GRICE ITALO A-Z L LI

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lia: la memoria conversazionale – filosofia napoletana – scuola di Castrovillari – filosofia cosenze – filosofia calabrese – filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Castrovillari).  Abstract. Grice: “When I applied Locke’s mnemonic theory to Gallie’s ‘Someone is hearing a noise,’ I was somewhat anware that the Italians had built careers on the idea of ‘memory,’ L. being my favourite!” Filosofo. Filosofo italiano. Castrovillari, Cosenza, Calabria.  Frate minorita. Nato a Castrovillari da Amostante L. e una Gesualdo, assunse il cognome materno in quanto di più antico e nobile casato. Entrato ad appena dieci anni come oblato nel convento cittadino di San Francesco, ret-  to dai frati minoriti, fu ammesso al noviziato. I Minoriti si presero cura della  sua formazione, mandandolo a studiare a Roma, Treviso e Padova. In quest’ultima città  Gesualdo prese gli ordini sacerdotali egli venne affidato un lettorato presso lo  studium. La sua attività didattica si protrasse per un ventennio in vari collegi dell’ordine  e il capitolo generale gli conferì il titolo di Maestro. Venne eletto ministro generale dell’Ordine, di cui perseguì una radicale riforma. Il generalato del Gesualdo è dunque volto al rinnovamento dei voti di povertà e di vita comune, spesso disattesi  dagli stessi frati. Tra l’agosto e il settembre dello stesso anno, egli fissò i Decreta de casuum  reservatione, con i quali venivano abolite tutte le deroghe ai voti, s’introduceva l’obbligo  di rendicontazione e conservazione dei documenti amministrativi e, infine, veniva isti-  tuita l’obbligatorietà dei seminari per i novizi. La carica a Generale venne riconfermata  per altre due volte, grazie all’appoggio di Clemente. E vescovo di Cariati  e Cerenzia. Muore a Cariati. Su di lui e la sua opera si veda Busolini; Russo; Keller-Dall’Asta; Cipani. Iofepbus Tamplorut. PJJ >. PLVTOSOFIA di FILIPPO GESVALDO MINOR CON. Nella quale, fi (piega l'Arte, della Memoria con altre cole notabili pertinenti,    24. ì> . 31.. ‘ ... i r, } /T'4 T"V t'f   - ì -A S. ^ v-« 'w->' X i ' li A   \h '  IJ A V 23 f    "7 ? J r T   iù i -a X o 3 ;. o A 1 t/i   ÈiottfiW. r.'!sb su k'I II : XX   Q - l  t br: ii;v, ; o H : d ti ic . 1 5)03 oi -A ì >1 J W 4 i4 A 4 J A O 1 ;3 A T J A jl v t a h -, V.I.V.  x - x ; r », .IO   '•• r&v.  V»* 'MCa V,. •- > Vt et. ^•.... *T / m V    > f?£  ' 1 c£$é . - w.    r-^iL   >«r 'v-.'vr^  v r :x’  J \ i-ì à • : * oliif ! oì)o:r*q A «Violai a: 7 *   4. a Ai    .XXXV.v^ *&$gij,x. 41 ALLILLVSTRISS ET REVERENDISS. SIGNOR arnolpho vchanskii, CONTE DI SLVZEVVO j { *1   ABBATE DI SVLEOVIA. Signor mio Colendisfimo.   cn > o Divotissimo servo r : > 3 j 'Z\nii*r-Pi s   Paolo Meietti. ALLA    GLORIOSISSIMA HABITATRICE DEL CIELO CATERINA VERDINE ILLVMINATRICE, ET PROTETTRICE   DI S^TlEJ^Tl&c.   I € H E gli antichi fapienti appende nano in Sa c/e Colonnt le compite Opere .loro, egli Moderni qlii nomi dì Fa  mòfi et lllujlr tifimi Trencipi cort e crar le fogliano : però battendo io dato fine hoggi all utilis fimo Compendio  della memoria artificiale, quale per  esser tesoro e ricihc^a d'ogni bimana fapienza, mi parue intitolarlo con parole greche plutosofia, hò no luto raccomandarlo alh MeJJaggieri angelici, che colonne fono del Cielo, e confecrarlo al nome di te che feiuna  delle più care Spofe di Chrifìo, et una delle più fauorite Tren  cipejje del' Taradifo t Serenisftma per fangue, Illuflrisfima per  lapidila, purisftma per virginità, Santisfima per gratia t Con  ftantisjima flantìsfìma per Martìrio, felicìsfima per gloria . JE fe tate  non è il dono, quale ric ercar ebbe t importane del foggetto t  e meritarebbe la dignità dello tuo fiato ; è perà tale quale fi  può da me pre/entare, in qucHa fua prima delineatura.  Ideila quale t fe ui è co fa di lode, lariconofco dalle tue gratic, col le quali ni impetra (li gratta apprefjo il tuo e mio Signo  re di formarla . E fe cofa ui è di biafimo ( coni io {limo di  certo ) ante s' attribuita, che tmperfettis/imo mi ricono fco.  Spero che accettando tu il dono, et aggradendo per tua pietà il Donatore ; ti digneraì ancora ( di che uiuamente tiprie •  go ) ottenere à me lume, ch'io pojja col tempo illufìrarla di  quella chiarella e perfettione, che con la prima mano non  Jho laputo e potuto darle ; et à quelli che la leggeranno, gratia  dinteUigen'^a,fi che poffano arricchirli felicemente in quello  foblime The loro di Memoria Ex fi come io tenacemente ten  go fcolpito il tuo gran T^ome nella mia Memoria, E femprc  uiuol tuo culto fra gli diuotipcufieri della mia Mente ;  coti ti fupplico che mi tengbi uiuo, tra le tue uiuaci  et efficaci Intercesso, inaila. ghriofa prefenT^a del Tadre delle mifericordte Dio, c  •j diOieùi tuo Spofo,& dilla M«drc   ielle gratie Mar (adergine, 1 ' J XX  ., alli quali con profonda fima humiltà   1,  di CH&rt t ‘ C- a X-L  per   me%p tuo faccio riueren^a.   Dì Palermo  ÌV, Tuo Diuotixfimo Sento   Fra Filippo Cefualdi Minor' Conuentoale. TAVOLA delle colè notabili contenute nella Plutofofia.  Innumeri moftrano li fogli, la Intera a. moftra la prima  et il b. moftrala feconda facciata  :uu    1 I.  . 1.  Memoria è Tesoro et Erario. Necessità dealermo Tuo Diuotixfimo Sento Fra Filippo Cefualdi Minor' Conuentoale. TAVOLA delle cose notabili contenute nella plutosofia. Innumeri moftrano li fogli, la Intera a. moftra la prima  et il b. moftrala feconda facciata* :uu 1 I. . 1. Memoria è Teforo et Erario. Necessità della Memoria. Titolo di qutft Opera,  i^c 9. Guide allukezza delle Mule*  Encomij della Memoria •   Memoria diumità Humana.   Memoria nona Sfera Cclcttc et angelica No«e ordini Angelici nell’Huomo.   Memoria perche nuda nell’Origine. Memoria come fi uefte. Memoria prima parte dell'Oratore Memoria rara e difficile. Pcrfonc illuftrisfime nella Memoria. Pci/onc infelici di Memoria .   LETTIGHE. SIGNIFICATI della Memoria. ^Se nell Huomo fia Memoria intellettiua. Se nella parte lènfitiua ui fia Memoria.   Se li Bruti hanno Memoria. In che qualità confitte la Memoria. Tre forti d'ingegni. Caggione della tenacità della Memoria. Co'i e fi caggionano li fimolacri perla Memoria.  Detti fimolacri imaginati . LETTIGHE. III. A Tto di Memoria qual fia.  Due atti di Memoria. Differenza tra Memoria e Reminiscenza.   Come posfiamo ricordarci di colà dimenticata •  Documenti per facilitar U Memoria. Muodi di facilitar la Memoria C me fi aiuta la Memoria otturale Rimedi j per la Memoria J t.u   i. b;   a.a. 14 . a a.  a. ai а. bu j. a.  j.b.  j.b. 4   4 «a.   4 .b» a ff Accora /Aceorgùncntr per aiuto della Memoria Dcirefftrrcitio. neceflario alla Memoria.  Nome Hebraico della Memoria mifteriofb •  Dell’Arte della Memoria.   Inuentore dell’Arte della Memoria.   Auttori c Scrittori dell’Arte della M emoria»  Muodo d’infegnar queft'Arte.  L ETT I 0 7^E. ITi   C He colà fia Memoria artificiale •   Nomee titolo di queftfArtc.   Soggetto di qucft’Arte.. Parti tionc di qucft’Arte. Delli Luoghi perla Memoria.’» Dclli luoghi imaginati (è fumo per l’Arte.  Deili luoghi Naturali fepofiono ulàrfi  Delli luoghi Artificiali ottimi  Conditioni perla formatione di luoghi  Del Doue, prima conditionc del luogo  Del Sen/àto, feconda conditone  LETT l  V * A   D Ella formatione di luochi til   Dell’ufo di luochi    ai . s ini    jqt:    E. V.    iDb uxa/ vM ti cruoiiE j CU adì E VU  l / . f.X  Della    10. a. 10. a.b.  iò.a.  xo.b. 11. a»  1 IUU   x i.a»  X i.b, n.b. ri.bt  1 1.b»   ia,b. a>.a.   Ijb* l£.b.   ì^b.   X   15. su   I/Jéb..   lòa.   16. b» 1 7.8»  J7.b.   i8.a.  18. b.  ip.b»  ao.a.  ao.b.  ao.b.  ai. a. ai.b.   11. a. Detta Perfona (labile neìluocM   LETTfO'KE  lEtti taoCirinmiTc raTr Vili . a 6 . a.  26 ai  » 7 »a*    D Lh*   Detti lunchiperckittwiayaf  Detti luochi alternati  Luochi (opra la perfona humana  Q T* E IX,   L Voghi perprogreflfo rigreffo et alternati a8. 29- 30,  Luoghi perla Circolatione   limoli' jt.   D Elle Imagini per l’Arte   Due muodi di collocar imaginiDel collocar mediato in due muodi  Del collocar Concetti  Del collocar le parole  Della collocatone di uerbi  Della collocatone delle cole L E T T 1 0 ìi É  /^Ottocatione dette cofe figurate formabili  Collocatone delle cofe naturali eccedenti  Collocat one delle perfone.   MetHt do dì collocar cofe no figurate»   Collocar per limili longilinea tio ne.   L ETTI 0 ^ E X T T,   C ^Oilocarper Mmiimiùmeui vu^   A  “ X A tv lUHVf m   Collocar per aggiungimento.   Cotto   Collocar per il nuolgimento .  rTT " r_rT 7  L h x — 1  j u e X 1 71. C ollocare pei ta uaiiabonc   Collocar per bittitci    Collo    la com    linone    Collocar perla diuilione  Alfabeti per la diuiuon E X J V. nocar pe ma di uppoin Collocar perii uolontario  Mcto che quello fi può intendere da tre  cole, Complesfione, Età, et alteradone. quanto al primo, eh 'c  la Complcfììone,dico fecondo lifìlofofi, che dalle due qualità humidità,etficcità,fi argomentano e concludono l’apprcn  fiua,c la retétiua-.poiche 1 numido è atto all’app renderceli fèc  "co al ritenere. Colsi fi uedel Acqua, che facilmente appréde,  malamente ritiene;il Salso difficilmente apprende, tenacisfimamente ritiene; l’Acqua per l'humidità, il Salso per la licci*  tà.Parimentc l’apprenfiua in noi confille nella qualità humi dada retentiva nella qualità lecca del cervello. £ fi trouano  tre lord d’ingegni, alcuni nel predominio de? lécco, c quelli  difficilmente apprendono; ma tenacemente ritengono, com’il  Saffo. Altri nel predominio delThumido, e quelli prontilfimamentc apprendono; ma puoco ritengono, à guila dell’Acqua. Altri confiflono in una mediocre qualità d humido, et  lecco, e quelli mediocremente apprendono, e mediocremen  te ritengono.La caggione dunque della cattiua Memoria, è  il flulftì, et il fouerchio humido del ceruello . Quanto al fccó  do dell'Età dico, che dall’Età fi uedel'augmento et il mancamento negli organi fènficiui; l’augmento nclli Fanciulli nelli  quali ui c l’alteratione del nutrimento che lèmpre crelcc: fi co  me nelli vecchi ui è il mancamerto; per la quale alteratione,  li fimolacri fenfibilifonoimpcdid,e periicono ; àguilà, che  la forma del uolto,che fi uede ftapataaiell’Acqua penice, per  l'alterationc, c mouimento dell' Acqua. Di piu dall’iflcfaEtà  li uede, cheli Fanciulli fon teneri et numidi ; li Vecchi duri c  fecchi: per lo che, quelli facilmente,nceueno li fimolacri ;et  in quelli ; per la durezza e ficcittàdc gli organi intcriori, difficilmentc .,7 film erteli Gmolacri trapassano: tome fi nedc,c'hel lume trapala per l’Aria, thè ha del fottile è puro ; non però trapala  pef il Marmo, che ha del grò (so, duro,c, fecco. Quanto al ter  20 dico, che l'alteratione può naScere, ò da pasfionc di timo  re,ò d’infermità, ò d’imbriachezza ; perle quali alterationi per  turbati gli organi, non riceuono ; ò Se riceuono, non ritengo  noli fimolacri Sòmmiftillrati da Senfi, E Semi dirai che li Fan  ciulli hanno tenace Memoria; poiché creSciuti in età fi ricordano delle prime co/è, che appre/èro : e parimente li Vecchi  fi ricordano di molte colè antiche. Rispondo quanto alli Fan  ciulli, che per due raggioni hanno quella tenace Memoria.La  prima Secondo Arinotele et Auerroe; perche alli fanciulli, le  prime cole ch’apprendono sono nuouec mirabile però con attentionc apprendendole, tenacemente le ritengono. La onde  li fanciulli meglio fi racordano d’una semplice favola, che pargoletti intcScro dalla nutrice; che di cento altre ch’esfi  medesimi huomini fatti leggano ne i Poeti. Veggiamo eSfer  ciò cònaturalc à noi, che lecoSenuouc prime, e rare ci appor  tano marauiglia;la marauiglia porta Sèco gagliarda attentionc  nellapprendente, ilqualc inten/àmente attendendo, tenacemente ritiene. L’ifteSlo ci rroftra l’eSperienza, che più ci ricor  damo d’vna Cometa apparta, che de mille Stelle cadenti nel  notturno Cielo; più d vn’Eccli/Te del Sole, che di dieci della Luna; come che la Stella crinitica, ò il Sole Eccli Sfato hanno  men del frequente, c piu del nuouo e raro ; e per confequcnza piò marauiglia apportano. La feconda ragione è d'Auiccn  na, ilquale dice che li Fanciulli tenacemente ritengono quel  che apprendono nella fanciullezza; perche in quell’età Sono  alieni da penfieri, cure, affanni, c trauagli : perlochc, come  fgombrati da ogni impedimento fbn’attisfimi à riceuere,per  ritener tenacemente le prim’apprenfioni. E quella ragione  d’Auicenna, è rifiutata dal Sig.Porta,nel fuo trattato della Me  moria nel capitolo vndecimo. Mà perche la ragione di AriSlo  tele mira I oggetto mouentc;e la ragione d‘ Auiccna mira il fo*  getto riccucntc : lolodola prima ragione mirante la dtfpofitione oggettiua; e non rifiuto la lèconda ragione, laquale ma  rala difpolìtione del riceuenteipoiche la nouità dell’oggetto, Ja purità del Soggetto, fanno ch’il Fanciullo tenacemente ritenga;    rìtenga;oue per cagione di qualità complesfionale non potrei  be tenacemente ritenere. Al secondo dubbio delti vecchi fi ri  Iponde, chè quella facilità di Memoria nafee, per la moltiplfcatione delle meditationi, Se eflercitio, Se vfo dell'intenderej  Però dice Arillotele nel fecondo capo del fuo libretto della  Memoria, e Remini feenza, che Meditationes Mcmoriam confer  uant reminijeendo. E quello, perche l’Intelletto viene ad habi  tuarfi colla frequente meditatone; è queflhabito poi,viene à  facilitare l'atto del ricordare . £ quello balli quanto al primo  lignificato della Memoria,chc è la potentia memoratiua. E •  paflfando al fecondo lignificato della Memoria, che c il fimolacro dirò due cofe; prima, comcfi fà in noi quella Memoria; fecondo fe oltre latro del Senio, fi polla in noi far Memo  ria. Al primo dico, che il fimolacro in noi fi caggiona prin  cipalmente da Senfi, li quali riceuono lifimolacri Icnfibili, e  per quelli Senfi, come per tante Finellre, e Porte, paflàno al  le llanze interiori Senio comune e Memoria, doue fi ftabiliIcono e fermano : li quali fimolacri fono da le potenti muoue  re la potentia cognitiua,per l’atto del conofcere . E quelli fimolacri, idee, Se imagini fono da Filofofi chiamati fantalmi, li  quali depurati poi per l’intelletto agente diuentano fimolacri, e fpccie intelligibili. E quelli limolacri intelligibili fi ri  ceueno neU’Intelletto posfibile; poiché come diceuamo l’Anima lepacata, pure ritiene li fimolacri conofoibili ; il che non  irebbe, fe fidamente nella Memoria finfitiua li fimolacri fi ri  ceucfTero.   Al fecondo dico, che la Memoria, non fidamente riceue li  fimolacri, li quali intieramente fumo nei Sentì; rnà ctiandio  li fimolacri imaginati formati dalla nofira Cogitatiua, la qua  lehauendo li primi fimolacri nella Memoria contemplandoli, puolc congiongcrc uno fimolacro con 1 altro;ò uero racco  gliere dalTifiefio fimolacro nuoue imagini, e quelli fimolacri  et imagini poi fi riceuono nella Memoria. Per clcmpio nella  Memoria ui è il fimolacro del Sole, Se il fimolacro del verde  villi dal Senfo; prefentandofi quell» due fimolacri al a Cogitatiu ;li congionge, è dice, il Sole verde, Se nidi la Memoria riceue quello fimolactodel Sole verde. È parimente fi fa de  gli altri imaginati fimolacrij come del monte d’0.o,ckll’B*p   ‘pocctuc. p© cerno, e della Chimera. Forma ancora delle prime figure,  et idée, ò arguitiuamente, ò per ragione di fbmiglianza altri nuoui fimolacri; li quali fi chiameranno imaginati; perche  non comprcfìda fenfi. Liquali fimolacri imaginati fono necef  fari j all’Arte della Memoria: nella quale ci {bruiremo, non fòllmente de gli fimolacri hauuti da gli Senfi ; ma ancora degli  raccolti dalla Memoria,c Cogitatiua. E quello balli perla cognitione del fecondo lignificato della Memoria,& anco per  quella Lettione. Douendo raggionare del Terzo lignificato delia Memo  ria,ch*è l'attoal recordatione, quando attoalmente ci ra  cordamo, ( il qual’atto propriamente fi chiama ricordare, fi  ben’ anco li chiama con nome generale, Memoria ) diremo  tre colè. Prima, come fi fa quelt'atto.Secondo in quanti muo  di fi fa auefl'atto.Tcrzo in che modo fi può facilitar quell- . atto, al che mira l'Arte della Memoria, della quale noi trattando.   Quanto al primo dico, che quell’atto fi fa, quando la potè  za cognitiua fiumana drizzata al tesoro della memoria, fé li  offerifeano fpeditamente,e prefentano li fimolacri, con li quali  ò contemplai raggiona,ò infegna,ò predica, fecondo l’ufo  delle forze interpretatiue.   Quanto al fecondo dico, che l’atto della Memoria paragonato all’impedimento antecedente, prende due nomi, l’uno  chiamato ripigliamento di memoria^’ altro Rcminifccnza. Il  primo quando fi frapone interrompimcnto di tempo.ll fèco  do, quando fi framette interrompi mento d’obliuione, e dime  ticanza. E che quelli due atti fiano differenti, appare per due  ragioni Arifloteliche. La prima dall’attitudine, La feconda  i dai fòggetto.Quantoalla prima chi è pronto ad apprendere^  capire, e ueloceadimpararc;è pronto, e uelocealla reminifeenza.E chi è tardo ad imparare et apprendere; è pronto alla ri  membranza « Quanto alla feconda, la rimembranza o ricordarsi; è atto dt molti Animali: mila reminileenza ddTHuotr» lolamente,comc dirò piu inanzi . £ per darui vn cflcmpio di  quelli due atti, prendo qucll’auttorità, Sapientiam fine fi filone* 0  didici, et fine inuidia communico,& bone fìat era illitts nonabfcon  do . Haueudo hoggi riporto nella Memoria quell ’auttorità, e  domani volendo recitarle, le inticramctela Memoria me la ra  prefenrarà, quell’atto di Memoria li chiama ripigliamcnto di  Memoria: perche tra l’atto d'hieri, c quello d’hoggi fidamente ci ètrapollo interromptmento di tempo. Mi fcdelvcrfb  che hieri m’albergai in Memoria, hoggi io mi ricordo la prima, e la feconda parola, e non mi ficordcrò la terza, ò quarta; e pcnlàndo, eripenlàfldo, dopò quella obliuione,è dimen  ticanza mi lòuiene la parola dimenticata; qncfl’atto di ricordarmi colà /cordata, li chiama atto di reminileenza ; perche  vi fi c trapolla dimenticanza et obliuione.Sichela reminilceiT  aa none ogni atto di Memoria, dopo qual fi uoglia interrom  pimento; mà lolamcntc l'atto di Memoria dopò l'interrompimento di obliuione. £ quelli due atti fecondo Ariflotile fono  coli differenti, che >1 primo è communc à gli Huomini et alti  Giomenti; mà il fecondo, che di reminileenza conuiene lolamcnte à gli Huomini: perche la reminileenza c vna reflesfio f  ne dell'Intelletto difcorrcnte, per ricordarli la colà dimenticata; fiche la reminileenza è atto dell intelletto, ò della Cogita  ciua lènfitiua,congionta all'Intelletto. Quanto al terzo principale, in ch$ muodo fi può facilitar  l’atto della Memoria, dico che ò pariamo dell’atto della reminileenza, ò del repigliamento della Memoria. Se del primo atto, racoglicndo da quel che dice Arillotcienel libretto della Me  moria c reminileenza, dico che in tre muodi noi postiamo ri  cordarci di colà dimenticata. Primo hauendo l’occhio all'ordine delle colè; Secondo al tempo; Terzo al luogo . Quanto  al primo, dico che dobbiamo mirare alle cole antecedenti, ò  iòflequenti alla colà che noi ci fiamo /cordati ; che coli ci Ibuenirà la colà mezzana; ilche fi vede per elperienza di quelli p  che làpendo molti uerfi, e /cordandoti del terzo, ò quarto;  recitando il primo, e fecondo, li louiene il terzo, et il quarto. Da quello nalcc dice il filosofo, che alle volte ci ricordiamo d’vna colà pafiàta d’?n gran tempo ; et una cola del riftcflfo gjornojA d’vn’altro innanzi fatta, non «i G>uiene:per»  che quella cofa fouucnutaci nouamente,hà qualche collegaza  et ordine có quella cofa, che noi prefcntialmcnte penfàuamo.  Et il procreilo in quella colliganza fi fa in tre maniere, come  dice Ariliotilc; dal limile; dal contrario : dal propinquo. Dal  Amile, come le mi ricorderò di Socrate; ricordandomi di Platone, ìlquale c limile à quello nella fapienza. Dal contrario,  come fe mi ricorderò di AchiIIc;facendo mentionedel fuo au  uerfario Hettore. Dal propinquo, fe mi ricorderò del Padrementre fò rimembranza del Figlio. Il fecondo muodo è mira  re al tempo;perche volendoci ricordare d’vna colà paflàta,diftinguendoli tempi, e conAdcrando d’hora in hora potremo  ricordarci della colà dimenticata. Il terzo muodo, è mirare al  luogo: perche conAdcrando diparte, in parte, i luoghi ne’qua  li habbiamo fatto dimora et operato, potrà louuenirci il fatto che vogliamo . Quelli tre muodi di ageuolare la reminiIcenza, lon fondate nell’ordine, ilqualc è ottima guida per la  facilita ancora del recordare. Indi A traggono d’Arillotilc a.  documenti per facilitar la Memoria, e la reminilcenza. Il primo, chele cofe da collocare in Mcmoria, Aano ben ordinate,  diftinte, e ridotte in capi : perlochelc colè malamente ordinate, tardamente ci lbucngono.Il lècondo, che le gli porga vna  gagliarda attentione di mente: perlochc alle uolte ci ricordamo piu d’vna cosa villa una sol volta ; che un’altra villa piu,  volte. Il terzo che frequentemente Aano meditate, et repetite  con ordine. 