GRICE ITALO A-Z T TE
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Teocle: la ragione
conversazionale della legislazione di Reggio – principe filosofo -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Reggio). Filosofo calabrese. Filosofo italiano. Reggio Calabria,
Calabria. A Pytahgorean who helps produce a new code of law for Reggio. Cited
by Giamblico. Unfortunately,
Giamblico also mentions one Teeteto in exactly the same context – implying that
they may be the same person. Nome
compiuto: Teocle.
Luigi Speranza – GRICE ITALO; ossia, Grice e Teodoro: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale della natura rerum – Roma – la
scuola di Milano – filosofia lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Filosofo italiano. Filosofo
lombardo. Milano, Lombardia. Accademia. Nato da famiglia ligure. Agostino, che
gli dedica il “De beata vita”, dice che conosce bene l’Accademia, Dopo essere
stato per qualche tempo avvocato, poi governatore in Africa e consolare della
Macedonia e aver coperto vari uffici a corte, è praefectus praetorio delle
Gallie. Si occupa dell’amministrazione dei propri beni e di studi filosofici e
astronomici e scrive dialoghi su questi argomenti, STILONE lo nomina praefectus
praetorio per l’Italia, l’Illirico e l'Africa. Mentre confere questo ufficio ha
il consolato e in quell'occasione CLAUDIO CLAUDIANO gli dedica un panegirico.
Di T. resta un saggio “De metris”, mentre si sono perduti altri, tra i quali un
“De natura rerum.” Console, Consolato Prefetto del pretorio d'Italia. Di T. è
noto abbastanza, grazie al panegyricus dedicatogli da CLAUDIO CLAUDIANO. Di
famiglia notabile, sappiamo che è console. Il suo consolato avvenne sotto il
principe ONORIO. Prima di essere console è anche prefetto con sede a
Mediolanum-Aquileia. Qui Agostino conosce T., uno degl’intellettuali accademici
che incontrato appunto a Milano e, scrive “De vita beata”, dedicandolo proprio
a T., che a quel tempo si è ritirato dalla corte. Di T. resta un trattato di
metrica, “De metris”, uno dei migliori pervenuti, e per questo molto conosciuto
e studiato. Inoltre, sempre secondo CLAUDIO CLAUDIANO, e un cultore di
filosofia, astronomia e geometria e scrive diverse saggi su questi argomenti
che, insieme al suo consolato, sono l'argomento del panegirico a T. dedicato da
CLAUDIO CLAUDIANO. Markus, The end of ancient Christianity, Cambridge; Keil, “Grammatici
Latini”. Bonfils, C. Th. e il
prefetto T., Bari, Edi puglia, consoli tardo imperiali romani Stilicone
Prefettura del pretorio delle Gallie Mariano Comense Siburio Teatro romano di
Milano Prefettura del pretorio d'Italia Nicomaco Flaviano (prefetto del
pretorio) T., su Treccani – Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Opere di T. su digi libLT, Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo
Avogadro. Opere di T., su Open Library, Internet Archive. Predecessore Consoli
romani Successore Imperatore Cesare Flavio Honorio Augusto IV, Flavio
Eutichiano T., Eutropio Aureliano, Flavio Stilicone V D M Grammatici romani
Portale Antica Roma Portale Biografie Categorie: Scrittori romani Grammatici
romani Politici romani Scrittori Consoli imperiali romani Prefetti del pretorio
d'Italia. A
statesman and author who writes on a wide range of subjects. He is best known
for a technical work on poetry, but he also comments philosophical works. Nome compiuto: Flavio Mallio Teodoro. Flavio
Manlio Teodoro. Keywords: de natura rerum. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Teodoro”, per H. P. Grice’s gruppo di gioco, The Swimming-Pool Library, Villa
Speranza
Luigi Speranza -- Grice e Teodoro: la ragione conversazionale della
scuola di Taranto – Roma – filosofia pugliese – la scuola di Taranto -- filosofia
italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Taranto). Filosofo
pugliese. Filosofo italiano. Taranto, Puglia. A Pythagorean cited by Giamblico.
Nome compiuto: Teodoro.
Luigi Speranza – GRICE ITALO; ossia, Grice e Teone: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale della filosofia della salute –
Roma – filosofia italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco
di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Roma). Filosofo italiano. He moves to Gaul to become a
healer. Cited by Eunapio. Nome
compiuto: Teone.
Luigi Speranza – GRICE ITALO; ossia, Grice e Teofri: la ragione conversazionale della setta di
Crotone– Roma – la scuola di Crotone -- filosofia calabrese -- filosofia
italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice,
The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Crotone). Filosofo italiano. Crotone, Calabria. A Pythagorean. Nome compiuto: Teofri.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Teoride: la ragione
conversazionale da Crotone a Metaponto –
Roma – filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Grice italo -- Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa
Speranza (Metaponto). Filosofo
italiano. Metaponto, Matera, Basilicata. Pythagorean cited by Giamblico.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Terillo: all’isola – la
ragione conversazionale della scuola di Siracusa -- Roma – filosofia siciliana
-- filosofia italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di
H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Siracusa). Filosofo italiano. Siracusa, Sicilia. Plato
mentions T. in his letter to Dionisio II di Siracusa. In it, T. is described as
someone who divides his time between Siracusa ‘and everywhere else’ – ‘a
philosopher, of much learning, too’, he adds as a joke. The authenticity of the
letter is highly doubted – “and therefore, of Terillo’s own existence!” – H. P.
Grice. Nome compiuto: Terillo.
Keywords: filosofia. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Terillo,” per H. P.
Grice’s gruppo di gioco, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!: ossia Grice e Tertulliano: la ragione
conversazionale -- nothing is so absurd that some philosopher has not thought
it – Roma – filosofia italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di
Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Roma). Filosofo italiano. ‘Credo quia absurdum est’ is his
life-guiding motto, which he learns from his philosophy tutor at Rome. He
belongs to the Porch, and later becomes a ‘montano,’ an ascetic sect,
“although,” his brother reminsices, “my brother stays away from the more
extreme forms of the asceticism the sect officially promulgates.” Nome compiuto: Quinto Settimio Florente
Tertulliano.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Terzi: implicatura crittologica
– Gaskell’s pupil -- la scuola di Brescia – filosofia lombarda. filosofia
italiana – By Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The
Swimming-Pool Library (Brescia). Filosofo italiano. Brescia. Abstract. Keywords:
Peccavi. It was a pupil of Gaskell who submitted to PUNCH the Peccavi
conversational implicature pun. Francesco Lana de Terzi. Francesco Lana de Terzi. LANA TERZI,
Francesco Nasce da Ghirardo e da Bianca
Martinengo, entrambi di famiglia patrizia. È battezzato nella chiesa di S.
Giovanni Evangelista con i nomi di Deodato Francesco Giuseppe. Compiuti gli
studi primari e secondari, a quanto sembra sotto la guida di precettori
privati, decide d’entrare nella Compagnia di Gesù e venne accolto nel noviziato
romano di S. Andrea al Quirinale dove, oltre al biennio di probazione, frequenta
il primo anno del biennio di studi letterari. Passa nel Collegio romano, dove
completa gli studi letterari e compì il triennio di studi filosofici. Mentre
frequenta l'annualità filosofica di fisica, divenne assistente nel celebre
museo del padre Kircher, che lo introduce al metodo sperimentale -- come T stesso
scrive nel suo Magisterium naturae et artis, II, Brixiae. È inoltre allievo in
matematica di Casati. È a Terni, nel locale collegio gesuitico, come maestro
del corso letterario. A quanto sembra, il suo insegnamento è particolarmente
apprezzato, tanto da farlo insignire della cittadinanza onoraria dalle autorità
civili. Di certo si dedica anche alla direzione delle rappresentazioni teatrali
recitate dagl’alunni, scrivendo e pubblicando il dramma La rappresentazione di
s. Valentino, martire e protettore di Terni con la coronazione di Tacito e
Floriano, ternani, imperatori romani -- Terni. Torna a Roma, nel Collegio
romano, chiamatovi dai superiori per intraprendere il conclusivo corso di
teologia. Ma un qualche fatto nuovo fa cambiare i progetti su di lui: gli fu
infatti ordinato di accompagnare nel viaggio verso Venezia il confratello
Daniello Bartoli, e, una volta giunto a destinazione, di dirigersi a Parma e di
stabilirsi nel collegio di S. Rocco. Durante il viaggio soggiornò nel collegio
di Macerata, dove ebbe modo di assistere a esperimenti sulla meccanica dei
fluidi, eseguiti dal rettore, padre D. Brunacci (Magisterium naturae et artis,
II, p. 257). In S. Rocco completò gli
studi, frequentando tra il 1658 e il 1662 il quadriennio teologico. Per i primi
tre anni ebbe come guida il gesuita inglese A. Terill, allora interessato a
questioni riguardanti il magnetismo e il moto animale. Gli fu permesso inoltre,
nel periodo intorno al 1660, di incontrare più volte F. Simonetta, ingegnere e
matematico della corte ducale, e di discutere con lui di questioni ottiche
collegate alla costruzione dei telescopi. Alla fine della terza annualità, nel
1661, il L., come d'uso, ricevette l'ordinazione sacerdotale, per poi compiere,
subito dopo la conclusione degli studi teologici, tra l'autunno del 1662 e
l'estate del 1663, il cosiddetto terzo anno di probazione nella casa di
Busseto. Divenuto gesuita a tutti gli
effetti, il L. fu inviato dai superiori a Brescia, nel collegio di S. Antonio,
dove per un biennio tenne l'insegnamento di filosofia, dapprima (1663-64)
trattando la logica, e poi (1664-65) la fisica. Di questo periodo resta traccia
in un discorso (forse una conferenza letta durante la sospensione natalizia dei
corsi) intitolato L'occhio astronomico accecato da raggi della cometa apparsa
su 'l fine dell'anno 1664. Discorso dell'astronomo oculato…, Brescia s.d., che,
per quanto anonimo, data la prassi seguita in questi casi nella Compagnia, è da
attribuire al Lana Terzi. Nel decennio
seguente, dopo aver fatto la professione dei quattro voti il 15 ag. 1665,
assunse l'incarico di prefetto, ossia direttore, dell'accademia dei nobili, la
scuola per laici del collegio. La maggior libertà che il nuovo compito
assicurava fu sfruttata dal L. per compiere una serie di esperienze sul vuoto e
di osservazioni barometriche, tra le quali particolare significato rivestono
quelle condotte nei primi giorni dell'ottobre 1665, quando si recò su due
alture vicino Brescia, il colle detto la Torricella e il colle della Maddalena,
e utilizzando il barometro di Torricelli verificò i mutamenti della pressione
in funzione dell'altitudine (Magisterium naturae et artis, II, pp. 201, 284).
Si applicò, inoltre, a esperimenti sull'isocronia del pendolo e
all'elaborazione di un sistema crittografico, esposto dapprima in forma
riassuntiva in uno scritto apparso nella Schola steganographica di K. Schott (Norimbergae
1665, pp. 344-346) e poi estesamente riproposto nei primi tre capitoli del suo
Prodromo… (1670). Erano intanto apparsi,
a firma di L. Magalotti, i Saggi di naturali esperienze (Firenze 1667), con cui
venivano divulgati i risultati dell'attività sperimentale dell'Accademia del
Cimento. L'opera, nella quale il L. trovò conferma delle sue opinioni sulla
pesantezza atmosferica, lo spinse a scrivere, il 9 maggio 1668, una celebre
lettera di elogio agli accademici (Firenze, Biblioteca nazionale, Mss.
