MORSELLI
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Morselli: la sistematicita della filosofia – la scuola
di Vigevano – la filosofia della ligua – parola, ragione, segno, comunicazione
-- filosofia lombarda – filosofia italiana -- Luigi Speranza (Vigevano). Abstract. Grice: “The Italians distinguish between
Morselli and Morselli. The second wrote a ‘manuale di semejotic’ – the first
did not!” Filosofo italiano. Vigevano, Pavia, Lombardia. Grice: “What I like
about Morselli is that his is mainstream (Lombardia) and that he approached
philosophy systematically. Only
Morselli could conceive of a ‘dictionary’ – and he also wrote a ‘storia della
filosofia’!” – Per li scettici antichi, l’afasia, Osn!:d P*%r OdMi WHMJOTECA
CAPWvj|a£. dico) = Il silenzio, fllos., il tacere, è il risultato della
sospensione di qualsiasi giudizio o affermazione circa la vera natura dello
cose. L’uomo conosce soltanto ciò che appare, và 9aiv6jj.Eva, la pura
apparenza: se si vuolo oltrepassarla, ci si trova di fronte a ragioni contrarlo
e d'uguale forza; perciò il saggio, se vuol conservare l’impassibilità e
l’equilibrio dell’anima (derapala), non afferma nuLa, neppure l’impossibilità
della scienza. (psicol.): l’afasia ò la perdita totale o parziale dello
funzioni del linguaggio. Affettivo (lat. a/Hccrc. p. 0. dolore, laeiiiìa
addolorare, rallegrare) (psicol.): si dico delle modificazioni e dei modi di
essere dei soggetto, dei processi essenzialmente soggettivi, come il niacore,
il dolore, le emozioni, 1 sentimenti, lo passioni, io inclinazioni, che formano
una dello tre grandi attività in cui si distribuisce solitamente, per comodità
d’analisi, la vita psicologica, cioè l’intelligenza, il sentimento, la volontà.
Affezione (affectio) (psicol.): in generale designa una disposizione, uno 0
stato, un mutamento dovuti a causo esterne o Interne, sempre con un carattere
di passività. In senso più particolare esprime il piacere, il doloro e lo
emozioni elementari. A fortlorl (logica): ò la forma di prova che, dimostrando
vera una proposizione, afferma che un’altra proposizione, di quella più 1 meno
estesa, più o mono generalo, ò vera con più forte ragione; p. es.: se il santo
pecca, a /ortiori pecca la comune umanità; so ò immorale la menzogna, tanto più
è Immorale la calunnia, clic è una menzogna diretta consapevolmente a recar
danno. Agatologia (gr. rò àyaflóv = 11 bene, e Xóyo; = discorso : scienza del
bene) tfilos.): termine usato da SERBATI per indicare la dottrina del bene, che
viene considerato come il principio primo della filosofia ; tale esso è nel
sistema platonico, in cui l’idea del Bene è l’idea più alta, dalla quale tutto
lo altre idee ricevono luce e alimento. Agnosticismo (gr. éc-yvcooto; = non
conoscibile) (fllos.): ò un termine creato dal naturalista Inglese Huxley; si
applica a quelle dottrine che, corno l’cvolnzionismo di Spencer, ammettono
bensì al di là dei fenomeni e delle loro leggi un ordine superiore di realtà,
ma lo dichiarano inconoscibile per la mento umana, considerando cosi insolubili
i problemi metafisici, o relativo il sapere umano. Agorafobìa Anagogia
Agorafobia: vedi fobìa. Agostlnismo (fllos.): designa Io spirito della dottrina
di S. Agostino o l’ispirazione mistica comune allo filosofie di AOSTA, FIDANZA,
Pascal, Malebranche e, in misura inferiore, ad altri sistemi. 11 presupposto
fondamentale ò l'atto di adesione alTordine soprannaturale, a Pio che libera la
volontà dal senso mediante la grazia e la mente dallo scetticismo mediante la
rivelazione; Pio. che è verità© amore, costituisco il centro della dottrina,
della quale sono principii essenziali il primato della volontà, la debolezza
peooumiuo.su dcH’iiomo, la metafisica delTespcrlenza interiore e della
conversione, la prescienza divina o la predestinazione, cec. Agrafia, gr. a
priv. o YPtt?» scrivo) ( psicol., è quella forma particolare di perdita della
memoria, che colpisce, sopprimendoli, i movimenti necessari! alio scrivere.
Allucinazione ilat. alucinaiio, da alueinor = agisco vanamente, sogno)
(psicol.): consiste nel percepii*© come presenti esseri, oggetti, fonomeni che
in realtà non sono presenti. Si osserva nel delirio, nella febbre alta, ma
anche in stuti apparentemente normali. Alogico (gr. a priv. o XÓyo$) {topica):
si dice di ciò che é estraneo, indifferente alla logicu, di ciò clic aucora si
sottrae olle leggi della logica, come è di sentimenti, passioni, fatti
accidentali, cec. Non ò da confondersi con illogico, che si applica a ciò che ò
contrario alle leggi logiche. Alterità (gr. éTepórv)^; opposto: identità)
(logica): ò il carattere di ciò che ò altro, cioè differente o distinto. Nel
Sofista di Platone l'altro, conio categoria, è diverso dall’essere; e così vicn
ristabilita, contro Parmenide, resistenza del non essere. Nicola ( Tjìano
all’unità divina fa corrispondere Taltcrità (e cioè la. varia molteplicità)
delle cose del mondo. Altruismo (opposto: egoismo) (morale): comprendo le
tendenze o 1 sentimenti che hanno per oggetto il bene o l’interesso dei nostri
simili. La dottrina di Bentham o di G. Mill vuole spiegare, con l’associazione
delle idee, il passaggio, nella vita sociale, dal sentimenti egoistici a quelli
altruistici, dalla considerazione dell’utile proprio a quella dell'utile
altrui, che ò poi il fine più alto della morale, secondo Tuffi»tarismo. Amnesìa
(gr. a priv. c {iva, tema di {UfJLvy) croco = ricordo) (psicol.): è la perdita
totale o parzialo della memoria, che ora annulla o riduce la capacità di
fissare i ricordi, ora sopprimo la facoltà di richiamarli, ora cancella tutto
il passato o una data classe di ricordi (p. e. una lingua straniera, le nozioni
di musica, eco.). Amorale = ò ciò che non è né morale né immorale, ciò elio non
ha rapporto con la morale, ò indifferente di fronte alla distinzione di bene o
di mule. Amore (in generale): comprendo lo tendenze elio portano verso un
oggetto o una persona, quando non mirano esclusivamente alla soddisfazione d’un
bisogno materiale o d’uu fino egoistico. (filos.) : Empedocle vuol spiegare il
divenire con Tumore (q>tXiÓT7)£), grazie al qualo il molteplice tende n
costituirsi in unità, mentre la discordia (vetxoc) scioglie l'unità per dar
luogo alla pluralità degli clementi o delle cose. per Platone l'amore è un'os
pi raziono al mondo divino delle Idee, cui l’anima, tratta dui desiderio della
bellezza, ascende, per gradi, da un corpo bello a due, da due a tutti, c da
tutti i corpi belli alle belle istituzioni, alle belle scienze, finché perviene
alla stessa idea del bello (Conrito); l'amore è pertanto la forza che determina
il passaggio da una conoscenza più povera a una conoscenza più ricca. con S.
Agostino l’umore non ò più un movimento dal basso verso l’alto, dal mondo reale
verso il mondo Ideale e divino, ma un movimento che dall’alto scende verso gli
esseri inferiori per elevarli a sé; è puro, non mescolato con interessi, timori
o speranze, è la perfetta carila, umore del prossimo in Pio, è un amore che
viene da Pio o porta verso Pio. per Spinoza dalla conoscenza intuitiva, per cui
la mente umana abbraccia tutta la molteplicità delle cose come uno sviluppo
della sostanza infinita e divina, sorge un infinito amore di Dio (amor
inUUcctualis dei) e la beatitudine perfetta corno effetto della conoscenza più
adeguata, in cui lo spirito coglie Pio stesso e ne gioisco; però « chi ama
veramente Pio non pretenderà elio Pio ricambi il suo umore . Anagogìa (gr.
àvaYCoyq = elevazione) (rclig.): ò detto anagogico II significato più profondo
e simbolico delle sacre Scritture, quello iu cui sono adombrato le cose del
mondo divino, Analisi 10 Anamnesi (/iloti. ) : è adoperato da Leibniz tome
sinonimo di induzione. Analisi (dal greco ava aG eo = «dolgo, separo; opposto:
sintesi) (in generale ): è un procedi mento del pensiero eh© consiste nei
risolvere un composto negli clemeuti che lo costituiscono. (/ ilos.): si
procedo per analisi quando, per còglierò la realtà ultima delle cose, si vuol
giungere agli elementi piti semplici che la compongono; p. oh.: - a)
Vatomistica di Democrito, che scioglie i corpi in atomi indivisibili; è)
Vcmpirismo, eh© tende a scoprii© gli elementi più semplici della coscienza, gli
atomi psichici (cioè sensazioni, sentimenti, volizioni), costruendo o
ricostruendo con questi lo operazioni più ulte della mente: la memoria, la
fantasia, il ragionamento, eoe. (Locke, Uuare, Taixjb); d) la dottrina di Kant,
che, per chiarire l’attività conoscitiva, la scioglie nel suoi elementi (forma
e materia) e nei suoi fattori ( sensibilità, intelletto, ragione). -(psicol.):
la mente analitica considera e rileva nelle cose i loro elementi ; la mente
sintetica le vede nel loro insieme. Pascal denomina lo spirito analitico esprit
de géomitric, che ò penetrante, scorge i particolari, ricerca l'esattezza
nell’osservazione dei fatti, segue uu principio fin nello sue ultime
conseguenze; mentre lo spirito sintetico, detto da lui esprit de finesse, ama,
più che il rigore del ragionamento astratto, la visione unitaria e complessiva
delle cose, l’intuizione dei rapporti che le uniscono. la filosofia dell’i
nfuizione considera l’analisi un procedimento che si arresta all'osservazione
esteriore, si lascia sfuggire la vita interiore o l’essenza dello cose e
considera un tutto vivente come un meccanismo da smontare pezzo per pezzo. Chi
vuol conoscere c descrivere un essere vivente, ne trae prima fuori lo spirito;
allora ha in sua mano le parti, ma, ahimè l non c’è più la vita che unifica
(Goetite, Faust). Analitica trascendentale (filos.)Kant designa con questo
termine quella sezione della ('ritira della fingi(m para, clic espone la
dottrina dello categorie, cioè delle forme a priori deWiutrillilo, intendendo
per intelletto la fa colta di pensare o ridurre a scienza gli oggetti dell'Intuizione,
ossia i fenomeni, collegandoli o ordinandoli, appunto mediante le categorie.
Analitici (filos.): Aristotele chiamò analitici i libri nei quali studia le
leggi formali del pensiero o *rà àvaXuTtxà il complesso delle sue ricerche
logiche fondamentali. Kant denomina analitico il giudizio in cui il predicato è
contenuto implicitamente nel soggetto e si rendo esplicito con ranalisi del
soggetto; è a priori e non aggiungo alcuna conoscenza nuova; p. cr. i corpi
sono estesi, V. sintetico. Come proprietà delle cose, analogia, gr. àva-Xoytx
rapporto, proporzione, logica ì, indica una somiglianza di rapporti fra oggetti
differenti; p. ee. sono analoghi gli organi che, pur non avendo la stessa forma
o appartenendo a due classi di esseri distinti, compiono però le stesse
funzioni: cosi per Platone l’anima razionale (vou^) nell'uomo c la classe dei
filosofi nello stato sono analoghe. per AQUINO e i suoi sequaci gl’attributi
applicati a Dio, come potenza, bontà, sapienza ecc., debbono essere intesi in
significato analogico, cioè non sono applicabili nello stesso senso e misura
all’uomo e a Dio, come, per es. t l’aggettivo ridente non ha lo stesso
significato se riferito a un viso umano e ad un paesaggio. come procedimento di
ricerca runalogia è un ragionamento che da una somiglianza fra due cose in
alcuni punti deduce una somiglianza su altri punti; p. e. : « se la Temi e
Marte hanno comuni le note a, b, c, si può inferire che anche la nota d, la
vita, si trova in Marte. Il procedimento analogico non dà certezza, ma solo
probabilità. Anamnesi (gr. àvàjxvyjoriq =reminlscenza, ricordo alquanto vago)
(filos.): per Platone il vero sapore (èTriOTi^fjLV)* cioè la scienza delle
idee) è ricordare, c reminiscenza, c Ignorare è aver dimenticato. L’anima,
prima di nascere, è vissuta nello spazio sopracoleste (TÓ7TO£ ur:spoupàvio£)
contemplando la realtà vera, lo idee, la giustizia, la saggezza, la scienza;
cadendo poi in un corpo sulla terra, l’anima dimentic a ciò che ha veduto; ma
alla presenza delle cose sensibili, copie imperfette e sbiadite delle idee,
degli esemplari sopmeelesti (rrapa$siy(AaTa), questi ritornano davanti alla
niente in modo più o meno confuso. [X7}Ttx4v); e. intenneillnrin fra i dm'.
l’appetito irascibile (tò Per Mostotele l'aninm è la /ormo del corpo, al uuaic
dà la Illuni, il movimento, l’armonia, e sta ad esso come la visione, oyte.
all'occhio ; è vegetativa nelle piante, in più è tensilira midi animali
razionale nell 'uomo, vii Khituiìi, seguendo l’atomismo democriteo, pensano
l’anima materialisticamente formata d’atomi e mortale, mentre gii Stoici.
ispirandosi ad Eraclito, la credono un fuoco sottile, un sodio x{a): termine
ndoperato da Leibniz per designare «dò cho fa sì che un corpo è impenetrabile a
un altro » ( aUribulum per quod vialeria est in spatio). Antropocentrismo
{/ilos.): ò la concezione antropomorfica cho pone l’uomo come il centro o lo
scopo di tutta la realtà, corno se Lordine universale delle cose fosse creato o
disposto per l’uomo o le sue esigenze, ft por lo più Antropologia 13 A posteriori
legata al geocentrismo (yyj = terra), cioè alla teoria, comunemente detta
tolemaica, cho poneva la terra nel centro dell’universo, e die cadde per opera
di Copernico, di Galileo e di Giordano Bruno. Antropologia (gr. £v9porito? »=
uomo, o Xóyog = discorso) Un generale); è la scienza che tratta della storia
naturale dell’uomo, ricercandone le origini e descrivendone le diverso rozze.
-( filos,.): Kant distingue un 'antropologia teorica, che cuna psicologia
empirica o tratta delle facoltà umane; un'nn* tropologia pragmatica, eh© studia
l’uomo per aumentarne e perfezionarne l’abilità; uu’antropologia morale, che ha
per line la saggezza della vita in modo conformo ai prindpii della Metafisica
dei costumi e della morale. Antropomorfismo (gr. àv9pco-oc = uomo o (j.op(py;=
forma, liguri») (psicol.): è la tendenza spontanea dell’uomo a rappresentarsi
le cose, gli esseri, Dio stesso sul modello delia propria natura ; p. e.
attribuire alia divinità forma corporea e passioni umane. Skxojane, fondatore
dolla scuola identica, è uno del primi elio condannano l’antropomorfi•smo
religioso. Apatia (gr. àrriOcia. da a prlv. o 77x9-, tema di TTarryco = io
soffro) (in generute): s’intendo una specie d’insensibilità, d’indolenza, che
si rileva dalla lentezza delle reazioni, sia psicologiche, sia morali.
(filos.): per gli Stoici l’apatia è lo stato in cui viene a trovarsi l’uomo
quando vive operando in modo conformo alla ragione, ossia quando non si lascia
turbare dagli affetti Irragionevoli, dalle passioni, dai beni eslcriorl, e
diviene uuo spirito sereno, eguale, imperturbabile. Apodittico (gr.
i-oSeiy.Tiy.óc, da SEty.vupu = mostro, provo) (logica) : si dico di ciò che si
afferma incondizionatamente come necessario, certo, inconfutabile, sla per una
dimostrazione deduttiva, sia per la sua intrinseca evidenza. Apologetica (gr.
àrroXoyÉo|iai = mi difendo) (retto.): l’apologetica cristiana comprendo l’arto
dialettica e gli scritti aventi por line la difesa della religione cristiana
eoutro gli attacchi della (ilo80 lia antica, dei potere politico e delia
religione pagana,, e miranti a ottenere per i Cristiani la tolleranza delle
leggi, nonc hé a dimostrare che la vera religione è la cristiana. Apologeti
sono: Tertulliano, Giustino, Minucio Felice, Ireneo, eoo. (II e III soc. d.
Cr.). Aporèma (gr. x-ópy)|zx, da àrtopéto = sono In dubbio) (logica): è un
sillogisnio dubitativo, che vuol dimostrare Pugnai valore di due ragionamenti
opposti. Aporia (gr. à Tropea = imbarazzo, situazione senza uscita) (logica): è
il dubbio logico proveniente da difficoltà insolubili. Sono famose le aporie di
Zenone D’Elea, che mirano a ridurre all'assurdo le tesi contrarie all’idea
deli’Dno immobile di Parmenide e affermanti l’esistenza reale della pluralità e
del movimento. I filosofi scenici sono detti anche aporetici, per lo stato di
dubbio in cui alla fine vengono a trovarsi dopo aver ricercato la verità, e per
cui sospendono ogni giudizio (èizoyjr) o asseti tUrnie rclcntio, come ilice
Cicerone). A posteriori (opposto: a priori) (filos.): le due espressioni « a
priori e • a posteriori », assai importanti nel linguaggio filosofico, derivano
tini procedimento arlstotclieo, per il quale il concetto, l'i/n iversale, i>
designato corno logicamente anteriore, il particolare come posteriore : ' non è
lo stesso ciò che ò primo per natura ( 7 tpÓTSpov Ty (juierst) e ciò che è
primo per noi (7tpè; fyjtà; TCpórepov); è primo per natura l’universale, il
concetto; è primo per noi, o per opera del senso, il particolare, il singolo ».
Questi termiul diventano comuni nella Scolastica : per Alberto di Colonia
provare ex priori bus significa dimostrare partendo dui principi!, dalle cause;
provare ex posterioribus significa dimostrare partendo dalle conseguenze, dagli
effetti; per S. Tommaso non si può dimostrare a priori l’esistenza di ilio,
perché questi è causa prima: occorre partire dagli ottetti (p. e., il
movimento) o di qui risalire alla causa prima. -Nei tempi moderni, quando
l'indagine filosofica si sposta, e dalla ricerca delle cause dell'» essere » si
trascorre a indagare le cause o le fonti dei « conoscere -, si ha un notevole
cambiamento : a priori è ciò che è dovuto alio sviluppo spontaneo della
ragione, ciò che questa trae da sé, dalla sua interiorità, in maniera,
Indipendente dall’esperienza, o quindi lia, por Kant, i caratteri
dell'unfversalità e delia necessità: a posteriori è ia conoscenza che proviene
dall'osperienzu o ha il suo fondamento mdl'osperienza o manca perciò di quei
caratteri, Perché è ristretta ai casi effettivamente sporlmentati. Appercezione
Arianesimo _ Nella teoria dell'evoluzione (Spencer) 6 « priori per l'Individuo
ciò che si trova In lui come un prodotto dell'esilerienza della aporie,
trasmesso per ereditò, e che per la. spedo, quindi, è a posteriori ; «
posteriori per l’Individuo è ciò che egli acquista con la sua esperienza: si
tratta dunque (l'un’anteriorlrìv cronologica o psicologica, non logica o
razionale. In realtii per l'evoluzionismo, che è una forma di empirismo, la
conoscenza è interamente a posteriori. perché tutta, originariamente, deriva
dall'esperienza. Appercezione (in generale): b il prender possesso d'un’idea
eon un lavoro attivo della mente che la rende piu chiara e meglio definita.
-(/«os.) per Leibniz è la conoscenza chiara odistinta, clic differisce di grado
dalla percezione oscura e confusa; è rrprarsr n/al io multi liuti tris in
imitate. Ka.N 1 distingue Vnpitercezionc empirica ila quella trasreintentate:
la prima è in sé dispersa, senza legame col «oggetto, di guisa clic I fenomeni
psichici percepiti non sono vissuti come facenti parte d’nn’unità superiore,
d'un io. ma rimangono isolati e disgregati a guisa di atomi: la seconda è
l'atto di riferire una rappresentazione, una conoscenza alla coscienza pura,
originaria, superiore al senso e da questo distinta, cioè aìVitmtUa. cho
accompagna c stringe i-ln un tutto, in una sintesi, le varie rappresentazioni,
ed è in ogni coscienza una e identica, non derivata da altro; p. e. il senso
percepisce due fenomeni « c b isolati, senza collegamento: Vinlelletta quando
dice: •Alt raggi solari) è causa (j.aT0S = incorporeo, da a prlv. c eròica,
corpo) (fibui.): secondo gli Stoici sono asomatlci il vuoto, il tempo c gli
oggetti del pensiero. Assenso (il lat. assensvs traduce 11 termino stoico
auv-xaTaftsaic il norie, raffermare) (logica): in generale ò l’atto col quale
l’intelletto accoglie o fi) sua un’idea o uu’affeminzlono altrui. per gli
Stoici si dà l’assenso a una rappresentazione, la si accoglie come vera, quando
questa, quasi impressa, suggellata in noi da un oggetto, s’impone allo spirito
por la sua forza, la chiarezza, l'evidenza,Ci tira per i capelli, come essi
dicevano. Assertorio (giudizio) (logica): b quello elio esprime la realtà,
l’esistenza, con la copula: «è, «non è ", senza Implicare la necessità,
essendo possibile il contrario. Assioma (gr. àjicojxa = dignità, postulato; da
&£toc degno; hit. munfiatimi) (logica): è in generale in affermazione, un
principio considerate come vero per la sua evidenza e accolto come vero senza
bisogno di dimostrazione. -i matematici greci l'applicarono pei primi alle
proposizioni evidenti: p. e.; tra due punti la linea più breve è la retta. con
AniITOTELE si è esteso ni principjt logici: al ] trincipio di identità, di
contraddizione, ccc. Spinoza denomina assiojni alcuni principi! fondamentali
della sua Etica « more geometrico i/cmonstratu », Associazione delle idee 16
Astrazione Associazione delle idee ( psicol. ): designa la tendenza comune ai
processi psichici a collegarsi fra loro, in modo r-lie, quando uno di essi
risorge nella coscienza, tende a richiamare altri stati psichici, o per coni
ignita, cioè per essere entrati contemporaneamente nella coscienza, ^ per
ragioni di somigliansa, o anche per ragioni di contrasto. Si può ricondurre a
due leggi generali : a) la legge Cinica razione, per cui un processo psichico
tende a ricostituire il complesso mentale di cui ha fatto parte ; b) la legge
dell* interesse, per la quale fra gli stati psichici richiamati si opera una
selezione dovuta all’interesse attuale clic offrono pel soggetto. L'associazione
delle idee è descritta per la prima volta da Platone noi Fedone (cap. 18 ), per
spiegare l’idea del1 ’ anamnesi . Humk sviluppa e determina la teoria
dell’associazione e la pone a fondamento della vita psicologica.
Associazionismo ( filos è la dottrina sostenuta dagli inglesi H ARTLKY, Hv; me,
Stuart Mill, Bàin, ecc., secondo la quale l’associazlono delle idee ò la leggo
fondamentale della vita dello spirito e del suo sviluppo. È collegata a una
concezione atomistica della vita spirituale, per cui un numero determinato di
elementi psichici, analoghi agli atomi della chimica (cioè sensazioni,
sentimelili, immagini), associandosi, danno origine alle funzioni superiori
(memoria, intelligenza, fantasia, ragione) © le spiegano. Assoluto (dal lat.
absolvcrc = separare, perfezionare ; quindi assoluto = ciò che è indipendente e
perfetto ; opposto : relativo) (/ ilo 8 .): esprime l’essere cho è sciolto da
ogni limite, relazione o condizione, indipendente da ogni altro essere o cosa,
e a un tempo perfetto ; quindi l’easere che esiste in só e per sé. l’assoluto
può essere inteso come il fondamento primo di tutte le cose, che per il
materialismo è la materia, per lo spiritualismo lo spirito pensato come
sostanza, per l’idealismo il pensiero nel suo più ampio significato, ecc.
Newton pone a fondamento della sua meccanica il tempo assoluto e lo spazio
assoluto, che cioè hanno esistenza in sé, mentre ]>er Kant tempo e spazio
sono attività della nostra sensibilità, c, quindi, dipendenti da questa, ad
essa relative (v. spazio e tempo). Assurdo (Ionica): si dice d’un’hlea o d’un
giudizio che viola le leggi fondamentali del pensiero, perché contiene elementi
incompatibili fra loro o contraddittori. la dimostratone per assurdo (o
riduzione all’assurdo, deducilo ad absurdum) è quella che vuol dimostrare o
confutare una determinata tesi, esponendo la falsità evidente e la
contraddittorietà delle conseguenze che no derivano. Astratto (dal lat.
abs-trahcrc = trarre fuori; opposto; concreto) (psicol.): si dice della parte n
dell'elemento che venga tratto fuori (abstrachim) da un tutto o considerato
separatamente, p. e. la forma, il colore d’un oggetto; perciò prende il senso
di pensato \ * concettuale », in opposizione a ciò che ò dato immediatamente
nell’intuizione. Astrazione (gr. d^aeCpsot?, da à = traggo fuori, lat. abstraho
): questo tonnine passa per due fasi principali (Euoken): 1 . fase
logico-metafìsica: per Arisi oTELE è il procedimento che, omessi i caratteri
accidentali cruna cosa, ne rileva le qualità essenziali c le considera per so
stesso; quindi sono astratte (è5 àcpaipéoEox; XsyójjLeva) lo forme separate
dalla materia, come lo grandezze matematiche, l'idea della statua separata dal
masso di marmo. Nello stesso senso è intesa nel Medio evo: abstrahere. formam a
materia int dicchi separare la forma dalla materia mediante l’intelletto. Nella
logica astrarre consiste generalmente nel passare, mediante la soppressione
d’una o di più note d’un concetto, a un concetto più generalo; p. e. togliendo
ai concetti di quercia, olmo, pioppo ecc. alcune note, cioè quelle che li
differenziano, si salo al concetto più generale di albero, cosicché quanto più
l’astrazione procede, tanto più diminuisce il contenuto del concetto, cioè la
sua comprensione (che ò il numero dello note che esso include), e cresce invece
l'estensione (che è il numero degli individui che esso abbraccia), come si vede
passando, p. e., dal mammifero al vertebrato, àlTanimale, all’essere vivente
ecc. 2 . fase psicologica (con Locke, Berkeley ecc.): è l'operazione spontanea
per cui il pensiero isola progressivamente, nella massa dei fenomeni, le
qualità comuni ai singoli oggetti e le esprime mediante un nomo comune, un
concetto, un’idea generale, trascorrendo dall osservazione dei singoli
individui alla specie e al genere, grazio a quell 'al* Atarassia 17 Autarchia
tra operazione spontanea che è la generalizzazione, per cui si estende a tutta
una classe, a una specie, a un genere ciò eho si osscrra in uno o più
individui. Atarassia (gr. àrapaSta, da a prlv. e rapaOCTtij = turbo, agito)
(filos.): è la serenltù dello spìrito che per K Pier no è l’ideale del saggio;
è una conquista della ragione mediante la saggezza (, c vede in questo atto la
prova Intuitiva della propria esistenza. _per Kant Invece l'io conosce so stesso
non come sostanza, ma come « soggetto », corno attività; ossia l'io è il
termine comune a tutti i processi di coscienza, quasi il ilio invisibile ohe 11
tiene collegati; separato da essi, è pura astrazione., Autoctisi (gr. auró? e
etici!.? creazione di se stesso) (/ilos.): termine usato dal Gentile per
esprimere che lo spit rito, pensandosi, prendendosi come oggetto, creo se
stesso, si sviluppa incessantemente, grazio a una. vivente | dialettica del
pensiero (v. dialettica). Automatico (gr. aÙTÓ[.taTO? = che s muove da Bé) (in
generale): si dice di ciò che si muove da sé in maniera meccanica, senza
l’intervento di forze psichiche o di una volontà intelligente, psicol.: si
applica all’attività incosciente, cioè a quegli atti che si ripetono in maniera
indipendente dalla volontà. Autonomia (gr. coìtó? e vólto? = il dare a se
stesso lo legge, il reggersi con proprio leggi; opposto: eteronomia, dal gr.
c~po? = altro, e vópio?= legge; che significò: il reggersi con leggi date da
altri) (morale): per Kant consiste nel fatto che la volontà umana 6 una volontà
legislatrice universale, in quanto l'uomo nell’ordine morale obbedisco a una
legge che emana non da una volontà a lui esteriore (sia questa Dio, la società,
la naturo, come avviene nella morale eleronoma), ma dalla sua volontà di essere
ragionevole, dalla suo coscienza. Autorità (principio di) ) (in generale):
consiste ncll'accogliere come vera una cognizione da una persona cui si
riconosce una superiorità intellettuale o morale, rinforzata spesso dalla tradizione,
/ilos.: nel Medio Evo Aristotele gode d'un'autorità assoluta nella scienza e
nella filosofia, donde il detto: ipse dirit (traduzione del greco aùvò?
2pY)Tlx6?), cioè della piena esplicazione delle tor-,c spirituali, della vita
contemplativa che offre la conoscenza più alta, quella del macrocosmo e delle
sue leggi eterne. per B u Stoici si raggiunge nell apatia ànà&Eia, nel
dominio della ragionc sulle passioni e sul dolore; per TOPI ceno
nell’atorossla, che e data dal1 l’assenza del dolore, da una scelta
Bapiente'del piaceri e dall’armonia della vita. per Spinoza 1 ’uomo raggiunge
la beatitudine, la quiete definitiva, solo nella conoscenza del terzo grado,
cioè nella «conoscenza intuitiva», per cui la ragiono vede le cose In Dio, nel
loro aspetto eterno (sub specie acf erri itati»), che è poi un conoscerò Dio
stesso nella sua unità, quasi un coincidere con lui. Beavlorlsmo (inglese:
behariour comportamento, condotta) (psicol.): ts il metodo di ricerca
psicologica, che consiste nell’indagare 11 modo di reagire alle impressioni
esterne, la maniera di comportarsi, di condursi nelle differenti circostanze
della vita. Questo metodo, applicato dapprima agli animali, s’è poi esteso
all'nomo. Bello (/ ilos.): nell'antichità: per Platone il hello è ciò che offre
all’occhio e alla, mente proporzione e armonia, ordine e misura. In modo cho la
varlotà degli elementi si disponga In gradi e si componga in un tutto plasmato
o ordinato dalla vita dello Bpirito, il quale,. liberandosi gradatamente da
tutto ciò cho è corporeo e sensibile, può essere tratto verso il bello In sé,
verso l’idea del bello eterna, perfetta, immortale (v. dialettica). L’arte
dell’uomo non ò altro che un’imitazione della natura, che alla sua volta c
un’imitazione dell’idea, quindi un'imitazione dell’imitazione, non
un'cspressione dirotta del hello. Per Aristotele gli elementi del hello sono:
l’ordine (Tpia|.iévov); la fonte del bello è nel senso innato del ritmo e
dell’armonia e nell’istinto d’ìniitazione, raffinato dalle due facoltà del
genio ellenico: veder le cose con meravigliosa chiarezza; rappresentarsele con
perfetta obbiottività. _per Plotino il bello con è nella simmetria, ma « è ciò
cho rispleudc nolla simmetria »; una statua è bella « per In forma che l’arte
vi ha introdotto », i-apà top stSou?, 2 èvfixvjv 7] t éyvv)). È l 'intuizione
dell’artista, il suo genio che cren l’unità fra le parti molteplici d’un
oggetto e dona a questo ciò che lo spirito ha di più profondo, mediante una
raffinata elaborazione tecnica; l’arte non è più imitazione, come per Piatone o
Aristotele, ma creazione dell’intelligenza, del voù?. Questa teoria viene
ripresa nel Hinascinicnto. nei tempi moderni : per KANT è hello ciò che procura
una soddisfazione di carattere universale, non esprimibile mediante concetti,
libera da qualsiasi fino uti itarlo o morale: le coso non sono belle perla loro
intima costituzione, che In se stessa rqpta a noi sconosciuta, ma perché sono
capaci di eccitare c tendere In maniera armoniosa le nostre forze spirituali.
per CROCE il bello non è un fatto fisico, non ha nulla da vedere con rutile,
col piacere, col dolore, con la morale. non è oggetto di conoscenza
concettuale; è dunque ciò ohe produce uno stato d’animo libero da ogni
interesse pratico o logico, un’impressione che si esprime in una pura Immagine,
oggetto di intuizione, ebe è conoscenzaimme¬diatao fantastica d’un momento
della vita dello spirito considerato nella sua singolarità. Intuizione cui dà
coerenza e unità il sentimento. Bene (in generale): ò tutto ciò cne ri* spondo
o si crede che risponda a un bisogno e porta n un fine voluto o desiderato.
morale: è ciò che nell’ordine dell azlone ò oggetto d’approvazione, ciò il cui
possesso è causa di soddisfazione e avvia alla perfezione. -_il gommo bene
(summutn bollimi) è, per la filosofia antica, l’oggetto ultimo al quale deve
tendere la volontà morale • quindi un bene bastante a so stesso, cui tutti gli
altri beni sono subordinati e rispetto a cui son da considerarsi come mezzi. _
gli scolastici, Cartesio, Spinoza, Leibniz seguono la tradizione antica. Kant
giudica che 11 dovere è anteriore al bene morale, che questo deriva da quello e
gli è subordinato ; giacché li bene è ciò che si fa per dovere: ossia l’asione
morale trae U suo valore non Biogenetica 20 Carattere dallo scopo al quale
tende, non dal bene che attua, ma dal principio cui la volontà obbedisce,
apendo unicamente por rispetto olla leppo morale : perciò la lepgo morale
incondizionata determina il bene, non il beno determina il dovere. Biogenetica
(legge) (gr. (Uos = vita, yeveatS = origine): ò la legge, oggi contestata, che
ebbe questo nome dal naturalista tedesco K. Haeckkl, per la quale le fasi dello
sviluppo individuale ricapitolano in breve le fasi dello sviluppo della specie.
La formula è: Yontogenesi ripete la filogenesi (v. ontogenesi). Biologia (gr.
plot; = vita, Xóyos = discorso). È la scienza dei fenomeni generali della vita,
comuni agli animali e alle piante. Comprende la morfologia, la f isiologia, la
patologia, secondochó si considerano lo forme, le funzioni, i fenomeni anormali
degli organismi viventi. Bisogno, psicol – GRICE NEEDS --: è la consapevolezza
che qualche cosa manca al nostro organismo, o anche, in senso più alto ameno
usato, alla vita intellettuale, giacché ogni essere per vivere, svilupparsi o raggiungere
1 fini che gli sono proprii deve prendere al mondo esteriore lo materie e gli
elementi necessari all’esistenza. Si distinguo dal desiderio, perché il bisogno
ò indeterminato nel suo oggetto, mentre il desiderio si dirigo verso un oggetto
determinato: ho bisogno di nutrirmi o desidero un determinato cibo. Buon senso:
per Cartesio ò sinonimo di ragione, intesa come facoltà di diBcernere il vero
dal falso; quindi ò la capacità di ben giudicare, che non viene concessa a
tutti gli uomini nella stessa misura. L’asino di Buridano, filos., cosi
s’intititola rargomentazione attribuita a Burlo ano» rettore dell’università di
Parigi; ossa consiste ncH’affcrmarc, a proposito del libero arbitrio, che un
asino affamato, posto davanti a duo socchi d’avena perfettamente uguali, si
troverebbe nell’impossibilità di faro una scelta fra duo cose che lo
sollecitano in ugual misura, o morrebbe di fame, (V. anche ALIGHIERI, Paradiso.
L'argomentazione non si trova negli scritti di Buridano; ed ò forse dovuta ai
contemporanei, per deridere il suo determinismo psicologico, secondo cui la
volontà si decide, tra più beni, pel bone maggiore; donde l’indecisione di
fronte a due boni uguali. c Cabala (dall’ebraico Kabbalah = tradizione)
(rclig.): opera di filosofìa religiosa, che si considera un’interpretazione
segreta della Bibbia, trasmessa per tradizione da Adamo ad Àbramo, attraverso
una serie ininterrotta di iniziati. Tratta dello sviluppo di Dio, che prendo
coscienza di sé generando tutto lo coso dalla propria sostanza per via d’emanazioni;
contiene l’enumerazione dello milizie celesti, il simbolismo dei numeri ecc.
Campo della coscienza (psicol.): designa l’insiemo dei processi psichici (idee,
sentimenti, emozioni), cho in un determinato momento sono presenti nella
coscienza d’uu individuo. Campo visivo (psicol.): ò l’insieme degli oggetti cho
sono percepiti simultaneamente dall’occhio in un dato momento; mentre il punto
visivo è l’oggetto cho nel campo visivo si presenta con maggior chiarezza.
Canonica (dal gr. xavtóv = regolo, regola, norma) (logica): ò cosi detta da
Epicuro la parte introduttiva della sua dottrina, che tratta del criterio di
verità, cioè della validità obbiettiva dello nostre cognizioni, che egli fa
consistere noU’immediata evidenza delle percezioni sensibili. Carattere (dal
gr. x a pacrcrco = scalfisco, donde '/apaxTyp = impronta) (in generale): indica
la qualità propria, la « impronta » che serve a distinguere o a definire un
oggetto. -(psicol.): ò l’unità stabile, costante dello disposizioni
intellettuali, sentimentali e volontario che distinguono un individuo dagli
altri, il nucleo permanente che dirige la sua evoluzione psicologica, Vimpronta
che egli lascia nei suol atti, tenendo presente che le qualità costitutive del
carattere, le quali formano un fascio di energie diretto verso un fine, si
manifestano nelle contingenze della vita, soprattutto in quelle arduo e gravi.
(metafisica) : Kant concepisce l’uomo come cittadino di due mondi: del mondo
fenomenico e di quello noumcnico; come parte del mondo sensibile l’uomo ha un
carattere empirico, che si inserisco nella catena delle cause naturali, di
guisa che le sue azioni sono sempre determinate, o cioè non sono libere; invece
come parte del mondo nouraenico ha un carattere intelligibile, sottratto alla
serie delle cause naturali, e quindi libero .Caratterologia 21 Categoria _
(morale): aver un cara’lere morale significa possedere stabilmente quelle
qualità del volere per cui il soggetto tien fermo a principi o a norme pratiche
c morali determinate, che egli si ò prescritto con la ragione. Caratterologia
(psicol.): neologismo che servo a indicare la scienza del carattere, la quale
studia l’essenza, l’evoluzione del carattere, mira a fissarne i tipi
fondamentali. Cardinali (virtù): v. virili. Carità (tcol.): è la maggioro dello
tre virtù teologali (lede, speranza e carità) ed eeprime l’amore di Dio e
l’amore del prossimo in Dio; è il principio d’ognl virtù. (morale): consiste
nel far del bene al prossimo senza mira alcuna di vantaggio proprio.
Cartesianismo: si può Intenderò: 1 ” la filosofia di Cartesio nello sue tesi
fondamentali: l'idea di sostanza, 11 dualismo fra anima o corpo, il
meccanicismo del mondo fisico, l’evidenza corno criterio di Terità eoe.; 2» la
filosofia dei discepoli o dei successori di Cartesio, cioè ili Malebranche,
Oeclinx, Bpinossa, occ., benché non sia facile stabilire ciò che del pensiero
di Cartesio ò divenuto pensiero comune dei cartesiani, i quali mirano a
risolvere i problemi posti ma non risolti da Cartesio: i rapporti fra pensiero
ed estensione, fra anima e corpo, fra Dio c 11 mondo. Casistica (morale): è
quella parto della morale pratica che tratta dei « casi di coscienza *, cioè
dell'applicazione di norme morali olle circostanze particolari, o ancho nei
loro rapporti con la religione, Bpeelalmcnte quando rincontro o l’intreccio
fortuito degli avvenimenti della vita umana portano a conflitti di doveri di
non facile soluzione. -in senso peggiorativo, s’usa per indicaro distinzioni
sottili o abili con cui si vuol giustificare un atto che spesso la inoralo non
approva. Caso (gr. ’M/tj, slitapirivi)) (fn generale): si dico elio un fatto è
dovuto al caso, quando è fortuito, inaspettato o so ne ignorano le causo. (
Hlos .): già Aristotele intorpreta il caso corno un avvenimento dovuto al fatto
che due o più serie di fenomeni s’incontrano in un punto in maniera
imprevedibile, o dà l’esempio dello scavatore che trova un tesoro. in senso più
comprensivo il caso si ha ciuando una modificazione insensibile e
impercettibile nello cause d’un avvenimento produce una modificazione
nell’effetto; p. e. il ritardo d’un attimo di un fatto qualsiasi può produrre o
far evitare un accidente gravissimo per lo sue conseguenze. Catalettica
(fantasia) (gr. cpavvaota y.xTaXvjTTTixr,, lat. risum impressum e//ictumque: t
ic.): è per gli Stoici una rappresentazione che ei si presenta, con tale
evidenza (èvàpysia) o forza, riproducendo lutto le qualità dell’oggetto. elio
ci afferra (y.aTaXa|j.[ 3 àvet) o ci costringe ad accoglierla come vera. 10 il
fondamento del criterio stoico di verità. Catarsi (gr. xdt&apot Q, da
xaDmpio = purifico) (Hlos.): per Platonf., come più tardi per Plotino, consisto
« nel separar-, e rimovore (ytopi) quanto più è possibile l’anima dal corpo c
assuefarla a raccogliersi in só medesima, rimanere sola, sciolta dai vincoli
del senso > (Fedone). La catarsi ha por fine di preparare l'anima allo più
olevate attività spirituali. Per i Neo pi, atonici è un avviamento alla
mistica, aH’unione con Dio. (estetica): Aristotele parla d’una calarsi traffica,
che sarebbe l’effetto prodotto dalla tragedia sopra gli uditori: raziono
tragica, suscitando la compassione e il terrore, compio la funziono di
purificare da tali sentimenti l'animo dello spettatore, sollevandolo dalle
angustie dolln vita quotidiana. (psicol.): nella psicanalisi la catarsi
consiste nel richiamare un’idea o un ricordo, che, represso, produce
perturbazioni fisiche e psichiche, mentre, conosciuto e chiarito, diviene
innocuo. Categoria (gr. xanj-fopta, da xccrv)yopEtv = affermare; lai. praedicament
avi : Boezio) (logica): per Aristotele le categorie sono lo affermazioni, i
predicati più generali delle cose, le differenti classi di predicati che si
possono affermare d’un oggetto qualsiasi, c quindi 1 sommi generi del reale
(xanjYOptòcl toO Svuoi;); ne distingue dicci, traendole, forse, dallo parti del
discorso: sostanza, qualità, quantità, relazione, luoao, tempo, situazione,
avere, lare, patire. -per Kant le categorie sono le /orme a priori del
conoscere, con le quali l'intelletto unisco il molteplice offerto
dalVintuizione sensibile: c cioè I fenomeni che il senso percepisce slegati,
isolati, sono dall 'intelletto collegati in una sintesi per mezzo delle
categorie: p. e. gli organi di senso percepiscono duo fono meni isolati, il
calore e la dilatazione d'un corpo; l’inteUetto li unifica con la categoria di
causa : il coloro ò causo della dilatazione. lCont. enumera dodici categorie:
tre della quantità (unità, pluralità, totalità), tro dello qualità {realtà,
negazione-, limitazione), tro dello relazione ( sostanza, causa, reciprocità
(iasione), tro della modalità (possibilità, esistenza, necessità).
-Schopenhauer ammette la sola categoria di causa: il mondo come semplice
rappresentazione è una molteplicità di fenomeni disposta nello spazio e nel tempo,
ordinata o pensata secondo il principio di causa. -per Rosmini la categoria
unico e suprema è l'idea dell’essere in universale, cioè di quella vj(n?= il
sentire) (psicol.): designa il complesso delle sensazioni provenienti dagli
organi interni del corpo, lo stato psichico totale risultante dall’azione
simultanea e complessiva dolio impressioni interne. Certezza (opposto: dubbio )
(jwricoZ.): è lo stato dello spirito intimamente persuaso di possedere la
verità, o por via immediata, dovuta all 'evidenza, o per dimostrazione, o anche
per fede; iu questo terzo caso s'accost-’. olla credenza (V. credenza).
Cinestetiche 23 Compositivo _ (logica): è il carattere di ciò che non lascia
aperta alcuna via al dubbio ed è dovuto al fatto che i principi! logici sono
osservati. Cinestetiche (sensazioni) (dal gr. xtvéo>= muovo, atat>r,a'.;
= sensazione) ( psicol.): sono le sensazioni che provengono dai movimenti degli
organi corporei. Circolo vizioso = vedi diallelo. CI inamen (è la traduzione,
luereziana del greco exxXtai:, da èxxXivetv = devìai-e, declinare) (filos.):
Emerito ammette che gli atomi, invece di cadere dall’alto al basso in linea
retta (ché in tal caso non potrebbero incontrarsi, né, quindi, formare i mondi
c i corpi composti). subiscono, per un Impulso interiore, una deviazione dalia
linea verticale (che è appunto il clinamcn), la quale ne tende possibile
l'urto. Por tale tendenza spontanea la necessità meccanica cedo nell'uomo il
posto ulla volontà libero, essendo anche l'anima formata di atomi. Cogito ergo
sum (8 . Tojimaso). Contingentismo o filosofia della contingenza (filos.):
servo a designare il complesso dello dottrino che nella spiegazione
dell’universo assegnano ima parto più o meno grande alia contini gema. _ il
francese Emilio BoCTROOX ha dato particolare rilievo a questa dot1 trina; egli
pensa infatti che a mano a Contraddittorio 26 Cosa in sè mano che si sale dalle
formo Inferiori degli esseri alle forme superiori, dalla chimica alla biologia
o da questa alla psicologia, si introducono nuovi modi di realtà (la qualità,
la rtta, la coscienza, l’auto-coscienza), In cui il ferreo con catcnamento di
causa od effetto ohe si osserva nel mondo tìsico si viene atte nuando, fino a
scomparire nella libertà spirituale umana; perciò la vita del ponsiero è una novità
continua, In cui il nuovo non si può spiegare col vecchio. Il superiore con
l’Inferiore, perché contiene qualcosa di più e di nuovo (contingente), che
nella realtà inferiore non c'era. Contraddittorio (logica): due giudizi, due
concetti dloonsl contraddittoril, quando l'affermazione del primo irnpllI ca la
negazione del secondo ; ò contraddittoria anche una proposizione in cui il
predicato affermi una qualità o modo di essere opposta a quella espressa dal
soggetto. Contraddizione (logica): il principili di contraddizione ò cosi
formnlnto da Aristotele: «due giudizi, dei quali l’uno nega quello stesso che
l’altro afforma (A è B, A non è B), non possono essere veri nel medesimo tempo
e otto il medesimo rispetto, poiché non ò possibile ammettere che alcuno pensi
cho la stessa cosa sia o non sla» (àSuvavOV Ù7TOAaupàvetv vaùv&v elvat xal
(xv) elvoci). -Leibniz lm dato di questo principio una formula più semplice: «A
non ò non A», cioè un giudizioò falBO quando ' soggetto e predicato si
contraddicono. (filos.): Hegel pone la contraddiziono nel cuore della realtà
vera, ossia nel pensiero: ogni idea contiene in sé la sua negazione, ciò'
un’idea opposta che spinge a un nuovo concetto più alto comprendente e
conciliante in sé i due primi : il primo concetto ò la tesi, il secondo ’
antitesi, il erzo la sintesi. Quest'ultimo subisce lo stesso destino, c cosi il
movimento dello spirito i recede sempre più oltre, finché tutta la realtà è
trasformata in puro ponsiero, in una « reto di concetti »: l’attività pensante
diviene processo cosmico, che abbraccia tutte lo cose e tutte da sé lo produce
(V. coincidcntia oppositorum). Contradictio in adiecto (logica): è la
contraddizione fra un termino e ciò che vi si aggiunge ( adiectum ), aggettivo
o sostantivo; p. e.: legno ferreo. Contrario (logica): sono contrarie due
proposizioni opposte e universali, l'una affermativa e l'altra negativa; p. e.:
1 ogni uomo è mortale ; nessun uomo ò mortale » ; sono contrari due concetti,
quando l’aiiermazione dell’uno implica la negazione dell'altro; p. e.: bianco,
non bianco. Contrattualismo (diritto): è la teoria dell’origine contrattuale
dello Stato, che ebbe la sua forma più perfetta e famosa nel Contratto sociale
di G. G. Rousseau ( 1762). Il principio è: lo Stato si fonda sulla volontà
individuale dei consociati, i quali l’hanno costituito per mezzo di un
contratto. Se si pensa con I’Hobbes che, nel dar vita allo Stato, l’Individuo
rinunzia a ogni suo diritto, si ha il governo dispotico, so con Locke si
stabilisce ina rapporto bilaterale fra individuo e Stato, si ha il governo
liberale ; so col Rousseau si considera innlicnaliilo ogni diritto individuale,
cosicché i singoli, riuniti in assemblea, possono, con un semplice atto di
volontà, far tabula rasa d’ogni governo e magistrato esistente, si ha il
governo radicale. Corpo (filos,): per Cartesio e Spinoza ò corpo ciò che ha
estensione o moto, il quale non è altro che una successione di luoghi occupati
da un corpo nell’estensione; per Berkeley o Hume, negata resistenza della
materia, il corpo è un complesso di idee o sensazioni associate. Corsi e
ricorsi (filos.): è la legge universale che per il Vico regge la vita dei
popoli e rispecchia le fasi di sviluppo dello spirito individuale: il senso, la
fantasia, la mente pura, corrispondenti, nella vita pratica, alla passione
ferina, alla soggezione a una legge di forza e arbitrio, alla libera osservanza
dei dettami della ragione. Cosi ogni popolo trascorrenecessariamente dalla
violenza dolio stato ferino alla vita civile, e, in conformità dell'eterna
natura umana, dove ripercorrere il suo corso, ricadere, per un processo
degenerativo, nel senso o nella violenza, e dalla barbarle riprenderò il moto
ascensivo, iniziare 11 ricorso. Vico trasse questa sua dottrina dalle indagini
sulla storia di Roma, generalizzata e integrata, qua e là, con quella di
Grecia. Cosa in sè (opposto: fenomeno): esprime il carattere dello coso
considerate por sé, fuori dei soggetto che le conosce, o in maniera da questo
indipendente. per Kant è il quid inconoscibile che si cela dietro ai fenomeni e
no è il fondamento; è posta fuori del tempo e dello spazio, non vi si possono
appi!-Cose e persone 27 Creazione care lo categorie, valido solo poi fenomeni.
Schopenhauer vedo la cosa in so nella volontà metafisica, fondamento ultimo o
immanente del divenire cosmico: volontà ili vivere, for/.a cieca, inconscia,
elio « si accendo ima lampada noi corvello umano », cioè si fa consapevole solo
nell’uomo. --corno concetto limite la cosa in sé stabilisco, per Kant, il
confine fra il conoscibile o l incomiscibile £ è ciò che ó al di là
dell’esperienza, oggetto di una intuizione non sensibile, ma solo
intellettuale, elio è negata all’uomo. Cose o persone (morale): per Kant lo
cose sono mezzi, oggetti per i nostri bisogni (in linguaggio economico: beni
materiali ); lo persouo sono non mezzi ma /ini in si, hanno un valore assoluto
che si misura non dall’uso oho so ne può fare, corno avviono delle cose, ma dal
rispetto che si deve all’esscro ragionevole. in ciò che ha di intimo o
inviolabile. Coscienza (lat. conscirc = sapere insieme, detto di più persone
che conoscono le stesse cose; gr. erjvei8r, = giudico, esamino): in generale
consiste nel sottoporre ad esame un principio, un’asserzione, un fatto, per
stabilirne il grado di credibilità o il valore prima di accoglierli come veri;
cosi avviene, p. e., nella critica storica. -per Kant ò una ricerca intorno
alla ragione umana in tutto le sfere della sua attività (nel conoscere,
nelPoperare moralmente, nel sentimento del bello). La critica tende a separare
ciò che allo spirito umano proviene passivamente Criticismo 29 Deismo dal mondo
esterno, ossia ciò che ò empirico, a poste riori, e che Kant denomina materia,
da ciò che ù un’attività oiternaria della stessa ragione, ossia da ciò che ò
puro, a priori, o che vien detto forma. Cosi nel conoscere sono a priori le
intuizioni dello spazio o del tempo e lo categorie; nella condotta morale la
leggo morale non deriva dall’esperienza ma è un fatto della ragione, è pura
forma; nel giudizio estetico l’essenziale non è la realtà empirica dell’oggetto
che si dice bello, ma la rappresentazione, cioè un’attività dello spirito.
Infine, per spiegare certe produzioni della natura, non spiegabili col
meccanismo, si ricorro alla finalità Interna, cioè si afferma che nella natura
l’idea del tutto ò In ragiono dell’esistenza e dell’accordo delle parti, corno
avviene negli esseri viventi, nei quali la natura s’organizza grazio a un’arte
tutta intcriore, non per una causa esterna, qual è quella, ad es., che agisce
in un orologio. Criticismo (filo»-)' ò la dottrina di Kant o della sua scuola,
fondata su questi principi!: a) lo spirito umano impone ai fenomeni le sue
forme, le sue attività costitutive, vaio a dire le intuizioni puro dello spazio
e del tempo c le categorie; b) lo categorie, cioè i concetti puri
dell’intelletto, non possono applicarsi a oggetti posti fuori dell'esperienza
(l’anima, il mondo, Dio); l’uomo conosce solo fenomeni e l’assoluto gli sfugge.
Cruciale (dal lat. crux = croce, come segno indicatore della via da prendere)
(logica): per Bacone instantiac crucis (fatti cruciali) sono le esperienze
risolutive che decidono fra due ipotesi contrarie. D Darwinismo; è la dottrina
di C. Darwin che, accolto il principio della variabilità dello specie animali,
vugl spiegarlo mediante: 1) la lotta per l esistenza che dà la vittoria ai
meglio adatti; 2) l’ambiente elio crea modificazioni organiche o qualità; 3) 1
ereditarietà, per cui i caratteri acquisiti dall’individuo si fissano nella
specie, e si accrescono grazie anche alla correlazione di sviluppo, per cui i
mutamenti In una parto del corpo determinano mutamenti anche nelle altre parti.
Dato (s’oppone a ciò che ò costruito, elaborato, dedotto) ( filos .): designai
principi! generali, le condizioni, i fatti che sono una premessa necessaria per
rispondere a una questione o risolvere un problema. Deduzione (opposto:
induzione) (logica): è il procedimento logico che va daH’universale al
particolare, dai principi! allo conseguenze, o anche da una o più proposizioni
a una o più altre proposizioni,come necessarie conseguenze. (.'osi nella fisica
da una legge ottenuta per via Induttiva si possono dedurre altre leggi
subordinate o applicazioni di essa; CARTESIO, dalla proposizione: « Dio ò un
essere verace », trae quest'altra: «egli non può ingannarci quando ci fa
credere all’esistenza reale d’un mondo esterno ». La forma tipica della
deduzione ò data dal sillogismo aristotelico. Vedi Sillogismo. Deduzione
trascendentale (filos.): ò per Kant il procedimento che ricerca se le categorie
possono applicarsi ai fenomeni, so sono la condiziono necessaria e sufficente
dell'esperienza. La soluzione ò data dall 'immaginazione creatrice, « funziono
cieca dell’anima ma indispensabile », facoltà Intermediarla fra la sensibilità
e l’intelletto, per la quale l’io si realizza, entra in rapporto con la
molteplicità delle cose sensibili, le unifica, dando l’oggettività alle leggi
della natura; quindi non solo cogito ergo sam, ma anche cogito, ergo rea sunt
(v. schema). Definizione (logica): ha per fine di determinare l’essenza d'una
cosa, d'un’idea, enumerandone lo note essenziali. La Scolastica dice: definitio
fit per genus proximum et per differcntiam specif icam, intendendo per genere
prossimo la classe di cui una cosa è parte, e per differenza specifica i
caratteri propri! della cosa stessa: p. es., definendo l’uomo un mammifero
bimane, il termine mammifero ò il genere prossimo, il termino bimane la
differenza specifica. Degnità: tormino usato dal Vico nella Scienza nuova ;
equi vaio ad assioma, (gr. à^o>|Aa, da (z^ioc degno) e sorve a indicare le
idee fondamentali intorno alla fantasia, all’intelletto, al mito, alla
religione ecc. Deismo: è l’idea della divinità ottenuta per opera della sola
ragione, senza l’ausilio della fede rivelata e dei dogmi, e resistenza. Questa
concezione domina Demiurgo 30 Determinismo soprattutto nell'ILLUMINISMO (sec.
XVII e XVIII): è pure la religione del Mazzini. Demiurgo (gr. SmuoopYÓG, da =
popolo e rad. épy = opero, lavoro; quindi: chi lavora pel pubblico, artefice);
( filo8 .): con questo nome vicn designato nel Timeo di Platone il dio artefice
dell'universo, che plasma il cosmo dando forma all’informe, regola c ordine a
ciò che ò senza regola o ordine, tenendo l’occhio fisso alle idee, come a
modelli perfetti ed eterni di tutte le cose. Il cosmos, opera del demiurgo, è
por Platone un essere vivente, fornito di ciò che v’ò di più nobile ed
essenziale in un essere vivente, l'amma, che ò poi l’anima del viondo.
Democrazia (gr. $7)(jtoxpaT(a = potere del popolo) (filos.): per Platonf. ò il
governo dei molti (ol 770 XX 0 O, avente per fine la libertà, la quale può, per
eccessivo desiderio d’uguaglianza, degenerare facilmente in anarchia e
tirannide. -Aristotele, nella sua celebro teoria delle forme di governo,
considera le forme pure, cioè quelle che hanno por fine d’attuare la giustizia,
o sono la monarcàia, Varistocrazia, la democrazia (secondoché governa uno solo,
una minoranza o la generalità dei cittadini). A queste corrispondono tre formo
corrotte: la tirannide, 1 Oligarchia, la demagogia, quando il governo ò
esercitato a Bolo beneficio di chi lo tiene. -oggi è la forma di governo in cui
la sovranità risiede nella volontà popolare, intesa come l’espressione della
maggioranza numerica dei cittadini riuniti in assemblea (Rousseau). Demone (gr.
