GRICE ITALO A-Z G GO
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Gobetti:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale e il partito
liberale italiano – il partito socialista italiano – filosofi contro il regime –
filosofia piemontese – filosofia torinese – scuola di Torino -- filosofia
italiana – Luigi Speranza - (Torino). Abstract. Grice: “If there is a distinction to be made
between Bologna – the oldest university – and Oxford, is that: we never had a
Mussolini!” Keywords: fascismo. Filosofo piemontese. Filosofo
torinese. Filosofo italiano. Torino, Piemonte. Grice: “Italian philosophy is
political in a way pinko Oxonian one ain’t: Gobetti is the exception that
DISproves the rule!” -- “Lo Stato non professa un'etica, ma esercita un'azione
politica.” (La Rivoluzione Liberale.) Considerato un degno erede della
tradizione filosofico-politica post-illuminista e liberale che aveva guidato
molte delle migliori menti dell'Italia dal Risorgimento fino a poco tempo
prima, purtuttavia di stampo profondamente sociale e sensibile alle istanze del
socialismo e di conseguenza alle rivendicazioni del movimento operaio, fondò e
diresse le riviste Energie Nove, La Rivoluzione liberale e Il Baretti, dando
fondamentali contributi alla vita politica e culturale, prima che le sue
condizioni di salute, aggravate dalle aggressioni subite, ne provocassero la
morte prematura a nemmeno 25 anni durante l'esilio francese. Gaetano Salvemini
«Era alto e sottile, disdegnava l'eleganza della persona, portava occhiali a
stanghetta, da modesto studioso: i lunghi capelli arruffati dai riflessi rossi
gli ombreggiavano la fronte. (Levi, in «Introduzione agli Scritti politici di G.»,).
Figlio unico di Giovanni Battista, commerciante, e di Angela Canuto, una
piccola donna bruna e tonda, gentile e modesta, capace tuttavia non solo di
grande abnegazione per il figlio unico che adorava, ma anche di strenuo lavoro
e di sagace giudizio. I suoi genitori, originari entrambi di Andezeno, avevano
aperto nel capoluogo piemontese una drogheria nella centrale via XX Settembre. Mio
padre e mia madre avevano un piccolo commercio. Lavoravano diciotto ore al
giorno. Il mio avvenire era il loro pensiero dominante. L'impegno del loro
lavoro era di arricchire permettersi e permettermi una vita dignitosa. In
quanto a me pensavano di dovermi dare un'istruzione, quella che essi non
avevano potuto avere. Dopo gli studi elementari presso la scuola Giacinto
Pacchiotti, s'iscrive al ginnasio Balbo: scrive di sé di quegli anni, in terza
persona, che «gli pesava un'amarezza, uno sconforto, che nei ragazzi di dodici
anni segnano inquietudini fruttuose. Si vedeva troppo poco stimato, troppo
solo, troppo malsicuro del domani. Aveva dei dubbi strani sulle sue stesse
attitudini. Un'adolescenza che s'ispirava a motivi così integrali doveva dargli
una tragica forza. Trasferitosi poi presso il liceo classicoGioberti, dove
conosce Prospero, sua futura moglie, ha per professori COSMO (si veda) e GIULIANO
(si veda), un gentiliano che collabora alla rivista L'Unità Salvemini. Questi gli ispira quei sentimenti
di patriottismo e di interventismo democratico che sono propri del Salvemini,
spingendolo ad anticipare di un anno l'esame di maturità per poter così andare,
libero da impegni, volontario nella prima guerra mondiale. Einaudi La
guerra è ormai conclusa s'iscrive a Torino, la stessa che egli aveva già
frequentato, ancora liceale, per seguirvi alcuni corsi di filosofia. Tra i suoi
insegnanti vi sono EINAUDI (si veda), da cui rafforza il suo primitivo,
spontaneo anti-statalismo, in cui s'incontrano liberalismo, liberismo e quello
stesso libertarismo che gli è congeniale --, FARINELLI (si veda), MOSCA (si
veda), PRATO (si veda), RUFFINI (si veda), e SOLARI (si veda), con il quale sosterrà
la tesi di laurea, La filosofia politica di ALFIERI (si veda). Non solo:
a settembre aveva scritto all'amica Ada di aver deciso di fondare un periodico
che s'occuperà di filosofia, questioni sociali è fatto di soli giovani si
tratta di opera di intensificazione di cultura e di azione e tutti i giovani
devono aiutarla. Esce il primo numero del quindicinale “Energie Nove” nel quale
scrive di voler «ortare una fresca onda di spiritualità nella gretta cultura di
oggi non c'è mai momento inopportuno per lavorare seriamente. Ispirata alle idee liberali di Einaudi, è
vicina all'Unità di Salvemini, del quale riporta, nel secondo numero, l'aspra
critica alla classe dirigente. L'Italia ha vinto. Ma se avesse avuto una classe
dirigente meno incolta, più consapevole delle sue tradizioni e dei suoi doveri,
meno avida moralmente, l'Italia avrebbe vinto assai prima e assai meglio. È
finita o sta per finire una guerra. Ne comincia un'altra. Più lunga, più aspra,
più spietata. L'altra guerra più lunga e spietata è quella della riforma del paese,
una riforma che dev'essere, nelle sue intenzioni G., innanzi tutto culturale e morale,
e per la quale occorre serietà e intensità al lavoro secondo i motivi di quellidealismo
militante che ha animato La Voce di PREZZOLINI (si veda), altro nume ispiratorei.
Era doveroso partecipare in prima persona al dibattito politico e intellettuale
contemporaneo. Levi, in «Introduzione agli Scritti politici di G.. Sospende la
pubblicazione della rivista per poter partecipare, a Firenze, al I Congresso
degli Unitari, i sostenitori della rivista di Salvemini, della quale egli è
fondatore e rappresentante del Gruppo torinese. Può così conoscere di
persona l'intellettuale pugliese e ne è entusiasta. “Salvemini è un
genio.” “Me lo immaginavo proprio così. L'uomo che sviscerale questioni, che la
fa smettere agli importuni e ti presenta tutte le soluzioni in due minuti,
definitive.” “Un'altra persona di cui sono entusiasta è Prezzolini, franco, semplice,
pratico.” “Editore propriamente come lo pensavo io.” “L'editore più
intelligente d'Italia.” A seguito del Congresso, gli Unitari fondano la Lega
democratica per il rinnovamento della politica nazionale, una formazione
politica che non riuscirà nemmeno a presentarsi alle elezioni e avrà vita
breve. Alle elezioni politiche dell'anno seguente, Salvemini si candiderà con
successoin una formazione di ex-combattenti. Salvemini deve aver compreso
le qualità di Gobetti se arriva a offrirgli la direzione de L'Unità, una proposta
che però, lascia cadere. Non si sente pronto per tanto impegno, come scrive nel
suo diario: “Com'è vasta la cultura che devo conquistare!” E non basta
conquistare il vecchio. Sono giovane e devo anche produrre, creare quel po' che
si può creare. Ho tutta la vita davanti per sedermi in campagna, davanti al
camino, a mangiare pane e noci. Ho una responsabilità. Devo espormi in prima
persona. Perciò faccio la rivista. Voglio impormi nel lavoro». E s'impone un
piano di studi. “Gentile, ciò che non conosco ancora, rileggerò Croce avvierò
lo studio del Marxismo. Per ora non mi preme. Basta che mi formi un'idea
generale di Marx e della critica marxista (Sorel, Labriola, ecc.). “D'altra
parte studio il bolscevismo, minutamente». Un suo grande ispiratore fu
certamente il socialista Jaurès. Il primo numero di Energie Nove Queste
note sembrano riflettere anche la polemica che, appena riprese le pubblicazioni,
Energie Nove ha con L'Ordine Nuovo al tempo sprezzantemente definito dallo
stesso G. un «giornaletto torinese di propaganda» di Togliatti, che aveva
accusato G. di idealismo astratto, e di Gramsci, che aveva definito velleitaria
la Lega democratica, un ricettario per cucinare la lepre alla cacciatora senza
la leper. Ora ivi è il segno di un'inquietudine nuova, provocatagli dall'esperienza
della rivoluzione russa e dallo sviluppo del movimento operaio, molto attivo a
Torino. Pubblica due numeri unici sul socialismo, conosce personalmente GRAMSCI
(si veda), stimandolo e venendone apprezzato, del quale pubblica un articolo,
studia il russo con la fidanzata Ada insieme curano “Il figlio dell'uomo” di Andreev,
pubblicato dall'editore Sonzogno ed scrive, criticando la politica sviluppata
da d'Annunzio in forma di retorica, che la politica oggi deve essere realizzata
come forma di educazione. La simpatia che io provo per Trotzchi [sic] e Lenin
sta nel fatto che essi in un certo modo sono riusciti a realizzare questo
valore. Sebbene restio a sposarla (emblematica fu la risposta «Grazie, non
fumo…»), nella considerazione del rapporto con la fidanzata si rivela anche la
sua profonda maturità e serietà morale: Ho dovuto rifarmi un senso morale, un
senso della vita forte a sedici anni, in gran parte a diciassette, e siccome me
lo son fatto pensando a lei, gliene sarò grato sempre. Una fanciulla come io la
sognavo sola poteva darmi un senso immediato di elevazione. Ho creduto in lei e
la amo tanto perché mi fa credere ancora adesso. La rivista Energie Nove cessa
le pubblicazioni. Sentivo bisogno di maggiore raccoglimento e pensavo una
elaborazione politica assolutamente nuova, le cui linee mi apparvero di fatto
nel settembre al tempo dell'occupazione delle fabbriche. Devo la mia
rinnovazione dell'esperienza salveminiana al movimento dei comunisti torinesi
da una parte (vivi di un concreto spirito marxista) e dall'altra agli studi sul
Risorgimento e sulla rivoluzione russa che ero venuto compiendo in quel tempo»,
e in giugno si consuma anche il distacco con la Lega democratica degli amici di
Salvemini. Continua le traduzioni dal russo ed intraprende quelle dal francese
dei modernisti Blondel e Laberthonnière lo studio sulla filosofia di
quest'ultimo gli è suggerito da Solarie cerca di rintracciare le radici del
Risorgimento italiano studiando la cultura piemontese. Io seguo con
simpatia gli sforzi degli operai che realmente costruiscono un ordine nuovo.
Non sento in me la forza di seguirli nell'opera loro, almeno per ora. Ma mi par
di vedere che a poco a poco si chiarisca e si imposti la più grande battaglia
del secolo. Allora il mio posto sarebbe dalla parte che ha più religiosità e
spirito di sacrificio. (G., lettera ad Ada Prospero). Quando, ai primi di
settembre, la FIAT e le altre maggiori fabbriche torinesi sono occupate dagli
operai, G. scrive: Qui siamo in piena rivoluzione. Io seguo con simpatia gli
sforzi degli operai che realmente costruiscono un mondo nuovo il mio posto
sarebbe necessariamente dalla parte che ha più religiosità e volontà di
sacrificio. La rivoluzione si pone oggi in tutto il suo carattere religioso. Si
tratta di un vero e proprio grande tentativo di realizzare non il collettivismo
ma una organizzazione del lavoro in cui gli operai o almeno i migliori di essi
siano quel che sono oggi gli industriali. Si tratta, a suo avviso, di una
rivoluzione che se non rinnoverà gli uomini, e perciò neanche la nazione, potrà
almeno rinnovare lo stato italiano, creando una nuova classe dirigente: si può
rinnovare lo stato italiano solo se la nazione ha in sé certe energie (come ora
appunto accade) che improvvisamente da oscure si fanno chiare e acquistano
possibilità e volontà di espansione. La presa di distanza dall'azione
politica di Salveminila sua ammirazione personale nei suoi confronti resterà
comunque intattaè ora piena: gli rimprovera, come scriverà pochi anni dopo,
diintendere l'azione politica unicamente come «una questione di morale e di
educazione»: il suo «moralismo solenne, mentre costituisce il suo più intimo
fascino, appare il segreto delle sue debolezze, La sua concezione razionalista
si risolve in un'azione di illuminismo e di propagandismo, che può riuscire
utile a una società di cultura, non a un partito. Prosegue i suoi studi
sul Risorgimento e sulla Russia, terminando in ottobre La Russia dei Soviet: è
la volontà di comprendere funzioni e limiti di due esperienze rivoluzionarie,
al cui centro è sempre il problema della formazione della classe politica che
diriga un Paese e dei suoi rapporti con la popolazione. Ne conclude che il
Risorgimento non può considerarsi un'esperienza rivoluzionaria, dal momento che
i dirigenti politici che espresse rimasero estranei rispetto al popolo,
diversamente dalla rivoluzione sovietica che, a suo avviso, ha espresso
dirigenti come Lenin e Trotskij, che non sono soltanto dei bolscevichi, ma
«uomini d'azioni che hanno destato un popolo e gli vanno ricreando un'anima» e,
del resto, la creazione dal basso di un nuovo Stato, nel quale il popolo abbia
fiducia proprio in quanto avvertito come opera propria, «è essenzialmente
un'affermazione di liberalismo» Sono concetti ripresi in un articolo
pubblicato su L'Educazione nazionale, il Discorso ai collaboratori di Energie nove,
nel quale individua nel movimento operaio un «valore nazionale»: la novità,
venuta dalla Russia e che sembra farsi strada anche in Italia, consiste nel
fatto che il popolo italiano diventa stato italiano. Nessun pregiudizio del
nostro passato ci può impedire la visione del miracolo. Questo non avrebbero
fatto i liberali, questo non possono fare dei marxisti. Il movimento operaio è
un'affermazione che ha trasceso tutte le premesse. È il primo movimento laico
d'Italia. È la libertà che s'instaura». Il suo avvicinamento alle
posizioni dei giovani comunisti dell'Ordine Nuovo ha anche il concreto effetto
di una collaborazione e G. diventa il critico teatrale della rivista. A luglio,
a Torino, deve assolvere gli obblighi di leva: «la vita militare è la
consacrazione di tutti gli egoismi e di tutte le meschinità la meccanicità
pervade ogni forma di vita; tutto si riduce a elemento, a vegetazione. La caserma
è l'antitesi del pensiero. Esce il primo numero della sua nuova rivista
settimanale, La rivoluzione liberale, in cui collaboreranno spesso anche FORTUNATO
(si veda), GRAMSCI (si veda), e STURZO (si veda): l'obiettivo, come indicato
nell'Avviso ai lettori, è pur sempre quello di Energie Nove, ossia di formare
una classe politica nuova ma, ora si aggiunge, che sia cosciente delle esigenze
sociali nascenti dalla partecipazione del popolo alla vita dello stato italiano.
