GRICE ITALO A-Z T TI
Luigi Speranza -- Grice e Tirannio: la ragione conversazionale e
l’implicatura conversazionale del lizio di Roma – Roma – HIRSVTVS -- filosofia
italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice,
The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Roma). Abstract. Keywords. categorie sintatiche – categorie morfo-sintatiche –
Brutus said that Cato’s dog, Fidus, is hirsutus, meaning ‘hairy-coated.’ NOMEN
ADIECTIVVM. Etymology From Middle English adjectif, adjective, from Old
French adjectif, from Latin adiectivus, from adiciō + -īvus, from ad- (“to,
towards, at”) + iaciō (“throw”). Grice: Brutus used the adjectival hirsutus to
refer to his friend Cato’s dog. The Latin word adiectivus in turn was a calque
of Ancient Greek ἐπιθετικόν, “added, a derivative of the
compound verb ἐπιτίθημι, from which also comes
epithet. Filosofo italiano. Primarily a grammarian. Friend of CICERONE – he
held the seminars in his own house. He made copies of a number of works of
Aristotle which might otherwise have been lost. Grice: “Cicerone found it
boring that everytime he would pay a visit to Tirannio, he was copying some old
Greek manuscript!” Grice: “I wouldn’t call Tirannio a sophist: his at-homes
were, like mine, free of charge!” Nome
compiuto: Tirannio. Keywords: grammatica filosofica, lizio.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tirseno: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale della tesi di Cuoco – Roma – la
scuola di Sibari -- filosofia calabrese -- filosofia italiana – Grice italo --
By Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool
Library, Villa Speranza (Sibari). Abstract. Keywords. Cuoco. Sibari,
Cassano, Cosenza, Calabria Filosofo italiano. Pythagorean according to
Giamblico. Grice:
Giamblico knew his Italy. But he didn’t know what Cuoco knew. If Tirseno was
philosophising in Sibari, it means there was an atmosphere for philosophical
inquiries in these parts of Italy way before Pythagoras called himself an
Etrurian! “Grice e Tirseno” -- Keywords:
Cuoco. Tirseno.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tisia: FILOSOFIA
SICILIANA, NON ITALIANA -- all’isola -- la ragione conversazionale e
l’implicatura conversazionale dell’argomento del probabile e del desirabile –
Roma – filosofia italiana – Grice italo – By Luigi Speranza, pel Gruppo di
Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Siracusa). Abstract. Keywords. probability and
desirability. Etimologia di probabile – probabile – Latin probare – provare – che
puo provarsi Cicerone – probabile – probabile est id, quod fere fieri solet,
aut quod in opinione positum est, aut quod habet in se ad haec quandam
similitudine, sive id falsum est, sive verum – Cic. Inv. Siracusa, Sicilia. Filosofo
italiano. (“Or should we say, Sicilian?” – Grice). A pioneer of rhetoric, T.
emphasises the importance of an appeal to the probable in an argument. He was
the tutor of Gorgia di Leonzio. Grice: “I took my inspiration for my Prob. vs.
Des. – probability versus desirability – not so much from Davidson (that’s
boring!) but from Tisia di Siracusa. As a tutor, I can identify, because at
Oxford, I was always regarded as Strawson’s tutor – as Tisia was Gorgia’s one!
Only that Gorgia travelled all the way from Leonzio to Siracusa to get tutored,
whereas Strawson met me on common ground! Keywords: probability, the probable, argument. Nome
compiuto: Tisia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tito: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale della clemenza del principe
filosofo – Roma – filosofia italiana – Grice italo – By Luigi Speranza, pel
Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Roma). Abstract. H. P. Grice: “It may be said
that all Roman emperoros – or ‘every Roman emperor,’ as I prefer, to stick with
the singular – is a philosopher. Indeed, I distinguish between philosopher-1
and philosopher-2: the first is one inclined to reflect on life generally; the
second is one engaged in professional studies, which begs the question, since
it defines ‘philosopher’ in terms of ‘philosophical’!” -- Keywords: clemenza,
la clemenza del filosofo re. L’imperatore
Tito, famoso per la sua clemenza (Mozart, La clemenza di Tito). Il suo filosofo
favorito e Musonio – il principe filosofo. INTERLOCUTORI
TITO Vespasiano, imperatore di Roma TENORE VITELLIA, figlia dell'imperatore
Vitellio SOPRANO SERVILIA, sorella di Sesto, amante d'Annio SOPRANO SESTO,
amico di Tito, amante di Vitellia SOPRANO ANNIO, amico di Sesto, amante di
Servilia SOPRANO PUBLIO, prefetto del pretorio BASSO Chorus: Senatori, Patrizi,
Legati, Pretoriani, Littori, Popolo. Luogo: Roma. Epoca: Impero. Atto primo La
clemenza di Tito ATTO Ouverture Allegro (do maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe,
2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. Scena prima Appartamenti
di Vitellia. Vitellia, Sesto. Recitativo, continuo VITELLIA Ma che? sempre
l'istesso, Sesto, a dirmi verrai? So che sedotto fu Lentulo da te; che i suoi
seguaci son pronti già; che il Campidoglio acceso darà moto a un tumulto. Io
tutto questo già mille volte udii: la mia vendetta mai non veggo però.
S'aspetta forse che Tito a Berenice in faccia mia offra d'amor insano
l'usurpato mio trono, e la sua mano? Parla, di', che s'attende? SESTO Dio!
VITELLIA Sospiri? SESTO Pensaci meglio, oh cara, pensaci meglio. Ah, non
togliamo in Tito la sua delizia al mondo, il padre a Roma, l'amico a noi.
VITELLIA Dunque a vantarmi in faccia venisti il mio nemico? e più non pensi che
questo eroe clemente un soglio usurpò dal suo tolto al mio padre? Che mi
ingannò, che mi sedusse, (e questo è il suo fallo maggior) quasi ad amarlo? E
poi, perfido! e poi di nuovo al Tebro richiamar Berenice! Una rivale avesse
scelta almeno degna di me fra le beltà di Roma: ma una barbara, Sesto, un'esule
antepormi, una regina! SESTO Ah, principessa, tu sei gelosa. VITELLIA Io! 4 /
38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo SESTO
Sì. VITELLIA Gelosa io sono, se non soffro un disprezzo? SESTO Eppur...
