove
Seneca il vero cor*- lUttore dell'eloquenza Rboiana, e delia Lin- gua ikum (j)
Ma non fti sola Seneca il corettore dell'eloquenza romana ma quasi tutù i
coDtemporaaei di tal'autore • fnaJe thtif firft judgementy ani tjfay 'd their
Tafte im iht EUgancies of this fort'y the Lofty , ihe fublinu , ihe aftoniihing
and ama^ing ivou'd bt the mojl in shioriy and prefir'd Metaphorical Speeehy
multiplieity cf jigures, and high Jounding JIT'ords woud natUtaUjf prevail —
Shaftsbury MifceLL Re/Ua , Wfiell. llL Chap, I, pag, Charader, Tom, 111. edit.
in I-I» > in qual laogo chiama quell'antico ftile Bombafiick, Xrìth their Liberty they loft noe only their
ftree of eloquenet , iut '99§n their ftyle , and language, itselfm Thi reità
ywhù gfier Wéffds éf^t Mongjt thtm. Wtre mere tinnatttrai and firei'd Flatus -^.jiértee
to, an Author Part. It. SéS.L pag. ijfi^ CAalraS. P^&Llr aiit* in II.
London 174^. • Schafisbur.Chat4a.ycL
III. J^ifuU.Rtfi4X.^ jMifeeLU 1, Chap, UL pag. 19, edit. in ix. Non può niegarfi che Seneca per quanto (ìa
ftato macftio di buoni coftumi ^ e di moraic, altrettanto abbia avuto «no ftilc
corrotto , c Minorante la decadenza della Lin- gua Latina. Qual differenza
dalle Lettere Familiari Cicerone ad Auice (U quelle di Scneu a iMtiUeX • 44 Dtir
Elogmiia ddla. Saera. Scrittura k. * Moiri AiRori faperfkmli » the paw pe^
AÉtfaiono tielto fpirito della véra eia-» 4ueiuà I é die fiitOaa ingranati
dailo ttilc de* proTani Autori iAf afuica Grana , e di Koiiia , cercarono di
abbiilare l* eki^tteiiiÉL /aera, come fecero per io pia Bembo , Po*^ lizìario,
Sadoleto, Cafa , che fono (laù coii vaWdilIi ne cagìOfù coafutatr da Monf.
Hout^ Urilk (ijt|.eda.i6iij(: &im{ìil , e da U Keligion ChrtàiWt ftoi^U ftf li L.iLji.i^cj
L/y Google §hnf: AtoI(M » 6 da Monf. Flmy , i 4iialì hanno fatto lunghe , e faifate
riflciTioà Hi fair acofeUei» deiia Elóquei» detta Sà« di Scrittara . H Bembo
dunqué qùando im* co difprezzò rEpifloIe di S. Paolo > cofa che anche al
Walchio fece orrote , e meravi- gli'a (j) , non capi la natura delia vera
•elo'* quenza , nè feppe diflinguere la vera eloquea^ la dali^ elocuzioae ^ ^ ^
era la corteccia , ond' è » che con gnu) iaviem ollèrva Monf. flmy , che in
qimlttnque liagua , ed in qiUh lanque itiodb cné fi paria , fi fiiri (emptt
eloquente, fe fi fanno fcegliere, e difporre^ e rapprefentare con immagfri vive
, e pia* cevoii le cofe le più utili ^ le più importaa- li , le più ferie • £
fe cosi è , qual' elo- quenza t>iù feria , più lutile , più impormnte^
più ecetgetica più foUime di ^quella ddfai BiUitt l Lèl IbUimità ddia facta
eldmiRità nafce dalle oofe^ dalle imagini , e da^pen^ zierij più che dalle
parole; ma il Bemho , il Sadoieto , il Poliziano^ il Cafa non capirono, che la
vera eloquenza confiflea nelle cofe, « MQ ocUe patde « ed aveaoo in
i&eme 1* il) ÌMim MiimM / a/ifig.z ìfr d^Jmi. te "Mf« fino**
tékfkHUe de la BihU , (5) tTokk. Hi/kt. Cfit. iit^ iMim C^MA . $• P /• ^«4 3S4
eloquenza profana de' Greci occupata alla de^ lcrÌ2Ìoi)edi favole, ed a limar
parole vane ((5)» .$^2. Quale Scciitoce Greco può mai oggpagliarfi ali'
eloquenza dr un- Si Paolo. » ene nell' atto » che.ìliruirce ed illumina- i
gentili colle pi& pure verità delia fede , non ceda mai di convincere ,
di perfuadere , di ragionare , di muovere > di elTere paterico , tenero,
terribile, amabile, veemente? Quai* lilorico profa/io' può da lungi accoliarfl
^lla fublioiità delie GoTe , delie idee delie im^ gint , aUa belleiza^ della
narrativa- dei Peti* lateuco-» f fopra tutto neir ifioria della crea- zione del
Mondo ? Qual diflèienza di fubilf inità di cofe , e di bellezza di eloquenza
traila Genefi » ed EGodo , ed Omero? 11 fo- io Jiat Lux , & faBa eft
lux (7) , tanto ain- .mirato con g ulta* ragrone da Loogiao ba- fiere^ ad .
elevare- la; lacca, elo^ueoza 9I ^^^^ (6) OfTccva il ffuiUe»» che fi £iiKi£ia«f
ridicoli ìq« Cerne té ingrati coloro» che 'acililcono biafiikuue' Telo- ctuènza
ddU iacra Scrinaci, lènza ma piena nodzt» delle imgae Oriencali» ed il loto
genio. BmdJ^ de ^àeis'ìti y ^^ftper/Ut* Cap L nota 5. pa,4Sj^ étfit. in 8.
iMgd, Bitjv. 1757- L'ifteflb Buddeo nel msdeft* mo luogo ditn^ftra» che 1*
eloquenza della Sacra Scrit- tura è mirabile e perfetta, aiciie fecon do . umc.
Xt? '/^olc de' Rèttone! folla, pulita delio Ailc »> Digitized by Google
dS'Ià dr quella de'^ mtgffori AutorFd? o ix bei fecoli della Grecia , e di
Rotni . Minf; Holii/i ha efami nato Copra lutte le ret; )1e deli' eloquenza,
dietro la fcoaa db Monf H:rfui; il famòfo Cantico di Màsè: Cdmcmxt Do ni- Wù
&c. , e i* ha rrovato- adàt più '^^fublfme d- ogm C0& pià'bsUa
de* Greci , e d%* LitU ni . 1/ Inglefe
Giorgb * Bucanatio fr^ parafrafata T eloquenza fublim^ dé' Sàfirri di Davide
fvìluppandone tutta f energia iiH- la fua verlìone Latina* ( 8 ) , e molto ms--
giio ha ciò fatto il dottiiliino n^ftro Si« !;nor ^ Avvocato Saverio Aitttet
neils ila tradttzionè de* Salari ( f^ *) • Le tfa« -éaàotà di quelli Amori '
faranno capir? agi' -imperiti' delle lingue OrientaH quali fieno le originali
bellezze de* Salmi di LXavtde , che è r Alceo', il Pindaro , i' Orazio . il
Simo- nide degli" Ebrei • Chi noii teda forprefo àaAV imagine di quel
pafio tanto ammirato Jbm, IL Ab da Neil'
opera liìglere ioticoUta.*n# Gujrdiaa ^ dim^flra ad evidenza al foL /. at a. f
t. , ed al a. 86,, che la facra Orieatale eloaasaza è fiiperlote all' doqtieaza
Greca Poetica . Si veda il detto ulcimo nu- mero Intitolato : The Eofigra
Faetry com^drui wUk Grtck ani Konnin, (8) Uuchàm in verf. Ppilmor, (9) Si
veditio le opjre di queftè gcaade | ed . eruditismo Autoce* ' S^6 da Monfi
JlAlmbm (io). Sufv fiamma B4- MmU iìlic ftdimtu , & flevìnuts quum
recof" , ^ danamr m Sion (ii) ì Non è quello paflb infinite volte più
patetico di quel dulces mo» rkns rtminifcitur Argos di Virgilio (12) ? La
prcciflo ie , P imparzialità , il candore , I4 naiuraiezza delle narrative
degli J^vangeliflì « ^ non hanno efemp^o uagii Autori proTant* Baiti rolo
riflettece a queir ibi enuifixerum / j$Um ( con taota ragione ammiralo (bl
Roilin (i^-). Ove fono i Svetonii , i Lfvii; i Nepoti , che poflano uguagliare
la bella nettezza degli Atti degli Apolìoli t? li libro di Giobbe c il più
Fjiofofico dell' antichità , t fin r idelTo Autore delie ibfiAicbe qu^io* m
fulF Enciclopedia , non ha potuto niegar- lo (ij) • Nè Solone » nè Licurgo j né
No- . 1 , né Mfnos hanno dettate con piò elo- 2oza ie loro leggio come Mose nei
Deu- tcto- (10) AUmhert. RefUx» fur l* tiùCHU Ofat» (11) Pfalm, J57. (12)
Virftil. Aen, X. v. 781. (13) Neir Cvaogelio di S* Luca al capo jij, (14) Si
teda Rollin Traiti dei EtutUs TomJU *fag. i^o. idit* in la. Pdfis in Sm E fi
veda meco • ^ael Capitolo, ove dìmoftra l'eccellente iublimiti del}* hlo(^Qenza
Sacra 4eUa Bibbia dalla pag. 4^5» fino al > fine del Volume. (1^} AfticL
L.iLji.i^cj L/y Google 3^7 lerofioiiifO' J( Caatioo xdi lAosè audhe CMi S€'
loquor; cosi beas parafrafato da Aodfet- chini è -la oafa la, più JìAlim^ che
poHk . iegerfi • ♦ • §. 3. Si è odervato
da divsrfi crìcicr, che l'eloquenza facra ha i faoi. Autori Iftorc- ci ,
Oratori, Poetici (17)^, e facendoli da que* fli |I par^gj^ne cogli ^^uchi Gxeci
» e Luì'* ti 9 tanto r eIo(X!ienza deUa<Bì&lìa .fupera. qBidla
de^'pcQfaiu Amaó ^ . qiivip «b^v^iriià»' è ptÌL' fy&lf me pià "
miit , pia .iaimflahte * / più neceflaria di quelle ingannevoU illufioni^
iàl^Gl^odai C^8}.# e delle Tue favQl&| .po«> fi 6) Ddicia Foet.
Scoiar» (17) Richard Sim, hifior. Cric. P^ee. Te/t, (18) RUa n efi htact que U
vrai, le prai feuL efi aimAie, dìffe AI. Difpreux . Qiili cofc pid incc-
reflanti, pili ucili, più vere, di quelle cKc «'infegaa la Sacra Bibbia falla
creazione \àd M incio , . fui fine 4elL' (Jomo, e faoi doveri, fiiUa. vita.
iiuuxa, fii' poc« MwlI.avfeiifiiieQC! 00' qtiali Qa tempa 4'.AItìl|ima ac*
compagni^ > b^paUtcazìònfr^ 4eDii..Mauiica t reli)(ioac, e
4elIaiCriftiaiia? Q«uK àose piti, iotereflaori per la ve« n ciempotate, ed ^
eterna felfoci , faarchè quelle cKe fi COQteiigono nel Vecchio,, e -Nuovo
Tedanisat»! Q^ali ▼erici p4d.»(ìiblinii? Al paragone di quelle, cosa fij^ni-:^
ficano le -opere di Omero, di Virp^iho, di Edodo ce, ed i loro Eroi ? Si faccia
il paragone de' caratteri de* (acri perfona^gi di Mosè^ di Giosuè, di Oebora ,
di Giuditta, di Àod, di Sanfone , e fi vedrà qual* ina- mensa diftanza vi fia
tra' divini loro Caratteri , e lé £lV9Ìose idee di qucUe Miacive, di quelli
Achilli, di Ite in rrdicolo ancKe da^
più fenoati Autori*. Profani j come è flato Platone. 4. Auree odervaziooi ha
iàtitt fulP lriof]ueflia de' Profeti ii Gravina, (j^) èiccii* do • qaelli
Ercoli, e cU and Bacclii, che 1* Ueu<li dìmoftift 'nitti copiati da
Mose? Cosa infine contiene ti snndt Omero? conci , e làvole lidicolé fiilU
pcelk di Tiója? Cosa è infine V Eneide , Ihoichè ▼iiegi » ed amnim •
Infignificanti di un troc favoloso? Qual difoema tea «uei Viaggi , e ^oei di
Mose? Inolue l'eloquema prò» Éna, oltre il codtenere idee false, concieiìe un
mani* ftiìo libertinaggio , una proHicuzione di coftumi , ehm fino a Piatone
fece sbandire dalla fila Kepoblica iPoe* lit Ovidio ificfib diilc di Onero: . ■
i^m fft slitti nifi turpi* édultera , dt firn " Inur Mfutorem puffis
virum^ue fuitf n 4tH$ piid 04yjf^d efi nifi famina p ft^fì^ t f X>um rir
muUis uttM fetiea wmisi OV'Tnfi,lib.U.ELh fol dtppid che dice degli alui Poeti
« £ pare ciò non pftame il Bembo, il Cala, il Poliziano non fi arrofTi- Tono di
preferire 1' elo<^uenza profana alla facra? LA liod furono dotti, ne
favj, ne probi, n^ (inceri. (li?) Ragion ottica ^ Chi poi volcffc leggere Voa
dotta, e bella > e ragionata difelà dell'eloquenza della Sacra Scrittura
coutra T erronee, ed afiurde mal- diceaa^ di pdvoi» pocri vedere quanto ia lode
della ftcra èloqiieavi delui IKblia 4 d lungamente fiaricio da ijnthfelf ^pamhm
IVip» 11*» Cjprr. pag* 134^* dal Gla(no Rhctor. Sacn Tr. IL Cap. y. psg* $%Z^
da Digitized by Google I 3^» éo rederr , die i Gctd laamcg ìmutò U più belió^
deil* eioqoeni» Pròfetrcar , ed adduce per efempio ii me taceat pupU'* la ocuU
titi » Qiiai differenza .vi c da' proverbi di Salomone a quelli attribaitè a
Lockman , a Pilpay ed altri profani ? Qaa( conofcenza dell* Uomo , quali
ignizioni our< aie ! In iloa parola . lat (aera eloquenza* ec«^ cede la
proboa i qnanda ancbe fi confiderai fero gli Autori Cacti indipisndeiiiementa
dalla rivelazione w V eloquenza morale della^ h\bf fcia è la più pura, la più'
{(Eruttiva , ia piùf confolante di quella di tutti i luoghi i piiit morali « ì
più lublrmi ^ i più' aminirati de^ Socratf , degli Amonini ecr. LM(le!ro Orano»
Rottflèaa nel Tao* EmHio non potè far' a me« no di dire « che fe le oparazìoa»
di un' So» ciate fiiftxi quelle di ini^ Uomo , quelle det noflro Redentore
furon di un Dio , ed i^ Deifta Roufleau non potè far' a meno di ain- mirare la
fapieoia » ed eloquenza delio iUie Evangelico. |k j: CoioKTj die biafimano- T
eioquen»- Teftam. ttoquem. da' Giovanni Braan de elettmt'rSty* ii Htòrai f^ee.
Teft , e fopra tutto dal CarpZ)vio in Critic. Sacr. t^n. 1. Cap. IL c nella
/^'trt.L Cgp,f^, StS. If^. pjg,2oi.t 307., 108., o?e.rifp>ade lUe
oppofiztofu coattarìe» Meritano A tSsiJiBSf cali luoghi ai <]Qt(ll
Aaiot^. V ;d by Google / 59^ ^ Sacra , ibnò Autori fupeifidali , clie np*
-pena* han > guHato il- Greco , ma nulla hatì ■ fjpuio delle lìngue
Oriemali , e moltx) . me- no del genio , eleganza , e fublimità della • lingua
Santa j ed è cofa affai ridkoia il ve- dere Monf. di Voltaire^ il-quate coofeflk^i
j cflèr^Ko incapace. d' iinpaiaie,^*1apere la Irngua Ebraica ^^-come
-.per^allro non nioiié ieppe la Greca , dir poi » xhe la iingua , «e r
eloquenia Ebraica fuflero barbare, ed inet* te , e che parircipaflero delia
nazione . Ma dove mai ha trovato il Voliaire , che la na- zione Lbraica fu
Tempre fchiava ? Ne' tempi ' di Salcmoiie fu il fecole delle «arti , -e cultu*
ra ^ degli Ebrei fecondo ^ufi tempi • Erra -Hìoito il Vohaire fc ne* tempi
aotichi -vuol uovave Parigi , Amflerdam , •« le feieoze^ ed li iuflb moderno .
Tragii antichi Greci non vi erano nemmeno in quei tempi tali fcien* 2e . Bi
fogna paragonare gii Ebrei di quei tempi agli altri popoli di quei tempi» -e fi
troveranno più favj > ^eflendo verità d* iliorit ' ftcra^ -e *pioiàiia ,
che dagli Ebrei "6 diram» fcno le fcienze * -e le vere Tcienze » non già
le vane , -t Tofifliche Tilofblie de* Greci « Si Teda il Buddeo de Philof.
Hehr. (20). Gii. Lbrei furoo duiique wia nazione più dotta > e più »
Digitized by Google i 391 e pf6 colta di qael dite b dipìnge MonCde Voltairej
che non feppé nemtneno urr* A* Jeph ddla lingua Ebrea . I foli B.iflorlìr , i
Cappelli, i Ciericc , i Glafsj, i Van irli ec* avrebbero potuto efaminar ia
naMra dell* elo- quenza Ebraica , che noti fi dee giudicare ine 1* iftieSa
Moniu de Voicaire conviene y die Y antica deqnenta df Ornerà , ed 4i
Stiakerpeaie -non dee gmdfcarfi (Wle prefentf circoflanza delTeloquenza delle
moderne na«r ZToni » Se cosi è , malamente dunque il Vo[* taire fia voluto
paragonare Teioquenza Ebrai^ ca aHa niodema delle prefénti nariont r 6, Oppone
ti Voltare the gii Ebref kx>n tl^beto nomi per b Gedosecriar ^ e per
altré artr , e icienze • M« è di mofiraKr che I Caldei furono ì primi
conorcitorr* di' tatf fcfenze che lì trafmtfera agli Ebrei , che mi- gliorarono
, ed ebbero tutte le ani a lora neceilar|e| anche fenza avere i nonvi di Geo«
n^etrià come non vi era tati nome in Latr* Ùty ; nè neHe in^e moderne, ma nella
Gre^^ ca Il Voltaire a:Vre&be dovuto giudicar del- fe cole , non da* nomi
r II tempio di Salo-* mone , la ftrotnira dell' arca di Noè , la fa- brica
deila Torre di Babel hanno ef^rcrtate le penne di molti favj, che hanno
fviluppa- Lacina ^ cb* (31) VefiMtMp. PAj'f. X«r. t DiUifiiu ; u Digitized by
Googld ferva Emniondo Dikiiilbn , cfte la-CoGnofo^ f ia di Mose à il corpo dì
Fifica il più far fio» che fiaHifcito in guei tempi. fuU' idee jdi allora ^
aite ^^oaK il -Saac Scrittole fi adattava • il Voltaire rende iè fleffo aflà!
ri* idicolo quando n^al capeado certe veci , me- tafore , e idee Afliononiicfie
degli Ebrei , fcredita fé fleflb , e dimoflra la faa imperi- lia in tali
materie , quando crede di fcredi* tar le idee -Filorofiche degli .£brei.« e la
io- io elocpien» (aiy* $. 7« Il dotto JUodC le Batteint pèr 6r vedere V eloquenza
Sacra. -nel fuo vero • afpet- to in cui dee confiderarfi , ha fatto un bel
profpetto di dotte , ed auree rìfledìoni fulP eloquenza Lirica deìS^iooo 103.
Bttudic ani'' HM. mia D^minum ; >e rappreCenta tal' Autore lo
•p.^naravigliofiflìnii progetti , e'Quadri le naeravigliofe {>ìtiure di
tale eloquenza ^.ane* lÌ2ao4one con grande naefiria le bellezze (^3). §. 8, Il
libro dr Xjiobbe contiene uq compito corfo di qntdioni metafifche fuila
IHovidenza^ contiene materie ifloriche^» Cof- Mne*. t*») £i/dd. Introd. ad
Philof. Heiraof. in jKr. pAiiof» Tom. y. ^ («3) 'Principes de U Lituréture par
M. P Ah» $Ì Batuux Tom, III trai^ K éf it ^oefULyrifiu Ch^. X pag. 131. éd ^iiu
im ai» 1745. Digitizecj by Google tnologiclic Ffficlie, AflronomncFie (24), Nrf
libri di Ezechiello» e di Daniele Q .veggpno i reftr^ delie più profonde
dottrine. ^ e di unà allegorica animaui eloquenza erpceÌTa per aiìoni, per
fimEK>if» che gii fconfigliaii Dei- non capifcono, e perciò gli
difprezzano ^ anzi vi è una tradizione antica, cheque' due Profeti , cioè
Ezechiele , e Daniele furono ccofultati da'più celeòri Filofofi Pagani, co* me
da Pittagora , e da ^tri I Jrtnt dei Profeta Geremia fono un gran «odeHo di
£legìe flebili Orieniali;» ^ la Cantica di Sa* loinone unMikiflre efeospio di
Ecloghe alle« goriche dell' eloquenza di <jiiei tempi . II libro dell'
Ecclef. di Salomone è flato cofjfeflk- te per il libro il più favio , il più
Filorofico deiranxichità dairiUellb Voltaire • Tragii tb^ù ix>n ifpirati
vi furono , anche negli uitiaii ttmpi della loro decadenza infiniti libi di
.ipenze^ ed eloquenza l^abbinica s quale quan* tunque tumida^ Aiiatica ,
fofiflìca , iperbolica» metaforica all' ccceflb *, non è però da pof- porfi
ali' eloquenza Araba dell* Alcorano , a quella del Wedaoi de' firaoiim ^ a
quella de' ILiog I . .. . (24) Si vetla fa Diflertazione fulle CùMÌuìc^ dpUe
quali fi parla nel libra di Giobbe , nel. fine delf «pera di M» Gofftu fuU*
0rigin$ éttU Mtérti^ 0 dtUe S€ÌÉnj€m 594 King d^CkieG , ed a ^Ib del Sadder , 6
dei Zendaycih di ZoroaOre. $• p. Chi voiefle iàpeie quanto fi è fcrìtto , ed
opinato da*Sav) fulie fcieme , e fuir eloquenza Ebraica , potrà leggere
Edmoti" io Dikiafon (2y) . Eduardo Stillingllet (26) lo Scheuchzero (27) ,
e fopra tulio Gian- firancefco Buddeo nell^ opera inthoiara Intro^ duSlù éi
PUUf^hiam Htbroiorum , ove mi* mnamcoie eiamina tsà materia (28), Giaeo* mo
Bnickero > Autore delia Volominoft iflo- ria Critica delia Filofofia ,
opera non efenie di molti errori contro ia verità , e talora contro la
religione , volle riferire minuia- mente , ed iflocicamente quanto 0 è
dirpuiato fulia Filolbfia , e rdenza degli Ebrei , e fui* la .km eloquenza
allegorica^ ed enigmatfca» MI rfo Bfuckeio voile infelicemente oom* battere !a
Filoibiia degli Ebrei , perché con* fiderò le fcienze, la Fiiofofia' , e
Teloquen-- zà nei £ilfo afpetco d^to loto da^ Greci . Gli (17) 7/1 ^^^yf' Budd,
Introd, ad Philof. Hdf^f,, opu- IcdIo aoiio ifle fne Opere Fìiofcjuhe Tcm. Si
?«« di ancora jl StUuf aéO^ open étSymériUFei^um fUhmfum Cap. n. U. fog.
7<5* ^ 19t» éìSu in 4» WrmiMf% 16^ Ebrei (23 ì In Phyf' vtt, &
ver. ÒUlU Origini ^acre» f uiyiiized by
Google Ebrei tìAcfó la vera fapieiitt , « la vera eloquenza delle cofe , non la
Filorofia con- lenziofa de' Greci, della quale ancora avreb- be potuto il
Bruckero trovare i vefligj nel* le Sette de^Farifei, Sadducei , ed Ebrei ^ e
ne' libri «ontenziofi de^ Rabbini f ma il 9ni* Aero nella foa liloria Cridea
della Fiforofii è pm fpeflb compilatore » dm ragiona* fere {29) . Del refto non
potè far' a meno l'iddio Bruckero dopo aver quafi niegata*la Fiiofotìa agli
iibrer , di accordar loro la Sj- pim^ , che c aflài più di quei che iignifica
il vocabolo delia Fiiofolìa <» giacche il titolo «li Fiioiofo fu
adoprato da quei 'Savj ch« non vdendòfi dire Suvj o S^jj^ , fi difibro éunid
della SapUnxa -o Filofofi « It Brucherò dunque confefsò poi la verità quando
dilfe , dopo aver parlato della Filorofia degli Ebrei P^ijl Htbratos , quorum
Philojophiam , Jit/e fa* piemiam > Minio perluftravimui ceulo , kntif
Oriemu nathnes ChaUaeorum gem i>mnum o6* €»rU. émtifi^tna «e. (30) • ìlcco
dunque ^ che oolpfo.» che. han voluta oiegare la Filo«r ÈìSa, o la Scienza agli
Ebni , hanno parla* * to (19) Bruck. Hi fior. Cri tic, PhU^Tom. l Litr.lL Céf. I' De Philof. Feur. Hcbraor. (50) Hifior^ Crii.
i^hU, FqL h Lihr. x. uf.^ 1 to fentft pfi0cifioiie idee > € leiM Ben
g8«i pire cofa iniendeano per la voce Rlofofia Stien^e , Sapienza, Affai meglio
del Brucke- ro , e di confimiii altri Autori , che fecero fvaDtaggrofo giudizio
della làpìenza Ebraica, Ijpiegò ed aflèri tal Taptenza queli' antico Ora- colo
rHinriio da Eufebio > che così fu
djpieflb DcU* idioiiia -Qceco » ChaUUi fili fapientiam habutrmu, Hdfr^ifut « r
E k h fapienta di una nasione b Tempre h baie dell' eloquenza , non è perciò da
gfndfcarfi IbgK Ebrei , e filli' eloquenza de? libri Sacri* , come voliero
erroneamente giu- dicarne il Bembo , il Cafa , il Poliziano , il Sadoleto , e
dopo di efli i moderni Dei* ili della Francia , e deiringhiltefra. $é IO.
Coloro , che di%rezzana Telo*' qnenza delia BibKa » /ogiiono molto pià di*
fprezttte P eloquena de' Smì Padri Gieci « • • I*- (jf) P renar» Evang, io.
(V-) '^ull* eloquenza del Nuovo Tcftamento e àc^W Evangelici fi vegga Rollìo
Trattato delle belle Lettere, ed il Catakero de Nov. Infifunu StyL Vid, Géuak*
O^. Criu in fol* Tfé^A éd AAe/t. 16^8. ' ' - J • e Latini^ , ma T eloquenza de* Padri Greci , *
e Latini è la j>rù migliore di quel che fia fiata ed abbia potuto mai
edere i' eloquenza profana de' loro coocemporaiìeì Aucori Paga» ni . Non
bifogna , dice iavrainenie MonC f
tarc^(imin V ' Oaqum^a i^' Pa^ èri dilla CUefa à$n q»dU di Dmtyfltne , e
Gc^ont, che piffero affai pria di tjji Padri ^ ma bifogna paragonare V
eloquenza de' Padri ^ m quella de' loro contemporanei , cioi fi dee pa^
ragonare S. Ambrogio con Simmae&, & Bafi* Mù con Ubanb ce * S.
ZI. L'eloquenza de' Ckdri è lempre k ragione deHa toro FilòTofia , ailhmr ,
ftu- H , tempi , ne' quali vrflera , e fecondo le eecafioni , nelle quali
accadde il dovere fvi- luppare fa loro eloquenza • Quelli Autori , che fcrilTero
per i Savj- Difefe ed Apc^ie della religione vera ^ ebbero un' aurea do* qimza.
QueOo^fisccro Ciemente <fi AieSaiw dria , S. Cipriano, Lattanzio
Cicàiiano » AgoBino contilo i Manicliei , Tertuliiano nel- f Apologetico ec.
ec. Nelle fpieghe , e Cora- «nelitar} fulla Bìblia, cioè in quei Commen- tar}
falli per i doitti , come li de Gtnefi ai lutami, de dyitm D4 €C di Sjigopno, t
39^ iùxaemeron di S. Geronimo e«. T eloquenza t didattica , grave iiiruttiva .
Nelle OmUic al popolo fi adattavano ad u(l!ì eloquenza popolare e convittiva.
Fer difeadece rdoq^ien* VL d&' Padri Greci > e Latini ,
Ufognarebbo • anaiaariie le ope«e dt' flMdeGmf ^. e dìwim flrapie ie btlìmc
> e aurea, dcquena »^ cioè* P eloquenza, proponionata. alle o^e ^ *
tempi » a' bifogni , a' loro fini • L' eloquenza ! del Crffoftamo è fenza
efempio tra' Greci tra' Padri Greci egli è il Demoftene; e S# . Agodino- è il
Cicerone , ed il Quintiliano- Latini • Quefle poche, cifieffiooi full? elo-
quenza de- PÙlrr boftuio^per coofoodece-gii ingegai ioTclìi di ^npi cbe
dirpteaMo- l'- eloquenza de^ Padri' lènza comprendèie ia na* luca delia vera
eloquenza . Chi voleflè illu- mìnard meglio full* eloquenza de' Padri do» yxk
leggere coloro che hanno fcritto dell' EIo^ ^penza facra , ed ao^ U CauGoo ^ il
fa^ BlolofiM D^tftì per aftoncanarla dalla lecnira -de' lilici fieri» e
de'Saici Padri, ad arce dicooo» che Teloquea» za profana (ìa da. prcfecirfi
alla, facra . Un favio t*ro« •^(Torc di eloquenza fcuopriri a fuoi allievi cali
errori, ed inganni àt OaiU».e AiPftftrmri rccceileoia Ao^ncau Sacra* ^. 3S9
^^^^ ■ i^^H^^^ C'A PO V, Siccome tra'Filofofi G fono fatte, e fi fen- no
ìnfinhe gaeftioni folla preferenza di ceni Filofofi antichi fopra dì alcuni
moder* ni , i> de^ moderol fugli aotiofat ^ dbsk ira^Fi* Mogi (i) fi
fanno non poche briglie falb pre- feren2a delP eloquenza de* Greci , o de*
llati- dì • Si fanno delle guerre per Omero , o per yUgjXv^ a pec Cicerone» o
pei Piatone ec.» (i) I filologi a?er &ne ^nm^ bog^ fii^ lìflud della
loro icienza , ed e(lenzione delia vedefima IttDDO hno varie ed infinite be ghe
iiiU' eloauem^GK- sa, e Ladoa » ed liaa £uk» perre fec iodait.^ o de* fid9% 400
Coloro che combattono a favor de' Greci ^ dfcooo che i Greci , coniQ' più
antichi imi* « taroDO 9 e dipiprero la pura , (emplice na*» tuia , ma ch^ i
Latini , ed i popoli da^ eòi derivati > ebbero un* eloquenza tutta datl*
ar* te . Coloro , che contraftano per i* eloquenza • Latina, olTervano, che
l'arte ne' leinpf del- ^a cultura de' popoli ha ingentilite , e perfe- aiooate
/e idee j le fcieaze » e i' eloquenza primitiva' j che era. fempitce , incolta,
o gi« gantefca • Adducooo i' efempio de' caratteri • fx>flolanl de?
Poemi di Omero 9 e de* Tuoi roi perfezionati da Virgilio , e nafce qurn* di
tra' pattrgiani de' Greci, e cfe' tatini ua' afpra briga fulla preferenza di
Demofìene- fopra Cicerone , e fu quella dì Cicerone fo- jpa DemoAeoe('^)tUn
Eiloiòfo fisiua entrare xidèrf OQ Amote s èumor <l^ un altro. Si
f^ebnibatni^ lo or per Oaecoy.or per Virgilio, ora Pindaro , ora per Orazio a
vìoomi ed a gara lo fpìrito di pe- éuKumo lia Icrediata là Filologia, quale per
lo pid lao hno confiileie in cali vane difpuce, giacché i pa- ragoni dell'
«ioaaenza Greci» e Latina , e degli autori dì tali lingue u iono fatti in rapporto
delle parole , non gii filile cofe, e fiiH* idee. H Barone di Bielfeld, £rud,
Comptet, Tonu ///. Pan. IL Chap, X. inlegiia^ a* Filologi uu ragionato piano da
ftudjare le ancien iti Grccbe, <?- Latine, ma poi al CapoXVni.
deinftc(& .Opera fi contradice, e fa confiftere la Filologia, in lan-
cili » e tediofi Cataloghi di lingue antiche. . (a) nmm neUa Vxtfr- degli
Uonuii iOdftri fe£e a « t Digitized by Google h tali brighe , che tutte fi
riduoond a lòfi« Siche ^deftionf» raprà[ dittinguere i preggi di*' verfi deìl^
eloquenza Greca , e Latina , fen*' za preferire i'una all' ahra , prenderà i'
in- venzione deir eloquenza di Omero, l'ornata, e ragionata eleganza di
Virgilio, la rublimi** ì tà di Pindaro , la precifioDe d’ORAZIO (vedasi); la' i
fiàturaiezza di Demoflene , arte di Cicero.. . ] iiè, la vibratezza di Tucidide
, la parità ài Sénóronte, lo.fliie condfb df Tacito, ia net.- tezta di Livio ,
la brevità di Saliuflio , relo-' r qucnza didaiiica di EHodo, quella di Lucre-
ì zio, lo fiile Iflorico di Erodoto , e di Li» vie , quello dì Polibio , e
quello di Saila* Aio , ed aaifnirenà le bellezze degli antichi ìGreci
trarportate nel Lazio da tanti ^9Ìen-' toomipi , nè.mai §tfà paragoni co^ quali
ab» blaqo a degradarli gli antichi» o i moderni, l^acchè* l ' paragoni fono
cofe odiofe, e dino- tano piccolezza d'iateilettp . ..L ■ ; '.;VC c , 2. il
parjgom di Demoftene, e Cufront^ dopo lui il It- :cero il Franccfe Renato Hapin
^ ed ancora J/. Rotlin^ nél Tuo corsa delle belle Lettere, oltre quel molto ,*
che ha fcricco su di ciò il tradiittore Fraacefe. dì De« mofthene . (3)
L'Inglese Dav-d Humc nella Tua Iftoria d* Inghilterra ncl!.i vita di Giacomo 1.
Stuard ci di uq efempio di giudizio imparziale fugli aatichi, c modei^ oi in
laacetia di fiile > e ài' tloqiienei • oflìrVa , Digitized by Google ^Q2
S» 9f Vi Tono ^ncor^ dt^ cpotraflt fiill^t preea|iP9i»9 deli» lingua Grieca, e
JLatina ^. ed in quello caffipp oi' bsitl^gUil roiM> fcfaie-* rate b
falangi di tutti i Graiii||»||ci > di tutti ì Fiio^ogr ^ di latti i
ÌRettorici • Sane^ be cofa affai pedantcfca, e te^iofa Taddurrp gli argomenti
co' quali fi jdifpuia da jpiù ft- coli per lali brighe di preferenze di lingue.
Ùn Fiiofofo farà fempre entrar nel fi^^ t^? fi queftìoinì , e |i^etter|i clie
le iingup in loi» ro fleflè Don (odo da. pceferirG ad al^re Ua« fiuej k non pel
ca(p d< ^^ìfi f^f^^P Vài Un- n?* primi tempi de' Greci il genio de*
Poeti , C ÀegVi Oratori era aiftinto,come fi dovea, da una ama- bile fempiiàiri
, che lèbben talora era accompagnata dt una ipecie di rozzezza, era cosi
propria a rendere 4 xtto novimeoto della naturi^, p ^\lc paflìoni, li , i giri
forzaci di erprcQippt pc» , non fono i io quelli primi jcrinoriy non perchè le
ribuccn» mio, ina perché non li prefeniavano^ alla loro fànc» «a. Un coiso di
(cntimcnti fcmplici . c facili fi cffer- •la nelle loro opere, fcbbene nel
tempo mcdefimo fi poffa ofTervare , che nel me7zo della più elegante fcm-
yliciti d* idee, e di cfpreflìoni, /iam talora forprefi 4* incontrare un
pen7ierp povero, cbe fi è offerto all'Au- IDfe iena averlo cercato . Tetpatlo
)ia il Tuo ùtceptm 0iieMitim nom àmainium,<é Arìi^oiele cattn ièriaineiH
le de' eiochi delle naurok»^ gli laflcafwdà a^gli Ofi " Digitized by mm
maneggrate da lucEionT più cnfee , • pivi lavie r tflèfido iar cuitara. drile
itngge anab« ga , come pili volte H è detto , alio (lato deiw le fcienee in un^
nazione • Le fcienze , è cofa cena , che furono più antiche in Ate*^ ne , e
neUa, Grecia , che in Roma , gncchè i Romanci mitt h preferp da'Gteci^ or molto
m dif e le Ipro cognijiiwii uoiverfcii ,€ome patte dr opioioni e via apprefisio
Agii antichi fithifelil e da'SaBinf , * quelli da* Fenicj , ed è cofa
innegabile , che i Greci , per mezzo del- ia loro lingua iiinminarono 1'
Occidente , o r Italia > e r altre Nazioni , I Greci Girono i pieiMpiori
peU'£uiopa delia Fiiofofia j dei»^ ie-mofeenze Ifloiicfae > delie
Icienae tutte ani f cbe imparamo atte akiè oasìoui » le quali fioercikinoidar
Olivi tutte ie idee (ÓKmàfktm p in modo , che ia Grecia fk la cuna di tutte le
priaìftive ficienze , e di tut« ti: gli errori in rapporto ali' Europa 5 d'elo-
quenza, h Filofo^ i le faenze tutte palTa* Mnp delia 6fef;ia in^Rpnia, giacché
a* Greci fii dbta la' p«ctt^irrad*Hlunifoar Voccidence )• l fUosaiif femieror
ur^y etaritt a|>pre* fero le fcienze • L» ììupA Jlarioa deritcH • 4t
{Érfezionò io f>uona parte dalia Greca ^ che C c 2 è una Jfiefé^ Ufid%
Umm it^ Jkni- Pm^ ^ g- . - < A c una lingua pt& ricca l .più
fìgnificattvft ; {NÙ energetica , piàcoD&aata alle fcieme.,. * più .
naturale , più . ricca di Autori , cbe q^afi tutti V imitarono da' Latini
> (ebbene non pofla • niegarfì , che ie imitazioni de' Latini perfezio-
narono tutti gli originali Greci , come fece iVirgiiio con Omero , Cicerone con
Demo^ {iene , e con Piatone, Orazio con Fiodarp; aè fi può dimcArare che gii
Eroi della Gre* ca Letteratura non àveflero imitato- aicri Ai^ tttri più
anti€fai y de* quali , o per* inafizia degi' iflefl] Greci , o per ingiuria del
tempo fe ne Ha difperfo il nome . Dice Orazio , che pria di Agamennone vi
furono molti £roi andati in oblio per mancanza di Poet^ e d'Iflorìci'>
che avellerò di quelli cantato # Cosi pria de* Greci Savi , Poeti, e Fiiofbfi»
yi Ibno flati ia aiape.naoiom^ e fpecialmeih» te neir Egitto e nella. Caldea»
altri Sav) Ai effi imitati , giacché per Io più tutto è imi- tazione (y), L'ifleflb
Omero ne' fuoi Poemi ci dimoflra affai di lui più antica T eloquen- za Greca ,
che ci dipinge perfetta in molti fuoi £roi , e. MuCci , che induce a parlare
> ò a cantar^ nelle .UToie f (j) Pìxert fortts ùnuAgmmnona* 3futti, fed
'€tKtU»\ìUa€timtihiUs . Ur^fMur ^igrìotique j acent ^ » \ Digitized '40f f.
Varie circoflanze dunque concor- rono a vantaggio dell' eloquenza > e
lingua Greca , e varie pec i' eloquenza , e lingua Laiiaa* Non può.iueprG» che
i nomi delle am^ e .delle fdcme'.tmte / e d'ogni iacokà da* La^oi. fuflèro voci
Greche , come fi of* ferva ancora in tutte le moderne nazioni » le quali avendo
ricevute da' Greci le loro lingue , dovranno Tempre riguardare la lin- gua
Greca, come il primo veicolo delie lo« ro icognizioni $ onde con fagione diflè
Orai- 210 a'Pifimi. . ' Vos txmjHwtìA Grmca NoSunm verfau . numu , vtrfatz
diurna « r $k 4* La lingua Greca ricevè
dunque C c 3 dal- . ( 6 ) Horst* in Art» Poet» Dice un mcdcr- AO Autore , che
l' eloquenza dell' antica Grecia fu graode , e vigorofa nel mezzo de' public!
interefli , ma freflb i Romani decaiUe ben tofto, e iì tece confiftere in
ticliiecai^ Sarcafinl» andceii di parole , e di penzierì, e' in uno ftile
diftaòoito, e rotto, pià a&ttato ». che ititaiale. 1' eloquenza , che
prevalfe in Roma da' tempi di Seneca, la dice- egli outrie^ manierée, affé*
aie. Hifto'u. tMU^ dts deux Inéi* , Chép. ULit de heaux arts , &
beUes Ltmts . Ma non in tutti gli
Autoi i fu tale 1* eloquenza Latina , ed avreb- be dovuto diftinguere piil
cole, il citato Autore ^ ch^ parla fj^eiTQ.icaza iifleiCone^ e iènza xasiocuug»
4-06 dalle (cienze, e tla'Filofofi» che in eda 6o« rirono tuui i iiuni, T eleganza»
la nìtidezta^ e V edenzione pudlbiie • Si cedano le Ora-^ «ioni del Faceiobu
nelle quaii peri» delle Jbdi della Lingua Creca. » c Latme» Siwe^ da il Clerico
nelP Aite Gritica . Ditte Onn 7Ìò , che la Grecia fatta fchiava da' Romani
ferum vìHonm cepit , & artes , intulit dgrejii Latio. La gentilezza
dunque di Roma » i' eloquenza , e l'eleganza latina, e i glandi^ e dotti
Scrittori del Secolo di Aognflo^ tue- ti fi devono all'antica Grecia. $. 4* In
materia di eloquenza Poetica Roma antica con la cede alla Grecia , giac- ché
bada il folo Virgilio per opporlo ad Omero , ad Efiodo , e a Teocrito j Cicerone
a Demoflene ; a Callimaco , ed a Fikta Ti* bullo j Properzio , Ovidio ; Plauto
» e Te- lenzfo a Menandro , e Difilo ; Livio ad Erodoto i Erodiano a Plutarco ;
Saliuftio a Tucidide i Lnaezb ad Arato ; le opere Fi* lofbfiche di Cicerone a
Platone, 1 Greci all'- incontro fuperano i Latini nel l'eloquenza Tra- gica ,
giacché Sofocle , Efchilo, Euripide ec. non fono (lati mai uguagliati da Seneca
Tra- gico ^ o da altri I^atbi pm moderni » -oome per il contrario i Tragici
Greci fono flati u^uagliau , o vinti in Italia dal Metafiafo, in 'Francia dal
-Racine , da CreBIIipn. , da Voltaire ec. , ed in Inghilterra da Addiflbni nel
fuo Catone y 1^1 g^eoere di Poesie Satr«- xiche ■ 40? riche , ogni perfezione fi dee agli Autori
Latini » cioè Lucilia , Orazio , Giovenale ^ che Moiio differifcono dalle
antiche Satira Menippee (7) : Se vi fodero de' Commenti- > T] Filorofici
^ e ragionati fepm fluiti i Greci Scrittori , e Latini ^ ne* quali fi
riSetteflèro 1 loro rapporti ^ le loro dottrine il loro flile riguardo alle
cofe , ed alle idee , e riguardo alF ordine i ed alle parole , con efaminarfì i
/apporti , e le analogie del pcnzare ^ ed e« Iprimerfi degli Autorri-ehe nella
Grecia» e nela Ladna iingiia haano fcriito f^ile colè mtitBmeg noi amffiftio
quadro deiP. eloqtienza Greca ^ e Latin» ; ma tra' molti' anzi infiniti Com
meritar j , che fi hanno fo* pra i Greci , e Latini Scrittori , mancano quei
Commentari i più opportuni per fervic di guida non ibio alle parole j ma alle
cofe^ Vi ibno Ido molti libri di compilaaoni di Antoni, ed opere Greche, e
Latine, e gin* dBz} fidle rotdefime , e «raglf altii il Fabric^ ci
r>ella Biblioteca Greca < e Latina, il Mo« rofio nei fuo Polykìftor
Linerarius, e Tomafo Pope : Blount nella Tua Cenfura Celebrìun AuBorum* Altri
molti Ajat^ri hanno iiiuilra* ta r Iltoria deir £loquenza poetlcs % e pro«^
4ica io Gffeda ^ ed lo Rem» , «d aim Vk-, (7} CrfàiA^tU éé i^iyf. 4>o^
4o8 particolare Fianno fcritio del genere iì rfor guenza illorica , ed altri
degli Autori dell* cloqiienza forenfc ; e molti altri han fatto il quadro deli'
eloquenza Fìiofolka tra^ Greci • tra'JUtifìi t c tra* inoderoi f« l.Oied ebbero
un miioeiD ioli* Dito di Oi^tori , € Declamatori di ekM|ueii« za nelle caute
private, e neiie foilenni adit« nanze delle republiche un numero immenfo d'
inlLiiii llìorici graviffimi , ma in Roma n^l iecok> di Auguflo
fiorirono contempora- neapaente tutte le arti^^ e le fcienze.» ed i buoni ,
Autori i t fubito decadde Peloq^za» e le faenze dopo Aiigufto ». anzi ia vendo-
quenaa fini colla repi^lica Romana , t colla Greca « 5. 6. U eloquenza i
(lorica de' Greci fu favolofa , ampollofa , vana , come in molti luoghi di
Erodoto, e di altri antichi Inori- ci Greci • £(Iì tratuvano da barbare tut- te le nazioni
« che infegnarooor^ crafmiréro ad De*
Poeti Greci , e Latini fcriffc lo ScaK- gero n«la Poetica, ed il Crinito.
Degl^lftorici Greci, e Latini il Voflìo« Degli Oratori il óefolHo nel iiio
Thtatrum Vtterum Khttorum , c dell' eloquenza Filotb- fica,'« Heir Jftoria de*
Filofofi il Laerzio, Plutarco tr:ig!i antichi, e tra' modetui il fitucker^ io
Stanley « il Deslandes . (^) AuL CclL i/oO, AuU. Digitized by .ad cflì tutte te
cognizioni ifloricRe , le fcieu- 2e; e le arti incruftaie delie favole Greche» ed
aiterate a ior modo . Se ogni fapere fii da' Greci a' Romani, ed ali'akre
nazioni tra* inaodato , riufct £Kiie ad effi Greci , naaicK ■e garniia ,
bugiarda , e ?aaa , di arcbitet- lar mille àvole fopra i riti , conumi , rcli-
gioni , ufi, ailtura, fcienze dell'altre nazio- ni, che tutte alterarono, fino
a trafmutarne i nomi , ond' è che i Greci ci hanno octen» fcrati , ed
illuminali fulle fdenze , ed arti, e fuiriOoria^ delia quale pti hòocà de'Gre-
ci fi erano Tparfe mille fiivoie t. per vanità df elfi Greci , a. per mancanza
di cognizioni , 3* per non avere viaggiato (io). . $. 7* L' eloquenza Sofiflica
» fpecìalmen- • te ♦ (io) Quiimìì è, clic con grànde Ctitica e rlflefllo^ ni
debbonfi Icgerc Erodoto, Polibio , Senofonte , Pie* larco, Tucidide ec, Dionigi
d* A licamaflb, Lirio , Salluftio , Tacito ec. , c paragonare le loro idee
Ifto- riche coite teftimonianze de* dotti moderni viaggiatori Hìadti . Quante
favole i Greci avean dette di ?oro»- ftrc, <!i Mabomct, di Tiro? Quante
full' origine di Roma? Si veda PlutarcA. in Komul. » & in Numa . 1 Gred
oormimero fino i Domi de* Dei, de' Pacfi , delle Otti, delle regioni OriemaU.
In Perfia, ed^in Ecicto fi trovano Qtcè con nomi Greci , vomfe Pcrfe* ^ poii,
Eltopoli, Oìopoli. Dall'Ebreo nome di Hettha* laim fecero GeraOdemme .
