GRICE ITALO A-Z L LI
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Lia: la memoria conversazionale – filosofia napoletana –
scuola di Castrovillari – filosofia cosenze – filosofia calabrese – filosofia
italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The
Swimming-Pool Library
(Castrovillari). Abstract. Grice: “When I applied Locke’s
mnemonic theory to Gallie’s ‘Someone is hearing a noise,’ I was somewhat anware
that the Italians had built careers on the idea of ‘memory,’ L. being my
favourite!” Filosofo. Filosofo italiano. Castrovillari, Cosenza, Calabria.
Frate minorita. Nato a Castrovillari da Amostante L. e una Gesualdo,
assunse il cognome materno in quanto di più antico e nobile
casato. Entrato ad appena dieci anni come oblato nel convento cittadino di
San Francesco, ret- to dai frati minoriti, fu ammesso al noviziato. I
Minoriti si presero cura della sua formazione, mandandolo a studiare a
Roma, Treviso e Padova. In quest’ultima città Gesualdo prese gli ordini
sacerdotali egli venne affidato un lettorato presso lo studium. La sua
attività didattica si protrasse per un ventennio in vari collegi
dell’ordine e il capitolo generale gli conferì il titolo di Maestro.
Venne eletto ministro generale dell’Ordine, di cui perseguì una radicale
riforma. Il generalato del Gesualdo è dunque volto al rinnovamento dei
voti di povertà e di vita comune, spesso disattesi dagli stessi frati.
Tra l’agosto e il settembre dello stesso anno, egli fissò i Decreta de
casuum reservatione, con i quali venivano abolite tutte le deroghe ai
voti, s’introduceva l’obbligo di rendicontazione e conservazione dei
documenti amministrativi e, infine, veniva isti- tuita l’obbligatorietà
dei seminari per i novizi. La carica a Generale venne riconfermata per
altre due volte, grazie all’appoggio di Clemente. E vescovo di Cariati e
Cerenzia. Muore a Cariati. Su di lui e la sua opera si veda Busolini; Russo;
Keller-Dall’Asta; Cipani. Iofepbus Tamplorut. PJJ
>. PLVTOSOFIA di FILIPPO GESVALDO MINOR CON. Nella
quale, fi (piega l'Arte, della Memoria con altre cole notabili
pertinenti, 24. ì> . 31.. ‘ ... i r, } /T'4 T"V
t'f - ì -A S. ^ v-« 'w->' X i ' li A \h ' IJ A
V 23 f "7 ? J r T iù i -a X o 3 ;. o A 1
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J \ i-ì à • : * oliif ! oì)o:r*q A «Violai a: 7 * 4. a
Ai .XXXV.v^ *&$gij,x. 41 ALLILLVSTRISS ET
REVERENDISS. SIGNOR arnolpho vchanskii, CONTE DI SLVZEVVO j {
*1 ABBATE DI SVLEOVIA. Signor mio Colendisfimo. cn
> o Divotissimo servo r : > 3 j 'Z\nii*r-Pi s Paolo
Meietti. ALLA GLORIOSISSIMA HABITATRICE DEL
CIELO CATERINA VERDINE ILLVMINATRICE, ET PROTETTRICE DI
S^TlEJ^Tl&c. I € H E gli antichi fapienti appende nano in Sa
c/e Colonnt le compite Opere .loro, egli Moderni qlii nomi dì Fa mòfi et
lllujlr tifimi Trencipi cort e crar le fogliano : però battendo io dato fine hoggi
all utilis fimo Compendio della memoria artificiale, quale per
esser tesoro e ricihc^a d'ogni bimana fapienza, mi parue intitolarlo con parole
greche plutosofia, hò no luto raccomandarlo alh MeJJaggieri angelici, che
colonne fono del Cielo, e confecrarlo al nome di te che feiuna delle più
care Spofe di Chrifìo, et una delle più fauorite Tren cipejje del'
Taradifo t Serenisftma per fangue, Illuflrisfima per lapidila, purisftma
per virginità, Santisfima per gratia t Con ftantisjima flantìsfìma
per Martìrio, felicìsfima per gloria . JE fe tate non è il dono, quale
ric ercar ebbe t importane del foggetto t e meritarebbe la dignità
dello tuo fiato ; è perà tale quale fi può da me pre/entare, in qucHa fua
prima delineatura. Ideila quale t fe ui è co fa di lode, lariconofco
dalle tue gratic, col le quali ni impetra (li gratta apprefjo il tuo e mio
Signo re di formarla . E fe cofa ui è di biafimo ( coni io {limo di
certo ) ante s' attribuita, che tmperfettis/imo mi ricono fco. Spero che
accettando tu il dono, et aggradendo per tua pietà il Donatore ; ti digneraì
ancora ( di che uiuamente tiprie • go ) ottenere à me lume, ch'io pojja
col tempo illufìrarla di quella chiarella e perfettione, che con la prima
mano non Jho laputo e potuto darle ; et à quelli che la leggeranno,
gratia dinteUigen'^a,fi che poffano arricchirli felicemente in
quello foblime The loro di Memoria Ex fi come io tenacemente ten go
fcolpito il tuo gran T^ome nella mia Memoria, E femprc uiuol tuo culto
fra gli diuotipcufieri della mia Mente ; coti ti fupplico che mi tengbi
uiuo, tra le tue uiuaci et efficaci Intercesso, inaila. ghriofa prefenT^a
del Tadre delle mifericordte Dio, c •j diOieùi tuo Spofo,& dilla
M«drc ielle gratie Mar (adergine, 1 ' J XX ., alli quali con
profonda fima humiltà 1, di
CH&rt t ‘ C- a X-L per me%p tuo faccio riueren^a.
Dì Palermo ÌV, Tuo Diuotixfimo Sento Fra Filippo
Cefualdi Minor' Conuentoale. TAVOLA delle colè notabili contenute nella
Plutofofia. Innumeri moftrano li fogli, la Intera a. moftra la
prima et il b. moftrala feconda facciata :uu 1
I. . 1. Memoria è Tesoro et Erario. Necessità dealermo Tuo
Diuotixfimo Sento Fra Filippo Cefualdi Minor'
Conuentoale. TAVOLA delle cose notabili contenute nella plutosofia. Innumeri
moftrano li fogli, la Intera a. moftra la prima et il b. moftrala feconda
facciata* :uu 1 I. . 1. Memoria è Teforo et
Erario. Necessità della Memoria. Titolo di qutft Opera, i^c 9.
Guide allukezza delle Mule* Encomij della Memoria • Memoria
diumità Humana. Memoria nona Sfera Cclcttc et angelica No«e ordini Angelici
nell’Huomo. Memoria perche nuda nell’Origine. Memoria come fi
uefte. Memoria prima parte dell'Oratore Memoria rara e
difficile. Pcrfonc illuftrisfime nella Memoria. Pci/onc infelici di
Memoria . LETTIGHE. SIGNIFICATI della Memoria. ^Se nell
Huomo fia Memoria intellettiua. Se nella parte lènfitiua ui fia
Memoria. Se li Bruti hanno Memoria. In che qualità confitte la
Memoria. Tre forti d'ingegni. Caggione della tenacità della Memoria. Co'i
e fi caggionano li fimolacri perla Memoria. Detti fimolacri imaginati .
LETTIGHE. III. A Tto di Memoria qual fia. Due atti di
Memoria. Differenza tra Memoria e Reminiscenza. Come posfiamo
ricordarci di colà dimenticata • Documenti per facilitar U
Memoria. Muodi di facilitar la Memoria C me fi aiuta la Memoria
otturale Rimedi j per la Memoria J t.u i. b;
a.a. 14 . a a. a. ai а. bu j. a.
j.b. j.b. 4 4 «a.
4 .b» a ff Accora /Aceorgùncntr per aiuto della Memoria
Dcirefftrrcitio. neceflario alla Memoria. Nome Hebraico della Memoria
mifteriofb • Dell’Arte della Memoria. Inuentore dell’Arte
della Memoria. Auttori c Scrittori dell’Arte della
M emoria» Muodo d’infegnar queft'Arte. L ETT I 0 7^E.
ITi C He colà fia Memoria artificiale • Nomee titolo di
queftfArtc. Soggetto di qucft’Arte.. Parti tionc di
qucft’Arte. Delli Luoghi perla Memoria.’» Dclli luoghi imaginati (è
fumo per l’Arte. Deili luoghi Naturali fepofiono ulàrfi Delli
luoghi Artificiali ottimi Conditioni perla formatione di luoghi Del
Doue, prima conditionc del luogo Del Sen/àto, feconda conditone
LETT l V * A D Ella formatione di luochi til
Dell’ufo di luochi ai . s ini jqt:
E. V. iDb uxa/ vM ti cruoiiE j CU adì E
VU l / . f.X Della 10. a. 10. a.b.
iò.a. xo.b. 11. a» 1 IUU x i.a» X i.b,
n.b. ri.bt 1 1.b» ia,b. a>.a.
Ijb* l£.b. ì^b. X 15. su
I/Jéb.. lòa. 16. b» 1 7.8» J7.b.
i8.a. 18. b. ip.b» ao.a. ao.b. ao.b.
ai. a. ai.b. 11. a. Detta Perfona (labile neìluocM
LETTfO'KE lEtti taoCirinmiTc raTr Vili . a 6 . a. 26
ai » 7 »a* D Lh* Detti
lunchiperckittwiayaf Detti luochi alternati Luochi (opra la perfona
humana Q T* E IX, L Voghi perprogreflfo rigreffo et alternati
a8. 29- 30, Luoghi perla Circolatione limoli' jt.
D Elle Imagini per l’Arte Due muodi di collocar imaginiDel
collocar mediato in due muodi Del collocar Concetti Del collocar le
parole Della collocatone di uerbi Della collocatone delle
cole L E T T 1 0 ìi É /^Ottocatione dette cofe figurate
formabili Collocatone delle cofe naturali eccedenti Collocat one
delle perfone. MetHt do dì collocar cofe no figurate»
Collocar per limili longilinea tio ne. L ETTI 0 ^ E X T
T, C ^Oilocarper Mmiimiùmeui vu^ A “ X A tv lUHVf m Collocar
per aggiungimento. Cotto Collocar per il nuolgimento
. rTT " r_rT 7 L h x — 1 j u e X 1 71. C ollocare pei ta
uaiiabonc Collocar per bittitci Collo la
com linone Collocar perla diuilione Alfabeti
per la diuiuon E X J V. nocar pe ma di uppoin Collocar perii
uolontario Mcto che quello fi può intendere da tre cole,
Complesfione, Età, et alteradone. quanto al primo, eh 'c la
Complcfììone,dico fecondo lifìlofofi, che dalle due qualità
humidità,etficcità,fi argomentano e concludono l’apprcn fiua,c la
retétiua-.poiche 1 numido è atto all’app renderceli fèc "co al
ritenere. Colsi fi uedel Acqua, che facilmente appréde, malamente
ritiene;il Salso difficilmente apprende, tenacisfimamente ritiene; l’Acqua per
l'humidità, il Salso per la licci* tà.Parimentc l’apprenfiua in noi
confille nella qualità humi dada retentiva nella qualità lecca del cervello.
£ fi trouano tre lord d’ingegni, alcuni nel predominio de? lécco, c
quelli difficilmente apprendono; ma tenacemente ritengono, com’il
Saffo. Altri nel predominio delThumido, e quelli prontilfimamentc apprendono;
ma puoco ritengono, à guila dell’Acqua. Altri confiflono in una mediocre
qualità d humido, et lecco, e quelli
mediocremente apprendono, e mediocremen te ritengono.La caggione dunque
della cattiua Memoria, è il flulftì, et il fouerchio humido del ceruello
. Quanto al fccó do dell'Età dico, che dall’Età fi uedel'augmento et il
mancamento negli organi fènficiui; l’augmento nclli Fanciulli nelli quali
ui c l’alteratione del nutrimento che lèmpre crelcc: fi co me nelli
vecchi ui è il mancamerto; per la quale alteratione, li fimolacri
fenfibilifonoimpcdid,e periicono ; àguilà, che la forma del uolto,che fi
uede ftapataaiell’Acqua penice, per l'alterationc, c mouimento dell'
Acqua. Di piu dall’iflcfaEtà li uede, cheli Fanciulli fon teneri et
numidi ; li Vecchi duri c fecchi: per lo che, quelli facilmente,nceueno
li fimolacri ;et in quelli ; per la durezza e ficcittàdc gli organi
intcriori, difficilmentc .,7 film erteli Gmolacri trapassano: tome fi
nedc,c'hel lume trapala per l’Aria, thè ha del fottile è puro ; non però trapala
pef il Marmo, che ha del grò (so, duro,c, fecco. Quanto al ter 20 dico,
che l'alteratione può naScere, ò da pasfionc di timo re,ò d’infermità, ò
d’imbriachezza ; perle quali alterationi per turbati gli organi, non
riceuono ; ò Se riceuono, non ritengo noli fimolacri Sòmmiftillrati da
Senfi, E Semi dirai che li Fan ciulli hanno tenace Memoria; poiché
creSciuti in età fi ricordano delle prime co/è, che appre/èro : e parimente li
Vecchi fi ricordano di molte colè antiche. Rispondo quanto alli Fan
ciulli, che per due raggioni hanno quella tenace Memoria.La prima Secondo
Arinotele et Auerroe; perche alli fanciulli, le prime cole ch’apprendono
sono nuouec mirabile però con attentionc apprendendole, tenacemente le
ritengono. La onde li fanciulli meglio fi racordano d’una semplice
favola, che pargoletti intcScro dalla nutrice; che di cento altre
ch’esfi medesimi huomini fatti leggano ne i Poeti. Veggiamo eSfer
ciò cònaturalc à noi, che lecoSenuouc prime, e rare ci appor tano
marauiglia;la marauiglia porta Sèco gagliarda attentionc nellapprendente,
ilqualc inten/àmente attendendo, tenacemente ritiene. L’ifteSlo ci rroftra
l’eSperienza, che più ci ricor damo d’vna Cometa apparta, che de mille
Stelle cadenti nel notturno Cielo; più d vn’Eccli/Te del Sole, che di
dieci della Luna; come che la Stella crinitica, ò il Sole Eccli Sfato
hanno men del frequente, c piu del nuouo e raro ; e per confequcnza piò
marauiglia apportano. La feconda ragione è d'Auiccn na, ilquale dice che
li Fanciulli tenacemente ritengono quel che apprendono nella
fanciullezza; perche in quell’età Sono alieni da penfieri, cure, affanni,
c trauagli : perlochc, come fgombrati da ogni impedimento fbn’attisfimi à
riceuere,per ritener tenacemente le prim’apprenfioni. E quella
ragione d’Auicenna, è rifiutata dal Sig.Porta,nel fuo trattato della
Me moria nel capitolo vndecimo. Mà perche la ragione di AriSlo tele
mira I oggetto mouentc;e la ragione d‘ Auiccna mira il fo* getto
riccucntc : lolodola prima ragione mirante la dtfpofitione oggettiua; e non
rifiuto la lèconda ragione, laquale ma rala difpolìtione del
riceuenteipoiche la nouità dell’oggetto, Ja purità del Soggetto, fanno
ch’il Fanciullo tenacemente ritenga; rìtenga;oue per cagione
di qualità complesfionale non potrei be tenacemente ritenere. Al secondo
dubbio delti vecchi fi ri Iponde, chè quella facilità di Memoria nafee,
per la moltiplfcatione delle meditationi, Se eflercitio, Se vfo
dell'intenderej Però dice Arillotele nel fecondo capo del fuo libretto
della Memoria, e Remini feenza, che Meditationes Mcmoriam confer
uant reminijeendo. E quello, perche l’Intelletto viene ad habi tuarfi
colla frequente meditatone; è queflhabito poi,viene à facilitare l'atto
del ricordare . £ quello balli quanto al primo lignificato della
Memoria,chc è la potentia memoratiua. E • paflfando al fecondo
lignificato della Memoria, che c il fimolacro dirò due cofe; prima, comcfi fà
in noi quella Memoria; fecondo fe oltre latro del Senio, fi polla in noi far
Memo ria. Al primo dico, che il fimolacro in noi fi caggiona prin
cipalmente da Senfi, li quali riceuono lifimolacri Icnfibili, e per
quelli Senfi, come per tante Finellre, e Porte, paflàno al le llanze
interiori Senio comune e Memoria, doue fi ftabiliIcono e fermano : li quali fimolacri
fono da le potenti muoue re la potentia cognitiua,per l’atto del
conofcere . E quelli fimolacri, idee, Se imagini fono da Filofofi chiamati
fantalmi, li quali depurati poi per l’intelletto agente diuentano
fimolacri, e fpccie intelligibili. E quelli limolacri intelligibili fi ri
ceueno neU’Intelletto posfibile; poiché come diceuamo l’Anima lepacata, pure
ritiene li fimolacri conofoibili ; il che non irebbe, fe fidamente nella
Memoria finfitiua li fimolacri fi ri ceucfTero. Al fecondo
dico, che la Memoria, non fidamente riceue li fimolacri, li quali
intieramente fumo nei Sentì; rnà ctiandio li fimolacri imaginati formati
dalla nofira Cogitatiua, la qua lehauendo li primi fimolacri nella
Memoria contemplandoli, puolc congiongcrc uno fimolacro con 1 altro;ò uero
racco gliere dalTifiefio fimolacro nuoue imagini, e quelli
fimolacri et imagini poi fi riceuono nella Memoria. Per clcmpio
nella Memoria ui è il fimolacro del Sole, Se il fimolacro del verde
villi dal Senfo; prefentandofi quell» due fimolacri al a Cogitatiu ;li
congionge, è dice, il Sole verde, Se nidi la Memoria riceue quello fimolactodel
Sole verde. È parimente fi fa de gli altri imaginati fimolacrij come del
monte d’0.o,ckll’B*p ‘pocctuc. p© cerno, e della Chimera.
Forma ancora delle prime figure, et idée, ò arguitiuamente, ò per ragione
di fbmiglianza altri nuoui fimolacri; li quali fi chiameranno imaginati;
perche non comprcfìda fenfi. Liquali fimolacri imaginati fono necef
fari j all’Arte della Memoria: nella quale ci {bruiremo, non fòllmente de gli
fimolacri hauuti da gli Senfi ; ma ancora degli raccolti dalla Memoria,c
Cogitatiua. E quello balli perla cognitione del fecondo lignificato della
Memoria,& anco per quella Lettione. Douendo raggionare del Terzo
lignificato delia Memo ria,ch*è l'attoal recordatione, quando attoalmente
ci ra cordamo, ( il qual’atto propriamente fi chiama ricordare, fi
ben’ anco li chiama con nome generale, Memoria ) diremo tre colè. Prima,
come fi fa quelt'atto.Secondo in quanti muo di fi fa auefl'atto.Tcrzo in
che modo fi può facilitar quell- . atto, al che mira l'Arte della Memoria,
della quale noi trattando. Quanto al primo dico, che quell’atto fi
fa, quando la potè za cognitiua fiumana drizzata al tesoro della memoria,
fé li offerifeano fpeditamente,e prefentano li fimolacri, con li
quali ò contemplai raggiona,ò infegna,ò predica, fecondo l’ufo
delle forze interpretatiue. Quanto al fecondo dico, che l’atto
della Memoria paragonato all’impedimento antecedente, prende due nomi,
l’uno chiamato ripigliamento di memoria^’ altro Rcminifccnza. Il
primo quando fi frapone interrompimcnto di tempo.ll fèco do, quando fi
framette interrompi mento d’obliuione, e dime ticanza. E che quelli due
atti fiano differenti, appare per due ragioni Arifloteliche. La prima
dall’attitudine, La feconda i dai fòggetto.Quantoalla prima chi è pronto
ad apprendere^ capire, e ueloceadimpararc;è pronto, e uelocealla
reminifeenza.E chi è tardo ad imparare et apprendere; è pronto alla ri
membranza « Quanto alla feconda, la rimembranza o ricordarsi; è atto dt molti
Animali: mila reminileenza ddTHuotr» lolamente,comc dirò piu inanzi . £
per darui vn cflcmpio di quelli due atti, prendo qucll’auttorità, Sapientiam
fine fi filone* 0 didici, et fine inuidia communico,& bone fìat era
illitts nonabfcon do . Haueudo hoggi riporto nella Memoria quell
’auttorità, e domani volendo recitarle, le inticramctela Memoria me la
ra prefenrarà, quell’atto di Memoria li chiama ripigliamcnto di
Memoria: perche tra l’atto d'hieri, c quello d’hoggi fidamente ci ètrapollo
interromptmento di tempo. Mi fcdelvcrfb che hieri m’albergai in Memoria,
hoggi io mi ricordo la prima, e la feconda parola, e non mi ficordcrò la terza,
ò quarta; e pcnlàndo, eripenlàfldo, dopò quella obliuione,è dimen ticanza
mi lòuiene la parola dimenticata; qncfl’atto di ricordarmi colà /cordata, li
chiama atto di reminileenza ; perche vi fi c trapolla dimenticanza et
obliuione.Sichela reminilceiT aa none ogni atto di Memoria, dopo qual fi
uoglia interrom pimento; mà lolamcntc l'atto di Memoria dopò
l'interrompimento di obliuione. £ quelli due atti fecondo Ariflotile fono
coli differenti, che >1 primo è communc à gli Huomini et alti
Giomenti; mà il fecondo, che di reminileenza conuiene lolamcnte à gli Huomini:
perche la reminileenza c vna reflesfio f ne dell'Intelletto difcorrcnte,
per ricordarli la colà dimenticata; fiche la reminileenza è atto dell
intelletto, ò della Cogita ciua lènfitiua,congionta all'Intelletto. Quanto
al terzo principale, in ch$ muodo fi può facilitar l’atto della Memoria,
dico che ò pariamo dell’atto della reminileenza, ò del repigliamento della
Memoria. Se del primo atto, racoglicndo da quel che dice Arillotcienel libretto
della Me moria c reminileenza, dico che in tre muodi noi postiamo
ri cordarci di colà dimenticata. Primo hauendo l’occhio all'ordine delle
colè; Secondo al tempo; Terzo al luogo . Quanto al primo, dico che
dobbiamo mirare alle cole antecedenti, ò iòflequenti alla colà che noi ci
fiamo /cordati ; che coli ci Ibuenirà la colà mezzana; ilche fi vede per
elperienza di quelli p che làpendo molti uerfi, e /cordandoti del terzo,
ò quarto; recitando il primo, e fecondo, li louiene il terzo, et il
quarto. Da quello nalcc dice il filosofo, che alle volte ci ricordiamo d’vna
colà pafiàta d’?n gran tempo ; et una cola del riftcflfo gjornojA
d’vn’altro innanzi fatta, non «i G>uiene:per» che quella cofa
fouucnutaci nouamente,hà qualche collegaza et ordine có quella cofa, che
noi prefcntialmcnte penfàuamo. Et il procreilo in quella colliganza fi fa
in tre maniere, come dice Ariliotilc; dal limile; dal contrario : dal
propinquo. Dal Amile, come le mi ricorderò di Socrate; ricordandomi di
Platone, ìlquale c limile à quello nella fapienza. Dal contrario, come fe
mi ricorderò di AchiIIc;facendo mentionedel fuo au uerfario Hettore. Dal
propinquo, fe mi ricorderò del Padrementre fò rimembranza del Figlio. Il
fecondo muodo è mira re al tempo;perche volendoci ricordare d’vna colà
paflàta,diftinguendoli tempi, e conAdcrando d’hora in hora potremo
ricordarci della colà dimenticata. Il terzo muodo, è mirare al luogo:
perche conAdcrando diparte, in parte, i luoghi ne’qua li habbiamo fatto
dimora et operato, potrà louuenirci il fatto che vogliamo . Quelli tre muodi di
ageuolare la reminiIcenza, lon fondate nell’ordine, ilqualc è ottima guida per
la facilita ancora del recordare. Indi A traggono d’Arillotilc a.
documenti per facilitar la Memoria, e la reminilcenza. Il primo, chele cofe da
collocare in Mcmoria, Aano ben ordinate, diftinte, e ridotte in capi :
perlochelc colè malamente ordinate, tardamente ci lbucngono.Il lècondo, che le
gli porga vna gagliarda attentione di mente: perlochc alle uolte ci
ricordamo piu d’vna cosa villa una sol volta ; che un’altra villa piu,
volte. Il terzo che frequentemente Aano meditate, et repetite con ordine.