11 quarto che nel volerli ricordare colà dimentica .  ta, li Riabbia 1 occhio al principio della colà, ilqualc è atto atra  her a fe il nello, per la colligaza et ordinejcome A tira vn luco  filo, da chi prende il capo. Se pariamo del ripigliamcnto della Memoria, et vmuerfalmentcd ogni atto di Memoria dico  chem tre muodi posAamo haucr faciltà in quell’atti; primo  per natura; fecondo per clfercitio; terzo per arte. Della natu  ra noi non posAamo farci maeftri; poiché c dono di Dio, ilqualc dono l’habbiamo An da forigine; et cflendonenoi dotati eccellentemente, dobbiamo renderne lode a l’auttor della natura ; et eAèndonc bifognoA, dobbiamo ricorrere a fua  diurna MaeAa per aiuto: poiché ìnitium omnù Sapienti, timor  Domini e/t . E ben vero, che la Memoria naturale puoi elfer C aiutata    aiutata dalli Medicamenti, dairE{Tcrcitio, e dall’Arte. Dell’Arte, e dell’Effcrcitio diremo poi. Quanto alli Medicamenti, no  reiterò di dire*, che per lo più fogliono riufcire perigliofi, e par  ticolarmcntc le vntioni, che li fogliono tare alla poppa del  cerucllo ( chiamata l’occiput ) per ingagliardire la Memoria.  Lequali vntioni fogliono effer di qualità calida,c fecca; e per  che il caldo accende li fpiritidel cerucllo, e quelli (piriti aceli  et infiammati alterano, muouono, perturbano, dilordinano  li fimolacri; ne fiegue che quelli liquali vfano imprudentemé  te limili vntioni bene fpelfo diuentano frenetici, e pazzi. E fè  pure non incorrcfiero in quello danno ; non polìono fuggire  qucll’altro: perche fi sa bene, che l’ingagliardimento d’vn còtrario,rende debole la forza dell’altro contrario; à guifà, che  il calor che fubentra nell’Acqua, quanto più prende forza, tan  to più fi feema e, và mancando il freddo ; c perche l’ingegno  e l’acutezza dcllapprenfiua confitte nell humido; la tenacità  della Memoria confitte nel fccco ; però li Medicamenti calidi,  è fecchi; mentre ditteccano la Memoria, chiaro è che ingagliardendo la retentiua, debilitano l'apprenfiua . Laonde quefti tali mentre cercano d’hauer felice retentiua, diuentano roz'  zi, (tolti, c tardi, nell’apprenfiuaj intanto, che non fon’attimè  da fe fare inuentioni; nè ben aaper’imitar l’altrui; habili folamente à leggere l’altrui fcritti, e quelli parolatamente riporli  alla Memoria, Ne per quello intendo negar affatto tali Medicamenti: mà concedo bene poter effer vfati,col configlio d’vn  efpertisfimo Medico, ilqualc conofccndo la qualità e forza par  ticolare del medicamento, la qualità, la complesfione, l’età, il  bifogno delmcdicato,potràopportunamenteordinare,& indi  con ficurczza vfarfi l’ordinato medicamento. Fra gliremedij  vniuerfali,fi recitano, Il moto, Il lauare; La tenebra, e la mediocre attcntione. La onde fi formano quelli quattro quefiti.  Il primo perche caufa quelli, che fi vogliono ricordare muouono il Capo. 11 fecondo, perche caufa il lauare del Capo gi.o  ua alla buona Memoria. Il Terzo, perche meglio ci ricordiamo nella tenebra, che nella luce.ll Quarto, perche fapendo noi  recitar vna cefi, udendo darci molta diligenza, et attcntione;  ci feordiamo di quella. Al primo rifpódo,che alle volte nell’organo della potéza Mcmoratiua,vi è qualche oppilatione, laqua IO   le impedifceil libero paflaggio dell» 1 (piriti fenfitiui: e mouédoì  noi il capo, s’apre quell’impedimento, et aperto pa/Tano li  Spiriti, c ci ricordiamo. Al fecondo dico, che per tal lauamen  to s’aprono li pori della Tcfta, perii quali cleono fuora li fu  mi, che ingombrauano il ceruello, et impediuano illuogo co  fèruatiuo dclli fimolacri; la onde ufciti quelli fumi,reftando  libero l’organo, facilmente ci ricordatilo. Al terzo ri/pondo,   . che ne. la luce li moti de l’oggetti lenfibili efteriori, come piu  gagliardi, impediuano il moto delli fimolacri interiori, che fò  no men gagliardi. Per lo che fi da regola, che l’huomo per ricordai fi, e per collocar in Memoria, li può feruire dellatenebra,ò naturale, ò uolontariamaturalc del luogo o/curo;uoloa  taria, chiudendo gli occhi nella luce. Al quarto dico, che la fi>  uerchia diligenza^ attcntionc,preci/àmcntenclli fimolacri bc  ne habituati, perturba li /piriti, c muouc gagliardamente li fimolacri riporti nelforgani ; c quefta pcrturbatione ecommo  uimcnto alterando, dilfordinando, e confondendo li fimolacri, impedi/ce l’atto perfetto della Memoria- Ma ponendo mediocre attentione,e diligenza : non ne fiegue quefta perturba  tionc,e di/ordinationeje però li fimolacri meglio fi ripigliano.   Quanto all c/sercitio dico, che ottimo rimedio, per facilitar  l’atto della Memoria, è l’clcrcitio mentale, e uocalejpcr Io che  fi riferilee di quel Filo/òfo lettore, il quale più e più uolte ri  chiefto da’Difcepoli,chc uoleflelor’infegnare l’Arte della Me  moria : dopò molte preghiere, all’vltimo con Metafore di Me  tonomia figurando l’e/èrcitio difse,chc fi riccucflc Scarpa fa  na,c Scanno confumato.Volendo inferire, che lo Scolaro, per  far buona Memoria, fuggendo li fuiamenti; debbe /edere, c  uigilando /Indiar molti Libri, E chi non sà,chc fedendo affai  lo Sc-nno, ouc fi fiede fi confuma ;ele Scarpe, perii ripo/ò  rimangono lanc.E qudfto forfè, uolfe dire il Filo/ofo in quel  fuo detto fedendo, e ejuiefcendo,Jinimns fit prudens. Indi credo, che Adamo /àpientemente impor endo li nomi alle co/c,  chiama/Tc la Memoria con parola hebrea, Zecher. Il qual nome, c comporto di trelettre; Zain,che c Interpretata oliua.  Caph,chc interpretata,curuati funt: Res, ch’e interpretata Caput. Volendo dire, chelaMemoria confifte nel Capo curilo^ per Io cheuolendoci noi ricordare d’una cosa dimenticata, curuamo et inarcamo il Capo; perche ri fedendo la Memoria nella parte deretana del ceruello, chinando noi il Capo  al Petto, con quello moto s’aprc l’organo, e fasfi più atto, e fa  cile alla fua operatione. E di più la Memoria dice Capocuruo; perche dobbiamo curuar il Capo à lludiar li libri ; e da  qui nalce poi(come dice il filosofo)cheli Studenti per lo più,  hanno qualche poco di Gobba ; perche non piegano pigri  il Capo alle (palle fopral'otiofe piume; mà diligenti I'incuruano al petto, fopra gli aperti Libri . E di più il nome della  Memoria contiene l'Oliua, dalla quale fi fa foglio, udendoci  moftrare,che l'uomo per acquillar buona Memoria, debbe  uigilare, non folamente con la luce diurna del Sole ; màcon  la notturna dcll’oglio.Oltra che il lume dell’oglio,è più atto  di quello del Seuo,ò graffo, il quale col noiofo fumo, e feto  re appanna gli occhi, c difturba affai il cerudlo. Auertendo per fine di ciò,che in quello capo curuo non fi prenda fred  do nell’occiputjmà fi mantenga col fuo calor naturale, non ec  ceduto, nè alterato da calor eitrinleco : acciò il calor’acciden  tale, non perturbi l’ordine de’fimolacri :& il freddo nonag  giacci,& induri l’humidojfi che fi rendano poi l’organi tardi,  pigri, e difficili all’operatfone.Disfi dell’efercitio uocale, inté  dendo di quelli li quali ripongono in Memoria, per recitare  leggendo, predicando, od orando; perche lappiamo, che non  folamente l’Intelletto è habituabile; mà ancora la Mano, eia  Lingua; quella à fcriuere, quella al recitarejpcr chchauendo  noi imparato uinti,ò trenta uerfi,& affoefacendoci in recitar  li molti, è molti giorni, la Lingua uiene ad habituarfi, intanto, chefenza penlarci ò darci mente recita, e feorre diuerfo  in uerfo ottimamente.Dunque, perche la Lingua è cosfi habituabile,e porge aiuto alla Memoria in recitare;è molto ben  fatto alloggando nella Memoriale colè, e repetendoleper Ha  bilirle in quella, fare che ancorla Lingua le reciti, el’efplichi  con uocc quanto più fi può intelligibile ; e quello fi uederì  con elperienza,'chc apporterà grandiflimo giouamento alla  Memoria.   Quanto aTArte da facilitar l’atto della Memoria ; quella  farà la parte, che s’ha da trattare diffufamentedanoi . Della  quale, come uoglionocommunementcli periti de quell’ Arte   e P  1 1 e precifàmente CICERONE (vedasi), e Quintiliano, nc fu primo inuento  re Simonide Melico Poeta Lirico, il quale hauendo uifto mol  ti fedenti in unconuito,& efsendo poi caduta la ftanzadelcó  uiuio;& vccifi, c dislìpati li cóu tati di maniera, che nó poteua  no elTerconofciuti diflintamcte dalli parenti et amici, che vole  uano farli gli honori funerali, Simonidc Poeta fbp radette, hauS  do per prima riporti nella Memoria licóuitati, fecondo l’ordine de’luoghi oue fedeuano; diftintamente vno p vno li rico?- nobbe . Metrodoro feeptio fece perfetta qucft’Arte, Cicer:  adHercnnio ne trattò efquifìtamente, cort Quintiliano, Sene  c a, Petrarca, Rauenna ne fa un trattato ih  titolato la Fenice. Fra Lorenzo Guglielmo debordine minor  conuentuale, pienamente ne tratta nella fua Rhettorica. Fra  Cofma Rortellio dell’ordine dc’Predicatori, ne fà un libro intitolato, Thesàurus memoria: artificiose . E prima di lui ne  trattò pienamente F.Gio. Romberch, Iacopo Publitio, Matheolo Perugino, Francefco Monleo et altri nelle opre della  Retorica.il Sig.Dolce in forma di Dialogo, uolgarizò il Trac  tato del Romberch. E finalmente il Sig.Gio:Battifta la PORTA (vedasi), n’hà fatto un bellissimo trattato, Io mi sforzerò, et imitando inuentando; ridur queft’Arte, àquel compito Metodo,  che fi potrà maggiorc.Notando, che due colè iidefiderano in  qucft’Arte; primo, Il ucro Methodo della Dottrina; fecondo  la Voce uiua di chi bene l’infègni.Per difetto del primo, mol  tireftanopriui di queft’Arte; per difetto del Secondo Tariffi  mi ne riefeono; perche queft’Arte, à mio giuditio,è limile alla Mathematica,c Notomia ; le quali, mentre fi fpiegano, bifo  gna ch’il Mathcmatico habbi la fua tauoletta ingefsata, fbprà  la quale difegni, e moftri le Figure Mathematiche: et il Noto  mifta habbi dinanzi a gli occhi, e /òtto le Mani, e tagli di Prattici, il Corpo humanojfòpra il quale infegnando con la Lingua; moftri con il Dito di parte in parte, tutte le membra hu  manc.Cofiì il Lettore d» que/l'Arte,bifogna che feelga uinti,ò trenta luoghi, e quelli uifti dalli Scolari, c ben polli in Me  moria, come preamboli; fiuadipoidi parte, in parte, esplicando il contenuto dell’arte. D Alle cofc fopradette raccolgo, c concludo quattro colè;  la diffinitionc della Memoria Artificiale, il titolo dell'Art, il foggetto, la partitione. Del primo dico, che la Memoria Artificiale^ vna forza acquiftatacon arteficio ingeniofo, perlaquale tenacemente li fimolacri di cofe ò di parole fi ritengono, c viuacemcnte alla  virtù contemplatiua, cnarratiua fi rapprefentano. Dclfecon  do dico, che queft’Arte fi chiama, Arte di Memoria ; e chi la  volcfle chiamare Arte di Memoria vdita, non errarebbe ; poiché è vn’Artc, che conuienc,non folamentc efler iftudiata nel  li Libri; ma vdita ancora da voce viua ; nella guifà che forfè  Ariftotele (fecondo alcuni) intitulò li primi Libri della Fdofòfia,de Phifico auditu . Indi credo, che tra gli Ieroglifichi,  l’Orecchia fi troua confccrataalla Memoria . E fi bene dottamente Porta, intitulò queft’Arte, l’Arte del ricordare :  poiché la Memoria Artificiale mira, et attende à facilitar l’atto della Memoria, che è il ricordare; non però ne ficgue, che il  titolo antico, e communc diqueft’Arte debbia edere rifiutato; poiché e da Filofofi, e daThcologi, tanto la potenza della  Memoria; quanto il fuo fimolacro, c l’atto, son chiamati memoria. E fe ben affermo,  che queft’Arte mira anco la reminifccnzajquando ne i limola  cri albergati, foccedeffe obliuione: nondimeno conuenientemcnte fù chiamata da gli antichi Rettorici, Arte di Memoria;  non fedamente dal fine, come dice il Sig. Porta: poiché il tutto  fi fa per accrefcere la Memoria; ma perche ogni atto di ricor  dare, e chiamato Memoria, com’io disfi. Del Terzo dico, che  il foggetto di queft’Arte, c il Luogo ideato per ricordarci;inté  dendoper l’Idea il fimolacro,la fimilitudine,I’imagine, la quale fi colloca nel Luogo ftabile: acciò viuacemcnte ci raprefèn  ti la co(à,ò parola della quale vogliamo ricordarci.E da que»  fto foggetto, io prendo la partitione dell'Arte, laqualc è diuifa,in Luoghi, et Imagini.E fèbene il Signor Porta aggiongala  Perfona,tra il Luogo, e l’Imaginc j nondimeno diremo al fuo  luogo,fe quefta Perfona, fi deue ammettere in queft’Arte . Et ammettendofqla redurremoal Luogo, ò allTmaginctfi che re  ftafofficientela partitione,in Luoghi et Imagini.il luogo è  come Materia; l'imagine come Forma; Il Luogo ca guifa del  la carta nella quale li fcriuc: L knaginec à guifa della (cattura che fi (tende (òpra la carta, e come dice Quintiliano con CICERONE (si veda) il Luogo c come tauoletta incerata, l'imagine, come lettera. Si che il Luogo, è quella parte materiale, (labile,  diftinta, e proportionata, laquale c bafe della Imagine, Figura,  è fimilitudme della cofa,ò parofa,come vn’Angolo d’vna Cella. L’imagine c la Forma,!* Figura, la Similitudine, ó Segno  di quella cofa,ò parola, che noi vogliamo ricordarci, come la  forma d’vn’Huomo, ò d’vn Leone, quale con la noftra Mente, noi collocamo nel Luogo.Del qual Luogo, e poi dell’Imaginctrattarcmo.   Delli Luoghi.   Dirò ordinatamente tre colè delli Luoghi, ’la Partitiotie, le  Conditioni, ò Regole, et il muodo da formarli nella Memoria .   Quanto alla Paninone, ò diuifionede i Luoghi, dico che il luogo c di tre (orti ^ Imaginato.   rti, il primo Reale, il j. imiginato. Il pri  roo e quello, che nel luogo ucde il Senio,comc nel primo luogo ci trova la porta, nel secondo l’angolo, nel terzo la Fi  ncllra. Iinagmato c quello, che ut formala mente; per essempio le da angolo ad angolo d’una danza ui foffe uno spazio troppo grande per un luogo, ecapacedt due Luoghi, c‘  che non ci foffe in tale spazio niunodidintiuo; io posso formarcene uno, colla mente, collocandoci una persona, una figura, un colore, un’altro SIMILE SEGNO – no parole – H. P. Grice --;ò pure le voi avede commodtcà, farebbe bene farci UN SEGNO reale, come làrebbeà dire prender un banco o caffa, ò altro ARTIFICIATO, e por 10 in quello spazio per SEGNO; ò pure appendere nel muro qualche colà con un chiodo, come un quadro, una figura, ò ergerui un’altare, fè pure non uiuolede (bruire del muro per carta di pazzi, dipingendoci un legno col carbone, o altro co lorante. Equedi SEGNI sian vidi, re-vidi, e maneggiati; c poi  fermati, e repetiti nella memoria. E fc bene si rimouinoqucl   11 SEGNI da i luoghi, si ritengano però sempre nella memoria, come la prima volta ui si uiddcro. Auucrtendo sopra il tutto che IL SEGNO del didintiuo, non sia troppo piccolo; perche nó  darebbe quella vivezza che si desidra. Il numero di luoghi mira il bisogno di chi li forma; perche chi uuole luoghi per li concetti, un mediocre numero li bada; chili vuole usare anco pelle parole di molto numero n’ha-btfogno, si come colui che scrive poco, di poca carta hà btfogno; mà chi scriue molto, di molta è bifrgnolbr J 6 Il Raaenna fi uanta d’auerne formati cento diece mila. Il  Rolfellio stima che il gran numero offende alla memoria. CICERONE (vedasi) stima che fidamente cento luochi baftalfcro. AQUINO (vedasi) conseglia ad auerne molti. PETRARCA (vedasi), il Rauéna, Gio:  di Michiele, Matheo Veronefè ò Perugino, ìsibuto, e Chirio, e con quelli il Romberch si dilungano da CICERONE (vedasi)Cicerone. Voi formatencne prima cento, per rclfcrcitio j e poi di mano in marno formatene dell’altri, hor collocando vnaChiefa,hor un  Palazzo, hor un’altra Chiclà, finche haueretc la lèmma d’un  mille luoghi. E le quelli non ui baftalTero, potrete formarne,  de gli altri; purché non pasfiatc à formar li Luoghi della feconda Chiefa, ò Palaggio;fe prima non haurete molto bene Ila  biliti nella Memoria li luoghi formati nella prima Chiefà ò  Palazzo, ch’altrimente facendo, offendcrelle la Memoria, e con  la confu fione, e con la fatica.   Settimo, Della Diuerfìtà.  Non è colà doue fi ricerca tanta uarietà,c diuerfità, quan  toin queft’Artc; per lo che l’uniformità, ò Gmilitudine  delle colè, c diametralmente opposta alla Memoria di Luoghi.  Però in un Clauftro,doue fi ueggono Archi, e Colonne tutte  limili, non fi polTono formar Luoghi;!! come nc meno nelle  Celle di Dormitori; di Rcligiofi, parlo di quelle che tutte ha  no le porte, e diftanze fimili. Si ben’ alcuni uolcndofi feruire  di tali Luoghi fimili, diano Regola delli Diftintiui imaginati;  come legnarcon la mente le Colonne, una con una Croce,  un’altra con una Mano, vna Cella con un Santo, l’altra con  un’altra Figura;non dimeno quello mi pare uano c fuperfluo,  si perla difficoltà, che s’aggiongealla Memoria, come per ha  ucr noi ampia commodità da poter cIegger’aItrfLuoghi,qua  li per la dilfomiglianza,c diftintiui reali fon più atti, e facili al  la Memoria, lènza lottomcttcrci Se à quella nuoua fatica, et à  tal pericolo di uacillarnclli fimili. E ben uero, che le noi nel  formar di Luoghi, doùesfimo palTar da Luogo Commune  ad altro Luogo Commune, come palfarda una Cielàad una  Sacreftia; e per congiongcr quelli due Luoghi Communi, ci  conuenilfe palTar, per un Clauftro colonnato, e che le Colon   ne fu  nefuflero poche in numero, come tre,ò quattro ; non negarei il palTat per quelle, e diftinguerle con qualche legno reale  pofto ad tempus^com’io disfi nel Capo quinto del Diftintiuo,  ò collocandoci perfone familiari, fecondo le regole che fi di  ranno delle perfone ftabili, ò almeno diftinguerle con fegni  imaginati. Delle Celle fimih di Dormitori, s’auerta,che ce  ne potiamo lèruirc,ò palpando, ò entrando; le palTando,e tut  te le Porte, e le dirtanzc,tra Porta, e Portalono uguali, e fimi  li: è difficoltà a i oprarle, àchi non le li fàprattiche,diltinguc  dole per diftintiui efficaci, c particolarmente per Peritane che  ui habitano, quando lon molto ben conolciute dal Formato  . re. Se entrando è gran commodità ; perche col diftintiuo ef  ficace ritrouata la Cella, fi portono dentro di quella ordinatamente formare alcuni Luoghi, et ufeendo da una paflarc  per lo fpatio tra mezzo alla lequente Cella. Ocrauo Dell* Lumi, DErche forniamo fi Luoghi,per collocarci l’Imagini, e talmé  *•' teli raprelentano alla Mente l’Imagini, quafi l’hauesfimo  dinanzi à gli occhi: però bilogna,che il Luoco fia illuminato;  acciò Mangine fi posfimortrareallofguardo. La onde il Luo  go oleuro, non catto per queft’ Arte; perche fèpelifce, uela,&  acceca Tlmagine.E fi come l’Imagine porta in aperto Luogo,  perii fouercnio lume fi rende all’occhio fbuerchiamentefplc  dente, d’occhio irtelso s'offulca in mirarla, ne può diurnamente, e commodamente contemplarla; cofi la Mente non ef  fìcacemente apprende, nè uiuacemente la Memoria csfibilce  qucll'Imagine, cheda foucrchto lumeè illuftrata . E però le  Strade aperte; le Piazze, le Muraglie, che fono dalla parte di  fuori dell’Edificii, non fono troppo atti per quert’Arte. E qua  to aH’ofcurità,il Sauona dice,cheil Luogo oleuro, fi può far  luminolo: le fi confiderà, efi forma con un lume di Lucerna,  e Tempre fi mantenga nella Memoria cosfi illurtrato,come fu  uifto con il lume quella prima uolta.Ma quello io l'ammetto,  quando quel Luogo oleuro forte neccrtario all’ordine di Luo  ghi, per non interromperli; fi che per continuarli bilognaflc  palfar per un Luogo oleuro. Il limile dico dclli Luoghi aper    ti, che per cotinuar Luogo Còmfflune, al Luogo Comma  ne, mi bi/bgnaffc pattar per vn'Andito, ò per vna Strada,ò  per vn Cortile': potrei in tali Luoghi aperti, formar i Luoghi  diftinti.E quando fodero /ouerchiamenie luminofi :fitormino i Luoghi in tempo nuuololojò nell’hore, quando s’itn  bruna il giorno la /era, ò quando fi chiarifce la mattina. E  nel modo che furo vidi la prima volta che fi formaro ; così  fiano Tempre ramcntatt. Et auertail Formatore, di non eflcr  troppo fcrupoloio intorno alli Luoghi aperti; perche cttendo aperti uerio il Cielo, e per il progretto, nondimeno fono  chiufi a faccia, con mura et habitationi non troppo dittanti»  come /bgliono ctter le ftrade per le Città;e s’ofl'crui quelche  fi dirà della folitudinc,e fic detto di lumi, di formar i luoghi  in certe hofe del giorno, quando e men frequentati, e men  luminofi fi veggono; non c dubbio che permisfibili fono alfArtè. Nono Della Quantità. m P Erche ne gli Luoghi fi collocano l’Imagini corporali, diftefe per larghezza, et altezza;però bifogna, che li Luoghi  habbino la loro debbita grandezza. Et perche il Luogo trop  po piccolo, non potrebbe capir l'Imaginc ; e fe fotte troppo  grande fuiarebbe lo /guardo, et confequentemente la Mente # laquale ila attenta alla Memoria, che è fondata nel fenfo:  però fi attegna la larghezza di otto ò noue palmi, òpiedi;per  che in tanta larghezza, fi può à braccia aperte, e fpiegatediftender vn’Huomo.Nó meno, acciò nello fpiegar delle brac  ciad’vna perfona,noningombratteilLuogointanto: che nò  reftatte fpatio per l’altra Per/ona, quando per occorrenza del  l'Imaginc bifbgnatte fimilmcnte fpiegar le braccia.Non più»  perche noi uogliamo feruirfi delti Luoghi, non /blamente  per li Concetti: ma anco per le Parole. E fi come malamente leggiamo le parole, quando le lettre, fillabe, ò le parole an  Cora /on'troppo dittanti l’vna dall’altra: così tardamente /om  minittra la memoria, quando li simolacri non hanno tra loro vna cofiueniente vicinità» come diremo nelfeguente Capo della Dittanza. E Decimo Della Diftantia.'  