GRICE ITALO A-Z V VI
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Vignoli:
la ragione conversazionale della etologia filosofica – dell’origine della
lingua articolata -- della legge fondamentale dell’intelligenza nel regno
animale – la scuola di Rosignano Marittimo – filosofia toscana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The
Swimming-Pool Library (Rosignano
Marittimo). Abstract.
Keywords: from the banal to the bizarre – method in philosophical psychology. Filosofo toscano. Rosignano Marittimo, Livorno,
Toscana. Essential Italian philosopher. Filosofo italiano. Grice: “I spent quite some
time observing a species of pirot: the squarrel – mainly I was in search of
what Vignoli calls ‘la legge fondamentale dell’intelligenza nel regno animale”
– his ‘saggio,’ he says, is in ‘psicologia comparata,’ but since it is vintage,
I might just as well refer to is as being one in ‘philosophical ethology’!” Nasce dal giurista Niccolò e da Anna Botti, originari
di Pistoia. Poco dopo la nascita, si trasferì con la famiglia a Pisa, dove
studia al liceo S. Michele e poi all’università. Superati gli esami di
ammissione alla facoltà di legge, si laureò in utroque iure con il professore
di diritto canonico CANTINI (vedasi). In quegli anni, V. frequenta la cerchia
di CENTOFANI (vedasi), docente di storia della filosofia nell’Ateneo pisano, il
cui salotto è animato da professori e studenti, oltre che da esponenti della
nobiltà locale. È introdotto agli studi naturalistici dal fisico MATTEUCCI
(vedasi) e dallo zoologo SAVI (vedasi). V. si trasferì a Milano, dove lavora inizialmente
come precettore nelle case di nobili milanesi, come il duca Uberto Visconti di
Modrone e i marchesi Paolo Rescalli e Carlo D’Adda. Gli anni Cinquanta sono
decisivi per la sua formazione, che al seguito di queste famiglie visita gran
parte dell’Europa e del Nord Italia, incontrando studiosi come l’indianista GORRESIO
(vedasi) e il medico e linguista MARZOLO (vedasi). In questi anni, V. si dedica
allo studio della filosofia, della storia delle religioni, delle scienze
naturali e della linguistica comparata. Decisivo per la sua carriera è
l’incontro con il glottologo ASCOLI (vedasi), con il quale entrò in contatto
epistolare. Pubblica sul periodico Il
Politecnico di CATTANEO (vedasi) i suoi primi lavori, Dell’insegnamento
elementare della filosofia nei licei dello Stato e Di una dottrina razionale
del progresso, nei quali aderiva alla teoria dell’evoluzione di Darwin. In
seguito continua a occuparsi di evoluzionismo, sviluppando questi temi in
direzione dell’antropologia e della psicologia comparata. Nella parrocchia di
S. Tomaso a Milano, sposa Francesca Pedrali, detta Fanny, nata dal matrimonio
dell’ingegnere Pedrali con Enrichetta Camperio, una delle sei sorelle
dell’esploratore Manfredo. Da lei V. ha due figli: Enrica, e un maschio, morto
a soli due anni. Interruppe l’attività di precettore grazie all’eredità di un
parente della moglie, il patriota risorgimentale Ciani, consistente nelle
rendite provenienti dal fondo terriero di Monzoro, alle porte di Milano. Da
quel momento la sua carriera accelera. È nominato socio corrispondente del
Reale Istituto lombardo di scienze e lettere, di cui diventò anche membro
effettivo. Gli anni Settanta videro il suo ingresso sulla scena culturale
italiana ed europea, grazie ai suoi libri di maggiore successo, Della legge
fondamentale dell’intelligenza nel regno animale. Saggio di psicologia
comparata -- Milano -- e Mito e scienza -- Milano --, pubblicati nella
prestigiosa collana della Biblioteca scientifica internazionale dei Fratelli
Dumolard. Se il Saggio di psicologia comparata lo consacra come l’iniziatore di
questa disciplina in Italia, Mito e scienza lo fa conoscere a personalità come
Usener, Warburg e, alcuni anni dopo, Cassirer. Attento osservatore della
politica e della società italiana, V. pubblica due volumi di argomento
storico-politico: Delle condizioni morali e civili d’Italia -- Milano -- e
Delle condizioni intellettuali d’Italia -- Milano. Nominato cavaliere
dell’Ordine della Corona d’Italia, ricopre numerose cariche istituzionali nel
mondo dell’istruzione e della beneficenza milanese. Tra le tante, è delegato
scolastico per i mandamenti di Milano; consigliere, segretario e vicepresidente
dell’Associazione d’incoraggiamento all’intelligenza; vicepresidente, e poi
presidente, della Scuola tecnico letteraria femminile; presidente del
collegio-convitto Calchi Taeggi. Tenne un corso libero a titolo gratuito di
antropologia all’accademia scientifico-letteraria di Milano. Partecipa alla
redazione della rivista L’Esploratore. Giornale di viaggi e geografia
commerciale, fondata e diretta dallo zio della moglie, Camperio. Sulle sue
pagine pubblica alcuni articoli, tra cui il Cenno di un’ipotesi geologica, che
da origine a una disputa con l’abate geologo Stoppani sulla priorità della
teoria del calore terrestre. Lo stesso anno della sua nomina a socio
dell’Accademia fisio-medico-statistica, partecipa alla creazione della Società
promotrice di esplorazioni scientifiche, alla quale aderirono, tra gli altri,
il linguista Ascoli, l’astronomo Schiaparelli e lo psichiatra Verga. Diresse il
Circolo filologico di Milano, istituto di cultura dedito allo studio e
all’insegnamento delle lingue. Oratore brillante, al Filologico tenne le
conferenze L’educazione moderna, L’era nuova del pensiero e DELL’ORIGINE DELLA
LINGUA ARTICOLATA. È tra gli animatori della costituenda Società italiana degli
autori per la tutela della proprietà letteraria e artistica, nell’ambito della
quale fu membro del consiglio direttivo e segretario. Rilevante fu il suo contributo all’attività
della Commissione conservatrice dei monumenti e degli oggetti d’arte e di
antichità per la Provincia di Milano, dove si occupa del progetto di
sistemazione della basilica di S. Ambrogio. In qualità di membro del consiglio
direttivo della Scuola superiore d’arte applicata all’industria, partecipò
attivamente alla vita dell’istituzione, intrecciando rapporti con il nobile
Visconti e con l’architetto Beltrami. Fu
membro di numerose accademie e società, tra cui la Società romana di
antropologia di Sergi, la Società italiana di scienze naturali e la Società
internazionale per la pace, promossa dall’amico e premio Nobel Moneta. Scrive
su numerosi giornali e riviste scientifiche. In particolare, collaborò con vari
articoli all’organo ufficiale del positivismo italiano, la Rivista di filosofia
scientifica, e, con la Rivista di scienze biologiche. La maggior parte dei suoi
saggi di psicologia comparata e psicofisica apparve sui Rendiconti del Reale
Istituto lombardo di scienze e lettere. Molti di questi contributi furono poi
raccolti nei due volumi Peregrinazioni psicologiche -- Milano -- e
Peregrinazioni antropologiche e fisiche – Milano --, pubblicati da Hoepli. Nel
corso della sua lunga carriera è in contatto con importanti personalità della
cultura e della scienza europee, come Soury, Sacher-Masoch e Haeckel,
dialogando con i maggiori psicologi, antropologi, medici e zoologi che
animarono la stagione positivista in Italia, da Sergi a Canestrini, da Buccola
a Morselli. Nominato cavaliere
dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro, Vignoli vide aumentare i propri
impegni. Dopo alcuni anni d’interruzione, torna a insegnare all’Accademia
scientifico-letteraria come libero docente di psicologia e come professore
incaricato di antropologia. Gli venne affidata la carica di direttore
amministrativo del Museo civico di storia naturale di Milano, mantenuta fino a quando
ne divenne direttore onorario. Durante la sua lunga direzione contribuì al
disegno del nuovo assetto istituzionale del Museo, sovrintese al trasloco delle
collezioni nel nuovo edificio ai Giardini pubblici, ulteriormente ampliato, e
all’attivazione della Stazione di biologia e idrobiologia applicata presso
l’Acquario civico. Dismessi i panni di
docente e direttore, malato e affranto per la morte dell’unica figlia, morì a
Milano, pochi mesi dopo lo scoppio della prima guerra mondiale. Opere. Oltre ai
contributi citati, per la lista completa delle sue pubblicazioni, cfr. E.
Canadelli, «Più positivo dei positivisti». Antropologia, psicologia, evoluzionismo
in Tito Vignoli, Pisa 2013, pp. 149-154.
Fonti e Bibl.: L’archivio di Vignoli, conservato in parte presso la
biblioteca del Museo di storia naturale di Milano e in parte a Milano e Castel
Campo (Trento) presso gli eredi, è oggi integralmente consultabile on-line sul
portale dell’ASPI - Archivio storico della psicologia italiana, dell’Università
degli studi di Milano-Bicocca, https://
www.aspi.unimib.it/collections/object/detail/8831/. La sua biblioteca privata,
di circa milleduecento libri, è conservata dagli eredi a Castel Campo, Elenco
di consistenza, a cura di E. Canadelli, 2011,
http://picus.unica.it/documenti/vignoli.pdf; Ead., La biblioteca privata di
Tito Vignoli. Letture di un antropologo evoluzionista, in Storia in Lombardia,
XXX (2010), 3, pp. 5-29. Le pagine web si intendono visitate per l’ultima volta
il 6 maggio 2020. Tra le commemorazioni,
si segnalano: G. Celoria, Cenno necrologico di T. V., in Rendiconti del R.
Istituto lombardo di scienze e lettere, 1914, vol. 47, pp. 1094 s.; F. Triaca,
T. V., Milano 1914; M. De Marchi, Commemorazione di T. V. tenuta il 14 dicembre
1914, in Atti della Società italiana di scienze naturali e del Museo civico di
storia naturale di Milano, 1915, vol. 54, pp. XXV s.; F. De Sarlo, T. V.,
psicologo, in Rivista di psicologia, 1915, vol. 11, pp. 305-332; G. Villa, T.
V., in Rendiconti del Reale Istituto lombardo di scienze e lettere, 1917, vol.
50, pp. 795-809. Si vedano inoltre: N. Badaloni, T. V. tra evoluzionismo e
neovichismo ottocentesco, in Studi storici, 1990, vol. 31, pp. 525-546; A.
Cipollini, Una controversia di priorità tra Antonio Stoppani e T. V. sul
calorico della Terra. Da una lettera autografa dello Stoppani al V. del 1878,
in Archivi di Lecco, 1990, vol. 13, pp. 128-134; G. Landucci, V. T., in
Dictionnaire du darwinisme et de l’évolution, a cura di P. Tort, III, Paris
1996, pp. 4466 s.; G. De Liguori, T. V. e la psicologia animale e comparata, in
La psicologia in Italia, a cura di G. Cimino - N. Dazzi, I, Milano 1998, pp.
177-204; Id., Antropologia, psicologia comparata e scienze naturali in T. V.,
in Teorie & Modelli, 2000, vol. 5, pp. 5-15; G. Magnano San Lio,
Evoluzione, intelligenza e storia in T. V., in Il positivismo italiano: una
questione chiusa?, a cura di G. Bentivegna et. al., Acireale-Roma 2008, pp.
485-512; T. Vignoli, Mito e scienza e Saggio di una dottrina razionale del
progresso, Pisa 2010 (in partic. E. Canadelli, Mito e scienza: due fiumi,
un’unica sorgente, pp. 11-22; L. Steardo, Evoluzionismo e filosofia della
storia nel primo V. Il Saggio di una dottrina razionale del progresso (1863),
pp. 323-340); A. De Lauri, Scienza e scientismo negli scritti editi e inediti
di T. V. (1863-1899), in Storia in Lombardia, XXXII (2012), 3, pp. 7-24; E.
Canadelli, «Più positivo dei positivisti», cit.Si trasfere a Milano. Insegna antropologia
presso la Reale Accademia di Scienze e Lettere. Direttore del Museo di storia
naturale. I suoi saggi apparisceno sul Politecnico e la Rivista di filosofia
scientifica. Due sue saggi hanno risonanza: Della legge fondamentale
dell'intelligenza nel regno animale: saggio di psicologia comparata” -- e “Mito
e scienza”. Il Lizio, as the Italians –
some Italians – call Aristotle, regarded types of soul psuche as Owen has it,
dismissing a translation, as Grice would suppose, of living thing, as forming a
‘developing series.’ Grice interprets this idea as being the supposition that
the psycho-logical theory for a given type is an extension of, and includes,
the psychological theory of its predecessor-type. The realization of this idea
is at least made possible by the assumption that psychological laws may be of a
ceteris paribus form, and so can be modified without emendation. If this aspect
of the programme can be made good, we may hope to safeguard the unity of
psychological concepts in their application to animals and to human beings.
Though (as Wittgenstein noted) certain animals can only expect such items as
food, while men can expect a drought next summer, we can (if we wish) regard
the concept of expectation as being determined not by the laws relating to it
which are found in a single psychological theory, but by the sequences of sets
of laws relating to it which are found in an ascending succession of
psychological theories. Life, soul, and homonymous predication Let us
examine the senses of synonymy and homonymy in Aristotle and then see what use
Plotinus is making of these terms in the treatise On Well-being, 1.4[46]. In
1.4[46].3 Plotinus distinguishes between synonymous and homonymous predication.
It will prove useful to examine Aristotle's understanding of homonymy.
Aristotle defines as "synonymous" predicates that share both a common
name and a common definition, as "animal" is predicable both of man
and of ox. Such terms are also said to be employed in one way only (Hovaxas
leyóueva)* and to be predicated with reference to one thing (a®' ё)? Homonymy per accidens amounts only to a sharing of the same name or
pure equivocation. This is not, however, the only sense of the homonym which is,
unlike the synonym, ambiguous. Homonymy may include terms which have nothing
truly in common (катà...кotvòv unèr) and those which
are related by something in common (кат í kovór)." A term that
is used homonymously in the latter sense is said to be employed in different
senses (1éyeTaL...ollaxws). Some homonymous predicates admit of unity of
reference appropriate to focal meaning (pòs Ev). Other homonymous terms enjoy
that unity and identity that derives from participation in a series: the kind
that will concern us here. Henry and Schwyzer properly refer us to
Aristotle, CATEGORIAE 13.14b33 for the sense of avidiapeiv in 1.4 [461.3.17,
where it describes a simple classification by dichotomy or co-ordinate species
as distinct from predication in a hierarchy that exhibits priority and
posteriority. The example offered in CATEGORIAE 13 of predication by dichotomy
are the terms "half" and "double." Predication according to
co-ordinate species is exemplified by species of animal as having feet, winged,
or aquatic. The various species do not exhibit priority and posteriority, but
are on the same plane (áua). Cat. 1.1a6-12. Top. 1.15.106a9. Met. A.1.981a10;
K.3.1060b31-1061a7; Top. 6.10.148a29-33. Cat. 1.1al; E.N. 1.6.1096b26-27. Met.
К..3.1060b31-36. Met. Г.1.1003a33. Met. Г.1.1003a33-1003b2. Met. Г.1.1003a33-1003b2. Cf. also
Armstrong (1966-88), vol. 1, p. 178, note 1 and Harder et al. (1956-60), vol.
5b, p. 318 who also refer us to De An. 2.2.413a22 and Met. B.999a6-10; for a
lucid exposition of the treatment of priority and posteriority in Aristotle, CATEGORIAE
12 and 13, see Cleary (1988), pp. 20-32. Harder-Beutler-Theiler properly refer
us to Aristotle, De Anima 2.2.413a22 where it is said that
"life" is predicated in different senses (TEOvaxOS... EyouÉvOr) of
various organisms accordingly as they possess various faculties (intellect,
sensation, locomotion, change as diminution or increase). Now Aristotle
formally defines the soul as the first entelechy of a natural body potentially
endowed with life. ' To understand what Aristotle means by saying that ‘life’
is predicable in different senses, it is helpful to examine what he says about
the status of ‘soul’ as predicate. Aristotle argues that soul will not admit of
a common account (kolvòs lóyos) any more than will the succession of
geometrical figures. Thus there is no generic geometrical figure with reference
to which we may explain the triangle and the quadrilateral. The one is a
development from the other. Similarly, the various grades of soul, from the
simplest to the most complex, form such a series or succession, each a higher
stage and a development of the lower. For example, without the nutritive
faculty, there is no perceptive faculty, but the nutritive faculty may (as in
plants) exist in the absence of the perceptive faculty. Obviously, both ‘life’
and ‘soul’ are, for Aristotle, predicates that occur in such a series. It
is common, following Lloyd, to refer to such a series as an ordered series of
terms and to a group containing such terms as a p-series. Joachim and Grice call
such a succession a "developing series,"' which Joachim defines as ‘one
the terms of which increase in complexity, and are so ordered that the
succeeding terms imply the preceding ones, involving or containing them in an
altered form. Each succeeding term i) differs specifically from its
predecessor, yet (ii) is a development of it - depends upon it for its being
and carries it further. We have seen that Plotinus entertains the
possibility that ‘life’ might be predicated as a synonym of the various grades
of organism." Now that Harder et al. (1956-60), vol.
5, p. 318, note on 1.4 [46].3.16. De An. 2.1.412a27-28: this is
the first definition; the second (2.1.412b5-6) defines soul as the first
entelechy of a natural organic body. De An. 2.3 414620-415a13 De An. 2.3.414620-415a13. Lloyd (1962), p. 67. Joachim (1951), p. 38. Joachim (1951), p. 38 offers
as further examples "the series of natural numbers [EN 1.4.1096a18-19],
the successive forms of figure [De An. 2.3.414b21-22; 29-32], the forms of
friendship [EN8.3.1156a6-24], and the forms of constitution [Pol. 3.1.1275a34-1275b2]."
1 4 1275b2]." he has excluded this alternative, he argues that the
predicate is rather employed homonymously (óuovúws) of the various
grades.22 IV. Aristotle's critique of the Platonic Good and the
ordered series The commentators have correctly shown us the origin
of the Plotinian interest in the connection between life and well-being in the
Nicomachean Ethics of Aristotle. For the distinction between synonymous and
homon-ymous predication of "life" and "living well" in
Plotinus, they have correctly referred us to the Aristotelian use of these
terms in works other than the Nicomachean Ethics. What they have not done is to
demonstrate the vital debt of this distinction to an argument advanced against
the Platonic Idea of the Good in the Nicomachean Ethics. In the
Nicomachean Ethics Aristotle advances arguments against the Platonic Idea of
the Good. Among these is the contention that an ordered series, that exhibits
priority and posteriority, cannot admit of univocal predication. Thus even the
Platonists did not advance a Platonic Idea of numbers which do exhibit such a
series. Now "good" is predi-predicable in the categories of
substance, quality, and relation.?3 Obviously substance is prior
to relation (1.4.1096a11-21). In the ensuing argument (1.4.1096a 23-29),
Aristotle goes on to show that "good" is predicable in all the
categories. Joachim remarks, "How far they [the categories] could be shown
to constitute a developing series is doubtful. It is enough for Aristotle's
purpose to show - what is sufficiently obvious - that that whose being consists
in its relatedness to something else is derivative or posterior to that whose
being is substantial or self-dependent, that which exists in its own
right."24 The Eudemian Ethics 1.8.1218a 1-9, on the other hand, in
argument against the Platonic Form of the Good, specifically contends that
"good" is predicable within a developing series and thus cannot be
separate from the series in which "good" is predicated. If it were
separable, then the first term in the series would not be first. ThusIV.
Aristotle's critique of the Platonic Good and the ordered series
The commentators have correctly shown us the origin of the Plotinian interest
in the connection between life and well-being in the Nicomachean Ethics of
Aristotle. For the distinction between synonymous and homon-ymous predication
of "life" and "living well" in Plotinus, they have
correctly referred us to the Aristotelian use of these terms in works other
than the Nicomachean Ethics. What they have not done is to demonstrate the
vital debt of this distinction to an argument advanced against the Platonic
Idea of the Good in the Nicomachean Ethics. In the Nicomachean Ethics
Aristotle advances arguments against the Platonic Idea of the Good. Among these
is the contention that an ordered series, that exhibits priority and
posteriority, cannot admit of univocal predication. Thus even the Platonists
did not advance a Platonic Idea of numbers which do exhibit such a series. Now
"good" is predicable in the categories of substance, quality, and
relation.?3 Obviously substance is prior to relation (1.4.1096a11-21). In the
ensuing argument (1.4.1096a 23-29), Aristotle goes on to show that
"good" is predicable in all the categories. Joachim remarks, "How
far they [the categories) could be shown to constitute a developing series is
doubtful. It is enough for Aristotle's purpose to show - what is sufficiently
obvious - that that whose being consists in its relatedness to something else
is derivative or posterior to that whose being is substantial or
self-dependent, that which exists in its own right."24 The Eudemian Ethics
1.8.1218a 1-9, on the other hand, in argument against the Platonic Form of the
Good, specifically contends that "good" is predicable within a
developing series and thus cannot be separate from the series in which
"good" is predicated. If it were separable, then the first term in
the series would not be first. Thus 22. 1.4 [46].3.20. There were, of course, Platonic Forms of numbers such as Twoness,
Threeness, etc., considered not as members of a series, but as universal
natures, cf. Joachim (1951), p. 40. Joachim (1951), p. 41. Lloyd (1962), p. 69 does not
see this second argument, which he sees Aristotle's own (as distinct from the
argument of the Platonists) can depend upon what he calls a p-series, for then
he would simply be repeating the first argument.Io termino il mio saggio
iniiorno ad una Dottrina razionale del Progresso, inserito con una serie di
articoli nel Politecnico a Milano, diretto da Cattaneo, e ristampato a parte,
con queste parole e in queste sentenze,
risultato di tutti gli studi e argomenti
anteriori. Quésta libertà del pensiero cresce terello, soqo antiche e>
costanti nella mia mente. Onde due anni
or sono termina la mia prolusione ad un
corso d’antropologia generale gratuito
nella R. Accademia scientifico-letteraria di Milano, al quale venni invitato d’ASCOLI
(si veda), gloria della glottologia
italiana — allora Preside di quel chiaro istituto. Siamo nuovi ancora si può
dire nei moderni studi, se volgiamo lo sguardo alle altre nazioni che ci superarono, ma i ri«
sultati ottenuti e che si vanno conqui« stando, sono augurio che sapremo perve«
nire a quella gloria che un giorno sì chiaramente ci segnalò tra le genti. Ma
molti RBPAZioini e per rispetto del pubblico ; e che infine
fui sempre consentaneo con i miei
principi, come tutti possono toccare con
mano dalla lettura dei brani sopra
trascritti, e stesi a lunghi intervalli
e dal presente mio opùscolo stesso. Che
se V ingegno è tapino, e il sapere non
così vasto come vorrei, e come dovrebbe essere, la colpa non è mia, né
della mia volontà : poiché tra i tanti difetti, che in me possono annidare, l'ozio certo, e l'ignavia
non vi si trovano:, perchè li sfuggii
sempre, come la peste più oscena, brut a
e nefanda di tutte, e la più dannosa ai
privati ed alle nazioni. Milano. Sitixa;25Ìoiie« Posta la nostra società odierna tra due sette
temerarie e procaccianti) diverse d'origine, ma identiche di propositi nefandi
e distruttori, i retrivi clericali, e i demagoghi incendiarli, non mai
soverchia riuscirà la solerzia, la
virtù, la virilità di atti e di concetti
ad allontanare e vincere i mali, sociali, morali e materiali a cui esse mirano
con tenacità formidabile. Che se Tuna vorrebbe ridotto il mondo a un cenobio e a una triste tebaide, l'altra
procaccia che gli uomini ritornino alla
selvatichezza preistorica, e alla
squisitezza sociale delle caverne. Certamente
le magnanime speranze di questi tristi non si avvereranno, poiché la
mentalità umana, la libertà civile e le
suppellettili industriali tanto cresciute e potenti non lo concedono, e in Italia specialmente,
ove l'indole, gl'istinti, il senno proprio della razza, e le necessità
storielle assolutamente vi si oppongono ; ma
tuttavìa è d'uopo avvisare ai pericoli^ e alle sciagure parziali^ addottrinati dall'esempio miserando
di altre nazioni. I retrìvi e demagoghi
sono gli estremi faziosi e a cosi dire l'oscena e perversa caricatura dei due legittimi fattori della vita civile dei
popoli, e del loro intrinseco progresso,
i conservatori cioè e gl'innovatori, necessarii entrambi al perfetto e mobile
equilibrio delle forze, e al loro dinamico esplicamento : in quella guisa che nella compagine oi^anica,
e nell'esercizio delle sue funzioni, trovansi nervi moderatori, e stimolanti,
onde resulti quella armonia di effetti che vita si appella. Imperocché come in
questa si arresterebbe immoto il circolo
animatore se l'energia del freno prevalesse, e tanto si accelererebbe da distruggere sé medésimo quando quella
contraria eccedesse : parimente una nazione perirebbe, se V uno l'altro dei
fattori accennati rimanesse vincitore nella
lotta, che l'uno la renderebbe mummia o cristallo^ mentre il secondo la
dileguerebbe in vapore. La sapienza e la scienza civile consistono quindi nel
provvedere che un equo temperamento intervenga fra le due forze rivali, o a disporre le cose in
guisa che l'una a vicenda con l'altra
serva all'incremento del bene sociale, e
al sempre più largo, e sincero esercizio della libertà civile e politica Ma a raggiungere questo arduo e nobile scopo
l'intenzione e il desiderio non bastano: vuoisi non solò perizia grande d'uomini e di negozj, animo
pronto, profonda conoscenza dei fatti e
leggi "Bociali, risolutezza impavida nelle difficili prove, onestà
costante di mezzi, magnanimo sprezzo
d'insulti e guerre volgari; ma rìohiedesi altresì vasta e chiara dottrina
sto* rica, e quel senso sicuro dei
bisogni^ dell'indole^ delle ^piraadoni
legittime. del popolo^ e limpida intuizione
Clelia legge che regola i moti delle genti europee in generale; e di quella italiana in
particolare* Or qui in Italia ì, caduti
principati lasciarono copiosa eredità di
elementi conservatori e retrivi, fatti più rabbiosi •dal prevalere delle istituzioni ed istinti
democratici^ a^vviticchiàntisi con
disperato amplesso al papato, che i loro
rammarichi, ire, convinzioni, speranze rese domina religioso, ultimo strumento
alla assoluta sua signoria vacillante ; méntre d'altra parte le inveterate abitudini cospiratrici, l'intempestive brame
di utopie facilmente nascenti in popoli
non assuefati a libertà, gli antagonismi
regionali superstiti alla unificazione dei
varii Stati, le bieche e torbide imitazioni demagogiche d'altri paesi, e
l'arruffio anche di tristi, tengono la
nazione incerta, rinfocolano odii di parte, e la spingono soverchiamente nelle
avventure : e quindi tanto più difficile
riesce l'impemare stabilmente lo Stato, e
condurlo sapientemente. Tra
queste due forze rivali, ostacolo al retto andamento della cosa pubblica,
rimane poderósa zavorra, la maggioranza della nazione, la quale, aliena in parte dai mutamenti radicali, intenta alle
private faccende, e guidata dal senso
positivo delle cose, e dagli interessi
domestici, mantiene a cosi dire un meccanico equilibrio nelle loro lotte, e
fece si che sino ad ora né l'una, ne
l'altra prevalesse : e la nazione perciò
stette, e vinse prove che sbalordirono il mondo, e procacciò ai reggitori una gloria, che in
fondo e in parte derivava dalla sua
consapevole inerzia. Né si creda che io voglia, concludere non aver ben meritato della patria coloro^ che per vari v
anni stettero al timone della Bua nave.^ e che questa se noa pericolò e. si sommerse nelle tempeste ove fu
più di lina fiata travolta^ debba
soltanto la propria salute alla
indifferenza^ o agli istinti conservatori delle moltitudini : imperocché i
fatti mi sbugiarderebbero, e non
conoscerei affatto, o confusamente la nostra storia contemporanea. Certamente Visconti-
Venosta che a più riprese diresse e in condizioni sovente ardue e perigliose i
nostri rapporti con gli stranieri, seppe schivare con tatto fino, e con
squisitezza^ di modi, non disgiunti da
dignitosa fermezza, i rischi che ci
minacciarono, sia di lusinghe subdole, di altere brame, o di tenebrose
cospirazioni del Vaticano. E potrei pure
ricordare con encomio altri, che con
zelo ed onestà, si adoperarono a prò della nazione. Né si vuole poi dimenticare il grande partito
liberale, erede degli intendimenti di Camillo CavQur, il quale nei giornali, dalle cattedre, nelle
concioni, nel parlamento con costanza
segui in parte quelle caute e forti
norme, che ci condussero sino ai tempi presenti. Ma tutti questi saggi consigli
e propositi, edi fatti che vi
corrisposero, non avrebbero certamente
salvato dai perigli la nazione, se la maggioranza degli italiani col suo
contegno fermo, l'indole non eccitabile, e col veto, a cosi dire, della
passività, non avesse resi vani i
proponimenti, sventate le trame
sotterranee, e lasciati in secco gli apostoli del disordine e del
dispotismo : che anzi il più delle volte
scossa da evidente rischio, segnò col desiderio espresso virilmente in mille guise, la via da tenersi
dai reggitoli, e si può dire in un certo modo, che Ella fu che governò il paese, con senno suo proprio,
e con quegli spiriti liberali che
seppero infonderle molti valenti predecessori, e il grande intelletto del più
grande ministro del secolo. E CAVOUR (si
veda) potè essere concreatore di un
popolo,, perchè nella vasta mente raunò a cosi dire tutti i pensieri, le idee, i concetti, e
nell'animo i desiderii, i sentimenti, gl'istinti magnanimi di tutta la nazione che in lui si confidò : associandosi
senza tema, o gelosa inquietudine, in
momenti solenni, nell'impresa
unificatrice a GARIBALDI, che, quale soldato della libertà, fu a cosi dire la popolare
poesia del nostro riscatto : egli fu
grande perchè conscio dell'indole moderna dei popoli non si argomentò di rendere libera e indipendente la patria con mezzi
termini, con sussidii di una o altra
casta e fazione esclusiva, ma si armonizzando in un solo pensiero, e ad un solo e generoso scopo tutti i ceti, tutti
i partiti, tutte le forze vive della nazione, non pauroso di sette, o queste trasformando in leve
poderose ad inalzare dal servaggio l'
Italia : insomma ei fu grande e riusci,
perchè senti tutti gl'influssi, vasti e potenti
di un popolo intero: che sarà sempre, come per il passato r«/n hoc signo mnces!^ di coloro, che
fecero e faranno opere generose ed
immortali nel mondo. Morto Cavour
rimase al governo il partito che avevalo
ajutato in gran parte nell'opra santissima della redenzione della
patria, il quale si propose e si argomentò
di seguire quella via, che dischiuse la mente e l'operosità del grande
uomo, onde si compissero i fati della
nazione, e si raggiungesse il fine desiderato. Ma se il concetto politico e
Tindìrizzo del maestro fu compreso, e seguito all'ingrosso dai successori, e la
nazione si dispose ad effettuare i suoi disegni, nessuno però dei reggitori ebbe l'ingegno l'animo e
lo spirito del sommo cittadino, e
comecché mandassimo ad effetto difficili imprese, e si conseguisse il massimo
scopo della indipendenza e unità della
patria, pure alla lunga si manifestò a
poco a poco nel governo, e nel vasto
partito, d'onde visceralmente egli usciva, il difetto di comprensione potente ed intera, e di quel
senso generoso di libertà piena ed operosa, ove si mostrò l'eccellenza del
primo. Ne io* offendo l'amor proprio di
alcuno di quelli che mano mano vennero impugnando le redini dello Stato, con l'asserire che non
raggiunse l'ingegno, la perizia e
l'animo suo, poiché è cosa evidente di per sé stessa, e l'esemplare troppo noto
e cospicuo. Ed in vero uno degli uomini
che maggiormente fecero parlare di sé più frequentemente e sedette in scranna al governo dello Stato, e si
segnalò per varie vicende, è Minghetti,
conosciuto moltissimo eziandio dagli
stranieri. Or bene, chi non scorge a
prima vista quanto ei sia inferiore per molti versi a CAVOUR (si veda)?
Per quanto io possa avere dei contraddittori
non mi perito dire che il Minghetti è un mediocre uomo di Stato, in quanto gli manca ogni nota
che distingue coloro che nacquero a
tanto ufficio. Mente lucida e
simmetrica, ma non acuta e profonda; bel
parlatore, ma più facondo che eloquente, animo più ostinato, che tenace, scrittore sensato e
forbito, ma privo di nerbo e di vena
inventrice ; ambizioso, certo nobilmente,
d'aura popolare, ma incapace a raggiungerla : ondeggiante tra le diverse parti,
non abile 3f dominarle: non
q;ristocraticp per proposito o arte di
governo, ma inclinato a riceverne di riverbero \^ fosforescenza : e non facile a sentire i
fecondi in? flussi del popolo. Che se
per ora pronunziò raggiun^iQ il
pareggio, e gli fu attribuito come cosa sua, quando non una legge di finanza gli è propria, e la
longanimità e sofferenza invece del popolo italiano ne è il più grande fattore, la freddezza e
indifferenza con che accolse il paese questa
notizia, che pure doveva riempirlo di
fervida letizia, è la miglior prova di
quanto riserbo si senta per le cose sue nell'animo degli italiani, e come egli non abbia veramente
radici nella fede delle moltitudini. Si
badi però che io parlando si
schiettamente del Minghetti, come Ministro e scrittore, solo sindacabili in
paese libero e dalla stampa onesta,
faccio e rendo omaggio alla sua vita priv^)t^,
a.lla nobiltà dell'animo e delFingegno e in altra occasione ne feci
testimonianza e al disinteresse personale, che spiccò sempre anche posto al
governo della cratica, osservata e
giudicata con occhio scevro da
prevenzioni, e con animo non travolto da passioni o dA interessi parziali. Né facciano illusione
all^ intelletto alcune singole pretese, o desiderii in paesi ove da poco la
legge livellatrice civile tolse i privilegi
d'ordini vecchi: imperocché tali avanzi archeologici di tempi irremissibilmente passati^ sono a
cosi dire piante morte, alle quali s'
inaridiscono le radici, e che fra i nuovi
còlti, e rampolli rimangono in piedi
senza vita e finitti, sinché cadano per intrinseco e naturale sfacelo.
Nella sola Inghilterra, e meno altrove,
alcuni privilegi territoriaU o ereditarii mantengono un ordine nello Stato, ma già ne vennero
scrollate le basi, e tra non molto anche
colà, se ne sono veduti i sintomi, e i
desiderii legalmente espressi testé, si
dilegueranno del tutto. Quando nelle nazioni Tegualità civile dei ceti
si ottenne, e tutti vengono rappresentati in parlamenti elettivi, e la stampa è
libera, la necessità della democrazia è
già posta, e non può tardare a vincere
in un avvenire più o meno prossimo, a seconda dell'indole, dei costumi, e delle
ragioni storiche delle nazioni. GHi ordini nelle società una volta spenti, o trasformati non si
restaurano, e mal si oppongono coloro
che carezzano Tidea di un ritorno al
passato in ogni genere di istituzioni privilegiate ; solo provano che non sanno
la storia, né comprendono i itempi che corrono, né antivedono quelli avvenire. Che se nella caduta del romano
imperio e per le invasioni delleif.orde
settentrionali, il sorgere poi del
feudalismo si considera come un ritorno ad
un patriziato ereditario, oltreché il paragone non regge, poiché nella storia non si ripetono mai
esattamente le vicende e gli istituti
d'altra età, or sarebbe anche quel fatto
assolutamente impossibile, dacché mancano
inteme ed esteme condizioni ad awerarlo^E chi supponesse che a ciò
potesse bastare Tinflìisso in^retto^ o
la invasipne dei Russi; solo popolo che si accampi formidabile di fronte all'Europa mediana e
occidentale, non conoscerebbe affatto le condizioni civili in cui versa la Russia. Imperocché per
l'autocrazia di per sé stessa sempre
livellatrice, lo Czar attuale anche per
intendimenti di civiltà tolse in gran parte i resti di privilegi con Temancipazione, e la franchigia
dei servi, eguagliando) le persone
dinanzi alla legge, e quindi rese
impossibili una aristocrazia dominatrice. I Russi se invadesserc una
parte d'Europa limitrofa al vasto impero,
recherebbero per costumi e idee piuttosto principj comunistici, propri
in alcune parti del loro organamento
municipale, ampliati e resi più forti per le sette che formiolano nel suo seno, e che la rodono con
manifesto danno. Onde é vano sperare anche stando ai calcili meramente empirici, e
all'osservazione superficiae, che in Europa possa avvenire una restaurazioiB
del patriziato, come ordine distinto per dritti
dal resto della nazione. E ducimi che qua e là in Itala ed altrove in special modo tra giovani
rampoli dejle vecchie, o più moderne famiglie gentilizie, riesca in alcuni un certo spasimo e languore
perle anicaglie, e si tenti quasi con
amminìl^i araldici, dJricostituire un
ceto a parte, separandosi con ridicio anacronismo dal resto del popolo. La
quale ubbia aguisce una ignoranza
profonda della epoca nostra, ci una
nullità prodigiosa nei nuovi, cxdtori dei caselli in rovina : Ut nomine
Toagnifieo segne otium tlaret! per dirla
con Tacito. Lungi da me il peniero di menomare il lustro, il decoro, la fama
di tÉinte famiglie storiche nostre :
sono anzi il primo a riverire un lungo
ordine di discendenti che ai segnalarono con la mente, o con le armi: questo è
patrimonio privato inviolabile } quanto altra mai pròprietà, e fanno bene a
tenersi care e onorate le memorie d'avi
illustri, quando furono veramente illustri, e vorrei che un tal culto fosse
sprone ad emularli nella eccellenza delle opere. Né la querela può venire oramai da invidia, e da astio, quatdo
ordini distinti non esistono più, e
tanto vale di &ccia alla legge e
alla nazione rispetto ai diritti, un ciabattino che un principe. Onde la gara
tra patrizj e plebei non può più rinascere, in quanto tutti aono popolo: e se
si parla di volgo, il volgo adesso può trovarsi in tutti i ceti, unica norma
alla stima sociale, essendo, la Dio
mercè, il valore personale. Parlo soltanto di quelli, e certamente son pochi,
che invece di adoperare le loro forze, i
loro ozj, le loro ricclezze ad egregio
scopo sia nelle arti, nella scienza, ielle
armi, in ogni argomento di progresso civile, si trastullano con le
ferraglie del medio-evo, sciupano tenpo
e decoro, e si preparano una vita squallida, vana funerea di mezzo a
quella fervida che già erompe dslle
viscere della nazione, che farà cerna dei forti e nu)vi rampolli, disperdendo, non col ferro, col
sangue, o altre nequizie, come gridano a squarciagola i pusilanimi gli astuti,
ma con la ferrea necessità di latura e della sua legge di selezione, i
neghittosi, e caboU di mente e di volontà. E tanto più desta meur viglia questa vanagloria di festuche
blasoniche in 4cuni, in quanto la eletta parte del patriziato italian die largo tributo di sussidj, di sapere, di
sangue A, nostro risorgimento, e si
segnalò per generosa cariti di patria:
ed anche oggi molti tra essi onorano TIt^a e gli avi loro con operose virtù
cittadine, e qual*cheduno con gU scritti e l'ingegno. Si ricordi che i tre più grandi poeti della nostra epoca,
animati da fieri e virili spiriti di
libertà, ALFIERI (vedasi), NICCOLINI (vedasi) e LEOPARDI (vedasi) uscirono
dalle loro fila; e del loro ceto fu pure
il più grande, e liberale Ministro della età nostra (!). Altri
s'immagina che la democrazia sia irrazionale
mente livellatrice, e la confondono con le utopie comunistiche,
impossibili ad effettuarsi, e non mai effettuate : onde rimpiangono i tempi
passati, ove tutto era ordine e casta
distinta, e già mirano le genti* europee in un non lontano avvenire, o
mummificate ed immote in una sterile
eguaglianza assoluta; ovverà scatenate
in passioni furibonde spargere dappertutto
fiamme, mine, stragi, ed avverarsi il finimondo. Tali piagnoai, o gufi di cattivo augurio, provano
una cosa sola, ehe non intendono nulla;
prendono l'accidente per li legge, il
particolare pel generale, il deviare di una
jetta pel costume dell'universale, e i loro sogni per i&altà. Certamente se questi
conservatori dirigessero le sirti dei
popoli, le tristi scene e nefarie che non a 11 patrizio Piola, seguendo l’esempio
della egr^ia e chiara famiglia, dio alla
luce neirannò scorso un libro di
eeoDmia, che certamente merita di essere segnalato. Che se alcuil non
potrà condividere tutte le idee, o ascriversi assolutamente ai luoi principj, trovansi nel suo trattato
cose ottime, e ricerche fate con lungo
studio ed amore : e fanno onore a chi le scrisse. Or be^e nessuno intraprese a parlarne, eziandio
criticandolo. Questo sibilo non é buon segno: l’esempio è eccellente anche per
Torifiée e il ceto dello scrittore: nò doveva trascurarsene ropportunità^ .nche civile. guari inorriditi vedemmo in
altri paesi; inevitabilmente accadrebbero, e con sempre più frequente
ripetizione; ma governandoci con altri intendimenti e con più larghi e generosi propositi, quei
mali diverranno sempre più rari, e impossibili. Del resto a nessuno che abbia
fior di senno verrà in mente mai, o crederà, che nelle cose umane possa affatto
il male evitarsi, quando lo scopo a cui deve intendere ognuno, si è il procacciare di sminuirlo con costante
operosità. L'età d'oro e di ogni bene, i
miti e i poeti la posero al principio, o
alla fine del mondo; e ragionevolmente, perchè dell'una non ci ricordiamo,^
all'altra non siamo ancora pervenuti. La
democrazia, intesa come vedremo, tra poco,
mentre suscita tutte le forze vive della nazione, pone in moto tutti i valori, fa con rapidità
ricircolare nel corpo sociale i beni
avvivatori, e tiene desta la mente di
tutti nella universale concorrenza a vantag^o poi di tutti, non livella matematicamente le
rjmsse, come con eleganza di eloquio, e
con dignità cristiana chiamano il popolo : poiché nella libera attività di i
ciascuno, sorge una disuguaglianza proporzionale, 6 l'aristocrazia legittima,
cioè dell'ingegno e del valor personale ; ed appunto perchè personale non la
perpetua con violenza alla verità e alla
giustizia, nei successori. Onde i timidi del livello si rassicurino ; se
lunno mente, vigore, volontà possono
saUre nelle società democratiche, con più decoro, al sommo della glorii, o del legittimo potere, quanto ai tempi dei
paladin: di Carlo Magno. Se una cosa
hanno da temere, temtno di quelle
dottrine, che frapponendo violenti ostacoU
alla libera esplicazione delle potenze e attività uman^^ raccolgono
legna agli incendii futuri, e preparano le
bufere sanguinose delle rivoluzioni delle plebi maneggiate allora dagli
arruffoni e dai demagoghi. La vittoria della democrazia, e il suo regno
duraturo nelle nazioni civili, dipende dalla natura medesima del principio che
la informa, che è un portato necessario della evoluzione sociale, e la
distingue dalle democrazie antiche, e da quelle che susseguirono al
rinascimento dei comuni nella età media di
Europa. La democrazia moderna è l'effetto di leggi non solamente sociali, morali, economiche
ìiella significazione loro ordinaria, ma di leggi antropologiche, che s'innestano, e s'immedesimano a quelle
naturali, che governano l'evoluzione
intera delle cose che sono. £ questo
nesso, questa identità analogica della esplicazione delle razze e istituzioni
umane, con le leggi che signoreggiano la
dinamica universale degU esseri fii da
tempo avvertita, e nella Grran Bretagna, Germania, Francia, Russia stessa ed
America ha validi campioni che la
sostengono, e sarà certo la scienza
sociale avvenire. Coloro, che adesso sequestrano e dividono i fatti
sociali, morali, storici dalla generale
forma evolutiva dei varii fenomeni, nei quali, a dirla col grande poeta, si squaderna la vita dell'universo,
come se consistessero impomati in sé medesimi, e separati dal mondo, non se ne
intendono; e mal comprendono l'alto e nuovo valore della scienza attuale, e vìvono ancora della vita postuma dei nostri
arcavoli^ E si badi che io non ripongo tra i cultori dei nuovi metodi storici, e della nuova scuola
dinamica, i vaporosi filosofi egeliani,
od affini, che sbalordirono per poco il mondo con le loro teoriche sperticaie e
temerarie^ e lo stomacarono poi negli stessi
paesi ove nacque : teoriche si disformi dall'indole delle menti italiane^ e piuttosto delirii,. che
scienza; ma si bene io intendo parlare
di quelli, che mediante norme
osservatrici e sperimentali, e con la sovrana leva dell'induzione,
virilmente applicati (secondo gli esempii
ed i canoni del divino BONAITUI (si veda), che primo nei moderni tempi ruppe non solo nelle scienze fisiche,
ma per analogia in quelle organiche e
morali stesse, i claustri e i ceppi scolastici del pensiero, e le arbitrarie quisquilie a priori) seppero, io dissi,
ricondurre la mente alla realtà delle
cose in ogni ordine della scienza, e
dare base solida alla enciclopedia, che deve essere l'interprete, e lo specchio sincero, e
intellettivo della jiatura. E certo
alcuno non sarà si tracotante da negare gli
splendidi effetti e le portentose applicazioni che tali metodi in ogni
ramo d'arte, di industrie, di scienze produssero, e quanto se ne
avvantaggiarono eziandio quelle discipline che sembrano agli uomini superficiali
maggiormente aliene à^ quei procedimenti : poiché tutto il bene materiale e morale e la stessa vittoria della
libertà civile e politica nei presenti tempi, è dovuta per chi ha fior di senno, a questo sovrano e
indipendente indirizzo della ragione. Io so che molti, che si dicono con sorridente compiacenza di sé medesimi,
positivi e fanno professione di arguto realismo, e
canzonano coloro che non partecipano alla loro innata divinazione, trattano quasi da allucinati, e di spiriti
perduti nel vano delle sottili
astrazioni, quelli che dai fatti risalgono alle leggi, dalla norma sensata
degli atti sociali ai principii che ne governano l'esplicamento, daUa esperienza giomaUera dei negozii
privati e pub^ blici, alle profonde
ragioni che li rendono inevitabili. Ma
di tali Tersiti della scienza^ la scienza ha fatto giustizia^ e non ne possono certamente
arrestare il corso trionfale. Quando ci
mostreranno che la scienza^ qualunque
sia il proprio obbietto, è una raccolta inorganica di fatterelli, e di qualche
regoluccia metodica : che le varie
discipline non abbiano tra loro alcun
rapporto, e sieno disposte una dopo l’altra, senza intrinseco legame,
come le pietre migliari, avranno ragione : e allora confesserò contrito che il
manuale che accatasta, equilibrandoli,
sciolti materiali, ne sa più di
Archimede e di Newton. Ma ritornando al nostro argomento della natura della democrazia moderna, ripeto che ella si
disforma da quelle che con tal nome si
ebbero pel passato. Nell'antichità
stavano in generale di fronte due ordini di cittadini, ordini più o meno
distinti, gli ottimati e le plebi: e il valore di queste si argomentava nella
lotta contro i primi, che resistevano ad una
eguaglianza di diritti in parte civili, in parte pubblici, ereditarli
nella loro classe per lungo corso di
tempo: e, condizione sociale rilevantissima, viveva al di sotto di esse, un immane numero di
schiavi, i quali attendevano, mere
macchine animah, alla produzione delle cose necessarie, utili e superflue, ed anche
alle arti, e agli uffici indispensabili alla civile convivenza. Nella età media le lotte dei
borghesi e dei castellani sotto altra
forma è vero, ma lotte di potenza,
eguaglianza e sopreminenza politica si rin.novarono, e se schiavi nel
significato antico non c'erano, rimanevano però i vassalU e i servi della
gleba: ed U lavoro stesso nelle città libere veniva in ogni maniera vincolato dalle maestranze e dalle
corporazioni artificiali dei travagliatori. In tali società certamente non
esisteva esplicito un principio che involgesse la necessità di una vittoria
definitiva della democrazia^ e dì una
forma civile di evoluzione della
operosità di tutti^ e dello Stato medesimo. Non vi ha dubbio che fin da quelle epoche lontane il
principio generatore della democrazia
moderna non operasse; e le condizioni
intermedie non fossero per cosi dire
anelli e spire per le quali andasse svolgendosi con irresistibile moto. Or quasi dappertutto in
Europa quelle condizioni cambiarono: gli
ordini distinti si ruppero, e si fusero
in quello unico dello Stato: le arti, le
professioni divennero libere e comuni: il patriziato perdette i suoi privilegi,
come fu costretto a svestirsene il
clero, ed una uguaglianza perfetta e virtuale dinanzi alla legge si estese dai
sommi agli imi, dal ricco al povero, dal
dotto all'ignorante, dal manuale sino ai maggiori uffizii di Stato. Quindi
nessun ordine di cittadini potendo
consistere e perpetuarsi per via di
privilegi, e tutti dovendo personalmente
bastare a se stessi, privi di appoggio artificiale che in qualunque evento ne garantisse il possesso,
rimane che runico principio che informa
e mantiene la società moderna nella eguaglianza legale assoluta dei cittadini, è il lavoro nella indefinita
molteplicità delle sue forme: il lavoro,
etemo generatore di tutte le cose,
spirito vivificatore del mondo, arte divina che
tutte le cose produce, e produsse, e le spinge, le evolve a sempre nuovi e splendidi effetti: il
lavoro, il quale elevò alla loro altezza
morale e intellettuale Tuomo e la
società, e li redense: conforto e premio
nel tempo stesso; causa ed effetto della democrazia moderna, e garanzia perpetua della sua durata,
e dei suoi progressi. Le lotte contro gli ordini- privilegiati,
del popolo, e delle plebi serve con
Teguaglianza civile cessate, a poter
vivere e durare rimane a tutti e inevitabile il lavoro: e poiché questo è libero, chi non vede, che
per la inesorabile legge della selezione
naturale, il neghittoso dee alla lunga scomparire, anche per la radicale divisione dei beni tra i figli, e lasciare il
posto agli operosi : provvidenziale
magisterio del mondo, che una legge
fisica e organica, si trasmuti socialmente in una giustizia morale! La democrazia moderna è
invincibile per questo appunto che tutta quanta s' impema e vive nel lavoro, reso formidabile e
irresistibile nei suoi effetti dalla
eguaglianza di tutte le classi; onde
ogni specifica distinzione anteriore delle diverse forme di Stati nel loro interno componimento
sparisce, e rimane splendida per tutti, chiara e nobilissima quella di popolo, che tutti comprende, tutti inalza,
tutti redime in un alto e dignitoso nome : in quella guisa. che uno pure ne resta il principio vivificatore,
premio ai buoni, minaccia ai tristi e
agli ignavi che lo dispregiano, il lavoro. A questa conclusione di fatti e di ragioni storiche e sociali provenne la razza
nostra per una lenta evoluzione delle
sue potenze, governata da leggi fisse
organiche e morali, che poi tutte in una
si convertono, nella costante esplicazione delle forze in ogni ordine di fenomeni dalla genesi
siderale sino alla costituzione della
città moderna. Or vedasi quanto fanno
mostra di avvedimento, di senno, di sapere coloro che si argomentano e sperano
di ricondurre le società presenti alla
forma di quelle passate, sia vagheggiando le antiche repubbliche, o più tristi
le miserande anticaglie del medio evo. Arrestare il corso dei firmamenti, la
produttività della natura, mutar le sue
leggi, sembra a tutti impossibile, e concetto di mente stravolta: orbene, altrettanto impossibile ò
il far retrócedere la umana società, e rifare il cammino percorso, e ritornare
don^de partimQio. La legge del moto
sociale è invitta ed etema ; Tonda trasformatrice della vita passa e non rinverte Spingete, o retrogradi, pure rocchio d'intorno : nessuna orda
selva^a, o popolo rozzo, che possa, invadendo, ripristinare le squisitezze
feudali: all'interno con F eguaglianza assoluta
e col lavoro che la nutre e la difende, nessun modo di elevarsi a casta dominatrice : poichà se >
lo tentassero, sarebbero dispersi in
pochi giorni dal genio libero e
insofferente di privilegi moderno : genio non sorto da condizioni speciali o da particolari
necessità in un breve giro di mura, di
provincia, di popolo, ma effetto e compimento di una legge eterna, in tutta la
razza nostra. Quindi sono vaghe
lusinghe, sperpero di fantasia, sogno sterile, e che uccide miseramente il
sognatore ; poiché mentre ei si travaglia in un lavoro improduttivo e
chimerico, altri si inalza con quello maschio e
fecondo, e rovescia chi perdeva il tempo a insidiarlo. Alcuno potrà credere forse che in altri paesi
d'Europa la legge che noi abbiamo formulato non valga, o sia lontana ancora dal compimento come da
noi latine nazioni, avvenne più o meno
perfettamente. S'inganna! Della più lontana jRussia parlammo, e vedemmo che ivi pure oramai l'eguaglianza
si effettuava, e con la eman \U 4à'"fe. iSX I Ideet dello stato. Definita
liella sua natura^ nel suo valore storico y
e per la sua genesi la moderna demoera^a^ e fatti certi ohe ella consiste e si fonda sulla
eguaglianza assoluta dei diritti ciyili
« politici di tuttì^ e sul lavoro libero, indipendente e affatto personde,
vediamo quale sia la forma genkulna e necessaria dello stato che visceralmente ne germo^a, e quale
l'idea che del medesimo se ne svolga, e
si disegni. Trala pevsonate egualmente. Quindi il diritto di proprietà è
ìmplicitameiite contenuto, e identificato a cosi dire nel diritto al libero esercizio delle
personali potenze, poiché il lavoro, che
è la condizione assoluta della vita e
della libertà delle società moderne, non si consuma soltanto nel suo atto
presente, ma si continua negli effetti
suoi, giacché in essi restarono scolpiti
inerenti, consustanziati gli atti successivi via via delle potenze che li produssero. Imperocché se
prodotto un oggetto, od attuato un fatto
qualunque economico, materiale o
intellettivo, cessa il lavoro della facoltà, e dell'arte nostra a produrlo,
egli è perciò ancora una emanazione
della nostra persona, fa parte della medesima, nò potrebbe essermi tolto
gratuitamente, e di forza, senza che
venga io stesso violato in una appartenenza della mia propria persona : ed è
appunto per questo che TeguagUanza vera,
e la condizione sua, il lavoro, fattori
della libertà privata e pubblica, presuppongono
la proprietà, e la proprietà dei prodotti: onde nel lavoro libero,
abbiamo non solo un principio economico,
ma giuridico. Ed in vero se la proprietà, prodotto del lavoro, o la possibilità di possedere
stabilmente secondo i canoni della legge
di eguaglianza, non fosse un fatto, un
diritto d'ogni singolo, eguaglianza e lavoro sarebbero nomi vani, e la
proprietà come fu durante secoli molti un privilegio di pochi, e di caste. Quindi i comunisti e socialisti che
distruggono o violano per arbitrarie teoriche il diritto pieno di proprietà,
distruggono a un tempo eguaglianza, libertà
e lavoro, annichilando gU effetti della evoluzione generale della
società umana, *e spegnerebbero ogni
progresso. Ma l'uomo vive di libertà, e a libertà si muovono le genti, e con la libertà alla
dignità morale e intellettiva: senza eguaglianza di diritto^ che piresuppone lavoro, e virtualmente proprietà,
libertà e benessere non sussistono: il
principio loro quindi riinane sempre
economico, in cui implicitamente è
contenuto e connaturato il giuridico. Le attitudini umane sono
svariatissime e molte> plici:'le
indoli diverse, dissimiU i desiderii, le aspirazioni, gli scopi, come distinte
le condizioni economiclie di ciascheduno ; onde nasce e pullula una infi*nita
varietà di lavori, di atti, di esercizio, di prodòtti, di gara che avvivano, rimutano, conunovono e
corroborano la società, ove lìberamente possono effettuarsi. Ma per la ragione appunto per cui tutte
queste attitudini e facoltà debbono pel libero lavoro esplicarsi^ ed operare in una società d'uomini eguali
virtualmente in ogni diritto fra loro, sorge la necessità di rispettare reciprocamente il lavoro, e il suo
prodotto in ciascheduno: il che implica
nel diritto il dovere^ e la ragione
reciproca loro. Imperocché sarebbe affatto vana illusione l'eguaglianza^ e con
essa la libertà del lavoro, e la proprietà
dei prodotti, che indi risultano, se a
tutti vicendevolmente si concedesse di violare Tesercizio degli ^ altri ; ed-
illusione sarebbe pure l'effetto della
legge di evoluzione storica, che in quella eguaglianza di diritti si
conchiudeva, e sciaguratamente inutili tanti sacrificj, tanto sangue, tante violenze sofferte € superate
dai derelitti lungo i secoli, per conquistarla. Quindi come nel fette economico del lavoro, era implicito,
inchiuso, consustanziato quello
giuridico, cosi c'è pure involuto fu la forza, 3 o e l'UTILITA IMMEDIATA
RECIPROCA (Grice). E si badi che io sono
lontano dall'affermare e come npl sarei,
se il sipposto è ridicolo? che questa
forza, questa utiltà, causa e tutela
delle prime aggregazioni, foss3 voluta per deliberato proposito e
cosciente degli sciani rozzi a
selvatichi : che nulla nelle origini umaae avviene per esplicito divisamente,
ma tutto pet spontanea evoluzione delle
potenze nostre nella coitorrenza e
operosità loro, secondo ragioni di
luogo, di tempo, di razza. Verità che non dee mai dimenticarsi, e canone storico da non mai
trascurare da tutti,!che desiderano
raggiungere con certezza le reali
ori(ini d'ogni umana istituzione e credenza.
Quandoinvero le intelligenze dei singoli uomini primitivi fano si umili,
e sì nel senso implicate, e le
volontèrsì poco esplicite per razionale valutazione di motivi e mentre le necessità di natura,
d'altra parte, appar^nen ti tutte alla
conservazione individuale gli spingv^a
ad aggregarsi, nessun altro stimolo, oltre la
legg legame che quello della forza sia di uno o di più a norma dei varii
modi di ordinarsi valeva a tenerne stretta la convivenza. In quel primo
stadio, in quella prima forma se possa
cosi chiamarsi, di stato, nessun
principio teocratico, mitico, simbolico
era sorto, dappoiché le intelligeme erano ancora troppo chiuse, e involute e non pote-^ano
sollevarsi a quelle idee, proprie
d'altre età, e coniizioni psicologiche successive. In questo stadio gF Stinti
animali prevalevano, e la mente
sordamente in quando tra essi sorgono ingegni che o per senso di umanità^ o per ambizione personale, o sete
di gloria si fanno campioni di più giuste leggi^ e preparano i rirolgimenti sociali. Al di sotto di questi
ordini superiori^ altri minori stanno sinché si giunga alle plebi, le quaU benché non serve, pure non
usufruiscono di tutti i diritti dei
primi, e per ultimo vive una moltitudine di servi, cose e non uomini. Or tutto
questo immenso numero di meno
privilegiati, e di servi, mentre è materia infiammabile per chi nacque in alto,
e vuole per buono o malvagio fine
adoprarla, essa stessa é spontanea
artefice d' insurrezioni o rivoluzioni sociali, che conducono in ultimo alla
eguaglianza delle persone e dei cet^. E
ciascuno sa, come sempre in un modo
nell' altro, continuamente ciò avvenne, per
lungo corso di Secoli : fatti che predispongono ed avviano lo stato alla
terza sua forma, la simbolica. In questa novella forma in cui si risolve
l'idea dello Stato antecedente, i
diversi ordini e poteri, comecché permangano ancora nominalmente, cangiono però d'origine e d'indole propria per la
comune eguaglianza che quasi si raggiunse, sancita dai nuovi codici e dagli statuti.
L'investitura divina del supremo potere,
la quale a sua volta istituiva ordini, e delegava uffici in virtù di questa
sublime prerogativa cessò quasi,
rimanendo ancora, qualunque sia il nome
del governo, soltanto come fede pubblica, nella elezione continua ed
ereditaria delle famiglie regnanti non
solo per volontà nazionale, ma si per la divina
grazia. Il quale presupposto teologico però per l'incremento della
mentalità, ed il progresso intellettivo
della cittadinanza, ed un sentimento implicito nelle classi inferiori
della ' eguaglianza civilei anche quando
e dove non si rese universale, divenne piuttosto un simbolo sociale che una fede positiva ad un fatto religioso
come per il passato. In qualunque confessione
religiosa tra i popoli civili, l'adagio che ogni potere viene da Dio, come ogni evento è
signoreggiato dal medesimo, resta nella
fede e nella abitudine generale degli spiriti
eziandio allora che il pensiero tanto si
aflfòrzò, ed emancipò da dileguare ogni mitica rappresentazione, -e
valutare più razionalmente le leggi della
natura e quelle che reggono i moti del mondo sociale, dove veracemente il principio etemo si
matdfesta. Onde Tidea di un influsso
divino, e di un regime provvidenziale
immediato negli ordini politici perdura
nel nuovo concetto della vita dei popoli, e cinge per cosi dire di una aureola religiosa le persone
che esercitano le più alte funzioni dello Stato: benché a queste non presiedano
più, tranne la famiglia dominatrice, classi privilegiate, che ne ereditano gli
ufficii. La quale discrepanza tra le
idee e le cose, tra gU ufficii e le
persone, tra la costituzione razionale, a
dir così, dello Stato, e le abitùdini degli spiriti nel supporlo preordinazioni divine, dà vita
appunto alla forma simbolica, di cui
discorriamo. Le leggi razionalmente sono discusse e ordinate, i poteri dello
Stato si esercitano in forza di queste
leggi, le persone che gli rappresentano
non sono più identificate con I medesimi, il sentimento della libertà umana è
profondo, e quello della eguaglianza dei
cittadini dinanzi alla legge, diviene
una verità sempre più chiara, amata e
voluta; ma pure ogni grado pel quale sì ascende
dalle funzioni infime alle supreme, è vivificato da una rappresentazione
simbolica ^ ove continua sotto una certa
forma fantastica e incoscente, la mitica e teecratica natura dei poteri della
fase anteriore. Cosi la grazia divina
pei principi, Temanazione della giustizia persoi^ale, la permanenza legale, se
non privilegiato, dell'ordine patrizio, e la facoltà di aggiungere membri al medesimo con titoli vecchi, la
costituzione dei diversi poteri come
entità sostanziali, e via discorrendo, sono tutti simboli sociali a cui si
attribuisce un valore pubblico, mentre
in sostanza le condizioni civili e intellettuali
del popolo ripugnano a queste
credenze. Questa forma simbolica
della idea dello Stato perchè si effettui e si manifesti, è d'uopo che l'eguaglianza
dei cittadini nel giure civile, se non in quello politico, sia raggiunta: poiché il simbolo
sottentra appunto alla personificazióne effettiva di una emanazione o
delegazione divina neUe famiglie, o ceti preposti al potere, e con esso quindi
identificate : perchè il sentimento
della eguaglianza comune già esplicito
nelle moltitudini, e legittimamente stabilito nei rispetti civili, scassina, abbatte, ruina l'idolo
teocratico che dianzi regnava: onde la
forma simbolica dello Stato è propria di
quelle nazioni civili che avanzarono nella
democrazia, e preposero agli ordini e ai moti sociali del medesimo un principio affatto razionale:
come si vede, a modo di esempio, in
quasi tutti gli odierni Stati d'Europa.
E quindi mentre gl'intendimenti più
esplicitamente manifesti, verso l'eguaglianza, là libertà la
rappresentanza nazionale prevalgono nel governo
della cosa pubblica, e nella formazione delle leggi, contemporaneamente perdurano formolo, fatti,
istituti che con quelli intendimenti sono in contraddizione^ e che solo hanno ragione transitoria di vita,
in quanto sono meri simboli di più
antiche credenze, dommi, costumi. Cosi
molte formule di diritto e di procedura,
d'investitura agli ufficii, e via discorrendo, come creazione di nobiltà
nuova, distribuzione di titoli, ordini
cavallereschi, le quali cose tutte non avendo oramai alcun valore reale e positivo, restano come
meri simboli nella costituzione dello Stato. Se, come dimostreremo, cagione e fonte
di questa terza forma, fu il principio
di eguaglianza civile, ed un sentimento
più esplicito della libertà morale e giuridica, che distruggevano gli
antichi idoli, egli è un vero progresso
di fronte alle forme antecedenti, ed una ultima preparazione alla forma
pura e razionale deUa democrazia futura, o a quella che i^oi appellammo
funzione: e già ne delineammo per sommi
capi la natura, e l'organamento. In
questa ultima forma che è quella verso
cui corrono le società moderne, per adagiarvisi
completamente, effettuandone in ogni singola parte il principio generatore, i simboli cadono, come
cadde la forza, ed il mito, e la
saldezza dello Stato dipende e rampolla
da una legge naturale di esplicamento necessario delle società umane,
intrecciantesi con tutte le altre che
armonicamente compongono e reggono r
ordine universale. La quale legge riassumendo in sé stessa tutto il valore morale, giuridico,
economico della operosità singolare
dell'uomo consociato in politico e civile ordinaùiento, possiede di fronte alla
ragione particolare e sociale quella assoluta autorità, che per l'innanzi fondavasi in finzioni
legali, o nella forza. Imperocché nella
democrazia moderna ogni potere emana legittimamente dal popolo, chiamato
nei suoi liberi comizi, come ogni
delegazione di nfficii deriva da lui
direttamente o indirettamente: quindi
nella quarta forma dello Stato, ogni potere rampollando dal fette
concreto del suflfragio comune, ed ogni
delegazione agli ufficii per essere legittima ed autorevole per diretto
o indiretto fecendosi dal medesimo ; e i
varii ufficii costituendo le funzioni che via via s'ingradano a sempre più alto
valore, a comporre nell'insieme loro il vivo organamento della nazione, non
vi ha più luogo a qualsiasi finzione, e
cade pure la pericolosa nozione dello Stato, come astrazione legale : la quale fu più volte cagione d'errori, di
sventure, di tirannide mostruosa.
Imperocché rese possibile Tincamazione dello Stato in una persona, secondo la
vana e stolta sentenza del più fastoso e
pernicioso dei despoti francesi; e die e dà occasione alle teoriche e conati impossibili e micidiali della civiltà,
dei comunisti e socialisti di tutte le epoche storiche. Or se riflettasi e
s'indaghi quale sia stato il principio trasformatore della costituzione dello
Stato per il lungo corso della storia in
queste quattro forme che assunse,
vedremo di nuovo mostrarsi il sentimento, il concetto, la vittoria mano mano
della eguaglianza morale, civile e politica tra gli uomini, che a poco a poco ridussero e spensero la
prevalenza della forza, distrussero gli
ordini e i poteri privilegiati, dissipano i simboli che ancor rimangono ad
offuscare la pura razionalità civile, e
preparano la vittoria della libertà e
della legge in tutte le classi dei cittadini. Onde, abbattuta ogni finzione,
autorità arbitraria, mito, simbolo,
privilegio, resta a sussidio unico di esistenza. IDBA. DELLO STATO di progresso
economico, intellettivo, e di libertà, il lavoro libero, che come provammo fin
da principio, è il cardine e lo spirito
creatore delle società moderne: e quindi
seguendo il corso della evoluaione storica
dello Stato in Europa, e nelle razze che la popolano, e che via via si allargano a vivificare le
altre parti del mondo, si pervenne alla
medesima conclusione, cioè che il
sentimento del^a eguaglianza che ha per
strumento il lavoro fisico-intellettuale, e la sua estrinsecazione in un
fatto giuridico, è il resultato, come è
il fattore di tutta la storia antecedente: e la democrazia, forma attuale e
necessaria delle società moderne, è l'effetto per una parte, e il principio
per l'altra, del generale incivilimento.
Noi dicemmo che le nazioni moderne
riposano tutte sopra un fatto e un
principio economico, poiché riposano inevitabilmente e s'impemano nel lavoro,
ed in questo si risolve tutto quanto il valore e l'ordine della attuale iTOLo ni metterebbe l’atto della più violenta
tirannide, e la democrazia civile non
sarebbe phe una turpe copia di quei
sistemi d'intolleranza, cui ella combatte da secoli. Quindi ove l'eguaglianza giuridica
del cittadino è un fatto, e la democrazia prevalse, la libertà di coscienza, o
la inviolabilità del foro interiore, è una condizione della sua legge, è la sua
essenza medesima. Noi abbiamo adunque
in Italia nemico alla unità nostra, alla
indipendenza, alla libertà, il Papato, che
da pertutto d'altronde si pone come tale di fronte alle nazioni, e al
pensiero: e poiché il Papato è una
istituzione rehgiosa, la forma di un sistema spirituale di credenze, una fede, così per lo Stato
importa, come sentimento individuale,
una inviolabilità assoluta pel principio
della libertà di coscienza, condizione impreteribile della vera democrazia.
Quindi a combatterlo abbisognano armi adeguate alla smisurata potenza, e che non oflFendano i diritti dei cittadini.
L'unico strumento, l'unico modo di lottare, e di vincere, è la.divisione
assoluta, ma veramente assoluta dello Stato
dalla Chiesa: non ce n'è altro, né vi può essere, che tutti si romperebbero dinanzi alla sua forza.
Le persecuzioni, le minaccie, l'intromettersi ad ogni ora nelle cose attinenti strettamente alla
Chiesa, non lo debilita, lo invigorisce,
perchè la fede della maggioranza ingigantisce nella fantasia il castigo, e lo
trasforma in martirio, e tronca i nervi allo Stato. Ogni ingerenza di questo sia a favorire una parte
del clero, per abbatterne un' altra, è
seme di futuro danno, è un intricarsi in
un dedalo senza uscita, è un appoggio indiretto alla istituzione che vuoisi
conibattere. Lo Stato nella democrazia moderna, appunto perchè sorto e informato da questa, dovendo
tutelare con forza e scrupolo la libertà
di coscienza, dee essere indifferente alle varie forme di fede, di culto: tutte sono eguali dinanzi a lui: e la sua operosità e ingerenza in queste materie dee solo
versare nelr impedire che i varii culti con fatti si cozzino, e si osteggino, ed offendano cosi la generale
libertà di coscienza. GHi ordini e gli atti religiosi e civili possono nello
Stato moderno vivere insieme, ma assolutamente distinti, senza mai confondersi,
senza mai, come erroneamente si crede, a
vicenda rafforzarsi; essi sono indipendenti l'uno dall'altro. La vita
civile è una cosa, quella religiosa
un'altra: la loro confusione è dispotismo inevitabile,, e il più tristo e il
più feroce. H matrimonio civile, i riti
funebri estrinseci, r insegnamento,
l'educazione, la libera espressione del
pensiero, la costituzione delle leggi, il governo della cosa pubbKca, sono diritti propri dello Stato
e della società laicale: né si dee
permettere che tra queste facoltà, e le
correlative religiose vi sia mischianza, e
confusione mai: quantunque sia lecito alla diverse confessioni religiose risguardare quegl'atti
dal proprio e spirituale punto di vista,
ed ai cittadini il conformarvisi, quando non ledano l'ordine pubblico. La chiesa
nell'esercizio dei suoi riti, del suo culto, nelr insegnamento religioso, in
tutto ciò, in una parola, che spetta alla sua indole interna spirituale, è
libera, e deve essere,
dall'intromissione dello Stato, quando
non assalga apertamente le sue istituzioni, e non offenda i suoi
diritti: ma l'insegnamento pubbKco dei
cittadini, popolare, secondario, superiore, tutto, dee ni essere
esclusivamente per quanto concerne i gradi^ i
diplomi, i diritti che ne provengono di pertinenza assoluta dello Stato,
e sotto la di lai unica e sola direzione. Come tutti i cittadini sono eguali
dinanzi alla legge, tutte le istituzioni
civili dallo Stato dipendono: e quindi il clero in quanto alle persone fa parte del diritto comune: nessun privilegio
sostenendolo ove egli infranga le leggi: il codice e la procedura penale
colpiscono il sacerdote, come il laico sia
nelle transazioni civili, come in quelle d'ordine pubblico. La giustizia
perfetta richiederebbe che lo Stato non
s' ingerisse affatto nelle rendite dei diversi culti, ne spendesse una lira a mantenerli: poiché in
un popolo essendo diverse le confessioni, se lo stato ne sussidii una sola, ne sc'ende la mostruosa
consegueìiza che taluni, come
contribuenti, paghino pel culto non
proprio, e che anzi ripudiano. Ogni culto dovrebbe sostenersi "dalla libera concorrenza e
cooperazione dei propri credenti, e lo
Stato non avrebbe sulla proprietà di ciascuno altro sindacato che la tutela
delle medesime, sciolte da qualunque vincolo arbitrario, sottoposte alle medesime leggi, e agli stessi
tributi. Questa condizione civile dei
culti è V unica giusta, e lo Stato dee
intendere ad affrettarne il compimento. La divisione della Chiesa dallo Stato
nei termini accennati è necessaria al
vercJ progresso delle nazioni, ed è
l'unico modo della sconfitta del papato, come
ostacolo alla libertà civile dei popoli. H fondamento alla secolarizzazione dello Stato consiste
principalmente nella direzione esclusiva delle scuole, nelle quali non dovrebbero immischiarsi legalmente
i chierici, né compartirvi nelle medesime alcun insegnamento positivo delle
religioni, essendo tutte queste fuori
della cerchia delle attribuzioni dirette del governo. Poiché se fosse concessa
l'istruzione intomo ad una sola nelle
scuole, sia pure la più prevalente, i
cittadini che appartengono ad altre religioni verrebbero lesi nei loro
diritti, in quanto e difetterebbero di
uno speciale insegnamento, pel quale pure pagano il loro tributo, o sarebbero costretti ad
assistere a definizioni dommatiche che
non approvano ; onde verrebbe in parte lesa quella eguaglianza che è
l'anima d'ogni Stato che voglia essere
civile. L'insegnamento religioso poi
affidato a laici non può riuscire che vano,
e incompleto, destituito pel fatto stesso delle persone, di autorità, e
di competenza: quindi si rischia, tenuto
conto delle varie opinioni dei docenti, che riesca più di danno che di profitto. La dottrina
elementare dommatìca meglio si imparte nel seno delle famiglie, l'autorità patema e materna essendo più viva
e sentita che quella di estranei ; e più propriamente nella Chiesa, per bocca di coloro che a ciò sono
superiormente ordinati; ove Uberamente e con efficacia si professa. Nelle scuole dovrebbesi diffondere,
rinforzare ad ogni occasione quel
sentimento di civile onestà, ove
consiste ogni dignità morale, comune a tutti gli nomini, a qualunque fede appartengano. Che
se, come altri notò, il rimuovere dalle scuole
l'insegnamento religioso per mezzo dei
chierici, o il toglierlo affatto, temesi
occasione di allontanamento dalle medesime di
grande copia di alunni, è questo uno dei soliti timori, prodotti da fatti particolari innalzati dalle
fantasie e dagli interessi di vario
genere, a legge, e che producono inevitabilmente questo effetto solo, cioè di
non osare mai avanzare, avendo paura della propria ombra. Quando a nessuna
professione, a nessun tirocinio, a nessuno utile esercizio sociale non si
potesse pervenire, od essere legalmente
abilitato a goderne i vantaggi, se non
frequentando le scuole dello Stato,
sottomesso ai loro esami, e ai diritti che ne rampollano,
Tallontanamento non sarebbe di lunga durata, e dopo qualche oscillazione, o ricalcitranza, tutti volentieri e senza ombra di scrupolo vi
interveprrebbero. Ben poco conosce gli uomini e.i tempi nostri colui che dubiterebbe di una tal
verità: gli esempi che la testimoniano
in altri ordini di fajtti, non m^cano
tutti i giorni. Certamente, e questa è
la condizione assoluta della riuscita, il governo dee curare con assidua e scrupolosa attenzione, e
ferma volontà che le scuole dello Stato sieno le migliori di tutte quelle che sotto altro nome possano
sorgere, e quindi i maestri dai gradi
infimi ai supremi sieno degi^ dell'alto
magisterio a cui si consacrano senza
cerna partigiana, e che gli stipendi si accrescano, onde onestamente
possano vivere e con quejla dignità e
decoro atti ad infondere eziandio per sé stessi nelle giovani menti il sentimento di autorità:
poiché pur troppo lo squallore, la
miseria, gli stenti palesi, degni di altissimo rispetto, quando sieno
virtuosamente sopportati, non sempre
accrescono per la fralezza e vanità
umana, merito in chi ne è vittima immeritevole. Finché risolutamente non si
porrà mano ad un tale riordinamento
radicale dell'insegnamento, e non verrà
divisa la Chiesa dallo Stato nelle pertinenze
civili, vano é lo sperare di vincere grinflussi faziosi clericali, e la continua intromittenza loro
nelle facende laicali* Non oso sperare^ tanta e la nostra fiacchezza^ un si
gran bene^ e si necessario^ prontamente,
benché sia Tunieo modo di vincere. Ma quello di cbe sono certissimo; si è che dovrà farsi^ quando
che sia, perchè è Funico argomento per
combattere il pertinace iiiimico. Alcuni
sottilmente sillogizzando potrebbero opporre
a queste nostre dottrine l'obiezione, dimandando il perchè lo Stato solo e nella democrazia
prevalente, può foggiare la forma
interna di sé medesimo, secondo il
canone del giure civile esclusivamente, negando
questa facoltà a quello ecclesiastico, che si radica parimente nella
inviolabilità personale dei cittadini. Alla quale speciosa obiezione facile è
la risposta : poiché Fattuazione
organica delle funzioni e delle leggi onde
risulta poi la nazione legalmente costituita, dipende e si evolve da quelle facoltà e potenze
individuali che spettano all'esercizio
d'atti esteriori, di fatti econonùci, di procedure eflfettive, riguardano fini
essenzialmente terreni ed eudemonici, i di cui profitti e utiUtà sono per sé
medesimi così definiti e certi che
acquistano spontaneamente l'assenso dell'universale : mentre il sentimento religioso, e le formolo
onde obiettivamente si veste, variando da persona a persona, e riguardando interessi, e speranze che
effettivamente qui BuUa terra non hanno
compimento, se dovessero dar forma a
così dire civile, ed estrinsecarsi in un
ordine pubblico di popolo, recherebbero confusione e anarchia, o prevalendo il più forte,
ritornerebbe a galla lo stato
teocratico, che è la più bieca e turpe
tirannide. Quindi mentre il sentimento religioso che nella democrazia
vera dee risolversi nella assoluta liberta di coscienza viene tutelato come DIRITTO
INALIENABILE [cf. Grice on Locke on the inalienable right to make a word stand
for a idea] dallo Stato, non può^ come il fatto meramente giuridico, assumersi a principio organatore
della società medesima, come qualunque altro sentimento dell'animo umano. Ma
alcuno, e ce ne sono molti, più
appassionato amatore,, che fidente nei benefici effetti della libertà, insorgerà a ripetere ciò, che
si andò ripetendo dai dottori in
politica soventi volte, che^ concessa
questa separazione dello Stato in tutti i suoi ordini dalla chiesa, basterà poi
a contrapporsi vittoriosamente al gigante che ci sovrasta, e agli influssi perniciosi del medesimo verso la civiltà in
generale, e la libertà della nazione in
particolare? Una potenza cosi
formidabile verrà poi sconfitta, in quanto agli
effetti civili, con un tale metodo, e non userà invece della libertà sconfinata che le concediamo, a
schiacciarci più prontamente? Vane paure! Se il papato conta una vita di diciotto secoli, se la sua
efficacia penetra da per tutto, se sotto
gli ordini suoi milita una moltiforme
schiera di sudditi operosi e ubbidienti,
e formolo adesso nel sillabo la teorica^ del dispotismo teocratico, l'umanità e la razza nostra
europea numera d'altra parte, ben più secoli di vita: crebbe e si emancipò con lotte continue e pertinaci
d'onde uscivano più vive scintille di
luce intellettiva, prorompevano più fervidi desiderii di libertà ; si
rafforzarono propositi più civili di vittorie futurp, che andavano animando
mille e mille e poi milioni di adepti,
che poi si dilatavano baldi e procaci su tutta la terra^ recandovi non solo germi di verità e libertà,
ma istituzioni imperiture, Ed ora non solamente nel suo vasto e onnipotente
pensiero agita tutte le genti europeo; ma ravviva metà del nuovo mondo j fascia
le bollenti terre dell'Africa,
signoreggia l'Asia, ripopola l'Oceania,
e stende la mano minacciosa già sul Giappone e la China, che eccita a nuovi
fati, o li trasforma a sua immagine :£ già nell'animo e nell'intelligenza sua
stanno indelebili, consustanziati, e immoriali l'eguaglianza civile, politica e
la libertà del pensiero : tre libertà che non si spengono, tre soli che non vedranno tramonto, e che bastano di per
sé col tempo a sconfiggere qualunque
potenza. Al sillabo noi opponiamo il
codice del libero esame, e l'immenso
jcumulo delle conquiste della natura, che sono strumenti poderosi non di
servitù, ma di libertà, ed emanjcipazione: al servaggio delle menti, la
vittoria vivi£catrice della scienza moderna, al mito il vero, alle jsquallide e lugubri letane dei mistici, lo
splendido e stridente carro
dell'incivilimento. Chi dubita della
finale vittoria, chi crede di fronte alla civiltà moderna ultrapotente il Papato, non intese la storia,
o non comprese la legge indefettibile
della nostra intrinseca evoluzione, e
non sentì nell'anima quella voce divina
che grida alla nostra umanità. Sorgi e cammina! Che se vuoisi opporre
all'esito favorevole della lotta, anche la enorme virtù della unità del Papato,
come forza direttrice, tenacemente nelle
sue compagini costituita, e presente per tutto, si pensi che adèsso la nostra razza omogenea e identica nei tratti
suoi principali, e animata degli stessi sentimenti, è parimente diffusa e organizzata nel mondo, e che la sua
unità morale si va compiendo ogni
giorno. Perchè per i trovati meravigliosi della scienza e dell'arte, che
assoggettarono alla volontà umana le potenti energie della natura^ il pensiero
che da prima esemplò sé stesso e^ scolpì
nelle pietre; nei bronzi^ nelle pergamene dei
popoli separati^ o inimici^ or non solo con la stampa si moltiplicò con la velocità quasi del
concepimento in innumerevoli copie, ma
identificandosi con l'immane rapidità
deirelettrico in un istante, e in un punto
raccoglie tutto ciò che avviene su tutta la superficie del mondo: e le
merci, gli uomini, le dottrine, travalicano con l'impeto della ijieteora nejla
espansione del vapore, immensi spazi di
terre, perforano montagne, e sorvolano emulando i venti, gli oceani,
aeoumunando prodotti materiali e intellettivi in breve giro di giorni: onde, per la originaria
parentela e indole della stirpe or
dominatrice, tutte insieme le forze
domate della natura, van componendo l'unità di
pensiero^ di scopo, di istituzioni per ogni dove : contrapponendo ai
concili! jeratici, le splendide e provvide mostre dell'industria e del sapere
universale. La quale unità, perchè
effetto della spontanea e nativa
evoluzione della specie, non meccanico sistema di artificiale organismo,
è assai più potente di quella pontificale: ed ha nella legge che la governa, e
negli effetti che naturalmente ne
rampollano, la necessità d'infuturarsi,
e la inevitabilità della vittoria. Di fronte
alla cattolicità dommatica e ufficiale, la cattolicità deliastirpe, del
pensiero, delle istituzioni, della Civiltà va
costituendosi, e poderosa si accampa, libera signora di sé medesima. Pongasi mente a questo fatto
innegabile, e veggasi se le paure soverchie di chi nulla osa tentare, sieno giustificate dalle
condizioni generali del mondo. Ma si
rassicurino i timorati e i timorosi,, il
sentimento ingenuo e nobile religioso non verrk
Spento ma non verrà spenta neppure quella luce purìssima di verità, quel
calore di bene, quel fuoco di libertà
che crebbero, e trionfarono a costo di lacriimè, di sangue, di stragi, di roghi infami e
scellerati. Sia libera la chiesa, ma
libero lo stato e autonomo in ogni
ordine di sé medesimo, e sieno libere tutte le
religioni che in esso convivono : non temete, il resultato finale non è
dubbio, trionfo della libertà da una
parte, ed epurazione dall’altra. Altri forse può dubitare, pur
riconoscendo l'impossibilità della vittoria del sillabo nel mondo, che
parzialmente i popoli rischino secondo le proprie condizioni civili diverse, soccombere, ed in ispecie Y
Italia ove il papato ha la visibile sede, e regna il pontefice. Vero è che non
tutte le nazioni avanzarono siffattamente da superare e non temere gl'influssi
perniciosi del Papato, e sarebbe follia
il negarlo. Ma oltre gli aiuti che
vengono loro dal di fuori per la continua
efficacia del generale incivilimento, che da per tutto penetra e si diffonde, ciascuno di questi
popoli, appunto perchè affine alla comune razza europea, ha in sé medesimo la necessità della emancipazione,
la quale può parzialmente ritardare ad
effettuarsi, ma deve in ultimo avverarsi
per le ragioni discorse. In quanto poi
all' Italia in particolare, non conosce l' indole del popolo nostro chi crede alla sua etema e
congenita servilità religiosa
tramutantesi in quella civile; chi crede
che a questa posponga i suoi affetti e i suoi
interessi; che rinunzi alla terra ed ai suoi leciti godimenti; voglia,
parlo dell'universale, porre in non cale
la nazione, rinunziare all' indipendenza ed alla libertà per vivere una squallida vita di
chiostro, e salire per lugubre scala al paradiso. L'italiano è conservativo,
non retrivo, per indole, e non inerte nel
pensiero; e altrettanto rapido' ad afferrare il lato giusto, positivo
delle dottrine, valutare con abilità ingenita gli avvenimenti e considerare ed
estimare le sue condizioni; aperta una
via, sorto un barlume di vero alla sua
mente, vi s'innoltra con prudenza si^ ma virilmente, e con tenacità la segue.
Conosco, grazie al cielo, il mio paese, e a palmo a palmo io posso dire; conversai con tutti i ceti, in tutte le
parti della penisola, ed ho una chiara
idea delle loro condizioni morali; e
certamente in alcune provincie tali condizioni non sono liete e normali, e
richiedono tutta la sollecitudine
provvida e saggia dei governanti; ma non
si illuda l'osservatore superficiale, anche fra loro, come dappertutto,
l'agitazione operosa nazionale sotto
mille forme si propagò; l'idea del riscatto politico, il sentimento di libertà, una forma migliore e
più degna di vita, traversarono, mossero
quelle menti e quegli animi, ed
all'occorrenza saprebbe deludere le cieche
mene dei retrogradi e dei demagoghi. Cosi dunque non temasi in Italia
della libertà concessa alla chiesa e alle chiese, e si proceda con risolutezza;
si armi dei suoi diritti naturali lo Stato, e
si lasci il clero esercitare il suo ufficio, e di fare e disfare in casa propria in quelle cose che
strettamente si attengono al suo ministerio.
Contro la fazione clericale, non v'ha altra politica possibile; ogni
aggressione è vana, ogni minaccia non rintuzza ma fortifica l'avversario, ed ogni ingerenza dello Stato
nelle cose interne delle chiese, riesce
poi di danno a sé stesso. I clericali, e
parlo della fazione politica loro, ben
sanno del resto^ (gli abili e che hanno il mestolo in mano) che senza lo Stato e il suo appoggio,
le loro forze sono monche e sfatate ;
imperocché il giorno nel quale in
Italia^ per una ipotesi impossibile avessimo
un parlamento del loro colore e spirito, e quindi un governo uscito dalle loro viscere, sarebbe
l'ultima ora della loro fazione, poiché nessun popolo di Europa vorrebbe e
potrebbe mantenere rapporti col nero e funesto governo, mentre una riscossa di
tutte le gradazioni dei partiti liberali della penisola fora inevitabile o
spaventosa. Questa i clericali sanno, e quindi
non tentano, né tenteranno l'ultima prova, e solo procacceranno di
tenere Ymo zampino ed un addentellato
nel giure pubblico della nazione, perché lo Stato da sé medesimo, per gli errori servili o
erroneamente aggressivi, si procuri una
certa rovina. Quindi, qualunque sia il governo che resti al timone della nostra
patria, non devii dalle norme che ora tracciammo; ogni altra politica sarebbe funesta; con
l'apparenza della forza e della libertà troncherebbe i nervi a sé stesso. Adoperandoci di questa guisa, noi
renderemo a Cesare quel che è di Cesare,
a Dio quel che é di Pia, secondo il
detto profonda del Nazzareno ; e mentre daremo saldi fondamenti alla libertà ed
al suo incrementa, faremo un bene
eziandio alla chiesa, poiché, toltole ogni speranza d' ingerenza nelle cose
civili, e richiamata al suo morale
ministerio, abbraccerà nella carità
religiosa anche la patria ; come sanno molti
buoni fra loro, i quali sentono che per conquistare, secondo la loro fede, la'^patria celeste,
bisogna amare e difendere quella
terrena. L'altra fazione che tenta e vorrebbe sconvolgere l’attuale ordine di
cose civili, quali vennero prodotte dal
lento moto della evoluzione sociale, è la demagogia anarchica e selva^ia,
avente gradazioni diverse, come diversi
propositi, diffusa da per tutto,^e stretta
da vincoli, patti, associazioni, e guidate da uomini risoluti. E da prima è d'uopo, per giusta ed
equa estimazione d'uomini e di cose,
distinguere ed assolutamente separare da una tale fazione il partito
repubblicano che si agita anch'esso da per tutto, e che in varie parti del mondo ha vita effettiva e
legale riconoscimento. Vero è che una
tale distinzione sarebbe superflua e stolta, se pur troppo lo zelo improvvido o
l'ignoranza, non spingesse molti a confondere cose insociabili, e a far tutto
un mazzo, sieno buoni o rei, di quelli
che a puntino non partecipano al grado
presente del loro liberalismo. Il partito repubblicano, quando come in generale
si mostra, segue la legge sana della
democrazia moderna, riposa sui medesimi
fondamenti giuridici e éivili dei popoli retti
a monarchia rappresentativa; mantiene saldi i principj di proprietà, di
famiglia, d'ordine, senza cui convivenza umana non è possibile, ed è una
naturale e necessaria evoluzione sociale. Quindi è d'uopo non fraintendersi, né recare violentemente e con
palese ingiustizia le colpe, i danni, i pericoli alla forma repubblicana, che
sono propri esclusivamente della demagogia.
Dispregiare con puerile sussiego questa torbida fazione, è follia; la
fidanza di sterminarla con le sole armi,
è concetto che non può capire che in un cervello da Don Chisciotte ;
combatterFa con palliativi o discorsi, è
troppo ingenua bredulità. A mali morali,
profondi, tenaci, universali come quelli di cui trattìatnO; si può
ovviare soltanto con serii e virili propositi, e Còli rimedi adeguati alla
forza che li produce IEj prima condizione a sapersi schermire da un tale nemico, è quella al solito di non farsi
illusione alcuna intorno alla sua
potenza, indagarne l'origine, e non
attenuarne il pericolo. E questo si farà per noi il più brevemente possibile, onde premunirsi in
Italia anticipatamente dagli influssi e danni di questo malanno, perchè la libertà sana e la civiltà non ne
soffrano detrimento. La demagogia o
l'insurrezione anarchica delle classi
povere e proletarie non è nuova, e si può dire che i germi sbocciarono col costituirsi delle
società primitive; imperocché di fronte ai più potenti, ai più agiati e felici, stettero sempre i derelitti
dalla fortuna, i deboli, i miseri, qualunque ne fossero le cagioni. Ma se il
sentimento, il mobile, lo scopo si
mantenne identico di mezzo alle trasformazioni sociali, la forma della demagogia cambiò, e i suoi
seguaci e proseliti crebbero
spaventosamente di numero. Quindi
nell'età nostra, per quanto si estende la civiltà europea sopra la
terra, assunse una forma consuonante con
quella naturale del progresso sociale, delle condizioni economiche presenti, e
con l'immenso accrescimento della popolazione. Or noi si vide che il
fondamento, il fatto che costituiva l'indole propria della società moderna e dell'incivilimento stesso,
è un fatto economico, il lavoro, reso
libero, scevro di qualsiasi privilegio
od ostacolo, e sostegno unico dei singoli
associati, nella moltiforme sua natura, e nella immensa varietà dei suoi atti, dal rozzo manuale al
più alto intelletto, il sentimento di
questa feconda e santa mT-erità, pel naturale svolgimento che in tutti lo
produsse e lo suscitò; nacque nell'animo di tutte le classi vagamente le eccitò, spingendole di un salto
con Timmaginativa agli effetti ultimi e salutari di questo principio, valicandone i necessari intervalli
per ignoranza da una parte, e per impeto di bisogno dall'altra. Indi la foga
pertinace, perseverante, ma più calma, o
Torrido assalto subitaneo di selvaggie ire
contro quei medesimi sostegni, quelle istituzioni che Bono anzi i mezzi di giungete gradatamente ad
una condizione migliore di tutti. Cosi
nacquero per un verso le associazioni della
cosi detta intemazionale, o le
improvvise ruine della comune. Ma nel tempo
stesso che noi dobbiamo combattere le funeste teoriche di queste sette,
e soffocarne con pronta energia i
delirii nefandi, non bisogna, lo ripeto, fanciullescamente cullarsi nella idea,
che fatti cosi universali, e che in un
modo o nell'altro si mostrano per quanto
fii stende il campo civile delle nazioni, sia un mero capriccio
momentaneo d' ebbre moltitudini, vapore di
idioti, e fenomeno che non abbia fondamento di sorta nella storia; né in se, in mezzo al profondo
errore che l'offusca, e lo insozza, un
raggio e un filo di vero. E noi vedemmo
già che la demagogia ha la sua storia, antica quanto il mondo, e svolgentesi e
sgomitolandosi con i secoli parallela alla trasformazione fiociale della nostra stirpe. Ed il vero, che
questa fazione nelle sue teòriche micidiali racchiude è questo: che ad ogni uomo, ad ogni cittadino, sia
qualunque la nascita, l'economica
condizione, incombe egualmente l'obbligo
salutare del lavoro, ed è compartecipe di
tutti i doveri che stringono autorevolmente tutti i consociati a prò di
tatti con reoiprocft operosità; imperocché l'ozio infecondo, e soltanto consumatore
et cormttore, è oramai agli occhi di
tutti il più tristo, squallido e
vituperevole vizio sociale, la causa e il
fomite di ogni disordine e, d' (^ni ruina. Ma questo vero, che or comincia, rispetto al suo valore
sociale, a risplendere alle menti di
tutti, e che mano mano che la società
progredisce, sempre più palese si farà,
e che dee divenire la fede comune, nelle sette demagogiche si trasformò
in ribellione ad ogni sano principio, e
divenne piuttosto sorgente di miserie e
di lutti, che fonte di prosperità per gli stessi che si Intano in suo nome. Quindi la fallacia nella
credenza di poter sterminare ogni sentimento religioso come quello che secondo essi sostiene i perni
della società attuale; la puerile fidanza del condividere i beni fra tutti, e ritornare, per essere
felici e mirabili, alle delizie
animalesche delle prime orde umane. II
sentimento religioso in sé, astraendo dalle forme dommatiche che può
rivestire, è in quella vece sì
connaturato all'uomo, appena gli balenò un ra^io di intelligente attività nella mente, è un.
bisogno cosi profondo, che il supporlo
nell'universale temporario periturio,
riesce un errore sì madornale, quanto il
credere che possa miù cessare il sentimento del bello, del buono, dell'utile, e così via
discorrendo. Un tal sentimento muterà
forma, materia, simbolo, a sempre più
puro e razionale aere s'innalzerà, ma rimarrà e quando anche in tutti si
trasmutasse in effettiva intellezione
dell'ordine infinito del mondo, e dell'eterna energia che lo vivifica, e
continua, avrà sempre una efficacia potente negli animi umani, e una autorità
suprema nei loro atti. Quindi, sicc^ome è vano
l'assunto, è assurdo il crederlo effettuabile ; e di questo si persuadano coloro che eccitano a simili
fantaami le moltitudini. In quanto poi
alla proprietà e alla famiglia, sarebbe con esse distrutto l'ordine civile,
ogni speranza di miglioramento, ogni libertà. Poiché l'ultimo fatto sociale a cui" pervenne il moto
evolutivo umano è Tuniversale libero
lavoro, questo senza la proprietà non
può sussistere, in quanto mancherebbe di sussidi, e dei giusti stimoli ad
esercitarsi. Che se il lavoro è un
dovere, un godimento, una dignità, la sola nobiltà possibile oramai nel mondo, oltre avere un
effetto che giova alla generale
convivenza nella reciprocanza di ragioni
e d'influssi che l'anima, è pure un modo di
rendere più lieta, agiata e amabile la vita; poiché colui che vuole rendere l'uomo misticamente
perfetto, e che tutto versi e si travagli nella carità, e non senta e non provi gli onesti piaceri, e
rinunzi ai comodi, agli agi, agli utili personali, non solo disconosce la umana natura, ma annienta la storia.
Laonde la proprietà ed in conseguenza la
famiglia, sono condizioni indispensabili del lavoro, e con esso della
civiltà tutta quanta, e della libertà
che a tutti è si cara, e desiderata.
Questi sono i veri contro cui infuriano i propositi dell'intemazionale, i quali
se venissero ad effetto, ogni bene sarebbe distrutto; sono errori in cui cadono e caddero non una sola volta, quelli
che, vivificati da un sentimento giusto e da un vero che balena incerto e confuso nelle loro menti,
credono raggiungere la meta sterminando gli argomenti che vi conducono. Egli è certo però che tali
sette sono or formidabili e sparse da per tutto: hanno associazioni, pecunia,
giornali, conventicole e cattedre: e gl'iniziati si mescolano in tutti gli ordini della vita, e
gli arruffoni ne sfruttano la credulità, o ne inveleniscono, rinfuocano le ire:
pericolo tanto più tremendo, quanto più
è avvalorato da un sentimento giusto di una verità male intesa. Or che
contrapporrete a questa fiumana? La Forza? è tentato, ma l'idra rinasce: oltre,
che la forza contro il sentimento e il numero non prevale, e senza un principio
che la sostenga, è vano amminicolo. Combatterlo con principii contrarii? si
sperimentò, risorse, e sempre più sì
estende. Con gl'influssi religiosi? Ma ella imperversò maggiormente ove
le genti erano guidate e ispirate dal clero, e si agita nei paesi, ove la fede
è più viva, poniamo che non sia la
cattolica, tralasciando anche che alcune
tendenze, ire, dispetti clericali sono fomite a queste sette, e piuttosto che
attutarle, le attizzano. Forse pej: mezzo delle esortazioni, le per« suasioni, i libri, e i giornali? Certamente
questi modi, e argomenii quando sieno
bene appropriati e condotti, hanno un
grande valore, e maggior della forza, e
degli influssi religiosi, perchè vanno a poco a poco componendo una opinione
favorevole ai suoi principj, e
l'opinione oggi è regina, e può molto: ma
la sua efficacia è in parte frustrata dai giornali, dalle associazioni della setta, onde è lento e
stentato il benefico risultamento. Dunque non hawi rimedio? I rimedii
opportuni, i soli efficaci, e che, spero, saranno riconosciuti tali a poco a
poco da tutti, se vogliamo salvare la civiltà, sono di due sorta, privati
e pubblici: e ne discorreremo
partitamente le loro ragioni. Odesi tutto giorno dalle persone di ogni ordine
e d'ogni ceto, tra quelli più agiati^
lamenti e querimonie rispetto ai
pericoli che ci sovrastano da parte della
demagogia universale^ e si paventa^ si trema^ s'impreca^ o si pronostica
il finimondo. Ma sciaguratamente tutto
questo tumulto dì sgomenti^ predizioni^ spasimi
si risolve in parole, in chiacchere, in vaniloquio effervescente, e
nessuno, parlo in generale, fa nulla, o
aspetta da un arcangelo la spada salvatrice, o grida contro il governo e i governi che non
uccidono a soffocano nella culla il
mostro divoratore. E mi fanno la figura
di chi, appreso lentamente il fuoco in un
canto della propria casa, corra in piazza a gemere^ a piangere la imminente ruina delle sue mura,
imprecando perchè il sindaco non distrugga i zolfanelli, causa immediata del danno, invece di
provvedere tosto e virilmente al pericolo, tenue da principio, con la propria
persona, o con gli ajuti che ai forti e volonterosi non mancano mai. Cosi
presso a poco va la faccenda per tutti
coloro, e sono innumerevoli, che
presentendo l'avvento della cosi detta questione sociale, credono rimediare
al male col vociferare ai quattro venti
il prossimo diluvio, o volendo che altri
gli soccorra con modi, che neppure essi sanno in che veramente consistono. Ma in tale maniera
l'acqua arriva alla gola, e senza
rimedio, perchè il neghittoso è spiacevole a tutti, utile a nessuno. Egli è
oramai tempo di mutare registro, e se
veramente stanno a cuore gli averi, i
diritti, la giustizia, non fosse che rispetta
ai privati vantaggi, bisogna persuadersi, perdio! che il tempo è venuto, ove chi non opera, e
fortemente vuole e lavora, verrà
travolto non solo dalla fiumana impura ch^ paventano^ ma dalla indole della
civiltà presìHite, nella quale il
volontarìp infingardo nozi può trovare
modo durevole di vita. E innanzi tutto la società è solidale d'ogni bene^
d'ogni male, e chi non sente q^uesto
alto dovere, è indegno di chiamarsi uomo
civile: e quindi ognuno è strettamente tenuto a co-operare [cf. Grice,
PRINCIPLE OF CONVERSATIONAL HELPFULNESS] al maggior benessere possibile della
nazione. E si badi che questa, di cui
parlo, non è mica una carità estrinseca
e contingente, che possa a volontà con
minore o maggiore zelo esercitarsi, come avviene in altri fatti di pubblica o
privata beneficenza, ma è una necessità
intrinseca, senza la quale la società
minerebbe. La quale cosa si fa a tutti palese anche materialmente, se riflettono ajla
solidarietà, sempre più stretta e
generale che nasce fra tutti gì' interessi,
sia per associazioni a scopi diversi di utilità personale, o di prodotti,
sia per la dipendenza d'ogni ordine di fatti economici fra loro, sia nel più
vasto e universale credito dello Stsito, da cui dipendono una immensa varietà di fortune particolari.
Quindi il lavoro libero, ma co-operativo [GRICE, PRINCIPLE OF CONVERSATIONAL
HELPFULNESS] dei singoli, onde si conservino intatte e abbondanti le fonti .di
ricchezza e di sussistenza nazionale,
anche per questo lato, è lavoro necessario: che se egli allentasse,
svigorisse., o venisse meno, il popolo perirebbe senza rimedio. Adunque tra i rimedii privati che possono
contrastare all' ampliarsi delle sette demagogiche a danno di tutti, è l'operosità di tutti, e in specie
di quelli che più avrebbero a perdere, e
nei quali quanto è più grande la
ricchezza e l'agio, tanto più cresce e
ingigantisce il dovere dell'opera. Si persuadano che nelle moltitudini adesso il prestigio solo
delle ricchezze, o del nome; o del fasto è scemato, e va scemando, grazie al
cielo, rapidamente, e invano si atteggerk a pavone, chi sotto le splendide
penne, e r iridiscente folgore delle
piume, cela miseramente una cornacchia.
D popolo non dispregia- né nomi, né
fasto, quando coloro che li portano, o V esercitano senza jattanza, sono degni
della civiltà nostra, la quale consiste tutta nel lavoro, utile e generoso.
Bisogna adunque che coloro a là crescente onda delle mene demagogidie, è una
necessità delle stesse condizioni civili deUe nazioni moderne, un diritto e un
dovere. Dichiarati brevemente i rimedi privati, consideriamo quali sieno,o
possano essere quelU pubblici, o di pertinenza dello Stato, e del suo governo.
Questi a divisarli compiutamente si
disbrancano in lare ordini, e possono essere quindi di tre specie:
mo^?ali, amministrativi e poUtìci. . Un
grande rimedio aU'errore, al vizio e alle miserie, è certamente V
istruzione diffusa, e più tra quelle
classi che di per sé mal saprebbero provvedervi, e alle quali manc^ lo stimolo proprio ad avanzare, vale a dire alle plebi
della città e delle campagne. Che questo
sia precipuo ed assoluto dovere di ogni governo civile, è chiaro, e
sarebbe anche più chiaro, se non fossero
ancora alcuni, e non. son pochi, nei
quali si mantiene la dignitosa e generosa ctedenza, che l’ignoranza delle
moltitudini lavoratrici, è un ingrediente e un sussidio nòbilissimo di governo, e s’affidano nella loro maravigliosa
attitudine, di contrastare ad ogni male, puntellati all'arte provvida di pochi,
e all'uni vergfale e servile asinaggine. E tatLto più stupore arreca una tale
saggia sentenza, in qitanto di preferenza è sostenuta da quelli non parlo certamente di tutti che bazzicano
frequentemente per le chiese, e fanno pompa di cristiana pietà. Brutta e
ridicola contraddizione, la quale se
ingenuamente professata, indica in essi una ignoranza proporzionata al
grottesco proposito; se ad afte pensata,
è iniqua e degna deff universale dispregia.
Jn ciasctm uomo come sono eguali potenzialmente i diritti e i doveri, sono eguali i bisogni e
la necessità deiihi dignità della vita;
ora in tutti in quella guisa dello
stato, e migliorare le loro condizioni economiche; ma parlandosi di suffragio fermarsi alle
porte del salterio e dell'abbaco, è tale stravaganza che la maggiore non si può immaginare; si crede d'essere' del
nostro' secolo, e viviamo delle idee dei
bisarcavoli! CICERONE (si veda) assennatamente dicera essere gF ignoranti capaci di verità^ poiché T ignoranza ^ cioè
la mente primitiva^ non ingombra da
sfumature; e il più delle volte
arruffata da un sapere rachitico, entrato a spruzzi anarchici nel celabro, è tutt'altro che
chiusa alle verità pratiche della vita ; che anzi quando queste vertono intomo
a positive questioni d' interessi generali,
ma consuonanti o influenti con e su quelli particolari della famiglia, del comune, della provincia,
sono pronte a colpirne il nocciolo
principale, e a scegliere le persone più idonee a risolverle secondo le necessità
del momento. Se non fosse così, se noi
attendessimo ad allargare il diritto di
suff'ragio che virtualmente è di tutti,
quando tutti fossero dotti, ed uomini di stato
almeno in cacchioni, io credo che si aspetterebbe indarno quel giorno, e
si aprirebbero le universali urne dei
trapassati allo squillo finale dell'arcangelo, più presto che quelle generali del popolo pel
comune sufeagio. Ma ribadiscono gli oppositori : voi desiderate estendere il
diritto di suffragio mentre ^ nessuno, o da
pochi si chiede : attendete che il desiderio nasca, si diffonda, giunga legalmente al parlamento, e
allora si aprirà la mano, ma sempre con
prudente riserva. E cosi, soggiungerò io, noi liberi cittadini di libero stato,
e un governo che dalla libertà è sorto, e a questa deve intendere con tenaci
propositi, saremo meno generosi, meno
magnanimi dei governi dispotici ? In questi sovente, e la storia anche
contemporanea è piena di esempj, il
governo costringe spontaneamente le
moltitudini riluttanti a incivilirsi, e con violenta mano le sforza ad accettare .riforme civili,
amministratìve, economiofae: noi BEtremo il contrario: in nome delia libertà, teleremo lontani dalle riforme
utili e necessarie quelle moltitudini chC; secondo il ^iblime concetto,
persistono nella ignoranza, o nella indifferenza politica. Un governo onesto di
libero popola dee spingere al meglio di
proprio impulso le genti confidate al
suo senno: nò dee nelle leggi fondamentali attendere che altri domandi, ma
generosamente anticipare opportune
riforme. Ma se del resto tuUi non
chiedono o vogliono il diritto di suffragio, questi è sorto nella coscienza dei più, emana
spontanearmente dal nostro giure pubblico, è una necessità dei tempi, è un dovere civile. Che se un tale
dovere, per ipotesi impossibile, non si
sentisse, o si dissimulasse, p^r durare
in un certo grado matematicamente misurato, e fisso di libertà, a prò di
minoranze qua quando anche, per ipotesi,
ciò avvenisse, Teffetto sólo che produrrebbe, fora certamente una'^pìù grande e
viva operosità nei partiti liberali, e una agitazione legale più intensa, le quali riuscirebbero in fine a
risolvere più presto e ricisamente una
tale questione interna, e scongiurare
più virilmente i pericoli, onde è gravida
per la nazione. Altro benefizio che recherebbe seco la partecipazione, larga del popolo al
Suffragio, sarebbe quello di stimolare, (essendo più vasto il sindacato, e le
possibili peripezie del voto), e costringere i- deputati ad intervenire
scrupolosamente al parlamento^ e smettere il brutto sciopero in cui sono caduti
molti ripetutamente, e in modo da far credere
cronico il morbo pernicioso, che gl'infesta, e li rende colpevoli dinanzi alla nazione. Più e più
volte gli atti e le discussioni del
parlamento, d'importanza capitale per la prosperità e ordine del paese, non
poterono aver termine necessario, o sanzione legale, per Io scarso numero degli intervenuti, e ancKe
quando giungevano alla cifra
prestabilita, di fronte alla totalità dei rappresentanti, erano si può dire al disotto del decoro del parlamento. Se coloro che pur
brigano, e fauno chiasso per essei'c
assunti al grave incarico, e rappresentano ciò che v'ha di più vivo nella
na ssioney e la funzione più eccelsa di
un popolo, che è quella 4'essere il
legislatore di sa medesimo^ danno un si
tristo esempio di trascuranza agli alti doveri, e di abbandono alla alacrità civile della vita
pubblica, B0^ è da atupire, se gli aitai
alla base imitano nel laìiguote, nella
cascarne, nella dimenticanza dei diritti e doveri civili, i loro rappresentanti
; e «'ingeneri nella na2doDe quell'ozio politico, che è la lue più deleteria, e corruttrice delle viscere
della medesima; sintomo, se i rimedii non intervengono pronti ed energici, di inevitabile morte. O non
cercare, desiderare r^lezioùe e intromettersi in ogni maniera per ottenerla, o ottenuta, attendere con lealtà e
perseveranza al proprio mandato, ^d esercitarlo costantemente, risparmiando cosi un malo esempio al popolò \
intero, un acerbo e giusto rimprovero a
sé medesimi; lasciando aperto il corso ai più degni, e più operosi, e non ocisasionando cosi la morale decadenza
dell'autorità del parlamento, come pur troppo fra noi già per moltissimi accadeva : e che io dica il vero
faccio appello alla stampa quotidiana di tutti i colori piena sovente di acuti,
e meritati riinbrotti ai neghittosi legislatori. Bispetto al pericolo del
cesarismo, che secondo altri sarebbe il
mostro che uscirebbe dal voto generale,
come quei fantocci deformi e strani, che scattano all’improwiso dalla
scatola magica, a stupose e terrore dei
nostri fanciulli, temerlo da senno in Italia, è cosa che non Val la pena di confutare. Il
cesarismo è solo possibile in un paese, sconvolto ^à, sconquas' fiato, disordinato a più riprese, e dove la
furia delle fazioni anaik^hicbe^ o le gare di pretendenti più meno apocrifi, tanto scrollarono le
fondamenta d'ogni ordine, e tanto impaurirono le maggiorante, che, conservatrici sempre, si appigliano di
iiecessità all'unico modo di salvezza che si presenta, sia pute Tautonta
irra:dónaie della sciabola, o la potenza moi'ale di un nome: poiché ove è questione di
anarchia di forze brute tenzonanti, il
popolo si rivolge a quella che ha
maggiore probabilità di vittoria, e di ristabilire quindi la pace, e la
cancordia nel caos informe sociale. Ma
un tal voto, quando è generale, se manifestasi sostenitore di una forma
dittatoriale in un dato momento ove egli
è necessario, apparisce anche come
fondatore di repubblica, quando una tal forma
di reggimento ad un dato momento, sia Tunica arra di durevole ordine, come intervenne in
Francia : nella quale, nonostante la
lunga cospirazione della caduta
assemblea, e del suo governo, retrogrado e monarchico, e tutto rìmmienso
arrabbattarsi dei clericali, e dei
funzionari governativi, sorse testé la repubblica da quelle Urne rurali^ che secondo i giusti
estimatori del senno delle moltitudiiii, dovevano imporre alla Francia il -^èsaitfismo na^Kileonico^ o il lugubre
spettro della rameica tirannide
legittimista. Che se invece avvenne il
contrario della comune aspettativa, si deve solo a ciò, che tra i varii e funesti pretendenti al
trono francese, e delle loro ingenerose
e tristi fazioni, il popolo senti, che
runico governo d'ordine, era il rejpubblicano, che tagliava a tutti la
cresta, e li poneva fuori dell'astioso e cupido combattimento, e per la
repubblica votò. In Italia non vi sono
affatto elementi per un cesarismo possibile, e mancano condizioni antecedenti
per un tal rini Bultato; qui non sfacelo, qui non anarchia^ qui non odii; rancori^ ambizioni^ rafforzati dal
sangue sparso da vendette nefande, da rappresaglie inique ; qui nessun bisogno
di salvatore, o d'incoronare col servaggio del popolo, un fortunato vincitore
di eroiche battaglie. Da noi le istituzioni, grazie al cielo, possono per poco affievolirsi, o venire in meglio
modificate, ma legalmente operano, e sono fisse nella coscienza pubblica, né alcuno anche dei partiti
possibili più risoluti, e accentuati,
pensa a rovesciarle, perchè in Italia
c'è senso in tutti della realtà, né ci si scapriccia in utopie senza pratico
costrutto: in Italia la dinastia
regnante è politicamente insigne pel rispetto alle leggi, né vi attenta, né vi
corrìe rischio, (quando esercita il suo
mandato, come ora fa) di v^enire rejetta, e inimicata dalla nazione^ e F
esercito nostro, quanto valoroso, fedele^
onesto, e nel quale in bella armonia si
fusero tutti gli elementi fortf della
nazione, sia patrizi, sia popolani, se è tutela delle leggi, dell'ordine, della integrità della
patria, non è una accolta di pretoriani,
e conosce a prova quali sieno i suoi
doveri di soldato leale e devoto e quelli di
cittadino. Indi il timore e lo spauracchio di Cesari possibili in Italia è affatto chimerico, e
non conosce certo il popolo nostro, né
le nostre condizioni civili interno in
tutti i loro elementi, chi paventa di un
tale babau, E dico adunque che
si dee proporre legalmente e stabilire
una tal forma di suffragio, senza indugio^
poiché la libertà lo richiede, la dignità della nazione lo esige, la prudenza Io consiglia. Le
moltitudini eleggono, non governano; immenso ' divario ; ed esse in media secondo tempi, luoghi, e coadisiom
sociali soelgono' seeipmi pia opportuni ai bisogni presenti. Io 80 a rn^AA dito tatto quello che poseono
rispondere, e obiettAi^é coloro ohe sono
di contrario avviso : e m'invitératino ad inchieste del come si fanno e si
fecero le elezioni' in varie provincie
della penisola, sia per brogli, tàsir
per persone e mi sopraffaranno di una
quai^tità enorme di fatti, e' di aneddoti; ma queste cose^ e questi riposti archivi!,li
conosciamo: ed è appunto perchè U conosciamo, che invochiamo la riforma del
voto. Poiché il ragionamento dì alcuni fra
gli awersarii consiste a dire: il voto, nella guisa che ora si esercita, è vero, non dà buoni
restdtati, dunque Voi attendete una conclusione
necessaria: ohibò! la logica loro è più
stupènda: dunque conserviamolo! Altri
potrebbe opporre : concesso che la moltitudine, la gt»nde maggioranza delle
nazioni sieno di fatto e sempre
conservatrici, perchè allora prevalsero via via, e vinsero le rivoluzioni,
effettuando ad onta di quel freno
costante, mutamenti radicali nel costume e nelle idee dei popoli? La ragione e la spiegazione
di un tale fette è ovvia a trovarsi;
poiché per una parte le moltitudini,
perchè conservatrici, e lontane e aborrenti per le loro faccende, dal moto e
dall'agitazione delle minoranze, che
vivono in special modo di pensieiV)^ e di abitudini innovatrici, nulla iniziano
spontaneamente, e rimangono estranee agli influssi delle novelle idee; e dall'altra non chiamate a
manifestare legalmente i loro
sentimenti, non possono arrestare,
moderare o piegare il corso degli avvenimenti, o modificame i
resultamenti sociali. Le moltitudini vivono m sciolte y guardando ciascuno ai
propri negozii^ e non possono congregarsi facilmente in assemblee, in comitati,
in conventicole, come è facile alle minoranze appunto perchè minoranze. Ma una
tale inerzia, una tale paziente
annegazione, non rimane senza effetto col tempo; inquanto se le minoranze si
spinsero oltre certi confini morali e civili e vollero trionfanti principii che
offendono il sentimento ereditario della moltitudine, cadono poi in seguito le
loro esagerazioni stesse, non nutrite e
sostenute dall'universale, e solo resta
il progresso possibile, pratico, buono, il quale, comechè nuovo, pure non perturbando le
coscienze e abitudini della maggioranza
nazionale, viene a poco a poco a
consustanziarsi con le medesime: e cosi i popoli camminano e vanno
perfezionandosi. E che ciò sia vero,
oltre la testimonianza palese di tutte le storie, basta fermarsi a considerare
il corso delle rivoluzioni moderne di tutti gli Stati, perchè la realità della dottrina nostra salti agli occhi ai più
miopi. Affine dunque che le moltitudini non per lunga e sempre faticosa efficacia, come freni
conservativi, operanti spontaneamente e fuori del giure positivo, riescano
immediatamente salutari all'equabile e fruttuoso progresso dei popoli civili, è d'uopo
renderle partecipi della vita pubblica,
chiamandole alla elezione di coloro che sono poi i legislatori della nazione, è
debbono guidarla alla libertà e ai beni che essa racchiude^ con ordine e operosità. Così facendo, con
quei temperamenti richiesti dalla moralità e dignità stessa del voto, si otterrà una maggiore attività
politica ; la nazione non sonnecchierà mai, né ristagnerà; i partiti che pervengono al governo dello Stato, nella
vicenda continua di nuovi biefogni^ non crìstalUzzeranno^ e riposeranno in una
beata e grassa quiete^ ringipvaniti e
stimolati sempre dal voto popolare^ donde tutto nelle democrazie fluisce e sorge ^ e viene
legittimato; si avrà sempre una benefica
remora alle intemperanze delle fazioni,
e quello che più importa, un ostacolo, e, si radichi bene nella mente, l’unico
ostacolo all' imperversare della furibonda demagogia. Io non aspiro alla divina prerogativa della
infallibilità, e lascio ad altri senza
rammarico questa modesta ed umile virtù
; ma per quello che io valgo a discernere
dopo lungo studio e lungo amore pel pubblico bene, crèdo fermamente alla efficacia, necessità,
utilità delle mie proposte, come sono
certo che quadrano a capello con le
norme positive di una scienza sociale, veramente degna di questo nome. Tali
sono le proposte, che coscienziosamente e dopo
maturo e scrupoloso esame, e modestia, venni svolgendo in questo mio
scritto ; tali le riforme che credo
indispensabili per la durata, la esplicazione naturale e la salute delle
nostre istituzioni, e pel decoro e la
prosperità della patria. Certamente non si possono tutte e subito attuare, e Roma non fii fatta
in un giorno; ma necessario è che gli
uomini a qualunque partito nazionale
appartengano, proposti al governo della cosa
pubblica, vi si accingano con tenace proposito, e vi aspirino costantemente. Un
sentimento di malessere indefinito
occasionò la crisi presente, e la
nazione sta raccolta attendendo che i diversi ordini dello Stato meglio rispondano all'indole loro
e dei tempi, e si ritemperi a vita più
robusta e libera la fibra dei cittadini;
e tale è il compito di coloro che ora salirono; è giudicheremo dai fatti se
sono da tanto. Quelli che caddero ^ il
partito cioè che fino ad o^ resse i
destini d' Italia^ operò cèrto molte cose buotie e condusse a termine, stimolato però dalla
piÙL viva e impaziente parte della nazione
e laicamente eoa; diuvato da questa,
Tunità territoriale e politica della
patria^ protetto da fortuna propizia e da eventi insperati, trasmutanti
in vittoria eziandio la sconfitta; ma a
poco a poco, ritirandosi in sé medesimo e chiuso troppo forse agli influssi sempre salutari
della maggioranza del popolo, si aflSevoll ed obbliò le origini sue, e la natura essenzialmente democratica
degli Stati moderni. L'Italia oramai è
giunta a quel temperamento civile ehe esclude la violenza e T illegale intromissione di fazioni perturbatrici, ma
vuole ed esige che si avanzi e che si
cammini di pari alle nazioni più civili; che gli uomini che la
capitaneggiano si governino con le idee
nuove, e si lascino i metodi troppo
curialeschi e scolastici nell' indirizzo della cosa pubblica. Or non è più
tempo, e tra poco lo vedranno anche i
più restii e ostinati, di grette abilità e di piccoli e scuciti mezzi, giorno
per giorno, di reggere gli Stati ; tutte
le questioni sono larghe e grandi, e non
si risolvono che con intendimenti e principj larghi e generosi; in ogni vertenza è conflata, a cosi
dire, la vita di tutto un popolo, anche
per i rapporti che essa ha o può avere
con tutte le nazioni civili. Isolarsi, fetcendo i suoi affari alla guisa di un
agente di fattoria, è impossibile,
dannoso e indecoroso; la necessità presente spinge i popoli europa all'unità
morale della razza loro, ed all'equilibrio econoiiiicO civile e politico di tutte le membra ; ciò che non
importa ima yi^ota cosmopQlitia alla maniera dei politici mistici: m ogoji
inombro e nazione vive della sua vita
particolare; ma in conserto di vincoli si stretti, e una reciprocità di r^oni che costringono tutti ad
avanz^ure perire; poiché la selezione naturale governa anche 1a vita dei pppoli. Né valga il dire,
come da molti si ripete che il governo
è, od era assai più liberale della
na:pione, e quindi ogni spinta o riforma
riuscire inutile, o inopportuna; poiché, oltre essere questo in generale vero per tutti i governi,
in quanto sono al di sopra del sapere e
del civile temperamento delle
moltitudini, suscita spontaneamente questo dilemma: o il governo, in uno Stato
libero, possiede minori spiriti liberi
del popolo, e quindi dee, in virtù della
legge fondamentale di un libero stato, ritirarsi, perchè violatore moralmente della medesima; o
si confessa più liberale del paese, e
allora piuttosto che ristarsi e mantenere
il grado fisso del valore civile del
medesimo, dee spingerlo innanzi e trasformarlo
alla sua immagine; che se sta, non procacciando di eccitarlo alla riforma, è indegno dell'alto
loco che occupa. Queste teoriche di accomodamenti pratici non sono più d'uso, e solo argomentano una
profonda imperizia del come si dirigano le società moderne, e dei doveri effettivi dei governanti. Sciolto da
qualunque legame di disciplina, come dicesi, di partiti, perchè uomo affatto
privato ed oscuro, e al di sopra di
questi, come debbo essere lo scrittore imparziale, non consigliandomi con altre
norme che con quella che io credo il
giusto, scevro da qualunque ambizione personale, né stimolato da ire o passioni
di parte, liberamente dissi, comecché
sempre con rispetto in olle persone, ciò
che stimava opportuno ed utile, devoto
in tutta la mia vita ad una cosa sola, ma quella grandissima e santa, la
verità. Se altri mi provi che io mi
ingannai, sarò ancora felice quando il contrario di ciò che credetti, profitti alla mia patria. In
ogni modo, nel piccolo giro delle mie
facoltà, avrò soddisfatto all'obbligo di cittadino ; ciascuno dovendo servire
la patria in quel modo che gli è concesso. Solo una cosa detesto in questo ordine di fatti: la
petulante vanità dei neghittosi. Altri
saggi: S^Uo ai ierehi: DELLK CONDIZIONI
INTELLETTUALI D.' ITALIA ITm
preparmziùHe ì SELLA LEGGE FONDAMENTALE DELLA INTELLIGENZA ffCL RC6II0
ANIMALC S t'Udii di Psicologia
compartita. Se- rv;.ft- PEREGRINAZIONI ANTROPOLOGICHE E FISICHE Digitized by
L^ooQle Digitized by Google Doti. TITO VIGNOLI E FISICHE DEL CONCETTO DI LEGGE
NELLA. NATURA - I TRE FATTORI NATURALI DELL’ESTETICA INTORNO ALLA CAUSA DEL
CALORE INTERCROSTALE TERRESTRE IL PERIODO PRELITICO UMANO A PROPOSITO DEL
SAGGIO DI UN PROGRAMMA CRITICO DI SOCIOLOGIA LA SCUOLA (STUDIO SOCIOLOGICO) —
DEL VERO NELL’ARTE DEL MITO NELLA INTERPRETAZIONE SCIENTIFICA DELLA NATURA E
DELLA STORIA INTORNO A UN PROBLEMA MORFOLOGICO SUI VERTEBRATI SUPERIORI
ESPLICAZIONE PROGRESSIVA DELLA SCIENZA SPERIMENTALE INTORNO AI FATTORI DELLA
EVOLUZIONE BIOLOGICA I MUSEI MODERNI DI STORIA NATURALE NELLA ORGANIZZAZIONE
DELLA SCIENZA Prof. G. V. SCHIAPARELL1 Ho Comparativo tra le Forte Organiche
Naturali E LE FORME GEOMETRICHE PURE 1898 Digitized by Google PROPRIETÀ
LETTERARIA Tip. A. Lombardi di M. Hellinzaghi, Via Fiori Oscuri, 7. Digitized
by Google AL LETTORE Quando nel 1895 vennero dalVegregio editore Commen¬ datore
Ho e pii, raccolti e stampati in un volume varii miei studii, sparsi in riviste
e letture, col titolo Peregrinazioni psicologiche, dissi, persuaso dal medesimo
editore , che forse seguirebbe un altro volume di diversi saggi antro¬ pologici
e fisici. Ed ora adempio a quella promessa , lu¬ singato eziandio dalla
benevolenza onde venne accolto il primo volume . Al solito ristampo questi
saggi tali e quali vennero editi la prima volta , cronologicamente ordinati,
non aggiun¬ gendo , o togliendo sillaba, per le ragioni stesse, che allora
manifestai . Debbo qualche osservazione breve sul saggio — intorno al Calore
interpostale terrestre. Tra le cause della de¬ formazione , e vicende della
superficie terrestre , io posi la rigenerazione per compressione del calore
inter crostale : cerio non unica, poiché quello si produce anche per azione
chimica, o per altre cause interne e profonde , che a noi tutti però — se
esistono — rimangono sino ad ora scien¬ tificamente ignote . V'hanno pure cause
meccaniche di par¬ ziali corrugamenti, e potentissime quelle derivanti dal Movimento
dei Poli di rotazione secondo una splendida Digitized by Google Vili teorica ,
basata su fatti e calcoli, dell 1 illustre astronomo G. V. Schiaparelli. So che
ora è principalmente in voga la teorica geologica del chiariss. Professore
Suess , che vor¬ rebbe tutto spiegare col corrugamento per spinte; onde alzate,
e avvallamenti della crosta terrestre, prodotti dal raffreddamento costante del
grande nucleo centrale del globo. Il Suess ampliò, perfezionò, arricchi di
fatti e di vedute questa teorica, che già in germe era stata da altri
antecedentemente accennata. Ma con tutto Vossequio e il rispetto che si deve a
questo grande Geologo, molte ra¬ gioni m 1 impediscono di riguardare come
reale, ed uni¬ versale ed unica quella causa. Essa si fonda sopra, in - somma,
una ipotesi; in quanto ignoriamo assolutamente ciò, che si trova, e come e
quale, al disotto di poche spanne dirò cosi, di fronte al volume, e al diametro
della terra, dalla sua superficie : ed inoltre ad accettare quella ipo¬ tesi
m'impedisce anche l'ordine meccanico dei fenomeni, che, dato si avverasse il
concetto dell' illustre scienziato, si com¬ porterebbero forse diversamente. In
ogni modo non escludo anche quella causa di deformazione, ma parzialmente.