VITELLIA Eppur non hai cor d'acquistarmi. SESTO Io son... VITELLIA Tu sei
sciolto d'ogni promessa. A me non manca più degno esecutor dell'odio mio. SESTO
Sentimi! VITELLIA Intesi assai. SESTO Fermati! VITELLIA Addio. SESTO Ah,
Vitellia, ah, mio nume, non partir! Dove vai? Perdonami, ti credo, io
m'ingannai. [N. 1 Duetto] Andante (fa maggiore) / Allegro Archi, flauto, 2
oboe, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Come ti piace imponi: regola i moti miei. Il
mio destin tu sei; tutto farò per te. VITELLIA Prima che il sol tramonti,
estinto io vo' l'indegno. Sai ch'egli usurpa un regno che in sorte il ciel mi
diè. SESTO Già il tuo furor m'accende. VITELLIA Ebben, che più s'attende? SESTO
Un dolce sguardo almeno sia premio alla mia fé! VITELLIA E SESTO Fan mille
affetti insieme battaglia in me spietata. Un'alma lacerata più della mia non
v'è. www.librettidopera.it 5 / 38 Atto primo La clemenza di Tito Scena seconda
Annio, detti. Recitativo, continuo ANNIO Amico, il passo affretta, cesare a sé
ti chiama. VITELLIA Ah, non perdete questi brevi momenti. A Berenice Tito gli
usurpa. ANNIO Ingiustamente oltraggi, Vitellia, il nostro eroe: Tito ha
l'impero e del mondo, e di sé. Già per suo cenno Berenice partì. SESTO Come?
VITELLIA Che dici? ANNIO Voi stupite a ragion. Roma ne piange, di maraviglia, e
di piacer. Io stesso quasi no 'l credo: ed io fui presente, o Vitellia, al
grande addio. VITELLIA (Oh speranze!) Sesto, sospendi d'eseguire i miei cenni.
Il colpo ancora non è maturo. SESTO E tu non vuoi ch'io vegga!... ch'io mi
lagni, oh crudele!... VITELLIA Or che vedesti? Di che ti puoi lagnar? SESTO Di
nulla! (Oh dio! chi provò mai tormento eguale al mio!) [N. 2 Aria] Larghetto
(sol maggiore) / Allegro Archi, 2 flauti, 2 fagotti, 2 corni. VITELLIA Deh, se
piacer mi vuoi, lascia i sospetti tuoi; non mi stancar con questo molesto
dubitar. Chi ciecamente crede, impegna a serbar fede; chi sempre inganni
aspetta, alletta ad ingannar. (parte) 6 / 38 www.librettidopera.it C. T.
Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo Scena terza Annio, Sesto. Recitativo,
continuo ANNIO Amico, ecco il momento di rendermi felice. All'amor mio Servilia
promettesti. Altro non manca che d'augusto l'assenso. Ora da lui impetrarlo
potresti. SESTO Ogni tua brama, Annio, m'è legge. Impaziente anch'io questo
nuovo legame, Annio, desio. [N. 3 Duettino] Andante (do maggiore) Archi, 2
clarinetti, 2 fagotti, 2 corni. ANNIO E SESTO Deh, prendi un dolce amplesso,
amico mio fedel; e ognor per me lo stesso ti serbi amico il ciel. (partono)
Scena quarta Parte del foro romano magnificamente adornato d'archi, obelischi,
e trofei; in faccia aspetto esteriore del Campidoglio, e magnifica strada per
cui vi si ascende. Coro, Publio, Annio, Tito, Sesto. [N. 4 Marcia] Maestoso
(mi bemolle maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2
corni, 2 trombe, timpani. Publio, Senatori romani, e i Legati delle province
soggette, destinati a presentare al senato gli annui imposti tributi. Tito,
preceduto da Littori, seguìto da Pretoriani, e circondato da numeroso Popolo,
scende dal Campidoglio. www.librettidopera.it 7 / 38 Atto primo La clemenza di
Tito [N. 5 Coro] Allegro (mi bemolle maggiore) Archi, 2 flauti, 2 clarinetti,
2 fagotti, 2 corni. CORO Serbate, oh dèi custodi della romana sorte, in Tito il
giusto, il forte, l'onor di nostra età. Nel fine del coro suddetto, Annio e
Sesto da diverse parti. Recitativo, continuo PUBLIO (a Tito) Te «della patria
il padre» oggi appella il senato: e mai più giusto non fu ne' suoi decreti, oh
invitto augusto. ANNIO Eccelso tempio ti destina il senato; e là si vuole, che
fra divini onori anche il nume di Tito il Tebro adori. PUBLIO Quei tesori, che
vedi, all'opra consacriam. Tito non sdegni questi del nostro amor pubblici
segni. TITO Romani, udite: oltre l'usato terribile il Vesuvio ardenti fiumi
dalle fauci eruttò; scosse le rupi, riempié di ruine i campi intorno e le città
vicine. Le desolate genti fuggendo van; ma la miseria opprime quei che al foco
avanzar. Serva quell'oro di tanti afflitti a riparar lo scempio. Questo, o
romani, è fabbricarmi il tempio. ANNIO Oh, vero eroe! PUBLIO Quanto di te
minori tutti i premi son mai tutte le lodi! TITO Basta, basta, oh miei fidi.
Sesto a me s'avvicini; Annio non parta; ogn'altro s'allontani. (si ritirano
tutti fuori dell'atrio, e vi rimangono Tito, Sesto ed Annio) N. 5 Coro,
ripresa CORO Serbate, oh dèi custodi della romana sorte, in Tito il giusto, il
forte, l'onor di nostra età. 8 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A.