11 quarto che nel volerli ricordare colà dimentica . ta, li Riabbia 1
occhio al principio della colà, ilqualc è atto atra her a fe il nello,
per la colligaza et ordinejcome A tira vn luco filo, da chi prende il
capo. Se pariamo del ripigliamcnto della Memoria, et vmuerfalmentcd ogni atto
di Memoria dico chem tre muodi posAamo haucr faciltà in quell’atti;
primo per natura; fecondo per clfercitio; terzo per arte. Della
natu ra noi non posAamo farci maeftri; poiché c dono di Dio, ilqualc dono
l’habbiamo An da forigine; et cflendonenoi dotati eccellentemente, dobbiamo
renderne lode a l’auttor della natura ; et eAèndonc bifognoA, dobbiamo
ricorrere a fua diurna MaeAa per aiuto: poiché ìnitium omnù Sapienti,
timor Domini e/t . E ben vero, che la Memoria naturale puoi elfer C
aiutata aiutata dalli Medicamenti, dairE{Tcrcitio, e dall’Arte.
Dell’Arte, e dell’Effcrcitio diremo poi. Quanto alli Medicamenti, no
reiterò di dire*, che per lo più fogliono riufcire perigliofi, e par
ticolarmcntc le vntioni, che li fogliono tare alla poppa del cerucllo (
chiamata l’occiput ) per ingagliardire la Memoria. Lequali vntioni
fogliono effer di qualità calida,c fecca; e per che il caldo accende li
fpiritidel cerucllo, e quelli (piriti aceli et infiammati alterano,
muouono, perturbano, dilordinano li fimolacri; ne fiegue che quelli
liquali vfano imprudentemé te limili vntioni bene fpelfo diuentano
frenetici, e pazzi. E fè pure non incorrcfiero in quello danno ; non
polìono fuggire qucll’altro: perche fi sa bene, che l’ingagliardimento
d’vn còtrario,rende debole la forza dell’altro contrario; à guifà, che il
calor che fubentra nell’Acqua, quanto più prende forza, tan to più fi
feema e, và mancando il freddo ; c perche l’ingegno e l’acutezza dcllapprenfiua
confitte nell humido; la tenacità della Memoria confitte nel fccco ; però
li Medicamenti calidi, è fecchi; mentre ditteccano la Memoria, chiaro è
che ingagliardendo la retentiua, debilitano l'apprenfiua . Laonde quefti tali
mentre cercano d’hauer felice retentiua, diuentano roz' zi, (tolti, c
tardi, nell’apprenfiuaj intanto, che non fon’attimè da fe fare
inuentioni; nè ben aaper’imitar l’altrui; habili folamente à leggere l’altrui
fcritti, e quelli parolatamente riporli alla Memoria, Ne per quello
intendo negar affatto tali Medicamenti: mà concedo bene poter effer vfati,col
configlio d’vn efpertisfimo Medico, ilqualc conofccndo la qualità e forza
par ticolare del medicamento, la qualità, la complesfione, l’età,
il bifogno delmcdicato,potràopportunamenteordinare,& indi con
ficurczza vfarfi l’ordinato medicamento. Fra gliremedij vniuerfali,fi
recitano, Il moto, Il lauare; La tenebra, e la mediocre attcntione. La onde fi
formano quelli quattro quefiti. Il primo perche caufa quelli, che fi
vogliono ricordare muouono il Capo. 11 fecondo, perche caufa il lauare del Capo
gi.o ua alla buona Memoria. Il Terzo, perche meglio ci ricordiamo nella
tenebra, che nella luce.ll Quarto, perche fapendo noi recitar vna cefi,
udendo darci molta diligenza, et attcntione; ci feordiamo di quella. Al
primo rifpódo,che alle volte nell’organo della potéza Mcmoratiua,vi è qualche
oppilatione, laqua IO le impedifceil libero paflaggio dell» 1
(piriti fenfitiui: e mouédoì noi il capo, s’apre quell’impedimento, et
aperto pa/Tano li Spiriti, c ci ricordiamo. Al fecondo dico, che per tal
lauamen to s’aprono li pori della Tcfta, perii quali cleono fuora li
fu mi, che ingombrauano il ceruello, et impediuano illuogo co
fèruatiuo dclli fimolacri; la onde ufciti quelli fumi,reftando libero
l’organo, facilmente ci ricordatilo. Al terzo ri/pondo, . che ne.
la luce li moti de l’oggetti lenfibili efteriori, come piu gagliardi,
impediuano il moto delli fimolacri interiori, che fò no men gagliardi.
Per lo che fi da regola, che l’huomo per ricordai fi, e per collocar in
Memoria, li può feruire dellatenebra,ò naturale, ò uolontariamaturalc del luogo
o/curo;uoloa taria, chiudendo gli occhi nella luce. Al quarto dico, che
la fi> uerchia diligenza^ attcntionc,preci/àmcntenclli fimolacri
bc ne habituati, perturba li /piriti, c muouc gagliardamente li fimolacri
riporti nelforgani ; c quefta pcrturbatione ecommo uimcnto alterando,
dilfordinando, e confondendo li fimolacri, impedi/ce l’atto perfetto della
Memoria- Ma ponendo mediocre attentione,e diligenza : non ne fiegue quefta
perturba tionc,e di/ordinationeje però li fimolacri meglio fi
ripigliano. Quanto all c/sercitio dico, che ottimo rimedio, per
facilitar l’atto della Memoria, è l’clcrcitio mentale, e uocalejpcr Io
che fi riferilee di quel Filo/òfo lettore, il quale più e più uolte
ri chiefto da’Difcepoli,chc uoleflelor’infegnare l’Arte della Me
moria : dopò molte preghiere, all’vltimo con Metafore di Me tonomia
figurando l’e/èrcitio difse,chc fi riccucflc Scarpa fa na,c Scanno
confumato.Volendo inferire, che lo Scolaro, per far buona Memoria,
fuggendo li fuiamenti; debbe /edere, c uigilando /Indiar molti Libri, E
chi non sà,chc fedendo affai lo Sc-nno, ouc fi fiede fi confuma ;ele
Scarpe, perii ripo/ò rimangono lanc.E qudfto forfè, uolfe dire il
Filo/ofo in quel fuo detto fedendo, e ejuiefcendo,Jinimns fit prudens.
Indi credo, che Adamo /àpientemente impor endo li nomi alle co/c,
chiama/Tc la Memoria con parola hebrea, Zecher. Il qual nome, c comporto di
trelettre; Zain,che c Interpretata oliua. Caph,chc interpretata,curuati
funt: Res, ch’e interpretata Caput. Volendo dire, chelaMemoria confifte nel
Capo curilo^ per Io cheuolendoci noi ricordare d’una cosa dimenticata, curuamo
et inarcamo il Capo; perche ri fedendo la Memoria nella parte deretana del
ceruello, chinando noi il Capo al Petto, con quello moto s’aprc l’organo,
e fasfi più atto, e fa cile alla fua operatione. E di più la Memoria dice
Capocuruo; perche dobbiamo curuar il Capo à lludiar li libri ; e da qui
nalce poi(come dice il filosofo)cheli Studenti per lo più, hanno qualche
poco di Gobba ; perche non piegano pigri il Capo alle (palle
fopral'otiofe piume; mà diligenti I'incuruano al petto, fopra gli aperti Libri
. E di più il nome della Memoria contiene l'Oliua, dalla quale fi fa
foglio, udendoci moftrare,che l'uomo per acquillar buona Memoria,
debbe uigilare, non folamente con la luce diurna del Sole ; màcon
la notturna dcll’oglio.Oltra che il lume dell’oglio,è più atto di quello
del Seuo,ò graffo, il quale col noiofo fumo, e feto re appanna gli occhi,
c difturba affai il cerudlo. Auertendo per fine di ciò,che in quello capo curuo
non fi prenda fred do nell’occiputjmà fi mantenga col fuo calor naturale,
non ec ceduto, nè alterato da calor eitrinleco : acciò il
calor’acciden tale, non perturbi l’ordine de’fimolacri :& il freddo
nonag giacci,& induri l’humidojfi che fi rendano poi l’organi tardi,
pigri, e difficili all’operatfone.Disfi dell’efercitio uocale, inté dendo
di quelli li quali ripongono in Memoria, per recitare leggendo,
predicando, od orando; perche lappiamo, che non folamente l’Intelletto è
habituabile; mà ancora la Mano, eia Lingua; quella à fcriuere, quella al
recitarejpcr chchauendo noi imparato uinti,ò trenta uerfi,&
affoefacendoci in recitar li molti, è molti giorni, la Lingua uiene ad
habituarfi, intanto, chefenza penlarci ò darci mente recita, e feorre
diuerfo in uerfo ottimamente.Dunque, perche la Lingua è cosfi
habituabile,e porge aiuto alla Memoria in recitare;è molto ben fatto
alloggando nella Memoriale colè, e repetendoleper Ha bilirle in quella,
fare che ancorla Lingua le reciti, el’efplichi con uocc quanto più fi può
intelligibile ; e quello fi uederì con elperienza,'chc apporterà
grandiflimo giouamento alla Memoria. Quanto aTArte da
facilitar l’atto della Memoria ; quella farà la parte, che s’ha da
trattare diffufamentedanoi . Della quale, come uoglionocommunementcli
periti de quell’ Arte e P 1 1 e precifàmente CICERONE
(vedasi), e Quintiliano, nc fu primo inuento re Simonide Melico Poeta
Lirico, il quale hauendo uifto mol ti fedenti in unconuito,& efsendo
poi caduta la ftanzadelcó uiuio;& vccifi, c dislìpati li cóu tati di
maniera, che nó poteua no elTerconofciuti diflintamcte dalli parenti et
amici, che vole uano farli gli honori funerali, Simonidc Poeta fbp
radette, hauS do per prima riporti nella Memoria licóuitati, fecondo
l’ordine de’luoghi oue fedeuano; diftintamente vno p vno li rico?- nobbe .
Metrodoro feeptio fece perfetta qucft’Arte, Cicer: adHercnnio ne trattò
efquifìtamente, cort Quintiliano, Sene c a, Petrarca, Rauenna ne fa un
trattato ih titolato la Fenice. Fra Lorenzo Guglielmo debordine
minor conuentuale, pienamente ne tratta nella fua Rhettorica. Fra
Cofma Rortellio dell’ordine dc’Predicatori, ne fà un libro intitolato,
Thesàurus memoria: artificiose . E prima di lui ne trattò pienamente F.Gio.
Romberch, Iacopo Publitio, Matheolo Perugino, Francefco Monleo et altri nelle
opre della Retorica.il Sig.Dolce in forma di Dialogo, uolgarizò il
Trac tato del Romberch. E finalmente il Sig.Gio:Battifta la PORTA
(vedasi), n’hà fatto un bellissimo trattato, Io mi sforzerò, et imitando
inuentando; ridur queft’Arte, àquel compito Metodo, che fi potrà
maggiorc.Notando, che due colè iidefiderano in qucft’Arte; primo, Il ucro
Methodo della Dottrina; fecondo la Voce uiua di chi bene l’infègni.Per
difetto del primo, mol tireftanopriui di queft’Arte; per difetto del
Secondo Tariffi mi ne riefeono; perche queft’Arte, à mio giuditio,è
limile alla Mathematica,c Notomia ; le quali, mentre fi fpiegano, bifo
gna ch’il Mathcmatico habbi la fua tauoletta ingefsata, fbprà la quale
difegni, e moftri le Figure Mathematiche: et il Noto mifta habbi dinanzi
a gli occhi, e /òtto le Mani, e tagli di Prattici, il Corpo humanojfòpra il
quale infegnando con la Lingua; moftri con il Dito di parte in parte, tutte le
membra hu manc.Cofiì il Lettore d» que/l'Arte,bifogna che feelga uinti,ò
trenta luoghi, e quelli uifti dalli Scolari, c ben polli in Me moria,
come preamboli; fiuadipoidi parte, in parte, esplicando il contenuto dell’arte. D
Alle cofc fopradette raccolgo, c concludo quattro colè; la diffinitionc
della Memoria Artificiale, il titolo dell'Art, il foggetto, la partitione. Del
primo dico, che la Memoria Artificiale^ vna forza acquiftatacon arteficio
ingeniofo, perlaquale tenacemente li fimolacri di cofe ò di parole fi
ritengono, c viuacemcnte alla virtù contemplatiua, cnarratiua fi
rapprefentano. Dclfecon do dico, che queft’Arte fi chiama, Arte di
Memoria ; e chi la volcfle chiamare Arte di Memoria vdita, non errarebbe
; poiché è vn’Artc, che conuienc,non folamentc efler iftudiata nel li
Libri; ma vdita ancora da voce viua ; nella guifà che forfè Ariftotele
(fecondo alcuni) intitulò li primi Libri della Fdofòfia,de Phifico auditu .
Indi credo, che tra gli Ieroglifichi, l’Orecchia fi troua confccrataalla
Memoria . E fi bene dottamente Porta, intitulò queft’Arte, l’Arte del ricordare
: poiché la Memoria Artificiale mira, et attende à facilitar l’atto della
Memoria, che è il ricordare; non però ne ficgue, che il titolo antico, e
communc diqueft’Arte debbia edere rifiutato; poiché e da Filofofi, e
daThcologi, tanto la potenza della Memoria; quanto il fuo fimolacro, c
l’atto, son chiamati memoria. E fe ben affermo, che queft’Arte mira anco
la reminifccnzajquando ne i limola cri albergati, foccedeffe obliuione:
nondimeno conuenientemcnte fù chiamata da gli antichi Rettorici, Arte di
Memoria; non fedamente dal fine, come dice il Sig. Porta: poiché il
tutto fi fa per accrefcere la Memoria; ma perche ogni atto di ricor
dare, e chiamato Memoria, com’io disfi. Del Terzo dico, che il foggetto
di queft’Arte, c il Luogo ideato per ricordarci;inté dendoper l’Idea il
fimolacro,la fimilitudine,I’imagine, la quale fi colloca nel Luogo ftabile:
acciò viuacemcnte ci raprefèn ti la co(à,ò parola della quale vogliamo
ricordarci.E da que» fto foggetto, io prendo la partitione dell'Arte,
laqualc è diuifa,in Luoghi, et Imagini.E fèbene il Signor Porta
aggiongala Perfona,tra il Luogo, e l’Imaginc j nondimeno diremo al
fuo luogo,fe quefta Perfona, fi deue ammettere in queft’Arte .
Et ammettendofqla redurremoal Luogo, ò allTmaginctfi che re
ftafofficientela partitione,in Luoghi et Imagini.il luogo è come Materia;
l'imagine come Forma; Il Luogo ca guifa del la carta nella quale li
fcriuc: L knaginec à guifa della (cattura che fi (tende (òpra la carta, e come
dice Quintiliano con CICERONE (si veda) il Luogo c come tauoletta
incerata, l'imagine, come lettera. Si che il Luogo, è quella parte materiale,
(labile, diftinta, e proportionata, laquale c bafe della Imagine,
Figura, è fimilitudme della cofa,ò parofa,come vn’Angolo d’vna Cella.
L’imagine c la Forma,!* Figura, la Similitudine, ó Segno di quella cofa,ò
parola, che noi vogliamo ricordarci, come la forma d’vn’Huomo, ò d’vn
Leone, quale con la noftra Mente, noi collocamo nel Luogo.Del qual Luogo, e poi
dell’Imaginctrattarcmo. Delli Luoghi. Dirò
ordinatamente tre colè delli Luoghi, ’la Partitiotie, le Conditioni, ò
Regole, et il muodo da formarli nella Memoria . Quanto alla
Paninone, ò diuifionede i Luoghi, dico che il luogo c di tre (orti ^
Imaginato. rti, il primo Reale, il j. imiginato. Il pri roo e
quello, che nel luogo ucde il Senio,comc nel primo luogo ci trova la porta,
nel secondo l’angolo, nel terzo la Fi ncllra. Iinagmato c quello, che ut
formala mente; per essempio le da angolo ad angolo d’una danza ui foffe uno spazio troppo
grande per un luogo, ecapacedt due Luoghi, c‘ che non ci foffe in tale spazio
niunodidintiuo; io posso formarcene uno, colla mente, collocandoci una persona,
una figura, un colore, un’altro SIMILE SEGNO – no parole – H. P. Grice --;ò
pure le voi avede commodtcà, farebbe bene farci UN SEGNO reale, come
làrebbeà dire prender un banco o caffa, ò altro ARTIFICIATO, e por 10 in
quello spazio per SEGNO; ò pure appendere nel muro qualche colà con un
chiodo, come un quadro, una figura, ò ergerui un’altare, fè pure non
uiuolede (bruire del muro per carta di pazzi, dipingendoci un legno col
carbone, o altro co lorante. Equedi SEGNI sian vidi, re-vidi, e
maneggiati; c poi fermati, e repetiti nella memoria. E fc bene si
rimouinoqucl 11 SEGNI da i luoghi, si ritengano però sempre nella memoria, come
la prima volta ui si uiddcro. Auucrtendo sopra il tutto che IL SEGNO del
didintiuo, non sia troppo piccolo; perche nó darebbe quella vivezza che si
desidra. Il numero di luoghi mira il bisogno di chi li forma; perche chi
uuole luoghi per li concetti, un mediocre numero li bada; chili vuole usare
anco pelle parole di molto numero n’ha-btfogno, si come colui che scrive poco,
di poca carta hà btfogno; mà chi scriue molto, di molta è
bifrgnolbr J 6 Il Raaenna fi uanta d’auerne formati cento diece mila.
Il Rolfellio stima che il gran numero offende alla memoria. CICERONE
(vedasi) stima che fidamente cento luochi baftalfcro. AQUINO (vedasi) conseglia
ad auerne molti. PETRARCA (vedasi), il Rauéna, Gio: di Michiele, Matheo
Veronefè ò Perugino, ìsibuto, e Chirio, e con quelli il Romberch si
dilungano da CICERONE (vedasi)Cicerone. Voi formatencne prima cento, per
rclfcrcitio j e poi di mano in marno formatene dell’altri, hor collocando
vnaChiefa,hor un Palazzo, hor un’altra Chiclà, finche haueretc la lèmma
d’un mille luoghi. E le quelli non ui baftalTero, potrete formarne,
de gli altri; purché non pasfiatc à formar li Luoghi della feconda Chiefa, ò
Palaggio;fe prima non haurete molto bene Ila biliti nella Memoria li
luoghi formati nella prima Chiefà ò Palazzo, ch’altrimente facendo,
offendcrelle la Memoria, e con la confu fione, e con la fatica.
Settimo, Della Diuerfìtà. Non è colà doue fi ricerca tanta
uarietà,c diuerfità, quan toin queft’Artc; per lo che l’uniformità, ò
Gmilitudine delle colè, c diametralmente opposta alla Memoria di Luoghi.
Però in un Clauftro,doue fi ueggono Archi, e Colonne tutte limili, non fi
polTono formar Luoghi;!! come nc meno nelle Celle di Dormitori; di
Rcligiofi, parlo di quelle che tutte ha no le porte, e diftanze fimili.
Si ben’ alcuni uolcndofi feruire di tali Luoghi fimili, diano Regola
delli Diftintiui imaginati; come legnarcon la mente le Colonne, una con
una Croce, un’altra con una Mano, vna Cella con un Santo, l’altra
con un’altra Figura;non dimeno quello mi pare uano c fuperfluo, si
perla difficoltà, che s’aggiongealla Memoria, come per ha ucr noi ampia
commodità da poter cIegger’aItrfLuoghi,qua li per la dilfomiglianza,c
diftintiui reali fon più atti, e facili al la Memoria, lènza
lottomcttcrci Se à quella nuoua fatica, et à tal pericolo di
uacillarnclli fimili. E ben uero, che le noi nel formar di Luoghi,
doùesfimo palTar da Luogo Commune ad altro Luogo Commune, come palfarda
una Cielàad una Sacreftia; e per congiongcr quelli due Luoghi Communi,
ci conuenilfe palTar, per un Clauftro colonnato, e che le Colon
ne fu nefuflero poche in numero, come tre,ò quattro ; non negarei
il palTat per quelle, e diftinguerle con qualche legno reale pofto ad
tempus^com’io disfi nel Capo quinto del Diftintiuo, ò collocandoci perfone
familiari, fecondo le regole che fi di ranno delle perfone ftabili, ò
almeno diftinguerle con fegni imaginati. Delle Celle fimih di Dormitori,
s’auerta,che ce ne potiamo lèruirc,ò palpando, ò entrando; le palTando,e
tut te le Porte, e le dirtanzc,tra Porta, e Portalono uguali, e
fimi li: è difficoltà a i oprarle, àchi non le li
fàprattiche,diltinguc dole per diftintiui efficaci, c particolarmente per
Peritane che ui habitano, quando lon molto ben conolciute dal
Formato . re. Se entrando è gran commodità ; perche col diftintiuo
ef ficace ritrouata la Cella, fi portono dentro di quella ordinatamente
formare alcuni Luoghi, et ufeendo da una paflarc per lo fpatio tra mezzo
alla lequente Cella. Ocrauo Dell* Lumi, DErche forniamo fi Luoghi,per
collocarci l’Imagini, e talmé *•' teli raprelentano alla Mente l’Imagini,
quafi l’hauesfimo dinanzi à gli occhi: però bilogna,che il Luoco fia
illuminato; acciò Mangine fi posfimortrareallofguardo. La onde il
Luo go oleuro, non catto per queft’ Arte; perche fèpelifce,
uela,& acceca Tlmagine.E fi come l’Imagine porta in aperto
Luogo, perii fouercnio lume fi rende all’occhio fbuerchiamentefplc
dente, d’occhio irtelso s'offulca in mirarla, ne può diurnamente, e
commodamente contemplarla; cofi la Mente non ef fìcacemente apprende, nè
uiuacemente la Memoria csfibilce qucll'Imagine, cheda foucrchto lumeè
illuftrata . E però le Strade aperte; le Piazze, le Muraglie, che fono
dalla parte di fuori dell’Edificii, non fono troppo atti per quert’Arte.
E qua to aH’ofcurità,il Sauona dice,cheil Luogo oleuro, fi può far
luminolo: le fi confiderà, efi forma con un lume di Lucerna, e Tempre fi
mantenga nella Memoria cosfi illurtrato,come fu uifto con il lume quella
prima uolta.Ma quello io l'ammetto, quando quel Luogo oleuro forte
neccrtario all’ordine di Luo ghi, per non interromperli; fi che per
continuarli bilognaflc palfar per un Luogo oleuro. Il limile dico dclli
Luoghi aper ti, che per cotinuar Luogo Còmfflune, al Luogo
Comma ne, mi bi/bgnaffc pattar per vn'Andito, ò per vna Strada,ò
per vn Cortile': potrei in tali Luoghi aperti, formar i Luoghi diftinti.E
quando fodero /ouerchiamenie luminofi :fitormino i Luoghi in tempo nuuololojò
nell’hore, quando s’itn bruna il giorno la /era, ò quando fi chiarifce la
mattina. E nel modo che furo vidi la prima volta che fi formaro ;
così fiano Tempre ramcntatt. Et auertail Formatore, di non eflcr
troppo fcrupoloio intorno alli Luoghi aperti; perche cttendo aperti uerio il
Cielo, e per il progretto, nondimeno fono chiufi a faccia, con mura et
habitationi non troppo dittanti» come /bgliono ctter le ftrade per le
Città;e s’ofl'crui quelche fi dirà della folitudinc,e fic detto di lumi,
di formar i luoghi in certe hofe del giorno, quando e men frequentati, e
men luminofi fi veggono; non c dubbio che permisfibili fono alfArtè. Nono
Della Quantità. m P Erche ne gli Luoghi fi collocano l’Imagini corporali,
diftefe per larghezza, et altezza;però bifogna, che li Luoghi habbino la
loro debbita grandezza. Et perche il Luogo trop po piccolo, non potrebbe
capir l'Imaginc ; e fe fotte troppo grande fuiarebbe lo /guardo, et
confequentemente la Mente # laquale ila attenta alla Memoria, che è fondata nel
fenfo: però fi attegna la larghezza di otto ò noue palmi,
òpiedi;per che in tanta larghezza, fi può à braccia aperte, e
fpiegatediftender vn’Huomo.Nó meno, acciò nello fpiegar delle brac
ciad’vna perfona,noningombratteilLuogointanto: che nò reftatte fpatio per
l’altra Per/ona, quando per occorrenza del l'Imaginc bifbgnatte
fimilmcnte fpiegar le braccia.Non più» perche noi uogliamo feruirfi delti
Luoghi, non /blamente per li Concetti: ma anco per le Parole. E fi come
malamente leggiamo le parole, quando le lettre, fillabe, ò le parole an
Cora /on'troppo dittanti l’vna dall’altra: così tardamente /om minittra
la memoria, quando li simolacri non hanno tra loro vna cofiueniente vicinità»
come diremo nelfeguente Capo della Dittanza. E Decimo Della
Diftantia.' CICERONE (vedasi) vuole, che un Luogo Ila dittante dall’altro
trenta Piedi, ilchc lìcgue ilMonlco. Il Rottcllio vuole, che 30 .
