GRICE ITALO A-Z M MAS
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Masi:
l’implicatura conversazionale -- i peripatetici del Lizio – la scuola di
Firenze -- filosofia toscana – filosofia fiorentina -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Firenze). Abstract: “Most Oxonians
cannot really spell Lycaeum, since it’s a devil of a word. The Italians fare
slightly better when they opt for the vulgar spelling ‘lizio’. You see, the ‘y’
just becomes ‘i,’ the ‘ae’ is deleted, and the ‘c’ aquires the very Italian
sound of ‘z’!” Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Grice: “Unlike Masi, I
don’t think ontology has reached its end – il fine dell’ontologia” – Grice:
“Masi has elaborated on the power of reason not from an Ariskantian perspective
but from a Plathegelian one! – Masi: “Il potere della ragione: Eraclito,
Platone, Hegel.” -- Grice: “It’s amazing
Masi was implicating the same things as I was on S izz P and P hazz S; he even
managed a coinage, ‘uni-equivocity’ – I love it!”. Figlio di Enrico Masi, generale dell'Esercito
Italiano, e Leda Nutini. Ha compiuto i suoi studi a Bologna, conseguendo la
maturità classica presso il liceo statale L. Galvani. Iscrittosi a Bologna, vi
si laureò con lode con una tesi sul
diritto di famiglia negli Statuti Bolognesi. Assolse agli obblighi di leva e fu
trattenuto alle armi in base alle disposizioni di emergenza del periodo.
Congedato, riprese gli studi di filosofia a Bologna, dove conseguì la laurea
con lode, discutendo co Battaglia la tesi, “Individuo, società, famiglia in
Rosmini”. La tesi gli valse l'ammissione, con borsa di studio a Milano. Dopo il
primo anno, fu richiamato alle armi nel periodo bellico. Ottenuto il congedo
definitivo, insegna filosofia a Bologna. Participa ai principali convegni e
congressi, come quelli del Centro Studi Filosofici di Gallarate, come attesta
la sua collaborazione alla Enciclopedia filosofica quel Centro. Dona su
collezione alla Pinacoteca comunale di Pieve di Cento. L'interesse
storiografico che muove M. alla ricostruzione di Kierkegaard da un profondo e
originale impegno teoretico, volto ad approfondire il concetto metafisico di
"analogia", cui il discorso di Kierkegaard, come l'A. si propone di
illustrare nel suo saggio, risulta fortemente legato. Sotto un profilo
strettamente storiografico, M. approda, attraverso un'attenta rilettura delle
"opere edificanti" di Kierkegaard, ad un'interpretazione che
ridimensiona questo pensatore, scoraggiando molti luoghi comuni della
critica.." (Baboline). "Nel
linguaggio filosofico contemporaneo l'aggettivo "platonico", riferito
a una qualsiasi entità, vuole denotare l'immobilità a-storica, il suo permanere
in un'assoluta identità con sé medesima al di sopra delle alterne vicende del
divenire. Ciò deriva da una tradizione ermeneutica del platonismo. Uno degli
aspetti più rilevanti del volume di M. risiede appunto nello sforzo operato a
de-mitizzare una tale ermeneutica... questa ricerca del Masi costituisce un
lucido esempio di come oggi una filosofia, che si presenta spiritualistica e
umanistica, sappia ripiegarsi a cogliere con consapevolezza trasparente e
spregiudicata, le proprie radici alle fonti più vive della tradizione culturale
dell'Occidente" (A. Babolin).
"Le zitelle è un libro divertente, curioso, strano. Il pregio
maggiore di questo libro è di essere tutto su di uno stesso tema musicale.” Saggi:“Esistenza”
(Bologna); “La verità” (Bologna); “La libertà,” Bologna, “Metafisica,” Milano,
“La fine dell'ontologia,” Milano, “Disperazione e speranza. Saggio sulle categorie
kierkegaardiane” (Padova, “Il potere della ragione,” Padova, “Il problema aristotelico,” Bologna,
“L'esistenzialismo,” “Grande antologia filosofica. Il pensiero contemporaneo,” Milano
“Il pensiero ellenistico,” Bologna, “L'uni-equivocità dell'essere in Aristotele
(Genova: Casa Editrice) – cf. Grice, “Aristotle on the multiplicity of being”
-- Tilgher “Lo spiritualismo” antico. Il pensiero religioso egiziano classico,
Bologna: Clueb, “Lo spiritualismo ellenistico.” La grande svolta del pensiero
occidentale, Bologna: Clueb, Lo spiritualismo dalle origini a Calcedonia,
Bologna: Clueb Origène o della riconciliazione universal, Bologna, “Lo
spiritualismo Dalle Upanishad al Buddha, Bologna: Clueb Lo spirito magico.
Saggi sul pensiero primitivo, Bologna: Clueb, Studi sul pensiero antico e
dintorni, Bologna L'idea barocca. Lezioni sul pensiero del Seicento, Bologna:
Clueb, Il concetto di cultura, Bologna:
Clueb, Commento al Timeo” (Bologna: Clueb); “Dell'eternità, e altri argomenti,’
Bologna: Clueb); “Penombre,” Torino: Casa Editrice A.B.C. S), “L'esile ombra, Torino:
Casa Editrice A.B.C. Le zitelle, Milano: Todariana Editrice, Il cane cinese, Roma:
Vincenzo Lo Faro Editore Il gatto siamese, Roma: Vincenzo Lo Faro Editore. Il figlio
dell'ufficiale, Marta, L'ultima estate, Firenze: Firenze Libri “La carriera di
un libertino,”La dea bambina, Firenze: Firenze “Oltre le dune,” Firenze:
Firenze Libri Le donne, Roma: Gabrieli); L'ignoto. Il sogno, Firenze: L'Autore Libri, Tra le quinte del
liceo. L'orologio a Pendolo, Firenze: L'Autore Libri, Il palloncino rosso e
altri racconti, Firenze: L'Autore Libri, La partenza, Firenze: L'Autore Libri
Il sogno, Roma: Gabrieli Angelina e altri racconti, Firenze: L'Autore Libri La
croce di Sant'Elpidio. Il cane cinese, Firenze Il lupo di Sestola, Firenze:
L'Autore; Apollo e Dafne, Padova: L'Edicola Le stagioni e i giorni, Padova:
L'Edicola, La tomba d'erba, Padova: L'Edicola Maremma tu, Milano: Todariana
Editrice. Premio Montediana di poesia, A. Babolin, rec. a Disperazione e
speranza, in "Riv. di Fil. Neosc.", A. Babolin, rec. a il potere della ragione, in:
"Riv. di Fil. Neosc.", F. Tombari, rec. a Le zitelle, Milano:
Todariana Editrice Nunzio Incardona. Giuseppe
Masi --. Keywords uni-equivociat dell’essere in Aristotele. Nome compiuto: Giuseppe
Masi. Masi. Keywords: i peripatetici, la carriera di un libertino. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Masi” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Masila: l’implicatura conversazionale – Ercole -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Roma). Abstract. Grice:
“In my ‘Utterer’s meaning, sentence-meaning, and word-meaning,” I choose the
example of ‘philosopher’: ‘Starwson is a philosopoher’. Does this mean that
Strawson is professionally engaged in philosophical [sic] studies, or that
Strawson is inclined to general reflections about life, or both? The case is
different with this papyrus found at Herculaneum: “Masila philosophus,’ it
reads. We may suspect that a Herculaneum, back then, being professionally
engaged in philosophical studies and being inclined to general reflections
about life is a false dichotomy – and that ‘philosophus’ is monosemic!” Filosofo
italiano. A reference to M. as a philosopher in a papyrus found at Herculaneum.
Masila. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Masila”.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Masnovo – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice:
“While we start philosophy at Oxford – sub-faculty of philosophy – as part of
the classics – Faculty of Literae Humaniores – Oxford does not quite rule what
counts as a ‘classic’: Cicerone, and compagnia. When the scholar is first
introduced to a non-classical philosopher, however, there is a national ethos –
and while Oxford is very English, that Scot by the name of of Home (Hume)
features large – I wonder why! It’s different in Italy, where the national
ethos is strictly Italian, from Benedetto Croce to Benedetto Croce! Not to
exlude Aquino, whose years at Germany and la Sorbona are forgiven! And hailed as a true
Roccaseccan!” Filosofo italiano. Roma, Lazio. Aquino IN ITALIA. Nel tracciare
in poche pagine le vicende del neotomismo italiano fermerò l’attenzione
piuttosto su le situazioni che su gli uomini: la quale cosa, se torna utile
sempre nella storia della filosofia, molto più torna utile quando il periodo a
cui si guarda è abbastanza recente. Le ragioni sono di prima evidenza. Entriamo
in argomento. Non ò possibile caratterizzare secondo verità la setta d’ AQUINO
(vedasi) senza prima formarsi un’idea esatta d’AQUINO (vedasi). Certo le scuole
DOMENICANE italiane mantennero sempre in qualche efficenza il loro sopporto
della setta d’AQUINO (vedasi). Nonpertanto se la setta d’AQUINO in Italia, da
cui dipende la setta nel straniero, si afferma vivamente e risolutamente, ciò è
dovuto principalmente al canonico piacentino BUZZETTI (vedasi), le cui lezioni,
sono già diffuse in manoscritti per l’Italia, e i cui scolari avevano già
iniziato alla setta d’AQUINO (vedasi), più o meno fortunatamente, TAPARELLI
(vedasi), LIBERATORE (vedasi), e tant’altri filosofi dentro e fuori della
compagnia di Gesù. PECCI (vedasi) a Perugia è certamente sotto, l’influsso di SORDI
(vedasi), piacentino e scolaro di BUZZETTI (vedasi). È lecito pensare il
medesimo del canonico napoletano SANSEVERINO (vedasi). M., AQUINO (vedasi) in
Italia, (Società Editrice Vita e Pensiero, Milano. Cfr. «L’amico d’Italia»,
Torino. Quivi GAZOLA (vedasi), tessendo l’elogio In morte dello zio BUZZETTI
(vedasi), ci fa sapere che lo zio traccia egli un corso breve di filosofia, che
tiensi nel seminario vescovile di Piacenza e nelle pubbliche scuole di Reggio e
in quelle di Napoli; filosofia in che null’altro difetto ritrovasi fuor quello
di sommamente piacere a tutti i filosofi d’ingegno. M., Il Neotomismo in
Italia. BUZZETTI (vedasi) rimette a nuovo AQUINO (vedasi), consapevolmente o
no, sotto la spinta del movimento romantico, e l’inserisce, certo
consapevolmente, nella re-azione che si scatena anche in Italia, compreso il
ducato di Parma, avverso l’empirismo di Locke e il sensismo di Condillac. Anzi
si può e si deve dire che in Italia BUZZETTI (vedasi) è, cronologicamente
almeno, il primo grande rappresentante della reazione anti- sensistica. Certo
non può venire in gara con BUZZETTI (vedasi) Rosmini-SERBATI (vedasi), la cui
attività letteraria comincia quando BUZZETTI è morto – Grice: ‘even if it is
true to say that we should treat those who are great and dead as if they were
great and living.” Quanto a GALLUPPI (vedasi) la sua reazione
all’empirismo data dall’anno nel quale egli inizia la pubblicazione del saggio
filosofico sulla critica della conoscenza. Or noi sappiamo che BUZZETTI
(vedasi) professa la suo battagliera dottrina d’AQUINO (vedasi) in contrasto al
sensismo. Infatti SORDI (vedasi), entrato nella compagnia di Gesù, già segue il
corso su AQUINO (vedasi) dettato nel seminario di Piacenza sotto l’ispirazione
di BUZZETTI (vedasi). Questa sposizione della dottrina d’AQUINO (vedasi), per
cosi dire, ‘buzzettiano,’ che riprende non già come un effimero capriccio ma
come sforzo e forza davvero vitali, e che, con SORDI (vedasi) e con TAPARELLI
(vedasi), con LIBERATORE (vedasi) e con SANSEVERINO (vedasi), si svolge
perennemente a contatto del pensiero e delle preoccupazione ambienti, a che
punto trovasi del suo svolgimento nel decennio? A questa dimanda risposi
ampiamente in altra circostanza. Qui basti ricordare che LIBERATORE (vedasi) scrive
Della conoscenza intellettuale destinato ad affermare la dottrina d’AQUINO
(vedasi) della conoscenza frammezzo alle opposte correnti del tradizionalismo,
dell’ontologismo e della dottrina di Rosmini-SERBATI; che termina il trattato
Dell’uomo risultante dei due parti, Del composto umano, e dell’Anima; che imprime
alle sue Institutiones l’indirizzo decisamente alla AQUINO (vedasi),
svolgendovi la metafisica generale e la metafisica speciale. Quanto a
SANSEVERINO (vedasi), egli L’opuscolo di GALLUPPI (vedasi) Dell’analisi e della
sintesi, prescinde dall’origine semplicemente sensistica o no delle idee che
entrano a formare le nostre conoscenze ossia i nostri giudizi – GALLUPPI
(vedasi) Saggio filosofico. M., AQUINO (vedasi) in Italia. M., AQUINO (vedasi) in
Italia. Institutiones Philophiae, Romae, Typis Civilitatis Catholicae. Quivi da
pag. 3 a p. G è riportata la prefazione dell’edizione; la quale prefazione
appunto ci avverte del deciso indirizzo alla AQUINO (vedasi) che ormai assumono
le Institutiones liberatoriane. E l'avvertimento non è disdetto dall’opera. 41
era sceso sì nel sepolcro, ma ci lascia di suo I principali sistemi della
filosofia sul criterio, e la monumentale Philosophia christiana cum antiqua et
nova comparata. Non occorrono aggiunte per convincersi che, mentre il decennio
fila i suoi giorni, la restaurazione d’AQUINO (vedasi) quanto a metafisica,
cioè per la sua parte capitale, è già un fatto compiuto. Il dualismo di un dio –
“an exegetical device” Grice -- immobile e del mondo diveniente, nonché l’altro
dualismo di potenza e di atto – GRICE: ACTIONS AND EVENTS: If Grice gives a job
to Strawson, and Strawson does not get it, we may still deem Grice as having
given Strawson a job -- in ogni cosa creata e più precisamente di materia e di
forma nelle cose corporee, AQUINO (vedasi) li ha già affermati risolutamente.