Mozart, 1791 Atto primo N. 4 Marcia, ripresa Recitativo, continuo ANNIO
(Adesso, o Sesto, parla per me.) SESTO Come, signor, potesti la tua bella
regina?... TITO Ah, Sesto amico, che terribil momento! Io non credei... basta;
ho vinto; partì. Tolgasi adesso a Roma ogni sospetto di vederla mia sposa. Una
sua figlia vuol veder sul mio soglio, e appagarla convien. Giacché l'amore
scelse invano i miei lacci, io vo', che almeno l'amicizia li scelga. Al tuo
s'unisca, Sesto, il cesareo sangue. Oggi mia sposa sarà la tua germana. SESTO
Servilia! TITO Appunto. ANNIO (Oh, me infelice!) SESTO (Oh dèi! Annio è
perduto.) TITO Udisti? che dici? non rispondi? SESTO Tito!... ANNIO Augusto,
conosco di Sesto il cor. Ma tu consiglio da lui prender non déi. Come potresti
sposa elegger più degna dell'impero, e di te? Virtù, bellezza, tutto è in
Servilia. Io le conobbi in volto ch'era nata a regnar. De' miei presagi
l'adempimento è questo. SESTO (Annio parla così? Sogno, o son desto!) TITO
Ebbene, recane a lei, Annio, tu la novella; e tu mi segui, amato Sesto; e
queste tue dubbiezze deponi. Avrai tal parte tu ancor nel soglio, e tanto
t'innalzerò, che resterà ben poco dello spazio infinito, che frapposer gli dèi
fra Sesto, e Tito. www.librettidopera.it 9 / 38 Atto primo La clemenza di Tito
SESTO Questo è troppo, oh signor. Modera almeno, se ingrati non ci vuoi,
modera, augusto, i benefici tuoi. TITO Ma che? (Se mi negate che benefico io
sia, che mi lasciate?) [N. 6 Aria] Andante (sol maggiore) Archi, 2 flauti, 2
fagotti, 2 corni. TITO Del più sublime soglio l'unico frutto è questo: tutto è
tormento il resto, e tutto è servitù. Che avrei, se ancor perdessi le sole ore
felici ch'ho nel giovar gli oppressi, nel sollevar gli amici, nel dispensar
tesori al merto, e alla virtù? (parte con Sesto) Scena quinta Annio, Servilia.
Recitativo, continuo ANNIO Non ci pentiam. D'un generoso amante era questo il
dover. Mio cor, deponi le tenerezze antiche. È tua sovrana chi fu l'idolo tuo.
Cambiar conviene in rispetto l'amore. Eccola. Oh dèi! Mai non parve sì bella
agli occhi miei. SERVILIA Mio ben... ANNIO Taci, Servilia. Ora è delitto il
chiamarmi così. SERVILIA Perché? ANNIO Ti scelse cesare (che martir!) per sua
consorte. A te (morir mi sento), a te m'impose di recarne l'avviso (oh pena!),
ed io... io fui... (parlar non posso)... augusta, addio! SERVILIA Come!
fermati. Io sposa di cesare? E perché? 10 / 38 www.librettidopera.it C. T.
Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo ANNIO Perché non trova beltà, virtù che
sia più degna d'un impero, anima... oh stelle! Che dirò? Lascia, augusta, deh
lasciami partir. SERVILIA Così confusa abbandonarmi vuoi? Spiegati; dimmi: come
fu? per qual via?... ANNIO Mi perdo s'io non parto, anima mia. [N. 7 Duetto]
Andante (la maggiore) Archi, flauto, 2 oboe, 2 fagotti. ANNIO Ah, perdona al
primo affetto questo accento sconsigliato: colpa fu del labbro usato a così
chiamarti ognor. SERVILIA Ah, tu fosti il primo oggetto, che finor fedel amai;
e tu l'ultimo sarai ch'abbia nido in questo cor. ANNIO Cari accenti del mio
bene. SERVILIA Oh mia dolce, cara speme. SERVILIA E ANNIO Più che ascolto i
sensi tuoi, in me cresce più l'ardor. Quando un'alma è all'altra unita, qual
piacere un cor risente! Ah, si tronchi dalla vita tutto quel che non è amor.
(partono) Scena sesta Ritiro delizioso nel soggiorno imperiale sul colle
Palatino. Tito, Publio. Recitativo, continuo TITO Che mi rechi in quel foglio?
PUBLIO I nomi ei chiude de' rei che osar con temerari accenti de' cesari già
spenti la memoria oltraggiar. www.librettidopera.it 11 / 38 Atto primo La
clemenza di Tito TITO Barbara inchiesta, che agli estinti non giova, e somministra
mille strade alla frode d'insidiar gl'innocenti! PUBLIO Ma v'è, signor, chi
lacerate ardisce anche il tuo nome. TITO E che perciò? se 'l mosse leggerezza;
no 'l curo; se follia, lo compiango; se ragion, gli son grato; e se in lui sono
impeti di malizia, io gli perdono. PUBLIO Almen... Scena settima Tito, Publio,
Servilia. SERVILIA Di Tito al piè... TITO Servilia! Augusta! SERVILIA Ah!
signor, sì gran nome non darmi ancora. Odimi prima. Io deggio palesarti un
arcan. (Publio si ritira) TITO Parla... SERVILIA Il core, signor, non è più
mio. Già da gran tempo Annio me lo rapì. Valor che basti, non ho per obliarlo.
Anche dal trono il solito sentiero farebbe a mio dispetto il mio pensiero. So
che oppormi è delitto d'un cesare al voler; ma tutto almeno sia noto al mio
sovrano: poi, se mi vuoi sua sposa, ecco la mano. TITO Grazie, o numi dei ciel!
Pur si ritrova chi s'avventuri a dispiacer col vero. Alla grandezza tua la
propria pace Annio pospone! Tu ricusi un trono per essergli fedele! Ed io
dovrei turbar fiamme sì belle! Ah, non produce sentimenti sì rei di Tito il
core. Sgombra ogni tema. Io voglio stringer nodo sì degno, e n'abbia poi
cittadini la patria eguali a voi. 12 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà /
W. A. Mozart, 1791 Atto primo [N. 8 Aria] Allegro (re maggiore) Archi, 2
oboe, 2 fagotti, 2 corni. TITO Ah, se fosse intorno al trono ogni cor così
sincero non tormento un vasto impero, ma saria felicità. Non dovrebbero i
regnanti tollerar sì grave affanno, per distinguer dall'inganno l'insidiata
verità. (parte) Scena ottava Servilia, poi Vitellia. Recitativo, continuo
SERVILIA Felice me! VITELLIA Posso alla mia sovrana offrir del mio rispetto i
primi omaggi? Posso adorar quel volto, per cui d'amor ferito, ha perduto il
riposo il cor di Tito? SERVILIA Non esser meco irata; forse la regia destra è a
te serbata. (parte) Scena nona Vitellia, poi Sesto. VITELLIA Ancor mi
schernisce? Questo soffrir degg'io vergognoso disprezzo? Ah, con qual fasto qui
mi lascia costei! Barbaro Tito! Ti parea dunque poco Berenice antepormi? Io
dunque sono l'ultima de' viventi. Ah, trema ingrato! Trema d'avermi offesa.