Galileiani, 284, c. 11r), giunta però a Firenze quando il sodalizio era ormai
sciolto. L'episodio, per quanto significativo, non è però indice di una
vicinanza ideologica del L. con il galileismo. È noto, d'altronde, che appena
alcuni mesi più tardi, il 27 e 28 ottobre, di passaggio per Bologna, egli compì
dalla torre degli Asinelli una serie di esperienze sulla caduta dei gravi, al
fine di confutare le leggi galileiane riguardanti il fenomeno. La sua attività
va piuttosto inquadrata nel disegno, proprio degli physicomathematici gesuiti e
condiviso dal L., di ridefinizione e sistemazione di un sapere
"fisico" che, pur abbandonando lo schema della fisica aristotelica,
conservasse le categorie di base dell'aristotelismo scolastico. Questo disegno,
che inseriva anche la magia naturale nella mappa del sapere scolastico,
comportava una rivalutazione dell'uso fisico di quelle che gli scolastici
chiamavano matematiche medie (la prospettiva, la musica, l'astronomia, la
meccanica ecc.); esse sarebbero dovute divenire strumenti di certificazione
locale del sapere, tali da assicurare la coesistenza della fisica scolastica
con un orientamento tecnico-sperimentale nella ricerca naturale, in grado di
dare risposte ai problemi fisici sollevati dai moderni. Un caposaldo di questa concezione fu il
Prodromo overo Saggio di alcune inventioni nuove premesso all'arte maestra… per
mostrare li più reconditi principi della naturale filosofia, dato alle stampe
dal L. a Brescia nel 1670. L'opera è
ricordata soprattutto per il progetto di "nave volante", descritto
nel sesto capitolo in tutti i suoi particolari costruttivi e illustrato da una
famosa tavola; questo progetto non trovò pratica attuazione, ma, essendo
fondato su validi principî fisico-matematici permise al L. di essere annoverato
tra i pionieri dell'aeronautica. Il trattato descrive anche il progetto del cannocchiale
distanziometrico, strumento alla cui ideazione il L. giunse indipendentemente
da G. Montanari e in una fase successiva. Il Prodromo trova la sua cifra
caratteristica in una precipua attenzione all'operare tecnico e alla
"magia naturale", inserita accanto alla fisica nella mappa di un
rinnovato sapere scolastico e intesa come arte sperimental-operativa. Segno di
tale attenzione è l'importanza a cui assurge, nell'opera, la categoria
dell'utile, che fa sì che accanto a una minuziosa rassegna dei maggiori
fenomeni della meccanica, dell'attrazione elettrica e magnetica, della fisica
dei solidi, dei fluidi e del suono - al tempo noti - compaiano le descrizioni
di una serie di invenzioni (termoscopi, igrometri, orologi, una macchina per la
semina ecc.), ideate dal L. per contribuire ad alleviare i molti bisogni
dell'umanità. Il principio dell'utile è anche ciò che spiega la presenza nel
volume delle due appendici: la prima riguardante la tecnica pittorica, intesa
come disciplina che assurge a sintesi del reale, e la seconda dedicata alla
costruzione dei telescopi. Il progetto
di "nave volante" suscitò curiosità in tutta Europa. Tra l'altro, una
sua analisi comparve, nel 1679, nelle Philosophical Transactions of the Royal
Society of London (accademia della quale il L. non fu mai socio), mentre G.W.
Leibniz lo espose dettagliatamente nella Hypothesis physica nova (Magonza 1671)
e poi lo trattò nella corrispondenza intrattenuta con il Lana Terzi. Quando nel Giornale veneto de' letterati del
1671 (X, pp. 126-131) fu pubblicato un saggio di M.A. Castagna, intitolato
Osservatione… come di un sottilissimo vapore si generino fuori dell'utero della
terra in momentaneo tempo le iridi specie di gemme delle più inferiori, il L., allora
interessato alle questioni riguardanti la formazione dei cristalli di quarzo,
colse l'occasione per inviare al Giornale una nota, pubblicata con il titolo di
Censura alla osservatione del signor M. Antonio Castagna circa la formatione
dei cristallini (ibid., XI [1672], pp. 86 s., poi riprodotta in traduzione
nelle Philosophical Transactions of the Royal Society of London, 1672, n. 83,
p. 4068), dove espose una congettura secondo la quale i cristalli dovevano la
loro configurazione a un principio salino, congettura nella quale è stato visto
il germe della teoria cristallogenetica di C. Linneo. Nell'autunno del 1675 il L. fu chiamato a
Ferrara per assumere la lettura di matematica presso il locale collegio della
Compagnia. Tale cattedra, istituita il 31 ott. 1675 per volere del cardinal
legato della città Sigismondo Chigi, era una lettura finanziata dalla
Municipalità, le cui lezioni, svolte in volgare, erano finalizzate a formare
competenze specifiche in campo idraulico. Il L. fu scelto per essa dal preposto
generale della Compagnia, P. Oliva, e la tenne fino al termine del suo
soggiorno nella città emiliana; la integrò, a partire dal 1676, con quella di
matematica dello Studio, tenuta in latino e con finalità teoriche. L'insegnamento del L. a Ferrara fu però
avversato. I motivi sono poco chiari e questo ha permesso di formulare svariate
congetture. Addirittura, è stato dato spazio alla nascita di quella che, allo
stato degli studi, può ritenersi solo una leggenda (per alcuni autori
posteriore), che vedrebbe il L. coinvolto in un processo per magismo. Di certo
- come si deduce da due lettere del generale Oliva, conservate nell'Archivum
Romanum Societatis Iesu e risalenti al febbraio e al giugno 1679, la prima
destinata al rettore del collegio ferrarese A. Leonardi, la seconda al
provinciale veneto O. Rossi - capofila degli avversari fu il marchese Giulio
Tassoni, contro il quale il L. tentò di mettere in atto un "biasimevole
[…] disegno", forse la pubblicazione di un libello polemico, impeditogli
dal provinciale. Mancando altre notizie, è corretto ritenere che alla base dei
problemi vi fu una sorta di equivoco sulle competenze del L.: annunciato in
città come un tecnico con il compito di formare altri tecnici, egli operò
invece come un filosofo naturale, sia pure interessato agli aspetti quantitativi
dei fenomeni, che formò filosofi naturali. In effetti, le undici lettere del
L., datate tra il 10 marzo e il 28 ag. 1677 - che costituiscono il carteggio
con il confratello D. Bartoli (Lettere edite ed inedite del padre Daniello
Bartoli e di uomini illustri scritte al medesimo, Bologna 1865, pp. 85-109) e
rappresentano l'unica testimonianza diretta degli studi e degli interessi del
L. in questi anni, nonché delle attività sperimentali messe in atto con gli
allievi - vertono intorno ad argomenti di acustica (propagazione del suono) e,
in misura minore, di anatomia dell'orecchio, tematiche, queste, comunque
lontane dalle esigenze idrauliche della città.
Le richieste di rimuovere il L. dagli insegnamenti di matematica
ferraresi, avanzate ai vertici della Compagnia, ebbero il loro effetto. Durante
l'estate del 1679 gli fu ordinato di tornare a Brescia, nel collegio che dal
1670 i gesuiti avevano istituito presso la chiesa delle Grazie, e non in
funzione di insegnante ma di confessore, ufficio che il L. tenne per otto anni,
fino alla morte. Nella città natale si
dedicò alla realizzazione di alcuni progetti da più anni vagheggiati. Dapprima
pubblicò un'opera ascetica, La beltà svelata in cui si scoprono le bellezze dell'anima
(Brescia 1681), notevole anche per la lingua, ricchissima, e per le
sorprendenti figure retoriche utilizzate. Diede poi alle stampe il primo volume
(di dodici progettati) di una sorta di enciclopedia della fisica sperimentale
del tempo (Magisterium naturae et artis. Opus physico-mathematicum… in quo
occultiora naturalis philosophiae principia manifestantur et multiplici tum
experimentorum tum demostrationum serie comprobantur, ac demum tam antiqua pene
omnia artis inventa, Brixiae 1684), a cui fecero seguito un secondo volume,
stampato sempre a Brescia nel 1686, e un terzo, uscito postumo a Parma, nel
1692. Il tutto per un totale di quattro trattati, tre dei quali contenuti nel
primo volume e il quarto in quelli restanti.
Anche se usualmente l'opera è stata studiata nella parte tecnica, in
particolare per ciò che aggiunge al Prodromo sulla questione del volo
aerostatico, essa ha un significato ben più ampio, dato che rappresenta un
documento primario, e per certi versi insostituibile, dell'evoluzione
intellettuale della Compagnia di Gesù tra il 1670 e il 1690. Nel libro, il L.
tentò una sintesi tra l'esigenza di difesa del valore fondante dell'ontologia
aristotelica e delle sue principali categorie di base, anche in campo fisico, e
la necessità di sostituzioni di parti sempre più ampie della tradizionale
fisica con classificazioni, concezioni e risultati moderni. Più nel dettaglio,
lo sviluppo argomentativo è scandito in tre fasi, experimenta, doctrina,
artificia, che ribaltano il tradizionale schema argomentativo scolastico,
escludendo implicitamente la possibilità di definizioni in fisica e fornendo la
teoria e le applicazioni dopo l'esposizione di una scelta molto ampia di
esperimenti e osservazioni (suoi o di altri, incluso R. Boyle). In tal modo, il
Magisterium è, per metodo e contenuto, quasi interamente sperimentale e in esso
è totalmente sostituita la classificazione aristotelica del mondo naturale con
un'altra puramente empirica, che interpreta i fenomeni particolari (come quelli
magnetici ed elettrici) quali altrettanti tipi di movimento da cui dipendono
tutte le proprietà dei corpi, che esigono quei movimenti come condizioni. Ciò
rende il Magisterium l'espressione più ampia di una sorta di meccanicismo
gesuitico, secondo il quale le proprietà fisiche non sono movimento, ma non si
danno senza di esso. Attorno al 1685 il
L. intraprese la stesura di uno scritto di argomento mineralogico - forse una
lettera naturalistica da inviare, è stato ipotizzato, al confratello D.
