GRICE ITALO A-Z M MAJ

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!: ossia, Grice e Majello: la ragione conversazionale (Napoli). Filosofo italiano. M. also wrote “Il christiano in chiesa” C X ■') 0&0<b ; O00Q* 0GOQG^ © 0004 0000 ^ GGGG^ G©0O< ©j©:©:©^ 0G0©( 0©’©'©O<  GRAMATICA ITALIANA / v RAGIONATA i DEL PRETE REGIO FRANCESCO M. NAPOLI Nella Stamperia sita Rampe S. iSarccllino Num. 3. FRANCESCO MA SI TIPOGRAFO. 1 826. Digitized by Google Lapidei et Ugna ab aliis accipio ; aedijicii costructìo tota nostra est. Architectus ego, sum , sed materiam varie undique conduxi. G. Lipsio. Digitized by Google A S. E. D. Nicola de’Sangro degli antichi duchi di Borgogna , e conti de’Marsi, ec. ec. SoMlGLIERE DE]L CORPO DI S. M. , E CAVA- 1 LIBRE DEL REAL ORDINE DI S. GeNNARQ , ■ ' Malta 1 , ec. ec. Cavaliere del real or- dine di S. Giorgio della riunione , e gran cordone .dell’imperiale ordine di S. Leopoldo d’ Austria , ec. ec. ec. i * x Signore Ne! dare alla luce il mio picciolo libro su i precetti a ben favellare nella lingua del- 1’ Ariosto, e del Tasso, m’ingegnai di met- tergli in fronte il nome insigne di un Mecena- te. Io mi diressi a V.E.,che incanutito nelle armi , e Presidente de’ reali stabilimenti delle donzelle ben nate , come Mecenate , coltiva a vicenda gli studj di Marte , e quelli di Mi- nerva , e sente , che le brilla in fronte una -akiSfc- gitized by Google corona intrecciata di alloro e di ulivo. Fu mia fortuna che la niente me ne suggerì a tempo il pehsiere. Il nome di V.E. ha preservato il mio libro dagli attacchi degli Aristarchi , co- me , al dir de’poeti , l’alloro preserva dai ful- mini di Giove. Quindi è, che ogni ragion di calcolo esige, che, nel riprodurre il mio libro, io gli metta in fronte lo stesso Nome. Mi gio- va sperare, che, essendo i miei sentimenti gli stessi, troverò il cuore di V. E. egualmente disposto. Sono di V. E. . (W t t . m » / a tu' : vi ’ itf » i » Umili*.", dcvolis cd obbligali s.° Fkancesco Majello. .... vi: ' . • * * ' I . I • 4 i # . I 4 i. * . . u:; <«y ' L 'iyc.j. , oi : .t' r») |§L Lt' PREFAZIONE. * f * Li uomo nella società è sempre nelV obbligo di parlare , spesso in quello di scrivere. Qual vergogna sarebbe per un uomo educato , se difettasse nell ’ uno , o nell' altro? Quindi nasce la necessità del- la Gramaiica. Lo studio della Cromatica , essendo in- dispensabile ad ognuno , debb ’ essere la prima occupazione de' fanciulli. ' Quindi nasce la difficoltà di presentar loro una Gramatica , che possa dirsi veramente completa. Se si tenta sviluppar tutto colla necessaria precisione , è facile urtar nello scoglio di trascendere la loro intelligen- za'. se la tenera età si ha presente , e si cerca adattarvisi , è facile imbattersi nello, scoglio opposto , divenendo tutto arido , vagone puerile ; incidit in Scyllam cupiens vitare Carybdiin. È della prudenza "dà chi scrive una Gramatica pe' fanciulli ? per trarne veramente uuj profitto , scanzare i due sco- gli per quanto è possibile. Questo è quel- lo ^ che io ho avuto in mira. ) G Ad ottenere l intento , ho prima di tutto fissato le nozioni di alcuni vocaboli , che debbono necessariamente usarsi: ho disposto le materie in quel modo, che' V or- dine naturale sembrava richiedere : ho sviluppato le definizioni sempre di è ca- duto in acconcio di farlo : . ho illustrata con esempi ogni teoria , affai di renderla piu chiara e precisa. Ho preferito lo stile a dialogo , perche più adattalo alV intel- ligenza della tenera età, essendo piu atto a sollevare la memoria , a fissare lo spi- rito, e a sostenere V attenzione. E perchè ì fanciulli potessero ritrarne tutto il van- taggio possibile , quando ho dovuto ser- virmi degli esempj , li ho tratti da fonti dell’ erudizione , e della morale. Con tutte queste cure , sarà la mia Gramatica pienamente completa? lo vor- rei lusingarmene , ma non ho la super- bia di asserirlo. Il tentarlo spettava a me, il giudicarne appartiene a chi legge. Io sarò sempre pago , quando avrò secon- dato gl impulsi del mio cuore , procu- rando di rendermi utile all età più te- nera, che , per aver più bisogni , ha più dritto alle cure di ogni animo sensibile. \ l 7 GRAMATIG A ITALIANA RAGIONATA , .M. DEL , , • • ! li PRETE REGIO frIncesco m.. . V i — > ■. , DEFINIZIONI . I. J_/efinizione —i- La Definizione h un nesso di parole sufficiente a spiegare il significato di un vocabolo. . „ ■ r C Definire un vocabolo significa spiegarlo . Inflessione — La voce. Inflessione significa terminazione , ossia , suono finale della parola., . ’ ; IV. Inflettere — La voce Inflettere significa terminarsi ; onde quando si dice : que- sta parola inflette in o , significa lo stesso , ,cfie si termina in o. V. Dittongo — Il Dittongo è 1* unione di due lettere vocali in una sola sillaba; come in fia-to , fio-re , tao-no , e sim< 8 VI. Trittongo — II Trittongo è Punione di tre lettere vocali in una sola sillaba ; come in fi- gl iuo-lo , fa-mi-gliuo-la , e sim. VII. Monosillabo — Il Monosillabo è la parola di una sillaba; come ; Re , ma , e sim. Vili. Nome — Il Nome è una parola clic no- mina le persone, le cose, e le qualità; come : Francesco , Isabella , libro , penna , buono , clemente , e sim. Declinazione — La Declinazione è il cam- biamento della prima inflessione del no- me in quelle del Genere, e del Numero. X. Genere — Il Genere del nome non è altro che la sua inflessione , là quale fa cono- scere , se la persona o cosa da esso nominata, è del Genere ricaschile, femmi- nile, o comune. XI. Numero — Il Numero è quella inflessione del nome , del pronome , o del verbo , la quale fa intendere , se si parla di una , o più persone, o cose ; come : pa- dre ^ padri ; esso , essi ; scrive , scri- vono. XII. Conjugazione — La Conjugazione non e altro •, che il cambiamento della prima inflessione del verbo , in quelle de’ suoi Modi , Tempi , Numeri , e Persone. XIII. Pronome — Il Pronome è una parola che si mette in vece del nome , per non ri- petere il nome della persona o cosa no- minata prima ; come : egli , colui, ec. XIV. Verbo — Il Ferbo è una parola che serve ad indicare lo stato, in cui una persona Digitizad by Google I» —, o cosa si trova ; come : Pietro disegna. Luigi riposa. Giovanni è battuto. XV. Avverbio — L 'Avverbio è una parola che modifica la significazione del verbo, del participio , dell’aggettivo , c talvolta dcl- • l’avverbio stesso; come: Giovanni scrisse bene. Il fanciullo era ben educato. Egli era perfettamente docile. Pietro venne ben presto. XVI. Preposizione — La Preposizione è una pa- rola , che serve ad indicare i rapporti che le persone , o cose possono avere fra di loro ; come : Questo libro è di Pietro. %\U. Proposizione — La Proposizione è un nesso di parole sufficiente a manifestare un giu- dizio ; come l’è questa : Dio è santo. — XVIII. Soggetto dee verbo — Il Soggetto del verbo non è altro che il Nominativo del verbo , ossia il nome della persona , o cosa di cui si parla; come nella stessa proposizione : Dio è santo , il nome Dio è il Soggetto. XIX. Attributo — L’ Attributo h un nome ag- « gettivo , che indica la qualità , che sì attribuisce al soggetto ; come nella stessa proposizione: Dio è santo , l’aggettivo santo è 1* Attributo. XX. Congiunzione — La Congiunzione è una particella che serve ad unire le parole, e le frasi nel discorso ; come quando si dice : Il cielo , e la terra. Voi lo dite y lo dico pur io. Interposto — L’ Interposto è una voce •-3SK-* Digitized by Google IO che ci strappa dal fondo del cuore una viva affezione di timore , di dolore , di desiderio, di allegrezza , di maraviglia , e sim.; come : ah! ahi ! oh! e sim. XXII. S impura — La S impura è quella che nella stessa sillaba è seguita da un’altra consonante; come nella parola spirito. Regime — Il Regime è una parola retta da un altra; la parola retta dalla pre- posizione, dicesi Regime della prepo- sizione ; la parola retta dal verbo , si dice Regime del verbo ; come quando si dice ; Pietro passeggia con France- sco , la parola Francesco è il Regime della preposizione con. Così , quando si dice : Pietro ama lo studio , la pa- rola studio è il Regime del verbo ‘«ma. Termine di rapporto — Termine di rap- porto si dice ogni parola retta dalla pre- posizione di, a , 0 da ; come quando si si dice : A difesa di se — Non crede a se stesso — Lo ha allontanato da se. XXV. Oggetto — Oggetto si dice il nome della persona o cosa , su di cui si termina l’azione indicata dal verbo attivo; come quando si dice : Il figlio ama il pa- dre ; in tale discorso il nqme padre h l’Oggetto del verbo attivo ama. Apostrofo — 11 Apostrofo è un segno (*) che si mette per indicare di essersi tron- cata una vocale o una sillaba ; come V amicizia ; e’ disse. XXVII. Accento — Il Accento è un segno ( V ) che  - • ' 1 • si mette sulle vocali finali per pronunziar- le con maggior forza ; come : libertà % " 1 bontà , felicità , e sim. REGOLE. I. - Il t Nome aggettivo non può stare nel w ‘ discorso senza il suo sostantivo. II. Il Verbo non può stare nel discorso senza il suo soggetto espresso o sot- ,f • tinteso. i • v « j III. La Preposizione non può stare nel discorso senza il suo regime. . £*t Gl' Vi *,*_•'* * * tri * * ■ ' . ... • , » D. Perchè parlate voi ? R. Io parlo per manifestare i mici pensieri a chi mi ascolta. D. E perchè scrivete ? R. Io scrivo per manifestare i miei pensieri a chi per lontananza , ò per altro non può ascoltarmi.. D. Dunque parlate e scrivete per manifestare i vostri pensieri ? R. Sicuramente. D. Ma per far ciò bene , che dovete fare ? R. Debbo parlare , c scrivere bene. D. E per parlare , e scrivere bene , che dove- te fare ? R. Debbo studiare la Gramatica. D. Che cosa è la Gramatica ? R. La Gramatica c il libro che contiene tutte le 12 regole, e tutt’i precetti per parlare, e scrìvere Lene. D. Come si divide la Gramatica? R. La Gramatica si divide in quattro Parli , e sono : P Etimologia , la Sintassi , 1 * Ortoepia , e P Ortografia. D. Di che cosa tratta V Etimologia ? R. L’ Etimologia tratta delle parole, della loro natura , e proprietà , e delle variazioni a cui vanno soggette. D. E la Sintassi di che trattai R. La Sintassi tratta le regole di accordare, unire, ed ordinare le parole per formarne il discorso^ D. E V Ortoepia ? R. L’ Ortoepia tratta le regole per ben pronun- ziare le parole. D. E V Ortografia? R. L’ Ortografia tratta le regole per iscrivere correttamente. D. Che cosa è il Discorso? R. Il Discorso è una ben regolata combinazione di parole , atta a manifestare i pensieri. D. Quante sono le Parti del Discorso ? R. Sono sette ; il Nome , il Pronome , il Ver- bo , V Avverbio , la Preposizione , la Congiun- zione , e P Interposto. \ «a ETIMOLOGIA ,« .° •’ - , , •• DEL NOME. . . . . ‘v , ' . V • 1 , r .Che cosa è il nome? Il nome – H. P. Grice’s example: “shaggy” -- è una parola che serve a nominare, o a qualificare le persone , o cose di cui si parla. Se nomina semplicemente le persone, o cose, senza tener conto delle loro qualità ,-si dice Nome sostantivo ; come : Francesco , Tsa- x bella , F ordinando , Cristina , libro , penna , giardino , e sim. Se poi nomina le sole qua- lità, dicesi NOME AGGETIVO – H. P. Grice: ‘shaggy’ --  \ come:* bello , btio- no, generoso , affabile , demento , é sim. Dei Nomi sostantivi. ' i - *• • ' Vj'V. c. Si". •. D. Fi aliante sorte può essere il Nome Sostantivo ? R. Il Nome sostantivo può esser.e Particolare o proprio , Generale o comune, Personale , Col- lettivo , ed Astratto. .. , . *' . . - t  - . • *4 Nomi particolari. i * # • D. Qual ’ è Nome particolare , o proprio ? R. Il Nome particolare , o proprio è quello, che nomina un solo individuo , sia persona , sia cosa , onde dicesi anche Nome individuale ; co- me ; Antonio , Carlo , Teresa . Napoli , Sole , Luna , Vesuvio , S cheto , e sim. , - »' r. . I . . . i • ’ Nomi generali. / * D. QuaV è il Nome ^generale ^ io comune ? R. È quello, che nomina tutte le persone , e tutte le cose della stessa specie ; come : nonio, don- na , fiume , città , cavallo , pesce , e sim. . "i - ' > v: ”ii Nomiiipetsoj^ali. , j • ili ' . ’ r . "> n t ' ! / i j; i D. Qiiali sonq i Nomi personali?. , .1' R. Sono (quelli che indicano il carattere , che .una persola può rappresentare nel discorso.' D. Quanti caratteri una persona può rappre- sentare nel discorso ? R. Tre; o parla, o ascolta, o si parlaci, se; se parlai,, rappresenta il primo carattere, e dicesi Persona prima ; come: Io scrivo. Se ascolta, rappresenta il secondo carattere , e dicesi Per- sona seconda ; come: Tu scrivi. E se si paria di se, rappresenta il terzo carattere , e dicesv. Persona terza ; come: Preparò le forze a‘ di- fesa di se. * ,»v,. D. Quali sono i Nomi personali di prima Persona? » i Digitized by Googte Noi. 2 . Di noi. 3. A noi , o ci, 4- Noi, o ci. 5. Manca. 6. Da noi. i5 R. Sono Io nel singolare ; come Io leggo-, e Noi nel plurale; come Noi leggiamo. i D. Declinatelo. * R. Eccomi ; Sing. i. Io. Piar. 2 . Di me. ■ 3. A me, o mi. * 4- Me, ° mi. 5. Manca. 6. Da me. D. Perchè questo Nome manca del quinto Caso ? R. Perchè il quinto Caso indica la secónda Persona. D. Di qual genere è il nome personale Io. R. È maschile in bocca all’uomo , Io sono dotto ; e femminile in bocca alla donna : Io sono dotta. D. Avete qualche osservazione a fare intorno a questo nome personale? i aì R. Debbo osservare , che il nomo personale Io si usa soltanto come soggetto , ossia nel solo primo Caso , e me o mi negli altri ; onde di- cesi : Io leggo ; io scrivo , e non già me leg- go ; me scrivo. Così , non si dice : ha ricevuto da io ; ha detto ad io , ma ha ricevuto da me ; ha detto a me , o mi ha detto. D. Quali sono i Nomi personali di secondaiPer- sona ? R. Sono Tu nel singolare ; Tu leggi ; Tu scrivi ; o t\°t\ 1 , P^ ura ^ e » y °l leggete ; Voi scrivete. D. Declinatelo. . >■>... R. Eccomi ; :j Sing. i. Tu. Plur. ' i . Voi. ’f 2 . Di te> 3. A te, o ti. 2 . Di voi. 3. A voi, o vi. ■s i6 4 . Te, o ti. 4 . Voi, o vi. 5. O tu. 5. O voi. G. Da te. 6. Da voi. I).. qual genere è il nome personale Tu ? K. E maschile, se si parla all'uomo ; Tu sei dotto: e femminile, se si parla alla donna; Tu sei dotta. D. Che cosa dovete osservare intorno al nome personale fi u ? R. Debbo osservare , che si usa nel solo primo Caso, ossia, come soggetto, e te o ti negli altri; onde si dice : Tu leggi ; 3 Tu scrivi , e non già Te leg~ gi ; te scrivi. Così non si dice : Ho ricevuto da tu ; ho detto a tu , ma ho ricevuto da te ; ho detto a te, o ti ho detto. Nel quinto Caso di- cesi : O tu che leggi ; o tu che scrivi , e non già o te che leggi ; o te che scrivi. D. Quali sono i Nomi personali di terza Personal R. Un sol nome.- personale di terza Persona ab- biamo, cd è, D. Declinatelo. R. Eccolo ; , j Sing. 1 . Manca. 2 . Di se. 3. A se, o si. 4- Se , o si. ■> 5. Manca 6 . Da se. D. Perchè questo nome personale manca del primo , e quinto Cosò ? R. Manca del primo , perchè non può mettersi come soggetto; manca del quinto, perchè in- dicando questo la Persona seconda , non può rapportarsi alla terza; e se pavé esser soggetto Digitized by Gopsle ?vr ■* in questo luogo del Boccaccio ; Apertamente confessarono , se essere stati coloro , che Tetaldo Eliseo ucciso avevano , non è così , raa è l’oggetto del verbo confessarono coll’in- tera proposizione che siegue. Quello eh* è cer- to però che non si troverà mai come sogget- te to , nè col verbo Essere in altro Modo , cha nell’ indefinito. 'i D. Se dunque il nome personale Se non può es- ■ ser soggetto , che sarà ? R. S.irà Oggetto ; come in questo luogo: Aveva i siccome se , le sue cose messe in abbandono : 0 oppure 7 'ermine di rapporto , ed è sempre pre- ceduto dalla preposizione di , a , o da ; come ou quando si dice ; Aveva a difesa di se simil- mente ogni suo sforzo apparecchiato. D. E del nome personale Si nulla mi dite ? •1> R. Vi dico , che quando indica una persona in- > determinata è solamente Oggetto , o Termine, eccone gli esempi ; Alla qual cosa il Priore , e gli altri Frati creduli si accomodarono ; qui è oggetto. Lucrezia si piantò un pugnale nel seno ,' qui è termine. Dagli addotti esempi si può anche dedurre , i , che il nome personale se , o si , serve pei due Generi e pei due Numeri. 3 . Che , a par- lar propriamente , non si dovrebbe dire che del- - lei le sole persone , poiché non significa che la per- sona su di cui si termina l’ azione da essa stes- si sa fatta ; ma per analogia si è poi adattato a- a significare anche cose , cui si attribuisce azio- i« ne, e che per tale riguardo si considerano come '* persone; come quando si dice : Il mar si agita. OSSERVAZIONI. Da farsi intorno ai Nomi personali. D. Quali sono queste Osservazioni? R. Eccole; I. Cne Me, e mi si usano con qual- che distinzione. Si debbe dire me, i. allorché si vuol fare particolare attenzione sulla perso- na, o si vuol fare distinzione tra essa ed altre ; come quando si dice: Non riguarda me , ma . coloro - Tra me e lui vi è molla differenza. a. Allorché tra il nome di persona ed il ver- bo tramezza il pronome .lo , o li ; come quan- do si dice : Me lo scrisse- Me li diede : in altri casi si dice mi ; come : Mi parla ; mi dice. II. Che Me preceduto dalla preposizione di, a , o da non si può cambiare in mi; onde non si può dire di mi, a mi, da mi; ma di mep- a me , da me. Non é però lo stesso il dire a me', c mi; poiché datemi, dirò a colui cui dimando semplicemente una cosa ; ma s >* egli possa , o voglia darla ad altri , debbo dire : Date a me, e tal’ espressione fa riflettere sulla mia persona, e la distingue artatamente dalle altre. III. Che N^i serve per lutt’i Casi ; eccone gli e- setnpi: Noi scriviamo , qui è primo Gaso. Chi di noi? qui è secoudo. Chi ha detto a noi ciò? qui è terzo; possiamo dire ancora : chi ci ha detto ciò ? Così; Considerò noi in preferenza degli altri, qui è quarto; possiamo ancora in vere usare ci, o ne; come: Se tu jeri ne affliggesti, tu ci hai oggi tanto dditicQJo ; cioè , j eri affliggeste noi , oggi hai noi tanto \ *9 diliiicafo. E nel Boccaccio ; Sole in tanta af- flizione ne hanno lasciate , in vece di ci han- no lasciate. Lo intese da noi , qui e sesto. . Notasi, che quella stessa ragione che debbe re- golar la nostra scelta per Fuso di me e mi % Va- ierà pure per ne e ci , ovvero noi cd a noi. IV. Che Fpi serve per tutt’i Casi; esempi: Foi studiate , qui è primo Caso. Egli si lagna di voi , qui è secondo. Io la consegnai a voi , qui è terzo. Amò voi più degli altri » qui è quarto. Lo chiese da voi , qui e sesto. Ma Voi terz9 o quarto Caso può cambiarsi in vi ; dicendosi : Se elleno vi piacciono per piac- ciono a voi-Come vi vide da lui foste deside- rate , per vide voi. V. Che il nome personale Se si pospone al ver- bo ; come quando si dice : Pietro pensa a se; vi si premette ancora , se tal verbo vien pre- ceduto da io, o ne; come: Egli se lo diè a credere - Egli se ne pentì. Ed anche in com- binazione con lo , o ne ; dicendosi : diesselo a credere - Fecesene persuaso. VI. Che il nome personale Se serve pe’ due Ge- neri e pe' due Numeri in unione di stesso , stessa , stessi , stesse , ed in tal caso v’ è più grazia, e più energia nell’espressione; esempi:' per se stesso ; per se stessa ; per se stessi ; per se stesse. Da ciò si rileva che il nome Se quantunqne non ammetta distinzione di Genere, ‘e di Numero, l’aggettivo stesso ^ se vi è unito, prende diverse inflessioni relative al suo Gene- re, ed al suo Numero. VII. Che il nome personale Si serve soltanto per 30 indicare il termine dell’azione de’ verbi riflessi, e reciprochi , come vedremo allorché parleremo di tali verbi ; non che una persona indetermi- nata , come ancora vedrassi a suo luogo. Notasi ; che il nome personale Se , o Si per analogia si usa anche per indicar cosa a cui si attribuisce azione , e che per tal riguardo si considera in un certo modo come persona; come: il del si oscura ; i cavalloni si urtano. Vili. Che il nome personale Si può affiggersi al verbo ; come : Egli piangevasi-Eglino spiega- ronsi ; e con ss raddoppiata se il verbo è mo- nosillabo , o si termina con vocale segnata col- 1’ accento ; come in diessi , vedrassi , e sim. Nomi collettivi. D. Quali sono i Nomi collettivi ? R. I Nomi collettivi sono quelli che hanno l’in- flessione singolare , e la significazione plurale ; come : il popolo , la gente , il bosco , etc. Nomi astratti. D. Quali sono i Nomi astratti ? R. I Nomi astratti sono quelli che nominano cose che non esistono realmente in natura , ma si concepiscono com’esistenti dal nostro intelletto; tali sono; l’amore, l’odio , la. bontà, la fe- licità, la libertà, l’onore, e sim. / capo ir. v Della Declinazione de ' nomi. D. Che cosa intendete per Declinazione de’nomi? R. Per Declinazione de’ nomi intendo il cambia- mento della loro prima inflessione in quelle del Genere , e del Numero. De' Generi de' nomi. , D. Che cosa intendete per Genere de ’ nomi ? R. Per Genere „de’ nomi intendo la distinzione del sesso , che si conosce dall’ articolo , dalla significazione , e dall’ inflessione. D.~ Quanti Generi si distinguono ne’ nomi ? R. Tre; il Maschile , il Femminile , e’1 Comune. D. Come si conosce il Genere del nome dall * Articolo. R. Se vicino al nome ci sta bene 1* articolo il , lo , o uno , sarà maschile ; come : il libro , lo studio , un frutto. Se ci sta bene 1’ arti- colo la , o una , sarà femminile ; come : la casa , la tela , una villa , e sim. E se ci starà bene l'articolo il e la , uno , ed una , sarà comu- ne;' come, il trave , la trave ; un fonte , una fonte , e sim. D. Come si conosce il Genere del nome dalla significazione ? R. Se il nome significa il maschio ( di qualun- 3 ue inflessione sia ), o una cosa che si copsi- era come maschio, sarà maschile; come: ' 22 ca, Michele, Luigi, Pietro , Esali , V Angelo , il Demonio , V Autunno', V Inverno , e si ni. Se significa la femina ( di qualunque infles- sione sin ) , o una rosa che si considera come femina , sarà femminile ; come : Maria , Ila- chele, Tomiri , A letto, l’Està, la Primave- ra , la Notte , la Fortuna, e sim. E Se significa il maschio , e la femina , sarà comune ; come : il lepre, e la lepre ; il ser- pe , la serpe , il nipote , la nipote, e sim. D. Come si conosce il Genere del nome dalla inflessione ? R. Siccome i nostri nomi possono inflettere in cinque maniere , cioè con una delle cinque va- cali , cosi prendono essi diverso Genere secon- do la loro diversa inflessione. D. Di qual Genere sono i Nomi che inflettono in a? R. Sono tutti femminili; come; la casa, la ter y ra , e sim. Fuorché. ' . 11 Nome Podestà , eh’ è maschile, se significa la persona che tiene in mano il supremo pote- re ; dicendosi: Il Podestà ordinò-Tutt’ i Po- destà uniti decìsero ■ Cosi. Tutti quelli che abbiamo tolti dal Greco , cioè • il tema , il teorema , il problema , il lemma , Y assioma , il clima , l’empiema, il dramma, il ' diadema , V idioma , il prisma , Y enigma , il sofisma , il dogma , il dilemma , e pochi altri. Sono pure maschili i nomi de’ Setlarj , per- chè nomi di uomini ; come : il Calvinista , il Giansenista , Y Anabattista , il Deista, l’A- teista., con tutt'i seguenti : Il parricida, il suicida, il fratricida , l'o - » s le Digitized-t ! a3 micida , il regalisi* , io sperma . , S to- /ó , v Apostata, l’eremita, il sofà , l asma, V antagonista , il cantafavola ; , 1 / monopoli- sta , ed altri che la lettura indicherà 11 nome Pianeta ( astro) è maschile; il pianeta : ( veste sacerdotale ) è femminile ; la pianeta. D.Di qual Genere sono i Nomi che inflettono in et R Per lo Genere de’nomi che inflettono m e, non 'si è potuto dare una regola generale , essendo altri maschili, altri femminili , ed altri comu- ni • clic perciò il loro Genere si potrà distin- guer meglio dall’articolo che dall’inflessione. Ma & Tutti quelli che inflettono in me sono maschili ; come : il .fiume , il nome , il bitume , e sim. Tutti quelli che inflettono in ore son maschi- li ; come: // cuore , il dolore, iLcolore, e sim. Di quelli che inflettono in 9ne , altri son maschili; come il tizzone, il bastone , lo scroccone, csim: Ed altri femminili; come: la stagione, la nazione, la porzione , c sim. Tutti quelli che inflettono in nte , sono ma- schili; come: il ponte, il dente, e sim. Que- sti soli sono femminili; la gente , la mente , la sorgente , la corrente , e qualche altro. Tutti quelli che cadono in re , sono maschi- li; come: il bicchier e, il destriere, e sim. Quat- tro soli sono femminili, cioè: la febbre, la tor- re, la polvere, la scure. E quattro del gene- re comune , cioè : il folgore , la folgore , il. lepre , la lepre ; il carcere , la carcere ; U cenere , la cenere. Ma Il Nome carcere si trova femminile nel sin- golare , e spesso maschile nel plurale. 3 4 Il Nome margine si trova maschile nel Dante Cani. 14. Lo fondo suo ed ambo le pendici Fatt y eran pietra , ed i margini d'oliato . E femminile nelP Asino d’oro del Firenzuola; Condotta alla margine -dell' altra ripa. Ma per non errare seguasi questa regola ; cioè, che , quando significa cicatrice , è femmi- nile ; e quando significa l’estremità di qualche cosa è maschile; come: il margine del libro. Il Nome oste ( albergatore ) è maschile : ( armata nemica ) è femminile ; come : la po- derosa oste si avvicinava. Il Nome ospite è comune ; Il grato ospite era amato da tutti- Egli si levò subito per ricevere quest' ospite inaspettata. Il Nome aere è detto fosco in un luogo, e bruna in un altro del Bocc. Il Nome etere , o etra , 0 etera è maschile. Il Nome fine si trova maschile, nel Bocc. G. 5 . n. 4 - d lieto fine pervenuto. E femmi- nile in Giov. Villani Lez. 7. Questa fu la fi- ne dell' Imperadore irrigo. I Nomi Jtene , Micene sono femminili. II Nome fune si trova maschile nel Petrar- ca, Son. 114. E il fune avvolto. E femminile nel Bocc. G. 4 - n. 7. L'un de' capi della fune. E. Di qual Genere sono i Nomi che inflettono in i? R. Pochissimi nomi abbiamo che inflettono in i, c pel loro Genere neppur s’ è potuto fissare una re- gola generale; onde il loro Genere si potrà distin- guer meglio dall’articolo, che dall’inflessione. Ma Il Nome Dì Con tuli’ i suoi composti è ma- .a5 sellile ; il ili , il Lunedì , il Martedì , il Mer- coledì , il Giovedì , il V enerdì. Sono maschili i Nomi di dignità esercitate da uomini ; come ; il Bali , il Giurì , il Mutfì , il Guardasigilli , e sim. Così Tutti i Nomi composti da un verbo, e da un nome plurale , che indicano un mestiere ; co- me : il guardaboschi , il cavadenti , ed i se- guenti ancora : lo sciacquadenti , il leccapiat- ti , il Guastamestieri , lo Stuzzicadenti , il guardacartocci , il fruslamattoni. Sono maschili il cremisi , lo zanni , il soprat- tieni , il Tamigi , i7 brindisi , <7 barbagianni , 7’ ecclissi , ma oggi dicesi meglio la ecclissi. Sono femminili i seguenti ; /a *e«, l’ellissi, la diocesi, l’enfasi, l’estasi, la perifrasi, la pa- rentesi, la metamorfosi, e pochi altri. I Nomi di città di tale inflessione sono del genere comune, ma si trovano più usati nel fem- minile ; la bella Napoli -La nostra Trani — II Nome pari , ( sostantivo ) è del genere comune, poiché dice l’uomo ; un mio pari si tratta così ? E la donna : Una mia pari co- sì tu insulti ? Il Nome Genesi, si trova maschile in Giov. "V illani ; Cominceremo dal principio del Ge- nesi. E femminile , nel Davanzati ; Come co- manda la Genesi. D .Di qual Genere sono i Nomiche inflettono in o? R. Sono tutti maschili come : il letto , il tetto , il frutto , e simili. Il solo Nome mano è fem- minile ; come . : la mia mano-, le mie mani Co- sì pure i due Nomi , cioè , eco , spicanardo. by Google a6 Tutt'i Nomi che inflettono in o nel singolare, j e cadono in a nel plurale, con tale inflessione I diventano femminili ; come: il mio ginocchio , le mie ginocchia ; il mio labbro , le mie lab- bra ; il mio lenzuolo , le mie lenzuola , e sim. I Nomi di città di tale inflessione sono del Genere comune; dicendosi: il bello , e la bel- la Milano. . D. Di quel Genere sono i nomi che inflettono in u? R. Sono del Genere femminile ; come ; la virili , la Tribù , la servitù , la gru , e simili. 11 solo | Nome personale tu è del genere comune , co- » me abbiamo veduto. I Nomi di città di tale inflessione sono del Ge- : nere comune, dicendosi:// bello , eia bella Corfù. Sono maschili Perù , Pegù , soprappih , e , qualche altro. I Nomi degli alberi sono maschili ; fuorcha questi due, cioè la quercia , l'ctce. D. E le Lettere dell’alfabeto di qual Genere sonol R. Sono dei Genere comune; dicendosi a piacere • il b, la b\ il e, la c; ec. ma le due vocali a , e colle consonanti /, /, m, n , , s , z, si usano meglio nel femminile; dicendosi /’ a, /’e, | laf,lal,lam, la n , la r , la s , la z. E le altre tre , Z, o, «, colle consonanti b , c , d, g , p, q, <y amano meglio il maschile; dicen- dosi : V i , /’ o , Vu, il b, il c , il d, il g , // p , Z/ q , iZ v. , Dei Numeri de' Nomi. D. Che cosa intendete per Numero de* nomi? R. Ogni Nome tiene due inflessioni , di cui uua Digilized by Google Serve per indicare un oggetto solo, e l’altra per •indicarne piò; quella che indica un oggetto solo , dicesi' Numero singolare , o del meno ; e quella che n’ indica più , dicesi Numero plurale, maggiore , o del più; ciò posto; di- co , che -per Numero del nome intendo la stes- sa sua inflessione la quale fa intendere , se si parla di un oggetto solo , o di più. D. Quanti Numeri dunque distinguete nei nomi ? R. Due; il Singolare , o del meno , e 7 Plurale , Maggiore , o del più. D. Come distinguete il Numero del nome ? R. Se la sua inflessione indica un oggetto solo , è di Numero Singolare, e se ri indica più, è Plurale ; il Nome padre è di Numero singola- re , perchè indica un padre ' solo ; e padri è plurale , perchè n’ indica più. . Nota — I nomi proprj non possono avere le inflessioni di numero plurale ; perchè quando diciamo Cicerone , Demostene , Virgilio , noi nominiamo individui determinati per se stessi. Possono però averle, allorché si vogliono homi- .nare più persone che portano lo stesso nome; come quando si dice : i FerJinandi , gli Arri- ghi , i Luigi; sono varj Sovrani che hanno avuto lo stesso nome. E Quando diciamo, i Cesari , i Ciceroni , i Demosteni , gli Agostini ; tali nomi diventano generali , poiché non vogliamo intendere che tutti coloro che sonp stati come Cesare , Cicerone ec. De’ Casi de’ Nomi. D. E de’ Casi de' Nomi non me ne parlate ? R. La nostra Lingua non essendo declinante, co- 28 me la Latina , non ha inflessioni particolari per ciascun Caso, come Cavevano i Latini, che chia- mavano Nominativo , Genitivo , Dativo , Ac~ ornativo , Vocativo , cif Ablativo j per esem- pio : Pater , Noni. Patris, Gen. Patri , Dat. Patrcm, Acc. Pater , Voc. Patee , Abl. Ciò non ostante abbiamo dovuto anche noi ritenere questo vocabolo Caso , non solo per facilitare la strada nello studio del Latino , ma benan- che per renderci più familiari e brevi alcune regole gramaticali. Questi Casi li distinguiamo coi nomi di Primo , Secondo , Terzo , Quar- to , Quinto , e Sesto. CAPO III. De ’ Segnacasi. D. Quali sono ì Segnacasi ? R. Sono le preposizioni di , a , c?a , ma non in- dicano che i soli Casi de* nomi; come: Sing. i. Pietro. i 2 . Di Pietro. 3. A Pietro. 4- Pietro. 5. O Pietro. * 6. Da Pietro. Così Sing. 1 . Anna. 2 . Di Anna. 3. j*d Anna. 4- Anna. 5. O Anna. 6. Da Anna. 39 A questo nome die comincia per vocale , e ad altri simili , al Segnacaso di terzo Caso vi si aggiunge un d* affiti di renderne più dolce la pronunzia ; ed a quello di sesto Caso non si toglie 1’ a per non confonderlo con quello del secondo ; come. Sing. i. Antonio ; а. Di Antonio; 3. Ad Antonio; 4- Antonio ; 5. O Antonio ; б. Da Antonio; * Agostino. D R. Agostino. Di Ad Agostini Ajjdrtino;'' O Agostino. Da Agostino. Quanti Segnacasi dunque abbiamo ? Tre^; di,a , da ; il primo serve ad indicare il secondo Caso , il secondo per indicare il ter- zo , ed il terzo per indicare il sesto. OSSERVAZIONI. Da farsi intorno ai Segnacasi. D. Quali sono queste osservazioni ? R. Eccole; I. Che i Segnacasi di , a, da si com- binano con tutti e tre gli articoli determinati il , lo , la , ed. in vece di dirsi separatamente di il , di lo , di la ; a il , a lo , a la ; da il , da lo , da la ; si dice con una sola voce del -, dello', della ; al, allo, alla; dal , dal- lo, dalla. E nel plurale; delti, dei, o de’, degli , delle ; olii , ai , o a , agli , alle ; dalli, dai, o da’, dagli, dalle. Tutte queste voci combinate così , diconsi Preposizioni ar- ticolate. 11. Allorché si combina la preposizione coninsie- 1 I I 3o , me coll’articolo, si sopprime l’n di quella, e r ì di questo , raddoppiandone la / ; onde in vece di dirsi con il , con lo , con la , con i con gli , con le , riunendo i due monosillabi , dìrassi col , collo , colla ; coi , o co ' , colle , come; Coi , o co' miei fratelli- Coll a mia fa- miglia-Colle mie onorate fatiche. Ma Se la parola che siegue , comincia per s im- pura , è meglio scrivere con lo , con gli ; di- cendosi ; con lo strale ; con lo scolare ; con gli studj. E con col , o coll ’ , se comincia per semplice consonante, o per vocale; dicendosi: col libro ; coll’ amore. Se poi siegue un aggettivo possessivo seguita da un aggettivo di qualità , o di parentela , si sopprime i’arlicolo; dicendosi, Con vostra Mae- stà -Con Sua Altezza- Con Vostra Eccellen- za- Con suo fratello -Con sua sorella. Si può mettere anche col , e colla , trasportai!-* do peto l’ aggettivo possessivo dopo del nome ; dicendosi : Colla Maestà vostra-Coll’ Eccel- lenza Voslra-C oli’ Eccellenza sua-Col fratei suo-Colla sorella sua. . Se gli aggettivi possessivi sono al plurale , debbesi adoperare co’ per lo maschile , e colle per lo femminile ; dicendo : co’miei fratelli , e non già con miei fratelli : colle mie sorelle , e non già con mie sorelle. Volendosi però scrivere, più pretto , dirassi ; con lo , con la , con gli , con le ; ma non j mai con il, nè con i. Ili- La vocale i di coi si rimpiazza coll’apostro- fo ; dicendosi ; co’ fratelli. Digìtìzed by CótK>Iej IV. La preposizióne in combinata cogli articoli , si cambia in ne ; e ila in il , in lo , in la , in gli, in le , se ne fa nel , nello, nella, nei, negli , nelle. Vi di nei si cambia in apostro- fo , dicendosi ; ne’ giardini. V* La preposizione su anche si combina cogli ar- ticoli , facendosene sul , sullo , sulla , sugli , sulle ; avvertasi però , che queste voci si scri- vono meglio troncate. VI. Dalla combinazione della preposizione per , coll’ articolo il, ne uasce pel per lo Singolare , e pei , o meglio pe’ per lo Plurale. VII. V articolo lo si premette a lutt’ i Nomi , purché siano preceduti dalla preposizione per; dicendosi ; per lo campo ; nel plurale in tal caso si usa li ; dicendosi ; per li campi ; ed anche pe' campi. Vili. Si può cambiare la vocale i dell’ articolo il in apostrofo , s’ è preceduta da un' altra vo- cale ; onde scrivesi: e’I per e il; come: So- pra ’l petto per sopra il petto - Non v’ era altri che ’l mio domestico. > ( ", Della Incessitene del plurale > de? Nomi sostantivi. D. Prima di vedere come inflettono nel Plura- le i nomi sostantivi , ditemi perchè si cam- bia la loro inflessione Singolare in quella del Plurale ? R. Si cambia per fare intendere se 'si parla di un oggetto solo , o di più. D. Si è accennato , che i nostri nomi possono 3a V. inflettere nel Singolare in cinque maniere , cioè con una delle cinque vocali , a , e , i T o , u ; ditemi ora còme inflettono nel Plurale i nomi terminati in a nel Singolare ? «'• Tutt’i Nomi maschili che inflettono in a ner Singolare , inflettono in i nel Plurale ; come il Papa, i Papi', il Duca, i Duchi ; il Profe- ta i Profeti , il pianeta , i pianeti , e sim. Tutt’ i nomi femminili terminati in a nei Singolare inflettono in e nel- Plurale; come: la. casa , le case ; la c arozza , le carezze , e sim. Tutt’ i Nomi terminati in à coll’ accento conservano la stessa inflessione nel Plurale; co- me : la città r le città , la felicità , le feli- cità , e sim. Tutti quelli che inflettono in ca , e ga , in- flettono in che , e ghe ; come la monaca , le monache ; la manica , le maniche ; la piro- ga , le piaghe , e sim. Tutti quelli terminati in eia , è già ditton- go , inflettono- in ce, e gè; come: caccia, cac- ce ; brada , brace ; frangia , frange ; spiag- ‘ già , spiagge , e sim. 11 Nome gesta non tiene inflessione singolare. Il Nome Luna , si usa metaforicamente neV Plurale ; Elleno parevamo due Lune. D. Come inflettono nel Plurale i Nomi termi- matiin e nel Singolare? R. Inflettono tutti in i, di qualunque genere sie- no ; come il padre , i padri ; la madre , le madri ; i fonte , le fonti , e sim. Ma Questi otto , cioè il Re , le specie , la su- perficie , la sene , la progenie , l'effigie , le- 33 sequie conservano la stessa inflessione nel plu- rale ; dicendosi : il Re , i Re ; la specie , /, specie ; la superfìcie , le superfìcie ; la serie , le serie ; la progenie , le progenie ; la barbarie e le barbarie ; l' effigie , le effiigie -, V esequie , le esequie. Si è posto intero 1’ articolo plurale di questi due ultimi , per distinguerli da l’ effi- gie , V esequie che sono del Numero singolare. 1 Nomi pudore , rossore , pro/e, mele , fiele , fame , sete , pace, dimane , mane , fenice , canape ; non hanno 1’ inflessione plurale. I Nomi nozze , spezie ( aromi ) , viscere , calende , none non tengono inflessione singolare. II Nome bue fa buoi. Il Nome iSo/<? si usa metaforicamente nel plura- le ; Aveva quegli occhi che parevano due Soli. V. Come inflettono nel Plurale i Nomi terminati in i nel Singolare ? R. Conservano la stessa inflessione ; il dì , i dì ; la crisi , le crisi , e sim. Ma I Nomi reni , rostri , vanni , Lari , annali , calzoni , fauci non hanno l’inflessione singolare. Z?. Come inflettono nel Plurale i Nomi termi- nati in o m?/ Singolare ? R. Inflettono tutti in i ; come: il libro , i libri , il tetto , i tetti , e sim. Ma II Nome D/o fa Z>e/ ( false divinità ) , ed uomo fa uomini. I Nomi di due sillabe terminati in co , e go , inflettono in e/i/ , e ghi ; come : il buco , / buchi-, il sacco , / succhi-, l’ir co , gl’irchi-, il f un g°i i funghi-, il luogo, i luoghi. Ma II Nome porco fa porci. Greco (Nome di na- / Digitized by Google zione ) fa Greci ; ( Nome di vino ) grechi. Nei Buceellai si trova futi. Mago fa Magi , se si vogliono nominare quegl’ illustri personaggi , che adorarono il no- stro Salvatore nella grotta di Bettelemme , e Maghi quelli ch’esercitano l’arte magica. Al Nome coraggio manca l’inflessione plurale. Il Nome proco fa proti ; ma nell’ Ariosto si trov/a anche prochi. I Nomi di pii di due sillabe terminati in co , ego, inflettono in ci , e gì; come : il medico , i mediti ; l’ amico , gli amici , e sim. Eccetto » Albergo , alberghi ■, antico , antichi ; bec- cafico, beccafichi ; Tedesco, Tedeschi; Fia- minco, Fiaminchi ; bifolco , bifolchi ; dialogo, dialoghi ; reciproco , reciprochi, e pochi altri. I seguenti si trovano coll’ h e senza nel plu- rale ; selvatico , zotico , pratico , idropico , equivoco , mentico , aprico , apologo , peda- gogo , analogo , ed altri pochi : onde scri- vesi: selvatiche, e selvatici’, zotichi , e zoti- ci ; pratichi , e pratici , e sim. I Nomi terminati in jo cambiano tale infles- sione in i ; come : fornajo , fornai ; librajo , librai; calamajo , calamai , e sim. Riguardo alla formazione del plurale de’ No- mi terminati in io è necessario osservare , se la sillaba io è dittongo o no ; s’ è dittongo , come ne’ Nomi bacio , figlio , foglio , giglio , non si farà altro che toglierne I’ o finale , e se ne avrà il plurale baci , figli ■> fogli •, gigli • Se poi la sillaba io non è dittongo , e ne- cessario badare se l’accento cade sull’ i di io, N 35 come ne’ Nomi pio, restio , natio , mormorio , e sim., o sulla vocale della sillaba antecedente, come ne’ Nomi necessàrio , contràrio , sàvio , e sim. , nel primo caso si cambia l’o finale in i , e si avrà da pio pii.; da na/ìo natii -, da restio restii ; da mormorio mormorii. Nel se- condo caso si cambia T io in un j , e da ne- , cessàrio si avrà necessàrj ; da contràrio con- tràri ; da sàvio sàvj , e sim. jVi sono moltissimi Nomi terminati in o nel singolare che inflettono elegantemente in a nel plurale. Eccone una lista che li comprende tutti. Il pajo , le paja. Lo stajo , le staja. Il miglio , le miglia. Lì uovo , le uova. Il cantajo , le canta j a. Il moggio , le moggia. Il centinajo, le centinaia. L'osso , le ossa. Ve ne sono moltissimi altri che inflettono in ed in i ; ed eccoli quasi tutti ; i a . li calcagno , Il braccio , L ’ anello , Il castello , Il lenzuolo , Il labbro , v Il grido , Il ginocchio , Il gesto , £ calcagni , le calcagna . £ bracci , le braccia •. gl£ anelli , /e anella. i castelli , le castella, i lenzuoli , /e lenzuola, i labbri , le labbra, i gridi , le grida . i ginocchi , le ginocchia. i gesti , le gesta. Il fondamento , £ fondamenti , le fondamenta „ Il dito , Il ciglio , /I muro , il pomo , // quadrello. Il vestigio , i diti , le dita, i cigli , le ciglia, i muri , le mura, i pomi , le poma, i quadrelli , le quadrello, i vestigj , le vestigio , 36 ' . Il Nome legno, se significa le legna da ar- dere , fa nel plurale le legna ; ma se si voglio- no significare navigli, o vetture, fa i legni. Il Nome fruito , se si usa per significare le - produzioni della terra in generale , fa nel plu- rale i fruiti; in particolare le frutta. Il Nome cervello ( la parte interna del capo ) fa nel plurale le cervella , ( il genio dell’uomo ) fa i cervelli. Il Nome corno , se significa strumento da fia- to , o lato , o parte di qualche, cosa , fa nel plurale i corni; in altro significato fa le coma ; come : Le corna della Luna-Le corna del bue. Il Nome suolo , se significa quella parte della scarpa che posa in terra , fa nel plurale le suola. Il Nome membro ( parte del corpo ) fa nel plurale le membra ; se poi si vogliono signifi- care gl’individui di una società, fa i membri; come : I membri dell ’ accademia - I memb A, del consiglio. D. Come inflettono nel Plurale i nomi termi- nati in u nel Singolare ? R. Conservano la stessa inflessione; come: la virtù , le virtù; la Tribù , le Tribù; la gru , le gru; e si va. OSSERVAZIONI. Da farsi intorno alle inflessioni de' nomi sostantivi. D. Quali sono queste Osservazioni ? R. Eccole ; I. Vi sono alcuni nomi maschili e femminili , che hanno una doppia inflessione nel Singolare ; i maschili sono : Il pensiere , il pensiero. Il barbiere , il barbiei'o. S I 3 7 Il mestiere , il mestiere . Il Console , il Consolo. Il nocchiere , il nocchiero. * Il destriere , «7 destriero. Il Cavaliere , <7 C avaliero. Il mulattiere , t7 mulattiera. ^ Lo scolare , Zo scolaro. I femminili sono : La tossa , /a tosse. > La redina , la redine. La scura , /a scure. La vesta , Za veite ; ma meglio veste. , Xa dota , Za t/o£e; ma meglio «Zo£e. Xa canzona , la canzone. La froda , Za frode , ma meglio frode. II. Ve ne sono altri che inflettono in o ed in a , ma colla prima inflessione sono maschili , e colla seconda femminili , tali sono : X’ ombrello , V ombrella. Il bricciolo , la bricciola. Il canestro , la canestra. Il cesto , la cesta. Il nuvolo , la nuvola. v . Il baruffò , la baruffa. L’ orecchio , V orecchia. III. Ve ne sono certi che colla sola inflessione maschile significano anche la femina ; come : il luccio , il tordo , il frinquello , lo scara- faggio , lo scorpione , e sim. Ed altri colla sola inflessione femminile si~ gnificano anche il maschio; come: V anquilla y la civetta , la mosca , la vipera , la talpa , la volpe , V aquila , la pantera , la triglia , l ' / V r ' 3S La formica , /a trotta , /a murena , la torto- ra , e qualche altro. IV. Ve ne sono altri che con una sola inflessione si usano in ambi i Generi ; e sono il fine y la fine ; il trave , la trave-, il carcere , /a car- cere ; il folgore , la folgore ; il fonte , la fonte ; il cenere , la cenere ; il Genesi , la Genesi ; e qualche altro. V. Altri hanno nel femminile upa inflessione tutta diversa dai maschile ; come : il cane , la ca- gna ; il toro , la vacca-, il cavallo , la giu- menta; il porco , la troja ; // becco , la ca- pra ; /’ elefante , elefantessa ; V uomo , /a donna ; il He , /a Regina ; l’ Imperadore , Y Imperadri ce; il Conte , la Contessa; il Du- l -'ca , Duchessa , e sim. VIv -La sillaba finale ro de’ nomi terminati in ara si cambia elegantemente in jo ; dicendosi cal- . zolajo in vece di calzolaro ; libraio in vece f di libraro ; mortajo in vece di mortaro , e sim, VII. Tutt’i nomi degl’ alberi, e de’ frutti colla in- flessione in o significano l’albero, e con quella in a il frutto ; onde si dirà il melo , il pero , j il castagno , il mandorlo , se si vuol significa- j re l’albero ; e la mela , la pera, la castagna, la mandorla, si vuoi significare il frutto. Ma l Nómi fico r gedro , arancio, limone , noce cón tale inflessione significano l’albero e’1 frutto. ’ ' De Nomi COTTI posti. , tN v*y ~ • *• ' • . D. Ditemi qualche cosa de Nonri composti? ft. Abbiamo nel nostro linguaggio molti Nomi com- ' Digitizsd bv.Ciooale ‘ /' 5 9 posti ; come : guardaroba , semprevivo., acqua- fòrte , capogiro , jurBperito , e sim. Questi son formati da due parole , di cu. la seconda prende nel plurale quella inflessione die le conviene, la prima però non va sempre soggetta alla varia- zione del plurale. Quando poi questa resta inva- riata? Eccone le regole ; Resta invalila I. allorch’ e un nome posto m forza di caso obliquo ; come fedecommesso , fedecommessi ; capogiro capogin , e sim. II. Allorch’ è un nome troncato , sia sostantivo , sia aggettivo; come: cavolfiore , cavolfiori ; gen- tiluomo , gentiluomini , e sim.. , a III. Allorch’ è voce latina , o di latina inflessione, . come : giurisprudenza , giurisprudenze ; juri spe- rilo , jurisperiti , e giurisperito , IV. Allorché sono cognomi di famiglie, che per lo più soglionsi usare senza variazione, anche nelle seconde parole; come: l Acquaviv a , g i Acquaviva ; t7 Casanova , i Casanova ; ti Fortebraccio , t Fori ebr accio', Trovasi però invariata la prima parola delle seguenti , ed altre simili ; ■ - Plur. Sing . 'Madrevite ; Madreperla ; Spiganardo ; Verdebruno ; i ir de giallo ; Verdechiaro ; Qnartodecimo ; Quintodecimo ; Madreviti. Madreperle . S piganardi . Verdebruni. Verdegialli. Verdechiari. Quartodecimi. Quintodecimi . Digitized by Google 4 * CAPO IV. De' Nomi Aumentativi , Diminutivi , e Peggiorativi. D. Ditemi qualche cosa di tali Nomi ? R. Eccomi — La grazia, i vezzi , e la leggiadria della nostra bella favella ci permette di fare de’ nostri nomi quello che vogliamo , cioè , di accrescere , diminuire , e peggiorare la loro si- gnificazione , alterandone la sola inflessione in diverse maniere ; nel primo caso avremo gli Aumentativi , nel secondo i Diminutivi , e nel terzo i Peggiorativi. De' Nomi Aumentativi. D. Quali sono i nomi Aumentativi ? R. I Nomi Aumeì dativi sono quelli , di cui si è alterala l’ inflessione, per ingrandirne la signifi- cazione. D. Come si altera V inflessione de’ nomi per farli diventare Aumentativi? R. Si altera cambiando v la loro vocale finale in one ; facendosi da sala salone , da libro librone , da naso nasone , da cappello cappellone , da medaglia medaglione , e simili. Tali nomi alterati sono sempre maschili , sebbene la loro parola radicale fosse femminile; l’ Aumentativo medaglione è maschile , e la sua parola radicale medaglia è femminile. De' Nomi Diminutivi. ’ D. Quali sono i nomi Diminutivi? R. I Nomi Diminutivi sono quelli , di cui si è alte- rata l’inflessione, per diminuirne la significazione. D . Come si oliera V inflessione de’ nomi per farli diventare Diminutivi ? R. Non v 5 è regola generale, poiché inflettono in diverse maniere. Alcuni inflettono in otto nel maschile; come gio- vinoti o , puledrotto , scimiotto , furb ac ciotto , zerbinotto , e sim. Ed in otta nel femminile; come: scimiolta , Carlotta , e sim. Altri escono in ino nel maschile; come: fanciuì- lino , bombolaio, scodellino , pedino , cagno- lino , cardellino , bocconcino , Poppino, Car- lino , uccellino , leoncino , canarino , nipoti- no , e sim. Ed in ina, nel femminile; come : fancìullina , agnellina, manina , cagnolino , uccellino , nipotino, sposina, c sim. Certi cadono in etto nel maschile ; come : gi'o- vanetlo , libretto , boschetto , uccelletto, cuc- chiajetlo , viaggetto , ruscelletto , e sim. Ed in etfa nel femminile; come : giovanetto , co- detta , casetta, cassetta , fiammetta , tavolet- ta, erbetta , Giulietta, ciregietta , e sim. Altri inflettono in elio nel maschile ; come gar- zoncello ; vecchierello , contadinello , rami- cello , baroncello , flumicéllo , pastorello , ar- boscello , campanello , ghiottoncello , c sim. Ed in ella nel femminile'; come : contadinella , pastorella , colazioncellà , casella , casella , finestrella , campanella, ghiottoncèUa , e sim. Alcuni si terminanti in atto nel maschile ; come : leprotto, lupatto, cerviatto, o cerbiatto, e sim. Altri inflettono ih iuolo nel maschile ~ come : fi- gliuolo , tovagliuolo , letticciuolo , e sim . Ed A\ in iuola nel femminile; come : famiglinola, fi* gliuola , bestiuola , o bestiola , e sim. Certi cadono in uccio , nel maschile ; come : o- muccio , animaluccio , beccuccio , regalacelo ^ e sim. Ed in Uccia nel femminile; come: co- succia , casuccia , donnuccia , feminuccia , gali inuccia , e sim. Altri escono in «zzo nel maschile ; come : nuzzo , omuzzo , ferruzzo , regaluzzo , e sira» Ed in uzza nel femminile; come: viuzza , co- cuzza , casuzza , e sim. Per vezzo si disse : aghe labbra vermigliuzze. Delle volte si fa un doppio diminutivo ; come .* da /i&ro si fa libretto , librettino ; da cassa , cav- • setta, cassettina; da cosa, casetta, cosetlina : da canestra , canestrella , cane strina , e sim. JPe’ Ifomi Peggiorativi. • , D. Quali sono i Nomi Peggiorativi? R. Sono quelli, di cui si è alterata l’inflessione, per peggiorarne la significazione. D. Come si altera V inflessione de' Nomi per farli diventare Peggiorativi ? R. Neppur per questi v’è regola generale, poiché inflettono aneli’ essi in diverse maniere. Alcuni Inflettono in accio nel maschile ; come : librac- cio , ragazzaccio , umor accio , cappellaccio , villanaccio , e sim. Ed in accia nel femminile; come: donnaccia ,feminac eia , cartaccia, car- ri accia, figuraccia , vecchiaccia , e sim. Altri escono in astro nel maschile ; come giovi- nastro , figliastro , e sim. Ed in astra nel fem- ^ minile ; come : giovinastra , figliastra . I V 43 Certi cadano in icchio nel maschile ; come : dot- toricchio. Ed in essa nel femminile; come; dot- toressa , mastì'essa , e sim. Sonovi pure altre maniere di dire per esprimere peggioramento ; come : gentame , popolazzo , plebaglia , ossame , gentaglia , casupola , ca- suppola , donnicciuola , omaccione , e sim. Abbiamo anche alcuni avverbi che si possono al- terare nell’inflessione per farli Diminutivi; come: tanto , tantino ; poco , pochelto , pochino. % • CAPO V. DEGLI AGGETTIVI. Quali sono gli Aggettivi « ... s R. Gli Aggettivi sono quelle voci che servono o a nominare le qualità delle persone o cose; come; bello, brutto , grande , docile , e sim. e si dicono Nomi delle qualità , i oppure Aggettivi perfetti; o servono a determinare l’ estenzionc della signi-* ficazione de’ Nomi generali ; come ; questo , co- testo, quello , medesimo , e sim. * e si dicono gettivi determinanti, oppure Aggettivi imperfetti. De' Nomi delle qualità , ossia degli Aggettivi perfetti. D. Quali sono i Nomi delle qualità , ossia gli Aggettivi perfetti ? 1 R. Sono quelli che nominano .le qualità delle pcr- ' sone, e delle cose ; come: dolce , amabile , e sim. D. I Nomi delle qualità possono eglino star soli nel discorso ? R. No ; ma debbono star sempre uniti al nome y / _ Djgitized by Google della persona , o cosa , a cui è aderente la qua- lità che nominano. D. Perchè ciò ? R. Perchè siccome le qualità non possono esistere in natura , senza essere unite ad un soggetto voglio dire , ad una persona o cosa , così il nat- ine che le indica , non può stare nel discorso senza il nome di tal soggetto ; di fatti , se io dico: dotto , amena , intendete voi qual 5 è la* persona dotta , quale la cosa amena ? certo che no ; dunque resta vero , che il nome delle qualità non può star solo nel discorso , ma debb’ esser unito al nome della persona o cosa , a cui è unita la qualità che nomina; dicendosi: Pietro dotto ; campagna amena ec. Da ciò si rileva , che I Nomi delle qualità suppongono sempre il nome di una persona o cosa qualunque ; dolce , per esempio , suppone il nome di una cosa che abbia la qualità della dolcezza ; cioè lo zuc- chero , 'il mele un frutto , e sim. D. Questi nomi delle qualità perchè si chiama- no Aggettivi perfetti ? ' R. Si chiamano Aggettivi perfetti, i. perchè non possono star soli nel discorso ; 2 . perchè han- no i Gradi di Comparazione j come or ora vedremo. 3. Perchè ordinariamente si possono alterare nell’inflessione , facendosene gli Aumen- tativi ; come ; bello , bellone , ricco , riccone , è Sim., i 1 Diminutivi ; come: bello , bellino ; grazioso , grazio sino ; vezzoso , vezzosino , te- nero, ten creilo , e sim. .; ed i Peggiorativi ; co- me: rosso , rossigno, rossiccio ; giallo, gial - Ugno ; verde , verdi gnó ; bianco , bianchiccio , e sim. Ho dello ; che ordinariamente si pos- sono alterare , perchè non tutti gli aggettivi perfetti possono diventare Aumentativi , Dimi- nutivi , e Peggiorativi. CAPO VI/ De Gradi di Comparazione . D. Che cosa intendete per Gradi di Comparazione? ' R. Per Gradi di Comparazione intendo le diver- se maniere di dire, per esprimere le qualità con più o'meno di estensione. D. Quali nomi possono avere i Gradi di Com- parazione ? R. I soli nomi aggettivi perfetti , perchè questi soli indicano le qualità ; ma le qualità sole posso- no avere più , o meno di estensione , non già le persone o cose ; di fatti , posso io dire bello , più bello , bellissimo ; ma non libro , più li- bro , librissimo ; dunque resta dimostrato, che i soli aggettivi perfetti possono avere i Gradi di Comparazione, e non filtri. D. Perchè tali maniere di dire si chiamano Gradi di Comparazione ? R. Perchè indicano il paragone che si fa delle qualità delle persone e delle cose. D. Quanti sono i Gradi di Comparazione? R. Sono tre ; il Positivo , il Comparativo , e ’1 Superlativo . ’ • , D. Ma il Positivo strettamente parlando è egli uri Grado di Comparazione ? R. No ; perchè non indica comparazione , ma si chiama il primo Grado di Comparazione , perchè è il fondamento degli altri due. l 46 Del Positivo. ' ) f * D. Che cosa è il Positivo ? R. Il Positivo è P aggettivo perfetto esprimente la semplice qualità senza paragone ; come bello , brutto , gentile, affabile , generoso, e sim. Del Comparativo,' D. Che cosa è il Comparativo ? R. Il Comparativo è un aggettivo perfetto prece- duto da una delle voci più, meno , tanto ; co- me ; più abile , meno abile, tanto abile, e si in. D. Quando si debbe far uso del Comparativo? R. Il Comparativo si usa • allorché si vuole in- dicare , che una persona o cosa possegga una qualità in eguale , maggiore , o minor grado di un’ altra. Nel primo caso si avrà il Compa- rativo di eguaglianza , nel secondo quello di eccesso , c nel terzo quello di difetto. - Comparativo di eguaglianza. D. QuaV è il Comparativo di egqaglianza , e quando si usa ? R, Il Comparativo di eguaglianza è un aggettivo perfetto preceduto dalla voce tanto , e seguito da quanto , o dalla voce sì , o così , seguita da che ; e si usa allorché si vuol indicare che una persona o cosa possegga una qualità colla stessa estensione di un’ altra ; coine quando si dice: Cesare fu tanto prudente quanto Pompeo. Comparativo di eccesso. D. Qual * è il Comparativo di eccesso, e quando si usa? Digitized by R. Il Comparativo di eccesso e un aggettivo per- fetto preceduto dalla voce più , e si usa* allor- ché si vuole indicare , che una persona o cosa possegga una qualità con maggiore estensione di un’altra; come quando si dice; Cesare fu più fortunato di Pompeo. i • i Comparativo di difetto . D. QuaV è il Comparativo di difetto , e quan- do sì usa ? R. Il Comparativo di difetto è un aggettivo per- fetto preceduto dalia voce meno , e si usa allor- ché si vuole indicare , che una persona o cosa possegga una qualità con minore estensione di un’ altra ; come quando si dice; Pompeo fu me- no fortunato di Cesare. t D. 'Abbiamo noi voci che sono naturalmente comparative ? R. Ne abbiamo dodici ; e sono Maggiore che significa più grande. Minore ; più piccolo. _ Migliore ; più buono. Peggiore; più cattivo. Superiore ; più sopra. Inferiore; più sotto. Interiore ; più dentro. Esteriore ; più fuori. Citeriore ; più in quà Ulteriore ; più in là. Anteriore ; più avanti. Posteriore ; più appresso. Tutte queste voci sono di loro natura comparative, onde non han bisogno delle voci più , o meno per indicare il paragone; sicché sarebbe un errore gros*>lauo il dire più maggiore , più minore ec. OSSERVAZIONI Da farsi intorno ai Comparativi. D. Quali sono queste Osservazioni ? . R. Eccole; I. Che i suddetti Comparativi mag- giore , minore ec. se sono uniti ad un no- me , si dicono Assoluti ; come quando si dice : Il fratello maggiore; la sorella minore. E se stanno soli , e preceduti dall’ articolo , diconsi Relativi ; come quando si dice ; Tra tutti i suoi figli , il minore è più saggio , cioè il minore figlio. II. Che abbiamo due Comparativi avverbiali , e sono di loro natura tali , onde non hanno bi- sogno della voce più , o meno per indicare il paragone; tali sono meglio eh’ è lo stesso che cosa più buona ; e peggio che significa cosa più cattiva ; onde quando si dice ; Egli ha. fatto meglio , vale lo stesso che ha fatto una cosa più buona. E quando dicesi : Egli ha fatto peggio , dicesi lo stesso clic ha fatto una cosa più cattiva. III. Che quando vogliamo dare più forza a* nostri Comparativi , vi premettiamo in vece delle voci più , meno , una delle seguenti espressioni ; via più , assai più , molto più , via meno , mollo meno , assai meno ; dicendo : Cesare fu via più stimato di Pompeo. Cesare fu assai più stimato di Pompeo. Pompeo fu via meno , o assai meno , o molto meno felice di Cesare. ' D. Che cosa si rileva da tutto ciò che si è detto de’ Comparativi ? \ ‘ Digitized by Coi); II. Si rileva, che in ogni Comparazione vi debbono esser sempre due termini; il nome cioè della per- sona o cosa che si paragona ( primo termine ), ed il nome della persona o cosa con cui si paragona ( secondo termine ); e questi due termini sono sempre congiunti nella frase colla congiunzione che, o colla preposizione semplice, o articolata. 