CICERONE (vedasi) vuole, che un Luogo Ila dittante dall’altro trenta  Piedi, ilchc lìcgue ilMonlco. Il Rottcllio vuole, che 30 .  Piedi, s’intenda del Luogo ampio; ma del particolare, quindici ò vndici Piedi. Il Sig. Porta dice, che Cicerone vlàua i  Luoghi per li Concetti giudicali, douebifognaua hauer fpa  tio grande, per depingcrci gran fatto: ma per le noftre Regole batta la diftanzadi otto palmi . Alche fottoferiuo io di  ccndo y col detto Sig.Portarche le per calò ogni otto palmi*  non s’ihcontrafle Angolo^Porta^ Fineftra, ò dtftintiuo nel  Muro ; mà il dittintiuo fotte puoco amati, 11 che bifognal^  fc dittender’il Luogo altri due palmi, non importa che la didimi Ila di dieci palmi . Si come incontrando il dittintiuo  nel lètti mo palmo, e nelfottauo non ci fette ; non farebbe er  rorc, il fermarfì nel dittintiuo.E la dittanza s’intende, dal cétro,e dal mezzo del Luogo, al centro dell’altro Luogo : lì che  ne fìegue,che li Luoghi habbino ad etter fbccesfiui, e contigui . Il Rauenna adegua la dittanza di cinque ò Tei piedi : il  che le ben potette pattare,nondimcno è più lìcuro darli la Iar  ghezza d'vn huomo,con le braccia (piegate e diftefejaccio  occorrendo farli Ipiegar le braccia non s’ingombrino le Per  ione tra loro.URomber eh oltre che (lima ottimala Regola  dclRauenna,aflegna ancora la dittanza di due piedi quando  l’Angolo,ò altra cola lègnalata,abbracciafle i luochi.Ilche le  s’i mende da centro à cétro, forfè pattarebbe, per la collocano ne immcdiata:ma non è congruo perla cJlocatione mediata, la quale ricerca Pcrlone Se Imagini, lequali dovendosi spiegare per larghezza, non li ballano due piedi; le pure per piedi, non intendefle due moti, e pasfi. Ma s’egli intende della di  flanza,tra il fìne di vn Luogo, et il principio del feguente : fe  la necessitaci conftringe à far quello* c permetto com’io dif  fi con Porta.-,  Icttioiic La soccessione di Luoghi, ò s'intende tra Luogo Comma ne,e Commune:ò tra Particolare, è Particolare . Quanto  alla prima foccesfione, (irebbe bene in vna Città, hauendo  più Luochi Communi:chc il Formatore (ì sforza (Te ordinar  li, conforme al (ito ideilo che fi trouano;paflàndo da Luogo  Comtnune al Luogo Commune ordinatamente:cioc da un  Luogo Commune, li pas(i all'altro Luogo Commune più ui  cinoje co(i poi al terzo, c poi al quartoje girando, ò caminaa  do per dritto ordinatamente, pauarall altri foccesfìuamente.  E non potendoli ciò fare di tutti; (i faccino in due ò tre par*  tite.Et perpaflar da vn Luogo Commune, ad vn’altro Com  mune, coinè da vna Chieli ad vn Palazzo, da quedo ad vn altra Chicli: (irà ben’incatenar quedi Luoghi Communi, con  alcuni Luoghi Particolari;purche il uiaggio da brcue,cli Luo  ghi fi posfino formare commodamcnte, come disli nell’otta  uo.capodelli Lumi, e nel (èttimo della Diucrfità. E queda  (òcceslìone tra Luoghi Communi c vtile: perche collocando  voi vna T*redica,od Oratione, e li Luoghi Particolari d’vna  Chieli, non ui badalsero, perlochc ui bilognalse paflar ad  vn’altro Luogo Commune:gioua il paflirci,per un mezo con  tiguatojaltrimente la Memoria fuariarcbbc.È notate, che que  fio paflagio li fà in due modi nel recitare, primo conpaulà,  fecondo lenza paufa.Con paula c poli, per elfempio hauendo finito il Prohemio, il dicitore prende fiato, epoi ripiglia  la Narratiua:in queda polita, può il dicitore far paesaggio  da Luogo Scontiguato,ad un Luogo Dilcontiguato ; c non  (blamente da Luogo Commune, ad vn’altro Commune, che  lia in unaidefsa Città:tna ad un’altro Luogo Commune, che  fia in vn’altra Città.Pcr efempio, hauerò collocato il Prohemio, nclli Luoghi della Chiefa di San Francefcodi Palermo;  polso collocar la prima Parte della Predica, nclli Luoghi di  San Domenico di Palcrmojò nelli Luoghi della Minerua di   £ a Roma, e la feconda parte, in vn’altrà Chicli . E così, non è inconucniente pattar da Luogo feontiguato,à Luogo feontiguato;& ctiamdio lontano, quando li prende fiato . Mal nel  fecondo muodo,tjuando bifogna farpaiTaggio lènza paulà,  e fenzapofata: è pericolofo,il pattar da Luogo Commune, à  Luogo Commune, lènza qualche mezo. Per eflempio,la  prima parte d’vna Predicabile va fcguita lènza pofata ; bilbr  gna collocarla in un Luogo Commune. E fé un Luogo Com  munc non baftaflè ? Dico che collocandola tu ledeui daraitergo in un Luogo Commune, che fiacapace:e così fuggiti  pericolo.E le per mancamento di Luoghi, ò per inauertenza  te la troui collocata in un Luogo Commune, e poi fei forzato pattar ad vn’altro Luogo Communc:dico chedeui pattare  advn’altro Commune vicino, quale però fia contiguato per  Luoghi Particola ri, co m’io diceua. E le quello non fofic có  modo difarfi? Dico che bifogna adoprarl’allutia, fingendo  qualche coliche ti dia tanto di Paulà; quanto commodamc  te la Memoria, con la Mente uoliiio al principio dell’altro  Luogo Commune, e trouato il principio lèguir la Narratiua.  Per efsempio predicando, quando farògiutoal finedelli Luo  ghi Particolari d'vna Chiela,c douédo pafsar ad vn’altraChie  falontana;fingerò che mi venghi vnatofse, ò cheti Compagno michiama;c mentre ltarò,ò à tosfire e purgarmi, ò uoltandomi parlar, ò attenderai Compagno; pafserò con la Me  moria, e con la Mente, al principio dell’altro Luogo Comma  ne, e trouatolo e ben polsedcndolo, ripiglio il ragionamento, e così con l’Arte, e con l’allutia cuopro il difetto . E quello  fia detto della lòccesfione de’ Luoghi Communi, che della  lòccesfione di Luoghi Particolari, non occorre dir altro: poi  che quella li conchiude dalle due Regole antecedenti, Quanti  •tà, e Dillanza, alle quali necefiariamente ficguc la contiguationc,e lòccesfione. L’Ordine del Moto, s’intende dell’ordine che li de tenere  dilcorrcndo per li luochi : fe fi deue cominciare da man  delira, c campando finire nella man finillra; ò difeorrere al v - -- contrario.il Raucnna parche cominci dalla delira. Si bené  il Rombcrch r duca il Rauenna al mot* perla deftra;ma cominciaudo dalla liniftra.il Roffcllio vuole, che lì cominci da  man finiftraj (è bene non rifiuta il contrario. Il Porta lodai’*  rn’è l’altro;purchc li fèguiti l'ordine, che cominciando dallyna,fi Unifica all’altra.Che dalla delira fi de cominciare, cc Ioperfuade il Filofofo diccnte, ch'il moto comincia dalla parte  delira. Che dalla liniftra lo proua il Rofcelho: perche queft*Arte,è poco differente dall Arte di Icriuerc, come dice Cicero  ne:e perche noi lcriuendo,e leggcndo;fcriuemo,è lcggemo,Co  minciaudo dalla f!niftra,e cammamoalla dcftra;però li de ca  minar. per i luoghi dalla Anidra alla delira. Alcuni ftimano,  che quelli che ucggono bene col l’occhio deliro, come lon’io; e poco e niente coll’occhio lìniftro, Icofrefsero dalla delira alla finiftra; quelli che vgualmente ueggono, con ambedue gli occhi, pofsono indifferentemente di /correre dall’ vna,  e dall’altra parte. Nódimeno l’elperienza moftra, che ècosì facile cominciar da vna parte, e finir nell’altra : come cominciar dall’altra, e finir nell’vna.EIa raggione,non è, nè l’vna,nèl’altra asfignata dal Rofsellio : perche l’vna, efclude l’altra. Che fe fofse,pcr il moto dello fcriuere: non farebbe facile vgualméte il leggerete i Luoghi al rouerlo, come l’efperienzaci moftra. Se fofseil mote, che comincia dal deliro : ci  farebbe difficile il cominciar da man manca,ilchenon c vero:  fi che ne l’vna nel altra raggione, elattamente,& elquifitamé  te ci quieta.La ondeùn quello fatto ftimo, che ò pariamo de  la collocatone dell’Imagini : ò della formatone di Luoghi. Quanto alli Luoghi, vgualmente è facile rallentarli, per vn  verlo;comc per l'altro . Quanto airimagini,ò fono Imagini  intere e Iole, di concetti, ò di parole intiere i E così, perche ogni Luogo hi la fua intiera Imagine; parimente è così facile  i difeorrere per un uerfo,come peri altro.Mà fel'Imagini fof  lerodi parole, et Imagini fpezzatc, cbilògni leggerle, nel muo  do è uerfo,che fi leggono le fìllabe al dritto non al riucrlb :  così è più facile difcorrer’à quel verfo,chc fon collocate. Per  elsempio,nel primo Luogo ci metto quelle parole, te Ibl’ado  ro. per T. ci metto vna pei fona chiamata Tiberio, alqualc  dò in mano un Tridente, colquale fora una fòlad’oro . e così   da da Tiberio, hòilT.dal Tridente l'E,e dalla fclàdioro,que*  Ile due parole fol’adoro,e tutte tre quelle figure fanno,te fol*  adoro.Qucde tre figure le pofso collocare in due muodi,pri  mo all’vfo hebreo, che legge dalla delira alla fmiftra, fecondo all’ vfo greco, ò latino, che fcriue,e legge dalla fin idra alla  dedra.Se io le colloco al primo muodo, 'più facile farà proce  der poi, dalla dedra alla finidrarperchccon quclVordinc io  tengo albcrgatcncllaMcmoria.Se le colloco al fecondo muo  do;più facilmente procederò, dalla lìmdra alla dedra parte .  Mà feillmagincc intiera d’vna fola figura, come fe nel j^ri- ’  ino Luogo ci metterò queda parola Geronimo, 1 eper quedft  parola ci colloco l’Imagine di vn San Geronimo, colpetto  ignudo, e col fallo alla dedra mano : pollo ugualmente ben  ricordarmi queda parola, ò dalla dedra, ò dallj linidra parte, ch’io cominci.E la raggionc, perche la nodra Memoria, et  al dedro,& all’oppodo muodo vgualmcntc esfibifee, credo  che fia: perche non mira l’ordine del moto di nodripiedi;ma  l'ordine che ritroua nelle colè uide dall’occhio. E perche nel  le cole uide, non /blamente ui c l'ordine dal primo al fecondo, e daquedo al terzo,ecofi loccesfiuamentc fin’ull’vltimo j  ma vi è parimente l’ordine dall’infimo focccsfiuamente fino  al primo:pcrò ordinati ncU’idelTò muodo li fimolacrì, puole la Memoria fondata nel lenfo,&al dritto,& al rouerfo esfi  birh fenza difficoltà alcunaifi come l’occhio con l’ide/fa faci  lità,che mira gli oggetti dalla dedra alla finidraj puolc mirar  li dalla finidra alla dedra. Della Solitudine. Non parlo di quella solitudine, chefinfe Cicerone della Città da formarsi da noi cò l’imaginationein vn De  (èrto, per darli tutte le conditionidi Luoghijperchc di queda  ne raggionaiyquando disfi delli Luoghi imaginati : ma intendo dclìi Luoghi artificiali reali, liquali fecondo 1 ide/To Cice fonedeuono efler eletti, in Luoghi folitarii, non frequenta»  da gcnte;pcrche la frequentia.il pa/feggio,lo drepito delle gé  ti,didurba, e debilita li fegni delFlm?gini, che all’incontro la sòlitudinc conlerua integre llmagioìdi fimolacri.il Rauenni dima ftinuuana ropinione della fblitudine, ciocche non fi eleggano Luoghi,d >uec frequenta di gente, come le piazze publi  che, le ftradc della Città frequentate: perche balla hauer uifti  quelli Luoghi qualche uolta lolita rii, e lènza gente. loftimo  che quel che dice il Raucnna fia uero delle Chielè,e Tempii,  liquali in certe horelòn uacue,e lènza gente: et inqucll’bore noi poslìamo formar li Luoghi;!! che balla la prima uolt.i haucruilli tali Luoghi uacui. Ma delle piazze, e llrade frequentate d’ognihoradiurna, non so come le poslìamo ueder  folitdrie,e uacuejeccétto che lèm’empilTe l’orccchiedi bombacc,ò cottone,pcr non lèntir’il tumultojc con 1-occhi facef  fi un’eftàfe mctaphilìcale, e non attendere ad altro con gli oc  chi Cc non à ucdcr’e formar i Luoghi; ò pure formar iXuoghi, nella prima hora del giorno, quando tali Luoghi fogliono elfer quafi igombri di gentc,com'io disfi nel cap.8. à propofito di lumi. Et in quella maniera, potresfimo ancora formar Luoghi in tali Luoghi frequentati; Ma potendo hauer*  altri Luoghi più com modi, io non mi metterei à quella im«  prelà faticofa, e periglio là. Dell’Altezza.   I L RauennauuoIe, che li Luoghi non fiano alti:ma coli iti  lpofti,che mettedoci l’Imagine dcll’Huomo, tocchi il Luo  go dcfignato.& à mio giudicio, poiché haueteintelo della Iar  ghezza del Luogo, douete anco hauer Regola dell’ Altezza, che  mira la !ommità,ela baie del Luogo. La lommità,e bafe, ftabilitcla con l'altezza d'una perlbna humaua:fiche il piedcye  balè del Luogo, fia il tcrreno,ò l’aftricatOjò il mattonato, ò  folaroda fommità fia. (òpra il capo, tanto quanto può gionger col braccio dirtelo insù, e toccar conia fommità della ma  no.E quello,pcrche occorrerà alle uolte,dar gefto alla pérlo  na di braccio alzato uerlb il ciclo, ò darli qualche colà in mano, quale per fila conditti one ricerca TAltezza;comelè tenef.  fè una bandicra.Et il piede l intendo in Luogo, che l'occhio  poflà mirar tutta la perfona albergata . E fe nel Luogo ui fia  banco, poggio, ò grado, fi potrà ftabilir la perlbna, con li pie- *  di fopra di quellijsforzandofi però per quanto più fi potrà.    che li Luoghi fiano pari, e di fimile altezza, quando la {labili  tà di Luochi,non ricerchi far’altrimcnte, come nelle fcalc, nel  li afcenfi Src.Epcr la parità di Luoghi, che da cofc mobili fuf  fè impedita: fi potrebbe, o ad tenipus,o con 1 imaginatione fi  muoucrc quelle cofe,& formar nella Memoria li Luoghi pa Dei Sito. ;  • Z N On balla hauer il Luogo particolare: mabifogna conofeer la parte del Luogo, douc s’ha da fituare rimagi  ne;e quella parte deuc cller’il mezzo del Luogo particolare.  E (ebene il Roflcllio dubita, e difputa fiele Figure fi debbono colle care ne gli Angoli, ò nelTlnterflitii tra Angoli, Se Aa  go!i; non dimeno noi hauendo asfignata la quantità, e la diilanza de’ Luoghi particolari, con la mifiira della larghezza .  d’vn’Huomoj confequcntementc concludiamo la Figura, e l’Imagine doucr effer fituate, nel centro; difendendole poi dal  l*vna, e l'ajtra banda, delira e finiftra, tanto quanto ricercherà  la grandezza et quantità delle Figure, et Itnagini. E fé in un  Luogo occorrerà collocar più Figure: fi potranno collocare  proportionataipentc compartendoli Luogo, fi che ciafcuna  Figura habbi il filo didimo, e conueniente Sito.il Romberch  non loda gli Angolitperche la ftrettezza,che farebbero le col  locate Imagini,&l’ombra et ofeurità, impedirebbero la didin  tione,& chiara uifta. Nondimeno quello impedimento fi toglievo! giuditiodel collocante; mentre non ingombrerà fo4i erchiatnente il Luogo; ma in tal mifura, che le Imagini fi  modrino all’occhio lueidee didime.  Della Signatione Numerica.   V Volc Cicerone, che per ogni quinto Luogo particola  re; fi ponga un fegno numerale. Per efiempio, al quinto  Luogo mettere una Mano d’oro, che con le cinque dita moftra un cinque, e così (occcsfiuamente . Il Signor Porta (lima  quella Regola di CICERONE (si veda)  /uperflitiofà, e difiutile. Ermippo,  come dice Iacopo Supplitio,uuole che ciafcun Luoco è SEGNATO col numero. Alberto, che ogni decimo Luoco habbi U  j ~ ' fuo t ir Tuo mimero, Qulntiliatio con CICERONE (si veda) .chc ogni quinto. Que  flinumeriòli pongono per dirtimiui, ò per recitartele per  diftintiui fon fuperflui: poiché cialcun Luoco hi il fuodt(lintiuo, fenza far quella terza fatica. Se per recitarli, il numero è parte d lmagine,c pero mobile, non immobile ; poiché nè à tutti li Luochi fcrue, ne in ogni occafione . L per  le occafioni, bada ad hauer li Luochi numerali dclli quali  dirò poi. E quella Regola Ciceroniana – CICERONE (si veda) -- fia da me riferita, più  torto, per non lafciar cofa intatta, per la intiera notitia di que  {l’Arte; che ci habbia* o à lèruir di quella. E perche molti  Scrittori quali Dilcepoli Pitagorici, feguendo chi prima fcrif  fe c dille, empiono le loroprc di dottrine fuperflue, mutili,  et alle volte nociue, con poco profitto di chi le Icgqe;laonde  per auertirui rtn conftrctto alle volte trattar di cofe à fuga,  non a lèquela. Comc anco firn sforzato dirui di quella rego  ia'che dà il Roinberch, che li Luoghi non liano circolari :  perche il Circolo non hà principio, ne mezzo, ne fine. Nulla è quella Regola; perche parlando noi dclli Luoghi perii  quali li dilcorre; le ben c’incontramo in vna danza Circolare, cffendoci la parte per la quale s’entra; bilogna, che ci  fia la faccia dcringrello, &. indi la parte delira, e limftra ; e  dalle parti dell’ingrediente, c caminante lòcccsliuamente, li  formano li Luoghi con li fuoidirtintiui. Della Proporcione' . I L RolTcllio affegna quella condittione nelli Luoghi, che  habbmo proportione con le cole Iocate;perchc volendo ra  contar Panni di Sacrcrtia,più colimene collocarli in Sacreftia; clic in Cantina, ò in Cocina. Io rtiinarei quella Regola  efler bona, quando com meda mente fipotefle lare: perche le  racconterò molte cofe,c l’albergarò in vn Palazzo;c gtongcn  dpal mezzo, non conuiene, douendo idear colà Sacra, lenza  paula lalcia r li Luoghi locccsliui, per entrar* in Sacrertia ;  ma fi deue continouar nelli Luoghi cominciati ; perche col  lalto ad altro Luogo communc, non loccesliuo, fuariarebbe, e li perderebbe la Memoria . Oltra che la cola in lolita,   F apporta    apporta con la nouità maggior atttntione: Uche fuppli&e, »  quel che manca della proportionc.   Letti one VII P Ropofi la Partitione,e le Condittioni di Luoghi, et an  co laformationc di quelli} hauédo à baftanza detto del  primo c del fecondo ; reità che breuemente tratti del terzo, e poi dica dcU’vfo di Luoghi, c delle Perfòne, coni io  prumilì • • i t >* i r .1 . > ;)} Della Formationo di Luoghi . H Auendovoi ben iftudiateli foprapofti d ieci fette capi, an  darete alli Luoghi communi;& iui conforme alle Conditioni,e Regole aslignate, formarete i Luoghi. Laqualformationc, nura tre cole, IlDengnare,U Colli care, et il Rcpc  tere Primo, con l’occhio ben mirate, e rimirate il Luogo »  col foo diftintiuo; edifcgnato il primo Luogo particolare,  defignate il fecondo, e coli focccsfiuamente procedendo,  finche giongerctc al fine del Luogo communc. E fatto que  Ito al dritto, ritornerete àriuedcrli alrouerfo, e tante uolte  ciò fate, finche habbiate perfettamente il difegno di Luochi.  Secondo, ben difegnatilt Luoghi, con le regole fopradette  in mano,cominciarcte a collocarli in Memoria, uno per vnc;  collocandone una uolta dieci, poi altri dicci, e così di uolta  in uolta in più giorni collocaretc tutti. Terzo li repctirete,  più e più uolte, dt à dritto, et à rouerfo; fin tanto, che fenza  alcun’impedimento, c difficoltà, da per uoi lontano dalli  Luoghi, li fàprctc così ben recitarejcome felhauefte attoalmente dinanzi à gli occhi. E non ci rincre(ca(dice il Signor  Porta) recitarli trenta è cinquanta uolte il giorno ; poiché  quello c il fondamento dell opera. E come diccilRauenna,  quelli Luochi coli formati, li repetano,tre,o quattro uolte il  Mele: perche la repctitione di Luoghi, non è prezzo che Rimar la nosft .    che le dimoftrino, e faccino parere;  dunquegran facilità farà à tutti quefti bifogni, il ritrouar  ne i Luoghi le Perfone . La quarta perche con grande allegrezza^ chiarezza li viene al Luogo,oue fu una Persona, la- quale dii porga merauigl!a,ò II apporti diletto. La onde le  tn Muronud >ò altra Pcr(oua>nt, n così circonlìantionata,  ci fa ricordare vna fola parola; quella ci porgerà vn veri© m  tiero,come chfcfe ci preferita chiara» lumino!*, desiderata,  amata, diletteuole,"e : lrabilita.E le bene per vn numero con  ucnicnte e mediocre di Luoghi, comedi cento, ò ducano, lì  potrebbe far quella diligenza delle pecione inondimene in  un numero grande di cinqueccnt, e mille, e più Luoghi, lì  tratta co fa molto difficile il vler aggeauar la Memoria di  quella doppia fatica. Gkrachc farebbe vn’empir i Luoghi  di perfbnc communi, lcquali non farebbono ni una gagliarda motionc, come le foprapolle,e però a colui, che ha nume  ro grande di Luoghi, ne li reftano molti nudi. Olirachc in  certe occafioni*fon più atti li nudi, che li pfònati;come in ro  ler recitare vinti, ò trenta Santi, ò eflemptgò Auttomà lóro*  et effondo note à noi lelor figure ; più facile ci farà albergar  ne i Luoghi nudi, quelle figure grandi proportionate,e quali  Ttue,che il uolcr addattar la perlòna,chc fìanel Lu' go,chc  prenda figura di quel Santo: perche in collocar quel Santo,  nò lolo letica d: colVcarlo;mà far che la Pcrlona del Luogo, me lo rapprclcnti,hò due fatiche, la pr.ma di fpogliarmi della fila qualità, è pervadermi, che lia un’altro, e poi  datali quella figura, a llocarla nella Memoria; fi che con l’cIpcricnza, riefee più facile il primo muodo . Il limile dico,  in uolcr recitare molti nomi di Pcrfoneconofciute;chepiù  facile mi làrà,fubbito nel Luogo nudo collocar la Pcrfòna  cóno!ciuta,che m ler con l'imaginationc, formar’ altra Ima  gine,ò Figura nella Perfona (labile del Luogo. li fimilc dico di molte Imagini, che lì formano dalla conuenicnza del  la lcrittura,ò pronuntia, come diremo al fuoLuogo;lc quali  imagini, più fpeditamenre et cfijuifitamente fon raprefenta  te.ptfrle proprie imagini delle Pcrfonc, che dalle aliene. •  InoItrc,fc uorremo ufarc I Alfabeto perlonalc del Rauea.  