Dacché io pubblicai quel mio saggio, non sopravvenne fatto che lo
contraddicesse in modo assoluto; anzi per molti, e in ispecie pel Metaformismo
regionale ed ineluso, non poco è suffragato. Ma questo volume , che rispetto
alle mie modeste cose, non ha e non avrebbe un grande valore, lo acquista per
raggiunta che viene fatta, di un profondo studio sulle analogie fra le forme
geometriche pure e le forme orga¬ niche naturali, del Prof. G. Schiaparelli.
Come avvenne ciò, è chiarito nella mia Conferenza, in questo volume stampata,
tenuta al Museo Civico di Storia Naturale, e dalla lettera stessa di dedica
dell 1 illustre uomo, a me di¬ retta. Certamente io sono lontanissimo da
meritare si se¬ gnalato onore, dovuto in gran parte alla lunga e costante
amicizia nostra. Ma in ogni modo io sono lietissimo di es¬ sere stato modesta
occasione di un potente e originale lavoro scientifico di tanto uomo, la di cui
fama , ben giu¬ stamente, si diffonde gloriosa per tutto il mondo civile.
Digitized by Google IX Nelle lezioni mie alVAccademia Scientifico-Letteraria di
Milano , negli anni decorsi, a lungo mi trattenni su questo mio modo
scientifico di considerare e interpretare le cause e le forme proprie della
differenzazione ed evo¬ luzione degli organismi — ché nella Conferenza di
un'ora non poteva svolgere questo tema si poderoso e svariatis¬ simo. Ma il
cenno che ne ho fatto spero basti a raffron¬ tare la mia dottrina della
Evoluzione, con quella delle forme geometriche sì ampiamente e sì profondamente
de¬ terminate, in sè e nel loro processo , dal Prof. Schiapa- relli. Io attendo
ora a compiere il mio lavoro in un libro, che presto, se il Cielo mi concede
vita e salute, manderò alle stampe. In esso si avranno le prove dei fatti e
delle leggi da me studiati, e raggiunte, oltre che nei primordii del mondo
organico, e lungo le trasmutazioni paleonto¬ logiche, anche in quelle sempre
costanti delle forme fon¬ damentali dei protisti. Milano, 29 Gennaio 1898. Tito
Vjgnoli. Digitized by LjOOQle Digitized by LjOOQle INDICE Pag. Al lettore.vii
Del concetto di legge nella natura.1 I tre fattori naturali dell’estetica.19
Intorno alla causa del calore intercrostale terrestre ... 45 II periodo
prelitico umano.59 A proposito del saggio di un programma critico di sociologia
. 77 La scuola (Studio sociologico).109 Del vero nell’arte.131 Del Mito nella
interpretazione scientifica della natura e della storia.187 Intorno a un
problema morfologico sui vertebrati superiori . 207 Esplicazione progressiva
della scienza sperimentale . . . 231 Intorno ai fattori della evoluzione biologica.249
I musei moderni di storia naturale nella organizzazione della scienza.257 Forme
organiche naturali e forme geometriche pure. Dedica.269 Capo I. — Forme
geometriche pure : loro parametri, e loro clas¬ sificazione .27^ Digitized by
LjOOQle X11 Capo IL — Rappresentazione delle forme geometriche pure nelle loro
trasformazioni, specie e varietà. 287 Capo III. — Forme degli organismi
naturali, loro parametri e loro legge di correlazione. Tipi normali, loro
discontinuità, e loro relazione reciproca : serie analogiche.302 Capo IV. —
Variazioni individuali ed accidentali nei tipi orga¬ nici. Variazioni
correlate. Selezione casuale. Mostruosità . 314 Capo V. — Variazioni
persistenti. Legge d’immanenza dei tipi normali. Pseudo-varietà. Apparizione di
varietà nuove e di nuove specie. :.323 Capo VI. — Riassunto e conclusioni.
Omologie. Unità del si¬ stema organico e sua formula fondamentale . . . . 334
Capo VII. — Comparazione della presente ipotesi con quella di Darwin.346 Capo
Vili. — Questioni diverse. Evoluzione dai tipi primordiali. Organi perfetti,
rudimentali, inutili. Centri di creazione. Atavismo.. 356 Digitized by UjOOQle
DEL CONCETTO DI LEGGE NELLA NATURA 4 * -JL _ (Dalla Rivesta di Filosofia
Scientifica, 1881). Ricorrono sovente nel linguaggio scientifico le parole: «
legge, fenomeno, fatto » ed altre molte : ma in generale non hanno forse queste
un significato chiaro e determi¬ nato, e si assumono per dinotare quello che
certo ognuno più o meno comprende, senza che spicchi poi luminosa e definita
l’idea della cosa che vogliono rappresentare. E si noti che la determinazione
esplicita di tali parole non im¬ porta una sterile definizione di vocabolario
scientifico, ma costituisce invece, ben dichiarata, una sommaria intelli¬ genza
non solo del modo di essere statico, a cosi dire, della natura, ma sì del suo
processo dinamico. Quindi in questo breve studio, vorrei esattamente chiarire
ciò clie debbesi intendere per « legge » nella natura, e quale sia il concetto
complessivo che vi si annida ; e come poi egli s’intrecci e organicamente si
colleghi a tutto l’ordine sta¬ bile e mobile di ciò che noi ci rappresentiamo
come Uni¬ verso. E sin da principio legge in natura per noi significa :
L'invariabile nella evoluzione e moltiplieità dei fenomeni. V’ha chi definì le
leggi in generale come « esprimenti i rapporti necessari che derivano dalla
natura delle cose ». Una tale definizione coglie, è vero, la immanenza delle
relazioni che corrono e sono tra e nelle cose e fenomeni VlGNOLI. 1 Digitized
by UjOOQle della natura, in quanto la loro stabilità dipende appunto da ciò,
che resta fermo costantemente, e si mostra immu¬ tabile nella varietà dei
fenomeni. Ma tale definizione ri- sguarda e si posa troppo alla e sulla essenza
astratta e matematica dei medesimi, non additandone, o notandone il movimento
organico e successivo, che pure ha periodi certi ; quindi non è completa, e non
istruttiva, rispetto al modo di operare della natura. Ora il mondo, a, le cose
che indefinitamente lo compongono, appariscono come un conserto intimo, un
complesso moltiforme di fenomeni che in mille guise si manifestano e si
esplicano in un flusso perenne, ricircolando senza posa, nè termine. Dire che
le leggi sono i rapporti necessari delle cose, è lo stesso che considerare la
natura o come semplice serie e combina¬ zioni di numeri astratti, o come un
immenso simbolo di assiomi geometrici. Ora se in un altissimo concetto, al
quale infatti corrono le scienze moderne, — ed è vero, — cosi puossi per ultimo
accettarne la formola necessaria, per sè stessa però la natura è moto perpetuo,
e si rivela sempre, a cosi dire, in un energico ed infinito ricircolamento ed
evoluzione di fenomeni ; e quindi la definizione enunciata, non tenendo conto
di questo processo dinamico, e rimanendosi entro i termini di un mero concetto
astratto e statico, non si¬ gnifica pienamente che cosa sia una legge, o la
legge ge nerale della natura. Altri avvicinandosi meglio all'essenza di una
legge co¬ smica, la definir Yuniformità , o le uniformità del corso della
natura. Una tale definizione riesce certamente ' più com¬ pleta deiraltra, ed è
un progresso del pensiero scientifico moderno, poiché allontanandosi
maggiormente dalla no¬ zione meramente astrattiva della legge, e riguardando di
più al lato del Yesplicamento con le parole « corso delle cose » coglie più
vicino il segno prefisso. Intanto con la parola uniformità si esprime più
concretamente l’essenza della legge, poiché è vocabolo che si attaglia con mag¬
giore chiarezza al modo sensibile del fenomeno, in cui questa legge si manifesta
: e quindi la esprime in un atto Digitized by UjOOQle - 3 — concreto ; e con
l’espressione « corso della natura » indica il processo reale e continuo delle
cose. Ma d’altra parte il dire che le leggi del mondo sono « le uniformità del
corso della natura » porge al pensiero la monotonia, non l’operosità varia e
molteplice delle esi¬ stenze; e dipinge meglio l’equabile e costante corrente
di fiume che fluisca al mare con moto uniforme, piuttosto che il vortice
immenso dei fenomeni ; i quali se vengono governati da stabili norme,
manifestano però una varietà e moltiplicità di forme infinite. Inoltre essa è
troppo vaga e sterile, nè bene esprime l’essenza delle leggi cosmiche; in
quanto le idee inchiuse nelle parole « uniformità del corso della natura » sono
quasi metafìsiche e poco con¬ crete. Ed in vero, se è giusto dire che le leggi
consistono nella uniformità o stabilità nel vario manifestarsi dei fe¬ nomeni,
riesce un poco equivoca l’espressione corso della natura , poiché la natura non
è un corso, un processo longitudinale, inorganico, ma un moto per ogni verso e
un conserto di forze. Corso della natura, può adoperarsi come frase oratoria,
ma non basta però alla esatta preci¬ sione del linguaggio scientifico. Potrei
riferire molte e molte altre definizioni che si for¬ mularono intorno alla idea
di legge; ma bastino queste due, che riassumono in certo modo il valore di
tutte, e i diversi modi di considerare le leggi o come norme astratte o come
più concrete nozioni. Ritorniamo alla definizione che io da principio esposi, e
che è cosi concepita : « L’invariabile nella evoluzione e moltiplicità dei
fenomeni ». Fermiamoci ad analizzarne il contenuto, e vedremo, spero, che in
essa si rileverà non soltanto l’essenza di ciò che debbesi intendere per legge nella
natura, ma si il modo di operare e di manifestarsi della natura medesima. Dissi
da prima l’ invariabile, piuttosto che il costante , il fisso, lo stabile ;
perchè il concetto fosse più affine anche verbalmente al suo opposto variabile
dei fenomeni, ove la legge si rivela. Poiché un tale opposto essendo la varia
moltiplicità , risulta più chiaramente che il lato immuta- Digitized by L^ooQle
- 4 - bile della cosa considerata a questo punto di vista, non se ne distingue
che per la negazione della idea stessa, enunciata con la medesima radicale da
apposita preposi¬ zione. In tal modo ci avviciniamo anche nella enuncia¬ zione
fonetica maggiormente al reale decorso di quei fe¬ nomeni, nei quali una legge
si manifesta. Poiché se questi sono vari e molteplici, in questa loro varietà e
moltiplicità si rivela alla mente qualche cosa che non varia: non perchè questo
che invariabile (io vedremo meglio in avanti) sia qualche cosa di
essenzialmente diverso dal fenomeno, o non abbia con lui attinenza alcuna di
essenza, ma si perchè manifesta la forma di questa medesima varietà. Dissi «
nella evoluzione e moltiplicità dei fenomeni ». Nella natura qualsiasi serie di
fenomeni, nella quale spicchi una legge, non è indefinita; poiché sarebbe
impossibile che una legge finita, e le leggi lo sono tutte nella loro unità di
espressione, si mostrasse in una successione in¬ definita e sciolta di fenomeni
; poiché la stessa parola in¬ definita ne palesa la ragione contradditoria. In
ogni fe¬ nomeno havvi sempre un principio, un decorso ed un fine: nè può essere
altrimenti, poiché la natura in ogni sua manifestazione è discorsiva, e
l’istantaneo non sono che i diversi momenti successivi e notati del suo
esplicamento. Infatti il moto più intimo e primitivo, l’atomico, è ritmico, ciò
che implica un periodo. Ora appunto la legge rivelandosi sempre nei fenomeni ed
in una successione di momenti dei fenomeni stessi, e tali momenti, costituendo
un ordine definito di manifesta¬ zione, necessariamente compongono una
determinata evo¬ luzione dei fenomeni medesimi; nella quale evoluzione emerge
ciò che è invariabile, e tale permane di mezzo alla moltiplicità dei modi onde
una tale evoluzione si attua. Quindi la estrinsecazione di una legge è sempre
dinamica, comecché nella essenza sua invariabile possa venire espressa da un
numero o da una forinola matematica. La natura è una perpetua esplicazione, e
la definizione di una legge cosmica deve enunciare non solo la sua essenza
invaria¬ bile, ma la variabile anche; poiché le cose ad ogni istante Digitized
by LjOOQ le - 5 - cambiano, si compongono e si scompongono, cominciano e si
dissolvono per ricominciare di nuovo e ridissolversi; e perpetuamente si
trasformano nei singoli fenomeni, come nel loro assieme : ciò che costituisce
appunto devoluzione che comprende in un concetto tutti gli altri affini ed in¬
trinseci. L ’invariabile nella evoluzione apparisce quindi non come
l’espressione mera e generica della legge, ma si come il modo di attuazione
della legge stessa : l’essenza ed espli¬ camelo del mondo, considerato come
l’insieme dei feno¬ meni cosmici. Ed ora integrando la definizione
«l’invariabile nella evoluzione e nella moltiplicità dei fenomeni » si completa
il concetto della legge, del suo esplicamento e della ma¬ teria in cui un tale
esplicamento si manifesta, e si ha un paradigma della legge universale del
mondo. Rechiamo qualche esempio che concretamente dilucidi la definizione
proposta, e prendiamolo dall’ordine biologico dei fenomeni, e tra questi dal
vegetale. È legge che go¬ verna tutto il ciclo della produzione vegetale, dalle
spore delle crittogame al seme perfetto delle fanerogame dicoti¬ ledoni, che la
pianta incomincia dallo svolgersi dal seme, e termina (come funzione
riproduttiva) al seme di nuovo. Or consideriamo come una tal cosa avviene, e
per quali stadi trapassi la pianta dal momento ove il seme, donde deve
svolgersi, germini, sino all’altro, ove lo stesso seme si forma. Sia ad esempio
la quercia : il seme di questa pianta è la ghianda. Or questo seme posto in
terra in condizioni opportune entra in attività, e a poco a poco apparisce la
plumula, e la radichetta, e questa si profonderà, divenuta radice, sotterra ;
l’altra s’innalzerà sul suolo divenuta stelo, poi tronco. E il tronco si
dibrancherà in varii rami; e in una rosta frondosa, e dai rami a suo tempo
sorgerà il fiore, e dopo la fecondazione il frutto ed il seme, che nel caso
nostro sarà la ghianda stessa ; che ripiantata pro¬ durrà di nuovo tutto questo
ordine di fenomeni, e cosi via. Tali fenomeni descritti ora all’ingrosso e
popolarmente, si avverano, modificati secondo le classi e le specie, in
Digitized by LjOC ! — 6 - tutto il regno vegetale. Or pensiamo all’immenso
numero delle specie vegetali viventi e fossili, alle loro varietà, alle
modificazioni stesse individuali, le quali deviano quasi sempre dal tipo
assoluto, ed avremo quella varietà e mol- tiplicità di fenomeni che c’ indicava
la definizione della legge. Quale sterminata quantità di fenomeni governati da
una legge medesima I Considerata in un esempio alla buona e comune la va¬ rietà
e moltiplicità dei fenomeni in cui si verifica questa legge litologica, vediamo
in che propriamente e scientifi¬ camente consista l’intera evoluzione che la
determina. L’evoluzione consiste nell’esplicamento dell’intero ciclo da seme a
seme: egli comprende una serie di fenomeni, dal cominciamento della
germinazione sino alla feconda¬ zione ed al prodotto della medesima. Non è una
serie in¬ definita, ma circoscritta, ed è un complesso vario di fe¬ nomeni, che
ha un principio, un decorso ed un fine. Nel caso nostro particolare, posto il
seme sotterra, vedremo che ^inviluppi del seme si rammolliscono : che aumenta
di volume : che gl’inviluppi poco estensibili si rompono : che nel luogo della
rottura apparisce l’estremità libera della radichetta. E mentre questi fenomeni
avvengono, altri chimici si compiono, e si manifestano per una certa ele¬
vazione di temperatura ; fenomeni chimici necessari alla elaborazione degli
alimenti, che la pianticella deve assi¬ milare per crescere : cioè le materie
feculenti, azotate o idrogenate che stavano raccolte nei cotiledoni. Poiché la
radichetta dell’embrione è sì debole quando incomincia a scaturire al di fuori,
che non può assorbire sufficiente- mente dal suolo o dall’aria ciò che è
necessario alla sua vita. Cresciuta poi, mentre come asse discendente penetra
nel suolo e si ramifica, il tronco asse ascendente si alza dal suolo e alla
luce, e si orna di foglie. Le foglie in prin¬ cipio non sono che le scaglie
ingrandite della gemmula, e sono disposte con regolarità matematica; altre poi
via via si formano a mano a mano che il tronco si eleva, e conservano una
analoga disposizione. E cosi la pianta cresce e si allarga in tutti i sensi :
finalmente dei bottoni Digitized by LjOOQle - 7 - compaiono all’ascella delle
foglie : e un bottone può para¬ gonarsi ad una gemmula. Ma mentre questa si
nutre del¬ l’albume o della sostanza del cotiledone, quindi dal suolo per via
della radichetta sviluppata, il bottone si nutre da un deposito locale e
transitorio posto alla sua base. E questi bottoni poi si sviluppano in fiori,
in rami e cosi di seguito: e nei fiori in mille guise diverse si compie la
fecondazione e si forma il seme. Tutto questo processo, come dissi, costituisce
l’evoluzione propria della pianta : la quale evoluzione comprende l’intero
ciclo di esplica- mento e riproduzione della pianta stessa; e la molteplicità
d'altra parte risguarda l’immensa varietà dei modi, onde si effettua una tale
legge nell'intero regno vegetale. Ma si consideri adesso che ad ogni momento di
una tale evoluzione avvengono fatti nuovi, in cui si manifestano ' altre leggi
, che operano simultaneamente alla prima, che governa l’intero ciclo vegetale.
Dicemmo che avvengono per entro il seme fenomeni chimici onde si elaborano gli
alimenti necessari alTembrione. Ora una tale elaborazione importa calore, e
quindi leggi che governano lo sviluppo e la propagazione del calore; importa
fermenti che ren¬ dono solubili quelle materie, e quindi leggi fisico-chimiche
che regolano atti organici; queste materie vengono poi assimilate, e perciò
leggi che informano le organiche as¬ similazioni nei tessuti, sieno liquidi o
aeriformi. La pianta intanto cresce, e sorge dal suolo e alla luce, e in conse¬
guenza tutte le leggi complessive meccaniche e fisiologiche che dan norma a
questi fenomeni, seguono le funzioni di assorbimento delle radici e quelle
delle foglie sia per l’os¬ sigeno, sia pel carbonio e via dicendo, e per questo
tutte le leggi fìsiche e fisiologiche di tali funzioni. Nè basta ancora ;
imperocché la pianta è grave e soggetta alle leggi dell’attrazione terrestre, e
del sistema solare ; è sottoposta in diversi modi all’azione della luce, e
quindi alle leggi delazione chimica di questa sulla clorofilla, tessuti e via
discorrendo, è sottoposta alle leggi elettriche, a quelle delle variazioni
atmosferiche ; alle leggi dell’endosmosi tra i liquidi e gas interni ed
esterni. Da questo rapido cata- Digitized by LjOOQ le - 8 - logo si comprende
quante e varie leggi simultanee e suc¬ cessive si manifestano nella particolare
e propria evolu¬ zione di fenomeni, che viene governata nella integrità sua da
una legge unica : l’evoluzione da seme a seme. Quindi in ogni legge del mondo
non solo si manifesta moltiplicità di fenomeni, ma sì moltiplicità di leggi : im¬
perocché ogni fenomeno concomitante e successivo, nella durata di una
evoluzione speciale, è segno ed espressione di altre leggi. Onde come un’
evoluzione è un complesso di fatti multipli, è anche un complesso di multiple
leggi : e le leggi si consertono fra loro e si coordinano e si com¬ pletano
come i fenomeni. Prendiamo altro esempio in altro campo. Si sa che la grande
legge d’attrazione universale venne formulata in questi termini : I corpi si
attraggono in ragione diretta della massa , e in ragione inversa del quadrato
delle di¬ stanze. Or bene, anche in questa ritroveremo «l’invaria¬ bile nella
evoluzione e moltiplicità dei fenomeni ». I corpi che cadono, le acque che
scorrono, Forbite dei satelliti intorno ai pianeti, quelle di questi intorno al
sole, delle comete, degli asteroidi, la mutua attrazione di tutti i corpi della
terra, ecc. ecc., sono molteplici manifestazioni di questa gran legge. Ed in
questa legge si rivela sempre una evoluzione di fenomeni, poiché il corpo che
cade verso la massa maggiore, comincia, continua e compie la sua caduta : e se
come nelle orbite planetarie caduta nel sole non avviene, ed è virtuale, ciò
dipende da altre forze che fanno all’attrazione equilibrio, e costringono il
corpo nell’orbita per dove cade continuamente girando, e consuma nel suo giro
l’evoluzione che altri consuma nella caduta diretta. Anche in questo caso
speciale di evoluzione, altri fatti avvengono che altre leggi rivelano, e
provocano in concomitanza con la prima (1). Infatti i corpi qui sulla (1) Anche
nei moti dei corpi celesti, di rivoluzione c translazionc — astraendo dalla
questione del mezzo cosmico oscura tuttora — con la legge di attrazione che ne
regola i corsi generali, operano simultanea¬ mente forze molteplici di luce,
calore, magnetismo ecc., cause cd effetto insieme e reciprocamente di ciascuna.
Digitized by AjOOQle - 9 - terra non cadono nel vuoto, traversando gassi o
liquidi, essendo essi stessi o aeriformi, o liquidi, o solidi, e pos¬ sono
darsi cadute in piani inclinati, o formando curve, come i proiettili lanciati
sia dalle forze endogene, sia dalle artificiali. Supponiamo un corpo che cada
dall’alto sulla terra, traversando nella discesa Paria che ne circonda. La
legge suprema dell’attrazione si rivelerà pienamente sia nella forza reciproca
della terra e di quel corpo, sia nella varietà di moti che ne risultano in
questo caso cadendo; e sarà quindi una delle forme in cui una tal legge si ma¬
nifesta. Ma nei momenti diversi della intera evoluzione del fenomeno sorgono e
si attuano altre leggi concomi¬ tanti, che formano poi un insieme di leggi;
come i feno¬ meni provocati da un insieme di fatti nella evoluzione della
medesima. Ed in vero il corpo cadendo trova resi¬ stenza nei fluidi, sposta
nella caduta l’aria stessa che traversa, e quindi leggi del moto comunicato ai
fluidi, e quelle della pressione dei medesimi per l’aria, cadendo, compressa.
L’attrito produce calore, e quindi, comunican¬ dosi questo in parte al solido
discendente, in parte all’aria per entro cui striscia, le leggi del calore
rispetto ai fluidi e ai solidi. Inoltre per la caduta, venuto a contatto della
terra, altro e più grande sviluppo di calore, e perciò tra¬ sformazione di un
lavoro meccanico in calore, e le leggi che ne governano gli equivalenti. Le
leggi che ne seguono poi della pressione dei solidi nella percossa, e i moti
mo¬ lecolari comunicati alle sostanze del suolo, e via dicendo. Onde avremo per
ultimo nella manifestazione concreta di questa legge in quel caso particolare
un complesso non solo di fenomeni molteplici, ma l’attuazione di molteplici
leggi- Che se noi consideriamo i fenomeni chimici sia nel con¬ cetto dualistico
del Lavoisier, perfezionato dal Berzelius, sia nella nuova teorica moderna dei
tipi, delle sostituzioni, della atomicità svolto dal Laurent e Gerhard,
Williamson, Odling, Kékulé, Wurtz ed altri, anche in essi troveremo ciò che
tutte le analisi si accordano a dimostrare, cioè che i corpi si combinano in
rapporti invariabili, e che i Digitized by LjOOQle - 10 - composti clic ne
risultano hanno una composizione co¬ stante. Prendiamo ad esempio l’acqua : 100
parti in peso di questo liquido contengono 88 circa di ossigene, e 11 circa di
idrogene, nella proporzione quindi di 1 a 8. Ciò clic si è detto dell’acqua si
può ripetere di tutti gli altri corpi, e composti. A formare l’acqua quindi,
saranno necessari non solo quei corpi, ma in quelle proporzioni precise; e
quindi una tale proporzione è la legge assoluta della com¬ posizione
dell'acqua. Ma noi sappiamo che l’acqua ò li¬ quida ad una data temperatura,
vapore ad una più alta, solida ad una più bassa d’ambedue: quindi il corpo che
chiamasi acqua è sottoposto alle leggi che regolano la manifestazione del
calore in tutti i tre stati in cui si può trovare. Di più, oltre la legge di
proporzione, e quella a cui sottosta come forma fenomenale rispetto al calore,
vi sono le molteplici leggi che regolano gli stati molecolari dei corpi, le
loro affinità, i moti intimi, onde un miscuglio di due gassi diventa un
composto chimico, l’acqua in questo caso. E si possono aggiungere tutte le
leggi che modificano sia i vapori, sia i liquidi, sia i solidi, secondo la
condizione di forma in cui l’acqua si trovi. Perciò anche nella evoluzione di
questo fenomeno, alla moltiplicità dei fatti che lo compongono, è d’uopo
aggiungere la moltipli¬ cità delle leggi che in questi fatti si mostrano. Parmi
quindi aver dichiarato abbastanza, perchè deli¬ basi definire la legge in
natura « l’invariabile nella evo¬ luzione c moltiplicità dei fenomeni ».
Analizzando una tale definizione, e il concetto di evoluzione e moltiplipjtà
nella estrinsecazione di una legge, riconoscemmo ch^empre si verifica nel ciclo
intero suo, una concomitanza molte¬ plice non solo di fatti, ma di leggi : onde
per ultimo ri¬ sulta che in natura convergono in un fatto, e intrinseca¬ mente
lo effettuano, una moltiplicità di fenomeni e leggi. Quindi che cosa sarà un
fenomeno, un fatto nella na¬ tura ? Un fenomeno, o un fatto saranno sempre un
segno estrinseco di una legge, nel quale convergono simultanea¬ mente una
moltiplicità di fenomeni e di leggi, e quindi Digitized by Google 11
intrinsecamente unito e coordinato con tutte le altre leggi del mondo. Fenomeni
e fatti isolati non esistono, e sono una astrazione della mente. In natura
tutto è vincolato da molteplici e indefiniti rapporti ; un fatto considerato in
sé non è, a cosi dire, che una parola cosmica, alla composi¬ zione della quale
cooperarono tutti gli elementi, e tutte le leggi del mondo. E si badi anche di
non dividere, astraendo, fatto o fe¬ nomeno da legge ; come se da una parte
esistessero leggi, dall’altra fenomeni indifferenti (la Ile degli antichi) che
le manifestano, come copie, l’originale. Il fatto e il fenomeno considerati per
un certo rispetto, sono la legge stessa, come la legge è il fatto o il
fenomeno; poiché intanto quelle leggi e fatti si manifestano e si attuano, in
quanto la legge è la proprietà intrinseca della forza che vi si esplica; ed i
fatti sono le forze che si vanno esplicando, avendo in sé stesse la necessità
del modo vario di cspli- camento. Giunti quindi ad una tale altezza d’indagini,
forza, fatto, fenomeno e leggi s’identificano ; e si può ri¬ petere quello che
il divino Poeta diceva per una potente intuizione : Nel suo profondo vidi che
s’interna, Legato con amore in un volume, Ciò che per l’universo si squaderna :
Sustanzia ed accidente, e lor costume, Quasi conflati per sì fatto modo Che ciò
che io dico è un semplice lume. Come corollario di ciò che si disse, e per
meglio com¬ pletare! il quadro dell’esercizio delle forze nella natura, resta a
considerare come natura pervenga sovente ad un medesimo resultato per vie
diverse: grande verità che dovrebbe essere sempre presente non solo al
naturalista, ma' al cultore di qualsiasi disciplina. Vediamone alcuni esempi.
Negli animali la digestione é un fatto complesso, poiché anche secondo Gl.
Bernard, si ripartisce in quattro atti : digestione, cioè, di materie grasse,
feculenti, zuccherine e Digitized by Google albuminosi. La digestione delle
materie feculenti, per fer¬ marsi ad uno dei modi, consiste nella
trasformazione di queste materie in materie solubili, e perciò assimilabili.
Questa digestione della fecula negli animali si effettua e si compie
specialmente nel duodeno ; è in questa parte deirintestino che la fecula per
influenza del succo pan¬ creatico si liquefa e si trasmuta in glieosi :
l’agente quindi di questa trasformazione è un fermento detto glicosico. Or
bene, questo stesso processo viene effettuato per altri modi al di fuori degli
animali e delle piante: il fermento glicosico ha equivalenti nel regno
minerale. Gli acidi clo¬ ridrico c solforico diluiti provocano la
trasformazione del¬ l’amido in destrina ed in zucchero. L'azione prolungata
dell’acqua bollente può, come gli acidi, trasformare l’amido in destrina e glieosi
: ed anche è provato che ogni sostanza in stato di decomposizione opera più o
meno lentamente, come la diastasi. Ecco come natura per diverse vie giunge al
resultato medesimo. Prendiamo altro esempio in altro campo, nella visione. La
visione consiste come atto fìsico e fisiologico nella percezione
dell’ambiente-mondo per mezzo della luce. Ora, la natura perviene ad un tale
resultato in modi diversis¬ simi nella serie animale. Fra gli stessi vertebrati
sono differenze notabili, sia che si studino nei mammiferi, negli uccelli, nei
pesci, negli anfibi, ecc., sia tra quelli diurni e notturni. L’organo della
vista, complicatissimo prendendo a tipo quello dell’uomo, è semplicissimo negli
invertebrati; si riduce ad un bulbo col suo inviluppo (sclerotica e cornea) con
cristallino, dietro al quale trovasi un filetto nervoso che si unisce al
cervello o ganglio maggiore. E fu provato che anche negli animali inferiori
sovente l’intero spettro ò sensibile. Gl’insetti hanno occhi composti: ammasso
unico di una quantità di piccoli occhi semplici, che hanno l’apparenza di uno
specchio a faccette, i quali però si riuniscono in un nervo unico. Negli
aracnidi, miriapodi e anellidi si hanno pure occhi composti, ma i di cui ele¬
menti sono dissociati. Alcune macchie, semplice cumulo di pigmento, vedute
nella parte anteriore di certi infusori, Digitized by AjOOQle - 13 - vennero
considerati come rudimenti d’occhi. E si pensi poi anche alle modificazioni tra
specie e specie viventi e fossili ! Ciò che si disse d’una funzione si può
ripetere di tutte; come pure dei fatti del regno inorganico. Ed in vero tutti
sanno in quanti modi si possono ottenere, o spontanea¬ mente si formano corpi o
specie mineralogiche, o roccie identiche nella composizione: sia per via umida
o secca, o per mezzo di diversi reagenti, e artifizi, E le belle espe¬ rienze
recenti della mineralogia e geologia sperimentale lo attestano: sono noti i
nomi di Berthier, Ebelman, For- schammer, Deville, Rose, Tresca, Daubróe, ed
altri. Consideriamo in ordine al nostro tema un altro grande aspetto della
natura, la continuità. Più o meno avvertita dal senso comune degli uomini, in
parte razionalmente svolta nella dottrina fìsica di Aristotile, ed altri
antichi, implicita in quella degli scolastici nell’adagio : Non est vaeuvm
formarum, natura non facit saltum, fu poi con profonda analisi e vasto sapere
dichiarata dal grande Leibniz. È inutile dire che ora signoreggia nelle
scienze, ed è ammessa implicitamente da tutti i più grandi loro cultori ;
poiché ogni progresso delle medesime è una no¬ vella prova della sua realtà. La
continuità nella natura non significa soltanto la suc¬ cessione immediata dei
fenomeni per la distesa e per la durata in modo che nel concetto delle
esistenze in movi¬ mento non si verifichi un intervallo irrazionale, che tolga
o sopprima qualunque legame tra due serie di fatti, indi¬ vidualità senza
rapporto alcuno con altre. La continuità non distrugge il discreto , come
forma, ma non lo isola sostanzialmente né per lo spazio, nè per il tempo. La
con¬ tinuità e il concetto di forza furono il fondamento del cal¬ colo
infinitesimale che tanta luce recò nei problemi della meccanica universale: e
sono il fondamento d’ogni scienza organica e fìsica, ed il criterio delle
classazioni naturali in ogni ordine di discipline. Che se la scienza vuole
essere e rimanere una razionale interpretazione del mondo, non dee dipartirsi
da quei principii. Digitized by AjOOQle - 14 — Di ciò che si disse intorno alla
moltiplicità di fenomeni e leggi che convergono in una legge particolare di
evolu¬ zione, se ne ha una bella e palese prova nella continuità dinamica della
natura. E nessuno ignora quanto gradata¬ mente e per anelli strettissimi e
immediati, e identici modi di manifestazione, s’ingenerino fra loro le varie c
grandi forze della natura, come l’attrazione, l’elettricità, la luce, il
calore, il magnetismo; tanto che si potè in molti casi seguirne la
trasformazione d’una in un’altra. E nessuno per altra parte ignora, se guardisi
alle forme zoologiche viventi e fossili, quanto tra l’una e l’altra sieno
passaggi sfumati e sottili, ed ogni di vadano colmandosi le lacune; come pure
la continuità sempre più apparisca nei pas¬ saggi dei tre regni, minerale,
vegetale ed animale. Ma a vie meglio cogliere in un fatto la verità di questo
stato della natura rispetto all’ordine fìsico e fisiologici, recherò un esempio
dall’attuale spettroscopia astronomica. Nello spettro, che la luce dei corpi
celesti forma tra¬ verso un prisma, si notano diverse righe, le quali desi¬
gnano la natura degli elementi che si trovano in quelli : il sodio per esempio,
l’idrogene, il manganese, il rame, il magnesio e via discorrendo. Anche
arrestandoci a questo resultato, chi non vede palese la continuità dei
fenomeni, non solo traverso lo spazio per si sterminate distanze, ma la
continuità, dirò cosi, della fusione di una legge nel¬ l'altra ? Ecco, che la
luce ci rivela la natura dei corpi : non è l’analisi chimica dei nostri
crogiuoli e lambicchi e pile, che per reazioni e dissociazioni sensibili isola
i corpi e ne determina la sostanza; ma è la luce che a distanze immense,
identificando quasi le leggi chimiche alle ottiche, in un modo sorprendente ci
designa l’elemento in questa meravigliosa analisi e sintesi cosmica. Ed or si
pensi alla copia prodigiosa di leggi che in questo fatto concor¬ rono, e vi si
personificano, e agli spazi ove si esplicano c compiono, e si avrà una alta
idea della continuità della natura. Ma non basta: altro e più meraviglioso
fatto si aggiunge. Quel raggio di luce, che partito da soli o nebu¬ lose si
lontane che vincono la fantasia, e che perdurò nel Digitized by LjOOQle - 15 --
suo raggiò forse per anni, sebbene corra per 300 mila chilometri al secondo, ci
disse in una semplice riga del suo spettro quali elementi si trovassero nell’astro
al mo¬ mento della sua fuga; quel medesimo raggio ci dirà an¬ cora se
quell’astro si muove, in quale direzione, con quale velocità ! Quando si fa
passare traverso un prisma un raggio lu¬ minoso di una stella, comparisce un
piccolo spettro, im¬ magine sbiadita di quello solare. Si può creare uno
spettro analogo facendo traversare un altro prisma da un raggio luminoso
proveniente da una luce elettrica, che passi per tubo ripieno di vapori o
gassi. Se per esempio l’analisi di un astro die per resultato i colori e le
linee dell’idrogcne, e si faccia quindi passare traverso a tubo contenente
idro¬ gene la luce elettrica, si troverà che i due spettri sono perfettamente
eguali, e, sovraposti, coincidono colore a colore, linea a linea. Se ora la
stella fosse immobile, gli spettri si sovrappongono semplicemente; se la stella
si avvicina e si allontana, il.movimento si rivela nello spettro: poiché, se le
due sorgenti di luce sono l’una fìssa — il tubo, e l’altra mobile — la stella,
i due spettri non coin¬ cidono più. La riga emessa per lo spettro della stella
de¬ vierà da quella emessa dal tubo ; e deviando dalla parte del violetto se la
stella si avvicina, dalla parte del rosso qualora si allontani dalla terra : e
questa deviazione ser¬ virà ancora a determinare la celerità del movimento del¬
l’astro. Huggins constatò che la sostanza che produce forti linee dello spettro
di Sirio è l’idrogeno, e che esse non coincidono con quelle dell’idrogene
nell’altro spettro, e che deviano verso il rosso; quindi Sirio si allontana da
noi. Ma con quale velocità? Dietro calcoli complicatissimi sulla lunghezza
dell’onda della luce traversata per la riga del- l’idrogene, e adottando per la
velocità della luce 298 mila chilometri al secondo, trovò che la deviazione
corrisponde a 52 chilometri. Ma sottraendo da questo numero quello che è dovuto
alla velocità propria del nostro sistema che si allontana in senso opposto
verso la costellazione di Ercole, resta per la velocità di Sirio la cifra di 34
chilo- Digìtized by LjOOQ le - 16 - metri al secondo. Quindi ciascun anno la
distanza che ci separa da Sirio aumenta di 268 milioni di leghe : più di 700
mila leghe al giorno. E sono almeno almeno, stando al calcolo più moderato
storico, cinque mila anni dacché gli Egiziani scelsero quest’astro per
regolatore del loro calendario! — Una tale analisi fu fatta per altre stelle,
quelle dell’Orsa Maggiore, di Arturo, Procione e via di¬ scorrendo. Or si
rifletta a questo fatto stupendo; in un raggio di luce si compenetrano,
s’identificano tutte le leggi che go¬ vernano l’ottica, l’analisi chimica, la
meccanica celeste, la dinamica : in un raggio che traversò spazi immensi, e che
durante il suo moto istante per istante conteneva in sé conflata, a così dire,
la dinamica universale del mondo! Ma non basta : seguiamo ancora il fenomeno :
da fìsico si trasforma in noi in fisiologico, e da questo in psichico nella
sensazione e percezione che ne conseguita ; ricomin¬ ciando allora una serie di
moti, di fenomeni, di leggi che per gli umori dell’occhio, la retina, il nervo
ottico, i ta lami, terminerà per ultimo in un commovimento delle cellule
corticali cerebrali, e nella sensazione, che vi s’in¬ genera, per lo spirito.
Tutto questo cumulo immenso di fatti si disparati, di leggi, di cosmico
csplicamento di forze fìsiche, fisiologiche termina dunque in una percezione di
un colore, di una riga : che tutte le comprende ed iden¬ tifica. Se la legge di
continuità non apparisse in questo fatto in modo stupendo, ben povera e
rachitica sarebbe l’umana intelligenza. Dunque nell’universo leggi e fenomeni
che nell’immenso e nel piccolo si consertano, s’intrecciano, si unificano re¬
ciprocamente : e via via manifestantisi in una moltiplicità indefinita di moti,
che concorrono per ultimo organica- mente in un fatto unico, e compendiano
talvolta in una semplice sensazione la dinamica universale. Questa é la natura,
e a questo concetto volevo inalzarmi in questo breve studio, perchè si possa
comprendere quale è il campo ove l’uomo esercita la sua vita fisica, organica,
psichica. Or si può intendere come l’uomo, forma organica, sia Digitized by
Google - 17 - sottoposto a tutte le leggi del mondo in cui egli è, e di cui fa
parte, e debba perciò venire governato dalle stesse leggi, e manifestare, quale
corpo, organo e funzione, gli stessi fenomeni, che vedemmo effettuarsi in tutto
l’ordine delle cose : come anche in lui avvenga questa concorrenza, questo
conserto, questa unificazione di leggi, di forze, di fenomeni, e come per
ultimo egli sia una evoluzione della dinamica universale della natura. VlGNOLl.
Digitized by LjOOQle 2 Digitized by LjOOQle I TRE FATTORI NATURALI
DELL’ESTETICA (Letta al R. Istituto Lombardo, 1881). In questa lettura che ho
l'onore di tenere dinanzi a Voi, tento di riassumere brevemente la dottrina
intorno ai tre fattori naturali dell’estetica, che andrò esponendo in un libro.
Quindi procedo per sommi capi, tacendo di molti particolari, fatti e sviluppi,
che più chiaramente, se non erro, la determinano e la testimoniano. Pel titolo
stesso del mio assunto, chiaro è il mio intendimento, il mio metodo e l'ambito
di ricerche entro cui mi ristringo. Il mio scopo non è quello di chiarire quale
sia l’essenza del bello in sé, secondo il modo trascendentale di considerarlo
in al¬ cune scuole, che io però apprezzo e rispetto : e neppure di definire le
norme onde egli venga metodicamente effettuato nelle opere d'arte. Ma si invece
di avvisare alle condizioni necessarie oggettive e soggettive, affatto naturali
perchè questo sentimento sorga nell'animo nostro : tento di ricer¬ care
scientificamente, cioè secondo i canoni del metodo induttivo e sperimentale,
quali siano i fattori essenziali di una tale emozione, non separando l'uomo
dalle altre specie di animali, anzi dalla comparazione di queste rispetto a un
tal fatto fisio-psichico traendo argomento per determi¬ nare più sicuramente la
natura speciale di un tal senti¬ mento che nell’uomo si manifesta. Perciò io mi
sforzo di stabilire quale efficacia nativa abbiano per una parte in Digitized
by LjOOQ le - 20 - questa manifestazione le cose e i loro modi di operare al di
fuori di noi, e rispetto a noi ; e per l'altra quale sia quella che deriva
dalla costituzione stessa fìsio-intellettiva nostra, considerata però sempre
quale elemento obbiettivo di questa manifestazione medesima. In queste naturali
condizioni tanto esterne che interne debbesi investigare quanta e quale sia
l'efficacia, indipen¬ dentemente affatto dall'arbitrio umano, sulla nascita e
co¬ stituzione delle arti ; e in modo da istruirci se nell'estetica in generale
noi siamo veramente creatori, e sin dove giunga il nostro potere personale.
Quindi dopo aver bene dichia¬ rate queste condizioni, rimane a considerare come
esse operino ed in qual misura, eziandio nelle specie inferiori all’uomo, e se
anche qui trovisi la testimonianza di quella figliazione che oramai si pone
come un fatto organico nella scienza contemporanea. Nè basta : imperocché sic¬
come è pure un fatto evidente e certissimo, speciale al¬ l’uomo l'attività
estetica in tutto il campo delle arti, che tanto lo dilunga e si nobilmente
dagli altri animali, è d'uopo ricercare quale sia la causa vera di una tale
dif¬ ferenza, e sin dove però e in qual modo possa egli dirsi nelle arti,
libero creatore di forme. Da quello che sono ve¬ nuto esponendo è chiaro che tre
dovranno essere i fattori naturali dell’estetica, e cioè: uno obbiettivo, le
cose e le leggi del mondo esteriore, insieme alla costituzione fiso- psichica
umana, gli altri due subiettivi, vale a dire, l’emo¬ zione inseparabile da ogni
estetica manifestazione, indi- pendente da ogni arbitrio nostro, e propria nel
regno ani¬ male; e l’attività per ultimo esclusiva all’uomo nella ar¬ tificiale
produzione del mondo delle arti. Ora investighiamo quali sieno le necessità del
mondo obbiettivo indipendenti dalla volontà dell’artista nella crea¬ zione
delle forme, che a noi compajono poi come estetiche, e ne provocano l’emozione
o il sentimento correlativo. E in questa ricerca è d’uopo aver occhio non solo
alle leggi meccaniche che governano l’equilibrio d’ogni sistema di cose, o di
forze, e a quelle fisiologiche ottiche ed acustiche, ma si a tutte le forme che
le specie di animali inferiori Digitized by LjOOQle - 21 - airuomo compongono e
costruiscono per spontaneo magi¬ stero. Una delle condizioni precipue perchè le
opere d’arte architettoniche, per esempio, possano eccitare il sentimento del
bello, è certamente la simmetria, la spiccata indivi¬ dualità deirinsieme, e
bordine delle parti. Or bene un tal tipo estetico è egli creazione spontanea,
propria dell’uomo, indipendente dalle necessità obiettive delle cose, od
effetto di una intuizione trascendente ? — Tutt’altro! Questo tipo, che vedremo
poi dall’attività propria dell’uomo perfezionato, invece di poter dirsi sua
creazione o intuizione ideale, da prima è assolutamente effetto delle leggi
meccaniche e d'equilibrio del mondo esteriore, e causa a sua volta della
manifestazione di questo tipo : l’uomo non fece che riprodurre a suo modo poi e
perfezionando ciò che da principio la natura lo costringeva a fare inevita¬ bilmente.
Noi possiamo seguire il lento e graduale perfe¬ zionamento architettonico dalla
rozza capanna al palazzo, dai rozzi tabernacoli al tempio. Or bene, dai primi
ai se» condi la causa di ciò che poi si senti come bellezza, cioè simmetria,
ordine, unità non fu che la necessità mecca¬ nica dell’equilibrio dei corpi :
questa fu il maestro e l’uomo perfezionò; e si credette d’essere creatore di
tipi 1 Rechiamo qualche esempio ; assistiamo alla costruzione della prima
capanna tra gente che appena usciva dalla animalità sel¬ vaggia o dalle
caverne. Certamente qui non v’ha luogo di pensare a tipi, o a idee
architettoniche, elaborate metodi¬ camente, nè al sentimento del bello in
questo primo rico¬ vero : nello stato sociale e intellettivo di quelle orde è im¬
possibile, come ognun vede, supporlo. Procediamo quindi secondo natura, e il
fatto inevitabile. La capanna dovea contenere, poniamo, la famiglia « quindi
essere di una grandezza relativa, e con determinati confini. E qui già
incomincia per necessità di cose, indipendentemente dalla volontà del
costruttore, e da ogni emozione estetica, a sorgere una delle sue condizioni
avvenire, cioè l’indivi¬ dualità ed unità dell’opera; tale quale e per le
stesse ra¬ gioni onde si costruisce il nido l'uccello. La capanna deve avere
per necessità una forma : questa verrà inevitabile Digitized by LjOOQle mente
costituita dallo scopo suo, dalle leggi intrinseche di equilibrio, dalla
facilità della esecuzione medesima. Co¬ struendosi come un ricovero, ed una
difesa dalle intem¬ perie, è mestieri che abbia una apertura, onde entrarvi, e
posta in modo da non riuscire d’intoppo all’uso giornaliero, e alle comodità
dell’interno : e quindi l’ordine della distri¬ buzione nasce indipendentemente
da ogni estetica intui¬ zione. La capanna nell’insieme suo è d’uopo abbia una
forma, e questa, poniamo, può essere rotonda, ellittica, triangolare o
quadrata, come appunto vediamo effettuarsi dai popoli selvaggi e dagli animali
inferiori. E si rifletta sin d’ora che tali forme nella loro varietà più
spiccata sono quelle che indi, e col progresso del tempo, della col¬ tura e del
gusto furono assunte come norme ai più splen¬ didi edifici del mondo. Ora
qualunque sia la forma della prima catapecchia selvaggia, che può essere
consigliata dalla imitazione an¬ che delle costruzioni animali, da
preoccupazioni supersti¬ ziose, dalla qualità e natura dei luoghi, essa dovea
rispon¬ dere esattamente alle necessità dell’equilibrio fìsico; la stabilità
sua era subordinata all’antagonismo nativo delle forze, appreso per esperienza,
ed estraneo da prima a qual¬ sivoglia concetto estetico. Se questa forma,
poniamo, per circostanze molteplici che a ciò consigliarono, assumeva
rozzamente la forma quadrata, ecco che la disposizione approssimativamente
regolare dei quattro pali sostenitori del tetto, e puntelli angolari delle
quattro pareti, per ne¬ cessità riusciva simmetrica, poiché altrimenti sarebbe
stato un lavoro molto più arduo, e avrebbe guasto l’in¬ terno spazio della
capanna a detrimento dello scopo uti¬ litario proposto. Cosi dicasi dei
travicelli che in alto si supponevano ai pali, legandoli insieme, e sostegno
alla copertura dello spazio da esso rinchiuso. Tutto questo scheletro primitivo
ed il lavoro successivo di riempimento, e la costruzione del tetto piatto, o a
cupola, o a piramide, o a cono, che andavano effettuando le condizioni
indispen¬ sabili di ciò che poi si disse bello negli edifìzj, non si av¬
verarono per arbitrio estetico dell’uomo, o secondo un libero Digitized by
LjOOQle - 23 tipo trascendente, ma per le necessità meccaniche dell’e¬
quilibrio dei corpi, e della cospirazione delle forze per un sistema stabile di
costruzione. Ripetasi ciò che si venne dicendo rispetto a questa forma speciale
primitiva per tutte le altre, e si toccherà con mano che le leggi mecca¬ niche
nelle costruzioni umane, ne determinano l’euritmia, e ne provocarono poi, come
vedrassi, il tipo estetico ri¬ flesso. Se la qualità dei luoghi od altre cause
stimolassero alla forma conica, per esempio, si diffusa tra tutte le genti
primitive e selvaggie, la stessa legge riapparisce; poiché Faste o le canne che
intorno intorno in terra circolarmente venivano infisse a formare sott’esse e
chiudere uno spazio comodo per la dimora, altra direzione e fulcro alla loro
riunione e stabilità non potevano assumere che quella di convergere e
stringersi alla sommità in un punto, come raggi che naturalmente tendono dalla
circonferenza al centro. Quindi una tal forma che in epoche successive ed in
varj paesi a squisita coltura diè luogo a costruzioni egregie, o come aspetto
generale, o come parte integrante, da prima non fu che una costruzione
necessitata dalle leggi meccaniche e fisiche e dai modi vicendevoli di azione e
riazione delle coso in natura. Una tal legge vale per ogni sorta di edifizj
privati e pubblici che si evolsero poi dalla utilità pratica e per necessità
meccaniche, a forma ove l'elemento estetico si manifestava per lavoro riflesso,
qua¬ lunque fosse lo scopo per cui venivano eretti. L’arco in pieno ed acuto
con le molteplici loro modificazioni, anti¬ chissimo quale volta, e indi fonte
di grazia e bellezza nei varj monumenti che componeva od ornava, nacque certa¬
mente per necessità di equilibrio nei primi tentativi fatti a comodità della
vita, e di transito, e le di cui forme l’uomo potè anche osservare in
molteplici costruzioni animali o in natura; e la sua genesi materiale non è
ardua a rin¬ venire, quando si pensi al primo getto di pietre tra due
resistenze e basi laterali : costrutto invece di una traversa di legno, e di un
sol pezzo, da varie pietre da ambo i lati parallele digradanti a poco a poco e
riunendosi alla cima, come ne abbiamo esempj vetustissimi sia di rozzo arco
Digitized by L^ooQle - 24 ~ di sopporlo o conica cupola di monumenti. Nella
stessa guisa la forma delle freccie preistoriche, dell’arco e delle varie armi,
che pure adesso ci piacciono per la simme¬ trica disposizione, provenivano
dalle necessità dell’uso e del fine, onde erano fatte: dovendo per necessità
terminare in punta da una base più larga, a penetrare nei corpi e farvi larga e
facile ferita. Così per- le altre armi a coltello e da mano ricorreva la stessa
forma e per lo stesso fine ed uso. Che se dai Dolmen, i Menhir, dalle
costruzioni dette ciclopiche, sparse si può dire per tutti i continenti,
scendiamo sino alle più eleganti etnische, greche, romane e via dicendo,
astrazione fatta dai perfezionamenti riflessi di cui vedremo poi la ragione,
sarà evidente l’efficacia, anzi la necessità delle leggi meccaniche, nella
elezione delle forme e loro distribuzione. Ed alla simmetria degli edifìcj, e
delle varie opere d’arte contribuì da principio quasi in modo incosciente anche
quella che trovasi nei corpi umani, poiché l’uomo, e lo provai altronde,
umanizza sempre i fenomeni e il mondo sia idealmente, sia mate¬ rialmente. Le
quali leggi militano eziandio anche per i mobili delle case da prima costrutti
affatto o per utilità, o per difesa d’insetti, o rettili o per riposo, come
sedie, ta¬ volini, letti e via dicendo, Prendendo l’esempio il più sem¬ plice,
ci sembra rispondere ad un senso estetico nel suo genere il banchetto da
assidersi a tre piedi egualmente distanti. Ma una tale forma e distribuzione di
parti non fu effetto per i primi e rozzi fabbricatori dell'equilibrio
meccanico, che li costrinse a così disporre i tre puntelli dell’asse o della
pietra che sorreggevano ? — E cosi dicasi di tutti i mobili od oggetti utili
numerosissimi, nei quali la successiva perfezione e squisitezza di ornati
dipende dalla primitiva distribuzione di parti dovute o all’equilibrio o
stabilità dei prodotti, o comodità dell’uso. Negli edifizj l’ingresso nella
parte mediana di una delle facciate, i luoghi delle finestre, e il regolare
allineamento, l’ampiezza loro di fronte alla vastità dell’insieme, tali si
costruivano perchè cosi necessitava e l’equilibrio del tutto, e la quan¬ tità
proporzionale della luce di effusione e riflessione, e le Digitized by leggi
stesse atmosferiche, e la comodità materiale interna della dimora.
Modificazioni di un tutto che provenivano da necessità obbiettive, e dalle
realità dell’esercizio abi¬ tuale della vita in comune, indipendentemente da
prima da ogni estetica intuizione. Se adesso si belle e graziose ci sembrano le
forme dei vasi ed utensili d’ogni sorta, che la coltura col tempo e l’ingegno
attivo seppero rinvenire c perfezionare, si rifletta che da prima essi pure
vennero costruiti secondo recavano le esigenze naturali dei conte¬ nenti e le
qualità di cose che ci si chiudevano, e gli usi. Che se vasi ed anfore a
liquidi belli ci paiono per la loro forma rotonda più vasta al fondo e via via
stringèndosi alla cima terminando a stretto collo, e con ai lati simme¬
tricamente poste le anse; si pensi che questa era la forma voluta per i vasi
contenenti liquidi, per la più facile con¬ servazione, meno esposte
superficialmente all’aria, e per la più pronta e comoda uscita dei liquidi : si
pensi che la simmetria delle anse, era necessità a poter servirsene con
facilità adoperando tutte e due le mani, se il vaso fosse troppo pesante,
distribuendo cosi egualmente dai due lati le nostre forze muscolari. Tutto
quello che per aggiunte graziose, u per ornamenti venne poi ad arricchirlo e
per¬ fezionarle, derivò fontalmente dal primitivo e rozzo ab- bozo
imperiosamente necessitato dalle leggi generali della natura, e dal più pronto
e comodo uso. A vie meglio far comprendere queste che io credo verità ovvie,
comecché importantissime, ed a mostrare la necessità della forma per leggi
obiettive, recherò altre considerazioni di non poco rilievo in proposito. Tutte
le forme architettoniche che noi vedemmo primitivamente effettuate dagli
uomini, rinven- gonsi in sterminata ricchezza nel regno animale. Si ab¬ biano
dinanzi agli occhi le costruzioni molteplici degli in¬ setti i più noti, come
quelle delle varie specie d’api, di vespe, di formiche, di termiti ; le tele, e
ogni sorta di ri¬ covero o lavoro degli aracnidi; i nidi svariatissimi degli
uccelli, i maravigliosi cunicoli e camere delle talpe e specie affini, le
capanne dei castori e via discorrendo, e si vedrà chiaramente che tutte le
combinazioni geometriche che Digitized by LjOOQle - 26 - danno aspetto
leggiadro agli edifìzj e ai disegni, le forine dei monumenti, le costruzioni di
dimora, di difesa, é la di¬ stribuzione si può dire di villaggi, e città, tutte
già sono e furono prima deiruomo eseguite, ed elaborate dagli ani¬ mali. Di
certo a nessuno entrerà nella mente che tutto questo mondo artificiale che
compone la generale morfo¬ logia architettonica comparata dal regno animale,
venisse e venga costrutto secondo tipi riflessi ed estetici; ma a tutti invece
sarà palese essere una testimonianza di più die le forme estetiche nel loro
primitivo apparire sono dovute alle necessità meccaniche della natura, ed alle
fisiche condizioni animali poiché si trovano in germe già effettuate milioni di
anni prima che l’uomo incominciasse la sua vita, o altri parlasse d’estetica.
Chiarita brevemente l’efficacia delle leggi meccaniche sulla genesi delle forme
architettoniche, consideriamo quale sia quella che obiettivamente pure si
esercita nel senso gradito del colore e del suono, nelle rispettive loro arti :
onde si giudichi quanto l’uomo possa dirsi autonomo in esse, e se egli in ciò
vada sottoposto alle condizioni fisio¬ logiche de’ suoi sensi, a quelle fisiche
della luce e del suono. Nella pittura infrattanto per la semplice disposi¬
zione degli oggetti che vuol figurare, gli fa d’uopo da prima ottemperare ad
una certa simmetria delle parti, dovute alla intrinseca natura del suo occhio,
ed all’in¬ cosciente esercizio del medesimo non solo per i moti e gli
aggiustamenti muscolari ed ottici, ma ben anche per la comprensione materiale
delle cose figurate. Tralasciando la composizione propriamente detta, o il
soggetto estetico, che può essere tutto esclusivo dell’artista, la riuscita del
quadro, la incarnazione a così dire delle sue immagini, non dipende forse e
dalle leggi ottiche e fisiche esteriori e dalla sensazione fisiologica
dell’occhio, e delle sue na¬ tive esigenze? Nella pittura la prospettiva, o il
chiaro¬ scuro per il rilievo delle figure, sottostanno assolutamente alle leggi
ottiche, composto, in questo caso, di quelle fi¬ siche della luce, e di quelle
fisiologiche dell’occhio umano. Che se in un quadro manchi la gradazione
prospettica, ed Digitized by Google - 27 - il rilievo, quand’anche possa
commoverci l’intenzione del¬ l’artista con l'idea o l’affetto che tenta
rappresentare, l’o¬ pera come arte è imperfetta, nè risponde più al modulo
estetico che ciascuno possiede. Ciò è vero non costituisce l’anima dell’arte,
come or la comprendiamo, ma ne neces¬ sita le condizioni, e ne procaccia la
riuscita; conciossiachè per quanto il soggetto ideato dall’artista valga ad
iscuo- terci, se non viene espresso in modo da simulare la realtà, e sia quasi
un abbozzo informe, piatto, privo di gradazioni di spazio e d'ombre, il fine
non sarà raggiunto, nè potrà dirsi esimio lavoro. Le condizioni poiché approdi
a glorioso porto, che è l’immediata emozione estetica, sono riposte nelle
leggi, come dissi, ottiche e fisiologiche, ed in questo l’artista non può
essere che un abilissimo servo della na¬ tura. Pel solo rilievo delle figure
quanta avvedutezza tec¬ nica nel secondare le leggi ottiche, correggendole
anche a prò di quelle dell’impressione fisiologica del nostro oc¬ chio ! Noi
riguardiamo gli oggetti con due occhi che occu¬ pano nello spazio luoghi un
poco differenti ; ed è nella' differenza delle immagini dei due occhi che si
trova uno dei mezzi più preziosi a giudicare con esattezza a quale y distanza
gli oggetti sieno dai nostri occhi e quale è nello spazio la loro estensione in
profondità. Qui sta lo svan¬ taggio dei pittore, come ben dice l’Helmholtz,
poiché veduto un quadro con due occhi si presenta necessariamente alla nostra
percezione quale una superficie piana. La ragione della illusione del rilievo
prodotta dallo stereoscopio è questa, che vedendoci mondo con due occhi, noi lo
con¬ templiamo nel medesimo tempo da due punti di vista dif¬ ferenti, ed
otteniamo così due immagini di una prospettiva un poco differente. Ma un quadro
piano mostra all’occhio diritto assolutamente la medesima immagine e i medesimi
oggetti rappresentati in quello sinistro. Al contrario nello stereoscopio si fa
ciò che è realmente in natura, ciascun occhio ha un’immagine speciale. Quindi a
quanti accor¬ gimenti tecnici, che si radicano nelle leggi ottiche e fisio¬
logiche non è sottoposto l’artista ? E quante leggi obiettive non lo stringono
e incalzano ? Il piacere poi dei colori, Digitized by LjOOQle - 28 - tanta
parte dell’arte, non dipende affatto dalle leggi che li producono, e dalla
natura della impressione fisiologica, che provocano necessariamente ? E bisogna
eziandio av¬ vertire alla irradiazione dei colori complementari, e reci¬
procamente : cosi il bleu produce il giallo ; il violetto il giallo verdastro ;
il rosso porpora il verde ; il rosso scar¬ latto il verde bluastro. Questi
rapporti di colori che gli uni esercitano fisiologicamente sugli altri, hanno
una grande influenza sul grado di piacere che ci fanno provare diversi gruppi
di colori, che è condizione involontaria e obiettiva per l’artista. Ciò che
produrrà un piacere mag¬ giore sarà la combinazione dei tre colori che
ristabiliscono l’equilibrio della impressione, e quindi evitano la stan¬ chezza
dell’occhio per un aspetto uniforme, senza però cadere nella noja degli
aggruppamenti complementari. Il piacere che produce un contrasto favorevole non
proviene solo dai colori che sembrano brillanti, ma è dovuto alla loro
disposizione in modo che offrono più del loro splen¬ dore naturale; e sono belli,
comechè isolati sembrerebbero deboli e foschi. Ed è per questo che i quadri del
tutto com¬ posti di tinte in apparenza modeste e non brillanti, pajono
manifestare sovente i colori più vivi e splendidi ; come i colori più vivi,
disposti in certi modi, sembrano mediocri. I pittori di tutti i tempi, dice un
illustre fisico, hanno in¬ coscientemente ubbidito alla legge dei contrasti per
pro¬ durre il bello, e sono quindi condizioni obiettive perché noi lo gustiamo.
I contrasti più forti hanno luogo natu¬ ralmente per il rosso, il rancio ed il
giallo, quando la zona grigia nelle esperienze del Rood è un poco più scura che
il colore sovrapposto, mentre il contrario avviene per il verde, il bleu, il
violetto ed il porpora; in tutti i casi il contrasto è meno forte se la zona
grigia è molto più chiara, o molto più scura del fondo. Si potrebbe parlare del
con¬ trasto fra il bianco, il nero, il grigio da una parte, e tutta la serie
dei colori dall’altra. Qui accenno e mi riserbo a parlarne nel libro. La produzione
dunque dei colori che si offrono nel campo visuale è la causa di certe emozioni
estetiche in ragione del valore proprio di ciascuna sensa- Digitized by LjOOQle
- 29 - zione elementare. La loro combinazione produce effetti di armonia e
dissonanze, come la combinazione dei suoni ; e per ragioni naturali le zone
centrali dello spettro piaciono meno all’occhio, che quelle più vicine ai raggi
caloriferi. Le particolarità della tecnica artistica secondo le ricerche
scientifiche ottiche e fisiologiche si collegano veramente e strettamente ai
problemi più alti dell’arte. L’uomo primi¬ tivo, dice un dotto scrittore, come
il selvaggio moderno si è tosto ornato di fiori, di piume e di conchiglie ; poi
ha raccolto pietre preziose e terra rossa e infine si è tatuato: insomma il suo
gusto pel colore ebbe per scopo l’orna¬ mento personale. L’arte della pittura
era in germe in questi oscuri cominciamenti. Noi dunque possiamo considerare
l’imitazione esatta della natura in un bel quadro, come una riproduzione
perfezionata della natura medesima. Un quadro rende tutto ciò che v’ha
d’essenziale nella impres¬ sione fisiologica, e -ci permette di contemplare
l’oggetto senza offendere e stancare l’occhio per i colori troppo vivi reali.
Il piacere fisico, l’eccitazione gradevole e non faticosa dei nostri nervi, il
sentimento del ben essere cor¬ rispondono anche qui alle condizioni più
favorevoli alla percezione esterna, al discernimento più fino e all’osser¬
vazione più esatta. In quanto alle leggi che governano obiettivamente le manifestazioni
del bello acustico, od emozioni musicali, non mi dilungherò, poiché ormai sono
note, e mi riferisco alle profonde opere dell’Helmholtz ed altri contemporanei.
Il regime dell’onde sonore fisicamente, dei tuoni, dei timbri che costituiscono
l’orditura dell’estetica musicale ; le di¬ sposizioni organiche fisiologiche
dell’orecchio, e le delica¬ tissime fibre nervose che rispondono alle
complicatissime azioni dei suoni molteplici, timbri e note dei varj corpi della
natura, sono tutte condizioni che determinano l’o¬ biettiva necessità di queste
manifestazioni estetiche, dalle quali l’artista si muove, e nelle quali si
esercita nelle sue composizioni. Nel regno animale, all’uomo inferiore, spon¬
taneamente, molte specie canore, appunto perchè dei suoni musicali è posta
dalla natura la trama primitiva, evolta Digitized by LjOOQle - 30 - certamente
per lungo ordine di vita, producono accordi grati e simpatici, per i quali il
soggetto non s’inspirò a concetti ideali, o a sistemi trascendenti. Noi abbiamo
sin qui tracciato il primo fattore dell'este¬ tica, vale a dire le leggi
estrinseche ed obbiettive in con¬ comitanza con l’organismo animale, di cui è,
per questo rispetto, parte integrante. V’ha però un altro aspetto, un altro
fatto a considerare, che concorre a compiere l’effi¬ cacia estetica di questo
primo fattore obbiettivo, ed è la individua personalità del soggetto per ciò
che riguarda la unità della composizione delle opere d’arte. Se il concetto o
la rappresentazione implicita di un tutto, come indivi¬ duale, esiste già nel
regno animale inferiore, come provai in altro mio lavoro, tanto più nell’uomo
egli è evidente, e ciascuno lo sa. Ora un tale concetto d’individualità, di un
tutto, dipende dalla virtù unificatrice della coscienza, la quale sempre
compone ad unità per similitudine, analogia e associazioni la mobile varietà
delle sue sensazioni e idee. Inoltre in natura esistono reali individui dai
corpi celesti a quelli indefiniti terrestri minerali, vegetali, ani¬ mali e
della propria persona. Quindi al naturale stimolo e necessità psichica a
individuare i concetti si aggiunga quello delle realità apprese per esperienza.
Così l’unità che spicca e splende nplle opere d’arte, la loro determi¬ nazione
in un tutto armonico, proviene dalla obiettiva natura della persona
fisio-psichica animale, dal senti¬ mento della sua individualità e dalla forma
unitaria de’ suoi concetti, e dalla esperienza delle realità cosmiche. Ed in
tal modo si compie l’integrità ed efficacia del primo fattore. Le sue condizioni
come obbiettive sono invariabili rispetto alla sostanziale virtù delle leggi,
che rimangono costanti appunto perchè fanno parte della immanenza co¬ smica
delle cose, indipendenti da noi; flaa poi effettual¬ mente variano nei modi
particolari secondo circostanze di luoghi, di tempi e specialmente di razze. Le
quali hanno per una molteplicità di cause intrinseche ed estrinseche attitudini
e gusti diversi, ed in modi dissimili si esercitano e sentono artisticamente;
ma anche in tali modificazioni Digitized by LjOOQ le i ubbidiscono e si
subordinano alla necessità obbiettiva o all’attitudine subiettiva, che in gran
parte venne evolta, e stimolata dalla efficacia esteriore del mondo medesimo.
Accennato brevemente aliandole e all’efficacia del primo fattore obbiettivo
dell’estetica, consideriamo gli altri due, essenzialmente subiettivi ; che
concernono cioè, la perso¬ nalità fisio-psichica dell’animale e dell'uomo.
Oltre alla forma estrinseca in generale, ed alle preordi¬ nazioni fisiologiche,
perchè possa manifestarsi ciò che di¬ cesi bello nei varj aspetti della natura,
o nei prodotti del lavoro umano, è necessario una emozione particolare chia¬
ramente distinta da tutte le altre che eccitano o concitano gli affetti e le
passioni. Le emozioni sono ' un fatto psi¬ chico generale e costante
nell’intero regno animale; anzi s'immedesimano in ogni suo atto in tutte le
specie sino dalle infime, e non dipendono assolutamente dalla spon¬ taneità ed
arbitrio dell’animale, ma sono necessarie e co¬ stituiscono fondalmentalmente
la sua virtù sensitiva. Quindi se l’emozione è un fatto psichico perchè possa
aver luogo la manifestazione speciale del bello, anche questo fattore ci è dato
dalla natura, ed è indipendente dalla volontà dell’animale, o dell’artista. Si
possono eccitare con opere artificiali e proprie dell’arbitrio umano emozioni
del bello, come ci eccitano e predispongono tutte le altre molteplici della
vita individuale o sociale, ma l’attitudine a tali af¬ fetti o sentimenti è
intrinseca agli animali ed all’uomo, primitiva e consustanziale ai medesimi.
Che gli animali abbiano emozioni di affetti e passioni nell’àmbito e indole
proprj di ciascuna specie, è questo un fatto si palese ed oramai si provato,
che credo impossibile rinvenire un uomo di comune buon senso, o di mediocre
intelligenza che non si vergogni a negarlo. L’amore sensuale e affettivo,
l’ira, l’odio, l’invidia, la meraviglia, la gelosia, la gioja, il dolore, il
diletto del trastullo e via discorrendo sono passioni e quindi emozioni
correlative che in tutte le specie più o meno si manifestano. Ora è da
considerarsi se fra tutte quelle che notammo o possono notarsi, appaja nelle
specie animali all’uomo inferiori quella che specialmente si ri- Digitized by
AjOOQle - 32 - ferisce ài bello, nella sua semplice o nativa radice: e sorga
non per utilità o protezione, ma sibbene nel modo disin¬ teressato e libero
proprio di questa emozione. A chi abbia osservato per lungo tempo e
imparzialmente i costumi, le abitudini e i fatti della vita animale in molte
specie e di ogni ordine, ed anche solo nelle più note domestiche e libere, non
può disconoscere che sovente e nativamente Temozione propria del bello in
singolarissime circostanze non si manifesti. E da prima ciascuno negli ordini
supe¬ riori degli animali, fu testimone dei veri sollazzi, ai quali fra loro,
od anche da soli, si danno. Chi non vide, per esempio, lietamente scherzare fra
loro con fìnte lotte, corse e rincorse sbrigliate non solo i piccoli, ma gli
adulti dei cani e dei gatti ? — Chi non sa a quale pazza ginnastica si danno le
scimmie, e gli uccelli stessi ? — Ora il sol¬ lazzo se proviene
fisiologicamente da esuberanza di vita, e per necessario efflusso di forza
nervosa, egli è però in sé privo immediatamente negli animali di fini utili, e
protet¬ tori, ed è compreso in quel giro di fatti disinteressati e graditi per
sé, come sono quelli in un senso più alto delle emozioni estetiche ; ed
emozione viva, cioè vivo piacere si immedesima necessariamente in questi
sollazzi, anzi il bi¬ sogno di tali emozioni ne stimola Tadempimento e Teser¬
emo. Quindi in molte specie del regno animale, Temo¬ zione del sollazzo è già
segno che tra tutte quelle che vengono provocate ed eccitate dalle passioni ed
hanno un oggetto immediato di utilità effettiva, ne possono sorgere alcune che
si distinguono normalmente da esse, e stabili¬ scono la possibilità e il primo
gradino alle emozioni più delicate ed intime prodotte da forme estrinseche e
sentite esteticamente. Or vediamo se realmente tali emozioni ab¬ biano luogo, e
se gli animali inferiori dalle emozioni pu¬ ramente di sollazzo pervengano a
quelle del bello. In quanto a forme costruttive, sebbene, come notammo, siano
capaci di produrne maravigliose, mal si saprebbe indurre se ve¬ ramente da
queste ritraggano qualche emozione estetica, oltre a quelle inevitabili della
utilità loro, le quali non possono certamente scompagnarsi dalla costruzione
via Digitized by AjOOQle 33 - via che si compie nelle opere varie di cui sono
capaci. La soddisfazione nel lavoro, che va effettuandosi da essi a scopo di
ricovero, di magazzino, di riproduzione, di difesa è impossibile a negarsi, e
l’intensità del lavoro, l’alacrità e trepidazione onde sono mossi, chiaramente
ci manifestano questa loro emozione. Un qualche barlume che almeno in alcune
specie le forme architettoniche, provochino in essi delle emozioni l’abbiam nei
pergolati dei tre generi delle Glamidere, eretti a sollazzo nei loro amori (e
non come nido) che odornano di varj oggetti brillanti, e vivamente colorati,
come anche nei nidi di certi uccelli mosca, gra¬ ziosamente sparsi di varj
colori. V’ha pure un uccello di palude di cui il nido gigantesco contiene una
stanza per covare, una per convegni, una pel pasto, altra per vegliare In
questi fatti non si può negare una certa emozione este¬ tica rispetto alla
forma puramente architettonica, e quindi la possibilità che in altre specie, in
cui l’emozione sfugge alla nostra osservazione, essa si effettui medesimamente.
In ogni modo in alcune questa emozione c’è e basta alla nostra ricerca. Ma dove
l’emozione estetica si palesa in modo evidente, specialmente nelle classi
superiori degli animali, è nella disposizione e vivezza dei colori, e nel
suono. Già il Bert nelle sue belle esperienze sulla efficacia che esercitano i
raggi colorati sugli animali inferiori, con¬ statò che tutto l’intero spettro
viene percepito eziandio dalle Daffnie. Che se queste nello spazzo poi
dell’intero spettro ricercavano e si raunavano in determinate zone del
medesimo, non è tenue segno della loro elezione ri¬ spetto a quelle, e quindi
della possibilità di una certa emozione correlativa. Negli insetti, negli
Omotteri, per esempio, le facoltà musicali possedute dai soli maschi in¬ dicano
l’emozione che ne dee risentire la femmina; e si¬ milmente negli Ortotteri:
nella stessa guisa la differenza dei colori dei Nevrotteri e negli Imenotteri :
e forse come ornamento sono le grosse corna, oltre i colori, nei Coleot¬ teri.
Nè si dimentichi il corteggiamento delle farfalle nei Lepidotteri, i colori
sovente più brillanti nei maschi e vi¬ ceversa. Nei bruchi pure splendono
colori vivi. Nei pesci VlGNOLI. Digitized by Google - 34 - similmente i vivaci
colori, e le appendici ornamentali dei maschi, che sovente acquistano soltanto
nella stagione delle nozze: e molti indizj abbiamo della possibilità di
emozioni estetiche pei varj colori negli anfìbj e nei rettili. Dove poi spicca
maggiormente l’evidenza della emozione estetica pei varj colori ed il suono è
negli uccelli, nei loro atteggiamenti e danze amorose. La vivida bellezza delle
piume, quasi sempre nel maschio, i canti che nel tempo degli amori alacremente
emettono in prossimità della fem¬ mina, il pavoneggiarsi intorno ad essa, e
spiegare tutta la pompa delle loro penne, sono fatti noti a tutti, e che chia¬
ramente attestano, come in essi appaja una emozione este¬ tica ; quel gradito e
indefinibile piacere cioè che si gusta nel senso del bello. Tralascio fatti che
sono innumerevoli e da empirne volumi. Chi non sa, per esempio, che persino
alcune specie di aracnidi sono squisitamente sensibili alle melodie musicali ?
— Reclame, Rabigot, Hartmann, e Buchner raccolsero molti fatti in proposito. Il
prof. Re¬ clame vide in una sala di concerti a Lipsia discendere lento lento
dal soffitto un ragno lungo 'il lampedario nel momento in cui suonava un a solo
il violino, e soffermarsi attento ; ma rimontare precipitosamente quando
l’orchestra prese parte in pieno alla sinfonia. In tal modo l’emozione, che è
la condizione dell’appren¬ sione del bello, ha luogo in mollissime specie
animali, ed è un’attitudine intrinseca deiranimale medesimo, quando circostanze
propizie fìsio-psichiche la resero possibile; quindi nell’uomo sorge da prima
per le leggi stesse intrin¬ seche organiche come animale; ed è il secondo
fattore dell’estetica, necessario alla comparsa ed effettuazione del mondo
dell’arte. Anche per questo fattore, ciò che è im¬ portante a notare, l’uomo
nella sua attitudine ad eserci¬ tare le arti tutte non è creatore, nè vi sale,
distinguendosi radicalmente dal mondo animale, per sua propria virtù ; ma
sibbene si commove per insita e nativa indole e costi¬ tuzione, che ha comuni
con gli animali inferiori. Quindi le forme costruttive precipue, che
costituiscono l'artifìzio estetico poi, vengono fontalmente necessitate, quali
sono, Digitized by LjOOQle - 35 - dalle leggi cosmico-meccaniche, e dalle
reciproche in¬ fluenze ed efficacia delle forze: come le emozioni alla loro
volta sono eccitate dalle leggi naturali, dei colori e dei suoni in tutto il
campo dell’ottica e dell’acustica, ed hanno corrispondente coordinazione nella
costituzione fìsio-psi- chica del nostro organismo. Onde considerati nelle loro
condizioni generali e primitive, i due fattori necessarj alla manifestazione
del bello, la forma e l’emozione, l’uno obiet¬ tivo l’altro subiettivo, sin qui
studiati, sono fenomeni o fatti cosmici e organici indipendenti dall’arbitrio
animale ed umano. Che se queste emozioni nacquero, si svolsero e si
perfezionarono lentamente e provennero in parte primiti¬ vamente da altre che
andarono risvegliandosi per altri scopi, ciò non prova che evolgendosi non si
coordinassero alle anteriori leggi cosmiche, e alle fisiologiche necessità
degli organismi. Ciò è vero, e la scienza seria senza ti¬ mori e ‘risoluta
l’afferma. Ma valicando appena, però, i confini di questi due fat¬ tori, pei
quali l’uomo non si distingue radicalmente dagli altri animali superiori, ci si
affacia tosto un mondo nuovo estetico splendido e maraviglioso, che incomincia
rozza¬ mente dalle età preistoriche e si dilaga e diffonde lungo la storia per
tutto le genti civili, e in specie nelle razze eminentemente estetiche,
nell'immenso campo variforme delle arti. L’architettura, la scultura, la
pittura, la musica, i poemi nelle molteplici loro forme allietano in infinite
guise l’occhio e l’udito, e sollevano la mente e l’animo umani. Essi rendono
armoniosamente graziosi e sublimi i templi, i palagi e le città, e irradiando
per ogni parte, proporzionandosi ad ogni ordine di ceti, ad ogni strumento di
utilità privata e sociale, ad ogni uso e suppellettile gior¬ naliera vivificano
di sé l’umano consorzio, e trasformano le primitive necessità e comodità
materiali della vita, quasi in ingenita bellezza di forme. Si rifletta per poco
al prodigioso numero di monumenti d’ogni maniera, che sotto vario cielo e per
tutta la "terra s’innalzarono, e vanno edi¬ ficandosi; alla moltitudine di
rilievi, di statue, d’ornati che abbellirono, ed abbellano i secoli passati ed
il presente; Digitized by Google - 36 - alle pitture che commossero e commovono
ancora gli animi nostri; ai concenti musici che dai primi modi sino a quelli
stupendi dei tempi nostri rapirono le generazioni tutte ; ai poemi, ai drammi,
alle liriche che in mille guise esaltarono e concitarono i cuori e gl’
intelletti, si pensi a tutto questo mondo di creazioni estetiche, e di emozioni
correlative, e sentiremo tosto l’intervallo che distingue anche per questo
rispetto l'animale dall’uomo. E si noti che nell’uomo la produzione e
l’artifìcio delle forme ven¬ nero poi effettuati al solo fine della emozione
estetica : non la sente, cioè, come negli animali inferiori per necessità solo,
quando tali forme accidentalmente compajono, ma sì le provoca con deliberato
intendimento. Or bene di tutto questo splendido effetto, di questa spontanea
creazione del bello, e di ciò che ne eccita il senso, debbe pure esservi
adeguata e profonda cagione, ed è d’uopo cercarla; e sarà questo il terzo
fattore dell’estetica, quello che propriamente costituisce il mondo umano delle
arti. Procediamo ad un esempio : in questo avremo in modo evidente la ragione e
la causa non solo della differenza tra l’estetica animale e quella umana, ma ci
dimostrerà d’altra parte ciò che l'uomo realmente crei nelle arti, e ciò che
debba necessariamente alle leggi universali e co¬ stanti del mondo meccanico e
fisiologico. Sia l’edificazione di un tempio; e non consideriamo per ora le
cause che produssero il perfezionamento progressivo dell’arte edifì- catrice;
di questa pure avremo la spiegazione nella ra¬ gione della differenza tra
quella animale ed umana. In questa opera l’artista oltre alla convenienza
dell’edi¬ fìcio in quanto risponda al suo scopo pratico, ha princi¬ palmente
per fine, e con conscia riflessione e volontà, la bellezza della forma, tale
quale la sente per una grande molteplicità di ragioni storiche, e si argomenta
con ardore perchè ecciti nell’insieme e nelle sue parti una emozione, e qui
meglio un sentimento estetico non solo in genere, ma, ciò che più importa,
relativo a quell'ordine d’idee per cui l’edifìcio viene innalzato; religiose in
questo caso par¬ ticolare : e l’ottiene. Ora in tale lavoro qual’é il fatto
nuovo Digitized by Google che si manifesta da una parte tra le leggi meccaniche
a cui debba ubbidire, e che inevitabilmente predispongono la forma qualunque
dell’edificio, quelle fisiologiche, come si vide, e l’emozione dall’altra che
ne può susseguire, fattori necessarj nell’arte, e proprj anche del regno
animale in¬ feriore ? — E si aggiunga anche oltre all’efficacia di questi
fattori nativi, ciò che nello stile e le memba dell’edifìcio si possa ascrivere
al clima, alla imitazione della natura locale, alle fisiologiche attitudini
della razza, che limitano, com’è chiaro, la libera creazione dell’opera. Or
bene il fatto nuovo che sorge di mezzo a tutte queste necessità e
predisposizioni e restrizioni in cui si trova l'artista, si é la libera scelta
della dimensione, della disposizione, della situazione, di tutti gli ornamenti
accessori, onde le abbella; si è la riflessa lunga e conscia disamina anteriore
entro sè per l’elezione dell’unica forma del tempio tra le molte possibili che
gli si affacciano; si è appunto e principal¬ mente lo scopo perchè ecciti e
provochi il sentimento del bello nei contemplanti. Tutto questo è proprio
esclusiva- mente dell’arte umana, e sarebbe ridicolo volerlo rinve¬ nire nella
sua piena effettuazione e concetto in quella ani¬ male. Quindi
nell’edificazione di un tal tempio se l’uomo ubbidisce, come notammo, alle
leggi meccaniche e fisiolo¬ giche, e trova già in sè, come fatto animale,
l’emozione estetica, egli però se ne svincola e sovr’esse s’inalza per la
libera scelta tra le possibili forme affini, e per lo scopo estetico
anticipatamente voluto. Che se in alcune specie, come si dichiarò, appare un
barlume di edificazioni a scopo estetico, esse sono si scarse e si informi da
non potersi paragonare a quelle varie, innumerevoli e stupende del¬ l’uomo. Ma
non basta : nella umanità e nelle sue razze storiche più valènti, altre ed
esclusivamente affatto proprie dell’uomo sono le arti che provocano estetici
sentimenti: come la scoltura, la pittura, la musica strumentale, la poesia.
Vero è, e resta fermo che anche in queste stupende creazioni umane le leggi
meccaniche, fìsiche e fisio-psi- chiche rimangono, come l’emozione
corrispondente, quali fattori necessari in mille guise ; ma egli è certo
altresi che Digitized by L^ooQle - 38 - l’uomo in queste tanto s’inalza per
elezione di forme, di concetti, d’invenzione, che profondamente lo distinguono
da tutto ciò clic è proprio dell’attività artistica animale. Nessuno animale
scolpi, nessuno dipinse, nessuno usò strumenti musicali, nessuno compose poemi,
anzi articolò spontaneo una parola. Quindi al fatto nuovo che ci apparve nelle
arti edifìcatrici si aggiungano questi più meravigliosi che rifusi col primo,
ci rivelano il terzo fattore estetico, generatore esclusivo dell’arte umana,
che è, astraendo da tutto il processo tecnico necessario a ciascuno, la
elezione, e in gran parte invenzione delle forme. Con che noi ab¬ biamo
dichiarati quali siano e quanti i fattori naturali dell’estetica, considerata
scientificamente, e cioè la neces¬ sità obiettiva e fisiologica, l’emozione, e
la spontanea e ri¬ flessa invenzione. Dei quali fattori i due primi operano e
sono indipendenti affatto dalla elezione umana, e in gran parte si esercitano
nel regno animale, onde l’uomo è membro integrante ; il terzo è proprio di
questo, e costituisce veramente Y arte del bello, o l'estetica. Ma qual fu la
cagione che innalzò l’uomo dalle necessità dei due primi fattori al terzo, e per
qual virtù tanto si segnalò nel mondo delle arti ? — Po¬ tente dovea essere una
tale cagione e proporzionata al valore massimo dell’effetto ; e noi veramente,
benché di¬ chiarata l’indole e l’efficacia del terzo fattore, non si com¬
prenderebbe razionalmente la genesi dell’estetica umana, se a quella ragione
non risalissimo. Ora per quanto noi possiamo per dir cosi ampliare, distendere
per infinitesi¬ male successione le abitudini e l’efficacia dei due primi
fattori proprj anche degli animali, con le più spiccate ec¬ cezioni eziandio
che vi si rinvengono, secondo la teorica evolutiva semplice in onore, non ci
verrà dato di tenerli e reputarli da tanto da compiere le opere stupende delle
arti umane, come mero prolungamento lineare di quelle animali. Poiché se le
arti animali edifìcatrici, e le emo¬ zioni ottiche ed acustiche hanno realmente
luogo e vanno e andarono perfezionandosi, rimasero però sempre nell’am¬ bito
proprio dell’attività e attitudine particolare della specie, Digitized by LjOOQ
le - 39 - nè s’innalzarono mai a deliberato proposito di produrle e sempre ed
in tutte a solo scopo della estetica emozione ; oltre di che, e ciò è ancor più
importante, non avvenne mai che animali anche superiori e dotati d’organi
interni ed esterni opportuni, imprendessero a scolpire, dipingere, creare
strumenti, poetare. Onde nel processo a perfezione di forme nelle cose, che è
la legge della universale evo¬ luzione, la quale può anche parzialmente essere
regressiva, non basta la omogenea distensione e allungamento delle primitive
facoltà, ma è necessario che si compiano (giunte le cose a determinate
condizioni esterno-interne), atti in¬ trinseci, che importino poi l’ulteriore
perfezionamento. E certamente secondo la nostra dottrina, fu un atto
intrinseco, e non una semplice combinazione, quello che determinò la prima
cellula organica vivente, evòlta dalle anteriori possibili condizioni
anorganiche (1); un atto quello che de¬ terminò la sensibilità cosciente del
primo animale ; un atto infine quello che determinò duplicando l’animale, la
co¬ scienza riflessa umana. Per quale legge universale si com¬ piano questi
atti intrinseci, e che cosa siano cosmicamente in sé, non ci è dato sapere per
ora, come non ci è concesso conoscere le ragioni intime delle cose; ma che egli
sia e si compia parmi fatto innegabile. Dell’atto riflesso noi abbiamo piena
coscienza, in quanto che è fenomeno abituale del pen¬ siero che si osserva, e
ripensa le cose osservate, ripiegandosi sovra sè stesso. Questo è almeno il
modo come io intendo la dottrina della evoluzione, e come sempre la consideri
nelle mie opere. Cosi l’animale che ha senso implicito di sè e delle cose,
raggiunge l’umanità in noi, quando un tal senso riagisce in sè stesso, si
ripiega, s'inflette, e nasce quindi l’attenzione voluta, generatrice di tutta
la scienza (2). (1) Tanto è vero che la chimica sintetica rifa artificialmente
per combinazione alcuni prodotti organici, non però la cellula vivente e ge¬
neratrice. (2) Gli atti intrinseci cosmici non discontinuano, separandole, le
cose : ma le distinguono per una attività intrinseca della natura; fuoino ben¬
ché ragionevole non è separato dagli animali, ma si distingue solo da essi per
la virtù dell’ atto intrinseco della riflessione. Tale è la mia dot¬ trina
della evoluzione, come la determinai nelle mie opere. Digitized by Google - 40
- In questo atto riflesso medesimo che profondamente di¬ stingue l’uomo dai
bruti, si radica l’efficacia maravigliosa del terzo fattore, ossia la virtù
inventrice. Ed infatti se per obbiettiva e fisiologica necessità di forme nasce
nel regno animale l’emozione piacevole che vi corrisponde, l’uomo che può,
appunto per questo atto riflesso, dirigere la sua attenzione sopra ogni fatto o
fenomeno interno ed esterno, e disporre a sua voglia delle immagini che vive
s’agitano nella sua mente e memoria, può anche di queste imma¬ gini e forme che
l'eccitano piacevolmente comporre fan¬ tasmi diversi, scomporli, modificarli a
suo talento e con l’esperienza lunga, l’educazione correlativa del gusto, che
tacitamente si fa anche per selezione, eleggerli, perfezio¬ narli, ed
estrinsecarli nel modo che eccitino meglio i sen¬ timenti estetici
corrispondenti. L’uomo anzi essendo signore delle sue immagini, e creatore
nella forma dei concetti, ciò che costituisce la fantasia, moltiplica le cause
di emo¬ zione all’infinito ; e sul mondo reale, donde anche il suo estetico
scaturisce, ne va costruendo uno ideale che lo emula, e vince talvolta in
splendore, in copia, in armonie, in diletti profondi. Nè per via d’imitazione,
resa possibile però dall’atto cogitativo, è soltanto artefice di sculture, o
pitture, o di suoni musicali, ma sì delle creazioni estetiche nelle arti
potenti della parola, effetto pure del suo interno reduplicamento. Per l’indole
quindi di questo terzo fattore estetico in relazione con la genesi dell’animale
semplice in uomo, per l'atto integrale che sè in sé rigirando ne duplica la
psichica attività, l’arte umana diviene, come mi espressi altrove, l’arte
dell’arte vale a dire che l’uomo può sui prodotti dell’arte animale in genere,
spontaneamente ed elettivamente operare, e sì fattamente da modificarne
profondamente la forma, l’ordine e lo scopo. E qui dovrò discorrere delle
attinenze dell’arte umana con tutte le altre nuove attitudini e sentimenti che
nell’uomo per la ragione stessa della sua genesi sorgono; e quale efficacia
etica e civile un tal sentimento del bello abbia per noi ; quale sia in una
parola la funzione sociale, dell’arte ed a quali no¬ bili aspirazioni eziandio
ella sia stimolo. Digitized by ogle 41 - Se ora vuoisi induttivamente
investigare quale sia l'ori¬ gine della emozione estetica umana in quanto essa
é sti¬ molo al progressivo perfezionamento delle arti, altro non può dirsi dopo
accurata analisi dei fatti, restando nel sem¬ plice ambito naturale, ch’essa
derivò anche da associazioni d’idee ed emozioni che si riferivano per riverbero
alle primitive costruzioni, e alle fisiologiche soddisfazioni ot¬ tiche ed
acustiche. Notammo già i fatti e le leggi perchè esse in generale producessero
un senso di soddisfacimento e fossero provocatrici alla loro volta di tipi
estetici. Ma questo non poteva bastare a determinare l’indole speciale di
quella emozione e ad avviarla e stimolarla a perfezio¬ nare quei tipi. Altre
cagioni vi si aggiunsero. Se col tempo si sentirono, o si vollero belli i rozzi
e primitivi abituri, templi, foro e sepolcri, e i varj prodotti delle arti
utilitarie a rinvenirne le cagioni, ci è d’uopo risalire ad età, ove esse erano
esteticamente indifferenti; e che vi sia stata realmente una tal epoca la
logica e l’etnografia generale lo testimoniano. Ora è natura propria dell’uomo,
e di molte specie animali, di sentire affètto non solo verso i figli, la
compagna, i soci, le bestie, ma si verso gli oggetti natu¬ rali qualunque sieno
; e noi tutti sentiamo quanto ci sieno cari talvolta i luoghi ove nascemmo, le
stanze ove abi¬ tammo, i mobili che adoprammo : e quanto vorremmo ab¬ bellirli
se ci fosse concesso. Un tale affetto s’ingenerò, e nelle genti storiche e
perfettibili in modo più intenso, egual¬ mente, tra gli uomini primitivi verso
la loro capanna e le loro scarse masserizie, armi, istrumenti, nei quali, oltre
alla emozione naturale di un bisogno soddisfatto, incomin¬ ciarono a sentirvi
un affetto grato ed indefinito che vi ri- berveravano le persone care
coabitanti, ed il lungo uso. E anche questo fu un primo passo a quella emozione
este¬ tica, che s'immedesimò poi con speciale senso in quelle forme
architettoniche, od oggetti, e ri usci stimolo a per¬ fezionarli. Ed altro
passo a integrare una tale emozione, e ad avanzare nel perfezionamento delle
arti fu questo: l’uomo tende per indole sua a carezzare, a compiacersi
nell’ornare ciò che ama, ed in prima certamente sé stesso, Digitized by AjOOQle
- 42 - come tutti sanno, e vedono copiosamente ogni giorno: e ciascuno fu poi
testimone d’altra parte di quali carezze, moine e ornamenti i fanciulli
circondano e rivestono i loro fantocci, e gli oggetti dei loro trastulli. Nò
alcuno ignora come ancor si persista, per vetustis¬ sima sopravivenza di usi,
ad adornare con cura di cose elettele di fiori i templi, le immagini i
sepolcri, le case, le vie nelle feste popolari ; e si regalino di pietre
preziose, di fiori e via dicendo persone care, o a cui si porti devo¬ zione.
Costumi tutti che la storia ci attesta primitivi, e in onore anche oggigiorno
tra le razze selvaggie. I popoli barbari dell’Europa durante il periodo della
renna intro¬ ducevano nelle loro caverne ogni sorta di cose brillanti o
singolari; e rinvengonsi di qelle età preistoriche altrove resti di veri
ornamenti. La genesi di questo istinto è da ricercare anche, secondo me, oltre
alla imitazione della natura e animale, nelle carezze e cure primitive che la
madre e il padre prodigano ai loro nati, come ha luogo eziandio tra gli animali,
tentando ogni via e modo di co¬ prirli, preservarli dal freddo, dal caldo,
dagli insetti e dai pericoli. Fra gli stessi Fuegiani, dai più barbari e
bestiali selvaggi esistenti, l'affetto e la tenerezza verso i figli ò mirabile.
Tali trepide premure, nelle razze in specie su¬ periori, furono poi la
sorgente, oltre alla utilità, degli or¬ namenti ai bambini ed ai figli; poiché
i genitori, mossi fisiologicamente, come si vide, dalla vivacità dei colori in
natura e negli animali, ond’ebbe origine il tatuaggio, li profusero intorno
anche ai figli, come fanno le Clamidene pei loro pergolati, e gli.uccelli mosca
ai loro nidi. Da tutto ciò quindi il naturale desio e bisogno di estendere alla
in¬ tera abitazione il costume dell’ornato che fu via al per¬ fezionamento
estetico delle arti edifìcatrici. Se queste di¬ verse sensazioni ed affetti, e
l’efficacia delle varie associa¬ zioni si fondano in una emozione rispetto alla
casa, si avrà assai luce per discoprire la genesi della operosa emo¬ zione del
bello per questo rispetto. Fra gli antichi arii, come in altre lingue, alcuni
nomi di casa, e di dimora indicano idee di desiderio e di riposo lieto, come
quelli Digitized by Google - 43 - del bambino di desiderio pure e di affetto di
gioja, di le¬ game. Oltre agli inni vedici, e la Bibbia e i ricordi egizj e
chinesi vetustissimi ove il sentimento verso la dimora e la famiglia è cosi
vivamente dipinto, si ricordino della Iliade (per scorgere quanto il sentimento
intimo della fa¬ miglia e della casa fosse profondo ed efficace), i lamenti di
Ecuba alla partenza di Ettore, e il magnifico addio di Ettore stesso ad
Andromaca e al figlio : e dell’Odissea le querimonie della nutrice di Telemaco
quando si disponeva al viaggio ; ed il riconoscimento infine di Ulisse da Pe¬
nelope per la rivelata e segreta costruzione del loro talamo; finissimo
accorgimento del poeta, che è anche prezioso documento dell’intima religione
dirò cosi della famiglia ; e la purificazione della casa ordinata da Ulisse
dopo la strage dei Proci. Parmi che da quello che ho di volo ac¬ cennato possa
scorgersi quanto tali emozioni correlative domestiche, e gl’istinti proprj e
d’imitazione primitiva gio¬ vassero a stimolare il perfezionamento estetico
delle forme architettoniche e degli oggetti d’uso, specialmente nelle dimore
dei capi, o palagi. Ciò che si disse di questi ripe¬ tasi pel tempio, ove
l’emozione superstiziosa e un simbo¬ lismo rozzo, e primitivo irradiavano le
sue forme; pei se¬ polcri ove la trepida e passionata memoria degli estinti
cari, o venerati si rifletteva : per i luoghi pubblici e delle adunanze, in cui
s’immedesimavano le associazioni vive di lotte, di trionfi e via discorrendo. E
non v’ha dubbio in principio mentre un tal sentimento estetico andava gene¬
randosi ed educandosi tutte le emozioni diverse erano tra loro rinfuse e
confuse : ma in seguito per la legge di spe¬ cificazione che vale per tutti i
fenomeni della natura, e del perfezionamento delle opere d’arte stimolato da
questo complesso di emozioni e associazioni, andò meglio distin¬ guendosi: e
non più notando i vari rivoli onde emanò e si compose, se ne senti soltanto
l’effetto ultimo e si ebbe lo speciale sentimento del bello relativamente alle
opere dell’umano lavoro. E nel bello stesso della natura oltre alle cause
fisiche e fisiologiche che dichiarammo, s’immi¬ schiano molte associazioni
collaterali morali che lo raf- Digitized by UjOOQ le - 44 forzano e determinano
efficacemente, poiché senza che noi lo avvertiamo fra le naturali scene che
otticamente ed acusticamente ci commovono, danzano, a cosi dire, e si annidano
antiche emozioni mitiche e religiose, e rimem¬ branze liete o tristi di
ciascuno. Umili esordj invero a so¬ lenni e maravigliosi resultamenti ! Tenui e
incerti albori al più splendido meriggio a cui giunse poi l’umanità nel divino
mondo delle arti! Albori incerti ed umili però eziandio per la scienza, che è
la nostra gloria più eccelsa. Se la natura provvida predispose, l’uomo in tutto
dovette a stento, a fatica, con infiniti accorgimenti, e stimolato da molte¬
plici cause, umili anch’esse sovente e lontane salire a quell’altezza
intellettuale, che sarà più luminosa e più bella, quando avrà raggiunto
eziandio universalmente una adeguata e costante moralità della vita, a cui
rincalzano i suoi nobilissimi fati. Digitized by UjOoq le INTORNO ALLA CAUSA
DEL CALORE INTERCROSTALE TERRESTRE {Vedi PREFAZIONE) (Dalla Rivista di
Filosofia Scientifica, 1882). Mi sorsero sovente dubbi intorno alle cause delle
oscil¬ lazioni della superfìcie terrestre, esposte dai maestri in geologia.
Studiai quindi da me, e di nuovo la questione, e mi applicai con ardore a
rintracciare le cagioni della ge¬ nesi e regenesi del calore terrestre. Sono
già molti anni, che m’indussi a credere ciò che andrò qui accennando, e ne
parlai per la prima volta con dotti amici nella estate del 1875, e ne tracciai
un disegno ne\Y Esploratore di Mi¬ lano del 1878. Per quanto mi appagassero le
teoriche degli insigni Keferstein, Scrope, Sterry-Hant, Lyell, Hcrschell,
Darwin, Dana, Le Conte, Thomson, Hopkins, Stoppani, Liais, Geike, Savi, ecc.,
dedotte o da quella generale del La Place, o modificate in Savi e Stoppani, che
spiegano con altri l’insistenza del calore interpostale tellurico per fenomeni
fisico-chimici, pure mi rimanevano, di fronte a moltissimi fatti, incertezze
che non poteva dissolvere. Or di nuovo e modestamente piacerai riaccennare alla
mia ipotesi (1). (1) Dopo che io aveva già fatto cenno della mia ipotesi nel
giornale L’Esploratore , l’illustre Prof. Stoppani mi scrive che egli aveva in
quel- Digitized by Google Lasciamo per ora impregiudicata l'ipotesi anteriore,
e scientificamente poi ordinata dal La Place, del calore ini¬ ziale e del
raffreddamento continuo dei corpi celesti dalla superfìcie loro al centro:
prendiamo la terra nello stato, come ci appare nelle sue formazioni e
rimescolamenti più antichi, dai terreni azoici ai protozoici: riguardiamo alle
condizioni di quelli che si dissero « huroniani » e « Iau- renziani », che fin
qui si ritengono quali prime assise dopo il raffreddamento della pellicola
terrestre. Or bene, qual è il confine esatto tra i terreni azoici e protozoici,
o me¬ glio tra la crosta prima raffreddata, e il rimescolamento dei medesimi
prodotto da oscillazioni e movimenti di roccie e di acque? Tutti sanno che è
impossibile determinarlo, come è impossibile determinare lo strato ove da prima
apparve la vita. Infatti in quei vetustissimi e primi terreni troviamo non solo
stratificazioni regolari, conglomerati e schisti, che indicano certamente vaste
accumulazioni di sedimenti, deposfti di fanghi ed erosioni di roccie non del
tutto marine, e quindi già lotta tra continenti e mari; ma come bene avverte il
Dana, anche segni già della vita. Cosi egli nota resistenza in quei terreni di
masse calcaree, che si credono di genesi organica, lasciando anche da banda
l’incerto Eozoon. Quei terreni in complesso, secondo il Carpenter, raggiungono
lo spessore di 15,000 metri. Quanti sono i milioni di secoli che rappresentano?
E non siamo ancora ai principii dell’epoca paleozoica! Eppure la terra dopo la
loro formazione ebbe tanto calore inter- crostale da produrre i rivolgimenti di
tutte le epoche geo¬ logiche sino ai nostri giorni. Tutti questi fatti ed altri
molti riguardanti i terreni detti l’armo stesso, in una conferenza tenuta a
Firenze, accennato per suo conto a questa medesima ipotesi. Siccome le nostre
ricerche furono indipendenti, nè io seppi di lui, nè egli di me, c del resto io
aveva già più anni in¬ nanzi manifestato questa nuova teorica a molti miei
amici, cosi non posso che rallegrarmi di questo incontro fortuito, traendo
ragione a credere più fondata la mia idea, ora clic balenò anche ad uomo sì
valente, come il Prof. Stoppani. Digitized by L^ooQle - 47 - « azoici » e «
primitivi » indicano già che fino da quel¬ l’epoca lontanissima avvenivano
fenomeni alla superfìcie analoghi a quelli posteriori; cioè oscillazioni nella
crosta terrestre, erosioni di continenti divisi da mari, stratifica¬ zioni e
metamorfosi delle medesime. Poiché l’indole delle roccie non è motivo, come
avvertirono molti, e come è pro¬ vato modernamente dalla geologia sperimentale,
in ispecie per i classici lavori del Bunsen e dell’illustre Daubrée, da
escludere la loro genesi sedimentaria. Nelle Alpi sono schisti cristallini
contenenti fossili dell’epoca del lias , e si vide e si vede un calcare
trasformarsi in saccaroide, un grès in quarzite, uno schisto argilloso in
micacisto, in talcocisto e via discorrendo. Quindi sedimenti, conglome¬ rati,
schisti, traccie di vita organica indicano sin da prin¬ cipio condizioni analoghe
alle attuali, che costringono anche ad ammettere analoghe condizioni
atmosferiche, me¬ teorologiche, di luce e di calore. Non si può determinare per
ciò, ponderata anche la bella teoria dell’Hutton, am¬ pliata e corretta dallo
Stoppani, del ricircolarnento delle roccie, l’epoca vera del principio delle
sedimentazioni, poiché il metamorfismo pel calore può distruggere ogni orma
anteriore litologica e organica; e quindi del primo apparire dei continenti;
perchè, come ognun vede, siamo in un circolo donde è difficile districarsi. Ma
fermiamoci a quel primo stadio; supponiamo pure che altre metamorfosi o
rigenerazioni di roccie non sieno accadute, e riteniamo per ipotesi i terreni
azoici i primi che si movessero ed oscillassero, come nei tempi poste¬ riori.
La cagione di queste oscillazioni, movimenti, e con formazioni superficiali,
quasi tutti l’attribuiscono al calore iniziale e centrale, il quale però sino
da quell’epoca favo¬ losa andò e va scemando. Ma è poi vero che questo calore
superficiale e centrale sia diminuito, e vada diminuendo sin da quelle età
spavento¬ samente lontane? Una delle più grandi sue manifestazioni alla
superficie sono i vulcani nelle varie e complessive loro forme, e gli
spostamenti ascendenti e discendenti dei continenti. Queste manifestazioni
nella immensa serie dei Digitized by AjOOQle tempi, dall'epoca azoica alla
nostra, andarono veramente scemando? Ma vulcani, oscillazioni di superfìcie,
com¬ parsa e scomparsa di continenti si alternarono sempre, e noi dai terreni
azoici agli ultimi terziarii ed attuali ab¬ biamo una manifestazione non
interrotta dei medesimi. Non occorre recare fatti e prove: tutti i geologi ed
anche i di¬ lettanti conoscono il perpetuo succedersi di mari e di terre, di
vulcani aerei e subacquei: lave nelle epoche azoica, paleozoica, mesozoica,
cenozoica, e neozoica: chè anzi nei tempi terziarii crebbe, si può dire,
l'attività vulcanica di fronte ai cretacei, ed i continenti s’innalzarono in
epoca relativamente recente a prodigiosa altezza. E tutti questi fenomeni
endogeni e di vulcanismo sono forse cessati nel¬ l’epoca nostra attuale, o
almeno sono in proporzione mi¬ nima di fronte a quella delle epoche più
antiche, da cor¬ roborare la teorica del raffreddamento continuo? Chi conosce
la statistica dei fenomeni endogeni mo¬ derni, e le condizioni del vulcanismo,
dirò così, vivente; chi abbia letto soltanto il libro del Fuchs, riderà a
questa supposizione. Si può dire, senza tema di errare, che in tali fenomeni,
sia pel numero dei vulcani in attività sotto tutte le forme, sia per le
oscillazioni di aree immense di terre, l’operosità non è affatto diminuita, nè
tende a diminuire. Perciò, mi sembra, se non erro, che il concetto del con¬
tinuo raffreddamento, secondo la vigente ipotesi conside¬ rata in modo assoluto,
sia veramente contraria ai fatti e a tutta l’evoluzione geologica del nostro
pianeta. Che se quella teorica fosse vera, a quest’ora, dopo milioni e mi¬
lioni di secoli l’attività intercrostale terrestre dovrebbe es¬ sere se non
cessata, almeno diminuita al punto da non dare quasi sentore di sé. Ciò per
tanto è contrario alla realtà; ed i fatti lo negano per le centinaia e
centinaia di bocche vulcaniche attuali, di sorgenti termali, di soffioni ; pei
movimenti lenti continentali, per tutti i vasti terremoti che scuotono e fanno
sobbalzare la terra. Un fatto d’altronde che pare siasi ripetuto in varie
epoche, cioè i periodi glaciali, mal si confà con la gra¬ duale estinzione del
calore degli strati superficiali terre- Digitized by LjQOQle - 49 - stri non interrotta
: poiché se le flore e le faune additano rinnovazione termica superiore nel
suolo, non basta, parmi a spiegarla la più intensa forza del sole. Del resto è
noto che la temperie e l’azione, dirò cosi, fisiologica dei climi è determinata
da una grande molteplicità di cause, e non dalla sola latitudine. Direzione di
venti, di correnti ma¬ rine, quantità di umidità, e configurazione di
superfìcie, e riporto e rapporto tra terre ed acque; queste cause certa¬ mente
in gran parte contribuirono nelle epoche geolo¬ giche, di cui la genesi ci è
nota,‘ai cambiamenti di climi, e spostamenti delle forme e produzione della
vita. Mi sembra, se non m’inganno, che il calore del sole, in quanto ad effetti
fisici, sia una resultante tra il suo potere diretto, e le superfìcie
planetarie e dei corpi; poiché ascendendo diminuisce , e in modo non
proporzionale alla intensità di contatto con i corpi, e alla minima negli spazi
sempre più alti e poco densi di materia. Fenomeno questo che è d’uopo studiare
a nuovo, e fecondo d’inaspettate leggi. Una tale teorica, cioè del calore
disceso pel raffredda¬ mento concentricamente e causa delle oscillazioni del
globo, riposa sulla progressione del calore, partendo dalla superficie e da
quello che si chiama strato a temperatura costante , che sarebbe di 1° G. ogni
30 o 32 metri di pro¬ fondità. Il quale fatto é vero; ma vediamo se risponde
propriamente alla teorica, e provi ciò che gli si vuole fare testimoniare. C’è
una media dello strato a temperatura costante, con¬ siderando sull’intero
pianeta le cause esterne di perturba¬ zione che possono modificarlo; il
principio si é che la media è tanto più profonda, quanto più bassa è la tempe¬
ratura del luogo. All’equatore e ai tropici detto strato è di circa 9 pollici e
cresce mano mano: a 45° lat. è già a 60 piedi, e cosi via via sino ai poli. In
Siberia in alcune lo¬ calità bisognerebbe scendere sino a 600 piedi circa. Sta¬
bilite queste minime e massime cifre della media co¬ stante, vediamo i fatti in
relazione alla progressione del calore del fuoco centrale, quale causa delle
oscillazioni e del vulcanismo terrestre. VlGNOLI. Digitized by AjOOQle 4 Egli è
incontestabilmente vero che incominciando a sca¬ vare, cosi sulle vette delle
più alte montagne, come alla sponda del mare, tenuto conto delle medie già
stabilite, la progressione è la stessa; or certamente alla sponda dei mari la
superfìcie è più prossima al nucleo incandescente ancora, che non alle sommità
di 4, 5, 6 e 7 chilometri ove si trovano cime di montagne, o altipiani. Quindi
il calore dovrebbe essere più pronto, e prima raggiungersi alle rive dei mari
che a quelle altezze; poiché 4, o 5 mila metri soltanto formano già una
discreta disuguaglianza di pro¬ fondità per rispetto a quel nucleo medesimo ed
agli effetti termici che ne derivano. Il che non succede; la progres¬ sione è
la stessa, e con la stessa legge di aumento; e la proporzione delle medie dello
strato a temperatura co¬ stante non risponde a quella enorme dello spessore
frap¬ posto al nucleo dalle rive al livello del mare, o degli al¬ tipiani.
Quindi debbe esservi qualche causa che spieghi l’analogia, tenuto conto delle
medie di temperatura co¬ stante, della progressione del calore tra questi due
punti distanti disegualmente dal fuoco centrale. Inoltre, se noi potessimo intraprendere
sperimenti ai fondi più bassi del mare e degli oceani, e quindi incominciare la
discesa nel suolo da quasi 15 chilometri e più di differenza per ri¬ spetto
alle più alte catene dei continenti, che da quel fondo s’innalzano, certamente
la progressione riuscirebbe la me¬ desima; ce lo dice la temperatura delle
acque a quelle profondità, e la vita che sotto alcune forme vi si man¬ tiene;
quindi uno spessore di 15 chilometri circa non im¬ porterebbe, secondo quella
teorica, nessuna modificazione alla legge di progressione calorica prodotta dal
fuoco cen¬ trale. Tale supposizione è impossibile a farsi, come tutti intendono
chiaramente: strati che sono più prossimi di 15 mila metri al nucleo di altri
sovrapposti, non potreb¬ bero assolutamente mantenere una eguale proporzione di
aumento di calore, se questo provenisse soltanto dal fuoco centrale. Ed anche
in questa enorme differenza di livello siTdscontra quanto il valore delle medie
sia cosa imper¬ cettibile e da non calcolarsi. : P Digitized by LjOOQle - 51 -
Mi sembra che tali fatti annientino, o invalidino almeno la cagione data sin
qui della progressione del calore, par¬ tendo su tutta la terra dallo strato di
temperatura co¬ stante. Ma siccome il calore va realmente progredendo dalla
superficie verso il centro, e poiché una tale progres¬ sione, parmi, non si
possa attribuire solo al fuoco cen¬ trale, resta che siavi altra eagione dello
sviluppo di un tale calore e della sua costanza lungo le epoche geolo¬ giche. E
molti infatti stranieri ed italiani la esibirono, e fra i nostri modernamente
il Savi e lo Stoppani, che ora come si disse modificò, come io seppi, in genere
le sue idee. Tutti e due presso a poco l’attribuirono alle azioni chimiche,
alle ossidazioni, coadiuvate dal circolamento delle acque sotterranee, ed ai
movimenti meccanici. Ma mentre io penso con essi che tali cause non solo
esistano realmente, e siano continue generatrici di calore, dubito che possano
sole spiegare la costante rinnovazione di ca¬ lore; e come, al solito, in tanto
sterminata sequela di se¬ coli non siensi esaurite per mancanza di nuovo
fomite, e direi combustibile; o almeno non accennino mai a dimi¬ nuzione nella
guisa che dovrebbe accadere anche in questa più probabile ipotesi. Per quanto
tal causa sia vera in parte e giusta, non la credo sola; e per me la reputo
piut¬ tosto un effetto costante della vera causa generatrice del calore
intercrostale terrestre. Ecco adunque quale a me parrebbe, modestamente
esposta, la vera causa del per¬ petuo rinnovarsi del calore tellurico, e quindi
dei fenomeni endogeni nelle epoche passate e nella presente, incomin¬ ciando
ove già appariscono visibilmente segni di continenti e mari; oltre il qual
segno non vanno che le ipotesi, sin qui. È legge assoluta nella natura,
osservata, sperimentata, provata in mille guise, che la contrazione o
condensazione dei corpi sviluppa calore; legge e fatto, che la moderna teorica
meccanica del calore e la trasformazione delle forze spiegano mirabilmente e
corroborano. Quindi nessun dubbio che i corpi condensandosi non sviluppino
calore: su ques^jr^^y^ fatto è fondato anzi l’intero sistema della genesi ^i/
planetaria moderna. Ora chi dice condensazion «J* - yGoogk - 52 - anche
compressione ; ed in fatti i corpi compressi svol¬ gono calore ; su questo
fatto tutti i popoli primitivi inven¬ tarono strumenti atti a produrre luce e
calore. Si pensi ora che cosa debba succedere quando strati e strati sulla
superficie della terra si sovrappongono: l’effetto sarà una pressione enorme.