E poiché l'Unità di Salvemini ha cessato le pubblicazioni, La Rivoluzione Liberale
intende proseguire quegli sforzi di riorganizzazione morale che nell'Unità si
avvertirono. E nel Manifesto inaugurale espone il programma della rivista. La
Rivoluzione Liberale pone come base storica di giudizio una visione integrale e
rigorosa del nostro Risorgimento; contro l'astrattismo dei demagoghi e dei
falsi realisti esamina i problemi presenti nella loro genesi e nelle loro
relazioni con gli elementi tradizionali della vita italiana; e inverando le
formule empirico-tradizionaliste del liberismo classico all'inglese, afferma
una coscienza moderna dello Stato, che prenda in considerazione anche i più
sottili, ma non di certo trascurabili, trapassamenti dialettici della storia. Vi
pubblica la Storia dei comunisti torinesi scritta da un liberale e a maggio
dedica un numero intero all'emergente movimento fascista. Il mese successivo
consegue la laurea e, l'anno seguente, pubblicherà la sua tesi su ALFIERI (si
veda). E vivamente colpito dagli scritti del patriota e federalista italiano Cattaneo,
del quale è uscita in quei giorni un'antologia curata da Salvemini, che egli
incontra a Torino. Su CATTANEO ci siamo intesi, egli è assai vicino alle idee
che gli ho espresso. Su Cattaneo scrive un articolo sull'Ordine Nuovo sono i
giorni della devastazione fascista della sede della rivista comunista firmandosi
Baretti: rappresentante della critica del processo unitario risorgimentale, CATTANEO
è emarginato dalla classe dirigente moderata. Eppure CATTANEO avversa non
l'unità, ma l'illusione di risolvere con il mito dell'unità tutti i problemi
che invece si potevano intendere soltanto nella loro specifica realtà autonoma,
regionale senza atteggiarsi a profeta, senza l'enfasi dell'apostolo, capì che
il fondare una nazione non era impresa di letterati entusiasti, cercò nelle
tradizioni un linguaggio di serietà, un ammaestramento di cautela. E lo
condannarono alla solitudine e all'impopolarità, e diedero a lui, uomo positivo
e realista, un ufficio di Cassandra, predicante al deserto. Favorito
dall'inerzia dei Savoia e dalla complicità dei dirigenti liberali, il fascismo
procede alla conquista del potere e G. non s'illude che con esso si possa
venire a compromessi e lo si possa acquistare alla causa democratica. Scrive
L'elogio della ghigliottina: bisogna sperare «che i tiranni siano tiranni, che
la reazione sia reazione, che ci sia chi abbia il coraggio di levare la
ghigliottina, che si mantengano le posizioni fino in fondo. Chiediamo le
frustate, perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia, perché si possa veder
chiaro» e che «noi siamo come la dura scorza di una noce: proteggeremo i nostri
ideali dalla sopraffazione con tutte le nostre forze e fin quando possibile».
Sposa Prospero: vanno ad abitare nella sua casa natale di via XX Settembre, che
diviene anche la sede della casa editrice che egli fonda, col suo nome: la G.
editore, che pubblicherà, in poco più di due anni, oltre cento titoli. In
qualità d'editore, G.porta in Italia, traducendoli, alcuni dei libri e degli
autori simbolo del pensiero liberale classico, come Mill. È tra i primi a pubblicare i libri di Einaudi
ed è lui a pubblicare la prima edizione di Ossi di seppia, una delle più famose
raccolte di poesia di Montale. I libri editi furono in molti casi dati alle
fiamme o comunque distrutti sotto il fascismo e, per questo motivo, sono in
molti casi introvabili, come il volume dedicato al socialista Matteotti, di cui
esistono pochissime copie. Tutti i suoi libri riportano in copertina un
motto liberale, scritto in greco antico in modo circolare, che recita
testualmente "Cosa ho a che fare io con gli schiavi?". G e Prospero
si trasferiranno poi in via Fabro 6, attuale sede del Centro di studi a lui
intitolato. E arrestato perché sospetto di appartenenza a gruppi sovversivi che
complottano contro lo stato italiano. Rilasciato cinque giorni dopo, subisce un
nuovo arresto, provocando un'interrogazione parlamentare alla quale il governo
risponde che era stato redattore dell'Ordine nuovo di Torino, giornale anti-nazionale;
la rivista che egli dirige, conduce da tempo una campagna contro le istituzioni
e IL GOVERNO FASCISTA; il prefetto si è perciò sentito in diritto di far
operare una perquisizione e il fermo di G. per misure di ordine
pubblico». G. replica con una lettera ai giornali, ribadendo la sua
funzione di oppositore del fascismo, e aggiunge, nei libri stampati dalle sue
edizioni, il motto Che ho a che fare io con gli schiavi? Dopo aver preso le
distanze da PREZZOLINI (si veda), che ha scelto il disimpegno di fronte al
fascismo, rinnega anche il suo originario gentilismo. GENTILE è incapace di dar
ragione di ogni fatto politico, nel suo semplicismo pratico la filosofia
gentiliana mostra caratteristicamente i suoi limiti e la nessuna aderenza al
reale. Le tematiche liberali maggiormente sentite trovano una prima e ultima
sistemazione in La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia,
frutto maturo delle esperienze giornalistiche precedenti, dato alle stampe. L'opera
è divisa in quattro parti: L'eredità del risorgimento, La lotta politica in
Italia, La critica liberale, Il fascismo. La fretta con cui vuol dare alle
stampe questo saggio di lucida analisi politica gli impedisce di curare bene le
parti marginali. Così succede che "L'eredità del Risorgimento"
venga solo abbozzata: «Il problema italiano non è di autorità, ma di autonomia:
l'assenza di una vita libera fu attraverso i secoli l'ostacolo fondamentale per
la creazione di una classe dirigente, per il formarsi di un'attività economica
moderna e di una classe tecnica progredita. Un Risorgimento calato dall'alto,
che di popolare non aveva nulla. La sfida era riempire di liberalità le
istituzioni liberali formalmente create. Nel primo dopoguerra assiste a
qualcosa di assolutamente nuovo: la nascita dei partiti di massa (Partito
Popolare Italiano e Partito Comunista d’Italia saranno una prima versione dei
due partiti più importanti della cosiddetta Prima Repubblica. Ma questo non
basta. Per anni la lotta politica non riuscì a dare la misura della lotta
sociale. Una cosa erano le questioni politiche, un'altra le esigenze sociali,
ma queste «non possono essere separate dalla politica al pari di come un felino
astuto non si ciberà del formaggio ma ne farà da esca per il topo. La seconda parte
si divide in sei capitoli. Ciascun capitolo è un fattore della lotta politica:
sono presenti liberali e democratici, popolari (sviluppate le figure di TONIOLO
(si veda), MEDA (si veda), e STURZO (si veda)), socialisti, comunisti (grande
spazio dato a GRAMSCI (si veda)), nazionalisti (emblematico il pensiero di ROCCO
(si veda)) e repubblicani. La terza parte è il cuore pulsante del saggio:
una proposta concreta per fare politica senza dimenticare la società. La lotta
di classe è per G. strumento di formazione di una nuova élite, una via di
rinnovamento popolare. Insomma, la lotta politica deve essere lotta sociale. In
politica ecclesiastica, si rifà alla pregiudiziale cavouriana della laicità,
come necessità da mantenere (cosa che verrà invece negata dai Patti
Lateranensi). Per la discussione sulle modalità d'elezione, è convinto fautore della proporzionale. Il
collegio uni-nominale aveva corrotto il rappresentante in tribuno. Solo
con la proporzionale gli interessi si organizzano, così che l'economia venga
elaborata dalla politica. Di grandissima attualità è la parte dedicata al
problema dei contribuenti. Il contribuente italiano paga bestemmiando lo stato
italiano. Non ha coscienza di esercitare, pagando, una vera e propria funzione
sovrana. L'imposta gli è imposta. Una rivoluzione di contribuenti in Italia in
queste condizioni non è possibile per la semplice ragione che non esistono
contribuenti. È quindi necessario per lui raggiungere una maggiore maturità
economica e sociale. Il popolo doveva comprendere l'importanza di contribuire
nello Stato, e imparare il valore dell'onestà. Per questo richiama attenzione
sul problema scolastico. In un mondo fatto per grossa parte da analfabeti o
semi--analfabeti, la questione era fondamentale. Manca un numero sufficiente di
maestri, perciò si sarebbe dovuto mobilitare chiunque in grado di saper
insegnare (anche preti, massoni, bolscevichi e così via). La questione
non evita di trattare l'aspetto economico. Contro il parassitismo pensa che
fosse utile tagliare stipendi e investimenti, così da distinguere la vocazione
all'insegnamento dalla vocazione al parassitare. In politica estera prospetta
un ruolo importante per l'Italia a Versailles. E convinto della possibilità di ottenere
un buon accordo attraverso una mediazione. Nella quarta ed ultima parte vi è
una rapida esposizione del perché si oppone con ogni mezzo al fascismo. Si è
detto che per l'autore la lotta sociale deve essere portata in Parlamento e dar
vita a una lotta politica efficiente ed efficace. MUSSOLINI invece fa in
modo da soffocare la lotta politica, quando questa più di ogni altra cosa era
necessaria all'Italia. Così il duce e l'eroe rappresentativo di questa
stanchezza e di questa aspirazione di riposo» che si esplicava nel tacito
consenso della popolazione allo sradicamento di ogni lotta politica nella
nazione. In modo profetico, da esperto conoscitore del pensiero di Hegel qual
era, prevede e mette in guardia delle conseguenze della concessione del potere
a MUSSOLINI secondo le dinamiche della dialettica servo-signore ipotizzando una
guerra civile imminente. Il saggio è fortemente militante. Nella nota a conclusion,
è chiaro: cerca collaboratori, non lettori. vuole la rivoluzione liberale, cioè
un nuovo liberalismo; nutre una forte avversione per IL FASCISMO, anche perché
non è qualcosa di nuovo ma, anzi, il risultato ottenuto da coloro che hanno
governato l'Italia: è quindi una condanna della vecchia classe dirigente
liberale. Il fascismo nasce dall'invadenza del cattolicesimo e dalla demagogia
dell'Italia liberale: Fascismo come autobiografia della nazione, il fascismo è,
insomma, solo l'incancrenirsi dei mali tradizionali della società
italiana. La società tradizionale italiana re-agisce sostenendo una forza
conservatrice come quella del fascismo, anche se in realtà qualcosa di buono
nell'Italia del primo dopo-guerra vi era stato: il proletariato (soprattutto
quello torinese) che tenta di assumere su di sé la responsabilità di mutare lo
stato delle cose. La borghesia ha perso ogni funzione propositiva. La
borghersia è una classe parassitaria che si è adagiata e aspetta tutto dallo stato
italiano. Si blocca così ogni istanza di rinnovamento. La funzione liberale e
libertaria è assunta dal proletariato. Le considerazioni politiche di risentono
della sua opinione sulla storia italiana, in “Risorgimento senza eroi” G.
descrive questo periodo come un'epopea patriottarda di cui simbolo è MAZZINI
(si veda) (tante parole, pochi fatti): al Risorgimento sono mancati il
pragmatismo e il realismo. Ci sono due eroi nel Risorgimento e sono CATTANEO
(si veda) e CAVOUR (si veda), due figure assai distanti tra loro ma
accomunabili per il loro pragmatismo: CATTANEO gli piace a per la sua volontà
di operare, per la capacità di propugnare istanze pragmatiche e vuote di
retorica. CAVOUR (si veda) è uomo che media per raggiungere degl’obiettivi, ha
mire di lungo periodo. Il Risorgimento di CATTANEO è sconfitto, ma non quello
di CAVOUR (si veda). Entrambi, però, hanno instillato nella società italiana lo
spirito della competizione e l'ideale di assunzione di responsabilità. La
società italiana si regge su ruoli e cariche già predefiniti, è statica e
stagnante. Il proletariato, però, si ribella a ciò, rifugge situazioni già
prestabilite per costruire una società nuova in cui ciascuno sarà libero di
esprimersi. La persecuzione, l'esilio e la morte. Si reca in Francia, a
Parigi e poi a Palermo, per incontrare alcuni amici conosciuti durante il
recente viaggio di nozze. I suoi spostamenti sono seguiti dalla polizia
italiana e, Mussolini telegrafa al prefetto di Torino, Palmieri: “Mi si
riferisce che noto G. sia stato recentemente a Parigi e che oggi sia a Palermo.
Prego informarmi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo
insulso oppositore di governo.” Il prefetto obbedisce. Viene percosso, la sua
abitazione perquisita e le sue carte sequestrate. Come scrive a Lussu, la
polizia sospetta che egli intrattenga rapporti in Italia e all'estero per
organizzare le forze antif-asciste. È il giorno che precede la scomparsa
di Matteotti, il cui corpo verrà ritrovato solo in agosto, ma subito si ha la
certezza che si tratti di un omicidio perpetrato da sicari fascisti. Ne traccia
un profile. Non ostenta presunzioni teoriche: dichiara candidamente di non aver
tempo per risolvere i problemi filosofici perché doveva studiare i bilanci e
rivedere i conti degli amministratori socialisti vide nascere nel Polesine il
movimento fascista come schiavismo agrario, come cortigianeria servile degli
spostati verso chi li paga; come medievale crudeltà e torbido oscurantismo Sente che per combattere utilmente il fascismo
nel campo politico occorre opporgli esempi di dignità con resistenza tenace.