Piedi, s’intenda del Luogo ampio; ma del particolare, quindici ò vndici Piedi.
Il Sig. Porta dice, che Cicerone vlàua i Luoghi per li Concetti
giudicali, douebifognaua hauer fpa tio grande, per depingcrci gran fatto:
ma per le noftre Regole batta la diftanzadi otto palmi . Alche fottoferiuo io
di ccndo y col detto Sig.Portarche le per calò ogni otto palmi* non
s’ihcontrafle Angolo^Porta^ Fineftra, ò dtftintiuo nel Muro ; mà il
dittintiuo fotte puoco amati, 11 che bifognal^ fc dittender’il Luogo
altri due palmi, non importa che la didimi Ila di dieci palmi . Si come
incontrando il dittintiuo nel lètti mo palmo, e nelfottauo non ci fette ;
non farebbe er rorc, il fermarfì nel dittintiuo.E la dittanza s’intende,
dal cétro,e dal mezzo del Luogo, al centro dell’altro Luogo : lì che ne
fìegue,che li Luoghi habbino ad etter fbccesfiui, e contigui . Il Rauenna
adegua la dittanza di cinque ò Tei piedi : il che le ben potette
pattare,nondimcno è più lìcuro darli la Iar ghezza d'vn huomo,con le
braccia (piegate e diftefejaccio occorrendo farli Ipiegar le braccia non
s’ingombrino le Per ione tra loro.URomber eh oltre che (lima ottimala
Regola dclRauenna,aflegna ancora la dittanza di due piedi quando
l’Angolo,ò altra cola lègnalata,abbracciafle i luochi.Ilche le s’i mende
da centro à cétro, forfè pattarebbe, per la collocano ne immcdiata:ma non
è congruo perla cJlocatione mediata, la quale ricerca Pcrlone Se Imagini, lequali
dovendosi spiegare per larghezza, non li ballano due piedi; le pure per piedi,
non intendefle due moti, e pasfi. Ma s’egli intende della di flanza,tra
il fìne di vn Luogo, et il principio del feguente : fe la necessitaci
conftringe à far quello* c permetto com’io dif fi con Porta.-,
Icttioiic La soccessione di Luoghi, ò s'intende tra Luogo Comma ne,e
Commune:ò tra Particolare, è Particolare . Quanto alla prima foccesfione,
(irebbe bene in vna Città, hauendo più Luochi Communi:chc il Formatore (ì
sforza (Te ordinar li, conforme al (ito ideilo che fi trouano;paflàndo da
Luogo Comtnune al Luogo Commune ordinatamente:cioc da un Luogo
Commune, li pas(i all'altro Luogo Commune più ui cinoje co(i poi al
terzo, c poi al quartoje girando, ò caminaa do per dritto ordinatamente,
pauarall altri foccesfìuamente. E non potendoli ciò fare di tutti; (i
faccino in due ò tre par* tite.Et perpaflar da vn Luogo Commune, ad
vn’altro Com mune, coinè da vna Chieli ad vn Palazzo, da quedo ad vn
altra Chicli: (irà ben’incatenar quedi Luoghi Communi, con alcuni Luoghi
Particolari;purche il uiaggio da brcue,cli Luo ghi fi posfino formare
commodamcnte, come disli nell’otta uo.capodelli Lumi, e nel (èttimo della
Diucrfità. E queda (òcceslìone tra Luoghi Communi c vtile: perche collocando
voi vna T*redica,od Oratione, e li Luoghi Particolari d’vna Chieli, non
ui badalsero, perlochc ui bilognalse paflar ad vn’altro Luogo
Commune:gioua il paflirci,per un mezo con tiguatojaltrimente la Memoria
fuariarcbbc.È notate, che que fio paflagio li fà in due modi nel
recitare, primo conpaulà, fecondo lenza paufa.Con paula c poli, per
elfempio hauendo finito il Prohemio, il dicitore prende fiato, epoi
ripiglia la Narratiua:in queda polita, può il dicitore far
paesaggio da Luogo Scontiguato,ad un Luogo Dilcontiguato ; c non
(blamente da Luogo Commune, ad vn’altro Commune, che lia in unaidefsa
Città:tna ad un’altro Luogo Commune, che fia in vn’altra Città.Pcr
efempio, hauerò collocato il Prohemio, nclli Luoghi della Chiefa di San
Francefcodi Palermo; polso collocar la prima Parte della Predica, nclli
Luoghi di San Domenico di Palcrmojò nelli Luoghi della Minerua di
£ a Roma, e la feconda parte, in vn’altrà Chicli . E così, non è
inconucniente pattar da Luogo feontiguato,à Luogo feontiguato;& ctiamdio
lontano, quando li prende fiato . Mal nel fecondo muodo,tjuando bifogna
farpaiTaggio lènza paulà, e fenzapofata: è pericolofo,il pattar da Luogo
Commune, à Luogo Commune, lènza qualche mezo. Per eflempio,la prima
parte d’vna Predicabile va fcguita lènza pofata ; bilbr gna collocarla in
un Luogo Commune. E fé un Luogo Com munc non baftaflè ? Dico che
collocandola tu ledeui daraitergo in un Luogo Commune, che fiacapace:e così
fuggiti pericolo.E le per mancamento di Luoghi, ò per inauertenza
te la troui collocata in un Luogo Commune, e poi fei forzato pattar ad vn’altro
Luogo Communc:dico chedeui pattare advn’altro Commune vicino, quale però
fia contiguato per Luoghi Particola ri, co m’io diceua. E le quello non
fofic có modo difarfi? Dico che bifogna adoprarl’allutia, fingendo
qualche coliche ti dia tanto di Paulà; quanto commodamc te la Memoria,
con la Mente uoliiio al principio dell’altro Luogo Commune, e trouato il
principio lèguir la Narratiua. Per efsempio predicando, quando farògiutoal
finedelli Luo ghi Particolari d'vna Chiela,c douédo pafsar ad
vn’altraChie falontana;fingerò che mi venghi vnatofse, ò cheti Compagno
michiama;c mentre ltarò,ò à tosfire e purgarmi, ò uoltandomi parlar, ò
attenderai Compagno; pafserò con la Me moria, e con la Mente, al
principio dell’altro Luogo Comma ne, e trouatolo e ben polsedcndolo,
ripiglio il ragionamento, e così con l’Arte, e con l’allutia cuopro il
difetto . E quello fia detto della lòccesfione de’ Luoghi Communi, che
della lòccesfione di Luoghi Particolari, non occorre dir altro: poi
che quella li conchiude dalle due Regole antecedenti, Quanti •tà, e
Dillanza, alle quali necefiariamente ficguc la contiguationc,e
lòccesfione. L’Ordine del Moto, s’intende dell’ordine che li de
tenere dilcorrcndo per li luochi : fe fi deue cominciare da man
delira, c campando finire nella man finillra; ò difeorrere al v - --
contrario.il Raucnna parche cominci dalla delira. Si bené il Rombcrch r
duca il Rauenna al mot* perla deftra;ma cominciaudo dalla liniftra.il Roffcllio
vuole, che lì cominci da man finiftraj (è bene non rifiuta il contrario. Il
Porta lodai’* rn’è l’altro;purchc li fèguiti l'ordine, che cominciando
dallyna,fi Unifica all’altra.Che dalla delira fi de cominciare, cc Ioperfuade
il Filofofo diccnte, ch'il moto comincia dalla parte delira. Che dalla
liniftra lo proua il Rofcelho: perche queft*Arte,è poco differente dall Arte di
Icriuerc, come dice Cicero ne:e perche noi lcriuendo,e
leggcndo;fcriuemo,è lcggemo,Co minciaudo dalla f!niftra,e cammamoalla
dcftra;però li de ca minar. per i luoghi dalla Anidra alla delira. Alcuni
ftimano, che quelli che ucggono bene col l’occhio deliro, come lon’io; e
poco e niente coll’occhio lìniftro, Icofrefsero dalla delira alla finiftra;
quelli che vgualmente ueggono, con ambedue gli occhi, pofsono indifferentemente
di /correre dall’ vna, e dall’altra parte. Nódimeno l’elperienza moftra,
che ècosì facile cominciar da vna parte, e finir nell’altra : come cominciar
dall’altra, e finir nell’vna.EIa raggione,non è, nè l’vna,nèl’altra asfignata
dal Rofsellio : perche l’vna, efclude l’altra. Che fe fofse,pcr il moto dello
fcriuere: non farebbe facile vgualméte il leggerete i Luoghi al rouerlo, come
l’efperienzaci moftra. Se fofseil mote, che comincia dal deliro : ci
farebbe difficile il cominciar da man manca,ilchenon c vero: fi che ne
l’vna nel altra raggione, elattamente,& elquifitamé te ci quieta.La
ondeùn quello fatto ftimo, che ò pariamo de la collocatone dell’Imagini :
ò della formatone di Luoghi. Quanto alli Luoghi, vgualmente è facile
rallentarli, per vn verlo;comc per l'altro . Quanto airimagini,ò fono
Imagini intere e Iole, di concetti, ò di parole intiere i E così, perche
ogni Luogo hi la fua intiera Imagine; parimente è così facile i
difeorrere per un uerfo,come peri altro.Mà fel'Imagini fof lerodi parole,
et Imagini fpezzatc, cbilògni leggerle, nel muo do è uerfo,che fi leggono
le fìllabe al dritto non al riucrlb : così è più facile difcorrer’à quel
verfo,chc fon collocate. Per elsempio,nel primo Luogo ci metto quelle
parole, te Ibl’ado ro. per T. ci metto vna pei fona chiamata Tiberio,
alqualc dò in mano un Tridente, colquale fora una fòlad’oro . e
così da da Tiberio, hòilT.dal Tridente l'E,e dalla fclàdioro,que*
Ile due parole fol’adoro,e tutte tre quelle figure fanno,te fol*
adoro.Qucde tre figure le pofso collocare in due muodi,pri mo all’vfo
hebreo, che legge dalla delira alla fmiftra, fecondo all’ vfo greco, ò latino,
che fcriue,e legge dalla fin idra alla dedra.Se io le colloco al primo
muodo, 'più facile farà proce der poi, dalla dedra alla finidrarperchccon
quclVordinc io tengo albcrgatcncllaMcmoria.Se le colloco al fecondo
muo do;più facilmente procederò, dalla lìmdra alla dedra parte . Mà
feillmagincc intiera d’vna fola figura, come fe nel j^ri- ’ ino Luogo ci
metterò queda parola Geronimo, 1 eper quedft parola ci colloco l’Imagine
di vn San Geronimo, colpetto ignudo, e col fallo alla dedra mano : pollo
ugualmente ben ricordarmi queda parola, ò dalla dedra, ò dallj linidra
parte, ch’io cominci.E la raggionc, perche la nodra Memoria, et al dedro,& all’oppodo muodo vgualmcntc
esfibifee, credo che fia: perche non mira l’ordine del moto di
nodripiedi;ma l'ordine che ritroua nelle colè uide dall’occhio. E perche
nel le cole uide, non /blamente ui c l'ordine dal primo al fecondo, e
daquedo al terzo,ecofi loccesfiuamentc fin’ull’vltimo j ma vi è parimente
l’ordine dall’infimo focccsfiuamente fino al primo:pcrò ordinati
ncU’idelTò muodo li fimolacrì, puole la Memoria fondata nel lenfo,&al
dritto,& al rouerfo esfi birh fenza difficoltà alcunaifi come
l’occhio con l’ide/fa faci lità,che mira gli oggetti dalla dedra alla
finidraj puolc mirar li dalla finidra alla dedra. Della
Solitudine. Non parlo di quella solitudine, chefinfe Cicerone della Città
da formarsi da noi cò l’imaginationein vn De (èrto, per darli tutte le
conditionidi Luoghijperchc di queda ne raggionaiyquando disfi delli
Luoghi imaginati : ma intendo dclìi Luoghi artificiali reali, liquali fecondo 1
ide/To Cice fonedeuono efler eletti, in Luoghi folitarii, non
frequenta» da gcnte;pcrche la frequentia.il pa/feggio,lo drepito delle
gé ti,didurba, e debilita li fegni delFlm?gini, che all’incontro
la sòlitudinc conlerua integre llmagioìdi fimolacri.il
Rauenni dima ftinuuana ropinione della fblitudine, ciocche non fi
eleggano Luoghi,d >uec frequenta di gente, come le piazze publi che,
le ftradc della Città frequentate: perche balla hauer uifti quelli Luoghi
qualche uolta lolita rii, e lènza gente. loftimo che quel che dice il
Raucnna fia uero delle Chielè,e Tempii, liquali in certe horelòn uacue,e
lènza gente: et inqucll’bore noi poslìamo formar li Luoghi;!! che balla la
prima uolt.i haucruilli tali Luoghi uacui. Ma delle piazze, e llrade
frequentate d’ognihoradiurna, non so come le poslìamo ueder folitdrie,e
uacuejeccétto che lèm’empilTe l’orccchiedi bombacc,ò cottone,pcr non lèntir’il
tumultojc con 1-occhi facef fi un’eftàfe mctaphilìcale, e non attendere
ad altro con gli oc chi Cc non à ucdcr’e formar i Luoghi; ò pure formar
iXuoghi, nella prima hora del giorno, quando tali Luoghi fogliono elfer quafi
igombri di gentc,com'io disfi nel cap.8. à propofito di lumi. Et in quella
maniera, potresfimo ancora formar Luoghi in tali Luoghi frequentati; Ma potendo
hauer* altri Luoghi più com modi, io non mi metterei à quella im«
prelà faticofa, e periglio là. Dell’Altezza. I L RauennauuoIe,
che li Luoghi non fiano alti:ma coli iti lpofti,che mettedoci l’Imagine
dcll’Huomo, tocchi il Luo go dcfignato.& à mio giudicio, poiché
haueteintelo della Iar ghezza del Luogo, douete anco hauer Regola dell’
Altezza, che mira la !ommità,ela baie del Luogo. La lommità,e bafe,
ftabilitcla con l'altezza d'una perlbna humaua:fiche il piedcye balè del
Luogo, fia il tcrreno,ò l’aftricatOjò il mattonato, ò folaroda fommità
fia. (òpra il capo, tanto quanto può gionger col braccio dirtelo insù, e toccar
conia fommità della ma no.E quello,pcrche occorrerà alle uolte,dar gefto
alla pérlo na di braccio alzato uerlb il ciclo, ò darli qualche colà in
mano, quale per fila conditti one ricerca TAltezza;comelè tenef. fè una
bandicra.Et il piede l intendo in Luogo, che l'occhio poflà mirar tutta
la perfona albergata . E fe nel Luogo ui fia banco, poggio, ò grado, fi
potrà ftabilir la perlbna, con li pie- * di fopra di quellijsforzandofi
però per quanto più fi potrà. che li Luoghi fiano pari, e di
fimile altezza, quando la {labili tà di Luochi,non ricerchi
far’altrimcnte, come nelle fcalc, nel li afcenfi Src.Epcr la parità di
Luoghi, che da cofc mobili fuf fè impedita: fi potrebbe, o ad tenipus,o
con 1 imaginatione fi muoucrc quelle cofe,& formar nella Memoria li
Luoghi pa Dei Sito. ; • Z N On balla hauer il Luogo
particolare: mabifogna conofeer la parte del Luogo, douc s’ha da fituare
rimagi ne;e quella parte deuc cller’il mezzo del Luogo particolare.
E (ebene il Roflcllio dubita, e difputa fiele Figure fi debbono colle care ne
gli Angoli, ò nelTlnterflitii tra Angoli, Se Aa go!i; non dimeno noi
hauendo asfignata la quantità, e la diilanza de’ Luoghi particolari, con la
mifiira della larghezza . d’vn’Huomoj confequcntementc concludiamo la
Figura, e l’Imagine doucr effer fituate, nel centro; difendendole poi dal
l*vna, e l'ajtra banda, delira e finiftra, tanto quanto ricercherà la
grandezza et quantità delle Figure, et Itnagini. E fé in un Luogo
occorrerà collocar più Figure: fi potranno collocare proportionataipentc
compartendoli Luogo, fi che ciafcuna Figura habbi il filo didimo, e
conueniente Sito.il Romberch non loda gli Angolitperche la ftrettezza,che
farebbero le col locate Imagini,&l’ombra et ofeurità, impedirebbero
la didin tione,& chiara uifta. Nondimeno quello impedimento fi
toglievo! giuditiodel collocante; mentre non ingombrerà fo4i erchiatnente il
Luogo; ma in tal mifura, che le Imagini fi modrino all’occhio lueidee
didime. Della Signatione Numerica. V Volc Cicerone, che per
ogni quinto Luogo particola re; fi ponga un fegno numerale. Per efiempio,
al quinto Luogo mettere una Mano d’oro, che con le cinque dita moftra un
cinque, e così (occcsfiuamente . Il Signor Porta (lima quella Regola di
CICERONE (si veda) /uperflitiofà, e
difiutile. Ermippo, come dice Iacopo Supplitio,uuole che ciafcun Luoco è
SEGNATO col numero. Alberto, che ogni decimo Luoco habbi U j ~ ' fuo t
ir Tuo mimero, Qulntiliatio con CICERONE (si veda) .chc ogni quinto.
Que flinumeriòli pongono per dirtimiui, ò per recitartele per
diftintiui fon fuperflui: poiché cialcun Luoco hi il fuodt(lintiuo, fenza far
quella terza fatica. Se per recitarli, il numero è parte d lmagine,c pero
mobile, non immobile ; poiché nè à tutti li Luochi fcrue, ne in ogni occafione
. L per le occafioni, bada ad hauer li Luochi numerali dclli quali
dirò poi. E quella Regola Ciceroniana – CICERONE (si veda) -- fia da me
riferita, più torto, per non lafciar cofa intatta, per la intiera notitia
di que {l’Arte; che ci habbia* o à lèruir di quella. E perche molti
Scrittori quali Dilcepoli Pitagorici, feguendo chi prima fcrif fe c
dille, empiono le loroprc di dottrine fuperflue, mutili, et alle volte
nociue, con poco profitto di chi le Icgqe;laonde per auertirui rtn
conftrctto alle volte trattar di cofe à fuga, non a lèquela. Comc anco
firn sforzato dirui di quella rego ia'che dà il Roinberch, che li Luoghi
non liano circolari : perche il Circolo non hà principio, ne mezzo, ne
fine. Nulla è quella Regola; perche parlando noi dclli Luoghi perii quali
li dilcorre; le ben c’incontramo in vna danza Circolare, cffendoci la parte per
la quale s’entra; bilogna, che ci fia la faccia dcringrello, &. indi
la parte delira, e limftra ; e dalle parti dell’ingrediente, c caminante
lòcccsliuamente, li formano li Luoghi con li fuoidirtintiui. Della
Proporcione' . I L RolTcllio affegna quella condittione nelli Luoghi,
che habbmo proportione con le cole Iocate;perchc volendo ra contar
Panni di Sacrcrtia,più colimene collocarli in Sacreftia; clic in Cantina, ò in
Cocina. Io rtiinarei quella Regola efler bona, quando com meda mente
fipotefle lare: perche le racconterò molte cofe,c l’albergarò in vn
Palazzo;c gtongcn dpal mezzo, non conuiene, douendo idear colà Sacra,
lenza paula lalcia r li Luoghi locccsliui, per entrar* in Sacrertia
; ma fi deue continouar nelli Luoghi cominciati ; perche col lalto
ad altro Luogo communc, non loccesliuo, fuariarebbe, e li perderebbe la Memoria
. Oltra che la cola in lolita, F apporta apporta con
la nouità maggior atttntione: Uche fuppli&e, » quel che manca della
proportionc. Letti one VII P Ropofi la Partitione,e le
Condittioni di Luoghi, et an co laformationc di quelli} hauédo à baftanza
detto del primo c del fecondo ; reità che breuemente tratti del terzo, e
poi dica dcU’vfo di Luoghi, c delle Perfòne, coni io prumilì • • i t
>* i r .1 . > ;)} Della Formationo di Luoghi . H Auendovoi ben
iftudiateli foprapofti d ieci fette capi, an darete alli Luoghi
communi;& iui conforme alle Conditioni,e Regole aslignate, formarete i
Luoghi. Laqualformationc, nura tre cole, IlDengnare,U Colli care, et il
Rcpc tere Primo, con l’occhio ben mirate, e rimirate il Luogo » col
foo diftintiuo; edifcgnato il primo Luogo particolare, defignate il
fecondo, e coli focccsfiuamente procedendo, finche giongerctc al fine del
Luogo communc. E fatto que Ito al dritto, ritornerete àriuedcrli
alrouerfo, e tante uolte ciò fate, finche habbiate perfettamente il
difegno di Luochi. Secondo, ben difegnatilt Luoghi, con le regole
fopradette in mano,cominciarcte a collocarli in Memoria, uno per
vnc; collocandone una uolta dieci, poi altri dicci, e così di uolta
in uolta in più giorni collocaretc tutti. Terzo li repctirete, più e più
uolte, dt à dritto, et à rouerfo; fin tanto, che fenza alcun’impedimento,
c difficoltà, da per uoi lontano dalli Luoghi, li fàprctc così ben
recitarejcome felhauefte attoalmente dinanzi à gli occhi. E non ci
rincre(ca(dice il Signor Porta) recitarli trenta è cinquanta uolte il
giorno ; poiché quello c il fondamento dell opera. E come
diccilRauenna, quelli Luochi coli formati, li repetano,tre,o quattro
uolte il Mele: perche la repctitione di Luoghi, non è prezzo che Rimar la
nosft . che le dimoftrino, e faccino parere; dunquegran
facilità farà à tutti quefti bifogni, il ritrouar ne i Luoghi le Perfone
. La quarta perche con grande allegrezza^ chiarezza li viene al Luogo,oue fu
una Persona, la- quale dii porga merauigl!a,ò II apporti diletto. La onde
le tn Muronud >ò altra Pcr(oua>nt, n così circonlìantionata,
ci fa ricordare vna fola parola; quella ci porgerà vn veri© m tiero,come
chfcfe ci preferita chiara» lumino!*, desiderata, amata,
diletteuole,"e : lrabilita.E le bene per vn numero con ucnicnte e
mediocre di Luoghi, comedi cento, ò ducano, lì potrebbe far quella
diligenza delle pecione inondimene in un numero grande di cinqueccnt, e
mille, e più Luoghi, lì tratta co fa molto difficile il vler aggeauar la
Memoria di quella doppia fatica. Gkrachc farebbe vn’empir i Luoghi
di perfbnc communi, lcquali non farebbono ni una gagliarda motionc, come le
foprapolle,e però a colui, che ha nume ro grande di Luoghi, ne li reftano
molti nudi. Olirachc in certe occafioni*fon più atti li nudi, che li
pfònati;come in ro ler recitare vinti, ò trenta Santi, ò eflemptgò
Auttomà lóro* et effondo note à noi lelor figure ; più facile ci farà
albergar ne i Luoghi nudi, quelle figure grandi proportionate,e
quali Ttue,che il uolcr addattar la perlòna,chc fìanel Lu' go,chc
prenda figura di quel Santo: perche in collocar quel Santo, nò lolo
letica d: colVcarlo;mà far che la Pcrlona del Luogo, me lo rapprclcnti,hò due
fatiche, la pr.ma di fpogliarmi della fila qualità, è pervadermi, che lia
un’altro, e poi datali quella figura, a llocarla nella Memoria; fi che
con l’cIpcricnza, riefee più facile il primo muodo . Il limile dico, in
uolcr recitare molti nomi di Pcrfoneconofciute;chepiù facile mi làrà,fubbito
nel Luogo nudo collocar la Pcrfòna cóno!ciuta,che m ler con
l'imaginationc, formar’ altra Ima gine,ò Figura nella Perfona (labile del
Luogo. li fimilc dico di molte Imagini, che lì formano dalla conuenicnza
del la lcrittura,ò pronuntia, come diremo al fuoLuogo;lc quali
imagini, più fpeditamenre et cfijuifitamente fon raprefenta te.ptfrle
proprie imagini delle Pcrfonc, che dalle aliene. • InoItrc,fc uorremo
ufarc I Alfabeto perlonalc del Rauea. na, che ogni lettera hà la fua
Perfona,come A Antonio B Bifliano C Carlo ecc., fàrà un metter Perii ma
nella perfo-na,fe il Luogo none ignudo da altra Perlòna.Oltra cheuofendo noi
effigiare la Pcrlona flante,non Icmpre conucrrà à lei l’effigie
dcliderata : che te uorrò l’effigie d’Androtnc Ja,ò di Lucrerò)» trouado
nel Luogo un‘huomo uecchio,' molto ben da.mé coup Aiuto, come lo fatò
Donna, fenza «he gran repugnanza mi fi dia, e nel Collocai la, e nel
ramentarla-ln olircela Perfona,per la Aia friabilità, è inetta à rollar Tempre
col luoco; perche à quella Perlòna,che fi trou collocata, puole Tuccedere
alla giornata cafo di morte, e di morte orwbde,ilcheal formatore, come
amico, apporterà difgufto et borrorp,e difturbo graude ogni uolta, che Te
li tara incontro rimembrando, llqual difturbo, quanta fu nociuo all’ufo
della memoria; la elperienza l’infegni. Per quefte caggioni dunque c per
lelpericnza iftefla conclu do, che non conuiene,haucr tutti li Luoghi
perfonati.E le d’alcuni lo concedo, non oftaranno leraggioni, che fi
po£ fono addurre in contrario, Non ofta primieramente eh? gli
Antichi, non deflero quello Mctodo:perche l’Arti col tf po fon crefciute,
migliorate, augmenrate,c fatte lèmprepii); perfette, con le nuoue
raggioni, inuentioni, Scelperienze, Nc olla fecondo, che il Metodi della
Perfona, aggionge fa ne;poiche l’esperienza, la quale r verace maestra
delle cose c’insegna che quelle perfone apportano all Arce
merautgliofogiouamento, ed inelphcabiJc ageu dezza,c facilità alla memoria,
e chi noi crede, ne facci lc(pcricnza,e poi parli. E quello balli delle
Perfone. Per compimento della coguitlone di Luoghi, voglio m quella
Lcttionc raggionaredi alcuni metbodi Angolari degni da saperli, il primo
di Numeri, il fecondo dell» Luoghi per dritto, e per riuerfo, il terzo 'per
ogni verfo dal capo, dal piede, dal mezzo, quinci, e quindi, il quarto
Luogo per la circjlationc color rettoria? («li..; Dclli Luoghi
Numerali t ..d -’-O* J • *>- ‘fj ... fi* *
i Essempio. r, -mi)!