1). Avete qualche regola onde conoscere quando i due termini della Comparazione si debbono u- nire colla congiunzione che, e quando eolici preposizione semplice , o articolata ? H. Ordinariamente si uniscono colla congiunzione che, e colla preposizione di', come: Egli è più prudente che coraggioso — Egli è più valoroso di Pietro — Egli è men saggio di Giovanni. Ma Coi Comparativi di eccesso , e di difetto , se si tratta di una qualità indicata dall’aggettivo, o dal verbo, si congiungono colla preposizione di avanti ai nomi personali me, te, se, noi, voi, e ai prono- mi lui, lei, loro; dicendosi; Voi siete più lieto di me — Io sono più contento di voi — Egli è più ricco di lui. Ma Se vogliamo unirli colla congiunzione che, bi- sognerà ripetere il verbo; dicendo: Voi siete più contento che io non sono — Egli è migliore ar- tefice che Pietro non è. E Se le qualità indicate dagli aggettivi , o da verbi sono due, o per meglio dire, se si esprime il se- condo termine, che non pub essere che un verbo, o un aggettivo, si adopera la congiunzione che\ come: Pietro e più sfortunato che imprudente — Pietro vegeta più che non vive — Giovanni par- la meglio che scrive. tìgitized by Google 5d / ' Se poi il secondo termine della Comparazione porta l’articolo, si usa la preposizione articolata; come: II tutta è maggiora della sua parte. Lo scolare è più dotto del maestro. Ed in fine, se il secondo termine sarà un avver- bio, si userà la congiunzione che-, come: E meglio tardi che mai. . Del Superlativo. D. Che cosa è il Superlativo? R. 11 Superlativo è quello che indica la qualità nel- la sua massima estensione. D. Quante sor te di Superlativi abbiamo ? R. Due; il Superlativo assoluto , e’1 Superlativo relativo. D. Qual’ è il Superlativo assoluto? R. Il Superlativo assoluto è un aggettivo perfetto alterato neh’inflessioue , ed indica la qualità nella sua massima estensione, ma in una mauiera asso- luta, cioè senza comparazione. D. Come si altera V inflessione dell’ aggettivo per- fetto per farne un Superlativo assoluto? R. Si altera, cambiando l’ultima sua lettera vocale in issimo per lo maschile, ed in issima per lo femminile; come: bello , bellissimo , bellissima ; prudente , prudentissimo , prudentissima , e sim. 1). Avete detto , che il Superlativo assoluto indica la qualità nella sua massima estensione in una maniera assoluta , cioè senza comparazione ; spiegatevi meglio con qualch’ esempio. R. Eccomi; allorché dico: Cicerone eia eloquentis- simo , tale Superlativo indica la qualità di Cicero- ne nella sua massima estensione, ma in una ma- 5r niera assoluta, cioè senza paragone; giaccliè io non paragono Cicerone con altra persona, e perciò è assolalo. D. Qual’ è il Superlativo relativo? 11. Il Superlativo .relativo è quello che indica la qualità nella sua massima estensione in una manie- ra relativa, cioè con un rapporto di comparazione, D. Come si forma il Superlativo relativo ? 11. Il Superlativo relativo si forma col premettere alla voce più , o meno del comparativo P articolo clic conviene; come il più prudente , la più pru- dente , i più prudenti , le più prudenti; il più ric- co , il meno ricco , la più ricca , la meno ricca. D. Avete detto , che il Superlativo relativo indica la fjualità nella sua massima estensione in una maniera relativa, ossia,con un rappor to di com- parazione, spiegate meglio tale definizione . 1\. Eccomi ; lo farò con un esempio 1 : allorché dico: Francesco 1. nostro Signore è il più pio di tutti i Sovrani; in ta lo, discorso il superlativo il più pio non solo indica la massima estensione della qualità, ma indica pure un rapporto di compara- zione col secondo termine, cli’ò di lutt’i Sovrani, e perciò dicesi relativo. OSSERVAZIONI Da farsi intorno ai Superlativi. D. Quali sono queste Osservazioni? R. Eccole; I. Che gli aggettivi terminati in o prece- duto dar, c su di questo cade l’accento; come in pio, restìo, c sim. si terminano in iissimo; come piissimo , restiissimo . Ala se l’accento non cade su di tale t, ma sulla vocale della sillaba antecedente; 52 . come i» contràrio , necessàrio , e sim. inflettono in issimo ; come contrarissimo , necessarissimo. II. Che gli aggettivi perfetti, se si ripetano, hanno forza di superlativi; come: Un pesce fresco fre- sco , cioè freschissimo ; un pesce vivo vivo , cioè vivissimo; un libro piccolo piccolo , cioè picco- lissimo; un fioco lento lento, cioè lentissimo; un ragazzo piccia piccino , cioè piccolissimo. Que- ste maniere di dire si son prese forse dagli Orienta- li, da quali non altrimcntc si esprime ilSuperlativo. III. Che vi sono alcune espressioni die hanno forza di Superlativi; come: Egli è fuori di misura ric- co, cioè ricchissimo — Egli è senza fine , oltre misura , oltre modo, sop< a modo ricco , cioè ric- chissimo — Il Santo de’S unti, cioè santissimo — La bella delle belle, cioè bellissima — La saggia delle sagge, cioè saggissima. IV. Che se si aggiunge all* aggettivo una delle voci sopra, stra, diventa Superlativo; come: quel pan- no è strofino , ciò h finissimo; è sopraffino, cioè finissimo — Egli è straricco, cioè ricchissimo. V. Che i Superlativi degli aggettivi integro, acre , celebre, e salubre sono : integerrimo, acerrimo , celeberrimo, saluberrimo. VI. Che vi sono molti Superlativi di latina inflessione affatto diversi dai loro positivi. Eccoli quasi tutti. Massimo da grande . Minimo da piccolo. Ottimo da buono. Pessimo da cattivo. * Supremo da sopra. Infimo da sotto. Intimo da dentro. Estremo da ultimo. Digitized by Google 53 VII. Che vi sono degli aggettivi clic indicano qualità incapaci di piu o meno estensione, e quindi incapa- ci di comparazione; tali sono: eterno, divino im- mortale-, non potendosi dire più eterno , piu divi- no ; più immortale , meno eterno , meno divino , meno immortale-, eternissimo , divinissimo , im- mortalissimo. ' CAPO VII. Degli Aggettivi determinanti , o imperfetti. D. Quali sono gli Aggettivi determinanti , ©imper- fetti ? R, Prima di definirli, giova ricordarsi, che due spe- cie generali di nomi sostantivi abbiamo, i Partico- lari cioè, ed [Generali-, c che i primi nominano per- sone e cose singolari, e determinate per se stesse ; di fatti, se dico Francesco, io nomino un indivi- duo singolare, e determinato che non può confon- dersi con altri. Lo stesso è se dico: Vesuvio , io nomino un Vulcano determinato che non può con- fondersi con altri. Ma Non è così de’ nomi generali, i quali non deter- minano precisamente una persona sola , una cosa sola, ma l’intera classe ; il nome uomo nomina l'intera classe degli uomini, ossia tutti gli uomini: il nome cavallo non chiama determinatamente un cavallo solo, ma tutt’i cavalli. Orse l’è così, come si potrà mai cdl nome generale nominare una persona sola, Una cosa sola? come nominarne più? come in- dicarle tutte? Si sono inventate perciò alcune altre parole le quitti accoppiate ai nomi generali, ne de- terminano l’estensione della significazione, ossia, fanuo intendere se si parla di una, di più, o di tutte ie persone o cose della slessa classe, cioè, clic por- tano lo stesso nome. Soldato è un nome generale, in conseguenza nomina tutti gl’ individui ili t,d classe di uomini; die perciò se si dice: soldato , in- tendasi di qual soldato si parla? certo che no; ma se dicesi : que sto sol<£at o ; l’a ggetti vo questo determina precisamente il soldato di cui si parla, c tale c- spressione equivale ad un nome proprio. Così se dicesi; parecchi soldati ; molli soldati-, gli agget- tivi parecchi , molti determinano il nome soldati a significarne quel dato numero. E finalmente se si dice: ogni soldato, l’ aggettivo ogni fa prende- re il nome soldati in tutta l’estensione del suo si- gnificato , e colla stessa precisione che se si fosse detto: iutCi soldati. Ciò posto, dico, che, Gli Aggettivi determinanti o imperfetti sono quelli, che premessi ai nomi generali, ne determi- nano l’estensione della significazione; voglio dire che fanno intendere, se si pària di una sola perso- na o cosa, di alcune, o di tutte dellu classe indi- cata dal nome generale che le indica. D. Quali sono gli Aggettivi determinanti che restrin- gono il Nome generale a significare una perso- na sola , una cosa sola della clas secche ìndica ? 11. Sono; questo , cotesto , quello , medesimo , stes- so, altro , qualche, e simili. Questo unito al nome generale lo determina a significare la cosa che sta in mano , o vicino a chi parla ; come allorché dico; Prendete questo libro, io intendo quello che ho in mano, oche mi sta vicino. Cotesto determina il nome generale a significa- re la cosa eli’ è in mano o vicina a chi ascolta; co- me allorché dico; Datemi cotesto libro , io voglio 55 quello che sta in mano, o vicino a chi mi ascolta. Quello determina il nome generale a significare la cosa lontana da chi parla, e da chi ascolla, co- me quando dico: Prendete quel libro , io parlo di quello eh’ è lontano da me che parlo, e da chi mi ascolta. Questo , questa-, Quello, quella nello stesso di- scorso determinano il nome generale a significare, il primo là cosa nominata in ultimo luogo, ed il se- condo la cosa nominata in primo luogo;’ come; La Geografia , e la Cronologia essendo i due oc- chi della storia , per isludiar bene questa , biso- gna esser guidato da quella. Più, volendosi indicare idea di tempo dicesi questo , e quello; questo però significala cosa esi- stente nell’atto della parola, e quello una cosa che si rapporta ad un’epoca anteriore; ecco perchè disse il Petrarca ; Per la dolce memoria di (pici giorno. E se si vuole indicare una porzione dell’ anno. Secondo 1’ ordinaria divisione delle Stagioni, e de’ mesi, ec. bisognerà esprimerla con l’aggettivo que- sto; benché la stagione e’1 mese sia pesato già, ma che però l’ultimo mese della detta stagione non sia trascorso; come: Questo inverno, o questo in- verno passato 1m fatto gran freddo — Questo mese passato — Questa settimana scorsa ec. Si usa anche questo volendosi esprimere la sta- gione e’1 mese che debbe venire; come: In que- sta primavera andremo a Roma. Quel, quello; quel si usa dinanzi ai nomi che cominciano per semplice consonante ; come : quel libro; quel letto. E quello dinanzi a nomi che co- minciano per 5, per s impura , o per vocale; come* quello zitello , quello studio , quell’ odore. Quel l.i nel plurale quei , que', 0 quelli ; e quello fa r/ae- g/i che si scrive sempre intero, come: quegli odo - f/, quegli amori ; tranne il caso, in cui il nomo ebe lo siegue , comincia per i ; come; quegl’ In- glesi ; quegl ’ ingegni. Uno determina il nome generale a significare una sola persona o cosa indeterminata; come; A- vevasi un’oca a dehajo , e un puparo giunta (Bocc. G. 8 . N. 3 ). Subitamente da un arciere è feritaf Bocc. G. 3. N. i . ). Ma Se si fa distribuzione, e coriisponde all’aggetti- vo altro , determina allora il nome generale a si- gnificare la persona, o cosa, di cui si è parlato, e si può usare anche nel plurale; per esempio: Sicco- me fecero i Saguntini , e gli Abulei , gli uni tementi Annibale, e gli altri Filippo Macedoni- co (Bocc. ); gli uni, e gli altri sono i Saguntini, e gli Abidci. Altro determina il nome generale a significare una persona, o cosa diversa da quella nominata; come; Quasi altro bel giovine ch’egli non si tro- vasse in Napoli ( Bocc ). Ma Quando si fa divisione con uno indica determi- natamente la persona o cosa , come nell’ esempio recato parlandosi dell’aggettivo uno. Qualche , o alcuno determina il nome generale a significare una persona o cosa qualunque nel solo singolare, e l’uso d’oggi non soflrirebbe,che si di- cesse col Petrarca. Addormentato in qualche verdi boschi. Medesimo , stesso determinano il nome genc- J3jgitiZ£d oy Càoo^Ie . $7 Vale a significare colla più gran precisione la per- sona o cosa nominata prima; come; La medesima causa — La stessa c arozza. Avvertasi, clic se si trova in questo , o in que- sta v’è l’ellissi della voce momento , occasione, come nel Bocc. In questo la fante di lei soprav- venne, cioè in questo momento. D. Quali sono gli Aggettivi determinanti che fis- sano il nome generale a significare più perso- ne , o cose della classe che indicai R. Sono; parecchi , più, molti, e sim., come; pa- recchi soldati-, più persone ; molti amici. V. Quali sono gli Aggettivi determinanti che fis- sano il nome generale a significare tutte le per- sone, e tutte le cose della classe che indicai R. Sono; ogni, tutti-, come: Ogni uomo è mortale ; cioè tutti gli uomini ec. Con ogni accortezza, con ogni diligenza, cioè con tutta V accortezza, con tutta la diligenza. Da questi esempi si rile- va, che l’aggettivo ogni è di genere comune nel solo singolare: si trova perù: La festa di Ognis- santi; ogni due mesi; ogni due settimane; ogni dieci anni ec. Ogni determina il nome generale a significare ciascun individuo, che compone una società, ossia, rappresenta la totalità distributivamente. I utt’i seguenti sono anche aggettivi determi- nanti : Qualunque, qualsivoglia , qualsisia, qualsi- siano, qualsivogliano , troppo, molto , altrettan- to, alquanto , nessuno , niuno , veruno , poco , quanto, meno, tanto, e sim. Qualunque è un aggettivo composto dalle voci quale , ed unque; cd è di ariihi i generi ; come : Qualunque uomo ; qualunque donna-, in qualun- que luogo; in qualunque città. E talora di ambi i numeri; come nel Bocc. , Qualunque piante han- no i flutti aromatici e caldi e secchi , più è con- venevole di piantat e ne' monti. Qualsivoglia , qualsisia , qualsisiano , qual- sivogliano sono aggettivi composti dall’aggettivo quale , die dinota una qualità qualunque , dal nome personale si, e dal verbo sia , sieno , voglia- no. Onde l’aggettivo qualsisia significa tale qua- le egli, o ella sia in se: Qualsisidno significa tali quali essi, o esse siedo in se: Qualsivoglia signi- fica tale qnalò' egli, o ella si voglia : Qualsivo ■* gliano significa tali quali essi o esse si vogliano ; ed ecco il vero significato di tali espressioni; e perciò il verbo ch’éntra in loro composizione , si trova al Singolare o al Plurale, secondo die uno o più sono i : soggetti. Alquanto ò'un aggettivo clic determina le quan- tità indicate dai nomi generali, non gl’individui; onde si dice : Mi diede alquanto pane, e alquan- ta carne , cioè una certa quantità di pane, e di carne; ina non si può dire alquanto uomo, al- quanta casa, cc. Nel plurale- Alquanti significa alcuni; come: alquanti uomini, alquante donne ; cioè alcuni uomini , alcune donne. Nessuno, nessuna; ninno, niuna , nullo , nulla sono aggettivi negativi, e significano privazione di ogni numero; cioè nò uno, o neppur uno. Non hanno inflessioni di numero plurale, c si usano nelle frasi negative, o ihterrògativc con la nega- tiva non, e senza. Digitized by Google 5 ‘J L’ aggettivo ninno premesso al verbo non ha bisogno della particella negativa non, ma pospo- sto gli è necessaria; come quando si dice: Ni uno l' lui detto — Non lo ha detto ninno. Lo stesso facciasi con veruno , nullo , c niente. Ninno , veruno , nullo si mettono spesso in ve- ce di alcuno', come nel Bocc. G. 8 . N. 9 . Sen- tirono dirgli In maggior villania che mai si di- cesse a niun tristo; e nella G. io. N. 8 . Prima che nella casa di Gisipo nulla parola di ciò facesse , se ne andò , cioè alcuna parola, ec. Nulla , niente significano talora qualche cosa ; come nel Tasso Gerus. C.i. Capitano egregio , a cui se nulla manca è il nome regio. Massime al- lorché si usano per via di domanda, o di dubbio;co- me nel Bocc Jl domandò s’ egli si sentirò niente. Degli Aggettivi determinanti possessivi. D. Quali sono gli Aggettisi determinanti possessivi? 11. Sono quelli , che non solo determinano la per- sona o cosa indicata dal nome generale, ina indi- cano ancora un rappòrto di proprietà, ossia , ne fanno conoscere il padrone; tali sono : mio , tuo, suo, nostro , vostro, c derivano dai nomi perso- nali io. tu, se, noi, voi. Mio, nostro dinotano rapporto di proprietà al- la prima Persona Tuo, vostro dinotano rapporto di proprietà al- la seconda Persona. Suo, di lui , di lei, di loro dinotano rapporto di proprietà alla terza Persona. Mio dicesi di una cosa appartenente alla prima Persona singolare; come: il Alio libro. Nel fem- -Digifced by Google Go minile si dice mia; come: la mia casa. Miei nel plurale dicesi di pii. cose appartenenti alla stessa Persona prima singolare; come: i mici fratelli. Nel femminile si dice mie ; come; le mie terre. Mostro dicesi di una cosa appartenente a piu l er- SO nc prime; come: il nostro buon Re. Nel fem- minile diccsi nostra ; come : la nostra augusta Remna. Nel plurale nostri nel masclnle, e no- stri nel femminile; com e: i nostri campi , le no- stre terre. . „ , Tuo dinota rapporto di proprietà alla seconda Persona singolare; come: il tuo cavallo. Nel lum- inile dicesi tiia ; come: la tua giumenta. Nel plurale tuoi dice rapporto di piu cose alla stessa Persona seconda singolare; come: i tuoi libri. Nel femminile si dice *«<;;’ come: le tue penne. Vostro dicesi di cosa singolare a piu Persone seconde; come: il vostro Vescovo. Nel femmini- le dicesi vostra ; come: la vostra Chiesa. Nel plurale vostri dice rapporto di piu cosca piu 1 er- Ltc seconde; come: i vostri fratelli. Ne femm,- pile dicesi vostre-, com e: le vostre sorelle . Sm indica rapporto di cosa singolare ad mia sola terza Persona ; come : il suo cappello. femminile dicesi sua-, come: la sua canzo na plurale dicesi suoi di più cose ad una sola teraa Persona; come; i suoi compagni- Nel femminile si dice sue; come: le sue armi, ni a ^ Se vuoisi indicare rapporto di pai cose a pi terre Persone , dirassi di loro , o loro e non g.a suor, onde disse male il Petrarca nel Son. 3.0. Quasi un di loro Essermi par , ch’hann’ivi il suo tesoro. 6i OSSERVAZIONI Da farsi intorno agU Aggettivi possessivi. D Quali sono queste Osservazioni? R Eccole; 1. Allorché si vuol indicare un rappoilo 'ad una persona eh’ è soggetto del verbo debbesi dir sempre suo-, come: Il nostro buon c suoi sudditi-, qui suoi si rapporta a He, eli e 1 soggetto del verbo ama. Ma Se si vuol’ indicare rapporto non al sog^ett , ma all’oggetto, dirassi, di lui , di lei , e non già L, per non dar luogo ad .«big» f e perciò se si dicesse: V Inghilterra ha fatto ^ guerra alla Francia, e a suoi Alleati , sp - lenderebbe di quali Alleati si parla se di qu della Francia, o di quei deìVlnghdterre. p glier di mezzo ogni equivoco , diressi: c ui di lei Alleati , o piuttosto : e agli Alleati di lei. Degli Aggettivi determinanti di pertinenza. D. ^Quali sono gli Aggettivi determinanti di perti- R. Sono; regio, pubblico , privato ; come. L- rario regio-, erario pubblico; erano privato; de- naro pubblico , ec. Degli Aggettivi determinanti patrj. D. Oaali sono gli Aggettivi determinanti patrj ? R Sono; Napolitano , Romano, francese. Tedesco, Inglese, Polacco , Svedese, e simili. Denli Assettivi determinanti di Numero. D. Quali sono gli Aggettivi determinanti disu- merò ? by Google 1 G3 II. Gli Aggettivi determinanti di Numero , sono quelli, che premessi ai nomi generali, ne deter- minano l’estensione della significazione, ossia, fanno conoscere il nùmero preciso delle persone , o cose indicate dal nome generale a cui sono uniti. D. Quante sorte di Aggettivi determinanti disu- merò vi sono ? II. Quattro; e sono quelli di Numero cardinale , quelli di Numero ordinale , quelli di Numero di- stributivo , e quelli di £ 'fumerò di proporzione. D. Quali sono quelli di Numero cardinale? R. Sono quelli che determinano precisamente il nu- mero che si vuol prendere delle persone o cose indicate dal nome generale; come due , //'e, quat- tro , , cinque , sei, sette , otto, nove , dieci , undici , dodici , tredici , quattordici , quindici , sedici , diciassette, diciotto, diciannove , venti , ven- tuno, ventidue , ventitré ec. trenta , trentuno ec. quaranta , cinquanta, sessanta, settanta, ottan- ta, novanta, cento, duecento ec. mille, duemi- la ec.ec. L’aggettivo mille, s’ò preceduto da un al- tro nome di numero, si cambia in mr/a; dicendo- si: rfue mila, tre mila. Tutti gli altri sono inva- riabili; dicendosi: due cavalli, due giumente ; dieci ducati, dieci lire , e sim. OSSERVAZIONI Da farsi intorno agli Aggettivi di Numero cardinale. D. Quali sono queste Osservazioni ? R. Eccole; I. L’Aggettivo cento seguito dalla voce cinquantd può lasciare l'ultima sua sillaba /o;di- cendosi : cencinquanta scudi ; qitMttt'ocencin- quanta ducati. Gi II. Ogni aggettivo di Numero cardinale si può met- tere indifferentemente e prima e dopo del nome; ma con ventuno , trentuno , quarantuno , ec., se dopo il numero si mette il nome, questo debbe, secondo l’uso, mettersi al Singolare; dipendo: ven- tuno ducalo , e non già ventuno ducati. III. Gli Aggettivi di Numero cardinale, da undici in poi, possono diventare di Numero ordinale, col cambiare l’ultima loro vocale in esimo-, come un- dicesimo dodicesimo , tredicesimo , c così tutti gli altri. IV. Nelle date delle lettere si scrive gli otto; i quat- tro-, alli sette-, olii dieci di Agosto , c sim. V. Nelle moltiplicaziuui in vece di dirsi tre volte tre fanno nove, dicesi ire via tre, o tre per tre fan- no nove. Tre per quattro fanno dodici. VI. Tra la voce tutto ed un aggettivo di Numero cardinale si mette per lo più la congiunzione e, se però tale aggettivo non cominci per vocale; come tutti e due, tutti e tre, tutti otto. VII. Se dopo l’espressione tutti e tre sfegue un no- me, a questo debbe premettersi l’ articolo; dicen- dosi: tutte e tre le Grazie. E nel Bocc. Tutte le tre donne. Vili. Se si cambia l’ultima vocale de’ nomi di Nu- mero cardinale in ina , ne nascono i seguenti no- mi collettivi; decina, dodicìna, o dozzina, ven- tina , trentina, quarantina, cinquantina, ses- santina , settantina , ottantina, novantina. IX. Ambo , ambi, ambe coi di loro composti signi- ficano tutti e due : Ambo , serve pei due generi ; dicendosi: ambo le mani-, ambo i piedi. Ed il Tasso disse nel C.iVI. \ . Digitized by Coogte 64 Ambo le labbra pel furor si morse. Ambi serve pel solo maschile; ambi i piedi. Ambe pel solo femminile; ambe le mani. D. Quali sono quelli di Numero ordinale? H, Sono quelli clic determinano l’ordine, in cui le* persone o cose indicate dai nomi generali, sono disposte numericamente; tali sono: primo, secon- do, terzo, quarto , quinto , sesto , settimo, otta- vo, nono , decimo , undecimo , o decimo primo , dodicesimo, o decimo secondo, e sim. ventesimo, trentesimo, quarantesimo , cinquantesimo , ses-. santesimo , settantesimo , ottantesimo, novante- simo, centesimo , millesimo, c sim, D. Conservano sempre la stessa, ir flessione gli ag- gettivi di Numero ordinale? R. No; ma ne prendono diverse relativamente al. Genere, ed al Numero de’ nomi generali a cui so- no uniti; dicendosi; il primo palco, la prima fi- la , i primi palchi , le prime fde. D. Quali sono quelli di Numero distributivo? II. Sono quelli che indicano distribuzione nel nu- mero delle persone o cose indicate da nomi ge- nerali; come: a due a due; a tre a tre; a quat- tro a quattro; a dieci a dieci ; a cento a cento ec. . D. Quali sono quelli di N umero di proporzione? 11, Sono; semplice, doppio, triplice, triplicato, quadruplo , quadruplicato , e sim; come: sem- plice vitto; doppio soldo; quadruplicata illu- minazione. Degli Aggettivi determinanti detti Articoli. D. Che cosa sono questi Articoli ? R. Gli Articoli sono Aggettivi determinanti, perchù. — by C.oògj< 65 si premettono ai Nomi generali, per determinare l’estensione della loro significazione. D. Che cosa dovete osservare intorno ai Nomi ge- nerali ? ' ■» li. Due cose ; la significazione che loro è fissa, e l’e- stensione di tale significazione la quale può varia- re , secondo che ci serviamo di tali nomi a farli significare col mezzo dell’Articolo, una , molte, o tutte le persone, o cose della specie da essi indi- cata; mi spiego con esempj ; Allorché dico : L’uomo è mortale , io parlo di tutta la specie umana, ossia di tutti gli uomini. E quando dico: Gli uomini dotti hanno da te- nersi in pregio , io intendo tutti gli uomini che meritano tal nome. Ed in fine quando dico ‘.L’uo- mo, che mi avete raccomandato, non è ancora venuto , io non Voglio indicare che un sol uomo. Da tutti questi esempj non solo si vede, che la si- gnificazione del nome generale uomo è sempre fis- sa, perchè sempre significa uomini-, ma si scorge ancora, che l’estensione di tale significazione è variabile; imperciocché nel primo esempio indi- ca tutti gli uomini in generale ; nel secondo tutti gli uom ni dotti; e nel terzo un sol uomo. Lo stes- so è dell’estensione della significazione di tutti gli altri nomi generali. Ma Se si vuole indicare indeterminatamente la si- gnificazione di uh nome generale; ossia senza te- ner conto dell’estenzione della sua significazione, non vi sarà bisogno dell’articolo : quindi dicendo il Dante. u Qual che tu sii , od ombra , o uomo certo. Risposemi : non uom , uomo già fui. 66 non volle parlare nè di tqlti gl’individui in gene-: rale,nèdi una parte di essi, nè di un uomo partico- lare;ma volle bensì enunciare la sola specie, qui esso apparteneva. Ciò fa vedere che la parola «omo è un aggettivo di qualità come lo sono gli aggettivi gran- de, piccolo , ricco , povero , e sim.,e quindi sic- come dicesi senz’articolo io sono grande , ricco ec., così dicesi: io sono uomo e non donna . Così: Quando si dice: A regolare la truppa in circo- stanze scabrose fa uopo di uomini coraggiosi e prudenti-, qui uomini non porta l’articolo, perchè non si parla nè di tutti, nè di particolari individui della specie umana, ma si vuol fissare l’attenzione piuttosto sulle qualità necessarie a tali soggetti, che sul ninnerò di essi. £>. In quante maniere dunque /'Articolo determi- na V estensione della significazione de* nomi ge- nerali ? R. In tre maniere;o li fa significare tutte le persone o cose della specie da essi indicata, o molte, o una sola, come, si è veduto dagli esempj di sopra recati. D. Quanti Articoli abbiamo ? R. Tre; due per lo genere maschile, cioè il e lo, ed uno per lo femminile, cioè la; e tutti e tre hanno un Plurale proprio, come or ora vedremo; P- Oltre di questi tre Articoli ve riè qualche altro?; R. Ve n’è un altro, ed è Uno col suo femminile una, ■4 che dai Graraatici si dice indeterminato , perchè addita una sola persona o cosa senza determinarla precisamente, a differenza de’primi tre, che diconsi determinati, perchè determinano precisamente una i specie indicata dai nomi persona, o cosalo l in generali. 67 ' Degli Articoli determinati. D. Quali sono gli Articoli determinati , e quando si usano ? . R. Gli Articoli determinati sono il-, lo , la, e si ri- sano allorché si vuol additare o tutte le persone o cose della specie; come quando si dice: l uomo è mortale , l’Articolo lo permesso al Nome uomo lo determina a significare tutti gli uomini; o a si- gnificare una sola persona ocosa determinata; come quando si dice: datemi il libro , 1 Articolo il pre- messo al nome libro lo determina a significare quel libro di cui si è parlato, e cli’è già noto, valendo lo stesso che se si fosse detto: datemi quel libro che sapete. Così, se si dice (parlando di Pietro): chia- mate il figlio, varrà lo stesso che se si fosse detto. chiamate il figlio di Pietro. Gli Articoli deter- minati si dicono anche definiti. D. Con quali nomi si usa V Articolo maschile II ? R. Coi nomi maschili che cominciano per semplice consonante; come: il figlio , il tetto , e sino. D. Declinatelo . R. Eccomi ; Sing. i . а. 5 - 4 : 5 б. II. Del. Al. II. 0 . Dal. Piar. x. a. 3 . 4 - 5 I, o li. Dei, de’, o- delti Ai, a * ,.o alli. O. li. 6. Dai, da', o dall* D. Mettete V Articolo ad un Nome maschile che comincia per semplice consonante e declinatelo. R. Eccomi; Sing. i. Il figlio. Plur. i. I figli* a. Del figlio. a. Dei figli. » / pigìtized by Google 63 3 . AI figlio. 3. Ai figli. 4- Il figlio. • 4- I figli- 5. O figlio. 5. O figli. 6 . Dal figlio. 6 . Dai figli. Nota — Se si scrive libelli, alli , dalli non è un er- rore; mai moderni scrittori se ne astengono; si trova però nelle date delle lettere 1 . Napoli li i5 Marzo — Roma li 26 Aprile. D. Con quali nomi si usa f Articolo maschile Lo? R. Coi nomi maschili che cominciano per 1 ; come : lo zitello , la zerbino , e sim. Coi nomi maschili che cominciano per.? impura ; come: lo spirito , lo studio, e sim. Ed infine coi nomi maschili che cominciano per vocalejcome: l' amore, l'odio, l’o- dore , e sim. D. Decimate l’Articolo Lo. II. Eccomi ; Sing. 1 . Lo. Plur. 1 . 2. Dello. a. 3. Allo. 3. 4 . Lo, 4- 5. O. 5. 6 . Dallo. 6 . D. Mettete l’ Articolo ad un nome maschile che comincia per z , e declinatelo. R. Eccomi ; ii Gli. Degli. Agli. Gli. O. Dagli. Sing. 2. 3. 4- 5. 6 . Lo zitello. Dello zitello. Allo zitello. Lo zitello. O zitello. Dallo zitello. Plur. r. Gli zitelli. а. Degli zitelli. 3. Agli zitelli. 4 . Gli zitelli. 5 . O zitelli. б . Dagli 'zitelli D. Mettete l’Articolo ad un nome maschile che comincia per s impura, e declinatelo . •Digitized by Coorte 6 9 R. Eccolo; Sing. i. Lo spirito. Plur. I. Gli. spiriti. , a. Dello spirito. a. Degli spiriti. 3. Allo spirito. , ,3. Agli spiriti. « 4 - Lo spirito. 4 * Gli spiriti. 5: O spirito. 5. O spiriti.- 6 . Dallo spirito. 6 . Dagli spiriti. D. Mettete l'Articolo ad un nome maschile che comincia per vocale, e declinatelo. R. Eccolo; ,, Sing. i. L’onore. Plur. i. Gli onori. , a. Dell’ onore. a. Degli onori. .1 3. All’onore. 3. Agli onori. 4- L’ onore. 4 - Gli onori. 5. O onpre, 5. O onorK 6 .. Dall’onore. 6 . Dagli onori. * D.Con quali Nomi si usa V Articolo femminile La? R. L’Articolo femminile la si usa con tutl’i Nomi femminili; come: la casa , la tela, l’anima t e &im. D. Declinatelo. » • •» . R. Eccomi ; Sing. i. La. Piar. i. Le. а. Della. a. Delle. • 3. Alla t , 3. Alle. 4- La. 4 . Le. 5. O. 5 . Ò.i б . Dalla. 6. Dalle. D. Mettete l Articolo ad un nome femminile , 0 declinatelo. R, Eccolo. f ( Sing. , 1 . La Regina. Plur. t. le Regine b-l Della Regina. .3. DeUe, Regine. -., T r , 3. Alla Regina, 3. Alle .Regine. 7 ® 4 . La Regina. 4 - Le Regine.' 5 . O Regina. 5 . O Regine. 6. Dalla Regina. 6. Dalle Regine. OSSERVAZIONI Da farsi intorno agli Articoli. D . Quali sono queste Osservazioni ? R. Eccole; I. L’Articolo femminile la, se precede un nome che comincia per vocale , si può scri- vere intero ; come: la , della , alla , dalla inno- cenza :, usura, e sim. Ma se tal nome, comincia per a; come : anima , amicizia , perde l’ultima sua vocale, e prende in vece l’apostrofo; come: V anima, l’ amicizia, l’ ambizione, e sim. Nel plurale le si scrive intero ; come : le anime, le amicizie , e sim., meno che se cominci ancli’esso pere; come: Sing. i . a. . rr. L’erba. Dell’erba. 3 . All’erba. 4 - L’erba. O erba. Dall’erba. Piar. 5 . 6 . 1 . L’erbe. 3. Dell’erbe. 3 . Al l’erbe. 4. L’erbe. 5 . O erbe. 6. Dall’erbe.- ha Se poi il Nome non comincia per e, non luogo l’Apostrofo ; come : Sing. 1. L’anima. Plur. 3. Dell’anima. 3 . All’anima. 4. 'L’anima. 5. O anima. 6. Dall’anima. Il Vi sono alcuni Nomi che cominciano per z, ed amano meglio l’Articolo il nel singolare ; e sono il zio, gli zìi; il zefiro, gli zefiri; e sim. Ed al- tri che sfusa no anche con i nel plurale; come': 1. Le anime. 3. Delle anime. 3 . Alle anime. 4. Le anime. 5 . O anime. 6. Dalle anime. Digitized by Coogle 7 * ■ to zecchino , gli zecchini , ed i zecchini ; ma in ciò fare debbesi consultare l’orecchio, e l’uso, non essendovi regola determinata. Si trova pure lo zuccherose il zucchero', lo zerbino , e il zerbino. III. Che l’Articolo maschile lo premesso ad un nonm che comincia per vocale , perde l’o , e prende iit vece l’apostrofo; come: l’amore , l’onore , e sim. IV. Che l’Articolo plurale gli premesso ad un No- me che comincia per t, perde la sua vocale, e prende in vece l’apostrofo; come: gl’italiani , gl’ Inglesi , e sim., in altro caso resta intero; come gli onori , gli elogj, gli amori , gli ujjizj,e sim. Avvertasi t che gli Articoli /7, lo , la , g/i, le premessi al verbo , diventano relativi ; come quando si dice: ledesti il Re? lo vidi. Lo co- noscesti? lo conobbi. Ma di tali relativi ne par- leremo diffusamente a suo luogo. D. Oltre degli Articoli determinati vi sono altre parole per determinare l'estensione della signi- Jìcazione de’nomi generali? B.. Si, e sono gli aggettivi dichiarativi , o determi- nativi', i primi sono quelli che nominano qualifà che convengono a tutti gl’individui della specie in- dicata dal nome generale che determinano, ossia, lasciano tal nome in tutta l’estensione del suo si- gnificato; come per esemp. Gli uomini sono mor- tali , cioè tutti gli uomini sono mortali. Gli altri poi sono quelli che indicano qualità, che convengo non a tutti gl’individui della specie indicata dal nome generale, ma ad un dato nume- ro; come per esemp. Gli uomini saggi, cioè tutti gii uomini che meritano tal nome. Nota — Accade spesso, che un nome generale è deter- 4 minato, a sTgnUltfire uno o più individui «lolla spe- cie dalle circostanze di colui che parla; Il Re , per esemp. in bocca di Un Napolitano significa Fran- resco I. in ]>occa di un Francese, Carlo XVIII. Così ; quando si dice : Chiudete gli òcchi, egli è lo stesso che chiudete gl’ occhi vostri — Lo trovò ilei letto , cioè rtel letto suo. -j/ ^ , Dell Articolo indeterminato. D. Qual’ è /'Articolo indeterminato, e quando siusa? li. L’Articolo indeterminato è Uno col suo femmi- nile una , e si usa allorché si vuol indicare una persona o cosa qualunque, compresa però sotto lo Stesso nome generale;come per esempio; volendosi un libro per divertimento , poco importando che fosse Metaslasio piuttosto, che Alfieri, o Tasso, si dirà: Datemi un libro , e varrà lo stesso che se si fosse detto; Datemi un libro qualunque', non potendosi dire in tal caso : Datemi il libro : poi- ché non si vorrebbe più un libro qualunque, ma un libro determinato, e noto. Così pure allorché si die e '.Datemi un frutto , vale lo stesso che Da- temi un fruito qualunque, L’ Articolo indeter- minato si dice anche indefinito. D. Declinate un nome coll’ articolo indefinito. R. Eccolo. Sing. i. Un frutto. 2 . Di un frutto. 3. Ad uu fruito. 4- Un frutto. 5- O un frutto. 6. Da un fruito. Piar. Dei frutti. Digitized by Googte / ■ Dell'uso degli, Articoli. Da tutto ciò die si èldclto , ne siegue , che i Nomi ' proprj non han bisogno di Articolo , come lutti quelli, che di lor natura non significano , se non cosa particolare e distinta. Ma i . Se innanzi a nomi proprj è posto un aggettivo , questo si accompagna coll’ Articolo, il quale con- corro còll’aggettivo.à modificare, e distinguer e a persona o cosa nominata ; come : la bella Napoli ; la superba Roma ; il valoroso Cesare ; il gene- roso Alessandro. E a. Se l’aggettivo si mette dopo il nome proprio, e tramezzi l’Articolo , egli servirà a far distinguere con maggior enfasi la cosa , dandole un. carattere tutto proprio, làcèndola distinguere da tutte le al- ile; onde quando diciamo : Napoli la bella , ado- . periamo l’ articolo per restringere talmente l’attri- buto, Che sembri appartenere a Napoli esclusiva- mente, e distinguerla, come carattere proprio , da tutte le altre città, .u, 3. Quando poi si dice: // Moisè del Buonaroii^l' Ar- taserse del Metastasio; Moisè , ed Arias erse non si prendono per numi proprj, ma per due nomi ge- nerali, Moisè per una statua rappresentante Moisè y ed Ariaserse per un’ opeta. Drammatica, che porta questo titolo. E 4 . Quando si dice: il Boccaccio ,il Tasso , V Ario- sto , tali maniere di dire non formano eccezioni , perchè in origine non sono che nomi di f amiglie , e quindi nomi generali , e comuni a tuli 1 gl’indi- vidui di quelle famiglie , e perchè si vogliono re- stringere a significare un individuo particolare della . Digitized by Google famiglia divenuto celebre * uopo è , che siano de- terminati dall* articolo. 5. Il nome Dio non ha l’articolo nel Singolare* per- chè indica un Ente unico , e singolare. Ma Se vogliamo riguardarlo Sotto l’aspetto di qual- che attributo particolare * si debbe determinare , coll’articolo ; dicendo : il clementissimo Dio. Di- ciamo ancora ; Il Dio di Giacobbe è la stésso * che quello eh’ è adorato da noi i perchè essendosi introdotta l’assurda opinione , che ammetteva più Dei, e volendo noi negarlo, bisogna determinare il nome di Dio a quello , di dui parliamo. Nel plu- rale prende l’articolo gli ; dicendosi : Gli Dei dei Paganesmo. 6 . I nomi .proprj di regni , di provincie , di paesi , montagne, e dumi, se si prendono in tuttp l’esten- sionèdelloro significato, portano l’articolo; come: L’omerica è più grande dell’ Europa. — L’acqua della Senna è fangosa — L’ acqua dell ’ Arno non è buona — Ho passato i monti Appennini Ho varcato i fiumi di Germania. 7 . Diciamo per la stessa ragione il Sebeto, il Teve- re, il Po , l’Ofanlo, e sim., considerandoli come individui della classe de’fiumi. Il sole\ la Luna , come individui della classe degli astri.// Vesuvio^ come un individuo della classe de’vulcani. La Cor- sica ; la Sardegna , la Sicilia come tanti indivi- dui della classe delle isole ; il Cairo , il Finale , la Chiusala Roccella, come tanti individui della classe delle città. 8 . "Vi sono alcuni nomi proprj di dignità, che anche portano l'articolo , solo perchè sono nomi , che in diversi tempi si sono dati a più persone ; quindi Digitìzed by Google se dico: Il Papa ha pubblicato il giubbiìeo , io intendo il Papa de'nostri giorni. 9. Malgrado 1 tutte le regole stabilite, si trovano nella nostra lingua molte parole , cui 1 uso ha negato sempre l’articolo ; ecco perche diciamo : Andare a chiesa , a messa ; andare a città , in piazza ; essere in casa ; stare in casa ; entrare in casa ; stare in camera ; incontrar pervia ; aver in ma- no ; andare apalazzo ; andare a corte ; andare ■a nozze', andare a mercato ; avere in capo. 10. Vi sono pure degli avverbj , che posti come so- stantivi si accompagnano coll’ articolo ; dicendosi: Non so nè il quando , nè il dove , ne il come , nè il quanto; ‘ 11. Gl’Indefiniti de’verbi posti come sostantivi, por- tano l’articolo; come: il leggere ; lo scrivere; lo studiare. !" D. Havvi altro caso in cui /'Articolo determinato si mette dinanzi ai nomi proprj ? R. Sì; allorché però chiamano individui che si Con- cepiscono rivestiti di più attributi, e quindi capaci di più determinazioni jcome lo è principalmente il nome Dio; o quando nominano individui che po- trebbero confondersi con altri; eccone gli esempj: Allorché dico: Voi dovete tutto sperar da Dio , io non fo attenzione a suoi attributi. Ma se dico: Voi dovete tutto sperare dal Dio delle miseri- cordie : , io lo considera come rivestito di molti attributi, ma lo ravviso dal lato della sola Miseri- cordia ; e tale maniera di considerare Dio è deter- minata dall’articolo definito dal. E Quando dico : Il Bruto che cospirò contro Cesare ? l’ articolo definito il determina il Nome 7 6 Bruto a significare un altroBruto diverso da quello che discacciò i Re da Roma. Dicesi pure per la stessa ragione: Il Socrate di Atene. Il Cicerone de’ giorni nostri. Il Giovedì òaqto. D. Non si mettono ancora gli Articoli determinati dinanzi a nomi di cui l’estensione della signifi- cazione è determinata? R. Sì; l’è vero, che si mettono gli, Articoli determi- nati dinanzi a nomi che significano cose singolari come quelli di qualche parte del mondo, di, qual- che pianeta, delle parti della terra, delle provin- ■ ? e ’ dei dci fiumi, e sim., dicendosi; il Cie- lo; la Terra; il Sole , la Luna; il Mare; l’Eu- ropa; l’Asia; l’Africa; l’America ; la Spagna ■ la Calabria; il Vesuvio; il Sebelo, e sim , ma sebbene tali nomi indicano cose ben determinate per sp stesse, per non aver bisogno dell’Articolo definito; si potrebbe intanto dire, che vi si mette, pei che si, considerano, come nomi generali ristretti a significare un solo soggetto ; così seguendo tale li congettura, col dire: il Ci?lo, la ferra, il Sole, l’Europa , ld Spagna , la Calabria , il Vesuvio , il Sebelo cc. si c forse voluto dira; la parte del ,< mondo chiamata Cielo; il pianeta chiamato-Ao/e.* la parte d^lla terra chiamata Europa; il regno chiamato Spagna ; la provincia chiamata Cala- bria, il vulcano chiamato Vesuvio; il fiume chia- mato Sebeto. Del resto,, col met|ere l’Articolo de- finito dinanzi a t^di nomi, vi sono delle irregola- rità che il capriccio, deluso ha introdotto, e che non si possono apprendere senza il coinpiercio del mondo, c la leiiura de’buoiu Autori. -i Digit 1 by Google È SEZIONE II.* DEL PRONOME. < ‘CAPO I.' / D. Che cosa è il Pronome ! < R, Il Pronome è una parola che si mette in vece del nóme, per non ripetere il nome della persona o cosa nominata prima ; come: quando si dice: Ho veduto il Re, egli, grazie a Diò,godeva buo- na salute ; in tale discorso la parola egli è un pronome che si è posto in vece del nome ile, per non dire: ho veduto il Re, il Re, grazie a Dio , godeva buona salute. 1 D. Quante sorte di Pronomi vi sono ? R. Sei; cioè, i Personali , i Possessivi, i Relativi , gl’ Interrogativi, gli Assoluti, è gl ’lmproprj. Dei Pronomi personali. D. Quali sono i Pronomi personali? R. I Pronomi personali sono quelli che si mettono in vece dei nomi di persone; tali sono : Egli , ella , colui, colei-, questi , cotesti, quegli, costui , co- stei-, altri; chi. « D. Declinate il Pronome Egli. R. Eccomi; '' .1 .1 . Sing. x. Egli. Piar. i. Eglino, a* Pi lui. . a. Di loro. 3. A loro. 4- Loro 5. manca. 6. Da loro, D. Declinate il Pronome .Ella. R. Eccolo; Sing. 1 . Ella. Plur. 1 . Elleno. 3 . Di lei. 3 . Di loro. 3. A lei. 3. A loro. 4- Lei. 6. Loro. 5. manca . 5. manca. 6. Da lei. 6. Da loro. /?. Declinale il Pronome Colui. R. Eccolo; - iSV/ig. 1 . Colui. Piar. 1 . Coloro. 3 . Di colui. 3 . Di Coloro, 3. A colui. 3. A coloro. 4 . Colui. 4 . Coloro. 5. manca. 5. manca. , 6. Da Colui, 6. Da coloro. D. Declinate il Pronome Colei. R. Eccolo ; Sing. 1 . Colei. Plur. 1 . Coloro. 3 . Di colei. \ 3 . Di coloro. 3. A colei. 3. A coloro. 4 . Colei. 4 . Coloro. 5. manca. 5. manca. 6. Da colei. 6. Da coloro. D. Declinate il Pronome Costui. R, Eccomi; Sing. 1 . Costui. Plur. 1 . Costoro. 3 . Di costui. 3 . Di costoro. 3. A costui. 3. A costoro. 3. A lui. 4- Lui. 5. manca. 6. Da lui. Digitized by Googli 4. Costui. 5. manca. 6. Da costui. D. Declinate il Pronome Costei. R. Eccomi; $ing. i. Costei. Plur. а. Di costei, 3. A costei, 4- Costei, 5. m,anca. б. Da costei. 4- Costoro, 5. manca. 6. Da costoro. 79 i. Costoro, а. Di costoro. 3. A costoro. 4. Costoro. 5. manca. б. Da costoro. Questi , cotesti , quelli, 2 ?. Qual* è il significato di questi tre Pronomi per-, sonali ? R. Eccolo ; Questi significa la persona vicina a chi parla ; Cotesti la persona vicina a chi ascolta , e Quegli la persona lontana da chi parla , e da chi ascolta: eccone gli esempi : allorché dico: Questi legge , io parlo della persona che sta vicino a me che parlo. E quando dico : Cotesti scrive , io in- tendo la persona eh’ è vicino a chi mi ascolta : Ed fine quando dico; Quegli disegna ; io voglio additare la persona ch’è lontana da me che parlo , e da chi mi ascolta. Piu; Questi significa la persona nominata in ultimo luogo, e Quegli quella ch*è nominata in primo luogo ; come : I due filosofi Eraclito , 0 Democrito erano di un carattere assai diverso , sempre rideva quegl* ( Eraclito ) , questi piange- va ( Democrito ). Questi tre P onomi sono sostantivi nel solo Sin- golare, ed indicano solamente persone; ma nel / "■Digitized by Google 8o plurale indicano persone e cose. D. Declinateli. * R. Eccomi ; Sing. i . Questi , cotesti , quegli. а. Di questo, di cotesto, di quello» 3. A questo, a cotesto, a quello. 4- Questo, cotesto, quello. 5. manca. б. Da questo , da cotesto , da quello» Plur. 1 . Questi , cotesti , quelli. s. Di questi, di cotesti, di quelli. 3. A questi , a cotesti , a quelli. 4 . Questi , cotesti , quelli. 5. manca. 6. Da questi, da cotesti, da quelli. D. Declinate i loro femminili. R. Eccomi ; Sing. 1 . Questa, Cotesta, quelk. 3 . Di questa, di cotesta, di quella. 3. A questa, a cotesta , a quella. 4. Questa , cotesta , quella. 5. manca. . ' 6. Da questa , da cotesta , da quella. Plur. 1 . Queste, coteste, quelle. 3 . Di queste, di coleste,' di quelle. 3. A queste, a coteste, a quelle. 4 . Queste, coteste, quelle. ■ , 5. manca. 6. Da queste , da coteste , da quelle. D. Declini è il Pronome Altri. R. Eccolo; Sing. 1 . Altri. ’ > ’ • • 2 . Di altrui. 8i 3. Ad altrui. 4- Altrui. 5. manca. 6. Da Altrui. * »> Il pronome Chi è sempre soggetto del verbo, e se si trova di chi , a chi , da chi , tali preposizio- ni indicano rapporto non alla persona indicata dal cld, ma a quella indicata da colui , clic sempre debbesi sottintendere nella frase ; onde quando disse il Guarini: Deh ! satiro gentil non far più strazio di chi € adova , la preposizione di indica rapporto alla persona indicata da colui sottinteso, restando il chi soggetto del verbo adora. Questo Pronome si usa solo nel singolare in ambi i generi; come quando si dice: Chi fa ciò , fa il suo dovere , cioè colui il quale ec. E nel Bocc. G. 1 . N. q. Oltre al creder di chi non V udì presto parlatore , ed ornato. Il segnacaso che precede questo pronome spesso si lascia; come in Giov. Villani. L. n. G. qG. Così avviene chi è in volta di fortuna , in vece di a chi. D. Declinate il Pronome Chi. li. Eccomi ; Sing. 1 . Chi. 2 . Di chi. 3. A chi. 4 . Chi. 5. Manca. 6. Da chi. ••oi'sv - • V* ‘ Cìl tòt . 4 ■‘tlyj 5» .ivi .urusn D. Perchè tutti questi Pronomi non hanno il quin- to Caso ? 11. Perchè il quinto Caso indica la seconda Persona, c questi sono di terza. 6 Digitized by Google 1 '32 « OSSERVAZIONI Da farsi intorno ai Pronomi personali. D. Quali sono queste Osservazioni? R. Eccole ; I. 11 pronome Egli si usa soltanto come soggetto, ossia nel primo Caso, e lui, o gli negli al- tri; onde viicesi: Egli legge-, egli scrive ; e non lui legge ; lui scrive. Così non si dice: ho inteso da • egH '> h° detto ad egli-, ho veduto egli ; ma ha inteso da lui; ho detto a lui , o gli ho detto; ho veduto lui. E nel plurale; Eglino si mette solo come soggetto, cioè nel primo Caso ; e loro , o li negli altri; sicché dicesi: Eglino leggono; eglino scrivono , e non già loro leggono; loro scrivono , così non si dice: Ho scritto ad eglino; ho detto ad eglino; ho ricevuto da eglino , ma ho scritto a loro; ho detto a loro ; ho ricevuto da loro. JI. Il Pronome Ella si usa soltanto come soggetto, ossia nel primo Caso, e lei negli altri; quindi ili- cesi; Ella cuce; ella ricama , e non già lei cuce; 1 lei ricama; così non si dice: ho detto ad ella; ho ricevuto da ella , ma ho detto a lei ; ho ricevuto da lei. Così nel plurale; Elleno si adopera solo * come soggetto, cioè nel primo Caso , e loro negli altri; onde si dice: Elleno ballano; elleno suo- nano, c non loro ballano; loro suonano; così non si dice: ho aderito ad elleno; sono stato favori- s. to da elleno , ma ho aderito a loro ; sono stato favorito da loro. E Se troviamo talvolta i pronomi lui, e lei ado- perati a significare cose; come nel Boccaccio: Egli il serpente, e quei lui riguardavano. E nel Petrarca, parlando della Fenice: Digitized by Googte 83 . , Fama nell' odorato e ricco grembo D'arabi monti lei ripone e cela. sono esempi da non imitarsi. III. Il Pronome Colui significa lo stesso che Quegli. Costui lo stesso che Questi. Colei significa quella donna , c Costei , questa donna. IV. 11 Pronome .'litri si mette soltanto come sogget- to, ossia nel primo Caso, ed altrui negli altri; on- de non si dice: Altr ui parla : altrui dice , uva Al- tri parla ; altri dice : come pure non sidice; La virtù tira altri d'infelice stato, ma tira altrui d' infelice stato. Nel secondo Caso si usa senza se- gnacaso; come: La casa altrui. V. 11 Pronome Chi è lo stesso che colui il quale , o colui che; come: Non insultar chi è infelice , cioè colui il quale è infelice. Questo Pronome preceduto dal segnacaso spes- so si scambia con cui, e viceversa ; eccone gli c- sempi ; Fedi cui do mangiare il mio , in vece di a chi do mangiare il mio (Bocc.). E nel Pe- trarca • Tra magnanimi pochi a chi’l ben piace, in vece di cui, o a quali il ben piace. De Pronomi possessivi. D. Quali Sono i Pronomi possessivi? li. Sono gli stessi aggettivi possessivi posti però soli, e preceduti dall'articolo; come:// mio, il tuo, il suo, il nostromi vostro, il loro; nel femminile: la mia, la tua, la sita, la nostra, la vostra, la loro. E nel plurale: i miei, le mie; i tuoi , le tue; i suoi , le sue ; i nostri, le nostre ; i vostri, le vostre; i { toro, le loro; eccone gli esempi; Avete trovato il l.l.-PJO't'zed by Google 34 libro ? io ho trovato il mio , cioè, il mio libro — Avete studiate le vostre lezioni ? io ho studiato le mie , cioè, le mie lezioni — f^oi non curate la salute ? Pietro cura la sua , cioè, la sua salute. Quando avrete sentito le nostre ragioni , ascol- teremo le vostre. Mi avete aperto il vostro cuo- re con quella nobil franchezza che conviene tanto bene al galantuomo ; quella confidenza • merita bene la mia, cioè la mia confidenza. De' Pronomi relativi. D. Quali sono i Pronomi relativi? B. I Pronomi relativi sono quelli che si mettono in vece di un nome che li precede , per aprire come una digressione riguardante lo stesso nome; co- me allorché dicesi ; Pietro , che venne a trovar- mi, c un uomo probo , il pronome relativo che a- pre la digressione di esser venuto a trovarmi. I Pronomi relativi sono; quale , che , cui , onde , il, lo, la, li, jfh, le. 11 Pronome relativo Quale serve pei due generi nel singolare; così pure: quali nel plurale si usa sempre coll' articolo ; che perciò sarebbe un er- rore il dire: il figlio quale ubbidisce ; la legge quale dice', dovrà dirsi: il figlio il quale ubbidi- sce ; la legge la quale dice. Ma La voce quale .posta senza l’articolo è un nome aggettivo; come quando si dice: Qual fu la fati- ca, tal sarà il' guiderdone — Non so per qual accidente sia avvenuto. - ■ Il Pronóme relativo che serve pe’ due generi , e pe* due numeri , ed è lo stesso, che il quale , la quale, i quali, le quali ; come: Il sole clic nasce. \ 85 cioè il quale nasce ; la luna che tramonta , cioè la quale tramonta’, i pianeti che girano , cioè i quali girano’, le stelle che scintillano, cioc le quali scintillano. Bisogna sradicare le abitudi- ni, che frastornano dàlia virtù, come sradicate V ortica che ingombra il vostro giardino. La compagnia che frequentate , ed i piaceri che se- guitate, distruggeranno la vostra salute , la vo- stra fortuna, la vostra reputazione. Questo Pronome, s’è preceduto dall’articolo il, come: il che, significa la qualcosa. Avvertasi però, clic malamente si direbbe lo che, o tocche, tranne il caso, in cui l’articolo è preceduto dalla preposi- zione per ; come: per lo che. Si usa talvolta sostantivamente in significato di cosa ; come quando si dice: Egli credeva difare un gran che, cioè una gran cosa — Mi parve un bel che, cioè una bella cosa. Così, diccsi il che, di che, a che, dal die nel significato di della qual cosa , alla qual cosa , dalla qual cosa. Che che significa qualsivoglia cosa; come: quando si dice: Che che ne die avelie che ne senta. Il che si rapporta talvolta ad una intera propo- sizione, e può servire di soggetto, di regime, c di termine di rapporto; come:// che degìi innamo- rati uomini non avviene ; qui è soggetto. Il che l' Abate udendo,tutto furioso , rispose,epxi è regi- me. In quel medesimo appetito che cadute era- no le moli ac elle, cioè nel quale ( Petrarca ); qui è termine. Avver tasi pure ch’ò un errore scriverete dire la lettera mi avete scritta, in vece di che mi ave le scritta, l \ 8G II Pronome cui è di ogni genere e di ogni nu- mero, non ha primo Caso , e perciò non si mette mai come soggetto, c significa Io stesso che quale , e chi. Posto dietro al nome dal quale dipende, si accompagna col segnacaso, e con preposizioni; ec- cone gli esempi: Le perle di cui parlate — Il delitto di cui si piange — - La scala con cui si sale. Secondo gli scrittori più accreditati se il cui precede il nome, lascia il segnacaso ; dicendosi : . il cui sapere; alla cui casa in vece di il di cui sapere ; alla di cui casa. D. Declinatelo. R. Eccolo : Sing. i. Manca ; ...... ' . v. 2 . Di cui ; l’ uomo di cui vi parlo. 3. A cui ; Il cielo a cui aspiro. 4- Cui ; Coloro cui vinse amor. 5. Manca ... . . . 6. Da cui ; Coloro da cui fu vinto. D. E della voce Onde nulla mi dite ? R. Vi dico, che, oltre di essere una congiunzione, come vedremo a suo luogo, tiene pure la natura di Pronome relativo, e vale lo stesso eh e. del quale , della quale , ile’ quali , delle quelli ; eccone gli esempi ; L’ anima generosa , onde si parla , cioè della quale, cc. — Fané speranze onde io viver solea , cioè, delle quali cc. — Il laccio onde fu avvinto, cioè, col quale, ec. Il, lo, la, li, gli, le sono pronomi relativi di persone e di cose; si mettono avanti al verbo, o do- po come affissi, tranne i/,che non mai si mette do- po; eccone gli esempi: il vedi, vedilo ; la vedi , vedila; gli ama , amagli ; le osserva, osservale. Digilized by Googte 87 Notasi però clic lo si usa allorché il verbo comin- cia per s impura, 0 per vocale; come: Io lo stimo-, io lo amo-, ma se comincia per qualunque altra lettera, si dice indifferentemente il e lo, ma me- glio il, perchè rende più energica l’espressione; come nel Tasso: JVè tu il consenti amore. Io lo serberò fermamente. Lo stesso è di li, e gli; come Io li vedo ; io li conosco ; io gli stimo ; io gli amo. Talvolta al Pronome lo in fine delle voci si to- glie la vocale, per aversi miglior suono; come nel Bocc. G. 3. N. 3. Or se questa, è bella cosa, ed è da soffrire, vcdetel voi. Tal troncamento di vo- cale si la più spesso, allorché dopo al pronome si 1 mette qualche particella; come nel Bocc. Fattoi- si chiamare, il domandò che viaggio avuto a- vessero. È se la voce, a cui si affigge il pronome, avesse altra particella che comincia per consonan- te , quello si scriverà intero ; come nello stesso Bocc. G. 10 . N. io. Piacevi di rivolerlo, ed a me dee piacere di renderlovi. D. Che differenza passa tra il Pronome semplice ed il Pronome relativo ? R. È facilissimo il concepirla; il pronome semplice si mette in vece di un nome posto più innanzi, per evitare una fastidiosa ripetizione, ed il pronome relativo si mette in vece di un nome che Io prece- de, per aprire come una disgrossarne riguardante lo stesso nome. Il pronome semplice l’è appunto come una persona che si presenta per un amico as- sente, senza incaricarsi d’altro. Il pronome relativo l’è come uria persona che si unisce all’amico pie- 88 sente, per dirne quel che l’amicizia gli detta in tale occasione. Spesso fa le veci di un inimico II vizio che ti deturpa ne presenta un esempio. De Pronomi interrogativi. D. Quali sono i Pronomi interrogativi ? R. Sono chi ? che ? quale? e servono a fare delle dimande. Chi? significa qual persona? non ha inflessio- ne plurale, e si declina col segnacaso; come: Sing. i. Chi mi chiama? 2 . Di chi ti lagni tu? 3. A chi parlate voi ? 4- Chi mai offesi io? 5. Manca. (3. Da chi dipende ciò? Che ? significa aual cosa? si declina col se- gnacaso nel solo Singolare ; come : Sing. i. Che ò questo?’ 2 . Di che vi lagnate quando vi pago? 3. A che servono le ricchezze senza la salute ? 4- Che dite voi ? 5. Manca. C. Da che dipende ciò ? Quale? o Qual? significa qual persona? qual cosa? si declina col segnacaso in ambi i no- meri; come: Sing. i. Qual’b la cosa? 2 . Di qual persona parlate voi ? 3. A qual inano mi affidate? 4 Quale amico troverete voi sincero? 5. Manca. Digitized by Google 89 6. Da qual padre vi allontanate? Plur. i. Quali amici vi sono ora? 2 . Di quali amici vi fiderete voi? à. A quali persone affiderete la vostra fortuna? 4- Quali amici troverete fedeli? 5. Manca. G. Da quali dati tirate voi tale illazione? Nota — Allorché dimandiamo che ci si mostri l’in- dividuo di una classe , dobbiamo usare esclusiva- mente quale ; come: Qual’ è il vostro cavallo ? — Quali sono i libri che volete ? Se poi la do- manda cade sulla persona dell’individuo, ossia sulle sue qualità, possiamo usare che , o quale , ma meglio che', dicendo Che uomo è costui ? ossia di qual’ indole? De' Pronomi assoluti. D. Quali sono i Pronomi assoluti? R. Sono quelli clic indicano una persona qualunque, ossia indetermina ta;e sono: chi, quale, per esemp. Ei vide una turba di contadini , e di contadi- nelle che qual sonando, e qual cantando, e mol- ti insieme intrecciando festivi balli , tutti alle- gramente si sollazzavano. Così; Che si fece V altra sera in casa del Signor Marchese? Chi cantava, chi sonava, chi ballava, chi giocava, e c. Nell’ enumerazioni si usa come questi, e quegli ; come quando si dice : Chi ribatte da prora , e chi da poppa — A chi piace la toga, a chi la spada. De' Pronomi improprj. D. Quali sono i Pronomi improprj ? R. I Pronomi improprj sono quelli clic partecipano Digitized by Google della natpra del prenome, e dell’ aggettivo imper- fetto. Tali pronomi diconsi anche indefiniti , per- chè indicano sempre un oggetto vago, ed indeter- minato, e si dividono in tre classi. La prima contiene quelli che non sono mai uni- ti ad un nome ; come; Quale heduno;esemp. Qualcheduno vi chiama. Chiunque-, esemp. , Chiunque conosce gli uo- mini, impara a diffidarsene — Chiunque vi chie- derà un piacere , lo riconoscerà se glielo fate — A chiunque v’ indirizzate, vi dica lo stesso. Ognuno-, esempio: Ognuno se ne lamenta. Chicchesia; esemp. Come può egli sperare di esser amato , se non ha riguardo per chicchesia? Nessuno ; esemp. Nessuno il saprà — -La su- perbia non conviene a nessuno. Nulla, niente; esemp. Niente, n nulla gli piace. Chi che, o chiunque-, esemp. Chi che, o chiun- que tu sia, fatti conoscere. Checchesia; esemp. Li no spirito vano, proson- . tuoso , e senza consistenza non riuscirà mai in checchesia. Per. . . che; esemp. Per grande che sia, non lo temo — Quei fiori per odoriferi che sono , non sono per- meno stimati. La seconda Classe contiene quelli clic sono sem- pre uniti ad un nome; come: Qualche, qualcuno; esemp. Se ciò fosse vero, qualche isiorico ne avrebbe parlato. Ógni; esemp. ogni figlio debbe ubbidire i geni- tori. Ogni rosa ha le sue spine. Qualunque; esemp. Qualunque sieno le leggi bisogna sempre rispettarle. Non vi è ragione Digitized by Google . 9 1 qualunque che possa obbligamelo — Qualunque cosa un mondo frivolo possa pensare di voi, non vi distogliete mai dalla strada della virtù. Certo ; escmp. Ilo avuto certe nuove che mi hanno consolato. La terza Classe contiene quelli, chetoniche vol- ta sono uniti ad un nome, e qualche volta no; come; Nessuno 4 , esemp. Nessun uomo è esente dalle malattie — Nessuno sa se è degno di amore , o di odio. , - " Neppur uno; esemp.; Non v’è neppure un er- rore nella vostra lezione — Non avete veduto quei libri ? non ne ho veduto neppur uno. Medesimo stesso; c semp. Jl medesimo uom che vidiicri — Quel vino non è più lo stesso. Tale , simile 4 , esemp .Un tal discorso mi dispia- ce — Non ho mai sentilo niente di simile : Molti , parecchi , diversi; esemp. Sono giunti molti , o parecchi vascelli — Non bisogna che molti patiscano per un solo. Tutto , ogni cosa; esemp. Tutto il mondo pen- sa così — Tutto sparisce davanti a Dio. L’ un V altro ; esemp.; Osservai luna e l'altra parte — Jl timore ave va sbalordito l’uno e l’ altro. Tutto quanto; escmp.Egli sapeva tutta quan- ta la legge — Tutti quanti perirono. Altro; esemp. lo vidi un’ altra spiaggia — Non vidi altro — Non dissi altro. Alquanto ; esemp. Egli sparse alquante lagri- me, indi riposò alquanto. Poco, pochi; esemp. Pochi tordi si vedono in quest’anno — Pochi sanno vivere. Tutto; esemp. Egli sa tutto il codice a memo- ria — Tutti si posero a fuggire. 