Farne una questione di carattere, di intransigenza, di rigorismo. Auspica,
dalle colonne della sua rivista, la formazione di "Gruppi della
Rivoluzione Liberale", formati da uomini di tutti i partiti anti-fascisti,
che combattano il fascismo, questo fenomeno politico che trae i motivi del suo
successo e della sua conservazione dalla creazione di un esercito di parassiti
dello stato italiano. Occorre, a questo scopo, formare un'economia moderna con
un'industria libera da ogni protezionism e da ogni paternalismo di Stato e con una
classe proletaria politicamente intransigente aiutare i partiti seri e moderni
a liberarsi dei costumi giolittiani. La guerra al fascismo è questione di
maturità storica, politica, economica. Questi articoli e quello in cui accusa
il deputato fascista, grande invalido di guerra, Delcroix, di manovre
parlamentari definite aborti morali, provocano il sequestro della rivista ed
una violenta aggressione da parte di uno squadrone fascista. Persino un
articolo di Fiore contro il criminale fascista Dumini, apparso su La Rivoluzione
Liberale, fornisce il pretesto al prefetto di Torino di sequestrare la rivista.
Con Fiore e con Dorso pubblica un Appello ai meridionali e con il Saluto
all'altro parlamento appoggia l'iniziativa aventiniana, dalla quale si aspetta
un'opposizione intransigente e un esempio di rinnovamento dei costumi
parlamentari italiani. Fonda una nuova rivista, Il Baretti, alla quale
collaborano, tra gli altri, Monti, Sapegno, Croce e Montale. Come La
Rivoluzione Liberale è dedicata a temi storico-politici, così la nuova rivista
vuole essere riservata alla critica letteraria e all'estetica. Il riferimento a
Baretti, letterato italiano vissuto a lungo all'estero, e alla sua Frusta
letteraria, esempio di polemica vivace e irriverente, sottintende, scrive nel
numero d'esordio, «una volontà di coerenza con le tradizioni di battaglia
contro culture e letterature costrette nei limiti della provincia, chiuse dalle
frontiere di dogmi angusti e di piccole patrie». In ossequio alle
direttive mussoliniane, proseguono i sequestri della sua rivista. Rimedieremo
ai sequestri rifacendo l'edizione, scrive Gobetti e anche quel numero viene sequestrato
con il pretesto di scritti diffamatori dei poteri dello Stato e tendenti a screditare
le forze nazionali. Cura La Libertà di Mill, con la prefazione di Einaudi, il
quale scrive che quando, per fiaccare la voce dei ribelli, si assevera dai
dominatori la unanimità del consenso, giova rileggere i grandi libri sulla
libertà. Anche produrre citazioni di scrittori del passato che non collimino
col pensiero del Regime può essere tendenzioso e perciò provocare il sequestro
della rivista. E arrestato Salvemini, che ha pubblicato sul foglio clandestino
Non Mollare l'articolo MUSSOLINI il mandante. Altri sequestri de La Rivoluzione
Liberale avvengono. Un periodo di serenità per Piero e la moglie Ada che
aspetta un bambino è rappresentato da un viaggio a Parigi e a Londra. A Parigi
pensa di stabilire una sua casa editrice: «Credo che solo da Parigi, solo in
francese, solo con la solidarietà dello spirito francese un italiano possa fare
con utilità un'opera pratica di intelligenza europea. S'intende senza chauvinisme
francese. D'altra parte, intende ancora rimanere in Italia. Rimarrò in Italia
fino all'ultimo. Sono deciso a non fare l'esule. Fanno ritorno a Torino e è
nuovamente vittima dei pestaggi squadristi, ma è ancora intenzionato a rimanere
in Italia. Bisogna amare l'Italia con orgoglio di europei e con l'austera
passione dell'esule in patria, scrive nell'articolo Lettera a Parigi, per
capire con quale serena tristezza e inesorabile volontà di sacrificio noi
viviamo nella presente realtà fascista. Le nostre malattie e le nostre crisi di
coscienza non possiamo curarle che noi. Dobbiamo trovare da soli la nostra
giustizia. E questa è la nostra dignità di anti-fascisti. Per essere europei
dobbiamo su questo argomento sembrare, comunque la parola ci disgusti,
nazionalisti. Poiché i ripetuti sequestri a nulla hanno valso, e che il
periodico in parola, sotto l'aspetto di critiche e di discussioni politiche,
economiche, morali e religiose, che vorrebbero assurgere ad affermazioni e
sviluppi di principi dottrinari, mira in realtà, con irriverenti richiami, alla
menomazione delle Istituzioni Monarchiche, della Chiesa, dei Poteri dello
Stato, danneggiando il prestigio nazionale, e nel complesso può dar motivo a
reazioni pericolose per l'ordine pubblico, persistendo in violazioni sempre più
gravi ai vigenti decreti sulla stampa», il prefetto d'Adamo diffida «il
Direttore responsabile del periodico La Rivoluzione Liberale, ai sensi e per gli effetti di cui all'art.” ad
adeguarsi alle direttive del Regime e poiché la rivista disattende l'ordine, il
prefetto ingiunge la cessazione definitiva delle pubblicazioni e la
soppressione della stessa casa editrice per attività nettamente anti-nazionale.
D'ora in avanti sarò palesatamente costretto all'infelice dissenso. La libertà
d'opinione è stata soppressa come una rete che viene sradicata: senza
possibilità di dialogare sono destinato ad essere sopraffatto. A cosa serve
più, ora, fare finta? G., che ora soffre anche di scompensi cardiaci, provocati o aggravati dalle violenze subite,
pensa di lasciare l'Italia per proseguire in Francia l'attività editoriale. Nasce
a Torino il figlio Paolo, che durante la seconda guerra mondiale diventerà
partigiano e poi giornalista per l'Unità, oltreché storico del cinema. Scrive
una lettera a Fortunato. Parto per Parigi dove farò l'editore francese, ossia
il mio mestiere che in Italia mi è interdetto. A Parigi non intendo fare del
libellismo, o della polemica spicciola come i granduchi spodestati di Russia;
vorrei fare un'opera di cultura, nel senso del liberalismo europeo e della
democrazia moderna. Parte da solo per Parigi. Alla stazione di Genova viene a
salutarlo Montale. Si ammala di una
bronchite, che esacerba gravemente i suoi problemi cardiaci. Trasportato in una
clinica di Neuilly-sur-Seine, vi muore assistito da Fausto, Nitti, Prezzolini e
Emery. È sepolto nel cimitero parigino di Père-Lachaise. Saggi:“La
filosofia politica di ALFIERI (si veda)” (Torino, G); “La frusta teatrale,
Milano, Corbaccio, Casorati. Pittore, Torino, G., “Dal bolscevismo al fascismo:
note di cultura politica” (Torino, G.); Il teatro di Pea, in Pea, Rosa di Sion,
Torino, Gobetti, Matteotti, Torino, G., Postfazione di M. Scavino, Edizioni di
Storia e Letteratura, col titolo Per Matteotti. Un ritratto, Il Melangolo,
Genova, “La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia,
Bologna, Cappelli, Opere edite e
inedited; “Risorgimento senza eroi” “Piemonte nel Risorgimento, Torino,
Baretti, Paradosso dello spirito russo, Torino, Baretti, Opera critica “Arte,
religione, filosofia, Torino, Baretti, Teatro, letteratura, storia, Torino,
Baretti, Scritti attuali, Roma,
Capriotti, Coscienza liberale e classe operaia, P. Spriano, Torino, Einaudi, Opere
complete, Scritti politici, P. Spriano, Torino, Einaudi, SAGGI FILOSOFICI storici, letterari Spriano,
Torino, Einaudi, Critica teatrale, Guazzotti e Gobetti, Torino, Einaudi, L'editore
ideale. Frammenti autobiografici con iconografia, F. Antonicelli, Milano,
All'insegna del pesce d'oro, Energie nove, Torino, Bottega d'Erasmo, Baretti, Torino,
Bottega d'Erasmo, Lettere dalla Sicilia, nota di G. Chimirri, introduzione di N.
Sapegno, Palermo, Nuova editrice meridionale, Nella tua breve esistenza.
Lettere on Ada G., E. Perona, Collana NUE Torino, Einaudi, Collana Piccola
Biblioteca. Nuova serie, Einaudi, Con animo di liberale. G.e i popolari.
Carteggi Bartolo Gariglio, Milano, Angeli, Dizionario delle idee, Bucchi, Roma,
Riuniti, Antifascismo etico. Elogio dell'intransigenza, M. Gervasoni, Milano,
M&B Publishing, Carteggio Ersilia Alessandrone Perona, Torino, Einaudi, Che
ho a che fare io con i servi? Zibaldone politico, Reggio Emilia, Aliberti, Il
giornalista arido Articoli Collana Classici idel giornalismo, Torino, Aragno, Carteggio
Ersilia Alessandrone Perona, Torino, Einaudi,,
Biografia di G. M. Brosio, Riflessioni
su G., G., L'editore ideale, G., L'editore ideale, c N. Bobbio, Italia fedele.
Il mondo di G., Nella tua breve esistenza. Lettere G., Energie Nove, Lettera a Prospero, Nella tua breve esistenza,
Diario, L'editore ideale, Levi, Introduzione agli Scritti politici Togliatti,
I parassiti della cultura, in L'Ordine Nuovo, Gramsci, Contributi a una nuova
dottrina dello stato e del colpo di stato, in L'Ordine Nuovo, Nella tua breve
esistenza, Cabella, Elogio della libertà. Torino, Il Punto, L'editore ideale, G,
Rivoluzione liberale, Nella tua breve esistenza, G., La Rivoluzione liberale,
in «Scritti politici», Scritti politici,
Nella tua breve esistenza, Manifesto della Rivoluzione Liberale, Nella tua breve esistenza, La rivoluzione
Liberale, Elogio della Ghigliottina, Dizionario Biografico degl’Italiani La Rivoluzione Liberale, I miei conti con
l'idealismo attuale, G, La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in
Italia, C. Levi, in «Introduzione agli Scritti politici di G., La Rivoluzione
Liberale, Gruppi della Rivoluzione Liberale, La Rivoluzione Liberale, Come
combattere il fascismo, Colombo, Hutchings, G., G.AND MATTEOTTI, Il Politico, In, La cultura francese nelle riviste e nelle
iniziative editoriali di G., Lettera ad Prospero, Basso, Anderlini, Le riviste
di G., Feltrinelli, Prezzolini, G. e La Voce, Firenze, Sansoni, M. Brosio,
Riflessioni su G, Quaderni della Gioventù liberale italiana di Torino, G.
Bergami, Guida bibliografica degli scritti, Collana Opere di G., Torino,
Einaudi, P. Spriano, GRAMSCI (si veda) e G., Torino, Einaudi, Carlino, Politica
e dialettica in Gobetti, Lecce, Milella, P. Bagnoli, Gobetti. Cultura e politica di un liberale
del Novecento, Firenze, Passigli, U. Morra di Lavriano, Vita, pref. di N. Bobbio, Torino, Tipografico, G. e
la Francia, Milano, Franco Angeli, Luigi Anderlini, Gobetti critico, in Letteratura
italiana. I critici, Milano, Marzorati, G. e gl’intellettuali del Sud, Napoli,
Bibliopolis, G. Marzi, G. e CROCE (si veda), Urbino, Quattroventi, Cabella,
Elogio della libertà. Torino, Il Punto, Marco Gervasoni, L'intellettuale come
eroe. G. e le culture, Firenze, La Nuova Italia, Bagnoli, Il metodo della
libertà. tra eresia e rivoluzione,
Reggio Emilia, Diabasis, Gariglio, Progettare il postfascismo. G. e i
cattolici, Milano, Franco Angeli, Virgilio, G.. La cultura etico-politica del
primo Novecento tra consonanze e concordanze leopardiane, Manduria-Bari-Roma,
Lacaita, Angelo Fabrizi, «Che ho a che fare io con gli schiavi?». G. e ALFIERI
(si veda), Firenze, Fiorentina, Mazzei, G.. Profilo di un rivoluzionario
liberale, Firenze, Pugliese, Gariglio, L'autunno delle libertà Lettere ad Ada
in morte di G,, Torino, Bollati, Erba, G., Intellettuali laici italiani,
Padova, Grasso, Ciampanella, Senza illusioni e senza ottimismi. Prospettive e
limiti di una rivoluzione liberale, Roma, Aracne, Socialismo liberale
Liberalismo sociale Salvemini Amendola Croce Alfieri Matteotti Il Baretti La
Rivoluzione liberale. Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario
biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Opere di Centro
Studi G,, su centro G.. «La Rivoluzione Liberale» G., Il liberalismo in Italia,
G. Iacchini, Quando la libertà è rivoluzionaria: G., su radicalsocialismo. La
casa di G. in via XX Settembre a Torino, su multimedia la stampa. Nome
compiuto: Piero Gobetti. Gobetti. Keywords: implicatura, fascismo, Mussolini,
Gentile. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Gobetti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Gonnella: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale e la filosofia del diritto
romano – filosofia romana – filosofia pugliese – scuola di Bari -- filosofia
italiana -- Luigi Speranza
(Bari). Abstract. Grice’s
specialty was the philosophisma, as he called it. “Like a sophism, but made
consciously by a philosopher! He reformulates one concerning ‘cause’ and ‘voluntary’
– according to the philosophisma, cause and voluntary are used when the agent
is at ‘fault’ – this relates to ‘sanction’ and ‘punishment’ but in the context
of Roman law: dura lex, sed lex. Keywords:
cause at fault. Filosofo italiano. Filosofo pugliese. Filosofo barese. Bari,
Puglia. Grice: “Like
Foucault, and a few English philosophers who explored the conceptual
intricacies of the ‘justification’ of punishment, Gonnella’s oeuvre is
brilliant!” Saggi: “Il diritto (non) ci salverà, Il
Manifesto, Detenuti stranieri in Italia.
Norme, numeri e diritti, Scientifica,. Carceri. I confini della dignità, Jaca, La
tortura in Italia, Derive Approdi,. Jailhouse Rock, cento musicisti dietro le
sbarre, Arcana,. Il carcere spiegato ai ragazzi, Il Manifesto, Patrie galere,
Carocci, Sviluppo urbano e criminale, a Roma, Sinnos, Il collasso delle carceri italiane. Sotto la
lente degli ispettori europei, Sapere Consiglio d'Europa, Bisogna aver visto.
Il carcere nella riflessione degl’anti-fascisti, Edizioni dell’Asino,. I
paradossi del diritto. Scritti in omaggio a Resta, Roma TrE-Press, Giustizia e carceri secondo papa Francesco, Jaca,.