na, che ogni lettera hà la fua Perfona,come A Antonio B  Bifliano C Carlo ecc., fàrà un metter Perii ma nella perfo-na,fe il Luogo none ignudo da altra Perlòna.Oltra cheuofendo noi effigiare la Pcrlona flante,non Icmpre conucrrà  à lei l’effigie dcliderata : che te uorrò l’effigie d’Androtnc  Ja,ò di Lucrerò)» trouado nel Luogo un‘huomo uecchio,'  molto ben da.mé coup Aiuto, come lo fatò Donna, fenza  «he gran repugnanza mi fi dia, e nel Collocai la, e nel ramentarla-ln olircela Perfona,per la Aia friabilità, è inetta à rollar Tempre col luoco; perche à quella Perlòna,che fi trou  collocata, puole Tuccedere alla giornata cafo di morte, e  di morte orwbde,ilcheal formatore, come amico, apporterà difgufto et borrorp,e difturbo graude ogni uolta, che Te li tara incontro rimembrando, llqual difturbo, quanta  fu nociuo all’ufo della memoria; la elperienza l’infegni.  Per quefte caggioni dunque c per lelpericnza iftefla conclu  do, che non conuiene,haucr tutti li Luoghi perfonati.E le  d’alcuni lo concedo, non oftaranno leraggioni, che fi po£  fono addurre in contrario, Non ofta primieramente eh?  gli Antichi, non deflero quello Mctodo:perche l’Arti col tf  po fon crefciute, migliorate, augmenrate,c fatte lèmprepii);  perfette, con le nuoue raggioni, inuentioni, Scelperienze,  Nc olla fecondo, che il Metodi della Perfona, aggionge fa  ne;poiche l’esperienza, la quale r verace maestra delle cose c’insegna che quelle perfone apportano all Arce merautgliofogiouamento, ed inelphcabiJc ageu dezza,c facilità alla memoria, e chi noi crede, ne facci  lc(pcricnza,e poi parli. E quello balli delle Perfone.  Per compimento della coguitlone di Luoghi, voglio m  quella Lcttionc raggionaredi alcuni metbodi Angolari  degni da saperli, il primo di Numeri, il fecondo dell» Luoghi per dritto, e per riuerfo, il terzo 'per ogni verfo dal capo, dal piede, dal mezzo, quinci, e quindi, il quarto Luogo per  la circjlationc color rettoria? («li..; Dclli Luoghi Numerali t ..d  -’-O* J • *>- ‘fj ... fi* * i Essempio. r,    -mi)!   •un ijl *5 ESSEMPIO .’*>   Parole che s’han da collocare làran XX.  Videlicec. 0 *i L L ( 9, Morte. ’UI CliO'   io. Porta. li. Inferno. i2.Cie'o.   iflitfD •: 1 3. Sole.   u sA iy   -iì 14. Luna. ; HHli'l if.Orizonte. ' o ( ina3i   iil j O .5   ip.Marc. • oq «fati   ao.Tempio. 1 &i>Oili   0. ./od i\   »OT 3 t 5 ;i   ;, - >• b " • ’J • l«- i* /(. li 1. 1 L   pftiarri (.1 f|o r j 0 i> ; .V .1k /.'Vc-mb ù Riti    -sxapaiibnu tlkuaiaiip tlciSOlU T -il 3.1 . Modo di Collocarle. 1 11 1  1Tr'mo le finità e Decine,  I. Rota.  io.Porta.  ao.Tempio. Secondo per le Cinquine,  5. Luce.  ij.Orizonte. fi Terzo per li Tari a. Pena. 4 Pane 6 Vita 8 Verità 12 Cielo 14 Luna 16 Raggio 18 F»gho,  >1   t   e  P tt  1 tO’j-Ó lì XtJDii starno? 1*1 noa oiu'    xi « • t ' * . .u / ;>q ìm    si sr   » * 4 £. Pietra.   7 -V^   5. Morte. ^ >,oìtìi. 1  li. Interno. etnico >1   IJ.Solc.,. n,   jp.Marc. G Oltre «  .1 Oltre di ciò nel collocarle parole, bifogna collocarle immediatamente fenza imagincima folamente fiano quelli numeri come la carta neHa quale Hanno ferine leproprieparo  le, fenza Imagini.E s’aucrra che collocando à memoriali nu  n eri con le parole, non fi fermino ò dabililcono in Luoghi  ò nella carta:perche v’apportarebbe confusone col ricorrere à duebande,& alli Luoghi imaginati, et al luogo ou’cra  fermo il numero, e la parola. Ma folamente prendete il lem  plice nome ò parola col fuo numero, e collocateli in memoria. Et di più nel recitar bilogna non (blamente recitar le pa  role, malinameri congiouti con le paiole, perche hauendo  noi familiari li numeri, dicendo il numero lubito ci rapprefenra la parola collocata nel numero, e con esplicar il numero si prende tempo tra pareli, e parola, fiche lì può commodamente e pensare, e pigliare la paro a fcguente.E per far  quello bifogna al principio proporre tutt’il numerò intiero  dclli titoli, ò nomi,ò cofe da recitarle, e cofi propofte poi  condì numeri ordinali recitarti, per eflempio dirò. SanMat  theo che (criue la Genclogia di Chrido con. quarantadue  perlonaggi, il pnmo è Abramo, il fecondo Ilàac, il terzo la  cob, il quarto Giuda, il quinto Pharcs, e così Seguiterai fino al 42. e poi volendo dir concetti, ò fpiegar vno per vno,  ù coimnci dal 42. retrocèdendo linai primo.E quello badi  quanto alli Numeri, per Luoghi numerali, quali àmerielco  no facili per il cotid ano edcrcitio che ci ho latto.Ma perche  noi non lodainolt luoghi imaginati potendo haucr li reali;  però potrete fcruiruid’vn’altro modo numeralc,ilqualcèdi  neceslità che fi facci in queft'arte, cioè che lì habbi uno, ò  due Luòghi communi, chchabbino cento, ò ducente Luoghi,  e quelli tutti lianb ordinatamente fegnati con li numeri.1.2.  $ .4. c così procedendo, c quelli Luoghi liano podi in memo  ru con li fuoi numeri, fiche lappiate recitarli al dritto, et al  riucr(o,e làppiatbàll'tmprouilopigliar qual lì uoglia numero contenuto ndccmo, o nclli ducento . Le note numerali  £ di riino nel trattato dcllìmagini.E quando vorrete recitar  molte cole numerate, collocarne le parole con l'imagini in  detti Luoghi, e potretc-lermrui di quelli ad ogni verlb.   mio w Peni Dclli Luoghi per dritto, e riucr fo . .* n. r.: • ., . (} (r   I L recitare al dritto>& al riuerfo fi può Far in due modi, ò  con le parole fole,ò con le parole e numeri, del primo le io  Uoglio recitar lènza numero, li patri della Gcntlogu dirò,  Mactheo racconta (antenati di Chrifto,ehe fon quelli, Abra  mo,I/aac, Giactb, Giuda, Fares,&c. quelli nomi li collocale  rò per-via d’Imagini nelli Luoghi ftabih nudi,ècon l’ifteffa  facilita li diro al dritto che al, riuerfo . Del foco n do le io voglio non folamentc dir quelli nomi; ma h numeri ordinali  dicendo Abramo il primo,il fecondo Ifaac, il terzo Giacob»  il quarto Fares, Sic. per quello recitare io mi fornirò dclli  Luoghi numerali, quali fon neccllarij in quell’arte, e quelli  lou di due forti come diifi nel palfato capo, li Luoghi di nu  meri foli,ò luoghi {labili fognati con li numeri, l’vm, e l’altri poflono foruir à quello effetto, li ben li fecondi fon mU  ghori.   Dclli Luoghi Alternati. '»L recitare non fidamente à dritto, et al riuerfo, ma ancora  f dal capo e dal fine alternata méte, per effempiod1rel142.no  mi della Genclogia di Chrilto cominciando d’Àbramo fino  a Chnllq,ficondo far regreffo cominciando da Chrillo e ri  tornando fino ad Abramo, Terzo prendere Abramo, e Chri  do, Ifaac eh e il focoudo,& il penultimo, e cosìalternatamé  te pigliando vno al dritto, Se vn’altroal riuerlb,uno dal pria  cipio, l'altro dal fine: fi può fare in tre modi, primo con li  Luoghi d’vna perfona humana, fecondo con li Luoghi dabili fucceslìui, terzo co li Luoghi dabtli che danno à faccia . Quanto al prun> della pcriòna humana fi uede l'effehi  pio apprefio, doue fono numerati 4 Luoghi . Il primo alla punta del piede, tl ai calcagnoli £. al ptfoione della gam  ba,il 4. al «inocchio, e così il 5. alle cofoie, alla Centura il 6 .  al fegato il /.all’afoella 1 8. Al gomito il 9. alla giuntura della  mano il x. al dito auncularc l’i i* al duo anolarc il 1 a. al 4i G x to to mezzano il i $. al dito indice i! 14. al dito police il r y.  allofTo tra la mano, e’1 gomito il 16. nelloflo tra il gomito, C la fpalliil ^.nclla altezza della fpalla il i8.nella gola il ijfc  Yiell’orccebia il 20. nelli capelli il 21.& altri tanti aU’aliro  lato procedendo di maniera, che li Luoghi liano fegnati l’vno  di 1 impetro all’ altro nelli lati, come lì vede, l’orecchio con 1 al  tro orecchio. £ praticati nella voftra ifteifa perlona quelli  Luoghi, volendo collocare li nomi, partiteli per metà,& Vna  parte méttete da vn lato, e l’altra metà dall’altro lato, comm  ciaiido à cóllocar dal capo difendendo al ballo finche ui (a  ranno nomi, e poi prender 1 altri dall altro lato fin al capotac  ciò il primo nome li rincontri e llta di rimperto coll'vltimo,  et il fecondo col penultimo, et in quella guifa potrete reci  tarli al dritto, al riucrfb, c d'ambe 1? parti alternatamente. Notando che quelle parole si pongono lènza Imagine, et im  mediatamente à guifa che fanno le parole fritte fopra la  Carta. E di quella perfona cosi difpofla,vi potrete anco fruire nelle parole con li numeri ordinali, udendoli recitare  per ogni ucrfo,e col proceflò alternato. •idsnflitn lt ^ ; ^*i:l>i 0 o r,. . .1  .ili* 7*4} 'HO    n taf   040! 7  Gratia 13 18   Piena 1 4 1 .  Nel quale esscmpio appare come è cofàfacilisfima far quelli progresli,e regredii, et alternati; Te ben all auditii  te appare gran cofa quel uaj-iare, come quello che non sà  l’Arte: che yòi dicendo al nucrfo, e prendendo in qua, et in  li le parole, tutte nondimeno le recitate per la drittura, è  foccesfioue ord nata di Luoghi. Anzi dico di più, che po«  trete. far n iT medclimo; eoo xij. Luoghi, che /ararono un terzp manco, e faranno èflfcttojdixviij. Luoghi, c quello fi fi,  collocando l’vlti ma parola njcl primo Luogo, e nel fèllo ui',  fia la prima, enelli figucriti vi. Luoghi collocateci le parole alternate # e recitando cominciate dal fèllo Luogo i  ritornando al primo: poi ripigliate il primo  Luogo, c fegu ite fia' al xij. e così ha  ll.  r  o : il    uerctc dette le 6. parole tre  uolte, peti dritto, per  riucrfo,& after^   natamente, eme appare inqueflo et    l  I i i - il } I    io. DI    n   •a  ' Fi    i    r»-i    r vi    /Si, . - 1.. j> j   sn*M j t    r • ^ììgj'^ìc va l :,1   -4   stv>n 1 «» ! I ; £,;  I 1 LVOCHI x. lanieri di Luoghi, che in tutto fono XII. »!> '  LVOCM 1 1 4 .li . Tcctlljl   0   lfr! » i Dominus 5  ?   ii|'   • Piena   4   Progteflo   OJP jS   4 -,n   Grada  3 il -ri:   5 Maria  i  i   Auc   i 7   Aue   ( -a   8   • Tecum   os 1  1   0 o   o 9  Maria l  o 1 tu ro Donvnus 5   ni  -i   a   1 1   Gratta   3   tu   rt   II   Piena 4 H RegrefTo  /?\ Vanto al muodo delti Luoghi {labili,' che danno à fap  eia. Dico che quello fi potrà fare, quando il forma*  tore potelfe incontrarle in vna corfia di Luoghi, ò camere  dentro Camere, che habbino quelle Conditioni. Siano i Luoghi dalle Bande l’vn contra Palerò. I  Luochi di quà, c di là, non funo troppo dittante; e fe folfc*  ro diftanti o'jò, ò diesci piedi, làrebbono ottimi. Da  no li Luoghi particolari àiuerfi, 6 che per la fimihtudìne,  non fu.irij la. Memoria. Perq le camere dentro camere, quando le porte danno nej mezzo, e Tvna di rimpetto all'altra,  fon atte, sì perla dmerlità J come ancp perche fi Ipoflonq  formar Luoghi l’f n contro l'altro, per 1 Angoli, Se. i  Interdici). Quar^oifiano dedgnàti li Lqo^  ghi particolari, t che l’vri dia dirimpetto' all’altro; fiche dando  tu in mezzo, pof   tr riveder li y j Luoghi, fenza troppo giro doc^   chi. Comcapparc nel te- r guentc edempio . „ [tz  «IjVÙ) CI 1 i  j t   -r i    V>«   -Si    %x  { . 1.1 ., r« . ! ! 1 1 1 1  X I r  3J   Z r,J! 5 I -j {.r.U^' t? iàiAì tj G    a .ti 3 jì:  ÌÌ»i/£ i  i jtn^u;  omiiq,  TPOÌ  JàJ r rton    li o    ; U    11, B   II !, ai ... •!    l fQf   ni i.!).cij    16  7  t 1 ‘V • c j - '   1. : ni .‘.fi   oj ait uno-ld^Jog ii> ;>  y s.ic I iì ‘-> *•> 11 >, * 3 (* i *4, .che è  delle imagini . ob.'*; : l . Q S 1 orr.tiu !. CI v! a ù ut    I O t Ill^> ; étagenus,Sul tri pi iciter 1 intédo, dalle tre dita della ma  Zioalzate.il fccódo muodo, ponedo la prima parola fola, p  laquale il recitate hi legno di tutte le parole fequcti ( p elle  po)p raccordarmi quella femeza. Specie» eft qu* predica tui,3ic. porrò nel Luogo fola mente la parola Ipec.e», dando in mano d'vna perfora un ncartocc-o, o un tacchetto di  fpetie,ò pure una piperà. Auertcndo per co p mcio di tut  to quefto,ci.equando nelle parole, li vainueft gaiidoffcUi fi  troua attionc; nò loio intendo 1 attuane immediata éte ftgnifì  cata per la parola; ma anco 1 anione, clic (i j otti, e med atamente rurarc dalla parola . Dell’ Attiene immediata fu  queflo esempio. Voglio metter quella fcntcnza, Sede e cft  verbum infinitum . La parola federe immediatamente può  cfTer’ideata,pcrvno che licda m vno Scanro: mà fe dirò,  Aue giatia piena, Se benedilla, quell Aneli può ridurre all'attione d’vno che faluu vn'altro;e coli la parola bened    Figurate, j p cr Volontà. Per Ingegno.  Le cofe figurate per Natura, ò sono uomini, ò altre co I i fc fotto  fc fottocelefti . Per Arte lecolc materiali formate dell’Arte.  Per Volontà come gl’Angeli, e ii Demoni j, che in certe oo  cafioni piendono forma Humana; e le Diurne perfone che  vna lì vede d Humanità, che fù il Figlio che fi riè huomo in  tempo, lo spirito santo appare in forma di colomba, e il  padre ancora ci vien dipinto in forma Maieftofa d’un vecchio sedente nel trono reale. Per ingegno come fono le £»  magini figurate, e fìnte di tanti Dei, con li loro Pegni, et im>  prelè, Giquc con li fulmini, Saturno con la falce, MARTE con LA LANCIA, Venere col fuo Cupido, Amore arcicro, Dia  naia Fonte, Mercurio con l’Alce’! Caduceo, Apolline col  Parrò, e cofi de gli altri . Così anco le Imagini, delle virtù  Morali, e Theologali, delle fcicnze, et Art» hberali, delle Muie, della Morte, della Vita, e filmili. Delle figurale per ingegno, e per volontà, dò unacoirmune Regola, chcoccorren  dori fintili cofc, le potiamo collocare con le loro Imagini, nel muodo, cheli formatore 1 ha utile, depinte; e conforme  a quel che bà letto, le fonnacon la imaginatione talmente,  quafi che rhaueffe dinanzi à gli occhi Delle colè Artificiali fi dice il medefimo, eccetto fe fodero eccedenti, che in ta^  calò bifogna ricorrer’ al limile ritratto ; conte fi dirà poi in  altro propofito,che farà delle cofe Eccedenti, nel lèguen ie. Delle cofe Nariuali > et eccèdenti.   Le cose naturai, o son uomini, o no. Trattamo delle seconde, quali ò fon proportionate al Luogo ; ò sono  improportionate, ed eccedenti. Se nel primo modo, quelle  iftelfe colè fi poffono collocare. Se fuflcro eccedenti, bisogna ò con la forza della mente invaginarle piccole c propor  nottate; ò attender alla foitanza della colà, lènza far troppo  penficro della grandezza; ò uero ( ilche meglio mi pare, e  più fccuro) collocar nel luogo la imagine di qualche figura artificiale dipinta, o scolpita di quella cola Pcreflempio,  mi bifogna collocar una Città, un monte una gran torre,  una naue, una Chicfa, un palaggio, una lèlua, una uigna, una   quer  qticrcia'& altre cote fimi!! naturali et artificiali. 11 collocar  nel luogo cofe tali, è una improportione grande ; peròbi»  fógna ricorrer’ alle tre regole adegnate, cioè ò {limandole  piccole, ò non attendendo fé non alla fi>llanza,ò feruendofi delli ritratti loro, Il che lèrue ancora, per le cote cclefticor  forali; et per qual fi uoglia alrra coti troppo eccedente,  E te quello non bafta,ò non piace; fi ricorra alle ^regole del  le parole non figurate. Nel collocar le persone ne 1 luoghi ; io miro à tre colè,  al proprio, aH'Imaginc,al limile. Chiamo proprio la  j>erlona propria tale dame mila, e conolciuta facialmente,   E quello farà il primo muodo di collocar Ieperlóne ; quan  do ci metterò le proprie perfone,perloro diede. Per eflem  piouorrò dire il papa, il re, 1’mperadore; porrò nel luo  go l'i(let(ì, Papa Rè, &. Imperadore da me uilli ecopolèiutl  11 fecondo muodo è, quando la perfona io non l’ho uill*  facialmente; ma fi bene per ritratto, e pitturalo fcultura, c  quello muodo lèrue, per collocar li Santi, li Profeti, li Patr j  archi, e tutte quelle perfone, le quali ci fon note per piuu  «,ò fcultura II terzo muodo è dal limile, che mancandomi 1 Imagini delle perlonc uilte facialmente, ò per ritratto 1  di pittura, ò fcultura ; io ricorro al fimilc( per elfempio)  udendo dir Papa Sifta, collocherq.un papa da me uifio,  che per habito papale, mi rapprelenta il prefèntc Papa, i  Coft uolendo metter quelli tre nomi, Pietro, Martino e Francesco; io metterò alii luoghi tre perfone, che hanno fimile nome, e fon da me conol’ciute. Le quali fc bene non fono.  Ti delle perfone, delle quali fi raggiona; fono nondimeno fintili di nome. Enel collocar delle perlóne bi fogna sforzar  fi, per quanto p ù fi potrà, collocar delle perfone più note, e  conofciute; perche più efficacemente mucuono.Nemi Icor.  do delle perfone, quali dieesfimo douer eflèr’ in alcuoàLuoghi ; non mobili, mà immobili ; che eflèndoui tali perloue immobili, bifjgnarcbbe dar à loro il tutto, e trasformar ', ~ " l«>per D fc, per p«rcp.«rcl fi nomi che noi uoghW * ben l «e   rnre che nel particolare di nomi nefea piu fac.Ie,& cfped»  «b,il metter Ie P propne,d dipinte, à fintili p(one,delchcinl  rimetto all’efpertenza, e quello baRi per hora. Delle Cofe non figurato.   Jsfi abattanza delle parole di anioni, e delle cofe fìgtl -Jratc* refta trattar della difficd.siima parte delle Im agirla qulle confitte intorno alle cose non figurate E prefupponco una diftintione.chc le cofe non figurate lono in  due modi.Le prime non figurate dallocchio, le feconde no  figurate da mun fenfo, Le prme fondi oggetti dell. quac.  tro fenfi, vd.to.gutto, odorato e tatto;come.l duro, A gol  le, il caldo, .1 freddo, l'amaro, il dolce, 1 odore, il fuono.Q^c  fte colereali, e perccpute dagl, alm leni», non pcio fon^  fte da gl. occhi, li chenepasfi Idea perla Memoria at tttic.a le. Come dunque collocaremo no. .1 do ce, tamaro, 1 odore, il fuono, e limili > R.fpondo che b. fogna ricorrere alle  Caufe,airelfet. ice, alla materiale, et all, getticeli,ftesl. fenfi.  Primieramente b.fogna uederc,dachi natte, e procede, “  fa; c così fi porrà l’efficiente F cr 1 effetto; cosi la can pana,  per il fuono, li cantanti per la uoce. fecondo mirateti oggetto, e la materia in cui f. troua quella colmici f ggeto  ponete, per la cofa Aggettata; e cosi porrete ^^co per.l  caldo, la neue per il freddo, .1 P ;,mo per 1 odore,.l fatto per  ilduro, l’acqua per il molle, il fauo per .1 dolce, I  per l'amaro, e così d. fimili, sforzandofi di Pender .l fogget  to in cui eccesfiuamcntc fi troui quella qual.tà fcnfibile.l er  20 mirate li getti di fenfi patienti, e così il capo piegato coir  Parecchie erfe, moftrail fuono; le nari ritratte col pomo in,  nanzi, moftrano 1 odore, &c. E fe mi d.ra. come (. formerà  Immagine del tuono Celefte, ò del Lampo ? R.fpondo dh .1  Tuono lo formo, con poner un Arteghana dinanzi a Gio-,   ue, ilquale con la Saetta llda fdocd je così hauerete Lan po;   Fulgore, et fracalTo del Tuono. Quello fi* detto delle co  ft, che non hanno Irnagme daU’occhio; fe bene dall altri tta fu Dell’altré co Teglie da neflun fenfola Memoria Artific/a  le prende le Tue Imagini,dirò eoa quella .maggior facilità, c  Mcthodo> che làrà posfibile.   Quelle Imagini fi formano io In Significa- i.Ina rei J tione. * » : "4i   il Si- i a.In Vo primo quando auuiene che la uqcc  tutta intiera lignifica cola, disfunilem colà, limile in noce •  Per cflempio, incontrandomi in quella parola auuerbiule.  Àncora, metterò nel Luogo l i nagincd'un’Ancora di Nauc; poiché quello nomee quell auueib.o han limile fcsétttt.* r i  fa, Te ben son dissimili ih SIGNIFICATO, e accento. Cosi ìncoii  tran domi in quella parola “porrò” (cf. Grice, ConTENT) : metterò nel Luogo in ma  no d’yna persona vn “porro” (cf. Grice, CONTent). E fe la parola tutta ioticra'non c  Amile ad un'altra parola, che SIGNIFICA cosa figurata; bisogna ricorrere al secondo muodo della similitudine in voce,  fecondo alcuna parte, e quello com'io proposi si fa in varij muodi.  DcU’Aggiongimento. Per ritrouar rimagine in parola Amile in parte, conuicne  alterarla con aggiungerli qualche fillaba o lettera. Perciò  fèmpio, uolcndo collocar quella parola Per. ui aggiungo  un'A. nel principio, e fi forma la parola Aper, laquale figni  fica colà Figurata, e cosi pongo nel luogo un Porco lèluaggio,e mi raprefenta il Per. E quello aggiungimcnto fifa in  tre muodi, nel principio, nel mezzo, e nel fine . Liquali tre  muodi, fon le tre Figure allignate da Grammatici, e Poeti,  la Protefi, laquale aggiunge nel principio . L'Epentefi, Che  aggiunge nel mezzo. LaParagoge, che aggiungenel fine. Si  che hauendo parola di cofa Infigurata, fi dilcorra perle lette  re, e per le fiUabc, aggiungendo nel principio, poinel mezzo,  poi nel fine: è riufeendo parola che fignifìchi colà figurata,  quella fi collochi nel Luogho . Della prima figura alTegno  quattro elTempi,il primo elfempio del per, 3t Aper, detto dì  /opra. 11 fecondo elfempio del Che, alla quale parola aggiun  gendo un’o,farà la parola oche. Laonde mettendo in mano  d’uua perfona due oche, mi rapprelènterà il che. Il terzo e£  /èmpio di quella parola, Scire, ui metterò il Sarto col fuo  cufure; perche allo (ciré aggiungendo la fillaba cu, fà cucire. 