Bartoli, morto proprio quell'anno, la Historia naturalis Brixiensis regionis -
lasciato allo stato di frammento manoscritto, oggi conservato, nella
trascrizione settecentesca di L. Arici, presso la Biblioteca civica Queriniana
di Brescia. Del frammento, che contiene anche resoconti di osservazioni
metereologiche e di declinazione magnetica, fu pubblicata una traduzione
italiana, inserita da C. Pilati alle pp. 13-32 di una crestomazia
naturalistica, intitolata Saggio di storia naturale bresciana (Brescia
1769). Nell'ultimo anno di vita il L.
fondò, insieme con altri, l'Accademia dei Filesotici della natura e dell'arte,
sodalizio scientifico che si proponeva di divulgare, con pubblicazioni
periodiche, i resoconti degli esperimenti effettuati e di segnalare ai curiosi
le maggiori novità librarie. L'Accademia
non sopravvisse alla morte del suo fondatore, ma per cura di E.F. Lantana venne
pubblicato un regesto delle sue attività, dal titolo di Acta Novae Academiae
Philexeticorum naturae et artis (Brixiae 1687), contenente tra l'altro le
descrizioni di uno studio sulla declinazione magnetica, di un altro sulla
costruzione di una pisside magnetica e di un terzo di un'esperienza sulla
solidificazione di due liquidi venuti a contatto, contributi questi forse
ascrivibili al Lana Terzi. Il L. morì a
Brescia. Il Prodromo all'arte maestra è
edito a cura di A. Battistini, Milano 1977; tre manoscritti del
Magisteriumnaturae et artis sono segnalati in mano privata in U. Vaglia,
Stampatori e editori bresciani e benacensi nei secoli XVII e XVIII, Brescia
1984, p. 193. Fonti e Bibl.: Archivum
Romanum Societatis Iesu, Franciscus Lana-Terzi, curriculum vitae 1631-1687, a
cura di W. Gramatowski (la scheda indica i documenti relativi al L. conservati
nell'Archivum); F. Borsetti, Historia Almi Ferrariae Gymnasii, Ferrariae 1735,
p. 308; G. Mazzuchelli, Notizie intorno alla vita ed agli scritti del padre F.
T.L. patrizio bresciano gesuita, a cura di G. Rodella, in Nuova Raccolta
d'opuscoli scientifici filologici, a cura di F. Mandelli, XL, Venezia 1784, pp.
39-73; V. Peroni, Biblioteca bresciana, Brescia 1818-23, II, pp. 162-165; A.
Guillon, F. L.T., in Biografia universale antica e moderna, XXXI, Venezia 1826,
pp. 156-159; C. Sommervogel, Bibliothèque de la Compagnie de Jésus, IV,
Bruxelles-Paris 1893, coll. 1141-1145; B. Wilhelm, Die Anfänge der Luftfahrt:
L., Gusmão, Hamm i.W. 1909; A. Ferretti-Torricelli, Padre F. L.T. nel terzo
centenario della nascita, in Commentari dell'Ateneo di Brescia, IX (1931), pp.
331-390; M.H. Nicolson, Voyages to the moon, New York, NY, 1960, pp. 168-173;
E. Raimondi, Scienziati e viaggiatori, in Storia della letteratura italiana, V,
Milano 1967, pp. 270-275; The correspondence of Henry Oldenburg, a cura di A.
Rupert Hall - M. Boas Hall, VII, London 1970, pp. 332, 430; A. Bellini,
Alessandro Capra ingegnere cremonese del Seicento e trattatista di architettura
civile, in Annali della Biblioteca statale e libreria civica di Cremona, XXVI
(1975), 1, pp. 8, 58 s.; Nota bio-bibliografica, in Prodromo all'arte maestra,
cit., pp. 29-39 (rassegna della bibliografia degli studi sul L. fino al 1975);
M. Torrini, Dopo Galileo. Una polemica scientifica (1684-1711), Firenze 1979,
pp. 103 s., 143; C. Vasoli, Sperimentalismo e tradizione negli
"schemi" enciclopedici di uno scienziato gesuita del Seicento, in Critica
storica, XVII (1980), pp. 101-127; G. Baroncini, L'insegnamento della filosofia
naturale nei collegi italiani dei gesuiti (1610-1670): un esempio di nuovo
aristotelismo, in La "Ratio Studiorum". Modelli culturali e pratiche
educative dei gesuiti in Italia tra Cinque e Seicento, a cura di G.P. Brizzi,
Roma 1981, pp. 191, 199 s.; A. Fiocca - L. Pepe, La lettura di matematica
nell'Università di Ferrara dal 1602 al 1771, in Annali dell'Università di
Ferrara, Riccardi, Bibliografia matematica italiana, I, sez. 2, Bologna 1985,
col. 13; C. Pighetti, F. L.T. e la scienza barocca, in Commentari dell'Ateneo
di Brescia, Zanfredini, Un gesuita scienziato del Seicento: p. F. L.T.
precursore dell'aeronautica, in LaCiviltà cattolica, CXXXVIII (1987), 3, pp.
115-128; L'opera scientifica di F. L.T. S.I. 1631-1687. Atti della Giornata di
studio… 1987, a cura di C. Pighetti, Brescia 1989; U. Baldini, Saggi sulla
cultura della Compagnia di Gesù (secoli XVI-XVIII), Padova 2000, pp. 263, 267,
269 s., 275, 278 s.; A. Battistini, Galileo e i gesuiti. Miti letterari e
retorica della scienza, Milano; U. Baldini, S. Rocco e la scuola scientifica
della provincia veneta: il quadro storico (1600-1773), in Gesuiti e università
in Europa (secoli XVI-XVIII). Atti del Convegno di studi, Parma… 2001, a cura
di G.P. Brizzi - R. Greci, Bologna 2002, pp. 300, 312.M. Brescia. -- è stato un
gesuita, matematico e naturalista italiano, considerato il fondatore della
scienza aeronautica.[1] Il pioniere dell'aeronautica Gaston Tissandier definì
Lana «Le premier qui formula le principe de la navigation aérienne.»[2] Arthur
Mangin riconosce nel Lana «il solo fisico del secolo XVII, le cui vedute
sull'aerostatica abbiano veramente avuto qualcosa di razionale».[3]
All'aeronave di Lana de Terzi si ispirò Bernardo Zamagna per il suo celebre
poemetto latino Navis aeria (1768).[4] Biografia Frontespizio del
terzo volume del Magisterium naturae, et artis di Francesco Lana de Terzi
(1692) Francesco Lana de Terzi, figlio del conte Ghirardo e della contessa
Bianca Martinengo, nacque a Brescia il 10 dicembre 1631 dalla nobile famiglia
Lana de Terzi.[5] Dopo aver frequentato il Collegio dei Nobili di Sant'Antonio,
l'11 novembre 1647 entrò nella Compagnia di Gesù.[6] Dopo il biennio di
noviziato passò nel Collegio romano, dove studiò per due anni lettere e per tre
anni filosofia (1651-1654). Nel 1652 iniziò a collaborare con padre Athanasius
Kircher, che aveva un laboratorio attrezzato per le esperienze scientifiche e
lo introdusse al metodo sperimentale[7][5]; seguì anche i corsi di matematica
di Paolo Casati.[8][6] Il p. Lana dimostrò fin da giovane grande ingegno,
unendo lo studio e la ricerca in svariati campi dello scibile umano a viaggi,
che lo portarono a visitare molte città d'Italia. A Terni insegnò grammatica e
retorica, scrivendo nel frattempo una piccola opera dedicata al protettore
della città. Dal 1675 al 1679 insegnò matematica e fisica all'Università di
Ferrara e in forma privata nel Collegio della Compagnia.[9][10] Nel periodo
ferrarese, il Lana intrattenne una ricca corrispondenza epistolare con il
confratello Daniello Bartoli, e «meditò a lungo e profondamente le opere dei
maggiori scienziati del primo Seicento italiano ed europeo (Keplero, Galilei,
Torricelli), nonché quelle degli studiosi a lui più vicini nel tempo (come
Hevelius, Huygens e Malpighi).»[11] La sua salute cagionevole lo
costrinse a ritornare a Brescia, dove divenne insegnante di filosofia nel
convento di Santa Maria delle Grazie. Intraprese lunghi viaggi verso i
territori vicini, i laghi di Garda, Iseo e Idro, e le valli, Camonica, Sabbia e
Trompia, traendo dalle sue esplorazioni il trattato Storia naturale Bresciana,
che rimarrà in forma di manoscritto. Nel 1671 venne nominato socio
corrispondente della Royal Society di Londra ed entrò in relazione epistolare
con il giovane Leibniz.[10] Studioso poliedrico, il Lana si segnalò per
le brillanti invenzioni: «dopo un geniale telaio «per rendere più razionale la
semina», riuscì a perfezionare un modello di cannocchiale distanziometrico
(attuato in perfetto parallelo con Geminiano Montanari), e affrontò il progetto
della “nave volante” che gli diede un posto ragguardevole nella storia della
scienza.»[12] Nel 1686, sull'esempio dell'Accademia dei Lincei, fondò a
Brescia l'Accademia dei Filesotici, con lo scopo di pubblicare ogni mese i
risultati degli esperimenti condotti dagli accademici e di recensire le nuove
pubblicazioni, sia italiane che estere.[13] L'Accademia, tuttavia, non
sopravvisse alla morte del fondatore, e pubblicò un solo volume di Atti (Acta
Novae Academiae Philexoticorum Naturae, et Artis, Brixiae, apud Jo. Mariam
Ricciardum, 1687, in-12). Dedicati dal Segretario dell'Accademia, Ermete
Francesco Lantana, a Gianfrancesco Gonzaga, Duca di Sabioneta, gli Atti
riportano i resoconti degli esperimenti condotti dagli accademici dal marzo
1686 al febbraio 1687 e la recensione delle pubblicazioni scientifiche più
recenti («ragguaglio de' libri»), come i primi due volumi del Magisterium
naturae et artis del Lana e le opere di Filippo Bonanni, Marcello Malpighi e
Bernardino Bono, lui pure «academico filesotico».[16] Vari esperimenti inclusi
negli Acta, come quelli sulla declinazione magnetica, sulla costruzione di una
pisside magnetica, sulla solidificazione di due liquidi venuti a contatto,
furono realizzati sotto la direzione del p. Lana.[10] Tra le opere del
Lana notevole è anche il progetto del Magisterium naturæ et artis (3 voll.
1684-1692), opera enciclopedica in nove volumi, di cui però solo i primi due
furono completati. Gli è stato dedicato un asteroide, 6892
Lana.[17] L'aeronave Disegno dell'aeronave di Lana de Terzi (c.1670)
Francesco Lana de Terzi propone il primo serio tentativo di realizzare un
velivolo volante più leggero dell'aria. Nel 1670 pubblica infatti il libro
Prodromo, che contiene un capitolo intitolato Saggio di alcune invenzioni nuove
premesso all'arte maestra nel quale è riportata la descrizione di una nave
volante, un vascello più leggero dell'aria da lui immaginato nel 1663
sviluppando un'idea suggerita dagli esperimenti di Otto von Guericke con gli
emisferi di Magdeburgo.[18] Secondo il progetto, che intendeva "fabricare
una nave, che camini sostenuta sopra l'aria a remi, & a veli", il
velivolo doveva essere sollevato per mezzo di quattro sfere di rame, dalle
quali doveva essere estratta tutta l'aria. La chiglia sarebbe stata appesa alle
sfere di rame (di circa 7,5 metri di diametro), con un albero a cui era
attaccata una vela; secondo i suoi calcoli, quando nelle sfere veniva fatto il
vuoto, esse divenivano più leggere dell'aria e offrivano una spinta
ascensionale sufficiente a sollevare la barca e sei passeggeri. Oggi sappiamo
che la realizzazione del progetto non è fisicamente possibile, perché la
pressione dell'aria farebbe implodere le sfere e perché sfere sufficientemente
resistenti avrebbero un peso superiore alla spinta fornita. Ma il grande merito
dello scienziato è di aver per primo applicato alla navigazione aerea il
principio di Archimede, lo stesso che consente alle navi di galleggiare
sull'acqua e che nel 1783 porterà all'aerostato dei fratelli
Montgolfier.[19] Lana non giunse infine a realizzare la sua "nave volante",
non per i problemi che il progetto presentava (di cui comunque era ignaro), ma
per il timore che la sua invenzione potesse essere usata per scopi militari,
come egli stesso ebbe a scrivere nel Prodromo.[20][21] Ma intanto l'aeronave
del Lana aveva fatto parlare molto di sé, in Italia e all'estero, nei circoli
colti, divenendo soggetto di discussioni erudite, suscitando ammiratori e
oppositori. Per accennare alla diffusione delle sue idee nei primi anni dopo la
pubblicazione del Prodromo, va ricordato che già nel 1671 Henry Oldenburg ne
pubblicò una recensione sulle Philosophical Transactions.[22] Robert Hooke,
curatore degli esperimenti della Royal Society, presentò una traduzione inglese
di alcune sezioni del Prodromo, accompagnata da una dettagliata discussione dei
principi fisici su cui l'idea di Lana si basa. Nel 1673 le sue tesi sui
presupposti scientifici dell'aeronave furono difese all'Università Carolina di
Praga per iniziativa del gesuita Kaspar Knittel, professore di matematica.