•un ijl *5 ESSEMPIO .’*> Parole che s’han
da collocare làran XX. Videlicec. 0 *i L L ( 9, Morte. ’UI
CliO' io. Porta. li. Inferno. i2.Cie'o.
iflitfD •: 1 3. Sole. u sA iy -iì 14.
Luna. ; HHli'l if.Orizonte. ' o ( ina3i iil j O .5
ip.Marc. • oq «fati ao.Tempio. 1
&i>Oili 0. ./od i\ »OT 3 t 5 ;i ;, -
>• b " • ’J • l«- i* /(. li 1. 1 L pftiarri (.1
f|o r j 0 i> ; .V .1k /.'Vc-mb ù Riti -sxapaiibnu
tlkuaiaiip tlciSOlU T -il 3.1 . Modo di Collocarle. 1 11 1 1Tr'mo le finità e Decine, I. Rota.
io.Porta. ao.Tempio. Secondo per le Cinquine, 5. Luce.
ij.Orizonte. fi Terzo per li Tari a. Pena. 4 Pane 6 Vita 8 Verità 12
Cielo 14 Luna 16 Raggio 18 F»gho, >1 t e
P tt 1 tO’j-Ó lì XtJDii starno? 1*1 noa oiu'
xi « • t ' * . .u / ;>q ìm si sr »
* 4 £. Pietra. 7 -V^ 5. Morte. ^ >,oìtìi.
1 li. Interno. etnico >1 IJ.Solc.,. n, jp.Marc.
G Oltre « .1 Oltre di ciò nel collocarle parole, bifogna collocarle
immediatamente fenza imagincima folamente fiano quelli numeri come la carta
neHa quale Hanno ferine leproprieparo le, fenza Imagini.E s’aucrra che
collocando à memoriali nu n eri con le parole, non fi fermino ò
dabililcono in Luoghi ò nella carta:perche v’apportarebbe confusone col
ricorrere à duebande,& alli Luoghi imaginati, et al luogo ou’cra
fermo il numero, e la parola. Ma folamente prendete il lem plice nome ò
parola col fuo numero, e collocateli in memoria. Et di più nel recitar bilogna
non (blamente recitar le pa role, malinameri congiouti con le paiole,
perche hauendo noi familiari li numeri, dicendo il numero lubito ci
rapprefenra la parola collocata nel numero, e con esplicar il numero si prende
tempo tra pareli, e parola, fiche lì può commodamente e pensare, e pigliare la
paro a fcguente.E per far quello bifogna al principio proporre tutt’il
numerò intiero dclli titoli, ò nomi,ò cofe da recitarle, e cofi propofte
poi condì numeri ordinali recitarti, per eflempio dirò. SanMat theo
che (criue la Genclogia di Chrido con. quarantadue perlonaggi, il pnmo è
Abramo, il fecondo Ilàac, il terzo la cob, il quarto Giuda, il quinto
Pharcs, e così Seguiterai fino al 42. e poi volendo dir concetti, ò fpiegar vno
per vno, ù coimnci dal 42. retrocèdendo linai primo.E quello badi
quanto alli Numeri, per Luoghi numerali, quali àmerielco no facili per il
cotid ano edcrcitio che ci ho latto.Ma perche noi non lodainolt luoghi
imaginati potendo haucr li reali; però potrete fcruiruid’vn’altro modo
numeralc,ilqualcèdi neceslità che fi facci in queft'arte, cioè che lì
habbi uno, ò due Luòghi communi, chchabbino cento, ò ducente
Luoghi, e quelli tutti lianb ordinatamente fegnati con li
numeri.1.2. $ .4. c così procedendo, c quelli Luoghi liano podi in
memo ru con li fuoi numeri, fiche lappiate recitarli al dritto, et
al riucr(o,e làppiatbàll'tmprouilopigliar qual lì uoglia numero contenuto
ndccmo, o nclli ducento . Le note numerali £ di riino nel trattato
dcllìmagini.E quando vorrete recitar molte cole numerate, collocarne le
parole con l'imagini in detti Luoghi, e potretc-lermrui di quelli ad ogni
verlb. mio w Peni Dclli Luoghi per dritto, e riucr fo
. .* n. r.: • ., . (} (r I L recitare al dritto>& al
riuerfo fi può Far in due modi, ò con le parole fole,ò con le parole e
numeri, del primo le io Uoglio recitar lènza numero, li patri della
Gcntlogu dirò, Mactheo racconta (antenati di Chrifto,ehe fon quelli,
Abra mo,I/aac, Giactb, Giuda, Fares,&c. quelli nomi li
collocale rò per-via d’Imagini nelli Luoghi ftabih nudi,ècon
l’ifteffa facilita li diro al dritto che al, riuerfo . Del foco n do le
io voglio non folamentc dir quelli nomi; ma h numeri ordinali dicendo
Abramo il primo,il fecondo Ifaac, il terzo Giacob» il quarto Fares, Sic.
per quello recitare io mi fornirò dclli Luoghi numerali, quali fon
neccllarij in quell’arte, e quelli lou di due forti come diifi nel
palfato capo, li Luoghi di nu meri foli,ò luoghi {labili fognati con li
numeri, l’vm, e l’altri poflono foruir à quello effetto, li ben li fecondi fon
mU ghori. Dclli Luoghi Alternati. '»L recitare non fidamente
à dritto, et al riuerfo, ma ancora f dal capo e dal fine alternata méte,
per effempiod1rel142.no mi della Genclogia di Chrilto cominciando
d’Àbramo fino a Chnllq,ficondo far regreffo cominciando da Chrillo e
ri tornando fino ad Abramo, Terzo prendere Abramo, e Chri do, Ifaac
eh e il focoudo,& il penultimo, e cosìalternatamé te pigliando vno al
dritto, Se vn’altroal riuerlb,uno dal pria cipio, l'altro dal fine: fi
può fare in tre modi, primo con li Luoghi d’vna perfona humana, fecondo
con li Luoghi dabili fucceslìui, terzo co li Luoghi dabtli che danno à
faccia . Quanto al prun> della pcriòna humana fi uede l'effehi
pio apprefio, doue fono numerati 4 Luoghi . Il primo alla punta del piede, tl
ai calcagnoli £. al ptfoione della gam ba,il 4. al «inocchio, e così il
5. alle cofoie, alla Centura il 6 . al fegato il /.all’afoella 1 8. Al
gomito il 9. alla giuntura della mano il x. al dito auncularc l’i i* al
duo anolarc il 1 a. al 4i G x to to mezzano il i $. al dito indice i!
14. al dito police il r y. allofTo tra la mano, e’1 gomito il 16.
nelloflo tra il gomito, C la fpalliil ^.nclla altezza della fpalla il
i8.nella gola il ijfc Yiell’orccebia il 20. nelli capelli il 21.&
altri tanti aU’aliro lato procedendo di maniera, che li Luoghi liano
fegnati l’vno di 1 impetro all’ altro nelli lati, come lì vede,
l’orecchio con 1 al tro orecchio. £ praticati nella voftra ifteifa
perlona quelli Luoghi, volendo collocare li nomi, partiteli per
metà,& Vna parte méttete da vn lato, e l’altra metà dall’altro lato,
comm ciaiido à cóllocar dal capo difendendo al ballo finche ui (a
ranno nomi, e poi prender 1 altri dall altro lato fin al capotac ciò il
primo nome li rincontri e llta di rimperto coll'vltimo, et il fecondo col
penultimo, et in quella guifa potrete reci tarli al dritto, al riucrfb, c
d'ambe 1? parti alternatamente. Notando che quelle parole si pongono lènza
Imagine, et im mediatamente à guifa che fanno le parole fritte fopra
la Carta. E di quella perfona cosi difpofla,vi potrete anco fruire nelle
parole con li numeri ordinali, udendoli recitare per ogni ucrfo,e col
proceflò alternato. •idsnflitn lt ^ ; ^*i:l>i 0 o r,. .
.1 .ili* 7*4} 'HO n taf 040! 7
Gratia 13 18 Piena 1 4 1 . Nel quale esscmpio
appare come è cofàfacilisfima far quelli progresli,e regredii, et
alternati; Te ben all auditii te appare gran cofa quel uaj-iare, come
quello che non sà l’Arte: che yòi dicendo al nucrfo, e prendendo in qua,
et in li le parole, tutte nondimeno le recitate per la drittura, è
foccesfioue ord nata di Luoghi. Anzi dico di più, che po« trete. far n iT
medclimo; eoo xij. Luoghi, che /ararono un terzp manco, e faranno
èflfcttojdixviij. Luoghi, c quello fi fi, collocando l’vlti ma parola
njcl primo Luogo, e nel fèllo ui', fia la prima, enelli figucriti vi.
Luoghi collocateci le parole alternate # e recitando cominciate dal fèllo Luogo
i ritornando al primo: poi ripigliate il primo Luogo, c fegu ite
fia' al xij. e così ha ll. r o : il uerctc
dette le 6. parole tre uolte, peti dritto, per riucrfo,&
after^ natamente, eme appare inqueflo et l I i i - il } I
io. DI n •a ' Fi i
r»-i r vi /Si, . - 1.. j> j
sn*M j t r • ^ììgj'^ìc va l :,1 -4
stv>n 1 «» ! I ; £,; I
1 LVOCHI x. lanieri di Luoghi, che in tutto fono
XII. »!> ' LVOCM 1 1 4 .li . Tcctlljl
0 lfr! » i Dominus 5 ?
ii|' • Piena 4 Progteflo
OJP jS 4 -,n Grada 3 il
-ri: 5 Maria i i Auc
i 7 Aue ( -a 8
• Tecum os 1 1 0 o o 9
Maria l o 1 tu ro Donvnus 5
ni -i a 1 1 Gratta
3 tu rt II
Piena 4 H RegrefTo /?\ Vanto al muodo delti Luoghi
{labili,' che danno à fap eia. Dico che quello fi potrà fare, quando il
forma* tore potelfe incontrarle in vna corfia di Luoghi, ò camere
dentro Camere, che habbino quelle Conditioni. Siano i Luoghi dalle Bande l’vn
contra Palerò. I Luochi di quà, c di là, non funo troppo dittante; e fe
folfc* ro diftanti o'jò, ò diesci piedi, làrebbono ottimi. Da no li
Luoghi particolari àiuerfi, 6 che per la fimihtudìne, non fu.irij la.
Memoria. Perq le camere dentro camere, quando le porte danno nej mezzo, e Tvna
di rimpetto all'altra, fon atte, sì perla dmerlità J come ancp perche fi
Ipoflonq formar Luoghi l’f n contro l'altro, per 1 Angoli, Se. i
Interdici). Quar^oifiano dedgnàti li Lqo^ ghi particolari, t che l’vri
dia dirimpetto' all’altro; fiche dando tu in mezzo, pof tr riveder li y j Luoghi, fenza troppo giro
doc^ chi. Comcapparc nel te- r guentc edempio . „ [tz
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;> y s.ic I iì ‘-> *•> 11 >, * 3 (* i *4, .che
è delle imagini . ob.'*; : l . Q S 1 orr.tiu !. CI v! a ù ut
I O t Ill^> ; étagenus,Sul tri pi iciter 1 intédo, dalle tre dita
della ma Zioalzate.il fccódo muodo, ponedo la prima parola fola, p
laquale il recitate hi legno di tutte le parole fequcti ( p elle po)p
raccordarmi quella femeza. Specie» eft qu* predica tui,3ic. porrò nel Luogo
fola mente la parola Ipec.e», dando in mano d'vna perfora un ncartocc-o, o un
tacchetto di fpetie,ò pure una piperà. Auertcndo per co p mcio di
tut to quefto,ci.equando nelle parole, li vainueft gaiidoffcUi fi
troua attionc; nò loio intendo 1 attuane immediata éte ftgnifì cata per
la parola; ma anco 1 anione, clic (i j otti, e med atamente rurarc dalla parola
. Dell’ Attiene immediata fu queflo esempio. Voglio metter quella
fcntcnza, Sede e cft verbum infinitum . La parola federe immediatamente
può cfTer’ideata,pcrvno che licda m vno Scanro: mà fe dirò, Aue
giatia piena, Se benedilla, quell Aneli può ridurre all'attione d’vno che faluu
vn'altro;e coli la parola bened Figurate, j p cr Volontà. Per
Ingegno. Le cofe figurate per Natura, ò sono uomini, ò altre co I i
fc fotto fc fottocelefti . Per Arte lecolc materiali formate
dell’Arte. Per Volontà come gl’Angeli, e ii Demoni j, che in certe
oo cafioni piendono forma Humana; e le Diurne perfone che vna lì
vede d Humanità, che fù il Figlio che fi riè huomo in tempo, lo spirito
santo appare in forma di colomba, e il padre ancora ci vien dipinto in
forma Maieftofa d’un vecchio sedente nel trono reale. Per ingegno come fono le
£» magini figurate, e fìnte di tanti Dei, con li loro Pegni, et
im> prelè, Giquc con li fulmini, Saturno con la falce, MARTE con LA
LANCIA, Venere col fuo Cupido, Amore arcicro, Dia naia Fonte, Mercurio
con l’Alce’! Caduceo, Apolline col Parrò, e cofi de gli altri . Così anco
le Imagini, delle virtù Morali, e Theologali, delle fcicnze, et Art»
hberali, delle Muie, della Morte, della Vita, e filmili. Delle figurale per
ingegno, e per volontà, dò unacoirmune Regola, chcoccorren dori fintili
cofc, le potiamo collocare con le loro Imagini, nel muodo, cheli formatore
1 ha utile, depinte; e conforme a quel che bà letto, le fonnacon la
imaginatione talmente, quafi che rhaueffe dinanzi à gli occhi Delle colè
Artificiali fi dice il medefimo, eccetto fe fodero eccedenti, che in ta^
calò bifogna ricorrer’ al limile ritratto ; conte fi dirà poi in altro
propofito,che farà delle cofe Eccedenti, nel lèguen ie. Delle cofe
Nariuali > et eccèdenti. Le cose naturai, o son uomini, o no.
Trattamo delle seconde, quali ò fon proportionate al Luogo ; ò sono
improportionate, ed eccedenti. Se nel primo modo, quelle iftelfe colè fi
poffono collocare. Se fuflcro eccedenti, bisogna ò con la forza della mente
invaginarle piccole c propor nottate; ò attender alla foitanza della
colà, lènza far troppo penficro della grandezza; ò uero ( ilche meglio mi
pare, e più fccuro) collocar nel luogo la imagine di qualche figura
artificiale dipinta, o scolpita di quella cola Pcreflempio, mi bifogna
collocar una Città, un monte una gran torre, una naue, una Chicfa, un
palaggio, una lèlua, una uigna, una quer qticrcia'& altre
cote fimi!! naturali et artificiali. 11 collocar nel luogo cofe tali, è
una improportione grande ; peròbi» fógna ricorrer’ alle tre regole
adegnate, cioè ò {limandole piccole, ò non attendendo fé non alla
fi>llanza,ò feruendofi delli ritratti loro, Il che lèrue ancora, per le cote
cclefticor forali; et per qual fi uoglia alrra coti troppo
eccedente, E te quello non bafta,ò non piace; fi ricorra alle ^regole
del le parole non figurate. Nel collocar le persone ne 1 luoghi ; io
miro à tre colè, al proprio, aH'Imaginc,al limile. Chiamo proprio
la j>erlona propria tale dame mila, e conolciuta facialmente,
E quello farà il primo muodo di collocar Ieperlóne ; quan do ci
metterò le proprie perfone,perloro diede. Per eflem piouorrò dire il
papa, il re, 1’mperadore; porrò nel luo go l'i(let(ì, Papa Rè, &.
Imperadore da me uilli ecopolèiutl 11 fecondo muodo è, quando la perfona
io non l’ho uill* facialmente; ma fi bene per ritratto, e pitturalo
fcultura, c quello muodo lèrue, per collocar li Santi, li Profeti, li
Patr j archi, e tutte quelle perfone, le quali ci fon note per piuu
«,ò fcultura II terzo muodo è dal limile, che mancandomi 1 Imagini delle
perlonc uilte facialmente, ò per ritratto 1 di pittura, ò fcultura ; io
ricorro al fimilc( per elfempio) udendo dir Papa Sifta, collocherq.un
papa da me uifio, che per habito papale, mi rapprelenta il prefèntc Papa,
i Coft uolendo metter quelli tre nomi, Pietro, Martino e Francesco; io
metterò alii luoghi tre perfone, che hanno fimile nome, e fon da me
conol’ciute. Le quali fc bene non fono. Ti delle perfone, delle quali fi
raggiona; fono nondimeno fintili di nome. Enel collocar delle perlóne bi fogna
sforzar fi, per quanto p ù fi potrà, collocar delle perfone più note,
e conofciute; perche più efficacemente mucuono.Nemi Icor. do delle
perfone, quali dieesfimo douer eflèr’ in alcuoàLuoghi ; non mobili, mà immobili
; che eflèndoui tali perloue immobili, bifjgnarcbbe dar à loro il tutto, e
trasformar ', ~ " l«>per D fc, per p«rcp.«rcl fi nomi
che noi uoghW * ben l «e rnre che nel particolare di nomi nefea piu
fac.Ie,& cfped» «b,il metter Ie P propne,d dipinte, à fintili
p(one,delchcinl rimetto all’efpertenza, e quello baRi per
hora. Delle Cofe non figurato. Jsfi abattanza delle parole di
anioni, e delle cofe fìgtl -Jratc* refta trattar della difficd.siima parte
delle Im agirla qulle confitte intorno alle cose non figurate E prefupponco una
diftintione.chc le cofe non figurate lono in due modi.Le prime non
figurate dallocchio, le feconde no figurate da mun fenfo, Le prme fondi
oggetti dell. quac. tro fenfi, vd.to.gutto, odorato e tatto;come.l duro,
A gol le, il caldo, .1 freddo, l'amaro, il dolce, 1 odore, il
fuono.Q^c fte colereali, e perccpute dagl, alm leni», non pcio fon^
fte da gl. occhi, li chenepasfi Idea perla Memoria at tttic.a le. Come
dunque collocaremo no. .1 do ce, tamaro, 1 odore, il fuono, e limili >
R.fpondo che b. fogna ricorrere alle Caufe,airelfet. ice, alla materiale,
et all, getticeli,ftesl. fenfi. Primieramente b.fogna uederc,dachi natte,
e procede, “ fa; c così fi porrà l’efficiente F cr 1 effetto; cosi la can
pana, per il fuono, li cantanti per la uoce. fecondo mirateti oggetto, e
la materia in cui f. troua quella colmici f ggeto ponete, per la cofa
Aggettata; e cosi porrete ^^co per.l caldo, la neue per il freddo, .1 P
;,mo per 1 odore,.l fatto per ilduro, l’acqua per il molle, il fauo per
.1 dolce, I per l'amaro, e così d. fimili, sforzandofi di Pender .l
fogget to in cui eccesfiuamcntc fi troui quella qual.tà fcnfibile.l
er 20 mirate li getti di fenfi patienti, e così il capo piegato
coir Parecchie erfe, moftrail fuono; le nari ritratte col pomo in,
nanzi, moftrano 1 odore, &c. E fe mi d.ra. come (. formerà Immagine
del tuono Celefte, ò del Lampo ? R.fpondo dh .1 Tuono lo formo, con poner
un Arteghana dinanzi a Gio-, ue, ilquale con la Saetta llda fdocd
je così hauerete Lan po; Fulgore, et fracalTo del Tuono. Quello fi*
detto delle co ft, che non hanno Irnagme daU’occhio; fe bene dall altri
tta fu Dell’altré co Teglie da neflun fenfola Memoria Artific/a le
prende le Tue Imagini,dirò eoa quella .maggior facilità, c Mcthodo>
che làrà posfibile. Quelle Imagini fi formano io In Significa-
i.Ina rei J tione. * » : "4i il Si- i a.In Vo primo quando
auuiene che la uqcc tutta intiera lignifica cola, disfunilem colà, limile
in noce • Per cflempio, incontrandomi in quella parola auuerbiule.