S’immaginino non solo colline, ma ca¬ tene di montagne e sommi e vasti
altipiani, e lo spessore tra il fondo degli oceani e le sublimi cime d’Asia,
d’Africa e d’America; e subito correrà al pensiero l’immenso svi¬ luppo di
calore dovuto a questa enorme compressione ; calore da liquefare la roccia più
refrattaria II Daubrée espose magnifiche esperienze di sfregamenti e pressioni
artificiali in argille ed altri corpi: onde ottenne fenomeni di meta¬ morfismo
e anche schisti dovuti al calore svolto dalla pressione. Nelle grandi masse,
osserva il Daubrée, e ove il metamorfismo si è in proporzioni enormi
sviluppato, e lontano da ogni roccia eruttiva, come ne abbiamo grandi esempi
nelle Alpi, il calore che ha provocate tali trasfor¬ mazioni, e le evoluzioni
di nuove specie mineralogiche, può essere stato svolto dalle azioni meccaniche
che subi¬ scono le roccie. Una delle più valide azioni è certamente la
compressione possibile in tutti i sensi, e tali conclu¬ sioni dell’illustre
uomo corroborano la mia opinione. Del resto lo sfregamento e l’attrito sono
modi di compressione, come tutti sanno. Il sollevamento dei terreni è
indipendente dalle eruzioni, e necessariamente le precede. Le lave escono poi
dalle fessure e si espandono alla superfìcie aerea o subacquea; e cosi avvenne
in tutti i tempi, e in ciò con¬ sentono i vulcani attuali, come le più antiche
masse gra¬ nitiche. Oramai è provato per i lavori dello stesso Studer, e
implicitamente di Scrope, di Stoppani, di Scorby, di Scheerer ed altri, che i
graniti, sieniti, gneis, porfidi, ser¬ pentini, basalti, trachiti, ecc., sono
lave e prodotti vulcanici. Quindi, se alcune di tali roccie fossero le assise
prime del consolidamento terrestre, come potrebbero essere lave, che
presuppongono acque e altre roccie anteriori? Quindi non potendo dubitare degli
effetti calorifici della compressione, testimoniati da mille e mille esperienze
e Digitized by AjOOQle - 53 - nozioni anche volgari, forza è convenire che essa
è la causa, nelle vaste accumulazioni di strati terrestri, d’uno sviluppo
enorme di calore, aumentante con l’aumentare dello spessore. Si aggiunga poi
che tale calore, trovandosi imprigionato entro e sotto gli strati, nè potendo
espandersi direttamente negli spazi liberi interplanetari, deve assu¬ mere una
tal forza di espansione da creare, per le vie di minima resistenza, sbocchi
vulcanici, o scotimenti di grandi aree, o innalzamenti e avvallamenti di
continenti, secondo che è spinto e compresso in aree chiuse e deter¬ minate,
oppure sfogantesi in altre aperte e conduttibili. Il Becquerel fece esperienze
appunto sulla varia conduttibilità degli strati per trovare la media annua di
temperatura. Quindi la progressione di calore, partendo da una media
relativamente costante di 1° G. ad ogni 32 metri circa di profondità, misura, a
parer nostro, se non erriamo, non la vicinanza graduale del nucleo, ma la forza
di compres¬ sione, commutata in calore . Ed infatti questo aumento di calore
per la compressione parmi avvenga anche nei ghiacciai, secondo la profondità e
spessore del ghiaccio stesso, come indirettamente altri avvertirono; ed il
disgelo quindi che forma il torrente tor¬ bido lungo l’asse mediano e in fondo
del ghiacciaio sa¬ rebbe dovuto non tutto al calore superiore, ma alia pres¬
sione di strati talvolta di 400 e più metri di altezza. Ad Joukutsk in Siberia,
per esempio, si scavò un pozzo di 382 piedi inglesi; e si dovette rompere nel
terreno assiderato uno strato di ghiaccio sotterraneo dell’altezza di 358
piedi. Or bene, questo strato di terreno ghiacciato offri un pro¬ gresso di
temperatura dall’alto al basso, ■ eguale ad ogni altro terreno. Eccone la
scala, in gradi centigradi sotto zero : PROFONDITÀ. TEMPERATURA 50 piedi
inglesi.— 6°, 61' 100 „ - 50 , 22 ' 150 „ — 40 , 64' 200 „ — 3°, 88' 250 jy -
3°, 34' 382 „ - 2°, 40' Digitized by Google - 54 - Donde chiaro si manifesta
che la progressione era do¬ vuta alla crescente compressione, non al calore
centrale. Accennerò anche ad altro fatto importante e generale, cioè alla
temperatura del fondo degli oceani, or resa più esatta dalle informazioni del
giro di esplorazione del Challenger (Wiville Thomson: The Atlantic, or thè
generai Results of thè Vogage of H. M. S. Challenger; Londra, 1877). Sap¬ piamo
che a non molti metri di profondità relativa, luce e calore non penetrano nelle
acque; e quindi, come spie¬ gasi la temperatura relativamente si mite del fondo
di 5, 7 e più mila metri di acque? ed in modo che vi è anche possibile la vita?
Altri l’attribui alle correnti calde che ri¬ circolano per ogni dove dall’alto
al basso, e orizzontal¬ mente nel seno dei mari; ma io credo altresì, che una
tale temperatura mite del fondo degli oceani provenga in gran parte dalla
azione dell’immensa compressione, la quale per necessità fìsica e meccanica
deve sviluppare un enorme calore, che sarebbe più sensibile, se non fosse la
grandis¬ sima potenza di assorbimento e l’immenso e facile rime- scolamento
delle acque stesse; compressione, che col ca¬ lore produce forse luce , come
altri notò, poiché a profondità ove le tenebre devono essere densissime,
rinvengonsi ani¬ mali ad occhi sviluppatissimi. E chi sa che per avventura, se
questa opinione non è troppo audace le grandi correnti oceaniche non siano
disgiunte, oltre le altre cause supe¬ riori, da questo sviluppo di calore
dovuto alle grandi com¬ pressioni ? A questa pressione con sviluppo di calore
delle acque oceaniche, fa riscontro il maggiore calore svolto dalla
compressione atmosferica, se notinsi varie altezze. È un fatto volgare che
l’aria è tanto più calda quanto più bassa, e che ascendendo si raffredda. Il Tyndall
esperimental- mente provò che l’aria dilatandosi si raffredda. Ed un tale
aumento di temperatura nell'aria più bassa tanto più è evi¬ dente doversi alla
compressione, in quanto il calorico cen¬ trale non ha nulla a che fare; come
pure è indipendente dal calore diretto superiore del sole; poiché ascendendo
dovrebbe in questo caso divenire più calda, ed invece raf¬ fredda. Digitized by
Google - 55 - Se vero è quello che io esposi molti anni sono, ed ora di nuovo
ripeto, convinto, ma senza alcuna pretensione o baldanza, allora non sarebbe
difficile spiegarci il costante rinnovamento del calore lungo le epoche
geologiche, ed il continuo alternare della superfìcie in mari e terre, ed il
perenne concitamento vulcanico; che anzi questo rinnova¬ mento non cessando
mai, poiché l’innalzamento stesso dei continenti provocherebbe a sua volta
maggiore sviluppo di calore, e quindi perenne oscillazione della crosta
dall’alto al basso e viceversa, avremmo raggiunto una cagione di perpetua cita
della terra, almeno in circostanze normali ; scuotendo così un pochino alcune
teoriche moderne che profetizzano all’universo una morte glaciale, od una equa¬
zione mortale di azioni molecolari ed atomiche. Ciò che corrobora, se il
giudizio non mi fa difetto, il mio concetto, si è la disposizione delle linee
dei vulcani attivi e spenti, che dietro gli studi di molti dotti più re¬ centi
si può cosi definire: In generale i vulcani aerei e subacquei, antichi e
moderni, sono ordinati in un sistema lineare che disegna il perimetro dei continenti.
Ed a questa regolare disposizione dei vulcani in genere si ag¬ giunga che
nell’interno dei continenti una grande depres¬ sione è concomitante con una
linea secondaria vulcanica, e che le zone vulcaniche sono parallele alle
massime ele¬ vazioni. Ora è chiaro che le grandi masse dei continenti per la
loro pressione devono generare un immenso ca¬ lore che liquefò le roccie,
promove col ricircolamento delle acque azioni chimiche, tende ad espandersi e
rompere i freni che lo costringono; e le lave ed altri effetti prodotti da
questo enorme calore, eromperanno presso a poco quindi ai piedi delle grandi
masse, alle valli, alle depres¬ sioni; poiché sono esse le vie di minima
resistenza . Così accade e accadrebbe esperimentalmente, se sovra un li¬ quido
viscoso poniamo un corpo di grande spessore, che faccia continuazione con altro
di minimo, e poi fortemente comprimiamo con questo ineguale apparato la
superfìcie liquida; questa, se costretta anche dai fianchi, romperà la
diseguale corteccia sovrapposta ove è più sottile, e vera- Digitized by LjC
)Qle - 56 - mente presso al perimetro del corpo piu resistente; che se in
alcuni casi vedonsi vulcani nell’interno dei continenti, o lungo le catene
delle alte montagne, un tale fenomeno si deve ascrivere o ad una linea di
antiche fessure in cor¬ rispondenza di vecchi e scomparsi continenti, come notò
anche il Fuchs; o al solito ad una uscita lungo una via di minima resistenza,
sia per fessure casuali, o per roccie piu facilmente erosibili. E neanche sia
obbiezione che i corpi devono cangiare stato per sprigionare calore, poiché gli
esempi abbondano in contrario. Piacemi di riportare un brano di discorso che
l’illustre Wyville Thomson, della spedizione del Challenger , tenne a Dublino,
ove è riportato un fatto da lui osservato in¬ torno alle banquises antartiche
di ghiaccio, che sembra bene spiegarsi con la mia teorica. « Si domanderà forse
(egli dice) donde proviene l’al¬ tezza uniforme delle banquises antartiche, o
in altri ter¬ mini, perchè lo spessore del bordo della calotta libera di
ghiaccio non è mai più di quattrocento metri. Dissi già che lo spessore degli
strati di ghiaccio di cui si compone una banquise , va diminuendo giù giù dalla
sommità. La regolarità di questa diminuzione prova in un modo quasi indubitabile
che tutti gli strati osservati si trovano nelle medesime condizioni, e che per
conseguenza la diminu¬ zione di spessore è dovuta ad una pressione susseguente
o a tutta altra azione esercitata sopra una serie di strati, che al momento in
cui si depongono avevano quasi lo stesso spessore. Circa 20 o 25 metri
dall’alto di una ban¬ quise, gli strati di ghiaccio, che hanno una trentina di
cen¬ timetri di spessore, benché la loro bianchezza indichi che essi contengono
una quantità d’aria considerevole...., sono durissimi, e la loro densità non è
inferiore a quella degli strati di 7 centimetri solamente, che si trovano più
pros¬ simi alla superficie del mare. Evidentemente gli strati su¬ periori sono
stati formati dalla neve che è caduta dopo che la banquise si è distaccata dal
banco di ghiaccio primi¬ tivo. Ora mi sembra che la diminuzione di spessore non
possa essere dovuta alla compressione sola, ma che una Digitized by CjOOQle -
57 - porzione della sostanza degli strati inferiori è stata tolta via. « Non è
facile vedere come la temperatura della crosta terrestre, sotto una calotta di
ghiaccio di grande spessore od estensione e per così dire permanente, si
abbasserebbe al di sotto di zero; è ben constatato che in tutte le sta¬ gioni
dell’anno, veri fiumi di acqua fangosa escono di sotto ai grandi ghiacciai che
terminano la calotta di ghiaccio della Groenlandia, e si gettano nell’Oceano
glaciale. Il ghiaccio è cattivissimo conduttore del calore, in modo che il
freddo dell’inverno non può penetrarvi a una grande profondità. La temperatura
normale della superfìcie della crosta terrestre, in tutti i punti ove non
subisce l’influenza dei cangiamenti ciclici, è certamente al di sopra di zero,
di modo che la temperatura della base della calotta di ghiaccio non deve certamente
tendere ad abbassarsi al di sotto di quella del corso di acqua che vi passa. La
pres¬ sione sugli strati inferiori di ghiaccio deve essere enorme, poiché
Vinsieme al di sopra raggiunge i 400 metri di spessore; quasi 40 chilogrammi
per centimetro quadrato. Sembra dunque probabile che la compressione alla quale
la massa di ghiaccio è sottoposta determini una azione costante di disgelo,
durante la quale una certai quantità d’acqua cola da uno strato all’altro,
finché giunga alla base di ghiaccio, e finisca per aprirsi un passaggio fra
quella e il suolo. Io credo che questa azione, o qualche altra analoga , è ciò
che impedisce l' accumulazione inde¬ finita del ghiaccio sul continente
antartico, di modo che 10 strato di ghiaccio conserva una certa uniformità: o,
in altri termini, io penso che alla temperatura nella quale esso si trova in
contatto con la superficie della crosta ter¬ restre nelle regioni antartiche
non può sopportare senza fondersi i pesi di una colonna di ghiaccio di più di
400 metri. 11 prof. Tait mi ha fatto osservare che lo spessore dello strato di
ghiaccio dipende probabilmente dalla sua super¬ ficie; come la quantità che è
fusa per la compressione , e per l’azione del calore interiore del globo, deve
dipendere dalla facilità con la quale l’acqua jpuò uscire. In ogni Digitized by
LjOOQle - 58 - modo è questo un problema molto complesso, e noi non abbiamo
forse i dati necessari a risolverlo. » Dopo letta questa relazione e i commenti
che sul fatto conseguono dell'illustre W. Thomson, la soluzione, mi sembra, si
affaccia ovvia e spontanea. L’accumulazione del ghiaccio non oltrepassa i 400
metri, perché la compres¬ sione enorme esercitata da questa massa produce, pel
ca¬ lorico conseguente, il disgelo degli strati inferiori. La ve¬ rità era balenata
anche allo stesso chiaro fìsico, accennando ira le cause del disgelo alla base
la compressione mede¬ sima. Quindi io credo che anche da questo lato prorompa
una novella prova della probabilità della mia teorica. Del resto si paragonino
i fenomeni di disgelo inferiore delle banqnises , con quelli che si manifestano
al fondo dei grandi ghiacciai alpini, e la prova riuscirà anche più evidente.
Un tale nuovo e modesto concetto, si brevemente accen nato, intorno alla
formazione e reformazione del calorico intercrostale terrestre non mi sembra
sia affatto da di¬ sprezzarsi. Certamente abbisognano altri studi, ed avrei
altri fatti da aggiungere. Già molti dal poco che ho detto possono prevedere le
conseguenze forse grandi, che ne de¬ riverebbero per la costituzione, genesi e
avvenire del si¬ stema stellare e solare: la compressione essendo effetto delia
gravitazione, e quindi fenomeno di attrazione , si aprono più vasti orizzonti
intorno alla manifestazione di luce e calorico, dovuti nell’ampio moto dell’Universo,
a questa sua massima forza. Cosi presso a poco accennava pubblicamente, e per
ri¬ cerche personali e originali sin dal 1878, sebbene sin dal 1875 ne avessi
tenuto parola con dotti amici miei: ed ora dopo vari anni la mia convinzione,
sebbene modesta e pe¬ ritosa, non si muta. Alcuni valenti fisici dichiararono
non potersi forse aver prove dirette e teoriche nello stato pre¬ sente della
meccanica di questa ipotesi, ma neppure prove contrarie. Quindi io attendo
modestamente dal tempo, se non mi sono ingannato, la conferma della mia
ipotesi. Digitized by Google IL PERIODO PRELITICO UMANO (Dalla Rivista di
Filosofia Scientifica, 1886). Non è difficile comprendere l'oggetto di questo
studio nel suo titolo, in quanto oramai divenne popolare il si¬ gnificato delle
paróle archeolitico, e neolitico nella prei¬ storia, o paleo-etnologia. La
ricerca quindi verte intorno alle condizioni psico-fisiologiche dell'uomo
innanzi all’e¬ poca archeolitica; quando cioè l’uomo era pervenuto alla
primitiva industria degli strumenti in pietra rozzamente tagliata, all’uso del
fuoco, ed a quello stato di aggregazione sociale corrispondente a quelle
industrie, ed alle nozioni intellettuali che ne potevano risultare. Questa
ricerca potrà sembrare per avventura, comecché sempre implicitamente
presupposta, folle, o senza speranza di trarne costrutto alcuno, e quasi una
fantastica utopia. Ma quando voglia riflettersi che tale riusci da prima, o
potè sembrare, il tentativo, o l’annunzio di una Preistoria, fatto, sebbene
misto ad errori, dal Boucher de Perthes; mentre per gli studi posteriori con
metodi più sicuri e per le scoperte successive in tutto il mondo, divenne una
nuova e mara- vigliosa scienza positiva, che rivelò una storia fossile ignota;
allora non parrà strano anche questo ulteriore mio proposito, e mi lusingo che
non invano avrò ricercato con lunga costanza quale dovesse essere l’uomo in
quel periodo che corse quasi dalla sua comparsa sino all’alba dell’età
archeolitica. Né con altra parola potrei indicarlo che con questa di Digitized
by LjOOQ le - 60 - prelitico, ad esprimerne il reale e piu generale carattere,
in quanto significando il non uso ancora della pietra fog¬ giata a rozzi
strumenti, limpidamente addita le condizioni quasi affatto animalesche dei
nostri progenitori, e perchè seconda alla nomenclatura delle epoche
paleoetnologiche già in corso. Che l’epoca più antica archeolitica, ove sin qui
giunse la ricerca antropologica con certezza, sia stata universale, è si chiaro
e noto, che vano riuscirebbe trattenersi a di¬ mostrarlo : imperocché essa, non
solo per tutta l’Europa barbara o anticamente civile si rivela, ma si in Asia,
Africa, America, dappertutto, o prima dei vetusti imperi, o nelle condizioni
presenti di que’ sciami selvaggi, che, alquanto perfezionata, la continuarono.
Nè varrebbe il pretesto ad impugnare la ricerca intorno ad un’epoca prelitica
umana, che della preistoria, dap¬ prima ignota, si rinvennero poi prove e
testimonianze lampanti ed irrepugnabili negli avanzi di armi di pietra,
d’utensili ed oggetti molteplici, mentre dell’epoca ove noi vogliamo inoltrarci
non è a sperare, anzi non è possibile che si trovino traccie di sorta ehe ne
attestino material¬ mente ['esistenza. Poiché se noi ci argomentiamo di muo¬
vere da quel punto, ove l’uomo ancora non possedeva in¬ dustrie, nè linguaggi,
nè cosa o arte alcuna che implichi resti reali o tradizioni, è ovvio che non si
può pretendere traccia qualsiasi, escludendole tutte di sua natura. Ma non per
questo è meno certa e necessaria la sua esistenza ; perchè sarebbe follia
davvero il credere che l’uomo sia comparso fornito, per creazione congenita, di
quelle in¬ dustrie, di quegli accorgimenti, in quella società, in cui lo trova
la preistoria nella più rozza età eziandio della pietra tagliata. Tanto varrebbe
allora logicamente — se i fatti noti, ora appunto nella preistoria, non
contraddices¬ sero — affermare risolutamente fosse stato creato capace subito
del periodo più splendido di uno dei più antichi imperi del mondo. S’impugnò, è
vero, dapprima la possibilità della prei¬ storia, quando i fatti- ancora non
costringevano a ricono- Digitized by LjOOQle - 61 - scerla : e si combattè nel
nascere per puerile paura che distruggesse la cronologia mitica sino allora in
onore: ma i contraddittori dovettero poi confessarsi vinti ; e adesso alcuno
non oserebbe negarla, e tutto al più ci si arrabatta con criteri storici ed
antropologici elastici a porla d’ac¬ cordo — tirando di qua e di là — con i
dommatici racconti delle creazioni. E per ciò — ora posso con diritto soggiun¬
gere — se non poterono più negare l’immenso periodo preistorico, e 1’affermano
i più schivi e devoti,, la logica più volgare gli trae, o gli trarrà ad
ammettere un periodo certamente enorme per lunghezza di tempo, anteriore
all’età archeolitica, ove per ora si compiacquero fermarsi, e nel quale l’uomo
necessariamente doveva esistere, sebbene non fornito d’arte, industria e
linguaggio. Ed in vero, anche i più informi strumenti di pietra, ed altri
oggetti rozzissimi, l’uso del fuoco, che presuppongono di forza una qualunque
aggregazione sociale, sono prodotti di lunga esperienza, e di ripetuti
tentativi, e prove e ri¬ prove, e non sorgono o si fanno improvvisamente senza
lungo tirocinio; ed i linguaggi, che in quella età certa¬ mente si parlavano —
poiché quelle condizioni di fatto gli presuppongono inevitabilmente — pel
cumulo delle parole da ritenersi, per l’organamento sintattico delle forme, ar¬
gomentano secoli e secoli, foneticamente e fisiologicamente, ad evolgersi e
determinarsi. Nessuno, io credo, oserebbe adesso dire che l’uomo comparisse
parlante, poiché, oltre le mille altre ragioni, essendo in questa supposizione
il linguaggio forma interna psichica necessaria, e funzione psico-organica
consustanziale alla specie, come tutti gli altri caratteri essenziali della
classe, sarebbe stato impos¬ sibile che si disbrancasse non solo in diverse
favelle, ma in vari dialetti, o potesse uno stesso linguaggio si trasfor¬ marsi
col tempo, che soltanto un’analisi costante e sottile valesse a riconoscerne la
genuina e propria derivazione. Ciò é chiarissimo, ond’è che 1’esistenza
dell’uomo in una epoca prelitica anteriore alla archeolitica non solo é inne¬
gabile, ma necessaria, come è necessaria resistenza prima del neonato e del
bambino, perché l’uomo adulto e maturo sia possibile. Digitized by LjOOQle - 62
- Ma se resistenza prelitica deiruomo è una verità per sè evidente, come ci
argomenteremo noi per dichiarare e rin¬ venire l’indole, la forma e l’esercizio
nativo della sua vita, quando si difetta necessariamente d’ogni traccia, di
qual¬ siasi avanzo materiale dell'esistenza sua ? Il nostro metodo invero non
può essere che negativo, che di eliminazione ; ma egli assume però carattere
positivo, perchè non è prodotto di arbitrarie ipotesi, ma della necessità delle
cose, onde i suoi risultati sono tanto certi, quanto quelli che derivano da
testimonianze materiali, come nella preistoria. Se in questa noi lo troviamo
già in possesso, ed anzi ar¬ tefice di strumenti intenzionalmente lavorati,
benché roz¬ zissimi, non impugnati a caso, e solo meglio adeguati all’esercizio
della sua mano, come trovansi in natura, — e si accertano — rinvenuti — della
sua vetustissima esi¬ stenza ; è altrettanto però positivo e certo che ei
dovette anteriormente traversare tempi, in cui quegli strumenti ed oggetti non
erano ancora da lui, non che fatti, pensati. Come impugnarlo? Cosi pure se gli
avanzi dei suoi fuochi ci attestano con assoluta certezza che in quell’età egli
era pervenuto alla scoperta di questo massimo fattore della civiltà; è
altrettanto evidente che dovettero correre tempi anteriormente, ove a quell’uso
non era pervenuto; e, se non è possibile non convincersi che a quella epoca
egli parlasse, è d’uopo convincersi con eguale ragione, che passarono
anteriormente secoli e secoli, ove egli non si esprimeva in linguaggio
articolato. Per tutto ciò, come è chiaro, l’autorità scientifica del metodo
d’eliminazione a formarci un’immagine delle con¬ dizioni umane prelitiche, è
cosi salda, come quella che scaturisce dall’ esame materiale dei resti
preistorici. E quindi noi possiamo in tal guisa indagare e tentare di scoprire
quelle condizioni, sicuri che non erreremo affer¬ mando i fatti, che rimangono
per l’eliminazione di quelli già noti per testimonianza reale; poiché qui
l’eliminazione, più che un metodo, è essa stessa un fatto della naturale
evoluzione dell’uomo nel mondo. Cominceremo quindi a considerare l’uomo
prelitico lon- Digitized by LjOOQle - 63 - tallissimo (siccome necessita la
legge graduale di progresso, od evoluzione psichica e fisiologica) da quella
epoca nella quale i primi strumenti si vennero artificialmente fabbri¬ cando;
ove l’arte di produrre il fuoco era trovata; il lin¬ guaggio articolato assai
svolto e composto per renderne possibili le forme per quanto semplici delle
primitive ag¬ gregazioni. Allora necessariamente qualunque lavoro, od esercizio
di offesa, o difesa per la conservazione e propa¬ gazione dell’individuo e
della specie, si effettuava con le sole membra, più adatte a ciò, del corpo, e
con quelle cure che immediatamente suggerisce l’istinto generale negli animali
; allora nè ombra pure di possibili trasformazioni o modificazioni di cose pel
fuoco — che sono straordina¬ riamente molteplici anche in selvaggie società, —
allora nessuna comunicazione per via di parola articolata, nella quale,
accumulata per lungo esercizio in organi fisiologi¬ camente svolti nel
cervello, fosse pronta materia, e alla mano per ulteriore evoluzione razionale,
e procedimento intellettuale. Solo l’uomo con le sue membra, quale stru¬ mento
di attività, senza tradizioni orali, nè di fatto, col mero linguaggio
fisiologico, comune a tutti gli animali superiori, di interiezioni, di moti, di
gesti, vivente a pic¬ coli sciami, alla guisa di quelli sociali; altra
differenza non intercedeva tra lui e altre specie zoologiche affini, ad un
certo momento della sua evoluzione, che una più coor¬ dinata disposizione delle
membra, l’incesso reso per lunga abitudine più diritto, ed un lavoro intimo nei
tessuti e ganglii del suo sistema cerebro-spinale e periferico, che andava
maturando per impulsi esterni, selezioni ed emo¬ zioni interne, un ulteriore
esercizio di funzioni che rispon¬ dessero poi a quella forma psico-fisiologica
che noi tro¬ vammo nella età archeolitica. Nè si dica — giova ripeterlo — che
queste nostre sono fantastichfe conclusioni ; poiché se nessuno può negare,
risalendo dall’epoca attuale a quelle anteriori, storiche o preistoriche, sin
dove giunse l’indagine certa per testimonianze di fatto, che l’uomo via via non
si manifesti men colto, barbaro, e nella selvaggia vita archeolitica per
ultimo: nessuno egualmente può ne- Digitized by AjOOQle - 64 - gare che movendo
da questuiti ma non si debba pervenire ad una età più vetusta, ove l’uomo non
ancora possedeva strumenti, nè fuoco, ne loquela. Se ciò non fosse, allora le
leggi di natura verrebbero a negarsi non solo, ma di per sè si sfascerebbero ;
e* la scienza non sarebbe possi¬ bile: anzi non si concepirebbe più la stessa
natura come sistema di forze armoniche e contemperantisi a vicenda. Ma qui, si
badi a ma’passi! alcuni potrebbero credere, come infatti tacitamente credono —
affermando e ricono¬ scendo pure questa verità necessaria — che l’uomo sin da
principiò, benché l’esercizio effettivo riflessivo donde in¬ dustria, arti, linguaggio,
scienza e civiltà procedono non fosse avverato, avesse però in sè tutte
compiute le dispo¬ sizioni psichiche e fisiologiche per attuarlo, quando gli
stimoli sopravvenissero; perfettamente sin da principio creato womo, come
divenne poi, ed è ora : potrebbero cre¬ dere che egli tutto e integralmente
possedesse, e soltanto Yatto motore mancasse, alla guisa di una macchina com¬
plicatissima già pezzo per pezzo composta nel suo insieme, ma in quiete : la
quale soltanto attenda il movimento di una sua parte preordinata, perchè ella
armonicamente e in tutte le sue membra incominci la sua funzione mec¬ canica.
Un tale errore è ovvio e forse comune tra la gente vol¬ gare; e per alcuni
dotti, scientificamente inorpellato, è àncora tuttora di salvamento. Ma ella è
ben misera spe¬ ranza ! La logica comune, e le leggi note e certe di natura
incalzano con la prepotente loro efficacia e luce; e dissi¬ pano spietatamente
eziandio questa ultima illusione. Ed è manifèsto. Perchè in noi un risultato
qualsiasi possa com¬ piersi ed avverarsi, necessario è che sieno e si
esercitino, organo e funzione : organo senza funzione, se sporadica¬ mente,
benché imperfetto, si mostra, rimane però senza efficacia, ed è segno di
funzione atrofizzata soltanto, come i resti delle mammelle nei maschi di molti
animali ; e funzione senza organo d’altronde non si può neppure con¬ cepire.
Quindi organo e funzione si presuppongono, in quanto la seconda non è che
l’esercizio del primo. Digitized by UjOOQle - 65 - Ma è una illusione volgare quella
di supporre che orgaìio e funzione fossero preordinati — rimanendo per sé inat¬
tivi — al risultato, prima che questo avvenga : come se quel risultato non
avesse nulla d’intrinsecamente identico con la natura dell’organo; il quale non
fosse quindi che un occasionale eccitatore di un fatto indipendente da lui e
dalla sua graduale evoluzione anteriore. Ora invece ed al contrario quello che
a noi sembra un risultato teologi¬ camente preordinato, è lo stimolo, il conato
che per im¬ pulsi visceralmente sorgenti dal suo composto in relazione con le
altre forze incidenti, pone in esercizio Porgano — ciò che dicesi allora
funzione — per necessità fisiologiche di equilibrio, o di adattamento, onde la
vita si manifesta si variamente nel mondo organico universale. Ora applicando
questi principii, che sono anche per un dilettante in biologia elementari,
aH'uomo nella sua vita di relazione, e psico-fisiologica interna, consideriamo
uno dei fatti precipui che lo distinguono dai bruti, il linguaggio, cioè,
articolato. Coloro che consentono con noi rispetto alle sue condizioni
intellettuali dell’epoca prelitica, e non negano anche il momento, ove egli non
parlava, affermano però che in lui tutto era già organicamente e psichica¬
mente disposto e pronto perchè parlasse : cioè tutti e quanti gli organi della
favella, e la complicatissima innervazione che vi corrisponde sino all’area
cerebrale ove si conchiu¬ dono, o prendono principio, e quella ove idee e suoni
hanno ora prestabilito apparato di eccitamento e conser¬ vazione. Perciò, essi
dicono, cosi stando le cose, altro, sorto l’uomo, non mancava che uno stimolo
interno, od esterno, perchè la macchina fisiologica e la psiche si com¬
movessero, ed il linguaggio articolato prorompesse. L’uomo, soggiungono in
conseguenza, parlò da prima perchè poteva parlare ; ciò che significa che sin
dal suo primo apparire come forma animale tra le altre, era perfettamente orga¬
nato e psichicamente disposto ed abile a parlare. Massima illusione questa,
ripeto : illusione che l’antica e mitica interpretazione della natura mantiene
viva anche ai nostri giorni, nonostante tanta luce di scienza, e di fatti
innegabili! VlGNOLI. 5 Digitized by L^ooQle - 66 - L’uomo — ben ciascuno se ne
capaciti — non parlò in vece perchè poteva allora parlare ; ma potè in appresso
parlare perché si sforzò in principio, quando l’evoluzione organica e psichica
lo resero possibile, di parlare ; quando per continuato esercizio e conato a
rappresentare con la voce — della quale come animale superiore aveva organi
assai evolti — emozioni ed immagini interne, venne a poco a poco a modificare e
perfezionare, inconscientemente da prima, a seconda di quello stimolo interno e
bisogno, gli organi e l’apparato vocale, e quindi la funzione. E poiché la
voce, indi parola, è il segno esterno, il gesto fonetico di una interna
emozione, di una immagine, di un coordinamento speciale successivo o simultaneo
di feno¬ meni interni od esterni; contemporaneamente all’organo della voce che
si adattava via via a questi nuovi fatti psichici, vi si collegarono anche a
poco a poco, e vi s’in¬ formarono fisiologicamente anche quelle parti
dell'encefalo e dei nervi afferenti ed efferenti, necessari a meglio defi¬ nire
le immagini, a graduare foneticamente i sentimenti che vi si riferiscono; ed a
ritenerli poi o nelle forme di¬ sgregate, od in quelle di nesso , secondo che
le associazioni interne ed esterne d’idee e di emozioni fisiologicamente
s’incorporavano stabilmente nelle cellule encefaliche. Questa è l’origine
psico-organica della parola, la quale nacque a poco a poco pel conato dell’uomo
ad estrinse¬ care nuovi e più vivi sentimenti, oltre che col gesto o linguaggio
fisiologico, con la voce ; risultato — si badi — non concepito e
artificialmente voluto a priori ; ma rag¬ giunto pei stimoli biologici
naturali, ed a soddisfazione di un bisogno. Considerare la parola come funzione
psi¬ chica preordinata, ed organicamente nella sua integrità potenziale già
disposta d’apparato nell’uomo, prima che la parola effettivamente vada
evolgendosi, è tale errore, che, generalizzato, come dovrebbesi, a tutte le
altre fun¬ zioni, distruggerebbe tutta quanta la scienza della fisio¬ logia non
solo umana, ma del mondo organico universale; ed è un assurdo sì grande, che
veramente non si può neanche pensare, da tutti quelli che appena conoscono gli
Digitized by CjOOQle elementi della biologia. Si può pensare certamente una
macchina, da noi composta ad uno scopo preeoneepito , che sia un organo
ordinato ad una funzione, il di cui esercizio dipende da noi — e le di cui parti
staccate e indi unite meccanicamente, non hanno la necessaria con¬ nessione di
un tutto evolto per intima virtù biologica — ed i cui prodotti artificiali sono
del tutto e per materia e per forma estrinseci affatto alla macchina stessa : e
si può appunto pensare perchè siamo noi che industrialmente coordiniamo allo
scopo, il quale esiste da per sè e da prima indipendente affatto dalla natura e
dal sistema della macchina stessa ; ma non si può pensare assolutamente tutto e
quanto l’ordinamento ed apparato psico-fisiologico vocale umano, nel quale sia
già potenzialmente delineato sin da principio, a cosi dire, il sistema fonetico
e psichico del linguaggio, prima che la parola sia già risuonata e composta
(l). Se per avventura alcuno volesse supporre il contrario, sarebbe vittima di
una allucinazione mentale ; potrà esprimere, non v’ha dubbio, verbalmente un
tale giudizio, ma le parole non avranno alcun significato per la natura :
perchè si verrebbe a dire che una cosa sia prima di esistere. Gli organi vocali
interni ed esterni nella loro integrale e psico-fisiologica composizione,
vennero di pari passo ed a poco a poco evolgendosi con lo svolgersi della
parola, nel continuo conato ad impersonare, in un suono determinato, quanto via
via veniva meglio determi¬ nandosi psichicamente, una immagine, una emozione,
un rapporto tra cose osservate, e paragonate in quiete, e nel movimento. La
glottologia, divenuta, e che vie più sag¬ giamente diverrà scienza naturale,
già mostrò, e sta di¬ mostrando come gradatamente sorse la radice, e le radici
(1) Se alcuno ingenuamente ci opponesse che i sordo-muti non par¬ lano,
possedendo pure tutti gli organi e l’innervazione loro per la pa¬ rola, si può
subito togliere questa volgare obiezione, osservando che il sordo-muto possiede
tutti gli organi vocali per eredità specifica : ed è un mero accidente se non
vengono esercitati. L uomo non incominciò con quel sordomuto. Digitized by
L^ooQle - 68 - si connessero, o si agglutinarono, o si fusero, scomponendo le
forme posteriori con acutissima analisi ; onde si scopre il genuino svolgersi e
costituirsi del pensiero e della pa¬ rola: procedimento che in più materiale
modo ora si scopre eziandio nella creazione e trasformazione delle scritture.
Ma l’uomo prelitico non avrebbe però potuto determi¬ narsi da principio al
conato di significare pei suoni inten¬ zionalmente immagini, emozioni, scopi da
raggiungere, comunicando reciprocamente con gli altri, se già per una sequela
lenta di modificazioni complicate del sistema intero — encefalico,
perifericonerveo e muscolare — nel modo che io dichiarerò in un mio libro «
Fisiologia della rifles¬ sione » — non si fossero effettuate nuove ed opportune
condizioni fisiologiche, onde le immagini e le emozioni potessero
volontariamente essere osservate nell’intuito interno, anche allora che
l'esemplare esterno, o il senso interno fossero rimossi o cessati. Il quale
procedimento intellettivo è pur quello in verità, che costituisce poi, meglio
perfezionato, la differenza razionale tra l’uomo ed il bruto. Senza questa
anteriore elaborazione dello stru¬ mento psico-fisiologico dell'encefalo — a
cui certamente prende parte, e n’è o stimolatore tutto quanto l’organismo —
conato a parlare non sarebbe stato possibile : chè i bruti rimangono al disotto
dell’uomo intellettualmente appunto perchè in essi perdura soltanto il
linguaggio specifico e fisiologico di voci inarticolate, di strida, di lamenti,
di canti o di segni mimici, come il moto della bocca, degli occhi, di tutta la
faccia, degli orecchi, dei peli, penne, coda e via discorrendo, che sempre
esprimono emozioni, e passioni, e raramente segni non di idee particolari in¬
dividuate con voce, ma di eccitamento ad un gruppo di moti, o fatti sociali,
per esempio di fuga, di partenza, di comune lavoro. Ora, quando l’uomo sente il
bisogno reci¬ procamente di rappresentare ad altrui una immagine de¬ terminata
e passata, o rapporti di successione e coesistenza d’immagini, che il
linguaggio animale fisiologico comune non é atto assolutamente a manifestare, e
sforza i suoi organi vocali a suoni definiti che simboleggino quelle Digitized
by LjOOQ le - 69 - immagini, egli valicò il limite del linguaggio puramente
fisiologico, ed entrò nell’àmbito di quello articolato, che corrisponde
all’atto primo riflessivo, ed alla evoluzione a ciò necessaria degli organi
fisiologici della parola. Quindi il conato alla parola coincide col conato a
pen¬ sare riflessivamente , che indi procedono insieme, l'uno riagendo
sull’altro, e perfezionandosi a vicenda. E che ciò sia, ci è prova appunto
l’evidente perfettibilità intellettuale e sociale dell’uomo; la quale
perfettibilità, rampolla dal più largo, spedito ed abile esercizio dell’arte
riflessiva del pensiero ; e dal più spedito e facile modo di comunicazione pei
segni vocali e grafici tra gli uomini. In conseguenza noi potremo risolutamente
affermare che anteriormente alla età areheolitica corse un lunghissimo spazio
di secoli, nel quale l’uomo da principio nè parlava, nè rifletteva
esplicitamente — secondo il significato ordinario di queste parole — e
addivenne in seguito ad un periodo, ove, per evoluzione intrinseca del suo
intero sistema nervoso, e d’organi appropriati, s’iniziò il conato alla
riflessione ed alla parola, che ne fermasse foneticamente i prodotti in comune.
Ed al solito noi non diremo, come si usa dire, o si crede opportuno di dire,
che l’uomo rifletté o ripensò i dati della coscienza animale anteriore, perché
sin da prin¬ cipio poteva riflettere e ripensarli — radice della scienza — ma
bensì che egli potè poi riflettere e ripensarli, perchè ad un dato momento, per
la evoluzione graduata fisiolo¬ gica, si sforzò di ritenere volontariamente e
rimuginare immagini ed emozioni, estraendole dal complesso delle altre, dalle
non più presenti e passate, ed a soddisfazione di bisogni nuovi psichici . E
poiché quando tali conati incominciarono, soltanto allora può dirsi che Yuomo
veramente incominci, cosi noi ci fermeremo a considerarlo a questo fenomeno,
che è il più importante nella sua storia. Lo Spencer nel suo trattato di sociologia
descrisse, con quel sapere ed ingegno grandissimi che risplendono in tutte le
opere sue, le idee e i sentimenti primitivi dell’uomo della natura: nè tale
studio altri poteva farlo con maggiore Digitteed by LjOOQle - 70 - verità e
competenza ; ma egli descrisse questo stato proto¬ psichico umano nell'epoca,
in cui l’uomo già possedeva industrie, fuoco, linguaggi, ed una sufficiente
aggregazione sociale. Noi invece dobbiamo risalire ben più innanzi per
tratteggiare la forma veramente primitiva, patointellettuale umana, quando cioè
nè industrie, nè linguaggi, per quanto rozzissimi, esistevano, ma tendevano a
prodursi: quando l’animale appena appena cominciava a divenire uomo. Nè si
corre rischio di errore asserendo che la diversità intel¬ lettiva e sociale tra
l’uomo prelitico e quello archeoìitico a questo momento, si palesava
immensamente più recisa e profonda che tra quest’ultimo e l’uomo presente. Onde
scorgesi quanto sia importante determinare lo stato vera¬ mente primitivo della
ragione incipienle. Un tale stato psico-fisiologico dobbiamo figurarcelo posto
tra quello dell’animale che va evolgendosi ulteriormente, e quello riflessivo
che insensibilmente si effettui : qualche cosa ancora di neutro, di vago,
d’indefinito tra l'animale e l'uomo. Non possiamo infatti considerare l’uomo in
questo primo grado di trasformazione psico-fisiologica intellet¬ tualmente
eguale, sia, da una parte, all’animale anteriore, sia all’uomo già evolto, e
dalla esperienza propria ed ere¬ ditaria educato posteriormente nei limiti
eziandio dell’epoca archeolitica ; poiché qui egli non è più realmente nelle
condizioni della prima epoca, nè ancora d’altronde potè usufruire e
vantaggiarsi di tutte le nuove conquiste, dovute alla seconda. In complesso,
egli viveva ancora per entro il mondo delle percezioni, immagini, emozioni,
esercizio psichico spontaneo dell’animale, modificandone però qua e là, pel
conato di riflettere e parlare, la nozione o l’in¬ terpretazione; ma tuttora
però, quale un barlume nuovo, di cui non si rendeva conto con proposito
deliberato. Una innovazione avveniva a poco a poco intellettualmente ri¬ spetto
a sé, alle idee, ai sentimenti, ed al mondo ambiente. Così, a modo di esempio,
la rappresentazione del mondo fìsico, non raggiunto il concetto di un tutto
ordinato, si limitava ad un fantasma di un luogo e tempo determinati e
presenti, a tutto ciò infine che fosse compreso nell’àm- Digitized by Google -
71 - bito visivo della sua immutabile dimora; non distinguendo la terra dal
cielo, o quel frammento di cielo e terra che attualmente osservava : il quale
frammento per lui era ben limitato, poiché i rapporti reali delle cose gli
erano ignoti, come le misure, i calcoli, i paragoni cercati: e reale il fatto
solo presente e quale appariva alla vista. Quindi nessuna idea del mondo, delle
sue parti, delle sue leggi; nè della terra, alla guisa stessa degli animali su¬
periori. Certamente si rappresentava nella sua capacità sensitiva la
molteplicità e varietà dei fenomeni, e impli¬ citamente ne intuiva gli effetti
ed i modi diversi, in ispecie rispetto a sé ; o ne aveva riproduzione
mneumonica nella loro assenza, in virtù però di stimoli accidentali e per
associazione, non come oggetti spontaneamente preposti al pensiero osservatore.
Indi difetto di riflessiva nozione di tempo con ordinata misura, e soltanto
successione inde¬ finita e sciolta di fenomeni, o della loro coesistenza; e per
conseguenza nessuna idea di evoluzione di cose e di tra¬ dizioni specifiche,
poiché in quell’epoca, non elaborato il mitico sentimento d’oltre tomba, anche
remozione reli¬ giosa, anche la memoria dei morti o dei luoghi ove l’uomo
accidentalmente spirava, ogni nozione di storia era im¬ possibile. Immagini
limitatissime di luoghi e di forme e di fenomeni di successione o di
coesistenza, come mobili scene e raramente rievocate; emozioni piacevoli o
dolo¬ rose quasi esclusivamente fisiologiche, rappresentazioni di cose che
valessero a conservare la vita individuale e specifica : intervalli di lotte e
di riposi, senza una nozione direttrice per lo avvenire, nò ricordo utile delle
generazioni passate, tale era il mondo intellettuale e di emozioni degli uomini
prelitici. Togliete all’uomo la parola e l’arte rifles¬ siva che la evolge,
toglietegli quindi ogni barlume di storia, d’industria, e necessariamente
rimarrà solo ciò che io venni rapidamente dichiarando. E questa invero è
l’indole della intelligenza e della vita animale, che io minutamente analizzai
in altra mia opero (1). Ma, ripeto, questa identità (1) Vignoli, Della Legge
fondamentale della intelligenza nel Regno ani¬ male. Milano, Ediz. Dumolard,
1879. Digitized by Google - 72 - tra l’uomo ed il bruto non si verifica più,
quando, come noi facciamo, consideriamo l'uomo nel momento che, per evoluzione
anteriore psico-organica, si sforza a poter par¬ lare, poiché si sforzò a poter
riflettere o a ripensare deli- beratamente il contenuto del mondo delle sue
percezioni. Quindi, se per una parte questa forma della sua vita sen¬ sitiva e
morale simile all’animale perdura, pure fatti nuovi intervengono che la
modificano. Lo sforzo a significare in un suono vocale determinato una
immagine, o una emo¬ zione, o un ordine di movimenti, manifesta che già egli
potè ripensare la immagine o l’emozione per sé stessa; e, comunicandola, egli
l’estraeva dall'ordine materiale com¬ plessivo o dal tempo in cui a lui si
palesò o si compiva; onde s’inizia Yavvertita duplicità del mondo delle cose e
quella delle immagini ed emozioni ricordate . Mentre però di quando in quando
immagini ripensate si idealizzano e restano nella memoria segnate dal simbolo
fonetico nel quale egli si argomentò di estrinsecarle, comunicandole, e può
rievocarle ora a suo talento, seguita contempora¬ neamente e in gran parte
l’anteriore esercizio implicito del pensiero animale. Onde, sebbene l’obbiettiva
realità e la distinzione della propria personalità dalle altre cose, si avvìi a
più chiara ed esplicita nozione, la confusione an¬ teriore generale persevera:
e se il fantasma di causa in¬ comincia a balenare tramezzo a quelli di
successione nei fenomeni, esso viene però miticamente interpretato, obbiet-
tivando egli la propria attività nelle cose, come mostrai nel mio libro « Mito
e Scienza ». Onde, per tutto questo periodo, che dovette essere estremamente
lungo, nessuna idea religiosa propriamente detta, nessuna d’ordine cosmico,
nessuna di morale e giuridico indirizzo, nessuna di pro¬ prietà, tranne
dell’oggetto di che attualmente fosse in possesso. Ma poiché l’interno sforzo
del ripensare a volontà il contenuto delle percezioni ed emozioni passate, e
quello dell’associazione del suono alle idee già individuate inco¬ minciava,
cosi la possibilità del paragone tra le cose — paragone ora esplicito — nasceva
e cresceva; processo Digitized by LjOOQle - 73 - reso meno arduo dall’alterna
comunicazione con altri, che intendevano al medesimo scopo. Nè, per allora, il
giudizio comparativo poteva innalzarsi al di sopra degli oggetti e dei fatti
ordinari e materiali, e riguardava necessaria¬ mente i fenomeni o le cose che
immediatamente eccitavano o soddisfacevano i bisogni. Dal paragone, quindi,
dalla imitazione dell’opera della mano, dei piedi, dello intero corpo, come
strumenti meccanici e di leva sulle cose, dalle molteplici forme d’organi e
d’industrie d’altri animali, l’uomo tentò l’uso dei primi strumenti meccanici,
i quali da prima non potevano essere che quei corpi di varia sorta o natura,
che, senza lavoro preliminare, accrescevano l’ef¬ ficacia delle sue mani e
divenivano — germe di tutte le industrie meravigliose future — ripensati
strumenti mec¬ canici per raggiungere un fine voluto e nuovo sovente. Onde,
com’era in questa prima epoca della evoluzione riflessiva, ancor vaga
l’immagine o l’idea ripensata e in¬ determinato ancora il segno fonetico che vi
corrispondeva così informe, e soltanto raccolto, e non artificialmente la¬
vorato, fu lo strumento meccanico in aiuto delle sue mani. Quanto poi resulti
necessario Vesplicito paragone ripen¬ sato delle cose per il perfezionamento
ulteriore dello stru¬ mento in genere, rilevasi luminosamente dall’impotenza della
scimmia antropomorfica, ad effettuarlo: la quale benché abbia mani, e viva da
sterminate età geologiche, pure non oltrepassò l’uso, e non frequente, di
pietre, od altro oggetto per qualsiasi suo bisogno; pietre ed oggetti quali si
trovano in natura. L’uomo stesso, prima che l’arte cogitativa lo educasse
veramente a foggiare forme varie atte a varii scopi, o bisogni, le pietre, od
altri oggetti che greggi trovava in natura, per lunghissima età, una tale sua
preeminenza sugli altri animali congeneri la esercitò a scegliere con maggiore
discernimento tra gli oggetti che la natura gli offriva, quegli più adatti ; e
scegliendoli non solo per uno scopo immediato, ma come mezzo — conservati — di
future operazioni; il primo fatto forse di proprietà, che non riguardasse un
oggetto di consumo presente. Digitized by Google - 74 - Tale fu dunque — e tale
per necessità di natura, non per ipotesi arbitraria — lo stato dell’uomo
pre-archeolitico psichicamente e praticamente, che noi con soverchia ra¬ pidità
forse, come articolo di Rivista, cercammo di chia¬ rire. Vedasi quanto un tale
stato sia lontano da quello poi dell’uomo neir epoca archeolitica nella quale
varii strumenti a molteplici usi erano già artificialmente abboz¬ zati, varie
industrie tentate, aggregazioni poi assai ampliate, il fuoco scoperto e
largamente adoperato, i linguaggi oramai assai organati, esperienze accumulate
e trasmesse, il senso estetico eccitato, e certamente un principio di fantasma
religioso comparso. Quale cumulo di prodotti intellettivi e meccanici ! e quale
distanza dai primi al¬ bori dell’ uomo prelitico ! — Il Boscimano fu meno lon¬
tano dalla maravigliosa civiltà del primo impero dei Faraoni. Or si pensi
all’enorme numero di secoli trascorsi ne¬ cessariamente dall'uomo prelitico, a quello
archeolitico, che si giudica da tutti oramai si vetustissimo che tocca i tempi
geologici ! E si vorrebbe torre dalla storia dell’uomo il suo periodo
certamente più largo ! poiché tra le epoche geologiche e quelle umane corre una
analoga proporzione, l’epoca prima paleozoica (non parlando di quella, cosi
enorme per lo spessore di cui si compone, azoica), di fronte alla secondaria e
terziaria, sta — analogamente s’intende — come la prelitica a tutte le altre
consecutive. La potenza organica, cosi, della natura lentamente si svolse lungo
le età della terra, e per lunghi conati e forme strane prima di giungere a
quelle più perfette relativamente, e ad una evoluzione più rapida e spedita :
nella guisa stessa l'uomo trascorse un tempo enorme nella primitiva e la¬
boriosa sua evoluzione razionale, prima di pervenire a quel momento felice di
artifizio intellettuale e meccanico, che con maggiore rapidità doveva condurlo
alle civiltà posteriori. Digitized by LjOOQ le - 75 - Come e perchè tra le
forme molteplici degli animali superiori si evolse l’uomo, e quando ? Nessuno
per ora con certezza può dirlo. Ciò che è certo ed innegabile — che che dicano
e per quanto si arrabbattino altre scuole — egli è questo, che egli si evolse
da anteriori specie; che il tempo della sua vita sulla terra è estremamente
lungo; e che innanzi l’epoca archeolitica, ne corse una molto più antica. Molte
e varie senza dubbio furono le cagioni della trasformazione della nostra
specie, e della nuova potenza intellettuale, e della forma stessa anatomo-
fìsiologica interna ed esterna. I grandi rivolgimenti geo¬ logici, lenti, ed in
aree determinate talvolta improvvisi, prodotti dal movimento dei Poli di
rotazione, come splen¬ didamente dichiarò l’illustre Schiapparelli, e dal
rinascente calore intercrostale tellurico (come io dimostrai in questa stessa «
Rivista » ed altrove) teorica che va rafforzandosi ogni giorno, e testé
accresciuta indirettamente di prove dal lavoro sul metamorfismo regionale del
chiaro geologo Prestwich (1) e per virtù di selezioni, di accantonamenti di
varie specie, possono avere indotto mutamenti e modi- cazioni grandissime per
mutabilità di ambiente e condi¬ zioni climatiche graduate, e rapide, nelle
forme interne ed esterne di quelle specie, donde l’uomo si evolse. L’avvenire
prepara certo straordinarie sorprese; per quanto sembri che la geologia,
paleontologia, zoologia, e biologia in ge¬ nere sieno prodigiosamente avanzate,
io credo fermamente che verranno col tempo rinnovate da scoperte meravigliose ;
e che molte teoriche biologiche e antropologiche che si stimano definitive,
saranno profondamente modificate, ed altri ed altri orizzonti appariranno, che
or non si sup¬ pongono neppure. (1) Il Mollet ed il Prestwich dicono in
sostanza posteriormente a me, clic il calore “ si produce nella profondità del
suolo per la trasformazione; in calore del lavoro meccanico della compressione,
e dello schiacciamento degli strati profondi da queUi superficiali *. Io nella
mia teorica non volli infatti provare che questo — e mi basta. Digitized by
Google Digitized by Google A PROPOSITO DEL SAGGIO DI UN PROGRAMMA CRITICO DI
SOCIOLOGIA (Dai Rendiconti del R. Istituto Lombardo, 1888). Comechè nelle
antiche età e nelle susseguenti possano rinvenirsi cenni parziali, e ricerche,
o inconscia divina¬ zione di questa nuova scienza « La Sociologia »; pure per
deliberato proposito, e piena consapevolezza di sé e della sua indole propria,
appari negli studi di Augusto Gomte. In appresso venne, con più o meno ardore e
profitto, col¬ tivata e arricchita d’àmbito e di elementi si può dire in ogni
nazione civile, ed in Italia pure — patria di Vico e Romagnosi — ebbe ed ha
studiosi di molto valore. Basti accennare allo Schiattarella, al Siciliani, al
Boccardo, al Gognetti De Martiis, al Gabba, al Colajanni, al Ferri, al Sergi,
al nostro Vanni, ed altri, perchè ognuno si persuada che non rimanemmo
inoperosi, nè senza gloria, in questo nobilissimo arringo. Ma se i cultori in
genere di questa ardua disciplina furono e sono non pochi, ed illustri, essa
rimane ancora, per quanto ci si argomenti di dichiararne la genesi, i limiti,
il contenuto, il metodo e lo scopo, in¬ certa in tutte queste sue parti
accennate. Nè deve stupir¬ sene : tale fu sempre e sarà il destino d’ogni nuova
scienza : perchè sè l’intuizione primitiva della sua indole, spicca vigorosa
nel pensiero, e l’ingegno profondamente la sente, pure a determinarsi
logicamente fra tutte le altre anteriori Digitized by LjOOQle - 78 - e
contemporanee, ad uscire dal vago della divinazione, a segnarne le molteplici
cause e attinenze storiche, a di¬ stinguerne gli elementi essenziali, a
dirigerla a meta pre¬ cisa, é lavoro poderoso, arduo, lunghissimo: alle
difficoltà intrinseche del nuovo studio si aggiungono i pregiudizi scientifici
contemporanei — chè la scienza, come il sapere volgare, ne ha molti — le
tradizioni delle diverse scuole, e, forse il maggiore ostacolo, la fretta
soverchia di or¬ ganamento definitivo, che spinge, agita, e turba i suoi
cultori. E per questa scienza le difficoltà sono ancora più grandi e
molteplici; sia per la immane comprensione sua, sia per i rapporti intimi e
organici svariatissimi che la collegano e stringono con tutte le discipline
fìsiche, biologiche e morali ; direi, con l’intera enciclopedia del sapere.
Infatti se essa non è, e non può essere, ciascuna di queste, da ciascuna però
trae i suoi elementi, e vi si associa, riassu¬ mendoli tutti, non in sommario
inorganico, ma in consu¬ stanziale unità vivente, come fiore prodotto da tutte
le energie biologiche della pianta, che poi orna e rigenera. L’uomo è persona
fìsio-psichica, onde la parentela in¬ trinseca col mondo inorganico, organico
ed animale; e ciò non solo per la possibilità della sua vita individuale, ma
sibbene sociale ; in quanto, come è noto, alla spontaneità innegabile de’suoi
atti si aggiungono — nelle forme sociali che può assumere quale animale — la
virtù efficacissima dell’ambiente e d’ogni forza incidente del mondo. Inoltre
nell’uomo che riassume tutte quante le qualità e necessità del regno animale,
si svolge e si esercita la razionalità d’atti individuali e sociali — carattere
suo proprio — onde s’ingrada più alto, che non è il sottoposto, da dove visce¬
ralmente procede. Il qual fatto psichico, ingenerando la scienza , crea
l’indissolubilità della sua sintesi universale nelle condizioni, nelle forme e
nella evoluzione sociale della sua vita. Questa superiore operosità
intellettiva, e gli ordini dei fatti sociali che ne provengono, venne dallo
Spencer in fondo e propriamente nell’umanità detta ap¬ punto superorganica . Ma
se questa parola può notare con Digitized by Google - 79 - chiarezza che la
vita psico-sociale dell’uomo è superiore a quella corrispondente di tutte le
altre specie, non mi sembra però scientificamente esatta: poiché nel senso
stesso dello Spencer possono dirsi superorganici gli atti medesimi psichici
degli animali inferiori, in quanto non meramente biologici ; e perchè — ed è
anche più impor¬ tante — ciò varrebbe a far supporre che il fatto psico¬
sociale, umano o animale, sia quasi fondamentalmente separato da quello
fisiologico — donde erompe, e vi è indissolubilmente associato — e componga un
mondo a cosi dire di atti, fatti, e ordini sociali assolutamente estranei alle
necessità, predisposizioni, ed efficacia fisiologici. Il che sarebbe, a dir
vero, un errore grossolano e funesto, e ci ricondurrebbe all'antico dualismo
scolastico, ed al mondo fantastico degli a priori . Onde mi sembra a dile¬
guare gli equivoci — nei quali non s’implica certamente la vasta mente e serena
dello Spencer —• e a distinguere, non separandole, le cose, opportuno di
tralasciare quel termine di superorganico in sociologia, e di usare quello più
ovvio, ma verissimo, di razionale, od umana sempli¬ cemente, come ben dichiarò
il Vanni ; poiché realmente gli atti psichici e sociali nostri si distinguono
(non si se¬ parano) da quelli animali per la loro razionalità. Dire sociologia
umana basta a contrassegnarla subito da quella animale ; quale però ne è a sua
volta il fondamento e la preparazione nella generale evoluzione delle specie.
Anche è da considerare a questo proposito, per chiarire meglio il mio concetto,
come nella guisa stessa che fu possibile, e realmente si costituì una scienza
di psicologia comparativa, l’uomo compreso, ma in questo con caratteri speciali
e distinti, non separati da tutte le forme, e l’eser¬ cizio particolare della
psiche nel regno animale inferiore ; cosi è possibile, e realmente si
costituirà la scienza della sociologia comparativa, l’umana compresa, ma questa
con caratteri speciali e distinti, non separati, medesimamente, da tutte le
forme, e gli esercizi particolari di tutte le so¬ cietà animali inferiori. In
altro lavoro, io notai e com¬ provai come la psiche — intesa nel suo complesso
anche Digitized by Google - 80 - biologico — in ogni specie abbia indole e
qualità sue proprie : onde ciascuna segna una psicologia a parte. La psicologia
comparativa trae appunto la sua vastità, la sua dovizia, e lume intenso da
questa molteplicità indefinita di forme, a causa della molteplicità indefinita
delle specie ove si attuò, e si manifesta. La psicologia umana quindi, che ha
rapporti essenziali, ed anche identità parziali con tutte le altre speciali,
assume indole e potenza propria, non veramente per nuove facoltà rispetto a
quella degli animali superiori, ma per un atto riflessivo particolaris¬ simo —•
checché ne dicano o vogliano dire — onde da animale uomo divenne, quando
condizioni biologiche lo consentirono. Il Gioberti stesso, che prima procedeva
con metodo, intendimenti e dottrina sì diversamente da noi, disse : la
conoscenza riflessiva (propria dell’uomo) essere il sentimento della intuitiva
(propria degli animali) (1). Così avviene che la psicologia umana, mentre nelle
radici, nel tronco e nelle ramora s’identifica per intima essenza, e parzialmente
talvolta, con quelle particolari d’ogni specie, se ne distingue poi per gli
effetti prodotti mediante un atto intrinseco fìsio-psichico, in modo tanto
meraviglioso: onde non é lecito confonderla con quella di ciascuna specie, ed è
di tanto superiore a tutte. Le specie animali dalle infime alle supreme in modo
semplicissimo, o più o meno complesso, e in guise svariatissime, sono in gran
parte sociali, o effettuano una forma qualunque di convivenza. Ora se tali
società, massimamente nelle infime, s’informano e secondano più profondamente
alle necessità biologiche, pure anche in queste il senso già sorto nel
semplicissimo individuo, induce il conato e la coordinazione' di moti ad un
fine, che hanno innegabile efficacia, comecché minima, sull’indole generale di
tali associazioni. E via via che gli individui acquistano più separata persona,
e libertà di movimenti, e più alacre intelligenza per esperienze più late e
fatte per diverse fonti, anche la spontaneità e la (1) E d’altra parte allora
il celebre fisiologo G. Muller di Berlino chia¬ mava questo replicamento, od
atto — Logos. Digitized by Google - 81 - reazione sulle cose, e sulle stesse
leggi biologiche aumenta, e le società che indi ne provengono, assumono forme
di¬ stinte e più libere. In tale maniera noi possiamo studiare tutti questi
modi sociali si diversi nelle diverse specie, e costituire la scienza della
Sociologia comparativa, nella quale sarà compreso l’uomo : ma allora con quella
distin¬ zione fondamentale, come avvenne nella Psicologia gene¬ rale ; e
basterà dire, a contrassegnarla. Sociologia umana. La Sociologia adunque mentre
comprende in sé tutti gli elementi fìsio-intellettuali e affettivi, onde si
compone Lucano individuo e sociale, e per conseguenza tutte e quante le scienze
che in lui si appuntano, dalle fìsiche, biologiche, alle morali e civili, si
distingue da tutte, e s’impersona in una speciale, sebbene per indole sua
propria, universa¬ lissima. Il fatto solo ch’ella è venuta per ultimo,
testimonia che da tutte procede; per cospirazione nativa di tutte se n’ebbe da
prima la intuizione, e si tentò e si tenta ora di costituirla in organismo
razionale. La qual cosa basta a comprendere la somma difficoltà di una simile
disciplina, tanto comprensiva, e non d’idee e di principii astratti, come fu
costume dello metafisiche, ma si d’idee e di fatti, es¬ sendo essa per
eccellenza una scienza mista. Ma qui non sta tutta la malagevolezza della
impresa : chè per i nuovi incrementi del sapere obiettivo, e le molteplici sue
forme subiettive, trovandosi le scienze in un momento di massima confusione
rispetto ai limiti, agli scopi, all’essenza, alle interpretazioni, che dei
fenomeni tutti quanti offrono, o stimano offrire con reciproca vivacità le
diverse scuole, che si abbarbicano all’antico, o s’infatuano del moderno,
riesce sommamente difficile posarsi sovra fondamenti si¬ curi, e principii che
altri consideri assiomatici ; e secondo questi poi determinare l’indole e il
contenuto, in modo indiscutibile della Sociologia. La crisi generale d’ogni
ordine intellettuale religioso, morale e civile ed economico, che agita ed
affanna l’uma¬ nità presente, tormenta pure, ed anzi vi si riflette natural¬
mente e con vigorosa efficacia, questa scienza; onde chi studia i libri e i
lavori che intorno alla sua costituzione VlGNOLI. Digitized by Google 6 82 -
vennero e vengono, con abbondanza non sempre eletta, alla luce, si perde in un
labirinto di opinioni, giudizi e sistemi, che quasi farebbero — dico farebbero
ai deboli di mente — credere tale disciplina un vaneggiamento, una utopia
fantastica di visionari. A porre rimedio ad una tale confusione, ben provvide e
tentò dal canto suo il chia¬ rissimo prof. Vanni con un Saggio, per ora, di
Programma critico di Sociologia. A distrigare questa immane matassa, e
argomentarsi di porre ordine nella confusione delle sue mosse, metodo e
contenuto, e temperare anche qualche baldanza di scuola e d’intendimenti, ben
pensò il Vanni di cimentare principii, metodo e contenuto della Sociologia, che
sin qui in modo si vario, e, si dica pure, con confu¬ sione venne trattata, al
crogiolo della critica, e sottoporre a revisione analitica i suoi elementi
costitutivi. E per quanto un tale lavoro non sia, come l'autore annuncia, che
un breve saggio, pure a parer mio, conduce a feconde conseguenze. Imperocché
egli con sagacia e sapere ade¬ guato, imprende a distinguere questa scienza da
tutte le altre, a determinare la genesi e il contenuto proprio, osteg¬ giando e
sovente vittoriosamente sfatando non solo l’affer¬ mazione dommatica di alcuni,
ma si l’empirica e sover¬ chiamente naturalistica di altri. Egli cerca ed
espone con chiarezza quale ne debba essere il metodo, e con evidenza poi la
individua, e la trae dalla confusione metafìsica, o biologica, ove si riusci a
renderla vana, o un paragrafo fisiologico. E se non avesse ottenuto altro che
questo, che cioè, questa scienza, nonostante la brillante sua fase sin qui, è
ben lungi d’essere costituita, e si trova di necessità ai suoi primordi
incerti, e allo stato embriogenico, avrebbe già ben meritato del sapere:
rintuzzando certi entusiasmi che guastano meglio che giovare in qualsiasi
disciplina ; poiché mentre ispirano temerità nei giovani, e fede nei facili
allori, inducono ripugnanza, o scetticismo in altri — e sono il maggior numero
— che non hanno sufficienti studi per discernere nella realtà di questa scienza
l'errore soggettivo che la deturpa, la scredita. A me la lettura di questo
saggio, e di altri dello stesso autore, che hanno Digitized by AjOOQle 83 -
attinenze con la Sociologia, diè viva soddisfazione, perchè da lunghi anni vo
predicando che la natura non è identità assoluta nelle sue forme, nè
separazione assoluta ; ma al contrario tutto, forme ed esercizi, sono distinti,
e realtà Tindividuo; senza però discontinuità fondamentale. Uno degli errori
perciò più comuni, che procede in parte dal prodigioso avanzamento e vastità
delle scienze natu¬ rali, e quindi dell’indirizzo che visceralmente ne proviene
alle intelligenze, si è quello di confondere la Sociologia con la biologia, o
meglio affermare che veramente quella sia un capitolo della seconda,
considerata nella evoluzione generale della vita psico-organica. Il Vanni con
valore combatte un tal presupposto assoluto, che vuole divenire dottrina : ed
io consiglio quelli che non si compiacciono di parole e metafore, a meditare il
suo scritto. Io pure da lungo tempo ho tentato di dileguare questo errore,
comecché sia corroborato da ingegni sommi e forniti di largo sa¬ pere :
imperocché mentre non ho mai nei miei lavori se¬ parato l'uomo dal regno
animale, e questo da quello or¬ ganico generale, e dallo stesso inorganico cosi
detto, insistetti sempre d’altronde, e come meglio seppi e poteva, sulla
fondamentale distinzione dell’uomo deliWbratamente riflessivo, dall’animale
meramente intelligente. Onde un ordine razionale d’atti mentali e di fatti
sociali, che si graduano luminosamente da quelli propri degli animali
inferiori. Che gli animali sieno intelligenti, e da fatto a fatto empiricamente
ed implicitamente giudichino e trag¬ gano pratiche*conseguenze, chi può osare
oramai negarlo ? Da quasi trent’anni, e quando in genere, — vedete umane
contraddizioni ! — si toglieva l’intelligenza propriamente detta agli animali,
creduti quasi automi, attenuando la ricisa e ridicola affermazione col principio
elastico e poli¬ senso, d’istinto; da quasi trent’anni, mentre mi argomentai di
porre in evidenza l’effettiva intelligenza degli animali oltre l’istinto, che è
atto in genere d’intelligenza divenuto fisiologicamente ereditario e meccanico,
provai e riprovai che la ulteriore razionalità nell’uomo non dipendeva dal¬
l’intensità maggiore di facoltà anteriormente esercitate, ma Digitized by
LjOOQle — 84 - da un atto intrinseco, onde ei diviene a cosi dire intellet¬
tualmente doppio, avendo coscienza chiara della propria intelligenza, ed
usandola volontariamente come strumento di sapere e di utilità individuale e
sociale ; donde la pos¬ sibilità della riflessione voluta , della parola,
dell’arte e delle scienze. Questa dottrina che fu luce a guidarmi in tutti i miei
studi psicologici, antropologici e sociali, benché da alcuni o fraintesa o
discussa —• ma da altri qui e fuori favore¬ volmente accolta —• rimane
incolume, e la confortarono di ajuti indiretti, confessioni tardive eziandio di
risoluti trasformisti. E nella guisa che appare quindi evidente la distinzione
intellettuale —• non discontinuante il psichico ingradamento generale del regno
animale — tra l’uomo ed i bruti ; cosi evidente appare che ogni atto e fatto
umano — quando avvenga razionalmente — debba distinguersi da quelli meramente
animali, Fra questi — nei bruti — pri¬ meggia nella maggior parte delle specie
quella della vita sociale, o di aggregazione, che assume varie molteplici e
complicatissime forme, come si notò ; le quali hanno un valore, rispetto a
quella poi umana, di predisposizioni fisio-psieliache. Che se gli atti
singolari della mente nel¬ l’uomo divenuto riflessivo nel senso già
determinato, pren¬ dono valore e potenza diversi nel loro esercizio logico , da
quelli delle inferiori specie, cosi anche gli atti e fatti so¬ ciali ingenerano
necessariamente valore e forma diversi, secondanti alla nuova attitudine
personale e intellettiva nostra. Per la qual cosa identificare la vita sociale
umana con quella animale, come mero svolgimento del magistero primitivo
biologico, o considerarla come semplice esten¬ sione di questo, è dire che
l’uomo razionale è identico agli animali inferiori intellettualmente. La
Sociologia umana quindi si distingue da quella ge¬ nerale degli animali
inferiori, in virtù della specialità fon¬ damentale e logica della intelligenza
nostra, comecché tra l’una e le altre non sia discontinuità e fisiologica e
psi¬ chica : come non v’ ha discontinuità, ma distinzione tra tutte le forze, i
fenomeni, i prodotti, le forme e le leggi Digitized by LjOOQle - 85 - che
compongono e governano rinfittito Universo. La forma perciò propria della umana
Sociologia è per natura sua intrinseca, per genesi, per costituzione, elementi
e scopi distinta da quelle degli animali inferiori ; da tutti i modi di
aggregazione, vuoisi inorganica, o biologica in generale. Per questa sola
considerazione spicca manifesto l’errore di quelli che pretendono rimanersi
questa scienza nell’am- bito o nelle pure leggi della biologia. Che anche la
So¬ ciologia umana abbia fondamento, genesi estrinseca, nu¬ trimento e
condizioni assolute nelle norme, impulsi e ne¬ cessità biologiche, nessuno lo
nega; perchè l’uomo non è che una e la più alta estrinsecazione della vita, ed
eser¬ cizio del mondo. Ma se, come tutte le altre specie, egli è prodotto e
fat¬ tura dell’intrinseca operosità delle cose, dell’attrito, e co¬ nato
obiettivi della natura, e subiettivo spontaneo via via della integrazione
individua; quando egli però pervenne aH'ultima e presente sua condizione fìsio-intellettiva,
as¬ sunse ed assume di fronte alle cose un’energia propria, e una forma di
attività speciale, che lo delineano spiccata- mante da tutte le altre specie, e
più lo emancipano dalle leggi puramente biologiche degli organismi : condizione
appunto sentita e compresa comunemente, e che lo Spencer ed altri, avendo
riguardo ai prodotti che ne erompono, contrassegnarono col termine di
superorganica. Questa nota caratteristica, che in modo esplicito segna la
diver¬ sità dalla biologia della sociologia umana, vale via via gradualmente
anche rispetto alla forma ed al valore della convivenza d’ogni altra specie
inferiore, considerata nella varia attitudine e misura che manifesta. Le leggi
biolo¬ giche, che comprendono certamente e per un verso anche le produzioni
psichiche, sono necessarie e fatali, come quelle che dipendono intrinsecamente
dai processi nativi della natura; e quindi la biologia per questo rispetto non
è altro che la fisiologia generale organica. Ma su questo fondamento biologico,
ed anzi in virtù della sua intrinseca efficacia, sorge e si manifesta via via,
indissolubile col fatto fisiologico, l’esercizio psichico, che per quanto in
Digitized by LjOOQle - 86 - principio oscuro e involuto, pure per la
spontaneità nativa seconda alle riazioni organiche rispetto alle forze
incidenti in genere; o anche vi si oppone per l’insito senso della propria
conservazione; onde sin dai primordi e col mani¬ festarsi della spontaneità
psichica in tutte le specie, non si può dire che questa interamente nell’ordine
complessivo del mondo, sia e rimanga affatto biologica: poiché in essa si e
volge, e si esercita una forza che può alla stessa sua efficacia opporsi —
entro limiti proporzionati alla sua virtù via via ampliantesi — e compiere
fatti che in quella ne¬ cessaria operosità fisiologica non erano contenuti. Se,
a modo di esempio, anche nelle specie infime, l’esercizio di conservazione e di
riproduzione sono funzioni in se stesse affatto biologiche — nè può neppure
pensarsi altrimenti — la guisa infinitamente variabile per indefinite
circostanze possibili e particolari, onde avvengono, e di adattamenti quindi
d’organi, di moti, d’accorgimenti, non sono effetto immediato delle necessità
intrinseche della funzione fisio¬ logica corrispettiva ; ma sono effetti della
spontaneità per¬ sonale e psichica della specie, ed allora in quei mondi
inferiori interviene un fatto che per se stesso si distingue dall’azione
organica necessaria. Arroge poi che l’incre¬ mento individuale della potenza
meccanica e intellettiva delle specie, non si avvera soltanto per virtù
intrinseca dell’organismo e per le sue forme, ma si anche pel conato continuo
della psichica spontaneità, che mutila o accresce e trasforma — secondando
certamente altri stimoli di se¬ lezioni e d’ambiente — l’organismo suo proprio.
Da ciò limpidamente apparisce, se non m’inganno, che in ogni specie si
distingue il fattore biologico da quello psichico: il quale se risulta
fondamentalmente, e vi si in¬ volge indissolubilmente, dalla vita complessiva
dell’orga¬ nismo, reagisce poi per converso su questo, e sulle forze incidenti:
e cosi ove le specie sono sociali, la forma so¬ ciologica, che esse vanno
effettuando, é predisposta e ordi¬ nata anche dalla diversa attitudine
psico-organica, onde sono dotate. Sarebbe in questo breve studio inopportuno
recare esempi : che d’altronde a tutti sono noti, ‘ e alla Digitized by AjOOQle
- 87 - mano. Ma se in ciascun gruppo animale codesta virtù di¬ versa psichica
ingenera e informa l’ordine e il modo vario sociale, e si eleva cosi in parte
sulle funzioni prettamente biologiche, in tutta la serie animale però, ove
anche la intelligenza di molto si evalse, i fatti sociologici sono si¬
gnoreggiati tuttora dagli influssi biologici per intrinseca efficacia o per
quella estrinseca deirambiente. La sponta¬ neità psichica — comecché
manifestatasi con i suoi ca¬ ratteri essenziali — non raggiunse tuttavia quella
efficacia, che poi per intuito introspettivo, o ponderazione critica
dell’oggetto esterno, ingenera l’attitudine d’interna osser¬ vazione, o di
ascendere al concetto di causa, e quindi alla iadustria meccanica e costruzione
dello strumento; onde meglio può conoscere se stessa in modo esplicito ,
contrap¬ porsi, o contradire a varie necessità biologiche, e signo¬ reggiare in
parte i fenomeni della natura. Questa com¬ plessiva virtù si manifestò
esplicitamente soltanto nell’uomo, quando si evolse lentamente dall’ animale
anteriore sino all’attuale termine psico-organico, che lo distinse e distingue
da tutte le serie passate e contemporanee. Si badi però —• e lo ripeto a
sazietà ancora una volta — se l’uomo pervenne a questa suprema attitudine, onde
co¬ stituì il mondo morale estetico, razionale e sociale, e ar¬ ticolò la voce
in parola quale potentissimo strumento a tutti i progressi scientifici e
socialmente industriali, avvenne per fìsio-psichica evoluzione nell’ attrito
delle forze del mondo; e in modo che ad un organo più efficace e meglio
fisiologicamente disposto, rispondesse sempre, con esso poi indissolubile, una
più alta virtù intellettiva. Per lo che gli intimi moti funzionali del
cervello, coordinati a tutto il sistema spinale e periferico nerveo, tanto sono
necessari ad un ragionamento empirico di un Fuegiano, od anche d’uomo prelitico
, quanto alla composizione della Divina commedia, o alle scoperte scientifiche
di un Galileo e di un Newton. Il che non toglie che il lavoro intellettivo di
questi e dell’ uomo civile in generale, non sieno straordi¬ nariamente
superiori a quelli d’ogni altra specie. Che se anche nell’ uomo, ove l’intelligenza
è veramente potenza Digitized by Google - 88 - esplicita ragionatrice, questa è
prodotto della evoluzione universale biologica, considerata come forza speciale
del mondo fra le altre, ed i suoi atti quindi non possono dirsi superorganici
nel significato dello Spencer; pure quando una tale potenza si manifestò
acquistando via via per l’esercizio e il conato, più spiccata persona, ella è
tale che reagisce, in modo estremamente superiore a quello degli animali
inferiori, alle leggi stesse biologiche e alle forze molteplici incidenti che
lo stimolano, minacciano, o favo¬ riscono: che anzi le piega a soddisfare i
suoi bisogni, si¬ gnoreggiandole con la mente. Onde il fatto generale socio¬
logico ne proverrà, assumerà una forma che non solo lo distinguerà da tutte le
altre, ma terrà un procedimento, ed avrà una molteplice complessiva attuazione
illimitati, com’é illimitato il campo, l’esercizio, l’acquisto della sua
speciale intelligenza. E qui ci si affaccia veramente l’area tutta propria
della Sociologia umana, di fronte a quella delle singole specie.
Consideriamola. Gli effetti lentamente prodotti di questa più esplicita at¬
titudine psichica umana, sono, oltre la tradizione e la storia, strumenti mano
mano di più ampi e ulteriori pro¬ gressi intelletttuali e sociali —* fatto
notato splendidamente dal Vanni, come caratteristica della vita sociale umana
rispetto a quella animale — sono, io diceva, la costitu¬ zione rappresentativa
di un mondo ideale erompente in principio da una obiettivazione di tutto se
stesso , come provai già in altro mio lavoro: Mito e Scienza, nelle forze e nei
fenomeni della natura; mitica poi, e per elaborazione razionale trasformantesi
in critica scientifica in ultimo : mondo che non solo vive esclusivamente nel
pensiero, quale prodotto della sua attività, ma varia eziandio di forma — e
questo è importantissimo —* da persona a per¬ sona, da gruppo a gruppo, da
popolo a popolo. Ora noi osservammo come in ogni specie l’ordine sociale, che
le è proprio, se in parte è l’effetto della sua peculiare atti¬ tudine
psichica, e spontaneamente si costituisce, e par¬ zialmente si modifica in
virtù di circostanze obiettive e Digitized by LjOOQ le - 89 - subiettive, egli
è però assolutamente ereditario nella sua forma, finché la specie non si trasmuti;
ed ogni individuo tanto vi coopera, quanto ne risulti quelfinsieme di convi¬
venza che lo distingue dagli altri; e che viene poi ripro¬ dotto quasi
esattamente dalle generazioni susseguenti. E ciò si avvisi eziandio ove la
forma sociale — benché gli individui vi sieno già liberi e sciolti — riesce più
com¬ plicata per uffici, per ordini, per natura dei membri, sic¬ come nelle
api, nelle termiti, nelle formiche, e via dicendo: mentre in ciascun componente
si manifesta da vero un grado eminente d'intelligenza, e nell' organamento
sociale una mirabile saggezza, pure nè alcun membro nelle suc¬ cessive
generazioni muta indole e attitudine, nè il tutto sociale che ne risulta, muta
forma e costituzione. Come un tale aggruppamento e partizione d'uffici e indole
de’ suoi membri, a poco a poco per selezioni, e cospirazioni di fatti cosmici
sorse, e si evolse, cosi via via si ripetè nelle graduali sue fasi, ed or si
ripete nelle condizioni at¬ tuali per funzione ereditaria; onde se mutamenti
sono pos¬ sibili, e lo saranno, questi avvengono si lenti, che il prin¬ cipio
ed interno cambiamento negli individui, e di rappre¬ sentazioni di finalità
preconcetta, rimangono quasi di nessun valore; e vi si manifesta invece più
poderosa — sebbene la intelligenza di membri sia cospicua — la fun¬ zione
biologica, ampiamente però intesa. D'uopo è inoltre riflettere che la forma
sociale, ov'è anche complicatissima, la medesima si riproduce nella medesima
specie per quanto ella sia diffusa, e si moltiplichi in gruppi per vasta distesa
del mondo; per lo che ella rimane identica nello spazio, come nel tempo: e si
può dir quasi che ella si riproduce nel suo insieme, come si riproduce
l'individuo che la compone. Ora nell’uomo — considerato universal¬ mente — ciò
non avviene — poiché per quanto le vicende sociali intrinseche, e l’organamento
costitutivo loro sieno in alcuni gruppi, poco variabili specialmente nelle
primi¬ tive associazioni, e in qualche razza inferiore o degene¬ rata; e più e
più si facciano complicate e variabili mano mano che la vita civile avanza, e
secondo razza ; pure se Digitized by L^ooQle - 90 - ben si studiano e
considerano per entro i loro sistemi so¬ ciali, scorgeremo quanto sieno
incostanti e mutabili i rap¬ porti di sopreminenza, e d’ordini tra i membri, tra
le età, tra i sessi: onde non ci sarà dato mai per un dato periodo
rassomigliare un’orda per quanto selvaggia ad un alveare di api, ove la qualità
differenziale dei membri, gli uffici loro, il totale organamento, ed i loro
reciproci rapporti, sono e furono per secoli e secoli identici. E non solo
anche l’aggregalo umano è variabile in ordine al tempo — in proporzione del suo
valore e condizione morale e di razza — ma tra aggregato e aggregato rispetto
al tempo e allo spazio: in quanto nella nostra specie umana i modi di
ordinamento sociale sono, e furono svariatissimi, nè l’uno all'altro rassembra,
e in guisa sovente sì disforme, che quasi farebbero dubitare della identità
della specie, e nella medesima area. Nè mutabili soltanto debbono dirsi le
condizioni sociali, ma progressive nella umanità, chè rivolgimenti in qualche
anno, in qualche mese, e di un giorno eziandio cambiarono l’aspetto, e la
costituzione di una intera nazione. Fatti questi che splendidamente testi¬
moniano quanto la sociologia umana sia diversa, e d’in¬ dole superiore a quella
di tutte le sottoposte specie : argo¬ mento bastevole a correggere la dottrina
di quelli che identificano in un concetto e in una legge la società umana e
quella animale: tanto che non pongono divario tra rag¬ gruppamento e il modo di
comportarsi delle cellule tra loro, nei tessuti e negli organi con
l’associazione d’uomini della più civile nazione: fatti d’altronde che
testimoniano come nella costituzione sociale nostra, la virtù psichica si
emancipi dalla funzione meramente fisiologica, ed assuma forma speciale. Ma
debbesi aggiungere che i mutamenti lentissimi indi¬ viduali, o dell’aggregato
sociale animale, se per avventura si effettuano, vengono sempre predisposti e
stimolati sempre da un bisogno attuale e limitato ad un fatto particolare in
ciascuno, e generato sovente dalle necessità cosmiche del¬ l’ambiente: onde
l’individuo ne ha medesimamente una .singolare rappresentazione, e conforme al
fatto presente : Digitized by LjOOQle - 91 - mentre e al contrario sovente
nelle società umane il mu¬ tamento è premedito, e anticipatamente voluto, non
per bisogno particolare attuale, ma per un ordine di cose, e sistema ideale,
ove quel bisogno, o disagio cessi, e tutta la convivenza assuma forma diversa,
e si compiano effetti più generali e duraturi. Ed anche ciascun individuo può
occasionare, preparare e mandare ad effetto un mutamento, come un gruppo in un
popolo, e per impulso istintivo un popolo intero eccitato. Quindi nella psiche
umana non havvi soltanto rappresentazione di fatti singoli, o partico¬ lari
attuali, o se da compiersi, determinati allora da virtù ereditarie, ma
rappresentazione di fatti e idee generali, e possibili , di scopi quindi nuovi
da raggiungere secondo un mondo ideale — certamente proporzionato alla potenza
e al saper di ciascuno e dei tempi — che per spontanea associazione ed
elaborazione di fatti e di idee, tutti si for¬ mano nel pensiero; i quali
presero via via e possono prendere forma concreta nei costumi e negli istituti
reli¬ giosi e civili. E questo stesso mondo poi ideale è a sua volta sempre
mutabile, e si evolse modificandosi inces¬ santemente, negandosi, raffermandosi
parzialmente, od in in tutto; ma — in modo generalissimo — progressivo e più
razionale. Nè si lasci poi in disparte lo strumento, che, quando istituito, è
il più poderoso stimolo e fattore di mutamenti, di perfezione e civiltà, voglio
dire il linguaggio articolato e la scrittura — articolato appunto perchè nel- F
uomo primitivo andò articolandosi innanzi con lavoro di molti secoli, il
pensiero: come dimostrai in un mio re¬ cente lavoro. Ora nelle società animali
tutte quante, dalle minime e semplici alle più vaste e complesse, nessuno di
questi fatti apparisce; e se vi si riscontrano degli analoghi, non mai prendono
forma esplicita e consciamente riflessiva. Se la psiche loro informa tali
società a seconda delle sue par¬ ticolari attitudini in ciascuna specie, essa
però rimane implicitamente inclusa nel fatto sociale che ingenera, nè mai lo
signoreggia; e sebbene si eserciti con la sua spon¬ taneità, resta nonostante e
per gran parte involuta nella Digitized by LjOOQle - 92 - biologia, e
sottoposta agli influssi cosmici correspettivi. Ed è appunto per questo che la
forma sociale negli ani¬ mali è senza mutamento in ciascheduna specie: e se ra¬
dicali mutamenti avvenissero, la specie sarebbe già tra¬ sformata. Stando pure
alle specie ancora viventi, noi pos¬ siamo nella stessa area ove dai tempi
primitivi perdura¬ rono società umane ed animali, scorgere che, mentre queste
non cambiarono assolutamente forma, e con co¬ stanza si riprodussero
esattamente identiche sino a noi, quelle, le umane cioè, ebbero continue ed
essenziali vi¬ cende e numerose serie di rivolgimenti e di ordini sociali. Per
lo che si può dire che nelle altre specie, mentre re¬ stano identiche e non si
trasformano, l’organamento sociale a cui pervennero, è fatto, e per sempre; in
quella umana al contrario, come il linguaggio articolato, come la scienza, non
è mai fatto, ma si fa e diviene senza meta assegna¬ bile, rimanendo identica la
specie : onde la sociologia umana, se ha elementi propri e fondamentali che la
de¬ terminano di fronte alle altre inferiori, è di più, nella sua forma,
illimitata; e nella sua evoluzione, continua. Quando io affermo, e non affermo
che fatti innegabili, che, cioè, l’ordinamento e le vicende sociali nell'
umanità in genere si effettuano per virtù spontanea, e proprio la¬ voro della
psiche, emancipatasi in gran parte dalle neces¬ sità biologiche e fìsiche, non
vorrei che alcuno argomen¬ tasse da ciò che io credo a\Y assoluto arbitrio
nostro, considerato nella pienezza della sua indipendenza in tutto, come crede
e continua a credere una scuola già antica e non scientifica; onde si avrebbero
effetti senza cagioni, e conseguenti senza antecedenti. Un tal presupposto è
tanto erroneo, che veramente se i sostenitori fossero sinceri, dovrebbero
confessare che non lo possono neppure pen¬ sare: poiché non è pensabile in
quanto ripugna al proce¬ dimento universale delle cose, come a quello logico
subiet¬ tivo, e si risolve non in una chimera — che pure può prendere
fantastica rappresentazione — ma in un vocabolo senza contenuto e significato.
Ma tant’è: quando un errore anche per sé inescogitabile, Digitized by LjOOQle -
93 - si abbarbicò come suono nella intelligenza, in parte vi si mantiene per
abitudine ereditaria e meccanica, in parte per coordinazione necessaria e
formale di altre dottrine ed interessi, benché l'assurdo apparisca chiaro e
mani¬ festo. Ond’io conferendo alla Sociologia umana altri fattori morali ed
intellettuali efficacissimi, oltre quelli meramente biologici e cosmici, non
voglio dire per questo che le forme qualunque sieno sociologiche, abbiano da
reputarsi pro¬ dotto esclusivo ed intero della libertà assoluta del pensiero e
delle azioni umane. Io non sono di quelli che sentono quasi una voluttà strana
— oltre il nobile compiacimento della scoperta del vero — nell’esagerare e
sostenere Fan¬ tomatico esercizio fisio psichico nostro, ed osannano quando si
persuadano d’avere in noi distrutto ogni spontaneità d’azione, e critica di
pensiero, ridotti macchine miserande mosse da una fatalità cieca organica,
universale. Ma né anche sono di quelli che si compiacciono dell’assurdo, per
innalzarci a fantastica altezza e potenza. Che l'uomo abbia nella sua virtù
riflessiva, che si esercita a sua volta poi in un un campo meramente
intellettuale, ignoto affatto agli animali inferiori, un potere discernitivo
non solo tra le idee ed i concetti, ma si tra le azioni da compiersi, é cosa
che il senso comune e l’implicita coscienza enunciò e senti sin dall’epoca
preistorica, e la scienza non può negare. Se egli giudica ed opera secondo
motivi — senza i quali é impossibile giudizio ed azione — questa stessa
possibilità di giudizio e di scelta, paragonando e pesando i motivi, prova eh’
egli non é sottoposto fatalmente ad operare se¬ condo impulsi immediati, e non
in conflitto, e in modo identico sempre a questi impulsi; come sarebbero le
azioni e reazioni in tutte le funzioni fisiologiche da quelle sem¬ plicissime
della cellula individua, sino a quelle dei tessuti e degli organi nell’ animale
più complesso e vario. La spontaneità di movimenti semplici, o complessi : di
acce¬ leramento, di ritardo e d’inibizione di fatti coordinati a scopo
qualsiasi, cresce e s’invigorisce mano mano che, per più perfetto magistero
fisiologico, anche l’efficacia psi¬ chica si avvalora e si ampia; finché
nell’uomo giunge — Digitized by LjOOQle sino ad ora — al suo apogèo per l’atto
reduplicatore della intelligenza animale. Dal che conseguita che nonostante le
cause determinanti e forme di pensiero, e modi di azioni, obiettive e
biologiche che costantemente operano, l’uomo può occasionare un corso di eventi
in una direzione piuttosto che in altra, trasformare l’ordine sociale a seconda
di un tipo precon¬ cetto, eletto tra vari ed esercitare azioni anche in contra¬
dizione assoluta delle leggi biologiche; onde sovente rimase e rimane vittima
inconscia della violenta infrazione. E basta che egli lo possa — anche se a ciò
lo spingono mo¬ tivi ideali, che sono poi prodotto non biologico, ma del¬
l’attività intrinseca della psiche : lavoro questo, perciò ri¬ spetto al motivo
affatto superiore, e inconvertibile con esso lui,- a quello biologico; ed
azione rispetto alla fatalità di un antecedente e conseguente fisiologico,
affatto da lei indipendente. Inoltre quando l’uomo si determini ad una azione,
o alla effettuazione di un ordine complesso di cose apparisce nel suo pensiero
— prodotto del pensiero stesso — una vasta e varia possibilità di modi e di
forme di esecuzione e di ordinamento, non un modo unico e solo di compierla,
come è il caso inferiore: la quale varia possibilità di modi e di forme
accresce straordinariamente la sua attitudine discernitiva e di azioni;
librandosi, a cosi dire, e sui di¬ versi impulsi biologici, e sulle diverse
soluzioni escogitate. Ed è appunto questa ricca possibilità di forme di azioni
e di motivi, sebbene abbiano già avute cause determinative, che sia nella vita
morale, sia in quella sociale l’uomo ha reale spontaneità nella scelta, e campo
larghissimo all’e¬ sercizio e alla attuazione delle forme possibili. Nè si
dimentichi — e questo è ciò che si dovrebbe tem¬ perare alquanto le assolute
affermazioni dei fatalisti ad ogni costo — che se certo è manifesto divenire
l’ambiente complesso morale e sociale un massimo fattore, oltre quelli
individuali fisiologici, di pensieri, di sentimenti, di azioni, noi possiamo
però per via di leggi, di educazione privata e pubblica, d’istituzioni
religiose e civile, e d’istru- Digitized by LjOOQle - 95 - zione creare a
nostra posta un ambiente opportuno per volute idee, costumi, credenze e
istituzioni sociali. Ed in¬ fatti l'opera di legislatore religioso o civile fu
sempre questa, o di mantenere l’ambiente attuale, o modificarlo in parte, o
radicalmente a seconda d'intendimenti speciali. Or questo meraviglioso potere
di creare ambienti deter¬ minanti — onde l'uomo si sostituisce alla natura, e
volon¬ tariamente crea a sua volta per l'avvenire mondi nuovi d'idee e di fatti
sociali, modificando, secondando, o con¬ tradicendo anche alle leggi stesse
biologiche ed ai loro effetti naturali — è fatto che dovrebbe con più sano ed
equo giudizio indurci a comprendere il reale valore del determinismo nelle
azioni umane e sociali. Negare l'effi¬ cacia determinante sia fisiologica, sia
morale delle nostre azioni — entro limiti reali — è follia; tanto evidente e
palese essa è : ma ridurre tutto a fatalità meccanica è an¬ cora un assurdo più
miserando. Poiché l’uomo, infatti, ha la virtù — nonostante sia sot¬ toposto
alle azioni determinanti in universale — di creare a sua volta — come ha sempre
creato sebbene sin qui in modo inconscio — un ordine determinante di cause per
raggiungere scopi individuali e sociali futuri, signoreg¬ giando così il
magistero reale obiettivo e subiettivo; chi può negare la grandezza e la
efficacia del suo potere sulle cose e sopra di sé pervenendo in tal modo al- 1'
acquisto di una libertà , che nativamente non possiede, e non si trova
nell’ordine effettivo delle cose? Questa meravigliosa vittoria, più
meravigliosa anche di quella libertà d’arbitrio che non ha e non può avere nel
senso di alcune scuole teologiche, perchè è personale conquista, pervenne da
quest'altro fatto non meno stupendo; cioè — come già da molti anni accennai —
ch’ei solo comprese lavoro proprio cogitativo, che non è libero: schiavo però
che sa d'essere schiavo, e tenta i modi e le arti della sua liberazione. Questa
verità a cui l’uomo giunse basterebbe di per sé sola .a porlo infinitamente al
di sopra degli ani¬ mali inferiori: poiché qui non trattasi di servitù
estrinseca — che la prigionia od i ferri visibilmente indicano — ma Digitized
by LjOOQ le - 96 - eli profondamente intrinseca di pensiero, informante azioni
e il pensiero stesso. Quale abisso, quale sterminata di-- stanza, non solo
dalla servitù inconscia dell’ animale a questa umana intima scoperta e
concetto; ma dai primi vagiti stessi della ragione dell’uomo prelitico! Che se
l’uomo non giunge, e non può giungere a creare una fa¬ coltà, od una potenza,
che per sé stessa non può esistere sia obiettivamente, sia subiettivamente,
quale sarebbe il libero arbitrio assoluto, giunge però a far sì che gli effetti
delle sue azioni e dei suoi ordinamenti sociali e civili sieno tali, quali
sarebbero se venissero prodotti da una forza libera assolutamente. Il qual
magistero e funzione intellettuale e morale, sono l’opera più eccelsa e
mirabile a cui sia pervenuta l’umanità pensante e civile. Da ciò — ed io non
posso in questo scritto estendermi maggior¬ mente — conseguita e si manifesta
l’indole speciale della Sociologia umana, in quanto si differenzia dalla
biologia, e da tutto quel complesso di fatti che costituiscono le sue forme
inferiori nel regno animale. Laonde chiaro apparisce come la Sociologia non
possa confondersi con la biologia (benché questa ne sia condi¬ zione
necessaria) come alcuni insegnano; i quali scam¬ biano le analogie con
l’identità. Se per intrinseca indole della essenza delle cose e dei loro
procedimenti e forme di svolgimento, pochissime sono le norme ed i modi del
loro esercizio, onde — come da molti anni già dichiarai altrove — la natura
perviene ai medesimi resultati per svariatissime e molteplici vie, e quindi
Yanalogia dapper¬ tutto necessariamente apparisce, ciò non deve indurci a
credere e affermare che nelle cose stesse, e nella loro ef¬ fettiva
manifestazione non sia distinzione di modi, di gradi, di costituzione e di
potenza; che poi tutti rimangono nella loro particolare azione e forma costanti
ed efficaci relati¬ vamente, sebbene vi si scopra un metodo comune di ese¬
cuzione e di esercizio: onde abbiamo Y analogo modo di divenire nei molteplici
fenomeni nturali. E su questo in¬ gradarsi reale delle cose, ed assorgere a più
alte efficacie, benché gli elementi loro essenziali rimangano identici, e
Digitized by LjOOQ le - 97 - gli assimilino dalla infinita matrice della
natura, anche il Vanni ha giuste e sagaci osservazioni; e con più ampia
dichiarazione poi, chè il proprio tema lo esigeva, ne di¬ scorse argutamente
l’illustre Angiulli nella sua insigne opera « Filosofia e Scuola ». Ed invero
rispetto alla forma sociale umana, soggiun¬ geremo noi, se da prima fu
semplicissima comechè con¬ fusa, siccome altri dichiarò, ed ultimamente in un
suo studio assai dotto il chiaro d’Aguanno, ed io stesso, se non m’inganno nei
lavori antecedenti risalii con le indu¬ zioni più in alto nel tempo, di tutti;
se da prima, io diceva, fu semplicissima e quasi società di mammiferi
superiori, e quindi più aperta agli influssi e alle leggi cosmico bio¬ logiche,
essa andò in seguito sempre, più o meno nelle diverse razze inferiori, e.
massimamente poi in quelle superiori e storiche complicandosi,
specializzandosi, va¬ riando e ascendendo a maggiore potenza ed efficacia in sé
stessa, e verso le stesse leggi cosmico-biologiche. E tanto pel continuo
progresso e perfezione degli strumenti meccanici in genere (veri organi
validissimi aggiunti ai suoi personali), industriali e scientifici — si avanzò
nella emancipazione dalle strettezze biologiche e cosmiche, che infine in gran
parte le signoreggiò, e pervenne a far servo al suo volere, ciò che innanzi era
tiranno della sua vita. Le forze disciplinate cosi della natura si mutarono in
elementi sociali della costituzione civile. Vedesi quindi quale diverso orizzonte,
e valore si apra e si incominci, per la umana Sociologia, di fronte a quella
puramente animale. Il che non divide o separa sostanzialmente il mondo sociale
umano da quello animale, donde sorse; ma lo distingue siffattamente che
confonderlo è errore mas¬ simo, come massimo pure quello di credere che la
potenza superiore della psiche umana sia un semplice rafforza¬ mento di quella
anteriore animale, e non un atto invece, che non accresce facoltà, ma reduplica
le antecedenti. Atto certo non metafisicamente sorto e campato in aria, come
alcuni ebbero l’ingenuità di volermi far pensare, ma biologicamente
indissolubile col processo fisiologico indi- VlGNOLI. 7 Digitized by AjOOQle -
98 - viduale, in questo radicando anzi le condizioni della sua manifestazione.
Anche il parificare quasi, come si fa, l’organismo so¬ ciale con quello
effettivo biologico, ed assimilare l’asso¬ ciazione umana nei suoi modi indi
variamente ordinati di esercizio gerarchico, alla disposizione anatomica e fun¬
zione fisiologica organica, identificandone la genesi, le specializzazioni,
l’esercizio e l’evoluzione, è trasformare la metafora in cosa reale. Un tale
presupposto, che vor- rebbesi dimostrazione scientifica, può essere, come fu,
causa di molti errori e perniciose conseguenze dottrinali e pratiche nella vita
effettiva degli stati e delle nazioni. Certamente, come notammo, leggi
d’esercizio e di evolu¬ zione fenomenica delle cose sono poche, e quasi dissi
uno, e il metodo generale della natura un solo nella immensa esplicazione e
molteplicità delle cose e delle loro forme ; onde sì universale signoreggia
l’analogia, ed è intellet¬ tualmente possibile la metafora; la quale è una
spontanea intuizione analogica eziandio dell’uomo primitivo; perchè intuizione
non d’identità, ma di simile procedimento e di operosità tra tutte le cose. Or
tale analogia si considera sovente, anche dai sommi, come fosse identità
eftèttiva, e cosi si ricade in quella insidia congenita alla nostra mente, che
io discopersi in altra mia opera, cioè nel mito. L’as¬ sociazione umana è
veramente un organismo, se per questo intendesi un ordinamento di persone, e di
uffici reciproci, e disposto a forma gerarchica, onde le attività di ciascun
membro, od organo di questo ordinamento possono chia¬ marsi funzioni. Ma
badiamo di non trascorrere oltre l’ana¬ logia e la metafora. Nella
consociazione cellulare ed or¬ ganica effettiva, e nelle funzioni che ne
risultano, si agita un principio biologico fatale, che fatalmente muove, e
coordina tutte le parti, assimila e dissassimila cosmici elementi, per
necessaria consonanza della natura per sè stessi preordinati all’effetto
immediato; e si configura a norme d'eterni impulsi meccanici, e per leggi tanto
costanti in ciascun momento e fase, quanto quelle che governano i moti e le
aggregazioni degli astri e dei loro sistemi. Digitized by LjOOQle - 99 - Noi
vedemmo già che alla attività biologica puramente fisico-chimica si associa, e
ne è effetto primordialmente, quella psichica: la quale se resta sempre
involuta e asso¬ ciata in vari modi alla prima, pure ella è prodotto — quando
apparisce — che più o meno modifica l’efficacia ingenita della prima, e anzi si
risolve in fattore, pei suoi conati stimolati dal senso, di forme organiche più
perfette, ed assume sempre mano mano più vigorosa spontaneità. In questo fatto,
ed a questo punto — tenuissimo da prin¬ cipio, maggiore via via in progresso, e
massimo poi nel¬ l’uomo — si manifesta nella forma sociale delle specie un
ordinamento che non può più dirsi esclusivamente orga¬ nismo, ma associazione
fisio psichica disposta non più a seconda solo di fatale aggruppamento
cellulare, e genesi e specificazione semplicemente biologica, ma un modo più
conforme al senso, alle soddisfazioni, ai bisogni delle par¬ ticolari specie:
onde talvolta l’aggregazione si fa in guisa che non corrisponderebbe appieno ed
in sé alla forma fa¬ tale biologica, se questa operasse senza l’influsso di
quel nuovo fattore. Questa nuova forma di associazione, che si evolge da
rapporti non più fatalmente costanti degli elementi orga¬ nici tra loro, ma da
quelli d’indole distinta di senso, cioè, d’intelligenza e di emozioni, va ognor
più assumendo e af¬ forzando caratteri propri speciali, quanto più vivido
cresce nelle varie specie il senso, più profonde e molteplici le emozioni, più
attiva e sagace l’intelligenza e la perfezione degli organi interni ed esterni:
salendo poi a mirabile po¬ tenza per ultimo — e per ora — nell’ uomo e nelle
sue razze superiori. Questa associazione quindi se vuol dirsi organica, per
analogia, per il suo interno ordinamento, e pei modi estrinseci di
distribuzione di uffici, e gerarchia di attività, nulla di male; noi sappiamo
da che provenga una tale estrinseca similitudine, e come ne sia giustificata la
metafora. Ma non si dimentichi però che un tale orga¬ nismo, per i suoi
elementi ordinatori, per l’indole de’ suoi membri, per la forma del suo
esercizio, per gli scopi, e nell’uomo poi per l’indefinita sua mutabilità, è
affatto di- Digitized by LjOOQle - 100 - stinto e diverso fondamentalmente
dall’effettivo organismo biologico. Che se tutte le forme e le attività delle
cose procedono da.un fondo infinito comune, e s’identificano negli essen¬ ziali
elementi, onde primordialmente procedono, pure quando per combinazioni e
composizioni ulteriori un elemento ag¬ gregandosi ad altri si evolse a gradi, a
operosità supe¬ riori, questi assumono valore ed efficacia ben distinte e
diverse da quelli, donde partirono. E sappiamo che per le ultime induzioni e
qualche esperimento della chimica moderna, gli stessi corpi semplici sono
ulteriore evolu¬ zione, secondo il Crocks, d’altra sostanza più essenziale,
acquistando però, come tutti sanno, qualità diversissime. L’organismo sociale
adunque, e in specie nell'ùomo, è un organismo sui generis , che ha nascimento,
esercizio, forma e scopi assolutamente propri, e soltanto può rimanere nel
linguaggio scientifico, come semplice metafora analogica. Basterebbe
considerare che sovente la forma sociale, o l’organismo generale di un dato
popolo si attua, non per inconscia e spontanea evoluzione, ma si e al contrario
per un disegno anticipatamente pensato, meditato e voluto: ed in modo che
spesso una tal forma sociale imposta è in opposizione all’ indole del popolo, e
della razza, e del loro procedimento storico stesso ! Tanto in sé e per sò si
diversifica ciò che chiamasi organismo sociale da quello fatale, e
fisiologicamente cieco del mondo biologico puro. Ma non si creda d’altra parte
che noi affermando la genesi sociale, e le sue forme diverse secondo le diverse
specie animali derivare primitivamente dalle varie attitu¬ dini psicologiche
loro, affermiamo che la sociologia si confonda, o s’identifichi con la
psicologia. Sarebbe questo un errore grossolano : noi soltanto affermiamo che
le di¬ verse forme sociali, oltre le necessità organiche e cosmico - biologiche
d'ogni specie, resultano anche dalla loro indole particolare psichica ; del
quale fattore debbesi tenere sem¬ pre conto maggiore, quanto più la personale
virtù psichica animale si rafforza e si amplia: poiché l’effetto generale
Digitized by LjOOQle - 101 - dell’evoluzione psico-organica nel mondo è quello
di pro¬ movere, di corroborare , di accrescere la psichicu perso¬ nalità, e
nell’uomo poi quella massima, oltre l'intelligenza, morale e giuridica . La
psicologia comparativa é lume in¬ tenso a scoprire in gran parte le leggi
sociologiche : onde poi nell’ uomo si può studiare quella collettiva dei popoli
e delle razze, che getta luce si grande sulla particolare e individuale; ma la
psicologia non costituisce la sociologia, poiché essa resulta da tutti gli
elementi fondamentali, e di esercizio che integrano l’uomo, e l’umanità in
consonanza e rapporto con le leggi del mondo. L’indole congenita, e la
particolare attitudine psichica nelle varie specie e nelle razze nell’ uomo,
ingenerano soltanto la peculiare fisono- mia a tutti gli elementi sociali,
donde poi resulta la forma collettiva della loro vita. La psicologia non é il
solo ele¬ mento della Sociologia; tutt’altro! — ma è quello, a dir cosi, che dà
il tono e il colore a tutti gli altri; è la chiave armonica che ne contrassegna
il modo e la varia conso¬ nanza. Da tutto ciò che brevemente, e in modo troppo
conciso per la vastità del tema, dicemmo, la Sociologia non può essere che la
Scienza della genesi, esplicamelo,, specifi¬ cazione, e trasformazione degli
elementi essenziali fisio- etico-razionali umani in quanto, consociati, vanno
ordi¬ nandosi concretamente in un sistema attuoso e variabile di vita comune .
Da questa nostra definizione generica resulta evidente che la vita e le forme
sociali, mentre hanno elementi es¬ senziali biologici e razionali, derivanti da
tutti gl’istinti, i bisogni, le condizioni, le arti, le scienze, le religioni e
via discorrendo, ciascuno di questi non é la Sociologia, nè la costituisce; ma
sono necessari tutti a integrarla. E nò anche sono in lei riassunti, dirò cosi
meccanicamente, o come estrinseca associazione, ma vi si assommano, ripeto, e
s’identificano in una unità vivente. Essa non può — per chi guardasse all’
ingrosso — confondersi con la vecchia metafìsica — quintessenza di vuote
astrazioni; nè con l’at¬ tuale Filosofìa scientifica, che è sulla via — se si
attiene Digitized by LjOOQle - 102 - al programma — del vero e del reale: in
quanto la So¬ ciologia non è in sè stessa un sistema puro d’idee, o di simboli,
ma una intrinseca unificazione di elementi reali, tratti dall’esercizio
effettivo di persone consociate. Tanto ò vero che essa non studia soltanto gli
avanzamenti so¬ ciali nei popoli e nelle razze, indagandone le cagioni scien¬
tificamente; ma si i loro regressi, dovendo trarre la spie¬ gazione degli uni e
degli altri unicamente dal fatto sociale. Né d’altronde può immedesimarsi, come
pensarono alcuni, con la vita giuridica ed economica dei popoli, e prendere a
guida solo la etnografìa generale, poiché tutte queste forme di attività
sociale sono elementi di quella scienza, non la scienza. Insomma essa è il
prodotto primo e che va via via ampliandosi e specificandosi e ordinandosi, di
tutti gli elementi fìsio-razionali umani in quanto concer¬ nono i modi e le
forme dell’associazione nei suoi rapporti privati e comuni. Ogni scienza
quindi, ogni elemento umano, ha il proprio suo campo e il suo esercizio
speciale in sè, in armonia con tutti gli altri, che è poi l’àmbito della Filosofìa
scientifica ; ed ha nello stesso tempo efficacia particolare in quanto può
ingenerare, modificare e costi¬ tuire un ordinamento — associato agli altri —
una forma di convivenza; solo per questo rispetto egli é assunto come elemento
e fattore della Sociologia. Ho tracciato appena uno schizzo di ciò che io
intendo per Sociologia, e come si distingua dalle altre scienze, a proposito
del bellissimo saggio del Vanni, ove sono posti criteri sanissimi di metodo di
questa disciplina; e con senno mirabile la sottopone alla critica scientifica;
unico modo per salvarla dalla confusione in cui resta e dalla ruina. A voler
scriverne un trattato, sarebbero necessari volumi: per or mi attenni a queste
poche considerazioni. Così, riepilogando, nella guisa che v’ ha una psicologia
generale — di cui trattai in un primo saggio già da più di 26 anni — nella
quale si comprendono tutte le forme psicologiche d’ogni specie particolari, e
tra queste anche quella relativa al sesso diverso, ove apparisce, compresa
quella dell’uomo considerato come animale nella serie in- Digitized by Google -
103 - tera: e va pure una psicologia speciale umana che fonda¬ mentalmente si
distingue da tutte per una sua funzione propria intellettuale: nello stesso
modo v’ha una sociologia generale, nella quale si comprendono tutte le forme
sociali d’ogni specie, ove questo fatto si avvera, compresa quella dell’uomo
considerato come animale nella serie intera; e v’ha pure una Sociologia
specialissima dell’uomo che fon¬ damentalmente si distingue da tutte per
caratteri propri, erompenti dall’atto stesso psichico che lo differenzia dagli
animali inferiori. La psicologia speciale umana non può disgiungersi da quella
generale, e perchè tra loro c’é con¬ tinuità di essenza e di evoluzione
graduale, e perché la psiche umana non potrebbe pienamente comprendersi senza
quello studio preliminare e comparativo. Ma poiché nel¬ l’uomo compiesi
psico-organicamente un atto che si lo distingue da tutti gli altri inferiori,
l’esercizio e gli effetti suoi sono infinitamente diversi per complicazione e
po¬ tenza, e costituiscono una scienza tutta particolare. La So¬ ciologia umana
medesimamente non può disgiungersi da quella generale di tutte le specie
sociali per le stesse stes¬ sissime ragioni; mentre costituisce poi una scienza
affatto particolare per la potenza e indole dell’ uomo, ingenerate da quell'
atto psichico differenziale accennato. E come questo trasforma, e informa di
sé, tutti gli elementi fisio¬ psichici umani ed il loro esercizio, ond’hanno
personalità distinta nel mondo psichico generale, cosi egli trasforma ed
informa di sé tutti gli elementi fìsio-psichico umani, in quanto si ordinano in
un sistema comune di convivenza. La nuova forma di attività che nell’uomo
assume la psiche produce, rispetto alle cose, ove si esercita, l’arte esplicita
e con finalità illimitata, e la scienza; le quali assoluta- mente lo innalzano
al di sopra per potenza intrinseca agli animali inferiori, comecché abbia in
essi essenziali radici. E questa forma stessa e nuova dell’ attività della
psiche, in quanto si esercita sul fatto sociale e nei suoi elementi
costitutivi, produce la Sociologia umana, che tanto si di¬ stingue e s’innalza
per esercizio, e ordinamento e scopo sopra a quella generale delle specie
inferiori, quanto la Digitized by Google - 104 - psicologia umana su quella
generale inferiore medesima¬ mente. Ciò, ripeto, non vuol dire che la
psicologia sia, o quasi s’identifichi con la Sociologia, che ha contenuto,
metodo, e genesi suoi propri ; ma solo fa che tutta la gran¬ dissima differenza
dalle inferiori, la Sociologia umana la trae ab initio dal fatto
fisio-psichico, che distingue a sua volta l'uomo dall’animale. Questo metodo
che non discontinua nello immenso campo delle cose e delle scienze, le serie
dei fenomeni, e delle molteplici loro forme, e rispettivo esercizio, ma le
distingue, come effettivamente sono, e la indagine sperimentale e critica
comprova, è necessario acciocché non si confonda nè si identifichi ciò che
diversamente è diverso. La Socio¬ logia, come la psicologia — considerando ora
queste scienze —- sarebbe errore massimo confondere, o identificare con la
biologia, o più specialmente con la fisiologia, animale donde erompono; come
sarebbe errore massimo separarle affatto. A rendere possibile da prima le forme
svariatis¬ sime e indefinite di associazioni animali, era d’uopo che l’attività
biologica generale, e quella poi particolare in ciascuna specie sociale
effettuasse organicamente e sen¬ satamente il mondo vivente animale stesso,
perchè, come è evidente di per sé, sorgesse la spontaneità psichica; la quale a
sua volta col proprio esercizio coadiuvasse a dare aspetto singolare a ciascuna
associazione. 'Nessuno da senno può negare un tale influsso psichico — quando
si è manifestato — sull’ effetto e forma dell’ associazione per quanto
semplicissima: ma nel tempo medesimo però che l’associazione animale così
necessaria si distingue da quella anteriore puramente organica e fisiologica,
non si può separarla; poiché ingrandendosi a forma superiore ebbe dall’ altra
possibilità di esistenza, e vi è tuttora per la stessa ragione involuta, e in
parte immedesimata. Nella vasta serie delle associazioni animali, e delle loro
forme, ci sono aggregati sociali vieppiù complicati, o dove per lo meno, la
maggiore libertà di movimenti, e più sagace esercizio d’intelligenza, o più
varie e vive emozioni, danno al loro ordinamento sociale un aspetto meno
disforme da Digitized by Google - 105 - quello, che poi si verifica nella
specie umana, considerata massimamente nelle razze infime e più selvatiche.
Cosi per esempio negli antropomorfi superiori non solo evvi associazione
numerosa d’individui, ma si manifesta una quasi coordinazione di esercizio
sociale, ed anche di emo¬ zioni che vi si riferiscono. Seguono i condottieri e si
uni¬ formano ai loro cenni; si uniscono ad intraprese comuni ; e qualche
barlume di proprietà individuale; soccorrono i membri in pericolo, e si vide
anche l’adozione di qualche derelitto nei loro sciami. Che se noi inoltre
osserveremo comparativamente queste diverse associazioui nei loro ri¬ spettivi
ordinamenti — stando sempre nell’ àmbito degli animali inferiori, — rinverremo
quasi tutte le forme in abbozzo, ed anche talvolta con mirabile esattezza, di
quelli svariatissimi che effettuarono ed effettuano gli sciami, e tribù dei
selvaggi ed i popoli e gli Stati più civili, sino al fatto miserando della
schiavitù. Se non che una tale ef¬ fettiva e varia similitudine di forme, ove
anche sono più complesse e relativamente perfette, non ci deve indurre nell’errore,
già più volte notato, che tra queste forme so¬ ciali inferiori, e la superiore
umana corra identità di es¬ senza, di genesi, di esercizio e d’intendimenti: ma
soltanto e al contrario si verifichi quel procedimento analogico universale,
erompente dalle poche leggi che governano una infinita molteplicità di
fenomeni, nella loro serie, ed esercizio, distinti. Nè basta ancora ; oltre
questa analogia cosmica, tra le società animali e quella umana c’è conti¬ nuità
non solo fisiologica, ma psichica, in quanto l’uomo biologicamente e per
rispetto alla sua attività emotivo-in¬ tellettuale si identifica nel fondo con
tutto il regno ani¬ male. Ma nella guisa che l’animale non si discontinuo
fisiologicamente dalle leggi e dalle funzioni organiche, quando in queste e per
queste si manifestò senso, e intel¬ ligenza, ma acquistò tuttavia un’attitudine
e una funzione intrinseca che era solo in potenza, onde se se distingue
luminosamente; così l’uomo quando venne ordinando la forma sociale a lui
propria, non si discontinuo dal fatto fìsio-psichico sociale del mondo animale
sottoposto, ma lo Digitized by LjOOQle - 106 - ordinò, lo ampliò, Porgano in un
magistero, che s’ingene¬ rava dalla nuova ed intrinseca forma della sua
attività intellettiva. E si notò d’altronde, che anche in questo suo fatto
sociale relativamente tanto superiore e distinto da quello donde procedeva come
animale, gli influssi biolo¬ gici, e psichici stessi dello stato anteriore non
cessavano, se in virtù di una più vigorosa personalità morale e in¬ tellettiva,
maggiormente in moltissime circostanze veniva e va emancipandosene. Onde la
Sociologia umana se è fatto complesso, che ha propri elementi, genesi ordina¬
mento e scopo disformi da quelli della Sociologia animale, essa però — sempre
distinguendosene via via per i gradi naturali — procede dalla fondamentale e
nativa attitudine delle aggregazioni e puramente organiche, ed organico¬
psichiche poi ; e sempre, per molti versi, seconda necessa¬ riamente alle une
ed alle altre — condizioni primordiali della sua genesi. Se noi — facendo
questa sola considerazione — para¬ goniamo anche la più semplice forma sociale
dello sciame più selvatico ed infimo nelle razze della natura, come di¬ cono i
Tedeschi, ci avverrà forse di rinvenire nel loro or¬ dinamento — se guardisi il
magistero intero, e alle distri¬ buzioni degli uffici, ed a suoi organi per
così dire, e alle sue varie funzioni, — una inferiorità rispetto all’ assetto
sociale di molti animali, anche al disotto dei vertebrati. Ma questa apparente
discrepanza non c’illuda! Un fatto solo basta a toglierle ogni presupposto
d’identità, ed è questo: nell’ esercizio vivente e sociale di questo sciame,
anche il più infimo umano, s’agita nuovo fattore — tra tutti gli altri che
tacciamo per brevità — assolutamente ignoto a tutto il mondo animale; voglio
dire — non la animazione delle forze e fenomeni della natura, che io
chiaramente provai esser fatto congenito e necessario a tutti gli animali — ma
la preoccupazione mitica di potenze soprannaturali, che in modo rozzo, confuso,
fantastico pre¬ siedono — sia pure capricciosamente — agli atti possibili dei
suoi membri, con premi o castighi; cemento primo— oltre la maggior forza,
furberia ed utilità reciproca, — Digitized by Google - 107 - che mantiene unito
socialmente lo sciame. Questo fattore si fluttuante, barbaro, bestialmente
immaginoso da prima, si evolgerà poi in mille e mille modi più o meno splen¬
didi o razionali tra i popoli civili, ed avrà, come ebbe, efficacia sociale
straordinaria. Or bene, ripeto, quel fattore sociale manca assolutamente in
tutte le forme inferiori sociali — inteso nel suo vero e intrinseco valore
umano, e che è dei primi ad evolgersi — onde tosto appare distin¬ tissimo da
tutti gli altri il fatto sociale nostro sin dai pri¬ mordi della sua comparsa.
Se ora il lettore avrà la mente alla definizione che ho formulato della
Sociologia, e alle osservazioni che sono venuto facendo intorno a questa
scienza, mi lusingo che ritrarrà un concetto chiaro, come io la comprenda e la
studii. In essa mettono capo tutti i fattori antecedenti bio¬ logici, psichici
e sociali del sottoposto mondo animale, in relazione con tutte le forme
cosmiche; e sono condizione della sua genesi e ordinamento primordiale, ed
insepara¬ bile elemento, e continuo. Ma a questi per un intrinseco atto
fisio-psichico ulteriore, onde l'animale divenne uomo, che pur mediante quell’
atto si trasformarono, altri se ne aggiunsero che eruppero dall’esercizio
logico nuovo, e dal magistero intero dell’ attività etico-intellettiva che ne
de¬ rivò; vale a dire tutta la operosità teorica e pratica mo¬ rale, giuridica,
economica, estetica e religiosa, in quanto concorrono, associate, a produrre la
comunione vivente degli uomini. Il saggio del Vanni, come si scorge, corro¬
bora, se non m’inganno, le mie conclusioni : acutamente egli notò la confusione
miseranda, in cui versa la Socio¬ logia, e con critica profonda, e soda
dottrina tentò di porvi riparo, e metterla sulla via giusta e maestra del vero.