9 3 , . Altrettanto; csemp. Cento uoniini io vidi ed altrettante donne — Ciascuno n’ebbe altrettanto . Del Pronome generale Ne. D. Che cosa mi dite del Pronome generale Ne? R. Vi dico , eh’ è un Pronome di persone , e di cose, serve pei due generi, e pei due numeri, e si-* gnifìca di questa , e di quella persona , o cosa ; di queste , c di quelle persone , o cose ; eccone gli esempi: Vi raccomando quell’ infelice; non me ne parlate più , cioè di quell’ infelice — Sor- prese il nemico nel proprio campo; ne lo cac- ciò , e ne ridusse a nulla le forze; cioè lo cac- ciò dal campo , e ridusse a nulla le forze di lui. Questo pronome dunque preceduto dalla preposi- zione di , equivale ad un nome che indica una persona o cosa indeterminata; ed anche ad una in- tera frase ; come quando si dice: Tu hai danari; ne ho anch’io; cioè, ho anch’io danari — Trop- po ne avrei se io ne volessi , cioè di quegli og- getti , de’ quali si è parlato — Coniatemi qual- che novelletta: ve ne conterò quante volete; cioè di novellette — Avete riscosso il danaro ? ne ho riscosso; cioè danaro. Si mette come affisso agl’indefiniti, agl’impera- tivi, ai Gerundj, ed ai Pai ticipj; come: V olelc par- larne? Parlatene — Parlandone , o parlatone al Re, disse di no. Significa anche il luogo donde si parte, e si viene; come: Sei stato al teatro? ne vengo ora, cioè dal teatro. E talora si mette in vece di ci, e con eleganza in verso, ed iu prosa; come nel Petrar. Colui che a te ne invia ; e nel Dante; Che ne conceda i suoi omeri forti. Digitized by Google Ci , e vi si usano talvolta anclic come pronomi generali, ed equivalgono a lui, a l?i,a loro,a que- sta, a quella cosa, a queste, a quelle cose ; ce- rone gli esempi; Ha maritata sua figlia, non ci pensa più, cioè a lei — L'affare è importantissi- mo , io vi applicherò tutte le mie sollecitudini , cioè a quell' affare. SEZIONE HI.» DEL VERBO CAPO I. D.Che cosa è il Verbo, ed a che serve nel discorso ? 11. Per meglio intendere che cosa è il Herho, ed a che serve nel discorso , è necessario premettere quanto siegue. Ogni persona o cosa in questo mondo in tre stati può ritrovarsi, nulla di mezzo; o si trova nello stato di azione, o nello stato d' inazione, o nello stato di passione ; si trova nello stato di azione allorché la una cosa ; si trova nello stato d’ inazione al- lorché niente fa ; e si trova nello stato di passio- ne allorché non e dessa che agisce, ma un altra su di lei : ciò posto; dico, che Il Verbo è una parola che serve nel discorso ad indicare lo stato in cui una persona, o cosa si tro- va. Spieghiamo con esempi tale definizione; al- •s\ . - ».'* ■ ■■! jìì wi 94 iorchè dico; Pietro disegna , la parola disegna è un verbo , poi ché indica lo stato di azione in cui Pietrosi trova, cioè che fauna cosa. E quando dico: Pietro riposa, la parola riposa è un verbo, perchè indica k> stato d’inazione in cui trova Pie- tro, cioè che niente fa. E finalmente quanto dico: Pietro è battuto dal fratello , l’espressione è bat- tuto è un verbo, perchè indica lo stato di passio- ne in cui Pietro si trova, cioè, che non è desso che agisce, ma il fratello su di lui. Ecco ciò che ri- guarda la natura del verbo in generale, ma non basta, fa d’uopo ancora fare le seguenti osservazioni. I. Se il Verbo indica un’azione che si termina diret- tamente su una persona, o cosa diversa da quella che la fa, dicesi Attivo, o Transitivo (a); come allorché si dice: Caino uccise Abele , in tale di- scorso il verbo uccise è Attivo, perchè indica un’ azione che si termina direttamente su diAbele,ch’è una persona diversa da Caino che agl. II. Se il Verbo non indica azione alcuna; coinè '.lan- guire, riposare. e sim.,o se l’indica, resta nel sog- getto che la fa; come pensare , regnare, arrivare, c siili., dicesì Neutro, o intransitivo{ b) ; mi spie- go meglio con esempi; allorché dico: Pietro ripo- sala tale discorso il verbo riposa è Neutro , per- che fa conoscere che Pietro niente fa. E se dicesi : Francesco I. felicemente regna, il verbo regna è anche Neutro, perchè indica , che Francesco fa un’azione che non esce fuor di se. (a) Il verbo Attivo si dice transitivo, perchè l' azione che indica si termina , ossia, passa su di una persona o casa diversa da r/uella che la fa. (b) Il verbo Neutro si dice intransitivo, perchè l'azio- ne che indica , resta in chi la Ja. \ •Digitizefl.by Goegle III. Se il Verbo indica un’ azione die si fa da una persona, o cosa diversa da quella iudicata dal suo soggetto , si dice Passivo ; come allorché diccsi ; Remo fu ucciso da Romolo , in tale discorso il verbo fu ucciso è Passivo, perchè fazione da esso indicata non si fa dal suo soggetto Remo, ma da una persona. diversa, cioè da Romolo. IV . Se il Verbo indica un’ azione di due, o più sog- getti, che agiscono reciprocamente gli uni su degli altri, si dice Reciproco-, come allorché dicesi:, I fratelli si amano reciprocamente , in tale discor- so il verbo amano è Reciproco, perchè indica l’a- zione di più soggetti che agiscono a vicenda gli uni su degli altri. V.Ed in fine, se il Verboindica un’azione clic parte dal soggetto che la fa, e ritorna su di se stesso, si dice Riflesso ; un esempio farà meglio intendere tale definizione , e sia questo : Catone si uccise , in tale discorso il verbo uccise è Riflesso, perchè in- dica un’azione che parte dal suo soggetto, ch’è Ca- ione, e ritorna su di Catone istesso. ^ I. Vi sono Verbi che hanno la sola inflessione di terza Persona singolare , e si dicono Impersonali ; come: piove , balena , tuona , e sim. Poste tutte queste osservazioni, ognun si accor- ge, che sei specie di verbi abbiamo , cioè : At- tivi , Passivi , Neutri , Reciprochi , Riflessi, ed Impersonali. Del Verbo Attivo: '' ' ' • &. Qual’ è il verbo Attivo? Inerbo attivo è quello che indica un’azione, che si termina direttamente su di una persona, o cosa , Digitized by Google 9 ^ diversa da quella clie la fa; come allorché dico : Giuditta uccise Oloferne , in tale discorso il ver- bo uccise è Attivo, perchè indica un’azione, che si termina direttamente su di una persona diversa da quella che la fa ; quella che la fa è Giuditta , non Oloferne. Giova qui fare le seguenti Osservazioni. I. Il Verbo Attivo, come si è detto, indica un’azio- ne , e siccome tale azione può essere mentale , come: amare, odiare, e ^im., o corporea ; come; scrivere, disegnare, c sim.,così, se l’azione indi- cata dal verbo attivo è mentale, il nome della per- sona o cosa su di cui si termina , dicesi oggetto dell’ azione-, nella proposizione: Il figlio ama il padre , essendo il padre termine dell’ azione men- tale del figlio, dicesi oggetto dell' azione. Ed ec- co perchè diciamo: V oggetto dell' amor nostro ; l' oggetto dell’ odio nostro, e non già il soggetto dell’ amor nostro ; il soggetto dell'odio nostro . Se poi L'azione indicata è corporea , il suo termine dicesi soggetto dell’ azione-, nella proposizione: Il bai-baro Nerone uccise sua madre , essendo que- sta il termine dell’azione corporea di quello, si dice soggetto dell’ azione. II. 11 Verbo attivo dunque indica un’azione che si termina su di una persona, o cosa di versa da quella che la fa; onde nella frase in cui si trova tal ver- bo, vi debb’ essere il nome della persona o cosa che fa l’azione, ed il nome di quella su di cui si termina: ciò posto, dico, che il nome della persona ocosa che fa l’azionc,sidicc Soggetto del verbo, o Nominativo del verbo , o Principio dell’azione , Digitized by Google ovvero soggetto della proposizione. Il nome poi della persona, o cosa su di cui si termina l’azione, la quale, s’ è mentale, dicesi oggetto dell'azione , c s’è corporea, dicesi soggetto dell' azione , ed in generale termine deli azione. Ma perchè non si confondano tali espressioni, distinguiamole coll’a- nalisi delle seguenti proposizioni Alessandro vin- , se Dario, il uom e. Alessandro, che indica la per- sona che la l’azione, dicesi Soggetto , oNomina - tivo del verbo vinse, oppure Soggetto della pro- posizione, ovvero principio deli azione. 11 no- me Dario poi, che indica la persona, su di cui si termina l’azione di Alessandro, dicesi soggetto , o termine dell'azione. Il figlio amali padre, il nome figlio è il soggetto del verbo ama , ed il nome padre n’ è l’oggetto. Del Verbo Neutro. \ . Qual' è il Verbo Neutro? , 11 Verbo neutro è quello, che, o non indica a- zionc alcuna; come:riposare, languire ,e sim.,o se l’indica, resta nel soggetto stesso che la fa; come: re- gnare, passeggiare, andare, venire, e sim. Mi spiego meglio con esempi ; allorché dico : Pietro riposa , questo verbo è Neutro , perchè indica lo stato d’inazione in cui si trova Pietro, cioè, che non fa azione alcuna. E quando dico: Francesco I. nostro Signore felicemente regna ; il verbo regna indica un’azione, ma perchè tale azione re- sta in lui stesso, è Neutro , o intransitivo. D. Si può distinguere il verbo Neutro dall'attivo ? B. Facilmente, poiché dopo del verbo neutro non si può mettere una di queste parole : qualcuno , qualche cosa ; non potendosi dire : dormire 7 I 9 » qualcuno , dormire qualche cosa ; regnare qual- cuno, regnare qualche cosa ; passeggiare qual- cuno , o qualche cosa. D. Potete distinguere altrimenti il verbo Neutro dall' ' Attivo ? R. Certo ; il verbo attivo , come si è detto , iodica lunazione, a cui è opposta una passione, ossia, che può diventar Passivo ; dicendosi : io amo , io so- no amato ; io leggo, io sono letto , c si ni. Il ver- bo neutro poi è quello , che sebbene indica un’a- zione , a tale azione però non è opposta una pas- sione , voglio dire, clic non se ne può fare un Pas- sivo; di fatti, i verbi camminare, regnare, pen- sare, e sitn.,uon avendo passioni opposte, non si possono portare in Passivo; dicendosi; io sono stato camminato, regnato, pensato. D. Potete voi coll’ ajuto del verbo Essere dare la significazione passiva ad ogni specie di verbi ? R. .No certamente; i soli verbi attivi si possono por- tare in passivo. D. E perchè ? R. Perchè i soli verbi aitivi indicano azioni, che si terminano direttamente su di un oggetto, o soggetto differente dal loro nominativo, e perciò il solo oggetto , o soggetto dell’azione di tali verbi può diventar nominativo degli stessi verbi attivi por- tati in Passivo; di fatti, non si può portare in pas- sivo il verbo pensare , dicendo, Pietro è stato pensato, perchè l’azione di pensare non partendo dal soggetto Pietro, non può direttamente termi- narsi su di Pietro istesso, non potendo esso essere il soggetto di tale azione. Al contrario ; Il verbo vincere si può portare in passivo, di- Digitized by Google — /*■* 99 cendosi: Pietro vinse , e Pietro è stato vinto. Co- sì del verbo ama, e di tutti gli altri verbi attivi; dicendosi : io amo , ed io sono amato-, io leggo , ed io sono letto. Avvertasi, che se si vuol’ accennare indetermi- natamente la significazione di un verbo intransiti- vo, si usa soltanto nelle terze Persone passivamente, col premettervi, o posporvi l’affisso si, come sog- getto indeterminato di terza Persona ; dicendosi: si donne , si cammina , si fatica, si è dormito, si è camminato, faticasi, camminasi, e sim. D. Il Inerbo neutro , se non indica azione, che cosa indicai R. Indica uno stato , una qualità, o una maniera di essere del suo soggetto; per esempio, allorché si di- ce: Pietro muore , tal verbo indica soltanto la ma- niera di esistere di Pietro; la quale resta in lui sola- mente , senza aver alcun termine, a cui si riferisce. Del Verbo Passivo . D. Qual' è il verbo Passivo? R. Il Verbo Passivo è l’opposto del verbo Attivo, questo indica un’azione, c quello una passione. D. Che cosa avete voluto intendere col dire, che il verbo passivo indica una passione? R. Ho voluto intendere , che il suo soggetto non è desso, che indica la persona, o cosa che fa l’azione, ma quella su di cui si termina: più chiaro; il sog- getto del verbo passivo non è il principio dell’ a- zione, ma il termine; per esemp. ; Golia fu ucciso da Davidde, in tale discorso il verbo fu ucciso è Passivo, perchè l’azione da esso indicata, non è falla dal suo soggetto Golia,ma da una persona diver- sa , cioè da Dayidde. Così; La, città di Troia fu JOQ presa, saccheggiata , e distrutta dai Greci con- federali 1184 anni avanti l’Era cristiana-. Que- st’ avvenimento è stato celebrato dai due più gran poeti della Grecia , e dell’ Italia. JP. Abbiamo noi verbi passivi distinti dagli altri verbi per le loro inflessioni ? R. No; tale specie di verbi manca assolutamente nella nostra lingua. D. E di quali parole facciamo uso, per supplire a tale mancanza ? R. Facciamo uso del verbo sostantivo essere, come ausiliare, conjugandolo col participio passato del verbo attivo, e con tal mezzo avremo tutt’i Tem- pi, e tult’j Modi del verbo passivo; come; Io so- no amato, io era amato, io fui amato , io sono stato amato, io era stato amatolo sarò amato, sii amato tu, che io sia amato, che io fossi a- mato, io sarei amato, che io sia stato amato, se io fossi stato amato , io sarei statò amato , allorché io sarò stato amato. Nota — La nostra Lingua si rende ricca, armoniosa, e piacevole, col possedere tre diverse maniere di dire, per enunciare una proposizione passiva, cioè, col verbo Essere, col Si, e col verbo Venire nei soli Tempi semplici, e col Si nelle sole terze Perso- ne in ambo i numeri. Si avverta però, che coi verL: intransitivi nella sola terza Persona del Singolare si usano col Si ; onde dicesi: si va, si viene, si corre, si arriva , e non si vanno, si vengono, ec. Del Inerbo Reciproco. D. Qual’è il Verbo Reciproco? R. 11 verbo reciproco è quello che indica l’azione di due,o piu soggetti che agiscono reciprocamente v r Digitized by Google iol gli uni su degli altri; come quando si dice; Pie- tro, e Giovanni si lodano , in tale discorso non si debbo intendere, che Pietro lodi se stesso, nè che Giovanni faccia lo stesso , ma che 1 uno lodi l’altro , e l’altro l'uno. avvertimento. Affinchè resti determinata la significazione del verbo reciproco, e non nasca ambiguità nel discor- so^ necessario aggiungere nella frase, in cui si trova tal verbo, una delle seguenti espressioni; l’un V altro, gli uni gli altri, reciprocamente, a vicenda-, in contrario, -se si dice: Pietro e Giovanni si lodano , il senso sarà ambiguo, poiché potrebbe intendersi* che ciascuno lodasse se stesso ; ma per toglier di 'mezzo ogni ambiguità dovrà dirsi: Pietro e Gio- vanni si lodano l’un V altro, o reciprocamente , o a vicenda. Tult’ i verbi reciprochi non si con- * jugano nel Singolare. Tutt’i verbi attivi possono diventare reciprochi, se però indicano l’azione di due, o più soggetti che agiscono reciprocamente gli uni su degli altri. D.Con quale parola s’indica il termine dell'azione de’ verbi reciprochi ? R.Col nome personale si ; onde quando si dice: Pie- tro. ,e Giovanni si lodano l’un l’altro , egli è come si dicesse: Pietro loda Giovanni i e Giovanni loda Pietro. Del Inerbo Riflesso. D. Qual’ è il Verbo Riflesso? R. .11 Verbo riflesso è quello che indica un’azione, che parte dalla persona che la fa, e ritorna su di essa stessa; come quando si dice: Catone si ucci- se , in tale discorso il verbo uccise c riflesso, per- ioa eli è indica, clic l’aziond fatta da Catone, si è ter- minata su di Catone istesso. AVVERTIMENTO. Tutt’i verbi attivi possono diventar riflessi , se però la persona die agisce, agisca su di se stessa; come quando si dice: Pietro si batte, il verbo attivo batte diventa riflesso, perché l’azione, die indica, si termina su di Pietro stèsso; di fatti, non è Pietro che fa l’azione? e tale azione non si termina su di Pietro istesso? Il soggetto del verbo riflesso è principio, c termine dell’azione; pare una contraddizione , ma non è così: volete vederlo col fatto? Eccolo; allorché dicesi : Lucrezia si uc- cise: ; chi fa l’azione? Lucrezia ; su di chi si ter- mina la sua azione? su di Lucrezia; e non è dun- que Lucrezia principio, e termine della sua stes- sa azione? D . Con qual parola si esprime il termine dell’a- zione de’ verbi riflessi ? R.Col nome personale*!?/; onde quando si dice: Lu- crezia si «ccwe, egli è lo stesso clic Lucrezia uc- cise Lucrezia stessa. Del Inerbo Impersonale. ,, D. Qual' è il Verbo Impersonale? R. 11 Verbo impersonale è quello clic non può avere alcun rapporto a Persone, voglio dire, che la sua significazione non può convenire ad alcun soggetto, nè di prima , nè di seconda Persona ; onde si usa invariabilmente nella sola terza Persona singola- re; come: piove, balena , tuona, neviga, folgora, grandina , bisogna , lice , c qualche altro. Ma Nei primi sei il soggetto di terza persona è sot- tinteso, ed è il Cielo , i aria , e talvolta vien anche espresso; come nel Petrarca. Digitized by Google io3 Se l'onorata fronde , che prescrive. L'ira del Ciel quando il gran Giove tuona II soggetto di terza persona del verbo /ice, o è ' un nome sostantivo, o un indefinito posto per so- stantivo ; come quando si disse : Più non si brama , e più bramar non lice . Bramare fa le veci di un sostantivo, ch’è sog- getto del verbo lice. D. Quante sorte di verbi impersonali vi sono ? R. Due; Quelli che sono di loro natura tali; come: piove , balena , tuona , e sim. E quelli che sono personali, e secondo le circostanze del discorsoci possono usare impersonalmente ; il verbo conve- nire , per esempio, è personale, ma se si dice: Con- viene , che i giovani si applichino al disegno , chi non si accorge, che diventa impersonale/ Del Verbo sostantivo Essere. D. Siete nel caso di dirmi qualche cosa del verbo sostantivo Essere? R. Posso dirvi, che il verbo sostantivo Essere nel discorso indica la semplice affermazione; ma per intendersi tale definizione; bisognerebbe sapersi che cosa è Giudizio. D. E sapete voi che cosa è il Giudizio? R. Certo; il Giudizio è una operazione della men- te, la quale, conoscendo i rapporti che passano tra due persone o cose, afferma, che convengono, o no fra di loro; mi spiego più chiaro , allorché la nostra mente paragona due cose , e trova che con- vengono fra di loro, le unisce col mezzo della pa- rola è , e tale operazione dicesi affermare. Se poi trova, che non convengono, le separa coll’espres- sionc non è, e tale operazione dicesi negare. Or Digitized by Googl io4 questa doppia operazione della mente è quella ap- punto che si chiama Giudizio', conosce per esem- pio la nostra mente che cosa è la neve , conosce pure che cosa è la bianchezza , e tale conoscenza che ne ha, le fa vedere, che queste due cose con- vengono fra di loro, onde le unisce, ed afferman- do, dice: la neve è bianca. Al contrario osserva, che alla stessa neve non conviene la nerezza , le separa, e negando, dice: La neve non è nera. D. B enissimo ; ma ditemi in breve qual’ è V uffizio del verbo sostantivo Essere ne’ giudizj ? R. E quello di affermare, che una cosa convenga, o no ad un’altra; e perciò quando si dice; La virtù è stimabile , egli è lo stesso che affermare , che la qualità indicata dall’aggettivo stimabile, convenga alla virtù. D. Ma vi sono tanti Giudizj negativi , potreste op- pormi , dunque il verbo sostantivo Éssei*e non sempre afferma. R. L’ è vero, che vi sono de’ Giudizj negativi, ma pure in questi il verbo sostantivo Essere sempre afferma, perchè la negazione non è in forza di es- so, ma della particella negativa nè , o no», che lo precede ; volete vedere col fatto s’ è così? togliete dal giudizio negativo Pietro non è dotto la par- ticella negativa non, e non vi resterà il giudizio affermativo Pietro è dotto ? Dunque resta vero, che tanto ne’ giudizj affermativi, quanto ne’giudi- zj negativi il verbo Essere sempre afferma. D; Donde deriva ba parola Verbo ? R. Dalla voce latina verbum che significa parola', ed ecco ciò, che si è voluto intendere col dire, che il Inerbo è una parola per eccellenza , cioè, eli’ è .DifitjzecLby Googfe desso quello, che forma il nodo di tutte le nostre idee, non essendo possibile altrimenti fare un di- scorso completo senta 1’ ajuto di esso. D. Datemi ora una definizione piu precisa del verbo sostantivo Essere. R. Eccomi ; Il verbo sostantivo Essere è una paro- la che indica 1 affernazione, colla designazione del Modo, del Tempo, del Numero, e della Persona. D. Spiegate meglio 'ale definizione. R. Lo faro con cscmji; allorché dico; Io sono con- tento , s intende beie, che il verbo sono , oltre dell affermazione d Modo indicativo, indica pure la prima Persona sngolare del Presente; e quando dico; P oi foste feici, il verbo foste insieme col- 1 affermazione dell stesso Modo, indica la secon- da Persona pluraleiel Tempo passato rimoto: e finalmente allorchèdico: Il nostro nuovo Re sa- rà felice sul tronodegli 4 vi suoi, il verbo sarà indica, coll’affermaione, la terza Persona singolare del Futuro semplie del Modo indicativo. D. Qual sorta di pirole indica l' attributo , che il verbo sostantivo èssere attacca ad un soggetto ? R. Ordinariamente liggettivo perfetto; come: Il so- le è luminoso pei se stesso: e talvolta anche un sostantivo; come: La Luna,e gli altri pianeti so- no corpi opachi. D. II avvi qualche litro verbo sostantivo oltre del verbo Essere? R. Sì; ve n è quala’ altro, che può considerarsi co- me tale, giacche ìon indica nel discorso che il no- do, ossia, l’union di un attributo col suo soggetto- come ; sembrare , parere , divenire; esempi.-. La stagione diviere bella — La terra non mi pare ">* Digitized by Google 4 to6 immobile — Questa proposizione mi sembra vera. D. Come dunque vi accorgete , che un verbo può considerarsi come sostantivo? R. Me ne accorgo, allorché lo trovo seguito da un ag- gettivo, o da un sostantivo che si rapporta al suo soggetto ; come allorché die? ; Pietro non restò sempre fedele al suo Maeìtro — Un gruppo di stelle si chiama costellazione — La vostra notizia si è trovata falsa — Luigi t ritornato ammalato dalla campagna. D. Sono tutti questi verbi realmente diversi dal verbo Essere? R. Lo sono per l’espressione, ria in realtà non sono, che maniere di esprimere i verbo Essere nelle diverse circostanze del disarso ; poiché allorché dico:Za stagione diviene klla; Questa proposi- zione mi sembra vera, e gli i lo stesso che dire: La stagione è bella per la sucession de’ tempi; Que- sta proposizione è vera,seccido la mia opinione. D. Come conoscete dunque , -he un verbo può es- ser considerato come Sostaitivo? R. Se può avere dopo di se ui aggettivo perfetto ; come: divertir saggio: restcr fedele, e sim. D. Ed il verbo Essere è semp’e sostantivo? R. Sempre l’è tale; può però adiperarsi qualche vol- ta come aggettivo, se racchiude coll’ affermazione, il più generale di tutti gli attibuti, cioe,l essere , come in questa frase: Io pensi , dunque sono , cioè sono un essere , una cosa , o o sono esistente. D. Comesi chiama nel discorsi il nome della per- sona o cosa , di cui si affermi qualche qualità , e come si chiama il nome di ale qualità che gli si afferma ? Digitized by Google R. Il Nome della persona o cosa, di cui si afferma qualche qualità, si chiama Soggetto , ed il nome della qualità che si afferma, si dice Attributo ; così quando si dice, che il verbo indica l’affermazione, egli è lo stesso che dire, che l’uffizio suo proprio è quello di attaccare 1’ attributo al suo soggetto, o di separare l’uno dall’ altro col mezzo della ne- gazione nè , o non. D. Che cosa dunque è il Soggetto ? R. Il Soggetto non è altro che il nome della perso- na o cosa, di cui si afferma qualche qualità , ossia attributo. D. Di qual -parola si fa uso per esprimere un soggetto ? R. Per esprimere il soggetto si usa il nome sostanti- vo , il pronome , o altra parola che ne fa le veci. D. In qual Caso si mette il nomerà pronome espri- mente il soggetto ? R. Si mette sempre nel primo Caso; ed ecco perchè si dice pure Nominativo del verbo. D. Che cosa indica Jiel discorso un Attributo? R. Indica ordinariamente una qualità, in quanto che convenga, o no ad un soggetto. D. Di qual parola si fa uso per esprimere un At- tributo ? R. Si fa uso per lo più di un aggettivo perfetto, che' accorderà col soggetto, come al suo sostantivo. D. Come chiamate un nesso di parole che contie- ne un soggetto , e un attributo attaccati dal ver- bo Essere ? R. Lo chiamo Proposizione o Frase ; il soggetto, e V Attributo, Termini della proposizione-, cd il ver- bo, Copula ; il soggetto si dice primo termine , l’attributo, secondo , ed il verbo, medio . i o8 D. Che cosa dunque è la Proposizione, o Frase? R. La Proposizione, o Frase è un nesso di parole csprimenle un giudizio, ossia un senso compiuto, clie per esser tale, debbe contenere tre termini; il Soggetto cioè, Y Attributo , ed il V irbo . lì. Fatemi distinguere i tre termini di una Propo- sizione ? R. Eccomi ; lo farò con un esempio ; Iddio è onni- potente ; Egli non è ingiusto ; son queste due proposizioni; nella prima, il nome Iddio e il sog- getto, e l’aggettivo Onnipotente n’è l’ Attributo, di* è attaccato al suo soggetto col verbo è. Nella seconda, il pronopie^g/z è il soggetto, e l’aggettivo ingiusto n’è l’ Attributo, che vien se- parato dal suo soggetto dal verbo è col mezzo della particella negativa non. D. Fi ricordate la definizione del Giudizio ? R. Felicemente. D. Ebbene , s’ è così, credo , che siete nel caso di definire altrimenti la Proposizione. R. Mi lusingo di soddisfarvi; la Proposizione è un giudizio manifestato colle parole ; il giudizio è una operazione della mente , in conseguenza oc- culto , la proposizione lo palesa ; la Proposizione dunque non è che l’espressione del giudizio. D. Il verbo c egli sempre espresso separatamente dall’attributo? R. No; tranne il solo verbo Essere. D. E pei'chè'ì R. Perchè il verbo sostantivo Essere è il solo, che indica la semplice affermazione, ossia il semplice nodo , che noi facciamo tra i due termini di una proposizione ; onde considerando il verbo per la Digitized by Google iog sola, e semplice affermazione, possiarn con ragione dire, che un sol Verbo abbiamo, ch’è il verbo Es- •sere , e che tutti gli altri non sono, che lo stesso verbo Essere con differenti modifìcrtzioni. D. Mettete più a giorno r/uesta vostra riflessione. IL Eccomi; il verbo Èssere indica la sola, e sempli- ce affermazione ; ossia il nodo tra 1* attributo e’I soggetto, e se indica altro, non è, che rapporto di il/or/o, di Tempo , di Numero ,e di Persona , di- stinto dalle sue differenti inflessioni; come : La terra è rotonda ; il mare era tempestoso; il tem- po sarà buono , ec. Laddove Tutti gli altri verbi, oltre dell’affermazione, e de’rapporti di Modo , di Tempo , di Numero , c di Persona, contengono pure la significazione di un attributo, in modo che con uno di tali verbi, una proposizione può costare di due sole parole, di cui la prima indicherà il soggetto, e l’altra, cioò, il Ver- i bo, indicherà Taffermazione coll’attributo ; come per esempio:quando si dice: Vincenzo vive, queste due parole formano una interà proposizione, di cui Vincenzo è il soggetto, e vive, ch’è il verbo, contie- ne coll’affermazione, è l’attributo vivente ; dunque tanto è dir ^Vincenzo vive , che Vincenzo è viven- te . Così è di tutti gli altri verbi diversi dal verbo Essere-, come: am are, leggere, pensare e siin. val- gono lo stesso, che essere amante, essere leggen- te, esser pensante,^ sim. Ciò posto, chi non vede, che tutt’i verbi non sono ch’espressioni accorciate, che suppliscono, al verbo Essere, e ad un attributo? D. Che cosa si deduce da tutto ciò che si è detto t del verbo Essere ? i IL Si deduce, che vi sono due specie generali di - jQigitized by Google no . verbi, cioè il vesbo Essere, che indica 1 affermazio- ne senza 1* attributo, e si dice Verbo sostantivo , e tutti gli altri, che indicano l’ affermazione coll at- tributo, si dicono Aggettivi. ' Che se poi si vuol definire il verbo Sostantivo, e l’Aggettivo, non solo per ciò, che loro e essenziale , ma pure pe’ loro principali rapporti; si potrà de- finire il primo: Una parola che indica l affer- mazione, colla designazione del Modo, del Tem- po, del Numero, e della Persona ; E l’altro; Una parola che indica I affermazione di un attribu- to,colla designazione del Modo, del Tempo, del Numero , e della Persona. D. Dunque quante sorte di verbi aggettivi ab- biamo ? R. Ne abbiamo sei sorte, e sono: gli Aitivi, i Pas- sivi, i Neutri, i Reciprochi , i Riflessi , e Im- personali. D. Ma perchè il verbòEsseve si chiama Sostantiva e tutti gli altri Aggettivi ? R. Il verbo Essere si chiama Sostantivo , perche- indica la semplice affermazione senza attributo , siccome il nome sostantivo indica le sole persone , o cose senza qualità. E Tutti gli altri si chiamano Aggettivi , perchè inr dicano l’affermazione coll’ attributo. Della Significazione de! Verbi. D. Come può considerarsi la Significazione di un verbo ? R. La significazione di un verbo può essere assoluta, o relativa. D. Quali sono i verbi di Significazione assoluta, e quali quelli di Significazione relativa ? Digitized by Google r Il I R. Ogni verbo aggettivo , come si è detto, equivale al verbo Essere, e ad uu attributo; ubbidire , per esempio, è lo stesso (Messere ubbidiente ; amare , essere amante , pensare , essere pensante , c così di tutti gli altri ; ciò posto ; dico, che ogni verbo, il quale contiene un attributo, che si rapporta al solo suo soggetto, e non ad altra persona, o cosa, si dice di Significazione assoluta, ossia, intransi- tiva ; come pensare , camminare, vivere, e sim. Quello poi, che contiene un attributo, che non appartiene al suo soggetto, ma ad una persona, o cosa differente, la quale, se non si nomina, non vi sarà senso compiuto, si dice di Significazione re- lativa, ossia transitiva ; come amare , ricordar- si, essere amalo , giovare, ubbidire , c sim. Coi primi, per esprimere un senso compiuto, basta dire: io penso ; io vivo. Ma coi secondi, so non si nomina il nome della persona o cosa, a cui appartiene l’attributo , non vi potrà essere senso compiuto. Di fatti, non sarebbe certamente senso compiuto, se si dicesse;/o amo, Io mi ricordo, Io sono amato, Io giovo, Io ubbidisco, esim., poi- ché si dimanderebbe subito; Ami'l e che cosa? Ti ricordi ? e di chi? Sei amato ? e da chi? Gio- vi t a. chi? Ubbidisci ? a chi? Onde per completare il senso, dovrà dirsi: Io amo lo studio', Mi ricor- do degli amici-, Sono amato da tutti-, Giovo alla mia patria ; Ubbidisco alla legge. De Verbi Ausiliar i. D. Quali sono i Verbi Ausiliari, ed a che servono. R. I Verbi Ausiliari sono Avere, ed Essere, e ser- vono di ajulo a tutti gli altri verbi uella forma- zione de’loro Tempi composti; come: Io ho a - ^ Qigitized by Google J J 13 muto, creduto , sentito ; Io aveva amato , cre- duto ^ sentito-, Che io abbia amato, creduto, sen- tito ; Scio avessi amato, creduto, sentito; Io avrei amato, creduto, sentito; Allorché avrò amai o, creduto , sentito. Io sono andato; Io era andato ; Che io sia andato; Se io fossi andato; 10 sarei andato; Allorché io sarò andato. D. Quali verbi si conjugano col verbo ausiliare Essere , e quali con Avere? R. Si conjugano col verbo ausiliare Essere. I. Tutt’i verbi passivi; come: lo sono amato, creduto, sentito; Tusei amalo, creduto, sentito. II. Tutt’i verbi di Significazione assoluta ; co- me ; Io sono andato, parlilo, svenuto ; Tu sei andato, partito , venuto , ec. III. Tutt’i verbi reciprochi; come: I fratelli si sono, si erano , si sar-ebbero battuti , ec. IV. Tutt’i verbi riflessi; come: Catone si è, si era , si sarebbe ucciso, ec. Si conjugano coll’Ausiliare Avere. Tutt’i verbi attivi; come: Io ho amato, credu- to, sentito; Tu hai amato; creduto , sentito, ec. D. Ed i verbi neutri con quale Ausiliare si con- jugano? , R. Non v’è regola generale, ma l’uso ne insegnerà sicuramente qualcuna ; quello però ch’è da os- servarsi , si è , che tutt’i verbi neutri , che hanno 11 participio variabile, si conjugano col verbo au- siliare Essere; tali sono: cadere, arrivare, par- tire, e sim. dicendosi : Io sono arrivalo , cadila io, partito; Io sono arrivata, caduta , partita ; Noi siamo arrivati , caduti , partiti ; Noi siamo arrivate , cadute, partite, e sim. E Digitized by Google x 1 3 Quelli che hanno i participj invariabili» si con- iugano coll’ausiliare Avere ; tali sono : regnare » dormire, pensare, e sim. , dicendosi: Il Re ha re- gnato, dormito, pensato ; la Regina ha regnato dormito, pensato. 1 Re hanno regnato, dormi- to, pensato ; le Regine hanno regnato, dormi- to, pensato. Ma Se a tali verbi vi si uniscono i nomi di persona» non per altro che per semplice vezzo, o ripièno, al- lora si conjugano coll’ausiliare Essere ; come: a- vrebbe fatto meglio se si fosse taciuto. Alessan- dro levatosi , senza sapere alcuno, ove la notte dormito si fosse, in vece di dormito avesse (Bocc. G. 2 . N. 3. ) I verbi correre, vivere e qualche altro, se son seguiti da un nome senza preposizione, si conjuga- no coll’ausiliare Avere-, come: Egli ha corso mol- te miglia — Egli ha vivuto molti anni. I verbi potere, dovere, volere, se reggono un verbo preceduto dai nomi personali mi, ti, ci, vi, si, si conjugano coll’ausiliare Essere-, come: Egli non si è potuto frenare — Egli si è voluto per- dere — Egli si è dovuto arrendere. Ma II verbo potere nei Tempi passati si accoppia tal- volta coll’ausiliare Essere, e talvolta • con avere, secondo la natura de’ verbi che lo sieguono. Coi verbi attivi si accoppia sempre con Avere ; dicen- dosi: non l’ho potuto conoscere. Coi verbi neutri si accoppia con Essere , e con Avere -, ma spesso col secondo; dicendosi : Non ho potuto venire. 8 / Digitized by Google n4 CAPO II. DELLA CONIUGAZIONE DE’ VERBI. /). Che'cosa dovete osservare intorno ai V ir hi? II. La CoNJ UG.4Z IONE . D. Che cosa intendete per Conjugazione de'verbi ? 11. Intendo il cambiamento della sua prima infles- sione in quelle de’ Modi , de’ Tempi, de Numeri, e delle Persone. OSSERVAZIONI Da farsi per meglio intendere la natura de’Modi, de’Tempi, de’Numeri, e delle Persone. D. Quali sotto queste Osservazioni ? R. Eccole; I. Il Verbo, può aver rapporto al Modo con cui si afferma la sua signifìcaziouc. (A) II. Può aver rapporto al Tempo, in cui si affer- ma la sua significazione. III. Può aver rapporto alla Personali cui si aA ferma la sua significazione. IV. E finalmente può aver rapporto al Nume- ro delle persone, di cui si afferma la sua significa- zione. Quindi , Gl’Institutori della Lingua diedero diverse in-» flessioni al verbo, relative alle diverse maniere di affermare la sua significazione, e così nacquero i Modi no’verbi. Varia dunque la prima inflessione del verbo in quelle de’suoi diversi Alodi. (A) Per Significazione del verbo s’intende l'esistenza , O non esistenza dell' attributo , i esistenza o inesistenza di azione , o uno stato /jualuiu/ue. / Digitized by Google Gli diedero diverse inflessioui relative ai diver- si tempi, in cui si afferma la sua significazione, e si videro i Tempi ne’ verbi. Varia dunque la prima inflessione del verbo in quelle de’diversi Tempi. Gli diedero diverse inflessioni secondo la diver- sità delle persone, ed ecco come nacquero le Per- sone ne’verbi. Varia dunque la prima inflessione del verbo in quelle delle sue diverse Persone. Gli diedero finalmente diverse inflessioni relati- ve al numero delle persone, e così sorsero i Nu- meri ne’verbi. Varia dunque la prima inflessione del verbo in quelle dc’suoi diversi Numeri. Poste tutte queste teorie, veniamo alla spiegazio- ne particolare de Modi, de’ Tempi, de’ Numeri , e delle Persone. De’ Modi del Verbo. D. Che cosa intendete per Modi del verbo ? 11. Per meglio intendere la natura de Modi, giova osservare quanto sieguc. Il verbo in tutt’i suoi Tempi indica l’esistenza, o la non esistenza di un attributo; l’esistenza o l’i- nesistenza di un’azione. Nel Presente l’indica nel- l’atto esistente; come: io sono; io scrivo. Nel Pas- sato l’indica esistente in un tempo anteriore al mo- mento atluale;conae: io fui; io scrissi. E nel Futu- ro com’esistente inuntempoche non è ancora, ossia eli’ è posteriore al tempo in cui si parla ;come quan- do si dice: io sarò; io scriverò. Ma In tutt’i Tempi le diverse maniere onde può con- siderarsi l’esistenza , o l’inesistènza dell’altributo, o dell’azione, formano i Modi. Può enunciarsi indipendentemente la significa- zione del verbo; ed ecco il Modo indicativo. 1 16 > Può considerarsi come refletto di un comando , di una preghiera, o di una esortazione, non espres- so però da un altro verbo; ed ecco il Modo impe- rativo . Può considerarsi come dipendente da un co- mando, da una volontà, da un desiderio, espresso però da un altro verbo; ed ecco il Modo soggiun- tivo. Può riguardarsi finalmente la significazione del verbo senza rapporto a tempo, o a persona; ed ecco il Modo indefinito. Premesse tali teorie, vengo alla definizione dei Modi. La parola Modo vuol dire maniera ; le diverse inflessioni del verbo, che indicano le diverse ma- niere di considerare la sua significazione, si dico- no: Modi. D. Quanti Modi si distinguono ne* verbi? R. Quattro; V Indicativo, il Soggiuntivo, 1* Impe- rativo, e 1* Indefinito. Del Modo indicativo. D. Qual’è il Modo indicativo ? R. Il Modo indicativo è quello che indica la signi- ficazione del verbo, indipendente da ogni altra pa- rola^ frase precedente; come; io leggo , io scrivo. Questo Modo tiene sette espressioni differenti, che si dicono Tempi; come: Io leggo ; Io legge- va; Io lessi ; Io ho letto ; Io aveva letto : Io ebbi letto ; Io leggerò. , Del Modo soggiuntivo. D. Qual' è il Modo soggiuntivo? R. Il Modo soggiuntivo è quello che indica la si- DiglTIz«o t^jjpogle IT 7 gnìficazione del verbo , dipendente da quella di un altro verbo, il quale esprime per lo più un at- to di volontà, di comando, di preghiera; come al- lorchè dico ; lo voglio che facciate il vostro do- vere-, in tale discorso si vede bene, che la signifi- cazione del verbo facciate di Modo soggiuntivo, è dipendente da quella del verbo voglio di Modo indicativo, perchè l’azione vostra è una conse- guenza della mia volontà, espressa dal verbo voglio, che si dice principale in tal caso. I Tempi del Modo soggiuntivo , dipendendo sempre dal verbo principale, e quelli dell’Indica- tivo no, ne siegue, che questi, se vi si trovano, se ne possono staccare, ed il senso resterà perfetto, consistendo in ciò principalmente l’affermazione in- dipendente; di fatti, se si dice: Credo che an- dremo a Roma , c da tale discorso se ne stacchi credo che , il resto, noi andremo a Roma , sarà un senso perfetto, esclusivamente da ogni altro. Ma Non è così però de’Tempi del Modo soggiunti- vo, che non possono staccarsi dal verbo principa- le; e se se ne stacchino, il senso resterà imperfetto; di fatti, allorché si dice : Voglio che facciate il vostro dovere , e da tale discorso se ne tolga voglio che, il resto, voi facciate il vostro dovere, sarà un senso imperfetto, poiché non si potrà mettere nel principio di qualunque discorso. Questo Modo tiene sette diverse espressioni , che diconsi Tempi-, come: Che io legga ; Che io leg- gessi-, Io leggerei-. Che io abbia letto;Se io aves- si letto ; Io avrei letto ; Allorché io avrò letto. Del Modo imperativo. D. Qual’c il Modo imperativo? 1 1 8 li. Il Modo imperativo è fjtimo clic indica la signi- ficazione del verbo, come l’effetto «li un comando, di una preghiera, o «li una esortazione, ma non espressa da un altro verbo; come' quando si dice: Rendete giustizia alla verità , egli è lo stesso che dire: io vi comando, vi esorto -, vi prego a ren- der giustizia alia verità. Li’ Imperativo si dice Presente, o Futuro, per- chè indica il tempo presente per rapporto all’atto del comando, cd il futuro per Rapporto all’esecu- zione del comando; come allorché S. Paolo disse : Siate sottoposti a tulle le Podestà della terra , volle certamente dire: Io vi comando ora, ad es- ser sottoposti nell’ avvenire a tutte le Podestà della terra. D. Il Tempo di Modo imperativo perchè non lia la prima Persona singolare ? P. Il Tempo di Modo imperativo non ha la prima Persona singolare, perchè si comanda sempre ad altri, c mai a se stesso ; ma tale ragione non impe- disce, che abbia la Prima del plurale, perchè quan- do dico: siamo fedeli al Re, son io che indrizzo lamia esortazione a coloro che sono insicmcconme. I Gramatici pertanto assegnano due Tempi al Modo imperativo, e considerano come Presente leg- gi , disegna , col quale par che si comandi , che l’azione cominci ad eseguirsi dall’atto stesso delco- mando ; e per lo futuro si servon dell’inflessione seconda singolare del Futuro semplice leggerai, di- segnerai, colla quale non si determina il tempo della esecuzione del comando. Ma se per poco a- vessero riflettuto sulle due espressioni, vi avreb- bero trovato della differenza di significazione; [le i»9 fcioè, clic leggi indica un comando, una preghiera una esortazione qualunque; e leggerai un coman- do assoluto, che conviene soltanto a chi ha l’auto- rità eli comandare, e la sicurezza di esser ubbidito. Del Modo indefinito. D. Qual' è il Modo indefinito? tu Ù Modo indefinito è quello che indica la sem- plice significazione del verbo senza rapporti di Tempo , di Persone, c di Numero, ossia , senza affermarla ; come allorché dico: Leggere , io non fo altro, che indicare la semplice significazione di tal verbo , senza affermarla; ed ecco la ragio- ne che l’ Indefinito si dice il Nome del verbo ; di fatti, egli è lo stesso dire leggere clic l'azione di leggere. D. E se l’Indefinito non indica affermazione , come mai può egli considerarsi come un V erba? R. U Indefinito può considerarsi come Un nome, e come tale può esser soggetto di una proposizione, oggetto dell’azione indicata da un altro verbo, e termine di rapporto; eccone gli esempi : Lo seri - vere è un esercizio utilissimo-, qui è soggetto. Io voglio studiare; qui è oggetto. Io sono stanco di camminare , qui è termine. Ma non lascia pe- rò di esser verbo , perchè ne conserva il regime , e non ha ne Generi, nè Numeri. Può esser però declinato come il nome nel solo singolare col se- gnacaso; come: S. Leggere II leggere è una buona occupazione i Di leggere Io ho desiderio di leggere. A leggere Io impiego il mio tempo a leggere. Leggere Io voglio leggere. O leggere O leggere piacevole ! Da leggere Io vengo da leggere. ! 120 Ij h'àefinko non può sfar mai solo, perché da se non può formar mai proposizione alcuna, non avendo determinazione di Persona, e mancante in conseguenza di soggetto. Nota— Alcuni Granatici dicono, che l’Indefinito prende dal verbo, che precede, la determinazione del Tempo, del Numero, e delia Persona , in modo, che in Voglio scrivere , l’indefinito sia di prima Persona singolare del Presente, come lo è voglio: ed in V elevate JctvVere,sia seconda Per- so™ plurale del Passato imperfetto come voleva- te- s ingannano questi Signori ; essi non vogliono riflettere, che in tali proposizioni l’Indefinito non prende «luna determinazione nè di tempo, -ne di numero, e nè di persona dal verbo che li prece- de; di latti, cosa si osserva nella proposizione: Vo- gtio scrivere ? non vi si osserva che il Presente del verbo finito voglio , non vi si osserva che la puma 1 ersona, non vi si osserva che il Numero singolare; ma si riporta l’azione di scrivere alla prima Persona singolare del Presente indicata dal verbo voglio , non perchè l’indefinito prendesse da questo qualche determinazione di tempo, di numuo, e di persona, ma perchè è l’oggetto (lei volere attuale della prima Persona del numero singolare; essendo così, resta vera la nostra propo- sizione, cioè, che il Modo indefinito non solo in- dica la significazione del verbo senza rapporti di -tempo, di Numero, c di Persona ;ma, che neppu- re tale significazione può esser determinata dal verbo precedente. De’ 1 EMPI DEL VERBO. V. Che cosa è il Tempo del verbo ? _ DigfeeO byj^oogl^ 12 * R. Quella espressione del verbo, la quale indica lo slato passato , presente, o futuro di una persona o cosa, si dice Tempo del verbo. Da questa defi- nizione si rileva, che tre sono le parti del tempo; il Passato , cioè il Presente e’1 Futuro. Il Pas- sato si dice delle cose die hanno finito di esistere; il Presente di quelle ch’esistono nel tempo in cui si parla; e’1 Futuro di quelle che non esistono an- cora, ma debbono esistere. Del Tempo presente. D. Qual’ è il Tempo presente? R. Il Tempo presente è quella espressione del ver- bo la quale indica , che una cosa esista nei tempo in cui si parla; come quando si dice: Io leggo la S . S crittura , egli è lo stesso che Io leggo ora la S. Scrittura. Si usa l’espressione del Presente per indicare le cose che si fanno per abitudine ; onde si dice: Io suono gli strumenti , Io studio le matematiche ; non ostante che nel tempo in cui parlo, io non suono gli strumenti ; nè studio le matematiche. Del Tempo presente soggiuntivo. D. Qual’è il Tempo presente soggiuntivo ? R. Il Tempo presente soggiuntivo è quella espres- sione del verbo, la quale indica, che una cosa esi- ste nel tempo in cui si parla, ma la sua significa- zione è dipendente dalla significazione del verbo principale; come quando si dice: Foglio , che facciate il vostro dovere, è lo stesso che faccia- te ora il vostro dovere ; ed in tale discorso chi non si accorge, che la significazione del soggiun- tivo facciate è dipendente dalla significazione del I 133 verbo principale voglio ? di fatti, se da questo lo staccale, il senso resterà imperfetto, non potendosi mollerò nel principio di qualunque discorso. Del Tempo presente condizionale. D. Quale il Tempo presente condizionale? 11. Il Tempo presente condizionale è quella espres- sione del verbo, la quale indica, che una cosa c- sistcrebbe nel tempo in cui si parla, se si verificas- se la condizione apposta; come quando si diceria leggerei, se avessi dc’libri; cioò leggerei ora , cc< Del Tempo passato. D. Quale il Tempo passato ? 11. Il Tempo passato è quella espressione del verbo, la quale indica, clic una cosa ba finito di esistere, ossia, che si è fatta già; come: Jo leggeva , Io les- si. Io ho letto. Io aveva letto. Io ebbi letto. Che io abbia letto. Se io avessi letto. Io avrei letto. Allorché io avrò letto. Da queste otto es- pressioni ben si vede, che un tempo può esser pas- sato in otto diverse maniere; cioè : Passato imperfetto. Passato rimoto. Passato prossimo. Passato anteriore i.'ea." Io leggeva Io lessi. Io ho letto. Io aveva letto, r Io ebbi letto. J Che io abbia letto. Passato soggiuntivo. •Se io avessi letto. Passato condizionato. Jo avrei letto. Passato condizionale. Allorché io avrò letto. Passato futuro. Del Tempo passato imperfetto. T. Quale il Tempo passato imperfetto? K. È quella espressione del verbo, la quale indica * t * Digitized by Googl 123 che una cosa esisteva, o si faceva nel tempo di cui si parla, ed è fatta nel tempo in cui si parla; come allorché dico : Io scriveva jeri quando arrivò il corriere ; la mia azione di scrivere si faceva nel tempo di cui si parla^cioé jeri, ma non esiste più ora che parlo. Del Tempo passato rimoto. D. Qual' è il Tempo passato rimoto ? rf. Prima di definire questo Tempo giova osservare quanto sicgue. Gli uomini son convenuti di chiamar Secolo la durata di cento anni; \' Anno la durata di dodici mesi ; il Mese la durata di trenta giorni; la Sctli- tnana la durata di sette giorni, e ciascuna di tali durate l’hanno chiamala Periodo di tempo ; ciò posto, dico, che Il Tempo passato rimato è quella espressione del verbo, la quale indica che una cosa si fatta già, ma in un periodo di tempo diverso da quello, in cui si parìa ; come allorché dico : Io scrissi nel secolo passato , nell’anno , nel mese passato , nel- la settimana passata , jeri; la mia azione di scrì- vere h fatta già, ma in un periodo di tempo diverso da quello, in cui sto parlando ; essendo il secolo, l’anno, il mese, la settimana, jeri, periodi di tempo scorsi già, e di cui nulla più ne resta. Si capirà meglio la definizione di quesloTempocon quella del Tempo passato prossimo. D. Qual’ è il Tempo passato prossimo? R. 11 Tempo passalo prossimo é quella espressione del verbo, la quale indica una cosa già latta, ma in un periodo di tempo clic dura ancora;comc al- 1 2 4 ■ lorchè dico: lo Ito scritto in questo secolo, in que- st* anno, in questo mese , in questa settimana , in questo giorno ; la mia azione di scrivere è fatta già, ma in un periodo di tempo che dura ancora, non essendo interamente scorso, e perciò non pos- so dire; lo scrissi in questo secolo, in quest’an- no, in questo mese , in questa settimana , in que- sto giorno; come pure non posso dire: Alessan- dro fu il più gran Generale del suo secolo, per- chè del secolo di Alessandro ve ne restava anco- ra ; ma dovrò dire : Alessandro è stato il più gran Generale del suo secolo. Del Tempo passato anteriore. I). Qual’è il Tempo passato anteriore? R. Il Tempo passalo anteriore c quella espressione del verbo, la quale indica, che una cosa si c fatta in un tempo, passato prima di un altro tempo an- che passato; come allorché dico: Io aveva scrit- to quando voi arrivaste ; in tale discorso si vede bene, che il tempo in cui arrivaste, è passato, ma la mia azione di scrivere era fatta prima di tal tempo, e perciò l’espressione aveva scritto si dice Passato anteriore. Questo tempo lo indicano anche le seguenti es- pressioni; quando ebbi scritto ; tosto che ebbi scritto; poiché ebbi scritto; dopo che ebbi scrit- to; allor ché io ebbi scritto; come quando si dice: Tosto che Aristide ebbe detto , che la proposi- zione di Temistocle era ingiusta, tutto il popolo esclamò, che non bisognava più pensarvi; in tale discorsosi vede bene, che l’azione di dire di Aristi- de è fatta prima dell’azione di esclamare del po- polo, e perciò 1’ espressione che l’ indica , dicesi , Passato anteriore. Digflized by Google D. Qual differenza dunque passa Ira queste due espressioni : aveva scritto, ed ebbi scritto? R. Tutte c due indicano un tempo passato prima di un tempo anche passato ; ma ebbi parlato è ante- riore ad un tempo che subito succede : ed aveva parlato è anteriore ad un tempo indeterminato, cioè, che può essere posteriore di molto, e può suc- cedere immediatamente; come quando si dice: A- veva egli parlato all’ amico quando venne a tro- varmi; intendete voi quanto tempo prima gli ave- va parlato? certo che no. Ma quando si dice: To- sto che egli ebbe parlato , partì; s’intende benis- simo, che l’azione di parlare si era fatta nell’atto stesso della partenza. Dunque la prima indica un tempo indeterminato, e l’altra un tempo determi- nato. Notasi però, che Queste maniere di dire: ebbi scritto , ebbi par- lato , ebbi detto , e sim.,se non sono precedute da una di queste voci : quando , tosto che , poiché , dopo che , come , allorché , indicano un tempo passato rimoto; eccone un esempio del Bocc. G. 2 . N. 5. Alzata alquanto la lanterna ebber ve- duto il cattivello d’ Andreuccio; cioè videro. Del Tempo imperfetto soggiuntivo. L imperfetto soggiuntivo è una espressione del verbo che indica il passato, o il futuro secondo le circostanze del discorso; come: jeri volevate che io leggessi — Voi vorreste che io leggessi; nel pri- moesempio indica il passato, e nel secondo il futuro. Del Tempo passato soggiuntivo. T). Qual' è il Tempo passato soggiuntivo? R. H Tempo passato soggiuntivo è quella espres- ia6 sione del verbo, la quale indica una cosa fatta ia un periodo di tempo qualunque, ma la sua signi- ficazione é dipendente da quella di un altro ver- bo, che si dice principale', mi spiego con un esem- pio; Credo , che Pietro abbia scritto; l’azione di Pietro è fatta già, ma la significazione del verbo è dipendente dal verbo principale credo. Del Tempo passato condizionato. J). Qual' è *1 Tempo passato condizionato ? ' R. 11 Tempo passato condizionato è quella espres- sione del verbo, la quale preceduta dalla particel- la condizionale se, indica una condizione apposta in un tempo passato ; come allorché dico; Se io avessi studiato , sarei dotto. Del Tempo passalo condizionale. I). QuaVè il Tempo passato condizionale? R. Il Tempo passato condizionale è quella espres- sione del verbo, la quale indica, che una cosa si sarebbe già fatta, se si fosse verificata la condizione indicata dal Tempo passato condizionatojeccoper- clié non può star questo nel discorso senza di quel- lo; come -allorché dico; Io sarei dotto , se avessi studiato ; in tale discorso si vede bene, che se si fosse verificata la condizione indicata dal Passato condizionato se io avessi studiato , sarei già dotto. Del Tempo passato futuro. D. Qua'è il Tempo passato futuro? R. 11 Tempo passato futuro é quella espressione del verbo, la quale indica, che una cosa non an-* cora esistente, si consideri come fatta già in un tem- po avvenire, relativamente ad un altro tempo an- cora avvenire; mi spiego con un esempio; allorché Digitized by Googl dico; Allorché avrò studiato , andrò alla scuo- la ; io non ancora ho studiato, non ancora sono andato alla scuola; eppure io considero il tempo in cui debbo studiare come passato, per rapporto al tempo, in cui dcbbó andare alla scuola; poiché quando arriverà il tempo, in cui debbo andare alla scuola, avrò già studiato; ed ecco perchè si chia- ma Passato futuro. Del Tempo futuro semplice. D. Qual’è il Tempo futuro semplice ? 11. Il 'Tempo futuro semplice è quella espressione del verbo, la quale indica, che una cosa nou si è latta ancora , ina si debbo fare ; cerne quando si dice : Io leggerò la Santa Scrittura ; in tale di- scorso si vede benissimo, che io non ancora ho letto la S. Scrittura, ma debbo leggerla. Le inflessioni di questo Tempo indicano sem- pre un tempo futuro indeterminato; poiché quan- do dico ; Io leggerò la S. Scrittura , tale aziono posso farla dopo un momento , dopo un giorno , dopo un mese, dopo un anno, oc. Possiamo però determinarlo a nostro piacere, premettendovi de- gli Avverbj ora -> °bg l \ domani oc. o altra espres- sione che produce lo stesso effetto ; per esempio ; Io leggerò oggi , domani , nella settimana en- trante, nel mese entrante , udranno venturo la S. Scrittura. AVVERTIMENTO. La nostra Lingua ci permette spesso di far uso di uua espressione di un Tempo per indicarne un altro; eccone gli esempi f Credo che venga in vece di che verrà. tecd bv CjC >ogle * 138 Forse a quest ’ ora .ycr/vì partilo il corriere , in vece di è partito. Ilo detto al servo che venisse alle dieci , iti vece di che venga. Quante ore saranno , in vece di sono. Prenderai quel cuore di cicala , e fa che tu ne facci una vivandstta; in vece prendi. Si usa il Presente in vece del Passato, e del Fu- turo, e specialmente nelle descrizioni, per rendere presenti, e più vive le immagini degli oggetti clic si •vogliono descrivere;con>c per esempio; Tosto che la Jlotta è in alto mare il cielo comincia a coprirsi di nubi , i baleni brillano di ogni intorno , i tuo- ni romoreggiano , il mar corseggia , i caval- loni si urtano l'un l'altro , gli abissi si aprono , i vascelli perdono le loro vele , i loro alberi , il lor timone , e vanno ad infrangersi conira de' banchi , ed i scogli. OSSERVAZIONI Da farsi intorno ai Tempi de verbi. T). Quali sono queste Osservazioni? R. Eccole; I. 11 Tempo passato imperfetto indica un tempo simultaneo ad un tempo anche passato; come quando si dice; Io scriveva quando venne il cor- r/ere;ilpassataimperlctto.yc77Veya indica untempo simultaneo al tempo indicato dal Passato venne, e d è da questo determinato. E quando dico ad un a- mico che incontro: Feniva da eoi, il verbo veni- va indica un tempo appena passato rispetto al mo- mento in cui parlo , e le circostanze del discorso lo determinano ad indicare un tal tempo. II. Il Futuro passato dinota un tempo posteriore . h ' / a quello , iu cui si parla , ma anteriore ad un tempo futuro, indicalo dalle circostanze del discor- so; come quando si dice; Avrò scriit o, allorché arriverà il corriere-, in tale discorso, avrò scritto indica un tempo futuro, relativamente al momen- to in cui si parla; ma indica però un azione fatta prima di un tempo anche futuro, eh’ è appunto quello indicalo dai Futuro arriverà. Tutti è due questi Tempi possono indicare un tempo prossimo a venire, e tutti e due un tempo lontano; si avverta però, che il Futuro passato nelle proposizioni che indicano dubbio, equivale al Passato prossimo ; come quando si dice ; credo , che sarà venuto a quest * ora il maestro ; cioè eh’ è venuto. Ed il Futuro semplice equivale al Presente ; come quando si dice; Quante ore sa- ranno , cioè sono. Altre maniere di dire indicanti il tempo futuro non si conoscono nella nostra lingua ; ^espressioni son per dire, debbo dire , e sim. non indicano sol- tanto il tempo, indicano anche l’idea della signi- ficazione de’verbi sonore debbo-, onde son per di- re non significa semplicemente io dirò ; ma son pronto, son disposto a dire — Debbo dire signifi- ca son nel dover di dire — fio da dire significalo la tal cosa da dire , oppure vi è la tal casacche ' debbo dire. III. Il Presente soggiuntivo indica il tempo presen- ■ te quando si dice ; Credo , che Pietro legga , ed il futuro quando si dice: Partirà egli ? non cre- * do, che parta, cioè, che partirà. Le circostanze - del discorso indicheranno iftempo, che tali espres- sioni possono significare. r3f» JV. Il Passato imperfetto soggiuntivo indica pure un tempo passato prossimo; come quando si dice: Cre- deva , ch’ei non venisse. Ed il Bocc. G. i. N. 7 . lo ha usato pel Passato soggiuntivo; Mangia pa- ne egli disse, il quale mostra , eh egli seco re- casse , cioè che abbia recato. Il Passato imperfetto del Sogg. è sempre pre- ceduto dalla particella se nel senso di supposto che', per esemp. Se la divisione e la gelosia si mettessero fra loro ; se cominciassero ad ammol- lirsi nelle delizie e nell'ozio ; se i primi della na- zione disprezzassero il lavoro e l economia ; se le arti cessassero di essere in onore nella loro città-, se mancassero di buona fede verso i fo- restieri-, se alterassero per poco le regole di un commercio libero-, se trascurassero le loro ma- nifatture , e se cessassero di fare le grandi anti- ' cipazioni , che sono necessarie per rendere le loro mercanzie perfette , vedreste ben presto ca- dere quella potenza che ammirate .he congiun- zioni quand’anche , ancorché vogliono il verbo seguente all’Imperfetto del soggiuntivo; ecrone gli esempi: Farei un viaggio a Roma, ancorché non trovassi compagni — Andrò a Londra , quandi anche , avendo compagni , non volessero venire con me, e vorrei incontrarvi vostro fratello qua- d’ anche fosse sul momento della sua partenza per l’America. V. Il Passato soggiuntivo che io abbia letto ; che io abbia scritto , e sim. indica un tempo passato; ne vaglia il dire, che in questo discorso : Non im- prenderò nulla , pria che non abbia consultalo , ìndichi il futuro , poiché se si ridetta per poco , 1 3 1 si vedrà, che abbia consultalo indica scnsibilissi- mamenfe il passato relativamente al iuturo, indica- to da intraprenderò: e poi lo dimostra anche l’av- verbio pria ; sicché tale espressione indica sempre un tempo passato per rapporto n quello, che indi- ca il verbo che precede, o siegue nella frase istessa. VI. L’espressioni; io avessi letto', io avessi scrìtto , e sim. , precedute dalla particella condizionale se le abbiamo chiamate col nome di Passato condi- zionato ; ma senza tale particella dinotano sempre un tempo passato; e se in questa frase: Lo pregai, che avesse parlato in mio favore , sembri un fu- turo, non è tale, poiché, se si considera per rappor- to alla preghiera, che dovette precedere, indica un passato per rapporto al tempo in cui si parla. VII. Il Tempo condizionale tiene due sole espressio- ni differenti, cioè scriverei, ed avrei scritto-, leg- gerei, cd avrei letto-, ma certi Gramatici chiama- no l’ una Imperfetto , e l’altra Piuccheperfetto ; io dico, che scrìverei indica il tempo presente; come: Scriverei ora,se avessi la penna. Ed il fu- turo; come: Mi ha promesso che scriverebbe-, Mi ha giurato che scriverebbe-, Mi ha assicurato che verrebbe. Ma Si usa il Condizionale per lo Futuro , perché si suppone, che l’adempimento di una promessa deb- ba dipendere quasi sempre da qualche condizione. RELAZIONI De’ Tempi dell’ indicativo con quelli del soggiuntivo. Regola I. Allorché il verbo della proposizione prin- cipale è al Presente o al Futuro , si mette al Pre- I * igitized by Google i3a sente del soggiuntivo quello della proposizione subordinata, se si vuol’ esprimere un tempo pre- sente o futuro; ma si mette al Passato, se si vuol esprimere un passato; eccone gli esempi: Bisogna che colui che vuol’ insegnare un’ arte, la cono- sca a fondo , che ne dia delle nozioni chiare , precise , e ben digerite ; che le faccia entrare ad una ad una nello spirito de’ suoi discepoli , e sopra tutto che non aggravi la loro memoria di regole inutili , o insignificanti — - Bisognerà eh’ egli si rendei alla forza della verità, quando si sarà permesso che la medesima apparisca nel suo vero giorno — Per essersi Roma elevata a tal punto di grandezza , bisogna che abbia avu- to una serie non interrotta di grandi uomini. Ma sebbene il primo verbo sia al Presente , o al Futuro , si può mettere il secondo all’Imper- fetto del sogg. , o al Condizionato, quando debba esserci nella frase qualche espressione condiziona- le: esempi: Non v’ è opera , per perfetta che si supponga , che non prestasse da dire alla cri- tica ; se si esaminasse a rigore sótto tutti gli aspetti — Dubito che la sua opera avesse ava- ro il suffragio dei conoscitori , se egli non si fosse deciso a farvi i cambiamenti che avete giudicato necessarj . Regola IJ. Se il verbo della proposizione principale ò all’ Imperfetto, al Pass, prossimo, al Pass, ri- moto, al Pass, anteriore , o ad un de’ Condiziona- li, il secondo si pone all’Imperfetto del soggiunti- vo., se si. vuol’ esprimere un tempo presente, o fu- turo; ma si debbe mettere al Pass. condizionato, se si Vuoi’ esprimere un tempo passato; esempi: Il 1 33 Signor di Turcnnenon voleva mai prender nul- la a credenza dai mercanti per (inoro , diceva egli, che ne perdessero unti gran parte , se ac- cadeva, che fosse uccìso — Sarebbe meglio per un uomo che ama veramente se stesso , che per- desse la vita , che d' oscurare il suo onore con qualche azione vile e vergognosa — Ligurgo con una legge aveva proibito , che si facesse lume a quelli che uscivano da un festino la sera , af- fi neh c il timore di non potersi portare alle loro case, gl’ impedisse d' ubbriacarsi — Si servivano di scorza d' albero o di pelli , prima che la car- ia fosse in uso — Andate a domandare a quel vecchio : per chi piantate ? Egli vi risponderà : per gli Dei immortali, che hanno voluto che ap- profittassi del lavoro di quelli che m’hanno pre - ■ ceduto, e che quelli che verranno dopo approfit- tassero del mio. Nelle frasi interrogative, e negative il secondo verbo è per lo più al soggiuntivo; esempi; Qual' è l’insensato che tenga per sicàri if v , vere doma _ 11 1 ■ fellonie voi che nel formare Iddio la re- pubblica delle api, non abbia Egli voluto inse- gnare ai He a comandare con dolcezza, è ai sudditi ad ubbidire con amorei — Non avrete inaila pace ne con voi stesso, nè cogli altri, a meno che non vi applichiate sinceramente a re- primere Ut vostra impetuosità naturale. li verbo è egualmente al soggiuntivo dopo il superlativo relativo;esemp La ricompensa la più lusinghiera che un uomo possa raccogliere dai di lui lavori, e la stima di un pubblico illuminato. I Pronomi relativi vogliono talvolta il vtp'bo al J 34 SC** intuivo; esemp. Qual’ è lo scrittore che non provi quu!