Àncora, metterò nel Luogo l i nagincd'un’Ancora di Nauc; poiché quello nomee
quell auueib.o han limile fcsétttt.* r i fa, Te ben son dissimili
ih SIGNIFICATO, e accento. Cosi ìncoii tran domi in quella parola “porrò”
(cf. Grice, ConTENT) : metterò nel Luogo in ma no d’yna persona vn
“porro” (cf. Grice, CONTent). E fe la parola tutta ioticra'non c Amile ad
un'altra parola, che SIGNIFICA cosa figurata; bisogna ricorrere al secondo
muodo della similitudine in voce, fecondo alcuna parte, e quello com'io
proposi si fa in varij muodi. DcU’Aggiongimento. Per ritrouar
rimagine in parola Amile in parte, conuicne alterarla con aggiungerli
qualche fillaba o lettera. Perciò fèmpio, uolcndo collocar quella parola
Per. ui aggiungo un'A. nel principio, e fi forma la parola Aper, laquale
figni fica colà Figurata, e cosi pongo nel luogo un Porco lèluaggio,e mi
raprefenta il Per. E quello aggiungimcnto fifa in tre muodi, nel
principio, nel mezzo, e nel fine . Liquali tre muodi, fon le tre Figure
allignate da Grammatici, e Poeti, la Protefi, laquale aggiunge nel
principio . L'Epentefi, Che aggiunge nel mezzo. LaParagoge, che
aggiungenel fine. Si che hauendo parola di cofa Infigurata, fi dilcorra
perle lette re, e per le fiUabc, aggiungendo nel principio, poinel
mezzo, poi nel fine: è riufeendo parola che fignifìchi colà
figurata, quella fi collochi nel Luogho . Della prima figura alTegno
quattro elTempi,il primo elfempio del per, 3t Aper, detto dì /opra. 11
fecondo elfempio del Che, alla quale parola aggiun gendo un’o,farà la
parola oche. Laonde mettendo in mano d’uua perfona due oche, mi
rapprelènterà il che. Il terzo e£ /èmpio di quella parola, Scire, ui
metterò il Sarto col fuo cufure; perche allo (ciré aggiungendo la fillaba
cu, fà cucire. 11 quarto elTempio di quella parola Amo, allaquale aggiungendo
la lettera h, fà la parola hamo di pefeatore . Della feconda figura, che
aggiunge al mezzo, fia il primo ef /èmpio, quella parola, pena, allaquale
aggiungendo la lette ra n, fi fila parola penna di fcr;uerc,ò altra. Il
fecondo c£ fempio ila quella parola, Alium, allaquale aggiungendo
un 1, fi fa la parola Album, fiche dando una penna, ò Aglio in K
mano mano d’una perfòna, mi rapprefenterà la parola pena,© ali u m.
Interzo eflempio di quella parola, forme, aggiungen do'oci linaio la
Intera A, fila parola, foramejficbe la perfò na inoltrante il forame dun
muro, mi rapprcfenter4 quella pacala forme . Della.terza
Figura,cheaggiimgenel fine, fia. per eflempio quella parola, ò articolo,
uolgarejAH», à cui aggiungo la lìHaba um, e farà album. II fecondo eflèmp : o
diquetta parola Vcl, allaquale giungi un’o,e-farà Velo. Il terzo di
quella parola, Vdut,aggiungafi un’o,c fifaràla parola Veluto . Mà bi
fogna hauerla Regola della coltoca* none delle parole, cosi figurate
coll’aggiongimento, et è, •che fi ponga legno aila.cofa, perequale fi
conofca, clic bifogna tome qualche colà dal principio,© dal mezzo, ò dal
fi ne. £ lidie per lane fi farà, con la nudità: nelle bcftié, con
li fccwtitdtura, ò troncatura di membra ; nelle piante, con la
fcorticatura, ò inedionc; ncU’attioni, col mancamento nclliilrumenti,ò coliègno
nelle perfonej nelle cofc tenute dalle perfone,con uelami,ò fógni nella
perfona tenente. E quelli fegnidi faccino ordinatamente ; fiche per la
prima figura, xhc aggiunge al principio, fi facci il legno al capo, ò
princi pio della colà, per la feconda al mezzo, et per la terza al
fine? Per eflempio alfApcr, li tronco, ò fcorticoilcapo, che mi
moflra douerfi torre la prima Intera, e fillaba; alloche pari mente le
‘faccio moflrare lenza Telta;al cufcire fnudo il brac ciò al Sarto. Alla
penna la'nigrcggio nel mezzo, all’Aglio lo fò tenere e coprire Con la
mano nel mezzo; e così la penna, dirà pena; c l’allium, alium. Al uclo,
farò che uno lo tagli dal piede, e co ì dal uelo, haurò uel. Marni dirai,
ieoccorreficychc il nome hauefle quattro, ò cinque fillabc: comefa rò à
conofccr fc dal mezzo deuo lcuar la terzi, ò la quarta Ti rifpondo, che quello
fi può fare, con dillinguerla perfò na in lette parti, capo, petto,
Ucntre, uelo, colcie, gambe, piedi,
et in.quelle parti ordinar le lillabe, la prima al capo, la fècóda
al petto, la j. al neutre, la 4. al uelo, la j.alle cofcie,la d.Jallc ga
’ be,la 7 .àib picdi;(ìcbe perla prima fiaséprealcapo,el’ultinia
fillaba all* piedi. (è la parola è di tre fillabe,la fècóda al petto, le
c di quattro, la terza al uentre. le è di cinque la quarta al uel 0,' c
coti lcguendo>L douc fi fàl’aggiuntione, là fi pon ^ il'lègno.E
le quello fi FI nd T eBefliV, fi “diifidalà bdH* •infette parti, in capo,
pcttó con piedi d’innanzMj-feen tre, groppa con piedi di dietro, Coda,
Es’olferui! iftéflò òfrdinc,che della perlona. E quello dico ddle Bcftie di
debita et atta grandezza; perche nelle Hdlie ò inette, ò ptecòlc;i legni li
faranno nella perlona. 11 che fi oflèrui nellipt ante, tir altre cole,
che commodamente non pòflono ricelie 're tale dillintione. PerelTempio
uogliodiré fante, e prendo • un’elefante; lo trouo col capo tronro,c
collo (corticato* 8c ho légno, che leggendo lafcio le due prime fillabe,
e profèrifeo fante; Se uorrò dire l’amaro, darò in mano della pcrfona,un
caIamiro,c farò comparire la perlona,;con la tèda e barba ra(à,il che mi
fegna,ché fi debbe tor la prima fil laba. Volendo dir polue, pongo in
mano della perlona un poluerino,e li fnudo il uentre con tutto ilreftòin
giu, e cò sì leggendo ; leggo le due prime fillabe, e trouando
Tallire parti nude,m’arrcfto . E (opra I tutto la facilità di qneftì
fegni,nafce dall’atcentione della mente deftgnatricc di eslr; là quale
hauendo dcfignaro,coH >cato nella Memoria, e ftabilftò il tutto con la
repetitione,fenza intoppo riefee nella con templatione,ò narratone,
precifamcnte «eirAggiurigimcnto delle lettere. Del Mancamento . C
OrrilponJe il Mancamento al filo òppofto aggiungimi? tò*fi che
camina con l’iltclsc reg le ; perche nòh’rìufcé da di ritrouar, parola
figurata per raggiungi tódntóy ricorre mo al mancamente), togliendo dal
principio, ò dal mezzo, ò dal fine. Indi le tre figuri
dd'm'ahcànìcrtto,chramaté, Afe4‘ relì > Sìneopa,& Apocope,
la'prifrfa* che tòglie dal principiò,!! 1' feconda dal mezzora terza del
fine. Del primo hò da coi-, locar questa parola, malignojtolgo uia la
prima lìllaba,emì' reità hgno, et un legno colloco in fpalia ad una
perlona. CoìÌ di quella parola, doue; li tolgo la prima lettera,
creila oue. Coli di quella parola, dementa, li tolgo eie, e rella
mé ta; e da quella paioli contingi t,leuo uia il con, e rella tin K
a gir, git, petli quali ponendo rimagm!, il legno mi darà maligno,
la menta dementa) un cedo d’oue il doue, un tintore .che tinge il panno
mi dara il contingit.E (èmi domandi, co me li conoscerà che il legno uuol
dire maligno, la menta eIementaPci rifpondo che lo conofccrai in tre modiche ti
fèr ueranno per Regole, la prima per la prefìssone della tua mente,
che così ttabili, del che tu ti ricordi . fecondo per quel clic manca, tu
puoi collocar lettere, ò altre figure ; onde per dir maligno, ui colloco una
pcrlona chiamata Antonio, che mi rapprefental’A, per la Intera MJi dò nella
man delira un tridente, colquale percuote un legno che flà al la to
iìniftro. fé ben quello muodo partienc piu rollo alla diuilìcne,che al
mancamento.terzo per quel che manca, li può dar un fegno alh luoghi
afsegnati già di fopra, nella perfona,ò corpi di beftie; come al tintore dare
in fronte un tumore,© una gonfiagione. per le quali fi conofce, che bilògna
aggiungere. Della feconda figura y quando fi toglie dal mezzo, per
elfempio udendo dire caulà, ui metto una cala, per conolcie cdcie;&
il légno del mancamento fi può formare conforme alle tre regole, aflegnate di sopra
nel mancamento dal principio. Della terza figura che toglie dal fine, volendo
collocar principiti, ui métterò principi, per fblemo Iole, pcrcanit due
cani. E peraflegnar li SEGNI GRICE SIGNIFY da conoféer il mancamento, el’aggiungimento,
che fi de’fare; fi ofTeruino le tre regole di sopra, uar>ando 1’ordine
j perche nella prima figura, pella terza regola, li SEGNI si danno nel
capo, nella seconda nel mezzo, e nella terza ideili piedi. Il tintore
hà'l tumore nella fronte; chi indirà la cafa l'hà nel petto, h cani nelli
piedi, per liquali légni al tingit dico contingit, a cafa caulà, a cani
canit ; alli principi li darò le podagre Belli piedi, per li quali
intendo, che ci bilògna aggiunger qualche colà . E quello badi dell
aggiungimelo, e mancamento . Et fiano ben notate le Regole aflegnate, per
intrichi, aflegnati d'alcuni in quelli proponti. Del Riuolgimento . S E
bene ogni tralponimento irebbe al proposto; nondimeno della fola Riuolutione,
hò fatta mcntione; Rimati do quella tra gli altri e flcr men difficile.
Io tre muodi fi può trafporre ma parola, ò riuolgendola dal fine al
principio» come Amor, Roma, fecondo cangiando fito delle fillabe,co
me core, reco. Tento variando fito delle lettere, come alto, lato . Siche
per il primo muodo,in luoco di Roma, porrò Amore.pcr il fecondo per reco,
porrò rn core.E cóforme al terzo.per alto, porrò lato. La regola
delriuolgimento è, che la colà fi ponga al riuerlò ; accio fi conofca che
al riuerfo li proferifee la parola, cosi per Roma ponendo Amore, porrò Cupido
col capo in giù, e con li piedi in sù.E quella Re gola del
riuoIg!tnento,non è trpppo familiare, nell'ufo dellArte. La variazione, è
quando la parola lèrbando rifleflo ordì ne delle parole, fe li caogia
qualche lettcrajcomeper que Ila parola, mente, cangiando 1 m. in u. dico
uentre, et per mentre colloco nel luogo un uentre. E quelle parole fi
tro uano,col difeorfo delle lettere dell’Alfabeto, rimouendo le
confonanti, et in uece di quelle ponendo dell’altre, ò nella r
ima,ò nella feconda.ò in altra fillaba, finche riefea paro- . che
lignifichi cofa atta da poter cller collocata. Per cficm pio dirò mentre,
poi rimofso l’m. comincio à decorrere per le lettere confonanti, bentre,
centre> dentre, fentre, genttc, ientre, »entre, uentre, pentre, rentre,
fentre, tentre, uentrc. Ecco che fri tutte quefte paro le, non
ritrouo altre, che centtc * CU£n trc, fiche ò ui pongo un uentre, ò molte
Centre, fe io intendo quello uocabolo di centre, per quelli chiodct
ti piccoli chiamiti, «iure, A centrcBc.o tacce.o uccietw. E re timone,
>do la prima Confonante non, mi fufte nuli., ta parola lignificante,
haurci rimolfo I n. e fatto 1 iftcflo dl tHHVu
L’agnominazioné, e Bifticcio,i!qnale è uno fchcrzo/di parole, per
uariationc di Lettcrejè regola molto al prò polito per formar l'imagini.
Li bifticci fono per elk mpio; ponnoj panno; benché, banca; palla, perla
; lagg'a» menica, manico; ora, ara; pena, pane; loco, luto, e limili.
Siche, per pena, porro pane, per faggio icgg'a» P cr benché ba che, per
parla, perla, per ponnò, panno, o penna. Pcr liqua li Bifticci li notino
tre cofc, primo come li formino, fecon do 1 vfodi quelli, p la memoria,
terzo il fogno, che 'e li dà per nò cófoivkrf, nel ramétarli Quanto al
pruno, vedete, li mici Methodi di moltiplicar i Cócetti; doucio a degno
il n-.uo o db fori ar li B.fticci.E qùì balli fapere, che tale
formaturne,!» fa fcccrédo.ple 5 .vocali;p cficpio m’incótro in qiicfta
parp h>póno,difcorro per le quattro uocah, panno, penna, pinna,
puuuo;duedi quelli nomi fon' al propofito, cioè peqna, p panno; poiché
lignificano cole figurate, et atte pcr cfler fol locate. Quanto al
fecondo dico che in i qucft'A myion fola mente fi riceuono bifticci
regolati, ma anco di quelli che fon goffi; anzi piu goffi, e feonfer ati
fono, purché habbinòi la fomiglianza della uoce) maggiormente muouono
.come fece colui éhe per l’Ariosto pone un pezzo d'Arrofto. Quanto al
terzo dico, che nelle cofe collocate, ùi fi può tot mar fegno;còme fi
formang, nclli Age.pnglmènti «i df fa . prà, ponendo il lègBÒ ; àl'lùógo-doiie
e latta lùlictàtione, o nella primari nella lecouda lillaba. La
composizione congiunge le parole, che li douerebbo t no diuidcre, e
questo non folamente fi fà delle parole intiere;mà delle litiabe. Per
elTempio,quefte fon due parole, qui, es, componendole faralfc la parola,
quies, e coli per quelle due parole, metterò vn che fi
ripofa, E Erto rcifta. E fi, U. ; ' r *1 !
F Fabro F Fondcchiero G Gouernatore G Geometra
H Hofle H Hisloriografia I Imbiancatore P Poct*.
3 Q Quo «aio. (£ R JL-’. ;1 R
Ricamatore S Spedale S Sartore T Trombettiere
T Tcslitorc V Vcfcouo V Vaiato X X rrj'.-Arf
J z Zeccatore z Zoccolaro. M A à quelle perfonc,bi
fogna darli vn fcgno:acciò non fi prenda il nome della pcrfona, in vece
del nome deilane, dell'officio, ò della dignità . Quanto al Terzo
Alfabetto fia per elfempio K Aquila A Agnello B Bue.
y B Bufalo C Cane C Cerno D Drago
D Delfino E Elefante. E F Falcone. ' 'r
F Fagiano G Gallo G Gatto H Harpia H
1 Iftrice . I L Leone L Lupo M Montone
M Moietta N Nottola N Nibbio O Oca O
Orlò. PpjCO p Porco P Pallone.
CL, Quaglia. i R Rinocerote, Ródmclla
R Regolo s Simia S Satiro T Tigre T Toro.
ì V Volpe. ‘ i V Vacca X X .i y yj
z, rii • z iof/.-. ibi.uirt s Idbntniii r
z * ' . . J * u E Perche le medefime co fir, fi
potrebbono prendere anco ra per Imagi ni: però bi(ogna chc’l
Formatore,dia uh (e gno à quella colà, che fi determina per lettera, come
il Leo ne con vn monticai collo, fia per Lettera; lenza monile, fia
per Imagine. Quanto al Quarto Alfabeto . Q Vefto Alfabeto,
non fi prende dalle Lettere delle paro ^ le, come li tre precedenti ; mà
dalla forma, e figura della cofa, laquale é limile alla figurac carattere
della lettera; per lochc ridee più facile di tutti li altri, come che
alla prima occhiataci rapprefenta quella figura di lettera, quale fia mo
vii di veder con l’occhio legendo. Delquale Alfabeto no ftro latino, fi
reggono le figure nel Rombcrch, nel Dolce, e nei Rottdho, le ben da altri
anco lono ferirti. Et io nc fa rò qua vna feelta delti più noti . •
t/l Vn Archipendolo di Muratori . Vn comparto grande di legno, con li
ferri in terra, quale vlino i Legnaiuoli . B Vn Liuto col manico
verfo il Cielo, e conlecorde alla finiftra. Vn Acciaiuoleò focile da gittar
fuoco. C Vna Comma di Pottighom. Vn ferro di Cauallo.Vnà •
Luna piccola, quale fi mira di fette giorni. D Vna mezza Luna. Vna
tetta di Toro, con vn còrno in terra, c col mulo alta delira . Vna tetta
di fanciullo, col nafi> alla delira». Vn t$?zzo circolo, con l’arco
alla L a dcftia. i delira. M £ Vn pettine
caualliiio di denti larghi dritto.Vna metta rota, col rotto a man delira.
Vna lega dritta, con li tre legni alia man delira. F Vua falce di
mòrte, col ferro in sù . Vna fcfmitatra f con la. punta in terra, e col
pendente del manico à man delira. G Vnacornamufa, ò ciramella
e Piua di pallore .Vna falce col piede in terra, e col taglio à man
delira. H Due colonne larghe, e con un trauerlo che li lega
f e llringenel mezzo, come li uede l’Imprclàdel Plus 'ultra. J
Vna Colonna, Vna torre, Vn campanile, tali quali li ueggono dipinti. Vna
uerga. Vna, candela. I Vna accetta grande, col ferro in terra, e
manico in sù, Vna Zappa nel medefimo muodo . Vn capo fuoco. '
Vn tre piedi di caldaia . Vn tridente di Nettuno. Vn paro di
forche, cól fuotrauerfo. Vn paro di mol lette di fuoco. Vn paro
diBilancic. 0 Vnallrolabio circolare. Vn cerch o di tauerna .
Vna Corona. Vna Girlanda. Vna medaglia. 2» Vn Palio rale di
Vefcoui. Vn uentagho.Vn manico di forbice di Cimbatore. Vn
pozonctto,ò padella col manico in giù,& alquan to pendente ; ò un
ramaiolo nel medefimo muodo. R Vn paro di Tenaglie. . S
Vna Tromba torta. T Vn Martello. Vn Succhiello,© triuclla grande di
Le gnaiuoli. V Vn rafolo mezzo aperto in sù. Vn compaflo aperto
in sù. X Vnacroce. VnaSeggia. Z Vna Zappa col ferro in sù uolto à man
finiftra,&alqua to ripiegata. Le figure di quello
Alfabeto fi ueggono nel RolTclUo, c con miglior intaglio nel
Sopplitip, nel Romberch, et nel Dolce. Doler. Se bene alcuni
ih cambio di quelle figure,adoprst no l’iflesfi caratteri di Lettere,
invaginandoli grandi, come li capitoni ò maiufcole.E farebbe anco bene
formarli la pri ma uolta di cartone, e tali quali fi uiddero, collocaro,
c re* pctiro la prima uolta le invagini di quelli caratteri ; tali
rollino lempre nella memoria. Quelli quattro Alfabeti fatti familiari dal
formatore, le he fornirà nelle parole non figurate, auertendo prima
che è beneiluariar le lettere et Alfabeti, ordinandole con giudi
ciò, fi che habbino corrifpondenza infieme, e particolarme te ordinandole
con le perfòne . Per efiempio uorrò dire. Anima, prendo dal terzo
Alfabeto l’Agnello, dal fecondo il Notaro,dal quarto una uerga. E per
ordinarle infieme, pó go il Notaro,chc con una fune tirai’ Agnello,
nell’altra mano tien la uerga, c dinanzi à lui ci fia Antonio, che con un
tridente ribatte ilNotaro.Dall'AgnelIo hò l'A. dal Notaro IN. dalla verga IT.
d’Antonio, hòl’A.e dal tridente l’m.E Umilmente fi faccino l’altrc figure
da collocarli, per uia di Lettere. Auertail formatore, che il primo et
fecondo Alfabeto, fc li potrà formare anco di nomi Latini, fecondo
li ucrrà più commodo: purché fimoflri la lettera, per cui flabilifce la
perfona’. Il terzo Alfabeto Io può formare, ò dell’ Animali podi per
effempio da me, ò di altri qyali più aggradiranno ad efTo; purché fiano
noti,&atti fecondo l'ar te. E parimente il quarto Alfabeto, fclo
potrà formare ò delle figure polle da noi, ò di altrcjpurche uiuamentc
Iirap prefentano il defiderato Carattere. E fè occorrerà
fcriucre in greco, in hebreo, ò in altri idiomi,che uariafTero caratteri e
figure, il formatore fi formi le figure conforme all’Idioma. :iij u 'ìojafti uy ovint**-f . D lfsi che fi
formano l’imagini dalli firodi, e dalli diflimi Iij se hauédo detto à
ballaza delli limili, retta che breuemente diciamo delli diliìmih,e primo
dcUVppofiti. Non ftarò à riferirui la molciplicita dell oppofiuonc :
poiché mi pare fuperfluo in quello luogo* non douendo noi adoprare, (e
non alcune cole in certe uolte, quando ci mancatici perfetta notitia
dello ppofiti. Et à mio giudicio,ci posfiano f ruire delli relatiui,come porre
il feruo per il patrone, quando quello mi fufè noe* »e quello m c ignoto
; porre il Dtlcepolo peni Maftro, il Figho per il Padre, quando quel
li mi fuJlero noti,e quelli ignoti. Màbilogna darli legno, per ilquale
s’intenda, che non eslì per fc ftesfij mà per rapprefen Urei altri, in
quel luogo lon collocati . Del Volontario . Q Velia
Regola fu molto commendata dagli antichi Greci; fc ben CICERONE (si veda) par
che la rifiuti. Il modo uolon torio è far una leelta di cento, ò ducento
parole, che più lon frequentate nella profeslione del formatore, c parole
che nò hanno lignificato figurato, come le coniuntiorii, le
disiuntio ni, h fincatego remati, li articoli, aduerbij, e fintili, e
pcrciafeuna di quelle parole a (legnarli vna cofa materiale, et occorrendo poi
la parola, ripor fubito nel luogo quella cola . Per elTempto, quelle
parole. Et. Àn. Vel. In. Quia. Ad. Per A, pongo vn melone; per An, vna
Zucca; per Vel, un Cedro; per In, pongo un Granato; per Quia, vna Noce;
per Ad, vn Cocomero, c così de gli altri. Quello modo vfato nelle
poo. parole infigurate prendo ducento colè materiali, che ftanno fempre
per quel le parole, io diuento pouero dlmagini; perche le perla pa
rola vcl, tengo vn Cedro, e per vn’Et, vn Melone; fo m’occorrcllc fcruirmi del
Melo ne, e del Cedro per altra Imagine, che per le dae parole Et, e Vel;
io fon priuo di quelle colè à poterle collocare. E (è pur le uorrò
collocare, mi confonderò, mentre il Cedro nou (blamente è imagine del
Cedro; mà del Vcl Se ben per torre quella confulìone, potresfimo fegnar
la figura con vn fogno diftinguenre la parola dall’Imaginè; noivdimciio io à
quefto effetto mi forno delle per iòne, perche (bruendomi fempre di
cento, ò ducento perfo ne, (blamente i quefto effetto, io non
m'impoucrifto d’ima ' gim, non mancand-uni d'altre perfonc da ftru’nni in
altri btfogni.N.- miti genera confufione, poiché quelle pfone nò mi
(eruono ad altroché |> tal’effetto.Dunq; li olferuino que Ile Regole,
per riufeirehonoratamente in quefto modo uoló tar o. Pruno, fi cófideri,
in che arte, ò jpfesfione,ò eifercitio,vi uorrcte fornire del modo
uolontario,fo in latino fo inuolga re,fo in Logica, fo in Grammatica,
foin Filofofia,fo in Theo logia, fom predicare die: e da quella
profestione et eflercitio,(ì prendano le parole più ufitate e manco figurate.