G>rruppero ratti i nomi Dei Orientali» t^nani, e kHìcqim» {ime aOi
«^eca. • ' Google te tjci genew de' FilofoSci contraftì (u mol- ip promoflà
tra' Gteoi . Quefta eloquenza fu I«arnnatpdai:4iCÌaao(i2),e da Piutarco (15), •
dagli AotMci di buon fenfo tra' Greci MBC '&$ anobr CQofiiDikr ^cpienza
biaflmsh»( (la) Nel Oiaiogei Vnre^i^ ì'iJ'^taXPi 4 (ijj ^Lumtck» in Uhf, 4repf
t» «x^oKe»»' ieAn^ iìtìùne , opufculo clie va traile opere <li Plutarco
Tonu_ Il pag'^i» edition* in foL Francof, apud hafed^ ìSf^e^ lèti, ann^ 1 599»
£oco Come Plutarco pariat ia od' ijbio dctt^ «loqueont -* i'ivindé' ùportHi
topia^ ti vm^ tUtate diStù/tis /inwiy^ ìffif fe^fe^ui ftJuiÈKM$ Imi"
Ufigitfii aon ^asf mm firu pMuta-^ mulìumt fid éifes4 Ulé mim Jurida^ 6r
odorata Jt&éntfs filU^ ocnjerùnt , atque ptruxunt opus, jucundum
guidetti il^ iudjfed infiugifirumi & in aiem dumuxat durans ; hit
fgpenumero prata pervoUiantes $ violjrum , rojarum hyacmthorumgr.e copia
con/Ita, in thymum ajptrrimum^ atque gujtus acerrimi deferuntur , eique
adjìdtnt ^iC meditantes jLiVurn^ ptrceptaque utili fucco ad fiitua itvolarii
cpM — L'Àftcflb Plutarco nel Tonio m^idefi-» ViO pag. 4^» yinii»p:a i pedanti ^
cbe badano alle pasQ* le, non «Ile .co^e^ e jDoà ème -«r ^hmiiotem 4fùmorims
magaaoiqiie inmda tHitaum, atfue arg/uiias adoU/(Mmm im feéa^t gf** tunfumt
neque vkam^ neque aSHant* ^ ia Upu' ifita converfati9nem pkilafophofum
ohftnfantium 9 fi^ VPfaiulg dumtaxat • & vaèls r Umd^nuumq^f fi
<i^^^ Beni pronuptjiaf^'tur , id vero , dé quo pronunciabaiur ^ utile
ejjet f an inutile, ne effjriu/n , an inane ^ jMpcrvacaneum y neque iMélU^t ^m
, neque inquiren- nuta — Si legga il uaciato di i'iutaico Oé audiU^n^^
c.iyi.i^uj Ly Google ta da Quintiihno tra* Latini* I Greci ecce- dono , e
vincono i Latini nel genere di elo queoza di Dialoghi. I dialoghi di Platone »
quelli di Luciano non èanno ìa Ladra ini» taiori , iuorchè Cicerone in certe
fiie open Filoroficbet ed i colloqui diEnfirai lebte- m Ponmék tnf Fiancefi » e
Loid LMcm tragP Inglefi abbian quafi ogoagHato Lucia* no ; ma nel genere di
Apologt ^ e di Dia- loghi i Greci prefero dall'oriente i modelli» ed i Latini
da* Greci » come io cpaC tatti lù ahre cognizioni (if)* Co(a aflai lunga j e
tedSo& tutb^ he fl paialiello deUo fiat» Mie faeme tttt Gied antichi c
Latini , t degli Aotori A quefle due liiTgue • Sarebbe inoltre tal paralldio
inutile a que>cervelli j che non fono Filofofi) e quei che lo fono ,
ponno da loro flefli leggendo i Grecia e Latini Scrittori, farne Tefame , Tana*
lìfi 9 li paiaggot in iippoeto tììo Bufo Mie cor (ti) OfTem Cicerone di ùrmtk
Cé^ ^^^i cbt eloq^ieiai HofMoa fil pìd riAvena, doé per a toh fero, mà la Gioca
la an^Uiai Èà ogni gcncia fcieatifiop , jnafltQHUBODte alt' Iftoria ««' Mea /Iw
étt ghquentim noftmum hominum'^ «j^ ut im féigfiMm étqui in Jor0 «AwMf ; ^f9d
Oracos autem elù§iiem^ Jimi homines^ remoti a céuJIs forenfièusy guum ad
€attras res illuftres^tum ad fcrihendam hiftonam nuf xime fe
adplUav&runt CÓsi CiCMODCi chc
aiiafiO w'i cièiDpj di ^lanio dice** I GDgDÌsioni V « '^tHa cujttira mi- quelli
amori ;r e delle cofe , che trattano , bilanciando con • efattezza il piano , e
1* efecuzione delle loro, opere, ed efaminando aliai più le cofe, cIìSi le
parole* La leuuia ragionata degli Autori- Ciailici Gj^ecìg e. iiatìni fatta da
uno rpirito- ^ilotofico ^ è una .guida infaUibiie in tutte- le.tognizipni utili
^ e nel giudicare .ruHa.aa« tura dell' eloquenza Greca , e Laitina , e -de*
Greci y e Latini Autori di tutti i fecoii dt ; tali lingue , e dopo una tal
lettura è facile- il decìdere Tulio flato delle fcienze , e dell', eloquenza
tra' Greci , e Latini Amor; , cofa, fuila quale molto (i è difputato , ma è
facile' vedere , che afiài tardi s'introduflfe ia Roma il.guflo delle Sciente;
iniàtti Scipione dopo, prefa Cartagine .avendo -fcritto al Senata coTa ; dovea
fare delle grandi Librerie « che erano in tal Città , gli fu rifpofto , che le
avelie diflribuite a Regnanti dell' Africa , e avelie fclo confervaio per i
Romani i libri di Ma^ gone full" agricoltura • Si veda ColuttulL de
nrujì.(is) • . . E' quindi da oflcrvarfi, che i ClafTìci Gre- ci e La tini ,
farebberd veramence i libri i più utili nel- la r^obliea Letceiatia»^(e fi
aveflfirò cònuneDtau con FHofibfia, e*fvìlnppando'le còiè'ncjlt» che Cono io
eii^ ò che da efli fi ponno rilevare* Ma il male fi è die tali ààiori per lo
piti il leggonq^ e fi c^mineiitaop ièmpte ia rapporto allo ftiìci aUc £a£, alle
p^ole. uiymzod - . . j 4«f :3 .. : jPfZr
tloqugnia delle altra nwderne,n^ionè^ . • ipioji d£gL* Itdiam , de' Franceji »
dc^ ■ IFHólógt amìd dell'antichità , ficcome con- traflano per dare a* Greci la
preroiaepzjj fugli Autori Latini, così pugnaip acrein cri- pte, pec dimoHrare y
che i Laiinì Scriuori bk» jperano gl'Iialiani', ^ Prancefi, gV-'inglefi « Pa6
di tali Auiorf ciò cte faifls Orazio. * •»»"..,■? . 33iim favet antiqm noi
, nofiroMt lividuf odit. il). . ■ Co- (i) ìilor0U 4^4 Cofloio Ibno fempre amici
ài lodare le iin glie oknmTj e cfcir più noq efiAono ; ed r io« 10 fimiH oe*
fcoipi fbtiiri oeHe fhfohizioiil future delle lingue, quando forfi PefequenTat
italiana non più fuHlQerà, nè la Franc^fe , nè V Inglere , com* ^ poiEbile ^
^iaccfac ^ cooiy dke Orazio ^ allora tratteranno di lingue eccellenti le Iin*
gue > che ora difprezzano , e difprezzecaoQQ h Hoffm mtaà # aito» (3^ r
3) n tìì^m fi dare atcte per te Ibgii» luidchey o nodme dee iniceie dall' nòie
«die da eie fi ricava per t bmi libri, che in effe vi fono. Ma ^ cofii eeita »
die fempre fi dee ^odlMiiciate a fu coler* tare V ta^^ni il proprio idioma» e
poi eoi projprdfi» del teiapo, quando la ragione è coltivata ^ poonp ^ loro
ftudiare le lingue ootte 900 maggior profitto . I primi piani dunque per i
giovani dovrebbero cfTere nel proprio idioma , per non ooverfi perdere il tempo
da* vsagaczi ad imparare le lingue docte, che in una età più roarora rie(ce pid
facile 1' imparare.. Un piano di icic^ze mili in Icaliaoo per la gioveatd d
dunque da jefidentfi, e proporfi» Ma con d6 non iTteiendono ^iafimaie le ling^
donet come la Giea^ la.Mina» ' Qim mm fum in A^non (2) . $. 2f Gli Uomini , le
famiglie , le na- ;?Ionì in cene cofe fi riguardano fcambievoi- »iente con
derifione , in cene cofe «(B 0 ;ìo)QuranQ, in al^op ;iMayidìaop« ja certe 0
cx)mpafl«H»no ^ ]Xk. certe fi fìgf:^tdaùo eoa indifibrtnza., io
fxtrxttjtmimio,^ ia lalune è ferfeguitaao. Le fcìpi^ néìt varie na;fion», j
coilumiy i riir^ i culti» F indole» le varie opinioni delfe nazioni , le mode
di vellirp ^ di abitare , di cibarfì^ Je arti tutte , e ie vai lie opinioni
degli Uomini ci fomnyiniflrano cre»p| delle cp^fi;. fudict^ , { popoli ^ e
Dazioni Idrate pugnano falle ifng^e ^ e lullc fciena^ ^elle patiooi • I
FranceJi deri- idonp taloia J^eloquenza ItaBana , e la Mufi^ ca , gl*lxalianì
difprezzano la lingjua , o WuGca Francefe . GÌ' Irglefi trovano a Jorp non
adattate le cofe di quella ^ e di quella Dazione} anzi pon fojo per Jc arii,
fcien?e ^ ed .eloquenza' dì i|iia nazione ^op uà* altim nwpoe fi fònoD varje
hnghc ». cpipe per t ^fuoqueifta Italiana Praiicefe , tng)efe > ma per
Piffelfà Itatia , quante- (onp: le Città , le jfÌGfoie nazipjtri , i yarj
Autori » i diyerfi fé- [Po6 » a « • le lingue Oficnndì^ iicce(rarii.(Gi]i^^
eomé éa fioi fì è «Rmofiraro, a chi Ùuiiz frienze pròfoiufef in dà pijl matura,
per ben capire i fonti originali di tali (cfenzé. Ma i ragazzi, e i.gigvanecà
4oVttbi>ecat> iùiuui, M pmo della piepria liogiia. coli
delPèloqueinà, tante. Tone lé gperre.per le varie opinioni • I Fiorentini riflringono
T eloquenza Italiana alle lóro Città, e alla lin- gua Fiorentina , della quale
gli Academicì del- b Crufca fi fono fatti i Giudici , mentre gli àltri popoli
deir Italia riclamano i privileggi delle iqio linguet Vi è chi preferifce
lodile aerBoocaocioà quello degli altri Autori* Vi ibno T pattiti àe PfStméAQi
, degli Antipe* traVcWfti , de' Marinifti v VI i chr ha prcfoj rito il TafTo
all' Ariofto , chi P Ariofto al TafToj e chi anche ad Ornerò^ e chi Dan- - te a
tutti quelli. Lunga farebbe la fiUa de* combattimenii full' eloquenza^ italiana
, falla Poefia italiana » (ìigli Autori italiani • L' iflef^^ Jb Gombatdoiciiiò
per i Ipra Autori fi è fitt^ * to dagPlnglefi , e da' Franoefi « Si è qiie«
(lionato fé k moderne Poefle metriche > ò ritmiche Cano da preferirfi ,
e fe la lingua Italiana fia meglio della Francefe,fe i Sonet* U corrifpondano
alle Odi de'Latini , o gli Epi- Srammi ec. , fi fono fitte qu^flioni infinite
air etimologie iiaii^ne , fulla genealogìa del* ^ la lingua Italiana ec
Abondano i libri àcU ' le lingue moderne di simili questioni e fidk le lingue, e sulla poesia e sulla musica di tutte le nazioni d’Europa. L’inutili
difpuie se la lingua italiana è da preferirsi ^ la francese, o la francese all’italiana;
(bte Qm giungo nar« xate % • rate dal
Rim^Co MURATORI (vedasi). Queste qa*-» ftroni f^^no* Ginili a'coiitralVr
diceitc fam glie chc-difpataJiO' di nobiii^v 0|At Ifnguai ha ie • file- ptoprie
'beliexze? Poetiche , e~ Profarcfis che* non ponno cedere ^ nè^ ritRMrarli
nelle ai* tre lingue, ogni iing'ja ha i fuoi difeai aU tresì,* ed ogni
parag:)iie è mal fatto , molto- più quando le bsilezzs di una iingiu (ì pa«
ragonaoo a' difetti di uq> akra^» in quat ca(b » è Tempre faifo il
gfudizio • Sono .da parafo* norfi i df£em ^ d&tii io beiieae alle, bdk^
lesse • • ' §• 4. B Slgn«' MiKatori: yoHe^àìtet, che ' la lingua Francefe noi
potea innalza rft alia maei^ del poemi Epico come mjici han creduto delle
mDderne lin^^ue , perchè picK del dovere' ammiravano i Poeti Epici Greci, e gi*
Italiani , e. pure gi' inglefi hmno na Vòem» «.com* è.il' Pàraiifi pwdatù di
Mil- ton (^) r ohe. è. una'eccellente Poema jlpi* 00 . lI'Srgn. le Cimae^ nella Tua L»fia% d€ è il
VirgHio de' Fortoghelì. MonC de Vol- taire nella fui fublime Erriade è l'
Oinero Francefe , e ia.rttbUaaiià.'deir ebqoenza in lomlL ^' ^^Ji-ét ' ital Neir open della Pè/fiua PoìJSm ttjiiané^ Tmi.
*//. fi^r, pag, 1^6, Cjp. i<}. ' • (f) Il fuo ticolo orig-iiale è
Pindife Loft, {èi) Si vedano le rifl^ffìoni di Myfocd Adiib» fidi» Spetcacoce
a' luiaw» 9i67% j'fi§^ \. 41 8 tal Poent /cone V ÈmacmU, e PdcgàiMr ^ firn
portata molto avand « £' nn^ errore grave il dirfi » che una iiogaa non fia
adai* taa tertr Pòemi» a certi generi di eloqeeà^ za • La nazione eulta , gli
Autori di buon guflo ingentili fcono le lingue, che diventano per eHj a tutto
adattate • Il Muratori nei luogo da noi fopra citato riferifce uo graiì rumerò
dì contraili fulla lingua italiana , e la Fraocefie • li Padre M^mn GeAiiu adia
fila Àbmifd. di' èca ptnfart "nelle ìq|KH re di ffMrito ahò la bandiera
de* partigiani della lingua Franccfe contro gì* italiani Auto- ri , ed il
Marchefc Orfì nelle fue Confiàtra* fiorii fui libro del Bohours ha pre(a la
difc* ia degP Italiani contro i Franced • $• f. li F^noefe Monf. Thmds
voU> it mollo degradare V eloqqema italia-- na dicendo» che gV Italiani , fiano piil
derivati- da' Galli , da' Gotij dagli Africani» e da^Germani ^che da' Latini ,
e cheatnanola lingua Latina come un^ antica imprefa della loro decaduta
famiglia • Dice che tardi (il coltivata la lingua iuliana » die ebbe aflai
JEtoliiici, IfloBCÌ 'j e Poeti ^ ma-tnai un Cicero» _ Thomas ì^/hitf dex elog,Chap» IJ. Di que- 4p
<ii«4e yna idea alTai fiHVttigg^qft t^» \ uiyiiized by Google za halrana
non ha nè forza , nè carattere , ma che interelli più i fenfì , che
rintellertj, e che , come la Malica italiana , paria Tem- pre alia fantada.
Soggiungi; , .che gii Oracad ^ fialrani cotnbmano fra0 parole , e pirrodr » .
cOQue i Mufid^oofnbiaaiio !;ruonii..e <£e le paiole delPeÌDq|9Ciiza
arciioaicii4 e cóncateai- ta, fiffaoa'Fatcenzìoiie , e r'orscchiolagirce '
colla mu(ìca delie parole aiutata dal panto-* mimo de*gefif»e che da tal
fuperfìciale elo- quenza Tanima non è commoflà negli aff^tcr^* nè attaccata
neiiV idee. » e ne- penzieri . Palla iodi Monf. Thomai a.dfre » che neil^
Italia^ QOQ fofianV eflervi grandf Oiatori febbene' 10 pg|QÌ:. feoob vi fieno
(lati eio^j ^ e Iodi • « Riflètte- quindi MonC Thomas lugli elògi rh dotti a
Sonetti , che dic^ ejfere in materia di lodi la moneta corrente del paefi , che
ognuno^ la vende f la dona y la compra ^ o la riceve , t che di taU gpntrt
dìAodi V€ ne fqmper tut~ Uomini . <t per tmLffi wml , e che fi Paeta^M
Min^o ^, una Ùàviia , uit . Sant$ , i the tèi Sonetti eternameme ripetuti \ eà
èterna^ mente obliati » cddono gli uni figli altri , come la polvere fopra le
jiraie ove fi cam.nlna , c che tee- 11 elogi non fanno ni piccoli , n^ granii
più di fui che fono* coloro t che gU fanno p e che gli mpfon», e - che fi
ridusono^ad luui moda , cmne t img moia un falutoi i wm mmnia . D d a ©f- '420
OHerva inoltre Monf. Thomas y cfie gì' Italia-' ni han i.egleiie le Tragedie e
che folo han còlti vaca la Mufica > che mancano di feaci- ménti ^ ed
abohdano di defcrhiom. ' '* ' * $• (5* Nelle opere di* un gran Principe', che k
Tenza dubbio il Ce&re , e i' Aiedàndro de^nodri (empi fi paragokia i*
eloquenza Italia-' na ad una crtma sìattuia , che non fa pom- pa , fe ncn di
parole , e di apparenze , non di cofe , e penzieri. Qiiefte , e confimi- ii
fono le oppoiizioni , che molti Aqtori 01- llramòntani fanno ali* eloquenza
italiana nel tenipo che cfli hanno coltivato il loro intel- lètto colla lettura
degli Autori Italiani^ e La- tini che fono flati i lóro' Maeflrf nel bnon '
guflo. Se gii Autori citati han biafimata con inolia ingiuftizia l'eloquenza
iraliana , bifogna ' dair. altra parte confcfTare che varj Italiani ban voluto
pià del dovere efaltare la loro lingua f ed i loro Autori • 11 Buommaiiti , per
efeirpio neirOrazione deiU lodi ióXa Un- gua Italiana K\ lafdò talmente dalla
flitf 'bn- laHa trafportare , che preferì Dante ad Ome- ro , e Virgilio ^ e
difTe , che nel Petrarca eran raccolti i meriti tutti, e le lodi di Pin- daro j
di Aoacieonte ^ d’ORAZIO (vedasi) ^ d’OVIDIO (vedasi) Oeuvr. du Philof^ de Sans-fiu^y U. Poft^
Lci/f. 6* pag. cdil% in li. IJp^ Digitized by Google 42T dio , di Catullo , di
Sofocle , di Euripide , o di Virgilio • Lodi poi confini ili , e mag-« glori fa
del Boccaccio in quel l' ille ila Orazio-^ ne» che «90 pyò j^i^rarfi da chi lia
itil a- no, che ben ragiona. 'Ali' incontro iMii^'efai Sign, Shj^rio)^ neii*
opera imiiolata • X Ooiafi;^ 04 un guit^ami Poeta degrada troppo gT^ italiani
Podi» §. 7« Nelle rìfleflìoni , che fa M'nf.Tko"^ mas fulla lingua , e
Tuli' eloquenza italiana , non è il fnedefioK», né. favio , nè da lodarli^ £'
chiaro tra' dotti , che le origini delia Via* gMa.'ltalrana Cacx> dalla
Latina^ o dalta Gre^ ca » e. da'im nsifto di aUfle naironi , che d/itruf« .fero
il. Romano impero. « Ma (ia uau tale litica, dalia Latina, o dalla Cekica , o
daU la Briitona, o dalia Teutonica, cofa impor-^ ta V origine per il merito
inirinfeco di u la linguai* .£-' una ver^gna per Monf,lkom2^ di cosi
argomentare • £ poi ignora; egli , ct^s ancor nel cafo p .cbe voglia dir(t ,
die ^? fta« .iiani vanlan la loro origine da* Laiini come apponto tma deeachica
fim^igiia vanta gli anK tichf 0emmi di nobiltà , ci dica egli R Tho^ mas q^uaP
antico (lemma di nobiltà p lò vaii-' tare la fingua Francefe , 1* Inglefe , ed ahre
eh' cflTo preferifce aiV italiana f Niuno „ fuor- ché quello di edere tali
nazìonFÌ tiKte di- k^oie (deir Italia « che P ba illruke rn o^nr Sienerè dt
dboriae j e di eloquenza ad effe tramandale dagli Italiani per nie220 de*tuo-
ni Amori , che tutti aif antica Grecia , ed air antica-Roisa appartengono^ U
^guénionac »-di»-orTgTnf «fijon conviene vad un Filòib- fo • 'Circa ^poi
P-eio^ìenTa -Mia .lingua Tranoére 4a - fi» rpeffanone ^ affin >iar- •da
y ^cfoè «fion- anteriore al' ^Secolo ^df hvSfji .XIV. , che fu r epoca della
mhura della Francia , e della fua lingua , che per iBolte •raufc cccafionalì ,
che lurgo (àrébbe a rifcrt- «re , n refe ia lingua Univeriaie • iDei rèUo l4«'C
chi 'ha'Tmzaio ^^he la lingua it^àfle nacque comempofanea nel fecole - di Augo^
» ^ 'clie tale iiogoa "fi 'parlava «allora 4r Atmia trclto'-divefra dai
linguaggio ^Latino , Tal' • opinione foflenne il fanrìòfo letterato • Bianconi
in un^ opera fu^principj della Lingua Italiana , opera manulcritia , e ciiata
da'-dot- ^ì, e favj Ccnipilaiori delle S&meridi iie^ terarie di Roma,
"j. 8, ^ le lingue 'Iodq ia f^iont -Al- la Nel Tolwmc acU* anno it^u SùUe gelone delle
nazioni Iiìgle^ , Francese, ed Italiana, * che fi riguardano con invidia per le
loro lingue, fi vedano i difcorfi di jiddi£on nel Fue-lUclàtr n. jo, Addifforì
ITotks, Vol.lP. pag.d^'i.i^. edii. in 4. David iiun.e nella Tua Iftoria d'
]i;ghilccrra nella Vita di Gia- como l. di Stuan |iacla 4D9lio fujla aatura
4ciie lin- Digitized by la oiltura de' popoli , e fe le fcrenze fiiro.io più
antiche in Italia , dalla qual nazione f Fcaooefi» e griogiefi ie riceverono» è
chic^ le s che le arti , e ie fiùcnze tutte , nelte- ' quili dagli italiani
fiirono altri popolc- iflniiu r-teSm- più gentile , e piò irdr armonfcar
Feloquctoi Italiana dell» Franoefe. afliai pria dei tempo della coltura de^
Fran- cefi^ come colia dallMftoria* Quando il Boc*^.. caccio , il Dante , il
Petrarca , il Taflb , l' AnoAo in Italia ricondacevano i felici gioc« rà deib
più bella eloquenza poetica e pro-^ laica' qnafi crfoirando i migliori Autori
dell' antica Roma,. e deUa vecchia Grecia «-.qinkll Amori mai. pom la- Framja
oppom Tutti i migliori Poeti , e Scrittori in ProTa deiii Exancia, c deU^
Inghilterra hanno piefi i io« D d 4i IO gne, ed cloqueiwa Vnneetcf Tii^ese, ti
Ul&mt JU fpelfo irifiiià CueroMj Ovidio f Sauté t tucétM f M MériÌMU^mi^tempa
deiia rifi^réfioas delle Scunie ^ ipfittà ancora i primitivi Scf inori delle
lingue^ Italia' ÉÈa, Francefe, ed IngUfof i gujtU éadaran meno alle jHf
Beiieife idU natura^ e piit al ^nfiare dello jli» ie j [aggiungendo che gt
Italiani i più celebri ^ come il Petrarcj , // Taffa , il Cuarini fono pieni di
argw fie fiivoU, e di fantafìe sforiate ^ come ancora t pn^ mi y^utori FroMefi^
ed Inf^eji fcc le laÈ^omi dit^ cUb Dtqitized by Google r« inodcHi dagli Autori
Italiarji. Se dfunqne l' eloquenza degli lialiani , come dice Mon/l-
>Tkomas è faifa, fuperfìciaie ^ ^ed inconcluden- te^^^peicbè tutu
appoggiata ad acconac pa-. roie , «e mente air idee ( aflèrtiva erronea ,
fiilfiffima perchè € 'loio «nlgliori Aotod ibno>^flari queHiy che meglio
4ian damo imi* tar gt' baifanr neir «elequenca -f li Vohaire^ ed' il Roun^an
creduti i due Eroi delP elo» quenza Franctfe , fi han fatta gloria dell'
imitazione degli Italiani , ed hanno fempre aoimirati ed idoiatrati gii Autori
Iialiaiu » e fopra tutto il Metaftafio> che foio vale flenere aU' Italia
i^'Univerrai -.gloria in ogni fienere di eioqaenaa ed il MeiaBafio lArao
£nemi(ce*ie«aflurdità > che dice .Jfoi/I Tho^ mas che gP Italiani non
han coltivata i' elo- quenza Tragica , e 4:he non parlano al cuo-^ re , e ali'
intelletto, ma agli orecchi ^ Non vi è Scrittore , che dica più cofe ^ e «seno
parole; e che tanto parli airinteiletto , e al cttore «quanto il «gran
MetaAafio , e malti al- tri Italiani fcrfi da Monf. 'Ornai non letti ton mofta
attenzione • §. Se vuol faperfi la bellezza e P eleganza di una lingua , dee
rifletterfi alla mufica , ed aiP armonia di quella lingua* iLa mufica Francefe
non è foffribile , come Ìj è dimottcato dalV ineflò Monf RouJJeau , m digli...
AtuoKi deir Enciclopedia di Parigi^ dopo tante guen^' ovili filila anifica
E^iaiM^» Digitized fe fatte da molti Aatori « Le tx^nftgoeme dunque fono molto
favorevoli alla Ikigaa Ita- liana > che per l'energia , l' abondanaa »
dòl« rezza , e proprietà è la più fimile alla Gre* ca , più propria alle
verfioni dal Greco , e ad ogni genere di eloquenza , e più dolce delia Fraocefe
(*) . $• io« Le lingue Ibno tanto più Mie, € più cube > -quanto più la
loro fcrittura è uniforme «ila ìoro pronuncia « I Greci , ed i Latini
.primunziavano come quaii Icriveano in molte cofe . Cod ancora Italiani • La
fcrittura Inglefè ^ e la Fiancefe , nu>Ito dal* la pronuncia
differifcono, ed afTai più T In- glefe. Dunque Ja lingua Inglefe è men dol- ce
» e nien beila delPItaliana , e la Franco- le è più dolce. delP htgklc « I
fcigni > e le cifte (*} Viene da ridere ^riamente ad ogni ragii^ 'MVolOy
quando fi riflette, che Oeronimo corano \ il quale può dirfi che iìa il
Scfiflieo panegerifta de' bni* ti , de' quali fa l'elogio, abbia con una lunga,
ed in* fipida declamaziore fatta un' atroce fatira contra la lin- gua Italiana
per esaltare 1* idioma Latino, che dice doverli ad ogn' altro preferire, ond'
egli il RorariQ in quei tempi inalzò la pedantefca bandiera 6k contra« iti di
pieuiincDZa di lingue, e fi portò io tal qucftio*' fle, con eoella poca Logica,
colla quale fi era porta- to ió tatto il Aio TofiiK^t > intitolò dli^i
ani* mdi Jfmti • Jtcrar. in hiiiiu Mrmh iièr, Ul itd laa. idiu iatf. , Google
4Ìfr€ 'Ìé(WKA^à€¥On ^OBOtO più fipUO,€OV- . rifpondeie «*fuom , « queto c ia
chiave . di giudicar lìille lingue , « foro beUesie • foli l'amiche lingue
de'primi Scrittori Fraiw cefi , e r amica loro pronunzia , e fcritrara feniiva
, come -quella degli amichi Inglefi , delia fiarbarie Druidica , c Gotica • Ma
P ifteiTo non può dirG della lingua italiana , e mmi Autori di <efla ,
che poco differivano bi ddioem ^td in amooit da* Scrittori de' piò felici
Jeoolc ddia Latina favciia. Il Dan- te è fimile ad Omero , il Petrarca è ndia
Lirica un Piudaro , il Chiabrera il Filica]a fono uguali nella Lirica a' Greci,
e Latini, fi Boccaccio è il Cicerone dell* Italia (*) , «d il Metaliaiìo r
Euripide ^ il gran Galilei fta «levata ist lioffia Italiana alle pio fuMinii
C^ifefdBdie cpgpnakm » e f ifteOb fi pub di- fe 4* jitfiniti altri Autori ,
onde troppo erra Monf. Thomas ^ I Francefi non hanno un modello di ottima
eloquenza , che non lia prefo dalP Italia • li Pulci , il Berui , il Tat iboi
fitUa SoGdiia» f Azìofio, che è l'Oam^ f*) Si ve^a la dotta , e T>ella
Orazione di Be-^ fiééetto Buonmatrei intitolata delle Lodi della Lingua
italiana , orazione da qnello iccitata neflV^ocalcnitt ik FifW. • lale onauopc
li ^ HailipitA nella Gramma*- lèek TWctoa delT jAefle BwMMiattei, fogl. 38^
'ediaoiit di locoPK. «714. L.iLjij^uLi Ly Google i 4 IO Italiano btono prodotd
i Pulci, i Bcrn^ tTaSyn'ì, gli AtìM Fnnoefi, c fe.m<[^ ttAhe lare -di
ognuno di effi «o fi»9goim^" Ci dica Mmf.Thomas f Autore , che i Fran-
cefi poflàno aniìpporre al Boccaccio , ed a irjoiiiflìmì gravi iftcrici
Iialrani ? I veri, c J&ikm Poeti delia Francia fon pochi , ed anno
tutti per «lodelli gì' Italiani-. Nel fgf nere dell* eloquenza bcra gì*
Italiani hanno H M^ffilfon ^ ed il Bonrdialue net S^goeti^ Del Giaochi ^ Bi
fogna però -ooitféflm , cbc uel genere di clogj funebri > Monf, Bofuet ,
e Fltchier fono fuperiori agi* italiani . Circa Tpoi la grande eloquenza , che
difcute nelle publiche alfemblee degli affari di flato taP eloquenza non ba
fKKuto fare nè ia Italia » nè in Brincia gran pfQgrdD 3 conae f li fece in
Atene , ed lo Rpma , |Hsicbi non vi è fai '^genere di «loquema {N» i 'comizj
pitbB* chi né* governi non republicani • Gi'Iiaiiani cedono in numero a' buoni
Tragici Francefi, JBia poche Tragedie del Metaflafio fuperano tutte ie
fraoceli, e per F eloquenza , e per 1 penzieri , e per le im^gini ^ e per V
-eip- qiìenza delle pafliom « Dicon mola j che H J&lf taflaGo ila
Imitati i Francefi » ma fe ciò fuflè vero > gli ha imitati » come f
imitò Omero da Vhrgiiio » cioè perfezionando Omero . ' §. II. Non può niegarG ,
che i Fran- cefi aisbiao cercato di reflìtuire aU'eloquma I poetica r antico
Mro f rafegnare le fciciH 2e , e r arti , e dì migliorar riTomo , di die parole
> e non cofe , ed hanno refliiuita neU* antita Vede di Pindo la
Filofotìa, daila qual fede Itaiiani SecentiQì avean cacciata per roftituirTi lo
rpirìto delia Poesìa vanadi e frivola $ ma oitrecchè i primi Scrhiori Ita-
itani fono flati tutti pieM delia FiioTofia di quei tempi , come Dante , ed il
Petrarca ^ ed aitri j è cliiaro , che gli fpiriti elevati dP Italia Tempre
hanno declamato contro Tabu- Ib dell'eloquenza italiana in ferie dire paro- le
^ e non cofe $ e pur ciò non oftanie vi tanta Filofofia in ceni epifodii dell'
Ariofto. del Taflb» e di altri Poeti italiani^, che ne^ luoghi I più Sentati
delle Poeiie Fiano^, che Ci repotana tanto Filofofiche • Che ditse^ mo poi del
Metaftafio , che è fèmpre Filo» fofo, fempre grande, Tempre Tubi ime,
e<l ia varj luoghi di molte Tue opere , ed in certe molto più , ove
profeda fomma Filofofia (lo)^ Egli ha elevata la Poefia all'eloquenza Teo»
logica la più fublicne , conie fi può vedevt nelle Orator) Sacri del nedefimo •
* $• 1 2« Dee dirfi • ingenuameaie > die' .P fio) Nel Sogno di Scipione^
Xìtìì* jtftfié PÌdi^ tata, nelle Grapé F^ndUsit^ nella Codtdf* dk NmU^ e fiao
in- certe Cancacc^ . • h Digitized by IMhi dopo lii^' iA(S!gtim timo' ie
rnrionr » fiafi come un' antico Macflro , flanco di aver tanto in regnato ,
ripofaia , fot fi perchè il c/i* ma molle , e deiiziofo produce come diife
eoiui , a fe (ìmili gli abitatori , e che abbia voluto piutiollo ammirare quel
che gli altri iiaiinò faittOj e-fiidov ché kte , e fcriveie effii* ; ma ciò nOB
è gèneraimentrTero ; e non può niegarfi , che in ogni tempo aiibia avuto j ed
abbia i' eloquenza italiana , e Italia i luminari i più grandi delia Lettera--
tura ^ e che le a lire nazioni non abbiano avuto in eloquenza , e non abbiano »
Te non Imitatori de^ Greci , e de' Latini , e degK lialìari , che fono i fonti
d' ogni dottrini | Cd in Pilofofift i leral Maeflri fono Oati i d» ^ Icepotì di
Galrieò» e di Vivimi ; nè ponno gli Oltramontani niegare , che i' Italia adedo
governata da Monarchi dotti, favj , illumina-» tiffimi rivede il fecolo di
Augurio , e ripiglia gli antichi dritti d' infegnar le nazioni j OO^ me Tempre
le ha infegnate nelle fcrenze j è lìdie arti, talmente obe il fansofe A^hoo dà
una Tragedia iialìandt prtfe t idee dei fio ^ Paradifo perduto^ , e 'V Italraw
Boccaccio è' flato il fonte perenne de* libri di Romanzi Inglefi , e Francefi .
' $.1 5. 1 FranceO non hanno nella loro lin« gua Ufi Dizionario fimile a quello
della Cni* Ka , ed a quello che hanno gli Spagnuoli ; ond' è che P ìfleOo ibnf.
VcUmn dùamò la lios iiogiia Ftenceir un» cfaha' peyerà , « Jitpoi^ ' àUa qualt:
Ufogfiavab far U> UmoGsa j^r. fpr^ Sa -, e rcgaiarla dr ua- buoiv
Dizionafia' oome queik) ddla Crufca , ond'egii il Voltaire fui fine della fua
vita volle incraprendere, e pro- geture ali* Accademia Fraiìcefe un conficniler
Dizionario » di cui fi addossò buoiia pao^ deU' imprefa , che ave», Igpmeataà
gliiaiai AorarifiìMci . Ecco» qMmo. manca geife» ^hioae. di quella} ifQgjua^«.
. f^i^^AiUMamò^ noi dette fiefle pocKe rtf fieÓÌQoi imparziali noR per
de<^radar la beU liOima, > ed atnenifljma liRgiia Francefe , né
per efaltare più del dovere V l'^iiana. , n\a per dfoiollcafe che gii
entuflallici ip4^u;^ deU^una ^ o dell* .ai^^ tingua iagfior oaa. ipaobos, e-
cher.HQii Kaii/io . faspe ej^ laqaie* ie diie- liogtiQ ^ alirrnMim méib9VQr adf
lUKu , e nett' akra' ved«te le bellez« . se > e i dffettr lalèpaiabill
dalle cofe u: na- ne . Non è nòftro ifliluto proiegu rc; p.ù. ia ia il paragone
lu.igo , ed odiofa delle lingue di £ufo{»a9Cora che avrebbe bifpgno di uiia
Senerale « e pardoolare anaUii , e paragone i ogni Autore in ogni lingua e.
ciò- potcà di fe. fleiS» ferlo- ogai Lectpre « che legga peozando , e peiul
ieggetnlo gli Allori di ogni lingua.. ^ • §• ly. Monf. de Voltaire trattò la
que- flione de' contraili falla lingua Francefe , ed X . if^ .uM iettai icuua
al Sigi^ Digitized by Google DtùiuA f eh» gli mm mandalo mf mó^ deil^
eccellenze della lìngua Italianar m Voi , 0 Sign, Deodati (gli rirpofe Monf.
Voltaire) iiPU€ mandato ad un" Amante V elogio' dclUi Jìié' Amica , ma
permettetemi eerte riJìeJfiMÙ » jàuore ddla lingua Francefe , eh» Voi trofM^
Mtì^att • Poi dimoRra che ogni lingua ha 1^ lue particohri bellntze» e rtf
lette lalì lieU lea^ della lingua F^anoefe » adi italkma ; e conduude in verfi
, che gP itaUani debbono far minor pompa delia loro abondanza > deW la
loro origine , de' loro onori , perchè i gran- di perfonaggi non devon far
pompa della lo- to nafcia * ChQ V Italia ha amaiaeftriata Fiaocia , ma clie tal
rimprovero indifcre-» to , Artbbeio ì Fcanoifi.sforjnd eoo 4irpia« care a
mancar di rifpetcò airitalbi « qiw»» di eflò Voltaire palTa a dire, che i
Francefi fono ufcrti da gran tempo dalia pueiizia , e con p'vù fcherzano
intorno le ginocchia di una balia decadma ». oom^' cg^i eirQoesyiientA chiamava
1' Italia nel tempo che arricchiva le fue idee con far degli Autori italiani
la*" delizia de" fuoi fludj « $. i5, 01' hairani liaii fitto torta
al* la loro eloquenza nel pretendere > che Ic fetenze tutte fi fufltro
infegnite , e ferii-? te in latino , e non g à in italiano , giacché fe iit
italiano ie fetenze , e ie colè fiiolbfiche G fuflTero fcritte ^ la iir)gu^ .
itaiiaiia nelfeloguma didailica ow iife^ idi* Digitized by Google lebbe alla
fingua Francefe , nella quale £. Franceff hanno infegnaie le fcienze ond* è
nato in efli il vantaggio , che un Francefe * colla fola propria lingua polla ,
e fappra ap- ^ profittarri delie dottrini le pià ripolìe d^ \, migitorf Autori
dr ogni nazione^ ^ giacché*! Franeefi' tutti i libri di ogni tmtorm hm-
tradotcr nefìa loro lingua, e tutte le fcrenze^ hanno (critte rjella propria
lingua. GTItalia-- ni hanno nel proprio idioma tradotti tutti i- migliori Hbri
; ma fono (lati fina agli ukioìf ■ tempi oftinacr adinfegnar le fcienze per
oiez-- ZD di lingue morte $ e G- fono fatti dé'gt^^ ài oontraOf » fe doveftEK>«
ò n^^ infegoarfi Iti' tali lingue arttiebe le fcienze (ir)» $i 17. Non fi può
niegare, che Io fpi- rito di pedanti fmo abbia fatti infiniti pro- gredì neir
eloquenza italiana, e ne'commen- tarj" di lanit Autori fopra Dante ,
Petrarca ^' Arioflo , Taflb • Ma i' idedb han fatto i pep- danti Còinineataiod
di altee lingue» nè'que- • • • ''ir (il) li Sig. Aùtfétori Tofea, cHe tutte fé
Scìen". K folTcro trattate in ItaHano. 11 dottiffima Daef (cride uar
opufcuto dell* oblilo di parlar la propria lingua* Si oppofero a qiicfta tale
opinioae del Mu- » retori , e del I>aU Romolo Amalèo nell* opuscolo de
tffit Latina linguje retinendo \ ed Antommaria Salvini fi una no(4 luaghiifiina
alla Perfètta Poeda delMurata-* Digitized by Google flo è difetto della lingua
Italiana , ma della poca Logica di quelli Autori « che cornip«* ipcro la lingua
Italiana. . ^ V i8. Chi voIefìTe un Sag^o delPelo* Franoefe potrà leggere i .
molti Au* iborì ^ che di eflà hanoo fcritto (12,). (Moke còfe fiiil*abu(b deiP
eloquenza Franoefe (ì fo- no oflTervate nel libro intitolato il D'qionario
Neologico aW ufo de' belli Spìriti , libro , in cui fi prende di mira Monf, de
FonteneUe • Nd Umfio del gufto di Monjl de Voitairt (i danno molti giudi?)
fugli Autori i più puri deir eloquenza Francefe , e cosi ancora n^I Catalogo
degli Autóri del 'Secolo di Luigi XIV. Molti difetti di ftrane iperboli neli'
eloquenza di Monf. Roujfeau , che è creduto V eloquentiffitno tra' Francefi ,
fono flati no» tati da Monf, PéUijfot (13). Bifogoa conier- ^ Tom^lL ' £ « lare^
(il) TahltMu d( L* elo^uenee Trancoifi par Char^ Us de Sani Paul. M* U f^ayer U
RAitùfifue du Prin* *€e . JSalfac Traiti de la grande eloquente , Bouhours
EntreUens (T Ariftt^ Ù <t Eugene ^ Gr la Alaniere de ^iien penfer dans
Us ouvrages (t efprit . il/, de Save^- rien • Yiifioir de la Rhetorique. dans
l* hifijir, des progr. de t Efprit humaia dans Us Sciences^ & dans Us
Arts Tom* ///• edìu in 8« . . (13
) MtUn^ di LituràtuH nelle (uè òperp FlL pag» ipa. edit» in t&. I77p«
SiWedano ati^ Cora le MtmUus fitt U lUuratitn Fraacoije àitVt ifte&
Aaioie. . 434 /are, cfie gP Italiani non tanno nelP Ifloria naturale , e nella
Fifica i' eloquenza di un Bufiòn> e di un Afaupisr^urs , neiriftoria
noi| banno un libnp come qud de) Secolo di Luigi ^IVt , nella Poiidca non vi
tmai semui come qaelb del ifonttfquieB ^ qm^P Italia in ifcambio Ibpra k
ifiefie matirie bi avuto y ed ha penzatori più favj , e più ferj^ che fanno più
penzare , e meno adornare^ e ricamare col pennello poetico • L' ifleflè
riflefljoni ponno htG per molti altri Autod delia ietteiatora Francefe , ad
Ualiaoà (i^) • i, Gl'Ingieiì liaanp gnuMÌt niodeUi lidi! cloquem Cf me , clia 6
aggin ne' paiv lamenfi circa gii afiari di flato. Hanno otcf- ini Autori di
eloquenza iflorica come David Hume , che è per altro troppo carico di or-
namenti , e aliai lungi dalla gravità di Tap . erto • Neil* eloquenza didattica
Boiingbroke ^ Shaftsbury , David Hume , Locke ec. fonp ! loro erpi^ ma Tpedb
pieni di gravi errarr, fpeflb tetri, ed aflrafi , come fi può vedere in
Cudirorth , ed in Burnet ancora. Nelle ComedTie^ e nelle Tragedia non baaoo
moiit modelli • di • • • (14) Si può offervare jl Pifioufsaux I^dches Xi M. de
.Voiuire , nel quale fa molte riflei&oni Tulle ^lUliti letterarie de*
Franccfi, riilcflioni imparziali, perchè facic J.i un appiffi niaco dclU
nazione Fraojieic^ onde Aoa poano eiTcì foipecte alU fua «koioac • ) Digitized
435* «^a oppore a' Comici Greci ^ Italiaftìi , e Frao- ceG .. L'eloquenza
Elegiaca di Odoardo lmc Q 4aài:lomana dalla propriecà, e preeifione, • meOft
-pitovolezza di quella di Tibulla, vdf Properzio , di Ovidio . Jone fembra un
Jicantropo y che ulula 9 quelli cigni , die ,15 lamentano . L' eloquenza del
pulpito , e ^e^fermoni Inglefì è aliai diffìmile di quella de' Predicatori
Francefi^ ed Italiani. Si pon- no vedere i Ter moni del HUotJcn , e dello
Snioldridge L' eloquenza poeuca degli In- SleO è aflai\entufiaÌlica(i5'),cDme
fi può ve- ere nel JUibon , e nel Shàkejpcare , e talora r eloquenza filofofica
diviene anche entuGa* £ e 2 dica. ^ Ì15) Chi vuol avere un £iggio dell'
Eloquenza 1 dee leggere il ifTalUr nel^Poemecco inUa morte di Olivier C^mWel^
nd giorno' dì qual mor- •le dflèado (ncoeduca una' ^ra 'tempera » egli eftiama
coti — il deU tefCM ftiejla grand* anima colla ttmpefte €0SÌ clamorofe , comi U
fua fama immortale • 1 fuoi ultimi fcfpiri Jcuotoa^ ^uejt* ifoU f e gli
alheriyftnia igffer tagliati f cadono per la fua pira» Le loro radici Jaltano
in tuia intorno al fuo palano . Cosi mori .'.'Romolo Cosi le quercini ed i pini
sfrantumati furon difperft intorno ad Ercole Jlefo morto La natura ijlfjfj fi è
intcrejfata nella fua morte. EJfa I14 ' fofpirAto . Da tali fojpiri il mare i
fiato fmoffo con tanta violenta ^ che le fue onde agìuuidofi ìi jon por- 4at€
alle fpùnéé le pìii fùnoti f ad éamOi^iarc U mor- U id fom - Bihli9th*
Mritanii* ToBé U. i^art. JL/>ag. IMU • 1 4?(? nica , come nella Teoria
della Terra del Burnct, ed in molti luoghi d^ìfVhifton, neU -le opere dt
ÌVilkint , o ftrate nella Lma ^ Viaggi di Gullivti ec,. Pope è M loto mN pifor
Poeta « ed in pocbe ioio opere non if incoatra l' entufiarmo , ed il tetro
della na« rione , che fi trova fin ne' paefi burlefchi , Dei refto hanno Autori
d' inimitabile fubli- mità, e di clegantiiQaia eioq^ueaza • PAR. * (i51 Dalle
co^ da noi fia qnl dette fair elo- quenza Greca, e Latina, e delle moderne
nazioni ri- fultano i Tegnenti corollarj . i. L' eloquenza antica , o moderna
non dee giudicarfi, fé non Tulle cose, nelle 2 inali ^impiega, o fi £ impiegata
} e dopo eflèrfi con* derata in rappono alle eose, ed iTraztoeinj dee ooa«
fidecarfi ih raf^ono allo ftile» ti qoale è ièmpre ià apporto dell'idee» e
delle cose* Sari dunque tounie ogni eloqnenea occupata a dir parole, e non me*
9. L' eloquenza di coloro, che hao detia coee, dee e(àininar(ì in rapporto alla
verità, alla ragione, ed al* la Tuffi ftcnza delle cose , che dicono . 3. Si
dee olTer- vare, che Te gli antichi talora corruppero l'eloquenza collo ftile
Afiatico, molti raoderni Oltramontani l'haa Corrotta con aflurdità
perniciofìffìma, coli' empietà, eoa dottrine erronee, come fi è da noi
o^ervato, ond' è che tali autori devon legerfi con cautela* 4* E final- mente
che le lodi da noi date aUofttle, ed all'eloqaenzft di varj autori • Ingleft» e
Franoefi, t'incendano limitate a quelle Tole cose, che (bno in eC lodevoli,
come fi è da noi pid*.yolie dichiarato, intendendo noi di apr provare in ogni
nazione, ed in ogni autore le iòle CQ« fe uniTormi al vero raziocinio y « alU
fcca (jurìfinni cioè a|U ?cra religione. ' Digitized by Google PARTE YIL Dello
ftile , e delT eloquenza in rapporto alle cofe , alle ^ materie ^ alle fetenze.
. e A p o I, DM tiùfiuxtia dei fuifìto cr. $. t. Eloquenza del pulpito
abbraccia tutte quelle cofe , che i facri MIniflri deU' Evangelio predica*^ no
a* j)opoii dé un luogo emi^^ • nenie étitp pulpito , fugtjh (i) • L'eioquenia
dot pulpito ha Toftid varj cam« ^ E e 3 ' bra^ biamentf , fecondo i vaij fecolf
flélte^^icnze più , o meno iti ufo predo coloro , che 1* adoprarono • Troppo ci
divagherebbe dai no* Aro illhuto il voler &re.iin piano ragionato ^eiie
varietà ddl* ttoqueÌM- dei pulpito ri- guardo. «Ilo iliie, ilie pirolev ^
ft'^feharerr^ dal principio della Chiefa fin'oggr • GP ]flo- rìci EccJeuartìcr
ì più fimofi rorahiiniflranò 4n ogni fecolo gli efempj di tal* eloquenza j e
mollo meglio ce ne fomminiflra gli efem- pj-una fonologica let^uqi
ri^qBbl9(;ile» gu Oratori facri , cfie ogni nazione lia^ro- dotti. Cirt pòi
vòrefle vedere il qiià^ deU la fàcra eloquenzlf inrim>|tl ÌÌM full'
elò< alien* za del pulpito , avfà molti libri da legere , « tragii alui
il PmÌ£arola « «d\ii..<^N/7ÌAa XJt» luogo il pili elevato del Teatro,
oel quale li reciiafa* no Cototnedic* Si veda lo Stefano nel Teforo àtlUt
lingua Latina^ VOCe tmlpitum. lodi (i difTe pulpituniy qualunque luogo
emineuce, da cui (ì farlava al popò- lo . Sueion, de Ciaf. Grémmatìc. Cap. IF*
Finalmente tal vocabolo dinotò quel luogo elevato, e iliftinro nel- le Chiefè ,
o altrove , da cui fi parla a' Fedeli , ed eloquenia del ful^ito ^. (ì diUe la
luateria , della quale fi j>arlava. (x) II Caeffii» trattò ètXT Elopunit
Ssira . ET però ^ oflèmr£, dié ftet lo la ActÉ elo^im, ù è da molti ri Aretta
«]ui4òJa'eIoqueiita del jpulpico, cioè alle prediche , Panegirici-^ edt Orazioni
nmeWi • Ma .«Ini f'A fjMt» ìm ttmm l-doqiieifea • . era uiyi viZLLi by Googlc
$. ^. Le prime orazioni , i primi di- IcorG M che gli an^cbi f^ceano dai
pulpiti» ../Come baona parte di molte cerimonie , e riti, confifleano piuttoflo
inazioni, e rappre- Jmaiioni , che in parole , Si uniron poi i difcorfi alle
azioni , e ai raziocinio , e final* mente ìncrodottoS il buon guflo
deii'eloqueii- , za del pulpito ^. divine ella tutta pruove, tutta raziocin) i
e così fi cersò .di parla» a* j[{ì occhi, ed alla fantaCa , quando ii comìn-
cio a ben capire die 1* antica eloquenza di azioni era fpeffo poco erpreflìva ,
e movea paflioni , non la ragione . L'eloquenza del pulpito , oinmiP foe fu'
doveri della morale , o parla de'fon* daoaenti 'della Religione » e fui
Catecbifmo» 'p lò()a ì Santi , e gli eroi , o corregge , e riprende i vh] , o
efpone la Sacra Scriiiu- ra . Quindi ognun vede , che i fonti dell* eloquenza
del pulpito fono la Teologia dom- malica, e morale >.i'Iilocìa
ficcleOaflica , o Isi fci^oze a cbe conducono alT intelligenza < età io
lapporio alle fpUghe elei Wmngtlo a' (èrmoni noli' attCBÌniflrazione de' éaò
Sicranienci , a' fetiDOiii che fi predicano nelle carceri, e ne* laoebi delle
con* ialine, ove fi convertono gli empj, a difcorfi nelle ft\n2c dcgl* infermi,
c de' moribondi, a' difcoifi fuUe fitide nelle calamità publiche , come ofTerva
M. de I^ttifcU Erudii. Cempieu Tom. llL fa§» 74* tdiu in dc'iibri facrì , e de'
Padri (3) . .Dunque le facclià richiefìe per eflere un gràn Teologo, ' fono necefTarie
per efTere un grande Oraiore * del pulpito , H quale , quando anche fi vo»
iefle limitare alle fole prediche di morale , dee .eflere un gran conofcìcore
del cuore * umano, e delPlAoria faqra» ^ profilila » cbe et manifefla i
Tvilappi del cuore umano uei- le operazioni dell' Uomo . §. 4. Lungo farebbe il
Catalogo de' re- quifiii necelTarj ad un Oratore facro , e de' mezzi per
pervenirci • V eloquenza facra , dee variare nello flilc , come variano i fog*
getti , de' quali C tratta , ed i talenti di xo- ioro , a* quali fi paria • 11
primo fcòpo del facro Oratore dee eflere il perfiiaderc , ed infegnare le facre
verità , onde dee più ba- dare alle cofe, che alle parole, non dee far pompa d'
ingegno , ma dì bontà , fantità , e zelo per la faluie delle anime . Non dee
af- fetràre il profano fiile dd* Greci ^ e de' Lati« lìi , o una dicitura
troppo poetica , o unft ertrdizionè afièttata di Filofofia ^ e di Meta- fiCca»
m ! • > 80., Oeuvr. CompUu Tm» Xll 9 ore parla deli'Ek»» / quen2a Sacra,
(3) £uiJJ. Ifagog, ad TheoU Chi volefle ferie , e (àvie rifieflloni fulla facra
eloquenza de] pulpito, do- vrà legere il VII, Trattenimenio fuUc fiunie ,
fcritO 4al ciocco , e lavio Latny , • / ». fifica , come fanno molif , cj^, t^n
tìP* tedra , e |,er afiètS & dftr ^;'* no Filofofi preflb i verf r,»' •
t ^ prie a foggcto di cui fi tratta . Le £S oraefoni non devono effere . né
rrónn! • -the, „è troppo prive di «^^^iX* predicare con iOiie proprio V^««^ t-
uditori , il wgno J?S 'J ? r ° Signore (^). » « CrocefiOo T
""'^^«"«o co/lume nel nuInL prende dalla Sacra Scrittura totia
«1 parte della predica , " '.^1' fonda l' a/Tunto 'del difc^rfo , fa dWBoT
5 Si^^ ^1 '' taluni iiaa «wouÉo , che li tema nuoce piuttoflo «wva ; alla Bontà
dell' eloquenza faS ' ^ ctó Tempre 1' Oratore " daS^ » ^ e ci» ,»
mtroduflèro ne" tempi pò- flerio- 44^ lUrfori ddia decaddi» delle fcieme
;,Nqo Vi è ' dubbio I che lenza temi l* eloquenza (a* era farebbe più fpedita ,
e più libera , ma Tufo introdotto dettemi fembrando non po- terli , nè doverO
traiafciare ^ anche perchp taluni, credono eder cofa molto utile j e com« moda
j alla quaici gti orecchi dei publico fi iooo aftoefatti , potrebbe fembrare /a
molti Dn paradollb Tabolizione deVmi , moltd ptu, che oggf fi è introdotto il
coQume di pro- porre temi a'dìfcorfi fcicniìfici , a' Jibri, alle didèrtazioni
tutte; ed inoltre il tema, o te- fto adopraodoG nelle prediche di morale ^
ferve tome di fpiega alia Sacra Bibbia., éa a fiirla giiSare al popolo j nelle
ómiEie al (quale, e nelle morali infinuazioni al mede& mo , è cofa
aflai utile il tema per ifpiegar- lo, e dilucidarlo , e farlo capire. Nelle
ora- zioni poi fulle lodi de' Santi , che fi dicono difcorfi panegirici , (ì
pptrebbe . il teoia ira* lafciare. Del reflo,i ucri Oratori fapranno meglio di
noi quanto più conviene al ioro facro^ illttiito , e potranno efli correggene
audlr errori che crederanno in queflo di(cor« lo fulla loro eloquenza, nella
quale eill [oaQ ì giudici competenti* §. 6. L'eloquenza del pulpito traile mo«*
deme nazioni ha fiorito neli* Inghilterra a* tempi di TiUatfon , e di
Smaliridgt (j) • ^ P. tSÌ Sull'eloquenza icl pulpito ia lag^lteaa va. rie . •
Digitized by P. Bowrdaluc > e Majpllon fono flati i t^a Oratori i più
iHuflri delhFrancfa * il Segnc» ri ec. neir Italia 4 Ma l'eloquenza del fàmo-
fo Francefe MàJflUon niilla tede a quella di Demo(lene> e di Cicerone.