Di più AQUINO (vedasi) applica l’ilemorfismo ai viventi in genere -- dove la
forma è l’anima – Grice, “soul or living thing” – recursive unification -- e in
particolare al composto umano che è una unità sostanziale vivificata da
un’anima sussistente, spirituale, immortale. A proposito della cognizione umana
AQUINO (vedasi) proclama l’irriducibilità della medesima anima – cf. Grice,
“Are psychological concepts eliminable?” -- a semplice risultato di senzazioni,
e insieme riconosciuto per ciascun uomo la necessità dell'intervento d’un
proprio e intimo principio spirituale -- l’intelletto agente -- affine di
universalizzare o obbettivare, a livello nter-soggetivo -- il dato del senso. I
principii poi onde si svolge la vita conoscitiva dominano soggetti – livello
inter-soggetivo -- ed oggetto. Passando dall’ordine speculativo a quello
pratico, Dio – Grice: “God as an exegetical device” -- ben inteso, personale e
trascendente -- è già stato proclamato fonte del dovere nella vita morale e
fonte dell’autorità nella vita sociale. Ma la setta d’AQUINO (vedasi) in Italia
del periodo oltre a trovarsi dinnanzi a la metafisica d’AQUINO (vedasi), già
restaurata, ha piena consapevolezza della cosa. Sulla Civiltà Cattolica LIBERATORE
(vedasi) dichiara che rimessa oggimai in onore la vera metafisica, è mestieri
porre in armonia con essa la scienza fisica. Parimenti lo stesso LIBERATORE
(vedasi) nell’ultima pagina del suo Dell’anima umana ripete che la vittoria per
ciò che riguarda la parte metafisica sembra assicurata massimamente dopo che il
movimento ristoratore dall’Italia si propaga nella Francia e nella Germania. Ma
il trionfo della sana dottrina non è compiuto se non viene esteso anche alla
fisica, compilandone una che stia in perfetta armonia colla meta-fisica, e che,
facendo tesoro Com’è detto nel Monitum Editorum apposto alla Philosophia
Christiana, SIGNORIELLO (vedasi), dopo la morte di SANSEVERINO (vedasi) suo
maestro, bisce voluminibus manus admovit eaque in meliorern ordinem redegit, et
quartum Logicai voliimen condidit prae- cedentibus omnino aequale. Civiltà
Cattolica. di tutti i progressi delle scienze esperimentali, mostri come essi,
lungi dal contrastare, confermano anzi la parte razionale dell’antica
filosofia. A questo convien che sieno volte quinci innanzi le cure dei veri
sapienti; e io non dubito che il provvido Iddio – Grice: “God as exegetical
device” -- suscita tra breve tra i cultori delle scienze naturali o della
natura chi sappia trionfalmente applicarvi l’ingegno e la fatica. A LIBERATORE
(vedasi) fa eco PECCI (vedasi), il quale all’inaugurazione dell’Accademia
Romana d’Aquino pronuncia queste parole all’indirizzo degli accademici. Dunque
la vostra restaurazione filosofica si stende per indiretto ma efficacemente
alla restaurazione eziandio di tutte le scienze. E quanto alle scienze
razionali, richiamata una volta in luce la dottrina d’AQUINO (vedasi), la
restaurazione può dirsi quasi fatta. Non rimane che arricchirla e ampliarla
nelle applicazioni. Più lungo studio richiederanno dal vostro ingegno le
scienze naturali o della natura. Adunque secondo PECCI (vedasi), come secondo LIBERATORE
(vedasi), non vanno cercati nel decennio gl’inizi della dottrina d’AQUINO
(vedasi): che anzi, secondo loro, il movimento d’AQUINO (vedasi) propriamente
filosofico si conclude in questo stesso decennio. Che se particolari caratteri
assume, come assume effettivamente. La setta d’AQUINO (vedasi) in questo
decennio, uno possiamo riporlo fin d’ora, come autorizzano e ce ne fanno dovere
LIBERATORE (vedasi) e PECCI (vedasi), nel tentativo di porre a contatto la
filosofia scolastica, ormai risorta, con il mondo delle scienze fisiche e
naturali della natura. Col bisogno di penetrazione nel campo scientifico si fa
sentire anche il bisogno d’intensificare la volgarizzazione. Appunto sui mezzi
di diffondere la ristorata filosofia chiama l’attenzione una serie di articoli
della Civiltà Cattolica. Mentre caratterizziamo cosi la setta d’AQUINO non
vogliamo escludere da questo periodo ogni sviluppo di speculazione; come non
vogliamo escludere dal periodo precedente l’opera di volgarizzazione e di
penetrazione scientifica. Caratterizzando, ci basta guardare agl’elementi che,
pur non essendo esclusivi, hanno una prevalenza indiscussa. Vediamo dunque
quali forme concrete vanno assumendo i propositi di penetrazione scientifica e
di volgarizzazione. Guardiamo anzitutto all’opera di volgarizzazione. Se la
restau¬ razione del tomismo nel secolo XIX è dovuta all’iniziativa privata
L’accademia Romana di S. Tommaso d’Aquino (pubblicazione periodica). che deve
superare autorevoli contrasti, la divulgazione si compie in gran parte per
l’intervento dell’autorità ecclesiastica e più pre¬ cisamente dal Pontificato
Romano. Ed è naturale. Filosofia e Chiesa, in fondo in fondo, risolvono il
problema della vita. Quando le due soluzioni armonizzano, benché ottenute dalla
Filosofia e dalla Chiesa con mezzi propri anzi finché cosi ottenute, il mutuo
appoggio torna onorevole e vantaggioso per entrambe, e risponde certo a un
diritto, ma più ancora a un preciso dovere. Nell’opera di volgarizzamento
possiamo distinguere due aspetti: uno positivo consistente nell’emissione di
documenti ecclesiastici a favore d’AQUINO (si veda), nell’istituzione di
accademie, nella pubblicazione di riviste e simili; uno, per cosi dire,
negativo consistente nell’eliminare dalla circolazione dottrine che si fanno
passare come di ispirazione d’AQUINO (vedasi), ed effettivamente tali non sono.
I due aspetti, idealmente distinti, praticamente si confondono. L’aspetto
positivo richiama subito alla mente l’enciclica Aeterni Patris ossia «De
Philosophia Christiana ad mentem AQUINO (vedasi) doctoris Angelici in scholis
catholicis instauranda, promulgata nella festa di San Domenico da Leone,
fratello dell’ex gesuita e fervido sequace d’AQUINO PECCI (vedasi). Da questa
enciclica i cattolici sono invitati a dare il loro nome alla filosofia che si
ispira ad AQUINO (vedasi). S’imprende, per ordine e per munificenza del pontefice,
una grande edizione delle opere d’AQUINO (vedasi). AQUINO (vedasi) è proclamato
da Leone patrono delle scuole cattoliche. È facile comprendere l’influsso
capitale di questi documenti, che non creano certo l’AQUINISMO d’AQUINO
(vedasi); cooperano però validissimamente alla sua diffusione. Le accademie
all’AQUINO (vedasi) pullulano per ogni diocesi accanto ai vescovadi e ai
seminari. Si può convenire che il movimento guadagnando in estensione perde in
proti). Basti pensare all’intervento dello stesso superiore generale contro
quei gesuiti che a Napoli tentarono la restaurazione della filosofia d’AQUINO
(vedasi). (Cfr. M.. AQUINO (vedasi) in Italia). Se GENTILE (vedasi), dedicando
sulla «Critica» un capitolo della sua Filosofia in Italia ad AQUINO (vedasi), —
e parimenti SAITTA (vedasi) nel suo Le origini della filosofia d’AQUINO—
avessero ben notato il momento esatto e il significato preciso dell’intervento
ecclesiastico a prò’ d’AQUINO, già spontaneamente affermatosi non avrebbero
tratto motivo da questo stesso intervento per svalutare AQUINO. Fatto questo
rilievo, è giusto tributare omaggio tanto a Gentlte quanto a Saitta per
l’interesse addimostrato verso AQUINO] fondita. Ma è questa la naturale vicenda
delle cose umane, e meravigliarsene sarebbe da ingenui. Tra le accademie del
periodo che c’interessà merita particolare menzione l’Accademia Romana d’AQUINO.