Secondo, quelle parole lì formano in un libretto ordinatami te; c
dirimpetto àciafouna parola,!! fcriua la perfona . Terzo, fiano collocate con
frequentato elfcrcnio nella memoria, in tanto che indire ò incontrarli
leggendo, ò in udir imparando quella parola, Tubilo ui fi raprefonn la perfona.
Per cllempio nella Grammatica, prendo quelle parole,dan dolile Tue
Pcrfone dirimpetto. Et Antonio. n; • ?;i
o/licp orto In Vincenzo. N. i» nifi vilkitnoq Ad
Tornado. N. un ti -di Sur»
Ab Piero. N. ì.litorali zìi: ni :-5 Quia
Paolo. N. ir. Jirioa t! 'lijj’.UI
Cuna Francelco. N. •rmioil-i ìwi De
Sempronio ' N. .snclvjq
^tab Ex Natalitio. N. -•conrjph clqrvq
Propter Lorenzo. -N. D Ol pioT. ql?!
Per Filippo. N., E così dell’altre parole, facendo il'fimile in
altra prorcslìo-* re et eflercitio. Ne fi Igomcntila pcrlona al primo
incontro, quafi il far quello lìa fatica grande: poiché è cola mira
bilisiimamcnte utile e gioueuole, et una fatiga fola di otto giorni, in
pratticar qucfte parole e pcrfone, dura in eterno^ e con apportar
mcrauigliofii facilità alla ipemoria,iog le la fatiga grande, che fi ha
informar l’imagini^ alle parole infigu rate; poiché in fentirquclla
parola, ò trouàdola, fubbito col loco la perlona, quale mi rapprelenta
uiuamente la parola. Quello modo lerueacoljro,che udendo lettione, ò
predica, ò altro, collocano con merauigliofa preftezza . Et quelli che
fanno profesfione di fcriucre ad uerbum, fotto lauiua uoce di Lettori,
Oratori,ò predicatori; li termino con 1 iflelTo modo tre cento, ò cinque cento
parole, ò più o meno delle più ufitate in queUcflercitio ; et a quelle
dianoli luoi fègni, ecarattcriuolontarii,liquali fatti tamiliari allo
fenttore,làrà men ueloce i' dicitore à recitare, che lo fermare à
fcriuere. E chi uolelfe far quella profesfione, olTerui l infra Icritte
Rcgole.Pri no fi fcriua in un libretto le parole piu ufitate in quella
facoltà, et eflercitio . Secondo, lormi li legni, ecaratteri dillinti per
cialcuna perlona.Tcrzo,licaratte rifiano breui,edi pochi tratti di penne;
accio nonuadi piu tempo a Icriucre il carattere, che la parola. Alle
parrole breui e piccole, si diano li caratteri più piccoli; alle parole più grandi,
si potranno dare li caratteri maggiori, man co grandi però, che fi potrà.
Laonde fc non faranno futficienti li caratteri d’vn Ibi tratto di penna,
bifognando leruirfi di Caratteri formati di più tratti di penna, quelli lì
dia no fio allupatole maggiori. Li caratteri potranno
clfere lettere di Alfabeti, latino, greco, ebraico; caratteri di nutnèri,
tratti Geometrici et altri legni volontarij ad arbitrio del formatore. Sello,
potrà formar caratteri dalle prime lettere delle parole; auertendo pecche vn
carattere nq fia fimile all’altro. Settimo, lipotran formar caratteri,
per abbreuiaturc, Icquali lon familiari alli Greci,& anco all»
La tini, Logici, c Filoli-fi. Ilriufcirin quello particola re è
cofa diffìcile, per la gran fatica che bifogna à farli fami Ilari li
caratteri; nondimeno, perche è vna profesfione particolare, allaqualc alcuni
totalmente lì dedic .no; pcròlcirer citio grande li farà facile il tutto.
E lederemo fi facci con pi gliar (critturc, Latine, e Volgari, et quelle
traferiuendo per Caratteri elfercitarfi ; intendendo che li caratteri
liano non di tutte le parole, mà delle più frequentate comedislì. Con
quello Methodo flimo fulìe notata tutta la oratione, che hebbe Catone in
Senato, contro i Congiurati di Catilina, e contra il voto di Cesare, come
racconta Plutarco . £ Tuo Vcfpafiano, comeriferifce SVETONIO »
raccoglieua velocisti*» mameute le altrui parole. Del ConnefTo. I L
terrò modo propollo delli disltmili» c il ConnefTo»ilqtu ic riduco à fei
capi. i, Ugello. 1 i. L’Etimologia . M j. Il legno. w; - l- ’ q..
L’inlegna, et imprelà. >•' ( J j.L’inllromento. e quelli
teruono per formar 1 Imagini delle Arti,, et Ariette» di qual li
soglia forte; onde per il Zappatore fi ponga la «appi, perii Notaro la
penna, per il Soldato la Spata, e l’Elmo, per lAr* tore l’aratro con li
buoi. Il folito di dire c vn contingente, che mira qualche perfona,
laqualc frequentemente dice o una parola, o una sentenza [cf. UTTERER’S
MEANING, UTTERANCE-MEANING, SENTENCE-MEANING, WORD-MEANING]; laonde incon
randomi poi in quella parola ò fentenza da collocarvi metto quella
perfooa, laquale c lolita dir quella parola ò fentenza . Indi per- il
Quamquam, pongo una perfona, che lèmpre comincia il fuo parlare, con il
Quamquam. Per quella sententia, Auaritia «Il Idoloru n feruuus; pongo vna
perfona, che in tutti li prò pofitil'hà in bocca, ccofì li intenda dell*
altre Umili parole, o fèntcnze.É quello balli delti Conncsfi,3c inficine
di tutto il Methodo di formar l’Imagini, ilqualc con ellrema
fatica, c molte vigilie, e flato da me inucntato,e prolequito; fe
bea quanto al fatto, in qualche parte fi ritroui dottrina diciò ap
predo h Scrittori di quell’Arte. Retta mò,chepasfiamoaUc Regole
deU’Imagini. Regola per rimaglili. pRopofi di trature delle Regole
dcll’itnagini, per compii JL mento dell’Arte della memoria Artificialejlc
quali Rcgo le io le ridurrò ad alcuni capi, quali confiderà» c ponderati,
daranno compiu notitia di quanto fi defidera fopr» Ciò, in Collocar
le persone, fi habbi auertenza di dar li quelle attioni, che conuengono
alla fua qualitàjpcrchc no Corni iene ad un muritore darli atto di
predicare, ne ad un predicatore darli atto di murare, quando fi poffono
haue* re le perfine appropriate; e parlo dcUi luoghi nudi, lènza
perfone immob.li. li. L’imaginehabbia qualche moto, e (è fufTc cola
immo bile, fi ponghi nel luogo perfona, che la rapprefenti . E
per colà immobile s’inreude colà, che non è animale. Le imagini non
filano odo fé; perche non moucreb bono con uiuezza; pcrò,clTendoui
nel luogo un Cauallo» fate che con la zampa zappi il terreno, ò tiri di
calci ; il lupo, che dcuori pecora; il pallore, che minacci l'Agntllo .Et
eflcndo imagini congiunte con altre cofc; con qucllliftelTe facciano li
atti c gedi. Se la cola è animata, mà c piccola, comeFormica Mofca,
zenzala,pulice; bilogna metterai pcrfona, cheli mo dri. Mà come li farà,
per uederlc? Dico che lì ucdrà primo perla prefissone delia mente.
Secondo perle cofeannefi» le àtali animali; come, fe fbpra un piatto di
mele la pcrlo na (tenderà un paramediche, lì cnnolceranno le Molche;
et come le formiche, nel mucchio di
Grano. Terzo perii appropriati di alcune perfone; come fece il Raucnna, che
hauendo uifto uno die ftropicciaua un puhee, lo chiamaua e colloca ua per
pulice. Così fi potrebbe far degli altri. Mà fe uorrò dire Formica,e non
Formiche; come farò, (e tante e non una fi mette nel luogo? Rifpondo, che la
perlona nuda,moltrail (ingoiare; 1; cpme ucllita, il plurale, come
fi dirà poi al fuo luòco. Se molte Imagini fi collocano in uno delio
luogo, ò pure perla continuationc della parola didima in piuluo chi
c ben fatto per quanto più fi può, darle continuatone di attionefra loro.
Per efiempio, udendo collocar per lettere queda parola, Deus, pongo nel luogo
Dominico, i! quale con un pettine, pettina un uitello, tenuto da
Siluia. Da Dominico hò il D. dal peuine l’E dal vitello I V. da
Silula l.S. L’Imagini liano proportionate al luogo non ecce-denti; e c fodero
eccedenti, già disfi che modo s’hà da tene re. Il che s’hauede
confiderato il Monlco, non harebbe riprefo il Supphcio, il quale nell’Alfabeto
d’artificiati, pofè per 1. una torre, c per X. una naue; poiché le colè
eccedenti, ò per liinaginanone,ò per le figure, fi rendono proporticna:c,come
disfi. Vii. Le perlonc che fi collocano nclli luoghi habbino
del grande, del uiuo, dell efficace quanto più fi può ; perche più
efficacemente muouono. La Figura et imagine,non (la /olita à (tare in
quel luogo dòuè fi colloca; perche eflendoui /olita, non muoué
efficacemente ; attento che giungendo nel luogo, crederai che tal cofa
non fia indagine; mà parte ordinaria di quel lùo go, E per ouiarc à
quello inconueniente, olferua la regola di uariar quella cofa con l’imaginatione,
dandoli qualche ua riatione inlolita; per eflempio giungendo ad un luogo
doue fia una feggia,e uorrò in quello luogo porre per indagine una feggia, io
metterò quella feggia trauerfatain terra, per lo qual fegno efficacemente
conofcerò,che la feggia nò fi troua nel luogo, come cola ordinaria; ma
come Cola for mata per imagine. Nel collocar all'improuifo, bada
metter una ima" gine per luogo; ;icl collocar pofatamente le cofe
che fi ftu diano à bel agio, non è inconueniente, porre molte
imagini in un luogojpurche fiano didime, c commodamcnte fiucg
ghinoc rapprefentino. Vogliono comunemente li profclfori di qucft’Arte,
che le imagini fiano collocate in atti fporchi, laidi, c ridicelo fi ;
perche quanto più fi uederanno goffe e fporche, tanto maggiormente meucranno
. Il che potendofi Tare lènza fcrupolo di mouimento indegno nel
formatore; nuderebbe molto utile all’Arte . Per lo che non laudo la
dishoneftà delle imagini. Dottamente difeorre Cicerone intorno alla
viuezza delle imagini ; perche quelle cofe, che noi per efperiqhza
co nolciamo, che ci muouono à conofccrle attentamente fc à ucderle
anfiamentc, quelle lon’al propofito di moucr cffica cernente e uiuamcnte
la noftra Memoria, in ricordarli. Però le cofe nuoue,lc cofe merauigliofe,le
cofe rare, le cofe di letteuoli,le cofe brutte, fporche, e ridicolofe, le
cod horribih e fpaucntcuolijlc cod di gran uarictà, le cod eccesfiue in
bellezze, eccesfiue in brutezze, come una faccia tagliata, vn nafo
grande, vna gobba monftruolà. Così le cofe eccclfiuc in degniti, come vn Rè, vn
Impcradorc,vn lommo Pon tcfice; e limili; le colè eccesfiue mpouertà è
mendicità, come un pouerello ftracciato ccncioIofo,e fimili oggetti,
(cmattislìim alla viuezza deil’Imagiai. Et à fimili accidenti deuc
hauer » li uadi (èmprè ri . perendo; per elfcmpio polla la
prima figura fi pasfi alla feconda, e poi fi ripigli la prima recitando, c
contcplando, c porta la terza fi ripeta di nuouo c la feconda, e la
primate portala quarta fi repctano l’antecedenti, e porta la x.fi
repe tano le antecedenti per folto, la prima, la fèptitna.
lanona.la Tetta la quarta, per le fpari per le pari, al dritto al
riuerfo,chc cofi tenacemente fi (colpirono le Imagini nella
Memoria. Sehoggi hauete collocato per imaginc una cofa ; auertite
dimani, non collocarla per'Imagine d vii altra cofa diuerfo. Come le
hoggi per quefta parola Agnus, hauete porto vn Agnello, dimani non
porrete l’Agnello per l’inno cenza; perche vi potrebbe apportar
confuhonc, mentre ui rapprefenta due parole; le pur non fufte dimenticati
della prima fignificationc,ò pure forte variata 1 Imaginc con legni, ò
bene rtabilità con li dirtintiui della mente, c con la prefisfione della
ripetitione. Quando fi ha da collocar à memoria vna oratione, ò
periodo,parolatamentc; prima fi legghi due e tre volte pia namente,e
diftintamente,come vuole Cicerone, ilchc appor (a non poca vtilità.
Collocando le parole, fi dia proportione al Genere col fèllo; perche fe uoglio
dir ricchezza, eh e di Genere feminino, meglio è collocarci vna donna
ricca, chevnhuomo ricco. Se vorrete collocar periodi intieri ò parole, et
occorrendo di ritrouar otto, ò dieci, o piu, ò meno parole, quali noi
fiprece molto ben recitare, fcnz’akra collocatiohe; non occorre far fatica
d’Imagini interno alle parole che voi fopetej mi balla collocarne una
principale, quale ricordata u apporta cohfequcntcmente tutte l’altre. Et quello
intendo, nelle coltocationi delle panie, lcquali recitate, noa curamo
chccì reftino à memoriamo ne delle Orationi, Prc diche, Comedie, ecc. Le
Figure, e Imagini habbino proportionata altezza, fiche l’occhio. 'non habbi
fatica d alzarli troppo, pc® vederle; nè all'incontro abballarli
ioucrchiamcnte per contem- fuuer l'occhio il formator di quefl’Artè Nel
collocar le Figure, et Imagini lem piarle. Indi fiate cauti
nelTordirfàtione, che fa il Roi»: berch dellìmagroi l ena fopra l’altra,
peiche hauendo noi luoghi commodi da far progreffo per la.go, non
occorre aggrauarla memoria, laquale memorando procede con lo
ftabdimento del fenfo. Formando rimagini, non fiate prefittoli m rubilo
collocarle, quando agiatamente potete formarle e collocarle* pche occorrendoui
poi vna Imagine piu atta,& elquifita della prima ui irebbe difficile in
collocar la feconda, ha uendo collocatala prima; ò vi farebbe graue
tralasciar la fe concia, elTcndo miglior dcllaprima. Dunque peniate, e
ripense prima, fe altra miglior u occorre, e poi collocate le
Imagini formate. Sopra il tutto fate, chele Itnagmi fiano di cote
ja *oi note, è notisfime;e però ui douete attenere dalle imagini finte,
potendo hauer le reali » e dalle ignote hauendo le note, e dalle men note
haueodo le piu mahifcftc. Si come nuoce la fotniglianza tra li luoghi, nella
for mattone di luoghi; cosi la fomigltanza tra le figure, nelp formationc
delle imagini. Però ui sforzerete di farle, quando più fi potrà diuerfe e di
filmili; accio non u’ingannatc ntf la fomigltanza di elle; perloche
hauendo à dire tre Franccfchi, dtllingueteli perle Cicatrici, ò per gli atti,e
gelti, un gobbo, un monoculo, un fenzanafo,e cò altri limili
accidcn ti Eccesfiui. # . . VT . Siate cauti nelti sinonimi ed
equivoci. Nell’equivoci, accio ponendo il cane, per IL CAN CELESTE. Non
diciate cane, che rode l’olio. E nelli sinonomi, come pietra faflo^
accio una ftcflfa cosa hauendo piu nomi
non li dichi 1 un nome per l’altro, il che fi può diitingucre, per
l’attentione della mente, nel collocarle e ripeterle, piuiiolte; o pure
co qualche altro diftintiuo, pollo neUa cofa, o di lettera o d’- »le
picolc,e quello per non ingombrar tanto il luogo, e per (farlo più capace
Onde ne fiegue, che minor numero di luoghi farari neceflarn ; c li così
picm. per la diversità, rie* /cono più efficaci. Per cflempio per quella
parola ffauentc, pongo nel luogo un’uomo chiamato Nicola, il quale nella
man delira tiene Un piatto di faue, che lo porge ad un fuo Figliolino che
li Uà alla delira, e nella man finiflra tenga un Martelli, cól quale
minacci e fcacci una fanciulla chiamata Emilia . E così legerete dal
piatto Fauc. Dalla persona. Nicola, N. Dal Martello, T. Da Emilia, E. e da
tutti l'intiera parola faucnte. Laonde larà benfatto, tra gl’alfabeti di
perlòne, hauerdue Alfabeti, vno di Fanciulli, l'altro di Fanciulle, oltre
li due di Huomini, e di Donne. Nel collocare, prendendo le parole ò
concetti dalla carta,e riponendo nelli Luoghi, non fi facci memoria nel
la carta e parti fue; Mà (blamente nelli luoghi; perche làrebbe doppia fatica
in ricordarti è delti luoghi, e della carta. Oltra che apporta gran confusione,
perche la mente uedea do, e. nella carta, e nclli luoghi uacilla, e fi
confonde ; mentre a due parti fuggelo (guardo,e quella Regola li noti
molto bene. Nel collocarc,e ripetere l’Imagini, fi auertifca, di non
far’altri geflr, chc quelli che fi ricercano opportunaméte fecondo l'Arte
della pronuntia nel Recitatore. E-fi guardi il Formatore dinonappKarfi, ò
collocado, ò ripetendo ; à qualche geflo intcnlàmcntc fuor dell’Arte,
come il contar con ledita^ener il capo faldo et erto, mirar in sù,piegar
fi in giù; ma indifferentemente redi libero d’ogni intenfa applìcatione di fi
nifi atti; perche alrrirrt^nte facendo, il recitatore recitando farà poi
l’iftcsfi gclli inconvenienti, c periglio li j inconucnicntij per che
concro l’arte; periglioli, perche le in qualche accidente muta gesto li
fuiarcbbe la memoria, e fuariarebbe la mente. Per mancamento di quella regola,
hò uillo alcuni recitanti, Ila re come che hau elferoin giyctita una
fpada, inflasfibili Hi erti; c con gli occhi fitti al ìjjuro, che Ila lor
dirimpfctto, quali che fuiferò fiatar.la /quii Uò.fanon (blamente difdicc
aitili; ma fciiopre l’arte, il che èflifettuo(b, làpCndo elfer principal
dell'Arte, il làp'ec celar l'Arte, intanto che quel che l 'Intorno fi per
Arte,coiU ’ libqrfa dd’li gclli, e' domiiniò de gli atti, moliti che lo
facci per f.TI I W M M per felicità di
natura. £ quello piace affai, e giuramento de piacere, e dilettare ;
poiché nell’Arte fi fcuopre l’ingegno notro, e nelli doni della natura la bontà
influente del 1 Auttor della natura. E conuieneohe piu. ci aggradi
l'opra di Dio, chela notraje che la prima laude, honorc, e gloria fia di
Dio, non della creatura, laquals fc per Arte, ò per ingegno fa, ò sà, ò
può cofa, il tutto ultimamente de riferire à fua Diurna Maeftà. R
icerca queft’Arte della Memoria per fila compita perfettione,chc hauendoui
trattato delle fueprencipi par ti, Luogo, et Imaginc; tratti alcune cole
particolari, vtili, e neceflarie da làperlì. E tralalciando l'altreal
giudicio, ingc gno,e fatica del Formatore; tratterò preedàmente, delmodo
di collocar li Libri, li Numeri, li Generi, li Tempi, li Cali, li Punti,
li Argomentale Quotationi. Dirò poi delle Dittature, della Libraria,e
dell vfo della Memoria, e fògillaro alla fine il tutto, con l’Arte
dcll'Oblmione Della Collocatione di Libri. Occorrendo collocar Libri di
qual li voglia profesfione, è di necesfijp haucr l’Imagini formate di
cialcun di loro. Laonde cftrtcuno fi potrà formar l'Imagini dclli Tuoi Libri,
intorno a quali vcrlà;comelo Scrtttorale formi immagini dclli Libri della Sacra
Bibia, Il Thcologo delti Scolatici, IL FILOSOFO DELLA FILOSOFIA, il Medico
della Medicina, Il Canonifta di Canoni, Il Giunta delle Leggi, il Logico
della Logica, ecoii faccino tutti gli altri. E nel formar l’Imagini olferui
quete Regole . Primo fi fcriua in vn foglio tutti li Libri, intorno a
quali uerla il Formatore . Secondo formi, l’Imagine da vn fatto principale di
quel Libro, ò dal titolo, ò dall’agente, ò dalla prima parola del Libro, ò di
qual’ altro capo fi yoglia;purche Ila reprefentatiuo del nome del
N Libro* Libro.Terzo queft’Imagìnc ò la ponga (opra vn
Libro, ò la ponga nel luogo col Libro» ò vi metta la perfona che
rap prefènci il nome del Libro . Quarto nel collocar li Libri » può
il formatore. Icruirli dcirAuttore di quel Libro, come fe in citar Paolo,
vi metterò S. Paolo col Libro in mano, e per faper qual libro Ha, vi
metterò la fua Imagine,come le fard illibrodi Corinti, ui metterò vnCore
. Coli le uorrò collocar l’auttorità dell'Euangelio, vi porrò
l’Euangcltrta, col libro, e fua figura, Giouanni con l’Aquila, Mattheo
con FHuomo alato, Marco col Leone, Luca col Vitello . E le
vu’Auttorc hi comporto più labri, vi pongo i fegni per di ftingncrli, per
dTempio, Giouanni hàfcritto l’Euangclo, l’Epiftola» l'ApocahlIc; per l'Euangclo
lo pongo ledente, predicante, per l’Epiftola lo pongo Icriuente,
pcrl'ApocalilTe lo pongo con gli occhi merauigliofi alzati al Cielo, come in
atto d; ueder colèi aulita te e noue. San Luca che ha. fcritto rEuangcto,
egli atti Apoftolici ; per l’Euangelo lo pongo con Chrilio, per gli Atti
lo pongo con gli Aportoli. Mole che hà comporto, e le ritto il
Pentateuco, Geneti, Efo* do, Leuitìco, Numeri, Deutoronomio ;nel primo lo
pongo con Adamo, Se Eua, nel fecondo con Faraone, nel terza col
Sacerdote, nel quarto con gl’Elìcrciti, nel quinto con le Tauole della
Legge. E pattando à gli altri Libri, li Libri di Reggi li formarctecon li
Reggi, il primo con Saul, et Da uid Fanciullo, iUècondo con altri; ò pure
balia hauer libro c Rè, e poi li numeri porli per caratteri nu.i erali,
come fi dirà poi. Coli il L bro di Giofuc con Gi^lue, di Giud ci
con Sanlbnc, di Ruth con Ruthapprcflb i mietatori, Efter col Rè Alfuero,
Giudit con Oloferne, li Profeti con loro medelimi, Efiua con la Slega,
Geremia ch’è porto nel Lago, Daniele fra Leoni, Ezechiele fra Rote,8c
animali alati, Giona nella bocca della Balena, e h libri di Machabei con Giuda
Machabco, di Solomone con elfo in fedia Regale giudi cante,& il.
limile degli almLibri fi facci in qual li uogUafcic za e profesiìone
. Per numeri, altri adoprano caratteri formati da varij inftromenti.