Quando MajJiU lon predicò la prima volta il fuo famofo Ser- mone del piccol
numero degli eletti , fu tale la commozione negli uditori , che fi fenti un
mormorio di acdamaiioól e di apptaufo, e fi vidde la metà dei popolo alzarn fo
piè flupefatti ed immobili * Riferiamo qui ii più bel petto di eloquenza di tal
fermone . Io qui fuppongó , che quejla fia V ultima ora di noi tutti , che i
Cieli fi aprano fuUt nofirt iefte, che il tempo è pajjato , che V eternità co»
mincia, che Gesù Cr^ìo càmparyci àgiuikm^ tà fmndù It Mfirt ópéraihni i e che
noi pam qui wdd fif ajpettat da M Ut fimnfa, o di vita ^ ó di morte etéma . Io
ve lo dimando , tolpìto dal terrore come Voi ^ non feparando la mia forte dalla
voftra , e mettendomi nella medefima fitua^ione , nella quale dobbiamo noi
comparire avanti al nofiro Giudice s fe Gesti Crifto»io dico, comparse adejfo
per fare la ler- 9Me foparapona éegiufli ^ t de penami^ cra^ ier^e voi ^ Ae H
maggior mimerò fi fujfe rie oK^vnàùni fece ti Sig. Mijfoa iA 6è Saittoiore 1
jidvM ì Cftàmflt Voi , che H mmm ifgìur fti fanbbe uguale al numero de
Peccatori, Crc" • derejle voi the facendofi adejfo la difcufflone delle
opere del gran numero ^ che i in quefta Chiefa , Ji.trpp.affiro folamente dìece
ffujti tra noi ì Se ne trovarebhe un filo ì Con ragione pfferva Monf, de Vokaue
che queflo I>el pez- zo di eloquenza la cota la più famola ^ clie fi
polla ritrovcy^e ira tutte le nazioni an- tiche , e moderne , foggiungendo che
tali ca- pi dì opera ficn troppo rari , e che coloro, che non fanno così
comporre ^ dovrebbero recitar, queQi Autori • $• 7* Per r eloquenza del pulpito'^ co* tne
per ogni elòquenza , fono }hdi4>en2abitc due requimi , i . grande
ingegno , 2. grandi inodelii da imitarfi . A chi è sfornito dì grand' ingegno ,
nulla però giovano i grandi modelli, e nulla giovano i precetti «Sulfelo-
^ueiua del pulpito ba icritto non poche co- VoU^ftnf, Difc, far t eloqu. it U
Ckaiu. Chi volefTe leggere dotte xi4«i&oqji iull' eloquenza del.
pulpito , dovrà vedere l' opera Francese intitolata Fricis des Loix du Gout
ArticU IL pjg.i^i, ad 19^, ediu in II, Paris i777», come altresì M. RoUin
nell'ope- ra intitolata De la maniere tt enjeigner , O dt etudier Us helles Le
tire s . Liyr^ If^. Chap, li, pag» 41 !• ad Ahu cdù» in 11. ♦ . • • • . , •
Digitìzed by le degne di oiftrvaifi ii bmob ìbnfi di U 'Bhtft^t . $. 8. Secondo
Ibn diverfi i var] oggettr» e le varie maniere dell'eloquenza del pulpf-- to ,
cosi fono e devono eflere diverfi i re- ^ifiii, che devono precedere alla
medefima^ fopra i quali requiliti » non è noAro idituto :À dilungarci • Le
prerogative generali però di UD Acro Oratore di ^pialunque genere de- rono
efler mokiffioie» e traile akie» z. Va« ' fle cognizioni delle fcJenze
Teologiche e "di quanto dee accompagnar tali fcienze . 2. Co- nofcenze
immenfe dell' Iftoria , e fpecial men- te di quella del cuore umano , e delie
paf- Iioni , e h perìzia di quelle fcienze che a dò condocono «; 5. Lettura
Fiiofofiga, e 'ra- gionata de* migliolt Scrittori di . bcra elo- quenza 3 e de*
Santi Padri • 4. Lettura di Autori profani per prender da efli ciò cfre conduce
al Tuo intento . 5*. Cognizioni Fiio- Ibficbe. per ben' ordinare T idee , e le
cofe pei movere» p«r fuadere» e conriocere ee» (j) td Bfuyifi^Caràdér. ChMf,
if. SI TdbM •Ittcn i tmtunlminti fiUt tUpunié del Pulpito^ é ùi fmUd étl TufQ ,
di qual' open rrancefe jè autore Cfum% è impcefla a Fac^ nei iM^ ia 4» • • • •
CAPO IL D^<l0{«en{a iel Foro * I Rettoria , e coloro s che Iianno
fcrìtto di ^«ioquenza per io più hanno intefe pec li nome' di eloquenza' i'
eloquenza die nd firn dirpata fidle coniro?erlie legali tra pii^ vati , o
quella , chp nelle granai -aflèmbiee delie nazioni ^ rpecialmente nelle
republiche tratta de' dritti delie nazioni , e de' grande afiàri • Dell'
eloquenza forenfe ne' privati af- fari 9 e litigi , fe ne polibno cercare in
ogni nazione, dove , dove meno ^ gli efemp] • Dell' eloquenza poi Repubiicana ,
cfae tratti Bélfe grandi adunante i puMtd affari ^ fe m Vedeàno gli efempj ndi'
antica Grecia , e nei- Digitized by Google ^7 0dP antica Roma a* tempi deHa
Rqilibiica > « fe ne vedono adeflo grandi modelli nelle aringhe , che G
Anno ne* parlaqienti df Inghilterra • §. 2. Le leggi furono la prima eloquen-
23 , e la prima Filofofia delle antiche Na- zioni^ che cercarono di confervare
19 verfi quelle idee che ebbero fui le leggi , fuUa Cormogonia» e falla
Teologia Pro^.Dail* eloqoenaa che cercò dilucidare , interpretare» e adattare
a' cafi particolari quelle leggi , nac- que appunto queir eloquenza
argomentatrice circa le accufe , e i delitti , i premj , e le pene, f
iofìocenza , e la reità , e fi adattarono a* cafì particolari gli flabilimenti
generali ia* legnati dat)e leggi , e pratticati da^ popoli ne^ delitti , e
nella difela > e (cpnferyazione de* dritti tutti /degi' individui ,
delle famiglie » e delle nazioni . Quefla eloquenza fi è quel- la che fi aggira
fopra il dritto pubi reo , e privato» e che adatta ta)i dritti a' cafi parti-
jpplaci eramioaiiflo i principj del dcptio nam- ^* vaie , delle genti >
e civile , efaminando , ed Interpretando i dritti , e i fiitti ^ (piegando Sn
gener^le le leggi » o pure trattando di fpiegar effe leggi ne' cafi particolari
de' giu- dizj Civili , e nel Foro , o fia nel luogo , ove le controverfie fi
decidono tra' privati , ^me la grande elo<|ueaza legale tratta nelle
grandi affemblce i punti di dritti delle gen<- ti^ c publicoa o di
dctt»-aamsa)e ^ Si do. Titb- 44* * vrebbe dunque T eloquenza , in rapporto
dritti j Goofiderare , come divilk in d0qiimi€ legde 9 che fpiega , iiluClra
> adatta a varf caU i priocipj geneiaii d'ogni diritto oaturah le ,
delle genti , e Civile j che infegna 1* arte di far le leggi , di capirne Io
rpirito , di adattarle a tutte le nazioni ^ e di vederne ie caufali, i fini,
gli ufi. Tane dMnterpreure le legai civili ec« (i) ed in cbfiiciifa foren* fi »
cne difputa prò e oontra nelle oontefe de^ privati nel Foto , in quei luoghi ,
ove (i deadono le liti , e i drini de' privati • $k 3. Ogni eloquenza legale ,
o Foren- fe è un f erfeuo fiUogirmo logico , dilatato ^ . alla (lì Solf
eloauena del foro, fugli (bdj oeceflìi* 'If, a m vaol giudicare le canee, e
difeiidetle ., niv^ ao ha meglio (crìtto , àtì Francese Mf Daguefi Jkam» Si
veda il dio Difcorfi pronunriato per t tper» tmfil dell* udienie del Parlamento
y cne è il primo <le* liioi Di(corfi . il 1. Oifcorso è full'
indipeiuUnis delt Avvocato, Il àfulU caufali della corrùihng dell' eloqutnia .
Si vedano altresì U fue Iftruponi intorno* agli Hudj piti proprj per formare un
Alagiftrato y la prima delie quali Iftruzioni contiene un piano generale di
ftudj proprj a formare un Magiftrato, la 2. Iftru- anooe coociene ccceilenci
precetti, e riflelTioni Tulio Au- dio deiriftorìa» La j* condeoe regolameoci
diverd circa gli ftudj delle, belle Lettere jr e Ja qoana, e la qainta
compreodono oflèrvaziooi iiiUe Leggi CtvUt , e Canoniche. Si veda DMgKkffm
Oetmm Tm.h IW« éun iff%* in B. ' • : , Digitized by 9Hà miniera Oràtorra ; o
FiIotbScà^^ com le circDllanze rìcFiieJano. Le leggi naturai^ oKrilr, focali f
(bno le 'imggfori del (illog'cP-^ mo , i Ctttr , e'gli avveaimranit} » che
de\^o* • no rifolverfi, fona ie mrnof i . Le rifóluzio ir, . che nafcono da'
fatti , e da' dritti fono le con- fèguenze* L'ifteffa dee dirli dell' eloquenza
dei foro cìvriie, oe! quate ia iegge è iatiìsg;-' S^oce ii fettot^ e ié pniove
la' minore . -^'^ ecreto i ;è la oonfegueoca'. N^'-fillógHjiti^ie- * pali
& richiede ddbqutr cinta la Logica , fili Criuca po(fi%tle , e cuttaT
arte A ragio- nare , che polla ia vera , e foia Filofofia * folli miniftrarci •
Ci fi richiede ia fcienza de*- dricci tutti di qualunque genere , quella de* ^
£ittf ; e quelfa iche infegna di E>eii ragionare» ^ e ben, coiiofciere ì
fatti .'e i dritti*, e l*arte«* di fot ^enzace ojllé' proprie* idéò ; e
(|uelia''' dt'Bèn^èfamfhare^Ie'alttai , vale a dite cba^ nell' eloquenza legale
c inclufa la 'Fflofolìa , e fa vera fapienza nella maggior* ampiezza dèi (Tgof
ficaio di tal vocabolo , cioè iicogrù*^ . CJi antidii cWamitono Sapienza , è
Flto^o- * cucce le cogaizioni utili, e (blide» e neceflacie ali' Uomo, ed alla
Socieci, cioè l'arce di bea psnxars,, c. di ben dire, l* arce di giovare a^li
altri, ed a (e fielTj , Chi dcfìdsralC; faperc i req^ liw della fìpicaia.,
ellkrj/ ali' elo^u^tuA^ dei faro j.c d^I £al£Ì(o, dee §• 4* ^ dunque cognizione
cTie fa fuper flua , o che ballar polla air elo- quenza Forenfe » ed alla
legale moie» più » Ma intanto fi crede da molti , e G prattica. r oppoflo t
amtentaodonoC taiani ddP arte, de aiterare i fiitil , o di uri* do^jpèm.
Babuliflica > e foSfiica , e aedendo , che tutto ciò fia r eloquenza
forenfe ; ma non cosi credeano , ne cosi penzavano . gli aoiichi Greci , ed i
Roroani , nè lar era. IV eipqueoTa di Oemoftene » e di Qceroo^ .. j*, liungb
i^Iima cofa j e Tuperflua Ci* rebbe H parlare de* reqqifitf dell'' eloquenza
del foro s giacchi dovrebbero efaminarQ le* fcienze ed arti tutte richiede , e
contenute nelle leggi , e le circoflanze per ben riufci- re in tali fcienze ,
materia trattala in vano dii molti dotct^ giacche la gìpventù dei ^9'<^
corre al folo pronto lucro per lo pii , c fik ]] lucro il fine delle fqenze
legali , che cÒQ^ fiderà tutte rrncbìafe^ e comprefe nella iet* tuia di uq
y^rdc di tin'Oinoton^a e crede. che. • < » ■ y ' • T . • t * leeue. l'opnfcolo
firanoese lodtoht^ Satrifiens fitr t tSquenci ait la Ck^iré-^, 9' du haneau '
par Ai. Ciw nt in: ix. Fari4t
itftfé;',' ove éì&xat te il Predicaior^r dee èflcre eloquènte, c
l'Avvocato patericoiclè l'do-- qncn^a del pulpito fia pid difficile ai quella
del forof 9 fc le cioacna iieao occeUiirie acUe aringhe • Digitized by cfie
cosi flttdfando fi poflTa coaJarre- ad o* late rifieflionr full* acquìdo .
delle necedane Satìate per Peloqaenta del fora,., e delle teg« gt • la
cotrofiow del cuore iJt md^eTempio, ttoa iCattf^Logica yma
eauSv9f€ÌéQuiotì^LssL* teratia « ed il rincrelbi mento 'di col tirar , co- me
fi^ee, il proprio intelletto, ingainaao per 10 più la gioventù del foro ad
andare non §M.€undent'^^,,Jid qua ititr , cona». dice, il latido proverbio . Il
&ie; delle rdentc , e iMltO' pijk'daUb' Leggi V non è P acc^iiftodel
dlnaic^'k (aa>i( migliorare dV Uòma ^Morale ^ . e^rehder più felice
refiltefwa^ del medéfiino, 11 fecbare illefi o vendicati i dritti della So-'
cieca, e degli individui . Qaefto è il prinai- tìvo fcopo di t kii faenze ,
tatto it dip^iù è cófa fecondarla ^ ^ (j^aoda- aoetie il iiicra- fuire if fine
delle fcìenze coom molti dicodo » o^^B ved^ yvche E laero^dleado tanto più
grande , qtttnto^'pià:' gri»dt fono - i progrefli in quella fcienza , che fi
profófTa , ognuno dovrebbe ftudiarfi di riufcire il migliore ia quella fcienza
, vaie a dire di elTer fempre nella perfezione di taleTcienza occupato^ fi dt
'rlgttàrdàre ali* ottimo , per dlk pià ono* nito , più difbnto^^ ptiiagiacoN^.
e- per miglio* tit 1^ fièdb In.ogcibipòteff ^ giacché- è chia* jB^ peo:.
l!ifiorìg) il kicco, e la Ppctuoa Io- no» le. alcr^ circoRanie non odano (3),
ami** a de* favf ,^ de' quali ne' fècoli tata, ve . ne Ibno flati , ed onorati
^ e dovfzro« fi (4) . Dunque non fi devon credere ia Filofotla , e le fcienze
oppofte , e contrarie a' fini degli fiudj legali, come credon talunr, anzi IA
ogni ipoteli » Cooo tali Icieoze infe«. ()) Credon cahuii che la mHèm fii
annefla alle IcicDzet ed a certe Icieoze , onde it proverbio. Poverà - j$ nuda
p0i Filofi/U — Coftoro pet difiogannani , cbq il paoe, ed il lucro noti fono il
eompenso delle (Hen* Sdì ma la probità » e la virtd , come dimoerà Pope^ Ufi
Saggio fuir UoiDO Lettera IV., avrebbero a leg*. fere tale lettera ; e coloro
che dicono, che le Icienze, con- ucano ali* avvilimento dell* uomo , ed
adducono molti elcmpj di varj Letterati perfcguitati, o non carati, e perciò fi
rivolgono a far il lucro nella declamatoria del fjro l'atte, ed il fine de'
loro ftudj. Ma le cau-. fali delle peifccuzioni , o dell' avvilimento delle
fcien- • se, a poQoo vedete, t. nella cormzione del Joiooio-^' le. «• nella
lóro fiiperbta, é vinid, onde li ttnéonm efofi %' f^iandi; |« la
nwildicem>'« 4. h ftravagana, ed il mal coftume • 5* il diiprezzo di
tutto . 6, il vo^ ]fr riformare il mondo, onde si reodono odiosi. 7; ne* loro
caratteri efàminandogli ad uno ad uno fi ponno ▼edere le cautàli delle loto
di&razie; o della loió o-;* teurita. (4) sArizi molli Letterati con
molti difetti fono fiat! dalla foituna applauditi, e prolperati , come e ac-
caduto a A/, de yoltairc i non oHante il fuo Ocifino,' ed irrehgioue, ed umor
cau^ico, e fatirico, ed invi*' «ftoid talora*' Udii diffinule gludoio può £u»
di .molti: ; i altri Digitized by pambifi dagli fludj legali * Se non fi è vero
r iiorofa » non fi farà mai vero Legifìa , 5» 4» L' eloqaenz;a del foro
richiede molte prerogative ioieiiettiiali , come oilerva^ Cicerone , giudice
competente d? ogni elo- quenza (j)» Gli ogetti deli'eIo<|uenza foien* P
f } ie altri FHolbIi anad y epnc é& É(fttpimiéf M Argens , de U MttrU
se» Agfipp^ » Cicero-^ • sa » ^aylg , M^o/ff Z/gon de Groùi , tatti furo- no or
Àvoriti, or per&guicati IbrciliUC» (ècondd' Je circofhnzc delle loro
operazioni , t piani d' idee , Nc'T Iftoria Letteraria fi vedono o prcfto, o
tardi, gì* inventori , e promotori delle fcienzc, e delle belle" arti
tutti premiati, aiicorcliè aveflero de* grandi difet- ti ^ i quali s'incontrano
in buona parte di elfi. Si ve- •d» M, Paliffot ncila Commedia de* Filofofi. Se
fi ba- da alte Sfivtt àt* FUo(bir antichi , fi vod^nno aooota^ .gli aiTiiidt ^
che qatUe han prodotto negli umani io* leUftd. Gli Scoici guidafaiìo i loro
^ìevi ad an (li* ^limiflìmo, c dolce ^adfoiOy i Fìatonid nel regno» delle
chimere, e delle ipotefì, gli Scettici gli avvoi- £eano era' dubbj, i
Democntidy e gH E^cucei ne*' labirincì deli' empietà, (5) Ferdijcendam jus
Civite ^ cognojcenda le*tSy percipienda ornnis antiguitas , Senatoria
conjueiudé MfciplinM reipuhlica , jura fociorum , feeder j , pa^io" nes ,
CAufa imperii cegnofcenda, eji . Libandus eji etiant €X omni genere urbaniiatis
facetiarum ^uiddam lepos ^ ffuo y tanquam fuU , perfpergAtur cmnis oratia Ci-» ^ €tr* di OrtOùn /. 34. in quale laogp E
poi (plen£dr elogi delle Idem Legali de' Roro&ni. E l'ifieifo Ci-
ce|0|ie nel iècoado libro della medefiìsia open* ir Or#« \ipr» cap. I. dice
cosi Neminem eloqutnttiy non moda jfine dìtendi àóSrina , féd ne Jine omni
guideni fapientia fiortn m^mm^ Ù'ptétfim pàttiijftp òoiat poi dimoftra» ièv^
i^^effd wlIriiiedéGiiia fmmo-tgte^ gmmente -dercritU' delP ifleffo Cicerane
ìlio ^1 ibro V de • Oratore : In foro , tabulai teftU manìa > faàa
conventa , Jtipulationes , cognu^ tiones , affinitates , decreta , refponfa ,
vita de^ mgut tOTfun ^^qiù in-caufk^^erfamur foca ^gnpfcmda e/7, quarum
rermn'^mf^igemiat.fU'^ rafou% >cmifiu »^ & ^nutxmt frìiums ,
^fiuu enim muutù fitpe ohfcwiSùus ^•'V^ Msmi^ó). S* Molti liamio
>4critto4bU*'«lequeiiza del foro . TragH altri fi fono drdinu T Amo- re
del trattato delle Vi^iofe maniere di difenp- dere le caufe nd foro (7) , e P
autore del doitiflimo libro intitolato Saggiò fuW Aru, OratotU dd Boro ' (S) •
I .modelli delP elo- quenza Ic^le , o ^raife dovrébBero ^eOorp CICERONE (vedasi)
e Demostene , <he fono gii Ot^ tori i j^ai atnmiiati ^ ed i meno imitati
• ($) Ci/cer. ié Onuu Uà. tt. \ 11
RPConfìgliereGidèppe AuftUo 4e Gci^ éno^ 'antore molti domifOmi opnicolì •
Cofhu n- dttce le durali <le' ilifetti dell' eloquenza forense alle
(ègueoti. I. Dal (òlo ftiidio de'Forenfì.i.DalJa man- caoza deir arte di ben
pensare . 3. Dall' affettazione . 4* Dalla prolffità. 5. Dall'audacia. 6. Dalla
timidcrza, 7. Dair ircoHanza. 8.DaiU peniotcia.^. Dalla futbeiia* 10. Dall'
inrcrclTe . L' autore è il dortiffìmo D,
Filippo Maria firiganti Giureconfulto , e Fiioibfo ccMtiiinK>| autoc» ^
moki j ed ottimi libri • Digitized by 4yf Una 5'ilofofica lettura di tali due
migHorr Oratori Greci , e Latini^ e roflervaziane ana- litica fuiiie loro
maniere dì trattare le caufe l^ublichei e private, farà cMoibere a'tewel"
n ragionatori » ciò che nnm<^ di perfezione Mf^ì Oratori moderni , e ciò
che aveano gli antichi , ciò che dovrà ioticarfi , e ciò chef dovrà fugirii «
$• 6. Cicerone, eDemoftene erano Leg- gici eccellendo perfetti conofcitori del
cuore ornano , eran dotati di un' ^imo fenGbiie di ano fpirito giuRo , (ina ,
penefrsftite vaVea* no Un fondo perenne di buon fenfo , liPn* fecondiflìma
fantafia, fapeano trovare in ogni difcorfo , in ogni crrcofìanza i mezzi i più!
proprj a convìncer T intelietto a conquiftartf il cuore. Dìrponeano, e
concepivano ie co'*« le coir ordine il più propria^ il pivi forprett* dente ,
ii pìtf adattato ai kmxdifeguo, e co^r^ come ofièrva un favio delia Frsfticia ,
X tofisf fide divenne eftefa , ed armonio fo , che diletti Vtf , ed ammaeftfava
, e convincea gli uditori fen^a Jiartcaf^ , che incantava , e feima gii orecchi
per convincere la rapane , j>r^ptriodiQ(jì, \ 4r ihtujta, ed Jaurtauff ,
tfr fepi^Uce, e fottìU^ tuo/o , era grazio/a , ed tfrkatif ; irta fempre
adattato al prejìjfa fcopo , Demopene y t Crct'^ rorte fono eccellenti nel
narrare y prerogativa ejfen'^ i(iale , ooUa quale fi preparano gli uditori a!
fimbnam , gU Ji vionw^ ìjjfirarc ptr con^ F. f f r rwwrfK ; tyferfuaàergU Jjs)
. % 7* 'Mokiflìoii hanno £itti paràUéUi.,-<e giudi?) tra Cicerone, e
Demdléne..^ e ttagli . aiiri Plutarco /{io) . Monf RoUm (ì ^) , e 1' Abbate
Auger (li) , il quale oflTerva , che • non s'incontrano in Demòflene figure
ardite, pompa j o magnitìcenza di fliie , ma xbe il ' luo raziociniò *é '
feoipiice , natuiale- cbe fi { muove ed avvanza a gran paffi oon quettuo- ■i
rio animato , khé tocca *il cuore illuminaado ^ t intelletto , e dando ^alle
Tue parole, ed à* fuoi raziocìnj un'anima, un corpo ^ onde la > fua
eloquenza è come un fulmine , che atiac- V ca , fcuote , rinverfa ec. Riflette
quindi MonC i^uger che Cicerone fapea meglio di Demo* 4. fieo^^amovci gli
^affimì.^ che io flile di Ci« (9) ' Jlf' Léhhi Augif nella verdone Francese «
Ifelle opeie di DemoAene, Tarn. //. fAg* nel -di- ftono rrclimioare.a tal Tomo,
nel ^^na^dì&orso par- ^ deli' eloquenn ìq ferale , • ed la paxdcolare »
e ' .jf^ecnlmeote di quella di Dcmoftenei e di Ckeione* (loì NilU vite degli
Umani iUt^lln* ' ' (11) Traiié iks Etudes* « (iz) Nel di(corso- citato^ alla
nota p. Chi volelTe vedere altre opinioni fui paragone di Cicerone, e di
Demoftene poiri leggere 1' opurculo di Andrea Scho/i di Anvers ^ irrtitolato
Cicero a calumrtiis vindicatu/S , in quale opafculo , al Cap. XI. parla de'
paragoni di Cicerone , « di Demolirne . Tal' opufcolo <di -Anértm
^Sehùtt Ti'inipreffo nel l.-Toa)0« delle qpeie di Cioe^ Me dd Fttè§i^^ f(ig.
47» ^éiu 4* At^fiiL. 17^ Digitized by Google ^txwnt't 4»à 'Benho -, 'pià nobile
j.pià fiori- , più rapido , più armonico , tua che i raziocinj di Cicerone fono
fenìpre più anifi- cicli , che naiurali , e talora orcuri , ed invi- iuppati •
In uiia parola : Conchiude che in .Cicerone fi vede T Oratore con tutta 1' arte
^(libile ed in DemoHene (ì vede la hh statura ^ non IVane , né i' Oratore;,
4iui ie jcote^ed ii (egetto ^ echeDenK>flenelbrpreii» de, e piace, lenza
far conofcere ch*ei voglia j)iacer4^ , e forprendere , ma che Cicerone men» ire
parla contro Verre , contro Antonio , con- tro Catiiina , ditnofira
paipabiiaiente -un* arte unaravigliolà, che avrebbe dovuto na&onde- ^
^8}^ ^ vedere j che nel paria- re «delle calamità rdi :Koma non fi. Icoida «ili
iè '.fleffo , e dr iar ;iredei« la fna ^rie^ §. 8. Le riflefìjoni di MonH Auger
, di Roilin e di Plutarco fopra i due ,grandr Oratori > de^^uaii
parliamo , fono in parte vere , in ;parte djpendoiK> dalia varietà dei
gudo ài tali Autori » ed in jparte le varietà del penzare ^ « delio flile dì
Demoflene ^ « Cicerone tierivarono ^lle varie circoflaoae ^ idei modo di
penzare , dair epoche de' tem- pi ^ e dello flato delia cultura delle nazioni
fxsiìf .^uaii. i due Oratori vilTero e daik caufe (13} Jtftù i/t uign «TMv
occafionali per !e quali cosi fcriffcro ec. Monf. Anger avrebbe potuto in tali
caufe ritrovare le origini del vario Alle , e penzare di De* moftene, e di
Cioerone* Un* Oratore Filofo* io » Uie vorrà con giudizio imitargli, faprà
difoemece ore dovrà prendere il itiegiro dai* fono» e deli* altro» Cieerone era
un* Uomo affai più culto > adài più illuminato « adài più ragionatore di
Demodene , era dunque in lui la cultura dell* arte affai grande . De- moOene fu
più FiloTofoper la foia naturale meno per V arte • Nelle Tue orazioni don* qiie
imrcb la natara » e la fobrietà > e ia ragionevoleioa Attica . Cmrone'
profon» diffimo , ed artificiofiflìmo Filorofo , fece pfu pompa deli* arte ,
tanto più , che il fuo fpi- rito magnanimo , elevato , vanagloriofo più V
inducea a far pompa dei fuo valli (ìlrno tngegiio • I .paragoni dunque >
che fé ne fan- no, non Tenipre fono giufti; come non fono giuOi quelli contraAr
de^i^tldogt fulla prefis^ lewa di Omero fopra Virgilio , o di Virgf • Ko fopra
di Omero . Quel luogo che ha Virgilio ira* Latini Poeti , i' ha Cicerone ira-
glì Oratori , ed Omero è il Demoftene de* Poeti . Diranno gli amatori de' Greci
, xht in Omero > e in Demoftene vi lia pi& nftturalezxa , ma
dovranno pria riflettere i e dimoflrare , Te quella naturalezza Greci . fi
pofTa e debba dalle altre nazioni in altri lempi imitare^ e fempre , cofa che
non può Digitized by effere ragionevole ^ Si iafcino dunque Fi" lotogi
ozioR , e locaci tali iiui{Uoncme(x4*]^ $• p. L' imiiazioiie di Cicerone j e di
Demoilene. da noi jnculcaia « dev^ efl<;re hd^ imitaziotie ragionata , e
'filofi^ca > adacuu alle circoflanTe del noRro foro , un' hnita^ior ne
del loro fpiriio , e dei loro raziocinio» non già dello fìile , de' periodi ,
degli cfor- dj^ come da molti lG è fatio^ Si dee inoltre riflettere >
cTie le TircoAaoie non eflèndo ìfleffis s V imiiazfoiie non piiò « né dee tt*
ffiT f iflefla y anzi «(Tendo cambiau la prima teoria dell' eloquenza , cTie
antreamente confi* flea qnafi luita nella mozione degli afFeui > ed oggi
confifle , e dee confiflere in un più ilretto, e fìiofoBco raziocinio ^
appoggiato a.* fatti » ed alle leggio è quindi maoifeflo, cbd imitazioiie
dell'eloquenza degli antichi dee farfi con uno (pirite Creatore , che fappia al
nofiro foro moderno i preggr dell^doquen- za dell* antico adattare >
fenza però V afibtta- tura dell' antico fapere anzi perfezionando i modelli che
s' imitano , tanto più , che oggi i difoocjD di eloquenza forenfe fi fanop a^
più per leggerfi , cjie per proferiifi e par-* fatti (14) QuétfiiuncttUs H^^MUn
aticui GrdtouU oti^ fo. & loquaci kriàlUU ^ Cuif* d€ OféUQf, iUr. U\
4^0 larfi; ónff è. che P eloqnema ToreDÌè flev^ ef- fet' in modo ^ che abbia, a
parlare più alla ragtone ^ -ed all' mteltetto « che alle padloni « ed alla
faniafia (*) . • IO. I vizj , -che goaftano -ogni elo- quenza , e che ia
rendono fotìAica , e vana , corrompono ancora l'eloquenza del foro, che ha poi
aicupi altri patticoiari difetti « the tutti derivano dal non aver voluto
taluni , (due P dèrchano appHcarfi ntioito aUa fiio(bfia» ' 1 doveri-
dclPOratore Forenfe fono, come di- ce Cicerone , ut in foro caufifque civìlibus
ha àicat , ut prvbet, ut deleSat , ut flcElat; prò* bare ncccljitatis tjl ,
delegare fuaviiat'ts , Jleclc n pi&orim • Sti quot officia Oratoris ,
tot funi genera dicendi , fubtik in probando , modicum Al dikSando^ ptkettuns
in JltOtnio (i j) • E ffifleC- f ) Vjea «da tìèm qotndo fi leggono alcune «pere
compofte fer mi^iosare T-^loquena .del '^co, e Pane^i ragionare nella
dife& -delle cause-, e fi ve* dono in tali libri , invéce di regole di
buba ^fto^ e Hi ottitii9 raziocinio precetti *d' irraiiocinm., -e di M« Aica
eloqueiiia . NUoiò .f.vtrarói faifle un libco ÌBd<-r Jolato Loci
argumentorum LegaUs ^ ed in cflTo riduce a circa 130. topici gli argomenti
legali, che numera, e trarrà con grande abuso di raziocinio. Si veda tal' opera
intitolata -- Loci argumentorum Legales auHorc Z^» Nicoiao EiJérhardo a
^tkdUburgo Jursconfulto CUrìJftmo &c. 'ìn 8. FraMof. ex ofiein^T^pogr.
//Um il SÌ CUtr. Ormof. XA Digitized by r lileflò Crca'one ne' Dialoghi
àtOraton in- fogna t doveri, e gli iiffi^j del vero Orato- re . Si legga coQ
occhio librofìco cal^ operai ^ €bì vuole acgfùOarjs ia.vera cloryiena deC foto
ir , ì . . « ri» «Cbi .vo{efl& .un Brieiceed adreo- prorpétto de*
di^ttf delf * eloquenza {breniè. potrà vederne un famob quadro- oelP Utedo-,
Cicerone , che così dice . Qjù , aut ^tempus quid pojiulat non ùdet , aut piar
a loqultur ^ mift fi ofitatat , w toitum, qfùifufium. tji , vtl digmtaùs , vd
conmadi- rmiomm mon- habUp. im dtmgijt in, gnmt , w$ incinàwm ^ mu miituS' Mfi
i is' bicptut àicaur. • .Hpe. «firn eumulttta tfi truditijfima Ula Gftuùrum
nmìo: ce* • • • • Chi feriamente sa compren*. dere ^ ft riflettere quanto fi è
imefa dire da. Cicerpne in tal luogo > e faprà adattare tali
<;(iioi]ì^. -aiic autid^e ^ e moderne: aungbe «. ^vxt ; conofciutf .
tutti r difetti ^ .e ùnte )m {(uoiie. cQDdi;^o|li ^elFeioquenza fbvcnfe;^ che
lIUL ialiipt fi è rpelS> adbp^t^ a difpQtare tòu% di0cUlimis & non
hecejfariis còiw, dice Cicerone nel libro citato , e come dif^, fe Marziale di
colui , che dovendo dirputa- re iribus ct^àUs y parfar voile delle guejc», lidi
CaBBC » • di Mitcidaie (c?)* li;. • \ 1 6) Cìceir, de Orator, ih cap* ÌV* f 1
7) Marù4^ ^iff. Ub.rL £/• XlX^ ih Poftfi: Oltre r eloquenza ael foro , fi dee poi badare
air eloquenza legale ; che è* quella colla quale i Giureconfuici rpiegono ^:
coauuentano » concèpifconò , e ptofiong^iìof ie- lèggi Quello è m TaAifllaio
campò* ^ ittaBenfe rifìeffibi»' Noi 'riterircmò goche- co(è • Le leggi antiebr
eBbeia uh*' efoquem» Ibrieve , precilà , poetica , perchè le prime leggi , e ì*
autica^Giurirprudenza fu Poema (18/ la tutti i popoli > ed anche ua'
Greci » è RoDuanl' antichifliini«XoRfìmili forono- h brié^ l£ CJotnxnenurj ' adopratr
altera ^ Quaddb po? le leggi & tidoflèro alla mofe ITèio^uerT» di. effe
leggi , e decoro Commematòrf fegii^ i gradi della cultura , o della barBarie*
de^ tempi ; e finalmente V eloquenza de* Giore^ confaiti di Roma fu correlativa
alla loro Fi*' lolbfia , come lo (lile pu!^ chiaro „ più niti-^' da , più:
afirufo- di' Paolo , d! Pàprnianò ; dì Modfeftiàa CG»^ era. alle, loto- idee j
éi Mà :Sr i 6ffimto.da méi^ * Giureconfalti , che lo Stoicifmo , che'' re*^
gnava in Rx>ma a quei tempi , ha introdotta Dell' eloquenza forenie
certe fraG ftoichc , cer« orcuoiloonioai certe defiaiziooi floh^ (18) jPV* de
uniti, piUfriot^^ ^ Jb* cfie s. i ) • to fiile poi ^ pmliò^ Gioiliniano a Aioi
tempi fece da Tri- boniano , c da* due aitri compagni com- pilare le leggi , fu
una flile mrfta , con- furo > mutilato^ AHauco» e fpeilò ipeilò ic«
diofo y con lunglie prefazioni ^ oaufeofe lipe^ tizioni ec. Sì vedano i molti ,
e dacti GiU"* feooofulti , che qaeflc colè bsma rifletcute • ' $» 1 5 • U
eioquen»- legale ^ cioè qud» la > che (i aggira nello fpiegare , e nel
com- mentare le leggi , è fiata deturpata ne' k» coli barbari da'forenfi ^ che
poco > o nulla ragionavano j. e il è vifla oppreila da uà chaos di
milioni di libri affai pià numeroQ . di quelli della. Biblioteca di Toiomea
Fiìm delfp « i9a da taou jil^ri , e cocpmeiitart 6 era rìdctm allo flato d!
uo^infirlii» irmaiod* nio > come é noto » E* troppo noto Tinfe-- lice ^
e flolio metodo degli antichi Forenfi in trattar le leggi. Vennero i più felici
tem- pi delia ecudizioi^ > della filofofia > del drii<» to
naturale > e fi rfdufTero le leggi alloro» fonti , s' introdtifie nel commenurfe
PanaHO^ il driao natiurale > le Icicnae tiitte » la Filò*' fefia, che
fece ccnGderare i fìni> i rapporti» k teorie » i Hflemi ^ la fcìenza di
eflè i^ggu ed ii loror TpHrìto . ròfihitr g^and*Oòmm^ mP gliorarono, e
perfezionarono Peloqienza le-* gaie i e fembra , che irt querto fecolo
tutti" ì FHbIbfi abbian concòrfo ad illuminare con- dotti » ed infiaiti
iifori ia Giarirprudenza ia* Eieraie e vai^ paniti impdrcanri deiU« ihe* ' ima
in particolare v tn^do »^che alle ' leggi fi * reftìtiiito- il' loro antrco--
onore ,, dr edere , e di dover'effere, la prima , e la piò» univerfalè
fibrotìa.^e giù - imeceilànte , ' eér utile Chi vote(Ic in ifcórci^ i
pii)!^i)itereflSìL(iti 3o* '* t«ri dell' 6lò(}aeaza fmnl»* ilee'ièmpte
riflecieie r pitale peovìeri di Cicerone-- SU igitur UU dìtetr WM -nm'it Sf
htnémt in etitm<y. commoretur^ue Jkft^\ iintié» Sape etiam m extenue t
aUquié. Sape àt ir"' ^édedt* &t dediner a propofieo ^de/ì^éitaegMi
fintentisin'' K prép0aai quid didurus Jìt, Ut qaum tranfegerU^ jim aliquid y
dafiniat. Ut fe ipfum rtvocet . Ut quid . dixity iter et» Ut argumentum ratio
ne co n eluda i. Ut interrogando urgeat, Ui rurfus ^ gu>ifi ^d
interrogata. Jihi ipfe refpondeat . Ut cont/a ac dicat accipi , as^ fentiri
veLit , Ut éUduhitet quid pùHu^ ^ mU qUMtedo'^ dicat. Ut diviiM^ in P^rt^», ^t
Af^''Ì^ /f^0*^t»K M negUgae • Ùi ante pramuaiki.* Ut in io ipfi , in fiè
f^nhtnàiair^ eulpm in étiiteiférimm eot^rat. U4 fape aam ii*^ qtd éutdiunty
nonnunquam etiam €tem* mèftrptrio quafi deUUiU. Ut kominum' fermones , nm»
refque .dijf^ikAt» Ut muta-^iutdam loquentim indtKat • Ut Éù'fHùd, MgitMr
averiat animos . Ut ftpe in hi^ tgritéuai rìpimf^ ioisptrték •-' " Ué mu
occii^ei > quod Digitized by • ' I4« Imperiamo tralla^cultufa^ e tra*
lumi del dritto » e deUe ieggr , fi è padàtot aiP' eppdfto ^fecco » non
eflfaidonofi ^offervatiit ì< thold del ne quià-nk^^. Taluni, im
faitt>*% eftiaGMmrio<a6uÌb. tfeifa ■ fibiogia. nelle leg- Ìl\ , e
ne* loro commentar) , altri; le hanno- atte confinare colle più-aAratte regioni
del* le metafinche ipotefì , come è accaduto ■ ad Ungm .-Q increCce il dire ,
che i famofit. ' Giureconfuin Noodt Bj^nckershoeck j Vaot £cb ee^; ciidaano
rpel&vcfeBip} di. una fit* wrfilup filologia MUe ieggi ; come ^Cufoào
VibnfO j Donello eo». ci danna^femp).' di dot-^^ ta ^ e fbbria erudizione »
Antonio Fabro a lalora il fabro di/z/oitigliezze^ ibfilikhe nei ; IàauU*S : - *
G^ff . fusi ' • •• . * • 0X£mpUs. Uf éiwd idU triiutns ìtffpéoiat. Ut, ia^
urpcllaiorm ^Oireeai* Ut aliquid reticere fe dica^.Uf denunciet quid cave An$ •
Ut Liherius quid oudeMm Ui irujcamr etiam. Ut ohjurget ali<fuMnd0\ U^defrutHin Vt Supplice
t. Ut mcdeatur. Ut a propojlto dicUnet aUquAntulum , Ut optet. Ut •xecretur ,
Ut fiat iis , mpud quos dicat , familiaris^^ éique alias ttiam dictndi quàji
vinuus fiqicamfi hrtvitattm fi res petat^fétpe €tùm diumh r^m ^fibjUku tXttU^^
j0pe \ fupfé, fire$ itiamfi$n pqfftt 'y fi^nifi^tiiiio ftpe^ ^tU maj^^^gstém
•ratio; fi^ kii^rités^^fap^ 9if0 ^iMmunmftie imàtmt ti». HMiim^K^ pi^ ^Sivmm uidfs ) gmÀU «iuctat opoTut
tiofmntim auftia^^ Cittr^ in Orar Aio liBro de trrorìbus PragnHiikorum , ^
talo- ra MaeQro di ecceiienti cofe • Taluni Giure- coofulti hanno trovato ne^
tre precetti delie leggi riferiti dal Ginreconfulto Dl^l^no (20) le tre figlie
ideila Dea Temidfe.^ xbe i |6f«»i differo Horà , ed [llMiùi Tcm^y. ia^i): Ecco
Hna minima parte «Ièlle aberi^oni S taluni pianeti dei Cielo <IelP
eloquenza iega- le • Se tali Autori fuffero ilatx |>itt.fiiofo&>
Ikrcbbero flati più perfetti;, . - $, I4« Noi noa rbbtiamo i giufli rim^
|iroveri di grande penaMma . da^)pi^ •dotti Uoninl i ad lUkiiKUBenie -ik Hqi^h
fput a Ormo , e a Puftodorf {22)^ Col^of^ vollero trattare H dritto da^Pilolbgi
hel^nv^ po che credeano di migliorare la giurìfpru-* denza riducendola al
dritto naturale, e delle genti • Cumberland , e WolLafton invilupparono tal
drittdtraUe «eoebfie della MetafiGca, Hobbei^ Spinoza éc. tra guelfe dell'
empietà. -Il don» to Potuto tià '^aniD fi | fetftto su Quelite materie ^ ina la
fóà opóa è vplumtna* ..* J> j « « ^id ^ •» • Y*" Ito) JL jo. «D. *
/i<^/>. , fir yir/v * • * Militi JufifionJu^pfimtit,^fJgiiiS%.
OfMUdr^ t9i9 a^iìi*^' ■ -t • I Digitized by :4^7 fii , e feccante • Non fi può
lu^ee cne L* Eineccia abbia la gioda di av^er' efeguiti compendioii p^aqiì io
maxeria di dritta n^tu- . rale ., delle genti , e civile con ordiae , q
la^ff^io.qjL^fi .G^metricp^y e che abbia fa» putp unirvi quanto ha di utile la
filologia , tr ìf^ piofoftì, 9 U «fioftip 3iga.. Vico od Aio éocto ii^o
4i:lJm^€iifi tisru.pfm^ mh cer- cò di ridurre le leggi ad undotta, e ragio«
na^o Gliema. Se tal progetto potea efeguirlì f^^njplti Autori , che 1* hanno
intrapre fo , i^.^igno^ yico.è ilaco un di <iuelli, phe fa* lo^jPOtca
eG^gq^rlO' * Ma V ha egli efeguito^ ì^ ^i^m i Fi^a(b&v^ X Avi . Giacer
% i^.i^T*^ Finrann qpefto- Capitolo^ oot ^podrofe di un gran Regnanti , che
cosi , ^fcl ama ad un Profelior di drìt- to: Sig/iare noi non più fi amo nel
fccolo ddlc ìfitdU .t in ,qifdh .4^ fofe . Abbiate la iflfiij^ 9 .ib' jfrafid ,
ptt^& J^nt del pMico di gfni jn$il§ ' P^lém^iz^ j^' e pià^ di bièéu*
fiafo fipiare m Jìrit^ , ^ j&t publico ^ c eke non fi ojfcrva nemmeno
daipriì/ati , che, non è ri- [penato ia potenti , e non ajuta i deboli , im*
ktvttt i pojhri dìfctpoli delle leggi di Minos , di Solone \ di Ifigifgit^
.ddlt ,X1L Tavole d4 Codice di Cnufiinialio y t nìmo mmo fiftc » à poobiffifiìU
t dtlU\ntìfin leggi , e tofiumanit • £jfir t^gfiìz ft^^p pr^mwam di èrwn 468 f
tht il vojlro cervello Jta la quinta ejftnia di quelli di Cujacio di Bartolo j
ma il témpa ' è cofa affai pnfiùfa , -e dd h perde in fraji , e parole t un
prodiga / cfce meriterebbt- im fe^ Ìueftro y Je fujje auufaté' ài vòftfù
Ir'Amék » Permettete dunque # Signort , che e<m tUttM bt vojira
erudiiione , un^ ignorante delta mia tem^ pra y purché diate coraggio alla mia
timidità ; Pi proponga una fpecie di corfo di driua che voi cominciarete dal
prcvert la necejjità deità leggi , perchè fen^ eje nàn pub fofienerji niu!^ na
fadetà. Abfirerett cAj t^e'nt ibieUéCfvK li , delle Crìmfaiali ei abre, H mèra
ednttefì^ spione , Le prime fervono ad ajjtcurare il poffefi y> 9 f^^
f^^ ^ eredità , fia per le doti y fia per i vedovaggi , ed i contratti dì
vendita , e di compra : effe additano i principj , che fervon M regola per
decidere ii confini , di pari chi jfsr dar bime fopra drità che fian Mgìofi . V
egetto delle figgi crhninàUt pìmofh U dìfhug' gere » che punire i iéUto • he
pene debban ej^ fere proporiionate a' delitti ec, Quejto preambo^ lo efpofìo
con nette^t^a , il Sign. Profeffore fen\a canfultare nè Crocio , nè Puffendorff
• avrà la bontà di analì^ar le Ugà del Paefe , nel fuak rifiede ; e fopratnU9
fi guarderà JSi dare del gUfio a\fuoi aUieiri per lù.Jp^itereofp- tenpofo ;
invece il fortname de* cabalrjli ^ foì< ìnerà perfine* illuminate y e
baderà' a condire là fui legioni di giufte^a , di perfpicuità , di brevità, di
prcàfi^nc • Per formar cosi i.fuei difcepoH Digitized by 4^P J6l àcC loro
frefckl anni , non trafcurerà fopra tutto d' ifpirar Loro del iìfpnno per lo fpirita
eonteniiofo , ehe tutto riduce « Jofifni , e eh: ferm» bra^ ijfere wCinifau/io
repertorio di /(Utiglie^^e^ e dì UatlmmeruL. Fin spà ì\ dotto Autore (22) bnoni
parte dell'idee del quale erano venu- te in mente al famofo Lodovicantonio Mu-
ratori, luminare maggiore dell' Italia in mi fua dotta opera intitolata dù
difetti della Gium riffrudema» . Si Tctla i* opera Thincesè
ioticolafa 2>« ik Litterature AlUtnande ^ & de ce qu on peut lui
reprocher par S. M, le Hoi de F ruffe, in 8. Berlin Che^ Decker 7780. Chi defideralTe ciotte, e
iàvie ri*' flellioni full' eloquenza del Foro, potrà trovarle nell* operetta
Franccfc intitolata Prècis des Loix du Coiet^ 9u Kfuioriqùe raifonnie articL
li, de i^Eloquence du. JPàhemt pag^ i^o. i^. édii. in la. Paris 17 7y% St. pxri
aluesi oÌSkHm» Ito^j^ di ir. RoUin hrìco-» hOL Di ia Afatuéf., ^ enfeig/t.^ 6t
4nuU ies belU tittr. Tom, ih Livf. Chap, L pag. fioo'alU i^^/ 410» «itili V is. . Abbiam
.poriÉio deiP ^loqiiei» fe- ro , e del pulpito , cbe feno ^uelkt cKe
iflraìfeono « tnudvono ^ e pesfinidoiio « corrvincono . Vi è W altro genere di eUn quenza , che narra ^ e
rifcrifce ie ocscorfeco- h» gli avvenimenti, le circoflanze de* fatti ^ ét*
'Coflumi , del genio delle nazioni y delie fainìgile , delie Città ^ de^
individui . ^^uel-^ r elogàei^'^ che llrve a cbofervare a noi le . liarraave
di.^gdex fatti , e «r àaiaandarlc poSeri , pr^iTo i ^uali brà giudicalo di
tali, iftorie, e racconti fatti, fi dice -^I^^it^ Ifto* rka . V eloquenza
Iflorica , ed il promoverfi ^btó più fi può r arte di^deua do^tieuza èhc
Digitized by Google \ «ofa la più utile ali* utnan genere ; ed uoa delie più
icnportanti nella letteratura* . 'I» su La voce iflorla è oosifemplice ^ che
ubo da altro derira , fe non dal Gcctm tcirbo Hiftoreot rgMiuan^ L'eloquenxa
lùom Ca dùnque abbraccia la maggior parte deilc cognizioni umane , che per lo
più fi riduco» no a narrazioni di ofTerva^ioni , e di opinion 1)1» e di
avvenioiemi, e difcoverte. L'iilo- ria dunque ci narra o gli avvenimenti poU^
tic? ò gli Ariiuppf delle fcienze fiCche , o gtt iccreTcimenti delle arti , o
"i progrefli ielle reiigbni , e defcoflumi , e del^ i^gi» 'Ò le opinioni
de* Letterati » che di tali cofo fianno ferino , o ie vite de* Letterati , e
de-" gli Eroi , e deMoro ìnBuffi nella focietà , o le produzioni della
natura » di ' tjoaii cofii tutte ci rapprefenta le narrazioni» ogeneralr, 0
particolari L'ifloria delle orìgini deli' IJnivfrfii, delie file produzioni^ e
deTeno- m^i die yi Q 9Qèr vano viene coi general « m 1 • • (*) Non vi è oggetto
fcienrifico , che non pòflt venire (otto il fiftcma d* Iftoria , giacché ogni
c»na* fcen?^ umana può cractarfì , o per via di prececci , e di Hftcmi
rcicQtifici , o per via di narrative di fcovcrte j^tce Ì9 ule Ccienza. Ogni
parte dell' umano Upci^ ^Sct iwa^uc iftoricaiti^nce rapprefentata» (peciaf-
Utente Ce fi rigo^rd^ fflpocre la ftrie ddTiknn idUt e Icovécte
&S& 'maiene» cbè il foàoo «actaie. Il HoM ddia Fifica, e 4clk
ùkam U A Èmdk, ^ 47^ nome <!' Iflona naturale , tcJìe fr fuddivWe ifi
infinfte parti . Le fcieiize fifiche appartengo- no lutte a tal ciafTe •
L'>'i(ioria degli avve- tiimenti comprende le cofe oecorfe traj^lUoN nim
, traile famiglie ^ itaUic Qttà » tiaile «azioni. Si divide "in
"Ifloria Aera, e pep^ n<i, lfloria«Civiier'Od Iflorìa Ecclefiaftica
ec U Iftoria delle opi lioni de* Savj , delle loro /coverte , e de* loro
fillemi c riAoria Lette* mia » cfie fi divide- in tanti rami -, quante iO(.o le
^olte parti » che compongono la let* • teratura... Vi lboo..poi le IRorie deir
Uoind morale e 4eUe paffioni^^ VìAorie bielle ant^ « e delle fcienze ^ e de'
progréfli dell- limano intelletto » le iflorie degli errori dell'Uomo»
"^i.Iano ^ le 4Ilorje,j[»articolaii delle vite di lalu- mc Ceno la
IVTeccaaìcaì le MaieinancKe, 1* Aritmetica, tulle le fcienze naturali , d ponno
cfporrc con far prò- fpttti delle fcovcrto fatjc da chi tali fcicnzc ha tratta-
te , e raj>prelentarfeiic lo flato di quelle facoltà . Una r.ìccoita (li
opinioni de' Me;afifici i più celebri , e un BieiOkdo d'iQ^gnare una MetafiHca
lAorica ..Fino ,ie paT- £oii! umane» e loro fenomeni lì fono da mold trattate
rftoricaipente. Cosi un moderno In^Icfe ha icritto tì^ £èaoffleoi* urbe -Ili
ibno * oncrvàti- ne coflnaiiy e nellè operaaioni -delle* .donne amicHe , e
moderne ma' libro xMorico indloUrco Hifiory of MTomen Jrom theEarlieft
^ntiqt$ity to th$ frtjerit tfme inS. Rifulca- quindi die ofrni macetia - di
licetche Scientifiche jniò •ifioiiaunente ttac»cii« Digitized by 47? talani
^Sav j , di takmi Er<» , taluni paefi^ di talune Città ec. Abonda la
republica let- teraria d' infìnitr efemp] , e di ceni genere di ipodeUi .per le
^eueldoiie traglì antichi^ ed T moderni ^ e ve ne fono in ogni geneie -d* .ogai
4)ualità , cioè degU ottimi , de' mt* dfoai > e. de* peflimi (i) » onde
J^ifoitaoo fe- condo i detti varj generi di eloquenza fflo»^ >MÌair^nto
.debbao'eiler varj i iUli ileiriflo- . . ' lia (i) L'Iftoria <delle
rdigion) -è (ba con precino- ne, c*brievita defcntta dal Calvorio f^érììi O/SU
Bfl/gioni'èus , e da Jff. Coment DoriUe Hiftoire des Cercmonies , & des
CuUts R^ligieux^ in 8» 6, VoU y\ è ancora in Francese il dotto Dizionario des
Cui" M ReLigieux ^ h' Ifiorisi ^Ue fcoverte 4Ìel Mon** ilo r.abbiai|io
neìr Hifioin CénetgU du .V^agts ifioda iié progr^fli 4lelle arò » c •'Me (oeo-
te y ce li rapprdènM JIC SéomrUn vuelh iiii ^(/ffli» dkf Smmu «jmAbj tt, la ,
«vafbi ^ndclopedia di Pac rigi c un profperto d' ifloria -di ^nioni
(deotifiche* Xe iftoric de' filtri, e -degli avveoìmend de' popoli in generale,
di alcune nazioni in particolare, e di alcune famiglie, e di certi individui fi
ponoo vedere iw infini- ti autori , elle le hanijo trattate , e che hanno
raccolte biblioteche di tali liìor^c. Le ifìorie delle Vite de'Fi- iorofì , e
delle loro opinioni (bno fiate dritte tla io , da DesJandes , dal ^Btucker . L'
Hloria Nanirale Aristotele , da Jiliano, da Plinio, daU'iUcbiOflliidi ^ Buffila
ec L'Merìa delle origini ddltLeggi^tUe Ani, e delle Sdene dal Cogm» ce.