11 quarto elTempio di quella parola Amo, allaquale aggiungendo la lettera h, fà la parola hamo di pefeatore .  Della feconda figura, che aggiunge al mezzo, fia il primo ef  /èmpio, quella parola, pena, allaquale aggiungendo la lette  ra n, fi fila parola penna di fcr;uerc,ò altra. Il fecondo c£  fempio ila quella parola, Alium, allaquale aggiungendo un  1, fi fa la parola Album, fiche dando una penna, ò Aglio in K mano mano d’una perfòna, mi rapprefenterà la parola pena,©  ali u m. Interzo eflempio di quella parola, forme, aggiungen  do'oci linaio la Intera A, fila parola, foramejficbe la perfò  na inoltrante il forame dun muro, mi rapprcfenter4 quella  pacala forme . Della.terza Figura,cheaggiimgenel fine,  fia. per eflempio quella parola, ò articolo, uolgarejAH», à cui aggiungo la lìHaba um, e farà album. II fecondo eflèmp : o diquetta parola Vcl, allaquale giungi un’o,e-farà Velo.   Il terzo di quella parola, Vdut,aggiungafi un’o,c fifaràla  parola Veluto . Mà bi fogna hauerla Regola della coltoca*  none delle parole, cosi figurate coll’aggiongimento, et è,  •che fi ponga legno aila.cofa, perequale fi conofca, clic bifogna tome qualche colà dal principio,© dal mezzo, ò dal fi  ne. £ lidie per lane fi farà, con la nudità: nelle bcftié, con li  fccwtitdtura, ò troncatura di membra ; nelle piante, con la  fcorticatura, ò inedionc; ncU’attioni, col mancamento nclliilrumenti,ò coliègno nelle perfonej nelle cofc tenute dalle  perfone,con uelami,ò fógni nella perfona tenente. E quelli  fegnidi faccino ordinatamente ; fiche per la prima figura,  xhc aggiunge al principio, fi facci il legno al capo, ò princi  pio della colà, per la feconda al mezzo, et per la terza al fine?  Per eflempio alfApcr, li tronco, ò fcorticoilcapo, che mi  moflra douerfi torre la prima Intera, e fillaba; alloche pari  mente le ‘faccio moflrare lenza Telta;al cufcire fnudo il brac  ciò al Sarto. Alla penna la'nigrcggio nel mezzo, all’Aglio lo  fò tenere e coprire Con la mano nel mezzo; e così la penna,  dirà pena; c l’allium, alium. Al uclo, farò che uno lo tagli  dal piede, e co ì dal uelo, haurò uel. Marni dirai, ieoccorreficychc il nome hauefle quattro, ò cinque fillabc: comefa  rò à conofccr fc dal mezzo deuo lcuar la terzi, ò la quarta Ti rifpondo, che quello fi può fare, con dillinguerla perfò  na in lette parti, capo, petto, Ucntre, uelo, colcie, gambe, piedi,   et in.quelle parti ordinar le lillabe, la prima al capo, la fècóda  al petto, la j. al neutre, la 4. al uelo, la j.alle cofcie,la d.Jallc ga ’  be,la 7 .àib picdi;(ìcbe perla prima fiaséprealcapo,el’ultinia  fillaba all* piedi. (è la parola è di tre fillabe,la fècóda al petto,  le c di quattro, la terza al uentre. le è di cinque la quarta al  uel 0,' c coti lcguendo>L douc fi fàl’aggiuntione, là fi pon   ^ il'lègno.E le quello fi FI nd T eBefliV, fi “diifidalà bdH*  •infette parti, in capo, pcttó con piedi d’innanzMj-feen  tre, groppa con piedi di dietro, Coda, Es’olferui! iftéflò òfrdinc,che della perlona. E quello dico ddle Bcftie di debita et atta grandezza; perche nelle Hdlie ò inette, ò ptecòlc;i legni li faranno nella perlona. 11 che fi oflèrui nellipt  ante, tir altre cole, che commodamente non pòflono ricelie  're tale dillintione. PerelTempio uogliodiré fante, e prendo  • un’elefante; lo trouo col capo tronro,c collo (corticato* 8c  ho légno, che leggendo lafcio le due prime fillabe, e profèrifeo fante; Se uorrò dire l’amaro, darò in mano della pcrfona,un caIamiro,c farò comparire la perlona,;con la tèda e barba ra(à,il che mi fegna,ché fi debbe tor la prima fil  laba. Volendo dir polue, pongo in mano della perlona un  poluerino,e li fnudo il uentre con tutto ilreftòin giu, e cò  sì leggendo ; leggo le due prime fillabe, e trouando Tallire  parti nude,m’arrcfto . E (opra I tutto la facilità di qneftì fegni,nafce dall’atcentione della mente deftgnatricc di eslr; là  quale hauendo dcfignaro,coH >cato nella Memoria, e ftabilftò il tutto con la repetitione,fenza intoppo riefee nella con  templatione,ò narratone, precifamcnte «eirAggiurigimcnto delle lettere. Del Mancamento . C OrrilponJe il Mancamento al filo òppofto aggiungimi?   tò*fi che camina con l’iltclsc reg le ; perche nòh’rìufcé  da di ritrouar, parola figurata per raggiungi tódntóy ricorre  mo al mancamente), togliendo dal principio, ò dal mezzo, ò  dal fine. Indi le tre figuri dd'm'ahcànìcrtto,chramaté, Afe4‘  relì > Sìneopa,& Apocope, la'prifrfa* che tòglie dal principiò,!! 1'  feconda dal mezzora terza del fine. Del primo hò da coi-,  locar questa parola, malignojtolgo uia la prima lìllaba,emì'  reità hgno, et un legno colloco in fpalia ad una perlona.  CoìÌ di quella parola, doue; li tolgo la prima lettera, creila  oue. Coli di quella parola, dementa, li tolgo eie, e rella mé  ta; e da quella paioli contingi t,leuo uia il con, e rella tin K a gir,    git, petli quali ponendo rimagm!, il legno mi darà maligno, la menta dementa) un cedo d’oue il doue, un tintore  .che tinge il panno mi dara il contingit.E (èmi domandi, co  me li conoscerà che il legno uuol dire maligno, la menta eIementaPci rifpondo che lo conofccrai in tre modiche ti fèr  ueranno per Regole, la prima per la prefìssone della tua  mente, che così ttabili, del che tu ti ricordi . fecondo per  quel clic manca, tu puoi collocar lettere, ò altre figure ; onde per dir maligno, ui colloco una pcrlona chiamata Antonio, che mi rapprefental’A, per la Intera MJi dò nella man  delira un tridente, colquale percuote un legno che flà al la  to iìniftro. fé ben quello muodo partienc piu rollo alla diuilìcne,che al mancamento.terzo per quel che manca, li può  dar un fegno alh luoghi afsegnati già di fopra, nella perfona,ò corpi di beftie; come al tintore dare in fronte un tumore,© una gonfiagione. per le quali fi conofce, che bilògna aggiungere. Della feconda figura y quando fi toglie dal  mezzo, per elfempio udendo dire caulà, ui metto una cala,  per conolcie cdcie;& il légno del mancamento fi può formare conforme alle tre regole, aflegnate di sopra nel mancamento dal principio. Della terza figura che toglie dal fine, volendo collocar principiti, ui métterò principi, per fblemo Iole, pcrcanit due cani. E peraflegnar li SEGNI GRICE SIGNIFY da conoféer il mancamento, el’aggiungimento, che fi de’fare; fi ofTeruino le tre regole di sopra, uar>ando 1’ordine j perche nella prima figura, pella terza regola, li SEGNI si danno nel capo, nella seconda nel mezzo, e nella terza ideili piedi. Il tintore  hà'l tumore nella fronte; chi indirà la cafa l'hà nel petto,  h cani nelli piedi, per liquali légni al tingit dico contingit,  a cafa caulà, a cani canit ; alli principi li darò le podagre  Belli piedi, per li quali intendo, che ci bilògna aggiunger  qualche colà . E quello badi dell aggiungimelo, e mancamento . Et fiano ben notate le Regole aflegnate, per  intrichi, aflegnati d'alcuni in quelli proponti. Del Riuolgimento . S E bene ogni tralponimento irebbe al proposto; nondimeno della fola Riuolutione, hò fatta mcntione; Rimati  do quella tra gli altri e flcr men difficile. Io tre muodi fi può  trafporre ma parola, ò riuolgendola dal fine al principio»  come Amor, Roma, fecondo cangiando fito delle fillabe,co  me core, reco. Tento variando fito delle lettere, come alto,  lato . Siche per il primo muodo,in luoco di Roma, porrò  Amore.pcr il fecondo per reco, porrò rn core.E cóforme al  terzo.per alto, porrò lato. La regola delriuolgimento è, che la  colà fi ponga al riuerlò ; accio fi conofca che al riuerfo li  proferifee la parola, cosi per Roma ponendo Amore, porrò Cupido col capo in giù, e con li piedi in sù.E quella Re  gola del riuoIg!tnento,non è trpppo familiare, nell'ufo dellArte.  La variazione, è quando la parola lèrbando rifleflo ordì  ne delle parole, fe li caogia qualche lettcrajcomeper que  Ila parola, mente, cangiando 1 m. in u. dico uentre, et per  mentre colloco nel luogo un uentre. E quelle parole fi tro  uano,col difeorfo delle lettere dell’Alfabeto, rimouendo le  confonanti, et in uece di quelle ponendo dell’altre, ò nella   r ima,ò nella feconda.ò in altra fillaba, finche riefea paro- .   che lignifichi cofa atta da poter cller collocata. Per cficm  pio dirò mentre, poi rimofso l’m. comincio à decorrere  per le lettere confonanti, bentre, centre> dentre, fentre, genttc, ientre, »entre, uentre, pentre, rentre, fentre, tentre, uentrc.   Ecco che fri tutte quefte paro le, non ritrouo altre, che centtc * CU£n trc, fiche ò ui pongo un uentre, ò molte Centre,  fe io intendo quello uocabolo di centre, per quelli chiodct  ti piccoli chiamiti, «iure, A centrcBc.o tacce.o uccietw.  E re timone, >do la prima Confonante non, mi fufte nuli.,  ta parola lignificante, haurci rimolfo I n. e fatto 1 iftcflo dl tHHVu   L’agnominazioné, e Bifticcio,i!qnale è uno fchcrzo/di  parole, per uariationc di Lettcrejè regola molto al prò  polito per formar l'imagini. Li bifticci fono per elk mpio;  ponnoj panno; benché, banca; palla, perla ; lagg'a»  menica, manico; ora, ara; pena, pane; loco, luto, e limili. Siche, per pena, porro pane, per faggio icgg'a» P cr benché ba  che, per parla, perla, per ponnò, panno, o penna. Pcr liqua  li Bifticci li notino tre cofc, primo come li formino, fecon  do 1 vfodi quelli, p la memoria, terzo il fogno, che 'e li dà per  nò cófoivkrf, nel ramétarli Quanto al pruno, vedete, li mici  Methodi di moltiplicar i Cócetti; doucio a degno il n-.uo o  db fori ar li B.fticci.E qùì balli fapere, che tale formaturne,!»  fa fcccrédo.ple 5 .vocali;p cficpio m’incótro in qiicfta parp  h>póno,difcorro per le quattro uocah, panno, penna, pinna,  puuuo;duedi quelli nomi fon' al propofito, cioè peqna, p  panno; poiché lignificano cole figurate, et atte pcr cfler fol  locate. Quanto al fecondo dico che in i qucft'A myion fola  mente fi riceuono bifticci regolati, ma anco di quelli che  fon goffi; anzi piu goffi, e feonfer ati fono, purché habbinòi  la fomiglianza della uoce) maggiormente muouono .come  fece colui éhe per l’Ariosto pone un pezzo d'Arrofto. Quanto al terzo dico, che nelle cofe collocate, ùi fi può tot  mar fegno;còme fi formang, nclli Age.pnglmènti «i df fa  . prà, ponendo il lègBÒ ; àl'lùógo-doiie e latta lùlictàtione, o  nella primari nella lecouda lillaba.  La composizione congiunge le parole, che li douerebbo t  no diuidcre, e questo non folamente fi fà delle parole  intiere;mà delle litiabe. Per elTempio,quefte fon due parole,  qui, es, componendole faralfc la parola, quies, e coli per  quelle due parole, metterò vn che fi ripofa, E Erto rcifta. E fi, U. ; ' r *1 !   F Fabro F Fondcchiero G   Gouernatore G Geometra H Hofle H Hisloriografia I Imbiancatore P   Poct*. 3   Q Quo «aio. (£  R   JL-’. ;1   R   Ricamatore S Spedale S Sartore T Trombettiere T Tcslitorc V Vcfcouo V Vaiato X X   rrj'.-Arf J   z  Zeccatore z Zoccolaro. M A à quelle perfonc,bi fogna darli vn fcgno:acciò non  fi prenda il nome della pcrfona, in vece del nome deilane, dell'officio, ò della dignità . Quanto al Terzo Alfabetto fia per elfempio K Aquila A Agnello B Bue. y B Bufalo C Cane C   Cerno D Drago D Delfino E Elefante.   E F Falcone. ' 'r   F Fagiano G Gallo G Gatto H Harpia H    1   Iftrice . I L Leone L Lupo M Montone M   Moietta N Nottola N Nibbio O   Oca O Orlò. PpjCO p  Porco P   Pallone.  CL, Quaglia. i R Rinocerote, Ródmclla  R Regolo s Simia S Satiro T Tigre T Toro. ì V Volpe. ‘ i   V Vacca X  X   .i y yj z, rii •   z   iof/.-. ibi.uirt s Idbntniii   r z   * ' . . J * u   E Perche le medefime co fir, fi potrebbono prendere anco  ra per Imagi ni: però bi(ogna chc’l Formatore,dia uh (e  gno à quella colà, che fi determina per lettera, come il Leo  ne con vn monticai collo, fia per Lettera; lenza monile, fia  per Imagine. Quanto al Quarto Alfabeto .    Q Vefto Alfabeto, non fi prende dalle Lettere delle paro  ^ le, come li tre precedenti ; mà dalla forma, e figura  della cofa, laquale é limile alla figurac carattere della lettera;  per lochc ridee più facile di tutti li altri, come che alla prima occhiataci rapprefenta quella figura di lettera, quale fia  mo vii di veder con l’occhio legendo. Delquale Alfabeto no  ftro latino, fi reggono le figure nel Rombcrch, nel Dolce,  e nei Rottdho, le ben da altri anco lono ferirti. Et io nc fa  rò qua vna feelta delti più noti . •  t/l Vn Archipendolo di Muratori . Vn comparto grande  di legno, con li ferri in terra, quale vlino i Legnaiuoli .   B Vn Liuto col manico verfo il Cielo, e conlecorde alla finiftra. Vn Acciaiuoleò focile da gittar fuoco.   C Vna Comma di Pottighom. Vn ferro di Cauallo.Vnà •  Luna piccola, quale fi mira di fette giorni.   D Vna mezza Luna. Vna tetta di Toro, con vn còrno in  terra, c col mulo alta delira . Vna tetta di fanciullo,  col nafi> alla delira». Vn t$?zzo circolo, con l’arco alla   L a dcftia. i  delira. M   £ Vn pettine caualliiio di denti larghi dritto.Vna metta  rota, col rotto a man delira. Vna lega dritta, con li tre  legni alia man delira. F Vua falce di mòrte, col ferro in sù . Vna fcfmitatra f  con la. punta in terra, e col pendente del manico à  man delira.   G Vnacornamufa, ò ciramella e Piua di pallore .Vna  falce col piede in terra, e col taglio à man delira.   H Due colonne larghe, e con un trauerlo che li lega   f e llringenel mezzo, come li uede l’Imprclàdel Plus  'ultra. J Vna Colonna, Vna torre, Vn campanile, tali quali li  ueggono dipinti. Vna uerga. Vna, candela.   I Vna accetta grande, col ferro in terra, e manico in sù,  Vna Zappa nel medefimo muodo . Vn capo fuoco. '   Vn tre piedi di caldaia . Vn tridente di Nettuno.  Vn paro di forche, cól fuotrauerfo. Vn paro di mol  lette di fuoco. Vn paro diBilancic. 0 Vnallrolabio circolare. Vn cerch o di tauerna . Vna Corona. Vna Girlanda. Vna medaglia.   2» Vn Palio rale di Vefcoui. Vn uentagho.Vn manico di  forbice di Cimbatore.   Vn pozonctto,ò padella col manico in giù,& alquan  to pendente ; ò un ramaiolo nel medefimo muodo.   R Vn paro di Tenaglie. .   S Vna Tromba torta. T Vn Martello. Vn Succhiello,© triuclla grande di Le gnaiuoli. V Vn rafolo mezzo aperto in sù. Vn compaflo aperto  in sù. X Vnacroce. VnaSeggia. Z Vna Zappa col ferro in sù uolto à man finiftra,&alqua  to ripiegata.   Le figure di quello Alfabeto fi ueggono nel RolTclUo, c   con miglior intaglio nel Sopplitip, nel Romberch, et nel   Dolce. Doler. Se bene alcuni ih cambio di quelle figure,adoprst  no l’iflesfi caratteri di Lettere, invaginandoli grandi, come  li capitoni ò maiufcole.E farebbe anco bene formarli la pri  ma uolta di cartone, e tali quali fi uiddero, collocaro, c re*  pctiro la prima uolta le invagini di quelli caratteri ; tali rollino lempre nella memoria. Quelli quattro Alfabeti fatti familiari dal formatore, le  he fornirà nelle parole non figurate, auertendo prima che  è beneiluariar le lettere et Alfabeti, ordinandole con giudi  ciò, fi che habbino corrifpondenza infieme, e particolarme  te ordinandole con le perfòne . Per efiempio uorrò dire.  Anima, prendo dal terzo Alfabeto l’Agnello, dal fecondo il  Notaro,dal quarto una uerga. E per ordinarle infieme, pó  go il Notaro,chc con una fune tirai’ Agnello, nell’altra mano tien la uerga, c dinanzi à lui ci fia Antonio, che con  un tridente ribatte ilNotaro.Dall'AgnelIo hò l'A. dal Notaro IN. dalla verga IT. d’Antonio, hòl’A.e dal tridente  l’m.E Umilmente fi faccino l’altrc figure da collocarli, per  uia di Lettere. Auertail formatore, che il primo et fecondo  Alfabeto, fc li potrà formare anco di nomi Latini, fecondo  li ucrrà più commodo: purché fimoflri la lettera, per cui  flabilifce la perfona’. Il terzo Alfabeto Io può formare, ò  dell’ Animali podi per effempio da me, ò di altri qyali più  aggradiranno ad efTo; purché fiano noti,&atti fecondo l'ar  te. E parimente il quarto Alfabeto, fclo potrà formare ò  delle figure polle da noi, ò di altrcjpurche uiuamentc Iirap  prefentano il defiderato Carattere.   E fè occorrerà fcriucre in greco, in hebreo, ò in altri idiomi,che uariafTero caratteri e figure, il formatore fi formi le figure conforme all’Idioma.   :iij  u 'ìojafti uy ovint**-f . D lfsi che fi formano l’imagini dalli firodi, e dalli diflimi  Iij se hauédo detto à ballaza delli limili, retta che breuemente diciamo delli diliìmih,e primo dcUVppofiti. Non  ftarò à riferirui la molciplicita dell oppofiuonc : poiché mi  pare fuperfluo in quello luogo* non douendo noi adoprare, (e non alcune cole in certe uolte, quando ci mancatici  perfetta notitia dello ppofiti. Et à mio giudicio,ci posfiano f ruire delli relatiui,come porre il feruo per il patrone,  quando quello mi fufè noe* »e quello m c ignoto ; porre il Dtlcepolo peni Maftro, il Figho per il Padre, quando quel  li mi fuJlero noti,e quelli ignoti. Màbilogna darli legno, per  ilquale s’intenda, che non eslì per fc ftesfij mà per rapprefen  Urei altri, in quel luogo lon collocati .   Del Volontario .   Q Velia Regola fu molto commendata dagli antichi Greci; fc ben CICERONE (si veda) par che la rifiuti. Il modo uolon  torio è far una leelta di cento, ò ducento parole, che più lon frequentate nella profeslione del formatore, c parole che nò  hanno lignificato figurato, come le coniuntiorii, le disiuntio  ni, h fincatego remati, li articoli, aduerbij, e fintili, e pcrciafeuna di quelle parole a (legnarli vna cofa materiale, et occorrendo poi la parola, ripor fubito nel luogo quella cola .  Per elTempto, quelle parole. Et. Àn. Vel. In. Quia. Ad. Per  A, pongo vn melone; per An, vna Zucca; per Vel, un Cedro; per In, pongo un Granato; per Quia, vna Noce; per  Ad, vn Cocomero, c così de gli altri. Quello modo vfato  nelle poo. parole infigurate  prendo ducento colè materiali, che ftanno fempre per quel  le parole, io diuento pouero dlmagini; perche le perla pa  rola vcl, tengo vn Cedro, e per vn’Et, vn Melone; fo m’occorrcllc fcruirmi del Melo ne, e del Cedro per altra Imagine,  che per le dae parole Et, e Vel; io fon priuo di quelle colè  à poterle collocare. E (è pur le uorrò collocare, mi confonderò, mentre il Cedro nou (blamente è imagine del Cedro;  mà del Vcl Se ben per torre quella confulìone, potresfimo fegnar la figura con vn fogno diftinguenre la parola dall’Imaginè; noivdimciio io à quefto effetto mi forno delle per  iòne, perche (bruendomi fempre di cento, ò ducento perfo  ne, (blamente i quefto effetto, io non m'impoucrifto d’ima '  gim, non mancand-uni d'altre perfonc da ftru’nni in altri  btfogni.N.- miti genera confufione, poiché quelle pfone nò  mi (eruono ad altroché |> tal’effetto.Dunq; li olferuino que  Ile Regole, per riufeirehonoratamente in quefto modo uoló  tar o. Pruno, fi cófideri, in che arte, ò jpfesfione,ò eifercitio,vi  uorrcte fornire del modo uolontario,fo in latino fo inuolga  re,fo in Logica, fo in Grammatica, foin Filofofia,fo in Theo  logia, fom predicare die: e da quella profestione et eflercitio,(ì prendano le parole più ufitate e manco figurate. Secondo, quelle parole lì formano in un libretto ordinatami  te; c dirimpetto àciafouna parola,!! fcriua la perfona . Terzo, fiano collocate con frequentato elfcrcnio nella memoria, in tanto che indire ò incontrarli leggendo, ò in udir imparando quella parola, Tubilo ui fi raprefonn la perfona.   Per cllempio nella Grammatica, prendo quelle parole,dan  dolile Tue Pcrfone dirimpetto. Et Antonio.   n;   • ?;i o/licp orto In Vincenzo. N. i» nifi vilkitnoq Ad Tornado. N.   un ti -di Sur»   Ab Piero. N.   ì.litorali zìi: ni :-5 Quia   Paolo. N. ir. Jirioa t! 'lijj’.UI   Cuna Francelco. N. •rmioil-i ìwi   De   Sempronio   ' N. .snclvjq ^tab Ex Natalitio. N. -•conrjph clqrvq   Propter Lorenzo. -N.   D Ol pioT. ql?!    Per Filippo. N.,   E così dell’altre parole, facendo il'fimile in altra prorcslìo-*  re et eflercitio. Ne fi Igomcntila pcrlona al primo incontro, quafi il far quello lìa fatica grande: poiché è cola mira  bilisiimamcnte utile e gioueuole, et una fatiga fola di otto  giorni, in pratticar qucfte parole e pcrfone, dura in eterno^  e con apportar mcrauigliofii facilità alla ipemoria,iog le la  fatiga grande, che fi ha informar l’imagini^ alle parole infigu  rate; poiché in fentirquclla parola, ò trouàdola, fubbito col  loco la perlona, quale mi rapprelenta uiuamente la parola.  