Simili atti accademici ebbero luogo all'Università di Erfurt sotto la presidenza
del professor Hiob Ludolf e nel 1676 all'Università di Rinteln in una tesi di
laurea sotto la presidenza del gesuita Philipp Lohmeier, il quale però attribuì
a se stesso il merito dell'invenzione. Lo stesso anno a Norimberga Johann
Christoph Sturm pubblicava una raccolta di esperimenti di fisica in cui si
sosteneva la validità scientifica dell'invenzione del Lana.[25]
L'alfabeto per ciechi L'aeronautica non esaurisce certo gli interessi del p.
Lana. Ad esempio nel capo primo del Prodromo («nuove inventioni di scrivere in
cifra») Lana elabora nuovi sistemi di crittografia, più tardi ripresi da Kaspar
Schott nella sua Schola Stenographica.[26] Ma uno dei meriti maggiori di Lana
consiste nell'avere elaborato, cent'anni prima dell'Abate de l'Épée, un metodo
pratico per l'istruzione dei sordomuti e dei ciechi nati.[27] Nel capo
secondo del Prodromo, infatti, viene presentato un alfabeto per non vedenti di
concezione interamente nuova. A differenza dei metodi di lettura e scrittura
per ciechi inventati in precedenza, l'alfabeto creato da Lana si basava
sull'intuizione fondamentale che esso non dovesse imitare i caratteri
"classici" (come avevano proposto ad esempio Girolamo Cardano ed
Erasmo da Rotterdam), ma dovesse utilizzare un sistema di segni fatto da una
serie di linee percepibili al tatto. Vi fu un solo dettaglio che impedì
all'invenzione di Lana di avere successo: il gesuita non comprese che i punti,
invece delle linee, sarebbero stati più facilmente riconoscibili con la
sensibilità delle dita. Ciò fu invece compreso da Louis Braille, il quale
apportò la miglioria definitiva all'alfabeto per ciechi che da lui ha preso il
nome.[28] Opere Francesco Lana de Terzi, Prodromo ovvero saggio di alcune
inventione nuove premesso all'arte Maestra Opera che prepara il P. Francesco
Lana, Bresciano della Compagnia di Giesu. Per mostrare li più reconditi
proncipij della Naturale Filosofia, riconosciuti con accurata Teorica nelle più
segnalate inventioni, ed isperienze fin'hora ritrovate da gli scrittori di
questa materia & altre nuove dell'autore medesimo, Brescia, Rizzardi, 1670.
(Ristampa: Milano, Longanesi, 1977) (LA) Francesco Lana de Terzi, Magisterium
naturae, et artis. Opus physico-mathematicum, vol. 1, Brescia, per Io. Mariam
Ricciardum, 1684. (LA) Francesco Lana de Terzi, Magisterium naturae, et artis.
Opus physico-mathematicum, vol. 2, Brescia, per Io. Mariam Ricciardum, 1686.
(LA) Francesco Lana de Terzi, Magisterium naturae, et artis. Opus
physico-mathematicum, vol. 3, Parma, Typis Hyppoliti Rosati ac sumptibus
Iosephi ab Oleo, 1692. Edizioni moderne Francesco Lana Terzi, Prodromo all'Arte
maestra, a cura di Andrea Battistini, Brescia, Morcelliana. MacDonnell, Jesuit geometers: a
study of fifty-six prominent Jesuit geometers during the first two centuries of
Jesuit history, Institute of Jesuit Sources, . «Francesco Lana-Terzi is found
at the head of literature on Aviation because of the treatise in his book
Prodromo alla Arte Maestra (1670) on aerostatics. His work was translated by
Robert Hooke and presented to the Royal Society of London by Robert Boyle.
Later it was discussed by physicists for over a century before the first
successful aerostatics flight by the Montgolfier brothers in 1783. His work
fascinated scientists because it was the first time anyone worked out the
geometry and physics for such a device.» ^ Giuseppe Boffito, Il 'più leggero dell'aria' prima di Montgolfier, in
L'ala d'Italia rivista mensile di aeronautica, febbraio 1926 – nº 2, p. 51. ^ «Le seul physicien
d'alors dont les vues sur l'aérostation aient eu quelque chose de judicieux et
de rationnel»; Arthur Mangin, La navigation aérienne, Mame, Tours 1856, 10. ^ Giuseppe Boffito, Il 'più leggero dell'aria'
prima di Montgolfier, in L'ala d'Italia rivista mensile di aeronautica,
febbraio 1926 – nº 2, p. 52. «Al Lana s'ispirò Bernardo Zamagna nel cantare
latinamente la sua Aeronave (Navis Aerea).» Mario Zanfredini, 1987.
DBI. ^ Cfr. Magisterium naturae et artis, II, Brixiae 1686, p. 176. ^ ibid., p.
425. ^ Grendler (2017), p. 373. Enciclopedia bresciana. ^ Davide Arecco,
Mongolfiere, scienze e lumi nel tardo Settecento: cultura accademica e conoscenze
tecniche dalla vigilia della Rivoluzione francese all'età napoleonica, Bari,
Cacucci, 2003, pp. 30-31. ^ Maria Luisa Altieri Biagi e Bruno Basile (a cura
di), Galileo e gli scienziati del Seicento, vol. 2, Milano-Napoli, Riccardo
Ricciardi editore, 1980, p. 1220. ^ Giambattista Chiaramonti, Dissertazione
istorica delle Accademie Bresciane, Fappani (a cura di), Accademia dei
Filesotici, in Enciclopedia bresciana, vol. 1, Brescia, La Voce del Popolo,
1987, p. 4. ^ Cfr. anche: Clelia Pighetti (a cura di). L'opera scientifica di
Francesco Lana Terzi S.I.: 1631-1687 (Brescia: Comune di Brescia, 1989). ^ Ugo
Vaglia, Stampatori e editori bresciani e benacensi nei secoli XVII e XVIII
(PDF), Brescia, Ateneo di Brescia, 1984, p. 281. Su Bernardino Bono medico e collaboratore del
Vallisneri cfr: Ivano Dal Prete, “Ingenuous Investigators": Antonio
Vallisneri's Regional Network and the Making of Natural Knowledge in
18th-century Italy, in Paula Findlen (a cura di), Empires of Knowledge:
Scientific Networks in the Early Modern World, Routledge. Negli Acta compaiono
diversi suoi interventi di pregio (Relatio de quodam aegroto singulis
paroxismis sanguinem loco urinae excernente; Epistola continens quaedam circa
visionem depravatam et vitae prolungationem per respirationem alterati aeris;
Intestini caeci usus; De scorbuto nostrarum regionum advena exotico; De
respiratione). ^ (EN) Lana - Dati riportati nel database dell'International
Astronomical Union, su minorplanetcenter.net. ^ Ronald S. Wilkinson, John F.
Buydos, William J. Sittig, Aeronautical and Astronautical Resources of the
Library of Congress: A Comprehensive Guide, Library of Congress, 2007. «This
author's work was based on the discovery of atmospheric pressure by Torricelli,
the barometrical researches of Pascal in France, and the experiments relating
to the vacuum pursued in Germany by Otto von Guericke, but Lana Terzi deserves
the sole credit for discovering the principles of aerostation.» ^ Gaston Tissandier, La
Navigation aérienne, BnF collection ebooks, 2014, ISBN 978-2-346-00000-5.
«Assurément le projet de Lana est impraticable : le savant jésuite n'a pas
prévu que ses ballons de cuivre vides d'air seraient écrasés par la pression
atmosphérique extérieure ; mais il n'en a pas moins eu une idée très nette et
très remarquable pour son époque du principe de la navigation aérienne par les
ballons plus légers que le volume d'air qu'ils déplacent.» ^ Francesco Lana, su Gesuiti.it (archiviato
dall'url originale il 9 gennaio 2006). ^ «Dio non sia mai per permettere che
una tale macchina sia per riuscire nella pratica, per impedire molte
conseguenze che perturberebbero il governo civile e politico tra gli uomini.