Sat(jL6>v) {filos.): è un segno o uno spirito o, meglio, una voce
ammonitrice, cosa al tutto intima e personale di Socrate, non una
personificazione divina: « è come una voce che io ho in me fin da fanciullo, la
quale ogni volta che mi si fa sentire, sempre mi dissuade da cosa che io sia
per fare, e non mai ad alcuna mi persuade; è questa che mi vieta d’occuparnii
delle cose dello Stato e mi pare faccia ottimamente a vietarmelo ». Questo
Satjj.6vióv ti è dunque un segno personalissimo, come ognuno In certi casi e
momenti della vita può sperimentare più o meno sensibilmente per conto proprio
(Valgimigli). Deontologia, tò Séov = il dovere, e Xóyogica, è la divisione d’un
concetto in due concetti generalmente contrarii, o anche la classificazione
d’un genere in due specie che ne esprimono tutto il contenuto; p. o. gli
animali in vertebrati o invertebrati. Dictum de omni et nullo (Zotica): esprime
la nozione che tutto ciò che è affermato o negato d’un genero ò puro affermato
o negato delle specie o degli individui contenuti nel genere. Differenza
(metodo di ) (logica): ò il secondo del metodi dello Stuart Mill per la ricerca
della causa. La formula è: se un caso nel quale il fenomeno si verifica e un
caso nel qualo non si verifica hanno in comune tutte lo circostanze meno una,
che si presenta nel primo caso e non nel secondo, questa è la causa del
fenomeno : p. e. la causa per cui la colonna del mercurio s'innalza nel
barometro si può ricercare facendo II vuoto; ossia: sopprimendo la pressione
atmosferica, mentre tutto I lo altre circostanze restano immutate, e vedendo il
mercurio scendere, si concludo elio la causa ricercata è il peso dell’aria. SI
riconnetto alla tabula ab sentine di Bacone. Gli altri metodi dello Stuart Mlll
sono: di concordanza, delle variazioni concomitanti, dei residui (v. questi
termini). Differenza specifica: v. definizione . Dignità (in generale): ò il
sentimento di rispetto che l’uomo deve avere verso se stesso, come essere
ragionevole. (morale): in opposizione a prezzo, per Kant esprime il valore
assoluto dell’essero ragionevole, come fine in sé. Dilemma (gr. SiaXap^àvco =
prendo da due parti) (logica): è un sillogismo composto, che pone due
alternative, dalle quali vien tratta una conclusione identica, in modo da non
lasciare una via d’uscita; p. e.; contro la tortura: « o il torturato è forte
tanto da sopportare I tormenti, e dirà quel eli© vuole; o è debole da non poter
resistere, e dirà quel che vogliono i giudici: in ambedue i casi la tortura non
conduce alla verità ». Dinamico e dinamismo (dal gr. Suva(Xi£= forza; opposto:
meccanico o meccanismo) (filos): si applicano tali denominazioni a quello
dottrine che vedono nella forza o neW energia l’essenza dell’universo; forza
che agisco non dall’esterno ma dall’intorno, con spontaneità e attività
trasformatrice o creatrice incessante, quindi irriducibile alle leggi
meccaniche. Lo teorio dinamiche pongono il tutto prima delle parti, ciò che è
vivente prima di ciò che è privo di vita, ciò che ò superiore atto a spiegare
ciò che è inferiore. In opposizione a statico si usa a Indicare ciò che si
trasforma, si sviluppa, diviene senza tregua. Dio; GII aspetti e i significati
principali di questo termino complesso e oscuro nel suo sviluppo storico si
possono cosi riassumere : a) nelle religioni piii antiche l’Idea di Dio sembra
sorgere da un antropomorfismo spontaneo, cioè si concepisce Dio sul modello
dell’Uomo, sia che si colleghi con la fede nella sopravvivenza dei morti c col
culto degli avi, sia che lo si pensi come il simbolo del gruppo sociale; si
oscilla fra l’idea di Dio pensato come una forza, e l’idea di Dio concepito
come Un essere più o meno personale ; b) per l’azione del pensiero filosofico e
scientifico Dio è pensato come l’unità essenziale di tutti gli elementi
dell’universo: unità della sostanza prima, come nei Presocratici; idea
dell’essere puro, come in Piatone o in Aristotele; superiore a tutte le
categorie logiche e ad ogni idea di persona, ineffabile, come in Plotino;
costituente la realtà essenziale del mondo, col quale si identifica, come nel
panteismo (v. panteismo). Dio essere morale, giusto e buono, rispondente
all’esigenza che ha l’uomo di credere al valore della propria azione. Dio 33
Discorsivo e discorso a un essere che sia garante dei nostri fini più alti,
cioè dei valori spirituali. -Tra gli altri, 11 francese M. Blondel vede
nell’idea di Dio tre aspetti, ciascuno dei quali tendo a predominare In tempi e
mentalità diverse: il Dio del* TAntico Testamento, il rigido dominatore che
riferisce tutto a sé. oggetto di rispetto e, più, di timore;è) il Dio
intelligenza o tutto chiarezza e verità, dovuto alla tradizione ellenica; c) il
Deus charitas, tutto amore per le creature, il Dio Cristiano. Dio (prove
dell’esistenza di ) ( filos .); "Te* principali sono: 1. la prova
cosmologica, cho dall’esisten/.a del mondo, cioè del condizionato, del
contingente o doll’imperfotto, conchiude all’esistenza d’una causa prima, d’un
incondizionato, necessario o 1 l>erfetto. Cosi per Aristotele Dio, spirito
puro, è la causa prima d’ogni movimento, è primo motore immobile ( 7TpcoTOV
x.ivoOv àx(vT)TOV); è seguito dalla Scolastica (S. Tommaso ecc.). Oppone Kant
cho dal fatto ohe noi affermiamo una causalità nel inondo dei fenomeni, non si
può logicamente de| durre ohe v’è una causalità del mondo fuori del mondo, dato
cho essa è al di fuori del campodellanostraesperienzaempirica, alla quulo
soltanto può la nostia monto applicare la categoria di causa. 2. prova
ontologica, eho dall'idea di Dio, come dell'essere più perfetto, deduce la sua
esistenza, giacché un essere soltanto pensato, ma non esistente, non sarebbe
l’essere perfetto; è concepita da S. Anselmo, respinta da S. Tommaso, seguita
da Cartesio, Spinoza, Leibniz, Hegel, occ. Kant nega che nel concetto d’una
cosa sia contenuta Tesistonza corno nota essenziale: cento talleri reali non
contengono più noto essenziali di conto talleri pensati. Ma, osserva Hegel,
conto talleri non sono un concetto, e tanto mono paragonabili con l’idea di
Dio; in questa resistenza è implicita, non come un'idea cho s’aggiunge a
un’altra idea eterogenea: l’idea di Dio e 1'osistenza coincidono, come dove
avvenire nel più alto principio cui possa giungere la filosofia; 3. prova
teleologica o fisico-teologica: le cose della natura non solo rivelano ordine o
regolarità, inspiegabili con la nozione di causa, ma formano un sistema.
convergono verso un’unità suprema, come a un fine ultimo ; donde la necessità
d’ammettere l’esistenza d’un essere cho pone e attua i fini manifestantisi
nella vita della natura. È sostenuta da Socrate, Platone, Aristotele, dalla
Scolastica occ. Kant fa osservare che, pur ammettendo essere lo opere della
natura paragonabili a quello d’un artista, si giungo solo a un Dio artefice
ordinatore della materia, non a un Dio creatore; per passare dalla
considcraziono d’un ordino nel mondo all’eslstcuza d’un essere necessario o
perfetto, bisogna far ricorso alla prova cosmofogica e ontologica, lo quali
vanno inoontro egli dice ud altre obbiezioni non meno gravi (v. sopra); 4.
prova morale o etico-teologica, che dall'esistenza della legge morale in noi
trae la prova dell’esistenza di Dio fuori di noi. Kant, per accordare l’idea
doV dovere con la felicità, ammette un pr cf grosso indefinito verso la
santità, cioè verso la virtù perfetta che esigo la soppressione della
sensibilità; na ciò è possibile solo se la nostra personalità persiste, ossia
so ò immortale, grazie nH’uziouo sul mondo d’un essere in cni l'unione della
santità o della felicità è attuata. Però questa prova non consento la conoscenza
metafisica d’una sostanza divina, ma solo una credenza razionale, che s’accorda
col risultati della Critica della ragion pura. Hegel oppone cho Kant,
appoggiando la prova dell* esistenza di Dio alia credenza monile, presuppone
implicita ncll'idqa di Dio 1 ’esistcnza; cade perciò in una gravo
eoutraddizione, perché lia prima condannato tale identità, che ò il fondamento
della prova ontologica, da lui respinta. Discontinuo (opposto: continuo) (/
posizione scompare. Dogma (gr. Sóyfxoc, da Soxéco: opinione. decreto) (relig.):
esprimo il decreto d’un concilio, un principio religioso considerato verità
inoppugnabile. ( filos .): designa comunemente un principio piii affermato che
provato, o anche imposto da un’autorità o accolto senza esame critico. Dogmatismo
(opposto: scetticismo) ( filos.): Kant chiama dogmatici i filosofi cho fanno
uso di principii o di concetti senza ricercare per quale via e con che diritto
si pervenga ad affermarli, ossia senza una critica preventiva del nostro potere
di conoscere. Dolore ( psicnl .): ò uno stato affettivo indefinibile per la sua
semplicità, che si presenta come dolore fisico, cioè come sensazione penosa più
o meno localizzata, o come dolore morale (v. piacere), (filos.): il dolore è
considerato dai Greci corno un ostacolo alla felicità cui l’uomo aspira
naturalmente, come qualche cosa di ostile cho dovessero eliminato con ogni
mezzo; mentre il Cristianesimo ha sublimato il doloro, che diviene mezzo di
purificazione e di elevazione morale, soprattutto per l'azione dell'esempio di
Gesù, che, assumendo corpo mortalo, ne ha preso tutto le infermità, è stato
vinto, deprezzato, umiliato o ha subito il supplizio dello schiavo. Doppia
verità (/ito.): ò la dottrina introdotta da Averrok, secondo la quale può
essere vero nella filosofia ciò elio è ritenuto falso ed errato nella
religione, e inversamente; donde nna scissione interiore dello spirito. Dovere
(morale): in senso concreto è una norma determinata di condotta,
un'obbligazione ben definita: p. e. i doveri verso la famiglia, la patria. in
senso generale e astratto è l’obbligazione morale, considerata separatamente
dal suo contenuto, ima legge, un comando, cui si deve obbedire. per Kant
consiste ueirobbodiro a un comando, a un imperativo categorico, valido
incondizionatamente por ogni essere ragionevole, che si può, ma non si deve
trasgredire. Dualismo (opposto: monismo) (relig .): applicato per la prima
volta da Hyde per designare un sistema religioso in cui a un principio buono
s’oppone un principio cattivo, l’uno e l’altro eterni e in eterno contrasto fra
loro, come nella religione di Zoroastro. (filos.): si applica alle dottrino che
ricorrono a due principii opposti e irriducibili por spiegare l’universo o
quindi Ri presenta, anzitutto, come dualismo cosmico: in Platone fra la
materia, oscura, ostile, causa del perpetuo cangiamento e del perenne fluire di
tutte le cose, c lo spirito, il mondo delle idee, essenze eterne, fuori del
nostro pensiero, sostegno del mondo reale; in Aristotele fra la materia, docile
alle esigenze dello spirito, plasmabile, o la forma, l’idea che s’inserisce
nella materia, la, plasma e la perfeziona; in Cartesio fra la res cogitans, lo
spirito, e la res extcnsa, la materia; in Kant fra il mondo dello cose in sé,
inconoscibile, e il mondo dei fenomeni., aporto alla nostra conoscenza. dal
dualismo cosmico discende un dualismo conoscitivo, che fissa e scinde duo formo
di conoscenza, derivanti da due facoltà dello spirito, il senso e la Dualità 35
Edonismo ragione, donde la conoscenza sensibile o la razionale, e il loro
opposto valore. -o’è un dualismo morale, che dori va dal contrasto fra senso e
ragione, cioè fra il piacere e l'utile da una parte, posti a fondamento della
morule dell’edonismo di Aiustippo di Cirene, di Epicuro e del moderno
utilitarismo, e l'attività razionate dall'altra, caratterizzata dal
disinteresse verso i boni sensibili e dall'obbedienza allo norme dettate dalla
ragione, come nell’cticn di Platone e di Kant. Dualità: il Gioberti dà a questo
termino un senso più generale che a dualismo: Ogni ordino di conoscibili, egli
dice, ci si manifesta come una dualità, che è quanto dire che non possiamo
ponsare un oggetto, senza che la cognizione di esso importi quella d’un oggetto
congiunto e correlativo. Cosi l'idea di Dio inchiude quella dell'universo, il
concetto dell'universo comprendo quella di Dio; essa si reitera in una
successione indefinita, fino all’ultima specie materiale, e risplendo in tutti
gli ordini della natura ». Dubbio (in generale): stato di Incertezza, di
indecisione, in cui viene a trovarsi 10 spirito per la difficoltà grave, o
anche Insormontabile, di giungere a un’afferinaziono conclusiva. (filos.): si
distingue un dubbio metodico, cho consiste nel sospendere provvisoriamente il
giudizio Intorno al valore d’un'Idea, d'una teoria, o anche della scienza
(Cartesio), finché la ricerca non giunga a conclusioni sicure o a un principio
certo; e un dubbio scettico, cho consiste nel pensare che né 11 senso né la
ragiono siano capaci di cogliere la verità, la realtà vera delle cose, e cho
l’uomo perciò apprenda solo apparenze. Durata ( filos .): pel francese E.
Bergson 6, non il tempo matematico, quantitativo, concepito come una serie
discontinua di momenti eguali, a somiglianzà dei punti d’una linea geometrica,
ma il tempo vissuto, che sentiamo fluire nella coscienza, una successione
continua di processi qualitativi., di esperienze spirituali, cho si
compenetrano, si fondono in uno sviluppo continuo, imprevedibile, libero,
passano l’una nell'altra come una corrente intcriore, ininterrotta, a guisa
d’un fiume che trascini seco tutto le sue acque, cosicché il passato vivo nel
presente e l'uno e l'altro si prolungano nel futuro, costituendo la vita
profonda dello spirito, mascherata e deformata per lo più dalle abitudini
meccaniche. Da durata vione colta nella sua purezza e semplicità
dall’intuizione (vedi questo termine) per via immediata, cho perù esige
preparazione o sforzo. E Ecceità (lat. scol. haecceitas, da haecce res, che
traduce l’aristotelico rò róSe ti = questa cosa qui) (filos.): termino coniato
da Duns Scoto per designare il principium individuationis, cioè i caratteri che
distinguono un individuo da un altro e dei quali il più importante, ultima
realitas, è la volontà. Il principio ildl’liaecceitas è perciò collegato ad una
tendenza volontaristica (v. volontarismo) in contrasto con l'inlcUettualismo
(V. questo termine) di S. Tommaso. Eclettismo (dai gr. èy.)dfsiv = scegliere)
(filos.): in senso largo consiste nella tendenza a cogliere in tutte le
filosofie le affermazioni positive (considerando che ogni sistema filosofico è
falso in ciò che nega, vero in ciò che afferma), lo verità che l'esperienza dei
secoli ha consacrate, a conciliarle o comporlo In una dottrina armonica o
coerente, che sia quasi il credo filosofico del genere umano. Eclettica è, ad
cs., la dottrina di Cicerone. in senso più preciso, eclettismo è la
conciliazione di tesi diverso o anello contrarie, che si raggiungo subordinando
quelle tesi a un principio superiore: p. e. Victor Cocsin, capo della Scuola
eclettica francese, s’appoggia al fatto che in ogni uomo esisto un senso del
vero, il quale contiene allo stato latente le verità filosofiche eterno cho si
discoprono interrogando la coscienza e ricorrendo alla riflessione; la ragione
è come una luce cho illumina l’anima umana, una specie di rivelazione
universale. Economica (teoria) della conoscenza: v. teoria economica della
conoscenza. Edonismo (dal gr. Y;Sovvj = piacere) (filos.): comprende lo
dottrine che pongono come principio unico della morale il piacere, che e il
bene più alto, mentre il suo opposto, il doloro, è da evitare come un male; in
senso rigoroso si applica alla dottrina di Aiustippo di Cirene, meno
propriamente all’epicureismo e all'utilitarismo di Bentham e di G. Stuart Mii.l
(quest’ultimo Effetto 30 Empirico stabilisco tra i piaceri differenze
qualitative, distinguendo piaceri più o meno elevati, mentre Aristippo, come
poi Bentham, prendo come misura delle cose l’intensità dei piaceri). La calma
dello spirito, l 'atarassia di Epicuro o la ricerca doU'utilc sociale dello
Stuart MII 1, che arriva lino al sacrificio di sé pel fieno comune, sono perciò
molto lontani dall'edonismo vero e proprio. Effetto = vedi causa. Efficente
(dal lat. eflicere = produrre, gr. 7 toi 7 )Tiy. 6 v = efficiens, Ciò,) (lilos.):
in senso generale si applica alla causa intesa nella sua piena ostensione. in
senso piti ristretto: è il terzo significato dato da Aristotele al termino
causa, cioè quella « donde è il principio del movimento » ( oi>£v 7 ) àp
/.')) tt)S xiVYjfTEtoq): è la causa motrice. Egocentrismo (lilos.):
letteralmento consiste nel fare del proprio io il centro doll’tiniverso, ossia
nel riferirò tutte lo coso al proprio io, che divieue il centro del piccolo
mondo elio ci sta intorno o poi anche del cosmo in generale; quindi, in un
linguaggio più rigoroso, consiste ncU'identideare i valori personalI coi valori
del mondo circostante o i valori del mondo circostante col mondo del valori in
generalo. Egoismo (opposto: altruismo) (psicol.): è l’amore di se stesso, la tendenza
naturale a protessero la propria esistenza e i propril fieni; «l'istinto
fondamentale nell’uomo come nell'animale èl'egoismo, cioè l’impulso a vivere e
a ben vivere « (Schopenhauer). (morale)-. 6 la tendenza a subordinare il beno e
le esigenze altrui al fieno e alle esigenze proprie e ad applicare questo
principio come criterio per giudicare gli atti altrui e i proprii.
-(metafisica)-, l’egoismo metafìsico corrisponde a solipsismo, che è vocabolo
più usato, o sta nel considerare l’esistenza degli altri esseri come illusoria
o dubbia: soltanto il mondo della mia coscienza esiste o l’affermazione d’nna
realtà fuori della mia coscienza è contraddittoria. (Per Schopenhauer ehi la
pensa cosi non ha bisogno d’essere confutato, ma solo d’iuta cura medica). Egotismo
(in generale)-. 6 la coltura esclusiva delVio, della propria personalità,
l’educazione raffinata dei sentimenti egoistici, con tendenza estetica o
creduta tale. Eidetico (gr. el&oq, tema i§, da cui vedere, idea) (psicol.):
b! dice eidetica la tendenza, frequente nei fanciulli, a richiamare t ricordi
recenti sotto forma di immagini visive, dette anche eidetiche, o a proiettarle
all’esterno. (lilos.): nella Fenomenologia di Husserl, filosofo tedesco
contemporaneo, l’aggettivo eidetico si riferisco all'essmza ideale, alla forma
o idea nel senso platonico-aristotelico, o si oppone a empirico: le essenze
pure, oggetto dello scienze eidetiche, sono strutture universali,
extratemporali, indipendenti dai fatti empirici. Elemento: in generale gli
elementi sono lo parti semplici cho compongono i corpi e in cui questi si
possono risolvere. Acqua, aria, terra e fuoco erano 1 quattro elementi di cui
si credeva composta la materia (Empedocle). Dieonsi elementi aueho i primi
rudimenti delle arti o delle scienze. Emanazione (dal lat. emanare = scorrere
fuoji; opposto: creazione) (lilos.): esprime il processo, affermato dagli
Gnostici c dai Nkoplatonky, mediante il qualo la molteplicità delle cose, sia
materiali, sia spirituali, cho forma l’universo, si svolge, esco fuori
dall’essere uno cho no costituisce il principio, senza cho vi sia discontinuità
in questo sviluppo, vi sia o no diminuzione dell’Essere uno in tale operazione.
Il Cesano distingue due sensi di questo termine: imanatio in divini» duple»
est, una genrratin, altera per nwdum ro- l untali», introducendo cosi
nellYaumazione l’opera della volontà, che è propria della creazione, della
generatili. Eminentiae via (lilos.): è una dello provo dell’esistenza di Pio,
comune nella Scolastica: « Le cose belle della terra sono il segno rivelatore
della bellezza più alta, le coso pure della purezza perfetta, le cose elevato
della più elevata (pulchra puìeherrimum, sublimili alti»simum, pura purisstmum
ostendunt). Emozione (lat. emoveo = pongo in movimento, scuoto) (psicol.): in
generale s’appllea ad ogni stato affettivo o sentimentale. in senso stretto
s’applien agli siati affettivi, reazioni d’ima certa Intensità, d’apparizione
brusca, spontanea, e di breve durata, a costituire i quali concorrono stati di
piacere o di dolore accompagnati o seguiti (por W. James, invece, preceduti) da
movimenti e reazioni fisiologiche. Le emozioni possono essere piacevoli o
spiacevoli, eccitanti o deprimenti, forti o deboli. Empirico (gr. SjjLTretpoq =
che sa per esperienza; opposto: razionale, puro)Empiriocriticismo Ent( scienza)
: si applica all’osservaziono fondata sull'applicazione diretta dei sensi
all‘oggetto della ricerca, all’esperienza metodica cui partecipa 1
intelligenza, • i ciechi solo hanno bisogno di guida, ma chi ha gli occhi nella
fronte e nella mente di quelli si ha da servire per iscorta (Galileo); ò
sinonimo di sperimentale. (filos.): per Kant ò ciò che ò dato nell’esperienza
sensibile, ciò che giunge a noi dal mondo esterno per la via dei sensi;
equipollente di a posteriori (vedi questo termine). in senso peggiorativo, è
opposto a sistematico e si dice di ciò che ò frutto di osservazione
superficiale, non guidata da principii e norme metodiche. Empiriocriticismo (
filos .): è la « filosofia dell'esperienza pura « concepita da Riccardo
Avexariub, che vuole liberare l'idea d 'esperienza da tutte lo aggiunto del
pensiero, dalle Ideo della speculazione metafisica e anche della vita pratica,
fondando una teoria economica della conoscenza (v. teoria e. d. c.).
L’esperienza pura sarebbe il semplice contenuto della percezione. Empirismo
(gr. ètXTCEipta = esperienza; opposto: raziottftltàmo) (filos.): comprende lo
dottrino che considerano l'esperienza sensibile, le Impressioni dei sensi come
il fondamento e la fonte prima, essenziale, insostituibile del conoscere umano;
vi appartengono: nell’antichità la scuola cirenaica, la cinica, 1* epicurea, la
stoica, e, nel tempi moderni, la filosofia di Bacon e, di |v = eterno)
(filos.): lo gnostico Valentino denomina Pone perfetto il principio primo
dell’universo, Pio, donde escono trenta coni minori, cho sono esseri
intelligibili e intermediari fra Pio e l’uomo; l’ultimo cono, Sofia, ò presa
dalla curiosità o dal desiderio Inestinguibile di contemplare 11 Padre o di
scoprire il segreto della sua natura (to Se tox&oc; elvat ^7)TY) =
contendo; quindi: arte di contendere con la parola) (lavica): è l’arte di
discutere, adoperando, por vincere nella disputa, argomenti sottili e
ingannevoli ; è la degenerazione della dialettica al tempo dei sofisti. Eros
(gr. £po>s = amore) (filos.): per | Plato.ve ò l'amore rivolto alle ideo, la
i tendenza filosofica che trasporta Pani! ma dall'amore por il bello alla
visiono del perfetto esemplare della bellezza, cioè all'idea del bello, e di
qui all'idea più alta, a quella del Beno (v. amore). Errore (logica): in
generale si distinguono due classi d’errori: 1. errori logici, che dipendono
dalla violazione delle norme logiche del pensiero, p. e. del principio di
contraddizione (v. coniraddizione); 2. errori reali, inerenti alle Idee stesse,
quando queste non siano, in tutto o in parte, conformi allo cose che
rappresentano come ut viene per gl ter rori de i sensi. -per gli Epicurei la
possibilità dclTcrrore non ò nella sensazione presa in se stessa, ma nel
giudizio che pronunziamo intorno allo cose percepite. per Cartesio un’idea
presa in sé e per sé non è né vera, né falsa: lo diviene solo se viene posta in
relazione con altre, cioè negata o affermata mediante il giudizio, che ò un
atto della volontà, ed erra quando afferma o nega ciò che l’intelletto non vede
in modo chiaro e distinto, essendo il potere volontario disposto, per la sua
stessa natura libera, a varcare i limiti dell’intelletto, sul quale ò fondato
il criterio di verità (vedi criterio c verità). per Spinoza Terrore non è nulla
di positivo, è solo una privazione dovuta all’imperfezione del senso, che
percepisco una realtà parziale e no fa una realtà totale, come quando si prende
la distanza apparente del sole per la distanza reale. Escatologia (gr. Ict^octoc
= ultimo o Xóyos = discorso) (filos.): è quella parte della filosofia che ha
per oggetto l’esame dei fini ultimi dell’uomo e dell’imi* verso. Esistenza
(filos.): è la proprietà attribuita a ciò che ò oggetto dell’esperienza attualo
o dell’esperienza possibile. Quando si dice: questa cosa esiste, si esprime un
giudizio sulla sua realtà. gli Scolastici oppongono essenlia ad existcntia: la
prima ò la natura concettuale della cosa, l’idea costitutiva di essa; la
seconda ò la piena attualità, ultima actualitas, un quid che, aggiungendosi
all’essenza, la pone nel mondo della realtà. per S. Anselmo essenza od
esistenza in Dio coincidono o anche Spinoza nella I definizione dell’Effco
dice: 7 vr causata sui (cho è la sub stantia, sire Deus) intclligo id cuius essenlia
invol vii existrnf iam. V. Gioberti distingue essere da esistere: « in latino
cxsistcre, cho suona apparire, uscir fuori, emergere, mostrarsi, s’usa a
significare la manifestazione d’una cosa che prima ora come avviluppata,
Implicita in un’altra, e che, uscendo, si rende visibile di fuori; quindi
prodotta da una sostanza che la contiene potenzialmente, in quanto è atta a
produrla », giacché II verbo sistere e I suoi derivati, p. e. subsislcre t
contengono puro il concetto metafisico di sostanza; quindi Fesisfen/e non può
concepirsi senza VEnte che ne ò la causa creatrice, donde la formula ideale
(come il Gioberti la chiama): l’Ente crea Tesistento ». Esistenziale (giudizio)
= (logica): è il giudizio che afferma o nega semplicemente Tesistenza d’una cosa
o d’una classe di cose. Esoterico (gr. IdtoTSpixóq = interiore) (filos.):
dicesi particolarmente dell'insegnamento cho Aristotele impartiva ai discepoli
già istruiti; per estensione si dice, in generale, dell’insegnamento impartito
a pochi, fino a raggiunEsperienza 40 Essere gere il significato di sapere
occulto, accessibile a pochi iniziati (v. acroamatico ). Esperienza (dal lat.
experior pongo alla prova) (ingenerale): ò la conoscenza diretta,Immediata,
omediata, elicsi può acquistare dei fatti o dei fenomeni che si succedono in
noi o fuori di noi. Y’ò un'esperienza comune o vulvare che procede in maniera
spontanea, incoerente, senza regola e precauzione, obbedendo a impulsi
sentimentali o utilitari; e v’ò un’esperienza scienti fica, già detta dagli
Stoici è[X“£tpta {jlsO’oSlxt) (esperienza metodica ), che nelle sue ricerche
applica all’osservazione dei fatti, alla loro interpretazione e al loro
coordinamento le norme suggerite dalla ragione nel suo sviluppo storico, c
dall’esperienza passata. l’idea moderna d’esperienza si costituisce nel Hi
nascimento soprattutto per opera di Galileo, seguito poi dall’empirismo
inglese. Locke riconosce due fonti dell’esperienza: il senso esterno e il senso
interno (cioè la riflessione ), e quindi vede già nell’attività dell’Intelletto
una condizione importante dell’esperienza. (filos.): per Kant l’esperienza
consta di due fattori: a) della conoscenza doi fenomeni, cioò delle impressioni
clic ci pervengono dal mondo esterno per la via dei sensi o dal inondo interno
per la via della coscienza: materia passiva; b) dello spirito, che elabora il
rozzo materiale delle sensazioni, cioè dei fenomeni, con le intuizioni pure o a
priori dello 6pazio e del tempo e con le categorie, cioò con le forme attive.
Questi duo fattori sono intimamente e indissolubilmente fusi nel l’esperienza.
Esperienza possibile (filos.): si ha quando, dice Kant, « io mi rappresento
insieme tutti gli oggetti sensibili esistenti in tutti i tempi e in tutti gli
spazi, ossia gli oggetti che si trovano in quella parte dell’esperienza verso
la quale debbo ancora progredire ». Esperienza pura (ItTos.): è la dottrina che
vuole liberare il pensiero da tutto le aggiunte artificiose e superflue, come
causa, tempo, sostanza eoe. e costituire ' un’idea naturale del mondo mettendo
nella sua vera luce il puro dato immediatamente vissuto, cioè la sensazione.
Così R. Avkxarius c Vempirio-cri deismo. Esperimento (scienza): consiste nel
riprodurre artificialmente fenomeni naturali col lino di poterli osservare
isolandoli, ripetendoli, « provando e riprovando » nelle condizioni più
favorevoli per l’indagine scientifica. Galileo è stato uno dei primi e più
geniali sperimentatori. Essenza (lat. csscntia da esse) (logica): designa il
complesso delle determinazioni, cioò dei caratteri che definiscono nelle sue
note costitutivo un oggetto del pensiero. Aristotele Ja definisce: oùaCa àveo
CXyjs, ossia la sostanza senza la materia; p. es.: l’essenza dell’albero ò data
dallo qualità costitutive del concetto di albero, distinte dalla sua materia;
forma c materia, unite, dànno la sostanza (oùoCa). (filos.): è ciò che
costituisce il nucleo costanto d’una cosa in opposizione alle modificazioni che
non lo toccano se non superficialmente e temporaneamente; così la intende
Cartesio. Spinoza aggiunge che l’essenza d’una cosa ò ciò senza di cui questa
non può né esistere né essere concepita e, viceversa, ciò che senza la cosa non
può né esistere né essere concepita: id sine, quo res et vice versa quod sine
re nec esse nec concivi potest. Essere (filos.): in opposto a divenire indica
ciò che esiste o sussiste stabilmente, non ostante i mutamenti che può subire;
è dunque una realtà permanente, costante, presente nell’esperienza o anche
accessibile al solo pensiero; por gli uni (per cs.: Parmenide o Platone) l’idea
dell’essere è la più ricca di contenuto; per gli altri (per es.: Hegel o
Rosmini) è l'idea più semplice o più povera di contenuto; ma sempre di grande
valore speculativo. Parmenide por primo pensa l'essere come la realtà vera,
immutabile, perfetta, senza passato né futuro, posta In un eterno presente,
unità del tutto omogenea, accessibile al solo pensiero logico; mentre il non
essere ò apparenza mutevole o dipendente dall’esperienza ingannevole dei sensi.
per Democrito l'essere è posto nella pluralità degli atomi, che si muovono nel
vuoto, cioè nel non essere, il quale ò quindi una realtà anch’essa. per Platone
ressero è nelle Idee. per Hegel, so ad una cosa si tolgono tutto le
determinazioni e le qualità, rimane la pura affermazione* questa cosa è; ossia
l’idea più semplice, più astratta, più povera di contenuto, che richiama alla
mente l’idea opposta, cioè quella del non essere. È il punto di partenza (Iella
logica hegeliana, e della diaEssoterico 41 Esterno lettica (v. questo termine)
; infatti « la verità dell'essere {tesi) e del non essere (antitesi) è la loro
unità, la quale ò divenire ( sintesi ); l’essere, se vicn pensato nel divenire,
è un formarsi, un incominciare ; invece il non essere ò un passare ». L’idea
decessero è un’idea della ragione (v. qui sotto l’esempio citato nel Nuovo
Saggio del Rosmini). -anche pel Rosmini se dall’idea concreta di M. nostro
amico voglio rimovero ciò che ha di proprio e originale, non mi resta più
l’idea del mio amico, ma solo l’idea comune di un uomo; se poi astraggo le
qualità proprie dell’uomo, mi resta un’idea più generale, cioè l'idea d’un
animale; io posso allo stesso modo colla mia mente astrane dalle qualità
proprie dell’animale o mi resta allora l’idea d’un puro corpo privo di
sensitività, dotato solo di vegetazione; voglio ancora colla mente togliere da
lui ogni vegetazione, allora la mia Idea ò divenuta l’idea d’un corpo in
genero; se infine non voglio badare a ciò che ha di proprio il corpo, rimane
allora l’idea più universale di tutte, cioè l’idea d’un ente, senza che questo
nel mio pensiero sia determinato da nessuna qualità cognita, l’idea dell’essere
è dunque quella, tolta la quale, è tolto interamente il pensare ed è resa
impossibile qualsiasi altra idea ». Però l’idea dell’essere « che è la verità
prima e la ragione suprema, presuppone chi dia l’essere alle coso che esistono,
ossia l’essere in sé, Dio, causa ». Essoterico (gr. èScoTepixò»; Xóyo|xv) =
sentenza) (in pflBile): si usa a indicare la saggczzi^Riq s’esprime per mezzo
di sentenze morali, proverbi, aforismi: filosofia gnomica, poesia gnomica
(Solone, Focilide, Teognide). Gnoseologia (gr. yv&at? = conoscenza e Xóyo?
= discorso) (filos.): ò quella parte della filosofia che studia il problema
della conoscenza (vedi conoscenza). Gnosi (gr. yvcócu? = conoscenza, saggezza)
(rch' 0 .): è lo stato del Cristiano illuminato che distinguo chiaramente la
propria fèdo da quella dei pagani, le divinità dei quali gli appaiono pure
finzioni. (filos. e rclig.): ò una forma di conoscenza che trasforma la fede in
scienza; è però una conoscenza concreta, giacché per gli Gnostici conoscere Dio
vuol dire possederlo, non per via discorsiva, dialettica, o per la certezza
soggettiva della fede, ma per via mistica. che si complica con gli clementi
provenienti dallo religioni orientali o dalla filosofia; giacché gli Gnostici,
per superare l’antitesi fra Dio, principio del bene, e la materia, principio
del malo, imaginano una serie di coni (alcove?), realtà intelligibili uscite
dal Primo principio ineffabile, una delle quali, degenerando, ha prodotto la
materia e il male. La creazione e 1 a redenzione cristiane sono episodi di
quella lotta. Principali rappresentanti della gnosi sono Valentino e Marcione
(II sec. d. Or.) (v. Eoni). Grazia ( relig .): è un dono gratuito fatto da Dio
alle creature umane, senza che vi abbiano .alcun diritto; in questo senso non
v’è cosa alcuna che non sia una grazia, poiché Dio basta a sé e dona
liberamente e gratuitamente tutto ciò che dà. In un senso meglio determinato da
S. Agostino la grazia ò un dono gratuito che Dio fa all’uomo (posto dal peccato
originale nello stato di natura decaduta e pervertita) per rendere possiGusto
4ft Idea bile la salvezza di pochi eletti, Bcelti dalla sua imperscrutabile
volontà, giacché l’uomo da sé non può risollevarsi e lo Spirito Santo soffia
dove vuole (spiriius sanctus apirat ubi vult, non merita seqiUns, sed merita
facicns). _ Lo stato di grazia implica una partecipazione più o meno
consapevole dell'anima alla vita soprannaturale, che oltrepassa l’ordine
croato, cioè la natura o la conoscenza razionale; è oggetto di fede (v.
natura). (estetica): La grazia è il sentimento, non beilo definibile» che nasce
alla vista idola tori, gli Idoli del mercato, cioè provenienti dai rapporti
sociali: p C, gli errori per cui si prendono corno reali le coso fittizie
designate da terminll del linguaggio; d) idola thratri, consistenti nell'azione
esercitata sulla mente dai sistemi filosolidi, elio si succedono sulla scena
della storia, come le rappresentazioni fantastiche della realtà si svolgono
sulla scena d'un teatro. _ (teoria della conoscenza) : per E cicli HO tutto le
coso reali emettono efflussi d'atomi. quasi Involucri vuoti isimularm. 11 dice
Cicerone), i quali riproducono la struttura generalo e le qualità del^ corpi
donde emanano e, movendosi con grondo velocità, pervengono attraverso 1 sensi
fino al cuore, dove producono le sensazioni. Possono provenire audio da corpi
non piti presenti ai sensi; di qui 1 fantasmi del sogno e del delirio. Ignava
ratio (gr. ip-fòc; Xbyo r, = vita) (filos.): è la teoria comune ai più antichi
filosofi greci, secondo la quale la materia è considerata non solo come attiva,
ma come animata, vivente: materia e lotiche sono Indistinto. Immaginazione
(psicol.): è l’attitudine mentalo a formare immagini c rappresentazioni ; si
presenta sotto duo forme : --a) rappresentativa, o riproduttrice, che sta nel
potere psicologico di riprodurre nella mente gli oggetti già percepiti, non
presenti: li) creatrice, che consiste nei comporre, nel creare nuove immagini;
è alliue a fantasia o ha una funzione importante nell’arte. (/ilo».): per
Spinoza la imaainalio è il grado inferiore del conoscere, visione oonfusa,
disordinata, incompiuta * delle" coso. per Kant l’immaginasionc creatrice
è « una funzione cieca ma indispensabile % che applica le categorie deU’in*
folletto ai fenomeni, collognndo lo forine dell'intelletto con lo forme della
sensibilità e rcndondo cosi possibile la costituziono doli'esperienza; per
FICHTE l’immaginazione creatrice produce il non io, che si oppone all'io puro o
lo limita; opera In maniera Incosciente. Immagine (psicol.): In generalo ò la
rappresentazlono montalo d'un oggetto percepito, o anche una nuova
rappresentazione formata d’elementi psichici elio già si trovano nella coscienza,
come le immagini poetiche. Immanente (opposto: trascendente ) (/»/os.): già nel
soc. XIII immanens (opposto a transiens c transitiva) i> detta un’azione od
una causa elio rimanga nell'Interno dol soggetto agente, mentre transitiva è
dotta quando, uscendo dal soggetto, s'cserclta sopra un'altra cosa; cosi S.
Tommaso: duplex est actio, una qua e transil in citeriorem materiam, ut
calc/acerc et secare, alia quac manci in agente, ut intclligcre, sentire et
rette (= duplice è l'azione; una che passa nella materia esterna, come
riscaldare o tagliare, l’altra cho rimane nell’agente, come intendere, sentire
e volere). Spinoza Intende in questo senso il termine immanente, quando dice:
Deus est omnium rerum causa immanens non vero transiens (Ilio è causa immanente
di tutte le cose, non transitiva), perché, contenendo in sé il mondo (v.
panteismo), non esco fuori di sé quando agisce, ma resta in so stesso. -per
Kant è immanente ciò che sta entro i limiti dell’esperienza, trascendente ciò
clic sta fuori deH'esperienza a non è conoscibile. Immanentismo Imperativo in
dottrina eli Blondel (vedi: azione) ò detta una « trascendenza immanente »,
perché la divinità che è trascendente, può, per un atto della volontà
individuale, consapevole della propria incompletezza e insuiHeionza. divenire
immanente, entraro nella vita umana, compenetrarla, facendo cosi l’uomo
partecipo della vita soprannaturale per un dono gratuito, cioè per tuia grazia,
la quale però risponda a un appello interiore, a un’intensa aspirazione della
coscienza. Immanentismo (relìg.): è la teoria attribuita al clero modernista
cattolico e condannata dall’enciclica Pascendi, pei duo principi! di cui
consterebbe : a) il sentimento religioso è un prodotto dell'attività interiore
o incosciente dello spirito ed ò il germe d’ogni religione, che così apparo un
frutto proprio o spontaneo della natura; b) Dio è immanente nell’uomo, perciò
la sua aziono si confonde con quella della natura e 11 sovrannaturale viene
eliminato. Immanenza (filosofia dell' )(filos.): ò la dottrina di G. Schuppe,
secondo cui l’io, la coscienza ò il fatto primo, supcriore ad ogni dubbio,
irriducibile, e la pluralità delle cose di cui l’io è conscio è l’oggetto
inseparabile della coscienza, per cui ogni oggetto non pensato, non presente al
soggetto e da questo indipendente, è inconcepibile; ogni cosa è solo in quanto
è presente al soggetto, in quanto entra nella sfera della sua luce e della sua
realtà (ossia è immanente nella coscienza). Ciò non vuol dire che il mondo sia
nell'io, ma solo che l’io e il suo oggetto sono due momenti inscindibili d’uno
stesso atto: • quando lo ho la sensazione d’un disco rosso posto a nna.corta
distanza o d’una data grandezza, ciò non vuol dire altro so non che io ho
coscienza di esso, clic esso è oggetto della mia coscienza ». La realtà è
perciò il contenuto della coscienza. non dello singole coscienze!, ma d’unti «
coscienza generica >, che è il soggetto pensato nella sua perfezione c nella
sua purezza, avente un’esistenza concreta solo nello coscienze particolari. Immaterialismo
(filo».): cosi denomina Berkeley la propria filosofia, clic, opponendosi al
materialismo del suo tempo, vuol dimostrare resistenza reale delle sole idee e
dell’anima e riduce la materia a un complesso di idee, intese nel senso di
processi psichici. Immediato (opposto: medialo) (logica): ò immediata
un’inferenza, quando il passaggio da un giudizio a un altro, da una
proposiziono a un’altra avviene senza un termine medio, senza un terzo giudizio
intermediario; p. e. dalla proposizione : i triangoli sono poligoni », si
deduce immediatamente: « alcuni poligoni sono triangoli ». (/ilo*.): è
immediata la conoscenza che coglie un'idea, un sentimento per via dirotta,
intuitiva, senza passare per un termine medio, come invece avviene nella
conoscenza discorsiva e analitica; cosi Platone intuisce l’idea del Bello e del
Bene, Cartesio il cogito ergo sum. Immoralismo (/ ilos .): per Nietzsche
designa l'aspirazione verso nuovi valori morali, cho si dovrebbero concretare
nelle virtù forti ed eroiche del superuomo (v. questo termine), e dovrebbero
sostituirsi ai vecchi valori, soprattutto allo virtù umili e inclini alla
rinunzia, esaltate dalla morale del Cristianesimo. Immortalità (filo*, o
velia.): è il sopravvivere indefinito dcU’anima al corpo, conservando la
propria individualità. La dottrina dell 'immortalità personale è por la prima
volta affermata con prove da Platone (specialmente nel Fedone). per Aristotele.
ò immortale solo l 'intelletto attiro (v. questo termine), che è la forma
dell’anima ed entra in questa dall’esterno. per Kant l'immortalità dell’anima è
un postulato della ragion pratica ; è fondata sopra l'esigenza, por l’essere
umano finito, di attuai*© la perfezione morale In un progresso indefinito verso
la santità. Imperativo (morale): ò un comando, una norma obbligatoria che
l’uomo deve imporre a se stesso pel raggiungimento d’un fine. Kant distingue
due specie di impè* rat ivi : a) ipotetici, che sono comandi condizionati,
mezzi da servire a un determinato fine, e sono regole d’abilità o consigli di
prudenza; p.e.: sii temperante se vuoi vivere a lungo ; categorici che
comandano in modo assoluto, incondizionato, non sono subordinati ad altro fine
ed esprimono la necessità dannazione, in quanto è buona in 60 stessa; sono
norme razionali, che esprimono la forma che deve rivestire un'azione per essere
giudicata Implicito 53 Indifferenza morale; provenendo dalla ragione, non
dall'esperienza, sono universali e necessari ; p. e. : non mentire, avvenga
olio può . Implicito (opposto; esplicito) {logica): un’idea o un giudizio sono
impliciti.in un’altra idea o giudizio, se, affermati questi, sono affermati e
sottintesi quelli ; p. e.: essere ragionevole 6 implicito in uomo. Impressione
( filos.): ò il principio fondamentale della dottrina di HUME, pel quale « Bono
impressioni le sensazioni, lo passioni, le emozioni elio compaiono per la prima
volta nella coscienza . mentre le idee e lo rappresentazioni sono copie dello
impressioni, ma più tenui o meno vivaci. Per Humc non v’è idea senza
impressione, non vi sono concetti a priori e non vi è metafisica. Impulsione e
impulsivo (dal lat. impellere = incitale; opposto: inibizione) (psicvl.):
esprime la tendenza spontanea e immediata all’azione. Un carattere è impulsivo
quando passa dirottamente dalla concezione d’un atto alla sua esecuzione;
allora il potere inibitorio agisce debolmente e noi casi patologici è annullato
(v. inibizione). Imputabilità (da,, lat. imputare = mettere in conto,
attribuire a qualcuno un atto) ( diritti> e morale): è 11 carattere d’un atto,
die, trasgredendo la legge civile o la legge morale, può essere imputato a una
persona. Ha un aspetto oggettivo, in quant o si considerano gli untecedenti
deiratto imputabile, cioè la persona agente, la condiziono elio permette ad
ossa di operare e la circostanza, ossia l’occasione più o meno favorevole ad
agire; e ha un aspetto soggettivo, che è la libera decisione della volontà,
l’aver agito consapevolmente e liberamente. La responsabilità e la pena non
sono necessariamente connesse all'imputabilità, giacché le cause che
diminuiscono il valore razionalo della persona agente (p. e. la passione c
l’ignorau/a invincibile), ne diminuiscono pure e, in certi casi estremi, ne
annullano la responsabilità. L’imputabilità morale esige pjù particolarmente
l'apprezzamento morale dell’atto in relaziono col valore morale della persona
agente. Incondizionato (filos.): è ciò che ha in sé la ragione del suo essere
e, quindi, non sottosta ad alcuna condizione; può quindi essere inteso come
assoluto. Inconoscibile {filos.): è ciò che, pur essendo reale, si sottrae ni
nostri mezzi di conoscenza, ò un assoluto che sta dietro i fenomeni; lo Spencer
lo pone a fondamento della sua dottrina (v. «gnosticismo). Incosciente
(opposto: cosciente) (psi’col.): si dice dei processi psicologici (sensazioni,
rappresentazioni, volizioni, ecc.) che, pur essendo reali e attivi nel nostro
interno, non sono avvertiti dalla coscienza. -Leibniz pel primo ha richiamato
l’attenzione su questi processi psichici oscuri (petites, insensitiva percepìurna),
che costituiscono la vita delia monade nel suo grado più basso: p. e. il
movimento d’ogni singola onda marina dà u na percezione debole, confusa,
inavvertita, incosciente, e deve fondersi coi movimenti delle altre ondo per
essere percepito distintamente. (filos.): pel tedesco Kdourdo Hahtmaxx
rineosciento è l'essenza della realtà, un principio universale, dovunque
presento, attivo, intelligente, manifostuntesi nella materia, nella vita, nel
pensiero; In se stesso ò sopracosciente, per nói è incosciente; ò una sostunza
operante, analoga alla volontà ili Schopenhauer, itila quale l’inconscio
deH’Hnrtmann ò sostituito come principio primo dell'essere o del divenire.
Indetenninismo (opposto: determinismo) (filos.): ò lu dottrina elio afferma la
libertà del volere, per cui la volontà non dipende nelle sue decisioni né da
forze esterne, né da processi interiori c mentali, non è determinata da cause,
è dotata di spontaneità, lia la facoltà di decidersi senza causa. il Bol'tkoux
o il Bergson estendouo questa spontaneità a tutta la realtà, nella quale si
possono rilevare novità, creazioni, produzioni originali, elio il determinismo
non riuscirebbe a spiegare (v. contingenza ). Indifferenza (filos.): per
Aiustippo di Cirene è indifferente una sensazione clic non è né piacevole né
dolorosa, paragonabile al mare in bonaccia., (morale): per gli Stoici sono
indifrercnti, cioè prive di valore pel saggio, le cose che non dipendono da
noi, come la vita, la morte, la salute, la malattia, la ricchezza, la povertà;
la virtù è il solo bene c il vizio il solo male. per gli Scettici tutte le cose
sono indifferenti (àSldccpopa, da a priv. o àiacpépco = distinguo), perché
l’uomo conosco le coso come appaiono, non come sono in se stesse; quindi le
cose sono Indifferentiae 51 Ineffabile (.ulte no» differenti, cioè uguali, sono
pure apparenze. per sk'UKmxu l’indiffcreuza è il carattere del principio
supremo dcll’universo, clic dove concepirsi indeterminato, comprendente in sé.
Indistinti, l’oggetto o il soggetto, la materia e lo spirito, o conciliante in
sé tutti 1 coulrasti e gli opposti: tale principio è la natura creatrice,
natura naturimi!, spirito clic diviene. Materia 0 spirito sono per lo Schelling
inni differenti, coincidono: la materia è spirito ohe sonnecchia, lo spirito è
materia in formaziono (v. identità). Indifferentiae (libertini artritrium) ):
v. arbitrio. Individualismo (opposto: universalismo) ifilos.): consiste nel
concepire l’individuo corno line a se stesso. Per questa dottrina tutte le
forme sociali (la famiglia, l’associazione, lo Stato) sono mezzi creati
dall’individuo per lo sviluppo dell’individuo, o la society non è altro die un
uggrnppumento d’individui. (morale): è la dottrina per cui ciò che piu importa
è la formazione e il perfezionamento morale dell'individuo, o la società ha
valore in quanto favorisco lo sviluppo morale indefinito della persona umana,
[ruiividualistica è la morale di Kant. Individuazione (principio di ) (Jat.
mediev. : principi um individuai ionio) (filos.): nella Scolastica 6 ciò che conferisce
a un essere l’esistenza concreta, determinata nel tempo c nello spazio, cioè
individuale. Questo principio è la nuitcria per AQUINO, la e verità
(haccccitas) per Duxs Scoto; per Leibniz è ciò che fa si che un essere possieda
non solamente un tipo speci fico, ma un’esistenza singolare, concreta,
determinata nel tempo o nello spazio e che lo distinguo da tutti gli altri :
por SCHOPENHAUER è il tempo e lo spazio, grazie ai quali la volontà iti vivere,
che ò il fondamento mota fisico della vita universale, sempre identico a se
stesso, si manifesta come diverso e molteplice negli esseri individuali.
Individuo (gr. &-to[AOV = indivisibile, che Cicerone traduce con
in-dividuum) (in generale): 6 ciò cho costituisce un tutto determinato,
concreto, distinto e distinguibile dagli esseri della stessa specie (Boezio:
dicitur irui irido um quoil (minino secavi non potrai, ut unitas vet menu:
dicitur id euiiis praedicatio in nllqua similia non convenit, ut Socrafes).
(filos.): individuo ò l'uomo iu quanto rappresenta un mondo a parto o riflette
in maniera particolare Putiiverso ; ò un microcosmo, cioò una concentrazione
della realtà, del macris-osmo. Questa concezione risale a Plotino o ricompare
in Nicola Cusano, in Giordano Bruno e in Leibniz. Induzione (Ionica): in
generale ò l’operazione che consiste nel passare da fatti, affermazioni,
proposizioni particolari o singolari a proposizioni e a principi! generali.
L’induzione ha duo forme: a) induzione perfetta, quella aristotelica, detta
enumeratio prr/ccta, che da ciò che ò stato provato dello singole parti d’un
tutto procede al tutto stesso(v. epagoge): b) l’induzione moderna, o enumcralio
imper/ecta, cho vu dalla parte al tutto, da ciò che si ò osservato in alcuni
individui d’una classe a tutta la classe, è conclude con Un principio generalo,
con una legge; ò divenuta un procedimento comune nella scienza dopo Bacone e
Gallico; Mill vorrebbe che fosse riservato il uomo d’induzione a questo solo
procedimento. (filos.): in che modo si giustifica l’induzione come passaggio
dalla parto al tutto 1 Alcuni ricorrono al principio di causa: • qunudo lo
stesso condizioni sono attuate in due momenti diversi del tempo c in duo punti
diversi dello spazio, gli stessi fenomeni si riproducono, mutando solo lo
spazio o il temilo (PAINLEVÈ). pel Lacuki.ikh è fondata su duo principi, cioè
sul principio di causa, In Virtù del quale i fenomeni formano serie in cui
l’esistenza del precedente determina quella del seguente, e sul principio delle
cause finali, per cui lo serie dei fenomeni formano sistemi (come, p. e.,
specie e generi), nei quali l’idea del tutto determina l'esistenza delie parti
(p. e.; l'idea dell'uomo determina l’esistenza dei singoli uomini). Questo
secondo principio assicura l’ordine nella natura, il quale alla sua volta assicura
la costanza delle leggi meccaniche del movimento, ossia l'induzione stessa. il
fisico K. MACH considera l iuduziono solo come un principio regolati co,
un’ipotesi utile nello ricerche scientifiche, non un principio costitutivo e
corto. Ineffabile (gr. SpprjTop. 7)11x4;). Che nasce, o muore col corpo, è
illuminato dall’intelletto attivo, è materia rispetto a questo che è forma;
Intellettualismo 56 Intelligibile per Plotino emana direttamente dall’l/no, è
intelletto universale, come poi per G. Bruno, pel quale « esso empie il tutto,
illumina l'universo, è fabro del mondo », simile al demiurgo del Timeo
platonico, che plasma il mondo sensibile con rocchio fisso alle idee. -per
Spinoza è la facoltà che ha la nostra mente di collegare le idee in un ordine
obbiettivo uguale per tutti, mentre 1’ associazione psicologica le ordina
secondo le affezioni del corpo, collegato fra loro da rapporti nou necessari!,
ma puramente accidentali e variabili ; -per Kant è la facolta di giudicare,
cioè l'attività che subordina rappresen| tazioni diverse a un concetto unico, è
l’organo delle categorie, che collega i fenomeni dati dalla sensibilità; per
Schopenhauer ò l’organo che coordina le rappresentazioni mediante il principio
di causa, la sola categoria da lui ammessa. Intellettualismo (opposto:
volontarismo) ( filos .): il termine ò di recente formazione e risale a
Schelling, ma l’idea è antica, e consiste nel subordinare alla ragione
teoretica (vou? &so>p7)Tixós di Aristotele) la ragione pratica (voo£
7rpax?ixó$); ossia nel porro il centro di gravità dell’esistenza umana
nell'!zitelle tto, considerato come la sola funzione che le possa dare forza,
calore, vita, giudicando l’azione pratica come secondarla e subordinata al
conoscere, c affermando che le norme valide pel pensiero sono pure valide per
le altre attività vitali, il sentimento e la t*olontà. -I filosofi greci ci
diurno un esempio tipico dell’intellettualismo: convinti che l’uomo fa parte
d’un cosmo retto da leggi immutabili che lo circonda con la sua certezza c il
suo splendore, non vedevano nulla di più grande della conoscenza d’un tale
mondo (D-eopCa) mediante l’intelletto (vouc). Con Socrate e Platone
l’intelletto diviene anche la guida sicura della condotta morale: non è
possibile fare il bene senza conoscerlo, né è possibile che, conoscendolo, non
lo si faccia. -nei tempi moderni tipici rappresentanti dell’intellettualismo
sono Leibniz, il qualo afferma essere il pensiero la potenza fondamentale
dell’anima, ed Hegel, pel quale l’universo è la ragione realizzata, la realtà
ultima è quella accessibile al solo pensiero, e « lo spirito è la causa del
mondo « (v. volontarismn). -in senso peggiorativo ò 1 tendenza a rinchiudere la
realtà vivente entro schomi rigidi e quadri artificiali, che invece di
riprodurla fedelmente la deformano, toccando solo la superficie delle cose o
disconoscendo le esigenze del sentimento e della volontà. Intelligenza
(psicol.): in generale equivale a «organo della conoscenza» e quindi compie
tutte quello funzioni psicologiche che contribuiscono al conoscere (percezione,
associazione dello idee, memoria, immaginazione, ragione); suo operazioni
importanti sono; distinguere e generalizzare. -(filos.): per S. Tommaso
l'intelligenza è l’intelletto nella sua effettiva attività: inteUigentia significai
ipsum actum inkllcclus qui est intelligcrc ; -per Hpinoza ò l’attività mentale,
essenziale alla ragione: nulla est via rationalis sinc inteUigentia. il Bergson
contrappone l’istinto e Tintuizione all’intelligenza : questa ha una funzione
analitica, discorsiva, vuol comprendere ciò che si sottrae al meccanismi, ossia
la vita e lo spirito, mediante le leggi meccaniche che governano i corpi
solidi; perciò si lascia sfuggire il carattere profondo e originale della vita
e dello spirito, che è divenire spontaneo, imprevedibile, creatore.
Intelligibile (gr. voyjtó$, da voéo = penso, comprendo con la mente; opposto:
sensibile) (filos.): in generale indica ciò che può essere soltanto pensato,
conosciuto dall’intelletto. più particolarmente, l’ospresBione monito intelligibile
(xó; il Logos è Gesù, Il Verbo mediante il quale tutto è stato creato, la luce
che illumina ogni uomo, il figlio unico di £>io o Dio egli stesso; xal ò
Xóyos vjv Tcpò? ateòv, xal ?)V 6 Xóyo^ (il Verbo era presso Dio: e Dio era il
Verbo). La teologia cristiana interpreta il Logos come il verbo che s’ò fatto
carne nel figlio di Dio; è un mutamento importante nella storia di questo
termine e, anche, del Cristianesimo. per Filone d'Alessandria, il logos è
intermediario fra Dio e il mondo; per mezzo del verbo Dio é creatore del mondo,
ò il primogenito di Dio, un secondo Dio, forza cosmica ordinatrice del tutto;
per Plotino ò in generale ogni attività spirituale, e più particolarmente
l’immediata produzione dell’t’no, la seconda ipostasi, il V 0 U£» la ragiono
che contiene in sé lo idee e da sé le produce: vosi và 6 vva xal ucplaT7]
vento. questa ido» viene ripresa nei Rinascimento e per N. Cusano l'uomo ò un
parvus munxtus, uno specchio, una quintessenza dell'universo, poiché fra il
grande e il piccolo cosmo i termini si corrispondono e abbondano lo analogie.
Magia: in gemcrale è una delle arti taumaturgiche occulte, assai diffusa anche
nel Rinascimento, la quale insegna a conoscere le forzo segreto della natura
eglispiritiche in questa agiscono, per trarli a vantaggio dell’uomo con mezzi 0
pratiche occulte. il poeta-filosofo tedesco Federico Novaus ò Fautore cl’un
idealismo magico, per cui l’uomo può entrare in rapporto di simpatia o d'azione
diletta con l’universo, compiere l'unione misteriosa dell’io con la natura per
via intuitiva: « l’artista, simile all’uomo primitivo, ò un visionario; tutto
gli apparo come spirito ». Maieutica (gr. (xatsuTiXY) TéyvY] = Forte
dell’ostetrica) (filos.): è il metodo seguito da Socrate che, interrogando, fa
scoprire a ciascuno la verità che egli porta in sé: « hai sentito dir© che io
son figlio d’una levatrice molto valente e seria, Fenarete, o che m’occupo
della stessa arte, ma con riguardo alle anime e non ai corpi * 1 (Platone,
Teeteto), Male (il problema del ) (filos.): deriva dalla difficoltà di
conciliare resistenza d’un Dio buono o onnipotente con a presenza del male
nell’universo, sia che si consideri come male morale nel peccato, sia come male
metafisico nell’imperfezione di tutte ie cose, sia come male fisico. Tale
problema si presentii soprattutto nelle religioni e nelle filosofie
ottimistiche (v. manicheismo). per lo Stoicismo il male, se è osservato non in
sé ma in relazione ool tutto, dipende da condizioni posto perii bene, o anche ò
un mezzo per attuare un bene, oppure dipende dalla stoltezza dell’uomo che
disconosce le leggi della ragione cosmica e Berve alle passioni. per Plotino,
seguito spesso dalla Scolastica, il male ò pura apparenza, perché colpisce Bolo
l’uomo empirico che vive tutto nel mondo esteriore e Manicheismo Meccanica por
i boui materiali, non l’anima olio s’elevi, purificata, nella sfera della
ragione o dell’Uno. Leibniz afferma la superiorità del bene sul male nel mondo,
il quale nel 1 suo insieme ò un’opera buona, preferibile al nulla. Anche
VIlluminismo ò ottimistico. Manicheismo (relig.): dottrina fondata da Mani,
persiano del III sec. d. Or., che vuol spiegare il mondo con la lotta frtt duo
potenze sovrane e infinite, di cui la prima ò il Principe della luce, la causa
o l’essenza del bene, l’altra il Principe delle tenebre, la causa e la sostanza
del male. s. Agostino professò tale dottrina nella sua gioventù. Massima
{morale): per Kant ò il principio soggettivo del volere, norma di condotta elio
l’uomo si dà come valida per la sua volontà, senza riferirsi ad altre persone.
Materia (opposto: spirito) (, filos .): per Platone è qualcosa di rozzo, di
rosistente e di ostile allo spirito, il quale non riesce a dominarla
interamente. -per Aristotele ò una realtà Indeterminata e inerte, ohe riceve
determinazione e vita accogliendo la forma (v. questo termine), alla quale si
adatta e la, serve docile, essendo a ciò predispostadalla stessa natura: è la
potenza di ciò che, grazie alla forma, è tradotto in atto; p. e. il marmo
rispetto alla statua. -per Cartesio ò la rea extensa, essendo l’estensione la
sola qualità del corpo la quale si presenti a noi chiara e distinta ; è retta
da leggi meccaniche, e lo stesso corpo umano è una macchina, benché
mirabilmente foggiata. nei tempi moderni o s’ammette resistenza d’uria materia
distinta dalla forza e se ne ha una concezione meccanica, come in Cartesio;
oppure materia ed energia si identificano, o allora se ne ha una concezione
dinamica, come in Leibniz; nel primo caso la causa del movimento ò esteriore, nel
secondo è interiore e opera dall’interno verso l’esterno. Materialismo
(opposto: spirUualismoy {filos.): ò la dottrina che considera la materia come
l’unic a sostanza o il principio primo dell’universo, concepito coinè una
molteplicità di corpi posti nellospazio e accessibili ai sensi. Si presenta sot
to diversi aspetti, per la difficoltà di spiegare* l’esistenza dello spirito:
a) nella forma 'attributiva Io spirito è considerato un attributo, una qualità
inerente alla materia,, che appare animata, come nei Presocratici, materialisti
inconsapevoli; b) nella forma causale lo spirito è un effetto della materia, à
un epifenomeno dell’attività cerebrale, o anche l’insieme dello reazioni
clolTorganisnto corporeo: «E la coscienza, come il pensiero, è un prodotto della
materia « (B Corner); c) nella forma equaliva i processi psichici sono pensati
come materiali nella loro essenza, crjuali essenzialmente agli elementi
materiali; per Democrito, mi cs., 1’anima consta di atomi lisci, rotondi.
simili u quelli del fuoco. Materialismo storico (filos.): Marx ed Engels,
asserendo che l'uomo, nella sua essenza, é un essere che ha fame e sete, ha
bisogno di nutrirsi, di vestirsi, in una parola subisce un certo numero di
necessità vitali e dipende in ogni istante dolla sua vita dai mezzi atti a
soddisfarle, cioè dai mezzi cconsnnici, materiali, deducono che il fattore
economico determina, in maniera pili o meno visibile, ina reale e decisiva,
ogni ‘ nostra azione; quindi bisogna dire, contro Ìidealismo classico,
specialmente di Hegel, che non l’attività dello spirito ma le condizioni
materiali d’esistenza sono gli organic 1 motori della storia, elio la
produzione economica genera e domina il fenomeno giuridico, politico, morale,
e, iu qualche modo, anche quello religioso, intellettuale, artistico. Questa
dottrina viene anello detta determinismo economico, che però non esclude
un’azione dello spirito sulle condizioni materiali della vita. Meccanica
(opposto: dinamica ; gr. rj (i.y)/avtx.7) 'ziyyrr = l'arte di compor macchine
ponendo a profitto Io forze della natura): in venerale è là teoria che spiega
la formazione della natura in maniera analoga dlle opere dell’uomo, benché la
natura operi con mnggior finezza dell’uomo (Aristotele). (filos.): l’idea di
meccanismo dalla fisica s’estende a tutti i gradi della realtà, dando luogo a
una teoria meccanica del mondo, che appare per la, prima volta nell’. 4
tomTsfica di Democrito : Il mondo, così vario e mutabile, ò sempre e dovunque
lo stesso, giacché ogni cangiamento dipendo dal fatto che il substrato
materiale é soggetto a movimenti d’ogni sorta, c tutti i fenomeni si succedono
obbedendo al principio di causa, non esclusi i fenomeni psichici, che, seguendo
le leggi Mediato (in Metempirico dcHVwffWwciofli’ delle idee, si ntlrng-, sono
o si respingono, veri àtomi psì-r. chic!, come irli atomi Usici ; questa teoria
lia li carattere d'nn deiermintomo universale. •,_ n Laplacp: cosi formula la
consegui n/.a di tale teoria: Un’intelligenza elio conoscesse tutto le forze
onde è animata la natura c la posizione rispettiva degli esseri che la
compongono, so poi fosso cosi vasta da poter nssoggettaro questi fatti
all’analisi, comprenderebbe in un’unica formula i moti dei più grandi corpi
dell’universo o quelli delPatomo più leggero; nulla sarebbe incerto o
l’avvenire come il passato sarebbe presento ai suoi occhi ». Mediato
(ragionamento) (Apposto: immediato) (logica): è la forma di ragionamento che
consisto nel passare da un giudizio a un altro mediante un terzo giudizio; p.
e. f il sillogismo. Medio (logica): è nel sillogismo il termino che serve per
eollcgaro il termine maggiore col minore: p. e. mortale si collogu a Sacrale,
mediante uomo, nel sillogismo: • l’uomo è mortalo; Socrate è uomo ; dunque
Socrate è mortale », Memoria (psicol.): ò la funzione psicologica clic consiste
nel fatto che i processi psichici giù vissuti si conservano e si ri presentano
nella coscienza, quindi vengono riconosciuti come ricordi, o localizzati, cioè
riferiti al passato non in generalo, ma in un punto preciso, (ora, luogo,
circostanze); se quest’ultimo carattere manca, si ha solo una reminiscenza. si
ha memoria affettiva quando con la rappresentazione si rivive più o meno
intensamente lo stato affettivo, il sentimento che da essa fu determinato. :
(filo 8 .): il Bergson distingue: a) una memoria abitudine, per la quale il
passato sopravvive In un sistema di movimenti; s’acquista con la ripetizione,
servo all’azione, è localizzata nel sistema nervoso; b) una memoria pura, in
cui il passato sopravvive in ricordi indipendenti di fatti onici, che non sì
ripetono mai nello stesso modo, perché neirintcrvallo fra il processo psichico
originale e il suo richiamo l’io è mutato; il processo integrale non è quindi
piìi lo stesso, perché rappresenta uno «tato d’animo unico, che non toma più.