Quello modo lerueacoljro,che udendo lettione, ò predica, ò altro, collocano con merauigliofa preftezza . Et quelli  che fanno profesfione di fcriucre ad uerbum, fotto lauiua  uoce di Lettori, Oratori,ò predicatori; li termino con 1 iflelTo modo tre cento, ò cinque cento parole, ò più o meno  delle più ufitate in queUcflercitio ; et a quelle dianoli luoi  fègni, ecarattcriuolontarii,liquali fatti tamiliari allo fenttore,làrà men ueloce i' dicitore à recitare, che lo fermare  à fcriuere. E chi uolelfe far quella profesfione, olTerui l infra Icritte Rcgole.Pri no fi fcriua in un libretto le parole piu  ufitate in quella facoltà, et eflercitio . Secondo, lormi li legni, ecaratteri dillinti per cialcuna perlona.Tcrzo,licaratte  rifiano breui,edi pochi tratti di penne; accio nonuadi piu  tempo a Icriucre il carattere, che la parola. Alle parrole breui e piccole, si diano li caratteri più piccoli; alle parole più grandi, si potranno dare li caratteri maggiori, man  co grandi però, che fi potrà. Laonde fc non faranno futficienti li caratteri d’vn Ibi tratto di penna, bifognando leruirfi di Caratteri formati di più tratti di penna, quelli lì dia   no    fio allupatole maggiori. Li caratteri potranno clfere lettere di Alfabeti, latino, greco, ebraico; caratteri di  nutnèri, tratti Geometrici et altri legni volontarij ad arbitrio del formatore. Sello, potrà formar caratteri dalle prime lettere delle parole; auertendo pecche vn carattere nq  fia fimile all’altro. Settimo, lipotran formar caratteri, per  abbreuiaturc, Icquali lon familiari alli Greci,& anco all» La  tini, Logici, c Filoli-fi. Ilriufcirin quello particola  re è cofa diffìcile, per la gran fatica che bifogna à farli fami  Ilari li caratteri; nondimeno, perche è vna profesfione particolare, allaqualc alcuni totalmente lì dedic .no; pcròlcirer  citio grande li farà facile il tutto. E lederemo fi facci con pi  gliar (critturc, Latine, e Volgari, et quelle traferiuendo per  Caratteri elfercitarfi ; intendendo che li caratteri liano non  di tutte le parole, mà delle più frequentate comedislì. Con quello Methodo flimo fulìe notata tutta la oratione, che  hebbe Catone in Senato, contro i Congiurati di Catilina, e  contra il voto di Cesare, come racconta Plutarco . £ Tuo  Vcfpafiano, comeriferifce SVETONIO » raccoglieua velocisti*»  mameute le altrui parole. Del ConnefTo.  I L terrò modo propollo delli disltmili» c il ConnefTo»ilqtu  ic riduco à fei capi. i, Ugello. 1 i. L’Etimologia . M j. Il legno.  w; - l- ’ q.. L’inlegna, et imprelà.  >•' ( J j.L’inllromento.    e quelli teruono per formar 1 Imagini delle Arti,, et Ariette» di qual li    soglia forte; onde per il Zappatore fi ponga la «appi, perii  Notaro la penna, per il Soldato la Spata, e l’Elmo, per lAr*  tore l’aratro con li buoi. Il folito di dire c vn contingente,  che mira qualche perfona, laqualc frequentemente dice o una parola, o una sentenza [cf. UTTERER’S MEANING, UTTERANCE-MEANING, SENTENCE-MEANING, WORD-MEANING]; laonde incon randomi poi in  quella parola ò fentenza da collocarvi metto quella perfooa, laquale c lolita dir quella parola ò fentenza . Indi per- il  Quamquam, pongo una perfona, che lèmpre comincia il fuo  parlare, con il Quamquam. Per quella sententia, Auaritia  «Il Idoloru n feruuus; pongo vna perfona, che in tutti li prò  pofitil'hà in bocca, ccofì li intenda dell* altre Umili parole,  o fèntcnze.É quello balli delti Conncsfi,3c inficine di tutto  il Methodo di formar l’Imagini, ilqualc con ellrema fatica,  c molte vigilie, e flato da me inucntato,e prolequito; fe bea  quanto al fatto, in qualche parte fi ritroui dottrina diciò ap  predo h Scrittori di quell’Arte. Retta mò,chepasfiamoaUc  Regole deU’Imagini.  Regola per rimaglili. pRopofi di trature delle Regole dcll’itnagini, per compii  JL mento dell’Arte della memoria Artificialejlc quali Rcgo  le io le ridurrò ad alcuni capi, quali confiderà» c ponderati, daranno compiu notitia di quanto fi defidera fopr»  Ciò,  in Collocar le persone, fi habbi auertenza di dar  li quelle attioni, che conuengono alla fua qualitàjpcrchc no  Corni iene ad un muritore darli atto di predicare, ne ad un  predicatore darli atto di murare, quando fi poffono haue*  re le perfine appropriate; e parlo dcUi luoghi nudi, lènza  perfone immob.li. li. L’imaginehabbia qualche moto, e (è fufTc cola immo   bile, fi ponghi nel luogo perfona, che la rapprefenti . E per  colà immobile s’inreude colà, che non è animale. Le imagini non filano odo fé; perche non moucreb   bono con uiuezza; pcrò,clTendoui nel luogo un Cauallo»  fate che con la zampa zappi il terreno, ò tiri di calci ; il lupo, che dcuori pecora; il pallore, che minacci l'Agntllo .Et  eflcndo imagini congiunte con altre cofc; con qucllliftelTe  facciano li atti c gedi. Se la cola è animata, mà c piccola, comeFormica  Mofca, zenzala,pulice; bilogna metterai pcrfona, cheli mo  dri. Mà come li farà, per uederlc? Dico che lì ucdrà primo  perla prefissone delia mente. Secondo perle cofeannefi»  le àtali animali; come, fe fbpra un piatto di mele la pcrlo  na (tenderà un paramediche, lì cnnolceranno le Molche; et  come le formiche, nel mucchio di Grano. Terzo perii appropriati di alcune perfone; come fece il Raucnna, che hauendo uifto uno die ftropicciaua un puhee, lo chiamaua e  colloca ua per pulice. Così fi potrebbe far degli altri. Mà  fe uorrò dire Formica,e non Formiche; come farò, (e tante e non una fi mette nel luogo? Rifpondo, che la perlona  nuda,moltrail (ingoiare; 1; cpme ucllita, il plurale, come fi  dirà poi al fuo luòco. Se molte Imagini fi collocano in uno delio luogo,  ò pure perla continuationc della parola didima in piuluo  chi c ben fatto per quanto più fi può, darle continuatone  di attionefra loro. Per efiempio, udendo collocar per lettere queda parola, Deus, pongo nel luogo Dominico, i!  quale con un pettine, pettina un uitello, tenuto da Siluia.  Da Dominico hò il D. dal peuine l’E dal vitello I V. da  Silula l.S. L’Imagini liano proportionate al luogo non ecce-denti; e c fodero eccedenti, già disfi che modo s’hà da tene   re. Il che s’hauede confiderato il Monlco, non harebbe riprefo il Supphcio, il quale nell’Alfabeto d’artificiati, pofè  per 1. una torre, c per X. una naue; poiché le colè eccedenti, ò per liinaginanone,ò per le figure, fi rendono proporticna:c,come disfi.   Vii. Le perlonc che fi collocano nclli luoghi habbino  del grande, del uiuo, dell efficace quanto più fi può ; perche  più efficacemente muouono. La Figura et imagine,non (la /olita à (tare in quel  luogo dòuè fi colloca; perche eflendoui /olita, non muoué  efficacemente ; attento che giungendo nel luogo, crederai  che tal cofa non fia indagine; mà parte ordinaria di quel lùo  go, E per ouiarc à quello inconueniente, olferua la regola  di uariar quella cofa con l’imaginatione, dandoli qualche ua  riatione inlolita; per eflempio giungendo ad un luogo doue fia una feggia,e uorrò in quello luogo porre per indagine una feggia, io metterò quella feggia trauerfatain terra,  per lo qual fegno efficacemente conofcerò,che la feggia nò  fi troua nel luogo, come cola ordinaria; ma come Cola for  mata per imagine. Nel collocar all'improuifo, bada metter una ima"  gine per luogo; ;icl collocar pofatamente le cofe che fi ftu  diano à bel agio, non è inconueniente, porre molte imagini  in un luogojpurche fiano didime, c commodamcnte fiucg  ghinoc rapprefentino. Vogliono comunemente li profclfori di qucft’Arte,  che le imagini fiano collocate in atti fporchi, laidi, c ridicelo  fi ; perche quanto più fi uederanno goffe e fporche, tanto  maggiormente meucranno . Il che potendofi Tare lènza  fcrupolo di mouimento indegno nel formatore; nuderebbe molto utile all’Arte . Per lo che non laudo la dishoneftà  delle imagini.  Dottamente difeorre Cicerone intorno alla viuezza  delle imagini ; perche quelle cofe, che noi per efperiqhza co  nolciamo, che ci muouono à conofccrle attentamente fc à  ucderle anfiamentc, quelle lon’al propofito di moucr cffica  cernente e uiuamcnte la noftra Memoria, in ricordarli. Però le cofe nuoue,lc cofe merauigliofe,le cofe rare, le cofe di  letteuoli,le cofe brutte, fporche, e ridicolofe, le cod horribih e fpaucntcuolijlc cod di gran uarictà, le cod eccesfiue  in bellezze, eccesfiue in brutezze, come una faccia tagliata,  vn nafo grande, vna gobba monftruolà. Così le cofe eccclfiuc in degniti, come vn Rè, vn Impcradorc,vn lommo Pon  tcfice; e limili; le colè eccesfiue mpouertà è mendicità, come un pouerello ftracciato ccncioIofo,e fimili oggetti, (cmattislìim alla viuezza deil’Imagiai. Et à fimili accidenti deuc   hauer » li uadi (èmprè ri  . perendo; per elfcmpio polla la prima figura fi pasfi alla feconda, e poi fi ripigli la prima recitando, c contcplando, c  porta la terza fi ripeta di nuouo c la feconda, e la primate  portala quarta fi repctano l’antecedenti, e porta la x.fi repe  tano le antecedenti per folto, la prima, la fèptitna. lanona.la  Tetta la quarta, per le fpari per le pari, al dritto al riuerfo,chc  cofi tenacemente fi (colpirono le Imagini nella Memoria.  Sehoggi hauete collocato per imaginc una cofa ;  auertite dimani, non collocarla per'Imagine d vii altra cofa  diuerfo. Come le hoggi per quefta parola Agnus, hauete  porto vn Agnello, dimani non porrete l’Agnello per l’inno  cenza; perche vi potrebbe apportar confuhonc, mentre ui  rapprefenta due parole; le pur non fufte dimenticati della  prima fignificationc,ò pure forte variata 1 Imaginc con legni, ò bene rtabilità con li dirtintiui della mente, c con la  prefisfione della ripetitione.  Quando fi ha da collocar à memoria vna oratione,  ò periodo,parolatamentc; prima fi legghi due e tre volte pia  namente,e diftintamente,come vuole Cicerone, ilchc appor  (a non poca vtilità. Collocando le parole, fi dia proportione al Genere col fèllo; perche fe uoglio dir ricchezza, eh e di Genere  feminino, meglio è collocarci vna donna ricca, chevnhuomo ricco.  Se vorrete collocar periodi intieri ò parole, et occorrendo di ritrouar otto, ò dieci, o piu, ò meno parole,  quali noi fiprece molto ben recitare, fcnz’akra collocatiohe; non occorre far fatica d’Imagini interno alle parole che  voi fopetej mi balla collocarne una principale, quale ricordata u apporta cohfequcntcmente tutte l’altre. Et quello intendo, nelle coltocationi delle panie, lcquali recitate, noa  curamo chccì reftino à memoriamo ne delle Orationi, Prc  diche, Comedie, ecc. Le Figure, e Imagini habbino proportionata altezza, fiche l’occhio. 'non habbi fatica d alzarli troppo, pc®  vederle; nè all'incontro abballarli ioucrchiamcnte per contem- fuuer l'occhio il formator di quefl’Artè Nel collocar le Figure, et Imagini    lem piarle. Indi fiate cauti nelTordirfàtione, che fa il Roi»:  berch dellìmagroi l ena fopra l’altra, peiche hauendo noi  luoghi commodi da far progreffo per la.go, non occorre  aggrauarla memoria, laquale memorando procede con lo   ftabdimento del fenfo. Formando rimagini, non fiate prefittoli m rubilo collocarle, quando agiatamente potete formarle e collocarle* pche occorrendoui poi vna Imagine piu atta,& elquifita della prima ui irebbe difficile in collocar la feconda, ha  uendo collocatala prima; ò vi farebbe graue tralasciar la fe  concia, elTcndo miglior dcllaprima. Dunque peniate, e ripense prima, fe altra miglior u occorre, e poi collocate le   Imagini formate. Sopra il tutto fate, chele Itnagmi fiano di cote ja  *oi note, è notisfime;e però ui douete attenere dalle imagini finte, potendo hauer le reali » e dalle ignote hauendo le  note, e dalle men note haueodo le piu mahifcftc. Si come nuoce la fotniglianza tra li luoghi, nella for  mattone di luoghi; cosi la fomigltanza tra le figure, nelp  formationc delle imagini. Però ui sforzerete di farle, quando più fi potrà diuerfe e di filmili; accio non u’ingannatc ntf  la fomigltanza di elle; perloche hauendo à dire tre Franccfchi, dtllingueteli perle Cicatrici, ò per gli atti,e gelti, un  gobbo, un monoculo, un fenzanafo,e cò altri limili accidcn   ti Eccesfiui. # . . VT . Siate cauti nelti sinonimi ed equivoci. Nell’equivoci, accio ponendo il cane, per IL CAN CELESTE. Non diciate  cane, che rode l’olio. E nelli sinonomi, come pietra faflo^  accio una ftcflfa cosa hauendo piu nomi  non li dichi 1 un  nome per l’altro, il che fi può diitingucre, per l’attentione  della mente, nel collocarle e ripeterle, piuiiolte; o pure co  qualche altro diftintiuo, pollo neUa cofa, o di lettera o d’- »le picolc,e quello per non ingombrar tanto il luogo, e per  (farlo più capace Onde ne fiegue, che minor numero di luoghi farari neceflarn ; c li così picm. per la diversità, rie*  /cono più efficaci. Per cflempio per quella parola ffauentc, pongo nel luogo un’uomo chiamato Nicola, il quale  nella man delira tiene Un piatto di faue, che lo porge ad  un fuo Figliolino che li Uà alla delira, e nella man finiflra  tenga un Martelli, cól quale minacci e fcacci una fanciulla chiamata Emilia . E così legerete dal piatto Fauc. Dalla persona. Nicola, N. Dal Martello, T. Da Emilia, E. e da tutti  l'intiera parola faucnte. Laonde larà benfatto, tra gl’alfabeti di perlòne, hauerdue Alfabeti, vno di Fanciulli, l'altro  di Fanciulle, oltre li due di Huomini, e di Donne. Nel collocare, prendendo le parole ò concetti dalla carta,e riponendo nelli Luoghi, non fi facci memoria nel  la carta e parti fue; Mà (blamente nelli luoghi; perche làrebbe doppia fatica in ricordarti è delti luoghi, e della carta. Oltra che apporta gran confusione, perche la mente uedea  do, e. nella carta, e nclli luoghi uacilla, e fi confonde ; mentre a due parti fuggelo (guardo,e quella Regola li noti  molto bene. Nel collocarc,e ripetere l’Imagini, fi auertifca, di  non far’altri geflr, chc quelli che fi ricercano opportunaméte  fecondo l'Arte della pronuntia nel Recitatore. E-fi guardi il Formatore dinonappKarfi, ò collocado, ò ripetendo ;  à qualche geflo intcnlàmcntc fuor dell’Arte, come il contar con ledita^ener il capo faldo et erto, mirar in sù,piegar  fi in giù; ma indifferentemente redi libero d’ogni intenfa applìcatione di fi nifi atti; perche alrrirrt^nte facendo, il recitatore recitando farà poi l’iftcsfi gclli inconvenienti, c periglio  li j inconucnicntij per che concro l’arte; periglioli, perche le in qualche accidente muta gesto li fuiarcbbe la memoria, e fuariarebbe la mente. Per mancamento di quella regola, hò uillo alcuni recitanti, Ila re come che hau elferoin  giyctita una fpada, inflasfibili Hi erti; c con gli occhi fitti al ìjjuro, che Ila lor dirimpfctto, quali che fuiferò fiatar.la  /quii Uò.fanon (blamente difdicc aitili; ma fciiopre l’arte, il che èflifettuo(b, làpCndo elfer principal dell'Arte, il làp'ec  celar l'Arte, intanto che quel che l 'Intorno fi per Arte,coiU ’  libqrfa dd’li gclli, e' domiiniò de gli atti, moliti che lo facci   per  f.TI I W M M  per felicità di natura. £ quello piace affai, e giuramento  de piacere, e dilettare ; poiché nell’Arte fi fcuopre l’ingegno notro, e nelli doni della natura la bontà influente del  1 Auttor della natura. E conuieneohe piu. ci aggradi l'opra  di Dio, chela notraje che la prima laude, honorc, e gloria fia di Dio, non della creatura, laquals fc per Arte, ò per  ingegno fa, ò sà, ò può cofa, il tutto ultimamente de riferire à fua Diurna Maeftà.   R icerca queft’Arte della Memoria per fila compita perfettione,chc hauendoui trattato delle fueprencipi par  ti, Luogo, et Imaginc; tratti alcune cole particolari, vtili, e  neceflarie da làperlì. E tralalciando l'altreal giudicio, ingc  gno,e fatica del Formatore; tratterò preedàmente, delmodo di collocar li Libri, li Numeri, li Generi, li Tempi, li  Cali, li Punti, li Argomentale Quotationi. Dirò poi delle  Dittature, della Libraria,e dell vfo della Memoria, e fògillaro alla fine il tutto, con l’Arte dcll'Oblmione Della Collocatione di Libri. Occorrendo collocar Libri di qual li voglia profesfione,  è di necesfijp haucr l’Imagini formate di cialcun di loro. Laonde cftrtcuno fi potrà formar l'Imagini dclli Tuoi Libri, intorno a quali vcrlà;comelo Scrtttorale formi immagini dclli Libri della Sacra Bibia, Il Thcologo delti Scolatici, IL FILOSOFO DELLA FILOSOFIA, il Medico della Medicina, Il  Canonifta di Canoni, Il Giunta delle Leggi, il Logico della Logica, ecoii faccino tutti gli altri. E nel formar l’Imagini olferui quete Regole . Primo fi fcriua in vn foglio tutti  li Libri, intorno a quali uerla il Formatore . Secondo formi, l’Imagine da vn fatto principale di quel Libro, ò dal titolo, ò dall’agente, ò dalla prima parola del Libro, ò di qual’  altro capo fi yoglia;purche Ila reprefentatiuo del nome del   N Libro*    Libro.Terzo queft’Imagìnc ò la ponga (opra vn Libro, ò  la ponga nel luogo col Libro» ò vi metta la perfona che rap  prefènci il nome del Libro . Quarto nel collocar li Libri »  può il formatore. Icruirli dcirAuttore di quel Libro, come  fe in citar Paolo, vi metterò S. Paolo col Libro in mano, e  per faper qual libro Ha, vi metterò la fua Imagine,come le  fard illibrodi Corinti, ui metterò vnCore . Coli le uorrò  collocar l’auttorità dell'Euangelio, vi porrò l’Euangcltrta,  col libro, e fua figura, Giouanni con l’Aquila, Mattheo con  FHuomo alato, Marco col Leone, Luca col Vitello . E le  vu’Auttorc hi comporto più labri, vi pongo i fegni per di  ftingncrli, per dTempio, Giouanni hàfcritto l’Euangclo, l’Epiftola» l'ApocahlIc; per l'Euangclo lo pongo ledente,  predicante, per l’Epiftola lo pongo Icriuente, pcrl'ApocalilTe lo pongo con gli occhi merauigliofi alzati al Cielo, come in atto d; ueder colèi aulita te e noue. San Luca che ha.  fcritto rEuangcto, egli atti Apoftolici ; per l’Euangelo lo  pongo con Chrilio, per gli Atti lo pongo con gli Aportoli.  Mole che hà comporto, e le ritto il Pentateuco, Geneti, Efo*  do, Leuitìco, Numeri, Deutoronomio ;nel primo lo pongo con Adamo, Se Eua, nel fecondo con Faraone, nel terza  col Sacerdote, nel quarto con gl’Elìcrciti, nel quinto con  le Tauole della Legge. E pattando à gli altri Libri, li Libri  di Reggi li formarctecon li Reggi, il primo con Saul, et Da  uid Fanciullo, iUècondo con altri; ò pure balia hauer libro  c Rè, e poi li numeri porli per caratteri nu.i erali, come fi  dirà poi. Coli il L bro di Giofuc con Gi^lue, di Giud ci  con Sanlbnc, di Ruth con Ruthapprcflb i mietatori, Efter  col Rè Alfuero, Giudit con Oloferne, li Profeti con loro  medelimi, Efiua con la Slega, Geremia ch’è porto nel Lago,  Daniele fra Leoni, Ezechiele fra Rote,8c animali alati, Giona nella bocca della Balena, e h libri di Machabei con Giuda Machabco, di Solomone con elfo in fedia Regale giudi  cante,& il. limile degli almLibri fi facci in qual li uogUafcic  za e profesiìone .  Per numeri, altri adoprano caratteri formati da varij inftromenti. Altri adoprano perfone, dando loro li nume  ri. Altri. adoprano cofe Materiali,allequali volontariamente attribuirono li numeri, come che il Melone lia vno,il Ce  druolo due, la Zucca tre, il Cedro quattro. Quello modo  l’hà.per mirabile il Monleo,il fecondo lo fieguc il Rauennaj  il primo mi pare piu atto di tutti. Oppone il Monleo al primo modo dicendo, che li caratteri non fi muouono. Alche  Rilpondo,chc tali caratteri fi pongono in pcrlona morente,  come fi dirà poi: per loche Reità che fiano attisfimi tali ca  ratteri. Il modo delle perfone c bello; ma è alquanto diffici  Ic,& intrigato. Il terzo mi pare che apporta poucrtà c con-fufione al formatore; poiché fc li tolgono le cole materiali  delle quali potrebbe liberamente fcruirli, per imagini. Ne  è il fimilcdelli caratteri noflfri ; poiché noi ci feruimo loiamente di noue cole, dou’egli nc prende cento. Il modo e  fecondo, c terzo lòn belli, e chi li vuol leguire ved i li lopradetti Auttori; à me balla darui le Regole, per lèruiruidcl  primo modo. Si prendono dunque noue colè materiali, c  quelle lèruino per l’vnità, e per gli otto'primi numeri,  per cllcmpio I. Vn Spiedo, ò vn Pugnale  a. Vn paro di Forbici.   3. VnTriangolo. ' •   4. Vn Quadrangolo,  j. Vn Serpe ritorto.   6, Vna Lumaca, ò chiocciola grande marina col capo fuor del gufeio. Vna Squadra di Muratori. Vna Zucca a fialco, che ha due ventri lWn lopra l’altro. 