Imperciocché chi non vede che niuna città sarebbe sicura dalle sorprese,
potendosi [...] con ferri che dalla nave si gettassero a basso sconvolgere i
vascelli, uccidere gli uomini ed incendiare le navi [...] le case, i castelli,
le città.» ^ An accompt of two books. - I. Prodromo overo saggio di alcune
inventioni nuove premesso all'Arte Maestra di P. Francisco Lana della Campagnia
di Jesu, in Brescia, 1670. in 4˚. II Joh. Henr. Meibomii de cerevisiis,
potibùsque & ebriaminibus extra vinum aliis Commentarius, annexo libello
Turnebi de vino. Helmestadii
1668. in 4˚, in Philosophical Transactions, vol. 6, 1671, pp. 2114-2118,
DOI:10.1098/rstl.1671.0005, JSTOR 101056. ^ Robert Hooke, P. Fran. Lana's Way
of Making a Flying Chariot; with an Examination of the Grounds and Principles
thereof, in Philosophical Collections, Tkaczyk, Ready for Takeoff. Robert
Hooke's flying experiments, in Cabinet Magazine, n. 27, 2007, pp. 44-49. ^ Mario Zanfredini, 1987, pp. 127-8. ^ Le
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Parte di questo testo proviene dalla relativa voce del progetto Mille anni di
scienza in Italia, pubblicata sotto licenza Creative Commons CC-BY-3.0, opera
del Museo Galileo - Istituto e Museo di Storia della Scienza (home page)
Illustrazione del velivolo di Francesco Lana de Terzi (JPG), su
pilotundluftschiff.de. URL consultato il 14 agosto 2008 (archiviato dall'url
originale il 26 ottobre 2012). Giammaria Mazzuchelli, Notizie intorno alla vita
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Jesuit Mathematicians in the Universities of Ferrara, Pavia, and Siena, in The
Jesuits and Italian Universities, 1548-1773, 2017, pp. 367-392,
DOI:10.2307/j.ctt1q8jj4h. Altri progetti Collabora a Wikisource Wikisource
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Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933. Modifica su Wikidata Lana,
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Opere di Francesco Lana de Terzi / Francesco Lana de Terzi (altra versione), su
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de Terzi, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company. Modifica su
Wikidata (DE) Roland Lüthi, Francesco Lana Terzi: La Nave volante (Brescia,
1748), su ETH Zürich, 16 marzo 2012. V · D · M Compagnia di Gesù Portale
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1631Morti nel 1687Nati il 10 dicembreMorti il 22 febbraioNati a BresciaMorti a
BresciaIngegneri aerospazialiInventori italianiFisici italiani del XVII
secoloScrittori in lingua latinaScrittori in lingua italianaScienziati del
clero cattolico[altre]Filosofo lombardo. italiano. Brescia, Lombardia. Sistemi
crittografici di questo tipo hanno grande fortuna. Ma ovviamente in ragione
dello scopo contrario a quello qui perseguito d’A., il rendere illeggibile un
testo non possedendone la chiave di lettura. Più sistemi di questo tipo sono ad
esempio creati dal padre gesuita, e allievo di Kircher, Francesco Lana conte
de’ T. (si veda) nella suo saggio “Prodromo, overo saggio di alcune inventioni
nuove premesso all'arte maestra pubblicato a Brescia. Vedasi FRANCESCO LANA
CONTE DE' TERZI, Prodromo, overo saggio di alcune inventioni nuove premesso
all'arte Maestra, opera che prepara il P. Francesco Lana bresciano della
Compagnia di Giesu per mostrare li piu reconditi principij della naturale
filosofia, riconosciuti con accurata teorica nelle piu segnalate inventioni, ed
isperienze fin'hora ritrovate dai filosofi di questa materia e altre nuove del
filosofo medesimo, Brescia, presso Rizzardi. Lana nacque a Brescia e vi muore.
Studia FILOSOFIA presso l'ordine dei gesuiti a Roma, dove conosce anche Kircher
che lo introduce alla fisica e al poker. È insegnante di matematica e FILOSOFIA.
•^J 'iMì\h TPi- 3M00 PRODROMO ovvero saggio di alcune invenzioni nuove premesso
ALL’ARTE MAESTRA, opera che prepara T., BRESCIANO, DELLA COMPAGNIA DI GIESV.
Per mostrare li più reconditi principij della naturale filosofia, riconosciuti
con accurata teorica nelle pio segnalate invenzioni, ed isperienze fin'hora
ritrovate dagli scrittori di questa materia ed altre nuoue dell'autore
medeiimo. DEDICATO ALLA SACRA MAESTÀ CESAREA EL IMPERATO LEOPOLDO I IN BRESCIA.
Per li RizLardi, Con Licenza de' Superiori. V SACRA MAESTÀ CESAREA Ouca per
ogni titolo ricorrere al patrocinio dt Vojlra Sacra Maefià Cefarea, quejia
prtr/io, e ro'j^iQ parto del mio dehhole ingegno : ìmpcrcioche ejfendo egli ijn
fag^ gio dell' opere, che fono per dedicare k Fofira Sacra ^Maefià, fono le ali
deli" aquila Imperiale, tncominctera ad auuelJiarfi a fijfare lo f guardo
ne' chiari ffimt fpiendori dt quei SOLE terreno, che tiene il primo pofio nella
^Monarchi^ Colitica de" Trencipi, come appunto ti Sole nella cele fle
gerarchia delle felle. Non doueano efporp alla luce dt vn Pianeta sì luminofo
tutti li miei parti prima di far prona, fé pano atti a contemplare i raggi del
f no maejlofo fplendore-^ All'hora io gli ricono fcero per miei, quando
potranno fìjfar gl'occhi in Vofira Sacra t^AtaeJlà, (f all' hora folo potranno
'Volare per tutto il mondo, quando faranno fofienutt dalle grand' ali di queìi'
ej^qutU, che impera nelì'Vniuerfo. Quejlo TRO D ROMO, che va innanzi all' ^ RT
£ ìMaeSTRA, non potea ritrouare alloggio più fortunato, che in cote fa Qorte,
la quale da leggi, ^ ammaejira tutti le nattoni : e benché fir amerò, fpera
nulladtmeno fa per ejferc ^ ejfere accolio be/jignamefUe d^ l^oflra Sacra
lAaefla, che con fauorue ì lelicralt jcrrihra haner conferito U csìtadt.nanl^a
a tiitie l Arti piti nobili . Pertanto fé queUe mandano per vn fuo mcjfao^gtcre
alcune naoue ìnuenìionì fi deggiono tributare al merito di Vofira Sacra
Aiaefià, che con la ma~ gntficen]^a della Jua mano {^efarea, e con la
grandeZjZ^^ del petto magnanimo i diva altro. Il nono è il moto predominante,
che imp"difcc,o rv^primc "l'altri moti meno potenti, Il decimo è
quello di lìftole, e dialtole, quai'è quello delle arterie. L'vndecimo è quello
di fimpatia,& antipatia. Alcuni aggiongono quello, che imprime alcuna virtù
alle_^ cpfe, fenza comunicarli alcuna foftanza; quale io nego potcrfifare, e
refterà prouaro a fuo luogo. Inoltre vi fono li moti propri] di ciafcun fenfo,
della FantafiajC dell'Appetito; ma quefti fi deuono fpicgare a luogo
proprio,oue fi tratta delle operationidelli animali ;folo a predetti moti fi
deue aggiongerc la quiete, con ciò che fa refiftenzs al moto. Dalli predetti
moti naturali femplici prouengono i moti naturali. compofti,che fono Talteratione,
la niiftione,la feparationc, la gcncr rationCjC corruttione, Taumentationce
diminutionej poiché i moti femplici j che nafcono da più intimi penetrali della
Natura continuati, mescolati, replicati, alternatÌ5rafrrenati, incitati, &:
in molte maniere variati sono cagione di tutti gl’effetti j e h.e amrairiaiBO
r.cllc cpfe Efiche 0, La seconda parte della fisìca aftratta confiderà
gl'accidenti, che fono c6muni, o a tutte, o almeno a molte sostanze materiali,
come sono il raro,^ iì,den/o ; il greue,e leggiere; il caldo, et il freddo ;
l'huraido,8c il lecco 1 il volatile, et il fifso; ilfolido5& il £luidp;il
crudo 6 fondare inai alcun principio ("opra ilpeneniejche non fiano certe,
e prouaiCj proeurjndo di ibbilir? laveria non fopra vna fola, ma ibpra molte
ilpericnic fé fìa pofsibilei Ec oflemando fé il principioj e verità ftahilita
fi confacela ad altre limili efperienzc^ poiché all'ho-fa fi donerà itimarc
infallibile vn priacipio, quando coerentemente a quello caminano tutte le altre
cofc della medefima, o fimile.^ •nate ria. Manca dunque a qiicfta fcienza vna
notitia efatta, e ben ordi=T nata di tutte l'ifperienze, le quali Piano certe^e
prouatCjtanto naturali, quanto artiBciali, ò mirtea e quefte fi deuono ridurre
a capijcon-f forme l'ordinedeUe matcrieje quali ti trattano, premettendo le
dette ifpeticnze,e pofcia ftabilendo con quelle i principi;, e le verità
proprie di quella materia, e con cfsi rendendo ragione delle ifperienz,e
medefime, mollando la coerenza de principi; con tutte quelle ifpC'^ iienzc; il
che noi procuraremodi fare nella noftr'AtteMaeftrajqyaiv to comporterà il
noffro debole intendimento. Tutte Tifpericnze fi pofsono conliderare di tre
forti: la prima intorno alle gcnerationi saturali di tutte lecofe materiali, e
fenfibili, come delli mincralijdelli vegetabili, e delli animali, e anche delle
mur tationi,& accidenti ne corpi celefti, delli elementi, e de mifti
imperfetti j La feconda, intorno all€ generationi^che fono ftior dell'ordir ne
naturale, e fi chiamano pretergenerationi, e tutto ciò che fifcofta dalcorfo
ordinario della Naturalo fia per ragion del luogo particolare, o del concorfo
di caufe ftraordinarie j o per qualche altro infoiito cafo, o accidente; sì de
moftri nelli animali, e nelle piante 5 sì de portenti meteorologici, e fotserran/^if
sì d'alcun' Indiuiduo fingolare nella fua fpctie; sìdi altre nafcofte proprietà
ftraordinarie. La terza, intorno all'ifperienze artificiali, le quali fono
moltiflìmp da notarfi in ciafcun' aite, non trafcurando le piuEriuialÌ5&
vfitate, quando da quelle fi pofsano dedurre verità non. ordi|iarÌ€,.e di moke
confcguenzCo ., La prima forte d'jfperienze,per quanto appartengono alla
gcneratione delli animali,de vegetabili, e minerali, è fiata afsai
accuratamente ofseruata da Arìftotele,da Diofcoride, da Teofraflo, da Giorgio
Aericola,e da akri^ non cosi di quelle che appartengono alli elementi, et alle
cofe meteorologiche, fotterranee, e celefti. La fecondi forteèft.ata afsai
uafcnrata dalli antichi» e, Jbjp il mg-. derno derno Aldroando l'ha' in buona parte
illuftrata. La terza delle ifperienze artificiali, fi ritrouafparfa in molti
autori, fenza alcun buoji-, ordine,e molto imperfettamente. Tutte tré poi fono,
come diffi, ripiene di molti inganni, e fallacie, efsendo molte cofe ofcure,
altre incerte, et altre del tutto falfe ^ oltre che non fono confiderate, et
ordinate in modo, che feruano al fine, che pretendiamo, di ftabilire con
elìe_-> le più foftantiali verità della fcienza naturale. Quanto poi a
quella parte della Fifica,che tratta de principi] delle cofe fenfibili,èftata
maneggiata affai bene da molti, e particolarmente da alcuni moderni, tra quali
il noUro P, Cabco, e dopo lui il Caffendo j ma in elfi fi può defiderare
maggior metodo, et vn indutcione megliore di maggior numero di efatte ifperienze.