Questo suo studio — che sarà seguito com’egli ci fa spe¬ rare — da altri, non
solo fu un avviso salutare di peri¬ coli, ma un metodo sicuro per evitarli: e
se le mie lodi valessero — pur troppo io sento quanto poca autorità abbia in
proposito — vorrei che fossero sprone a lui di segui¬ tare in queste ricerche
sì utili e nobili; ed ai giovani di non discostarsi da quelle norme che egli ha
segnate. Digitized by Google 108 - Ma posto ciò, e determinata la specifica
personalità di questa scienza, la sua compressione, lo scopo immediato ed il
metodo, la ricerca non è compiuta. Questo è il ter¬ mine attuale ed ultimo ove
i sociologi si arrestarono, con vinti ch’ella fosse in tal modo definitivamente
costituita, e non vi fossero in lei aliri problemi. In realtà non è cosi : la
critica perscrutatile non ha finito il suo compito: ed io, credo pel primo, ne
accennerò qualche istanza, riser¬ bandomi a trattarne largamente in un lavoro
speciale, tentando di risolvere il nuovo problema. Il Vanni, è vero, nella
conclusione al suo saggio, pose, da par suo, il pro¬ blema finale sociologico
umano : ma nel senso del perfe¬ zionamento sociale stesso, e storico: e ciò che
ne disse é degno del resto. Ma io non considero il problema da questo lato; il
mio scopo è diverso. Se in parte quello e questo s’immedesimano col problema posto
dal Vanni, e da altri, essi ne diversificano sostanzialmente. Secondo il
concetto del Vanni e di altri la Sociologia dee rinvenire a cosi dire la legge
universale del fatto sociale, e del suo intrin¬ seco e organico divenire , ed
avanzarsi : e sta bene. Ma questo stesso fatto sociale poi, io dimando, questi
ordini interni sociali, via via slabili, eppur variabili nel tempo, questo
organismo, ad ora ad ora permanente per consue¬ tudini, o per leggi, di tutta
la convivenza dalle origini sino a noi — quale valore hanno in sé rispetto alla
vita umana personale e sociale nel mondo? Noi scoprimmo, o cer¬ cammo scoprire
le leggi del fatto sociale complesso: ma questo stesso fatto sociale, di quale
effetto è cagione? Ecco, secondo me, ciò che resta a indagare perché la scienza
sociologica sia da reputarsi compiuta. E si badi: io dico il fatto e
istituzioni sociali per sé stesse, non uscendo dal campo proprio della
Sociologia, ben lontano dalle avven¬ turose e nebulose ipotesi della cosi detta
filosofìa della storia: almeno come s’intese sin qui. Se le forze non mi
facciano difetto, mi argomenterò di rispondere a quelle domande nel modo, che
la mente e la dottrina — ben mo¬ deste — me lo consentiranno. Digitized by
Google LA SCUOLA Studio Sociologico (Dalla Rivista di Filosofia Scientifica,
1889). Lo scopo di questo scritto non è, come forse parrebbe dal titolo, di
considerare la scuola — secondo è costume — dal punto di vista pedagogico, o
d’intrattenere il lettore intorno alle arti, ond’essa sia proficua didatticamente;
ma si di mostrare la sua genesi naturale, quale la sua fun¬ zione necessaria
nell’organismo sociale, ed a quali forme e fini intenda per intrinseca
evoluzione. In questa ricerca noi procederemo col metodo osserva ti vo e
induttivo, evi¬ tando con ogni cura — come sempre ci argomentammo di procedere
in tutti i nostri studi — preconcetti o schemi a priori . Seguiremo quindi la
storia dell’umanità in tutte le sue razze, in tutte le sue forme, sinché luce
di docu¬ menti o tradizioni ci conducano; e quando questi difet¬ tino, ci
guiderà una induzione legittima, perchè tratta da fatti noti e universali, e
dall’esame di quelli che ci offre l’etnologia generale delle razze inferiori
viventi. E poiché „ in natura, se tutto è distinto, nulla é separato, nello studio
delle attitudini e funzioni sociali umane avremo l’occhio aperto anche su
quello — ove si manifestano — del sot¬ toposto regno zoologico. Cosi noi
domanderemo che cosa sia la scuola in sé, quale debba essere la sua forma, e a
Digitized by LjOOQle - 110 - che proceda, piuttosto che al moderno e dotto
speculatore in pedagogia, al nativo esercizio della vita individuale e sociale
nelle serie animali, ove meglio e particolarmente si attua, ed in quella poi
umana e razionale sin dalle ori¬ gini sue. In tal guisa avremo maggior
probabilità di non errare, ed il fatto sincero che ne risulterà, ci sarà
criterio saldo a giudicare quale sia ora effettivamente l’indole della scuola,
e quale essa debba essere — non per primitiva e deliberata azione di popolo o
di governo — in avvenire, ma in virtù della sua intrinseca e nativa funzione.
I. L’esercizio della vita quasi in tutta la serie zoologica, . se ha per
stimolo costante la propria conservazione, nei suo normale procedimenlo però è
dovuto alla esperienza; imperocché, se in molte specie, ove appare più
manifesto, per organico consolidamento di anteriori esperimenti, una gran parte
di quell'esercizio si effettua per arte ereditaria (ciò che volgarmente dicesi
istinto), anche in questo via via si attuano durante la vita fatti in copia e
continui, che hanno a maestra la propria individuale esperienza; onde, ove
eziandio quest’arte ereditaria organica é più ampia e complessiva, e più
durevole anche ed efficace l’esempio dei progenitori, la forma però principale
della loro istru¬ zione rispettiva è autodidattica . Ma nel regno animale
inferiore — poiché l’esercizio della vita è affatto pratico ed empirico, e
l’arte, che vi si radica ed cvolge, non supera ed oltrepassa le immediate
neces¬ sità dell’esistenza, che si disbranca in molteplici e indefi¬ nite
forme, e si amplia sempre più per metodi e intendi¬ menti — l’educazione si
muove in un campo ben più li¬ mitato, perché qui si ripetono sino alla morte i
modi di operosità e di accorgimenti che si acquistarono nei pri¬ mordi
dell’esistenza. Con tutto ciò anche negli animali sia per arte ereditaria,
esempi altrui, e propria esperienza, l’educazione individuale è inevitabile,
benché in un àm- Digitized by LjOOQ le - Ili - bito angusto; ed è legge quindi
che governa tutto il regno animale, e condizione della perpetuità della specie.
Or questo fatto innegabile psico-organico normale nella serie zoologica, ci
apre naturalmente la via all’esame della educazione nella nostra specie, e vi
ci introduce per genesi necessaria; fondamento quindi scientifico a inten¬
derne l’origine, l’ulteriore trasformazione, lo scopo, e la diversa arte
eziandio, quando riguardassimo con speciale intendimento alla umana società.
Nella nostra specie, anche allora che un barlume di ri¬ flessione razionale spunti
nell’esercizio anteriormente im¬ plicito della psiche, gli atti volontari si
moltiplicano ra¬ pidamente, e si diversificano in svariatissime guise in un
campo, a cosi dire, nuovo rispetto a quello anteriore di ri¬ flessione
implicita ed esclusivamente animale; e quindi l’esperienza autonoma si amplia
in onde sempre più larghe e lontane. Ora, è d’uopo considerare nell’arte
complessiva per l’acquisto di cognizioni pratiche da una parte i pa¬ renti,
dall’altra la prole, nel modo stesso che accennammo avvenire nei gruppi
zoologici. Ma nell’uomo, per Te ra¬ gioni indicate, i due termini acquistano
nuovo valore, in quanto il parente, oltre l’arte istintiva e propria, come nei
resto degli animali, incomincia quella riflessiva esplicita di atti e di fini
raggiunti, o da raggiungersi per coordi¬ nazione di mezzi, disformi nel modo da
quella anteriore. Onde per una parte la prole abbisogna di più lungo tiro¬
cinio rispondente al più vasto àmbito del suo esercizio; e dall’altra, per le
prove e sperimenti già tentati e fatti, e la più complessa arte di compierli,
propria dei genitori, la prole acquista in tempo assai più breve notizie ed
arti, senza preoccuparsene personalmente. Ed in ciò risiede e si radica
fontalmente, e ne prorompe la nativa origine, la forma essenziale e il futuro
incremento della scuola. La quale adunque, se nella specie umana assume indole
e na¬ tura poi particolarissima, profonda però le sue radici nel mondo
inferiore animale; ed è fatto che s’intreccia con tutti gli altri che
costituiscono le generali funzioni bio¬ logiche. Digitized by LjOOQle - 112 -
Poiché se neirumanità prende ragionevolmente carat¬ tere nuovo, e si trasmuta
in una funzione cogitativa ca¬ pace di varie e moltiformi azioni, modi e
indefinito pro¬ gresso nelle arti meccaniche, estetiche, e nella scienza
universale, non si disgiunge però nella sua primitiva e semplicissima forma
dalla anteriore. Quando il bambino, nelle età preistoriche e alle origini,
imparava a poco a poco dai genitori, ed allora particolar¬ mente dalla madre,
gli accorgimenti più semplici, e le in¬ dustrie più elementari per la propria
conservazione — la ricerca del cibo, la difesa personale, il modo di scansare i
pericoli di quella età e via via — e ad esprimere con segni fonici e mimici le
sue emozioni e desiderii, egli e la madre compievano questi atti complessi,
certamente supe¬ riori di gran lunga per la guisa e lo strumento psichico, a
quelli che si effettuavano nella vita animale; ma però sempre sin qui per
impulso spontaneo e nativo — non de¬ liberatamente riflesso — e come solo
magistero innato della specie. Adunque la scuola^ lo apprendere , cioè, per
Uesempio e incitamento altrui le notizie utili e necessarie alla vita, non solo
è fatto biologico considerato universalmente nel¬ l’esercizio pratico del mondo
animale, ma tale si man¬ tiene nella sua forma essenziale anche quando l’uomo
ri¬ flessivo spontaneamente da prima (e in modo conscio e voluto poi) appari e
progredì intellettualmente; quindi essa è una funzione associata psico organica
che si evolge, come in tutte le altre, per nativa genesi, dalle necessità di
fatto della vita individuale e sociale. Onde coloro che osteggiarono sovente ed
osteggiano la scuola in generale» e vorrebbero per falsa e turpe garanzia di
riposo e di or¬ dine civile, abolirla, o almeno renderla vana apparenza, o
stupefacente, come fosse un ritrovato arbitrario dell’arte umana, non sanno che
tenterebbero di eliminare — pro¬ posito stupendamente ridicolo perchè
impossibile — una funzione necessaria psico-organica, quanto è quella del
linguaggio, della convivenza sociale, della stessa genera¬ zione specifica!
Digitized by LjOOQ le - 113 - Noi verificammo cosi, brevemente, che il
tirocinio na¬ tivo dell'arte educatrice nella specie nostra si tripartiva in
esercizio istintivo , o di eredità biologica; in quello auto - nomo , o di
propria esperienza, e nel massimo poi dell’m- segnamento materno , ed
occasionalmente d'altri, non escluso ciò che si potesse ritrarne per l'utilità
nostra dalla osser- yazione delle varie industrie animali. La parte che ora a
noi maggiormente interessa, è l'ultima: cioè quella che riguarda il diretto
insegnamento materno e poi di fami¬ glia; perchè in questo veramente apparisce
la primitiva forma della scuola umana. Egli è chiaro poi che questa, sin dal
suo più semplice modo di manifestarsi, consiste nel fare apprendere alla prole,
via via che l’occasione im¬ periosa si offre, e in brevissimo tempo , ciò che
la madre, od altri appresero per lungo e difficile tirocinio proprio, o
trasmesso dalle antecedenti generazioni. Se la prole — per un presupposto
impossibile — dovesse tutte le volte e da capo ricominciare le personali
esperienze, & ritentare i primi passi nelle arti necessarie alla vita via
via na¬ scendo, ogni progresso sociale sarebbe perduto; e per quanto la
riflessione razionale si rinnovasse, l’uomo ri¬ marrebbe quasi belva perpetua.
In quella vece i genitori, nel successivo e continuo propagarsi dei figli,
infondono in essi sollecitamente l’esperienza e le arti proprie, effetto
riassunto di tutte le generazioni passatè. Se ciò è vero, e non se ne può
dubitare, come la scuola da questa sua forma privata, divenne sociale ? e per
quali gradi trascorse prima che si costituisse in una pubblica istituzione
dello Stato ? qual’è l’indole sua ai tempi nostri, e a qual fine ultimo
s’incammina ? A soddisfare a queste istanze è d’uopo ricercare in qual guisa
siansi formate le famiglie, e come esse poi si organassero socialmente; e
quanto la diversa costituzione della famiglia stessa e della convivenza abbiano
avuto efficacia sulla origine della scuola. Rispetto alla forma della famiglia
in quanto possa derivare dalla diversità etico-organica delle razze, o dei
gradi relativi di sociale convivenza, vano sarebbe sperare un criterio certo
per determinarlo a seconda di un tipo ri- Vignoli. 8 Digitized by Google - 114
conosciuto indi più nobile, a cui pervennero i popoli ci¬ vili; poiché troviamo
le stesse, stessissime forme di ma¬ trimonio in genti svariatissime di costumi,
d’indole, d’etnico temperamento e di coltura. I Weddah infimi, e quasi af¬
fatto selvatici, sono monogami come noi; cosi i Bosci¬ mani, gl’indigeni della
Nuova Guinea e i Dayak. La po¬ liandria si rinviene tra i Fuegiani, gli Aleuzi,
i Toda f nell’isola di Geylan, al Tibet, al Malabar, mista alla poli¬ gamia.
Gli Esquimesi sono monogami, poligami e po- liandri, e misti erano pure i
Caraibi. In alcuni tanto è te¬ nace la monogamia, che vi è proibito il
divorzio, ed egual sentimento signoreggia tra i Dayak del continente, poiché la
poligamia è considerata quale delitto; ed in egual modo si governano i Bodos e
i Dhimali delle Indie alpestri ed altri. Nella Polinesia i Fidgj — intelligente
ma feroce razza — sono poligami; tali pure sono di Ascianti, e le genti del
Dahomey in Africa; così i Peruviani più civili, ed i Messicani, e quelli del
Nicaragua. Questa forma tro¬ vasi negli antichi popoli d’Oriente — in alcune
circo¬ stanze anche tra gli Israeliti — e nei moderni. Fra gli stessi Germani
antichi abbiamo esempi di poligamia (1). Che se questa forma fondamentale di
convivenza non dipende, come vedesi chiaramente, dalla razza e dai gradi
sociali più o meno barbari e civili, poiché si trova, nella sua varietà,
identica tra popoli e sciami assolutamente disformi d’origine, di costumi, di
condizioni sociali, ed in tutte le latitudini, anche la ubbidienza figliale non
si ma¬ nifesta eguale a seconda di razza, di clima, di condizioni: onde non è
fatto etico universale. Tale non é tra i Mantra, i Caraibi, gl’indiani del
Brasile, gli Araucani, i Narajos in California. Presso alcuni popoli i figli
hanno assoluto diritto di ribellarsi; in altri il figlio deve ubbidienza al
padre sin che vive sotto lo stesso riparo, ma fuori, cessa questo dovere. E
quindi è chiaro che un tal sentimento (1) Vedi: Reclus, Spencer, Helfty,
Gatschet, Waitz, Gerland, Bancroft, M. Lennan, Patouillet, Bastian, Butler,
Lubbock, Mueller, Naves) ecc., c tutti i celebri viaggiatori ed etnologi e
storici. Digitized by Google - 115 non è innato, nè proprio di razze sociali, o
dipende da latitudini. Ma nella varietà stessa delle unioni sessuali signo¬
reggiò da principio grande confusione di discendenza: poiché anche l’eredità e
la figliazione del nome non suc¬ cedette sempre per successione mascolina.
Questa forma rinviensi, comechè non sempre, in qualche popolo barbaro è vero,
come i Kuk delle Indie, i Belutci, i Neo-Zelandesi. La femmina, invece come ben
provarono dotti ricercatori, in specie Mac Lennan, prevalse in tutte le parti
del mondo. Sovente trapassa non al figlio della madre, ma a quello della
sorella, come tra i Malesi ed altri. Nello stesso modo abbiamo convivenze
sociali senza un capo riconosciuto, e ne offrono esempi i Fuegiani, gli
Australi, gli Esquimesi: talvolta il capo è a tempo, come tra gli Andamani, gli
Abi- poni, nella Gujana, e via discorrendo. L’incoerenza e in¬ stabilità di
tali sciami si ripercuote per necessità nell’or¬ ganamento della famiglia. Nè
la condizione dei figli assume, nei primordi umani nelle varie razze e nei
diversi gradi sociali, identica forma. In generale feroci tribù manifestano
grande tenerezza pei figli, come le belve sanguinarie: ma non sempre però.
Negli Andamani, Fuegiani ed Australi, l’affezione dei ge¬ nitori per i figli è
squisita : ma pure, e spesso, li uccidono e vendono. Gl’infanticidi per difetto
di nutrimento sono co¬ muni anche in genti relativamente civili, come i Cinesi,
e spesso in altri popoli, viceversa, i figli uccidono i geni¬ tori perchè
vecchi o sofferenti. In generale nei primi al¬ bori sociali non si sente, come
notò un grande scrittore, nè si conosce obbligazione morale; ma v’è inconscia e
assoluta libertà di allevare od uccidere. Si rispettano i maschi, ed anche
laddove i costumi si resero più miti, non solo tra i selvaggi di razze
inferiori, ma tra gli Arii stessi, Indiani, Greci e Romani, la figlia, se
salva, rima¬ neva però inabile alla funzione di sacrificatore, e a molte altre.
Che la donna — alla quale la civiltà e il senso del buono e del bello devono
assai più di quello che si pensi, o non si pensi — ebbe a soffrire dolori e
vituperi senza fine, Digitized by AjOOQle - 116 — prima che movesse il primo
passo verso l’alto loco che le è da natura preordinato nel mondo (1). Si può
affermare con lo Spencer, che il progresso morale del genere umano si prova
chiaramente, paragonando la condizione della donna nei popoli selvaggi con
quella nei più civili: dalla bestia da soma ad una quasi regina. L’idea e la
credenza che la donna sia a noi inferiore, e quasi affatto animale, si rinviene
quasi in tutte le tribù d’America: tra i Cafri, Mandani, ed altri molti di
varie parti del mondo. Sovente è parte del patrimonio del marito, e si vende e
si tra¬ smette con questo. Lavora sempre per l’uomo alla Terra del Fuoco,
presso gli Andamani, Australi, Esquimesi, Tupi, e al Sud del Brasile. Se in
molte regioni l’uomo è liber¬ tino senza freno, le donne al contrario vengono
uccise pel minimo sospetto d’infedeltà. Un miglioramento di condi¬ zione
incominciò per lei quando prevalse l’uso di otte¬ nerla in cambio di servigi
resi al padre, al fratello, alla tribù, e se ne hanno esempi da per tutto
antichi e moderni. II. Da questa rapida corsa per i vari tempi, razze, climi,
fasi sociali, osservando le native condizioni rispettiva¬ mente dell’uomo,
della donna, dei figli, possiamo conchiu¬ dere che più o meno s’identificano
nella barbarie primi¬ tiva tutte le razze: nulla ad esse conferendo l’origine,
il clima, l’indole, dalle torride alle gelide zone; e che quindi esse sono il
prodotto, genuino e congenito della specie umana nel suo primo moversi e differenziarsi
dallo ante¬ riore stato animale. E poiché in tutte, nonostante si ricise
differenze d’ogni maniera fisica, morale, e di genesi e co¬ stituzione di
famiglia, la scuola nella sua forma e neces¬ sità fondamentale sempre sussiste,
si può affermare che questa originalmente in tutte è la medesima, come fun- (1)
Vedi il mio saggio: Note di Psicologia sessuale, nella tf Rivista di Fi¬
losofìa Scientifica anno 1887 (estr. presso la libreria Dumolard). Digitized by
LjOoq le — 117 — zione di processo didattico ultra-uterino, poiché la madre è
il primo maestro. Le differenze di razza, d’indole, di clima e via discorrendo,
valgono certamente a modificare le arti, gli intendimenti dei primi erudimenti
della madre ma la natura del fatto rimane invariabile. Or resta a ri¬ cercare
come la scuola da materna — per necessità a cosi dire fisiologica — sia
divenuta di famiglia, di tribù, e nei popoli indi più civili, organo e funzione
deliberata dello Stato. È non v’ha dubbio; la famiglia sia monogama, sia po¬
ligama, venne costituendosi e integrandosi mano mano che la donna da vile
strumento di lavoro, o passeggera sod¬ disfazione d’istinti, si tramutava in
compagna di lavoro, custode d’abituro fìsso, e sovra tutto quando potè conso¬
ciare al suo nativo affetto pei figli, quello dell’uomo che diè loro la vita. E
certamente nell’uomo, oltre un egoistico stimolo ad associarsi più stabilmente
la donna, perché strumento di più costante utilità, operò il senso nuovo che
andava evolgendosi, cioè della venustà delle forme, qua¬ lunque fosse il tipo
di razza. La quale venustà tanto più si manifestava, quanto la donna acquistava
vita più ripo¬ sata e men travagliosa. Il malo trattamento rende, com’è
naturale, più brutta la donna, nella guisa che accade, a modo di esempio, tra i
Coreani; e più attraente relativa¬ mente, quando essa è più rispettata, come
tra i Kalmucchi. Egli è evidente che abbozzata in qualche modo la fami¬ glia, i
figli, oltre progredire nelle industrie pratiche negli accorgimenti o
sentimenti d’ogni genere per l’esempio e la scuola della madre, hanno quelli
del padre, che seguono nelle caccie e in tutte le altre imprese, per quanto
sel¬ vagge. Quando poi più gruppi, cosi composti, si associa¬ rono in modo più
complesso, sebbene ancora non in stato propriamente detto, la scuola della
famiglia diventa fun¬ zione spontanea di quest’associazione di famiglie, per
quanto lo sciame fosse tuttora incoerente, e andasse len¬ tamente ordinandosi.
Onde le tre parti nelle quali si di¬ stingue di sua natura la scuola, come si è
detto, appari¬ scono dai primordi sociali. Digitized by CjOOQle - — 118 — Ma
v'ha di più; non si creda anzitutto, come è erronea sentenza comune, che da
principio, sebbene le madri sole compiessero l’ufficio di maestro, nè avessero
permanenti vincoli con l’uomo, la specie nostra fosse costituita da in¬ dividui
isolati e solita rii, dispersi in vastissimo campo. A ciò si oppone, oltre una
molteplicità di ragioni pel sosten¬ tamento e la difesa, l’indole naturale
della nostra specie considerata zoologicamente; poiché essa appartiene alle
sociali, quali sono appunto anche quelle a lei più attigue ed affini. Qualunque
sia stato il modo, il tempo e le in¬ trinseche ed estrinseche ragioni e cause,
onde dalle ante¬ cedenti specie si evolse la nostra, egli è certo che non po¬
teva disformarsi dalle leggi che governano le famiglie zoologiche. Quindi non
si rischia di errare affermando che da principio, mentre la nostra specie
andava psico¬ fisiologicamente evolgendosi, gl’individui non continuas¬ sero
nelle condizioni naturali del loro gruppo: le quali erano quelle di una forma
sociale collettiva, non sciolta e libera individualmente. La primitiva
convivenza ancora doveva, per necessità dei suo gruppo naturale, mantenere la
sua forma sociale: vale a dire, che mentre individual¬ mente si evolgeva
l’intelligenza razionale, la convivenza perseverava nella confusione primitiva,
nei connubi vaghi sessuali, e in rapporti d’ogni genere tra loro, propri degli
animali sociali. Indi, prima della vita autonoma dell’indi-. viduo e della
famiglia definite, si agitava quella collet¬ tiva. Chiarito ciò, meglio
s'intende la facile diffusione poi della specie sulla terra, la possibilità
della genesi del lin¬ guaggio, e delle sue forme diverse secondo le varie asso¬
ciazioni, e Yidentità rispetitva d’indole, di credenze, di co¬ stumi che
appariscono nelle varie razze. Dalla prima e collettiva convivenza uscirono,
differenziandosi poi, la fa¬ miglia meglio definita, indi l’individuo autonomo
(1). Ma comechè la -convivenza fosse da prima collettivo, non importò che la
condizione della donna e delle proli (1) Vedi il mio studio: Origine del
linguaggio articolato, Milano, fra¬ telli Rechiedei, 1888. Digitized by LjOOQ
le - 119 - si disformasse da quella già accennata. Anche nelle at¬ tuali convivenze
degli animali sociali, la condizione in ge¬ nere della femmina rispetto
all’educazione ultra-uterina della prole, rimane la stessa (1). Indi anche
allora la donna, sebbene confusa e rifusa nel gruppo collettivo, con¬ duceva la
vita affannosa e dura, quale testé tratteggiammo: anzi la sua condizione si
aggravò quando l’animale len¬ tamente andava tramutandosi in uomo; imperocché
la in¬ cipiente ragione creava nel maschio, già più forte, uno strumento nuovo
di vigore brutale, non sorto ancora con esso — ed era ben lungi — il senso
morale, il concetto di equità, di diritto, e l’affetto razionale. Cosi fatta
coabita¬ zione, quasi ad alveare umano, sebbene evolta a più de¬ terminate
forme per entro lo stato comune, si rinviene tuttora in alcuni sciami selvaggi,
tra gl’Inoiti orientali e occidentali — ultimi abitanti verso il polo boreale —
e vi si mantiene per ragioni anche di clima. Gol tempo e avan¬ zando nel
sentimento personale, la collettività via via si scindeva, quasi polloni da
tronco, ed una vaga figura di famiglia andava disegnandosi; perseverando però
ancora — sebbene più sciolto — il primitivo collettivismo, che fu traverso
molteplici forme, l’ereditario impulso alla costi¬ tuzione veramente delio
Stato in razze più capaci di ci¬ viltà. Or quando per diverse cause, che non è
qui oppor¬ tuno di dichiarare, i gruppi speciali, che indi costituirono i primi
nuclei delle famiglie, si sciolsero dalla comunità primitiva, erano
relativamente si progrediti — rispetto, si intende, a quella età — che non solo
comunicavano già tra loro per linguaggi, ed avevano rozzamente creati gli
strumenti più semplici; ma già nelle loro fantasie si agi¬ tavano forme
indeterminate di misteriose potenze, e di spe¬ ciali superstizioni, che
commovevano la loro vita indivi¬ duale e collettiva. I linguaggi quindi, le
superstizioni, i germi dei miti, le industrie abbozzate si continuarono nei
nuovi gruppi disgregati. I quali però — sebbene ora più (1) Vi sono molte
specie, e in varie classi, ove questa funzione è eser¬ citata dal maschio; ma
io parlo secondo la regola generale. Digitized by Google - 120 - individuali —
in molte cose e fatti restavano associati a vita comune. Nella vita associata e
collettiva, se in massima parte la scuola si esercitava dalla madre — poiché
anche in quella prima fase il padre era incerto — indirettamente però, e per
l’esempio, comprendeva i fatti che si compie¬ vano dai membri dello sciame. E
questo fu il modo pri¬ migenio nativo e incosciente, onde la scuola da
singolare della madre, assumeva sembianza pubblica: poiché lo preordinava la
miscela di azioni della convivenza col¬ lettiva. Si disse che fin da questo
stadio semi-animale con i linguaggi sorgevano fantasmi e superstizioni, e
mitiche emozioni, che necessariamente dettero origine poi a ceri¬ monie di
propiziazione e di esorcismi delle potenze bene¬ fiche o malefiche della
natura. Oltre a ciò, e per lo stesso ordine ed efficacia di sentimenti,
s’incominciarono riti fu¬ nebri, di guerra e di altri fatti e gesta sociali,
che in¬ sieme alle cerimonie accennate ingenerarono consuetudini permanenti di
pratiche e credenze religiose, alle quali si uniformarono, comechè non con
ordine preciso e bene or¬ ganato, quei gruppi segregati, ma viventi in comune.
Ora i nuovi nati via via, se per esso e per la madre s’istrui¬ rono, nel modo
già detto, negli accorgimenti necessari alla vita e alla sua conservazione,
testimoni nel tempo stesso dell’agitata esistenza degli uomini adulti, tra cui
in¬ vano avrebbero cercato di riconoscere il padre, da questi ebbero l’esempio
di tutte le loro azioni: ed imparavano anche le bizzarre cerimonie risguardanti
le superstizioni, ed il significato loro. Era quindi una scuola mista singo¬
lare e pubblica, non deliberatamente pensata e istituita, ma funzione sociale
necessaria e inevitabile. Queste co¬ stumanze, fantasmi ed emozioni mitiche
vennero meglio poi ed a poco a poco determinandosi, e organandosi, finché
s’istituirono, in modo semplicissimo, i primi sacerdozi, i noviziati, le
iniziazioni; onde si formò una specie di ca¬ lendario religioso, di riti
pubblici, e necessari in date cir¬ costanze, e feste a cui presero parte non
solo quelli di un Digitized by Google - 121 — particolare sciame sociale, ma
altri delle vicinanze, od af¬ fini di razza. Come poi s’iniziassero al ministero
religioso quelli a ciò destinati, bellissimi esempi, quasi eco lontano dei
primitivi e più semplici usi, ci rimangono tra gli ul¬ timi abitatori attuali
circumpolari per il lungo e strano noviziato del giovane, futuro Angokok; come
del resto ac¬ cade per gli Jossakidi occidentali, gli Sciamani della Si¬ beria
(1), gli »Ioghi e Fakiri dell’India, gli Engaka Batu, i Piodgi d’Australia, e
in generale gli Asceti e Stregoni da per tutto. Ed esempi di drammi religiosi e
al tempo stesso profani, eseguiti dinanzi a tutte le famiglie viventi in co¬
mune, li abbiamo ancora in quelle terre boreali ed al¬ trove, che ci rivelano
le origini comunistiche primitive di tali cerimonie e riti. Quindi la scuola,
nel tempo stesso che perdura come funzione naturale privata devoluta alla
madre, per necessità della convivenza si allarga a funzione sociale, non per
deliberata volontà privata o pubblica su basi giuridiche riconosciute, ma per
necessità di circo¬ stanze biologiche e sociali, spontaneamente. Questo stato
però di comuniSmo sociale, che chiameremo zoologico, noi vedemmo sciogliersi
gradatamente in gruppi, che per analogia solo possono dirsi famiglie, quasi
cel¬ lule che scindendosi da un ganglio vivente, assumono vita indipendente e
da sé. In questo nuovo ordinamento, o me¬ glio scissione confusa, debbono
considerarsi due cose: da prima che le cellule se dividevansi dalla integrità
primi¬ tiva, non se ne separarono affatto, ma continuarono, più incoerenti, a
comporre ancora l’anteriore associazione; e in secondo luogo che le cognizioni,
industrie, riti e miti iniziati nell’arnia primitiva, persisterono nei gruppi
sepa¬ rati o che venivano separandosi; onde anche qui la scuola per necessità —
se venne modificata e in parte coadiu¬ vata dal maschio — rimase per lungo tempo
materna, e sociale insieme. (1) Sullo sciamanismo tra le popolazioni
Siberiaclie, veggasi il bellis¬ simo libro di Stephen Sommier, Un viaggio in
Siberia , Firenze, ed. E. Loesclxer, 1885. Digitized by Google - 122 - III.
Anche a questa posteriore forma sociale in cui si sgre¬ tolò la primiera
convivenza, ove tutto avveniva per con¬ suetudine, successe una nuova per lenta
evoluzione, in specie nelle razze più atte a civiltà, che la consuetudine
trasformò in ordine giuridico, e ne compose le membra più saldamente. Ed invero
la convivenza di distinti gruppi, seguendo l’impulso associativo anteriore, e
signoreggiando già più profondamente i fantasmi ultra naturali, e poiché la
forza bruta rimaneva tuttora massima, si organò in modo, che forza e religione
s’identificarono in una o più persone, che ebbero doppiamente sugli altri
autorità in¬ contrastata, e si creò l’imperio ereditario singolare, o di casta,
o, se per elezione, di una casta determinata. E che tale sia divenuta la forma
secondaria sociale a poco a poco, lo testimoniano anche le ricordanze delle più
civili: il patriarcato — assai comune — essendo in fondo un’isti¬ tuzione
mitigata di quella più antica. Normalmente come il capo fu il più forte od
astuto guerriero, fu eziandio il primo sacerdote; e l’unione del potere
militare e sacro fu comune in principio a tutti i popoli più giuridicamente or¬
ganati; evidente cosa tra gli Arii, i Semiti e le razze cosi dette turaniche.
Le pitture murali, le iscrizioni d’Egitto e di Assi ria, come avverte lo Spencer,
a tutti lo manife¬ stano: egualmente avvenne nel Messico e nel Perù, e in modo
meno apparente in Roma stessa, a Sparta ed Atene. Così d’altra parte a Tahiti,
tra i Dacota, i Kondi ed altri, come tra i Germani primitivi, nelle isole
Samoa, e nella Nuova Caledonia. In altre genti il sacordote partecipa al¬
l’amministrazione dello Stato; ed oltre la potenza militàre in varie parti del
mondo, identificò in sé quella anche ci¬ vile, come in Polinesia, in Assiria,
in Egitto, nel Messico, e via dicendo: non esclusa quella giudiciaria. Infine,
chi non sa che il Codice religioso di molti popoli fra i più ce¬ lebri era pur
quello civile, politico e giudiciario? Onde da Digitized by AjOOQle - 123 -
principio Chiesa, a dir cosi, e Stato s’identificano; tale anche in Cina, nel
Giappone, in Egitto, negli Stati barbari di varie parti del mondo: onde
dappertutto i sacerdoti, nelle convivenze civili o selvaggio, formano la casta
che ha maggiore coltura, e superiore intellettualmente a tutte le altre. In tal
modo in possesso del potere naturale, ci¬ vile e militare, e di quello più
temuto ultra-naturale in tutte le loro forme, l’organamento sacerdotale stette
saldo, e per quanto seppe, invariabile. Ogni società quindi, ap¬ pena organata
di barbare o storiche razze, fu teocratica — largamente intesa questa forma di
signoria. Tale trasformazione sociale avvenuta più o meno com¬ piuta nelle
selvagge e nelle genti civili, recò profonda mo¬ dificazione alla natura e
costituzione della scuola. Se da principio e senza alcuna riflessa
determinazione, l’istru¬ zione materna e pubblica nella convivenza a comune
nella prima e posteriore forma, seguiva incosciente le semplici movenze
sociali, e si trovava, senza avvertirlo, per una funzione naturale, sottoposta
a quei poteri, che in modo ancora incoerente, andavano più e più signoreggiando
; ora, dopo che l’organamento sociale acquistò nelle razze supe¬ riori,
maggiore coscienza di sé, ed i dominatori incomin¬ ciarono a sapere ciò che
volevano, e sentirono i vantaggi della propria signoria, ed i fini a cui erano
preordinati per nativa necessità, la somma delle cose tutte in mano di uno o di
più universalmente riconosciuta, trasse seco eziandio la direzione della
scuola; e quindi da singolare e in questa quasi libera, e pubblica, ma come spontaneo
tirocinio per esempi e imitazione, si trasmutò compieta- mente in istituzione
elaborata dello Stato. Il quale per mezzo di chi vi s’identificava anche
religiosamente, pro¬ mulgò per norme mnemoniche o scritte, il Codice univer¬
sale dell’operosità e delle credenze umane, sancite dal po¬ tere ultra-naturale
in modo che ogni infrazione al mede¬ simo venne considerato delitto e peccato.
Allora non solo gli atti particolari e pubblici s’informarono al divino —
immedesimate con il capo, o con i capi — ma i senti¬ menti, le idee stesse
della vita ordinaria presente, e di Digitized by LjOOQle - 124 - quella futura
in rapporto con la costituzione dello Stato, vennero prescritte, e rese
immutabili. Indi l’insegnamento, sia privato o pubblico, che da prima ondeggiàva
e in gran parte governavasi ad arbitrio, fu determinato e formulato nel Codice
universale. Cosi fu statuita la forma del sa¬ pere, il modo, il tirocinio, i
limiti suoi. Nè qui si arrestò il mutamento: chè generale l’ammaestramento per
Tin¬ nanzi e di tutti, ora divenne ufficio esclusivo di una classe, ed
esclusiva la sua dottrina; onde avvenne che la scuola fu monopolio di pochi, e
divenne affatto pertinenza del pubblico potere, e suo ufficio assoluto. La
quale disciplina superiore, via via che la convivenza avanzava, abbracciò ogni
lavoro intellettuale e meccanico; poiché scienza, arte e mestiere, tutto fu
governato da canoni jeratico- politici. E tale condizione durò per secoli sotto
diverse forme; e più dissimulata dura in parte tuttora. Certamente la scuola
privata non cessò in quanto è funzione non arbitraria, ma necessaria; però,
poiché il potere autocratico profano e sacro codicificò ogni atto, ogni
esercizio privato e pub¬ blico, e lo stesso pensiero, cosi diè norme e
prescrisse luoghi e tempi e modi d’insegnamento, e formulò con au¬ torità
divina l’enciclopedia; onde l'istruzione della madre e della famiglia sin
dall’infanzia, oralmente, o per libri ufficiali, non si raggirò che intorno
alle cose superior¬ mente ordinate: e primo precetto fu la devozione assoluta
alla dommatica stabilità, e ubbidienza cieca alle persone, in cui s’incarnava.
Cosi il pubblico insegnamento e il pri¬ vato rinvigorendosi a vicenda, si formò
un ambiente in¬ tellettivo e morale tale, che a poco a poco la servitù del pensiero,
il rispetto all’autorità assoluta della fede, la schia¬ vitù ai superiori
divenne natura; e tale si mantenne nei popoli eziandio più famosi
dell’antichità sino alla loro estinzione: e tale si mantiene in alcuni che non
perirono; e sotto sembianze meno ricise, e in modo più implicito, in tutti
quelli selvaggi e barbari dei due mondi. Però eziandio in queste condizioni noi
riconosciamo di nuovo nella scuola, comecché si mutata nel suo esercizio
intrinseco, i carat- Digitized by CjOOQ le teri essenziali primitivi, quelli
ond’ella sorge per neces¬ sità native fisiologiche e sociali. È una evoluzione
con¬ tinua di forme secondo che lo stato sociale si muta, o la potenza
intellettiva si accresce e si amplia, ma la so¬ stanza primordiale e la legge
dell’esercizio rimangono le medesime. Nel mondo antico e in molti popoli del
moderno adunque questa costituzione jeratico-autoritaria della scuola fu, in
determinate fasi storiche loro, universale, e si può dire la forma della
società stessa; e si continuò in parte e in varie guise, e più dissimulata sino
all’evo nostro. Allora l’umanità in tutte le sue razze e varietà — con
differenze di modo — era, per necessità della sua propria evolu¬ zione,
conformata quale corpo omogeneo, ove l’individuo appariva come figura distinta,
ma intrinsecamente priva di propria virtù, moventesi per impulso superiore,
incar¬ nato divinamente in un uomo, o in una casta. E poiché tutte queste
movenze inferiori erano prescritte, l’autonomia individuale scompariva, e si
perdeva in queirimmane pan¬ teismo sociale. Il sapere era mnemonica arte di
ritenere il catechismo civile e sacro; l’autocrazia religiosa, in cui si
rifondeva quella politica, tutto signoreggiando dalla ori¬ gine della vita alla
morte, e oltre la morte, nessun atto privato e pubblico le sfuggiva, compresi
quelli del pro¬ prio pensiero. Società laica, secolare quindi non solo non
esisteva — secondo il suo valore odierno — in fatto, ma neanche in idea. E ciò
produsse, come la storia mostra, o la morte di molti popoli in ultimo, o lo
stagnamento in¬ fecondo per altri che sopravvissero. IV. Ma questo stadio
periglioso e monco sociale fu oltre¬ passato da una razza che non teme
tramonti, e per primo da un popolo di questa razza, il di cui nome e la di cui
gloriosa vittoria rimarranno immortali. Io l’ho già detto: il popolo Ellenico!
Si, i Greci pei primi ebbero limpida e Digitized by AjOOQle profonda coscienza
dell’uomo, e lo trassero, qilale perso¬ nale potenza, dalla matrice, a cosi
dire, della natura, entro cui già fisiologicamente si rifondeva, e da quella
teocra¬ tica ove si era individualmente perduto, vivendo in tal modo vita
affatto embriogenica. Il giorno in cui Talete e gli altri jonici si accinsero
alla ricerca della genesi delle cose per autonoma deliberazione, fuori d’ogni
concetto dommatico o disciplina sacerdotale, un fatto umano nuovo e
indefinitamente fecondo si compi: quel giorno fu l’alba della futura
emancipazione dell’uomo, in quel giorno sorse la persona umana di fronte al
mondo, ed all’autocrazia jeratica universale: la potenza laica germogliò; al
cate¬ chismo s’aggiunse il libero esame, presso al tempio e alla reggia
autocratica fu possibile l’accademia e il comizio di liberi cittadini. Seguiamo
pure il successivo evolgersi ed ampliarsi del pensiero greco da quell’epoca
solenne sino all’estremo suo tramonto, e vedremo come in Grecia per la prima
volta, non per solitaria vigoria d’individuo, ma per fervida cooperazione di
tutto un popolo di genio, l'uomo si comprendesse, si emancipasse
intellettualmente e civil¬ mente, divenisse persona; e il nosce te ipsum
socratico, già agitasse e stimolasse in ogni ramo del sapere, delle arti, della
politica il popolo greco durante la portentosa sua storia. Osservate come
l’uomo vi appaia via via scol¬ pito, vivo, fiero nelle sue epopee, nelle
speculazioni filo¬ sofiche, nella lirica, nei drammi, nelle storie, nelle
scienze di applicazione e nelle continue e profonde agitazioni, tra¬
sformazioni e statuti civili. Ei lotta contro gli stessi Dèi, e libero vinse
con le armi l'Asia teocratica, in cui s’in¬ carnava l’antica forma sociale. E
questa meravigliosa vittoria, anche se avverranno, come avvennero, non sarà
perduta per sempre; chè, la¬ tente nei suoi effetti, proromperà di nuovo quando
l’occa¬ sione propizia impenni le ali; poiché fu, per la razza, vit¬ toria
definitiva e imperitura. E quando il popolo greco si avviava all’occaso, una
parte di sé, che ab antiquo aveva posto stanza in altre regioni, già nel nome
augusto di Roma intraprenderà praticamente un’epopea che doveva pel Digitized
by L^ooQle 127 - giure, per la sapienza civile, per la emancipazione delle
plebi, e in gran parte dei servi, compiere l’opera umana che s’iniziò nelle
feconde spiaggie dell’Egeo, nelle sue splendide isole, e alle falde gloriose
dell’Imetto. Forte del¬ l’istinto indomito della razza, spinta da vigoria
straordi¬ naria a diffondersi, e tutto preformare alla sua immagine, con
profondo sentimento della realtà della vita, Roma a poco a poco con la
conquista e l’esempio, ereditando la scienza in parte e le arti greche,
universalizzò nel mondo contemporaneo il giure civile, il sentimento del
diritto, il concetto dell’uomo, l’eguaglianza dei cittadini, il laicato nel
governo e negli uffici dello Stato. Che se nel processo storico che indi si
evolse nelle razze arie in Europa, dal cespite greco-latino allargandosi agli
altri rampolli, il connubio della dottrina profetica monoteistico-giudaica —
tratta a compimento da Gesù nel fuoco trasformatore dell’amore universale — con
le ante¬ cedenti dottrine e istituzioni greco-romane produsse, per nativa
disposizione e molteplici cause storiche e di pen¬ siero, la nuova teocrazia
medio-evale, onde la scuola di¬ venne a sua volta di nuovo un catechismo
generale ; pure noi di nuovo ce ne emancipammo per virtù indomita in¬ dividuale,
per vicende politiche e per la scienza indipen¬ dente; e la laicità, non
ostante apparenti regressi, procede vittoriosa; e la scuola, rotto ed
esautorato in gran parte il rinnovato sistema autocratico, incominciò ad
emanci¬ parsi dall’ordine precettivo anteriore. Le sue forme fonda- mentali,
privata, pubblica e autodidattica, che mai non cessarono, assunsero novello
aspetto conforme al nuovo spirito che si agita negli Stati e nelle nazioni.
Egli è chiaro frattanto che l’insegnamento privato e di famiglia, non più
costretto al catechismo politico e religioso di Stato, si esercitò più
liberamente a seconda dei senti¬ menti e delle convinzioni particolari;
predisponendo cosi a vita più libera e razionale le giovani menti. E quello
pubblico quindi venne da questa libertà stessa privata riordinato alla sua
immagine; e la discussione, l’esame personale, il metodo critico prevalsero al
dommatismo già Digitized by LjOOQle - 128 - signoreggiante; onde il rigoglio di
operosità intellettiva che a sua volta die’ nuovo impulso alla istruzione di
fami¬ glia; e tutte e due insieme poi vivificheranno potentemente
l’autodidattica. La quale emancipazione ebbe ed avrà per risultato uri immenso
incremento di beni sociali e di progresso in ogni ramo del sapere, e nelle
condizioni della esistenza; poiché la libera concorrenza, effetto di libera
scienza, perchè fecondata da nuove scoperte, aumenta la produ¬ zione delle
ricchezze in genere nella sua prima fase; e la libertà d’esame crea il
cittadino, onde il libero reggimento degli Stati moderni, con la scuola libera
e laica si apre un nuovo mondo ed appaiono nel loro pieno vigore le due divine
prerogative dell’uomo, la ragione e la libertà. E che io dica il vero, basta
per prova paragonare la società eu¬ ropea in genere, dopo la fiera protesta in
religione di Lu¬ tero, in filosofia di Cartesio, nella scienza di Galileo, con
la vecchia anteriore. Per questi tre grandi l’uomo, quasi di nuovo smarrito
dopo il più glorioso periodo greco-ro¬ mano, fu di nuovo ritrovato. E siamo al
principio: poiché, non c’illudiamo, né spaventiamoci, nel mondo sociale e ci¬
vile si agita latente una nuova forma, che si presenta, ma non può definirsi; e
quando a questa sua trasformazione sia strumento la libertà assennata, non può
riuscire che degna dei fatti umani, e delle magnanime aspirazioni dei buoni.
Quindi se l’emancipazione sociale e politica fu un bene, un bene pure
necessariamente debbe essere la scuola libera e laica, che ne é l’effetto
immediato. Giunti a questo punto, non per costruzioni a priori, o per tendenze
di partito, ma studiando l’evoluzione reale dei popoli, in tutte le razze, e le
loro forme di convivenza privata e pubblica, se alcuno domandasse quale
carattere debba avere negli Stati moderni e liberi la scuola; non io, nè altri
qualsiasi, ma la chiara evidenza storica, la legge che governò le intrinseche
ed estrinseche vicende di tutti i popoli noti barbari e civili, risponderebbero
che essa debbe essere libera e laica; cioè non arbitrariamente Digitized by
Google - 129 - vincolata a dommi sieno religiosi, politici, sociali; laica,
cioè ordinata, esercitata affatto dal ceto laicale — con li¬ bertà, s’intende,
d’insegnamento d’altre classi — che è quasi tutta la totalità dei cittadini;
alla condizione però assoluta , che chi la esercita sia degno di tanto ufficio,
e la società, ove si attua, risplenda per vigoria di carattere, per virtù
cittadine, per tolleranza. Or riepilogando, diremo: — la scuola in sé, nella
in¬ trinseca essenza sua, e nella estrinseca evoluzione per le varie sue forme,
è un fatto non generato da deliberata vo¬ lontà d’individui, popoli o governi,
ma necessario e con¬ tinuo: prorompe dalla vita stessa individuale e sociale, e
profonda le sue radici più umili e lontane biologicamente nel mondo inferiore
animale. Quindi egli è da prima fi¬ siologico, empirico, spontaneo, poscia
razionale, riflessivo e voluto. In tutte le razze selvaggie e civili, antiche e
mo¬ derne, dagli sciami più bestiali alle genti più elette, di mezzo a tutte le
forme di famiglia e di convivenza, sempre apparisce e nasce nei tre modi,
privato, personale e pub¬ blico. E poiché egli è integrale nell'organismo
sociale, si conforma e trasforma secondo quello procede o si muta. Da
incoerente e misto ad emozioni e fantasmi supersti¬ ziosi e mitici, quando il
gruppo sociale prese assetto più sistematico e ordinato, e fu autoritario e
religioso, anche la scuola nelle sue tre guise divenne meccanica ripeti¬ zióne
del pubblico cattechismo, e nel codice jeratico-poli- tico ebbe dottrina,
metodo, limiti assoluti. Ma se alcuni popoli in questa forma perirono, altri
vissero non oltre¬ passandola, e stagnarono; altri per vigorìa e irrequie¬
tezza di razza vi si ribellarono, e procedettero vittoriosi al regime più
libero civile e politico, e la scuola necessa¬ riamente vi si conformò
divenendo libera e laica. Onde le menti emancipate, e la scienza della realità
accre¬ sciuta, reagiscono alla loro volta sulle istruzioni novella- mente
create, e le perfezionano: ciò che avviene eziandio per la scuola, ora deliberatamente
indirizzata a quella mèta nobilissima, dove gravitavano nativamente i fatti
anteriori, a cui scopre meglio la luce attuale degli intel- VlGNOLI. 9
Digitized by LjOOQ le - 130 - letti. A ciò fummo spinti dalle leggi di natura,
e siamo quali essa ci fece, quali era preordinato che fossimo nel¬ l’esercizio
spontaneo e riflesso della ragione : libertà e lai¬ cità dell'insegnamento. Nè
ci sgomentino gli ostacoli frrpposti dagli ignavi ep¬ pure buoni, dai tristi
astuti, dai pusillanimi; ad onta di tutto e di tutti l’umanità nelle sue
famiglie più elette rag¬ giungerà il nobile segno a cui i fati la incalzano.
Proce¬ diamo cauti e con amore e tolleranza; ma procediamo, senza timori e
intemperanze. Lo scetticismo reale, o ridi¬ colo, lo scoramento dei buoni,
l’avidità insaziabile,, la con¬ cupiscenza di turpi cose, l’ozio putrido,
l’ignoranza voluta per flaccida fibra, oscurano, è vero, lo splendido volto
della civiltà moderna, onde molti non lo scorgono, o lo travedono contaminato.
Ma non si tema; se la terra per cosmica convulsione non si sfascia, noi
perverremo a quel¬ l’ideale di relativa felicità e di grandezza intellettiva e
mo¬ rale, che stimola, sprona, affascina le anime e gli ingegni eletti — che
sono i veri e soli fattori dell’incivilimento, e il sale della terra — a
quell’ideale, che anche oggi di mezzo a molte sozzure, guerre, è il sole che
riscalda e vi¬ vifica gli uomini di buona volontà con la sua luce e ca¬ lore
immortali. Digitized by Google DEL VERO NELL’ARTE"’ (Dal Pensiero Italiano,
1891). Questo tema, tocca una delle più vivaci, e, direi, tumul¬ tuose dispute
della estetica moderna; agitato e si varia¬ mente creduto risolto, che non luce
se ne trae, ma confu¬ sione. E da prima, con affermazioni sempre assolute, si
vuole da alcuni sceverare distintamente in arte il vecchio dal nuovo, e
dichiarare veracemente ciò che debba inten¬ dersi per vecchio, e per nuovo.
Altri invece si appuntano ancora alla tradizionale imitazione, e fatte
secondarie con¬ cessioni, si radicano tenacemente in ciò che chiamano
immutabile essenza del bello: od al contrario ripudiando tutto il passato,
stimano tutto innovare di guisa che Parte vera non si sia mai esercitata, e
incominci con ciò che or dicesi naturalismo: obliando che più di cento anni fa
questa parola venne usata nello stesso significato; e sin dalla più splendida
epoca artistica in Atene e in Grecia tutta si distingueva non solo
teoricamente, ma in pratica, l’ideale dal reale nelle opere d’arte. C’è chi si
affida rinvenire le ragioni d'arte, della sua origine, dei suoi vari momenti
storici nelle necessitò e (1) Questo articolo è la riunione c la fusione di
alcune letture, che io tenni in proposito al R. Istituto lombardo di Scienze e
Lettere. Digitized by AjOOQle — 132 - leggi della generale evoluzione umana e
sociale; mentre altri ci introna gridando inutile ogni ricerca in proposito sia
d’origine, sia di evoluzione, giudicando l’arte sempli¬ cemente quale spontaneo
e personale capriccio. Il bello per molti è assoluto, e s’identifica col vero e
col buono, con¬ siderati come idee eterne e sostanziali: per alcuni invece
queste tre idee si distinguono tra loro; e il bello si af¬ ferma splendore del
vero, calore del buono. Contradicono però a questi coloro, che riguardano il
bello come emo¬ zione relativa, e quindi tanti i suoi tipi, quante le razze, le
famiglie, le persone. Rispetto all’artista poi c’è chi dice apparire, ed
operare quale e mero prodotto dell’ambiente, mentre c’è chi si af¬ fanna a
dimostrare che viceversa è la virtù ed efficacia personale dell'artista che va
formando l’ambiente. Da una parte non dee servire che al buono, ed infiammare
per un ideale altissimo di virtù morale e civile gli uomini: dal¬ l’altra essa
non dee subordinarsi à nulla e bastare a sè stessa. Il Guyau definisce il bello
« una perceziope o un’azione che stimola in noi la vita sotto tre forme
insieme: sensi¬ bilità, cioè, intelligenza e volontà: e produce il piacere per
la coscienza rapida di questo eccitamento generale; mentre il maggior numero
degli scrittori reputano organi della emozione estetica l’occhio e l’udito,
egli si argomenta di provare che tutti i singoli sensi possono occasionare una
tale emozione: onde si ascende gradatamente, rimanendo essenzialmente nelle
ragioni del bello, da un saporito ma¬ nicaretto alla contemplazione del
Partenone: da un grato profumo alle Madonne, o agli affreschi vaticani di Raf¬
faello: dal tatto dolce di un corpo vellutato, o dal mite tepore di una mano,
al Mosè, o al Giudizio di Miche¬ langelo. E badiamo: la controversia non rimane
adesso soltanto accademica ed innocua disputa di filosofi, ma per intrin¬ seche
e nuove condizioni etico-sociali, essa assume più vasta e profonda efficacia
nella vita civile delle nazioni, e può aver quindi effetti utili e dannosi,
secondo che viene, Digitized by Goc : - 133 - o si creda, risoluta. E perciò
non mi pare inopportuno fermarsi alquanto a considerarla, tentando di rimuovere
molti-errori, e chiarire molti equivoci, perchè si man¬ tenga salda la dignità
dell’arte, e con essa anche la di¬ gnità intellettuale e civile deiruomo.
Frattanto poniamo in sodo questo: e cioè, sia la scuola platonica e
aristotelica nella antichità, per quanto se ne possa indurre dalle opere che ne
rimangono, e dalla in¬ terpretazione più conforme alle loro opinioni, sino ai
rin¬ novatori via via delle loro opinioni; sia la scuola critica Kantiana; sia
la più moderna evoluzionista e fisiologica, tutte affermano più o meno
esplicitamente, che il bello considerato nel sentimento che suscita, o
nell’obietto che lo promuove, si distingue dall’utile e dal buono; per la qual
cosa la conseguenza ulteriore si riassume in ciò, che l'arte ha esercizio e
forma propria, e si attua in virtù di un principio che le è speciale. Ciascun
di noi conosce quale ripugnanza sentiva Kant tra l’utile, il buono e il bello,
e si ricorda di quali e quanti argomenti sussidiò la sua tesi. Per lui i
prodotti dell’arte in tanto possono dirsi belli, in quanto non vengono infor¬
mati da nessun interesse diretto o indiretto di qual¬ siasi natura. E un tale
principio venne dai più moderni filosofi riconosciuto per vero, compreso lo
Schopenhaeur; da artisti sommi quali Schiller e Goethe. Nella quale sen¬ tenza
convengono pure tutti i moderni scienziati della scuola evoluzionista dal
Darwin, Spencer, Grant-Allen agli altri seguaci e minori: anzi alcuni giungono
a dichiarare che l’arte dee a poco a poco scadere, e dileguarsi affatto nelle
più generali soddisfazioni utilitarie delle società mo¬ derne. Ma di ciò più
avanti. Per prova della verità del sin qui detto intorno alla di¬ stinzione
fondamentale del bello, del vero, del buono, del¬ l'utile, riferirò le parole
testuali del più corretto dei filo¬ sofi platonico-cattolici, Vincenzo Gioberti
(1); e quelle pure del principe degli evoluzionisti, Erberto Spencer. (1) In Francia
può consultarsi l’opera di Eugenio Lévèque, che con¬ suona in quanto alla
dottrina con quella del filosofo italiano. Digitized by Google - 134 - « Il
bello — scrive il Gioberti — non è il bene morale o il buono, perchè il bene
non si può chiamar bello che impropriamente. Un’azione buona non appare sempre
come bella, e quando veste tale qualità, ciò succede per un nuovo elemento che
vi si aggiunge, e dalla moralità si distingue. Spesso anche le opere virtuose
entrano nel giro dell’este- tica piuttosto come sublimi, che come belle,
secondochè accade alla virtù eroica. « Il buono importa l'idea di obbligazione,
non cosi il bello considerato in sè stesso , senza estrinseca attinenza. «
L’uomo non ha l’obbligo di fare lavori belli, come ha quello di fare opere
buone.... Il bello non è il vero, d’al¬ tronde, semplicemente preso: e quando
il vero è anche hello, non è già tale per sè stesso, ma per una nuova qualità
che si arroge alla sua natura: e quindi il bello non è il vero metafisico o
matematico: appartenendo questi al solo intelletto non vogliono esser confusi
col bello.» Il Gioberti distingue inoltre sottilmente il bello dal piacevole e
dall’utile; e lo definisce — conforme all’indole della sua scuola. — L'unione
individua di un tipo intelligibile con elemento fantastico fatta per opera
della immaginazione estetica . Vedremo poi in che pecca questa sua di
finizione. Spencer d’altra parte, analizzando il sentimento del bello, giunge
alla conclusione che un tal sentimento è anche più disinteressato di quello
dello stesso buono, e giusto. Egli, come Darwin e tutta la loro scuola, crede
che l’ori¬ gine dei sentimenti morali sia il bisogno e l’interesse: i
sentimenti estetici perciò e al contrario, che s’identificano primordialmente
col giuoco e col sollazzo attivi, sono più puri di qualunque idea utilitaria. E
Schiller stesso aveva detto, secondo la sua dottrina: «Non è il grido dei desi¬
derio che noi sentiamo nel canto dell’usignuolo. » Grant- Allen è più esplicito
ancora: Nelle azioni ed opere umane, egli afferma, tutto ciò che non viene
effettuato come eser¬ cizio, giuoco, trastullo dei nostri organi e della nostra
immaginazione, tutto ciò che non è assolutamente arte per arte, è destituito di
bellezza. Onde il bello per esso con¬ siste principalmente in ciò che, per sè
stesso, e assoluta- Digitized by LjOOQle 135 mente inutile: e non è altro che
necessità di consumare, per nessun scopo estrinseco al suo esercizio, una
troppo abbondante energia fisiologica. Da ciò parmi chiaro apparisca che il
bello nelle scuole antiche e moderne più disparate, di filosofi, naturalisti ed
artisti stessi, si consideri come fondamentalmente distinto dal vero, dal
buono, dall’utiie, ed abbia quindi nell’arte che lo manifesta, nell’animo di
chi lo sente, una assoluta libertà di forma e di esercizio ; e logicamente se
ne debba inferire la tendenza ad affermare che l'arte basti a sé stessa. Se poi
vogliamo rintracciare in che il bello consista ri¬ spetto alla sua entità
obiettiva, ritorna pure in generale, e si ripete, la definizione
pitagorico-platonica, corretta da Sant'Agostino, dal Leibniz e giù giù sino a
noi, che il bello obiettivamente apparisca ove sia varietà ridotta ad unita .
La quale definizione, come vedesi palesamente, nulla ci apprende, in quanto se
è vero che in ogni opera d'arte in genere trovasi in fondo armonia ed euritmia
di parti, v'hanno però infinite cose a cui si adatta questa de¬ finizione, e
che non sono belle; quali, a modo di esempio, le macchine ed ogni sistema
ordinario di forze operanti. A questa stregua, nota un sagace scrittore,
YItalia liberata del Trissino, sovrasterebbe q\Y Iliade, ed al Furioso per
venustà e valore artistico. Il Tommaseo dicendo il bello « un’armonia di più
veri sentita dall’uomo » si avvicinò maggiormente, con quella parola senita , a
ciò che a noi si manifesta come bello. È più astratta quella del Rosmini in
quanto egli dice che la verità è l’idea esemplare delle cose, ed il bello
l’ordine della verità in esse. Alcuni poi ripongono l’essenza del bello nella
conve¬ nienza delle parti, o delle azioni, allo scopo. Non occorre osservare
quanto anche questa definizione sia vana: poiché a questo modo tutte e le più
comuni azioni coordinate ad un fine sarebbero belle, o qualunque moto di parti
coor¬ dinate ad un’unica azione. Quando poi, alzandosi a volo più alto, si
volesse ricer- Digitized by AjOOQle - 136 - care quale sia nelle diverse
scuole, ove tale induzione si tentò, l’essenza eterna in sé stessa del bello,
si entrerebbe nel campo metafìsico puro: osserveremo solo in proposito che quanto
tali ardimenti fanno onore alla energia e fede deH’intelletto umano, tanto
riescirono e riescono vani: poiché l’essenza delle cose ci é ignota, anche non
ammet¬ tendo il dualismo riciso della scuola critica tra fenomeno e cosa in sé.
In tutti i secoli, sotto una forma, od un’altra, questa impotenza fu avvertita,
dall’Amone Egizio, dal Pa- rabrama degli Indi sino all’incomprensibile di
Damascio, al noumeno di Kant, all’inconoscibile di Spencer, al- Yifjnorabimus
del Du Bois-Reymond, e cosi via. Laonde, sia per l’origine sia per l’essenza,
obiettivamente, a nulla approdano le definizioni che del bello vennero man mano
escogitate; e, dirò di più, a nulla giovarono per sé stesse alle opere d’arte
antiche e moderne. Soltanto, e per ora, una afférmazione ci apparisce in
sembianza di verità, perché generale, perché compresa subito dai dotti come
dagli ignoranti, che, cioè, il bello pare si distingua dal vero, come realtà
effettiva, dal buono e dall’utile. E da qui procediamo alla nostra ricerca come
in terreno più saldo. E diremo subito senza timore di errare che soggettiva¬
mente il bello è una emozione, un sentimento grato sui generis , distinto,
distintissimo da tutti gli altri che ci af¬ fettano e commovono: ed
obiettivamente consiste in una molteplice varietà di condizioni appropriate,
che non è possibile determinare. Questi due fatti sono certi e irre¬ pugnabili.
Or quale fu ed é nell’uomo l’origine e la causa del sen¬ timento e della
emozione estetica ? Sia che il bello ri¬ splenda all’animo umano ed a sé lo
rapisca, diffuso divi¬ namente nelle cose, o negli artifìci ispirati
dell’artista, secondo la sentenza dei realisti antichi e moderni: sia che egli
si evolga a poco a poco in noi, come fasi successive della soddisfazione
primitivamente sensuale, divenuta poi il grato, il piacevole, il bello; o per
l’esercizio spontaneo a causa di esuberanza di forze, secondo il parere delle
Digitized by LjOOQle - 137 - scuole della evoluzione, e fisiologica — nè qui è
il luogo di discutere le due opinioni — il fatto certo attuale si é che questo
sentimento come si distingue dalla pura sen¬ sazione, cosi si distingue da
tutti gli altri che agitano l’anima umana. Or ciò che noi sperimentiamo dinanzi
alle opere d’arte in genere, ed a scene particolari della natura, non può mai
confondersi con le emozioni che ci eccitano sia nel discorso abituale, e nei
concetti scientifici e di fronte ai fatti civili e privati e alle passioni
ordinarie e molteplici della vita comune. Il sentimento estetico è sempre
fecondo di uno specialissimo piacere, e ci agita profon¬ damente in un modo
grato indefinibile, anche quando la causa che lo suscita abbia radici
obiettivamente nel do¬ lore, nel tragico e nell’orribile. Quindi egli ha
effetti lu¬ minosamente distinti da tutti gli altri effetti, e diversi pure
radicalmente da quelli prodotti dalla medesima causa, ma reale. Ciascuno prova
tali emozioni* poiché sono all’uomo in¬ genite, e connaturali, benché vi sieno
gradi molti e di go¬ dimento e d’intelligente intuito del bello; a seconda
delle razze. Ma se tutti più o meno si commovono esteticamente, non tutti però
sono artisti, nel senso operativo di questa parola. L’artista sente e crea; lo
spettatore, o il lettore, sente soltanto, e comprende: e se, come avviene
necessa¬ riamente, lo spettatore è concreatore insieme all’artista, egli è tale
di seconda mano, perchè l’altro lo guida, a cosi dire, lo stimola, lo conforma
alla genesi della sua crea¬ zione, con l’opera che gli pone dinanzi. Chi più
gusta le bellezze peregrine ed intime di un’opera estetica egregia, è l’artista
medesimo: certo nessuno gustò e gusterà la di¬ vina bellezza dei lavori di
Raffaello, o di Michelangelo, o di Dante, come gli autori di si stupende
creazioni. Ed è appunto per tale mirabile virtù dell’artista di rendere, cioè,
concreatore ciascuno dell’opera sua, sentendola e compren¬ dendola, che egli ha
si poderosa efficacia morale e civile nel popolo in mezzo a cui si travaglia, e
in tutti quelli che ne ammirano i portati meravigliosi. L’artista termina
estrinsecamente l’opera sua, laddove lo spettatore, o il let- Digitized by
Google 138 - tore, la incomincia: poiché il primo concreta in un fan¬ tasma
sensibile il concetto della sua mente; e il secondo per via di questa forma
sensata risale al concetto, rifa¬ cendo a rovescio lo splendido cammino. Il
grande Leo¬ nardo nel suo trattato della pittura, scriveva: « Ciò che è
nell'universo per essenza, presenza, o immaginazione, l’ar¬ tista lo ha prima
nella mente, e poi nelle mani. » Infatti la forma mera esteriore per sé non
avrebbe efficacia di suscitare emozioni, tranne la percezione immediata del¬
l’oggetto, o del suono, se non fosse, come a dire, mate¬ riale espressione di
idee, di sentimenti, d’itfimagini, che sorsero, composero, si ordinarono con
vivo calore e luce, nella mente e nell'animo dell’artista: onde lo stesso Leo¬
nardo aggiungeva: « La deità che ha la scienza del pit¬ tore fa che la mente
sua si trasmuta in una similitudine di mente divina, poiché egli opera con
libera potestà d’ogni cosa. » Ed appunto perchè l’opera d’arte commove sensa¬
tamente da prima l’animo nostro, essa è un risultato di un lavoro vivente
nell’animo, a sua volta, dell’artista; poiché la manifestazione di vita
gagliarda è la precipua condi¬ zione dell’effetto estetico in generale. E
badiamo bene: questa vita potente ed intrinseca delle opere d’arte non si
rivela e prorompe soltanto dalle fiere e tempestose passioni, nelle eroiche
azioni, e nelle espres¬ sioni estreme: ma si anche ed egualmente dalle più
dolci e soavi e pietose commozioni dell’ariimo, in quanto a far ch’esse sieno
efficaci e profonde, è d'uopo che manifestino una potente vita di sentimento,
che sgorga rigogliosa in quello intimo dell’artista. I prodotti delle arti in
ogni ramo in cui esse si disbrancano, di tutte le età, veramente belli,
abbondano d’esempi di questa duplice energia di senti¬ menti fieri e gentili,
che egualmente ci commovono e ra¬ piscono. In Omero, Sofocle nei cimeli
artistici e plastici della Grecia, e dei moderni, in Virgilio, Dante, Sakes*
peare, e via via dicendo, non potresti dire se più ti ab¬ biano agitato ed
esteticamente eccitato le scene e le crea¬ zioni loro terribili, o pietose e
soavi. E qui cade in acconcio la sagace sentenza dell’illustre estetico inglese
Ruskin: Vi Digitized by LjOOQle - 139 - sono, egli dice, due specie d’artisti:
gli uni sentono forte¬ mente, e pensano debolmente, ed hanno una percezione
inesatta della verità: gli altri' sentono fortemente, e pen¬ sano fortemente e
percepiscono esattamente la verità, e questi sono i veri e propriamente grandi.
Infatti, senza dubbio alcuno, nel bello sono inchiusi elementi intellet¬ tuali,
e sensibili: il vero si apprende dall’intelletto, mentre il bello, come già
dissi, importa qualche cosa che non si trova di per sè nella cognizione
razionale. Questo elemento è la vita, l'individualità del concetto, e per la
quale questi assume una personalità sua propria, evocata e resa sen¬ sibile
dalla fantasia, che è lo strumento trasformatore e precipuo d’ogni opera
d’arte. In quanto alle condizioni poi estrinseche, obiettive, che provocano il
sentimento del bello, sieno queste immediate della natura, o mediate per
l’artifìcio umano, noi, per ora, prescindendo dalle disquisizioni metafisiche e
fisiolo¬ giche delle diverse scuole, diremo solo che in ambedue i modi, è d'uopo
che si avverino disposizioni speciali mol¬ teplici, e non determinabili
esattamente, nelle cose, o nelle opere umane, perché un tal sentimento venga in
noi su¬ scitato: ma condizione precipua nel bello della natura — tranne il
sublime matematico, o dinamico, secondo la ve¬ race dottrina del Kant, assoluto
per tutti — è un intima e misteriosa analogia tra le forme, le configurazioni,
il colorito, il tuono di alcune e particolari scene e i nostri attuali
sentimenti, i quali variano a seconda della vita etico-sociale di un’epoca, e
dello stato dell’animo via via del contemplante, e delle memori associazioni
che esse ri¬ svegliano. E per le opere umane la condizione costante si è la
vita che il concetto acquista trasformato sensibilmente dalla fantasia in
personalità effettiva. * Ed ora, dopo queste necessarie premesse, investighiamo
sinceramente che cosa debba intendersi, quando diciamo il vero nell’arte, e
quale valore reale egli abbia. Che la riproduzione della verità e della realtà
delle cose e della vita nelle opere d’arte sia un canone certo e fon¬
damentale, benché inconscio da prima e sovente di poi, Digitized by LjOOQ le -
140 - tutta la storia delle arti, e i lavori che ci restarono lo at¬ testano; e
sin qui noi moderni con questo precetto, con tanta enfasi a volta a volta
gridato, nulla abbiamo detto di nuovo. Glie se nelle creazioni estetiche d’ogni
maniera si fece uso del meraviglioso, o dell’ultra naturale o si venne
innalzando l’uomo e le forme naturali a squisitezza ideale dai piu antichi poemi,
indiani, greci, europei, medioevali e del risorgimento, come nelle altre arti
figurative, sino a noi, l’artista però non violò, ove occorreva spontanea, de¬
scrivendola, la natura, nè l’indole umana delle passioni; anzi l’umano
riverberò nel divino. Onde non si può dire veracemente che l’arte del ritrarre
il vero incominci as¬ solutamente da noi; il vero sostanzialmente fu sempre
espresso, e solo vari erano gli intendimenti dell’artista sia morali, sia
civili, sia religiosi a seconda via via delle cre¬ denze, dei sentimenti, di
tutto ciò insomma che costituisce l’ambiente sociale contemporaneo. E qui giova
avvertire una volta per sempre, che tali intendimenti consapevol¬ mente, o
inconsapevolmente anche manifestati dall’artista, in sé medesimi sono estrinseci
all’indole genuina dell’arte, la quale, espressione di un sentimento e di un
concetto insieme distintissimo da tutti gli altri, ha un proprio campo di
operosità ed è fine a sè stessa. Che se questo suo eser¬ cizio, e le proprie
creazioni fa strumento per raggiungere altri fini, nè questi debbono
confondersi con quello intrin¬ seco suo, nè credere che quando sono nobili e
fecondi di bene individuale o sociale, adulterino e deturpino l’arte: oh è,
come vedremo, coloro stessi che in apparenza ora più rifuggono da questi
connubi, in fatto poi vi si abbandonano con ebbrezza ed ardore. Quindi anche
tradizionalmente il vero fu il fondamento dell’arte, e rispose cosi alla mas¬
sima condizione dell’opera estetica. Nè può essere altri¬ menti: poiché onde il
sentimento estetico venga eccitato, è d’uopo che noi siamo mossi da cause note
e da passioni reali. Una natura affatto non vera, cioè intrinsecamente
adulterata nelle sue forme costanti: o passioni, sentimenti, idee, ignoti e non
nostri, come potrebbero accaparrare in¬ teresse, commoverci, od anche
comprendersi ? Onde la ve- Digitized by Google - 141 - rità sostanziale
nell’arte, anche frammista ad invenzioni fantastiche, ed al meraviglioso, e
all’ideale, è condizione assoluta perchè quella possa sussistere. Poiché se in
al¬ cuni poemi antichi e moderni a dir solo della poesia, e di una delle sue
parti maggiori, da quelli attribuiti a Val- michi sino a quelli del Goethe e
del Milton; o nella dram¬ matica da Eschilo, Kalidasa al Shakspeare ed altri,
il me¬ raviglioso abbonda, o v’è a quando frammisto, la scena però e il compito
umano delle azioni, vi spiccano nella loro realità effettiva, e sono conformi
alla verità degli og¬ getti, e alla agitazione e svolgimento degli affetti. E
ciò è si chiaro, che nelle opere d’arte delle età successive, dalle remotissime
a quelle a noi prossime, se il meraviglioso, il convenzionale, grintendimenti
propri a ciascuna, cadono, e non più ci commovono, resta però incolume e vivo,
ed efficacissimo e prelibato tutto ciò, ed è pur moltissimo, che in esse
esprime verità di natura e di passioni, come se fossero immaginate ed eseguite
nel secolo nostro. Ma si dirà: non mai tanto ricisamente come adesso, si volle
e si vuole che l’arte esprima il solo positivo vero, e la effettiva realtà delle
cose e delle umane azioni ed af¬ fetti, bandito ogni ideale, ogni convenzione,
ogni intendi¬ mento estrinseco, ogni superfetazione retorica, o classica- mente
o romanticamente tradizionale. L’arte per l’arte nell’assoluto significato:
l’opera è il resultato spontaneo di una impressione, qualunque ella si sia, e
dee riprodurla: ed è descrizione o espressione di qualunque stato, condi¬
zione, forma di vita individuale e sociale, splendida o squal¬ lida, virtuosa o
turpe, santa od oscena, sana o patologica, con accenno a tutte le cause
determinanti, storiche, mo¬ rali, sociali, fisiologiche, l’azione, e le forme:
il vero e sempre il vero, e niente altro che il vero, radicalmente ripudiato
tutto ciò che per convenzione, tradizioni, scuole ha sin qui oscurato, falsato,
deviato, deturpato l’indole ge¬ nuina dell’arte. E sia! —- Per me, che
risolutamente non pongo confini all'arte, poiché l’artista, come diceva il gran
Leonardo — che d’arte, mi pare, se ne intendeva — opera con libera Digitized by
Google - 142 - potestà d’ogni cosa: per me che appunto reputo condizione
assoluta dell’arte, la libertà, queste non sono eresie, nè errori, nè mi
turbano, o mi sgomentano. È l’arte, e tale è bene che sia. Ma tutto sta
nell’intenderci: tutto sta nel non cadere, senza accorgersene, dalla padella
nelle brace, e panneggiandosi a banditori della buona novella, impi¬ gliarci in
altre e più funeste convenzioni delle passate: onde l’arte sparisca, e si
abbiano invece delle cronache, delle patologie analitiche, delle fotografie meccaniche,
ag¬ giungendo nuove noje a quelle che flagellano il genere umano. E
primieramente gli artisti d'ogni epoca non hanno mai creduto, o voluto, nelle
loro opere creare di pianta un mondo, una società, l’uomo, che non avessero
attinenza, o identità essenziale con quelli reali e contemporanei: questa
opinione sarebbe si ridicola di fronte al fatto che grida il contrario, e alla
idea stessa estetica, che è vano confu¬ tarla. Essi invece si argomentarono
sempre nelle passioni — anche quando venivano in parte idealizzate — di ripro¬
durre ciò che è conforme al vero; ed eziandio allora che la fantasia si
sbizzarriva nel meraviglioso e neli’ultrana- turale, componevano e sentivano a
seconda delle credenze e delle opinioni dell’epoca loro, e che è parte del vero
di un’epoca, o di quelle delle età in cui l’azione, o l’opera in genere si
fìngeva avvenuta. Quindi l’accusa di falso nelle arti trascorse, in quanto si
dilungano dal vero comples¬ sivo, quale oggi ci appare, è logicamente assurda:
verrà tempo che la forma generale stessa delle nostre opere d’arte, stimate più
conformi al verismo, come oggi si pre¬ dica, sarà in molte parti giudicata alla
stessa stregua, alla quale noi giudichiamo le anteriori. Il ve ; ro di un’epoca
non risulta solo da ciò che con evidenza sperimentale e per dimostrazione
scientifica è certo, ma si dal complesso — per le arti — di tutte le credenze,
superstizioni, fantasmi d’ogni sorta, che vivamente aflèttano le moltitudini ed
anche quei ceti, che si dicono, e vorrebbero essere sti¬ mati, colti. E ciò è
si vero che Goethe, spirito eminentemente libero Digitized by LjOOQle - 143 - —
me lo concederanno — affermava che tolta la supersti¬ zione, sarebbe
impossibile poesia: e il De Hartmann che finito il regno delle religioni e
delle leggende, verrà quello dell’insipienza volgare: e Schelling, e Strauss, e
Wagner ripetono che senza mistero non v’ha poesia, nè arte: sen¬ tenze però
erronee, quando si abbia un adeguato concetto dell’arte, e del vero nell’arte.
Quindi noi dobbiamo dire con maggiore equità e rettitudine di giudizio, che
oggi l’arte intende più esplicitamente ad esprimere ciò che a noi sembra il
vero, nel senso della sua più vasta nozione, c relativamente sempre all’indole
intellettuale ed estetica contemporanea. Tutto questo però non riguarda che
l’indole estrinseca, dirò cosi, del vero nelle arti: noi dobbiamo ora più
profon¬ damente investigarne l’indole intrinseca, e domandarci in che cosa,
insomma, consista il vero nell’arte, e come vi si manifesti. Se bene non si
comprende in che s’identifichi, per qual modo si diversifica; il vero reale, e
quello del¬ l’arte, la disputa rimarrà interminabile, l’equivoco con¬ tinuo, e
la confusione perpetua a danno non solo dell’arte per sé stessa, ma della vita
sociale, della quale ora — sembrerà paradosso a chi considera superficialmente
i fatti complessi umani — essa è un elemento essenziale, che la compenetra, e
l’agita costantemente: poiché molti rami e i più comuni del suo grande albero
sono alla por¬ tata della mano di tutti, e se ne gustano i frutti, e se ne
assimila la sostanza. Quando noi diciamo, e si diffonde e con forza per via di
precetti, o con la più efficace persuasione dell’esempio, che l’arte dee
riprodurre il vero, di quali arti, da prima, vo¬ gliamo noi parlare? Poiché se
trattasi delle due grandis-* sime arti, l'architettura e la musica, quella
affermazione sarebbe ridicola. Immaginate che dinanzi al Duomo di Milano, o
ascol¬ tando una sinfonia di Beethoven, io dicessi ad altri, con l’entusiasmo
proprio di tali giudizi, che queste due opere rispettivamente, sono aara,
intendendo di significarne con quella parola il massimo pregio estetico,
certamente il mio Digitized by LjOOQle 144 - compagno darebbe in uno scroscio
di risa, o mi terrebbe per pazzo. Ed infatti come potrei io dire sensatamente
che l’architetto riprodusse in quella cospicua fabbrica il vero, o Beethoven
nella sua sinfonia; quando in natura non hanno modello alcuno nei loro insieme,
e nella struttura del loro intrinseco organismo, e sono al contrario crea¬
zioni veramente originali dell’artista che le immaginò ed effettuò? Il vero in
queste opere rispettive avrebbe soltanto un significato, ma indiretto, e
assolutamente diverso da ciò, che stimasi enunciare sia nella realtà, sia nelle
arti: e cioè che tutte e quante le parti, onde si compongono, ri¬ spondono al
concetto e alla forma di una data struttura e stile, nè si confondono con
altre, nè offendono, quindi, per dissonanze. Ma anche questi tipi di forme
architettoniche, o armoniche, sono tipi che l’uomo andò a poco a poco e per
lunghi e pensosi accorgimenti ideando e non ebbe per produrli a modellarsi in
alcun oggetto reale o fenomeno acustico naturale. Certamente sia
nell’architettura, sia nella musica in natura per leggi meccaniche intrinseche,
ed ot¬ tiche, ed acustiche fisiologiche, trovansi condizioni neces¬ sarie, base
a quelle creazioni spontanee dell’artista, onde le rendono maierialmente
possibili: ma nulla più. Ve¬ dremo altrove come e sino a qual punto la musica,
o l’arte dei suoni possa dirsi imitativa, e per quale analogia possa anche
indirettamente adombrare, od eccitare i sen¬ timenti: ma per sè stessa non
avendo obietto determinato e configurabile sensibilmente, ed essendo portato e
lavoro affatto spontaneo nostro, viene esclusa necessariamente dalle arti, che
possono riprodurre, anzi riproducono sen¬ satamente, non solo il vero, ma tutte
le sue particolari modificazioni speciali. Con ciò io sono ben lontano e dalle
esagerazioni moderne dei potere descrittivo, come dicono, della musica, e dagli
errori incredibili di M. E. Hanslick che sostiene essere essa Incapace di
espressione, e di M. Fechner, che asseriva non essere atta a suscitare al¬ cuna
estrinseca associazione! Uomini d’altra parte illustri per ingegno e dottrina.
Restano quindi, come proprie e certe riproduttrici di Digitized by Google 145 -
forme determinate e figurative delle cose, od espressione di sentimenti
speciali ed affettivi, la pittura, la scultura, la mimica, e le arti della
parola. Ed ora è d’uopo bene acuire la mente, e seguire il retto giudizio, onde
possiamo scor¬ gere sinceramente, e senza velo di passioni, di tendenze, di
scuole, la verità. II. Consideriamo dopo le cose discorse sin qui, l’arte quale
riproduttrice esatta della realtà delle forme, dei sentimenti particolari, delle
azioni personali o sociali, conforme al ca¬ none di ciò che si chiama verismo;
ed osserviamo quale sia lo strumento subiettivo di questa riproduzione, e in
qual modo possa riprodursi, e venga effettiva mente ripro¬ dotto il reale;
poiché noi vogliamo porci qui affatto negli intendimenti estremi dell’arte
naturalistica. E da prima lo strumento è l’artista : ma questi non è una placca
chimi¬ camente sensibile alla luce, e inconscia assolutamente del¬ l’opera, e
della immagine poi che manifesta: l’artista è persona vivente, conscia di
quello che fa, e per l’indole poi della sua nativa vocazione, concitabile, vivo
e pronto a risentire fervidamente le impressioni dal di fuori e dal di dentro,
in quanto i sentimenti e le immagini e i con¬ cetti sorgono, sgorgano e si
attuano nell’animo suo per proprio ed intimo lavoro, eziandio di reminiscenze,
di af¬ fetti, di associazioni, di eccitamenti organici viscerali, in¬ somma per
una certa esaltazione morale e fisiologica nor¬ male, e talvolta quasi morbosa.
Oltre questa indole nativa, e acquisita in parte, è da ri¬ levarsi nell’artista
anche quest’altro fatto, che segue sempre, ed anzi n’é stimolo, il disegno,
l’impresa iniziale del suo lavoro, cioè la speciale eccitazione, l'estro dirò,
che inevi¬ tabilmente nasce in lui e prorompe da tutta la sua per¬ sona
fisio-psichica quando si accinge ad operare, o gli si affaccia per subitaneo
intuito un tema, un’idea, un'imma¬ gine da incarnare sensatamente col pennello,
lo scalpello, ViGNOLI. 10 Digitized by LjOOQ le - 146 - o la parola.
Riflettiamo bene a queste condizioni sogget¬ tive dell’artista, non supposte,
non chimeriche, o fantasti¬ camente retoriche, ma reali, certe, necessarie,
almeno per quelli che veramente nacquero artisti e capaci d’opere egregie ed
immortali. Le cose ed i fatti che ei deve ripro¬ durre secondo la realtà loro,
e con intendimento tenace e voluto, prima che si esemplino nella tela, nel
marmo, o nel discorso, devono necessariamente venire raffigurate entro di lui,
e propriamente nel suo campo interno fan¬ tastico, e perciò, a cosi dire,
impregnarsi, imbeversi del¬ l’indole intima dell’animo suo, assumer forma nella
im¬ maginazione, adeguata al tuono, al valore di tutte le sue qualità personali
native, e acquisite durante la sua vita sociale; e coordinarsi secondo il modo
proprio di sentire, e di disporre abitualmente e sinteticamente gli oggetti
Tutto ciò, non v’ha dubbio, si attinge dal mondò reale, e per organica
necessità vi si riferisce, e conserva le con¬ dizioni sempre di luogo, di
tempo, d’atti, di modi, di affetti, quali sono poste dalla natura: nè l’artista
vuole, nè sup¬ pone neppure di volere, che escano dalla sua mano diverse dalla
realtà donde sono ritratte: e parlo sempre secondo i dettati dell’arte
naturalista. Ma l’effetto poi sarà quale egli vuole o crede che sia ? Se la
realtà nell’animo dell’artista diventa inevitabilmente immagine prima che la
riproduca sensatamente, e è se vero ciò che si disse rispetto alla in¬ trinseca
vita morale di senso e di fantasia — speciale in ciascuno — dell’artista, ed
alla concitazione nei momenti ove s’inizia il concetto, ed ei si dispone al
lavoro; se è vero ciò, come è verissimo ed evidente per tutti la ripro¬ duzione
della realtà, mentre da un lato conserverà affatto le sue essenziali qualità e
nelle parti e nell’insieme (onde non si potrà mai giudicarla imitazione
difettosa) pure nella esecuzione effettiva, avrà acquistato, si sarà assimilato
un non so che di particolare, e un aspetto corrispondente al carattere
soggettivo di colui, che ne fu l’artefice, e vi si sentirà non la copia
meccanica e fotografica, ma una copia vera in sè, trasfigurata però dalla
concitazione operativa, e dall’indole particolare del suo inventore vivente.
Digitized by Google - 147 - Le stesse scene a modo di esempio, avvisando ad arte
maggiore, ritratte da Leonardo, dal Buonarotti, da Raffaello, Tiziano, Rubens,
Rembrandt e via dicendo, sono si dissi¬ mili nel loro aspetto e fìsonomia
dell’insieme, che l’uomo il più rozzo e sbadato non vi s’illude. Se Shakspeare,
Ra- cine, Goethe, Corneille, Beethoven, Bellini, Rossini ed altri grandi —
indipendentemente dalle loro scuole rispettive — trattassero i medesimi
argomenti, quale differenza, esclama Eugenio Veroni Soltanto i mediocri non
artisti ma copia¬ tori, si rassomigliano e s’identificano. L’arte per questo
ri¬ spetto in gran parte é soggettiva: l’artista non pensa alla essenza reale
delle cose, ma manifesta invece riguardo ad esse l’impressione e la sua indole
personale. Ed è si profonda ed efficace questa interna e vivente tra¬ sformazione
della realtà — pur rimanendo eguale nelle sue condizioni essenziali —
nell’animo particolare dell’ar¬ tista, che sovente basta a rendere
esteticamente di gran valore opere di tale, che per molti rispetti non
raggiunge la preeminenza di altri. Ruysdael, per esempio, è inferiore per
alcuni rispetti a molti suoi connazionali, come bene rileva il Fromentin, che
studiò sui luoghi i Fiamminghi c gli Olandesi. « Manca talvolta di disegno, e
non ha il ca¬ rattere incisivo e l’accento bizzarro come alcuni quadri
dell’Hobbema: non la bionda atmosfera di Cuyp: nel mo¬ dellare è inferiore a
Terburg, a Metzu. I suoi quadri si rassomigliano, e talvolta il colorito non é
nè vario, nò ricco: con tutto ciò, e malgrado ciò, Ruysdael è unico: come tutti
possono convincersene osservando la sua Mac¬ chia battuta dal vento , il Colpo
di sole, la Tempesta e il Piccolo paesaggio; a Parigi, a Bruxelles, ad Anversa,
a la Haye, ad Amsterdam, da per tutto figurò e figura come grande maestro. E
questo perchè? Perchè egli esprime mirabilmente la sua personalità; perche la
realtà delle cose traversando il suo animo, ed agitandovisi, n’esce con
l’impronta di un uomo che sente e pensa, e fa sempre sentire e pensare come
lui. Nei suoi quadri v’ha sempre un’aria di sicurezza, di pace profonda, che
formano la sua indole propria: egli dipinge come sente, c sente sanamente,
Digitized by Google - 148 - fortemente, largamente. E potremmo recare altri e
molti esempi in proposito. » E si badi che qui noi avvisiamo a questa specie di
ri- produzione che piu è conforme alla imitazione della realtà, > in quanto
ritrae scene della natura in genere, ove l’opero¬ sità creatrice dell’artista è
minima. Ma appunto noi sce¬ gliamo questo modo di ritrarre, che facilmente per
la sua indole può illudere la scuola estrema naturalista. Se noi, per ipotesi,
prendessimo a prova del nostro assunto tre o quattro dei più celebri pittori di
paesaggio, e dessimo loro l’incarico di ritrarre una rpedesima scena nello
stesso giorno, alla stessa ora, e quindi nella assoluta identità di condizioni
esteriori, egli è certo che per quanto quella scena venisse espressa sulla tela
conforme alla realtà, in modo che nessuno potesse non affermarne il vero, donde
fu tratta, però in tutte insieme paragonate, rileveremmo, e chiaramente,
qualche cosa che le distinguerebbe. Or la differenza proviene evidentemente da
questo, che cioè, la scena reale della natura, acquistò, attinse nell’animo di
ciascun artista, ove si esemplava prima che la mano la eseguisse sensatamente
sulla tela, nel suo temperamento, nelle memori associazioni, nel patos a così
dire, morale della sua'Vita, quell’indefìnibile e intimo tuono, e senso che li
distingue uno dall’altro. Nè alcuno poi vorrà negare, che oltre a tali stati
per¬ manenti deH’animo dell’artista, modificatori, non adulte¬ ratori della
realtà, c’è anche l’animazione inevitabile, come si disse, propria nei lavori
di arte, quando vi ci accin¬ giamo in qualunque modo: viva emozione, la quale
unita agli influssi dell’indole morale complessiva dell’artista fa si che la
realtà degli oggetti consuona, si conforma alle qualità soggettive del
medesimo. Nè deve ciò recar mera¬ viglia: poiché in tale specie d’imitazione
sono si vari, molteplici ed indefiniti gli elementi che facilmente possono
secondare a tutte le gradazioni della emozione dell’artista e della sua indole,
come i colori isolati o in armonia con altri, le varie tinte dei verdi, del
grigio, dell’azzurro, le acque e via via discorrendo, che, dico, senza che
l’artista Digitized by LjOOQ le - 149 - voglia, o creda, o sappia, vengono
modificandosi nelle parti singole e nell’insieme in modo, che, pur rimanendo
identiche nelle loro forme reali, si trasfigurano al senti¬ mento suo
subiettivo. Ora appunto questa eterea e dissi¬ mulata trasfigurazione delia realtà,
per tutti i motivi già accennati, è ciò che costituisce il Vero dell’arte di
fronte al reale della natura. Fra la realtà pretta, effettiva, con¬ creta delle
cose, e l’immagine che viene ritratta col mas¬ simo scrupolo e studio e volontà
a rimanervi fedele del¬ l’artista, c’è il suo animo, il suo temperamento, la
sua personalità morale, c’è l’emozione che vivifica quella im¬ magine, c’è la
fisiologica trama del senso esterno ed in¬ terno, che ne gradua per eccesso, o
per difetto, il tuono in generale. Quindi è giusto, giustissimo dire che la
realtà viene ritratta, e deve con ogni cura, tale com’è ritrarsi; ma è anche
innegabile che quella realtà assumerà per le ragioni discorse, un aspetto — pur
restando fondamental¬ mente fedele a sè stessa — suo proprio, che e quello del
Vero nell’arte. Che se fosse, per ipotesi, quella realtà ri¬ prodotta
assolutamente identica — senza l’alito potente dell’animo dell’artista —
cesserebbe d’essere opera d’arte, il suo pregio consisterebbe tutto in
un’abilità meccanica di mestierante. Sarebbe, chi lo nega? vera, ma non vera
esteticamente. Così il realismo, come scopo mero nell’arte —dato che fosse
possibile — non è arte, ma la sua provvida illusione conduce all’arte; poiché
stimola l’artista nel voler ripro¬ durre esattamente la realtà, alla
riproduzione poi vera delle cose, che deve essere il canone massimo d’ogni
este¬ tico lavoro; ma vera nel senso già accennato, mentre l’imitazione dei
modelli idealizzati, le convenzioni molte¬ plici, e l’accademie deviano l’artista
e lo perdono. Si paragonino pure i più celebrati pittori di paesaggio
naturalista delle varie nazioni; quale differenza di colo¬ rito, di stile, di
tuono, sia nel processo tecnico, sia d’im¬ pressione! E perchè in grazia ciò
avviene? Non prova questo all’evidenza, che ciascuno senti la realtà, senza
però tradirla, diversamente? Nelle pinacoteche, nelle case pri- Digitized by
LjOOQle - 150 - vate, negli studi degli artisti, nelle mostre di tutti i paesi,
questo fatto salta agli occhi di tutti che appena conside¬ rino i quadri con
attenzione. La parte soggettiva dell’arte si rivela con mille voci, a dir cosi,
con espressione evi¬ dente. In tal modo in ogni artista vi è un aspetto nuovo
di quella stessa realtà, che ritrassero tutti con tanto amore. I loro quadri
sono veri, verissimi, e gridano col fatto il verismo: ma tutti, senza
eccezione, riproducono il vero proprio dell’arte, cioè la realtà che si animò
nell’artista. E si badi poi inoltre che un tal sentimento personale che informa
si diversamente la realtà riprodotta, si manifesta eziandio nella scelta
autonoma dei luoghi, e della scena, che gli artisti si accingono a ritrarre;
poiché altri amano meglio gli aspetti grandiosi delle Alpi, delle montagne, e
dei loro accidenti, o dei mari; altri prediligono le ridenti colline, i poggi,
le amene valli, e via dicendo: alcuni vor¬ ranno priva la scena d’uomini, o
d’animali; altri invece Lamineranno con qualche macchietta vivente. E una tale
scelta spontanea non ci insegna già che l’animo dell'ar¬ tista sente diversamente,
ed esteticamente la natura stessa, e si accinge a ritrarre quei suoi aspetti
che maggiormente consuonano con la sua indole ? Poiciiè questa scelta è po¬
tente strumento di soggettività nell’arte, e perciò della forma di realtà che
riproduce. Nè soltanto l’artista esprimerà nelle sue opere tutto questo, cioè
il suo inconscio e pro¬ prio sentimento della natura, e lo riprodurrà come gli
appare nella realtà, ma con industria quasi inconsape¬ vole farà si che questo
suo sentimento traspiri e si mani¬ festi nel quadro: volendo che tale quale ei
sente parti¬ colarmente l’aspetto delle cose, cosi venga risentito dal
contemplante. Un tale influsso dell’animo e della emozione personale
dell’artista nella considerazione della realtà, e nel ripro¬ durla, si esercita
pure negli spettatori della natura e delle sue varie scene: per questo verso
ciascuno più o meno é artista. Questa emozione di ciascuno di fronte alla
realtà non è semplice, non rampolla, cioè, e si suscita per virtù Digitized by
LjOOQ le - 151 - della mera e sola scena reale, che si osserva; poiché anche in
questo caso apparentemente passilo della percezione della realtà esteriore, si
rifondono nell’animo molteplici sentimenti, e vi suscitano e associazioni ed
immagini di cose passate, o presenti, e sempre a seconda dell’indole e
temperamento di ciascuno. Onde non potrà dirsi mai che la emozione eccitata da
una scena della natura sia in tutti quella delia realtà assoluta attuale, ma di
questa rifusa con lo stato dell’animo del contemplante: onde anche qui essa si
risolve in un vero fondamentalmente conforme alle cose, ma col carattere
indelebile suo, del vero, cioè, este¬ tico, se ne siamo commossi. E tali
emozioni sorte e nate in ciascuno al cospetto della realtà esteriore — senza
poi riprodurle — assumeranno anche potenza disforme secondo le persone, dalla
più alta e colta, alla più umile e vol¬ gare; onde se volessimo esercitare
un’analisi accurata sul¬ l’effetto estetico, che la realtà produce sugli animi
di tutti in generale ci convinceremmo che il fattore più potente è il complesso
dei sentimenti, associazioni, reminiscenze, e indole personale
dell’osservatore: dimodoché, se toglies¬ simo questa efficacia, e questi
elementi personali, poca sa¬ rebbe di per sé l’impressione di quella realtà. Io
mi ri¬ cordo che molti anni or sono, recandomi al mare con la famiglia per la
cura dei bagni, con una bambina e la sua balia — contadina della Brianza, che
non aveva veduto che le sue colline e le valli — giunti di notte, e accompa¬
gnandola alla mattina per tempo alla riva del mare, per lei improvviso e
nuovissimo, rimase da prima maravi¬ gliata; e dall’intenso sguardo, dalla bocca
aperta, dalla immobilità sua, si scorgeva quanto la immensità di quella distesa
d’acqua e di cielo la commovessero. Ma questa naturale ed inevitabile emozione
durò pochi secondi; ed esclamò con enfasi : quanto formentone vi si potrebbe
se¬ minare e raccogliere se fosse terra! In queste parole si sorprende
veramente la natura: quella ingenua ed incolta donna manifestava la sua emozione
nativa, rifusa con l’abituale pensiero, e con le associazioni dei suoi lavori,
e speranze. Or da questa contadina ascendiamo grado grado Digitized by LjOOQle
152 - a più civile e colta persona, ed avremo mutamento di l'orine nelle
emozioni susseguenti a quella della realtà ef¬ fettiva, ma nel fondo derivanti
sempre dalla medesima legge. Onde nell’artista e nello spettatore comune la
realtà assume la fisonomia adeguata al loro animo, e che nel complesso
costituisce ciò che dicesi Vero nell’arte. Poiché se il fantasma che negli
animi dell’operatore, o del con¬ templante nasce dall’aspetto della realtà
delle cose, non si informasse con evidente esattezza alla realtà, e non appa¬
risse nel suo complesso Vero, più non piacerebbe: o si porrebbe allora il piede
in altro campo di rappreseutazioni estetiche, quale il meraviglioso, lo strano,
l’ultranaturale, o la caricatura, forme d’arte che qui or non si studiano; o se
al contrario si ripetesse meccanicamente la realtà non rifusa nelle emozioni
personali concitatrici dell’ar¬ tista, potrebbe avere merito di fotografica
copia; ma vero estetico non sarebbe possibile, e quindi non opera d’arte. Io mi
sono trattenuto alquanto sulla riproduzione della realtà esteriore della
natura, perché prossima maggior¬ mente a quello che può intendersi nella scuola
imitazione del Vero. In questa forma d’arte, la composizione sogget¬ tiva delle
cose da rappresentarsi è nulla, o minima, e perciò men libero l’artista, meno
attivo: e la sua fantasia crea¬ trice e combinatrice quasi in riposo. Eppure io
credo di aver dimostrato che anche in questo caso, il Vero nel¬ l’arte, non è
identico assolutamente alla realtà: la quale se è l’elemento necessario e
principale perchè arte vi sia, non è il fattore unico della emozione estetica
che ei eccita generalmente. Che se poi noi vorremo più a fondo inve¬ stigare
questa specie di rappresentazione, cioè del paese solo, esclusa quindi la
figura umana, avremo altra prova che essa a sorgere abbisognava di elementi
molteplici che la rendessero possibile, e di lenta evoluzione subiettiva, ed
obiettiva. Il paesaggio signoreggia, è divenuto propria¬ mente ramo
indipendente, ed a sé nelle arti, non da più di settantanni: parlo nel senso
della mera riproduzione delle scene varie della natura e del sentimento estetico
che ora Digitized by Google - 153 - si risvegliano. Nell’antichità ed in Grecia
stessa alcune forme naturali di piante, di foglie, od acque o terreno,
piuttosto delineati, che pinti, si mostrano solo talvolta come ornamento, o
come sfondo pel risalto massimo, e scopo unico dell’artista, l’uomo: l’uomo che
in virtù appunto del genio ellenico si può dire che apparisse per la prima
volta, come forza e persona di fronte alla natura; nella quale per le dottrine
e religioni anteriori èra panteisticamente rifuso, o un nonnulla al cospetto
della immane onnipo¬ tenza fatale del mondo, e dei principi supremi che lo agi¬
tavano. Tale in Egitto, nella Caldeoassiria, tale nelle prime intuizioni arie,
e nei dogmi bramanici. In Grecia invece l’uomo fu liberato da questa mostruosa
matrice, ove mo- vevasi appena, come spuma sul mare, o come una sbia¬ dita
figura trapunta nei vecchi arazzi, che mal si distingue dal campo, ove è
accennata: egli in Grecia assunse ri¬ lievo personale, e volontà e fierezza in
faccia pure agli Dei, prossimani in gran parte agli uomini, perchè creati ad
immagine loro. E tanto è vero questo, che cioè la per¬ sona umana primeggiò in
tutto nell’Ellade, che il tempio greco, comecché si meraviglioso, per euritmia
semplice, e bellezza nelle età più splendide, veniva eretto per la statua del
nume che dentro campeggiava in forma assolutamente umana, e non la statua per
il tempio. Ed in vero la direzione dell’opera del Partenone fu data a Fidia
scultore, non a Ictino architetto. Cosi nell’arti della parola, dai poemi alla
lirica, ai drammi, è sempre l’uomo’ che primeggia, il suo valore, il suo
ardire, le sue vicende: la natura è appena lo sfondo accennato, e non mai as¬
sunta a contemplazione particolare dei poeti. Nè poteva essere altrimenti,
poiché oltre a questo rilievo massimo della figura umana, e del valore nuovo e
ga¬ gliarde dell’uomo nell’ordine delle cose e della operosità civile e
intellettuale in Grecia, non poteva nascere e sen¬ tirsi l’emozione speciale
che noi proviamo al cospetto della natura stessa, e quindi alle sue
riproduzioni nell’arte, poiché tutte le sue forme e fenomeni, erano animati e
tra¬ smutati in personificazioni continue — parlo nelle opinioni Digitized by
Google - 154 - spontanee universali — tanto più potenti, e quindi esclu¬ denti
il valore genuino obiettivo, quanto divinamente belli, venusti, graziosi e
splendidi erano gli aspetti umani nei quali tutte le deità si rappresentavano.
Ed invero quando nei boschi, nei fiumi, nelle sorgenti, negli antri, nelle
piante, nei fiori, nelle aure, nei venti, negli azzurri celesti, nel fulgido
sole, negli astri, nell’aurora, in tutte le forme insomma delle cose, non si
hanno che motivi a popolare la fantasia di fulgidi idoli, e in tutta la natura
un dramma continuo, che rapisce ed eccita emozioni correlative, che cosa rimane
della realtà effettiva delle cose, e dei senti¬ menti che vi corrispondono? —
Quindi era d'uopo che il mondo politeistico si bello e splendido scomparisse,
si spersonasse, a cosi dire, e si manifestasse come entità obiettiva
impersonale, e nella reale sua semplicità, perchè si eseguissero lavori
speciali di paesaggio, come opere estetiche a sé. Lasciamo da parte la
questione storica, se veramente Ludio al tempio di Augusto fu quello che iniziò
un tal ge¬ nere di pittura: e se all’epoca brillante d’altronde e quasi mitica
di Re Vikramaditya, stando a una bella descrizione di una scena della natura
nel dramma Sakontala di Ka- lidasa, fosse in onore. Ammesso anche che dopo
Cesare la pittura di paesaggio divenisse in Roma ed altrove un’arte distinta,
per quello che ce ne resta però in Ercolano e Pompei, pare non assumesse mai le
proporzioni non solo dell’epoca nostra, ma neppur quelle del rinascimento.
Perché ciò avvenisse, era mestieri di condizioni affatto nuove sog¬ gettive ed
obiettive. Certamente in alcuni poeti greci e la¬ tini, ed in prosatori pure, e
particolarmente tra i poeti Virgilio, tratto tratto v’hanno tocchi squisiti del
sentimento estetico della natura, che sembrano contemporanei; nè mancano in
Omero, specialmente nell’Odissea. Ma sono pennellate fuggevoli. Ove però il
sentimento della natura si estrinseca largamente, e con la nota quasi attuale
av¬ viene per la prima volta nei Padri Greci, ed in ispecie nelle omelie e
lettere di S. Basilio e di altri. Piacemi ri¬ ferire qui parte di una sua
lettera scritta a Gregorio di Digitized by QjOOQle 155 - Nazianzo, ove
manifesta le sue impressioni nella dimora da lui scelta sulle rive al fiume Iri
in Armenia. «Io credo, egli dice, di aver raggiunto il mio scopo... Dio mi ha
con¬ cesso di rinvenire qui un luogo in armonia con i miei gusti. Ciò che nei
nostri sollazzi, e nei momenti di riposo noi ci raffiguriamo nella
immaginazione, io qui posso scor¬ gerlo nella realtà. Un'alta montagna,
circondata da folta foresta, è irrigata a tramontana da acque fresche e lim¬
pide. A suoi piedi si distende una pianura a declivio, resa feconda dagli umidi
vapori che sorgono dalle alture. La foresta che ampliandosi liberamente
circonda la montagna, e dove in copia spesseggiano alberi per forme e specie
differenti, sembra innalzarle intorno un muro di difesa.... La mia dimora
solinga è cinta da due profondi burrati: da una parte il fiume che precipita
dal sommo giogo oppone un ostacolo difficile a superare: dall’altra un immane
dorso di monte ne chiude l'ingresso.... L’abitazione è posta sulla cresta di un
alto giogo, donde si abbraccia con roc¬ chio tutta la distesa del piano, e si
contempla dall’eimato la caduta, e il corso dell’Iri per me più grato e caro
dello Strimene per gli abitanti di Amfìpoli. Questo fiume, il più rapido che io
conosca, si frange contro una roccia, e si getta vorticoso entro un abisso. Ei
mi offre un aspetto pieno di incanto, ed è per gli abitanti del paese grande ed
utile fiumana pel numero infinito di pesci che nutre nelle sue onde spumose.
Devo io descriverti i vapori che esa¬ lano dalle terre, e le aure che salgono
dalla superfìcie delle acque? Altri ammiri lo splendore dei fiori, e il canto
degli uccelli; io non ne ho tempo: ciò che m'inebria mag¬ giormente è la calma
di queste terre, sole, non visitate da alcun cacciatore, poiché le mie lande
nutrono cervi e mandre di capre selvaggie, non i vostri orsi e leoni. Come
potrei mutare dimora? » Alessandro Humboldt afferma che nelle descrizioni di
Basilio e di altri padri greci i sentimenti della natura sono più in armonia
con quelli moderni che tutto ciò che ci resta dell’antica letteratura. Anzi e
per una ragione che spicca chiara a ciascuno, il sentimento estetico della
natura prevale nei primi padri Digitized by LjOoq le 156 - greci a quello delle
opere dell’uomo e delle parti pagane. In Gregorio di Nyssa si trova il medesimo
entusiasmo per la natura, ed una mesta ed indefinita melanconia che vi si
immedesima. « Se io scorgo, egli scrive, ogni ronchio, e cresta di roccia, ogni
valle, ogni piano coperti di erba nascente: se io scorgo la ricca veste degli
alberi, e ai miei piedi i gigli ai quali la natura ha dato insieme e profumo e
splendore di colori: se da lontano rimiro il mare verso il quale la nuvoletta
che passa guida i miei sguardi, la mia anima è presa da una tristezza non
scevra di soa¬ vità. Con l’autunno i frutti spariscono, le foglie cadono, i
rami degli alberi s'irrigidiscono, e noi stessi, mossi da ma¬ linconia
profonda, osservando queste eterne e regolari tra¬ sformazioni, ci sentiamo
alVunissono eolie forze misteriose della natura . Chiunque contempla queste
scene con gli occhi dell’anima, comprende la piccolezza dell’uomo para¬ gonato
alla grandezza dell’Universo. » E Crisostomo ripete sovente: « Vedi tu un
magnifico mo¬ numento, ti senti inebriare dalla vista di un lungo ordine di
colonne, innalza allora subito lo sguardo alla volta del cielo, o ai liberi
campi dove gli armenti pascolano sulle rive del mare. Chi non dispregerebbe
tutte le opere delle arti, quando, nella calma del suo cuore, posando su mor¬
bide erbe, o all’ombra d’alberi folti, pasce i suoi sguardi in un interminato
spazio che si perde nell’oscurità?» Chi non comprende in queste parole, ed in
molte altre cita¬ zioni che noi potremmo riportare dagli scritti dei padri di
quell’epoca, quasi identico sentimento della natura che ci agitò, e ci agita
modernamente? Ma la profondità, l’ampiezza, l’indole propria di questo
sentimento sì disforme da quello greco-romano anteriore, rampolla oltre che da
una evoluzione spontanea dell’animo umano, da più lontana fonte: essa
scaturisce dalla fonte giudeo-cristiana, e dalla trasformazione dei sentimenti
ge¬ nerali che primitivamente nelle epoche apostoliche penetrò nell’umanità.
Pel semita, e in ispecie nella famiglia israe¬ litica, mercè un profondo e
costante lavoro del giudaismo, la natura venne considerata come obietto
talmente distinto Digitized by Google - 157 - dal creatore, che se ne
distingueva per il carattere spiri¬ tuale monoteistico. Da un lato
l’intelligenza, la volontà, la coscienza eterna in Dio, dall’altra la bruta,
passiva e im¬ personale materia del mondo, e soltanto più in rilievo la vita
vegetale e animale, ma sempre come fatture del¬ l’Eterno, ed a lui sottoposte.
Quindi in questo concetto la natura si rivelava nella coscienza generale, come
mero ordine materiale, ed i fenomeni valevano quello, e solo quello, che
manifestavano. In questo ordine di idee il po¬ liteismo, come forme
indefinitamente molteplici di perso¬ nificazioni, era impossibile. Leggiamo i
Salmisti, gli an¬ tichi profeti, e via via, da per tutto, i vetusti frammenti
biblici, leggiamo Giobbe, e sempre e sempre c’incontre¬ remo in poetiche
immagini, in accenti di ammirazione della natura, in descrizioni esatte dei
fenomeni tutti nella loro realtà obiettiva, benché adoperati, e volti a
glorificare l’Altissimo E questo sentimento realistico della natura si
manifesta in modo sempre simpatico verso di lei, poiché generale era la fede
che Dio stesso le aveva dichiarate buone . Certamente nelle dottrine personali
dei primi e po¬ steriori filosofi ellenici si considerò razionalmente, e im¬
personalmente la natura, e liberamente si argomentò di spiegarne da essenza e
la genesi; ma erano dottrine di pochi, non avevano la necessità dommatica per
l’univer¬ sale, che rimase nell’àmbito suo nativo del politeismo, tanto più
tenace, qnanto si manifestava raggiante di grazia e di bellezza. Nel
cristianesimo quel sentimento giudaico della natura si continuò da prima, ed
anzi ebbe maggior rilievo nella dottrina evangelica, poiché Gesù secondo gli
scritti e la tradizione, nel suo insegnamento, e nel suo discorso ordi¬ nario,
manifestò Io stesso ordine di idee e di sentimenti intorno alle cose, dei
salmisti, dei profeti, e scrittori ante¬ riori. Ei vi aggiunse una nota, la
grazia, cioè, e la in¬ genua leggiadria: poiché sia che si guardi alla scelta
delle sue parabole, o ad alcuni tratti del suo discorso, come quando parla
della magnificenza della veste del giglio più grande e splendida dello stesso
regale abbigliamento di Digitized by LjOOQ le - 158 - Salomone, sia agli atti
personali e sociali della sua vita, noi al sentimento realistico antico della
natura, vi scor¬ geremo quello di una ineffabile poesia, e di una univer¬ sale
benevolenza per tutto ciò, che è, e che vive. Quindi per l’una e l'altra
ragione riesce evidente che gl’imme¬ diati discepoli, e i men lontani padri
della prima età del cristianesimo, se aborrivano dàlie opere umane in ge¬ nere,
per quanto elette, dovessero amare e sentire schiet¬ tamente e praticamente
quelle della natura; non più dis¬ simulata dalla universale personificazione
panteistica, o politeistica delle sue forme, fenomeni e vicende. E le arti
certamente tutte, e il paesaggio in specie sarebbero ri¬ sorte, come accennavano,
con iconismo e forme ispirate alle nuove idee e sentimenti, se nel medio evo
l’esagera¬ zione della tendenza ascetica in alcune parti dell'insegna¬ mento
evangelico male inteso, l’ignoranza e la supersti¬ zione, che indi questo
stesso ascetismo insieme alle rovine c confusioni barbariche, recò nel mondo,
non avesse per più secoli sviato affatto, adulterato e oscurato questo sen¬
timento della natura più reale in sé di quello anteriore; e prodotto non
soltanto il furore iconoclastico di tutto ciò che era eccellenza di forme
antiche, ma della natura stessa, creduta indi miseramente opera quasi
diabolica, e valle maledetta di colpe, di lacrime, un inferno temporario. La
fede, e la fede proprio di lui — del medio evo — fatte alcune eccezioni — era
assoluta, e senza dubbi possibili. 11 mondo, come ben nota Gaston Paris, era
diviso allora in tre spartimenti sovrapposti: al centro la terra, lotta con¬
tinua e guerre e mali, ove l’uomo è insidiato ad ogni ora, e tentato dal
diavolo, ma sostenuto dalla grazia di Dio, e la protezione della Vergine e dei
Santi : in alto la Trinità, la Vergine, gli Angeli, i Santi, che intercedono
sempre e intervengono a loro arbitrio a prò dell’uomo; a basso l'in¬ ferno con
i demoni, e tutte le altre figure orribili, prese anche ed assimilate da varie
religioni dell’antichità, o con¬ temporanee. Il gran fatto individuale e
sociale era il pec¬ cato; il nemico, il mondo e la carne. Si otteneva il perfe¬
zionamento morale solo con opere esteriori, con l’elemo- Digitized by Google sina,
il digiuno, i riti, il pellegrinaggio. Raoul de Cambrai — l’eroe — per esempio,
può bruciare, applaudito da tutte le anime timorate, il venerdì santo, piamente
una intera città e un convento di monache, ma si spaventa, e spa¬ venta,
all’idea di mangiar carne in quel giorno. Ogni pro¬ gresso scientifico
d’altronde era impedito da una obbe¬ dienza cieca e assoluta alle dottrine
dommatiche, o tradi¬ zionali. Soltanto in quell’epoca ci fu libertà sconfinata
nella satira; e l’esempio veniva dai chierici stessi. In queste false idee del
mondo e dei suoi fenomeni, con le strane leggende che a fiumi irrompevano dalle
fantasie puerili e morbose nella società del medio evo, il senti¬ mento reale,
ed estetico genuino della natura, cessò, e mi¬ seramente scadde, e subentrano
emozioni bieche, squallide ridicole e spesso orribili. Qual differenza non dico
dalla immagine del mondo dei primi cristiani, ma da quella stessa greca-romana
classica! — In queste almeno lana- tura veniva trasformata in idoli, e aspetti
sì belli, si leg¬ giadri e tra loro in si poetica armonia, che ancor oggi
risvegliano sentimenti di puro e gradito godimento. Come possibile innalzarsi
allora a sentimenti estetici c reali ri¬ spetto alla natura, ed all’uomo
quando, oltre l’accennata adulterazione, e violazione della natura, correvano
per gli scritti ed a voce leggende a copia e continue di questo te¬ nore: Un
monaco malato guarisce col latte della Madonna, che ella stessa porge a
succhiare dalla dolce mammella; un ladro, solito però a domandarle ajuto quando
accinge- vasi al furto, viene salvato dalle stesse sue bianche mani, dalla
forca, ove pendeva’ sostenuto per tre giorni, perchè il nodo scorsojo non
facesse l’usato uffizio, finché trova¬ tolo ancora in vita dai giudici, gli
venne concessa la grazia e il perdono; una monaca, che soleva tributare culto a
Maria stessa, presa ad un tratto da avidità invincibile per le gioie mondane e
della carne fugge dal convento, e sfoga la sua lussuria; e quando dopo tre anni
sazia di lascivie, ritorna al convento, trova la Vergine, che per lei, assu¬
mendone la figura e le forme, esercitò per tutto quel tempo l’ufficio di
sacristana, onde nessuno si accorse della as- Digitized by LjOOQle - 160 -
senza, e della vita ignobilmente vagabonda della suora ! E di queste leggende
era satura quella età. Ed in tal modo in genere e popolarmente si seguitò
finché per vigoria di eletti ingegni non si rinnovò la schietta per¬ cezione, e
scienza della natura, e si dissiparono a poco a poco le informi ed universali
superstizioni e l’ignoranza. Gol rinascimento per le stupende opere, e le menti
sovrane di Dante, Petrarca, Boccaccio ed altri grandi, il sentimento della
realtà, e della natura risorse: reso più vivo, più li¬ bero e lieto dalla
risurrezione dei capolavori d’arte e di scienza dell’antichità, e per la nuova
riabilitazione quasi del sentimento e idea della vita pagana. E la
riabilitazione della natura e della vita terrestre riusciva tanto più effi¬
cace in quanto vi si aggiungeva la schietta e impersonale realtà della natura,
come venne sentita dai padri; poiché nel vivo ardore pel bello della natura e
dell’arte risorto, le forme politeistiche non erano che morti simboli; nè im¬
pedirono che le cose venissero sentite più profondamente anche all’antico
splendore del senso pagano. Ma ciò non sarebbe bastato a perfezionare la
coscienza e il senti¬ mento del reale nella natura, se la scienza osservatrice,
calcolatrice e sperimentale non avesse svelato l’ordine di fatto dell’universo
col Copernico, Galileo e Newton non solo, ma con tutti i fatti particolari
infiniti, onde quell'or¬ dine si compone, e consta per mezzo della numerosa e
ro¬ busta figliolanza di quei grandi in tutte le scienze fìsiche, chimiche,
organiche, storiche, morali, onde s’iniziò il con¬ cetto di legge e della
meccanica struttura costante del mondo. Al che coadiuvò eziandio la scoperta
del nuovo mondo, e d’altre parti della terra ignote, o mal note. Quindi il
punto di vista rispetto alla natura antico sia nelle filo¬ sofìe laicali
elleniche, sia nelle dottrine e credenze israe- litico-cristiane, ritornò ed
appari con nuovo e più intenso splendore, corretto, compiuto, scientifico. Onde
e per ul¬ timo la possibilità ai tempi nostri della riproduzione arti¬ stica e
genuina del paesaggio, come fonte a sé e parte della estetica generale. Con
tutto ciò quest’ordine di cose svolto nella storia dei Digitized by Google -
161 - sentimenti e % del concetto della natura per tanti secoli, non sarebbe
bastato veramente a creare il carattere e la forma estetica deiremozione attuale
del paesaggio, se un nuovo elemento non vi si aggiungeva, voglio dire il
sentimento quasi panteistico, quasi panpsichico della natura, come in gran
parte si rivela nei poeti moderni ed artisti, sotto di¬ versi aspetti. Egli
esercita i suoi influssi quasi all’insa¬ puta degli autori, e dei contemplanti
stessi, poiché si evolse e si evolge per un’intima necessità psicologica in
virtù della vita complessiva passata, e delle condizioni morali e intellettuali
della presente. Quell’intimo senso di fratel¬ lanza tra tutte le cose, e le
creature, figlio della misticità religiosa, che si manifestò potente in qualche
ordine mo¬ nastico, e in specie nel Frate d’Assisi, non andò perduto affatto,
anche quando sorse vincitrice la scienza; poiché la legge di eredità psico-organica
è tenacissima, e perchè anche in quel senso c’è gran parte di vero; e in modo,
in genere inconsapevole si associò al concetto nuovo e più reale, ed evidente,
nell’ordine cioè delle cose, governato da leggi immutabili. Da queste due,
fonti proviene quella ar¬ cana comunione che sentiamo oggi tra noi e il mondo,
poiché la scienza stessa ne distrusse le differenze mitiche ed arbitrarie, e
tutto unificò in un universale concetto di essenza e di vita: cosi dinanzi alle
scene della natura, o alle opere d’arte che vi si riferiscono ci sentiamo ad
esse uniti profondamente: simboli reciproci di un’unica mani¬ festazione di
attività e di vita. Vedesi adunque da quale antica ed alta vena proceda da quel
bellissimo aspetto e ramo dell’arte che dicesi pae¬ saggio, e quali e quanti
siano gli elementi onde nascono le sue particolari emozioni. Quanto corso di
eventi o di trasformazioni prima che il reale e l’impersonale della na¬ tura
potesse rivelarsi nel Vero dell’Arte, secondo i canoni della scuola naturalistica!