* , a volta dei momenti di sterilità e di languore ? — Nonv’è nel cuore dell’uomo un movimento che Dio non produca — Che viva , che regni, e che faccia lungo tempo la felicità di una nazione che ama , e da CU! è adorato. Dei Numeri del verbo. D. Che cosa intendete pér Numero del V erbe ? R. Per intendersi che cosa è il Numero del verbo ; è da osservarsi, che ogni Tempo del verbo tiene sei espressioni; tre che indicano lo stato di un sogget- to solo, e tre che indicano lo stato di più; le pri- me si dicono di Numero singolare , e le altre di Numero plurale; come: lo scrivo. Tu scrivi. Colui scrive. Noi scriviamo. Voi scrivete. Coloro scrivono. Singolare. Plurale. press ioni dicesi Nume- ro del verbo. . Scrivo si dice di Numero singolare , perche indica lo stato di una sola persona che parla. Scrivi si dice di Numero singolare, perche indica 0 stato di una sola persona che ascolta. , Scrive si dice di Numero singolare , perche indica Io stato della sola persona di cui si parla. Scriviamo si dice di Numero plurale , perchè indica lo stato di più persone che parlano. • Scrivete dicesi di Numero plurale , perche indica lo stato di più persone che ascoltano. I 1 35 Scrìvono dicesi di Numero plurale, perchè indica lo stalo di più persone di cui si parla. Da tutto ciò che si è detto, rilevasi, che due Nu- « meri si distinguono in ogni Tempo del verbo; che sono il Singolare , c’1 Plurale. Delle Persone del verbo. D. Che cosa sono le Persone del Verbo ? R. Per meglio intendere che cosa sono le Persone del verbo, giova ricordarsi, che ogni Tempo del verbo tiene tre espressioni per lo numero singo- lare, e tre per lo plurale; come: Sing. i. Io leggo. ) 2 . Tu leggi. > Singolare. / 3. Colui legge. ) Plur. x. Noi leggiamo. 1 2 . Voi leggete. > Plurale. 3. Coloro leggono. ) Ciascuna di queste sei espressioni dicesi Persona del verbo. Leggo si dice Persona prima, perchè indica lo sta- to della persona che parla. Leggi si dice Persona seconda , perchè indica lo stato della persona che ascolta. Legge si dice Persona terza, perchè indica lo sta- to della persona di cui si parla. Leggiamo si dice Persona prima , perchè indica lo stalo delle persone che parlano. Leggete si dice Persona seconda , perchè indica lo stato delie persone che ascoltano. Leggono si dice Persona terza , perchè indica lo stalo delle persone di cui si parla. Da tutto ciò che si è detto si rileva , che ogni 4 36 Tempo (lei verbo tiene Ire Persone , ossia tre e- sprcssioni ; la Prima , la Seconda , e la T'orza nel singólare; e tre, cioè la Prima, la Seconda , e la Terza nel plurale. Del Participio. D . Che cosa è il Participio ?.. li. Il Participio è una espressione del verbo, che partecipa anche della natura dell’aggettivo* perchè modifica la significazione del nome sostantivo , at- tribuendogli o un’azione, o uno stato qualunque. Avvertasi, che il Participio essendo una espres- sione del verbo , ne conserva la significazione, c’1 regime. D. Quanti Participj si distinguono nel vèrbo ? K. Due; uno di tempo presente, perchè la sua si- guificazione è presente; come: amante, ciò e colui che ama-, leggente, .-colui che legge ; udente, co- lui che ode. £ l’altro di tempo passato, perchè la sua significazione è passata; come: amato, ciocco- lui eh’ è stato amatp'Jemuto , colui di' è stato te- muto-, udito, colui eh’ è staio udito , c sim. Notasi; I Participj de* verbi terminati in are inflettano in ahte, e quelli de’verbi terminali in <7’e,ed in ire inflettono in etile come amante, leggente, udente , c sim. OSSERVAZIONI Da farsi intorno ai Participj. D. Quali sono queste Osservdzioni ? lt. Eccole; I. I Participj accoppiati a verbi ausiliari ... Avere ed Essere sono veri verbi ; come: lo ho a- malo; io sono amato. ..... ;]I. I- Participj posti per indicare qualche distinzio- ? 3 7 lic, o qualità di un nome senza rapporto al verbo, sono semplici aggettivi, detti verbali , perla sola ragione clic da verbi derivano; come: lo ti trovò con viso ridente ; qui ridente è un aggettivo ver- tale — . Io ti trovo ridente qui è un participio , s, perché significa lo stesso che: lo ti trovo nell’atto che stai ridendo. .*»..v , . III. I Participj ne’ Tempi composti, quando il verbo si accoppia coll’ausiliare Avere, restano invariabi- li, osi accordano col nome, su di cui si termina l’a- zione indicata dal verbo; onde si dice egualmente bene; Io ho scritto una lettera , ed ho scritta • una 1 .. . ... Se poi si accoppiano coll’ausiliare Essere pren- dono delle diverse inflessioni, relative.ul genere ed i al numero del nome del soggetto, con cui debbono accordare; come: Pietro è venuto ; la figlia è ve- - fiuta; i figli sono venuti; le jì glie sono venute — È giunta V ora , si son dileguate le tenebre ; la virtù debb’ essere da tutti abbracciata. I Participj debbono' precedere sempre il nome; onde non sj dice; Pompeo vivente ; Pompeo mor- to; ma vivente Pompeo; morto. Pompeo. IV. Se aV verbo, a cui appartiene il participio pre- sente, può avere un regime, può averlo anche il participio; onde si. dice tenere in jnano la preda ; e nel Bocc. ;tenenté nelle sue mani la preda tan- to seguita. Se il verbo è intransitivo, o di signi- ficazione assoluta, e hon ha un regime assoluto , ma soltanto un termine di rapporto, può averlo anche il participio, come in Giov. Vii. L.II. C.3. Or non è questa terra quasi una gran nave portante uomini tempestanti , pericolanti , sog- giace nti a tanti marosi , e a tante tempeste. 1 3*8 \ Del Gerundio. D. Che cosa è il Gerundio? R. Il Gerundio e una espressione del verbo, la qua- le indica uno stato simultaneo , o precedente a quello indicato da un altro verbo, che si dice principale. Il Gerundio non ha alcuna determinazione ,di tempo, poiché indica l’azione, o lo stato indicalo dal verbo principale; come quando si dice: Leg- gendo la storia di Roma,ammiro la virtù de’ pri- mi tempi della Repubblica. Ma se si vuole indicare un’azione fatta prima di quella indicata dal verbo principale, si darà al Gerundio una forma composta dal Gerundio dell’ausiliare avere , o essere , e dal participio passato del verbo; come quando si dice: Aven- do incontrato l'umico , gli ho detto, cc. — Es- sendo passato per Nola , l’ ho veduto. Ciò po- sto, si vede bene, che Due OerUndj tiene ogni verbo ; uno semplice ; come; amando', temendo", udendo ; e l’altro coni- ^ posto; come: avendo amato-, avendo temuto-, a- vendo udito ; essendo andato ; essendo venuto , e sim. AVVERTIMENTO. Se si vuol premettere al Gerundio la preposi- zione in; come: In vedendo V amico, l’ho ab- bracciato; qui il Geruudio dinota chiaramente il momento, ossia l’atto in cui ho veduto l’amico. Da ciò si rileva, che il Gerundio equivale ad un nome sostantivo, che significa l’atto di fare, o di essere ciò che significa il verbo da cui deriva : di / ■ vusr.fi ,..'u Digfflgw^y^ooffty fatti, in vedendo non significa l’atto di vedere, o il momento in cui si vede? Dicono i Gramatici , che in tal caso il Gerundio ha forza d’ indefinito ; come nel vedere. Ma l’indefinito vedere ih tal caso non fa egli le veci di sostantivo? Dunque an- che il Gerundio fa le veci del sostantivo. D. Che differenza passa tra il Participio , e’I Ge- rundio? R. La differenza che passa tra il Participio, e’1 Ge- rundio è questa, che il primo indica l’abito di uno _ stato, di un’azione; come quando si dice: Didone amante , è Io «tesso che Didone ha V abito di a- mare. E 1’ altro indica 1’ atto dell’ azione ; come quando si dice : Didone amando , significa lo- stesso che Didone nell’ atto di amare. OSSERVAZIONI Da farsi intorno al Gerundio. D. Quali sono queste Osservazioni ? R. Eccole ; I. Si è detto , che il Gerundio non ha determinazione alcuna di tempo; poiché la pren- de dal verbo principale; eccone gli esempi ; Andando a Bologna , passai per Roma; cioè allorché andai ec. -, . ; Andando a Bologna , passerò per Roma) cioè allorché andróne c. Il Gerundio composto indica Un tempo anteriore a quello indicato dal verbo principale; come: Essendo arrivato, si ricordò. II. JVòn sempre il Gerundio si rapporta al soggetto della proposizione; come nel Bocc. Quivi trova- rono i giovani giocando dove lasciati li aveva- n ° — Trovato Ruggieri dormendo , lo incomin- ciò a tentare. IH. Allorché il Gerundio si risolve nell 'indefinito, i nomi personali io, e tu non mutano Caso; come; Per non saper io cantare ; Per non saper tu suonare , non fummo considerali. IV. goi pronomi egli ed ella può dirsi egualmente; Leggendo egli,' e leggendo lui, leggendo ella , ' leggendo lei. Ma se il Gerundio si risolve nell in- definito, dirassi, come si è detto di io e tu; Per legger egli ; per legger ella. D. Quando si usa il Gerundio? . . E. In due casi si può usare il Gerundio; I. Allorché il nome, a cui si riferisce, è soggetto della propo- sizione; come: I fratelli vedendo Giuseppe , pen- sarono di ucciderlo. II. Allorché vicn posto as- solutamente , ossia, come 1’ Ablativo assoluto de’ Latini ; ma in tal caso debbo precedere il so- stantivo, ossia il soggetto, per evitare 1’ anfibolo- gia; come per esempio; Vivendo Pompeo , Cice- rone nonfu adulatore ; Morto Pompeo , Cicero- ne impiegò te più basse adulazioni per riconci- liarsi con Cesare , e non già Pompeo morto. D. Vi resta altro a dirmi della natura del Ge- rundio? . R. Debbo dirvi, clic il Gerundio indica lo stato oc soggettò, o la cagione, e le circostanze di qualche azione; e che la sua significazione ò dipendente, e determinata da quella indicata da un altro ycibo, mi spiego meglio; in tutte le frasi in cui si trova il Gerundio , vi è sempre un altro verbo detto - , principale , con cui il Gerundio, ossia 1^ s ^ a ® 1 “ , gnificazione ha un [rapportò, di dipendenza ; dal clic si rileva, che non indica che uno stalo passeg- gierò , una circostanza , o toj mezzo per eseguire \ «4; ciò che significa il verbo principale; come quando si dice: Chi impedisce di dire la verità ridendo ? in tale discorso dire è il verbo principale, a cui il Gerundio ridendo è subordinato, come indicante il mezzo per dire la verità. capo in. CONIUGAZIONE. D. Che cosa significa conjugare un verbo ? R. Significa recitarne tutte i’ espressioni in ragion di Modo , di Tempo , di Numero , e di Persone. D. Dite ora come sono i Tempi del verbo ? R. I Tempi del verbo altri sono Semplici, -, ed altri Composti dal participio del verbo che si conjuga, e dall’ausiliare; i primi sono: Io leggo; io legge- va ; io lessi ; io leggerò; leggi tu; che io legga; che io leggessi;io leggerei. E gli altri: ho letto , aveva letto , ebbi letto , abbia letto , avrei letto , avessi letto , avrò letto. D. Dite ora come possono essere i verbi relativa- mente alla loro Conjugazione. R. I verbi relativamente alla loro Conjugazione , possono essere Regolari , o Irregolari , come ve-* dromo a suo luogo. CONIUGA ZI ONE DE’ VERBI AUSILIARI AVERE , ed ESSERE. D. Conjugate il verbo AVERE. R. Eccomi. Modo indicativo. \ Presente. Sing. Io ho. Plur. Noi abbiamo. Tu hai. Voi avete. Colui ha. Coloro hanno Passalo imperfetto. Sing. Io aveva. Plur. Noi avevamo. Tu avevi. Voi avevate. Colui aveva. Coloro avevano. Passato rimoto. Sing. Io ebbi. Plur. Noi avemmo. Tu avesti. Voi aveste. Colui ebbe. Coloro ebbero. Passato prossimo. Sing. Io ho avuto. Plur. Noi abbiamo avuto. Tu hai avuto. Voi avete avuto. Colui ha avuto. Coloro hanno avuto. Passato anteriore 1 ,° Sing. Io aveva avuto. Plur. Noi avevamo avuto. Tu avevi avuto. Voi avevate avuto. Colui aveva avuto. Coloro avevano avuto. Passato anteriore a. 0 Sing. Io ebbi avuto. Plur. Noi avemmo avuto. Tu avesti avuto. Voi aveste avuto. Colui ebbe avuto. Coloro ebbero avuto. Futuro semplice. Sing. Io avrò. Plur. Noi avremo. Tu avrai. Voi avrete. Colui avrà. Coloro avranno. 1 Sing. Sing. Sing. Sing. S. Modo imperativo. Presente. Abbi tu. Piar. Abbiamo noi. Abbia colui. Abbiale voi. Abbiano coloro.. Modo soggiuntivo. Presente. Che io abbia. Piar. Che noi abbiamo Clie tu abbi. Che voi abbiate. Che colui abbia. Che coloro abbiano. Presente condizionale. Io avrei. Plur. Noi avremmo. Tu avresti. Voi avreste. Colui avrebbe. Coloro avrebbero. Imperfetto soggiuntivo. Che io avessi. Plur. Che noi avessimo. Che tu avessi, Che voi aveste. Che colui avesse. Che coloro avessero. Passato soggiuntivo. Che io abbia avuto. P. Che noi abbiamo avuto. Che tu abbi avuto Che voi abbiate avuto. Che colui abbia avuto. Che coloro abbiano avuto. Passato condizionato. S. Se io avessi avuto. P. Se noi avessimo avuto. Se tu avessi avuto. Se voi aveste avuto. Se colui avesse avuto. Se coloro avessero avuto. Passato condizionale. Io avrei avuto. v P. Noi avremmo avuto. Tu avresti avuto. Voi avreste avuto. Colui avrebbe avuto. Coloro avrebbero avuto. Passalo futuro. Quando io avrò avuto. P. Quando noi avremo avuto. Quando tu avrai avuto. Quando voi avrete avuto. Quando colui avra avuto. Quando coloro avranno avuto. Modo indefinito. Presente \ Avere. Passato, Aver avuto. Participio attivo ; A» vente. Passivo^ Avuto. Gerundj\ Avendo. Avendo avuto. Diverse significazioni del verbo A FERE Abbiatelo per fatto significa tenetelo per fatto. Abbiatelo per detto significa ricordatevene nell'occasione , S. s. *44 Aver il capo altrove significa pensare ad altro , Aver da fare significa essere occupato. Aver in pregio significa stimare. Aver per costume significa essere avvezzo. Aver poco sale in zucca significa aver poco giudizio. Aver il vizio nelle ossa significa essere viziosissimo. Aver per ignorante significa tener per ignorante. Nota ; Si usa spesso il verbo Avere preceduto dalla pre- posizione a, o da in vece del verbo Dovere ; dicendosi; Io ho da fare \ Io ho da scrivere per debbo fare , per debbo scrivere. Il verbo Avere serve di Ausiliare a se stesso. D. Conjugale il verbo ESSERE. R. Eccomi ; Modo indicativo. Presente. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Io sono. Plur. Noi starno. Tu sei. Voi siete. Colui è. , Coloro sono. Passalo imperfetto. Io era. Plur. Noi eravamo. Tu eri. Voi eravate. Colui era. t . Coloro erano. Passalo ri moto. Io fui. Plur . Noi fummo. Tu fosti. Voi foste. Colui fu. Coloro furono. Passalo prossimo. Io sono stato. Piar.. Noi siamo stati. Tu sei stato. Voi siete stati. Colui è stato. Coloro sono stati. Passato anteriore i.° Io era stato. Plur. Noi eravamo stati,. Tu eri stato. Voi eravate siati. Colui era stalo. Coloro erano stati. Passalo anteriore a.“ Io fui stato. Plur. Noi fummo stati. Tu fosti stalo. Voi foste stati. Colui fu stato. Coloro furono stali- Sing- Sing . Sing. Sing. Sing. Sing. . j < v . Sing. ì k «V Sing . Io «arò. Tu sarai.- Colui «ari. Sii tu. Sia colui. Che io sìa, Che tu sii. „ ' «45 Futuro semplice. Piar. Noi saremo. v Voi sarete. . Coloro saranno. Modo imperativo. Presente. Piar. Siamo noi. * Siate voi. - Siano coloro. Modo soggiuntivo. Presente. Piar. Che noi siamo. ... Che voi siate. Che colui «ia. Che coloro siano. Presente condizionale. Io sarei. . Plur. Noi saremmo. Tu saresti. Voi sareste. Colui sarebbe. , Coloro sarebbero. Imperfetto soggiuntivo. Che io fossi. Plur. Che noi fossimo. Che tu fossi. Che voi foste. Che colui fosse. Che coloro fossero. Passato soggiuntivo. Che io sia stato. Plur. Che noi siamo stati. tu , s ! 1 Che voi siate stati. Che colui sia «tato. Che coloro siano stati. Passato condizionato . Se io fossi stato. Plur . Se noi fossimo stati. f t “ foss .' stat0 ’ Se voi foste stati, ui fo^se stato. Se colòno fossero stati. Fattalo condizionale. Io sarei stato. f : ^ Plur. Noi saremmo stati.' Iu saresti staio. Voi sareste stati. Colui sarebbe stato. Coloro sarebbero stati. Passato futuro. Quando io «arò stato. PI, Quando noi saremo stali. Quando tu sarai stato. Quando voi sarete stati. Quando colui sarà Quando coloro saranno* «tato. , > «tati. Ita .Digitized by Google Modo indefinito. Presento ; Essere.' Passato ; Essere slato. Participio. Sta- to. Gerundj \ Essendo. Essendo stato. Diverse significazioni del verbo ESSERE. Essere per la mala via significa rovinarsi , essere in cat- tivo stato. k Essere per le frette significa essere perduto. Essere fuor di Bologna significa non saper nulla] essere ignorane A ''•® ,J - Essere a cavallo significa essere fuori d' imbarazzo. Essere per fare significa esser sul punto , sulle mosse ili fare. Esser da qualche cosa -significa essere buotlo a qualche cosa. t Esser da poco significa aver poco genio. ■ Esser di giovamento' significa giovare. Conjugazione de ’ verbi. D. Si è detto. Clic ì verbi relaiiymfitftts alla Con- jugazionc sono, iugulali, o Irregolari; ditemi orti quali sono i Regolari, e quali gl Irregolari. R. Si didono Regolari quelli, eh* iti tutte le infles- sioni de’ loro Tempi, sieguono costantemente una Norma comune, di modo citò, Sapendosi cojijuga- re uno di essi, si sapranno coujugare tulli gli altri della stessa classe (conjugazione). ,n .gi- dicono 1 Irregolari quelli, che in alcune delle Iotò inflessioni si ‘allontanane dall a Norma comune. ■'* lii tutte Te Lingue il numera de’ verbi Regolari è. molto più considerabile di quullo degl’ 1 r regola- ri ;che perciò i primi sono più importanti ad ap- prendersi, 'essendo ancora più tacili; Sicché corni n- . ce remo prima, dalla loro G.onjugazionc; ma c, 11 ^ C£s$ai;io però sapersi prima la loro iiidu.ssj.one prt- *,i miti va, e le loro differenti Gonjùgazioni, itoti che la formazione di- tutt’ i loro lempi. Dell' Inflessione primitiva de verbi. D. In quante maniere inflettono i nostri verbi ? R. I nostri verbi inflettono in tre maniere, cioè in, ARE ; come : Sàmare cantare , saltare, e sirn-. ERE', come: temere, godere credere, e swn. IRE ; coinè : sentire, mentire, dormire, e siili. Da ciò si rileva, clic tre Norme diverse abbia- mo, ossia tre Conj umazioni. Il verbo Amare servi- rà di norma per quelli terminati i nAtre; il verbo Credere per quelli terminali in Ere ; e Sentire per quelli terminati in Ire. Metodo facile per apprendere a conjugare i verbi. Noi abbiamo ristretto tutt’i Tempi diverbi a sette, de’ quali quattro sono generali, perche han- no le loro inflessioni simili in tutt* i verbi, e negli altri tre non v’ è che una sola lettera a cambiare nell’ inflessione di terza Persoua, per così rendere aneli’ essi generali, e ridurre così tulle e tre le Coujugnzioui ad una. D. Quali sotto i quattro Tempi generali? II. Sono il Passato imperfetto , il Futuro sempli- ce , il Presente condizionale , e l ’ Imperfetto soggiuntivo. D. Quali sono le inflessioni del Passato imperfetto? II. Sono; va, vi, va,, vamp , vate, vano. D . Quali sono le inflessioni del Futuro semplice ? II. Sono: t;o, vai, rà, remo, rete , ranno, D . Quali sono quelle del Presente condizionale? il. Sono; rei , resti , rebbe, remino, reste , r ebbero. IJ. Quali quelle dell’ Imperfetto soggiuntivo? Il- Sono; ssi, ssi , sse, ss imo, ste, ssero. D. Donde si formano questi quattro Tempi ge- nerali ? Bigilized by Google 148 R. Dall’ Indefinito presente. „ D. E come ? R. Si cambia l’inflessione re degl’Indcfinili de’verbi amare, credere, sentire in va, e si avrà il Pas.imp. Ornava, credeva, sentiva-, c così di tutt’i verbi. Si cambia in rò, e si troverà il Futuro semp. Ornerò, crederò , sentirò. Si muta in rei, e ne nascerà il Pres. condizio- nale Amerei, crederei, sentirei. E finalmente in ssi, ed avrassi l’Imperfetto sogg. Amassi , credessi, sentissi. Notasi però, clic il Futuro semp., e’IPres.cond. de* verbi terminali in^re, inflettono in ero, ed in crei; c non già in arò, arci-, onde nella formazio- ne di questi due Tempi, dopo di aver cambiato il re in f-o pelFuluro, ed in rei pel Prcs.cond.,deb- besi mutare pure la vocale a, clic precede il rò, ed il rei, in e; dicendo: amerò , amerei, c non già a- marò, amarci ; dicasi egualmente di tutti gli altri. 1). Quali sono gli altri tre Tempi , che per render- li generali , non vi si ha da cambiare che una sola lettera nell* inflessione di terza Personal li. Sono il Pass, rim., il Pres. dell’indicativo, ed il Pres. del soggiuntivo. D. Come si formano questi tre Tempi ? R. Per formare questi tre Tempi debbesi, prima di tutto, togliere P inflessione re dell’Indefinito, indi cambiare l’ultima voéale clic resta (A). Per formare il Pass. rim. si cambia quest’ultima vocale in ai in tutt’ verbi terminati in A re ; come: amare, amai ; cantare , cantai, e siili. Nei verbi (A) Tale vocale tlicesi Caratteristica. r " *49 terminali in Ere, si cambia in et, come: credere , credei ; temere , temei, e sim. Ed in quelli tei mi- nati in ire, si muta in ii\ come: sentire , sentii ; u- dire, udii, e sim. Per formare il Prcs. dell’ind. di tutt’i verbi , si muta la detta vocale in o; come: Amare , Cre- dere, Sentire ; Amo , Credo, Sento. Per formare il Prcs. del sogg., si cambia detta vocale in i nei verbi terminati in Are, evi in a iti quelli terminati in Ere, ed in Ire ; come: Amare , Credere, Sentire ; Ami, Creda , Senta. D. Quali sono le inflessioni del Pass, rimoto? R. Eccole — Nei verbi terminali in ARE. Sitig. Ai asti,ò. P.Ammo,aste,arono. ERE. Sing.Ei,esti,è.P . Emmo, este,erono. IRE. Sing. li, isti, ì. P. Irnmo, iste, irono. D. Quali sono le inflessioni del Pres. indicativo? R. Eccole — Nei verbi terminati in ARE. Sing. O, i , a. P. Iamo, afe, ano. ERE. Sing. O, i, e. P. Iamo , ete , ono. IRE. Sing. O, i, e. P. Iamo, ite, ono. D. Qualisono le inflessioni del Pres. soggiuntivo? R. Eccole — Nei verbi terminati in ARE. Sing. I, i, i. P. Iamo, iate, inò. ERE. Sing. A, a, a. P. Iamo, iate, ano. IRE, Sing. A, a, a. P. Iamo, iate , ano. D. Qualisono i Participj ? R. Quelli de’ verbi terminati in ARE ; sono: Ato, ata, ati, ale. ERE ; sono: Uto, uta, uti , ute. /, IRE; sono: Ito, ila, iti, ite, Digitized by Google i5o PRIMA CONIUGAZIONE de' Verbi terminati in ARÉ. AMARE D. Cónjugatelo. fi. Eccomi : *• • ft • Ki 1 esitisi * . • Smg. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Modo indicativo. Presente. > • Io amo. Piar. Noi amiamo. Tu ami. Voi amale. Colui ama. Coloro amano. Passalo imperfetto. Io amava. Piar. Noi amavamo. Tu amavi. Voi amavate. Colui amava. Coloro amavano. Passato rimolo. Io amai. Plur. Noi amammo. Tu amasti. Voi amaste. Colui amò. Coloro amarono. Passato prossimo. Io lio amato. Piar. Noi abbiamo amalo. Tu hai amato. . Voi avete amalo. Colui ha amato. Coloro hanno amato. Passalo anteriore 1 .° Io aveva amato. Plur. Noi avevamo amato. Tu avevi amato. Voi avevate amalo. Colui aveva amato. Coloro avevano amato. Passato anteriore 2.° Io ebbi amalo. Plur. Noi avemmo amato. Tu avesti amate- Voi aveste amato. Colui ebbe amato. Coloro ebbero amato. Futuro semplice. Io amerò. Plur. Noi amerenjo. Tu amerai. » Voi amerete. Colui araerh- s Coloro amerauno. Modo imperativo. A )\ \ Presente. Ama tu. Piar. Amiamo noi. Ama colui. Amate voi. Amino coloro. ( r / \ t5i , ’ Modo soggiuntivo. > , i Presente . - Che fo ami. Plur. Che noi amiamo. Che lu ami. Che voi amiate. Che colui ami. Che coloro amino. Presente condizionale. Io amerei..; Plur. Noi ameremmo. Tu ameresti. • Voi amereste. Colui amerebbe. Coloro amerebbero. ; Imperfetto soggiuntivo. Che io amassi. Plur . Che noi amassimo. Che tu amassi. Che voi amaste. Che colui amasse. Che coloro amassero: Passato soggiuntivo. S. Che io abbia amato. P. Che: noj abbiamo amato. Che tu abbi amato. Che voi abbiate amato. Che colui abbia amato. Che coloro abbiano amato. Passato condizionato. S. Se io avessi amato. P. Se noi avessimo amato. Se tu avessi amalo. ..Se voi aveste amalo. Se colui avesse amato. Se coloro avessero amato: Passato eondisionale. S. Io avrei amato. P. Noi avremmo amato. Tu avresti amato. Voi avreste amato. Colui avrebbe amato. > Coloro avrebbero amalb: Passato futuro. S. Quando io avrò amato. P. Quando noi avremo amato: Quando tu avrai amalo. Quando voi avrete amato. Quando collii avra a- Quando coloro avranno malo. amalo. ' Modo indefinito. 1 Presente ; Amare. Passato ; Aver amato. Participio at~ tivo ; Amante. Passivo ; Amato. Gerundj ; Amando. Avendo amato. .. !.. Cosi si conjugauo tutti gli altri terminati in Are. &ihg. Sing. Sing. Eccone Alterare. Arrivare. Arrogare. Burlare. una lista : Affocare. Alterare. Assiderare. Calcitrate. Agitare. Annichilare. Bendare. Capitare. / \ i5a Comperare. Contaminare. Destare. Dubitare. Faticare. Germogliare. Illuminare. Incorporare. Litigare. Mormorare, dominare. Palpitare. Procrastinare. Refrigerare. Rohorare. Schiccherare. Sgombrare. Superare. Tollerare. Vigilare. Urlare. Sing, Sing Considerare. Corroborare. Dissipare. Eccettuare. Felicitare. Giurare. Irritare. Interrogare. Istigare. Navigare. Noverare. Penetrare. Pullulare. Ristorare. Ruminare. Seminare. Svernare. Suppeditare. Tumultuare. Vituperare. Avvertasi, che tuffi Verbi terminali 'in car, dotto li net Tempi, , n cui il c, al ,1 „ s .£ tatto dinanzi alla vocale *, o /; c ciò si ferini esente indicativo, e soggiuntivo, nel Futuro scn P e ncl Presente condizionale: vediamo nella Conjugazione del verbo k peccare Riodo indicativo. . t Presente. Tu pc'Thi. J> ‘“ r ' S°| P'“hi«mo. C„tui pecca Passato imperfetto. Tu^peccavi. F ‘“ r ' P***"™- peccava. CoW^^au». Desinare. • Desiderare. Dominare. Errare. Figliare. Imitare. Iterare. Irritare. Inventare. Necessitare. Occupare. Precipitare. Recitare. Ripare. Scalpitare. Simulare. Spettorare. Suscitare. Ventilare. Vibrare. Untare, e sim. V' ► / m v v Passato rimoto. Io peccai. P/ur. jv 0 i peccammo, u peccasti. Yoi peccaste, olui peccò. Coloro peccarono. Passato prossimo. Io ho peccato. Piar. Noi abbiamo peccato. r u , ^ a ' P eccat o. Voi avete peccato. Colui ha peccato. Coloro hanno peccalo; Passato anteriore r.° Io aveva peccato. Piar. Noi avevamo peccato. Tu avevi peccato. Voi avevate pecca(o. Colui aveva peccato. Coloro avevano pec- cato. Passato anteriore 2. 0 o ebbi peccalo Pl ur . Noi avemmo peccato. Tu avesti peccato. Voi aveste peccato. Colui ebbe peccato. Coloro ebbero peccate. Futuro semplice. *ing. lo peccherò. P/ur. Noi peccheremo. Voi peccherete. Coloro peccheranno. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Tu peccherai. Colui peccherà. ^ Modo imperativo , Presente. Pecca tu P/ur. Pecchiamo noi. Pecca colui. Peccate yoi Pecchino coloro. modo soggiuntivo ■. r , . Presente. Che !u pacchi. PlUT ‘ S! pCCt * Ìamo - Che colui pecchi. Se V °]‘ pecch,a ‘?' V» , coloro pecchino. j , * resente condizionale. B ' Tu p f cc k ereK . P/«r. Noi peccheremmo. ColuiT K eSl, Lu Voi pecchereste. Colui peccherebbe. Coloro peccherebbero. X.- r , . ^'perfetto soggiuntivo. Che tu peccassi” Se® D °' peccassimo - Che co,u P i peccasse £5® V °l peccasle ’ peccasse. Che coloro peccassero. Digitized by Google 1 54 . . Passato soggiuntilo. S Che io abbia peccalo. P. Che noi abbiamo peccalo. ' Clic tu abbi peccalo. Che voi abbiate peccalo, Clie colui abbia peccalo. Che coloro abbiano pec- „ . , calo. Passato condizionato. Sina. Se io avessi peccato. Piar. Se noi avessimo peccato. ° Se lu avessi peccato. Se voi aveste peccato. Se colui avesse pec- Se coloro avessero pec- cato. . . , cal0 ' Passato condizionale. Sinn Io avrei peccato. Piar. Noi avremmo peccalo. 8 Tu avresti peccalo. Voi avreste peccato. Colui avrebbe pec- Coloro avrebbero pec- cato. cal0 ‘ Passalo futuro. Sing. Quando io avrò pec- Piar. Quando nói avremo cato. Quando tu avrai pec- cato. Quando colui avra peccato. peccato. Quando voi avrete peccato. Quando coloro avran- no peccalo, Modo indefinito. . . Presente ; Peccare. Passato ; Aver peccato. Partici- T io attUo- Peccante. Passivo; Peccato. Gerundi Pec- cando. Avendo peccato. . ,, Cosi si conjugano i verbi pagare , pregare , indie re , e sim. SECONDA CONIUGAZIONE. De’ Verbi terminati in ERE. ■ ^ V CREDERE , . I T). Cotij ubatelo. R. Eccomi, . Modo indicativo. Presente. Sing. Io credo. P^r. Noi crediamo. Tu credi. Voi credete. Colui crede. Coloro credono, ■4 * Digitized by Google • • ** * ■» . ■ i55 Passalo imperfetto « Sing. ' lo credeva. . Plur. No» credevamo. Tu credevi. Voi credevate. Colui credeva. .• ■ Colori), credevano» Passalo rimoto. Sing. Io credei. Plur. Noi credemmo. Tu credesti. . Voi credeste. • Colui credè. Coloro credettero. Passalo prossimo. Sing. Io ho creduto. - Plur. Noi abbiamo creduto. Tu hai creduto» Voi avete' creduto. Colui ha creduto.' Coloro hanno creduto. Passato anteriore i.° Sing. Io aveva creduto. Plur. Noi avevamo creduto. Tu avevi credulo. Voi avevate creduto. Colui aveva credulo. Coloro avevano creduto. Passato anteriore a . 0 Sing. Io efebi credulo. Plur. Noi avemmo creduto.' Tu avesti creduto. Voi aveste creduto. Colui ebbe creduto. Coloro ebbero creduto. Futuro semplice . Sing. Io crederò. Plur. Noi crederemo. Tu crederei. Voi crederete. Colui crederò. Coloro crederanno. Modo, imperativo. » Presente. Sing. Credi tu. Plur. Crediamo noi. Creda colui. _ Credete voi. Credano coloro*. Presente soggiuntivo. Sing. Che io creda* Plur . Che -noi crediamo. Che tu creda. Che voi crediate. Che colui creda. Che coloro credano» Presente condizionale. Sing. Io crederei. Plur. Noi crederemmo. Tu credesti. Voi credereste. Colui crederebbe. Coloro crederebbero. Imperfetto soggiuntivo. Sing. Che io credessi. Plur. Che noi credessimo. Che tu credessi. Che voi credeste. Che colui credesse. Che coloro credessero. -HSK ' 1 •'/SfflÈS» — Qigitized by Google i 56 Passato soggiuntivo. S. Che io abbia creduto. P. Che noi abbiamq credute. Clie tu abbi creduto. Che voi abbiate creduto. Che colui abbia credalo. Che coloro abbiano cre- duto. Passato condiiionalo. S. Se io avessi creduto. P. Se noi avessimo creduto. Se tu avessi creduto. Se voi aveste creduto. Se colui avesse creduto. Se coloro avessero creduto. Passato condizionale. S. Io avrei creduto. P. Noi avremmo creduto. Tu avresti creduto. Voi avreste creduto. Colui avrebbe credulo. Coloro avrebbero creduto. Passato futuro. S. Quando io avrò creduto. P. Quando noi avremo cre- Quaudo tu avrai creduto. duto. Quando colui avrà ere- Quando voi avrete creduto, duto. Quando coloro avranno cre- duto. Modo indefinito. Presente ; Credere. Passato ; Aver creduto. Parti- cipio attivo ; Credente. Passivo ; Creduto. Gerundj \ Credendo. Avendo creduto. D. Che cosa dovete osservare intorno ai Verbi di questa Conj ugazione? R. Debbo osservare, che triti’ i verbi di questaCon- jugazioiie hanno, come il Verbo Credere, due iu- flest ioni nel Passato rimoto; cioè; Sing. Ei-Esti-è. Plur. Emmo-Este-Erono. Etti-E sii-Ette. Emmo-Esle - E litro. ■ -> il«- i/ for ■ ■ vi-.’. £' ' Li 11 . '*> inrr • r- Ó: Mr ~ tUV >i tu'... i tohtO T; in . y ni -anr* / \ 157 Eccone una lista* Indefinito. Postato rimoto. Participio. Bevere , o bere. Ei , Fendere. Ei j Fremere. Ei , Gemere. Ei » Mietere. 1 Ei , Pascere. Ei * Pendere. Ei , Ricevere. Ei , Rilucere. Ei , Splendere. Ei , Serpere. Ei , Stridere. Ei i , Fendere. * Ei , Sedere. Ei , Godere. Ei y Tutti questi si conjugano come ./ O etti.» o etti, o etti, etti, etti, etti, etti, etti, etti, etti, etti, etti. o etti. o etti, o etti. Uto. Uto. Uto. Uto. Uto. Uto. Uto. io-fri . 'hrOi.it Uto. Uto.) Uto. Uto.) Uto. Uto. Uto. il verbo Credere TERZA CONIUGAZIONE. De’ Verbi terminati in IRE ') SENTIRE. D. Conjugatelo R. Eccomi. Sing. Sing. Sing. Modo indicativo. Presente . . Io tento. Plur. Noi sentiamo. Tu senti. Voi sentite. Colui sente. Coloro sentono. Passato imperfetto. Io sentiva. Plur. Noi sentivamo. Tu sentivi. Voi sentivate. Colui sentiva. Coloro sentivano., Passato rimolo. Io sentii. Plur. Noi sentimmo. Tu sentisti. Voi sentiste: Colui senti. Coloro sentirono. I i 58 Sin s- Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Passato pros\iino. Io ho sentito. Plur. Noi abbiamo sentito. To hai sentito. , . V9Ì avetq sentito. Colui ha sentito. Coloro hanno sentilo, . • > Passato anteriore i.° o.J [ Io àveva sentito. Plur. '- Noi avevamo sentito^ Tn aSievi sentilo. > > Voi avevate sentito. Colui aveva sentilo.' ■ Coloro avevano sentito,) Passato anteriore a.° Io ebbi sentito. . .. Plur.'. Noi avemmo sentilo. Tu avesti sentito. ■ ■> . Voi aveste sentito. Colui ebbe sentito. ■ > ; Coloro ebbero sentito* Futuro semplice. . ; Io sentirò. . j Plur. Noi sentiremo. Tir sentirai. • Voi sentirete. , Colui sentirà. Coloro sentiranno. • ol ■’ Modo imperativo. , Presente.. Senti tu. Plur. Sentiamo noi. , Solila colai. Sentite vo^., ./ Sentano coloro. Moda soggiuntivo. Presente. Che io senta. Plur. Che noi sentiamo. Clie tu senta. . . _ Che voi sentiate. Sy Y T V Presente condiziontilé. Che colui senta. Clic coloro sentano. Io sentirei. Tu sentiresti. , Colui sentirebbe. Plur. Noi sentiremmo. Voi sentireste’. ‘ Coloro sentirebbero. Jm P e 'M? soggiuntivo. si. Plur. Che nòi'lfcinissimo. Che voi sentiste. Che colobo sentissero. S. Sing. Che io sentissi. Che tu seulisst. Che colui sentisse. Passalo soggiuntivo. Che io abbia sentito. P. Che noi abbiamo sentito. Che, tu abbi sentilo. Che Voi abbiate sentilo. Che colui abbia sentilo. Che coloro abbiano sentilo. • .'munii-* j « VI A v.\% Mio ,. A • ori 1' • l'ft'-'lltecj •’tiA'... 1 .inette miolj ■e .. l5 9 Passato condizionalo. S‘ Se io avessi sentilo. P. Se noi avessimo sentito. Se tu avessi sentito. Se voi aveste sentito. Se colui avesse pentito. Se coloro avessero sentito. Passato condizionale. S. Io avrei Mentito;"''- P. Nor avremmo sentilo. ~"‘Ta avresti sentito. Voi avreste sentito. Colui 'avrebbe sentito. Coloro avrebbero sentilo. ■ i ‘ Passato futuro. p.Quando io avrò sentito, P. Quando noi avremo sentito. Quando tu avrai sentilo. Quando voi avrete sentilo. Quando colui avrà sentito. Quando coloro avranuo sen- tito.. Modo indefinito. Presente ; Sentire. Passato ; Aver sentilo. Participio passivo-, Sentito. Gefund} ; Senléndo. Avendo sentilo. Della stessa maniera sicoujugano tutt’i seguenti: Presente. Passato r.irr\. , Participio. .il:. Indefinito. BòHirev ') Bollo. CònjentiVe. Consento. Convertire. Converto. Cucire. Cucio. Dormire. Dormo! Fuggire. Fuggo, Mentire. Mento. Partire. Parto. Pentirsi. Mi pento. Salire. Salgo. Seguire. Seguo.' Servire. Servo. Sortire. Sorto. Vestire. Vesto* . Bollii. Consentii! Convertii. Cucii. Dormii. F uggii. Mentii. Partii.' Mi pentii. Salii. Seguii. • Servii. Sortii. Vestii. Bolli to. Consentito. Convertito. Cticilo. Dormito. Fuggito. Mentilo. Partito. Pentitomi. Salito. Seguitò. ’* SerVitó. Svinilo. - Vestito. Tutti gli {fitti féfbi terminati i'iP ire sono piu, o meno irregolari; ffiolf i di .essi .inflettono nelPre- sente in isccr, come: digerire , digerisco ; langui- re, languisco , e sim. Di questi nè parlcrenfo i\tl Trattato de’ verbi irregolari. * -n / I i6o Allorché si saprà bene la Conjugaziope de* cin- que verbi, cioè, Avere, Essere , Amare , Crede- re , Sentire , si saprà presso a poco quella di tutti gli altri, poiché le inflessioni de’Tcrapdde’Numeri, e delle Persone di ciascun Tempo , e di ciascun Modo sono sempre le stesse, specialmente quelle de’ verbi regolari. Sarà cosa utilissima però eser- citare i principianti nelle suddette Conjugazioni, combinando più verbi insieme; per esempio. Modo indicativo. Presente. Sing. Io ho un figlio , e ne sono contento. ' / Tu hai un figlio., e ne sei contento. Colui ha un figlio, e n’è contento. Piar. Noi abbiamo un figlio, e ne siamo contenti. Voi avete un figlio, e ne siete contenti. Coloro hanno un figlio, e ne sono coutenti. E così di lutti gli altri Tempi. Si prenderà pure, se piace, per le tre Conjuga- zioni regolari il seguente tema: Io amo Dio , lo temo , e V ubbidisco. Modo indicativo. Presente. Sing. Io amo Dio , lo temo , e 1’ ubbidisco. Tu ami Dio, lo temi, e l'ubbidisci. Colui ama Dio, le teme , e 1’ ubbidisce. Plur. Noi amiamo Dio, lo temiamo, e l' ubbidiamo. Voi amate Dio, lo temete, e l’ubbidite. Coloro amano Dio, lo temono, e l'ubbidiscono. E così di tutti gli altri Tempi. CONIUGAZIONE Dd Verbi passivi. D. Corrugatene uno. R. Eccolo: .u . L.wf'Q : . ai • i-nji'Zi'lA t 'V\ .wliévSb Digitized by dilogie iGi Modo indicativo. Presente. : Sing. Io sono amato. Piar. Noi siamo amati.. Tn sei amato. Voi siete amali. Colui è amato. Coloro sono amati. Passato imperfetto. • Sing. Io era amalo. Piar. Noi eravamo amati. Tu eri amato. Voi eravate amati. Colui era amato. Coloro erano amali. Passato rimoto , » Sing. Io fui amato. Plur. Noi fummo amati. Tu fosti amato. Voi foste amati. Colui fu amato. Coloro furono amali. Passalo prossimo. Sing. Io sono stato amato. Plur. Noi siamo stati amali. Tu sei stato amato. Voi siete stati amati Colui è stato amato. Coloro sono stati amali. Passalo anteriore . Sing. Io era stato amato. P. Noi eravamo stati amali. Tu eri stato amato. Voi eravate stati amati. Colui era stato amato. Coloro erano stati amati. Futuro semplice. Sing. Io sarò amato. Plur. Noi saremo amati. Tu sarai amato. Voi sarete amali. Colui sarà amalo. Coloro sarauuo amati. Modo imperativo . Sing. Sii amato tu. Plur. Siamo amati noi. Sia amato colui. Siate amali voi. Siano amati coloro. Modo soggiuntivo. • • Presente. • Sing. Che io sia amato. Plur. Che noi siamo amati. Che tu sii amato. Che voi siate amati. Che colui sia amato. Che colorosiano amati. Presente condì iionate.\ Sing. Io sarei amato. Plur. Noi saremmo amati. Tu saresti amato. Voi sareste amati. Colui sarebbe amato. Cploro sarebbero amati. IX 1 6a Imperfetto soggiuntivo. S. Che io fossi amato. P. Che coi fossimo amati. Che ta fossi amato. Che voi foste amati. Che colui fosse amato. Che coloro fossero amati. Passalo soggiuntivo. S. Che io sia stato amato. P.Che noi siamo stati amali. Che tu sii-stato amato. Che voi siate stati amati. Che colui sia stato amato. Che coloro siano stali amali. Passato condizionato. S.Se io fossi stato amato. P. Se noi fossimo stati amati. Se tu fossi stato amato. Se voi foste stati amati. Se colui fosse stato amato. Se coloro fossero stati amati. Passato condizionale. «S.Io sarei stato amato. P.Noi saremmo stati amati. Tu saresti stato amato. Voi sareste stati amati. Colui sarebbe stato amato. Coloro sarebbero stati amati. Passato futuro. Quando io sarò stalo Plur. Quando noi saremo amato. stati amati. Quando tu sarai Sta- Quando voi sarete sta- to amato. ti amati. Quando colui sara Quando coloro saranno stato amato. stati amali. Modo indefinito. Presente \ Essere amato. Passato , Essere stato amato. Participio 5 Amato. Gerundj ; Essendo amato. Essendo Stato amato. Della stessa maniera si conjttgano quelli delle al tre. Coni ugazioni . w CAPO IV. Sing. CONIUGAZIONE De’ Verbi irregolari. D. Quali sono i verbi Irregolari? R. Sono quelli clic in alcuni loro Tcmpihanno del- le inflessioni clic si allontanano in tuttofo in parte dalla Norma generale. X iG3 OSSERVAZIONI. I. I verbi Irregolari non sono tali in tutt’i loroTem- pi, e T irregolarità non attacca sempre gli stessi Tempi in tutt’i Verbi. Alcuni sono irregolari nel Presente, altri nel Pass, rimoto, ed altri nei Futuro. II. In tutte e tre le Conjugazioni vi sono degl’/r-s regolari. HI. In tutt’i verbi siano Regolari , sieno Irregola- ri, P Imperfetto soggiuntivo si forma dalla secon- da Persona singolare del Pass. rimoto, cambiando la sillabasti, in ssi, ssi,sse , ssimo,ste, ssero) fa- cendo da amasti, amassi, amassi , amasse, a- massimo, amaste , amassero. Da andasti, andas- si, andassi, andasse , andassimo , andaste, an- dassero. Da sapesti , sapessi, sapessi, sapesse , sapessimo , sapeste, sapessero. Da sentisti, sen- tissi, sentissi, sentisse, sentissimo, sentiste, sen- tissero. IV. Tutt’i verbi irregolari hanno sempre la prima, e seconda inflessione plurale del Presente regolari. V. Tutti i verbi irregolari inflettono con una sola vocale nella prima Persona del Passato rim., ed i regolari con due. CAPO V. Verbi irregolari della prima Conjugazione. D. Quanti sono i verbi irregolari della prima Conjugazione ? R. Sono quattro; Andare, Fare, Dare, Stare. Giova qui osservare che il verbo Fare, stretta- mente parlando , è un verbo irregolare della se- conda Conjugazione , poiché non è che il verbo / i64 latino f 'acere sincopato; si ò posto tra questi per seguire il metodo degli altri Graffiatici, ANDARE, P. Conjugatelo. R. Eccomi : Modo indicativo. Pres. S. Io vado, o vo. Tu vai. Colui Y a. P. Noi andiamo. Voi andate. Coloro vanno. Pas. imp. S. Io andava. Tu andavi. Colui andava. P. Nói andavamo. Voi andavate. Coloro andavano. Pas. rim. S. Io andai. Tu andasti. Colui andò. P. Noi an- dammo. Voi andaste. Coloro andarono. Pas.pros.S. Io sono andato. Tu sei andato. Colui ò andato, ee. Pas. ant. i.° S. Io era andato. Tu eri andato.Golui era ec, Pas. ant. a.° S. Io fui andato. Tu fosti andato, ec. Pitturo semp. S. lo andrò. Tu andrai. Colui andrò. P. Noi andremo. Voi andrete. Coloro andranno. Modo imper. Pres. S. Va tu. Vada colui, P. Andiamo noi. Andate voi. Vadano coloro. Modo sogg. Pres. 8. Che io vada. Che tu vada. Clie colui vada. P. Che noi andiamo. Cile voi andiate. Che coloro vadano. Pres. cond. S. Io andrei. Tu andresti. Colui andrebbe P. Noi andremmo. Voi andreste. Coloro andrebbero. Pmp. sogg. S. Che io andassi. Che tu andassi. Che colui an- dasse, P . Che uoi andassimo. Che voi andaste. Che coloro andassero. Pas. sogg. S. Che io sia andato. Cfie tu sii andato, ec. Pas. conditionato.S.Se io fossi andato. Se tu fossi andato ec. Pas. cnntliztonate. 8. Io sarei audato. Tu saresti andato ec. Pas. Futuro. S . Quando io sarò andato. Quando tu ec. Modo indefinito. Pres. Andare. Pas. Essere andato. Part. alt. Andante. Pass. Andato. Ger. Andando.Essendo andato. N. B. — Bisogna mellcrc sempre una delle pre- posizioni a , o ad, dopo del verbo Andare , e do- po tutti gli altri verbi di movimento, se precedo- no Bindefinito; dicendo: Andiamo a vedere. Andate a cenare. edbyjGoogle i65 Vanite a studiare. Mandiamo a vedere. Diverse significazioni del verbo ANDARE. Andare a galla, significa ondeggiare , nuolar sull'acqua. Andare a male significa perire , o rovinarsi’. Andar via significa andarsene. Andare a marito significa maritarsi. Andar cercando rogna significa cercar disgrazie. Andar irt arìiore significa far l'amore, e dicesi solo degli animali, ma gli uomini dicono fare all'amore. Andare in estasi significa esser rapilo in estasi. Andare alla buon' ora significa andate in pace. Andare in mal' ora significa rovinarsi. Andar innanzi significa avvanzarsi , profittare. Andar dietro significa seguire , sollecitare alcuno. Andar per le poste vuol dire esser battuto. Andare alle corte significa disbrigarsi. Andare altiero significa esser vano^ fare il superbo. A lungo andare vuol dire alla lunga. Ci va la vita vuol dire si tratta della vita. Andar male in arnese significa essere mal vestilo. Andare a gambe levale vuol dire dissipare i suoi beni. Tutte queste maniere di dire proprie del nostrd linguàggio sono atte ad ispargere nel discorso là grazia, e l’ eleganza che lo caratterizzano; FARE. D. ConjugcuAo. R. Eccomi. Modo indie. Pres. S. lo fo. Tu fai. Colui fa. P. Noi fac* riamo. Voi fate. Coloro fanno. Pas. imp. S. Io faceva. Tu facevi. Colui faceva. P. Noi facevamo. Voi facevate. Coloro facevano. Pas. rim. S. Io feci. Tu facesti. Colui fece. P. Noi fa- cemmo. Voi faceste. Coloro fecero. Pas. pros. S. Io ho fatto. Tu hai fatto ec. Pas. an.t. i.° Si Io aveva fatto. Tu avevi fatto ec. Pas. ant. 2. 0 S. Io ebbi fallo. Tu avesti fatto ec. Futuro semp. S. Io farò. Tu farai. Colui fara P. Noi fa- remo. Voi farete. Coloro faranno. t. 166 * Modo imp. Pres. S. Fa tu. Faccia colui. P. Facciamo noi. Fate voi. Facciano coloro. Modo sogg. Pres. S. Che io faccia. Che tu faccia. Che colui ■ faccia. P. Che noi facciamo. Che voi facciate. Che coloro facciano. Pres. condizionale. S. Io farei. Tu faresti. Colui farebbe. P. Noi faremmo. Voi fareste. Coloro farebbero. Imp. sogg. S. Che io facessi. Che tu facessi. Che colui faces- se. P. Che noi facessimo. Che voi faceste. Che coloro fa- cessero. Pas. sogg. S. Che io abbia fatto. Che tu abbi fatto ec. Pas. condizionato. S. Se io avessi fatto. Se tu avessi fatto ec. Pas. condizionale. S. Io avrei fatto. Tu avresti fatto ec. Pas. futuro . «$*. Quando io avrò fallo. Quando tu avrai fatto ec. Modo indefinito. Pres. Fare. Pass. Aver fatto. Pari, fat- to. Ger. Facendo. Avendo fatto. Nola — Questo verbo altra volta Facere , è irregolare nel Pres., e nel Pass, rim., e prende- due tt nel Participio. Diverse significazioni del verbo. Fare. Far brindisi significa bere alla salute. Fare in callo significa essere avvezzo. Fare il grugno significa non guardar di buon occhi'*. Far dì mestieri significa esser « necessario. Far pompa vuol dire vantarsi. Far capo ad uno significa indrizzarsi ad uno. Far due volte l'anno significa portare i frutti due volte V anno. Far capolino significa osservar di nascosto. Fare alto e basso significa fare a suo piacere. DARE. D. Conjugatelo. R. Eccomi. Modo ind. Pres. S. Io do. Tu dai. Colui dà. P. Noi dia- mo. Voi date. Coloro danno. I as. imp. S. Io dava. Tu davi. Colui dava. P. Noi da- vamo. Voi davate. Coloro davano. Pas. rim. S. Io diedi. Tu desti. Colui diede, o di e.P. Noi demmo. Voi deste. Colóro dettero. Digitized by (Soogle ~ • *. X • - % 167 Pas. pros. S. Io ho dato. Tu hai dato. Colui ha dato co. Pas. ant. i.° S. Io aveva dato. Tu avevi dato ec. Pas. ant. 2° S. Io ebbi dato. Tu avesti dato ec. Futuro semp. S. Io darò. Tu darai. Colui dark. P. Noi daremo. Vói darete. Coloro daranno. Modo imp. Pres. S. Da tu. Dia colui. P. Diamo noi. Date voi. Diano coloro. Modo sogg. Pres. S. Che io dia. Che Id dii. Che colui dia. P. Che noi diamo. Che voi diate. Coloro diano. Pres. condizionale. S. Io darei. Tu daresti. Colui darebbe. P. Noi daremmo. Voi dareste. Che coloro darebbero. Imp. sogg. S. Che io dessi* Che tu dessi. Che colui desse. P. Che noi dessimo. Che voi deste. Che coloro dessero. Pas. sogg. S. Che io abbia dato. Che tu abbi dato ec. Pas. condizionato. S. Se io avessi dato. Se tu avessi ec. Pas. condizionale. S: Io avrei dato. Tu avresti dato ec. Pas. futuro. S. Quando io avrò dato. Quando tu ec. Modo indefinito. Pres. Dare. Pas. Aver dato. Pari. all. Dante. Pass. Dato. Ger. Dando. Avendo dato. Nota — Questo verbo è irregolare nel Pres. ò nel Pass, rimoto Diverse significazioni del verbo Dare. Dar ne' ladri significa cader nelle mani de' ladri. Dar leve significa irritare. Dar parola significa promettere. Darsi allo studio vuol dire applicarsi allo studio. Dar calci al vento , c pugni all' aria significa battersi coll' ombra , o perdere il tempo. Dar principio , o fine significa cominciare , o finire. Dar fuoco significa mettere , attaccar fuoco. Dar la caccia significa mettere in fuga. Dar la quadra significa burlarsi. Dare in istravaganze significa far cose contro il buon senso. Mi dà l' animo di fare vuol dire io possb fare , io noti temo di fare. Dare in luce significa mettere a giorno. Dare in nulla vuol dire non riuscire. Dar nelle reti vuol dire cader nelle retti Dare a gambe vuol dire fuggirsene. r Digitized by Google / i68 Dar animo significa dar coraggio. Dar nel matto significa fare il pazzo. Dar sicurtà vuol dire dar cauzione. Dar di naso per tutto vuoi dire intrigarsi di tutto. Dar da ridere, da parlare significa far ridere, J ar parlare . Darsi la zappa su i piedi significa far torto a se stesso. Darsi bel tempo significa divertirsi. STARE. D. Conjugatelo. R. Eccomi. Modo ind. Pres. S. Io sto. Tu stai. Colui sta. P. Noi stiamo. Voi state. Coloro stanno. Pas. imp. S. Io stava. Tu stavi. Colui stava. P. Noi sta- vamo. Voi stavate. Coloro stavano. Pas. rim. S. Io stetti. Tu stesti. Colui stette. P. Noi stem- mo. Voi steste. Coloro stettero. Pas. pros. S. Io sono stato. Tu sci stato. Colui è stalo ec. Pas. ani. i.° S. Io era stato. Tu eri stato. Colui era ec. Pus. ant. 2. 0 S. Io fui stato. Tu fosti stato. Colui fa ec. Futuro semp. S. Io starò. Tu starai. Colui starà ec. Modo imp. Pres. S. Sta tu. Stia colui. P. Stiamo noi. State voi. Stiano colorò. Modo sogg. Pres. S. Che io stia. Che tu stii. Che colui stia. P. Che noi stiamo. Che voi stiate. Che coloro stiano. Pres. cond. S. Io starei. Tu staresti. Colui starebbe ec. Jmp. sogg. S. Che io stessi. Che tu stessi. Che colui stesse. Che noi stessimo. Che voi steste. Che coloro stessero. Pas. sogg. S. Che io sia stalo. Che tu sii stalo ec. Pas. condizionato. S. Se io fossi stato. Se tu fossi ec. Pas . condizionale. S. Io sarei stato. Tu saresti stato ec. Pas. futuro. S. Quando io sarò stalo. Quando tu ec. Modo indefinito. Pres. Stare. Pas. Essere stato. Par. alt. Stante. Pass. Stalo. Ger. Stando. Essendo stato. Nota — Usiamo questo verbo per indicare un azione che si fa senza moto , mettendo il verbo che lo siegue al Gerundio, o aH’Indclinito con a , o ad ; come: Sla studiando o sia a studiare. Stanno scrivendo , o stanno a scrivere. Stanno osservando , o stanno ad osservare. iGq Diverse significazioni del verbo STARE. Sta bene vuol dire è benfatto. Siale su vuol dire aliatevi. Star per uscire significa esser Sul punto , sulle moSse di uscire. Star saldo significa tenersi fermo. Star colle mani alla cintola significa star sema far nulla. Star sulla sua significa fare il serio. Questo vi sta bene significa voi meritate ciò, oppure ciò vi conviene. Questo vi sta male significa ciò non vi conviene. Stare alla veletta significa stare a guardare. Non mi state a dire significa non mi dite. Che mi state a direi significa che mi dite voi? Come sta di salute ? significa sta egli bene ? OSSERVAZIONI Da farsi intorno a questi quattro verbi irregolari. D. Quali sono queste Osservazioni ? R. Eccole ; 1. Questi quattro verbi inflettono in ai nella seconda Persona del Pres. ind., come: vai , dai, fai, stai) e nella terza del plurale in anno , e non in ano ; come:i tanno, danno, fanno, stanno. II. Nel Futuro semplice inflettono in arò , e non in ero ; come: darò, farò , starò. 11 verbo Andare fa andrò. > III. Nel Pres. del sogg. inflettono in a , e non in i; come; vada , dia, faccia, stia. IV. I due verbi Dare, e Stare inflettono nell’Imp. sogg. in essi, e non in assi ; come: dessi , stessi , e non dassi , stassi. V. Il verbo Andare nel Prcs.cond. fa andrei, e non onderei ; e nel Futuro semp. fa andrò, e non an- derò. VI. Il verbo Dare si conjuga come Stare, cambiando soltanto l\rt in d\ come: do, sto; dava, stava ec. \ \ Digitized by Google t'JO VII. I verbi Dare , Stare in composizione diventa- no regolari; come: accostare , secondare , e sim., poiché inflettono nella seconda Persona del Pres. ind. accosti , secondi , e sim., e non già accostai, secondai , che sono inflessioni di prima Persona del Pas. rim. di tali verbi. Si conjugano dunque sulla Norma de’ verbi regolari terminati in Are. CAPO VI. De Verbi irregolari della seconda Conjugazione. D. Prima di vedere Quanti sono i Vèrbi irregolari della seconda Conjugazione , ditemi quante sor- te di verbi terminati in Ere abbiamo. R. Due; quelli, cioè che inflettono in Ere lungojco- 1 me: temere , sapere , godere , e sim., e quelli che inflettono in Ere breve} come: leggere , scrìvere , credere , e sim. D. Ditemi ora quali sono quelli terminali in Ere lungo ? R. Eccone una lista che li comprende quasi tutti. Indefinito. Presente. Passato rini. Participio. Avere. Ilo. Ebbi. Avuto. Cadére. Cado. Cadii. , Caduto. Calére. Dovére. ( importare ) Debbo. Dovei. Dovuto; Dolére. Doglio, o dolgo. Dolsi. Doluto. Giacére. Giaccio. Giacqui. Giaciuto. Godére. Godo. Godei. Goduto. Parére. Pajo. Parvi. Parso. Piacére. Piaccio. . Piacqui. Piaciuto. Persuadére. Persuado; Persuasi, Persuaso. Potére. Posso. Potei. Potuto. Rimanére. Rimango. Rimasi. Rimasto. Sapere. So. Seppi. Saputo. Solére. Soglio. Solei. Solito. Sedére. Sedo. Sedei. Seduto. Tacére. Taccio. Tacqui. Taciuto. Tenére. Tengo. Tenni. Tenuto. Vedére. Vedo. Vidi. Veduto. Volére. Voglio. Volli. Voluto. I composti di tutti questi verbi hanno pure VEre lungo; come: ricadére , riavére , e sim., e si con- iugano come il verbo Credere. E Tutti gli altri sono irregolari, chi al Pres., chi al Pass, rim., o al Futuro, e chi al Participio. La Conjugazione del verbo Avere è posta nella ‘pag. 142. I verbi Calére , Capere sono fuori moda. Nota — Prima di conjugare gli altri verbi gio- va premettere alcune osservazioni; che sono: I. I verbi che inflettono in Lere; come volére, dolé- re, solére, valére coi loro composti, prendono ilg- dinanzi alla lettera l nella prima Persona singo- lare, e nella prima e terza plurale del Presente in- dicativo, ed in tutte quelle del soggiuntivo, cornei Presente indicativo. "Voglio. Vogliamo. Vogliono. Doglio. Dogliamo. Dogliono. Soglio. Sogliamo. Sogliono. Vaglio. Vagliamo. Vagliono. Presente soggiuntivo. Voglia. Voglia. Voglia. Vogliamo. Vogliate. Vogliano. Doglia, Doglia. Doglia. Dogliamo. Dogliate. Dogliano, - Soglia. Soglia. Soglia. Sigilized by Google Sogliamo. Sogliatc. Sogliano. Vaglia. Vaglia. Vaglia. Vagliamo. Vagliate. Vagliano. II. I Verbi che inflettono in Nere] come: rimanérci tenere , e siru. prendono anche il g nella prima Persona singolare, e nella terza plurale delPresen- te ind., e nelle tre del singolare, e nella terza del plurale del Pres. sogg., come: Presente indicativo. Rimango. Rimangono. Tengo. Tengono. Presente soggiuntivo. Rimanga. Rimanga. Rimanga. Rimangano. • Tenga. Tenga. Tengano. III. Tult’i verbi che inflettono in Lére,o Nér e',coxnc: volére , tenére , c siili., prendono due rr nel Fu- turo semp. c nel Presente condizionale; come: Volere. Vorrò. Vorrei. Tenere. Terrò. Terrei. Rimanere. Rimarrò. Rimarrei. CAPO VII. Conjugazione de verbi terminati in Ere lungo. Nota. Come l’ Imperfetto, ed il Futuro, il Con- dizionale, e tutt’ i Tempi composti si coniugano della stessa maniera in tult’i verbi, nelle conjuga- zioni seguenti li scriveremo abbreviali. Tenga. I \ f 7 3 SAPERE D. Conjùgatelo. R. Eccomi ; Modo ind. pres. S. Io so. Tu sai. Colui sa. P . Noi sap- piamo. Voi sapete. Coloro sanno. Pas. imp. S. Io sapeva. Tu sapevi. Colui sapeva cc. Pas. rim. S. Io seppi. Tu sapesti. Colui seppe. P. Noi sapemmo. Voi sapeste. Coloro seppero. Pas. pros. S. Io ho saputo. Tu hai saputo eo. Pas. ani. i.° S. Io aveva saputo. Tu avevi saputo eo. Pas. ant. i.° S. Io ebbi saputo. Tu avesti saputo oc. Futuro serup. S. lo saprò. Tu saprai. Colui sapra ec. Modo itfip. pres. S. Sappi tu. Sappia colui. P. Sappia- mo noi. Sapete voi. Sappiano coloro. Modo sogg. pres. S. Che io sappia. Che tu sappia. Che colui sappia. P. Che noi sappiamo. Che voi sappiale. Che coloro sappiano. Pres. cond. S. Io saprei. Tu sapresti. Colui saprebbe ec. Jmp. sogg. S. Che io sapessi. Che tu sapessi. Che colui ec. Pas. sogg. S. Che io abbia saputo. Che tu abbi, ec. Pas. condizionato. S. Se io avessi saputo. Se tu avessi cc. Pas. condizionale. S . Io avrei saputo. Tu avresti saputo ec, Pas. Futuro. S. Quando io avrò saputo. Quando tu ec. Modo indefinito. Pres. Sapere. Pass. Aver saputo. Pari. alt. Sapente. Pass. Saputo. Ger. Sapendo. Avendo saputo^ POTERE D. Conjugatelo. R. Eccomi ; , Modo ind. Pres. S. Io posso. Tu puoi. Colui può. P. Noi possiamo. Voi potete. Coloro possono. Pas. impi S. Io poteva. Tu potevi. Colui poteva ec. Pas. rim. S. Io potei. Tu potesti.. Colui potè. P. Noi po- temmo. Voi poteste. Coloro poterono. Pas. pros. S. Io ho potuto. Tu hai potuto. Colui ha ec. Pas. ant. 1 .° S. Io aveva potuto. Tu avevi. Colui aveva ec. Pas. ant. o.