Quell'altra parte, che difcorre della fabricadelPVniuerfo con l'ordine, e
collegamento delle fue parti, non la ritrouo trattata con quella., dignità, che
merita vna materia fi nobile : Poiché fé bene molti hanno fcritto opere degne
dì Aftronomia, e di Cofmografia, particolarmente il noftro P.Riccioli nel fuo
impareggiabile Almagefto jquefti però fi fono fermati nella
confiderationede'moticclefli^ nelle mifure del!a_^ grandezza de cieli, e della
terra, nelle lorodiftanze, e nella defcrictione de'fiti, fenza confidcrare
Tordine, e connedìone delle cofe terrene jcon le celefti,* la virtù, et
efficacia dell'operare dell'vne nell'altre, e la dipendenza nelli effetti
squali fi debbano attribuire, a quef1:a,ò a quell'altra ftella^qualfia la vera,
e fifica foitanza de corpi celef^i ; quale fia la cagione del loro moto :
perche alcuni veloci, altri tardi s'aggirino ; perche altri intorno alla terra,
altri intorno al Sole, a Gioue, a Saturno; perche hora vicini, hora più lontani
dalla terra, e cofe fimili . Et ancorché delli effetti, et influenze de Cieli,
moke cofe fi leggano apprelfo gl'afiirologi giudiciarij, fono però tanto vane,
e fi mal fondate, che meritamente da huomini di giudicio fi hanno in conto di
pazze chimcre,e di vere bugie, ellendo quelli fimili a Prometeo, che ingannò
Gioue con vn bue, il quale haueua folo la pelle grande, bella, e ben difpofta,
ma fotto di efla altro non v*era,che paglia,e foglie. Moflrano coftoro vn cielo
fatto da Dio, qui e xiendit calumf cut pillem ^con bell'ordine di regolati fiftemi
difpoftojma vi mancano le vifcert»» 5 cioè le ragioni fific he, dalle quali fi
poffano ftabilire le verità intorno alla natura, foftanza, moto, et
influfidieffi. E benché io del tutto condanni quella parte di
Aftrologiagiudiciaria, la quale foggetta il libero arbitrio alle influenze del
Cielo j non pretendo però condannare, quella,che giudica de futuri auuenimenti
nelle cofe fifiche, e naturali; come fono le mutationi dell'aria, l'impreflìoni
meteorologiche,& altri D eflfecci ' effetti pccpnarijjchedcpendono
dancccflaric cagioni: ma folo dico che qucfta parte fia alcuni fondamenti
fìlli, i quali fi deuono rigettare, jilcuiii veri 5 che fi deuono ammettere, ma
adoperare con maggior cautela diquellojche fi faccia comunemente dalli
aftrologi; e che molti filtri feli deuono aggiongere,dopo che fi faranno ben
conofeiutc le proprietà, e natura delle ftcUe, e de loro infludì, conforme
vedremo a |uo luo^Ojincui prccuraremo di riformare quell'arte, accio in cai
modo corretta, polla non folo con diletto, ma vtilmente efcrcitarfi. Laterza
parte, che difcorre delle nature fparfe in varij generi, «^ fpecie, ritrouo
edere molto più imperfetta delle due precedenti j e ciò r.onfolo mentre tratta
delle cofeaflratte, ma anche delle concret^-^ } poiché quanto a quefte non fi
ritroua alcuno, che abbracci tutcc 1^.^ parti,edi ciafcuna numeri Tjfperienze,
deducendo da effe con buon ordine le verità, e principi] di quefta (cienz,a.' e
benché molti habbiano riattato di vna parte, o fpecie di cofe particolare
sciopero hanno fatto rn^^lto imperfettamente, non penetrando a fondamenti, e
ragioni più recondite dclli effetti, e ciò per mancamento delfinduttione,
l*aItrafcientifica,e fpeculatiua j la prima contencrà gran numero d'ifperienze
le più confiderabili, et vtili appartenenti a quella materia, eoa l'inuentioni
più rare tanto mie propri^.^ quanto di ciafcun altro autore, fi antiche come
moderne. Nella feconda partCjdalle predette ifperienze,&
operationiprattiche, dedurrò tutti i principi j vniuerfali,con le altre verità
che s'afpettano a tai ma« teria, procurando di confermarle con lunga induttione
dell* ifperienze medefime,emoftrando la coerenia di quelle con li Inabiliti
principi], che renderanno la ragione vera, e legitima di effe : doue infieme
accennerò cornei mcdefimi principi} fi poffano ftendere all'inuentione di cofe
nuoue, e ftraordinarie; particolarmente applicando i principi] di vna materia
ftfica a quelli di vn altra parimente fifica, et a quelh di ciafcuna materia
fifica, quelli di alcuna parte della Matematica. Nel principi® di ciafcuna di
quefte feconde parti riferirò grafiìomi,& il modo di filofofare di ciafcuna
fetta de filofofi i e nel fine aggiongerò vn catalogo de problemi, ò fiana cofe
dubbiofe, delle quali non fi hauerà potuto hauer perfetta cognitione fpeculatiua,
et vn altro dellt^ inuentioni prattiche,che reftaranno a ritrouarfi j accio
ogn* vno, dalle cofe antecedenti pigliando nuouo lume, poffa animarfi a
perfettionare maggiormente quefta fcienzaj mentre procurarò di far vedere che
l'Arte, e Tefperieza è quella, da cui ogn'vno più che da niuna cofa reftì
jneffa ammacftratOjond*è,chemi è piaciuto di dare all'opera, che in quefto
faggio prometto, nome d'Arte Maeftra j non arrogandomi il ti» tolodi maeftro,ma
attribuendolo air Arte, di cui con indefeffe ifpe^^ jienze mi fono fempre
profeffato fcolaro.. Ho voluto dare q^uefto faggio, e notitia dell* opera j che
fono pe^ man^ 17 mandare alle ftampe, non tanto per fodisfarc alla curlofità di
quelli, che defideraranno di vederla, quanto far fare intendere a tutti quelli,
che fi dilettano d'ifperienze, buone, e di curiofe inuentioni,che mi faranno
cofa grata fé degnaranfi di communicarmi alcuna cofa di nuouo ritrouata in tal
genere, e mi obligaranno a darne all'autore quell'honore, di cui farà
meriteuole. In tanto acciò tal vno non ftimi che io prometti cofe vane, mentre
prometto inuentioni nuoue in ogni forte di arti, con il modo di perfettionarle
5 ho voluto inuiare auanti all'Arte Maeftra quefto mio Prodromo, in cui oltre
varij nuoui ritrouamenti in molte forti di arti,pongo per vltimole regole
prattiche, che feruiranno a perfettionare due arti appartenenti ad vna fol
parte della Fifica, cioè alla fcienza delfOpticajlVna è l'arte della Pittura,
l'altra de cannocchiali, e microfcopij; Doue per hora tralafcio di rendere
efattamente le ragioni di quefte operationijriferuandomi a farlo ordinatamente
in ciafcuna-. parte dell'opera già promefla, che oltre l'ifperienze, et
operationi prattiche in ogni materia, et in ogni arte, comprenderà infierae
ia_teorica, e fpeculatiua, con l'ordine, e forma accennata di fopra_.. 2^uoud
ìttuentione di fcriuere in "fifira, in modo tale, che il fegreto nafcofto
nella fcrittura fia del tutto tmper-eettihilei^ U fcrtttura formi fenfi
totalmente diuerp dal f egreto, siche non dia fa ff etto alcuno di X^fra,
Oltifsimi fono ì modi di fcriuere in Zifra,nafcondendo alcun feg^eto fotto
varie note, caratteri, numeri, e cofe (ìmili, ritrouati da varijAutori,come fi
può vedere nelle loro Opere date allaStampaj e particolarm.ente in quelle di Tritemio,
di Cardano,e nuouamente di Hercol^-ij. deSundc,e del noftro Gafparo Scotto.
Ninno però fin hora ha po-t tuto ritrouare ciò,che N(^ qui proponiamo di fare j
con tutto che ciafcuno (ìHa in quefto affaticatOjC particolarmente i Segretari]
de Prencipi dcftinati a quefto laboriofo meftiere di fcriuere, et interpretare
le Zifrc . Tre fono le forti di Zifre ritrouate fin hora da altri : La prima è
tale, che venendo in mano d'alcuno viene tofto riconofciuta per zifraj& il
modo con cui è comporta fi può penetrare da chi è prattico nel dizifrare; e
quelle zifre fono le più imperfette di tutte le altre; poiché hanno ambi li
difetti,che fogliono efsere nelle zifre; rvno che danno fofpetto di alcun
fegreto nafcofto, e perciò vengono trattenute; Taltro che facilmente fi può
fcoprire, e cauare il fegrero con le regole del dizifrare molto ben note a
fegretarij di zifre, quali infegnaremo nella già promeffa no^ra. Arte
Maefìra,!.^ feconda iorte di zifre, è quella, che non da fofpetto alcuno: ma
eflendoui il fofpetto per altro, è tale, che con le medefime regole fi può
dizifrare. La terza è di quelle zifre,che in niunmodofipofìbno dizifrare da chi
non ha la contrazifra; ma però ritengono l'altro difetto, ch'è il dare
fofpettodizifra, e di fegreto; onde le lettere fcritte in tal forma vengono
trattenute, . Reda dunque da ritrouare il modo di togliere alla zifra ambidue
C|ueftidifettì,sichene dia fofpetto, ne poifa effer dizifrata da chi haucfle
per altro alcun fofpetto; ilche fin hora non è ftato ritrouato da alcuno,
benché cercato con ogni ftudio, per IVrilità grande che può recare nelli pia
importanti maneggi,& intereflì Politici : Onde fpero, che per quefto folo
fia per efler gradita quefta mia Operetta, mentre palefo vna nuoua mia
inuencione tanto gioueuole a tutti,emafi[ìmea grandi, li quali finhoraL l'hanna
anfiofamente defiderata. Pri 29 Frìma ^ifrA in intelligthile, e fen-^a
sospetto, si dividano le venti lettere dell'alfabeto italiano in cinque parti
come qui si vede, e sé le dia queir ordine confuso che ciascun vuole: il quale
i b o n a 1 e d hspnì I qgfz Alfabeto cofi diuifo seruirà dichiaueper chiudere,
e nascondere nella lettera qual si voglia segreto, e per cauarnelo, 8c
intenderlo, da chi farà partecipe della medesima chiave. Si scriva pofcia una
lettera di cerimonie, o di qualunque negotio meno importante –H. P. Grice
PECCAVI: an ingenious pun which few in South-Asian regions woul understand, but
which well-educated English people of the time would appreciate – submitted to
PUNCH by a pupil of GASKELL for which a cheque was received!. , ma ciò fi
faccia.» in modo tale, che fi fcielgano alcune lettere, le quali seguitaranno
dopo una virgola, e punti che foglionfi mettere sopra la vocale i: 1««* quali lettere doueranno pigliarfi, o
immediatamente dopo l’ultima i» oucroncl
principio della parola seguente, il che riuscirà più facilt^j Umilmente le
lettere che feguitano dopo un punto fermo, e Tiftefle vocali i, e nello stesso
modo le lettere, che seguitano dopo due punti, e le medesime vocali i. Quelle
parimente che seguono dopo vn punto interrogativoje vocale i, E
finalmente quelle lettere che seguitano dopo un accento, eie medesime vocali i.
Si che volendo indicare la lettera h del SEGRETO, faremo che detta
lettera si ritrovi immediatamétc dopo una virgola, e due vocali; per efleril h
la seconda lettera delle quattro notate colla virgola: ma volendo SIGNIFICARE la
lcrtera_. O, faremo che questa venga
immediatamente dopo una virgola, e tre vocali
j, per esser nel terzo luogo. Se poi voremo SIGNIFICARE 1. lettera » faremo che questa sia immediatamente
dopo una virgola le quattro vocali i, che sé voremo DENOTARE la lettera
/. faremo si, che venga-» dopo un punto, e due vocali ». fé
la lettera /?. dopo due punc!, e tré vocali ». fé
la lettera g dopo un punto
interrogatiuo, e due vocali i i, * fé la lettera e dopo un accento, e quattro
vocali /'. m Volendo dunque scrivere QUELLE PAROLE
SECRETE è mono Paolo ^ pet più facilità disponerai aparte ciascuna lettera, con
le note dc funti, i]irgole, ed accenti,
che li devono precedere conforme la chiavi
iopr*polla, le quali faranno queste.