Si.^vede quiodi , -ouamo- raAo Ibr il campo dell' eloquenza Iftorìca, e ^raìdta
finiiMU gtito dabteig jS» Jfe4 ■ daUT 4^' ria ^ e come debbarf eBerc
CQrrifpondenti a tati varie iftbrie. \. Ld conofcénza delle opinioni , e dfe'
giudizi altrui fi TÌttoclè ad una pura Iflo^ ria, perchè, come M^iménie
oBfcrva.li Sij^' Malebranche, la vera fcfenzJi cónfifte nkfU c<^' pacità
dì giudicare, e nel giudicare (2); ohcjé, rifulca che buona parte delle
fcìeiize di filo- rogiè , dr aniickiià , dì erudizione , e tutte quelle « che a
tali fcienze hanno rapporto , Ceno coft piatiofio lOoricbe , che di raiio*
cioio^ ^ Tutti gli Scrittori onervano che gli Autori fi ponno cooGderare , o
come Oratori , o come IJiorici , o come Filofoji . Credoo talirni, che i'
ufficio dei r Oratore fia Mutare dipingere e fihiire quello del Fiio^ %(o fimkt
» è peniaù > e quello deirlfloricql peniaH i e d^ingm oMi rìfl^flhxiQ
qoB è elàcoi . perÀè «ieédo ooio ed trideni» dalT '/• (i> MaUhrMich.
RechercL de la Feriti tom.llL Zivr, Fk pan, I. fdii, in 11. 1761. E' da
oHcivarlì, ck« jt Aialtbraiìche , il quale ben diflc , die 11, leia ' fcieoza
conficca giudicare, e ra^ion^re, ftìtKAvté ab» m 6AfÌMtò tm grand' «rrore nei*
avere bnimai» aI«fov« neh» applicviMÙ fiaeitificl» in fiadio. «kirite- jfak
ODOW imàHiè. Ansi V lAotia è una Sdb cooorce%> fli più prinqpali, e
Mce&ri« all'Uomo affili -pili» dlt wMfti> u M<»»aCfli»h^
Àgi MaieiuEaodtt» ' s * I Digitized by Air efi^mpio de* gràviflìmi Iflorici
Greci , e Latini , vale a dire , di Erodoio , di Tucidi- de, di Senofonte , di
Plutarco^ di Tacito, ài Smonio ec. , che gì' Jflomi dettano cC« fere non foio
FHorpfi , mai anc&e Oratori | ^ifid% cbe negi' Iflorici- deUbei»
oonconere lo qualità tutte d^FiioTofi, e degli OratoiH ■ Infetti i primi
Iflorici furono i primi Ora* ^ri ^ i primi Filofofi, ì primi Poeti (3), §. y.
Oflcrva Cicerone , che l* Ifloria è la luce deUa rtrhà , la vita ddla mmoria ,
la Maefira ddV Umo , V aimunàatrice della MùMtA te. (4}s e l'ifleiio gran
Fiiotbfo ed •Oratore umneni altrove i doveri di un grar w^Iflorico , e dopo
avergli riferiti /fi me- «viglia con ragione , che i Maeflri di Ret- toria
niente ató)iano voluto parlar di tali cofe ne' loro precetti di eloquenza ,
neli' in» fegnar la quale tralafcìarono di parlare dello flHe ìfiorico, vale a
dire noo viddero i fini^ c la natura di^^Ila elo^ienza j cfce infe-, «nayaoo
(jO- (j) Si veda r Opera di Otao P^ùrm , intitolata ■Monumenta Runica ^ tà OUo
yerelio Kunogr^j^him U\ CUer^ dè Ctmot, tlk t JX ti» i6. (;) n luògo di
Cìcefùne, die nenia di «fo leriamenes coofi£fito« è il iè^nte — Ouis néfiì^
ptimm hiftorim U§ni^t ^ f^^^ fi^ sudeat ^ iik pt4^ fi^^iff gt4akt Jk in
feriStnd»^ nt qua Jimul^ mùf.^.i. ,^Mfmmréti0 énUmm tmfinm 4iiJUtnìt^^ §. (?.
L' eloquenza delle antiche Iflorie Greche è fienile all'eloquenza fantaflica ,
aU legorica , e Gndbolica de' Poeti » anzi i pri- mi Poemi Epkf altro non erano
^ Te non le ^fkne raocx)ite d'ifbrìche tradizioni Aiiie co- lè delie naziom ;
avvolte traile allegorie delP eIoquen2a fantaftfca di quei tempi • Sì trovano,
vere quefte rifleflioni non folo neiriftoria Gre- ca , ma in quelle dell'Egitto
, e de' popoli Orientai r. £ lìccome col progreflb del tempo venne la cultura
de' popoli » e aiP eloquenza della 6nca6a lucceflfe l'eloquenza delia ragio-
ne» cosi a quell'antica ifloria tutta piena di meraviglie , di cofe imidite ,
incredibili , co- me regionum defcriptionem; vult eti^iquoniam in reius magniSy
•^memoria^ue dignis confiUa priowmy de inde aRa , poftcA eventus expedantur ,
6* de conftUis Jì^ gnificari quid fcripior prohet\ in rebus gejiis decLa,^ réfi
, non foium quid a&um , aut didum Jit , fed etiam ^utMdox €f quum de
eventu dicétuffiu cattfa ^pU^ €imur onmts vel ^/us , ve£ fjpientié , vel
temeritatis^ hominumque ipféfmn non fiUm ns gf^* fid tiUm qmifimsi dc nomine
exeMuu , dt en/tt/quÉ, pi , «t-. que natura» yerhorum attum ratio ^ Gt ginks
oratUniM Jufum^ atqum traSttm, & €um ianUau quaiam aqurt^ hili
projluens HoFttm tot ^ tantarumque rerum vi* difijne nulla effe preeeepta ,
qu«e in artihus Rhetoriei reperì Anturi Cicer, de Orator. Lihr, iL Cap, Xf^
Oltre Cicerone, parlò tra* Greci de* doveri di un Irto tico Luciano dcI fuo
Dialogo n«5 /e/ iVropiav ovjj^ ^feL^9iv • Quoaodo H^ftoffa confcriScndét ìà*
Lucimn Digitized by Google 47T me fi pub vedere nelle GòTinogonfe di tanco^
profane nazioni , fiiooelle poi PiRorfa ragiò*' nata , ed illuminata da^ fonti
della ragione p c dal vero. 7. Gli aniiclìl I dorici per lo più tratta-' fono a
rendere confufi » florditi « e forprefi v lettori in far loro fentrr fèmpre
cofe (brpren- ^li^ ed -eftraordinarie per eOere gli Anto*^ rf di tali narrative
ammiratr ; ond'«è lo fpi* rito Romanzefco , che domina nelle antiche iftorie
(*) . Gl' Iftorici moderni , che troppo fi fono piccati di filofofia , avendo
nelle ilio- rie filoforato oltre il dovere , Iian dimoHraco di aver fcritto per
efler fodati , e df aver badato più a loro flefii ^ clie air ìotèlkttQ legge
(6) • Altri coiiteoapc>niimiaiem0 Oper* Tom. L pag. 2. edit. in 4. Varior, ,
6* Keitiit AmfteL 1743. ««/'«^ ìf^iàen. Tra' Moderni Franceil, La fcricte eccellenti rifi^/Jioni fuW JliorU . ^«
d' AUm*^ hen MtLang^ Philof, Tom» F» fdit» in IX. 9.- e mlt loglefi, JUm
If^iUpoU^ nd liio libro imicolatQ. Dnkh}^ i^rUi \H^fÌ£éd OffUji^y k. ÀfyUrd
BoiingbTookt MÙe £ie Ljécieie inmM slh JUtdh dtl^ ifiofif^y, Of M ftu4y
ì^i/ipnr , . ' . Le. «nuche lAoriq ilirono per Io più Pocti- clie , così per i
vcrfi , come per lo ftile . In tal guflrf. £1 fcritto il Zardujinamah tra*
Pcrfiani , che k uii'ifto-"* . xia Poetica di ZoroaHre, divifa in 6%,
CapiioU« ycda tiyde de Rei. f^eur, PtrJ. M. Voltaire riflette, che il Sig. David Hu- me
oa iaiua la fua ÌAoiÌa /r/' efftrut Udaio . lofatti» Imno com|»Iait *t ^ (crine
in quefio (ècolo fiotamioofìniiine ; e terribiii iflorie univeriali^ nelle
qfìsM fi vedono tnobe" compHi»ioDÌ^ e poco rifleflSone « Altri hanno
cqt^pìlàti^ ^e loro opere illociche , per dimodrare la niti- dezza del loro ÙWc
, e gli sforzi della loro arte oratoria • Così ha fatto Livio nellVIilo- ri^
Rotnanaj ed anche il Signor JtLoilirt ^éìr la fua Jflori» e.isvkkm^.oe^h^'yiali
t * ibbbcne a D^Wd Huaoe compera cent ^ Sguardi il peplo <Ìi Tacito deir
Jaghikerra , 4>('ivia vede , che le |éUéz^ j e la PÌ|oCb^ del ridico '
di Roma foiio af^- m pld'for^éfldeoti di qilfcllè dèi Tacim 4* logfiiberr»^.
féttkè r^rfee è: troppo «yidMl^ii|.i|iSl^ Tsa éto. À alTai nafcofla , e (jaindi
pid bella . £' da. ofler« ▼arfi^, che M» de- j/olcaire i anche troppe afiettàco
in aver' a dritto, ed a roverlcio bella (ila iftoria »*0'Sar^ gio fu]!' Iftoria
Unifcrfalc, tentato di unir con no(lp indilToIubUc la FiloPjfia, c T Iftoria
de' tempi barbarti Come in un'altra opera ha tentato di unir la Filofofia Coli'
IJlorid antica , ma non gli é rioicito tli unirle ÈlTo, Te non colla favola,
(ebbene abbia per^ dirno^ Ito, ove fiaazec podà 1* eloauenza, lo fttìe , 1'
arte A dipiillg^ pe^lAoria; Si fieda^ il looSecdlo di Lai» f^W. Dèe ia^HMntw
couMufS^^ ^'M: dt. M^uet ntUM, fu* Uhriéf, UahfrfaU , i Mi J^'oìuirm ntTCao
Bjfj^ fur tWjfhir.Gen, Ìòb(>> Ibm/i. prini ^l. introdurre T
eloijjxeiiza la jpàhMgatCy t la tpìd piace- Toie nelle i(h>FÌe dar efli
trattate • ti Sigi Roéti^tfam nella' Tua Hifioire Ch^rtes f^, , in
<|aelfa di Scoria , e in quella deir Arserica (i è molto d^^tiQto^ im-
t^ja^%^ e aci bene iuifm te.ftc iiloxie*^ Uigiiizea by LiOO^lc fi icflc fcrppre
r OracoTB ., i6d il <&einicÌGo , c «al r»i»iiixFitefofo-^ ^he.
giudica , x eftlaoUi,' 9. Mpff xdèXìmMmi .'sa hàxbti ot. iMBi^pneceeri c4
xxthni >|Hani dì rtudrar i\ iflorìa e quindi ci ha fomniinrftfati utiiì
ed Ottimi mcxlelli di fcriverla (7) in moda^ che r intelletto aveflTe ^d
«nmpirfi di «ogoi- 2Ìoni utili, e fi nudia(&*rilloria
.rags<mnido« Oflferva Mylor4 >B^I>roh^ oA». I! àmor idV
ìJlorU i irreparabile dalla nastra umana, fet^ f proprio , U ifitjfo principio
ci porta .al di /a, e -al di quà mUe pagliate, e nellt future età-. Noi
crediama ehe quelle cofe , che interejfskno .moL^ imerAfi^^ ranno lapoJhritÀ^ .
Nei fiamo imptgnmi idiptàt^ fir%w per ftdia piàv^mdt dut^ta^di^ywtfa^ €ha 4a mi
U ^àmuorià^ ddb ^ {7) CondiUae^ Cours et Etudes pouf t Infhu» dion du Prince de
Parme, Tom. 4. IniroduH, a CE- f^^fioir, dell' edtiione in 8. Genev. 1780.
«bmm.-^'iiiiégnalirv'tf 4i 'Audiftte .le tk^le Lec*.'< 4eBe : T«o- III.
iij. ,/^,;/||:«^ .I.k<fo4' edizione Francese . io tli«>j9tfri||»'
ft1i«9^rlft)Cal.rVolilM. 4I Roilin.i e4 in inionsi parte deli' aiferot'ii-
KfeU^* laoiie 480 ' e fi fin» ù&wféfk p<mk più mpt^ mtàt ag-^
fftttB én f^BUf m{ì»m p ebi. non avuniù Vufv^ dJU Utttn . Ptr mft w^doi. pik; m
là^ iprionjt a Oifotf* Juranà cedrati, cdk Cansooi Kimm che ed i fata de'
nafirì an^kk Brittaml furof no conferitati ne verfi de* Bardi . / feli^aggi
delP America coftumano oggidì il medefimo ^ e» U Umgb€ 9 ed ifioriifht canioni
delle Loro ,cafiK eie y t idli ltìia gmat- Jfmo caamt nCgftràt \ ^ GHecva.
iaoitter/ RJQisflon' AiitcMi fieli* opeca mBàeSm^ ^ sht do^fhih ddt iflo-^ ria
puih renderci talora meri antiqfiarj , e fca^ lari , e tepe da yucche , e
freddi pedanti > mta cAe ciò non è colpa delCiftùria , fulla fude noi dobbiam
pmyu^ di iffire^ U^ medtfima. una fi^ iofijia y the preika.^ ed avma^ftr^ cogli
efintt f) ful meJ^ 4n pourcL mn. regpkUp miiék «114 frafauk ^e. nàU piilicn
MUmo, tmimà md applieard àUo fiudio iàt Iftoria con «lur^ ^irito 9 t eon
jeniimaui Jiì'Ofo^Gi . L iftoria. e. Q9f^ a Le antiche ìftóric per lo più (i
(odo confai narrazioni delle guerre;, e «Iciie con(|iiifie ^ aUr otmKnMii ^e*
è£ciu&*wA iLIr wuw» ma pocft flOi aiTccNcfi^cf MbaUbMM». folle co» to^
pnl atoefirìe cooofecffi^ CORK larebbt tritona- otcneak 4i.anl Clìi»>
ma, le cwiAlt' ^If ongioe-yi dccadenea di qaello ^ Smo il carattere della
aaaieBev ^lo^ipirtso di ana inr Digitized by Google i etme un* Autore amico • V
ej^trien^a è urC •éuttor vii/ente • E ìftorU faetndoci converfarc colf eté
fajate e moftfandoci le cofi ^ che fooé 'fiate y- ci rendi più avptdnd fulU
erfe pn^ 'finti (S). • i. roi L'Uomo , ofl^mi Cicerone» pei^ •eliè è
ragionevofe , vede le confeguenze deU le cofe, non ignora gli antecedenti di
effe^, unifce le cofe prefemi alle future , e vede k loro cagioni ,
prQgreflioni ec« (p) • Ecco il campo delle operazioni inteHetitiali • Ma
chi-dimofira alrmteUettO'le ooTe.paflàte, ^ aotecedentì» > le ffiortes
Tirile quali , e fuitV cTperienza V Uomo fonda ì Tuoi razrocinj i -Chi mai fa
ciòf LMftorra fola . Si dee dun*- que intorno air eccellezza dell' iftoria-
corr- diiudere con Piinia, che fia Tiftoria un gran Nume oella ietteraiura , e
nelle cofe urna- ne (»o) , $• II. Gì* lliflvici hask £ttto. aigue per . ìhm,
IL. . .13k.lt » ib* « / BoUngbfoJu*s
LetUfs mt the fitdy anà yjk 'tf hijiory . (^) Cicerj. dcOffic. Oi tutte queftc facolli l'Uo- mD
«ee fiu: uso nel leggere , e Jiello Icriveir Tiftorà^ ihrìmeatt riibcìa- ooii.
uliiiiitiiaei «bl. nztockito è TaU dna aèUe coQbfe (io) Qiuau poètfiéd^.^tunt*
Mfiuus^ fWMt maj/ijias , quantum ^niqm mumn Jtt hifiarl^^ quum bgfinSfe le
amichi^ de&e dazkmi .» Mie
Città , degli Eroi , de* quali hanno fcritti J fatti. Nelle Ifole Atiamidi ,
delle quali par- la Platone , taluni , come Olao Rudbeck , Iianno ritrovata la
Svezia , altri V America • Per cooCmiie Borea Letteraria alcuni anti- quari' ,
che Iianiio trattata F ifìoria ^ d hlan fatto vedere^ a fom di etinologfe , J
FemCf in ogoi angolo di ogni Città dèli* italia , od tempo , che altri
antiquari ci dimonravano negli argomenti di altre etimologie , che gli amichi
Etrufchi avefTero tali luoghi abita* ti Dunque i doveri di chi uatta T iflo*
ria antica f luirebbero i fegu^riti* r. non & datfi di argomenti prefi
da etftaoiogiecdi. pa- iole di una lingua ad un'altta^i i* tbàmiaw^ n ^Vé^BÉ^^
lum feVho'4l|^'lÌbrìtf|'4i bue a tutti i loro capricci vkx diino(hare a lor^cb
le aotichità, e le fcienze delle nazioni. Cosi il cicaco ^ Kudhtck nella Tua
opera intitolata AtUntica , Jìfanheìm^ della quale il Bayle nelle NovtlU Lette^
rarìe del Cinnafo , e Tihfaro i58^. ha dati Eftiacti èuriofi , foftiene c vuol
provare , che dalla Svezia fono ufcite tutte le fcienze, 1* arti, e le
religioni, è vuol l^rovarlo con buona dose di etimologie . Tali ai gomeo- ìi
'di tthiiolojgie furono cOn ironià ridicola, e piace- Tole iierifi W Inglese
Deàbo Smfi^ quahdo fcriflc VAI* «fihh^òìife, bella qualè «Sii* ètinoiogii «ttd
ai- teòRtarè, ^ la lio^Xa^» e mete k ste Digitìzed by 1 lift 1* 1^ attaccate
alle parole Si quella lin- gua di quel ^of^o«r <& cui fi fcrivé
i^iOo^ •da « \t étibr vuhr idee dbt quei^ popoTo ict taccate aii*' ifteffe-
parole- ^ fermarne- T ifloria delia progreflione de' lumi intelietttialr ^ ed
arti e conofcenze^ e cultura di quel popo- lo .^«^ &i devono palfare
rapidamente i Te* coir tenebifi& deli' iftoria , e venire coi» U(i
^hbk&Bcy-fùsKy fecoii lumiiloC della^ mè* JiAbo^Qh) Hoof. fiirfr
rioereht iusiir* £>pra •^oft- vane», comr iiiile vite é^^roa^riy Maoma\
degli Ercoli ec» 4^ ElFeir pm* dilFi^ fo ne* razTOcinj < e rapido nelle
narrative • iConielio* Tacito può ftirvir di modello ira* •gli amichi • BoOTuec
tra* moderni Francefi\ fiimcUord^. e Priéaux tragi* ingkfi^. (ix) . li X .%^xLr
(11) Osi ^IC .Rflèccifott^ hà: tuanatt Ptfforta .de' (ecoli Udóri ndi' ij)loria
, ar Carlo V. Cosi IVL iVUllec ki fatto coli' iftoria Ì\ DaniWcca. Cosi il
Voitairè liei' Saggio fiill* iftoria ha rkiiidaniente dt|Knci gli Ara-? M)'^
Indiani, i Perfìani, i CmeE-oel leiiipo* che aiU m utiveaa Volumi (opra>
quelli . (li) Bo(fuet HificHte UniverfelU.ShHckfQri Hi' ^orjr of tfu M^odd.
l^ridAux Conncxion of ike Sa- cred and Frofune Hifiory ec. Sia qui detto una
volta per (cmprc , cha tjuaallo lioi ìò<^^ alni sHiKKi di Qualunque
nazione , intendiamcv limitace le lo* 4i a quel lolo" luogo», edta quel
folo cappotto» per coi da aoi li lodano ^noii approvando gli enoc{»kche fimo
ili elB» non patendo* qualfifia ragionevole appco- we ^^nÀimAi ^bé^ ^» the 4a
oib iibci i q^q- Digiiized by Google : $. ts* Oflerva V Iflorìco Ingbiltem
13aini. Hum , che' la mhfità fimuntuu tutte h tdte nn^foUi » tU vckr Japere gli
dtve- nimcnti de loro antenati , eccita communemeitte un difpìacere , che V
ijtoria di cosi rimou età fia fpejjo avvolta traile inctrtene , traile ojcurità
, udit JCiaar adizioni (ij) • Le caufali di tali incertezze fono moke, e traile
altre, j. La va-, ni là de* Popoli in far fi più antichi di quei che erano • 2«
L* eflfere fiate le antiche iflorie fcritte iii verlj,ed'ìo iAile poetico* Dai-
V aver tardi ogni nazione fcritte le fue iflo- riet 4* Dair efierfi fcritte con
poco razioci- lifo , e molta parzialità . DalP eflerfi gli Autori per lo più
copiati i' uno i' altro» oor de da tante immenfe compilazioni fon nate lignite
contrarietà ^ ed ofcurità oelf Ifioria, delle Tdenze , delle arti , e degli
avvenimen- ti, (J. DalP eflerfi troppo tardi i Filofofi ri- volti a rettificare
l'ifloria , e la Cronologìa, §. jjé Molli Profefrorì di eloquenza , che avranno
voluto confidcrare la corteccia deli' eloquenza , lideianno forfi in vedere m
ìin libro di eloquenza trattate lé rifleflloi)i filli* Ifloria • Ma Pliiorìa è
affai più nnita al« )à ver^ jelpgu^Mi ^. QueL che efli (jredppo^ Digitized by
Google come (5 comprende da ogni Savio, e Cicero- ne ìlìcffo fi fece meraviglia
di quei Rettori** ci, che niente avean detto dell' Iftoria (i^y,. talché ii
moderno Autore di &nn Retorica Rasionm Aimo fiio dovere U trattare in
ella ^ dfUk maàkra di firwm V Ijlwia , e tnt^ Urney lungamente , ed
ecccilcniememe (ry), come fece aiiresì il dotto , e favio Mmf, le Batttux
(i5>. L'fftoria infatti ci fa conofcec 1' Uomo , i fecoii iliuflri delle
fcienze , gl' . influffi di quelle fciense ed arti fu* coifaimc delie nazioni j
e fugli avvenimenir » e queiic degli avvenimenti (ulie fcienze « e fuU'arti ^
onde r eloquenza , la di cui materia è Uomo Civile * f Uomo Fiiofofo , l* Uomo
religiofo , rUomo Fifico , e non già la de- clamazione forenfe , come credeano
i Retto- rici, comprende l'arte di fapet ben compor-^. ipe , e di bene fludiare
i' lOoria, delia quale H h 3 • ' - fi (14) Ciar, de Orator, Lihf, ih Cap. XK
dopo di aver parlato dclf iftoria, e de* doveri di un Iftorico^ ^ Soggiunge
cosi — Harum tac , tanurumquc rerum , v/- ' dgfis ne nulla, effe praupta , ^ua
in driiétu R/ucorurn reperianutr ì («5) ® ropetfftnFfMccse inckolaia ^/-«Mf éu
Loix du Goàt^ OM Itàéto^gue rsifimnie, Stc^nde Part. areUU Pnm, pug. 13*9. dé
175. UU* in
ii* i^éfi's 1777. i^rincipes- de U
Littefatm Tmiu^F- des gfiucs cu pr^fi. Trmi ir.» i^éti^U» Hi^^i'h Md%iU 4?^ fi può far grand' ufo nel
rapprefentare lo fla- to ^die fcienze in varie naziooL Si veda l* 4i(b cke :ka
fatto ^d^Ue 'Cognizioni inorìchd in rapporto ille fcmm « ^ed .arii , il fanolb
JlooC (Dubos (t7)« <% .44. li Pittore^ f ISorioa^ fi Boeuit tutti
difMngQHO ^ na in .quadri étìhmti • I Pittori dipingono con fegni naturali, die
fo- no i colori, i Poeti , e gPJflorÌ€Ì con fe^ni ^ttificiaU^ che .ibno le
parole , e 4iutì iniiia- nò la natura ^ che 'è ia ^rima ^ipintrices Si è/ già
xla «fitt xxflèrvato , che la ^pittura è tin^ vejoquenza Dautsry^i'iàociajr^e
la Pocifia oa^ -eloquenza parhnte^ Se le ÉocBe ^ -t Ja Iflo^* rie ^ paflando in
|>mtira , e perfettamente .jHiitaté , • forptendoDO , e piacciono , « fe
la pittura imitata nell' eloquenza Poetica , e<l iilorica , uguaicneote
ioEprende piace, è fegno delia, {perfezione dÌMWibe le jrtj 0 ìm iatti «tm
^gr^'iflef ioo j gcan fioeta , -dipingono , come *m ^ran Pittore «è ^doqiien-
.tiffiiDO né*$fiiot 'quadri ^ e ne' Tuoi colori « • . I J^^ l^rff il divide per
la mate- ria JK »M$t0 JM'tf.
4>iriif. far U P^iftfie . ^ UJ^tiniure Tom. Il St^. XUL^ ed in tutte 1»
ajtre , fino jloMone iettnra. èà\e. qpaX\ (èzioni vede .qnaiHo le 'Oonqjlctiize
iftorkhe fien ncs cc{rarie alla Poe(ìa, ;illa pilttiV» « «U* eio^ucoaui , che
Digitized by « 48? m che tratta « in fient % t profanai • Ri* guardo alle
nazioni, Ci divide in Univerfale , e particolare , e la particolare , diventa
pià pir* ticolare , quando ci defcrive le vite privatt di taluni individui • Vi
è poi Vlftoria naturak^ la LmvariA, queUa delk ani, e 4^iie /eie» f tf.
L"^ lAorra Sacra è «Dinprera ne* K&rr Sacri del 'Vecchio»
eNuo^o.xeflamen^ to , da' quali molti Valentuomini hanno rie*» ▼aia la detia
liioria , ed nnitala in fiftemc Morici , accoaipagnati da Cooirnentarj fulla
medefima per itlumioare ooa tar^Commenta* rj le antichità Ebraiche » e
Criftiane (i8) • Ndr lAori» Sacra fi .dee diaioguei^ i' istoria arvflnfanmti^
quella .de' preoetti di re- ligione , e «K morale , quelb dtf witi > e
ca- noni delia ChieTa , quella della difciplfna , quella della letteratura
Ecclefiaflica , quella, ileir «loqimza da* f adri « e degli Oratore H k ♦ . Sa*
(it) Cosi ha fitta il dotto Calmét,eBudieo i/i fU/tor, Veter. Teftament, CUric,
in Hijhf. Eccle/Ijf prior,fgc.&c. ifAhent quefti ttlMmi due autori ab«
Jano di opinioal drrooee infoCGace k loco iftorip. E* da oftèrvarH qui, che
Eccome T Iftaria Sacra è il vero^ ferite d* ocelli lume per ooi in zj(pporco
alla religione, così l' iftcffa Iftoria Sacra c V uaÌQo , e pul antico fon- te
d* o^ni verità iftotica , anche nei g^^re 4* iftoi:-C* jLiOUcutuca, efiendo
Mosè il pià antico Scrittole di 9iiei di» ytflUatk i Qce&i, i iriiw»
g)à Qù^f^^i t Sacri ; ed in fine f Uom
degli Eftùa , ^: delle Erefif! , che in varj Iccoli fonò .n*ie nella Chieia, e
T moria di tutti i culti r^c- giolì erronei delle nazioni non illuiiìinate.
della vera religione . Tali Ulorie richiedono rari ftilì, e varia eloqueoia»
che fi può ap-; prendere da infiniti libri claflìci fcriui.da: molti
valemuoinini -fopra itali materie .11 difficile fi è la fceha de* migliori
«oddli. da imitare . Ma tali modelli G apprenderanno, da' Teologi i più doni ,
i p'^ù favj , i .più Hlumioaù, cioè quelli tshe avranno tutte le. prerogative ,
die icienae così fuUion licbie-, dooo/l9)« ■ '^17. Urf Iferii «he comprende gli
avvenimenti d'ogni nazione, e d'ogni fecola fi dice IJÌ$rki univerfalt , è
4*iaro dunque , che a podie, o a niuna Iftoria umanà am^ peter.può tal liiolo
nella vera forza del fuo ignìiìCàiQ^.'V IJloria generale comprende una loia
cofa » che fi confiderà in tutti i tempi , € piello ttttie le nazioni (ao) •
(ip) OéirHooBdtei Sacra foiit varie cose il RcUin cella foa JHéMÙra d* irSegnare
, e di ftudiare *é hlU Letttte , e Le Batteux Cours àjsJ>tLUs teitres. Tom. iF. Pan^^L. Chap. IL de C
Hifiotn ^ACieè p\;g, 22T. edìt. in 12- P>^i^ '77?' {20) Così è generale
1* Iftoria delle arti.t ÀtU At Sttersit éi.JU^ Goduti, i^x^ dtUf òtUfilt^ M
Digitized by Google — ». - ^ - - „ -te - j . $• f & Trdle Ifloiie uoiverlali , la pia
mrtAìQk >• la erudita , e quella cbe pia merita 9 rftolo di unbftrfàk ,
oorninciaodo dalle antidie Cormpgoote ddic nazioni , è fei)za dubbio quella ,
che una Società di Letterati IngleG ci ha data anni fono in pia ▼olumi , anzi
in infiniti , che fi è tradotta, in varie lingue, e u è eoo ragione acnmira^ ta
come opera di una prodigiofa compila^; zlone (21) , onde MonC de Voluire » poco
paziente , e poco avvezzo ad opere^ profon- de , e laborìofe , la chiamò tmUnìiJfima
, ma pure è la migliore Ifloria univcrfale , che fi abbia . impertanio la
medefima ha de* grandi difetti . che la deformano (22) U compendio dell*
Iftoria antica di Boffuet ,* che MoqC de Fontenelle fiieggeva 9gni an- ••no
Saverien, t Enciclopedia di Parigi, opem ài M. Coment / OrvilU falle CerimoaU^
e riti reUgioJi àel* U nazioni ec* V ifteflb può aiifi del dpito DìBìmm* n iu
hcrefus^ di quello iomolaio àu OiluM Refi'' (ai) Il filo diolo Inglese è qucfto
- The Uni- Pirfit. Hiftory
fiam tAe heginning of the nld to iht ttfUeji Times Poi vi è r altra partp
iaùtoUu tfU modera hiflory . ^ ,,,
(21 ì T. E* ferina da Protcftsinii, e full erroneo • fiftcma delle loro fklse
dotrrinc. i. E* troppo Iud», c tediosa in riferir fdvole Orientali . J. Entra ,
(cudloni inutili di molte genealogie. 4» Poco d n cb noTccre lo IvivìwfK dcl|p
iuuìoaì» riguaido Je ard ». ifo 4)Htgcmfm<fiite' t è codi alai dòtta ,
ed ehìdita , e F ìftefle MonC de Voltaiftt nair mollo afie2ionaio di taf Amore
, non ha po^ luto far' a meno dì nìegire , che egli il Bof- fiiei ha penetralo
nel vero fpiriio dell' Ifto- ria iinivérfale, febbenè in molte cofe biafima af
tono Bofluet. L' ifteffo Voiiaire aviìeblw potato fervir di tnodeilo di
fcnvefci r Jitoria g^nemle ^ Te m efia 6ì(b flato mei* f«ienw, il commèrcio, c
quel poco, che fc ne dice , fi dllcutc con pocaFiloforii. 5. E* fcritta, con
pocQ or- dine; e metodo . 6> Si fqnilaDO fpe0o le ragioni deUtt cóle
Copra cauivoclic eómològic . 7. Si fieguono i|i eflà Je opinioni tutte de*
principaU «noti dell' Inghil- ternr, lisma .qioIìof efine « e difcecniioMfo Si
pade Ub lodp di' CeKÙ Autori con emTatì non. degna di mi ▼ero Savino. 9. Lo
Ipìrito di pedSinietìa, di compila- zione vi {ì vede ftmvvc , ma al raro lo
fpitito Filofo- fico. 10. E' piglia ai mille ripetizioni, e proHflìtà quandoché
in pochi ri?;Iii avrebbero potuto dipingerei le nazioni. 11. La Cotnioioj^ia è
fcrìtta con poco buon gufto, oltre i difetti particolari, che fi ponno
riflettere nelle lAorie particolari, che la compongono , e che dovrebbero effcr
trattate in corpi divifì,^non già di^c>* fé, come apezzi or di una, or
di on'-altra sazione Orlandoli, m di vedere gli (pari membri di Abfirts Bglio
di Medea. Per certi riilem è più otite T opm 4^ Filippo Briezìp intitolata
AnnMiS Umnéi fii. Non ha poiùto far a meno M. de Voltai- re nel iùo A.vant
rropos at Saggio fuU* Iftoria-ftài confcflare, che l'iUaflre Boffuct ha penetrato
nel vero fiiriio dtU^ iftatié'^ aoL poi iimita taie psopolìzione in
riguttT" \ m Digitized by Google 49» M VotAeo /e p'rii rUjpettolb per b
ferita ^ e per la religione, Ad una fpecrc J IHoria genera- le fi riducono
tanti Diiionarj Iftorici , Critici, Liturarj , tanti gienufli AMdmki » tanie i
• me- ìq hoBam 4i ava ptrìato <3egU Arabi, «me di tmm^ inoòdatiane di
Barbari . Ha dimeoticato 11 Vdfiùre , cbe egli fle^o in motti luoghi delle ^
opere bacnt* tati gli Arabi, non foto da barbari^ ma da ladri per» pttui .
BiaHma <}uindi il Boflìiec , che ftmbn aver egli (fritto per ìnfìnuare,
Iddio tutto avca fatto al Jklondo per ì Giudei , a quali il tutto rijerijce .
Ma era dovere di un* Iftorico Filofofo , come il Sig. Bof- fuec di far vedere,
e rifaltare le vie, colle ^uali I9 Oì^iifa Frorìdenza proceder volle riguardo a
^uel po- polo , nel ^ude otfenrò là vera relfgìooe nvdat^ , entftre il Lettore
nello jfptrito «Ila veia relìgio* ne, che preme ^0ki più H tbtte le alòe
coadtcénaa umane. Avrebbe forfi volato il Voltaire, die Bolfiief aveife fcritta
la &a tftoiia Cbllo (pi rito dlel Deilino, e «M^ irreligione, come ha
egli nutof In tal caCo il Boffuet avtcbbe mancato a' doveri di un vero
Iftorico, che dee iftruirc i Lettori nelle cose le più importanti, come e 'ia
religione, che M. de Voltaire, vorrebbe togliere dair Ifloria, e (ofticuirvi 1^
favole Cineiì> In* , diane, ed Arabe. (14) Sarebbe da dcfiderarfi, che un
dotto, e4^ ìIlknAinato Teologo {eriamente analizando il Saggio G.p^ jiérale
delTiftorìa di ÌL Voltaire, coa&taflè coU* ifiov iìà vera i hio^i
erronei» ridnceflè alla verità le noeti*, éhe Volani? nflefUont, nant^, e
correggelTe, ciò che dee mutarii, e forregerè, e togCeflè da tal* opera i tèxn^
vdcitft^ che h CDcnmpoao» a fili awdeUo dei- ficM di Lmefatufo. u. , tra quali
più fi no-, minano, il Dipanarìo Ifiorko Crmeo delBay^ U , quello del Moreri ,
quello dr Chambtrs y ed altri infiniti Autori di confimiii materie,, clic per
gli errori , che cootengooo , fi de* VOD legare con critica. ' . % 20. U
Iftoria generale dev^ efier brie- ve y ma non arida , piena d* imagiui , unitai
alia Fìloibfia^ che non entri molto in detta* gli inutili » e cte fia piena di utili
rifleffìo- ni (25*) . Un* iftoria generale dev' effere co- . me una Carta
Gepgraiìca generale del Mon- « doy \ loto piano di tal Saggio , edificale un
monniBeaco U ftorico alla Vcrici, ed alla Cattolica Religione, come il Voltaire
ha cercato 4i fare al Dcifino. Perchè od- le opere Letterarie non imitiànio noi
gli antidii zelan- ciiTiini primi Criftiani , i quali quando vedeano an tem-
pio edificato alle false Deità Pagane, lo diroccavano, c lo riJuccano ad uso
del culto del vero Oio, e de* inoi fervi, « ùnti della Cattolica Chiefa ? Così
dob- biam fu noi. Pxeodere da' profani autori, e dalla pro- fena erudisi'oift i
jnodelli , e i materiali , de quaU cfli fi fono fcrnd per «fi rei , e rìdergU
noi a Icrvir di base alla verità . Boffuet €omÌDCÌò td erigere al vm Dio un
tempio odia Tua compendiata Iflorìa Univerfii- le dalla Creazione del Mondo,
£00 a Carlo Magno • Voltaire volle imitare Boffuet, ma con firn oppofti, rercbé
un altro BoUuet non intraprende tra* crcdemi a confondere il Voltaire, e a
difcedefe, ed iinttaie ^ocl eran Boiluet > . • ' l'i) y^/^ Ujuveciàle^
degl'In^ jt TpeiTo i. ; • ' - • " • ^ pie. Digitized by Google 4$ 3 3o ,
netla quale fi devon vedere le cofc le più importanti , e necelìarie , e
tralalciaro ie inutili. Molti queftionano^ fé fia meglio feri - m V llloria per
via di. Dizionarj ^ o per maatì feparatì ; ma è oeftt> che i Dizfooa- if
coti ddi' iftoBia civile > come dell* Idoria delle Sciente ,.ci
rapprefentino i' Morii , ed i fatti ^ e ie cofe cosi tronche» come i tnem* bd
di Abfirto lacerati , e difperfi da Medea. S* 21. Neil* ifloria chi fiegue V
ordine Alfabetico > chi 1' ordine Cronologico delle OBÌoni^ chi la ferie
fucceffiva degli avveni- menti • La ierre degli avvenimenti è il mi- glioi
partito pofiibile, perche dall' ordine de^ gli.awcmaiend i più dmarcbevolii.
naGce b divisone la più ragionata » ed in rapporto alia piena d'inutili
narratÌTe. L'ìAeflo puo òìrd de' Dizio- narj del Alorerij e di Bayle pieni
rpcllo d* inutili genealogie , e di difcufTìoni iAoriche d' ignoti nomi . iJ
Ifte/To può dir fi di molti altri Dizionarj , che per lo più (bno raccolre di
ilogj ridicoli y menf^ane iUu^ fiflt ^ affurdcy ed ingiuriè gjiùJTolant raccoUt
ptr^vr^ diàt MkticQ^' ofata m.'<le Volali* » il qua^ Jbe hi .Une molte
nfleiiiMii mOi fatt' ifloria ocH'Arueo-' Io Biìhiì* ^eirebddopedia ai Parigi.
L'ìfteiTo M. de Voltaire ha fatte altresì !/an'e liaeffioof utili , (Ull!|[
ìiloct» nel ilio Sé§gM fiUl'I/hrU gimtrdt^ ma è grao aifgrazia, che in tal*
opera, ove l'autore ha cercato d'imitare Sleidar.o nel V\ìio de quatuor Jummis
imperiis^ vi fia una piena di fofismi , e di favole colle quali cer-.^ ca r
aucoiQ. 4i oppo|ii.aiii^.ieiigiooe^ o alia veuga* . 494 alto Cioaolo^ , ed in
lappoito a' Cmr » V tpoche, o i fotti i più ^jvnaarcfaevoli Cmo dunque la vera
^urda nelL* oRtrne lAorìoo , e Cronologico delie nazioni in gienerate y e nei**
le ifiorie particolari • L' ordine è la bafe d* ogpl iftoria ^ ed il metodo di
uax tarla è iguella « cbe rende utile > o ii^tiie a' Leb» tori ; ma
molti Iflond iMitichi , e n^Ddeiiii Amori d'iOorie t imiveffiàii: « e vpwt
ticolari Iiaiuia iMto» emù il ni^iodo i: 1? oidine nelP ifloria » ' *
^2r.miloria particolare di una nazio* ne è cofa anfai difficile , alfai vaQa ,
e alFai fcabio(a > doveodonoG fcegiiere i Catti i mili , i più idnmivr
». i «più certi I mate^ siali > ^Vquali fi ricavano le iOode dkbbo»
|l»,eller letti con giudizio •.Ogni nazione ha cerata di elàltar fleflk,, di
bac prodigiore le file antichità « e favolofe ie Tue origini ; cosi i Greci ^
ed i Romant trattarono le lo- ro iflorie , e cosi feri fiero quelle degli altri
popoli onde tante favole >. cKe ci laTcìaro* tìó circa gli Egiziani
> Indiani» Perfiani, ^ rabi» Cmdi ec; 3e per ifcoprir tali fovoie ^
ficfioorieirteflfinoiip^ocàtafrt V viagjiaiori ^ tìk nazioni tMGt^f
i^fritbntisftió ahre ihShiiè difficoltà j che pib pfcuraqo le ifiorie (2^) ^
(af) Quante fivroli dìAia i Gfcoi di MaòiìMi, c 4i Digitized by G( 4Pr Inoltre
le tnfriool . fcrilftib tardi lè loto liìor ' rie , onde fon favolofe luue le
origioi dell' iftorie profane , oc vi e Autore , che non ie ayefle fcritte con
grande parzialità , difetió notato da molu Critici anche in Tacito , ed in
David Hume , che fì credono gP Iflorìct i pià impariiali ^«e cbè .fonu ì {più
nialigni in ceni loto giudi?] . Nion .è lìoflro iflkiitD'il dar giudizi Critici
(ugi* ifiorici delie nazioni 4ifitid[ie ^ e modeioe > xeichè farebbe
cofà e di Zoroaftrc ? Non gli crcJctc , dice tkn Critico, sua ciedece a'
Viaggiaibri in iquelle iraziotti, a' nnib- ^ 4nil A Makomec » e di Zoroaftrc •
Ma i oazionati di 2uefti, e di coofimiU Eroi ù concradicooo , e fono Bot» i pid
aiTurdi de' Greci iftefli* Quante varietà ocir !• Ibria Araba ù fcopronor in
FocM^Khondtmir ^Elm*- ■tino , Utrhelot , Pridaux , ^^ftb te. 9 •fatti ^1* 1
fto- oici AratM dilcoidano fulla tira di Zdroàfìre. 7 :i\yde Ingleiè ntW IJUrià
della réli^o^.e F^ffiaf»a , Bcftufobre nelL* ìftoria del òl^nuhtifmo ^ -M. é'
Anque- -til ntUa Vtrfione iFranctfe dei jSefiJaveJia, tutti fi con- tradicoao, c
cosi ancora gli autori dtU* IJÌmia Unì- rVerfaU ìngUfe , fan'io l*ifteflo
talora . Chi -poi Toleflk r efeaipM di 4in libi^ n^piti Hdìcolo, il biiì
diìTòi'didtt^ co^ il fOL cooAiò,- il inpèifètv»^ ìfk ««celia ìtito .
.»eoiB2fttt»« (GOi»poÌie> ed* datili, e'ftvdlés'evaiiièidf.'^ dkè 4tmiu
«taa aifl^io, l^btà tokHi iàziddirio^, pbcift/' .icfsgete il Baacìidlé*
naUTNOfim Aitifòbra Rèrsim minàé: 'twàiiièm Aptréttétain j^éotìXvo il fidile
amore vi è uno IHoBagiosb giudizio di jflf. Goguce neHa Prefiaiòne ti .ibo
cccellenie libro imitóM* t* ^i§tH Lùx% Digitized by Google 49< «flai
profib , e tedióla , e moltiflioif Iwnnò tcTìtto fu di ciò • Un Filoiofo faprà
Tubito f indicare non folo gì' Iflorici , ma gii altri crittori ^ e chi non è
Filofolo fi farà fem- pre fervo de' gìudizj altrui > e mai giudiche» rà
da fe OeilQ (27>. . . 22m Un difetto particohre ié àm teai degii Autori
delle ifiorie delle nasioni f; che i* iAorie aoft banno parlata di altro ^ fe
non di guerra, di fatti di Eroi, di concia- le politiche , fe le Ifloriè fono
Hate fcritte da (ìatifti , da Poiitici , da perfone amanti di 6tti fleriU (*).
Se da*Filofofi, vi fi vedo* DO campeggiare difcuflk)nì Filolofiche eflemp
|K)raoee ' riducono V ìQom ad ima 9 • (17) Manca in molte milioni un* iftorìa
ragiona^ U del loro paese . Gringlefi tino a David Hume non l'ebbero. 1
Franccfì fino 9!^ I*r^tau HeaauU , i Svizzefì fino a MaLLu ec» (*). Un alerò
<lifi:cto cpnfiderabile di chi ha trat^ uto k ifbiie dtlW^ aatimit è
ftato ^Uo , che dells wìabì aiedeinie taluni 6kco cetd oindri fittidc»» ed akd
certi elon tafiniti* La CIùaa r è mi sraoda tieinpio» ond'c che un moderno
aiitoie , trattando delU la Caiiia. ha bstx» due hin^hi CapitoU fililo, ibio di
tale nazione , fecondo i fooi Pancg^rifti , e fecondo- à lìioi Satirici .
ììiftoir, Philofophiq. des deux Indes Li'vn i. Càap, XX, Xxl* de Faw nelle
Ricerche Jugli Americani fa di quelle nazìpni ritratti diverfì di quelli di M.
Raynaljt ed fitti autori iì 0]p^a|^a» air uao«^ oaU'alTO.. " "aoctfle.'. talora
a David Hune nsli* ift^ìa d* Inghilterra. Ognu- no dunque carica ie fue Iftjrie , e rappre- fenra
ia cHTì^ i qiwdri ddle Tue idearle più ufiiaii , conas accade oeV foga^ » ne*
quaii li drprngono per lo più alla mefite l6 idae !• pìÙj£reqBentL.dd qgiorno
^*)^^ Sembra cbe . di mola librici come, fi è da. un iSavio ofTervato , poila
di%. & ciò ch& diife .di- fe AdVo TctGciiioi .. fotta ftftfoi
.prifnim ^amman ad fcri^^ bendum.afpujliu'. H fibi 'tugatu.