Suo organo è il periodico omonimo « L’accademia romana d’Q1UINO, che inizia le
pubblicazioni subito dopo la sua inaugurazione ed esce annualmente in due
fascicoli. 1 collaboratori principali sono, oltre PECCI (vedasi), SATOLLI
(vedasi) LORENZELLI (vedasi), PRISCO (vedasi), ZIGLIARA (vedasi) e MAZZELLA
(vedasi), tutti cardinali della chiesa romana. Si aggiungano LIBERATORE
(vedasi) e CORNOLDI (vedasi), SIGNORIELLO (vedasi), TALAMO (vedasi), FABRI
(vedasi), ZANON (vedasi) ed altri ancora. Abbondano naturalmente i commenti ad
AQUINO. PECCI (vedasi) pubblica la sua « Parafrasi e dichiarazione
dell’opuscolo d’AQUINO «De ente et essentia. Altri si fermano di preferenza
intorno agli articoli che AQUINO dedica alla cognizione umana nella Somma
Teologica. Questi commenti anche oggi si possono leggere con profitto. Oltre i
commenti ad AQUINO, trovano largo posto gl’attacchi a ROSMINI (vedasi), come
porta la necessità del momento. Non è infatti possibile diffondere la genuina
filosofia d’AQUINO senza incrociare le armi con ROSMINI e suoi sequaci, i quali
tenenno a far apparire coincidenti ROSMINI ed AQUINO: coincidenza perfettamente
illusoria, sopratutto dopo che, morto ROSMINI, è venuta alla luce la sua
«Teosofia», sdrucciolante ornai, sulla buccia dell’ente ideale, troppo
apertamente ancorché preterintenzionalmeute, verso l’ontologismo o
intuizionismo divino che dir si voglia, e verso il panteismo. A mente calma e
fredda, con animo scevro da ogni passione di parte, oggi si può convenire che
il sistema ideologico del « Nuovo Saggio sull origine delle idee » predispone
ai mali passi. Ebbi altra volta occasione di scrivere che [A Napoli, ricorrendo
il sesto centenario della morte d’AQUINO, èstata istituita un’Accademia d’AQUINO;
e pure in Roma incomincia a vivere l’Accademia filosofico medica d’AQUINO. Dalla
tipografia vaticana usce, sotto il velo dell’anonimo, la celebre Rosminianarum [ROSMINI
(vedasi) propositionum quas S. R. U Inquisitio, approbante Leone, reprobavit,
proscripsit, damnavit Trutina theologica. Si sa di poi esserne autore
iMazzella. IL NE0T0M1SM0 IN ITALIA] Rosmini disimpegna una funzione veramente
utile in prò’ della filosofia d’AQUINO, sospingendone i cultori a prendere
contatto con la filosofia ambiente estranea od aversa. Aggiungo ora che gli si
può e gli si deve riconoscere il merito di aver insistito, sia pure deviando,
sull’elemento divino nella cognizione umana. Il domani filosofico ritorna
sicuramente su questo elemento. Ma è, almeno almeno, un gran perditempo quel
volersi da troppi e sistematicamente indurare, o per illusione o per arte
polemica, nel difendere una coincidenza assolutamente irreale. Questo nocque
oltremodo a ROSMINI nel giudizio degli uomini imparziali ed equilibrati, che
dovettero scorgervi o troppa ingenuità o troppa, come dire?, virtuosità. Certo AQUINO
non ha nulla di comune con le debolezze intuizionistiche e panteistiche di
Rosmini: senza dire che AQUINO attribuisce proprio all’astrazione la formazione
degli universali, mentre il misconoscimento di questo potere dell’astrazione è
la base stessa della speculazione di ROSMINI nel « Nuovo saggio sull’origine
delle idee ». Fra coloro che sulle pagine dell’Accademia Romana d’Aquino
polemizzarono più diffusamente e più autorevolmente contro ROSMINI va ricordato
Liberatore. AQUINO ha chiarita e giustificata le sua posizione speculativa di
fronte a ROSMINI ed alla sua ideologia pericolosa fino dall’opuscolo di SORDI
(vedasi) 6,P Svill, PP° dell ° he g elis
"'° SUl !° He sei, dopo aver affermato che il gran mento dello H. sta
nella scoperta della dialettica come relazione sintesi di opposti e aver
soggiunto che oltre la sintesi degli opposti c è la sintesi dei distinti, conclude
che il torto dello H è di aver confuso quella dialettica con questa. Oltre gli
opposti, essere e nulla, spiiito e natura, vero e falso, ecc., i quali non sono
reali che nella sintesi di cui costituiscono i momenti astratti ; ci sono,
dunque, pel Croce, i distinti: bello, vero, utile, buono, i quali non si
trovano fra loro nella stessa relazione degli opposti, reali solo nella
sintesi- ma sono, invece, egualmente, tutti reali e concreti, così da poter
sussistere I nno accanto all’altro. Posto ciò, il rapporto fra i gradi orme
dello spinto è, pel C., questo: esso procede per diadi (invece che per triadi),
nelle quali il primo termine sussiste da sè cornar 0 ’ PU k aV, end ° anch ’
esso una sua sussistenza concreta come tale, assorbe .1 primo: così, l’arte, si
è visto, è alogica, ma filosofia, sintesi di intuizione e concetto, è anche
arte, cioè ha etica^ ° rC espress . lv ° : la volizione economica è amorale, ma
quella senni n* V, ’T economica > la volizione morale essendo anche sempre
utile Lo spinto, poi, è di natura circolare, e però passa da un grado all
altro: passa dal grado intuitivo al logico, all’econo¬ mico, all etico, e
dall’ultimo trapassa ancora al primo, all’intuitivo ornendo .1 contenuto
pratico alla nuova intuizione, e così in eterno’ nfa°tfi ni a gra t ÌmP ' ÌCÌta
resistenza di tu, “ i quattro gradii nfatti, appunto perchè nel grado
intuitivo, ad es., è già implicito 11 ’° glC0 Sl P uò P assa re dall’uno
all’altro. E il passaggio consiste¬ rebbe, infine, nel divenire esplicito ciò
che era Lplidtò L’IDEALISMO ITALIANO Ili Ora è necessario osservare subito, che
in questa teoria del Croce vengono così in contatto due dialettiche contrarie:
quella degli opposti e quella dei distinti. Sono, dunque, due differenti specie
di rapporti che concorrono al ritmo dialettico, crociano, dei gradi: il mutuo
rapporto dei gradi in quanto tali, cioè distinti, concreti, e quello degli
stessi in quanto astratti momenti di ognuno dei gradi concreti. Il grado
intuitivo, ad es., ha due significati ben diversi, quello di momento della
sintesi a priori logica (sintesi, si è visto, d’intuizione e concetto), e
quello di sintesi a priori estetica, grado concreto e indipendente, come tale,
dal grado logico, che, a sua volta, come tale, è in egual relazione verso di
quello. Ove è palese, che, nel primo caso su accennato, si ha una relazione di
opposti, e nel secondo una relazione di distinti. È in questo punto
dell’incontro delle due dialettiche, che si sono soffermati più a lungo i
critici di CROCE (vedasi). È stato osservato, ad esempio, che le due
dialettiche si annullano l’un l’altra; che il concetto
dell’implicito-esplicito, che deve spiegare il passaggio da un distinto
all’altro, è un semplice mito, non differente, essenzialmente, da quello del
passaggio dall’inconscio al conscio; che il concetto stesso di circolo è
mitologico, e così via. Il carattere espositivo di questo scritto c’impedisce
di entrare nella questione: si è ricordato ciò per informazione del lettore.
Fin’ora si è discorso dell’estetica, della logica, della filosofia della
pratica: veniamo ora alla Teoria della storiografìa che conclude il sistema
della filosofia dello spirito quasi con una brusca correzione. In quest’ultima
opera il C. vuole integrare la sua unificazione precedente della filosofia e
della storia nel giudizio percettivo, col concetto della con¬ temporaneità
della storia. La storia, antichissima o recente che sia, è storia
contemporanea, cioè sempre relativa al soggetto presente, che col pensarla la
suscita, la fa; badando però a intendere questa presenza come assoluta e
ideale, tale, cioè, che condizioni essa e superi l’empirico presente e passato
del tempo. Ma intesa così la storia, come procedente dall’universalità del
soggetto, come attualità piena dello spirito, essa appaga allora l’esigenza filosofica
di possedere la realtà nella sua pienezza e totalità, e la filosofia come
Logica, come un distinto momento dello spirito, viene sminuita di valore. In
relazione, infatti, al nuovo concetto di storia, la filosofia, nel senso più
adeguato e profondo, viene ad [RUGGIERO (vedasi), La Filosofia Contemporanea. [SPIRITO
(vedasi), Il nuovo idealismo italiano.VOLPE [vedasi) essere il momento
trascendentale della conoscenza storica, alla quale appresta le categorie
necessarie a pensare la totalità del reale. La filosofia non può essere altro
che il momento metodologico della storiografia, dilucidazione delle categorie
costitutive dei giudizi storici. Dilucidazione che «si muove nelle distinzioni
dell’Estetica e della Logica, dell’Economica e dell’Etica; e tutte le congiunge
nella filosofia dello spirito. Il pensiero di CROCE (vedasi) conclude, dunque,
ad una sopravvalutazione della storia, o filosofia in largo senso, di fronte
alla logica, o filosofia stricto sensu: conclude, infine, parrebbe a due
concetti di filosofia: la logica, o filosofia stretta, che come tale resta al
di qua dell 'atto storiografico, o filosofico in senso profondo. Ecco quel ch’è
sfato chiamato, anche recentemente, l’umanismo di CROCE (vedasi). Umanismo, si
è detto, perchè tutta la storia della storiografia assume il valore di una
storia della filosofia incentrata nel concetto dell’uomo, del mondo ch’è il suo
mondo (VICO (vedasi)), e dei suoi bisogni spirituali. È stato ancora osservato,
che quel ch’è la funzione della filosofia rispetto al problema della scienza
nei filosofi del neo-criticismo positivista, si ritrova in CROCE (vedasi), come
coscienza critica immanente all’atto storiografico, di cui essa è il momento
puramente trascendentale. IL La formazione mentale di G. Gentile ha origini
diverse da quella crociana. A SPAVENTA (vedasi), e, attraverso questi, a Hegel,
Fichte, Kant, Cartesio, e ai nostri GIOBERTI (vedasi), VICO (vedasi), e BRUNO
(vedasi), si riallaccia, fin dagli inizi, la meditazione del fondatore
dell’idealismo dell’atto. È, poi, partendo in particolare dallo Hegel, con la
riforma ch’ei propone, indipendentemente da CROCE (vedasi), e sulle orme di
Spaventa, della dialettica hegeliana, che il pensiero del G. dà i primi frutti
originali. SPAVENTA (vedasi), studiando le tre prime categorie della logica
hegeliana, essere, non-essere, divenire, osserva, sorpassando i precedenti
interpreti (Trendelenburg, VERA (vedasi) etc.), che questa posizione
imbrogliata dell’essere e del non-essere (lo stesso e non-lo stesso) è la viva
espressione della natura del pensare. Se si toglie di mezzo il pensare non se
ne capisce niente. Nome compiuto: Amato Masnovo. Masnovo. Keywords: scolastica.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Masnovo.” Masnovo.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Massarenti:
l’implicatura conversazionale -- stramaledettamente implicaturale – la scuola
d’Eboli – filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Eboli). Abstract. Grice: “At Oxford, we once had a big
discussion, prompted by me, I’m afraid, as to whether there is a distinction to
be made between, er, philosophically important, and philosophical Unimportant
questions. Austin focused on the prevalence of ‘highly’ as an adverb – why
‘highly intelligent’ but not ‘highly idiotic’? The Italian equivalent is
‘stramaledettamente’ – quite just the same trick!” Filosofo Italiano. Eboli, Salerno,
Campania. Grice: “His dictionary of non-common ideas I would give to Austin on
his birthday; he would hate it! He was all for common lingo!” -- “I like
Massarenti: he can be provocative. I like his study on what he calls a
‘neologissimo’ – and the idea of the pocket-philosopher! I know I’m one! On the
other hand, he has written on ‘la buona logica,’ but isn’t ‘logica’ already a
value-paradeigmatic expression? His study on god-damn logic is good – since
that’s what I do, with my theory of implicature. To say, “My wife is in the
kitchen or the bedroom” when I know where she is – and thus when I have
truth-functional grounds to utter the stronger disjunct, it’s still goddamn
logic – I haven’t lied! True but misleading
– aka god-dman logic!” Responsabile del supplemento culturale Il Sole-24
Ore-Domenica, dove si occupa di storia e filosofia della scienza, filosofia
morale e politica, etica applicata, e dove tiene la rubrica Filosofia minima. Armando Massarenti vive a Milano, dove
dirige il supplemento culturale Domenica de Il Sole 24 Ore. Scrive L'etica da
applicare. Redatta il Manifesto di bioetica laica, che ha suscitato un vasto
dibattito. È stato membro dell'Osservatorio di Bioetica della Fondazione
Einaudi di Roma e dal fa parte del Comitato
etico della Fondazione Veronesi, presieduto da Amato. Direttore della rivista
Etica ed economia (Nemetria). Cura e introduce diversi volumi di argomento
filosofico-scientifico, come “L'ingranaggio della libertà” (Liberi libri, Macerata),
la “Storia dell'astronomia” di Leopardi (Vita Felice, Milano), “Rifare la
filosofia di Dewey” (Donzelli, Roma).
Per Feltrinelli cura e introduce “Laicismo indiano” (Milano), una
raccolta di saggi di Sen.Cura il numero monografico della Rivista di Estetica
dedicato al dibattito su analitici e continentali e, con Possenti, “Nichilismo,
relativismo, verità. Un dibattito (Rubbettino, Mannelli). Cura la collana I
Grandi Filosofi (trenta volumi sui protagonisti della storia del pensiero, da
Socrate a Wittgenstein, per i quali anche scrive le prefazioni, confluite ne Il
filosofo tascabile. In corso di pubblicazione una serie analoga dedicata ai grandi
della scienza. Scrive “Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima”
per il quale gli sono stati conferiti il Premio Filosofico Castiglioncello e il premio di saggistica "Città delle
Rose. "Il lancio del nano” è anche oggetto di un esperimento didattico,
promosso dalla Società Filosofica Italiana attraverso il quale viene proposto
un metodo di motivare allo studio della filosofia e alla capacità di
argomentare in proprio. Dal saggio è stato tratto anche uno spettacolo
teatrale, per la regia di Longhi prodotto da Mimesis). Cura “Bi(bli)oetica.
Istruzioni per l'uso (Einaudi), un dizionario di bio-etica sui generis, dal
quale il regista L.Ronconi ha tratto l'omonimo spettacolo teatrale andato in
scena a Torino, per il progetto Domani delle Olimpiadi. Scrive Staminalia. le
cellule etiche e i nemici della ricerca, una ricostruzione del dibattito etico
e scientifico sulla ricerca sulle staminali. Scrive Il filosofo tascabile. Dai
presocratici a Wittgenstein. 44 ritratti per una storia del pensiero in
miniatura. In contemporanea è uscito “Stramaledettamente logico. Esercizi
filosofici su pellicola (Laterza, Roma-Bari) una raccolta di saggi su cinema e
filosofia (di Roberto Casati, Achille Varzi) di cui ha scritto introduzione e
saggio conclusivo. Insegna a Bologna, Lugano, Siena, Milano. Dirige per
Mondadori la collana "Scienza e filosofia". Fa parte delle giurie di due premi per la
divulgazione scientifica: il Premio Pace, promosso dalla SISSA di Trieste, il
Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, legato al Campiello
(Padova), e il premio Serono. È stato anche nella giuria del Premio del Giovedì
"Marisa Rusconi", conferito ogni anno a Milano a un romanzo italiano
opera prima. Ha vinto diversi premi: il Premio Dondi per la Storia della Scienza,
delle tecniche e dell'Industria (Padova); n il Premio Voltolino per la
divulgazione scientifica (Pisa); il Premio Mente e Cervello (Torino); il premio
Capri, il premio Argil e il premio Capalbio; il Premio Città di Como. Altri
saggi: “L'etica da applicare: una morale per prendere decisioni,” Milano, Il
Sole-24 Ore libri, “Il lancio del nano” -- e altri esercizi di “filosofia minima,”
Parma, Guanda); “Staminalia. “Le cellule” etiche e i nemici della ricerca,
Parma, Guanda, “Il filosofo tascabile” “dai
presocratici a Wittgenstein”“ritratti per una storia del pensiero in
miniatura,” Parma, Guanda, “Dizionario delle idee non comuni,”Parma, Guanda,.“Filosofia,
sapere di non sapere: le domande che hanno caratterizzato lo sviluppo del
pensiero” Firenze, Anna.“Perché pagare le tangenti è razionale ma non vi
conviene” e altri saggi di etica politica, Parma, Guanda,.“Istruzioni per
rendersi felici.”“Come il pensiero antico salverà gli spiriti moderni, Milano,
Guanda,.“La buona logica.” Imparare a pensare, Milano, Cortina, “Metti l'amore
sopra ogni cosa: una filosofia per stare bene con gl’altri” Milano, Mondadori, Treccani
Enciclopedie Istituto dell'Enciclopedia Italiana su italia libri.net. tangenti
e moralità, su filosofia rai. Nome compiuto: Armando Massarenti. Massarenti.