Onorare gli impegni. L'Italia e le norme contro la tortura, Sinnos, Inchiesta
sulle carceri italiane, Carocci, Il Carcere trasparente. Primo rapporto
nazionale sulle condizioni di detenzione, Castelvecchi. Nome compiuto: Patrizio
Gonnella. Gonnella. Keywords: filosofia del diritto romano, sanction,
punishment. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Gonella” – The Swimming-Pool
Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Goretti:
la ragione conversazionale e la co-azione istituzionale – filosofia fascista – filosofia
piemontese – filosofia torinese – scuola di Torino -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Torino). Abstract. Grice most clearly
philosophised on what Italians call ‘equità’ in the description of the Immanuel
– a set of maxims qua counsels of prudence that may be universalizable and a
section of which is the conversational Immanuel. No maxim is formulated such
that it does not apply to all. Keywords:
equità. Filosofo italiano. Filosofo piemontese. Filosofo torinese. Torino,
Piemonte. Si laurea a Torino sotto SOLARI (si veda). Fequenta MILANO, dove
incontra MARTINETTI (si veda). Segretario del Congresso Nazionale di Filosofia,
organizzato dalla Società filosofica italiana. Il Congresso è sciolto dalle
autorità dopo appena due giorni. Firmano la lettera di protesta indirizzata al
rettore Mangiagalli, nel quale si protesta in nome della libertà degli studi e
della tradizione italiana contro un atto di violenza che impedisce l'esercizio
della discussione filosofica.” Al momento del giuramento di fedeltà, necessario
per entrare nella carriera universitaria o per proseguirla, si rifiuta e resta
così al di fuori della carriera accademica; svolge attività professionale a
Milano, e collabora alla Rivista di filosofia (anche quale componente del
comitato direttivo). Frequenta Palazzo Fossati in Via Ciro Menotti a
Milano. MARTINETTI (si veda) lascia la sua biblioteca privata in legato a RUFFINI
(si veda), SOLARI (si veda), e G.. La biblioteca verrà poi conferita dai
rispettivi eredi alla Fondazione Martinetti per gli studi di storia
filosofica di Torino; oggi nel palazzo presso
la biblioteca della facoltà di Filosofia. G. è riammesso nel mondo
universitario e assume per concorso la cattedra di filosofia del diritto;
insegna a Ferrara. Ferrara ha intitolato una via a G., filosofo patriota".
L'animale come soggetto di diritto Prolifico filosofo del diritto, autore di
scritti su Kant, Sorel, Bradley, cura Špir, Bradley, Green), a G. si deve il
primo intervento che qualifica l'animale come “soggetto di
diritto”. Martinetti pubblica “L’animo del animale” in cui aveva
sottolineato che il animale possede intelletto e coscienza e, in generale, un
animo, come emergeva dagli lo studio
dello “atteggiamento, gesto, la fisionomia.” Questo animo e vita animale è
“forse estremamente diversa e lontana” da quella del homo sapiens” ma “ha
anch'essa la carattere della coscienza e non può essere ridotta ad un semplice
meccanismo fisiologico. G. va oltre, fino ad affermare che l’ animalee vero e
proprio un “*soggetto* (“soggeto di diritto” e che l'animale ha una “coscienza
giuridica” e una percezione del giuridico. In tal modo, anticipa tematiche
proprie della bioetica e dell'etologia. Nonostante l'originalità e
l'innovatività delle posizioni assunte, il suo manifesto non ha avuto fortuna
ed è stato del tutto trascurato dal dibattito animalista e negli studi di
etologia. Come non possiamo negare all'animale in modo sia pure
crepuscolare l'uso della categoria della causalità, così non possiamo escludere
che l'animale partecipando al nostro mondo non abbia un senso di quello che può
essere la proprietà e l'obbligazione. Casi innumerevoli dimostrano come un cane
e custode geloso della proprietà del suo padrone e come ne compartecipa
all'uso. Dve operare in esso questa visione della realtà esteriore come cosa
propria, che nell’homo sapinens arriva alle costruzioni raffinate dei giuristi.
È assurdo pensare che l'animale che rende un servizio al suo padrone che lo
mantiene agisca soltanto istintivamente. Deve pure sentire in sé in modo
sensibile questo rapporto di servizi resi e scambiati – cf. Grice, lo scambio
conversazionale --. Naturalmente l'animale non potrà arrivare al concetto di
ciò che è la proprietà e l'obbligazione. Basta che dimostri di fare uso di
questi principî che in lui operano ancora in modo osensibile.» (“
L’animale quale soggetto – e soggeto di diritto”). Nella filosofia del diritto si
individuano tre teorie dell'"istituzionalità nel giuridico":
istitutismo: teoria del diritto quale insieme di istitutito e concepito come
una sorta di azione co-ordinata, costituente un equilibrio tipico e costante di
finalità che si fissa in un complesso di mezzi, una costruzione. Per l
istituzionalismo la istituzione (Romano, Hauriou). neo-istituzionalismo: il
diritto è rappresentato da un “fatto” istituzionale (McCormick, Weinberger). Saggi:
“La forma giuridica” (Isis, Milano); “Il sentimento giuridico” (Solco", Città
di Castello); “I fondamenti del diritto” (Lombarda, Milano); “Liberalismo”
(Pirola, Milano); “Norma giuridica, atto giuridico” (Bianciardi, Lodi); “Istituto
giuridico” (Bianciardi, Lodi); “Norma giuridica” (Milani, Padova); "Rivista
di filosofia", L'animale, soggetto, e soggeto di diritto, "Rivista di
filosofia", Recensione di Schmitt, Die Diktatur. Von den Anfängen des
modernen Souveränitätsgedankens bis zum proletarischen Klassenkampf,
Duncher et Humblot, München-Leipzig, "Rivista di Filosofia", Recensione di R. Smend, Verfassung und
Verfassungsrecht, "Rivista di Filosofia", Introduzione a A. Spir, La
giustizia, Lombarda, Milano, Il saggio politico sulla costituzione del
Württenberg, "Rivista di filosofia", “Legge e norma, "Rivista di
filosofia", La filosofia pratica W. Schuppe, "Rivista di
filosofia", “Bradley, "Rivista
di filosofia", “La conoscenza etica, "Rivista di filosofia", “L'idea
di patria”, "Rivista di filosofia", L'idealismo rappresentativo”,
"Rivista di filosofia", Recensione di Calamandrei, Elogio dei giudici
scritto da un avvocato, in "Rivista di filosofia", La metafisica della
conoscenza, "Rivista di filosofia", Il dolore nel pessimismo di A. Spir, "Rivista
di filosofia", L’individualità, "Rivista di filosofia", Il saintsimonismo,
"Rivista di filosofia", Diritti e doveri giuridici in relazione alla
norma giuridica, "Archivio della Cultura italiana", L'istituzione
dell'eforato in Sparta, "Archivio della Cultura italiana", “La valutazione
tecnica della realtà, "Archivio della Cultura italiana", Martinetti, "Archivio
della Cultura italiana", L'impiego delle categorie o dei concetti puri ed
il valore della co-azione e inter-azione -- e dei postulati nella filosofia
giuridica” "Annali della Ferrara",
Recensione di Candian, Avvocatura, Milano, in "Annali della Ferrara", Il
liberalismo, "Rivista internazionale di filosofia del diritto", L’istituzione
in senso tecnico ed l’istituto giuridico nel realismo"Annali della
Ferrara", “Equità, "Scritti giuridici
in onore di Carnelutti", Filosofia
e teoria generale del diritto, Milani, Padova, L'umanesimo critico di France,
"Rivista di filosofia del diritto", Recensione di Erzbach,
"Rivista trimestrale di diritto e procedura civile", Rileggendo il
Filomusi Guelfi, "Rivista internazionale di filosofia del diritto", La
filosofia di MARTINETTI (si veda), "Memorie dell'Accademia delle Scienze
dell'Istituto di Bologna. Classe di Scienze Morali", Bologna, Considerazioni
critiche sul diritto sociale, "Annali della Ferrara", Scienze Giuridiche. L’acquisto ideale nella filosofia giuridica di
Kant, "Rivista di filosofia del diritto", Sulla sociologia della
diada e del gruppo sociale”. "Scritti di sociologia e politica in onore di
Sturzo", Zanichelli, Bologna, Isu
luigisturzo, Scritti su G. SOLARI (si
veda), Recensione, "Rivista di filosofia", BOBBIO (si veda), "Rivista
internazionale di filosofia del diritto", G. Roccia, Filosofia e realizzazione spirituale”
"Rivista internazionale di filosofia del diritto", Orecchia, voce “G.”
Enciclopedia filosofica, Venezia-Roma,
Istituto per la Collaborazione culturale, G., in Orecchia, Maestri italiani di
filosofia del diritto, Bulzoni, Roma, Castignone, I diritti animali: la
prospettiva utilitaristica, "Materiali per una storia della cultura
giuridica", D'Agostino, I diritti degl’animali, "Rivista
internazionale di filosofia del diritto", Pocar, Gl’animali non umani,
Laterza, Roma-Bari, Martinetti, Pietà verso gl’animali (Chiara), Il melangolo,
Genova, Lucia, G. e la bioetica e l'etologia, "Annuario di itinerari
filosofici", "Piacere, dolore, senso", Mimesis, Milano, Lorini,
Atti giuridici istituzionali, in Lorini, L’atto giuridico, Adriatica, Bari, Lucia,
Filosofia del diritto, Cortina Milano); Colombo, La filosofia come
soteriologia: l'avventura spirituale e intellettuale di MARTINETTI (si veda),
Vita e Pensiero, Milano, Galli, Schmitt nella cultura italiana. Storia,
bilancio, prospettive di una presenza problematica, "Storicamente", Lorini,
Due a priori del diritto: l'a priori del giuridico”; Fenomenologia del diritto.
Adolf Reinach, Mimesis, Milano, A. Pisanò, Diritti de-umanizzati: animali,
ambiente, generazioni future, specie umana, Giuffrè, Milano, Lettera, Martinetti
e Goretti a L. Mangiagalli in Martinetti Lettere Firenze, Massimo Mori, Rivista
di filosofia, -- "Segni e comprensione", Brixia Sacra. Memorie
storiche della Diocesi di Brescia, Solari, Fossati, Necrologio, "Rivista di
filosofia", Colombo, La filosofia come soteriologia: l'avventura
spirituale e intellettuale di
Martinetti, Vita e Pensiero, Milano, Luigi FossatiArchivi del Garda, in
Archivi del Garda. Paolo Di Lucia, Filosofia del diritto, Raffaello Cortina
editore, Milano, Attilio Pisanò, Diritti deumanizzati: animali, ambiente,
generazioni future, specie umana, Giuffrè, Milano, P. Martinetti, La psiche
degli animali in Saggi e discorsi, Paravia, Torino, ore in Pietà verso gli
animali (Alessandro De Chiara), Il Melangolo, Genova); “L'animale come soggetto
di diritto, in Rivista di filosofia, per estratto in Lucia, Filosofia del
diritto, Cortina, Milano, Lucia, Filosofia del diritto, Raffaello Cortina
editore, Milano, A. Pisanò, Diritti
deumanizzati: animali, ambiente, generazioni future, specie umana, Giuffrè,
Milano, “Istitutismo” è un neologismo coniato da Piovani, Mobilità,
sistematicità, istituzionalità della lingua e del diritto, Giuffré, Milano, cfr.
Lorini, Dimensioni giuridiche dell'istituzionale, Milani, Padova, Lorini, “La
dimensione giuridica dell'istituzionale, Milani, Padova, Cosa resta
dell'istituzionalismo, “L'ircocervo”, Glazel, “Tetracotomomia dell’ istituzionale” in
R. Renard, "Saggi in ricordo di Tanzi", Giuffré, Milano, M. Brutti,
Alcuni usi del concetto di struttura nella conoscenza giuridica, "Quaderni
fiorentini per la storia del pensiero giuridico", McCormick/Weinberger, Il
diritto come istituzione, M. La Torre, Milano, M. Torre, “Norma,
l’istituzionale, il valore: Per una teoria istituzionalistica del diritto,
Bari. Il pensiero filosofico di G. non è comprensibile se ricondotto solamente
al suo aspetto giuridico, brillantemente espresso all’interno dei suoi fondamenti
del diritto, ma necessita di un approfondimento che tocchi ogni ambito
speculativo della filosofia. Questo lavoro, quindi, pur mantenendo fermo il
fine di una delucidazione dei principi filosofici posti alla base della sua
concezione del diritto, fornirà un excursus preliminare sugli aspetti più
importanti del suo pensiero, conducendo il lettore all'interno del formalismo
gnoseologico kantiano, del volontarismo di Schopenhauer e dell’idealismo di
matrice britannica, esortando ulteriori approfondimenti su un autore il quale,
attraverso il proprio rigore morale (G, così come il suo maestro MARTINETTI (si
veda), risulta tra i non firmatari del [Un richiamo in nota al contesto storico
nel quale la filosofia del diritto di G. si sviluppa risulta tuttavia
necessario. Essa si inserisce all'interno di quell’indirizzo, chiamato
istituzionali, che identifica nell’istituzione il fulcro attorno al quale si
crea e si espande la vita associata. Inaugurato con gli studi di Hauriou in
Francia e ROMANO (si veda) in ITALIA, esso si pone in netta contrapposizione
con la teoria normativista di Kelsen. Il particolare interesse di G. per
l’idealismo di matrice anglo-sassone conferisce però al suo giuridicismo
filosofico un taglio innovativo rispetto, ad esempio, al più celebre
istituzionalismo di ROMANO (si veda), tanto da poterlo considerare come
istitutismo. Politics. Rivista di Studi Politici] GIURAMENTO DI FEDELTÀ AL
FASCISMO) dimostra l’autonomia dello spirito rispetto alla contingenza degl’avvenimenti
storici. Nella trattazione delle sue opere non verrà seguito un ordine
cronologico, ma una sistematica ricostruzione della sua dottrina. Questo è il
motivo per il quale La metafisica della conoscenza in Green (G.) e l’introduzione
alla sua etica (G.) rappresentano un punto di partenza necessario per la
successiva analisi del suo pensiero. È dunque dalle origini, dall’aspetto
gnoseologico, che questo lavoro prenderà le mosse, ed è proprio da uno spunto,
fornito dall’incompletezza della soluzione alla Ding an sich kantiana fornita
da Green, che Goretti elaborerà il suo impianto filosofico. L’esigenza di
ricongiungere forma e materia, di collegare il fenomeno con il noumeno, ha
condotto la filosofia, da Kant in poi, verso la strada di un idealismo
monistico. Quello che G. compie, invece, consiste in un’elegante risoluzione
del problema, la quale, pur non rinunciando al principio monistico, mette al
sicuro il formalismo kantiano da eventuali ricadute metafisiche. Per fare ciò,
egli si avvale del concetto di volontà elaborato da Schopenhauer, evitando le
sue derive pessimistiche e avvalorando il principio morale delineato da Green.