Oggi il tuo sangue... SESTO Mia vita. VITELLIA Ebben, che rechi? Il Campidoglio
è acceso? è incenerito? Lentulo dove sta? Tito è punito? www.librettidopera.it
13 / 38 Atto primo La clemenza di Tito SESTO Nulla intrapresi ancor. VITELLIA
Nulla! e sì franco mi torni innanzi? SESTO È tuo comando il sospendere il
colpo. VITELLIA E non udisti i miei novelli oltraggi? D'altri stimoli hai
d'uopo? Sappi, che Tito amai, che del mio cor l'acquisto ei t'impedì; che se
rimane in vita, si può pentir; ch'io ritornar potrei (non mi fido di me) forse
ad amarlo. Or va', se non ti muove desio di gloria, ambizione, amore; se
tolleri un rivale, che usurpò, che contrasta, che involar potrà gli affetti
miei, degli uomini 'l più vil dirò che sei. SESTO Quante vie d'assalirmi!
Basta, basta non più, già m'inspirasti, Vitellia, il tuo furore. Arder vedrai
fra poco il Campidoglio; e quest'acciaro nel sen di Tito... VITELLIA Ed or che
pensi? Dunque corri; che fai? Perché non parti? [N. 9 Aria] Adagio (si
bemolle maggiore) / Allegro Archi, 2 oboe, clarinetto solo, 2 fagotti, 2 corni.
SESTO Parto; ma tu ben mio, meco ritorna in pace; sarò qual più ti piace, quel
che vorrai farò. Guardami, e tutto oblio, e a vendicarti io volo; a questo
sguardo solo da me sì penserà. Ah, qual poter, oh dèi! donaste alla beltà.
(parte) 14 / 38 www.librettidopera.it Mazzolà MozartVitellia, poi Publio ed
Annio. Recitativo, continuo VITELLIA Vedrai, Tito, vedrai, che alfin sì vile
questo volto non è. Basta a sedurti gli amici almen, se ad invaghirti è poco.
Ti pentirai... PUBLIO Tu qui, Vitellia? Ah, corri: va Tito alle tue stanze.
ANNIO Vitellia, il passo affretta, cesare di te cerca. VITELLIA Cesare! PUBLIO
Ancor no 'l sai? Sua consorte ti elesse. ANNIO Tu sei la nostra augusta; ed il
primo omaggio già da noi ti si rende. PUBLIO Ah, principessa, andiam: cesare
attende. [N. 10 Terzetto] Allegro (sol maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2
fagotti, 2 corni. VITELLIA Vengo... aspettate... Sesto!... Ahimè!... Sesto!...
è partito?... Oh sdegno mio funesto! Oh insano mio furor! Che angustia, che
tormento! Io gelo, oh dio! d'orror. PUBLIO E ANNIO Oh come un gran contento,
come confonde un cor. (partono) www.librettidopera.it 15 / 38 Atto primo La
clemenza di Tito Scena undicesima Campidoglio, come prima. Sesto solo, indi
Annio, Servilia, Publio, Vitellia. [N. 11 Recitativo accompagnato] Allegro
assai (do maggiore) / Andante / Allegro assai Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2
corni. SESTO Oh dèi, che smania è questa! Che tumulto ho nel cor! Palpito,
agghiaccio: m'incammino, m'arresto: ogn'aura, ogn'ombra mi fa tremare. Io non
credea, che fosse sì difficile impresa esser malvagio. Ma compirla convien.
Almen si vada con valor a perir. Valore! E come può averne un traditor? Sesto
infelice, tu traditor! Che orribil nome! Eppure t'affretti a meritarlo. E chi
tradisci? Il più grande, il più giusto, il più clemente principe della terra, a
cui tu devi quanto puoi, quanto sei. Bella mercede gli rendi in vero! Ei
t'innalzò per farti il carnefice suo. M'inghiotta il suolo prima ch'io tal
divenga. Ah, non ho core, Vitellia, a secondar gli sdegni tui: morrei prima del
colpo in faccia a lui. Si desta nel Campidoglio un incendio che a poco a poco
va crescendo. SESTO S'impedisca... ma come, arde già il Campidoglio. Un gran
tumulto io sento d'armi, e d'armati; ahi! tardo è il pentimento. [N. 12
Quintetto con coro] Allegro (mi bemolle maggiore) / Andante Archi, 2 flauti, 2
oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. SESTO Deh,
conservate, oh dèi, a Roma il suo splendor, o almeno i giorni miei coi suoi
troncate ancor. ANNIO Amico, dove vai? SESTO Io vado... lo saprai oh dio, per
mio rossor. (ascende frettoloso nel Campidoglio) ANNIO Io Sesto non intendo...
ma qui Servilia viene.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto
primo SERVILIA Ah, che tumulto orrendo! ANNIO Fuggi di qua mio bene. SERVILIA
Si teme che l'incendio non sia dal caso nato, ma con peggior disegno ad arte
suscitato. CORO in distanza Ah!... PUBLIO V'è in Roma una congiura, per Tito
ahimè pavento; di questo tradimento chi mai sarà l'autor. CORO in distanza
Ah!... SERVILIA, ANNIO E PUBLIO Le grida ahimè ch'io sento mi fan gelar
d'orror. Scena dodicesima Vitellia entra. Allegro (do minore) Archi, 2 flauti,
2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. CORO in distanza
Ah!... VITELLIA Chi per pietade oh dio! m'addita dov'è Sesto? (In odio a me son
io ed ho di me terror.) CORO in distanza Ah!... ah!... SERVILIA, ANNIO E PUBLIO
Di questo tradimento chi mai sarà l'autor. CORO in distanza Ah!... ah!...
VITELLIA, SERVILIA, ANNIO E PUBLIO Le grida ahimè ch'io sento mi fan gelar
d'orror. (Sesto scende dal Campidoglio) www.librettidopera.it 17 / 38 Atto primo
La clemenza di Tito Scena tredicesima Sesto. SESTO (Ah, dove mai m'ascondo?
Apriti, oh terra, inghiottimi, e nel tuo sen profondo rinserra un traditor.)