Keywords: stramaledettamente logico, stramaledettamente implicaturale --. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Massarenti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Massari: l’implicatura conversazionale -- l’implicatura
logistica di Petrarca e Boccaccio – la scuola di Seminara -- filosofia
calabrese -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Seminara). Abstract.
Grice: “At Oxford, we revere William Jones as being the first to point to the
cognateness between the Gothick,as he called it, and the Graeco-Romanic. This
was never an issue in Italy, which had both!” Filosofo filosofo calabrese. Filosofo
italiano. Seminara, Reggio Calabria, Calabria. Bernardo Massari -- calabro --
Barlaam: -- Grice: “Should it be under B – Barlam, under Seminara, like Occam?” Barlaam Calabro – di Calabria – Scrive di
aritmetica, musica e acustica. E uno dei più convinti fautori della
riunificazione fra le Chiese d'oriente e occidente. È considerato insieme ai
suoi due allievi Leonzio Pilato e Boccaccio uno dei padri dell'Umanesimo.
Studia in Galatro, Calabria. Pare che il suo successo come filosofo (un suo
trattato sull'etica degli stoici è preservato) e ragione di gelosia da parte di
N. Gregorio. Nell'ambito delle trattative per la ri-unificazione tra le due
Chiese di Oriente e di Occidente, a lui venne affidata la difesa delle ragioni
greche; in tale occasione sviluppa le sue critiche verso l'esicasmo e a
sottolineare la differenza di valore tra la teologia scolastica e la
contemplazione mistica. E protagonista di una violenta polemica contro i metodi
ascetici e mistici di alcuni monaci dell'Athos e del loro sostenitore G. Palamas.
Il dibattito divenne sempre più acceso fino a culminare in un concilio generale
alla fine del quale venne costretto a sospendere ogni futuro attacco verso
l'esicasmo. Epigrafe a Gerace, tutore di Petrarca e Boccaccio, inviato
dall'imperatore Andronico III Paleologo in missione diplomatica a Napoli,
Avignone e Parigi per sollecitare le corti europee ad una crociata contro i turchi.
In quell'occasione costrue delle relazioni e una rete di amicizie su cui puo
fare conto quando, in seguito alla decisione conciliare, decise di aderire alla
Chiesa d'Occidente. Ad Avignone conosce Petrarca, a cui iniziò ad insegna il
greco. Petrarca si adoperò per fargli assegnare la diocesi di Gerace, così e nominato
vescovo di Clemente. La bolla relativa alla sua elezione al vescovato di Gerace
riporta, Monachus monasteri Sancti Heliae de Capasino Ordinis Sancti Basilii
Militensis Diocesis, in sacerdotio constitutum. Tutore di Petrarca e Boccaccio
che da un importante contributo, attraverso la riscoperta dei testi antichi,
anche a tutto ciò che non molto tempo dopo svilupa il movimento umanista. È
proprio Manetti il primo a menzionarlo nella sua biografia del Petrarca. Venne
inviato in missione diplomatica da Clemente in un rinnovato tentativo
ecumenico. Data la grande influenza di Palamas il tentativo, ancora una volta,
si risolse in un insuccesso. Fa ritorno ad Avignone dove muore. Saggi: Si
occupa anche di matematica lasciandoci una “Logistica” in cui spiega le regole
di calcolo con interi, frazioni generiche e frazioni sessagesimali. D. Mandaglio,
Barlaam Calabro: una vocazione unionista. C. Nanni Editore (Maggio). Salvatore
Impellizzeri, Calabro, Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani. Mercati, Calabro, Enciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani. Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Ratisbona. Simone Atomano. Barlaam Calabro
di Seminara. BARLAAM Calabro. - Nacque a Seminara, Reggio
di Calabria. Il nome Barlaam par che sia quello assunto in religione, ma non è
documentato che il nome di battesimo fosse Bernardo, come si ripete sulle orme
dell'Ughelli (Italia Sacra). Mancano notizie sulla sua formazione spirituale e
culturale e sulla sua attività in Italia fino al suo passaggio a Bisanzio. La
bolla di Clemente VI (Reg.Vat.), che lo elevò al seggio episcopale di Gerace,
ci informa soltanto che B. si preparò al monacato e al sacerdozio nel monastero
basiliano di Sant'Elia di Capasino (Gàlatro), nella diocesi di Mileto. Certo è
ormai, dopo gli studi recenti (Schirò, Jugie, Giannelli), che B. nacque e fu
educato nella fede dissidente della Chiesa di Costantinopoli, cui molti
continuavano ad aderire nell'Italia meridionale di quell'età, nonostante l'unione
alla Chiesa cattolica proclamata dal concilio di Bari. È B. stesso a dirlo in
uno degli opuscoli contro la processione dello Spirito Santo a Patre Filioque
(punto fondamentale di dissenso tra le due Chiese: gli ortodossi credono che lo
Spirito Santo proceda e Patre solo): "Tale è la mia fede e la mia
religione riguardo alla Trinità, fede nella quale io fui allevato fin
dall'infanzia e nella quale sono vissuto sin qui" -- cod. Parisinus
graecus. Problematica è invece la ricostruzione della sua formazione culturale.
Appare infatti evidente che le conoscenze del monaco calabrese, le quali non si
limitano a filosofi greci, quali Platone e Aristotele, ma si mostrano invece profonde
anche riguardo al pensiero di Tommaso d'Aquino e agli ultimi sviluppi nominalistici
della Scolastica occidentale, esorbitano dalla tradizione culturale dei
monasteri italo-greci di Calabria e presuppongono contatti più o meno
prolungati di B. con scuole filosofiche e teologiche dell'Italia meridionale e
centrale. Quando il potere imperiale passò da Andronico II ad Andronico
III, troviamo B. a Costantinopoli, dove egli era giunto dopo essersi trattenuto
prima ad Arta, in Etolia, e a Tessalonica. Nella capitale bizantina incontrò il
favore della corte: vi dominava allora Anna di Savoia, figlia di Amedeo V,
sposata nel 1326 ad Andronico III, favorevole ai Latini e all'unione delle
Chiese. Presto ottenne larga fama di dotto e di filosofo e divenne abate
(igumeno) di uno dei più importanti conventi, quello di S. Salvatore. Si
diffondevano a Bisanzio i suoi scritti di logica e di astronomia e il gran
domestico Cantacuzeno gli affidava una cattedra nell'università della capitale.
Ma la sua fama crescente doveva presto urtarsi contro il tradizionale
nazionalismo latinofobo dei Bizantini. Il primo scontro avvenne col più
cospicuo rappresentante dell'umanesimo bizantino, Niceforo Gregoras, che teneva
cattedra nel monastero di Cora. In una sfida accademica i due dotti più in
vista della capitale si trovarono di fronte a discuteresui campi più vari dello
scibile, astronomia, grammatica, retorica, poetica, fisica, dialettica, logica.
Di questa tenzone noi sappiamo soltanto attraverso un libello del Gregoras 02,OpiVrLO9
~ 7rEpì GOCPL'2q (Jahn, Archiv für Philologie und Pddagogik, Supplementband).
Il libello, una specie di dialogo mitico di imitazione platonica, o meglio
lucianea, naturalmente tendenzioso, asserisce che l'agone si concluse con la
completa sconfitta del dotto calabrese, che dimostrò di avere soltanto qualche
conoscenza di fisica e di dialettica aristotelica e una certa superficiale
infarinatura di logica. Ma nella persona di B., Niceforo Gregoras vuol mettere
in ridicolo tutta la scienza occidentale limitata a poche nozioni aristoteliche
e del tutto ignara di matematica, fisica e astronomia, scienze in grande onore
allora a Bisanzio. Secondo il Gregoras, inoltre, in seguito a questa sconfitta,
B. avrebbe abbandonato Costantinopoli per rifugiarsi a Tessalonica. Par più
probabile invece che egli facesse la spola tra i due massimi centri culturali
dell'impero. A Tessalonica comunque il suo insegnamento continuava con successo
e tra i suoi allievi si contavano personalità di spicco come Acindino,
Cavasila, e Cidone. Ma nemmeno presso la corte e gli ambienti
ecclesiastici della capitale il prestigio di B. dovette subire un offuscamento,
se proprio lui fu scelto dal patriarca Caleca, come portavoce della Chiesa
ortodossa, quando giunsero a Bisanzio i due domenicani Francesco da Camerino,
arcivescovo di Vosprum (Ker~-'), e Riccardo, vescovo di Cherson, incaricati dal
papa Giovanni XXII di rimuovere gli ostacoli dottrinali che si frapponevano
alla riconciliazione delle Chiese. La discussione tra i prelati latini e
il monaco calabrese si svolse ad un alto livello teologico-filosofico. M. cercava
di abbattere la barriera dogmatica della processione dello Spirito Santo
ricorrendo a un tipico argomento nominalistico: egli si opponeva alla pretesa
di poter conoscere Dio e di poter dimostrare apoditticamente le cose divine.
Ora, se Dio èinconoscibile, che valore potevano avere discussioni sulla
processione dello Spirito Santo basate sui sillogismi apodittici? Sia i Latini,
sia i Greci, quindi, in questioni di questo genere non potevano rifarsi che ai
Padri della Chiesa, la cui fonte di scienza è la rivelazione e l'illuminazione
divina. Ma poiché i Padri non sono sufficientemente espliciti riguardo alla
processione dello Spirito Santo, non restava che assegnare alle divergenti
dottrine un posto nelle opinioni teologiche particolari, senza fame un ostacolo
per l'unione. La posizione di M. è in netto contrasto col realismo di s.
Tommaso, assunto quale atteggiamento ufficiale dalla teologia cattolica: essa
si inserisce chiaramente nel movimento volontaristico contemporaneo a B., che
ebbe i suoi maggiori rappresentanti in Duns Scoto e in Guglielmo d'Occam, teso
a porre un netto confine di separazione tra i campi della ragione e della fede.
Non è un caso che B. avesse consacrato il suo insegnamento universitario dalla
cattedra di Costantinopoli all'esegesi dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita, il
rappresentante più coerente della dottrina "apofatica", della
inconoscibilità, cioè, del divino, la cui autorità era riconosciuta in Oriente
e in Occidente. Le trattative non approdarono a nulla: le tesi di B.
difficilmente potevano essere accettate dai legati latini, esponenti
dell'ordine stesso cui apparteneva anche AQUINO e inviati dal papa Giovanni
XXII, che, elevando agli onori dell'altare Tommaso, aveva fatto propria della
Chiesa di Roma la sua dottrina. Ma l'agnosticismo nominalistico di M.