° S. Io ebbi potuto. Tu avesti potuto ec. Futuro sernp. S. Io potrò. Tu potrai. Colui potrà ec.. Modo imp. Pres. S. Puoi tu. Possa colui. P. Possiamo noi. Potete voi. Possano coloro. ) ; Digitized by Google «74 Alodo sogg Pres. S. Che io possa. Che tu possa. Che colui possa. Che noi possiamo. Che voi possiate. Che coloro possano. / Pres. cond. S. Io potrei. Tu potresti. Colui potrebbe ec. Imp. sogg. S. Che io potessi. Che tu potessi. Che colui ec. Pas. sogg. S. Che io abbia potuto. Che tu abbi potuto ec. Pas. condizionato. S. Se io avessi potuto. Se tu avessi ec. Pas. condizionale. S. Io avrei potuto. Tu avresti potuto ec. Pas. futuro.' S. Quando io avrò potuto ec. Alodo indefinito. Pres. Potere. Pass. Aver potuto. Part. Pass. Potuto. Ger. Potendo. Avendo potuto. FOLE RE. D. Conjugaielo. R. Eccomi; ma prima debbo farvi osservare, che questo verbo fa ucl Pass. rim. Folli , volesti , vol- le, volemmo , voleste, vollero , e non già volsi , volesti, volse , volemmo , voleste, volsero , per- chè volsi , volse, volsero sono inflessioni del verbo volgere. Per una simil ragione si dice nel Futuro semp. vorrò, e nel Pres. condizionale vorrei, e non volerò, volerei, perchè queste sono inflessio- ni del verbo Folare. Ciò posto, eccomi a conju- garlo. Alodo ind. Pres. S. Io voglio. Tu vuoi. Colui vuole. P. Noi vogliamo. Voi volete. Coloro vogliono. Pas. imp. S. Io voleva. Tu volevi. Colui voleva ec. Pas. rim. S. Io volli. Tu volesti. Colui volle. P. Noi vo- lemmo. Voi voleste. Coloro vollero. Pass. pros. S. Io ho voluto. Tu hai voluto. Colui ha ec. Pass. ani. i.° S. Io aveva voluto. Tu avevi voluto ec. Pass. ani. a.° S. Io ebbi voluto. Ta avesti voluto ec. Futuro semp. S. Io vorrò. Tu vorrai. Colui vorrà ec. Alodo imp. Pres. S ■ Vuoi tu. Voglia colui. P. Vogliamo noi. Volete voi. Vogliano coloro. Alodo sogg. Pres. S. Che io voglia. Che tu voglia. Che co- lui voglia. P. Che noi vogliamo. Che voi vogliate. Glie coloro vogliano. Pres. condizionale. S. Io vorrei. Tu vorresti ec. Jmp. sogg. S. Che io volessi. Che tu volessi ee. Pass. sogg. S. Che io abbia voluto. Che tu abbi ec. jPass. condizionato . S.Se io avessi voluto. Se tu avessi ec. Pass, condizionale . S. Io avrei voluto. Tu avresti ec. Pass, futuro. S. (Quando io avrò Voluto. Quando tu ec. Modo indefinito. Pres. Volere. Pass. Aver voluto.Parf. all. Volente. Pass. Voluto. Ger. Volendo. Avendo voluto. Nota — Si sostituisce spesso, c con molta ele- ganza il verbo Volere &\ verbo Dovere-, dicendo: Ma ciò non si vuol con altri ragionar , in vece di non si debbo con altri ragionar. Diverse significazioni del verbo VOLERE , Volere significa credere’. Vogliono alcuni c lo stesso che credono alcuni. Volerla con uno significa Esser nemico di uno. Voler bene significa amare . Voler male significa odiare. Voler piuttosto significa amar meglio. Le cose vogliono essere cosi , significa le cose debbono essere cosi. Ci vuole significa bisogna. DOVERE D. Coniugatelo. _ R. Eccomi ; Modo ind. Pres. 1S.I0 debbo, o deggio.Tu debbi. Colui deb- be. P. Noi dobbiamo. Voi dovete. Coloro debbono. Pass. imp. S. Io doveva. Tu dovevi. Colui doveva ec. Pass. rim. S, Io dovei. Tu dovesti. Colui dovette. P. Noi dovemmo. Voi doveste. Coloro dovettero. Pass. pros. S. Io ho dovuto. Tu hai dovuto, ec. Pass. ant. i.° S. Io aveva dovuto. Tu avevi dovuto ec. Pass. ant. 3 .° S. Io - ebbi dovuto. Tu avesti dovuto ec. ■Futuro semp. S. Io dovrò. Tu dovrai. Colui dovrà ec. Modo imp. Pres. S. Debbi tu. Debba colui. Dobbiamo noi. Dovete voi. Debbano coloro. Modo sogg. Pres. S. Che io debba. Che tu debba. Che co- lui debba. P. Che noi dobbiamo. Che voi dobbiate. Che coloro debbano. sonali mi, ti, si, ci, vi, si, che indicano il termine della sua significazione. Il suo participio è decli- nabile. Così si conjugano tutt’i verbi che Iranno per affisso all’Indefinito il nome personale si: co- me: pentirsi, ricordarsi, e siin. D. Coniugatene uno. R. Eccomi ; Modo ind. Pres.S. Io mi dolgo. Tu ti duoli. Colui si duole. Noi ' ci dogliamo. Voi vi dolete. Coloro si dolgono, o dogliono. Pass. imp. Io mi doleva. Tu ti dolei. Colui si doleva. P. Noi ci dolevamo. Voi vi dolevate. Coloro si dolevano. Pass. rim. N.Io mi dolsi. Tu ti dolesti. Colui si dolse. P.Noi ci dolemmo. Voi vi doleste. Coloro si dolsero. Pass, pros, S. Io mi sono doluto. Tu ti sei doluto. Colui x si è doluto. P. Noi ci siamo doluti. Voi vi siete doluti. Coloro si sono doluti. Pass. ani. i.° S. Io mi era doluto. Tu ti eri doluto. Colui si era doluto. P. Noi ci eravamo doluti. Voi vi eravate doluti. Coloro si erano doluti. Pass. ani. a.° S. Io mi fui doluto. Tu ti fosti doluto. Co- lui si fu doluto. P. Noi ci fummo doluti. Voi vi foste doluti. Coloro si furono doluti. Futuro semp.S. Io mi dorrò. Tu ti dorrai. Colui si dorrà. P. Noi ci dorremo. Voi vi dorrete. Coloro si dorranno. Modo imp. Pres. S. Duoliti tu. Dolgasi colui. P. Doglia- moci. Doletevi. Dolgansi. Mòdo. sogg. Pres. S. Che io mi dolga. Che tu ti dolga. P . Colui si dolga. Che noi ci dogliamo. Che voi vi do- gliate. Che coloro si dolgano. Pres. cond. S. Io mi dorrei. Tu ti dorresti. Colui si dorreb- be. P , Noi ci dorremmo. Voi vi dorreste. Coloro si dor- rebbero. Imp. sogg. S. Che io mi dolessi. Che tu ti dolessi. Che colui si dolesse. P. Che noi ci dolessimo. Che voi vi doleste. Che coloro si dolessero. Pass. sogg. S. Che io mi sia doluto. Che tu ti sii doluto. Che colui si sia doluto. P. Che noi ci siamo doluti. Che voi vi siate doluti. Che coloro si siano doluti. Pass, condizionato. S . Se io mi fossi doluto. Se tu ti fossi do- ta Juto. Se colui si fosse doluio. P. Se noi ci fossimo doluti. Se voi vi foste doluti. Se coloro si fossero doluti. Pass, condizionale. S. Io mi sarei doluto. Tu ti saresti do- luto. Colui si sarebbe doluto. P. Noi ci saremmo doluti. "Voi vi sareste doluti. Coloro si sarebbero doluti. Pass, futuro. S. Quando io mi sarò doluto. Quando tu ti sarai doluto. Quando colui si sarò doluto. P. Quando noi ci saremmo doluti. Quando voi vi sarete doluti. Quan- do coloro si saranno doluti. Modo ind. Pres. Dolersi. Pass. Essersi doluto. Pari. pass. Dolutosi. Ger. Dolendosi. Essendosi doluto. N. B. Questo verbo significa aver- male. Si usa spesso impersonalmente nella Sola terza Per- sona del singolare, c del plurale, accordando col nome che gli fa da soggetto; cccone gli esempi : Mi duole la testa. Ti duole il braccio. Oli duole la mano. Ci duole il fianco. Vi duole la lingua. Duole loro il piede. Mi dolgono i denti. Gli dolgono le viscere. GIACERE. PIACERE. TACERE. N. B. Questi tre verbi si conjugano della stes- sa maniera. Ne’Tcmpi in cui dopo il c si trova il dittongo io, o ia, questo c si raddoppia; ma non cosi in quei dov’eseguito da una sola vocale;quin- di si scrive, e dice: Giaccio , giaccia , taccio , taccia , piaccio , piaccia. D. Conjugateli tutti e tre una volta ? R. Eccomi. »•> I Modo indicativo. Prcs. S. Io giaccio, piaccio, taccio. Tu giaci , piaci * taci. \ Colui giace , piace , tace. P. Noi giacciamo , piacciamo , tacciamo. Voi giacete, piacete, tacete. Coloro giacciono, piacciono, tacciono. Pass. ìmp. S. Io giaceva , piaceva , taceva. / Tu giacevi , piacevi tacevi. Colui giaceva , piaceva , taceva. P. Noi giacevamo, piacevamo, tacevamo. Voi giacevate , piacevate, tacevate. Coloro giacevano, piacevano, tacevano. Pass. rim. S. Io giacqui , piacqui , tacqui. Tu giacesti , piacesti , tacesti. Colui giacque , piacque , tacque. P. Noi giacemmo; piacemmo, tacemmo. Voi giaceste , piaceste , taceste. Coloro giacquero , piacquero , 'tacquero. Futuro semp. S. Io giacerò , piacerò , tacerò ec. Modo sogg. Pres. S. Che. io giaccia, piaccia, taccia ec. Pres. cond. S. Io giacerei, piacerei, tacerei ec. Imp. sogg. S. Che io giacessi, piacessi, tacessi ec. N. B. Che di questi tre verbi i due primi si conjugano col verbo Essere , e l’altro con Avere. Dant. Purg. 20. Queste parole mi erari sì piaciute. PARERE. D. Conjugatelo ? R. Eccolo; Modo ind. Pres. S. Io paio. Tu pari. Colui pare. P. Noi pajamo. Voi parete. Coloro pajono. i Pas. imp. S. Io pareva. Tu parevi ec. Pass. rim. S. Io parvi. Tu paresti. Coloi parve. P. Noi paremmo. Voi pareste. Coloro parvero. Pass. pros. S. Io sono paruto , o parso ec. Pass. ani. i.° S. Io era paruto, o parso ec. Pass. ant. 2. 0 «S. Io fui paruto , o parso ec. Futuro semp. S. Io parrò. Tu parrai Colui parrò ec. Modo imp. Pres. S. Pari tu. Paja colui. Pajamo noi. Pa- rete voi, Pajano coloro. •* f *8o Modo Sogg. Pres. S . Che io paja. Che tu paja, o pari. Che colui paja. P. Che noi pajarao. Che voi pajale. Che coloro pajano. Pres. cotxd. S. Io parrei. Tu parresti ec. Jmp. sogg. S. Che io paressi. Che tu paressi ec. Pass. sogg. S. Che io sia paruto. Che tu sii paruto ec. Pass, condizionalo. S. Se io fossi parato. Se tu fossi ec. Pas. condizionale S. Io sarei paruto. Tu saresti paruto ec. Pass, futuro ■ S. Quando io sarò paruto ec. Modo. ind. Pres. Parere. Pari. Paruto. Nota — Questo verbo quando significa sembrare , di- venta impersonale riflesso, e non ha che la terza Persona del singolare; dicendosi: Mi pare. Ti pa~ re. Gli pare. Ci pare. Vi pare. Pare loro. SOLERE. Modo ind. Pres. S. Io soglio. Tu suoli. Colui suole. Noi ' sogliamo. Voi solete. Coloro sogliono. Pass. imp. S. Io so feva ec. Pass. rim. S. Manca, ed in vece si dice: Io fui solito ec. Pass. pros. S. Io sono stato solito ec. Pass. ani. \.° S. Io era stato solito ec. Pass. ani. a.“ S- Io fui solilo ec. Futuro semp. S. Manca , in vece si <}ice; Io sarò solito ec. Modo imp. Pres. S. Suoli tu. Soglia colui ec. Modo sogg. Pres. S. Che io soglia. Che tu soglia. Clic colui soglia ec. Pres. cond. S. Manca, in vece si dice : Io sarei solilo. Tu saresti solito ec. Jmp. sogg. S. Che io solessi. Che tu solessi ec. Pass. sog. S. Che io sia stalo solito ec. Pass, condiziona- to . S. Se. io fpssi stato solilo, ec. Pass. cond. S . Io sa- rei stato solito ec. Pass, futuro. S. Quando io sarò stato solito ec. Modo indef. Pres. Solere. Pari. Solito. falere. Modo ind. Pres. S. Io vaglio. Tu vali. Colui vale. Pr Noi vagliamo. Voi valete. Coloro vagliono. Pass, imp • S. Io valeva ec. Pass. rim. S. Io valsi. Tu valesti- Colui valse. P . Noi valemmo. Voi valeste. Coloro val- sero. Pas. pros. S. Io sono valuto ec. Pas. ani- i.°S.Io era valuto ec. Pas. ani. 2. 0 S. Io fui valuto ec. Futuro ? ' i8i semplice. S. Io varrò. Tu varrai ec. Modo imp. Pres. $. Vali tu. Valga colui. P. Vagliatilo noi. Valete voi. Valga- no coloro. Modo sogg. Pres. S. Che io valga, o vaglia. Che tu valga, o vàgli. Che colui valga, o vaglia. P Chò noi vagliamo. Che voi vagliate. Chfe coloro valgano. Pres. corid. S. Io varrei. Tu varresti ec. Imp. sogg. S. Che io valessi ec. Pass, sogg ■ S. Che io sia valuto ec. Pass, condizionato. S. Se io fossi valuto ec.Pas. condizionale. S. Io sarei valuto ec. Pass, futuro. S. Quando io sarò va- luto ec. Modo inde/. Phes. Valere. Parti. Valuto. FEDERE. Modo ihd. Pres.S. Io vedo. Tu vedi. Colui véde/P. Noi vediamo. Voi vedale. Coloro vedono. Pass. imp. S. Io ve- deva. Tu vedevi ec. Pass. rim. S. Io vidi. Tu vedesti. Colui vide. P. Noi vedemmo. Voi vedeste. Coloro vide- ro. Pass. pros.S. Io ho veduto ec. Pass.ant.i .° S. Io ave- va veduto ec. Pass. arit. 2.° S. Io ebbi veduto ec. Futu- ro semp. S. Io vedrò. Tu vedrai èc. Modo imp. Pres. S. Vedi tu. Veda colui ec. Modo sogg. Pres. S. Che io ve- da. Che tu veda ec. Pres. cond. S. Io vedrei. Tu vedre- sti, ec. Imp. sogg. S. Che io vedessi. Che tu vedessi ec. Pas. sogg. S. Che io abbia veduto ec. Pas. condiziona- to. S. Se io avessi, veduto ec. Pass, condizionale. S. Io avrei veduto ec. Pass, futuro. S. Quando io avrò vedu- to ec. Modo ind. Pres. Vedere. Part. Veduto. N. B. Tutt’i verbi terminati in ere breve in- flettono generalmente in si, o essi nel Pass. rim.,- ed in so, to, o sto nel Participio. I cinque verbi, cioè conoscere , crescere , na- scere, nuocere, rompere-, sono i soli che bisogna eccettuare da questa regola: ceco il loro Pass, ri in. ed il loro Part. Conoscere'. Crescere. Pascere. ( Fuocere. ■ '• Rompere . ’» Conobbi Crebbi. Nactjui. Nuócqui Ruppi. Conosciuto. ■ Cresciuto . , Nato. Nociuto.' - Rotto. J. i8a D. Quante sorte di verbi terminati in Ere breve vi sono ? , ' R. Tredici; cd ecconc le inflessioni caratteristiche. Notasi però, che la lettera(x)chiusa nella parentesi in fine del verso, indica quelli che inflettono in to nel Participio; e quelli, in cui non si vedrà tal segno, inflettono in so, o esso. I verbi dunque che inflettono in ere breve, possono inflettere nell’In- definito in 1 . Cere ; come ; Vincere , torcere , cuocere (x). 2. Dere ; come: Chiudere , ardere, ridere. 3 . Gere ; come : Piangere leggere , spingere (x). 4 * Gli ere ; come: Sciogliere , cogliere, togliere (x). 5 . Lere ; come : Svellere (x). 6. Mere ; come : Imprimere, opprimere. 7. Ilere ; come : Trarre, o trarre (x). 8. Nere ; come : Ponere, riponere. 9. Ndere ; corno : Rendere, prendere. 10. Pere ; come: Rompere. 11. Rere ; come: Corre , discorrere. 12. Tere\ come: Mettere, percuotere. 1 3 . Vere', come: Scrivere, vivete. OSSERVAZIONI Da farsi intorno ai suddetti verbi. I. Se si cambiano in si le inflessioni caratteristiche degVindcfiniti di tali verbi di qualunque classe sicno, avrassene il lor Passato rimoto, in cui ri- trovasi la Toro più grande irregolarità;' còàì' da vin- cere, torcere, ardere, pituigere , prendere, rispon- dere, e sim., si avrà vinsi, torsi, arsi, piansi, pre- si, risposi , c sira. II. GPindefiniti che hanno la penultima sillaba pre- ceduta da due gg, le perdono, c prendono due ss / - \ Digitizod by Guogle. \ *83 nel Pass, rim., e due tt nel Part.;così da leggere , reggere , se ne lia tei, letto-, ressi , retto. III. I verbi che inflettono in gliere perdono soltanto il gicre,c ritengono la / tanto nel Pass, rim., qnan- to nel Part.jcosì, togliendoli giere dagl’indefmili cogliere , sciogliere , scegliere , togliere , resterà co/, .yezo/, J'ce/, to/, ed aggiugendo a tali resti il si pel Pass, rim., ed il io pel Part., si avrà col- si , colto ; sciolsi , sciolto ; scelsi , scelto ; tol- si , tolto. IV. Il Pass. rim. tiene sempre tre inflessioni regola- ri, e tre irregolari. Le tre irregolari sono la prima e la terza del singolare , e la terza del plurale. Queste si formano facilmente, se si ricordi , chd inflette sempre in i; come: vinsi , arsi, piansi ; e se quest*! si cambia in e, si avrà la terza del siu- , golare vinse, arse, pianse-, ed aggiungendo a que- sta ro, avrassi la terza del plurale vinsero , arse- ro, piansero ; esempi: Scrissi. Scrisse. Sci-issero. Resi. Rese. Rèsero. Presi. Prese. Presero. " Lessi. Lesse. Lessero. Le tre inflessioni regolari sono la seconda del Singolare, la prima e la seconda del Plurale. La seconda del singolare di tutti verbi, sieno regolari, sienó irregolari, si fórma dall’indefinito, cambiando il re, in sii ; come: vincere, vincesti ; ardere , ardesti-, piangere, piangesti. Il verbo Essere e il solo eccettuato da questa regola. La prima del plurale si forma dall’ iudcfiniiò, mutando il re in ramo-, come: amare, amammo ; vedere , vedemmo, udire, udimmo, e siin. '•qìgilized by Google 184 La seconda del plurale si forma dalla seconda del singolare in tult’i verbi, cambiando ì’i (inala di questa in e; come vincesti, vinceste , andasti ' andaste \ udisti , udiste , c siiti. Tulle queste regole riunite daranno il Pass.rim • come: / insi, vincesti , vinse , vincemmo , vince- ste, vinsero ; «r«, «rrfer//, ardemmo , ar- deste , arsero. * V. I verbi terminati, in Aere, ed in cere; come; tenere, scrivere, raddoppiano la lettera x nel Pass* rim., e prendono due « nel Pari.; come; W* trassi, tratto’, scrissi, scritto. ' Tutte queste osservazioni bene applicate baste- ranno sicuramente a rendere facilissima la Coniu- gazione de verbi irregolari terminati in ere bre- rc. Abbiamo creduto intanto cosa utilissima con- iugarli qivisi tutu, rapportandoli rispettivamente alla classe in cui appartengono. De' verbi terminati in CERE. CUOCERE. M°d°ind. Pres. S. Io cuoco. Tu cuoci. Colui cuoce P P*oi cucciamo. Vo: cuccete. Coloro cuocouo. Pass] P\ Io cuoceva - Tu cuocevi ec. Pass. rim. S Io , cocestl - Colui cosst - P- Noi cocemmo. Voi Sri e no ° r 0 p 0SSer0 ‘ PaSS ‘ pr0S ■ S ■ Io Jl ° cotto - Tu La ‘ ? olto ec - P n ass - °V- i S. Io aveva colio. Tu avevi collo ec. Pas. ani. 2.» I 0 ebbi collo. Tu a- vest, colto ec. Futuro semp. S. Io cuocerò. Tu cuo- cerai ec. ]\lo,lo w,p Pres. S. Cuoci tu. Cuoccia colui i. Cocemmo noi. Cuocele voi. Cuocauo coloro. Modo rnor * '« cuoca. Che lu cuoca. Che colui a. . ho noi cuociamo. Che voi cuociate. Che co- oro cuocauo. Pres comi. S. Io cuocerei. Tu cuocere- ri kk' S ° SS ’ S; Chc 10 cuoc,;Sii PC. Pass, soetr. S Che 10 abbia colto ec. Pass, conditionato. S. Se io avessi Di^itlzedoJ J31C , . i85 «otto eC. Pass. cond. Si Io avrei cotto èc. Pass. fui. S. Quando avrò cotto ec. Modo indef. Pres. Cuocere. Part. Cotto. Della stessa maniera si conjugnno i seguenti; Vincere. Pres. Vinco. Pas. rim. Vinsi. Part. Vinto. Torcere. Pres. Torco. Pas. rim. Torsi. Pari.' Torto. Crescere. Pres. Cresco. Pas. rim. Crebbi. Part. Cresciuto. Nascere. Pres. Nasco. Pas. rim. Nacqui. Pari. Nato. De’ verbi terminati in DE11E. Nota. I verbi terminati in Dere inflettono nel Pass. rim. in.»', e nel Part. in so; come: yfrdere^ arsi) arso. Chiedere fa nel Pass. rim. Chiesi , chiedesti , chiese , chiedemmo , chiedeste , chie- sero ; e nel Part. Chiesto. Ridere , Pass. rim. Risi , ridesti , rise. Rodere , Pass. rim. Rosi , rodesti , rose ì rodemmo , rodeste , rosero. Part. . Roso. Chiudere , Pass. rim. Chiusi , Chiudesti) chiuse , Part. Chiuso. Tutti questi verbi inflettono nel Pass. rim. in ei , ed in etti; si dice però meglio chiudete che chiusi , evitandosi così E equivoco che potrebbe nascere tra questo, e chiusi participio. 11 Participio di tutt’ i verbi terminati in Dere breve, è, come si è detto sopra, sempre termina- to in so , fuorché iu questi; Chiedere , perdere , che fanno chiesto , o chieduto , perduto. Il verbo cedere è regolare, ma i suoi compo- sti non lo sono , perchè inflettono nel Pass, rim, in essi) e nel Part. in rro, o in uto ; come; Succedere. Succedo. Successi. Succeduto , o successo. Concedere. Concedo. Concessi. Conceduto , o concesso. Questi due verbi insieme con Perdere, possono esser posti anche nella classe de’vcrbi regolari , poiché dicesi egualmente: succedei ,e succedetti . " «si®?©/ Google i86 , Succeduto. Concedei , e Concedetti. Concedu- to. Perdei , c perdetti. Perduto. Lo stesso è de* composti di Credere , c perdere. De’ verbi terminati in ENDERE. I verbi terminati in Elidere inflettono nel Pass, rim. in e/, ed in si; ed in cso nel Part. ; come : Attendere. Atlendei , o attesi. Atteso . Prendere. Prendei , o presi. Preso. Pendere. Rendei , o resi. Reso. I verbi Fendere , pendere sono regolari; inflct- ' tono nel Pass. rim. in ei, ed in ètti; come: fen- dei, e fendetti; pendei, e pendetti. Nel Part. in- • flettono in uto; fenduto, penduto. I loro compo- sti sono anche regolari, poiché inflettono nel Pass» *; rim. in fisi, c net Part. in eso ; come: t~ Difendere — Difed — Difeso. Appendere — Appesi. — Appeso. De' verbi terminali in GIÌRE. - I verbi terminati in Cere inflettono nel Pass» rim. in si, e nel Part. in toj.come: Cingere. . Cingo. Cinsi. Cinto. Spingere. Spingo. Spinsi. . Spinto. Porgere. Porgo. Porsi. Porto. Ungere. tingo. Unsi. x Unto. Spargere. Spargo. Sparsi. S parso » A questi si potrebbero aggiungere Estinguere. Estinguo. E stipsi. Estinto. Ergere. Ergo. Ersi. Erso. Immergere, dispergere, tergere , c pochi altri inflettono nel Pass. rim. in si; immersi, dispersi, tersi; ed in so nel Part.; dicendosi: immerso ^di- sperso, terso » l Digitizeirtjy (.opsic Quelli di questa classe ch§ hanno una vocale dinanzi al Gere si debbono scrivere con due gg, con due ss nel Pass, rim., e con due U nel Part.; come: Friggere. Friggo. Frissi, friggesti, frisse , friggemmo, friggeste, f risserò. V art. Fritto. Leg- gere. Leggo. Lessi , leggesti , lesse , leggemmo , leggeste, lessero. Part. Letto. De’ verbi terminali in GLIERE. I Verbi terminktiin Gliere cambiano il Gliere in Isi nel Pass. lim.^ed in Ito nel Part. Ma oltre di tale Ir regolar ila, soffrono anche una contrazione nell’Indefinita, nel Futuro semp., e nel Pres. con- dizionale. Eccone degli eséinjpi: TOGLIERE, o TORRE. " Modo ind. Pres. S. Io tolgo. Jtu togli. Colui toglie. P: Noi toniamo. Voi togliete. Coloro tolgono. Pas. imp. S. Io jogljeva. ec. Pass. rin%. S. Io tolsi. Tu togliesti. Colui tolse. P. Noi togliemmo. Voi toglieste. Coloro tol- sero. Pfiss, pros. S. Io lio ; tolto ec. Pass.ant. t.° S. Io aveva tolto ec. Pass. vai. ,». 6 ,»S.To ebbi tolto se. Fu- turo semp. $. Io Torrò. Tu torrai ec. Modo imp. Pres. S. Togli tu. Tolga colui ec. Modo sogg. Pres. i S. Che io > tolga . Che tu tolga ec. Pres. cond.. Io tor- rei. Tu torresti. Colui torrebbe ec. Imp. sogg. S. Qhe io togliessi. .Ché.tif tagliassi, ec. ,Fass. sogg. S. "'■he io abbia tolto éc. Pass. condisiopalo. S. Se io avessi tol- to ec. Pass.- cond. S. Io avrei tolto ec. Pass.Juturo. S. Quando io avrò' tòlto eòi Modo ind. Pres. Toglie- re, o Torre. Part. Tolto!*" « SCIOGLIERE , o SCIORRE. ’ Modo indi Pres. S. Sciolgo, sciogli, scioglie. P. Scioglia- mo, sciogliete , sciolgono. Pas. imp. S. Scioglieva ec* Pass. rim. S. Sciolsi, sciogliesti, Sciòlse. P. Sciogliemmo, scioglieste, sciolsero. Futuro semp. S. Sciorrò, sciorrai, sciorrli. P. Sciorrcmo, sciorrete. sciorranno. Pres. condi - t88- stonale. i9.Sciorrei,^ciorresti, sciorrebbe.P. Sciorremmo, sciorreste, sciorrcbbero. Modo inde/. Pres. Sciogliere, o sciorre. Pari. Sciolto. L'Indefinito del verbo scegliere non soffre contrazione. Scegliere. Pres. S. Scelgo, scegli, sceglie. P. Scegliamo, scegliete , scelgono. Pas. riin. S. Scisi, scegliesti, scelse. P, .Scegliemmo. Sceglieste. Scelsero. Futuro , S. Sce- glierò, sceglierai ec. Pres. condizionale. S. Sceglierci, sceglieresti ec. Pari. Sceto. De' verbi terminati in HERE. So vi è qualche verbo terminato in Here , l’è appunto l’ antico verbo Trahere con tutt’ i suoi composti; ma ora lo scriviamo senza V li. Questo verbo, come quelli della classe precedente, soffre una contrazione nell’ Indefinito; dicendosi; Trar- re , o trar. Coniughiamolo. Modo ind. Pres: S. Io traggo. Tu trai , o t raggi. Colui trac, o tragge. P. Nói trajamo. Voi traete. Coloro trag- gono. Pas$- imp. S. Io traeva. Tu traevi ec. Pass. rim. S. Io. trassi. Tu traesti. Colui trasse. P. ISoi traemmo. Voi traeste. Coloro trassero. Pass. pros. S. Io ho trat- to ec. Futuro Scmp. S. Io trarrò. Tu trarrai ec. Mo- do imp. Pres. S. Trai tu. Tragga colui. P. Tragghia- mo noi. Traete voi. Traggano coloro. Modo sogg. Pres. S. Cbe io tragga. Che tu tragga. Che Colui trag- ga. P. Che noi tragghiamo. Cbe vói tragghiate. Clic co- loro traggano. Imp. sogg. S. Che io traessi. Che tu traessi ec. Pres. cond. S. Io trarrei. Tu trarresti ec. Modo ind. Pres. Trarre. Pari. Tratto. Della stessa maniera si conjugano i suoi compo- posti ; contrarre , attrarre , distrarre; e cadono nel Pass. rim. iq fsi, e nel Pati, in io; dicendosi: contrassi , attrassi, distrassi, contratto , attratto, d istruirò. De' verbi terminati in LERE. Tra tutt’i verbi terminati in Leve , soltanto Svettare e suoi composti, cambia il leve in si nel Pass, rim., cd in to nel Pari. Conjughiamolo. i8g A lodo ind. Prcs. S. Io svello, lu svolli, colui svelle. P. Noi svelliamo, voi svellele, coloro svellono. Pass. imp. S. Io svelleva ec. Pass. rim. S. Io svelsi, ' lu svellesti, * colui - svelse. P. Noi svellemmo, voi svelleste, coloro svelsero. Pas. pros. S. Io ho svelto. Futuro semp. S. , Io svellerò, lu svellerai ec. Modo imp. Pres. S. Svel- li lu, svelga colui. P. £velghiamo noi, svellele voi, svel- gano coloro. Modo sogg. Pres. S. Che io svelga , che tu svelga, che colui svelga. P. Che noi svelghiamo, che voi svelghiale, che coloro svelgano Pres. cond. S Io svellerei ec. Imp. sogg. S. Che io svellessi ec. Indefinito. Svellere. Part. Svello. De’ verbi terminati in MERE. I Verbi premere , sumere coi loro composti so- no isoli irregolari di questa classe. Premere fa nel Pass.ritn. premei , o pressi , e premuto nel Part., che perciò si potrebbe mettere nella classe de’ re- golari, clic non differiscono dagli altri, che per frivole irregolarità. Il verbo Sumere tutto solo non è in uso. I composti del verbo premere inflettono nellTn- definito in intere, nel Pass. rim. in ssi , ed in sso nel Part.; cQtne: Opprimere , oppressi , oppresso. Imprimere , impressi , impresso. II Verbo spremere fa nel Pass. ridi, spremei, e nel Part. Spremuto ; in conseguenza si può mette- re fra i regolari. Il Verbo assumere fa nel Pass. rim. assunsi , e nel Part. assunto. Il Verbo consumere non è più in uso; in sua vece è stato sostituito consumare, che fa nel Pass, rim. Consunsi, e nel Part. Consunto. De' verbi terminati in NERE. Tra tutt’ i verbi terminati in Nere il solo ver- bo P-onere è irregolare, ed irregolari sono anche T » ' -v te ■y Google * 9 ° tutt* i suoi composti. In sua vece diciamo oggi Porre , c così dc’suoi composti disporre , compor- * re, e sim. Si forma il Pass. rim. di tali verbi cam- biando il rre in sì, facendo da porre , posi ; da di- sporre, disposi, e sim. Si forma il Part. cambian- do lo stesso rre in sto ; come; porre, posto; di- sporre, disposto. Il Pass. rim. di tali verbi inflette anche in ei; come; dispotici , esponei , e sim. Questi stessi verbi prendono un g nella prima Persona del singolare, e nella terza del plurale del Prcs. deli’ind. dell’imp.,e del sogg. Nel Futuro semp., e nei Pres. comi, mutano il ne, in r; come: Modo imi. Pres. S. Io pongo, tu poni, colui pone. P. Noi poniamo , voi ponete , coloro pongono. Pass. imp. S. Io poneva ec. Pass. rim. S. Io posi, tu ponesti, colui pose ec. Pass. pros. S. Io ho posto ec. Futu- ro semp. S. Io porrò , tu porrai ec. Modo imp. Pres. S. Foni tu, ponga colui. P. Porighiamo noi, ponete voi, pongano coloro. Modo. sogg. Pres. S. Che io ponga, che tu ponga , che colui ponga. P. Che noi ponghia- ino, che voi ponghiate, che coloro pongano. Pres. conti. S. Io porrei, tu porresti ec. Imp. sogg. S. Che io ponessi ec. Indefinito pres. Porre. Part. Posto. De' verbi terminati in ONDERE . Tutti i verbi terminati in Ondere cambiano il ndere in si nel Pass, rim., ed in osto nel Part.; come : Rispondere. Risposi. Risposto. Il veiho fondere fa nel Pass. rim. fondei o fu- si ; come: Io fondei, o fusi; tu fondesti , colui fondò, o fuse. P. Noi fondemmo, voi fondeste, coloro fonderono o fusero. Nel Part. fa fuso , o fondato, questo è migliore, l’altro serve pc’suoi composti; confuso , diffuso , e sim. Non è pero *9 r così della prima, e terzaPersona singolare del Pass. rim., fusi , fuse, che non si usano che in compo- sizione; come: confusi diffusi,' ma è meglio con- fondi, diffondi, per non confonderli coi Par- ticipj confusi , diffusi, e sim. Il verbo tondere non fa tosi nel Pass. rim. ma tondi , fondesti , tondè , temdemmo , fondeste, tonderono. Nel Part. fa tonduto , e non toso , perchè quest’ultimo è voce smcopata del verbo tosare. Diverbi terminati in PERE. Il verbo Rompere con tutt’i suoi composti e il solo irregolare di tale inflessione. Coniughiamolo — Modo ind. Pres. S. Io rompo, tu rompi, colui rompe. P. Noi rompiamo , voi rompete , coloro* rompono. Pass. imp. S. Io rompeva ec. Pass. rim. Io ruppi, tu rompesti, colui ruppe. P. Noi. rompemmo, voi rompeste, coloro ruppero. Pass. pros. S. Io ho rol- lo ec. Futuro semp. S. Io romperò , tu romperai eo. Modo imp. Pres. S. Rompi tu, rompa colui ec. Mo- do' sogg. Pres. S. Che io rompa, che tu rompa, che colui rompa. P. Che noi rompiamo, che voi rompiate, che coloro rompano. Pres. cond. S. Io romperei , tu romperesti ec. Imp. sogg. S. Che io rompessi , che tu rompessi ec. Modo ind. Pres. Rompere. Pari. Rollo. . De’vcrbi terminati in RERE. Il verbo Correre co’suoi composti è ilsoloche in- flette in ere breve tra verbi ditale inflessione; ed in- flette in si nel Pass, rim., ed in.ro nelPart.; come: Correre. Corsi . Corso. Diverbi terminati in TERE, Il verbo Mettere fa nel Pass. rim. Misi, mettesti, mise. Mettemmo , metteste , misero, Pait. Messo. I » 9 3 Meniamo Atene in deposito degli Dei significa abbandoniamola. ■ • Il verbo Promettere fa nel Pass, rim.; promi - si, promettesti, promise. P. Promettemmo , pro- metteste , promisero. Nel Part. fa Promesso. Il verbo riflettere è irregolare nel solo Parti- cipio. Nel Pass. rim. fa rijlettei , e non riflessi. Il Part. riflettuto non è in uso, in vece si usa il verbo fare col nome riflessione , dicendosi : ho fatto riflessione. Il verbo Scuotere fa nel Passerini. scuotei , e scossi ; e nel Part. Scosso. Il verbo riscuotere fa nel Pass. rim. riscuotei > e riscossi ; nel Part. Riscosso. Così Percuotere fa percuotci , e percossi. Part. Per- cosso. , j Diverbi terminati in UCERE. I verbi producere , adduc ere, inducere , sedu- cere , conducere soffrono una contrazione nell’In- •definitò; poiché dicesi: addurre , indurre sedur- rete sim. Questi fanno nel Pass. rim. addussi , indussi , sedussi ; e nel Part., addotto , indotto , Sedotto. In verso dicesi pure Addur , produr , e sim. Nel Futuro: addurrò, indurrò, sedurrò, e nel Pres. cond. addurrei > indurrei, sedurrei, e sim. Tutti gli altri di tale inflessione non soffrono alterazione alcuna ncirindefìnito; dicendosi sem- pre: rilucere, e non già rilurre. De' verbi terminati in VERE. I Verbi di tale inflessione cambiano il V ire in ssi, o si nel Pass. rim. I Part. inflettono diversa- mente; come: Muovere . Mossi. Mosso . Moverà *9 3 non è iu uso. Non si mcttq mai Va nel Pass. rim. e nel Pari,, dicendosi: mossi, mosso. Così l’è pu- re de’suoi composti : promossi , promosso ; com- mòssi > commosso : questi inflettono anche in ei nel Pass. rim., come: promqvei , cpmmoyd, e siru. Scrivere. Scrissi. Scritto. Sericei • non è in uso. Vivere. Vissi. Vissuto , o vivuto , Assolvere , perchè tiene la consonante dinanzi al vere , fa nel Pass, rimi Assolsi, assolvesti , a.v- solse , assolvemmo , assolveste , assolsero , o «r- solvettcro. Pari. Assoluto. Giova qui ricordarsi, che il Soggiuntivo Pres. de* verbi terminati in ere, ed in rre si forma dal- la prima inflessione del Pres. ind. , cambiandosi l’o, in a; come: Vedere , vedo, veda. Scrivere , scrivo , scriva. Cogliere , colgo , colga. Dormi- re , dormo , dorma. Sentire , sento , senta. Dà. Verbi irregolari della terza ■ Conjugazione. Tra tutl* i verbi irregolari di questa Coniuga- zione cinque vene sono che Iranno più irregolarità degli altri; cioè, dire , morire , salire , use ire,venire. di verbo dire è un accorciato dell’antico' die ere. Coniughiamolo — Modo ùuij ■ Pori. iS. Io dico, tu dici, bo- lui dice. P. Noi diciamo, voi dite, coloro dicono. Pass., imp. S. Io diceva, tu dicevi, colui 'diceva. P. Noi dice- vamo, voi dicevate, coloro dicevano. Pass. rim. S. Io dissi, tu dicesti,' colui disse. P. Noi dicemmo, voi di- ceste, còlorp dissero. Passi pros. S. Io ho detto, tn hai dello oc. Future* semp. S. lorditi», . tu dirai ec. Modo imp. Pru i S.> Dì tu, dica cdlui. P. Diciamo noi, dite voi, dicano coloro. Alodò sogg. Pres. S. Che ip dica, i3 V Digitized by Google 'ip4 che tu dica, clic colui dica. P. Glie noi diciamo, che voi diciate, che coloro dicano. Pres. cond. S. Io di- rei, tu diresti ec. Imp. sogg. S. Che io dicessi, che tu dicessi ec. Indefinito. Dire. Pari. Dette. MORIRE. L’irregolarità di questo verbo consiste cbe in- flette nel Pres, dell’ind. in due maniere, cioè: muojo, e moro. Nel Pass, rimoto fy Morii , roortV sti, morì , morimmo, moriste, morirono. Part, Morto. . SALIRE. .< Questo verbo inflette in due maniere nef Pres. fleli’ind. Salgo , e saglio. Nel Pass. rim. fa Salii , salisti, salì, salimmo, saliste, salirono.ì^d Part. S alito. Notasi, che non possiamo dire stiliamo in vece di .rag&amoPres.ind.,e di salghiamo Pres.sogg., perchè saliamo è una inflessione del verbo salare. UDIRE. Questo verbo è irregolare nel Pres.dell' ind. ,per- • che si muta l’« in o nella prima, seconda, e ter- za inflessione singolare, e nella terza del plurale, del Pres. indicativo, imperativo, e soggiuntivo. Coniughiamolo — Modo ind. Pres. S. Io odo, tu odi, colui ode. P. Noi udiamo, voi udite, coloro odono. Pass. imp. S. Io udiva, tu udivi ec. Pass. rim. S. Io udii, tu u- disli, colui ud\. P. Noi udimmo, voi udiste, còloro u- dirono. Pass. pros. S. Io ho udito ec. Futuro semp. S. Io udirò , tu udirai cc. Modo imp. Pres. S. Odi ty , oda colui. P. Udiamo noi , udite voi , odano co- loro. Modo sogg. Pres. S. Che io oda , che tu oda, che colui oda. P. .Che noi udiamo, che voi udiate, che coloro odano. Pres. cond. S. Io udirci , tu udire- sti ec. Imp. sogg. S. Che, io udissi , che tu udissi ec. Indefinito Udire. Pari. Udito. f . VENIRE. Questo verbo con tutt’i suoi composti, come anche quelli terminati in Nere , prendono I. il g nella prima inflessione singolare, e nella terza del plurale del Pres. deU’ind., ed in tutte quelle del Pres. del sogg. nel singolare, c nella terza del plurale. II. Prendono due rr nel Futuro, e nel Pres. cond.; come: Vengo , vieni , viene, veniamo, venite, ven* ■ gono — Venga, Venga, venga, veniamo, veniate, vengano : Verrò, verrai, verrà, verremo, verrete , verranno — Verrei , verresti, verrebbe, verrem- mo, verreste: verrebbero. Part. Venuto. USCIRE. Questo verbo è irregolare, perchè cambia l ’ u in e nelle tre Persone singolari, e nella terza del plurale del Pres. deH’ind., nella seconda, e terza del singolare, e 'terza del plurale del Pres. imp.; c nelle tre del singolare, e nella terza del plurale del Pres. sogg. Coniughiamolo — Modo ind. Pres. S. Io esco, tu esci, co- lui esce, P. Noi usciamo, voi uscite, coloro escono. Pass, imp. S. Io usciva, tu uscivi ec. Pass. rim. S. Io uscii, tu uscisti, colui usci. P. Noi uscimmo, voi usciste, co- loro uscirono. Pass. pros. S. Io sono uscito ec. Futuro semp. S. Io uscirò, tu uscirai ec. Modo imp. Pres. S. Esci tu, esca colui. P. Usciamo noi, uscite voi, escano - coloro. Modo sogg. Pres. S. Olia io esca, che tu esca, che colui esca. P. Che noi usciamo, che usciale, eh» coloro escano Pres. cond. S. Io uscirei, tu usciresti ec. Imp. sogg. S. Che io uscissi, che tu uscissi ec. Inde- finito. Uscire. Part. Uscito. ' , * Nota il verbo Aprire fa nel Pass. rim. Aprii , o aper- si, ed aperto nel Part. Digitized by Google Be' verbi teì'fninati in ISCO. Tra i verbi terminati in ire ve »’ è up gran mi- nierò che inflettono nel Pres. dell’ ind. in isco, e si formano, mutando l’ire in isco ; come: ardire, ardisco; finire , finiscQ , e sm, tu Conjugazione di questo verbo servirà di Norma per lutti gli altrf di tale inflessione. Ma Giova qui ricordare, che l’irregolarità che at- tacca il Pres. dell’ind., attacca pure quelli dell’im- perativo , e del sogg. E ' Che la prima e seconda Persona plurale del Presente nòn sorio mai irregolari. Modo indicativa. , fres, S. Iq ardisca, tu, ardisci, colui ardisce. P. Noi ab- . , biamo ardire, voi ardile, coloro ardisqopp, D . Perche avete detto noi abbiamo ardire, e non ardiamo ? li. Perchè ardiamo è la prima Persona plurale del Pres. ind., o sogg. elei verbo Ardere. D. Continuate. '■ R. Eccomi : > 1 ! Pass. imp. S. Io àrdivi', tù' ardivi ‘ee. ^asì. rim. S. Io ardii, tu ardrs’ti,' colui ardi. P . NoVardirump, vini ar- diste, coloro ardirono, pass. pros. S. to' I10' ardilo , tu hai ardito ec. Flirterò semp. 'S. Io ardirà',' tu ardirai èo. Modo imp. Pres: S. Ardisci tu, ardisca colui. P. Ab- biamo ardire noi. Ardite voi. Ardiscano coloro. Mòdo ■ *°gg- Pres. S. Che io ardisca, elle tu' ardisca, che co- lui ardisca. P. Che' rfoi abbiamo ardire, e non àrdiamo, che voi abbiate ardire,, e non àrdiate', che coloro ardi- scano. Pres. cotid. *V. Io ardirei,' tù. ardiresti ec. Imp. sogg. S. Che io ardissi, che tu ardissi èc. Indefinito. Ardire. Part. Ardito. X / Della stessa maniera si conjugano i seguenti ; Abolire. Abolisco. Abolii. Abolito. Abhorrirt. ' Abborricn. Aborrii. Abborrito. Arrossire. Arrossisco. Arrossii. Arrossito, j Arricchire. Arricchisco . Arricchii. Arricchito. Pandire. Bandisco. Bandii. Bandito. Capire. Capisco. Capii. Capito. Colpire. Colpisco. Colpii. Colpito. > Compatire. Compatisco. Compatii. Compatito. Concepire. Concepisco. Concepii. Concepito. Digerirei Digerisco. Digerii. Digerito. Eseguire. E segui sco. Eseguii. Eseguito. Finire. Finisco. Finii. 7 Finito. Fiorire. ' Fiorisco. Fiorii. Fiorito. Gradire. Gradisco. Gradii. Gradito. Impazzire. Impazzisco. Impasii. Impazzito. Incrudelire. Incrudelisco . Incrudelii . Incrudelito : languire. Languisco. Languii. Languite!. Patirei Patisco. Patii. Patito. Partirei > Parto, (vado). Partii - Parlilo. Partire. Parfisco(divido).Partii. Partito. Spedire. Spedisco. Spedii. Spedito. Tradire Tradisco. Iradii. Tradito. li bbidire. Ubbidisco. Ubbidii . U bbidito. Unire. Unisco. Unii. Unito. Havvi pero alcuni verbi terminati in isco; che differiscono dai leste citati , perchè inflettono di- versamente nel Pass. rim., e nel Participio; e sono: Apparire. Apparisco. Apparii , e apparsi Apparso. Comparire. Comparisco. Camparii r e.compar si. Comparso. Profferire. Profferisco. Proferii, c profferii. Profferlo. Soffrire. Sqffrisco, e soffro. Soffrii,e soffersi. Sofferto. Seppellire. Seppellito- Seppellii. Seppellito , e sepolto. N. B. Si è veduto dopo la Conjugazionc del \ cibo Sentire , Pag. 1 jq. una lista di verbi regolari della terza Conjugazione, tutti gli altri che non vi • >» .»... k *#•!» O*»' *> OÌU 97 À i ()8 si trovano, e (li cui non nc abbiamo parlato altro- ve, inflettono nel Pres. in isco , e si coniugano co- me Ardisco. In tale lista se ne trovano alcuni, co- me Consentire, mentire , partire, che soffrono la stessa irregolarità, terminandosi nel Pres. in due maniere, cioè Consento, e consentisco; mento , e mentisco', parto, e partisco. Si dovrà però dire partisco per indicare divisione , e parto per indi- car partenza. L’irregolarità che attacca i verbi terminati in isco si osserva costantemente in prosa, ma i Poeti non vi si assoggettiscono assolutamente; poiché di- cono: offro, ed offrisco\ pera, e perisca, magge t e muggisce', langue , e languisce-, fere , e ferisce ; fera , e ferisca. Se ne trovano molti esempi nel Pastor Fido di Guarini, e nell’ A minta del Tasso . AI ugge in mandra l' armento ( Pastor Fido ). Qual arme fera , qual dia vita , quale Sani e ritorni in vita ( Aminta ). D. Conjugate un verbo IMPERS ONALE. . R. Eccolo; nc conjugherò tre insieme. Modo ind. Pres. S. Piove, balena, tuona. Pas. imp. S. Pioveva, balenava, tuonava. Pas. rim. S. Piovve, balenò, tuonò. Pas. pros. S. Ha piovuto, balenato, tuonato. Pas. ant. i.° S. Aveva piovuto, balenato, tuonato. Pas- ant. 2. 0 S. Ebbe piovuto, balenato, tuonato. Futuro semp. S. Pioverà, balenerò, tuonerà. Modo sogg. Pres. S. Che piova, baleni, tuoni. Pres. comi. S. Pioverebbe, balenerebbe, tuonerebbe. Imp. sogg. S. Che piovesse, balenasse, tuonasse. Pas. sogg. S. Che abbia piovuto, balenato, tuonato. Pas. condizionato. S. Se avesse piovuto, balenato, tuonato. Pas. cond. S. Avrebbe piovuto, balenalo, tuonalo. pas. futuro. S. Quando avrò piovuto, balenato, tuonato. jqodo ind. Pres. Piovere, balenare, tuonare. Pari. Pio- vuto, balenalo, tuonato. Ger. Piovendo, balenando, tuo- nando. Avendo piovuto, balenato, tuonato. Digitized by Góo^le *99 CAPO tìL. De' Verbi terminati in ARE , ed in IRE. Vi sono alcuni verbi di doppia inflessione, cioè, in Are, ed in Ire; ed appartengono alla prima, é terza Conjugazioue; come: Colorare , e Colorire. Inanimare , ed Inanimire. Inacerbare , ed Inacerbire. „ Indurare , cd indurire. CONIUGAZIONE De' ■Verbi difettivi. t Poeti usano spesso i verbi Ire , c Gire in vece di Andare. Sono dunque questi i soli di cui ci re- sta a parlare per chiudere il trattato de* verbi ir- regolari. IRE i D. Conjugatelo. R.Di questo verbo non si trovano chele seguenti voci. Pass. imp. S. Iva , ivano , o ivan. Futuro senio. Irò, irai, ira. P. Iremo, irete, iranno. Modo inde/. Pres. Ire. Part. Ito. gire. D. Conjugatelo. lì. Di questo verbo si conoscono soltanto le seguen- ti voci : Modo ind. Pres. S. Gite. Pas. imp. S. Giva , givi, giva . P. Givamo , givate, givano. Pas. rim. S. Gii, gisti g). P. Gimmo, giste , girono, rientro semp. Girò, girai, girò ec. Modo imp. Pres. S. Gite voi. Imp. sogg. S. Che io gissi, che tu gissi, che colui gisse. P . Che noi gissiniOf che voi giste , che coloro gissero. > \ 300 Pres. conrl. S. Girei , giresti girebbe ec. Modo indef. Pres. Gire. Pari. Gito. D. Conjugate un verbo RIFLESSO. R. Eccomi; • • • Modo ind. Pres. S. Io mi mortifico, tu ti mortifichi, colai si mortifica. P. Noi ci mortifichiamo, voi vi mortifica- te, coloro si mortificano. Pas. imp. S. lo mi mortificava ec. . Pns. rim. S ■ Io mi mortificai ec. Pas. pros. S. Io mi sono mortificato ec. Pas. ant. i.“ S. Io mi era mortificato ec. Pas. ant. i.° S. Io mi fui mortificato ec. Futuro scmp. S. lo mi mortificherò ec. Pari, mortifi- catomi. OLIRE Di questo verbo si leggono soltanto le seguenti voci : Oliva , olivi, oliva , olivano. ‘ ' RIEDERE o Redire ' Le voci che conosciamo di questo verbo sono: Rietlo , siedi, riede. Riedea, riedevi , riedeva\ riedevano . Rieda , redivano. CALERE Questo verbo tiene le seguenti voci : Calendo. Mi cale ec. Mi caleva ec. Mi calie ce. Mi era calato cc. Che mi caglia ec. URGERE Urge. Urgeva. Urgevano sono tutte P infles- sioni di questo verbo. COLERE Colo , Cole tiene Colere , e niente più. LICERE „ Lice si dice in prosa, Lece in versp, e Lecito in prosa, cd in verso. TANGERE , toccare. Soltanto Tartge tiene Tangere , e non altro. DELL' AVVERBIO. Che cosa è /'Avverbio? Per meglio intendere che cosa è l’avverbio, ed a che serve nel discorso, giova osservare che la SIGNIFICAZIONE – alla H. P. Grice -- di tult’ i verbi è semplice, v o- glio dire, che non è accompagnata da circostanze nè di tempo, nòdi luogo, nè di modo ec. di fatti, allorché si dice; Pietro disegna , intendete voi com'egli disegna? sapete voi dove, e quanto tempo egli disegna? certo clic no; e perchè? perchè la si- gnificazione del verbo disegna è semplice. Lo stes- so dite della significazione dell’aggettivo, del par- ticipio, e dell’avvèrbio. Ciò posto, dico, che L' Avverbio è una parola che premessa al verbo, ne. modifica la significazione. D. Che cosa avete voluto intendere , col dire; che Avverbio modifica la significazione del verbo ? R. Ho voluto intendere, clic ne fa conoscere gli ac- cidenti, ossia le circostanze; mi spiego cogli esem- pi: Allorché dico: Pietro disegna , essendo sem- plice la significazione del verbo disegna , non s’in- tende nè dove, nè come , nè quando , nè quanto tempo Pietro disegna; ma se dico: Pietro disegna bene , questo avverbio bene modifica la significa- zione del verbo disegna , e fa intendere come Pic- Digitized by Google aoi tro disegna, cioè bene. Così pure se dico: Pietro disegna qui, l’avverbio qui , modificando la si- gnificazione del verbo disegna, fa conoscere il luo- go dove Pietro disegna; qual luogo al certo non si saprebbe, se dicesse semplicemente/Wo disegna. L Avverbio modifica pure la significazione del participio, dell’aggettivo, e talvolta dell’Avverbio stesso: eccone gli esempi ; Una colonna ben intagliata ; qui il participio intagliato, e modificato dall’avverbio bene. Un fanciullo perfettamente docile ; qui l' ae* gettivo docile e- modificato dall’ avverbio perfet- tamente. r J Egli mi viene a trovare molto spessoiauì l'av^ velino mollo modifica l’avverbio spesso. Egli è partito ben presto ; qui l'avverbio pre- sto e modificato dall’ avverbio bene. D. Perchè questa parte del discorso si chiama Avverbio ? R. Perchè modifica più spesso la significazione del verbo, clic di altre parole. D. Sotto quanti aspetti si possono considerare eli Avverbj ? R. Si possono considerare sotto l’aspetto dcWespres- sione , e sotto l’aspetto della significazione. D. Come sono gli Avverbj considerati sotto l'a- spetto dell’ espressione ? R. Possono essere semplici , o composti ; i primi so- no così detti, perchè si profferiscono con una sola parola ; come: giustamente , prudentemente , og- gi, domani, qui , quà, e sim. E gli altri si dicono cosi, perchè si profferiscono con più parole; come: Al presente , a briglia sciolta, di subito t di sicuro, per cerio , di certo , per verità , per mia J'e , da quel Digitized by Google I ao3 punto in poti in quel mentre } di quando in quando , di tratto in tratto , d' allora in poi , ad un di presso , presso a poco, in quel torno, spesse Jìate, rare volte, e. sim. D. Da quali parole si formano questi Avverò]? . R. Si formano da sostantivi preceduti dalla preposi- zione semplice, o articolata, co me si può vedere da- gli esempi recati. D. Perchè tali parole combinate in tal modo si mettono nella classe degli Avverò] ? R. Perchè indicano modificazioni: ma non sono pe- rò che Modi avverbiali. D. Come si possano considerare gli Avverò] sotto V aspetto della significazione? R. Siccome TAvverhio serve a modificare la signifi- cazione del verbo, e poiché tale significazione può essere accompagnata da circostanze di tempo, di luogo , di più, o meno , di modo , di ordine, di af- fermazione, di certezza , di probabilità , di dub- bio ec., cosi vi sono Avverbj Di Tempo. - . Di Luogo. Di Qualità, e di Modo. Di Quantità, e di Numero. Di Ordine. Di Negazione. Di Affermazione. Di Certezza. Di Probabilità. Di Dubbio. Di Comparazione. Di Eguaglianza. Di Eccesso. Di Difetto. Avverbj di Tempo. D. Quali sono gli Avverbj di Tempo? li. Gli Avvcrb di Tempo sono quelli che indicano |i by Google ao4 qualche circostanza ili tempo, e pei quali si può rispondere alla domanda: quando ? 1 Quelli di Tempo passato sono; Allora, già, pnma, feri , testé, recentemente, antica- mente, altra volta, e sim, Quelli di Tempo presente sono: Oggi, ora, al momento, al presente, oggidì , osai- r '<a,, attualmente, ormai, oramai, ornai, e «im’aome- JoUt? h 'Ì nal ° r laVOr ° C ! ie " li avevalc ordinato-, che volete che ne faccia ora ? Quelli di Tempo futuro sono: À j; Indi, appresso, dopo, quindi, poscia-, dipoi , dappoi \ se'nT'm avvemr ^ subito che , e sim., come : Ieri • •** « rid ° n ° « » Quelli di Tempo indeterminato sono: ■nitre bolle, spesso, qualche volta, talora, sempre Ta <f nT a, R Un ' ,U *' ‘ IUeSt ‘ treulti "” preceduti^ da non significano m nessun tempo ; come: Altre volte Z’ ^ecluraz,one era trascurata ; ora se ne occupano molto. Quelli che indicano identità di tempo in cui le cose si fanno, sono: mentre, intanto , e sitn. Quelli che indicano la celerità, o la lentezza, on- de una cosa succede all’altra, sono: ’losto, subito , subitamente, tardi, lento, ternamente presto, prestamente , di presente , immantinente, inòon- tanen te, continuamente, piano, pian piano, adagio, e sim. Vuoili clic indicano continuazione sono, sempre ognora, continuamente. Quelli clic dinotano interruzione di tempo sono: Talvolta, interrottamente ; interpellatamente, e simili. Awerhj eli Luogo. D. Quali sono gli Avverbj di Luogo? ’ R Gli Awerbf di L “o$o sono quelli che indicano la diversità de’ luoghi dove le cose si fanno, e pei Digitized b/J quali si può rispondere alla domanda: dove ? e ,' sono: qui, costi , li, qiia y àostà y colèi , là y su y già y p/, w, ivi) indi , onc/e, donde , e sim. .1 ;.*i , , . ■ • -, 1; Qui. Costì. Lì. X). Qudf è il significato, di questi tre Avverbj di Luogo, e quando si usano ? Qf Quésti tre Avverbj cti Luogo si usano coi soli vèrbi di quiete; ed'ecconc il significato. Qui signi- fica il luogo in cui si trova chi parla; come: Io scrivo qui ; io dormo qui, c non già io scrivo quà y io dormo qua. ' ' ' ‘ « Costì significa il luogo in cui si trova chi ascol- ta; come: Voi vi divertite costì ; Poi siete costì da molti giorni; c non già costà. E Lk significa il luogo lontano da chi palla, e da chi ascolta; come: Egli si ‘divertiva lì col figlio; e non già Colà } o là. ■ Quà. Costà." Colà, o Là. D. Qual y è il significato di questi tre Avverbj di I J . uo S°'> e quando usano? - R. Qtì'cfetV tre Avverbj 'di Luogo si usai/o coi soli verbi dt 'movimento; cd : 'cccóne il significato. Quà significa luogo in cui’si' trova chi pària; come: / eni/è qria, cioè dove sOn io, e non gikPehitc qui. Costà significa il luogo in cui si trova chi ascol- ta; come: Io verrò costà , cioè dove siete voi, e non già costì. E Colà } o /«significa il luogo distante da chi par- la, e da chi ascolta; come: Andremo colà o là insieme , c non già lì. :y. a ao 6 AVVERTIMENTO. . ! Abbiamo detto, che idue Avverbj di luogo qw* quà significano il luogo, in cui si trova chi parla, e che il primo si usa co’j^erbi di quiete, e l’altro con quelli di moto; troviamo intanto qui usato col verbo di moto in Macch. Torna quida me, ma non faccia meraviglia , poiché qui dinota un luogo più circoscritto, é quà un luogo indeterminato; onde se il Signor Macch. disse torna qui da me, volle intendere in questa casa • E se troviamo; Non so là che si faccia, dobbiamo intendere in quel Re* gno , in quella Provincia , in quel paese ec. > ‘t&’l <Xt(C Cl. Vi. '• D. QuaV è il significato di questi due Avverbj di Luogo, e quando si usano ? ‘ , * Wl R. Questi du q Avverbj di Luogo si usano coi Terbi di quiete, e di moto; Ci coi primi significa qui’, come quando si dice; Non ci è , significa lo stesso che non è qui , ossia qt questo luogo: e coi secondi significa quà; come allorché si dice; Non ci è venuto , è lo stesso che none venuto quà*, os- sia in questo luogo. , f T Così l’Avverbio Vi coi verbi di quiete significa costi; come quando si dice: non vi è, cioè costì , ossia in cotesto luogo. E coi verbi di movimento significa colà , o là; come quando si dice: Non vi è andato , egli è lo stesso che se si dicesse; Egli non è andato colà , ossia in quel luogo. Là. Di là. P. Qual ’ è il significato di questi due Avverbj di Luogo, e quando si usano ? I R. Questi due Avverbj di Luogo si usano coi soli verbi di movimento; eccone il significato: Là si- gnifica lo stesso che colà , ossia in quel luogo', co- me quando si dice: Chi mai è andato là? cioè in quel luogo. L’Avverbio di là significa eli quel luo- go ; Come quando si dice: Partirai di là dopo tre giorni , cioè di quel luogo , o da quel luogo. Significa talvolta dall 1 altro mondo; come nel Bocc. Di questo ti dovevi tu avvalere , mentre eri tu di là, ed emendartene ( risposta fatta a Feron- do, cui era stato dato a credere, ch’egli era stato in Purgatorio ). Così quando diciamo nel Simbo- lo: Di là ha da venire a giudicare; cioè dall'al- tro mondo. Onde. Donde. Quindi. Altronde, e sim. D>. Qual’ è il significato di questi Avverbj 'di Luo- go, e quando si usano. R. Questi Avverbj di Luogo si usano coi verbi di movimento, e significano il luogo da cui si parte, o si viene; Onde, donde significano da quel luo- go; Indi significa lo stesso, ma talvolta significa 1 da quel tempo; come nel Macch. Indi a pochi giorni morì. Si accompagna talora colla preposi- zione da; dicendosi da indi in quà ; da indi in su. lalvolta sta in vece di poscia; come: Indi ascen- demmo il monte , cioè poscia ascendemmo ec. Quindi significa da questo luogo. Altronde significa da altro luogo. Ovunque significa in qualunque luogo. Avanti , innanzi significano un luogo anteriore. Fuori, fuora significano un luogo esteriore. f-ntro , dentro indicano il contrario di Fuori ; coma nel Petrarca / t. Lt notturne viole per le piagge , £ le fitre selvagge entro le mura , Quivi significa un luogo lontano da chi parla, c da chi ascolta; come nel Dante. Quivi si piangoli gli spietati danni. Ivi significa in quel luogo : vien preceduto tal- volta dalla preposizione da; come: Da ivi di » scende. Ne equivale talvolta a di là; come: La polvere ne fu sbalzata dal vento , cioè di là. Ove , dovei significano in qual luogo ? come: Dove vai 1 Ove corri ? Avanti, innanzi , dietro , appresso , vicino , dentro , entro, tra , fra , allato , accanto ,rimpet- to, incontro , addosso , attorno significano U luo- go, in cui la persona o cosa si trova. *Sa significa sopra , ossia un luogo superiore, cioè più aitò di quello in cui si trova chi parla Grn significa sotto, ossia un luogo più basso di quello, in cui si trova chi parla. Quassù , quaggiù , lassù, laggiù, sono avverbj composti. Quassù è composto da qzzrz, e .vzz, e si- gnifica lo stesso che qui sopra , orquà sopra. Quaggiù è composto da e gwz, e vale lo stesso che qui sotto , o sotto , ossia in questo luogo inferiore. Lassù è composto d^a là, e sm,c significa z'/z quel luogo superiore. Laggiù è composto da là e g-z'/z, e~significa lo stesso che in (jucl luogo inferiore. Giova qui osservare che ili questi stessi avverbj alcun indù-fino il posto , altri la distanza. 1 primi sono: ove, qui, di qua; di là, da perlutto; gli ul- timi sono ; presso, lontano, vicino , c siili., come; Digitized by 30 9 . Il pittore aveva riunito in un medesimo quadro molli oggetti diversi', qui una truppa di baccanti ; là una truppa di giovani ; qui un sacrifìcio ; là una disputa di filosofi. Sesostri portò le sue conquiste pià lontano, di quelle che Alessandro ha fatto dopo. Passate dal vostro cugino ; egli alloggia qui vicino. jivverbj di Qualità 9 e di Modo . D. Quali sono gli Avvèrbj di Qualità, e di Modo? R. Gli Avverbj ili Qualità , e di Modo sono quelli die indicano la maniera onde le cose si fanno, e pe’ quali si può rispondere alla domanda; come? Sono essi per lo più tutti gli aggettivi che si usano come Avverbj; come: chiaro, schietto, sodo,c sim. Notasi però, che Tanti Avverbj di qualità vi sono, quanti sono gli aggettivi perfetti, e si formano così: Se gli aggettivi inflettono in o, come Santo, dotto, e sim., cambiasi Po finale in ameni e\ facen- dosi da santo, dotto, e sim., santamente, dotta- mente. Ma da buono si fa meglio , e da cattivo si fa peggio. Se inflettono in e; come costante, diligente, c sim. ,vi si aggiunge mente ; facendosi da diligente, diligentemente ; da costante, costantemente; da soave, soavemente, e sim.: come per esempio. Buffon è uno de'niigliori scrittori del secolo passato : pensa profondamente, dipinge fortemente, e si espri- me nobilmente. Se poi inflettono in le; come crudele, gentile, fedele , e sim., si toglie Ve finale dell’aggettivo, e vi si aggiunge mente; dicendosi crudelmente, gen- tilmente, fedelmente , c sim. *4 Avveri} di Quantità , c di Numero, D. Quali sono gli Avverbi di Quantità, e di Numero? R. Gli Avverbj di quantità , e di numero sono quel- li che indicanole quantità delle cose, e pei quali si può ì-ispondere alla domanda; Quanto ? come; Quanto indica una quantità indeterminata. bissai, molto indicano una gran quantità. Più significa maggior quantità. Meno indica minor quaulità. abbastanza significa una quantità sufficiente. Grandemente , soverchio , oltremodo , altrettanto, smi- suratamente, pienamente, appieno, maggiormente, com- piutamente, scarsamente, molto , poco, caro, alquanto sono tutti Avverbj di quantità; come: £ una donna leg- giera ed incostante, che parla molto, e riflette poco. Quei panni sono belli, perciò costano caro. Gli Avverbj di Numero sono; Primieramente , secondariamente , in primo luogo , in secondo, in terzo, in quarto luogo ec., siila fila, avan- ti, l'un dopo l'altro, e sim. Avveri j di Ordine. D . Quali sono gli Avverbj di Ordine? II. Gli Avverbj di Ordine sono quelli che indicano l’ordine in cui le cose sono disposte ; come : Primieramente , primamente , principalmente , vicen- devolmente, scambievolmente, alternativamente, ulti- mamente, successivamente. Due se ne formano da nomi di Numero ordinale, c sono primieramente , e seconda- riamente-. per tutti gli altri si dice: in terzo luogo, in q tarlo, in quinto, in sesto luogo ec. Avverbj di Negazione. D. Quali gli Avverbj di negazione? R. Gli Avverbj di Negazione sono quelli che servo- no di risposta negativa ad una domanda; tali sono: No , non , niente, affatto -, es^lnp. Volete venire al tea- tro? No — Comandale qualche cosai No. 2 n Avverbj di Affermazione. D. Quali sono gli Àvverbj di affermazione? R. Gli Avverbj di Affermazione sono quelli clic servono di risposta affermativa ad una domanda: come : Sì , appunto , certo , di certo , certamente , sì bene , mai sì, sicuramente ; eserap. Avete mai letto in Recine la famosa scena del delirio di Fedra ? Sì,, l'ho letta , o confesso eh' è una delle pià belle del Teatro francese. Avverbj di Certezza . D. Quali sono gli Àvverbj di Certezza? 11. Gli Avverbj di Certezza sono: Certo , assolutamente , infallibilmente , davvero , offi x y indubitatamente , e servono di risposta certa ad una do- manda; come quando si dice: Avete studiato ? certo. Non si confondino questi Avverbj di Certezza con quelli di Affermazione , poiché non ogni ri- sposta affermativa è certa. Avverbj di Probabilità , e di Dubbio. D. Quali sono gli Avverbj di Probabilità , c di Dubbio? R. Quelli di probabilità sono: Probabilmente , per avventura , e servono di risposta probabile ad una domanda; come quando si dice: Sor- tirà l'affare ? probabilmente. Quelli di dubbio sono: forse , può essere , può darsi , e servono di risposta dubbia ad una do- manda; come quando si dice: Guadagnerete la vostra causa ? forse sì, forse no. I aia Avveri j di Comparazione . D. Quali sono gli Avverbj di Comparazione? R.Gli Avverbj di Comparazione sono quelli che ser- vono ad indicare il paragone, che si fa di una per- sona o cosa con un’altra, relativamente a qualche qualità, o quantità; e perchè una persona o cosa può avere una qualità, o quantità in eguale, maggio- re, o minore estensione di un’altra; si distinguo'!! perciò tre sorte di comparazioni, e quindi tre sor- te di Avverbj che le indicano; che sono gli Avver- bj di eguaglianza ; gli Avverbj di eccesso ; e gli Avverbj di difetto. Quelli di eguaglianza sono: cosinone, tanto , il, egualmente., seguiti dai correlativi quanto, che, come ; e si usano allorché si vuole indicare, che una persona, o cosa possegga una qualità nella stes- • sa estensione di un’altra; come quando si dice: L'amore del prossimo è cosi necessario nella socie- là per la felicità della vita , quanto nel Cristianesi- mo per la salute eterna. Il tulipano è cosi bello quanto la rosa. Platone fu tanto dotto quanto lo fu Socrate. Egli è s» ricco che benefico . Ella era si lieta conte bella. Quelli di eccesso sono: più , meglio , di più , vieppiù , e si usano allorché si vuole indicare, che una persona o cosa possegga una qualità in mag- giore estensione di un’altra; come quando si dice: La rosa è più bella della viola. Quelli di difetto sono: meno , viemeno , quasi , tutto al più; e si usano allorché una persona o cosa possegga una qualità con meno estensione di un’altra; come quando si dice: L'Asia i meno popolata dell' Europa. Il naufragio c la morte sono meno funesti de' piaceri che attaccano la virtù. 3i3 OSSERVAZIONI. D. Quali sono queste Osservazioni? R. Eccole; I. L’Avverbio preceduto dall’Articolo fa Je veci del nome; come quando si dice; Il poco nu basta- — Il molto mi nuoce. li. L’Avverbio unitoal nome fa le veci dell’aggettivo; come quando si dice : Poco pane ; molto vino! III. L’Avverbio è un’espressione accorciata eh’ equi- vale ad una preposizione col suo regime; di talli quando si dice: modestamente , non è egli lo stes- so che con modestia? IV. Siccome gli aggettivi perfetti possono avere i Gradi di comparazione , così possono averli anche gli avverbj che da essi derivano; come : Più presto , più tosto , più diligentemente , diligentis- simamente-, meno presto, e sim. V. Gli Avverbj comparativi hanno, come gli agget- ti, il secondo termine della comparazione; come: lTT^ /l ° pera P iil V ru ‘ len temente degli altri. VI. Gli Avverbj superlativi si formano dagli agget- tivi superlativi; come. Prudentissimo , prudenlisSimahiente ; diligentissimo , ihgentissimamente, eloquentissimo, eloqnentissimamen- te, e san. Esempi: - Bourdalouve, e Massilon hannei parlato tutti e due eloquentissimarnente sopra le verità evangeliche-, ma il primo si è principalmente propósto di convincere lo spirito-, F ultimò ha avuto generai, nenlé in vista di toccare il cuore. Cor nei Ile c Racine sono i due migliori poeti tragici Jrancesi : le opere del primo sono scritte vigorosamen te, ma scorrettamente-, quelle dell'ultimo sono re^ola- rissimamentc belle ; purissimamcnle espresse e vii de- licatamente pensate. p 21 4 SEZIONE 'V.» .