(rtUdU-'^fibiat^dari , Fopiilà ut flaufeia » ](t«i i^lffu 9 f($^^ Mài . ' . .
TonuII.. ■ l i . ' Si Così BofTuct,
modcno per i paimcri , e per- io iHIe di uiì' Iftoria UnivcrCale , fece poi
nelta 3«, e* é^^pànc di elTa, invece idocia, uactaù di PoUcica , & di
Teologia . ... {a8) TifÉitiia nel Pròlo^ atU Abdria; Ck\ to- léflc leggere
pcececti della, maoieca di Cemetc, e gin* dicane wUo ftUe detriftocìa innpporco
adrainon (3ce- mtt e Ltrini porri iegere la ddurtaziooe del Lip6> lenita
a Nicolò Ac^utvUliù di *rjui9ne^ Ugendi Hijh» rtàm^ ed aUresi la diflcctazione
del Voilllo dk tuiont ^ 9t oriin* univerftm Ugeiidi Hi/hrié/n^ còme anche Io
Sdoppio nell'opuicolo de -virtutihus ^flc vitiis ftyli^ Mìjhrui , e quella - db
otuuréL. Hiflorim -HifiùiU 1 - hi avrà cip cBe fàaoo molti Iflorki ^ fé fi
tSfloricus fu!m frhmm ammum jti firìbmàiuli aifidk cr» Cr Idonei di fiiml
lattai trarcorano i co(la««' ' mi de* popoli » le leggi , Jc arti , le fcienze
, il commercio , ie religioni , le caufali delle origioi » e delie decadenze
de' popoli , e fi diffondono a ferì vere Rematili Inorici tedio- fi ed fanitifi
• Fer ì>Wiait à tili «Tetri ^ fi è poi dovuto da altri fcrivtrè
leparatamente ; riftoria dclte afrii , e delle leggi , neHe opere feparate ,
perchè nelle irtorie generali niente dì tali cofe utili fi era detto , ond' è
che quelle iflorie de' puri fatt; fono per lo pià rìmaRe inutili ^ e G è neib
neceflìcà di ieg* cere queft' altre iflorie particolari delie arti , fcienze »
e leggi « riti ^ e cofiomi ^ onde la neceflìtàir di cercare in più fibri ctò y
che. fi avrebbe potuto cercare , e collocare in un. folo {2S) • Autori tanno
Icritte iflb* li fiftorisf- 'amica' di^ Roma cbme* feti it= MbiicesqQìeii;
lieir òpera MUm- Srandeffa, € dteétlim{9 Ktmsni , dbn- oKÌio* ftoAv H fiprebbe
afiri dètt'iUMi Ro- irnma , & quel* cHe (t ne "fiippia dopo Ja
lettura i/t V«laaiaofi tomi 4i Cunu^ « Aaas^a di.iUto *»' ✓ Digitized by
Goógle ne natili^ e pochJflimi cofe utili . $. 2^ U iftoria i di un p jpolo ,
dee dunque contenere quella deli'.epoche degli avveniimeati Iftorici i più
rimarchevoli, che lianno infiuito fiiU*idee , Ìu'o9(km ,e filile ani» e fiiUe
fcieiize^^e ^ conteoeie i*òllèrvazù> ni paciiGolacf de? caratteri di
qaella nazione della, quale fr feri ve , in rapporto alle arti * alle fcienze ,
a' coftumi , alle leggi . L' Irto, ria di una nazione, dev^elTere il quadro
dei- la medeGma. Cosi è fcritto il Secala Ài Lui» gi XIl^., c Luigi W. M
Voltaire , e cosi r lOoria di.Ruaia é e. dLCatlo JOI.,, eie pcelciiidèndo da
molti loto errori ponno fer- vlr di modlelli filo per V ordine delle cofe , c
p«r U ftUc Iflprieo , fui quale Oile fi è fcrit- . . - (B^) QuMte iftorìc vi
Caao fiiU' Italia ? E puie- VI fono pochi libri utili da paragoaarfi alle
DifftrU" lioni fuiU antichità Italiane del Muratori. QuaaCe cose fi fono
fcritte . Cill* jftoria Medii avi ì ma il Ro- berrfon nelt Ijhria di Carlo y. ^
e pochi autori a luì taili hanno piil detto in poche pagine, .di quel che ahbno
Éitto iiifiniti altri in immenfi volumi • Accac'e pcflo nelle iftbrie, che chi
le fcrive è ingannato dallo nrito di pattzd.» m ihUa brevki della (oa meme , o
da' pregmdòj o dall* abuso .della troppa Filofofia, o dai defid^ di compacic
(kvio, o dal^aoior del por- leotoso, onde cade oellc &vok. Ò0'erT4
Pindaro in O- lympicis^che cke fpeffo Umend digli i^amiai Ano in» g4nnate dalU
cofe forpreiuUnti , e dalie 90ti€ UfOk M tf»i»mi0 mi, fttù ' to da molti , e
fpecìalmente dailo Sdoppia ,* ina non è , ne da^ Reitorrci ^ nè da pedanti dì
dar regole dello flile Idoneo , perdiè P lAoria ed ii Tuo flile dovendo eOère
una ai« ratterìflica pittura delle nazioni > de* tempi , d^IIe opinion?
, de* fatti , non può ToggettarG a rcj^oie , e tali regole molto meno ponno
fìliar(ì da' Grammatici , e da' Rettoria , che mai fi fono curati di rimettere
, e meditare fui vero fine delle fcienze , e deli' eioquen* xa , che è di
regolare i' inteiietto a ben pen* zare , e « ben dire in ogni genere di
fcienza» §. 2f.- Vi fono ancora le Iflorie parti- colari deilc vile privale , o
degli Eroi , o de' Regnanti, o de' Leiierati , o de' Legisla- tori , che ù
dicono le vite degli Uomini ii- luflri. Ve ne fono i modelli tragli antichi, e
moderni • Tragli antichi Plutarco fcrifiè le Tue vite, ma fpeflb vegna in elle
ia prolifli* tà , lo fpirito di Tuperflizione , la darlatane* ria Greca ; ma
forma però al naturale i ca« ratteri degli Uomini , ed è aflai Filofofo, e
mirabile ne' fuoi paragoni • Tacito è eccel- lente pittore , e Filofofo nella
vita di Agri- gola , e Salluftio in quella di Catìlina • Ma le vite de' Fibfofi
fcritte da FonteneÌle> quelle di Monf. d' Alembert , e quelle di Monf.
Mauperiuis fono in certe cofe, e fpe- cial mente riguardo allo ftile, modelli
eccellen- tiflliri, ed inimitabili, e con cui fi devono feri vere le yite
pasucoiari > nclk. ^uaU l^de- VO-3 Digitized by vono evitare due grandi
fcogìi , cioè i pa- negirici , e le faiirc , dovenJoii Tolamente dipingere , e
'adornare con energia il ve** fO(jl). $• 26. Tra molti » anxi infìnUi , che
banno fcritto de^Ie varie rìfleffìoni full' ilio* ria , meriia di effer
feriaraente letto , e b.:a lifijeuuro r opufcolo di Alonf. d' Alembert in- Vi £>n9 certe pite^ oerie mmorU
IftorUhé fcrìttc, c dettate dallo fpirìto di pedanteria, di proIiC- di noja.
Cosi fono per lo più le vice de^li aa- iOii rialfici Grsc: , e Larini appoÒ:^
alle cdizioai deJtc V^rioTum , Così fono le Memorie Iivoriche (uUa vita
"icila Ket>in.^ Cri/lina in p.il tciiii):li Volumi in 4. Cul- la
noja ilelle quali fece favie rillcflioni M. Alembert " JUéiang. de Liiter,
iom. II. pug.zz^, edit» in la. 177? • Cesi è U Iqnga , e tediosa vita di
Oceibiie fcricta dal JUidUton» Lon&niK Ibno le vite àìZoroaflrc,
dì.ilk' hamet^ e di altri inièrite oeU'iftoria.ttai/erralc
de<;riti'> glcfi, nelle opere Hydiy di Anquetil^ di RrU^x» •Di
confìmili inutili rite- è pieno il Oiiionario del BaV" le. Il Laerzio nelle
vice de' Filofofi, febbcue fpcflo favoloso , non è però molto proliffo . Il
Brucker (ì re ide fpe(ro pieno di un'erudita noja, ma non così ri Dcslande?
nel'' iitoria df Ila Filof )Ha . Il Lcccore Filo- fjf j pocrì di se i^indicare
degl' inhiiiti altri aniich' , e moderni Biojjriafì , alla clalTe de quili
apparce;r^)'io ancoia l' Eritreo nella fua Pinucot/ieca Imu^inum^ ed Appio
Annco de Faba ne' fuoi Kitrattiy ma l'Eritred ha (critca con poca filolbfia la
(ìia Pinacottieca , e eoa molte (iiperfluiti, ed ti Faba all'oppofto nei'luo è
cattcr r ilolbfia 9 tutta 'sagtcae*' , ' thoiaio ReJItxkm firVhiJbim (^2). Chi
poi voIeiFe far meglio , dovrebbe rivolgere eoa ccchio Fiiofoiìco -gi* Iftorici
amichi , e mù* derof • §. 27. AlP Morie particolari , o gene- rali fi
nierifcono le generali , o particolari Iflofie Alile ani , felle leggi, fuiie
TcienTe^ come IbiiO'^quene^cfae'^ci hafoitie ìlGa^^^t^ ìì Sopttrkn y ed ahri.
Le regole 'ida-oServarfi- in tali Jflorìe di ani, cofloml, leggi, Tcien* j'fonO
'le feguenti^ i« Non fidarli neifif- iaie (31) Hferita ogni attenioM il
princìpio édle Memorie»' e delle Rifleflioiii lèpta Gnltiiiai Kcgua lìi Svezia
9 ove cosi dice Jeierra delCJflarU^fum^ 4I9 non è iiiumÌM$4t dalla. ^Jilojojia
^ i C ultima della . tono feeo^t^ umane • Lo^ Jìudìo deli* Jfiotia Jauhhe più
interf£^r}t€^fi.ii aviJlfef,piit finita i' Jftoria degli Uo^ mini* Un uomo di
Jpuito poco- ver fato relC Iftoria Jt corjolava aella fua ignoranza rijltttendo
, che guar^g^ oggi awier e Jaià l' oggetto delle ìftorie future • Sa^ reble.a
dtjiòeraiji y che ogni cento anni Ji fitejfe un éfìratto di jalti iftorici
realmente utili , e che Ji brw S'^Sf^ i/ rwuinente . Sarebbe , quefio il me^o
di rifpar^ -mtate alia, pofterità t inohdaiione y ài ori è mifmeia» 9 Jì
tontinud. C aUtfo della ftampa p%r dift ^fi^. ia €olì juturi^ toJe^^étUt-i^uaU
4tkuiA^cmfa fé n*é prefi vel^Jèeoh eerretrttm^ VÀ
e/efidérÌ9>€OSÌ.r4gÌPtievole^ Ja^ rà*^eertamttiUr per molti Sapj ua
delitto di IcCz eru<ii« 2Ìone degM étllg ingiurie , e degli anatemi de*
eòa»»- filate ri y ma io ne .appello. al. giìtdi^io de* veri Sav/^ che Joli
hanno il dt-itto di dipingere , e di regolar gli l^eauM àitiang. tlu^.i:qi^ VL
ja§. Digitized by Google fare le origini dr certe ani , fcienze ec. alle
opinioni miiantatrici di certi popoli , e di certi Aiitori^ che tMtto
attribuiicoao a oert» . nazioni • 2. fifamrnare lutti gli antrcfii mo^ nimienti
poflibiif ^ e lie aucoritt , e caloolan* 4oQf il pefo p ooochioder Tempre »
fecondo h maggiore^ o minore proEiabilità • 3. Non fondàrfi fopra certe
etimologie , full e quali taluni fondano i paflagg! delie fcienze ^ o delle
arti . i}. Riflettere ^ che certi popoli ^cer-i ti Scrittori , certi perfonaggi
ban voluto trop« ecfaUare certe nazioni , atuibcuendo ad ef- / luue le
oonolceoze , c tutte le ani po& IìMt , e degradar cene altre , niegandb
jlla medefime ogni cognizione . Trattar tali Iflojrie di arti , e di fcienze ,
di riti , di ce* rimonie ^ con ordine , e precifione , fenza pedanteria , e $m
filofofia, preferendo la verità aHa congettura » tefciaodo V affermar feaza
ragione , calcolando » ragioiiando» oflervando» erniioando 9 e oontraponenda U
pefo dèlie autorità , e dove incontrano dubbj , noa farfi trafportare dalla
vanagloria di cene na- zioni , che G vonno attribuire privativamen- te iccrie
fcoverte > certe inveonooi (i3)* » Tutti coloro che hanno (crltto di rerum
Vénforibus^ fooo per Io più pieni di coo^^Hire^ e di errori, perché UQ'arce^
una (coferta, che e.l^ haa cwifta mia in «n jtadox 19 uimi iiaaaoe# ^ potuto
Ali' ffloria delle arti , c -delle fcien'ze fi rU ferifcono le opere di coloro,
che hanno fcrit- >e opere iaboriofìfliaie di varie Enciclopedie, Mlk
quali G di(lingoe''qi]eiia di Parigi f. aS. li'
i<bftt.de'lelìOllìelu-deU'Unì- ▼cr- • ^Rere in altri tempi, in altre
nazioni conofciua. in sali niacerie G dee marc;arc col dubbio. Portiamone un
CÌéinpio..Sull' origine della fiaippa, ouei di M*gonza ' ilitaono eifer loro
tale . (covetta » T iAeflo fanno ouei • ÌUt/em, ed I Chìùeà, Altri Ì^MaMSotmo a
Car- io' M, i' a Oiùéwi' ^ FanAo , a Cuntm^trg , a Mtmd^ Rtffmùntattù ^ Circi f
epoca*- 'dà- caT invemioàe . fi - 4ice Kofcna in tutti gli
aDni<datt'8ii., finaal 1478; Vi Cono per iTedefchi «itca df^.^opiniooi ,
c per ia* 'ie Citti di elfi, doé fef Harlem 45* Amoii afferma- • no, e conrra
ii, niegano^ Per Argtnftato 53. pa^e- ' ri. Per Magonia 100. Per laClsina 40.
autorità afFer- • «lativc, < 30. negative • Molle altre opinioni per gl*
Iiaiiaai . Si veda l'opera intitolata MohumtntA Ijfpo" §rapAicaygua artis
hujus praftantijjuna orjgirétmyUu^ éim , 6r abufum jfafieris produni ,
influurata ftudio ^ - W Uhcn Mann, ehrift. 'aTotfii , Hamhurg. 17401'» - 9* »
^FoL Vo «Ile legge <iòK gp Autori idi tali opi-* , ^ aloni, ^braccia nn
jpaizito. erculeo , un cfce kgge me- te le. opinioni, fi confonda, e dubita , e
ferma uu Quadro Iftonco di Uli pareri . Ciò cbe- noi ibbiam detto ^ulle origini
della Aampa per un cièropio» fi può eftendere • a tutte le altre invenzioni, e
.ftofcne , rir;oria deDe ' ijuali c (cmprc dubbiosa,* etk^^ui •giova Y cfTcrvar
di p.i(ragpo , ,elic M^Goguet , autore .eccellente della iOo- • tia delle ani,
leggi, e fcienzc fpeflo fpelTo non ci.r?s molto, di efaAiuare , e rifcriie
tutte le opinioni., onde V ^.renJe ^pefTo Tuperficialc in molte cose. , . i-i'lladciopedia di Parigi lui molti,, ed ia^
fiaif / f Digitized by Google yeifo i e de^ corpi in eflo conteooti , lieo
grandi, fian piccoli^ fi dice Iflocia naturale» • ' • che €ai'ti difetti, £1 11
principale E die nòlti articoli iòn pieni di erronee dottrine y e fiaflamence
condanna- le* 4Efla inoltre è coinè un -.grande, e vaflo edificio , torti i
membri del quale non corrifpondono • Mai in tal* opera fi citano, o fi citano
al raro> le aiitoritd fulle quali.fi fendano le loro opinioni, .e^quando
non fi ci lano tali autoriti , il Lettore non è nel caso di hen giudicare , ma
dee fondaifi fulla crcdenta dcg'.I Bnciclopedirti , cosa, che disdice ad un
uomo. Altio ordine fi avrebbe dovuto oiTcrvare in tal* opera, ed in- vece di
farfi un folo alfabeto per tutte le arti, (cicn- ^> ^^èè^i 'iti»
cognizioni Ogni fcienza, «gni ar:c avrebbe domto.efler uatcata a parte y con
piccoli 'Di« sionar/ a parte. Cos2 l'opera iàrebbe ibta piiì ordioa<-
td, iHd utile, pnl.£icile, e più commoda \ad acqui* ilaru da chi non iba , àè
va cercando UDÌ?ecfiili cogni- zioni, ma (blo cerca di faper còse alla Tua
profc/Tione . appartenenti . Così gli Autori Inglefi deli* Iftotia Uni* yerfale
avrebbero dovuto trattare a parte , e coatinu»* temente dal principio alla fine
, 1* ITftoria .di ogni po- olo , c non interrompere un periodo dell' Jfìoria E-
raica, con un altro della Perfìana, un altro dellu Fenioa rolla Turca. L'altro
difetto dell' Fnciclopedia fi é, che in molti ariicoli vi è molta pedanteria, e
poco raziocinio ^ talora li ragiona troppo pei iftabilire certe opinioni, Tulle
^q^ali andrebbero Wato due paro- le, ma fi é voluto ridurre a metaffi!ca
vetbofii T I6o* aia delle Scienze ,*e della Filo(bfia,cl̀ con brievi peo-'
nellate avrebbe a traitarfi • Finalmente i'Fnciclcpedia iH troppo voluminosa ,
e fé ne dovrebbero fere degli uti- li cilratti, giatebè i' EfprU Ì9 l*
Bnty^hfUu in ii. ^ aofl bene ce la À -molcere, ' jo5 che coBimUm buona parte
deli' dioqaenza fiiorofica ^ e didattica »^L' Ifloria naturale è il quadro della
natura > e ddia fifica » ridot* te alla portata dell* ingegno d' ognuno
. Da molti antichi Pition, e moderni c (lato fatto quefto quadro (jj) e^ira
effi dee fceglxere Ù favio JLettore • Ariftotele tngli aoriclii (criile V
Iftorit uà* turale , ma con poco ordine , e eoa molte &vole • Traile
altre cose, egli, per portarne un elèmpio, è l'Autore dell* opinione del canto
del cigno prima di morire. Eliano neiriftoria degli Animali è anche fpef* fo
favoloso , c con poco ordine . Plinio ièriflc un* ifto- ria della natura, più
generale, ma piena di maggiori favole di ogn'altra . Da Uiiflc Aldrovaudi fu
affogata per cosi dire , in un diluvio di pedantefche immense cora- Silazioni
riftoria della Natura. Tra' moderni M. de iufibn è l'unico ammirabile Pittore della
natura, ma è troppo Poetico in molti luoghi, troppo ipotetico ia certi ^triy
troppo aoaISza io molti. Flft^ria Natmate' dev'efler trattata cóli* ordine
Geografico deDa ddcri- aioae dellaTcrra;e c»ir ordine Cofinologico dell'Uni-
verso, e de' grandi corpi, dalla deibduone di effifben* dendo all'atmosfera
della Terra, indi alla fuperficie, e poi alle parti interne . Qtieilo (àrebbe
il pid piando bile fìftema da trattar l'iftoria naturale, m^ intanto non vi è
libro pid utile di Buffon in tal genere. Le genti di poche cognizióni potranno
illuminar^ full' iftoria na- turale, e di molte cose di cfla nello Spettacolo
della No* tura, ed in varie altre opere di M. Pluche, che in- vece di
defcrivere l'iftoria del Cielo, fcrifl'e della mi- tologìa delle ancicbe nazioni
. delle qiuli uovo tutti jl Digitized by Google CAPO IV. DdT eloquenza
didattica , 'Filofofica,^ AcaàmUa , fcimtifica ce» CRcdon taluni , che per
eloqucnia debba intendcrfi la fola eloquenza del foro , del pulpito, e quella,
che parla nelle publì- cbe adimam de'grandiaffiun da^iitolveru (i). (i)
Cicerone nel libro di Oféàn J/ Cip. «ce, che il dilcorw de* FUófòfi i pià
eloquenti />r«a £9iius^ Mom oratU ditUnr ^ e che il difcorso de ){dfi
ùioUU éfi^ & umiratiUs , è che la lotoeloquen. sa mol/is efi^ é
umératiiUf tiee fentenHis y nec v/r- àis inftru&A popuUrihuSy nec vinda
numéris y fed fi" luu UkÉftaSy nihU iratum Aaèee, nihìL inviéanty ni^ idi
mràx, mhii mUàkiU^ màd éfiMum , cafta , ve^ rtcuar ■ so» e credono^ die tale
eloquenza G raggiri nel perfciadefe > e che nel perruadere oonfifta ia
vera eloquenza. Ma coioro, che cosi giudi* cano , errano , perchè la vera , la
più antica, anzi la primitiva eloquenza c lina l'eloquen- za, che iflruiva gli
Uomini ad awalerfi del- ie cofe utili della vita, quella che conferva- va
Tidoria degli avvenimenti , e de^ progredì delle arti » e delle fetenze »
quella che tra* mandava ìe utili cognizioni » e fcòverte , P eloquenza-
iflruttiva folle rofe neceflarie all' Uomo , Peloquenza , che infegnava , a
vive- re , a penzare , ad ingeniilirfi , T eloquenza didattica ^ ì! eloquenza
della vera fapienza , Cloe recunda 'virg», ineorrupta &e» Giudicheranno
i Savj te fian vere tali iJec di Cicerone . Ma c certo , che egli al libro IJI.
ai Capo 6. de Orar or» n.2\. i\ con- tradice al foHto degli Accademici . Ivi
cosi pa; a dell* eloquenza Filofofica — Quufcumque in oras difpututio» nis 9
regionefve delata eji ^ nam Jlvt di Cttli namrm iépdtUT ^ Jive Ì€ urra^Jive dt
divina iti^five dehu^ nuas f fivt tx iifériort loco , fi¥€ «x aquo , ex
fitperhre , fife ut impelUt homines , Jtve ut doceat , Jìve ut deterreat, Jlve
ut eotititet% Jive ut re/ledat ^ fi/e ut iaundat , Jtve ut leniat y fie ad
pauees • five ad multos » five ìnter alienos , five cum fitta ^ fine fe* cum , rivis
ejl Mduda orario , ron for>tihus , Ù quO' cumque in^reditur y eodtni tji
irjlruiiu ^ orr.aturjue co- mirata Fcco che qui (Cicerone ha altre idee , c pid
vc-e dcir Eloqtien?.*! Filorohca, die c'ia vera, c l'un*- fl .... .. » • • • \
Digitized by Google SQ9 cioè delia fìlofofia j che precede ogn' aitia eloquenza
{") , giacché per fiioiofia > e per doqueoza Filorofica f e per
laplenza nóo intendea anticamente queii* eloquenza » che oggi difputa di
contrafli ed opinioni filorofi- cne , ma queila che iflruiva gli Uomini nel- le
ani , e nelle cogciizioni tutie neccflarie aiia vita, come per io più feceio
gii antichi Poeti , che confervarono le iradiziooì utili alla focietà, e le
cognizioni , «he CFcderono le più nece&rie » Col progreflo poi de*lem«
pi fi attaccarono altre idee alla voce eloquen- za r e Filofotìa > e la
Fìlofofia fi ridulFe a vani fiftemi , ed inutili , a fotifmi , c difpp- te , e
r eloquenza alieratafi al pari delia Fì- lofofia , fi degradò^ e fi rillrhife
agii angutli limiti delia fola arte di difpaiaie nel forc^ c nel '. {*) F/
.anco vero , che i' F oqUenra Fi:orofic;> precede ogn^ alerà, che
Cicerone fi confefsò fatto Ora--, idrcy non éx HAttorum officinis ^ ma ex
Aeademia* fpacih . Dunque 'rela^ntar Filolòfica è h veti, o. l'originale. Ma
qual der' efliifre, e <pnr è la natoni dèlia veira elo^ucoia Filofofìca,
e 4ella vera FJuiòfia, e i doveri di tm vero FHofofor i, li fcgolarc i 'co^
ilàmi. a. 11 ^rfezionat T intelletto. JU' ornare lo fp:ri:o <fi
cognizionr. 4. L"* ifpirare rifpewo larci* <igionc . Si veda: M.
KoLLin Jraiiè des EruJes Tom* Jf^. Livr, y. ^ ove parU d«^lla Filofoiia^ c
della ma- niera infegoasla alla gmeosti « • ^ ■ e ne* circoli Soolaftici « e
nelle dedamaiio^ ni (*) • fhr 2b LVIoqaenza Filolofica dunque ap- paitieae alle
core rane , ed è iniéparabiJe da ogtii rcien2a , ed arte > che s*
infègna*. L'iOer- fa Grammatica , che c T arie del ben parlare è un ramo
eifenzìale delia Logica , e della Metafifica» che iboo Tarte del bcu peowe^ L'
eloquenza dunque delle fcieoze Gramma^ tJcali» e Pliobgiche dev'eflS^rc lìn
mmot deii! eloquenza Filorofica , cofà che moki fingono di fxm voler capire
(2). ( * ) Siccome fi dc^rnularono fidee dell'elo- Suenza , cosi ancora in
quello noflro (ècolo, fi fon» egradatc l'idee che fi attaccano alla voce
Filofofia. taluni crcdon Filolbfia il coftruir fillemi , altri il far paradoflì
, altri il dubitar di tutto , altri il contraOar le cose le pid utili , altri
Tincifichire ad cffervare i . .naneci, altri le occupazioni Gcometrìclie , ed
alge- ' MBhe , ed t cilooli dell' nfiniiD , alut U molla le- gete, e il- mollo
kànn , altri il dir ooviti • Tutu eoftoro cnaao* Lt ma Filosofia coofifte lul
wder U m* Uro g^ufti^ e M/puti^ e «r< ie» ra^u^ tmn in 0gni ccft, \%\ Si
veda M. d*Alemien nell' opera mtitolaa ÉUments di l*kiLofophu , opera nella
quale H dà refcm- pio di vere , e fode , ed utili Idinizioni Filofofìchc '
Icritte colla vera eloquenza della Fìlofofia. Si veda al- tresì r altro
opu(colo dell* ifteflb autore intitolato: i?^- fiexions fur L* ufage ^ O far l'
abus de la PhiLofophit àarm Us matUrts du gpél luti a i* AiédemU Frantoi'*,
Digitized by Google $^ 9* Oliali fono (late le or!g?nf , gli progreflfì , e le
decadenze dell'eloquenza fil«>» fofica ì L'eloquenza filofofica è andata
fem- pre paralleila collo flato del penzarc de* Fif- Iofofì> ed ha
feguitata fa ferie delle frafi , e de' cambiamenti avvenuti alle fette de'
Filo- fofi ^ e a* foro partili • I primi Sav) elibeio «nf eloquenza concila»
fentenriofa^ enfbfema* tfca ofctira » e che cofilrRea m cerri iPoiati!
regolamenti della vita, come le fentenze de- gli antichi Savj dell'Egitto, e
della Grecia, e de' Filofofi Pitiagorici . I Platonici ebbero un'eloquenza
flmiie fpefTo alla poetica* I So- cratici un' eloquenza (bbria , ed attica f
gli Scettici un'eloquenaa contemoit e foliaica gli Stoici Itti' eloquenza grave
^ i Democmi'^ ci » gli Epicurei un' eloquenza adorna , ttiM^ le, ariflippea per
cosi dire (3). L'efoquen- za ^ e le parole fono i colori , co' quali le idee fi
dipingono • Chi vuol dunque fapere i Colon j, co' qualr i Filofofi dipinfefo le
loro tdtxt ()) L'opoibolo di DaTìd Hume ioMokc» i M^» Fikfifi , ci <U
mMìì €ÌKa lo ffile di qMft iòni df piooi , t ili eloqaenca^ FildGoficsi
ptopontonita agli amori <li effa . Tiagli aotitflii circa lo ftìie dell*
elo- quenza' Filofofica, il modello deli' ottimo ftile è Cice- rone. Seneca
fomniiniiÌTa eièmpj di corrotta eloc^uenza ( yìd, Dryden nella f^ita di Fiutano
) c tra IQO^' derni circa la ftiie^ 4 d^^ imiusiì ii Maicbcaofiiic • ; 'dee ' y
dee Tapere i'' iflorb delle. loro idee > alle ^psXì la loro eloquenza
corrìlponde. %. 4* Moki tra*' Fiiofot antichi , «e. rao»- dèrni han iàixo
vXcyix raziocinj più efaiti ,\ e più precifi , cioè di un* eloquenza fondata adài
più fulla precifione di un raziocinio cal- colato coir analifi , e colla
Geonieiria , e co 1- ìt più rublimt fcienze di ragione , che de., rjn*
eloquenza adoroa-di gfiazie Oratorie ,,e. Poetiche (4) • * (4> I
FiioTofì Greci fecero fer iò più oso <Iiaa' eloquenza Poetica ,
fofìdica, conceaxtosa y . fieCckKlendo' pochi grandi Geometri , cKe fi
«liftifi^ro coir eCuau e diaioficitiva- eloquenza della ragione. 1 Filofpfì mo-
derni cominciando da Galilei , da Bacone di Feru- lémlo j e da altri molti,
unirono le amenità dello ftifc* •igli efatri ' calcoli della Geometria.
Cartefio ebbe iia. pensare > ed un* cl^uenza Poetica > e così
anche Bur- rec, Wifthon, e WooA vard nelle loro Teorie della Terra. CudHrànk
un'elòqueaza tenebrosa. \K^Ifio , <r Lcibniez un elooueazt pconflk^ e
verbosa • òli Amori moderai 4'iflona mtanrie; e-d^FIfica^ e di oflerva» aìoBt
rperìmeocali» de* quali ha tanto abondafio la Fran- ei^j l'Inghilterra'» e ^
Italia hanno avuta per lo piil^ uoa\béIla eloquenza didattica^» cdinc ^àj's/i
> ft^ji*aM«/^ « Coloro che han dimoftraca la verità della reH<^
gionft iiatai^ale, e rivelata^coHe verità Fifìche , ed Aftro- ©om'cfie, come
D:rhamy NiewentUy CLarke, gli Au- tori detti della Catedra BoylexnAy fondita in
Inghil- terra, hanno un'aurea, e lucida eloquenza Filorofica ; All'oppofto è da
oiletvarfi, che quelli fuppofti Filofo- chc' haa ccicàto di oicucarc. ccccc
luffuoosc , ed .e*> yidéa^ Digitized by Google ' - f,. fi Ne' priòiT
tempi- r eIcÌqt|eQa Fi- Ir tW li LE •ieiìebi!e,e(f iGceci Ta rèfero adài
inrntéUrgi- bile; nè può nifegarfi , cfie il troppo abitfo ^èlte -feienze matte
matìcKe » ed algebraiche ^di^ceai moderni non abbia in parte contribuì* 10. a
.render per molti la Fiiofoda una fcien* za tend»io& » e magica ^
quandoochè dovreb* .bet.cjJTerrla fàm^, h^ifiL papoiM'VM li^ iidattata alle
conprcenze detki tnoltriiidrRe s è def popolo , per - gV interefliì del qiiaie
pat ' che nou molto abbian penzato ì Filofofr » (<^, k) intenti ad
ofcuc^ri^, i\je^o^enz4 Filofofica^ ■rDon .foio.-eo'iiàemi^ e •eoHe-^iFoa
toekiiches ^ afiffufec > ma colK aver ' trattata fttnpie V veloqueps^
Fflofoflcai : in' lingue 'Wl<i^'^f f^;^ 'p^oV/'Là flingvia. t*ÌIofofilca
», dev^eflìer fa Tra- gua nazionale , e Tidee FiloTofiehe debbono^ .eflere alla
portata di molti -, non di pochi McUvidt» (r). Dobbismno qui confeflare^cbe •
.Mu^\^ w\ • r.-*.. ,uv* ??»».^; .»v*^*».*'n nau&osa, ^òoditf? Spinoza;
^f(A»1>es; B^ylc,^ ed itifiniu f«i Aì^loro-^eiitóefi-, •.' ^ Nòf non intendiafnor dr-^er biafiihité *5j^
Filofofia r uso delie Mwrcaiatidièi dèli' Al^bra , e delle altre Ccì<ìme
le piii (ublimi, riecL-tririirtimt alti iMfeccanica , ed a miltc arti
n&c?fl«ric alfa vita ui»ini\ Tàìi icieoae^iàliUau QìOQf c^d«vdii#'«fe
'i'^o|;ecco de' _ «aa- 3ri4 SI merito prlncrpale della iW2Ìoi«5 Fnncttt , e
deli* Italiana è (lato quello di airsilì Xli' fbguenza Filorofica chiari^ , ft
Umplda , e adu- lata a migliorar. f Uomo | tofi in^i Fjiolcg deli' loghìlteira,
^ ddlsi'GeriiKiiiUi Àaq infet- to di icikidm relpsaim% FUefefepi /peflè # • »
Mill iMtlM; Mi |à0'«« muM \màa& £ ri&t- fii^ le Ini»;
éiiMamiMi, ed opMiioAi't^^Mi^ file icnvono per i lotQ ^mili$ e cbe pcopin'po
Qfl tempo ifteflo di manifèdare alla ipohicudiof ,^ >4 a* Ip* jro ornili
le ooiifèguetne 9jùli per ^ìjinijnwli jcoa eéctodo facile, iftorico, lUdactioo,
ftoòìuSào ài ab» i)aflkrn con effi per illaminargli, e per illruifglì. Per
:|idurre ìzFiìoCohà ad eiTer popolare ci vunle affili p(A ▼afto ingegno, che
per renderla inaccc<Ibile , e teac* Irosa. Si veda \* Brnefio nella
troLuf, de PhilqT. PopuUr, , e prima dell' Ernefto Seneca neU* Epiftoia ^
^Lt&iL avea Yicuperaca ceru (pecie di eloqaen^ iiene^o^ ip FOofefiii ^
MiiffivAi -^uéntum kabtnt f0/9«r0i proprìtutirU^vuUfimi^ (t 'Mìd$r4 Cfém»
maticis , ioMtrg Gémitris. QmUqmU ém UUrtm itr» gibus fupcrvacuum trsi^
uanJhtUn in finmm, SU é^um jft, ift dUig^atius Jcìmm ,fit^ iffiMW'. Cosi Seneca
, che poi adduce gli efctxipf t^ll' floqMear aa Topica di Nauu£iDe, di
Parmeiriday di éei)ope -ft- ieate , de' Pirronif^i , di Protagora ec.
Bii^>gtia ^9fe(- con rincrelcùipeo^p ^ per lo più molti Savj ^anp9
foitto^^pcoja^o ,^!} j:iflfnuio pid per cflcre am- niirari,:^ W «Jn«c'ft
oftl»rÌ* e Angolari, e per fu ielle, fci^ofcf f»Qse arfsuie, «he per UluoiiQare
i Digitized by Googl( yciie tenebcofà » ed Aliatica » e rana* I Grao ]cfi
Filofofi , fe^ amaffiro gl* inteceffi^ deU' Uo» W dovrebbeio tentale <fi
ridone « per quaii» to pi&'fi pua alla pprtata 'di molti h (cten^^ ^ le
pia utili y e rarne an piano iftorico • $• 6. Oflèrva Monf. Thomas (6) , che l*
eloquenza Filorofica dev^ edere fenza ...itu« l^fino , Qoa imperioTa » non
precipitofa ^ 'non liirpraidente , ma dolce , ìllruttiva , f^ionata s ed
oflKcva i* ifteflb Autore ^ talofa t mujlafmo eùvmS Ma mafdu*» 90. FUéfofica ^
imfaébomfct idV imdl§£to \ dk fi onde di portare in trionfo la verità , ma chi
U pajjioni innalidno , Vorgoglio minaccia^ Ti^<r^Jfc combattt >
la calunnia cane lé wìità. fugge. Cosi. óìct Monf. Ikomai, e qoAì accadde
((leilb a^ molti che G cfedoaEiloro&. t.k. a. $.7. {sy. Pifim^ tA$MÌ.
r^^|(; .OAm éf nmfMmif Ornimi Torne lli, Hatgtig, /wpaawf. àiaup. 4 fi neepk a
V Acad. Fratte^ pagt 0^3 . tdiu in 8. Ly0n tySi» ^ che i FUofofi Platonici ».
ed Ari* Hotetict erano iofieme Poeti» Oratoci, FiloCofì^c Geo- metri, uneado
^eAe cose, clie rioTa^ieivui di talu- ni crede divid. Adduce poi Aft de
AlaupernU reCcm- pio dell' eloquenza di Cartefio^ e di L§cke^ che. ha ridotta
la Logica e la (cicnza dell' iatellecto umano ad uaa fpecìe di Graqunatica »
^ida quindi deli' clo^uca* §. 7. Offcira un dotto Francefe (7) die V eloquenza
Filofofica è la più vera , la pm nobile , la più degna eloquenza , e che i
Filofofi avez2arebbero la moltitudine a gck flada, k più amaflcfoia verità, cbe
b fia • Infetti .r doquenza Fiiolbfica è la più S generale , e la pià vafla , e
comprende le cienze tutte • L' eloquenza Filorofica è la lìngua della ragione •
La foverchia eloquen^ 2a , le foverchìe metafore , il foverchio en« tuCafmo ,
gli ornamenti ambiziofi dinotano in OD Filofofo un* eloquenza fofiflica • Ve uè
fcoo infiniti cfianpi iB Róuffifiu^ ed fai ' mol- ti 9ÌUÌ ipoderi^f CU Tolèfle
erempj di vera . e lo- , • é * • • 9 CioI r Amore JelPopeta intitolata PndÉ ii$
Loix.dn C^uif 0m Ràttcrigmt raìfonnée, libro , ove coii.ra|;toiie k.Òktf che la
vcn eloquenza Filo- iblica' & 'la pi'd nobile , la piU dbgiia> e
la phi loda , purché però gli autori 4i ttlè tàoofÈtm annflèro pii) la verin»
cbeLla gloria tana, di dir novici, paradodì , Oraneua , ed empieei , e cose
(ùperficiali per eludere gì' incauti', e men Todi cervelli . La vera eloauenza
rilofofìca é quella di un Newton , di un diarie , di Un Derham , di un Ncwentii
, e di altri autori con- iìmili ; ma i Tofirnai del Bayle , la ciarlataneria
del Roiijfeauy le Tuperiìciali arguzie , . ed ironie del Voltai- te»
.le>A(iaticbe, confitte , e lediofc dijchaiaaiom it Bolingbroke /tit
éBtmàétt e(preli«ai 4i un d* Argens di un la Mectrie , 0011 appartengono alla
dalTe 'dell* eloauenta FUdbficai ni tali anton pomo mi dìtfi fe« ri alo(bS« %
Digitized by Google f^7 e (Ma eloquenza FilofoRca può trovargli in molte opere
di Monf. de Fonteiielle , di Monf- d' Alembert , ne* Difcorfi full' iaoria
Ecclefiaftìca di Monf. de Fleury, ne' penzie- ri di Monù Pafcal , ed in altri
oonfimiii AiH cori • L* eloquenza Filolofica può aver Im^a in ogni genere di
componimento , cosi la profa» come in verfo. Si può eflTer Fiioforo' in un*
ifloria , in un' aringa , in una declama* 2Ìone , in una ietterà , in un Poema
epico , in un' Elegia , in un Romanzo , in un' iiipi* Sramma , in una Q)medfa.,
in ona Trage» , ia, in un* Ode, e finanche in un Oiurani- bo« Si dimoAta dò con
infiniti efempj • $• 7« eloquenza Fiiofofica didattica dcv*cffer bella , e
naturale , ma non molto artificiofa • Così deyon' anch* ellèie i difcorfi
/Vccademici (8), ' Omàri tu ffa negata tontmta àmrij^ K k 3 : . ma (I) . qui da
oflècwfi , dtt P eloqneinc FibMdl da molti fi è lest Poedca per i trop-^ po
ornamenti duUd ftile, e molto più' per le idee, <^ VX le fantafie, onde
taluni haa detto, ehe i fitlenai de* EiloCbfi (bno ipeflo f octmi , e gli
autori Poeti » L'attrazione , le monadi» x rortici , le molccule orga« Diche, fono
ftace le machine de'FiÌo(bfi« mafi a«? ufibi Dei cxaoo ie nadiiae de' *^ ' pure
I-^"^ Jf* e oq"en" aUii hanno ^onH« » Ua teti- S de^ Poeti Scc^
^j^. ^^^^^ anta . pel ^»»» "l?. «ufe . Cotì vtnì* colle pcevotejc deUe
Mule . ,o e uaUe altie tt-Afcorfj ^J^^,, e della la neceflaria unione
^^J^^f^jbaitv adot- » . -."Zie H'/"- ^''"'1 l/ÀntteatS^ Sje.
aeir AC e 1 opera citata. Inwtn cm w v guffon i t^o'«,uen.a'F:iofofica doyù
leggere '» J„„i rf,^ Digitìzed idy Goeg{? cbqoèm ^ the fi è fefa » come le lem
idecj,' Ibfiufca^ e vana. $. 8. L* eloquenza Filofofica dev* effec Brieve
energetica , amena , chiara , popoiacefca. Don affettata , e che dipinga ie
cofé con ener« Eiàf • Se* De ha r efempio nel libro itUP imd^' ttò mariù èl
Monf. Locke • ilBio , die pre« Afndchdksf da taluni errori che Vf fónò in
tìluni pefirierl , ed idee dell* Autore , può cflere un modeHo di eloquenza
Filofofica , e didattica , ed è ancora da ammirarfi T eIo« Juepza FiiolbfiGa
co^a quale Monf. de {a ifìdm ^ip'Dgf i caratteri deg^ Uomini , Sella oolU qmde
Mome^iea dbtàìm to . \iaskf ààSe ntìt iegiflatbhi , tfiék cdb ipialé MòriC de
Fontenellé, e MòtlC dì^ Alem- bert ^efcrivono gli £Iogj Accadeo^i^i.^i tan« ^
Savi j 9Cé (s)» (p) Gli abuÉ àcW cloqueizi Filofofica ci fono' graficamente ia
Luciano rapprcfcntati — Oh Jupiuf ^antum iUt drrogantia , quantum infciiii ,
quari'» iiàh tìHUentionum^ inanis gloriét ^ quantum qu^fiia^ dmhiahtm , quànìum
fpinofarum diJpMàtiàhum , - (r é»kiààoktm perpUxamm cif€ttéj^iì immé fuam
àùiitospàMS iahrfS,€t déliruminiu nàii JuHUfiiuià- ius item miféu, ^ fùékiam
éurtéfiedUMì tei Avfià die ^égue— Liteiun» in Dialog, MorunK I>iaLCAà*
font. 6 Mtrcuu llU affai pià «li Luciàrìo ci fca rap-' fiefòntari gli àbiifi
òkX: Eloquènza Fil<^o&» X ifteiTo woàmgi SofiOa GiaagiamMr
Ratfèaii , li ^oak tùr- .■f.^p.'"Vi Jopo tanii jcotU di clogncnza .
didattica quante Tonò le fclenze, eMe iilim** '-ziooi ifi^nite di
neflerrqienie* ì^éoqmm dU dattica eonfifle. , o in libri demeniàri. per .
princrpiamì , o in libri più eBéfi per giraidui* ^ -<! . Ti à molti
libri elementari in ogni fcienv 23 poch ATimi fono buoni , e trattati con if-
'\f>irito Filofofico. Non è no&to iftituto Tcfa». <
mìosacù 1. piani de'jplù fiunoTi libfi €lcaiq>>a^ j fd^ &'ibtó
ir tdinfiio 'délb piir AnDia TiloflHa ,y . fcT «i» nifgUo <]ella
ftavafnnit ttiveftìia' daMJatfi»-: iichera ^clla Filofofia, non Jia potuto ùtx
almeno conft^Tare i ilclirj di buona patte <leila moderna Filo- fofìa —
Beco (Come ci dice Jtt ho conjuUato i Fì~^ i^offiì ^ trovati mtti "iieri
iffermaiivi y dommati- ^ partii, finche nelL* ifteffo loro feetttcìfmo pretefo
, fapen- no tutto y niente provando, turlan^fi a vicenda .tutti •: ( v<
Ju, qùeflo folo mi è pano che ahhbian rugione J . . , Se pefate le loro ragioni^
non ne hanno , fi 9tQn per dijiruggete • • non Ji éUi^rimno ^ fe non fH
> 4lt{putaré* • • •Jeminénp ne' €iwi éegii 'Vernini defù^ iann HcitréBe*
% . • Sou^UL-prei^ M ejftr ejfl JaU ìlliimnaà^ pNtendònp et enfer per
iftfi^ftftcmì le Uro Chtmero » • • , rinn/erfàno , diflruggono, eai^^ano , U
ecje le pih rispettate degù Uòmini^ o tolgono agli af- - /f piti grandi
conjol^iioni nelle loro .mifefie ^ ed 3* rìcehi il folo freno delle loro
pafponi e Ji vartano dì giovare alt Uomo \ EJJi dicono che la ve- rità non nuoce
agli Ucmini . . . Dunque quelle noci- *ve cofe (he irjegnaro non fono la verità
ec, • . • . Gioiti ^abufi delia Filofofia modctna - prctefi ''fi loBO cfpom in
molti libri de' reti (lotNt tUk H M tWOltL i soiftro^ ilUnitò di parlarnr* ^
Digitized by Google il di éloquéna dUatiicd , ne di dar (àggi di taii piani
come io ogm fiiooità avrebE^co a fi)rmarG • Ci bafii V oflcnrare » die i primi
libri elementari ^ dovrebbero eflèr brievi ^ chiari , precifi , come tanti
afllomi ^ e come gli aforifmi d' Ippocrate nella Medicina , che «cile mani di
un Filoforo ProfeflTor di medi- cina fono un'eccellente aiaterìaie da fondar*
ci Medicee Iftituzioni • Ma non lotte le fdeii* 2è ponno. ridurli a piani
ragionati ed eie* mentari ali* ufi) de' Geometri , febbene Gafi per tutte
tentato , e £q coiP iileila MaatìGca ^ ina invano • ^ §. IO. I libri d^ ifoiati
peniieri Filofo- fici G riCerifcono alP eloquenza didattica ^ e corri(jpondono
alle fenteme degK antichi Fi-* lofofi, e Savj • Inoltre mito ci& che è
To- Stto di rioerchè difcuflionf , problemi , e fcorfi Accademici , li
jiferifce all' eloquen^ za Fiiofofica , V unkra regola per la quale >
come per ogni forte di eloquenza ^ è il ben pinzare, ed un'intelletto
Fiiorofico illumina* to. dalla lettura de^migliori Autori antichi ^ e oioderni.