Questa memoria è indipendente dal corpo: la prima ha carattere meccanico, la
seconda dinamico. Metafisica ffilos.): nella storia del (ormino è già abbozzato
il significato: Andronico di Rodi (I sec. d. Cr.),nell‘ordinare Io opero
d’Aristotelo, collocò gli scritti ri f cren tisi alla filosofia prima it:?cót
7] 91X0009ta) dopo quelli riferontisi alla filosofia naturale (và yvai'/.óc.):
quindi la filosofìa prima (quella che ha per oggetto la realtà ultima e
l’essenza immutabile di tutte le coso) fu detta và [xsvà và 9omxà, ossia u/7)v
= al di là della psiche) ( psicol.) : è il nome dato da C. Richkt, nel 1911, a
quel ramo della psicologia che tratta dei processi psichici rari e anormali,
come la telepatia, la divinazione, la chiaroveggenza, che dovrebbero rivelare
facoltà psichiche ancora ignorate 0 costituire una nuova scienza. Metempirico
(film): è ciò che sta fuori dei limiti dell'esperienza. Metempsicosi 04 Mito
Metempsicosi (gr. lctt., trans-animazione;) (filos. o retiti.): ò la dottrina
antichissima, sorta in Oriente, giti nota a Pitagora c accolta da Platone, la
quale ammette il trapasso dell’anima da un corpo all’altro, per cui una stessa
anima pn successivamente dar vita a pia corpi, sia umani, sia animali, o anche
vegetali. Metessi (gr. [lébcV-t = partecipazione, da uET-é/m = partecipo)
(/ilos.). e ! pensata dà Platone per spiegare 1 rapporto fra le idee c le cose
sensibll, i che sarebbero una «partecipazione, di quelle. Viene usata anche dal
GIOBERTI I ì u significato nillne per chiarire il rapporto fra l’Idea, l’Ente,
la divinità, e l’esistente, il mondo; è intermediaria fra l’atto creatore c il
suo effetto, è partecipazione degli esistenti alla realtà originaria dell’Ente,
per cui gli esistenti imperfetti, cioè gli esseri umani, aspirano alla
perfezione dell’Ente. Metodo (gr. uéDoSoc, da o 684 ? = via; quasi: in via)
(ionica): esprime l’Indagine e audio i mezzi per compierla, i procedimenti col
quali si ordinano e si estendono lo cognizioni; donde: il metodo sistematico
(dal gr. cr'-> v fomiti = raccolgo con ordino), che indica lo norme con le
quali il sapere viene ordinato; p. o. la dassWcazionc : _ 2) il metodo
inventivo, che offre l procedimenti col quali dallo cognizioni note si passa a
quello Ignorate; p. e. ) induzione. _ Il metodo inventivo si suddivido alla sua
volta in: _n) metodo induttivo, che da le nonne per tra ire dall’osservazione
dei fatti lo leggi che li reggono, per estendere a tutta una classe di fenomeni
elo che si è constatato in alcuni casi ’ omerale e narrazione favolosa ta cui
esseri Impersonali, p. e. 1# forzo del natura, vengono personificati per
spiegare simbolicamente fenomeni e avModalità 85 Movimento veni menti ; noi
tempi uniteli! costituì* scolio II fondo delie credenze religiose. -(filos.):
per Platone è una narra* ziono fantastica di ciò clic può avvenire al .il li
dei limiti dell'esperienza e della ragiono; p. e. le vicende dell'anima dopo la
morte: dove termina l’ufficio delia ragione, supplisce li mito o il Himbolo,
come nel (forvia, nel Fettoni’. nel Fedro, nella Repubblica: dimostrata
razionai monto l’immortalità (loirauima, si può favoleggiare iito&oAoysìv)
intorno al destino dell’uomo dopo la morte. ()(rs | por mito s'intende anche
un’idea fondata sull'intuizione o la fede, che può divenire il sostegno o il
motore interno (l’un movimento politico, sociale o religioso (p. o. li mito
della razza). Costruito, almeno in parte, su elementi fantastici, trae 11 suo
valore dalle conseguenze più o meno buone, più o meno utili, non dal suo
contenuto di verità, «Difforme alla dottrina pragmatistica (v. pragmatismo).
Modalità {Ionica): b per Kant la funzione dei giudizi, fondata sul valore della
copula; essi sono problematici, assertori, apodittici, serondocl»! la relazione
«'enuncia come possibile, come esistente nella realtà, come necessaria: le
formule rispettivo cono: può essere, è, deeVsscrc. Modo (filos.): per Spinoza i
modi sono affezioni, cioè gli stati, le modi ttoazioni transitorie della
sostanza, sono sii esseri particolari o Uniti; p. o. le idee sono modi della
res rogitans, i corpi della res extensa, cioè degli attributi della sostanza.
per Locke 1 modi sono una classe di idee coniposte, che sono o idee di azioni
umane (p. cs. : uccisione), o modi di comportarsi (p. c. gratitudine), oppure
modi di essere (p. e. triangolo, che è un modo di essere dello spazio). Monade
ter. uovi; = l’unità, il semplice) Oilos.ì: al dire d*Aristotele i Pitagorici
pensavano i corpi composti di pimti, « di monadi che hanno posto nello spazio
». -per (ì. Bruno minimo, punto, atomo, monade dicono la stessa cosa, cioè un
primum indivisibile delle cose, che è insieme corpo c anima, sostanza mateaie e
centro di forze vivente e animato. per Leibniz le monadi sono sostanze
spirituali seni [ilici, chiuse in sé, senza porte nò fi nestr e -, dotate
(l’appetizione e di percezione, veri punti metafisici, M'spn retiia nti
ciascuna l'unlrcnp, disposti in gradi ascendenti, che vanno dalla più bassa,
ancora inconscia, alla più alta, Dio, monade delle monadi. Monadismo
"(/iTós.): si ilice dei sistemi dinamici cito pensano il mondo formato di
monadi spirituali, in opposizione all’atomismo meccanico di Domocrito; tale la
dottrina di (I. Bruno e di LeibNIZ. Monismo (gr. fióvo? unico) (opposti:
dualismo c pluralismo) (filos. ) : è la dottrina checonsidera la natura e lo
spirito. Il corpo e l’anima subordinati a un terzo principio o aliasi inseriti
.in esso. Il Tooco ne distingue duo specie: a) monismo dell'essere: ammette un
solo essere e considera la molteplicità delio cose un'illusione (corno gli KleaTtcì),
o almeno come accidente fuggevole dell’unica sostanzaicomeSi’iNOZA) ; monismo
della qualità.: all’essere unico sostituisce una pluralità originarla di
esseri, tutti però della stessa natura, materiale per gli uni (gli Atomisti),
spininole, per gli altri (Leibniz). Monoteismo (opposto: politeismo) (retiti.):
indica lo religioni cito, come il Cristianesimo, il Giudaismo, il Maomettismo,
ammettono un solo Dio, distinto dui mondo. In tllosotla il Dio di Platone e
d’AiusTOTEt.E rientra in questo sistema. Morale = v. etica. Moralismo (filos.):
si applica alle dottrine filoso Urbe che, come quella del FICHTE, considerano
la legge morale e l’esigenza dell’azione pratica corno principio filosofico
fondamentale. Motivo (dal lat. morrò) (morale): si dice (Fogni processo
intellettuale o affettivo che muove la volontà a compiere ttu determinato atto.
La norma indica una direzione da seguire, il motivo ngisee stilla porsona in
modo più o meno imperativo, perché segua tale direzione e sia persuaso a
seguirla. Motrice (causa) = v. efflcentc (causa). Movimento (in generale): è fi
cambiamento di posizione d'ttn corpo nello spazio, considerato In funzione del
tempo e, quindi, fornito d'una determinata velocità; fi semplice mutamento
nello spazio è uno spostamento. (filos.): per .Aristotele è fi passaggio da uno
stato a un altro, è ogni mutamento ((ArratpoXYj), elio suppone l’esistenza di
una materia cnpnee di riceverò una forma. ; quindi è ugualmente fi passaggio
dalla potenza (S'iva|Als) all'atto (ivépys tal. Nativismo Cd Neo-hegelismo -S.
I ommaso accetta la concezione aristotelica (moneti est cri re de txilintiii
'«tinnì e. conio Aristotele, voile nel movimento un tierstuiNlvo ui-gomcnto n
prova dell'esistenza di Ilio: |.er spiegare il niovimontn c rieereurne la
eati.su, bisogna passare di causa in causa, essendo ogni movimento prodotto da
un altro movimento, ina è necessario arrestarsi tavàyxv; trrijvat) a un primo
motore immobili cri y.tvoòv àz.tvyj-rov), a Din. che muovo l'universo come
l'oggetto umilio attrae colui che l'ama, come il desiderio agisce sull'anima
per una sollecitazione tutta interiore. N ' ' Nativismo v. innatismo. Natura
(gì. (piiai.; da = nascnr) (fylos.): nel senso piti antico esprime l'idea d una
sostanza primordiale diesi determina e si sviluppa da sé. l’idea di dò che ò
primario, persistente, in opposizione a ciò elle è derivato, secondario,
transitorio. Tale significato ha nei tirimi filosofi greci: e di riui i
significati sorti in seguito. è il complesso delle qualità o proprietà elio
definiscono l’essenza d’una «•osa, quindi anche tutto ciò ohe è Innato: p. c.
la natura d'un uomo, cioè il suo carattere e il suo temperamento. denota le
cose conio sarebbero al di fuori d ogni intervento umano: cosi pel Rocsseai: lo
„ stato di natura è quel fondo della lealtà umana elle resto dopo aver
eliminate le deformazioni e le falsificazioni operatevi dalla civiltà, ossia
ciò che è semplice, piano spontaneo, originarlo. denota 11 sistema totale delie
cose con le loro proprietà, l'insieme di tutto Ciu die esiste, in una parola,
l’universo in Kant natura è ciò che obbedisce al principio di causa nel mondo
dei fenomeni, in opposizione al mondo dei lini in cui vige la liberto
incondizionato. ~ ( rehy.): 1 ordine della natura, cioè I ordine delle cose
terrene, accessibile alla sola indagine della ragione viene opposto all'ordine
della prozio, che è 1 ordine delle cose soprannaturali e di\j n *' tvistotele
adombra questa distinzione nelle parole: r, oótitc Szt[tovia aÀ>, oli lista
= la natura è ammfrevole. ma non divina (v. prozio). Natura naturans e natura
naturata ( film .): natura naturans è, in sostanza, Ulti come untore e
principio d ogni cosa; natura naturata c l'Insieme delle creatura o di tutto
ciò clic ò stato creato: espressioni adoperato dalia Nrolastira, da li. ltm
.vi, e da Spinoza, chc le rese comuni: per naturalo naturatilem noèta
intcìlìqenduiii est i,l (Juw i tn se est et im ise etnicipitur. tuu • est j>
eU s quatcnu» ut causa libera eonsidrraturper naturatali t inielli,,,,... rrs,
/uae ff * Dea sani et quac si,,,tira neiesse nec connpt possunt • Naturalismo
(/Kos.): comprende le dottrine che non ricorrono a prlncipli trascendenti, ma
rimangono entro la cerehia dell’esperienza e ilei fenomeni soggetti al
principio di causa o concepiscono anche la vita dello spirilo come un
prolungamento della vita organicasi oppone a spiritualismo, idealismo' eti e
lift)no a positivi tot io. Necessario (opposto: conti geni) Ui • bis.): si dice
di ciò che non può, senza contraddizione, essere altrimenti né essere pensato
altrimenti da quello cUc o; cosi Hi applica ai fenomeni elio si succedono
secondo il principio di causa,, alio proposizioni derivate, implicito In
proposizioni piò generali', alle conseguenze di principi! posti come veri. per
Spinoza Dio è un essere necessario, ma la necessità In virtù della quale egli
esiste e produce io cose gli e essenzialmente Interiore e razionale. deriva
didla sua, stessa essenza, e Dio e causa sui; ò determinalo ad agiredalia sua
soia natura, o quindi la sua ò una • necessità libera», t ecessità, (opposto:
eunt inpenza ) ( fi. bis.): e la qualità asti-alta di ciò elle è ruressario, di
ciò che non può essere diverso da ciò elio è. Neo-criticismo o neo-kantismo
i/ifos.t: ò la dottrina elio Iniziò in Oermunia il movimento tU ritorno alla
Hlosotta di Kant, al criticismo, verso il ISOO, come reazione al materialismo
allora dominante; riprende i principi della teoria kantiana delia conoscenza il
relativismo, è ostile alla metafisica c all idea della rosa in . e vuol ilare
alle /unzioni aprioristiche dello spirito un fondamento psicologico. In Italia
furono neo-kantiani. In vario modo. ««• -rir:" .Ielle idee penerfllt. e.n
n^ gplrlto; r„ a òn mtirskb^eoncepire^td^ di nò curvilineo, ne rettilineo, i
nit0 '-srìxssns*nSTSU™ e ' si) Atomisti tutta la realtà Ita duo parti, lo
kikizìo pieno occupato dagli atomi, o lo spazio vuoto eho rosi 6 concepito
altrettanto renio quanto I corpi. --per Hegel il non essere è l'Idea eho nella
prima triade dialettica (v. dialettica) fa da antitesi all'idea dell’essere
(tesi) o con Questa si fondo nella sintesi del divenire; e poiché l'essere è
l'idea più semplice, più astratta, indeterminatissima c priva ili contenuto, ma
è pur sempre un’affermazione positiva del pensiero, è • in realtà non essere,
non piti e meno di nulla ». cioè la negazione d’ogni qualità e d’ognl contenuto
positivo (s. essere). Non io: v. io. Norma: modello concreto o anello regola
che indica ciò eho si deve fare por raggiungete un dato line; vi sono nonno
Illiriche, etiche, estetiche eoe. Normale: in generale designa ciò eho è
conforme alla regola, ciò che è più comune in ogni singola categoria o classe,
ciò che rappresenta in media in un dato tipo eli società e In un dato tempo;
quindi ò un termine variabile e un po’ vago. Normativo: diconsl spesso normativo
la logica, l’etica, l'estetica in quanto offrono una norma, cioè un modello
ideale cui si guarda come a qualche cosa di perfetto, elle per la logica è il
vero, per l'etica il bene, per l’estetica Il hello (WtiNPT). Noumeno (dal
platonico voo>i(jtevov, part. di voéio = penso, quindi: ciò che è pensato)
(/t'ios.): Platone lo applica al mondo delle ideo, in opposizione al mondo
sensibllo. Kant l’adopera in due significati: a) negativo: ò ciò che sta a
fondamento dei fenomeni, il loro substratum ; ma ò soltanto pensato, ed ò
inaccessibile sia ai sensi, sia all’intelletto; perciò è un limite 'posto alla
conoscenza umana, clic non può oltrepassare i fenomeni; b) positiva: è il
sovrnsensibilc, l'incondizionato, posto fuori dell’esperienza; può essere oggetto
d’ima intuizione intellettuale (v. intuizione), hi quale però è negata
itll’uomo; ha un carattere metafisico, giacché 6 bensì la causa dei fenomeni,
ma la causalità è qui non una categoria dell’Intelletto, sditene una causalità
Intelligibile, cioè esistente solo nell’ordine metafisico, ni di là dei
fenomeni. Nous (gr. voù; = la mente) (fitta.): per Anassagora è ciò che mette
in moto, plasma e ordina le otneonicrie.; ò un principio lntelllgcnto, «la più
sottile o più pura di tutte lo cose ». per Platone e Aristotele ò la parte
razionale dell’anima umana; per Plotino è la prima emanazione dell’Ctno ( v.
intelletto). Nulla (/ilos,): è la negazione doll'essere, lutto non essere (v.
questo tcrmiue). Parmenide ha posto l’essere come principio primo della filosofìa
o ha negato qualsiasi realtà al non essere: « soltanto l’essere è, il non
essere non 6 ». Invece Platone ammette la realtà del non essere, eho per Itd è
la materia soggetta al divenire; mentre per Democrito ò il vuoto (to xevóv), in
cui avviene la caduta degli atomi. Numero ( filos .): per Pitagora e per i suoi
seguaci è la vera essenza delle coso, per cui gli elementi dei numeri sono gli
elementi dello cose, c il coseno é numero e armonia. Aristotele dico pure che
pei Pitagorici i numeri sono i modelli che le cose imitano, e questo rapporto
fra i numeri e le cose ita ispirato evidentemente Platone, clic considera la
matematica conte propedoutiea noeossnria alla dialettica, cioè alla intuizione
delle idee, modelli delle coso sensibili. per Galileo la matematica ò II
linguaggio coi quale s’esprimo la natura: » 1 universo è scritto in lingua
maternnt'ca e i caratteri sono triangoli, cerchi e altre figure, senza i quali
mezzi ò difficile intenderne umanamente parola, ò un aggirarsi vanamente in un
oscuro labirinto » (Il Saggiatore). La formula matematica divionc, dopo
Galilei, l'espressione esatta dalia legge fisica. o Obbiettità (filos.): per
Schopenhauer, che ha coniato questo termine ( Obiek■ tildi), i] corpo è
l’obbiettivarsl, cioè la manifestazione esteriori?, visibile, e, per I uomo,
(tura e semplice rappresentazione, della volontà che è concepita come forza c
imput-n cieco, sempre attivo, non guidato da alcuna ragione, ed è poi il
principio metafisico posto a fondamento dell’universo. Questo universo non è
altro cito Voggcttità, l’ap1 mrire all’esterno sotto forma di rappresentazioni
coordinato dalla categoria di causa («il mondo ò la mia rappresentazione »)
della volontà cosi intesa. Obbligazione 69 Ontologia Obbligazione (morale): è
il carattere imperativo che costituisco la forma della legge morale, donde la
consapevolezza d’un'obbodieuza incondizionata ad una norma inorale, il sentirei
interiormente legati a una determinata regola di condotta (sentimento del
dovere), per cui si prova inquietudine e dolore quando essa viene in qualche
modo contrariata o impedita nel suo libero svolgimento. Occasionalismo: v.
cause occasionali. Occultismo: comprende le arti che, crome le divinatorie,
apprendono a scoprire 11 futuro, o, come le taumaturgiche, apprendono il compimento
di atti che si sottraggono al corso ordinario della natura (v. magìa).
Oggettivo (opposto: soggettivo) (in generale): è ciò che ò posto di fronte o
davanti allo spirito o ai sensi e può offrire materia alla loro attivi tei : ò
impl cita pertanto una distinzione fra soggetto e oggetto, cioè fra l’atto del
pensare o ciò che è peusato, fra chi percepisco e ciò che ò percepito. nella
scienza ò oggettivo ciò che il lavoro elei pensiero trae dall'osservazione c
dall’esperienza, seguendo 1 metodi del l’indagine scientifica; ò soggettivo ciò
che l’individuo pensa e sente riferendosi alle sue Inclinazioni, alle sue
preferenze, ai suoi interessi, in, modo più o mono consapevole. (filos.): per
Duxs Scoto, Cartesio o Berkeley è oggettivo, esiste oggettivamente, ciò che
costituisco un’idea, cioè l’oggetto di una rappresentazione dello spirito, non
una realtà sussistente per sé e indipendente «mentre subiectimis e formalis
corrispondo a reale, a ciò elio appartiene all’oggetto). -per Kant ha validità
oggettiva tutto ciò che è fondato sui principi costitutivi dello spirito umano
e comuni a tutti gli uomini, e cioè sullo forme pure della sensibilità (spazio
e tempo) e su quelle dell’intelletto (categorie). Ogg e tt° (gràvTi-xsi{X£VOV,
traduz. lat.: ob-iectum posto di fronte agli occhi o allo spirito, opposto:
soggetto): ciò che si ha presente nella percezione esterna o nel pensiero, con
un certo grado di consapevolezza. (filos.): ciò che possiede un’esistenza in
sé, indipendente dalla conoscenza che esseri pensanti possono averne; in questo
senso lo spazio per Newton è oggetto. come lo ò il mondo esterno per il
realismo conoscitivo (v. realismo), e per Kant il noumeno positivo (v.
noumeno). ò tutto ciò che è rappresentato o pensato solo in quanto lo si
distinguo dall’atto col quale lo si pensa: donde la « logge UgUu coscienza »
espressa dal Fichte e accolta da Schopenhauer: • senza soggetto non v*ò
oggetto, senza oggetto non v’è soggetto ». Oligarchia; governo di pochi: è, per
Aristotele, forma corrotta dell’aristocrazia (v. democrazia). Omeomerie (gr.
ó{xoio(jtipeiat da 6{XOioc; = simile e [iipo$ = parte) (filos.): così denominò
Aristotele lo particelle originarie, impercettibili, divisibili all’inttnito,
clic Anassagora considera come gli elementi primi, tutti diversi di qualità,
dapprima mescolati insieme, che costituiscono l’universo o le singole cose,
essendo innumerevoli lo loro differenze qualitativo: « come il capello può
derivare da ciò che non è capello e la carne da ciò che non è carne? ».
Affinché l’animale abbia carne, ossa, capelli, bisogna che vi siano particelle
di carne, ossa, capelli negli alimenti di cui esso si nutre. Il tutto ha,
insomma, la stessa natura delle parti che lo compongono: di qui appunto il nome
di ^)meomerle (= parti simili) dato agli elementi primi. Questi costituiscono
l’Essere immutabile, eterno, che viene messo In moto, ordinato o distinto
dall’inteUlgenza (voo^), «lapiu pura o la piu sottile di tutte le coso », con
un’azione separatrice che si esercita sugli clementi, cioè sulle omeomerie.
Omogeneo (opposto: eterogeneo) (filos.): ciò che consta di parti
qualitativamente identiche. K. Spencer spiega l’evoluzione cosmica come un
passaggio dall’omogeneo all ‘eterogeneo (v. evoluzione ). Ontogenesi (dal gr.
6v = ente o yévsai? = origine) (scienza): è lo sviluppo sia fìsico sia mentale
dell'individuo, seguito dalla prima Infanzia fino al pieno sviluppo, mentre la
filogenesi (gr. * 6 per gli stoici la rinvolta,eseguente aU’èxiwpcotn;, oioe
alla conflagrazione del coamo (v. ritorno Panenteismo (gr. nàv b ta? = tutto in
Dio) (/ilo».)', nome dato (lai tedesco ' KuitnsB alla sua musetta, e
apnttcabile a quella di Spinoza, por Indiano che non Dio è nel inondo, come nel
panteismo stoico, ma il mondo è in Dio. è contenuto In Dio. Panlogismo (gr. itSv
= tutto. Xójo, ragione; tutto è ragiono) (/ito».). si applica alla tilosotla di
HEGEL, pel quale l'universo è sviluppo totero-,rione Immanente in esso, e la
uglui è una metafisica. Se Vè ancora dell ir razionale, ossia qualche cosa che
non sia ancora penetrato dalla ragione*) organizzato In concetti, esso è trans!
torio; dondo la formula; ciò che t razionale è reale, e ciò che è reale è ramo
naie (vedi razionale). _ Panpsichismo (gr. Ttav = tutte, e .S.jyr, = anima;
tutto ò anima) V'tos.)dottrina alquanto vaga, seoondola quale tutto è animato
in divorai grad e fornito d'un'attivitè. analoga alla vita psicologica
dell'uomo, comprendendovi anche i processi incoscienti,. si la questo nome alla
dottrina dogli /tocoisti onci (che però non fanno :ancom distinzione fra
materia e vita), degli Stoici, di Sfingea, di se, eluso. di Lotze occ.,
Panteismo, griwtv = tutto e uso, Dio; tutto ò Dio) i/ilos.: e in generale la
dottrina che identifica Dio eoi mondo. c concepisce la divinità come un
principio supremo d’uniftoazione o d vita che fa sentire la sua azione nello
cose tutte o ne costituisce la realtà esBezusiale. per il portico il cosmo e un
prmndo organismo vivente, tutto penetrato e animato dal soffio divino,
simboleggiato nel fuoco, cioè da una sostanza eterea. Impercettibile o
intelligente. _per li. Bruno il principio divino dii vita al tutto, lo ordina e
l'unillca. C r anima dol inondo. (V. questo termino). _per Spinoza, la
sostanza. Din, la natura (substant ia sive De un si ve natura) sono termini
d'identico valore; però Dio non coincido col mondo cui pirico, come negli
Stoici, uiu lo contiene in sé (V. panentns.nor. il pensiero e l'estcnsiono sono
due dei suol muniti attributi c tutte lo cose particolari (l modi) sono
determinazioni provvisorio di quegli attributi. Il parallelismo psicofisico,
pstool., e la teoria psicologica, secondo hi quale la serio dei processi
psichici corrisponde punto per punto, alla serie del processi fisiologici, noi
senso che od ogni reno meno psicologia) corrisponde un fenomeno nervoso (non
però viceversa). 1 due fenomeni sono pertanto come due aspetti dello stessa
esperienza; le due serie, psichica o nervoso, scorrono pa "f/OM )'• per
Spinoza il corpo e lo spirito (ree ectenia e ree rag.fan» sono due aspetti
diversi ed essenziali dello stesso essere, cioè della sostanza divina, la serie
dei processi corporei e quella dei processi spirituali si svolgono ciascuna lu
so stessa, senza mai inoon trarsi c senza turbamenti fazioni .reciproche, e
tuttavia runa e l altra s accordano perfettamente, termine per termine, perché
la loro emerita 'unica c. come attributi di Dio. sono Identici a Dio. sono Dio
stesso. Cosi svanirebbe l’opposizione fra corpo o spirito, posta, ma non
risolta da Cartesio. Paralogismo, da gr. *°Y ov contro la ragione, topica, e M»
ragionamento errato che simula 11 vero, un errore logico Involontario. Kast
denomina « paralogismi della ragione le affermazioni metafisiche dira la
sostanzialità. la scmplteitói e Vunità dell'anima, perché esse don vano dal
fatto clic si scambia il soggetto Intrico (v. somtetto) del pensiero con una
sostanza metafisica. „ Particolare (giudizio) (tornea), e aneli in Olii il
predicato s'afferma o si nega d'una parte del soggetto, proso ne la 1 sua
estensione-, P. e.: alcuni uomini sono veramente colti. Parusia (gr. itapouola
= presoli», « wb-etui) (/ilo».): la presenza dello idee nel mondo sensibile (p.
e. la presenza dell’idea del hello nelle cose beile) è uno dei modi pensati da
alatone per chiarire il rapporto fra » mondo intelligihlle 0 quello sensibile
(v. me tessi o mimesi). rf fHvo Passione (psicol.): e uno stato affettivo
intenso c persistente, un'inol nazione che predomina sulle altre inclinazioni „
anche le annulla quasi confiscando,v suo proli.lo tutta l'attività psicologica;
p. e. la passiono del giuoco, Passività 72 Percezione -pur gii Stoici è una
perturbazione dovuta a un errore ili giudizio, e ut* nello etiiuaro veri beni
quelli che tali non sono. Le passioni fondamentali sono: il piacere (yjSovtj =
voluptaa), il dolore (XÓtt/j = atgritudo), il desiderio (èn&ujjita =
libido), il timore (96^01; = metus). 1 per Cartesio è un’emoziono, un moto
puramente sensibile che l’anima prova per l’azione del corpo ocheimpedisco il
retto giudizio intorno allo cose. -per Spinoza ò dovuta allo Idee inadigitate,
alla conoscenza sensibile, in quanto questa determina l’azione pratica. Tutto
le passioni rappresentano uifimporteziono, ma non tutte sono asHoiutamonto
cattivo; lo passioni fondamentali sono il desiderio ( cupidità»), il piacere,
11 doloro. -per Kaxt procedo dalla facoltà di desiderare; ò una tendenza
sensibile, un delirio che cova un’Idea, s’imprlme con tenacia sempre crescente
», Impedendo alla volontà di agire per doveri:, di obbedire alla legge morale.
Passività: è l'ultima dolio dieci categorie aristoteliche, espressu dal verbo
Ttadjrtiv (= pati, ricovero passivamente) (v. recettività). Patristica
(/ibis.): è la dottrina dei Padri della Chiesa; difendo il Cristianesimo contro
lo critiche e lo accuse della lilosolia e della religione antica e contro le
numerose eresio che venivano sorgendo nei secoli III, IV, V, e si volge
all’elaborazione e alla definizione dei dogmi e a porre 1 fondamenti d’una
filosofia cristiana, attingendo largamente al pensiero greco. Per la Patristica
la filosofia non ba altro ufficio che di offrire ni dogma l’ausilio delle sue
dottrine, e quindi è al sorvizlo del dogma cristiano; essa tratta delle
questioni riguardanti la trascendenza di Dio, la Provvidenza, l'immortalità
dell’anima, la finalità dell’universo,la dlpendenza dell’uomo dalla divinità.
Pedagogia (dal gr. -il' = fanciullo, 0 àyci>YT) = condotta, da ttyzw, lat.
ducere : donde educazione): è la scienza e Varte dell'educazione, cioè della
formazione del fanciullo considerato nel suo aspetto fisico, intellettuale e morale;
perciò come scienza si fonda sopra una concezione della vita, cioè sopra una
filosofia, c come arte esige una conoscenza diretta della psicologia del
fanciullo e dell'adolescente c particola ri qualità, neiroduoatore, virtù
pratiche, come la devozione e lo spirito di sacrificio. Pedologia (g r . Trocu;
= fanciullo, o X = passeggio) {filos.): sono cosi denominati i seguaci della
filosofia aristotelica, che furono numerosi, dall’abitudine attribuita ad
Aristotele di tenere una parte delle suo lezioni passeggiando in un giardino o
sotto un portico del Liceo in Atene. Per sé ifilos.): si dice di ciò che esiste
e può essere concepito senza l'aiuto d’altra cosa o di altra idea; p. e. la
sostanza divina, per Spinoza, per se etmcipUur. Persona (lat. persona =
maschere. teatrale, poi carattere rappresentato dalla maschera) (filos.):
tonnine trasmesso a uoi da BOEZIO e dalla Scolast ica : persona est rationalis
naturar individua substantia (la persona è un essere individuale di natura
ragionevole). Leibniz pone l’essenza della persona nella coscienza di s . nella
consapevolezza d’un’identità, d’essere sempre la stessa nel diversi momenti e
mutamenti dell'esistenza individuale. -Kant aggiungo che la persona, come
essere ragionevole e libero, ò anche responsabile, è un essere morale, un f ine
in sé, cioè non dovessero mai trattato corno un semplice mezzo. In conclusione:
la personal un essere cosciente di e moralmente autonomo. Pessimismo (opposto:
ottimisnw) {filos.): consisto nella convinzione elio la vita coi suoi dolori,
le sue preoccupazioni e le sue miserie senza line, è un mole o, anche, cho
nell’esistenza la somma dei mali è sui>criore alla somma dei beni. >• Noi
sentiamo il doloro, dico Schopenhauer, non l’assenza del dolore, sentiamo la
cura uou la sicurezza, la malattia non la salute: la vita dell’uomo oscilla
come un pendolo fra il dolore e la noia ». Ri conseguenza, come pensa anche la
filosofia indiana, lo sforzo per liberarsi dal male, o, almeno, per attenuarne
il ppso costituisce la somma saggezza umana. Petizione di principio {Ionica): ò
un sofisma che consisto nell'accogliere corno dimostrato ciò che invece ò da
dinio-, strare {si postula fin da principio, àpX7j$» ciò che si dove appunto
dimostrare) ^ e piti specialmente nel fondale la verità d’un principio sopra
una proposizione che, per essere vera, ha bisogno della verità di quel
principio (p. e.: Tanima ò sostanza spirituale, perché ò immortale). Piacere
(opposto: dolore) {psicol.): il piacere o il dolore, essendo dati immediati
della coscienza, sono indefinibili, sono i due poli estremi e opposti della
vita del sentimento, Secondo ima teoria già ammessa da Aristotele, il piaceli)
sarebbe legato ad ogni atto naturalo e normale della vita e segnerebbe un
aumento dell’attività vitale, tiu consumo più elevato o più libero
dell’energia, mentre il doloro indicherebbe una diminuzione della vitalità,
quasi uti grido d’allarme di fronte ul pericolo; ma tale teoria oggi è in parte
contestata. ( filos .): per Artstippo di Cirene, il piacere, che è dato dal movimento
dolco della sensazione presente e libera da ogni cura per 1'avvenitc, è il
fondamento c la misura di ogni bene: questo ò 11 principio dc.W edonismo. il
piacere inteso come assenza del dolore, calma dello spirito, è il principio
dell’etica epicurea. per Aristotele il piacere affina e perfeziona Ratti'vità
anche nei suol gradi più elevati; p. ‘e., la gioia cho accompagna la musica è
incitamento naturalo alla creazione musicale., Houbes, appoggiandosi al
principio materialistico che la sensazione è un movimento del corvello, pensa
che, so questo movimento è favorevole idi'insieme delle funzioni vitali,
produco 11 piacere, nel caso contrario il dolore: donde duo motivi essenziali
d’azione: la ricerca dei piacere e la tendenza a fuggire il dolore. -per la
dottrina intellettualistica di Leibniz il piacere è un processo intellettuale
oscuramente percepito, una «petite, insenslble perceptlon : p. e., il piacere
della musica è dato dall‘accordo e dal numero delle vibrazioni sonore percepito
dall'orecchio in maniera confusa. per Kant il piacere è iu diretto rapporto con
lo stato favorevole dell’or** Pigra ragione 71 Positivismo gallismo c
deli-anima: « Il piacere è un sentimento che stimola in vita, il dolore Invece
le è d’impodimento «. Pigra ragione = v. innova rotto. Pirronismo (/ ilo *.):
i» stretto ilesigna la dottrina scettica di PnrnoNE. giunta a noi nei frammenti
del suo discepolo TIMONI', in SlLLOOKAFO (sec. I 1 a Cr ) o negli scritti di
Sesto Ejiruuco (circa 11 200 d. Cr.); in senso tergo e sinonimo di soettteismo.
di cui Pinone È considerato II fondatore (v. scrii,n877JO ). ., Pleroma (gr.
7uXr 4 pco(j.a. ila TtXTjpoo = riempio) (filos.): ò per gli amatici (vedi) il
complesso degli Koni che escono dal principio originario, daU’Kone perfetto,
cioè dalla divinità (y. Eone). Pluralismo (opposto: monismo ) (filo».): designa
le dottrine che pongono piii principi! essenziali e distinti per spiegare la
composizione dell’universo; appartengono, fra gli altri, a questo indirizzo:
_Empedocle, che alla materia unica del naturalismo ionico sostituisce «quattro
radici di tutte le cose »: fuoco, acqua, etere, terra, che sono l’ essere
immutabile; il loro mescolarsi o disgregarsi è dovuto a due forze, l 'amore
ioiXÓttk) e la discordia (veixoc); _gli atomisti, che affermano due principi:
Vatomo e il vuoto; gli atomi sono Infiniti di numero, materiali, della stessa
qualità, eterni ; le cause del loro movimento sono la gravità e il vuoto (TÒ
xcvóv);, „, \ v asm agora . nel quale gli elementi dell'universo sono le
omeomerie (v. questo termine), messe in moto da una materia sottile e
impalpabile. l'Intelligenza (voucj). * cosa infinita, padrona di sé.
ocÙTOxpaTéc. che è in sé e per sé «, la più fine e più pura di tutte le cose ;
Leibniz, pel quale le vere sostanze costituenti l’universo sono le monadi.
tornite di attività o forza propria, unità spirituali cho sono disposto per
gradi, i quali vanno dalla monade oscura e confusa alla monade delle monadi, a
Dio. Pneuma (gr. 7tve0(itx, da irveto 8 ° r_ Ho. spiro) (/ilo*.): per gli Stoici
è la forza originaria divina che anima il cosmo, un softtn vitale caldo ohe
appare in forme e gradi diversi nel corpi Inorganici, nelle piante, negli
animali; e nell’uomo appare come ragiono ( AoyOC). conservando sempre la sua
unità, giacchi) il grado Inferiore si conserva o opera nei grado supcriore.
Pneumatico (gr. da nvgùlJ.X= alito, sofflo) ir,'Ha. o /ilo*.): usato spesso nel
Suor » Testamento nel senso di spirituale. , K . r gii Gnostici gli uomini,
secondo Il grado di perfezione spirituale, sono detti ilici (= materiali, da
uX’f] = materia), psichici (= esseri animati) c pneumatici (*= originati dallo
spirito). Polidemonismo (dal gr. TtoXu;molto e SiUojv = demone) Ir, tir/.):
credenza che scorgo in ogni fenomeno naturale il prodotto di entità spirituali.
Pollmatia (gr. ToXu-na&ta = esteso sapere) i/ilos.): è il procedimento che
ERACLITO rimprovera a ITTauora. di dedicarsi a indagini particolari, alla
minuta erudizione che impedisco la visione diretta e unitaria del cosmo:
iroX'J[.ia{Hx vóov e/mv ou Stòaoxei (rapprender molte cose non educa 1
intelletto), e cioè: la rieoroa personale è migliore della tradizioni;.
Politeismo (relig.): è la concezione religiosa che ammette l’esistenza di piu
divinità personali e distinte. Positivismo Uilos.Ynel tempi moderni ne pose il
principio Davide Hume; la percezione è la fonte unica del conoscere; senza di
essa non v c idee, n concetto; un a priori, come lo pensa il razionalismo, è
impossibile, c ogni metafisica che oltrepassi respeiienza deve respingersi. Il nome
di positivismo fu introdotto da Augusto CoMTK, secondo il quale la civiltà e la
scienza percorrono tre fa-si ; _ a) fase teologica, in cui la spiega | zione
dei fenomeni è riferita ad esseri soprannaturali;, fase metafisica, in cui la
spiegazione dei fenomeni è riferita ad entità astratte, forze, sostanze, cause
occulte; . . . *, _ c) fase positiva, in cui la scienza »» per oggetto la
ricerca rigorosa dei fatti e dello leggi, cioè dei rapporti costanti che col
legano i fenomeni osservati nella loro genuina realta; più in la non * pnù
andare e la metafisica si perde in astrazioni vuote e in vani sogni: la scienza
è ricerca di relazioni, di leggi, è retati ra, ma, permettendo di prevedere gli
effetti anche lontani e di calcolarli, risponde ai bisogni umani, « al servizio
del l’uomo. _ dopo il f’omte 11 positivismo si trasforma in un atteggiamento
dello spirito ehc ha soprattutto una tendenza antimotafisica e vuole attenersi
alla pura esperienza. Positivisti ni vano Positivo Predestinazion e senso sono
considerati G. STO ART Mill, K. SPKNCEB, I. TAINE, R. AUOIOÒ, h. Mach ecc., „
.., Positivo (scienza): è ciò ohe e effettivo, reale, constatato mediante
l'esperienza, c anche il prodotto d'un processo storico; p. e. religione
positiva, diritto poPoEsibii e e possibilità (AtoOj W* senta diverse formo; la
possibilità è. __„) fisica, nuando un fenomeno non contraddice ad alcun fatto o
ad alcuna legge empiricamente stabilita; _ l,) delVesperienza o reale, per Kant
è possibile ciò che «'accorda con le condizioni formali dell'esperienza, ossia
con le forme dell'Intuizione pura dello spazio e del tempo, e con le forme dell
intelletto, cioè con le categorie; _e) Ionica, quando ciò che e pensato o
affermato non contraddice ai principi della ragione; però dal fatto ohe una oosa
è logicamente possibile, non si può oonoludero alla sua esistenza reale; e)
metaf isica : per AulSTOTKUJ la materia contiene la possibilità di ciò che nuó
attuarsi mediante la forma -,, Pe. un masso di marmo può divenir statua. Post
hòc ergo propter hoc c un sofisma che consiste noli affermare che un fatto è
causa d un altro fatto solo perché lo precede nel tempo. Postulato er
akiHTOTELE la materia è l'essere in potenza, l'essere allo stato virtuale,
possili lita che tonde verso la torma, verso 1 essere determinato (v. atto),
Pragmatismo (gr. rpayiia azione) ( fiios .): è la dottrina sostenuta in America
da W. James e in Italia da G. 1 Apini giovane, secondo la quale la conoscenza è
uno strumento al servizio dell’attività umana; il valore d un idea è riposto
nell'esperienza e la verità d'uua proposizione dipende dalle conseguenze che ne
derivano, cioè dal fatto che essa è utile, che riesce ad uno Hcopo, dà
soddisfazione, quindi se le conseguenze sono buone, cioè conformi a ciò che
l’uomo si propone, allora 1 asserzione è giustificala, cd é vera, e falsa nel
caso contrario: ossia la verità o la falsità d'un'ldea dipendono dalle sue
applicazioni, sostituendosi in tal modo alla ragione l'esperienza, al sapere I
azione. Per esemplo, nella questione se sia vero il materialismo oppure lo
spiritualismo. la decisione spetta a esame delle conseguenze: il miiterialismo.
Densa W. James, nei suol ultimi risultati pratici è desolante, . cade In un
oceano di disillusioni -, mentre lo spiritualismo, con la sua “razione d un
ordino morale, apre la via alle migliori speranze, -si riferisce sempre a un
mondo di promesse •. _ Prammatici (imperniivi)(«orale), sou per Kant consigli
di saggezza P ratica che contribuiscono alla felicita. Pratico (gr. irpotxTiwSs
da = opero: opposto: teoretico) i/iloa.). la distinzione e l’opposizione di
iwa^co c teoretico risalgono ai Greci. Aristotele attribuisce all'Intelletto
pratico (vou? ™«XTIx6?) l'ufilclo di occuparsi delle cose umane soggetto al
mutamento e legate all'azione, e lo considera subordinato all'Intelletto
teoretico (vou? &so>pr]Tix6?), che ha per oggettola conoscenza
dell'universo e delle sue lepori eterne. VVT1T r11f . _Cristiano Wolff nel sec.
XM1I dir fonde le espressioni di filosofia teoretica e di filosofia pratica,
attribuendo la superiorità alla prima. K!a.nt capovolge questo rapporto, perché
nel dominio dell'attività morale la ragione raggiunge una P iena aut nomia e
apre all'uomo uno spiraglio sopra una verità assoluta (il regno dei fini, ili
cui domina la libertà), mentre l'attività teoretica si limila alla conoscenza
del fenomeni, cioè a una verità relativa, a un mondo in cui regna la necessità
(v. primato della ragion praPredestinazlone (reWff.): è ia dottrina posta in
termini rigorosi da 6}. MQPredeterminismo Primum anso: tutto ù già fermo o
prodestiI nato ab aclerno uol giudizio divino; ciò elio deve accadere accadrà o
l’uoino nulla nc può mutare; la sua parto nel mondo è in ogni punto
prestabilita e soltanto la grazia può liberarlo dal male derivato dal primo
peccato. Dopo ia colpa originale lo stato dell’uomo è: non posse non peccare,
mentre la libertà d’Adamo era posse non peccare, e quella dei beati 6 non posse
peccare. Perciò la volontà umana nulla può senza la grazia, e tutto ciò che
l’uomo fa di bene, è Dio che lo fa in luì: potestas nostra ipsc est.
Predeterminismo (filos. e rclig.): ò la dottrina di S. Tomtuaso secondo la
quale gli atti liberi umani non solo sono previsti da Dio ( v. prescienza), ma
sono predeterminati da Dio nella sua provvidenza: ex hoc ipso quod nihil
volunlati divinae resista, seguitar quod non solum fiant ca quac deus cult
fieri, sed quod fiant contingcnter vel necessario quae sic fieri vutt. Quindi
l’uomo è mosso in antecedenza e naturalmente da Dio au agire in questo o quel
modo, Ina la divinità ha predisposto pure che agisca liberamente, ossia la sua
azione c a un tempo necessaria e libera. Kani, opponendo determinismo a
predeterminismo, si chiede: so ogni atto è determinato da cause anteriori, da
fatti passati che non sono più in nostro potere, come può questo conciliarsi
con la libertà, la quale esige che nel momento d’agire l’atto dipenda dal
soggetto, cioè sia libero l « Questo è ciò ohe si vuol saperi* e che non si
saprà inni . Predicabile i,r n,,om )• nella dottrina di Kasr eonivale al termine
a priori, cioè Indipendente dall’esperienza, razionale tper es nelle
espressioni: ragion pura, intulzlone pura, concetto puro). Ouadrivlo: nella
Scolastica è la divisione degli studil superiori costituenti la Facoltà delle
arti-, comprende 1 anlau lica la geometria, la musica e 1 astronomia; mentre il
Invia, che lo precede, comprendo hi grammatica, la retorica, la dialettica.
Oualità (psicol.): indica gli aspetti sensI bili offerti dalla percezione d’uu
corno facendo astrazione dalla loro intensità e quantità: p. es.: un suono, un
colore, un sapore, un profumo; e anche ciò che dà valore o perfezione ad una
cosa, come quando si apprezzano i pregi d’nn’opera d'arto oppure le virtù o lo
abilità d'una persona. __t logica): è una categoria del pensiero logico che
risponde in Aristotele alla domanda: ttoIo; = gitana?, ed esprime la maniera
d'essere d’un soggetto; p. e.: quest'uomo è bello, è brutto ccc. Secondo questa
categoria fondamentale, 1 giudizi logici sono affermativi o negatici, ossia
attribuiscono o negano una data qualità a un soggetto. Qualità primarie e
secondarie Job ): già per Democrito e poi per Galileo, Cartesio o Locke sono
primarie le qualità costanti, universali, oggettive, rispecchianti la realtà
nella sua vera natura, come la grandezza, la forimi, il numero, la posizione,
il movimento: «per veruna immaginazione, dice il Galilei, posso separare una
sostanza corporea da queste condizioni; secondane sono invece le qualità
accidentali e mutevoli, come sapori, odori, colori, suoni, che « tengono lor
residenza nel corpo, sensitivo, si che, rimosso l’animale, sono levate e
annichilate tutte queste qualità; le quali sono dunque soggettive. Quantità (in
generale 1* si applica a ciò che può essere misurato ed espresso numericamente,
e perciò presenta la possibilità del piti e del meno, è suscettibile d'aumento
e iti diminuzione. __ (logica): b una categoria fondamentale che per Aristotele
risponde alla domanda: jtfjdov guaritami-, per essa l giudizi, secondo Kant,
possono essere universali, particolari, singolari, sccondoche 11 soggetto ò
preso in tutta la sua estensione (p. e.: lutti gli uomini sono mortali), o in
una parto della sua ostensione (p. e.: alcuni uomini sono poeti), o nella sua
singolarità (p. o.: quost’nomo è scultore). Quiddità (lat. scolast. guidditas)
(logica): risponde alla domanda guid est ? ed esprime l’essenza d'ima cosa, la
torma nel senso aristotelico. Quietismo (in generale): b la dottrina che ripone
la quiete e la felicità dell anhna nell'allontannrsi dalle coso ilei inondo o nel
ritrarsi nella meditazione Interiore e di Dio. _ 6 la dottrina dello spagnuolo
Michele 1 do Molinos, secondo la quale si può raggiungere la perfezione e
ottenere una quiete assoluta dell'anima mediante un atto di fede e un assoluto
abbandono a Dio, che dispensa dalla necessità di ogni pratica religiosa e
attività morale, e, in generale, ili opero esteriori. Quintessenza: signitlea
dapprima la . quinta essenti» -, il quinto elemento cosmico, l'etere,
considerato il più sottile e puro; poi l’estratto condensato, essenziale il’uu
corpo, d una dottrina, infine sottigliezze complicate e vane. Ragionamento
(logica): b un'operazione dell’intelligenza che si svolge ili piu momenti, cioè
in una serie di preposizioni collegate fra loro per giungere a una conclusione
che in tutto o in parte è già Implicita in esse. Ragione (/ ilos.): in
generale, è la facoltà naturale di ben giudicare, di saper distinguere 11 vero
dal false, disporre m una serie coordinata e libera da contraddizioni idee,
giudizi, esperienze, col (ine di raggiungere un sapere oggettivo e universale,
ossia valido per tutte le intelligenze, anche se poche sono in grado di
riconoscerlo, di rifare da sé la via che ha condotto a tale sapere. _ per
Platone la ragione (vou?) e l'attività più elevata dell’anima, quella cho può
rappresentarsi le idee eterne; _. per Aristotele è ciò che distingue l'uomo
dagli altri esseri; _ per s. Tommaso intellect.is e la taeoltà superiore e
intuitiva ili conoscere. Razionalo Ragion sufficiente ratio è In facoltà di
conoscere diversiva [nomea rattorti* sumitur ab inquininone et discussa;
hdellrc us nomai sumitvr ab intima penetratimi ver itati*)* __ „ er SPINo'/.v
la. ratio da la conoscenza vera, adeguata, dell’essere; «appartiene a lla
natura della ragione il contemplare le cose non come contingenti, ma come
necessarie * (pr. II, 14); essa ci apprende le cose sotto un «corto aspetto
delle* ternità, sub queula.nl acternitidìs specie; apro la via alla conoscenza
pin alta, I alla « scindili intuitiva -, a veder le cose sub specie
aelernitatis. _ per Kant la ragione in senso largò ò il intasare a priori, è la
Incolta che ci fornisco: a) i principi! o le forme a priori della conoscenza,
che sono le intuizioni dello spazio c del tempo, le categorie, le idee; b) i
principi! a priori dell'azione, ossia la regola della, moralità, la legge
morale: nel primo caso è ragione teoretica, nel secondo è ragione pratica; o
l’una e 1 altra sono indlpondout 1 dall’ospcrienzn. _ In senso ristretto la
ragione è per Kant la facoltà di pensare lo idee allo quali non corrispondono
oggetti nell’esperienza, cioè lo idee di Dio, dell'anima, del mondo. -iu oppos.
a tede rivelata è l'organo della, conoscenza autonoma, a cui l’uoilio giunge
con le sole sue forze; cosi l’intende anello ( : A I.II.KO che scrive. . la
Scrittura dovorebbo essere riserbata nell'ultimo luogo; quello degli effetti
naturali ohe o la scusata esperienza ci pone innanzi a gli occhi o lo
necessarie dimostrazioni oi concludono, non deve in oont-o alcuno c-scr
revocato in dubbio por luoghi della Sorittura • (Lett. al Costelli). È dunque
il procedimento naturalo dello spirito umano ncU’acquisto del sapere. ^ Ragion
sufficcnte (logica) : u il principio formulato dal Leibniz, secondo il quale
nulla avviene senza ragione o motivo, cioè « nulla avviene senza che vi sia una
causa o ragione determinante, che possa servire a render conto a priori perché
una cosa csisxc o non esiste, è in un modo piuttostochò in uu altro »,
8CHopenHAU ek lo rappresenta sotto quattro forme: a) ratio estendi, principio dell’essere:
ogni parte dello spazio o del tempo è In relazione con le altre parti, in modo
che ciascuna è determinata e condizionata dalle altre ; _ b) ratio /fendi,
principio del dlvoidro: ogni nuovo stato (effetto) dev’essere preceduto da un
altro (causa); _ c ) ratio coanoscnuU, principio del conoscere: ogni giudizio
che esprime una cognizione deve avere un fondamento sufficcnte; _ _,/) ratio
spendi, principio dell agire. ogni atto della volontà dev’essere preceduto da
un motivo. Rappresentazione (psicol.); è il nprescntarsi, 11 riprodursi nella
nostra mente d'uua percezione anteriore, o quindi È affine a\V immagine ed è
soggetta a un'elaborazione interiore dipendente dall’azione continua delle
altre rappresentazioni ; perciò si dice che essa ha una sua vita propria, come
rimmagtne. _ Locke denomina rappresentazioni e Idee tutto ciò che è presente
alla mento, ciò elio questa percepisce in sò, o ciò che è oggetto Immediato
della percezione e del pensiero, mentre HOME distinguo nettamento percezione e
la corrispondento rappresentazione, copia debole o sbiadita della prima.
_peiLeibniz. è la funzione più importante della monade, ò la facoltà di
percepire e ili ridurre la molteplicità all’unità (p erceptio nihil aliud est
qiiam inultorum in uno exprtssum, est rcpracscntatio multitudinis in imitate).
Ogni monade si rappresenta, eioò percepisce, l'universo da un punto di vista
proprio, ohe s'accorda con quello delle altro monadi (v, armonia prestabilita),
f n percezione ò chiara, quando la conoscenza ohe abbiamo d uu oggetto ci
permette di differenziarlo dagli altri, oscura nel caso opposto; distinta,
quando un oggetto ò percepito o conosciuto nello sue qualità particolari ed
essenziali, contusa noi caso contrario; p. es.: un giardiniere può avere
un'Idea chiara d un iioro, ma non distinta; un botanico ne ha un'idea chiara c
distinta, Sc®OPENHAC'EK col suo principio: . il mondo ò la mia rappiesentazione
« esprimo l’essenza' dell» idealismo conoscitivo » (v. idealismo). Razionale
(in generale ): ò ciò che ò conforme alla ragione c al suoi prinelpii, ciò che
da questa trac la sua origine, (p. e. lo categorie kantiane), o ciò che in esse
ha 11 suo fondamento, o quindi non dipende dall’esperienza (p. e. le
matematiche, la meccanica razionale). Woijp distingue una cosmologia, una
ontologia, una psicologia c una teologia razionali, che Kant sottopone ad
RazionalismoRegno dei fini e8 amo crltioo per dimostrare l’impossibilità e le
contraddizioni d'nna metafisica razionale (v. ciascuno di quei termini). _per
Hi-'.cei. • ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale »,
esprimendo con ciò il fatto elle il concetto ò l'essenza delle coso (come in
Aristotele le idee sono nelle gose stesse), cho tutta la realtà data
noU’csperienza umana ò accessibile alla.ragione c può essere inquadrata noi
concetti della ragione; cho so vi ò qualche cosa di irrazionale, questa non ha
che un’esistenza provvisoria. Però tale formula c non serve a giustificare
tutto ciò che avviene, p. es. : un errore di stampa o uno sternuto; ma cho gli uomini
vivano in imo Stato si chiarisce come razionale », ossia lo Stato è l’attuarsi,
l’incamarsi d’uu’idea. Razionalismo (opposto: e mpiris mo e irrazionalismo)
(filos.): b la dottrina che, avendo fede assoluta nella ragione, afferma che la
conoscenza della verità si apro non al scuso e all’esperienza, o alla fede
rivelata, ma allo piti alte funzioni dello spirito, il quale non ò un
recipiente vuoto, una tabula rasq. ma porta in sé e trae dalla sua interiorità
principi!l’attività, idee (p. e. di causa e di sostanza), che consentono di
penetrare nella realtà, considerata razionale nella sua essenza, comprenderla,
ordinarla, volgerla a beneficio dell'uomo nell’opera di dominare la natura.
Razionalisti si possono considerare nell’antichità Parmenide, Platone,
Aristotele; Cartesio inizia il razionallsmo moderno, seguito da Spinoza,
Leibniz, Kant, Hegel, eoo. --dai principi costitutivi della ragione il
razionalismo trae un diritto, una morale, uua religione naturali. Intendendosi
qui per naturale ciò cho ò concepito e costruito dalla ragione, quindi
opponendosi a diritto positivo (cioè lealmente in vigore), a morale
tradistimale, a religione positiva o storica. -Kant, per dare un fondamento
solido alla conoscenza, fonde empirismo e razionalismo, distinguendo la
materia, cioè il complesso delle impressioni cho ci giungono dall’esterno per
la via dei sensi, e la /orino, cioè 1 principi! che lo spirito trae da sé per
ordinare la materia. Perciò l’uomo conosce le cose, 1 fenomeni solo In quanto e
nel modo ondo trapassano nelle forme dello spazio e del tempo e delle caie\
gorie, cosicché non i concetti si modellano sulle cose, ma le cose sui
concetti, e l’intelletto non attingo le sue leggi dalla natura, ma gliele
impono. Quosta dottrina può definirsi un razionalismo critico. Realismo
(filos.): in oppos. a nominalismo o a concettualismo è la dottrina cho nel
problema degli universali ammette che le ideo generali hanno un’esistenza
indipendente dolio spirito che le concepisce e dagli esseri individuali; si
collega a Platone che pone lo idee fuori del mondo sensibile, e ad Aristotele
che le pone nelle coso stesse. -in opposizione a idealismo si applica alle
dottrino cho ammettono l’esistenza reale d'un mondo esterno, d’un oggetto
indipendente dal soggetto pensante o di natura diversa da esso; vi appartengono
moltissimi filosofi antichi o moderni. -In estetica esprime la tendenza
artistica alla riproduzione esatta della realtà naturale e degli avvenimenti
umani ; è sinonimo di naturalismo, che la riproduzione fedele, integrale o
artistica delia natura vorrebbe rivolta anche ad un fine scientifico. Realtà
(filos.): in opposizione a possibilità o a irrealtà esprime ciò che è
attualmente esistente, sia sotto forma materiale e sensibile, sia sotto forma
intellettuale o ideale. in opposizione ad Apparenza indica ciò ohe veramente è:
p. e., un bastone posto di traverso neU’ncqua corrente sembra spezzato, ma in
realtà non ò. iu opposizione alla realtà empirica v’è una realtà metafisica,
che è al di là dei fenomeni percepiti dal sensi; è accessibile olla sola
ragione o anche ineonosoibilo, come la cosa in si di Kant. (logica): realtà è
una delle tre categorie kantiane della modalità (realtà, possibilità, necessità
); il giudizio di realtà enuncia semplicemente un fatto o un rapporto di fatti
come effettivamente esistente (v. modalità). Recettività (dal hit. recipere =
accogliere passivamente; opposto: attività) (filos.): b la disposiziono a
ricevere passivamente impressioni e suggestioni dall'esterno. per Kant la
sensibilità è recettiva, ossia ò la facoltà di ricevere impressioni per la via
dei sensi, che formano la materia del conoscere. Regno dei fini (morale):
nell’etica di Kant è l’idealo di una unione sistematica degh esseri ragionevoU,
per i quali Regressus in inflnitum è cosa spontanea l’obbodicnza alla lecite
morale «li cui essi stessi sono sii untori: fc il regno della libertà in
opposizione al mondo fenomenico, In cui domina la causalità c, quindi, la
necessità. Regressus in inflnitum (/ito*.): secondo gli Scettici antichi il filosofo
dogmatico è costretto a un regresso ail’iullnlto, cioè a risalire, senza mai
fermarsi, nella serie dei principii, se vuol non lasciare alcuna affermazione
indlmostrata c non porro corno primo principio una proposizione arbitraria o
un’ipotesi elio ha bisogno d'essere dimostrata. Ha il oorrispettivo nel
prògressus iti infittitimi (v. questo termine). _per Kant il regressus nella
serio «lei fenomeni dell’universo conduce in il idefinitum, cioè la serie dei
fenomeni è potenzialmente illimitata, non dollnlta. Relativismo (/ito*.): si
applica alle dottrine cho accolgono lo. relatività della conoscenza umana,
limitata ai fenomeni c «ile loro relazioni tostanti, ossia olio lauri,
dichiarando che citi cho si pono ai di là di ossi, o è inconoscibile. come pensa
lo Spencer, o non esisteaffatto, come dice C'omte, Relatività (/ito*.): è il
carattere ohe si può attribuire alla conoscenza, di essere relativa (v.
relativo). Relativo (opposto: assoluto) (/ito*.): è relativa la conoscenza, in
quanto la si fa dipendere dalla costituzione soggettiva dello spirito umano,
dal rapporto fra il soggetto o l’oggetto e si esclude la possibilità di
cogliere con l'intelletto unii verità assoluta. -la relatività della conoscenza
è sostenuta già dallo Scetticismo greco con Enesidemo, mediante dieci tropi che
ponovano in rilievo la soggettività dello percezioni dovuta alle differenze fra
gli uomini, diversi di corpo, di temperamento, di anima, dominati da
disposizioni o condizioni variabili, come la, salute, l’età, le malattie; che
percepiscono diversamente socondo le distanze, le posizioni, la complessità
degli oggetti, la rarità e la frequenza dei fenomeni ecc. -anche per Kant la
conoscenza è relativa, essendo limitata al fonomeni e ai loro rapporti, mentre
la cosa in sé, che sta dietro ad essi, è inconoscibile. un’Importante
concezione delia relatività è quella odierna dell’EiNoTBix, che estende ni
movimenti accelerati e alia stessa gravitazione la relatività ammessa in
meccanica: la massa d'uti corpo non è costante, ma varia in funzione della
velocità; non v’è spazio e Religione tempo assoluto, le dimensioni ilei tarpi
sono relative, giacché un corpo, trascinato in una traslaziono, subisco una
contrazione nel senso del movimento; spazio, tempo, energia sono fra loro
collegati; si Invecchia piti in un Inogo che in un altro. _ vi ù anche una
concezione relativa della attirale : i principi dell’apprezzamento o della
condotta morale dipendono dal carattere, dal grado di civiltà d’un popolo,
dall'iunbionte nslco o sociale, dalla tradizione eco.; non esistono principii
morali assoluti. a 31 osò, ai profeti, e, in maniera completa, insegnate agli
uomini dii Cristo e consegnate nelle .Sacre Scritture. Romanticismo (opposto:
classicismo, illuminismo): v un Importante movimento spirituale Iniziatosi
verso la due del scc. XVIII, che ha un'aziouo rilevante sui filosofi sorti dopo
Iva.it (Fiotti:, Sm maino, Hegel eco.). L'Idea centtale è quella di vita
pensata come forza originarla, immateriale, irriducibile, incosciente,
spontanea, che rivela una verità piti profonda «li quella offerta dalle • Idee
chiare e distinte li! Cartesio e dell'Illuminismo; il senti• mento vi appare
più complesso e più ricco della ragiono astratta, il arnia ò superiore «vile
regole, l 'istinto più forte delle convenzioni, dello istituzioni, dei calcoli
della scienza. T)1 qui le conseguenze: «) di fronte all'ordine e ai modelli
classici è una rivolta contro lo regole e le convenzioni, un'esaltazione di
tutto le potenze della vita, un’affermazione della rclativitii di tutti gli ideali
o della mutabilità delle Torme estetiche; b) «'accosta alla natura, alle
intuizioni infallibili d'un istinto collettivo, inventa il genio della rozza,
l'anima dei popoli, pone l’ispirazione e il genio al disopra del sapere e
deìl’abilità tecnica; ai giardini e al parchi ben disegnati preferisce
ipaesaggi grandiosi e selvaggi, le solitudini (Rousseau); al razionalismo
oppone l’irrasionalismo, si stacca dai soggetti e dalle tradizioni classiche
per rivolgersi al Modto Evo, considerato più spontaneo, alla tradizione
cavalleresca, alla cattedrale gotica; ha il gusto e il senso della storia ;
contro l’antistoricismo degli illuministi ò storicistico. s Saggio (gr. 0096? =
sapiente) i/ilos.): l’ideale del saggio è definito, dopo Aristotele: l’uomo die
incarna la virtù intesa come sapere, abilità, prudenza, giustizia, indipendenza
dai beili esterni. Rispondono a questo ideale i Sette saggi, come anello il «
saggio stoico » clic ne attua il tipo morale più alto, offrendo il modello
pratico alla Roma «lei primi due secoli dopo ( ‘risto. La saggezza non 0
soltanto liberazione dalle passioni o dal l’utilitarismo volgare, ma anche
scienza ed esperienza armoniosamente operanti nella vita o gni ftte da un
ideale superiore. Sanzione (diritto e nomile): la sanziono giuridica, ossia la
pena, ó determinata da tre fattori: dallo esigenze della difesa sociale;
dall'offesa clic il delitto reca al sentiment o «li giustizia, pel quale 11
colpevole, partecipe della ragione, è considerato come persona razionale,
trattato come tale o quindi costretto a subordinarsi alla ragione comune,
infine dall’offesa portata all’ordine morale, per cui, oltre al ripristinnmento
deU'ordino giuridico, la pena mira anche ad educare possibilmente il colpevole
a sentimenti migliori. La sanzione morale, cioè la riprovazione e il rimorso, è
una reazione della Volontà morale Idealo contro la volontà inoralo Imperfetta,
che ha violato la legge morale: il fondamento di essa va corcato nella
responsabilità di noi verso noi stessi (Martinetti). Scetticismo (gr.
ay.irrzrjij.xi = Investigo ; opposto: dogmatismo) i/ilos.): è la dottrina
fondata da l'iuuoNi:, secondo la quale la mente umana non può cogliere verità
alcuna intorno alla vera realtà delle cose, ma solo apparenze. Non esiste un
criterio di verità che permetta di distinguere le rappresentazioni vere «la
quelle false, donile l’astensione dti ogni giudizio iZTZoyT,) e l’indifferenza
(àSiatpopta). il dubbio Schema Scolastica sistematico c una tranquillità
d’animo Inalterabile (&Tapoc££a). Dapprima, mediante la disciplina della
condotta morale, mira alla calma e alla quiete dell’esistenza, ma alla line
diviene anche una disciplina dello spirito scientifico, grazie al suo
atteggiamento eri-fico e al severo esame cui sottopone le dottrine filosofiche
contemporanee, specialmente Pepicureismo e lo stoicismo. Schema (gr. cr/-? (i
iia = forma, esteriore), figura) (//los.): in generale indica il disegno, la
figura che rappresenta in maniera semplificata le linee essenziali d’un oggetto
o d’un movimento. -per Kant lo schema trascendentaleindica una rappresentazione
intorme* diaria fra un’intuizione sensibile (per es. : d’uri dato triangolo) e
un concetto (per es.: 11 triangolo in generale); ed è affine da un lato al
concetto puro, in quanto non contiene nulla d’empirico, e dall’altro lato alle
percezioni, e quindi all’ordine sensibile. Perciò esso permetto di applicare
indirettamente agli ; oggetti dell'esperienza i concetti puri dell’intelletto,
cioè lo categorie, che sono inapplicabili per via diretta. Cosi lo sohema della
sostanza, cioè la rappresentazione sotto la quale si raccolgono i fenomeni per
poter loro applicare la categoria di sostanza (v. questo termine), è il
substrato che permane nel tempo; lo schema della quantità è il numero, mediante
il quale la continuità dei fenomeni è distribuita in quantità determinate.