I quali sarebbero monchi, nè giusti, nè razionali, se non venissero rischiarati
da un tale processo storico-critico, e compiuti dal concetto adeguato che
dobbiamo formarci di ciò che sia il Vero nell’Arte. Tanto lunga e varia fu la
via per dove corse la intelli- VIGNOLI. 11 Digitized by LjOOQ le - 162 - genza
e il sentimento umano, prima che raggiungessero la schietta realtà impersonale
della natura, fondamento al¬ l’arte riproduttrice che vi si riferisce, onde
potesse dirsi che sono conformi al Vero; e lunga pure è la via per dove giunse
alla emozione estetica della medesima, conforme al sentimento moderno. Non feci
che accennare un cosi largo e poderoso tema : ma vi ho insistito perchè questa
ricerca, è necessaria premessa a intraprendere quella che con¬ cerne le arti
maggiori; ove non più soltanto l’artista rifà la natura, ma l’uomo vi spicca
come la massima e imme¬ diata figura. III. Per l’indole di questo articolo non
potendo intrattenermi su tutte le forme dell’arte, mi limiterò in questa terza
parte a discorrere brevemente delle due più ora comuni: la pit¬ tura, cioè,
detta di genere, e' il romanzo: poiché quella sta alla grande e storica, come
questo alla epopea. Dal loro studio risulterà meglio il carattere genuino
dell’arte mo¬ derna, e quale indirizzo debba seguire evitando esagera¬ zioni
dannose d’ogni maniera. Il completo trattato poi, e lo sviluppo dottrinale, nel
libro. Nella pittura di genere si associa sovente con larghezza alla
riproduzione di qualche scena della natura, o di edi- fizi dai più umili ai più
sontuosi, quella della figura umana. Una tal forma d’arte, e tutti lo sanno,
non è nuova tra noi e fuori, è frequente anzi, e molte volte si potrebbe dire
an¬ tica, come non antico il paesaggio. Perchè questo fosse possibile, eom'è attualmente
, vedemmo quale lunga evolu¬ zione, sia nel concetto della natura, sia nel
sentimento sog¬ gettivo che vi si riferisce, si rese necessaria. Consideriamo
ora adunque se per la riproduzione della figura umana nella pittura odierna di
genere, si riveli pure una legge intrinseca di evoluzione morale psicologica e
storica, che la rendesse possibile, e la giustifichi; e nello stesso tempo ci
sia luce opportuna a meglio comprendere l’indole del¬ l’arte moderna. Digitized
by Google - 163 - Anche neiranteriore e meno universale modo di questo genere
di arte apparisce la persona umana, ristringendosi però quasi ad una specie di
atti sociali, e ad un solo ceto sociale: ma ciononostante a prevenirvi, anche
allora, fu d’uopo di un lento, continuo ed efficace lavoro scientifìco- morale,
che più chiaramente rivelasse la natura sincera dell'uomo rispetto a sé, ed
alle cose, sia del suo nativo va¬ lore nella coscienza, sia nei suoi reali
rapporti con la na¬ tura. Noi notammo già che a poter ritrarre con schietta verità
le scene della natura, era mestieri che questa si spersonasse, apparisse nella
sua realtà obbiettiva, e l’or¬ dine cosmico tutto quanto fosse conosciuto nelle
sue forze e nelle sue leggi; al quale corrispondesse il nuovo senti¬ mento
estetico. Ora e nello stesso modo perchè l’uomo nelle rappresentazioni che lo
riguardano potesse venire assunto come forma generale, e riprodotto in tutte
quante le sue condizioni senza limite alcuno di ceto, di grado, di indole
morale, e dar luogo alia pittura di genere, che è prodotto quotidiano oramai,
alla mano, comune, nella guisa del romanzo nelle lettere, e di pronta e facile
intelligenza per tutti, era mestieri, io diceva, che il concetto uomo per¬
venisse al suo valore attuale; ond’ei spiccasse libero e sciolto da tutti i
legami ed i fantasmi mitici e politici entro cui viveva e si esercitava nel
passato: in una parola bi¬ sognava che l ’umano si manifestasse chiaro e ben
definito di mezzo a tutte le adulterazioni, che ne infecero l’essenza e il
significato. Dal Rinascimento, in genere, europeo sino ai nostri giorni, i
fatti storici complessivamente conside¬ rati, intellettuali, sociali, religiosi
intesero tutti a questa meta: a porre, cioè, l’uomo nella sua pura e nativa
con¬ dizione dinanzi a sè, ed alle cose. Questo verso di Te- nenzio,
neH’Hcautontimorumenos Homo suiiì; lumicini nihil a me alienem puto, esprime, è
vero, in breve, e anticipando di molti secoli, il concetto dal lato morale,
indipendentemente perciò da ogni influsso religioso e civile, a cui la coscienza
privata e pub- Digitized by AjOOQle - 164 - blica doveva pervenire; ma però
questo concetto morale doveva per elaborazione psicologica, scientifica e
civile aver compimento con la assoluta emancipazione, del- ruorno per
l’acquisto effettivo della libertà religiosa, civile, politica ed economica. Ed
a questo risultato si giunse nei tempi moderni, se non per tutto e dappertutto,
però con convinzione profonda teorica, e come a scopo limpida¬ mente
determinato agli individui e alle nazioni. È d’uopo ben comprendere il valore
di questa vittoria dell’umano di fronte alla natura, e a tutte le condizioni
so¬ ciali anteriori, per cogliere e rilevare con sicurezza le cause
determinanti l’indole dell’arte moderna rispetto alla riproduzione della nostra
persona nelle composizioni este¬ tiche tutte. Ed in vero, giunti alla nozione
dell’uomo nella sua schietta natura, c valore, onde l’eguaglianza in po¬ tenza
di tutti e singoli, e nella scienza quindi e nelle arti l’assoluta libertà di
studiarlo, e ritrarlo in ciascun suo stato, fase, condizione economica, tolto
ogni limite mitico, o artificiale, s'apre per l’arte riproduttrice un campo
senza confini di temi, di concetti, di imitazioni, d’intendimenti, sia nella
vita privata che nella pubblica. E poiché qui non si parla che della pittura di
genere e del romanzo, si scorge subito non solo il perché della fre¬ quenza,
della intensità e varietà di tali lavori, e dei loro soggetti, ma sappiamo
anche come sieno divenuti possi¬ bili, e quali ne furono le profonde e storiche
cagioni, onde vengono splendidamente legittimati e giustificati. Ed appa¬ risce
anche chiaro quanto sieno perciò vane, ridicole e fossili le querimonie di
alcuni, e la critica falsamente pu¬ dibonda, che incrudelisce talvolta contro
questi lavori sulla tela, o sulle carte, quando stanno nei limiti proprii del¬
l’arte. Se la evoluzione quindi psichico-scientifica e sociale non avesse cosi
per ultimo emancipato l’uomo da ogni er¬ rore spontaneo, o condizione
artificiale, onde l’artista di¬ venisse libero signore d’ogni opera sua, queste
forme d’arte sarebbero state impossibili. Era necessaria questa asso¬ luta
libertà nell’artista, perchè gli fosse concesso ripro¬ durre a sua posta il
bene ed il male, ove apparisce : e Digitized by Google 165 - nella guisa stessa
che il principio fondamentale estetico l'Arte per l'arte , venne per la stessa
cagione da tutti ri¬ conosciuto; cosi l’artista potè a sua volontà, e secondo
la sua indole, temperamento, sentimenti, concetti intorno alle cose ed agli
uomini, scegliere soggetti, e con potente virtù personale rappresentarli. Ed
infatti noi scorgiamo nei quadri e nel romanzo ri¬ prodotti e ritratti scene
d’ogni maniera umane, or liete or faticose dei campi, delle officine, delle
città, dei tuguri o dei palazzi, il comico, e il tragico, il vizio più laido, e
l’eroica virtù; il riso per ridere, e i dolori più disperati e terribili; e chi
muore nella miseria, nell’abbandono, ed obliato; e chi sguazza in orgie
impudiche; il prete che be¬ nedice, od ebbro di lussuria; il principe filantropo,
o quello che calpesta ogni diritto; il martire di un’idea, o l’assas¬ sino
volgare; e storie di grandi dame che s’impaludano nel sudiciume del trivio; di
peccatrici impenitenti, o che vogliono redimersi ; le grida entusiastiche di
chi sorge a morire o vincere per la libertà della patria, o gli urli fe¬ roci
di orde affamate, e folli che spargono ruine od in¬ cendile via via dicendo. E
si badi che se la scienza e lo studio e la secolare esperienza emanciparono
l’uomo da mitici e artificiali legami, si conobbero viceversa, quelli che
realmente signoreggiano l’uomo per leggi fisiche, bio¬ logiche e sociali: onde
alle non vere ed ipotetiche si so¬ stituirono le cause determinanti le nostre
azioni, i tempe¬ ramenti, le tendenze, la vita, moralmente, e fisiologicamente
sana, o morbosa. Che se al pittore non è concesso di espri¬ mere che il
risultato ultimo di queste cause nel fatto che ritrae, e può solo con fini
accorgimenti farle pensare e in¬ dovinare, nel romanzo queste possono con
ampiezza di¬ chiararsi, e descriversi. E basta solo paragonare in questo genere
di lavori rispettivamente quelli di Walter-Scott, e della sua scuola con quelli
poi di Balzac, della Sand, e per ultimo con i romanzi che s’intitolano M.
Bovary, Ger- minie Lacerteux, Assomoir, Nabab , e via dicendo — tra¬ lasciando
ora di notare il merito intrinseco relativo di ciascuno — perchè si veda a qual
forma sia giunta, e per Digitized by Google - 166 - quali fasi la riproduzione
artistica umana, in virtù della legge da noi superiormente dichiarata. Quindi è
manifesto che ad effettuare ed estrinsecare la forma dell’arte objet- tiva, e
subjettiva moderna, come era mestieri della im¬ personalità della natura, cosi
pure era mestieri del concetto compiuto àeXYumano, e della piena libertà del¬ l’artista.
Se noi consideriamo nel passato quali fossero i temi della grande arte della
pittura, scultura, e letteraria, dap¬ pertutto scorgeremo che essi riguardano i
fatti storici, o religiosi tratti dal vero, o da ciò che era creduto vero, da
tradizioni, e leggende: ma tutti però attinenti a principi, guerrieri,
condottieri, martiri, santi, od a papi, e batta¬ glie; insomma fatti relativi
alle condizioni civili più alte, od a gloria della fede cristiana: non mai
quindi imita¬ zione, o riproduzione di fatti sociali ordinari, o straordi¬ nari
delle plebi, e del popolo minuto. Perciò, comecché il senso estetico e
l’ingegno e maestria degli artisti e poeti si manifestassero meravigliosi
sovente, e grandissimi, ed in quanto al valore ed alla forma dell’Arte propri
del¬ l’epoca, non superati dalle successive generazioni, pure gli elementi che
or compongono quasi tutta la vita del¬ l’arte, difettarono in essi: ed
occorrevano a integrarli al¬ cuni secoli, e profonde rivoluzioni morali, civili
e poli¬ tiche come accennammo. L’arte e le sue forme intrinseche ed estrinseche
seguono sempre quelle sociali, e vi si adattano; nè — se non come fatto
singolare quale appare anche nella storia delle scienze — possono mai
estrinsecare quello che non è vita visce¬ ralmente sentita via via nelle
diverse epoche: in una pa¬ rola l’Arte e le sue forme non si sottraggono agli
influssi determinanti l’ambiente — sempre variabile — umano. Ed è d’altronde
evidente che in genere, quando si af¬ fermi ciò che non può negarsi — che
l’umanità nelle sue razze più civili e intelligenti andò, di mezzo a molte
lotte e alterna fortuna, avanzando; l’arte pure, che ne esprime esteticamente i
sentimenti, rimanendo salda nella sua in¬ dole propria fondamentale, progredì
rispetto al valore so- Digitized by Google - 167 - ciale medesimamente. Che se
per il pregio, la bellezza, ed anche talora per la maschia robustezza della
forma e del concetto, alcune delle successive epoche, ove però l'arte
rifioriva, sottostanno alle precedenti; quando però si abbia l'occhio alla più
intensa espressione dei sentimenti per¬ sonali, ed in ispecie al contenuto in
genere delle opere, le moderne vincono e le più splendide greco-romane, e del
risorgimento. Non c'è dubbio, per esempio, che la scul¬ tura moderna per la
forma non raggiunge la eccellenza della greca nel secolo di Pericle, ma la
supera per l'in¬ tensità e l'indole personale nella espressione dei senti¬
menti. E ciò dicasi d’ogni altra estetica rappresentazione. Nè mi si
fraintenda: non affermo che nei tempi trascorsi non siasi mai riprodotto il
reale, eziandio quello che si ritrae in condizioni popolari, nè siasi talvolta
studiata l’in¬ tima passione dell’animo: poiché sempre ciò avvenne, e non solo
nella Grecia ed in Roma, ma nell'Egitto stesso, e nella Caldea. In Grecia
abbiamo lo Zoppo di Pitagora di Reggio, il Discobulo di Mirone, il gruppo della
Niobe di Scopa, il Ferito morente, l’Amazzone ferita, il Laocoonte e cosi via:
e nelle epoche più vicine nelle lettere molti racconti di novellieri: nella
stessa guisa che anche nel¬ l’età più ideale in Grecia, lo scultore o pittore
ritraeva pur dal vero quella specie sublime di bello: e Prassitele e Apelle
ritrassero le loro statue, e le loro pitture più in¬ signi per idealità da
Frine esclusivamente. E neppure si creda che le arti per il passato non ab¬
biano avuto crisi analoghe alle attuali, e non vi sia stata lotta — certamente
in proporzione del valore relativo delle diverse epoche — tra ciò che pareva
ideale, o convenzione e quello che era più conforme alla realtà. Cosi s’ebbero
gare in musica tra Piccinisti e Glukisti: indi tra i seguaci di Spontini e di
Weber, ed ora tra i nostri più grandi e l’indirizzo di Wagner. Chi non ricorda
la guerra rabbiosa tra classici e romantici? Vicende che più volte si ebbero
eziandio nell’antico Egitto; e in specie nel modo più lumi¬ noso al tempo del
rivoluzionario Kuniatone successore di Amenohotu III: come si rivela dagli
eletti lavori di Tell- Digitized by Google - 168 - Amarna. Gli artisti protetti
da lui si emanciparono dai canoni antichi, ed ebbero piena libertà di
concepimento ed esecuzione, attenendosi al vero ed al reale in tutte le opere
loro. Che se poi dopo questo regno, la politica reazione arrestò questo nobile
e libero spirito delle arti, pure il solo influsso si prolungò sino al tempo di
Harmabi, di Seti I, e di Ramsete II. Ma si badi che se analoghe vicende del
procedimento storico delle arti ritornano, e si rinnovano, ciò non signi¬ fica
che ripetano un ciclo medesimo, senza mai, ricirco¬ lando, avanzare, come per quelle
complessive sociali crede e sostiene il Gumplowicz. Il moto non è punto sullo
stesso piano, ed identico: ma si svolge, e cresce a spira: onde se per la forma
schematica dello spazio che percorre, ripete virtualmente il medesimo giro, la
linea però che lo va di¬ segnando si innalza e si amplia; onde ad ogni giro
com¬ piuto l’umanità effettivamente migliora: e dissi anche si amplia , in
quanto gli elementi, onde via via s’integra la vita sociale, differenziandosi e
prorompendo più numerosi dal fondo primitivo complesso, fan si che i cicli mano
mano svolgendosi, allargano il loro àmbito ed invece di delineare una forma
eguale dalla base ad un vertice vir¬ tuale, o ristringersi, ampliano al
contrario le spire via via che s’incelano, onde la più angusta rimane quella,
donde primordialmente si svolgono. Cosi la nuova forma del¬ l’arte moderna, se
idealmente ripete vicende che altra volta analogamente si effettuarono, si
distingue però sempre dalle antecedenti, per indole, contenuto ed ampiezza.
L’objetto dell’arte attuale sia rispetto alle cose, che al¬ l’uomo, poiché si
radica, e fontalmente prorompe dal reale si chiama appunto Verismo: in quanto
spersonata la na¬ tura, e trionfando lo schietto umanismo , l’arte si attiene
alla riproduzione semplice e genuina di queste due realtà del mondo, sterpando
ogni convenzione e fantasma che le adulterasse, o inquinasse. Nè havvi
obbiezione plausibile a tale dottrina, fatte alcune riserve che scaturiscono
dal¬ l’arte, come accenneremo di volo per ultimo. Questo però è l’aspetto
obiettivo soltanto del verismo; ve n’ha un altro, Digitized by LjOOQ le - 169 -
di cui toccammo superiormente: ed è quello subiettivo, come, cioè, le cose
possano venire effettivamente ripro¬ dotte dal reale. Onde noi dobbiamo ora,
dopo avere mo¬ strato Tindole del vero nel paesaggio, investigare, se il
verismo, come alcuni lo intendono, sia possibile nelle pit¬ ture di genere, e
nel romanzo, quale cioè riproduzione esatta della realtà. Se già nella
riproduzione delle scene della natura, noi luminosamente provammo, che il Vero
dell’arte non può assolutamente identificarsi col reale, donde è tratto; a ca¬
gione, dirò cosi, dell’alito che lo anima e lo modifica nella interna vita
dell’artista, per dove passa e freme, innanzi di essere esemplato sulla tela;
quanto più una tale evi¬ denza si farà palese a tutti, considerando le opere
dell’ar¬ tista, ove la figura umana, od una azione sociale qua¬ lunque, vengano
effigiate? Astraendo ora dalle infinite guise, onde una tale composizione possa
venir concepita, e arrestandoci a quella più prossima alla reale riprodu¬ zione
di una o più figure di genere, ritratte anche dal vero, come si dice, tosto
apparisce più intenso ed operoso il lavoro personale dell’artista, che
nell’altra forma di mero paesaggio. E da prima se il reale della natura
inanimata a cosi dire, pure traversando l’animo dell’artista, assume quel non
so che di soggettivo, che lo distingue necessariamente, senza alterarlo,
dall’originale, tanto più questa nota soggettiva manifesterà la persona, o le persone
riprodotte su campo naturale, o artificiale. E perchè, in grazia, i fini
intelli¬ genti d’arte, distinguono subito da tutto l’insieme della persona, e
in specie dall’aria della fisonomia, se un ri¬ tratto è di uno, o d’altro
artista, antico sia pure, o mo¬ derno? Eppure in ciascuno dei celebri la
valentia può es¬ sere la stessa, e la forma riprodotta sempre e da ciascuno con
esattezza, e verità : ciò nonostante nella innegabile iden¬ tità stessa della
copia con l’originale, ogni artista v’infuse parte di sé, e la più viva; che è
la nota visibile, perchè un ritrattista si distingua dagli altri. Or questo
intimo senso ed alito personale che lasciano la loro impronta in un Digitized
by AjOOQle - 170 - semplice ritratto, quanto più quella impronta riuscirà vi¬
sibile ed efficace, ritraendo una persona, o più persone di¬ sposte a qualche
azione, od a qualche posa intenzionale per entro un campo libero di paese, o
stanza di usuale dimora? Per quanto il pittore possa e voglia ritrarre tutto
ciò, a seconda della pura realtà, è impossibile che questa, sia per l’armonia
del colorito adeguato al senso partico¬ lare dell’artista, sia per la
disposizione, meglio rispondente alle necessità dell’arte, di alcuni oggetti,
sia per l’intona¬ zione e distribuzione della luce, non venga modificata se¬
condo l’interno sentimento complessivo dell’artista stesso, in modo anche
sovente inconsapevole. Ed in vero egli vede l’intera scena con le persone da
ritrarre non solo nella loro realtà obiettiva che gli sta dinanzi, ma la vede
anche nel campo interno della sua fantasia, e la vede sentendola nel modo
conforme alla sua indole fìsio-morale: onde l’opera poi compiuta, se non è
dissimile all’originale, anzi, per quanto egli può, e gli è concesso, identica;
pure oltre alla realtà delle cose, vi trarrà eziandio il suo carattere sog¬
gettivo: nei quadri, nelle sculture, nelle riproduzioni lette¬ rarie, ove sieno
eccellenti, non solo noi ammiriamo l'opera in sè esteticamente, ma vi sentiamo
l’impronta dell’in¬ gegno, dell’animo, del genio dell’autore. E poi, per quale
cagione l’artista si determina a sce¬ gliere una piuttosto che un’altra scena
ed azione per un suo quadro di genere, sia pure la più semplice? Se non v’ha
effetto senza causa, la cagione di questa sua elezione debbe cercarsi nel
complesso vivente etico-fisiologico della persona dell’artista. Ciascuno per
l’indole sua, sente o ri¬ sente meglio con emozione gradita una scena, una
forma di gruppo, una azione tra tante che nella realtà, o lam¬ peggiante nella
sua fantasia, potrebbe ritrarre. In questa scelta si radica appunto il
temperamento che noi senti¬ remo nel quadro, rispetto alla realtà, donde fu
tratto: il qual temperamento, ripeto, è ciò che distingue sempre il Vero
dell’arte, dal reale delle cose. Da questo l’arte non può assolutamente
sottrarsi, poiché in fondo è ciò che la costituisce e la genera. Digitized by
Google - 171 - Del resto poi è ben difficile in pratica possa realmente
ritrarsi compiutamente una scena, ove sieno una e più per¬ sone: ci si contenta
di studiarla, di schizzarla, di prepa¬ rarne le forme e gli accidenti
principali, e indicarne a volo i colori propri : il lavoro di compimento per lo
più si eseguisce a parte, e riposatamente nelle sale a ciò desti¬ nate. Ed
allora? Tutto la memoria e nei minimi partico¬ lari non può riprodurre, e
lascia la mano libera alla fan¬ tasia, la quale seguendo pur le orme del reale
non smentisce la sua nativa virtù, quella cioè di combinatrice e trasfor¬
matrice in parte delle cose. Anche si noti che il pittore, o scrittore in
genere, pure allora che ritrae dal reale, quasi sempre avviene che egli ponga
la persona, o le persone, in luogo opportuno nel campo del quadro, ove meglio
gli sembra risaltino nel tutto che gli sta dinanzi: onde scor- gesi, come
eziandio in queste opere, che per essere più semplici, sono le prossime alla
realtà, il reale assume l’aspetto del Vero nell’arte. Ma se da questa semplice
composizione si ascenda a quelle più complesse — sempre nell’àmbito della
pittura di genere, ove molte figure appariscano, che ciascuna per sé e tutte
poi cospirino e si coordinino per movenze, gesti, fisonomia ed altro, a
rappresentare un disegno, un con¬ cetto dell’artista, anche allora che nel loro
complesso le prenda dal reale, la trasformazione di questo nel Vero del¬ l’arte
sfolgora a tutti gli occhi. In questa specie di opere per lo più l’artista si
argomenta di ritrarre e per il luogo e per le figure una scena, una azione, un
fatto determi¬ nato, sia della campagna, delle città, dei borghi, dei ca¬
solari, ecc., il di cui significato venga tosto compreso dal¬ l’osservatore, e
gli susciti emozioni correlative. Qui, al solito, la realità dei luoghi e delle
persone è ritirata con la modificazione già notata, e inevitabile, sebbene
accura¬ tamente studiata nel vero. Ma sarebbe puerile — oltre che per sè
impossibile — credere o volere che una tale scena si complicata venisse nelle
parti e nell’insieme riprodotta tale quale dalla realtà. In questo caso la
pretensione più scrupolosa e pedantesca del critico può spingersi sino al
Digitized by AjOOQle - 172 - precetto che ogni cosa, per sé, risponda al reale:
ma non mai che tutta quanta la composizione venga dall’artista riprodotta con
lungo e assiduo lavoro dalla realtà; come può avvenire se si tratta di una
macchina fotografica di istantanea riproduzione. Ma v’ha di più; quasi nella
totalità dei casi, nell’animo dell’artista, oltre la riproduzione reale di
quelle scene, si agita un concetto da rappresentarsi con essa, concetto per la
natura dell’artista, non astratto, non scientificamente razionale, ma rifuso in
un’immagine vivente: onde per esso intende ad esprimere un sentimento speciale
o mo¬ rale, o politico, o sociale. E qui il lavoro trasformatore quindi della
realtà nel Vero dell’arte si complica, come è manifesto; ed uno dei suoi
fattori più potenti è appunto quel concetto della mente, trasmutato dalla
fantasia in un fatto sensibile, prima che nella tela, nell’animo suo. E Leo¬
nardo diceva a proposito di ciò: « Sieno le attitudini degli uomini in tal modo
disposte che per quelle si dimostrila intenzione dell'animo loro . » E
soggiungeva ad ammoni¬ zione degli artisti : « Il buon pittore ha da dipingere
due cose principali , l'uomo e la sua mente : il primo è facile, il secondo
difficile.» La definizione perciò, più che del bello, della funzione dell’arte,
del Gioberti, si può accet¬ tare, se a quel suo tipo intelligibile secondo la
dottrina platonica, si sostituisca un concetto qualunque della mente non
obiettivo, ma subiettivo trasformato dalla fantasia in individualità sensibile
e viva. Or dunque se il pittore di genere, o il romanziere, prendono dalla
realtà oggetti e persone, tutto questo non è, a cosi dire, che materia grezza,
con la quale la fantasia e l’indole personale loro, compon¬ gono il quadro, o
il racconto, che non solo esprime un fatto reale, ma una intenzione ulteriore,
un significato preordinato a tutta l’opera loro. Si ponga quindi mente a questa
complessità di elementi, e d’istrumenti, che insieme stimolano e compongono
l’opera dell’artista, stando sempre alla forma d’arte in discorso, e
limpidamente si comprenderà come il Vero nell’arte, co¬ mecché debba avere
radici nel reale, e aspetti consoni a Digitized by LjOOQle - 173 - lui, pure
assume in sé stesso una qualità che nell’altro non si rinviene. Ora per ciò che
si disse rispetto alla appari¬ zione del Xumano, purificato da ogni mistura
mitica, o so¬ ciale che lo falsano, il campo ed i temi della pittura di genere,
e del romanzo divennero indefiniti, come sono in¬ definite le guise delle
condizioni e delle possibili forme dei fatti umani individuali e sociali; e
quindi indefiniti gl’in¬ tendimenti che può avere l’artista nelle sue
composizioni. Perciò l’indirizzo attuale della riproduzione del reale e del¬
l’umano nelle opere d’arte, ed in conseguenza di ciò che dicesi verismo nel
senso obiettivo e subiettivo, invece, come credono alcuni che non ne ebbero mai
un concetto adeguato e storico ed estetico, — di spegnere e affievolire la
fantasia — come se l’arte consistesse soltanto nel me¬ raviglioso, e nella invenzione
a capriccio — la rinforza, al contrario, la dilata, e ne moltiplica variamente
il lavoro. Ed infatti ora si estende e si amplia, per quanto sono le possibili
condizioni, e gli accidenti dei fatti ed azioni umani, d’ogni ceto, modo,
indole, e valore sia per eccel¬ lenza morale, o per enormità di vizi, e
scelleraggini nel campo individualo, sociale, civile e religioso. E che io dica
il vero basta osservare — non parliamo ora dei meriti relativi — l'immenso
cumulo di quadri di genere, di racconti e di romanzi, che inondano il mondo
contemporaneo, ove si manifesta l’inesauribile forza com- binatrice della
fantasia. Per la qual cosa è d’uopo con¬ vincersi di questa verità lampante:
cioè, che moderna¬ mente — nonostante l’apparenza in contrario — per la
continua e crescente quantità delle pitture di genere, e dei romanzi, crebbe
pure l’interno mondo della fantasia; come essa, a seconda dell’ indole dell’
artista, realmente ritrae e crea le sue scene e le sue composizioni, prima che
con i colori, o con la parola vengano estrinsecate al di fuori. Quindi e
fantasia e soggettività nell’arte aumentarono, e si rafforzarono a vicenda, per
quanto aumentò di valore e di estensione il mondo del reale, e quello umano.
Glie se in ogni epoca questi due elementi apparvero nell’arte, Digitized by
Google - 174 - oggi signoreggiano ingigantiti e per la libertà universale
acquistata, per il potente strumento dell’analisi scientifica, e per la libertà
dell’artista. Questo fecondo fattore dell’opera estetica, la fantasia, prorompe
con tutti i suoi attributi caratteristici, ed ecci¬ tatore delle sue proprie
emozioni nelle arti, dalla economia vivente dell’ esercizio nativo
psico-fisiologico della nostra persona, ed ha quindi in noi un fondamento
necessario, e costante. Già esso si rivela, entro limiti propri, in molti
animali nei loro giuochi e sollazzi, nei quali si manifesta alcuno scopo
utilitario, se non forse il bisogno di eserci¬ tare l’energia accumulata nel
loro organismo. In questi sollazzi — come tutti, anche gl’indotti, possono
osservarli negli animali domestici — apparisce una vera finzione,
deliberatamente costrutta, come nelle diverse guise di lotte reciproche, nel
rincorrere oggetti inerti per sè, ma da essi lanciati lontano per indi
ghermirli, quasi fossero soggetti viventi, e con movimenti spontanei. A chi
bene e attenta¬ mente studiò in questi animali, ed in altri meno comuni, una
tale ginnastica, palesemente appare una interna loro rappresentazione di un
fatto, che realmente non si effettua nelle condizioni sue proprie, ma che viene
immaginato quale scopo di piacevole sollazzo. Sono embrioni di piccoli drammi,
di minime composizioni: onde vi cogliamo vera¬ mente la radice lontana, ma
reale, di quella potente atti¬ tudine in noi di creare rappresentazioni d’ogni
maniera, che non sono vere che nel mondo della fantasia. E nella stessa guisa
che tali prime mosse ed albori negli animali di questa attitudine, traggono pur
seco una visibile soddi¬ sfazione e grata emozione; cosi quella soddisfazione
ed emozione — diventa più esplicita, libera e feconda la fan¬ tasia rafforzata
da intelligenza superiore — ne segue più nobilmente i prodotti, e le forme.
Nell’ uomo nel quale, come io in altre opere provai, la volontà signoreggia non
solo, alla maniera degli animali, tutte le possibili movenze del corpo e dei
suoi membri, ma si tutte le facoltà psi¬ chiche e intellettuali, la fantasia
s’impadronisce di tutte le estetiche rappresentazioni delle arti. Quindi sul
fonda- Digitized by Google - 175 - mento che natura pone, la potenza estetica
crescerà in ragione della più ampia area della fantasia, del maggior numero
delle immagini e delle idee, e della più alacre e libera volontà del soggetto,
che sono i perni necessari ad ogni opera d’arte. Infatti noi troviamo nelle più
antiche epoche preistoriche, segni e testimonianze che la fantasia estetica
erasi manifestata in varie guise, sia nella ripro¬ duzione stessa di forme
naturali, animali ed umane, sia negli ornati dei loro ancor rozzi istrumenti, e
forse nella colorazione dei capelli e della pelle. Nè poteva essere al¬
trimenti, in quanto l’uomo continuava — sebbene evolto ad operosità interna più
intensa e riflessiva — complessi¬ vamente l’animale inferiore, d’onde
procedeva, nel quale si scorge già cenno di emozioni estetiche, e di rappresen¬
tazioni fantastiche. E si noti pure che nella fattura e ri- produzione estetica
— a qualunque grado nell’uomo — non apparisce e si esercita soltanto la
emozione correlativa in chi le osserva, ma si incili le effettua: essendo anzi
que¬ sta lo stimolo soggettivo più potente alle creazioni arti¬ stiche. Inoltre
questo fervido bisogno di sentire esteticamente, e di riprodurre e combinare
immagini reali, e d’invenzione anche strana, si rivela pure nelle più antiche
tradizioni orali di tutte le genti: molte delle quali, giunte adulterate sino a
noi, sono forse nelle loro radici opere delle popa- lazioni primitive e
preistoriche. Il Folk-Lore si ricco e te¬ nace nel suo contenuto e nella sua
durata in tutti i popoli del mondo, è splendida prova della operosità della
fantasia estetica umana, e la rivelazione, costante di un bisogno delle sue
emozioni. Ed anche adesso si nota nei bambini un ardente desiderio di racconti
e di novelle: come si nota un ardente bisogno di raccontare negli adulti, tanto
più vivo, quanto essi appartengono alle classi meno istruite, e in ispecie
nelle donne. Onde l’arte non solo dai primi chiarori della riflessione umana
comparve per necessità di esercizio nativo della psiche umana, ma non può asso¬
lutamente aver fine, perchè forma di attività ingenita no¬ stra: essa mutò, e
andrà mutando modo, aspetto, intendi- Digitized by LjOOQle - 176 - mento, ma
vivrà finché uomini vi sieno: tanto varrebbe il dire che dovesse aver termine
l'esercizio logico della intelligenza, od una anche delle funzioni
fisiologiche. Ed è appunto per questo, cioè, perchè l’arte è una funzione
necessaria psico-organica umana — onde in modo relativo in tutti e quanti si
manifesta, e si esercita — ch’ella non cessò mai, se ebbe cadute e
imbarbarimento: e potè quindi, per la persistenza di una funzione necessaria,
affievolita e morbosa, riprendere lena e salute, e procedere al suo
perfezionamento; onde giunse alla condizione presente, ove per una molteplicità
di cause storiche, civili, politiche, morali e scientifiche, ampliò
indefinitamente il suo campo, e la fantasia combinatrice ne adeguò l’ampiezza,
e la li¬ bertà soggettiva dell’arte potè esercitarvisi tolto ogni clau- stro e
convenzione. Ma si badi però a non cadere in equivoci funesti, giunti a questa
nuova forma dell’arte, come alcuni — anche po¬ derosi — pur fanno talvolta.
Perchè opera d'arte sia pos¬ sibile, perchè emozione estetica sorga, non basta
che il campo e l’operosità della fantasia siansi ampliati, nè scon¬ finato il
libero esercizio dell’artista. Queste sono le nuove in parte condizioni
dell’arte, ma non sono l’arte, se l’una e l’altra si usassero ed esercitassero
a capriccio, e ci s’im¬ baldanzisse in un ribollimento caotico di cose e
d’inven¬ zioni. Nè sarebbe arte egualmente se traendo i suoi motivi, i suoi
oggetti, i suoi componimenti dal reale, come in genere si deve, questo
puramente qual è volesse riprodursi senza altro accorgimento. L’opera d’arte,
come non è un pasticcio di fantasia, o capriccio soggettivo, cosi non è mera ed
arida descrizione, e riproduzione di fatti, quasi cronaca privata o pubblica; o
rappresentazione senza co¬ strutto di qualsiasi oggetto, sciolto e monca, come
erano per lo più le cronache appunto, in quanto al loro rianno¬ damento
nell’ordine del tempo passato e presente. Opera d’arte non è la semplice storia
d’una persona, una bio¬ grafìa, nè una relazione scientifica di una malattia,
la diagnosi dell’ uomo delinquente, od un trattato biologico d’eredità morale o
patologica: nè opera d’arte credere che Digitized by LjOOQle - 177 - scopo solo
di questa sia gettar giù, in modo che or dicesi d’impressione, pennellate di
vizi laidi, o di sguazzare nel brutto o nell’osceno. Tutto questo può essere
materia di arte, ne sono anzi le fonti ora più abbondanti ; ma perchè raggiungano
la forma dell’arte, e producano i suoi effetti naturali, l’emozione consecutiva
estetica cioè, è d’uopo che quella materia grezza assuma aspetto ed organismo
del- l’arte. Altrimenti avremo una caricatura squallida, lo scheletro, l’ombra
dell’arte, e non più. Nella guisa che la genesi e la possibilità stessa
dell’esercizio estetico e della sua emozione nell’artista e nel contemplante,
trovasi radi¬ calmente nella fìsio-psichica costituzione nostra, onde ella è
funzione necessaria ; cosi nella medesima fonte rinviensi il modo e la norma
perché quella funzione sia quale ella debba essere, atta a produrre l’effetto,
e il lavoro suo proprio. Non sono queste arbitrarie regole di rètori, o ri¬
cette di pedanti, che stupidamente credano quasi il creare l’arte con
regolamenti burocratici , e precetti; chè per lo contrario le loro norme,
quando sane, vennero suscitate e suggerite dalle necessità naturali e spontanee
di quella funzione. Perciò parlando, come ora io faccio di norme, non intendo
parlare da rétore, ma da psicologo, fisiologo e sociologo, traendole dal fatto
reale complesso, donde e funzione ed emozione procedono. Perché adunque qua¬
lunque opera d’arte sia ciò che natura preordinò, e nella funzione e nella
emozione, è d’uopo avvisare alla sua forma estrinseca, al suo contenuto, e all’
ordine in cui l’una e l’altro si manifestano. Ora, ripeto, che per sua ragione
naturale l’arte non ha confini, e l’artista debbe in sè stesso inspirarsi, ed
eser¬ citare con libertà illimitata la sua attitudine, e significare ciò che
senso, affetto e idee gli dettano dentro : imperocché, come dice Leonardo, «
nessuno mai deve imitare la ma¬ niera di un altro, perchè allora sarà detto
nipote e non figlio della natura» fa mestieri che scelto in qualunque parte un
soggetto — né si dee più domandare all’artista quale — questo venga trattato,
condotto ad esempio in guisa che ve¬ racemente si distingue da ogni altra
fattura umana; ed abbia, VlGNOLI. 12 Digitized by AjOOQle - 178 - come Tha da
natura, personalità sua propria, onde ri¬ sponda al suo fine. E già si disse
che il fine dell’arte per sé, è quello di una grata emozione, di un sentimento
in¬ definibile, ma che tutti chiaramente comprendono: facendo astrazione dagli
intendimenti estrinseci dell 1 artista nelle sue creazioni, siano questi
morali, civili, politici, sociali e via dicendo. Ciò che viene rappresentato
nell’opera d’arte — sia qualsivoglia — debbe manifestarsi in una forma chiara,
limpida ed elegante, essendo questo elemento in¬ trinseco dell’arte; che che ne
dicano altri sbugiardati da tutta la storia delle arti: poiché anche un
concetto, un pensiero, un sentimento peregrino, grato, eletto, espresso in una
forma rozza, squallida, incerta, ostrogotica, non rag¬ giungerà mai l’emozione
particolare dell’arte; nella pittura il colorito, a modo di esempio, il
disegno, il rilievo, il chiaro scuro, la prospettiva e tutti gli accorgimenti
di accurata tecnica : nelle arti della parola la proprietà, la chiarezza,
l’eleganza del dettato che valgono anche per la evidenza intuitiva delle cose
espresse e degli effetti. Nes¬ suna opera, per quanto l’ingegno sia grande,
avrà estetico pregio e durerà, se n’è trascurata la forma. Essa è oppor¬ tuna
anche nelle opere scientifiche per la più limpida de¬ finizione delle idee: ma
nell’arte è necessaria: e molte opere antiche, che per sé stesse non avrebbero
più atti¬ nenza con la vita, e il sentimento nostro attuale, si eter¬ nano
sovente per lo splendore e venustà della forma. Quindi perchè la funzione
estetica, in noi congenita, e parte dell’esercizio della nostra vita, si attui
conforme alla sua indole, e in modo da produrre i suoi effetti, è neces¬ sario
che si manifesti eziandio con l’aspetto suo nativo, la beltà, cioè, e
l’eleganza — non retorica — della forma : ciò, badiamo, non vuol dire che non
possa rappresentarsi anche il brutto, come contenuto ; ma il brutto estetico,
cioè con forma appropriata alla funzione. Per esempio che di più brutto che la
strega — giacché ora scrivendo mi cade nella memoria — descritta da Dante,
simbolo dei tre vizi della concupiscenza, nel 19° Canto del Purga¬ torio ?
Digitized by Google - 179 - Mi venne in sogno una femmina balba, Con gli occhi
guerci, e sopra i piè distorta, Con le man monche, e di colore scialba. Qui il
brutto è veramente schifoso, ma è brutto esteti¬ camente rappresentato, cioè
estrinsecato con forma limpida, scultoria, eletta : onde se nella realtà questa
figura ci di¬ sgusterebbe propriamente, trasformata cosi per la fantasia del
poeta in un aspetto mirabile di forma e luce, se ne ritrae una emozione
gradita. Tanto può la forma nell’arte. E di questi esempi sono ricche tutte le
letterature, e tutte le arti. Dico questo perchè talvolta ai tempi nostri
alcune opere d’arte che pel contenuto e la vena ricca dell’artista, potrebbero
riescire immortali, sono tosto dimenticate, nè apprezzate, nè sentite , appunto
perchè difettosa e barbara la forma. Io vorrei che i giovani se ne
persuadessero: queste norme non sono escogitate da elocubrazioni acca¬ demiche,
ma sono da natura. L’arte non consiste, ripeto, arcadicamente nella forma sola
— tale vanità lasciamola ai cantori del cioccolatte, ma perchè essa è
condizione della manifestazione ed efficacia della sua funzione. Vi sono pure
di quelli che si dicono impressionisti , i quali pel carattere dei loro lavori,
credonsi talvolta sciolti da studio più accurato e compito della forma. Io non
nego questo genere di ritrarre, e di comporre: ma intendia¬ moci. La
riproduzione per impressione è legittima: come sono legittime e furono tutte le
scuole, Raffaello e Coubert, Meissonier e Cremona. L’arte attuale poi non ha
confine nei modi vari di ritrarre il reale, nè dommi, nè chiesa, ricordiamolo:
però anche in questo temperamento d’arte, la forma non deve essere negletta. È
d’uopo che i segni, le traccie e le orme fuggevoli — che appunto esprimono la
impressione subitanea nell’animo dell’artista — i rapidi tocchi, i quali
talvolta sono pregevolissimi, perchè la¬ sciano all’ osservatore maggior lavoro
da compiere nella sua fantasia, sieno però chiari, veri, evidenti, come sono
quelli delle cose, donde si traggono; e non confusi, in- Digitized by Google -
180 - certi, indecomponibili, onde formano un guazzabuglio cao¬ tico di tinte e
segni, di cui la più ostinata analisi non potrebbe rilevarne il significato. Anche
in certe figure e gruppi di figure più in grande, i colori sono si falsi, i
contorni si rachitici od oscillanti, che è un pianto a con¬ templarli: onde
abbiamo qui veramente il brutto, ma non estetico. Oltre alla forma, vuoisi aver
occhio e mente al conte¬ nuto. Sappiamo già che rispetto a questo, l’arte non
ha per sé stessa limiti; nè bisogna porli, o pretendere che vi siano, se l’arte
amiamo da vero. Ma se il soggetto è as¬ solutamente in balia dell’artista, deve
però essere tale — fatta eccezione dai capricci, dalle bizzarrie ingegnose e
quasi senza scopo, che, condotte con brio entrano pure nell’ambito dell’arte —
che susciti interesse. L’effetto della funzione estetica è quello di produrre
la sua propria emo¬ zione, sempre gratissima: quindi, se, poniamo, la forma
fosse perfetta, ma il contenuto un fatto ordinario, comune, insipido, noioso,
lo scopo sarebbe raggiunto. Quindi non occorrono molte parole per dimostrare
come nelle opere d’arte il contenuto debba suscitare interesse, affetti, pas
sioni. Chi non rifuggirebbe, e non si addormenterebbe dalla veduta, o al
racconto di un fatto comunissimo, di quelli che ognuno ripete tutti i giorni, e
per i quali non moriamo di noja, perchè materialmente necessari per vi¬ vere ?
— Eppure alcuni non se ne addanno, e vi sciorinano quadri, o romanzi, nei quali
forma e contenuto fanno a gara a chi più disgustano: vere iniezioni d’aceto, o
di clo¬ roformio. Pare che essi intendano la libertà moderna dell’arte, la
libertà di annoiare il prossimo, che — pove¬ retto ! — motivi di fastidio e di
sbadiglio n’ha anche troppi nella vita reale ! Devesi pure attendere
all’ordine, alla disposizione e or¬ ganismo del contenuto stesso. 11 difetto di
questa norma, il popolo l’esprime con due parole energiche, ed efficaci — è un lavoro,
egli dice, che non ha capo nè coda. 11 soggetto dell’ opera quindi dee soltanto
esser tale che ec¬ citi interesse, e ci commova, ma ordinato in modo che
Digitized by AjOOQle - 181 - riesca un tutto organico ; che abbia, cioè,
ragione di prin¬ cipio e di svolgimento, onde l’affetto e la intelligenza che
nativamente amano le cose chiare e distinte e i contorni ben definiti, possano
facilmente esercitarsi, e comprendere. Se in opera d’arte si trattano fatti
senza che se ne intenda la origine, tra loro anche sconnessi, e avvenuti senza
scopo apprezzabile, onde il loro limite si rinvenga al perimetro della tela, o
nell’ ultima pagina, è impossibile eh’ ella ci commova o soddisfaccia la mente;
è quindi incapace di svegliare un sentimento, o un concetto, e quindi non è
arte. Nè pochi sono coloro che incorrono in questo difetto; anzi vi sono, che
stimano ora il colmo dell’arte, oltre la forma scorretta, il contenuto
insipido, la mancanza d’ogni organismo nei suoi prodotti. Concludiamo adunque
che onde possa dirsi un’ opera effètto genuino e proprio della nostra funzione
estetica, è d’uopo eh’ ella abbia forma eletta, contenuto che interessi e
commova, e ordine, che ne faccia un tutto organico, e ben distinto da ogni
altro prodotto della attività umana. Sin qui noi discorremmo dell’arte rispetto
alla sua forma intrinseca moderna, alla quale la preordinarono tutte le cagioni
notate; dell’arte che si attiene a riprodurre il reale, e l’umano nella sua
schietta verità. Ma con ciò non si creda, che per emancipar l’arte dall’antica
servitù e dalle convenzioni, e da tutto ciò che era effètto dell’ ambiente via
via, ove si esercitava, si voglia d’altra parte tarparne le ali, e stringerla
entro i claustri di un verismo superla¬ tivo. L’arte non avendo confini,
sarebbe disdicevole e con¬ tro natura, imporre all’artista ostacoli, e alla sua
fantasia creatrice, quando in ispecie le sue audacie vengono in gran parte
legittimate dalla scienza moderna. A questo proposito dirò soltanto due parole
intorno al meraviglioso, che tanto ebbe efficacia nelle estetiche creazioni del
pas¬ sato, e che, anche esso, muta indole a seconda del sentire e del credere
delle diverse età. Certo il meraviglioso an¬ tico pagano, e se vuoisi anche
cristiano medio-evale, più non risponde alle condizioni intellettuali nostre:
ma oggi pure v’ha un meraviglioso che agita e le plebi, e i ceti Digitized by
AjOOQle - 182 - colti e semi-colti sovente: imperocché persiste ed anzi con
certe forme nuove, la preoccupazione oscura e trepida di un mondo spiritale in commercio
col nostro, nella quale s'irretirono eziandio ingegni e scienziati insigni :
oltre le molteplici superstizioni sopravviventi d’altre età, e il mistero della
morte. Nè alcuno certo vorrà, o avrà diritto d’impedire all' artista
d’usufruire tali sentimenti, o credenze, e per esse suscitare profonde e vive
emozioni, che, come vedesi, hanno radici nel vero, o ritenuto tale, dell’epoca.
Del resto quando l’animo suo ne sia commosso, la soggettività dell' arte oramai
felicemente trionfante, ne legittima l'opera, che da quelle fonti deriva. Ma v’
ha anche un altro genere di meraviglioso, nel quale tra tutti già si distinse
lo Shakspeare, e che la scienza ora spiega e conferma, e che può anzi
suscitare, date alcune condizioni costituzionali, o morbose delle persone,
vivissime emozioni. Qual copia abbondante e splendida del meraviglioso nel
fenomeno naturale delle allucinazioni ? Chi vorrebbe, per esempio togliere
dall'este¬ tica legittima moderna, nella scena del Macbet, quella terribile
esclamazione : The table is full ! La illusione del colpevole non è forse,
meravigliosissima per i suoi effetti e su di lui e sugli spettatori, eppure
naturale? — Se vo¬ lessimo quindi, con barbaro taglio, recidere questo fecondo
ramo d’ emozioni dall’ arte, stupidamente ne violeremmo la legittima signoria.
Non faccio che accennare; il tema è troppo vasto e importante. Prima di por
termine a queste considerazioni generali di estetica, farò una parola della
musica, di cui toccammo in principto. L’evoluzione intrinseca ed estrinseca di
questa potente arte, è nota a tutti: all’ordine ulteriore diatonico della gamma
si aggiunse quella del tempo, o la misura, e meglio disciplinato il ritmo, la
melodia e l’armonia. Quest’ ultima è recente, l’antichità quasi non la conobbe,
e da soli duecento anni ebbe un compito a sé. La musica poi strumentale sola, o
la sinfonia, è d’invenzione mo¬ derna. Quest’arte non può assolutamente
esprimere Xana¬ lisi dei sentimenti, nè raffigurare idee, o simboleggiare
Digitized by Google - 183 - ragionamenti, nè riprodurre e descrivere con
particolare realtà, scene della natura, od umane, come le altre figu¬ rative :
può solo, rispetto a ciò, imitare alcuni e diversi suoni, rumori, ma sempre
sotto forma generica, della na¬ tura, o artificiali, che non sieno però
articolati, o espri¬ menti verità astratte e scientifiche. Essa al contrario
più profondamente e più efficacemente di tutte le altre, esprime i sentimenti
generali e le pas¬ sioni. Ella è come l’algebra rispetto all’aritmetica :
questa nota le cifre effettive, sempre definite e particolari delle operazioni,
come le altre arti figurative fatti e sentimenti particolari e definiti; mentre
le formola algebrica simbo- boleggia tutte le possibili combinazioni numeriche,
di cui è norma universale, come la musica tutti i possibili sen¬ timenti in
suoni ch’anno un valore generale di espres¬ sione. Ed appunto per questo, che
parrebbe un difetto, é anzi potentissima la musica. La parola e la figura
estrin¬ secano sempre un fatto o un sentimento singolare, quello e non altro
tra tutti i possibili della medesima specie : per esempio nel sentimento del
dolore, esse descriveranno quello particolarissimo di un amante che perde
l’oggetto del suo intensissimo affetto. Ma, poiché la musica non può
distinguere nella nota del dolore tutti i particolari che agitano le diverse
persone in un dato momento, noi sen¬ tiamo in quella nota, che visceralmente
estrinseca l’espres¬ sione unica e nativa del dolore, a cosi dire tutte le
forme del dolore, che vibrano contemporanee nell’ anima, ed a pieno la
eccitano, e commovono. Ed in vero con la mu¬ sica non può distinguersi la
qualità particolare della pas¬ sione, sia lieta, sia triste: onde le note che
significano a modo di esempio un affetto dolcissimo, si adattano ad ogni specie
di affetto di sposo, di amante, di figlio, di amico, di padre e via
discorrendo. Ma appunto, ripeto, per questo è tanto potente. Ne volete una
prova t Ascoltate una sin¬ fonia meramente strumentale, senza parole, senza
titolo, e composizione di grande maestro. Se avete animo pronto, vivace,
sensibile, verrete agitato in pieno, vastamente commosso, ed eccitato, da una
molteplicità indefinita di Digitized by Google - 184 - sentimenti d’ogni
maniera ; e quel divino movimento di note, interpreterete profondamente a seconda
pure dello stato d’animo vostro. È una vivente formula algebrica, che vi
scioglie, dirò così, e vi evolge tutti i problemi di sentimenti che via via i
suoi suoni vi suscitano. Pregio massimo deH’armonia, e si grande che ora
l’opera stessa drammatica e poetica procede a trasformarsi in una vasta
armonia, che complessivamente risponda e si associ, per dir cosi,
assimilandoseli, ai sentimenti che s’agitano sulla scena. E per ora basti di
ciò. Riepilogando dunque questo breve cenno sul carattere fondamentale del vero
nell’ arte, parmi aver dimostrato, che questo non è riproduzione mera e
semplice della realtà delle cose, sebbene, e in special modo nelle condi¬ zioni
estetiche moderne, debba in questa radicarsi, ed in¬ tendervi con ogni cura.
Non è la realtà pura, per gli in¬ flussi soggettivi, e inevitabili dell’ animo
dell' artista, e dell’indole e temperamento suoi personali, anche in quella
forma d’arte, che riproduce con maggior esattezza scene particolari della
natura. Ciò diviene sempre più evidente via via che ascendiamo ad opera d’arte,
ove l’operosità originale dell’ artista e della sua fantasia si accresce. Nè
potrebbe essere altrimenti, in quanto la composizione non è identica al reale
per ostacoli anche di fatto, e inevita¬ bili. 11 vero nell’arte,*è reale, ma
esteticamente reale. L’arte è una funzione nativa fisio psichica, che ha leggi
fondamentali di genesi, di esplicamento, di esercizio e di ef¬ fetti, come
ciascun’ altra funzione intellettiva ed organica. Ora poi l'arte raggiunse la
libertà assoluta nel suo obietto, come la raggiunse l’artista. Essa non ha
dommi, nè può avere dispotiche norme estrinseche: ogni suo modo di manifestarsi
a seconda dell’ambiente sociale, ove si eser¬ cita, quando non violenti la
intrinseca sua funzione, è giustificato; ed ha proceduto sempre con alternativa
di varia fortuna, a perfezionarsi, come si perfezionarono via via tutti gli
elementi sociali. La scienza, e l'emancipazione umana, le diedero adesso nuova
forma, sia in ciò che ri¬ guarda la riproduzione della natura impersonale, sia
in Digitized by Google - 185 - quella deirumano: perciò è più vera in sé in
generale, di quello che fosse per il passato. Il che non esclude il
meraviglioso, quando questo pro¬ rompa dai sentimenti ancor viventi nel popolo,
o si attinga dalle allucinazioni d’ogni genere, che la scienza spiega e
giustifica, e quindi vere nelle illusioni dell’attore e spetta¬ tore, o
lettore, e di potente effetto estetico. Il reale è il fondamento, è l’obietto
della scienza e dell’arte, ma in cia¬ scuna si distingue per carattere proprio.
Digitized by LjOOQle Digitized by LjOOQle DEL MITO NELLA INTERPRETAZIONE
SCIENTIFICA DELLA NATURA E DELLA STORIA (Dal Pensiero Italiano, 189*2). Signori
, Al corso di psicologia fisiologica e a quello intorno alla origine dell’uomo
dell’anno passato, premisi, a guisa di ve¬ stibolo purificatore dalle infezioni
intellettuali che tuttora affliggono e guastano la sincerità e purezza delle
ricerche scientifiche, un preludio sulla Paleontologia dello spirito, a
mostrare quante forme ancora di pensieri e di credenze erronee, e già morte,
rimangono inavvertite a intorbidare la nuova luce, che pur sfolgora nelle
discipline moderne. In questo anno argomentandomi nelle mie lezioni di chia¬
rire quali furono, e sieno le perturbazioni nei fenomeni fìsici e biologici
della terra per la comparsa della specie umana, e quale l’origine e varietà
delle razze, amo intrat¬ tenervi intorno ad altro ancor più fondamentale, vasto
e potente periglio che sovrasta alla scienza, se non tentiamo di conoscerne
appieno l'indole, le inconscie insidie, le con¬ tinue e funeste inferenze per
la scienza stessa non solo, ma per la vita nostra individuale e sociale : cioè
quelli e quelle del Mito nella interpretazione della Natura e della storia (1).
(1) Quegli che il primo con meravigliosa intuizione e dottrina positiva,
rispetto ai suoi tempi dichiarò la origine e l’indole del Mito fu il Vico
Digitized by LjOOQle - 188 - Svolsi, or é qualche anno con larghezza, l’origine
del Mito e dimostrai come s’identifìchi in principio col sapere spontaneo ed
empirico, e ne costituisca anzi il fondo e la forma; sin quando a poco a poco
l’operosità razionale evolta, ne dilegui il fantasma, e se ne emancipi
l’intelli¬ genza via via più radicalmente nella interpretazione scien¬ tifica
delle cose. Ma oggi io debbo parlarvi del Mito in modo più largo e comprensivo,
additandone le attinenze continue e pertinaci con fenomeni naturali e
intellettivi, non ancora presi in esame ; onde chiaritane la universale forma,
meglio e più agguerriti se ne vincano, e rimovano le insidie perniciose ed
assidue. Cosi, notati già quali sieno i fossili del pensiero perturbatori,
indicheremo le illusioni del Mito, per inoltrarci più spediti e forti pel vasto
e dif¬ ficile calle antropologico. nella parte della scienza nuova, in cui
parla di tutte le discipline sotto nome di poetiche, dalla storia alla
metafisica. Sin dal 1862 in un mio la¬ voro pubblicato — e già nel concetto
antico nella mia mente — io così mi esprimeva : “ Il Vico fu uno degli intelletti
più stupendi che mai sor- “ gesserò ad onorare l’Italia e il genere umano : che
se da un lato costrinse “ alla guisa delle vecchie e poetiche cosmogenie,
l’umanità a raggirarsi “ in un circolo infecondo, pose però il primo i
fondamenti della scienza * storica sociologica nell’esame psicologico
dell’uomo, rispetto ai primi e “ susseguenti moti della civiltà, psicologia
poetica, com’ei dice, che non “ si seppe ancora valutare abbastanza, e maestro
a tutti coloro, che adesso “ (io scrivevo così, ripeto, nel 1862) tengono lo
scettro della scienza fìlo- “ logica storica, di feconde e meravigliose
scoperte. La Scienza Nuova dee “ studiarsi sotto altri rispetti e specialmente
in quella parte ove si traccia “ la generazione mitica, simbolica e poetica
della intelligenza primitiva, “ e delle primitive convivenze. Io non temo
affermare — soggiungevo “ allora — che in quella profonda analisi del Vico, c’
è tanto di nuovo, “ quanto ancora non venne esibito dai filosofi più moderni
del pensiero “ e della storia. Chi vuole con frutto intendere l’uomo, il
pensiero e la “ storia deve cominciare di là „ E nei miei scritti e volumi
posteriori, tornai sovente su questo tema. Notisi inoltre che quando io
scriveva tutto ciò, trentadue anni or sono, aveva già delineata la mia dottrina
sociologica, e schizzata la genesi pri¬ mitiva dell’indole delle convivenze
selvaggie e barbare. Quindi noi si può dire con giustizia, panni, che io abbia
di recente, e ispirato dagli attuali sociologi — ignorando anche la parte
positiva del Vico — sciorinate le mie idee in proposito. Digitized by Google -
189 - il Mito generalmente parlando si può dire che sia la obiettivazione
fìsio-psichica di se nelle cose universalmente. L'uomo, diceva già — e
profondamente — il Vico, per la ìndiffinita natura della sua mente , ove questa
si rovesci nella ignoranza, egli fa se regola dell'universo ; poiché ciò che
non sa, estima della sua propria natura. Ed è vero. Ma noi risalimmo, a nostra
volta, alla causa intrin¬ seca di questo spontaneo esercizio del senso e della
intel¬ ligenza — ricerca, in modo sì radicale, non intrapresa da alcuno per
l’innanzi — e la chiarimmo come la prima condizione, e indole del sapere in
generale : in quanto da principio l'uomo difettando della ragione obbiettiva, e
mec¬ canica delle cose, non potevano i fenomeni d’ogni specie interpretarsi,
che identificandoli con quelli, che soggetti¬ vamente, e consci in lui si
manifestavano : o con quelli onde egli si sentiva essere cagione volontaria. Di
maniera che la personificazione per quanto vaga da prima di tutta la natura
percepita; e analogamente la entifìcazione cau¬ sante eziandio dei suoi rozzi
concetti ed immagini, non che reputarsi un accidente ed una estrinseca
contingenza,, n'erano una fonte, e un metodo necessari. E poiché la realtà obiettiva
indipendente in modo assoluto da lui, alla quale la mente non giunge che per
faticosa ed esplicita scienza — di cui l'uomo solo ha Porgano adatto, quando si
evolse da forme inferiori — non può comprendersi dal¬ l’animale ; così il Mito
— nella sua intima essenza e in¬ dole propria come atto universale animatore
delle cose — é il modo costante della vita di senso, e d'intelligenza ani¬ male
: mentre non è, e non può essere che una fase — rispetto al progresso
scientifico dei secoli — dell'uomo. Indi le radici vere e profonde del Mito,
nella sua più sem¬ plice e spontanea apparizione ed esercizio rinvengonsi nel
mondo animale ; onde l'uomo, che ne prorompe natural¬ mente, conserva nella sua
inconscia ignoranza primitiva e successiva, un tale psichico magistero, e se ne
va di¬ strigandosi ed emancipandosi a poco a poco mediante la scienza : la
quale laboriosamente va spersonificando, ciò che l'animale, e lui come animale,
avevano personificato da prima. Digitizecf by LjOOQle - 190 - 11 Mito però a considerarlo
nella sua pienezza e com¬ prensione, assume modi ed aspetti molteplici di forme
e di estrincazioni ; e si scinde e s’ingrada via via in diverse sembianze,
secondo che si esercita su fenomeni psichici, cosmici, sociali. Onde é
conducevole e necessario notare questi gradi diversi in tutto la loro proteica
evoluzione, per non esserne vittime miseramente; discoprendone e additandone i
più riposti meandri, e le speciose crea¬ zioni. Il più noto oramai, poiché da
per tutto lasciò luminose orme nel tempo passato e nel presente, si è
Tanimazione personale di tutta quanta la natura, obicttivando l’uomo in essa
non soltanto i modi del suo senso e della attività della sua mente, ma la sua
forma e sembianza stessa ma¬ teriale, e l’ordine psichico e meccanico delle sue
opera¬ zioni. Della più rozza e barbara credenza agli spiriti, pel sdoppiamento
di sé, ai più splendidi olimpi delle razze superiori ; dalle cosmogonie
infantili che in parte ancor signoreggiano tra le tribù selvaggie e le plebi
ignoranti, qualunque siano i ceti in cui si disbrancano i volghi, sino ai
sistemi, meno alieni da composizioni più razionali, si agita ed opera sempre lo
stesso primitivo impulso, e la necessità ^ingenita ed inconsapevole di
trasportare, cioè se nelle cose, e dare forma soggettiva al mondo, identifi¬
candolo nei suoi moti, e nei fenomeni fisici e fisiologici con quelli propri
dell’essere suo : trasmutando quindi il mondo in animale ed uomo, sia nella di
lui mole mate¬ riale, sia nelle forze che [lo avvivano e mantengono. Sempre e
quindi e da per tutto l’uomo compose il mondo e gli Dei a sua immagine; nella
guisa che più sempli¬ cemente e indeterminatamente — perchè non vi può in¬
trodurre elementi razionali — fa l’animale della natura in quelle sue parti ove
via via trovasi in relazione, ed in¬ contrasi. E questa è [la fonte copiosa e
perenne non ]solo delle religioni primitive e selvaggie, ma di tutte le
mitologie più splendide, e in sembianza più razionali; delle razze supe¬ riori
e civili, e della originaria e mitica interpretazione Digitized by LjOOQle -
191 - intellettuale delle cose. Notisi pure che le mitiche genesi del mondo, e
i rapporti intrinseci della terra col cielo — fondo comune a tutte le
cosmogonie primitive delle razze inferiori e superiori — non manifestano nella
loro com¬ posizione soltanto un assetto e ordinamento che irrompe dalla
integrale forma soggettiva fisiopsichica dell’uomo, riflessa nel magistero
esteriore delle cose ; ma i membri stessi terrestri e celesti di tutto questo
immaginato, con¬ servano sembianze e costumi animali ; come ne fanno te¬
stimonianza i nomi ed i fasti degli astri e pianeti, e loro gruppi in tutte le
orde selvaggie o barbare, antiche o con¬ temporanee, ed eziandio nei popoli più
civili ove imper¬ versò l’astrologia. Di modo che sebbene la scienza astro¬
nomica e gli spazi celesti siano ora razionalmente costituiti, ed
obbiettivamente intesi, pure l’appellazione degli astri e dei loro ordini
apparenti, vennero mantenute: onde il cielo è verbalmente tempestato d’ogni
sorta animali, dei, semidei, e forme terrestri. Certamente in genere tra noi,
in ispecie nelle persone di media coltura, non ci s’infiamma più o si trepida,
nel contemplarle, dell’antica e viva emozione; o come i selvaggi che tuttora vi
leggono ed immaginano i drammi della luna e del sole e dì altre stelle e
costella¬ zioni ; ma i nomi rimasero, e nel volgo di tutte le grada¬ zioni,
povero e ricco, alita ancora e sommesso sussurra un eco di quelle credenze, e
del potere e dei costumi ed origine di tali feticci celesti. Basterebbe a
provarlo la straricca e varia leggenda intorno agli influssi della luna, che
corre, affermata ancora, tra le plebi rustiche e ur¬ bane presenti, ed i ceti
eziandio per estrinseche condizioni, superiori. Da prima quindi non solamente
si umanizzò, o animalizzò — concedetemi questa espressione — il Cielo, ma gli
si conferirono tutte le passioni terrestri, i costumi e le abitudini più
ordinarie della vita. Noi possediamo, ad esempio, un’antichissima memoria
egiziana, relativa ad una pioggia di stelle filanti ad epoca fissa (forse la
prima notata, o che ci venne trasmessa) che irradiava da Ca¬ pricorno (Orix,
nella tradizione) al tempo del levare di Sirio. Egli é certo un fenomeno
grandioso e magnifico; ma Digitized by CjOOQle - 192 - come il popolo interpretava
questo fatto cosmico ? L'ani¬ male celeste, ei diceva, Orix, saluta il levare
di Sirio, starnutando: parola che in altre lingue, e popoli antichi e moderni —
sempre riferendosi allo stesso fenomeno — significa pure smoccolare, soffiarsi
il naso, l'irradiare di scintille vive da un centro, da una lampada. E tale
inter¬ pretazione, ragguagliata a fenomeno volgare, era diffusa ab antico , ed
è nei moderni tempi tra molte e disparate genti selvaggie, barbare e civili.
Anche in Vallone dicono che le stelle il 10 agosto e le notti successive si
soffiano il naso = lu stenle su moke . = Nelle regioni del Reno medio pure
ripetono per lo stesso fenomeno Der stern schneutz sich . Alessandro Humboldt
notò che secondo la fìsica popolare le stelle si soffiano (1). Noi potremmo re¬
care gran copia di esempi rispetto anche a queste vol¬ gari obiettivazioni
umane e animali nei fenomeni celesti, tratti da moltissime genti antiche e
moderne d'ogni stadio sociale. Un secondo grado del Mito, sgorgante da polla
più in¬ tima e profonda, è quello della personificazione dei senti¬ menti,
emozioni e idee, trasformantesi poi lentamente a più razionale sembianza, cioè
a norme obiettive etiche e forme intellettuali : attuando cosi un mondo morale
e spi¬ ritale, che elevò l’umanità civile a più alto simbolo e no¬ biltà di
vita. Ed in verità il nativo impulso, e l'ingenito conato ad estrinsecarsi nel
mondo, ed a plasmarlo alla nostra immagine, non cessa anche allora che
material¬ mente l’uomo se ne distrigò: chè a poco a poco si con¬ cede, pel
medesimo magistero psichico, realtà obiettiva agli affetti, alle passioni, agli
intendimenti morali, ed a tutti i concetti intellettuali, o idee tipiche
speciali, gene¬ riche e universali ; a cui si giunge, con arte pure da prima
inconsapevole, per astrazione, analisi e sintesi. Non vi ha popolo
nell'antichità, civile o barbaro, e nessuna orda selvatica presente — ed i
fatti sono facili a rintracciare e (1) Dott. Faust. Digitized by Google - 193 -
alla mano — in tutte le parti del mondo, che non abbia personificato e non
personifichi in qualche spirito feticcio, «simbolo terrestre o celeste,
domestico o pubblico, le pas¬ sioni, emozioni ed affetti umani o bestiali dai
più rei ai più nobili ; onde il terrore, le speranze, le gioie delle genti. Le
offerte, le propiziazioni, i sacrifìci vegetali, animali, e, pur troppo! umani,
non ebbero altra origine e cagione: poiché nella guisa che si placa la nostra
ira furibonda con la vendetta, o ci pieghiamo alle lusinghe adulatrici, o ai
doni, così l’una e l’altra passione ed istinti si personi¬ ficarono in enti
fantastici, e vi si coordinarono i timori, le speranze ed il culto. E come la
molteplicità politeistica si plasmò a poco a poco in gerarchia, in modo poi che
uno sovrastasse agli altri, quale il sole, ed il cielo luminoso o stellato in
molte antiche religioni ariane, americane ed antiche italiche, con il gemino
> Janus ed in altre genti; egualmente avvenne nella molteplicità — in
qualche popolo di razza superiore — e nello sparpagliamento primitivo e caotico
delle po¬ tenze feticcie misteriose, rispetto alla personificazione delle
passioni ed affetti buoni o rei. A poco a poco ambedue si costituirono in
gerarchia, e per ultimo, spinte anche dal¬ l’indole del giorno e della notte,
si riassunsero in due pri¬ marie ed opposte deità, una per eccellenza ottima e
santa, l’altra pessima e nefaria. I Miti iranici Ahura-Mazda e di Anra-Mainyu ,
sono l’esempio più cospicuo e in ri¬ lievo. L’evoluzione progressiva via via a
più individuale, e scolpita persona sovranaturale, e a più eletta forma mi¬
tica, fu il tramite per cui col tempo vennero al simbolo umano, sostituiti il
simbolo e idee spirituali; d’onde s’in¬ generò un principio intellettuale, e
una norma eterna mo¬ rale per le azioni degli uomini, e in seguito per i fati
loro ultramondani. D’altra parte come ogni fenomeno ebbe da prima un fe¬ ticcio
vago, un doppio, un’ombra, questi per lo stesso ma¬ gistero sopra indicato, si
tramutarono in idee, che via via si disposero a gerarchie di specie, e generi
secondo la loro comprensione, e da ultimo si fusero in quella universalis-
VlGNOLI. 13 Digitized by LjOOQle sìma, che è il predicato di tutte, l'essere; e
si conchiuse nella dottrina platonica, della obbiettivazione, cioè, entificata
e reale delle idee. Accenno alla platonica, perchè è quella ove quel magistero
trasformatore ebbe maggiore e solenne compimento, dopo il concetto dei Ferveri
dell’Avesta ; co¬ mecché larvata e meno schietta si manifesti da per tutto e
tra tutte le genti. Nè dobbiamo obliare che in generale presso le torme e
sciami primitivi, e nelle attuali selvaticamente viventi, l’e¬ tica non
s'immedesimò con la religione, o venne da questa di subito sancita; poiché
sebbene il fantasma sovranatura, o meglio magico, che costituisce lo stadio
primiero ed em- briogenico delle religioni, scuota e commova di terrore, o
speranza i credenti, pure non lo si considerò come espres¬ sione di una legge,
che dovesse governare le azioni loro particolari o collettive per una vita
ulteriore e oltre na¬ tura ; o come premio e promessa di fati avvenire sulla
terra. Non è raro anche che alcune orde risalgano per lo¬ gica spontanea e
naturale, o per stimoli ed emozioni ade¬ guati, ad un principio o concetto
vago, mistico ed eccelso : il quale però si rimane inoperoso per gli uomini
alla guisa degli Dei di Epicuro e di Lucrezio. I Garaibi, per alcuni costumi
dei più feroci, hanno fede in un Nume dimorante nei cieli, assorto in una
eterna fe¬ licità, ma che nulla e mai si cura della specie umana, e cui gli
uomini dal canto loro nè onorano, nè adorano. Di tali esempi è ricco il mondo
selvaggio e barbaro. Che la morale in principio della evoluzione religiosa si
svolga indipendentemente dal concetto degli Dei, è oramai verità evidente ;
numerosi e gravi sono i fatti raccolti, e validi gli argomenti. Chi voglia
acquistare un’idea chiara di tale quistione e non possa consultare i copiosi e
sparsi docu¬ menti etnografici di tutti gli scrittori in proposito, basta che
scorra l’opera in questo anno stesso pubblicata in fran¬ cese ed in inglese
favella, da Goblet d’Alviella, celebre autore d’opere pregiate in questi studi,
ove con grande cura e diligenza sono raccolte le prove e le testimonianze in
proposito, tratte da ogni parte del mondo barbaro, an- Digitized by AjOOQle -
195 - tico e moderno. E comecché un illustre suo critico, però ammiratore, Jean
Remile , abbia cercato di rendere meno assoluta l’affermazione, pure da un lato
non la contrad¬ dice, e implicitamente la ammette. Del resto ciascuno sa quanto
nella antichità classica eziandio del mondo Italo- Greco, e fra i popoli più
civili, l’etica in genere fosse ad un certo momento delia loro vita,
palesemente superiore al contenuto delle loro credenze religiose ; quanto la
puris¬ sima e nobile etica di Sakya Mouni sovrastasse all’indole antropomorfica
anteriore e contemporanea delle indiche religioni. Vallace e Kops, e molti
altri in altre regioni, rinvennero esempi, tra i Papna e varie tribù affini, di
sin¬ cerità, bontà ed onestà mirabili : come se ne trovano tra gli Esquimesi. Ottime
abitudini di cortesia e di franchezza e onestà — benché, per altre azioni,
barbarissimi, rinven- gonsi pure fra gli stessi Garaibi, ed in modo — sembra
quasi un epigramma — che quando tra essi sparisce per avventura un oggetto,
creduto involato, essi dicono con ingenuità e naturalezza: qui c’è stato un
cristiano ! Ma il Mito non si conclude in queste due forme indicate, e in
questi due gradi : chè assume altri aspetti, e la sua .virtù trasformatrice si
estende via via, e si amplia per tutte le discipline e le cognizioni. Sin qui
egli andò componendo il mondo fisico intellettuale e morale alla sua immagine,
riflettendo e projettando a dir cosi, la sua intera figura nelle cose e nelle
idee. Ma trascorsa istoricamente una tal fase mitica — ove questo si rese
possibile per ragioni di razza, di luoghi, di tempi, di vicende — e per la
scienza razionatrice ed osser¬ vatrice, emancipatosi l’uomo in parte da questi
errori, egli perdura pure tuttavia ad imprimere nell’Universo il con¬ cetto, se
non personale di sé, quello almeno dove dimora. Il Mito astronomico, o la prima
concezione dei fenomeni celesti, noi lo notammo, furono quello e quella di
animare gli astri, e di riprodurre in essi, e per essi, considerati come
animali, i drammi umani e zoologici terrestri nel cielo. Quando però questa
celeste mitologia si fu dileguata per il progresso della osservazione
scientifica, ed i cieli appa- Digitized by UjOOQle - 196 - rirono quali sono, e
quali li giudica l’astronomia moderna, l’insidia ingenita del Mito non è vinta,
ma si esercita sotto altra forma più sottile e inavvertita. Naturam expellas
furca, tamen iisque recurret ! L’uomo miticamente aveva a sua immagine plasmato
il Cielo astrale: indi vinto questo errore lo ordinò, seguendo sempre un
concetto mitico antropocentrico e geocentrico in sfere l’una nell’altra
incluse, secondo il sistema Tole¬ maico, considerato per secoli non solo come
verità evidente, ma verità e domma religiosi. Anche questa seconda forma mitica
venne sterpata dalla nuova astronomia nel rinno¬ vamento metodico delle scienze
da Copernico, Galileo, Newton ed altri sino ai nostri giorni ; onde pareva che
oramai non sovrastasse alcun pericolo di Mito, anche in più aerea ed eterea
forma. Non fu cosi. Da prima im¬ presse l’uomo sé stesso in tutto il mondo
fìsico e morale ; ora non più questo avvenne rispetto alla sua immagine, ma
rifletté nel cielo la forma e le condizioni fìsiche, geo¬ logiche ed anche
biologiche della sua dimora, cioè della terra. Il nostro sistema solare
meccanico aggregato di corpi di varia forma, gaandezza, composizione, moventisi
intorno ad un centro attrattivo, fonte di luce e calore, è in gran parte noto
oramai nei singoli suoi membri, e se ne calco¬ lano con molta approssimazione i
moti e i costumi. Tra i pianeti la Terra è quella che noi naturalmente meglio
co¬ nosciamo con certa e immediata scienza nei suoi fenomeni e condizioni
fìsiche, meteorologiche, geologiche e biolo¬ giche. Noi sappiamo ancora e per
dirette prove, e per in¬ duzioni legittime, che gli altri pianeti negli
elementi loro, nelle leggi che li governano, nelle loro rivoluzioni e tra¬
slazioni non si diversificano radicalmente dal nostro : e si tenta anzi con
cura e studio più diligenti e pertinaci di discoprirne intimamente i fenomeni
superficiali e geologici. Ma se tali ricerche sono legittime, se provengono
diretta- mente dalle scoperte anteriori, e dobbiamo proseguirle con Digitized
by LjOOQle - 197 - amore e tenacia a gloria della scienza ; se condussero già a
conclusioni stupende; per entro Tanimo nostro però, nel fondo della nostra
mente indagatrice, si agita ancora non avvertito, ed alita l’ingenito impulso,
in modo nuovo, del Mito: poiché non più oramai possibile l’obiettivazione
dell’uomo nel cielo, obbiettiviamo e projettiamo però, con aspetto scientifico,
la terra nel cielo. E qui è d’uopo con¬ siderare un’altra fonte, un’altra causa
coefficiente, e pure essa nativa del Mito, più recondita, più profonda, più
dif¬ ficile a cogliersi, ma non meno certa e potente. Per necessità stessa
della cognizione, e onde essa anzi sia possibile, è mestieri ridurre ad unità
le sparse e mol¬ teplici notizie che il senso con larga e varia vena riversa
alla mente. Ma se questo è vero, se non possiamo ripu¬ diare un tal metodo, che
é condizione essenziale del sa¬ pere, è però irrepugnabile e certo il pericolo
ond’è fecondo, ed il facile errore. Noi la notammo nelle formazioni mitiche
delle religioni, delle cosmologie e dell’etica, questa innata necessità di ac¬
centramento unificatore dei fenomeni esterni ed interni, cagione a poco a poco
di una più razionale interpretazione della natura e dei sentimenti umani. Ciò
si avvera anche nella coordinazione scientifica cosmica, giunto l’uomo alla
virtù indagatrice attuale ; poiché viene dalla stessa cagione spinto a ridurre
ad unità semplicissima, e ad unico con¬ cetto le immani notizie naturali
acquistate e cumulate. E tale é questo istinto unificatore e coordinatore, che
anche dopo le altre leggi disvelate, e fatto certo l’uomo della ge¬ nerale
economia dell’Universo da tre secoli ; che più e più volte si tentò dare con
frettolosa baldanza una completa e integrale spiegazione della genesi e sistema
del mondo de¬ ducendola dai fatti già noti. Ciò che avvenne per la cosmo¬
gonia, si verifica pure nelle scienze particolari, che con eguale splendore si
progredirono. Ora questo impulso ad una unità fondamentale, ad una radicale
identità di aspetti, di funzioni, di leggi fisiche, chimiche, biologiche, che
in sé racchiude la ingenita crea¬ zione del Mito, ci spinge a considerare i
pianeti tutti identici Digitized by Google - 198 - alla nostra terra, o che
abbiano trascorso le fasi di questa, o die le dobbono trascorrere con eguali
risultati, forme c vicissitudini anche biologiche (1). Glie unità e
coordinazione effettive sieno e si avverino fondamentalmente nei particolari e
nel tutto del nostro sistema solare — che or si parla di questo — è fatto certo
(1) È d’uopo che il lettore faccia qui una distinzione che per necessità di
tempo io non poteva additare nel testo della Prolusione. Rispetto alla natura
dei pianeti in quanto abbiano condizioni di vita, il volgo e le menti mezzane
in genere, addirittura — e sempre quindi per la cagione chiarita — se li
immaginano abitati, e da forme presso a poco simili alla nostra — talvolta
d’ibridi o sovrumani aspetti per la sopravivenza di antichissime superstizioni
demoniche e poi pagane, e di leggende cri¬ stiane — con tutto il corredo intero
di azioni, idee, arti e vicende, con la stessa configurazione di superficie
della terra. Le quali presunzioni e induzioni sono affatto puro e schietto
Mito, in quanto obbiettano sè stessi, e la dimora loro tali e quali negli altri
globi celesti. Ma v’hanno d’altronde pure alcuni scienziati che più o meno
esplicitamente tentano di scoprire — e questa è indagine legittima — se, e in
quali pianeti la vita sia possibile. Certamente non imaginano, come il volgo,
la identità delle forme organiche e telluriche, ed ammettono anzi la diversità
pos¬ sibile e di fatto nelle une e nelle altre ; ma però, senza avvertirlo,
pre¬ suppongono che le condizioni di viventi e intelligenti, debbano essere
sostanzialmente analoghe, se non simili alle nostre; e quindi scrutano — anche
per questo intendimento, oltre agli altri prettamente astrono¬ mici — se vi
sieno mari, montagne, corsi d’acqua, atmosfera c via di¬ scorrendo: onde
escludono la vita in quelli che assolutamente se ne differenziano, come nei
lontani, Nettuno, Urano, ecc. Ora l’intimo impulso a credere così, e il
pensiero che li guida per questa via, non è in fondo che una obiettivazione
larvata c di aspetto scientifico della nostra terra e suoi inquilini, negli
altri membri. L’identità profonda del procedi¬ mento non salta agli occhi
facile : è sottile, risposta, inavvertita, ma c’è. Non si giunse d’altra parte
sino a àire — non dagli astronomi veri — ma però da gente colta e nota, che le
celebri righe o canali della super¬ fìcie di Marte, fossero segni dei suoi
abitanti per comunicare con noi, e anzi non si almanaccò scientificamente il
modo di rispondere loro? Del resto la identità di condizioni non è
scientificamente necessaria alla ma¬ nifestazione della vita. Chi di noi sa
quali esse veramente sieno, e quali i limiti certi entro cui apparire? Se gli
uomini, poniamo, non avessero mai (per ipotesi strana) veduto pesci o animali e
piante acquatiche, cer¬ tamente per esperienza propria, e per osservazioni su
tutti quelli terre¬ stri avrebbero detto, e con apparenza scientifica, che la
vita entro l’acqua era impossibile. Il volgo crederebbe ora che vi sieno
animali che pos¬ sono vivere in acqua, o ambienti a ottanta gradi. Digitized by
LjOOQ le - 199 - come è certa in gran parte l’identità della materia che lo
compone ; che nei diversi pianeti appaiano fenomeni, e condizioni generali,
quali si manifestano nella terra, è pur fatto irrepugnabile. Ma possiamo noi
con coscienza sicura affermare che tutto vi proceda a rigore o analogamente,
come nel nostro pianeta, tutto vi si agiti, e si evolga alla nostra guisa; che
altre manifestazioni di forze non vi si rivelino, altre condizioni di vita
dissimili, altre disposizioni e fasi meteorologiche, altri mutamenti geologici,
altra storia di formazioni, di transiti, ed esito ? Nei fenomeni della terra
stessa, quanta diversità di aspetti, di proprietà, di genesi, di trasmutamenti
! E non basta : in alcuni composti ed in elementi pur semplici, la sola
modificazione della strut¬ tura negli atomi o nelle molecole induce apparità di
corpi, fenomeni e proprietà diversissime. Immaginiamoci poi — la possibilità
non ha limiti — quali e quante dissomiglianze di forme, di composti, di genesi
e di trasmutamenti pos¬ sano avvenire tra gli elementi dei diversi corpi
celesti, soltanto per la diversa loro velocità, grandezza, forza at¬ trattiva,
vicinanza o lontananza dal sole! L’identità presunta nel tutto e nelle sue
parti del nostro sistema, se, ripeto, sono fatti e induzioni legittime rispetto
alle leggi generali, è anche effetto, come dottrina, dell’in¬ genito bisogno
unificatore, e di semplicità di un supremo concetto; e può essere cagione di
errore; può condurre, come conduce al Mito scientifico; poiché in sostanza,
ella è l’obbiettivazione della terra nel cielo. Se un’unità intrin¬ seca ed
elementare sembra doversi porre pei resultati parziali della scienza cosmica, e
traspare a primo aspetto anche dell’Universo, e la dottrina della
trasformazione delle forze, che or signoreggia, la corrobora ; non è men vero
che noi ora appena scientificamente conosciamo una parte infinitesimale della
natura, ove pure si manifesta una sterminata varietà di fatti e di fenomeni per
noi affatto irreduttibili ; e quindi è magnifica presunzione affermare, sotto
questo aspetto, un monismo assoluto, un modulo unico alla immensa e varia scena
delle esistenze. Il vero si è che rimanendo pure nel nostro pianeta, noi non ne
Digitized by Google - 200 - conosciamo tutte le forze in azione, e delle forze
note siamo ben lungi dall’averne determinato tutti i modi di efficacia e
d’influssi. Non provochiamo d’altra parte manifestazioni ed azioni di forze,
che nella natura non si rivelano ? Non possiamo comporre un grandissimo numero
di corpi or¬ ganici ternari che nella natura non si rinvengono ? Quindi con che
fronte ci arrogheremo il diritto di affermare che tutto nei diversi pianeti
debba o nello stato attuale o nelle loro genesi e proprietà e forme, procedere
come nella terra ? Perchè chiudere l’infinita possibilità dei fenomeni, sia
fisici che biologici, entro un claustro mitico d’identi¬ ficazione ? La scienza
dei cieli avvenire, come quella della terra mostreranno quanto sieno erronee
tali induzioni, e anderanno cosi dileguandosi i Miti scientifici. Frattanto le
stupende ricerche dell’illustre Schiaparelli intorno a Mercurio ed a Venere,
mostrarono la diversità della loro rivoluzione intorno al Sole, rispetto a
quella della Terra e degli altri pianeti esteriori, movendosi e rigirandosi
essi alla guisa invece del nostro satellite. Frattanto gli studi egualmente
splendidi del medesimo astronomo in Marte, rilevarono tra gli identici a quelli
della terra, molti aspetti diversi nella sua superfìcie, in modo che non si
possono spiegare con ciò che rinveniamo in questa del nostro globo. Ciò poi che
si dice della terra di fronte agli altri pianeti, e del Sole stesso, devesi
affermare rispetto all’intero si¬ stema di fronte ai milioni che a vari drappelli
popolano ed avvivano la distesa dei firmamenti . Anche là, certo, per entro
quei paurosi abissi di spazio infinito, identiche leggi di moti, di luce, e
alcuni identici elementi fìsici vennero scoperti da nuovi e più potenti
strumenti ottici e di analisi : ma da questi fatti — i quali poi non consumano
la infinita distesa — concludere la medesimezza di forma e di fenomeni
universale è, al so¬ lito, l’obbiettivazione mitica del nostro sistema solare
in tutta la immensa famiglia degli astri, e nella materia degli spazi senza
confini. E anche la recente vicenda di molte¬ plici sistemi cosmogonici, che
sorsero e caddero, testimonia la vanità dell’impresa. Accennai già che il
medesimo er- Digitized by AjOOQle - 201 - rore si avverò nelle particolari
scienze. Nella chimica moderna pel frettoloso generalizzare da qualche fatto
os¬ servato, e per l’insidia dell’istinto unificatore, s’ebbe la genesi e la
legge di ogni combinazione e scomposizione nel flogistico; indi la riforma
dualistica, che parve tutto spiegare e spiegò, ed in ultimo l’atomica e delle
sostitu¬ zioni, che per ora annoda ed unifica anorganici e orga¬ nici fenomeni.
In geologia dopo, per le vicissitudini della terra la universale catastrofe del
diluvio; e le mitiche spiegazioni dei fossili quali miracoli dei santi, quando
essa si avviò a metodo di osservazione, sorsero le esclu¬ sive dottrine dei
Plutoniani e Nettuniani : indi con più se¬ vere indagini, e la costituzione
della paleontologia, le ri- cise rivoluzioni della terra, ciascuna opera di un
atto creativo, che signoreggiò sovrana, finché Lyel con la dot¬ trina della
permanenza in passato delle cause attuali, la sterpasse, dando luogo ad altro
concetto unitivo delle vi¬ cissitudini del pianeta. Ma or ecco che più non è
atta a chiarire tutti i feno¬ meni geologici, e si ritorna in parte, con
concetti diversi, ad alcune cause d’improvvise catastrofi, benché si ripu¬ dino
le esagerate dottrine dei repentini e successivi solle¬ vamenti. Nel mondo
zoologico rispetto alle sue origini, e al disbrancarsi e apparire e sparire
delle sue specie, come da prima si affermava e tuttora da alcuni si afferma la
loro singolare creazione ed irriduttibilità, si sostiene oggi al contrario la
loro genesi naturale e la discendenza uni¬ versale da un unico e semplice composto
organico per via di successive e continue trasformazioni, che è dottrina più
conforme al reale procedimento nativo dei prodotti della natura. Nel mio corso
dell’anno passato distesamente mi argomentai di mostrare come il Mito
dell’obiettivazionc di sé nelle cose, e del frettoloso istinto e bisogno di
uni¬ ficare, inquinasse tuttora la psicologia comparata del regno animale; in
quanto a comprendere i diversi modi di senso e d’intelligenza dei bruti, e
comporli a semplice unità sistematica, si affermassero a modulo e paragone
fìsso la forma, la costituzione e l’esercizio del senso e della intelligenza
umana. Digitized by L^ooQle - 202 - Cosi, o signori, le scienze tutte cosmiche
e biologiche ad onta dei nuovi e sicuri metodi, de' suoi strumenti, dello sperimento
vengono tuttora in parte signoreggiate dalle tre fonti mitiche ingenite, da noi
determinate. Quindi ezian¬ dio nelle discipline naturali — comechè con minore
va¬ nità di resultati, perchè i fatti e le singole leggi, quando sieno
determinati veracemente, non si dileguono e restano cumulo fecondo a ampie
scoperte — anche nelle discipline naturali, io diceva, avviene ciò che con
maggiore copia di prodotti e più ampia loro vanità, avvenne nei sistemi di
filosofìa teorica, fìsica e sociale in tutti i popoli civili e per lungo ordine
di secoli. Ciascun sistema assunse un novello principio baldanzosamente
proclamato idoneo a sciogliere il problema dell’essere e del mondo, sistema che
spingeva nel sepolcro l’antecedente, mentre non si accorgeva che egli stesso si
preparava a cadervi. Nella guisa che il Mito turbò la purezza delle scienze
antiche e in parte quelle moderne, cosi infece la interpre¬ tazione sincera
della Storia, quando si volle assorgere ad una legge che governasse la vita
sociale dell’ umanità nello Spazio c nel tempo. È nota la numerosa famiglia
delle filosofìe della storia e quella non meno ora feconda delle sociologie cha
la sostituirono. Ci si argomentò — e certo con ragione — di interpretare
scientificamente l’ordine c il procedimento del vasto mondo dei fatti umani,
con lo stesso intendimento che in quello della natura: e il resul¬ tato in
generale, in quanto al valore reale delle dottrine, fu in parte identico. Il
Mito anche qui unitario in modo assoluto e l’obiettivamento di sé e dei propri
procedimenti logici, si riflettono egualmente in quel mondo, e si ebbero
sovente sistemi, o meglio poemi scientifici, che si segui¬ rono combattendosi
con celerità vertiginosa. 11 pensiero per la sua forma congenita e il suo
logico esercizio, spiegò, o meglio architettò quel mondo si vario di origini,
di aspetti, di operosità, di potenza e vicende, si facile d’al¬ tronde alle
trasformazioni per influssi d’ogni maniera ef¬ ficacissimi, come se fosse un
tutto omogeneo, un sistema di forze semplici, che una legge suprema, compresa
in Digitized by LjOOQle - 203 - una formula, bastasse a governare, alla guisa
di quella che informa i moti meccanici tra loro degji astri. Quindi i medesimi
errori, e di questi le stesse cagioni. Non v’ha dubbio che come alla immensa
varietà di fenomeni e di vicende dell’universo materiale, traspare nel fondo
una sembianza di unità e di evoluzioni in parte progressive, cosi anche nel
mondo non meno vario dell’umanità, ri¬ dotta a semplicità di nozione per
potente astrazione, non sembri far capo, guardando specialmente alle vicende
delle razze superiori, un ordine in parte progressivo, ed una unità di
magistero d’azioni e d’intendimenti. Ma questa evoluzione verso una perfezione
relativa non è propria di tutto il vasto corpo dell’umanità, ma solo di qualche
suo membro, e di mezzo anche in questo a cadute, a sviamenti, ad errori vecchi,
ma costanti d’ogni maniera. Noi abbiamo ancora oggi e fra noi , rispetto solo
alla reli¬ gione, comecché popoli civili e da quasi due mila anni cristiani,
che non sorpassarono lo stadio del feticismo, come nell’antichità si ebbero
uomini, che tra il fervido e generale politeismo, s’inalzarono ad un monoteismo
quasi moderno. Le diverse fasi della evoluzione religiosa, nota un illustre
scrittore, corrispondono ai diversi gradi di cultura individuale, e non solo
alle diverse epoche d'inci¬ vilimento. E questo è vero di tutti i fenomeni e
condizioni sociali; onde si da contemporaneità di forme per esempio tra le
popolazioni lacustri preistoriche della Svizzera e d’altre regioni, e gli
Aztechi medioevali, gli Ojibiva ed altri molti del Nordamerica e gli Zulù
delt’Africa Australe; contemporaneità di forme passate e presenti che nella
stessa epoca rinvengonsi in un popolo civile. Rimanendo qui in Europa, basta leggere
la descrizione dell’ Irlanda del 16(30, fatta da Fynes Moryson; basta sapere
ciò che avveniva, e quali erano le condizioni delle Isole Ebridi nel 1868, a
persuaderci delle profonde diversità sociali possibili nello stesso paese,
nello stesso tempo, nella stessa razza ! E chi supporrebbe che in questi giorni
nella civi¬ lissima Germania fosse stato possibile un processo in forma di
stregoneria, che non solo ci conduce, pel conte- Digitized by AjOOQle - 204 -
nuto e gli atti al medioevo più barbaro, ma alle tribù più ignoranti e
selvatiche viventi ? Eppure è cosi. A Wemdig, piccola città dell’Impero
Germanico, si svolse ua dramma, che terminò naturalmente in un processo di
stregoneria ove entrano preti, frati, medici per indiretto, e molte colte ed
agiate famiglie. I più autorevoli giornali di quella na¬ zione ne parlarono
attoniti albenorme e sociale anacro¬ nismo. Quella città fu per molto tempo
teatro delle imprese del Diavolo, che per malefìcio di una strega — e si noti
di condizione civile — si era ficcato nel corpo di un ra¬ gazzo, agitandolo e
riducendolo a stato quasi bestiale, donde non usci che per bevanda di acqua
benedetta, e per esorcismi canonici in regola, per stimolo e causa di un frate
fanatico, indi punito dal Tribunale di Eichstàtte. Del resto a mitigare i
ditirambi, e le entusiastiche pro- pinazioni alla umanità progressiva tutta
quanta è suffi¬ ciente il considerare i mali morali e fìsici che affliggono si
vastamente le genti moderne e più civili; è sufficiente gettare gli occhi sulle
statistiche della emigrazione, su quelle criminali, dei manicomi, dei suicidi,
della onestà privata e pubblica; è sufficiente osservare intorno a noi
l’ignoranza prodigiosa del maggior numero, le perseveranti e rinascenti
superstizioni d’ogni maniera, e le rigalvaniz¬ zate ipocrisie del bigottismo
per interesse individuale, tal¬ volta, o di casta; è sufficiente ascoltare le
ubie, le selva¬ tiche fantasie, la credulità scempiata in misteriosi influssi,
e la fede ancor nei feticci d’ogni specie non solo nella gente del volgo, ma
nei ceti agiati sovente e che parrebbe dovessero essere colti. Onde noi in gran
parte viviamo per entro i miti di grado più elevato non solo, ma tra quelli
delle orde più barbare e selvaggie del mondo an¬ tico e contemporaneo. Ma dunque,
direte o signori, non è possibile scienza, non è possibile civiltà, e questo
universo e questa uma¬ nità resulterebbero una vana fantasmagoria ? No, o
signori, a questa triste conclusione non conducono il mio discorso presente, nè
le mie personali dottrine. Io mi proposi per la satute e la verità della
scienza, di mostrarvi quale sia Digitized by AjOOQle - 205 - la realtà delle
cose, e quali insidie ingenite ci circondino nella interpretazione della natura
e della storia. Io mi proposi di dichiararvi che tra le fonti dell’errore, la
mas¬ sima è l’esercizio mitico della nostra mente; fonte che in varie guise,
dalle più volgari alle più intellettuali, con l’obiettivazione psicofisica
della nostra persona e della dimora stessa ove viviamo, turbò e turba il sincero
pro¬ cedimento scientifico. Se v’ha cosa degna di fede è la scienza ; poiché
quando essa opera guidata immediata¬ mente dalle sue positive scoperte, né
fantastica sistemi, i suoi effetti sono reali e palpabili da tutti, senza
eccezione. La scienza è possibile quindi, anzi è un fatto avverato: poiché se
noi fossimo dannati ad un errore senza rimedio, non avremmo il concetto
dell’errore stesso, nè saremmo mai pervenuti alla critica della conoscenza.
Certamente il mondo umano non è quello che i filosofi e alcuni so¬ ciologi,
vittime dell’istinto mitico, ci raffigurarono. Oh, n’è ben lungi ! Ma un ordine
reale di successione nella cultura è innegabile di mezzo al caos di contrarie
vicende: ci resulta se noi facciamo il riscontro tra gli Australi, i Tahitiani,
gli Aztechi, i Chinesi e gli Europei ; il quale procedimento di successione
progressiva si manifesta pure se consideriamo l’evoluzione storica della sola
razza Ariano¬ semitica. Ed ora l’idea scientifica non è più divisa dai fatti
cosmici, storia indi e scienza si compenetrano, e il fatto e il diritto si
avviano a identificarsi. Quasi anello intermedio, dirò con un venerato mio
maestro, tra il mondo fisico, esposto all’uso e conoscenza nostra, e la verità
pu¬ ramente umana, o il mondo del pensiero, è la questione economica; siffatta
quistione dovrà essere tradotta nella idea scientificamente umanitaria, e verrà
praticamente risoluta dalle necessità della vita e dei sociali interessi. Un
grande e nuovo impeto ora incalza le moltitudini, e si travedono, come in
nebbia ancora, nuove forme sociali e -giuridiche più conformi a giustizia , non
al suo fantasma mitico, ma alla verità e realtà che irrompono dalle con¬
dizioni della vita individuale e comune degli uomini, agi- tantesi tra le
ultrapotenti forze della natura. Ma a rendere Digitized by AjOOQle - 206 - più
sincera più efficace la scienza nella interpretazione della natura, e
l’applicazione della scienza alla vita so¬ ciale — è d’uopo emanciparsi via via
sempre più dall’an¬ tica insidia animale, dalla ingenita e inconsapevole virtù
trasformatrice e infesta del Mito. È duopo convincersi che la scienza non è
libro chiuso, ne è possibile leggerne le pagine infinite: è bene guardarsi
dall’istintivo e frettoloso desio e ambizione di unificazione e della facile genera¬
lizzazione: é d’uopo tenere fìsso nella mente che se nelle cose può esservi
unità, per noi però nella essenza sua inintelligibile, v’ha sterminata copia di
fenomeni, e varietà indefinita di aspetti, di forme e di funzioni, che sono
quelle che più ci premono, ci stringono e in mezzo a cui sempre viviamo, o
consideriamo sulla terra e nei cieli ; è d'uopo pure diffidare sovente delle
ispirazioni intellettuali, comec¬ ché splendide: rimanere assolutamente liberi
e indipen¬ denti quindi, e sciolti da ogni mitica illusione, e tentare sempre
di sorprenderne in ogni ricerca e scienza la re¬ condita insidia. Allora, e
dopo, pur troppo lungo esperi¬ mento ancora di mali, la razza piu energica e
poderosa vincitrice nella lotta scientifica con la natura e con l’ar¬ tificiale
e mitica costituzione sociale, potrà raggiungere quell’ideale intellettuale e
civile, che brillò come Mito, quasi a tutte le genti, non mai raggiunto,
commecchè sempre promesso. Sostituiamo quindi, come diceva già il Campanella,
il Libro Magno della natura a quelli troppo angusti o superbamente fantastici
sovente degli uomini ; le cose sieno i nostri maestri; e gli estrinseci
argomenti allora della logica artificiale, e le architetture mitiche
sgombreranno dalle scuole, qualche volta, come un insigne filosofo diceva,
venerati asili di dotta decrepitezza. Digitized by Google INTORNO A UN PROBLEMA
MORFOLOGICO SUI VERTEBRATI SUPERIORI (1) (Dal Pensiero Italiano, 1896). I.
L'oggetto di queste ricerche è di non lieve importanza per sè, e per le molteplici
conseguenze nell’intero campo della Morfologia comparata del regno animale,
dischiu¬ dendo una via nuova d’indagini e studi scientifici, astrazion fatta
dal modesto valore di chi lo intraprese. D’altronde io non ho l’ardimento di
aver pienamente risoluto il pro¬ blema : che le sole mie forze non sarebbero da
tanto : contento se avrò pel primo intrapreso a risolverlo, e sol¬ lecitato
chi, per agio, tempo ed ingegno, volesse percorrere questa nuova via di studi.
Cercherò — per l’indole delle pubblicazioni in una Rivista — d’essere breve;
indicando solo i fatti precipui che giustificano scientificamente la (1) Un
cenno di questo studio, che ora, pubblico in esteso nel Pensiero Italiano ,
comunicai il giorno 12 Aprile alla “ Società italiana delle scienze naturali „
e fu assai favorevolmente accolto. Proseguirò le mie indagini, che saranno poi
riunite in un volume. Ringrazio anche pubblicamente tutti quelli che per il
passato, e recentemente mi furono cortesi d’infor¬ mazioni ed eccitamenti a
continuare in questo studio ; tra gli altri qui a Milano gli egregi e chiari
fratelli Professori Lanzillotti-Bonfanti, De-Cri- stoforis, e il giovane dott.
Antonio Cioja, alacre d’ingegno e dotto nelle scienze fisiologiche e
patologiche. Questo studio fa parte di un mio lavoro complessivo intorno alla
fisiopsicologia comparata, e alla genesi dell’uomo. Digitized by UjOOQle - 208
- posizione del problema. Se tutto ciò che andrò dichiarando non sarà mera
illusione — e mi lusingo che tale non sia — forse avrò aggiunto una pagina di
qualche valore alla dottrina della generale evoluzione del mondo organico.
Frattanto sono lieto di affermare ohe il concetto scien¬ tifico della presente
tesi non fu costrutto a priori, cer¬ cando quindi di rinvenire a stento
faticoso fatti che lo giustificassero : perocché invece furono i fatti
osservati con altri intendimenti che suscitarono nella mia mente una nuova
interpretazione del loro significato morfologico ; ciò che mi fa bene sperare
di non essermi interamente in¬ gannato. Ed invero mentre io proseguivo ricerche
intorno alla morfologia comparata, in ispecie del sistema nervoso nei
vertebrati superiori, l’uomo compreso, per i miei studi di antropologia —
ricerche quindi minute e accurate — un giorno, e sono molti anni, mi parve
notare, come lampo alla mente, che la disposizione generale e speciale morfo¬
logica umana, fosse partitamente quella, e tale dovesse apparire,
modificandosi, di un vertebrato prossimo all’uomo, che dalla posizione
orizzontale ascendesse a poco a poco lentamente a quella verticale. E
pensandovi poi su, e os¬ servando più attentamente, nacque in me il
convincimento che quel presupposto intuitivo non fosse del tutto disforme in
fondo dalla realtà. Allora mi posi più alacremente, sebbene, come sono uso, con
grande cautela dubitativa — senza di che non è possibile scienza vera — allo
studio morfologico seguendo questa direzione, ed i fatti che ne raccolsi sono
quelli, in parte, che ora espongo con ben modesto animo. Che secondo la teorica
della evoluzione generale orga¬ nica, in tutte le forme che essa ha assunto ai
di nostri, necessariamente per compimento della induzione scientifica si
affermasse e si affermi che l’uomo proceda da un mam¬ mifero superiore, e non
affatto capace di stazione eretta, è cosa nota a tutti, e da tutte le scuole
trasformiste am¬ messa. Ma veramente il supposto si avvalorava da fatti a cosi
dire estrinseci all’intimo organismo degli animali Digitized by LjOoq le - 209
- superiori, e come effetto probabile di adattamento e di esercizio corporeo
consecutivi. Testimonianze però dirette tratte dalla morfologia generale e
comparata tra i due termini, non si esibivano ; e d’altro lato non si
rinvenivano prove di fatto, e cagioni evidenti del più ampio, compli¬ cato, e
psichicamente più potente sistema cerebro-spinale. Onde i desiderata non erano
pochi, nè di lieve momento. Ora io, secondo il nuovo punto di vista assunto
nelle mie ricerche, mi lusingo di avere, almeno in parte, rag¬ giunta la
dimostrazione scientifica di questo spostamento consecutivo dalla stazione
orizzontale a quella verticale: e delle cause insieme che produssero per gli
effetti stessi del mutarsi della stazione, il perfezionamento cerebrale
relativo, attuale dell’uomo. Tutto questo per la ispezione delle modificazioni
morfologiche che si rinvengono negli identici organi considerati nella
ascenzione alla posizione eretta. Per le mie ricerche vedremo scritta, e altri
in se¬ guito potranno meglio vedere, negli aspetti modificaci mor¬ fologici
dell’uomo, la storia certa della sua trasformazione da mammifero a stazione
orizzontale via via per vari stadi, a quello di stazione eretta col relativo
perfeziona¬ mento cefalico. Quasi tutti gli embriologi, ginecologi e
naturalisti in genere descrissero fatti, rinvennero forme, e loro stadi di modificazioni,
che corroborano per intero e chiaramente la mia tesi ; ma non la supposero mai.
Da qui però la necessità della estensione massima delle ri¬ cerche, poiché
riguardano non solo l’anatomia e fisiologia, ma la embriogenià e teratogenesi
comparate. Se noi paragoneremo, ad esempio, organi di vertebrati superiori,
prossimi all’uomo, con quelli di questo, diffe¬ renze fondamentali nel numero,
forma e topografia non esistono ; l’uomo, morfologicamente, è — senza
possibilità di dubbio — un vertebrato superiore, il primo, se si vuole, pel suo
intellettuale valore. Ora ammettendo, per ipotesi, che egli abbia avuto
morfologicamente altra origine, co* meccliè identico fondamentalmente a tutti
gli altri sotto¬ stanti, e che hanno posizione orizzontale o semi-eretta :
avremo due modi di formazione separata : l’una per quelli, VlGNOLI. 14
Digitized by LjOOQle - 210 - l’altra per lui : comecché, ripeto, il disegno
organico, le funzioni e le forme sieno quasi identici. Supposto, come subito si
vede, per sé stesso non scientifico: ed a effet¬ tuarsi concretamente poi a
norma delle leggi fisico-mec¬ caniche, oltre a quelle organiche, impossibile.
Noi si comprende infatti — perchè siamo nella realtà delle cose — come i
diversi organi, i loro rispettivi aspetti, e condizioni, e topografìa, possano
essersi formati in ani¬ mali — dal più semplice della classe incominciando — a
stazione orizzontale; perchè nel senso longitudinale la gra¬ vità — che
costantemente si esercita in tutti i fenomeni e composti della natura — coadiuva
allo sviluppo di organi consecutivi. I quali a poco a poco rinvenivano nel lato
su¬ periore deiranimale terrestre un punto di attacco, e nella gravità una
causa estrinseca di accrescimento dalFalto in basso, e pel contatto del suolo
nel lato inferiore, di quello laterale. La serie zoologica vivente e quella
fossile lo te¬ stimoniano concretamente. Tutti i tipi, infatti, animali, ec¬
cetto alcuni generi, tra i radiati, hanno ed ebbero posizione orizzontale,
eccetto l’uomo ed i suoi prossimi progenitori. Che se tra i rettili, anche
nelle forme fossili, di uccelli vi¬ venti e mammiferi, alcuni ascendono qualche
grado — tem- porariamente per lo più — verso la stazione eretta, tutto ciò
prova, come vedremo, per i fatti morfologici consecu¬ tivi l’origine orizzontale
primitiva del vertebrato umano. Nello stesso modo quindi che noi comprendiamo
la ge¬ nesi possibile morfologica di tutti gli animali, primitiva¬ mente
orizzontale — perchè non contradice ad alcuna legge fisico-meccanica o
biologica — non si può concepire la genesi morfologica stessa nel senso
verticale sin da principio . A questo si oppongono risolutamente la legge di
gravità e le necessità biologiche. Lo sviluppo poi embrio- genico umano, ove si
mostra la formazione, nei primi tempi, quasi esclusiva della parte anteriore
del feto, cioè testa, collo e torace, perfezionandosi in seguito la poste¬
riore, rafforza la nostra affermazione. Nella guisa che tutto il processo
morfologico antecedente, in ispecie nei vertebrati superiori, preparò la forma
umana e vi si con- Digitized by Google - 211 - chiuse; cosi la genesi della
morfologia antecedente oriz¬ zontale, rese possibile, modificandosi, quella
verticale. L’una nacque dall’altra, o, meglio, l’una è l’altra differen¬
ziandosi in parte per la posizione eretta. Ed in vero la varietà parziale di
forme, quando apparisce nell’uomo, è quella precisamente che deve effettuarsi
in prima dalla direzione della gravità, ora verticalmente ; ed inoltre dalla
efficacia per continuità degli organi in alto, laterali ed in basso. Le prove,
sia pure indirette, di questi fatti per spo¬ stamento d’organi, possiamo
attingerle anche dalla Tera- togenesi ; ed i lavori degli specialisti in questa
disciplina, e tra gli altri dei nostri Taruffi, Lombardini, e via via
discorrendo, e dal Dareste, S. Geoffroy Saint-Hilaire, Panum e molti altri
stranieri, e dal bel trattato di Morfo¬ logia del corpo umano del dott. Achille
De-Giovanni, ne offrono copia splendidissima. Ed invero l’individuo, come ben
notano, tra gli altri, il Preyer, Hackel e Gegenbaur, si trasforma secondo il
prin¬ cipio delle correlazioni morfologiche e funzionali. Ogni essere organico
è un insieme di parti e di apparecchi speciali, che stanno tra loro in rapporto
appunto morfo¬ logico e fisiologico, e crescono e si modificano in gran parte
successivamente e armonicamente. Il cervello, a modo di esempio, come bene si
esprime il Soury, presenta nella serie dei vertebrati non solamente traccie e
vestigia di trasformazioni morfologiche più o meno profonde della sua antica struttura,
ma vere formazioni recenti relativa¬ mente come quelle delle funzioni del
linguaggio articolato nell’uomo, e altre più antiche come il grande lobo
limbico nei mammiferi osmotici. E in realtà non si afferma che funzioni
assolutamente nuove siano apparse, e modi di sentire e pensare scomparsi : si
tratta sempre di diffe¬ renziazioni organiche, di compensazioni, di divisione
del lavoro fisiologico di un medesimo organo, il cervello, per la efficacia
della selezione naturale, concorrenza vitale e conati psichici. A proposito dei
tubercoli quadrigemini anteriori, si osserva l’antagonismo che esiste tra lo
svi¬ luppo dei gangli della base del cervello, e quello del man- Digitized by
AjOOQle - 212 - tello degli emisferi cerebrali. Nei pesci ossosi, questi vecchi
centri nervosi formano la massa principale del cervello; dinanzi al procedere
del cervello anteriore, i cervelli in¬ termediano e medio sonosi sempre
ritirati, e, nei mammi¬ feri, il loro dominio è cosa da poco, paragonato a
quello degli emisferi cerebrali. Negli studi profondi di embrio¬ genià
comparata di Edinger e Steiner si dimostra come le funzioni psichiche
primordiali della scorza del cervello, sieno state in qualche modo quelle
dell'olfato, e così di seguito. Bene a ragione quindi il Serres diceva che
l’ana- tomia comparata è l’embriologia in stato permanente, e l’embriologia in
stato transitorio (1). (1) A questo proposito nella mia Prolusione al Corso di
quest’anno di Antropologia nella R. Accademia Scientifica e Letteraria di
Milano, io dimostrava come fattività intellettuale umana fosse venuta via via
dopo la Riforma scientifica specialmente Galileiana, crescendo d’intensità e di
ampiezza nel contesto complessivo cerebrale; e tanto da costituire in esso
quasi un nuovo organo, o nuova forma di attività fisiopsichica. Onde a poco a
poco l’uomo in genere tese a pensare scientificamente , atrofizzatesi per cosi
dire l’antica funzione mitica della sua mente sulla interpretazione generale
delle cose. E di ciò non v’ ha dubbio alcuno se consideriamo i cultori ex
professo della scienza moderna : e rispetto agli altri iniziati al medio
sapere, ed anche alle plebi lavoratrici, tutti, senza avvertirlo, per virtù
dell’ambiente positivo delle scienze applicate alle industrie, o quasi tutte le
operosità sociali, il più delle volte durante il giorno pensano
scientificamente : vale a dire secondo un concetto intuitivo meccanico della
natura, anche quando per influssi ereditari, ed abito d’educazione privata o
pubblica ripetono massime e seguono credenze diverse; che non hanno però più
nel loro animo il senso vivo, reale e presente dell’altro processo psicologico.
E non è affatto giusto dire che le scienze naturali abbiano invaso, prepotenti
despoti, tutto il campo dello scibile, anche morale. Lo scibile invece tutto
quanto — comprese le di¬ scipline morali e giuridiche'un dì indipendenti dai
metodi sperimentali — viene, anche inconsapevolmente, costituito e svolto
secondo quei me¬ todi, che sonosi oramai organati fisiologicamente nella
dinamica cere¬ brale: dileguati a poco a poco, perchè fossili del pensiero, i
vecchi a priori. E che male non sia, ben lo mostrano le scienze morali e giuri¬
diche moderne, che vanno trasformandosi all’alito fecondo dei nuovi metodi.
Onde credere, come si fa, la scienza moderna quasi un fenomeno estrinseco
all’intima attività fisio-psichica nostra, e già boccheggiante e prossima
all’ultimo fiato, è tanto assurdo, quanto credere possibile, ad esempio, il
mutamento di sesso. L’uomo, oramai, certo può anche perire come forma di vita sopra
la terra, ma se vive, non può altrimenti vivere che pensando scientificamente.
Digitized by LjOOQ le - 213 - I giganti ed i nani — che non hanno proporzioni
esatte di tutte le membra con battezza — sono casi teratologici; e quindi
traggono con sé modificazioni assai rilevanti or¬ ganiche. Nei giganti in vero,
in media, appajono queste correlazioni anomale : la testa corta rispetto alla
statura ; il cranio basso, e cavità più piccola di quanto richiede¬ rebbe
rattezza del corpo; la faccia più lunga per opera della mascella inferiore, e
non di rado per quella supe¬ riore. In altri l’intelligenza è minima, ed
insieme ad altre alterazioni, sono poco idonei anche alla generazione. In
generale rispetto ai casi di anomalie parziali o tra¬ sposizioni di organi, secondo
le più recenti dottrine tera¬ tologiche, si conclude che se vi sono anormalità
di un organo, che rimangono isolate, la trasposizione totale è assai più
frequente, onde pare che una stessa cagione col¬ pisca la totalità dei visceri.
Ed è da notare pure, secondo il Taruffi, che fra le forme di trasposizione
incompleta la deocordia, sia la meno infrequente, mentre è raro il caso che lo
spostamento degli altri organi non sia accompa¬ gnato da quello del cuore: dal
che si potrebbe inferire che il cuore di tutti i visceri splaneici sia quello
che più risente l'effetto della cagione degli spostamenti. Fenomeni questi, ed
in complesso tutti quelli teratologici, che com¬ provano come una deviazione
qualunque dalla disposizione normale tragga seco modificazioni di forma e di
funzioni correlative: come appunto sono quelle che si avverano nel mutamento di
posizione da orizzontale in quella verti¬ cale. Anche il semplice indurimento
di parti accessorie dell'organismo ci rivela mutamenti di costituzione spe¬ cifica,
sia nella forma, sia nei movimenti. Cosi per indu¬ rimento dei dischi
cartaginei intervertebrali si ha una lieve modificazione nella stazione e
incesso dell’uomo. Appunto per questa cagione noi vediamo in genere l'uomo
giunto a tarda età incurvarsi, assumere il suo dorso, non più elastico,
l’aspetto di quello degli antropomorfi, pendere in avanti, per spostamento del
centro di gravità, ed appog¬ giarsi sovente al bastone per non cadere. La
gravità eser¬ cita in modo sì efficace e costante la sua azione, che si
Digitized by AjOOQle - 214 - manifesta anche ordinariamente nella lunghezza del
nostro corpo, se trovisi in posizione orizzontale o verticale : poiché nella
prima siamo più lunghi, e meno se ritti. Robert ed altri con sottili ed esatte
misure verificarono che in media gli uomini coricati si allungano da uno a tre
centimetri. Se rimanessero invece in piedi per 24 ore, la lunghezza del corpo
può scemare sino a sei centimetri. E ciò dipende dairassottigliamento per
pressione dei dischi intervertebrali e dallo spianamento del piede. In natura
dalla posizione orizzontale sino a quella ver¬ ticale umana, percorrendo cosi
un quarto di cerchio, ab¬ biamo stazioni intermedie costanti o temporarie più o
meno inclinate : tali quella della Giraffa, degli Orsi, dei Canguri (Macropus
Major) e generi affini, e degli antropoidi in ul¬ timo. Or bene le
modificazioni morfologiche in queste sta¬ zioni oblique intermedie
corrispondono relativamente, e secondo forme omologhe organiche, al grado di
inclina¬ zione delia stazione stessa : ciò che luminosamente cor¬ robora la
realtà della nostra dottrina. Si sa che il cuore degli antropomorfi somiglia
molto a quello dell’uomo. Nel Gorilla, Chimpanzè ed Orango, si trovano gli
stessi punti di origine delie grandi arterie come nell’uomo. Sovente però in
questi trovasi nello stesso punto l’origine comune dell’arteria subclavia
destra e della carotide destra e si¬ nistra. Questa anomalia esiste e con
simile disposizione nell'uomo. 11 Bischoff ed altri anatomici e fisiologi
dichia¬ rarono con ragione che la disposizione del cuore e dei grossi vasi
degli antropomorfi simile a quella dell’uomo, deriva dalla frequente loro
stazione eretta . Cosi abbiamo una successiva modificazione in questi organi
dalla posi¬ zione orizzontale su su sino a quella più spiccata del¬ l’uomo.
D’altra parte se noi costringiamo il Gorilla ed affini ad una stazione eretta i
visceri addominali non riposano sul bacino , e vi resta un intervallo : poiché
la stazione semi¬ eretta, non spinge in basso permanentemente per gravità, come
nell’uomo, e comprime gl’intestini e gli altri organi addominali. Digitized by
CjOOQle - 215 - Nel Canguro gigante — uno degli animali a stazione costante più
eretta, ma anche dei più inferiori tra i ver¬ tebrati — si nota questo fatto,
che è di massima impor¬ tanza, tra le altre sue organiche modificazioni. 11
sacculato stomaco, a così dire — ed estrema modificazione di questo organo
neWordine dei Marsupiali — somiglia al Colon umano sia nella estensione
longitudinale, sia nella strut¬ tura e disposizione nell’addome ; esso discende
sino all’ul¬ tima regione lombare ed iliaca. Ciò dipende senza alcun dubbio
dalla sua stazione eretta, dalla gravità quindi, e dalla correlativa efficacia
degli altri organi contigui, spinti dalla medesima legge. Altra forma
differenziale che si riscontra tra i vertebrati superiori e l’uomo è la
capacità toracica e l’ampia cur¬ vatura delle coste nei primi, e quella minore
e diversa- mente disposta nel secondo. Tale differenza devesi ascrivere
egualmente alla posi' * zione orizzontale rispetto alla verticale. In quella la
gra¬ vità tende ad ampliare gli organi dall’alto al basso, e per conseguenza
anche nel senso laterale, onde, e per la stessa cagione, si allarga il torace.
Mentre nella verticale, per effetto della erezione del corpo, la capacità
toracica tende a restringersi, le coste per necessità s’inclinano nel verso
dell’asse eretto : e viene quindi diminuito lo spazio, anche quando la loro
curvatura si mantenga identica. Ed in vero ad eguale curvatura le coste faranno
il torace tanto più largo, quanto meno saranno inclinate ; cosi, ad esempio, le
coste del Lepre e del Coniglio, senza accrescere l’in¬ curvatura, rendono molto
ampia la parte posteriore del torace perchè si approssimano alla direzione
orizzontale. Nell’uomo per gravità e per la posizione eretta, le coste tendono
ad abbassarsi, e perciò il torace diviene relativa¬ mente meno ampio : ed i
singoli organi assumono in ge¬ nerale — ove altre cagioni non intervengano — la
forma maggiormente elissoide. E qui cade in acconcio qualche osservazione
intorno alle variazioni di luogo dell’asse dorsale e spinale nelle varie classi
dei vertebrati. Si notò già che la genesi degli organi, come ora appajono nei
Digitized by CjOOQle - 216 - vertebrati e nell’uomo in specie, non avrebbe
potuto effet¬ tuarsi in posizione eretta , e si accennò al modo di for¬ mazione
nei vertebrati terrestri; tutti avendo la colonna vertebrale, quale sostegno
nel lato superiore a poco a poco degli organi che con essa andavano costituendosi
di fronte alle leggi di gravità, che in basso traevali (1). Ora la dif¬ ferenza
di posizione dell’asse spinale che si rinviene — con le molteplici
modificazioni accessorie — nella classe dei pesci, conferma l’assunto nostro; e
dimostra che se il fulcro d’appoggio è spostato, la necessità orizzontale per
la produzione e medio sostegno degli organi rimase invariata. Come acutamente
osservarono l’Owen ed altri, la testa dei pesci è proporzionalmente al corpo
più am¬ pia che in tutte le altre classi di animali. Essa forma in genere un
cono di cui la base verticale, diretta all’ indie¬ tro si unisce al tronco,
senza l’ajuto del collo: il seg¬ mento posteriore è intero. La sommità del cono
cefalico è tagliato trasversalmente per l’apertura della bocca : le orbite sono
laterali, grandi e comunicano insieme. La bocca riceve non solo l’alimento, ma
le correnti respi¬ ratorie, che escono per le branchie. Il cranio — si noti
bene — contiene, oltre il cervello e gli organi dei sensi, il cuore e il
sistema respiratorio. Le mascelle e la lingua, il cuore e le branchie, i bracci
e le gambe, dunque, nei pesci, appartengono tutti alla testa. La dimensione
spro¬ porzionata del cranio e la sua intima unione col tronco, e le funzioni
che ne resultano sono precisamente le di¬ sposizioni più favorevoli ai
movimenti del pesce nel suo elemento naturale. Ora tutto il singolare apparato
di que¬ sta classe di vertebrati, ed in specie con l’asse in genere spostato
dal lato superiore, al centro, dipende solo dal mezzo liquido in cui vivono, e
si evolsero. Nella condi¬ zione terrestre subaerea la pressione per gravità
effet¬ tuandosi dall’ alto al basso, necessariamente l’asse di at¬ tacco e
sostegno doveva a poco a poco ridursi alla posi- (1) La parte superiore come
esposta maggiormente alle forze incidenU esterne. Digitized by Google - 217 -
zione attuale, dalla mediana della condizione anteriore acquatica. Ma allorché
il vertebrato si evolgeva, e lenta¬ mente si organava in un mezzo liquido,
l’asse di appog¬ gio, sia cartilagineo, sia osseo, sia misto, a seconda delle
epoche e delle trasformazioni, di forza si andò formando in una posizione
mediana in quanto — ci si rifletta bene — la pressione nei liquidi si esercita
egualmente in tutti i sensi, e quindi l’appoggio e le sue appendici dovevano
trovarsi e iniziarsi in una linea centrale. E siccome que¬ sta, per molte
ragioni e circostanze speciali nella mag¬ gior parte dei pesci, si allungò, nè
sempre e in genere, non sarebbe stata atta interamente all’ufficio, la più
gran¬ de parte dei visceri toracici si conchiuse nella testa enor¬ me e
sproporzionata, e in tal modo esercitò le veci di to¬ race e di addome : poiché
essa pel movimento rapido in avanti, e la funzione principale, dovea lottare
con l’am¬ biente, e con i suoi ostacoli. Ecco quindi spiegato perchè l’asse
spinale trovisi in genere nei pesci al centro, e con¬ flati nella testa la
maggior parte dei visceri. La quale cosa ribadisce la nostra induzione : in
quanto, anche in un mezzo, ove la pressione è da ogni parte uniforme, la genesi
organica e morfologica si effettua in senso pure orizzontale: e perchè
l’incesso è tale, e perchè la posi¬ zione, comecché per la natura dell’ambiente
potesse a volta a volta farsi verticale, la necessità del modo nativo di
formazione rimaneva lo stesso. Ed in vero se nel pesce non avviene la stazione
costante orizzontale, come in quelli terrestri, pure nel modo di formazione
essa equi¬ vale sempre a questa, in quanto la pressione è uniforme, e non può
considerarsi quindi come assolutamente verti¬ cale. Ed ognuno sa che i pesci
annullano la gravità dal¬ l’alto in basso senza sforzo alcuno. Ciò meglio
apparisce se getteremo uno sguardo sui ce¬ tacei. La loro struttura, le loro
funzioni tutte, manifestano agli orbi che la origine loro è terrestre: quindi
noi dob¬ biamo confrontarli a parte a parte con questi, non con i pesci. E
allora, stando al nostro assunto, per la prima volta incontreremo nelle acque
la posizione della colonna Digitized by LjOOQ le - 218 - vertebrale eguale a
quella dei loro congeneri terrestri, diversificandosi nella essenza dallo
schema ordinario del pesce — tranne quelle forme necessitate dal nuovo elemen¬
to in cui trasmigrarono. II. Paragonando ora, come a noi più prossimi, gli
antro¬ pomorfi nelle singole loro parti, notavamo come le diffe¬ renze sieno
dovute quasi tutte alla stazione rispettiva. L’insieme della testa allungata,
ed a creste ossee, poiché il muso è enorme in confronto del cranio, dinota,
come vedremo più sotto, che la loro posizione inclinata, e non eretta, non plasmò
il bacino a forma relativamente con¬ cava, che assunse piuttosto quella di
piramide tronca. Il Fabbri osservò doversi il lungo muso dell'agnello ai flosci
attacchi mascellari, e alla non piena commissione della mandibola inferiore
durante la piena vita uterina : onde passando nel parto per stretta via,
assunse per pressione laterale una tal forma, e in genere gli antropomorfi
hanno come noi e gli altri vertebrati 7 vertebre cervicali, 17 circa dorsali, 4
lombari : ma le coste molto arcuate ed ampio quindi il torace per le ragioni
dette di sopra: e nel Gibbone, inferiore per altri rispetti, le coste hanno la
maggior curvatura, e il torace si allarga pure verso il basso. Hanno nella
colonna vertebrale piccola curvatura tra la penultima vertebra del collo e la
seconda dorsale; onde la linea dei dorso corre eguale dalla nuca alle na¬
tiche. Se costringiamo un antropomorfo a drizzarsi in modo che porti le mani al
di dietro del capo, allora la linea dorsale si spiana, e prende anzi una
curvatura in senso inverso-ventrale, come accade ad ogni quadrupede. In
posizione eretta la testa degli antropomorfi pende sem¬ pre in avanti; il
tronco, basso e tozzo, sembra in sé contrarre testa e collo. 11 ventre a botte
sporge anterior¬ mente verso il basso, e ciò per la natura intrinseca della sua
abituale stazione. Del resto i muscoli del cranio e Digitized by LjOOQle - 219
- della faccia sono simili a quelli dell’uomo ; compreso il gran pettorale e il
trapezio dorsale. Poco diversi lo sto¬ maco e l’intestino : il cieco è lungo,
largo, mobile nella cavità viscerale, e con processo vermiforme. Gli organi
genitali maschili identici, e nelle femmine, secondo il Bo- lau ed Ehlens,
regolare la mestruazione. Simile il sistema nervoso periferico e dei sensi,
onde l’Hermann von Jhering conclude che per la spina dorsale e forma periferica
c' è stretta corrispondenza tra l’uomo e le scimmie antropo¬ morfe. Riguardo al
cinto pelvico le loro ossa principali dell'anca e del bacino sono alte, e
strette in basso, e di¬ vengono piatte e larghe in alto terminando in una
cresta iliaca circolare. E ciò che è, pel nostro studio, di massi¬ mo rilievo,
il bacino nella femmina, ad esempio nel Go¬ rilla, non è più largo nò concavo,
in proporzione, di quello dei maschio. Le pareti del ventre si collegano in
modo cosi rotondeggiante — effetto della stazione meno eretta — ed a botte alla
cassa toracica, e alle ossa del bacino, ehe si dilunga assaissimo da quelle
dell’uomo. Da questo breve cenno comparativo tra gli antropo- morfii e l’uomo,
possiamo con certezza affermare che le differenze massime si riscontrano nella
forma e costitu¬ zione della testa e del bacino, e, si aggiunga, del piede.