All'eloquenza filofoiÌGa 6 riduco^ no ancora i Giornali Letterarj , le
Bfbliote* che , gli Edratii , i giudiz) , che ne* fogli periodici delle
Letterarie affemblee lì forni*- rio de' libri , che lì publicano , ed ali* elo-
quenza iUefla fiiofofica (ì attribuì fcono , e ri* ferifcono gli atti ttuti
delle Accademie , o queUe oofe i che ooacpbaifcono à conferva* * • 1 re , e
n^Tglionlre le tdktaé » e le art! • Il * DWcmvIo deir EodctepedUi di Fftrigi è
un • vado modello di mai ottimfiiie eloquemH filofofica filile fcknzè^ mi, e
mellieri (io). CA- (io IfldfeftìùlCO all' libro iton è efénce <ii molti
difètti croppo noti a' veti dotti , e molti di tali difetti i Cono confeffati
dagl* ifteflì Enciclopedifti — Si veda taf opera dell' Enciclopedia nell*
Arcicolo Entprclopedie^ ove fi dice Noi Jiamo in eerti luoghi magri ^ in nitri
pingui y talora Jcmbriamo tdèidiy ialors idropiti^ t Jlamo alter nativamente
naniy e giganti^ coU^m , é pitmeiy ben orgMniiaù ^ t fiorpj ^ 11 dijcorfi tMrm
è éfiìétto^ ofcuro , rUéretuo » trJ^mru» > éa£o , Juàlùùtw i/aim tam
eii. t parag^n^n t opifé kukrm ^ firé éM Afte Poetica ( di Oratio ) 9 s ftkMf
di ngfén A tali difetti fi ageioo^and i'gtavi enoii •pam te veriti It pili
diiare , aie in tal* opera C\ con*^ tengono, oode Coit ragione meritò le
ccnfure dell'una,' e deir altra amosicà , perchè in varj articoli vi fono
iìAemi erronei, per i quali fu vietata, ed in molte edizioni di efla fatte dopo
quella di Parigi, vi furono, apporte molte note cenioric. Giova qui avvertire i
no*- (Iri ietcori, che febbene da noi iìafi fpefTo cìtatata la Enciclopedia di
cqì pattiamo nsniifiù 4i ^éàdeKmm dàéptMéy la fece grandlB fi'rtfMìlce ad «a
legM> Mìariotfe, per ooo eanfemleie ^ib vendita cioè! mimmi rtoja
BntUUpedU di Parigi coli' altre pili pie*. Oide» o 8MDO vofuminose Letterarie
produzióni coft cMamate , cjoè Zncidopedia dei Chamberà , Cim tUpedia del Lewis
ee*^ onàt i|Qando abbiam detto fai' Grande Enciclopédia , aÌ3ì|>iam
inteso di ifdipi^it^ Quella di Parigi , detta f^raude per la Tua mole | ^ q^h^
£nnata dall'una^ e.daU' aUca ampcua, jpcr y^^ cuùf, ti gravi. ** • • ' *
Digitized by Google . .. y*» # t • y. •
. • • » QOcfto genere di eloquenza comprendi^ ogni tiifcorfo , fia in verfo,
fia in prò- fa , che riguacda gli atiari publici > « privati >
che fi ponno trattare in verii > profili in lettele; in dialoghi, O lian
coUa^ qu} • Quefla etoqoenza^fi è da jnd^ elet^M ancora a trattar cofe gravi ,
t feièntii|che ^ e fublimi , come han fatto Platone , e Lu- ciano co' Dialoghi
tra* Greci , CICERONE (vedasi), Erasmo, ed altri tra’latini, Fontenelìe ne’Dialoghi
de' Moni tra'Francefi, e Littleton» ed altri tragriDgldi • U aoOio ItaOiafiò
da- ^ mei I lilei , ed il famofo Conte ALGAROTTI (vedasi), rf Oiti moiii hanno
elevati i Dialoghi alle più Tu- bi inii' cognizioni filofofiche ; e per
Dialoghi iV Amore delio Spettacolo della Natura ha vo- IiM tranaié deli' lOwa
Nauviie • I Diaio- fifii finalmente hao fervilo a varj Lettfeiad; alle
fcambievoli critiche , e fatirt ancota . Il famofo Celli nella fiia Cjrcc elevò
i Dia- loghi a varie fpecolaiioni critiche foli' Uo- mo, Ifoliloquj, che varj
Autori hanno ade- prati fònb una fpecie di Dialoghi con loro fle(& /
come i Joliloquj dell' Ingiefe Odoardo Jom nelle fue Elegie notturne , o fian
Notti» e quei» di altri Amori. §. L'eloquttwa dtfDiafoghl è la più naturale , e
forfè la prima eloquenza degli Uomini in focietà , che fi communicavano i loro
affari , come erano i difcorfi degli Agricoltori , de' Pefcatori , de'
Cacciatori » de' Paiorì primitivi > confervadcr « e a noi dipincf dagli
Scrittori di var) generi di Edo* ghe • Le Comedie, e le Tragedie waódé , e
moderne fono tanti quadri di etoqucnza dialogica tra più peifone , che trattano
varj a&ri . $• Le regole filofofiche , che corv Vengono ad ogni forte
di Dialogo j fia tra due 9 iSa tra piò perfone , di q^iunque ma- tetfa fi
trattalTe , fi riducono tutte ai buoo* ordine delle cofe , alla chiarezza' , ed
alla M)ffeciljooe« e fopra tutto a badatfi^ che ne* * Digitized by Google
difcorfi degf inierlocutori de* diafogfiT abbra a dìpingerfi talinenie la
natura, che chi ieg- ge Aoa abbia ne' difcorfi delie perfonc , che 'pèiboo* a
rìconofcene gii: Autori del Dialcà- ^o » ma gr interiocuiori a' quali debbon
pfOPorzjooarG le coTe^ €he dicono. Sé s'io» troaticelféro agricoltori a pariar
dt Uto'c^a^ Filofofi a far da pefcaiòri , villanelle i di*- fcorrer di
politica, perfone non calte a par- lare con una precilìone filofofica , fi
ricono- Icerebbe nel Dialogo » non già la per fona , .due (Sadat ma i' Autor
dei Dialogo^ che dee aver, ipibr legge quel precetto: * Rdìjus^ ftrfona f4t
conptnìemia cuijut - Su quefla regola debbono efaminarfi tuttr i Diaiogbij^,.
tutte le Comédie , e Tragedie acufchef é inòdetoé . Luciano t fbìòtìt fono
sfatti oileriraiori dì c|iiello pitCftlJ6 ^ cgsi anche' 'Cicéroné' néile ópére
nàlié quali eoo rflile dialogico ha trattato df filorofia* Fonienelle ne'
Dialoghi de' Moni , e nelle fue . i£ciog()^ fa vedere fpellb i fuoi calenii , e
.non queiii degl' interiocuiori , e più di ef- Ib pecca :^AI(m/ de Voltaire ne'
fuoi Dial9ghi^ che ha compofii , ne' quali fi vede atfaiipiji' ilonf M'V^dmn ^
che 1 peribnaggi che pagar vi/ i0eflb. àiiru di inold àMi -Autori ', di
Dialoghi moderni • Quando ne* Dialoghi fi vooQO uauac . cofe fubiifni , p
Digitized by Google f jnnifiiFu • fi devono introdune ii» eflì io» « 4. Le
fcture émdiIiwi » «lo fcle .piftclarc fui principio ^.'^ AM^ tìu , e di cofe
domefliche » poi i- to- jraduaèio in effe cofe fcientifiche ; e come- flJiè le
materie * che ponno trattarfi nello fti- b ewftibie fon» molùtEme , anzi
infinite . T'cISmo » che qjMsfia etoquenza compren*s oon! genete di «le
letiefario , c^pi mace^ fóentilca . ogni aflàie awle . ogni coj dj» -oBa agii
Uomini occorrere > e tntttffi affenii. L'itnpie^rfi dunque con rfufcta
Si tale Cile richiede un ceiveUo affai pr* fiolbficp di quel «be C acde , ed un
miei- J^^oofiunMO in ogfii «enere di cognizio ai. non efcodw ^ ^ ria' epiaolare
, n» ttH» P^tendoT» Zìuxc , cominciane degli affina i I«à "A- S fino alle
cognizioni le pià fuMfmi • . - • • n elfi ■» efcB|ftK * •? •ZL riofofico. l'ani
«olte oj^e pofcune di M. Rouf- .ClTubeatnr. io genere di ^^'^'/^ .^ijb ^/w, Vi
fopo io ogni 'd«>»* * We fcmiliari, cori in nuteri» fawoSch. , «« »
Digitized by Google milrarr fian cofa facile , ^ da tutti , cgme da tutti li
fanno. Altri airoppodp .hanno cerei- 10 di ridurre ad arte \ ed a preo^iti il
fine- ma delle lettere fiimiliarf jonde in ii|t>fte Scu • le fi Ibno fatti
infiniti trattati àt confirìbcndis '^ifolis, ed infiniti libri fi fono fcrhii
d'in- finiti fornioiarj, che fi fono poi imitati, e s' imitano da tagti
Secretar] de' Grandi^ i 11 gelofamente (i adattano a quei foi^o.iar|;» W quali
fi vedono prefcritte leggi {>er lette- ve di oofiipiiineim , altre le^i
per lettele dedicatorie, alue leggi per lettere di cpndb- Slianza , per lettere
di affari ec. Ma invece i tali formolarj , e di tali oieiodi \ da'qua- li non
derivano , fe non freddi imitaiprj , che Q fmarrifcono per le più -^irnoie cif^
.fianie ^ nelle ^uali npn tiQUoó juìi .«ipippiio • . loop nell' idiomi Fcmcie «
amioita -.mo^lfort che trattano di varie matarie, e oootengoiao fpeSa àc'
qoadri del cuore, e dell' intelletto di chi C^rilTe ^ìi lettere. E' da notarfi
che M. Rouffeau di Ginevra, è voluto ancora cfercitare ncllvi ftilé Hpiftolarc
nel iuo Homaozo ideila Novella. Eloifa., ma le fue icttere , ,comc tutte le Tue
cose, (od piene di (Iranenc, discoo- inrietà , di delijcj Filofofici , di cose
contrarie al buon CoAmiit, alh biio6» morale» alla vera Fil^ofia, come >
è noto ir ed evidente • L' ìfteflb g;iiidtzio waò porarfi acca me k molte
lettere loentifiche del mcdefiino ,^jjjg4 iB$lk aUii)e ymylMiqni dcU^ opne .4
t^ S2t ferinobrio » o od csrfb iSmile; avrcBBcro éo- vuio far meglia di
avvezzare quei che deE>^ bono fcriver lettere air ufo del vero , e fo-
do raziocinio , e allo fviluppo delle fecoità inteilcttuaif , dalie quali
deriva ogni geotre cT invenzione , ed ogni fpecie di eloquenza • La perizia
delier oogpizioni^ e delle «iacerìe» delie quali S tratta » la conofcénza dell*
Uo- mo, Allibri, e dèi Monda, il retto , ordi- nato, e filofofico raziocinio ,
ed un' inielleitp vado infegneranno ogni genere di eloquenza, tpidolaré an[ai
meglio ^ che tutti i tediofi\ ed infoili trattati imuili de confcribendis epU
fiolii. come B dicono ed è da maravigjiacfi ' che il Lfpfio abbia TohiiD
fcrivere so tarma- ' feria lìih^opnlbolo intitolato tnftimh Epìflolìca» Un
intelletto vallo , e filorofico dirà Tempre cofe nuove , beife , grandi ,
ordinate in ogni materia , e T acquIHo di un' tale intelletto è l'unico
lequifito cfae fi pofla avere per ogni dbquenza e molto più per P epiftolare
per :iMiii cfe ^oeUe lettele '6iiiiiiaii tediofi>» prò- HIG) , coo(b(b >
inconctuAsme ^ o imftauxm di antichi formolar}, e metodi. §. 6. Un diluvio di
lettere fibrofiche ba nel pafTato^ e uel prefente Secolo inon- data la
letteratura ed ogni fcienza fi è ri- dotta a Lettere ». a Dizionari ^ a
Dial9ghi^(. (ij Si (mio (cóKc Sk k- Umn à$* nnnti a Digitized by Googli 61
dhdnoo»! ywSàVfìgMh]^ diedebbm htCì di tante lettere > ed il loro merito
preO- ' io tante nazioni . Noi fob oderviamo , che nello feti verli tante
lettere poco Ci è badato ai .v«riOmiie » e al ne quid nimit , e al^oiià hùtiù
S0. le.oore , che il feri? ono.' non fonoi utili. wm 9 e che migliorano -noi
,QieSà , e gir altri , è vana ogni gloria , è vano^ogni* libro , .che non è
fcritto < eoa tal <ii(eg^o di migirorar noi , e gii altri • $. 7«
L* eloquenza familiare comprende inoltre molte fp^ie di difcorG ; e raziocinj E
Mici j e privati • Tale eioqtienz»<dev* et r/xegoUta .dallo fpkito
ragionatole e ea[« oolatofc delie drcofianae , e ddle perCMie, *alie quali fi
paria ^ ed oflTervarG in effe le toggl dell' urbanità , del decoro , della pro-
prietà adattata a tempi » a' luoghi , alle per- lòoe • Quella urbanità» quefta
propcietà» .que^ morti y 4 de* moni a viventi » Utun "turche , Huere
Ptrfiint^ CiudaUhtt Cinefi, CékaUfiUhe^ Feruvisne^ ec. Lungo Ikebbe- il
.riferirne i Caob^* . Ma qaal* ticile lia ricavato la.J'epaUica Lenenta davcan»
Me- se» dm fono alTaì dimmili di quelle di .Cioerone ad Attico? Sooa tante
lettere moderne , e (bteatiiiche fui- , le leggi det.veriiìniilei Si iboo fcrìtà
iofece di biieVi lèttere infiniti volami , e fiieflo (pelTo per to(iiUare il
biioiì fenso, la verità, e fa ragione, e calunniare il genere umano, come ne'
Poemi in prosa dcUc ItiUtn ito demo dev* eflftr lo Ìbop# , e il tìaé 9 ogni
(cienza » ogni fiudio • La Religioae , la Morale , le virtù fociaii ,
l'urbanità , la proprietà debbon* eflèr la meu di ogni cui- lara p intanio
fembra* che i Filologi , ed i Rettorie! poco aUbiaoo badata » €olu?are P
iaieliettD^ ed il axm de'ipio ailfeFl^ elb- lo fianfi ooonpatf a dar fMPeoefli
, che pàcé giovano, le pria non fi mìgiìo^à TUiteUetio, il cuore {2) 9 (a) Non
può oenifi » cfti non vi i geneie A fibci «boodftiici ndk nfiibliai Lenmnt, (b
non quelli di Ltmn FamiUéfi, che l' avidità degli ediwH pnblìca ipecialinente
dopo la morte degli autori* TaQ ìettm non debbon Jcggeriii né paUicaffiyiè non
con^ tengono £ose ibde, utili, nuore (coverte (ciemificbe, e nuovi quadri del
cuore umano. Nelle Lettere fami- liari rUomo dipinge Te AelTo, e gli amici a Ce
Oeflb/ ed agli amici, onde ii dovrebbe tare grande fcelta in leggerle , e
publicarle , perche non fcmprc contengono cose degne del pubblico , come fi può
vedere nelle Lettere 'di Jf/adama di Stvigni ^ che non oftaatino le Iodi d!
Voltaire, altro non contengono nel fondo, 6 non pi9jcevdìi 'bagattelle* 1/
iftefle può dirQ di quéUó di PehffiNi, e di Babac* Oflerva^Mylord Bofobtòké,
ciie i'iitti'Q, ììunùMt Béliéfi ^ yòituff fcaooo (critte le loro kii^re
fmitiari per il pubblico , M che le relè lettere di Cicerone , fi ponno 4Ue veramente
fàuuliati* Si vedaU £«Ày/»;tiJ^til /Viif dPjStift»^ * Digitized by Google ti*
CA E a VL L* 'Eloquenza poetica, è flàta U pià vafla .k
pitt.udiyer&le^^ pfà.uioti€a.diogni fJtia eloquenza oome fi. è. altioye
da uo! dimofliata (r) ^ ediefla.i. Oata ii fonte di ogo'akra eloquenza , come
rifulta dall' ifloria della culiuxa..deUe. nazioni anùche:^.grciro ie ( t ) VoL
h Oflerva M. ÙùfM ; f db le prime» leggi «fi ttuci i popoli furono ia vedi ,
cd§in canzoni* Sr veda l'opera intitolata De l' oriHm' 93^ quaii la poesia Ba
oonlervate » intcodotte , e migliorale tutta* le 'icienze' » éd arà » ^ ha
iogenciiiti i cofiumi (2). 2* La poesìa è ilata , o metrica , o . pure k8.
& y*?. edit. in IX. Paris T778. 1 Poeti fi differo degli antichi
Fatiftì^ cioè Inventori. ] Franccfi antichi gli chiamarono Ttouhaiours , o
Trouveurs , vale a dire Inventori. 1 Poeti fono ftati nelle antiche nazioni
dell' Oriente, e della Grecia i primi Iftorici, i primi Teo- logi, i
Pancgerifti de* Dei del Politeifmo, 1 Neococi, ed i loro verfi fu quelle
macerie fi amtavano ne* bi^^ cni , ne' giardini pttbblid, ne* Tempj, ne*
Teatri. Si .veda r Enddopedia di Parigi anUL totu Tmu XSL fug, 676. délt
€J&àoot in fiL Luua 17^9* — Si ve* da?altiesi Topefi . intitolala E£ay
fur U genìe , & U CérdUn di» Néiions Livr. 111. pag. 6^. f^oLL Ha* ye
175 !•» opii(ailo nei qaale molle cose fi fvilttppaqa filile arti , e fcienze
delle nazioni . (a) M. Goguet ( Origin des Loix des Aris , / & des Sciences Liv. FL Chup^ L ) dice che la Poefia i un talento j
che fembra univerjaLmtnte ejfen^iale a lutto il genere umano. Avrebbe potuto
dire, che fia iìata la prima lingua del genere umano , com'è noto» Le voci
Poejia^ Pama^ Poeta ^ Poeiiea fon tutttf pa- iole, che derivano Sai Greco verbo
nrttm^ o mom^ che fignifica fire > formare , operare , cagionare 1
eoiio^ dare, praettrare, fingere, e far verfi; onde Poeta di- soiò U fuitart 9
t eift^fia, il treMon^ t littore di mna coja « di un Poema • Infiliti nel Greco
idioma i Chimici fi diflèro Poeti , CAryfipoéti, cioè feditoti dtit om* 1
Romani gli chiamarono Vettis, come t Celti , e gli Lcrufchi , e gli confii(èro
cogl' Indovini » e Profeti . Cicerone nell' Orazione prò Archia Poeta , fcce
grandi lodi ilcU' cloycnTa Poctioiy c la tikxi ad «09 Digitized by Google pure
RitrriTca , e quale di querte due fpecie di poesia fìa data ia prima vi fono
infinite contraili tra* Fiblogì » e gli Antìquarj , che fianno ferita Imnn^nfi
volumi fulla natura dell' antiche poesie OrientàK • Si fono fcrittc inoltre
ionnenfi libri falla natura della poe- sia , ed in un migliap di poedche , come
If dicx>no, che fi fono fcriite, o per ufo delle Scuole , o per una
lettura privata , fi è mol- to altercato fuila natura , fui fine , e fuIPog-
getto della poesia (3). Tali centrarti fi fono fatti altercando fugli efemp] ,
e Tulle autori- tà di Omero 9 di Virgilio , di Oraóo , del LI 3 Tat una rpccie
ifpira^ione enthea . Democrito , Platone^ AriftoceUy l' IngLefe Alylord
Shofisbury^ tà Ephrskn Chambtrs jrtferirooo U Poefia ad una (pecie di mdninm Io
una parplt fia dea», die dal oon eflerfi imcuco» o fìpaca fiflàte il wro (ènlo
delta pcota eJlfo-Féetko^ e fila origine , fi £aao eonfitse le idee ài chi ha
pari lato delU Poe(ia, e della fm Mptic àc^' tfif(f, àcX enthufijfmo y della
forza eatàea^ ^mpAsfica, maniaca» U iftelTo Ovidio , che gran Poeta , non potc
far* a meno di eflef Cosi coofttso » qoaiub padaoio de' Poe» ù diiSè; ». Sfl
Deus in noSìs adirante calefcimui ìlU . Impetus ifit Jacra Jìcmìna mentis
habet» . Cosa egli intese per qnel Deus , per qoell' agitam» i per qnel
ÉoUJUmus, per (iiìciV impetus , per quel mina faera mentisi 0) Alcci li» credm»
c&c l'éflenai della Poe" 61 T?4 Tallo , deir Anodo , $ Milion ee«
^ e fi Poeti diverfi, che baiino*àviitO'fliii^ epoe^ m - (TtflSmoti:; tuttoché
aveileio'faiào iTìedeGmo genere di poesia Epka ,.Xfnctf ^ Elegiaca ec Ma gH
Autori di poetiche ve- dendo » che malamente riufciva loro dr con- ciliare le
loro tegole eoo tanti generi di ^cemi dfvérG han fatto come oflerva MonJ^ •
dt^ydtairt^xìò che faceano~gii antijcbiAitro- noint • che mventavaiio ogni
giorno Q^dii imagmar'i , e cercavano, oannientavaQO'tinay ' o due sfere di
criflallo per foflenere i loro - fincmi erronei . Infattr olferva 1* iftetlb
Monf. ^ de Voltaire , che in materia di arti , e di Cfleiai le ^ definwioni ^ '
ie -regole cfifle '*lEa £ffe la fiozlonc, e la fivola, altri il metro, la ti*
ma » e la vcrfificazione , alui han foniate le bafi- iella Poeita
ralfciiMifiainio*' filtri neir iantaacme della Na^» tura . Quanti ibno. g)i
Aiiforì , famno .trama 41 t'ocfia r tante fono le opinioBÌ • S' -netanglia -
die 11 •celebre M% UBatutnc abbia -voluto entrare ia.twia * i fcu/noni
liinghffnine (òlla natura iella. Poefìa,- come ian^ fatto tanti altri*, meno
Filofofi ii hù^^con tante inutili, c prolilfe iftruironr Pocticbc, traile-
^uali lono folianto oa legger fi xjkc Ile Hi Ariftotele^ TAnc Pec- tica di
Of4i\Ì0y la Ragion Poetica del Gravina chi altri libri fìmili, giacche accade
nelle Iftituzioni Poetiche, come nelle Oratorie, che i tanti precetti fo- ' SO
iftutili, anzi orlano all' acquirio di taliVhKoltà, ed i granii Óniorif>
gratf Poe4 aon f iiilaBO «aai te- ' noA fopri i^uci prccatii* « • Digitized by
Google Btìb, e AabiKte fimo Ipeflb peiioolore (4)! $. 5. Da unti- Poetiche
dunque altro non fì è ricavato » fé non inutili difpute , ed impedimenti per
divenir giammai Poeta • La vera Poefìa non conHde, nè nelle favole , nè Df Uo
(Ijie tumido , ed entuGafiico , nè nella VjBr^i^ìoDet QUI folo iiell* ara di
faper ben ^pingcfe» e rapprefeotare ood mi oalori le m jdoe O • SI buon Poea i
ooìme il L i ^ bnoa (4Ì Si veda r Effi/ Jàr U Poe/te Epifue , che M. de
Voltaire ha aggiunto alla (ua Errìade, opera nella quale ci fi di an bel (àggio
della natura della Poefit Epica, e ci fi fii ao bel quadro della Poefia in
MiiecalCf e it' {principali Poeti Cpid» di'ezU m mo- Sca ia al* opera nel loro
fero alpetco* Contco tale ,opu(colo ha fcritto il Rolli , ma noa oranti le
denHiie del RoUi, U Saggio fulla Poefìa. Epica del Voliaice^ l^à fenipre
l'opuCculo il pid Filouflco (cricco m ma'! ^ia Poetica ruirEpopeje. (*) Si veda
l'opera Ingfese di Carlo la Motte, intitolata Saggio fuUa. Foe/la e Pittar a*
La Poeda è una pittura parlante, come la pittura è una poefì<i mu« ^a ,
che parla a' Cenfi • L' arte di parlare a' fcnlì per pittura ebbe compiuni
origini coli' atte delle, figure f^roglificlie , e d^o icrivere, ood' è che la
Poefia» e eloquenza primìciva ebbero coramniii le origini , e Ifi jAiflaro
ileccoriq anche i Poeti io varie nazioni ne* tempi pofteriori. Cost óe^ padi
Baffi fi adanaBo.^peflla .alcuni dilettanti di Poelìa in certe case , che
catamano djt Rettoriti , cioè de Poni . Si veda 1* opera intito* lan Delices di
U HoUande Tom. L Càdp. X. pag. Digitized by Google buon Pittore . Ecco tutte le
regole dJ cgni poefia nnìverfale . Ma quelP arte di dipìngere in poefia non
impara dal- ie poetiate , ma dafi^ imitazione -^eikt ^natu* ra , aÒDompagnaia
da tm jjrande , e vivo in- gegno , e' da lina viconna^^d eMiea* ianta<^
fia, éìt (f) fappia rarfi regòlaie-da «nn- illi»^ minato intelletto e fia
regolata dàlia ragione, e dal buon giìfto ; e quando- 1\ idee faranno erpreOlve
, e pìitorefche , tali faranno cf- ^preflìoiii^ e Io fliie, fenza le varie, ed
inu- • tiU i^oie di tante poetiche ($} « cl Jb^li-» ' * " ' . ' •
'".-^ m t ' -, • • • ' (3) Penronio Arbfitro, crcdendofi ;di-*a?eici àm
mna gran regola per- cflcr Poeta» noa^-i 'twidc^ dl tivefcT dna- unk idei Ikka
d^lla P^sfia Bkè iòti nel Satirico -^Pir 4mi^qges'^,^e4r§mifit»''mim.kfitfta^
& faBulofam ftnhntutrma "tùrmitimm pnuipitMtdùs ifi liher Jpi^iti^
^ ta poii^s Jurentu animi ^atifihaiSé Kadpareat , )jasm rieligìofa
orationisj'juh U0ibus fUeS'^ 'La Poefìa confific nell'arte <Ji
"fapcr dipingere la na- tura con'' Vivi' cbteri, neh* gii -rellc favole ,
né' Dei •*c ne* giri delle fcntcnzc ec. , come dice Petronio, c ' cfcme ci fece
rei fuo Specimen Belli Ci'vilts , che 'è. .jpiutcoflo nioa dedamazioiie
Afiatica, the una- P^ciìa "lagionata. • %. . . 'Ì6) * OfTerva nn gran Xtfttcrato
Veuvf, ^ ifi £• Z)/A Tomi 1. ViJcvur. Jur U toefu^ èkt W Pcé- VStf é €0m* U'
piHura , nei T ant éi è»i 4£ €oUrei>^ gi il tvrpù MiiÌÉé^ §d^* penihn *
' l fati princiff pittura fono regale ejfer tiali alla Poefia , ed i gfum ^
Poeti'- devno axwU qualità gran'Pittofè^ imà^ ^Ji ijf€t94 in Omfo, i VvgdU%
tipi^ffmm ii Poi^ Digitized by Sì! éa eccelTenti Poemi come quelli di Omero , e
di Virgilio , e di altri famofi Autori, fono come tante belle gallerie di
quadri , e d' imagini famofe éfpoiìe al gilftopubiico , qua» iKiuìmagini
dicncArano ^ che V artis di di- pingere K il Tefo ulento éA Poeta (7) , a U
Poeta dìtt dipittgeit U natura^ e dei avere tuta co^ $Mfienia univerfaU . /
Poeii ignoranti , e eopifti di- pingono falle aitmti definizioni^ ,cofe da ^
mai W- ^ dutey^ e Jognate ^ confondono gli jtiU , earicano i to- lori. Se i
Filofofi aveffero avuto un gufto^ed un in- telletto più delicato^ e ^e feria ^
< più eftefo avrebbero 'Capita l* ejfen^a della Pcejla ^ della Pittura^
e dtUa ^ufien , < le avrebbero riguardate tali facoltà , coma gli
effetti ntcejfarj del rapporto ft abilito tralt anima , aài fetìfi^^ come
piaceri deliTÌofiy che l* Autore deUoL^ ffàutn^t .-ka rfferèati^.^ .....
profondo Ceo^ metro 'oraria 4a Poefià 'A tagatteUa^ma pare 9Ì è dm
fcotivnettire^ ehe Omm ^iihri ptè del gren tfewton ^ Se poi a. oppónpné i vixj
detL Po^a^ fon yifj d^ . 'Poèti, n4>n -delC aHe\ che 4 indifireriM. • •
• • .La 'Potjia d cosi naturale agU memUni^ ehe i -Poeti finm flati i primi
Scrittori di tutte le rta^ioni^ ' La primm opera di Mosè d certanunu il bel
cdneiiO, xhe ftea dopo il pajfjfiftio del mar rojfo , Omero , ed "Efiodo
han preceduto tutù g£ Iftoricip e tutti i Filofcfi del* ia Grecia . * ' «a (7)
riflette l'Aato; > da noi citato, il quale -ci lif dati ecoellénci/Iìmi
in6,Jellì in ogni genere di 'eloquènza pteGnca, e poetica , ed eccellenti
amma»» bramenti nell'aite PoecSct — 1 virfi ^ die* egli , Jl^ f^jìf^io^ ifigi$
"ériUmi fe/iia iMotuttéatra^fenia Digitized by Google quei Poeti che non
fan dipingere la natura fonoo pitture iìmiii a quelle di Aracne con** vertita
ip ragno da Minerva • Cofloro non làpenjo xgiitar la natura hanno cercato d'
imitar gì} antichi con fondere Toro di quelli , mifchiard il loio fiingo g €
col- la loro lima han dillruito il. naturale » il fublime , il Belio di quei
quadri che han- no voluto imitare , con avere ai bel lume di quelli foflituita
la loro faifa lu- ce (8) \ inikm Foeti bau vdaco inoItrarG . . /«• *• y * « * *
* §i§etuiiìont ^ figli dalla natura ^ ma che eompanfcanp Mgalati dal cafo
> fino ali' ifttfft regole dtlC arte ^ pacchi la naturalezza i l*
impronto del grande inge* gno del gufto y C anima dell* armonia • Dee
faetificarfi étUa femplicità il fuoco fatuo dello ftile brillantato , che i un
raggio r^pidQ ^ /tha fcintilla . inopinata ^ cht Jorprertdf^^ dfìpiffe , e ttpn
tfutj^ve.* Q»(i£ lànguido par^ iartt fuH vm(u sforai di mii^hfilìe.Poif^f cài
cUp jirMttort' dt*.f(0féiM di jCtmi^ % m»M s^fini$ U ^fk nt^tin, Ì4t fna, QUum^
i 4^ fifgl^ • fiw^ ' ri troppo delicati , t ùmfH pomp^ de cititi freddi^ i
falfi gip€olit4 di certe frafi ^pf»^ bagattelle di un kajfo tutore» Col
fofierchio limare^ ed affilare delC arte s* indeholifcono gli acumi della
natura , Jl avpi"^ lifce la pittura , che diviene miniatura caricata»
JJar* te di tali /tutori ^ che evinto limano j é c^me quelUt de' ragni nelle
loro tei ^ che offrono fatig he meno fe^ liei y che corupite , e i^andifeono l*
atte a forra di 4rM. $ vejaa le opere de Af* l^-C D. 9* VqU U 9fkr. 4 4C* ^ Otte dé Jfi9trnois •
a M% Digitized by . gip fen^a guUk £ fen^a giuJi^h mie vJB ^ Fm*- do f t koM
digiunato ^ e vegUato ptr ifirivtre Elegie infipide tdlt loro Dulcinee , per
far ne' iyo rerfi irrormorare ì rufcelU , Jvolai^ar^ i ^effiretU , fofpkar
FìhmtlM td addormtntarz. Ì0 raghme^ amòìar Vamon^ Msfvìlir io Jpkio, e
rinvtrfar V ordine dilla marna » e peoicri- €fiim 1>« .Chifcicttt
diiauUni ftr gigami em^ mi , ^ dmin ì CflrtflMrj «crrimif « w f4tnaf §• 4. Si è più volle da noi detto, cTie gli antichi
flìmi Poeti furono i primi Savj , <fxt oef loco ycK& c^uitavaiio
T ifloiie ^inticiie ralle % M. le Due de Nivernois y clie T iftcflo Ofsftìo
avrebbe preferita alla dia Lettera a* Fifoni full* arte poetica . In queHa che
ii è ferina dal dottifTiitio , e fublime Autore a U Due de N'tvernois , fi
daiinp 1 più eccellenti precetti di Eloquenza Tragica, Comi- ca.y e di ogni
genere diToefia, e nel tempo llHedo in tale Itttcra fi danno .1 pid bélit eiènopì
,déIU piti felice /e pid vaca elocpenza -didicticà, epoi tbi(bo èoo uo quadro
£nè Iòdi jdeU» -vha ^campefbe^'^^ elle Virgilio, ed Qnzio ^ aviè(>bono
gloriati di ^vec ci^fi tatto ^l)ee onni^roeQCe leggerfi, é rileg^rfi tn^; tal
lèttent, e tntce le opere di un Amóre cosi oefebuif Az chi deAdera aver idea di
buon guHo, e compren^' dere lo j^icico della Poeiia',.'e Ja Teta ane delia me* Si
vedano Its X)euvres de T.. C, Z), Tom. 1. paft. ^o. ad 8t. edit. in 24.
l^aditJL nelle (ì^e K^Qioiis Jur ia JfitromanU* t fuiic origini delle nazioni ,
delle arti , e del* ' le fcienze (*) , confervavano ie antiche leg- gi,
ingentiiivano i coftumi , rapprefentavano cooellenti modelli per animare alle
viriù , e per fuggire i ¥izj (**) i Fu in fomoia ranti* * ca jpoefia tolta
iftrattiva » tatta didattica , tat« ta morale come fiirono nelle fero"
prime' origini ie favole Poetiche , nelle quali lotto* il velame di certi
racconti s* infègfiavano cer- te verità Iftoriche , Etiche , Filofofiche , Po-
. Ihfcbe^ con eloquenza allegorica , fimbolica, e fanta&ica. Tal'
eloquenza derivò dalla fcar- lena , « povertà delP antiche lingne , dalia .
viva , ed accefa fantafia. de' primi popoli , e finalmente dal delidcrio di
nafcondere i prò- prj , - .! • » Segone,
Cledibcìlaj Socrate, Platone, Craa^ tore, Ariftotelc, Pitcagorà» Eraclito ,
Senofane, ed al- tri Qtecì Filofofi furono poeti . Si vedano le loie vile
preflo Laerzio , StanUy , e Brucker* (**) Quello fu il fine Hclle antiche
Pocfie , com* è evidente da chi ben riflette gli an tichi monumenti • Ma
intanto fi quelliona da' dotti qual fia ftata 1* origi- ne della Pocfia. Taluni
la fanno derivare da una vi- vezza di fantafìa eftraord inaria , altri da'
fentiinenti di iiconofcenza , che gli aomini ebbero per i]i loto Cica* tote
Iddio pttioiolllaflthio . Alttt Jalle paffiow oinai- oe» aXctt
<làU*àaior proprio, dal defiderio -ai ttaiaaiula* a'.,poftetL£ttti
iftorid, dall' aUeetena di avete (cam- Mti gtan^ pertcòli ec Si veda Gitput
Origin des Loix, des Mns\ tSr di^ Scténces' Pan. L Liàr. iTL Digitized by r4»
1^1 (entimemi folto il velo delle favole^ co^ Ine ufarono tutti gli Orientali
(io) • Col pirogreiro del tempo perdutali f idea del ve* - IO- fenfo di queHe
fim)le , o confufa la men- t8 cotte varie interprecaiioni delle medefime^ quei
vetami , quelle fiivoie » quei (imboli , lì crederotx) de' fatti veri ^ ed i
popoli pa« gani , e profani modellarono fu quella lin- gua Poetica y allegorica
, ed entufiafìica le ie loio idee religiofe , e cosi quei fimboli 'divennero
perfonificati caratteri di tante prò* lane Deità de^Caldeif Feniq ^ Siriani ,
Per- fiaoi I Arabi, e Oieci , che oome dice Cicè- hmàna «d Hm tranjhdenm (ti),
e cosi la fimbolica e fantaUìca ed allegorica eio^uensa Poetica ^ nata pria
dalla necedìtà ^ ' - Q dal* (10} Séffitvs ohn^xUt f^^^ t"^ f^kH éotiithat
dictre , AjfeBus proprios in fahelUs tranftu» Ut Phadr. Gli antichi rilofofi
Orientali, ed i Gre- ci altresì fecero fpeflo conlìftcrc in favole , ed in enf-
fmi la loro Filofofia , come fi può ofTervare neJl* ftotia delle vice de
Filo£}£ Gxeci feutce da Laeiuo^ e dallo 6tanley. (11) Cictr. d* Nét. Deor.
Quefti' Poeti da la Poeua fa riofègpar ooib utili» e aatca p tiattaic io vai^
le Lcgg^, oade la voce n/M^^ coQuue al Csm^^ e alU Lei^^ come oflem U Sic« y4a
e dalla povertà delie lingue^ e aalla vivezza delia faotaGa de' primi popoli ,
a dal iv)» av«£. quelli. gotuiD ». o faputo chiarameoit. Ipiigariì « parcofl*
JS^i' cnofiruolì CQemi .diìtaop- le amicht Teogonsis j:, e Deità^ dqgit àmtic^
pvo&Di popoli^ dalie quali. Teogonie laPoo^ luu riceve più accreTcImend
con eller quelle favole divenute fcopo principale della poefia^ ehe fu
cooipagna deli' idolatria , e propagò Uice della medefima » e jCpnfecvatrice
d^! v9^ rj eriod di taoie. owqqi^ i Poe«^ delle .^||» Ji. oitio POP fectto^ Te
non piopagwpe^jdbu» late» , a gan aocceroendo Vjà^ &voIofe ^. ed
erronee , che gl* idoiafiri aveano de' loro» e moftrando i vizj , e i difetti
de' medefimi, talché la poefia , invece di moflrar pitture di virtù y mofìrò
quadri, di empietà ^ di dilop iieflà> di vizL>.e dipinfe le
guence^i diflur<» hi , le ferite ^ gli adultcrj^ le piolHtiiziofu^
clMncefli j le riffe de' Dei.^ ne' quali rappre* ftoti' tutti i vizi; degli'
Uemim i^ più maivag- gi, onde ia poelia fii miniflra dell* idolatrìa^ "c
del vizio prefTo tutte le profane nazioni , 'C per tal funcflo abufo i più
probi Eilolbfi ^ialimacono la poetica eloquenza refa fo(Ì3ette dalie tante
fcandalofe , e liccnzfofe Poefie ^ quandocchè nella Tua prima origine fa tutta
pura , tutta piena, di. oiocaie ^ tutta didattica^ tutta Filofefica» §, y.
Oltre l'idolatria, che corruppe la pQefia> e le Tue arci forelie g. dot
la. Pittura t la Digitized by Google e la fcoltura , un' altra orIg!he della
corru- ^LÌoiìG della poefìa , fu la corruzione del cuo- re umano ^ ond' eflà
diveone preilb buoaa |Kurte dp' Poeti 1' ifliumento delle paffioni $ e Parte di
oonompere i cofliuni , come Sor cero i Pòeti Erotici e Sat?rid de^ Gied . e de*
Romani , e fpeflb anche i Tragici » e i Comrci • Sono quede rerità troppo note
a chi abbia una minima conofcenza de* Poeti Greci , e Latini , la licenza de^
quali fu tale» che i' ifleflò Ovidio Maedro d* ogni poetica diflfolutezia » e
libeitinaggio s' inveì ancora coatto i Poeti fcoflumati • (12). $« 6. Ma tali
abufi della poefìa non fi> no da imputarfi alla facoltà ideflà , ma alia
corruzione dei cuore umano , che traile na- 2Ìoni profane j ed idolatre , e che
profefìTa- van le religioni le più . alTurde , le più erro- nee, dovea eflèr
niaffiina • Ma le nasiooi » che ebbero una rdigione. divina ^ veia > ed
irpirata , ebbero ancpra Poeti divini , ed i* fpirati , che in verfi caniaroro
le lodi del vero DiOj i divini prodigj, le glorie delia ve- ra (tiX Bb^uif
iaviittSf tìnms ni unfe Paeus Ofid* de noh Aaau 1*44 la VcUgJone (*) . Tra
queft'i divini Poeti lì conta Mosè, Giacobbe, Davide , i verfi de^ eoaK fono
Gonlecrati ad infegnarci lé varili le pH\ mili^^le più fbUtmì , a darci
infegna- menri dt morale , a ar bdare 1" Amor delP Univerfo . L' eloquenza
del Cantico di Mosè dopo il palTaggio del mar rollo , e queiià de* Salmi non
hanno modelli fimili nò ugua- li , COSI per riguardo alle cofe , come per
riguardò alio ftiie • Sulla poefia degli Ebrei e fillio fifle ptetico degU
Ortemali fi ved^ ii ^. difcorfo AA\^lfiwi«^ M Réury.^ ' 7. Ne* tempi
potterioiri moltf Foetf Iian cercato di reQituire la poefia al fuo arr- tìco
decoro , facendola fervire al canto dr coremili, e neceffarìe , ed a
roaierie.gravf, §à angufte diella noQra religione «.Cosi Gero- nimo Vida da
fcrìtto il famofo poema della^ Crijtiadt , posi fi Saonazara 1'' opera dh Par^
tu Virginis , cosi ii Milton la caduta* deli* Uomo , ec . Cosi il Fracaflorio
ha fcrìtto ìq veifii di cofe FHìche ^, cosi Scipione Ca- gecc (*) OfTerva M.
Rollili nel fuo Traiti des Etu^ dis Tom. L Livr. IL , ove parla a lungo della
i^oefia, clic la prima origine della medefima non fii altra colà, (è non la
voce , e 1* efprcffioni (lei cuore vanno, for- prcso aalta veduta* dcUé opere
mirabili dkl'Cceatoie e aa ciò ripete V origine ileU» Focfia^ ;deUa JMbfica e
del ballo» Tir pccc^ Tia fcrfttto de
Prìncipllf rerum coA Aonfo Paleario^cosi il Cardinal de Polig iac il
fuo.AittiiuerezioKecosi un £roe alFai pù. dbtta> t • chiaro del medeGtnQ
avea fcricta* buona parte del fiio AmifpinoicL ». Cosi han .btto «tolti altri
Autori Cattolici di po«fie fiere , cosi Itairane ^ come Latine ; quali Autori
fi fono sfjrzaii di far parlare alia p os- s»a la Ungua della religione ,
quella delle feiedZft , quella ^de' doveu delT U.xiìd , 1 arie w fofntna .dì
.dipingere e d' inlegiiar diiet> ttiido $•«8.. Non può megar&^
cIie^H Saggio^ itiir Uomo di Pope (la un de^ primi sforzi fiitti dall'ingegno
umano per foll^vare la poe- sìa alia tìlofoiìa , e che i P<)eti in^le.ì
, e- FranceG nelle loro poesie alibiano p ù bidi-^ Co alle Cofe, che alle
parole, corno han fat- to non pociri italiani^ e tragli altri il nodro'
Cappeltf nel <)otto pdema .fiSla. Legq;e di na? tura , ed altri » che
lango fart&àe riferire Ma è una gran dif^razia il vedere « che ge^-
loaull^ Jd tskr aerai* n. SuiriiTó éeirèloqnena Poetica» e de' Poeti MI la
giovcotd (criflè molte cose Plucareo neli'opii- icolo d€ audUmdU Poitis. Plmur.
Ooen l^tLìU pug. Gli antichi* Poeti per lo piil. io&mroao co* ft luiii^
e nccci&cie» r dicono qiu& tatti Macemariel ^ Si6 lìcralmenfc
rn Europa tali modeHi (lan poco imitali 9 e che generai aiente parlando, ia
poe* sìa fi maotCQga ancora tra' coniini di far fa* tire mordaci , o infuire
Raccoice di poem Epitalamiche , o Epìcéd) , a Ek>gf non ina-- litatìi
cetre peribné <Mfc «ju»^! 6 Moto iL favore > o la procczbne , o
i'aflfetuo , oné^ c clic la poesìa lì vede degradata a far Vekx^ gio de' vizj ,
a far coiiiparire un* tlena ia donna la più defornae , a far dipingere per un
^FiaiooBf Mecenate anaifaberioo , ed ai vendere i poetici fumi a chi più ò
genero;^* & .Q • L* ekKpièm potdcQi • oon^ tu MI. • • IHM* Aftronftmi,
Mctafìfici , Teologi, Iftorìci, Legislatori , Gir.rcconfulti ; I (ctrc Savj
della Giecìa. ccano tutti Pc.'.ri . Aìolti Savj han voluto oflervare in certe
lo^p^ oj^^rc le fc'ca7^,cd arti contenute in tali amichi Poe- ti. L' Inglese M.
Potter ha £critto eccellenù iodici ful*^ ^Uf CckAzc^ ed arti rntie contenu^ in
VirgiHcu TaH ^IjQ<!icì li fono itfiirì} nel fi«e de! 17àÉnQ4. ,
de&K v^iàóne.^i Witgfil9 fattt dal Diyflei»» tt-r«jfQpr4U| M
ho\>dT7^ net »77'-. in Tom. in 8, Ttl* Indice rap- prrfcntò tatti t
Juoghì di Virgilio rclaiivi . alle varie art!, 'e (cienze, caraeterì, religione
ec. Val pii\ tal'In- dicCt C'.c le iiifìnrre miglia ja di Commtr.tarii
yariorum, O ^^'^'^ i/iipiegdvano in t^li abu<ì la loro. Poefia tentici i
, giacche i pr ini Poeti , ed anche i Bardi i oc' Celti, furono i prinii
Klorici, i primi Gencalo^-(li , i'ptrmi ftioj^rafi, c gli antichi Bai di
confcivarc uo i inonnnientf deh' antica Iftoria d'IHanda. Si veda \A^ir
chflfor, Piefa^ion^ . alltlftoria d'. Irlaqda , il Sii^ FÌ*^ c^irij^ f ed ìl
S'tprAtldietpn nel Trattilo della FofJÌA Jf^Jha.
&l^'l£tttK>iJcritte le ìAorie dèi lor paese t fliademi P^ali} Q pocbi^
o ninno hg dò 6ito. Digitized by Google lair cireofianze. , e ndl* attuale
abulb^ .che molti han fatto e fanno dì ella in tempi • quali la Metcomania». T
adulazione,, e la ] ffltè di tanti inmusilì fiimelki ^oeti ^ che a fonai, di
adutazioof insplòrano ii pane , è di- ' veniita Parte di chieder nobiimente la
linao^ fina , o di fedurre l* aitruì innocenza , e di fjpargere i femi del
vizio ; può dirfi un^ arte pcrdiciolà, deteflaUie , ridicola, infame. Ma, qoeSa
non è la vera poesia j e tali Boeti fog- liò i pi& mileti iàretti del
TémàìS9% l veri. Poeti hm qodli che idruifcono dilettando , è dipingendo , e
dipingono , e dilettano iflrUendo . Ma quelli , che invece dì cofe , dicon
parole , quelli cl\z colle loro poesie non migliorano il cuore ^. e V
intelletto de- gli Uomini quelli^ che badan (blo ailo Ar- fe., al metio^ alle
filiabe, alla: rima» e che empiono j loro verfi di peuzi^t emp)^ fcari- dalof!
, fconiimatl , frivoli , inuiili , vzni » chimerici , e che poco , o nulla
illruircono ,. ^on fon veri Poeti , nè debfaon Ieg:o;erlì • Trair infinico
duolo di tanti Poeti, pochiiiìmi han dette cofe , e non parole • Il lettore
f»> là Peramè aitico de' Poeti drogai nazione ^ e di qoelli , che bao
dene cofe , e non pa«., toh , o parole , e non cole • Nbl non vo* gUamo entrare
inun'efaine che potrebbe di- fpiacere a molti appaffionaii di ceni Poeti in
og'ii nazione più accreditati per anticipa- ta opinione r p^^ filofoiÌGai
zaùocioìo s hi m z na ma hon poflSamo fer* a mienp di dife , cTie chi cerca in
poesia il bàio V utile » il di* leitevole, IMOruttivo, l'arte del dipìngere,
quella di migliorare i coflumi , e di emen- .darè i proprj difeiii , quella d'
infegnare ali* Uomo le verità le più uii<i , ì iuiiii delia fiiorofia ,
dell' Idoria , ed ogni forte di pia- cere « che nafce'r pofla dall' inielietto
, dalia faotafìa , e dalla ragione , difficilmente potrà trovare altro Poeta ,
che fuperi , o uguagli 51 Melarìafio trall' immenfo numero de' mo- derni , e
decii antichi Poeti , tra* quali egli c il vero Matilro di color che fai^no , e
l* sliiilìmo Poeta , fecondo una frafe Dante* fca (13). ^ . Monf. UBotteux, che
liduce tuu (::;) I Crufcant! l>Ta(iniano ìlMetanaHo, per non aver ,
coni' cllì dicono ^fcguito il Dialetto Fiorentino, e la Crnfca % Mi n! dialetto
ora éoteà figuirfi «fa tm £1.111 Poeta , che volle (criTeie la liogaa dell'
Italia » non gii quella di Firenze, che n'è on ièmplice dia- letto, il
Mctaftafio badò più alle cose, che alle paro- le , non riiìrinse a' limili del
dialetto Fiorentino le fue idee, imitò Omero, ed altri Greci Poeti, die badaro*
no a dilatare la propria linc^iia con molti dialetti, non già a rilh ngeria in
un fclo . Finalmente Ce avclTc fc- guitc più lo paiole, che le cose, il
A\etaftafìo farebbe ìtaro mediocre i 'ocra , come coloro che folo pcfcano
fr.ifi accenti , e riboboli nella Crufca , e che racchiudono ogiti loro (àpere
nell* imitazione de' Tofcaoi, e de' Fioreatini, de' ^uali Iboo fe^iuci poco
ragiooititu DigiiizccJ by Googlc te le regole della poesìa all' imitazione d
^lia Datura, diiliigue, con varj doni , due forti . dì poesia , cioè ìa poesia
delle cofe , e quella dello ftiU • La poesia delle cofe è poda ncll*
Invenzione^ e difpofizione dell'idee j e.degic Oggetti , e quella ddlo fiilt
confiAe iielli pen< 2Ìerr , nelle parole , nelle frafi , nel n?etro ,
neir armonia ec. I penzieri debbon' clTtire fcehi , non baffi , non triviali ,
mi fpiritofì , . elevali, e nuovi, o in nuove maniere, e no- bili efpreflTioni
, fopratutto nel genere epico^ nel quale tutto è Immagini , tutto è rublimc- tà
• La Tcelta delle parole opn(](te neli' uraìc vocaboli proprj , efpreflivi ,
energetici , che dipingano l' idee ,. che piacciano , e che for* prendano al
pari dell' idee , ma che non ab<« biano affettazione , e che non coni
pari Teano iludiati^ e ricercati^ ma che fìan fimiii alle cole che G efprimono,
e che fiano tante pftf •torerdie imagini di.eflTe cofe • Ma circa Io Ulto delia
poesia ne trovano dati da Ora* 2io neir arte poetica de' precetti eccelletùi*.'
1 In rerb'u edam tenuìs cautufque fcrendis • • • Dixoris egregie &c.
(i^)* M m 3 §• io; ( 14 ì HoréU M dtu PoitU: Kfopia ^ «è nelle igqéé CYÌcafeJ'
affiittaiione di certi purtfb dtlU linjrua, che petbn frafi in Virgilio, in
P]an«> , In CiGecoAe ec, o nella CruTca» o ne' Poeti Tofani, % 10. Il
circolo delle •fraR pòetlcfia» e ìtL loro u Altura ne* Poeti dev*e(Ier
èfflerente dagH "Scriitort profaici • La poesìa aggiunge, irarpcna , i n
verte , fnpplifce , toglie certe parole, e gli dà fignilicati , idee, ed ordì
ii^ airai-drverfo dalla .profa , peefì far vtder^ che non vi Gano ne parole ,
ne fraC , nè gi- fi di frafi , nè "periodi poetici (MÙ chiari, più belli ,
più energetici 'di ^uei ., che G ad oprano dai Poeta , La fcelta fóno^rit;^ del
meffo, e deVerfi , e la di loro arinonii fono una delle grandi arti del Poeta ,
fulla quale i Filologi, ed i Profcdìfli molto han- no fcritto , come altresì T
Inglefe Lori Kai* ^ •ints ^ C'JifynJ. k^Batuim ii quale diiliogMp «^étìitc!, o
£ altre na9Èfoiii.''Ql!efti tati puriffi, peni di (pirico di aficttan<»iie,e
iì neolcgifiio terivonò teuf^ ^re , e parlano propriémetitiy » ast
no}o(aiiieiite » conb dice un dotto Francese. Oj lali-^fivtMti purifii, cfe
dlcon prole, e fiali, che niente dipingioaD le cose « e che lambiccano
i< loro cervelli -a . limar epiteti^ Cd efprcflìoni ali* Omerica, alla
Plautina, alla Virgiliana, alia Lanrcfca, alla Pctraichefca , fonovi
<le^!* inrtmic- rabili cfenipj . Ve ne fono ai, cera tra non. pochi
Poeti Fraiicefi,ed incieli. La [iti le fetenza troppo limar {carole è il e fcuo
il pid i;iauiie della poclia , ma co- oro che pc co . bad«;uo ai»a puliti, c
proprietà dello ' itile peccano all' oppofto . il buon Poeta dev-efler nel- lo
llile córiétto', ma originaìé, c pittoreicd. -hà poca, • la troppa iaupoloficà.
puoccioap in fodia» Digitized by Google 14* «loitt forti d! àrmonia poetiti (i
jr) • \ I z* Noi» vi è facoltà cKe abbia ihnH ti piò eflrfi > e più
valli , quanio la poesìa , che dì tutto canta , e di timo park aTai più
dell'eloquenza profaica, efnMJ^ (ììia la poesia la prim^ eloquenza . Sarebb -^o
d^a- 4ae,uiote te fpecie della poesìa , qtir. .te varie cofe (ulie quM fi parla
, e ie divi-of ili delifi poesìa ne' generi Epico , Litica » Dratnmatfoo »
Satirico , Elegiaco ec« , . fono poco preci fé , e poco pfecife dcbbon'.eflere,
«di incerte le regole , che fe ne danno in mille poetiche , j^iacchè li vede
rpefTj , che Cgm Poeta Elegbco perefempio, ogni Poe- li Lli^ico , Epico ,
Dranuiiatico , Ratifico tmano fliU i « peAzieri cosi diverfi» che, do-*
vieiibero im& tante regote per TElegh , pec 4a OotneAa , per Epopeia i
quanti [onm gli Epici , i Drammatici , gli Elegiaci di- verff ec. , giacche non
ponno eflTervi ne deli- .màoiié m cirfì cfaite in poesia, ed in eto- (r^)
Prircip, de U Luterai. Tom. L ncir^pu- foolo iiuitolaio Lej b^HX Aris reduirs a un mncipe^ Chap.