Questi schemi sono creati dall'immaginazione, che ò una facoltà intermediaria
fra l’intelletto o la sensibilità, con essa Kant vuol risolvere l'antico
problema dell’accordo fra le idee, le categorie o le cose; per risolvere il
quale Cartesio era ricorso allaveracità divina, Malebranche alla rivelazione,
Spinoza al parallelismo (per cui l’estensione e il pensiero sono gli attributi
d'un unica sostanza, di quella divina), Leibniz all’armonia prestati• •Scienza:
è un complesso di cognizioni dovute a ricerche metodiche (fondato
sull’esperienza guidata dalla ragione), disposte in un sistema ben coordinato,
suscettibili di dimostrazioue e aventi per oggetto una parte ben definita della
realtà naturale. I suoi strumenti 6ono: l’osservazione diretta dei fenomeni,
l’csperimento, l 'induzione, la deduzione. Galileo apro ima via nuova alla
scienza, sostituendo olla ricerca delle qualità, propria del metodo
aristotelicoscolastlco e ancora presente in Bacone, la ricerca «iella quantità,
esprimibile con formule matematiche; quindi non più forz e qualità occulte, ma
elementi spaziali c numerici. Anche oggi gli atomi, gli ioni, gli elettroni c
le loro composizioni quantitativo sono l'oggetto dell'indagine scientifica. * L
'aggetto della scienza è duplice, secondo filosofi c scienziati (BENTHAM,
Ampère, Hill, Hegel, Wcndt, ecc.), cioè: la natura o lo spirito, donde le
scienze della natura e le scienze dello spirito (o morali). Il Windklbanp
divide le scienze In nomotetiche (gr. VÓ(AO£ = legge, e tU1yjjì.i= pougo), come
la chimica o la fisica, che ricercano le leggi secondo cui si svolgono i
fenomeni naturali; o ideografiche (gr. = particola^ e ypàcpstv = scrivere),
cioè lo scienze storiche, che studiano gli avvenimenti passati, considerati
nella loro Impronta individuale e non ripetibili. Scolastica (dal lat. setola,
che è l’insognamento per eccellenza del Medio evo, quello della teologia o
della filosofia; scholasticus ò il titolare di tuie insegnamento) ( /ilos .): ò
la filosofia dominante in Europa dal hoc. X al XIV : le sue tesi fondamentali
sono: a) dualismo fra Dio. che è atto puro, puro spirito, e la creatura, nella
quale si mescolano l’atto e la potenza, la forma e la materia, l'anima o il
corpo; b) Dio è persona spirituale, ha creato il mondo dal nulla e lo trascende
; c) la parola di Dio manifestata nelle Sacre Scritturo è l'espressione
infallibile della verità; quindi, pur mirando a conciliare ragione e fede, cioè
la filosofia antica, specialmente quella d’Aristotele, col dogma cristiano, la
Scolastica afferma che la'ragione non può andare contro la fede, ma
subordinarsi a questa; d) la distinzione flit soggetto conoscente e oggetto
conosciuto, pensato come reale, indipendente dal soggetto nella sua esistenza;
e) la distinzione fra teologia e filosofia : la prima ha per oggetto l’ordine
soprannaturale in quanto è rivelato dalla parola di Dio; la seconda investiga
l’ordine naturalo per mezzo della ragione, ma accordandosi con la teologia. In
senso peggiorativo si dice che ima dottrina si trasforma in una scolastica
quando si irrigidisce in formulo verbali, in distinzioni e divisioni numerose.
sottili e astratte, in tesi imSecondarie Simbolo mutabili, o perciò diviene
stagnante, incapace di progredire. Secondarie (qualità) = v. qualità.
Sensazione (psicol.): è la piò semplice modificazione della coscienza, il
processo psichico nella sua forma elementare; presenta due aspetti: a) è
recettiva, cioè passiva, in quanto è prodotta da stimoli esterni o Interni; p.
o. un raggio di luce, la contrazione d’un muscolo, che dònno rispettivamente
una sensazione visiva o muscolare: li) è successivamente attiva, in quanto le
impressioni provenienti dagli stimoli sono elaborate dalla coscienza, nella
qualo già si trova ima molteplicità, d’elementi psichici, di ricordi, di
immagini, occ. ; perciò la sensazione ò il prodotto dell'analisi e
dell’astrazione. Sensibilità (furimi.): è la facoltà d’aver sensazioni, di
conoscere por mezzo doi sensi, o anche di provare piacere o dolore che accompagnano
lo sensazioni; _da Kant la dottrina della sensibilità, clic ò la capacità di
ricovero passivamente impressioni da oggetti osterni por la via del scusi, ma
ordinate nello forme a priori dolio spazio c del tempo, è detta estetici i.
Sensismo (filos.): dottrina che consiste nel far derivare tutto le nostro
facoltà o le nostre conoscenze dalla seusuzione ; ò rappresentato dal C
ONDII*i*ao (sec. XVIII), che dalla sensazione fa derivare la memoria,
l’attenzione, il giudizio, il sentimento, lo volizioni. Si distinguo
én\Yempirismo, in quanto questo ammette duo fonti del conoscere: la sensazione
o la riflessione. Senso ( psùvl .): è la facoltà (p. e. la vista, l’udito, il
tatto) che mette gli esseri viventi in rapporto col mondo esterno c dà luogo a
una determinata classo di sensazioni (visivo, uditivo, tattili eoe.). _
(morale): il senso morale consiste in una facoltà innata dì distinguere
intuitivamente Il bene dal male, facoltà ohe dove considerarsi parto integrante
della natura umana; tale dottrina è sostenuta per la prima volta dagli inglesi
SnAFTEsnniY o Hvtchkson. Senso comune: comprende un’insieme indeterminato di
opinioni c ili cognizioni condivise quasi universalmente, che si impongono o
por la loro evidenza o per il loro valore pratico, o anche per l'autorità della
tradizione. (Jilos.): per Aiustotklk II senso comune (Jtotvi) crìa&r,oiz) è
una specie di senso interno cho ci dà la coscienza della sensazione o, al tempo
stesso, coordina I dati offertici dai singoli sensi particolari (udito, vista, ecc.):
esso costituisco quindi l'unità del soggetto senziente di fronte all'oggotto
sentito. _I*a scuola scozzese del senso comune (Reto, Dcoai.p Stkwaht)
ammottesenza discussione come validi i principi accolti da tutti gli uomini,
oppure « cosi indispensabili nella condotta della vita elio il rinunzlarvi
equivale a cadorc in numerose assurdità speculativo e pratiche »(Roid), e
anzitutto afferma l’esistenza realo dell’oggetto, indipendentemente
dall’attività percettiva del soggetto. Il senso oomuno sostituisco la ragione
nella filosofia e,anohe nello matematiche. Sentimento (psicol.): In senso ampio
esprime il complesso degli stati allei Ziri, cioè di tutti quei processi
soggettivi, interiori, gradevoli o sgradevoli, legati con lo funzioni vitali e
con la psiche dell’Individuo, come le emozioni, le passioni ecc. m in senso piò
ristretto è uno stato affettivo stabile, o ancho un’attitudine costante a
provare emozioni, corno il sentimento estetico, morale, intellettuale, il qualo
ultimo consisto nel piacere complesso cho dà l’esercizio dello funzioni
intellettuali. Sentimento fondamentale corporeo: ò l’cspressiono usata dal
Rosmini per indicare la cenestesi (vedi). Sillogismo (gì-, ouXXo^tojxó;, da
uoXXévw = raccolgo) (lattica): Aristotele, che ne ha creato la teoria, cosi lo
definisce: ò un ragionamento (Xó-fb?), nel qualo, posto alcune cose, ohe p. o.
« l'uomo ò mortalo ".e 0 Socrate ò uomo », un’altra cosa no risulta
necessariamente, che « Socrate è mortalo », per qu sto solo cho 1 primo sono
posto. Consta di tre proposizioni, di cui Io primo due diconsi premesse ; la
terza, implicita in queste, conclusione-, e comI prendo tre termini: il
maggiore, che ò il concetto più esteso (nel sillogismo citato: mortale), il
minore (Socrate), il medio (uomo), che ò il ponto di passaggio. Corrisponde ai
noti principi: ciò cho è contenuto nel genere ò puro contenuto nella specie; e
nel linguaggio matematico: tiue quantità ugnali a una terza sono uguali fra
loro. Simbolo = «offro insieme) ( psicol .): in generale consiste nell’esistenza
di disposizioni identiche in due o più individui della stessa specie o di
specie diversa. nella sua forma più umile è un accordo di movimenti, detto
sinergia, come si osserva nel riso o nello sbadiglio, che si propagano quasi
per contagio. nella sua forma superiore ò un accordo di sentimenti, una
sinestesia, un movimento che ci porta verso gli altri, a gioire della loro
presenza, a partecipare allo loro gioie c alle loro pene, c alla fine si muta
in «unore attivo, che supera i limiti della nostra co¬ scienza per rivelarci la
presenza imme¬ diata d’un’altra coscienza; scopro va¬ lori (come pensa Max
Scholer), men¬ tre l’intelligenza dà solo rappresenta¬ zioni. (morale): è il
fondamento della mo¬ rale dell’inglese Adamo Smith: * la fonte della nostra sensibilità
per le sof¬ ferenze altrui, egli dico, è la facoltà di collocarci con 1
’immaginazione al loro posto, facoltà ohe ci rende capaci di concepire ciò che
essi sentono o d'es¬ serneaffetti »; por essa giudichiamo moralmente delle
azioni altrui e delle nostre. Sincretismo (gr. ouY-xpiJTurpóc» no¬ me derivato
daH’unione dei Cretesi di fronte al nemico, nonostante lo dissen¬ sioni
intorno) (in generale): esprime l'u¬ nione artificiosa, senza critica, di idee
o teorie di disparata origine, nel campo della filosofia come in quello della
re¬ ligione. Sinderesi (forse derivata da auvirrjpnjai? = sorveglianza, o, per
deforma¬ zione, da vet$Y)el libero consenso degli indivi¬ dui ed è fondato
sopra la volontà della nuiggioranzu, espressa mediante 1 rap¬ presentanti del
popolo, donde lo Stato liberale rappresentativo coi suoi tre poteri ben
distinti: legislativo, giudi¬ ziario, esecutivo, quale traeeorà più tardi
Montesquieu por Rousseau lo stato sorge pure dallo stato di natura per un
contratto pel quale l’individuo, naturalmente buono, trasferisce il buo diritto
al po¬ polo, riunito in assemblea, la cui sovra¬ nità è assoluta c
inalienabile; la volontà generale, manìfestantesi nelle decisioni della
maggioranza o nel potere legislativo, che è il potere supremo, implica la
volontà di tutti gli individui. Di qui il governo democratico. Stato etico
(filos.) : per Hegel lo Stato è Tincarnazione suprema della moralità,
l’attuazione delle Idee morali, lo spirito del popolo divenuto visibtlo; perciò
il suo fine non è di assicurare la libertà individuale, la sicurezza, la
proprietà dei singoli, giacché l’individuo non ha obbiettività, verità,
moralità se non in quanto è parte dello Stato, e la vera volontà dell’individuo
(la quale ò pensiero attuautesi nella realtà) è volontà razionale, quindi ani
versale o, alla fine, identica alla volontà dello Stato: la rappresentanza del
popolo non deve ingerirsi negli affari dello Stato, ma solo eccitare il governo
a rendere pubblica ragiono dei suoi atti, elevandone cosi la vita a un grado di
coscienza Stoicismo 91 Superuomo sempre più alto. Questa dottrina dell’Hegcl è
l'affermazione dell’onnipotenza dello Stato. Stoicismo (/ iloa .) o PORTICO,:
dottrina della Scuola filosofica fondata da Zenone di Cizio, elio fu aperta in
Ateno nel ITI scc. a. Cr. nello Stoa Pecilo (portico ornato delle pitture di
Poiignoto) od ebbe cinque secoli di vita e duo periodi, quello preco o quello
minano (con Seneca, M. Aurelio, Kpittcto): professò un panteismo secondo il
quale 11 mondo è animato da una forza immanente, la ragionecosmica
simboleggiata nel luoco, della quale l'anima ù una particella. 11 lino supremo
della condotta umana è per essa l 'avalla, che si raggiungo con la virtù, cioè
liberandosi dallo passioni, obbedendo alle leggi inflessibili, ma ottime, con
le quali la divinità reggo 11 mondo. Storicismo (/flottitela tendenza a
considerale un oggetto della conoscenza come il prodotto d’uu’cvoluzione
storica; ha un duplice aspetto: . d) in opposizione all' filmai mano, considera
1 prodotti spirituali non come l'effetto della ragiono, concoplta uguale
dovunque e costante, ma corno Il risultato Ionio d'uno sviluppo storico,
durante il qualo 1 caratteri essenziali si conservano, mentre quelli
accidentali cadono ; - i>) In opposizione al naturalismo meccanico,
considera e interpreta il tutto come una manifestazione dello spirito umano nel
suo svolgimento storico : cosi per Heokl la storia ò lo sviluppo successivo
della ragione c l'essenza di quosta appare o si do finisce eoi caratteri che
sorgono in tale evoluzione idealo; l'essenza della filosofia è quindi da
rioeroursì nella storia della filosofia. Subcosciente tpsicol.): si dice del
processi psichici debolmente e oscuramento percepiti. Per primo il Leibniz
ammise esservi nell’attività psicologica « petites insensiblcs perceptions che,
riunite e fuse Insieme, possono produrre una percezione chiara; p. e. il rumore
d’un’ondata marina è dato da un numero incalcolabile di rumori infinitamente
piccoli, non percettibili separatamente. S’usa anche come sinonimo d 'incosciente.
Sublime (estetica): è il sentimento prodotto nell'animo dalla visione diretta o
dall'idea vivamente rappresentata della potenza.naturale n della grandezza
morale e intellettuale. -Kant distingue: a) 11 sublime matematico, provocato
dalla visiono o intuizione d'una grandezza assoluta nel senso dell’estensione;
p. e. la vista dell’oceano immenso, l’idea dell'immensità degli spazi cclesti;
i) Il sublime tlinamico, dovuto alla visiono della potenza non disgiunta dal
senso di sicurezza dello.spettatore: p. c. la vista d'un vulcano jn eruzione,
dell'oceano in tempesta. Questi spettacoli » elevano le forzo dell’anima sopra
la loro ordinaria mediocrità c discoprono in noi un potere di resistenza che ci
dà il coraggio di misurarci con l'apparento onnipotenza della natura. Il
sublimo quindi non è nelle coso, ma nel nostro spirito, ci eleva al disopra
della natura che è In noi, o di quella che è fuori di noi . Sufismo (relig.): è
una dottrina, dovuta a ispirazione neo-platonica c seguita da una setta mistica
mussulmana: Dio è il beno assoluto, l'essere puro, la bellezza eterna, 1'unica
o vera realtà, mentre il mondo del fenomeni è un semplice riflesso della
divinità, non essere, puro fantasma. Una vita spirituale rigidamente ascetica,
la stretta osservanza dei precetti sacri sono la condizione necessaria per
raggiungere il fine supremo proposto da questa dottrina all uomo.
l'annientamento in Dio. Suggestione (psieol.): nel significato più generale
f> l'evocazione, il suggerimento d’un’ideu o d’un sentimento cho qualcuno
esercita, volontariamente o no, sulla coscienza d’un altro Individuo o ambe di
se stesso (autosuggestione), e che agisce, senza trovare resistenza, sulla
condotta e sul modo di pensare di questo. È comune nella vita sociale. _ La
suggestione ipnotica consiste in un comando cui il soggetto obbedisco senza
riflettere, senza cho II suo consenso intervenga: per una specie «Vautnmatismo
irresistibile, egli compie tutto ciò elio gli viene suggerito, subisce,
illusioni, allucinazioni, iperestesie, anestesie dei sensi ccc. Superuomo:
termine usato da Goethe nel Faust o reso popolare da Nietzsche ; è la
concezione idealo d’un tipo futuro di personalità superiore, d'una specie
lituana meglio dotata di quella attuale. nell’umanità deve apparire tuia specie
più forte, un tipo superiore, che abbia all re condizioni, per creare c
conservare, clic rurnno medio Tn una prima conSussunzione Tempo codone U
superuomo era per Nietzsche il gonio che s’innalza sulla folla e la domina.
Sussunzione (dal lat. subsumcre = subordinare; gr. u 7 c 6 X 7 )^/i£) {Ionica):
è una forma di ragionamento che consiste nel pensare un individuo come compreso
in una specie, o una specie in un genere, o un fatto come l'applicazione d’una
leggo. .-per Aristotele il unionismo di sussunzione è il solo perfetto ; in
esso il termine medio è soggetto nella premessa maggiore e predicato nella
minore; p. e: « l’uomo è mortale, Socrate è uomo; quindi Socrate è mortale ». T
Tabula rasa {film.): a una tavoletta di cera su cui nuda è scritto viene paragonata
daU’empirtono l’anima umana, la quale nel suo nascere non ha ideo o cognizioni
innate. L’espressione si trova nel De anima d "Aristotele: &rsT:tp èv
Ypa[xu.o!T£t(p té \j.r,Sh ùitxpxsi y£vpx'j.;j.£VOv {sirut tabula rasa in qua
nihil est scriptum, traduce 8. Tommaso). Teismo (/ilo*.): si applica alle
dottrine ohe ammettono un Dio personale, trascendente, creatore del mondo; 6
proprio del Giudaismo, dcllTsliunismo e, più particolarmente, del
Cristianesimo. Teleologia (dal grt£Xo; = fine e Xóyo? discorso: scienza dei
fini) (/iios.): dottrina che ammetto una specie di ragione cosmica o un essere
supremo ohe agisca per cause finali, cioè per l’attuazione di determinati fini
nel mondo e negli esseri. È iniziata da Anassagora, sviluppata da Platone, da
Aristotele, dagli Stoici ccc. per Kant la vita della nat uni, pur essendo
soggetta al principio di causa e a leggi meccaniche, rivela tuttavia un’arte
tutta interiore, grazio alla quale essa si organizza, produco esseri
organizzati o viventi, che possono essere detti fini della natura. Però
l’ammettere questi fini non ha il valore di un principio costitutivo, ma solo
regolativo, cioè «esprime la regola senza la quale l’organizzazione della
natura sarebbe inesplicabile per la nost ra intelligenza ». Temperamento (gr.
xpaot? = mescolanza; trad. lat. temperamentum)(psicof.): dalla mescolanza dei
vari umori del corpo {sanane, bile, atrabile, linfa) e dai predominare d’uno di
essi i Greci dedussero la distinzione dei quattro temperamenti (sanguigno,
bilioso o collerico, melanconico, linfatico), distinzione che tuttora si
conserva. II temperamento lia il suo fondamento nella vita fisiologica,
specialmente nel sistema nervoso, consideralo in relazione con l’attività
psicologica; è ereditario. Tempo ( filo ».): vi sono due principali concezioni
del tempo : realistica o oggettiva, die ci ò data nella sua forma tipica da
Newton per cui il tempo lia esistenza reale, assoluta, senza relaziono con le
coso esterne, o scorre in so stesso in maniera uniformo per sua propria natura,
seuzu rapporto col mutamento. È bensì vero che !a divisione umana del tempo in
ore, giorni, mesi, anni è relativa; perù tale relatività diponde dalia mancanza
d’un movimento uniforme atto u misurare il tempo in modo preciso e noti
contraddice al carattere assoluto ili questo. (La relatività della misura umana
del tempo è sostenuta duo secoli dopo da E. Poincaré, fondandosi sul fatto che
tale misura si compie sulla durata dell’anno solare, la quale ò variabile; la
nostra misura del tempo è soltanto comoda, utile por le usigenzo umane, non
vera e assoluta). idealistica e soggettiva: preannunziata da Leibniz, pel qualo
il tempo esprimo l'ordine di successione dello nostre percezioni, appare nel
suo carattere più spiccato in Kant: il tempo è intuizione pura, la forma a
priori dei fenomeni del senso interno, cioè dei processi psichici, la
condizione necessaria e universale dello nostro percezioni; quindi è
soggettivo, in quanto è un’attività dello spirito umano, ma è al tempo stesso
oggettivo. In quanto è condizione d'ogni possibile esperienza. secondo
Aristotele a noi è dato solo il tempo itrescnle, perchè 11 passato non 6 più c
il future non ò ancora; quindi il presente è il limite fra 11 passato o il
futuro; fra tempo e movimento esiste un rapporto, in quanto il primo è la
misura numerica del secondo e contiene in sé distinzioni e divisioni che
possono essere calcolate o sommate. Agostino, pur affermando che Dio ha creato
il tempo, e con ciò attribuendo valore oggettivo al tempo, però quando lo
considera nel suo aspetto umano e psicologico, lo interiorizza, 10 pensa come
soggettivo, lo definisce una distenmo animar, per la quale tutto 11 tempo è
presente, giacché il passato Teodicea Teosofia ò presente nella memoria, li
futuro nell’aspettazione, mentre l’attenzione ci dà la coscienza del momento
presente (v. durata). Teodicea (gr. = dioc 8t*/.aia= cose giuste) (/ ilos .):
tonnine coniato da Leibniz per indicale quella parte della teologia naturale
che tratta della giustizia di Dio, ossia mira a giustificare j la presenza del
malo nel mondo e a conciliarla con la bontà divina, o ad accordare inoltre la
libertà umana con* la realtà della provvidenza e pre-scienza di Dio. Per
estensione comprende la trattazione. dell’esistenza e degli attributi della
divinità. Quindi, se il nome è recente, l’argomento è oggetto di studio fin
dall’antichità greca (Platone, Aristotele, Stoici ecc.). Teofania (dal gr. 9
-eó; = dio c «patveiv ss apparire) ( filos. c relig.): ò il manifestarsi della
divinità, sia in maniera diretta, sia, in un significato più esteso,
indirettamente nelle sue opero o nell’universo. Teologali (virtù): v.
virtù.'reologia (gr. dio e \ 6 yo$ = discorso) ( relig . e filos.): è la
dottrina che ha per oggetto la divinità, i suoi attributi, i suoi rapporti con
l’universo e l’uomo. -la teologia rivelata o sacra s’appella. nella sua
trattazione, solo alla parola di Dio rivelata nelle Sacre Scritture o ai dogmi.
la teologia razionale sottopone l’oggetto della fede all’esame critico della
ragiono. Teoria (gr. -ilstopCa = investigazione intellettuale, scienza)
(filos.): in opposizione a prativa, designa la ricerca pura, disinteressata,
indipendente dalle applicazioni pratiche, non solo nella filosofia, ma anche
nelle scienze, come la fisica c la chimica. in opposizione a sapere volgare
esprime la trattazione metodica, sistematica, conforme a determinati principi,
o anche appoggiamosi a ipotesi scientifiche. nel significato (li
contemplazione, vedi questo termine. Teoria biologica della conoscenza
(filos.): è la dottrina che fa derivare l’impulso al conoscere dalla vita,
intesa nel suo significato biologico, fondandosi sopra l’ipotesi che lo spirito
umano sia soltanto un’efllorescenza, una sublimazione, un prolungamento della
vita: perciò la conoscenza risponde alle necessità prime e fondamentali
doll’esistenza; la conoscenza, dapprima confusa e soggettiva, conio
nell’te/w/o, si va facendo più cosciente e cliiara, toccando lo suo torme più
elevate nella scienza c nella filosofia. Teoria della conoscenza (filos.): ò la
dottrina cho serve da introduzione alla filosofia e rivolge l’attenzione non
sull’oggetto conosciuto, ma sullo stesso soggetto in guanto conosce, sullo
spirito umano nella funzione del conoscere; in altre parole, è il ripiegarsi
della mente sopra se stessa per indagare il potere che essa ha di conoscere. È
stata concepita con chiarezza da Locke e, ancor più profondamente, da ICant,
che mira con la sua Critica della ragion pura a ricercare le fonti, i limiti,
il valore della facoltà conoscitiva deiruomo. Hegel nega la possibilità d’una
teoria della conoscenza, affermando cho ò Impresa chimerica voler fissare 1
limiti della ragione, anzitutto perché una ragione limitata non è più una
ragione; in secondo luogo perché la ragione soltanto può far la critica della
ragloue e, se questa riconosce e definisce i propri! limiti, con ciò non fa
altro che oltrepassarli, dal momento che la conoscenza del limite implica
necessariamente la conoscenza di ciò che sta al di là del limite. Teoria
economica della conoscenza (filos.): designa la dottrina cho, per comprendere
il legame tra i fenomeni, rinunzia al principio di causa e si vale soltanto
dell'idea di funzione (si vegga questo termine), riducendo a una pura
convenzione la differenza tra fenomeno fisico o fenomeno psichico. Ufficio
essenziale della conoscenza ò soltanto di descrivere 1 fenomeni e i loro
rapporti funzionali nel modo più semplice e con la maggior possibile economia,
riducendo una lunga serie di esperienze a una formula abbretriata, cho
risparmi! ulteriori esperienze, dispensi da ràgionamentì o eolcol 1 ?omplicatÌ,
e riduca la trattazione dei fatti alla più semplice descrizione. È
rappresentata da H. Avenarius (v. empiriocrilicismo ), dal fisico Mach e dalla
Scuola di Vienna: ha tendenza antimetafisica. Teosofia (gr. fi-sóc = dio e
009£a = saggezza): si può dire una metafisica religiosa, in cui entrano
clementi di varia natura e di diversa provenienza. L’idea-comune alle varie
dottrine teosofiche è di giungere alla conoscenza di Dio e delle cose divine
mediante l'apTermini 94 Tradizionalismo profondiment o della vita interiore e
obbedendo al precetto mistico clic « rientrare In sé j equivale ad « elevarsi a
Dio: in hurnano animo idem est minimum quoti intimimi : nell’anima ciò che vi è
di più alto e di più profondo coincidono (Riccardo di S. Vittore). Questo
procedimento rivela forze spirituali che si sottraggono alla volontà umana o
diurno luogo alla saggezza, alla calma e serenità interiore. Una credenza
teosofica caratteristica è l'evoluzione dell'anima attraverso la catena dello
esistenze, la dottrina della reincarnazione. I ermini del sillogismo = v.
sillogismo. Terminismo (filos.): è il nome dato al nominalismo di Guglielmo
d’Occam, pel quale ogni cosa reale ò individualo (quaclibet res co ipso quoti
est, est haec rcs) e sono vere lo proposizioni quando si riducono a termini,
cioè ad espressioni vorbali che esprimano esseri individuali. Terzo escluso
(principio del) (logica) : afferma che di due proposizioni contraddittorie se
l’una è vera, l'altra ò necessariamente falsa; una terza proposizione non ò
possibile. È stato formulato da Aristotele. Iesi £48-1600). anima del mondo,
antropocentrismo, coineklentia oppositorum, individuo, intelletto, monade,
monadismo, panteismo, principio, umanesimo. Buchnkr: materialismo. Bit RH) A
no: Buridano (asini» .n). CAMPANELLA: conosci te stesso, pri nudità. CANTONI:
neo-kantismo t 'arnkadk: Accademia, ignava ratio, progressus in intìnitum,
relativo. Cartesio: auCoscienza, autorità, bene, buon senso, cartesianismo,
cogito, conosci te stesso, corpo, creazione continuata, criterio, deduzione,
Dio, dualismo, dui», bio, errore, essenza, estensione, esterno (mondo),
formale, gianduia pineali?, idea, illuminismo, immediato, innato, legge, lume
naturale, materia, oggettivo, ontologica (prova), parallelismo, passione,
percezione, qualità primarie, schema, sostnnzialismo, spazio, spiriti animali,
spiritualismo. CICERONE: anticipazione, aporia, catalettica, cosmopolitismo,
eclettismo, etica, neo-pitagorismo. Comtk: discontinuo, filosofia della storia,
positivismo, relativismo, sociologia. COXPTLLAO: sensismo. Condorcet:
progresso. ( Vij’krnico: antropocentrismo. Cousin: eclettismo. CROCE: bello,
neo-hege Usino. Cesano: alterità, coincidentia oppositorum, doeta ignorantia,
emanazione, explicatio, individuo, macrocosmo. Darwin: darwinismo. De Bonald:
tradizionalismo. Democrito: analisi, anima, atomo, essere, filosofia, infinito,
materialismo, meccanico, monadismo, nulla, qualità primarie, spazio. Dkstutt de
Tràcy: ideologia. Dilthey: comprendere. Dubois-Reymond: ignorabimus. Dugàld
Stewart: senso comune Duns Scoto: anima, eeceità, individuazione, volontarismo.
Einstein, relativo. Empedocle da GIRGENTI: amore, elemento, infinito,
pluralismo. ENEsrDEMO: relativo, tropi. Epicurei: anima, anticipazione,
edonismo, empirismo, errore, etica, piacere. Epicuro: atarassia, atomo,
beatitudine, canonica, dinamen, dualismo, idoli, intermuncU, spontaneo,
utilitarismo. Epitteto: stoicismo. Eracuto: anima, attualismo, coincidentia
oppositorum, conosci te stesso, divenire, logos, polipiatin. Esiodo: etica.
Euckkn: astrazione, attivismo. Euhemkro (IN’ sec. a. Cr.): ovemerismo. Fechner:
legge di K., jwicofiaica. Feuerbach: umanismo. Fichte: antitesi, esterno
(mondo), idealismo, immaginazione, io, moralismo, romanticismo. Stato,
volontarismo. FICINO: Accademia, neo-platonismo. Filone: logos. Focilide:
gnomica. Freud: psicanalisi. Galileo: antropocentriamo, autorità, causa,
compositivo, empirico, epagoge, esperienza, esperimento esterno (mondo),
filosofia naturale, induzione, legge, numero, qualità primarie, ragione,
risolutivo, scienza. Gall: frenologia. GENTILE: atto puro, attualismo,
autoetwi, idealismo attuale, neo-hegelismo. Geulinx: cartesianismo, cause
occasionali. Gilsox:’ illuminazione. GIOBERTI: creazione, dualità, ente,
esistenza, formula ideale, intuito, metessi, ontologismo. Giustino:
apologetica. Gnostici: gnosi, intuizione, pleroma, non essere. Goethe: analisi,
superuomo, umanesimo, volontarismo. Haeckiu: biogenetico. Hamilton:
intuizionismo. IXartley): associazionismo. Hartmann: incosciente. Harvrt:
anima. Hegel: acosinismo, antitesi, attualismo, conosci te stesso,
contraddizione, dialettica, Dio, essere, esterno (mondo), evoluzione,
fenomenologia, filosofia della storia, idea, idealismo, intellettualismo, io,
liberti politica, non essere, ontologica (prova), ottimismo, panlogismo,
rappresentazione, razionale, razionalismo, religione, romanticismo. Stato
otico, storicismo, teoria della conoscenza, tesi, volontà. Heidegger: angoscia.
Helmuoltz: proiezione. Herbart: appercezione, pluralismo, volontà. Herder:
umanesimo. Hobbes: contrattualismo, illuminismo, piacere. Stato. Humboldt:
coltura. Hume: abitudine, analisi, associazione delle idee, associazionismo,
corpo, credenza, empirismo, osterno (mondo), fenomenismo, idea, impressione,
positivismo, religione, soggettivo. Husserl: eidetico, fenomenologia.
Hutciieson: senso morale. Huxley: agnosticismo. Hyde: dualismo. James:
emozione, pragmatismo, volontà di crederà Janssen: giansenismo. Kant: analisi,
analitica, antinomia, antitesi, antropologia, a posteriori, appercezione,
apriorismo, assoluto, autocoscienza, autonomia, bello, bene, carattere,
categorie, conosci te stesso, cosa in sé, cose e persone, coscienza trasccnd..
cosmologia razionale, credenza, oritiea, criticismo, deduzione trascend-,
dialettica, dignità, Dio, dogmatismo, dovere, dualismo, empirico, epigenesi,
esperienza, esperienza possibile esterno (mondo), estetica, etica, fenomeno,
filosofia, line in sé, forma, generatio spontanea, giustizia, idea, identità,
illusione metalisica, immaginazione, immanente, immortalltà. imperativo.
individualismo, innato, in sé, intelligibile, intendimento, intenzione,
intuizione, legalità, legge, libertà, limitativi, metafisica. modalità, natura,
neokantismo, noumeno, oggettivo, oggetto, ontologia, ontologica (prova),
|iaralogiamo, passione, pensiero, persona, piacere, [inssibile, pratico,
predeterminismo, primato, progresso, psicologia razionale, ragione,
razionalismo, recettività, regno dei tini, regressus, relativo, romanticismo,
schema, sensibilità, sintesi, soggettivo, soggetto, sostanza, spazio. Stato,
sublime, tempo, teoria della conoscenza, trnnoendontale, trascendente, volontà,
volontà buona, volontarismo. Kirkegaard: angoscia. Ivlaues (vivente): anima.
Krause: panenteismo. Lachelier: cause finali, i riduzione. 1. A lande
(vivente): logistica. Lamennais: tradizionalismo. Laplace: meccanica. Leibniz:
antitipla, appercezione, appetizione, armonia prestabilita, atto puro, bene,
contraddizione, Dio, energia, entelechia, idealismo, identità, illuminismo,
incosciente, individuazione, individuo, infinito, innato, intellettualismo,
male, materia, monade, monadismo, monismo, ontologica (prova), ottimismo,
percezione, pesona, piacere, pluralismo, ragion sufficente, rappresentazione,
schema, sostanzialismo, spazio, spiritualismo, spontaneo, subcosciente, tempo,
teodicea. Leonardo da VINCI: filosofia naturale. Lessino: umanesimo. Locke:
analisi, astrazione, contrattualismo, empirismo, esperienza, esterno (mondo),
ideo, modo, qualità primarie, rappresentazione, ritleesione, spazio, Stato,
teoria della conoscenza, tolleranza. Lotze: panpsichismo, valori (filosofia
dei). LUCREZIO: elmamen, internimid ;, progresso. M,|M 1018V fenomenismo,
induzione, Uacii u . ft Bell» con»poHÌtivfeino, icona t .ri-,)«gostinismo,
corMalebranche -e: etica, gnomica. Spencer: agnosticismo, altruismo, a
posteriori, associar. One dello idee, associazionismo, evoluzione,
inconoscibile, libertà, omogeneo, relativismo, sociologia. Specsippo:
Accademia. Spinoza: acosmismo, adeguato, amore, animo del mondo, assioma,
attributo, beatitudine, bene, cartesianismo, causo sui, cor[x>,
determinazione, determinismo, Dio, ente, orrore, esistenza, essenza,
estensione, esterno (mondo), immaginazione, inimanente, in sé, intelletto,
intelligenza, Intelligibilc, monismo, necessario, panenteismo, panpsichismo,
panteismo, parallelismo, passione, per sé, ragione, razionalismo, schema,
sostanzialismo, spazio. Staiil: animismo. Stoici: adialora, uuima, anima del
mondo, anticipazione, apatia, ascetismo, asoroatieo, assenso, atarassia,
autarchia, beatitudine, catalettica, cosmopolitismo, empirismo, esperienza,
etica, filosofia, ignava ratio, indifferenza, legge, logos, macrocosmo, male,
nihil est in intelleotu, ottimismo, panpsichismo, panteismo, passione,
religione, ritorno eterno, saggio, spirito, stoicismo, teleologia, teodicea,
virtù. Stuart Mill: altruismo, associazionismo, concordanza, differenza,
edonismo, etica, induzione, positivismo, residui, variazioni. Tainb: analisi,
associazionismo, positivismo. Talete: filosofia, uno. TempieR: Averroismo.
Teognidf. : etica, gnomica. TertulUANO: allegorica, traducianismo. Timone:
pirronismo. TOCCO: monismo, neo-kantismo, AQUINO: analogia, anima, a
posteriori, a priori, contingente, contmgentia mundi, cosmologica (prova),
creazione, determinismo teologico. Dio. forma, idea, immanenza, individuazione,
intelligenza, ipostasi, metafisica, movimento, neo-scolastica, neo-tomismo,
ontologica (prova), prcdeterminismo, ragione, sinderesi, spiritualismo, Stato,
tabula rasa, tomismo, univoco, volontarismo. Tonnies: sociologia. Vaihinoer:
come se, iinziouc. Valentino (II sec.): coni, gnosi. Valkby: identità.
Vauhmioli: demone. VICO: corsi e ricorsi, degnila, filosofia della storia,
legge, provvidenza, verità. Vittorini: mistica, teosofia. Voltaire: ottimismo.
Winuelband: scienza, valori. Wolff: pratico, psicologia razionale, razionale.
Wundt: metafisico, normativo, psicologismo, scienza, volontarismo. Zenone
Ozici: stoicismo. Zenone Eleatico: antinomia, dialettica. z za jr'srs' PRINCIPI
DI LOGICA, LIVORNO, GIUSTI, Livorno, Tipografia di Raffaello Giusti. Una
tendenza naturale e invincibile dello spirito umano in ogni momento della sua
storia e del suo sviluppo lo spinge a conoscere e a spiegare i fenomeni che
cadono sotto i sensi; un tale bisogno s’applica dapprima alle cose che hanno o
sembrano avere un’utilità pratica e sono favorevoli alla conservazione e al
miglioramento dell’esistenza ; più tardi, quando la lotta per la vita è
divenuta meno aspra, la curiosità e la ricerca si l’anno a mano a mano
disinteressate e sono coltivate per sè stesse, senza mirare in modo esclusivo
alle necessità pratiche. Sorge allora il sapere scientifico, si formano
lentamente le singole scienze e la filosofia, le quali si possono ben
considerare come il prodotto più elevato e più pregevole dell’ intelletto
umano, del quale mettono in chiara luce tutta la mirabile potenza. Qualunque
scienza oggi si consideri, si possono in essa distinguere duo cose : la materia
ossia Voggetto studiato ; la forma ossia l’insieme delle operazioni che la
mente nostra compie e dei procedimenti che adopera per conseguire la scienza di
quell’oggetto e per giungere alla conoscenza vera delle cose. Valga a chiarire
tale distinzione l’esempio della psicologia sperimentale : la materia di questa
scienza è costituita da fatti psichici, cioè da quei fatti che ognuno può
constatare nella propria coscienza come sensazioni, percezioni, idee,
sentimenti, desideri, volizioni ; ma per ottenere la conoscenza scientifica
della materia psicologica occorrono svariate operazioni tra loro strettamente
connesse. Innanzi tutto è necessario formarsi un concetto ben chiaro del fatto
psichico, determinando con precisione i caratteri che gli sono propri e che lo
distinguono dagli altri fatti naturali, oggetto delle altre scienze; inoltre,
poiché i fatti psichici, come si presentano alla nostra osservazione, mostrano
fra loro differenze più o meno spiccate, sorge l’esigenza d’una classificazione
in fatti di conoscenza, di sensibilità, di volontà, dei quali bisogna poscia
ottenere una descrizione accurata, indagare le connessioni, ricercare e
stabilire le leggi. In queste operazioni e in altre simili ad esse, che
prescindono dalla materia e dal contenuto delle varie cognizioni, consiste
l’ufficio della logica, la quale si può quindi definire come quella parte
importante della filosofia, che ricerca e studia i principi formali della
conoscenza, ossia, per parlare con maggior chiarezza, qnellc cond izioni che
debbono essere soddisfatte, affinchè una cognizione, qualunque possa essere il
suo contenuto, si debba considerare come validamente costituita, ben fondata e
vera, non come un semplice caso o una supposizione inconsistente. In questo
modo mentre le altre scienze s’occupano d’oggetti particolari, le matematiche
del numero e dello spazio, la fisica dei fenomeni luminosi, elettrici, termici
eco., la fisiologia dei fenomeni vitali, la logica si occupa invece delle
condizioni generali della scienza stessa, in quanto mira ad assicurarci della
verità formale di ciò che pensiamo, delle nostre idee e dei nostri
ragionamenti, qualunque ne possa essere il contenuto. Si comprende quindi
facilmente come la logica venga ritenuta una disciplina filosofica generale al
pari della metafisica e della teoria della conoscenza o, con parola greca,
gnoseologia, le quali si riferiscono a tutto il contenuto del nostro sapere e
non a parti determinate di esso. 2. Divisione generale della logica. I principi
formali della conoscenza si distinguono generalmente in semplici e complessi,
secondochè si riferiscono alle forme elementari del pensiero, oppure alle forme
dette metodiche, a costituir le quali ultime le prime contribuiscono come
dementi. Quindi la divisione più razionale della logica è quella che distingue
in essa due parti principali: la prima comprende lo studio delle forme
elementari del pensiero, che sono il concetto, il giudizio, il sillogismo, nei
quali si risolve ogni pensiero, per quanto grande sia la sua complessità ed ai
quali corrispondono gli elementi linguistici, la parola, la proposizione, il
ragionamento. La seconda parte abbraccia lo studio delle forme metodiche che le
scienze vengono applicando per acquistare nuove cognizioni e por ordinare e
provare le cognizioni acquistate ; onde questa parte dicesi metodologia, e
tratta del metodo inventivo che indica le norme, con le quali si possono
estendere le nostre conoscenze, e del metodo sistematico, cioè dei procedimenti
coi quali la scienza ordina le sue conoscenze. La storia della scienza ci dimostra
chiaramente che il metodo non si costituisce a priori, cioè prima che una
scienza sia formata, ma piuttosto si deduce dalla scienza, quando questa ha
raggiunto un certo grado di sviluppo ; anzi si può dire che il metodo si trova
spesso in ritardo rispetto al cammino che percorre la scienza, nello stesso
modo che i trattati dell’arte poetica sono l’espressione tardiva dell’arte
contemporanea. Infine bisogna notare che ogni scienza speciale presenta un
complesso particolare di norme e di procedimenti, che però non rientra nella
trattazione della logica generale, essendo strettamente collegato con la
materia che costituisce il contenuto d’ogni singola scienza ; così il fisico,
il chimico, il fisiologo, oltreché delle conoscenze generali di logica, fanno uso
nelle loro osservazioni e nelle loro ricerche di regole e di mezzi speciali di
indagine, che sono propri della scienza alla quale dedicano le loro forze
intellettuali. Logica e psicologia ; relazioni e differenze. Le operazioni che
formano l’oggetto della logica possono essere considerate sotto due diversi
aspetti, ossia sotto l’aspetto logico e sotto l’aspetto psicologico. La
psicologia tratta le operazioni logiche come tutti gli altri processi che sono
offerti allo studio dello spirito umano, senza occuparsi per nulla della loro
validità o della loro forza dimostrativa, stimando clie un cattivo ragionamento
valga quanto uno buono, nello stesso modo che pel chimico lo zucchero e il
vetriolo sono due corpi d’egual valore per l’osservazione scientifica. La logica
invece è stata detta una « scienza ideale », perchè ricerca le leggi che il
pensiero deve seguire per procedere alla conoscenza delle cose, ossia ricerca
la forma ideale del ragionamento, ciò che dev’essere un buon giudizio, un buon
ragionamento. La psicologia studia lo spirito umano qual è, per conoscerne i
caratteri, la natura, le leggi e, tende a mostrare come si formano le idee, i
giudizi, i ragionamenti e, in una parola, ha per fine di conoscere le
condizioni reali delle nostre operazioni intellettuali; la logica mira a
conoscere le forme ideali di queste stesse operazioni. Quindi l’una non fa che
constatare fenomeni, l’altra ne considera il valore; l’una ricerca come noi
pensiamo ordinariamente, l’altra come pensiamo correttamente ; la logica va dal
semplice al composto; concetto, giudizio, o legame di concetti, ragionamento, o
legame di giudizi ; la psicologia ripudia questo ordine come artificiale, e
pone il giudizio come elemento primitivo, affermando che l’uomo ha cominciato a
parlare per frasi esprimendo un giudizio e che questa frase può essere o una
sola parola, Vatirihuto, o due parole, soggetto e attributo, o tre parole,
soggetto, attributo e copula ; ma che sotto queste forme diverse la funzione
fondamentale rimane sempre la stessa : affermare o negare. Così, per citare
ancora un esempio, che renda più evidenti le differenze che corrono tra la
psicologia e la logica, quest’ultima considera il giudizio nella sua forma
compiuta, quale lo possiamo trovare nella scienza, nella letteratura, nei dogmi
religiosi, o anche nelle affermazioni del buon senso, e che si esprime per
mezzo di proposizioni le quali alla loro volta si compongono, nella maggior
parte dei casi, di più termini. Invece il psicologo, ben lungi dall’indagare
ciò che dev’essere un giudizio affinchè si possa ritenere valido, si chiede ciò
che è come operazione mentale e in qual modo si forma : dietro i termini del
giudizio egli ricerca le idee, dietro le idee le rappresentazioni ; nelle
proposizioni scorge un potere d’analisi o di sintesi capace di dissociare gli
eiementi che l’esperienza presenta legati, d’unire quelli che l’esperienza
presenta isolati, e vuol trovare l’origine di questo potere dello spirito
umano, seguendone l’origine e lo sviluppo, rifacendosi dalle forme più semplici
del giudizio quali si presentano nell’ infanzia, per risalire alle forme adulte
e più elevato. In conclusione, mentre lo psicologo si pone il seguente problema
: per quali influenze fisiologiche, psicologiche e sociali si sviluppa
nell’uomo l’abitudine di giudicare, d’affermare e di credere? il logico si
propone invece quest’altro: quali caratteri deve avere il ragionamento, a quali
esigenze e a quali leggi deve obbedire affinchè possa dirsi regolare, libero da
contraddizioni? La logica dunque vuole offrire al nostro pensiero un modello da
seguire, se inteude di apprendere l’uso retto e rigoroso del ragionamento ;
però, se un tale modello deve avere un valore reale, bisogna che abbia la sua
base nella realtà, ossia nella conoscenza degli elementi e delle energie più
profonde e costanti dello spirito umano; di qui l’importanza e la necessità
della psicologia per lo studio della logica. Le origini della logica razionale.
Una lunga civiltà ha abituato non solo gli uomini poco istruiti, ma ancor più
quelli educati dalla disciplina scientifica ad ammettere senza riflessione che
la log ica razionale, oggettiva, esatta sia sorta in modo spontaneo e naturale
e che i logici altro non abbiano fatto che «strame le regole. Vi sono invece
buone ragioni per affermare che la logica razionale taira è il risultato
acquisito d'unn lunga evoluzione e che la facoltà di ragionare e di inferire,
suscitata e alimentata dai bisogni e dalle necessità della vita, è stata
essenzialmente pratica ' e ha dovuto fare i suoi primi passi in modo incoerente
e poco sicuro. Si è scritto molto e si son fatte numerose congetture intorno
nlla costituzione mentale dell'uomo primitivo ; ma lasciando da una parte
qualsiasi ricostituzione deU'uomo appartenente alla preistoria, vi sono i
selvaggi attuali che, a torto o a ragione, si considerano come equivalenti a
quello, e intorno ai quali si hanno notizie numerose, svariate e positive. In
questi il livello delle facoltà logiche è assai basso e si mostrano evidenti
l'incapacità all'astrazione e la difficoltà estrema a collegare le idee secondo
rapporti oggettivi; essi sanno invece rag ionare praticamente, per mezzo di
percezioni e di immagini che conducono al risultato atteso cioè, alla
conclusione, e hanno il loro fondamento e l'origine nelle necessità vitali e
nelle questioni che si pongono di fronte agli agonti naturali e soprannaturali.
Per convincersi di ciò basta pensare ai mezzi che l’uomo primitivo ha
escogitato pel soddisfacimento dei suoi bisogni : pel nutrimento, la caccia e
la pesca ; per difendersi dalle intemperie, le vesti e l'abitazione; per
l'attacco e la difesa contro gli animali e i suoi simili, le armi. La
costituzione d’uua .logica pura progredisce di pari passo coi progressi della
tecnica, secondo le attestazioni dei documenti sturici, che dimostrano essere
la tecnica la madre della logica razionale : l'invenzione degli strumenti,
degli utensili, della fusione dei metalli, della navigazione, dell’astronomia,
dell'agrimensura ecc. Ita costretto a poco a poco lo spirito umano a sottoporsi
alla disciplina del ragionare. Terò questi “ ragionamenti, non sono liberi
dagli elementi affettivi e fantastici ; infatti noi sappiamo che operazioni
profane, come il fabbricare uno strumento o l'edificare una capanna, esigevano
un intervento soprannaturale, preghiere, sacrifici, incantesimi, riti vari,
forinole magiche ; tutte queste cose erano considerate intermediari
indispensabili per arrivare allo scopo, o solo per l’influenza della coltura e
della civiltà appare manifesta 1 indifferenza e la vanità di questi mezzi e si
fa complota l'emancipa' zione della logica razionale. Quando questo strumento
naturale d'esplorazione che è il ragionamento si è affermato e perfezionato con
l'esercizio, l'abitudine e l'applicazione perseverante a materie di varia natura,
sono venuti i logici clic hanno analizzato, dilucidato l’inferenze corrette o
hanno dettato le regole per ragionare correttamente, incominciando con
Aristotile al LIZIO a studiare le forme più astratte o più rigorose del
ragionamento. Però sono stati primi i sofisti – della SICILIA, come GIORGIA
LEONTINO, i più antichi maestri d’eloquenza, che tentarono di rilevare le
regole del pensiero corretto, nonché le regole grammaticali e le parti del
DISCORSO, delle quali tutti si servivano senza saperlo; l’arte del pensare, le
regole della dimostrazione e della confutazione divennero necessarie in
quel'giorno, in cui la forza della PAROLA potè modificare il verdetto d'un
tribunale o l'opinione d'un’assemblea politica. Ma a questo proposito, non
bisogna confondere tra loro la logica e LA DIALETTICA, perchè quest’ultima è,
come dice Aristotile, l’arte che apre la strada al vero mediante la discussione
dello opinioni; discute, intorno ad un dato soggetto, le opinioni favorevoli e
quelle contrarie, no rileva le difficoltà e le contraddizioni, si può, in una
parola, considerare come l’arte della discussione. La potenza della (Rjbot, La
logique des sentiinents, F. Alcnn] PAROLA – GRICE STUDIES IN THE WAY OF WORDS
-- è stata per un certo periodo della storia greca, lo strumento principale per
governare; e non solo nelle assemblee del popolo, ma anche nei tribunali, dove
sedevano centinaia di giudici, LA PAROLA è come un’arme che adoperala
abilmente, raddoppia le probabilità della vittoria, e chi ne è privo, nel seno
della propria patria e nella pace più profonda, è cosi esposto agl’attacchi
degl’avversari, come se si fosse precipitato nel tumulto della pugna senza
spada e senza scudo. Si comprende quindi facilmente come nelle democrazie di
quel tempo, LA RETORICA – GRICE LEECH -- , la quale è per metà dialettica e per
metà stilistica, siasi coltivata per la prima volta come una professione e
prende un posto importante nell'educazione della gioventù. LA LINGUA e il
ragionamento. LA PAROLA si deve considerare non solo come un mezzo per
comunicare le idee, ma anche come uno strumento efficacissimo per lo sviluppo
del pensiero e del ragionamento. L’osservazione della psiche infantile ha
dimostrato che non è possibile un certo sviluppo mentale senza l’aiuto della
PAROLA nei primi anni di vita del bambino, durante i quali egli percepisce,
esperimenta e ragiona senza possedere una lingua propriamente detta, che si
sviluppa poscia a poco a poco per un BALBETTIO SPONTANEO – GRICE SIGNIFICATO
NATURALE --, pell’ESPRESSIONE dei sentimenti e per influenza della lingua che
si parla intorno a lui e che egli cerca d’imitare. Preyer riconosce nel
fanciullo una logica senza parole – PAROLA greco PARABOLA parlare parlamento --
che precede di molto lo sviluppo integrale della lingua – GRICE ANALOGUE OF
CONVERSATIONAL MAXIMS BEYOND. Infatti, quando il bambino allontana rapidamente
la mano dalla fiamma che il giorno prima lo ha bruciato, non compie forse un
vero e proprio giudizio di riconoscimento? L’ufficio della PAROLA – greco
PARABOLA, parlare, parlamento -- diviene importante quando sorgono l’idee
generali, pelle quali LA PAROLA diviene un mezzo indispensabile; infatti i
sordo-muti che non hanno appreso la ‘lingua’ tattile esprimono le loro
osservazioni in modo vivo o individuale per mezzo di gesti o di movimenti
d’imitazione; e appunto per questo carattere individuale e concreto –
PARTICLARIGGIATO – IDIOSINCRATICO -- delle loro descrizioni non riescono a
formare idee generali chiare e distinte, le quali non si staccano mai bene
dalle rappresentazioni singolari. Così, per indicare il cibo e il pasto, essi
accennano al proprio corpo, indicano il rosso toccando le proprie labbra,
esprimono col gesto l’atto di innalzare un muro, di tagliare un abito; ma non
sanno indicare l’idea generale di queste azioni, mancando loro l’udito e la
parola. LA LINGUA ha quindi una doppia funzione: una funzione sociale, in
quanto è il mezzo piti potente di COMUNICAZIONE – GRICE STEVENSON -- del
pensiero; una funzione che si può dire individuale – IDIOSINCRATICA GRICE --
nel senso che ferma per mezzo di formule stabili i nostri pensieri più
fuggevoli e più sottili – GRICE: IN WAYS THAT AN ANIMAL CANNOT M-INTEND -- , e
li rende ai nostri occhi più chiari e più resistenti. Ammettiamo pure che la
potenza del pensiero varchi i limiti d’espressione forniti dalla LINGUA, e che
una serie più o meno lunga d’idee possa de-correre nella nostra mente senza che
ad essa corrisponda una serie concatenata di parole – GRICE MODELS OF
IMPLICATURE --. Così per esempio io posso passeggiare solo attraverso i campi,
fermarmi un secondo sulla sponda d’un fosso che io debbo passare: io ne
apprezzo coll’occhio la larghezza, misuro lo sforzo che debbo fare e mi trovo
senz’accorgermi sull’altra riva. Tutte queste operazioni contengono una serie
di giudizi – GRICE JUDGING – EVEN ANIMALS – PIROTOLOGY -- veri e propri, di
atti silenziosi. Però in questo e nei casi simili, le idee appaiono quasi come
annebbiate, dai contorni indecisi, e sfuggono con estrema facilità, se LA
LINGUA – IL DEUTERO-ESPERANTO DI GRICE -- non interviene; e se poi QUALCHE
PAROLA improvvisamente viene a mancare, s’arresta in modo brusco l’enunciazione
del giudizio, e il pensiero esce con fatica e spesso incompleto od offuscato.
Il possedere una lingua ricca e atta ad esprimere le più tenui sfumature del
pensiero, equivale, pel pittore, all’avere una tavolozza ricca di colori –
GRICE FREGE FARBUNG and/but -- coi quali si possano porre in rilievo i minimi
particolari d’un quadro. Certo non bisogna dimenticare che se UNA LINGUA ben
fatta e abbondante è il migliore strumento di progresso per l’intelligenza,
tuttavia occorre che questa senta il bisogno di servirsene. Il vocabolario
usuale d’una persona dedicata agl’uffici più umili – dice BERNSTEIN -- della
vita si compone tutt’al più di qualche centinaio di parole, appunto perchè
queste sono sufficienti alle sue necessità intellettuali; e la povertà della
LINGUA d’alcuni popoli – GRICE’S ESKIMO -- che vivono in uno stato di rozzezza
primitiva, non è la causa, ma l’effetto della loro po Hoffding, Psychologie,
Alcan] vertà mentale. Infine è da notarsi che se il concetto non può far di
meno d’una forma espressiva, la forma espressiva non ha per sua necessaria
condizione una forma logica o un concetto. La logica e l’educazione dello spirito.
Lo storico Tucidide dice che in una nazione colta e civile si esige non già che
tutti i cittadini debbano essere capaci di trovare la soluzione dei problemi
che loro si presentano, ma che sappiano giudicare con criterio retto ed
equanime le soluzioni trovate ed affermate dagli specialisti. Per raggiungere
questo fine, oltre ad un certo complesso di cognizioni letterarie e
scientifiche, sono indispensabili le buone abitudini intellettuali, che ci
avvezzano a considerare le cose con pazienza, a scorgere facilmente la falsità
delle soluzioni affrettate e troppo semplici, e a convincerci che a conoscer
bene la realtà occorrono analisi prudenti e ossorvazioni accurate e ripetute.
Inoltre lo spirito deve avere l’amore disinteressato del vero, assoggettarsi alla
sola evidenza razionale, veder chiaro nelle proprie idee, non prendere le
proprie preferenze per buoni argomenti, i propri pregiudizi o le proprie
passioni per dimostrazioni valide. Lo studio coscienzioso della logica può
recare un aiuto efficacissimo a questo scopo, divenire quasi un’igiene dello
spirito e la preparazione necessaria ad ogni istruzione scientifica seria e
profonda; e questo si può affermare per più ragioni. Anzitutto la logica è
utile considerata come scienza per sè stessa ; infatti, poiché V intelligenza è
lo strumento indispensabile in ogni ramo di cognizioni scientifiche e queste
ultime non si possono pensare senza di quella che in certo modo le crea e le
sviluppa, ne viene che è necessario all’uomo conoscerne l’intima struttura ed
il valore intrinseco, nello stesso modo che nessuna persona sensata vorrà
adoperare uno strumento qualsiasi senza possederne una qualche cognizione. In
questo caso la necessità è di gran lunga maggiore, poiché si tratta di
conoscere come opera e come funziona ciò che Bacone ha denominato instrumentum
instrumentorum. Però lo studio delle operazioni logiche del pensiero ha
un’altra ragione pur grave, se si considera come disciplina dell’intelligenza,
come conoscenza tecnica necessaria per aguzzare e rafforzare la facoltà del
ragionamento e per rendere più pronto e più sagace lo spirito d’osservazione.
Il vedere come la nostra mente, partendo dall’osservazione dei fatti e
paragonandoli fra loro, riesce ad ottenere una cognizione generale, una legge
naturale che ordina e rischiara tutta una serie di fatti, ci aiuta a
comprendere come si acquista il sapere e per quali condizioni questo sapere
deve rispondere alla verità, e rendere più forte l’attitudine a cogliere i
rapporti fra le cose. Invece, l’accettare da altri una scienza bell’e fatta, la
quale non richiede da noi altra briga che quella, troppo leggera, di credervi,
non ci fornisce l’abito della critica, il desiderio della prova rigorosa, e ci
abitua a prestar la stessa fede ai fatti constatati, alle leggi saldamente
stabilite, e alle ipotesi probabili e solo possibili ; il sapere che una verità
è ammessa come certa non è come sapere in qual maniera, con quali procedimenti
e con quante precauzioni quella si stabilisce, come nacque, come crebbe e venne
formandosi. Solamente in questo modo si impone il rispetto e l’amore della
verità scientificamente fondata e si formano le intelligenze libere, attive,
desiderose di conoscere, educate all’osservazione e alla critica, e tolleranti
delle opinioni altrui. Un pregiudizio assai diffuso pone la memoria come unica
base dell’educazione intellettuale, e si considera come cosa importantissima il
versare nella mente il più gran numero possibile di cognizioni, il ripetere con
precisione tutto ciò che è entrato passivamente nel cervello. E questo un
errore fatale, poiché s’è constatato infinite volte che in un breve periodo di
tempo si dimentica una gran parte di ciò che si è studiato meccanicamente con
grande fatica. Ciò che più importa è invece abituarci a pensare colla nostra
testa, formare lo spirito d’iniziativa : il fanciullo che impara a camminare,
impara appunto perchè va colle sue gambe e non colle altrui ; insegnare ad
osservare, scrive il Gabelli, è insegnare a pensare, a operare, a vivere, è
infine formare la testa, intento principalissimo dell’ istruzione ; quando
invece l’offrire, o l’imporre dogmaticamente le cognizioni bell’e fatte, è
annegliittire l’intelligenza, uccidere la spontanea attività del pensiero,
consumare l’anima. Certo non si può negare che si può divenire un grande
scienziato e un finissimo ragionatore senza aver latto uno studio speciale
della logica, nè questa sa rendere forte e penetrante uno spirito che è
naturalmente falso ed ottuso; ma come lo studio coscienzioso della grammatica,
senza formare da sè solo lo scrittore, gli concede il possesso sicuro della
lingua, così lo studio delle leggi che il pensiero segue nella conoscenza rende
più sicuro e robusto l’organo del ragionamento. Quindi, se la logica riflessa è
insufficiente quando le venga meno l’aiuto della logica naturale, la quale non
si impara sui libri e nelle scuole, ma si ha dalla natura, quando invece questa
vi sia, la nostra mente può essere più facilmente avviata ad usare del pensiero
con abilità e con frutto. Gabelli, L’istruzione in Ilalia, Bologna, Zanichelli.