Riguardo a questo, per le osservazioni altrui e proprie, mi associo alle
conclusioni dell’illustre Ecker. Poiché come caratteri della mano si designò
specialmente l’op- ponibilità del pollice e la lunghezza delle dita, divenute
cosi organo di prensione, e mobilissime; e all’incontro come ^caratteri del
piede la forma arcuata, le dita più brevi, e generalmente inette alla prensione,
si riconoscerà subito che il carattere del piede umano manca alla parte
terminale delle estremità inferiori delle scimmie, somi¬ glianti piuttosto ad
una mano. Secondo il concetto gene¬ rale la parte terminale delle estremità
inferiori delle scim¬ mie, è certamente un piede posteriore, come la mano del¬
l’uomo, o l’ala del pipistrello resta un piede anteriore. I diversi rapporti
però di forme originali eguali nell’ un caso, producono fisiologicamente una
mano, nell’altro una Digitized by LjOOQle - 220 - zampa, od un’ala. Soltanto
però nell’uomo il piede è esclu¬ sivamente di sostegno, solo in lui la mano è
organo di prensione, solo l'uomo ha mano e piede. In oltre nelle estremità
pelviche, come in quelle scapolari, il medesimo dito che si oblitra il primo
nella serie dei mammiferi, di¬ viene, per così dire la principale pietra
angolare, come bene si esprime l’Owen, il grande pollice: e quest’ultimo è più
caratteristico nell’ uomo, della stessa sua mano : poiché le scimmie hanno un
pollice mobile alla mano, ma nessun mammifero offre lo sviluppo del grande
pollice del piede: donde dipende principalmente la posizione eretta e l’incesso
dell’ uomo. Perciò nello schetetro umano la successione delle curve piccole, ma
graziose, e la funzione che esse esercitano di distribuire equamente le scosse
e di mantenere il corpo nella sua posizione verticale, sono state diffusamente
spiegate. In nessuna altra specie le ver¬ tebre craniche non formano un angolo
sì forte sulla corda della curva opposta del collo; nè la curva del sacro e del
coccige é cosi risentita in proporzione del piccolo numero di vertebre. Ma il
carattere più rilevante del nostro sche¬ letro è il grandissimo volume e la
modificazione estrema delle due paia di appendici divergenti, che servono alla
locomozione ed alla prensione. E tenteremo di rintracciarne l’origine e le
trasformazioni progressive dall’antropomorfo a noi ; dall’animale a stazione
orizzontale alla verticale. L' uomo però è siffattamente costruito nel suo
corpo, che ove i nervi motori non lottassero contro la gravità per sostenersi
sul suolo eretto, cadrebbe in avanti. Nella stazione bipede dell’uomo quando
posa sopra i due membri addominali stesi, il femore e la tibia si tro¬ vano
sulla stessa linea, i ginocchi nell’estensione e i due piedi riposano sul
suolo, dal tallone alle estremità dei diti. La linea di gravitazione della
testa passa pel foro occipitale; e quella del tronco, distesa dalla prima ver¬
tebra all' estremità del sacro, segue l’asse del bacino, o un piano che passando
per le articolazioni coxofemorali, giunge a quelle tibio-astragale. Pure
bisogna che i mu¬ scoli cervicali posteriori sostengano la testa, che tende a
Digitized by LjOOQle - 221 - cadere in avanti , e che gli estensori della
colonna verte¬ brale ne assicurino la rigidità, ed in fine gli estensori della
gamba il gastrociremico tengano il ginocchio più o meno teso. Perciò i membri
dell’uomo sono meno ben di¬ sposti, al punto di vista meccanico, che quelli del
cavallo e dei quadrupedi in genere: onde la sua stazione eretta lo affatica
quanto un cammino in egual£tempo. E non sembri fenomeno d’altronde strano o
affatto ipo¬ tetico, che 1’ uomo abbia a poco a poco assunto la posi¬ zione più
perfetta verticale relativamente. Imperocché ab¬ biamo copiosi esempi in quasi
tutte le classi dei vertebrati non solo temporariamente, ma stabilmente in una
posi¬ zione più o meno inclinata, tendente a raggiungere la nostra che è la
massima. Già sin dall’epoca mesozoica marsupiali apparirono, e resti fossili
più relativamente recenti di Macropus major, enorme rispetto all’attuale, si
rinvengono non raramente. Tra i Sauri stessi, in epoche ben più lontane, come
testimoniano i loro resti, quale l’Iguanodonte, avevano stazione frequentemente
assai eret¬ ta, come il Canguro. Tra i grandi Sdentati del Quaternario alcuni,
come il colossale Megatario della Pampa, sovente dovettero erigersi molto
verticalmente, sulle estremità pel¬ viche, perchè i grossi e tozzi femori, i
corti attacchi al bacino, l’enorme sviluppo dei piedi, di fronte a tutto l’ap
parato delle estremità scapolari, e la lunga e poderosa coda, certo sostegno
nel sostenersi, chiaramente lo testi¬ moniano. E molti uccelli pure fossili e
viventi ebbero ed hanno stazione bipede ed assai eretta. E del resto l’orga¬
nismo intero e le abitudini a quello rispondente, nei gran¬ di antropomorfi che
più si avvicinano al nostro, sono una prova che i mammiferi possono in parte
percorrere l’arco di cerchio dall’ orizzontale al verticale. Quindi nessuna
obiezione possibile contro il nostro supposto, perchè in gran parte egli è già
fatto organico avvenuto largamente in tutti quasi gli ordini dei vertebrati.
Digitized by Google - 222 - III. . Ora noi dobbiamo, a compiere questo saggio,
rivolgerci alla scienza embriogenià comparata con riguardo spe¬ ciale all’
umana, poiché essa ci schiuderà la via a mag¬ gior prove della tesi nostra, e
recherà molta e nuova luce sul progresso fisiopsichico umano. È noto che in
tutta la serie dei vertebrati vivipori a stazione orizzontale, per necessità 1’
embrione si svolge e matura egualmente in direzione longitudinale; non premendo
quindi sul bacino, e con la testa normalmente rivolta all’ uscita pel parto.
Nel Museo di Storia naturale di Parigi si vede un Ichttioj- sauro fossile con
un piccolo nel suo ventre, la testa ri¬ volta verso l’ano, pronto ad uscire.
Quindi il bacino con le sue modificazioni accessorie nella progressiva serie
vertebrata vivipora, eccetto l’uomo, non forma realmente che un canale,
piuttosto che una tazza o coppa, come ap¬ parisce spiccatamente nella specie
nostra. Ma se noi ora immaginiamo — come avviene di fatto, quando la gesta¬
zione è affatto tutta intera intrauterina — che un mam¬ mifero orizzontale a
poco a poco s’inalzi a posizione di più in più inclinata verso la verticale, di
necessità nella gestazione, l’embrione in concordanza con lo spostamento della
linea, avanzerà pure in direzione obliqua e con la testa sempre in basso, sino
al completo rovesciamento, premendo cosi via via sempre più, insieme ai visceri
ad¬ dominali, sul pavimento della pelvi. Ed in vero nella spe¬ cie nostra nasce
in presentazione normale di vertice il feto 95,9 volte per cento : 0,6 per
cento di faccia, 2,7 pel podige e 0,7 per le spalle. Onde in tutti i vertebrati
— la statistica veterinaria lo prova — compreso l'uomo, il parto normale
avviene pel vertice: appunto perchè in tutti le condizioni sono quali le
denominammo: nell’uomo poi massimamente pel peso maggiore della testa e del
torace di fronte a quello delle altre membra. La quale cosa pro¬ duce inevitabilmente
modificazioni di forma sia nel bacino Digitized by LjOOQle - 223 - muliebre,
sia in quella della testa deirembrione. Tale ro¬ vesciamento embrionale del
feto fu cagione nella nostra specie di grandi effetti organici e fisiologici
non solo, ma intellettuali. Siccome lo spostamento di stazione nel feto non
avvenne certo di un salto — Natura nonfaeit saltum — ma a poco a poco, come
esempi ne scorgiamo in parte negli animali che si eressero a stazione vie più
oblique, cosi anche le modificazioni della pelvi, della testa e di molti organi
correlativi, pel massimo motivo della gravità, si attuarono lentamente;
corrispondendo ad ogni grado di obliquità, analoghe trasformazioni del
contenuto e del contenente. Onde il mammifero superiore che nell’ uomo poi si
conchiuse — e non si deve pensare neppure per burla agli antropomorfi viventi —
a poco a poco erigen¬ dosi alla stazione verticale, venne modificandosi generai
mente. L’attuale bacino della donna con le sue parti molli si mostra come
cavità, ripeto, di tazza, largamente aperta in alto dove comunica col grande
bacino e con la cavità addominale. E ciò si verifica non solo per la ispezione
diretta, ma come adoperò l’illustre G. B. Fabbri, prendendo nella cavità della
piccola pelvi modelli in gesso. Onde la sezione saggittale dei bacino normale
in stato di riposo, non che l’esame degli stampi in gesso dimostrano a luce di
sole la perfetta corrispondenza tra la forma della testa fetale, che viene
osservata appena subito il travaglio del parto, e quella della tazza pelvica.
L’asse longitudinale della fessura vulvare è parallelo all'asse della prima
ver¬ tebra sacrale (Carbonelli). Onde l’orientazione della vulva è in rapporto
con la rotazione del sacro. E poiché il sa¬ cro è la base della colonna
vertebrale che sostiene tutto il peso dell’edificio corporeo e dei visceri
addominali, cosi questo fatto spiega l’influsso potente della stazione verti¬
cale sulla orientazione della vulva e delle sue funzioni. Nel bacino quindi in
stato di riposo la rima vulvare tro¬ vasi nella donna in corrispondenza della
parte inferiore della parete anteriore della tazza pelvica. E che il sacro
possa ruotare attorno alle articolazioni sacro iliache pel peso del torace è
provato da numerosi vizii pelvici, che i Digitized by LjOOQle - 224 - derivano
da questa rotazione, come venni assicurato an¬ che dall’egregio amico dottor
Cioja Antonio, recentemente. Ora tutte queste modificazioni che avvengono nella
sta¬ zione eretta umana sono per massima parte effetto della gravità esercitata
sul feto nella sua posizione rovesciata, e su tutto il tronco anteriore. Che il
feto poi non solo per la sua posizione orizzontale anteriore, ma pel peso,
debba evolgersi con la testa in basso, ce le dimostra la sua genesi
intrauterina. Sin da principio la massa del corpo del feto é costituita dal
capo insieme al collo, a cui si unisce il resto del tronco, senza quasi le
estremità; la sua parte superiore si sviluppa prima della inferiore in alto
nell’utero; cosi le mani prima dei piedi verso i cin¬ que mssi ; le anche meno
che le spalle, le gambe meno che le braccia, la testa relativamente più grossa,
il bacino e il piede più piccoli di quelli del neonato. Nell’ ottava settimana
le braccia e le mani sono assai lunghe. E qui a guisa di parentesi cade in
acconcio l’osservazione se¬ guente. Una delle principali differenze di
costituzione mor¬ fologica tra i Primati attuali e l’uomo, si riscontra nella
eccessiva lunghezza delie braccia rispetto alla brevità degli arti inferiori.
Or bene le fasi embriogeniche, come si notò più sopra, rischiarano con evidenza
assoluta la vetusta provenienza nostra da forme non dissimili dai Primati
viventi. Poiché nello svolgersi dell’embrione la testa, le braccia e le mani
sono quelle, non che il to¬ race, che vanno facendosi le prime: e mentre
raggiun¬ gono la relativa perfezione, le parti inferiori del corpo lentamente
si disegnano, e le gambe appariscono in con¬ fronto cortissime : mentre poi ad
un dato momento, an¬ che le parti tutte, e le gambe stesse sollecitamente si
ge¬ nerano, assumendo proporzioni che si approsimano alle ulteriori e normali
umane. Tutto ciò significa palesamento che lo stadio primitivo rappresenta
l’epoca ove l’uomo trova vasi nella forma di Primate ; in seguito, mentre egli
si evolse alla presente sua costituzione, gli altri rimasero alla condizione
primitiva, e così continuarono sino a quella dei viventi. Le cause di quella
stasi per gli altrii Digitized by AjOOQle - 225 - e del progredire invece dei
nostri progenitori, per ora sono ignote : ma non è ipotesi priva di grande
probabilità il pensare che una principale sia l'elevarsi a stazione sempre più
eretta di una della specie degli antichi antro¬ pomorfi. Ne rintraccierò meglio
la genesi in altro lavoro. Boyd, frattanto e ritornando all'assunto, per 1913 osser¬
vazioni sul peso del cervello di persone di tutte le età, giunse pel neonato
alla media di circa 340 grammi : e per altri il peso risultò anche maggiore.
Kòlliker afferma che il cervello del neonato rispetto alle circonvoluzioni, ed
altre parti, é eguale a quello dell’adulto, raccogliendo così cospicua massa di
sostanza cerebrale. La ossificazione inoltre del cranio è assai precoce : la
parte occipitale è già formata al cominciamento del terzo mese. Cosi per lo
sfenoide anteriore e posteriore, l’etmoide e il rivestimento in genere di molte
altre parti, l’epoca non oltrepassa il terzo e il quarto mese. Rispetto alla
circolazione uterina il sangue misto, passa per tempo tutto nell’orecchietta
si¬ nistra, e si dirige per i grossi tronchi dell’aorta verso la testa e le
estremità superiori : onde in quelle parti meglio si fa la nutrizione, e più
rapida che nelle inferiori : onde in complesso il loro peso maggiore. A tre
mesi e mezzo i nervi motori sono completamente formati. Onde il Preyer —
certamente lungi dalla mia propria interpretazione dei fatti — afferma che a
seconda della posizione del feto nel senso del grande asse longitudinale
dell’utero, è sem¬ pre il peso il massimo fattore della situazione della testa
in basso : perchè è la sua parte più pesante. Sino ad una certa epoca egli può
avere posizioni differenti, anche per l’amnio; ma quindi vié più sviluppato si
porrà sempre e definitivamente con la testa in basso. Anche Duncan con¬ statò
che essa aveva il maggiore peso specifico: confer¬ mato eziandio dalle
esperienze del Veit e di altri : poiché facendo nuotare nell’acqua salata molti
feti freschi, si verificò sempre che la testa scendeva a porsi al di sotto del
livello dell’ ano : e Poppel dimostrò che il centro di gravità dell’embrione è
più prossimo alla testa che all’ano. Sembra poi per misure prese con esattezza,
che Tacere-; VlGNOLT. 15 Digitized by Google - 226 - scimento in generale
assoluto di lunghezza sia più grande nel quinto e sesto mese, quello relativo
nel primo e se¬ condo. Del resto in quanto il peso della testa costringe il
feto a rivolgerla in basso per tempo, tutti gli embriologi sono d'accordo, e
Guzzi, Pasterello, Luzzati, Bertrandi, Hònig, Schròder ed altri, oltre i già
citati. Lazzati asseri¬ sce che fino dai quinto mese di gravidanza la testa del
feto è più pesante un terzo del corpo, e quindi deve tro¬ varsi in basso. Ed a
conforto di ciò, possiamo aggiungere, come prova della precoce formazione del
feto riguardo anche al sistema nervoso, che gli sperimenti del Preyer, Kussmaul,
Hògges, Kurstner ed altri, insieme alle mie proprie, che i cinque sensi o dànno
chiaramente segno d'essere costituiti prima delia nascita per reazione; o,
quando questa manchi, perchè nel neonato umano li tro¬ viamo realmente formati.
Soltanto la sensibilità nell'em¬ brione appare più tardi, che la motalità .
Splendido segno anche questo, che nella embriogenià si manifestano quasi tutte
le fasi della evoluzione organica : in quanto la mo¬ talità si manifesta la
prima non solo nel regno vegetale, ma nel sarcode più semplice di quello
animale. Il rovesciamento dell' embrione nell' utero — che è, si ricordi, la
stazione naturale nell' utero di un mammifero superiore che assuma la posizione
verticale — ci spiega quanto grande ed efficace sia la gravità nella formazione
anatomica del corpo: poiché quasi tutti gli organi hanno struttura determinata
nell'origine della azione meccanica esercitata sull'individuo daii’alto in
basso, quando i suoi tessuti ancor plastici, come in questo caso ben nota un
dotto fisiologo francese, si modificano a seconda dell’azio¬ ne di forze
esteriori. Prova ne sia il diafragma stesso, che per il peso che preme su di
lui assume la forma concava nel feto, convessa poi neiruomo raddrizzato: ed
egualmente la vescicola biliare, che si vede in forma cadente, per la gravità,
dall’alto al basso nel feto, e viceversa pendere dal basso in alto nell'uomo
eretto. E più indietro si vide già che il corpo umano in fondo è costrutto in
modo che per le leggi di gravità stessa, inclinerebbe sempre la testa Digitized
by LjOOQle - 227 - in basso, e cadrebbe, se i nervi motori non lottassero
contro quella per sostenersi eretto sul suolo. E rispetto a questi miei studi
da molti anni intrapresi, comecché per necessità abbia di quando in quando
dovuto interromperli, sono importantissimi da considerarsi le modificazioni che
appajono nel bacino infantile mano mano che cresce nel¬ l’adulto: cioè
ascendendo dalla posizione orizzontale del neonato, alla seduta del bambino,
all’eretta dell’adulto. I fatti che caratterizzano la forma adulta del bacino,
e che non si scorgono, o quasi, nel bacino del neonato e che non si possono
spiegare per una disposizione origi* naria e per una congenita direzione di
crescita, sono i seguenti : 1° la posizione del Sacro — 2° la formazione del
Promontorio — 3° la forma dello stretto superiore e dello scavo pelvico. —
Questi fatti non sono dovuti allo sviluppo degli organi interpelvici : ma
invece (Miiller) 1° alla posizione eretta — 2° alla locomozione — 3° alla po¬
sizione seduta. In queste posizioni il peso del corpo gra¬ vita sul sacro in
equilibrio, adoperando il minimo di ten¬ sione muscolare. E si spiegano i fatti
precitati pensando al peso del tronco, che gravita in basso, e allo sforzo di
metterlo in equilibrio sulle articolazioni ileofemorali che lo sopportano. E
cosi si spiega la curva del sacro, e la rotazione lenta del sacro stesso, e con
la rotazione del sacro la forma della tazza pelvica. Il sacro è spinto in basso
come un cuneo tra le due ossa iliache, ed è spinto pure in avanti , e la forza
unica suddetta si divide neces¬ sariamente nelle due citate, poiché il sacro
non può de¬ viare dalla direzione impressagli dalla forza. Il sacro se¬ guita
cosi a poco a poco a fissarsi in basso, ed il peso è risentito in seguito solo
dalla sua parte superiore; e allora di necessità il promontorio si abbassa,
come lo troviamo poi nell’ adulto. Da questa rotazione del sacro ne trae
vantaggio la forma dello scavo, perché in basso invece l’azione dei ligamenti
sacroischiatici, ecc., tira la punta del sacro in avanti ; e quindi il
pavimento della tazza non si allarga. Come antagonista dei ligamenti sa-
croischiatìci v’è l’azione del muscolo estensore del dorso, Digitized by
LjOOQle - 228 - che dà al rachide la dovuta fissità necessaria per l’equi-
librio in stazione eretta, e quindi tende a tirare in addie¬ tro l’estremo
inferiore del sacro. Quindi si può affermare che il peso del tronco è quello
che nella stazione eretta produce l’abbassamento del promontorio; che
diminuisce la forma ad imbuto originale del bacino, e fa permutare i diametri
trasversi del bacino stesso mano mano che passa dalla condizione infantile a
quella adulta. Ora da tutto ciò che siamo venuti in questo breve sag¬ gio
accennando, panni resulti assai chiaramente — e gli studi posteriori intrapresi
in questa direzione potranno con più copiosi fatti testimoniarlo — che nella
organiz¬ zazione e sue funzioni attuali della specie umana a sta¬ zione eretta,
nei due sessi, si scorge la prova lampante morfologica della provenienza sua da
un mammifero a stazione orizzontale. La forma attuale di tutto l'endosche-
letro e dei visceri, e le modificazioni loro per contiguità reciproca, sono
dovuti al lento inalzamento del corpo ; massima causa quindi la gravità. Se gli
organi sono in entrambi nella essenza loro identici, salvo la disposizione
longitudinale, e nella stazione eretta assumeva quella for¬ ma esatta, che in
virtù della gravità dovevano indi assu¬ mere, nessun dubbio può nascere sulla
realtà di questo processo morfologico; onde la dottrina dello svolgimento
specifico zoologico ebbe una prova che per l’innanzi al¬ cuno indicò, nò da
alcuno si sospettava. E se gli studiosi di anatomia e fisiologia comparata
vorranno darsi a que¬ sta ricerca, avranno certo dinnanzi uno splendido campo
da percorrere, e conseguiranno resultati scientifici nuovi e fecondi. Cosi
mentre anche nel maschio il bacino per la nuova stazione eretta doveva
modificarsi pel peso di tutti i visceri addominali e toracici, nella donna il'
cambia¬ mento diveniva ancor più grande, poiché al peso di quelli, si
aggiungeva poi quello dell’utero con le sue appendici in tempo di gravidanza,
insieme all’ altro non lieve del feto stesso. Ma qui, come si accennò, non
termina l’effi¬ cacia della nuova stazione : altra e più importante se ne
riscontra. Ed in vero se il peso di tutti gli organi supe- Digitized by LjOOQle
- 229 riori e del feto stesso ampliava, rotondeggiandolo, il ba¬ cino ; questo
a sua volta e a poco a poco nell’ascendere i gradi, durante la gestazione, da
stazione orizzontale a verti¬ cale, assumeva in basso la forma della testa
dell’embrione che si svolgeva, divenendo cioè più pesante. Fu un reci¬ proco
influsso di efficacie. Ma la posizione inoltre rove¬ sciata dell’utero per
meccanica necessità e per convenienza di funzioni, recava in basso un più
grande afflusso di materia cerebrale e di sangue, onde maggiore la nutri¬
zione, e cosi si allargava la piccola pelvi, e la capacità cranica insieme. La
conseguenza di questo importantis¬ simo fatto morfologico è chiara e immediata
: la testa umana prese forma più rotonda ed ovale e si ampliò: e quindi con la
più grande quantità di sostanza cerebrale, crebbero le condizioni per una più
potente e alacre in¬ telligenza. Per ciò con la prova morfologica di fatto del
lento inalzamento della stazione umana, or si ebbe, se non mi inganno, la
desiderata testimonianza della prove¬ nienza reale umana da un mammifero
superiore, ma in¬ sieme, per le modificazioni morfologiche inevitabili, delle
nuove e più potenti condizioni della nostra intelligenza. E ben dice l’illustre
amico mio Enrico Morselli che oramai esce dalla sfera delle semplici ipotesi
l’idea del monofde- teismo dei mammiferi, poiché tutta questa classe, dal
monotremo al Primate, costituisce un gruppo strettamente omogeneo di animali, i
cui vincoli unitari di sovente si appalesano attraverso a tutte le particolari
specificazioni adattative della loro forma più generica e primordiale. A queste
prove panni ora doversi aggiungere ciò che rac¬ colsi dalle mie ricerche
personali ; in ogni modo non mi sembravano indegne deli’ attenzione degli
scienziati. La forma attuale della colonna vertebrale ad S doppio nel¬ l'uomo,
è necessario effetto della stazione verticale stessa, perchè fosse
meccanicamente possibile, ed a poco a poco si attuò. Se noi, infatti,
costringiamo qualche animale alla posizione eretta, noteremo che l’asse spinale
prende, per forza, e in parte, e tende a prendere la forma di quella umana. E
non solo queste incurvature alternanti sono Digitized by AjOOQle - 230 —
l’effetto della stazione verticale, dato da prima Y animale orizzontale, ma
tali bisogna che si plasmino, per l’equi¬ librio del corpo, il centro e la
linea di gravità. Certamente sarebbe follia tentare di rinvenire il nostro, od
i nostri progenitori immediati negli antropomorfi attuali : ogni mediocre
cultore nelle scienze organiche lo comprende; per ora riesce impossibile
indicarlo, comecché ultima¬ mente qualche cenno fossile di rami antropomorfici
più affini all’uomo si siano avuti. D’altra parte l’illustre Carlo Ameghino,
tra tanti tesori paleontologici, scopri anche nella Patagonia e nella fauna
media dell’Eocene, quattro generi di scimmie fossili : uno dei quali chiamò
Homun¬ culus Patagonius , paragonabile anche per giudizio del chiaro suo
fratello F. Ameghino al genere Cebus : sin d’allora quindi di caratteri molto
elevati. E poiché se ne potè distinguere quattro generi, è segno che sin da
quella epoca remotissima essi erano relativamente molto abbon¬ danti. È molto
probabile che uno dei quattro che più tendeva a progredire nel senso
antropomorfo, distinguendosi per caratteri morfologici, e per necessità di
altre cause, dagli altri, siasi evolto lungo le età, sino a conchiudersi nella
forma umana. Se tutti gli anelli non si rinvengono non è motivo scientifico per
negarli. Il principiante in Paleon¬ tologia sa che molte e molte volte le
affermazioni, anche dei più grandi, come dello stesso Guvier, vennero smentite
dai fatti posteriori. La Paleontologia — parrà paradosso enorme — è ancora ai
suoi primordi. Del resto, e lo pro¬ verò in altro mio lavoro, è impossibile
rinvenire l’ultima o la penultima forma dei nostri progenitori (1). (1) A
sostegno eli cjuesta mia elottrina veggasi un pregevole riassunto intorno agli
influssi della gravità sulla forma, sui movimenti, sulle tras¬ formazioni,
sulla trasmissione stessa della irritabilità dei vegetali, nel libro di J.
Costantin, Les végètaux et les milieux cosmiques, Paris, 1898. {Nota aggiunta a
questo mio saggio nel Gennaio 1898). Digitized by Google ESPLICAZIONE
PROGRESSIVA DELLA SCIENZA SPERIMENTALE (Anno 1896). Nei corsi che io mi
propongo tenere in questo anno, Puno versante sulle ricerche delle condizioni
fisiologiche di quelPatto che popolarmente, ed anche scolasticamente suol dirsi
riflessione ; l’altro intorno alle leggi intime che governano i fati dell’ uomo
associato nelle diverse forme di convivenza, mi è d'uopo addentrarmi nelle
intrinseche cause che rendono possibili quei fatti cospicui, ne rivelano la
prodigiosa virtù, e ne additano 1' ulteriore processo e indirizzo. Onde
attenendomi sempre al metodo osservato e sperimentale — che è il solo
scientifico — per nativa necessità è mestieri che io conformi il modo delle mie
ri¬ cerche all' indole attuale, ed all’ ultima forma a cosi dire logicale, ed
ai risultati odierni, delle scienze della natura. A chiarire quindi quali sieno
e quelle e questi, scelsi ap¬ punto per tema del presente discorso l
’Esplicazione della scienza sperimentale. Un rapido, ma profondo, sguardo sulle
origini e storica evoluzione della cognizione, e della scienza umana, porrà in
luce il loco ove intellettualmente or si pervenne; e quali le cause che
governarono questo magnifico e stupendo fatto del sapere e della civiltà delle
genti. La cognizione e la scienza nei loro aspetti di evolgi- Digitized by
AjOOQle - 232 - mento mitico, speculativo e sperimentale — che non devono
confondersi con i tre stati del Comte — hanno necessarii modi di sorgere,
procedere, trasformarsi e perfezionarsi : e noi dobbiamo argomentarci di
rinvenire le ragioni evi¬ denti di queste forme intellettuali successive: e
notare di ciascuna la ciclica operosità; l’esaurimento in taluna che — si badi
non* fu annientamento, ma trasformazione naturale, a seconda del generale
esercizio delle forze psi¬ cofìsiche umane nell’universale coordinamento delle
cose tutte quante. Dinanzi all’ uomo — poiché di questi più specialmente or si
discorre — ed alla sua congenita apprensiva, sta la immane e svariatissima
sintesi dell’universo : la quale a sua volta si compone della vastissima tela
di sintesi spe¬ ciali, che quasi gerarchicamente si aggruppano in varii
drappelli nella distesa dello spazio e nella successione del tempo. E l’uomo, o
signori, è, se mi permettete questa espressione, un centro individuato di forza
recettiva ed at¬ tiva, ove da ogni parte irrompono e si radunano gl’inde¬
finiti influssi delle cose e delle forze del mondo: fòco quindi alle medesime,
e reazione a sua volta su quelle: poiché la cognizione, primitivamente sensata,
si trasforma in isti— molo di lavoro. Ora l’apprensione immediata della grande
sintesi e delle minori che la integrano é necessariamente confusa, indi- gesta,
indistinta : ed è come la materia preposta alla no¬ tizia: che deve quindi,
perchè notizia sia, dirompersi nei suoi propri elementi. Onde la primordiale e
congenita necessità dell’ analisi — ed i vari sensi già nell’ animale, son già,
nel loro esercizio di fronte alla cosa, un’ analisi. La notizia, mera sensata
infatti, come quella intellettiva o concetto, come la scienza poi ordinata, sia
speculativa, sia sperimentale, procedono sempre da un intuito com¬ plessivo del
fenomeno o del fatto, agli elementi che lo co¬ stituiscono, e alle condizioni
intrinseche ed estrinseche che lo rendono possibile. Io già in altri lavori
tracciai la via dalle origini allo svolgimento ulteriore della notizia umana:
da principio Digitized by LjOOQ le - 233 - identica in sè in modo assoluto a
quella animale. Neiratto stesso primitivo e il più semplice (perla cognizione)
della sensazione, individuata subito in una percezione di feno¬ meni interni,
od esterni, rinvenni la fonte principale — più oltre non è dato trascorrere — e
la condizione assoluta del Mito e del Sapere — dichiarando cosi poi le leggi
del lento evolgersi del Mito stesso, che scienza diviene via via che la mente
spersonifìca ciò che da prima per necessità psicofisica, e quindi affatto
animale, aveva personificato nel mondo dei fenomeni fisici, intellettuali e
morali. La legge di questo splendido procedimento, che io formulai, è, parmi,
ormai acquisita alla scienza. Or bene, come v’hanno forme necessarie nella
esplica¬ zione intrinseca ed intellettuale dei mito, cosi in quella della
speculazione, della scienza osservativa e sperimen¬ tale, che logicamente le
succede. Ed invero l’intelletto nel suo nativo discorso progressivo comincia
dal Mito, indi procede alla speculazione, e per ultimo allo sperimento : se
ultimo dir si possa per la scienza avvenire. Nella co¬ gnizione primitiva e
posteriore anche delle tre forme, ove essa si effettuò col proprio carattere,
le sintesi, insieme confuse d’intuizioni sensate, o di concetti, si dirompono e
si sparpagliano in una molteplicità di elementi, che indi appurati a parte, per
legge ingenita della mente, devono di nuovo ridursi ad unità, ad una sintesi
intesa ora nei suoi componenti, e nella sua genesi quindi reale o sup¬ posta.
Così nel Mito si ebbe un indefinito cumulo di po¬ tenze individuali che a poco
a poco però, l’una nell’altra immedesimandosi e disponentisi a gerarchia, si
giunse ove completamente, secondo razze e mentalità, ad una specie di sovranità
superiore, ad una effìgie od abbozzo di mo¬ noteismo: onde in questo
procedimento l’unità del sistema e la sua genesi sono posteriori, ed in essa si
conchiudono sfumandosi: e se l’ingegno della stirpe od un precoce sa¬ pere lo
concedono, quasi incoscientemente si trasformano in interpretazione speculativa
del mondo, e delle sue ori¬ gini. Cosi avvenne in Grecia ed altrove: ove anche
nelle più audaci ipotesi naturalistiche o idealistiche, traspare il Digitized
by Google - 234 - non lontano influsso del Mito primitivo. Ma nei sistemi, nei
quali tra molte osservazioni positive prevale l’archi- tettonica speculativa,
si trascende subito all'unità sostan¬ ziale e alla genesi delle cose,
comprovandola con la mol¬ teplicità dei fenomeni, in cui si spezza e trasforma.
Tali furono le filosofìe primitive Joniche e Eleatiche: fatto questo, che — a
norma dell' esercizio nativo della intelli¬ genza e secondo i canoni della
morfologia storica gene¬ rale — arguisce che innanzi ai sistemi di quelle età
che ci furono tramandati, (porsero secoli di meditazioni, di tentativi, di
concetti i quali a noi non pervennero: prepa¬ razioni però necessarie alle
speculazioni Joniche, Eleatiche e Pitagoriche. Ed infatti, se noi consideriamo
le filosofìe più antiche Joniche o Eleatiche, ove prevale o l’interpretazione
fìsica del mondo o quella ideale, appare con evidenza come i concetti di
Talete, Anassimene, Anassimandro, Eraclito, Anassagora e quelli di Senofane e
Parmenide derivassero da una semplificazione e depurazione di personificazioni
mitiche anteriori del mondo esterno ed interno: e, come il tipo antropomorfico,
ne fosse il piu razionale organiz¬ zatore. Il principio umido di Talete non è
spoglio di mi¬ tica virtù, e s'intrecciò con altre speculazioni Vediche,
Iraniche, Egizie e Caldaiche. In Egitto il Nu era l'infinito e primitivo
oceano, germe di tutte le cose: e tali i pri¬ mordiali elementi turanici e
semitici della Caldea. Anas¬ simandro si figurava il mondo come cilindro galleggiante
nell’etere, circondato da sfere stellate: ed il Noo di Anas¬ sagora non era che
l’intelletto umano obiettivato e artefice dell’universo, che in seguito generò
la dottrina noocentrica. D’altra parte Parmenide e gli Eleati identificando
Essere e Pensiero , riducevano il mondo spiritualmente all’identilà del
pensiero nostro e divino; che è una esagerazione del Noo antropomorfico di
Anassagora. E così via via degli altri tutti non escluso, come dottrina
speculativa, il Pita¬ gorismo. In conclusione si rinviene in tutti, unita ad
una profonda comprensione intellettuale o matematica del mondo, una fìsica e
cosmogonia infantile, fantastica e senza valore scientifico. Digitized by
L^ooQle Così di speculazione in speculazione si procedette lungo i secoli posteriori,
sino al rinnovamento della scienza con i metodi induttivi e sperimentali.
Certamente apparirono in questo lungo decorso di età, la dottrina atomistica di
Leucippo, Democrito ed Epicuro, che dié vita ad un con¬ cetto meccanico e
materialistico del mondo: ma aneli'essi si conformarono meglio — nè altro
allora potevano — ad un processo speculativo che ad un metodo conscio speri-
rimentale: e nei loro sistemi infatti, per quello che ne fu tramandato, si
agitavano fantasmi e potenze ancor mitiche. Si ebbe pure la riforma di Socrate,
che in certa guisa psicologicamente fu il Cartesio dell’ antichità in
filosofìa, anche per la figliolanza analoga di sistemi che generò : ri¬ forma
che più spiccatamente scolpì ad alto rilievo la per¬ sonalità umana sulla natura.
Ma in Platone di nuovo si speculò l’universo secondo l’orcljetipo della mente
umana. E se Aristotile, il più grande di tutti come osservatore, aumentò
l’Enciclopedia dei suoi tempi e sovente, non sempre, adoperò il metodo
induttivo: so dichiarò consi¬ stere la realtà nel concreto e nei fatti: se
classificò gli animali più conforme alla verità, e ne subodorò lo studio e
genesi comparativa: se affermò l’origine della cognizione dal senso, creò la
logica teorica, e preparò l’emancipa¬ zione del pensiero; egli poi cadde
speculativamente, onde rendere saldo il suo concetto del mondo,
nell’antropomor¬ fismo assoluto e non solo mantenne, ma perfezionò l’idea
geocentrica e noocentrica dell'universo. Una più fulgida luce sfavillò nella
Scuola di Alessandria, e tale, che se le condizioni delle menti in genere, e
quelle religioso civili del mondo fossero state proporzionate a quel grande
moto intellettuale, la riforma della scienza, e il suo metodo definitivo di
ricerche calcolatrici e speri¬ mentali, sarebbero incominciati molti e molti
secoli in¬ nanzi l’epoca nostra. In Alessandria, per la munificenza dei
Tolomei, per l’ardore dei maestri e dei discepoli, il pensiero greco ebbe
splendido compimento in ispecie nelle dottrine matematiche e fisiche. E tale
avanzamento scien¬ tifico non avvenne solo in Alessandria, ma in tutto il campo
Digitized by AjOOQle - 236 - ellenico contemporaneo. Nella grammatica Aristarco
di Samotracia, nella storia Polibio, Euclide nella geometria, Archimede — il
Galileo dell’Antichità — nella statica, nella meccanica, nei calcoli; Ipparco
nell’astronomia; Erofilo ed Eristrato nella anatomia; Eratostene e Tolomeo
nell’astro¬ nomia, storia, geografìa, cosmologia. In questa scuola la Sfericità
della terra, i Poli, l’Asse, l’Equatore, i Circoli artici ed antartici, i punti
Equinoziali, i Solstizi, l’Inegua¬ lità dei climi, il Meccanismo delle fasi
lunari erano noti. Ma, nonostante queste stupende nozioni, l’anima del pen¬
siero, e l’intuizione generale del mondo rimasero le me¬ desime. La disposizione
geocentrica dell' universo — pre¬ cipua , massima causa di tutti gli errori in
tutte le disci¬ pline — fu anzi rafforzata da tali copiose ricerche, e l’uomo e
la sua mente rimasero ancora il modello e il centro del mondo fìsico e
intellettuale. E per questo appunto e per gl’influssi facili indi, orientali
morbosi, degenerò da per tutto la scienza e cadde in mitiche orgie, che
ottenebra¬ rono di nuovo affatto le menti. Contemporaneamente frattanto nella
speculazione, da prima in splendida forma, poi in quisquilie scolastiche e
barbare, signoreggiava il realismo ideale e fervido di Pla¬ tone: che
associato, come avvenne, al Cristianesimo pel tramite del quarto Evangelio, e
per la tendenza ideale della scuola paoliniana, e per la robusta ed alta
intelli¬ genza dei Padri, signoreggiava ancor oggi le menti come sistema
filosofico, come genesi delle cose, come ordine cosmico, imitativo del Noo
infinito e divino. Onde un si¬ stema antico unito alle idee cristiane o dei
Padri, alle dottrine ibride poi aristoteliche, ed agli influssi alessan¬ drini,
e ad elementi varii nostrani e stranieri del medio evo, si conchiuse in una
filosofìa e cosmologia, che nel fondo non si disformava dagli antichi concetti;
e ne abbiamo — trasformato poeticamente dal genio — una sfolgorante immagine
nel più antico e più grande di tutti i poemi moderni. L’universo quindi
s’immaginava finito, la terra nel centro: pianeti, stelle, cieli le giravano
intorno, creati per l’uomo, Digitized by Google - 237 - scopo unico e precipuo
di tutte le cose. Entro questo si¬ stema di circoli, meta agli influssi di
tutte le sfere supe¬ riori e di tutti i fini secondarii graduati, pensati ed
eser¬ citati con arte identica alla nostra l’uomo viveva centro del centro
stesso deirunivcrso: onde la scienza si riassu¬ meva nel concetto distinto di
questo sfero limitato, mosso e animato dalla virtù divina, che in sè lo
comprendeva, dimorante idealmente al di sopra dell’ultimo cielo in una gloria
di luce e di armonie. Come erano gradi, sfere e cieli, via via più alti e più
puri mano mano che. ruotava- vano più vicini all’ Empireo, cosi in ordine
gerarchico le idee s’ingradavano armoniosamente, ed erano forme spi¬ rituali
delle cose materiali : ed astronomicamente potenze intellettuali che
governavano, immortali, i moti ed i fini dei cieli medesimi e di ogni creatura
da essi dipendenti. Architettura perfetta, solida e ben definita di un edifìzio
fìsico e ideale, ove l’uomo rimaneva, prediletto inquilino, chiuso e sospeso; e
per magistero intellettivo guasto da primitiva colpa, ignorante: onde solo una
guida sacra e infallibile poteva indicargli i modi e le vie del sapere e della
virtù, e sollevarlo cosi alla nozione del vero e del bene, di cui questo
universo era ombra ed emblema : in modo che religione e scienza integralmente
s’identifi¬ cavano. Cosi T uomo, o signori, per ingenuo orgoglio e nativa
necessità della mente, obicttivando sè stesso spiritualmente e corporalmente
nel mondo, e modellando questo alla sua immagine psicofìsica, a poco a poco
argomentandosi di conoscere, spiegare e intellettualmente costruire E universo,
senza addarsene, fabbricò una splendida e magnifica pri¬ gione a sè stesso, ove
l’intelligenza si serrava tra claustri propri adamantini, chiusa miseramente la
nozione e la visione della realtà delle cose! 11 concetto geocentrico im¬
prigionava per sempre la terra entro sfere eterne : e quello antropocentrico
doppiamente incatenava l’intelletto per entro la terra e lo sfero che lo
circondava. Formidabile, profonda, funesta schiavitù, o signori, che avrebbe in
per¬ petuo reso impossibile V avvento della vera scienza, e la Digitized by
AjOOQle - 238 - cosmologia generale e la reale comprensione d’ogni feno¬ meno,
se gagliardia di ingegni e audacia di ricerche e liberi pensamenti non avessero
infrante le catene e abbat¬ tute le mitiche mura del carcere miserando, a
spaziare per aere più intellettualmente spirabile. Occorrevano per la
emancipazione scientifica delle menti nuoce terre e nuoci cieli; e il miracolo
si effettuò a prò del vero e della dignità del pensiero. Ed io vorrei che meco
tutti foste ben persuasi che la cagione principalissima, anzi la sola potente,
che si lun¬ gamente ritardò la rivelazione della realtà e la costitu¬ zione
quindi della scienza in tutti i suoi rami ed aspetti, fu il concetto
geocentrico e perciò antropocentrico. Le parti s’informano dell* indole e della
natura del tutto, che compongono: ed è impossibile giungere la schietta realtà
di quelle, se il concetto del tutto è falso ed erroneo. E quindi come riuscire
alla nozione reale meccanica, fìsica, chimica e via discorrendo, dei molteplici
e svariatissimi fenomeni, moti, elementi della composizione e scomposi¬ zione
dei prodotti nel mondo, se questo è architettato in modo si falso nel suo
insieme , e disposto in modo si con¬ trario al vero e con una cosmologia
fantastica e specula¬ tiva arbitraria? Per entro questo immaginoso e
artifizioso universo a quando a quando, è vero, scorsero, per fortunata libertà
di pensiero, uomini insigni e scuole poderose che attin¬ sero e raggiunsero
nella meccanica e nelle fìsiche e astronomiche ricerche, splendide verità: ma
presto anche scomparvero dalla memoria delle generazioni successive: nè le
scoperte, in genere, ebbero continua e sempre più vasta figliazione; a
perfezionare il metodo scientifico, a scorgere piena la realtà delle cose ed
acquistare neces¬ sità di perpetua germinazione, si opponeva tenace il concetto
cosmologico. Finché quello geocentrico e an¬ tropocentrico non fosse vinto e
per sempre distrutto, vano era sperare che V umanità s’incamminasse sicura per
una via di vittorie senza limite e sempre più mera¬ vigliose. Digitized by
LjOOQ le - 239 - La gloriosa e feconda emancipazione della natura, del¬ l’uomo
e della scienza, avvenne, e noi possiamo indicare la data augusta ove si compì
e la mossa donde l’ingegno intraprese il suo corso trionfale. Nel 1543 vide la
luce il libro De Orbium coelestium revolutionìbus di Copernico. Fu questo, che
rivelando la reale natura, salvò la terra e il pensiero. Ecco subito, infatti,
che il Mito geocentrico, che creava quasi gioco artifìzioso l’universo, in cui
l’uomo era apice e fine di tutti i moti e delle sfere: il sistema mi¬ ticamente
ideale noocentrico — obiettivazione ingenua dell’intelligenza umana — che lo
anima e glorificava, cad¬ dero sfasciati e rotti in perpetuo dalla nuova virtù
della scienza: onde l’era sua attuale e la certezza della vita pe¬ renne.
L’alba novella già si presentiva, e si appressava per molti segni l’occaso del
mitico concetto del mondo. Tentativi di riforma scientifica qua e là erano
sorti. Ni¬ cola d’Autrecourt insegna a Parigi, nel 1348, che in natura non
havvi che materia e movimento, composizione e scom¬ posizione di atomi, e
doversi bandire Aristotile e Averrois. Più spiccato brilla il conato
emancipatore in Luigi Vivés; e più tardi appare il miracoloso ingegno di
Leonardo da Vinci che espone, con determinazione affatto scientifica, regole
del metodo sperimentale ed apre la via a quasi tutte le discipline positive.
Con essi poi una plejade lumi¬ nosa di liberi spiriti che preparano l’epoca
nuova quasi in tutte le nazioni civili, nella meccanica, nei calcoli, nella
fisica, nelle scienze organiche. La pienezza dei tempi era giunta, la
preparazione matura gli strumenti di calcoli e di osservazione in parte
trovati, e quindi alla voce del nuovo apostolo della scienza non poteva oramai
non ri¬ spondere il mondo degli intelletti. Con Klepero, Galileo, Newton,
Torricelli ed altri la scienza emigrò dalle scuole tradizionali, ascendendo
anche in tutto il regno organico alle nozioni di Legge: e col Colombo, il Cook,
il Gomez, il Ricci, il Magellano ed altri si ebbe una splendida con¬ ferma
della realtà delle nuove dottrine comprovate dal fatto ; e rese quindi, per
induzioni e osservazioni, identiche in tutta la distesa dei firmamenti.
Digitized by Google - 240 - La nuova affermazione di Copernico fu il risultato
di 34 anni di studi, di osservazioni, di calcoli, e se pose per un resto di
speculazione aprioristica, perfettamente circolari le orbite dei pianeti, vinse
però tutti i pregiudizi scientifici de’ suoi predecessori: e con chiarezza ed
evi¬ denza espose la sua interpretazione del mondo. E che il suo intelletto
trascendesse anche i limiti della sua stessa dottrina, n’è testimonio questo
fatto: egli osservò che se il senso della vista potesse mai esser reso
bastantemente acato, si vedrebbero fasi in Mercurio ed in Venere. Ciò fu detto
assai prima del 1543! L’uomo si trovò quindi per lui di fronte ad un cosmo
nuovo, e, se non ben definito ancora e corretto nei parti¬ colari e nelle
leggi, traeva di necessità però le menti a considerare gli elementi integrali
di questa nuova sintesi celeste sotto altro punto di vista: e nella guisa che
il centro ed i centri venivano spostati e moltiplicati senza fine, non più
intelligibili apparivano i componenti e gli elementi dei corpi celesti. Onde la
necessità di una universale re¬ visione, di un novello e universale studio dei
fenomeni tutti quanti e delle loro leggi. E si badi che mentre nelle antiche
filosofie e antiche interpretazioni speculative del mondo, s’iniziava e
s’inizia l’edifizio da un principio ge¬ neratore, o dai primi elementi —
creduti tali — delle cose, nella nuova interpretazione scientifica si
procedette in genere, o si procede al contrario: poiché dallo studio e dalla nozione
ben chiara dell’ossatura, a dir cosi, dal si¬ stema si scende via via agli
elementi che lo compongono ed anche lo generano! Tale fu il metodo per
l’astronomia, tale quello di tutte le scienze naturali dopo il rinnova¬ mento
del sapere. A chiarire un tale procedimento basti considerare il progresso
scientifico soltanto dell’anatomia generale. Galieno distingueva due grandi
classi nei corpi nostri, le dissimilari e le similari; e ciò durò per tutto
l’evo medio. Nel 1400 si procede più oltre. Mundini, Vesale, Eustachio,
Folloppio ed altri, distinguono già negli organi le ossa, le cartilagini, i
grassi, le corna, i nervi, i ligamenti, i peli, la pelle, ecc.: cioè materie
semplici e Digitized by LjOOQle - 241 complesse . Nel 1700 Malpighi e
Leuwenhoeck ed altri imprendono l’anatomia microscopica, che rese più pro¬
fonda la decomposizione delle parti dell’ organismo e più finamente le
distinse. Nel 1800 sorgono Morgagni e Lie- berkuhn che perfezionarono
l’anatomia microscopica : e alla fine di quel secolo Haller pubblicava gli
Elementa corporis hvmani , ove brilla l’idea feconda che cioè le energie e
manifestazioni vitali devono riporsi nelle più piccole parti del corpo umano,
luogo delle cause produt¬ trici. Infine, al principio di questo secolo appare
Bichat, il vero fondatore deH'anatomia generale. Egli scoperse o meglio
determinò i tessuti organici, e ne distinse 21. Il progresso della scienza
modificò questo numero : ma il nuovo principio fondamentale rimase; che, cioè,
le pro¬ prietà di ciascun tessuto sono costanti : ed in ciascuno è posto un
fenomeno vitale : onde ogni funzione, ogni virtù vitale è dovuta alla
specialità di ogni singolo tessuto. Ri¬ velazione analoga a quella (tanto il
procedimento della nuova scienza fu identico in tutto) che Lavoisier fece,
qualche anno innanzi, nello studio analitico dei corpi inor¬ ganici. Infatti
quei tessuti non erano più organi, ma parti loro elementari, spieganti le
funzioni e la costituzione in¬ tima dei corpi viventi ; come i corpi semplici
della nuova chimica, spiegavano i fenomeni e la combinazione di quelli
inaminati. Questa dottrina venne in seguito perfe¬ zionata per altri
scienziati, tra cui il Walter, Meckel, Me- yer, ecc., e da Meyer stesso ebbe
nome, nel 1849, d 'istologia, che ha mantenuto. Nè qui si arrestò il progresso
dal tutto alle sue unità, a norma delle necessità della nuova scienza. Nel 1833
incominciò il periodo dell’ Istogenesi, altro passo verso l’intima costituzione
dei corpi organici e Yinterio¬ rità, a così dire, dei loro elementi. Imperocché
la logica della realtà fece comprendere che i tessuti non potevano valere come
elemento primo e quindi il bisogno di rinve¬ nirlo. Krause già dal 1833
sosteneva che tutti i tessuti erano trasformazioni di quello, già noto,
cellulare. Dutro- chet e Mirbel dilucidano poi questo concetto maggior¬ mente;
ed il primo per osservazioni e sperimento formula Vigno li. 16 Digitized by
LjOOQle - 242 - questa legge : la cellula conserva la propria attività vitale
finché le sue pareti rimangono solide e fluido il contenuto. Brown scopre il
nucleo della cellula ; Schultz assimila i globuli sanguigni alla cellula; e nel
1838 Wagner para¬ gona Tovo ad una cellula. Nel 1839 appariscono Schleiden c
Sclnvan che vanno più innanzi ed affermano con espe¬ rienze essere la cellula
in universale 1’ elemento d’ogni organismo sia vegetale che animale: ogni
tessuto evol- gendosi per differenziazione della cellula. Quindi un’èra nuova
per la Istologia. E la cellula poi si semplificò nel cistode e nel plastide : e
questo nella fondamentale sua materia vivente, che. a sua volta si constatò
composta di elementi complicatissimi. Cosi si procedette, ma scientifi¬
camente, dalla forma complessiva all’organo, da questo all’apparato, al tessuto
ed al loro elemento comune primi¬ tivo, ed alle funzioni proprie a ciascuno. Né
altro modo tennero tutte le altre discipline. In chimica dal flogistico —
ancora mitica sostanza alchimica — di Sthal, si venne al dualismo di Lavoisier
ed alle leggi delle combinazioni degli elementi semplici : alla costituzione
della materia di Dalton, conseguenza della gran legge di attrazione gene¬ rale,
ed al peso degli atomi : onde poi la scoperta delle pressioni sui gas di
Gay-Lussac, ed alla teorica moleco¬ lare di Avogadro alle profonde innovazioni
di Devy, al- l’isomorfismo di Mitscherlich, alle ricerche magistrali di chimica
organica del Liebig e Schaebein, ed e quelle cri¬ tiche del Kekule. 11 dualismo
poi di Lavoisier — per la logica concreta della scienza — diè luogo alle
costituzioni ed ai tipi per Dumas, Lorient, Gerhardt, e alla dottrina generale
per ultimo HeW atomicità. Questo processo a così dire di riduzione proprio a
tutte le scienze, avvenne quando apparve la reale dottrina delle forme e dei
moti celesti di Copernico, perfezionata poi dagli astronomi, verificata e
corretta dalle tre immortali leggi del Klepero nei suoi fa¬ ticosi studi
sull’orbita di Marte : leggi che, comprovate dagli sperimenti, dalle [ricerche
meccaniche, dai nuovi strumenti, dalle stupende scoperte di Galileo, furono la
condizione di quella meravigliosa meccanica che governa Digitized by LjOOQle -
243 - T universo, esposta dal Newton, al quale dié ala anche ad altezze
intentate il calcolo delle flussioni da lui, simulta¬ neamente al Leibnitz,
trovato; e già preparato dal Keplero, Cavalieri e Fermat. Per tutto questo
immane cumulo di trovati e di leggi scoperte in ogni ramo di scienza, or più
accuratamente ancora indagando i moti, le forme, l’avvicendarsi, il dis¬
correre nello spazio e nel tempo d’ogni fenomeno, si apri¬ rono nuovi orizzonti
di ricerche : poi si avverti che ogni fenomeno ed ogni legge si modificano
nell’aspetto e nei resultati per l’attrito reciproco di tutti, su tutti : onde
non è possibile una morfologia statica e rigidamente costante di moti e di
composti. Procedendo ora nelle ricerche, in qualunque campo del sapere, con
osservazioni, per quanto è possibile, esatte e minute, con esperimenti e
strumenti delicatissimi insieme e potenti, con la riprova dell’analisi
calcolatrice perfezionata, non può e non potè sfuggire al¬ l’indagatore ogni
benché minimo aspetto, variabilità e modificazione dei fatti e delle leggi — in
sè assolute, ma nella loro attuazione sovente deformandosi — che ci go¬
vernano: non potè più sfuggire la trasformazione inde¬ finita della materia
nelle sue naturali o artificiali combi¬ nazioni, e delle forze che vi si
rivelano, l’agitano e quasi la fecondano: come avviene, a modo di esempio, dei
com¬ posti inorganici o organici, della luce, dell’elettricità e via dicendo:
le quali ogni giorno rivelano nuovi aspetti e nuove virtù in tutti gli ordini
dei fenomeni. La quale cosa se allarga sempre più l’orizzonte delle attività ed
energie somatiche e dinamiche, ci costringe d’altra parte a ben definire tutti
e singoli i fenomeni, i minimi più che i massimi, a spiare ogni loro parvenza,
onde non venire ingannati per la varietà di forme che assumono nei loro
reciproci e universali influssi. Nè devesi dimenticare que¬ sto — che è portato
massimo della scienza moderna — e della nuova morfologia generale, cioè, che nei
recenti composti, nelle continue trasformazioni della materia inor¬ ganica e
organica non solo, ma nelle attività dinamiche stesse, non tutto subito e
integralmente si rinnova e muta Digitized by L^ooQle - 244 - nella forma del
nuovo stato: ma invece parti ed elementi delle anteriori condizioni frammiste
al successivo riman¬ gono : e l’attuale potenza di una forza, esercitantesi ora
con efficacia non prima avvertita, ritiene sempre alcun che della forma di
attività, bene a noi nota, anteriore. Onde qui la morfologia generale assume ed
assumerà via via ognor più vastamente in tutte le classi dei fatti, ca¬ rattere
divinatorio — efficacia non ancora compresa — divenendo strumento di analisi,
di scoperte e via, onde risalire alla genesi delle cose. La struttura, per
esempio, del corpo umano, come ben dice l’illustre B. Grassi, professore
all’università di Roma, non si spiega soltanto con la fisiologia : i vari
organi non soddisfano soltanto i postulati della funzione, ma si spie¬ gano
anche con la circostanza che il corpo dell’uomo è una macchina la quale, prima
di funzionare come oggi, funzionava altrimenti ed è andata sempre complicandosi
e trasformandosi. Si provi il fisiologo, continua il Grassi, a dimostrarci
perchè allo stomaco, che si trova nella ca¬ vità addominale, discende un nervo
frenico che deriva dal quarto nervo cervicale, ricevendo per lo più anche un
ramo dal terzo e qualche volta anche dal quinto! Trovi il fisiologo la ragione
di quel decorso singolare dei la¬ ringei inferiori, che ha loro procurato il
nome di nervi ricorrenti. La morfologia invece dimostra, e sola, che il collo è
una formazione caratteristica della vita terrestre e che quando il vertebrato
da acquatico diventò terrestre, i visceri, per permettere la formazione del
collo, dovettero subire uno spostamento all’indietro; da ciò l’innervazione
strana dello stomaco e del diaframma. E il decorso del ricorrente è subordinato
a uno spostamento dei grandi vasi, intorno a cui essi si attorcigliano. Ed io
stesso, in un mio ultimo lavoro morfologico intorno ai vertebrati superiori
(1), dimostrai come nè l’anatomico, nè il fisiologo possono spiegare l’attuale
topografìa, disposizione e forma (1) Pubblicato nel Pensiero Italiano. Fase.
65, Voi. XVII, p. 1. Digitized by LjOOQle - 245 - di molti organi dell’uomo, e
la potenza eziandio delle funzioni psichiche, se non si studia comparativamente
la posizione eretta attuale con quella anteriore orizzontale dei vertebrati
inferiori. Ricerca questa importante, come n’ebbi copiose testimonianze. Potrei
con dovizia di fatti dimostrarvi che tali indizi morfologici si rinvengono in
tutte le scienze, neirastronomia, mineralogia, geologia, e in ispecie, nelle
discipline organiche. Ma di ciò in altro lavoro. A tal punto adunque pervenne
la scienza dopo che Co¬ pernico spostò la base del mondo, e pose le condizioni
assolute del nuovo sapere, del suo decorso, nei massimi e minimi problemi. Ed a
questo attuale stato di cose deve uniformarsi il moderno investigatore della
natura, se vuol esser degno continuatore della vera scienza. Ed ora, o signori,
un’ultima considerazione. Per la costituzione stessa reale del mondo, ed
effetto inevitabile del nuovo metodo scientifico, vedemmo che la ricerca
moderna degrada via via analiticamente dalla sintesi dei moti generali, dei
fenomeni e delle leggi che li governano ed agitano a quelle mano mano più
parziali, sinché per necessità raggiunge o vuol raggiungere gli elementi primi
donde tutta quella sintesi procede e si compone. Ora, nel mondo inorganico,
l’ultimo elemento a cui si perviene è Vatomo, inteso secondo l’analisi mo¬
derna ; in quello organico la materia primitiva vivente : o, in altri termini,
alla materia e alla forza. Or qui il pro¬ cesso veramente sperimentale se
fatalmente a ciò ci con¬ dusse, cessa e sorge la critica speculativa. Lo
spazio, il continuo, il discreto, l’azione a distanza, la materia e la forza
s’identificano od operano separati? debba derivarne il materialismo meccanico o
il dinamismo assoluto ? Chi conosce le condizioni presenti del sapere, per risolvere
questi problemi, sa che la loro definitiva soluzione non è avvenuta, nè si vede
ora come possa avvenire : sa che le opinioni sono molte e varii i tentativi
intrapresi da menti superiori armate di straordinaria dottrina. Lasciamo le
affermazioni in alcuni assolute: la scienza non può ac- Digitized by LjOOQle -
246 - cettarle, se non evidenti, provate e riprovate, secondo i canoni
dell’immortale Galileo. I più si arrestano: il prin¬ cipio elementare delle
cose e della vita dicono non cono¬ scibili, onde rimarranno sempre ignoti
all’umanità e tra¬ scendenti. Chi è sicuro, al contrario, del pieno conosci¬
mento delle cose in avvenire ? Ora tali problemi non pos¬ sono dirsi
scientificamente impossibili a risolversi; onde erroneo postulato asserire
l’impossibilità di risolverli; come porre nella continuità delle cose un
limite, al di là del quale incominci l’extranatura ? Per la scienza sono
problemi soltanto ora trascendenti : cioè che trascendono non la qualità delle
cose in sè stesse, ma Vacuine, i mezzi attuali del sapere e del nostro
intendimento. Per l’addietro molti problemi si credevano a tal guisa
trascendenti e poi vennero chiariti e risolti e compresi. Onde la scienza vera,
imparziale, deve confessare a viso aperto l’ignoranza del¬ l’oggi, non limitare
con violento piglio la potenza della mente umana e del suo indefinito
progresso. Sovente un nuovo aspetto, col quale si rivela una forza già nota, o
una nuova sua funzione, scioglie problemi e diviene mezzo d’investigazione che
innanzi si credevano insolubili o non noti. I raggi X, ad esempio, del
Roetgner, mentre mani¬ festano ignota proprietà della luce, forse ci
spiegheranno fatti organici, che sin qui rimangono misteriosi, e trascen¬ denti
le leggi della fisica e fisiologia comune. Il metodo sperimentale può
acquistare, come sempre acquistò, nuovi strumenti di analisi che aprono
meravigliose vie di sco¬ perte. Chi avrebbe pensato che noi potessimo giungere
con sicurezza a costituire la chimica celeste ? Già accen¬ nammo come la
novella morfologia chiarisca e spieghi fatti che sembravano assurdi, e rinvenga
la genesi dei fe¬ nomeni e delle loro anormalità in tutto il campo del sa¬
pere. Già il semplice calcolo divenne, per sè solo, stru¬ mento di scoperte,
applicato alle modificazioni di moti astrali, od alla serie dei corpi
elementari. Nettuno fu sco¬ perto dall’analisi calcolatrice, ed il Gallio dal
calcolo nel compimento degli intervalli nelle serie dei corpi semplici. E siamo
ancora alle mosse! Digitized by Google - 247 - Dunque, o signori, nè arroganti
nella scienza, nè im¬ provvidamente rassegnati; ma fidenti, con virile riserva,
in noi, nella virtù della mente, nella divina attrazione della verità.
Dall’anno 1543 ad oggi, rispetto ai millennii anteriori dell’ umanità,
trascorse quasi un attimo del tempo : eppure quale immensa rivelazione di cose,
di leggi, di ap¬ plicazioni, per opera della nuova scienza e del suo me¬ todo !
Chi può dire ciò che disvelerà la mente umana con strumenti sempre più poderosi
e svariatissimi, con la forza e l’ala che le dànno le verità già conquistate,
tra mille anni soltanto? Chi può arbitrariamente porre limiti all’in¬ telletto
o alla scienza ? Esclamiamo piuttosto, o signori, col divino poeta: Nasce per
quello a guisa di rampollo A piè del vero, il dubbio : ed è natura Che ai Sommo
pinge noi di collo in collo! Auguriamoci soltanto che l’onestà e l'amore
dell’animo pel bene, e la felicità comune, e la redenzione morale ed economica
dei derelitti, salgano su su a raggiungere la prodigiosa altezza, a cui per la
scienza l’uomo pervenne. Digitized by AjOOQle Digitized by LjOOQle INTORNO AI
FATTORI DELLA EVOLUZIONE BIOLOGICA (Dai Rendiconti del R. Istituto Lombardo,
1897). Mi accinsi a scrivere queste brevi note non per vana boria nazionale e
personale, ma per mostrare — mentre con maggiore estensione e vivacità si
discutono ora e si agitano le ardue questioni della origine delle specie orga¬
niche, delle loro trasformazioni, e dei modi naturali onde si generano,
particolarmente tra gli stranieri in tutto il mondo civile — che in Italia già
da più anni alacremente ci si argomentò in tali ricerche e problemi, e talora
prima che altri ci ponessero mente. Unicuique suuml Quindi non parmi opera
biasimevole se ciascuno, sia nazione, sia persona, modestamente ricorda ciò che
fece in modo suo proprio, a prò' della scienza. È anzi questa una nobile
emulazione e feconda ; quando non sia arrogante brama di sopraeminenza verso di
altri, che sovente inconsapevoli dei lavori contemporanei, esprimono anche
posteriormente i medesimi giudizi, e vengono ad identiche conclusioni. È
inutile poi che io aggiunga, che parlando ora in parti¬ colare dell’operato
mio, non tengo conto di quello impor¬ tantissimo, che molti nostri scienziati,
notissimi a tutti, ed a me superiori contemporaneamente effettuarono. Or dunque
nel 1862, quando da poco (1859) era comparsa l’opera insigne e rinnovatrice si
può dire di tutte le scienze, Digitized by AjOOQle - 250 - di Carlo Darwin, che
posè quale causa immediata, costante e suprema della trasformazione delle
specie organiche, la selezione naturale, io in una serie di articoli (1)
intorno ad una Dottrina razionale del progresso, inseriti nel Po¬ litecnico
diretto da Carlo Cattaneo, giudicai tosto, e af¬ fermai il massimo valore di
questa geniale riforma scien¬ tifica, e Timmensa afficacia che avrebbe avuto in
tutti gli ordini degli studi; e mi espressi con queste precise parole: Ci piace
di essere in Italia dei primi a proclamare la dottrina del Darwin come la più
stupenda scoperta del secolo : tanto più che per i nostri studi anteriori noi
in parte eravamo giunti per altre vie affini alla medesima conclusione . Ma
nello stesso tempo dichiarava che la se¬ lezione naturale non era sufficiente a
spiegare in ogni parte, modo e passaggi la trasformazione organica e psi¬ chica
delle specie. E nel libro esponevo appunto quale fosse la mia propria dottrina
anteriore, corroborata certa¬ mente dalle scoperte del Darwin. E si pensi che
questo studio era già pronto per la stampa sin dal 1861, prepa¬ rato dal 1860 ;
resultato di ricerche che risalivano al 1855. E da quell’epoca continuai a
svolgere in libri, e in varie letture tenute qui via via all’Istituto Lombardo
dal 1869, questa dottrina. Nel 1885 in una nota speciale nell’adunanza del 17
dicembre ribadii gli stessi giudizi, che cioè la sele¬ zione naturale non è
sufficiente a spiegare da sola — e lo stesso Darwin in seguito ne dubitò — la
generale trasmu¬ tazione degli organismi nel tempo. E queste stesse idee,
progredendo negli studi, nelle ricerche, e sussidiate da fatti nuovi, svolsi
pure in modo più ampio nelle pubbliche lezioni di antropologia, in vari corsi,
e trattando diversi temi, all’Accademia scientifico-letteraria di Milano dal¬
l’anno 1873 ad oggi. Onde la vertenza attuale più accen¬ tuata in specie tra i
due grandi scienziati Spencer e Weis- mann, per tacere di altri, sulla
insufficienza secondo l’uno della selezione in genere, io la posi nelle linee
fondamen- (1) Vennero poi raccolte in un volume nel 1863. Digitized by AjOOQle
- 251 - tali sin dal 1862 pubblicamente, seguitando su su a riba¬ dirla in vari
modi, e con nuovi argomenti nei miei lavori e lezioni successive. Nè si deve
arguire da ciò, che io osteggi la dottrina della evoluzione: non ci mancherebbe
altro! Io sono oramai un veterano costante di questa scuola, e tutti i miei
studi concorsero, per quel che val¬ gono, a stabilirla. Ma se la dottrina é
oramai certa — e Faccettarono poi tardi, ma ancor robusti di meni e, il Lyell,
il De Candolle, e il Meneghini, argomento potente della sua realtà — non sono
ancora rinvenute tutte le cause, o la causa che integralmente la spiegano.
Oltre la selezione, che è poderoso ma secondario strumento di trasmutazione, va
l’adattamento, l’isolamento, e via discorrendo. Fatti che spiegano molti
fenomeni di cambiamenti organici, ma non tutti. C’è che ire ! — E non è
meraviglia: Questa dottrina, scientificamente è nuova, e sussidiata pure da
scienze ancor nuove, quali la Embriogenià, la Geologia, la Paleon¬ tologia, la
Morfologia generale, ecc. Che se alcuno, mosso dal molto che già certamente si
è ottenuto in ciascuna, volesse affermare, che esse hanno quasi compiuto il
loro cammino, e non trovarsi invece alle mosse, darebbe prova di ben scarso
sapere, e d’occhio tutt’altro che cerviero. Testò pure in un suo splendido
lavoro, il grande paleon¬ tologo Gaudry, dichiarava che la sua scienza è ancora
bambina; come piu volte ho ripetuto nei miei scritti, certo con assai minore
autorità dell’illustre paleontologo fran¬ cese. Conseguenza della affermazione
assoluta che la selezione naturale basti da sola a generare la trasformazione
delle specie del mondo organico, fu la negazione pure assoluta dei
Neodarvinisti della trasmissione dei caratteri acqui¬ siti ; ed al solito,
oltre gli altri, si segnalarono in questa controversia attualmente i due
strenui campioni, lo Spencer ed il Weismann. Ma io debbo anche qui notare di
nuovo che queste diverse opinioni si manifestarono già eziandio in Italia ; ed
io in lavori miei molto anteriori, sostenni, come meglio poteva, ma
alacremente, sin dal 1862, la dot¬ trina della eredità dei caratteri acquisiti:
ed in una lettura Digitized by LjOOQle - 252 - poi tenuta all’Istituto Lombardo
nel 28 giugno 1894, ritornai sull’argomento, recando a sostegno della tesi
nuovi fatti ; e tra gli altri uno di singolarissima trasmissione di forme
superstiziose complicatissime, e quindi psichiche, da me verificate per tre
generazioni conosciute, con influssi anche collaterali : l’altro di una
deformità congenita nel mignolo delie due mani, riprodottasi nella mia famiglia
per cinque generazioni. Fatti questi, che escludendo anche la trasmis¬ sione
per effetto utile, bastano a provare con evidenza la eredità delle qualità
acquisite sia morali, che fìsiche. E per la eredità morale poi, recai copia di
fatti, anche in uno studio inserito nella Rivista di filosofia scientifica
dell’anno 1883, fascicolo 4.° Anzi in questo articolo ri- sguardai la eredità
morale nell’uomo, sotto un punto di vista assai nuovo, allargandomi nella
ricerca del tramite della eredità da quasi tutto il regno animale superiore,
nell’uomo stesso. Che del resto la dottrina pura dell’eredità morale venne
trattata molti anni innanzi dal sommo Spencer. Ed a queste particolari vertenze
v’ha aggiunta l’altra della distinzione negli organismi delle cellule somatiche
, e quelle riproduttrici : ardente disputa attuale tra le due scuole
darviniane. Ed anche in questo in Italia non si ri¬ mase inerti; ed io pure,
benché inferiore agii illustri scien¬ ziati miei concittadini e contemporanei,
in tali materie, ribadii gli argomenti contro questa strana dottrina, oltre che
in studi anteriori, e nelle mie pubbliche lezioni, in una lettura all’Istituto
Lombardo del 12 luglio 1894, recando fatti che evidentemente la distruggono. A
queste prove, posso anche aggiungerne altre. Per esempio YAnacharis
alsinastrum, pianta oriunda dell’America settentrionale, introdotta da prima in
Inghilterra, si è sparsa poi nel resto di Europa, come osservò anche il prof.
Sordolli: e da pochi anni in Italia con estrema rapidità pei fiumi e canali, recando
non lievi danni. E questa pianta non si riproduce che per gemme, che si
staccano quindi, e ven¬ gono disseminate, propagandosi così per ogni dove. Il
rin¬ venire qualche fiore é caso si straordinario, che malgrado Digitized by
AjOoq le - 253 - accurate indagini, non si riusci che a scoprirlo una sola
volta a Chioggia : e medesimamente nei paesi stranieri. Oltre poi l’esempio
solenne delle Begonie che nelle loro totalità si riproducono anche per foglie,
abbiamo qui nei nostri prati comunissima la Cardamina pratensìs, dalle cui
foglie striscianti a terra nascono spesso numerose gemme, onde la pianta cresce
d’ordinario circondata da copiosa figliuolanza, anche quando pel taglio delle
praterie non riesce a maturare i semi. Così molti esempi in pro¬ posito danno
le Felci a foglia bulbifera (e ad una appunto alcuni danno il nome di Adiantum
amhulator, perchè si propagano via via, sempre avanzando, per foglie, che
emettono gemme). Del resto, oltre una molteplicità di prove contro una tale
fantastica distinzione, come si può affermarla con tanta sicurezza, quando la
cellula stessa fondamentale, c per gli elementi che integralmente la
compongono, per la sua struttura effettiva, per le sue funzioni reali, per i
suoi veri prodotti, per la sua origine, è ancor ravvolta in tante incertezze,
in tanta oscurità? Chi conosce solo la immane bibliografia della dottrina
cellulare in questi ultimi anni, le varie opinioni, i diversi sistemi, le
infinite elucubrazioni, e le ipotesi, comprenderà subito che riesce impossibile
trarne una dottrina genetica definitiva, come fa il Weis- mann, scienziato
insigne d’altronde, come è risaputo. Bi¬ sogna pur confessare che in gran parte
tutto questo vasto, sottile, profondo e complicatissimo studio sulle cellule, e
loro distinzioni d’uffici organici nella generazione, non è altro in fondo che
una forma — assai peggiorata rispetto alla qualità della materia in cui versa —
di metafisica. A determinare l’ufficio vero della cellula nella genera¬ zione
ulteriore degli organismi complessi, è d’uopo sco¬ prire come quelle
riproduttrici — per funzione ed organo determinati — si formino nell’intera
compagine fisiologica degli individui, in quali elementi, e in quale, o quali
pe¬ riodi. Molti anni or sono nelle mie Lezioni, in un corso speciale, accennai
ai resultati delle mie ricerche in pro¬ posito; e se avrò agio e salute, spero
di mandarli alle stampe ampliati, e più maturati. Digitized by Google - 254 -
In questi ultimi tempi, in specie per ricerche eziandio d’illustri scienziati
americani, come ad esempio il Gope, nei suoi due libri: Origìn of thè fttest,
1889; e Primary faetores of organic evolutione, 1886: si rivolge l’attenzione
all’efficacia àe\Y adattamento, rispetto alle variazioni del¬ l’ambiente ed
alle sue diverse condizioni, come fattore ef¬ ficace della trasformazione delle
specie : poiché ad ogni difficoltà offerta dall’ambiente stesso, l’animale
reagisce con sforzo per superarla: e questi sforzi prima coscienti, come si
esprime parlando appunto del Gope, il chiaro prof. Giacomo Cattaneo dell'Università
di Genova, si fis¬ sano nell’organismo poi come azioni incoscienti : su cui via
via si sovrappongono altre azioni con nuovi sforzi, e cosi di seguito: in
questa Catagenesi c’è la dimostrazione scientifica di ciò, che il Lamarck
chiama effetto dei bi¬ sogni : e l’Orr azione morfogena dell’abitudine. In
sostanza questo è il Fattore psichico nelle trasfor¬ mazioni zoologiche, che io
di nuovo affermai in una let¬ tura qui all’Istituto nel 12 luglio 1894, ma che
già aveva pubblicamente emessa sia dal 1877, nel mio libro di Psi¬ cologia
comparata nel regno animale . Onde il concetto fondamentale del Gope e di
altri, mentre è già antico nella mia dottrina, meglio e più adeguatamente viene
formulato da me, come Fattore psichico nelle trasformazioni zoo¬ logiche. Certo
anche ultimamente, e anteriormente da al¬ cuni, l’uso e il disuso degli organi,
e le condizioni varia¬ bili dell’ambiente vennero affermati come cause potenti
di trasmutazioni, e strumenti quindi, con la selezione na¬ turale della evoluzione
stessa. Ma non si considerò però, come io feci da molti anni, che la efficacia
di queste cause non avrebbe prodotto le nuove e permanenti modificazioni
organiche, quando non vi fosse aggiunta Yazione sponta¬ nea di adattamento
della psiche animale, come attual¬ mente accenna l'illustre Gope. — Ma d’altro
lato io non mi stetti contento alla osservazione di molteplici fatti e alle
induzioni che potevano comprovare questa interpretazione genetica, ma ricorsi
alVesperimento e pel primo. Già sin dal 1877 nel libro citato a proposito
dell’adatta- Digitized by UjOOQ le - 255 - mento cosciente, io scriveva: Non
solo attentamente e quo¬ tidianamente io mi rendevo conto di tutto ciò che
facevano animali di diverse specie e ordini, ritenuti in appositi luoghi presso
di me, ma m’ingegnai nel tempo stesso in ogni maniera a porli in condizioni
anormali, per scorgere come avrebbero operato in circostanze indipendenti dal¬
l’istinto ereditario. Ne acciecai, e mutilai molti: e frapposi nei sani
ostacoli d’ogni sorta all’esercizio della loro abi¬ tuale attività. In oltre mi
argomentai di cambiare ambiente, alimento, temperatura, ecc., ecc., in modo
subitaneo, o len¬ tamente: e constatai sovente col mutare condizioni obbiet¬
tive, e subbiettive, qualità degli alimenti, gradi di siccità, o umidità, e via
discorrendo, mutarsi colori, diminuire o aumentare i volumi negli animali, e
modificarsi l’indole propria; mentre tentavano ogni modo con più o meno
maestria secondo la specie, di adattarsi alle nuove condi¬ zioni di vita. Molti
perivano, altri a stento sopravivevano, e ingagliardivano poi, assumendo però
nuovi costumi, e talvolta modificando la forma. In una parola tentai in pic¬
colo di riprodurre i cambiamenti che nell’immenso campo della natura, ebbero
luogo lungo le età geologiche. E quando nel 1877, cosi presso a poco scriveva,
gli sperimenti risa¬ livano indietro di molti anni, come accennai nell’ultima
lettura all’Istituto. Così parmi chiarito abbastanza che in Italia non si ri¬
mase inoperosi dinanzi a tutte queste vertenze della scienza organica presente;
chè anzi talvolta si precorse agli altri; come io pure, per quanto valgono le
mie umili forze, feci : poiché, rispetto all’ultima considerazione, non solo da
anni ed anni posi come fattore delle trasmutazioni delle specie, l’azione
cosciente dell’animale per adattarsi alle nuove condizioni obbiettive e
subbiettive; ma lo comprovai per anni ed anni con lo sperimento; nella stessa
guisa che a notare la deficienza della selezione naturale, come unico fattore
universale d’ogni corporeo o psichico cambiamento, precorsi alle obbiezioni (in
parte) dell’Heer, del Mivart, del Wagner, del Naageli, ecc., e sotto altro
aspetto e in¬ tendimento, anche dello stesso Vallace. Da tutto ciò poi
Digitized by LjOOQle - 256 - per ultimo si può concludere con assai sicurezza,
che sino ad ora si andò via via rintracciando cause multiple e di¬ verse della
trasformazione delle specie, e prove della realtà della evoluzione in genere;
ma non siamo ancor giunti alla legge fondamentale che le governa tutte. La
dottrina é certa , e non può nascere oramai dubbio sulla sua ve¬ rità; ma
dobbiamo ancora lottare e studiare per porla a tutti in evidenza. La causa, e
il fattore intrinseco fonda- mentale delle variazioni, certamente risiede nella
primitiva c propria virtù della materia vivente , nel plasma organico, di
assumere indefinite forme di struttura e di funzioni, a seconda degli influssi
esterni d'ogni guisa; e nelle modifi¬ cazioni interne fisiologiche, le di cui
originali cagioni per ora ci sfuggono. Digitized by LjOOQ le I MUSEI MODERNI DI
STORIA NATURALE NELLA ORGANIZZAZIONE DELLA SCIENZA (Letta .iioU'Aula Magna del
Museo Civico di Milano, 1897). Prendendo la parola per la prima volta, come
direttore generale del Museo, dinanzi a questo eletto e numeroso uditorio, ed
Autorità civili della Città, sento non solo come dovere, ma bisogno dell’animo
mio riconoscente, di rivol¬ gere il pensiero ai grandi e generosi miei
predecessori, che con operosità piuttosto unica che rara, con la -vastità del
sapere, con sacrifizi personali d’ogni maniera fonda¬ rono ed ampliarono questo
nostro Museo; che mercé loro, e la liberalità municipale, e la cooperazione di
molti no¬ bili ingegni e cuori, divenne uno dei più cospicui d’Italia, e può in
alcune parti gareggiare con i più celebri del mondo, relativamente alla
scienza. I nomi illustri del no¬ bile De-Cristoforis, dei professori Jan,
Cornalia e Stoppani, non hanno bisogno di elogio. Voi ne potete contemplare la
nobile effìgie in marmo a capo dello scalone, e che la riconoscenza pubblica
bene a ragione volle eternare in questo Istituto Scientifico, nato, cresciuto
ed ampliato per l’opera loro, ciascuno efficacemente lavorando nell’ àmbito
scientifico proprio. Sia dunque lode ai magnanimi, e si mandi loro per primo un
riverente saluto, grati massime, perchè dobbiamo alla loro energia generosa, se
oggi qui ci troviamo riuniti in questa nuova e splendida Sede, che VlGNOLI. 17
Digitized by LjOoq le - 258 - il Municipio con cospicua spesa eresse ; se noi
direttore e professori possiamo con mezzi adeguati dare opera all 1 in¬
cremento della scienza che singolarmente professiamo. E viva e profonda
riconoscenza dobbiamo pure all’ il¬ lustre Conte Ercole Turati, e figli e
famiglia, pel dono magnifico e rarissimo per copia di esemplari al pubblico
esposti, della Collezione Ornitologica che tutti i Musei vorrebbero possedere.
Zoologo egregio Egli stesso, seppe, profittando del suo largo censo, scegliere
e raccogliere tutto quello che c’è di più bello, raro ed alla scienza ne¬ cessario
nel mondo ornitologico; onde comporre una Rac¬ colta, che basterebbe a rendere
celebre per sè la nostra Citta; scopo, com’è, a molti studi e peregrinazioni di
scien¬ ziati nostri e stranieri. Anche la sua effigie presto si am¬ mirerà
prossima ai quattro grandi già nominati. Le istituzioni belle ed utili, o
signori, non sempre e su¬ bito vengono apprezzate al loro giusto valore dalle
mol¬ titudini, ed anche in parte dalle genti più colte. Nè c’è bisogno di
testimonianze : le cose, rispetto quasi a tutti gl’ incrementi sociali,
industriali, morali e scientifici, pro¬ cedettero di questa guisa: e il
progresso umano fu co¬ stretto a lottare non solo contro le molte e gravi
difficoltà intrinseche, ma sì contro l’ignoranza, i pregiudizi, le folli
tradizioni del passato: .Una storia Di delitti, di colpe... e di vittorie ! Nè
i Musei scamparono da questa trista legge di evolu¬ zione umana. Le prime
raccolte non potevano assumere il valore scientifico odierno, perché
difettavano le scienze, che le illustrassero, giustificassero e
classificassero. Onde tra molti cimelii preziosi, una faraggine d’oggetti di
nes¬ sun valore, e di altri a cui la fantasia senza senno e col¬ tura comune,
attribuiva origini e potenza ridicole e mi¬ stiche. E così si procedette per
lungo tempo, prima che vera¬ mente con autorità scientifica, i Musei
raccogliessero quello Digitized by LjOOQle - 259 - che realmente in ogni
disciplina dilucida la scienza pas¬ sata e presente, e ne resta documento
immutato. Basta appena appena una coltura superficiale per aver presenti certi
cataloghi di Musei vecchi, a rimanere direi sbi¬ gottiti di tanta ignoranza, se
anche al presente alcuni giu¬ dizi in proposito non ci costringessero alla
modestia. Chi di voi, o signori, non udi in qualche crocchio, o non lesse in
qualche giornale, che non vale la pena di spendere un soldo, per raccolte di
sassi e di animali impagliati, come dicono elegantemente? quasi — accettando
per un momento la comica definizione — i Musei rimanessero solo alla custodia
di oggetti trovati senz’altro. Or bene quei sassi, e secondo i più spiritosi,
anche questi animali pietrificati, sono pagine che raccontano con la loro
composizione, struttura, giacenza, trasformazioni, la storia della terra, ed
anche in parte dei cieli, passata; e preludono a quella del¬ l’avvenire: sono
documenti e testimonianze si potenti e chiari che sfatarono molte e molte fiabe
mistiche, antiche e moderne, e preformarono l’intelligenza umana alla scienza
del vero e del reale non solamente nelle discipline fisiche e organiche, ma per
rimbalzo e indirettamente in quelle morali e sociali. Sarebbe tempo, che per
pietà del nostro decoro, e reverenza della scienza, e di tanti savi eroi, si
ponesse fine a tali stoltezze e vergogne. Nè dispero di ciò, poiché scorgo, che
in fondo, l’amor del sapere si allarga, e s’incomincerà a giudicare anche fra
noi i Musei al loro valore, come accadde, ed ormai é abituato sentimento co¬
mune, in tutte le nazioni civili del mondo. A valutare però qual sia
l’efficacia e il luogo gerarchico dei Musei di Storia Naturale
nell’organizzazione della scienza moderna, duopo è brevemente considerare Verri
- briogenia , a dir cosi, attuale delle scienze pure . La Natura è una somma di
forze o di modi di manife¬ stazione dell’energia generale ^congenita, e degli
elementi varii, ove si scinde, che per reciproci influssi insieme co¬
stituiscono ciò, che chiamasi con adeguata parola. Uni¬ verso. La scienza
quindi consiste nella interpretazione dei modi Di,gitized by LjOOQ le - 260 -
di operare di queste forze, o attitùdini, che sono poi le leggi dei diversi
ordini dei fenomeni, e nello sceverare gli elementi dei varii composti, e le
norme dei loro aggrup¬ pamenti, dei cicli di evoluzione, tentando di
determinarne anticipatamente poi i composti e le intrinseche vicissitu¬ dini di
forme. Ma se le forze molteplici possono essere le trasformazioni di un unico
substratum, donde si esplicano e dove via via si rifondono con vece perpetua
spiralmente procedendo; e gli elementi stessi diversi possano dirsi momenti di
un elemento unico; pure nella reale costitu¬ zione del mondo, forze ed elementi
formano una indefinita varietà di azioni e sostanze, che generano appunto la
im¬ mensa distinzione degli aspetti delle cose e dei loro feno¬ meni. Onde la
scienza che deve determinarli, chiarirli e rilevarne le leggi, è costretta a
procedere per via di ana¬ lisi e di distinzioni di àmbiti singolari, infiniti.
Mano mano che il sapere si allarga, che ciascun gruppo, ciascun fe¬ nomeno
stesso si gemina, si scinde in varii elementi, la potenza singolare
dell’ingegno non basta più alla com¬ prensione distinta della enciclopedia
universale ; e la di¬ visione del lavoro per necessità si effettua tra
gl’indaga¬ tori delle cose. Cosi per la continua specializzazione di tutte le
scienze, ciascuna ramificandosi via via in modo indefinito, la sin¬ tesi
compiuta generale delle medesime non può essere opera, ripeto, personale come
negli antichi tempi ; ma sib- bene collettiva , in quanto copiosissimi gruppi
di ricercatori vanno formandosi per ogni singola parte del sapere, tra¬
vagliandosi ciascuno di essi nel suo àmbito proprio, e in apparenza quindi
indipendenti l’uno dall’altro. Ora dinanzi alla Intelligenza umana indagatrice
sta la 'gran sintesi, e l’indefinito ordine delle cose tutte quante: e poiché
tale ordine é, rispetto alla costituzione genuina della intelli¬ genza stessa,
intelligibile , cosi la scienza non può essere che l’ interpretazione della
Natura per mezzo della iVa- tura : riuscendo in tal modo lo specchio sincero di
quel¬ l’ordine stesso; delle cause dei fenomeni, cioè, delle varie forze, e dei
rapporti multipli, e dei reciproci influssi che Digitized by LjOOQle - 261 -
intercedono e si attuano fra quelli e queste. Infatti gli Organi attuali della
scienza vanno dalle Università, dagli Istituti scientifici d’ogni indole, dai
Laboratori privati e pubblici d’indagini inorganiche e organiche, dalle Asso¬
ciazioni scientifiche, dagli Osservatori astronomici, mete- reologici, sismici
e via discorrendo, dai Gabinetti speri¬ mentali di antropologia e psicologica,
ai Musei, alle Sta¬ zioni marittime, lacustri, mediterranee ecc., ecc. Questo
lavoro assiduo, continuo, vastissimo, ma disparato, sciolto e diviso, sembra ad
alcuni — per la scienza generale — dannoso, effettuandosi cosi quasi un Casellario
isolato d’ogni frammento di disciplina, senza intrinseco nesso, senza sistema
vitale, quale è quello che si avvera e si agita nella Natura. Ma è una
illusione: anzi questa tanto ampia e intricaia rete d’indefiniti gruppi di
scienziati, é un portato inevitabile della scienza moderna, e la sua forza
complessiva è garanzia di vittoria. Ciascuna associazione di fenomeni affini in
una data ri¬ cerca, viene cosi nello studio resa più accurata, profonda, e
completa: ed i suoi resultati non rimangono isolati, e inchistaii, ma si
articolano, a dir cosi, di per sé natural¬ mente con tutti gli altri, che altri
in diverso campo con eguale diligenza produsse: onde si va compiendo via via,,
quasi in modo inconscio, intellettualmente quella sintesi, che già effettivamente
trovasi nella Natura. Cosi a modo di esempio ricerche chimico fìsiche
accuratissime, perchè in àmbito definito, intorno allo spettro di ciascun me¬
tallo, scoprirono la chimica celeste per l’analisi spettrale degli elementi
degli astri e delle nebule: onde l’astronomia tanto se ne avvantaggiò: acquisto
meraviglioso che essa fece pure per le pazienti prove e indagini dei fotografi.
Nello stesso modo testé la medicina, la batteriologia, la chirurgia, anatomia,
ecc. dai raggi X, l’antropologia dalle semplici relazioni dei viaggiatori, e
via via discorrendo. Quindi ciascuna scienza profitta dei resultati culminanti
di tutte, e con esse va articolandosi e coordinandosi, e cosi ricompone
scientificamente — per quanto ci è con¬ cesso — la gran mole dell’ Universo,
Digitized by Google - 262 - Mentre poi in tal modo si ampii e si organizza la
Scienza pura, essa per necessità intrinseca e nativa per¬ vade tutte le forme
di attività individuale e sociale: onde l’igiene, la educazione, il giure
civile e penale, l’esercizio immenso economico, le industrie, i commerci e via
dicendo, vengono rinnovati e fecondati alla luce della scienza mo¬ derna, e
governati e trasformati dai suoi metodi razionali. Tali influssi, e la potenza
modificatrice della scienza su d’ogni fatto ed atto umani singolari e
collettivi, divengono sempre più poderosi e irresistibili: onde col tempo
cresce la signoria della scienza, che diverrà, non temo dalla sto¬ ria
smentita, veracemente il quinto e difinitivo stato so¬ ciale : duraturo in perpetuo,
perchè produttore indiretto di beni a tutti evidenti, non guasto, corroso e
imputridito dalla lue dei partiti, dagli interessi morbosi privati, dal
pernicioso spirito di ambizione e di prestigio. In questa splendida e viva
cooperazione di tutti gli or¬ gani della scienza per rintracciare il vero delle
cose, e con esso raggiungere il bene sociale, quale inferenza ne¬ cessaria, i
Musei moderni di Storia Naturale, sono i più efficaci, e fecondi. Infatti, è
cosa ovvia addarsene, i Musei soli conservano , per le loro collezioni ordinate
secondo norme precise e reali tassonomiche, e ragioni di epoche, e svolgimento
di forme, il passato, di cui esse sole sono documenti effettivi, e
inorganicamente e organicamente possono ricostruire le condizioni generali e particolari,
e le vicissitudini delle età trascorse: e per i loro laboratori, d’altra parte,
e ricerche speciali in ogni ramo delle scienze naturali, gareggiano in trovati
stupendi con tutti gli altri Istituti sperimentali: e spingono a progresso
continuo il sapere. Ed è appunto per questo che le Nazioni più civili spendono
per i Musei somme ingenti: certe, come sono, che quivi si agita il fomite più
potente dell’avanzamento scientifico, e con esso del reale bene sociale. Ed
ora, o signori, dovrei intrattenervi intorno alle con¬ dizioni attuali ed al
valore scientifico del nostro Museo: ma il tempo concesso ad una Conferenza non
me lo per¬ mette. Dirò solo — ed è fatto palese — che le sue condi- Digitized
by LjOOQle - 263 - zioni sono relativamente buone, mercè anche il valido ajuto
dell’onorevole Giunta Municipale, ed il lavoro dei singoli professori ed
aggiunti, e se non è soverchia bal¬ danza, del modesto Direttore stesso di
questo Museo nei tre anni trascorsi dal suo rinnovamento: ed abbiamo ferma
speranza che divengano sempre migliori, anche per l’aiuto dei privati, com’è
costume tra quei popoli ci¬ vili e forti, che sanno il massimo dei poteri, il
più legit¬ timo e sano, la fonte perenne di gloria e di prosperità delle
nazioni, consistere nel sapere. In quanto al valore anche cosi com’è, il nostro
Museo non è secondo ad al¬ cuno in Italia, per giudizio eziandio esplicito di
scienziati nostri e stranieri: e, concedendolo la fortuna, potrà presto
gareggiare con i cospicui d’altre nazioni. L’indirizzo del nostro Museo è
quello d’ogni Istituto che vuole essere moderno, vale a dire rigorosamente
scienti¬ fico: alieno quindi da ogni altro spurio intendimento, pro¬ cedendo
cauto nelle ricerche, e schivo da affermazioni o negazioni assolute e immature.
Perciò il campo delle ri¬ cerche di ciascuno che qui insegna e lavora, è,
nell’àm¬ bito nativo della scienza libero affatto: l’unità del sapere
rinvenendosi di per sé in quella reale e vivente della Natura. E se,
terminando, è lecito parlare di me, e dell’indole delle mie dottrine, senza
taccia di vanità, poiché per lo statuto organico devo rispondere anche, oltre
l’azienda economica del Museo, al suo esercizio scientifico; e pub¬ blicamente
professo nell’Accademia Scientifico-letteraria di Milano da molti anni, Antropologia
generale, con ne¬ cessaria modestia dirò, che nella dottrina della evoluzione
degli esseri organici, io — ed i fatti ne fanno oramai am¬ pia testimonianza —
considero come vera e dimostrata la indefinita modificazione delle specie
tutte; ma, si badi ! però solo nel campo e nell'àmbito proprio di ciascuno dei
quattro tipi fondamentali di struttura degli organismi; sco¬ perti e
determinati per vie diverse, ed all’insaputa reci¬ proca, dei due grandi
mituralisti Guvier e Baer. Che se da quattro vennero ultimamente recati a
sette, o più, quelli Digitized by Google - 264 - aggiunti non sono che
modificazioni evidenti degli altri. Or tre dei quattro Tipi trovansi già
contemporanei, ed in forme elevate nel Cambriano, e ci sono indizi che forse
tali si rinvengono nel precambriano. Che se peranche non si notò in quelle
epoche remotissime, il quarto, cioè il vertebrato , non é, per chi conosce la
storia della Paleon¬ tologia, prova di assoluto difetto. Abbiamo esempi copiosi
di negazioni di forme in varie epoche geologiche, che indi vi si scopersero
numerose. Basti citare le scimmie, e i loro prossimi precursori. Si negò
recisamente che queste potessero trovarsi fossili : ora tutti sanno che non
solo e abbondantissime si scopersero nel Miocene , ma si nell’ Eo¬ cene: e,
cosa più sorprendente ancora, nel Cretaceo su¬ periore, secondo le ultime
notizie ricevute dai valenti pa¬ leontologi americani, fratelli Ameghino.
Quindi da un mo¬ mento all’altro — ed io ne sono convinto — il tipo verte¬
brato può comparire in quei mari, che noi anche, con imprudente affermazione,
diciamo ora primitivi. Dopo lunghi studi e ricerche personali in proposito, io
conclusi che quei quattro Tipi di struttura, tali sono, in quanto la materia
vivente donde emersero e che per necessità logicamente preesiste alla forma,
non può manifestarsi nella universale attività biologica sua e periferica del
pia¬ neta, che specificata sempre: cioè come un micro, o macro organismo
definito, e non mai come generica ed amorfa sostanza. Onde la ragione poi della
struttura determina¬ tissima, anche secondo l’Haeckel stesso, dei quattro Tipi,
che hanno persistito sempre durante tutte le epoche geo¬ logiche sino
all’attuale, la rinvenni in questo, che, cioè, la materia vivente per
condizioni sue intrinseche molecolari, e fìsico chimiche biologiche, non può
ordinarsi che in queste quattro forme fondamentali, nella guisa che le va¬ rie
sostanze minerali hanno un modo ciascuna di assetto cristallino tipico, entro
brevi confini. La causa quindi delle forme fondamentali diverse e determinate,
sta secondo le mie ricerche, e la personale dottrina nei rapporti in¬ timi
della materia vivente con definite forme geometriche di struttura. Perciò sin
da principio questa materia vi - Digitized by AjOoq le - 265 - venie, a seconda
di circostanze, leggi e azioni efficaci d'ambiente per ora a noi non tutte
note, si andava architet¬ tando contemporaneamente nei quattro tipi
fondamentali, che non mai scomparvero, mentre si estinsero specie, ge¬ neri,
ordini ecc. appartenenti a ciascuno dei Tipi. Tale mia dottrina accennata di
volo in anteriori mie pubbli¬ cazioni, svolta con larghezza da molti anni nelle
mie lezioni all'Accademia Scientifico-letteraria di Milano, spero presto
svolgerla compiendola in apposito trattato corredata da prove d'ogni sorta
scientifiche. Per me, concludendo, o signori, chiara ed evidente é la dottrina
della generale evoluzione, e ne sono uno dei più antichi sostenitori con
proprie anche testimonianze, in Italia: ma con molte ri¬ serve in quanto alle
cause, al suo procedimento reale in natura, ed ai fini che le si attribuiscono.
La evoluzione or¬ ganica io l’affermo, e l'affermai, come verità oramai di¬
mostrata, entro l’àmbito però di ciascuno dei Tipi fonda- mentali, ma non da un
Tipo fondamentale nell'altro: per le ragioni che io svolsi nelle mie lezioni, e
che esibirò nel mio trattato. Ed invero i tentativi sin qui di passaggi cro¬
nologici, e di struttura di un Tipo nell'altro, fallirono, o restano molto
dubbiosi agli occhi stessi dei fautori: mentre l'evoluzione delle forme proprie
di ciascun tipo di strut¬ tura fondamentale sia in senso progressivo o
regressivo, è evidente e innegabile. Ed a questo proposito parlando talvolta
con l'illustre Prof. Schiaparelli, Direttore dell'Osservatorio Astronomico di
Milano, che mi onora della sua amicizia e benevolenza da lupgo tempo, anche di
queste mie dottrine, egli dice- vami che esse non erano disformi molto dalle
sue proprie, considerata la cosa però da un suo punto di vista. Aven-
domene'poi fatto parte con squisita cortesia, e trovatele io degne in tutto e
per tutto della grande sua mente, lo pregai di tracciarmene un sunto per
iscritto. Ma, letto questo, nacque in me più vivo il desiderio di vedere svolti
più largamente i suoi alti concetti : ed anche questo egli fece — tanto è
grande la bontà dell’animo suo! — Io sentii al¬ lora il dovere di rendere
pubblico tale suo lavoro, non Digitized by LjOOQ le - 266 - perchè solo veniva
a comprovare per altre vie la mia dottrina — onore certo massimo — ma perchè
altrimenti sarebbe andata perduta tanta larghezza e profondità di vedute, a
danno della scienza. Mi feci coraggio, e gli chiesi licenza di pubblicarlo.
Egli era da prima — per modestia sua abituale — riluttante; ma insistendo io,
con¬ discese, desiderando però che il suo lavoro venisse ag¬ giunto alla mia
Conferenza. E con questa compiacenza, che certo è comune a tutti, trattandosi
di uno scienziato quale è Schiaparelli, pongo fine al mio discorso, salutando
tutti e ringraziando di cuore. Digitized by L^ooQle FORME ORGANICHE NATURALI E
FORME GEOMETRICHE PURE studio comparativo di GIOVANNI SCHIAPAEELLI . fungar
vice cotis, acutum Reddere quae valet ferrum, exsors ipsa secandi. Hor. Digitized by LjOOQle
Digitized by LjOOQ le Al ch.° Professore
TITO VIGNOLI DIRETTORE DEL MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE IN MILANO Dedico a
Voi questo opuscolo, che a Voi ‘deve d'essere stato scritto e di esser ora
pubblicato. Videa di scriverlo, ben Vi ricorda, me la deste il 22 Aprile
passato in un colloquio, del quale conservo tuttora la più viva e la più
gradita ricordanza. Si discorreva dell' ordinamento sistematico negli esseri
della natura organica. Voi diceste allora che non potevate adottare Vopinione
espressa già {colle usate cautele però) da Carlo Darwin , secondo cui tutte le
specie della natura animale deriverebbero per evoluzione da un unico tipo. Che
consideravate come vera e dimostrata là derivazione di tutte le •specie, ma
però di ciascuna soltanto nel campo proprio dei quattro tipi fondamentali
fissatila Cuvier e da Baer. Essere vostra intima persuasione che la materia
vivente non potesse in origine ordinarsi che in quelle quattro forme ; come Tè
sostanze minerali non cristalliz¬ zano in più che sette sistemi di figure
poliedriche. E con¬ cludevate che la causa drtaXe divisióne sià da cercare in
rapporti necessari della materia vivente con definite forme geometriche di
strutt ura . Colpito da queste riflessioni, Vi confidai allora che da molto
tempo anch'io era giunto a congetturare relazioni fra le strutture organiche e
quella Geometria , che tutto informa it Còsmo, cosi neVgr ando com e nel
piccolo. Con- Digitized by Google - 270 siderando Vordinamento sistematico che
dovunque regna nel campo degli esseri viventi, e le correlazioni e connessioni
manifeste che si rivelano in ogni parte, io era stato con¬ dotto ad assimilare
V insieme delle forme organiche ad un sistema di forme pure geometriche, nella
classificazione delle 'quali si manifesta in modo anche altrettanto evidente la
disposizione topica e fa. connessione delle singole parti. 10 ne uvea concluso,
che come in un sislefhir^U- forme geometriche Vinfinita varietà di queste
deriva dalla varia¬ zione dei parametri (od elementi , diMCrlminatori) di una
medesima forma fondamentale, così possano i tipi orga¬ nici della nqtjira~ (q
almeno di u n regn o di essa) derivare futti dalle variazioni di un certo
numero di elementi di- scrimina tori sec pndJL.una formula o legge unica; per
modo che alla formula sian dovuti tutti i caratteri co¬ muni, alla diversità
dei detti elementi tutti i caratteri speciali ed individuali. Questa idea Vi
parve degna di qualche attenzione , tanto che voleste farne pubblico cenno in
una conferenza poco dopo da Voi tenuta nel Museo; e mi esortaste vivamente a
svilupparla per iscritto. E aggiungeste un benefizio, del quale Vi sarò grato
in eterno; mi deste cioè a leggere le opere immortali di Carlo Darwin. Nuovi
orizzonti si ader¬ sero alla mia mente ; ciò che prima appariva sotto forma
nebulosa e mal definita, acquistò precisione, consistenza e rigore. Vidi con
grata sorpresa che quelle mie idee non solo non erano (come da principio
sospettavo) contrarie alla teoria delVevoluzione organica ; ma che anzi
potevano servire forse a sciogliere od almeno a rischiarare diverse difficoltà
di questa teoria, davanti alle quali lo stesso Darwin s'era arrestato. Da tutto
questo presi animo a seguire il Vostro consi¬ glio. Continuai le mie
meditazioni; ed ora eccone il risul¬ tato, che presento colla modestia troppo
necessaria in uno, 11 quale ha avuto Vardire di penetrare in un campo non suo.
E certo io non avrei mai osato pubblicarlo, se Voi non Vaveste preso sotto le
vostre ali, al punto da volerlo associato in un medesimo volume coi Vostri
proprii scritti. Digitized by LjOOQle - 271 - Quanto si propone qui alla
considerazione degli amici della verità è nulla piu che una ipotesi
scientifica, o piut¬ tosto un insieme di ipotesi scientifiche coordinate razio¬
nalmente fra di loro, in modo da farle corrispondere il meglio che possibile
coi fatti osservati. Del loro valore giudicheranno le persone competenti. Se
troveranno presso di queste qualche approvazione, il merito sarà principal¬
mente Vostro. Voi sarete stato il martello, che battendo sull incudine lenta ed
inerte, ne avrà fatto scaturire qual¬ che scintilla di luce . Se aWopposto
risulterà non essere luce ma fumo, o meno ancora che fumo, faremo conto che non
ne sia stato nulla, e considereremo il tutto come sogno di una notte d’estate.
Allora il troppo audace calzolaio, ammonito da Apelle , tornerà senza rammarico
alla sua scarpa consueta, dalla quale non avrebbe mai dovuto di¬ partirsi.
Giovanni Schiaparelli. R. Specola di Brera, 15 luglio 1897. Digitized by Google
Digitized by Google Forme geometriche pure: loro parametri, e loro
classificazione. 1. Forme geometriche pure. — Una forma geometrica dicesi pura
, quando tutti i suoi punti derivano da una medesima legge, cioè da un medesimo
metodo di costru¬ zione. Così la linea retta (in tutta la sua indefinita lun¬
ghezza), il circolo, la parabola, la superfìcie sferica costi¬ tuiscono
altrettante forme pure; perchè tutti i loro punti si costruiscono colla
medesima regola, e godono delle stesse proprietà. Invece un poligono rettilineo
è una forma mista, perchè i tratti rettilinei ond’é composto, avendo diverse
giaciture e direzioni, i punti dell’uno son descritti con norma diversa da
quelli dell’altro. Similmente è una forma mista la superfìcie di un poliedro
qualsiasi, di un segmento di sfera, di un tronco di cono, ecc. Carattere
essenziale e distintivo di tutte le forme pure è questo: che data una parte
quanto si voglia piccola, pur¬ ché finita, di una forma pura, il resto di essa
è intiera¬ mente determinato. Cosi, dato un tratto anche brevissimo di linea
retta, si potrà facilmente descriverla tutta intiera, e prolungarla
indefinitamente da una parte e dall’altra. Similmente da un piccolissimo arco
di circolo si può de¬ durre la costruzione del circolo intero; e da una picco¬
lissima porzione di superficie sferica, la costruzione di tutta la sfera. Lo
stesso dicasi dell’ellisse, della parabola, SCHIAPARELLI. Digitized by Google
18 - 274 - di un ellissoide qualunque. Tanto grande è il vincolo, che unisce in
modo stretto ed assoluto tutte le parti delle forme pure, e ne costituisce un
tutto omogeneo ed armonico! Lo stesso invece non si potrebbe dire, per esempio
di un poligono ; del quale la parte data ABC non basta a de¬ terminare il
resto, che può essere ARC, o AMSC o ANVPC ecc. ; e neppure d’un poliedro, né in
generale d’una forma mista qualsiasi. In tutto quello che seguirà noi ci
occuperemo delle sole forme pure, essendo queste le sole, per cui Funiforme
modo di generazione e la stretta correlazione fra le parti permetta una
comparazione, sotto qualche riguardo plau¬ sibile, cogli organismi della
natura. Si potrebbe anzi dire in un certo senso, che anclF esse sono creazioni
organiche ; nel senso cioè che in ciascuna di esse tutte le parti, anche
minime, sono coordinate secondo un medesimo principio. 2. Le forme pure della
geometria possono svilupparsi secondo una, o due, o tre, o quante si vogliano
dimensioni, formando quante si vogliano classi. Nel campo della nostra diretta
intuizione entrano però soltanto^quelle, che si svi¬ luppano secondo una o due
dimensioni ; le prime chia¬ miamo linee, quali la'retta ed il circolo; le
seconde su - perfide, quali il piano o la superficie sferica. Dei corpi a tre
dimensioni nói possiamo ancora intuire l’estensione, ma non più la forma; ciò
che chiamiamo con questo Digitized by Google l - 275 - nome è la forma della
superficie che li divide dallo spazio rimanente. Il regno delle linee si divide
in due grandi comparti- menti ; quello delle linee piane , che possono essere
tutte intiere descritte in un piano, come per esempio il circolo ; e quello
delle linee sghembe , le quali in un piano non possono essere contenute, nè
tutte intiere, nè parte di esse; esempio l’elica che è formata dalle spire
d’una vite. Queste ultime superano d’assai le prime quanto a ricchezza e
varietà di tipi, e complicazione di forme. Ricchissimo pure è il regno delle superfìcie;
il quale offre nelle sue forme combinazioni e particolarità sconosciute in
quello delle linee curve. Di queste tre classi (linee piane, linee sghembe,
super¬ ficie) considereremo soltanto quella delle linee piane; la più semplice,
la meglio studiata, la più facile ad esser ben rappresentata con figure su di
un foglio. Inoltre le sue proprietà offrono campo sufficiente a tutte le
considera¬ zioni e le applicazioni che qui intendiamo fare delle forme
geometriche. Dalla loro classificazione e dalla loro com¬ parazione coi sistemi
organici si può apprendere pel nostro scopo tutto quello che risulterebbe dallo
studio più com¬ plesso e più difficile delle linee sghembe e delle superficie ;
niente di più, ma anche niente di meno. E molte delle proposizioni e
conclusioni da esse dedotte potranno imme¬ diatamente applicarsi a qualsiasi
classe di forme geome¬ triche estendentisi a qualsivaglia numero di dimensioni
(1). 3. Parametri delle forme geometriche. a) Se ad alcuno si domandi qual’ è
la curva definita dalla proprietà che tutti i suoi punti M'M",... siano
distanti dal punto dato O di una medesima quantità a; (1) Avvertenza . — Spesso
accadrà, in quanto segue, di sostituire alla denominazione di linee piane
quella di curve piane od anche solo quella di curve , non curando la piccola
improprietà dipendente da ciò che fra le linee piane vi è anche la linea retta,
che non può chiamarsi una curva; e l’altra improprietà dipendente da che non
tutte le curve sono curve piane. Ciò non produrrà alcuna confusione nel
presente caso. Digitized by Google - 276 - egli senz'altro risponderà, tal
curva esser un circolo de¬ scritto dal centro O con raggio uguale alla
lunghezza a. La proprietà suddetta basta dunque a determinare la special natura
del circolo, qualunque sia la lunghezza a; e perciò il suo enunciato servirà a
definire tutti i circoli possibili. Ad ogni valore di a corrisponderà un certo
cir¬ colo, e soltanto quello; inversamente ad ogni circolo cor¬ risponderà un
certo valore di a e nessun altro. A questa quantità a di cui il valore serve,
come indice caratteri¬ stico, a distinguere un circolo nell'infinita
moltitudine di tutti gli altri, si usa dare il nome di parametro . b) Sian dati
in secondo luogo due punti O ed O' di¬ stanti fra di loro della quantità a: e
si domandi qual'è la curva definita dalla proprietà che per ogni suo punto M ia
somma delle sue distanze dai due centri OO’ sia sempre la medesima, ed eguale
ad un' altra quantità b ; in modo che qualunque sia il punto M della curva, si
abbia sempre OM+ O' M= b. Il problema è nòtissimo e da lungo tempo risoluto ;
la curva dimandata è una ellisse, avente per fochi i punti O ed O r , e del cui
grand’asse A B la lunghezza è uguale a b . Proprietà questa fondamentale
deH’ellisse, che serve anche a definirla e a descriverla graficamente. Or dati
Pvalori di a e di b l’ellisse è com¬ pletamente determinata ; inversamente ad
ogni ellisse cor¬ risponde un proprio valore di a e un proprio valore di 6.
Perciò, mentre la proprietà qui sopra enunciata comprende Digitized by AjOOQle
- 277 - in sé tutte le ellissi possibili e vale per tutte, i valori ab
corrispondenti ad una data ellisse serviranno d’indici ca¬ ratteristici per
distinguerle da tutte le altre. Le due quan¬ tità ab si dicono perciò parametri
deH'ellisse. E si vede, che mentre a determinare un circolo bastava un para¬
metro, a definir l’ellisse due parametri son necessari. Perchè quand’anche due
ellissi abbiano uguale il para¬ metro a (cioè i medesimi fochi O ed O'), esse
tuttavia po¬ tranno esser differentissime di forma e di grandezza, se hanno
diversi valori per il parametro ò. E di qui si con¬ clude ancora un’ altra cosa
; essere le possibili ellissi infi¬ nitamente più numerose dei possibili
circoli. Infatti tanti sono i circoli, quanti sono i valori diversi che può
pren¬ dere l’unico loro parametro a; cioè infiniti. Ma tante sono le ellissi,
quante son le combinazioni, che si posson fare, di ciascuno degli infiniti
valori di a, con ciascuno degli infiniti valori di b; cioè infinite volte
infinite. Il qual nu¬ mero si chiama infinito di secondo ordine. c) Sian dati
in terzo luogo tre punti O O' O", cioè le lunghezze dei lati del triangolo
da essi formato, ab e. E si domandi qual’è la curva definita dalla proprietà
che per ogni suo punto M la somma delle sue tre distanze dai tre centri O O'
O" sia costante èd eguale ad un’ altra quantità d: si abbia cioè sempre O
M + O'M-\-Q" M = d> qualunque sia il punto M scelto lungo la curva.
Questa sarà una specie di ovale, generalmente parlando^non sim¬ metrica, a un dipresso
quale la figura dimostra.' Tal di- Digitized by Google - 278 - fetto di
simmetria la renderà meno elegante e meno utile nelle applicazioni, che non
siano il circolo e Tellisse; ma ella non sarà per ciò meno precisamente
determinata dalle quattro quantità ab ed di quello che fossero il circolo da
una e Tellisse da due. Ogni curva di questo sistema sarà contrassegnata e
distinta da tutte le altre analoghe per mezzo dei valori speciali che per essa
assumono le dette quattro quantità; le quali pertanto costituiscono i suoi
indici caratteristici, o i suoi parametri. Il numero di tutte le forme
possibili di questo sistema è un infinito del quart’ ordine ; potendo infiniti
valori di a combinarsi tion infiniti valori di b : queste combinazioni binarie,
infinite di 2° ordine, associarsi ciascuna con ihfìniti valori di e: queste
combinazioni triple, in numero infinite di 3° ordine, associarsi con infiniti
valori di d, dando cosi origine ad un numero di combinazioni quadruple, che è
un infinito di 4° ordine. A ciascuna di tali combinazioni quadruple corrisponde
un tipo o forma speciale di queste curve. Senz'andar più oltre, è facile
prevedere quello che acca¬ drebbe esaminando i sistemi di curve analoghe, in
cui per ogni punto M fosse costante la somma delle distanze di esso da quattro,
cinque, o più centri O O' O" O'"... Il nu¬ mero dei parametri cresce
di due unità per ogni centro che si aggiunge, e cresce in rapida proporzione
anche la moltiplicità delle forme. Come si vede, da questo partico¬ larissimo
problema che è uno solo fra gli infiniti problemi analoghi immaginabili,
scaturisce una moltitudine di forme, al cui numero ed alla cui varietà non vi è
confine. Ep¬ pure questa non è che una piccola divisione della gran famiglia
delle curve dette algebriche. 4. Da quest'esempio, al quale sarebbe facile
associare molti altri consimili, possiamo comprendere, che in un sistema di
curve, descritte secondo un medesimo principio o dipendenti da una medesima
legge, due cose principal¬ mente sono a notare. In primo luogo il principio
stesso, o legge di costruzione, che vale per tutte le forme del si¬ stema, e
determina per esse un insieme di proprietà co¬ muni; principio o legge, di cui
l'enunciato (o la scrittura Digitized by Google - 279 - simbolica equivalente)
costituisce ciò che chiameremo la formula fondamentale del sistema . In secondo
luogo sono a considerarsi i parametri delle curve, cioè quelle quan¬ tità,
costanti per tutti i punti di una medesima curva, i cui valori speciali servono
a distinguere ciascuna di esse da^tutte le altre del medesimo sistema. Questi
parametri, colle combinazioni molteplici di tutti i valori che possono
prendere, danno luogo a tutte le infinite forme individuali del sistema. Da
essi dipende tutto ciò che una data forma ha di proprio e di particolare;
mentre nella formula fon¬ damentale risiede tutto ciò che tal forma ha di
comune con tutte le altre. 5. Rispetto ai parametri poi vale in generale ciò
che si ebbe occasione di notare nell’esempio qui sopra ad¬ dotto ; cioè che
dall’esser pochi o molti dipende la maggior o minor varietà dei tipi, e il loro
numero. Per i sistemi a un solo parametro il numero delle curve individuali
pos¬ sibili è infinito, come sopra abbiam notato dei circoli. Per i sistemi a
due parametri il numero è infinite volte infi¬ nito, cioè infinito di 2°
ordine, come vedemmo per il caso deirellisse. Per i sistemi a tre parametri il
numero delle curve diverse possibili è infinite volte infinitamente infi¬ nito,
cioè infinito di 3° ordine. E cosi innanzi. Gol moltipli¬ carsi dei parametri
cresce anche la varietà delle forme, perchè ogni parametro che si aggiunge dà
origine ad un nuovo elemento di diversità nel sistema. Tutto quello che si è
detto intorno ai parametri delle curve piane può essere applicato a qualsiasi
classe di forme geometriche pure, quindi alle curve sghembe e alle superficie,
ed anche a quelle forme superiori, che svol¬ gendosi in spazi a tre o più
dimensioni escono pure dal campo del nostro potere d’intuizione geometrica. La
considerazione dei parametri, o degli elementi che determinano le singole forme
in un sistema, è il perno fondamentale di tutte queste nostre disquisizioni ;
perchè la natura organica ha anch’ essa i suoi parametri, da cui dipende la
quasi infinita varietà delle sue forme. Perciò è stato necessario definirne
bene la loro natura e le loro funzioni. Digitized by LjOOQ le 280 - Abbiamo qui
sopra nominato la famiglia delle curve piane, cui si è dato il nome speciale di
algebriche . Fra tutte le curve piane occupano queste il posto più distinto per
la semplicità della loro origine, per la copia ed ele¬ ganza delle loro
proprietà, e sopratutto per l’intrinseca armonia e coesione del sistema da loro
formato, che rende capaci le loro molteplici e svariate forme di una classifi¬
cazione regolare e simmetrica; onde per questo capo, forse più d'ogni altra
famiglia di curve, sono in grado di fornire opportuni punti di comparazione coi
prodotti della natura organica. Queste curve sono anche le sole, per le quali i
geometri abbiano fatto qualche tentativo di divi¬ sione per generi e specie,
analogamente a ciò che si usa nella storia naturale. Credo di qualche
importanza il dare alcune notizie intorno a questi lavori di classificazione,
anche a costo di fare una digressione su alcune nozioni di geometria Cartesiana
a ciò necessarie. Le quali spero non saranno per creare difficoltà al più dei
lettori. Chi non s’interessa a questo può saltare le pagine seguenti, la cui
materia non è essenziale alla presente trattazione, e passar senz’altro al §
10. 6. Come una curva si possa rappresentare per mezzo di una equazione. — Se
nel piano della vicina figura si conducano ad arbitrio due rette fra di loro
per¬ pendicolari OX 07, e da un punto qualsiasi M si abbas¬ sino le
perpendicolari MP,MQ; le lunghezze di queste si diranno le coordinate del punto
Af, e si designeranno per brevità coi nomi di x ed g come sulla figura si vedon
segnate. E diremo, che la posizione di un punto M qual¬ sivoglia del piano sarà
determinata, quando si assegnino i valori delle sue coordinate a?, y. Finché
questi valori rimangono intieramente arbitrarti e non legati da alcuna
condizione, il punto M potrà occupare qualsiasi luogo nel piano. Ma se poniamo
che fra il valore d’a? e quello d'y debba esistere una certa relazione costante
espressa da una legge, il punto M non sarà più arbitrario e si troverà
obbligato a far parte di una certa curva. Per comprendere come ciò avvenga,
facciomo un esempio; Digitized by LjOOQle - 281 - e poniamo che fra le
coordinate x y del punto M sia im¬ posta questa legge o condizione; che la
somma dei loro quadrati debba esser sempre la medesima, ed uguale al quadrato
di una linea data di lunghezza a . Tal legge si esprimerà algebricamente
dicendo che deve aversi sempre x 2 -]-y 2 = a 2 . Ora è evidente che i punti M
capaci di sod¬ disfare a questa condizione sono tutti quelli (e quelli sol¬
tanto) del circolo MN descritto da O come centro con raggio OM=a . Infatti pel
notissimo teorema di Pitagora dalla considerazione dei triangoli rettangoli
OMP, OMQ , di cui xy sono i cateti e OM= a Tipotenusa avremo, per ogni punto M
del circolo, x 2 -\-y 2 — a 2 , che è appunto la legge imposta. La
rappresentazione geometrica della legge esprèssa dairequazione x 2 + y 2 = a 2
si avrà dunque nel circolo MN; inversamente; il circolo stesso sarà
algebricamente rap¬ presentato dall’equazione x 2 -\-y 2 = a 2 fra le
coordinate e il raggio o parametro a. Per brevità si usa dire sempli¬ cemente,
che x 2 -|- y 2 = a 2 è Xequazióne del cjfcolo de¬ scritto dal centro O col
raggio a, \ > Digitized by L^ooQle - 282 - 7. Facile è ora comprendere, che
invece dell’equa¬ zione sopra addotta si può assumere qualunque altra equazione
esprimente una relazione fra le coordinate xy, e uno o più parametri a b e....