11^. & F. r^ri. IIL, ove
fa favic iiBcami folla quauriii delle fillabe, e Col mèirp m rapporlo ai. la
Pociu L«m. Greca, c FraDCCfC. S vc.«la onni. nameote 1* owif«>lo diadeao
ncfla Par» HI. a Upi Wti, f4 al VU aocort, ovp par» macatevpUft^ntf deNafj
cobci delio (Ulè jQBtìp., fiate le odf o ie caraoni a* Dei , gì' mai di
rìrgraziaiiìetrto che i popoli idolatri facea* BO nelle varie occorrenze , o
per ringraziare, o per priegare , o per lodare i Dei , come Ci vtde
reui'ariichi inni di Orfeo, di Omc- lo y di Cailiniaco • A Uri credono , che ie
f>rifne poesie Tene fiate Elegie querele ^ nel- e -quali fi
rapprefemavano ie di^ratie <iegli Uomini primitivi neiia loro vita
felvaggis ed infeirce , e colle quali Si defcriveano le loro difgrarìe nelle
fifi the rivoluzioni del glo- ho , neile eiuvìoni , negl' incendj , nelle per-
fecuzioni di varj moflri , ferpenii , dragoni ec, come fi vede nella Mitologia
de'Grecr» degli Scandinavi, deHZelti ec. Altri credono * Ja poesia «pafiorate
ia pia amica altri te DiauHnatica g e U Satirica , ^ altri finat- mente la
poesia Epica , che fnlle prime era tin miflo di Cofmogoiiia , d' llìoria de'
Dei primitivi , di avvenimenti occorfi a' primi ^ popoli , e d' infegnamenti
didattici , come tal «lifto G vede .m* poemi antichi di Oc* feo f-e nelle
antiche poesie Arabe » ed fn«. diane , ed ancfie io quelle di Omero. Altri
quefiionano , Se alla poesia piò conferifea P ingegno , o Vane . Si veda il
Petito de juror. ..Poctic, , ed il l^uhos nelle rifiejfioni critiche Julia
poesìa, e la pittura Tcm. IL Dalle tan- te opiniofù fuir antichità delle varie
Tpede rdi poesia , fi deduce , che è oofii vana ed inutile j c'pedantefca il
pémare a tali riccnr- J44 • che , oDoie 2> torà Ttiit, «toitle ,
éipedante- Tea il queftionare , come moiti Suino , fe lift da preferi rfi la
poesià Epica alla Lirica , te Drammatica ali' Epica ec« , o la didaiiica a
tutte C) . 15. La favola è (lata ^ ed è ancora una delie bafi delia poesia . Le
prime favo* fe erano racconti Ùlorki velati , e coverti dalle tenebra dell'
eloqiièfiaa.iiinbplica ed iHe^orica de' tempi primitivi , cpme fi è di-
mortraio dai Signor Vico neHa Sctenia nuo- va • Col progrelfo del tempo V
iftede favole fono rinafle pcw in tutte le poesie , ed in tali favole ha poi
ognuno cercato , e ritro- ^to fei^ diverfi , come G può vedere da* MnologiOi •
Vi foDò le favole di più fyede, doè * quelle . che fdtto brievi ncoonti eoo*
tengono brievi allegorie fopra cofe morali , domeftiche , civili , economiche ,
e nelle quar ^ii o gU animali , o le cofe inanimate s' in- ^oducono a parlar
tra loro , 0 cogli Uominr, ^ tali favole H dsoopo tfpabgì ^ che furono fit- ■ '
(*) Òfferva 1* Inglese Mytord Sh»ftsbuiy y che "fané di' pcrfuaderc Hicde
origine alla Pocfia , alla BettOf i« » -aUa Mwfica ec. The Godaas tUijuafion muji
ht<n in a man/itr the Mother of t^oejy , Khc" toriekj Mufick *ina
the others Kin>tred arts Ad<uic» i0 én Autkor tAtu ÀU, StU. ^a^* ^^0. FéL L 4 Digitized by
fireqtrentlfnrtìj nelP Oriente ; e vi fono anco- ra le favole più lunj^he , e
che contengoiio Jiinghe allegorie lUorico-fiCche morali , ^ T^gonie , le
Cofoiogonfe articTie , t tutt^ la Terie del cullo iciigioro degli anticbì Gre^
d « e Latini « come Tono le Enrole , che 6 contengono ne* poetiti di Orfeo , di
Efiodo , di Omero, di Virgilio , di Ovidio ec. DeU Ja priuia fpecìe di favole
ne abbiamo gli efempj in Pilpcy , o Bidpay , in Loclman ^ ìli Efopo , in Fedro
, in Monf de la fornai^ Ile , in Gt^ , in Dtyden , m KiiUtn > daiU
lettura filo(ofica di quali Poeti potrà ognu» vedere chi fa ii più pictoreico ,
vale a diit il più pregevole. La pocfia paftorale , o Bucolica, contiene il
g^fc^ere Epico (*) , fe ii Poeta fe racconta i' avvcDÌoienco p^floraie o cam-
peftre , o di pefcagione , e contiene il genfc» «[ra^ipmatico , fe sMntioducono
var] interiocti* tori , ed è nel genere didattico > fe intro* dticono
jperfbne che infegnaflèro cofe titilì , O fcieniifiche ^ come fa SiWno oe^r
Ed^ghe 99 ^gg^r^ aeli'oper» lagfese iadcokita T/te Gmvii^ al n. z2,y txy,^ e al
9. ^o., t nella UìflÀrtJuàoi^ fulla Fucolica Poefìa ferita <lal W^sm e
£imoso Comiueuucoxe di Teocrito • ' SS! ta!ora di loclf (21) , talora dr canti
Epiiula- mici (22) lalora vi fi veJono Elegie queru* ìe , come nel pianto di
Venere per Adone in Teocrito (^i) « talora ifcrizioni funebri ^ allegorie ec«
(24.) • ' f. 16. In infinite poetiche G iono date ì-^iumerabiii regole folio
fide della poefìa Pa« hOH\^ y ^"ti^ le regole fi avrebbero do- vute
ridurre ai dovcrfi lo Hile adattare alla quaiì4 delie cofe , che fi rjp p^efe
»tano , ed a coloro > che parlano neii' Écloghe > che fé- ^ondo
le varie nncerie contenme in eflfe , debbono (*) f rere diverfi ilili per ^ i
quali V arte di bea dipingere le cofe , ed i carat- teri (ai) Teocrito nellf
Idi Ilio X»f <9ve Batto loda la Tua amica , ed è lodato da IVI Ione.
(21) Cosi Teocrko nell' làilUo i(. intitolato. 1* ììpiuUmiù di EUm* (13) Cosi
nel Sannazaro nell'Arcadia. Mneomin* éUte 0 Aiufi il vnfiro pianto • Si veda il
dunoso I- dillio del Greco I^.oi e imicolato il Sep^Urp di Adoae^ ctie è un'
Elegia fuLcbie afTai flebile « ^ (24) Vi (òno id:l]j Iftorici» cotbc V idillio
di Teocrito intitolato Tha'^Jijy come quello del ratto ili Furopa di MofcLo. Il
Ciclope di Icocrito ci rapprc- {cnta un ritratto di un amante. 1 fuoi
I^eftaiori un <ju.idro di povertà. Oficrva AI* le Bdtteux y die Teo-
crito ha dipinta la natura femplice , Mofcho 1' ha or« dinata con arte» e Bionc
gli ha dati gli ornaaìcnci. II '^timo r ba dipinta in caiupagua, il fecondo in
Citcil » il terzo (hi Teatro n Lo Scaligero cosi farli leHe aafttìc' df tali
Poe* Digitized by Google Ieri y che ci fi rapprefentano è V unica rego- la , e
qucfla regola Iia oilewaia ne' fuoi idil- ^ la celebre Madama Dcshouliersy ed
ii Taflb nel Tuo Aminta . QuclV arte di dipingere 1* ^veaa effi imparata dall*
Eciogbe di VirgUìpi «he foop il più eccellerne nuddla (jii joefia' f^Eiflotale
f e che invana fi è temalo imitare da Calpumb , e Nemefiano in tal genere ^
come indarno nel genere Epico T jaà- voiuu^ iixùtare Stazio , e Srlro Italico
«. $. 17. L' Elegia fuile prime fu tuttà /atu piec cofe flebili , indi fi
trasfec^ alle liete , e a tutti i fentimenii del cuòre , pnd* è y che talora^
oonuene ogni oiaterip » Iq golti luoghi^ de' poetici Epia vi 'lbno.ceìrtiè ,
ecie di Elegie , colie quali fi deplora ia morte di taluni , ed in molte
EcJo^he ^ powe fi è da noi oflervaio , L'ode di 'Ora- zio per ia morte di
QMiruiUo i una vera , , • . . V 1 • ■ ■ » Poclie PafloralU éontinent^ Bucolica
^ Arjtiones^ JgéeSpss Faenijiciéf, Li^natoria, ff^iaròrìay.Caprana, 0vni€^
OlUoHay BtfhMMia^ yiilica . Postìc. liUih ^ép. pè, — Ma Io Scaligero anebbe
dovqto rfflectere, dre cali poe^ il fono innalzace ancojsa ipeflò a cos^ ^id
rubiimi, a lodi Epiralamicfac di gra.ìdi periòne *. cbme il PoiUone di
Virgilio, a cose FSofòfichc , c^me JI if/^^o ce. Alla natura dell' Ecloga, c
delle Poe fie Cjeorp;iche fi rifcrilcono coloro , che hanno fcritto fullé
ilagioni, come in Inglese Tham^QH^ ed ia Fi<^ce$a .Elegia, giaceftc ì
fenfì , e le aok ooRituU fcona f Elegia aliai pia <lei mecfo-., Tra^l
Qfcd CdUmMo , r Fdas fi di(Un&ro l* Ekgie , c fi trova io Itiie fl bile
, ed Ele-t giaco in molti luoghi de' Tragici Gieri , co* ine In Euripide , in Sufocle
, hi Efchilo # Tra* Latini lì diilinfe neil* Elegie Ovidio 4 Tibiiilo
,Frojperzio. Preflcy i .moittriii k co# ft flebili fi ferìvono io qualunque
geoene db poefia , noi» eflendbvi ii» parncoiare comA tra* Latini , e Greci
quella forma de* verQ Eii^iaci. Le Elegie di Eduardo Jone fono^ tragl* Inglcfi
ii genere di poefìa la più Jugu^ bre che iìgurar fi polTa . Hanno aUresi gi'
ì»t glefi r Elegie di Gugiieimo Shenjlom . $• Ali' Elegia, funebri fi
riferrfiioiio - le Nm§ , i -Xrm. ^ .gii Efiaif « e tiutt I0 cannoni*» e Pòcciii
Aifie&ii , ficcome alb Eie» gie iieie fi è aperto fi campo di contenera
ogni genere di materie liete . Chi defideraP» fe varie Etimologiche ricerche
fuiia voce Elegia^ ,oe circa gli Autori delia medefima.4 potrà leggere io
bcaligertt nella fua Poe t rea • £ clii volellè varj giudizj rullo (iile
Elegiaco dovrà leggei^ V articolo tUgit dell' Enciclo* pedia di Parigi • II
Bidermanno , il Grozio, ii Milton hnn cercato d' imitare lo fllie de* Latini
Elegiaci . Gì* In-^lcfi , ed i Frai»cefi fanno le loro Elegie in verlì
/lUfandrirà , gl^ italiani in terza rima , o in caimani . Le migUoa Elegie
Fraacefi Totìo quelle di AlonC Cantici j che feooado .le caufali dalle quale
derivavano , conteneano certi dlfcorfF vivi , «kiimati da bciilaau fantafie « e
pieni di caio* re , e di entufiarmo poetico ^ Nisile odi ìmt^ 0 canzoni (i
ponno trattare tutte le materier poetiche pofTibiii , ma feinpre le odi debbo-
* n' e (Ter e brievi , che dipingano con celerità ie cofe, devon forprendere ,
incantare, pra«' cere , dipingere lo flato dell' animo di quel* lo clie canta
l'ode » glMnni» i canticis, cofe tutte comprefe nella gpc&à lirica^ o
cneii* ca {26) . 22» Chi volede fapere le varie , ed, incerte opinioni fu^
primi inventori delle odi e Tapere ie varie fpecie , ed i moki nomi delle odi
anticiiej.e come e(Te fi cantavano nelle Ciiiefe j nelle, publiclie foUennità
ne* Teatri» nelle tavole ec., ne*(àcrificj ce-, ed 1 varf nomi , che in varie
oocafioni av^eano^, potrà veder tutto ciò minutamente defcritto, e trattato
daUo Scaligero nella fua Poeti-, ca (27) . lonk Ih N-a $• 23* (zS) Gli amidi i
attriliaìroiiD T<^voce Jf^lòs alla (bla ròefìa Lirica, febbene la voce
Melodia Ci davi » tutti i poemi armonici, e ad ogni genere di canto. yid,
Scaltger, l^o<;tie. Lihr. I. Cap, xLlf^. Negli an- tichi Scrittori la
voce cantart , dinota fpclTo dtcLamare^ e talora parlare . Si veda M, Dabos KeJUx,
Crui^i$% Jur U Potfu , O U Ftiniure Tom. ///. SeB. ri. « (17) StéUger. iti t9CU Ltà^ L Cdg* XLlf^. i
è S62 §.23. Taluni dividono le odi in facre, fe Fian per oggetto diverfe cofc
dì religione , in morali, k fì paria deile virtù, e de' viz), in Eroiche , fe
fi cantano le vjrtù , é le lodi degli Ero?, ed in Anammulk » fe fi glia lo efle
di piaceri. Ma tante ponno et-, ce fe divifioni delfe odi , quanti pooiiò elTér
•te parla de* varj bo«ì «Ielle Odi, e delle varie loro parti , e del modo con
cui fi cantavano ne' var; Cori mobili , e immobili de' Mufici , e Cantori . Si
veda al- tresì celi* ifteffa poetica dello Scaligero ilCapoXLIii. XLlV. , XLV.
ce, fino al Capo XLIX., ne' cjuali parla di tutù i generi uniti alla Pofiì^
Lirica, de^l' iArumcDti Lirici aniichi , de* Cori , e «Ìel quanto ha rapporto
«Ite fmfi^ Lirica» f Odi. V'^Mo Scaligpfó suerifce altrove nellii poetica le
origini degl' Ioni Sa^ cri , è Progni e 4i tutte le po<^f!e | che eoo
e(G lian rapporto. Paria altrove fiUeUo A^tore dell' Orchedra «bir antico
Teatro^ e del luogo oel quale il Cord cantava, e 4 dicea Odgiim mì'tìoy, dallé
còmpofizioni ia Mufìca, che il coro cantava. I luoghi coofècrati ai<»'
le. Mufe , ed a' canti delle poefie , Ci diUèro ancora Odei: Vii, Scaliger.
Potùe, lihr. l Cap. XXUpag.jg. & 81, 1617, Si cantavano ancora così
fpeffo nelle ta- vole le Odi , e poefie Liriche , e chiamavano Odui^ $tJ\^
certo bicchiere , ch^ per bere fi portava incorna a' convitati , i quali non
poteano beverlo fenza canto . Scaiiger, Voet, Cap, XHf^* dt Poef, I.yric. \J
iftelTo iVutore parla aUpve delle Odi , o Cantici de* Cori , de' Teatri .
Potticy Lihr.UL Cup, XC^L ^ e dcfcrive le parti , è là oatlir^ di efle . Circ^
le Odi ahtidie fi veda altresì ^il VòiCo nell'opera d$ Foiamua^ f^iu^ Digitized
by Google gK ogÉiU Mia poeb IMea , cioè infiniti . Gli antichi inni di Orfeo ,
di Mufco , de Omero eCr (*) , gli antichi Ditirambi , gir amichi Pcani , ci
dcWino- faggi delie prime liriche poeiìe , come aitresi gir inni di CaU KoMco ,
ed i Cori ddle Gceche Tragedie , che 6x000 tutte opere la Mafie» » oo^ me qedte
dei Sfetaftaiio' o fioitli' ^ ferità iNuftrata tra noi da- on^ infigne
Letterato , Poeta , Critico , Filologo , Gcureconfulto , e Filofofo de* nollri
tempi (28) , il quale eoa tanta facilità,. bellezza, e chiarezza ha traife^
aite neiia^ poefia > e nella Muftca italiana le fratte deHa inrica
fy>t(ìà de' Salmi di DàvU da , i 4}ttali » ed i canud^ di Mosè fermano i
più Mlf iMfmmtntt dell* amici' poeti» liti» oa degli Ebrei , tanto piii^bella
d* ogni altra, quanto più (1 vede coafeccata alle iodi dei vero iddio» $• 24»
Tra* Greci elevarono alla ma^« gior perfezione ia pcdia Urica Alceo , Saffo;
St^fiooro^ s JUce* , AMcreofAc taechUidt > Si* ti n X ma- n , volfC
Hipferr cdlé' «ffcddali iMottio la eri^ne dlegrinni antichi pottl leggere il
Voffio Z^*» MIN' MMPft //^A, 5. f jp, t). §«4. y la Spanlieim <>r
noe» in hymrt, CMiuuck, , e<i il Van DlU Digérà» SBti^ 9 mjrm» tlùt/ÌK
infirrv. Dlffen, 7, L' Av\rocaco Sig» ^ $4tfmÌ9 JUtiff' Uk Kkoìù iìioì dotti
opuicoli» . rica Malterbe, ed altr? f?;). TragV Iijgietì. molti Poeti Lirici vi
fono llaii , ma pm fu- • bWmi , che ameni (36) . Chi voìdV^ delle feofate
rifleOìoni fulia poesia lirica d^^ nere dovrà leggere quanto ha oirervato sn Ui
materia Uonf d'AUmbcrt (j7) , e Monf. Thomas^ eccellente. Autore di odi
filofohchc, delle qualt wì fono anthe in Orazio' model- li (38) . Molli lòno
iragP ItaUani e* a lucii N n i not^ (55) Cioè Jif. de U Tarn, e altri, come M.
4e Léurens de Hejrrae ne* Cuoi Inni ai Sole, ed altrf. (35) Nella Foefia Lirica
fi dirtinfero tragi'.In- glefi il Cowley, ed il JìTaLUr. utiXc loro Odi,, come
alacsi M. Gruy,' - ' * (37) AUmbcn KefUaions Jur C Ode de hitteratur* Tom» y, .
\ , (38j Circa M.Hmmms, il «edefimo fece "ti Ode flit tempo , ed in fégueU
ebbe il premio dall Ac- cademia Francele, che coronò tal* Ode, ^er la qwile AI.
d* Alembert fcriffc le Tue riflcmooi lull' Ocz , e filila Poelìa. Circa le Odi
Filpfolìche, molte ne Ua fibrine M* de Voltaire y ma non può niegaifi, che nel
genere di Odi Eroiche], e fublimi niente fia riuicito il Voltaire , non oftantc
1' entuliaGno del medefimo , e de . fuoi ammiratori , che vonno dipingerlo per
ingegno, uni ver (ale , ma insano. Chi volefle leggere- delle me fiflcflioni
(uIU natura delle Odi ed i.rcquifiii «. tal genere di poelia, dovrà (èriameDll
riflcKere quanto ba (crìcto Dejpreeux nd fao Difcono (alla Ode, intozDO U preja
di Némury e noho' più dovrà, confiderare le (kvie .rifle£oiii fulla Poefia
Lirica , ^ fùlVenni(iafmo, c Hilc della medefima fatte* da M dt» Séòu Màrc%
nelle Annocazioai alT opuibolo citato di Digitized by Google noir i"
moItifljiQi Scrittori di Uncfce poesie, e di canzoni , e d' inni eo ^ c
moitiflìmi gìudhj oppodi ie ne fon hwì, e sa tali gin» m] fx>n è nofiro
iflituto ditangarci , avendo ognuno i Tuoi partegiani, per i quali (ì òW fputa
. Noi per comporre tante liti , diremo con manifefla verità , che in ogni
genere di poesìa , e nella Lirica ancora , il Metafla- fio (3p) ba il primato
iragli antichi > ed i moderni* Defpreaux : SI vedano le opere ài
Defpreaux Tom. Uh pag. 8. fiiK> alla pag. i6« cAit» in la. {• f^ok jim*
fiérdam che^ Changuion . (3p) Il Mctaftafio nelle file Arie c il Pindaro , e r
Orazio jde* Latioi «: Greci, i aualì imita, e fupe- ra. I fiioi Cantici, i
fitoi Inni ouanmo le glori* A ogni ItaitaM» Pomi • Egli può dici* il iòlo Poe»
dell* Italia* Nelle fiie arie ci «ia modelli di ogni ftile , or* lèniplice , oc
giave « oc iiibliaae , of didattico , or mo* fale» or tenero, ora patetico, of
JFilofofo , or Teolo» go y orFolióco, ma Mmpre Pittore inimitabile, e Cor-
prendente, e itaiipre un prodigio deli' UniveiTal Poe* ?ìa . Se uc ponno vedere
infiniti cfcmpj nelle lue arie, che vagiiono affai più delle Odi tutte de*
Greci , e de* Latini. Sarebbe cofa fuperflua , ed imtDcnsa addurre efempi preti
da tal Poeta, perchè biTognerebbe tutto trafcriverlo • Sono le Tue opere una
pilerìa di eccel- lenti, ediiiifioite pittore poetiche . L'iÒetfo M* Voltai- re
, patoi» lodatore degl' lialiam » ebbe a dire dell'Aria di Arboce : Vo foU^ndù
mn mar €tudeU ec. , che vale fÀ di aitò I fliig^ati pesi dell' Odi Gseohe ,
LatiM emodem* §. xf. Vmkst Salirà ; t Tantrca co- «media fiiroix)
oootempoiaiiee » onde Osazio ebbe e di le : Eupolis , atque Cratiniu ,
Arìjlofhantf' qut Poeta , Aque alii , qu0rum*Comadia prifca rorum ili f ' Quod
0nmdm fmt.^ M Jicmut, j' alioqui • • ' Famofus t multa cum Ubcriau nota^ barn :
Hinc émtds puidct Lu^m &c* • . .
• . / JLe orTgifii della poesia latirica' amica, en^e qudiè dell'antica Còmèdia
> e della Tragè- dia derivarono da quelle adunanze felli ve, e liete de'
primiiìvi popoir , i quali dopo le raccolte de* frutti della terra , delle
biade, delle uve ec. , fi univano per facritìcare Dei, ed offerir loro
leprimìtie. In taR oc-, cafoni gif UòDiini aHegrf , fenza pénrierr» 'e prenf dì
vino , (cherzavano gii uni cogli al- tri ^ e traile crapule , e tra' pranzi fi
riai- N a 4 prò- (40) HorauEclooa IV, in prìnc,\ Serm^ihuì» Tom. /. pag' 48^ in
B. Sehiiijr' Ugfit i7^4' proveravano .con Ifberià i loro difietti i e vi- 7] ;
onde alle prime adunanie di quei riifll- ci» dopo lefatighe deila raccolta, ,e
ne^tem- pi, ne' quali fi ofièrivano Jeprìmifie a'Dei^ fi dee y invanziòne .
dcHa Comedia , della Tragedia , e della Satira antica di quegli Uomini incoili,
cfce ebbero una poesìa (imi- le al loro flato, ed i primi rudimenti della
poesia cominciarono coi genere umano/' come infegna anche Ariftptele preffi)
Oe/W- Uo .V Quella poc$ie ConfiaeVane in
due generi di verfi • O erano yerfi in lode de* JDàì , e degli- eroi,
b'carrative de' fatti , e prodigi di quelli , e quefla fu 1' origine del- la
poesia lirica,, ed epica, che fi diramò in varj altri generi ; o pure fi
meiicano in ri- , dicolo i vizj dr quei .rqflici , onde derivò ronijca Comedia,
e i* amica Satira {43) • $• 26» Rifilila, ^indi , che ia poesia fatirrca de*
Graci , precedè , e fu quafi la madfe. della antica v^ra Tragedia , che dalla
Satira ebbe l'origine, e fu Tempre unita al- la medefima , poiché gl' iflefl[ì
Poeti , che componeano k Ti^^gedie j componeano le $ati- i ■ (41) JfaéÈe. C4aiéùn. de Satyrie. Paef.
lUn h €0p, I, pag, 7. , G» jequent, ^ . CrefolL Libr, HI Tkeatr. Rhetor.
eap^Xi. Satiricfie e imnifclie rapprefenCanze co' Satiri; ed oflèrva il
Gafaubono ^ che ne^ primi tem- pi le rapprefentart{c drammatiche , mite fi
chia- mavan Tragedie (44), e che quindi in mol- te Tragedie s' inferivano ic
favole fatiriehe , donde fi deduce , che i poemi buitìà •furon drammi uniti
alle Tragedie^ <;be aveano i cori de'Saiiri che dipingeaho ationi
gfocole , e ridicole « Corrifpondea fa fatirica poesia nelle Tragedie a' varj
generi di poesie Jiete , e giocofe , che i moderni inferifcono tragli atti
delie Tragedie , e che fi chiama- no im&rmei^ì • Col progrefla del
tempo non fi ammifero traglJ antichi nelle gravi Trage- die tali poesie
fatiriehe , e la Tipacedia fii divifa dalla «atira (^j). - f44) Cafauhn. de
Sjfyr. Po<f. lihri 1. Cap. h pag. ip. iftcffo Auore nel Capo I., di
detto libro parla a lungo nomi avuti dalia Satira , c dcirori- cine di tai
nomi. Fd a! capo 111. favella delle molte eiviboni della poefia , fecondo 1'
autóriià di ArijìoteU , àÌPÌ4to/2£y di di Diomede il Grammatico, il qwile
condunde, che prefTo i Greci quattro furono i generi della Pocfii.Difamaiatica,
(àoè la Tragica, U Comica , la Satiricm , t U Mimùa , e breflb t*Rofiia« niyéa
Preuflata , U TahrnarU . AulUntt ^ t U ^ianipede. Tragli amichi Greci, e Utim
gU oggettt' dell antica Commedia, e dell* amica Satira erano an- cora le
ccnfure degli Autori, e de' Poeti iftefli . Cap. 3. p0g, ! $• 17. Tragii
amidiiffifDi ^iitori 4! poesie Satiriche Oraeb oolloca Teyjrj ìiiveo^ torc
ancora delle Tragedie • Aliri fan« io un
tal' onore a Pralina , o Cratino , e a Cherilo » e ad Ef chilo , e di tali cofe
molto luDgameoie parla il CaffiuEiono (47) , il qua* le conchiade 1' (noria
della pof5Ìa fatirica tia?GrccL odUe doue Aie oficrvaziòoi futCì- dope di'
Eufjpide i che è P unico, démpio della natura della poeda fatirica antica de*
Greci (48) , come dopo il Cafaubono ha oflervaio Monf. le Battcux . Ma le an- tiche poesie fatirìche de^ Greci
erano aiTaì diiCmili dalle Satire de* Romani , predo i quali la «poesia
latirica fucceCrè aVerfi Sauà>' miig FaunaU^ e Fefeemni degli
antichrj&fu* .jfcij , e di quei popoli incoltr , che fi radd^ navano
ne* tempi delle fede di Bacco , di (ìcrere ^ e di alui Dei > a* quali
oiièrivano (46) Carmine fui Tré^o pilem ctìtavit oh kif» Mox stiMm agreflet
SéiytM tuuLmii '€f9^* HòW* itt%jifi* tottic. V. ftftO. (4^) De Satjrr. Poef
Lihr. É€p. V, Si vtèiW «kresì fulia Satini u Saggio fcricto dall' '^gwse Mrvwny
e divifo in tre*paiti» ia . ^uai' opesa moke fi dicono (il ila Satira. (48)
Cafauh. de Satyr. Poef, lihr, L Cap. VL (4P) Olfu^ Àu HUL IdW. Um^ ilL téiru IL
;d by Google le primizie deTroui della Tem» ed in tali publiche allegrezze
cantavano certe pdesics fatiriche in dialoghi (yo) > ed a qaei(le (bpv
cederò le anticTie Coinedìe per opera di U* * vio Andronico , alle quali fi
framifchiavano ancora azioni faiìriche , e gli fcherzi faiirì^ à » die fi faceano
dogU Efodiarj , e da' Afi"» nd ^ e dagli Atellani , onde il pome delhi
Opefe Atailane (jx) • Credono taluiii , qhe il nome di Satura co! anale i
Romani chi9^. marono le poesie Ihtiricne » nome che dino^ ta un vafo pieno di
ogni genere di frmtr, ed offerte , che fi faceano a'dei , in lance fatw* ta y
fiafi dato alla Satira, perche era qn mi« fio di var) jpenzieri , e varie
poesie» cb^ aT. tempi di Ijvb Andronico pcefe qualche 6nh> ma di dramma
l ma cBbe yan cambiamenii a* tempi dì Emiio 9 e di Pacoviò » e di Var« rone ,
il quale nelle fue Satire Menippee ne fece un mirto di profa , e di verfi .
Lucilio quindi Orazio , Perfio , Giovenale fiflarono la natura delia Satira con
verfi uniformi ^ e fUbiliti ; ma la Satira fi trattò Tempre Xìtf culu tempi de'<ìreci#
e de^Rivurni m ra| : • • • • Liv» Uhf, ni. cap. xl , ove tratti JcD; orìgide
delle Poefié Sceniche io Roma. (fi) ISi Ytdsi il Calauboa. 40 fétrr. Pnf. Mi.
C^iut ha \ Mììi , o kt\ \ o burlefeht (*) , o per^ narrai tìfa 'f o per dialogo
^ o in verfo , q in prò- fa ffs). Le Comedie di Plauto > è di Te- renzio
contengono molti quadri fatirìcì . Mar- ziale rrdude 1' epigramma a Satira ,
Ovidio l'Elegie nelle fue Dir et in Jbyn . Le Filip- piche di Cicerone fono
ecceliencl Satire dr /VI. Antonio* Finainòente k Satira è divenu* . tji
ii,'CQndiaiento d'ogni poesia, e ' talora ai> <ffie delia profa ,
e dellUfioria • Tante nove!--' le , tante allegorie , tanti Romanzi in ogni
lingua hanno avuto , ed hanno lo fpirito fa- tirico , che è difficile a numerargli,
fpecìal- inenié tragli Italiani , ì quali preferifcono ad ogni altro Poeta
Satirico 1' Arioflo , il Rofa , l'Abati ec« I Poemi , ed i Poeti Ber-' tteiclii
» daaiiQ inGoiti eiempì di poesid cri- tico (*') Opùnno tium t com'è M. U
F/eJhéi^ Vm^ piiUn 9 die io -fiilé «Ielle Sàtire dee éifec Umplice i « nacuralè
, come iieUe Satire dì Orsizio , e come nelle Patire di eflò M* dfUTrefnaie
Voquélin^ A itti Ton- fió io ftiJe pili grave I come ha £itco GiovenaU^ De^
firtaux ^ Regnier ec. (51) i Dialoghi di Luciano ira* Greci feno al- trettante
pitture oatiriche . Così tra* Latini \\ Sunfyricon <Ji Petronio, l'
Apocolocintofi di Seneca, ed altri fimili ópplcoli, che fi ponno vedere nel
libretto intitolato ^anO^ra praftautiorum uirorum in Ij. , Z.yoLlM^aun, Bae^* '
t66y^ ove li contcugono moke Satke Gic- (;]|]^e^ e Latine ia.pro&. ^ .
• Digitized by Googl 57Ì tfoò-giocoTa /come il'Palcf , H Bernr , il Fagiuoli^
ii Zipoli nel Malmandle , iiTalTo- lìi nella Pecchia ec. §, 2-8. Tra'Francefi ,
deell il primato nelle Satire a Monf, BoiUau Defpredux^ feb* bene non tutte
(lano di un merito ugnale/ MoKi aiui Franoefi^ Autori hanno r€riti9 k Satire
(jj) > « mokiflimi traefli lia'n poiV* tato lo (tiie fatfrico , e
mordace in ogni ge« nere di eloquenza (5*4). L'iftefll giudizj pon« no farO di
molti Autori IngleG ( yj) . 1 fé- defchi nel loro Rabiutr hanno il BoiUau Gac«
manico* 4' . 3p. La rpirho (atirico derivò filile prhne daii* allegrezza
> e dall'ubriachezza di quei primi nifìlchi , che nelle fe^le de* loro
Dei. fi rallegravano, e rappxefentavano i di- fetti altrui per correggerfi ,
come fi &icea nelle Cpmedie Coi prqgreffi) dol teiDfo G (13) Come M.
ReftnUt, e Jtf. de Benheht, e arioMi dt.efli Jf* Fnjntyt FAuqutUn ^ che imi^ je
^we ^ Arìoilo. (54) ^1**1101118» la ftttia, la morèieid campeg* gemo fpcffo io
molti moto! Ancori Fnocefi. (55) Comé i/i Suift, di ButUr^ ài ìiùckefier^ di
Cmh. TragriDglefi Poeti il Doca di Buckingam nel filo Ej^>iy on Santyre,
Saggio (uUa Satira i Bada della Foc/ia SatiricM Inglej€\ e h le iodi della
Sdii* fa , dicendo , che gli Uomini fono favj a praparrii imi alle Satire , e
alle Comedie fa rpirito di caiunnU , come fi odcrva in Ariilofane ed in molti
altri antichi , e moderni, e tìnal- mente la Satira è divenuta traile mani de*
Poeti , e fcienziatt i' iftrumento deli' odio^ deii'. invidia , della
inaldloefiza , delia noalr- gfiftà y ^eiia Iboihiiiiatezza 9 Tpedalmeiice tia*
pedani « o Filologi , ehe per un dittongo , per una varia lezione , per una
Tpiega di un'ifcrizione , per un difcorio fopra una ma- niera di un vafo, di un
lìgi Ho antico Kan pu« latrricfie imitando P irruenza dei Valla ^ dei« la
Sealtgero ^ dei Salmafio , étl Milton » 00- db ie tante guerre per la
preferenza di im' Autore » di un' opinione , di un fìltema > di una
fpiegà , ond* è che molti Letterati , ed anche Filofofi fiano flati tra di loro
più di- fiordi « e pia diviif de^ Dei di Omero per orioni ridicole rinovaqdo
feoipre efempf di guerre di ranocchi» e topi ^ e marciando fempre colle armi
delle Satire , delie quali hanno inondata la letteratura » Tali Autori làtiricf
fono come quegl' infetti , che rodono ogni pianta , alia quale G attaccano y e
fono ia pefle delU Lietteratura » ma tal pefle s'in<- oontra da pertutio
, gjaòchè potcebE>e^ dirC » che ficcome' oiRrva Anacreonte , che hr nar^
tora ha dato* le corna à! toro > fi cbrib àt cavallo, la ferocia al
leone ec.» cosi ha da- ta la iaura a ice ^|a4M ^cgii SàenùaU^ che ua eolie
latire , e colle carte Digitized by tra di loro fi lacerano ; yi Ibno id
lettera* tura i cerberi « ed i cani di Atteone « che li avventano anche a
mordere un liBro il pìà ^ vile, che fuflfè. Veggìamo fpellb contro un ver- fo,
contro un Sonetto , contro due righi , fcri- veill infiniti Volumi di Satire ^
nelle quali Ijii Autori di tali Salire fcuoprooo la loro Ignoranza , ia pravità
, la maldicenza • La republtca Letteraria ha i Tuoi topi , che ro* dono , i
corvi > che gracchiano « le ferpi che iibilano , i tarli , die confumano
, gii fcara- faggi , che mordono, ì gufi, le upupe , i nibbj ec* \ e talora
anche i Fìlofofi fi eleva* no alla mordacità i o taluni creduti Filo* fofi «
che 'mancando dt urbanità , di prudenza » e di cultura » e abondando di gelofia
y d* invidia , e di maldicenza » npa. ponno efler veji Savj (*) < • •
Sono note le (knguinose guerre, e le di- (pate di f^ùUaire > e
MéUfcrtuis per cose ridicole, e k Satira intitoUca AkakU M Voìtwe . fNyk «bbe
ancora ^baftantemence lo (pìrico iàtinco» e cootenauoso. Cori il Taflòni, il
Sentao» ooriPope nelle fiie Satire» omì l'Atemio» cod l'Iagieft Comté di
Ratifiif {*) E* eoM affai todalosa, che anche 4UJfan^ èro P0p9^ fia ftato
intaso <iaUa fpiiiio faiirico il piti * jrrande pofli'oile , come non fi
è potmo niej^re dajl* iftelTi [nglelì , ehe aiffero qoq efirvi eoa ^iià aotoda^
fk noa*M PQpe JinA eauivè condoits^ 4 md re* , gtUu^ Mié jfaUM S0nifjiifi
daprinfifdi pàtu del fu9 4 S7^ §. 30. Siccome le origini delia prlmiti^ va
poefia Drammatica furono antichi (lime , e communi colla poeda Satirica , cosi
tardi fi fiSàiono le regole esatte » e ia proprietà della poefia drammatica
oonfiderata !n rap* petto alla fya perfezione , e fiOàta » e cidot* * ta ad
arte • La poefia dramatica rapprefen- ta le a2Toni > e le cofe che
agifcono , come dinota la Greca voce drama • Quan- te azioni , e cofe fi panno
rapprefentare , tante fono le fpecie varie de' drammi » che fono azioni che fi
operano , e rapp'refentano* I •ciarloni rapptefeniano ceni animali tari ^ certe
' moflruofità , certi gefli efiraordlnar) » e certe cofe di meravìglia . Altri
rapprefenia- no vedute di campagne , fefle , giuochi , amori , e fcherzi
campeflri , avvenimenti del- le famiglie, e delle naziooi > guerre «
diflur- bi 4, flraggi , disgrazie , mine , ahrr trionfi di mdti Eioì^ di"
malie Deità • la brìeve. garatUfi in un. cdio gèmrate cóntro tatti, ed in par^
iUoU/t in mna ardente invidia j contra i migliori S erit^ nei éeW età fiuty e
adducano per efempio U virulents Séttirn Jerian dal meieflmo aomen AddUJour^
aonum , Bmigeii. S\ feda Topen IngUe inttcolaca The Bee » QT Vkiverfat,
M^eeckljr Pamphlei* Tom, y, pag. 47.,.. 01% li éà/at di Pope , che ebbe una
bile infernale • . The very gTìreteh that anly J^retchj whose Bé^t Digitized by
S7% V ogetio della poefia-' drammancr io generala è di porre in azione fuio^uH
agum hminef^ m ' di rappreièntafcc ogni oggetto^» che* ci ra^ prefenta ri Mondo
, e fecondo^ le yarie t^\A prefentanze di oggetti, o lieti> o
burlcfclir/ o ferj , o medi , o miti uniii infieme , \i dramma acquiUa var'f
nom^yO opera Bur« fefca 9 O/df'CQiiusdia , o» di» Xcii^pdia> » di
Tragfcomedia • Le Comedie antiche eb- bero r origine dalie notturne unioni di
già* vani y che fciolii di pentlerl aodavan girando per le lirade delie
.piccole alntazroni > e can- tando , e danclofi al liberiibaggiò .
Quelle furono l'origini dell'amica , e nuova.Lomedia. • L'antica Comedia
introduife in ifcena perfone vere, la nuova petfone^&Ke(jj$) »Aila
Trage^ .Tm.1L O'O- (dea (57) . Conunedk «vk t»? x»/Lif( vico, e uJ^n MAI»» Q
<b.«ii/4«^f ir-, e «J^fir, cantare e caminarc^ ^••^ il Dio di quelle
unioni notturne, nclb * ^^^a^ «>wnaii, e eoa iftrumenci mufici an- hnm
lòormdo per le ftiade co* Imai, iHc poro delle aialche, ove ficeano delle molte
ir* mnxo . Siiil* orrgine-dellt Commedia ,.e drammi fi veda lo Scatigcro
Pcctic, iiàr. V. Cap. f^, a Xh (58) Si védant» i Commencar/ di Donatt> %
Tfr^ fenzio Del Frammento C^mmd. , (f Traghi. mig,S7* dell'edizione di Terenzio
del Wcfterhoria Tom, 1. Magi €om. 1725., e (ì red» T opufcolo , che Cj/Hegue
4& . FahuUrum^ Ludorum ^ ThcAtromm ^ Scenérum * oc ìAmaIIMIM MnùquA
confuetuiint , e |1* altro OPIlìcolo hri iiaiio di L. Victotc Fauftg de
C§^imiU.. ' étà diecfeio ofigine le ri^prèfcntanze de^ruAicr» premio P ìveo agi
Ne' primi timpi , i luoghi déilt Scene , ed il Teatro erano quelle campagne , e
qtiegli all>eri , e quei teaui ruftici a quelle iflan- iapycfenttnic
addeai^ e gli i\uori (3^ì Scafi ger. Fonìe» Uèr,l Cap, VI» La Tra- gedia ebbe
il nonic ft^ro T^ttyn , «ai t^c » àairiico, che era il premio degli attori, e
del canté* Altri credono che il nome deriva datU feccie del vi» DO , in Greco
Tpt/^^ o dalla vcndemia Twytifia ^ perchè gli Attori ^l^I!e prime fàceano tali
tavole con unjgerfi il volto, e la bocca di iecce di vi'qo. Horatm dg An»
tottit» V, 175. Taluni han (^r^dutOj^ che le prtine Tngdlie fi devono ai quel
Minos^ $hc nelle Gfccht 6«Dle fk fm aamim ddeh/fim» , mìe 9^ Itnra Ptooc iwl
Wbof • Lf 9ii|icl« Tiaftdii fCM* quali tutte unite a* fttfuà mìAerj, che
celebravano t fleti dell' aii»ca Egtvo, e 4fli% Gr^M» i <wali i# |ali
Tragedie metteaap io quelk che vo* ieaoo rapprcfeotare 9gr iniziati . Chi
voleflt Icg^crt ^elle Uvie ri0e^OQÌ full' antica eloquenza Covtca 1 e Tragica ,
e fui la veriì^cazione , e declamazione 4i effe , p Culhi mapfera -colla quale
gli antichi Greci 1 e Xatìni le rapprefentavano fui teatro, e fu'
€ai>)bian>cnii i^l ^f^l^o . e dc^U Attori, filila muficai f àkxk^
If f e Ch* nimninù , e eira». ^Itre CQncernemi le apciciip Conpié^ie. è
Trage<lle,L tejei 4f« Z^«4m Mfle tsfi m^^ovà CriMe falla Pp^fo^ # iUh
fiM» «4 Tom lit vi me i4 Te«ir$ Digitized by Google quer primi rufl'icr. Indi
s^ModrocIunrcro le v^- rip vedf , i fidi teatri , le Scene portatilr >
die (ì craiportavano ne^ oàffi Qol Cooiict p oOf Orazio. 4iife DfetfMT ,
& plauflrU* vcxljji Poemat^ Thtfpii. Qui CMnercni , agattttfi^ jprunSU
fx,-*. àbiu. ora. (ói)- Coù Ocazfo ; onde rUUtano le mulatfooi KOOffr .iHSL
Teatrp , 9 ne* Pcciboa^gi » falle Ol9 5W {jSo) h^ Aet. Pdét. «. ef3« f0BRiftaaa
(ìli ftlau/trU véxigi tjftm^u TAf&if, fiui £anerenty come fi léggQ
coiuàntf iiiehcè • Le antiche Tnr^die non (I fcricesuio , e ie (Licriveano,
conGllea* ao m poche carte, e Thefpi niente fccifle , e le ope« re, die gli fi
actribuircoao . (ono fpuxic*. Come dun- ouc TeCpi portava fu cjfri i Foenu ?
Altri dicono , cne Orazio- intende per Poemi, gli materiali delle fci- jlf
pMiìli p«ruce fu* carri . Il Btatley in HatM> Tom. Hg- in Att* Foit^verf vJ7» «die. Lipidi
jSé^^ fottegg^e il pado <U Ckizi»» isoine d è. da^ooi ctmto» iOSyft^i
eshérent étgerenuiu poSmt4 f§mM Jè^ €Ì$MS, cioè |^ftrioiii; e4i còmici, come t
Comìd 4sl l^oaua Camiam 4i S^arron , cli«. Tiiffjjiffiaa loft /juali cofe dee vederli Io Scaligero
(62) • ' !• 31. Non vi è cofa , fuUa qiiaie tam* <D Cofi rcritio in
ibilie Poetiche , quanto fuU la Pocfia diannatica i e fnlle varie pard di. efla
, comlnctandò da Ariflk>tele ». fino a{ Gravina • Monf* le Batttux ha
lunghifTìma- niente parlato delia poeda drammatica (6^), *cd altri molti »
talché pochifllmi fono che non abbian dati precetti in tal genere di jpoefìa ,
ma pocbifliinf ban dati* cccéllend mdeUi. 32..I verfi grambid nifli forono ?r inìrura
degli antichi dramnii , perchè pift naturali , e più facili • Da tali verH
fìmili alia profa derivò poi 1' eloquenra profaica • Contraflan molti fé ia
poeOa drammatica debba edere in profa » o in verfo , ed ia Joal forma di verfi
, c fe T antica poèfia mmnnaiica AiÀ iiata tra* Greci in Mufi* €M, come i
tsoùtì dnuBuni ^ o nò . Tali Stélìfiir. féitm daf Capo 8. al Capo as^ (del
primo libro. (63) Prim. de U Litttrat, Traiti V. Tom, Ut. Il Tragico Fnmcese
J/. ComtilU iu (crìiti ere cccel* ìmÒL mnfA ftU*Eloq ucnza Comici « e fidia
Pocfo DnunóMttcì, td ^oilt jNvh, i« ^tNuili^ » e delb futi liei Poema
Diammiioo» a. della Triglia» e M Oiodo di tranarla, 3. delle tre aaicl di luogo
, di gior» ai»f di.aaaone» Si vedano le opere di AI, CàmtUU tm.X.j^ a8>
dcU'fdwMit ia ^ dei Digitized by G( queflion? Tono imitili ; e fi può
riflettere ^ che vi fono tra^ moderni ecoelienù Cocnedie^ e Tragedie ferine
cosi io piora come in Ver$ &OÌA , come in Muuca > e tntte ec-
celienti • §• 33' Un dramma , orapprefenta cofe ridicole , e fcherzevoli , e fi
dice dramma giocofo , buffo ^ o rapprefenta cofe più ferie , e fi dice
Commidia. 5e tratta cofe più ferie «Idia Comedia « e cote lugubri^ fi dice
Tra-' gedia* Le Cbmedie te* Tragedie ponpo trattar cofe Erdche « o pleke , o
pafiorali » • rufliche » ed allora ie Tragedie fi dicono Eroiche , Pafloraii
ec« Se ne vedono gU eleoH jpj ne* varj drammi • % 54. Infinite contraria
opinioni vi fo- ro fulia (celta delle materia de' drammi , (e defaban prenderfi
dall'lfloria, o. dalia. favola» ^ai fia né*<Iraimni il vecìfimite,*il
probaAi- ttek Se vi poflà efièr G^media fenza amori» - iC fenia nozze , qual
debba cITer lo (Irle del- la Tragedia, e delia Comedia, quale l'uni- tà
deMuoghi , de' tempi , dell' azione, la du- rata, il cominciamenco*,
l'inviluppo» e Iaca« rafl/ofe dell'azione; quanto ii nomerò degli •Attori,
delteSceite» degli Atti , quali iCo* 2ri ., ed ' 1 caratteri oonvencvoli »
43òfe tutte .dibattute in infiniti volumi , ma che non ìnfegnano ad eirer Poeta
drammatico chi non ha nella mente dirpofizioni drammatiche » c per chi lia cali
«Ufpofizioni i giova aliai pi^ P a a VU SÌ2 r imttdzionè 4^ migliori
dràimnaticr /e h rìfUSom fuih Mul dkfMgliori wideHì da imìim, cbf fmUìm Amori
«pieeettf, iqim» lì fono CQ6Ì varj^ ccme i mcdcHr, da'^li fon prcfi, e che non
aiiiiano i piccoli ingc* gni , e fervono di oftacoio a' grandi. L'uni- ca , e
madmia regola ót\\z poesia jdrainma- tica ^ è di dipia§Cfe « e porre io dizione
H cpft» ^ i £itti « m «piei anodo y dm aoca^ doao 9 o cpme dovmoo « e poimo
vtri8^ miimeme iccadcm, « .la tierifimiiiiiidioe deo jiArifigerfi fieirimieare
, e dipinger ]a natu- la , e nel rapprcfentarc gli attori nelle loro •idee ,
natura , ccflumì , jaziocin'] , azioni , ed io tutte le circoflanae , c inai
^li Ancoci , i «fwdi dtbbón dl^iognr b fleflì , noo già^ ona gli Attori ^
Ptmque <^iii dramanatioo lieffenaggio , io. coi fi tede pià 0 Poeta »
-the gli Attori 9 4^ «Ha flMfimefbè jorerifi- jmiie . Se irHroduce una
pafloreila , che •parla di politica , o di fcieoze fublimi , una •innamorata
volgare , che faccia delle gravi *, " •e iccie riflefljooi fuUe viccode
umane , ua •pirata che parli di conofcenze di etica , e ideUa pQfljoni , allora
fi. dipinge H deliop «elle tàfft^ ed.ìi.dqghìde ne-bofchi» Don- :que r
foiitatiooe dolk. nttmii oelP arte del •vcrifimile dee regolare P azioni
drammatiche, Je unità de' tempi , de luoghi , e deli' azio- jie , i caratteri ,
lo fìile , TerprtAloni , e tuD- Ureioaneiua duuiBUttica • t Viiì dininanndo ■ i
. erf ti irtìltando fa natura . (J veJrà clic nelle grandr , e rublimi pafTioni
, neil* enuifiafiDo di effe fi avrà l'eloquenza tragica» e propor- zionata a!
foggetto, che in noi avrà fveglfa- te tali idee ; dalle rifleflioni fiigli
atFari civi- li , e fair iibriaf delb viti umana nafcierè la Comedia, e dal
leno delle, facezie i~e de^ii (cherzi feAfvi deriveranno i drammi burle- fchi ,
talché ogni regola di poesia Dramma- tica^ e d'ogni poesia Q riduce al Siti
cowtnkndd fagt {6^ e fi riduce ancora a dover TeRipre ferpr^* dere l^uditore
con novità inafpettate , ed tnó* dite , molto più nelia Tr^edia ^dtlla ^^le
.con ragione C diifa ; Omne gemi fcrigd gtiivitmt TrafouGui pittàt {6s) . Ed
altrove defcrifle Ovidio la graviti dellaTra- gedia quando la dipiole vdliia
odia maniera la più Tcria (66) . S* 3S* Tra'Greci i più tioooMUi Tragi* ' « O Q
^ oc (^4) Morét, in Art, f*oee. verf, tl^ ì^ò) Ov.d. lì irifi, V. <8'. d
Yo^o Eftbilo ^JSohdt, ,edi Enripidfe , ttU tre varj Foeti ^'de* jqaaii reOaao.
frantmnK ^Tra*Latini fi cita la Medta di Ovidio, efo* no da comnìendarfi le
Tragedie di Seneca . Gi'Jialiani hanno il Tórrifinondo del Tallo, la Merope del
Maffei , le Tragedie dello Speroni ec GP Inglefi molte Tragedie del Shahfpeare
, ed il Catone di Addi£on • iMa i più eccelienil Autori di Tragedie fi fon
prodotti dalla Trancia, vale a dire CornciUr, CrAOlon , Ratine ^ Velttìrej ed
akri et. §. fU eloquenza Comica vanta tra* Greci Menahdro , Difilo, ed altri,
de' quali rcflano pochi frammemi • In Euripide vi fo- 'kio cene Comedie j che
fono un mi (lo .d* 'ógni eloquenza Coinica , come il Ciclope « l 'latini' hanno
4^1auto>.e Terenzio. GÌ* ilia- liani nel fole Metaflafio' hanno il
modellò a* ogni poesia Tragica^ e Comica , modello 'forfi a unti* Tuperiore . I
Francefì nelle loro Comedie hanno per Erot Dejìouchts , Ke- gnard , Mol'urt .
Il .Voliairc ancora ha fcrii- te delle Comedie FranceC , ed il RoufTeau incora
, ina lion eoo molto app^aufo C^) , Bi(bgna però confeflàre che il Veneziano •
- Gol* ^ E* da riflctrcrfi traile ftranc altre molte con- 4 traJniooi /li .