• '■ m,»L DELLA PREPOSIZIONE. ■tir * • » « * * P'fl D. Che cosa è la Preposizione? IL La Preposizione è una parola indeclinabile che serve nel discorso ad indicare i diversi rapporti , ossia le relazioni che le persone, o cose possono a- vere tra di loro; come per esempio ; se si dice sem- plicemente Pietro , si considera Pietro isolato, cioè senza verun rapporto; ma se si dice: Pietro è in casa , la preposizione in mostrerà il rapporto clic Pietro lia colla-casa. Cosi pure se si dice: Pietro passeggia con Francesco, la preposizione con in- dicherà il l'apporto di compagnia che passa tra esso e F rancesco.LaPrcposizionc è così chiamata, perchè si mette sempre avanti alla parola ch’cssa regge. D. Come si possono dividere le Preposizioni ? IL Si possono dividere per rapportò all’espressione, e per rapporto alla significazione. D. In quante specie si dividono per rapporto al- l’ espressione? IL In due specie ; che sonò le Semplici , e le compo- stele prime sono quelle che si esprimono con una sola, parola; come: in, per, con, di, da,e sim. Eie altre quelle che si esprimono con più parole; come a riguardo di, a riserva di, arichiesta di, c sim. D. Come si dividono le Preposizioni per rapporto alla significazione? R. Si potrebbero dividere in tante specie, quante Digilized by Qoogl 2l5 sono le specie di rapporti; ma come liavvi una in- iinità di rapporti, ossiai una infinita di maniere di considerare le cose , le une rispetto alle altre ; di più, siccome uno stesso rapporto spesso vien indi- cato da più preposizioni , ed una stessa preposi- zione talvolta indica diversi rapporti; dividiamo perciò le Preposizioni pei principali clic possono indicare; e sono: Di Tempo; come: Avanti , durante , dopo ; csemp. Avanti la guerra— Mu- rante la guerra — Dopo la guerra. Di Luogo, o situazione; come: In, nel , a, fuori , dentro , sopra-, sotto, avanti, presso , dopo , esemp. La natura spiega le sue ricchezze sotto la zona torrida. Quella casa è fuori la città. Vi era un boschetto dilettevole dentro alla sua casa. Di Termine che si lascia; come: Di, da, esemp. Pietro parti da Roma. Egli usci di casa ; Di Termine a cui si tende; come: In, a, verso-, esemp. Pietro andò in Bologna , indi ri- tornò verso Roma. . . \ . Di causa, c di mezzo ; come,:. Mediante , atteso ; esemp. Mediante le precauzioni che abbiamo prese , abbiamo scansato gli scogli di tjuella^ costa pericolosa. — Atteso il cattivo tempo non si può partire. Di Causa efficiente; come: Da, esemp. Casa fabbricata da un architetto . Di Causa materiale; coinè: Di’, esemp. Colonna di porfido — Tazza di argento. Di Causa fìnalè ; corne i Per ; csemp. Carozza fatta per un Principe — La lingua è fatta per parlare. Di Ù nione ; come : Con; esemp. I soldati coi loro uffizioli. '. <. Di Separazione; come; Senza ; esemp. I soldati senta i loto uffizi dii. 3l6 La i preposizione sema indica 1’ esclusione di una cosa dalle altre ; esemp. Sema di te spero calere (Bocci Senta U vostre cure sarei stato un ignorante tutta la mia vita. Tutto è assurdo e ridicolo in quell' onera eccettuato un capitolo , o due. 7 ^ ’ Di Eccezione ; come : Olirei etamp. Una compagnia di cento soldati , oltre gli uffizi ah . 1 Di esposizione ; come : Contro , cantra ; esemp. / soldati contro agli U disia- li, o contro gli Uffizi ali. ° ujjuia- Di Distacco; come: Da; esemp. I soldati distaccati dal reggimento . Di Permuta ; come : Per-, esemp. Vendere un prigioniere per un altro . Conformità ; come : Secondo -, esemp. Secondo il costume. Secondo la ragione. .I l sono I repostZLoni di significazione diversa ? ii. Lierto; e sono (jueJIe Di Stato in un luogo; come: Accanto, allato, accosto , intorno, presso, vicino , ad - ‘ osso i appiè , dentro y nel , sopra di y dirimpetto , ra- sente, a fronte ; di sotto , e sim. Le preposizioni accanto , allato , accosto , in- torno significano nn luogo relativo ad un altro,ch* è vicino; come nell’ Ariosto lyingli intorno, e gli sta sempre allato. Di Moto a luogo; come: od, m fino, in sino, verso, e sim. ■ Di Moto da luogo; come; n ‘ n ^' Ì a canto i tia loto, do- loto di, d'insù , e sim. Di Moto per luogo; come; Per, lungo, rasente. Di Numero; come: * J C/rca, intorno, d'intorno , presso, oltre, vicino , c sim. Di Privazione; come: Senza, fuori, lungi, da, e sim. > * — . ‘ 4 • ’ i 217 Di Comparazione; come : In paragone , in comparazione. Di Accrescimento ; come : Olire , al pià , assai più, di, mollo di, e simili. Oltre si dice relativamenle alle cose da cui si distingue t o toglie quèlla di cui si parla; come quando si dice: Ci ìorranno oltre a ciò le persone. Significa talvolta più', come nel Bocc. G. 2 . N. 6. Non era sì poco, che oltre a dieci mila dobble non valesse ; cioè più di diecimila ec. Di Opposizione sono anche queste , cioè ; Contro, malgrado, nonostante : esemp. Non sapremmo lungo tempo operare contro il nostro carattere ; non ostante tutte le pene che prendiamo per contraffarlo , si mostra , e ci tradisce , in molle occasioni. In vano operiamo nostro malgrado , siamo conosciuti a lungo andare. v Quelle che indicano il fine sono: Verso, circa, per . ; esempio : Vi scrivo circa quell'af- fare per cui prendete un si vivo interesse j e siccome conosco la vostra benevolenza verso ‘ i disgraziati , cosi non dubito punto che non vi poniate tutte le vostre cure, meno per la soddisfazione di farmi cosa grata , che pel piacere di giustificare l'innocenza, e confon- dere la calunnia. 'V . V,\, . * +* i » ■.’vK . : tot* ai8 SIGNIFICAZIONI Di queste quattro Preposizioni DA. DI. SOPRA. PER. DA ; . *, è . ; < : * yL D. Quali sono le significazioni della Preposizio- ne Da ? R. La Preposizione Da significa Dipendenza di una cosa da un’altra, onde coi verbi passivi il nome della persona o cosa, clic fa l’azione, con tale pre- posizione si accompagna;, come quando si dice: Cartagine fu fabbricata da Didone , e distrutta da Scìpiy/ie. Belle volte in tale significatone si usa an- che la Preposizione per; come: Quello che per me non fi può fare ; cioè da me non si può fare. Significa Origine ; come nascere, scaturire » sorgere , de- rivare , provvenire da qualche cosa , o da qualche 1 ìlogo; ed ecco perchè dicesi : Raffaello da Urbino + per indicare la città onde ebbe origine. Significa separazione , allontanamento ; come: uscire, par- tire da qualche luogo ; dividere, staccare > rimuovere una cosa da un' altra. Coi verbi uscire , partire si usa meglio la preposizione di ; come : Egli parti di Milano — Egli usci di casa. Significa abile «• come: Egli è uom da ciò , cioè abi- le a far ciò. Significa come ; Egli opera da uomo onesto , cioè come ad un uomo onesto conviene. Significa non si doveva ; come: Non era da farne tanto schiamazzo ; cioè non si doveva fare tanto schiamazzo. Significa atto «; come : Esser da poco ; esser da molto ; • esser da piti ; esser da troppo ; esser da nulla ; esser da tanto ; cioè esser atto a poco ; esser atto a molto ec. t 219 Significa sulla fede ; come : Egli agl da Galantuomo , da Cavaliere ; cioè sulla fede di galantuomo , di Cavaliere. Significa quanto si richiede ; come: Vi è da cenare? Vi è da desinare? cioè quanto si richiede per cena', per desinare. Significa circa ; come; Vi erano da trenta persone ; cioè circa trenta persone — Sono da dieci giorni , cioè circa dieci giorni. Significa in casa ; come: Egli è stato da me, cioè in casa mia. Significa innanzi ; come: Io son passato da casa vostra , cioè dinanzi alla casa vostra. Significa mentre era ; come: Da vecchio, da soldato , da giovane ; cioè mentre era vecchio ; mentre era solda- to 5 mentre era- giovane. Significa differenza) come: dllro uomo da quel che io sono. ' DI I). Quali sono i significali della Preposizione Di? R. La Preposizione Di si usa principalmente, allor- ché ad un nome se ne vuole aggiungere un altro, che ne indichi qualche determinazione , come fa l’aggettivo;! per esemp. quando si dice: Colonna di marmo — Il mar di Toscana ; tali espressioni si- gnificano lo stesso die C olonne marmort e. Il marToscano. Delle volte la preposizione uisembraoorrisponderéa queste altre; a , ad, in, fi:r,coNtra, ma tali pre- posizioni sono ellittiche in tal Caso, poiché vi si sottintendono insieme con un altro nome ; come: si ver invidi a\di uno significa aver invidia allafortuna di uno. Partir di Roma significa partir dalla città di Roma. Esser Rato del lalunno significa esser nato nel corso del tal anno. Alprir -di tanti anni .. significa morir nell' 1 età di tanti anni. Esser di guardia , di servizio vuol dire essere, nello sta- to , nell' occupazione di guardia , di servizio. Esser di noja , di piacere, vuol dire esser cagion di no- ja , pii piacere. Ui ’ Lagrimar di allegrezza , significa lacrimar per cagione di, allegrezza.* , . Ferir di saetta vuol dire ferir con un colpo di saetta. 330 Uno di questi significa Uno tra questi— Il primo di que- sti significa il primo tra questi. Tanto di tempo significa tanto spazio di tempo. Essere pili o meno grande di un altro vuol dire essere più o meno grande a confronto di un'altro. Delle volte la Preposizione di taccsi, dicendosi; 4 casa il medico. A porta San-Gennaro. La Dio mercè. Il cui valor. Le altrui sostanze , in vece di A casa del medico-, a Porta di San-Gennaro-, il di cui valor cc. Questa Preposizione si unisce coi nomi, e se ne fanno degli avverbj; come: Di nascosto, di forza, di subito, e simj e vagliono lo stes- so tJie nascostamente, forzatamente, subitamente, e slm. SOPRA D. Qnnli sano le significazioni della Preposizio- ne Sopra? R. La Preposizione Sopra indica sito di luogo su- pcriore, contrario a quello indicato da Sotto-, si usa spesso col quarto caso, ma non di rado col terzo si accoppia, e talora anche col secondo; si a- dopera pure a significare altre cose, come dagli esempj seguenti. Significa contro, addosso-, come: Ordinarono un poderosis- simo esercito per dar sopra i nemici, cioè contro i nemici. Significa appresso , vicino ; come : Marsiglia è in Pro- venza sopra la marina posta , cioè vicino alla marina. Significa più che ; come : Egli mi amava sopra la sua vita , cioè più che la sua vita. Significa di là da, oltre-, come: Ben cento miglia sopra Tunisi ne lo portò $. cioè di là da cento miglia, o ol- tre cento miglia ec. Significa circa , intorno-, come: Maravigliatomi forte so- pra le vedute cose , cominciai a pensare ; cioè intorno alle vedute cose ec. Significa già venula ; come: Quivi sopra sera arrivò un giovane) cioè già venuta la sera. pigitizedi>y G 331 n TER % D. Quali sono le significazioni della Preposizio- • ne Per ? R. La Preposizione per tiene varj significati. Indica l'esistenza di un oggetto non fisso , ma variabile ih un certo spazio ; come quando sj dice ; Esser ora in un luogo, ed ora in Un altro dell'Italia , e dell' Europa. Si usa pure per indicare varj luoghi, in cui avvenga una stessa cosa; come dal Bocc. Per le sparte ville , e per gli campi , e per gli loro colli , e per le case di dì, e di notte morir no. Significa la cagione che muove a far qualche cosa, o il fine per cui si fa; come: Ei tacque per vergogna. Egli lavora per guadagno. Indica talvolta il mezzo per aver qualche cosa: come: Egli ha ottenuto ciò per l'intercessione ec.jcioè permesso dell' intercessione. Si adopera anche per indicare in qual parte sopra di un altro le azioni si fapno; come quando si dice: Mi guidò per mano — Mi prese per un braccio — Mi trasse pe' capelli. •Significa a favore ; a nome ; in vece ; come: Io parlerò per voi , cioè a favor vostro ; a nome vo- stro-, in vece vostra. Significa distribuzione ; come; Gli dava tanto per giorno ; tanto per testa. Significa esser in procinto di fare qualche cosa ; come : Egli era per partire , cioè in procinti di partire. Significa dur azione, continuazione ; come: Egli ha corso per un miglio — Egli faticò per tutto un giorno. • ' Significa il mezzo dell’ orìgine , e della discendenza di uno ; come quando si dice ; 322 Egli per padre discende dalla tale famiglia , e per madre dall'altra. Equivale talvolta alla voce come, o alla preposizió- ne a\ come: .*■ \ v , •. • Tener per fermo ; tener per aero ; cioè come fermo come aero — Il tal gioaane è assai prudente, e per la sua età è assai grande ; cioè a proporzione dell esser gioaane, o della sua età. Ila forza talora di benché; come: P er molto che pregasse , non l ■ ottenne ; cioè benché molto pregasse ec. Se gli sottintende spesso una delle parole : amore , intercessione , opera , servigio , timore , riguar- do ; come quando si dice : P er me è cosa troppo faticosa, cioè per rispetto a me, per riguardo a me— Pel gastigo se ne trattenne , cioè per timore del gastigo. Si usa nelle preghiere, e ne’giuramenti per esprimere r°ggctto,in grazia di cui la persona pregata si deb- bo muovere; oppure l’oggetto che si chiama in te- stimonio, e mallevadore delia verità di ciò die si tratta; come quando si dice: Eterno Dio , vi preghiamo per Gesà Cristo ; cioè in grazia di Gesù. Cristo. ; A D. Ditemi qualche cosa della Preposizione a ? E. Eccomi; La Preposizione a significa ordinaria- mente tendenza , ó direzione a qualche luogo, o a qualche cosa; come: < ' Andare a? Parigi', Andare a Roma. Si usa coi verbi togliere , rapire, e sim; come: Togliere ad uno ; rapire ad un altro ' qualche cosa. Coi verbi di moto a luogo , or si usa la preposizione a, ed ora in: come: Andare a casa] Andare in ccu- w;ma andare cicasa significa andare verso casa] ed andare in casa significa andare dentro casa] Digitized by Google v * 233 v La stessa ragione vale pc* verbi dì stato in luogo Essere a Roma vuol dire essere tirile vicinante di Ro- ma ; ed essere in Roma significa essere dentro Roma. Ma Se il termine, a cui il moto è diretto, è un nome per- sonale, o pronome, si usa da in vece di a ; come : Verrò da voi , ed andrò anche da lui. Delle volte si trova a in vece di da ; come nel Bocc. Amendue li fece pigliare a tre servitori , cioè da eo. Si trova spesso usato a in vece di con ; come nel Bocc. stesso; Nutricate a latte d'asina) così: Una nave a vela ; un oriuolo a molla , o a pendolo. CON D. Ditemi qualche cosa della Preposizione Con? R. Eccomi; La preposizione Con indica rapporto di Compagnia , di Stromento , e di Modo ; come: Andare, o venire con alcuno — Lavorar colla lima — Fare una cosa con piacere, con dolore , con pena, con buon garbo. La preposizione Con s’incorpora coi nomi personali; dicendosi : Meco, teco , seco , nosco , vosco ; ma questi due ultimi sodo della poesia. Si può talvolta replicare il con ; di- cendosi: con meco, con teco, con 'seco. INFRA. INTRA. TRA. FRA. D.Checosa signific anoqueste quattroPreposizioniì R. Queste quattro Preposizioni significano l’esistenza di fina Cosa in mezzo ad altre; come quando si dice: Star fra il timore e la speranza, cioè ia mezzo a questi due effetti — Dir frase ; cioè dentro di se — • Incontrar uno tra via, cioè in mezzo alla via— Inoltrarsi fra'l mare, e fra'l bosco) cioè dentro, o in mezzo al mare , al bosco Vi ha uno fra gli altri ; cioè in mezzo a - gli altri — Tra questo e quello non so qual sia miglia- re ; cioè : io sto sospeso in mezzo all' una , e all'altra cosa , e non so decidere qual sia la migliore — Verrò fra otto giorni ; cioè denìro lo spazio di otto giorni. Dello volte si accoppiano colla preposizione di : come : Resti fra noi ; cioè nel mezzo , o nel numero di noi . D. Conoscete altre Preposizioni ? 11. Oltre alle fin qui riferite varie altre si enume- rano da Gramatici; ma tra queste alcune sono ag- gettivi; come vicino , lontano , discosto , salvo, e sim. Altre sono avverbj, come dentro, fuori, so- pra, sotto, e sim. I Gramatici le chiamano Av- verò] allorché sono poste nel discorso indipenden- temente, e senza regime, e Preposizioni, allorché J indicano qualche rapporto, ed hanno il regime, il quale è retto sempre da un’altra preposizione espres- sa, o sottintesa; di fatti; dentro, entro, sopra , sot- to, presso, verso, inverso , avanti , dietro sono quasi sempre seguite dalla preposizione di, o a; come: dentro della casa , o alla casa — Sopra del tetto, o al tetto. Le Preposizioni Fiiora , fuori , prima, dopo, contro sono seguito da di ; come: fuori di città — Prima di giorno. Le preposizioni Lungt, lontano sono seguite da di,o da, e talvolta an- che da a ; come : Lungi di qui — • Lungi di Roma — Lungi ai rumori . Le Preposizioni Fino, infino, sino, insino sono seguite da da, o a, se- condo che il verbo indica avvicinamento , o allontana- mento da qualche termine; come: È giunto fino a Ro- ma — E venuto fin dall' America. Le Preposizioni V icino, davanti, dinanzi, circa, intorno , dintorno , at- torno, oltre, lungo, rasente, e quanto lo sono dalla pre- posizione a; come: Picino a eoi; davanti a me\ circa a ciò; intorno a lui ; oltre a ciò ; quanto all' ufficio mio. E nel Bocc. G. 7. in fine: Lungo al pelaghètto. Ed in Francesco Sacch. Noy. 129. Rasente a quella pentola. ! Digilizfed’87 J aa5 La Preposizione Da indica talvolta un termine di rapporto , espresso chiaramente da altre parole , ed in tal caso, giusta il genio della nostra Lin- gua , non richiedasi che dinoti precisamente il suo proprio significato ; quindi è che dicesi : Andare, venire , tornare , condurre , menare ad alcu- no ; come: per esemp. Dunque andatevene da lei. Io i>i menerò da lei ; E nel Pallav. Dal Cardinal Morone appena arrivalo andaron tutti gli Ambasciadori. Le Preposizioni Conira, Contro significano lo stesso; ma contra si unisce col secondo e quarto Caso % e contro solamente col terzo ; onde si dice : Conira di me, e cantra me; contro a me. La preposizione Oltre si congiunge col terzo Caso; dicendosi: Oltre a me , e talvolta col quarto; come: Oltre mare; oltre modo ; oltre misura. Nelle voci composte si cambia in olirà ; dicen- dosi : Oltramontano , oltremarino, e sim. D. Che differenza passa la Preposizione, e 7 Se- gnacaso ? R.I1 Segnacaso considerato per l’espressione è una vera preposizione, come: di, a, da. Considerato poi per la significazione differisce da quella, poi- ché non indica rapporto, ma il solo Caso del no- me che precede; come quando si dice nel Bocc. Pannejio familiare di Dioneo, quel di è un segnacaso: così pure quando si trova: Se di al- trui fosse stata piuttosto che mia, quel di l’è pure un segnacaso : ina quando poi si trova Che di questa terra uscissimo, quel di è una pre- - posizione, perchè indica un rapporto di moto a luogo. Ed in fine quando si trova: Maeslii la- vorate ili forza , quei di 1’ è pure una prepo- sizione, poiché risponde al Latino: Magi stri o- \ 226 peramini cmn vi. Dal che si rileva , che ogni Segnacaso è preposizione, e non ogni preposi. ztoue e segnacaso. Jw D. Declinate un nome col segna-caso? Eccolo; Sing. 1 . Francesco. A > I » / ' r . * “Di Francesco”; “A Francesco”; “Francesco; “O Francesco”; “Da Francesco”. D. Declinate un nome personale col Segnacaso? 11. Eccolo; Sing. 1. Io. Plur. 1 . Noi. 2 . Di me. 0 1 1 • «ini 3. A me z . XJ 1 UUI. 3. A noi. 4. Me 4. Noi. 6. Da me. 6. Da noi. Giova qui ricordarsi, che quando un nome co- mincia per vocale; come: Antonio , Agostino , al Segnacaso di terzo Caso vi si aggiunge il d\ come ; Sing. j. Antonio. a. Di Antonio. 3. Ad Antonio. , 4. Antonio. 5. O Antonio. (>. Da Antonio. D. Che differenza passa tra la Preposizione, e P Avverbio ? R. La differenza che passa tra la Preposizione , e f Avverbio si è , che quella non può stare nel discorso senza il suo regime, giacche in tal caso non presentando un senso completo , nulla si- gnificarebbe ; di fatti , se si dicesse ; mio fra- tello è nel , tale discorso niente significherebbe, perchè la preposizione ne/, sta senza regime; t 22 ^ ma se si dice : Mio fratello è nel giardino , nell’ appartamento ee. , il senso sarà perfetto, perché la preposizione tiene il suo regime. L’ Avverbio poi non ha bisogno di regime , poiché contiene in se un senso compiuto , c la ragione si è , che ogni Avverbio può risolversi per una preposizione col suo regime; di fatti, quando si dice: Pietro opera onestamente , non è tigli lo stesso che Pietro opera con onestai Così, prudentemente , decentemente , modesta- mente , non valgono io stesso clic on pruden- za , con decenza , coti modestia ? D. Avete altro da osservare intorno alle Pre- posizioni ? lì. Debbo osservare, che le preposizioni, o parti- celle, ch’entrano in composizione con altre parole, altre sono separabili, inseparabili altre; le pri- me sono quelle che si possono scrivere c prof- ferire sole , e con qualche significazione ; come ' nelle parole addosso, frattanto, e sim., le par- ticelle a, c fra possonsi scrivere e profferire sole, e con qualche significazione , potendosi anche scrivere, e dire; a dosso , fra tanto. Le altre poi sono quelle che da se sole nulla significano, ma in composizione con altre parole ne variano la significazione; come nelle parole disgrazia, misfatto, riprendere , e sim , le par- ticelle dis, mis, ri, che sole nulla significhereb- bero, in composizione colle parole grazia, fatto, prendere , ne variano in tutto la significazione. Tali particelle tal volta mutano in contrario Li significazione delle parole; come in disgrazia misfatto, e sim. Talvolta l’accrcscono; come in *- % Digitized by Google 338 strafare. Talvolta la diminuiscono ; pojne irj sorridere. Talora indicano ripetizione; come in rifare , rileggere. E finalmente indicano ordine: come in anteporre , prosporre 4 e sim. D. A quali parole si premettono le Preposizioni ? H. Le Prepósizioni si premettono ai Nomi proprj ; come: Con Pietro ; con Maria. Ai nomi personali; come: da me\ con te ; con voi. Agl'indefiniti; come; penso di scrivere ; stento (f crederlo. Agli avverbj; come: lo farò per meno di tanto. à DELLA. CONGIUNZIONE. Che cosa è la Congiunzione ? La Congiunzione è una parola invariabile clu: ser- ve ad unire le parole, e le frasi nel discorso; come: Augnilo , Marco Antonio , e Lepido si divisero l'Im- pero romano — Cesare vinse, e distrusse la libertà del- la sua patria-^-Tutt'i cerchi della sfera sì grandi che piccoli li dividono in 36o gradi . Di Come si dividono le Congiunzioni? 11. Le Congiunzioni si dividono come le Preposi- zioni e gli Avverbj , cioè considerandole sotto l'aspetto dell’ espressione, e della significazione. D. Come sono le Congiunzioni considerale per 1* espressione ? R, Sono Semplici , o Composte ; le prime sono quelle di una sola parola; come: ma, e, ancora , e sim. E le altre son quelle di piti parole; come: In luogo di ; in luogo che ; a condizione che ; a ri- guardo di , e sim. D. Come si dividono le Congiunzioni per rapporto alla loro significazione ? R. Si possono dididere in ventuno specie principa- li ; cioè : r. Le Sospensive. 2 . Le Condizionali 3. Le Affermative. 4- Le Negative.- 5. Le Dubitative. 6. Le Copulative.’ Ausr.* a3o 7. Le Disgiuntive. - 8. Le Avversative. 9. Le Aumentative. 1 10. Le Diminutive. 1 1. L’ Inietti ve. 12. Le Conclusive» 1 3 . Le Dichiarative. 1 4 - L’ Eccettuative. 1 5 . l.c Comparative. i6 - Le Separative. 17. L’ Estensive. 18. Le Causali. ‘ '•-.u... . 19. Le Concessive. s 20. Quelle di transizione. E 21. Quelle di Tempo, e di Ordine. » Con giunzioni sospensive. D. Quali sono le Congiunzioni sospensive? 11. Sono quelle che indicano qualche sospensione , o incertezza nel senso del discorso; tali sono: Se veramente , ogni folla che , ancorché , dato che , pur- ché , con questo però ; come: L'or yiue de'bei proget- ti, purché però la morte non v'impedirà dì eseguirli— Ju mi promette Roma e Tornasse veramente gli effetti sa* ranno corrispondenti alle sue parole. Congiunzioni condizionali. D. Quali sono le Congiunzioni condizionali ? 11. Sono quelle che indicano qualche condizione, on- de dipende l’effetto di ciò che si afferma; tali sono; Se, se pure, purché, qualora , quando, bene inteso che, a condizione che, supposto che, in caso che, ancorché, se mai, dove ; come : V oi sarete salvi, se praticherete la virtù — Jo ti presterò la min spada, laddove non ne abusi — Poi vi farete amare da lutti, se sarete dolce e cortese , o purché , o bene inteso che sarete dolce , e cortese. Tutto è perduto, se non vi affrettate di venire. Nota — Può dipendere una proposizione da un’altra quando l’una esprime una condizione, posta la ! 23i quale si verifica ciò che si esprime dall’ altra ; come nell’Bocc; G. 4- n - io. Se voi il faceste io sarei colui che eletto sarei da voi. E nella G. 4 . ». 6. Io voglio alle lue angosce , quan- do tu medesimo vuoi por fine. Tra tutte le Congiunzioni condizionali purché esprime con maggior forza la necessità di veri- ficarsi la condizione, per ottenersi l’intento; co- me nel Bocc. G. 3. n. 8. La medicina per guarirlo so io troppo ben fare , purché a voi dea il cuore di segreto tenere ciò che vi ragionerò. Congiunzioni affermative. D. Quali sono le Congiunzioni affermati ve? R. Sono quelle che uniscouo due proposizioni af- fermative ; come : SI, certo , senza dubbio , volentieri ; esemp. Chi? Questo Capo di una razza abbominovole ed empia , si lui stesso. Congiunzioni negative. D. Quali sono le Congiunzioni negative? R. Sono quelle che uniscono due proposizioni ne- gative; come: No, nè , nè anche , neppure ; esemp. Se Pietro non vi consente , non vi consentirò neppur io — Nè dal monte Parnaso , nè dalle Muse mi allontano. Congiunzioni dubitative. D. Quali sono le Congiunzioni dubitative? R. Sono quelle che indicano dubbio; come: Se, forse, puol'esserej esemp. Voi perirete forse e tutta la vostra razza. Congiunzioni copulative. D. Quali sono le Congiunzioni copulative? R. Sono quelle che uniscono due parole, o due pro- posizioni con affermazione, o con negazione; come: « a3a E, ed, anche, ancora, nè, non ; Esemp. Pietro legge e scrive — La viriti e la sciama sono due cose stima- bili — Giacché voi parlate, parlo pur io — Non lo volete voi ? neppur io. \ Congiunzioni disgiuntive. D. Quali sono le Congiunzioni disgiuntive? R. Sono quelle che uniscono parole , o frasi , ma indicano alternativamente partizione , o distinzio- ne nel senso del discorso, lasciando la libertà della scelta tra diverse cose ; come : Ovvero , ossia, oppure, se non , sia , sia che ; Esemp. Non so se la speranza o il timore — È la terra, o il sole che gira ? — Gran Re o cessa di vincere , o cessa di scrivere — Bisogna esser sempre eguale sia nella prospera, sia nell' avversa fortuna. Congiunzioni avversative. D. Quali sono le Congiunzioni avversative ? R. Sono quelle, clic unendo due proposizioni, indi- cano l’opposizione della seconda colla prima-, come: Ala , anzi , intanto, sebbene , quantunque, con tutto che , con tutto ciò, e le correlative pure , nondimeno , nulladimeno , eppure, tuttavia, ciò non ostante , ciò nondi- meno, ciò non per tanto , però] Esemp. Mario fu maltrat- tato assai dalla fortuna, non pertanto si perdè mai di coraggio — j Fu soldato a piedi , ma non per tanto prode , ed ardito — Egli poteva favorirmi , ma noi volle — Dicono gli Storici che Trajano non sapeva nè leggere, nè scrivere , eppure ei fu uno de'piìi grondi tra gl' Jnperadori Romani — Non ardivano ad aju- tarlo , anzi cogli altri insieme gridavano , che fosse ì morto. Boc. G. a. La congiunzione anzi dopo di non solo dinota accrescimento, e non opposizione. Nota — Due pi oposizioni possono essere opposte fra di loro, I. jteJrchè l’una afferma di un soggetto ciò che l’altra nega; come quando si dice: / a33 Cicerone non con imprese militari , ma col maneggio degli affari politici si acquistò tanta gloria. II. Perché afferma di un soggetto , ciò che nega di ua altro; come quando si dice: JS'orp il valor de nemici di Roma , ma i vizj de' Roma- ni distrussero quella famosa Repubblica. III. Che tale opposizione si può esprimere colla congiunzione ma ; e che la congiunzione anzi ; produce lo stesso effetto; come dalBocc. Q. a.u.4. Non ardivano ad ajutarlo, anzi cogli altri insieme gri- davano che fosse morto. La Congiunzione abbencliè non è più in moda , dicesi ora benché. Congiunzioni aumentative . D. Quali sono le Congiunzioni aumentative? II. Sono quelle, che, unendo due proposizioni, indi- cano accrescimento nel senso della prima ; come: Oltre , oltrecchè, del resto , e sim. Esemp. Niente pià dilettevole della storia , oltrecchè vi sono delle ottime istruzioni per ben vivere — Non vi è cosa pià piace- vole della fisica , essa inoltre può anche servire ad una infinità di cose utilissime. Congiunzioni diminutive. D. Quali sono le Congiunzioni diminutive? R. Sono quelle, che, uneudo due proposizioni, indi- cano diminuzione nel senso della prima ; come : Almeno , per lo meno , ancora ; Esemp. Il vantaggio che un giovane debba riportare dal collegio è almeno di saper bene la propria Lingua — Il secolo di Luigi XIV. fu per lo meno così celebre come quello di Augusto , riguardo ai grandi uomini che produsse. Congiunzioni elettive. D. Quali sono le Congiunzioni elettive? R.Sonoquclle,chc,nello bivio di elezione, dinotano la scelta di una cosa piuttosto, che di un’altra; come: I A f a3/ f \ siali , innanzi , prima , piuttosto , pìucchè, più volon- tieri ; esemp. Scegliete , figli , piuttosto la inorici che V infamia. Congiunzioni conclusive , o illative. D. Quali sono le Congiunzioni conclusive, o illative? lì. Sono quelle, che, unendo due proposizioni, indica- no la conseguenza diesi deduce dalla prima; come: Jhinqne , perciò , laonde , i piindi , in somma \ esemp. I Persiani erano snervati dalla mollezza , perciò non fu diffìcile ad s Ilesandro di vincerli — I raggi del sole riflessi , e rifratti della pioggia formano l'arco- hnleno ; sicché mai non apparisce senza che piova — Ruma era gelosa di Cartagine , e quindi usò ogni o- pcra per distruggerla. JN’ofa ;  La Congiunzione adunque non si usa che dopo qualche parola. Congiunzioni dichiarative. J). Quali sono le Congiunzioni dichiarative? R. Le Congiunzioni dichiarative sono quelle, che, uuendo due proposizioni, spargono maggior chia- rezza nel senso della prima ; come : Cioè , vale a dire , cioè a dire , e sim. esemp. La terta è divisa in quattro parli , cioè l' Europa , l'Asia , l'A- frica, e l' America, L' Aritmetica, cioè a dire la scien- za de' numeri — Il venosino Poeta , cioè Orazio— La Logica , vale a dire l'arte di pensare. Congiunzioni eccettuative. D. Quali sono le Congiunzioni eccettuative? R. Sono quelle, che, unendo due proposizioni, re- stringono in qualche modo la generalità nel senso della prima; come: Se non che-, eccetto , a meno ; in fuori, et sim. Esemp.. lo non ho cosa a dirvi , se non che ubbidiate a vostri superiori — Egli non poteva trattarlo più male a meno di batterlo. \ Congiunzioni comparative. D. Quali sono le Congiunzioni comparative? R. Sono quelle, che, unendo due proposizioni, ne indicano la parità, o convenienza; come; Cosi , cosicché , cosi bene , cosi poco che , nè più, nè meno ; esempi: Il secondo Bruto avrebbe rimesso i Bo- mani nell'antica toro libertà ; se li avesse trovati cosi ben disposti Come lo erano ne'tetnpi del Primo — La distruzione di Gerusalemme accadde cosi bene che Gesù Cristo l'aveva predetto. Congiunzioni separative. D. Quali sono le Congiunzioni separative? li. Sono.quelle. che indicano alternativa, partizione, o distinzione nel senso delle cose di cui si parla; come ; > O, oppure , cosi . . . come, tanto se . . . quanto se , sia che... sia che[ esemp. Gran Re, o cessa di vincere, o ces- sa di scrivere — La Chiesa di Cristo sussisterà sino alla fine de' secoli , tanto se le Potenze terrene le saranno favorevoli', quanto se cercheranno di annientarla — Quel- lo è t in popolo che tocca sempre gli estremi , cosi nel bene , come nel male. Congiunzioni estensive. D. Quali sono le Congiunzioni estensive? R. Sono quelle, che, unendo due proposizioni, n’e- stcndono il senso; come: Sino, anche , ancora, e sim. esemp. Pompeo crasi reso illustre egualmente in mare che in terra ; egli ne ri- portò ancora la gloria del trionfo. Non basta l'istrui- re , bisogna ancora cercar di piacere. Congiunzioni causali. D- Quali sono le Congiunzioni causali ? R. Sono quelle, che, unendo due proposizioni, in- dicWó la cagione, o il fine per cui si fa ciò, che viene indicato nella prima; come: a36 Perchè , acciocché , affinché, per, e sim. Esemp. Fuggi- te l'ozio perchè quello c /a causa di tutt'i vizj — 6W- no _/u maledetto da Dio , per avére ucciso 9 l fratelli) Abele — Presso i Cartaginesi un Generale veniva con- dannato alla morte, per aver perduta una battaglia. Ascoltare con piacere un maldicente e applaudirlo , è un riscaldare il serpente che punge , affinché morda pià efficacemente. ^ Congiunzioni concessive. D. Quali sono le Congiunzioni concessive. R. Sono quelle, che, unendo due proposizioni, indi- cano il consentimento a ciò che si è enunciato nel- la prima ; come ; Jn verità : alla buon ora , sebbene . . . pure , quando anche ... pure, ancorché .. .pure, e sim. Esemp. Quan- do anche foste filosofo ed Oratore si grande, come Cicerone, sareste voi perciò men biasimevole di amar le lodi al par di lui ? Congiunzioni di transizione. D. Quali sono le Congiunzioni di transizione? R. Sono quelle, che, Unendo due proposizioni, indi- cano il passaggio da una circostanza ad un’altra,* come : A proposito f in effetto, del resto, dopo di tutto, e sim; Esemp. Fi racconto queste novità, le quali le ho in- tese ; per altro io non me ne fo garante — In effetto' che vi è di pià ragionevole ? Congiunzioni di tempo, e di ordine. D. Quali sono le Congiunzioni di tempo, c di ordine? R. Sono quelle che legano il discorso con qualche circostanza di tempo, o di ordine; come: Allorché, nel tempo che , appena, mentrecchè , dopò che, quando, subito che ; Esemp. Un Angelo fermò il braccio di Abramo, allorché slava per uccidere Isacco suo figlio — Appena Cesare fu entralo nel Senato, che . Digito ed byi»i / a37 i Congiurati gli diedero sopra , e l'uccisero — * Tosto che ha pranzalo il gran Chan de' Tartari , un araldo grida , che a futi' i Principi della terra , è lecito di mangiare. OSSERVAZIONI Da farsi intorno alle Congiunzioni. J). Quali sono queste Os sedazioni ? II. Eccole; I. La Congiunzione E si tace nelle rapide enumerazioni, onde il discorso rendasi più anima- to e vivo; come in Macch. Hai trovato a dispetto di tuo padre casa , moglie , e figliuoli. Si moltiplica quando gli oggetti si vogliono ingran- dire; come nel Petrarca: Se le acque parlan di amore , e Paure, e rami, e gli augellctti , e i pesci e i fiori, e Perite. Per questa stessa ragione la con- giunzione e si trova posta nel principio della frase come nello stesso Petrarca : E veder seco parmi donne e donzelle, e sono abeti, e faggi. II. La Congiunzione che si mette in vece di perchè , o affinchè ; come nel Dante. - E poiché fummo al quarto dì venuti, Gnddo mi si gettò disteso a piedi. Dicendo, padre mio, che non mi ajuti ? E nel Pastor Fido di Guarini. Che la donna nel desiare è ben di noi frale. III. La Congiunzione perchè significa talvolta per la qual cagione, ma nelle interrogazioni ; come nel Dante. Deh ! perche vai ? Deh! perchè non ti arresti ? IV. Le Congiunzioni pure, però non si mettono mai nel principio della frase, ma sempre dopo di qual- < lie pinola ; come: Tu pure vuoi maltrattarmi ? Tu però conosci il vero. n38 V. Le Congiunzioni conic, siccome , in quella gui- sa, in quella foggia, in quella maniera , pari- mente, non altrimenie, allo stesso modo, simil- mente indicano somiglianza di una cosa ad un’altra. "VI. Perchè, poiché, posciacchè, perciocché , im- perciocché sono congiunzioni causali; l’uso vuole però che per entro al periodo quando una prepo- sizione serve a render ragione di ciò che si è detto, o che si debbo dire, si usino le r congiunzioni per- chè, poiché , posciacchè; ma nel principio però debbo dirsi imperciocché , imperocché. VII. Allorché si vuole indicare la successione di due cose, l’una dopo l’altra con due preposizioni; se si considera principalmente ciò ch’è avvenuto prima, si debbo mettere dinanzi alla prima una di queste: avantxcchè, priacchè, innanzicchè , anzicchè. E se si vuole considerare in primo luogo ciò ch’è ac- caduto dopo, vi si debba premettere poiché , dopo che, dacché. Vili. La voce che è una semplice congiunzione , la quale non ispiegando altra idea, altro non fa che richiamare alla mente, la frase seguente, ed il secondo nome, o il secondo verbo debba avere un rapporto col primo; come nelBocc. G. 7 . n. 6 . doglio, ch'ella mi mandi una ciocchetta della barba di Nicostrato ; in tal caso la congiunzione che fa intendere , che io considero il mandarmi una ciocchetta della barba di Nicostrato come una conseguenza della mia volontà. E nel Villani L. 3.c. Ck>. Piccoletto di persona, e brutto , e bar- bacino pareva meglio Greco, che Francesco ; la congiunzione che, unisce Francesco col verbo purea come secondo termine della comparazione spiegata dal comparativo meglio. a ^9 Se poi si rifletta per poco sull’origine delia congiunzione che, si troverà, die non e die il re- lativo; l’ellissi die l’uso lia introdotto nelle frasi in cui si trova il che , si è, che si può facilmente sup- plire, le ha fatto perdere le sue pritnitive sembian- ze; come dal lìocc. stesso: doglio ch’elici mi man- di una ciocclietta della barba di Nicostrato ; e- gli è lo stesso che voglio una cosa, ch f è , oppure la c/uale è, mi mandi una ciocclietta della bar- ba di Nicostrato. l’iu chiaramente apparisce, l’ellissi dopo i com- parativi; come quando si dice: Pareva meglio Greco che Francesco, è lo stesso che dire ; Pa- reva meglio Greco di quello che paresse Fran- cesco. E quando si dice: Napoli è un paese più delizioso che gli altri lutti d’Italia,\ ale lo stesso che Napoli è un paese più delizioso di quello che siano tutti gli altri d’ Italia. Nei modi soggiuntivi il verbo è unito a quello di modo indicativo, da cui dipende, per mezzo del- la congiunzione che ; ma delle vol te il verbo di modo indicativo tacesi, se però dinota desiderio ili ciò che si esprime dal secondo verbo , e la frase comincia dalla congiunzione; come voglio , prego e sim.; come quando diciamo: Che il nome del nostro buon He sia benedetto di generazione in generazione! E nel Bocc. G. 8. n. 3. Che maledetta sia l’ora , che io pi'ima la vidi. IX. Una proposizione può rispondere ad un’altra, quando , o l’una contiene una similitudine, un e- sempio di ciò che dall’altra si esprime; o l’una , e l’altra affermano due cose fatte ad un sol modo, o perda stessa cagione, o collo stesso strumento : Digitized by Google alla prima si premette come , siccome , cil alla seconda così ; esempio: Siccome Cesare non po- teva in un tempo stesso coltivare V amicizia di due dichiarati nemici (Pompeo, e Crasso ), così non pensò da principio , che a riconciliarli ( Vertot. ). • X. Una proposizione può legarsi con un altra, perchè da quella dipende, e può i’una dalPaltra dipende- re, perchè l’una è conseguenza dell’altra. Or se la prima proposizione è conseguenza della seconda , si premette a questa una delle seguenti congiun- zioni: perchè y poichè,posciacchè, perciocché, im- perciocché] come dal Bocc. G. 5. n. q. f^ien su tu, posciachè tu ci sei. Se poi La seconda è conseguenza della prima, si può premettere alla prima perchè , poiché , posciac- chè ; come nel Bocc. G. 7. n. 3 . Perchè ella non così tosto eleggeva , le diceva villania ; op- pure si permette alla seconda una di queste: per- ciò, però, dunque , onde , quindi , pertanto , laon- de , perlocchè ; esempio: La gola , il sonno , « f oziose 'piume Hanno dal mondo ogni virtù bandita : Ond'è dal corso suo gitasi smarrita Nostra natura vinta dal costume . -ìj» ■> «Sii -fC , - tfflp «IV 1 iM V • * V". j* / /' ùfidn DELL’ INTERPOSTO. ' ‘ v D. Che cosa sono ^Interposti? R. Gl’ Interposti sono quell’espressioni corte e vibra- te, ossia quegli accenti naturali che ci strappa dal fondo del cuore una viva, e forte affezione di ti- more, di sorpresa, di dolore, di gioja, di deside- rio, d’ira, di disprezzo, di rimprovero, di mara- viglia ec. ec. Gl’Interposti sono così detti, perchè si frappon- gono nel discorso; si debbono mettere però dove meglio cadono in acconcio, cioè dove fanno colpo più facilmente. Noi esporremo brevemente quei proprj della nostra Lingua , e ne dimostreremo colla maggior precisione l’impiego e l’uso. i. Quelli che ci strappa naturalmetfte il timore, sono ; o/iu/ie . oh Dio ! oh ! come dal Bocc. G. 4- n- 8. Ohimè Gianngl mio io son morta. 2 ' < ì b ^ C L stra PP a la sorpresa, sono; oh ! deh', v.iva d Cielo . O Dio buono', come', per esempio: Oh', man- giano i morti'. Come ! in si fresca età tanta saggezsal Oh Dio ' chi veggo ! Maria \ Oh dolce momento '. ó. Quelli che ci strappa il dolore, sono : ah ! ahi ! oh l ohi . per esempio : Ahimè son perduto ! Ahi sorte in- felice] Le seguenti espressioni indicano lo stesso senti- ci® 1110 . ; Misero me I Povero me l Lasso me 1 Oh Dio ! Oh eie li . o stelle'. Lassa piei come dal Bocc. G. 8. n. / ó me .' dotenlc me i in ^e malora io nacqui ì S Ue ’!\ c ‘‘, e Cl scappa la gioja, Pallegrezza, sono: Vivai o . Evviva , Bcnel Buenol Ah\ con\e neli’Ariosto; ^ l6 a4a y41i\ diceva, valentuomini , xM! compagni , AIA fratelli tenete il vostro posto , //i vittoria è per noi. 5. Quelli clic strappa il desiderio , sono : Z?e/i ! O/il OA sr! cosi! Pure\ come per esempio: O/» se potessi! Pur mi fosse lecito ! E nel Petrarca Son. 116 . Così cresca il bel lauro in fresca riva I 6 . Quelli che ci strappa l'ira, sono: ohi delti Ah ! come quando si dice: Alti traditori , voi siete morti. ’j. Quelli clic ci strappa il disprezzo, sono: ohi deh! doli l Via vial Guardai Andate ! come nel Bocc. G. 3. n. 6 . Andate via , andate goccioloni che siete. 8 . Quelli che ci strappa la maraviglia , sono: Eh ! deh! come ! come nel Bocc. G. 3. n. 7 . Come ! che cosa è questo che mi avete fatto mangiare ? g. Quelli che ci strappa il rimprovero che vogliamo fare, sono: noi non! non già , mai nò! Eh viti! Oibòl come quando si dice: Eh via arrossisci una voltai 10. Quelli di raccomandazione, sono: deh ! Per Dio ! Ai- tai Eoa piùl come quando si dice: Deh! per pietà ri- cordati di quell' infelice 1 11. Quelli che servono a chiamare, sono: Eh! Oh I Olà 1 Eja ! come nel Boccaccio : Eja ! Calandrino , che vuol dir (j,ueslo ? la. Quelli che servono a far animo, sono: Sul Vial Al- to ! come quando si dice : Via , soldati , la vittoria à per voi. ^ i3. Quelli di negazione, sono: no! noni non già I Dio mi guardi ! mainò, eh via, oibb, c sim. i4- Quelli di approvazione, sono: si! bene l Buono 1 sta bene! Mi piace ! come quando si dice: iSl! vi siete por- tato da uom di' onore. i5. Quelli che servono a pregare, sono: Deh ! non piàl come per esempio: Deh! per pietà, mio Dio, perdonami. ì6. Quelli che servono ad interrogare, sono: Ebbene'. Co- rnei Che ! come quaudo si dice : Ebbene ! parlate , co- me va V affare? 17 . Quelli che servono a gridare, sono: Olà 1 Piano ! Ohi come per esempio: Olà 1 Che fate qui?' 18 . Quelli che servono a far sileiizio, sono: zitto! silenzio J si taccia ! piano, cheto, c sim. 'j i a43 Quelli die servono a reprimere, sono: adagio 1 Allo li il Fermai come per esempio: Alto là! Dove andate a quest' ora ? ritiratevi. 2 o- Quelli di minaccia, sono: Guai I Guai a te ! Guai a voi 1 come quando si dice : Guai a voi anime prave ! Dopo clic il maeslro avrà esercitato i suoi allievi sulle parti del discorso, e sui loro accidenti, pro- curerà d’imparar loro a ben distinguere a quale di quelle ciascuna parola appartenga ; proponendo loro qualche pezzo per analizzarlo ; c sia questo per esempio : I Cittadini che combattono generosamente per la loro patria , e pel loro Re , adempiono un dovere sa- cro , e si acquistano un drillo inconlraslabile alla ri- conoscenza pubblica. 1 è Articolo determinato mascliilo del Numero plurale. Cittadini c Nome generale , plurale , maschile , soggetto del verbo adempiono. Che h Pronome relativo maschile , plurale , soggetto del verbo combattono. Combattono è Verbo, terza Persona plurale del Presente indicativo. Generosamente c Avverbio di maniera. Per è Preposizione semplice. La è Articolo determinalo, femminile, singolare. Loro è un Aggettivo determinante possessivo, indeclinabile. Patria è uome generale femminile, regime della preposi- zione per. F è Congiunzione copulativa. Pel è Preposizione articolata composta da per ed il. Loro è Aggettivo determinante possessivo. Re è Nome generale maschile , singolare. 1 Adempiono è verbo attivo , terza Persona plurale del pre- sente indicativo del verbo adempiere. Un è Articolo indeterminato maschile, singolare. Dovere è Nome generale maschile, singolare. E c Congiunzione copulativa. » » > *44 Si è nome pcrsouale di > terza Persona , regime relativo » del verbo acquistano. Acquistano è verbo attivo, terza Persona plurale del Pre- sente indicativo.'^ Un è Articolo indeterminato maschile. Dritto è Nome generale maschile, singolare. Alla è Preposizione articolata composta da a, e la. Jiiconoscenta è Nome generale femminile, singolare. Pubblica è Aggettivo determinante di pcrlincma, femmi- nile , singolare. Mf’> ■ v j>*f' -n u. . :c • fi- ;;jì: tèi; jm~. \ SINTASSI. Che cosa è la SINTASSI? La SINTASSI e la seconda parte della grammatica, che contiene le regole di accordare, unire, ed ordinare le parole per formare il discorso. Tre sorte di sintassi vi sono; di concordanza, di reggimento, e di costruzione. La Sintassi di concordanza si ha, allorché le Parti variabili del discorso accordano fra di loro secondo il genio della Lingua , e siccome l’ uso prescrive. .. < La Sintassi di reggimento si ha, allorché una parola regge l’ altra. E Finalmente si ha la Sintassi di costruzione, al- lorché le parole, -e Je frasi sono ordinate, ,e dispo- ste colla maggior chiarezza, e precisione. ; • t Capo i. SINTASSI DI CONCORDANZA D. Quando si ha la Sintassi di concordanza? R, La Sintassi di concordanza si ha, allorché le Parti variabili del discorso accordano fra di loro. Digltized by Google 3 46 I). Quali sono le Parti variabili del discorso ? R. Sono; il Nome , il Pronome , l’Articolo, il Vcr- ' bo, l’Aggettivo, eil il Participio. CONCORDANZA dell’articolo col nome. Come accorda /'Articolo col Nome ? R. L’ Articolo accorda col nome nel genere, e nel numero; ccconc gli esempi: Il sole , la luna , le stelle sono la gloria della natu- ra — Il Re, la Regina, i Principi sono mollo soddis- fatti . — La rosa, la viola , il tulipano, il narciso , /l giacinto, il garofano, il gelsomino, il giglio, il capri- foglio, il ranuncolo sono le delizie della vista — La poesia, la pittura, la musica sono sorelle — Il giorno e la notte sono egualmente necessari — Il garrito de- 8 li uccelli , il mormorio de' ruscelli , lo smallo della prateria, la frescura de' boschi, il profumo dei fiori , ed il dolce odore delle piante contribuiscono molto al piacere dello spirito, ed alla salute del corpo. OSSERVAZIONI. I. Allorché si trovano due aggettivi che dinotano qualità, che di leggieri si trovano nel medesimo soggetto, e che questo solo modificano, basta un solo articolo premesso al primo, perché uno è il soggetto modificato; come quando si dice: Il dot- to e Santo Vescovo , in tale discorso ambi gli ag- gettivi modificano lo stesso soggetto , e perciò è bastato un solo articolo* Ma : Se le qualità indicate dagli aggettivi sono in- compatibili nel medesimo soggetto, e dovendo P articolo determinarli tutti e due, tutti e due hanno bisogno dell’ articolo; e perciò non si potrà dire ; Gl' indifferenti, e zelanti cittadini , ma Gl’ indi fi ferenti e gli zelanti cittadini ; il primo articolo Digitized by Google determina la classe de' cittadini indifferenti, ed il secondo, quella dw’ zelanti. II. Se s’incontrano più noini di diverso genere , e di diverso numero, a ciascuno debbo darsi Partito- lo che gli conviene; come: La sommità della montagna , e il fondo della valle sono egualmente dilettevoli Le pillale de' giardini f gli animali delle foreste , t minerali della terra , le stelle del cielo debbono tutti concorrere ad arricchire 10 spirito , con una varietà inesauribile. CONCORDANZA Deir Aggettivo cól sostantivo: D. Come accorda /'Aggettivo col Sostantivo *ì R. U Aggettivo accorda col suo sostantivo nel Ge- nere, e nel Numero; come: Uomo virtuoso , don- na virtuosa , giardlho delizioso, giardini delizio- si, campagne amene , tutto Vanno, tutta la sta- gione , tutti gli anni , tutte le stagioni. Ma Se l’aggettivo si rapporta a più nomi, prende il Numero plurale; come: La saviezza di Socrate , l'astuzia di Ulisse ^ ed ii va- lor di Achille sono celebri negli scritti degl' istorici — 11 Giove di Fulia , e la Venere di Prositele erano i due capi d' opera di scoltura presso gli antichi. E Se i due sostantivi indicano cose, che ilei fonilo sono le Messe, o si somigliano di molto, '^aggetti- vo thè li modifica, sarà singolare; come: Coti pru- denza e destrezza ammirabile. E Se i due sostantivi sono di diverso genere; .l’ag- gettivo accorderà col maschile; come: OrU^ip $ Célia sono degni di eguale stima . E . . .... Se sono di diverso numero, l’aggettivo sarà an- che maschile; come: La madre , e i figli moriro- no tutti. a 48 Ed in line, se due sostantivi sono di numero plurale, ma di diverso genere, si avrà l’avverten- za di porre il sostantivo maschile più vicino all* aggettivo, che dovrà essere anche maschile; come: Le armi , e gli stendardi furono tolti a nemici. Ma se si vuol porre dinauzi l’aggettivo, dirassi : Furono tolte al nemico le armi , e gli stendardi. L’orecchio però debbe decidere sulla scelta dcl- l’una, o dell’ altra frase. Si avverta però, che se l’aggettivo non ò attri- buto del soggetto della proposizione, ma modifica semplicemente due sostantivi di diverso gene- re, debbesi porre piuttosto dopo i sostantivi , fa- cendolo accordare col più vicino. Si avverta pure, che, quando non ne resti offesa l’armonia, il so- stantivo maschile sia collocato in secondo luogo; c l’ aggettivo sia maschile; come: I trionfi e le conquiste gloriose di Alessandro ; c le conquiste , e i trionfi gloriosi di Alessandro. Nota — L’aggettivo talvolta si adopera come sostan- tivo; dicendosi: II caldo del fuoco. L'alto delle mura. L' alto del Campidoglio. Dono gli aggettivi di dimensione non si usa 1* articolo; come: Alto tre piedi. Largo quattro dila. CONCORDANZA Del Verbo col Nome. D. Come debbe accordare il Verbo col* Nome? R. Il Verbo debbe accordare col nome ( soggetto ) nel Numerose nella Persona, ossia, debb’ essere al medesimo^! umcro , ed alla medesima Persona del sub soggetto; come: Io rido t tu giuochi , co- _ . Digiiized by Googte - 1 , a/ t 9 lui suona , Noi parliamo ; voi burlale , coloro % ballano : Rido è alla prima Persona singolare, perchè io è alla prima Persona singolare; Giuochi è alla seconda, perchè tu è alla seconda; suona è alla terza; perchè colui è alla tei za. Parliamo è alla prima plurale, perchè noi è atla prima plu- rale; burlate è alla seconda , perchè voi è alla, se- conda; ballano è alla terza, perchè coloro è alla terza. Ma Se due nomi sono soggetti dello stesso verbo , questo prenderà l’ inflessione plurale; come: Bruto , e Cassio congiurarono contro Cesare — Un bel cuore , ed una bell' anima sono doni preziosi della na- tura — Le arti, e le scienze fiorivano in Alene nel tempo di Pericle — Orazio , e Virgilio fiorivano sot- to il regno di Augusto. E Se i due nomi souo di diversa persona, il verbo accorderà con quello di Persona più nobile , cioè con quello di Persona prima in preferenza dell’al- tro di Persona seconda , o terza, e con quello di seconda in preferenza di quello di terza, ma sem- ine nel plurale ; Penelope sua moglie, ed io che sono suo figlio, abbia- mo perduto la speranza di rivederlo — Badate bene , coi e vostro fratello di abbandonarvi alt impetuosità del vostro carattere. Ma Se tali nomi sono uniti colle congiunzioni o, come, egualmente che , quanto, il verbo si met- te al singolare; esempi:' Il timore, o l'impotenza l' impedisce di agire — Il ti- mor della morte, o piuttosto l' amor della vita, sve- gliassi nel fondo del suo cuore — Alcibiade egualmente che Platone era nel numero de' discepoli di Socrate — Euripide contribuì quanto Soclofe alla gloria degli Ate- niesi. Ligurgo era come Solone, un saggio legislatore. E Se in una proposizione vi sono più soggetti , e Digitized by Google l’azione può farsi alternativamente, o successiva- mente, il verbo debbe accordare coll’ultimojcome: Non Cinta , non Siila signoreggiò lungamente (Dav.) Se poi il soggetto è un nome collettivo, il verbo sarà singolare, se il regime di tal nome è singola- re, c sarà plurale, se il regime è plurale; eccone gli esempi: Nel tempo dell'invasione della Spagna dai Mori una moltitudine innumerabile di popolo si ritirò nell' Astu- rie, e vi proclamò Pelago Re. Una truppa di giovani Fenici di una rara bellezza , e vestiti di lino fino , più bianco della neve, ballaro- no lungo tempo i balli del loro paese, indi quelli di Egitto, ed in fine quelli della Grecia. Una truppa di ninfe, coronale di fiori, i di cui bei capelli pendevano sulle loro spalle e ondeggiavano a piacer del vento, notavano in folla dietro al carro. La più- parte degli uomini si lasciano trascinare dalle passioni. Questa regola però non è costante, poiché tro- viamo qualche esempio in contrario; come: Un terso de' nemici rimase morto sul campo di batta- glia , ed il resto si arrese a discrezione— La quan- tità innumerabile di carosse , che si vedono a Firen- ze , stupisce i forastieri. Ma Quello eh’ è sicuro però, che i nomi collettivi che presentano allo spirito l’ idea dell’ unità, vo- gliono il verbo al singolare; come : Dimmi, perchè quel popolo è si empio ? E nel Petr. Son. 7. Povera e nuda vai filosofia , Dice la turba a vii guadagno intesa. Allorché un verbo ha, per soggetto il pronome relativo che, debh’essere posto al medesimo Nu- mero, e alla medesima Persona del nome al qua- le si rapporta; come: Voi che volete arricchire il vostro spirilo di pensieri fortemente concepiti , e nobilmente espressi , leggete le opere di Omero , e di Platone. Digitized by Google a5i Nota — La nostra polizia ed urbanità ésigge, ebe par- lando ad una persona , le diciamo V oi piuttosto che Tu , c quindi anche il verbo debb’esscrc plu- rale; come: Voi volete così. Le possiamo parlare ancora in terza persona, come si parlasse alla sua Signoria, cd allora il verbo sarà di terza Persona singolare; come: Ella vuole cos'insta bene. Par- lando poi eli scuna persona costituita in dignità , l’uso soffre che dica: Noi vogliamo; Noi comandiamo. Notasi ancora, che noi Italiani non comandiamo mai negativamente alla seconda Persona del singolare, per non confondere la frase imperativa coll’ in- dicativa; quindi in vece di dire : non ti ferma ; non mi scrivi , usiamo l’indefinito, dicendo: Non ti fermare , non mi scrivere ; ma in tali frasi vi è P ellissi del verbo debbi. CONCORDANZA Del Relativo coll’ antecedente. I). Come si accorda il Relativo col suo Antecedente? R. Il Relativo si accorda col suo antecedente nel genere , c nel numero ; eccone gli esempi : L'uomo il quale viene lungo la prateria, e la donna la quale è con lui, avevano, tempo fa , seimila ducati di rendita , e sono presentemente forzali di lavorare per vivere. La vacca, la quale mangia l'orto, di quando in quan- do somministra più latte, sola, delle due vacche le quali non mangiano che erba , e rape. I figli i quali disgustano i genitori sono tanti mostri. Ecco il libro nel quale esercita il suo discepolo.