Quanto fin qui solamente accennato mette dunque in luce l’aspetto poliedrico
del pensiero di Goretti, in grado di spaziare tra gli autori e i campi della filosofia
più disparati, mantenendo comunque quel rigore logico ed espositivo che lo
rendono un autore unico nel suo genere. 1. Fenomeno e relazione: da Kant a
Green La filosofia di Green, come sottolinea Goretti, rappresenta una fusione
del pensiero critico di Kant e di Fichte (G.), una sintesi degli studi portati
avanti a partire dalla sua Introduction to Hume’s Treatise of Human Nature,
contenuta all’interno dei Collected Works (Green). Anche se i suoi Prolegomena
to Ethics, tradotti dallo stesso G. (Green), vengono di frequente considerati
come la concezione definitiva dell’autore (Goretti), portando spesso ed
erroneamente a giudicare la sua gnoseologia prettamente metafisica, la sua
capacità di analisi è riuscita ad andare ben oltre l’empirismo e il razionalismo
precedenti. È per questa ragione, dunque, che G torna, molto tempo dopo aver
tradotto l’opera del Green, a dedicare ulteriori studi volti a precisare e
confutare alcune delle conclusioni avanzate dal filosofo britannico. Attraverso
un’accurata scomposizione del suo apparato epistemologico, Goretti riesce a
salvare l’apparente e vuoto formalismo kantiano, che il Green aveva così
ardentemente tentato di eliminare. La teoria della conoscenza di Green si fonda
sulle osservazioni kantiane inerenti l’esistenza di una coscienza, in grado di
unificare e sistematizzare i dati dell’esperienza, considerati, fino ad allora,
come unica realtà possibile. Per Kant, ribadisce G., è La volontà formale
e il valore della norma giuridica in G. solo grazie alla natura del nostro
spirito che l’esigenza unificatrice, chiamata con il nome di appercezione
trascendentale, si manifesta (G.). L’esperienza, dunque, rappresenta il
complesso di unificazioni che il nostro spirito pone in essere sulla
molteplicità del sensibile. Da ciò, la celebre distinzione kantiana tra
prodotto della natura e prodotto dell’intelletto, che porta la filosofia verso
un Umänderung der Denkart (Kant). Tutto ciò che possiamo conoscere è derivabile
dalla nostra esperienza, mentre la realtà, ciò che è posto al di fuori del
mondo sensibile, non può essere conosciuto, il che equivale ad affermarne il
suo carattere a priori, in quanto strumento inconoscibile atto a conoscere. È
proprio su questo punto, tuttavia, che Kant incontra le maggiori difficoltà. Tentando
di superare le aporie humeane, pone in essere quella distinzione tra fenomeno e
cosa in sé che occuperà gran parte della speculazione filosofica successiva.
Nel tentativo di fornire una risposta adeguata a questo dilemma, senza
rientrare all’interno delle conclusioni delineate dall’idealismo tedesco, si
inserisce l’opera di Green. Come sottolineato da G., Green adopera una lingua
differente rispetto a quello utilizzato da Kant, il quale, secondo Green
stesso, gli permetterebbe di eludere il problema relativo alla cosa in sé. Egli
sostituisce, continua G., la locuzione kantiana phenomena con quella di
relations. Per mezzo di questa distinzione, Green è convinto di poter esprimere
in maniera più marcata la facoltà unificatrice dello spirito, evitando così di
cadere all’interno delle problematiche del razionalismo kantiano. L’errore di
Kant, sottolinea Green, è rinvenibile proprio nella separazione che egli opera
tra natura formaliter spectata e natura materialiter spectata. Questo errore
non è altro che un refuso dell’empirismo lockeano, rinvenibile in Kant
attraverso l’espressione Macht zwar der Verstand die Natur, aber er schafft sie
nicht (Selsam). Come sostiene
Green: If phenomena, as materialiter spectata, have such another nature, it
will follow that there is no ground for that conviction of there being some
unity and totality in things, from which the quest for knowledge proceeds. The
cosmos of our experience, and the order of things-in-themselves, will be two
wholly unrelated worlds (Green). Se si
vuole considerare la materia, continua Green, dobbiamo prendere in
considerazione l’esistenza di forze che generano il loro movimento comprese
nella rappresentazione del fenomeno stesso (G.). Il divenire, dunque, diventa
veicolo attraverso il quale la realtà spirituale si manifesta, una molteplicità
con la quale il nostro spirito limitato coglie l’unità. Esso rappresenta, per
Green, il processo causale della molteplicità stessa e non un prodotto della
realtà assoluta. La posizione di Green è molto particolare. Egli rinnega
l’esistenza di due elementi distinti, forma e materia, ma al tempo stesso, non
ricade nella sintesi degli opposti sviluppata da Hegel. Le cose che noi
osserviamo non sono scisse e frammentarie, ma rivelano l’esistenza di un
assoluto che non si muove seguendo un movimento dialettico. La realtà, secondo
Green, è una progressione di gradi di relazione e per questo motivo non può in
alcun modo trovarsi fuori dallo spazio e dal tempo. La molteplicità delle
relazioni, dunque, assume per Green il significato di qualità dello spirito,
che il nostro Io attribuisce alle cose, ma che non si trova nelle cose stesse
(G.). Queste conclusioni, sottolinea G., sono per Green il modo di superare il
dibattito intorno alla distinzione lockeana tra qualità primarie e qualità
secondarie. Mentre, per i sostenitori dell’empirismo, la differenza tra qualità
sussiste su di un piano sostanziale, cioè appartenente alla natura delle cose,
per Green, invece, essa è puramente graduale. L’unica diversità che le
caratterizza consiste nell’apparente priorità temporale che le prime dimostrano
nel manifestarsi. Questo evento è dovuto, spiega Green, alla predominanza
dell’elemento formale rispetto a quello empirico. Ogni relazione, dunque, è per
Green una qualità. Il centro della realtà rimane sempre l’Io, ma l’elemento
formale che Kant non era riuscito ad eliminare viene sostituito da gradi di
relazione. Queste affermazioni sono avvalorate ancor più da Green attraverso la
distinzione tra giudizi sintetici e giudizi analitici. Utilizzando l’enunciato
kantiano ogni corpo è esteso, non ci troviamo di fronte ad un giudizio
analitico, come Kant suppone, data la presenza del predicato all’interno del
soggetto, ma come per il secondo enunciato ogni corpo è pesante, stiamo
attribuendo al soggetto un grado di relazione meno complesso rispetto al
secondo (Green). La mera intuizione delle categorie di spazio e tempo non è
sufficiente per cogliere la distinzione tra diversi giudizi. Lo spazio offre
solamente la concezione di una figura, ma non di un corpo. Secondo Green,
dunque, Kant confonde il concetto di corpo con quello di figura. La conclusione
di Green, riporta G., è che ogni giudizio presuppone una sintesi che si può
scomporre in una analisi di relazioni, analisi che può portare ad ulteriori
sintesi (G.). Ogni relazione è dunque un grado di realtà maggiore o minore
rispetto all’unità che essa contribuisce a formare all'interno della nostra
conoscenza. Quanto finora brevemente riportato mette in luce l’atteggiamento
critico di Green rispetto alle problematiche formali espresse dalla filosofia
kantiana. Naturalmente, quanto emerso rispecchia solo una minima parte del
pensiero greeniano, in questa sede appositamente riassunto, ma fornisce gli
strumenti necessari per comprendere il punto di partenza attraverso il quale
Goretti ripartirà per formulare la sua teoria. Come sostiene G. «Non si può
certo affermare che Green abbia sempre esattamente compreso la filosofia di
Kant (G.). Le critiche che G. muove nei La volontà formale e il valore
della norma giuridica in G. confronti del filosofo oxonense parodiado da
Schiller (“you may serve it with greens”) riguardano proprio il suo tentativo
di eliminare, senza risolvere, il formalismo kantiano, ricadendo in quella
struttura monistica della quale già Fichte aveva tracciato le linee. Secondo G,
la concezione metafisica di Green è prettamente religiosa (G.; cfr. Seth), in
quanto ogni fenomeno, o relazione, è per lui un riverbero dell’assoluto che non
si esaurisce nella sua apparenza. Così facendo, continua G., Green non si
accorge di aver identificato l’assoluto stesso con la molteplicità delle sue
relazioni, senza mettere in conto la possibilità che un grado di realtà
inferiore, rispetto ad uno superiore, possa rappresentare solamente una
negazione, un’apparenza dell’assoluto (G.). Il dibattito sull’aspetto
monistico, o meno, della filosofia di Green è ovviamente molto ampio (vedi
Tyler) e le teorie le più disparate. Il percorso tracciato dalle sue tesi trova
il suo naturale sviluppo nelle dottrine del Bradley, il quale riduce le
relazioni stesse a provvisorie apparenze riproponendo, ancora una volta,
l’ombra di una realtà intellegibile (G.). Ma G. percorre una strada diversa, in
qualche modo innovativa rispetto al senso comune. Egli si serve di Schopenhauer
per liberarsi del rapporto dualistico tra realtà assoluta e materia, senza però
rinunciare alla categoria formale elaborata da Kant Il concetto di volontà in G.
Secondo G., l’unico ad aver intuito veramente cosa la materia rappresenti è
Schopenhauer (G.). Nella sua opera più famosa, Die Welt als Wille und
Vorstellung, Schopenhauer definisce la materia come apparenza sensibile della
volontà. Questa volontà non è altro che una forza che tende ad affermarsi e
realizzarsi. Essa non è più semplice materia inerte, come in Aristotele, ma
forza, voluntas. Questa forza si oppone alla conoscenza tanto da tramutarsi in
una noluntas, mettendo in moto quel processo che ci permette di conoscere le
vere fattezze del reale, pur non rinunciando al dualismo tra realtà fenomenica
e realtà assoluta. La volontà di conoscere, quindi, rischiara l’oscurità della
materia e rende il mondo reale accessibile all’uomo. Green aveva intuito questo
principio attraverso la definizione di dover essere e il suo concetto di moral
will, ma non era riuscito, sostiene G., a renderlo completo. È con
Schopenhauer, quindi, che la concezione volontaristica acquista finalmente
forma. 2 La strada percorsa da G risulta alquanto particolare poiché, pur
rimanendo all’interno dei canoni dell'idealismo (una sorta di idealismo religioso
ispirato in G. dallo studio delle opere di SPIR (si veda) e del suo amico a
maestro MARTINETTI (si veda)), non ne segue la normale evoluzione tracciata da
Fichte e conclusasi con Hegel, della quale CROCE (si veda) e GENTILE (si veda) sono
stati, in Italia, i due massimi, seppur sotto molti aspetti critici,
rappresentanti. Tuttavia, G. diverge dalla definizione di voluntas fornita da
Schopenhauer. Per il filosofo tedesco la volontà si manifesta come impulso,
energia, pura forza cieca, in quanto posseduta anche dalla materia, che
sussiste al di fuori della forma dello spazio e del tempo ed è, quindi,
indistruttibile ed eterna. Essa è energia senza causa (Abbagnano). La sua
ragione può essere ricercata solo nella sua manifestazione fenomenica, ma non
nella volontà in sé. Per G., invece, la volontà non è energia senza un fine, ma
è un collegamento tra mezzi e fini. Essa ubbidisce alla categoria della
finalità, mira a fini prescelti, segue degli schemi prestabiliti (Roccia). La
realtà esteriore, secondo G., rappresenta il complesso dei mezzi, gli oggetti e
la materia che la volontà utilizza per realizzarsi, per liberarsi e, quindi, per
perseguire il suo fine. La realtà limita il nostro egoismo, nel senso che pone
al nostro volere dei punti di orientamento comuni. Quando l’uomo cerca di
prendere possesso della realtà che lo circonda, non sorge in lui la visione di
una realtà trascendente, ma lo schema di un’esigenza unitaria, che è la stessa
limitazione del nostro egoismo (G.). La volontà, dunque, segue degli schemi
prestabiliti, creando una sintesi tra il nostro volere e una parte della realtà
esteriore. Nel volere del singolo si manifesta la sua propensione verso
l’assoluto. Al principio del divenire, dunque, G. riabilita e sostituisce quel
dualismo tra fenomeno e realtà che aveva messo in crisi la filosofia di Kant.