Gian^iacomo Jloufièau, quella 4i aver compofle Commedie nel tempo meàefìmo, io
cai egU i «caaiTa a vitaperatt . ceni caUùra /bfiale , le icien- Digitized by
Google .QoUooi oeile Tue CovafSc-sibh teceVQni^ nientQ dfpinu )a natura aSar mcgìio
de*Co^ mici Francefi. Circa le .Comedie burlcfcfie^ e piacevoli , de' quali
l'Europa abonda , e che nafcono , e miiojono in ogni iflame ^ p che fono un
mido di (liie faqeto^.e pirico fui modello di Ariflo(ao^^ Pg^nio può giuf
dicarne. Del rimanente ognuno potrà ttovat* unite nel iblo MeiaQafiò tutte k
grazie d* .ogni poesia, draniinaiiai^. e^ batta egif folo per ogni Poeta (*). *
* . , . §. 37. U epica Poesia y cioè quella^ lii cui r azione non fi
rapprefenia , ma fi rac- , conta dai Poeta , è quella, in cui fi defcri- vono
avvenimenti . WMci j , grandi , nobili'^ iiiuftri . • QjoeOo .jgenere , ài poe^
fiil prinui^ pio era una Tpecie di poesia didattiqi fulp amiche IRorie
<lef Dei , degli eroi , degli avvenimenti fifici , e fenomeni del gloEx>
, fuUe pliche Cofmogonie» e Teogonie ^ che , . fili- «, le, arti, e molto pid
là poefia iraminatìc«, € éi IpcttacoH . Si può vedere quanto egli fcrilTc in
occato- nc dell' articolo GineurM ^ che Ci era ÌM. d'Alembert inferito nell'
Enciclopedia di Parigi, e «pianto fi fcrifle conila il Rouflcau daH' ifteflo
^[. d' Alembert , difen- forc degli fpecuQoU Draiumatici,. creduti dai
Roul&aa pcrniciofi. (*) OA Volede un bel quadro della Pocfia Tra- gica
«e Comici dovri Vederlo nel Poema Francese di I / * Digitized by Google iuilc
tradizionf , che corrrttio , H anJavirrr cantando , o nelle menfe , o nelle
fede de' Dei , o in alire liete circoftanze . I Caniorr fi diceano da* Gred
Rhaffodi , e le poede -RhaffodU ^' * ' 39* Gir SciittoH dP infinite Poeticfie
hàn peccato in Omeio , ed in Virgilio defr nrzibni , e regole per i Poemi Epid
, alle quali regofe mai quei poeti fognaronò, e che non sono adattabili ad ogni
genere di poema epico, perchè ogni nazione ha poemi epici di un guHo diverso, e
di caratteri diflfèrentf. Questa verità è fiata a lungo da 'Moff/I Ì€ Vdtàtrt
dimolirata nei fcio Siggié Paeiltf E/Ua ove d {ia dato Un qua* dio filosofico
delh' nétnra df ' tal poesia, e de* principali poeti epici – VIRGILIO (si veda),
cioè di Omerc, di VIRGILIO (vedasi), di LUCANO (vedasi), del TrlJJino del TaJ^
fo f del Comouens, di D. Alcnio Ercilia, « di Aiilton, di quali poeti c'impara
a giudicare, ed a conoscere le bellezze, e i di« ietti* VUkSo Monf. dt Voltaire
ottimo gru- dice in materia di poesia » eà, eloquenza ha Ibrhto Untò poenia
epiioo, che Abia la Francia, cioè VÈrriade^ Poema tanto applau- ..diip
dairEuropa, e tradotto in ogni lingun.. ^Q. lì partito degli zelanti difensori
d’Omero dice che Omero iia il dio della poesia epica, il fonte di ogni
dottrina, ^iri dicono che le Aie opem fieno come mtticiie medmlie che , Ufogoar
a?eie » ftb* bene bene non corrano nef commercio •Sca« Ifgero BORDONI (vedasi) disprezza
Omero, come fece Aleffan- chro TaSbni ne Tuoi pensieri diverii Chi volefiè conolcere Omero dovrà leggere^ li
»k&ìSk€ IJhnklm Mirtei», « gU icrkit di Omero - di W^Ìap^/ IngieTe, ed
ilSign. Vi- co nella Scienza nuova . Non è cofa tacile il determinare chi Ha
flato Omero , e fé egli fia flato r AtKore delie opere clie gii fi atr^
tribuìrcono • Evodoto ne ha TcfitNi una Tfta ftvolora p e Lem Aliaci ha inoltb
|HurlM fiiHa 'Fmth di Omeio. Monf. U Sstuusi ilo* po aver iungamciiM'dircorfe
poema epi« 00 , rt>lla maceria di q\4elb y Tulle fue qua* lità , fuglr
epirodj , o azioni fubordinatc ali' azione principale , fui nodo , e Tulio Tvilup*
maniere di far* uib del foblioie , « del mà- tavigliofo nciP £pcipeja>
itftlf^' vèrifRiiHitiidl- 4ie 4 ed integrbà delF aaionc y perfenag^ ^eir£popeja
^ e de* lóro caratteri ^ e collu* m'ì y Tulla forma del Poema Epico , Tulle
parti del medefimo , cioè propofiiìone , in- vocazione , e narrazione, e fugli
actìGcj che debbonfi uTare ip. tali parti- , iu\\o ilik r ^erfi convenevoli ,
palla quindi ad analixare r Iliade di Omero , efaminandone l' azione ^ V
invenzione , e lo ftiie , la diTpofizkme , i caratteri i le immagini , e l'
'elocuzione , e tutte le bellezze , e paffa quindi ad eTami- So- ' f88 ....
Sopra Omero fece dtlfe favre rifleHjDni il Gravifia nel Tuo dotto iìbro della
Ragiùtt fóuica , ed il Tcmafiài neli* opcfa falla Ut^ ma é£F$en. Ooieio odie fue
poem d-dà i ritratti de* (ecoli groflblani , e poco colte g t di eroi
confiraili ; ma i ritratti dell' Enei- de di Virgilio , c de* fuoi Eroi foiìo
de' quadri della cultura la più raffinata , e delie •ni le più perfette. Può
friincamente dirG i fibe la Maeilà , e la gloria dell' {piperò Ro* mano
(bao.oonfmate« e dipinte oelk'operft df Virgilio > la dr cui eboizione •
e Je Ima* ginr Tono portentofiflmie , ed inOgni . Monf. U Batteux fa molte
ollèrvazioni , e parai^oai Ifa Omero , e Virgilio , e fa 20. gravi cen* iiire
contro V Eneide del medefimo » dichia^ jrandolo airai inferiore ad Omero (C-j)
. Lo ^aligero all' oppoflo » che tanto ha biaGma* j» Ulta irPoet;^ • ed Omero »
tofciò fcritto» €be:Virg)lb era un.(i|uflie« ii^ Poesia *, cbe 4Utto in efib fi
dovea adorare , e fece un capitolo iniiiolaio Ara Publii Virgilit Maro* (68) •
Ecco le varietà , c contrarietà del- le umane opinioni • U Ingìeià Mylord Ad- *
. • • • • , ' » « . (fif) ' ,C9W$ des èelL LéUn Tm* IL Trsiii If^. ,4^ Potme
Epiqut Chip, Xxir, pjg, sd '{JS^ J(€élig. tot tic, Libr, Hyptrcfitic, eap* «f-
'ikk ptlg* 817^" «to éa-èk létT* ^ Se òcaligeco portò fetà Digitized by
Google I diflfon preferiva Milton a mttr gli Epici Poè- ti Greci , e Latini .
Ma chi vuole « come Gè da noi detto» veramente oonofcere le beiiei* ze , é i
dxfettr de' Poeti Epfd diOvrà leg[gei'c ii Saggio di Monf.' iz Vtkaìn Tiilla
poesìif èpica » e chi vnot comporre uti ' poema epi^' co dee giiardarfi-*dalie
tante fnotiii , ed in- viluppate regole fcritte in larrre poetiche , e di tali
regole invece dovrà fare una lettu- ra ragionata de' Poeti epici di ogni
nazione » giacché i Maeli!ri delP eloquenza poetica , proGnca par* che fi fiano
impegnati con tari* te aOrufe regole , éd invilnppati prècetti de fendere
inacceflfibile , e circondata d* itìefirii' cabili labirinti la via deli*
eloquenza • • §. 42. Dopo la poesia epica , viene fa poesia eroicomica, o fìa
ferio giocofa^ come è la Secchia Kapita del Taffoni io Italiano » il Luirìn di
Boilutu in Fcancefe , ec. In lai genere di poesia i eooellenie i'Arioflo. $.43.
Quanto noi abbiam detto dell* eloquenza filorofrca in profa , fì pob applica*
lUreto^ueaza didattica poetica « nella ^na* • • • • I0 rò fvaotagg^oio jMmo
AOaieee^ e npia^ffimo Virgilio 9 TI i (tato ini itn Inglése, cioè il Signor
Makartntjr^ che ha foltenatOy che un fol FoenuiEpi- ^ TI è (lato al Mondo y
cioè L'Uìéd* di Omm^ e cte mui gjU alui cnao imitnoai. le vi dettone
fflere^aggiiniie fegmie jUK popsia^ cerniera moki dtUxsffi fibiofici io v£C* lo
di molti Poeti moderni • La poesia didat^ tica c andchidiaia , ed eda fiiUe
piime in< fegnò a' popoli ic amiche leggi , e le anii- CoeXIiocie.. Con
eda VicgUig^» edJ£iìodo in* regnarono V arte di coltivare i campi « tìo f.
Gfwniina. Vida , e Pefpreaux V aru» Popàcà ,.,ed il SaàUfÈt Xt mt àd ce» lune,
le poesie , che còmengono imegna- menti morali , fi riducono a poesia didatti-
ca • Tal' poesìa dcv' efière ornata di grazie di una dicitura: vaga , e
proporzionata alla mateKÌa, e vi dee edere oelie idee^ e nelle ' Go(e » ordine
» chiarezza ^ e preci (ione • 1u AoA Lucreiia dei Cacdinai di Poiìgoac
& ' im capo di opeca di poesia didattica » come altresì il Poema falla
rdigiane di Racine §. Vi (bno molte fpecie di poesie mifle^ nelle quali ponoo
trattarli diverfe ma- terie d^idoria, di fidca, di altre difcipline ; di oofe
làtifidiie , ed altre confi mili • Queflc; tóoo le poesie dltiraiaiiiche da
molti •adopra* le ooGoca ia oofe ibie it e fiiofoGc&e ». in b»' dei f*^
Alla Cla(Iè della poefia. didattica (i riferiCce il Sèggio falla vita urna/iUf
ch^ fi accribuifce a Pope Hampaio dal Warbartoa . A tal Sagc;io i pr^aciEi una
de' itegli eroi » e delle fcienze ee. Cosi Ci Ti&rifcono a molte
materie , le Ltmtt in., yerfo» come fono i*iipì(lole di Orazio» cbg. concengOM
v%t\t « inetreflaiiif mterie # L' EpigmnHna è ancora un genera di povdii» miaa
, pmhè io cflb fi ^onteDgpm iodi ^ defcriiiocM > iCorie , precftti
didauici ^ fati-, re , preghiere ec. (6p) , Chi voieflè eccci* icoti i^od^Ui dì
aDti$t\i Epigcdipmì potrà aree- Ub'
epigramma ete eontieoe precetti didat^ «ci è ^iit(to fiiOico fuir^pigratooia; -
^ • > fin mtlU » ^ fir fùif^is txipii* . V EéSgMuna cbe fMtiM M Mbiiioec
i fiiUé Mlkà U Amico t J^fX itèigue Utit ^ naturam ampleUitur omnetn^ V fucilo
che cooticoe fiuti UImìcì k ^aofto di Virgilio « - JiantuA mi gtnuit ^ CàUhri
tàpuére^ unH mutf^ GUFpigrammi Satìckì fi>oo infiniti in Marziale, ed ia
Oven inglefe • L'^ Epigraimoa di pieghe ^ebba fieAo di Manuale! ^ fhfpkùu ftddé
éumt fM pmdl4 mfi^^ mw* avergli tieff Antologia Greca, in molti Epi- graimnì di
Luciano , e tra'Latìni in Marzia- te , e neir Aufonio , ec. Quello genere di
poesia Meve c affai diffidle , 'perchè, dev* iffR» brieve, fpiriiofo , pungente
, encrgeu- co 4 ameno» e di uno ftile adattata aUa co- fii , ma buona parte
degli Anton 4cgK Epi- grammi han degenerato in ofcenità , cooie Marziale,
eRoulFeau, o in freddi fcherzi di pacolc , ca^Q talora Aufonio , o in fati re
oloene» coaie GiambattiAa RouGreaa , o hati . ^trattato in efli di colè allurde
ed empie « cpin^ . talora il Vdtaiie^ Oirven Ingleta ec* óiì Epigrammi nei
rigorolb fcofó;4d vo-, cabolo erano ifcrizioni pofte in qiial- fifia luogo , o
per funzione mefla , o allegra. Ve n' erano per le fepoliure , per i trofei
bellici , per le fabriche , per i monumenti iliuOri , onde Virgilio fece dire
ad Enea^ * nm cméOnt figno : Ama$ hcu di Jìan^s vìSvrSm àrma. ^11 noftro
Capaflb fu Autore di belli e face^ ti Epigrammi italiani (71) • E* da: igdarO
il Ftao- s (70J yirgil. jCn^ià, ni verf. . (71/ .Ca^Mb Qvcn ^wtit io 4* Ni£oU
iy6i^ Francefe Epigramma di Uonf. it fUtArc in lode di Ab^. Maupvmìs ; It gldht
md cmum t ftf a a fem mfùrer , Demnt joi mMununt, 0u.fa gioire fe fonde. Son fin tfl de fixer
fidare du MawU He lui pLaircr St. de i èdairer . §. 4f.. Gli Epigrammi panno
efTere di un foio.verlo, couu qt^ìo di Virgitia,* 4kaeas luta dcDanals viSarUm
anfa, O di due , come qiiefto m lode dell' Augit- fiiilioia Imperatrice, delie
Kuffie Caterina IL ^ . . jiL da noi oompoflo » 4 Catharina fuu fub Imagm
Palladis ólim , Hacce fub effi^. v^L moda PaUas adsft .. O pure poimo eflere di
più. verO oompoflr ^ come r altro noAso ia lode dei S^nio Padce 7ip \L PooteGce
.ReggaDte* Stxtum cerne Pium Stupor ingens Piq* . nibus Hic cji Terrigenifque
PÌrU , nmninìhufque poli tmiftcem Mapim d§m Uibb »^ Of^ bis aimtAi • SUSt gentt
; Htàc paret auicqidd in ' Orbppides . Tw -tt 5 fife . ^'iHìc^tr , Hie ejl ,
referunt Mimdus quo Rell^io folmas , Ctdìca fura decus Kuniim Ue àUgni doSrìaa
Ulumnat Lumen Hk , Uk Offin ^ Hk Via , Vita, Salus. Hic rigai , Hic piantai ,
docu ffic» H» pafcit^ & unit Eluit , irradiai » dirigit , $rnat , alit
Dum docet , atfiè btat Tmas Ecdefià ' Va^nt Aflra \ gemm tartara , ^c- triu
watm • * * 'hi vuol ridurre in un folo precetto tutte ' 5 regole poffibilì
deli' eloquenza poetica » i(ìa che dica » che la pittura è una poesia iuta , e
la Poesìa una pittura parlane . Le
pere poètiche aiie quali il nome di pittura . jon conviene » non lopo poesìe
(72) : Ecw un brieve Saggio detto liite degli Epigrammi dì Tarié fpecie. Ed
eeco II Bne delle noAre fifiefljofìi iuU' eloquenza poetica > e prolaica
« •5 1. • • . • IN. molata jin Effay tipon i'aetry and Péinting^ Witk r^iaH^n
ta th€ òàe*€d émi^ tropkéM Hiftory , witk an J^ppèndix €0lKi/IIÙtg iU^Aiqf A»
MTfìtkg sd ■ \ Deiraate dMnTegnare , ed apprendere la vera eloquenza, è de'
forni generali delia medefima . • • • - CAP. I. EiimoUgU , dmfioni , Jinl , ed
ufi della Reitorica , Pa^ i CAPO li. Del difcorfo, deW orazione , della l
perfuafione , e delle divifioni de' generi deW ' ^ 5^^^"^^J^> *
^^^^ fi ^^^0^0 da'Reuorici. pa^.T ^ CAPO III. DdClni^en^ione , e de penjien,
^^f.^fA^Jf ^g^l'E/a^ae^^g in generale, ^à^.2o CMO IV. Della conojcenia delle
fuy ole In " particolare. ^ pay. 28 'Capo V. DelV JJlorta. pV^. 06 CAPO
Vi. Ddla geografa, e della CroW- pag. JQ CAPO VII. ^ De varj-cojìumi de Popoli,
pa.ya Uelle varu età deali Uomini. -, . ' pao. oc Degfi tf/erii / <
Jel/e p^^o.i . Delle 'taratterijiiche ielle pajfioni , c^e derivano dalle Parie
condiiioni deirUo • ; ^iTiri • - •.. • •• f d Confeguenie dtlU toft an\ìdettt m
rapporta alL cLoguen^a ♦ De* fonti dell'eloquenza in particolare, o fia deir
invenzione. CAPO T. DeW idee , ti errori , de da eft derivano > DelV
autorità umana , de^ libri . c delle tejiimonian^e • pag. 5)7 CAPO ili. Velie
parole^ ed errori , che da ejfe derivano . pa^> loS ^De/r/wv^^/W.
pag.^Til De' Topici dell'Eloquenza Oratoria fecondo taluni . ^ ^ y ?• genere deliberatipo . pag. 132 CAPO
VII. I^e/ genere dimoflrativo* pa. 1 CAPO Vili. i;e/ genere giudiziario , come
ì Retorici ^ dicono Della difpofizione metodo , ed ordine neli^ eloquenza , e
del vero piano di pervenirci • . . v • CAPO I. Idee degli antichi Rettorìci
fulU parti deW eloquenza ' ^ipejjioni
fulla vera me di di-^ Google S9J fporre ndP eloquenza . pag. i6j rrn UetCane di
ben pensare Df^ytc di ben'injegnare . paTTy]^ DeW arte di ben comporre , e di
fcrivtr bene. DeWarte di ben capire ^ dTSm ' leggere , di bene fludiare , di
ben eommenta" ' r€, e di fceglierc i libri, c modelli da imU Capo vii. Si
dlmojlrano con alcuni efempj i Letterarj dored di chi legge , e di chi puoi ben
capire , e ben commentar gli Jiw torij^ • " • pag. 220 P A R T E IV. /
Dello 8ite, e del buon guflo nell'eloquenza; Dello Jlile in generale Velie parie qualità , e divifioni dello Jlile.
OJfervafioni /opra i varj Jlili , dicono i ì^ettorici , , V.iflcJìioni
Filojojiche fullo ftiU, t J.'^Ì^Delio Jlile concatenato y e divifo , 0 M
periodi mio Jlile figurm /o fia de Tropi , e figure • pag. 3 1 PAR^ d by Google
'.PARTE V. Dello flile in rapporto a' tempi, ed alle. nazioni diverfe DeW
antica eloquenza del filen^ìo T>ello ftile Laconico , Kodio , At- tico^
ti AJìatico, f Deir eloquenia delle antiche na^» ^lonì , c Uro fttle . Dc/r£7o^^en^a
tie//a Sacra Sem- tura, Deir Eloquenia Greca Dell’eloquenza latina. DtWEloquen^a
delie altre modef- ' re » cio^ degV haliani , de' Prancejf , degL'inglejL Dello
flile, e dell' eloquenza in rapporto al- *' - le cofe, alle materie,
allcfcienze DeW eloquenza del pulpito T) eie eloquenza del foro DelC Eloquenza
Jfiorica Beir Eloquenza didattica , Fdofo^ fica g Accadeirùca , Jcientijìca ec.
pag. 5*07 •^CaFO^V. Deir eloquenia familiare , dialogr' ca , ed epijiolare , DdV
eloquenia Poetica, pag. 5*3 1 P lin. ulr. del tcflb: Ei «ile Fib&fii.
cìie fo-' Eà «Clic Filofofia fililo la ilUwainarci , CmU. icop» , e &a
lidisi Re( io (capo . e fini dell^ 5. lin. o. (^ommciarouo P^in^^f^^yt^ 7. lin.
penult. dell' uiùiQft nota Convertanuo ConvertaupoL 9. lin.p. dclUnoia Nou è
Non è ij.alUnóLlin.id!. Atuihttd Aiffibutt, ^ 17* alla nota lio. ulc Sa- v per
udiare Saper (ludim 43. alla nòta fi». 5. Vtel Virtù 47. nota I». 1111,4. M^ji
j^^if jgg i^f^ 53* aila nota Un. 3. U É k loro ó)lleiioiiÌ loro collezioni - ^ •
^ 75- I. lin.^ Cooofian-. €900(11119' ^ f (oteem to , è Ipiejrati molti 'mollo-
^ 7p. dopo la nota 4. mani- ca la citazione della noe. "Vi) T/iim^Mì^ diÈ
5. , che dee efler cosi jKnmes • • ' ' 114. notay^nc'vcrìifeglefi J^- di
ffop.r.i^fifmati0g£aff Prifmatic gUJt . ' li7.noc,p«U.irXt«coidil» Crocodilo *
* "jJ:ihifi^'^ *o**?^' E dicono , che la àìW. no U dcfioiwoBjBettoncr
aiooc Rectòcica meni éiwùiigf gjj^n, Ht^^} ' • 1 3 9. noe. 7, li, T^f^rnuU Hit
fmUéùd ' \' ^ aoé.all^not. nelUotazkiié*'' , *- • vcrfk di Gioven. thetmu'
thérmoj ' • - " «5^. nota 15. tellourìer PtLloutiép ' ' ' ' 13^. not. 15.
lina. pag. ; 8 ? pag. tj^y- • ' • . • • aji. il. I. al tefto La varietà La
vanità ' * i70.aIlanoc.8.v.uJt. S.Mard - * A^ani tumuli Afiani atmuii ^ ipo. 5«
lin* ^» Criitchc Critiche ao I . alla noi. li. 17. Molàico Mofàico 5. Im-S».
^tabiU S»bitì ^ i5>j. no» 7. W ilett* aringa pm MU§Mé «II. lin.5. che un
difcorl» die in un éSsml» jio. 1.7.1i.ii; 4pinj5enfi dipingerfi «24. nota 14»
li* «It*»"'^ '' I: 1 - ni.nellanQi.li5.inaicg|i a» cg^i non nflecti
riaeiiè al lefto liQ. f. (prò*' ^copontoaaie ^ictafive ponionati metafore Ijj.
li. I. al tefto di milioni de* milioni ^ • j^7. li. 5. del tefto Udente Oriente
Z<6. alla nota lia, u. il il nafo ichiacciaia • nalo Ichiattato ^r. alla
nota lin. 6, Of- Oflcrva U Koujfum - (crva i Roujfgju 354. alla no» Un. io, fi
Jont femU "font finii 38y«aMan.i>ii.5«'c^/»^pif»eirf • €ompaf€Ì. -
43^. alla noat n. lin» 4<77allanot*z8.IlpeatCdak ^ Styli Hioiid * StyU
m<mà • • ^. Oficftiò " ^.Ofic» ... 535. nella nota lin» i ^ • •
a'verfi di Ovidio • : •. CaUfcimus ilU J cMUfeimus ilio» •. . J37. lin.ult. Ch'è per Fi-. OÀ per fibfofico
raaiQ- '^• loÉofico raziocipio cinio. r • .• . 54^. 5. 17. lin. j.. dcV de
Poeti Epici .• v Poetici £pià . . . :• • ' Gli dui irmi fi correggermut
iàlPmn^€Ì0^ ' «114 dd Latore • , • . Digitized by Google I I Digitized by
Google </pre>C. Nome compiuto: Francesco Antonio Astore. Astore. Refs.:
Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed Astore,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Astorini:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – la scuola d’Albido
– filosofia cosentina – filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Albidona). Filosofo
calabrese. Filosofo italiano. Albidona, Cosenza, Calabria. Grice: “I like
Astorini, but more so does Sir Peter, vide his section on ‘Space’ in
“Individuals: an essay in descriptive metaphysics”: ‘Surely we wouldn’t have
space as we know it if it were not for Astorini.” La vivacità del suo ingegno, e il desiderio di apprendere
cose nuove, lo induce a spogliarsi de' pregiudizi del secolo, e a studiare
attentamente i filosofi, conosciuta la forza delle loro ragioni, ardì
dichiararsi nemico del peripato del LIZIO; al che avendo congiunto lo studio
delle lingue ebraica e siriaca, ei cadde presso alcuni in sospetto di novatore,
e per poco non si attribuì ad arte magica ciò che era frutto del raro suo
ingegno e del suo instancabile studio.” Alcuni considerano i paesi di Cirò o di
Cerenzia la sua patria. Si ritieneno deboli gl’argomenti esposti da un
ingegnoso filosofo di Cirò il quale volle onorare la sua patria della sua
nascita. Molti filosofi presero a difendere l'autorità del romano pontefice e a
sostenere la chiesa romana contro i nimici della medesima. Uno solo, A., ne accennera
per amore di brevità, con tanto maggior vigore si accinse a difenderla, quanto
più avea per sua sventura potuto comprendere la debolezza dell'armi con cui
essa era oppugnata. Vari luoghi della Calabria Citeriore han preteso all'onore
di aver dato i natali a questo insigne filosofo, ma noi crediamo rimuovere ogni
dubbio intorno al luogo di lui natìo, seguendo in questo punto l'opinione di Zavarrone,
il quale afferma esser egli nato nella città di Cirò, detta anticamente
Cremissa, luogo non ignobile del paese de' Bruzi, dove questa famiglia vive
ancor oggi onorevolmente. «Molti scrittori di materie ecclesiastiche rilussero
in questo secolo, e fra i più celebri si annoverano: primo, A.. Studia con il
padre Diego, medico in loco, la grammatica, la retorica e la lingua greca. Si
trasfere a Cosenza per completare gli studi e poi a Napoli per apprendere gli
studi di FILOSOFIA, e di teologia a Roma, dove è insignito dalla corte papale
del compito di scrivere alcuni annali. In questo periodo pubblica “De vitali aeconomia
foetus in utero”. Pubblica alcuni saggi di matematica e geometria, come gli “Elementa
Euclidis ad usum nova methodo et compendiare olim demonstrate” e un “Decamerone
pitagorico”. Dopo alcuni anni lascia l'Italia per raggiungere la Svizzera e la
Germania, ma in quei territori, come la città di Groninga, riscontra una
notevole influenza religiosa protestante e poiché il conversar co' i filosofi
protestanti gli fece conoscere chiaramente che fuor dalla chiesa di Roma non
v'e unità di fede, decide di tornare in patria -- Terranova, feudo del paese di
Tarsia. Gimma, Elogi accademici della società degli spensierati di Rossano,
Troise. Si tratta di Zavarrone (Montalto Uffugo, Roma), religioso dell'ordine
dei Minimi e teologo al servizio di illustri politici, come Augusto III re di
Polonia e pontefici. È lettore del collegio urbano Propaganda Fide e consultore
del tribunale dell'inquisizione. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana,
Notizie e opere d’A., Firenze: Molini,
Landi, Pietro Napoli-Signorelli, Vicende della coltura nelle II sicilie o sia
storia ragionata, Morelli di Gregorio, Panvini (Martuscelli), Biografia degl’uomini
illustri del regno di Napoli, ornata de loro rispettivi ritratti, Gervasi. Falcone,
Biblioteca storica topografica delle Calabrie. A., Dizionario degl’italiani,
Istituto dell'Enciclopedia. Opere di A.,
su open MLOL, Horizons Unlimited srl. Filosofi
italiani Matematici italiani Professore Albidona Terranova da Sibari Carmelitani.
Altre saggi: "De Vitali Oeconomia foetus in utero" (Groninch);
"Elementa Euclidis ad usum novæ Academiæ Nobilium Senensum, nova methodo
et compendiariè demonstrata", Sienna e Napoli, Mosca); "Prodromus apologeticus";
"De potestate sanctæ sedis apostolicæ"; "De vera ecclesia Jesu
Christi, contrà Lutheranos et Calvinianos libri III”, Napoli, Bono; “Apollonij
Pergæi Conica integritati suæ ordini atque nitoripri stino restituta,” Napoli;
"De recto regimine catholicæ hierarchiæ; “Ars magna pythagorica";
"PHILOSOPHIA SYMBOLICA”; "Archimedes restitutus";
"Decameron Pitagorico"; "Il consenso, e dissenso delle III Gramatiche
Ebraica, Arabica, e Siriaca e'l modo facilissimo per apprenderle ciascheduno da
se stesso in breve tempo"; "Commentaria ad Scientiam GALILEI (si
vedda) de Triplici Motu". La movimentata vicenda biografica di A.
aonda le radici in una formazione cosmopolita e interdisciplinare, iniziata in
Calabria sotto la guida del padre e proseguita accanto allo zio Tommaso
Cornelio, esponente del fronte de inovatores nella Napoli. È per lui naturale
ripudiare la filosofia scolastica e aderire alle teorie dei moderni, da GALILEI
(si veda) a Cartesio, Hobbes e Gassendi, teorie che diuse a Cosenza e tra i
filosofi nobili in varie località del vice-regno e che gli recarono grande
notorietà. Al termine di un lungo viaggio in Svizzera, Germania e i paesi bassi
durante il quale si fa apprezzare per le non comuni capacità didattiche, vive
alcuni anni tra Firenze e Siena dove frequenta i principali esponenti della
cultura umanistica e scientifica toscana, da Magliabechi a Redi e Viviani.
Ritornato nel vice-regno per dedicarsi alla pubblicazione di numerosi saggi, si
pone sotto la protezione del principe di Tarsia, ed anche d’Orsini, avvezzi
amendue a favoreggiar letterati. Per l’ampiezza dei temi arontati, sua
“PHILOSOPHIA SYMBOLICA” puo giovarsi del ricco patrimonio librario custodito
nella biblioteca di Spinelli. “PHILOSOPHIA SYMBOLICA” è divisa in dialoghi nei
quali sono illustrati tutti i sistemi filosofici, colle dimostrazioni e osservazioni
fatte in varie sette, ed erudizioni prese da' FILOSOFI ROMANI. Sebbene varii
luoghi della Calabria si contendano la patria d’A., pure l’opinione più comune
de’ suoi biografie che egli è nato a Cirò ed è nel battesimo nomato Tommaso
Antonio. È gli padre Diego, professore di medicina reputatissimo in Albidona,
ove da questi il figliuolo apprese la grammatica, la lingua greca e la
rettorica. Studia quindi in Napoli e Roma la FILOSOFIA aristotelica del LIZIO,
in che acquista tale riputazione, che gli venne permesso di scrivere a fronte
delle sue conclusioni il motto: de/‘elndet ipse solus. Morto il genitore
ripatrio per assestare i suoi domestici affari, e iotè frai libri e fra le
conversazioni dei suoi concittadini, dopo non lievi meditazioni, darsi tutto
alle dottrine filosofiche del TELESIO (si veda), ed alla libera maniera di
ragionare. Era cosi istrutto nella lingua latina che ne compose una GRAMMATICA
FILOSOFICA. E si dice, secondo l’andazzo de’tempi, e è accusato lotto per
magia; ma ei pote discolparsi dalla bassa calunnia, e percorrere per ben tre
volte l’ltalia, ovunque acquistandosi e fama ed amicizia. Nominato a reggente
di filosofia a Cosenza, è da qui il propagatore della filosofia per le
calabrie; come lo fu altresi della città di Penne per gli Abruzzi. Invitato in
Roma, vero o supposto che vi sfinfermasse, egli invece dimora per qualche tempo
in Albano. Ritenuto a Bari da alcuni nobili filosofi, che lo vollero a maestro,
ha a cominciare in quella Chiesa di S. Nicolo il suo annuale di prediche. Ma le
convinzioni libere che egli spacciava, gli mossero fiera persecuzione. Sicclie
passa in Zurigo, ed indi in Basilea, ove non dimore che un solo aniie. Pescia
recessi nel Palatinato, donde si trasferì nell’Assia, dove è costituito maggiore
-- ossia vice-prefetto -- dell'universita di Marburgo con la facoltà d’
insegnar FILOSOFIA. In stabile sempre si conduce dappoi in Groninga e da quella
Repubblica ha l'incarico di insegnar filosofia e quivi a spese del Senato e
dottorato, nel quale anno pubblico il suo saggio, "De vitali oeeonomia
foetus in utero", in cui sostenne la opinione, non per ance in quell’era
divulgate, della generazione dell'uomo. Scorgendo intanto, che iteo legi della
Chiesa riformata. fra le mille contese religiose si laceravano, penso
ritornarsene fra’cattolici in ltalia; e d’Amburgo chiese il condono d’ogni
apostasia; il che ottenuto dal S. Uffizio, recatosi presso il Vescovo di
lilunster fece solenne abiura, e si porta in Roma, onorevolmente accolto, ed
inviato in Pisa come predicatore generale. Dopo un anno da Pisa si traduce in
Firenze, ove si acquista il favore del Granduca, e si concilia l’amistà
fraternevele di Redi, Viviani, Marchetti e d’altri molti filosofi. In Siena,
dove recessi come professore di filosofia, coopera efficacemente alla
istituzione dei Fisio-Eritici, e ne e eletto Principe e Censore perpetuo. Qui
pubblica nel medesimo anno “Eiementft Euclidis nova methodo demostraiei”. Ritornato
in Roma è inviato a Cosenza col grado di maestro in filosofia, e di prefetto
degli studii. Ma riaccesigliodii sempre a cagien de’ suoi meriti, si ritira in
Cervinara nel Principato Ulteriore; e da la spesso recandosi in Napoli ha a
cenciliarsi la stima di Spinelli principe di Tarsia, il quale per Paifetto che
porta ad A. e per rimuoverlo dalla tristezza in che è caduto per la morte di
Francesco Mainerio A., lo indusse a recarsi in Terranova, deputandolo custode
della sua scelta biblioteca. È questa l'ultima residenza. Sono del pari suoi
saggi stampat: Apollonii Pergei conica integritati suae ac nitori
restituta" (Nap.); "De potestate S. Sedis apostolicae, Siena;
"De‘nera Ecclesia Christi disciplina, libri III Nap.). Fra i molti altri
saggi che lascia si commendano: PHILOSOPHIA SYMBOLICA IVXTA PROPRIA PRINCIPIA IN
DIALOGHI; Ars magna Pythagorica, una specie di enciclopedia
scientifico-universale; Decamerone Pitagorico, in verso, diviso in X
giornate, e contenente tutta la filosofia naturale pitagorica in forma di
satire in verso sciolto bernesco; Commentario, ad scientiam GALILEI (si veda)
de tripliei motu"; "Archimedes restitutus"; "De reato
reyimine Catholicaelticr archiae; "De vita Christi"; Apologia pro
fitte catltolica, che divisa di dedicare a Filippo di Spagna. Parlano con somma
lode di questo dotto filosofo Cimma, Zavarroni, Amato, Aceti, Mazzucchelli,
(lriglia, liraboschi, Alllitto, Relli, i
dizionarii storici, e per tacer‘ di tanti altri,. il Cantù. A. Nacque -- è incerto se a Cirò, feudo degli Spinelli
principi di Tarsia che lo protessero nelle ultime fortunose vicende della sua
vita (Zavarroni), o ad Umbriatico oppure ad Albidona (Gimma), dove il padre
Diego esercita la professione di medico e dove sicuramente egli trascorse gli
anni dell'adolescenza. Entra fra i carmelitani dell'antica osservanza, mutando
il nome di Tommaso Antonio in quello di Elia. Completa gli studi di FILOSOFIA aristotelica a Napoli nel convento dei Carmine
Maggiore dove appartenne agl’INCAUTI e a Roma quelli di teologia. La morte del
padre lo richiama in Calabria, nell'ambiente familiare. Stando ai suoi
biografi, in questi anni si colloca la
sua prima crisi spirituale che investe il campo delle dottrine filosofiche
acquisite: un radicale atteggiamento anti-peripatetico lo induce a formarsi un sistema eclettico
platonico-pitagorico e meccanicistico-materialistico, quest'ultimo ispirato
dalla lettura delle opere di GALILEI (si veda), Gassendi, Cartesio, Mersenne,
Hobbes. Più prechaniente possiamo dire, sulla base degl’elementi desumibili da
taluni suoi saggi, che egli riprese il pensiero dei suoi conterranei, del
famoso "notomista" SEVERINO, erede delle speculazioni campanelliane e
delle teorie fisiognomiche di Porta; di Musitano, che aveva accolto le
posizioni dei moderni come elaborate dagl’investiganti di Napoli; e soprattutto
di Comelio, del quale A. ama più tardi dichiararsi nipote (cfr. Giornale de,
Letterati). La crisi non gli impede tuttavia di raggiungere il sacerdozio
e di divenire reggente degli studi e lettore di filosofia e teologia nel
convento dei suo ordine a Cosenza. Ma i confratelli della congregazìone della
provincia di Calabria gli si ribellarono apertamente chiedendo al generale la
sua sostituzione. Rivalità locali, come il contrasto tra A. e il provinciale
Puglisi, adombrano l'inquietudine intellettuale del religioso e le resistenze
di metodi tradizionali di studio. Sospeso dall'insegnamento, penitenziato nel
carcere della curia arcivescovile di Cosenza, A. è infine inviato a Roma per un
giudìzio definitivo da parte deì superiori dell'ordine. Dopo un breve ciclo di
predicazìone si ritira ad Albano, non si sa se per punizione inflittagli o per
motivi di salute. Ha comunque ìnizio adesso il momento più ambiguo e per taluni
aspetti più oscuro della sua vita. Passa a Bari, dove stringe amicizia con
Tremigliozzi, seguace del gassendista Bartoli e di Cornelio e uno dei Coraggiosi,
bandìtrice delle nuove dottrine anti-galeniche nel settore delle scienze
mediche. Partecipa alle polemiche di Tremigliozzi in difesa di Musitano e
compose un epitafio alla materia prima per quella nuova staffetta del Parnaso
circa gl’affari della medicina dirizzata agl’illustrissimi spensierati di
Rossano, Francoforte, che ad opera di Tremigliozzi costituì una convinta difesa
del metodo sperimentale degl’investiganti contro la metodologia cartesiana. A
Bari conosce Gimna, che è il suo più diffuso biografo, al quale mostra vari
suoi manoscritti, tra essi un'ars magna trigonometrica. Predica a S. Nicola e
vive nel convento carmelitano barese dal quale poco tempo prima e fuggito,
apostata in Svizzera, il priore Rocco. Se dietro esempio di Rocco o pella sua crisi,
è certo comunque che di lì a poco A., rotto ogni indugio, depone l'abito
religioso e ripara anch'egli oltr'Alpe. Da Zurigo raggiunge Basilea, dove presenzia
a esperimenti. di medicina di Harder (Apiarium observationibus medicis refertum,
Basileae) e dove rimane circa un anno seguendo anche i corsi di Wettstein -- non
si sa se il padre o il figlio succedutogli sulla cattedra. Sosta nel Palatinato
presso il principe elettore Carlo fino alla morte di lui, per trasferirsì poi,
nel suo peregrinare da università ad università, a quella di Marburgo dove
divìene viceprefetto con facoltà di insegnare filosofia -- stando al Gimma, ma
la notizia non trova conferma nel Catalogus professorum Academiae Marburgensis,
a cura di F. Gundlach, Marburg. A Marburgo prosegue con fervore gl’intrapresi
studi di medicina ascoltando le lezioni di Waldschmiedt. Dopo un soggiorno a
Brema, è a Groninga: insegna nel collegio dei nobili cadetti francesi e compone
“De vitali œconomia fœtus in utero” (Groningae), che pare sottendere nello
studio del problema della fecondazione, oggetto allora di discussione tra gl’ovisti
e gl’animalculisti, le preoccupazioni speculative del filosofo, volte sulla
scia di SEVERINO e più di BARTOLI alla ricerca del PRINCIPIO VITALE (zoologico)
e formativo dell'embrione. Durante il soggiorno in Olanda si ha notizia
vaga di una sua partecipazione alle polemiche religiose nell'ambito del
calvinismo. La difesa che A. assume del cattolicesimo pre-annunzia un suo più
meditato ritorno alla fede cattolica. Attaccato pubblicamente dai ministri
calvinisti, si rifugia ad Amburgo. Qui una sua lettera al s. uffizio, con la
richiesta di poter ritornare in Italia, gli procura una benigna risposta da
parte di Brancati di Lauria e un salvacondotto. Assolto dal vescovo di Münster,
è a Roma. Riammesso nell'ordine, predica a Pìsa e Firenze. Conosce allora
Marchetti, cui l’unie l'interesse per la filosofia corpuscolare e che lo
presenta a Magliabechi, Redi -- cui lo lega la comune curiosità per il problema
della generazione -- e Viviani. Là questo,
il periodo culturamente più felice d’A. Per interessamento del
principe Gastone de’ Medici, ottiene la cattedra nella Accademia Nuova dei
nobili senesi. Per l'insegnamento prepara un'edizione degl’Elementa Euclidis ad
usum Novae Academiae Nobilium Senensium nova methodo et succincta demonstrata,
Senis, dedicata al principe protettore. Ma la prefazione è indirizzata a Redi,
e in essa A. chiarisce il proprio metodo. Etiam proportiones ipsas, quarum
nimis longa est series, redigerem. ad acquationes, more Analystarum -- ed
esalta la matematica in funzione dello sviluppo delle scienze naturali,
concludendo con un elogio della scuola scientifica toscana, da BUONAIUTI (si
veda) GALILEI a Redi a ROBERTI Torricelli a Viviani a Marchetti a Bellini a
Malpighi. Redi lo ringrazia (v. lettera, edita in Gimma), promettendo di
intervenire nuovamente presso il Granduca: il che dove procurare ad A. la
cattedra straordinaria di FILOSOFIA NATURALE – cf. Waynflete Meta-Physical
Philosophy -- nell'università di Siena, che resse. Intanto, A., con
Gabrielli e Grifoni, è tra i fondatori dei FISIO-CRITICI e ne diviene principe
(v. lettera di Redi a Gabrielli, in Redi, Opere). Dalle lettere che A. indirizza
in questo tomo di tempo a Maghabechi desumiamo molte preziose notizie circa i
rapporti tra cultura filosofica e scientifica e tradizione sperimentale,
rinnovando A. quell'incontro che per la generazione precedente e stato compiuto
a Pisa dalla scuola iatro-meccanica di Borelli. Il rapporto ideale tra “le due
culture” – al dire di Snow -- è anzi tanto stretto che A. teme per quella
toscana, le ri-percussioni della lotta scoppiata a Napoli contro la filosofia
moderna esperimentale -- processo degli ateisti. In Napoli vi sono di gran
rumori. Mi scrivono che sia stata origine la dottrina del zio CORNELIO e che
già la modernità va sossopra. Mi dispiace per diversi capi, benché io non
dubiti esservi framischiate delle calunnie degl’emoli aristotelici del LIZIO e
galienisti, e molto più mi dispiace per essersi già qui in Siena eretti i
FISICO-MEDICI tutti esperimentali e per esserne io stato eletto principe.
L'abbiamo celebrata due volte con l'intervento di tutta la più dotta nobiltà,
ma adesso ci siamo raffredati non sapendo dove vadano a terminare le faccende
-- a Magliabechi, Siena. Sotto la guida d’A. I FISIO-CRITICI possono tuttavia
continuare con tranquillità le riunioni colla metodo de' Progimnasmi -- i
Progymnasmata Physica -- di CORNELIO -- a Magliabechi, Siena. A. spera
contemporaneamente di raggiungere una sistemazione migliore. Ambì al titolo di
maestro e sollecita, tramite Magliabechi, un intervento di Malpighi, per il
momento senza successo. Compone, mettendo a frutto la sua diretta esperienza
del mondo protestante, un Prodromus apologeticus de Potestate sanctae Sedis
Apostolicae, Senis, dedicato a Francesco de' Medici, Roccaberti, Bibliotheca
maxima pontificia, Romae), introduzione a una progettata serie di dissertazioni
controversistiche che però non si distacca dalla consueta letteratura dei tempo.
Dedica tuttavia il meglio della propria attività ancora al settore teorico,
apprestando, tra l'altro, l'edizione delle Coniche di Apollonio, con la quale
per suggerimento di Redi e Viviani intese completare e sistemare l'edizione già
apprestata da Borelli con l'aiuto di Echellense (Firenze), e stendendo uno
scritto di meccanica, Commentaria ad scientiam Galilaei de triplici motu. Ma A.
lascia quasi improvvisamente Siena per le non buone condizioni economiche, dati
gli scarsi proventi che gli venivano dall'insegnamento, e per le sue precarie
condizioni di salute. È a Roma, poi a Cosenza, quale prefetto degli studi e
successivamente commissario generale nel suo convento di un tempo. Si
riaccendono le persecuzioni a suo danno, le vicende sono ancora più oscure, ma
gli procurano la protezione del principe di Tarsia, presso il quale, a
Terranova, dimora, e quella d’Orsini, di Benevento. Chiede il trasferimento
dalla provincia di Calabria a quella di terra di Lavoro nel convento di
Cervinara e, in un secondo momento, in quello di Mongrassano. E però di nuovo
prefetto degli studi a Cosenza, priore del convento di Scala e come tale
partecipa al capitolo provinciale. Eletto priore di Mongrassano, non partecipa
al capitolo per le peggiorate condizioni di salute e rinunzia anche alla
carica. Cura nel frattempo a Napoli la stampa dei De vera Ecclesia Iesu
Christi contra Lutheranos et Calvinianos libri III, degli Apollonii Pergaei Conica e la ristampa
degli Elementa Euclidis, Neapoli. Il nucleo ispiratore dei De vera
Ecclesia libri III, abbozzati in parte a Siena e dedicati al principe di
Tarsia, ha un reale interesse. A., come accenna in una lettera a Magliabechi,
appare preoccupato di confutare la tesi protestante circa i fondamenti
aristotelici della dottrina cattolica e sostenere invece l’identificazione
della linea culturale incentrata sull'umanesimo e sul neoplatonismo con il
cattolicesimo (Badaloni). Sulla linea umanistica viene rivendicata anche la
continuità del movimento scientifico. Ma tali motivi accennati nella prefazione
sono sommersi nell'opera, da un denso argomentare tradizionale in cui tuttavia
è messa a frutto d’A. la conoscenza della dialettica e della filosofia
simbolica. Nel chiuso ambiente conventuale, dopo l'esperienza in terra tedesca
e in Toscana -- durante la quale però sembra che A. e spinto più dall'esigenza
di contatti e di fresche osmosi scientifiche che non da un meditato
approfondimento culturale --, accanto a un crescente disagio che lo rende
insofferente della disciplina dell'ordine e lo induce a frequenti viaggi a
Napoli per sorvegliare la stampa delle sue opere, riaffiorano in A. le preoccupazioni
proprie di una formazione e di una tradizione meno aperta e duttile: il pesante
enciclopedismo e il gusto mnemotecnico prendono il sopravvento sull'inteligenza
sperimentale della natura, e A. si dedica a studi linguistici, condotti con
criteri analogico-combinatori, Il consenso e dissenso della grammatica
filosofica latina e la grammatica filosofica del volgare italiano e ad
elaborare o completare questa “Philosophia symbolica,” sorta di enciclopedia
pitagorica di cui fa parte opere che dai biografici sono indicate con titoli
particolari: un'Ars magna pythagorica, un Decamerone pitagorico, esposizione IN
RIME BERNESCHE della filosofia naturale, una LOGICA PYTHAGORICA seu de natura
et essentia rerum -- lo stesso che l'Ars magna. Degli inediti è
conosciuta soltanto l'Ars magna in duas divisa; Dissertationes Altera De
origine rerum altera De ortu et progressu Scientiarum della Biblioteca
Alessandrina di Roma. La copia e effettuata da Zavarroni per la Raccolta
d'opuscoli scientifici e filologici diretta da Calogerà -- cfr. acclusa allo
stesso ms. una lettera di Zavarroni a Calogerà. Probabilmente il carattere in
apparenza bizzarro del saggio dove dissuadere gli editori dal darlo alle
stampe. Esso, almeno nella copia di Zavarroni, pare l'introduzione a una serie
di Dissertationes e non va tout court identificato con l'Ars magna di cui fa
menzione Gimma. Se il De origine rerum, cioè la prima parte del manoscritto,
può in qualche modo connettersi ai studi d’A., a escludere che il De ortu et
progressu Scientiarum sia un saggio esperimentale contribuiscono il cenno
all'edizione dei Progymnasmata del Comelio, il ricordo di Redi e di Viviani, la
notizia degli studi compiuti d’A. sulla scienza galileiana del triplice moto,
la notevole conoscenza che A. dimostra degli studi di anatomia, elementi tutti
che presuppongono appunto la sua esperienza culturale in Germania e in
Toscana. La prima parte dell'opera che vuole essere una guida ad metam
naturalis sapientiae, contiene una critica agli schemi mnemotecnici di Lullo
e Kircher e si svolge nell'elencazione
di triadi platonico-pitagoriche, alla cui base v'è il presupposto gnoseologico
della possibilità di conseguire verità assolute attraverso l'ordine naturale
delle idee, poiché nella natura creata v'è una triplex virtus: intellectiva,
volitiva et effectrix, ad essa corrisponde una triplex operatio -- interectio,
volitio et impetus, ecc. Tale schema conduce ovviamente alla critica decisa
della definitio logica aristotelico-scolastica che non attingerebbe alla
quidditas rei come la definitio metaphysica, vagheggiata dall'autore. La Parte
II è in sostanza una ripartizione delle scienze ancora su base
platonico-pitagorica. Da "Sophia" è esclusa la logica, di cui sì
ribadisce il carattere meramente discorsivo. Ma a "Sophia"
appartengono la metafisica, notevoli i cenni platonizzanti circa il rapporto
microcosmo-macrocosmo; la fisica, per la quale A. si dilunga nella critica
all'aristotelismo e al cartesianesimo e nell'esaltazione della filosofia
atomistico-gassendiana e dello sperimentalismo galileiano, pur richiamandosi
insieme nettamente alla tradizione filosofica da Telesio a Cornelio; la
politica, per la quale egli esalta l'insegnamento di Platone; l'etica, per cui
continuo è il richiamo alla filosofia politica di Hobbes, ecc. A questo
impasto di vecchio e di nuovo, che contrappunta un momento della cultura
italiana e riflette il travaglio di una filosofia A. si dedica alla meditazione
filosofica e la occupazione di biblìotecario presso il principe Spinelli, a
Terranova di Sibari, dove muore. Fonti e Bibl.: Firenze, Bibl. Naz. Centrale,
Magl., A. lettere ad Ant. Magliabechi; Giornale de' Letterati e primo di
Modena, Giornale, Redi, Opere, Milano; Gimma, Elogi accademici della società
degli Spensierati di Rossano, Napoli; Zavarroni, Bibliotheca calabra, Napoli; Mazzuchelli,
Filosofi d'Italia, Brescia, riprende dal Gimma;
Di Cagno-Politi, E. A. filosofo e matematico, Appunti, Roma; Maugain, Etude sur l'évolution intellectuelle
de l'Italie environ, Paris; Grammatico, A., O. Carm., insignis disceptator, in
Analecta Ord. Carm., Badaloni, Introduzione a Vico, Milano. Nome compiuto: Elia
Astorino. Elia Astorini. Tommaso Antonio Astorini. Astorini. Keywords:
dialettica, filosofia simbolica, metodo discorsivo, grammatica filosofica,
triade, triplex virtus: intellectiva, volitiva et effectrix, ad essa
corrisponde una triplex operatio -- interectio, volitio et impetus. Refs.:
Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed Astorini,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
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