Poiché la logica mira ad assicurarci della verità e della validità delle nostre
cognizioni e dei nostri ragionamenti, si presenta naturale la domanda se
esistano principi o leggi fondamentali, alle quali ogni nostro pensiero debba obbedire
affinchè possiamo essere certi della sua verità. Il principio di identità, il
principio di contraddizione, quello del terzo escluso fra i contradditori, e il
principio di ragion sufficiente esprimono appunto le condizioni necessarie per
le quali noi possiamo pensare correttamente, e sono leggi di ogni realtà
spirituale valevoli per le creazioni estetiche non meno che pei pensieri logici
e per la vita pratica. Il principio d’identità si esprime colla formula: A è A,
ed afferma l’identico dell’identico, che ogni cosa è uguale a sé stessa. La
parola identità, presa nel suo significato etimologico indica che la cosa, che
noi ci rappresentiamo in diversi tempi sotto diversi nomi, in diverse
combinazioni è sempre identica a sé stessa ; però questo principio non deve
affermare che nel giudizio il soggetto e il predicato debbano dire esattamente
la stessa cosa, essendo un tale giudizio affatto vuoto di senso, come se
dicessi che « un circolo è un circolo » che « questa mano è questa mano » ; un
giudizio di tal fatta è una vera e propria tautologia priva d'un valore
qualsiasi per la conoscenza e, non a torto è stato detto giudizio idiotico,
giacché solo un idiota potrebbe compiacersene. Occorre invece che il predicato
esprima qualcuna delle qualità che appartengono, oppure che possono aggiungersi
al soggetto: Galileo è il fondatore della fisica, Newton ha scoperto le leggi
dell’attrazione universale. Il principio di identità enuncia dunque
l’impossibilità di pensare un concetto dato e i suoi caratteri come dissimili
reciprocamente: vi è equivalenza assoluta tra un tutto e la somma delle parti
che 10 compongono, tra un concetto e la totalità degli attributi che lo
costituiscono ; cosi si può dire che una cosa è uguale a sè stessa, oppure A =
A. Anche quei giudizi nei quali in apparenza il soggetto e il predicato sono
parole identiche, in realtà non sono tautologici. Così quando dico: la guerra è
la guerra, intendo di manifestare il pensiero' che, una volta intrapresa una
guerra, non è da maravigliarsi delle conseguenze triste che ne possono
derivare; quando dico: i bimbi sono bimbi, col soggetto voglio esprimere solo
l’età infantile, col predicato le qualità ad essa congiunte. Il principio di
contraddizione dice che due giudizi dei quali l’uno nega quello stesso che
l’altro afferma: A è B, A non è B, non possono essere veri nel medesimo tempo,
ma se l’uno è vero, l’altro è necessariamente falso. Aristotile dà questo
significato al principio di contraddizione, che giudica il più certo di tutti
(aùii) TtaaCtv iait $e$a.'.oxb.Tt] tC5v àpx® 7 )» poiché non è possibile che
alcuno pensi che la stessa cosa sia e non sia (àSuvzrov yàp ÓvtivoOv Taùxòv
OnoXa|i^àv£iv efvzt xai fitj eivat). Molti secoli dopo il filosofo tedesco
Leibniz ha dato un’altra formula del principio di contraddizione, che è la
seguente: A non è non A; mentre la formolo aristotelica riguarda la relazione
tra un giudizio affermativo ed uno negativo, invece quella del Ijiilmiz si
riferisce alla relazione che passa tra soggetto e predicato in uno stesso giudizio,
e significa che un giudizio è falso quando il soggetto e il predicato si
contraddicono ; Aristotile ha voluto dare non già un criterio per stabilire la
verità o la falsità d’un giudizio, ma solo negare la possibilità di ritener
vere nel medesimo tempo l’affermazione e la negazione; invece Leibniz ha inteso
di porre un principio, per mezzo del quale si potesse riconoscere la verità in
tutte le forme della conoscenza. Però le due formule esprimono alla fine una
sola e stessa legge del pensiero umano. Infatti che/significa: un predicato B è
in contraddizione con un soggetto A? che un affermazione, la quale attribuisce
il predicato B al soggetto A, per es. il sangue caldo ai rettili, contiene una
contraddizione. Non vi è altra via, per la quale una contraddizione divenga
possibile se non questa, che il giudizio il quale attribuisce il predicato B al
soggetto A, contraddica ad un altro giudizio, il quale neghi che il predicato B
possa convenire al soggetto A; e poiché quest’ultimo giudizio; A non è B, i rettili
non hanno il sangue caldo, è evidente di per sé o per altre ragioni note, la
contraddizione annulla il primo giudizio ; e ciò avviene secondo il principio
enunciato da Aristotile, che le due proposizioni non possono essere vere
ambedue nel medesimo tempo. Il filosofo greco Eraclito sostenne la coesistenza
ilei contrari, partendo dal principio fondamentale del suo sistema, pel quale
attribuisco alla materia il cambiamento continuo delle formo e delle proprietà,
cosicché tutto ciò che vive è soggetto nd una distruzione incessante e ad nn
incessante rinnovamento, o quando il nostro occhio crede di afferrare qualche
cosa di permanente, è vittima d’una illusione, giacché tutto in realta è in un
perpetuo divenire, navi* pei. Noi non possiamo, egli dice, discendere due volte
nel medesimo fiume, perchè di continuo porta nuove acque; quindi noi
discendiamo nel medesimo fiume e non vi discendiamo, noi siamo e non siamo; il
bene o il male sono una sola o stessn cosa; la dissonanza è in armonia con se
stessa; l’armonia invisibile (cioè quella che risulta dei contrari) è migliore
di quella visibile,. Ora con una concisione degna d’un oracolo, ora con
precisione e ampiezza mirabile, formula la proposizione che la legge del
contrasto regge tanto la vita degli uomini quanto la natura, e che non sarebbe
meglio por questi ottenere ciò che desiderano, vale a diro vedere tutti i
contrari fondersi in una vana armonia. Il principio del terzo escluso e il
principio di ragion sufficiente. Il principio del terzo escluso afferma che tra
due giudizi contradditori, A è B, A non è B, non è possibile un terzo modo di
essere, una terza via d’uscita, e che uno dei giudizi è necessariamente vero,
perchè ambedue non possono essere negati nel medesimo tempo; mentre il
principio di contraddizione dice che uno dei due è necessaria Siowart, Logil-.
Freiburg i. B., Mohr. (®) Gompebz, Les pene tur8 de la Orice. . F. Alcan] mente
falso, perchè ambedue non possono essere affermati nel medesimo tempo.
L’applicazione di questo principio incontra difficoltà apparenti, le quali
dipendono unicamente dal fatto che una cosa viene osservata in momenti diversi
e sotto diversi aspetti. Cosi, mentre il sole tramonta, è vero tanto raffermare
che 1 LOGICA. ima chimera, un non-valore. Tra queste due opposte estremità sono
possibili molte gradazioni, le quali contribuiscono a formare una « scala di
valori » . In modo simile, pel malato una determinata medicina, che può dargli
la guarigione, ha un grande valore, mentre per l’uomo sano non ne possiede
alcuno. In conclusione il valore è una qualità che noi attribuiamo alle cose,
come i colori, ma che in realtà, come i colori, non esiste fuori di noi, ed ha
quindi una vita essenzialmente soggettiva. La nozione di valore ò penetrala
lentamente e tardi nelle scienze filosofiche; qualcuno ha voluto farne risalire
l'origine a Kant, fondandosi sopra alcuni passi di interpretazione alquanto
dubbia; ò invece più esatto attribuirne il inerito a Lotze, il quale espose il
principio che mette in rilievo la nozione di valore colle seguenti parole: là
dove due ipotesi sono ugualmente possibili, l'una che s'accorda coi nostri
bisogni morali, l'altra che ad essi contraddica, bisogna sempre scogliere la
prima. In realtà però codesto concetto è d’origine economica, e bisogna
ricorcarne la fonte prima nell’opera La ricchezza delle nazioni dell’inglese
Smith, pel quale il valore ò ricondotto all'utilità, e alla sua volta l'utilità
alla soddisfazione dei bisogni e dei desideri dell'uomo. Ai nostri tempi il
principio di valore è divenuto quasi popolare, grazio aU’opora di Federico
Nietsche, sia che egli voglia stabilire una tavola di valori oppure restaurare
“ l’equazione aristocratica dei valori „, o biasimare acerbamente i valori di
decadenza,, o rifare in senso inverso il lavoro dei moralisti, operando una
trasmutazione di tutti i valori,, o celebrare i ‘ forti che creano i valori,.
Il campo, nel quale si applica la nozione di valore, è estesissimo o comprende
la morale, l'estetica e le scienze sociali, la religione ecc. Nella morale si
ritrovano i concetti del sommo bene, dell'imperativo categorico, del bene,
della simpatia, della giustizia, della carità, della solidarietà, dell’utilità
individuale o generale, dell'obbedienza a una legge rivelata, alla religione
ecc. Nella vita sociale vi sono i concetti di teocrazia, di monarchia,
democrazia, feudalesimo, il regime di casta, la schiavitù, il lavoro libero, il
salariato, che variano di valore secondo i tempi, le condizioni sociali e i
bisogni. Infine nella religione vediamo che il monoteismo, il dualismo, il
politeismo, i dogmi sono variamente apprezzati nelle diverse religioni. Le
percezioni, le immagini, le idee astratte e generali forniscono la materia
indispensabile al ragionamento, il quale, nel suo significato più esteso, è un
atto dello spirito che consiste nel passare dal noto alV ignoto. La forma pia
semplice di ragionamento è quella che va da una cognizione particolare ad
un’altra cognizione particolare e che si può già osservare nel bambino: questi,
che ripete ed applica alcuni nomi generali, forma una proposizione colltegando
due nomi, come quando un oggetto, che evoca in lui uu nome, evoca pure un altro
nome, abbozzando cosi le prime frasi incomplete e sprovviste di verbo. Quando
per esempio un cane scorge in un ruscello un liquido scorrevole, inodoro,
incoloro e chiaro, questa percezione suscita in lui, in virtù d’un'esperienza
anteriore, l'immagine d’una sensazione di freddo, e la percezione e l’immagine
s’uniscono per formare una coppia; nel fanciullo invece, grazie al linguaggio,
la medesima percezione evoca la parola acqua ; la medesima immagine evoca la
parola freddo e le due parole s’associano insieme a formare una proposizione,
un giudizio. In molti di questi accoppiamenti di termini che si suggeriscono
reciprocamente si riscontrano i caratteri del ragionamento, come quando uu
segno presente suggerisce una realtà non veduta distante o futura, per es. le
nubi e la pioggia ; qui abbiamo vere e proprie inferenze. Però nella logica il
nome di inferenza si applica ad operazioni mentali più complesse, ossia a
quelle per le quali da uno o più giudizi dati si passa ad uu nuovo giudizio.
L’inferenza è immediata, quando il giudizio risultante è una conseguenza
necessaria del giudizio dato ed è ottenuta senza che sia necessario ricorrere a
giudizi intermedi; cosi, se dal giudizio che i triangoli sono poligoni io
deduco che alcuni poligoni sono triangoli, avrò un’inferenza immediata.Si avrà
invece un 'inferenza mediata, quando da un giudizio si passi ad un altro
ricorrendo ad un terzo giudizio. Cosi dal giudizio « gli uomini sono mortali »
posso dedurre queat’altro che Pietro è mortale, per mezzo d’un terzo giudizio,
vale a dire che Pietro è uomo. Tanto nel primo, quanto nel secondo caso occorre
che i giudizi posti in relazione non abbiano contenuto affatto diverso l’uno
dall’altro, poiché allora non vi potrebbe essere tra loro alcuna relazione
logica, ossia dalla verità o falsità dell’uno non si potrebbe dedurre la verità
o la falsità dell’altro. Trasformazione dei giudizi per subalternazione, per
opposizione, per equipollenza. Quando la relazione è immediata, il contenuto
dei due giudizi dev’essere identico, ma diversa o la quantità, o la qualità, o
la relazione, o la ino? dalità; dal primo giudizio si deduce il secondo senza
ricorrere ad un giudizio intermediario, e mentre la materia dèi raziocinio,
cioè il soggetto e il predicato, resta inalterata, si muta invece la forma. Le
relazioni immediate dei giudizi si possono ridurre a tre specie principali: «)
Per subalternazione, che ha luogo tra giudizi identici di contenuto e di
qualità, ma diversi di quantità o di modalità. Per opposizione, che ha luogo
tra giudizi identici di contenuto, ma diversi di qualità, oppure di qualità e
di modalità insieme, mentre la quantità può rimanere identica o mutare. c) Per
equipollenza che avviene tra giudizi di contenuto identico, ma o diversi di
qualità, o diversi di relazione. Affinchè apparisca più chiaramente la
diversità dei giudizi posti in relazione fra loro, i logici indicano con la
lettera A il giudizio universale affermativo, con E il giudizio universale
negativo; con I il giudizio particolare affermativo, con 0 il giudizio
particolare negativo; e tale convenzione fu espressa con artificio mnemonico in
questi due versi: Asserit A, nogat E, sed univejsaliter ambo, Asserit I, negat
0, sed particulariter ambo ; e dal filosofo bizantino Michele Psello del secolo
XI fu proposto il quadro che può vedersi nella pagina seguente. a) La relazione
per subalternazione ha luogo tra giudizi identici di contenuto e di qualità ma
diversi di quantità : il primo è universale e dicesi subalternante, il secondo
è particolare e dicesi subalternato. Le regole che stabiliscono il passaggio da
una ad altra forma sono: Dalla verità del giudizio subalternante (generale) si
conchiude la verità del giudizio subalternato (particolare); ma dalla verità
del subalternato non si può dedurre la verità dol subalternante, poiché, come è
facile comprendere, ciò che A opposti contrarii g è vero d’un'intera classe è
vero anche d’una parte di essa, ma non viceversa. Così, se è vero che gli
uccelli sono muniti di becco, è vero pur che alcuni uccelli sono muniti di
becco; ma se è vero che alcuni popoli sono monoteisti, non si può per questo
concludere che tutti i popoli sono monoteisti. Dalla falsità del giudizio
subalternato si conchiude la falsità del subalternante, ma dalla falsità del
giudizio subalternante non s’inferisce la falsità del subalternato. Se è falso
che alcuni uomini sono perfetti, è pure falso che tutti gli uomini sono
perfetti; ma se è falso che tutti gli animali sono provvisti di sistema
nervoso, non ne segue che sia falso l’altro giudizio, che alcuni animali sono
provvisti di sistema nervoso. La relazione per opposizione ha luogo fra giudizi
che sono identici di contenuto, ma diversi di qualità. Diconsi opposti contrari
se sono entrambi universali, opposti subcontrari se sono entrambi particolari,
opposti contraddittori se hanno diversa la quantità e la qualità. I passaggi da
un giudizio ad un altro opposto contrario sono retti dalla regola seguente: Se
uno di essi è vero, si può inferirne la falsità dell’altro, non potendo essere
veri entrambi insieme ; ma non è possibile l’inverso, poiché se uno di essi è
falso, non si può affermare che l’altro sia vero, potendo essere falsi tutti e
due. Cosi, se è vero che tutti i popoli civili dell’Oriente sono monoteisti,
sarà falso l’altro giudizio che nessun popolo civile dell’Oriente è monoteista;
ma se è falso che tutti gli uomini sono onesti, non sarà perciò vero raffermare
che nessun uomo è onesto. I giudizi subcontrari possono essere ambedue veri,
non possono essere ambedue falsi ; quindi dalla verità dell’uno non si
conchiude alla falsità dell’altro, ma si può invece dalla falsità dell’uno
dedurre la verità dell’altro; cosi se è vero che alcuni uomini sono giusti, non
ne segue che sia falso l’altro che alcuni uomini non sono giusti; ma, se è
falso che alcuni geni sieno in tutto malefici, è vero il giudizio che alcuni
geni non sono in tutto malefici. Per V opposizioìie contraddittoria vale la
regola seguente: dalla verità dell’uno si inferisce la falsità dell’altro, e
dalla falsità dell’uno la verità dell’altro; se è vero che ogni uomo è mortale,
è falso che certi uomini non siano; se è falso che tutti gli uomini sono saggi,
è vero che alcuni uomini non sono saggi. Le trasformazioni logiche per
equipollenza dei giudizi sono di molte specie; l’equipollenza tra giudizi
d’identico contenuto può aver luogo o per mutate qualità, o per mutata
relazione, o per mutazione della quantità nella modalità e di questa in quella,
o per mutata posizione dei termini nel giudizio, o per mutata posizione dei
termini e insieme per mutata quantità del giudizio. Vediamone qualche saggio.
Quando si tratta di giudizi di identico contenuto e diversi di qualità, dato un
giudizio, se ne può derivare un altro con diversa qualità; es. « se ogni vizio
è biasimevole, nessun vizio sarà da non biasimarsi » ; quindi il giudizio
universale affermativo e il particolare affermativo hanno ciascuno i loro
equipollenti qualitativi nell’universale negativo e nel particolare negativo
infiniti. Però, come è stato osservato, se si bada bene, si vede che le
trasformazioni per equipollenza qualitativa non danno illazioni, perchè il
contenuto logico e materiale dei due giudizi è lo stesso. Il principio, duplex
negatio afflrmans, indica questa identità; riducendosi ad espressioni dello
stesso giudizio in diversa forma, sono più del dominio della grammatica che di
quel della logica. Due forme di raziocinio immediato s’ottengono con la conversione
e la contrapposizione dei giudizi. Si ha la conversione del giudizio
trasportando il soggetto nel posto del predicato e il predicato nel posto del
soggetto. Il giudizio reciproco può avere la stessa quantità del giudizio
diretto, e allora la conversione è semplice; es. « nessun accusatore può fare
da giudice, nessun giudice può fare da accusatore; oppure può avere quantità
diversa, e allora la conversione si fa per accidente; es. « i triangoli sono
poligoni, alcuni poligoni sono triangoli ». Le universali affermative si
convertono per accidente in particolari affermative; es. « i benefici mal
collocati sono malefici, alcuni malefici sono benefici mal collocati. Si
convertono semplicemente tutti i giudizi universali uegativi: es. «nessun pesce
respira per polmoni, nessun animale respirante per polmoni è pesce. Sono pure
convertibili semplicemente i giudizi particolari affermativi; es. * qualche
uomo è saggio, qualche saggio ò uomo » . Se però il predicato fa parte del
soggetto la conversione semplice non è possibile; se infatti dico: alcuni
parallelogrammi sono quadrati, non posso dire : alcuni quadrati sono
parallelogrammi, poiché tutti i quadrati sono parallelogrammi. I giudizi
particolari negativi non presentano regola di conversione; dal giudizio « qualche
uomo non è medico », non si può inferire che qualche medico non è uomo. La
contrapposizione consiste nel poter derivare da un giudizio universale un altro
giudizio di diversa qualità, mentre si scambia l’ufficio dei termini, passando
il soggetto a predicato, e il predicato a soggetto. Quindi i contrapposti dei
giudizi affermativi, sono negativi e quelli dei giudizi negativi sono
affermativi; es. « se tutti gli atti virtuosi sono lodevoli, nessun atto non
lodevole sarà virtuoso; se nessun superbo è contento, talune persone scontente
son superbe » . Si è osservato dallo Stuart Mill che le regole logiche della
conversione e della contrapposizione dei giudizi non si possono ritenere come
regole del ragionamento, poiché le proposizioni reciproche e quelle contrapposte
non sono illazioni, e dicono in forma verbale indiretta la stessa cosa che le
proposizioni dirette; vi è illazione solo quando v’è passaggio da una nozione
nota ad una ignota. Però se in molti casi si può affermare che le
trasformazioni dei giudizi non hanno altro scopo che di farcene conoscere con
maggior chiarezza il contenuto, tuttavia in alcuni casi, come nella conversione
dei giudizi universali quando non è artificiosa, e nel contrapposto del
giudizio universale affermativo, l’illazione ci dà qualche cosa di nuovo. Una
delle cause più. frequenti d’errori, là osservare il Bain, consiste appunto
nella tendenza a convertire le affermative universali senza limite; quando si
dice: tutti i grandi ingegni hanno il cervello voluminoso, si passa facilmente
ad affermare che tutti i cervelli voluminosi sono grandi ingegni ; cosi pure
quando si dice: tutte le cose belle sono gradevoli, tutte le virtù conducono al
benessere, ogni evidenza suppone testimonianze contemporanee, sorge in noi la
tendenza a convertire senz’altro queste proposizioni. Di qui la necessità di
applicare le forme logiche per mettersi in guardia contro simili errori. 8.
L’evoluzione psicologica del giudizio. Come abbiamo già detto, si può
considerare il giudizio nella sua forma completa, quale si trova nella scienza,
nella letteratura, nei dogmi religiosi o nelle affermazioni dol sonso comune,
ed ò espresso per mezzo di proposizioni composte di piii termini, che
dall'analisi vengono ridotti al minor numero possibile: soggetto, attributo,
copula; questo è l’aspetto logico. Lo psicologo, invece di ricercare ciò che
de*’ essere un giudizio affinchè sia valevole per la nostra ragione, si chiede
che cosa esso è quando si consideri come operazione mentale, e come si forma.
Sotto le parole egli trova le idee e le rappresentazioni, nelle proposizioni un
potere d'analisi e di sintesi; nella genesi deU’affermaztone distinguo diversi
momenti; in una parola, considera il giudizio non come un prodotto completo, ma
come una funziono di cui descrive gli organi e l'attività. 11 punto di partenza
dell’evoluzione del giudizio, secondo un autore recente, si deve ricercare
nelle manifestazioni della vita fisiologica. Ogni organismo, a incominciare dal
più semplice, ha il potere d’entrare in movimento di porse stesso ; questa
spontaneità non è del tutto indipendente, poiché l'animale vive in un ambiente
determinato, dal quale riceve eccitamenti diversi, ai quali risponde Ruyssen,
L'éi'olution psychologique tlu jugement, F. Alcan] in maniera diversa, e può
anche moversi automaticamente per l’azione interna; quindi il movimento
organico elementare è un movimento d’oscillazione dall’esterno all'interno e
viceversa, uu alternarsi ritmico di consumo e di ncquisiziono che i biologi
chiamano “ reazione circolare La cellula vivente ha una costituzione propria
che la rende atta a reazioni originali, è un sistema conservatore fondato sul
principio della ripetizione, in una parola è fornita d’ abitudine . Se
l'ambiente esterno fosse sempre costante, la reazione circolare per ripetizione
basterebbe ad assicurare alla vita qualsiasi durata; ma noi sappiamo che
l'essere vivente è di continuo esposto alle variazioni termiche,
meteorologiche, luminose, alle quali deve adattarsi o perire; \'adattamento è
appunto la seconda facoltà caratteristica della cellula; anche gli organismi
monocellulari sanno ricercare ed evitare con un discernimento prodigioso gli
agenti che sono loro favorevoli od ostili. L'adattamento segue una via
ascendente; anzitutto si scorge nelle reazioni motrici dell'animale e del
fanciullo, nelle quali si possono riconoscere le primo manifestazioni della
vita; il primo periodo della vita infantile costituisce il fondo d’abitudini
sul quale vengono ad innestarsi gli adattamenti ulteriori; le risposte
dell’organismo agli eccitamenti successivi divengono a ninno a mano più facili
c più sicure, preparando così il terreno alla vita cosciente. Con l’apparizione
della coscienza si notano nuovi adattamenti motori provocati specialmente dalle
sensazioni della vista e dell'udito; nelle quali si coglie la forma più
dementare del giudizio. 11 fanciullo risponde ad eccitamenti diversi per mezzo
di reazioni non più diffuse, ma precise, localizzate nelle parti distinto
dell'organo eccitato; così il suono d'una voce famigliare lo fa muovere e
gesticolare, un oggetto luminoso gli fa alzare e tendere le mani; in una
parola, le sue sensazioni quanto più variano e s'arricchiscono, tanto più
facilmente provocano reazioni motrici adattate al loro scopo, dove si può quasi
scorgere la traccia d’una scelta intelligente. Il prender coscienza del piacere
e del dolore è il principio d'adattamenti più variati e più efficaci. A queste
reazioni sensorio-motrici, che formano una specie d’attuazione primaria,
succedono lo reazioni ideo-motrici che presuppongono il sorgere de\V attenzione
secondaria, del riconoscimento, dell’associazione delle idee, e quindi del
linguaggio e della facoltà di generalizzare. Con queste diverse operazioni il
fanciullo acquista gli elementi necessari pel suo sviluppo mentale. I giudizi
che pronuncia il fanciullo di due anni e quelli dell'uomo adulto possono
differire in estensione e in profondità, ma non pel meccanismo; non avranno le
qualità accessorie di rapidità, di esattezza, di sincerità, ma 1 essenza sarà
identica ; in una parola lo affermazioni del fanciullo e dell’adulto
differiscono solo per la forma, non per la materia. Così pel fanciullo
giudicare vuol dire, almeno da principio, adattare in maniera appropriata i
propri movimenti agli stimoli della sensibilità: apprezzare una distanza
equivale a rinnovare 10 sforzo necessario per percorrerla; riconoscere una
persona equivale n tenderlo le braccia, sorriderle, nominarla in maniera
adeguata; comprendere un segno è come riprodurlo. Nell’adulto la cosa non
avviene in modo troppo diverso; malgrado le apparenze, nei movimenti
quotidiani, nel camminare, nel gestire, nel parlare noi non facciamo altro che
ripetere reazioni motrici che abbiamo acquistato per le prime. Anche quando il
pensiero arriva al suo completo sviluppo, quando s eleva alle più alto
astrazioni della scienza e della filosofia, non si libera completamente
dall’elemento motore; 11 linguaggio diviene qui ora sostegno indispensabile del
pensiero astratto. Bisogna pero notare che se l’operazione intellettuale del giudizio
ha le suo radici nel terreno biologico, non ne segue che il suo valore soffra
qualche diminuzione e che gli elementi ideali e attivi cresciutivi intorno nel
corso dell'evoluzione debbano perdere patte del loro profumo e della loro
freschezza; la stessa osservazione si dove fare riguardo agli altri fatti
riferentisi allo sviluppo dello spirito untano, la famiglia, l'amore, il
sentimento morale, il pudore ecc. Già secondo Aristotile i procedimenti che il
pensiero umano adopera nella ricerca sono di due specie ben distinte Ira loro:
V induzione, èTCaYwy^i muove dal l'atto per risalire alla legge e al principio,
dai giudizi particolari per ascendore a giudizi universali, è il ragionamento
che afferma d’un genere ciò che si sa appartenere a ciascuna delle specie di
questo genere; ossia quella forma di ragionamento, per la quale dall’esame e
dal paragone d’una serie di casi particolari si passa ad una proposizione
generale che riguarda non solo i casi osservati, ma anche un numero
indeterminato d’altri casi che sono coi primi in una certa relazione di
somiglianza. Cosi se dico: i processi di conoscenza, di sensibilità, di volontà
presentano come carattere essenziale la coscienza i processi di conoscenza di
sensibilità, di volontà sono (tutti i) processi psichici, e quindi tutti i
processi psichici hanno come carattere essenziale la coscienza; faccio un
ragionamento induttivo. TI secondo procedimento è la deduzione, che dal
principio e dalla legge vuole discendere al fatto, da un giudizio universale
andare ad un giudizio particolare; cosi, per usare l’esempio precedente, se
dico partendo da un principio noto: tutti i processi psichici hanno come
carattere essenziale la coscienza i processi di volontà sono psichici dunque
hanno come carattere essenziale la coscienza; compio un ragionamento deduttivo.
In ogni modo tanto l’una quanto l’altra for ma di ragionamento si imo formulare
per mezzo del sillo gismo, che si può di conseguenza considerare come la forma
più semplice ed elementare del raziocinio. Aristotile è l’inventore della
teoria del sillogismo (da auXXéYO) raccolgo), che egli cosi definisce: Il
sillogismo è un discorso nel quale, poste alcune cose, un’altra cosa ne risulta
necessariamente, per questo solo che quelle sono poste : £uXÀoYtopòs S è èoxi
Xóyo; èv (Ti xe&évxwv xivwv, gxepóv xi x&v xeipivwv àvàyxrjs oupPaivec
x(7> xaOxa efvai, ossia: quando si parte da due proposizioni, di cui l’tina
afferma una proprietà data appartenente a tutta una classe d’oggetti, e l’altra
afferma che uno 0 più oggetti appartengono a quella classe, si passa ad una
terza proposizione nella quale la proprietà suddetta è attribuita anche a
questi ultimi casi. La parola sillogismo si legge già in Platone, ma solamente
nel significato generale di ragionamento; Aristotile le diede il significato
speciale che tuttora conserva; il principio fondamentale su cui esso posa
consiste in questo, che ciò che è contenuto nel genere è pure contenuto nella
specie. Inoltre dalla definizione aristotelica derivano al sillogismo i
seguenti caratteri : che l’illazione o conclusione derivi dalle premesse, che
derivi necessariamente, e che enunci cosa diversa da quella che è enunciata
nelle premesse. Ogni sillogismo comprende due premesse, Ttpoxxoei? 0 U7to9,
last;, ed una conclusione, aupxépaopa, cosi detta perchè unisce i due termini
estremi, ulpaxa. Nelle premesse entrano tre termini, Spoi, il termine maggiore,
xò pec^ov Sxpov, il termine minore, xò gXaxxov fixpov, il termine medio, péao;
5po; che non entra mai nella conclusione, ma serve a produrla, e jleve invece
entrare in ciascuna delle due premesse. Di queste l’una si chiama premessa
maggiore 0 contiene il predicato della proposizione che fa da conclusione,
l’altra dicesi premessa minore e contiene il soggetto della conclusione.
Aristotile considera come il tipo del raziocinio e il solo perfetto quello di
sussunzione (subsumtio) nel quale appunto due idee sono poste nella dipendenza
come di specie a genere, di cosa individuale a legge generale. Cosi nel noto
sillogismo ; Tutti gli nomini sono mortali Pietro è uomo Dunque Pietro e
mortale l’idea Pietro, termine minore è posta in dipendenza (subsumitur) di
mortale, termine maggiore, la sussunzione si opera per mezzo del termine medio
uomo. Le regole del sillogismo, secondo la logica tradizionale, sono otto,
delle quali quattro si riferiscono ai termini, e quattro alle proposizioni. Il
sillogismo non può avere più di tre termini: terni ìnus esto triple:/',
meclius, maiorque minorque. Se in un sillogismo vi fossero due termini medi
invece duino solo, si avrebbero come premesse due giudizi che non avrebbero
termine comune, dalle quali nessuna illazione, o solamente un’illazione erronea
potrebbe deri\aie, ciò appare cosi nel caso che i due termini medi siano
diversi nel significato come nel caso che, differenti nel significato, sieno
identici nel nome, come chi dicesse: borsa è una costellazione, ina l’orsa vive
nelle selve, dunque una costellazione vive nelle selve. I termini maggiori e
minori non debbono essere presi nella conclusione più universalmente che nelle
premesse: latius Ima quarn praemissae conclusi o non vult. Se i termini
maggiori o minori fossero presi nella conclusione più universalmente che nello
premesse, si avrebbe allora un ragionamento che andrebbe dal particolare
all’universale, non dall’universale al particolare, come è richiesto dalla
natura stessa del sillogismo; tale errore è manifesto nell’esempio seguente :
gli empi sono nocivi alla società alcuni scienziati sono empi dunque gli
scienziati sono nocivi alla società. Il termine medio non deve entrare nella
conclusione: nequaquam medium capiat conclusio oportct. Questa regola deriva
dal carattere fondamentale del sillogismo esposto più sopra; non la
osserverebbe chi dicesse per es. : Napoleone fu un grande statista Napoleone fu
un grande generale dunque Napoleone fu un grande statista e un grande generale
; qui non si è fatto altro che riunire le due premesse, facendo una
proposizione composta, non una conclusione vera e propria. Il termine medio
dev’essere preso almeno una volta universalmente : aut semel aut iterum meclius
generaliter esto. Questa regola vieta che il termine medio sia preso tutte e
due le volte particolarmente, non potendo allora seguirne alcuna conclusione o
solo una conclusione erronea ; così dalle premesse: le piante sono corpi
organici gli animali sono corpi organici, non si potrebbe dedurre altro che la
conclusione seguente: gli animali sono piante; e similmente dalle premesse:
alcuni filosofi sono materialisti, alcuni filosofi sono spiritualisti,
seguirebbe la conclusione: alcuni spiritualisti sono materialisti. Non si
concliiude negativamente da premesse affermative: ambae affirmantes nequeunt
generare negantem. In fatti se le premesse sono affermative, dicono che i
termini maggiore e minore convengono col medio e quindi convengono tra loro,
escludendo la conclusione opposta a questa. Errerebbe chi dicesse per esempio:
il giudice dev’essere imparziale il tale e giudice dunque non dev’essere
imparziale. Non si conchiude da premesse negative: utraque si praemissa neget,
nihtt inde sequetur. Se confrontiamo il termine maggiore e il minore col medio
e vediamo che non convengono con esso, non è possibile affermare nè che
convengano, nè che non convengano fra loro. Quale conclusione si può, per
esempio, trarre dalle due premesse seguenti: l’animale non è eterno l’uomo non
è eterno? oppure da queste altre: l'acqua non è un corpo semplice la cellula
non è un corpo semplice? 7°. Non si conchiude da premesse particolari: vii
seguitar geminis ex partici/iaribus unquam. Per questa regola vale la
dimostrazione che abbiamo data per la seconda regola sui termini. La
conclusione segue la parte più debole delle premesse: peiorem sequitur semper
canclusio partem. I logici chiamano parte più debole la proposizione negativa
rispetto all affermativa, la particolare rispetto all’universale; perciò la
regola suona in questi termini: se una delle premesse è negativa, la
conclusione è negativa; se una delle premesse è particolare, la conclusione è
particolare. Nel primo caso una delle premesse afferma che uno dei termini
conviene col medio, l’altra premessa afferma che l’altro termine non conviene
col medio; donde si deduce facilmente che i termini minore e maggiore non
convengono fra loro; cosi se affermo che logico conviene con uomo, ma che libero
dall’errore non conviene con nomo, i due termini estremi: logico e libero
dall’errore non convengono evidentemente fra loro: Nessun uomo è libero
dall’errore Tutti i logici sono uomini Dunque nessun logico è libero
dall’errore. Pel secondo caso vale la dimostrazione che si è data per la
seconda regola sui termini. Le figure e i modi del sillogismo. Il sillogismo
categorico è quello in cui le premesse e quindi anche la conclusione sono
giudizi categorici, o fungono come giudizi categorici: secondo il posto che il
termine medio occupa nelle premesse il sillogismo categorico presenta quattro
ligure, che indicando con la lettera M il termine medio, con P il termine
maggiore, con S il termine minore, sono le seguenti : 1° MP-SM-SP Il termine
medio fa da soggetto nella premessa maggiore, da predicato nella minore, come
nell’esempio: I martiri della scienza onorano l’umanità Molti uomini sono stati
martiri della scienza Molti uomini onorano l’umanità. Il sillogismo della prima
figura è per Aristotile il tipo più perfetto del ragionamento deduttivo, perchè
va dalla causa all’effetto, dalla legge al fenomeno, dalla condizione al
condizionato; la sua validità dipende da queste due regole, che la maggiore sia
sempre universale e la minore affermativa. 2° PM SM SP Nella seconda figura il
termine medio fa da predicato nelle due premesse; inoltre la premessa maggiore
dev’essere universale, e una delle premesse deve essere negativa; es.: Nessuna
scienza è corruttrice Ogni oscenità è corruttrice Nessuna osceuità è scienza. MP
MS SP Nella terza figura il termine medio fa da soggetto nelle due premesse; la
premessa minore dev’essere affermativa e la conclusione particolare; es.:
Nessuna frode è nobile Ogni frode è atto di ragione Qualche atto di ragione non
è nobile. 4° PM MS SP Nella quarta figura il termine medio fa da predicato
nella premessa maggiore, da soggetto nella minore; es.: Tutti i romboidi sono
parallelogrammi Nessun parallelogrammo è un trapezio Nessun trapezio è un
romboide. Quest’ultima figura è stata da Averroè attribuita al medico Oaleno,
mentre le prime tre furono stabilite da Aristotile. Però si nega generalmente
che possa esservi una quarta figura, o almeno si ammette che questa si può
ridurre con molta facilità ad una delle precedenti. Oltre alle figure si
sogliono distinguere nella logica i m° 09S > a sillogismo dialettico, che,
per provare la verità, discute il prò e il contro e serve di preparazione alla
scienza. Il sofisma, oó^tapa, da oo;pf£o|i.ai o sillogismo eristico (eristica
da ip££nrticolare dall’universale-, provare scientificamente significa
dimostrare le ragioni in forza delle quali l’affermazione ha valore
incontestabile; tali ragioni si ritrovano solo nell universale. La sillogistica
diviene cosi il nucleo centrale della logica aristotelica e della logica
tradizionale fino ai nostri giorni. I punti fondamentali di questa dottrina
sono i seguenti : L illazione è la derivazione d’un giudizio da due altri;
poiché in un giudizio un concetto (il predicato) viene affermato d un altro
concetto (il soggetto). Tale affermazione è valida solo quando il legame
avviene per mezzo d’un terzo concetto, il termine medio, il quale deve però
avere coi due primi una certa relazione, espressa in due giudizi, cioè nelle
due premesse; 1 illazione consiste appunto in quel processo del pensiero, il
quale dalle relazioni tra un unico concetto e due altri, vuole manifestata la
relazione che corre fra questi due ultimi concetti. Delle relazioni possibili
fra concetti una se ne trova alla quale la logica aristotelica, conforme ai
suoi principi, ha posto speciale attenzione: quella della subordinazione del
particolare al generale. La sillogistica vuol conoscere le condizioni del
pensiero, per le quali con l'aiuto d’un termine intermedio, può determinare se
la subordinazione d’un concetto ad un altro può aver luogo o no. Aristotile ha
dato a questo problema una risoluzione feconda di ottimi risultati; in essa
consiste il merito imperituro della sua sillogistica, ma anche il limite del
valore di questa. Per mezzo della deduzione, così determinata, la mente umana
può solo acquistare cognizioni meno generali di quelle più generali dalle quali
sono tratte. Qui appare il carattere (limitato) del concetto che gli antichi si
erano formato intorno alle qualità essenziali del pensiero, il quale può solo
abbracciare e spiegare la realtà data, non creare nuove verità. Perciò la
scienza che deduce, prova e spiega poteva di nuovo dedurre ciò, che in un
sillogismo serviva da premessa, come conclusione d’un sillogismo più generale;
alla fine però deve partire da premesse che non possono più essere nè dedotte,
nè provate, nè spiegate e neppure essere ricondotte al termine medio; la verità
di esse è quindi immediata (ìpsoa), indeducibile, non suscettibile di prova,
inspiegabile e consiste in quei principi più generali e forniti di immediata
certezza, che costituiscono il punto di partenza delle operazioni scientifiche.
La sillogistica aristotelica nell’antichità e nel medio-evo. Già sin
dall’antichità, qualche secolo dopo la morte di Aristotile, avvenuta nel 332 a.
Cr. sorsero dubbi e discussioni vivaci intorno al valore del sillogismo; tra i
critici più notevoli a questo proposito troviamo Cameade di Cirene e Sesto
Empirico, vissuto intorno al 200 dell’era volgare. Windelband, Qeschichte der
PhUosophie. Mohr, Tubingen] Cameade, che è annoverato fra gli scettici della
seconda Accademia, insegnava che non si poteva fondare nessuna dottrina sicura
nè sopra il senso per le apparenze fra loro contrarie e inconciliabili, nè
sopra la ragione, perchè in tutto ciò che forma oggetto di ragionamonto, si può
ugualmente provare il prò e il contro; egli dimostrava pure che ogni prova
rende necessario un « regressus in infinitum », giacché per la validità delle
sue premesse presuppone altre prove; e questa conseguenza era importante per
gli scettici, i quali non ammettevano verità immediate, come abbiamo visto che
le ammetteva Aristotile. Più radicale di Cameade è il medico Sesto Empirico, il
quale dice che il vero scettico sottopone ad esame qualsiasi affei inazione,
reca il dubbio in ogni cosa e si astiene tanto dall affermare quanto dal
negare; egli fa un’analisi spietata del sillogismo, il quale non riesce per
nulla ad estèndere il campo delle nostre cognizioni, poiché non serve a farci
passare da una verità nota ad una vorità ignota. Ecco le parole di Sesto
Empirico nel suo capitolo contro la logica d’Aristotile contenuto nell’opera
intitolata « UoiboVSÌat U7tOTU7ttt)a£l£ » . Quelli che dicono: Ogni uomo è
mortale Socrate è un uomo Dunque Socrate è mortale, per provare quest’ultima
proposizione per mezzo della prima commettono un circolo vizioso (e: C xòv 5t’
ianin touol)» poiché ammettono che tutta la certezza della prima proposizione
non può derivare che da un’induzione di casi particolari dello stesso genere di
quelli che s’affermano nella conclusione. Infatti se, prima d’enunciare la
proposizione generale: «ogni uomo è mortale, noi non siamo già convinti della
verità di tutte le proposizioni particolari che essa contiene, non si potrebbe
ragionevolmente ammetterla per vera. Di qui egli conclude che nessun sillogismo
o catena di sillogismi potrà mai farci conoscere qualche cosa di diverso da ciò
che prima già sapevamo, e che la deduzione, ben lungi d’essere la forma tipica
e più corretta del ragionamento, non è che un artificio sofistico atto a
mascherare la nostra ignoranza e a far passare come prova delle nostre opinioni
le nostre stesse opinioni espresse sotto altra forma. Nel Medio Evo fin quasi
verso la metà del secolo XII la logica aristotelica si studiava assai più nelle
opere dei commentatori, che negli scritti originali, pochissimi dei quali erano
conosciuti; però Aristotile è considerato come il filosofo che ha raggiunto il
limite estremo della sapienza il maestro di color che sanno come lo chiama il
Divino poeta, e quindi, il giudice inappellabile della verità; donde la frase «
ipse dixit » foggiata probabilmente dall’arabo Aven'oè(112(1-111*8) «che il
gran comento féo» considerato come il più illustre commentatore dello Staggita,
che egli chiama « regola e modello, creato dalla natura a mostrare l’ultima
perfezione umana, la cui dottrina è la somma verità, poiché il suo intelletto
segua il limite dell’umano intelletto». Ma già durante il Rinascimento
incomincia una forte opposizione contro la logica aristotelica, specialmente
per opera di TELESIO, che vuol fondare la scienza della natura sopra
l’esperienza, e accusa Aristotile di aver voluto spiegare la realtà con ipotesi
arbitrarie; e di Patrizi. Gli Umanisti affermavano risolutamente, come fecero
più tardi Giordano Bruno, Bacone da Verulamio e Renato Cartesio, che la
sillogistica dev’essere amplificata e perdere il predominio tradizionale; che
il sillogismo è incapace di farci acquistare nuove cognizioni ed è una forma
del pensiero infruttuosa. Bacone e Mill. Bacone considera la scienza come lo
strumento e il mezzo più efficace per volgere le forzo della natura all’utilità
degli uomini e per dare all’osservazione dei fatti naturali un carattere
imparziale ed oggettivo, combatte la dottrina tradizionale e intende di offrire
un nuovo metodo nella sua opera capitale Instauratio magna scientiarum, che
comprende due parti distinte : la prima intitolata De dignitate et augmentis
scientiarum, la seconda Novum organimi in opposizione all’Organo di Aristotile.
Egli combatte aspramente il sillogismo aristotelico, attribuendo all’induzione,
il nuovo organo, l’ufficio più importante nella ricerca delle nuove verità
scientifiche; sostiene che il sillogismo è viziato profondamente da una
petizione di principio, poiché se la conclusione non è vera, non è vera neppure
la premessa maggiore; in questa critica Bacone s’accorda quindi coi filosofi
precedenti, specialmente con Sesto Empirico. L’idea fondamentale della logica,
quale è stata concepita dallo Stuart Miti (1806-1873), consiste nel ricondurre
la logica ai fatti e all’esperienza, affinchè possa diventare una scienza come
le altre, ossia abbia per oggetto le cose quali sono; essa diventa «la scienza
delle operazioni intellettuali che servono all’estimazione della prova, cioè
del procedimento generale che va dal noto all’ ignoto, delle operazioni
ausiliarie di codesta operazione fondamentale», è insomma una logica reale che
ha per oggetto i fatti e non le idee. La teoria del sillogismo è profondamente
trasformata nella dottrina del^Mill. Anzitutto egli dichiara che .ogni
sillogismo, considerato nella sua forma ordinaria, contiene una petizione di
principio; così (piando si dice: Tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un
uomo Socrate è mortale la conclusione è presupposta nella premessa maggiore;
noi non possiamo essere sicuri della mortalità di tutti gli uomini, se prima
non siamo sicuri della mortalità di ciascun uomo; se si dice che la mortalità
di Socrate è dubbia prima d’essere estratta dalla premessa maggiore, questa è
colpita pure di incertezza e non può per conseguenza servire a legittimare la
conclusione. Il principio generale, ben lungi dal provare la verità del caso
particolare, non può essere accolto come vero, se rimane l’ombra d’un dubbio
sopra uno dei casi che esso contiene. Quindi nessun ragionamento dal generale
al particolare può, come tale, provare qualche cosa, giacché da un principio
generale non si possono dedurre che i fatti particolari supposti conosciuti da
quel principio. Pertanto sembra che il sillogismo ci fornisca ogni giorno la
conoscenza di verità non ancora constatate o stabilite; vi sarebbe dunque in
esso la possibilità di trarre inferenza, possibilità disconosciuta e quasi
soffocata da formule artificiali; infatti è incontestabile che la seguente
proposizione: il duca di Wellington è mortale, deve considerarsi come
un’inferenza: ma si può trarla da quest’ultra proposizione: tutti gli uomini
sono mortali? Bisogna rispondere di no. L’errore che qui si commette dipende
dal fatto che si dimentica che nel procedimento filosofico vi sono due
operazioni e due parti, quella dell’ inferenza e quolla dell'abbreviazione e
che si attribuisce alla seconda la funzione della prima. Infatti che cos’è, una
proposizione generale? Non è altro che un registro abbreviato delle nostre
osservazioni e delle inferenze che ne abbiamo dedotte; quando dalla morte di
Giovanni, di Pietro, e di tutti gli individui dei quali abbiamo sentito parlare
concludiamo che il duca di Wellington è mortale, noi non possiamo senza alcun
dubbio passare per la proposizione generale: tutti gli uomini sono mortali,
come passeremmo per una stazione intermedia; però l’inferenza non risiede in
questa metà del cammino che va da tutti gli uomini al duca di Wellington; essa
è fatta (piando noi abbiamo osservato che tutti gli uomini sono mortali. La
garanzia della mortalità del duca di Wellington è la mortalità di Giovanni, di
Pietro, di Giacomo e di tutti gli altri uomini a noi conosciuti ; dal fatto che
tra il primo e l'ultimo stadio del ragionamento noi interponiamo una
proposizione generale, la prova come tale non riceve alcun giovamento. Quale è
dunque la vera funzione del sillogismo? Tutte le inferenze primitive si fanno
dal particolare al particolare; per esempio il bambino che, essendosi bruciato
il dito, si guarda bene dall’accostarlo alla candela, ha ragionato e concluso,
benché non abbia mai pensato il principio generale: il fuoco brucia; egli si
ricorda del dolore provato, e fondandosi su questa attestazione della memoria,
crede che, quando vede la candela, se pone il dito sulla fiamma, si brucierà ;
egli n ensa ciò in tutti i casi simili che gli si offrono, senza guardare più
in là del caso presente; non gener ali zza, ma i nferisce un fatto particolare
da un altro fatto particolare . Le proposizioni generali sono quindi semplici
registri abbreviati di inferenze già fatte e formule assai concise utili per
dedurne altre. Bisogna perciò dire non già che la conclusione del sillogismo è
dedotta dalla premessa maggiore, ossia dalla proposizione generale, ma solo
conformemente a questa; la premessa reale, o, meglio, l'antecedente logico
della conclusione, è la somma dei fatti particolari, dalla quale l’induzione ha
estratto la proposizione generale. Noi abbiamo potuto dimenticare questi fatti
individuali; ci resta però sempre al posto di essi una breve annotazione, un
memorandum, che, rammentandoci che certi caratteri sono sempre legati a certi
altri caratteri, ci permette di passare dalla presenza degli uni all’esistenza
degli altri. Ma realmente l’inferenza ha luogo partendo dai fatti dimenticati e
condensati nella formula generale al fatto particolare di cui si tratta; il
sillogismo quindi è essenzialmente un’inferenza dal particolare ni particolare,
la quale ha il suo fondamento e quasi la sua autorizzazione in un’inferenza
anteriore dal particolare al generale ; la conclusione è ritrovata nella
premessa maggiore, na non è provata da questa. Altre obbiezioni contro il
sillogismo. Un altro celebre filosofo inglese, Spencer muove pure aspra critica
al sillogismo. Egli dice che noi non ragioniamo mai per sillogismi, e che se vi
sono verità che sembrano stabilirsi per mezzo dello due premesse, ve ne sono
altre che richiedono un procedimento o più semplice o piii complesso, come le
affermazioni elementari che inseriamo spontaneamente, senza ricorrerò ad alcun
termine intermedio, e le conclusioni che deduciamo da un sistema di numerosi o
svariati rapporti. Ma nuche ristretto entro limiti più modesti, è il sillogismo
la forma vera del ragionamento? Sia il sillogismo seguente: Tutti i cristalli
hanno un piano di clivaggio Questo è un cristallo Dunque ha un piano di
clivaggio. Quosta serie di proposizioni esprime forse l’ordine voro nel quale i
nostri pensieri si succedono per produrre la conclusione? Si può sostenere che
prima di pensare a questo cristallo, io ho pensato a tutti i cristalli e sono
disceso dal generalo al particolare? Vi sarebbe qui una coincidenza fortuita e
affatto inesplicabile, poiché l’idea di questo cristallo ha dovuto precedere la
mia concezione di tutti i cristalli, ed è quindi uno degli clementi della
conclusione che mi ha suggerito uno degli elementi generali della premessa
maggiore. Liart>, Lee ìogìciens auglais contetnporains, pag. 24. F. Alcali]
Se per evitare l’obbiezione, si imita il posto delle premesse, si può sempre
affermare che prima di pensare alla proposizione generale: tutti i cristalli
hanno un piano di clivaggio, io ho già scorto in questo cristallo tale
proprietà; è vero che le mie esperienze anteriori mi determinano a riconoscere
la proprietà indicata nel caso particolare, ma il ricordo delle esperienze
passate non s'offre al mio spirito prima che io abbia osservato il caso
individualo; esso hanno lasciato in me la tendenza a considerare, nel cristallo
in questione, il piano di clivaggio piuttosto che qualunque altro attributo; di
qui io sono portato a pensare alla proposizione generale che mi suggerisce la
proposizione particolare, e da quella ritorno a questa. Quindi ogni deduzione
incomincia con un rapporto inferito spontaneamente, ed ogni inferenza è
ossenzialmente induttiva. Al ragionamento dal particolare al particolare,
secondo il concetto del Mill, si può ricondurre la deduzione, diminuendo
continuamente il numero dei fatti affermati e osservati ; esso è a mela cammino
fra le due forme di ragionamento, è quasi la comune radice donde ambedue
partono. Oltre allo obbiezioni mosse al sillogismo dal Mill, dallo Spencer e
dai loro discepoli, pei quali la logica si riduce alla teoria dell'Induzione e
dolla prova sperimentale, e il sillogismo nd un'induzione mascherata, vi sono
altre obbiezioni di filosofi che, senza proporre le radicali riforme propugnate
dai primi, pure s'accordano con questi nel condannare la logica d’Aristotile,
per sostituirvi un sistema nuovo e più conforme alla verità scientifica. Questi
affermano che il sillogismo è una tecnica delle relazioni dei concetti, cioè
serve a rendere più chiare le relazioni che corrono fra le nostre idee, e che
il principale strumento della ricerca è sempre l’induzione. In conclusione le
obbiezioni che si movono al sillogismo si possono ridurre essenzialmente a due
principali: Il sillogismo non ci dà nella conclusione nulla di nuovo. 2".
Pur affermando la novità della conclusione, si nega a questa il carattere di
novità scientifica, poiché l’inferenza dal particolare al particolare non può
offrire che conclusioni probabili, o in alcuni casi, false; nel sillogismo
classico: Gli uomini sono mortali lo sono uomo Io sono mortale la conclusione
non contiene più di verità che la premessa maggioro; secondo i logici della
scuola di Mill, bisognerebbe dire: Gli uomini del tempo passato sono morti, Io
sono uomo Dunque è probabile ch'io muoia. La metodologia è la seconda parte
della logica, che ha per line di determinare le regole riguardanti la ricerca e
la prova delle verità scientifiche. Il metodo (da |i£xà e éòój, via) abbraccia
quindi lo studio dei mezzi coi quali lo spirito umano estende ed ordina le sue
conoscenze; donde la distinzione in metodo inventivo, che esamina i
procedimenti e le operazioni del pensiero per le quali dalle cognizioni note si
passa a quelle ignote; e metodo sistematico (da auv-:oxT]p.t, pongo insieme)
che invece studia le forme con le quali le cognizioni vengono ordinate in un
complesso di cui le singole parti abbiano tra loro relazione e dipendenza
reciproca. Per rendere più chiara tale distinzione osserviamo l’esempio della
psicologia ; questa scienza adopra nelle sue ricerche, ossia ne)l' estender e
le sue conoscenze, due strumenti essenziali che sono Vintrospezione od
osservazione interna e Vosservazione esterna, cui vanno unite V indagine
sperimentale e la misura 1, al secondo ufficio, cioè a quello sistematico, la
psicologia soddisfi con la definizione del processo psichico, per distinguerlo
dagli altri fenomeni naturali, con la classificazione in fatti di conoscenza,
di sensibilità, di volontà ecc. Però bisogna osservare che la logica tratta
soltanto delle nozioni metodologiche generali, di quelle operazioni che si
presentano come indispensabili in ogni singolo ramo di scienza ; non v’è
scienza che possa fare a meno della definizione e della classificazione e dei
procedimenti più semplici e più generali. Inoltre il metodo di ogni parte del
sapere comprende un certo complesso di particolarità, che solo gli specialisti
hanno il dovere di conoscere e di applicare nelle loro indagini; così al
chimico soltanto spetta di apprendere tutto quell’insieme di particolari
procedimenti che sono propri della chimica, l’uso degli strumenti, le
precauzioni da osservarsi quando si osserva e si sperimenta ecc. Questo
compito, come è facile comprendere, sta fuori del dominio della logica.
Considerando la storia dello sviluppo delle scienze, si può constatare che il
metodo non si costituisce a priori, ma piuttosto si deduce dalle scienze stesse
quando abbiano raggiunto un certo grado di progresso; anzi si può ben dire che
il metodo si trova non di rado in ritardo rispetto al cammino che percorre la
scienza, nello stesso modo che vediamo i trattati dell arte poetica essere in
generale l’espressione ritardata dell’arte contemporanea. Ed è facile
comprendere la causa di questo fatto, la quale dipende da ciò, che il
perfezionamento delle regole metodiche è dovuto per lo più alle intuizioni e
alle scoperte dell’uomo di genio, per cui vediamo Galileo, Newton, Claudio
Bernard, Darwin portare alle teorie logiche contributi preziosi, che poscia
divengono indicazioni e guida indispensabile per gli scienziati posteriori. Ad
ogni modo lo studio delle operazioni metodiche, quantunque spesso il ricercatore
si affidi, con molta cautela, al suo buon senso naturale e trovi qualche volta
nel caso un utilissimo ausiliario, disciplina e regge la nostra intelligenza,
abbrevia il tempo della ricerca e ci fa conoscere più profondamente l’organismo
e il valore della scienza. « Quelli che camminano lentamente, dice Cartesio,
possono percorrere un buon tratto di strada, se sanno tenere la via dritta
assai più di quelli che corrono qua e là allontanandosene. Il sapere
scientifico incomincia a sorgere quando un popolo raggiunge un certo grado di
civiltà ed ha il suo fondamento in un bisogno pratico della vita. E assai
probabile che ogni scienza sia derivata da un’arte corrispondente, la medicina
dall’arte di medicare comune anche ai popoli selvaggi, l’astronomia dalle
esigenze della navigazione, e forse anche la matematica ha attraversato nel suo
inizio un periodo, nel quale le verità acquisite venivano considerate come
conoscenze utili e derivavano dalle necessità inerenti alla costruzione delle
case, alla misurazione dei campi ecc. In questo primo momento cognizioni
pratiche e conoscenze teoriche formavano una sola e identica cosa; cosi da
principio in una persona si riunivano strettamente diversi uffici, il medico,
lo stregone, il mago, il sacerdote, che doveva combattere le malattie, molte
delle quali pel loro carattere epidemico e violento suggerivano facilmente
l’idea di uno o di più principi malefici che s’introducevano nel corpo, donde
la necessità di ricorrere, per cacciarli, all’aiuto di forze sovrannaturali.
Con molta lentezza, quantunque non ancora completamente, la divisione del
lavoro sociale e la conoscenza delle leggi naturali hanno separato queste
funzioni tra loro discordanti, distinguendo lo stregone dal sacerdote e il
medico dall’uno e dall’altro. L’opinione ora dominante consiste nel considerare
la teoria come fondamento indispensabile delle applicazioni pratiche, pur
rimanendo l’uua e le altre indipendenti tra loro; perciò vediamo che chiunque
voglia oggidì dedicarsi all’arte della medicina, deve prima d’ogni altra cosa
apprendere le scienze, come l’anatomia, la fisiologia, l’embriologia ecc., le
cui conoscenze applicherà poi nelle malattie che dovrà curare. Di qui la
distinzione tra le scienze teoretiche e le scienze pratiche-. le prime tendono alla
cognizione pura e hanno trasformato il mezzo in fine, acquistando coscienza
d’una finalità propria, la quale consiste nella spiegazione della natura, cioè
d’una massa enorme di fenomeni che l’uomo vuole ordinare razionalmente e
spiegare per mezzo di leggi; le seconde invece si fondano sopra le scienze per
applicarne i risultati ai vari scopi che l’uomo o la società possono proporsi
di raggiungere, e perdono quindi il vero carattere di scienza. In questo modo,
con lo svolgersi della conoscenza, il lavoro scientifico si è a mano a mano
diviso in due grandi parti: alcune discipline s’occupano esclusivamente della
teoria ed altre della pratica; quasi in ogni ramo del sapere la parte teorica
si è venuta staccando nettamente dalla parte pratica. A noi spetta di
considerare solo le scienze teoriche, ossia le scienze nel senso più esatto e
meglio determinato della parola. Se si considera una scienza qualsiasi, la
fisica o la chimica, la botanica o la zoologia, si scorge senza difficoltà che
esse hanno di mira non -la conoscenza dei singoli corpi e dei singoli esseri e
fenomeni separati e distinti completamente gli uni dagli altri ma fatta
eccezione, come si vedrà in seguito, della storia,’ tendono a raggiungete
concetti generali, i caratteri che le cose hanno comuni, ciò che si ripete nei
fenomeni, ossia la c/usse, la legge. Vediamo qualche esempio, per chiarir
meglio il vero significato di queste osservazioni e le proprietà distintive di
una delle produzioni più mirabili dell’umano intelletto, quale è la scienza. Lo
studio del regno animale ha per fine precipuo di presentare in modo compiuto e
ordinato un quadro comprendente tutti gli esseri viventi nella natura; e
raggiunse la meta dividendoli e suddividendoli in gruppi, in classi, secondo 1
caratteri comuni a ciascuna di queste, in mammiferi, in uccelli, in pesci ecc.
La psicologia considera i processi psichici non in quanto sono individuali, ma
in quanto sono generali; essa non osserva, per esempio, questo o quel
determinato atto volontario, questa o quella determinata serie di percezioni,
ina vuole stabilire i caratteri generali dell’atto volontario e della
percezione. In fine la fisica mira a stabiiire non come cada questo o quel
corpo, ma la legge generale della caduta dei corpi, ossia come, date le attuali
con-' ( izioni dell universo, la caduta dei corpi. si ripeta in quel dato modo
ovunque e in ogni tempo. Però il concetto di scienza non è sempre stato lo
stesso, giacche vediamo che, ad esempio, gli antichi avevano di essa un
opinione assai diversa da quella che ha valore nell’epoca nostra. Per spiegare
l’ordine che ammirava nell’universo, Aristatile ricorse alla nozione di
essenza, di forma, di tipo-, eoli pensa che la costituzione effettiva delle
cose risulti di due fattori: I tipi immateriali, che tendono costantemente a
realizzarsi nella materia, ed hanno, a quel che pare, un’esistenza eterna ed
ininterrotta; cosi il tipo « quercia comune » guerci,s rmir esiste, ed io son
certo che ad ogni momento vi è nell’universo almeno un esemplare individuale
della quercia comune. La materia, che subisce l’influenza dei tipi immate•
riali, si lascia muovere e ordinare da essi, opponendo però una certa
resistenza, di guisa che dove maggiore è la quantità di materia, ivi è più viva
la resistenza di questa ad assumere la forma dei tipi, e minore appare quindi
l’ordine : perciò nei cieli eterei l’ordine è perfetto; invece ''nella regione
sublunare o della materia bruta vi è molta irregolarità e disordine. I tipi
sono dunque eterni, permanenti e si riproducono nella materia docile e
resistente nel medesimo tempo. L’epoca nostra non ha accettato questa dottrina,
della quale ha messo in rilievo gli errori e le conseguenze assurde ; essa non
ammette nè la costanza dell’ordine, nè l’esistenza di .irregolarità risultante
dall’opposizione della materia. Infatti, come già abbiamo detto, i tipi
naturali, minerali, vegetali, animali non sono permanenti, ma vanno soggetti a
continue trasformazioni; il nostro sistema solare sappiamo essere la
trasformazione d’una nebulosa, la terra essere stata un tempo un anello
gassoso, poi una sfera liquida, la flora e la fauna terrestre aver avuto un
principio, essersi arricchite successivamente e non aver cessato di
trasformarsi. L’ordine è certamente una delle qualità che appaiono in modo più
spiccato a chi osserva e studia i fenomeni dell’universo; può anche darsi che
sia di questo uno degli elementi essenziali; ma, ben lungi dall’essere
costante, è soggetto a mutazioni e a trasformazioni. In secondo luogo la
scienza moderna nega che vi siano fenomeni contrari alle leggi naturali, che
esistano deviazioni, anomalie risultanti da ima resistenza più o meno, grande
della materia; poiché anche nelle mostruosità e nei casi patologici le leggi
non soffrono eccezioni ; cosi se scorgiamo una piuma salire verso l’alto invece
di tendere al centro della terra, non affermiamo certo essere questo fatto un’
infrazione della legge di gravità. In conclusione, una scienza è un sistema di
verità e di cognizioni generali, che sono dovute ad un lavoro metodico dello
spirito e della riflessione razionale dell’uomo. Il popolo greco ha diritto a
più d’un titolo di gloria: a lui, o almeno ai suoi grandi geni, era concesso di
fare i più brillanti sogni speculativi, di creare con la poesia e le arti
plastiche capolavoii incompaiabJi; ma vi è un altra creazione dello spirito
greco, che si può dire non solo incomparabile, ma unica. Noi possiamo oggi
gloriarci del predominio che esercitiamo sulla natura grazie alla conoscenza
che abbiamo acquistato delle sue leggi; ogni giorno i nostri sguardi penetrano
sempre più addentro, se non nell'essenza delle cose, certo nel succedersi dei
fenomeni; questi trionfi a chi son dovuti, se non ai creatori della scienza
greca? 1 legami che in tale materia uniscono l’opera moderna ai tempi antichi
sono bene evidenti. A Iato ad un immaginazione creatrice d’una ricchezza
miìabile il Gieco possiede uno spirito del dubbio sempre vigile, che esamina
tutto freddamente; e non sosta davanti ad alcuna audacia; ad un irresistibile
bisogno di generalizzare si congiunge un’osservazione così attiva e penetrante
da non lasciare sfuggir la più leggera sfumatura; una religione che accordava
piena soddisfazione ai bisogni del cuore, senza per nulla impedire la libera
azione di una intelligenza che minacciava o anche distruggeva lo sue creazioni.
Aggiungansi numerosi centri intellettuali aventi ciascuno il piopiio emettere,
1 attrito continuo delle forze che escludeva ogni possibilità di stagnazione,
un’organizzazione politica e sociale elio frenava i desideri vaghi e puerili
della gente mediocre, senza mettere in serio pericolo lo slancio degli spiriti
superiori: tali sono i doni naturali e le condizioni favorevoli che hanno dato
allo spirito greco la preminenza e gli hanno concesso di porsi e di mantenersi
al primo posto nel dominio della ricorca scientifica, La classificazione delle
scienze. Ora che abbiamo v isto che cos è una scienza, possiamo chiederci quale
relazione colie fra le diverse scienze; poiché, volendo queste offrirci la
conoscenza dell’universo, ossia d’un complesso di fenomeni connessi gli uni
cogli altri, non si può negare che tra esse vi sieno legami e relazioni. Di qui
la necessità d’una classificazione delle scienze, che è stata tentata fino dall
antichità e che forma anche ai nostri tempi oggetto di discussione. Aristotile
ammette una scienza fondamentale, la filosofìa prima, '-fùcoCfix npwTTj, avente
per oggetto la realtà ultima e 1 essenza immutabile delle cose, alla quale sono
su oi Gojipebz] bordinate tutte le scienze, cioè la teoretica, la quale comprende
la matematica, la fisica, la storia naturale, la pratica, che corrisponde alla
morale, e la poetica, ossia l’estetica. Bacone tracciato una classificazione
delle scienze fondata sulla sua teoria delle facoltà dell'intelletto riducibili
a tre principali, che sono: la memoria, l’immaginazione, la ragione; dalla
prima facoltà deriva la storia, che può essere civile e naturale',
dall’immaginazione deriva la poesia, che può essere narrativa, drammatica e
parabolica; infine sulla ragione è fondata la filosofia, la quale ha un
triplice oggetto: Dio, la natura, l’uomo; donde la teologia, ossia la scienza
che tratta di Dio, degli angeli, e dei demonii; la filosofia naturale che
comprende la metafisica, la fisica e la matematica; la filosofia umana o
antropologia, che contiene la medicina, la psicologia, la logica ecc. Comte,
fondatore della filosofia positiva, è l’autore d’una celebre classificazione
delle scienze, che esporremo qui brevemente. Egli ha diviso prima di tutto il
sapere, per rispetto al fine che questo può proporsi, in teoretico e pratico.