Con la sua concezione di volontà, inoltre, G. non solo si allontana dal
pensiero di Schopenhauer, ma trova anche il modo per rendere possibile
l’esistenza di una categoria formale della conoscenza. Come nel collegamento
tra mezzi e fini, la volontà guida la relazione immediata tra il soggetto e l’oggetto,
tentando di far prevalere il suo dominio sulle cose e mettendo in mostra
l’aspetto egoistico del suo movimento. Ma la volontà è prerogativa di ciascuno
e non si esplica solamente attraverso un individuo determinato. Essa, dunque,
incontra sul suo cammino gli atti volitivi di altri soggetti. È grazie al
contatto della volontà individuale con la realtà esterna che l’egoismo nasce e
scopre la sua ragion d’essere. La realtà pone dei limiti all’assoluto tendere
della volontà, alla sua brama unitaria, e circoscrive i limiti delle differenti
personalità individuali. La limitazione dell’egoismo è dovuta proprio
all’esigenza unitaria della volontà ed esso non è altro che il prodotto della
volontà stessa. In questo modo, G. è adesso in grado di giustificare l’aspetto
formale della volontà. Essa non è più forza cieca che tende verso l’assoluto,
ma, data la sua propensione unitaria, è forza costretta a percorrere
determinate direzioni: l’una conduce al dominio delle cose (l’aspetto
finalistico della volontà, cioè l’appropriazione del tutto), l’altra, invece,
porta al godimento delle cose che dipendono dalla volontà degli altri (ciò che
pone un freno alla categoria egoistica). Come riporta ROCCIA (si veda), la
volontà formale e il valore della norma giuridica in G. Questi schemi, queste
direzioni sono preordinate: non derivano cioè dalla nostra esperienza, bensì
sono esse medesime condizioni dell’esperienza: o noi consideriamo il mondo
esterno come un complesso di cose capaci di un possesso immediato o noi lo consideriamo
come un complesso di cose il cui godimento dipende dall’attività di un altro
soggetto (Roccia). L’aspetto formale della volontà, per G., non solo è in grado
di riconciliare forma e materia, fenomeno e realtà, ma è anche capace di
fornire una risposta alla problematica morale riguardante la finalità
dell’azione. Se per i sostenitori di una morale comune, come Kant o Green,
l’azione del singolo deve essere orientata verso un bene collettivo, un fine
cioè che non tenga solamente conto del concreto sviluppo del singolo, ma che
rispetti l’insieme nel suo complesso, per la corrente dell’utilitarismo,
invece, l’azione morale deve prediligere l’aspetto individuale, in primis, e
solo in seguito condurre ad un accrescimento del benessere comune. Quello che G.
mette in risalto, invece, è l’aspetto etico dell’egoismo. La sua è una
posizione che si concilia perfettamente con entrambe e richiama alla memoria le
parole di Spinoza. Per lui, così come per G, il principio dell’utilità aveva un
grande valore. Esso costituiva il primo grado della ragione, in quanto essa
opera sulla natura empirica dell’uomo e ne mette in luce il suo carattere
finito. L’utilità costringe il singolo a ripiegare su se stesso e «a sentire
tutta l’ostilità della nostra limitatezza (G.). È per questo motivo che la
volontà, avendo fini egoistici ma mezzi comuni, è costretta a limitare la sua
azione sulla base di un accordo sociale. La volontà, dunque, genera e limita
l’egoismo, rendendo di fatto l’utile come un primo passo verso l’etico.
L’essere ragionevoli, quindi, il perseguire la propria volontà, non rappresenta
altro che una manifestazione del fine ultimo dell’uomo, il quale, a sua volta,
si caratterizza come aspetto formale non solo della conoscenza, ma anche
dell’appropriazione del reale. Date queste premesse, è adesso possibile per G.
enunciare la sua personale interpretazione del diritto. Le condizioni a priori
della conoscenza, riabilitate del loro carattere formale, vengono trasposte da
G all’interno della costituzione del diritto, nel campo cioè delle relazioni
umane. Quello di G. quindi, si presenta come un idealismo volontaristico, che
non pretende «dedurre dalla volontà il diritto e tutto il diritto, intende solo
cercare nella volontà stessa le condizioni che rendono possibile il diritto
(Roccia). Ci troviamo, dunque, di fronte a una tipologia di diritto differente
rispetto a quella di matrice kantiana, poiché non rende la giuridicità stessa
un elemento formale, ma identifica solamente alcuni schemi preordinati verso i
quali la volontà deve dirigersi e attraverso i quali, grazie alla facoltà
giuridica del reale, riesce a concretizzarsi. Solo il Green era riuscito a
intuire il principio fondante del diritto, cioè la sua capacità strumentale di
permettere una completa realizzazione dell’individuo nella società. Ma egli
aveva eliminato ogni residuo di carattere formale all’interno della sua teoria,
svilendo così la prerogativa finalistica della volontà. Quella di G., quindi,
rappresenta una perfetta sintesi dei due autori, che gli permetterà non solo di
fornire una più completa riflessione sull’aspetto filosofico della norma, ma
anche di ampliare il diritto stesso ad un gruppo sempre più ampio. Il carattere
strumentale del diritto La volontà deve realizzare fini dettati dalla ragione e
non dati della sensibilità. Solo l’essere ragionevole è fine a se stesso. Ma
per raggiungere un fine bisogna possedere un mezzo, uno strumento. Questo
strumento è il diritto, l’unico in grado di ricongiungere il dover essere con
la realtà fenomenica e fornire i mezzi esterni per la realizzazione morale (G.).
Il diritto è quindi un mezzo, ciò che rende l’azione conforme al dovere. Esso è
preordinato da fini. Kant deriva il diritto dal dovere, mentre Green
sottolineava come l’uno non potesse esistere senza l’altro. In entrambi, però,
il dovere ricopriva un ruolo primario, qualcosa che, una volta realizzato nella
sua totalità, avrebbe reso vacuo il significato stesso del diritto. Per G.,
invece, il diritto è sì uno strumento, ma uno strumento che non nasce con lo
scopo di servire il dover essere, bensì è prodotto della realtà stessa che il
dover essere riscopre. Mezzi e fini sono presenti nel mondo reale e offerti a
chiunque possieda le capacità necessarie per farli propri. Queste possibilità
di possesso, come le chiama G., non forniscono alcun contenuto storico e
mutabile, ma indicano solamente le linee guida attraverso le quali il nostro
volere si esplica (G.). È grazie al tentativo di dominio del reale, che gli
schemi giuridici si manifestano. Essi rappresentano il collegamento diretto tra
volontà ed esteriorità, regolando aprioristicamente lo spazio giuridico nel
quale l’individuo si muove. Anche I ROMANI, sottolinea G., hanno intuito la
realtà empirica degli schemi giuridici. Quando essi distinguevano le res in
mobiles, immobiles e semoventes non facevano altro che prendere coscienza della
distinzione esistente tra diritti reali, diritti di obbligazione e diritti di
asservimento (G.; cfr. G.). La volontà, d’altronde, non può che realizzarsi
attraverso un rapporto tra il proprio volere e l’oggetto desiderato (diritto
reale), tra il proprio volere e l’attività di un terzo dal quale si pretende
una certa prestazione (diritto di obbligazione) e, infine, tra il proprio
volere e l’asservimento di tutta, o parte, della personalità esteriore altrui
(diritto di asservimento). Questa triplice ripartizione, continua G., esaurisce
tutte le potenzialità «di sfruttamento e di dominio della realtà esteriore (G.).
Come per Kant, nella teoria della conoscenza, lo schematismo aveva reso
possibile unificare le intuizioni sensibili all’interno delle categorie, così
per G., in campo giuridico, esso permette di riconoscere le tappe obbligate che
la realtà empirica La volontà formale e il valore della norma giuridica
in G. fornisce al nostro volere. Si potrebbe obbiettare una presunta
arbitrarietà nella tripartizione schematica effettuata da G., chiedendo come
mai la volontà si esaurisca solamente attraverso questi schemi e non altri. Ma
al perché questi schemi siano solamente tre, G. risponde: «L’uomo fin ad ora
non ha altri modi di sfruttamento della realtà esteriore; altra prova del
valore intuitivo degli schemi. La realtà intuitiva non me ne fornisce altri
allo stato attuale del nostro sviluppo organico» (G.). La nostra stessa
esperienza e storia degli istituti giuridici, continua G., dimostra il ruolo
che i concetti di proprietà e obbligazione rivestono. Essi sono generici,
originari, intuitivi e solo in seguito acquistano una valutazione razionale
della realtà alla quale l’uomo fornisce un contenuto etico e, quindi,
arbitrario. Essi, tende ancora a sottolineare G., possiedono una natura puramente
intuitiva e ciò non esclude che la logica giuridica possa trarne concetti
giuridici corrispondenti, come la compravendita, il mandato, la proprietà ecc.
(G). Non bisogna confondere il concetto della proprietà e dell’obbligazione,
che hanno un proprio contenuto storico e concreto, con lo schema
dell’impossessamento e dell’obbligazione, che rappresenta il loro carattere
intuitivo. Come afferma G.: Si dice: è il concetto di proprietà il prius
logico, l’antecedente che rende possibile allo spirito l’impossessarsi della
realtà. Al contrario è questo impossessarsi che permette l’elaborazione del
concetto di proprietà. In questo impossessarsi vi è un atto che deve spiegarsi;
e la spiegazione consiste nel fatto che il nostro egoismo, il nostro volere si
muove diversamente a seconda dello spazio. Il volere ubbidisce alla categoria
della finalità come l’intelletto a quella della causalità (G.). La nostra
esigenza razionale, quindi, prende forma sensibile attraverso questi schemi
giuridici, condizione dei rispettivi istituti giuridici. Per mezzo di questo
atto intuitivo della realtà esteriore, il nostro egoismo viene limitato e
obbligato a prendere determinate direzioni comuni, facendo trapelare una prima
forma di unificazione dei voleri, di volontà comune. Essa appare inizialmente
come complesso di mezzi per le nostre volizioni personali, ma lascia intuire la
portata limitata di tali mezzi e, dunque, la loro comune origine. Questo
passaggio, dice G., è una normale conseguenza della visione unitaria della
realtà da parte dei singoli, i quali tendono a polarizzare la propria volontà
intorno a un ideale condiviso, acquisendo la consapevolezza della necessaria
condivisione dei mezzi esteriori (G.). Si sviluppa così la coscienza di
quell’elemento costituente il diritto: il principio di uguaglianza. Non si
tratta, sostiene G., di un’uguaglianza di diritti e doveri, di un livellamento
dei valori individuali, ma di un’uguaglianza della nostra personalità di fronte
alla realtà esteriore: «È la posizione del nostro volere di fronte alle
direzioni che la realtà esteriore ci offre (G.). L’umanità, dunque, non è il
risultato della somma di tutti gli individui, ma è l’idea Dividus Politics.
Rivista di Studi Politici alla quale il singolo, in quanto essere razionale,
partecipa. Così, ad esempio, l’idea della proprietà originaria non rappresenta
il complesso delle singole proprietà, ma è il riconoscimento del diritto che
l’umanità intera ha di impossessarsi della realtà esteriore (G.). Senza il
riconoscimento di questo diritto, comune a tutti, non sarebbe possibile il
conseguente riconoscimento dei diritti dell’individualità, dell’egoismo. 4. Gli
istituti giuridici e lo Stato Quanto fino ad ora esposto mostra solamente la
necessità degli schemi giuridici per la creazione di un ponte tra realtà
spirituale e realtà fenomenica, mettendo in luce un’esigenza di volontà comune
dettata dalla comunione dei mezzi e dei fini. Gli schemi giuridici, tuttavia,
non sono che la base razionale, a priori, grazie alla quale poter dedurre
l’esistenza dei diversi istituti giuridici. Gli schemi rappresentano quindi le
condizioni formali che ne costituiscono la loro possibilità. Mentre il
carattere strumentale del diritto aveva sottolineato la necessità di una
comunione di mezzi, la storia del diritto stesso, e quindi la sua
rappresentazione empirica formalizzata nell’istituto giuridico, fa emergere le
caratteristiche costanti delle finalità umane. Gli istituti giuridici non sono
che il riverbero di una comunione di mezzi, i quali contengono, però, vere e
proprie finalità concrete (G.). Del resto, se non esistesse una comunione di
mezzi, non sarebbe possibile parlare di finalità condivise. Queste finalità,
ovviamente, non sono identiche in ciascuno, in quanto l’istituto giuridico non
fa altro che porre in essere scopi immediati coordinati gli uni con gli altri,
ma convergono tutte, sostiene Goretti, verso un punto di equilibrio: I moventi
di ogni singola persona che partecipa ad un atto, ad un negozio giuridico
rimangono sempre qualche cosa di irriducibilmente soggettivo, ma lo scopo
dell’uno diventa una funzione di quello dell’altro, i due scopi devono farsi
equilibrio intorno ad un punto comune (G.). Il fatto che una finalità
presupponga un movente individuale, non esclude la possibilità che la finalità
di un singolo possa incrociarsi con quella di un altro. Questo equilibrio di
finalità dà vita a differenti figure giuridiche, non deducibili a priori dai
nostri schemi, ma lasciate in balìa degli eventi storico-sociali. Ma il
carattere formale dei nostri schemi, e quindi dei nostri mezzi, giustifica la
creazione uniforme e costante degli istituti, e dunque dei nostri equilibri
finali. Pertanto, dalle diverse finalità umane è possibile derivare
aprioristicamente la figura giuridica della compravendita, che si richiama allo
schema giuridico dell’obbligazione. Non è, dunque, il lavoro speculativo del
giurista che crea le forme degli istituti giuridici, ma è la realtà sociale
stessa. Essi La volontà formale e il valore della norma giuridica in G. non
sono altro che realtà fenomenica, svelata dalla volontà individuale che si
muove nel mondo empirico attraverso le sue forme schematiche. Le istituzioni
sociali, di conseguenza, sono il risultato di un punto comune di equilibrio
formatosi e consolidatosi, nel tempo, intorno a un complesso di finalità umane.