9. Vn’Alciadi Legnaiuolo. Quelle Figure noue, ò altre noue che parranno al formatore, lèruono per tutti numeri occorrenti’, olTeruando  l’infrafcrittc Regole. Primo per fuggirla confu (ione di que N a fte  ite Soue co fé, perche potrebbonò eflcr prefe tal uolta per  Imagine; Ciano diftintc ; per elTempio Io Spiedo che fta per cola fu con carne, quando (là per numero dia con vcello;  il pugnale quando c cola lia nudo, quando numero lia fodra  to; li forbici percola fiano con panno, per numero lènza;  il triangolo per colà lia di legno, per numero lia di ferro ;  cofi il quatrangolo ; il lerpe per numero lia nero, per colà  fia pinto; la chiocciola per colà habbi il capo ritirato, per  numero lo Sporga in fuora;la Squadrali vari jjcon legno e fer  re; la Zucca fi vari; in figura, ^perche non mandano delle  Zucche, e tonde, e larghe da poter feruire per colà;l'A(cia  fi vari} con manico ligneo, e ferreo, e cofi fi friggerà la confusione. Secondo perche li numeri altri (on d’vnità, altri di  decine, altri di ccntenaia, altri di migliaia; l'ifteftè figure icr  uiranno per tutti li numeri, con quell’ordine, che quando  la figura, è nella man finiftra, dice vnità; quando nella Spalla  finiftra, dice decine; quando nella fpalla delira, dice ccntenaia; quando nella man delira f dice migliaia- Per elf^mpio  vorrò dire “1345,” “1.345” pongo alla delira mano della pcrlonalo  Spiedo, che infilzi il triangolo che Uà alla Ipalla delira, e paf  Ando per fiotto il mento infilza il quadrato, che Uà alla Ipal  la finiltra, e co la punta trapallà il Serpe che Ila alla man finiflra. Terzo quelle figure filano polle con la perlòna, laquale   S uanto più farà posfib ile, habbi e facci qualche attione,còle  ette figure, come ho mollrato có lo Spiedo, triàgolo quadra  to, e lèrpe. Quarto le li numeri limili fi moltiplicano, Ciano  anco moltiplicate le figui e limili, come fie uorrò dire “1551”  porrò due pugnali; uno alla man delira, e l'altro alla. man  finiftra, e due Sèrpi uno alla fpalla delira, e l'altro alla Spalla  finiftra della perlòna, la quale con pugnali impugnati, e co  braccia curue ferole Sèrpi. Bisognando moltiplicar  le migliaia per decine, e centenaia; bisogna per le decine por  le figure alla Centura delira, per li centinaia allo Ginocchio  deliro. Onde udendo dire “182659”, “182.679”: “cento ottanta due mila sei cento cinquanta nove”; porrò nella cintura delira d’un  Eremita la fialchetta, et al Ginocchio un Fanciullino, che  con uq pugnale ò Spiedo, fora la fialca ; e nella man delira  della perfiona un paro di forbici colliquali tronca le corna   alla    alla lumaca, quale ftl alla /paHa delira'; é con l'A/cia dell»  man Anidra percote il Serpe, che ila alla /palla fmiftra . £  Infognando moltiplicar per migliaia, fi ponghino le figu.  te alla piedi; onde «olendo dire,518265 aggiungo fra li  piedi dell’Eremita, che portailfiafco, unferpe,chcuà amor  der’il fanciullo il quale fora con lo Ipiedo il fufco . E bisognando aggiungere altri numeri (i ponghino ordinatamente nel poggio, c fcabello della per/ona del luogo ; ò uero fi  ponghino nel luogo antecedente, nell’altra pcrlòna. Eque  ilo badi quanto ahi Numeri aritmetica!!, che quanto alti numeri grammaticali /ingoiare e plurale^ dira nel capo dell»  Cafi.   J J f  d  ili | .r ' M  Dclli Generi k s poiché li generi fi nominano con li nomi di/esfi, perii  genere ma Tedino farete che la perfòna fia mafchiaje per  il genere feminino fia donna. E per didinguer IL MASCOLINO e feminino dal neutro, quando occorreflc, per quelli generi  MASCOLINO e feminino, Alcuni fanno che le persone habbino fuelati li uafi GENITALI; e perii neutro l'habbino uelatij/c  ben io li didinguerei col variar vela e, dando per l'unoe  l’altro fedo le mutande ò codiali, e perii neutro il velo aggroppato. Delli Tempi, habbiamo da fàpere il modo di collocare  l'Annijli Mefi, liGiorni, rHore, il prelente, spallato, il futuro. Per l’anni si collochi un fcrpente, che fi morda la co  da, al modo che faceano gli Egitti; significando che l'Anno  fi rincuruae ripiega in le defiò, mentre fi congiunge il fine,  al principio. Li Meli fi podono figurare in tre modi . Primo per li fogni ò caratteri delti dodici legni del Zodiaco, ponendole figure idede, un Montone per Marzo, Toro per aprile, gemi  su tu per Maggio, ò li Caratteri ufati  la man delira il Geniti  no, la fimltra il Dattilo,]! petto l’Acculàtiuo, il piede e gara  ba delira il Vocatiuo,il fimftro l’Ablatiuo.Si che, fc la parola è in calo nominatiuo, fi ponga in telta; le ablatiuo fi  ponghi al piede fimftro.E per faper anco li numeri s’oflerui,chc la parte nuda rnoftra il numero (ingoiare; la parte  ucllita mollra II numero plurate. Per esempio uorrò dire, Ego fum panis. Porrò un cello di pane in capo alla per  fona, e che il capo lìa (nudato ; il capo mi mollra il noinimtiuo, c la nudità mollra il numero (ingoiare. E le l'ima  gineè perlòna,li puòconolcereil cafo,ò per la parte, ò per  il Pegno, per la parte > Te Francclco hauendo tutto il redo  uellito, (blamente mi mollra la manfiniftra nuda, intendo il dativo. per il legno, fètutta la perfona è nuda, che midi  il (ingoiarmi rnoftra la man finiftra ferita, al qual legno  intendo il caso dativo. Conuiene che le parole habbino i Ior PUNTI, per non ap  portar contusone al legente [JOYCE], come li punti finali, pcr  fine del periodo, li mezzi ponti per prender fiato; così conviencchc anco in quella collocatione della scrittura della  Memoria ui fiano le diftanze debite, non (blamente tra leu  tenza e Temenza, n.à anco tra parola c parola: accio le lettere duna,non paslìno alla compofitione dell’altra parola  E quello oltra che fila, da una certa diftanzache fi de da  realleimagini, nfulta ancora dalla repetitione del Formatore, il quale collocando prefigge con la mente, douefi comincia, e doue fi fini Ice. E fecondo, quello lì può Tare con  alcuni geftì, per ellempio, nel PUNTO FINALE [il clistico di R. M. Hare – H. P. Grice], fare che la perlo  na ultima del periodo dia di fianco, con la faccia rivolta al rocchio del legente. Enel mezzo punto fare, che feafid  con le spalle al luogo, riuolti fidamente la faccia alla delira,  yerfol’occbio dellegentp. Nella diftintione delle parole fi può fare, che la perlona donde cominciala parola,  facci qualche gcflo, contro la perfona dell’ antecedente parola, e quella perfona fi ririti in un certo modo, dandoli  quella ò con un pugno, ò con vn calcio, ò con altro fecondo  che occorrerà, per l'opportunità dell’magine, e dell’annesti* -!iJ  L’argomenti, che si fanno universalmcnte, si riducono alli sillogismi, e alle consequenze d’entimeme, delli quali  balla qui dire della formatione dell’imagini, e del modo di  collocarli. Quanto alla formatione si tenghi il methodo universale, o formando immagini per li concetti, ò per le parole, e fi sforzi il formatore formar 1 In aginc del mezzo termine. Quanto al modo di collocar l’argomenti, o son syllogismi, o entimeme. Li Sillogismi, che hanno tre propositioni, la maggiore si colloca alta man delira, la minore alla man siniftra, la conclulìone al capo. Se bisogna provar la maggiore, le prove fiano collocate al lato deliro ordinatamele. Seia minore, fiano collocate le prove nel lato fini(lro,e feoc corre fare un prosìllogismo dalla conclufionc, che enei ca-,  pórli tiri la minore nel petto, la conclufione nel ventre. Se  l’argomento ha in confequcza; l’antecedentc llia nella ma de  fera, il cófequcte nella finiftra. E se bisogna provar consequenza, si collochino le prove alla faccia, petto, e ventre. E felatcce  détcs’ ha da ^puare, si collochino le prove al lato suo deliro, e  quelche bilògnafle per ile conseguente, si collochi nel lato fini(lro, haucndo memoria delti luoghi, ch'io formai ordinatimente nell! lati della pedona fiumana, e quello Modo balla  per fiatelligenti, à quale fofficicnte in tal propofito collocar Immediatamente, mà ehi uoleflfe collocar ogni colà mediatamente per imaginipotrà (cruiriì dclli luoghi {labili  ordinatamente.  Per citationi intendo quel riferire che si fà delli Libri,  delli Numeri de Libri, ò di capitoli, ò di titoli, e di limili. Lequali si uariano, secondo la uarietà delle profeslìoni; onde  il Theologo cota dift. par. ar. memb. Il Filosofo tex. com.  Il Lcgillaìeg. glof. tit. $. confil. Il Canonista quell, can.&c.  c tutte le Cotationi, io le riduco a tre capi, Libro, Nome  di Libro, et Aggiunto, dclli quali dirò didimamente. Della Cotationc di Libri, c Nomi di libri, mi riferifeo à  quel ch'io disfi, nella Lctt. 1 5. della collocatone di Libri;  aggiungendo, che li Nomi di libri, ò titoli di libri, si pollono ideare con l’iflcsfi libri; quali noi vlàmo gornalmcnte,c  di quali damo polfcfibri. Laonde fc uorrò citare Ai ili. nella Metafilica, io pongo nel luogo, in mano d'Arifiotcle il  mio libro della Mctafifica . E le vorrò citare il Macllro delle  fentenze, vi pongo l'iflcflo mio libro delle fentenze del Mae  ftro. E cosi fi può far de gli altri libri, in qual fi voglia prò  fesfionc. E di più, fe li nomi di libri d’vna profesfionc tufi,  {èro pochi, come tre ò quattro, fi potrebbono diftingucre  con li colori, vn nero, vn bianco, vn rollò, vn giallo, &c. co  me San Giouanni che ha fcrittotre libri, Evangelo, Apocalisse, et Epillola, diftinguerò quelli tre libri con tre colori  rofTo,ncro,uerde, per l'Euangelo colloco il libro rollo, in  mano di San Giouanni, per l’ApocalilTe il nero, per FIEpiflolu il verde. Con fimil muodo facci il Filosofo, il Legilla, c qual fi uoglia profefiorc. Dclli Aggiunti della Cotationo. S ’Aggiunge al Libro, c Nome del libro, il capitolo, il nu*  meiOjò limili. Quello aggiunto alle volte precede il nome del libro, alle volte fosfieguè ; precede quando l’Autto  rehà comporti molti libri in vn medefimo (oggetto, come  fe diccfte, Agoft. lib. 1 2. de ciuitate Dei, all'Auttore dò il  Libro, fieguc il numero, quale precede il nome dell’opera e  libro. Alle volte lòsliegue,& è di due (òrti, immediato, mediato. L'aggiunto immediato c la particolar cotatione di ca  pitoli, di dift. di terti,e limili, come s’io dicelle, Aug. de Ciuitate Dei quella parola cap. è aggiunto im  mediato, fi come il numero 4. c l’aggiunto mediato. Eque  rto aggiunto mediato, alle uolte fi fa per numero; come nel  J'addutto elfempio . Alle uolte fi fà per parola, come vfa il  Legifta,c Canonifta, che adduce la prima parola della legge,  Pan. in c.tua nos. e con l'ifteftb progrefi'o, ò di numeri, ò di  parole, fi fanno molce Cotationi mediate, fecondo ladiuer  fità delle profesfioni . Per le cotationi di numeri s’auer a,  primo, difarle ordinate, il numero del libro fi ponga alia  parte del libro, et il numero del capitolo ail’altra parte ; accio il formatore non fi confonda, per elfempio dicendo Au- { ;uft. Iibr.a.de Ciuitate Dei cap.7. nella man delira li dò il  ibro, e con fiftelTamano li fò moftrare due dita fpiegate,  che mi moftrano li due, e nell’altra mano li dò lo sguadro »  colquale tocca U capo; e coli hò dal capo il capitolo, e dallo sguadro il 7. Si noti fecondo, che quelli numeri fi poP  fono formare, con l’irtelfe dita della perlina ; e quando  il numero trapalfa il cinque, fi pongano l’imagini di nume  ri alle parti del corpo della pcrlona, conforme alle Regoli  date di numeri. La Cotatione della parola, del capitolo, del titolo,  ò della legge, tkc. fi formi con le Regole deljlmagini delle  parole figurate, ò non figurate. Laonde per la parola de vfu  ns, quel formatore poneua vn Hebreovfuraro. De gli aggiunti di capitoli,.di tedi, com. gioii leg. $. e  limili, fi pollino formare in tre modi; primo, per Imagini, conforme al Methodo allignato della formatione  dell’Imagini. Secondo, dipingendo, ò (colpendo nel libro, in lettere maiufcole quelle Cotationi; o ponendoli  caratteri del quarto Alfabeto nella perlina . Terzo, per via  Notariaca dal nome, che principia con la prima lettera della della Cotationè, fcruendol! ùell’irteffa perfoha j Laonde! >er cap. coiti, can. conf. tocchi il cappello, o’I capo, o’I col  o, ol cigl o ; per tit. tex. tocchi la tempia j Per dirti Dub,  tocchi li denti; per legg. Iett. tocchi la lingua, ò le labbia ;  per Glof. la guancia; per num. tocchi il nafo. In fimil modo fi formino laltre, con li nomi ò volgari, ò Latini della  perfona humana . Mi lì guardi ilfoamatore di non feruirli d’vn’iftelfa parte humana, per due Cotationi, quando  nell'ufo l’occorra l’una, c l'altra Cotatione;perche l’apportarebbe confu (ione, fe pure non la dirtingueilecon qualche legno, come fe il labbro corallino dica Legge, il lmido c nero dica Lettione ; il capo biondo dica cap. il nero  com. il bianco confi e coli de gli altri.  Delle Dittature.   Per dittature intendo lo rtupcndo dittare d'alcuni profeffori di queft’Arte, hquali in vn medefìmo tempo han  dittato à cinque, ò dieci e più acrittori, con dire dieci parole di dieci (oggetti ordinatamente, e poi fèguitare le tralafciate di mano in mano, fenza errar un iota dal propofito foggetto di ciafcuno. Il far quello perdono sopra naturale (GRICE: NATURA) c sopra nostro humano, non cade sotto le regole dell'arte (GRICE: ARTE). Mà il farlo per arte, in quanto poslìamo noiafeendere, mi pare (i facci in qucfto modo cioè . Che il dittatore formati h (oggetti diuerfi, ò di Lettioni,òdi Prediche, ò di lettere milione, ò di qual (ì voglia altro (oggetto, e difpofte le parole in tanti fogli, quanti fon li soggetti ; prenda ordinatamente le parole alternatiuamcnte da  ciafcun fogl o, He le alberghi nelli luoghi. Per essempio, la prima parola del primo foglio nel primo luogo, la prima del secondo foglio nel secondo luogo, la prima del terzo foglio nel terzo luogo, e coli di mano in mano finche faran collocate tutte le prime parole delli dieci fogli. Poi si ricominci, e la seconda parola del primo foglio, sìa collocata nell’undecimo luogo, la seconda del secondo foglio nel duodecimo luogo, e eoli sequendo. E finite le seconde, siano con l'illesso ordine collocate le terze, poi le quarte, poi  le quinte, finche fitran finite tutte le parole. E udendo dittare facci distributione delli soggetti alli scrittori, secondo l’ordine delli fogli scritti, già collocati. E facendo scriuere una parola per uno ordinatamente, alla fine ciascuno scrittore ritroverà il suo soggetto compito. E quell’ordine che si tiene delle parole, si può tare ancora delli concetti, o delle sentenze – GRICE UTTERER’S MEANING, SENTENCE-MEANING, WORD-MEANING; se bene il primo delle parole pare più stupendo. E chi volesse dittare per ogni verso, primo dal primo all’ultimo, poi dall’ultimo al principio, potrà con simil modo collocar le parole, che giungendo all’ultimo non si ricominci dal primo, ma dall’uItimo. E chi di quello modo si servisse per raggionare, sarebbe un modo di raggionare allo spropofito; se ben’ordinate poi le parole, ciascuna al suo soggetto, ri ufeirebbono al proposito li raggionamenti, come j appare in quello essempio di quattro dittata- E-tv, Per quello verso si collocano, e dittano. Ci  i-i i Aue Benedid Ti Nunc Magnificat 'o  pp  0  o ' Gratia Deus I Scruum Mea c rp  -i  Piena 4 Ifrael s Tuum DominCi u>  n   ciT c • o  •no Dominus Quia Donnine Et £0 •*t 0 o 2 I Tecum Vifitauit Secudum Exultauit, Li numeri mostrano li luoghi successivi. V'.  i  .Quello (la detto del dittare 1 molti per Arte; lafctamfo di qqcl che si possa per felicità d ingegno, come credo facesse Giulio Cesare, Uguale ditta à quat o, et egli per qutn. to scrive altro suggeto, come credo, anco lacelle Origene Adamantio (non però lenza superior dpno) il quale di continouo ditta à lètte scrittori; pello che non e incredibi Icy ch'egli compone dei milia volumi, qluli tellifica hauct Midi San Geronimo. Della Libreria della memoria. E tanta la forza di quello ricco tesoro della memoria,  che divenca anco biblioteca o Libreria, e con maggior felicità e facilità delle librerie, nelle quali si gloriano communemente gl’uornini studiosi. Non attendendo che 1 ha ucr libreria, non è perfezione per leità; ma imperfetta, che sopplilce all’imperfetto degl’uomini.AIli quali mancando la memoria feconda piena ed adorna, colla tenacità e permaenza perpetua dei simolacri, (bn conllretti tener copia dij'bri dalli quali posfmo riccucr i primi CONCETTI delle cose, e nuocar li dimenticati. Per lo che Iddio, ch’è perfettissimo, non ha quella che da noi è chiamata pcrlettiotiej poichc neH’illeira essenza sua, come in terlislimo specchio vede e contempla ogni cosa. Gl’angeli ancora non han bisogno di libreria; poiché pella cognizione vespertina, che è delle creature nelli lor proprij generi, hanno la memoria perfetta, fin dalla lor creazione, quando è'or data ogni pienezza di simolacri, così tenacemente impressi, che tempo non può scancellarli. Simile dono è fatto a primi nostri primi pro-genitori; la onde non averebbono avuto bisogno di libreria, poiché nella lor memoria per dono gratuito albergano tutti li simolacri. E perche il peccato, quali ladro ei spogha, e tra gl’altri beni ci lolle ancora què Ho dono, ed introdulTc per peggio nostro l’ignoranza. erim hebecillita; pell’ignoranza ciascuno nasce colla memoria no. da, come ingelfata parete; e pella imbecillità alle fatiche dell’acquillati simolacri bene fpeito foccede oblivione. In- 1 di per fouenir’ He all’ignoranza ed all’oblivione; l’arte hi.  introdotto l’aiuto delli libri. Li quali ancora soppliscono a due imperfetzoni, distanza, e morte; perche non essendo presente la voce dell’auttore o maestro, sopplisce la scrittura del suo libro; ed essendo egli morto, vive nella scrittura del libro, pello che li Rudenti mentre studiano, come si dice per proverbio, parlano con li morti. Se bene dunque li libri sono utili, e neceirarii al nostro stato imperfetto; non dimeno studiati che si sono una volta, meglio è aver la memoria per libreria, che 14 libreria di carte e scritture; poi che la libreria è fatta, per sopplimento della memoria. C se così è, meglio è aver la memoria, che è il principale che la libreria che è il sopplimento; si come meglio è aver la gamba e piede di carne e d’ossa, che di legno. In oh ire quella libreria apporta fatica, spesa, peso, travaglio; que  (sa non è d'altra fatica, che di ufiria. Di più la libreria è in uno o alcuni luoghi 1, non in tutti senza grandissima incorri modi ci; quella l’avete dove vi trovate, e senza pagar altro nolo che della vostra persona la portate vo seo dove vo lete. Quella conviene (blamente à ricchi, ed à chi abbonda in denari; quella è commune anco à poveri. £ se quella vi fa uomini, quella vi fa simili all’angeli, ed a Dio, li quali ogni seientia hanno sempre feco. Echi non sà che le cose quanto più s’avvicinano al perpetuo e necessario, tanto più son perfette ? l'universile, come che aftrahe da tempo e luogo e più astratto, e consequentemente più perfetto del singoiare, il quale è immerso nel tempo e luogho; la memoria ha ptù dell’asratto che la libreria; poiché li libri coll’uso e tempo s’invecchiano e consumano, la memoria coll’ulb e tempo si perpetua; quelli periscono, quella sempre resta; nè sì puole commodamente aver per ogni luogo quella biblioteca come quella, che vive e dimora sempre col formatore. L’oracoli parlano a voce presentialmente, e oracoli sono (limati quei sapienti, li quali all'improviso, senza girar l’occhio ai libri, rispondono elquiiitamente ad ogni proposto della lor profesfione; Come fi fa quello Te noti coll’aiuto della libreria della memoria, la quale toglie quel rinconuemente, che dille una uolta UN FILOSOFO di quel Me dico equivoco EQUIVOCO GRICE, il quale refpexit librum, et mortuus est aigrotus. E se ben io ammiro l’industtra di Gordiano imperatore, il quale lìima camole lettere eie scienze, che più atte (èall’acquillo di libri, che al tesoro d’argenti, d’ori, e di  gemme. La onde li legge, che raccolte nella sua libreria tef tenta due india volumi. Lodo la diligenza di 1 irannione Grammatico, che uilTeà tempi di POMPEO magno, il quale liebbe in suo possesio tre milia libri. Stupifco delle pergamene librerie, le quali, come riferifee Plutarco, aucano ducento milia volumi. Ofieruo grandemente Tolomeo Filadelfo, il quale per compir la sua libreria, quale ordina in Alelssandria, ottenne dalli Gerofolimitam tettanta delli più teuii ed esperti nelle l'acre lettere, e pr «felibri dcllVn’e l’altro Idoma, acciò li traducelfero la bibia (aera d’ebreo in greco. Mi più ammiro, lodo, celebro, ed oflervo la libreria della memoria, che hvbbe Lsdra, il quale come riferitee Eulèbio, avendo li reggi caldei prelì li libri tecri di Mose, egli tutti ad verbum h recita, e dal suo recitare furno dittati in quella maniera, che poi la sinagoga l’adopra. E perche non me chia&o, se quella libreria di Etedra, folte artificiale, mi balìa amteporui I’essempio di Ravenna, il quale tanto fi gloria di quella libreria della eemoria che dice, Cum patriam relinquo, ut peregrinus urbes Italia? uideam, dicere possum, Omnia mea mecum porto. E perche non mancheranno di quell’che uoranno formarli quella perfetta libreria; però allignera alcuni capi, dalli quali potrete raccogliere il modo. È di necessità aver m’gliarac migliara di luoghi, quali si potranno formare alla giornata, secondo che col1’occasione dello (India. re, creile il bisogno del formatore. Quel tanto ch’il formatore alla giornata ordinatamente, secondo l’ordine della Scicntiaò Artc, studia della sua profesfione; gtornalmente collochi il tutto nell 1 formati luoghi, non tralafciando cosa che Ila necessaria. Quelli luoghi pieni firn pre rellano piente per aver la fermezza e tenacità