doveva anche urtare le concezioni mistiche bizantine, rappresentate allora
specialmente dal monachesimo atonita. A campione di tale misticismo si ergeva
Gregorio Palamas, un monaco dell'Athos, che aveva già scritto due Discorsi
apodittici contro la processione dello Spirito Santo Filioque. Egli attaccava
il metodo di discussione tenuto dal calabrese dinanzi ai legati latini,
dichiarando perfettamente dimostrabile la posizione ortodossa in virtù della
grazia illuminante che al cristiano discende dall'incamazione, per cui la
conoscenza soprannaturale è eminentemente reale, più di qualunque conoscenza
filosofica. Intanto M. veniva a conoscenza delle pratiche mistiche dei
monaci atoniti, che si isolavano per abbandonarsi ad una quiete contemplativa
Tali pratiche consistevano nel ripetere indefinitamente la preghiera:
"Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me!", trattenendo
il fiato, col mento appoggiato al petto e guardando l'ombelico, fino a
raggiungere la visione corporea della luce divina vista dagli Apostoli sul
Tabor, nel giorno della trasfigurazione. Questa concezione psico-fisica della
divinità e, soprattutto, il metodo di preghiera degli esicasti (così si
chiamavano i seguaci di tal metodo) provocarono gli attacchi ironici di M., che
vedeva nell'esicasmo una grossolana superstizione, i cui seguaci designò con lo
sprezzante appellativo di umbilicanimi. Ma la controversia ben presto si
allargò sul piano filosofico-teologico. M., coerentemente alla sua formazione
nominalistica, non poteva ammettere contaminazione tra il divino e l'umano, tra
l'etemo e il temporale. La luce del Tabor, per esser vista nell'ascesi,
dovrebbe essere etema e coincidere con la divinità stessa, che sola è eterna e
immutabile. Ma poiché la divinità è invisibile, invisibile è anche la luce
taborica. Palamas oppose una sottile dottrina emanazionistica di derivazione
neoplatonica, che distingueva una sostanza divina trascendente (oùaía) e delle
energie divine (gvp-'pyztcxt o Suváp.rLq), operazioni eterne di Dio, che per
esse agisce nel mondo degli uomini. E appunto la luce taborica visibile agli
asceti, come l'amore, la sapienza e la grazia di Dio, è una energia divina
operante come intermediaria tra Dio e gli uomini, un ponte tra l'etemo e il
transeunte. Tra le due opposte tesi non poteva essere accordo. La
controversia filosoficoteologica ebbe anche implicazioni politiche, come sempre
avveniva a Bisanzio. M. allora mosse accusa di eresia contro il Palamas dinanzi
al patriarca Giovanni Caleca, presentando il suo scritto Kwrà MoccrcrocXtocvCùv
(Contro i Massaliani) in cui la dottrina del Palamas veniva assimilata a
precedenti eresie. Il Palamas riuscì a ottenere una dichiarazione, favorevole
alla fede esicasta, sottoscritta dai monaci più importanti dell'Athos ('0
&ytopsvrtxòq -ró[Log), mentre il patriarcato e il governo imperiale, pur
non favorevoli al palamismo, preoccupati com'erano di mantenere la pace
religiosa tra i pericoli incombenti dall'estemo, desideravano evitare una
controversia dogmatica e cercavano di far giungere le due opposte parti a una
conciliazione. Si giunse così alla riunione di un concilio in Santa Sofia,
presieduto dall'imperatore Andronico III in persona. La sera dello stesso
giorno il concilio si chiudeva con un discorso dell'imperatore che celebrava la
riconciliazione generale. Ma in realtà fu il Palamas a trionfare: la dottrina
di B. venne formalmente condannata e il monaco calabrese dovette fare pubblica
ammenda agli esicasti e promettere di non dar loro più molestia. Il patriarca
pubblicava un'encicláca con cui condannava "ciò che il monaco M ha detto
contro i santi esicasti" e imponeva a tutti gli abitanti di Costantinopoli
e delle altre città di consegnare alle autorità gli scritti di M. perché
fossero pubblicamente distrutti. Questa scottante umiliazione e la morte di
Andronico III, avvenuta subito dopo indussero M. a lasciare Costantinopoli e a
ritornare in Occidente. A tal decisione forse non erano state estranee le
impressioni riportate nel viaggio in Occidente, e le conoscenze che aveva avuto
occasione di fare (forse aveva conosciuto anche il Petrarca). Nel vivo della
lotta esicasta, M. era stato richiamato da Andronico III, da Tessalonica, per
un'importante missione diplomatica. Urgeva che l'Occidente facesse una
spedizione per allontanare da Costantinopoli l'avanzata dei Turchi ottomani.
Pare che allora B. avesse preparato un nuovo progetto di unione, che aveva
sottoposto al sinodo di Costantinopoli, in cui ribadiva le posizioni teologiche
che aveva sostenuto cinque anni prima, nelle discussioni coi legati latini del
papa. Il progetto non dovette soddisfare il sinodo e d'altra parte un senso
realistico della situazione politica doveva consigliare di evitare lunghe
quanto inutili dispute teologiche. B. accompagnato da un esperto militare, il
veneziano Stefano Dandolo, si era recato presso Roberto d'Angiò e Filippo VI di
Valois per chiedere aiuti militari dal Regno di Napoli e dalla Francia, e
infine presso la Curia di Avignone per ottenere il consenso papale alla
crociata. Al papa aveva presentato dei memoriali in cui, facendo presenti i
pericoli che sovrastavano alla cristianità tutta per l'incombenza della
minaccia turca, chiedeva che i Latini, mettendo da parte i tradizionali odi,
mandassero subito aiuti in Oriente per la guerra contro gli infedeli; dopo,
ottenuta la vittoria, si sarebbe riunito un concilio ecumenico che avrebbe
trattato dell'unione. La missione di B. era fallita sia perché il papa
pretendeva la realizzazione dell'unione prima di affrontare uno sforzo
militare, sia perché le condizioni politiche dell'Occidente (relazioni tese tra
Filippo VI ed Edoardo III d'Inghilterra) difficilmente avrebbero permesso
l'organizzazione di una crociata. M. torna in Calabria e prosegue il suo
viaggio fino a Napoli, dove aiutò, per la parte greca, l'umanista Paolo da
Perugia nella compilazione della sua opera sulla mitologia dei pagani
(Collectiones) e nell'ordinamento dei manoscritti greci della libreria
angioina, che era in rapida espansione. Poi, nell'agosto, passò alla Curia
avignonese, dove a Benedetto XII era successo Clemente VI. In questo periodo
egli si legò di amicizia col Petrarca, a cui insegnò i primi rudimenti di
greco, da lui acquistando familiarità con la lingua latina, nella quale, per la
sua educazione prevalentemente greca e per la lunga dimora in Oriente, provava
difficoltà ad esprimersi (Petrarca, Famil.). Allora passò anche alla fede
cattolica e fu utilizzato dalla Curia per un insegnamento di greco, fino a che,
pare per intercessione del Petrarca, non fu elevato al seggio episcopale di
Gerace e consacrato da Poggetto. Oscuri e duri furono gli anni dell'episcopato
nella piccola diocesi calabrese a causa di aspre dispute con la curia
metropolitana di Reggio. Ma gli veniva affidata la sua ultima missione
diplomatica, questa volta da parte di Clemente VI, per condurre trattative
unioniste con l'imperatrice Anna di Savoia, reggente l'impero di Bisanzio in
nome del figlio Giovanni V. La situazione a Bisanzio rendeva però ogni
trattativa impossibile. Un sinodo aveva deposto il patriarca Giovanni Caleca,
divenuto avversario dichiarato del movimento esicasta, in conseguenza
dell'evoluzione della situazione politica dopo la morte di Andronico III (veva
fatto arrestare il Palamas e l'anno successivo aveva fatto pronunciare contro
di lui la scomunica da un sinodo patriarcale), e aveva confermato la condanna
di M.. La stessa sera Cantacuzeno, favorevole agl’esicasti, entrava nella
capitale e costringeva Anna ad accoglierlo come coimperatore accanto al figlio.
A B., considerato eresiarca, non restava che la via del ritorno, per lasciare
ad altri la ripresa delle trattative. Rientra ad Avignone. Infatti la bolla di
nomina del suo successore, Simone Atumano, nella sede episcopale di Gerace
afferma come recente la morte di Barlaam. (Archivio segreto vaticano, Reg.
Clem.). Scrive molto. Quantunque una parte della sua opera sia andata
perduta, tuttavia si conservano ancora di lui un buon numero di opuscoli di
vario contenuto, in genere brevi, ma densi di pensiero. La maggior parte di
essi sono ancora inediti. Un elenco coi titoli e gli incipit si trova in
Fabricius, Bibliotheca Graeca, Hamburgi riprodotto in Migne, Patr. Graeca, CLI.
I più numerosi sono quelli di carattere teologico e riguardano l'attività
unionista del monaco calabrese: 3 contro la processione dello Spirito Santo
Filioque, e sul primato del papa. Tali opuscoli si trovano in un gran numero di
manoscritti. Ne contiene 20 (escluso uno sul primato del papa) il cod.
Parisinus. Di essi uno solo sul primato dei papa, è stato pubblicato prima da
Luyd, con traduzione latina, Oxford, e poi dal Salmasius, in greco, Hannover
riprodotto in Migne, Patr. Graeca, CLI, Coll.. Due discorsi greci
sull'unione delle Chiese sono stati pubblicati e illustrati da Giannelli, Un
progetto di Barlaam Calabro Per l'unione delle chiese, in Miscellanea Giovanni
Mercati, III, Città del Vaticano. Il primo di essi contiene il progetto di
unione elaborato da B. prima della sua missione diplomatica ad Avignone e
presentato al sinodo di Costantinopoli; il secondo, pronunciato probabilmente
dinanzi al sinodo stesso, doveva illustrare il progetto contenuto nel primo. Di
tenore diverso sono tuttavia i due discorsi latini recitati, o piuttosto
presentati in forma di memoriali, in quell'occasione, al pontefice Benedetto
XII. Essi furono editi per la prima volta da L. Allacci, De Ecclesiae Occidentalis
atque Orientalis perpetua consensione...,Coloniae Agrippinae, donde furono
riprodotti dal Migne, Patr. Graeca, CLI, e poi dal Raynaldi, Annales
Ecclesiastici. Alla sua attività apologetica in favore della Chiesa cattolica
svolta dopo la conversione si riferiscono varie lettere ed opuscoli, di cui
cinque, in latino, si trovano in Migne, Patr.Graeca, C LI. Poco ci resta degli
scritti contro gli esicasti, che furono condannati alla distruzione, dopo il
concilio, dalla enciclica del patriarca Giovanni Caleta (Synodicae
Constitutiones, XXII, in Migne, Patr.Graeca,CLII, COI.). L'opera principale,
più volte rimaneggiata, che portava il titolo KotTà Mocaaa?,tocvi""v
(Contro i Massaliani) da un'antìca setta ereticale a cui B. polemicamente
assimilava gli esicasti, ci è nota soltanto attraverso le citazioni degli
avversari. Di notevole importanza sono quindi le otto lettere pubblicate con
ampia introduzione da Schirò: Barlaam Calabro, Epistole greche. I primordi
episodici e dottrinari delle lotte esicaste, Palermo, che rivelano i primi
sviluppi della controversia. Ma se più nota è l'attività teologica di B.,
di non minore importanza, anche se finora meno studiata, è quella filosofica e
scientifica. Nell'operetta latina in due libri, Ethica secundum Stoicos ex
pluribus voluminibus eorumdem Stoicorum sub compendio composita,edita per la
prima volta da Canisius, Ingolstadt 1604, riprodotta in Migne, Patr.
Graeca,CLI, coll., B. dà una chiara esposizione della morale stoica e mostra
ampia conoscenza di Platone. Inedita è ancora un'altra opera di carattere
fìlosofico, Le soluzioni dei dubbi proposti da Giorgio Lapita (A~astq siq
T&q è7rsvsy,0d'aocq ocù-ré,-,) &7rop(otq 7rocpì ro,3 ]Pe⟨,)pytou roú Aa7r'tOou, contenuta in vari codici, di
cui il più noto il Vatic. Graer. Di matematica trattano l'Arithmetica
demonstratio eorum quae in secundo libro elementorum sunt in lineis et figuris
planis demonstrata,corfimentario al secondo libro di Euclide, edito
nell'euclide di C. Dasypodius con traduzione latina, Argentorati, e riprodotto,
nel solo testo greco, nell'edizione di Euclide curata dallo Heiberg, V, Lipsiae
(Teubner); e la Aoytcr-rtx~ sive arithmeticae, algebricae libri VI, edita per
la prima volta,dallo stesso Dasypodius con traduzione latina, Argentorati, e
poi, con un commento, da Chamberus, Logistica nunc primum latine reddita et
scholiis illustrata, Parisiis 1600, trattato di calcolo con frazioni ordinarie
e sessagesimali con applicazioni all'astronomia. Inedite sono due opere
di astronomia: un commentario alla teoria dell'ecclissi solare dell'ahnagesto
tolemaico, contenuto in parecchi manoscritti, in duplice redazione, e una
regola per la datazione della Pasqua. B. si occupò anche di acustica e di
musica. Abbiamo di lui la confutazione al rifacimento degli 'AptovLx&
tolemaici di Gregoras, pubblicata da Franz, De musicis graecis commentatio,
Berlin. Difficile è esprimere un giudizio preciso che illumini di piena
luce la personalità di B., sia perché moltissimi dei suoi scritti sono ancora
inediti, sia perché l'attenzione degli studiosi si è concentrata
particolarmente sulla sua attività teologica e diplomatica, che fu occasionale,
lasciando nell'ombra la sua opera di filosofo, di scienziato e di umanista, che
rispondeva alla sua vera vocazione. Sufficientemente chiara è ormai la
posizione del monaco calabrese verso le due Chiese. E sincero credente nella
fede ortodossa fino a quando non passò al cattolicesimo, ad Avignone, in
seguito alla condanna espressa dal concilio. E fu sincero unionista, anche se
le sue posizioni teologico-filosofiche non dovevano contribuire alla
chiarificazione dei rapporti tra le due Chiese. A Bisanzio porta lo
spirito nuovo delle più avanzate speculazioni filosofiche dell'Occidente, che
preludevano all'umanesimo e alla Rinascita. Non facilmente valutabile è invece
il peso che egli ebbe nell'introduzione del greco nel mondo occidentale. Certo
è che, oltre alle sue lezioni avignonesi, iniziò alla cultura ellenica Paolo da
Perugia e il Petrarca. I suoi interessi per matematica, astronomia,
fisica e musica, oltre che per teologia e filosofia, gli assegnano un posto
eminente nella storia della cultura e lo fanno apparire uno degli spiriti più
versatili della sua età. Fonti e Bibl.: N. Gregoras, Byzantina
Historia, a cura di L. Schopen, I. XI, c. 10, in Corpus scriptorum historiae
Byzantinae, Bormae, Cantacuzeno, Historiartum libri, a cura di Schopen,
AYLOQEVILZò1; Tó~10(; in Migne, Patr. Graeca,
Filoteo, Gregorii Palamae encomium, CLI, Contra Gregoram, XII;
i:uvobL>còg rópo; (Atti dei concilio Bénolt XII, Lettres closes, patentes...