Altri adoprano perfone, dando loro li nume ri. Altri. adoprano cofe
Materiali,allequali volontariamente attribuirono li numeri, come che il Melone
lia vno,il Ce druolo due, la Zucca tre, il Cedro quattro. Quello
modo l’hà.per mirabile il Monleo,il fecondo lo fieguc il Rauennaj
il primo mi pare piu atto di tutti. Oppone il Monleo al primo modo dicendo, che
li caratteri non fi muouono. Alche Rilpondo,chc tali caratteri fi pongono
in pcrlona morente, come fi dirà poi: per loche Reità che fiano attisfimi
tali ca ratteri. Il modo delle perfone c bello; ma è alquanto
diffici Ic,& intrigato. Il terzo mi pare che apporta poucrtà c
con-fufione al formatore; poiché fc li tolgono le cole materiali delle
quali potrebbe liberamente fcruirli, per imagini. Ne è il fimilcdelli
caratteri noflfri ; poiché noi ci feruimo loiamente di noue cole, dou’egli nc
prende cento. Il modo e fecondo, c terzo lòn belli, e chi li vuol leguire
ved i li lopradetti Auttori; à me balla darui le Regole, per lèruiruidcl
primo modo. Si prendono dunque noue colè materiali, c quelle lèruino per
l’vnità, e per gli otto'primi numeri, per cllcmpio I. Vn Spiedo, ò vn
Pugnale a. Vn paro di Forbici. 3. VnTriangolo. ' •
4. Vn Quadrangolo, j. Vn Serpe ritorto. 6, Vna Lumaca,
ò chiocciola grande marina col capo fuor del gufeio. Vna Squadra di
Muratori. Vna Zucca a fialco, che ha due ventri lWn lopra l’altro. 9.
Vn’Alciadi Legnaiuolo. Quelle Figure noue, ò altre noue che parranno al
formatore, lèruono per tutti numeri occorrenti’, olTeruando
l’infrafcrittc Regole. Primo per fuggirla confu (ione di que N a fte
ite Soue co fé, perche potrebbonò eflcr prefe tal uolta per Imagine;
Ciano diftintc ; per elTempio Io Spiedo che fta per cola fu con carne,
quando (là per numero dia con vcello; il pugnale quando c cola lia nudo,
quando numero lia fodra to; li forbici percola fiano con panno, per
numero lènza; il triangolo per colà lia di legno, per numero lia di ferro
; cofi il quatrangolo ; il lerpe per numero lia nero, per colà fia
pinto; la chiocciola per colà habbi il capo ritirato, per numero lo
Sporga in fuora;la Squadrali vari jjcon legno e fer re; la Zucca fi vari;
in figura, ^perche non mandano delle Zucche, e tonde, e larghe da poter
feruire per colà;l'A(cia fi vari} con manico ligneo, e ferreo, e cofi fi
friggerà la confusione. Secondo perche li numeri altri (on d’vnità, altri
di decine, altri di ccntenaia, altri di migliaia; l'ifteftè figure
icr uiranno per tutti li numeri, con quell’ordine, che quando la
figura, è nella man finiftra, dice vnità; quando nella Spalla finiftra,
dice decine; quando nella fpalla delira, dice ccntenaia; quando nella man
delira f dice migliaia- Per elf^mpio vorrò dire “1345,” “1.345” pongo
alla delira mano della pcrlonalo Spiedo, che infilzi il triangolo che Uà
alla Ipalla delira, e paf Ando per fiotto il mento infilza il quadrato,
che Uà alla Ipal la finiltra, e co la punta trapallà il Serpe che Ila
alla man finiflra. Terzo quelle figure filano polle con la perlòna,
laquale S uanto più farà posfib ile, habbi e facci qualche
attione,còle ette figure, come ho mollrato có lo Spiedo, triàgolo
quadra to, e lèrpe. Quarto le li numeri limili fi moltiplicano,
Ciano anco moltiplicate le figui e limili, come fie uorrò dire
“1551” porrò due pugnali; uno alla man delira, e l'altro alla. man
finiftra, e due Sèrpi uno alla fpalla delira, e l'altro alla Spalla
finiftra della perlòna, la quale con pugnali impugnati, e co braccia
curue ferole Sèrpi. Bisognando moltiplicar le migliaia per decine, e
centenaia; bisogna per le decine por le figure alla Centura delira, per
li centinaia allo Ginocchio deliro. Onde udendo dire “182659”, “182.679”:
“cento ottanta due mila sei cento cinquanta nove”; porrò nella cintura delira
d’un Eremita la fialchetta, et al Ginocchio un Fanciullino, che con
uq pugnale ò Spiedo, fora la fialca ; e nella man delira della perfiona
un paro di forbici colliquali tronca le corna alla
alla lumaca, quale ftl alla /paHa delira'; é con l'A/cia dell» man Anidra
percote il Serpe, che ila alla /palla fmiftra . £ Infognando moltiplicar
per migliaia, fi ponghino le figu. te alla piedi; onde «olendo
dire,518265 aggiungo fra li piedi dell’Eremita, che portailfiafco,
unferpe,chcuà amor der’il fanciullo il quale fora con lo Ipiedo il fufco
. E bisognando aggiungere altri numeri (i ponghino ordinatamente nel poggio, c
fcabello della per/ona del luogo ; ò uero fi ponghino nel luogo
antecedente, nell’altra pcrlòna. Eque ilo badi quanto ahi Numeri
aritmetica!!, che quanto alti numeri grammaticali /ingoiare e plurale^ dira nel
capo dell» Cafi. J J f d ili
| .r ' M Dclli Generi k s poiché li generi fi nominano con li nomi
di/esfi, perii genere ma Tedino farete che la perfòna fia mafchiaje
per il genere feminino fia donna. E per didinguer IL MASCOLINO e feminino
dal neutro, quando occorreflc, per quelli generi MASCOLINO e feminino,
Alcuni fanno che le persone habbino fuelati li uafi GENITALI; e perii neutro
l'habbino uelatij/c ben io li didinguerei col variar vela e, dando per
l'unoe l’altro fedo le mutande ò codiali, e perii neutro il velo
aggroppato. Delli Tempi, habbiamo da fàpere il modo di collocare
l'Annijli Mefi, liGiorni, rHore, il prelente, spallato, il futuro. Per l’anni
si collochi un fcrpente, che fi morda la co da, al modo che faceano gli
Egitti; significando che l'Anno fi rincuruae ripiega in le defiò, mentre
fi congiunge il fine, al principio. Li Meli fi podono figurare in
tre modi . Primo per li fogni ò caratteri delti dodici legni del Zodiaco, ponendole figure
idede, un Montone per Marzo, Toro per aprile, gemi su tu per Maggio,
ò li Caratteri ufati la man delira il Geniti no, la fimltra il
Dattilo,]! petto l’Acculàtiuo, il piede e gara ba delira il Vocatiuo,il
fimftro l’Ablatiuo.Si che, fc la parola è in calo nominatiuo, fi ponga in
telta; le ablatiuo fi ponghi al piede fimftro.E per faper anco li numeri
s’oflerui,chc la parte nuda rnoftra il numero (ingoiare; la parte ucllita
mollra II numero plurate. Per esempio uorrò dire, Ego fum panis. Porrò un cello
di pane in capo alla per fona, e che il capo lìa (nudato ; il capo mi
mollra il noinimtiuo, c la nudità mollra il numero (ingoiare. E le l'ima
gineè perlòna,li puòconolcereil cafo,ò per la parte, ò per il Pegno, per
la parte > Te Francclco hauendo tutto il redo uellito, (blamente mi
mollra la manfiniftra nuda, intendo il dativo. per il legno, fètutta la perfona
è nuda, che midi il (ingoiarmi rnoftra la man finiftra ferita, al qual
legno intendo il caso dativo. Conuiene che le parole habbino i Ior
PUNTI, per non ap portar contusone al legente [JOYCE], come li punti
finali, pcr fine del periodo, li mezzi ponti per prender fiato; così
conviencchc anco in quella collocatione della scrittura della Memoria ui
fiano le diftanze debite, non (blamente tra leu tenza e Temenza, n.à anco
tra parola c parola: accio le lettere duna,non paslìno alla compofitione
dell’altra parola E quello oltra che fila, da una certa diftanzache fi de
da realleimagini, nfulta ancora dalla repetitione del Formatore, il quale
collocando prefigge con la mente, douefi comincia, e doue fi fini Ice. E
fecondo, quello lì può Tare con alcuni geftì, per ellempio, nel PUNTO
FINALE [il clistico di R. M. Hare – H. P. Grice], fare che la perlo na
ultima del periodo dia di fianco, con la faccia rivolta al rocchio del legente.
Enel mezzo punto fare, che feafid con le spalle al luogo, riuolti
fidamente la faccia alla delira, yerfol’occbio dellegentp. Nella
diftintione delle parole fi può fare, che la perlona donde cominciala parola,
facci qualche gcflo, contro la perfona dell’ antecedente parola, e quella
perfona fi ririti in un certo modo, dandoli quella ò con un pugno, ò con
vn calcio, ò con altro fecondo che occorrerà, per l'opportunità
dell’magine, e dell’annesti* -!iJ L’argomenti, che si fanno
universalmcnte, si riducono alli sillogismi, e alle consequenze d’entimeme,
delli quali balla qui dire della formatione dell’imagini, e del modo
di collocarli. Quanto alla formatione si tenghi il methodo universale, o
formando immagini per li concetti, ò per le parole, e fi sforzi il formatore
formar 1 In aginc del mezzo termine. Quanto al modo di collocar l’argomenti, o
son syllogismi, o entimeme. Li Sillogismi, che hanno tre propositioni, la
maggiore si colloca alta man delira, la minore alla man siniftra, la
conclulìone al capo. Se bisogna provar la maggiore, le prove fiano collocate al
lato deliro ordinatamele. Seia minore, fiano collocate le prove nel lato
fini(lro,e feoc corre fare un prosìllogismo dalla conclufionc, che enei
ca-, pórli tiri la minore nel petto, la conclufione nel ventre. Se
l’argomento ha in confequcza; l’antecedentc llia nella ma de fera, il
cófequcte nella finiftra. E se bisogna provar consequenza, si collochino le
prove alla faccia, petto, e ventre. E felatcce détcs’ ha da ^puare, si
collochino le prove al lato suo deliro, e quelche bilògnafle per ile
conseguente, si collochi nel lato fini(lro, haucndo memoria delti luoghi, ch'io
formai ordinatimente nell! lati della pedona fiumana, e quello Modo balla
per fiatelligenti, à quale fofficicnte in tal propofito collocar
Immediatamente, mà ehi uoleflfe collocar ogni colà mediatamente per
imaginipotrà (cruiriì dclli luoghi {labili ordinatamente. Per
citationi intendo quel riferire che si fà delli Libri, delli Numeri de
Libri, ò di capitoli, ò di titoli, e di limili. Lequali si uariano,
secondo la uarietà delle profeslìoni; onde il Theologo cota dift. par.
ar. memb. Il Filosofo tex. com. Il Lcgillaìeg. glof. tit. $. confil. Il
Canonista quell, can.&c. c tutte le Cotationi, io le riduco a tre
capi, Libro, Nome di Libro, et Aggiunto, dclli quali dirò
didimamente. Della Cotationc di Libri, c Nomi di libri, mi riferifeo
à quel ch'io disfi, nella Lctt. 1 5. della collocatone di Libri;
aggiungendo, che li Nomi di libri, ò titoli di libri, si pollono ideare con
l’iflcsfi libri; quali noi vlàmo gornalmcnte,c di quali damo polfcfibri.
Laonde fc uorrò citare Ai ili. nella Metafilica, io pongo nel luogo, in mano
d'Arifiotcle il mio libro della Mctafifica . E le vorrò citare il Macllro
delle fentenze, vi pongo l'iflcflo mio libro delle fentenze del Mae
ftro. E cosi fi può far de gli altri libri, in qual fi voglia prò
fesfionc. E di più, fe li nomi di libri d’vna profesfionc tufi, {èro
pochi, come tre ò quattro, fi potrebbono diftingucre con li colori, vn
nero, vn bianco, vn rollò, vn giallo, &c. co me San Giouanni che ha
fcrittotre libri, Evangelo, Apocalisse, et Epillola, diftinguerò quelli tre
libri con tre colori rofTo,ncro,uerde, per l'Euangelo colloco il libro
rollo, in mano di San Giouanni, per l’ApocalilTe il nero, per FIEpiflolu
il verde. Con fimil muodo facci il Filosofo, il Legilla, c qual fi uoglia
profefiorc. Dclli Aggiunti della Cotationo. S ’Aggiunge al Libro, c
Nome del libro, il capitolo, il nu* meiOjò limili. Quello aggiunto alle
volte precede il nome del libro, alle volte fosfieguè ; precede quando
l’Autto rehà comporti molti libri in vn medefimo (oggetto, come fe
diccfte, Agoft. lib. 1 2. de ciuitate Dei, all'Auttore dò il Libro,
fieguc il numero, quale precede il nome dell’opera e libro. Alle volte
lòsliegue,& è di due (òrti, immediato, mediato. L'aggiunto immediato c la
particolar cotatione di ca pitoli, di dift. di terti,e limili, come s’io
dicelle, Aug. de Ciuitate Dei quella parola cap. è aggiunto im mediato,
fi come il numero 4. c l’aggiunto mediato. Eque rto aggiunto mediato,
alle uolte fi fa per numero; come nel J'addutto elfempio . Alle uolte fi
fà per parola, come vfa il Legifta,c Canonifta, che adduce la prima
parola della legge, Pan. in c.tua nos. e con l'ifteftb progrefi'o, ò di
numeri, ò di parole, fi fanno molce Cotationi mediate, fecondo
ladiuer fità delle profesfioni . Per le cotationi di numeri s’auer
a, primo, difarle ordinate, il numero del libro fi ponga alia parte
del libro, et il numero del capitolo ail’altra parte ; accio il formatore non
fi confonda, per elfempio dicendo Au- { ;uft. Iibr.a.de Ciuitate Dei
cap.7. nella man delira li dò il ibro, e con fiftelTamano li fò moftrare
due dita fpiegate, che mi moftrano li due, e nell’altra mano li dò lo
sguadro » colquale tocca U capo; e coli hò dal capo il capitolo, e dallo
sguadro il 7. Si noti fecondo, che quelli numeri fi poP fono formare, con
l’irtelfe dita della perlina ; e quando il numero trapalfa il cinque, fi
pongano l’imagini di nume ri alle parti del corpo della pcrlona, conforme
alle Regoli date di numeri. La Cotatione della parola, del capitolo, del
titolo, ò della legge, tkc. fi formi con le Regole deljlmagini
delle parole figurate, ò non figurate. Laonde per la parola de vfu
ns, quel formatore poneua vn Hebreovfuraro. De gli aggiunti di
capitoli,.di tedi, com. gioii leg. $. e limili, fi pollino formare in tre
modi; primo, per Imagini, conforme al Methodo allignato della formatione
dell’Imagini. Secondo, dipingendo, ò (colpendo nel libro, in lettere maiufcole
quelle Cotationi; o ponendoli caratteri del quarto Alfabeto nella perlina
. Terzo, per via Notariaca dal nome, che principia con la prima
lettera della della Cotationè, fcruendol! ùell’irteffa perfoha j
Laonde! >er cap. coiti, can. conf. tocchi il cappello, o’I capo, o’I
col o, ol cigl o ; per tit. tex. tocchi la tempia j Per dirti Dub,
tocchi li denti; per legg. Iett. tocchi la lingua, ò le labbia ; per
Glof. la guancia; per num. tocchi il nafo. In fimil modo fi formino laltre, con
li nomi ò volgari, ò Latini della perfona humana . Mi lì guardi
ilfoamatore di non feruirli d’vn’iftelfa parte humana, per due Cotationi,
quando nell'ufo l’occorra l’una, c l'altra Cotatione;perche l’apportarebbe
confu (ione, fe pure non la dirtingueilecon qualche legno, come fe il labbro
corallino dica Legge, il lmido c nero dica Lettione ; il capo biondo dica cap.
il nero com. il bianco confi e coli de gli altri. Delle
Dittature. Per dittature intendo lo rtupcndo dittare d'alcuni
profeffori di queft’Arte, hquali in vn medefìmo tempo han dittato à
cinque, ò dieci e più acrittori, con dire dieci parole di dieci (oggetti
ordinatamente, e poi fèguitare le tralafciate di mano in mano, fenza errar un
iota dal propofito foggetto di ciafcuno. Il far quello perdono sopra naturale
(GRICE: NATURA) c sopra nostro humano, non cade sotto le regole dell'arte
(GRICE: ARTE). Mà il farlo per arte, in quanto poslìamo noiafeendere, mi pare
(i facci in qucfto modo cioè . Che il dittatore formati h (oggetti diuerfi, ò
di Lettioni,òdi Prediche, ò di lettere milione, ò di qual (ì voglia altro
(oggetto, e difpofte le parole in tanti fogli, quanti fon li soggetti ; prenda
ordinatamente le parole alternatiuamcnte da ciafcun fogl o, He le alberghi
nelli luoghi. Per essempio, la prima parola del primo foglio nel primo luogo,
la prima del secondo foglio nel secondo luogo, la prima del terzo foglio nel
terzo luogo, e coli di mano in mano finche faran collocate tutte le prime
parole delli dieci fogli. Poi si ricominci, e la seconda parola del primo
foglio, sìa collocata nell’undecimo luogo, la seconda del secondo foglio
nel duodecimo luogo, e eoli sequendo. E finite le seconde, siano con l'illesso
ordine collocate le terze, poi le quarte, poi le quinte, finche fitran
finite tutte le parole. E udendo dittare facci distributione delli soggetti
alli scrittori, secondo l’ordine delli fogli scritti, già collocati. E
facendo scriuere una parola per uno ordinatamente, alla fine ciascuno scrittore
ritroverà il suo soggetto compito. E quell’ordine che si tiene delle
parole, si può tare ancora delli concetti, o delle sentenze – GRICE UTTERER’S
MEANING, SENTENCE-MEANING, WORD-MEANING; se bene il primo delle parole pare più
stupendo. E chi volesse dittare per ogni verso, primo dal primo all’ultimo,
poi dall’ultimo al principio, potrà con simil modo collocar le parole, che
giungendo all’ultimo non si ricominci dal primo, ma dall’uItimo. E chi di
quello modo si servisse per raggionare, sarebbe un modo di raggionare allo spropofito;
se ben’ordinate poi le parole, ciascuna al suo soggetto, ri ufeirebbono al
proposito li raggionamenti, come j appare in quello essempio di quattro dittata- E-tv,
Per quello verso si collocano, e dittano. Ci i-i i
Aue Benedid Ti Nunc Magnificat 'o pp
0 o ' Gratia Deus I Scruum Mea c rp
-i Piena 4 Ifrael s Tuum DominCi u> n
ciT c • o
•no Dominus Quia Donnine Et £0 •*t 0
o 2 I Tecum Vifitauit Secudum Exultauit, Li numeri
mostrano li luoghi successivi. V'. i .Quello (la detto del dittare 1 molti per
Arte; lafctamfo di qqcl che si possa per felicità d ingegno, come credo
facesse Giulio Cesare, Uguale ditta à quat o, et egli per qutn. to scrive
altro suggeto, come credo, anco lacelle Origene Adamantio (non però lenza superior
dpno) il quale di continouo ditta à lètte scrittori; pello che non e incredibi
Icy ch'egli compone dei milia volumi, qluli tellifica hauct Midi San
Geronimo. Della Libreria della memoria. E tanta la forza di quello ricco tesoro
della memoria, che divenca anco biblioteca o Libreria, e con
maggior felicità e facilità delle librerie, nelle quali si gloriano
communemente gl’uornini studiosi. Non attendendo che 1 ha ucr libreria,
non è perfezione per leità; ma imperfetta, che sopplilce all’imperfetto degl’uomini.AIli
quali mancando la memoria feconda piena ed adorna, colla tenacità
e permaenza perpetua dei simolacri, (bn conllretti tener copia
dij'bri dalli quali posfmo riccucr i primi CONCETTI delle cose, e nuocar li
dimenticati. Per lo che Iddio, ch’è perfettissimo, non ha quella che da
noi è chiamata pcrlettiotiej poichc neH’illeira essenza sua, come in terlislimo
specchio vede e contempla ogni cosa. Gl’angeli ancora non han bisogno di
libreria; poiché pella cognizione vespertina, che è delle creature nelli lor
proprij generi, hanno la memoria perfetta, fin dalla lor creazione, quando
è'or data ogni pienezza di simolacri, così tenacemente impressi,
che tempo non può scancellarli. Simile dono è fatto a primi nostri
primi pro-genitori; la onde non averebbono avuto bisogno di libreria, poiché
nella lor memoria per dono gratuito albergano tutti li simolacri. E perche
il peccato, quali ladro ei spogha, e tra gl’altri beni ci lolle ancora
què Ho dono, ed introdulTc per peggio nostro l’ignoranza. erim hebecillita;
pell’ignoranza ciascuno nasce colla memoria no. da, come ingelfata parete;
e pella imbecillità alle fatiche dell’acquillati simolacri bene fpeito
foccede oblivione. In- 1 di per fouenir’ He all’ignoranza ed all’oblivione; l’arte
hi. introdotto l’aiuto delli libri. Li quali ancora soppliscono a
due imperfetzoni, distanza, e morte; perche non essendo presente la voce
dell’auttore o maestro, sopplisce la scrittura del suo libro; ed essendo egli
morto, vive nella scrittura del libro, pello che li Rudenti mentre studiano,
come si dice per proverbio, parlano con li morti. Se bene dunque li libri sono
utili, e neceirarii al nostro stato imperfetto; non dimeno studiati che si
sono una volta, meglio è aver la memoria per libreria, che 14 libreria di carte
e scritture; poi che la libreria è fatta, per sopplimento della memoria.