— La libreria nella quale pone i suoi libri è troppo vicina alla finestra, il sole li guasterà in poco tempo. Il Relativo che serve per le tre persone in ambi i Numeri come: Digitized by Google 25a Io che serico , tu che leggi , cblui che disegna , noi che ridiamo , voi che giuocate, coloro che ballano. Il Relativo, se si rapporta a più nomi , prende l’ inflessione plurale ; come : Bruto e Cassio i q utili congiurarono contro Cesare. E Se tali nomi sono di diverso genere , il rela- tivo accorderà col più nobile, cioè col maschile ; dicendo : Il Re , e la Regina , i quali. CONCORDANZA Del Participio passalo col suo Soggètto. D. Come si accorda il Participio passato col sud Soggetto ? R. Il Participio passato, s’è preceduto dalPausiliare Essere , si accorda sempre col suo soggetto nel , genere , e nel numero ; come : Le armi da fuoco non sono siate conosciute dagli an- tichi — Ismaele figlio di Abramo è conosciuto fra gli Arabi come quello da cui sono sortiti , e la circonci- sione è rimasta loro come il segno della loro origine Al tempo di Abramo le minacele del vero Dio erano temute da Faraone, Re di Egitto $• ma nel tempo d’Alosè tutte le nazioni erano pervertite, ed il mondo, che Dio ha fatto per manifestare la sua potenza, era divenuto uh tempio d’idoli— Le scienze sono state sempre protette dai Governi. Allorché il participio passato è preceduto dall’AUSILIARE – RIVETTA: “Surely the idea of an ‘auxiliary’ verb is otiose: it is like saying that the soul is auxiliary to the body!” – “avere,” non s’accorda mai col suo soggetto, come: “I romani hanno trionfatO successivamente delle nazioni le più bellicose.” Lampridio racconta che Adriano aveva erettO a Gesù Cristo TEMPJ che si vedevano ancora a suoi tempi.” “Felici quei principi che non hanno mai usatO del loro potere che per far del bene. CONCORDANZA del participio passato col suo regime. Come s’accorda il participio passato col suo regime? Il participio passato s’accorda sempre col suo regime diretto che lo precede, qualunque sia il suo ausiliare -- eccone gli esempi: “Tutte le lettere che he ricevutE confermano quella nuova importante — Quanti passi non ho fattI! Quel giorno è uno rii quelli che hanno consacrato alle lagrime.” “La lingua che Cicerone e Virgilio hanno scritta viverà per le loro opere.” “I tribuni chiesero a Clodio l'esecuzione delle promesse che il console Faterio aveva fatte loro. Il participio passato non s’accorda mai col regime che lo siegue -- eccone gl’esempi: “Il commercio ha reso quella città florida.” “Tito ha reso sua moglie padrona del suo.” “Le lettere e lo scritto sono state inventate per dipingere la parola.” N. B. Il participio, allorché si rapporta al regime di un verbo, accorda con esso nel genere, e nel numero. Il Participio si rapporta al regime di un verbo, quando questo è uno de* pronomi relativi il, la , le, gli, li, loro ; esempi; Essendo la città presa , il nemico la predò", cioè il ne- mico predò la città presa — Dovendo i cittadini esser passati a fil di spada, il vincitore li perdonò ; cioè il vincitore perdonò i cittadini che dovevano esser pas- sati a fil di spada. V* CONCORDANZA Del Pr onome col Nome a cui si rapporta. Id. Come si accorda il Pronome col Nome a cui si rapporta?' R* Il Pronome si accorda col nome a cui si rapporta nel Genere e nel Numero; eccone gli esempi: 1 quadri che aspettavamo da Roma sono, arrivali , ve ne sono di quelli che. sono un poco danneggiali , ma i vostri, i suoi, ed i miei sono in buono stalo È forse il vostro umore, o il suo che v' impedisce di vi- * >er bene insieme ? Se è il vostro, è facile di portarci Digitized by Google a$4 rimedio , prendendo sopra di eoi stesso di corregger— vi, s'è il suo , raddoppiate di compiacenza , dì atteri— zione , e di buona maniera ; é rarissimo che <fuel mez- zo non riesce — Quella confidenza merita bene la mia . capo ’ir. Del Caso di apposizione. D. Qual nome dicesi Caso di apposizione. R. Se un nome si appone ad un altro, e con questo chiarita la stessa persona o cosa, tal nome diccsi Caso di apposizione ; come quando diciamo; Francesco 1. nostro padre, e He felicemente re- gna : i nomi padre, e Re sono Casi di apposizione. . SINTASSI DI REGGIMENTO. D. Quando si ha la Sintassi di reggimento ? R. La Sintassi di reggimento si ha allorché una parola regge l’altra. La parola eh’ è retta da un* altra, dicesi Regime, o Compimento di quella. Del Regime de* nomi. u D. Ditemi qualche cosa del Regime de' nomi? R. Prima di tutto è da premettersi, che il nome so- stantivo ha tre funzioni nel discorso; il medesimo è sempre o al primo Caso ( Nominativo ) , o al quinto ( Vocativo ), o Regime. r È al primo Caso allorché indica la persona o cosa che fa l’azione ; come x Pietro legge ; G io- vanni scrive, i sostantivi Pietro e Giovanni so- no al primo Caso, perché il primo indica la per- sona che legge, e l’altro quella che scrive; o quan- do indica la persona o cosa di cui si afferma uno stato qualunque; come: 1! uccello vola ; il lione f  a55 non vola , i sostantivi uccello , e Zr'owe sono al primo Caso, perchè del primo si afferma che vola, e del secondo si afferma che non vola. Nel discorso tutto si riferisce al primo Caso; come: Un uomo giusto e fermo non è scosso nè dai clamori di un popolaccio , nè dalle minacce di un fiero tiran- no'. anche che il mondo intiero subissasse , egli ne sa- rebbe colpito , ma non già commosso. Il sostantivo è al quinto Caso quando esprime la persona o cosa, alla quale s’indrizza la parola; come : He , Popoli, Terra, Mare, e voi Cieli ascoltatemi — 2 'rojani , cessate di temere , e bandite tutte le vostre inquietitudini . — O Ippia\ Ippiaì non ti vedrò più 1 O rnio caro Ippia I son io crudele , io spietato , che ti ho imparalo a dispreizare là morte. Dei crudeli\ pro- lungate la mia vita per farmi vedere la morte il 1 lp~ pia. O mio caro figlio, che ho allevalo, e che mi sei costato tante cure, non ti vedrò più ! O cara ombra ! chiamami sulle rive dello Stigc, la luce mi è odiosa ; sei tu solo, mio caro Ippia , che voglio rivedere. Ip- pia I Ippia! o mio caro Ippia ! non vivo ancora che per rendere alle tue ceneri l'ultimo dovere. Il sostantivo è regime quando è retto da un’al- tra voce; dunque un sostantivo può essere retto da un altro sostantivo, da un aggettivo, da un verbo, o da una preposizione; come: La legge di Dicr, u- tile all’uomo', con suo fratello. REGOLA. GENERALE. Quando due sostantivi si trovano insieme, uno reggente, e l’altro retto, il reggente è ordinaria- mente posto dinanzi al retto; come: Il silenzio della notte, la calma del mare, la luce tre- molante della luna, sparsa sulla superficie dell' acqua, e l'oscuro azzurro del cielo seminato di brillanti stel- le, servivano a rialzare la bellezza dello spettacolo. Non si sentiva più che il garrito degli uccelli , o il dolce fiato de'zefìri che si divertivano nei rami % degli alberi, o il mormorio (li uri acqua chiara che cadeva da. scogli, o le cantoni de' giovani che seguivano Apollo. Del Regime de ’ verbi. D' Che cosa è il Regime de' verbi. R. Ogni parola, su di cui si termina la significazio- ne del verbo, dicesi Regime; come allorché dicesi: Pietro ama la musica , la significazione del verbo ama si termina sul nome musica , dunque il nome musica è il regime di tal verbo. Così pure allorché dicesi: Giovanni profitta dell' esempio, la signi- ficazione del verbo profitta si termina sul nome esempio , questo nome dunque n’é il regime. D. Di quante sorte può essere il regime di un verbo ? R. Il regime di un verbo può essere diretto , o indi- retto, ossia assoluto, o relativo. D. Come conoscete se il regime di un verbo è diretto, o indiretto? R. Allorché la significazione del verbo si rapporta diret- tamente su di un nome, questo si dice Regime diretto del verbo ; allorché poi vi si termina indirettamente , dicesi Indiretto. La significazione del verbo si rapporta direttameuta ad un nome, quando questo può servir di risposta alla domanda ohi ? che cosa ? come allorché dico ; Io amo , mi si domanderà che cosai e risponderò mio fratello , lo studio cc.; in tale discorso la significazione del ver- bo amo si rapporta, ossia si termina, direttamente sul nome fratello, studio cc. La significazione del verbo si rapporta indirettamen- te ad un nome, allorché con questo si può rispondere alla domanda di chi ? di che? a chi ? a che? Cosi se dico; Io mi lagno , mi si domanderà; di chi? e risponderò di mio fratello : e se dico : lo mi pento , mi si dirà: di che ? .• e risponderò: del mio peccato ; e finalmente se dico r Io soccombo, mi si domanderà ancora ; a che? rispon-v ‘ Digitized by Google a57 clero : al dolore', nella prima frase la signifioazione del verbo lagno si rapporta indi re Ita incìnte al nome fratel- lo', siccome nella seconda, quella del verbo pento si rap- porta al nome peccato', e nella terza quella del verbo soccombo al nome dolore, e perciò il nome fratello ò il Regime indiretto del verbo lagno ; il nome peccato lo è del verbo pento, ed il nome dolore del verbo soc- combo. Da ciò si rileva , che Il Regime diretto è del solo verbo attivo , perché questo solo indica un’azione che si termina direttamente su di un oggetto, o soggetto differente dal suo Nomi- nativo - , come quando si diete: Alessandro vinse Dario , in tale discorso 1’ azione indicata dal verbo vinse si ter- mina direttamente su di Dario , e perciò questo ò il Regime diretto di tal verbo. Un uome, o pronome dal quale s’ indica una persona o cosa, che non ha rapporto diretto colla significazione del verbo , ossia , che gli si rapporta indirettamente, si dice Regime indiretto di tal verbo ; come allorché si dice: Pietro preferisce la scienza alle ricchezze , in tale discorso il nome scienza, ch’è l’ oggetto principale, su di cui si termina direttamente 1’ azione di Pietro, ò il Regime diretto del verbo preferisce, ed il nomo ric- chezze, non esprimendo 1’ oggetto principale di tale a- zione, n' è il Regime indiretto ; cosi pure allorché di- co: Io godo della libertà ; il nome libertà non può essere Regime diretto del verbo godo , perchè non e-r sprime che indirettamente l’oggetto, su di cui si termi- na la significazione del verbo godo. Il Regime diretto è sempre al quarto Caso. Il Regime indiretto è sempre al secondo , al terza , o sosto Caso. A- 11 Regime diretto, come si è detto, indicando sem- pre il Soggetto, o l’Oggetto diretto dell’azione, com- pete al solo verbo attivo. 11 Regime indiretto compete non solo al verbo atti- vo , ma a tulli gli altri ancora. D. Ed il verbo sostantivo Essere può egli avere un Regime ? R. Posta, l’ idea data del Regime, non può averne; poiché ad altro non serve che ad unire uu attributo al suo soggetto; e se per lanto si voglia, considerare l’attributo come Regime , potrà dirsi semplicemente, che il verbo Es sere vuole sempre il nome che lo siegue , al primo Caso, senza dirlo Regime diretto, o indiretto dello stesso. Nola Le regole di costruzione vogliono, che il Regime sia posto sempre dopo del verbo che lo regge; onde si dirà: Noi abbiamo riportala la vittoria su ile' nostri ne- mici , e non già: Noi abbiamo la vittoria riportata su de' nostri nemici. Ma Se poi il Regime è un nome di persona , o un pro- nome relativo , o assoluto , dovrà sempre precederlo ; come quando si dice : Chi create voi ? Che fate voi ,ju\? A quale scienza debbo io applicarmi ? Un verbo può avere per Regime un altro verbo, ma di modo indefinito, preceduto, o no dalla preposizione r/r, o a; come: Io debbo scrivere. Io vi direi di scri- vere al più presto. 1 verbi ohe indicano azioni di spirito , hanno delle volte per Regime diretto, o indiretto una intera frase, preceduta dalla congiunzione che; come quando si di- ce: Io so i che la Misericordia di Dio è infinita : in tale discorso tutta la propozizione : la Misericordia di Dio è infinita , è il Regime diretto del verbo so , per- chè dicendosi; io so, mi si domanderà; che cosa sape- te ? ed io risponderò: Io so una cosa ì cioè, che la Mi- sericordia di Dio è infinita. I verbi togliere , levare , allontanare , ricevere , ot- tenere , e sim. vogliono due Regimi, uno diretto, eh è unito al verbo preceduto dall’ articolo , o no, e a indiretto eh’ è preceduto sempre dalla preposizione da sola, o combinata coll’articolo; come: levare , togliere qualche cosa dalle mani di alcuno. Separare l'uno dall'altro. Ottenere una grazia dal Principe. I verbi comandare , dare , inviare , hanno pure due Regimi, uno diretto, e l’altro indiretto, questo pero e sempre preceduto dalla preposizione a, sola , o combi- nala coll’articolo; come: domandare ajuto ad un ami- co. Dare danari a’ poveri. Inviare lettere agli amici. I verbi uscire , partire , venire , tornare , vogliono un sol Regime indiretto , preceduto dalla preposizione di , Digitized by Google ta%j o da ; come : Utcir di casa. Partire , tornare , venire da Napoli. Dopo i verbi di movimento andare , mandare , in- viare , venire , e sim., se precedono un indefinito che sewe loro di Regime indiretto, gli si debbe premettere la preposizione a, o ad; dicendosi: Andiamo a vedere ; venite a scrivere. Si debbe però usare ad, e non a, se tale indefinito comincia per vocale; dicendo: Andiamo ad avvisare. Mandiamo ad avvertire, fienile ad osservare. Lo Congiunzioni si , no poste come Regimi di un verbo, debbono esser precedute dalla preposizione di, dicendosi : Credo di sì. Credo di no. Del Regime de' V erbi attivi. D. Qual’ è il Regime de’ Inerbi attivi ? • R. Un nome, un pronome, o altra parola che ne fa le veci, su di cui si termina l’azione del verbo attivo, si dice Regime di esso; come : Scipione vinse Annibale , in tale discorso il nome Anni- baie , è il Regime del verbo attivo vinse , perchè l’azione che questo indica si termina su di quello. Allorché il regime* del verbo Attivo è un no- me, si mette sempre dopo il verbo; e quando è un pronome, è generalmente' posto avanti; come: Omero rappresenta Nestore come quello che moderava la bollente collera di Achille, l'orgoglio di Agamen- none , la superbia di Ajace , ed il coraggio impetuo- so di Diomede  Egli li accarezza, perché li ama. Del Regime de Verbi passivi. Qual’ è il Regime dé Verbi passivi ? Un nome, o pronome preceduto dalla preposi- zione <frz,sola, o combinata coll’articolo, col qua- le s’indica la persona, o cosa che agisce sulla per- sona, o cosa indicala da! Nominativo del verbo, si chiama Regime del verbo passivo ; come: An- a6o ìlibaie fu vinto da Scipione ; in questo discorso il nonio Scipione è il Regimo del verbo passivo fu vinto , perche indica la persona che agì su di Annibaie , ch'ti il Nominativo dello stesso verbo fu vinto. Del Regime de' perii neutri. !). Qual’ è il Regime de’ verbi neutri ? lì. 1 verbi neutri di significazione assoluta , come vivere , morire , e sim., che non indicano azione , che passi su di qualche oggetto, ma dinotano piut- tosto lo stato del soggetto, non possono avere alcun regime: Si uuiscono però talvolta con un aggetti- vo di qualità, che accorda col soggetto medesimo; come: Tasso visse infelice. Catone morì conten- to. E se talora pare, che abbiano un Regime; co- me quando si dice: Egli visse cento anni , questo è retto da una preposizione sottintesa , cioè per cento anni. I neutri poi di significazione relativa possono avere un regime indiretto, il quale non è che un termine di rapporto, che si accompagna sempre con quella preposizione che vien indicata dal significa- to del verbo; come per esempio: Giovare, pregiudicare , mancare , piacere , applaudire , sotti disfare ad alcuno , abbisognare di qualche cosa ec. J.a sua opera è piaciuta a tutti , perchè unisce ad un 1 utilità le grazie dello stile , e la bellezza de' sentimenti* D. Puossi col mezzo del Regime distinguere se un verbo è Attivo, o Neutro? • 1 . R. Dal Regime si distingue il verbo 'attivo da ogni altro, poiché il vejbo attivo ha sempre un Regi- me diretto; Amare , per esempio, è attivo, perchè può dirsi: amare lo studio , i parenti cc. Ma aGr Il verbo neutro non può. mai avete un Regime diretto, ma soltanto indiretto; di fatti. Regnare h un verbo neutro, perchè non può avere un Re- gime diretto, nò indiretto ; ed i verbi profiliate ; attender e, aderire, e. sim., sono anche neutri, per- chè possono avere soltanto un Regime indiretto; dicendosi: Profitto del tempo. Attendo allo stu- dio. Aderisco all' amico. Del Regime de ’ verbi riflessi. D. Qual’ è il Regime de’ vèrbi riflessi ? R. Il Regime de’ verbi riflessi è il nome personale «,il quale indica la persona o cosa, come termine . dell’ azione, eh’ è il soggetto stesso del verbo; co- me: Io mi lusingo-. Tu ti lodi ; Colui si uccide ; in tutte queste frasi, i nomi personali mi, ti, si so- no i Regimi de’ verbi lusingo , lodi , uccide. Del Regime diverbi reciprochi. D. Qual’ è il Regime de’ verbi reciprochi ? R. Il Regime de’ verbi reciprochi è il nome persona- le sij come quando si dice: I fratelli si amano ; Si lodano i compagni. Del Regime de* verbi impersonali « D. Qual’ è il Regime de’ verbi impersonali ? R. I verbi impersonali non hanno Regime. Del Regime delle Congiunzioni. Le Congiunzioni uniscono le frasi fra loro, col • reggere i verbi che le sieguono all’ Indefinito, all* indicativo, o al soggiuntivo. Quelle che reggono il verbo all’indefinito sono; se non, afine, e sira. Esempi; Aon andavano a passare alcuni giorni in città , se non per ritrovarsi con più- piacere nel loro dilettevole ri- tira Molte persone non faticano che affiti di acqui- stare della considerazione e delle ricchezze -, ma l'uo- mo onestò e sensibile non adopra tanto tempo allo studio , se non per essere utile ai suoi simili — Vi sve- lo la trama che i vostri nemici hanno ordita nelle te- nebre , , affine di premunirvi contro ì loro arlifizj. Qnelli che reggono il verbo all* Indicativo so- no: mentre che , quando anche , a condizione che , quando , e simili come: (filando avrete una cognizione pià estesa della geo- metria, e dell'algebra , vi darò’ alcune lesioni di astro- nomia, e di ottica — Formate il vostro spirito , il vo- stro cuore, ed il vostro gusto, mentre che siete giovi- ne Vi darò quel bel quadro a condizione che lo con- serverete come una testimonianza della mia amicizia. Quelle die reggono il soggiuntivo sono: perchè , prima che x supposto che , e sim. Esempi: Conoscete troppo bene il pregio del tempo, perchè sia necessario di dirvi d' impiegarlo bene — Fon istudiate che i gran modelli , per timore che quelli che sono me- diocri , guastino il vostro gusto — Parecchi fenomeni della natura sono facili a spiegarsi , supposto che il principio della gravitazione universale sia vero. AVVERTIMENTO. Se il verbo della proposizione principale espri- me l’affermazione diretta, ossia iadipeudente, il verbo della proposizione subordinata debbe porsi all’ indicativo; ma se il verbo 'della proposizione principale espritne il dubbio, la sorpresa, il desi- ì dcrio, l’ammirazione, la volontà, allora il verbo , della proposizione subordinata debbe porsi al sog- giuntivo; esempio: Non ritenete la verità nascosta, quando anche doveste attirarvi una gran quantità ili nemici. Non dubito per niente che il vostro metodo riesca , purché sia ben co- nosciuto. n<33 SINTASSI DI COSTRUZIONE. t). Che cosa intendete per Sintassi di costruzione ? R. Intendo la disposizione delle parole, c delle frasi Con chiarezza e precisione; secondo le regole pre- scritte. La Sintassi di costruzione può essere Di- retta y ed Indiretta , o inversa. COSTRUZIONE DIRETTA. Come si dispóngono le parole nel diicorsp per aversi la Costruzione diretta. . R. Se si -tratta di disporre le parole di una frase, si debbe mettere prima il Soggetto con tutte le due qualificazioni , e determinazioni, se ne abbia. Tale soggetto può essere un nome: Pietro è stu- dioso : Gli uomini sono mortali. Può esserlo un nome personale: tu sei un grand’ uomo. Può es- serlo un pronome: Egli c saggio. Puòesserlo l’in- definito'; lo studiare non nocque mai ad alcu- no. E finalmente può esserlo un avverbio; il poco mi basta. Nota — Il soggetto si mette dopo il verbo nelle frasi in cui si trova la voce tale, o cosi; per esem. Cosi niorì quest’uomo — Tal’ era il suo avviso. Notasi — Trattandosi di disporre più soggetti che sì rapportano ad un sol verbo, si seguirà l’ordine na- turale, e la dignità delle persone; onde si dirà Io , e tu, e non già tu, ed io. Nondimeno la. givibà vnole che si travolga quest ordine naturale, c vuol che mettiamo ogni altra persona avanti alla nostra, qualora dobbiamo insieme nominarle. Dunquq per la solita urbanità diremo: Voi ed io, e non giàjio c voi ; così; 264 J'ni, il vostro antico, e io , tibbìa/no un opinione dif- ferente ; e nel Bocc. Ercolano , In moglie, ed io. Spesso accade, : che dobbiamo determinare , o Q ualificare il Soggetto, ed allora l’aggettivo gli si ovrà subito apporre; Quel soldato valoroso. è morto. Il soldato fedele è stimabile. Se vogliamo sviluppare l’idea del soggetto, se vogliamo determinarlo, o definirlo, se vogliamo aggiungervi qualche circostanza, clic influisca sull’ intelligenza della frase, faremo uso di una frase incidente, unendola subito dopo al soggetto per mezzo del relativo; come: la persona di cui vi * parlai , è moria. Se finalmente il soggettò ha qualche rapporto di \ proprietà, di pertinenza, qualunque ella sia, ad un termine, questo rapporto debbo spiegarsi im- mediatamente dopo che si è nominato il sogget- to; poiché l’è una modificazione del soggetto, che si potrebbe spiegare anche con un aggettivo; come: Le opere di Dio sono ammirabili . Nominato il soggetto del quale vogliamo far pa- , N rola, uopo è attribuirgli qualche proprietà, qual- che azione. Dunque è necessario, che succeda il se- gno, con cui. spieghiamo il suo stato, dico, il verbo. Questo, o è il verbo sostantivo,o è jl verbo ag- >. gettivo. Il verbo sostantivo , dinotando la sem- plice affermazione, non può avere altra modifica- zione di quella, che si rapporta allo stato dell’a- nimo di chi parla. Dunque possono andargli ap- presso i soli avverbj non , veramente , davvero , • certamente, fórse, anzi, solamente, piuttosto, e sjpi., che indirano la maniera di affermare, o di negare; come quando si dice: Questa fanciulla è veramente docile. /• ' 2 65 Siegue l’ attributo, ossia l’aggettivo, elio indica la qualità che si vuole dare al soggetto , ossia clic affermiamo essere nel soggetto. Questo aggettivo può essere più d’unoj'é l’uno si porrà dopo l’altro, e sarà 1 uno all’ altro unito colla congiunzione e ; come: Le opere di Dio sono belle e ammirabili . Se tale attributo è indicato da un participio, il verbo Essere può ricevere tutte le modificazioni , clic può ricevere il verbo, da cui discende il parti- cipio, ma: quelle souo modificazioni del participio piuttosto, che del verbo; come quando si dice: Gli Americani furono barbaramente trattali dai primi conquistatori Castigliarli. Se il verbo ò aggettivo, di qualunque classe sia, volendosi modificare l’azione, o la maniera di es- sere da quello indicata, losieguono gli avverbj, o la preposizione con un nome; come: Il buon soldato ama ardentemente con passione la gloria. 11 verbo aggettivo o è transitivo , c<jme Ama- re la virtù ; può avere però un termine‘di rappor- to^ cui è diretta Tazione indicala dal verbo;come: Amare la virtù di Francesco — Un soldato vigliacco cede facilmente le armi ài nemico. o un termine di rapporto, che dinota modo ,i stru- mento, cagione ; come quando si dice: La legge punisce il parricida di morte. O e intransitivo, come and are, correremo. sim.,e può avere dopo di se quelle modificazioni, che vo- gliamo dargli, e quei termini di rapporto, che ac- cennano le diverse prejiosizioni; conte : Pietro sen va pian piano al passeggio , per prendere O spiega lo stato della persona, o cosa, e può avere a'nch’esso qualche modificazione; come: Pietro dorme dolcemente. Digitized by a66 e qualche termine di rapporto; come: Pietro dorme dolcemente su (futile verdi erbe.'' Il soggetto, o l’oggetto dell’azione del verbo at- tivo o è un nome , o un indefinito che ne fa le ve- ci , o una intera proposizione. Tale nome può es- ser modificato della stessa maniera che il soggetto; - come: . * • , .... Ogni padrone ama il servo fedele—- lo voglio anda- re di fretta , che vuoi ? Si è detto , che una intera proposizione può es- sere soggetto, o oggetto dell’azione del verbo attivo; eccone un esempio del Boccaccio. G. 9 . N. 4- Dicendo , se il palafreno e i panni aver vinto all' Angiulieri ; Se il palafreno e i panni aver vinto all 1 Angiulieri è 1* oggetto del verbo dicendo. Quando l’indefinito, eh’ è oggetto di un verbo» ha un soggetto anch’esso , e questo è un nome dì persona, l’uso vuole, che questo si posponga al ver- bo; dicendosi: Dice aver egli veduto tutto cogli occhi suoi. Essendo così, non è da imitarsi l’esem- pio delBocc. poc’anzi recato» che l’ha premesso al Verbo indefinito, ed ha usato se per oggetto; egli, secondo il suo solito,ha tolta questa maniera di di- re da’Latini. . . Il sito delle preposizioni è innanzi al nome al quale dicono rapporto. Questa regola è costante. Il sito delle congiunzioni è innanzi alle propo- sizioni che uniscono. . , RàGCAPITUL AZIONE* La costruzione dunque diretta consiste in collo- care gli elementi del discorso con quell’ordine, con cui si acquistano leidee da chi vuol considerare un oggetto. Il primo luogo l’ occupa il soggetto con quelle determinazioni, c modificazioni, die le cir- costanze ci obbligano a dargli. Il secondo l’occu- pa il verbo, ‘Codificato, se bisogna, da qualche avverbio, c^da un nome preceduto da preposizio- ne. Il terzo, l’oggetto modificato auch’ esso, quan- do fia d’uopo, o determinato da un aggettivo, o da una proposizione incidente. Sieguono in ultimo luogo i termini di rapporto. Appartiene poi all’Ar- te di scrivere l’insegnar la maniera, onde compor- tarsi per non urlare nell’oscurità, nell’ambiguo, V nel secco, nel soverchio, e nelle lungherie. COSTRUZIONE INVERSA. Quando si ha la Costruzione inversa? R. La Costruzione inversa si ha allorché gli ele- menti ( Parti ) del discorso sono disposti con or- dine diverso dal divisato. Le inversioni sono il più delle volte necessarie, anzi che no, poiché svilup- pano meglio i nostri pensieri, che non farebbe la Costruzione diretta. Ma Ogni cosa tutto che buona, spinta all’eccesso, diventa se non vizio almeno intemperanza, c scon- venevolezza, onde egli è di bene metter qui alcune regole, mercé delle quali potranno i nostri giovani diriggerc il proprio genio ne’primi saggi della loro carriera riguardo alla Costruzione. . I. Nell’Inflessione, nell’Accordo, nel Regime la no- stra Sintassi sarà inviolabile; ogni libertà in que- sto genere é licenza, anzi delitto di ribellione con- tra le leggi fondamentali, c convenzionali della Lin- gua. Qualche esempio, o pratica incontrario, deb- bo aversi per abuso enorme, e da non imitarsi sot- to qualunque pretesto, o necessità. D a68 II. La Costruzione diretta però nel senso gramatica- le di sopra esposto, impropriamente si arroga il titolo diiVrttlira/e,dapoicchè sono stati iGramatici spigolisti, e non già la natura die ha insegnato quel metodo compassato, mercédi curii nome debbe precedere il verbo ec.La natura è una maestra con- discendente; se non ammette nella morale il rigo- rismo* come potrebbe tollerare nelle lettere la pe- dantesca bigotteria? III. Al contrario la natura domanda, che nel discorso le parole prendano il lor posto in ragion del pro- prio merito. Si vuol per esempio fissar l’attenzione di chi ascolta, o legge principalmente sull’oggetto del verbo, dirassi piuttosto: Quella città che ni un nemico soggiogò , i proprj vizj distrussero , che: I proprj vizj distrussero quella città che niun nemico soggiogò. -, r f . Similmente una parola, che, giusta i canoni del- la Giunta gramaticale dovrebbe reputarsi accesso- ria alla Costruzione, dovrà per l’estrinseca sua importanza esser collocata alla testa del periodo : di fatti, se taluno chiedesse dove fu , che Cesare decretò il servaggio di Roma , il Rubicone do- vrebbe in preferenza fissar l’ attenzione di chi a- scolta, e quindi assegnandosi a quella voce il pri- mo posto di onore, dir si dovrebbe: Sul Rubico- ne Cesare incatenò la libertà latina. D’ altron- de l’armonia ancora che risulta dalla disposizione delle parole, ci obbliga sovvente alle- inversioni , che bisogna usare con prudenza, e non farne quel- l’abuso che ne ha fatto il Boccaccio, e coloro che si han fatto un dovere d’ imitarlo. Noi dunque u- seremo delle inversioni scortati sempre dal giudi- zio severo dell’orecchio, e più dalla ragione, ne useremo, dico, con quella sobrietà ebe fa d’ uopo in una cosa, che può esserne di vantaggio adope- rata con moderazione , e tornare a disonore , se si voglia usarne a ribocco. capo v. Del Discorso, i " D‘ Che cosa è il Discorso? R. Il Discorso è una ben regolata combinazione di parole, atta a manifestare i pensieri. D. Che cose sono le Parole? R. Le Parole sono le voci con cui manifestiamo le nostre idee. D. Quali sono le Parli del Discorso ? R. Sono il Nome, il Pronome i il V urèo, V Avver- bio , la Preposizione , la Congiunzione , e Y In- terposto. Ma di queste, due sono essenziali , cioè il Nome, e '1 Verbo ; le altre non servono che a dare precisione, chiarezza, ed ornamento al discorso. D. Dimostrate, che il Nome e’I Verbo sono par- ti essenziali del discorso ? R. Eccomi; Si dice essenziale ad una cosa tutto ciò, senza di cui una tal cosa non può essere, nè con- cepirsi ; or senza Nome, e senza Verbo non può esser vi, nè concepirsi un discorso. Non può esser- vi , nè concepirsi un discorso senza del Nome , perchè se non si nomina la persona o cosa, di cui si vuol parlare, non s’intenderà mai di chi, o di che « cosa si parla; di fatti, se si dice: è diligente , s’in- tende egli mai di chi si parla? Certo che no ; ma per completarsi il senso dovrà nominarsi la perso- na di cui si vuol parlare; dicendo: Pietro è dili- gente. Dpnque resta vero, che il nome è una par- 37 ° te essenziale del discorso, perché, se manca, non si può parlare. Senza del Verbo non può esservi, nè concepirsi un discorso; poiché, dovendo questo indicare lo stato del soggetto ; ma tale stato non l’indica eli* esso solo; difatti, se si dice semplicemente Pietro , non si fa che nominare una persona; ma nominare semplicemente una persona, non manifesta il suo stato, vi è bisogno del verbo, che indica tale sta- to; come: Pietro disegna ; essendo così, resta di- mostrato , che anche il verbo è una parte essen- ziale del discorso , perchè se manca , non si può parlare. Da tutto ciò si rileva, che il Nome solo non ba- sta per manifestare un pensiero, è necessario, che sia unito al Verbo; nè questo basta senza di quel- lo, ma debbono essere insieme ; perchè nominare soltanto una persona, o cosa non manifesta un pen- siero , dunque il Nome solo non basta, indicare soltanto lo stato in cui una persona, o cosa si tro- va, senza nominare tal persona, o cosa che si tro- va in quello stato, non si manifesta un pensiero ; dunque il Verbo solo non basta; bisogna dunque, che il Nome ed il Verbo sieno insieme ; come : Pietro ama\ Pietro pensa’, Pietro è amato Più; allorché si parla, non si fa altro che ma- nifestare i pensieri a chi ascolta; ma se pensiamo ad una cosa senza nulla affermarne, o negarne, e volendo manifestare ad altri tal cosa, basta colla voce profferirne il nome che l’indica; e sia, per esemp.; terra. E se vogliamo attribuire a tal cosa qualche qua- lità , colla voce ne profferiamo il nome , e sia la / . a 7* fecondità , e se giudicando siam d’avviso, che una tal qualità convenga a quella tal cosa , usiamo il verbo sostantivo Essere , di cui l’uso proprio è ap- punto di attaccare un attributo al suo soggetto; e diciamo ; La terra è feconda. Ecco dunque un discorso risultante dal soggetto, dall’attributo, e dalla copula. V'. Come si chiama quel discorso risultante dal- l’ unione di un soggetto , di un attributo , e di una copula. IL Si chiama Proposizione , o Frase. E poiché la Proposizione non è che l’espressione di un giudi- zio, chi vieterà di definire la proposizione; un giu- dizio manifestato colle parole'l E se ogni giudi- zio per sua natura è affermativo , o negativo, ed essendo la proposizione l’espressione che lo indi- ca, sarà pur dessa affermativa , o negativa. D. Qual’ è la Proposizione affermativa? I\. La Proposizione affermativa è quella , in cui l’attributo si afferma del soggetto; come: Ottavia- no fu Imperadore. Qual’è la proposizione negativa? H. P. Grice: “Someone is not hearing a noise” – Negation and privation -- La proposizione negativa è quella, in cui l’attributo si nega del soggetto, come: “Giulio Cesare non fu re.” Diverse specie di Proposizioni. Quante specie di Proposizioni vi sono ? R. Tre; cioè la Semplice , la Composta , e lai Com- plessa. Avvertimento — In ogni proposizione vi debb’essere un so gg e ff°* e d un attrinuto.il soggetto di una pro- posizione è il nome della persona o cosa, di cui si 273 afferma, 0 nega qualche qualità, o uno stato, e si chiama ancora Nominativo dal verbo) l’abbiamo veduto altrove. L’Attributo poi non è che il nome della qualità che si afferma, o nega del soggetto; e s indica ordinariamente dal verbo col suo regime; come: Il sole regola le stagioni. Qual’è la proposizione semplice? La Proposizione semplice è quella che ha un solo soggetto ed un solo attributo, o un sol verbo col suo regime, come: “Il sole illumina la luna.” Nota: Il soggetto d’una proposizione può essere particolarmente modificato, come pure il verbo, c l’attributo, e la Proposizione resta semplice. Vediamolo cogli esempi. 1. ° R soggetto può esser modificato d’un aggettivo determinante” “Questo fanciullo piange.” Da un aggettivo di qualità: “Il BUON fanciullo piangeva.” Da un Caso di distinzione: “I fanciulli di Babilonia cantavano le lodi del Signore nella fornace. Da una proposizione determinante: “Il fanciullo di cui mi avete parlalo è docile. Il DiOy che adoriamo è Onnipotente. Da un participio: Il fanciullo premiato scriveva. Il verbo può essere modificalo da un avverbio: “I fanciullo scrive bene” – cf. H. P. Grice: H. M. S. Pinafore sank the Bismark – H. M. S. Pinafore sank” -- L’ attributo può essere modificalo con determinazioni: “Il fanciullo era istruito nella grammatica.” Ed Ecco come l’aggiunzioni d’altre parole nella proposizione, domandate dai soggetto, dal verbo, e dall’attributo, non alterano punto la proposizione; non cessando di esser semplice per l’unità del soggetto, e dell’attributo uniti dalla copula. Tale osservazione mentre ci fa comprendere la necessità delle varie specie di parole nel discorso, ci fa conoscere eziandio la maniera di mettere ciascuna nella sua propria nicchia, affinchè quelle che appartengono ai soggetto, non si confondano con quelle che appartengono al verbo, o all’attributo, e cosi viceversa. Qual’è la proposizione composta? La proposizione composta – H. P. Grice: “MY topic, when dealing with dyadic truth-functors!” -- e quella che ha, o più soggetti, ed un solo attributo, o un solo soggetto^ più attributi, o più soggetti, e più attributi; eccone gli esempi: “La luna e gl’altri pianeti ricevono la luce dal sole.” In questa proposizione – falsa, perche la luna, come commenta H. P. Grice, non e un pianeta -- vi sono piu soggetti. “Alessandro è sialo il più generoso di tutti' i re , e 7 vincilor di Dario.” In questa vi sono piu attributi. Nè le terre ; nò le case, nè le pili grandi ricchezze possono toglier la febbre dal corpo di colui che V ha, nè liberare il suo spirito dall' agitazione , e dal timore.” In quest’ultima vi sono più soggetti, e più attributi. Qual’è la proposizione COMPLESSA? – H. P. Grice: Ah, hypotaxis!” -- La proposizione complessa è quella che ha un solo soggetto, e un solo attributo; ma tale soggetto, o attributo, o tutti e due insieme contengono altre proposizioni, che li modificano, aggiungendovi qualche determinazione, o circostanza. Le proposizioni che dipendono dal soggetto, o dall’attributo, si chiamano proposizioni incidenti – H. P. Grice: or pregnant! -- ; e sono unite alla proposizione principale col mezzo de’relativi, de’participj, o delle congiuuzioni. Leeone un esempio. “Alessandro disfece l'armata di Dario, s' impadronì de' suoi tesori , e fece prigioniera la famiglia di quel principe sfortunato.” Le proposizioni incidenti che modificano il soggetto,© l’attributo, possono anch’esse esser modificate da altre proposizioni incidenti; come: “Coluii disse Gesù Cristo) che farà la volontà di mio Padre 18  t 274 eh ’ è in Cielo, entrerà nel suo regno beata. Una proposizione può esser COMPOSTA E COMPLESSA nel tempo istesso, se però ha più soggetti, e più attributi, e questi anche modificati da altre proposizioni incidenti; come per esepipio: “La stima singolare che fece Alessandro delle poesie di Omero, e i riguardi eh' ebbe nel saccheggio di Tepe pella memoria di Pindaro, non gli attirarono meno stima che tutte le sue conquiste.” Che cosa è il periodo? Il PERIODO è un discorso che corre come chiuso in un certo giro di parole, finché si fermi, dopo compiuti ed esposti tutti i pensieri: Oralio in quodam quasi orbe inclusa percurrens, quo- ad pcrsislat in singulis perfeclis , absolutisque semen- ta s Cic. m. De Orai. Quante sorte di periodi vi sono? Due sorte di periodi vi sono; cioè il periodo SEMPLICE, ed il periodo COMPOSTO. Qual’è il periodo semplice? Il periodo semplice è quello che costa d’un sol membro, come: “Alessandro il Grande è venerar to nella posterità.” Qual’è il periodo composto? Il periodo composto è quello che costa di più membri. Che cosa intendete per membro del periodo?Per membro del periodo io intendo una parte d’esso, che presa isolatamente, potrebbe far senso, ma che nel principio però rimane sospesa , finché il sentimento non siasi tutto intero espresso; eccone un esempio. “S’Alessandro fosse vissuto sobriamente. ' Cf. H. P. Grice: “Oh for a pleasant springtime!” * ' y - '  Avvertasi che il membro anche talvolta ha le sue parti, che si chiamano Incisi\ questi da se non fanno senso alcuno; come: “O scelus ! o pestìi ! o la- besl Cic. in Pis. 56 .Abiti, excessit , evasiti eru- pit , Cic. in Cat. 1 1 . i . N’è andato , è uscito , è scappato , è sfrattato. Il periodo composto può costare di due membri, come “S’Alessandro il Grande fosse vissuto temperantemente , — sarebbe venerali nella posterità” --, Di ire membri; come: “S’Alessandro il Grande per quanto avanzò ogni altro Capitano nel valore guerriero , altrettanto lo avesse superato nella temperanza sarebbe stato venerato nella posterità”; Di quattro membri, come: “S’Alessandro il grande per quanto avanzò ogni altro Capitano nel valore, altrettanto lo avesse superato nella temperanza , sarebbe stato venerato non solo nella posterità ; ma presso de' suoi medesimi sarebbe stato l' oggetto del pubblico amore. Della Scrittura Dì che cosa è la Scrittura ? La Scrittura è una combinazione di più termini adattati ad esprimere i pensieri. D. Perchè fu inventala la scrittura ? R. Non potendo r uomo colla lingua vocale mani- festare i suoi pensieri che a persone presenti , ed in un modo passaggiero , si vide nella necessità di renderne stabili e permanenti i segni, per poterli così comunicare agli assenti, ed anche a posteri. E quindi siccome colle parole procurò di esprimere i suoi pensieri, così colla scrittura ne rese stabili i segni. Quali siano poi le regole per iscrivere cor- rettamente, le troveremo nell’Ortografia. Quando si ha la SINTASSI FIGURATA? Siccome è una proprietà essenziale alla regolar costruzione avere quegli elementi di cui fa d’uopo perispiegare un intero concetto dell’animo, così dove ne manchi alcuuo, o ridonda, o si scambia, o non accordi coll’altro ec. si ha la SINTASSI FIGURATA. Se manca un elemento, tale mancamento, o difetto dicesi ELLISSI. S’un elemento ridonda, tale ridondanza dicesi PLEONASMO. Se si scambia un elemento per un altro, tale cambiamento si dice ELLANGE. S’un elemento non accorda con quello con cui dovrebbe accordare, tale discorso dicesi SILLESSI. Se vi sono trasposizioni che s’oppongono all’ordine diretto ci cui si é parlato, tali trasposizioni vanno sotto al nome d’IPERBATO. La divisione d’una parola in due dicesi TMESI: impli catura.  Esaminiamo tutte queste specie di Figure. E Ellissi s’ha allorché manca nel discorso un elemento. Tale figura serve principalmente ad evitare la noja delle ripetizioni, e a rendere il discorso piu vibrato e conciso: H. P. Grice: Peter went to bed and took off his trousers – Peter went to bed and Peter took off his trousers --; ed è perciò frequentissima nelle frasi, di cui ci serviamo nel calore delle passioni. Esaminiamo intanto le diverse maniere in cui può cadere 1’ellissi. Può mancare il soggetto della proposizione allorché è un nome già messo avanti, e che non si vuol ripetere; c manca spesso colle pritne e seconde persone de’verbi, che per di loro natura lo dimostrano, come “vivO”, “vivete,” invece di “IO vivo”, “VOI vivete.” Manca il sostantivo vicino fall’ aggettivo; Nìutì male Si fece nella caduta, quantunque cadeste DA ALTO – +>, cioè luogo -- BOCCACCIO. G.. E il povero scioccone va per la mala -- +> cioè, via. Manca il verbo; come: “Maraviglia” -- che se stalo savio una volta – +> cioè maraviglia È, ec. Ed nel Petr. Canz. 3o. Poscia fra me pian piano: Che fai tu lasso? Si sottintende – o “implica” o suggerisce, come preferisce H. P. Grice --: dissi . Manca l’indefinito in tutte le risposte, in cui si dice voglio, non posso, nelle quali si debbe supplire il verbo espresso nella dimanda; come • • 1* tra un asinaccio che non poteva la vita, cioè noti poteva sopportare ec. -- Firenzudo. Con poche parole rispose) impossibil , che mai i suoi heneficj , e'I suo va- tu, ( CT) e “ io ,e “ di •*" Mancano i nomi di persona coi verbi intransitivi, come: ÌlnfeZbl£c Sdente, in vece di ^ affondare ver affondarsi-, “ammalare” per “ammalarSI”; annegare per mineeZsi - bn- poeenre per impoverirsi; “infermare” per “imfermarsi”, é sinr > t fsz r sou " pw °’ " ,e “ di ®‘ ,^,l nCa ' 1 “, le i Pr0p0 . SÌ , ZÌOni die,ro fi 1 ' avverbi che Canz I” 111 da qUalc ,e nome 5 come in PETRARCA (vedasi). Fuor tute i nostri Udì. E in ALIGHIERI (vedasi) Purg. Carni. 3o. 278 Cosi dentro una nuvola di fiori Donna to ’ apparve sotto verde manto In tutti questi esempi, ed altri moltissimi che si po- trebbero allegare, la preposizione è soppressa. Manca la preposizione pur nei seguenti esempi; La Dio mercé , in vece di per la mercé di Dio — FTa viaggialo 11 a anno , cioè per un anno . £ nel Dante. Dicendo , padre mio che non mi ajuti. in vece di perchè non mi ajuti. 7. Ma nca la congiunzione che dopo i verbi che si- gnificano dubitazione, o timore; come: Temeva , o dubitava, non gli avvenire alcun male — Pormi non sia ancor tempo. 8. Mancano talvolta le congiunzioni pare, cosi copi relative eli siccome , e sebbene , se però la proposi- zione precedente sia breve, e facilmente si posso- no sottintendere; come: . 1 Sebbene fosse stretto da ogni parte , se ne fuggì — Sic- come temeva qualche mala Ventura, non volle restare. 9. Manca talvolta il verbo di modo indicativo, da cui dipende quello di modo soggiuntivo, e la fra- se comincerà dalla congiunzione; tal verbo che si suole sopprimere è per lo più voglio , o prego, e sim.,che indicano desiderio di ciò che si esprime col secondo verbo; come nel Boco. G. 8. N. 3 . Che maledetta sia l'ora, che io prima la vidi. ro. Mancano talvolta proposizioni intere ; eccone un esempio del Dante Canz. 24. Non so di lui , ma io sarei ben vinto. ‘'vedendo dire: non so quello , che sarebbe avve- nuto di lui oc. . *•>; :.j 1 1 . Manca talora V interposto; come: Misero mc\ Lasso me! Bealo lui. sottintendendosi oh, o ahi.  a* ** *79 12 . Manca talvolta il participio; conte: Misero ! a che son io ! cioè ridotta. PLEONASMO. Al contrario di ciò clic abbiamo detto finora dell'Ellissi, ridonda talora qualche elemento, c tale ridondanza, quando c con discretezza, e so- brietà adoperata, anzicchè vizioj genera evidenza ed energia. Chiamasi questa figura Pleonasmo j - Ridondanza , o Pienezza. l . Ridondano nel discorso alcune voci, le (Juali ben- ché soverchie, pure gli danno maggior lume, e forza; tali voci sono; ecco , pure , or bene , già , tnai, punto , mica ; conte: Reco io non so o^a dir di no. Or bene che ne avverrà mai? Badasi però che il mica, e’1 pur dc’Lombardi, e de’ Romagnuc- li, replicati sì spesso, sono una vera seccatura. a. I nomi di persona si sogliono spessissimo replica- re; come: Qual io mi sia. E nelDante.Purg.1.23, Io mi son un che quando amore spira. Cosi ; Io il so bene io quel che farò. Tu il vedrai ben tu. Io non so più che mi dire.. Egli è cosà rara. 3. Si ripete la preposizione con innanzi alle voci lo- co, meco , seco , che pur la portano innestata con essi; cccone gli esempi ; Farete pure che domane o l'altro di egli quà con me- co se ne venga a dimorare ( Bocc. ). Spero di avere assai buon tempo con teco ( lìocc. ). 4- Ridonda spesso la voce esso coi pronomi lui, leiì loro : esempi : Ella voleva con esso lui digiunare ( Bocc. G. 3 . n. 4 - ), Cominciarono a cantare , e la valle insieme con èsso loro ( Bocc. G. 7. ). DI , che venga a desinar con esso noi ( Bocc. G. o. n. 8. ). In vero tu cenerai con esso meco (Bocc. G. 2. n. 7.). Andiamo con es- so lui a Roma ( Bocc. G. 1. n. 3 . ). Io mi sono ve- nato a stare con esso lei ( Bocc. ). a So 5. Ridonda talora la voce via; esempio. Via a casa del prete ne'l portarono ( Bocc. G. 8 n. 6 ). Nota — Nell’ espressioni : mandar via , portar via , cacciar via , andar via, fuggir via , la paro- la e/rt, c necessaria all’espressione del pensiero; come anclie invece di dire: egli è mollo più , di- cesi, egli è via più , e più comunemente vie più, .o vieppiù , vie maggiore , vie minore, vie meno. 6 . Ridondano anche le voci giù , su, lutto,mai, bel- lo , ecco , bene , be’ ; esempi : Vidi scendere già due Angeli con due spade affoca- te ( Dante ).' Per non essere dalle fiere divorato la rupe su vi montò ( Bocc. G. 5 n. 3 ). Ed ecco Pie- ) ro chiamò all'uscio ( Bocc. G. 5 n. io). Or bene co- me farei ( Bocc. n. 21 ). Be' rispos' io , messere , parìe-rem poi. Così : Mai sempre per sempre — Mai si, mai no per si , per no — Il giovane tutto solo ( Bocc. ) Tutto a piè fattosi loro incontro ( Bocc. ) Le portò cinquecento be' fiorini d'oro ( Bocc. G. 8 n. io ). 7 . Ridondanze necessarie all’energia, ed espressione del peusiere; come: Lo rimedio lo vi darò ( Macch.). Sema sbigottir pun- to ( Bocc. ). O povera fanciulla ! ella ne va piangen- do ( Maccli. ). Già Dio non voglia ( Bocc. ) Deh! or ti avessero essi affogato ( Bocc. G. 8. n. 9 ). Non mica idiota , nè materiale , ma scienziato , e di acuto ingegno ( Casa. Galateo ). La cosa andò pur così ( Bocc.) emiri 1! Eli. Ange Si scambiano tal fiala gli elementi del discorso, e si pongono l’un per Tallio; tale Figura si chiama Ellange, o Cambiamento. I. Si mette talvolta T indefinito in vece del nome so- stantivo; ma ciò è naturale, e dell’ analogia della Lingua, poiché l’indefinito, essendo di sua natura spogliato di ogui determinazione di Persona, di Digitized by. Qyagik' a8t Tempo, e di Modo, 'dinota la semplice esistenza di un* azione, o di una egualità, come vedemmo altrove. a. L’ aggettivo si prende talora per avverbio; come: t aperto ti dico ; chiaro conosco ; dolce ride. Ma questi possono avere l’Ellissi di un sostantivo pre- ceduto da preposizione; come in aperto ; in chia- ro; in dolce modo. 3. Il participio fa le veci dell’indefinito; come: Fece veduto a suoi sudditi il Papa , per quelle aver seco dispensalo di poter torre altra moglie , qui ve- duto fa le veci di vedere. ( Bocc. ) 4 . Si mette pure l’indefinito in vece del soggiuntivo: Qui ha questa cena , e non saria chi mangiarla , iu vece di chi la mangiasse. 5. L’Indefinito si mette in vece dell’Imperativo nel- le frasi negative; come: IVon far ad altri quello che a te non vuoi che sia fatto.' Bisogna avvertire però, che scambiare un Modo ' fìgrua. altro, benché se ne abbiano infiniti esempi neglrScrittori nostri, come abbiamo veduto, sarà sempre cosa per noi da evitarsi. Lo scambiare un Tempo con un altro, come il Passato col Presen- te, può servire' a rendere più vivo ed animato un discorso, mentre dipinge come cosa presente, eebe può vedersi cogli occhi proprj , quella, eh’ c già passata. In altro caso sarebbe dir tutt’altro da quel- 1 lo, che s’intende di dire, e distruggeremmo il fine, che ci abbiam proposto in favellando. L’è purancht* uri E II auge il sostituire che fan- no i Grandi il Noi ali’/o, dicendo: Noi voglia- mo; Noi comandiamo: come lo ò ancora il sosti- tuire che facciamo comunemente il Voi al Tu; di- cendo; Vi prego; vi esorto , in vece di ti prego; ti esorto; Voi come state ? in vece di tu come stati 283 Sillessi. Allorché gli elementi del discorso non si accor- dano fra di loro nel modo divisato, e eh’ è confor- me al genio delia Lingua, ed alle leggi dell’ uso , dicono i Gramatici essere una Sillessi. 1 . L' aggettivo non si accorda talora col sostantivo espresso nel discorso, ma con un altro, che a aud- io equivale ; come : , V eden Nembrot a piè del gran lavoro Quasi smarrito rimirar le genti Che m Sennaar con Lui superbi /oro (Dante. Purg. 12). Dante allorché scrisse superbi , si era dimenti- cato di avere scritto innanzi, genti, c riporto l’ag- gettivo al sostantivo uomini , che gli passava per la niente. Noi saremo più accorti nello scrivere, e nel parlare, e non ahbracceremo volentieri code- ste Veneri. 2 . L’uso però ammette queste maniere, essolui , es - solei , essoloro , lunghesso la riva. 3. 11 verbo non si accorda col soggetto nel Numero, allorché tale soggetto è un nome collettivo; come: Il popolo corso alla prigione , n'avevano tratto fuori ( Bocc. ). 4- L’ è pure una Sillessi mettere il verbo Avere nel significato del verbo Essere; come: Assai pochi vi ha che noi veggano. La figura detta IPERBATO -- cioè, confusione -- si ha, quando gl’elementi non sono situati secondo l’ordine della costruzione regolare. Una tal figura abbellisce molto il discorso, e produce una gradevole armonia, quando a proposito si adopra. I due esempj di Davanzali, e di BOCCACCIO lo mostrano: Biancheggiavano per la campagna 1’ossa ammonticellate o sparse, secondo fuggiti si erano o arrestati: per terrà erano pesti d' arme, membra di cavalli, ed ai tronchi di alberi teste infilzale; e per le selve or- renli altari, ove furono sacrificati i tribuni ed i centurioni de’primi ordini -- Dav. armai. L. i. O molto amato cuore / ogni mio uffizio verso te è fornito , nè più altro mi resta a fare , se non di venire con la mia anima a fare alla tua compagnia – BOCCACCIO (vedasi) G. 4.11.1 ). Ma alcune trasposizioni strane assai, e di pochissimo uso, sono sempre d’evitarsi, come questa di BOCCACCIO G. 8 n. 5. Madonna io non so , come piacevole Reina noi avrem di voi , ma bella la pur avrem noi , in vece di V a- vrem noi pur bella. E chi potrebbe poi soffrire quella confusione di parole , e d’idee, che chiamano Sinchesi , e dall » quale non si può ricavare alcun senso? Chi può ca- pire , che abbiasi voluto dire il Petrarca. Canz. 6 quando scrisse queste parole sì intralciatce confuse? Lagrima adunque , che dagli occhi versi Per quelle che nel manco Lato mi bagna chi primier si accorse Quadrello del voler mio non mi svoglia ? La divisione di una parola in due, è, secondo i Clamatici, una specie d’ Iperbato , clic chiamano Tmesi; come : Acciò solamente che conosciate. Ma questo finalmente non è un gran peccato; sono piu parole di fatti, che, come si sono unite, si pos- sono anche separare. Ma non è però da approvarsi l’uso di coloro, che quando abbiano a servirsi di due avverbj, troncano la metà del primo, c dicono coinè il Varchi. Ercol. p.4iQ< Ved eie quanto pru- a85  u * ORTOEPIA 'Oji ' osi • SEZIONE IX. a CAPO I. 7 \ »’* D. Che cosa è V Ortoepia ? R. U Ortoepia è la terza Parte della Gramatica , la quale contiene le regole, ed i precetti per ben pro- nunziare le parole, ossia per dare a ciascuna di esse quel suono, eli’ è conforme al genio del linguaggio. La pronunzia ò sì diversa nei diversi Stati d’I- talia, che troppo diffidi cosa sarebbe, e quasi im- possibile l’assegnare regole certe, e precise. Quel- la però cb’è tenuta in maggior pregio si è la pro- nunzia de’ Romani, e de* Toscani, singolarmente de’ Senesi , ma questa medesima non può appren- dersi che coll’uso. Noi intanto non darem qui che alcune regole generali, che, se non varranno ad in- segnar la vera maniera del pronunziare, gioveran- no almeno a schivarne i principali difetti. 1. Le parole sono composte di sillabe, e queste di lettere. 2 . Le parole sono voci , o unioni di voci ; giacche alcu- ne consistono in una sola voce, altre consistono nell’u- nione di più voci; He , per esempio, contiene una sola voce ; mare ne contiene due p cioè; ma e re } Amare pe contiene tre , a-ma-rc. pized by Google a86 3 . Ogni voce profferita con una sola emissione <Ji Calo , dicesi sillaba ; e perciò le parole j che son formate di una sola voce 5 come re , ma , si dicono Monosillabi ; quelle che sono composte di due , come mare , bene , diconsi Dissillabi 5 quelle che ne contengono tre , co- me dolore , si dicono Trissillabi ; ed in generale tut- te quelle che comprendono più di una voce , si chia- mano Polisillabi. Ma Le voci non tutte si profferiscono allo stesso mo- do. Alcune si pronunziano con una semplice aper- tura di bocca; come: A , e, i, o , u, altre col pre- mettervi qualche movimento particolare delle lab- bra, o della lingua;come:roa, e re; le prime si di- cono voci semplici ; le seconde voci articolate , perchè son precedute dai movimenti anzidetti, che chiamansi Articolazioni. Ma siccome noi abbiamo spesse volte bisogno di manifestare i nostri pensieri a persone lontane, a cui non può giungere la nostra voce, così per supplir- vi, si è inventata 1’ arte di scrivere , cioè quella di rappresentare con alcune figure segnate o sulla car- ta, o su d’altra materia , le diverse voci o semplici o articolate, di cui è composta ogni parola: Queste figure si chiamano Lettere , e l’atto in cui vedendole, si profferiscono le voci ad esse corri- spondenti, si chiama leggere. Da ciò si rileva , che le voci semplici , come a 1 e, i, o, u. Si rapprcsen- tanocon una Lettera sola: le voci articolate, come ma, c re, si rappresentano con più lettere, altre del- le quali, come m , cd r, indicano le Articolazioni , che precedono le Voci;altrecome: a, ed e, indica- no le voci stesse, che a lor succedono. Le Lettere dunque altre rappresentan le Voci , cd altre le Articolazioni. Quelle, che rappresentano le Voci si chiamali focali) e non ne abbiam che 287 cinque, a , e, i, o, «. Quelle che rapprssentano le Articolazioni, si chiamano Consonanti , e non ne abbiamo che diciassette; b, c, rf, g, h , 7", /, m, n, p, <7, r, s, <, -u, s. Le prime si dicono ficcali , perchè esprimono le stesse voci, e si profferiscono da se sole. Le seconde diconsi Consonanti , per- chè esprimono le Articolazioni, che non si pos- sono profferire da se sole, ma che fan suono insie- me colle Focali , a cui son congiunte. Di fatti per quanto uno prepari le labbra per profferire la let- tera b, non ne uscirà mai un suono, finché non v’ag- giunga qualche vocale, dicendo ha , o be , o bi cc. Quindi è,che per nominare le consonanti è ncces^ gario aggiungervi qualche vocale. Noi non conosciamo nè A:, nè .r, nè y ( ipsilon ), meno che in qualche parola straniera ; come S to- kalnia , Xenocrate , c sim., dove il k della pri- ma si pronunzia come il c , e l’ x della seconda come la s ; onde possiamo perciò scrivere Stocol- ma , Senocrate. La lettera j posta nel principio o nel mezzo del- ia parola, è una consonante, nella fine è una vo- cale doppia, e vale due ii. Dittongo. Il Dittongo è l’unione di due vocali in una sola sillaba, che profferita con una sola emissione difia-^ to;si senton distinti per metà i suoni dello due vo- cali, di cui è composto; come in fia-to, fio-re, cuo~ re, buo-no } bian-co, già, e sim. Trittongo. Il Trittongo è l’unione di tre vocali in una sola sillaba , la quale profferita con una sola emissione t 1 Digitized by Google a88 di fiatoni senton distinti per terzo i suoni delle tre vocali , di cui è composto ; come in Ji-gliuo-lo ; to-va-gliuo-la , e sim. CAPO IL REGOLE ' Per la Pronunzia delle vocali. 1. A combinata nella stessa parola con e , i, o, u, è sempre lunga ; come in aere, rai , lauro , fianchi , e simili. a. E nelle sue combinazioni con i , e , u , è lunga ; co- me in feudo', vieni , tieni, tiede , e sim. 3. I combinato colle altre vocali , c breve ; come in pia- ga, diede , biondo , fiume, e sim. 4. Le regole relative alle combinazioni dell’ o colle altre vocali , si trovano in quelle dell’ e , e dell’ i. 5. U combinato con a, e , i , è lungo , come in aura , eunuco ; più. , e sim. Osservazioni particolari sulla Pronunzia delle vocali e , ed o. Noi abbiamo due vocali, e, edo, il suono delle quali, talvolta è chiuso, e talvolta aperto, eciò im- barazza molto i stranieri, poichèi’uso non è indica- to dall’accento, che farebbe conoscere la diversità della Pronunzia. D. Havvi qualche regola onde conoscere quando la vocale E, debba pronunziarsi aperta , e quan- do chiusa ? R. Sì; h’E è aperta; 1 . Allorché precede 1’ u; come feudo. 2 . Allorché sta sola, sia verbo, sia congiunzione. 3. Nel pronome lei , e ael nome neo , nei. È stretta poi, s’è preceduta da m , o seguita da n , come in almeno , pena, e sim ; ed in fine di tutte le parole; come: padre, madre ,jù\e x Principe , Digitized by Google — 289 nipote , e sim. E semprecrliè vicu segnata eoll’ac- cento; come: perde, perchè , credè , e sim. D. Dite ora quando L' O si pronunzia aperto, e quando chiuso? R. I/O si pronunzia aperto in tult’i monosillabi, ed in fine delle parole, s’è segnato col /accento; come: ho: o , no , però , dirò , e sim . ài pronunzia chiuso in fiue di parola non segna- to dall’accento; come: pero , capo, resto , figlio. Nota — Vi sono molte parole, che scritte della stessa maniera, hanno una significazione differen- te, e questa si distingue dal suono aperto , o chiu- so che ha P2£, e V O. D. Quali sono queste Parole ? R. Eccone una lista che le comprende quasi tutte. E aperta E chiusa Dei ( nome ). Dei o de’( prep. articolata ). Legge ( verbo ). Legg# ( nome ). Mele ( frutto d' api ). Mele ( nome ). ■ tessa ( raccolta di biade ). Messa ( sacrificio ). Nei ( nome ). ' “ k J 1 Peste ( contagio ). Venti ( nome ). Le S6> ( verbo ). . Balena ( nome ) O aperto Botte ( colpi ). Colto ( participio ). v „ . Corso ( nome di nazione ). Corso ( participio ). ’ Corr e(accorcialQ di cogliere) CatTe(terza persona dal pre- sente del verbo correre ), Cogli v( prep<. articolata ). Fosse ( verbo ). . .t Rodi ( verbo ). l 9 Cogli ( verbo Fosse ( nome Bodi ( Città ). Nei ( prep. articolata ). Peste ( participio ) Venti ( nome di numero ). Leggi ( nome ). Balena ( verbo ) O chiuso Botte ( conserve di vino ) Colto ( Aerr. istruì tr\ \ I \i i. Digitized by Google Rosa ( participio ). Scorse ( dal verbo scorrere ^ Torre ( nome ). Volgo ( nome ). Colla ( prep. articolala ). Volto ( nome ). Voto ( nome ). Porto ( pari, di porgere ) Colli ( proposizione arlic. ) Ancora ( nome ). Rose ( pari, di rodere ). Pose ( verbo ). Collo ( preposizione arlic.). capo ni. PRONUNZIA Delle sillabe formate da vocali , e da una , o più consonanti. i. Ca , co, cu, si pronunziano come incoro, coro , cura. 1. Ce , ci, si pronunziano come in cedro , cigno. 3 Cia , eie , ciò, ciu , si pronunziano come, in ciar- la , cielo , cioccolatlo , ciurma. 4 . Scia, scie, scio, sciu , si pronunziano come, in scia- gura , scienza , sciocco , sciugatojo. _ . 5 . Sce, sci, si pronunziano come in scemo , scimia. C. Che , chi, si pronunziano come in cherico , chino. n. Sche, schi, si pronunziano come in scheletro, schifo. 8 . Sca, sco, scu , si pronunziano come in scala , scola- re , scultore. o. Salda, schie, schio , schiu si pronunziano come iq schiaffo , schiere , schioppo , schiuma. 10. Ga, go , gu , si pronunziano come in gara; go- la , gusto. 11. Ge , gi si pronunziano come in gelo, giro. _ 12. Già , gio , giu , si pronunziano come 111 giallo , giorno, giusto. 39 ° Rosa ( nome di dpnna, o fiore ). Scorse ( dal verbo scoprire ) Torre ( accorcialo di to- gliere ). Volgo ( verbo ). Colla ( nome ). Volto ( participio ). Voto , per vuoto ( pari. ). Poito ( nome ). Colli ( nome ). Ancora ( congiunzione ) Rose (■ nome ). Pose ( nome ). Collo ( nome ). i Digitized by Google agi i3. Gli» , ghi , »i pronunziano oome in ghetto, ghigno. i4- Ghia, ghio, si pronunziano come in ghianda , ghiotto. 15. Sga,sghe, igni, sgo , sga, si pronunziano come in sgabello, sgherro , sghignare , sgorgo , sgusciare. 1 6. Già , glo , giu si pronunziano come in gladitore , gloria , glutine. 17. Gli , glia , glie , si pronunziano come in figli , figt'a , figlie , figlio. 18. Gna, g ne, gni , gno , si pronunziano come in ca- gna , cagne , cigno , cigni. 