della Memo- M€nàona, cbe 6 dcfidcra eotitrtl’óbliul olle > tH« e il Urlo e. la poluè, che rode e dftirugge quella libreria; bisogna rivederla coll’uso della ripetizione.E quello si può fare con pigliar un giorno di vacanza della settimana, e ripetere quel che novamente si è collocato in quella settimana, 3c in un'al  trhora ripetere una parte cominciando dal principio, e forzandoti che sia tal notate compartita la ripetitiope, che per ciafeun Mefc fia npetita e rcuifta tutta la libreria. Pella qual ripetizione ancora si potrà dare quell’ora, eh il forma torc si trova disoccupato dall’essercitij diurni, ne i giorni fc ftiui. Sicomc nelle librerie fogliono alcuni tener quadri dipinti, con ritratti d’auttori, di sapienti, o potenti, di se medesimi, o d’alcun'altre pitture bene spesso vane, e lascive – GRICE THE SWIMMING POOL LIBRARY – WHAT BOOKS DO YOU KEEP THERE? -- ; il formatore di quella libreria vi ponga quadri di San»tif eleggendoti un certo numero di prencipi del paradilb, angeli, ed uomini, e quelli si constituisca per protettori di quella bella impresa, raccomandando à cialcuno di loro un libro, o una sentenza, o una materia, secondo che meglio pare al divoto formatore, ed a quei santi il formatore oiicri Ica, voti, digiuni, orazioni, secondo la sua divozione, ecc. La libreria come scrive VITRUVIO (si veda) deve esser fatta di rimpetto all’oriente, poiché l'vlo di libri ricerca il lume mannaie; e perche la libreria della memoria adopra lume interno, però io aucrtilco il formatore, che li sforzi d ha  ucr r. oriente spirituale che è christo, chiamato oriente d’un profeta, Ecce vir oriens nomen eius. Anzi Christo è il sole, come di ife un’altro profeta, Orietur vobis timcntibus. nomen meum SOL iustitiat. E 1’oriente di quello sole, quanto alla deità è il padre eterno, e l’oriente quanto alla temporale umanità è Maria Vergine. Di rimpetto à quelli oric  ti c lumi deve il formatore drizzai la sua libreria; sforzandoli di fuggirli peccati, e conseruarsi nella grazia di Dio, poiche, Imtium Sapientia: eli timor Domini. Sello, sicome nelle librerie li libri (on possi con ordine, fiche in una parte son ripossi quelli della logica, in un’altra quelli della filosofia, in queiraltro canto quelli della geometria, ecc. coti bisogna ordinarli LUOGHI COMMUNI, che trà P loro i toro siano distinti. Per esemplo, neHI luoghi tTvft* Ciftà  -cojloco la logica, ed in quelli d’vo’aitraJi Filofofia, in quelli della terza la theologia, ed in un luogo comniune della seconda città ei colloco il primo della fisica, nel secondo il secondo, e cosi procedendo nell» fequenti libri della FILOSOFIA. E quest’ordine è necessario, per poter subito ri tcoaara li libri, e li soggetti, che A desiderano. E se mi dirai che quella biblioteca ha del fa ti còlo affai. Pare che la memoria, non porta soffrire tanto peso. Pare un chaos di confttAonfc» Ache l’uomo non puole à Aia voglia ritrovare le materie e soggetti. Come A farà, in voler formare un raggionamento da questa libraria. Se occorrere all» giornata aggiungere alli soggetri albergatrnuo ui concetti j' non A potrà far quello senza confusione delle prime imagini. Sedo, come A potrà contemplare in questa libreria. Come porrà il formatore servirsi di luoghi va coi. Se conviene a padri di famiglia £ar che, IL  Figli studiosi Aano arricchiti di questa libreria. Rispondo didimamente a quefti otto capi, per compimento di questa libreria. Come il pefeatore non pup aven pefei senza bagnarA, nè l'auido trovar The Airi senza romper Terra e làsli; coli non può l’uomo far’acquifto di quc-t  ft'inclphcabile vtdità, senza gran fatica. La quale pare grande, perch’è insolita e non possa in uso. Ma cominci il forma  torè con le due guide, diligenza, e patienza, a farne dpcrien 2 a, e conofeeri che, mi dithcile volenti. Fingono li poeti, che Giasone con fatato di Medea acquista il vello d’oro; mi non però senza vincer e domar Tori, arar terra, feminar denti, armarse contrafchierearmate, superar draghi « Medea c 1 arte della memoria, Giasone il formatore, Tori Draghi, dicroti son le fatiche, li pudori, le vigilie, l’impcdimenti, li patimenti, che s’offerifeono alle frontiere di questa impresa, quali però dcuono esser soffriti, e vinti da colui, che aspira alla palina e corona d’una tanta felicità. Al secondo, dico che la memoria, quando con bel’agio, ed à poco à poco vien’alla giornata ripiena, non sente pelb e disturbo, anzi diletto e follcuamento; poiché col riccuer nuovi nàoui simolacri.  Jr, che coll’esperienzartegionano -dr quella utilissima e ne diària ptofesilone. Nc chiami inutile ingombro, e fatico» fo impacciò, il teloro utilissimo, elucidissimo di simolacri. Poiché li luoghi ed imagini sono come penne ciuanni, che aggiungendo pelo all’uccello, rapportano facilità ed agilità, inerauigliola al aolojcosi mentre s'accolla la memoria luoghi, 8t imaginiycon qacfti come con due ali vola con facilità stupenda pell’altezza della contemplatione, ed attione interpetrativa JE J se quelli mezzi son difficili; fegoo à che il fi N ie è di gran preggio -E chi mira l’asprezza del mezzo follmente non l’agcuola colla dolcezza del fine, e incauto ed impcudenccv poichc fauio, e prudente è colui che contrape’ findoiljialore &: il preggio del ficee dell’acquisto, dispone con prudenza, intende con sapicnza j abbraccia cori' rorezza, lìegue con patienza li debiti mezzi. E non peflo fi 1 non maravigliarmi d’Ippoino, il quale biafima l’arte della memoria, e pur fenc scrive; perche si non è cieco, quand’egli collocai un’gratnone a memoria, non fa egli memoria locale, nelli fogli delfi carta feri nailon de prende le parole o concetti, elic gli colloca ?e fibene questa memoria locale, non cl’ arte spiegata, è nondimeno arte confa magini, delle tpia li diccsfm.o; ìSc ii> parte averli pofiono, da quel che sìegue. Per utilissimo documento, hab >i il formatore qualche parti coiar divozione, pelli luoghi, pella collocazione dell’imagini, e pel recitare. Pei luoghi formandosi abbia l’occhio se vi trova figure di santi, altari, crocifissò imagine di Maria Vergine, e per ogni luogo commufcc fi a-, legga tre, quattro, o cinque, più ò meno, secondo la copia di luoghi, e secondo la divozione del formatore, di quelle finte figure, ed alli lor figurati, con effetto pio raccoman- x  dela tutela della memoria, sforzandoli che il primo e l’ultimo luogo siano figurati. E quando ripetendo i luoghi uipalla Culi la mente, li facci il formatore riverenza, con qual chfc divota orazione. Il simile facci prima cbenelli luoghi; collochi l’imaginij C prima che recitile collocate; diodo un  S, ro 6i  giro con ti mente, per quelle designate figure sante, è eia-'  leuna offerendo calda orazione, o mentale o vocale. Averca il formatore di non esser fcru polo fo intorno al veder lume prima ch egli vadi à recitare; perche quantunque; sia ben fatto dimorar in tenebre, ed in luogo rictirato, e solitario, e lontano d’ogni strepito, mentre ripone l’imagini a memoria, e cosi in quel tempo che è immediato il recitare. Non dimeno star sempre cosi, e non veder mai lume, senò quello ch'egli vede quando recita, è colla perighofà; perche i’insolito apporta dirturbo e confusione. Però stimo ch'il f amatore dove una volta a luce aperta ripeter le Tue cote. Ripeter fra strepiti e fragori giova: perche assicura la memoria intanto, che per qual fi voglia strepito ò caso che avenghi poi fra’l recitare, non fi (marritee IL DICITORE. Indi è da esser notato, ed imitato l'essercitio di Demostene, il quale per telleuarsi d’alcuni difetti di natura, come r.fe ri tee VALERIO MASSIMO (si veda), combattendo colla natura, la vince con i'artificial essercitio. Imperochc essendo egli Bacco di fianchi, e debole di lcna, e perciò IMPOTENTE AL DIRE, s’ingagltardì colla fuica, ed essercitio; auczzandofi à recitar molti ucrii ad un stato, e pronunciando mentre con ncloci paf fi (àliua per uiefaticolc, ed erte. Ora dirimpetto alli fra gori marini che pcrcoteuano li (coglie li lidi; si per fortificar la lena, come anco, acciò afluefatte l’orccchie a quel rumore e strepito del ripercotimento del mare, potettero patientemente al rumore della ragunata moltitudine perfeucrarc, non sgomentandoli nel (ènte, nè vacillando colla memoria. E per aver LA LINGUA piu spedita e fciolta alla loquela, ulàua pariarea lungo, con te pictruzze in bocca; accio uacoa folte poi più pronta, ed espedita. Ed avendo la voce tettile e molto aspra, e noiofa all’AUDIENTI; col continuo effermio, e grande industria, la ridusse al maturo, grave, e grato suono. E perche nel principio della sua gioventù, quali fu linguato, non poteva ben esprimere la lettera che noi chia  marno R. la qualo principia il nomò dell'arte rettorica, che egli imparbua; usa tanta diligenza che muno di poi la PROFERIVA meglio di lui. Bisogna rifuegliar le tepitc, e Ranche forze deli i> Q^. te  I le potenze, quando fi ua 1 recitare, con raiutl spirituali e  corporali. Li primi d’oratzoni a Dio, ed a santi, li secondi con alcuni ristorativi, come nell’estate rifrescarsi il volto, e mani, nell’inverno prender un’alito di fuoco, odorar cole grate, purché non fiano dieccessiva qualità; toccarsi le narici e polli, con odorifero vino, e simili, secondo il coniglio del perito medico.Abbi l’occhio il formatore di lenirli della memoria, non come fine ultimato, mà come fine ordinato ad altro fine, cioè seruirsi di quella all’ultimo fine dell’orare, eh e il persuadere, e ricordili che non li trova la maggior per ucrfità, che pervertir l’ordine, e seruirsi del mezzo per fine; Il che accenna Agostino in quel detto, Summa perversitas est frui utendis. Le parti oratorie sono fini, mà però ordinati all’ULTIMO FINE DEL PERSUADERE [GRICE INFLUENCING AND BEING INFLUENCED BY OTHERS]; però non conviene affettar tanto quelle parti, che all'ultimo L’AUDIENTE lodi quella ò qwe fi altra parte, senza che relli vinto, prcfo, e MOSSO DELLA PERSUAZIONE INTENTA. Dedalo vola per mezzo, nè col gelo baffo soggiaccia, nè col calor soprano si liqueface; mà ICARO INCAUTO, il quale invaghito delle nuove, ed inlohte penne, affetta con troppo alto eccelso il volo; sapete che ruinoso cade nell’onde falle. Cosi quelli ch’allontanandosi dalla prudente mediocrità, pongono tutta la lor mira nell’eccelso di memoria; cadono pell'imprudenza, perche non mirano il fine che dev’esser fine ultimato; e perche mirano il proprio onore, ed una vana pompa, non l'onor e gloria di Dio, di quali può ben dire il falmeggiante Davide. In fecuri, ed Afciade iecerunt eam. Parla il profeta di quelli, che dislìpano la Chiesa, COL PAROLARE, e memorare, che sono parti di chi raggiona. La secure e LA LINGUA O PAROLA, pello che Dimolline fi> lea dire che il suo aversario ORATORE Fedone è una fecurre; perche con breve mà acuta orazione molto li refifieva, e contradiceva. L’Afcia come fi dilfe mollra la memoria, per lochenci sepolcri gl’antichi scriveno quell’elogio. Sub  JVfciam dedi vetuit. Con quelle armi; gl’eretici cercano dissipar la chiesa, e li vani oratori poco frutto l'apportano, mentre s’aggregano al numero di quei maestri; di quali predille Paolo. Ad sua desideria coaceruabunt magillros prurientcs auribus. Dilettano l’orecchio, con puoco frutto  J del 6 %  détto rptrito: vogliono parer stupendi, còito felicità di memoria, 6t AFFETTAZIONE DI PAROLE, nè curano d’esser fruttuosi à convertir gl’animi à Dio. Dunque constituifcasi l’oratore per fine quel che dee esser fine cioè, l’ACQUISTO DELL’AUDIENTE S ual’è feopo, per cui è ordinato il suo officio; e per quello ne poi; senza affetiatione, fa lecito adopr.tr come mezzi le nobilislime parti della memoria. Verte in dubbio tra gli formatori, (è è meglio ripor a memoria LE PAROLE O LI CONCETTI – GRICE GELLNER WORDS AND THINGS -- nell’uso dell’orare, predicare, e raggionare, in diverse professioni. Collocar parole e quando li scrivono cento o ducento parole in un foglio, e coli scritte si ripongono in memoria, e le iflesse collocate e scrittc poi si recitano. Collocar concetti è quando il formatore si forma il concetto, ed cfphcandolo poi COLLA LINGUA non s’obliga a PREMEDITARE PAROLE; m^ lo spiega con quella FAVELLA, che all’irpproviso la maestra natura gli somministra. Chi ha tempo da farlo, e senza dubbio meglio ripor LE PAROLE: perche l’oratore humano o ecclesiastico non direbbe cosa e PAROLA se non PREMEDITAT, secondo il detto dì David, che dcscritle le parole del signore essèr premeditate cfà minate, e raffinate sette volte. Eloquia domini, eloquia carta, argentum igne examinatum, probatum terrac, purgati septuplum. E come premeditate farebbero proprie, fcclte, ORNATE D’ELOQUENZA, abbellite di COLORI RETTORICI; non uaneggurebbe IL DICITORE fuor di termini designati, non discorrore con digressioni lunghe, e noiose, ollcruarebbc L’AMATA BREVITÀ, AGGIUNGE DI PARTE IN PARTE AL DIRE SUTILI GESTI DEL CORPO, E TUONI DELLA VOCE, che richiede un'esquisita PRONUNCIA. Mà perche non tutti li soggetti ricercano quert’OBLLIGO PAROLATO; nè tempre à ciò fare il tempo è commodo c (officiente; t brache in alcune occasioni, fom- Kninirtrando lo spirito celerte nuovi pensieri e nuovi colori in premeditati, non deve il dicitore farli reftrtenza, oporsi impedimento: però il collocar concetti ancora non è, da esser biasmato. Nel collocare e prccifàmente i concetti, per facilitar la memoria ALL’USO DEL PARLARE,!! sforzi il dicitore d’m ftttitfef efquifuamenre IL CONCETTO, e diffonderlo anco in carta; e prima cheto spieghi in publico x 1 esplichi da se solo, ì  z uocc noce quanto più li puu intelligibile: perche possedendo bene il fatto, con facilità e abile a narrarlo. E scrivendo, e recitando uien‘ada(Tuefarf), ed abilitarsi maggiormente; e affuefaccndosi, s’apre la firada alla CHIAREZZA maggiore del soggetto, ALLA QUAL CHIAREZZA SEGUE POI PRONTEZZA E VIVACITA maggiore NEL DIRE. Larto di fcordarfc/. \rA i‘  ;i:> .) i il ii. t atti _>t  Se bene, oppositorum eadem disciplina, ir. tanto che ha vendo noi detto a badanza della memoria, potrebbe eia feuno da se (ledo intender che cosa sia il suo opposto eh’ è l’oblivione. Non dimeno perche dall’oblivione lì prendono alcune utilità in qued’arte, è bene a trattarne, non inquanto e disruttiva, ma in quanto per certa consequenza accidentale è perfettiva della rimembranza. Perche avendo fcoggi RECITATA UN’ORAZIONE, e udendo din ani scruirmi del rdleslì luoghi, trovandoli in gorobrati dalle precedenti ima ginij come me ne potrò io servire, senza grandissima difficoltà e confufione? Dirò tre cose, primo a che cosa serve qued’oblivionc. Secondo, a chi è facile per natura. Terzo, se per arte si può far dimenticanza. Qiiant’al primo dico che noi collocamo della memoria tre sorti di cose, le prime delle quali vogliamo sempre ricordarci. Le seconde delle quali  vorressimo, se potessimo sempre ricordarci. Le terze delle quali vorressimo subito fcordarccne. Le prime sono i luoghi dabili, e quell’imagini di dottrina, quali noi collocamo, acciò sempre diano vive nella memoria, pella felicità del sapere, come fa Ravenna che tutto quello che auea dudiato, lo colloca nelli luoghi intanto, che non avea bisogno d’adoprar libri, e per chiarezza di ciò, noi abdaino dato il modo di far la libreria della memoria. E rispetto a queda memoria, noi non vogliamo oblivionfc 9 dimenticanza; e se pur se ne tratta, l’intento è di trattarne come fà il medico dei veneni, il grammatico dell’incongruo – My neighbour’s three year old is an adult -- o il logico del falso, per fuggirli, non per feqnirli. Le seconde cose sono quelle delle quali fe fu lfe possibile vorreffimo sempre ricordarci, come sono le prediche o le partì  principali di quelle, le quali aueresfimo molto caro che ci feftafleno sempre nella memoria, mentre dura l’essercitio del predicare; accio dovendo farle, e recitarle altre volte, senza ugual nova fatica di collocarle, ci reftalfero tenaci, e urne nella memoria. Mi perche quello è difficile, però fatte e recitate una volta, non curandoci che sian sepolte nell’oblivione, desiderando li luoghi vacuoi – GRICE VACUOUS NAMES TRUTH VALUE GAPS -- , desideramo metodo da poterci dimenticare di quelle, e a quello scruel’arte dell’oblivione. Le terze cose sono quelle che le collocamo alla memoria per fcruircenc una volta sola, e poi delide raresfimo che subito ct ufciflcro di mente; come sono le comedie, ed altre cose simili collocate da recitatori. A questo anco serve l’arte del’oblivione; si che non e inutile il trattarne, accio non abbiate a lamentarui, come fa Temistocle con Simonide, che più torto desidera l’arte di dimenticarli che del ricordarli. E sìa sempre lodato GIULIO (si veda) Cesare, che così facilmente fifeorda dcl fingiurie riceuute; ove nel reftantchauea felieissima memoria, la qual arte è più torto cristiana che pagana; pello che dicca. Nulla laudabile oblivio nisi iniuriarum. Quanto al secondo, dalle cose dette nelle prime lcttoni della memoria naturale, in qual temperamento e qualità e fondata, lì trahe pep consequenza, che quelli liquali sono felici nell’apprensiva pell’umido, facilmente all’equiscono l’effetto di quest’arte; ma con molta difficoltà quelli che sono pella complefrfione secca tenaci et aridi. Quanto al terzo dico che l’arte giova aliai, per farci feordare; se bene nefee più difficile che il ricordarci, e quello per mancamento del tempo, il quale e padre dell’oblivione. La doue volendo noi in un subito, e senza lunghezza di tempo dimenticarci, si tratta via estraordinaria, e potenza maggiore si ricerca, per ottener l’intento. Oltra che essendo la memoria perfezione della natura, l’oblivione imperfettione; più inten fan ente è quelli riccuuta, e più caramente ritenuta. Ma quale sìa quello modo di far l’oblivione non e facile di mostrare. Li poeti ci mandarebbero à ber l’acqua di Lethe fiume dcU’Abifio, del s cui cui fiumare gufando fS dimenticare tutte le cose paflàtcj onde e detto Lethe da lithis, che vuol dire oblivione. Li cosmografi ci manderebbono o nell’ilbla di Zca, o apprelTo Cli 1  tone città d’Arcadia, douc son’acque delle quali chiane bc- ucdiuenta smemorato; ò pure vi condurrebono in Boetia, ove son due fonti, l’un de quali fa buona memoria e Tal  tra fa scordare ogni cosà. Rombercli dice, il professore di quest’arte abbi molti luoghi: accio possa uanargior-, nalmente, fi.che palTa col tempo la memoria dell’imaginni. Mà quello scordare non e per arte, essendo per via del tempo, il quale per il corso naturale apporta oblivione. Il Mó lco rifiutando molti mod'jftimache balli il tralalciar il pea fiero dell’imagini; perche così vanno in oblivione. Mi, chi non s'accorge che quello eaiuto piu tolto di natura, per via del tempo; che regola d'arte PIo tralafciando quelli aiuti nali, che sono manifelli: fa raccolta d’alcuni aiuti artificiali, li quali congiunti insieme, porgeràno facilità all’oblivione. Li quali aiuti e modi, lon nftretti nell’ifralcritti Capiò Regole, Primo, avendo recitate, e udendo mandar in oblivione l’imagini; òdi giorno con gl’occhi chiusi, ò di notte fra le tenebre, lì uadi colla mente girando per tutti li luoghi ideati con invaginarci un’olcurisfuna tenebra notturna, che cuopra tutti i luoghi, e cosi procedendo, e retrocedendo piu volte colla mente, e non vedendoci imagini facilmente suamfee ogni figura. Secondo, si vadi correndo per tutti li luoghi colla mente, dritto, à roverso, e si contemplino vacuoi e nudi, tali quali la prima volta senza alcuna imagine turno formati, e quello di?  Icorlò fi facci più volte. Se le peritine tacili luoghi sono llabili, si riucggtó no colla mente per ogni verlo più volte, e si contemplino nel modo come prima ui furo llabiIite, col capochino, colle braccia pendenti, e senza imagini aggiunte. Si come il pittore ingclfa e di di bianco alle pitture, per cancellarle; così noi con colori polli sopra l’imigini possiamo cancellarle. E quelli colori, o sia il bianco o’l verde, o’l nero; imaginando sopra li luoghi, tende biantche, o lenzuoli verdi, o panni neri, condiscorrer più uolc«, per li luoghi, con tal velo di colori. E lì poflono ancora imaginare gtnare li fuòchi, pieni, che virtute u po fu e re Dii fudore parandam. Alla qual arte le voi con patienza uigilia e timor di Dio atttenderete; avendo per metodo quello mio trattato, mi rendo certo, che voi nufciretc pierauigliofi nell’uso StclTercirto della memoria, col favor del divino nostro signore, alli cui piedi, e della sua Clvefi santa catholica e apostolica romana gitto me'ltellb, e lòttopongo ogni mio detco e scritto, ora e sempre. Nome compiuto: Filippo Gesualdo di Lia. Keywords: implicature. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Lia.” Lia.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" -- A-Z A AB

GRICE ITALO A-Z G GI

LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" A-Z A ASS