L’ineludibilità di simili conclusioni, sostiene G., può essere ulteriormente
avvalorata attraverso un esempio. Se esaminassimo il caso della compravendita,
ci troveremmo di fronte a due differenti finalità: quelle del venditore, da una
parte, e quelle del compratore, dall’altra. Naturalmente, continua Goretti,
queste finalità appaiono inizialmente diverse, ma il loro punto di equilibrio è
riscontrabile proprio negli asservimenti reciproci esistenti nel fatto di
vendere e di comprare, nei quali le finalità dell’uno si incrociano con quelle
dell’altro. Questo elemento comune è derivabile dallo schema dell’obbligazione,
per mezzo del quale le caratteristiche comuni delle finalità tendono a
convergere. Nel caso dei diritti reali, ad esempio, è la fruizione della cosa
da parte di un singolo, e dunque la sua finalità, che tende a escludere l’uso
del medesimo oggetto da parte di un terzo, facendo arrestare la sua finalità di
fronte al possesso del soggetto iniziale. Questo arresto, continua G., mostra
già di per sé l’esistenza di un equilibrio dei fini, ed è proprio questo
equilibrio che rende possibile la formazione degli istituti giuridici. Ciò che
rende dunque costante nel tempo l’esistenza di determinati istituti è proprio
l’uniformità delle nostre forme e dei nostri bisogni. Ecco come, quindi, da un
accenno di volontà comune e di unificazione di finalità, espresse nella forma
dei singoli istituti giuridici, si assiste a un progressivo ampliamento del
principio di solidarietà sociale, che limita automaticamente il nostro originario
egoismo. Si passa, gradualmente, da un’unificazione di finalità e bisogni
elementari a un’unificazione più elevata di natura spirituale. Questo è un
fenomeno, dice G., storicamente accertabile e inoppugnabile. L’egoismo si
asserve così, senza negarsi, a un criterio di uniformità, dando vita a unità
sempre più grandi e mostrando all’umanità il cammino della giustizia. Si
potrebbe sottolineare l’incoerenza pratica di tali affermazioni, mostrando le
derive violente ed ingiuste che molte istituzioni hanno posto in essere, ma
simili mostruosità sono solamente deformazioni storiche di suddette
istituzioni, le quali, in sé, non posseggono nessun concetto di giusto ed
ingiusto, ma rappresentano solamente un grado di realizzazione della volontà
comune, ad uopo strumentalizzata da egoismi irrazionali. Ma in che forma
empirica si realizza questa volontà comune, secondo G.? La sua risposta è molto
chiara. Il diritto come tale non può culminare nello stato italiano. Quella che
ad Hegel appare come la rappresentazione e lo stadio più completo della volontà
individuale, è invece per G. un’indebita ingerenza dell’egoismo collettivo nei
confronti di quello soggettivo, una volontà di potenza che non ubbidisce a
esigenze razionali, ma ad un mero potenziamento di se stessa, tradendo
quell’esigenza prettamente unitaria tipica della dialettica hegeliana. Come
Alessandro Dividus Politics. Rivista di Studi Politici] all’interno della
società civile si manifestano una molteplicità di individualità e gruppi in
contrasto tra loro, così anche lo Stato, non essendo altro che un gruppo più
ampio, non potrà rappresentare la realizzazione della volontà comune, poiché
anch’esso tenderà al conflitto con Stati terzi. Il suo ruolo è, così per G.
come lo è per Green, puramente pratico, nel senso di garante del rispetto del
diritto e della potenzialità di sviluppo della volontà comune. Lo stato italiano
appare come la rappresentazione finale della sovranità, politica e giuridica,
ma essa è pura illusione. In ogni sovranità vi è sempre un riverbero di ordinamento
giuridico ideale, che non si esaurisce nella sua forma storico-sociale, ma è
assoluta spontaneità dei rapporti che l’uomo instaura tra schemi e istituti. Lo
stato italiano, nel suo processo evolutivo, non rappresenta altro che un
irrigidimento della volontà comune nel suo percorso fenomenologico. Quanto
esposto rappresenta una parte dell’importantissimo contributo del G. nel campo
della filosofia, che tocca aspetti gnoseologici, giuridici e politici,
mostrando il suo carattere poliedrico e critico, senza però rinunciare al suo
rigore logico. Le sue intuizioni sono rimaste purtroppo vittime degli
sfortunati eventi storici che hanno accompagnato tutta la sua esistenza,
lasciando ai più sconosciuta la sua eredità intellettuale. Di non minore importanza,
inoltre, è l’impegno che egli ha dedicato in difesa dei diritti degli animali,
per il quale si rimanda all’articolo L'animale quale soggetto di diritto, che
si concilia perfettamente con la sua personale concezione del diritto e che
anticipa, in gran parte, molte delle speculazioni attuali sul tema. Ma lo scopo
di questo lavoro, data la limitatezza del contributo, non è stato quello di
approfondire ogni aspetto del suo pensiero, bensì di mostrare la profonda
capacità argomentativa di questo autore, il quale offre numerosi spunti in
altrettanto numerosi ambiti della filosofia. Oltre ad essere stato, in Italia,
il primo vero studioso e l’unico traduttore dell’opera del Green, G. ne ha
saputo cogliere la vera intuizione, proponendo una propria visione della
volontà, la quale rappresenta una geniale sintesi tra idealismo e razionalismo,
quasi come un proseguo degli studi, involontariamente interrotti, ai quali il
Green aveva dato origine. La riabilitazione, poi, del formalismo kantiano,
segnata da una propria interpretazione della volontà di Schopenhauer, mette in
evidenza un percorso innovativo rispetto al naturale interesse degli studiosi
successivi, il che conferma ulteriormente la necessità di riscoprire un autore
tanto grande quanto sfortunato. La volontà formale e il valore della norma
giuridica in G. ABBAGNANO (si veda) Le sorgenti razionali del pensiero. Napoli:
Perrella. Bradley, Prolegomena to Ethics Green. Clarendon. G. Il carattere
formale della filosofia giuridica kantiana. Milano: Isis. G. Il trattato
politico di Spinoza.” Rivista di Filosofia. G., L’animale quale soggetto di
diritto. Rivista di Filosofia G. I fondamenti del diritto. Milano: Lombarda. G.
Sulla distinzione fra legge e norma. Rivista di Filosofia; G. Il valore della
filosofia di Bradley. Apparenza e Realtà. Rivista di Filosofia; G. L'idea di
patria.” Rivista di Filosofia. G. La metafisica della conoscenza in Green.”
Rivista di Filosofia; G. L’istituzione dell’eforato. Archivio della cultura
italiana G. Il pensiero filosofico di MARTINETTI (si veda) Bologna: Azzoguidi.
Green, Hill. Etica. “L’istituzionale e una co-struzione, una sorta di
inter-azione, o co-azione co-ordinata, co-stitutente un equilibrio tipico o
co-stante di finalita che si fissa in un com-plesso di mezzi”. “Casi
innumerevoli dimostrano come il cane (o altro uomo) sia custde geloso della
proprieta del suo padrone e come ne compartecipi all’uso. Oscuramente deve
operare in esso questa visione della realta esteriore come cosa PROPRIA, che
nell’uomo civile U1 arriva alle costruzione raffinate dei giuristi. E assurdo
pensare che l’animale o l’uomo O2 che rende un servizio al suo padrene che lo
mantiene agisca soltanto istintivamente. Deve pure sentire in se per quantto
oscuramente e in modo sensible questo rapport di servizi resi e SCAMBIATI.
Naturalmente l’U2 o l’animale non potra arrivare al concetto di ci oche e la
proprieta, l’obbligazione. Basta cche dimostri esterioremente di fare uso di
questi principi che in lui operano ancora in modo oscuro e sensibile.” Nome compiuto: Cesare
Goretti. Grice: “I like Goretti: I rather casually referred to ‘the institution
of a decision’ as the end of a conversational exchange – notably involving
buletic conversational moves; Goretti makes a whole system out of this. His
example is his conversation with his dog: ‘Surely my dog knows that he is
providing me a service – guarding my territory – and he is rightly deemed as a
‘subject’ in my exchange with him – as we ‘institute a decision’ that there is
a reciprocity involved.” Goretti.
Keywords: “the institution of decisions” -- l’istituzionale, Bradley, La
massima d’equita; “segni e comprensione” il concetto di patria,
eforato—co-azione, co-operazione -- diada. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Goretti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza --
Grice e Gorgiade: la ragione conversazionale e la setta di Crotone – Roma – filosofia
calabrese – filosofia crotonese – scuola di Crotone -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Crotone). Filosofo italiano. Filosofo
calabrese. Filosofo crotonese. Crotone, Calabria. A Pythagorean, possibly
Gartida.
Luigi Speranza --
Grice e Gorgia: la ragione conversazionale e il cinargo romano -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo italiano. a Cinargo. Gorgia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Gori:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale e la filosofia di
cabaret -- l’eroe e la falce – filosofia futurista – filosofia lazia –
filosofia romana – scuola di Roma -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Roma). Abstract. Keywords: falce. Filosofo italiano.
Filosofo lazio. Filosofo romano. Roma, Lazio. Grice: “My favourite Gori are “L’eroe e la falce” and
“Il mantello d’Arlecchino” – nothing can be italianita with that!”. Saggi: “Il mantello di Arlecchino (Roma); “Il libbro
rosso de la guerra” (Roma); “Le bruttezze della Divina Commedia” (Alatri); “Le
bellezze della Divina Commedia” (Milano); “Estetica dell'irrazionale” (Milano);
“Il mulino della luna (Milano) “L'irrazionale”; “Filosofia ed estetica”, “Sistema
di una nuova scienza del bello; “Il bello” – “L'eroe e la falce” -- Scorcio
architettonico di letteratura europea dalle origini ai nostri giorni, Cagliostro
(Milano); Il teatro contemporaneo e le sue correnti caratteristiche di pensiero
e di vita nelle varie nazioni (Torino); L'oca azzurra (Roma); Il grande amore
(Firenze); Scenografia. La tradizione e la rivoluzione contemporanea (Roma); Il
grottesco (Milano). Giovanelli, G..
L'irrazionale e il teatro, Roma, Bulzoni, Piscopo, G., in Godoli, Dizionario
del futurismo, Firenze; Dizionario biografico degl’italiani, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Rassegna della produzione teatrale e delle
nuove tendenze del teatro italiano e mondiale a cavallo tra il finire dell'800
e i primi decenni del '900. Partendo dalla riforma dell'opera lirica di Wagner e
dalla sua teoria dell'opera d'arte totale, Gori passa a discorrere di
Maeterlinck, Andreev, del teatro dell'Anima di Schuré e Claudel, del teatro
dell'esteriorismo (ANNUNZIO (si veda), Wilde, Péladan, Erdös), del teatro
cinese e giapponese, di Tagore, Tolstoj, Gorkij, dell'Espressionismo, di Shaw,
di Ibsen, del teatro borghese, del teatro dialettale italiano, del teatro delle
nazioni europee minori (discorre anche del teatro dell'Islanda o della Lituania
o della Bulgaria), delle forme rudimentarie del teatro presso i popoli
selvaggi. G. (Roma -Sant'Ilario Ligure), poeta, drammaturgo e critico
letterario romano fiancheggiatore del Futurismo, apre a Roma il famoso Cabaret
del Diavolo, realizzato da Depero.
"Depero è protagonista con una grande mostra personale tenuta a Palazzo
Cova di Milano, che in seguito viene trasferita da Bragaglia a Roma, dove nel
settembre dello stesso anno, su incarico di G., inizia i lavori di allestimento
del Cabaret del Diavolo, una sorta di bolgia dantesca frequentata da futuristi,
dadaisti, anarchici ed artisti in genere. Per il cabaret, strutturato lungo un
percorso discendente (a ritroso) Paradiso-Purgatorio-Inferno, Depero realizzò
tutto l'arredo e le decorazioni murali. L'inaugurazione avvenne ma, passato il
primo momento di gloria, i tempi si fecero difficili e il locale fu chiuso, e
con esso distrutto anche tutto il lavoro di Depero". (cfr. Catalogo mostra
Depero, Fondazione Palazzo Bricherasio). Letterature moderne. Studi diretti da
Farinelli. Cammarota, Futurismo, Il Futurismo applicato ai cabaret C’è
stato in questi giorni, qui a Roma, un improvviso e molteplice sboccio d’arte
futurista: il futurismo applicato al cabaret», annotava all’inizio degli anni Venti
Massimo Bontempelli, che in quel periodo simpatizzava con il Futurismo e da
poco aveva rifiutato le opere scritte prima della guerra. Venivano infatti
inaugurati nella capitale diversi locali decorati dai futuristi, tutti situati
nel centro della città. Inizia la serie, il Bal Tic Tac, situato in via Milano,
i cui ambienti considerati distrutti per oltre mezzo secolo, sono stati recentemente
ritrovati durante il restauro del palazzo. Alle sale, arredi e lampade del
cabaret aveva lavorato Balla: era «un grandioso locale per balli notturni
futuristicamente decorato, nel quale «per la prima volta, apparve realizzata la
nuova arte decorativa futurista. Forza, dinamismo, giocondità, italianità,
originalità commentava il periodico Il Futurismo. Per il lavoro, ha ricordato
la figlia dell’artista, Elica, Balla era stato contattato da Paladini, altro avanguardista della cerchia
romana, in quegli anni in procinto di lanciare con Ivo Pannaggi il movimento
Immaginista. Nei sotterranei dell’Hotel Élite et des Etrangers in Via
Basilicata, è stato aperto il Cabaret del Diavolo, uno dei più stravaganti
ritrovi romani di proprietà di G., il quale intendeva farne il punto di
incontro di scrittori, pittori e intellettuali e aveva puntato sulla creatività
di Depero, chiamandolo a decorarne e ad arredarne gli interni. Le tre sale,
denominate Inferno, Purgatorio e Paradiso, avevano ognuna una specificità
cromatica e tipologica: i mobili del Paradiso, ad esempio, erano azzurri,
quelli del Purgatorio verdi e quelli dell’Inferno rossi. L’illuminazione era
bianco-rosa-azzurrina con immagini di angeli e cherubini nel Paradiso,
bianco-verde con una coorte di anime verdi nel Purgatorio, e rossa con diavoli
e dannati avvolti dalle fiamme nell’Inferno. Il locale era sede della Brigata
degli Indiavolati, composta da poeti e artisti. Nello stesso anno Balla,
che aveva anche decorato la sua celebre casa-galleria aperta al pubblico di Via
Porpora (poi seguita dall’altrettanto celebre abitazione di Via Oslavia),
realizzava il soffitto luminoso della sala futurista della nuova sede allestita
da Virgilio Marchi della Casa d’Arte di Bragaglia, trasferitasi da Via Condotti
in Via degli Avignonesi. Nei locali ricavati nei sotterranei dei Palazzi