VITELLIA Sesto! SESTO Da me che vuoi? VITELLIA Quai sguardi vibri intorno?
SESTO Mi fa terror il giorno. VITELLIA Tito?... SESTO La nobil alma versò dal
sen trafitto. SERVILIA, ANNIO, PUBLIO Qual destra rea macchiarsi poté d'un tal
delitto? SESTO Fu l'uom più scellerato, l'orror della natura, fu... VITELLIA
Taci forsennato, deh, non ti palesar. Andante (do maggiore) Archi, 2 flauti, 2
oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. VITELLIA, SERVILIA,
SESTO, ANNIO E PUBLIO Ah dunque l'astro è spento, di pace apportator. TUTTI E
CORO Oh nero tradimento, oh giorno di dolor! 18 / 38 librettidopera.it C. T.
Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo ATTO SECONDO Scena prima Ritiro
delizioso nel soggiorno imperiale sul colle Palatino. Annio, Sesto. Recitativo,
continuo ANNIO Sesto, come tu credi, augusto non perì. Calma il tuo duolo; in
questo punto ei torna illeso dal tumulto. SESTO Oh dèi pietosi! oh, caro
prence! oh, dolce amico! Ah, lascia che a questo sen... ma non m'inganni?...
ANNIO Io merto sì poca fé? Dunque tu stesso a lui corri, e 'l vedrai. SESTO
Ch'io mi presenti a Tito dopo averlo tradito? ANNIO Tu lo tradisti? SESTO Io
del tumulto, io sono il primo autor. ANNIO Sesto è infedele! SESTO Amico, m'ha
perduto un istante. Addio. M'involo alla patria per sempre. Ricordati di me.
Tito difendi da nuove insidie. Io vo ramingo, afflitto a pianger fra le selve
il mio delitto. ANNIO Fermati; oh dèi! pensiamo... incolpan molti di questo
incendio il caso; e la congiura non è certa finora... SESTO Ebben, che vuoi?
ANNIO Che tu non parta ancora. www.librettidopera.it 19 / 38 Atto secondo La
clemenza di Tito [N. 13 Aria] Allegretto (sol maggiore) Archi. ANNIO Torna di
Tito a lato: torna, e l'error passato con replicate emenda prove di fedeltà.
L'acerbo tuo dolore è segno manifesto, che di virtù nel core l'immagine ti sta.
(parte) Scena seconda Sesto, poi Vitellia. Recitativo, continuo SESTO Partir
deggio, o restar? Io non ho mente per distinguer consigli. VITELLIA Sesto,
fuggi, conserva la tua vita, e 'l mio onor. Tu sei perduto, se alcun ti scopre,
e se scoperto sei, pubblico è il mio segreto. SESTO In questo seno sepolto
resterà. Nessuno il seppe: tacendolo morrò. Scena terza Publio con Guardie e
detti. PUBLIO Sesto! SESTO Che chiedi? PUBLIO La tua spada. SESTO E perché?
PUBLIO Colui, che cinto delle spoglie regali agli occhi tuoi, cadde trafitto al
suolo, ed ingannato dall'apparenza tu credesti Tito, era Lentulo; il colpo la
vita a lui non tolse, il resto intendi. Vieni. 20 / 38 www.librettidopera.it C.
T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo VITELLIA (Oh, colpo fatale!) SESTO
(dà la spada) Al fin, tiranna... PUBLIO Sesto, partir conviene. È già raccolto
per udirti il senato; e non poss'io differir di condurti. SESTO Ingrata, addio!
Scena quarta Detti. [N. 14 Terzetto] Andantino (si bemolle maggiore) /
Allegretto Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Se al volto mai ti senti
lieve aura che s'aggiri, gli estremi miei sospiri quell'alito sarà. VITELLIA
(Per me vien tratto a morte: ah, dove mai m'ascondo! Fra poco noto al mondo il
fallo mio sarà.) PUBLIO Vieni... SESTO (a Publio) Ti seguo... (a Vitellia)
Addio. VITELLIA (a Sesto) Senti... mi perdo... oh dio! (a Publio) Che crudeltà!
SESTO (a Vitellia, in atto di partire) Rammenta chi t'adora in questo stato
ancora. Mercede al mio dolore sia almen la tua pietà. VITELLIA (Mi lacerano il
core rimorso, orror, spavento! Quel che nell'alma io sento di duol morir mi
fa.) PUBLIO (L'acerbo amaro pianto, che da' suoi lumi piove, l'anima mi
commuove, ma vana è la pietà!) www.librettidopera.it 21 / 38 Atto secondo La
clemenza di Tito Publio e Sesto partono con le Guardie, e Vitellia dalla parte
opposta. Scena quinta Gran sala destinata alle pubbliche udienze. Trono, sedia
e tavolino. Tito, Publio, Patrizi, Pretoriani e Popolo. [N. 15 Coro] Andante
(fa maggiore) Archi, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni. CORO Ah,
grazie si rendano al sommo fattor, che in Tito del trono salvò lo splendor.
TITO Ah no, sventurato non sono cotanto, se in Roma il mio fato si trova
compianto se voti per Tito si formano ancor. Recitativo, continuo PUBLIO È
tutto colà d'intorno alla festiva arena il popolo raccolto; e non s'attende che
la presenza tua. TITO Andremo, Publio, fra poco. Io non avrei riposo, se di
Sesto il destino pria non sapessi. Avrà il senato omai le sue discolpe udite;
avrà scoperto, vedrai, ch'egli è innocente; e non dovrebbe tardar molto
l'avviso. Va'! chiedi che si fa, che si attende? Io voglio tutto saper pria di
partir. PUBLIO Vado; ma temo di non tornar nunzio felice. TITO E puoi creder
Sesto infedele? Io dal mio core il suo misuro; e un impossibil parmi ch'egli
m'abbia tradito. PUBLIO Ma, signor, non han tutti il cor di Tito. 22 / 38
www.librettidopera.it C. T. Mazzolà [N.
16 Aria] Allegretto (do maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni. PUBLIO Tardi
s'avvede d'un tradimento chi mai di fede mancar non sa. Un cor verace, pieno
d'onore, non è portento, se ogn'altro core crede incapace d'infedeltà. (parte)
Scena sesta Tito, poi Annio. Recitativo, continuo TITO No, così scellerato il
mio Sesto non credo. Tanto cambiarsi un'alma non potrebbe. TITO Annio, che
rechi? L'innocenza di Sesto? Consolami! ANNIO Signor! pietà per lui ad implorar
io vengo. Scena settima Detti, Publio con foglio. PUBLIO Cesare, no 'l diss'io.