se rapportant à la France, a cura di G. Daumet, Paris; Taccone-Gallucci,
Regesti dei romani pontefici per le chiese della Calabria, Roma, Schaefer, Die
Ausgaben der apostolischen Kammern unter Benedikt XII, Klemens VI und Innocenz
VI, Paderborn; Petrarca, Famil., I.XVIII, ep. 2, a cura di Rossi, Firenze, BOCCACCIO,
Genealogia deorum gentilium, a cura di Romano, Bari; Mandalari, Fra Barlaamo
Calabrese, maestro di PETRARCA, Roma; Gay, Le Pape Clément VI et les affaires
d'Orient, Paris; Parco, Petrarca e B., Reggio Calabria; Gl’ultimi oscuri anni
di B. e la verità storica sullo studio del greco di PETRARCA, Napoli, GENTILE,
Le traduzioni medievali di Platone e PETRARCA, in Studi sul Rinascimento,
Firenze; Jugie, Barlaam de Seminaria, in Dict.d'Hist. et de Géogr. Ecclés.,
Barlaam est-il né catholique?, in Echos d'Orient; Schirò, Un documento inedito
sulla fede di B. C., in Arch.stor. per la Calabria e la Lucania, Sarton,
Introduction to the history of science, III, Baltimorem Weiss, The Greek
culture of South Italy in the later MiddIe Ages, in Proceedings of the British
Academy, Meyendorff, Les débuts de la controverse hésychaste,in Byzantion, L'origine
de la controverse palamite: la première lettre de Palamas à Akindynos, in
OEoloyca; Un mauvais théologien de l'Unité: Barlaam le Calabrais, in L'Eglise
et les Eglises. Etudes et travaux offerts à Dom Lambert Beauduin, II,
Chévetogne, Introduction à l'étude de Palamas, Paris; St. Grégoire Palamas et
la mystique ortodoxe, Paris; Giannelli, Petrarca o un altro Francesco, e quale,
il destinatario del "De Primatu Papae" di Barlaam Calabro?, in Studi
in onore di Funaioli, Roma, Setton, The Byzantine background to the Italian
Renaissance, in The Proceedings of the American Philosophical Society,
Loenertz, Note sur la correspondance de Barlaam, évéque de Gerace, avec ses
amis de Grèce, in Orientalia Christ. Periodica, Beck, Kirche und theologische Literatur im
byzantinischen Reich, München, Schmitt, Un pape réformateur... Bénoft XII, Quaracchi-Florence; Pertusi. La scoperta
di Euripide nel primo Umanesimo, in Italia Medievale e Umanistica. Nome
compiuto: Bernardo
Massari. Massari. Keywords: implicatura, logistica, Petrarca, Boccaccio,
Gentile – il latino, il volgare – e il greco! Accademia, Platone, Rinascimento
italiano, Firenze.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Massimiano
– il principe filosofo -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract.
Grice: “I was brought up in the tradition of the 39 articles. The point was
relevant at Clifdton. Honore, another Oxford philosopher and old Cliftonian,
was not. As a result, he was housed in a special house that Clifton had
reserved for Jews. The college allowed these Jews not to attend chapel services
– for a reason!” -- Filosofo italiano. A philosopher who encourages Giustiniano
and Giuliano -- to pave the floor of Hagia Sophia with silver. Massimiano. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Massimiano.”
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Massimo:
l’orto romano -- la costituzione di Roma – Roma -- filosofia italiana – Luigi
Speranza
(Roma). Abstract. Grice: “My theory of conversation rests on
the idea of maximally efficient mutua influencing. I was inspired by Massimo!” Filosofo
italiano. L’orto. A friend of PLINIO Minore. M. is sent by Rome to refer and
reform the constitutions of six Greek cities, but he declines the idea. M. knows
the theory of Epittetto, and a discussion between them is preserved in
Discourses. Massimo.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Massimo.”
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Massolo:
FILOSOFO SICILIANO, NON ITALIANO -- all’isola -- l’implicatura conversazionale
nelle prime ricerche di Hegel – implicatura idealista di Plathegel e Ariskant –
filosofia siciliana – la scuola di Palermo -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Palermo). Abstract. Grice: “While Bradley, and idelism in general,
was the thing to endorse in nineteenth- and early twentieth-century philosophy
at Oxford – before the bombshells from Vienna – it survived mainly via
Collingwood, who taught the chair of mtaphyical philosophy. On the other hand,
idealism remained the prevalent attitude in both Germany and Italy (vide
Gentile) and would have remained a strong position in France had it not been
for Bergson!” -- Filosofo siciliano. Filosofo italiano. Palermo, Sicilia. Grice:
“If I had to decide on my favourite Massolo, that would be his ‘historicity of
metaphysics,’ way before when I was venturing with Strawson and Pears to
lecture the erudite audience of the BBC third programme on the topic!” Dopo aver intrapreso gli studi presso il Liceo
Classico Vittorio Emanuele II, si laurea a Palermo con “L’individuo in Rosmini,
con Allmayer. Fu autore di alcuni volumi di poesia. In seguito ad un periodo di docenza nei licei
di Perugia, Catanzaro e Livorno, insegna a Urbino e 'Pisa. Ha influenzato
importanti figure del dibattito filosofico del secondo Novecento, come
Luporini, Badaloni, Sichirollo, Salvucci, Cazzaniga, Barale, Bodei, Losurdo. Gli
scambi epistolari avuti con numerosi intellettuali (tra cui spiccano i nomi di
Gentile, Spirito, Bo, Fortini, Russo, Capitini, Weil) mostrano l’alta
considerazione di cui M. godeva all’interno del panorama culturale del secondo
dopoguerra. Partecipa alla fondazione
della rivista Società, entrando nel comitato di redazione. La rivista, nel primo
anno della sua uscita, ospitò tre importanti saggi di M.: Esistenzialismo e
borghesismo, La hegeliana dialettica
della quantità, L’essere e la qualità in Hegel. Idea e fonda la collana
«Socrates» dell’editore Vallecchi, con la quale pubblicò “Filosofia e politica”
di Weil, Vita di Hegel di Rosenkranz e Dialettica e speranza di Bloch. I suoi
studi su Hegel, inclini a valorizzare la filosofia della storia e la dimensione
realistica del filosofo tedesco, contrastano tanto la lettura del neoidealismo
italiano (Croce e Gentile) quanto quella di Volpe. Nell’ambito della sua
riflessione Massolo ha posto le basi teoriche per una nuova ed originale
rilettura del rapporto Hegel-Marx, tanto da essere considerato da alcuni
interpreti l’avviatore dell’hegelo-marxismo in Italia. I suoi interessi
teoretici si sono rivolti principalmente alla filosofia classica tedesca da
Kant ad Hegel, della quale ha studiato, per più di un decennio, i principali
momenti storico-teorici. In antitesi
all’esegesi del neoidealismo italiano, che tendeva ad attribuire alle filosofie
di Fichte, Schelling ed Hegel il superamento della finitezza umana che Kant
aveva posto a fondamento della sua filosofia, M. ha proceduto alla rilettura
della genesi dell’idealismo tedesco con l’idea che esso abbia storicizzato i
dualismi kantiani in un processo che si compie nella Fenomenologia dello
spirito di Hegel. Nelle fasi più mature
della sua riflessione ha tematizzato in vari saggi la problematica della
scissione della coscienza comune (Filosofia e coscienza comune, oggi), l’idea
della completa politicizzazione del filosofare (Politicità del filosofo, Frammento etico-politico), ed il problema
della storia della filosofia con particolare riferimento al ruolo della
coscienza riflettente del filosofo, nonché al rapporto dialettico tra Pensiero
e Realtà nella città-storia» (La storia della filosofia come problema,). Si dedica alla questione della dialettica
intesa come dialogo, ovvero quell’elemento dialettico-razionale mediante il
quale è possibile conciliare le differenti rappresentazioni dell’oggetto
storico-sociale e le contraddizioni all’interno della comunità. Tramite queste riflessioni, che lo hanno
condotto a porsi in diretta polemica con Nietzsche ed Heidegger, M. ha
contrastato l’idea del sapere come visione solitaria del singolo ed ha
concettualizzato l’idea del sapere come processo essenzialmente dialogico e
comunicativo (La storia della filosofia e il suo significato). Saggi: “Mattutino,” versi (Palermo,
Trimarchi); “Adolescenza” (Palermo); “Convivio; storicità della meta-fisica” (Firenze,
Monnier); “L’analitica di Kant” (Firenze, Sansoni); “Fichte” (Firenze, Sansoni);
“Schelling” (Firenze, Sansoni); “Prime ricerche di Hegel” (Lettere e Filosofia,
Urbino); “La storia della filosofia come problema” – (Firenze, Vallecchi); “Logica
idealista” (Salvucci, Firenze, Giunti-Bemporad, “Della propedeutica filosofica”
e altre pagine sparse, Urbino, Montefeltro, Landucci, M., "Belfagor, Remo
Bodei, Arturo Massolo, "Critica storica", Studi in onore di M.,
Sichirollo, Urbino, Argalia, Badaloni, Ricordo di Arturo Massolo,
"Giornale critico della filosofia italiana", degli scritti di Massolo, Burgio, Urbino, QuattroVenti, “Il
filosofo e la città: studi Domenico e Puglisi, Venezia, Marsilio. La
ricca letteratura critica su M. - tenuta viva da amici ed allievi, ma rivolta
non a celebrare bensì a interpretare l’itinerario
filosofico dell’amico/maestro e il suo modello teoretico, che, da
Heidegger e Kant, lo conduce verso Hegel e Marx, evidenziando così sia
una ‘parabola’ della filosofia italiana (e non solo) del dopoguerra sia
la costruzione di un modello di storicismo connotato in modo assai diverso da
quelli post-crociani o gramsciani, correnti nell’Italia postbellica, e
incardinato su una ontologia storica del soggetto, tale letteratura
critica (che ha coinvolto Landucci e Sichirollo, Bodei e Salvucci, Losurdo
e Badaloni, ecc.), dicevo, ci ha indicato - con precisione - alcuni nuclei
forti di quel pensiero, sottolineandone l’articolazione complessa e la
significativa attualità. Sul primo fronte sono stati il passaggio
dall’esistenzialismo al marxismo, l’interpretazione della filosofia classica
tedesca, il rapporto teoretico fra Hegel e Marx, il nesso fra «il
filosofo e la città» a essere sottolineati; sul secondo, soprattutto, quel
carattere etico-politico del suo storicismo, connesso a un forte e vero
umanesimo» fondato sul dialogo-nella-città e rivolto a una «costruzione
della ragione nel mondo reale, elementi che rendono il suo insegnamento
«ancora fortemente attuale, anche nell’orizzonte del postmoderno
(Salvucci, in Domenico, Puglisi). Proprio per leggere più intimamente il
modello storicistico di M., dobbiamo sottolineare ancora: il
suo passaggio dall’esistenzialismo al marxismo; l’elaborazione del suo
neo-storicismo negli anni Cinquanta; il modello maturo che esso assume nel
lavoro dell’ultimo M., da La storia della filosofia come problema a Entiusserung,
Entfremdung nella Fenomenologia dello spirito. Lesistenzialismo del primo
M., come emerge dagli scritti dei primi anni Quaranta e culminato in
Storicità della metafisica e in Introduzione all'analitica kantiana,
risulta contrassegnato dalla storicità, ma questa è ancora una struttura
ontologica del soggetto, proprio quella che è sfuggita a Kant da trovarsi nella
loro di coscienza tra- [Cambi, Pensiero e tempo: ricerche sullo storicismo
critico: figure, modelli, attualità, Firenze] scendentale e coscienza
sensibile] storicizzazione, nel piano, dunque, della storicità
dell’esistenza umana e di una intelligenza critica dell’uomo - e che va
messa in luce in Heidegger, il quale ci ha evidenziato la «tempora- lità»
dell’uomo (riprendendo e approfondendo Kant, al di là dei razionalismi
idealistici) e la condizione storica (connessa all’esser «il singolo mai
l’aurora», poiché «egli si muove in un mondo già apparso, il cui es- sere
gli è nascosto»? e su cui deve interrogarsi facendo i conti col «passa-
to» che costituisce l’orizzonte di quel mondo) del suo «esserci», in cui è
la «trascendenza pura» del tempo che impone la domanda metafisica,
ma per cui ogni risposta non sarà che condizionata e parziale, poiché è
l’uo- mo che pensa la metafisica, la pensa dalla condizione di «un’indigenza