Tittoni e Vassalli che conservavano le terme pubbliche romane di Settimio
Severo, Bragaglia affiancava alla galleria anche il Teatro degli Indipendenti
per il quale Virgilio Marchi aveva realizzato il ridotto e il bar: qui, per
otto dense stagioni, Giulio sperimentò la sua ‘riforma teatrale’ e le sue idee di
rinnovamento delle tecnica scenica mediante l’introduzione di nuovi elementi
quali una regia sperimentale, una recitazione innovativa e una scenografia
‘cromatica’. Nel teatro vennero messi in scena gran parte dei testi
d’avanguardia italiani e stranieri prodotti in quegli anni dagli artisti più
vari, da Jarry ad Apollinaire, dai Futuristi agli Immaginisti: a vecchia sede
della Casa d’Arte ospita anche la mostra di opere dadaiste facente parte della
Grande Stagione Dada Romana che aveva messo in programma esposizioni,
declamazioni, esecuzioni di musiche dadaiste e una conferenza di Evola su Tzara
nell’Aula Magna dell’Università testo di Braibanti è precedente rispetto a
quelli di Kaiser e Bachtin, risale, non può quindi giovarsi delle ricerche dei
due autori ma, per le sue finalità, la sorte del grottesco nella storia
dell’arte è di importanza relativa. Conosce e cita altrove il testo di G. sul
grottesco nell’arte, ne apprezza l’impresa ma coglie i limiti della riduzione
dello spirito del grottesco all’ambito dell’artistico. Il luogo privilegiato
del grottesco è la vita, lo spazio interindividuale è dove si dispiegano le sue
epifanie. G. Il teatro contemporaneo e le sue correnti caratteristiche di
pensiero e di vita nelle varie nazioni. Torino, Fratelli Bocca, brossura
editoriale con titolo in rosso e nero entro bordura ornamentale anch'essa in
bicromia. Gore al dorso. Una piccola mancanza al margine superiore del piatto
posteriore. Bella copia in barbe e a fogli chiusi. Prima edizione. Rassegna
della produzione teatrale e delle nuove tendenze del teatro italiano e
mondiale. Partendo dalla riforma dell'opera lirica di Wagner e
dalla sua teoria dell'opera d'arte totale, G. passa a discorrere di
Maeterlinck, Andreev, del "teatro dell'Anima" di Schuré e Claudel,
del teatro dell'"esteriorismo" (ANNUNZIO (si veda), Wilde, Péladan,
Erdös), del teatro cinese e giapponese, di Tagore, Tolstoj, Gorkij,
dell'Espressionismo, di Shaw, di Ibsen, del teatro borghese, del teatro
dialettale italiano, del teatro delle nazioni europee minori (discorre anche
del teatro dell'Islanda o della Lituania o della Bulgaria), delle forme
rudimentarie del teatro presso i popoli selvaggi. G (Roma -Sant'Ilario Ligure), poeta, drammaturgo
e critico letterario romano fiancheggiatore del Futurismo, apre a Roma il
famoso Cabaret del Diavolo, realizzato da Depero. (cfr. Catalogo mostra
Fortunato Depero, Fondazione Palazzo Bricherasio). Letterature moderne. Studi
diretti da Arturo Farinelli. Cammarota, Futurismo, G. L'irrazionale. Filosofia
ed estetica. Sistema di una nuova scienza del bello. L'eroe e la falce. Scorcio
architettonico di letteratura europea dalle origini ai nostri giorni. Foligno,
Campitelli; brossure editoriali. Bell'esemplare in parte intonso. Prima
edizione e primo migliaio di questo importante saggio di estetica suggestionato
dalla poetica futurista G. Nasce a Roma, da Vincenzo Guglielmo e Giovanna
Santi. Terminato il liceo, si laurea dapprima in giurisprudenza, iscrivendosi
poi a medicina, senza tuttavia nutrire particolare interesse neppure per questo
indirizzo di studi. Egli si sentiva piuttosto attratto dalla letteratura, dalla
FILOSOFIA e, in particolare, dal teatro, di cui prese a scrivere fin dai primi
anni del nuovo secolo. Collaboratore di vari giornali e riviste - tra cui
il Don Chisciotte, il Capitan Fracassa, La Vita, La Patria, il Don Marzio,
L'Ora, Il Tirso, di cui fu redattore capo, Aprutium di Teramo, Noi e il mondo,
mensile illustrato de La Tribuna di Roma -, si fece presto la fama di critico
militante severo e intransigente. Amico di Trilussa e suo ammiratore, compose
poesie e canovacci teatrali in romanesco. Anticlericale e massone, allo
scoppio della Grande Guerra è interventista e irredentista. Nel primo
dopoguerra e negli anni successivi prese a sostenere la cultura modernista e il
teatro sperimentale, gestendo il cabaret dell'hôtel Majestic, di cui era
proprietario. Viaggia molto sia in Europa (Francia, Spagna, Germania, Russia)
sia in America (Messico, California). Sposa Giulia Massobrio, vedova di
Volante. Dopo il matrimonio il G. lasciò Roma, interrompendo l'intensa attività
letteraria cui si era dedicato, e si trasferì a Chianciano, dove comprò e gestì
l'albergo Excelsior. Sempre a Chianciano fondò e diresse il periodico Il
Giornale dell'albergatore. Intellettuale e poligrafo - fu infatti poeta,
romanziere, filosofo con particolare attenzione all'estetica, saggista, critico
militante, studioso di teatro - G., finché si dedicò ad attività culturali, si
adoperò principalmente a sostenere e diffondere, nell'Italia del primo
Novecento, un clima e un gusto più avanzati e moderni; i suoi maggiori e più
significativi contributi, tutti concentrati nel corso degli anni Venti,
riguardano le teorie e le pratiche poste a fondamento del processo di
rinnovamento del teatro contemporaneo. Dopo gli studi giuridici e di
medicina, il G. aveva provveduto a darsi una solida e rigorosa preparazione
letteraria e filosofica, coniugando l'educazione sui classici con
un'informazione puntuale e aggiornata sugli orientamenti e sugli esiti più
attuali della poesia, della critica, della narrativa, dell'editoria a livello
nazionale ed europeo. Insofferente, come molti suoi coetanei, nei confronti dei
contenuti e dei metodi del positivismo e degli indirizzi storico-filologici, fu
convinto seguace dell'idealismo di CROCE (si veda) e della rinascita
dell'interesse per la critica SANCTIS (si veda); la sua attenzione si estese,
da Croce e dai crociani, anche agli intellettuali che dialogavano con Croce dall'esterno
dell'idealismo. Di questa sua posizione egli rende conto in Il mantello
di Arlecchino (Roma, sostanziosa silloge ricca di indicazioni e di suggestioni
critiche, in cui traccia il panorama della letteratura italiana della belle
époque. Se Sanctis e Croce forniscono modelli e suggerimenti, tuttavia il
lavoro critico di G. non è inteso come applicazione pedissequa della dottrina
dei maestri: egli integra, rilegge, propone nuove osservazioni. A complemento
di questo lavoro è poi allegato un esaustivo tracciato dell'attività editoriale
in Italia. Di umori nazionalisti e interventisti è intrisa la sua prima
raccolta di versi in dialetto romanesco, Er libbro rosso de la guera (Roma; che
contiene anche il canovaccio teatrale in dialetto Le maschere de la guera)
mentre, per Trieste italiana e contro il mondo tedesco, G. pubblica in
Aprutium, una canzone, Sorella nostra!, celebrativa della latinità assunta a
valore contro la barbarie del "duro settentrione". Fu, comunque, la
Grande Guerra a far maturare in lui un processo di piena conversione al
moderno, inteso quale gusto, mimesi linguistica, diegesi e strumentazione di
idee e di stili fondati sul nuovo. Si avvicina a MARINETTI (si veda), di
cui tra i primi aveva dato un profilo essenziale e pertinente (ne Il mantello
di Arlecchino), e ne divenne amico, ma corresse anche il giudizio nei confronti
dei futuristi, che nell'anteguerra egli aveva adeguato, sulla scorta di Papini,
a marinettiani, tra i quali, invece, venne distinguendo posizioni diverse,
sostenendo soprattutto alcuni di essi, come Vasari, Folgore ed Prampolini.
Medita attentamente sul teatro di PIRANDELLO (si veda), si entusiasma per il
teatro del colore di Ricciardi, strinse amicizia con i Bragaglia, con Orazi,
con Bontempelli. È soprattutto l'ispirazione poetica a farsi in G. più
avvolgente e convinta: la parola, che nelle sue composizioni d'anteguerra si
risolveva in veicolo di denunzia, di argomentazione e di persuasione, o di
descrizioni realistiche (vedi Er libbro rosso de la guera), acquistò nuove
sfumature, più allusive, e si dispose su tramature in cui si riscontrano
riflessi di Pascoli, di Gozzano, di Govoni, di Palazzeschi, raggiungendo talora
esito felice, come nelle tre liriche Alla stazione, Ogni giorno così e Limbo,
apparse in Le foglie dell'orologio (Roma), poi riproposte con diverso titolo in
Il grande amore (Firenze). In quest'ultima silloge, accanto alle tre
citate, figurano nuove composizioni, ispirate al realismo magico di Bontempelli
(Sembra una favola!, A teatro, Le tre vecchine, Orgoglio); e, di fatto,
l'avvicinamento a Bontempelli, sia sul versante saggistico-estetologico sia su
quello poetico, era iniziato da tempo: già la raccolta Il mulino della luna
(Milano; di cui si ricordano in particolare Come un cipresso notturno, L'oca
azzurra, L'isola lontana, Pierrots, Si parte, Con la rete dei pensieri, È
passato il re, L'automa nella pioggia, Annunciazione, Epilogo), posta
cronologicamente fra le due summenzionate, poggiava sostanzialmente su una
griglia di suggerimenti metafisico-surreali ascrivibili all'ambito ideale di
Bontempelli e ai suoi immediati dintorni. Non altrettanto positivo e più
scontato l'esito raggiunto dal G. nel romanzo e nella novella (per lo più
inediti) con l'eccezione di L'oca azzurra (Roma) - che riprende titolo e
immagini della lirica de Il mulino della luna, intrisa di un umorismo alla
Folgore e di un magismo che rinvia nuovamente a Bontempelli - e di Coriandoli,
una raccolta, appunto inedita, di novelle. Ma gli interventi più
interessanti del G. sono quelli legati al discorso critico sul teatro, riguardo
al quale egli concordava con avanguardisti e sperimentali sull'ineludibilità
del rinnovamento delle sue pratiche, delle sue strategie e dell'idea stessa su
cui esso si costituisce. A tal fine, si impegnò innanzitutto concretamente,
fondando e gestendo in proprio un laboratorio teatrale posto sotto il segno di
un "antigrazioso" irritante e provocatorio; infatti, a Roma, con un
anno di anticipo sul teatro degli Indipendenti di Bragaglia, egli aveva fondato
e preso a dirigere quel cabaret, La Bottega del diavolo, sito all'interno
dell'hôtel Élite et des étrangers, poi Majestic, di sua proprietà.
Dell'albergo erano frequentatori e gratuitamente ospiti numerosi futuristi, tra
cui Marinetti, giornalisti e scrittori; negli scantinati, detti l'inferno,
arredati con mobili e manufatti realizzati da Depero, da Prampolini e da altri,
e decorati con immagini di diavoli danzanti, armati di forconi e pronti a
scaraventare nelle fiamme i dannati, si davano ogni sabato spettacoli futuristi
e modernisti. Ai programmi, e alla loro realizzazione, presiedeva una
commissione di esperti e primi attori, tra cui erano lo stesso G., nel ruolo di
Minosse, Trilussa quale Lucifero, Folgore come Cerbero, e Bontempelli come
Barbariccia (per una dettagliata testimonianza sul cabaret, si veda Un covo di
diavoli in Roma Il Tempo. Dietro la facciata di questo underground ante
litteram, il G. andava maturando la sua riflessione sul rapporto tra teatro e
corporeità, dionisismo, vitalismo, e sulla necessità di accelerare il processo
di rivitalizzazione e risignificazione del teatro stesso e delle attività
collegate. A monte di tale riflessione specificamente orientata sul teatro, si
collocavano i due volumi del saggio L'irrazionale (I, Filosofia ed estetica.
Sistema di una nuova scienza del bello; II, L'eroe e la falce. Scorcio
architettonico di letteratura europea dalle origini ai nostri giorni, Foligno,
che s'inseriscono, con ogni evidenza, nel quadro generale dell'avanguardia
internazionale, impegnata a riconsiderare i fondamenti dell'arte e
dell'estetica nella chiave del notturno, dell'inquietante,
dell'anamorfico. Viceversa il discorso specifico sul teatro s'innerva in
tre opere successive: Il teatro contemporaneo e le sue correnti caratteristiche
di pensiero e di vita nelle varie nazioni Torino-Milano-Roma, che si propone di
indagare sui nuovi linguaggi del teatro nelle sue varie manifestazioni
nazionali; Scenografia. La tradizione e la rivoluzione contemporanea (Roma, in
cui G. esamina, tramite lo specifico della scenografia, le vie attraverso le
quali si possa raggiungere e comunicare la realtà che si trova di là
dall'apparenza, e come si possa darne una rappresentazione, interrogandosi su
intuizioni e tentativi di alcuni tra i nomi più significativi della storia del
teatro moderno - a partire da Wagner e proseguendo con Craig, Appia,
Mejerchol´d - ma soprattutto dando conto delle esperienze del "teatro
della sorpresa" futurista - di Vasari in particolare L'angoscia delle macchine,
Milano, ma anche di Prampolini, V. Marchi, Folgore, oltre che del "teatro
del colore" di A. Ricciardi e del laboratorio di Bragaglia -, e studiando
le esperienze futuriste del dinamismo plastico, della simultaneità e della
sintesi. Seguì infine Il grottesco nell'arte e nella letteratura, in cui,
riproponendo anche alcuni studi di prima della guerra (sul grottesco
nell'Inferno di Dante, sulla maschera turca di Karagöz), il G. approfondisce
soprattutto lo studio sul teatro futurista italiano nella chiave del grottesco
e del fantastico (in particolare, Cavacchioli, Chiarelli, Antonelli). Al
termine dell'intensa stagione intellettuale degli anni Venti, convinto di
essere stato sfruttato e trascurato dalla cultura ufficiale, il G. si appartò,
allontanandosi da Roma, senza tuttavia smettere di studiare e di scrivere:
lasciò quindi numerosi scritti inediti conservati presso gli eredi. Nel
secondo dopoguerra, il G. si stabilì in una località di mare, Sant'Ilario
Ligure (Genova), dove muore.. Tra le opere del G., oltre a quelle citate nel
testo, si ricordano: per la narrativa: Cagliostro(Milano; per la saggistica: Le
bruttezze della Divina Commedia Alatri; Le bellezze della Divina Commedia ALIGHIERI
(si veda) Milano; Studi di estetica dell'irrazionale. Verdone, Teatro del
tempo futurista, Roma; Id., Prosa e critica futurista, Milano, Giovanelli, G.
G.: l'irrazionale e il teatro, Roma; U. Piscopo, G. G., in Dizionario del
futurismo, a cura di E. Godoli, Firenze, sub voce. Nome compiuto: Gino Gori.
Keywords: l’eroe e la falce, bello, eroe, falce, irrazionale, mantello
dell’arlecchino – bellezza, futurismo – Refs:
Luigi Speranza, “Grice e Gori” – The Swimming-Pool Library.
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