Sesto è l'autore della trama crudel. TITO Publio, ed è vero? PUBLIO Purtroppo;
ei di sua bocca tutto affermò. Co' complici il senato alle fiere il condanna.
Ecco il decreto terribile, ma giusto; (dà il foglio a Tito) né vi manca, o
signor, che il nome augusto. TITO Onnipossenti dèi! (si getta sedere)
www.librettidopera.it 23 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito ANNIO Ah,
pietoso monarca... (inginocchiandosi) TITO Annio, per ora lasciami in pace.
(Annio si leva) PUBLIO Alla gran pompa unite sai che le genti omai... TITO Lo
so, partite! ANNIO Deh, perdona, s'io parlo in favor d'un insano. Della mia
cara sposa egli è germano. [N. 17 Aria] Andante (fa maggiore) Archi, 2 oboe,
2 fagotti, 2 corni. ANNIO Tu fosti tradito: ei degno è di morte, ma il core di
Tito pur lascia sperar. Deh prendi consiglio, signor, dal tuo core: il nostro
dolore ti degna mirar. (Publio ed Annio partono) Scena ottava Tito solo a
sedere. Recitativo accompagnato Allegro Archi. TITO Che orror! che tradimento!
Che nera infedeltà! Fingersi amico, essermi sempre al fianco, ogni momento
esiger dal mio core qualche prova d'amore; e starmi intanto preparando la
morte! Ed io sospendo ancor la pena? e la sentenza non segno?... Ah! sì, lo
scellerato mora! (prende la penna per sottoscrivere e poi s'arresta) Mora!...
ma senza udirlo mando Sesto a morir? Sì, già l'intese abbastanza il senato. E
s'egli avesse qualche arcano a svelarmi? Olà! (depone la penna, intanto entra
una guardia) 24 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791
Atto secondo TITO (S'ascolti, e poi vada al supplizio.) A me si guidi Sesto.
(la guardia parte) TITO È pur di chi regna infelice il destino! (s'alza) A noi
si nega ciò che a' più bassi è dato. In mezzo al bosco quel villanel mendico, a
cui circonda ruvida lana il rozzo fianco, a cui è mal fido riparo dall'ingiurie
del ciel tugurio informe, placido i sonni dorme, passa tranquillo i dì, molto
non brama, sa chi l'odia e chi l'ama, unito o solo torna sicuro alla foresta,
al monte, e vede il core ciascheduno in fronte. Scena nona Publio e Tito.
Recitativo, continuo TITO Ma, Publio, ancora Sesto non viene. PUBLIO Ad eseguire
il cenno già volaro i custodi. TITO Io non comprendo un sì lungo tardar. PUBLIO
Pochi momenti sono scorsi, o signor. TITO Vanne tu stesso; affrettalo. PUBLIO
Ubbidisco. (nel partire) I tuoi littori veggonsi comparir: Sesto dovrebbe non
molto esser lontano. Eccolo. TITO Ingrato! All'udir che s'appressa, già mi
parla a suo pro l'affetto antico. Ma no; trovi il suo prence e non l'amico.
(siede e si compone in atto di maestà) www.librettidopera.it 25 / 38 Atto
secondo La clemenza di Tito Scena decima Tito, Publio, Sesto e Custodi. Sesto
entrato appena, si ferma. [N. 18 Terzetto] Larghetto (mi bemolle maggiore) /
Allegro Archi, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni. SESTO (Quello di
Tito è il volto! Ah dove, oh stelle! è andata la sua dolcezza usata! Or ei mi
fa tremar!) TITO (Eterni dèi! di Sesto dunque il sembiante è questo! Oh come
può un delitto un volto trasformar!) PUBLIO (Mille diversi affetti in Tito
guerra fanno. S'ei prova un tale affanno, lo seguita ad amar.) TITO Avvicinati!
SESTO (Oh voce che piombami sul core.) TITO Non odi? SESTO (Di sudore mi sento
oh dio bagnar! Non può chi more non può di più penar.) TITO E PUBLIO (Palpita
il traditore, né gli occhi ardisce alzar.) Recitativo, continuo TITO (E pur mi
fa pietà.) Publio, custodi, lasciatemi con lui. (Publio e le guardie partono)
SESTO (No, di quel volto non ho costanza a sostener l'impero.) 26 / 38
www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo TITO
(rimasto solo con Sesto, depone l'aria maestosa) Ah! Sesto, è dunque vero?
Dunque vuoi la mia morte? E in che t'offese il tuo prence, il tuo padre, il tuo
benefattor? Se Tito augusto hai potuto obliar, di Tito amico come non ti
sovvenne? Il premio è questo della tenera cura ch'ebbe sempre di te? Di chi
fidarmi in avvenir potrò, se giunse, oh dèi! anche Sesto a tradirmi? E lo
potesti? E il cor te lo sofferse? SESTO (prorompe in un dirottissimo pianto e
se gli getta a' piedi) Ah, Tito! ah, mio clementissimo prence! Non più, non
più. Se tu veder potessi questo misero cor, spergiuro, ingrato, pur ti farei
pietà. Tutte ho su gli occhi, tutte le colpe mie; tutti rammento i benefizi
tuoi: soffrir non posso né l'idea di me stesso, né la presenza tua. Quel sacro
volto, la voce tua, la tua clemenza istessa diventò mio supplizio. Affretta
almeno, affretta il mio morir. Toglimi presto questa vita infedel; lascia ch'io
versi, se pietoso esser vuoi, questo perfido sangue a' piedi tuoi. TITO Sorgi,
infelice! (Sesto si leva) TITO (Il contenersi è pena a quel tenero pianto.) Or
vedi a quale lagrimevole stato un delitto riduce, una sfrenata avidità
d'impero! E che sperasti di trovar mai nel trono? Il sommo forse d'ogni
contento? Ah! sconsigliato, osserva quai frutti io ne raccolgo; e bramalo, se
puoi. SESTO No, questa brama non fu che mi sedusse. TITO Dunque che fu? SESTO
La debolezza mia, la mia fatalità. TITO Più chiaro almeno spiegati.
www.librettidopera.it 27 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito SESTO Oh dio!
non posso. TITO Odimi, oh Sesto; siam soli; il tuo sovrano non è presente. Apri
il tuo core a Tito; confidati all'amico. In contraccambio almeno d'amicizia lo
chiedo. SESTO (Ecco una nuova specie di pena! o dispiacere a Tito, o Vitellia
accusar.) TITO (incomincia a turbarsi) Dubiti ancora? SESTO Signore... sappi
dunque... TITO Parla una volta: che mi volevi dir? SESTO Ch'io son l'oggetto
dell'ira degli dèi; che la mia sorte non ho più forza a tollerar; ch'io stesso
traditor mi confesso, empio mi chiamo; ch'io merito la morte, e ch'io la bramo.