Ad essa corrisponderà sempre una curva. Cosi per esempio: a 2 x 2 -i-b 2 y 2 =
a 2 b 2 v trovasi essere l’equazione di una ellisse avente il suo centro in O,
e de’ cui semiassi principali OA, OJ3, gia¬ centi nelle direzioni 0 7, O X, le
lunghezze siano OA = a OB = b : lunghezze da cui l’ellisse è completamente de¬
terminata, e che quindi possono considerarsi come suoi parametri. E come ad
ogni equazione si può trovare la curva corrispondente, per converso ogni curva
geometrica (cioè tale che si possa descrivere secondo qualche prin¬ cipio geometrico),
avrà la sua equazione. — Questo modo di rappresentare una curva per mezzo di
una equazione fra le sue coordinate ed i suoi parametri, è stato intro¬ dotto
da Cartesio, e costituisce il fondamento principale della geometria analitica o
Cartesiana . È palese che le curve geometriche di costruzione e di Digitized by
AjOOQle - 283 - significato saranno appunto tante, quante equazioni l’a¬ nalisi
matematica è capace di stabilire fra le due coordi¬ nate xy, prendendo per base
un numero qualsivoglia di parametri ; quindi infinite non solo di numero, ma
anche di natura e di forme. La loro varietà inesauribile offre un campo
illimitato alle indagini della geometria. Soprafatti dalla vastità della
materia, i matematici hanno limitato i loro studi a quei pochissimi tipi che
per qualche speciale proprietà od utile applicazione destavano il loro
interesse. Quanto si sa delle curve è dunque, rispetto a quel che si potrebbe
investigare, molto meno ancora che una goccia rispetto a tutto l’Oceano. 8.
Curve algebriche e loro classificazione. — Il nome di queste curve proviene da
ciò, che nella loro equazione le relazioni fra le due coordinate ed i parametri
si pos¬ sono esprimere completamente col solo aiuto dei tre sim¬ boli più
semplici dell’algebra, quelli cioè di addizione, sottrazione, moltiplicazione.
Onde consegue, che l’equa-* zione di una curva algebrica ridotta alla forma più
propria e più regolare risulta sempre dall’uguagliare all’unità un polinomio
intero in xy, del quale ogni termine è il pro¬ dotto di un coefficiente
costante per una certa potenza d’a? e per una certa potenza d’^. Limitandoci ai
quattro primi gradi abbiamo le forme seguenti : 1° grado : 1 = Ax + By ; 2°
grado: 1 = Ax -f By + Cx 2 -|- Dxy -f- Ey 2 ; 3° grado : 1 == Ax-\-By~{- Cx 2 +
Dxy -f- Ey 2 -f- F# 3 + Gx 2 y + Hxy*-{-Ky 3 ; 4° grado: , _ i ArX + B, J + +
Dxy+Ey 2 + Fx*+ Gx 2 y + Hxy 2 + Ktf \ -|- Lx 4 + Mx 3 y -j- Nx 2 y 2 + Pxy 3 +
Qy Digitized by Google - 284 - A, B, C, 2).... essendo numeri costanti, che
possono anche considerarsi come parametri delle curve corrispondenti a ciascuna
equazione. Alcuni di essi possono esser nulli, e quindi mancare i termini
corrispondenti neirequazione. Però quando si considerano queste equazioni nella
forma qui sopra addotta che è la più generale possibile, non tutti i parametri
concorrono a determinare la grandezza e la forma delle curve rappresentate. Di
essi tre servono per definire la posizione della curva nel suo piano; e da
questi naturalmente si può far astrazione. Onde si può dire che le curve rappresentate
dalla prima equazione non hanno parametro; quelle rappresentate dalla 2 a , 3 a
, 4 a equa¬ zione hanno rispettivamente 2,6,11 parametri. Ed in gene¬ rale le
curve corrispondenti adequazione generale del grado n? -{- 3 fi — 6 , , , n°
hanno---parametri, a determinare di ciascuna la grandezza e la forma. 9. Il
criterio fondamentale usato nella classificazione delle curve algebriche per
ordini è dato dal grado dell’e quazione che la rappresenta. Le equazioni di 1°
2° 3° 4°.... grado danno luogo alle curve di 1°, 2°, 3°, 4° ordine ; delle
quali una proprietà importante è questa, di non poter es¬ sere tagliata da una
linea retta in più che 1* 2, 3, 4..., punti rispettivamente. L’insieme delle
curve del medesimo ordine si considera come formante una famiglia a parte,
sebbene ogni ordine comprenda in sé, come casi specialissimi, tutte le curve
degli ordini inferiori. In ciascun ordine l’equazione com¬ prende un certo
numero di parametri , cioè di elementi determinatori di tutte le diversità che
esistono nelle curve a quell’ordine appartenenti; i quali parametri, colle
varia¬ zioni delle loro grandezze e dei loro rapporti danno ori¬ gine in
ciascun ordine (salvo che nel primo) ad infinite combinazioni e ad infinite
forme, riducibili tutte a deter¬ minate classi, generi e specie. Ecco un
compendio dei ri¬ sultati a cui finora i matematici sono pervenuti per la
classificazione delle curve dei primi quattro ordini. Digitized by Google - 285
- 1° Ordine. — L’equazione algebrica di 1° grado rappresenta sempre una stessa
forma, che è la linea retta. Unica nel suo genere e nella sua specie, non offre
alcuna diversità, tutte le linee rette essendo uguali fra loro e sovrapponibili
su tutta l’indefinita loro lunghezza. Quindi non vi sono variazioni, e non vi
sono parametri. 2° Ordine. — Comprende le curve chiamate sezioni coniche; le
quali considerate dal punto di vista morfologico darebbero tre specie, note
sotto il nome di ellisse, parabola, iperbole. Il circolo è una semplice va¬
rietà deH’ellisse. Il numero dei parametri determinatori è due per l’ellisse e
per l’iperbole, uno per la parabola. Quindi la varietà delle ellissi e delle
iperboli è molto maggiore che per la parabola. Le prime possono variare in
dimensione ed in forma ; la parabola non può variare che in dimensione, perchè
tutte le parabole hanno la medesima forma. La pa¬ rabola non è dunque una vera
specie comparabile alle altre due. Essa rappresenta un caso particolare, che
forma un limite fra le ellissi e le iperboli. 3° Ordine. — La sola considerazione
morfologica ha fatto riconoscere a Newton nelle curve di 3° ordine settantadue
specie diverse, le quali da Eulero furono poi (sempre secondo criterii
puramente morfologici) rac¬ colte e classificate in sedici generi. Ma fra le 72
specie di Newton soltanto sette hanno tutto il grado di generalità che compete
ai sei parametri delle curve di quest’ordine. Le altre forme sono casi limiti
fra una specie e l’altra, oppure casi particolarissimi, la cui considerazione
non si può ammettere in una classificazione uniforme. 4° Ordine. — Nella
classificazione (puramente morfologica) proposta da Eulero e rettificata da
Pluckcr si annoverano 152 generi (analoghi ai 16 generi euleriani per le curve
di 3° ordine) comprendenti un numero enorme di specie, delle quali finora nessun
matematico ha osato affron¬ tare la classificazione e la descrizione. — Il
numero dei parametri deter¬ minatori sale in quest’ordine ad undici. Questa
fecondità di enti geometrici cresce in propor¬ zioni spaventose negli ordini
quinto (dove il numero dei parametri può salire fino a diciassette), sesto
(dove il nu¬ mero dei parametri può arrivare fino a ventiquattro) ecc. Lo
studio completo di tali ordini sembra trascendere le forze dell’intelletto
umano, e soltanto alcuni casi specia- Digitized by Google - 286 lissimi furono
studiati, che comprendono soltanto una tni- nima parte del numero totale (1).
(1) I saggi di classificazione finora tentati hanno per unico intento di servir
di guida allo studio, e sono ben lontani da quella simmetria di disposizione e
da quella uniformità di metodo, a cui idealmente si do¬ vrebbe aspirare. Le
specie di Newton ed i generi di Eulero e di Plùcker non hanno tutti, nel
medesimo ordine di curve, lo stesso significato e lo stesso grado di generalità
: il numero dei parametri varia da una specie all’altra, da un genere
all’altro. È questo un difetto capitale, il quale mostra, tali classificazioni
esser fondate su principi d’analogia imper¬ fetta e convenzionale, non già
nella vera essenza delle cose. In una clas¬ sificazione ideale dovrebbero tutte
le divisioni di una data categoria (specie, genere, classe), rappresentare un
medesimo grado di diversità e di multiplicità ; sopratutto le specie, che
costituiscono il gradino ultimo, ma il più numeroso e senza paragone il più importante.
Tutte le specie di un medesimo ordine dovrebbero esser caratterizzate da un
medesimo numero di parametri, e precisamente dal massimo numero di parametri
che quell’ordine comporta : assegnando il posto che loro compete a quei tipi di
curve più speciali che ne hanno un minor numero e che quindi nel sistema si
presentano come casi singolari e relativamente eccezio¬ nali. Un tal metodo di
ordinamento finora non si conosce che per le curve del secondo ordine; ed è
sperabile che col tempo alcuno tenterà di applicarlo al terzo ordine (cosa non
difficile a farsi) ed anche al quarto. Digitized by LjOOQ le CAPO IL
Rappresentazione delleforme geometriche pure nelle loro trasformazioni 9 specie
e varietà . 10. Rappresentazione convenzionale di un ordine intiero di curve.
Caso di 2 parametri. — Consideriamo una famiglia di curve determinata da 2
parametri, quale sopra abbiam veduto esser quella delle curve di 2° ordine. Una
qualunque di esse curve sarà determinata fra tutte le altre, quando siano
assegnati i valori speciali dei due parametri a eb che ad essa appartengono.
Siano ora con¬ dotte in un piano le due rette fra loro perpendicolari OA, OB .
Prendasi sopra l'una di esse la distanza OA uguale al valore speciale di a e la
distanza O B uguale al valore speciale di b : indi elevate le perpendicolari A
M, B Affino alla comune intersezione, si compia il rettangolo OAMB . Digitized
by LjOOQle 288 - Il punto M sarà cosi intieramente determinato e corri¬
sponderà, colla sua posizione, a quella speciale forma di curva, che ha per
parametri le quantità e lunghezze OA O B. Ad ogni curva della famiglia data
corrisponderà un punto del piano: e ad ogni punto del piano una curva. Si potrà
pertanto considerare ogni punto M come il rappre¬ sentante di una curva
particolare di quella famiglia. E tutta la famiglia delle curve sarà
rappresentata dall’in¬ sieme. dei punti del piano dove si fa l'operazione. In
tal modo, al concetto di forma della curva abbiam sostituito l'altro più
semplice del luogo che occupa il punto M suo corrispondente. Poniamo ora, che
il punto M si muova in una direzione qualunque, passando da M in M\ Al punto M'
corrispon T derà la curva, di cui i parametri sono OA r O B r : e gene¬
ralmente parlando, se la distanza MM r è piccola, piccola sarà anche la
diversità di forma e di grandezza fra le due curve corrispondenti a M ed M\
Pure una diversità avrà luogo; e mentre il punto M sarà passato in M\ la curva
di M per gradi consecutivi si sarà venuta deformando in un certo modo, e sarà
arrivata a pigliar la forma che ha la curva di M\ Un movimento di M in un'altra
direzione qualsiasi M M " avrebbe prodotto una deformazione diversa dalla
pre¬ cedente. In generale ogni spostamento di M corrisponde ad una
deformazione, e per ogni direzione diversa dello spostamento si ha nella curva
una deformazione di ca¬ rattere diverso. La natura della deformazione subita
dalla curva è determinata dalla direzione in cui procede il punto M che alla
curva appartiene. Il progresso di M in due direzioni opposte darà anche luogo a
deformazione di carattere opposto. 11. Fra tutti gli spostamenti possibili che
può pren¬ dere M avanzando in diverse direzioni, meritano special
considerazione quelli che si fanno lungo le rette MA MB parallele alle OB OA .
Quando M si muove (in un senso o nell'altro) lungo la retta MA, il parametro a
rimane invariato, cioè si ha OA — a ; e quindi la deformazione Digitized by
AjOOQle ~ 289 - della curva prodotta da questo movimento deriverà dal solo
parametro b. Similmente progredendo M lungo la retta MB, avremo nella curva
deformazioni provenienti dalla variazione del solo parametro a . Queste due
specie di deformazione lungo MA e lungo MB sono distinte per questo, che ad
esse si posson ridurre tutte le altre ; e perciò le chiameremo deformazioni
tipiche . Consideriamo per esempio la deformazione che ha luogo quando M passa
nel punto vicino M'. Il punto Mpuò ar¬ rivare in M' progredendo direttamente
lungo la linea M M' ; ma può anche giungervi passando prima da M in Q e poi da
Q in M\ In questo passaggio avrà luogo una prima deformazione tipica arrivando
da M a Q; ed a questa si aggiungerà un’altra deformazione tipica, arri¬ vando
da Q in M\ Il risultato finale di queste due defor¬ mazioni tipiche combinate e
sovrapposte sarà identico a quello deH’unica deformazione che corrisponde al
passaggio diretto da M in M'. Dunque tutte le infinite deformazioni, che può
subire la curva col procedere di M nelle infinite direzioni del piano, possono
ridursi alla somma di due deformazioni tipiche; le quali corrispondono ai casi
in cui varia solo o l'uno o l’altro dei due parametri. La deformazione per MM r
qui è dunque la risultante delle due deformazioni per MQ , QM r : le quali si
compongono insieme, come i movimenti nella meccanica. 12. All’idea complessa di
deformazione di una figura abbiamo dunque surrogato l’idea molto più semplice
del moto di un punto. È possibile di attribuire a questo punto movimenti di
qualsiasi grandezza e di qualsiasi natura. Sia M la posizione iniziale
corrispondente ad una data forma ; M' un’altra posizione comunque distante, che
cor¬ risponda ad una forma comunque differente dalla prima. Da M si può
arrivare ad M' per infinite vie. Sia MP M' la via prescelta; gli infiniti punii
di essa rappresenteranno le infinite forme diverse che prenderà successivamente
la curva, nel passare dalla forma di M alla forma di M'. Un’altra via MQM'
produrrà il medesimo effetto, facendo SCHIAPARELLI. 19 Digitized by L^ooQle -
290 - passare la curva per una serie di forme aifatto differente. Può dunque
una forma passare ad un’altra in infiniti modi, cioè per infinite serie di
deformazioni diverse, pur rimanendo sempre nelle forme appartenenti alla
famiglia di curve determinate da due parametri nel modo stabilito da principio.
Ma non tutte le serie di deformazioni per cui si passa da una forma all’altra
saranno ugualmente semplici e ugualmente dirette. Siano AfAF due punti non
molto lon¬ tani e corrispondenti a due forme non molto diverse. Se per arrivare
da M ad AF si prende una via di grande circuito ed inutilmente complicata come
MRM f , la curva nel passare dall’una all’altra forma, potrà prendere nel¬
l’intervallo forme diversissime dall’iniziale che corrisponde ad Af e dalla
finale che corrisponde ad AF. Ma siccome gli stati iniziale e finale di essa
sono poco diversi, molto lavoro di trasformazione fatto in una parte del
cammino sarà disfatto in un’altra parte. Questo ci fa vedere, che fra tutte le
serie di deformazioni per cui dalla forma di Af si può passare alla forma Af'
ve ne sarà una, in cui il lavoro di trasformazione fatto una volta non si disfà
più, ed è il minimo possibile. La linea di passaggio cor¬ rispondente a questo
modo più semplice, più diretto e più economico di trosformazione non può esser
molto diversa dalla retta Af Af'. La chiameremo la linea diretta di tra¬
sformazione. 13. Rappresentazione convenzionale di un ordine intiero di curve.
Caso di tre o più parametri. Questo Digitized by L^ooQle - 291 - sistema di
rappresentare con punti le diverse forme di curve appartenenti alla stessa
famiglia, e le loro trasfor¬ mazioni reciproche, può essere facilmente esteso
alle fa¬ miglie dotate di un numero qualsivoglia di parametri. Poniamo che il
sistema dipenda da tre parametri : si potranno facilmente rappresentar questi
per mezzo delle 3 distanze di un medesimo punto M da 3 piani fra di loro
perpendicolari comunque condotti nello spazio a 3 dimen¬ sioni. Ogni forma di
curva sarà data, quando siano asse¬ gnati i valori dei 3 parametri ad essa
convenienti, e a tali valori, comunque scelti, corrisponderà sempre un punto M
dello spazio, rappresentante della data curva. Inversa¬ mente ogni punto M
dello spazio, per mezzo delle sue tre distanze ai 3 piani sopradetti determina
i valori dei 3 pa¬ rametri, e quindi la forma di curva, che ad esso punto
corrisponde. Anche in questo caso si potranno ripetere tutti i ragionamenti
esposti qui sopra pel caso di 2 para¬ metri. Il moto del punto M in una
qualunque direzione dello spazio circostante a tre dimensioni determinerà una
particolare deformazione della curva che gli corrisponde. Avremo poi tre
deformazioni tipiche, corrispondenti al moto di Min tre.direzioni
perpendicolari ai piani sud¬ detti; e tutte le infinite deformazioni
corrispondenti ad altre direzioni qualsiasi potranno sempre ridursi alla somma
o alla combinazione di 3 deformazioni tipiche. Il moto di M dal suo luogo al
luogo del punto M' rappre¬ senterà la serie delle deformazioni, per cui la
curva cor¬ rispondente ad M si trasforma nella curva corrispondente ad M'; e
questo potrà avvenire in infinite maniere, perchè per infinite vie M può
passare in M'. E fra queste vie una sarà la più semplice e la più diretta, e
quella che doman¬ derà il minimo lavoro di deformazione. Lo stesso modo di
rappresentazione si potrà applicare a sistemi di curve dipendenti da un numero
qualsivoglia n di parametri, assegnando ad ogni forma di curva quel punto M, la
cui posizione nello spazio a n dimensioni è definita dai valori speciali degli
n parametri, che a quella curva corrispondono. Veramente qui la
rappresentazione Digitized by AjOOQle - 292 - cessa di essere intuitiva, ma
niente impedisce di appli¬ carla anche a questo caso, e di estendere ad esso le
ri¬ flessioni e le conclusioni enunciate qui sopra pei casi di due e di tre
parametri. Epperò è manifesto che anche in questo caso, partendo da un punto M
che si suppone rap¬ presentare una data forma, ad ogni direzione dello spazio
/i-dimensionale in cui M può muoversi, corrisponderà una particolare qualità di
deformazione della curva rappre¬ sentata da M. Ma tutte queste deformazioni non
sono intieramente sciolte da ogni legge ; anzi tutte potranno ri¬ dursi alla
somma o alla combinazione di n deformazioni tipiche. 14. Correlazione di
deformazione. — La conclusione or ora enunziata è della più grande importanza.
Per essa comprendiamo che per passare da una data forma di curva ad un’altra
della medesima famiglia, anche pochissimo diversa, non si può procedere ad
arbitrio. La deforma¬ zione operata non può risultare che dalla sovrapposizione
di un certo numero di deformazioni tipiche di carattere ben definito ;
altrimenti avverrà chela nuova curva risul¬ tante non apparterrà più alla
famiglia delle altre. Ciò limita in un modo straordinario le deformazioni
possibili, ed introduce delle strette dipendenze fra le deformazioni che hanno
luogo in diverse parti di una medesima curva. Consideriamo, per fissar le idee,
una famiglia di curve a due parametri, per esempio la famiglia delle ellissi :
é chiaro che se si parte da una data ellisse, le deformazioni che sovr’essa
sarà concesso di fare dovranno esser uguali e simmetriche rispetto ad entrambi
gii assi della mede¬ sima. Se pertanto si domandasse che uno dei vertici del¬
l'ellisse debba esser modificato in guisa da riuscir un po' più acuto, ciò non
si potrà fare che coH'ammettere una eguale modificazione nell’altro vertice: i
due vertici di un ellisse non potendo non esser uguali e simmetrici. E quando
si volesse mantenere tal modificazione in un solo dei ver¬ tici, la nuova curva
per ciò solo cesserebbe di essere una ellisse; e si uscirebbe così dalle
condizioni inerenti a tutte le curve della famiglia considerata. Digitized by
Google i - 293 - Arriviamo dunque a questo risultato ; che una data mo¬
dificazione apportata in una parte della curva determina necessariamente altre
modificazioni correlative in altre parti. È questa il fenomeno detto
correlazione di defor¬ mazione, il quale, come si vedrà in seguito, si applica
anche agli organismi naturali. 15. Campo e limiti delle specie geometriche. —
Per mezzo della rappresentazione esposta nei precedenti arti¬ coli siamo ora in
grado di ridurre a concetti semplici ed intuitivi tuttociò che si riferisce
alle relazioni che una forma del dato sistema ha colle altre forme. Noi inco-
minceremo a considerare il campo occupato da una specie ed i limiti che lo
separano dai campi analoghi delle specie confinanti ; e per fissar le idee
discuteremo il campo delle curve algebriche di 2° ordine (sezioni del cono) le
quali sono definite, come sopra si è esposto, da 2 parametri, e di cui ogni
forma possibile è rappresentata dalla posi¬ zione di un punto corrispondente in
un piano. Egli è manifesto che punti vicini del piano devono cor¬ rispondere a
forme poco fra loro differenti; e che per¬ correndo il piano in una direzione
qualsiasi, le forme corrispondenti alle posizioni successivamente incontrate
devono variare in modo continuo, e non per salti. Da ciò possiamo inferire, che
quella regione del piano, a cui corrispondono tutte le forme di una data
specie, deve for¬ mare un’area continua. In altri termini, ogni specie ha un
campo determinato , in cui si trovano i punti delle forme ad essa appartenenti
e da cui sono escluse le forme ap¬ partenenti ad altre specie. Or le specie
delle curve del 2° ordine sono due; la specie delle ellissi e quella delle
iperboli; oltre a quella delle parabole, che è un caso limite. Adunque se noi
esamine¬ remo tutti i punti del piano che corrispondono ad ellissi, li
troveremo tutti raccolti in una certa parte di esso piano; e nel rimanente
troveremo raccolti tutti i punti che cor¬ rispondono ad iperboli. Saranno
queste le regioni o i campi delle ellissi e delle iperboli. Il confine di
queste regioni apparterrà alla forma che costituisce il passaggio Digitized by
LjOoq le - 294 delle ellissi alle iperboli, cioè alle parabole. Mentre adunque
il cempo delle ellissi e il campo delle iperboli occupano aree del piano, il
campo delle parabole occuperà soltanto i punti di una linea limile fra gli
altri due campi sopra¬ detti. Ed è manifesto, che da una forma ellittica non si
potrà passare per successive deformazioni ad una forma iperbolica, se non
attraversando quella linea limite, pas¬ sando cioè per la forma della parabola;
la quale dunque può considerarsi come un tipo di transizione. Similmente per le
curve a 3 parametri il campo di tutte le forme possibili sarà lo spazio a 3
dimensioni; ogni specie occuperà una porzione di questo spazio, che sarà il
campo di essa. Il confine fra due campi di specie con¬ tigue sarà una
superficie, della quale i punti corrispon¬ deranno a forme limiti o a tipi di
transizione fra le due specie considerate. 16. Per le curve a n parametri il
campo di tutte le forme possibili è lo spazio a n dimensioni ; del quale ogni
specie occuperà una determinata porzione, che sarà il campo di quella specie.
Ciascuno di questi campi sarà limitato dal campo analogo di una specie contigua
per mezzo di uno spazio a n — 1 dimensioni, il quale a sua volta sarà il campo
della specie meno generale, che forma il tipo di transizione fra due specie più
generali contigue. Quando le dimensioni sono in numero maggiore di tre, gli
spazi non possono più esser afferrati per. intuizione diretta del nostro
intelletto. Tuttavia essi restano sempre concepibili come rappresentazione
delle molteplicità di varii ordini, e le conseguenze precedenti non perdono
nulla del loro significato reale. Qualunque sia il numero delle dimensioni, noi
potremo sempre in modo schematico e convenzionale rappresentarci lo spazio
intiero coll'inde- fìnita estensione del foglio, e le porzioni di questo
spazio, o i campi in cui è diviso, per mezzo di aree limitate del foglio stesso
; i confini fra questi spazi per mezzo di linee dividenti queste aree. Ogni
punto di uno spazio qualunque continuerà sempre ad esser rappresentabile con un
punto. Cosi potremo avere immagini atte a guidare il ragiona- Digitized by
LjOOQ le ii - 295 - mento e a dar forma concreta alle nostre idee, quando si
tenga bene a mente che non si tratta di una vera rap¬ presentazione della
realtà delle cose, ma di pure designa¬ zioni convenzionali. Non si dovrà mai
dimenticare che le relazioni fra una specie e le sue contigue, espresse dalla
figura per mezzo di connessioni a due dimensioni, in realtà dipendono da una
molteplicità d’ordine più elevato, e pos¬ sono appartenere ad una rete ad un
numero qualsivoglia di dimensioni." Sia dunque S il campo di una data
specie di curve, S l S 2 aS 3 .... i campi delle specie confinanti. Tutti i
punti dello spazio S corrisponderanno ciascuno ad una delle infinite forme
comprese nella specie corrispondente. I punti del contorno apparterranno a tipi
di transizione con alcune delle specie confinanti, e le proprietà distintive
della specie S arrivando a tali limiti cesseranno di aver luogo, per esser
surrogate da proprietà analoghe di un’altra specie. Si vede adunque, che le
caratteristiche, per le quali la specie S si distingue dalla altre, saranno
meno evidenti e meno pronunziate nelle regioni del campo prossime ad essi
limiti : mentre le forme veramente rappresentanti la specie S nella sua
maggiore purezza, le forme vera- Digitized by L^ooQle — 296 - mente tipiche di
S corrisponderanno alle parti centrali del campo. Se noi consideriamo la forma
di S che è rappresentata dal punto M e la forma di S' che è rappresentata dal
punto M' ; la diversità di queste quando i punti MM' siano siano ambidue
vicinissimi al limite ab che separa i due campi SS' sarà minore, che quando i
due punti siano lontani da quel limite. Una forma rappresentata da un punto M
vicino al limite a b potrà in generale convertirsi in altra forma della specie
S' che è al di là del limite ab con trasformazioni meno operose e menò radicali
di quelle che si richiederebbero per ridurre la forma M ad altra specie
confinante, per esempio alla specie S 3 od S 4 . 17. Varietà appartenenti alla
medesima specie geo¬ metrica. — Ogni punto del campo appartenente ad una specie
geometrica rappresenta una forma di curva; cosi che il campo viene ad esser
intieramente occupato dalle forme della specie. Ogni specie comprende pertanto
un’in¬ finità di forme; e questa infinità è dell’ordine n , quando n sia il
numero dei parametri. Se dunque diamo il nome di varietà ad ogni forma
differente di curva, ne conclu¬ deremo che il numero delle varietà appartenenti
a ciascuna specie è infinitamente grande. Queste varietà formeranno un sistema
continuo, cioè si passerà dall’una all'altra per gradi insensibili; e non
esisterà alcun criterio naturale per separarle in categorie veramente distinte.
Noi possiamo tuttavia concepire il caso, che il numero o la qualità delle forme
sian limitati da qualche condi¬ zione. Invece di attribuire ai parametri tutti
i valori pos¬ sibili, potremo ammettere che questi debbano limitarsi ad una
certa classe di valori ; potremo per esempio supporre che per qualche
-necessità del problema i parametri deb¬ bano esser tutti numeri intieri, o
appartenere ad altra serie qualsiasi di valori, ed anche nella data serie non
progredire al di là di certi limiti. In tal caso le combina¬ zioni possibili
dei parametri si restringeranno in propor¬ zioni anche maggiori; cosi che nel
campo di una data specie le forme ammesse come possibili saranno rappre-
Digitized by LjOOQle - 297 - sentate da un insieme di punti separati fra loro
ed isolati a maggiori o minori distanze, siccome nella figura vicina è indicato
dai grossi punti di cui è cosparsa. —- Inoltre raramente o soltanto per caso
avverrà che alcuno dei punti si trovi sopra uno dei limiti che separano i campi
delle varie specie; da ciò la conseguenza, che general¬ mente parlando le forme
di transizione non esisteranno, od esisteranno soltanto in casi affatto
singolari. Il pas¬ saggio di ogni forma alle forme circonvicine si farà sempre
con un salto notabile ; e queste forme circonvicine essendo ristrette a un
piccol numero, in ugual’modo sarà ristretta la possibilità di passare da una
torma ad altra contigua. La famiglia intiera delle curve cosi ridotte di numero
consterà ancora come prima di specie, sebbene sia pos¬ sibile che alcuna delle
specie scompaia intieramente, per non trovarsi alcun punto nel suo ' campo. Ma
ogni specie sarà separata in modo abrupto dalle circonvicine Digitized by LjOOQ
le 298 - senza transizione; cosi che dairultima varietà x della specie S si
arriverà alla prima varietà y della specie vi¬ cina S' con un salto,
naturalmente maggiore di quello che ha luogo pel passaggio dall’una all’altra
delle varietà ap¬ partenenti alla medesima specie. 18. Serie analogiche. —
Consideriamo per semplicità un sistema discontinuo a due parametri soli, come
quello rappresentato nella figura precedente; e poniamo che ad uno dei due
parametri a si assegni un valore fisso, che sia uno fra quelli che esso è in
grado di assumere. Fa¬ cendo variare l’altro parametro b e dandogli successiva¬
mente tutti i valori per esso ammessibili, i punti rappre- sentanti le forme
cosi ottenute si troveranno disposti z z' z'“ 2T" Z" • 9 • 9 • • 9 JL
y‘ y" y'" y* ¥ s" • • • • 9 • 9 X x' X" X'" JC"
JC V ' • • • 9 9 • • V V" V'" V 9 • 9 9 • • 9 U 9 u' • u" •
u'" 9 9 u y 9 u" 9 fìla, e formeranno lungo di essa una serie
regolare u u f che attraverserà tutto il sistema da un capo al¬ l’altro. I tipi
di curva rappresentati da questi punti, avendo un parametro comune, si
troveranno stretti l’uno all’altro da certa analogia di caratteri, che non
avranno due tipi qualsiasi presi quà e là, ed a caso nel sistema, i quali
differiscano per entrambi i parametri. Inoltre è manifesto che nella stessa
serie u u' u” w'".... le curve andranno mu¬ tandosi regolarmente di passo
in passo da un tipo all’altro : cosi che quelle variazioni, per cui dalla forma
u si passa alla forma u\ continuando nel medesimo senso, finiranno per produrre
i tipi u” u w"".... sempre più lontani da u : in modo da arrivare per
gradi anche piccoli a forme di- Digitized by LjOOQle - 299 - versissime dalla
prima forma a. Tutti questi tipi, ancorché comprendenti forme molto diverse,
avranno però comune quel carattere che dipende dal parametro a che si suppone
uguale per tutti. Ora è manifesto che di tali serie noi possiamo farne tante,
quanti sono i valori ammissibili per il parametro a. Avremo dunque, oltre alla
serie u u f u ,r u"'.... altre serie v v'v" o'".... x x' x"
a?'".... disposte regolarmente lungo linee anch’esse procedenti in
direzione analoga alla prima serie per modo da potersi chiamare tutte in un
certo senso pa¬ rallele. L'insieme delle serie ottenute col dare ad a tutti i
suoi valori ammissibili costituirà la totalità del sistema ; ogni punto di esso
apparterrà ad una serie particolare. I tipi d’ogni serie avranno fra loro un
grado di parentela più stretta, dipendente dal parametro che essi hanno in
comune. Noi possiamo ora fare il medesimo ragionamento scam¬ biando l’un
parametro coll’altro. Poniamo dunque che si assegni al parametro b un valore
fìsso fra quelli che esso è capace di assumere. Facendo variare l’altro
parametro a e dandogli successivamente tutti i valori per esso am¬ missibili, i
punti cosi ottenuti si troveranno anch’essi sopra una certa linea in fila, e
formeranno lungo essa una serie regolare uv x y z.... che attraverserà il
sistema da un capo all’altro, ma in direzione diversa dalle serie prima con¬
siderate. I tipi di questa nuova serie daranno pure una scala di forme
modifìcantisi per gradi successivi, benché aventi fra loro un carattere
speciale di affinità, dipendente dal comun valore del parametro b. E di tali
serie ne avremo tante, quanti sono i valori ammissibili per questo parametro.
Dunque oltre alla serie uvxyz .... avremo le serie u' o f x f tf z\... u"
c" x" tj" *"... u" f v r " x ,n y"' disposte
tutte in un certo parallelismo colla prima; e l’insieme di tutte abbraccierà
anche qui la totalità del sistema, ogni punto appartenendo ad una serie
particolare; ed in cia¬ scuna regnerà pure un grado speciale di parentela, a
ca¬ gione del comune valore del parametro 6. 19 . Queste riflessioni, oltre al
render ragione del Digitized by AjOOQle - 300 perchè nelle nostre figure
disponiamo i tipi delle varietà in serie ed in colonne, ci conducono ad una
importante osservazione. Essendo due le classi di serie, una trasver¬ sale
corrispondente ad un parametro, l'altra longitudinale corrispondente all'altro,
ogni tipo del sistema apparterrà simultaneamente a due serie, l'una dell'una,
l'altra del¬ l’altra classe : e poiché in ogni serie regna una speciale
parentela od analogia di forme, cosi ogni tipo del sistema sarà connesso in
quattro direzioni diverse cogli altri tipi intorno ad esso, e presenterà in
queste direzioni due ma¬ niere diverse d’analogia. È questo il motivo, per cui
alle serie in questione ho dato il nome di serie analogiche . Quello che si è
detto di un sistema a due parametri, facilmente possiamo estenderlo a sistemi
più complessi. Se i parametri siano tre, é facile convincersi che avremo tre
classi di serie analogiche, in ciascuna delle quali tutti i membri avranno
comuni due parametri, e non differi¬ ranno che pel valore del terzo. Di queste
tre classi di serie potremo figurare la reciproca relazione, dicendo che uno
corre in larghezza, l'altro in lunghezza, il terzo in pro¬ fondità. Ogni tipo
del sistema apparterrà a tre serie ana¬ logiche e sarà connesso coi tipi vicini
in sei direzioni diverse, corrispondenti a tre maniere diverse d'analogia. Se i
parametri saranno n, avremo n classi di serie analogiche, in ciascuna delle
quali tutti i membri avranno comuni i valori di n — 1 parametri : cioè non differiranno
fra loro che pel valore di un parametro solo. Ogni tipo del sistema apparterrà
ad n serie simultaneamente e sarà connesso coi tipi vicini in 2 n direzioni,
corrispondenti ad n maniere diverse d’analogia. 20. Parallelismo dei tipi in
due serie parallele. — Consideriamo due serie appartenenti alla medesima
classe, vicine e parallele, per es. a? a?'a?".... y y' //".... Gli
sposta¬ menti per cui da a? si passa ad y omologo, e da a?' all’o¬ mologo // e
da a?" all'omologo ?/".... essendo press'a poco uguali in grandezza e
direzione, corrisponderanno a dif¬ ferenze di forma non molto diverse: ciò che
si potrà esprimere dicendo che a? sta ad y , come a?' ad y\ come Digitized by
CjOOQle - 301 - x ,r ad y "... Nelle gradazioni di forma dei tipi si
mostrerà per le due serie da un capo all’altro un parallelismo tanto più
stretto, quanto meno differisce il carattere dei due termini iniziali x ed y .
Lo stesso si potrà dire compa¬ rando la serie xx' x".... coll’altra
contigua vv'v "... Questo parallelismo di forme in due o più serie
parallele del si¬ stema è di speciale importanza quando si considerano, invece
dei tipi geometrici delle curve, i tipi organici della natura. / Digitized by
LjOOQle CAPO III. Forme degli organismi naturali 9 loro para¬ metri e loro
legge di correlazione. Tipi normali, loro discontinuità, e loro rela¬ zione
reciproca: serie analogiche. 21. Sistemi di curve e sistemi organici. — L'idea
principale del presente scritto è di esaminare sotto quali rapporti si possa
insistuire una comparazione fra un si¬ stema di curve aventi origine da una
medesima formula (o da un medesimo principio di costruzione) e un sistema
qualunque di enti della natura organica, rispondenti a certi caratteri comuni e
classificati quindi sotto una me¬ desima divisione, sia poi questa designata
col nome di genere, di famiglia, di ordine, di classe, di regno. Qui si
presenta subito alla considerazione la grande diversità che esiste fra una
curva e un tipo qualsiasi di organismo naturale. Per la curva ogni studio è
contenuto in quello della pura forma geometrica: negli organismi, oltre all'e-
lemento geometrico della forma, è da considerare la co¬ stituzione fisica,
chimica e fisiologica delle parti, e il ca¬ rattere delle funzioni che
costituiscono la loro vita, non escluse le funzioni d'ordine psicologico. La
curva deriva da un concetto matematico rigoroso e puramente ideale ; per gli
organismi non esiste, rappresentato da uno, nò da più esemplari, un tipo puro
ed assoluto; gl'individui in cui è tradotto in realtà il concetto che li
informa, sono soggetti a mille influenze modificatrici e perturbatrici di
effetto temporaneo o permanente. La curva, definita una volta nella legge della
sua descrizione e nei suoi para- Digitized by LjOOQ le - 303 - metri, è
intieramente immutabile; gli organismi durante il tempo della loro esistenza
percorrono diversi stadi e seguono una progressiva evoluzione dallo stato
embrionale a quello del massimo sviluppo, che si suole più spesso considerare
come il loro stato normale. Nessuna di queste differenze deve essere negletta
nelle considerazioni com¬ parative che si tratta di fare. 22. Parametri degli
organismi naturali. — Abbiamo veduto più sopra, che in ogni famiglia di curve
ogni forma individuale è distinta dalle altre pel valore speciale che assumono
in essa certi elementi fondamentali, detti para¬ metri. Ora questo concetto ed
altri parecchi da esso di¬ pendenti io credo che si possano trasportare ai
sistemi degli esseri organizzati, malgrado la grande diversità che corre fra
questi e le curve. Penso adunque, che i tipi or¬ ganici naturali, benché
variabili sotto 1*impero di nume¬ rose influenze, sono anch’essi determinati
nei loro caratteri essenziali da un certo numero di elementi fondamentali
secondo una legge o formula definita per ciascuna cate¬ goria o divisione.
L’identità della formula stabilisce, come per le curve, i caratteri comuni
della categoria; come nelle curve, i caratteri propri a ciascuna suddivisione
dipendono dalla varietà degli elementi fondamentali. A quel modo che le diverse
specie curve d’una stessa famiglia sono deter¬ minate dalle varie combinazioni
che possono prendere i valori dei loro parametri; cosi credo, che dalle varie
com¬ binazioni degli elementi fondamentali e dalla maggiore o minor parte che
ciascuno di essi può avere nella costi¬ tuzione e nelle funzioni di ciascun
organismo speciale, siano determinate le differenze specifiche entro i limiti
della stessa categoria. Questi elementi fondamentali determinatori potremo
chia¬ mare convenientemente i parametri dell’organismo, desu¬ mendone dalla
teoria delle curve il nome, ed anche in parte il concetto. Dico in parte,
perchè l’idea rispondente a quel nome è, nel caso di un organismo, assai più
com¬ plessa: di tanto più, di quanto un organismo naturale an¬ che il più rudimentale
sorpassa in complicazione di strut- Digitized by AjOOQle r- 304 -r tura e di
composizione una linea curva. Ma oltre all’es¬ sere più complessa, è anche meno
determinata; anzi nello stato presente della scienza è indeterminata ancora
quasi per ogni parte. Nelle curve i parametri sono linee o nu¬ meri dove una
sola cosa è da considerare, la grandezza. L’influsso di ciascun parametro sulla
forma della curva è perfettamente definito, data che sia la legge di
costruzione o la formula da cui dipendono tutte le curve del sistema; altri
lati il problema non ha. Ma niuno è adesso capace di dire quali e quanti siano
gli elementi determinatori di un organismo nella sua forma, nella sua
costituzione fisica e fisiologica, nelle sue funzioni. Più diffìcile ancora sa¬
rebbe distinguere la parte che ciascun elemento ha come fattore costituente
dell’organismo stesso. Certo questi pa¬ rametri non son tutti omogenei e
riferibili ad una stessa categoria di cose; in essi si tratta non solo del
quanto (come avviene per le curve) ma ancora, e probabilmente in complicata e
molteplice maniera, del quale . Fortunata¬ mente, come si vedrà dagli esempi,
la comparazione dei due ordini di fatti e la dimostrazione dei loro
parallelismi entro i limiti che ci siam posti, si può instituire stando in
termini generali e senza scendere a particolarità oggi an¬ cora inaccessibili
all’investigazione. 23. Legami fra le variazioni di un organismo; cor¬
relazione di sviluppo. — E primieramente quanto alle variazioni dei tipi
organici appartenenti ad un dato si¬ stema: se noi ammettiamo che nella loro
costituzione tutti debbano obbedire ad una formola fondamentale, le varia¬
zioni da un tipo all’altro ed anche quelle da un individuo all’altro del
medesimo tipo non saranno arbitrarie; ma saranno legate a leggi derivanti dalla
formula fondamen¬ tale istessa. Che sé cosi non fosse e si volesse da un tipo
passare ad un altro (anche pochissimo differente) intro¬ ducendo variazioni
arbitrarie; il nuovo tipo cosi prodotto generalmente parlando non obbedirà più
alle condizioni imposte dalla formula fondamentale, e si troverà cosi al di
fuori del sistema. Adunque fra le diverse variazioni che può subire un
Digitized by LjOOQle - 305 - organismo dipendentemente da qualsiasi causa
esiste una legge di correlazione in virtù della quale date certe va¬ riazioni,
sono in parte determinate od escluse altre varia¬ zioni. Una tal legge, che
abbiamo veduto esistere nel mondo delle curve (§§ 13-14), si verifica anche
nello svi¬ luppo e nelle modificazioni degli enti organici; ed è una delle
principali leggi deirevoluzione dei tipi naturali, scoperta od almeno con V
usata maestria illustrata dal Darwin nella sua opera SulVorigine delle specie e
più estesamente ancora nell’altra Sulle variazioni degli ani¬ mali e delle
piante , Capitolo XXV. Per noi questa legge appare non solamente come un fatto
di osservazione, ma come conseguenza necessaria di un principio. Un
bell’esempio dell’ampiezza con cui in natura si eser¬ cita questa legge di
correlazione si ha nella facoltà, che hanno certi animali, di riprodurre
esattamente membri anche essenziali del loro corpo, dei quali sian stati
privati " per mezzo di mutilazione (1). Se la generazione di nuove cellule
che in questo caso ha luogo alla superficie del moncone non fosse regolata da
alcun principio, essa da¬ rebbe luogo ad una appendice amorfa, o al più
potrebbe limitarsi a produrre una continuazione più o meno rego¬ lare dei
tessuti troncati. Ciò che determina la restituzione dell’antica struttura è
appunto la legge di correlazione delle parti, ogni violazione della quale
condurrebbe ad una mostruosità. Qui una parte dell’organismo basta a deter¬
minare la restituzione dell’organismo tutto intiero, preci¬ samente allo stesso
modo, che dato un arco di circolo, il geometra ne può trarre gli elementi
necessari per descri¬ vere il circolo completo senza alcuna possibile
incertezza. La legge di correlazione pertanto non si esercita solamente nelle
variazioni minori dell’organismo, ma presiede all’ar- monia dell’organismo in
tutto il suo svolgimento. Notisi che questa correlazione non vale solamente per
(1) Alcuni esempi notabili son riferiti da Darwin nélla sua opera Sulla
variazione degli animali e delle piante , Cap. XXIV. SCHIAPARELLI. 20 Digitized
by Google - 306 - variazioni della stessa natura, per esempio fra l’incremento
di un membro e quello di un altro; ma dobbiamo esser disposti ad accettarla fra
variazioni di natura differente che in apparenza non sembra possano avere alcun
nesso fra di loro: per esempio fra certe forme di variazione morfologica e il
maggior o minor grado di perfezione con cui si compiono date funzioni
dell’organismo, e siano pure anche funzioni d’ordine psichico. Qui sta la fonte
delle relazioni di cui si occuparono Lavater e Gali, almeno in quella parte dei
loro lavori, a cui l’esperienza non ha ne¬ gato la sua sanzione. Del resto,
soddisfatte che siano le condizioni imposte dalla legge di correlazione, noi
dovremo supporre pos¬ sibili in realtà (e fin che l’osservazione dei fatti non
ci convinca del contrario) tutte le variazioni che non escono dai limiti
consentiti da quella legge. Come causa di tali variazióni ammettiamo senz’altro
tutte quelle proposte dal Darwin nella sua Origine delle specie, e in generale
tutti i fattori immaginabili di evoluzione nel regno organico. Soltanto a me
pare che gli effetti di questa evoluzione non siano abbandonati intieramente a
ciò che qui in un certo senso si potrebbe chiamare opera del caso. E mi trovo
indotto a pensare che tali effetti siano regolati in parte da cause generali, e
costretti entro certi limiti da leggi pra¬ ticamente inviolabili. Una di
queste, come abbiam veduto, è la legge di correlazione. Un’altra è quella della
discon¬ tinuità dei tipi, della quale esempi manifesti si hanno nel mondo
inorganico, e che tutto fa credere abbia pure a ve¬ rificarsi nella natura
organizzata. 24. Discontinuità dei tipi nel mondo inorganico. — Nei parametri
delle curve le variazioni si riferiscono alla sola grandezza, la quale si può
sempre immaginare va¬ riabile in modo continuo per gradi infinitesimi: tale è
pure il modo di passaggio da un tipo ad un altro qualsiasi (§ 17). Ma in natura
il continuo geometrico non esiste. Le stesse proprietà fondamentali della
materia richiedono assoluta- mente la supposizione, che ogni porzione finita di
essa sia composta di un numero finito di atomi discreti; la materia Digitized
by L^ooQle - 307 - forma dunque un sistema discontinuo. Quale sia l’impor¬
tanza di questo fatto cosi semplice per determinare nel mondo fisico divisioni
e classificazioni d’ogni genere, è facile vedere. In primo luogo si trova, che
applicando gradi crescenti di calore ad una porzione di materia, si deter¬
minano in essa tre stati e non piu; il solido, il liquido e l’aeriforme,
dall’uno dei quali si passa all'altro non per gradi continui, ma per salti; gli
stati intermedi essendo di carattere instabile ed accidentale. Ed in secondo
luogo avviene che quando in un corpo solido le molecole si di¬ spongono secondo
il loro naturale equilibrio, esso non può cristallizzare che sotto forme
geometriche, classificabili in sette sistemi di poliedri assai semplici e
capaci di defini¬ zione precisa. E queste sono le forme naturali, che si po¬
trebbero chiamare anche organiche, della materia; l’equi¬ librio nei corpi
amorfi essendo sempre il risultato di azioni perturbatrici e non del libero
sviluppo delle loro forze in¬ teriori. —- Ed in terzo luogo osserviamo, che le
varie forme, in cui può cristallizzare una data sostanza, oltre all’appar-
tenere (generalmente parlando) ad un identico sistema, sono collegate fra loro
dalla legge di Haiiy, secondo la quale i parametri omologhi di queste forme
(quantità che deter¬ minano l’inclinazione delle facce del cristallo rispetto
ai suoi assi principali) stanno fra loro in rapporti esprimibili per una serie
di numeri interi . — Ma quando invece di uno si considerano due corpi (o due
classi di atomi) e fa¬ cendoli entrare in combinazione chimica, se ne forma un
terzo corpo diverso dai due primi; la proporzione in peso delle parti
componenti non sarà arbitraria, come in una miscela qualsiasi: ma dovrà farsi
secondo uno od un altro di certi determinati rapporti ; e questi rapporti (che
soli danno luogo ad un organismo chimico propriamente detto) qualunque sia il
loro numero, anch’essi sono rappresen¬ tabili per mezzo di una serie di numeri
intieri (legge delle proporzioni definite e delle proporzioni multiple di
Dalton). Che se un corpo qualunque con sufficiente applicazione di calore
riduciamo allo stato di gaz incandescente nascerà uno spettro formato da un
certo numero di linee luminose Digitized by L^ooQle - 308 - di posizione fissa:
le quali mostrano che per ogni corpo cosi ardente la radiazione é possibile
soltanto in determi¬ nate lunghezze d'onda. — Tutti questi fatti ed altri ana¬
loghi che si potrebbero citare, sono conseguenza immediate della costituzione
atomica dei corpi, e sarebbero intiera¬ mente inconcepibili nell'ipotesi della
materia continua. Essi ci fanno vedere in quanti modi dal solo principio della
divisione della materia in parti discrete possano na¬ scere differenze
specifiche procedenti per salti in serie discontinua. 25. Il sistema chimico. —
Ma di tutti i fatti di questo genere il più importante, come quello che offre
rispetto alla natura organica un parallelismo sommamente istrut¬ tivo, è dato
dal sistema degli elementi chimici, sul quale è fondata la struttura di tutto
l’Universo accessibile alle nostre osservazioni. I corpi così detti semplici,
in numero di circa 70, formano un insieme di tipi di materia perfet¬ tamente definiti
ed assolutamente uguali a sé stessi in ogni tempo ed in ogni luogo. Essi sono
capaci di produrre, combinandosi in fìsse proporzioni, non già semplici e va¬
riabili mescolanze, ma nuove sostanze dotate di caratteri egualmente definiti
ed egualmente costanti, capaci esse stesse di combinazioni ulteriori. Questo
fatto è per sé me¬ desimo ben degno di meditazione ; perché se ciò non fosse e
le diverse specie di materia non avessero tipi determi¬ nati e proprietà
costanti, ma potessero per transizione continua l’una passare all'altra;
diffìcilmente potrebbe aver luogo quella continua e mirabile alternazione di
azioni reciproche che è la vita stessa dell’Universo. Ma vi ha di più. Gli
elementi chimici non esistono già, come una volta si poteva credere, indipendentemente
l'uno dall'altro; essi costituiscono un sistema in sé connesso, capace di
classificazione. Disponendoli infatti in serie se¬ condo la grandezza dei loro
pesi atomici, e percorrendo tal serie successivamente come i gradi di una
scala, Men- deleieff e Lotario Meyer hanno trovato, che anche le proprietà
fisiche e chimiche degli elementi non sono di¬ sposte a caso, ma si ripetono
lungo essa periodicamente; Digitized by UjOOQle - 309 - cosi che elementi di
analoghe proprietà risaltano distri¬ buiti lungo la scala ad intervalli
separati da un intiero periodo. Inoltre risulta che gli stessi pesi atomici non
sono regolati dal caso nella loro progressione, ma che i loro intervalli lungo
la scala sono soggetti a certe proporzioni aritmetiche; al punto che dalla
considerazione di tali in¬ tervalli fu possibile prevedere resistenza di
elementi prima sconosciuti, e che poi l’esperienza verificò. Tutto questo
sarebbe incomprensibile scientificamente, se i settanta ele¬ menti della
chimica costituissero altrettanti dati primor¬ diali, da assumersi ciascuno per
sè come fatto d'osserva¬ zione isolato, semplice, ed inacessibile a qualunque
ulteriore indagine analitica. Anzi pare inevitabile la conclusione, che essi
siano il risultato di antecedenti operazioni na¬ turali avvenute in una sfera
ancora impenetrabile ai nostri mezzi d’esperimento; operazioni probabilmente
riducibili ad un principio generale, e delle quali i diversi prodotti é da
credere non differiscano fra di loro che come specie diverse di un medesimo
genere. 26. Cosi dunque nel regno inorganico vediamo emergere dal fondo
generale dei fenomeni una spiccata tendenza alla creazione di tipi specifici
bene determinati e distinti l’uno dall’altro, le cui. serie o classi procedono
per diffe¬ renze notabili e non per gradazioni insensibili. Or questa medesima
tendenza in misura anche assai più evidente e con numero molto maggiore di
esempi si manifesta nel regno organico dove ogni animale, ogni pianta
appartiene ad una specie, ed in essa si può classificare nel maggior numero dei
casi senza incertezza, dietro esame dei suoi caratteri ; onde la Botanica e la
Zoologia sono fra tutte le scienze quelle che fanno una più larga parte allo
studio della classificazione. In presenza di un simile fatto non credo che sia
un error di logica il domandare a noi me¬ desimi se per avventura nell’uno e
nell’altro regno uguali effetti non risultino in uguale maniera; se pertanto la
di¬ scontinuità dei tipi non dipenda anche nel regno organico (come è certo che
nel regno organico dipende) dall’intrin¬ seco carettere delle operazioni
naturali che servono a Digitized by Google - 310 - produrli? Studieremo adunque
quest’ipotesi; cioè suppor¬ remo che la natura anche nelle sue creazioni
organiche proceda per tipi distinti, determinati a priori da leggi esprimenti
la necessità fìsica delle cose, analogamente a quanto avviene nel mondo
inorganico. Le conclusioni che si dedurranno da tale ipotesi, messe a cimento
coi fatti osservati, ci daranno la misura della sua proba¬ bilità. 27. Consideriamo
dunque un tal sistema discontinuo di tipi, e supponiamo che esso dipenda tutto
da un’unica legge o formula fondamentale, secondo le cose esposte nel § 22. Le
variazioni da un tipo all’altro essendo discontinue, se ne argomenterà una
consimile discontinuità nei para¬ metri determinatori, ed apprenderemo, che
soltanto le com¬ binazioni di certi speciali valori o di certe speciali qua¬
lità di quei parametri son possibili in natura. Un tale si¬ stema adunque potrà
esser comparato col sistema discon¬ tinuo di curve geometriche descritto qui
sopra nel § 17, e si potrà rappresentarlo con una costruzione affatto ana¬
loga. Ed applicando qui le considerazioni svolte nel me¬ desimo luogo pei tipi
delle curve, giungeremo ad alcuni risultati degni di considerazione. a) I punti
esprimenti nello schema geometrico tutti i tipi (cioè le varietà) possibili del
sistema saranno disposti in serie analogiche (§ 18). Ciò significa che i tipi
degli or¬ ganismi naturali aneli'essi dovranno costituire un insieme di serie analogiche.
Naturalmente non sarà da aspettarsi che tutti questi tipi esistano oggi
effettivamente; molti di essi possono essere già andati estinti nelle epoche
ante¬ riori della Terra senza lasciar traccia; altri possono esser rimasti allo
stato di fossili, altri non esistere, ancora, ed esser riservati a popolare la
Terra nei secoli avvenire. Onde può darsi benissimo che il mondo organico
presente non contenga che sparsi frammenti di queste serie e di tutto il
grandioso schema. — Queste deduzioni dai nostri principi sono confermate in
modo luminoso dall’espe¬ rienza. Esistono anche oggi serie d'organismi formanti
scala regolare di gradazione da un tipo all’altro conse- Digitized by Google -
311 - cutivo (1); in altri casi una parte degli anelli della catena non esiste
più, ma si è potuto ristabilirne la continuità coll’aiuto dei fossili. In tutti
questi casi la relazione di sequenza è anzitutto, e certamente sistematica; la
suppo¬ sizione di una relazione genetica non è necessaria. b) Esisteranno anche
nei sistemi organici serie pa rallele di tipi; le quali partendo da forme
diverse come origine, si continuano per gradi di modificazione simili; ad ogni
tipo d’una serie corrispondendo nell’altra o nelle altre un tipo analogo avente
qualche carattere comune. Di questo fatto un bell’esempio è riportato da
Darwin. Tre specie del genere Cucurbita hanno dato origine ad un nu¬ mero di
varietà, che reciprocamente si corrispondono in modo cosi esatto da potersi,
secondo Naudin, ordinare in tre serie esattamente parallele (2). c ) A questo
genere sono da riferire anche i fatti classificati da Darwin sotto il nome di
variazione analo¬ gica o parallela (3); e consistono in caratteri similari che
appaiono in diverse varietà d’una medesima specie, più raramente in varietà appartenenti
a specie molto distinte. Ciò significa semplicemente che quelle varietà,
lontane o vicine che siano fra loro nel campo, si trovano per caso (che non
dev’essere infrequente) corrispondere a punti di¬ versi di una medesima serie
analogica, onde loro deriva qualche carattere o proprietà comune. Gito
l’esempio ri¬ ferito da Darwin, di molte razze di bestiame portanti una larga
zona bianca tutt’intorno al corpo (4). d) Le varietà di una medesima specie
imitano fre¬ quentemente i caratteri di altre specie distinte dalla prima (5).
Questo fatto scoperto da Darwin, è una semplice ed ovvia (1) Esempi presso
Darwin, Variazione degli animali e delle piante, Ca¬ pitolo XXVI; e presso
Canestrini, La Teoria di Darwin criticamente esposta, Cap. VII. (2) Darwin, Variazione
ecc. Cap. XXVI. (3) Darwin, Variazione ecc. Cap. XXVI. (4) Darwin, Variazione
ecc. Cap. XXVI. (5) Darwin, Variazione ecc. Cap. XXVI; Origine della specie,
Cap. V. Digitized by Google - 312 - conseguenza della collocazione sistematica
di ima specie, per cui essa viene ad occupare nel campo una posizione centrale
rispetto alle specie confinanti. Sia S il campo di di una specie qualunque,
S'S" S"' S™ S v i campi delle spe¬ cie confinanti. È manifesto che le
varietà o' trovandosi in parti del campo limitrofe alla specie S r , imiteranno
facil¬ mente i caratteri delle varietà contigue s' della specie S'; e che le
varietà a"', trovandosi in parti del campo limi¬ trofe alla specie S f// ,
imiteranno facilmente i caratteri delle varietà contigue s"' appartenenti
alla specie S' '. Ciò tanto più facilmente, quanto che spesso si troveranno
apparte¬ nere ad identiche serie analogiche, ed occupare in esse posizioni
vicine; cosi a ed s r e cosi pure o"' ed s'". e) Essendo n il numero
dei parametri, ogni tipo or¬ ganico del sistema apparterrà simultaneamente ad n
serie analogiche, e sarà connesso coi tipi vicini in 2 n direzioni,
corrispondenti ad n maniere diverse di analogia (§ 19). Questo fatto
d’importanza capitale ci spiega le connessioni multiple che talvolta si
osservano collegare un tipo orga¬ nico con altri poco dissimili. Nello stesso
tempo diino- Digitized by Google - 313 - strano quanto sia erroneo il principio
di riguardare sen¬ z’altro come effetto di derivazione genetica la relazione
esistente fra i vari tipi di una medesima serie analogica. Infatti tutte le n
serie analogiche a cui un dato tipo ap¬ partiene, hanno un significato
sistematico, cioè sono con¬ seguenze necessarie della disposizione di tutto il
sistema. Ma di queste una sola in ogni caso ha potuto servire di veicolo alle
generazioni successive per cui quel tipo si è venuto evolvendo da altro
distante; questa sola avrà dun¬ que, insieme al significato sistematico
necessario , un si¬ gnificato genetico puramente storico e contingente . Digitized
by LjOOQle CAPO IV. Variazioni individuali ed accidentali nei tipi organici .
Variazioni correlate . Selezione casuale . Mostruosità • 28. Abbiamo fin adesso
consideralo le varietà come in¬ tieramente rappresentate da quei punti del
campo, che corrispondono alle combinazioni dei valori discontinui ammissibili
nei parametri del sistema. Questo concetto, ove fosse seguito con tutto rigore,
porterebbe a supporre, che ogni specie non possa avere che un piccol numero di
tipi isolati, corrispondenti ciascuno ad una forma deter¬ minata e
rigorosamente invariabile; e che tutti gli indi¬ vidui di un medesimo tipo (od
appartenenti alla medesima varietà) siano rigorosamente uguali in tutto fra di
loro. Una simile perfetta eguaglianza di forme di un medesimo tipo, una tale
assoluta uniformità entro i limiti d'ogni va¬ rietà, che farebbe rassomigliare,
sotto un certo rapporto, il mondo degli animali e delle piante a quello dei
cristalli, non ha luogo in natura. Come già sopra abbiamo osser¬ vato, un tipo
normale e puro, quale sarebbe determinato dai soli parametri, non esiste. Gli
individui che rappre¬ sentano quel tipo nella natura vivente, sono soggetti ad
un processo evolutivo, e continuamente sono modificati da mille influenze
perturbatrici, e da esse nascono fra i varii individui della medesima specie
diversità di genere vario; le quali diversità poi si fanno per infiniti gradi,
in modo che si può quasi dire continuo, da una forma ad un'altra pochissimo
diversa, da questa ad una terza, e cosi di se¬ guito. Risultati di queste
influenze sono deviazioni più o Digitized by QjOOQle - 315 - men grandi di
ciascun individuo dal tipo normale. Di tali deviazioni quella parte che
soddisfa alla legge di correla¬ zione e non esce dalle condizioni imposte agli
enti del sistema dalla sua forinola fondamentale, chiameremo aa- riazioni
correlate. Ogni forma che risulta da queste va¬ riazioni correlate continuerà
ad occupare il suo posto determinato nel campo della propria specie, e le sue
va¬ riazioni correlate saranno da considerarsi come nell’ordine naturale delle
cose; esse si potranno trasmettere per ere¬ dità ed anche accrescere o
propagare da pochi a molti individui. Le altre variazioni che possono prodursi
e per cui l’individuo considerato esce fuori dal tipo prescritto, devono
considerarsi come deformità o come mostruosità; esse saranno per lo più
impossibili a realizzare, o quando sian realizzate per un concorso
specialissimo di circostanze, non avranno in sè stesse la possibilità della
loro durata e della loro ulteriore propagazione. Pertanto non avranno alcuna
sensibile influenza nella successiva evoluzione dei tipi, e si potrà
trascurarle intieramente come se non esi¬ stessero. Quando nelle cose seguenti
si parlerà di varia¬ zioni o deviazioni dal tipo normale, s’intenderà sempre di
variazioni o deviazioni correlate (1). 29. Rappresentazione dei tipi d’un
sistema d’orga¬ nismi; campo delle specie e delle varietà. — Poste queste cose
tentiamo di presentare alla nostra mente una immagine grafica di un sistema e
de’ suoi tipi, secondo le convenzioni fissate per le curve, §§ 10-16. Il campo
del¬ l’intiero sistema sarà l’intiero spazio di tante dimensioni, (1) Questa
definizione delle variazioni correlate e la loro separazione dalle mostruosità
non apparirà completa agli occhi di un matematico. Infatti le variazioni
indipendenti fra loro essendo tante quanti sono i parametri (§ 13, 14, 23), la
legge di correlazione non stabilisce fra di esse più che una sola equazione.
Non è possibile a noi sapere qual processo segua la natura in questa
determinazione ; ma certamente essa ha luogo in qualche modo. Forse dietro
qualche principio di minimum ; facendo cioè, che i residui classificati come
mostruosità, complessivamente considerati, si riducano in qualche modo entro i
più stretti limiti possibili. La questione è indifferente per il seguito delle
nostre considerazioni. Digitized by Google - 316 - quanto è il numero dei
parametri. Tale spazio sarà diviso in regioni o compartimenti, che formeranno i
campi delle singole specie. Ogni forma individuale sarà rappresentata da un
punto di quello spazio. L’inversa però non ha luogo e sarebbe falso il dire che
ad ogni punto di quello spazio corrisponda una forma reale della natura. Nella
figura vicina descriviamo, secondo la maniera schematica indicata nel § 8, il
campo S di una specie, e i campi delle specie contigue S l S 2 S 3 S 4 ....; i
grossi punti di cui è sparsa la figura, rappresentino i tipi normali, quelli
cioè che direttamente derivano dalle possìbili combinazioni dei parametri del
sistema. I punti compresi entro il campo di S saranno i tipi normali delle
varietà possibili entro i limiti di S, e formeranno per cosi dire, i nuclei o
lo sche¬ letro di tutta la specie, o a a".. Ogni forma individuale che
appartenga ad una varietà sarà rappresentata da un punto m prossimo al nucleo o
di quella varietà, e tanto più pros¬ simo quanto più essa forma si avvicina al
tipo normale della varietà. Essendo ora le forme individuali altrettante,
quanti sono gl’individui, intorno al nucleo o avremo una nube di molti (per lo
più di moltissimi) punti, e questa nube sarà la rappresentazione geometrica di
tutta la va- Digitized by LjOOQ le - 317 - rietà in questione. Lo. spazio
occupato dalla nube intorno a a sarà il campo della varietà. La stessa
costruzione potremo ora immaginare ripetuta per le altre varietà, di cui i tipi
normali sono a a" o'" . Ognuno di questi punti sarà il nucleo di una
nube di punti rappresentativi. Faranno eccezione quei tipi normali, che non
sono mai stati realizzati in natura, oppure corrispondono a varietà già
estinte; ed è da ritenere che sian il maggior numero. Intorno ai punti
rappresentanti questi tipi lo spazio sarà vuoto. Quando due varietà contigue
siano tra di loro intiera¬ mente distinte e non offrano tipi intermediari, la
nube del- Luna sarà distaccata dalla nube dell'altra ; al contrario le nubi si
toccheranno e si confonderanno quando fra i due tipi corrispondenti non esista
limite deciso, ed abbiano esistenza permanente tipi intermedi. Generalmente
parlando però intorno ai nuclei la densità dei punti sarà molto maggiore che
negli spazi intermedi ad essi nuclei. La ra¬ gione di ciò sta nel fatto che in
natura le deviazioni mi¬ nori da uno stato normale qualunque sogliono esser più
frequenti e più numerose che le maggiori (1). Nel caso presente si comprende di
questo anche la necessità. Perché se i punti fossero ripetuti con uguale o con
indifferente frequenza nelle regioni vicine a o o f «". e nelle lontane ;
dove rimarrebbe il concetto di varietà e a che servirebbe, e come sarebbe
possibile distinguere una varietà da un’altra dove tutto varia gradatamente da
un luogo all’altro nel (1) Citerò uno fra molti esempi. Se si confronta la
statura di 100 mila soldati colla statura media di tutti, e si calcolano le
deviazioni di ciascun soldato da questa media normale in più od in meno ; il
numero delle devia¬ zioni fra zero ed 1 centimetro sarà maggiore che quello
delle deviazioni fra 1 e 2 centimetri ; questo sarà maggiore che il numero
delle deviazioni fra 2 e 3 centimetri ; e così successivamente. Le deviazioni
maggiori diventano sempre più rare, fino alle deviazioni massime che son sempre
pochissime. L’importante proposizione enunciata nel testo è ben nota ai cultori
della statistica, e risulta da molte esperienze fatte in campi diversissimi
d’investigazione dei fatti naturali. Digitized by Google - 318 - campo delle
forme? L’idea di varietà è nata appunto dal¬ l’agglomerazione delle forme
individuali intorno a tipi de¬ terminati. Se consideriamo due varietà contigue
si, ma apparte¬ nenti a specie diverse, come quelle rappresentate nella figura
dai punti a ed s: fra l’una e l’altra la differenza non sarà solo di varietà,
ma di specie: onde il passaggio dall’una all’altra sarà incomparabilmente piu
difficile che fra due varietà della stessa specie; e nelle circostanze normali
non potrà avvenire, almeno finché le due specie siano fra loro distinte ed
irreducibili e non ammettano tipo permanente intermedio, nè per ibridismo, nè
per altra cagione. Da ciò deriva la conseguenza, che gli spazi con¬ tigui ai
limiti fra le specie sono d’ordinario spopolati. L’esperienza dimostra che solo
incidentalmente e per ec¬ cezione può di quando in quando prodursi qualche tipo
che corrisponda a punti giacenti in questi limiti. - 30. Variazioni accidentali
dei tipi e loro effetto col- l’andar del tempo: selezione casuale. — Nel campo
delle specie rappresenti il punto M un tipo qualsiasi in¬ dividuale, e il punto
vicino <? rappresenti il tipo normale della varietà a cui appartiene.
Secondo le convenzioni fatte (§ 10-11), una variazione qualsiasi di un tipo si
può figurare per mezzo di uno spostamento di M verso una direzione qualsiasi
del campo. Se il punto M si trovasse in a, egli coinciderebbe col tipo normale;
il fatto che si trova in M dimostra una certa deviazione da questo tipo.
Digitized by LjOOQle - 319 La direzione della retta aM indica la qualità della
devia¬ zione, e la lunghezza di aM ne indica la grandezza . Consideriamo ora le
forme che possono derivare dal¬ l’individuo M nelle successive generazioni cui
egli può dar luogo. Qui bisogna distinguere due casi; o la specie è di quelle
in cui basta un solo individuo alla generazione ; oppure ad essa devono
concorrere due individui. Primo caso. — L’ente generato non dipende che da un
solo ente generatore. Se la legge d’eredità fosse assoluta, l’uno sarebbe
esattamente uguale all’altro, e tutti i tipi di una tale discendenza sarebbero
rappresentati dal medesimo punto M Ma in conseguenza delle azioni pèrturbatrici
l’ente generato differirà in qualche misura dal genitore, e sarà rappresentato
da un punto M alquanto diverso da M. Nella seconda generazione si otterrà un
tipo M" un po’ diverso da M', nella terza generazione un tipo M."'
uri po’ diverso da M", nella quarta un tipo M IV un po’ diverso da
M'", e così via. Quale sarà, dopo un certo numero di ge¬ nerazioni, il
risultato accumulato di queste piccole diffe¬ renze di ogni tipo del suo
precedente? Se Fazione delle cause perturbatrici che producono queste
differenze è in¬ tieramente accidentale, cioè può indifferentemente operare ora
in un senso ora in un altro, le differenze tenderanno a compensarsi (sebbene
per lo più incompletamente) nelle successive generazioni; e quindi una
digressione alquanto sensibile dal tipo normale a non potrà aver luogo che per
forza di improbabili combinazioni. Ma tali combinazioni improbabili per un solo
punto M, diventano possibili ed anche molto probabili, quando si moltiplichi
sufficiente¬ mente il numero dei casi; cioè la moltitudine dei tipi ge¬
neratori M e la lunghezza del tempo o il numero delle successive generazioni.
Epperò in una specie d'individui numerosissimi possono coll’andare di molti
secoli accu¬ mularsi (anche in un numero considerevole d’individui) molte
deviazioni nel medesimo senso, producendo anomalie capaci di far passare il
punto M a distanze notevoli dalla sua collocazione primitiva, e di produrre
quindi gravi modificazioni nel tipo corrispondente, Digitized by Google - 320 -
Questo problema è analogo a quello della perdita o del guadagno che si può fare
al giuoco di croce e pila inde¬ finitamente ripetuto. La probabilità che uno
guadagni una volta sarà Vs ; che guadagni due volte di seguito, sarà l / A :
che guadagni 3, 4, 5. 20 volte di seguito, sarà rispetti¬ vamente l / s , ‘/.a-
V.t . • */ 4048576 * Dunque un giuocatore ha per sé soltanto Vìo48576 di
probabilità di guadagnare 20 volte di seguito, e di ritirar quindi dal banco il
ventuplo della posta. Ma se noi invece di un solo giuocatore ne mettiamo in
azione un milione, la questione prenderà un altro aspetto; e se i giuocatori
arrivano a mille milioni, potremo e&ev sicuri o quasi, che non uno di essi,
ma pa¬ recchi e forse parecchie centinaia di essi, avranno vinto 20 volte di
seguito. Come si vede, è tutto questione di grandi numeri. Cosi sopra una popolazione
di mille mi¬ lioni non sarà improbabile che di padre in figlio un in¬ flusso
esteriore perduri qualche volta in un dato senso per 20 generazioni di seguito,
producendo cosi ciò che imitando il linguaggio di Darwin si potrebbe chiamare
selezione casuale . 31 . Secondo caso . — Quando alla generazione si richieda
il concorso di due individui, il procedimento sarà ordinato diversamente. Sia a
il tipo normale; M, m figurino i due tipi cui appartiene la prima coppia
generatrice. L’uno e l’altro concorreranno in una certa proporzione al tipo
del¬ l’ente generato; la quale proporzione però sarà.diversa per i diversi
caratteri di esso. Geometricamente ciò si esprime dicendo, che in forza
dell’eredità pura, il tipo ge¬ nerato corrisponderebbe ad un punto y. collocato
a poca distanza da M/ne probabilmente nella regione intermedia Digitized by
LjOOQ le - 321 a questi due punti (1). Ma anche qui avranno luogo cause
perturbatrici, delle quali poniamo che l’effetto sia capace di spostare il
punto M fino in N. Il risultato finale com¬ plessivo dell 1 influsso di m e
delle cause perturbatrici sarà dato dalla retta MM r diagonale del
parallelogramma co¬ strutto sulle rette MN Mu .. In ultima analisi il nuovo
tipo, che se non fosse stato l’influsso generatore di m avrebbe avuto il suo
rappresentante in iV, in virtù di questo in¬ flusso sarà rappresentato da M' e
(generalmente parlando) più o meno ravvicinato al tipo m. Tutto adunque sarà
avvenuto come se alle cause perturbatrici ordinarie si fosse aggiunta una nuova,
cioè l’influsso dell’elemento generatore m. E quando quest’ultimo influsso
nelle gene¬ razioni successive si comportasse in modo indifferente, operando,
al pari delle altre forze perturbatrici, ora in un senso ed ora in un altro,
anche la perturbazione risultante avrà la stessa proprietà; cosi la
considerazione di questo caso rientrerebbe in quella del caso precedente e le
con¬ seguenze sarebbero perfettamente identiche. Ma in pratica tali conclusioni
non saranno vere che sin a quando i punti MM' M" . rimangano
nell’immediata vicinanza del punto o, cioè fin quando i tipi MM' M" .
ottenuti nelle successive generazioni non si scosteranno gran fatto dal tipo
normale. Quando infatti uno di quei punti per effetto di singolari combinazioni
si fosse scostato notabilmente da a, soltanto per eccezione potrà avvenire, che
l’altro elemento generatore m di cui il concorso è ne¬ cessario, abbia
anch’esso posizione ugualmente anomala, e si avvicini al medesimo tipo.
Dobbiamo anzi supporre che di regola m non si scosti molto dal tipo normale.
L’effetto di ciò sarà manifestamente quello di ritirare verso (1) Quando i due
genitori concorressero sotto un rapporto costante a determinare tutti i
caratteri dell’ente generato, il punto p. che lo rap* presenta si troverebbe
sulla linea Afm, o poco lontano da essa. Ma tale uniformità di proporzione non
si può supporre in alcun modo; l’ente generato patrizzerà sotto alcuni
rispetti, matrizzerà sotto altri, come spesso si osserva. SchiaparelLT.
Digitized by Google 21 - 322 - il tipo normale il prodotto nuovamente generato;
e lo stesso fatto cosi ripetendosi, in capo ad alcune generazioni i ca¬ ratteri
anomali si saran venuti sempre più cancellando. Dunque la presenza di un
secondo elemento m nella generazione ha per effetto una tendenza maggiore del
tipo a ritornare verso la normalità, tutte le volte che se n'è allontanato
alquanto. È in certa guisa una forza centripeta, che finisce per impedire le
grandi deviazioni che le cause accidentali potessero (come nel caso precedente)
produrre nel decorso dei tempi. E la conclusione definitiva é questa : che a
parità di circostanze, nella generazione bisessuale le digressioni dal tipo
normale derivanti da cause acci¬ dentali sono relativamente più difficili a
prodursi , e sono contenute in limiti più angusti che nei casi in cui un solo
individuo basta allatto generativo . ' Digitized by LjOOQle capo y. Variazioni
persistenti. Legge tVimmanenza dei tipi normali . Pseudo-varietà . Apparizione
di varietà nuove e di nuove specie . 32. Variazioni persistenti in una data
direzione. — Sono note le memorabili speculazioni e le ancor più memorabili
ricerche dovute a Carlo Darwin in questa parte del nostro argomento. Quando per
una causa qual¬ siasi naturale od artificiale l’influsso anche lievissimo di
un’azione perturbatrice persiste in un determinato senso per una lunga serie di
generazioni, gli effetti da questa prodotti si sommano in conseguenza del
principio di ere¬ dità, in modo da produrre in fine radicali modificazioni
rispetto al tipo primitivo. Le altre perturbazioni di carat¬ tere accidentale
possono bensì ritardare temporaneamente un tale processo, ma non possono
impedirlo. Sia M un tipo qualsiasi, e poniamo che sulle successive generazioni
da esso procedenti operi, insieme ad altre cause pertur¬ batrici di carattere
accidentale, una causa speciale, di cui la tendenza sia di spostare ad ogni
generazione il tipo sempre di una medesima quantità in una medesima dire¬
zione. E per fissare le idee poniamo che tale spostamento si possa
rappresentare in quantità e direzione colla linea verticale M iV, la cui
lunghezza chiameremo e. Alla prima generazione il nuovo tipo, che dovrebbe
essere M\ si tro¬ verà invece rappresentato da N' più basso che M' della
quantità M' N r = «. Alla seconda generazione invece di M ,f avremo iV",
più basso che N della quantità 2 *. Alla terza generazione invece di M r "
avremo N'" più basso che M'" Digitized by LjOoq le - 324 - della
quantità 3 e. Cosi successivamente nei due poligoni MM f M" M'"....
NN'N"N la distanza verticale dei due punti corrispondenti crescerà
proporzionalmente al numero delle generazioni, la serie dei tipi effettivamente
generati sarà rappresentata dal movimento di M lungo il poligono M N r N"
Il poligono MM'M" Àfche sarebbe stato prodotto dall’azione delle cause
accidentali non può allontanarsi molto dal tipo normale e general¬ mente
parlando si aggira intorno a quello (§ 30); ma ciò non impedirà che i punti del
poligono effettivamente per¬ corso possano allontanarsi dal tipo normale di
qualsi¬ voglia quantità, purché si ammetta un numero sufficien- Digitized by
LjOOQ le - 325 temente grande di generazioni. E si comprende: le cause ac¬
cidentali verranno col tempo compensando i loro effetti com¬ pletamente o
quasi; la causa permanente non si compensa, e va accumulando i suoi effetti in
modo lento ma costante. 33 . Noi potremo dunque far astrazione dalle cause ac¬
cidentali in questa ricerca dell’effetto di una causa per¬ manente o di più
cause permanenti. L’essere queste cause una o più, nulla può cambiare alle
nostre considerazioni; perchè quando siano più, gli spostamenti dei tipi sempre
si possono comporre in uno spostamento unico che sarà permanente anch’ esso.
Ciò posto è chiaro, che lo sposta¬ mento progressivo del tipo geometricamente
sarà rappre¬ sentato da un moto costante di velocità, o almeno di di¬ rezione,
che eseguirà il tipo M attraverso il campo della sua specie. Esso si
allontanerà dal tipo normale a della sua varietà, e accostandosi ad un altro
tipo normale o' assumerà per consecutive trasformazioni i caratteri della
varietà appartenenti a quest’altro tipo. Cosi di forma in forma, di varietà in
varietà, continuando il moto, potrà arrivare ai limiti del campo della sua
specie; ed ove nulla lo arresti, potrà traversare anche questi limiti e passare
ad una specie vicina, e da questa ad altre, mutando anche possibilmente di
genere e di classe. Una tale corsa ipotetica rettitinea (che mutazioni di
circostanze possono anche render curvilinea) attraverso ai campi delle varie
specie non potrà tuttavia durare indefinitamente. Infatti, mutan¬ dosi la forma
e costruzione del tipo M, muterà anche la natura e l’intensità dell’influsso
che su di esso esercitava la causa perturbatrice costante. Quando in
conseguenza delle variazioni subite il tipo M si trovi aver obbedito
intieramente agli influssi in questione e siasi intieramente adattato
all’ambiente, la variazione cesserà. Anche prima di tale arresto può darsi che
cambi il modo di agire della causa perturbatrice e che le variazioni del tipo
vadano prendendo poco a poco un’altra tendenza. Allora il moto di M attraverso
al campo della specie cambierà poco a poco di direzione, cioè il punto M potrà
anche descrivere una linea curva. Digitized by Google - 326 - 34 . Ora è da
notare, che queste cause permanenti d'influsso hanno il più delle volte il
carattere di non li¬ mitarsi ad uno o pochi individui, ma si estendono facil¬
mente a popolazioni intiere; tali la selezione naturale, gl’influssi del clima
o del nutrimento. Ne consegue che i grandi movimenti descritti qui sopra non
saranno soltanto casi eccezionali, ma potranno estendersi a masse intiere
d’individui. Dobbiamo dunque immaginare di veder popo¬ lazioni intiere di punti
M abbandonare il tipo normale intorno a cui erano aggruppate, ed aggirarsi pel
campo con moti uguali e paralleli, come stormi di uccelli. Ed il caso di tali
sistemi di punti vaganti non sarà l'eccezione, ma la regola; il lento giuoco
delle cause permanenti ope¬ rando ad ogni istante su tutti gli esseri della
natura in continua vicenda. E vero che possono presentarsi tempi di quiete per
queste masse mobili, quando succeda un adattamento temporaneo all’ambiente; ma
il nostro pia¬ neta vive aneli’esso, compiendo il suo ciclo evolutivo. Questa
sola causa, ove altre non fossero, basterebbe a render presso che impossibile
una lunga stabilità di cose, e la conservazione inalterata per lunghi secoli di
un am¬ biente qualsiasi. Adunque l’immagine di un complesso di specie ci pre¬
senterà una moltitudine di sciami di punti procedenti in tutte le direzioni ; i
quali sciami compenetrandosi e traver¬ sandosi reciprocamente offriranno
press’a poco l’immagine d’un polverio disordinato in continuo e confuso
movimento. In tale stato di cose non vi ha alcuna ragione perchè in¬ torno ai
punti a rappresentanti i tipi normali esista maggior frequenza d’individui, che
altrove ; nè vi ha ragione, perchè si formino dei vuoti piuttosto in una, che
in altra parte del campo delle specie; nè perchè si mantenga una netta
delimitazione non dico soltanto delle varietà, ma neppure delle specie stesse.
In altri termini : non vi saranno più nè varietà, nè specie nettamente
definite, e dove non si frappongano spazi vuoti, i tipi si fonderanno l’uno
nell’altro in modo continuo, offrendo tutte le possibili forme inter¬ medie,
siccome avviene press’a poco nei ciottoli di un Digitized by AjOOQle - 327 -
torrente. Tale sarebbe l’ultimo risultato di una evoluzione dei tipi,
illimitata riguardo al tempo e riguardo all’esten¬ sione delle variazioni,
qualunque sia del resto la causa che le produce. 35. Immanenza dei tipi
normali. — Ma in natura le specie sempre, e le varietà per lo più offrono
delimita¬ zioni franche e precise ; franche e precise al punto da obbligar
molti alla supposizione di una creazione speciale per ognuno di questi tipi
supposti irreducibili. Contro questo fatto generale e palese poco vale
esagerare il va¬ lore di alcuni casi che sembrano formare eccezione e forse non
la fanno ; sempre bisognerà ammettere, che l'imma¬ gine del mondo organico
nelle sue linee generali rasso¬ miglia non già a quella or ora descritta, ma
bensì a quella descritta nel § 29. Questa contraddizione si scioglie osser¬
vando, che nelle precedenti considerazioni sulle variazioni dei tipi organici è
stato omesso un fattore essenziale. Noi ragioneremo cosi. Poiché ai limiti
delle specie e spesso anche delle varietà esistono in permanenza spazi vuoti ;
ciò significa, che qualche causa impedisce ai tipi di procedere in quelle
regioni, o almeno di restarvi, mal¬ grado Tinflusso potente dei fattori di evoluzione.
E poiché i tipi individuali si addensano con maggior frequenza in¬ torno ai
tipi normali ; dobbiamo dire che qualche cosa li attrae di preferenza verso di
essi. Vi é dunque una forza,' la quale allontana le forme dalle regioni
intermedie ai tipi normali contigui, richiamandoli al tipo normale più vicino.
Questa forza noi la potremo rappresentare nel nostro schema grafico sotto forma
di una attrazione che i tipi normali, cioè i punti a a' a".... esercitano
sui punti M rappresentanti le forme individuali vicine; attrazione che dobbiamo
supporre tanto più forte, quanto più il tipo M si è scostato in precedenza dal
suo normale a (1). Questa (1) Gli è il caso d’una molla piegata, che con tanto
maggior forza re¬ siste ad ulteriore piegamento, quanto più già è deformata e
lontana dal suo equilibrio naturale. Di resistenze obbedienti a questa legge la
natura offre infiniti casi : tutti i movimenti ondulatori ne danno cospicui e
quo¬ tidiani esempi. Digitized by LjOOQ le - 328 - forza chiameremo Vimmanenza
dei tipi normali; e ne enunceremo la legge dicendo, che quando un tipo indivi¬
duale M si è allontanato dal suo normale a per effetto di una causa qualunque
perturbatrice , ad ogni ulteriore al¬ lontanamento da a si opporrà una forza
tanto più grande , quanto più grande è Vallontanamento precedente M a. E di
quanto Vallontanamento di M da a è impedito , d'altret¬ tanto sarà favorito
Vavvicinamento. 36 . Gli effetti d’una tal forza son facili a compren¬ dere.
Fintantoché M rimarrà nelle immediate vicinanze del suo tipo normale <j, le
sue evoluzioni saranno press’a poco libere, piccolo essendo l’influsso di a; e
dipenderanno principalmente dalle varie cause perturbatrici. Ma appena M si
allontanerà dal tipo normale, entrerà come fattore in misura sempre crescente
una attrazione verso o; la quale potrà in ultimo diventare si potente e tanto
col tempo accumulare i suoi effetti, da impedire ogni ulteriore allon¬
tanamento dal suo tipo normale ; e potrà anche richia¬ marlo ad esso quando
cessi l’azione che produceva l’al¬ lontanamento. Una dimostrazione di fatto
della tendenza, che hanno i tipi normali, di richiamare a sé i tipi individuali
che da essi si allontanano, si manifesta nei fatti d 'ibridismo. Nei casi in
cui gl’ibridi sono fecondi si manifesta una irresi¬ stibile tendenza a
regredire verso l’uno o verso l’altro dei progenitori; le varietà (o
pseudo-varietà) ibride non pos¬ sono esser mantenute che con grandi sforzi per
mezzo di accurato isolamento. Queste, che non sono supposizioni, ma ovvie
deduzioni da’ fatti osservati, si possono illustrare con riflessioni di
carattere meno rigoroso. Non bisogna dimenticare infatti, che le vere matrici
delle forme considerate stanno sempre nei parametri della formula fondamentale,
i cui valori son quelli che danno origine ai tipi normali (§ 20) rappresen¬
tati da a a' a".... Questi adunque costituiscono le sole forme pure e
consentanee alla legge di formazione ; le sole che abbiano in sé la ragione
della propria esistenza. Tutte le altre forme fuori di a a'a".... sono il
risultato di anomalie Digitized by LjOOQ ! o di perturbazioni dovute ad
influssi esterni; dei quali l’azione continuata, se fosse senza contrasto,
potrebbe for- s’anche condurre alla dissoluzione di tutto il sistema. Non é
dunque fuori del probabile, che esista in natura una ten¬ denza a richiamare
verso quelle forme pure e normali le altre viziate più o meno da quegli
influssi. 37. Pseudo-varietà. — Consideriamo ora i casi che possono presentarsi
quando il punto A/, per effetto d’in¬ flussi persistenti, si allontana dal tipo
normale a per av¬ vicinarsi ad un altro a'. A misura che M avanzerà verso il
punto a?, che forma confine tra le due varietà rispon¬ denti ai tipi normali
esso subirà una resistenza sempre maggiore a continuare il suo movimento, come
se a lo richiamasse indietro con forza sempre crescente. Potranno allora
nascere due casi. Potrà in primo luogo la causa persistente, che spinge il
punto M, diventare insufficiente a vincere quella resistenza; ed allora dopo un
certo tempo il moto di M sarà arre¬ stato prima eh’ esso giunga al punto a?,
per esempio in M'. 11 punto M' si troverà in una specie d’equilibrio fra la
causa che lo spinge verso o' e la forza di a che lo richiama indietro ; un tale
stato di cose durerà finché dura la causa in questione. Il punto M ' rimarrà
fisso, e non subirà che le consuete piccole oscillazioni dovute alle
perturbazioni accidentali (§ 30). Avremo dunque creato un tipo relativa¬ mente
fìsso in una parte del campo lontana da ogni tipo normale. Che se invece d’un
solo individuo si abbia una massa d’individui M soggetti alle stesse vicende o
a vi¬ cende poco diverse, in quei dintorni sarà creata una Digitized by AjOOQle
- 330 - pseudo-varietà non appartenente ad alcuno dei tipi nor¬ mali, la quale,
come priva di base naturale, sarà condan¬ nata a dissolversi non appena
manchino o si modifichino le circostanze che han servito a produrla. Un segno
im¬ portante di tali pseudo-varietà sarà, oltre il carattere transitorio della
loro esistenza, quello di trovarsi sempre vicine ai limiti fra le due varietà
vere. Naturalmente la pseudo-varietà cosi creata apparterrà ancora alia mede¬
sima specie che la varietà genuina determinata dal tipo normale a ; ma offrirà
caratteri che sotto uno od un altro aspetto ravvicinano alla varietà <r',
anche quando questa appartenga ad un' altra specie. Alla classe delle pseudo¬
varietà possono riferirsi tutte quelle create per addome- sticazione e
selezione artificiale. Ma un intervento intelli¬ gente non è necessario per
questo ; ed è probabile che in¬ numerevoli pseudo-varietà continuamente si
producano e si dissolvano per effetto di cause naturali costanti di per¬
turbazione, specialmente per effetto di selezione naturale. — Però le
pseudo-varietà, dovendo obbedire anch’esse alla legge di correlazione e star
comprese nella formula fon¬ damentale, non è in arbitrio deiruomo di
determinare ad libitum i loro caratteri. L’uomo non può che preparare le
condizioni più favorevoli alla loro produzione. 38. Apparizione di varietà
nuove e di nuove specie. — In secondo luogo la causa persistente, che spinge il
punto M da a verso potrà essere sufficiente per vincere la resistenza opposta
al suo progresso dalla forza d’im¬ manenza di a. Il punto M potrà allora
arrivare al confine x delle sue varietà, e d’un tratto la condizione delle cose
sarà mutata. Gesserà l’attrazione di a, e comincerà ad operare in senso opposto
quella di a'; la quale invece d’impedire il progresso di Af, gioverà ad
accelerarlo. Il punto M entrerà nel campo delle varietà a', alla quale d’or innanzi
il suo tipo dovrà appartenere. Quello che vale d’un individuo può valere
manifestamente per un intera tribù. Se il campo delle varietà o' era già
occupato da altri punti, cioè se la varietà a già esisteva in natura,
l’avvenimento sarà di poca importanza ; un certo numero Digitized by LjOOQ le -
331 -, d'individui, che avrebbero dovuto appartenere alla varietà a apparterrà
invece alla varietà o\ Ma se il campo della varietà a era prima vuoto, cioè se
la varietà a non era finora rappresentata da alcun individuo, tal varietà ora
farà per la prima volta la sua apparizione sulla terra ; e se il numero degli
individui da cui è rappresentata é sufficiente, e l'ambiente buono, potrà
fissarsi e diventar numerosa, e continuare per molti secoli, con ugual diritto
che la varietà a di cui é una colonia modificata. Come si vede, l’effetto delle
cause persistenti di pertur¬ bazione può condurre a due risultati diversi: 1°
alla crea¬ zione di pseudo-varietà di carattere transitorio ; 2° al pas¬ saggio
di un certo numero d’individui da una varietà ad un’altra, ed eventualmente
all’apparizione di nuove varietà vere. La decisione fra questi due eventi
dipende dal risul¬ tato della lotta impegnata fra la causa persistente, che
spinge la forma M ad allontanarsi dal suo tipo normale e la forza d’immanenza,
con cui questo tipo tende a ri¬ chiamar quella forma a sé. Allorquando le due
varietà appartengono alla medesima specie, è da presumere che la resistenza al
passaggio sia minore, e che questo pas¬ saggio possa succedere con qualche
frequenza. Ma se le due varietà appartengono a specie diverse (cioè si trovano
ambedue al confine dei campi delle specie rispettive) la differenza dei loro
tipi normali sarà differenza specifica ; ed è a supporre che l’ostacolo
prodotto dall’immanenza sia molto grande e tale da impedire per lo più la
trasfor¬ mazione, che allora non sarebbe più da una varietà al¬ l’altra, ma da
una specie ad un’altra. Ciò malgrado, se vogliamo tener fermo ai principi del¬
l’evoluzione, e non abbandonare con ipotesi gratuite il terreno del metodo
scientifico ; dobbiamo ammettere che un tale passaggio sia avvenuto qualche
volta; e può darsi che avvenga anche oggi, senza che noi siamo in grado di
avvertirlo. Certo non sarà cosa frequente ; la separazione delle specie è là per
togliere ogni dubbio su questo punto. Dato pertanto in questo modo il passaggio
di uno, o più, o anche molti individui dalla specie S alla specie 5', si
Digitized by AjOOQle - 332 - possono presentare due casi. Se la specie S' già
esisteva, non molto sarà cambiato nell’economia della natura; una specie avrà
perduto un certo numero di tipi, un’altra ne avrà guadagnato un certo numero.
Se invece la specie S' non era ancora rappresentata da individui realmente esi¬
stenti, d’or innanzi essa lo sarà; una nuova specie avrà fatto la sua
apparizione sulla terra . Dico che farà la sua apparizione, non che sarà creata
; perchè nella sua forma ed in tutti i suoi caratteri il tipo esisteva già a
priori nella formula fondamentale del sistema organico cui essa specie appartiene.
Era dato il modello, ora esisteranno i tipi viventi che ad esso s’informano. 39
. Resta a dire del caso non probabile, in cui M si arresti proprio sul confine
dei campi delle varietà «to', cioè proprio in x . In questo caso esso sarebbe
soggetto a due azioni uguali e contrarie, e potrebbe rappresentare un tipo
neutro non appartenente nè all’una, nè all’altra varietà, od anzi a tutte e due
insieme. Ma un tale stato di cose non è facile che duri ; ogni minima azione
pertur¬ batrice può spingere M verso un lato o verso l’altro, con¬ ducendolo
cosi sul campo d’azione di <x o di o' ; cosi che finirà per esser presto
richiamato nelle vicinanze dell’uno o dell’altro punto. Dopo tutto questo non è
difficile comprendere il motivo per cui nelle regioni che servono di confine ai
campi delle varietà e delle specie, esistono spazi vuoti e perchè specie e
varietà (particolarmente le prime) siano cosi net¬ tamente definite. Il caso
rassomiglia a quello di un campo perfettamente liscio, di cui la superficie sia
piena di grandi Digitized by LjOOQle - 333 - e piccole ondulazioni, come
sarebbe la superficie delle onde del mare quando repentinamente si congelasse.
Una grandine di palle perfettamente lisce che cada su di essa, si riunirà nelle
cavità a 6. .. lasciando libere la sommità e i dossi delle onde ab ed,,.; e se
per caso qualche palla rimanesse in bilico sopra uno dei vertici, basterebbe la
più piccola scossa o il più piccolo soffio per farla cadere da una parte o
dairaltra.. Qui i punti più bassi rappre¬ sentano i punti corrispondenti ai
tipi normali; le sommità e i dorsi ab ed.,, rappresentano i confini fra i campi
delle varietà corrispondenti ad essi tipi : la gravità che tira le palle al
basso rappresenta la forza d’imma¬ nenza dei medesimi. Digitized by LjOOQle
CAPO VI. Riassunto e conclusioni . Omologie. Unità del sistema organico e Sua
formula fonda- mentale. 40 . Siamo ormai giunti al punto di poter riassumere in
ordine logico i risultati delle discussioni e delle ricer¬ che precedenti, e di
desumerne qualche nozione generale sull’ordinamento del sistema organico
vigente sulla Terra. A questo fine prenderemo le mosse dalla legge di cor¬
relazione (§ 23), la quale qui considereremo con Darwin come semplice fatto di
esperienza. Abbiam veduto che in virtù di questa legge esiste una connessione
nello sviluppo e nella variazione delle diverse parti e dei diversi carat¬ teri
di un organismo; appunto come succede nelle forme geometriche pure, in cui
tutte, anche le minime parti sono strettamente coordinate fra di loro (§ 1). La
dimostrazione più evidente di questa legge sta nella facoltà che hanno certi
organismi di riprodurre le parti mutilate, appunto come un breve arco di curva
contiene gli elementi ne¬ cessari per Ricostruire l’intiera curva. Ne
concludiamo, che allo sviluppo delle parti di un organismo, come a quello di
una forma geometrica pura, presiede una legge o formula fondamentale, la quale
ne determina compieta- mente tutti i caratteri. È quello che Darwin chiama il
po¬ tere coor dittatore cieli' organizzazione, ed al quale assegna la funzione
di mantenere l’armonia fra le parti (l). Ogni (1) Darwin, Variazioni degli
animali e delle piante, Cap. XXIV. Digitized by AjOOQle forma pura d'organismo
(cioè non modificata da circostanze accidentali), dipende pertanto da una
formula fondamen¬ tale. e gli organismi dello stesso tipo dipendono dalla
stessa formula; mentre per organismi più o meno diffe¬ renti le formule
dovranno differire più o meno per varia¬ zione di qualche loro elemento. 41.
Nelle forme geometriche appartenenti al medesimo sistema la formula
fondamentale è unica per tutto il si¬ stema, e rappresenta di quelle forme
tutte le proprietà ed i caratteri comuni. Le differenze derivano da diversi va¬
lori che prendono i parametri od elementi discriminatori contenuti nella detta
formula; e sono tanto più grandi e tanto più radicali quanto maggiore è il
numero dei pa¬ rametri non aventi lo stesso valore, e quanto più grandi son le
differenze per ciascuno di questi parametri. Quindi diversi ordini di differenze:
differenze di varietà, di specie, di genere ecc., le quali rendono possibile
una classifica¬ zione gerarchica di tutte le forme del sistema. — Noi pro¬
poniamo l'ipotesi, che la classificazione gerarchica, intie¬ ramente analoga,
delle forme organiche naturali abbia pure un'origine analoga. Cioè supponiamo
che un sistema d’organismi naturali dipenda da una formula fondamen¬ tale
unica, rappresentante i loro caratteri comuni; nella quale i parametri ossia
elementi discriminatori, colla di¬ versità dei loro valori determinino le
differenze di vario ordine e la classificazione gerarchica in varietà, specie,
generi ecc. Questo modo identico di spiegare l’analogia d’ordinamento
gerarchico nei sistemi di forme geometriche e nei sistemi di forme organiche, costituisce
la base prin¬ cipale di tutti i nostri ragionamenti. 42. I sistemi delle forme
naturali cosi inorganiche 'come organiche procedono per tipi discontinui. Come
ben disse il professor Vignoli « la materia vivente non può manife¬ starsi che
specificata sempre; cioè come un micro o ma¬ cro-organismo definito, non mai
come generica forma » (1). (1) T. Vignoli, Sui Musei di Storia Naturale , (nel
presente volume). Digitized by Google - 336 - Questo ci mostra che ciascuno dei
parametri di un tal sistema, per ragioni dipendenti dall’intima natura delle
cose, non può prendere nella formula che un certo nu¬ mero di valori o di
qualità, procedenti per serie discon¬ tinua. A ciascuna delle possibili
combinazioni che si posson fare con tutti questi valori corrisponde una forma
speciale del sistema, diversa da tutte le altre; ognuna delle quali serve di
tipo normale ad una varietà . Un certo numero di queste suole trovarsi
aggruppata in un fascio d’ordine superiore, che chiamiamo specie . 43. Per
mezzo di una semplice convenzione è possibile rappresentare un tal sistema
sotto aspetto di uno schema¬ tismo grafico, in modo da facilitarne lo studio
delle sue parti e delle relazioni reciproche dei suoi membri. Essendo n il
numero dei parametri del sistema, questo potrà in¬ tendersi intieramente
sviluppato secondo n dimensioni, una per ciascun parametro. In un tale spazio a
n dimensioni la posizione di un punto è determinata, quando siano as¬ segnati i
valori delle sue n coordinate. Ogni forma orga¬ nica del sistema, che risulti
assegnando valori qualunque ai suoi n parametri, potrà esservi rappresentata da
quel punto, di cui le coordinate siano precisamente quei valori degli n
parametri. In tal modo, ad ogni punto dello spazio rappresentante il sistema
potrà corrispondere una forma organica, e ad ogni forma organica del sistema
corrispon¬ derà sempre un punto di quello spazio. Quindi al concetto della
forma di un organismo é surrogato quello più sem¬ plice della posizione di un
punto, e al concetto del pas¬ saggio di un organismo da una forma ad un’altra è
sur- *ògato quello più semplice del movimento del punto cor¬ rispondente da un
luogo ad un altro. — Allora il campo di una varietà è lo spazio comprendente
tutti i punti che corrispondono a forme ad essa varietà attribuibili; fra i
quali punti pure vi sarà uno che corrisponda al tipo nor¬ male di quella
varietà. Le varietà vicine o contigue cor¬ risponderanno a tipi organici poco
fra loro diversi. Le va¬ rietà comprese nella medesima specie formeranno, coi
loro campi insieme aggruppati e contigui, uno spazio o campo Digitized by
AjOOQle - 337 - maggiore, che sarà il campo di quella specie. Per simil modo i
campi delle varie specie di un medesimo genere insieme aggruppati formeranno il
campo di un genere, e cosi di grado in grado fino ad occupare tutto lo spazio a
n dimensioni che per ipotesi è il campo dell’intiero sistema. 44. Nel sistema
cosi rappresentato nel tutto e nelle sue parti, i punti corrispondenti ai tipi
normali delle varietà sono isolati l’uno dall’altro, e collocati nelle
posizioni de¬ terminate da quei valori degli n parametri, che corrispon¬ dono
rispettivamente ai v'arii tipi. Tali posizioni, per la natura stessa della
costruzione, formano fasci di file pa¬ rallele fra loro; e di tali file
parallele ne esistono n fasci od n sistemi, di ognuno dei quali le file
prendono nello spazio una direzione diversa. Colali file o serie son chia¬ mate
serie analogiche ; perchè fra i tipi di una medesima serie esiste una stretta
analogia, determinata da ciò, che per tutti questi tipi valgono i medesimi
parametri, ad ec¬ cezione di uno, che varia da un tipo all’altro della serie.
L’esperienza conferma queste deduzioni, quando si appli¬ cano agli esseri
organizzati. Negli organismi, "che han vissuto e vivono alla superficie della
Terra, spesso si tro¬ vano vestigia di tali serie, formanti scale di gradazione
regolare nelle loro forme; e più se ne troverebbe, se gli antichi organismi
fossero meglio e più completamente conosciuti. — Esistono inoltre serie
parallele di organismi formanti scale di simile progressione morfologica, quan¬
tunque derivanti da specie diverse come punti di partenza (<variazioni
analogiche di Darwin). Ciò risponde bene al- l’aggruppamento delle serie in
fasci paralleli, che fu di sopra notato. Ogni punto del sistema che rappresenti
un tipo normale,* -v fa parte di n serie analogiche diverse; cioè estende i
suoi vincoli di parentela in 2n direzioni, corrispondenti ad n rhaniere diverse
di analogia di caratteri. Ciò spiega le connessioni multiple, che talvolta
vediamo collegare un tipo organico con tipi poco dissimili, ogni collegamento
facendosi per mezzo dell’analogia di caratteri diversi. 45. La posizione di un
punto del sistema essendo indice SCHIAPARELLI. 22 Digitized by CjOOQle 338 -
della forma del tipo corrispondente, a punti vicini nello spazio
corrisponderanno sempre forme relativamente poco diverse: a punti lontani forme
molto differenti. Ciò nulla- meno, quando due punti lontani appartengano alla
mede¬ sima serie analogica, malgrado ogni gran distanza, avranno comuni n-1
parametri, e malgrado ogni gran differenza di forme, certo alcuna cosa di
comune. Ne risulterà quindi una specie di incongruenza bizzarra o combinazione
inso¬ lita di caratteri, come negli uccelli dentati deirepoca cre¬ tacea ( Iehthyornis
, Hesperornis) o negli uccelli con coda lunga a molte vertebre come quella dei
serpenti, che si trovan nei terreni giuresi ( Archaeopteryx ), o nei serpenti
che tuttora vivono, portanti presso la testa due piccolissime zampe (Cheirotes
Canaliculatus). 46. Ogni specie contenendo nel suo campo un certo nu¬ mero di
punti corrispondenti ai tipi normali delle sue va¬ rietà; i punti posti presso
al confine col campo di una specie vicina corrisponderanno a tipi aventi
qualche ana¬ logia con detta specie. Quindi il fatto enunciato da Darwin, che
le varietà di una specie imitano frequentemente i ca¬ ratteri di altre specie
diverse da quella. 47. Le omologie delle parti, che secondo il Darwin sa¬
rebbero prova di discendenza genealogica, nel presente modo di vedere sono
anzitutto e sopratutto segni evidenti di connessione sistematica; lo studio
loro è della più alta importanza per conoscere la struttura intrinseca del si¬
stema in quella parte dove si manifestano. Più che di ca¬ ratteri ereditari
modificati, esse hanno l’aspetto di varia¬ zioni mille volte, e sempre
diversamente, ripetute sul me¬ desimo tema. Naturalmente queste omologie hanno
luogo con molta frequenza fra specie vicine, ma spesso occupano anche grandi
estensioni nel campo del sistema, collegando fra loro non solo specie diverse,
ma generi ed ordini in¬ teri. Tale è per esempio l’omologia delle ossa nelle
braccia della scimmia, nelle gambe anteriori del cavallo, nelle ali del
pipistrello, e nella penna natatoria del vitello marino (l). (1) Darwin,
Origine delle specie , Capo VI. Digitized by Google - 389 - 48. Fin qui si è
parlato dei tipi normali, cioè di quei tipi essenzialmente fissi ed invariabili
anche nei più mi¬ nuti particolari, che sono esclusivamente determinati dalla
formula fondamentale per mezzo dei valori discontinui assegnabili ai suoi
parametri. Ma nessun organismo indi¬ viduale corrisponde esattamente al suo
tipo normale nella realtà delle cose. I numerosi e svariati fattori dell’evolu¬
zione (sulla cui natura e relativa importanza intendiamo evitare qui ogni
discussione), operano come cause per¬ turbatrici che li fanno deviare ora in un
senso ora in un altro. Quindi quel punto dello spazio ad n dimensioni, che
corrisponde ad un dato organismo individuale, sarà bensì sempre vicino (e per
lo più molto vicino) al punto che rappresenta il tipo normale; ma è
infinitamente poco pro¬ babile, che alcuna volta con esso coincida. Tutti i
tipi in¬ dividuali si aggrupperanno intorno al rispettivo tipo nor¬ male, ed
una varietà intiera sarà rappresentata da una numerosa agglomerazione di punti
individuali, addensata intorno al punto normale. I gruppi di punti
corrispondenti a due varietà contigue saranno per lo più separati da uno spazio
vuoto indicante la deficienza di tipi intermedi. 49. Quando la legge di eredità
fosse assoluta ed ogni tipo generato fosse assolutamente identico al tipo
genera¬ tore, il punto rappresentante il secondo sarebbe identico di posizione
a quello che rappresenta il primo. Ciò tuttavia non avverrà mai; mille cause potendo
produrre una diffe¬ renza più o men grande, ne risulterà una differenza di
posizione dei due punti nel campo della loro varietà. Una nuova generazione
darà luogo ad un tipo rappresentato da un terzo punto ancora diverso dai due
primi, e cosi successivamente. Tutti i tipi individuali cosi prodotti in più
generazioni formeranno una serie di punti, che po¬ tranno considerarsi come
altrettanti vertici di un poligono; e questo poligono sarà l’immagine visibile
delle successive trasformazioni avvenute in quella linea genealogica. Ove non
intervengano azioni di effetto costante, quel poligono si aggirerà ed oscillerà
intorno al punto o tipo normale, mantenendosi a poca distanza da esso. Ove però
in quella Digitized by UjOOQle - 340 - linea si presenti qualche carattere
ereditario speciale, ciò si manifesterà per una sensibile deviazione di quel
poli¬ gono verso una od altra parte del campo. 50. Ma quando entri in azione
qualche causa perma¬ nente di evoluzione verso un dato carattere o insieme di
caratteri; in mezzo alle casuali oscillazioni dovute alle cause di effetto
passaggero o variabile, si manifesterà una tendenza in ogni punto del poligono
a progredire rispetto al suo antecedente in una data direzione; il poligono,
in¬ vece di ritornar su sé medesimo, si allontanerà dal tipo normale, e si
allungherà in quella direzione. Cosi sarà segnata la via di una mutazione
progressiva, la quale quando non sia sufficientemente contrastata dalla
tendenza naturale al ritorno verso il tipo normale, potrà far uscire il punto e
il tipo corrispondente dal campo della varietà a cui apparteneva; e dopo un
certo numero di generazioni potrà passare ad un'altra varietà e anche ad
un'altra specie. E se quest’ulti ma varietà o specie prima non era
rappresentata in natura, d’or innanzi lo sarà; e cosi farà la sua apparizione
nel mondo organico. 51. Quale sia la natura del processo per cui questo pas¬
saggio si fa, non è qui il caso di disputare. L’osservazione dimostra che un
tal passaggio ha dovuto avvenire abba¬ stanza frequentemente per dar origine ad
un numero stra¬ grande di specie, che formano la popolazione antica e moderna
della Terra. Per secoli innumerabili lo stame della vita è stato condotto dal
Parca attraverso il campo del sistema organico di varietà in varietà, di specie
in specie, probabilmente seguendo perdio più le vie segnate dalle serie
analogiche, e scegliendo fra le molte possibili, quelle dettate dalla minima
resistenza dell’ambiente e da altre circostanze del momento; diramandosi poi ad
ogni tratto in varie direzioni, in modo da occupare vastissime regioni di quel
campo. Ma non le ha occupate tutte ad un tratto; molte stazioni, rimaste vuote
in principio, fu¬ rono occupate più tardi, quando si aperse la possibilità di
farlo. Molte certamente sono vuote ancora adesso; altre; già prima occupate, si
son fatte vacanti per l’estinzione Digitized by LjOOQle 341 - dei tipi che le
popolavano, come foglie disseccate di uri albero sempre verde. Nel progresso
dei tempi la vita scomparve da vaste regioni e regioni nuove furono occu¬ pate:
cioè generi ed ordini intieri si estinsero, altri ap¬ parvero in loro vece. In
qualche parte del campo fra mezzo a regioni fatte deserte è restato qualche
avanzo isolato a modo di rovina: oggi li chiaman forme aber¬ ranti, come
l’ornitorinco; e s’intende benissimo perchè sian rappresentate ciascuna da
poche specie (1). 52 . Adunque la regione popolata del sistema può e deve
variare col tempo, estendendosi in certe direzioni e restrin¬ gendosi in certe
altre, secondo le condizioni di esistenza fatte al mondo organico da essa
rappresentato. Cosi pare che sulla Terra il lavoro della vita abbia cominciato
da tipi affatto rudimentali, e si sia sempre venuto estendendo a forme più
complesse e dotate di maggior specializza¬ zione negli organi delle varie
funzioni; e diffìcilmente si può immaginare che avesse la cosa a succeder
diversa- mente. Ciò non esclude però la possibilità che avvengano regressi in
senso contrario. Possono altresi generarsi, nella region popolata del sistema,
dei grandi e piccoli vuoti, e anche divisioni in più parti fra loro isolate,
alle quali corrisponderanno soluzioni (temporanee o permanenti) di continuità
nel sistema, apparenti lacune, e grandi inter¬ valli fra le varie classi dei
viventi, senza visibile transi¬ zione; siccome appunto si osserva fra gli
uccelli e gli altri vertebrati, fra i pesci ed i batraci (2). — Distrutto un
tipo per estinzione, questo può esser rinnovellato e riprodotto coll’aiuto dei
tipi vicini; la vita può ritornare là, donde era scomparsa. Un medesimo tipo
può apparire e scom¬ parire più d’una volta, oppure indipendentemente prodursi
in due luoghi diversi della Terra, fra i quali non esista possibile
comunicazione. — Da ultimo, essendo provato, che nei corpi conosciuti
dell’Universo prevalgono le stesse (1) Darwin, Origine , Capo XIII. (2) Darwin,
Origine , Capo XIII. Digitized by Google —'342 - leggi fìsiche e lo stesso
sistema chimico; ne concludiamo esser dappertutto identiche le proprietà
fondamentali delle strutture organiche. Quindi la probabilità che anche la
formula fondamentale degli esseri organizzati sia dapper¬ tutto la medesima. Ma
le diverse circostanze d’ambiente possono far si che la regione del sistema
organico popo¬ lata dai tipi terrestri sia affatto diversa ed anche lonta¬
nissima dalla regione dei tipi viventi in un astro differente. Quindi in
quest’ultimo il mondo organico potrà esser di¬ versissimo, quantunque i suoi
tipi sian rappresentati dalla medesima formula fondamentale. 53 . Noi abbiamo
finora considerato come unità suprema nel mondo organico il sistema , in cui
tutti i tipi sono de¬ terminati da una medesima formula fondamentale propria e
caratteristica di esso sistema. Si può ora domandare se tutto il mondo organico
possa esser riunito in un solo grande sistema con una formula fondamentale
generale unica; oppure se si debba ammettere che sia diviso in un certo numero
di sistemi irreduttibili l’uno all’altro, quali sembrano essere per esempio gli
animali e le piante; e fra gli animali i quattro tipi principali, fra cui il Darwin
soltanto con molta esitazione ammette come possibile una relazione genetica,
mentre il Professor Vignoli l’esclude affatto (1). Non io certamente sarò
chiamato a decidere si ardue e complicate questioni, e meno che mai quella che
riguarda il nesso fra il regno animale e il regno vegetale. Tuttavia per quanto
concerne i quattro gran tipi degli or¬ ganismi animali, la questione ridotta,
come noi facciamo, a connessioni puramente sistematiche, è non genetiche,
sembra ammettere senza troppa difficoltà una risposta nel senso affermativo di
una unità completa di tutto il regno animale. Lo stesso Professor Vignoli
ammette, che « la materia vivente, per condizioni intrinseche sue molecolari,
fisico-chimiche, e biologiche non possa ordinarsi che in (1) Darwin, Origine
delle specie, Cap. XIV. Vignoli, I Musei di Storia Naturale , ecc, nel presente
volume. Digitized by LjOOQle - 348 - quelle quattro forme fondamentali, come le
varie sostanze numerali hanno un modo ciascuna di assetto cristallino tipico»;
di che egli assegna la causa «nel rapporto della materia vivente con definite
forme geometriche di strut¬ tura », Con ciò è data la connessione sistematica
dei quat¬ tro tipi del regno animale, e la possibilità della loro clas¬
sificazione sotto un sistema unico almeno in senso analogo a quella dei
cristalli. Allora la relazione fra quei quattro tipi si può descrivere in modo
plausibile dicendo, che da un punto di questo sistema parti in origine la
scintilla della vita in quattro direzioni diverse e divergenti, probabilmente
determinate, fra molte altre, dalle condizioni d’ambiente che allora offriva il
nostro pianeta; questi quattro cespiti mol¬ tiplicarono le loro ramificazioni
in regioni diverse del si¬ stema, ciascuno indipendente dagli altri e senza
relazione reciproca apparente. Estinti i primi organismi, nei quali una certa
analogia, dovuta alla comune origine, si sarebbe potuta forse osservare,
rimasero troncati alla radice e disgiunti da grande intervallo i quattro
sistemi parziali in apparenza isolati, e poco aventi fra loro di comune. — Non
è esclusa poi la possibilità che in altri ambienti (quali possono offrire p. e.
i corpi celesti) abbia potuto il seme vitale nascere in altri punti e
propagarsi in regioni del sistema totalmente diverse, dando luogo a tipi di
forme a noi ignote e forse anche per sempre inconcepibili. 54 . Qualunque sia
l’ipotesi che ci piaccia di ammettere, di un sistema unico, o di più sistemi
parziali fra loro ir- reduttibili; sempre alla formula fondamentale di tal si¬
stema corrisponderà il più alto grado di generalità che si possa dare in
natura. Entro un tal sistema la classifi¬ cazione gerarchica porterà seco più
ordini di divisioni e di suddivisioni. Ad ogni divisione di un dato ordine cor¬
risponderà la sua propria formula meno generale; e come più suddivisioni di un
dato ordine si raccolgono a formare una divisione d’ordine immediatamente
superiore, cosi le formule particolari di quelle suddivisioni entreranno tutte
a far parte, come casi particolari, di una formula più ge¬ nerale, da cui
quelle altre particolari deriveranno per Digitized by AjOOQle V - 344 - mezzo
di certe condizioni imposte ai parametri. Accadrà insomma, nella
classificazione degli organismi, quello che si verifica nella classificazione
delle forme pure della geo¬ metria. Così grado grado specializzando si verrà
scen¬ dendo all’ultima specializzazione, che corrisponde alle formule
determinatrici dei tipi normali delle varietà, cioè dell’ultimo grado della
gerarchia. In queste formule del¬ l’ultimo grado tutti i parametri sono
perfettamente deter¬ minati in quantità e qualità. 55. Se da ultimo alcuno ci
domandasse qual’è la fonte della formula suprema fondamentale (o delle formule
su¬ preme, se si vuole sian più di una), alla quale qui si at¬ tribuisce tanta
importanza e quasi un potere sovrano: ri¬ sponderemmo non trattarsi qui d’un
concetto metafìsico, nè di un Deus ex machina. Come in un sistema di forme
geometriche la formula fondamentale esprime quella ne¬ cessità logica che
connette fra di loro tutti i tipi del si¬ stema, e le diverse parti di ciascun
tipo, e costituisce la legge determinatrice della loro esistenza e delle loro
pro¬ prietà; cosi nel mondo organizzato la formula fondamen¬ tale è
l’espressione della necessità fisica delle cose; ne¬ cessità, che date le
condizioni primordiali d’esistenza di un regno organico, ne fa dipendere con
logica rigorosa tutti i fatti minori. La formula fondamentale degli orga¬ nismi
deriva quindi dalla stessa fonte, da cui derivano per esempio i tipi del
sistema chimico, e le leggi delle loro combinazioni; dalla stessa fonte, che dà
origina alla legge dell’attrazione universale ed a quelle che regolano i moti
vibratori da noi percepiti sotto apparenza di luce, calore, ed altre forme di
radiazione. Questo concetto, che collega per mezzo di una sintesi unica tutte
le leggi speciali del mondo organico, ci rende immediato conto delle strette
correlazioni e corrispondenze che si osservano non solo fra le varie parti di
un medesimo organismo, ma anche rispetto’alle funzioni corrispondenti di enti
organici diversi. Correlazioni e corrispondenze, che considerate dal nostro
punto di vista subiettivo, ci si presentano spesso sotto apparenza di causa e
di conseguente effetto, e destano in Digitized by LjOOQle - 345 - noi l’idea di
finalità ; mentre non sono che conseguenze corrispondenti e fra loro armoniche,
procedenti simulta¬ neamente da un fondamento unico, e già in quello stesso
fondamento determinate a priori ; come a priori in una breve formula matematica
sono necessariamente determi¬ nate le infinite proprietà delle forme
geometriche da quella derivanti, e determinate pure le armonie e le corrispon¬
denze che da quelle proprietà hanno origine. Digitized by LjOOQle CAPO VII.
Comparazione della presente ipotesi con, quella di Darwin . 56. Da quanto
precede sembra dimostrato, che l’ordi¬ namento sistematico della natura
organica in tipi fissi e distinti l’uno dall’altro per caratteri invariabili,
del quale abbiam tracciate le prime linee nei Capitoli III, IV e V, mentre già
per ragioni intrinseche si presenta come ab¬ bastanza probabile, può ancora,
meglio che altri non avrebbe sperato, render conto di tutti i fatti più impor¬
tanti concernenti le mutazioni degli organismi; e questo senza ricorrere ad
ipotesi che escano dal campo delle osservazioni e della quotidiana esperienza.