Alla loro volta le scienze teoriche si possono considerare sotto un doppio
aspetto: o ricercano leggi valevoli per tutti i casi possibili, come le
matematiche e la fisica, e allora sono generali e astratte ; oppure applicano
tali leggi alla spiegazione dei vari esseri esistenti in natura, e sono
particolari, descrittive, concrete. Per esempio, lo studio delle leggi generali
della vita è oggetto d’una scienza astratta, la biologia ; mentre il
determinare il modo d’esistere di ciascuna specie di esseri viventi mediante le
leggi scoperte dalla biologia, dà luogo a scienze concrete, quali sono la
botanica e la zoologia; queste ultime quindi sorgono dopo e per effetto delle
prime. Le scienze astratte sono enumerate dal Comte nell’ordine seguente:
matematica, fisica, chimica, biologia, sociologia ; e una tale divisione non è
arbitraria, ma fondata sopra diverse e importanti ragioni. Anzitutto il Comte
osserva che i fenomeni si presentano alla nostra osservazione in una serie di
generalità decrescente e di complessità crescente, poiché ciascun ordine di
fenomeni è meno generale di quello che lo precede, ma più complicato; infatti,
per poter osservare un fenomeno in un maggior numero di casi, bisogna
spogliarlo (estrarlo) da un maggior numero di circostanze, e inversamente un
fenomeno che conserva un maggior numero di circostanze, si riscontra meno
frequentemente; anche in questo caso la comprensione e Y estensione stanno ira
loro in ragione inversa, come abbiamo osservato a proposito dei concetti
subordinati. Cosi i ienomeni tisici sono meno generali, ma più complessi di
quelli matematici; i fenomeni chimici meno generali ma più complessi di quelli
fisici. Inoltre questa scienza è gerarchica, poiché ciascuna scienza presuppone
quella che la precede e ne dipende, almeno nei tratti essenziali, non potendosi
studiare il fenomeno più complesso senza conoscere quello più semplice, la
fìsica senza la matematica, la chimica e la biologia senza le scienze
precedenti. Inoltre la serie è storica, nel senso che le scienze sorsero 1 una
dopo l'altra nell’ordine indicato. Qui non bisogna confondere il sorgere, il
costituirsi delle singole scienze col loro sviluppo. La classificazione del
Comte è strettamente legata al suo sistema di filosofia, al positivismo, e non
è possibile accettare la prima rifiutando il secondo. Si può ben dire che il
problema della classificazione razionale della scienza è un problema
essenzialmente filosofico. In questi ultimi anni le classificazioni delle
scienze si sono moltiplicale; il problema ha assunto un aspetto filosofico, e
ciascuno che si accinge a risolverlo, è guidato dalle sue vedute filosofiche o
scientifiche. Noi citeremo qui due fra quelle classificazioni che hanno ora
maggior voga, quella di Guglielmo Wundt, e quella del Windelband, esaminandole
brevemente nelle loro linee generalissime, come quelle che rispecchiano due fra
gli indirizzi filosofici ora predominanti. Secondo IPundt, se si classificano
le scienze secondo il loro oggetto, si è condotti, dato lo stato attuale delle
conoscenze, a distinguerne tre gruppi: lo scienze matematiche, le scienze della
natura, le scienze dello spirito. Le matematiche sono puramente formali, lo
scienze della natura e quelle dello spirito sono reali. Le scienze naturali
indagano il contenuto dell’esperienza facendo astrazione dal soggetto
conoscente; mentre le scienze dello spirito, che hanno come fondamento
principale la psicologia, studiano quei fenomeni, nei quali l’uomo, considerato
come fornito di volontà e di ragione, è un fattore essenziale: alle leggi dello
spirito debbono essere subordinate le leggi della natura, e la causalità fisica
è governata da leggi assai diverse da quelle che governano i fenomeni psichici;
poiché, mentre nel mondo fìsico si nota pur nel variare delle sue energie, una
rigidità immutabile, il mondo dello spirito invece manifesta un continuo
accrescimento d’energia, dovuto al fatto che ogni processo psichico è una
sintesi, un prodotto affatto nuovo fornito di proprietà che invano si ricercano
negli elementi che lo compongono. Inoltre in ciascuno di questi due gruppi
bisogna distinguere: lo scienze che hanno per oggetto la scoperta di leggi che
reggono i fenomeni attualmente dati dall'esperienza, scienze fenomenologiche;
le scienze che studiano le cose nella loro genesi, scienze genetiche ; 3° le
scienze che, considerando non piu i mutamenti passeggeri ma gli oggetti o
almeno i risultati durevoli, determinano per comparazione le relazioni di
queste cose, ne formano concetti distinti e riuniscono questi concetti in
sistemi, scienze sistematiche. Di qui il soguente quadro: 1° scienze formali:
matematiche. scienze scienze naturali se. fenomenologiche : fisica, chimica,
fisiologia, se. genetiche : Mimologia, geologia, scienza doll'crolulionc degli organismi.
se. sistematiche: mineralogia, holanica, zoologia. reali scienze se.
fenomenologiche : psicologia. dello se. genetiche: storia. spirito se.
sistematiche: diritto, economia politica. Windelband e Jlickert distinguono le
scienze naturali, quali la fisica, la chimica, la psicologia, che studiano le
relazioni tra i fenomeni, le quali sono date da giudizi universali e necessari,
ossia da leggi, e sono quindi scienze rette da leggi; e le scienze storiche,
quali la meteorologia, la geologia, la storia, che studiano la realtà
considerata sotto l’aspetfo individuale e si limitano a stabilire una pura
successione di fatti, sieno essi naturali o morali. La storia considera un
organismo collettivo per sé stesso, come qualche cosa d’individuale, di
particolare, d’unico, mirando a rilevare i Wundt, Einleitung in die
rhilosophie, E rate r Theil, Leipzig, Engelmann] caratteri che lo distinguono
da tutti gli altri organismi collettivi ; ingomma, un gruppo d’individui, una
famiglia, una nazione, lino stato sono esseri concreti al pari degli individui,
e sotto questo aspetto deve osservarli la storia, che non è altro che la
scienza del particolare, doli' individuale, di ciò che non esiste che una volta
sola e non si ripete mai. Quindi, mentre le leggi naturali s’applicano ai
fenomeni che si ripetono sempre nella stessa maniera e non variano
essenzialmente nelle loro manifestazioni, invece nella vita storica non è
possibile in alcun modo stabilire leggi simili a queste, che si possano
applicare tanto all’avvenire quanto al passato, appunto perchè non esistono due
individualità storiche identiche, due avvenimenti che si possano ricondurre
sotto la medesima legge generalo. Gli avvenimenti storici non costituiscono se
non serie di fatti che si sono prodotti una sola volta nel corso del tempo e
non si riprodurranno mai più; e ciò è tutto l’opposto della nozione di legge»
che dà la formula dei fatti che si sono sempre prodotti e sempre si
riprodurranno: questa è la differenza essenziale ed importantissima che corre
tra le scienze naturali e le scienze storiche. I principali procedimenti che il
pensiero umano adopera per estendere le nostre conoscenze, per passare dal noto
all’ ignoto e che fanno parte del metodo inventivo, sono: Vinduzione, la
deduzione, l’analogia e l'ipotesi. Il metodo induttivo c’insegna la via per
risalire dai fatti alle leggi, ossia, come s’è già accennato, ai rapporti
costanti e necessari tra due fenomeni, dei quali il primo dicesi causa e il
secondo effetto ; il primo mezzo per raggiungere questo scopo è l’osservazione.
L'osservazione si fa generalmente consistere in un atto immediato del
conoscere, nell’applicare il potere percettivo alla constatazione dei fenomeni.
Gli strumenti principali che adoperiamo nell’osservare sono i sensi quando si
tratta di fenomeni esteriori, la coscienza quando vogliamo esaminare processi
interni, pei quali è però sempre indispensabile anche l’osservazione esterna. I
sensi limitati e imperfetti ricevono un aiuto prezioso dagli strumenti
scientifici, i quali possono o aumentare il potere di percezione, come il
telescopio e il microscopio, o rendere più esatte le osservazioni che noi
facciamo, come i cronometri che permettono di misurare un secondo e parti
minime d’un secondo, oppure sostituirli ai sensi stessi, quando i fenomeni da
osservarsi sono fuggevoli e difficilmente afferrabili, come ce ne porge esempio
la fotografia applicata allo studio dei fenomeni celesti, o quando i fenomeni
non possono essere da noi percepiti. Cosi la retina dell’occhio non è sensibile
ai raggi ultra violetti, dei quali invece rimane traccia sopra la lastra
fotografica. Però l’osservazione scientifica ha il suo fondamento essenziale e
la sua guida nella ragione, nell’ intelligenza la quale dirige la ricerca,
interpetra e classifica i fatti e ne trae le conseguenze; in una parola, è il
buon osservatore che fa le buone osservazioni ; lo spirito di chi indaga sempre
vigile, attento anche ai ienomeni che sembrano più insignificanti, paziente nel
persistere nelle ricerche, imparziale, cioè libero da qualsiasi pregiudizio,
può giungere a risultati e a scoperte di grande valore, come ce ne porge un
mirabile esempio il Galilei, che possedette in grado eminente l’ingegno
critico; e si deve solo a questo se dalle sue indagini intorno ai fenomeni
naturali seppe trarre conseguenze e cognizioni importantissime: il suo metodo,
come afferma egli stesso, si fonda tutto sulla sensata esperienza non mai
disgiunta dal ragionamento. Innumerevoli persone avranno senza alcun dubbio
osservato le oscillazioni della lampada sospesa nel celebre Duomo, ma solo una
mente severa e indagatrice come quella del Galilei poteva da quel fatto avere
il primo impulso a stabilire rigorosamente le leggi del pendolo. L’osservazione
dev’essere quindi esatta, cioè fedele e scrupolosa: bisogna raccogliere il
maggior numero di fatti, nulla omettere e nulla aggiungere. A questo fine
occorre che l’osservatore sia fornito d’un ricco corredo di cognizioni,
affinchè non si lasci sfuggire quelle indicazioni minuziose che spesso
collegano tra loro fenomeni i quali in apparenza non presentano nulla di
comune, e possa compiere un’analisi completa del fenomeno considerato, che solo
uno spirito acuto, provvisto di profonda cultura, sereno, libero di preconcetti
è in grado di compiere. È inoltre necessario che l’osservatore determini
chiaramente la scelta dei fatti che prende per soggetto dei suoi studi, giacché
tutti i fatti non hanno lo stesso valore, ma alcuni conducono più agevolmente
allo scopo, altri invece ne allontanano, e i fenomeni che la natura ci presenta
sono innumerevoli, e tra essi la mente umana deve sapersi muovere con grande
discernimento. In conclusione, se è vero che quando i fatti che servono di base
al ragionamento siano male stabiliti o erronei tutto l’edificio rovinerà e le
teorie scientifiche fondate sopra di quelli saranno false, è però innegabile
che nelle buone qualità e nella perspicacia dello spirito risiede la condizione
più preziosa per una buona osservazione. Cosi, per citare un esempio, alcuni
astronomi prima di Guglielmo Herschell avevano visto una stella nella
costellazione dei Gemelli, e l’avevano presa per una stella fissa; ma
l’Herschell non s’arrestò alle osservazioni superficiali dei predecessori :
esaminò la qualità della luce, l’ingrandimento che presentava al telescopio, e conchiuse
che non poteva essere una stella fìssa; osservò quindi il suo spostamento e
dapprima io paragonò con quello delle comete e vide che non coincideva; lo
paragonò con quello dei pianeti e, confermando l’ipotesi già formata, conchiuse
che era un nuovo pianeta, chiamato poscia Urano. Galilei così descrive con
somma finezza la grande ricchezza della natura nel produrre i suoi effetti:
Nacque già in un luogo assai solitario un uomo dotato da natura di un ingegno
perspicacissimo e d’una curiosità straordinaria; e por suo trastullo
allevandosi diversi uccelli, gustava molto del loro canto, e con grandissima
maraviglia andava osservando con che bell'artifizio, colla stess’aria colla
quale respiravano, ad arbitrio loro formavano canti diversi o tutti soavissimi.
Accadde che una notte vicino a casa sua sentì un delicato suono, nè potendosi
immaginare che fosse altro che qualche uccelletto, si mosse per prenderlo, e,
venuto nella strada, trovò un pastorello, che soffiando in certo legno forato,
e movendo le dita sopra il legno, ora serrando ed ora aprendo certi fori che vi
erano, ne traeva quelle diverse voci, simili a quelle d'un uccello, ma con
maniera diversissima. Stupefatto e mosso dalla sua naturai curiosità, donò al
pastore un vitello per avere quello zufolo, e ritiratosi in sè stesso, e
conoscendo che, se non si abbatteva a passar colui, egli non avrebbe mai
imparato che ci erano in natura due modi da formar voci e canti soavi, volle
allontanarsi da casa, stimando di poter incontrare qualche altra avventura. Ed
occorse il giorno seguente che, passando presso un piccolo tugurio, sentì
risonarvi dentro una simil voce, e per certificarsi se era uno zufolo o pure un
merlo, entrò dentro e trovò un fanciullo che andava con un archetto, eli ei
teneva nella man destra, segando alcuni nervi tesi sopra un certo legno
concavo, e con lo sinistra sosteneva lo strumento e vi andava sopra movendo le
dita, e senz'altro fiato ne traeva voci diverse e molto soavi. Or qual fusse il
suo stupore, giudichilo chi pnrticipa dell’ingegno e della curiosità che aveva
costui, il quale vedendosi sopraggiunto da due nuovi modi di formar la voce ed
il canto, tanto inopinati, cominciò a credere ch’altri ancora ve ne potessero
essere in natura. Ma qual fu la sua maraviglia quando, entrando in certo
tempio, si mise a guardare dietro la porta per veder chi aveva sonato, e
s’accorse che il suono era uscito dagli arpioni e dalle bandelle nell'aprir la
porta! Un'altra volta spinto dalla curiosità, entrò in un’osteria, e credendo
d’aver a vedere uno che coll’archetto toccasse leggermente le corde di un
violino, vide uno che, fregando il polpastrello d'un dito sopra l'orlo d’un
bicchiere, ne cavava soavissimo suono. Ma quando poi gli venne osservato che le
vespe, le zanzare e i mosconi, non come i suoi primi uccelli col respirare,
formavano voci interrotte, ma col velocissimo batter dell'ali rendevano un
suono perpetuo, quanto crebbe in esso lo stupore, tanto si scemò l’opinione
ch’egli aveva circa il sapere come si goueri suono; nè tutte l’esperionze già
vedute sarebbero state bastanti a fargli comprendere o credere che i grilli,
giacché non volavano, potessero non col fiato, ma con lo scuoter l’ali cacciar
sibili cosi dolci e sonori. Ma quando ei si credeva non poter esser quasi
possibile cbe vi fossero altre maniere di formar voci, dopo l’avere, oltro ai
modi narrati, osservato ancora tanti organi, trombe, pifferi, strumenti da
corde, di tante e tante sorte, e sino a quella linguetta di ferro, che sospesa
fra i denti, si servo in modo strano della cavità della bocca por corpo della
risonanza e del fiato pel veicolo del suono; quando, dico, ei credeva di aver
veduto il tutto, trovassi più che mai rinvolto nell’ignoranza e nello stupore
nel capitarli in mano una cicala, e che né por serrarle la bocca, nè per
fermarle l’ali poteva nè pur diminuire il suo altissimo stridore, nè le vedeva
muovere squame nè altra parte, e che finalmente alzandole il casso del petto, e
vedendovi sotto alcune cartilagini dure, ma sottili, e credendo cbe lo strepito
dorivasso dallo scuoter di quelle, si ridusse a romperle per farla chetare, e
tutto fu invano, sinché, spingendo l'ago più a dentro, non 10 tolse,
trafiggendola, con la voce la vita; sicché neanche potè accertarsi se il canto
derivava da quelle; onde si ridusse a tanta diffidenza del suo sapere che,
domandato come si generavano i suoni, generosamente rispondeva di sapere alcuni
modi, ma che teneva per formo poterveue essere cento altri incogniti ed
inopinabili. lo potrei con altri esempi spiegar la ricchezza della natura nel
produrre suoi effetti con maniere inescogitabili da noi, quando 11 senso e
l'esperienza non lo ci mostrasse, la quale anco talvolta non basta a supplire
alla nostra incapacità Il Saggiatore. Un altro mezzo efficacissimo nel
raccogliere i fatti è Vesperimento, che consiste nel riprodurr e
artificialmente i fenomeni natnrali, per poterli stud iare nelle c ondizioni p
iù fa vorevoli . I vantaggi che lo sperimentare offre sopra l’osservazione pura
e semplice si possono ridurre ai seguenti : I fenomeni che lo sperimentatore
può procurarci sono più numerosi di quelli offerti dalla pura osservazione
naturale, potendo esso ripeterli e moltiplicarli a sua volontà. Però
l'esperimento non si può estendere a tutti quanti i fenomeni dell’universo, e
molti di essi non si possono in alcun modo riprodurre. Cosi Galileo potè
osservare due volte il più straordinario e il più misterioso tra i fenomeni
celesti: l’apparizione e l’estinzione totale di stelle fisse, che vincevano in
splendore tutte le altre stelle e i pianeti: anzi una di esse si vedeva in
pieno mezzogiorno. Fenomeni di questo genero sono assai rari e si sottraggono
naturalmente alla prova dell’esperimento. b) I fenomeni forniti
dall’esperimento sono spesso più chiari, più evidenti ed hanno un valore dimostrativo
assai maggiore di quelli forniti dall’osservazione, giacché, mentre la natura
procede sinteticamente, e in un medesimo essere si riscontra una moltitudine
d’esseri, in un effetto una moltitudine d’effetti; l’ esperimento invece separa
questi elementi, isola que sti effetti, pres enta un fenomeno separato dai fe
nomeni concom itanti, rendendone qui ndi più facile l’esame. Cosi !
osservazione della caduta dei corpi, quale si prosoma in natura, è difficile o
dà risultati assai scarsi; mentre studiando tale fenomeno come si produce colla
nota macchina d’Atwood, tutti gli elementi e le circostanze di esso si possono
rilevare con precisione. Lo sperimentatore può variare indefinitamente il
gruppo delle cause insieme agenti, e raccogliere con tal mezzo più fàcilmente
gli indici rivelatori dei rapporti di causalità, e ottenere anche fenomeni
nuovi, che in natura non si possono constatare, come la caduta dei gravi nel
vuoto, la liquefazione dell’idrogeno e dell’ossigeno. Come è fàcile scorgere,
anche nello sperimentare, se si vogliono ottenere buoni frutti, il predominio
spetta sempre al potere discernitivo della ragione ; anche in questo campo,
come in quello dell’osservazione pura, la natura non rivela i suoi secreti e le
sue leggi se non al ricercatore illuminato e guidato dalla luce
dell’intelligenza. La ricerca della causa. U osservazione e 1 ’esperimento si
possono denominare operazioni preparatorie, in quanto servono quasi a fornire
il materiale, il complesso dei fenomeni, che verranno poi elaborati dall’
induzione per trarne le leggi generali ; quest’ultimo compito, che ha nella
scienza un’importanza essenziale e ne è il fine più alto, procede anzitutto
dalla ricerca della causa. Vediamo quindi di chiarire il concetto di causa,
soggetto di tante discussioni tanto nella filosofia quanto nella scienza dei
tempi nostri. Il principio razionale di causalità consiste nell’affermazione
che « nell’universo ogni fenomeno ha una causa » .Quindi allorché si presenta
un nuovo fenomeno, ossia quando nell’universo ha luogo un mutamento qualsiasi,
dobbiamo considerarlo come la conseguenza, la continuazione, la trasformazione
d’un fenomeno anteriore. Noi diciamo che esiste un rapporto causale tra due
fenomeni, quando li consideriamo cosi strettamente legati l’uno all’altro, che
quando è dato il primo, l’altro si presenta inevitabilmente. Perciò mentre nel
significato volgare la causa si restringe a indicare il fenomeno antecedente
d’un altro fenomeno, a designare ciò che produsse una cosa o un fatto, invece
nel significato scientifico i due termini causa ed effetto sono correlativi,
l’uno non può sussistere senza l’altro, e il passaggio, la transizione dal
fenomeno antecedente al fenomeno conseguente apparisce come il punto vitale, il
« proprium quid » della causalità. Si giunge così ad affermare l’identità della
causa e dell’effetto, a considerarli come due manifestazioni d’un’identità
fondamentale, benché differenti nel tempo. In conclusione, si può dire collo
Stuart Mill che « la causa è la somma delle condizioni positive e negative,
che, essendo date, sono seguite da un conseguente invariabile ». Cosi, quando
esprimiamo la legge biologica generale: Vaumento eli temperatura produce
un’azione eccitante su tutti i processi vitali, vogliamo indicare che se è dato
l’aumento della tempelatura, n e se £ ue > invariabilmente il crescere
dell’energia e della ìapidità del movimento in un essere vivente. Valore del
principio di causa. Il principio di causa e una ipotesi che è accertata solo
fino ad un certo punto e si può sostenere che non si potrà mai avere una
verificazinne completa del principio di causalità per mezzo del1 esperienza. Il
principio di causalità stabilisce un ideale, che pei la nostra coscienza non
potrà mai avverarsi. Anzitutto 1 esperienza non può mai dimostrarci che vi sia
tra i fenomeni una continuità assoluta ; giacché in tutte le evoluzioni che noi
possiamo seguire, si trovano sempre /acune, differenze non spiegate. Quando si
sarà spiegato il passaggio dal fenomeno A al fenomeno B scoprendo ]’
intermediario k, si avranno due questioni invece di una: come si spiega il
passaggio da A a k e quello da k a B? In secondo luogo l’esperienza non ci
palesa nessuna ripetizione assoluta, la quale sarebbe una condizione necessaria
per applicare la legge di causa. Anche quando noi siamo convinti che A è la
causa di B, non avremo con ciò il diritto di applicare questo principio ai casi
futuri, se non nel caso che ci rappresentiamo A sempre in modo identico; il che
avviene solo in maniera approssimativa, giacché vi sono sempre circostanze
accessorie, gradazioni infinite, le quali lanno sì che una data situazione non
si possa mai riprodurre due volte nell’identica forma. Ciò è vero non solo pei
fenomeni organici, psichici e storici, dove le condizioni e gli elementi sono
assai numerosi, ma anche nel mondo inorganico: la ripetizione assoluta è un
ideale. In terzo luogo la serie delle cause è infinita precisamente come sono
infiniti il tempo e lo spazio. Ogni arresto nella nostra investigazione è
sempre fortuito o arbitrario; e poiché secondo il principio di causa, ogni
causa diviene alla sua volta effetto, il volersi fermare ad una causa prima
sarebbe come un contraddire a quel principio; se anche nelle ipotesi più ardite
siamo costretti di fermarci ad un certo punto, questo non è che un limite di
fatto-, noi concludiamo sempre con un punto d'interrogazione, giacché in virtù
del principio di causa, vi è sempre un nuovo problema da porre e da risolvere.
Perciò si può dire in un certo senso che nessun fenomeno è completamente
spiegato. In realtà però si può sostenere che, anche ammettendo il pensiero
dell’ Hurne che noi non percepiamo mai la causa, ma solo una successione,
tuttavia per un numero estesissimo di fenomeni la successione è inevitabile e
continua, come dovremmo attenderci se il principio di causa fosse vero.
Evoluzione del concetto di causa. L’idea di causa ha una origine interna,
soggettiva, ci è suggerita dalla nostra attività motrice. Un essere, che per
ipotesi fosse puramente passivo e vedesse o sentisse successioni esterno
costanti, non potrebbe avere alcuna idea della causalità. Tutti i fatti di
attività mentale che si manifestano per mezzo di movimenti contribuiscono a far
sorgere in noi l'idea empirica di causa, come azione transitiva e conio
mutamento; tra essi quello più importante è la coscienza dello sforzo f.
muscolare, ossia la coscienza d'un complesso di sensazioni provenienti dalle
articolazioni, dai tendini, dai muscoli, dalle variazioni della respirazione
ecc.; e la coscienza dello sforzo consiste sovrattutto nella coscienza
AeW'effetto prodotto, alla quale s’aggiunge T idea confusa d’una creazione che
emana da noi, d’una capacità che noi abbiamo di produrre un fatto nuovo. Noi
estendiamo poscia questa capacità individuale e soggettiva di modificare la
nostra persona e le cose, a ciò che ci circonda, giacché in forza d’una
tendenza istintiva l’uomo suppone intenzioni, volontà, una causalità analoga
alla propria in ciò che intorno a lui agisce o reagisce, nei suoi simili, negli
esseri viventi e in quelli clic pei loro movimenti simulano la vita, come le
nubi, le acquo correnti ecc. È questo il periodo del feticismo primitivo elio
s'osserva in tutte le mitologie e in tutte le lingue; se ne scorgono ancor oggi
le trnccie noi fanciulli, nei selvaggi, negli animali, per es. nel cane che
morde la pietra che lo colpisce, e anche neH’uomo civile, quando tornando ad
essere per un momento un uomo primitivo, va in collera contro una tavola elio
lo urta. Dalla concezione popolare, pratica, esteriore della causalità che
deriva dal fatto, che ogni mutamento suggerisce all’uomo normale che no è
testimonio la credenza invincibile in un agente noto o ignoto che lo produce,
si passa al secondo periodo, che incomincia colla riflessione filosofica e si
sviluppa col lento costituirsi delle scienze. Questo cammino si può riassumere
nel seguente modo: Hoffding, Psychologie. Alcan. si spoglia a poco a poco la
nozione di causa del suo carattere soggettivo, umano, senza che si arrivi
totalmente a raggiungere questa meta ideale; si riduce il carattere essenziale
di tale nozione a un rapporto fisso, invariabile, costante tra un antecedente e
un conseguente determinati; si scorge nella causa e nell'effetto non altro che
due aspetti o due momenti d’nn solo e medesimo processo, il che alla fino equivale
all'affermazione d’una identità.. I quattro metodi sperimentali di Mill. Come
abbiamo già detto, la scienza non bì ferma alla constatazione e alla
descrizione dei fenomeni, ma tende come ad ultimo fine alla ricerca delle
cause, e quindi delle leggi; queste ultime consistono in rapporti invariabili
di successione tra i fenomeni, e la causa non è altro che l'antecedente
invariabile dell’effetto; quindi la ricerca della causa e quella delle leggi
costituiscono in ultima analisi un unico problema, o almeno due problemi tra
loro indissolubilmente congiunti, e la soluzione del primo conduce in modo
facile alla soluzione del secondo. Il problema della ricerca della causa si può
esprimere nel modo seguente; « fra una moltitudine di rapporti di successione,
trovare un rapporto di causalità». Ogni fenomeno che cade sotto i nostri sensi
ha per antecedente non solo il fenomeno che ne è la causa, ma altri fenomeni a
questo concomitanti, e in simile maniera ha per conseguenti non solo il suo
effetto, ma altri fenomeni concomitanti di tale effetto. Quindi il problema da
risolvere consiste nel saper distinguere con esattezza il fenomeno causa tra
gli antecedenti che non sono causa, oppure tra i conseguenti che non sono
effetto il fenomeno che è veramente effetto. Se i fenomeni, invece di prodursi
riuniti in aggregati più o meno complessi, costituissero una serie unilineare,
noi comprenderemmo con grande facilità che ogni fenomeno è causa di quello che
segue, ed è effetto di quello che lo precede; ma la roaltà delle cose è diversa,
e bisogna quindi ottenere per mezzo della ragione ciò che non ci è dato
direttamente dalla natura: ossia bisogna mediante il ragionamento sperimentale
(i) Kibot, L’évolutìon des idée» generai e Bgg. F. Alcan] in mezzo al complesso
dei fenomeni isolare il fenomeno causa e il fenomeno effetto. I quattro metodi
induttivi messi innanzi dallo Stuart Mill servono in parte a questo scopo; essi
sono il metodo d’accordo, il metodo di differenza, il metodo delle variazioni
concomitanti e quello dei residui. Metodo d’accordo. Il canone di questo metodo
è il seguente: Se due o più casi d’un fenomeno concordano in una sola
circostanza, sempre presente, questa è la causa, del fenomeno. Sia da ricercare
la causa del fenomeno a accompagnato dai fenomeni ab, preceduti dai fenomeni
ABC, nòe diconsi antecedenti, ABC conseguenti; se in un secondo esperimento
s’ottiene il gruppo ode, preceduto dal gruppo ADE, si può concludere che A ò
causa di a. Infatti non si può affermare che siano B o C la causa di a, perchè
nel primo esperimento questi mancano ed a invece vi appare ; per una ragione
identica non si possono considerare come causa nò D nè E. Esempio: più corpi in
circostanze differenti, entrano in fusione e si volatilizzano parzialmente,
quando sono sottoposti ad una forte temperatura: la fusione e la
volatilizzazione dei corpi hanno dunque evidentemente per causa il calore,
unica circostanza comune. Metodo di differenza. Il canone di questo metodo è il
seguente: Se un caso nel quale il fenomeno si verifica, e un caso nel quale non
si verifica, hanno in comune tutte le circostanze meno una, questa
presentandosi solo nel primo caso, la circostanza per la quale sola i due casi
differiscono, è la causa. Se in un primo esperimento si ottiene il gruppo dei
conseguenti abe preceduto dal gruppo degli antecedenti ABC e in un secondo
esperimento si ha il gruppo he preceduto dal gruppo BC, si può conchiudere che
A è causa di a. La dimostrazione in questo caso è assai semplice. Esempio:
Tutte le volte che la pressione atmosferica si esercita nella camera
barometrica, il mercurio si eleva nel tubo .barometrico: sopprimiamo questa
pressione facendo il vuoto: se vediamo il mercurio scendere, la causa cercata
sarà il peso dell’aria; cosi pure in tisiologia la funzione d'un nervo si può stabilire
con precisione, quando, tagliato il nervo, cessa la funzione. Metodo delle
variazioni concomitanti. Il canone suona così: Un fenomeno clie varia in una
certa maniera tutte le volte che un altro fenomeno varia nella stessa maniera,
è una causa di questo fenomeno. Se in un primo esperimento abbiamo abc
preceduto da ABC e se in un secondo esperimento facendo variare A vediamo che
varia pure a, diciamo che il primo è causa del secondo. Variando ad esempio la
quantità di calore in un corpo, osserviamo il variare concomitante della sna
dilatazione; e giungiamo così a porre la legge che il calore dilata i corpi; il
calore (antecedente) si assume come causa della dilatazione (conseguente). 4°
Metodo dei residui. Il canone è il seguente: Sottratta da un fenomeno la parte
che si sa per induzioni anteriori essere l’effetto di determinati antecedenti,
ciò che resta fra i conseguenti sarà effetto di quello fra gli antecedenti che
si è trascurato. Supponiamo che si abbiano gli antecedenti ABC e i conseguenti
abc. Per induzioni precedenti sappiamo che causa di b è B e che causa di c è C;
resterà che causa di a sia A. Con questo metodo l’odore sparso nell’aria
dall’elettricità guidò a scoprire l’ozono; così pure, poiché il movimento
d’Urano si spiegava nel suo insieme per mezzo di cause note, le irregolarità di
questo movimento formavano un residuo che, determinato con precisione, condusse
il Leverrier alla scoperta di Nettuno. Un bell’ esempio di questo metodo è
l’induzione con la quale Galileo trovò la causa del candore cinereo della luna.
Le cause possibili sono quattro, la luce del sole, quella delle stelle, una
luce propria, quella riflessa dalla terra; non può essere la prima perchè si
prova che quella parte della luna nella quale si scorge il candore cinereo non è
illuminata dal sole ; non la seconda, perchè il candore cinereo si dovrebbe
vedere anche nelle ecclissi, il che non avviene, nè per la stessa ragione può
essere la terza. Quindi la luce riflessa dalla terra è la causa del candore
cinereo. Osservazioni intorno ai metodi di Mill. I quattro metodi sopra
descritti, che hanno il loro fondamento comune nell 'eliminazione di tutte le
circostanze che sono la vera causa del fenomeno in questione, hanno per le
ricerche scientifiche in generale un’importanza relativa, la quale dev’essere
ridotta nei suoi giusti limiti, giacché vediamo spesso il fisico, il chimico,
il fisiologo ricorrere, nello stabilire esattamente la causa d’un fenomeno, a
mezzi diversi da quelli proposti dal celebre filosofo inglese. Anzitutto è stato
osservato giustamente che l’uso di questi metodi induttivi presuppone due
condizioni, che non sempre si verificano nella realtà, ossia: « che ogni
effetto fibbia una sola causa, e in secondo luogo che gli effetti di ciascuna
causa possano essere tenuti distinti dà quelli delle altre ». Anche nella % r
ita quotidiana noi osserviamo un numero considerevole di fenomeni, che possono
essere prodotti d a iiiii cause, tali sono per es. TI movimento, il calore, il
piacei e. la morte : in questi casi è quasi impossibile ridurre le esperienze
in formule così nette e precise, come quelle che sopra abbiamo rappresentato
per mezzo di lettere alfabetiche, ed è molto difficile non omettere qualcuno
degli antecedenti tra i quali vi è la causa che si ricerca; quindi si comprende
facilmente come l a pluralità delle cause renda difficile il metodo di
concordanza, anche quando si moltiplicano le osservazioni e gli esperimenti.
Cosi l’ignoranza del peso dell’aria indusse i fisici ad attribuire al vuoto, o,
meglio, come essi dicevano, all’orrore del vuoto l'ascensione dell’acqua nelle
pompe. La seconda esigenza rende dubbio il metodo di differenza; cosi nelle
esperienze fisiologiche i risultati ottenuti per mezzo della vivisezione
rimangono non di rado dubbi, giacché il fenomeno prodotto dalla soppressione
oppure dalla lesione d’un organo, come sarebbe ad esempio, il cervello, non è
sempre da attribuirsi in tutto ad esse, mà è spesso il contraccolpo più o meno
lontano prodotto dalla soppressione o dalla lesione d’un determinato organo
sopra un altro, o anche sopra l’insieme dell’organismo preso a soggetto
d’esperieuza. Per questa ragione le precauzioni e le cautele che deve prendere
il fisiologo sono rigorose e infinite, se non vuole cadere in errore. Un’altra
difficoltà, per citarne ancora una, si presenta quando avviene che più cause
insieme s’uniscano a produrre un medesimo effetto, come il salire d’un
areostato nell’atmoslera, prodotto dal combinarsi dell’azione della gravità con
altre cause, che non si possono trascurare, se si vuol dare uua spiegazione
esatta del fenomeno; oppure quando la causalità è reciproca. Non osservando l a
reciprocità delle cause, cadono in errore quelli che sostengono essere il
fenomeno economico la causa unica e diretta del determinarsi degli altri fenomeni
sociali, politici, religiosi, giuridici, artistici e morali; mentre sono più
nel vero quelli che sostengono che i fenomeni sociali sopra indicati possano
alla loro volta esercitare un’azione determinatrice sopra il fenomeno donde
hanno tratto l’origine; così è innegabile che se la produzione economica
stimola il movimento scientifico, questo alla sua volta con l’invenzione di
macchine, di strumenti ecc. stimola e rende più perfetta la produzione
economica. 8. Eccezioni apparenti del principio di causa. Vi sono due idoe, che
pare si sottraggano all’universalità del principio di causa o che malgrado lo
sviluppo del pensiero scientifico hanno tuttora molta forza; sono le idee del
miracolo e del caso. J1 miracolo, preso non nel significato religioso, ma nel
significato etimologico più gouorale [mirari), è un avvenimento raro,
imprevisto, che si produce fuori oppure in opposizione del coreo ordinario e
naturale delle cose. Però esso non porta alla negazione della causa intesa nel
senso popolare, giacché suppone sempre un antecedente: la Divinità, o una
potenza ignota; ma ammette una derogazione al determinismo, nega la causa nel
senso scientifico; il miracolo sarebbe la causa senza la legge. Per molto tempo
nulla ò sembrato più naturale del miracolo: nel mondo fisico l'apparizione
d'una cometa, le ecclissi e altri feuomoni simili erano considerati come
prodigi e presagi, e tuttora sono causa d’inquietudine per molte persone; nel
campo della vita codesta credenza è più tenace; nel secolo XVII spiriti illuminati
ammettevano ancora gli errore s o lusus naturar, stimavano la nascita di mostri
segno di cattivo augurio ecc. Peggio avveniva nel campo della psicologia; sono
noti i pregiudizi, così diffusi nell'antichità, non ancora scomparsi, intorno
ai sogni profetici, al mistero onde si è circondato per tanto tempo il
sonnambulismo naturale o provocato e gli stati analoghi. Infine anche nella
vita sociale vi sono molti utopisti, cho pur respingendo la realtà del
miracolo, l'ammettono però con grande facilità nell'ordine politico o
ricostruiscono la società umana ab imis fundanientis seguendo i loro sogni.
L’idea di caso è più oscura e controversa. Nel significato volgare esso è un
avvenimento elle non presuppone nè causa nè leggo, un'eccezione alla regola
generale, secondo la quale ogni fatto è un effetto. Molti pensano che il caso
sia uua causa reale, ma oscura e impenetrabile, un principio di disordine e di
confusione, che con irresistibile potenza agisce nel mondo a dritto e a torto,
producendo ora con ostinazione capricciosa, una serio continua e strana di
avvenimenti, ora fenomeni isolati e mostruosi. Ma già nell’antichità
Aristotile, intravedendo la verità, scrisse: “ si dice che alcune cose
avvengono per caso, altre no, pur sapendo che tanto le prime quanto le seconde
si possono spiegare riferendosi a qualcuna delle cause ordinarie,. Anche Hume
afferma essere il caso non altro che l’ignoranza delle cause vere. Il Cournot,
studiato profondamente tale problema, dice die gl’avvenimenti prodotti
dall’incontro o dalla combinazione di altr’avvenimenti che appartengono a serie
indipendenti le uno dalle altro sono chiamati fortuiti o risultati del caso,.
Innumerevoli sono gli esempi di questa congiunzione o incrociamento di due o
più serie di cause e di effetti, indipendenti all'origine le uno dalle altre e
non destinate per la loro natura ad una influenza reciproca; cosi una serie di
cause e d’effetti conduce un viaggiatore a prendere un determinato treno e una
serie di cause e d effetti totalmente distinti produce in un luogo e momento
determinato, un accidente che uccide il nostro personaggio. Rappresentandosi
con una linea continua la catena delle ragioni che spiegano un fenomeno, se
questa catena 6 attraversata da un’altra catona e questa linea vioue tagliata
da una linea che parte da un altro punto, il risultato di tale intersezione è
qualcosa di fortuito, un caso, che non è altro quindi che l'incontro di due
serie di cause non solidali, o non presenta quel carattere di assurdità che si
scorge in un fatto senza causa, giacché suppone il concorso di più cause; si
potrà dire con maggior precisione che è un fatto senza legge. Tra la
definizione del Cournot e quella antica di Aristotile, come è stato osservato,
esisto una profonda analogia, e si può almeno diro che tanto per il primo
quanto pel secondo il fortuito consisto nell'incontro imprevedibile di cause e
d'effetti fino a quel punto indipendenti. Ribot Da G. Miltiaud e H. Piérox
nella Heviie de Métapht/sique et de Morale. Dopo che si è osservato che a’ intenda per causa, è
facile comprendere che cosa s’intende per legge, sempre però nel campo delle
scienze che sono anche dette nomotetiche, appunto perchè mirano a stabilire
leggi. Quando noi esprimiamo giudizi universali, come i seguenti : tutti gli
uomini sono mortali, tutti i raggi luminosi che cadono sotto un angolo di 30
gradi, sono riflessi sotto un angolo di 30 gradi; noi vediamo tosto che essi
furono veri noi passato e saranno nell’avvenire [manto nel pres ente. Quando il
chimico dice che ogni combinazione dello zolfo con l’ossigeno avviene secondo
rapporti fissi di peso, non si riferisce ad un momento, ad un giorno, ad un
anno, ad un secolo, ma Quindi nello stesso modo che davanti a giudizi di tal
fatta è lecito porre la parola sfM pg£ dominane, si può mettere anche la parola
sempre, la quale £. richiamerebbe insieme col tempo presente anche il passato e
il futuro: sempre e dovunque le combinazioni di zolfo o (l’ossigeno si sono
fatte, si fanno e si faranno secondo rapporti fissi di peso. Però il tempo
presente che si adopera in queste proposizioni categoriche universali non deve
essere inteso nel senso che indichi una realtà permanente ed eterna', giacché
la scienza considera i fenomeni fìsici e chimici, l’esistenza degli organismi
viventi, le attività psichiche, gli aggruppamenti sociali, c ome semplici
possibilità : ossia tutti questi fenomeni sono, possibili sempre e doni nane,
quando ne sian o date le condizioni, non vuol già dire che siano perpetuamente
reali; la quale affermazione evidentemente sarebbe erronea. Tediamo di dare le
ragioni di questo possibile * errore. Posso io dire in forma di giudizio
categorico: sempre e d ovunque i corpi si combinano secondo rapporti fissi di
peso? la combinazione dei corpi è una realtà costante ed eterna ? No certo; la
chimica non insegna forse che «ad una certa temperatura tutte le attività
chimiche sono sospese? Può esservi stato nel tempo trascorso, potrà esservi
nell’avvenire un periodo di freddo universale nel quale alcuna combinazione
chimica non era e non sarà possibile; bisognerebbe quindi esprimersi con
maggior precisione nel seguente modo: sempre e dovunque, se alcuni corpi si
combinano, le loro combinazioni avvengono secondo rapporti lissi di peso.'
Negli enunciati generali della fisica si può constatare un fatto simile. Così
la legge d’attrazione non si può esprimere per mezzo d’un’affennazione
categorica ed universale come la seguente: tutti i corpi si attirano; ma assai
meglio e in modo più preciso in una forma condizionale: sempre e dovunque, se
due corpi pesanti sono soggetti, senza causa perturbatrice o inibitrice,
all’influenza che essi esercitano l’uno sull’altro secondo le loro masse, la
forza della loro attrazione è direttamente proporzionale al prodotto della
massa e inversamente al quadrato della distanza. L ’impenetrabilità ci mette in
presenza d’un problema analogo. A prima vista nulla di più categorico di questa
asserzione: tutti i corpi nello spazio occupano un posto; che cos’è un corpo? è
un aggregato che ha un certo volume e una certa stabilità; vi sono corpi, ve ne
sono sempre stati e sempre ve ne saranno. Eppure possiamo chiederci con ragione
se la scienza non deve ammettere come possibile uno stato dell’universo, nel
quale ogni aggregato sarà sciolto e gli elementi veri verranno separati e
rimarranno indipendenti. Non vi sarebbero quindi corpi percettibili per la
nostra mano o per le nostre bilance, non vi sarebbero più atomi o elettroni ;
gli atomi e gli elettroni sono essi impenetrabili? lo sappiamo noi di vera
scienza? Isaville, La primauté des jngements condiiiunnels, “ Rovue philos.] In
conclusione possiamo dire che alle leggi e ai teoremi universali conviene non
la forma categorica, ma la forma condizionale, poiché espri m ono affermazioni
relative a rap p orti e ad avveni menti consid erati solo come possibili, ossia
soggetti a determinate condizioni, le quali col tempo possono anche venir meno.
I caratteri della legge naturale. Chiarito in tal modo il concetto di legge
naturale, possiamo chiederci: perchè noi crediamo, anche sulla testimonianza
d’un caso solo, che i casi futuri saranno simili ai casi sperimentati? come da
un certo numero di casi si trae una legge e si estende a * r** 6 " tutti i
casi omogenei possibili? perchè, ad esempio, dopo r '“y ' m t, ’ z aver
esperimentato una o più volte che un corpo immerso in un liquido perde tanto
del proprio peso quanto è il peso del liquido spostato, il fisico passa a
stabilire la legge generale: sempre e dovunque se un corpo è immerso nell’acqua
perde tanto ecc. ecc.? Il fondamento logico di quest’affermazione è da
ricercarsi in un postulato, cioè in un principio indimostrabile, c he
dev’essere ammesso affinché la realtà riesca comprensibile : tale postulato è
quello deU.’uniformità della indura, il quale è alla sua volta fondato sul
principio dì causa inteso nel senso che cause simili in condizioni simili
producono effetti simili e sul principio della conservazione della materia e
dell’energia. Il postulato àe\Vuniformità della natura, la cui esigenza era già
stata compresa dagli antichi nell’espressione: natura non facit saltus, non
indica già che la realtà naturale è costante e uniforme, ma che, pur essendo
essa in perpetua evoluzione e trasformazione, i mutamenti incessanti avvengono
secondo leggi costanti e uniformi. Il principio della conservazione
dell’energia, che dà alla scienza contemporanea della natura il suo carattere
proprio, trova la dimostrazione più evidente nella chimica, la quale,
appoggiandosi a tale supposizione, confermata da un gran numero d'esperienze,
afferma che la somma delle particelle materiali o atomi rimane sempre la stessa
in tutti i mutamenti che la materia subisce. Perciò quando un corpo riceve
nuove proprietà, ciò si spiega per mezzo d’una modificazione nell’insieme e
nelle modificazioni delle parti: produzione o soppressione d’una sostanza
significa aggregazione o disgregazione d’atomi che già preesistevano, benché in
altre combinazioni. Ammettendo quindi che la materia persista attraverso a
tutti i suoi mutamenti, si ammette ancora che la somma dell'energia ossia la capacità
di lavoro, di vincere la resistenza che si manifesta nella natura materiale,
rimane sempre la stessa; e solo in apparenza avviene che l’energia nasca o si
distrugga, come si può dimostrare con qualche esempio: La forza colla quale una
pietra cade a terra dipende dall’altezza dalla quale cade, e, alla sua volta,
l’altezza dipende dalla forza con la quale la pietra era stata sollevata.
Quando la pietra s’è fermata sulla terra, pare che la forza si perda, giacché
la pietra non ha apparentemente il potere di muoversi dal suo posto; ma, anche
allora, il dileguarsi della forza significa solamente che questa si è
convertita in qualche altra cosa, in calore. Lo stesso fenomeno avviene quando
il movimento non cessa del tutto, ma è solamente rallentato dall’attrito,
giacché la forza perduta dal corpo, per l’azione dell’attrito, non si perde in
modo assoluto, ma si trasforma in calore. Esperienze ripetute, sempre
confermate, dimostrano che la quantità di forza, o, meglio, d’energia che
scompare sotto una forma, trova il suo equivalente esatto in un’altra forma,
cosicché la stessa quantità della stessa specie d’energia potrà essere di nuovo
restituita, e qualunque sia la metamorfosi che può subire ciascuna delle
differenti forme d’energia, considerate a parte, la loro somma rimane sempre la
stessa. L ’importanza di questo principio è grandissima per la s cienza, benché
come legge generale della natura non abbia ell e un valore ipotetico, giacche,
non potenao mai conoscersi il contenuto totale del la natura, non potrà inai
ess ere confe rmato dall’espe rienza se non in maniera approssimativa. Esso si
deve quindi considerare come~u n~;7r7nc7'»fo o un 'idea che ci dirige nelle
nostre investigazioni. Infatti quando si presenta ai nostri sensi un nuovo
fenomeno, ossia HJmnsc] quando ha luogo un mutamento dentro o fuori di noi,
esso ci invita a scorgere nel nuovo fenomeno non altro che la continuazione o
la trasformazione del primo, o almeno a ricercare un fenomeno antecedente, del
quale sia la conseguenza inevitabile, donde il principio di causalità, secondo
il quale due fenomeni ci appariscono cosi strettamente legati rimo all’altro,
che, dato il primo, l’altro si presenta inevitabilmente. La formula
dell’induzione, ossia la legge scientifica si può dunque esprimere nei seguenti
termini: Ogni rapporto di causalità è costante. Il rapporto constatato tra i
fenomeni A e B è un rapporto di causalità. Il rapporto tra A e B è costante.
Se, come ha dimostrato l'Helmoltz, esiste veramente la legge di conservazione
dell’energia, essa deve valere tanto per la natura animata, quanto per quella
inanimata. Poiché la natura animata, dice un tisiologo idealista, è composta
della stessa materia dell’inanimata ed è in continuo ricambio materiale con
ossa, e poiché per mezzo delle sostanze assunte certe forme d’energia son
trasportato dalla natura inanimata in quella animata, la leggo di conservazione
dell’energia sarebbe interrotta, se nella sostanza viva l'energia perisse o
sorgesse, cioè se la stessa quantità d’energia introdotta nei corpi vivi, non
fosse ridata di nuovo alla natura inanimata, sia durante la vita, sia dopo la
morte. Studi recenti hanno dimostrato che tutta l’energia assorbita
dall’organismo coila nutrizione dalla natura inanimata, abbandona poi di nuovo
il corpo sotto altre forme; nell’organismo non vi ha produzione nè perdita
d’alcuna minima quantità d’energia. L’evoluzione del concetto di legge. Nello
sviluppo del concetto di legge si possono distinguere tre periodi principali:
quello delle immagini generiche, quello delle leggi concrete o empiriche,
quello delle leggi teoriche e ideali. Nella prima fase la mente umana si forma
una concezione meccanica della regolarità d’un fenomeno, la quale si estende ad
un numero assai ristretto di avvenimenti: è il risultato della ripetizione
costante o frequente di alcuni cicli, Verworx, Fisiologia generale, Torino,
Bocca] come, ad esempio, del corso del sole, della lima, delle stagioni ; molti
uomini non hanno che questa ombra, questo simulacro di legge, che riposa sulla
pura associazione, sull’abitudine pratica, sull’ attesa spontanea d’una
ricorrenza che è stata percepita più volte. Questa nozione, quantunque sia
assai umile, tuttavia è stata assai utile nei primi passi percorsi dall’umanità
sul cammino della scienza, poiché ha frenato la tendenza vivissima
dell’immaginazione a popolare il mondo di cause capricciose e senza regola: è
stata la prima affermazione d’una credenza nella regolarità. In un periodo
posteriore la riflessione e la ricerca metodica fanno sorgere lentamente le leggi
empiriche, che consistono nella riduzione d’un gran numero di fatti in una
formula unica, senza però dare di essi la ragione esplicativa. Nel corso degli
avvenimenti la mente scopre tra due o più fatti un rapporto costante di
coesistenza o di successione, il quale viene esteso ad altri casi; qui non è
del tutto necessaria la costanza, basta la frequenza. La legge empirica è
identica ai fatti, ossia legge e fatti non sono che due aspetti della stessa
cosa. Si assimila facilmente la legge empirica a un fatto generale; cosi in
psicologia si dice: la legge d’associazione o anche il fatto generale
dell’associazione. In secondo luogo la legge empirica è non di rado complessa ;
non riuscendo sempre a rinchiudere in una formula unica e breve molti fatti,
essa deve scindersi in più casi e adoprare lunghe formule per potere contenere
i casi particolari e le eccezioni. Appaiono infine le leggi teoriche o ideali,
che sono le più astratte e le più semplici; sono costruzioni dello spirito che
divengono sempre più approssimative a mano a mano che salgono e s’allontanano
dall’esperienza; e non possono essere applicate, discendere dalla teoria alla
pratica se non mediante rettificazioni o addizioni. Per gli spiriti abituati
alla disciplina delle scionze rigorose la legge ideale è la sola valevole, onde
considerano con un certo disprezzo e con certa diffidenza le formule che sono
un semplice riassunto dei risultati dell’esperienza. Il carattere
approssimativo delle leggi teoriche deriva dal loro carattere ideale. Cosi si è
detto che « le leggi fisiche sono verità generali sempre più o meno falsate in
ogni caso particolare » ; per es., non è sempre assolutamente vero che un
movimento sia uniforme e rettilineo; la legge teorica delle oscillazioni del
pendolo non si può constatare in modo assoluto, giacché non esiste un mezzo non
resistente, una forza affatto rigida e che non possa estendersi, nè un
apparecchio di sospensione capace di moversi senza attrito; un pianeta non
potrebbe descrivere una ellissi esatta, se non nel caso che girasse solo
intorno al Sole, e poiché vi sono più pianeti che agiscono e reagiscono gli uni
sugli altri, la legge di Keplero rimane vera solo idealmente. Si sa da ricerche
compiute con estrema precisione, che la legge di Mariotte sopra i rapporti tra
la densità d’un gas e la pressione che sopporta, non è rigorosamente esatta in
nessuno di essi ; però tra la teoria e la realtà le differenze sono così tenui,
che nei casi ordinari si possono trascurare. Neppure le leggi della
termodinamica (conservazione dell’energia, correlazione delle forze) adoperate
con tanta frequenza ai nostri giorni pel loro carattere di generalità e che
qualcuno considera come il principio ultimo dei fenomeni, non hanno un valore
assoluto; infatti non è del tutto esatto il dire che ogni cambiamento dia luogo
a un cambiamento capace di riprodurre il primo senza addizione o perdita.
L’enumerazione delle leggi ideali sarebbe lunghissima. Oggidì la nozione di
legge è comune a tutte le scienze od è usata nel significato più rigoroso nelle
scienze matematiche e fisico-chimiche. Però non è sempre avvenuto così.
Nell'antichità il termine è adoperato in un senso quasi esclusivamente sociale,
giuridico, morale, per cui si considerano le leggi naturali come norme
impartite ai fatti da una volontà soprannaturale, nello stesso modo che il
legislatore impone ni cittadini il proprio volere con norme non trasgreditoli;
con gli stoici l’idea di legge è trasportata per la prima volta dai fatti
morali ai naturali, e con la scuola epicurea cominciò a considerarsi come la
manifestazione spontanea della realtà intima dei fenomeni. Il concetto di legge
nel senso moderno si è formato tardi o assai lentamente; Copernico o Klepero
nel secolo XVI si servono della parola “ ipotesi il Galilei chiama assiomi le
leggi fondamentali della natura e leoi-emi quelle che ne derivano secondo la
torminologia dei matematici. Descartes incomincia la sua filosofia della natura
ponendo alcune lìegulae sire leges vaturales. Newton dice: Axiomata sire leges
motti ». L’estensione della pai'ola logge è dovuta assai probabilmente al
bisogno di stabilire una divisione netta tra gli assiomi astratti dei
matematici e i principi ai quali si attribuisce un valore oggettivo e un
esistenza nella natura. Infine con la celebro delinizioue del Montesquieu
(1689-1755): “ le leggi sono i rapporti necessari che derivano dalla natura
dello cose, il concetto di logge ha preso il più alto grado di
generalizzazione. Un altro fatto degno d’osservaziono è il seguente : Cartesio
chiama lo leggi della natura 41 regolo „ in quanto esse servono a spiegarci i
fenomeni; lo chiama “ leggi „ in quanto Dio le ha stabilite all'origine
dell’universo come proprietà della materia. Tiù tardi la natura pronde il posto
di Dio; il che è una sopravvivenza d una concezione panteistica del mondo;
poscia predomina la tendenza a designare lo leggi coi nomi dei loro scopritori:
legge di Mariotte, di Oay-Lussac, d'Avogadro, di Weber ecc. Nel secolo XVII è
Dio che stabilisce le leggi della natura; nel XVIII è la natura stessa; nel XIX
sono gli scienziati stessi che si assumono un tal compito. 4. Cenno storico
della teoria logica dell’induzione. Benché abbia avuto il suo massimo
svolgimento nella scienza moderna, tuttavia la teori a logica dell’induzione
risale all’antichità, e la vediamo formulata per la prima volta da Aristotile,
pel quale l’induzione è il procedimento opposto al sillogismo deduttivo, e
consiste nel ragionamento che procede biamo tenerci lontani dai pregiudizi e
dalle illusioni, ch’egli chiama Mola e distingue in quattro classi : Mola
tribus, che derivano dalla natura e dalle tendenze proprie dell’uomo; Mola
spedis prodotti dal carattere e dalle particolarità individuali proprie di
ciascun nomo; Mola fori, che sono gli errori che sorgono dal commercio cogli
altri uomini, specialmente per mezzo del linguaggio; Mola theatri, cioè gli
errori che si ricevono per la via della tradizione, dell’insegnamento e
dell’autorità altrui, quando si accolgono senza critica. Liberato il terreno da
questi ostacoli, sarà assai piè agevole salire dai fatti constatati per mezzo
dell’osservazione e dell’esperimento alle leggi; in ciò consiste la vera
induzione, che egli considera come la via migliore per costruire la scienza.
Egli però non attribuisce alla parola legge il significato odierno, ma il senso
d’una semplice generalizzazione empirica; d à valore di prova solo
all’induzione completa, all’ennmerazione compieta, che nella maggior parte dei
casi non è possibile, dimodoché non è mai stata adoperata da nessuno dei grandi
maestri della scienza. Si è osservato giustamente che l’induzione baconiana
trascende in un volgare empirismo, poiché, c oncedendo minima importanza al
ragionamento, non ci permette di vedere distintamente se la connessione
osservata tra vari fenomeui è puramente casuale e sarà contraddetta da
ulteriori osservazioni, o se dipende da ragioni profonde che fanno estendere il
principio generale ottenuto anche a fatti non ancora esaminati. Bacone dichiara
che la scoperta di nnove verità può ottenersi soltanto per mezzo d’una raccolta
metodica di fatti, la quale deve essere fatta in modo da distinguere i fatti in
tre categorie, disponibili in tre tabelle differenti. La prima, che vien
chiamata tabula essentiae et presentine, contiene esempi concordanti nella
presenza del fenomeno che si vuole investigare; la seconda detta tabula
declinationis sive absentiae in proximo contiene esempi che mancano nel
fenomeno, ma che sono connessi cogli esempi in cui il fenomeno accade, ciascun
esempio corrispondendo per quanto è possibile a quelli già inclusi nella primn
tavola. La terza, che prende il nome di tabula graduimi si ve tabula
comparativa, comprende i fenomeni in cui il carattere ricercato si trova in
grado più o meno intenso, sia elio la variazione avvenga nollo stesso soggetto,
sia che in diversi soggetti paragonati fra loro. Come è facile accorgercene, il
procedimento induttivo viene in tal modo sottoposto a troppe lungaggini, che ne
rendono l’uso assai difficile o poco pratico, benché Bacone abbia con lo sue
tavole intraveduto i tre primi dei quattro metodi dello Stuart Mill. Il
creatore del metodo sperimentale è BONAIUTI Galilei che vide più chiaramente di
Bacone il vero carattere dell’induzione e seppe accoppiare ad una mente critica
e indagatrice di supremo valore un’abilità insuperabile nello sperimentare. Noi
salutiamo oggi il Galilei (cito a bello studio le parole non sospette d’uno
straniero) come il vero fondatore della scienza della natura, alla quale egli
ha dato il metodo più acconcio; noi salutiamo in lui lo scopritore della legge
della caduta dei gravi, con la quale ha posto la base alla scienza del
movimento, alla dinamica, e ha aperto in tal modo la prima porta a tutta la
fisica; con profonda ammirazione pensiamo alle sue osservazioni astronomiche, e
sopratutto alla scoperta dei satelliti di Giove, delle stelle Medicee, mondo
copernicano in piccolo: egli stesso visse e soffri per la dottrina di
Copernico, per la conoscenza scientifica dell’universo. Il metodo tjalileiano,
cioè il metodo sperimentale che riunisce armonicamente l’induzione e la
deduzione, l’esperienza e il pensiero, rappresenta, come ha già affermato
Emmanuele Kant, una rivoluzione dell’indagine scientifica; l’antica filosofia
naturale è condannata, per lasciare il posto alla moderna scienza. Tutta
l’opposizione fra questa e quella, il progresso grande fra l’una o l’altra si
può esprimere con brevi parole: invece di chiedere: perchè cadono i corpi, da
quale specie di impulso, da quale ignota causa vengono sospinti ; il Galilei si
pone il problema : come cadono i corpi, secondo quale legge. Questo mutamento
in apparenza leggero nel porre la questione scientifica separa due età della
conoscenza umana, collocando al posto dell’inutile e ingannevole ricerca
intorno all’essenza delle cause il s olo compito possibile di indagare e
ritrovare l e leggi dei fenomeni. Riehl, Philosophie der Gegenwart, Lipsia,
Teubner Galilei concepisce le forze naturali come capaci di peso e di misura
nelle loro azioni, e dice quin di essere la natura scritta in caratteri
matematici, e i caratteri essere t riang oli, centri e altre figure
geometriche, e quindi senza questi mezzi essere impossibile di intenderne
umanamente parola; adopera i sensi nelle esperienze, l’immaginazione per
rappresentarci all’intelletto le apparenze possibili o avverate dei corpi, la
ragione tanto nell’indagare le intime leggi del pensiero, quanto a ricercare
con le matematiche le leggi intelligibili del mondo esterno, essendo ogni cosa
creata con peso, numero e misura. Egli sottomette all’analisi ogni benché minimo
accidente, con instancabile pazienza r ipete l’oss ervazione e l’esperimento
variando le circostanze e rimovendo ' g li ostacoli che ne potessero diminuire
la sincerità. Tutte queste precauzioni, dice il Fiorentino, sarebbero rimaste
inu-j tili, senza quella geniale divinazione dell’ingegno, che, quasi lampo
attraverso d’una nuvola squarciata, gli faceva alla lontana intravedere la
possibile causa d’un fatto. Vede oscillare una lampada, ne osserva i movimenti
equabili, li misura ai battiti del polso e corre col pensiero all’ isocronismo
del pendolo. Si sovviene aver veduto nelle tempeste cadere piccoli 1 grani di
grandine misti con mezzani e con grandi, tutt’ insieme, nè gli uni aver
anticipato l’arrivo in terra a preferenza degli altri e medita la legge della
caduta dei gravi. Raschia con uno scarpello di ferro tagliente una piastra
ottone per levarle alcune macchie, e movendolo con velocità sente fischiare ed
uscirne un sibilo molto gagliardo e chiaro;! guarda su la piastra e vede un
lungo ordine di virgolette! sottili, egualmente distanti l’una dall’altra; rifà
l’esperienza e s’accorge che il fischio s’ode soltanto quando più veloce vi
striscia, più inacutisce il suono e più inspessisconsi le virgolette; ed eccolo
pensare alle proporzioni delle onde sonori ed alla teorica degli accordi
musicali. Il pensiero e il senso la natura e la ragione si trovarono riunite
nell’ingegno del sommo Galilei, ed a questo propizio congiungimento si del:
bono le sue maravigliose scoperte : non trascurar nulla di ciò che la sensata
sperienza ci porge ; nè d’altra parte arrestarsi impigliato nell’immediatezza
del fatto; tale fu la giusta misura ch’egli seppe trovare tra le angustie del
senso o gli sfrenati ardimenti del vuoto intelletto (Telesin). Una trattazione
profonda e singolare della teoria induttiva è data dall’ inglese Mill, che
definisce la logica « la scienza delle operazioni intellettuali che servono
all’estimazione della prova, ossia la scienza del procedimento generale che va
dal noto all'ignoto, e delle operazioni ausiliario di quell’operazione
fondamentale. Salire dal noto all’ignoto significa ragionare, e ragionare, in
senso esteso, è sinonimo d’inferenza, la quale, come abbiamo già detto, nella
sua forma originaria va sempre dal p articolare al particolare: la logica ci
mostra appunto come da questa forma primitiva e irreducibile di ragionamento
spunta l’induzione scientifica ossia quella che va dal parti colare al
generale. Il carattere essenziale di quest’ultima consiste nel concludere che «
ciò che è vero in un caso particoc olare sarà trovato vero in tutti i casi che
rassomigliano al primo. E chiaro che una tale operazione ha come prejmp
pjgjounpostulato, giacche per credere che ciò che s^pro d otto in un caso
particolare si riprodurrà in tutti i casi simili, bisogna prima ammettere « che
vi sono in natura casi paral leli, che ciò che è avvenuto una volta avverrà
pure in circostanze simili e avverrà tutte le volte che le stesse ciscostanzo
si ripresenteranno » o, in altre parole, è necessario credere che i l corso
della natura è uniforme, e l’uniformità della nat ura alla sua volta riposa su
l principio della causalità universale che, secondo il Mill, trae la sua
origine dall’esperien za" Egli censura la definizione comune della causa ;
gi aedi è, "se due fenomeni che si succedono in ordine di tempo fossero
l’uno causa dell'altro, bisognerebbe dire che il giorno è la causa della notte
e viceversa; invece noi sappiamo bene che tale successione è soggetta a una
condizione, il levarsi del sole sull’orizzonte; è quest’ultimo fenomeno quello
che fa succedere la luce alle tenebre e, se venisse a mancare, non vedremmo più
il giorno alternarsi alla notte. Bisogna quindi definire la causa d’un fenomeno
« l' antecedente o la riunion e d’ antecedenti, di c ui il fenomeno è invariabilmente
e incondizionatamente la conseguenza. Dopo l'apparizione dell'opera capitale
del Alili “ Sistema di logica, si La una vera fioritura importante di opere che
trattano di questioni logiche, e in particolare della teoria induttiva; frale
più importanti noteremo le seguenti: A. Baiu, La logique induttive et deductive
(trad. dall’inglese); Dii fondement de l'induction di Lacheli er; Sigwart.