C se così è, meglio è aver la memoria, che è il principale che la libreria
che è il sopplimento; si come meglio è aver la gamba e piede di carne e d’ossa,
che di legno. In oh ire quella libreria apporta fatica, spesa, peso,
travaglio; que (sa non è d'altra fatica, che di ufiria. Di più la libreria
è in uno o alcuni luoghi 1, non in tutti senza grandissima incorri modi
ci; quella l’avete dove vi trovate, e senza pagar altro nolo che della vostra
persona la portate vo seo dove vo lete. Quella conviene (blamente à
ricchi, ed à chi abbonda in denari; quella è commune anco à poveri. £ se
quella vi fa uomini, quella vi fa simili all’angeli, ed a Dio, li
quali ogni seientia hanno sempre feco. Echi non sà che le cose quanto
più s’avvicinano al perpetuo e necessario, tanto più son perfette ? l'universile,
come che aftrahe da tempo e luogo e più astratto, e consequentemente più
perfetto del singoiare, il quale è immerso nel tempo e luogho; la
memoria ha ptù dell’asratto che la libreria; poiché li libri coll’uso e
tempo s’invecchiano e consumano, la memoria coll’ulb e tempo si perpetua;
quelli periscono, quella sempre resta; nè sì puole commodamente aver per
ogni luogo quella biblioteca come quella, che vive e dimora sempre col
formatore. L’oracoli parlano a voce presentialmente, e oracoli sono (limati
quei sapienti, li quali all'improviso, senza girar l’occhio ai libri, rispondono
elquiiitamente ad ogni proposto della lor profesfione; Come fi fa quello
Te noti coll’aiuto della libreria della memoria, la quale toglie
quel rinconuemente, che dille una uolta UN FILOSOFO di quel Me dico
equivoco EQUIVOCO GRICE, il quale refpexit librum, et mortuus est aigrotus. E se
ben io ammiro l’industtra di Gordiano imperatore, il quale lìima camole lettere
eie scienze, che più atte (èall’acquillo di libri, che al tesoro
d’argenti, d’ori, e di gemme. La onde li legge, che raccolte nella sua libreria
tef tenta due india volumi. Lodo la diligenza di 1
irannione Grammatico, che uilTeà tempi di POMPEO magno, il quale liebbe
in suo possesio tre milia libri. Stupifco delle pergamene librerie, le quali,
come riferifee Plutarco, aucano ducento milia volumi. Ofieruo grandemente
Tolomeo Filadelfo, il quale per compir la sua libreria, quale ordina in
Alelssandria, ottenne dalli Gerofolimitam tettanta delli più teuii ed esperti
nelle l'acre lettere, e pr «felibri dcllVn’e l’altro Idoma, acciò li
traducelfero la bibia (aera d’ebreo in greco. Mi più ammiro, lodo, celebro, ed
oflervo la libreria della memoria, che hvbbe Lsdra, il quale come
riferitee Eulèbio, avendo li reggi caldei prelì li libri tecri di Mose,
egli tutti ad verbum h recita, e dal suo recitare furno dittati in quella
maniera, che poi la sinagoga l’adopra. E perche non me chia&o, se quella libreria
di Etedra, folte artificiale, mi balìa amteporui I’essempio di Ravenna, il quale
tanto fi gloria di quella libreria della eemoria che dice, Cum patriam
relinquo, ut peregrinus urbes Italia? uideam, dicere possum, Omnia mea mecum
porto. E perche non mancheranno di quell’che uoranno formarli quella
perfetta libreria; però allignera alcuni capi, dalli quali potrete
raccogliere il modo. È di necessità aver m’gliarac migliara di luoghi,
quali si potranno formare alla giornata, secondo che col1’occasione dello
(India. re, creile il bisogno del formatore. Quel tanto ch’il formatore
alla giornata ordinatamente, secondo l’ordine della Scicntiaò Artc, studia
della sua profesfione; gtornalmente collochi il tutto nell 1 formati luoghi,
non tralafciando cosa che Ila necessaria. Quelli luoghi pieni firn pre
rellano piente per aver la fermezza e tenacità della Memo- M€nàona,
cbe 6 dcfidcra eotitrtl’óbliul olle > tH« e il Urlo e. la poluè, che
rode e dftirugge quella libreria; bisogna rivederla coll’uso della ripetizione.E
quello si può fare con pigliar un giorno di vacanza della settimana, e ripetere
quel che novamente si è collocato in quella settimana, 3c in un'al
trhora ripetere una parte cominciando dal principio, e forzandoti che sia tal
notate compartita la ripetitiope, che per ciafeun Mefc fia npetita e
rcuifta tutta la libreria. Pella qual ripetizione ancora si potrà dare
quell’ora, eh il forma torc si trova disoccupato dall’essercitij diurni,
ne i giorni fc ftiui. Sicomc nelle librerie fogliono alcuni tener quadri
dipinti, con ritratti d’auttori, di sapienti, o potenti, di se medesimi, o
d’alcun'altre pitture bene spesso vane, e lascive – GRICE THE SWIMMING POOL
LIBRARY – WHAT BOOKS DO YOU KEEP THERE? -- ; il formatore di quella libreria vi
ponga quadri di San»tif eleggendoti un certo numero di prencipi del paradilb, angeli,
ed uomini, e quelli si constituisca per protettori di quella bella impresa,
raccomandando à cialcuno di loro un libro, o una sentenza, o una materia, secondo
che meglio pare al divoto formatore, ed a quei santi il formatore
oiicri Ica, voti, digiuni, orazioni, secondo la sua divozione, ecc. La libreria
come scrive VITRUVIO (si veda) deve esser fatta di rimpetto all’oriente, poiché
l'vlo di libri ricerca il lume mannaie; e perche la libreria della memoria
adopra lume interno, però io aucrtilco il formatore, che li sforzi d ha
ucr r. oriente spirituale che è christo, chiamato oriente d’un profeta, Ecce
vir oriens nomen eius. Anzi Christo è il sole, come di ife un’altro profeta,
Orietur vobis timcntibus. nomen meum SOL iustitiat. E 1’oriente di quello sole,
quanto alla deità è il padre eterno, e l’oriente quanto alla temporale umanità
è Maria Vergine. Di rimpetto à quelli oric ti c lumi deve il formatore
drizzai la sua libreria; sforzandoli di fuggirli peccati, e conseruarsi nella
grazia di Dio, poiche, Imtium Sapientia: eli timor Domini. Sello, sicome
nelle librerie li libri (on possi con ordine, fiche in una parte son ripossi
quelli della logica, in un’altra quelli della filosofia, in queiraltro canto
quelli della geometria, ecc. coti bisogna ordinarli LUOGHI COMMUNI, che
trà P loro i toro siano distinti. Per esemplo, neHI luoghi
tTvft* Ciftà -cojloco la logica, ed in quelli d’vo’aitraJi Filofofia, in
quelli della terza la theologia, ed in un luogo comniune della seconda città
ei colloco il primo della fisica, nel secondo il secondo, e cosi
procedendo nell» fequenti libri della FILOSOFIA. E quest’ordine è necessario,
per poter subito ri tcoaara li libri, e li soggetti, che A desiderano. E se
mi dirai che quella biblioteca ha del fa ti còlo affai. Pare che la memoria,
non porta soffrire tanto peso. Pare un chaos di confttAonfc» Ache l’uomo
non puole à Aia voglia ritrovare le materie e soggetti. Come A farà, in voler
formare un raggionamento da questa libraria. Se occorrere all» giornata
aggiungere alli soggetri albergatrnuo ui concetti j' non A potrà far
quello senza confusione delle prime imagini. Sedo, come A potrà
contemplare in questa libreria. Come porrà il formatore servirsi di luoghi
va coi. Se conviene a padri di famiglia £ar che, IL Figli studiosi Aano
arricchiti di questa libreria. Rispondo didimamente a quefti otto capi,
per compimento di questa libreria. Come il pefeatore non pup aven pefei senza
bagnarA, nè l'auido trovar The Airi senza romper Terra e làsli; coli non può
l’uomo far’acquifto di quc-t ft'inclphcabile vtdità, senza gran fatica.
La quale pare grande, perch’è insolita e non possa in uso. Ma cominci il
forma torè con le due guide, diligenza, e patienza, a farne
dpcrien 2 a, e conofeeri che, mi dithcile volenti. Fingono li poeti, che
Giasone con fatato di Medea acquista il vello d’oro; mi non però senza
vincer e domar Tori, arar terra, feminar denti, armarse contrafchierearmate, superar
draghi « Medea c 1 arte della memoria, Giasone il formatore,
Tori Draghi, dicroti son le fatiche, li pudori, le vigilie, l’impcdimenti,
li patimenti, che s’offerifeono alle frontiere di questa impresa, quali però dcuono
esser soffriti, e vinti da colui, che aspira alla palina e corona d’una
tanta felicità. Al secondo, dico che la memoria, quando con
bel’agio, ed à poco à poco vien’alla giornata ripiena, non sente pelb e
disturbo, anzi diletto e follcuamento; poiché col riccuer nuovi nàoui
simolacri. Jr, che coll’esperienzartegionano -dr quella utilissima e
ne diària ptofesilone. Nc chiami inutile ingombro, e fatico» fo impacciò,
il teloro utilissimo, elucidissimo di simolacri. Poiché li luoghi ed imagini
sono come penne ciuanni, che aggiungendo pelo all’uccello, rapportano
facilità ed agilità, inerauigliola al aolojcosi mentre s'accolla la memoria
luoghi, 8t imaginiycon qacfti come con due ali vola con facilità stupenda pell’altezza
della contemplatione, ed attione interpetrativa JE J se quelli mezzi son
difficili; fegoo à che il fi N ie è di gran preggio -E chi mira l’asprezza del
mezzo follmente non l’agcuola colla dolcezza del fine, e incauto ed impcudenccv
poichc fauio, e prudente è colui che contrape’ findoiljialore &: il
preggio del ficee dell’acquisto, dispone con prudenza, intende con sapicnza j abbraccia
cori' rorezza, lìegue con patienza li debiti mezzi. E non peflo fi 1 non
maravigliarmi d’Ippoino, il quale biafima l’arte della memoria, e pur fenc scrive;
perche si non è cieco, quand’egli collocai un’gratnone a memoria, non fa egli memoria
locale, nelli fogli delfi carta feri nailon de prende le parole o
concetti, elic gli colloca ?e fibene questa memoria locale, non cl’ arte spiegata,
è nondimeno arte confa magini, delle tpia li diccsfm.o; ìSc ii> parte averli
pofiono, da quel che sìegue. Per utilissimo documento, hab >i il
formatore qualche parti coiar divozione, pelli luoghi, pella collocazione dell’imagini,
e pel recitare. Pei luoghi formandosi abbia l’occhio se vi trova figure di santi,
altari, crocifissò imagine di Maria Vergine, e per ogni luogo commufcc fi
a-, legga tre, quattro, o cinque, più ò meno, secondo la copia di
luoghi, e secondo la divozione del formatore, di quelle finte figure, ed
alli lor figurati, con effetto pio raccoman- x dela tutela della memoria,
sforzandoli che il primo e l’ultimo luogo siano figurati. E quando ripetendo i
luoghi uipalla Culi la mente, li facci il formatore riverenza, con
qual chfc divota orazione. Il simile facci prima cbenelli luoghi; collochi
l’imaginij C prima che recitile collocate; diodo un S, ro 6i
giro con ti mente, per quelle designate figure sante, è eia-' leuna
offerendo calda orazione, o mentale o vocale. Averca il formatore di non esser
fcru polo fo intorno al veder lume prima ch egli vadi à recitare;
perche quantunque; sia ben fatto dimorar in tenebre, ed in luogo
rictirato, e solitario, e lontano d’ogni strepito, mentre ripone l’imagini
a memoria, e cosi in quel tempo che è immediato il recitare. Non dimeno star sempre
cosi, e non veder mai lume, senò quello ch'egli vede quando recita, è colla perighofà;
perche i’insolito apporta dirturbo e confusione. Però stimo ch'il f
amatore dove una volta a luce aperta ripeter le Tue cote. Ripeter fra
strepiti e fragori giova: perche assicura la memoria intanto, che per qual fi
voglia strepito ò caso che avenghi poi fra’l recitare, non fi (marritee IL
DICITORE. Indi è da esser notato, ed imitato l'essercitio di Demostene, il quale
per telleuarsi d’alcuni difetti di natura, come r.fe ri tee VALERIO
MASSIMO (si veda), combattendo colla natura, la vince con i'artificial essercitio.
Imperochc essendo egli Bacco di fianchi, e debole di lcna, e perciò IMPOTENTE
AL DIRE, s’ingagltardì colla fuica, ed essercitio; auczzandofi à recitar molti
ucrii ad un stato, e pronunciando mentre con ncloci paf fi (àliua per
uiefaticolc, ed erte. Ora dirimpetto alli fra gori marini che pcrcoteuano
li (coglie li lidi; si per fortificar la lena, come anco, acciò afluefatte
l’orccchie a quel rumore e strepito del ripercotimento del mare,
potettero patientemente al rumore della ragunata moltitudine perfeucrarc,
non sgomentandoli nel (ènte, nè vacillando colla memoria. E per aver LA
LINGUA piu spedita e fciolta alla loquela, ulàua pariarea lungo, con te
pictruzze in bocca; accio uacoa folte poi più pronta, ed espedita. Ed avendo la
voce tettile e molto aspra, e noiofa all’AUDIENTI; col continuo effermio, e
grande industria, la ridusse al maturo, grave, e grato suono. E perche nel
principio della sua gioventù, quali fu linguato, non poteva ben esprimere
la lettera che noi chia marno R. la qualo principia il nomò dell'arte rettorica, che
egli imparbua; usa tanta diligenza che muno di poi la PROFERIVA meglio di
lui. Bisogna rifuegliar le tepitc, e Ranche forze deli i> Q^. te
I le potenze, quando fi ua 1 recitare, con raiutl spirituali e
corporali. Li primi d’oratzoni a Dio, ed a santi, li secondi con alcuni ristorativi,
come nell’estate rifrescarsi il volto, e mani, nell’inverno prender
un’alito di fuoco, odorar cole grate, purché non fiano dieccessiva
qualità; toccarsi le narici e polli, con odorifero vino, e simili, secondo il
coniglio del perito medico.Abbi l’occhio il formatore di lenirli della memoria,
non come fine ultimato, mà come fine ordinato ad altro fine, cioè seruirsi
di quella all’ultimo fine dell’orare, eh e il persuadere, e ricordili che
non li trova la maggior per ucrfità, che pervertir l’ordine, e seruirsi
del mezzo per fine; Il che accenna Agostino in quel detto, Summa perversitas est
frui utendis. Le parti oratorie sono fini, mà però ordinati all’ULTIMO FINE DEL
PERSUADERE [GRICE INFLUENCING AND BEING INFLUENCED BY OTHERS]; però non conviene
affettar tanto quelle parti, che all'ultimo L’AUDIENTE lodi quella ò
qwe fi altra parte, senza che relli vinto, prcfo, e MOSSO DELLA
PERSUAZIONE INTENTA. Dedalo vola per mezzo, nè col gelo baffo soggiaccia,
nè col calor soprano si liqueface; mà ICARO INCAUTO, il quale invaghito delle
nuove, ed inlohte penne, affetta con troppo alto eccelso il volo; sapete
che ruinoso cade nell’onde falle. Cosi quelli ch’allontanandosi dalla
prudente mediocrità, pongono tutta la lor mira nell’eccelso di memoria;
cadono pell'imprudenza, perche non mirano il fine che dev’esser fine ultimato; e
perche mirano il proprio onore, ed una vana pompa, non l'onor e gloria di Dio,
di quali può ben dire il falmeggiante Davide. In fecuri, ed
Afciade iecerunt eam. Parla il profeta di quelli, che dislìpano la Chiesa,
COL PAROLARE, e memorare, che sono parti di chi raggiona. La secure e LA LINGUA
O PAROLA, pello che Dimolline fi> lea dire che il suo aversario ORATORE
Fedone è una fecurre; perche con breve mà acuta orazione molto li refifieva, e
contradiceva. L’Afcia come fi dilfe mollra la memoria, per lochenci sepolcri
gl’antichi scriveno quell’elogio. Sub JVfciam dedi vetuit. Con quelle
armi; gl’eretici cercano dissipar la chiesa, e li vani oratori poco frutto
l'apportano, mentre s’aggregano al numero di quei maestri; di quali predille
Paolo. Ad sua desideria coaceruabunt magillros prurientcs auribus.
Dilettano l’orecchio, con puoco frutto J del 6 % détto
rptrito: vogliono parer stupendi, còito felicità di memoria, 6t AFFETTAZIONE DI
PAROLE, nè curano d’esser fruttuosi à convertir gl’animi à Dio. Dunque constituifcasi
l’oratore per fine quel che dee esser fine cioè, l’ACQUISTO DELL’AUDIENTE S
ual’è feopo, per cui è ordinato il suo officio; e per quello ne poi; senza
affetiatione, fa lecito adopr.tr come mezzi le nobilislime parti della memoria. Verte
in dubbio tra gli formatori, (è è meglio ripor a memoria LE PAROLE O LI
CONCETTI – GRICE GELLNER WORDS AND THINGS -- nell’uso dell’orare, predicare, e raggionare,
in diverse professioni. Collocar parole e quando li scrivono cento o ducento
parole in un foglio, e coli scritte si ripongono in memoria, e le iflesse
collocate e scrittc poi si recitano. Collocar concetti è quando il formatore si
forma il concetto, ed cfphcandolo poi COLLA LINGUA non s’obliga a PREMEDITARE
PAROLE; m^ lo spiega con quella FAVELLA, che all’irpproviso la maestra
natura gli somministra. Chi ha tempo da farlo, e senza dubbio meglio ripor LE
PAROLE: perche l’oratore humano o ecclesiastico non direbbe cosa e PAROLA se
non PREMEDITAT, secondo il detto dì David, che dcscritle le parole del signore
essèr premeditate cfà minate, e raffinate sette volte. Eloquia domini,
eloquia carta, argentum igne examinatum, probatum terrac,
purgati septuplum. E come premeditate farebbero proprie, fcclte, ORNATE
D’ELOQUENZA, abbellite di COLORI RETTORICI; non uaneggurebbe IL DICITORE fuor
di termini designati, non discorrore con digressioni lunghe, e noiose,
ollcruarebbc L’AMATA BREVITÀ, AGGIUNGE DI PARTE IN PARTE AL DIRE SUTILI
GESTI DEL CORPO, E TUONI DELLA VOCE, che richiede un'esquisita PRONUNCIA. Mà
perche non tutti li soggetti ricercano quert’OBLLIGO PAROLATO; nè tempre à ciò
fare il tempo è commodo c (officiente; t brache in alcune occasioni, fom-
Kninirtrando lo spirito celerte nuovi pensieri e nuovi colori in premeditati,
non deve il dicitore farli reftrtenza, oporsi impedimento: però il collocar
concetti ancora non è, da esser biasmato. Nel collocare e prccifàmente i
concetti, per facilitar la memoria ALL’USO DEL PARLARE,!! sforzi il dicitore
d’m ftttitfef efquifuamenre IL CONCETTO, e diffonderlo anco in carta; e
prima cheto spieghi in publico x 1 esplichi da se solo, ì z
uocc noce quanto più li puu intelligibile: perche possedendo bene il
fatto, con facilità e abile a narrarlo. E scrivendo, e recitando
uien‘ada(Tuefarf), ed abilitarsi maggiormente; e affuefaccndosi, s’apre la
firada alla CHIAREZZA maggiore del soggetto, ALLA QUAL CHIAREZZA SEGUE POI
PRONTEZZA E VIVACITA maggiore NEL DIRE. Larto di fcordarfc/. \rA
i‘ ;i:> .) i il ii. t atti _>t Se bene, oppositorum
eadem disciplina, ir. tanto che ha vendo noi detto a badanza della
memoria, potrebbe eia feuno da se (ledo intender che cosa sia il suo opposto
eh’ è l’oblivione. Non dimeno perche dall’oblivione lì
prendono alcune utilità in qued’arte, è bene a trattarne, non inquanto e
disruttiva, ma in quanto per certa consequenza accidentale è perfettiva della
rimembranza. Perche avendo fcoggi RECITATA UN’ORAZIONE, e udendo din ani scruirmi
del rdleslì luoghi, trovandoli in gorobrati dalle precedenti
ima ginij come me ne potrò io servire, senza grandissima difficoltà e
confufione? Dirò tre cose, primo a che cosa serve qued’oblivionc. Secondo,
a chi è facile per natura. Terzo, se per arte si può far dimenticanza.
Qiiant’al primo dico che noi collocamo della memoria tre sorti di cose, le
prime delle quali vogliamo sempre ricordarci. Le seconde delle quali vorressimo,
se potessimo sempre ricordarci. Le terze delle quali vorressimo subito
fcordarccne. Le prime sono i luoghi dabili, e quell’imagini di dottrina, quali
noi collocamo, acciò sempre diano vive nella memoria, pella felicità del sapere,
come fa Ravenna che tutto quello che auea dudiato, lo colloca nelli luoghi
intanto, che non avea bisogno d’adoprar libri, e per chiarezza di ciò, noi
abdaino dato il modo di far la libreria della memoria. E rispetto a queda
memoria, noi non vogliamo oblivionfc 9 dimenticanza; e se pur se ne
tratta, l’intento è di trattarne come fà il medico dei veneni, il grammatico dell’incongruo –
My neighbour’s three year old is an adult -- o il logico del falso, per
fuggirli, non per feqnirli. Le seconde cose sono quelle delle quali fe fu
lfe possibile vorreffimo sempre ricordarci, come sono le prediche o le
partì principali di quelle, le quali aueresfimo molto caro che
ci feftafleno sempre nella memoria, mentre dura l’essercitio del
predicare; accio dovendo farle, e recitarle altre volte, senza ugual nova
fatica di collocarle, ci reftalfero tenaci, e urne nella memoria. Mi
perche quello è difficile, però fatte e recitate una volta, non curandoci che sian
sepolte nell’oblivione, desiderando li luoghi vacuoi – GRICE VACUOUS NAMES
TRUTH VALUE GAPS -- , desideramo metodo da poterci dimenticare di quelle, e a
quello scruel’arte dell’oblivione. Le terze cose sono quelle che le collocamo
alla memoria per fcruircenc una volta sola, e poi delide raresfimo che subito
ct ufciflcro di mente; come sono le comedie, ed altre cose simili
collocate da recitatori. A questo anco serve l’arte del’oblivione; si che non e
inutile il trattarne, accio non abbiate a lamentarui, come fa Temistocle con
Simonide, che più torto desidera l’arte di dimenticarli che del
ricordarli. E sìa sempre lodato GIULIO (si veda) Cesare, che così facilmente
fifeorda dcl fingiurie riceuute; ove nel reftantchauea felieissima memoria, la
qual arte è più torto cristiana che pagana; pello che dicca. Nulla laudabile
oblivio nisi iniuriarum. Quanto al secondo, dalle cose dette nelle prime
lcttoni della memoria naturale, in qual temperamento e qualità e fondata, lì
trahe pep consequenza, che quelli liquali sono felici nell’apprensiva pell’umido,
facilmente all’equiscono l’effetto di quest’arte; ma con molta difficoltà
quelli che sono pella complefrfione secca tenaci et aridi. Quanto al terzo dico
che l’arte giova aliai, per farci feordare; se bene nefee più
difficile che il ricordarci, e quello per mancamento del tempo,
il quale e padre dell’oblivione. La doue volendo noi in un subito, e senza
lunghezza di tempo dimenticarci, si tratta via estraordinaria, e potenza
maggiore si ricerca, per ottener l’intento. Oltra che essendo la memoria
perfezione della natura, l’oblivione imperfettione; più inten fan ente è
quelli riccuuta, e più caramente ritenuta. Ma quale sìa quello modo di far
l’oblivione non e facile di mostrare. Li poeti ci mandarebbero à ber
l’acqua di Lethe fiume dcU’Abifio, del s cui cui fiumare gufando fS
dimenticare tutte le cose paflàtcj onde e detto Lethe da lithis, che vuol
dire oblivione. Li cosmografi ci manderebbono o nell’ilbla di Zca, o apprelTo
Cli 1 tone città d’Arcadia, douc son’acque delle quali chiane
bc- ucdiuenta smemorato; ò pure vi condurrebono in Boetia, ove son
due fonti, l’un de quali fa buona memoria e Tal tra fa scordare ogni cosà.
Rombercli dice, il professore di quest’arte abbi molti luoghi: accio possa
uanargior-, nalmente, fi.che palTa col tempo la memoria dell’imaginni. Mà
quello scordare non e per arte, essendo per via del tempo, il quale per il corso
naturale apporta oblivione. Il Mó lco rifiutando molti mod'jftimache balli
il tralalciar il pea fiero dell’imagini; perche così vanno in oblivione.
Mi, chi non s'accorge che quello eaiuto piu tolto di natura, per via
del tempo; che regola d'arte PIo tralafciando quelli aiuti nali, che sono
manifelli: fa raccolta d’alcuni aiuti artificiali, li quali congiunti
insieme, porgeràno facilità all’oblivione. Li quali aiuti e modi, lon
nftretti nell’ifralcritti Capiò Regole, Primo, avendo recitate, e udendo
mandar in oblivione l’imagini; òdi giorno con gl’occhi chiusi, ò di notte
fra le tenebre, lì uadi colla mente girando per tutti li luoghi ideati con
invaginarci un’olcurisfuna tenebra notturna, che cuopra tutti i luoghi, e
cosi procedendo, e retrocedendo piu volte colla mente, e non vedendoci
imagini facilmente suamfee ogni figura. Secondo, si vadi correndo per
tutti li luoghi colla mente, dritto, à roverso, e si contemplino vacuoi e
nudi, tali quali la prima volta senza alcuna imagine turno formati, e quello
di? Icorlò fi facci più volte. Se le peritine tacili luoghi sono
llabili, si riucggtó no colla mente per ogni verlo più volte, e si
contemplino nel modo come prima ui furo llabiIite, col capochino, colle
braccia pendenti, e senza imagini aggiunte. Si come il pittore ingclfa e
di di bianco alle pitture, per cancellarle; così noi con colori polli sopra l’imigini
possiamo cancellarle. E quelli colori, o sia il bianco o’l verde, o’l
nero; imaginando sopra li luoghi, tende biantche, o lenzuoli verdi, o panni
neri, condiscorrer più uolc«, per li luoghi, con tal velo di colori. E lì
poflono ancora imaginare gtnare li fuòchi, pieni, che virtute u po fu
e re Dii fudore parandam. Alla qual arte le voi con patienza uigilia e timor di
Dio atttenderete; avendo per metodo quello mio trattato, mi rendo certo, che voi
nufciretc pierauigliofi nell’uso StclTercirto della memoria, col
favor del divino nostro signore, alli cui piedi, e della sua Clvefi santa
catholica e apostolica romana gitto me'ltellb, e lòttopongo ogni mio detco e
scritto, ora e sempre. Nome compiuto: Filippo Gesualdo di Lia. Keywords:
implicature. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Lia.” Lia.
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