Siamo qui in presenza di una teoria di evoluzione organica, della quale i
risultati hanno molti punti di contatto con quelli della teoria Darwiniana,
differendo tuttavia in parecchie cose importanti. Prima differenza è, che
mentre Darwin considera come causa preponderante e poco men che esclusiva di
evolu¬ zione la selezione naturale (1), fondata sulla lotta per re¬ sistenza,
combinata coll’eredità di caratteri acquisiti; nel presente scritto non si fa
alcuna ipotesi speciale sull’im¬ portanza relativa che possono avere i molti e
varii fattori di detta evoluzione. Noi ci teniamo alla formula generale e
comprensiva che segue: «Ogni specie, alla sua origine, (1) Alludo alla forma,
che Darwin diede a questa teoria nella sua opera principale Origine delle
specie. Più tardi egli modificò non poco le sue idee, siccome si può vedere
nell’ opera Descent of Man. Digitized by LjOOQle - 34 ? - coincide nel tempo e
nel luogo con un’altra preesistente, ad essa vincolata da stretta analogia di
caratteri; la nuova forma nasce dall’antica per mezzo di generazione modifi¬
cata » (1); sia che tal modificazione derivi per eredità di mutazioni
acquistate durante la vita dell’organismo gene¬ ratore, sia che derivi da
graduali ed impercettibili muta¬ zioni subite dal primo embrione nell’atto
stesso della ge¬ nerazione (eterogenesi graduale). Sotto questo riguardo noi
non possiamo dire che le idee qui svolte si trovino in op¬ posizione colle
ipotesi darwiniane; l’un modo di vedere è più generale, e meno specificato
dell’altro; ecco tutto. 57. Grande invece e veramente inconciliabile è un’altra
differenza. Secondo la presente ipotesi un tipo trasforman¬ dosi non può
convergere verso altre forme che di alcuno dei 2n tipi confinanti (2), spostandosi
in una delle 2n di¬ rezioni segnate dalle n serie analogiche cui quel tipo ap¬
partiene; inoltre ciascuno dei tipi verso cui la trasfor¬ mazione può esser
diretta è assolutamente determinato a priori in tutti i suoi caratteri ; cosi
che l’ufficio dei fattori evolutivi non è quello di produrre un tipo nuovo ad
ar¬ bitrio delle circostanze, ma di scegliere, fra 2 n tipi pos¬ sibili, quello
che è più confacente al caso, e che nelle date circostanze può esser il più
utile e il più conveniente al dato organismo. Qui non abbiamo trasmutazione di
specie ; le specie sono assolutamente invariabili nei loro caratteri ; ma
abbiamo trasmigrazione d ’ un individuo o d'una massa d'individui da una specie
di tipo dato ad altfa specie di tipo dato. Si può dunque alla presente ipotesi
dare il nome di evoluzione regolata od evoluzione per tipi fissi . Secondo i
più avanzati Darwiniani invece l’evoluzione è affatto li¬ bera e senza freno
alcuno. Veramente affermano che re¬ iezione naturale tende al perfezionamento
di ogni creatura vivente per rapporto alle sue condizioni organiche ed inor-
(1) Darwin, Origine delle specie , Capo XI. (2) Ricordo che n è il numero dei
parametri dell’organismo. Digitized by LjOOQ le ganiche di vita, e per
conseguenza, nella maggior parte dei easi, a quello che si deve considerare
come un pro¬ gresso nell'organizzazione (1). Ma questa tendenza che si traduce
poi nella formula celebre del survioal of thè fittesi , dipende sempre ad ogni
momento dalle circostanze in mezzo a cui l’organismo vive e si sviluppa;
circostanze legate a cause altrettanto complesse ed altrettanto varia¬ bili,
quanto sono quelle che determinano la forma e di¬ sposizione delle onde nel
mare in burrasca a ciascun mo¬ mento: cause non soggette ad alcuna norma
regolare e che pel nostro intento possiamo considerare come affatto
accidentali. La nuova forma adunque, verso cui i fattori dell’evoluzione libera
spingono un dato tipo, è il risultato di combinazioni accidentali anch’essa; ed
accidentale sarà pure il nuovo carattere, od i nuovi caratteri assunti per il
completo adattamento del tipo al nuovo mezzo in cui si trova (2). Questi nuovi
caratteri, essendo determinati da circostanze esteriori, non saranno legati da
alcuna legge : e per quanta possa essere la loro utilità, non si vede perchè
debba esistere alcuna connessione fra essi, ed i caratteri che si conservano.
In una parola, la nuova forma non sarà soggetta alla legge di correlazione,
anzi sarà sempre più o meno in contraddizione con questa legge; cioè sarà
sempre una maggiore o minore mostruosità ; la quale in virtù della legge
d’eredità dovrebbe andarsi propagando nelle consecutive generazioni. Sotto
l’impero assoluto del¬ l’evoluzione libera il regno organico diventerebbe
presto una popolazione di mostri. Per ‘evitare un tal risultato siamo
necessariamente obbligati ad ammettere con Darwin che le variazioni subite
dall’organismo abbiano ad ogni modo da obbedire alla legge di correlazione.
L’evoluzione dunque in tal modo non è più assolutamente libera, ma è legata ad
una formula fondamentale; i suoi risultati sono (1) Darwin, Origine delle
specie, Capo IV, n. 17. (2) Così li chiama Darwin medesimo nel riassunto che
forma la con¬ clusione del Capo IV dell’ Origine delle specie. Digitized by
LjOOQle - 349 - liberi soltanto entro i limiti concessi da una tal formula; il
tipo trasformato si adatterà all’ambiente tanto, quanto da quella gli è
concesso. Quindi, accanto alle variazioni utili si produrrano altre variazioni
correlate colle prime ; variazioni talvolta inutili, talvolta dannose, sempre
però tali che sommata ogni cosa, l’utilità abbia il sopravvento e sia la
massima possibile. GoU’ammettere la legge di correlazione si sarà ad ogni modo
guadagnato questo; che l’organismo continuerà a far parte del suo sistema, e
che la sua nuova forma pren¬ derà il suo posto nel campo di esso sistema,
rappresen¬ tata da un punto. Mancando però affatto nell’ipotesi dar¬ winiana i
tipi normali fìssi e una legge d’immanenza; le successive trasformazioni
deH’organismo (benché sempre correlate), e il moto per gradi successivi del
punto suo rappresentante non saranno soggetti ad altra restrizione, che quella
di rimanere nel campo sopradetto. Il moto en¬ tro un tal campo, e la
trasformazione corrispondente si faranno alla cieca e saranno determinati ad
ogni momento dalle circostanze del momento. 58. In qual modo, seguendo un tale
processo, si abbiano a formare specie sempre bene deliminate senza tipi inter¬
medi; e come una tal divisione netta e precisa abbia po¬ tuto stabilirsi
dovunque ed in ogni tempo senza alcun principio intrinseco che la determini
(quale sarebbe per noi l’immanenza dei tipi normali); e come per solo effetto
di combinazione di circostanze accidentali infinitamente variabili, dappertutto
e sempre si sia raggiunto il mede¬ simo risultato con un rigore poco meno che
matematico; riesce diffìcile a comprendere. Da questa difficoltà confessa
Darwin medesimo d'essere stato arrestato per molto tempo, e la via per la quale
ha tentato di uscirne è uno dei tanti monumenti della sua meravigliosa sagacità
(1). Le sue di¬ mostrazioni si fondano sostanzialmente nella soppressione che
avviene, sempre per fatto di selezione naturale, non (1) Darwin, Origine delle
specie , Capo VI, § 2. Digitized by Google •- 350 - solo delle varietà
intermedie che rappresentano i gradi antecedenti del successivo
perfezionamento; ma in gene¬ rale ed in qualunque circostanza, di tutte le
varietà meno numerose e meno potenti, che sarebbero capaci di stabi¬ lire
un’apparente gradazione di forme fra specie più nu¬ merose e più forti. Egli
afferma che una simile eliminazione continuata di tipi intermediari ha luogo
non solo in am¬ bienti chiusi (per esempio in isole o laghi di limitata
estensione), dove la lotta per l’esistenza può diventare molto accanita, ma
anche nei grandi spazi aperti dei con¬ tinenti e dei mari, dove variano
gradatamente le condi¬ zioni della vita da un punto all’altro, dove quindi
parrebbe doversi far luogo ad una specie graduata per minime va¬ riazioni. Ma
se leggendo queste belle pagine si è costretti ad ammirare il genio dell’Autore
ed anche ad ammettere molte delle conclusioni particolari da lui esposte; ad
una convinzione chiara e completa non sono potuto arrivare, neppure dopo veduta
l’abile difesa che su questo punto ha presentato il Wallace (1). Sembra, che
molto preoccupato (ed a ragione !) degli effetti grandi e continui della
selezion naturale, Darwin non abbia dato importanza sufficiente ad altri
fattori, pur potenti e continuati anch’essi; quale sa¬ rebbe per esempio
l’obliterazione continua, che delle pic¬ cole diversità di carattere ha luogo
in conseguenza del- l’incessante connubio di tipi pochissimo fra loro
differenti lo posso ammettere benissimo ciò che dimostra il sommo inglese, che
quando la separazione dei caratteri di due tipi vicini e coabitanti nel
medesimo campo sia giunta al punto da render notevolmente più rari e più
sterili i con- connubii fra individui dell’uno o dell’altro tipo, questa se¬
parazione non possa far altro che progredire continua- mente: la difficoltà sta
per me nel comprendere come ad un tal grado di separazione si possa arrivare in
seno ad (1) Alf. R. Wallace, The Method of organic Euolation nella Fortnightly
Rewieiv Febr. and March 1893, voi. LVII, n. 138-139: riprodotto nell’An- luial
lieport of thè Smilhsonian Institution 1891, p. 413-433. Digitized by AjOOQle -
351 - una massa omogenea, posta in condizioni uniformi. Data per esempio una
steppa di grande estensione in cui le con¬ dizioni di vita vadano variando per
gradi continui e data in essa una popolazione di vegetali adattata in ciascun
luogo all'ambiente, e quindi aneli'essa variabile per gradi da un punto
all'altro; non vedo come si possan produrre differenziazioni maggiori di quelle
che già esistono. In ogni punto, i connubi fra individui pochissimo differenti
saranno continuati e fecondi; la gradazione delle forme non solo durerà ma si
farà sempre più perfetta. La selezione na¬ turale avrà luogo come dappertutto;
ma fra gYindividui, non fra le varietà ; e prevarranno in ogni punto e ad ogni
momento in ciascun tipo gl'individui più forti e più adat¬ tati al rispettivo
ambiente, ma i tipi dureranno nelle gra¬ dazioni di prima (1). (1) Non è questo
il luogo, nè può esser mio assunto di far qui una critica delle teorie
darwiniane; cosa riservata a pochi maestri della più alta competenza. Mi sia
però concessa una piccola osservazione rispetto al così detto principio della
divergenza dei caratteri , del quale non mi par sempre legittimo l’uso che si
fa. La divergenza o differenziamento dei caratteri è il risultato di vari
fattori e può aver luogo in date cir¬ costanze e condizioni di cose: per
esempio quando una specie si dilata in più regioni di clima o carattere
diverso, oppure subisce col tempo l’influsso di mutate circostanze. Essa è un
fatto che può avvenire o non avvenire; non un principio tale (quale p. e.
quello dell’eredità), da po¬ tersi usare sempre e dovunque senza altro esame:
quindi ogni volta che se ne fa uso si dovrebbe dimostrare che tale uso è
concesso in quel caso speciale. L’adottarla come un principio equivale al
supporre una tendenza naturale, insita negli organismi, a differenziarsi cioè a
mutare gli antichi caratteri assumendone dei nuovi. Sarebbe dunque un prin¬
cipio precisamente opposto a quello dell’eredità ; il quale ultimo insomma non
è che il principio delia conservazione dei caratteri. L’uso simultaneo di
questi due principi opposti costituisce una macchina a doppio effetto, la
quale, abilmente adoperata ora in un senso, ora in un altro, può ser¬ vire a
dimostrare tutto quello che si vuole. Gli esempi del prato che può nutrire erbe
di molte specie diverse, dell’albero su cui possan vivere insetti di abitudini
molto differenti ecc. non fanno al caso. Certo qui la differenza di tipi ha
luogo, e la ragione della possibilità di lor convivenza è chiara. Ma tali fatti
hanno molte anteriori preparazioni e risultano dal concorso di cause esteriori.
Quelle differenze di tipi conviventi nello stesso luogo non si son prodotte da
Digitized by LjOOQ le - 352 - 59. A questa si connette l'altra difficoltà
analoga della mancanza di tipi intermediari nella fauna e nella flora delle
epoche geologiche, quali ci son rivelate dai fossili. Darwin spiega il fatto
coll’imperfetta ed incompleta cono¬ scenza che abbiamo di questa fauna e di
questa flora. Ma perchè una tal spiegazione sia plausibile, bisogna supporre
che in ogni linea d'esseri il lavoro dell’evoluzione organica non progredisca
uniformemente col tempo, nè si continui più o meno energicamente ad ogni
momento; ma anzi che i periodi di trasformazione o d’instabilità sian stati,
sem¬ pre e per tutti i tipi, molto brevi, e che fra l’un e l’altro di tali
periodi vi siano stati grandi intervalli di stabilità; durante i quali, i tipi
essendosi completamente adattati al loro ambiente (supposto costante!) il lavoro
dell’evoluzione abbia posato per lunghi secoli, dando alla specie cosi resa
stabile il mezzo di allargare i suoi confini e di diventar potente per numero,
e rappresentata quasi esclusivamente nei fossili; sopprimendosi intanto poco a
poco dopo breve esistenza i tipi intermedi a traverso dei quali la specie s’era
venuta perfezionando; dei quali pertanto la rappre¬ sentazione fossile sarà
poca e manchevole. Dovrebbero insomma i periodi di lavoro evolutivo (presa la
cosa in massa e senza considerare i casi speciali) essere una pic¬ cola, molto
piccola parte dei periodi di stabilità nelle forme; presso a poco come nelle
evoluzioni degli Stati basta per lo più uno o pochi anni di guerra a
determinare un equilibrio permanente di cose per molti anni od anche per più
secoli. Se infatti così non fosse, ed i periodi di lavoro evolutivo
uguagliassero in durata anche solo un quarto dei periodi di stabilità, noi
dovremmo, secondo le sè, nè in eterno potrebbero prodursi in conseguenza della
sola selezion naturale da una popolazione originariamente omogenea o quasi omo¬
genea! Qui sta il punto. Da masse omogenee poste in circostanze poco differenti
non posson nascere che altre masse omogenee. Le piccole dif¬ ferenze (deUe
quali bisogna pur cominciare) s.on subito cancellate dai molteplici, continuati
e fecondi connubi d’individui poco diversi fra loro. Digitized by Google - 353
- probabilità, aspettarci di trovare nei Musei paleontologici i tipi transitori
e di variazione graduale^ uguagliare per numero un quarto dei tipi stabili
appartenenti a.specie'di limite molto definito. In realtà i primi mancano
affatto, o se non mancano, son cosi pochi ed isolati da non potersi riconoscere
nel numero prevalente dei secondi. 60. Questi argomenti, non meno che diversi
altri rias¬ sunti sulla fine del Capo X dell’ Origine delle specie , pos¬ sono
in sé contenere una parte di vero, od esser almeno applicabili in molti casi;
ma molto hanno anche di ipo¬ tetico, e il loro valore ad ogni modo non si può
conside¬ rare come assoluto. Io troncherò una discussione che po¬ trebbe
occupar qui troppe pagine, ed è stata intrapresa del resto già da scienziati
assai più competenti; mi con¬ tenterò di far notare quanto ne risulta, cioè che
l’ipotesi dei tipi non fìssi e determinati volta per volta secondo il capriccio
delle circostanze, se ha in sé qualche cosa di seducente per la sua (apparente)
semplicità, non manca però di suscitare gravi difficoltà, risolubili soltanto
con altre ipotesi sussidiarie più o meno gratuite. A questa ne¬ cessità si sfugge
intieramente coll’ipotesi qui propugnata dai tipi fissi essenzialmente
discontinui, legati ad una for¬ mula fondamentale. Quest'ultima, malgrado il
suo colore un po’ metàffàieo, è ammessa anche nel sistema di Darwin sotto il
nome di legge di correlazione; non si vede perchè data questa, si abbia da
rifiutare la fissità e la disconti¬ nuità dei tipi che ne derivano, le quali
sono conseguenze suggerite dalle leggi stesse che la Natura osserva nel mondo
inorganico (§ 14-15). 61. Qualunque opinione però si voglia ritenere circa il
modo di determinazione dei tipi delle specie; notabile è questo, che in pratica
i risultati finiscono per non essere molto diversi nell’una e nell’altra
ipotesi. Dato un tipo che sta per trasformarsi in conseguenza dei fattori di evo¬
luzione, nell’ipotesi darwiniana esso si svolgerà nella di¬ rezione che
richiedono in quel momento le condizioni in cui si trova; e seguirà, fra le
infinite vie compatibili colla legge di correlazione, quella che gli assicura
la maggior Sem apa nrci.i.T. 23 Digitized by LjOOQle - 354 - utilità, o il
migliore adattamento all’ambiente. Nella nostra ipotesi invece non potrà
seguire propriamente la via della maggiore utilità; ma come il tipo farà parte
di n serie analogiche, ad esso saran aperte 2 n vie di trasmutazione; fra le
quali potrà sempre scegliere quella della minore resistenza o della massima
utilità. Or veramente quante unità possa comprendere in natura il numero n, è
difficile giudicare, e potranno un giorno forse i naturalisti, stu¬ diando le serie
analogiche, definirlo per approssimazione. Certo però, riflettendo alle
multiple connessioni, che l'os- servazione rivela, di un dato tipo con altri
vicini e lontani; alla multipiicità delie funzioni, che da n parametri rice¬
vono la loro differenziazione nei vari organismi ed alle complicatissima
struttura di molti fra essi, si può inferire che tali _unii à sian jjarecchie.
Pertanto la trasformazione del tipo potrà aver luogo, se non proprio nella
direzione di massima utilità, almeno in una direzione non molto differente;
appunto come il viaggiatore che da Milano partendo per Roma, si contenta pel
momento di volgersi per la via di Lodi o per quella di Pavia; che fra molte vie
incrociantisi àTTiMano" sòri quelle la cui direzionj3jlj£r ferisce men^illagni
altra dallj^rilfa’à. VOtn 1 (Tucceilo. 62: Da questa considerazione si deduce
una bella e gra¬ dita conseguenza ; cioè che malgrado la radicale diversità
delle ipotesi fondamentali, il fatto dell’evoluzione si compie secondo le due
teorie in modi realmente non molto di¬ versi; così che una quantità di effètti
osservati possono esser spiegati in modo identico nell’una e nell’altra. Tal è
per esempio il fatto fondamentale della derivazione delle specie
l’uiLa-dall^tra ; la quale secondo Darwin si farebbe seguendo le ramificazioni
di un albero genealogico molto simile ad un albero ordinario (1), secondo la
presente ipotesi si farebbe secondo te Jjnee di serie analogiche. Lungo queste
la propagìTZfóne de 11 avvita può manifesta- mente farsi come sopra i rami di
un albero, ma con una (1) Dauwin, Origine delle specie , Capo IV ili fine.
Digitized by LjOOQle - 355 - [libertà di direzione e di multipla connessione
fra i rami, che un albero di forma ordinaria non permette. Su questi punti di
concordia, dove ambe le ipotesi servono a dare una spiegazione sufficiente dei
fatti, non occorre arrestarsi più oltre. Consideriamo ora le quistioni, dove T
ipotesi darwiniana è soggetta a qualche difficoltà, e vediamo quale luce può
derivar per esse dal nuovo modo di considerare la materia. Il compito è
relativamente facile, avendo Dar¬ win egli stesso esposte tali quistioni, e
messo a nudo le parti deboli del suo sistema con una imparzialità e pro¬ bità
scientifica degna veramente del suo gran nome, e della quale tutti gli dobbiamo
essere grati. Digitized by CAPO Vili. Questioni diverse. Evoluzione dai tipi
pri¬ mordiali. Organi perfetti 9 rudimentali 9 inutili. Centri di creazione.
Atavismo. 63. I. « Quando ci trasportiamo in ispirito all’alba della vita
terrestre, all’epoca in cui noi dobbiamo rappresentarci tutti gli esseri
organizzati come dotati ciascuno della più semplice struttura possibile; nasce
la questione, in qual modo abbian potuto compiersi i primi passi verso la dif¬
ferenziazione e la localizzazione degli organi per funzioni sempre più
speciali. Io non saprei risolvere completamente questo problema. Non avendo noi
del resto alcun fatto per guidarci nella ricerca d’una soluzione, possiam
conside¬ rare ogni speculazione su questo argomento come vana e senza base ». Così
Darwin nell’ Origine della specie , Capo IV § 14. Questa difficoltà è comune a
tutte le teorie di evolu¬ zione in cui si suppone che un tipo si vada evolvendo
gradatamente da un altro; quindi anche la nostra non vi sfugge. Soltanto è a
dire, che non avendo noi nulla defi¬ nito circa la natura e la relativa
importanza dei fattori d’evoluzione, possiamo trincerarci dietro la
riflessione, che il passaggio dal 1° al 2° organismo non è per noi più
difficile e più misterioso che daMOOO 0 al 1001°; la qual risposta non si può
dareTflaTchi vuol far dipender tutto dalla selezion naturale. In generale, per
quanto posso ve¬ dere, sembra che la selezion naturale sia un potente mezzo per
accelerar molto le differenziazioni già avviate a buon Digitized by LjOOQle - 357
- punto; ma che sia per lo più impotente a spiegar il primo stadio di tali
differenziazioni. A chi propugna la teoria dell’evoluzione regolata si po¬
trebbe domandare invece, perchè il soffio della vita abbia cominciato appunto
nelle regioni del sistema che corri¬ spondono ai tipi più rudimentali e meno
sviluppati, mentre nella formula fondamentale già esistendo preordinati tutti i
tipi possibili, si sarebbe potuto cominciare anche dai / più perfetti. Io
ignoro veramente, se i tipi del Laurenziano J e del Cambriano inferiore siano i
più semplici possibili \ ciascuno nella sua categoria; ad ogni modo credo di
poter rispondere, che anche n el nos tro, schema la produzione dei tipi
nonjs.Lfa ad arbitrio* ma è subordinata~àITa~‘pos- sibilità della loro esistenza
e della loro propagazione ul¬ teriore nefUalo ambiente. Ora tutti son concordi
nell’am- mettere che all’apparir della vita sulla Terra tale possi¬ bilità non
avesse luogo che per organismi della natura più semplice e più rudimentale; e
ciò basta a risolvere il quesito proposto. 64. II «A prima giunta, lo confesso,
sembra singolar¬ mente assurdo di supporre che l’occhio, cosi ammirabil¬ mente
costrutto per ammettere piùjo meno luce, per adat¬ tare il foco dei raggi
visuali alle diverse distanze, e per correggere l’aberrazione sferica e
cromatica, possa essersi formato per selezione naturale. » A questa obbiezione
ri¬ sponde Darwin col dimostrare esservi diversi gradi di perfezione nelle
varie specie d’occhi, e che non è impos¬ sibile supporre che l’uno abbia potuto
derivare dall’altro con successivi miglioramenti, dal semplice capo di nervo
ottico ricoperto d’un po’ di pigmento senza lenti od altro, fino alla struttura
cosi artificiosa deH’occhio umano. Questa assai plausibile difesa si può in
genere applicare a tutti gli organi più perfetti della natura animale e
vegetale (1). — Nell’ipotesi dell’evoluzione regolata tale difficoltà non
esiste; le varie specie d’occhio sono preordinate nella for- (1) Darwin,
Origine delle specie, Gap. VI, § G. Digitized by Google - 358 - mula
fondamentale del sistema, e adattate al resto dell’or- ganismo secondo la
leggeji^orrelazione. - 65. III. «‘UH orgànf elettrici dei pesci offrono
un’altra difficoltà ancor più seria: perchè essi esistono solamente in una
dozzina circa di specie, fra le quali ve n’hanno d’assai lontane fra loro
quanto a grado d’affinità. Gene¬ ralmente quando uno stesso organo appare
presso più rap¬ presentanti della medesima classe noi possiamo attribuirne la
presenza a tendenze ereditate da un progenitore comune ; e la sua assenza
eventuale presso altri, all’atrofìa risul¬ tante dal difetto d’esercizio e
dall’elezione naturale. Ma se tutti gli organi elettrici dei pesci sono
derivati ereditaria¬ mente da qualche progenitore che ne era munito, tutte le
specie di pesci elettrici dovrebbero essere abbastanza vi¬ cine le une alle
altre; e tale non è il caso (1)». L'obbie- zione vale in genere tutte le volte
che una specie ha un carattere raro (come quello dell’organo elettrico) comune
con parecchie altre specie molto distanti fra loro, talvolta appartenenti a
generi, ordini e classi diverse. Secondo il nostro modo di vedere questa
difficoltà si risolve facil¬ mente ammettendo, che i pesci dotati d’organi,
elettrici, benché separati (forse) da notevoli intervalli nel campo del sistema
ittiologico, formino parte di una identica serie analogica, o di serie
analogiche parallele e vicine, in cui la presenza di un organo elettrico sia
carattere distintivo. La rarità distali tipi non deve formar difficoltà per la
ra¬ gione, che tutta la fauna attuale non è che una minima frazione della fauna
di tutte le epoche passate (probabil¬ mente anche delle future), e quindi anche
di tutto il si¬ stema animale. La stessa ragione o ragioni analoghe valgono per
gli orgahi in apparenza inutili, o imperfettamente adattati al loro scopo
presumibile, e per gli organi rudimentali; sui quali tutti sarà pericoloso
entrare in troppo speciali di¬ scussioni, sintantoché le diverse serie analoghe
del sistema (1) Darwin, Origine delle specie, Capo VI, § 6. Digitized by
LjOOQle - 359 - animale e del sistema vegetale non saranno state studiate nelle
loro reciproche relazioni, e non sia stata studiata nelle sue linee
fondamentali anche la legge di correla¬ zione. 66 . IV. Passando ai grandi
fatti concernenti la facies locale delle produzioni di una medesima vasta
regione (1); la meravigliosa parentela che esiste fra i morti e i vivi d’un
medesimo continente (2); i parallelismi di distribu¬ zione geografica nella
successione degli esseri sopra va¬ stissime regioni, e sopratulto nell’Antico e
nel Nuovo Con¬ tinenti messi fra di loro a paragone; si vedrà subito che la
loro spiegazione nelle due ipotesi è presso a poco la medesima. Ripetiamo
ancora qui, che la preesistenza di tipi normali fìssi non impedirà mai che
l'evoluzione si diriga con sufficiente libertà verso quelle direzioni, a cui
l’attirano le circostanze dell’ambiente: come un viandante, benché legato nel
suo andare alle stazioni prenotate sulla carta geografica, potrà arrivare a
Roma altrettanto bene, quanto un uccello libero di seguir nell’aria la via più
di¬ retta. 67. V. Nella celebre questione della unità o molteplicità dei cosi
detti centri di creazione delle specie, Darwin, e con lui naturalmente tutti i
propugnatori dell’evoluzione libera, sono schiettamente unitari. Nella bella
trattazione ch’ei fa di questo argomento (3), Darwin pone come prin¬ cipio
evidente, che nella sua ipotesi « tutti gli individui della medesima specie,
benché abitanti regioni isolate e distanti, debbono esser venuti da qualche
luogo dove vis¬ sero i loro progenitori; essendo incredibile, che individui
assolutamente identici provengano per elezion naturale da progenitori
specificamente distinti ». Egli ammette-dunque per ogni specie un punto unico
d’origine ; e conclude « che ogni specie abbia avuto principio in una sola
regione, e (1) Darwin, Origine, Capo XI, § 3. (2) Id. Ihid., Capo X, § 9. (3)
Id. Ibid., Capo XI, § 4 Digitized by AjOOQle — 360 — die di là abbia emigrato
tanto lontano; quanto i suoi mezzi d’emigrazione e d’esistenza lo hanno
permesso, cosi nelle condizioni di vita presente, come in quelle di vita
passata»: e suppone con questo, che tali mezzi di emi¬ grazione e di esistenza
non abbiano mai fatto difetto nelle specie disperse sulla faccia della Terra. A
spiegare questa dispersione e questo accantonamento di specie identiche su
punti lontanissimi ed isolati, egli considera l’influenza che dovettero
esercitare sulla distribuzione geografica dei viventi la temperatura
relativamente calda, che nella co¬ rona di terre circostanti al polo artico
ebbe luogo in una certa fase dell’epoca terziaria, il conseguente raffredda¬
mento che condusse all'era glaciale, e dopo questa, il ri¬ torno di
termperatura più mite. Da questa discussione, che è una delle gemme più
brillanti dell’opera, si arriva ad intendere prima, come vivano tante piante
identiche isolate sulle cime nevose delle Alpi e dei Pirenei, e se¬ gregate
dalle loro congeneri dell’Europa boreale. E s’in¬ tende ancora, come nelle
latitudini temperate dell’Europa e dell’America Settentrionale vivano alcune
specie assolu¬ tamente identiche, ed altre congeneri e rappresentative, benché
specificamente distinte. — Meno facile invece è a comprendere il fatto
singolare di alcuni crostacei e pesci ed altri animali marini proprii del
Mediterraneo, che non si trovano altrove, fuor che nel Mare del Giappone (1);
almeno sintanto che non si ricorra a speciali ipotesi circa la distribuzione
dei mari e dei continenti nel tempo che precedette e segui immediatamente l’èra
glaciale. 68. Più grave è la difficoltà di spiegare cogli effetti gla¬ ciali il
fatto curioso notato da Hooker (2), « che 40 a 50 specie fanerogame della Terra
del Fuoco, formanti una parte considerabile di quella poverissima flora, si
trovano anche in Europa a dispetto dell’immane distanza che se¬ para questi due
punti del globo: alle quali si aggiungono (1) Darwin, Origine, XI, § 9. (2) Id.
ibid., XI, § 10. Digitized by Google - 361 - molte altre specie non identiche,
ma di tipo affine»; e l’altro, « che sulle montagne dell’Abissinia crescono più
forme di carattere affatto Europeo »; e l’altro, « che sulle montagne del Capo
di Buona Speranza si trovano più forme rappresentative delle nostre, le quali
non sono mai state trovate nelle parti intertropicali dell’Africa »; e l’altro,
« che specie rappresentative delle Europee si trovano sugli Himalaya, nelle
montagne del Dekhan e di Ceylan, le quali non esistono nelle regioni basse
intermedie ». Per render ragione di tali fatti Darwin è condotto a supporre,
che il periodo glaciale abbia esteso simultaneamente i suoi effetti su tutta la
Terra, o almeno lungo certe zone estese da un polo all’altro nel senso del
meridiano secondo una certa larghezza; ipotesi già molte volte enunziata, di
cui però sembra difficile dare prova completa. Altre difficoltà anche maggiori
ravvisa il Darwin nell’esistenza in diversi punti isolati dell’emisfero
australe (Kerguelen, Nuova Zelanda, Terra del Fuoco) di più specie affatto
distinte, apparte¬ nenti a generi esclusivamente proprii delle regioni antar¬
tiche. Ma una circostanza anche più imbarazzante sta in questo, che simili
dispersioni di faune e di flore consimili in punti della Terra isolati e privi
adesso d’ogni immaginabile comunicazione, ebbero luogo anche durante le epoche
an¬ teriori della Terra. Volendo mantenere l’unità dei centri di creazione, i
naturalisti e i geologi si trovano obbligati a supporre colossali rivoluzioni
nella distribuzione delle masse continentali e degli Oceani. Cosi per spiegare
la parentela di una certa parte della fauna Africana australe nelle epoche
giurese e cretacea e ancor più giù neU’eocene, si è supposto che una lunga
penisola si estendesse dalla punta meridionale dell’Africa fino a comprendere
una parte del Dekhan, a traverso del Mare Indiano; penisola a cui fu dato il
nome di Lemuria (1). Simili analogie di fauna fra la punta meridionale
dell’Africa e la costa del (1) Neumayr, Erdgeschichte (1* edizióne). Voi. II p.
333 e 341. Digitized by AjOoq le - 362 - Chili dettero origine ad un altro ancora
assai più vasto continente, la Sudatlantide; la quale avrebbe congiunto
l’Africa coirAmerica meridionale durante i periodi giurese e cretaceo,
sommergendosi poco a poco al principio del- l’eocene (1). A questa dicono
corrispondesse poi, forse fin dall’era paleozoica, la Nordatlantide ; la quale
vuoisi che dall’America del Nord, occupando l'area dell’Atlantico più
settentrionale, arrivasse fin presso la Scozia e l’Irlanda, occasionalmente
annettendole; e avrebbe durato, con qual¬ che intermittenza, fino al pliocene
(2). 69. Tutte queste cosi straordinarie mutazioni nelle linee generali del
nostro globo, non molti anni sono erano dai geologi considerate come casi
possibili e di non isolata evenienza. Ma dopo che si cominciò a studiare con
qualche precisione il fondo dell*Oceano, e le sue relazioni colle zone
perimetrali dei continenti, le suddette ipotesi appar¬ vero come esagerazioni;
ed ora sempre più si fa strada il concetto, che sin dalle epoche più antiche
della Geologia la configurazione e positura delle tavole continentali, e la
parte abissale delle aree oceaniche non abbiano più cam¬ biato in modo
sostanziale. Se questo modo di vedere ri¬ sulterà il più conforme al vero,
l'ipotesi deH’unità dei centri di creazione potrà esserne fortemente scossa, e
con essa quella dell’evoluzione libera degli organismi; l’una e l’altra non
potranno esser salvate che escogitando nuove ipotesi più accettabili. 70. Per
noi la questione sarebbe affatto indifferente. L'ipotesi della evoluzione
regolata si adatta tanto bene al¬ l'unità, quanto alla pluralità dei centri di
creazione. Ab- (1) Id. ibid., p. 547 e 711. (2) Id. ibid., p. 333, 335, 548,
549, 711. Sulla parte della Nordatlantide at¬ tigua alle Isole Britanniche vedi
Hull, Palaeo-Geological Maps of thè lìritish Islands nelle Transact. Roy.
Duhlin Society. Voi. I 1882 p. 257-2%. Sull’esistenza di ambe le Atlantidi in
relazione colla Geografia botanica, Nathorst, Beiti àge der Potarforschung zur
Pflanzengeographie der Vorzeit nella raccolta di Nordenskjòi.d intitolata: Studicn
und Forschungen va ranlasst durch meine lieise ini holxen Norden , Leipzig
1885, principalmente p. 237 e seguenti. Digitized by LjOOQle biamo già
accennato per incidenza, nulla esservi d’impos¬ sibile nell’ammettere, che
lo'stesso tipo specifico abbia fatto la sua apparizione sulla Terra più volte
in tempi e luoghi differenti, anche seguendo nella sua generazione linee
analogiche diverse (§ 52). Date dunque in due luoghi diversi le condizioni
necessarie di esistenza e di riprodu¬ zione, non è impossibile che le stesse
stessissime specie, oppure specie affini, abbian potuto manifestarsi al Capo di
Buona Speranza ed al Chili; od in Europa ed alla Terra del Fuoco; o nel
Mediterraneo e nel Mar del Giap¬ pone. Nelle diverse regioni della Terra, dove
prevaleva Tinfluenza di circostanze analoghe, la Parca ha condotto gli stami
della vita attraverso al campo delle specie per vie più o meno parallele,
quantunque non coincidenti. Qual meraviglia, che di quando in quando alcuni di
tali stami siansi per caso intrecciati in qualche punto? 71. Atavismo. — Le
questioni concernenti ciò che è convenuto di chiamare atavismo si presentano
nella nostra ipotesi sotto un aspetto molto diverso dall’ordinario. Es¬ sendo
diffìcile di esporre la cosa nei suoi termini proprii e generali, io mi servirò
di un esempio immaginario molto semplice, che varrà a dare un'immagine
sufficiente, quan¬ tunque rozza ed imperfetta, del nuovo modo di considerare
questo difficile argomento. Noi supporremo che si abbia un sistema d’organismi
in tutto uguali fra di loro, salvo che per due soli parametri, alle cui
variazioni corrispondano direttamente le variazioni di due caratteri molto
semplici; il colore, e la grandezza, per esempio. Un tal sistema di esseri
potrà esser rappre¬ sentato con uno schema a due dimensioni, quale si vede
nella vicina figura, con due classi di serie analogiche, formanti file
orizzontali l’una, l’altra file verticali di punti o tipi normali. E supporremo
che lo spostamento nel senso orizzontale corrisponda a diversità di colore, lo
sposta¬ mento in senso verticale a diversità di grandezza; per modo che tutti i
tipi normali formanti una delle serie analogiche verticali abbian tutti lo
stesso colore, ma di¬ verse grandezze; tutti i tipi normali formanti una delle
Digitized by UjOOQle serie analogiche orizzontali abbian tutti la stessa gran¬
dezza, ma colore diverso. Le medesime relazioni varranno anche per tipi
individuali diversi dei normali: cioè due tipi individuali rappresentati da due
punti MM' posti sulla stessa verticale avranno lo stesso colore, ed avranno
uguale grandezza due tipi rappresentati da due punti MM" posti sulla
medesima orizzontale. 72. Ciò posto, mettiamo che un tipo qualunque indivi¬
duale rappresentato da M, in conseguenza dei fattori del¬ l'evoluzione si vada
in successive generazioni spostando ora in un senso ora in un altro, rimanendo
però sempre a poca distanza dal suo tipo normale c. 11 poligono Mmm'm
".... generato da questo spostamento (§ 30), nelle sue circonvoluzioni
percorrerà la regione^circostante ai punti M e a intersecandola per ogni verso.
In tale movi¬ mento potrà molto facilmente avvenire^ che alcuno dei vertici m
m! m".... del poligono (cioè dei tipi successiva¬ mente generati) si
accosti alla verticale MM\ riproducendo Digitized by LjOOQle - 365 - cosi nel
tipo corrispondente il colore del tipo M ; e con egual facilità potrà avvenire,
che alcun altro dei vertici del poligono si accosti alla orizzontale MM f ',
riproducendo cosi nel tipo corrispondente la statura del medesimo tipo M. Avremo
cosi dei casi di atavismo in alquanti individui della stessa linea genealogica,
riproducendosi talvolta uno, talvolta l’altro dei due caratteri distintivi di
M, in grado più o meno perfetto. Ma se il moto per caso da qualche causa
costante sia spinto verso una special direzione prò gressivamente, l’atavismo
dopo alcune generazioni potrà scomparire per l’uno o per l’altro dei due
caratteri, o per tutti e due, e potrà invece accadere che succeda il rin¬
novarsi atavistico di un colore diverso da quello di M e di una statura diversa
da quella di M. — Come si vede, tale atavismo non si può considerare come un
fenomeno irregolare, ma è cosa completamente conforme alla legge di successione
genealogica degli enti naturali. Nè è ne¬ cessario ammettere, che i caratteri
ereditari si conservino qui per molte generazioni, diventando latenti in una
parte di esse. L’eredità ha solo luogo di padre in figlio, il resto è opera di
cause perturbatrici che determinano le devia¬ zioni dei singoli individui dal
tipo normale. 73. Nè più diffìcile è rendersi conto di ciò che potrebbe
chiamarsi paleo-atavismo, cioè della riproduzione di ca¬ ratteri da lungo tempo
scomparsi, già appartenenti ab antiquo a specie estinte più o meno affini ed
anche sup¬ poste progenitrici. Simile ricomparsa ha luogo di quando in quando,
e talvolta in occasione d’incrociamenti fra va¬ rietà distinte (l). Poniamo per
spiegar quest’ultimo caso, che nello schema vicino A rappresenti una varietà
estinta, da cui siano, o si credano, derivate le due varietà viventi B , B\
L’incrociamento di queste due produrrà un tipo in¬ termedio, il quale però
generalmente non si troverà sulla linea BB f , ma devierà da una parte o
dall’altra (§ 31), per (1) Daiiwtn, Variazione degli animali e delle piante.
Capo XIII; Origine delle specie. Capo V, specialmente § 9. Digitized by Google
- 366 - non esser, in generale, proporzionata per tutti i caratteri la parte,
per cui ciascuno dei tipi BB' contribuisce alle qua¬ lità del prodotto. Sia
dunque m il punto che rappresenta il risultato deirincrociamento di BB\ Se m
giace dalla parte di A, potrà andargli abbastanza vicino per assumere qual¬
cuno dei caratteri più*salienti di A. Si crederà dunque che ciò provenga da una
trasmissione dei caratteri di A, resasi latente per molti secoli. Ma a torto;
perchè eviden¬ temente le proprietà deirindividuo m sarebbero state le
medesime, anche quando A non avesse mai fatto la sua * •p apparizione sulla
Terra, e fosse rimasto allo stato di tipo possibile. Ma il punto m
rappresentante il prodotto deirincrocia¬ mento potrebbe anche essersi trovato
in m\ derivando verso il punto C rappresentante un altro tipo, di cui
resistenza o non esistenza in qualunque tempo è pure affatto indif¬ ferente.
Quindi l’accenno che m' potesse dare di caratteri nuovi non conosciuti prima
potrebbe servir di base a con¬ getturare le proprietà di una varietà
sconosciuta che oc¬ cupasse il posto di C. E potrebbe anche il punto m' at¬
tratto dall’immanenza del tipo normale C accostarsi nelle Digitized by LjOOQle
367 - successive generazioni a C, dando così luogo ad-una va¬ rietà nuova. 74 .
In generale e salvo casi particolari, nessun movi¬ mento del tipo M a traverso
del campo delle specie nelle successive generazioni potrà farsi senza che gli
accada di assumere di quando in quando caratteri già esistiti presso alcuno dei
suoi antenati immediati: questo sarà un caso assai comune e niente affatto
eccezionale. Inoltre tutte le volte che nella generazione il tipo generato può
scostarsi molto dai tipi generatori (ciò che avviene spesso nell’ incrociamento
fra varietà o specie distinte e ad ogni modo fra tipi notevolmente diversi),
può il tipo generato entrare in parti del campo contigue ad altre specie od
altre varietà in modo da poter assumere più o meno evi¬ denti tracce di
analogia con un terzo tipo molto distante dei due primi: il quale può essere od
anche non essere stato un progenitore antichissimo dei due tipi che si sono
incrociati. In nessuno di questi casi è necessario ricorrere all’ipotesi di una
trasmissione latente di caratteri ; la quale, nel caso del paleo-atavismo è
tanto straordinaria, da non potersi ammettere che dopo le prove più manifeste e
più convincenti. FINE. Digitized
by L^ooQle Digitized by GoogleNome compiuto: Tito Vignoli. Vignoli. Keywords: squirrel, squarrel, psicologia
comparata, etologica filosofica, una legge della intelligenza degl’animali –
mito e scienza – mitos e logos – animale, legge, legge della psicologia,
psicologia comparata, etologia comparata, evoluzione. Refs.: The H. P. Grice
Papers, Bancroft MS, Luigi Speranza, “Grice e Vignoli” – “La etologia
filosofica di Grice e Vignoli” – The Swimming-Pool Library, Villa Speranza,
Liguria.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Vinadio:
la ragione conversazionale della prassi e del valore – la scuola di Torino –
filosofia torinese – filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Torino). Abstract. Keywords: being, value, and
colloquenza. Filosofo torinese. Filosofo piemontese. Filosofo italiano. Torino,
Piemonte. Grice: “Of
course, Vinadio is bound to be a good dialectician, since Italian neo-idealists
take Hegel’s Dialektik – or colloquenza, as the count prefers – much more
seriously than the most Hegelian of Oxonians! (And I don’t mean Bradley!”)
-- Grice: “I like Vinadio; but then I’m
English and we like an earl!” – “My favourite of his tracts is the one about
dialettica which he understood just as Plato did, only better!” -- Nacque a Torino
da Enrico, conte di Vinadio e discendente di Cesare Balbo, e da Ada Tapparo. Allievo di MONTI (vedasi) presso il liceo classico
"M. d'Azeglio", abbandonato il cattolicesimo, assimila la cultura
laico-liberale avvicinandosi - in seguito a successive letture - più alla linea
di CROCE (vedasi) che a quella di GOBETTI (vedasi) di MONTI (vedasi).
All'università si iscrisse alla facoltà di filosofia, ma frequenta poi per due
anni medicina, passando infine a giurisprudenza in cui si laureò con una tesi
su "Diritto e linguaggio" sotto la guida di SOLARI (vedasi). L'anno
successivo ha un impiego presso gli uffici direzionali della FIAT, iniziando
qui la sua riflessione sul problema della società tecnologica, che diverrà
d'ora in poi il tema centrale del suo pensiero. Richiamato alle armi, è inviato
sul fronte albanese, dove contrasse un'infezione malarica. Rimpatriato, è
ricoverato in ospedale prima a Bari, poi a Torino, ove, cominciò a lavorare per
la casa editrice Einaudi. In questo periodo avvenne la sua ri-conversione al
cattolicesimo. Nell'ospedale militare di Torino conosce Tatò da cui seppe
dell'esistenza a Roma di un "movimento di sinistra cristiana",
costituito in Partito cooperativista sinarchico. Trasferito nel dicembre nella
capitale, al seguito della Einaudi, entrò in contatto con F. Rodano,
collaborando con lui e con altri membri del movimento che frattanto si era
trasformato in Partito comunista cristiano. Richiamato alle armi nel marzo 1943
e destinato al 3º reggimento alpini Pinerolo, lasciò Roma. Dopo il 25 luglio
tornò a Torino, ove rinsaldò l'amicizia con gli intellettuali vicini alla
Einaudi, come Leone e Natalia Ginzburg, Cesare Pavese, Giaime Pintor ed Elio
Vittorini, ed entrò in contatto con esponenti partigiani, tra cui l'operaio
comunista Luigi Caprioglio. Ricoverato nuovamente in ospedale in settembre per
febbri malariche, alla fine di novembre lasciò il capoluogo piemontese
rifugiandosi a Campertogno, in Valsesia, dove lo raggiunse ai primi di dicembre
una lettera del Rodano che lo invitava a Roma per partecipare alle lotte del
Movimento dei cattolici comunisti. Dopo essersi sposato il 10 dic. 1943 a
Torino con Gigliola Berardelli il B. si trasferì nella capitale, ove rimase
fino al maggio 1944. Frutto delle
discussioni avvenute in quei mesi all'interno del gruppo, composto da F.
Rodano, A. Ossicini, F. D'Amico e il B., è l'opuscolo Il comunismo e i
cattolici, materialmente redatto dal D'Amico: il nucleo, concepito dal B., sta
nell'idea del materialismo storico nato per situazioni contingenti insieme con
il materialismo dialettico, ma da questo facilmente separabile e, in sostanza,
riducibile a tecnica della politica.
Dopo una permanenza a Torino durata fino alla fine del conflitto (qui fu
arrestato tra il marzo e l'aprile 1945), rientrò a Roma, dove trovò il
movimento, che si era frattanto trasformato in Partito della sinistra
cristiana, in preda a una crisi profonda, dovuta alla sconfessione manifestata
il 6 maggio dal Vaticano in una nota apparsa sull'Osservatore romano (che
riprendeva precedenti richiami). Nei mesi seguenti, egli assecondò le posizioni
di Rodano, che portarono (nel congresso del 7-9 dic. 1945) allo scioglimento
del partito e all'ingresso di molti dei suoi militanti nelle file del Partito
comunista italiano. Anche il B. fece questa scelta, che fu coerente con la sua
affermazione circa l'inammissibilità della costituzione di un partito cristiano
e dell'esistenza stessa di una ideologia cristiana ("La religione
cristiana non può annettersi il diritto di dividersi pacificamente il mondo e
di condividere le cose insieme a Satana, come fa oggi un certo partito
cristiano"; si veda l'intervento del B. al congresso in Per una storia
della Sinistra cristiana, a cura di M. Cocchi e P. Montesi, Roma 1975, pp. 238
ss.). Ritornato a Torino, partecipò alla
vita culturale, collaborando al Politecnico di E. Vittorini e dirigendo con N.
Bobbio e G. Colli alcune collane presso la Einaudi. Nei numerosi articoli
scritti in questi anni, avendo come interlocutori principali N. Bobbio e A. Del
Noce, intrecciò un serrato dibattito sul marxismo, sulla religione, sulla
ideologia religiosa, sulla filosofia postmarxiana. Nel frattempo aveva pubblicato L'uomo senza
miti (Torino 1945, ora in Opere) e Illaboratorio dell'uomo (ibid. 1946, ibid.,
pp. 105-200). Qui V. propone la sua definizione di filosofia come tecnica e
combatte contro ogni forma di metafisicismo e di parzialità ideologica. Pur
permanendo nel suo pensiero solidi depositi di crocianesimo, oramai punto di
riferimento primario per la filosofia del B. è diventato il realismo
aristotelico-tomistico. Egli afferma tuttavia di considerare s. Tommaso una
guida e un maestro, ma non un punto di partenza e tanto meno un punto di arrivo.
Il tomismo balbiano è filtrato attraverso le letture di Gilson, Horváth,
Marin-Sola e si caratterizza subito in alternativa al neotomismo francese di
Jacques Maritain. Di questo, infatti, non ha la sistematicità né quella specie
di deduttivismo ideologico che caratterizza alcune opere del pensatore
francese. Il progressivo distacco dal
PCI, già di fatto avvenuto intorno al 1948, fu sancito nel 1950 con il mancato
rinnovo della tessera. Il 5 febbr. 1952 apparve su L'Osservatore romano una
autocritica firmata dal B., da S. Fé d'Ostiani, da M. Motta, da U. Scassellati
e da G. Ceriani Sebregondi, in cui si dichiarava l'impossibilità per un
cattolico, secondo le indicazioni del magistero ecclesiale, di appartenere ad
un partito marxista. In quegli anni, il
B. si accostò maggiormente alle problematiche filosofiche e sociologiche
implicate dalla realtà industriale. Organizzò gruppi di lavoro; fu tra i
promotori di alcune riviste (Cultura e realtà nel 1950 con C. Pavese, Terza
generazione nel 1953 con B. Ciccardini, G. Baget Bozzo, C. Leonardi). Nel 1956
ottenne l'insegnamento di filosofia morale presso la facoltà di magistero di
Roma e venne assunto dall'IRI. Qui si occupò dapprima del settore problemi del
lavoro, quindi della formazione dei quadri manageriali presso l'IFAP (Istituto
per la formazione e l'aggiornamento professionale). Gli interessi filosofici del B. negli anni
Cinquanta e sino alla conclusione della sua vita si orientano sempre di più,
pur se in maniera lucidamente critica, verso l'analisi di pensatori dalla forte
problematica etica e antropologica, come Simone Weil e Teilhard de Chardin. Le
sue fonti principali rimangono, però, i testi tomistici e neotomistici e i
residui delle vecchie letture crociane. Notevole, inoltre, è la presenza nel
suo pensiero di suggestioni derivate dalla fenomenologia di Max Scheler. Nel
1962 il B. pubblicò il volume Idee per una filosofia dello sviluppo umano
(Torino, ora in Opere, pp. 359-530). Il suo fisico, già debilitato dalla
malattia contratta in guerra, non resse a un infarto polmonare: morì a Roma il
3 febbr. 1964. Egli stava lavorando ad
un volume sistematico, i cui frammenti sono stati pubblicati postumi, con il
titolo (già definito dall'autore) di Essere e progresso (Opere, pp. 629-920).
Il B. dimostra, in queste ultime opere, la sua convinzione che non si debba più
partire da zero, ma che occorra "ricominciare continuando", a
testimonianza di un pensiero che si presenta antiutopico, aderente alla storia
e ai suoi fenomeni strutturali.
L'attenzione degli studiosi per il pensiero filosofico del B., dapprima
molto scarsa, è andata aumentando nella seconda metà degli anni Settanta. Della
sua filosofia è stata in particolare apprezzata la pregnanza delle prospettive,
la novità di certi impianti ontologici, l'attenzione al dato esistenziale.
Senz'altro originale, per il panorama italiano, è la relazione che il B. pone
nelle prime due opere tra filosofia, tecnica e società. In un quadro teoretico che pare risentire
anche di alcuni motivi della cultura e della filosofia americane, emerge la
nozione di filosofia come tecnica specifica. Ne consegue il rifiuto di ogni
radicalismo metafisicistico e la sottolineatura dei problemi concreti
dell'uomo. Il fondo antiutopico della sua filosofia porta il B. a prendere atto
della natura tecnologica della società, della massiccia presenza della
"macchina" e dei pericoli che possono derivare da un uso degenere di
questa. La filosofia, divenuta tecnica tra le tecniche, può servire a liberare
l'uomo dai miti (primo tra tutti il metafisicismo) e si costituisce come
laboratorio per l'"uomo nuovo". La constatazione che il B. fa, dopo
essere approdato a rive tomistiche, della impossibilità di scindere il
materialismo dialettico da quello storico (ipotesi su cui reggeva l'intera
impalcatura teorica del movimento cattolico-comunista) spinge il filosofo a
cercare i correttivi interni alla società industriale, senza con questo dover
ricorrere agli strumenti del ribaltamento rivoluzionario. L'approfondimento che
il B. ha fatto dei temi, in parte derivati dalla sociologia americana, delle
"relazioni umane" e delle "comunità di fabbrica" insistendo
soprattutto sui "piccoli gruppi" di lavoro, legittima l'osservazione
di Del Noce per il quale è rilevante l'influenza degli uomini della Sinistra
cristiana sulla elaborazione sociologica italiana. L'ultimo B. appare, a prima vista, meno
originale rispetto a quello delle due prime opere e, senz'altro, ha influito in
misura molto ridotta nel dibattito culturale italiano. In tale periodo egli si
dedica, in maniera quasi esclusiva, alla elaborazione dei concetti di sviluppo,
essere e progresso sempre più letti in una ottica ontologica, dove la nozione
di "essere partecipato" (di fonte tomistica, ma con le mediazioni
teoretiche dianzi ricordate) prevale sulle altre pur notevoli istanze
esistenziali presenti nel suo pensiero. La riflessione finale del B. è
orientata, per quanto concerne la sfera socio-politica, verso il progetto di
una pianificazione democratica che risponda ai bisogni vitali dell'uomo,
rimanendo, però, pregiudiziale una riconversione ontica dell'umanità. L'opera incompiuta Essere e progresso avrebbe
dovuto costituire la mappa di un esse di cui filosofia e linguaggio comune
danno prospettive integrate. L'incompiutezza dell'opera non maschera, però, il
quadro generale che delinea le strutture essenziali dell'essere partecipato. Il
tema del rapporto tra tecnica e filosofia - tema primario e assorbente nei
volumi del 1945 e 1946 - apparenotevolmente ridimensionato: la filosofia, la
metafisica, l'ontologia hanno guadagnato posizioni di progressiva autonomia
dalla tecnica. Anche la filosofia conserva una sua "tecnica", ma la
stessa sarà vana senza una correzione del "retto atteggiamento" del
filosofare: cioè la riconversione all'essere. Il B. è senz'altro il filosofo
italiano della civiltà industriale e della conciliazione tra tradizione
metafisica e ontologica ed inderogabili istanze pratiche. Spesso la saldatura
non è esente da incrinature, ma il senso complessivo dell'opera pare di una
originalità e di una profondità indiscutibile, in questo tentativo di
restituire, a universi teoretici chiaramente datati, gli orizzonti di un
riscatto collettivo non utopico. Fonti e
Bibl.: Documenti sull'attività del B. si trovano presso la famiglia Balbo, la
casa editrice Einaudi e l'IRI-IFAP. I suoi scritti editi sono raccolti in Opere
(Torino 1966). Su di lui sirimanda a R. Albani, Bibliografia su B. (1945-1984),
in F. B. tra filosofia e società, a cura di G. Campanini e G. Invitto, Milano
1985. Vedi inoltre A. Bausola, Neoscolastica e spiritualismo, in AA. VV., La
filosofia italiana dal dopoguerra a oggi, Bari 1985, pp. 308-315.Felice Balbo
di Venadio, conte di Venadio, vide, “Il conte di Vinadio” --. Considerato una
delle voci più significative della filosofia italiana e un intellettuale
impegnato in un vasto progetto di ri-fondazione della filosofia politica
nell'immediato secondo dopoguerra. Figlio di Enrico Balbo di V., naque in via
Bogino, nel palazzo che e del conte Cesare Balbo di V., ministro di casa
Savoia. Dopo la laurea, partecipa alla seconda guerra mondiale, prima come
sottufficiale degll’apini, poi come membro della resistenza. Come consulente d’Einaudi
cura una collana di filosofia. Insegna filosofia a Roma. Si raccolge attorno a
lui un gruppo di filosofi per discutere sulla crisi dei valori nella società e
sui modi di superarla mediante l'impegno sociale. Il suo impegno trova
espressione inoltre con i contributi alle riviste “Cultura e realtà” e “Terza
generazione”. Vicino all’organizzazioni della sinistra e al partito comunista,
comprende come il mutamento centrale della società e avvenuto nel rapporto tra
lavoro umano e tecnica. Assunto all'IRI presso il Servizio problemi del lavoro.
Si interessa di formazione del personale. Direttore del Centro IRI per lo
studio delle funzioni direttive aziendali. Saggi: “L'uomo senza miti”; “Il
laboratorio dell'uomo”; “Studi in memoria di SOLARI [vide] dei discepoli” (Torino,
Ramella); “La sfida storica del comunismo al cristianesimo e le sue conseguenze
filosofiche” (Mulino); “Idee per una filosofia dello sviluppo umano” (Torino, Boringhieri);
“Opere” (Torino, Boringhieri)’ “Essere e progresso”; “Lezioni di etica” (Roma, Lavoro);
“Lettere a Ludovica”; Archinto. Boringhieri, “Per un umanesimo scientifico.
Storia di libri, di mio padre e di noi” (Torino, Einaudi); Cavalieri, “Scienza
economica e umanesimo positivo. la critica della ragione economica” (Milano,
Angeli); Tassani, “La Terza Generazione: tra stato e rivoluzione” (Roma, Lavoro);
Tassani, “Lezioni di etica” (Roma, Lavoro); Invitto, “Una filosofia pragmatica
dello sviluppo” (Mulino, Bologna); Invitto, “Di fronte a fenomenologia ed
esistenzialismo” (Salentina, Lecce); Invitto, “Una questione aperta,
"Italia contemporanea", Dizionario storico del movimento cattolico in
Italia: i protagonisti” (Marietti, Torino); Grotti (Boringhieri, Torino); Grotti,
“Un altro futuro è possible” (Egeria); Possenti, “La filosofia dell'essere” (Vita
e Pensiero, Milano); “Tra filosofia e società” (Angeli, Milano); Invitto, “Il
superamento delle ideologie” (Roma, Studium); Ricci, “Cattolici e marxismo: filosofia
e politica” (Milano, Angeli); Dal marxismo ad economia umana” (Brescia,
Morcelliana); “La prassi e il valore: la filosofia dell'essere” (Roma, Aracne);
“Il cristianesimo nella sfida della “modernità” su storia e futuro” -Dizionario
biografico degl’italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Filosofi
italiani Insegnanti italiani Professore. INVITTO Le idee di V. Una filosofia
pragmatica dello sviluppo, IL MULINO, L'istanza manageriale. L'uscita dal PCI
non determina l'ingresso di V. in schieramenti alternativi, ma lo porta ad
assumere una azione di fiancheggiamento, di compagno di strada per alcune forze
interne allo schieramento cattolico, in chiara antitesi alla linea
degasperiana. È Dossetti ad avvicinarsi a V. e a subire la sua in fluenza e nel
senso della visione della catastrofe del
sistema e nel rifiuto delle tesi maritainiane, fino ad allora costante
ideologica degli intellettuali cattolici di sinistra. L'accostamento Dossetti-V.
è stato importante in quanto, nel momento della dissoluzione del gruppo
dossettiano, il suo leader, ma solo per una breve stagione, ha pensato di poter
avere nel pensiero balbiano una integrazione teorica. Ben presto t Non ritengo
di condividere nella sostanza quanto afferma Giura Longo. V., invece di Rodano,
segui altre strade, giungendo a farsi ispiratore di un gruppo di intellettuali
democristiani, attraverso la rivista Terza generazione 'che ha dato qualche
contributo (si pensi ad un Morlino) sul piano dell'impegno politico
dell'attuale gruppo dirigente democristiano (La sinistra cattolica in Italia.
Dal dopoguerra al Referendum Storia documentaria, cur. Giura Longo, Bari). teli
sembra che sia, piuttosto, un gruppo di intellettuali cattolici, anche
impegnati nella D.C., ad interessarsi al pensiero di Balbo (che allora era ad
una chiara svolta) ed a tentare di annetterlo e di mutuarlo. G. Baget-Bozzo. Nel
convegno di Merano dei giovani democristiani, la mediazione del pensiero di V.,
portata da Baget-Bozzo, consenti di ristabilire alla dirigenza DC quell'unità
di linguaggio che lo scioglimento del dossettismo aveva posto in crisi. La
presenza in politica dei cattolici -- in quanto tali -- era giustificata dal
fatto che la chiesa aveva conservato la filosofia perenne e, quindi, il
principio della ripresa culturale e civile . Si ebbe, cosí, il superamento del
maritainismo portato da Lazzati. 3 Se
Cronache Sociali si era
interessata a Balbo (cfr. A. Romanò, op. cit.; S. Lombardini scrive che
Dossetti personalmente ancora ebbe
occasione di esprimere a Bianchi] simpatie per la sinistra cristiana anche i
cattolici-comunisti si erano Dalla rivoluzione alla collaborazione inventiva
Dossetti si accorge che il tentativo di filtrare i suoi motivi attraverso
quelli balbiani non può avvenire per una nainteressati alla rivista di Dossetti
(Pombeni, Le Cronache Sociali di Dossetti). Anzi possiamo dire che,
soprattutto con La Pira, c'erano stati accostamenti (A. Ossicini, a nome del
gruppo Roma-Sud di Azione Cattolica, aveva evidenziato a La Pira l'urgenza di un impegno diretto nell'azione
politica, e La Pira ammise che questo era necessario, anche se le forme di esso
era difficile prevederle e prospettarle. Rispose esplicitamente: ` Fate;
comunque, qualcosa uscirà ' ; A. Cuccchiari). Il futuro sindaco di Firenze prenderà
le distanze ideologiche necessarie, criticando i cattolici-comunisti,
perché, secondo lui, il materialismo dialettico è causa
del materialismo storico: Ora
l'effetto non è mai separabile dalla causa
(G. La Pira, Premesse della politica, Firenze; riportato da L. Fiorillo,
Il fondamenti teorici dell'impegno politico di Giorgio La Pira, in Novecento
minore). Anche su Cultura e realtà era stato un dibattito sul dossettismo,
attraverso un intervento di Rodano (l'articolo, Laicismo e Azione cattolica in
Italia, è però firmato da Novacco) e una risposta di Baget-Bonzo. Secondo
Possenti la diversità fra V. e Dossetti è costituita dal fatto che, mentre il
torinese manteneva aperta la possibilità
di una azione civile sulla base di una cultura rinnovata , Dossetti si stava
volgendo verso la tesi della estraneità del cristiano al civile e verso una
visione panmonastica. Mi sembra, invece,
che anche la concezione di Dossetti monaco recuperi il civile in una sfera più
alta. Infine, ricordo a titolo di testimonianza che Giuseppe Dossetti, in uno
scambio di battute avute con me a Bologna, mi diceva che a V. era stato legato
da profondo affetto e che V. era stato
molto importante in un certo periodo de lla sua vita . Ciò non toglie la
differenza di temperamento, di cultura, di problematica tra i due; differenze
che sembrano determinanti a chi ha avuto lunga consuetudine con entrambi (mi
riferisco a quanto mi dicevano Marcella e Giuseppe Glisenti). 4 Due storici
della sinistra cattolica italiana, pur partendo da presupposti storiografici
diversissimi, hanno notato che l'accostamento fra Dossetti e V. (che avrebbero
avuto come comune preoccupazione
apologetica quella di inserire la Chiesa
fra le masse operaie, anche se proponendo vie alternative; cfr. L. Bedeschi, La
sinistra cristiana ecc.) non è casuale nelle motivazioni, né nel tempo in cui é
avvenuto. Scrive Campanini: Infatti,
sembra consumarsi l'illusione, comune e insieme diversa, di V. e di Dossetti.
La prima, quella di condizionare dall'interno il partito comunista italiano e
di potere operare in esso come cattolici; la seconda, quella di condizionare
dall'interno la Democrazia Cristiana e di spostarla nel suo complesso a
sinistra. L'uscita di V. dal PC e di Dossetti dalla DC appaiono cosí in un
certo senso il segno emblematico de lla conclusione di questa vicenda (Campanini, Fede e politica). Lo stesso
Campanini ricorda che nel '51 (al congresso dell'UCIIM tenuto a Camaldoli
nel- tura diversa dei due pensieri: da una parte Balbo ribadisce il
primato della tecnica filosofica, dall'altra Dossetti è fermo al primato della
prassi, mistica o politica. In questa forma di gramscismo balbiano (gli
intellettuali forza trainante nella prassi politica) è da ritrovare una chiara
eredità della corrente Politecnico ,
relativa al concetto di eccedenza della cultura sulla politica 6. All'interno della
cultura cattolica la posizione di Balbo era di assoluta novità non tanto perché
si contrapponeva ai due integralismi in auge: quello di destra geddiano, quello
di sinistra, dossettiano, come è stato molto
schematicamente definito '. La
novità è costituita da lla pregnanza filo-l'agosto), Dossetti svolse una
relazione che si può considerare il suo
testamento politico . In essa, parlò del fascismo come autobiografia della nazione e
sbocco inevitabile del liberalismo , evidenziando l'accostamento ad
alcune tesi portate avanti in quegli stessi anni da V. Da testimonianze
indirette, si sa che l'ultimo Dossetti, per intenderci il.monaco che vive a
Gerico, insiste nelle sue prediche sulla situazione di catastrofe
della civiltà occidentale. Anche questo concetto, tipicamente balbiano,
può essere stato acquisito da Dossetti nel periodo del loro avvicinamento. È
utile aggiungere, però, che già nel gruppo dossettiano era presente il tema
dell' apocalittica dell'ora decisiva
(che Pombeni riconduce a un clima generale nell'Europa post-bellica;
cfr. Il dossettismo). Il tentativo di
Dossetti avvenne. Sul fallimento di questa mossa, scrive Baget-Bozzo: Probabilmente le tesi di V. gli [a Dossetti]
apparvero troppo esclusivamente filosofiche ed intellettuali: una causalità
assoluta e primaria della filosofia sullo sviluppo storico non era facile da
accettarsi per una persona cosí legata alla concretezza dell'agire. Aveva
scritto vittorini a Togliatti che la cultura che si adegua alle masse è
politica, ed è cultura quella che si impegna nella ricerca: Ma se tutta la cultura diventa politica, e si
ferma su tutta la linea, e non vi è pii ricerca da nessuna parte, addio (Politica e cultura, cit.).7 L'accusa di integralismo
di sinistra a Dossetti è di A. Del Noce Genesi e significato ecc. ed è
confutata da Baget-Bozzo con argomenti definitivi. Anche Pombeni prende chiara
posizione contro l'ipotetico integralismo di Dossetti, aggiungendo che quasi
sempre il termine si usa in maniera imprecisa e generica Il dossettismo. A proposito del termine
integralismo, spesso usato phi per evitare un giudizio che non per esprimerlo
in concreto, mi viene in mente ciò che V. ha scritto sul termine borghese e sul
suo uso. Oggi si chiama da alcuni borghese tutto quello che si vuol respingere.
Borghese ha soltanto piú un significato negativo, è un segno non posto di
fronte a un qualunque sostantivo, e quindi privo totalmente di contenuto (V.,
Politica e cultura, Torino. L'istanza manageriale Dalla rivoluzione alla
collaborazione inventivasofica della proposta di V., che non si limita ad
operare all'interno delle masse cattoliche organizzate, ma, delineando un
profilo della crisi umana del Novecento, ripropone un ribaltamento anzitutto
del progetto filosofico, come ritorno al senso comune e, quindi, l'opzione per
una via pragmatica ed anti-utopica allo sviluppo.In questa rifondazione
filosofica ci si è chiesto quale sia stata la prospettiva dominante: se quella
di Maritain o quella di Mounier. Del Noce dice che la sinistra cristiana
dimostra la sua simpatia prima per Maritain, poi per Teilhard de Chardin, ma
aggiunge che il vero iniziatore della sinistra cristiana è stato Mounier (che
sta a Maritain, come Gobetti sta a Croce) s. Ora bisogna dire che per Noce,
Mounier è di molto inferiore a Maritain, e V. avrebbe di fatto incoraggiato la
diffusione del suo pensiero in Italia 9. Questo è vero solo in parte in quanto
il pensiero di Mounier, assolutamente assente dagli scritti di V., è invece
reperibile in esperienze culturali diverse da
Il Politecnico a Cronache sociali. Comunque l'accostamento
alla cattolicità ufficiale vede da parte di questa un tentativo di catturare
V. e di aiutarlo finanziariamente per un programma di elaborazione di
una scienza dello sviluppo. Il
programma, che impegnerà V. è basato su
un gruppo di ricercatori di filosofia e di scienze sociali 1`. La suddiCfr.
Noce, Pensiero cristiano e comunismo ecc. L'interesse [fu] portato sul tanto
inferiore Mounier, in cui tutto c`, veramente esplicito, senza germe alcuno che
abbia bisogno di maturare; col che non intendo dire che V. abbia incoraggiato
volontariamente la fortuna italiana di Mounier, ma che contribuí, per
l'abbandono dell'aspetto filosofico-politico del pensiero di Maritain, allo
spostamento di interesse verso la sua opera
(Noce, Genesi e significato ecc.). Su
Il Politecnico appare un articolo
di E. Mounier, Agonia del Cristianesimo (il termine agonia è preso d’Unamuno), con presentazione di
Fortini (Fr. F.). Su Cronache Sociali
c'è una intervista a Mounier; nel 1951 appaiono due articoli di
Scoppola, uno sul filosofo francese ed uno su
Esprit Questa linea si affianca
a quella maritainiana di Lazzati.11 Leonarcli dice che tramite per il
finanziamento fu L. Gedda La suddivisione fatta da V. era in cinque settori che
corrisponvisione rappresenta i settori nei quali la crisi è avvenuta in maniera
globale, e attraverso i quali una ripresa
rivoluzionaria può avvenire. Non
è, però, assolutamente il caso di gonfiare l'espediente dei gruppi (che era piú
una metodologia) a sistema. Il pensiero, l'impegno di V. non si risolvono
nei quintetti . La crisi è per lui
caduta di un rapporto di funzioni nell'ambito del sistema sociale globale: il
sistema teoretico deve svolgere funzione di rinnovamento, il sistema etico ha
funzione di sviluppo, quello economico la funzione di innovazione, quello
politico la funzione di movimento, í1 sistema giuridico-statuale la funzione di
conservazione Sulla base di questi
schemi ideali (che qualcuno definirà utopici) si svilupperà una nuova iniziativa-esperienza-tentativo
cui partecipa V.: Terza generazione . Il
gruppo balbiano cerca di conservare una
propria rilevanza pubblica
inserendosi nell'ideazione di questa rivista mensile. Si è parlato
molto, ma si è scritto un po' di meno su
Terza generazione . Anzitutto c'è da definire il rapporto con il
degasperismo nell'indirizzo della rivista. Sappiamo già come il distacco tra V.
e il PCI non colmi la diffidenza e il rifiuto di Balbo nei confronti de lle
tesi degasperiane. D'altra parte è appurato l'aiuto finanziario dato da De
Gasperi a lla rivista, ma meno noto è il disinteresse pratico dello statista
per Terza generazione. La nascita della
rivista non fu ritenuta underebbero a cinque scienze autonome: diritto,
economia, sociologia, morale e politica. Responsabili dei gruppi erano: C.
Napoleoni, M. Motta, G. Sebregondi, U. Scassellati, N. Novacco (cfr. Leonardi,
e le Note biografiche in V., Opere). Baget-Bozzo. Confrontando lo schema
proposto da Leonardi e quello proposto da Baget-Bozzo, troviamo l'assimilazione
tra momento sociologico e momento teoretico (cfr. Leonardi). anche Baget-Bozzo Leonardi,
che fu redattore nella rivista nella seconda fase, in una conversazione con chi
scrive, nel novembre 1975, diceva che De Gasperi finanziò la rivista, ma che
probabilmente non l'ha mai letta. L'interesse di Gasperi per l'iniziativa era
stato sollecitato da padre Delbono ( Leonardi; l'autore riprende L. Garruccio
(pseud. di L. Incisa di Camcrana), La politica era tuttoL'istanza
manageriale Dalla rivoluzione collaborazione inventivafatte r,
strutturale ma una iniziativa congiunturale , derivata dalle elezioni, per
lo meno a quanto dice uno dei suoi responsabili ', ma ebbe ambizioni strutturali
e di rifondazione ideologica. Ciccardini, nel ricostruirsi le fonti,
integra le nutrici balbiane de Il
Politecnico con alcuni autori cattolici
i-`, ma riafferma la congiuntura catastrofica della realtà 's. V., nell'unico
suo scritto sulla rivista, puntualizza il senso della crisi come crisi del
modello di autosufficienza dell'individuo che andava dalla Grecia a Mara ', e
il riconoscimento del fallimento di tutta la storia 0. La via che Balbo e Terza generazione cercano di perseguire e però una via
assolutamente nuova rispetto a quelle tentate da lle altre forzepolitiche,
culturali, economiche: la proposta di una diversa classe manageriale.La nuova
dirigenza, scrive V. a Ciccardini, deve reggersi sul piano dell'invenzione e
non su quello dello sfruttamento delle doti naturali; dirigenze sociali di nuovo tipo faranno salvi gli indici
intellettuali, morali e tecnici dell'intera soviet ì 2t. La dirigenza sociale
proposta(Cronache d’una generazione), in
L'Europa). to Cfr. Lelnardi. Eleggemmo a nostri maestri Maritain e
Ferrero, Mounier, Dorso, Sturzo, Giobetti e Gramsci : Ciccardini, L.: politica:
era tutto, in Terza generazione , num.
di presentazione, V. Scrive. Dobbiamo rifarci essenzialmente ai nomi di Gobetti
e di Dorso e di Gramsci (Cultura anti-fascista). is Se non appare unsi soluzione. 1a nostri so
ìer ì si :ivvi:i :alla disgregazione ed alla catastrofe (Ciecirdini).t^ Cfr. F. Balbo, Le soluzioni
stanno ogi davanti a noi, in Terza
generazione , num. di presentazione; ora in Opere. V. scrivcral in seguito:
Comprendendo la verit:t di Mari si viene a riconoscere la fine dell'epoca
moderna e il fallimento di tutta la storia fino ad oggi se non si origini uno
nuovi storta a livello superiore ; in Per la rilevazione e l,: critica delle: scoperta
essenziale d MMfart, in Studi in memoria di Solari, Torino; orsin Opere. Cfr.
Le soluzioni stanno oggi davanti a noi. Questi originale identificazione trai
imprenditore cd intellettualeun° degli spunti pití interessanti della proposta
bailbiana. intatti, anche questo il periodo in cui V. tentava a Torino il Centro dì relazionc c sperimentava in Irpinia. assieme ad altri
ricercatori, tipi cui Achille Ardigò, un nuovo modo di impostare l'iniziativa
agri olai. Quel da V. è qualcosa di diverso dall'operatore privato e dall'operatore
pubblico, in tal senso è qualcosa di pii dell'imprenditore di tipo gobettiano,
che è sempre l'operatore privato anche . se aperto all'uso sociale dei suoi
beni 2. Ciò che sollecita questa proposta ultimativa è, ancora una volta, la
coscienza di una crisi finale del sistema storico-sociale dominante, cioè
quello illuministicodemocratico o individualistico che ha incluso e raggiunto
ogni altro sistema. E come sistema individualistico, V. pone anche quello
comunista per la sua originaria e íneliminabile
ispirazione anarchica. In questo senso,
Ter-za generazione nasce dal
crollo della generazione precedente, quella resistenziale e antifascista. C'è
l'illusione nei giovani redattori de lla rivista di superare la generazione
che aveva dato vita al Politecnico a
Cronache Sociali ad Iniziativa Socialista. Invece, per certi versi, esiste una
palese continuità tra questi fatti culturali e, addirittura, alcune
impostazioni redazionali di Terza
generazione ricordano esplicitamente la
rivista vittoriniana. L'ambiguità unanimistica del nuovo tentativo è
chia-periodo é ricordato come quello dei
pomodori .Tutto ciò ci dice la fondatezza delle motivazioni di chi ha
respintoun appiattimento teoreticistico del pensiero balbiano (P. Pratesi, La filosofia
di V., in L'Avvenire d'Italia, contro
l'in-terpretazione di Noce).È anche questo il caso di Penati che, però, critica
il ridimensiona-mento balbiano della teoresi (cfr. Penati, rec. Idee, in Rivista di Fil. neoscolastica Gobetti parla
di imprenditori nuovi ( i soli che abbiano diritto a chiamarsi borghesi nel
senso economico della parola ) all'interno di un sistema capitalistico del
quale però sia possibile un esito socialista ( Il socialismo è conquista da
parte del proletariato di una relativa indispensabile autonomia economica e
l'aspirazione delle masse ad affermarsi nella storia. Anche il nostro
liberalismo è socialista se si accetta il bilancio del marxismo e del
socialismo da noi offerto pii volte. Basta che si accetti il principio che
tutte le libertà sono solidali ). I brani sono presi, rispettivamente, da
Storia dei comunisti torinesi scritta da un liberale, in La Rivoluzione Liberale; ora in Gobetti,
Scritti politici; e da Liberalismo socialista, in La Rivoluzione Liberale, nota non firmata a
un articolo di C. Rosselli; ora in Scritti politici. Sull'ultimo brano, v. pure
L. Valiani, Gobetti, uno dei nostri, in
L'Espresso. Le soluzioni stanno oggi davanti a noi. u B. Ciccardini. L'istanza
manageriale145 Dalla rivoluzione alla collaborazione inventivaramente enunciato
da Leonardi quando parla di richiami per la sinistra e per la destra (per la
prima era determinante il carattere
utopico della proposta di V., per
la seconda il superamento di fascismo e antifascismoribadito da Scassellati).
Naturalmente la critica successiva ha privilegiato una categoria o l'altra.
Comunque non dovrebbe esser messa più in discussione la leadersbip
di V. sul gruppo 27, anche se si tratta di un primato p1625 Leonardi.
Alla discussione intorno alla ipotesi di una sostanziale utopia del pensiero
balbiano è dedicato il quinto capitolo di questa seconda parte. Leonardi ci
presenta la storia delle interpretazioni di Terza generazione come fatto di
destra. Ricorda gli articoli di Panorama (Cinque per cinque; J profeti armati)
dove si parla del gruppo di Terza generazione come di un gruppo che stava
preparando una svolta totalitaria di destra in Italia . Ricorda pure un
articolo su Astrolabio , a cui risponde A. Paci, con la lettera Un discepolo di
V., ioi. Anche Parri risponde su Astrolabio. Se Lotta Continua definisce V. un
cretino (cfr. Leonardi), Giura Longa ba visto nella rivista inquinamenti di
carattere reazionario Giura Longo. Pregiudizi partitici? Autosuggestioni? di
si, se un intellettuale come N. Bobbio ha parlato di Terza generazione come di
un gruppo avanzato che ha gli occhi sulle cose del nostro paese (Cultura ueccbia e politica nuova, in II
Mulino; ora in V., Politica e cultura). un giornalista-scrittore, che ha la
destra politica ineccess,ivJ 'lU!]'alla, ha scritto di V.: in Francia o in o
anche income un rivoluzionario culturale in sensoNonscrittodoveconosce (G. F. in
alcune sociali e dice che le Einaudi) .i fosse vissuto, poniamo, sarebbe oggi
riconosciuto un paese cattolico. odierno che V. non abbia affrontato: chiunque
abbiaultimi trent'anni, pertra la società politica, se non rio improvvisa fa
cadere l'autore i cattolici comunisti con i cristianodi V. sono state
pubblicate dastoriche. È sempre Leonardi a riportare la critica. Lo stesso
Ciugni, che dala prospettiva umanistica che costituiscebalbiano (Giugnì dice
che deveduttivo ma l'iniziativaun ordine capace di garantiresioni ; in J m i t
i in cui abbiamone , num. di present.). Inè presentata in maniera piti
scopertaper l'organizzazione della cultura, in
Terza generazione , I, n. 2, no-146 del punto (op. cit., socialista,
assume nodale del discorso non solo il lavoro proI'invcnzione creativa umana in
tutte le sue dimenii Terza generazio-l'Ipotesi balbiana immediata (cfr Paci,
Appunti di fatto, che non per decisione esplicita,L'ipotesi chiave è la
situazione di zero alla partenza , a cui esser fedeli senza guardare il
passato, sicuri che non tutto è politica, come afferma V., e come dice
Cìccardini nell'editoriale di presentazione, Ma la situazione di zero alla partenza e il rifiuto del totus
politicus erano già de Il Politecnico,
sulla linea, anche in ciò, di un involontario crocianesimo, La rivista entra,
però, in serie contraddizioni. La esperienza di Scassellati alla direzione
mette in crisi lo stesso V. perché, secondo Leonardi, aveva dimostrato il
carattere utopico di fondo del suo pensiero che era in grado di mobilitare
delle forze, ma non di soddisfarle, Con l'avvento della linea di Claudio
Leonardi, abbiamo una ulteriore contraddizione formale ed esplicita con lo
schema balbiano, in quanto il neo responsabile privilegia il momento morale,
rispetto alle altre tecniche 32, Se V. non accetta la posizione politica
divernbre. Chi, tra gli altri, ha sostenuto la tesi della egemonia culturale di
V. su Terza generazione è stata la Buongiorno Veroi che afferma essere stato V.
il vero animatore della rivista (cfr. T. Buongiorno Veroi, Terza generazione ,
in Il Veltro , La stessa fa dipendere la fine della rivista da una autonoma
decisione di V., dopo una riunione ristretta in cui il filosofo avrebbe fatto
l'autocritica per l'errore pelagiano in cui si era caduti. Cfr. Le soluzioni
stanno oggi davanti a noi, Ciccardini, op. cit., tra l'altro dice: Ma la
politica era tutto: morale e rivoluzione, speranze e novità d'esperienze,
conservazione e poesia. Era un fatto molto vitale in cui ciascuno cercava la
sua parte e vi si trovava a suo agio, La polemica di Vittorini con Togliatti
era basata, come si è già ricordato, sul rifiuto di una concezione della
cultura come realtà totale. Poco prima della polemica in questione, CROCE scrive
a Togliatti: lo ripugno a diventare toius politicus come (e non la invidio
perché talvolta penso che debba soffrirne) è Lei in ogni Suo gesto e parola (la
lettera è pubblicata in Rinascita Garin, nel commentare il brano, aggiunge che,
però, Croce è semper politicus (cfr.
Intellettuali italiani). Leonardi. È dunque il fatto stesso di porci il problema
dello sviluppo che ci obbliga immediatamente a porre il problema della moralità
; Leonardi, La questione prcgiudiziale, in Terza generazione Dalla rivoluzione alla collaborazione
inventivaScassellati, non accetta neanche quella di Baget o di nardi, che vede
legati a prospettive integralistiche 33. Cosi muore questo tentativo culturale,
lasciando però, anche qui, qualche eredità balbiana. L'uomo cerca una sua
collocazione precisa, degli strumenti adeguati alla realizzazione delle sue
intuizioni speculative, un modo nuovo di essere intellettuale, o meglio, di
essere un filosofo non intellettuale. Si presentano, su questa linea, due
avvenimenti-svolta nell'esistenza di V.: gli ultimi significativi fatti che,
rappresentando dei momenti di professionalità, sono anche due nuovi modi di
dimostrare una nuova figura di filosofo. Mi riferisco alla assunzione di Balbo
presso l'IRI, per il settore Problemi
del lavoro e all'incarico di Filosofia Morale avuto al Magistero di Roma.
Comincia cosi a lavorare come l'altra
gente 35. Se l'insegnamento universitario gli permet-33 Per il filosofo torinese, infatti, la
dimensione ecclesiale era una condizione personale del ricercatore, che non
poteva mai intervenire direttamente nel discorso storico ; Baget-Bozzo. Se
l'inizio di Terza generazione era stato possibile anche grazie al sostegno
economico di De Gasperi, la fine della rivista si ebbe un mese dopo la morte
dello statista. Ma neanche qui esiste un rapporto di causalità fra i due fatti.
La rivista fu chiusa dopo varie riunioni indette da Balbo e dal suo gruppo
rivoluzionario (cfr. Leonardi, Terza generazione ecc.); il filosofo torinese
accusò il gruppo redazionale di eresia
semi-pelagiana (con un termine
dossettiano); Lconardi, invece, vede nel fallimento della rivista il limite
dell'esperienza pluri-idcologica di V.; la velleità di partire da zero
ingenerava componenti moralistiche e attivistiche [Leonardi intuisce, senza il
nucleo pragmatico del pensiero di Balbo?], e dunque nuove. Una eredità di
questa esperienza rimane anche in Baget-Bozzo, che in essa rappresentava di
fatto l'alternativa teorica all'impostazione di V.. Dice il teologo genovese
che nel periodo della rivista L'Ordine
civile egli risente delle posizioni culturali che lo hanno influenzato: il
dossettisrno, Terza generazione V.( la nozione della crisi della civiltà e
della necessità di nuove forme di pensiero e di azione autonome dallo Stato
come condizione per la stessa ripresa dell'azione dello Stato; Baget-Bozzo, I l
partito cristiano e l'apertura a sinistra La DC di Fanfani e di Moro, Firenze Scrive
Ginzburg: V. andò a vivere a Roma, e lasciò la casa editrice. Poi annaspò per
anni fra progetti assurdi ed errori. Infine ebbe un vero lavoro. Imparò a
lavorare come l'altra gente te di approfondire alcune tematiche interne ai suoi
interessi etico-politici, l'impegno all'IRI, accettato per necessità, lo porta
a non considerarsi un intellettuale in senso classico in quanto rifiuta, come
nota Baget, un compito legato solo alla parola, che è strumento di
mistificazione 38, Nel frattempo il suo discorso tende a mettere in luce,
ancora una volta, sotto prospettive diverse, la novità di Marx, ma anche i suoi
sotismi. La premessa metodologica che Balbo ritiene indispensabile è
riconoscere come imprescindibile necessità teorica e pratica quella di un integrale ricominciamento storico dalla
filosofia alle istituzioni 39, Sempre sulla linea di un marxismo italiano che
privilegia i Manoscritti (vedi Volpe), il pen[Argomenti dei corsi universitari
di V. sono quelli della urnanizzazione dell'uomo nella moderna civiltà
industriale, della proprietà privata e del bene comune, del problema
dell'utopia di Mannheim e Weil, il problema del diritto naturale in L. Strauss,
la crisi dei valori in M. Scheler (cfr. Note biografiche). Il metodo
d'insegnamento seguito da V. consisteva nel prendere spunto da fatti realmente
accaduti e da questi risalire a considerazioni teoriche.37 Il dover lavorare
alle dipendenze dello Stato non fu una scelta di comodo per V., ma, come
testimoniano le persone a lui più vicine, gli fu imposto dalla necessità di
dover vivere (problema che prima non si era mai posto in termini concreti).
Pertanto ci sembrano OlLllJLLUX:, su tale argomento, le critiche teoreticistiche di Lconardi a intoppo esistenziale del
filosofo ( Il sistema obiettivamente moralmente più forte. Ci pare che la
presenza di V. nell'Llc.L, che iniziò poco dopo, come la sua ultima produzione
siano lemeno significative della sua attività, e rappresentinovistoso del suo
limite laicistico ; Terza generazione
ecc"). Più aderente alla realtà, nei suoi toni l'intuizionechi
afferma che V. spari nel gorgo, e diversi anni pni tardi morf, ingoiato da una
professione di prestigio certote accettato con la rassegnazione implicita in
casi (G. F.). Mi piace ripetere ora una affermazione di Pombeni: l~ malsano
tentare interpretazioni del dossetìisrno traendo spunto dalle tuali vicende dei
suoi personaggi (Il dossettismo ecc.), È un invito a non mescolare le carte e i
piani del discorso ed è premessa indispensabile per ogni metodologia corretta, Baget-Bozzo,
Il partito cristiano al potere, Per la rilevazione e la critica ecc. su'questo
tema Duso, Il nodo Hegel-Marx nel dibattitodel '48, in Gli intellettuali in
trincea. Pavese ci parla di orrore di V. e del gruppo romano, quandoin una
riunione della Einaudi, egli aveva proposto la pubblicazione delL'istanza
manaueriaie Dalla rivoluzione alla collaborazione inventivasatore torinese
coglie la verità filosofica fondamentale del marxismo-leninismo nel vedere come
le idee, i comportamenti e le manifestazioni dell'uomo, in quanto
prodotti,41.Mediando certi temi del marxismo con le istanze della43,Il limite
del marxismo, limite teorico-pratico, è individuabile nel concetto di sintesi,
come fine o soppressione semplice della proprietà privata. In questo modo non
si arriva, secondo V., al superamento ma alla disgregazione; un reale processo
dialettico non dovrebbe comportare una oppressione positiva della proprietà
privata, ma una forma superiore del sistema di appropriazione, deve essere la nascita di istituzioni
superanti (ossia superiori sistematicamente) il nostro attuale sistema
istituzionale Capitale, estravagante ,
in una collana assieme alla Bibbia e a Mille Volevano linciarmi (lettera ad Einaudi eunanote:, in Lettere). Cfr.
Per la rilevazione e la critica ecc.. V. affermache la contraddizione del
marxismo è stata centrata da VOLPE (vedasi), NOCE (vedasi) e Löwith. Aggiunge
che si rimane nell'apologia del marxismo anche in casi di altissimo livello culturale , come in GRAMSCI
(vedasi) e Lukàcs. É evidente che V. sta rivedendo il suo giudizio su
Gramsci.La forza-lavoro o pratica attività sensibile è indubbiamente il
presupposto reale attivo (causa efficiente) della produzione come tale cosí
come la natura ne è il presupposto reale passivo (causa materiale). Ma altrettanto
indubbiamente non sono e non possono essere i presupposti reali di ogni ` modo
particolare ' della produzione , escludendo cosí la peculiarità dell'uomo, cioè
la produzione razionale come specifica. Si ricorda su ciò una polemica con
Rodano. V. sarebbe, invece, piú vicino alla visione dell'antropologia
culturale, secondo la quale ogni forma storico-culturale è un prodotto umano.
Moravia, La ragione nascosta ecc. Per la rilevazione e la critica ecc.,
sottostanno alle leggi della produzioneper V. costituisce il sofisma marxiano è
il far coincidere ogni forma di produzione anche quella razionale con la
attività pratica-sensibile, cadendo nel materialismo dialettico . antropologia
culturale suo complesso ciò che include tutta la storia umana, e ciò che misura
la realizzazione della natura umana: Dove c'è produzione c'è storia e
realizzazione umana, dove non c'è produzione non c'è storia né realizzazione
umana V. vede nella produzione nelCiò che, invece, Infatti, l'eliminazione
di uno dei termini dialettici non risolve la contraddizione e rappresenta,
invece, elemento di corruzione della storia esistente, in quanto conserva
all'infinito la contraddizione invece di superarla Non si tratta piú di
sopprimere istituzioni, ma di crearne altre nel quadro di una espansione organica
totale. Quindi non si parla di fine dello Stato, ma della nascita di nuove dirigenze dello
sviluppo continuo della società
(l'istanza manageriale), non di fine della filosofia nella rivoluzione,
ma di definitiva acquisizione della indispensabilità della47.filosofia come
funzione socialequesta fase del suo pensiero, V. ha ormai raggiunto alcune
linee abbastanza precise e nei confronti del marxismo (che non si tratta piú di
integrare, ma di correggere), e anche nei confronti di un quadro globale delle
istituzioni sociali: riaffermazione della proprietà privata, trasferita su un
piano di solidarietà umana non adeguatamente definita, ripresa della proposta
manageriale, corroborata da una nuova figura di filosofo. L'errore essenziale
di Marx sarebbe di aver voluto impostare una problematica, aristotelica o
realistica in termini hegeliani rore che si accompagna alla verità delle
domande poste da Marx, domande per le quali non esiste ancora, a livello
storico, una filosofia adeguata. V. comunque dice che la via per rispondere
esiste ed è l'assumere la posizione filosofica di Aristotele e di san Tommaso
(non la loro filosofia, ma il loro punto di vista sul reale).In sostanza da Marx in avanti, resta tutto da fare in
teoria e in pratica. Marx, affossatore e vittima della dialettica hegeliana,
annulla la dimensione creativa di V. afferma che Marx demistifica la dialettica
hegeliana, manon la rifiuta; perciò il rovesciamento della prassi riduce il
marxismo a empirismo praticistico
collettivistico. Sotto questo aspetto, gli ultimi scritti di Stalin
(probabilmente il filosofo si riferisce alle trad. it. apparsc in quegli anni
di Questioni di leninismo, Roma, e di Problemi economici del socialismo
nell'URSS, Roma) rappresenterebbero il
tentativo di una specie di ' revisionismo pratico ' interno alL'istanza
manageriale Come si può notare, inun er Dalla rivoluzione alla collaborazione
inventival'uomo; anche a certe interpretazioni pii disponibili per l'uomo non
si può dar credito perché non sono conformi alla norma base
della verità del sistema S 1. Una ripresa delle tesi umanistiche non può
avvenire che come ripresa filosofica: una storia priva di filosofia a livello storico è quella storia disumana e catastrofica, dice
V., che il marxismo ci ha svelato. Se prima la filosofia ha solo conosciuto o
solo mutato la storia, ora si deve contemporaneamente conoscerla e mutarla
S2.Il filosofo che deve conoscere e mutare il mondo non è in questo
autosufficiente, ma deve strumentare i suoi interventi attraverso organismi intermedi.
Quello su cui la riflessione e la funzione organizzativa di Balbo si appuntano
maggiormente è il gruppo di lavoro .
Ogni elaborazione specifica è sempre inquadrata in una visione pití ampia e piú
fondata teoricamente. V. afferma che il problema primario dell'ontogenesi
sociale non è quello dello Stato o dell'assetto giuridico-economico della
proprietà come dice Marx, ma è quello della giusta forma so-ciale dei lavoro,
cioè il trascendimento effettivo del sistema
sociale da parte della persona, senza evasione , cosa che Marx addirittura
nega, sostanzializzando la realtà collettiva S3. Alla istanza etica di recupero
dell'uomo va, pertanto, affiancata una tecnica adeguata, al pari di
quan-marxismo e tendente ad impedire, o almeno a ritardare, le conseguenze
ultime, tecnocratico-burocratiche, dell'essere teoretico tipico del marxismo ;
(Per la rilevazione e la critica ecc.. V. si riferisce a Lenin e a Gramsci come
elaboratori delle tesi sull'umanità
dell'uomo all'interno del marxismo. Cfr.
Il piccolo gruppo di lavoro e la sua funzione nella grande organizzazione, in
Termine e concetto di Costume, Atti del Convegnolaboratorio del Centro Intern.
delle Arti e dei Costume, Venezia (Brescia); ripubblicato in Rivista di
Organizzazione aziendale; ora in V., Opere. Petrilli ricorda alcuni passi di V.
relativi a lla pianificazione e al lavoro come ritrovamento dell'ordine (Petrilli, Dal progresso alla crescita,
in Civiltà delle macchine).St L'etica senza tecnica adeguata non vive,
infatti, nella societ ì umana. Vive in alcuni momenti della vita degli
individui, può risorgere continuamente e come intenzione pura. Ma, poichi. gli
uomini non sono to è avvenuto in America (come fenomeno secondario e non
primario). Infatti 11 vi è stata la scoperta
dell'umanità dell'uomo da parte della società industriale: è stata una
scoperta empirica e sperimentale della non riducibilità dell'uomo a fattore economico , attraverso nuovi modi di
gestione del lavoro nell'industria S5. In questo orizzonte, ci deve essere una
chiara collaborazione fra metodo sperimentale e metodo filosofico: ciò che si
ottiene con l'uno, non si ottiene con l'altro, e viceversa. Il piccolo gruppo
di lavoro diventa quindi il risultato di unaconvergenza tra istanze
filosofiche, morali, manageriali: Il
piccolo gruppo umano e in particolare il piccolo gruppo di lavoro viene
considerato oggi dagli scienziati, tecnologi ed educatori come una unità
sociale primaria, avente realtà, proprietà e caratteri distinti da quelli dei
singoli individui, che lo compongono S'.
Se il tecnicismo può essere liberato dai suoi vizi e dai suoi mali, questo,
affermaangeli, non può esistere socialmente senza tecnica corrispondente e a
livello tecnico dell'ambiente. Peggio, l'intenzione etica retta pub
congiungersi con una porzione di ambiente tecnico opposto e determinare delle
vere e proprie mostruosità sociali di cui la nostra epoca è ricca. V. si
riferisce all'esperimento di Mayo alla Western Electric. L'esperimento in
questione va con il nome di Hawthorne, perché ebbe luogo negli stabilimenti
Hawthorne della Western Electric C., che si trovano a Cicero, alla periferia di
Chicago. La sostanza dell'esperimento consiste nel tentativo di scoprire il
rapporto tra il rendimento dell'operaio e le condizioni umane
del lavoro. Il resoconto phi ampio di questo esperimento è nel vol. dei
diretti esecutori Roethlisberger e Dickson, Management and the Worker, Boston;
Cambridge, Mass. Si leggano pure
Mayo, The human problems of an industrial civilization, New York; una sec. ed.
è The social problems of an industrial civilization, Boston. Una buona esposizione è in Madge, Lo sviluppo dei
metodi di ricerca empirica in sociologia, Bologna è una bibliografia de lla
critica alla scuola di Mayo. Sugli stessi temi, ritornano gli scritti di
Zaleznik, Christensen, Roethisberger, Motivazioni, produttività e soddisfazione
nel lavoro, Bologna. Per un rifiuto globale delle human relations, e delle comunità
di fabbrica come trappola ormai logora , Illuminati, Lavoro e
rivoluzione, Milano. In particolare, dove l'autore vede Mayo inglobato nel
taylorismo. Cfr. Il piccolo gruppo di lavoro ecc.. S7 l bick, L'istanza
manageriale Dalla rivoluzione alla collaborazione inventiva V., può
avvenire attraverso il piccolo gruppo di lavoro, diventato generatore delle
norme etiche e tecniche della grande organizzazione, che può soltanto
applicarle ".È un po' la critica allo Stato etico, ribaltata a livello di
impresa industriale: a V. interessa tanto la umanità del lavoro, quanto la
produttività dello stesso, privilegiando il primo momento rispetto al secondo
che, invece, poteva essere pii presente nell'esperimento di Hawthorne. Quella
balbiana è una ricerca di soluzione all'interno delle strutture malate: si
tratta non di modificare il sistema, ma di giungere a forme pii umane di lavoro
e quindi a una maggiore produttività. V. sembra essersi rassegnato al sistema
capitalistico, non prospetta alternative strutturali, ma solo terapie per
l'individuo e vede nel piccolo gruppo la nuova cellula in cui ogni realtà, ogni
fatto della vita del gruppo, ogni elemento del suo lavoro può essere a portata
diretta dei sensi, dell'intelligenza e del fare di ogni singolo componente E 0.
In questo quadro si colloca il riemergere, nella filosofia di V., delle istanze
antropologiche, il riesame delle possibilità storiche dell'uomo e una
definizione ottimistica della vita terrena. Se si è parlato di pessimismo
cristiano è stato per l'esperienza dello scarto tra la condizione umana di
peccato .e il presentimento del possibile essere, mentre il pessimismo pagano è
irreversibile in quanto parte dallo stato di decadenza e dalle perdite
definitive dell'età dell'oro. II discorso di V. sembra riecheggiare il clima de
Il Politecnico, quando nota una reciproca universale necessità di ogni uomo per
ogni uomo, in quanto in ogni uomo si sostanzia l'essere urnaV. afferma che la
vita terrena è incoativa, quella ultraterrenaé perfettiva; ma aggiunge che
questo non comporta una concezione
attesista e una svalutazione
della vita terrena (cfr. Il futuro e l'al di là, Note di ricerca metafisica
sull'uomo, Archivio di Filosofia, Metafisica ed esperienza religiosa; poi in
Idee per una filosofia dello sviluppo umano, I1 motivo dell'io umano
onni-esistenziale è unodei pii complessi
all'interno del pensiero di V., inquanto ha matrici non bene definite o, al
limite, può es-sere il minimo comune denominatore di fonti diverse,talvolta
opposte. Analizzando la mia esistenza
intendodunque analizzare l'essere umano che è in me come inogni altro che ha la
mia stessa natura: dalle lettere paoline, a Croce e Gentile, si trova tutto in
questa defi-nizione, ma l'ancoraggio è costituito da una solida
filosofia65.ritrovata mediante la ricerca e la dimostrazione razionale, mentre
la nozione religiosa è dogmatica 6. Alla fine non possono, però, divergere e V.
definisce l'uomo come o il poter essere sussistente dal punto di vista dinamico, dell'azione
pratica, della produttività. Una ripresa, ancora una volta puramente lessicale,
di termini marceliani troviamo quando il pensatore torinese enuclea le
categorie antropologiche e dice che l'uomo ha bisogno di essere, di avere e di
dare; ma la categoria dell'avere è quella maggiormente rilevante, per una
continuità ed integrazione anche a livello ontico. Direttamente legato I1
riferimento a lla rivista è, in questo caso, molto mediato. Infatti su Il Politecnico appare il brano di J. Donne, premesso ai
romanzo di Hemingway, Per chi suona la campana, Milano. Sulla rivista di
Vittorini è pubblicata la trad. a puntate, a cura di Foà e B. Zevi, con il
titolo Per chi suonano le campane. Il brano di Donne è questo. Nessun uomo è
un'Isola in sé compiuta; ogni uomo è un frammento del Continente, una parte del
tutto; se il Mare inghiotte una zolla di terra, l'Europa ne è diminuita, come
se quella zolla fosse un Promontorio, o la Casa dei tuoi amici o la tua
propria; la morte di ogni uomo diminuisce me, perché io sono parte
dell'Umanità. E cosí non mandar mai a chiedere per chi suonano le campane:
suonano per te (trad. de Il Politecnico ). Idee per una filosofia
dello sviluppo umano. Ferrarotti scrive. V. passa dall'io trascendentale de lla
filosofia moderna all'io umano onni-esistenziale de lla filosofia dell'essere
che in assoluta libertà di spirito, al di là degli schemi consueti del tomismo
e della scolastica, si apprestava ad elaborare: una filosofia come attività. Cfr.
Il futuro e l' al di la. L'uomo ha
bisogno di avere per affermare ed espandere l'esseredell'essere L'antropologia
di V., a questo punto, è critica eL'istanza manageriale Dalla rivoluzione
alla collaborazione inventivaa questa categoria antropologica è il lavoro,
fatto metafisicamente costitutivo dell'uomo, tanto nella fase terrena incoativa
quanto nella fase ultraterrena
perfettiva ; ma del lavoro necessario pure nella vita ultraterrena non
possiamo dire niente se non per rivelazione divina. Attraverso il lavoro si
attua quella integrazione con gli altri che è sintesi nuova e non somma di
elementi; perciò V. dice che questa sintesi nuova è un dato reale cherende
essenziale l'integrazione nella ricerca dell'umanità. È facile riscontrare in
queste affermazioni, accanto alla teorizzazione dei molteplici gruppi
costituiti nelle varie esperienze culturali di V., la sua nuova ipotesi di una
filosofia costruibile in gruppo; cosí come, dal punto di vista manageriale, si
può vedere una riproposta del piccologruppo come cellula nuova dell'organismo
industriale da ristrutturare.Alla base di questa speculazione è oramai
chiaramente individuabile l'impronta di una ontologia leggibile
in termini aristotelico-tornisti, ma V. ricorda che i termini non glieli
suggerisce la tradizione filosofica bensí
la fortissima vergine evidenza della verità cui cerca di corrispondere Aveva detto la
stessa cosa AQUINO a proposito de lle sue fonti Nell'ammettere un imporsi della
verità attraverso la evidenza dei principi è ilche è secondo le potenze ad esso
proprie. Ha bisogno di avere per continuare ad essere ciò che è e non morire.
Ha anche bisogno di avere per essere ciò che non è ancora, ma che può essere La
ripresa filosofica di V. è citata in questo senso anche da C. Napoleoni (cfr.
L'enigma del valore, in Rinascita , AQUINO
(si veda) ha pii volte ripetuto che l'argomento dell'autorità è il pii debole
(Summa Theol.; In Phys.); che la sapienza non procede propter auctoritatem
dicentium, bensí propter rationem dictorum (Sup. I3oët. de Trinit.). Infine scrive.
Studium philosophiæ non est ad hoc quod sciatur quid homines senserint, sect
qualiter se habeat veritas rerum (De Coelo). Erroneamente SERTILLANGES (si veda) (La filosofia d’AQUINO (si veda), Roma)
traduce il qualiter con di sapere quello che han detto di vero, inquinando le
intenzioni e il testo tomistici che eliminano la mediazione dei filosofi e
dicono che occorre conoscere in che modo si abbia la veritil. tomismo di V., o,
come preferisce dire il filosofo, il punto dove anche AQUINO (si veda) tocca la
verità. Quindi tale AQUINISMO consiste, ora, nel tema della evidenza dei
principi primi pratici, incorruttibile garanzia morale del potere dell'uomo sul
futuro. Anzi V. rilegge la sua prima produzione proprio sotto il tema della
sinderesi. Lo sguardo appuntato sulla funzione dell'uomo di cultura ci mostra
ancora un Balbo in parte legato all'immagine dell'intellettuale che esce da lla
Resistenza. Parla, infatti, di un intellettuale che non deve appartenere a coloro che decidono, o
che muovono le masse, ma a coloro che propongono, che sollecitano, che ideano e
aprono nuove vie, che portano a verità l'opinione confusa e contraddittoria,
che scoprono ed enunciano nuovi bisogni, nuovi doveri, che determinano, in una
parola, il primo atto in ogni processo di umanizzazione degli uomini. L'autonomia,
o distinzione dell'intellettuale nei confronti del
politico, comporta un eroismo di preveggenza 7S, una priorità di mansioni (che
nello sviluppo della speculazione balbiana si riaccostano sempre piú a
tematiche crociane a livello di’auto-coscienza), e rischia di isolarlo in una
casta, quando Balbo parla della necessità della vocazione, aggiungendo, però,
che con questo Cfr. Il futuro e l'al di là. Nella nota V. afferma che L'uomo
senza miti, malgrado le insufficienze e le oscillazioni, verte, in fondo, tutto
sulla tematica della sinderesi . Come ho già chiarito prima, non è corretto
parlare, a proposito del primo libro di V., di tomismo, inteso come ripresa
diretta di teorie torniste, quanto piuttosto di una confluenza teorica tra la
visione balbiana di un ripristino della evidenza e quella tomistica della
sinderesi, cui solo dopo V. si avvicina chiaramente. La funzione
dell'intellettuale L'intellettuale, per V., non deve avere il coraggio fisico
delle armi, ma l'eroismo dei momenti non eroici: La vedetta ha il suo momento eroico nel
resistere al sonno delI'alba, quando gli altri dormono, e non nel darsi da fare
con gli altri quando la nave è finita tra gli scogli. a Intellettuale [non è
uno status sociologico], mi pare, è chi esprime con la parola, o manifesta con
l'esempio dei valori universali nel tnomento storico, e cioè chi produce
l'autocoscienza storica del suo tempo. L'istanza managcriale Dalla rivoluzione
alla collaborazione inventivatermine non vuole indicare altro che una
particolare capacità alla funzione, al compito intellettuale n. E che
l'intellettuale abbia un primato nei confronti del politico è, per Balbo,
evidenziato dal fatto che non è mai una struttura organizzativa a dare la
giustizia sociale, ma l'ethos trasformato e sviluppato n.Il nodo che gli
intellettuali italiani, ed europei in generale, si trovano a dover affrontare e
risolvere, dopo la destalinizzazione in Russia, è quello di un possibile
dilemma tra le istanze dell'individualismo liberale e que lle di un
collettivismo che ha annullato tutta la sua potenzialità positiva nelle forme
radicali del regime sovietico. V. afferma che il dilemma tra individualismo e
collettivismo non si risolve scegliendo uno dei termini, ma superando la
contraddizione in una nuova realtà che
include ciò che tutti i contrari includono e ciò che la loro contrarietà
esclude ". Questo tema del superamento e del rifiuto di una logica
dicotomica, inteso come somma dei valori positivi inclusi nelle tesi,
ridimensiona il tema marxiano della lotta di classe che, se è vista come
principio, può dare origine a una evasione permanente, o a una centralizzazione
di tutto il potere in una classe, o in un gruppo, o in un individuo B0. Il
rifiuto della lotta rivela nelle tesi di V. una sfiducia progressiva verso la dialettica
politico-economica, ridefinisce la lotta come mezzo e non come principio perché
in tal caso non dà origine ad altra
realtà che la lotta stessa. Questa Cfr. Note filosofiche sul problema della
giustizia sociale, conf. tenuta a lla Fac. di Magistero di Roma, in u Atti
della SOCIETÀ FILOSOFICA ROMANA; poi in Tesi filosofiche per lo sviluppo
sociale, dispense redatte da V. o sul corso tenuto da lui alla Fac. di
Magistero di Roma; ora in Opere. Il futuro e l'al di là. sa Cfr. Note
filosofiche sul problema della giustizia sociale Ibidem. La teoria statuale di V.
è ripresa in un convegno organizzato a Lucca dalla Democrazia Cristiana. In
quella sede, G. De Rosa ricordò V., come un
profondo filosofo della nostra età
(cfr. Orfci, L'occupazione del potere, Milano, e G. Galli, Storia della
Democrazia Cristiana, Bari polemica
strisciante con le teorizzazioni
marxiste della società borghese, come società essenzialmente conflittuale, è
interna a tutta la revisione che Balbo ha operato della sua lettura del marxismo;
revisione il cui punto centrale è costituito dallo spostamento di giudizio
sulla ateologicit à che diventa ateismo e anti-religione marxista. Il pensatore
torinese non rinunzia, però, ancora a rintracciare, oltre l'ateismo
dichiarato, un'orma di Dio nel desiderio di giustizia presente nel
marxismo s3Da una angolazione piú chiaramente po litica, l'ideologo della
Sinistra Cristiana, che aveva fondato la scelta di classe anche per i
cattolici, ora propone la collaborazione di classe come risultato di una certa
lotta che miri appunto all'equilibrio
per integrazione di soggetti autentici di interessi e di poteri: si può
considerare cioè che esista una lotta di classe che non cerca di sopprimere uno
dei termini della lotta, che cerca anzi l'equilibrio effettivo dei termini e
che quindi coincide con la collaborazione di classe. L'interclassismo era stato
uno dei motivi teorici per cui non si era realizzata la fusione tra la Sinistra giovanile cattolica e il partito degasperiano nel '43Galli
critica come ovvietà
tardoilluministiche il concetto balbiano
di Stato rappresentativo, gestito dai piú forti o dall'equilibrio dei gruppi
phi forti: è questa, chiaramente, una banalizzazione del pensiero di V. sul
superamento della lotta di classe). La stampa vedrà proprio nella riscoperta di
Balbo l'aspetto phi interessante di quel convegno (cfr. M. Scarano, Affrontare
la sfida, Il giorno). Cfr. Il futuro e l'al di la. Chiamo il desiderio di
giustizia presupposto reale e non principale del COMMUNISMO, perché, mentre il COMMUNISMO
non lo riconosce come elemento del proprio sistema teorico e pratico, esso è
d'altra parte la forza senza la quale il COMMUNISMO stesso non avrebbe corso
storico. Il COMMUNISMO a mio avviso rica la sua forza storica piú profonda dal
fatto di apparire come il realizzatore della desiderata giustizia, vera ed
effettiva, e come il giustiziere della morale e del diritto astratti. Note
filosofiche sul problema della giustizia sociale Cfr. Casula, Il Movimento dei
comunisti e la Resistenza a Roma, I1 movimento di liberazione in Italia; poi in
Casula, Comunisti ecc.. Per il programma interclassista della DC i documenti
fondamentali sono Il programma di Milano e le Idee ricostruttive della
Democrazia Cristiana, che possono essere letti nella stesura originaria in
Rossi, Dal Partito Popolare alla Democrazia Cristiana, L'istanza manageriale Dalla
rivoluzione alla collaborazione inventiva emerge ora una proposta inter-classista
avanzata da un V. che abbandona i programmi massimalistici per un riformismo
non ipocrita, ma comunque ambiguo ed eterogeneo al quadro della sua
speculazione anteriore. Infatti ora il filosofo teorizza la tesi per cui è
necessario che gl’interessi e le classi sussistano e non si sopprimano con
violenza diretta o indiretta. Né riteniamo di poter accostare questo inter-classismo
ai temi di GOBETTI (si veda) nei quali il termine di “classe” è pura astrazione.
Quindi ci puo essere annullamento delle classi, ma non loro collaborazione.
Invece, per V. si deve instaurare un equilibrio dinamico fra le classi, ossia
un equilibrio che si fondi su di un'autonoma, effettiva e adeguata, sostanzialmente
e non solo quantitativamente, partecipazione al potere in tutte le sue forme da
parte di ogni classe, di ogni interesse, singolo e collettivo. Il che sarebbe
appunto la giustizia sociale. Questo inter-classismo ha motivazioni
antropologiche ed etiche che per certi versi richiamano temi dell'anarchismo di
Sartre, ma solo perché convergono nell'identificare la libertà nella
liberazione, e la integrazione creativa nel movimento. Bologna, Scoppola parla,
pure, delle difficoltà interne alla DC, che non riusciva ad esprimere
compiutamente la proposta inter-classista di cui la società italiana ha bisogno
(cfr. Scoppola, La proposta politica di Gasperi, Bologna; esamina acutamente e
attraverso documenti spesso inediti l'atteggiamento di Gasperi nei confronti
della Sinistra e il suo incunearsi tra essa e il Vaticano. Una collaborazione
di classe che non riconosca i termini dei contrasti fondamentali e particolari
di classe, che non riconosca la esistenza, la natura e le ragioni dei
contrastanti interessi sociali e delle lotte aperte o nascoste che conseguono a
tali contrasti, non è una collaborazione di classe, ma la maschera ipocrita del
dispotico dominio, o tentativo di dominio, di una classe sull'altra, di un
interesse sull'altro (Note filosofiche sul problema della giustizia sociale). Scrive
GOBETTI (si veda). Nella concreta realtà dell'atto spirituale gli schemi
perdono la validità loro. Le classi diventano meri fantasmi (Definizioni: la
Borghesia, La Rivoluzione Liberale, ora in Scritti politici, Note filosofiche
sul problema della giustizia sociale. Gl’uomini non sono liberi ed eguali in
senso rigoroso se non nella loro integrazione creativa per lo sviluppo umano,
per la giustizia prospettiva riformistica, in chiave inter-classista, non può
che realizzarsi tornando agli incroci tra privato e pubblico, tra momento di
analisi e momento di sintesi deliberativa. Cosi V., che cerca di correggere la
struttura industriale intervenendo sui piccoli gruppi di lavoro, ritiene che il
problema centrale della democrazia sia nelle erme ï collettive, dove di tatto è
il potere e il controllo delle masse. Quelle entità sono diventate, dopo la
Resistenza, delle macchine, senza spazi reali per le decisioni di base. Il
filosofo scrive che solo con un'azione individuale e collettiva, teorica e
pratica, centrale, non centralistica, e periferica d’invenzione si può
realizzare un equilibrio dinamico di interessi e si può realizzare l giustizia
sociale, cioè un crescente influsso di collettività di persone sulla proprietà,
sull'uso, sulla destinazione dei mezzi di produzione. L'ipotesi balbiana è
quella di intervenire sugl’organismi intermedi come strutture portanti di un
regime democratico. Il discorso dei rapporti economici diventa, quindi, un tema
consequenziale e derivato. t un ridare il primato alla politica, ma, come tiene
a specificare il filosofo, non il primato al pensiero politico. Il pensiero è
solo la premessa statica dei partiti, una premessa generica e spesso
mistificatrice presa in prestito e non creata dalla loro attività, strumento di
persuasione o momento subordinato dell'organizzazione. Ciò che sociale. Sartre
dice che il superamento della dialettica tra soggetto e oggetto è il gruppo,
per la sua impresa e per quel suo movimento costante d'integrazione che tende a
farne una praxis pura e a sopprimere in esso tutte le forme d'inerzia (Critica;
della ragione dialettica, Teoria degli insiemi pratici, Milano, Cfr. Note
filosofiche sui problema della giustizia sociale, Vita cita e illustra la
teoria balbiana del piccolo gruppo, nel suo saggio Piccoli gruppi e società in
trasformazione, Milano. Note filosofiche sul problema della giustizia sociale,
La sfida storica del comunismo al Cristianesimo e le sue consegueuze
filosofico-sociali, in Il Mulino; unito a Ancora su Cristianesimo, comunismo e
azione politica, L'istanza manageriale Dalla rivoluzione alla collaborazione
inventiva costituisce realmente i partiti (clic Balbo ritiene le arterie della
democrazia) è l'essere strumenti di organizzazione della volontà e degli
interessi politici. È rilevante sottolineare che questo tema del partito
politico come struttura portante è una ulteriore caratterizzazione ciel
pensiero filosofico di V. che lo pone a metà strada tra la concezione del
materialismo storico e quelle, estranee ma parallele, dello storicismo crociano
(CROCE (si veda)) e della storia cone storia filosofica di NOCE (si veda). C'è
quindi, nell'autore di L'uomo senza miti, questa esigenza esasperata di
sceverare nelle sue esperienze teoriche una linea di unificazione, anche se la
sua filosofia della storia propende
verso una accentuazione dei motivi di
materialità (o nel senso delle
istituzioni, o nel senso del bisogno economico), rispetto alle urgenze
puramente ideali.L'operare dall'interno del sistema, pid che rassegnazione alla
sconfitta, è caparbietà pragmatica e machiavellica nel voler trasformare le
cose e frenare la catastrofe. Non sempre la proposta speculativa di V. è, però,
adeguata alle sue istanze, è ora in Opere, con il titolo Comunismo e
Cristianesimo. Cfr. ibidem.as Riguardo a questo dissenso, Del Noce afferma che
fu tra le cause clic gli vietarono di aderire alle trii di Balbo, nel periodo
della Sinistra Cristiana. Da ciò il sorgere tra lui e Balbo a di una
discussione, che per l'uno e per l'altro era piuttosto un monologo che un
dialoga; non certosensodl una sordia, ma anzi in quello di una fusione
masatma,nel,per cui ognuno combatteva nell'altro una posizione che ritenevadl
aver Avissuto '(e non soltanto obiettivam ente pensato) e oltrepas atrt^ r (Ge
netle significato ecc). Nome compiuto: Felice Balbo Vinadio, conte di Vinadio. Felice
Balbo Vinadio. Keywords. Being, value, and colloquenza. Refs.: H. P. Grice
Papers, Bancroft MS – Luigi Speranza, “Grice e Vinadio: being, value – and
colloquenza!” – The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria.
Luigi Speranza –
GRICE ITALO!; ossia, Grice e Visentin: la ragione conversazionale Severino e il cristianesimo Le controversie tra gli interpreti del suo
pensiero V.Severino e il cristianesimo Tempo rimanente -9:06 Nel video V., intervistato, parla del
rapporto tra la filosofia di Severino – Brescia -- e il cristianesimo. Si tratta di una questione che ha dato luogo
a molte controversie tra gli interpreti, alcuni dei quali hanno cercato di
recuperare le origini della filosofia di Severino in quella che è la sua matrice
culturale di partenza, rappresentata dal cristianesimo e dalla filosofia
neoscolastica di Bontadini – Milano --, con una teologia basata sulla distinzione
tra un essere immutabile e un essere mutevole, dove però il primo e fondamento
del secondo. La negazione da parte di Severino di questa distinzione non
consente nessun compromesso tra il pensiero maturo di Severino e le sue origini
culturali cattoliche. Severino venne
espulso dalla Università Cattolica proprio per le tesi espresse in Ritornare a
Parmenide, ritenute incompatibili con i dogmi del cristianesimo, in quanto escludevano ogni
forma di creazionismo e anche la possibilità di interpretare l’essere, inteso
come totalità degli enti, in termini di entità suprema. V. ritiene ragionevole,
anche se Severino non l’ha mai accettata, l’analogia che alcuni studiosi, tra i
quali Brianese – Mestre -- , hanno proposto tra il suo pensiero e la filosofia
di Spinoza, perché in Spinoza tutti gli enti sono già da sempre presenti e
contenuti nell’intelletto divino, che non è un intelletto che pensa secondo le
modalità proprie del pensiero umano, ma che pensa esclusivamente sé stesso
eternamente ed in modo statico. Da una
parte, Severino è giunto a considerare il cristianesimo come una delle forme
supreme di alienazione dell’occidente, ma dall’altra è anche vero che la sua
formazione culturale ne ha influenzato il modo di esprimersi, perché nelle
opere della maturità, si pensi in particolare a La Gloria, tornano molti
termini del lessico cristiano, un lessico con cui Severino, secondo V., ha in
qualche modo un po’ “civettato”, dando l’impressione di essere lusingato
dall’interesse che molti studiosi di estrazione cattolica gli hanno sempre
riservato. V. si laure in Filosofia
alla Sapienza con Colletti. È professore ordinario di Filosofia teoretica
all’Università degli Studi di Sassari. Nel corso della sua carriera ha
trascorso periodi di studio in Germania, è intervenuto, come relatore ufficiale
a convegni su temi legati ai suoi interessi scientifici, ha tenuto e tiene
occasionalmente lezioni e seminari presso istituzioni accademiche e culturali
di rilievo nazionale (tra queste la Normale di Pisa e l'Istituto Italiano per
gli Studi Storici). Fa parte dei comitati direttivi di due riviste: «La
Cultura» e il «Giornale critico della filosofia italiana», come pure del
comitato scientifico dell'Edizione Nazionale delle Opere di Croce. La sua
attività di ricerca è documentata da numerose pubblicazioni, a cominciare dalla
monografia Il significato della negazione in Kant -- Napoli-Bologna --, seguita
dai due volumi dedicati al Neoparmenidismo italiano -- Napoli -- e dalla
raccolta di saggi Onto-Logica -- Napoli. In mezzo, molti contributi pubblicati
su periodici di area filosofica, che spaziano da Aristotele a Heidegger, da
Croce e Gentile a Scaravelli, da Labriola a Calogero. Nome compiuto: Mauro
Visentin. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice e
Visentin,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
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