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cmortopaolo Ciò fatto potremo stendere una lettera di cerimonie in questa
forma. jFÙ (ingoiare ilhenepcio, e grande ti favore fattomi da
V. S» : ne io mai mancaro di corrispondere^proteHandomi di rimanere à
lei obligato in ognhora, in ogni momento f' che mi rejìa digita cuunque farai
Porgami occasione di poter mostrare dottuto affetto. Poiché amo-, di impiegarmi ognora a prò di f^.S.
Aspetto Cuoi comandi lontano, ben fi di loco ma non di ohìtgatiom, ^affetto. PER INTENDERE IL SEGRETO NASCOSTO in quella
lettera – cf. Napier’s dispatch to Ellenborough: Peccavi – I’ve Oude., si osserveranno
tutti i accenti, virgole, e punti, con tutti li punti pofti sopra le vocali u e
vedremo primieramente che dopo il primo accento posto sopra la prima
parola/» seguitano quattro.. ..di quattro vocali «.prima di ritrovare altro accento, uirgola,
o punto j perciò vederemo nella chiave quale sia quella lettera, la quale è notata
con un accento, e tiene il quarto luogo tra le accentate, e ritrovaremo eiTere
la lettera e. Seguitando poi avanti
ritrovaremo due punti: e dopo questi
prima di ritrovare altra virgola, o interpuntione, vedremo che vi sono quattro
not«L^ di uocale
i. Dal che verrà SIGNIFICATA quella
lettera, nella chiave jche tiene il quarto loco tra le appuntate con due punti, cioè la Ietterai. Poi ritrovaremo
una virgola, e dopo questa tre note della vocale i. prima di ritrovare altro accento, onero
interpuntione, la qual virgola co tre vocali
i. DENOTANO nella chiave la
lettera o. segue poi l'accento con tre punti di vocali
prima di ritrovare altra interpuntione, che ci NOTANO la lettera r. fi che
pigliaremo la lettera r. e cosi caveremo lo»
altre lettere, che compongono LE
PAROLE SEGRETE: PECCAVI I HAVE SINNED -- e
morto Paolo. Avvertasi che per facilità maggiore nel comporre la lettera
si potrà tal'hora tralasciare alcuna NOTA, o punto, che per altrodourebbe collocarsi
sopra la vocale /'. come filiede nelle
parole il fattore fattomi, tL^
fimilmente si potrà tralasciare alcuna virgola, o punto; poiché quando
ciò si faccia con moderazione, non da
alcun sospetto, essendo consueto a molti l'aver poco riguardo nello scriuere
alle virgole, ed interpuntioni. Quefìo modo di scriuere come che paia al quanto
laborioso, nnlfa dimeno dopo qualche efercitio, colla prattica si rende facilcj
perche siamo sempre in libertà di scrivere que'sensi che noi vogliamo, e di usare,
e variare le parole a nostro capriccio – HUMPTY DUMPTY IMPENETRABILITY – H. P.
GRICE, DEUTERO-ESPERANTO --, il che fa che fi poflano fare cadere le lettere
del SEGRETO nel principio delle parole, che seguitano doporinterpuntioni, e
note richieste. Così resta manlfefìo, che non solo si toglie ogni sospetto, ma
anche si rende la zifra impercettibile, il che naice dalie coflibinationi quasi
infinite delle lettere dell'alfabetto,
colle quali si può variate la chiave in altre tante maniere, quante sono le
combinatieni possbilf. Resta parimente manifefto che con questa maniera di scriuereoC' eultamente
si può comporre la lettera in lingua latina, o greca, o in_. qual si
voglia altro idioma, ancor che IL SEGRETO NASCOSTO SIA IN LINGUA ITALIANA – cf.
H. P. GRICE: PECCAVI – I HAVE SINNED – I HAVE SCINDE --; ed all'incontro IL
SEGRETO POTRà eifere Latino – PECCAVI: I
have Scinde --, Greco, o Arabo, anchor che la lettera sia in lingua italiana si
che scrivendo in tutte le lingue, potrò esser intefoda chine sa una folade scriuendo
in vna sol linrzua, potrò esser inteso da tutti quelli, che profefiano altre
lingue diverse Si può anche render più facile la composizione della lettera, disponendo la
chiave nella forma seguente-» i b o n
\ a 1 e
d | h s p m j q, : :
* : ^
l i i i ? JJ
J)> 1 >
5>. >3> I
5 55 5>J
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J > 3 Conforme alla quale volendo noi SIGNIFICARE
la lettera i. faremo che questa seguiti immediatamente dopo un punto fermo, e
volendo SIGNIFICARE la lettera k faremo
ch'ella seguiti immediatamente dopo un punto, ed una virgola; la lettera
o. seguitarà dopo vn punto, e due virgole 5 la lettera ». dopo vn punto, e due
virgole j la lettera ^on inuiAruì nella
presente una fuìfc erata preghiera y e he ut *.
mgliate degnare di commandarmi
(^c. • Nel quale paragrafo fé noi voremo FARE
INTENDERE queste parole segrete: mi ritrem prigione scieglieremo li foli caratteri, v he f )rmano tali
parole, --the complex example of the
British General who captured the province of Sind and sent back the message
Peccavi. The
ambiguity involved ("I have Sind"/"I have sinned") is
phonemic, not morphemic; and the expression actually used is un-ambiguous, but
since it is in a language foreign to speaker and hearer, translation is called
for, and the ambiguity resides in the standard translation into native
English. Whether or not the
straightforward interpretant ("I have sinned") is being conveyed, it
seems that the nonstraightforward interpretant must be. There might be stylistic
reasons for conveying by a sentence merely its nonstraightforward interpretant,
but it would be pointless, and perhaps also stylistically objectionable, to go
to the trouble of finding an expression that nonstraightforwardly conveys that
p, thus imposing on an audience the effort involved in finding this
interpre-tant, if this interpretant were otiose so far as communication was
concerned. Whether the straightforward interpretant is also being conveyed
seems to depend on whether such a supposition would conflict with other
conversational requirements, for example, would it be relevant, would it be
something the speaker could be supposed to accept, and so on. If such
requirements are not satisfied, then the straightforward interpretant is not
being conveyed. If they are, it is. If the author of Peccavi could naturally be
supposed to think that he had committed some kind of transgression, for
example, had disobeyed his orders in capturing Sind, and if reference to such a
transgression would be relevant to the presumed interests of the au-dience,
then he would have been conveying both interpretants: otherwise he would be
conveying only the nonstraightforward one. Take the complex example of Latin
pupil, who, upon advice of his tutor – Gaskell, as it happens – sent a note to
PUNCH, receiving a cheque in return, about Napier, who, having captured the
province of Scinde, in South Asia, sent back the secretive military dispatch to
Ellenboroguh: “Peccavi.” The ‘ambiguity’ involved (Peccavi -> I have Scinde”)
– I know explaining jokes ruins them, but hey -- is phonemic, not morphemic. The
expression actually used is of course unambiguous in Latin. But, since this is
supposed to be a military dispatch containing a serecy, and where Latin was
often used as the lingua non-franca --, i. e. the expression it is in a
language ‘foreign’ – in some way of understanding ‘foreign’ to both the
utterer, Napier, and his intende, but only his intended, addresses –
Ellenborough – spontaneous on-line translation is called for. The ‘ambiguity’ resides
in the standard translation into Napier’s and Ellenborough’s language. Whether
or not the straightforward interpretant -- "I have, literally, sinned"
-- is being conveyed by any intelligent reader of PUNCH, it seems that the NON-straightforward
interpretant must be. There may be stylistic reasons for conveying by a
sentence merely its NON-straightforward interpretant. The writer in PUNCH
assumes that it would be more or less pointless, and perhaps also stylistically
objectionable, to go to the trouble of finding an expression that NON-straightforwardly
conveys that the utterer has Scinde, thus imposing on Ellenborough the mental –
as Peirce calls it -- effort involved in finding this interpretant, only to
find out that this interpretant is wholly otiose so far as communication –
however secretive to a third party -- concerned. Whether the straightforward
interpretant is being conveyed seems to depend on whether such a supposition
would conflict with other conversational requirements, for example, would Napier
be being relevant, would it be something Napier could be supposed to accept,
and so on. If such requirements are not satisfied, the straightforward
interpretant is not being conveyed. But if these other conversational
requirements ARE met, it is. If Napier could naturally be supposed to think
that, by having Scinde – and this seems to be the PUNCH in PUNCH -- he had
committed some kind of transgression – cf. the repartee: More briefly, I’ve
Oude --, e g., Napier had disobeyed his orders in capturing Scinde, or more
generally, the command of Jesus Christ and Kant about eternal peace --, and if
reference to such a transgression would be relevant to the presumed interests Ellenboough,
Napier would have been conveying BOTH interpretants. Otherwise he would be
conveying only the NON-straightforward one. It is a common idea that the
most laconic military despatch ever issued was that sent by CesAr
to the Horse Guards at Rome, containing the three memorable words
" Veni, ridi, viei," and, perhaps, until our own day, no like
instance of brevity has been found. The despatch of Sin CHARLES
NorIER, after the capture of Seinde, to LORD ELLENBOROUGH, both for brevity and
truth, is, howeves, far beyond it. The despatch consisted of one emphatic
word--" Peccuri," " I have Seinde," (sinned). Grice
comments: “It has been a common idea that the most laconic military despatch that
was ever issued is that sent by GIULIO CESARE to the Horse Guards at Rome,
containing the three memorable words: Veni, ridi, vici -- and, perhaps,
until our own day, no like instance of brevity has been found. The
despatch of Sin CHARLES NAPIER, after the capture of Scinde, to LORD
ELLENBOROUGH, both for brevity and truth, is, however, far beyond it. The
despatch consists of only one emphatic word: Peccavi”. According to the
Encyclopedia of Britain by Bamber Gascoigne (1993),[12] it was Catherine
Winkworth who, learning of General Charles James Napier's ruthless and
unauthorised, but successful campaign to conquer the Indian province of Sindh,
"remarked to her teacher that Napier's despatch to the governor-general of
India, after capturing Sindh, should have been Peccavi" (Latin for "I
have sinned": a pun on "I have Sindh"). She sent her joke to the
new humorous magazine Punch, which printed it on 18 May 1844. She was then
sixteen years old. The Oxford Dictionary of Quotations attributes this to
Winkworth, noting that it was assigned to her in Notes and Queries in May
1954.[13] The pun has usually been credited to Napier himself.[14] The
rumour's persistence over the decades led to investigations in Calcutta
archives, as well as comments by William Lee-Warner in 1917 and Lord Zetland,
Secretary of State for India, in 1936.[15] Grice comments: “According to the
Encyclopedia of Britain by Gascoigne, it was one of Gaskell’s Latin pupils, who,
upon learning of Napier's RUTHLESS AND UNAUTHORISED, but successful campaign to
conquer the Indian province of Sindh, remarked to Gaskell that Napier's DESPATCH
to Ellenborough, then the governor-general of India, after capturing Sindh,
should have been Peccavi. Gaskell sent the joke to the humorous magazine Punch, which
printed it. The Oxford Dictionary of Quotations attributes this to Gaskell as
per Notes and Queries. The pun has usually been credited to Napier
himself. The rumour's persistence over the decades led to investigations in
Calcutta archives, as well as comments by Warner and Lord Zetland, Secretary of
State for India. Refs.: “Napier’s Sin” – “A good story killed” The Manchester
Guardian. [15] Michael John Barry was another
who at this time (1857) shed no little brilliancy on Punch; and to him is now
credited the admirable "Peccavi" despatch—perhaps the most finished
and pointed that ever appeared in Punch's pages, and certainly one of the most
highly appreciated and most loudly applauded:— "'Peccavi! I've
Scinde,' said Lord Ellen[44] so proud— Dalhousie, more modest, said 'Vovi, I've
Oude!'" This brilliant couplet, according to the "Times," is
said to have been contended for by "both Punch and Thomas Hood;" and
it never was finally decided which of the two great humorists followed the
other. Their claims, indeed, are not irreconcilable. Latterly, the credit has
been claimed, with some show of authority, for Barry, who was generally
regarded in his day as one of Jerrold's peers in wit. It is curious to observe
that in the House of Commons debate on the Candahar question, Mr. P. J. Smyth
was reported to have referred to "the unexampled brevity of the General's
despatch after he had won his great victory on the Indus," in the quaint
belief that the first half-line of the epigram was Lord Ellenborough's actual
report. Grice comments: “Barry was another who at this time shed no little
brilliancy on Punch. To Barry is credited the admirable "Peccavi"
dispatch — perhaps the most finished and pointed that ever appeared in Punch's
pages, and certainly one of the most highly appreciated and most loudly
applauded: Peccavi! I've Scinde,' said Lord Ellen so proud— Dalhousie, more
modest, said 'Vovi, I've Oude!'" This brilliant couplet, according to the
"Times," is said to have been contended for by both Punch and Thomas
Hood; and it never was finally decided which of the two great humorists
followed the other. Their claims, indeed, are not irreconcilable. Latterly, the
credit has been claimed, with some show of authority, for Barry, who was
generally regarded in his day as one of Jerrold's peers in wit. It is curious to observe that in the House of
Commons debate on the Candahar question, Smyth was reported to have referred to
“the unexampled brevity of the general's despatch after he had won his great
victory on the Indus,” in the quaint belief that the first half-line of the
epigram was Lord Ellenborough's actual report – when it was Napier’s confession
of his ruthless and unauthorised act in his despatch to the governor -- incominciando
dal terzo carattere w. e da queitoiì no all'altro carattere /.del secreto
numeraremo cinque caratteri, quindi
prima di ritrovare il terzo carattere r. numeraremo dicci carattcri, e così
delli altri, che per facilità abbiamo NOTATI con punti, ed in quefìo métte
collocheremo da parte li numeri delli caratteri, che s'interpongono tra l'vn
punto, c Taltroj cioè numerando dal primo carattere fmo all'/», aueremo il
numero 5. e dall' w. fino all'/, aueremo il numero s, da_, questo fino air r, averemo
il numero i o. e cosi facendo
delli altri raccoglieremo li numeri seguenti . 5, 5. 10.4. 22. 25. I. IO.