TITO Sconoscente! e l'avrai. Custodi! il reo toglietemi d'innanzi. (alle
guardie, che saranno uscite) SESTO Il bacio estremo su quella invitta man. TITO
(senza guardarlo) Parti; non è più tempo, or tuo giudice sono. SESTO Ah, sia
questo, signor, l'ultimo dono. [N. 19 Rondò] Adagio (la maggiore) / Allegro /
Più allegro Archi, flauto, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Deh, per questo
istante solo ti ricorda il primo amor. Che morir mi fa di duolo il tuo sdegno
il tuo rigor. Di pietade indegno è vero, sol spirar io deggio orror. Pur
saresti men severo, se vedessi questo cor. Continua nella pagina seguente. 28 /
38 www.librettidopera.it Mazzolà / Mozart SESTO Disperato vado a morte; ma il morir non
mi spaventa. Il pensiero mi tormenta che fui teco un traditor! (Tanto affanno
soffre un core, né si more di dolor!) (parte) Scena undicesima Tito solo.
Recitativo, continuo TITO Ove s'intendesse mai più contumace infedeltà? Deggio
alla mia negletta disprezzata clemenza una vendetta. Vendetta!... il cor di
Tito tali sensi produce?... Eh viva... invano parlan dunque le leggi? (siede)
Sesto è reo; Sesto mora. (sottoscrive) Ma dunque faccio sì gran forza al mio
cor. Né almen sicuro sarò ch'altri l'approvi? Ah, non si lasci il solito
cammin... (lacera il foglio) Viva l'amico! Benché infedele. E se accusarmi il
mondo vuol pur di qualche errore, m'accusi di pietà (getta il foglio lacerato)
non di rigore. Scena dodicesima Tito, Publio. TITO Publio! PUBLIO Cesare. TITO
Andiamo al popolo, che attende. PUBLIO E Sesto? TITO E Sesto, venga all'arena
ancor. www.librettidopera.it 29 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito PUBLIO
Dunque il suo fato?... TITO Sì, Publio, è già deciso. PUBLIO (Oh, sventurato!)
[N. 20 Aria] Allegro (si bemolle maggiore) / Andantino / Allegro Archi, 2
flauti, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. TITO Se all'impero, amici dèi, necessario è
un cor severo, o togliete a me l'impero, o a me date un altro cor. Se la fé de'
regni miei coll'amor non assicuro, d'una fede non mi curo che sia frutto del
timor. (parte, seguìto da Publio) Scena tredicesima Vitellia, uscendo dalla
porta opposta, richiama Publio, che seguiva Tito. VITELLIA Publio, ascolta.
PUBLIO (in atto di partire) Perdona; deggio a cesare appresso andar... VITELLIA
Dove? PUBLIO (come sopra) All'arena. VITELLIA E Sesto? PUBLIO Anch'esso.
VITELLIA Dunque morrà? PUBLIO (come sopra) Pur troppo. VITELLIA (Ahimè!) Con
Tito Sesto ha parlato? PUBLIO E lungamente. VITELLIA E sai quel ch'ei dicesse?
PUBLIO No. Solo con lui restar cesare volle: escluso io fui. (parte) 30 /
librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo Scena
quattordicesima Vitellia, e poi Servilia e Annio da diverse parti. VITELLIA Non
giova lusingarsi; Sesto già mi scoperse: a Publio istesso si conosce sul volto.
Ei non fu mai con me sì ritenuto; ei fugge; ei teme di restar meco. Ah!
secondato avessi gl'impulsi del mio cor. Per tempo a Tito dovea svelarmi e
confessar l'errore. Sempre in bocca d'un reo, che la detesta, scema d'orror la
colpa. Or questo ancora tardi saria. Seppe il delitto augusto, e non da me.
Questa ragione istessa fa più grave... SERVILIA Ah, Vitellia! ANNIO Ah,
principessa! SERVILIA Il misero germano... ANNIO Il caro amico... SERVILIA È
condotto a morir. VITELLIA Ma che posso per lui? SERVILIA Tutto, a' tuoi
prieghi Tito lo donerà. ANNIO Non può negarlo alla novella augusta. VITELLIA
Annio, non sono augusta ancor. ANNIO Pria che tramonti il sole Tito sarà tuo
sposo. Or, me presente, per le pompe festive il cenno ei diede. VITELLIA
(Dunque Sesto ha taciuto! oh amore! oh fede!) Annio, Servilia, andiam. (Ma dove
corro così senza pensar?) Partite amici, vi seguirò. www.librettidopera.it 31 /
38 Atto secondo La clemenza di Tito [N. 21 Aria] Tempo di minuetto (re
maggiore) Archi, flauto, oboe, fagotto, corno. SERVILIA S'altro che lacrime per
lui non tenti, tutto il tuo piangere non gioverà. A questa inutile pietà che
senti, oh quanto è simile la crudeltà. (parte) Scena quindicesima Vitellia
sola. [N. 22 Recitativo accompagnato] Allegro (re maggiore) Archi. VITELLIA
Ecco il punto, o Vitellia, d'esaminar la tua costanza: avrai valor che basti a
rimirar esangue il Sesto tuo fedel? Sesto, che t'ama più della vita sua? Che
per tua colpa divenne reo? Che t'ubbidì crudele? Che ingiusta t'adorò? Che in
faccia a morte sì gran fede ti serba, e tu frattanto non ignota a te stessa,
andrai tranquilla al talamo d'augusto? Ah, mi vedrei sempre Sesto d'intorno; e
l'aure, e i sassi temerei che loquaci mi scoprissero a Tito. A' piedi suoi
vadasi il tutto a palesar. Si scemi il delitto di Sesto, se scusar non si può,
col fallo mio. D'impero e d'imenei, speranze, addio. librettidopera.it C. T.