di essere a cui mai potrà rispondere in toto. Così alla metafisica spetta
una radicale storicità (come domanda/risposta dell’uomo-nel-tempo),
anche perché - inoltre - nel processo di fondazione metafisica la rivelazione
del mondo non significa manifestazione di qualcosa che rimanga nel suo in
sé irrevocabile alla vista, ma il suo stesso venir pro- dotto all’essere,
giacché il suo essere è il suo apparire. È la storicità stessa
dell’uomo che fonda la metafisica e la ricerca metafisica dovrà porsi il
problema della storia perché unicamente un approfondimento della storicità
può permettere di guardare nella eccezionalità che è la metafisica come
azione non del- l’uomo in generale ma del singolo. Singolo,
temporalità, storicità sono qui gli elementi ontologici su cui si attiva
la ricerca di Massolo, attraversata dalla lezione dello Heidegger degli
anni Venti-Trenta (tra Essere e tempo e Kant e il problema della
metafisica), riletto anche attraverso le indicazioni postgentiliane di FAZIO
(vedasi) Allmayer, che nel suo attualismo critico ha messo al centro sempre più
l’uomo e ha guardato a una umanizzazione del reale. Già Salvucci,
nella sua Presentazione al volume Logica hegeliana e filosofia contemporanea,
che raccoglie gli scritti sparsi di M. sottolinea il «faticoso processo» del
suo pensiero, che lo conduce alla «liberazione dal predominio della
logica hegeliana» e verso «il realismo», in cui emerge il ruolo dell’uomo
colto nella sua alienazione, che ne è il contrassegno storicamente primario ed
efficace. Alienazio- ne che è storica, ma di cui la filosofia - da Kant
in poi - si fa testimone e interprete. Con Hegel, invece, la
ricomposizione dell’alienazione si com- [M., Introduzione all’analitica
kantiana, Sansoni, Firenze, Storicità
della metafisica, Le Monnier, Firenze] pie nell’orizzonte dell’assoluto,
attraverso l’artificio della logica e la sua riconsiderazione unitaria e
pacificata dai conflitti e dalla dialettica che essi producono, e che dà
luogo alla costruzione dell’Idea filosoficamente resa trasparente a se
stessa e, proprio per questo, totalmente realizzata. Per liberare Hegel
dal primato della logica, bisogna risalire all'opera più drammatica e
aperta di Hegel stesso, a quella Fenomenologia dello spirito che pone al
centro proprio l’alienazione (e non come sola estraneazione),
l’alienazione dell’uomo colto nel suo statuto tragico. Sarà Marx, poi, a
compiere il passo successivo e decisivo: a riportare nel tempo storico-sociale
(nella dimensione del lavoro e nei sistemi di produzione economi- ca)
tale alienazione, mostrando che essa «non è altro che un prodotto di
quella forma storica di lavoro che è la divisione del lavoro»?. Lasse
nuovo e il principio determinante di questo storicismo realistico e
antropologico diviene la Città («la Città-Storia» già di Hegel, ma qui
riportata ai sogget- ti e alla loro rete di azioni e reazioni nel tempo e
sul tempo). Ed è questo costituirsi nella e relazionarsi alla città che
viene a contrassegnare il filosofare, quale atto di «razionalizzazione» e di
«storicizzazione». Per Salvucci qui sta il senso del lavoro di M., lo
stemma del suo storicismo e la stessa angolazione da cui ricostruisce e
interpreta il marxi- smo. Marxismo come storicismo, ma qui ripensato
sulle orme di Kant, Hegel e Marx e che pone al centro, heideggerianamente,
la questione della temporalità, del tempo storico ovvero della forma
antropologica di vivere la temporalità storica. Che è - appunto -
l’alienazione. I testi raccolti da Salvucci nnel volume citato sono
un preciso résumé di questo itinerario teoretico, in cui i vari tasselli
vengono a com- porre un cammino in ascesa verso il marxismo critico, di
cui Marx e il fondamento della filosofia è l'esempio cruciale. I conti
con Hegel sono fat- ti analiticamente nelle Ricerche sulla logica
hegeliana, in cui è proprio l’oblio del destino del mondo, del «nascere e
del morire» (per valorizzare il puro paradigma logico-ideale) che viene
sottolineato e fissato nel suo ruolo, per noi, oggi, di ‘scandalo’. Ma
l’idealismo non muore con Hegel: ritorna anche dopo di lui. Nella
tensione cartesiana del pensiero di Husserl, che riduce l’uomo a mente, la
mente a pensiero, il soggetto a un'isola, caratterizzato dalla
‘solitudine’ della soggettività trascendentale. Saranno figure come Heidegger,
come SPIRITO (si veda), come LUPORINI (si veda), come FAZIO (si veda)-Allrnayer
(con la sua logica della compossibilità), come BANFI (si veda) a riaprire
i confini di questo storicismo bloccato nella formula idealistica e a
ricondurci sul terreno della esperienza ‘esistenzialmente’ connotata e
orientata a un pensiero che si compie e si legittima nel processo stesso
della storicità, intesa come storia degli uomini, degli uomini concreti,
cioè dei produttori. Allora è Marx che ‘invera’ lo storicismo con la sua
«filosofia dell’uomo alienato». Ma Marx non è un ‘tribunale’ della
filosofia: è anco- [Salvucci, Presentazione a M., Logica hegeliana e
filosofia contemporanea, Giunti-Marzocco, Firenze] ra filosofia, ma è la
filosofia del nostro tempo, che rompe ogni dualismo, che rende l’atto
filosofico segno e prodotto dell’alienazione, che la ricolloca nel suo
terreno genetico «il lavoro» ma da lì fa procedere anche il suo possibile
superamento, indicando nei mutamenti delle condizioni econo- miche il
varco stesso per aprire la storia alla speranza, ovvero alla disalie-
nazione. Marx umanizza la filosofia e umanizza la storia. Allora Massolo
può concludere con decisione: Il rovesciamento che Marx opera del rapporto
alienazione-lavoro – cf. H. P. Grice: ONTOLOGICAL MARXISM: ‘if they work, they
exist’ -- , rovesciamento che ha il suo teoretico e storico fondamento
nella critica al concetto HEGELIANO di lavoro – H. P. Grice: “If they work,
they exist” -- e perciò nella critica alla divisione d’esso, impegna la
filosofia che si fa cosciente della propria origine e della sua radice che
è il lavoro – H. P. Grice: “If they work, they exist” --, a non cercare la
propria giustificazione nel mondo dell’estraneazione che è per essa il
mondo dei massimi problemi, ma a distruggere questo mondo, nel quale è l’altro
di sé, mondo che non è il suo mondo e del quale non ha bisogno, perché
esso non è il suo fondamento. Il percorso del pensiero di M. è qui delineato
con precisione. Confrontandosi con Marx, riportare lo storicismo a
nutrirsi della lezione di Marx, integrandola però con i vettori di quell’esistenzialismo
che pur è stato un ‘raddrizzamento’ antropologico e una re-staurazione di una
corretta concezione del tempo. Si pensi ad Heidegger. M. imposta il lavoro
sul suo Marx, distanziandolo da Feuerbach e dalla sua stessa
interpretazione di Hegel -- un Hegel antropologico, appunto --, riportandolo
verso Hegel e la sua visione dialettica e real-razionalistica della
realtà, non teologica bensì storicistica del mondo, e un Hegel che sta al
centro del capitale e della sua riflessione -- metodo-logica e contenutistica
-- sulla forma attuale del divenire storico. Rispetto a Hegel, però, Marx
fa un passo ulteriore. Supera la fenomenologia -- che è ancora lettura
teoretica --e reclama la realtà rivoluzionaria, un mutamento prassico, storico;
storico-economico, anzi, poiché la storia è ‘sorretta’ dall’economia. Così
è il lavoro – H. P. Grice: “If they work, they exist” -- a stare al centro di
questo programma e di rilettura di Hegel e di interpretazione di Marx. Se
Hegel legge, però, il lavoro ancora ‘in assoluto’, sarà Marx a collegarlo
storicamente alla divi- sione del lavoro, ai conflitti sociali, alle
prassi rivoluzionarie. Attraverso le Ricerche sulla logica hegeliana e
altri saggi (poi ripubblicato come Logica hegeliana e filosofia
contemporanea con altre aggiunte), si arriva a La storia della filosofia come
problema e altri saggi, e poi all’ importante Frammento etico-politico. M.,
Logica hegeliana e filosofia contemporanea. Bene Sichirollo presentava
l’orizzonte del lavoro teorico maturo di M. nella Premessa alla seconda
edizione di La storia della filosofia come problema: lì è la filosofia e la
storia da Hegel a Marx ad essere protagonista, e contrassegna
la stagione della coscienza filosofica nel suo momento più maturo
ed ultimo: il passaggio dal rapporto dialettico al rapporto storico,
dal- la filosofia come speculazione e identità alla filosofia come storia
e differenza, alla filosofia che si fa storica, e sa la propria genesi
dalla on-filosofia-ideologia.” M. stesso enunciava l’impianto
complessivo di quella sua ricerca, che parlando di storia della
filosofia, in realtà, parlava della «filosofia storica, poiché quella «mette in
crisi» questa, le impone di ripensarsi oltre la «sua pretesa di universalità»
e le impone un circolo storico. Qui essa si fa contraddizione a se
stessa: verità e tempo, insieme; verità nel tempo. Come lucidamente
comprendeva Hegel, che risolve tale contraddizio- ne nella
«determinazione dell’Idea nel suo concetto logico», ma per diversi gradi,
come scrive lui stesso. Ogni verità filosofica è verità di e per
queltempo che la produce, ma - retrospettivamente risulta sempre
radicalmente storica. Ma Hegel sottrae il suo sistema a questo principio e fa
della sua filosofia il sapere assoluto. E non solo: è l’autocoscienza che
supera la storicità e si ripropone - come filosofia e filosofia della
filosofia - come Assoluto. Allora gli apporti della sociologia correggono
questo errore: riportano nel relativi- smo storico tutti i sistemi
filosofici, anche quello hegeliano, mostrandone la condizionatezza.
Condizionatezza che è storicità, è dialogo col tempo, col proprio tempo,
e con un mondo che non è tanto coscienza/autocoscienza quanto socialità,
vita sociale dalla quale dipende e sulla quale agisce. Il filo- sofo
stesso è sempre «uomo della città». Sì, nel suo pensiero «il concetto è
il sistema», ma il suo «dialogo» con la città sta prima e dopo quel
«concetto». La storia della filosofia delinea uno storicismo radicale,
dialettico, aperto, in cui il gioco tra saperi (filosofia in primis) e forme
sociali si fa determinante e che non è mai disponibile a priori. La stessa
storia del pensiero «non si costruisce da sé, anzi risulta
dall’assoluta storicizzazione che di volta in volta la riflessione
filosofica compie, facendosi in tal modo logica e pensabilità delle di-
verse epoche, nelle quali di volta in volta debbono considerarsi con-
cluse ed esaurite le possibilità esistenziali dell’uomo. Ritornando sul
tema (La storia della filosofia e il suo
significato) M. difende lo storicismo dal nihilismo, si oppone al suo
obiettivo [La storia della filosofia come problema, Vallecchi, Firenze, di
catastrofe del pensiero occidentale, e lo fa valorizzando il «rapporto
vivente» che lega le filosofie al tempo storico-sociale e le rende sue
fun- zioni esemplari e rivelative. Dalla Grecia a noi centrale resta il
messaggio di un pensiero che si pensa «lungo il sentiero degli uomini».
Già per Hegel «la filosofia sorge dalla polis», dalla libera cittadinanza e
dall’incontro degli uomini, nello «spirito etico» e nel conflitto tragico
che la polis viene a istituire. La filosofia porta i segni di quelle origini, e
li porta nel suo farsi «lo sforzo di sapere che cosa è lo spirito», di
fissare quel complesso traguardo condensandolo nel concetto. In realtà,
però, la filosofia è storia, è epoca, è tempo della polis. Dopo Hegel è
Marx a illuminare la dialetti- ca delle forme, riportandole al lavoro
concreto e lesgendole nella matrice dell’economico, posto come «leva»
delle dinamiche sociali e fattore-chiave (ma non esclusivo: c'è anche
l’ethos determinante per la filosofia e, quindi, per il «contesto»
storico) della polis. Ed è il Marx di Per la critica dell’economia politica,
con la sua dialettica tra astratto e concreto, ad essa posto come guida.