19. Gua, gue, gui , si pronunziano come in guadagno, guerra , guida. no. Qua , que , qui, quo, si pronunziano come in quat- tro , questo , quinto , quotidiano . PRONUNZIA Delle sillabe. Le sillabe,© sono composte di una sola vocale, o di due, come ne 1 dittonghi, odi tre come ne? trittonghi. Qgni voce distinta, eprofferita con una sola emis- sione di fiato, forma una sillaba, l'abbiamo di so- pra già detto. Ogni vocaleda sesola può formare unar sillaba. Ninna consonante può formar sillaba, se non è unita a qualche vocale. Le d,ue Vocaliche formano il dittongo^ non so- no che una sillaba sola. La pronunzia delle sillabe di una sola vocale è facilissima. La pronunzia de’dittongbi,e de’trittonghi l’è an- cor tale giusta le regole stabilite. L’ incontro di due vocali consecutive in una pa- rola, che si profferiscono con due emissioni di fia- 2 9 2 to, c quindi con dne suoni, noa formano dilton- ge; ma altrettante sillabe separate, come Aura , • Euro ; oibò ; A-u-ra , E-u-ro , O-i-bò , li-u-to , p a-u-ra. Nel. pronunziarsi i dittonghi la voce si posa so- pra la seconda vocale, che si chiama dominante , e Ja prima appena si fa sentire sfuggitamente, co- me Jìàto, buono: tuòno , tuòno, uomo, fiele. Nella pronunzia^ de’ trittonghi la Focale domi- nante è la terza; come: figliuòlo famiglinola , giuòco ec. capo y. PRINCIPI GENERALI. I. Io ogni parola italiana vi è sempre una sillaba lunga, e questa delle volte è 1’ ultima, delle volte la penulti- ma , e delle volle l’ antipenultima ; ma tali casi sono troppo rari. II. Ogni sillaba che ha la vocale finale segnata coll’ ac- cento è lunga, perchè l’accento, come segno di quanti- tà, fa, che la voce poggi su di questa, e strisci sulle altre. Regole generali. D. Quali sono ? R.' Ecoole ; I. Allorché in una parola 1’ ultima sillaba è lunga , la sua vocale dovrà esser segnata coll’accento ; come: amò, par- lò , perdè , e sim. II. Ogni monosillabo è lungo, siacchè la sua vocale è se- gnata coll' accento, o no; questa è una conseguenza del principio stabilito, che in ogni parola vi debb’ essere una sillaba lunga. III. Le parole di due sillabe hanno sempre la prima lun- ga, purché 1’ ultima non sia segnala dall’ accento; come: amo , leggo, pane, e sim. IV. Nelle parole di più sillabe non è troppo facile fissar- ne la quantità per via di Regole generali ; eccone. però alcune che posson sérvir di guida nelle circostanze al- iiit-uo la più comuni, e le più importanti. -r . '"Digifcedtìy Geiogle ♦ *. I nomi che inflettono in aria hanno la penul- tima sillaba lunga ; come : . Campana •, settimana , fontana ; e sim. . > 2 . Quelli che inflettono in ansa, anze , enza enzé, hanno la penultima sillaba lunga ; come ; Costanza, costanze , diligènza , diligènze , e sim. Ed in generale, ogni vocale posta subito dinanzi alla z , 0 due Zi , si pronunzia lunga ; corbe : Indizio , bellézza , lentézza ; pavonàzzo , e sim. 3. Le parole terminate in ba , be , bì , bo , bio , bia , hanno anche la penultima sillaba lunga;come: Gaararóbba , guardaróbbe , colómbo , colómbi , superbo, capàrbio , Arabia , supèrbia , e sim. Fuorché incubo - succubo , rèprobo , che hanno la penultima breve. , 4- Le parole terminate in bile, bili , hanno l’an- tipenultima sillaba lunga ; come : Amàbile , amàbili , credibile , credibili , e sira. 5. Delle parole terminate in Crt , e che ^ altre hanno la penultima lunga, ed altre l’hanuo breve; le prime sono : Fatica , formica, lumaca , Monarca , nemica , ortica , pastinàca , ricérca , Patridrca , tarlatura , vesifeà con tutte le loro inflessioni plurali. Tutti gli altri l’hanno breve; come : Doménica , càrica, aritmètica , pràtica , càriche, dome- niche , e sim. \ G. La maggior parte delle paròle terminate iti ce, ha la penultima lunga ; coinè : ; -- Vi véce , feróce , atróce , donatrice , e sim. Fuorché le seguenti che hanuo l’accento sull’anti- penultima ; Càmice, giudice , mànltce , pómice , triplice , partecipe. Pontéfice,, sémplice , còdice , complice , f òrbite, càlice-, carnéjlce , e sim. 1- Le parole che cadono in eia , ciò , cliia f ciao, hanno l’accento sull’antipenultima ; come: Digitized by Google ■Fatticcio . cùccia , ghiaccio , cornacchia , parròcchia , fàccia ; pidòcchio , e girti. > 8 . Le parole che inflettono in ina , ed ino hanno la penultima lunga ; come ; Farina , turchina , indovino , piccollno , cucina , cor- tina, c sim. Fuorché le seguenti che hanno P acceul» sull' antipenultima àsino, àcino gèmino , pristino. 9 . Le parole terminate in me hanno 1* antipe- nultima lunga ; come : Disordine , amaritudine, fuliggine, origine, vimine , e sim. Eccetto i seguenti che hanno l’antipenultima lunga: affine , confine , moine ( carezze ). 10. Le parole terminate in ioso t iose , uoso , iva, hanno la penultima lunga ; come : Curióso , glorióso , affettuoso , mostruóso , curiósa , affettuòsa , prerogativa , aspettativa , e sim. 1 1 . Quelle terminate in iera , ed era hanno pure la penultima lunga ; come : Balestrièra , bandièra , rivièra , manièra , chimèra. I seguenti però hanno la penultima lunga,: Càmera , fòdera , slfè'ra , còllera , càmera , lèttera j màchc ra , ópfra , pàssera , possànchèra , tèmpera, vipera , sàiifra , e sim. ia. Quelle terminate in eia , eie hanno 1* ac- cento sulla penultima ; come : Fedéle , crudèle , candéla , candéle , e sita. i3. Quelle terminate in lo hanno V antipenul- tima lunga ; come : ■ Angelo , Idólo , lidio , e sim. < 4 . Quelle terminate esa, ese , oso , osa hanno 1 * accento sulla penultima sillaba ; come : Francése , curióso , curiósa , imprèsa , e sim. i5. Quelle terminate in me hanno l’accento sulla penultima sillaba ; come : Bestiame , letame , cost&me , gentàme , bitume, e sim. *tì. Quelle terminate in pa, pe, pia , pio, quia , ' • 1 1 / àule lianno l’antipenultima sillaba lunga ; come : Cànape , Prìncipe , copta , empio , àmpio , dóppio , relinquia , esèquie , e sino. 17. Quelle terminate in^à, so bauno l’accentò sulla penultima sillaba ; come : Proméssa , scomméssa , bellicóso , dispettóso , deside- roso , e sim. i8.IParticipj;e le parole terminate in aio, a£ì, effe, hanno la penultima sillaba lunga; come: Amilo , amata , am&ti , ornate , desiderato , deside- rila, desiderati , desideràte , entrila , frittata. Fuor- ché Apòstata , fégato , sàbato. OSSERVAZIONE. Si pub tenere conte una regola generale ; che tutte le paròle, che hanno la vocale finale precedu- ta da due consonanti j hanno l’antipcatiltima lun- ga ; come : Anitra , àrbitro , bàratro , càltèdrd , cértbro . esàme- tro , fèretro , geòmetra , perimetro , pentàmetro , schè- letro , tenebre , e sim. Fuorché macilènte, prudènte ', diligènte , paziènte, e tiitt’ i participj terminati in nle con altre poche voci. REGOLA. Pochissimi nomi sostantivi abbiamo che hanno la vocale “a” per penultima lettera, e questa si pronunzia lunga; conte : “ArchelAo,” “StanislAo,” e sim. Tutt’i nomi sostantivi ed aggettivi che hanno per penultima lettera “b,” hanno la penultima sillaba breve , e l’ antipenùltima lunga; come: Incubo , succubo , cèlibe . Arabo, e sim. III. C — Tutti quelli che hanno C per penul- tima lettera ; hanno la penùltima sillaba lunga : Federico, Alarico, Tendorlco, feroce , fatica, fenice, Berenice , aprico , amico , antico , atróce , cervice , beccafico , Intrico , leltlca , malrloe , opaco , sambu - co , pattinile a , r sim. Fuorcjiè rammarico , vènCricS - lo x e gualcite altro . I nomi terminati in Alce sieguono la regola ge- nerale ; come : . ' Fornace , audace-, spinace, e sim. Cosi di tutt’i nomi dt qualità di donne terminati in ice ; come: postedilri- cc , Jntpenulrlae , vendicatrice , e sim. IV. D — Tutti quelli clic hanno/? perpenultima lettera, hanno la penultima sillaba lunga; corno: Tancredi , Toledo , palude , custode , rugiada , ignu- do , mercéde , parricida , fratricida , Alcide, e sim. Fuorché àrido , rigido , rùvido , e qualche altro, I- nomi cittàde, povcr'.àde , virlùde derivali da città , povertà , virtù sieguono la regola generale. Tali nomi sono della Poesia. — Tutti quelli che hanno E per penulti- ma ictleTc:, hanno la penultima sillaba breve;comc; Aculeo, borèa, Cesàrea (titolo di Maestà), cerùlèò, temporàneo , empireo , eierèo , linea , Mediterràneo p e luti’ i nomi derivati da sostantivi ; come: fèrreo , da ferro marmòreo da marmo, venèreo da Venere, e siui. Cesarèa ( citta ) tiene la penultima lunga ; cosi pure, L’i.éa , lésèo , e qualche altro. _ VI. F — Tutti quelli che hanno .Fper penultima lettera, hanno la penultima sillaba lunga; come : Caràfu, mar tufo , tartufo , e sim. VII. G — Tutti quelli che hanno G per penul- tima lettera, hanno la penultima sillaba lunga : Areopago , bottéga, castigo , collèga, impiègo , intrigo , e sim. Fuorché congrèga, esofago , e qualche altro. Vili. I — Tulli quelli che hanno la vocale / per penultima lettera , e con essa non forma dittongo 'l'ultima vocale, hanno la penullima'sillaba lunga ; Desio , democrazia , cronologia , cortesia^ compagnia, chinirgia, codardia, carestia , bugia, calpestio , Epi- fania , baronia , Bailo ( usciere J , astronomia , ar- pia , armonia, aristocrazia , àpologìà , antipatia, an- 1 Etologia , anarchia , amnistiò , liturgia , litania , le- scia , e liscia , ironia , idropisia , idrografia , geo- grafia , Geremia , gerarchla , genealogia , genia , ge- losia , follia , fantasia , Eucaristia , economia , rZò , desto , pio , restio , prosodia , prigionia , polizia, poesia, pazzia , pestio , Ortografia , Onorila , etimologia , notomia , malnnconia , teologia , sinfonia , simpatia, l'o- hla , e sirn. Fuorché émpio , esèmpio , Onofrio , l'co- dusto , balla ( nutrice ). Si pronunzia lunga la vocale i iu tult'i nomi terminati in Zia; come: Allegria, idolatria, osteria , e sim. Fuorché i fem- minili formati da maschili brevi , col solo cambiamento della loro ultima vocale iu a 5 come : Vinàrio, Vitto- ria , fulmi notorio , fulminato ri a , e sim. L’ antipenultima sillaba de’ seguenti è lunga Calabria, gloria, furia, artèria, ària, curia, nutria , storia, penùria, indùstria, Istòria , ingiùria, lussùria, memoria ; ed altri pòchi. IX. Z — Tutti quelli che hanno la Z per pe- nultima sillaba, hanno la penultima, lunga; come: Raffaele, fedéle, crudèle, asilo , cùcùlo , ( uccello ) , corruttèla , cautèla , Carméla . Cammèllo , candéla , Michèle, parentèla , paròla, pistòla, querèla, Vangèlo viòla, vetriòlo, e sim. Fuorché i scguenli : sdrùcciolo, segnla, Annibale Asdrùb'&le, vaiatile, portàtile, àgile, dòcile, facile , difficile, fertile, fràgile , gràcile, ù- mtle , utile, mòbile, amàbile, affàbile stàbile, c siui.* X. M — Tulli quelli che hanno la M per pe- nullima lettera, hanno la penultima sillaba lunga: Adàmy, Àbramo, cognóme, concime, idiòma , estrèmo diadèqta , poèma , problèma, empièma, richiàmo, su- prèmo, subbiime , legnàme , costume, o sim. F’uorchè tàlamo , pròssimo, Infimo, àztmo , e qualche altro. XI. ZV — Si pronunzia breve la penultima sil- laba di tutt’i nomi, che hanno l’ ultima loro let- tera precedala Ak N'j come: Diàcono , dapocàgglne , diàvolo , diàfano , Diògene , ébUnò, èglino , (fileno, làrnpdna. Lacedèmone, gtòvdne. p iaitized by Google 1 298 canone , usino, antifona, àcino , ocèano', òrfano , orga- no, pàgina, poligono , Ródano, Rutilai , Stèfdno , uò- mini, turbine, e sim. Fuorché i seguenti: Mariglià- no , Ouajàno , Romàno, Trojàno , pagano, ed altri. XII. O — Quattro uomi abbiamo che hanno per pe- nultima lettera la vocale O : Aloe, Silie, Néè, Eròe, la cui pronunzia è dubbiosa, ma l'uso dk ai primi tre l’o breve, all'ultimo lo da lungo. XIII. P — Si pronunzia lunga la penultima sillaba de’ nomi, che hanno il P per penùltima lettera ; come ; Antipapa , ciclope , dirupo , Europa ; Fuorché Est- po , pólpo. XIV. R — Tutti quali che hanno R per penulti- ma lettera, lianuo la penultima sillaba breve; come: Risc tiro, Bàfdro, cànfora, c&ttérdra , celebre, ànitra , dncSra ( di naviglio ), àrbitro, àlbero , àura, àustro, e sim. Ancóra ( congiunzione ) : ha la penultima lunga. XV. S’ — Tutti quelli che hanno S per penul- tima lettera ; hanno la penultima sillaba breve : Brindasi ( cittk ) , brindisi , diòcesi , Eféso , ènfdsi ; Gèni-si , metamorfosi , paràfrasi , pàusa, plàuso, ap- plàuso, Tunisi (citta), e altri tratti dal Greco. Fuor- ché avoiso , conciso , preciso , intriso , difiso , e sim.' XVI. P — La penultima sillaba è breve in tutt'/ nomi che hanno il T per penultima lettera; come; Antistite , ariétte , apòstata , àmbito , A getta , àdito , AccóVilo, àbito, gèmito, fornito, frèmilo, fisita, e sim. ’ XVII. Si pronuncia lunga la penultima sillaba di tutt’ i nomi , che hanno il V per penul- tima lèttera ; come : Jncàfo , ottavo , motivo , e sim. Fuorché Vèscóvo ; bisiifo , tritavo , Genova ( cittk ). XVIII. U — si pronunzia breve la penultima sil- laba di tutt’i nomi che hanno 1’ U per penultima Jetlera ; come ! * • Arduo, peYpètìlo , residuo, è sim. Fuorché altrùi , e É f • •• 3 99 due , e snoi composti , amendue , ambulile , non che colui , costui , lui. Tutti quelli che hanno “z” per penultima lettera , hanno la penultima sillaba lunga, fuorché poliza. Della Pronunzia de 1 verbi, e degli avverbj. D. Avete qualche regola per conoscere la pronun- zia de’ verbi , e degli avverbj ? R. Certo , od eccole. I. Le regole precedentemente stabilite , sia per la parole di due sillabe , sia per quelle di più , hanno ^accento sull’ultima loro vocale, si appli- cano senza modificazione, o) restrizione ai verbi , ed agli avverbj. II. Gl’ Indefiniti de’verbi , come si è osservalo, possono inflettere in tre maniere , cioè in Are , in Ere , ed in Ire. Quelli che inflettono in are , ed in ire , hanno la penultima sillaba lunga senza ecce- zione ; come : Amare , desiderare , cantare udire , sentire , be/iedlre E quelli che inflettono in ere l’ hanno breve, ad eccezione de’segnenti ; \ , Temere , tenere , valere , vedere , volére , tacere , so- lére, sedére , sapére , rimanére , potére , parére , ca- dére , dolére , persuadére , dissuadere , dovére , gia- cere , godére , piacére con tutt’ i loro composti; come: accadere , ottenére , provvedére , e sim. I composti deb- bono seguire la Norma de’ loro semplici. Iir. La penultima sillaba è breve in tutte le terze Persone del plurale, eccetto quelle de’Futuri, e ciò è per le due consonanti che precedono la loro vo- cale finale. Si pronunzia anche breve nella prima l Digitized by Google \ 3oo Persona .del plurale di tutti gl’imperfetti del sog- giuntivo ; come ; Amassimo , temessimo , leggessimo, udissimo. IV. Si pronunzia lunga in tutte le altre Persone di qualunque Tempo, Nnmero, e Modo, fuorché in alcuui verbi della prima Conjugazione,che han- no la penultima sìllaba breve in tutte le Persone del Presente dell’indicativo, dell’imperativo, e del soggiuntivo; come per esemp. nel verbo Ricapito , prima Persona del Prés. ind. del verbo Ricapita- re , la sillaba pi è breve, come l’è anche breve in ricapiti , ed in ricapita. Oltre a ciò, questo verbo, e suoi simili, ricevono ancora nelle terze Persone del plurale di detti Modi, una specie di accresci- mento di una sillaba breve , al par di quella che la precede; come: Ricapito , ricapitano , ricapitino, dissimulo , dissimu- lano , dissimulino , e sini. V* La penultima sillaba è breve nella prima 'Persona del Pres. ind. , e così l’ò anche in tutte le al tire. I. In tutt’i verbi clic inflettono in care ,, purché non vi sia una consonante dinanzi al c ;.come: ■AiUentic&re , autentico autentichi , autentici i'.' a. In tutt’i verbi terrninatiin olare ; come : • Strangolare , stimolare , brancóihre , e sim. - strangolo, ■strangoli , strangola ‘ r stimilo , stimili , stimola ; bran- colo , brancoli , brancólu. . . 3. In tutti quelli formati da nomi che hanno la penultima sillaba breve } come: Re gq tare da regola ; generare da genero ; sollecitare da sollecitò ; regolo , régbli , regSla ; genero generi , gerirei , -sollecito , solle diti * sollecita. ■ >«'•• 4- iaifutt’ i verbi della prima Conjugazione ; • come j .i coiì m. . 3 or Illuminare , felicitare , pullulare vituperare , vigila- re , prò orasti nei re , eccettuare ; dubitare , precipitare , ventilare , tumultuare , dissipare , palpitare , suppedi- tàre , occupare , desiderare, noverare , suscitare. , /oZ- leràre , penetrare , cd altri. Illumino , illumini , i/Z«- mìna ; felicito , feliciti , felicita ; pullulo , pulluli , /?(//- ; vitupero , vituperi , vitupera ; vigilo , vigili , vi- gila ; procrastino , procrastini , procrastina ; eccettuo, eccettui , eccettua ; dubito , dubiti , dubita ; precipito , precipiti , precipita ; ventilo , ventili , ventila ; tumul- tuo , tumultui , tumultua ; dissipo , dissipi , dissipa ; pai- pito , palpiti , palpita ; suppedito , suppedili , suppeda- ta ; occupo , occupi , occupa j desidero , desidèri , desidèra ; novero , novèri , novèra j suscito , susciti , su- sclta -, lollèro, tolleri , tollèra ; penetro , penèiri , penetra. 5. Da tutte queste regole si rileva , clie gl’inde- finiti di due , o tre sillabe; come: /are , cercare , e loro composti, disfare , accecare , non hanno la penultima sillaba breve nella prima Persona del Pres. ind. Lo stesso è degl’ indefiniti che nascono da nomi , che hanno la penultima sillaba lunga ; come : Avventurare da ventura •, intrigare da intrigo ; coa- trastdrc da contrasto : architettare da architétto, e sim. Intrigo ; contrasto ; architétto 5 6. I nomi di persona mi, Zi, Si, ei, vi, i prono- mi relativi il, lo, la, li, le, ed il pronome generale ne, affissi agl’indefiniti de' 1 ’ verbi terminali in ere breve ; come: Scrivèrmi , scrivèrti , scrivervi, scriverle, e simili. Scriverti , scrivèrgli, rispondèrmi, rispondèrti, rispon- dèrci , rispondergli. Nelle terze Persone de’Passati ryn. segnate coll* accento; come : A mómmi , parlotti, confessagli , raccondocci , avvisóv- vi , annunziblli , visitólla , consolólle , dirónne, e siru. Nelle terze Persone de’ Futuri ; come: I 3oa Supererìtmmi , contaminertitli , susci Urtigli , domine - rtfcct , irritcrtivvi , desleràlte , e sim.; dctli aflìssi non alterano in nulla la pronunzia di tali verbi , sebbene per tale unione ne risulti , che la vocale finale sia pre- ceduta da due consonanti. Ben 1 inteso che questi mo- nosillabi raddoppiano la loro consonante. Se questi stessi monosillabi si trovano afQssi ad altre Persone del verbo, nc rendono breve l'ultima sillaba , eh’ è la penultima della parola ; come : parlatane , temévilmi , parlatale , parlatane , e sim. 7- Allorché due di tali monosillabi si trovano riuniti come affissi ad una Persona del verbo, che ha la penultima sillaba lunga , questa conserva il suo accento , quello resta lungo , e tutti gli altri si pronunziano brevi ; come : .a» • Parlatagliene, scrivetecelo, facendosene, dicendoglielo. Se poi sono uniti come affissi agl’indefiniti , ed alle Persone de’ verbi indicate nel principio dell’ar- ticolo precedente, non cambiano pronunzia , ed i\ primo de’duc monosillabi , cli’ò la penultima silla- ba della parola compostaci pronunzia breve; come: I iscrivermelo , rimproverómmela, racconteràss&ne, e sim. Ed iu generale tutti questi monosillabi affissi a qualunque parola , o per necessità di costruzione, o per armonia della frase , o per semplice licenza poetica , non ne alterano la quantità ; la parola si pronunzia come si pronu ozierebbe senza tale affis- so, e quindi sono sempre brevi. Dal che ne siegue, che tali siliabeconsecutivamente brevi, sono spesse al numero di tre, e talvolta sino a quattro. 8. Riguardo agli avverbj, si seguiranno le Re- gole , e l’ eccezioni del Capitolo precedente , poi- ché la maggior parte son formati da nomi sostan- tivi ed aggettivi. Eccone gli esempi : All' improvviso , un tantino ; vedasi la lettera x del pri- mo , e la n del secondo , e si troverà che hanno tutti . c due la penultima sillaba lunga. Digitizétfby Ciungà*, 3 o 3 Per (luci clic hanno due consonanti dinanzi alla loro vocale finale; come ; allegramente-, incontanente , bisogna ricordarsi della Regola generale posta nclL’ Osservazione dopo la regola iS.Pag. 295 Quanto poi ai composti, sieguono la pronunzia de’loro sem- plici. Nota— Allorché l’avverbio ecco tiene come affissò uno de’nomi personali mi, fi, vi, o uno deso- lativi lo, la, li, le, gli , si pronunzia breve la pe- nultima sillaba della parola composta ; _ c0 jp e • _ Eccomi , ecciti , cerici , cerivi , eccoli , eccolo , ce- rila, éccÓli, cerile. Tale sillabi rit.ene la stessa pro- nunzia , s’ è seguita da due di detti monosillabi ; come: EcrifTné, eccbvSnf. Questi due pero , cioè altresì , cep- pita hanno la penultima sillaba breve ; ma I e lunga in in questi altri, altróve , assai , dappoi ; giammai, in- sième, ovvéro. In questi due altri , adagio , vasca Ja yocale i forma dittongo colla vocale 0 , e a , e qum » una sola sillaba. sufi * V v \. >- - vv -ai. - ORTOGRAFIA – H. P. Grice: Cf. orthoepy, cacoepy. I« T). Che cosa è V Ortografia? IL L’Ortografia è la quarta Parte della Grama- tica, che contiene le /Regole ed i precetti per i- scrivere correttamente. Wota — Noi Italiani abbiamo il vantaggio di scri- vere le parole come le pronunziamo. Del raddoppiamento delle consonanti. Si può riguardare come Regola generale il rad- doppiare le consonanti nelle parole composte; come: Attendere , difficile , offendere , rassettare , appoggia- re , e sim. Si scrive difendere, e difendere ; ma difesa si scrive con una sola^. Vedasi Lodovico Dolce nel Cap. del raddoppiamento delle consonanti. Il g , si raddoppia allorché i dittonghi io , e in che lo sieguono. Fanno sillaba con esso; come; loggia, pioggia. Maggio, raggio, e sim. Ma se le dette vocali non formano dittongo , il g resta semplice; come: Privilegio , sacrilegio j Vedasi Dolce, Buonmal(ei , e Barloli. ' 4 r- <• 3o5 Il g si raddoppia pure negl’indefiniti, ed in tùtt’i Tempi de’verbi, che hanno la vocale dinanzi al gere; come: reggere , leggere, friggere , e sim., e se vi hanno la consonante resta semplice; come; fìngere, piti gere, porgere , e sim. Sol ha tre significazioni: sostantivo significa 1* astro che c’illumina il giorno. Aggettivo signifi- ca solo , unico. Avverbio significa solamente. Suol ( verbo ) significa è solito. Il' z si scrive semplice , s’ è preceduto da una consonante ; come: speranza, licenza , potenza. , Si scrive anche semplice tra due vocali, di cui l’ ultima è i ; come : Azione , benedizione , divozione , dizionario , e sim. Il ha me piazza non può esser compreso in que-. sta Regola , siegue perciò la Regola generale. CAPO II. Dell' Accento . 0. Che cosa è l’Accento? R. L’accento, ch’è l’anima della pronunzia, è una li- neetta tirata obliquamente da sinistra a destra ( \ ), e dinota, che la voce debba far posa maggiore su della vocale che ne viene segnata. L’Accento si inette soltanto. sopra le ultime vocali di alcune pa- role, e giammai nel principio, o nel mezzo; co- me: amò, carità, libertà, e sim., ed in questo ca- so dicesi grave. Si trova qualche volta nel mez- zo della parola, e serve per indicare la soppres- , sione di una lettera; come in già , e natio , mostra che da tali parole , che stanno in vece di giva , e nativo, si è soppressa la lettera v. Così , allor- ché serve di distinzione di due parole; come: ba~ ' 30 1 3o6 lia da balia ; ed in questo caso si segna da destra a sinistra ('), e dicesi acuto. D. Quali sono dunque le parole, di cui V ultima vocale si debbe segnare coll' accento^ R. Eccone l’elenco. 1. Tutl’i nomi terminati in ta accorciati} come: bontà , libertà , carità , e sim. 2 . Tult’i nomi terminati in u; come: virtù, servitù, e sim. 3. La terza Persona singolare del Pass. rim. di tutt’i ver- bi regolari, ed irregolari, se la prima si termina con due vocali; come: amai , amo ; credei, credè ; sentii, sentì ; giurai, giurò-, unii, unì ; dormii, dormì-, e sim. Fuor di tal caso non soffre l’accento; e perciò le ultime vo- cali de’ Passali rim. vinse, arse, prese , fece , stette, e sim., non si segnano coll’ accento , perchè le prime persone di tali Passali non si terminano con due vo- cali, ma con una; vinsi, arsi, presi, diedi, feci, stetti. 4. I monosillabi , è ( verbo ) ; nè ( congiunzione ) ; dà ( verbo ); dì ( verbo ); si ( congiunzione ); lì, e là (av- verbi di luogo); „ 5. I monosillabi dittonghi; già, giù, ciò, piu. Ma Sopra tutti gli altri monosillabi 1’ accento e inutile , poiché la loro pronunzia è uniforme, e non dehpona pronunziarsi con molta forza. Ecco perchè si scrivono - lenza P accento le vocali de’ monosillabi ma. Re, te, se, ~mi, ti, ci, e sim., perchè, prescindendo dalla ragione addotta, non può nascere giammai confusione, o equivoco; 6. Gli avverbi di luogo qui, cpst 1; costà ; colà - colassu, colaggiù-, testé ( avverbj di tempo ) ; p#rò ( congiun- zione ) ; conpe anche le congiunzioni bensì, altresì, così, perciò, acciocché, affinchè, benché, perchè , e sua. ( ) I A) Se si vuole incorporare un monosillabo come af- fìsso ad ou verbo , che ha 1’ ultima vocale segnatacol- r V accento, questo si tpglip , e raddoppiasi la consono^ - te iniziale del monosillabo; Cóme amommi jet mi amo, sentimeli per mi tenti. Questa trasposizione e usitasissim . Dell' Apostrofo. D. Che cosa è V Apostrofo ? R. V Apostrofo è una vingoletta (’ ) che si mette al- la parte superiore dell’ultima lettera della parola , e fa le veci della vocale, o sillaba troncata. Tale troncamento si fa, per lo più, allorché la parola se- guente ancora da vocale incomincia; come: l'ami- cizia invece di la amicizia ; l'amoreper lo amore\ ch'eglino per che eglino ec. Nota — Si siegueoggi la massima degli antichi Autori; cioè, che si servivano dell’ Apostrofo sol- tanto allorché poteva rendere più dolce le pronun- zia, e non già con tanta prodigalità, come fanno co- loro che hanno una superficiale conoscenza della Lingua. REGOLE Intorno all' uso dell’apostrofo. Si rimpiazza ordinariamente coll’apostrofo l’ultima vocale degl’articoli, se sono dinanzi a voci che comin- ciano per vocale; come; /’ amie iti a , P onore, l' erbe. Vedasi ciò che si è detto dell'Apostrofo, allorché si è parlato degli Articoli. Pag. 71. a. Le parole terminate in ce, ci , ge , gi , gli se prece- dono voci che cominciano per a , 0 , u , non si debbo- no giammai elidere , perchè tali sillabe per mezzo del- . i’ Apostrofo cambiarebbero affatto suono , come avver- rebbe in piagg' amene ; dolc' amico ; begl' occhi. L’e- lisione dunque nelle parole terminate in ce, ci, ge, gi ha lu^go dinanzi a quelle ,‘ che cominciano da e, e da z ; come pure T elisione di gli avanti a quelle che in- cominciano soltanto da 1. 3 . Le vocali segnale coll’accento non possono mai esser troncate per mezzo dell’ Apostrofo , è la ragione si è-, che l’accento ch’esse hanno, dinota di esservi stalo un 3o8 . troncamento, o di una vocale, o di una sillaba; come anche fa conoscere, che la vocale su di cui l’accento si . trova , era lungo prima del troncamento. 4 - Le voci benché , perchè , ciocché , ancorché , e sino, souo fuori regola, perchè il che di queste parole, non avendo accento per altra ragione, che per l'unione del- le parole ben , per , ciò , ancor , non vi è inconve- niente a privarle di accento , quando è seguito da una parola che comincia per vocale ; in questo ca- so la voce si porta subito sulla vocale della parola se- f uente , su cui fa quella pausa , come la farebbe su e di perchè ; onde siscrive bene : perch' egli 5 pcr- ch' io ; bendi' egli ; ancprch' ella, 6 . L’Apostrofo si usa pare per dinotare l’elisione di una vocale, senzacchè la parola che siegue cominci, o no da yocale ; come : e’ per ei o egli ; de' per dei ; a' per ai ; da' per dai ; po' per voglio ; vuo' per vuoi ; se' per sei ; die' per diedi ; ve' per vedi ; que' per quei ; fe' per fece\ ^ue’per quelli ; quai per quali ; me' per. me- glio , e sim. ‘ 4r jr ' fi. Allorché l' Apostrofo può produrre un equivoco per rap- porto al Genere , non si debbe mai usare. Di fatti , se si dicesse: L' innocente vive in afflizioni, mi sapreste a dire se si parla dell’ uomo , o della d> nna? cerio che no. Ma se si dice : la innocente vive in afflizioni ; 1 ’ equivoco non v’ è più proviamo spesso lo 'mperio per l' imperio. ; le ’ insidi ? |>er 1 ' insidie ; allo 'incontro per all' incontro ; lo 'mpcrado- re per l'irnperadoce ; e nel Dante. Inf. 8. Come tu vedi in questo * basso ‘'inferno. Tali esempj non si debbono imitare; come an- che non dobbiamo imitare coloro ch’eli dono la vo- cale finale delle Persone de’verbi, nei Presenti dei Modi Ind.Jpip., e sogg., e delle tre Persone sin- golari, e della seconda plurale de’Pass. imp. .* che perciò non dobbiamo scrivere, com’essi: Credi ora , ma credo ora ; legg' intanto , ma leggi in- tanto ; ved'egli: nta vede egli ; credev' allora , ma ere- \ ' ***** allora ; legge?' infanto , ma leggeva infanto ; ve- dev adunque t ma ledeva adunque ; scrive?' egrcgia- m ente , ma scriveva egreggianiente , ec. CAPO IV. Del Troncamento. t>- Che cosa è il Troncamento ? Troncamento non è altro chela soppressione di una vocale, o di una sillaba alla fine di dna pa- rola, ancorché seguita da un. altra, che cominci da consonante, purché non sia s' impura, o z. Tali troncamenti non sono mai indicati da segno alcu- no, il che li fa distinguere da qùelii che per méz- zo del ^apostrofo si fanno. La nostra lingua è composta di parole che si ter- nrinano tutte con vocale, fuorché queste quattro : in , non , per , con , onde poto si sarebbe piegata all’armonia poetica ed oratoria, se i Poèti d gli Oratori ancora per mezzo del Troncamento di alcune vocali, non ne avessero temperata la. mono-' fonia ( V unisono ). - Amerei sapere quando ha luogo il Troncamen- fc «quando iiQ ? • 1 Troncamento ha luogo ne’ nomi sostantivi ed . ne * ver bi» e finalmente negli avverbi . • roncamento ha luogo ne’noini sostantivi, ed asseta vi, che in/lettoti» in e, ed in o, ed hanno per penul- Uma una soia delle consonanti liquide / , m , n , r preceduta da vocale; onde sceverassi crudel padrone , uom grande, buon vino , leggier peso. Avvertasi pe- o, qhe le seguenti voci: padr, car , fer , ingan non possono troncare. Similmente non si possono troncare i seguenti con tutti gli altri, che troncati renderebbero mi suono troppo aspro; nero , caro , amaro, riparo , chiaro , pessimo , duro , raro , oscuro , raro , stracco , e qua- • « tutti gli altri nomi terminati f ine-, ed io niò ; come: / costume , speme , fame , bitume , pomo , ed anche prole. Il nome uomo si tronca. 2 II Troncamento della sillabe lo ha luogo nelle parole terminate in Ilo-, come: bello , quello, capello, uccello , agnello, fanciullo, fratello, anello, dicendosi: bel, quel, uccel, àgnel, fanciul , f ratei , cappel, anel ; no si tron- cano i seguenti cristallo, ballo, fallo, corallo, snello. 3. Il Troncamento ha luogo negli aggettivi bello, santo , grande, quello, purché non siano seguili da parola che cominci da -, o da s impura-, onde dirassi: bel giardi- no , gran Signor , Sun Francesco , quell idolo ; bello studio, grande telo. . Notasi, che l’ aggettivo grande si pno troncare in ambo i Generi e Numeri 5 onde può dirsi: gran festa] gran balli ; gran palchi ; gran terre. Il nome Santo, se precede un nome che cominci da vocale, perde l’o, e si rim- piazza coll’Apostrofo; come: Sant' Antonio-, Sani' Andrea. 4 . Gli avellivi terminati in o non si troncano: onde non si scrive- , °£//Kt sol donna , ma una sola donna ; Una sol parola, ma una sqla parola. Il nome Suora è fuori re- troia, si dice Suor. 5. 1 sostantivi, ed aggettivi di Numero plurale non si tron- cano, se non che qualche volta in poesia. 6 . Ila luogo ne’ verbi il Troncamento delle finale degl in- definiti; come: amar per amare-, tacer per tacere-, udir per udire. E se l’ indebito inflette con due rr, si può troncare la sillaba re ; come : por per por/e ; tor per porre, e sim. . , . «Si troncano pure alcune terze Persone singolari; come. 7 vuoi, suol, duol , vai, cal, lien, vien, per vuole, suole,, duole, vale, cale, tiene, viene ; ed alcune prime, e ter- ze del plurale; come: amiam, amavam, amerem , amari, etmavan, ameran , amaron , amin, arnerebber , in vece Ai amiamo , amavamo , ameremo , amano , amavano , ameranno, amarono, amino, amerebbero. 8 . Si può troncare ancora la sillaba finale delia terza Per- sona plurale de’ Passati rimoti; dicendo, ma in poesia. Amato o amar per amarono ; poterò o poter per pote- t trono ; sentirò, o sentir per sentirono, e , ^ $i troncano ancora gli avverbj bene, male , fuori, e 4 3i t ora coi suoi composti allora, talora, finora , ancora , ognora , e si d/ce: ben, mal, fuor, or, aliar, talor,fi~ hor, ancor, ognor. 10. Non si tronca mai la sillaba finale delle parole alle fi- ne della frase seguila dal punto , o dalla virgoli ; che perciò non si scriverà: Poi avete una bella man-, Chi è quel Signor ? Queir uomo è grand ; il libro è buon-, ma P oi avete una bella mano ; Chi è quel Signore ? quelV uomo è grande ; il libro è buono. Lo stesso dicasi delle parole terminate in a, se pre- cedono parole che cominciano da consonante , fuoìrchè ora (avverbio) ed ancora (congiunzione); potendosi dire: Or su signori — Egli ancor non viene. Ma non si può dire una picciol casa — Una bel mano. 1 1 . Non soffrono troncamento le parole, che hanno nel plu- rale I’ ultima lettera preceduta da /; che perciò non si scrive: arnabil persone ; favol ben trovate ; parol scelte, nobil Cavalieri , ma amabili persone ; favole ben tro- vate ; parole scelte ; nobili Cavalieri. Nel numero sin- golare soffrono di buon grado il troncamento, come ab- biamo veduto N. a. I seguenti non vi acconsentano i Apollo, affanno, collo , inganno, pegno, sostegno, stra- no , velo. 12 . Le parole, che cominciano da s impura obbligano la la parola precedente a conservare la vocale finale, l’ab- biamo veduto al N. 3. Queste stesse parole prendono 1’ i dinanzi alla loro s iniziale, se quella che precede, termina per consotiaute; dicendosi: per isdegno ; per istra- da-, in iscuola-, e non per sdegno , per strada , in scuo- la-, Vedasi licntivoglio, Longobardi, Lodov. Dolce, c Ferrante. 13. Non si tronca 1’ e di se dinanzi a parola che comin- cia per a ; non si scrive dunque s'amo lo studio, ina se amo lo studio. Si tronca però dinanzi all’e, si scrive perciò: s' esercitasse l'arte, e non se esercitasse l' arte. Negli esempi seguenti il Troncamento non debbe avei* luogo: Ho veduto mia madre, e le ho dato una sca- tola d oro — Egli ama Antonio ; poiché se si togliesse nella prima frase la e di le , non si distinguerebbe se ha lettera l' fosse un accorcialo di le, o di la. Cosi, se 3 1 2 si volesse troncare l’a di ama nella seconda, non si di- stinguerebbe più, se ant’fosse la prima, o la terza Per- sona del Pres. •lell 1 Tnd., o del sogg., o la terza del Pass, rimoto. Questi csempj serviranno di Norma ne’casi simili. i/J. Nou si (ronca Ve di che , seia parola seguente cominci da i, bisognerebbe in tal caso togliere IV; ma quando il che è seguilo dal plurale i dell’arlicolo, il quale non si potreb- be togliere senza alterare il discorso, si pronunzia il che Vi lutto insieme, come se fosse una sola parola'. Esernp. Dio voglia che il tempo sia buono , e che i venti non sieno gagliardi 'l verno prossimo: allora se Antonio , miii fratello starà bene , e s Enrico, mio cugino sarà in. città, andrò a Roma. l5. Non si tronca l’t di ci dinanzi alle vocali e, ed o, perchè la pronunzia sarebbe troppo dura; onde non si scrive; Il Re c' aveva promesso ec. ma II Re ci <*- vrva promesso ec., Cosi, non si scrive : Egli c'onora , ma ci Onora. »6. Gl’ indefiniti de’ verbi soffrono il troncamento della loro e finale , I’ abbiamo veduto al N. 6 ; ma se lor siegue parola che comincia da vocale, non vi acconsentano; on- de bisogna scrivere, e dire: Parlare alto-, andare ada- gio-, pregare il Signore, e non già parlar alto ; andar adagio ; pregar il Signore ; in questi casi bisogua pro- nunziar distinte queste vocali finali. CAPO V. Deir decrescimento delle parole. La dolcezza della nostra pronunzia non soffre d’ordinario rincontro di tre consonanti di seguito in due parole , delle quali la prima termini in consonanle, e l’altra cominci da s impura. Quin- di, se dopo i monosillabi in, non, per, con, e do- po qualunque altra parola che termi na in conso- nante per troncamento , si trova un altra parola che comincia da s impura, per raddolcirne la pro- nunzia, avanti alla seconda parola si mette un i ; dicendosi, come abbiamo accennato altrove. 3 1 3 Con istudio ; in istato ; non iscrivo ; per isdegno ; in véce di con studio ; in stato , non scrivo ; per sdegno. E nel Bocc. Di scoglio in iscpglio andando. E nel Ber. Orti Questa canaglia non istimo un fico. Ma I nomi proprj sfuggono questa regola; e perciò non si scrive. Con Istefano ; con Jscìpione , ma con Stefano , con Scipione ; sebbene possa scriversi in 1 Spagna per 1’ a- nalogia del Latino Ispania. Tale regola nou si osserva pure a rigore , quando l’ energia e l’ armonia lo vo- gliono ; che perciò dicesi piuttosto, con stabile consi- glio , che conistabile consiglio ; in scuola , con stru- menti non sbigottire , auzicchè in iscuola, con istru- menti , non isbigottire. Abbiamo veduto altrove, che alla preposizione a, ed alle congiunzioni e, ed o si aggiunge un rf, ove la parola seguente cominci da vocale ; come nel Bocc. Senta far molto ad amico , od a parente , andò via. CAPO VI. Quali sono LE PAROLE SEMPLICI? Le PAROLE SEMPLICI sono quelle che non sono formate dall’unione d’altre parole, o particeli a pre-positiva. Queste, come anche qualunque altra PAROLA COMPOSTA, non ammettono raddoppiamento nel principio; quindi non si scrive fiato, “bbraccio,” “ppane,” “rrosa,” “ppremettere,” ma fiato, braccio pane, rosa, premettere – ma cf. H. P. Grice schmimplicature --, e nè anche dopo consonante diversa; come “apparsso,” “frammentto,” ma “apparso,” “frammento.” Le parole derivate si scrivono come quelle onde derivano; come; attivo, atteggiamento, attualmente^ sim., si scrivono con du<SM, comedo. Fuorché “mellifluo” che ha due II, benché “mele” ne ha una. Il verbo “dubitare” in tutt’i tempi, ed in tutte le persone si scrive con un sol b\ all'incontro “dubbio;” “dubbioso,” ec., si scrivono con due. ,1 nomi verbali terminati in “-bile “ scrivonsi con un sol b ; come: amabile , desiderabile , terribi- le, e sim. I verbi giacere , piacere , come abbiamo vedu- to altrove, raddoppiano il c, allorché ad esso sie* guono i dittonghi io , ia, onde si scrive giaccio , piaccio ; giacciamo ; piacciamo ; giacciati o, : piacciono . .■ A ^ II verbo tacere , si scrive sempre con un solo c nella prosa; ma nella poesia si può scrivere tac- cio , tacciono , taccia , tacciano. Ne’Participj de' tre suddetti verbi Penon si rad- doppia ; sicché si scrive giaciuto , piaciuto , to- . ciuto. Di questi stessi verbi nel Pass. rim. tacqui, piacqui , giacqui , piacque , tacque, giacque., tacquero, piacquero, giacquero , il q equivale ad un secondo c ; una tale sostituzione avviene egualmente in acqua , acquisto, nacqui, nacqui , nacque , nocque , nacquero , nacquero , e sim. Le consonanti A, o, y, p si raddoppiano quasi - sempre avanti all't seguito da altra vocale; come: Nebbia ; caccia , braccio , doppio, sofia, coppia ; si eccettuano bacio , cacio , audacia , inopia , prosapia f fallacia , taciuto , giaciuto , copia , che si scrivono con sol c. Le consonanti d, tn , n, r, v, che precedono Va vocale i, quasi mai si raddoppiano, come: s Sedia, olio, premio, gloria, testimoni a, setolo. Si eccettuano mummia, bestemmia, ed altri. La lettera n avanti al b, e dal p non ha mai ha' 3i5 luogo, onde si scrive smembrare, imbrattar e, sem- pre, e sim. Ciò si osserva anche nelle parole com- poste; come: Giambattista , Giampiero , pambollito , e sim. La lettera m all’apposto si cambia spesso in n , quando è posta innanzi ad un’altra n\ come andi- anne in vece di andiamne. La z si raddoppia scmprecchè sta in mezzo a due vocali; l’abbiamo veduto di sopra; come: vezzo , ragazzo , razza , bellezza , c sim. Se poi è seguita da due vocali, delle quali la prima è un i, non si raddoppia mai; come: azione, frazione , sottra- zione , divozione , e sim. Sono eccettuati pazzia , carrozziere , mazziere , biscazziere ; e la prima Persona del Presente ind., e la prima, e seconda plurale del sogg. de’verbi terminati in zzare. La' s innanzi all*/ seguita da altra vocale, si scri- ve doppia, quando si pronunzia con aspro suono ; come: Messia passione ,e semplice quando si pro- nunzia dolce; come cortesia , occasione , e sim. Il g si scrive semplice innanzi alle lettere ion ; come ragione , cagione , magione , carnagione , regione , prigione , e sim. Nelle parole di origine latina quando il g è so- stituito a r/, o si scrive sempre doppio;come:mog- g’/o da modius ; raggio da radius ; maggiore da major , majus ; fuorché digiuno, benché venga da jejunium. Se poi è posto in vece di di j, o dello stesso g, per ordinario si scrive semplice; come ; Luigi , Parigi , Ambrogio , Biagio , contagio , colle- gio , privilegio , egregio , da Aloysius , Parisii , Bla - sius , contagiarli, collegium , privilegi urti , egregius , de. I nomi proprj terminati in e/e possono inflette- re anche in e//o, purché abbiano innanzi alla / due vocali. Così: 3i6 x Raffaele , Daniele , Grabiele , e Raffaello , Daniella), Gabriello. CAPO VII. Delle parole composte. D. Quali sono le Parole composte? lì. Le Parole composte sono quelle che si formano da due, o più parole unite insieme, o da particelle prepositive; come: procurare, tramandare nulla- dimeno , formate da tra , e mandare , da prò , e curare, da nulla , e di meno. Allorché la prima delle parole componenti in- flette con vocale accentata, e P altra comincia da consonante, l r accento di quella si toglie, e la con- sonante di questa si raddoppia; come: giacché composto da già, e che; peroccohè composto da però , e che; vedrovvi composto da vedrò , e vi, cosi ancora farovvi, scriverotti, amerovvi, por- toci, e sim. La stessa regola vale pe’ verbi mo- nosillabi, i quali contengono in se stessi l’accento; come: evvi, navvi, botti , statti, fammi, fummi i composti dei verbi è, ha, ho, sta, fa, fu, e dai nomi personali vi, ti , mi. Il g del pronome relativo gli non si raddoppia mai, o che sia preceduto da voce accentata, o no; onde scriverassi amogli, scrissegli , e non già amo g gli scrisseggli. Si raddoppia la consonante allorché la prima parte componente é una delle seguenti particelle prepositive a, i, o , co, so, su, da, ra, fra; come: Accarezzare , accorrere , irrigare, irreligioso, oppri- mere , opporre , commuovere , commettere , sopportare y somministrare , succedere suffumicare ; dabbene , dap presso , raccontare , raddolcire , Irapponre , franimela ■vuied iw- Goegfe • . 3i 7 tere , e sim. Sono eccettuate le parole che cominciano da 4 impura , che si scrivono semplici ; come : sospi- rare , costringere e non sosspirare , cosstringere. Nelle parole composte non si raddoppia mai la consonante, se la. prima delle voci componenti è di'più sillabe, e non inflette con vocale accentata , come : Ditemi, vedetelo, sottomettere , e sim. Si eccettuano conira, e sopra, che raddoppiano la consonante, della parola cui si uniscono ; come contrapporre , sopravvi- vere , sopravvenire. jiltre raddoppia in altrettanto , ed altrettante’, ma non in altresì. Ogni raddoppia in Ognissanti. — Oltre raddoppia in oltracciò, ch’equivale ad oltre , e ciò — Oltre ciò però si scrive semplice. Non si raddoppia la consonante, qualora la prima voce sia una delle particelle de , re, pre\ come : deprimere, relegare , premettere. Nelle parole precedute dalle seguenti particelle al consonante or si raddoppia, ed ora no; Tra raddoppia solamente in tr(ittenere 9 e suoi composti. Di raddoppia soltanto la f, e la s\ come: diffon- dere, diffamare, dissipare ; Si eccettua difende- re, e difetto che si scrivono semplici. Circa 1’ $ fa d’uopo osservare, che quando la seconda voce del- le parole componenti comincia da vocale, in vece di di si scrive dis con una sola s: come: disonore, disinganno , disotterrare. Si scrive però egual- mente bene con due, e con una s diseccare, e dis- secare, disenfiato e dissennato, diserrare e dis- serrare , e sim. U in raddoppia sempre naturalmente, quando la seconda delle voci componenti comincia da n; 3id come: innato , innumerabile . Innanzi a vocale per lo più si scrive semplice; come: inedia , inuma- no, inabile ; ma se n’eccettuano: Innacquarti innabissare , innalzare , innamorar », innan- zi., innondare , innoltrarsi. L’ j'n, che alle volte ha for- za di non , precedendo parola che incomincia da /, r, r/t, raddoppia le dette consonanti, mutando in esse il suo n ; come: illecito , immortale , irreparabile , e sim. /la raddoppia sempre la consonante della pa- rola seguente, e ri al contrario la vuol semplice; quindi si scrive: Raccogliere , raccolta , e ricogliere , ricolto ; ragguar- devole , e riguardevole ; rappezzare, e ripezzare. Pro raddoppia soltanto in proccurare , profi- lare, provvedere, che si scrivono bene anche sen za raddoppiamento; come: Procurare, profilare, provedere. La e raddoppia il c, e lay* come eccitare, effu- sione. Tre raddoppia soltanto in treppiè, con altra vocale si scrive semplice; come; Tremila , trecento. Ad, unendosi a parola che comincia per vocale, non raddoppia il d; come: Adorare, adombrare , e sim. Della divisione delle parole in fine di linea. D. Avete voi Regole per ben dividere le parole nella fine della lineai R. Certo; eccole. i. Allorché una parola non entra tutta in una linea, e deesene in conseguenza trasferire una parte nella linea seguente, si debbe badare a non ispezzare la sillaba. a. Non si debbon mai dividere le vocali che formano il dittongo, o il trittongo; onde non si può scrivere: fi-ato , fu-oco , figli-uolo, ma fia-to, fuo-co , figliuolo. La semplice consonante posta fra due vocali appartie- ne alla vocale seguente, nou già alla precedente; come: do-na , pa-ne , vi-no , e sira. Le parole composte sono eccettuate da quessa regola, poiché si debbono dividere nelle loro parti componenti; come: dis-online , dis-agio , trascurare, dis-inganno. 4 . Allorché nella parola s’incontrano due consonanti della medesima specie, una di esse debbe congiungersi alla vocale precedente, e l’altra alla seguente; come; an-no, af-Jan-no , car-ro , schiaf-fo. , 5 . La lettera q, quando é seguita dal c , si considera co- me nn altro c, e quindi si scrive ac-qua , ao-quisto. 6. La * con tutte le consonanti che 1 ’ accompagnano s’ap- poggi sempre alla vocale seguente; come: questa , mini- stro, maestro. Sono eccettuate le parole composte; co- me: dis-mettere. 7. Se di due consonanti diverse la prima è f, o una delle lettere mute b, c, d, g, p, t , v, e la seconda è una delle lettere liquide l, rn, n, r, ambedue si uniscono alla vocale seguente; come: A-frica , sca-bro , a-cre , ve-lro , de-gno , e sim. Per tutte le altre consonanti diverse vale la Regola IV. 8. Se le consonanti sono tre, la prima si unisce alla vocale precedente, e le altre due alla susseguente; come: quat- tro, sem-pre, e sim. 9. Le figure de’numeri non si possono dividere di linea ; onde non si scrive 18 ‘ 26; come anche non si può terminare la linea con una consonante apostrofata. Dell ’ uso delle Lettere majuscole. Colla lettera majuscola si debbe cominciare. La prima parola di ogni discorso, a. La prima parola dopo il punto. La prima parola di ogni verso in Poesia. La prima parola quando si rapporta autorità , o detto altrui. 3ao - , 5. Ogni nome proprio di persona , di famiglia, di città T di provincia, di (lume ec. come Ferdinando, Petrarca , Napoli,, Basilicata, Sebeto, e sin). 6. I nomi di dignità, e di titolo; come: Imperadore, Re, Papa,- Arcivescovo, Duca , Conte, Barone, e sim. No- tasi , che taluni scrivono con lettera minuscola i nomi di titolo, o dignità, quando, sono accompagnati dal nome della persona; Francesco I. re del regno delle due Sicilie. 7. Ogni nome di nazione preso sostantivamente; come: GL X Italiani, i Tedeschi, i Romani, e sim. E se sono aggettivi si usa la lettera minuscola; “soldato francese”. I nomi delle cose che nel discorso maggiormente inte- ressano, e su di cui si vuol issare l’aUenzàone del lettore. Delle Interpunzioni. Ognuno ben sa , che la scrittura è l’ immagine del discorso, e siccome NON SI PARLA SENZA FARE ALCUNE PAUSE, altre più lunghe, ed altre meno; cosi è necessario nello scrivere usare alcuni segni per farli al lettore osservare. Senza di tali distinzioni un discorso in iscritto darebbe pena anzi che no , e quello che maggiormente importa, non se ne ca- pirebbe affatto il senso. Tali segni sono i seguenti* 1. La virgola -- , -- . Il punto e la virgola -- ;  -- I due punti -- : --  il punto -- . --, il punto interrogativo -- ? --, il punto ammiratilo -- !  --, la parentesi -- ( ) –; i punti sospensivi -- ...  --; i punti, ellittici -- ( ) --, le note di citazioni -- « « --. Della Virgola -- , --.  La virgola serve a regolare la voce, distinguendo gli incisi di una frase, e di un Periodo. Gli Autori clastici 3ai ~ al mettono I. dinanzi alle congiunzioni e, o, nè, se, come, onde, cioè, vale a dire, perchè, acciocché, affinchè, e sim. II. Dinanzi a più nomi , verbi, o avverbj, se sono uniti insieme consecutivamente; come: La sidcerità , la docili- tà, la semplicità sono le virtù dell' infanzia — La ca- rità è dolce, paziente, benefattrice ec.  Il quinto caso si chiude tra due virgole; come; Te- mete, figli, l'infamia piucchè la morte ; Gran Dio, i tuoi giudizj sono pieni di equità. IV. La Virgola distingue gl’incisi di un periodo; come: Lo studio rende l' uomo dotto , la riflessione saggio ec. V. La congiunzione e, e le particelle disgiuntive o, e ne, quando si replicano in modo che la prima stia quasi per ripieno, questa non soffre la virgola; come per esempio: Quando egli e nell' una , e nell' altra inlerpetraztone si segnalasse ec. ( Salvin ). L'uomo nobile si pub con-* siderare in due maniere, pesandolo o colla stadera del volgo, o colla bilancia del Savio ( Salvin). Percioc- ché nè nelV una, nè nell' altra non intendo di partirmi ( Bocc. G. io. N. 8. ). Non sempre dinanzi al che ; si mette la virgola, spe- cialmente quando non dà principio ad una proposizione incidente: come; l'acqua che si attinge dal fiume è dolce. Lo stesso è del relativo il quale, la quale , e sim. Ma Se dà principio .ad una' proposizione incidente sepa- rabile dalla principale, la richiede; come nel Bocc. Que- sto peccato adunque e quello che la divina Giustizia, la quale con giusta bilancia tutte le operazioni sue mena ad effetto, non ha voluto lasciare impunito. Del Punto e Virgola. ( j ) Il Punto e Virgola serve a se parare le parti minori del ^Periodo. Si mette spesso dinanzi ai correlati- vi ma, sèteome, pure, nulladimeno , e sim. Eccone un esempio ael Bocc. Benché siate di nobil famiglia, che il merito vostro sia nolo ad ognuno , e che abbiate molli amici ; pure in questo non riuscirete senza spen- dere mo & denari. Il Punto e Virgola si mette anche fra due frasi, di r ui 1 una dipenda dall’ altra ; La dolcezza è in verità una virtù ; ma non debbe degenerare in debolezza. Si adopera ancora il punto e Virgola per dividere le frasi più lunghe di quelle che divide la virgola ; come pel Dame. Inf. C. 3. Per me si va nella città dolente ; P'èr me si va nell' eterno dolore ; Per me si va tra la perduta genie .  De* due Punti. ( : ) / due Punti servono a separare le parti maggiori di un luogo periodo; come sogliono essere quelli, in cu; . la prima comincia per siccome , quantunque , e la se- conda dai correlativi cosi, nondimeno , e sim. Si met- tono i due Punti dopo di una frase finita , ma segui- ta da un'altra che serve ad illustrarla; come per esemp: Non bisogna mai farsi beffa de' miserabili : perchè chi può assicurarsi di esser sempre felice T Si mettono i due Punti dinanzi ad una cilnziope ; po- me : E proprio parve che diceste', tira via , vanne ratto , ed impiccati. D finalmente si mettono i due punti allorché la frase è divisa in tre parti subordinale; come: Quando si favella con alcuno , non se gli (Ire 1' uomo avvicinare ‘si , che gli alili nel viso : perchè molti troverai , che non amono di sentire il fiato altrui ; quantunque cat- tivo odore non ne venisse ( Casa. Galal. ). IV. Del Punto finale ( . ) Il Punto finale si mette in fine delle frasi che indica- no uo senso intieramente compilo ; come : La bugia è un vizio più. vile di tutti i vitj ■ Chi comincia bene ha la metà dell' opra ; nè si comincia ben se non dal Cielo ( Pastor Fid. Att, l ). Del Punto interrogativo – usato da H. P. Grice: ?. Il punto interrogativo si mette, come dice H. P. Grice, alla fine delle frasi che indicano interrogazione; come : E se non piangi , di che pianger suoli ? Che più bello della virtù ? Del Punto ammirativo ( ■ ) li Punto ammirativo si mette dopo la frasi ohe indica- . J casso. limmirazicne^ come: Quanto è ddcq servire ni Signore ! 3a3 L’ esclamazione o non soffre punteggiatura immediata ; ma bensì di questp modo : O rabbia ! O morie ! O figlio ! Cosi pure se si ripete 1 ’ esclamazione , il punto ammi- rativo si metterà dopo il secondo interposto 5 come ; oh oh ! siete voi qui ? VII. Della Parentesi ( ) La Parentesi è un senso frapposto ad un altro , o per modo d’ illustrazione , o di avvertimento , o per altro motivo ; come : Colui , eh' evita d' istruirsi ( dice il savio ) , cadrà nell' ignoranza. Avvertasi , che quando la frase è corta nella parente- si , come nell’ esempio arrecato , è meglio chiuderla fra due virgole 5 come: Colui, ch'evita d' istruirsi , dici il Savio , cadrà nell' ignoranza. Vili. Dei Punti sospensivi. ( ... ) I Punti sospensivi si mettono per dinotare una inter- ruzione nel senso del discorso , e comunemente sono tre } come : " .... Alma di tigre Punirà il Citi tanta barbarie , e forse . . . Gran Dio sei desso . . ? il di s' oscure . , . o figlio . Cara sposa ... e spirò . . . Gioisce Achilie ec. Cesarotti nella morie di Ettore. Canz. XXII. IX. Dei Punti ellittici ) I Punti ellittici si usano allorché si vuole indicare, che si abbrevia una citazione , mostrando le parole o mes- se col numero de’punti. Questi sono cinque ; come per esempio. Ma dimmi , pretesti usar l'era egli d'uovo ? E quanti ... ! “ , - u ' b 1 X. Delle Note di citazioni t ( » » ) Le Note di citazioni sono due virgolette che si metto- no dinanzi alla prima ed ultima parola della citazione: ma nel principio di tutte Je altre linee se ne adopra una sola. INDICE D. 'EFtmiOHI. Regole* Introduzioke. PIUMA. Bel Nome. Bei Nomi sostantivi. Bei Nomi particolari. Bei Nomi generali. Bei Nomi personali. Bei Nomi collettivi. Bei Nomi astratti. * Bella Declinazione dc'Nomi. Be' Generi de’ Nomi. Be' Numeri de’ Nomi. De' Casi de' Nomi. Be' Segnacasi. Belle Inflessioni del Plurale de' Nomi. Be' Nomi composti. De’ Nomi Aumentativi, Dimi- nutivi , e Peggiorativi. Degli Aggettivi. De’Gracft di comparazione. Begli Aggettivi determinanti, o imperfetti. Begli Aggettivi imperfetti pos- sessivi. - • Begli Aggettivi imperfetti pa- lr i- . . : Begli Aggettivi imperfetti <Ti pertinenza. Begli Aggettivi del terminanti di Numero. Begli Aggettivi determinati delti Articoli. SEZIONE II. Bel Pronome. Be’ Pronomi personali. • ■V Be' Pronomi possessivi. < Be’ Pronomi relativi. Be' Pronomi assoluti. , Be' Pronomi improprj.  Del Verbo.  ivi i3 ivi tvi ivi 30 Si Del Verbo attivo. Bel Verbo Neutro.  Del Verbo passivo.  irei verno reciproco.  Del Verbo riflesso – H. P. Grice: “He shaved/He shaved himself”  Bèi Verbo impersonale. ioa Del Verbo sostantivo Essere. ir>3 Della significazione de’ verbi, no De’ Verbi ausiliari. Bella Conjugazione de’ verbi. De’ Tempi del verbo. Osservazioni intorno ai Tem- pi del verbo. Relazioni de’ Tempi dell’Indi- cativo con quelli del Sog- giuntivo. De’ Numeri del Verbo. Delle Persone del verbo. Bel Participio. Del Gerundio. Conjugazionc de’ Verbi ausi- liari Avere , ed Essere. Diverse significazioni del ver- bo Avere. Diverse significazioni del ver- bo Essere. Dell’ Inflessione primitiva de’ verbi. Conjugazione de’ verbi termi- nati in Are. Conjugazione de’ verbi termi- nati in Ere. Conjugazione de’ verbi termi- nati in Ire. Conjugazione de’ verbi pas- sivi. Conjugazionc de’ verbi irre- golari. Pe' verbi irregolari della pri- ma Conjugazione. Diverse significazioni del ver- bo A ridare. i Di vene SIGNIFICAZIONI del verbo “fare.” – cf. H. P. Grice on ‘do’ – ACTIONS AND EVENTS -- Diverse signiGcazioni del verbo Dare.  Diverse signiGcazioni del ver- bo Stare.  Osservazioni su i quattro verbi irregolari della prima con- iugazione. 169 De’ verbi irregolari della se- conda Conjugazione. 1J0 Conjugazione de’ verbi termi- nati in Ere lungo. Osservazioni Ha farsi intorno 3 a5 Della Congiunzione.  Osservazioni sulle congiun- zioni. Dell’nterposto Vili, nella Sintassi. Della Sintassi di Concordanza. 245 Della Sintassi di Reggimento.a54 Della Sintassi di costruzione. i63 Della Costruzione inversa. 167 Del discorso. f 169 Delle diverse specie di Pro- posizioni. 271 Della Scrittura. 275 De’ verbi irregolari della ter- za Coniugazione. iq 3 Della Sintassi figurata. 376 Conjugazione de’vfrbi imper- sonali.  Conjugazione de’verbi difettivi. Dell’ Ortoepia. 285 Della Pronunzia delle vocali. 288' Conjugazione de’ verbi termi- nati in Are , ed in Ire . iv Della pronunzia delle sillabe formate da vocali, e da una 0 più oonsonanti. 290 Della Pronunzia delle sillabe.2gr SEZIONE IV. Dell’ Avverbio. noi Avverbi di tempo. ao3 Avverbi di luogo. ao4 Principi generali per la prò- Avverbj di qualità, e di modo.noq nunzia.  Avverbj di qualità, e di fu- merò. nio Avverbj di ordine. ivi Avverbj di negazione. ivi Avverbj di affermazione.  Della Pronunzia de’ verbi’, e . degli Avverbi. 399 PARTE QUARTA. SEZIONE X, Dell’ OrtograGa. 3o4 nell’Accento. 3o5 Avverbj di probabilità, e di dubbio. iyj Avverbj di comparazione. Avverbj di eguaglianza. Avverbj di eccesso. Avverbj di difetto. Osservazioni da farsi intorno agli Avverbj. 21? SEZIONE V. Della Preposizione. 214 SigniGcazioni delle quattro preposizioni DA. DI. SO- PRA. PER.  Dell’ Apostrofo. 3o7 Regole intorno all’ uso dell’ Apostrofo. ivi Del Troncamento. 3o<» Dell’ Accrescimento delle pa- role. 3 io Delle parole semplici. 3i3 Delle Parole composte. 3it» Della Divisione delle parole in Gne di linea. 3i8 Dell’uso delle Lettere majuscole.  Delle Interpunzioni. 3ao  Ali/ Illustriss. e Reverendiss. Signore MONSIGNOR COLANGELO Presidente della Pubblica Istruttorie. 1 * . > e.t • -V ! . * ' i Il Prete Regio Francesco Màjello desidera ristampare la sua Gramatica Italiana , yrega perciò la S. S. Illusi. Commetterne la revisione. ; Francesco Majello. . Il Regio Revisore Padre Mae- stro D. Giuseppe Orefice avrà la compiacenza di rivedere il libro soprascritto, e di osservare se vi sia cosa cóntro r& £ a Religione , ed i dritti della Sovranità. 1 Il Deputato per la revisione \ • de' libri '« 2 ( L *. Canonico Francesco Rossi. il ’ A • 4 I r. MONSIGNOR COLANGELO Presidente della Pubblica Istruzione . Eccellenza. Con somma sollecitudine, ed uguale piacere ho scorsa la Graniatica Italiana che il Sacerdote Regio Francesco Majello desidera riprodurre alla luce , di cui Ella mi ha commessa la revisione. Il dotto Autore l’ha composta con chiarezza e semplicità di stile , con precisione som- ma d’ idee , e con ispiegazione esattissima de’ significati di tutte le voci attinenti a tale istituto , appoggiata alle autorità de’ piu scelti , ed accreditati autori iu tale mate- ria , ed accresciuta di adaltatissirai esempi ; onde sembra nulla potersi desiderar di più in tale genere di scrittura, per la soda istruzione de’ Giovanetti a quali è diretta. Nulla poi avendoci scorto , che possa anche leggiermente ledere i sagri dritti della Religione , e della Sovranità , sono d’ avviso, che per comune vantaggio , se ne possa, anzi debba permettere la desiderata ristampa. Napoli. Di V. E. R. Giuseppe Orefice ^ Regio Revisore. Napoli. Presidenza della Giunta per la Pubblica Istruzione. Vista la domanda del Sacerdote Regio D. Francesco Majello ì con la quale chiede di voler ristampare una sua Gramalica Italiana. Visto il favorevole parere del Regio Revisore Padre Miestro Signor D. Giuseppe Orefice ; • Si permette , che l’ indicata Gramatica si ristampi , pelò non si pubblichi senza un secondo permesso , che non . si larà, se prima lo stesso Regio Revisore non avrà atte- \ stato di aver riconosciuta nel «onfronto uniforme la im- pressione all’originale approvato. 1 Il Presidente M. COLANGELO. Il Segretario Generale della Giunta Loreto Atruzzese. CORREZIONI ERRORI i fonie estenzione eslcnzionc distinguer c a e iG digressione disgressione in cui trova Soclofle estensione estensione distinguere la digressione digressione in cui si trova Solicele C. Nome compiuto. Grice e Majello.

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