Mazzolà Mozart, Atto secondo [N. 23 Rondò] Larghetto (fa maggiore) / Allegro
/ Andante maestoso Archi, flauto, 2 oboe, corno di bassetto, 2 fagotti, 2
corni, 2 trombe, timpani. VITELLIA Non più di fiori vaghe catene discenda Imene
ad intrecciar. Stretta fra barbare aspre ritorte veggo la morte ver me avanzar.
Infelice! qual orrore! Ah, di me che si dirà? Chi vedesse il mio dolore, pur
avria di me pietà. (parte) Scena sedicesima Luogo magnifico, che introduce a
vasto anfiteatro, da cui per diversi archi scopresi la parte interna. Si
vedranno già nell'arena i complici della congiura condannati alle fiere. Nel
tempo che si canta il coro, preceduto da' Littori, circondato da' Senatori, e
Patrizi romani, e seguìto da' Pretoriani, esce Tito, e dopo Annio e Servilia da
diverse parti. [N. 24 Coro] Andante maestoso (sol maggiore) Archi, 2 flauti,
2 oboe, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. CORO Che del ciel, che degli dèi
tu il pensier, l'amor tu sei, grand'eroe, nel giro angusto si mostrò di questo
dì. Ma cagion di meraviglia non è già, felice augusto, che gli dèi chi lor
somiglia custodiscano così. www.librettidopera.it 33 / 38 Atto secondo La
clemenza di Tito Recitativo, continuo TITO Pria che principio a' lieti
spettacoli si dia, custodi, innanzi conducetemi il reo. (Più di perdono speme
ei non ha: quanto aspettato meno, più caro esser gli dée.) ANNIO Pietà,
signore! SERVILIA Signor, pietà! TITO Se a chiederla venite per Sesto, è tardi.
È il suo destin deciso. ANNIO E sì tranquillo in viso lo condanni a morir?
SERVILIA Di Tito il core come il dolce perdé costume antico? TITO Ei
s'appressa: tacete! SERVILIA Oh Sesto! ANNIO Oh amico! Scena diciassettesima
Tito, Publio e Sesto fra Littori, Annio e Servilia, poi Vitellia. TITO Sesto,
de' tuoi delitti tu sai la serie, e sai qual pena ti si dée. Roma sconvolta,
l'offesa maestà, le leggi offese, l'amicizia tradita, il mondo, il cielo
voglion la morte tua. De' tradimenti sai pur ch'io son l'unico oggetto; or senti.
VITELLIA (entrando frettolosa) Eccoti, eccelso augusto, (s'inginocchia) eccoti
al piè la più confusa... TITO Ah sorgi, che fai? che brami? VITELLIA Io ti
conduco innanzi l'autor dell'empia trama. TITO Ov'è? Chi mai preparò tante
insidie al viver mio? VITELLIA No 'l crederai. TITO Perché? librettidopera.it
Mazzolà / Mozart, VITELLIA Perché son io. TITO Tu ancora! SESTO E SERVILIA Oh,
stelle! ANNIO E PUBLIO Oh, numi! TITO E quanti mai, quanti siete a tradirmi?
VITELLIA Io la più rea son di ciascuno; io meditai la trama; il più fedele
amico io ti sedussi; io del suo cieco amore a tuo danno abusai. TITO Ma del tuo
sdegno chi fu cagion? VITELLIA La tua bontà. Credei che questa fosse amor. La
destra e 'l trono da te sperava in dono, e poi negletta restai due volte, e
procurai vendetta. [N. 25 Recitativo accompagnato] Allegro (re minore) Archi.
TITO Ma che giorno è mai questo! al punto stesso che assolvo un reo, ne scopro
un altro! E quando troverò, giusti numi! un'anima fedel? Congiuran gli astri,
cred'io, per obbligarmi a mio dispetto, a diventar crudel. No! non avranno
questo trionfo. A sostener la gara già m'impegnò la mia virtù. Vediamo se più
costante sia l'altrui perfidia o la clemenza mia. Olà! Sesto si sciolga: abbian
di nuovo Lentulo e suoi seguaci e vita, e libertà. Sia noto a Roma ch'io son lo
stesso, e ch'io tutto so, tutti assolvo e tutto oblio. www.librettidopera.it 35
/ 38 Atto secondo La clemenza di Tito [N. 26 Sestetto con coro] Allegretto
(do maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2
trombe, timpani. SESTO Tu, è ver, m'assolvi, augusto; ma non m'assolve il core,
che piangerà l'errore, finché memoria avrà. TITO Il vero pentimento, di cui tu
sei capace, val più d'una verace costante fedeltà. VITELLIA, SERVILIA E ANNIO
Oh generoso! oh grande! E chi mai giunse a tanto? Mi trae dagli occhi il pianto
l'eccelsa tua bontà. TUTTI E CORO (senza Tito) Eterni dèi, vegliate sui sacri
giorni suoi, a Roma in lui serbate la sua felicità. TITO Troncate, eterni dèi,
troncate i giorni miei, quel dì che il ben di Roma mia cura non sarà. C. T.
Mazzolà Mozart Interlocutori Atto Ouverture Scena Duetto Scena
Aria Scena Duettino Scena Marcia
Coro Aria Scen Duetto Scena Scena Aria Scena
Scena Aria Scena Terzetto Scena Recitativo accompagnato]. .16
[N. 12 Quintetto con coro Scena Scena Atto Scena Aria Scena Scena
Scena Terzetto Scena Coro Aria Scena sestaScena Aria Scena Scena Scena
Terzetto RondòScena Aria Scena Scena Aria Scena Recitativo accompagnato Rondò
Scena sedicesima Coro Scena Recitativo accompagnato Sestetto con coro Brani
significativi La clemenza di Tito BRANI SIGNIFICATIVI Deh,
conservate, oh dèi (Sesto e Annio) Non più di fiori (Vitellia) Parto; ma tu ben
mio (Sesto) 14Tito Vespasiano. Tito. Keywords: principe filosofo. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Tito: la clemenza della clemenza” -- Tito.
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