Lì è, sì, il circolo qualità/quantità a rivelarsi decisivo, ma lo è anche
e ancor di più - la contraddizione, non una contraddizione che da logica
si è fatta storica e sociale, e proprio perché la storia è fatta dalle
società e dal brulichio delle loro forme. La filosofia è dialogo, e
dialogo con la città e nella città. Tra logos e comunità corre un rapporto
simbiotico, se pure fatto di differenze e opposizioni. Ed «è la comunità stessa
che deve decidere come sola misura della verità. Ma la comunità non è una
cosa, ma un insieme di individui, cia- scuno dei quali è a sua volta un
possibile criterio e misura della verità», ma non sempre e
necessariamente. Può anche assumere il dialogo come forma-di-vita e come
forma del logos e farsi così soggetto-nella comunità, ad essa saldandosi
e promuovendone, con gli altri, le stesse possibilità. Già Socrate aveva
posto la sua filosofia in questa condizione, poi il pensiero moderno l’ha
riscoperta. E oggi si impone come regola, ma regola d’azio- ne. Per noi
quella «coscienza comune» non è un dato ma un compito: Ciò che sinora era
stato il grande presupposto, può oggi semmai essere posto e creduto come
compito»? Allora la filosofia è politica, è politicità concettualizzata e
impegno etico-sociale, poiché tra politica e polis corre un nesso intimamente
efficace, che si sviluppa in tensione tra pensiero e polis o in loro
integrazione, rico- noscendo - però - il loro intimo legame dialettico, e
storico. Il filosofo sa di stare-nella-storia e che «l’essere è ora la
storia stessa», nella quale il filosofo introduce la «finalità universale», il
compito e il traguardo da pensare e volere sempre nella «città-storia». E
da valere in funzione dell’uomo di cui e per cui nasce la stessa filosofia.
Se pure per un uomo che, anche oggi e sempre di più, sa di essere
comunità. È poi nel Frammento etico-politico che lo storicismo engagé di M.
riesce a rispecchiarsi più com- piutamente. Lì la filosofia, condotta
ormai oltre Hegel, se pure attraverso lo stesso Hegel, posta in luce nel
proprio «spettro» profondo da Marx, può dispiegarsi come radicale
storicismo. Di uno storicismo della polis e di una polis di cui si
sottolinea come centrale la lotta di classe. È il materialismo storico
che dispiega al massimo questo storicismo antispeculativo e non
relativistico, uno storicismo degli uomini, per gli uomini e che antropologizza
la storia attraverso il loro operari rivoluzionario. Solo che ciò im-
plica una «coscienza di classe» che non è spontanea, bensì è e va
costruita e si costruisce sulla «coscienza infelice» dell’uomo, dell’uomo
storico e di quello contemporaneo in particolare. Il disegno di M. è
compiuto: filosofia e storia si congiungono, storia e economia/ethos si
fondono, la polis è il loro organismo vivente, in quella polis noi
pensiamo e agiamo, oggi la filosofia si sa come politica e in vista di
una polis-comunità fondata a sua volta sulla non-alienazione. Che è,
però, concretamente, politicamente (con Marx) tutta da costruire. Il
quadro è energico e compatto, sorretto da un suo «principio speranza» che
è quello dell’emancipazione. A riconferma del suo marxismo emancipativo va
riletto con preci- sione proprio l’ultimo testo di M.: Entiusserung e Entfremdung
nella Fenomenologia dello Spirito, apparso su «aut-aut». È un testo che si
colloca allo sbocco di tutta una rilettura di Hegel. Una lettura sì
epocale, ma che di quel pensiero coglie più integralmente la
problematicità e la ricchezza, ma anche le interne tensioni e la
articolazione teoretica più aperta (e più antropologica) rispetto allo
Hegel «del Sistema» (che si po- ne nell’ottica, sempre e comunque,
dell’Idea). L’epocalità va fatta risalire a Dilthey e al suo studio del
1904 e alle varie interpretazioni che esso ha, via via, prodotto, fino a
Hyppolite, fino a Kojève, fino a Lukács, passando anche per NEGRI (si veda) Negri
e VOLPE (si veda), approdando a una fitta letteratura europea tipica. È
il primo Hegel che va studiato per capirne sì le radici, ma soprattutto
le potenzialità molte e complesse. Soprattutto, ancora, la sua vocazione
antropologica: descrittiva e inter- pretativa della condizione umana
(quasi-esistenzialistica) e della forma che assume nella coscienza, se
riletta nella sua frontiera fenomenologica, cioè dell’apparire delle sue
«forme» trascendentali. Allora saranno, anche per M., le «prime ricerche»
di Hegel a farsi interessanti, anzi deter- minanti. Ad essere più
squisitamente filosofiche, perché più storiche, ri- spetto allo
Hegel-del-sistema, che assegna il primato alla speculazione e alla sua
assoluta aseità. Qui no, è l'epoca, il tempo stesso e l’uomo di quel
tempo medesimo che parla, e parla in presa diretta. Colto nel suo travaglio
spirituale, posto da coscienza/storia/spirito/città (per dirla in termi-
ni massoliani) e contrassegnato dalla contraddizione che si fa coscienza
e coscienza vissuta dell’alienazione e della sua rimozione/superamento. M.
ancora si domanda: Come bisogna leggere Hegel? Fissa sì la dialettica di
essere/nulla/divenire come centrale, ma legandola al concreto pensiero
del filosofo che ben distingue, pur intrecciandole, Alienazione e
Estraneazione. Entfremdung è condizione della vita storica, della stessa
vita spirituale, è l’atto costitutivo della nostra stes- sa umanità.
L'uomo è in quanto si oggettiva e crea a se stesso un mondo. Lì, però, si
annida anche l’Entàusserung, che è esser-altro-da-sé, riduzio- ne del sé
ad altro, essere dominati dai fattori storico-sociali. E questa è la
condizione della coscienza storicamente determinata, epocalmente storica, anche
se di una storia che coinvolge tutto l’assetto delle civiltà. Entiusserung è
assolutamente altro da Entfremdung, anzi ne è l'opposto, è la differenza
storica che contrassegna l’uomo così come è divenuto nella storia stessa,
che pur resta sorretta dalla legge dell’estraneazione. L'alienazione è contingenza
storica che può essere superata. La stessa dialettica servo/padrone si fa, qui,
fondante e in senso esistenziale e genetico, sottolinea. Da qui M. deduce
due percorsi di indagine. Uno dentro Hegel, che mostri la funzione
sistematica della Fenomenologia dello Spirito e il riconoscimento del suo
‘punto di crisi’, che la separa dal sistema. Nel gioco delle figure
dell’opera sarà quella dello Spirito estraneo a se stesso che va
valorizzata, come decisiva e ricorrente nell’opera stessa. La
«ripetizione della coscienza lacerata» si di- lata nel percorso storico e
si attua sotto varie forme. La vita spirituale, per Hegel, resta
duplicazione, conflitto, rischio di ‘disgregazione della coscienza stessa. Ma
seguita, come un’ombra, dal bisogno, attesa, speranza, volontà della
ricomposizione nell’«essenza calma delle cose. Negatività e assoluto
stanno intrecciati, ma questo è anche l’attesa di quel travaglio del
negativo. La stessa «intellezione» si fa «rappresenta- zione», della
vuota apparenza del mondo ma anche del suo riscatto, ri-composizione, salvezza
integrale del suo senso. Sotto un altro aspetto quel saggio di M. si nutre
di, e apre a, una filosofa dell’emancipazione che vede l’alienazione come
condizione sto- rica, storicamente rimuovibile, attraverso quel riscatto
della polis, che riesca a farsi sempre di più città degli uomini e per
gli uomini, come già ci ha indicato l’erede eretico di Hegel, Marx, col
suo materialismo storico. Il materialismo storico è oggi la vera
filosofia dell’emancipazione, che eredita il nocciolo duro della riflessione hegeliana,
la storicizza e fa della storia il regno non della necessità bensì della
libertà. Anzi, della liberazione. E lo stesso M. fissa questo traguardo
proprio a conclu- sione di quel saggio: La coscienza che sorge
dall’azione rivoluzionaria sarà una coscienza che non incontrerà più
l'oggetto come un'entità estranea (ein Fremdes). Un mondo nuovo sorge
come sua Entiusserung. Il saggio su Entfremdung e Entiusserung conclude là dove
si apre lo spazio di quello storicismo attivo e emancipativo descritto
proprio nel Frammento etico-politico, allargando meglio la vista sulla
tensione antro- pologica di quello storicismo e la lettura raffinata (non
scolastica, non-riduttiva, non-oggettivistica) e aperta del materialismo
storico, visto come prassi rivoluzionaria di e per un uomo-della-città,
ma anche di e per una città-dell’-uomo. Per molti aspetti possiamo
dire che siamo davanti a uno storicismo d’epoca, con questo elaborato da
M.. Uno storicismo neostoricista, postmetafisico, critico, antropologico,
emancipativo. Anche uno storici- smo incardinato sul nesso Hegel-Marx, in
cui è però Marx a illuminare i connotati attuali e critici di Hegel. E un
Marx che non si fa ‘tribunale’ della filosofia, ma metodo per pensarla,
nella sua attualità e nella sua storia. Uno storicismo critico e antropologico,
ma che proprio ed è il suo punto di originalità e di onore - nella città
(polis) trova l’asse portante della propria teorizzazione, sottolineando
l’aspetto sociale e politico della storia stessa e quindi la lettura
dialettica dei condizionamenti e superamenti che ogni filosofia compie in
relazione alla sua città. Per il presente/ futuro solo questo tipo di
storicismo potrà dar corpo a filosofie critiche che sull’emancipazione
vengono a trovare la propria legittimazione e il proprio compito.
Tale aspetto complesso, sfumato, problematico ma anche attuale e
pre- gnante, carico di futuro, dello storicismo di Massolo è stato più
volte sot- tolineato dai suoi interpreti, da Sichirollo a Salvucci, già
ricordati, agli altri che in anni anche più recenti hanno ripensato la
speculazione massoliana nel suo imprinting e nella sua densità storica e
teorica. Si pensi al volume su Il Filosofo e la città e ai richiami
ancora di Salvucci alla «forte attualità» di quel pensiero, proprio per
il vero e forte umanesimo che lo caratterizza e che è il frutto di un
incrocio tra dialogo/città/storia che M. ha teorizzato con vivacità e
precisione. Per questo Massolo, anche nel presente postmoderno, in questa
età di decentramento, pluralizzazione, di a-teleologismo, può fungere da
significativo orientatore. Anche Burgio, nella stessa raccolta di studi,
parla di M. e il nostro interesse per la storia, riflettendo proprio su quello
storicismo mas- soliano della maturità e sul suo statuto teorico. La
storia per M. non è «condizionatezza», è possibilità, ma secondo un senso
«posto da noi» e costruito nel tempo nella e per la città. Il vettore che
guida tale storicismo è quello di una comunità politica che si impegni a
vivere valori e fini col- lettivi, e a realizzarli insieme. Cazzaniga in
Individuo e mondo moderno sottolinea ancora l’attualità di M.
storicista. Lo chiama il filosofo della città e lo vede come attento
interprete e erede di un marxismo dell’emancipazione, da realizzare
dialetticamente nella città. Anche Sichirollo e Losurdo si attestano
sulle stesse tematiche, rimandandoci un'immagine di M. sì ‘d’epoca’, ma ancora
tutta attuale, per la vocazione politico-emancipativa e per l'identità
antropologico-sociale della sua filosofia, che si delinea come uno
storicismo molto avanzato, privato di ogni residuo metafisico e che si lega in
modo squisitamente dialettico a quel nesso storia/prassi che è un po” la
‘croce’ della filosofia moderna e contemporanea e l’osso di seppia su cui
si sono esercitati, ma anche se- parati e contrapposti, i vari
storicismi. Qui, in quello di Massolo, il nesso è di problema e di
equilibrio, è aperto e sottile, ma posto come il nucleo costante da cui
emerge e per cui emerge lo stesso filosofare. Saldando così il pensiero
filosofico alla città, che è il luogo e il simbolo di questo intrec- cio,
ma anche lo spazio in cui l’uomo può e deve realizzare se stesso. Bodei, M.,
Aut Aut, Badaloni, Ricordo di M. Giornale Critico della Filosofia
Italiana, Burgio (cur.), M., Quattroventi, Urbino, Domenico, Puglisi (cur.), Il
filosofo e la città. Studi su M., Marsilio, Venezia, Farulli, L'engagement de
la philosophie selon A. M., Revue de Métaphysique et de Morale, Landucci,
M., Belfagor, M., Storicità della metafisica, Le Monnier, Firenze, Fichte e la
filosofia, Sansoni, Firenze, Introduzione all'analitica kantiana, Sansoni,
Firenze, Il primo Schelling, Sansoni, Firenze, Ricerche sulla logica hegeliana
e altri saggi, Marzocco, Firenze, La storia della filosofia come problema e
altri saggi, Vallecchi, Firenze, Logica hegeliana e filosofia contemporanea e
altri saggi, Giunti-Marzocco, Firenze, Della propedeutica filosofica e altre
pagine sparse, Montefeltro, Urbino, Omaggio a M., Studi urbinati, Ricci
Garotti, Heidegger contro Hegel, Argalia, Urbino, Salvucci, Presentazione a M.,
Logica hegeliana e filosofia con- temporanea, Situazione e filosofia in M.,
in Omaggio a M., Sichirollo (cur.), Studi in onore di M., Studi Urbinati, Spinella,
recensione a La storia della filosofia come problema, Rinascita, Vacca,
recensione a La storia della filosofia come problema, Paese Sera-Libri, Valentini,
recensione a Frammento etico-politico, Società. Nome compiuto: Arturo Massolo.
Massolo. Keywords: prime ricerche di Hegel, la logica di Hegel, Gentile,
implicatura idealista, Ariskant and Plathegel. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Massolo” – The Swimming-Pool Library.
Commenti
Posta un commento