Logik; Wundt, Logik. Degna di nota è la dottrina della contingenza sostenuta in
Francia da una schiera valorosa di pensatori, tra i quali emergono Emilio B
outro ux ed Enrico Bergson. Secondo tale dottrina la contingenza è al fondo
della natura, e l a necessità dello leggi naturali è solame nte r elativ a,
perchè la coni» non spiega mai tutto l'effetto, e se questo facesse una cosa
sola con la causa, non si potrebbo considerare come un vero effetto. Si osserva
quindi che nella naturn ad ogni grado s'a ggiu nge sempro qualch e cosa di
nuovo.qualche elemento che non si trova nel grado precedente : cosi la coscienza
s'aggiunge alla vita, la vita alla materia, nella materia lo proprietà fisiche
e chimiche s’uniscono allo proprietà matematiche ecc. ecc. La contingenza che
si nota in ogni forma de ll’eBsere è il segno manifesto della libertà che
agisce nel mondo dei fenomeni; ossa scuote il postillato che rende
inconcepibile l'intervento della libertà nel succedersi dei fenomeni, la
massima secondo la quale nulla si crea o nulla si distrugge; essa ci porta ad
ammettere uua libertà che discenderebbe dalle regioni soprassensTbili, per
mescolarsi ai fenomeni e dirigerli per vie impreviste. (La tendenza ad
estendere la libertà e la conti ngenza ai fenomeni della natura o dell'uomo
tocca il minto culminante nella dot trina del Bergso n, pel quale gli stati
psichici profondi, quelli elio formano la baso fondamentale dello spirito,
costituiscono un’eterogeneità assoluta: essendo ciascuno qualche cosa di unico
nel suo genere, non diviene uè causa nè effetto, non potendo la causa
riprodurre sè stessa; e non ha alcun rapporto colla quantità, essendo qualità
pura; alla quantità egli oppone la qualità, al meccanismo dello spirito il
dinamismo, allo spazio la durata pura, al determinismo la libertà. Però una
tale questione esco dai limiti della logica, per entrare nel campo della metafisica.
Uno dei seguaci del Bergson, il Le Roy, afferma che l e leggi s cientifiche
diventano rigorose solo un mulo si trasformano in con1 vonzione e si appoggiano
a circoli viziosi: il corso degli avvenimenti è regolare, abituale, ma non
necessario; cosi la legge della caduta dei gravi ha valore, ma solo quando
forze estranee non la turbano: Boutroux, De la contingence des loie de la
nuture. Alcali] la conservazione dell’energia s’applica solo ai sistemi chiusi,
i quali sono quelli appunto in cui l'energia si conserva. Importante nel
movimento del pensiero contemporaneo, è pure la teoria di Ernesto Mach, fìsico
e filosofo illustre. Questi pensa elio le scienze fisiche c naturali non sieno
altro elio descrizion i di fatti naturali, ossia di fatti di coscienza, di
sensazioni, e che quindi tra il mondo della materia e Quello dello spirito non
viT~) Euyssex] Ma, è stato osservato, le forze naturali e il tempo bastano per
spiegare le irregolarità della crosta terrestre, senza ricorrere ai cataclismi;
nè si può affermare che il periodo attuale risalga solo a sei mila anni, ma a
molte migliaia di più; inoltre a periodi differenti non corrispondono specie
differenti, poiché certe specie appaiono in diversi strati successivi, mentre
altre si sono estinte prima che avesse fine l’epoca alla quale appartenevano.
Queste ed altre obbiezioni pur gravi fecero tramontare l’ipotesi del Cnvier,
della quale prese il posto e si diffuse rapidamente quella del Darwin, Bisogna
risalire fino al Rinascimento, per trovare i primi tentativi d’interpretazione
del mondo organico per mezzo dell’evoluzione naturale. Se no trovano accenni in
opere di scienziati e filosofi appartenenti alle scuole più diverse, in Bruno,
in Leibniz, in Cesalpiuo, in Buffon, in Goethe, e più chiaramente in Damarli
ecc. Darwin ha il merito, senza dubbio, grandissimo di aver saputo mettere.
insieme tutti i fattori dell’evoluzione organica : vide nella lotta per
l’esistenza la causa della selezione naturale, a cui la variabilità offre la
materia, che poi l’eredità trasmette; accanto a questi fattori principali pose
come fattori ausiliari l’azione dell’ambiente sull’organismo, l’influenza dell’
uso e del non uso degli organi, la scelta sessuale, la legge di correlazione di
sviluppo. L 'influenza dell’ambiente è la causa più in vista; piante e animali
si modificano mutando clima e paesi; di tutti gli esseri viventi sopravvivono
solo quelli che sanno adattarsi all’ambiente. Gli animali debbono lottare non
solamente contro il suolo e il clima, ma anche fra di loro: le piante sembra
che si contendano i raggi del sole e il nutrimento della terra; gli animali
adoprano l’intelligenza e l’energia che possiedono per procurarsi da vivere;
gli uccelli da preda provvedono alla propria esistenza mettendo a morte gli
uccelli più piccoli e più deboli; questi alla lor volta si nutrono di insetti,
i quali vivono a spese del regno vegetale; dimodoché tutti gli esseri,
dall’animale più perfetto alla pianta, si movono di continuo una guerra
violenta e accanita; e in questa lotta per resistenza vincono i più forti e i
più fecondi. I caratteri che assicurano il trionfo degli individui e delle
specie si sviluppano producendo nell’organismo modificazioni più o meno
profonde, giacché le diverse parti delPorganismo sono così strettamente
collegate fra di loro, che i mutamenti che accadono in una si fanno sentire più
o meno anche nelle altre, donde la legge di correlazione di sviluppo ; infine
Veredità fissa nella specie i caratteri acquistati dall’individuo. In tal modo
la selezione naturale, mediante continue modificazioni, conduce ad una
trasformazione continua e progressiva degli esseri animali e vegetali,
assicurando la sopravvivenza dei più perfetti. L ipotesi darwiniana, appoggiata
ad una grandissima copia di fatti, di osservazioni e di prove, contribuì a
spiegare molti fenomeni che fino allora erano rimasti senza spiegazione, oppure
erano stati spiegati in modo imperfetto; non è quindi a meravigliarsi se oggi
essa è accettata dalla maggior parte dei naturalisti come legittima; benché le
differenze nel modo di intenderla siano assai gravi, e benché abbia segnato il
principio d’una rivoluzione radicale nell’ interpretazione scientifica della
natura. E se oggi la selezione naturale solleva non poche obbiezioni e appare
di per sé sola insufficente a spiegare tutti i fenomeni della vita organica,
tuttavia i principi messi innanzi dal Darwin devono figurare come la regola il
« metodo » generale che bisogna seguire nell' interpretazione dei fenomeni
naturali. L’analogia. Il procedimento analogico ha pure, come abbiamo già
accennato, molta importanza nella ricerca scientifica. La parola « analogia »
ha però bisogno d’esser chiarita nei suoi significati essenziali, affinchè si
possa comprendere il valore che essa possiede nella ricerca scientifica. Nel
linguaggio volgare tale vocabolo s’adopera generalmente come sinonimo di
somiglianza, mentre in realtà non è che ima forma imperfetta di somiglianza. In
tutte le scienze si possono ritrovare esempi d’analogia. Cosi nella chimica vi
sono corpi analoghi, cioè capaci di combinarsi con un altro corpo dato,
producendo composti paralleli ; in fisica SARLO (vedasi), Studt di filosofia.
Roma, Loeschcr] il suono è analogo alla luce, avendo amendue un carattere
comune che è la vibrazione, malgrado la differenza del mezzo che serve di
veicolo. L’analogia riesce ancor più evidente e frequente negli esseri viventi;
così malgrado le differenze grandi che a prima vista passano tra un uomo e un
uccello e tra un uccello o un pesce, pure la loro struttura è analoga, poiché
tutti constano d’nna serie di segmenti vertebrali, che formano appunto la
colonna vertebrale; hanno tutti un capo che è collocato all’estremità anteriore
di questa colonna, un tubo digestivo che ne percorre tutta la lunghezza e una
certa quantità d’organi che si corrispondono a vicenda. L’analogia, considerata
come un procedimento dello spirito che mira a nuove cognizioni, si può dire un’
inferenza che da una rassomiglianza constatata di alcuni punti conchiude alla
rassomiglianza su altri punti; è un procedimento instabile, ondeggiante e
multiforme, che può dar luogo ad aggruppamenti imprevisti e ad invenzioni
originali, come ci dimostra la storia delle scoperte scientifiche, e in
generale tutti i prodotti della fantasia e dell’immaginazione. Negli spiriti
poco precisi e rigorosi nelle loro osservazioni Yanalogia si fonda per lo più
sopra il numero degli attributi paragonati, benché non sia raro il caso di
analogie singolari basate su pochissimi caratteri comuni; cosi un bimbo vede
nella luna circondata dalle stelle una madre colle sue figlie ; gli aborigeni
dell’Australia, racconta un viaggiatore, chiamarono un libro una « conchiglia
», perchè si apriva e si chiudeva come la valve di questo animale. L’analogia è
più profonda quando ha per base la qualità o il valore degli attributi messi a
confronto; allora s’appoggia sopra un elemento variabile che oscilla
dall’essenziale all’accidentale, dalla realtà all’apparenza; cosi tra i cetacei
e i pesci le analogie sono molte pel profano, tenui pel naturalista. Valore dell’inferenza
analogica. L’analogia può riferirsi ai termini oppure ai rapporti', cosi se da
una rassomiglianza di natura fra due organi si inferisce la rassomiglianza
delle funzioni, nella prima rassomiglianza abbiamo un’analogia clie si
riferisce ai termini; nella seconda ima analogia elle si riferisce ai rapporti.
L’inferenza analogica si distingue dall’induzione per due caratteri principali:
1° L’analogia è in realtà una deduzione fondata sopra una precedente induzione,
benché in apparenza proceda dal particolare al particolare. Sieno per esempio i
fenomeni A e B che abbiamo in comune i caratteri a b c d ; constatando nel
primo un quinto carattere x, posso inferire che esiste pure un’analogia fra i
due fenomeni anche rispetto al carattere x, ossia affermo che anche in B si
trova quest’ultimo carattere; per es. Franklin nota che alla scintilla
elettrica e al fulmine sono comuni alcuni caratteri, e conclude che hanno pure
comune la causa, donde la scoperta della causa del fulmine e del mezzo per
mitigarne gli effetti. Bisogna però notare che il legame che esiste tra i
caratteri a b c d e il carattere x dev’essere costante e necessario, ossia deve
avere il valore d’una legge ottenuta mediante il procedimento induttivo; non
dev’essere un fatto accidentale, giacché, come è facile comprendere, in tal
caso l’analogia non sarebbe possibile o sarebbe per lo più errata. Molti errori
di ragionamento che commette l’osservatore volgare o poco circospetto dipendono
spesso da false analogie. Uanalogia è sempre ipotetica, mentre ciò non si può
dire dell’induzione. Se per es. io osservo sulla terra i caratteri abed.
l’atmosfera, il calore, l’umidità e la vita, e constato nel pianeta Marte i
caratteri abe, sono tratto a inferire che anche in Marte esiste il carattere d,
ossia la iuta; però evidentemente questa inferenza è ipotetica, e rimarrà tale
finché l’esperienza non ne abbia provato la verità. Quindi il ragionamento
analogico è di uso assai delicato, e può condurre ad errori assai frequenti
anche nell’osservazione scientifica, come ce ne fanno fede tanto le scienze che
hanno per oggetto lo studio della natura, quanto le scienze storiche. Un
esempio celebre di fallaci analogie è quella già citata di Newton intorno alla
luce; è pure fallace quella che Platone stabili fra lo stato e l’individuo, in
forza della quale conchiude che debbono esservi tre categorie di cittadini :
servi, guerrieri, reggitori, come vi sono tre facoltà dello spirito,
sensibilità, affettività, ragione; Platone non volle vedere che le proprietà
osservate nell’individuo non corrispondono esattamente alle funzioni esercitate
dallo Stato ; in un errore simile sono caduti recentemente quegli studiosi che
hanno stabilito un’analogia molto stretta fra l’organismo e la società e hanno
affermato che le funzioni sociali debbono corrispondere alle funzioni
dell’organismo, riconoscendo nella società un cervello, i tessuti, la
circolazione del sangue, un sistema nervoso, muscolare ecc. La logica dell'
invenzione. Per ben comprendere la scienza nei suoi caratteri essenziali, per
coglierne lo spirito sotto le apparenze superficiali, bisogna ancora
considerare brevemente l 'invenzione, la ricerca creatrice, la quale non di
rado trascura i metodi, le forme e le vie comuni dell’indagine, giacché il
lavoro della mente che crea si compie spesso come in un’atmosfera nebbiosa e
oscura, spinto quasi da un presentimento della verità che è anteriore al
possesso chiaro e cosciente di questa. In qualche caso lo spirito dell’
inventore è avvolto dalle contraddizioni, non ha la coscienza ben chiara di ciò
che compie e dello scopo a cui mira, manca di rigore, di precisione,
d’evidenza; spesso nello scoprire una verità, grazie alla potenza intuitiva del
suo ingegno, salta a piè pari gli anelli intermedi che congiungono una verità
con un’altra, senza curarsi in nessun modo della continuità e della
concatenazione dei suoi ragionamenti. La storia ci prova ampiamente che una
conclusione nuova e giusta è uscita spesso da falsi ragionamenti, che un
edificio creato dalla nostra mente può essere esatto, mentre ne sono false
tutte le singole parti; non so quale scienziato ha un giorno esclamato: « Io
non vorrei raccontare il succedersi dei miei pensieri in una ricerca, perchè mi
potrebbero giudicare o un imbecille o un pazzo » . L’amore esclusivo dell’ordine,
della chiarezza, della logica razionale, l’orrore per la contraddizione, che si
ritrovano negli spiriti comuni e mediocri, sono non di rado assenti neigrandi
inventori. Il Turgot, uno dei più saggi filosofi del secolo XVIII ha scritto :
« Se si elevassero monumenti agli inventori nelle arti e nelle scienze, vi
sarebbe un minor numero di statue per gli nomini, che pei fanciulli, per gli
animali, e soprattutto, 4 per la fortuna » . L’importanza del caso nelle
invenzioni scientifiche è •] stata spesso esagerata, e va messa nei suoi giusti
limiti; esso 1 va inteso in un doppio senso: 1°. In senso largo, il caso
dipende dalle circostanze inteI riori e psichiche. Si sa che una delle migliori
condizioni per I inventare è l’abbondanza dei materiali, l’esperienza accumuj
lata, un periodo preparatorio lungo, complesso, laborioso, parI ticolare o
generale, che rende poscia lo sforzo efficace e facile; I nel dominio del
pensiero, come negli altri campi, non esiste 9 generazione spontanea. Le
confessioni degli inventori non lasciano alcun dubbio 9 intorno a questo punto,
cioè intorno alla necessità d’un gran I numero di schizzi, di saggi, di abbozzi
preparatori, sia che i si tratti d’uua macchina o d’un poema, d'un quadro o
d’uu J edificio ecc. ; un’ incubazione profonda precede sempre l’e&pvjxa. 1
Qui il caso ha la sua funzione incontestabile, ma dipende • J infine dall’
individualità, e da questa spunta la sintesi impreM vista di idee che
costituisce la scoperta. 11 caso, in senso limitato, preciso, è un accidente
for1 tunato che suscita l’invenzione, ma che non ha in questa il merito
maggiore : si può dire che sia piuttosto la convergenza jj di due fattori,
l’uno interno, il genio individuale, l’altro 9 esterno, l’avvenimento fortuito.
È impossibile determinare 9 tutto ciò che l’invenzione deve al caso inteso in
questo senso;* certo nell’ umanità primitiva l’efficacia ne deve essere stata I
enorme: la scoperta del fuoco, la fabbricazione delle armi, degli* utensili, la
fusione dei metalli sono state suggerite da accidenti 9 assai semplici, come,
per esempio, la caduta d’un albero attra1 verso un corso d’acqua può aver
suggerito la prima idea d’un 9 ponte. Nei tempi storici la raccolta dei fatti
autentici forme-'® rebbe un grosso volume; chi non conosce il pomo di Newton,
la lampada del Galilei, la rana del Galvani? Huyghens ha I dichiarato che senza
un concorso imprevisto di ch’costanze, l’invenzione del telescopio avrebbe
richiesto un « genio sovrumano », mentre si sa che è dovuta ad alcuni bimbi
che® giocavano con vetri nel laboratorio d’un ottico; lo SchònbeinH scopre
l’ozono grazie all’odore fosforico dell’aria quando è attraversata da scintille
elettriche; si dice che la vista d’un granchio abbia suggerito a Giacomo Watt
l'idea d’una macchina ingegnosa. Le scoperte di Grimaldi e di Fresnel sulle
interferenze, quelle di Faraday, Arago, Foucault, Fraunhofer, Kirchhoff e di
altri cento debbono qualche cosa al caso. L’ufficio del fattore esterno è
chiaro, mentre è men chiaro quello del fattore interno, benché sia capitale.
Infatti lo stesso avvenimento fortuito passa davanti a milioni d’uomini senza
suscitare nessuna idea nuova. Quanti Pisani avevano visto oscillare la lampada
nel celebre Duomo prima del Galilei! Il caso fortunato tocca solo a quelli che
lo meritano ; per profittarne occorre prima un acuto spirito d’osservazione,
l’attenzione sempre desta e vigile, infine, se si tratta di invenzioni
scientifiche o pratiche, la penetrazione che coglie i rapporti tra le cose e
avvicina caratteri ed elementi, che nessuno aveva pensato di riunire; in
conclusione il caso è un’occasione, non un agente di creazione. (*) Il Voltaire
attribuiva ad Archimede tanta immaginazione quanta a Omero; A. Baili, C.
Bernard, Th. Ribot hanno poscia determinato con una certa precisione l ’importanza
che l’immag i nazione ha nell e scienze. Tra i caratteri essenziali dell’immagi
nazione, il cui meccanismo sempre e dovunque è presso a poco lo stesso, sono
notevoli i seguenti: 1°. Un’invenzione qualsiasi ha sempre i caratteri
d’un’opera d’arte, e nella sua unità rassomiglia ad un organismo vivente; essa
non è mai ottenuta mediante un lavoro d'intarsio discorsivo, ma è il frutto
d'un pensiero intenso e profondo più che metodico e minuzioso. 2°. Ogni
inventore è un uomo d’azione; il suo pensiero, cosi diverso da quello del
contemplatore o del critico, va dritto, rapido, è essenzialmente concreto e
specifico, flessibile, prudente, capace di adattarsi al variare delle
circostanze e alle minime indicazioni dell'esperienza. Si sa che l'abbondanza
dei ricordi non è una condizione sufficiente uè necessaria per creare; si è
anzi osservato che un’ignoranza relativa è qualche volta utile per innovare, e
favorisc e l’audacia; vi sono invenzioni scientifiche elio non si sarebbero
fatte séTIoro autori fossero stati trattenuti dai dogmi e dalle opinioni Ribot,
L'imagination créatrice, Alcali] dominanti nei loro tempi e ritenuti come
incrollabili ed eterni. La mente dell’inventore mira al fatto, al risultato.
3°. La facoltà inventiva per eccellenza, come ha osservato il Bain, consiste
nella facoltà di identificare, di percepire somiglianze e differenze, e suppone
quindi una singolare attitudine a pensare per analogie e por immagini; lo
scienziato non si distingue in questo punto dal poeta.Il metodo sistematico ha
per fine essenziale di dare alle cognizioni scientifiche un ordinamento
razionale e di ottenere la prova della verità. Mediante queste operazioni
l’insieme dei fenomeni che costituiscono l’oggetto di lina scienza diviene un
complesso ordinato nel quale tutte le parti hanno relazione e dipendenza
reciproca. Al primo ufficio la logica soddisfà con la teoria della definizione
e della divisione, che comprende la classificazione ; al secondo con la teoria
della prova e dei principi di prova. Quest’ultimo ufficio viene anche
attribuito ad una parte speciale del metodo, che appunto dicesi dimostrativo.
In tutte le scienze tali operazioni hanno molta importanza per diverse ragioni:
una raccolta di fatti e di cognizioni, come possiamo osservare nella tìsica,
nella botanica, nella zoologia ecc., quando viene fatta con ordine sistematico,
mette in maggiore evidenza la verità delle cognizioni rintracciate, che vengono
presentate in tal modo alla nostra intelligenza come riunite in un quadro dai
contorni chiari e ben determinati; in ciò il sapere scientifico si distingue
specialmente dal sapere comune e volgare che è per lo più disordinato, confuso,
e non distingue le nozioni importanti e generali da quelle che sono meno
importanti e particolari, ciò che è vero da ciò che è falso. Il valore e
l’utilità d’un ordinamento razionale si possono chiaramente stabilire
osservando l’ufficio che esso compie anche nelle raccolte di minore importanza,
come quando si tratta d’una biblioteca, d’un museo, d’un erbario eco., il
disordine fa perdere tempo all’osservatore e gli impedisce di apprezzare
l’importanza degli oggetti che ha davanti agli occhi. La definizione è In più
semplice delle forme sistematiche; precede la divisione e la classificazione,
poiché, se ogni nozione generale, come già abbiamo visto nella prima parte, ha
ima comprensione che è la somma dei caratteri che essa racchiude, ed
un’estensione, che è il numero degli esseri che, possedendo in comune quei
caratteri, trovansi raggruppati sotto quella nozione, la comprensione determina
l’estensione, e quindi la definizione determina la divisione. Ufficio primo
della definizione è quello di determinare con chiarezza e precisione le idee
che sono l’oggetto d’una scienza, ossia il co nte nuto dei singoli concetti;
ora la definizione d’un concetto si esprime, nel modo più semplice, mediante un
giudizio, nel quale il soggetto è il concetto che dev’essere definito e dicesi
appunto definito o definiendo ; e il predicato è quella nota o quell’insieme di
note, mediante le quali il soggetto viene definito, e dicesi definiente. La
definizione si può prendere in tre significati : è l’operazione o l’insieme
d’operazioni che mirano a determinare l’essenza delle cose ; e in questo senso
l’intendeva Socrate, che pel primo, al dire d’Aristotile, applicò la mente alle
definizioni. Definire era per lui cercare razionalmente l’essenza delle cose,
xò li iotiv ; cosi egli voleva determinare l’idea della giustizia, della
sapienza, della prudenza, l’idea dell'uomo politico, del giudice ecc.; la
definizione di queste idee e di quelle simili permetteva di misurarne
esattamente l’oggetto e il valore e quindi di regolare meglio la nostra vita
pratica. E chiaro che in questo significato la definizione è il mezzo della
scienza, in quanto tende alla conoscenza dei caratteri essenziali delle cose;
la definizione può anche essere il fine della scienza, ossia la nozione, il
concetto, nel quale si rende stabile il risultato della ricerca scientifica ;
infine la definizione può essere intesa come l’operazione, la quale consiste
nello sviluppare in una proposizione o giudizio il contenuto d’un concetto
ottenuto mediante la ricerca scientifica. In quest’ultimo significato è
l’espressione della scienza, la formula esplicita e breve dei risultati della
scienza. I caratteri e le note che formano il contenuto d’un concetto possono
essere numerosi e di specie diversa e di valore disuguale, e non possono di
conseguenza entrare tutti nella definizione scientifica; ma, poiché la scienza
ha per oggetto il generale, la definizione ha per oggetto ciò che dicesi
l’essenza ed esclude il particolare, l’accidente. Vediamo quindi che vuol dire
essenza d’un concetto. L’essenza è costituita dall’insieme dei caratteri intimi
che persistono in mezzo al variare delle relazioni e delle modificazioni
accidentali ; è ciò che l’essere possiede in sé stesso, ciò che non può cessare
d’appartenergli, senza che esso cessi tosto di esistere. Li’accidente è ora un
rapporto fortuito, come ad esempio il posto occupato da un individuo o da un
oggetto nello spazio e nel tempo, ora una modificazione accessoria che altera,
per cosi dire, soltanto la superficie dell’essere che la subisce, senza
toccarne il fondo, è, in generale, tutto ciò che avviene negli esseri per un
concorso fortuito di circostanze esteriori. Si comprende quindi come la
definizione escluda l’accidente e accolga solo ciò che è essenziale. Però
bisogna avvertire che questi due concetti non hanno limiti fissi, giacché
l’accidente può alla sua volta divenire oggetto di definizione; cosi, se non si
può definire l’uomo per mezzo di qualche malattia, cui vada soggetto, si può
però definire la malattia nei suoi caratteri essenziali, escludendone gli
accidenti particolari, ai quali esso può andare incontro. Però non tutte le
nozioni si possono definire in modo preciso e determinato, e nelle diverse
scienze, oltre le definizioni approssimate, come le idee di colore, tono,
sapore, vi sono definizioni oscillanti, come avviene per le idee che si
arricchiscono di continuo per mezzo dell’esperienza e mediante caratteri che
vengono aggiunti dalle nuove scoperte. Per esempio, dice Taine, la nozione che
un uomo ordinario ha del corpo umano è assai misera e incompleta: per lui è una
testa, un tronco, un collo, quattro membra d’un colore e di una certa forma; e
questi pochi caratteri gli sono sufficienti per la pratica usuale della vita ;
ma è chiaro che i caratteri propri del corpo umano sono infinitamente più
numerosi ; l'anatomico vuol sezionare, notare, descrivere, disegnareil manuale
che si dà agli studenti ha mille pagine, e occorrerebbe un bel numero d’atlanti
e di volumi per contenere le hgure e l'enumerazione di tutte le parti che
l’occhio nudo ha constatate. Se poi l’occhio s’arma d’un microscopio, questo
numero si centuplica; al di là del nostro microscopio, uno strumento piu
potente aumenterebbe ancora la nostra conoscenza; continuando per questa via la
ricerca non ha termine. Inoltre in alcune scienze le detinizioni segnano come
il punto d’arrivo della ricerca scientifica, in altre invece segnano il punto
di partenza. Cosi nella geometria, dove nessun ragionamento e possibile senza
le definizioni, queste debbono essere stabilite da principio; mentre nelle
scienze sperimentali, dove esprimono i risultati ottenuti, debbono
rappresentarne le conclusioni. E evidente che le definizioni del triangolo, del
circolo, del quadrato ecc. debbono precedere qualsiasi ragionamento intorno a
queste figure; e che la definizione delia « vita » nelle scienze biologiche non
può essere che il risultato di un gran numero di ricerche e di studi che
riguardano i fenomeni vitali. Infine nella definizione debbono entrare quelle
note che sono sufficienti per distinguere il concetto definendo sia dai
concetti simili, sia dai concetti che appartengono ad altre classi; per questo
si dice che la definizione si fa pel genere prossimo e per la differenza
specifica, de/ìnitio, dicevano gli Scolastici, fit per genua proximum et
differentiam specificavi. Definire pel genere prossimo, cioè per quel genere
che più, s avvicina alla comprensione del definendo, equivale a indicare il
gruppo di cui un oggetto o un individuo fa parte, e ' quindi attribuirgli
implicitamente i caratteri di questo gruppocosi per definire l’uomo è inutile
dire che è un animale vertebrato, mammifero-, quest’ultimo carattere, che
esprime il genere prossimo, è sufficiente, giacché implica i due primi.
Definire per la differenza specifica vuol dire constatare e determinare 1
caratteri speciali che appartengono solo al definendo e lo distinguono da tutti
gli altri esseri del medesimo gruppo. Cosi se al carattere « mammifero » noi
aggiungiamo, per designare l’uomo, quello di bimane, gli attribuiamo con
quest’ultimo concetto un carattere che lo distingue da tutti gli altri
mammiferi. Diverse specie di definizioni. Il metodo che si adopera nel lare una
definizione può essere duplice, positivo e negativo. Il primo consiste nel
riunire nella definizione tutti i caratteri che servono a determinare il
definendo; il secondo mira invece a stabilire i caratteri che debbono essere
esclusi e non possono attribuirsi al definiendo. Quest’ultimo metodo ó assai
meno perfetto e si può considerare, nella maggior parte dei casi, come un
complemento del primo. La definizione si suole distinguere in nominale e reale.
La definizione nominale ha per fine di spiegare e di determinare in forma
precisa il valore e il significato d’una parola, o di fissare il senso costante
di alcune parole attraverso le varietà mutabili delle significazioni
particolari. Essa ha valore logico non in quanto sia una semplice spiegazione
etimologica o sintattica, nel qual caso la definizione rientra nel campo della
grammatica, ma solo in quanto serva di preparazione alla definizione reale. Vi
è un certo numero di parole che non sono facilmente definibili pel numero e la
varietà degli elementi che contengono e che spesso sono il prodotto di varie
epoche storiche; di qui la difficoltà che s’incontra nel definire la « società
» oggetto di tante dispute nella scienza sociale contemporanea, la religione,
lo stato ecc. La definizione reale tende a darci invece l’essenza d’un
concetto, il valore intrinseco del definiendo, indicando i caratteri che questo
ha comuni con gli altri concetti simili, e quelli che ne lo differenziano; si
fa quindi, come s’è già detto, pel genere prossimo e per la differenza
specifica. Anche qui le difficoltà per ben definire non sono poche, quando si
tratti di concetti che si considerano come un prodotto storico o di concetti
scientifici, ai quali nuove esperienze possono di continuo aggiungere nuovi
elementi; sono minori per altre scienze, come ad esempio perle matematiche,
dove sono possibili definizioni perfette. Inoltre la definizione, considerata
sotto un altro aspetto, può essere anche analitica o sintetica. E analitica
quando risolve il concetto del definito in più altri concetti; per es.
l’eredità fisiologica è la trasmissione di caratteri speciali dell’organismo
dai progenitori ai discendenti; oppure: il cerchio è una curva chiusa che ha
tutti i punti^ della circonferenza equidistanti dal centro. L sintetica la definizione,
quando nel determinare i caratteri del concetto segue il processo col quale il
definiendo si è venuto formando, ossia costituisce un concetto per mezzo di
altri concetti più semplici. In questo senso la definizione può essere detta
genetica, in quanto espone la genesi d’un concetto ; e questa si può
considerare come la forma più perfetta del definire. Un esempio di definizione
genetica è il seguente : Se in un piano, tenendo ferma una retta ad un suo
estremo, la muovo sempre nello stesso senso e in modo che essa torni alla sua
posizione di partenza, descrivo una figura che dicesi circolo. Si sogliono
anche distinguere due specie di definizioni genetiche, la diretta e V
indicativa: è diretta quando essa stessa produce e costituisce il definiendo; è
indicativa quando espone il modo col quale il definiendo può essere prodotto da
cause che sono distinte dal nostro pensiero, come avviene delle cose prodotte
dalla natura, per es. dei ghiacciai, dei venti ecc. 5. Regole della
definizione. Le principali regole che si debbono seguire per ottenere una buona
definizione logica sono le seguenti : i concetti defi nienti non debbono essere
una semplice tautologia del concetto definito o definiendo, ossia il definiente
non deve ripetere colla stessa o con diversa forma grammaticale il definito,
come quando si dice che uomo bugiardo è colui che dice bugie. Questo errore
assai comune viene indicato dalla logica tradizionale colle note parole latine
: idem per idem definire. la definizione non dev’essere circolare, ossia non ci
deve spiegare il delùdente mediante il definito e viceversa, ricordando 1
errore del circolo vizioso, come quando si definisce la coscienza per la
percezione dei fatti interni, e questi ultimi vengono definiti per quei fatti
che si producono nella nostra coscienza. c) la definizione non dev’essere
negativa, ossia deve dire non già quello clie il definiente non è, ma quello
che è, ed esporre i suoi caratteri propri. Sarebbe negativa la definizione che
chiamasse la virtù la qualità opposta al vizio.la definizione dev’essere infine
chiara ed esatta, non dev’essere sovrabbondante, non essere nè troppo ampia, nè
troppo ristretta, deve evitare le espressioni improprie, oscure, e anche le
espressioni figurate, quando non contribuiscono a chiarire il concetto. Cosi
quando si dice che il bello è lo splendore del vero, non si giunge ad avere del
bello un concetto nè chiaro nè esatto. Le definizioni di questo genere
nascondono spesso l’ignoranza di cognizioni sicure e profonde intorno
all’oggetto che si vuole definire, oppure anche l’imperfezione della scienza.
6. La divisione. La divisione, intesa come operazione logica, determina
l’estensione d’un concetto, mentre la definizione ne determina la comprensione
; essa si riduce quindi a un giudizio, nel quale s’espongono le diverse specie
d’una idea generale, e il dividendo, che rappresenta il genere, fa da soggetto,
mentre il dividente, che contiene l’enumerazione delle diverse specie contenute
nel dividendo, fa da predicato. Anzitutto nella divisione bisogna considerare
le note contenute nel concetto da dividere, distinguere in esso gli elementi
generici, che sono costanti, dagli elementi variabili, che costituiscono il
cosiddetto fondamento o principio della divisione. Cosi nella nota divisione
delle lingue in monosillabiche, agglutinanti, flessive, le parti divise sono
queste ultime, il dividendo è il concetto lingua, e la divisione è fondata
sulla morfologia. Le regole della divisione sono le seguenti: La divisione deve
corrispondere esattamente all’oggetto suo, ossia le sue parti debbono
riprodurne tutta l’estensione, in modo che nessuna parte ne sia trascurata e
non ve ne sia alcuna superflua. Ogni divisione dev’essere fatta secondo un
unico principio. Così se dividiamo le opinioni professate dagli uomini in vere,
false e dubbie, la divisione posa sopra un doppio principio, la verità e la
certezza: le opinioni tutte, comprese quelle dubbie, sono vere o false ;
cosicché converrebbe fare due divisioni: a) tutte le opinioni sono o vere o
false; b) tutte le opinioni sono o certe o dubbie. 3°. La divisione non
dev’essere negativa, ossia ogni specie divisa deve avere caratteri propri, non
già essere una semplice negazione dei caratteri della specie opposta. Così è
negativa l’antica divisione degli animali in vertebrati e invertebrati. Le
parti divise debbono essere coordinate ed opposte: bisogna far in modo che
nessun oggetto o nessun essere possa venir collocato in due termini d’una
medesima divisione. Cosi chi dividesse i fenomeni naturali in fisici, chimici,
psichici e volontari cadrebbe nell’errore che è cagionato dal non osservare la
presente regola ; infatti i fenomeni volontari non sono nè opposti uè
coordinati a quelli psichici, ma subordinati ad essi, e ne sono parte. La
divisione più semplice è quella die dicesi dicotomia, la quale consiste nel
dividere il genere in due specie opposte, che si distinguono per la presenza
nell'una e l'assenza nella seconda d’un solo e medesimo carattere. La classi
fic azion e delle scienze concepita dal fisico Ampère è una vera e propria
divisione dicotomica ; egli infatti distingue le scienze in due grandi regni,
scienze cosmologiche che si occupano del mondo materiale e studiano la natura,
e scienze nooloyiche che studiano il mondo morale e spirituale. Ciascuna di
queste classi si suddivido alla sua volta in altre due classi minori e così di
seguito; l'Ampère giunge con questo metodo a stabilire cento ventotto scienze
speciali, che abbracciano tutte le cognizioni umane. La classificazione;
utilità e specie diverse. Una forma sistematica del sapere scientifico più
importante di quella precedente è la classificazione, la quale tende a
presentare in modo compiuto e ordinato tutte le parti che compongono un
complesso di cognizioni omogenee. Essa si può dire una divisione complessa
risultante da una divisione principale e da una o più divisioni subordinate o
suddivisioni. Nella classificazione lo scienziato parte da un concetto
generale, ne distingue prima le specie immediate e più generali ; in ciascuna
di queste poscia le specie rispettive, finché giunga fino alle ultime specie
per mezzo di successive divisioni e suddivisioni. I vantaggi che presenta un
tale ordinamento delle cognizioni scientifiche sono evidenti. Anzitutto il
contenuto di nna data scienza viene compreso in un prospetto sintetico, che
abbrevia il tempo necessario per apprendere, riducendo in un certo senso il
numero delle cognizioni indispensabili; cosi per es. il regno animale abbraccia
probabilmente non meno di 600000 specie, che lo zooologo riesce a conoscere in
modo relativamente completo riducendo gli individui in specie, le specie in
generi, i generi in famiglie ecc.; il quadro in tal modo semplificato può
essere facilmente ritenuto e riprodotto dalla memoria, benché non ci fornisca
che una cognizione schematica o scheletrica della natura, che per la scienza è
però sufficiente e, pur sopprimendo i caratteri particolari, estende
mirabilmente il campo delle nostre conoscenze. In secondo luogo la
classificazione ci permette di apprendere non solo un numero infinito di esseri
o di oggetti, ma anche la loro 'parentela mediante le loro affinità naturali.
In tal modo l’immensità della natura viene riassunta non solo in una forma
concisa, ma anche in una forma ordinata ed armonica. Inoltre la somiglianza e
le affinità constatate tra gli esseri appartenenti ad un dato gruppo permettono
spesso di inferire altre somiglianze ed affinità prima ignorate. Così, come
dice il botanico Adriano de Jussieu, quando sappiamo che un certo numero di
piante costituiscono una famiglia, di solito siamo tratti ad attribuir loro le
medesime proprietà economiche e medicinali. La classificazione può essere
artificiale o naturale. La classificazione artificiale, che ha uno scopo
essenzialmente pratico e mnemonico, tende a darci la conoscenza degli oggetti o
degli esseri che si vogliono classificare fondandosi sopra un numero ristretto
di caratteri, i quali vengono scelti fra i più appariscenti, senza badare alla
loro importanza intrinseca; un esempio di classificazione artificiale è
l’ordinamento d’una biblioteca, dove i libri vengono disposti o secondo
l’ordine alfabetico, o secondo il formato, o, meglio, secondo il contenuto. La
classificazione naturale invece si ha quando, per riprodurre in certo qual modo
l’ordine della natura, è fondata sopra la scelta dei caratteri più importanti,
manifesti oppure occulti, permanenti oppure evolutivi. La forma più perfetta di
classificazione naturale è quella detta genetica (da yiveatc nascita, origine,
formazione) la quale tende a classificare gli esseri secondo l’ordine della
loro apparizione. Cosi la biologia mira, secondo tale principio, alla
classificazione genetica delle forme viventi, la psicologia a quella dei fatti
psichici, la filologia comparata a quella delle lingue. Fondamento della
classificazione. Il fondamento della classificazione naturale è da ricercarsi,
come si comprende facilmente da ciò che già si è detto, non nelle pròprietà
apparenti, ma nelle primarie o causali, ovvero in quelle che sono segni di
proprietà primarie o causali; ossia bisogna fermare 1 attenzione sopra i
caratteri che si posson chiamare dominatori, perchè la presenza di ciascuno di
questi trae seco necessariamente quella d’un certo numero di caratteri
subordinati, essendovi tra un carattere dominante e i caratteri subordinati ad
esso uniti un rapporto costante e necessario, una legge non di successione, ma
di coesistenza, di contemporaneità. In altre parole, la presenza di certi
caratteri fondamentali fa supporre con certezza l’esistenza di altri caratteri;
come avviene specialmente nei gruppi animali. Per questa ragione le
classificazioni zoologiche sono fondate sui caratteri anatomici e fisiologici
più importanti ed essenziali; per esempio il pipistrello, che in apparenza ha
maggior affinità cogli uccelli, tuttavia è messo fra i mamini. ' b 01cllè ^
questi ultimi possiede i caratteri dominanti; in modo simile la balena è
mammifero e non pesce ecc. E pur sempre per questo motivo di regola generale
nelle classificazioni scientifiche si va dall’idea più generale a quelle che sono
a queste immediatamente subordinate, e così di seguito a mano a mano alle
specie più distinte, senza omettere alcun anello intermedio. Il metodo
dimostrativo ha per fine di giustificare la verità delle conoscenze
scientifiche, di accertare noi stessi e gli altri d’una verità già scoperta
facendola derivare dalla verità d’altre conoscenze, per offrire in questo modo
un fondamento logico alle nostre osservazioni. La prova o dimostrazione, cosi
concepita è un complemento necessario delle altre operazioni logiche, le quali
forniscono ed ordinano le cognizioni scientifiche, ma non ce ne danno la
giustificazione che appaghi la nostra mente, collegando la verità d’una
conclusione alla verità delle premesse, come fa la prova. Nella prova bisogna
distinguere tre elementi principali : la tesi da provare. Ti*’er sé stesse in-,
dimostrabili. Spesso nella vita pratica, quando si vuole ottenere qualche line
particolare, si parte dalla tesi supposta vera e si dimostra come essa non
porti a nessuna conseguenza falsa. La prova diretta e regressiva o induttiva
che dir si voglia parte d ai particolari, come abbiamo già d et to, p er salire
al principio generale ; dimodoché la verità di questo si deve am 300 0 00000
mettere grazie alla verità dei particolari sui quali si fonda. Questa forma di
dimostrazione ha la sua base nella verità del principio dell’ induzione,
intorno alla quale già a lungo si è discorso, essa si adopera in tutte le
scienze, ma più specialmente nelle scienze naturali, e meno nelle matematiche.
•Sia per esempio da provare la tesi seguente: la celerità della I erra nella
sua orbita intorno al Sole é in ragione inversa della distanza da esso; la
prova si ottiene osservando se è verificata almeno in due casi particolari,
cioè quando la Terra si trova nel punto più lontano dal Sole ossia nell’afelio,
o quando raggiunge la massima vicinanza col Sole, ossia nel perielio. La prova
diretta regressiva è d’uso assai frequente anche nella iuta pratica, quando per
esempio si vuol provare la bontà d un provvedimento o d’un disegno qualsiasi,
applacandolo nei casi e nelle circostanze particolari ; così Focione
disapprovava nna spedizione di poche navi che gli Ateniesi volevano tare contro
una città, dicendo che era troppo piccola per un’impresa ostile, e troppo
grande per un atto d’amicizia. Prova indiretta. La prova indiretta e
progressiva si ha quando si prova la falsità della tesi opposta o aj^gpi
partendo da due principi generali. Sia per esempio da provare la tesi : due
rette perpendicolari ad una terza sono perpendicolari fra di loro; si prova la
falsità dell’antitesi: due parallele perpendicolari ad una terza non sono
parallele fra di loro, partendo dal principio generale che « da un punto preso
fuori di una retta non si può sulla medesima abbassare che una perpendicolare.
Una seconda forma della prova indiretta e progressiva si ha quando si dimostra
che V antitesi conduce a conseguenz e le duali o jono assurde, o sono in co
ntraddizione con prin cipi, la cui verità è solidamente stabilita e non si può
in nessun casomeitere m dubbio. Sia per esempio da provare la tesi seguente :
il triangolo equilatero non può essere rettan golo; si ammette, per ipotesi,
che sia vera la tesi opposta: il triangolo equilatero può essere rettangolo; in
tal caso la conseguenza è che il triangolo equilatero dev’essere anche equia
ngolo ; e poiché ciò non è possibile ammettere, perchè dovrebbe avere dille
angoli retti, si conchiude essere falsa l’antitesi e vera la tesi da provare.
La prova indiretta regressiva, che dicesi anche ap^gogica o induttiva, si ha
quando si vuol provare la tesi esponendo quali principi assurdi bisognerebbe
accogliere se si ritenesse T vera l’antitesi. Cosi per dimostrare la necessità
del governo che diriga e regoli l’attività dei cittadini, si espone quali
principi falsi bisognerebbe ammettere intorno agli uomini, per j~~l dimostrare
che l’anarchia è utile e giovevole alla società umana. I principi supremi delle
scienze. Le scienze hanno per fine proprio la spiegazione della natura, la
quale si presenta a noi come una massa enorme di fenomeni; spiegare i quali
vuol dire per la mente umana ricondurli sotto rapporti di più in più semplici e
generali, finché si giunga ai princip! supremi e irriducibili di ciascuna
scienza, cioè a quei! principi e a quelle leggi che non si possono derivare d a
i.rin-l o c a leggi piu__semplici. La dimostrazione ci conduce in i ultima
analisi a tali principi supremi, giacché, dovendo una di giostrazione fondarsi
senti r e soura altre verità già areni? ] t a^e, dipende da altre dimo str
azioni ole presuppone: ina in u imo devesi giungere n e cessariamente a verità
fondamen' ^ mdimos trabil i, e che sono evidenti per sè stesse . osi nella
meccanica i principi irriducibili sono le leggi fondamentali e più generali del
movimento; nella fisica l’inerzia. l’equivalenza e la trasformazione delle
forze; nella chimica la teoria atomica; nella biologia, la contrattilità,
l'assimilazione e la proliferazione dell’elemento anatomico, ossia la vita, che
le scienze biologiche studiano in tutte le sue svariate manifestazioni.
L’irriducibilità di queste leggi appare manifesta: il moto non si può dedurre
dalla quantità, nè 1 attrazione dal movimento, nè l’attività dall’attrazione. )
E necessario però notare che se ciascuna scienza ha prin li -riducibili e
fondamentali, tuttavia le scienze tutte formano nel loro complesso una specie
d’organismo, le cui parti sono strettamente collegate fra loro e si aiutano di
continuo a vicenda; giacché sappiamo che nè il fisico può fare a meno nelle sue
ricerche delle cognizioni matematiche, nè il chimico delle cognizioni fisiche,
nè il fisiologo delle cognizioni di fisica e di chimica e cosi di seguito. \
odiamo inoltre che i principi fondamentali costituiscono una sene di nozioni di
complessità crescente, in modo simile a . quello che è già stato osservato
nella classificazione delle scienze del Cointe; infatti c iascun a nozion e,
pur contenendo un fiuid irriducibile, cade sotto l’estensione del principiar
piecede, e diviene di questo un caso par ticolare . Così, coni* piuta per mezzo
dell’astrazione e dell’analisi la distinzione delle proprietà fondamentali, ne
succede tosto la sintesi: il movimento s’aggiunge alla quantità, l’affinità
chimica all’attrazione, al movimento e alla quantità ecc. Definizioni, ipotesi,
postulati, assiomi. I principi supremi delle dimostrazioni si possono ridurre a
quattro classi principali: le definizioni, le ipotesi, i postulati, gli
assiomi. Le definizioni, secondo quanto s’è già stabilito, conten-UPF'iNf£)
Gomperz] dere, dipendono sopratutto dall’esame critico e dal buon senso
dell’osservatore. Il secondo caso è quello della verisiiniglianza quantitativa,
o calcolo delle probabilità, che consiste nel determinare quale di due
affermazioni di materia identica, ma opposte, sia più probabile; se la causa a
ha ora per effetto b, ora per effetto c, sicché sia vero ugualmente che a
produce b e che a non produce b, si tratta di vedere quale dei due effetti b o
c è più probabile; chiamando m i casi di b ed n quelli di c, evidentemente sarà
più probabile quello degli effetti, che ha per sé il maggior numero di casi
favorevoli. Il probabilismo ha le sue radici nell’antichità e si può dire che
sia sorto con l’arte oratoria; i primi retori siciliani Corace e Tisia
considerano il verisimile (sìxós) come lo strumento necessario della retorica,
e distinguono due specie ‘»i, ver isimiglianza, 1 assoluta (eìxój àTUÀòi;) e la
relativa (eìxó? Tt); i filosofi della Nuova Accademia, soprattutto Arcesilao e
Cameade acuti osservatori della vita, sostengono che in nessun dominio del
sapere noi possiamo raggiungere la verità e, per conseguenza, la certezza
assoluta, ma che dobbiamo in ogni caso accontentarci di semplici probabilità.
Probabile aliquid esse (dicebat) et quasi verisimile eaque se uti regula et in
agenda vita et in qunerendo ac disserendo CICERONE, Acad.). Dopo saggi
importanti di Pascal, di Bernouilli e di Leibniz, la logica del probabile
trova, nei tempi moderni, due cultori eminenti nel Laplace e nel Cournot. Il
grande Trattato del Laplace comprende due parti: una parte matematica, la
Teoria analitica delle probabilità, e una parte filosofica, Saggio filosofico
sulle probabilità, che espone, senza l’aiuto dell’analisi matematica, i
principi della teoria delle probabilità, i suoi risultati generali e le
applicazioni più importanti. Il calcolo delle probabilità riposa, secondo il
Laplace, sulla nozione del caso che ha il suo fondamento nella nostra ignoranza
delle cause e serve a dissimulare la nostra debolezza, giacché nell’universo
tutto è rigorosamente determinato e bisogna considerare lo stato presente del
mondo come l’effetto dello stato anteriore e come la causa di quello che deve
seguire. La causa che è manifesta in certi fenomeni semplici, per es. nei
fenomeni celesti, ci sfugge in altri fenomeni più complessi, che noi, nella
nostra ignoranza, attribuiamo al caso. Benché la scienza tenda a eliminare
sempre più i casi fortuiti, tuttavia non è sempre facile respingere l’ipotesi
del caso: perciò le probabilità hanno una grandissima importanza nelle
conoscenze umane. « Le questioni più importanti nella vita sono per la maggior
parte problemi di probabilità; anzi, parlando con rigore, si può dire che quasi
tutte le nostre conoscenze sono solamente probabili, e, che nel piccolo numero
di cose, che, nelle stesse scienze matematiche, possiamo sapere con certezza, i
mezzi principali per giungere alla verità, l’aualogia e l’induzione, si fondano
sulle probabilità. Cournot nel 1843 pubblica la sua Esposizione della teoria
dei rischi e delle probabilità », colla quale vuole insegnare alle persone, che
non conoscono le matematiche superiori, le regole del calcolo delle
probabilità, senza le quali, non possiamo renderci un conto esatto nè della
posizione delle misure ottenute nelle scienze d’osservazione, nè del valore dei
numeri forniti dalla statistica, nè delle condizioni del successo di molte
imprese commerciali. Chiamasi probabilità matematica d'un avvenimento il
rapporto esistente tra il immero dei cas i favorevoli a questo avvenimento e il
numero di tutti gli altri casi possibili ; laonde tutti questi casi debbono
essere egualmente possibili. Prendiamo un paio di dadi da giocare, in forma di
cubi geometricamente regolari e affatto eguali; in queste condizioni non si può
ammettere che, gottando i dadi nel modo consueto, i dadi caschino sopra una
faccia piuttosto che sopra un’altra; in altri termini, i casi di caduta d’ogni
dado sono ugualmente possibili. Ogni faccia dei dadi è segnata con numeri
(dall'uno al sei eompreso) e tutti e due i dadi si gettano nel medesimo tempo;
è chiaro che ogui faccia d’uno dei dadi può cadere con ogni faccia dell'altro
dado; si avrebbero così 36 casi possibili di combinazione di numeri a due a
due. Indicando l'uno dei dadi con A e l’altro con B, possiamo comporre la
seguente tabella dei 36 casi possibili. TAam» o Cl l u A B 11 1 2 1 3 1 4 1 5 1 6 A B 2 1 2 2 2 3
2 4 2 5 2 6 A B 3 1 3 2 3 3 3 4 3 5 3 6 A B 4 1 4 2 4 3 4 4 4 5 4 6 A B 5 1 5 2
5 3 5 4 5 5 5 6 A B 6 1 6 2 6 3 6 4 6 5 6 6. Come si disse, tutte le combinazioni di questa
tabella sono ugualmente probabili: cosi l’avere il numero 5 sul dado A e il
numero 2 sul dado B, è ugualmente probabile cbe l’avere 6 e 6 su tutti e due i
dadi. Ma se consideriamo la sortita dei numeri 2 e 5 indipendentemente dal dado
sul qualo possono comparire, allora la probabilità di sortita di questa
coinbinnzione si distinguer» dalla probabilità di sortita dell'altrn
combinazione 6 o 6 per questo, che la prima combinazione s'avrà tanto con 5-2
cbe con 2-5, mentre la combinazione 6 e 6 rimarrà limitata n una sola volta fra
le 36 coppie di numeri. In questo modo la probabilità matematica di sortita dei
numeri 5 e 2 (rimanendo indifferente cbe ciascun d’essi appaia sul dado A o sul
dado B) sarebbe di */j 0 ossia di ‘/ist mentre pei numeri 6 e 6 è solo di '/ss
Se poi consideriamo la sortita, sui due dadi, di numeri tali che la loro somma
corrisponda ad una quantità desiderata, allora la probabilità d'avere questa
somma sarebbe, por le differenti qualità, affatto diversa. Così per os. il
numero 2 si potrebbe avere in un modo solo, cioè coll’uscita dei numeri 1-1,
mentre il numero 7 si potrebbe avere nei seguenti modi : 1-6, 6-1, 2-5, 5-2,
3-4, 4-3, per cui la probabilità dell'uscita del numero 2 sarebbe di l jn, del
numero 7 sarebbe di e / 3 «. Dalla definizione data della probabilità
matematica, risulta che essa è sempre una frazione, vale a dire un numero di
parti dell’unità, alla quale questa probabilità s’avvicina tanto più quanto
maggioro è il numero dei casi favorevoli all’avvenimento in confronto doi casi
possibili. Questa frazione potrebbe cambiarsi nell’unità solo quando non
esistesse nessun caso sfavorevole all'avvenimento aspettato; ecco perchè
l’unità si considera come il simbolo della certezza. Carattere generale delle
scienze storiche 2. Oggetto delle scienze storiche ~ 3. Svolgimento del
concetto di storia 4. La storia ì> una scienza o un’arte? La critica storica
6. Esiste una scienza generale della società? Il metodo nello studio dei
fenomeni sociali. Carattere generale delle scienze storiche. Come si è già accennato
parlando della classificazione delle scienze, la storia ha per oggetto il
particolare, l’ individuale, ciò che esiste una volta sola e non si ripete mai.
Per comprendere il valore di questa affermazione e per stabilire a quali
scienze si può sicuramente applicare, bisogna anzitutto determinare con
esattezza il significato dell’espressione: fatto o avvenimento individuale di
cui si occupa lo storico. Individuale è, in questo caso, ciò che si riscontra
una sola volta nel mondo, tanto se il fatto è singolare, cioè non appartiene
che a un solo corpo o essere, quanto se è generale, cioè comprende una
collettività, è comune a più esseri. In tal senso si considerano come fatti
individuali : la sovrapposizione degli strati, terrestri, la quale non si è mai
ripetuta nel corso del tempo ; le specie vegetali e animali scomparse che hanno
popolato la terra solo in un’epoca determinata; tutti i fatti storici
propriamente detti, che non si sono prodotti che una sola volta nel passato,
come gli imperi egiziano, babilonese, persiano, la civiltà greca, la conquista
macedone, la dominazione romana, l’invasione dei barbari, il feudalismo,
l’impero di Carlo Magno, le Crociate, l’emancipazione dei Comuni, lo
assolutismo del secolo XVII, la Rivoluzione francese e così di seguito. Tutti
questi fatti e gli altri simili ad essi sono individuali, perchè si constatano
una sola volta nelle formazioni dello spazio e in quelle del tempo. I fatti più
universali sotto l’aspetto dello spazio possono entrare nel quadro della storia
tostocliè vengano individualizzati nel tempo, ossia quando si sono prodotti una
sola volta nei secoli decorsi. Appunto in questo senso, secondo la nota ipotesi
del Laplace, il nostro sistema planetario è passato dalla nebulosa primitiva
allo stato attuale attraverso a tappe successive che non si sono mai riprodotte
nel corso del tempo. La stessa cosa si può affermare delle modificazioni subite
dalla crosta terrestre, dei fatti della storia umana: si è vista una sola volta
l’epoca della pietra rozza, una sola volta l'epoca della pietra levigata e
quella del bronzo; gli uomini d’un paese sono pure passati una sola volta dallo
stato di cacciatori a quello di pastori, e da questo allo stato di agricoltori.
Anche quando sembra che i fatti storici si ripetano, codesta ripetizione è
talmente differente, che i fatti, i quali paiono ripetersi, in realtà sono
nuovi. Cosi la produzione letteraria si è manifestata in tutte le epoche; ma in
ciascuna epoca essa ha rivestito un carattere particolare: la letteratura
classica del periodo aureo in Grecia e in Roma è ben diversa dal nostro
Cinquecento o dalla letteratura francese dell’epoca di Luigi XIV. Ciò che
bisogna considerare in queste fioriture letterarie non è già il fondo comune
umano, la tendenza ad esprimere il bello mediante la lingua, ma la forma
diversa colla quale tale tendenza si è manifestata. Lo stesso avviene di tutti
gli altri fatti storici: tutti si ripetono, poiché l’uomo rimane sempre il
medesimo, coi suoi bisogni e colle sue aspizioni; ma il contenuto delle sue produzioni
varia di continuo e le opere sue sono sempre differenti, possiedono un
carattere individuale. Ben diversa è la concezione dei fatti universali nel
tempo, ossia di quelli che si ripetono con differenze trascurabili, come la
rivoluzione dei pianeti intorno al Sole, la circolazione dell'acqua sulla
terra, lo scambio d’ossigeno e d’acido carbonico tra le piante e gli animali
ecc. Sono fatti che si sono prodotti, si producono, e, possiamo dire, si
produrranno anche nel futuro, quando siano date le condizioni necessarie in
forza del postulato dell’uniformità delle leggi di natura, di cui già si è
parlato diffusamente. Invece, dei fatti storici si può affermare che sono fatti
di successione, i quali sono avvenuti una sola volta e non avverranno più; il
che porta ad una eouseguenza importante, cioè che i fatti storici non si
possono esprimere, come i fatti naturali, per mezzo di leggi universali e
necessarie. \ Questa è la differenza più grave che corra fra le scienze che si
possono dire di sviluppo e di successione e le ricerche teoriche, cioè quelle
che studiano i fatti di ripetizione. Alcuni sociologi hauuo creduto di
ritrovare nella storia alcune leggi sui generis: essi, considerando le serie
intere di fatti successivi come fatti singolari, le hanno riunite in fasci c ne
hanno tratte leggi mediante gli stessi procedimenti che le scienze nomotetiche
applicano ni fatti singolari di ripetizione. In tal modo si è tentato di
formulare la Ugge dell’evoluzione religiosa, secondo la quale le concezioni
religiose sono sempre passale attraverso a tre stati consecutivi : il
feticismo, il politeismo e il monoteismo (Spencer, Gumplowicz); la legge
dell’evoluzione politica, espressa nella formula seguente: la serie politica
incomincia con l'anarchia, passa pel clan famigliare, per la tribù repubblicana
dapprima, più tardi monarchica e aristocrntica, giunge alla monarchia
dispotica, e infine, con uu ritorno corretto verso le sue origini, arriva ni
governo parlamentare (Letourneau); la legge dell'evoluzione della pittura, che
nei suoi primordi è religiosa, per dare origine alla pittura mitologica come
ramo parallelo, la quale alla sua volta divieue pittura storica; da quest’
ultima si stacca la ritrattistica, che dà origine al genere, per giuugere
infine per il paesaggio alla natura morta (Brunetière). Ma non una di queste
leggi e delle altre simili può reggere all'esame dei fatti; esse non sono che
generalizzazioni arbitrarie, che non hanno il più piccolo fondamento nella
realtà delle coso. (') 2. Oggetto delle scienze storiche. Adunque la storia,
concepita nel suo significato più logico, ha per fine essenziale di esporre lo
sviluppo complessivo dell’universo, a cominciare dalla formazione dei corpi
celesti, svoltisi dalla nebulosa primitiva secondo il principio ipotetico del
Laplace, per giungere, attraverso alla geologia e alla trasformazione
successiva degli organismi vegetali e animali, allo sviluppo dello spirito
umano, al quale in modo più speciale s’applica il nome di storia. In questo
complesso entrano tanto i fatti universali quanto i fatti singolari considerati
nello spazio, ma che sono però XÉNOPOi., Le caracthrcde l’histoire, in Jievue
phil.. Lee principes fondatHeniau.r de l’histoirè. Paris, Lerotut. tutti
individuali considerati nel tempo, ossia che non si sono prodotti che una sola
volta nel corso del tempo e non si riprodurranno più nell’ identico modo : ogni
fatto è unico e non rassomiglia ad alcun altro in maniera completa. Tali sono
per esempio: la successione di zone sedimentarie nei terreni secondari o terziari;
le trasformazioni successive attraverso le quali sono passati i sauriani
rettili per mutarsi in uccelli, o quella dell ’elephas antiquus per divenire
l’elefante che osserviamo ai nostri giorni; oppure le vicissitudini per le
quali ha dovuto passare l’Impero germanico o la Penisola italica per arrivare
alla forma unitaria attuale, o la trasformazione dell’epica cavalleresca
leggendaria e primitiva nelle opere individuali del Pulci, del Boiardo e
dell’Ariosto. Per evitare equivoco, è però necessario in questo punto uno
schiarimento; cioè bisogna stabilire una distinzione tra l’esposizione
scientifica naturale e l’esposizione storica d’un oggetto o d’una classe
d’oggetti, per esempio degli esseri viventi, della società umana ecc. Cosi la
biologia concepita come scienza naturale, che mira a farci conoscere le leggi
generali che governano la vita degli animali e dei vegetali, non si deve
confondere colla biologia considerata come scienza storica, la quale ha in vece
per fine di studiare le successive modificazioni e trasformazioni dei medesimi
esseri sulla superficie della terra dal primo momento, se è possibile, della
loro apparizione fino ai nostri giorni ; in modo simile la società umana può
essere oggetto d’una scienza naturale, in quanto questa la studia e l’analizza
nella sua maniera di essere, di vivere, nella dipendenza dei suoi elementi ; e
può anche essere oggetto d’una esposizione storica nel senso comunemente
inteso, in quanto ne espone le vicende successive. È quindi evidente che nello
studio di certe classi di oggetti il metodo naturale, che vuole stabilire
leggi, e il metodo storico, che vuole invece stabilire il modo di successione
dei fenomeni, possono alternarsi, ma non confondersi; giacché le leggi naturali
non si applicano che ai fenomeni che si ripetono e non esprimono che il
carattere quantitativo dei rapporti tra Rickert, Die Qrensen der
naturwisseuschaftlichen liegriffsbildung. Leipzig, Mohr i fenomeni, mentre la
storia si occupa solo del lato qualitativo dei fenomeni, e afferma che non vi sono
due individualità storiche che si rassomiglino, due avvenimenti che si possano
ricondurre sotto la medesima nozione generale o legge che si applichi tanto al
presente quanto al passato. Noi ci limiteremo qui ad esporre per sommi capi le
regolo metodiche più. importanti che riguardano lo studio dei fatti umani, cioè
che riguardano la storia propriamente detta, la quale ci interessa più da'
vicino. Svolgimento del concetto di storia. Le varie trasformazioni cui il
concetto di storia andò via via soggetto servono a mettere in evidenza i vari
elementi che lo compongono e a farne conoscere meglio la vera indole e lo
scopo. L’idea di cercare un disegno generale della storia non si era
presentata, nè si poteva presentare, agli antichi, i quali non avevano un concetto
chiaro dell’unità del genere umano. Erano talmente immedesimati nella società e
civiltà in cui vivevano e di cui facevano parte, che non sapevano riconoscere e
pregiare il valore d’un’altra : lo straniero era per essi un barbaro; essere
civile, pei Romani che conquistarono il mondo, voleva dire accettare le leggi,
le istituzioni, le idee di Roma, divenire in una parola, romano. La storia ha
però trovato in Grecia e in Roma cultori di grande valore ; pel primo Tucidide
rivolge lo sguardo sui fattori politici e, quasi, sulla base naturale
degl’avvenimenti, le cause dei quali ricerca non già nelle disposizioni di
esseri sopra-naturali, ma soprattutto nelle condizioni in cui si trovavano i
popoli, negli interessi degli stati, e, in piccola misura, nei capricci e nelle
passioni degl’individui; egli vuol descrivere il corso delle cose umane, come
farebbe per quello dei fenomeni naturali, ricerca la verità con zelo
infaticabile, e nessuno sforzo, nessun sacrificio risparmia, per raggiungerla,
per dare dei fatti un’esposizione esatta. Col cristianesimo si diffuse il
concetto d’un Dio unico, creatore e guidatore del mondo, innanzi a cui tutti
gli uomini sono eguali; e cosi sorge anche il concetto d’un disegno, Kickkbt,
nella storia, d’una niente superiore, che conduca ad un fine determinato. E
noto che questo concetto apparve per la prima volta nella Città di Dio
d’Agostino e nelle Storie del suo discepolo Orosio. Cosi comincia quella che fu
chiamata scuola teologica, la quale in sostanza era la negazione del vero
metodo storico e la rendeva impossibile. Infatti l’uomo diveniva un cieco
strumento, senza proprio valore, nelle mani di Dio. che guidava i popoli come
un cocchiere guida i cavalli; i popoli sorgono o cadono, perchè Iddio avvicina
o allontana da essi la sua mano; le leggi dei fatti bisogna cercarle nella
mente divina, in cui ai mortali non è dato penetrare. Quindi l’errore
fondamentale non stava già neU’ammettere un Dio creatore dell’uomo e.
regolatore della storia, ma nel metodo che si voleva seguire. Anche Galileo
Galilei credeva in un Dio creatore del mondo, autore dello leggi della natura;
ma egli cercava queste ultime studiando la natura e i suoi fenomeni. Invece gli
scrittori del Medio Evo pensano che gli avvenimenti storici sieno
esclusivamente opera della Provvidenza divina, considerano l’uomo come un
semplice strumento e la vita terrena non altro che una preparazione alla vita
celeste. Coi grandi storici del Rinascimento italiano questo concetto è
totalmente abbandonato; nelle storie del Machiavelli e del Guicciardini,
infatti, la Provvidenza è scomparsa del tutto; essa non è mai chiamata a
spiegare qualcuno dei grandi avvenimenti storici. Tutto ciò che avviene nella
storia è, per gli scrittori del Rinascimento, opera dell’uomo, e dell’nomo individuo
civile, razionale. Però l’uomo non è considerato come parte integrante della
società, ma isolato, immutabile. Così il Machiavelli nel primo libro delle sue
Storie narra gli avvenimenti dell’Europa nel Medio Evo: perchè i barbari si
precipitano sull'impero? perchè uno o un altro generale romano offeso, geloso,
irritato, li chiama per vendicarsi. Perchè seguono le Crociate? perchè Urbano
II, non avendo altro da fare, pensò di darsi ad una « generosa impresa. V’è
sempre un capitano, un politico, un uomo di Stato, che è la causa di tutto ; è
esso che fa le leggi, che fonda una repubblica o una monarchia, che muta i
governi, che apparecchia le congiure, le grandi rivoluzioni e le conduce al
fine desiderato; non vi sono forze generali d’alcuna specie che operino :
l’uomo rimane sempre lo stesso, e le differenze che vediamo di secolo in
secolo, da nazione a nazione, sono secondarie, più apparenti che reali. Queste
idee durarono fino al secolo 2àlll. Il primo che osò prendere una via a fiat io
diversa fu Vico. Egli accetta il pensiero degli uomini del Rinascimento, cioè
che le cause dei fatti storici sono da ricercarsi unicamente nell’uomo e nelle
modificazioni dello spirito umano, « questo mondo delle nazioni è pur fatto
dagli uomini e bisogna quindi ricercarne leej-ipiegazione nella mente umana * ;
non crede però che l’uomo rimanga sempre lo stesso attraverso a tutte le
trasformazioni sociali, ma assicura invece che lo spirito umano muta col mutar
dei tempi e che, se vogliamo, per esempio, comprendere l’infanzia del genere
umano, dobbiamo uscire di noi stessi, rifarci in certo qual modo fanciulli.
Questo è il concetto che avviò la storia per una via nuova e che fa del Vico il
precursore dell’indirizzo seguito più tardi dal Wolf, dal Niebuhr, dal Savigny.
Questi ultimi iniziarono un nuovo metodo, studiando con metodo scientifico e
con grande pazienza i linguaggi, le mitologie, il diritto, la società
primitiva, le antiche istituzioni. Questa scuola pose in evidenza che la
mitologia, i linguaggi, le società nascono e crescono secondo leggi
determinate, senza essere creazione personale dell’uomo: l’uomo non appariva
più, quale una volta, come un essere immutabile in tutti i tempi, i tutti i
luoghi, con facoltà sempre identiche in ogni età, in ogni razza o civiltà
diversa ; ma d’ora in ora continuamente mutabile, ed in questa sua mutabilità,
in questo suo continuo diveìiire doveva essere studiato. Di qui ha avuto
principio quell’immenso lavoro di indagini che va rinnovando ab imis
fundamentis tutta la storia del passato e disseppellendo ad una ad una le
antiche civiltà ; si tende ad una ricostruzione completa degli avvenimenti
storici, fondata sulla conoscenza critica delle fonti e di tutte le forze che
agiscono nei gruppi sociali e dei bisogni che cagionano i movimenti delle masse
umane. Intorno alla Vili.ari, Scritti rari; il saggio “La Storia è una scienza?
„ passim. Bologna, Zanichelli] Pane natura di questi bisogni spuntano le
divergenze delle concezioni storiche, oggidì assai numerose. Secondo la
concezione eroica non sono altro che ^bisogni degli eroi e dei geni che póngono
in moto quella màis in(ììgéstaqtte moles che è l’umanità; è una spiegazione
insufficiente, che riposa sopra una concezione antiscientifica della causalità,
confonde l’occasione del movimento storico con la sua causa e cade in un
circolo vizioso, poiché conclude dall’importanza dei risultati ottenuti
dall’uomo di genio a quella della sua energia, e fa poi di questa energia
supposta la causa dei risultati ; già Niccolò Machiavelli ha notato che la storia
insegna che i tempi porgono l’occasione ai grandi e questi sanno afferrarla,
mutando spesso il corso degli avvenimenti. Una concezione ideolo gica della
storia si ritrova nella celebre opera di H. Th. Buchle « Storia della civiltà
in Inghilterra ; » le azioni umane, secondo questo scrittore, vengono
determinate parte dalla natura, parte dallo spirito. Il primo fattore si
assoggetta il secondo, ed è quindi preponderante, nelle zone calde e fredde,
mentre nei paesi temperati, come nell’Europa, la natura è subordinata allo
spirito; gli Europei debbono la loro civiltà ai progressi del sapere e dell’
intelligenza ; però la civiltà non è già il prodotto arbitrario e casuale di
cieche forze fisiche o di potenze spirituali, ma si deve considerare come il
risultato necessario d’una serie di cause strettamente tra loro concatenate. La
concezione collettivista, sorta di recente, vede la causa dei movimenti
indicati in un « bisogno delle masse », e specialmente in un bisogno economici)
; la forma più importante di questa concezione economica della storia è il
cosiddetto materialismo storico, che ha il suo principale rappresentante e
fondatore in Marx. Questi sostiene che t utto lo sviluppo sociale è determinato
dal sistema economico, che alla sua volta dipende dalla forma e dallo svilnpup
della produzion e. La struttura economica della società, egli dice, è la base
reale, su cui s'eleva poi 1 edificio giuridico e politico, cosicché i (_ modo
dì produzione della vi ta m&tedale domina in generale lo sviluppo della vita
sociale, politic» o Il Principe, ed. carata da Lisio. Firenze, Sansoni]
intellettuale . Marx distingui nella storia dell’umanità tre periodi principali
: il periodo a ntico, il f eudale, il borghese o capitalista, tutti
caratterizzati dal differente modo di produzione : ciascuno porta ingenita la
sua propria contraddizione e ci mostra il progresso come uno sviluppo storico
necessario. Il regime borghese, nel quale viviamo, è d’origine recente, giacché
incomincia nel secolo XVI, quando i grandi proprietari invadono a poco a poco
il dominio dei grandi coltivatori, spingendo nelle città gli abitanti delle
campagne. La soppressione dei mestieri e l’invenzione delle macchine hanno dato
un grandissimo sviluppo all’industria, nella quale s’ impiega un numero sempre crescente
di lavoratori. La storia è c|uindi dominata dal sistema economico e non avrebbe
c he una fonte p rincipale: i Jjiso^ni mat eriali dell nomo; l’organizzazione
economica che oravecliamo non è l’espressione di leggi economiche eterne, ma
non altro che una modificazione dell’organizzazione economica medioevale, che
alla sua volta deriva dall’antica. Il fatto economico è per natura sua
esclusivamente umano ; precede nel tempo tutti gli altri fenomeni sociali,
poiché, come Aristotile ha già osservato fino dall’antichità, gli uomini non
potevano porsi a speculare prima d’aver provveduto ai loro naturali bisogni ;
infine è tra i fatti sociali il più semplice. È innegabile che i fatti
economici hanno sopra gli altri fatti sociali una efficacia spesso decisiva, e
che quindi la loro conoscenza ha molta importanza nella spiegazione dello
svolgimento storico delle società umane. Però non bisogna dimenticare il legame
che uni sce gli uni agli altri i fenomen i s ociali: il diritto, l a religione,
la morale, reconomia, la po Jitìca. tutte le categorie di fatti che l’analisi
distingue sono unite fra loro da reciproche influenze ; lo stesso Marx ha
notato ciò che v’è di contingente nei progressi della tecnologia, ciò che
questa deve al caso, alle gr andi inv enzioni e all’im t elligenza . Quindi il
materialismo storico, secondo recenti interpreti, LABRIOLA e CROCE, fornisce
una somma di nuovi dati, di nuove esperien ze., che entra nella coscienza dello
storico, si risolve in un ammonimento a tener presenti le osservazioni fatte da
esso come nuovo sussidio a intendere la storia. La storia è una scienza o
un’arte? Importante è pure la questione non ancora chiusa se la storia sia una
scienza oppure un arte; ponendola alcuni risolutamente fra le scienze, altri
fra lo arti, ed altri accordandole i caratteri d’una scienza e nel medesimo
tempo d un’arte. Notevoli sono le argomentazioni chq il Croce pone innanzi per
sostenere che la storia è un’arte: egli distingue nella conoscenza umana due
forftd: la còrios'ceuza intuitiva e la conoscenza logica, conoscenza per la
fantasia e conoscenza per l intelletto, conoscenza dellWimrfnalc e àeW
universale, delle cosse delle loro relazioni; l'una è produttrice d’imagini,
l’altra produttrice di concetti. Lo intuizioni sono: questo fiume, questo lago,
questo rigagnolo, questa pioggia, questo bicchiere d’acqua; il concetto è: 1
acqua, non questa o quella, ma l’acqua in genere, in qualunque luogo o tempo si
roalizzi. Le manifestazioni più alte della conoscenza intuitiva e dolla
conoscenza intellettuale sono arte e scienza. La stona è un’arte, come la
poesia, la pittura, la musica; essa ò una pittura vora e propria, descrivo gli
avvenimenti, vuole rappresentare vivamente all’immaginazione degli uomini i
fatti passati; racconta e non fa deduzioni nè induzioni, secondo il metodo
adoperato nelle scienze, non ricerca leggi, nè foggia concetti, è diretta art
narrandum non ad demonstrandnm. Il questo qui, Vindividuimi umilino
determinatimi è il suo dominio, od è il dominio medesimo dell arte; la storia
rientra perciò sotto il concetto dell’arte. 1', un sofisma quello di credere
che la storia abbia por oggetto il concetto dell’individuale, donde si
conchiude che la storia sia conoscenza logica o scientifica; la storia
elaborerebbe il concetto d un personaggio, di Carlo Magno o di Napoleone ;
d’un’opoca come del Ri nascimento o dolla Riforma: d’un avvenimento come della
Rivoluzione trancoso e dell'unificazione d’Italia, allo stesso modo che la
Geometria elabora i concetti delle forme spaziali. Ma di tutto ciò non è
niente: la storia non può se non presentare Napoleone o Carlo Magno, la Riforma
o il Rinascimento, la Rivoluzione francese o l’unificazione d’Italia, fatti
individuali, nella loro fisionomia individuale, proprio nel senso cho dai
logici si dico che dell individuale si dà non concetto ma rappresentazione. Tra
aite ola storia corre quosta differenza: la prima è la conoscenza d una cosa,
d’un sentimento, d’un carattere, la conoscenza della lealtà possibile, non
della realtà esistente e reale, oggetto della storia 5. La critica storica. Lo
storico trae la materia della narrazione o dai fatti che egli stesso ha veduto,
oppure dai CROCE, Estetica. Palermo, Sandron. Croce fatti che altri in tempi o
luoghi lontani hanno osservato; d’onde la necessità di valutare il grado di
certezza delle testimonianze, per avvicinarsi più che è possibile alla verità.
Bisogna notare che l’uomo lascia traccia di sè e delle sue opere non solo nei
racconti scritti o tramandati di generazione in generazione, ma anche nelle
armi, negli ornamenti, negli strumenti che adopera nella caccia, in casa ecc.
ecc. La preistoria è basata quasi esclusivamente sopra questi ultimi monumenti,
non esclusi gli avanzi fossili del regno animale e di quello vegetale. Il
materiale per ricostruire il periodo che segue alla preistoria ci viene fornito
da una grande quantità di monumenti, come iscrizioni, monete, sculture,
edifici, opere pubbliche ecc., che provengono dagli stessi autori degli
avvenimenti o dai loro contemporanei ; l’interpretazione di essi rientra
propriamente nel campo dell’archeologia storica, la quale fornisce pure un
prezioso sussidio alla storia propriamente detta. Importante è il criterio per
stabilire la certezza della tradizione scritta e della tradizione orale, per le
quali s’incontrano non poche e gravi difficoltà, se si pensa che non di rado
per fatti e avvenimenti di lievissima portata e a noi contemporanei, le
testimonianze di persone oneste e coscienziose sono incerte e contraddittorie ;
per fatti di molto maggior gravità e che possono riguardare tutto intero un
popolo, le passioni, l’intelligenza, il partito politico, gl’interessi degli
osservatori possono turbare la narrazione spesso in modo irrimediabile ; tali
testimonianze debbono essere vagliate con grandi cautele e con tutti gli
speciali sussidi forniti dal metodo storico, e con tutto ciò non sempre si
riesce ad eliminare le alterazioni sia volontarie sia involontarie. Avvenimenti
come la origine del Cristianesimo, la Riforma protestante, la Rivoluzione
francese sollevano ancor oggi polemiche e pregiudizi, che impediscono e
offuscano la retta valutazione di essi. n. quindi chiaro che il principio di
verisimiglianza e di probabilità, come dice Croce, domina tutta la critica
storica ; l’esame delle fonti e delle autorità è diretto a stabilire le
testimonianze più credibili. Chi parla d’induzione e di dimostrazione storica
fa un uso metaforico di queste parole, le quali nella storia assumono un
aspetto affatto diverso da quello che hanno nella scienza. La convinzione dello
storico è la convinzione indimostrabile del giurato, che ha ascoltato i
testimoni, seguito attentamente il processo ; sbaglia, senza dubbio, delle
volte, ma gli sbagli sono una trascurabile minoranza di fronte ai casi in cui
coglie il vero. La storia è quindi ciò che l'individuo o l’umanità ricorda del
suo passato, ricordo dove oscuro, dove chiarissimo, ricordo che con industri
esami si procura di allargare e precisare il meglio possibile; ma tale che non
se ne può far di meno e che, preso nel tutto insieme, è ricco di verità. Solo
per spirito di paradosso si potrà dubitare che non sia mai esistita una Grecia,
una Roma, un Alessandro, un Cesare, un’ Europa feudale e una serie di
rivoluzioni che l’abbatterono; che si videro affisse le tesi di Martin Lutero alla
porta della chiesa di Wittemberga e che fu presa dal popolo di Parigi la
Bastiglia. Che ragione rendi tu di tutto questo?, chiede ironicamente il
sofista : l’umanità risponde : Io ricordo. Chi si accinge a scrivere un’opera
di storia deve attendere a quattro operazioni principali, a ciascuna dolle
quali risponde una parte distinta della metodica : Raccogliere il materiale,
donde Veuristica: ossia dottrina delle fonti. Analizzarlo, donde la critica
delle fonti. Comprendere i fatti in sè e nei loro rapporti, donde la co
Riprensione dei fatti e loro rapporti. Esposizione dei fatti. Queste quattro
operazioni nella pratica s’intrecciano e si confondono, giacché nel tempo
stesso che, ad esempio, si raccoglie il materiale, questo viene vagliato, e non
si può vagliarlo senza comprendere il valore dei fatti che esso fornisce. Le
fonti sono il materiale da cui si attinge la storia; dapprima furono tradizioni
orali e canti popolari, poi note scritte e anche, occasionalmente, iscrizioni e
documenti: più in là nell’età antica e nel medio evo non si andò; solo nell’età
moderna si pose mano a ricercare ed usufruire iscrizioni, documenti, monete,
tutti i prodotti dell’arte, e persino gli avanzi preistorici. Tutto il
materiale storico si può dividere in due categorie: a) avanzi ossia tutto ciò
che di un l'atto è rimasto ed esiste ancora, con semplici reliquie o parti di
fatti e di atti umani interamente spogli d’ogni idea di ricordo per la
posterità e innanzi tutto i resti corporei degli uomini, poi la lingua, le
abitudini, i costumi, le feste, i giuochi, culti, istituzioni, leggi, utensili,
monete, armi, edifizi; tra gli avanzi sono da annoverarsi i monumenti nel senso
più largo, vale a dire tutto ciò cui è inerente l’intenzione di conservare la
memoria dei fatti; b) la tradizione, che mira a conservare il ricordo degli
avvenimenti col proposito appunto di essere fonte o materiale storico. Si
distingue in figurata, orale e scritta, secondo che consta di rappresentazioni
di persone di luoghi (ad es. carte geografiche, piante di città e simili) e
avvenimenti storici, oppure di racconti orali, leggende, proverbi, canti
storici, oppure di iscrizioni storiche, alberi geneologici, calendari annuali,
cronache, ricordi, biografìe e storie d’ogni genere. Ufficio della critica
storica è quello di stabilire la verità effettiva dei dati contenuti nelle
fonti, cioè decidere se e fino a che punto siano da ritenersi come veri o come
falsi, come realmente avvenuti o no. Ciò si fa sempre affermando o negando,
sotto forma d’un giudizio, sia nei rapporti delle fonti coi fatti, sia dei
fatti tra loro; come indica anche il significato fondamentale del verbo xpfveiv
(separare, distinguere, giudicare) da cui è derivata la parola critica. La
metodica insegna i principi, le regole, l’arte onde s’adempie a quell’ufficio.
Tutto si riduce al raffronto di ciò che sottoponiamo a critica con altri dati
di cui siamo sicuri, all’esame, in una parola, dell’incerto col certo. Si deve
alla critica veramente metodica o scientifica, se la storia è diventata una vera
e propria scienza, giacché solo il metodo scientifico ha reso possibile
l’accertamento dei fatti storici, cioè lo sceverare il vero dal falso, la
storia, dalla leggenda. La critica dicesi estrinseca, quando esamina se una
data fonte sia da considerare o no, e fino a che punto, come testimonianza
storica, come vera e propria fonte storica; e ha quindi per ufficio di a)
provare l’identità delle fonti ; b) stabilire quando, dove e da chi e per che
modo (se originali o derivate) furono prodotte; c) stabilirne il contesto
originale (recensione) e pubblicarle (edizione). La critica dicesi invece
intrinseca, quando esamina i rapporti delle testimonianze coi fatti, cioè se le
testimonianze corrispondano, e fino a che punto, alla realtà. Il suo ufficio
somiglia a quello del giudice istruttore, il quale deve constatare la realtà
d’un delitto dalle dichiarazioni dei testimoni e dalle immediate tracce di
esso; essa esamina la forza dimostrativa delle singole tracce o testimonianze,
raffronta e bilancia le ime colle altre. Esiste una scienza generale della
società? I primi saggi d’osservazione scientifica della vita sociale si
ritrovano in alcune opere di Platone e di Aristotile; ma solo nei tempi nostri
lo studio dei fenomeni sociali ha preso uno sviluppo notevolissimo e un’
importanza veramente straordinaria. Augusto Comte nel suo « Corso di filosofia
positiva » lo ha innalzato al grado di scienza indipendente, dandogli il nome
di « sociologia », che viene ormai generalmente accettato ; nella nota
classificazione comtiana delle scienze, la sociologia tiene 1 ultimo posto,
essendo sorta di recente e presentando maggior complessità e minor generalità
delle altre scienze. Ma la sociologia è ben lungi dall’aver determinato con
chiarezza e precisione il suo oggetto e i suoi metodi; anzi alcuni negano ad
essa il diritto all'esistenza, affermando che i fatti che studia formano
oggetto di altre scienze già costituite. La sociologia viene generalmente
intesa come la scienza dei fenomeni sociali, cioè dei fenomeni che sono propri
della vita della società. Questo però non è sufficiente per determinare
l’oggetto della sociologia, poiché i fenomeni sociali sono già studiati da un
gran numero di discipline particolari, storia delle religioni, del diritto,
delle istituzioni Manuale Sei metodo storico di A. CnivEU.ucci, pnssim. Pisa,
Spocrri (è la traduzione dei capitoli 3° e 4° del Manuale del m. st. del
Berkheim).] politiche, statistica, scienza economica ecc. Ora due sono le
soluzioni principali date a questo problema. Secondo alcuni la sociologia è una
scienza distinta dalle scienze sociali particolari, ha un’individualità sua
propria, considera in tutta la sua complessità la realtà sociale, che le
scienze particolari dividono e decompongono per astrazione; essa è una scienza
concreta, sintetica, mentre le altre sono analitiche ed astratte. In questo
modo lo Stuart Mill afferma che la sociologia ha per oggetto « gli stati di
società » che si succedono nella storia dei popoli; l’insieme degli elementi
che formano lo stato di società è costituito dai fenomeni sociali più
importanti, come il grado d’istruzione e di cultura morale nella comunità e in
ogni classe, le condizioni dell’industria, del commercio, della ricchezza, le
occupazioni ordinarie della nazione, la sua divisione in classi, la forma di
governo, le leggi, i costumi ecc. La sociologia dev’essere quindi come una
filosofia delle scienze sociali particolari, e, come la biologia ha preso il
significato di filosofia delle scienze biologiche, cioè d’una scienza che
studia i fenomeni essenziali ed universali della vita sotto le sue molteplici
forme, cosi essa dev’essere la scienza generale della società, deve analizzare
le caratteristiche generali dei fenomeni sociali e stabilire le leggi più alte
dell’evoluzione sociale. Altri invece affermano che la sociologia non può
essere che il sistema, il «corpus» delle scienze sociali; la moltitudine
innumera dei fatti sociali viene studiata dalle discipline speciali, che
diventano in tal modo come rami particolari della sociologia e devono prendere un
nuovo indirizzo e un nuovo metodo, derivanti dalla considerazione che i fatti
sociali sono tra loro intimamente legati e debbono considerarsi come fenomeni
naturali soggetti a leggi necessarie. Un esempio di questa trasformazione ci
viene presentata dalla storia. Sotto gli avvenimenti particolari e contingenti
che costituiscono la storia apparente delle società umane, si cominciò a
cercare qualche cosa di più fondamentale e di più permanente, le istituzioni ;
con ciò la storia cessa d’essere uno studio narrativo e si apre all’analisi
scientifica. I fatti che vengono eliminati o considerati di secondaria
importanza, sono i più refrattari alla scienza, essendo propri ad ogni
individualità sociale considerata in un dato momento della sua vita ; mutano da
una società ad un’altra, e nel seno d’una medesima società: le guerre, i
trattati, gli intrighi delle corti o delle ‘assemblee, gli atti degli uomini di
Stato costituiscono delle combinazioni che non si ripetono mai nello stesso
modo e non sono soggetti a leggi definite ; la storia in questo senso si limita
a stabilire una pura successione di fatti. Invece le istituzioni nel loro
svolgimento conservano caratteri essenziali per lunghi anni e anche, qualche
volta, per l’intero corso d’un’esistenza collettiva, poiché esprimono ciò che
vi è di più essenziale in un aggregato umano ; in questo campo i fenomeni
sociali non possono più essere considerati come il prodotto di combinazioni
contingenti, di volontà arbitrarie, di circostanze locali e fortuite, ma di cause
generali permanenti e definite. Quindi sotto l’azione dei principi, degli
uomini di Stato, dei legislatori, che era considerata un tempo come
preponderante, si è scoperta l’azione decisiva delle masse, si è compreso che
una legislazione non è che la codificazione dei costumi, che non può vivere se
non profonda le sue radici nello spirito dei popoli, e inoltre che i costumi,
le abitudini, lo spirito dei popoli non sono cose che si creano a volontà, ma
sono l’opera dei popoli stessi. Non pochi sono gli argomenti cho si adoperano
per dimostrare 1 impossibilità d'uua scienza generale della società; si ricorre
alle definizioni tra loro discordanti che i sociologi propongono di essa, del
suo metodo, del suo oggetto; per gli uni la caratteristica dei fenomeni sociali
è la continuità o storicità, per altri la reciprocità d’azione, o la giustizia,
o la sociabilità, o la coscienza della specie; l'elemento primario e
costitutivo della società è ora l' individuo, ora la famiglia, ora l' orda ; nè
può avvenire altrimenti quando si pensi alla complessità estrema, alla
variabilità di tali fenomeni, le quali però, se attestano della gravissima
difficoltà dell'impresa, non sono prove sufficienti per poterne affermare
l’impossibilità. Il metodo nello studio dei fenomeni sociali. Intorno al metodo
da adoperarsi nello studio dei fenomeni sociali si notano divergenze simili a
quelle che abbiamo trovato nelle opinioni intorno al vero oggetto della
sociologia. Per un certo periodo di tempo ha avuto molta fortuna la concezione
biologica della società ; ma oggi per l'importanza maggiore acquistata dalla
psicologia e per altre cause lia perduto gran parte della sua importanza e
conta minor numero di sostenitori. L’analogia biologica si fonda sul metodo
induttivo e consiste nella comparazione d’una società ad un organismo per la
corrispondenza e il parallelismo di non pochi caratteri fra l’una e l’altro.
Cosi in ambedue il punto di partenza, è uno stato semplice, indefinito,
relativamente omogeneo; lo sviluppo della società come degli organismi
s’effettua per differenziazione, successione e coordinazione delle parti
differenziate ; all’accrescimento della massa e del volume corrisponde la
complicazione graduale della struttura e delle funzioni, e, come gli individui,
gli aggregati sociali nascono, si sviluppano e muoiono. In secondo luogo
l’individuo nella società è l’equivalente dell’elemento anatomico
nell’organismo, e come i, io opino, credo, e quindi opinione imposta da
un’autorità posta al di fuori e al disopra di ogni critica) afferma che il
nostro sapere non ha limiti, che lo spirito umano può giungere a conoscere la
realtà quale essa è. Dogmatici sono stati Platone e Aristotile e i
razionalisti. Lo scetticismo rappresenta una dottrina opposta al dogmatismo;
esso (da oxémopai, esamino) afferma che il dubbio si estende a tutte quante le
cognizioni. Vi è uno Kulpe, EinUitung in die rhilosophie, p. 131. Leipzig,
Hirzel] scetticismo relativo, pel quale tutte le nostre cognizioni sono
relative, vale a dire dipendenti dalle circostanze accidentali in cui sono
sorte, e quindi valevoli solo per determinati luoghi o tempi; e uno scetticismo
soggettivo, pel quale la verità è una cosa affatto dipendente dall’ individuo.
Manca quindi un criterio assoluto della verità: la debolezza e l’imperfezione dei
sensi rendono impossibile una percezione sicura, e la ragione per la sua stessa
natura è condannata alla contraddizione. La scesi ha la sua massima fioritura
nell'antichità fino dall'epoca dei Sofisti. Protagora, fondandosi sul principio
d’Eraclito che tutte le cose sono soggette a una mutazione inces-, sante, ne
trae la conseguenza che le coso sono ciò che pare a ciascuno in un dato
momento, e che la verità dipende, corno il gusto, dal sentimento momentaneo
degli individui, cadendo cosi nello scetticismo che abbiamo denominato
soggettivo: l’uomo è la misura di ogni cosa, egli diceva : nàvitov xp 1 il i, ‘
xa,v M T P SV Sv&puiitoj. Però questa frase si riferisce solo alla teoria
della conoscenza, non alla morale, corno sposso si dico. 11 Goethe, guidato dall'istinto
d’uno spirito superiore, ha compreso ciò: noi possiamo, egli dice, osservare,
misurare, calcolare, pesare la natura, ma ciò avviene sempre secondo la nostra
misura e il nostro peso, giacché l’uomo ò la misura di tutto le cose. Questa
espressione equivale dunque a dire: il reale solo può essere percepito da noi,
l’irreale non può in alcun modo divenire oggetto della nostra percezione; noi
uomini non possiamo varcare i limiti dalla nostra natura, e la verità, per
quanto può essere percepita da noi, deve trovarci entro questi confini. Gorgia
Leontino cercò di dimostrare le seguenti tre tesi: nessuna cosa è; anche se
qualche cosa fosse, non sarebbe conoscibile; quando pure fosse conoscibile, la
cognizione che un uomo potesse acquistarne, non sarebbe comunicabile ad altri ;
in conclusione la verità non esiste, tutto ò falso. Infine Pirrone, capo della
Scesi, afferma che le cose sono inaccessibili tanto ai sensi quanto alla
ragione, e che noi possiamo di esse affermare o negare quello che vogliamo; il
meglio che ci rimane a fare consiste nell’astenerci da qualsiasi giudizio. Fra
gli scettici posteriori sono da ricordarsi Arcesilao e Cameade. Nei tempi
moderni gli scettici più famosi sono Montaigne e Charron. Gompebz conclusioni;.
Il positivismo restringe il valore della conoscenza al campo dell’esperienza e
delle scienze positive, ai fenomeni e alle loro relazioni. Noi non possiamo
conoscere l’essenza dei fenomeni, le cause prime e i fini ultimi, ma solo,
mediante l’osservazione, l’esperimento e la comparazione, le relazioni costanti
tra i fenomeni, il loro succedersi, le somiglianze, le leggi. Pertanto il
positivismo elimina dalle scienze qualsiasi ricerca estranea a quella delle
leggi e rapporti costanti di coesistenza e di successione tra i fenomeni. La
filosofia positiva procede come le vere scienze, badando solamente ai fatti e
restringendosi a spiegare un fatto per mezzo di altri fatti; e il fatto non è
altro che il fenomeno. Il fondatore del positivismo è Comte, del quale abbiamo
già esposto la classificazione delle scienze. Secondo Comte la coscienza passa
per tre fasi principali, la fase teologica, la metafisica, e infine la
positiva. Nella fase teologica lo spirito umano considera i fenomeni
dell'universo come effetti di forze e di esseri soprannaturali; anzitutto si
considerano tutti i corpi esteriori come animati, vivouti (feticismo), quindi
si ammetto l'esistenza di esseri invisibili, ciascuno dei quali presiede ad una
classe distinta d'oggetti, di avvenimenti (politeismo), finché tutte le divinità
particolari vengono comprese nell'idea d’un Dio unico, che, dopo aver croato il
mondo, lo governa sia direttamente, sia indirettamente per mezzo di agenti
soprannaturali. Nella fase metafisica i fenomeni vengono spiegati non più per
mezzo di volontà soprannaturali coscienti, ma mediante astrazioni considerate
come esseri reali: ciò che governa il mondo è una forza, una potenza, un
principio; si vogliono spiegare i fatti colle tendenze della natura, cui si
attribuisce ad esempio, la tendenza alla perfezione, l’orrore del vuoto, una
forza salutare ecc. Infine nel periodo positivo si lasciano in disparte lo
entità astratte, come cause, forze, sostanze, e si ricerca la spiegazione dei
fatti nei fatti stessi, confrontandoli, ricercandone le affinità e classificandoli
per ragione di somiglianza ; la storia dell'umano pensiero cammina, secondo il
Comte, verso la sintesi, l’organizzazione dello scienze, mentre il regno della
metafisica volge al suo termine. II criticismo, s’oppone tanto allo
scetticismo, che, negando la possibilità di qualsiasi conoscenza, finisce anche
col negare sè stesso, quanto al dogmatismo che ha una cieca fiducia nella
ragione; mentre il positivismo ammette solo la scienza positiva e come fine di
questa la ricerca della legge, il criticismo riconosce allo spirito umano altri
campi di ricerca. Esso investiga ed esamina lo stesso potere, conoscitivo,
distinguendo quali problemi può risolvere, e quali invece rimangono senza
soluzione e fuori del suo dominio. Kant ammette la conoscibilità del fenomeno,
di ciò che è dato alla nostra esperienza, e afferma l’inconoscibilità
dell’essenza delle cose; però vi è in noi una tendenza naturale a valicare i i
limiti del mondo dei fenomeni, e a penetrare nel mondo dei noumeni, tò
voupevov, il pensato, la cosa in sè, l’oggetto quale noi supponiamo che esiste
in sè stesso, in opposizione al fenomeno, che è l’oggetto quale noi ci
rappresentiamo nell’esperienza. Questa dottrina di Kant che vien detta anche
razionalismo idealistico si può cosi riassumere: noi possiamo conoscere la
realtà a priori mediante la ragione pura, non come è in sè stessa, ma solo,
come appare a noi e sotto l’aspetto formale. Le scienze si possono anche
dividere in formali e scienze della realtà; alle prime appartengono la logica e
la matematica e hanno per oggetto idee che non sono tratte dagli oggetti reali;
cosi i numeri e le figure della matematica vengono costruiti e determinati
dalla nostra mente. Le altre invece studiano oggetti presi dalla realtà, dal
mondo interno, dal mondo esterno, dal passato, dal presente e che si impongono
alla coscienza dell’osservatore. Ora, si può chiedere se questi 0 £f?®tti)
studiati dalle scienze reali, esistono assolutamente, in se stessi, quindi in
maniera indipendente dalle rappresentazioni che noi ne possiamo avere, oppure
si può dare al problema un’altra soluzione. Le principali risposte a tale
questione sono tre: il realismo, il fenomenalismo, l’idealismo. Il realismo
rappresenta la più antica concezione, giacché si presenta a noi come naturale
il fatto di pensare che le cose che stanno fuori di noi cosi come noi stessi,
siano quali sono apprese dalla coscienza che le considera come gli ori li)
Pauusv, jB ’inleitung in lite Philosojihie. Berlin, Cotta] ginali ritratti
dalle nostre sensazioni; quindi crediamo che gl’oggetti sono realmente rossi e
verdi, chiari e oscuri, lisci e ruvidi, dolci e amari. Però questo realismo
ingenuo, che ha ancora la sua influenza nella vita pratica, come quando ad es.
diciamo di vedere il sole levarsi e tramontare malgrado la scoperta di
Copernico, non dura a lungo; molti fatti vengono presto a dimostrare che le
rappresentazioni non sono una copia della realtà: le illusioni, le
allucinazioni, i sogni, la cecità dei colori parziale o totale, le differenze
individuali nell’acutezza visiva e uditiva ci convincono che la percezione
sensibile dipende in modo naturale da fattori soggettivi; si aggiunga a ciò la
relatività della percezione sensibile, pella quale ciò che ad uno sembra freddo
è percepito come caldo d’un altro, a questo un movimento pare lento, a quello
veloce, e uno stesso oggetto al medesimo individuo si presenta sotto diversi
aspetti secondo le circostanze, gli strumenti coi quali s’osserva, la luce,
ecc. ecc. Quindi non è più possibile pensare che lo spirito sia come uno
specchio che rifletta fedelmente l’immagine degli oggetti esteriori. L
'idealismo è stato iniziato nella sua forma tipica dal filosofo inglese
Berkeley secondo il quale tutte le qualità dei corpi che percepiamo sono
meramente relative a noi, e i corpi non si riducono ad altro che a gruppi di
qualità, le quali esistono solo nelle nostre percezioni, sono pure parvenze e
la loro esistenza si riduce semplicemente all’essere percepite, esse est
percipi; che cos’è, per esempio, una mela? un complesso di sensazioni visive,
olfative, gustative, tattili e nulla più. Infine la dottrina del fenomenalismo
fondata da Kant afferma che tutto ciò che ci viene dato nell’esperienza è
costituito dai fenomeni; noi possiamo conoscere le cose non come sono in sè, ma
come appaiono a noi. Le leggi fondamentali, alle quali la natura obbedisce e
che ci aiutano a comprenderla, non esprimono che le condizioni d’esistenza
della nostra intelligenza. La ragione è questa; poiché noi pensiamo il mondo
dei fenomeni, bisogna ammettere che vi sia una correlazione tra le leggi dell’
universo e le leggi della nostra intelligenza; ora, per spiegare questa
correlazione sono possibili solo due supposizioni: o lo spirito ha ricevuto dal
inondo, mediante i sensi e l’esperienza, le leggi costitutive conforme alle
quali esso pensa; oppure lo spirito impone al mondo le sue leggi proprie e
l’obbliga in certo modo a costituirsi in modo che la natura fenomenica gli
divenga intelligibile. Kant accoglie quest’ultima ipotesi, e quindi le cose che
noi pensiamo sono per noi ciò che il nostro spirito le fa essere; il nostro
pensiero attuale e cosciente non fa che prendere conoscenza d’un mondo di
fenomeni, che gli preesiste e che, diventando oggetto di conoscenza, ha già
subito la legge del pensiero umano in ciò che esso ha di essenziale e di
costitutivo, di guisa che tutto ciò che noi pensiamo non esiste in sè stesso,
ma solo per rapporto a nyi. L’importanza che i problemi sopra accennali hanno
per la scienza, va sempre più crescendo non solo presso i filosofi, ma anche
presso gli scienziati, tra i quali non pochi, benché siano di continuo a
contatto deU'esperieiiza. meditano o s'accingono a risolvere problemi
filosofici gravissimi. Cosi un cèlebre fisiologo, Verworn, nell’introduzione
alla fisiologia generale, pone come fondamento a tutta l’opera una teoria della
conoscenza, giungendo alla conclusione “ che il mondo fisico è un frammento
della nostra psiche e cho è quindi naturale il fenomeno, cosi meraviglioso
sotto un altro aspetto, che le leggi le quali reggono il mondo fisico sieno del
tutto identiche a quelle che reggono la nostra psiche; questo fatto ci pare
tanto più probabile in quanto troviamo che i fenomeni del mondo fisico sono
ordinati secondo lo spazio, il tempo, la causalitù, ossia secondo lo leggi logiche
della nostra mente; le leggi cho noi assegnamo al mondo fisico sono le leggi
proprie del pensiero, le leggi secondo le quali avvengono i fenomeni psichici,
perchè il mondo è solo ima nostra rappresentazione. Il mondo esteriore è quindi
pura illusione, l’idea d' una realtù oggettiva è affatto insostenibile Helinhol
t z matem a tico, fisico o fisiologo di grand e. valore, speriinentatoro
geniale, pensatore profondo e limpido, cho ha lasciato una traccia luminosa nei
campi più diversi della scienza, ha pure proclamato la verità che ogni
discussione scientifica mena dritta all'analisi e alla critica della
conoscenza, che qualsiasi riflessione sul movimento scientifico non può non
metter capo a quesiti d'ordine conoscitivo; egli tenta la soluzione del problema
della conoscenza dal punto di vista della psico-fisiologia e pensa che la
[Verwork] conoscenza deve essere analizzata, esaminata per scoprire in essa i
fattori, gli elementi impliciti, i presupposti che la rendono possibile. La
filosofia moderna, dice Riehl, vive nelle opere di Mayer, Helmholtz, e Hertz.
Dal breve, ma profondo scritto del Mayer Osservazioni intorno all'equivalente
meccanico del calore si svolge chiaramente tutto il compito e il metodo della
conoscenza naturale e nel medesimo tempo i limiti di essa, E fino agli ultimi
tempi l'Helmholtz ha rivolto la sua attenzione alle questioni della conoscenza
teoretica, separando le condizioni per l'intelligibilità delle cose dalle rose
stesse, e tentando, dapprima sulle orme del Kant, poscia scostandosene, di
esaminare con intendimento critico le basi della scienza della natura. Un
ottimo esempio del modo onde filosofia e scienza possono accordarsi in un’opera
comune e feconda si ritrova nei Princip i della meccanica, dell' Hertz. 11
metodo adoperato in quest’opera è il metodo generale delle scienze teoretiche
della natura, già conce-»' due correnti riunendosi insieme vengono a costituire
la scienza ; non diversamente pensano i più illustri scienziati dei nostri
tempi. Non potrà ritornare un'epoca, nella quale la scienza creda di aver
raggiunta la sua meta, quando abbia accumulato fatti sopra fatti, nè un'epoca
in cui la filosofia osservi con disdegno il lavoro indispensabile di
proparaziono compiuto dalla scienza. Il costruire e il plasmare i mattoni per
innalzare un edificio è tanto importante quanto l'opera dell'architetto che
abbozza il disegno e guida l'esecuzione della casa. Quindi come alla conoscenza
verrebbe meno il materiale senza il paziente e faticoso lavoro delle ricerche
empiriche, così all’edificio scientifico mancherebbe un disegno senza
l'elaborazione intellettuale dei fatti: l a scienza ha bisogno della filosofia,
e se ne foggia una per proprio conto, quando non ne trova altre. Perciò può
accadere che ricerchi i limiti del conoscere là dove sono le condizioni di
essa, oppure scambi i segni delle cose per le cose stesse. In simile maniera l
a filosofia non può fare a meno dell a srionzfl. uon deve perdersi in vuote
speculazioni, o restringersi ad una teoria puramente formale della conoscenza,
la quale non possa raggiungere il nocciolo del sapere, i fatti offerti
dall’esperienza. La ricerca scientifica e la filosofia formano una cosa sola,
si completano a vicenda. Sull’ingresso della scuola di Platone, come si dice,
si leggeva: Nessuno, che non conosca la geometria, ossia, come si direbbo oggi,
che non conosca la scienza esatta, può entrare. Una iscrizione analoga dovrebbe
incidersi sulle porte dei nostri laboratori e dei nostri gabinetti scientifici:
non può entrare chi non abbia studiato la filosofia. L'educazione filosofica è
parte dell’educazione speciale d’ogni scienziato; essa gli insegna a conoscere
lo strumento dei suoi strumenti e gli offre la norma per le sue ricerche.
Rieiil., Vortrag, passim. Voglio offrire una Raccolta di alcune fra le voci più
comuni nella logicn. Accidente: Aristotile contrappose l’accidente
(oupjìelltjxòf da oóv cum e |ia£vci> evento (recido ) allo sostanza (oùo£a),
come ciò die non può esistere da sé, ma solo nella sostanza; è quindi una
qualità o modificazione che non appartiene all’essenza della cosa e si ritrova
in questa senza esser legata necessariamente alla sua idea; oggi s’adopera
comunemente nel senso di cosa non necessaria, che può essere e non essere,
senza che la cosa muti o sparisca; cosi si può concepire una roccia, senza
pensare che sia aguzza o arrotondata: queste ultimo qualità, rispetto al
concetto di roccia, sono accidentali. Un significato del tutto diverso ha nel ‘
sofisma per accidente „ e nella “ conversione per accidente. Si dice argomento AD
HOMINEM quello che si fonda sopra un principio accettato come vero
dall’avversario, il quale si vede quindi costretto, per non parere in
contraddizione con sè stesso, ad accettare la tesi. Agnosticismo, da
a-fvoioxog, et neg. e yiYvtòoxo, inconoscibile, s’applica a quelle dottrine che
affermano l’esistenza noi mondo di qualche cosa che non si può conoscere, che è
inaccessibile alla mente umana, e che bisogna ammettere per potere spiegar
l’universo; la filosofia di E. Kant, che pone l’esistenza della cosa in sè, e
l’evoluzionismo di E. Spencer che dichiara inconoscibile l’assoluto, sono
dottrine agnostiche. Un buon dizionnrio di scienze filosofiche is quello
compilato da RANZOLI (vedasi), Hoepli. ANALISI -da àvoi, prep. che esprime in
composizione l'idea di retrocedere, di rifarsi da capo, e Xóo> sciolgo -nel
significato pin generale è l'operazione del pensiero mediante la quale si
scioglie un tutto nei suoi elementi, nelle parti componenti, o si distinguono
in un composto una o più parti; il metodo analitico parte dai fatti particolari
per salile ad un principio generale, come f induzione ; la prova analitica è
quella elio va dagli effetti alle cause; giudizio analitico è, secondo il Kant,
quello il cui predicato è contenuto necessariamente nel soggetto: i corpi sono
estesi. Analogia: (àvee Xéyou pei matematici greci significa: nel medesimo
rapporto), è un'operazione logica per la quale, quando nell'idea od oggetto A e
nell’idea od oggetto C si sono riscontrali elementi o caratteri comuni, si
afferma che un altro o altri caratteri che sono in A debbono pure ritrovarsi in
B; l’analogia porta quindi a conclusioni ipotetiche, elio possono poi essere
confermate dall’esperienza. Anfibolia: designa l'equivoco di senso prodotto
dall'uso di termini forniti di doppio significato, oppure di una speciale
costruzione sintattica d'uua frase; dal greco A;isp£-PoAog, elio va da due
parti, dubbio, da cui anfibologia parlare clic può prendersi in duo significati
anche opposti, es. : aio te Hannibalen vincere posse. Antecedente e
conseguente: in un rapporto logico dicesi antecedente il primo termine,
conseguente il secondo; cosi la causa è l’antecedente, l'effetto il
conseguente. Apodittico: (da àitoSetxvojxt, dimostro); l'apodittica è quella
parte della dialettica che insegna il modo di dimostrare la verità d'un
principio mediante il semplice ragiouameuto; Kant ha chiamato giudizi
apodittici quelli nei quali il predicato appartiene necessariamente al
soggetto, intendendosi per necessità l’inconcepibilità del contrario; quindi pei
giudizi necessari affermativi la formula è: dev’essere; pei negativi: non può
essere. Aporema, da ànopèui: dubito, è, secondo Aristotile, il sillogismo
dubitativo, quello che mostra l'ugual valore di due ragionamonti contrari. A
posteriori, a priori: la prima espressione significa ciò che risulta
dall’esperienza; così le idee a posteriori sono quelle fornite dall’esperienza;
la seconda esprime ciò che è dato anteriormente all’esperienza, ciò che non
proviene dai fatti; così si è detta scienza a-priori la matematica o scienza
a-posteriori la storia. Però tanto tra i Latini quanto tra i filosofi
medioevali l’espressione “ dimostrare a-priori, significa dimostrare dalle
cause; dimostrare a-posteriori dimostrare dagli effetti. Aquino nega che Dio si
potesse conoscere a-priori, perchè non si può conoscere dalle cause, ma solo
dagli effetti. Asserzione: ò l’atto dell'esprimere una semplice verità di
fatto, e giudizi assertori ha chiamato il Kant quelli nei quali il predicato
appartiene al soggetto, senza annettervi T idea di necessità o di possibilità.
Assioma: (dal greco oj degno donde à{j(to|ia la stima che si fa d'una cosa, poi
principio evidente; VICO (vedasi) nella scienza chiama gli assiomi degniti) è
una verità evidente per sè stessa, indimostrabile, che serve di fondamento por
altre proposizioni; secondo gli empiristi trae la sua origine dall’esperienza,
secondo gli aprioristi dalla ragione indipendentemente dall'esperienza.
Astrazione: (traduzione di àcpaipsoij da ino ab o atpéw traggo, fu dapprima adoperata
dagli scultori per esprimere l'atto di estrarre il primo abbozzo dal masso
informe) per Aristotile ò il processo montale con cui, omesse le qualità
accidentali della cosa, si separano le qualità essenziali e si considerano per
loro stesso; in generale significa considerare separatamente ciò che in realtà
non è separato, decomporre una nozione in elementi. Canone: per Mill, che nel
suo sistema di logica ha formulato cinque canoni fondamentali dell'induzione
scientifica, è sinonimo di norma, di regola da seguirsi; canonica (da xaV(év,
xavóvoj, regolo per tracciare linee diritte) chiamarono gli Epicurei la logica,
la quale era un complesso di regole del pensalo, di norme per discernere il
vero dal falso. Categoria: le categorie sono i concetti più generali delle
cose, i generi supremi in cui si dispongono le nostre idee, p. e. sostanza,
qualità, quantità; il giudizio categorico è quello che afferma o nega senza
soggiacere ad alcuna condizione; sillogismo categorico 6 quello composto di
giudizi categorici. Causa: nel significato comune e popolare ò ciò che produce
un fenomeno, ciò che agisce, l'antecedente d'un altro fenomeno; però un po' di
riflessione basta a far comprendere che la causa è determinata come tale solo
dall’effetto, che i due termini sono correlativi e l’uno non può sussistere
senza l'altro; secondo il Mill la causa non è altro che l'antecedente
invariabile e incondizionato di un fenomeno; il principio di causa o di
causalità esprime il fatto che nulla vi ha senza causa, che tutto ciò elio incomincia
ad essere lia la propria ragion d'essere in qualche cosa di anteriore e che
cause simili in circostanze simili producono effetti simili, secondo il
principio (ipotetico) dell’uniformità del corso naturale delle cose. Il CIRCOLO
VIZIOSO è un sofisma il quale consiste nel provar la verità d’una proposizione,
appoggiandosi ad un'altra, la quale alla sua volta non può essere provata se
non appoggiandosi alla prima. Composizione: ò il complesso dei caratteri che
sono contenuti in un’idea, l’insieme degli elementi o note, che costituiscono
ciò che si dice anche “ connotazione „ d'un concetto. Concetto, dal latino
conceptum che corrisponde ni greco da ooXXappàvm, prendo insieme, concipio, per
significare che mediante il concetto apprendiamo il significato della cosa; i
greci chiamarono il concetto anche 8poj, termine da ipt^io 10 termino, è
l'unità delle cose essenziali dell'oggetto. Non è da confondersi colle
rappresentazioni, che sono varie, individuali, mutevoli. Il concettualismo è la
dottrina filosofica che ha per principale rappresentante Abelardo, secondo la
quale gl’universali, ossia i generi e le specie, pur essendo nomi comuni che
designano qualità che appaiono solo negli individui, hanno però, come concetti,
una realtà nello spirito di chi li pensa. Due fatti sono detti concomitanti
quando si accompagnano e avvengono sia simultaneamente sia uno dopo l'nltro;
cosi sono fatti concomitanti l'aumento di calore e l’ innalzarsi del mercurio
nel termometro. Concreto: si adopera in opposizione di astratto, e pare che'sia
d’ori gine latina e significasse dapprima denso, spesso; Cicerone dice aer
concretilo come opposto ad aer fusilo; si applica a ciò che è fornito di tutte
le sue qualità ed ha un’esistenza reale per sé. Contingenza e contingente',
s’oppongono a necessità e a necessario; il vocabolo aristotelico xò
ou|ipepr,aóg tradotto in latino accidens e contingens designa ciò che avviene,
ma che potrebbe anche non avvenire; s’intende generalmente in un doppio
significato: contingente è ciò che lo spirito può concepire come non esistente
o esistente in modo diverso; oppure ciò che in realtà potrebbe non essere o
essere diversamente. Criterio: (da xptxiqpiov che deriva da xpivm, giudico) è
il segno o la regola, mediante la quale si può riconoscere e distinguere il
vero dal falso o che socondo alcuni ò posto nell’ intelletto, secondo altri
nella sensazione, nel senso comune, neU'autorità ecc. ecc. Deduzione: forma di
ragionamento, che consiste in genorale nel partire da un principio generale
noto, per trarne conseguenze particolari, o nel trovare il principio ignoto
d'una conseguenza nota; si adopera tanto nelle scienze di puro ragionamento,
quanto nello scienze sperimentali. Definizione è la determinazione del
contenuto d’un concetto che può essere espressa mediante un giudizio, nel quale
il soggetto è il concetto da definire, il defìniendo o il definito-, e il
predicato è l'insieme di note con lo quali il primo viene de¬ finito e dicesi
definienle. Determinismo: è la dottrina secondo la quale ogni fenomeno naturale
è l’effetto necessario d’una causa, oppure, secondo il pensiero di Mill [“More
Grice to The Mill”], ogni fenomeno ha per condizione d’esistenza un insieme di
circostanze positive e negative che costituiscono il suo antecedente
incondizionale, non già nel senso che l'antecedente incondizionale produca
effettivamente il conseguente, ma solo nel senso che ne è seguito in maniera
invariabile; il determinismo universale consisto quindi neU’ammettere che il
principio di causa ha valore tanto per la natura materiale quanto per la natura
spirituale. Si suole distinguere il determinismo fisico, che riguarda i
fenomeni fi sici, e il determinismo psicologico, che riguarda quelli psi¬ chici
e afferma che in ogni caso particolare, dati i nostri mo¬ tivi d'agire, le nostre
risoluzioni sono determinate e seguono di necessità il motivo prevalente. Non
si deve confondere determinismo con fatalismo, secondo il quale gli avvenimenti
sono determinati ab aetemo in modo necessario da un agente esteriore.
DIALETTICA (8tà attraverso e ^éyio raccolgo) è l'arte che apre la strada al
vero o quindi alla scienza mediante il raffronto e la discussione delle varie
opinioni; Platone dico noi Cratilo:“ colui che sa interrogare e rispondere come
lo chiameremo se non dialettico?, osso quindi espone ed esamina con arte
polemica le opinioni favorevoli e quelle contrario intorno ad un dato soggetto,
rivelandone le difficoltà e le contraddizioni. Dictum de omni aut de nullo: è
l’espressione usata dagli scolastici per significare che ciò che si dice d'un
complesso di cose o di esseri, si dice pure dei singoli, e ciò che si nega d'un
complesso, si nega pure dei singoli; esprime quindi il principio fondamentale
del sillogismo. DIFFERENZA SPECIFICA è l'insieme dei caratteri, mediante i
quali una specie si distingue da un’altra o dalle altre, appartenenti al
medesimo genere. “DISCORSIVO” designa la conoscenza e il ragionamento mediato,
nel quale entra come fattore importante il lavoro della ragione; si oppone a
intuitivo, giacché la conoscenza intuitiva è quella che avviene per un atto
immediato, subitaneo, senza passaro da un’ idea ad un’altra, senza la
comparazione di più idee, come avviene nella conoscenza discorsiva. Divisione:
nel linguaggio logico, è l'operazione mediante la quale si determina l’estensione
d’un concetto, mentre la definizione ne determina la comprensione; la forma più
semplice della divisione è una proposizione in cui il soggetto ossia il
dividendo è il genere, e il predicato ossia il dividente enumera le specie
contenuto sotto quel genere. Dogma: o domma (da Box ito, io penso, donde
8óf|ia: ciò che è pai’so conveniente, opinione, principio professato,
deliberazione) significa in generale un'opinione che viene imposta da
un’autorità posta al di fuori e al disopra d'ogni critica e d'ogni esame; il
dogmatismo, in opposizione allo scetticismo, ammette la possibilità di
conoscere la realtà quale essa è. Il dubbio metodico consiste nel sospendere il
nostro giudizio intorno a qualsiasi cosa, respingendo le opinioni anteriormente
stabiite, finché la verità non si imponga con assoluta evidenza ni nostro
spirito; si distingue quindi dal dubbio scettico, che nega la possibilità
stessa di conoscere alcnna cosa. Eclettismo (da èx-Xéyto, scelgo): si dice del
metodo filosofico che consiste nel raccogliere da sistemi filosofici diversi e
anche opposti opinioni e dottrine, che si cerca di conciliare armonicamente.
Empirismo, da èpReipia esperienza, icatpdco io sperimento, è la dottrina
filosofica che fa derivare dall'esperienza tutto ciò che conosciamo, e
considera il fenomeno come unico oggetto della nostra conoscenza. Ammette
un’esperienza esterna basata sul potere dei sensi ed un’esperienza interna
basata sul potere della riflessione; si distingue quindi dal sensismo, che
ammette essere i sensi la sola fonte di tutte le nostre cognizioni. Eristica:
(da spij, contesa, ipf£o>, io contendo) è l'arte di disputare, di
contraddire ad ogni affermazione dell’avversario pel solo scopo o pel piacere
di voler contraddire, è una derivazione e una degenerazione della sofistica,
con la quale non si devo confondere. Esplicito: un giudizio o una nozione
diconsi espliciti quando sono chiaramente e precisamente espressi nella
proposizione. Essenza (essentia da esse, traduzione del greco cuoia) è
un’espressione di vario significato; è stata usata dai Greci por indicare ciò
cbe persiste identico sotto la varietà e la molteplicità dei fenomeni, ciò elio
cade solo nel dominio della conoscenza razionale. Per gli scolastici l'essenza
è il complesso delle qua¬ lità indicate dalla definizione e dalle idee che
rappresentano il genere e la specie; designa quindi ciò che nell’essere è
intelligibile e concorre a definirlo, ossia i suoi attributi fondamentali.
Estensione d’un concetto: è il complesso degli individui e degli os seri, dei
quali un concetto o una qualità può essere affermato come attributo, ossia il
numero dei concetti cbe contiene sotto di sé. Fenomenalismo: o fenomenismo, è
la dottrina filosofica la quale af¬ ferma resistenza dei fenomeni essere
l'unica realtà, negando l'esistenza della sostanza, della cosa in sé; noi
conosciamo le coso come appaiono a noi, non come sono in sè stesse. Forma: por
Aristotile la forma (popoli, et8oj) è attività ed energia, la materia (OXv)) è
passività o potenzialità; la forma trae dalla materia, per mezzo del perpetuo
moto che in essa suscita, la molteplicità dei particolari, ciò facendo secondo
certe regole e quindi introducendo in quella ordine e uniformità; la forma è
inscindibile dalla materia. Oggi per materia della conoscenza s’intende il
contenuto di questa; la materia è ciò cbe indi¬ vidua i fatti e distingue, per
esempio, il pensiero a dal pensiero ò, dal pensiero c e cosi via: per la
materia una proposizione logica di scienza giuridica si distingue da una di
etica, una legge economica da una legge estetica; ma la logica che non entra
nei dibattiti delle varie discipline, ed ha per oggetto il pensiero in
universale qualunque ne sia il contenuto, la materia, prescinde da questa e
contempla la forma. Però un’affermazione logica, per esempio una qualsiasi
affermazione di scienza, non può esser vera formalmente o falsa material¬
mente, perchè, in concreto, la sua forma b inseparabile dalla sua materia; la
logica non può prescindere dalla verità dei concetti, dei giudizi, dei
ragionamenti, per quanto prescinda da questi o quei concetti, giudizi,
ragionamenti. (Croce). Genere: in una serie di concetti in cui l'estensione va
crescendo e diminuisce la comprensione, dicesi genere il concetto più esteso e
meno comprensivo rispetto ai concetti meno estesi e più comprensivi: animale,
per esempio, rispetto a vertebrato, vertebrato rispetto a uomo, uomo rispetto a
Europeo e cosi via. Giudizio ; fu detto dei Greci àitócpaaij, o Xóyos
ànotpaxtxój, da &7ti e ig) il dubbio degli scettici. Scolastica: è il
secondo periodo della filosofia del medio evo; è preceduta dalla Patristica o
filosofia dei SS. Padri, è seguita dal Rinascimento ed ha per iniziatore Scoto
Erigeua e per centro Parigi; la Scolastica dipende strettamente dalla
religione, nella quale ritrovavano la verità; è essenzialmente dogmatica e
manifesta in generale una sfiducia e una diffidenza più o meno grando verso la
ragione o la scienza; una questione capitale che si agitò nella Scolastica è
quella che riguarda gli universali. SINTESI, da ouv-xIS-rjpt: pongo insieme,
nel significato più lato designa ogni operazione che tendo a riunire in un
tutto elementi diversi. Si intende anche il processo mediante il quale dai
principi si scende alle conseguenze. SISTEMA – Myro: System Ghp – a highly powerful/hopefully
plausible version of System G -- (da oov-£<mj|u: metto insieme) è in
generale un tutto nel quale le singolo parti sono ordinatamente collegate fra
loro, un complesso di idee subordinate ad uno o a più principi generali e fra
loro coordinate. SOSTANZA (substautia, loti.: ciò elio sta sotto, traduzione
della parola aristotelica: &Ro-xe!|ievov, composta di imo sotto e xsìpat io
giaccio) è ciò che permane identico in mezzo al variare delle qualità, del
colore, della forma; per gli scolastici è ciò che sussiste per sé (ens quod per
se subsistit), mentre gli accidenti sussistono nella sostanza e quindi per la
sostanza. SUB-ORDINAZIONE è la relazione che corre fra due concetti di cui
l’uno ò contenuto nell’estensione dell’altro. Cosi il concetto di uomo e
subordinato a quello di mammifero, che dicesi concetto sopraordinato.
SUSSNZIONE (subsumptio, da subsumere) è una specie di ragionamento che consiste
nel porre due idee nella dipendenza come di specie a genere, di caso
individuale a legge. Pel Lizio il sillogismo di sussunzione, che corrisponde al
sillogismo di pi ima figura, è il tipo perfetto del raziocinio. Emilio
Morselli. Morselli. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Morselli.”
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