10.45. I(). 21. II. 2. IO. IO, 5. Oltre
di ciò aueremo un alfabeto, il quale sia dispofto non coll'ordine naturale, ma
con qualfivoglia altro ordine j e sopra il detto alfabeto si collocheranno i suoi
numeri corrispondenti alli caratteri, il quale alfabeto così disposto seruirà
di chiave. Supponiamo per tanto che sia
dispofto nel modo seguente, I. 2. 3. 4.
5. C, 7. 8. 5). lo. II. 12. 15, 14. 15. 16. 17. 18. Ip.20, a. r. n. d. b, d. f. e. i. h.
1. m. s. u. t. e. g. p. q,
z. Per nascondere dunque li predetti numeri, che mostrano il segreto nascosto
nel primo paragrafo della lettera, componeremo il secondo paragrafo in modo,
che la prima lettera fia». la quale INDICATA il primo numero 3. pofcia dopo la
prima virgola incominciaremo la parola con la lettera ^. che indiorà il secondo
numero 5. Similmente dopo la seconda virgola, incominciaremo la parola col
carattere/;. chft«» DENOTATA il terzo numero cioè i o. e così degl'altri
caratteri, z^ numeri. Si oflrerui che fe vi farà alcun numero maggiore, il
quale non si ritrou^neU'alfabettOjfi donerà aver riguardo solo alla seconda
nota numerale, incominciando la parola col carattere à tal nota corrisponaente,
guanti alla quale parola cfoiirannò '^recedòre due punti in_i luogo r'jeiJa
virgola, i quali due punti mostrcranno, che la prima nota_» nmiiP-vale farà 2.
e quando la prima nota numerale farà 5., dourà precedere vn punto, ed una
virgolasse vn punto fermo quando la nota numerale farà, Per tanto il fecondo
paragrafo della lettera potrà ei'er questo, ^cn ho potuto/:» hora, benché io la
desideri, avere occasione di parlare con Antonio yOYide mi dispiace: reH^wdo
defraudato dal deJJderto di femirui: non ho pero perfa U [piranha ^anzi credo
che prejìo, auero commodita, oggiforfi di abboccarmi con esso. u^el reHo
sempre, t^m ogni occorenza farò pronto 5 anzi prontissimo a seruirvi la vosra wodejìia
non'vi, ritenga di commandarmi auete un servo fedele y abbiate ogni confidanzj^
con me^ ne ut f cordate di un mHra Ajfctionatifftmo &c. In questo modo di
scrinerefele interpuntioni per maggiore facilità non foflero del tutto
acconcie, e pofte a suoi luoghi, non perciò li darà sospetto alcuno, come ho
auiiertito di sfopra^e sempre il segreto starà nascosto, senza poterfi
intendere da chi non ha la chiavcj cioè la disposizione del sopraposto
alfabeto. Ma il corrispondente, o amico, il quale sia partecipe della chiaue
josseruerà il primo carattere ». al quale nella chiave corrisponde il numero ^.
e pofcia il carattere.^, che fc"U!ta dopo la prima virgola cioè ^. a cui
corrisponde nella chiave il numero 5. indi dopo l'altra virgola ritroverà il
carattere h, a cui corrisponde il numero io. più avanti ritroverà il
carattere^, a cui corrisponde il numero 4. Poco dopo ritrouerà il carattere r.
a cui corritiponde il numero 2. e perche al detto r. precedono due punti, che
SIGNIFICANO – nautrale o non-naturalemente? GRICE -- il numero 2. perciò noterà
il numero 22. e così ritroverà tutti li altri numeri; con i quali avcrà poi
facilmente nel primo paragrafo della kttera, tutti li caratteri che formano il
segreto nascosto, Ter^o f^oào ài fcrluere in zifra fatile ^che non da alcuu
sospetto 3 ne può intendersi da chi non ha la chiave» Q Vello, che ferine, e
similmente quello, a cui si ferine, auranno una serie, ed ordine di caratteri,
com'è il posto qui sotto, ed ambidue s’accorderanno aflìeme di scrivere in una
tal chiaue determinata, quale farà una parola, o molte, O SIGNFICIATIVA – come
PARROT --, O NON SIGNIFICATIVA – come PIROT -- come lorc pili piacerào A B M A
B C D E F G H 1 L M N O P Q R S T V Z A B C D E F G H I L M N O P Q R S T V Z A
B C D E F N O P C L R S G H I L T V Z M A B C D E F G H I L O P C L R S T V Z M
N A B C D E FG H I L P Q R S T V Z M N O A B C D E F G H I L Q R S T V Z M N O
P A B C D E F G H I L R S T V Z M N O P C L A B C D E F G H I L S T V Z M N O P
Q R A B C D E F G H I L T V Z M N O P Q R S A B C D E F G H I L V Z M N O P Q R
S T A B C D E F G H I L Z M N O P Q R S T V ;!pnj ••0'> Il ^'5 /> CU ore
cuorecuo r ecuor ecuorecuo :i Il tuo fratello è stato ammazzato,>> Di poi
nell’ordine de’caratteri posto di sopra si cercherà la prima^ lettera e, della
chiave rielli caratteri più grandi, la qual lettera e stà nella seconda riga, e
perche sotto il e della chiave v’è la prima lettera j. del segreto, cercheremo
nella seconda linea la lettera i, delli caratteri più piccoli, ed in vece di
essa fermeremo quella, che vi stà sotto cioè àferpendo{l!uoniptrò,/ono
gl'auuifi dell'armata yi>uoni[iìmi quellt dei nofìro CeneraliJl/tmOiÀcui. è
riyfcito yfcuidare dalli alloggiamenti n nemico ? Q ode fi per tanto Jpermdoxhe
il Turco si risolverà ad abbandonare l'intprefa^ Se altro accader a ^mandaro
auutjo iiJoiin tanto fiate [ano ^ godete dt fotefi\ ^ria.; non. fate,
dfordini^e ricordateui di onorartni de m^ri commandi f^c. U cQtrispondente
consapevole dell’artificio, aperta la lettera, noterà per ordine tutti li caratteri,
che seguitano immediatamente dopo le virgole,^: interpuntionì, quali ritroverà
essere li seguenti cuQ re cuore cuore zubba fgfafmugne., Sopra de quali egli
scriuerà la solita chiaue 5 poi cerchersi la. prima^! lettera IìR
fcrluercinxifrafi servono alcuni delli numeri corrispondenti alle lettere j ma
perche cosi facendo, rifte(ro numero vale sempr«-» ^erla medesima lettera j
perciò riefcc facile rintenderc, e cavare dalla 2Ìfra il segreto nascosto; Noi
dunque in vece di scriucre li numeri corrispondenti alle lettere, cioè /. per
a. 2. per L 5. per e scriuercmo vn altro numero ,che sìa moltiplice di eflb j
fi che poi quelli numeri divisi per vii altro numero si abbia il numero precifo
cornfpondence alli caratteri. Per efempio volendo lu scriuere quelle parole non
ti pdire di Pietro, scriuerai questi numeri in tal forma 5 9, 42, 3 9« 5 7, 27.
i 8, 27, f 2, 5, 5 1, 15. 12, 27.45,27, 15, 57> 5 i,42. dove i punti sono
quelli, che dividojio le parole vna dall'altra, eie virgole dividono le
lettere: quelli nujmeri dunque divisi per il numero 5, fil quale serve di
chiave) danno li aìumeri seguenti 15,14,15. I9,p.6,p,4, i, 17, 5. 4,9. MjP,
5)«9, 17,14. IL PRIMO NUMERO SIGNIFICA »«» jpoiehe il i ?.corrifp. Io. I7« iS.
ti?. 29. H. 12. 13. 14. 15» I. %, 3. 4. 5. 6. 7. S. . ICt li. tf. 10. II. 12.
13* 14. 15. i^. 17. t. 1. 3. 4. 5. 6. 7. •• P. IO» 19. 20. II. 12. 13. I4. 15.
16, 17. 18. '•= •* 2 I '• ^* 5* 4* 5. ^» ?• "• 9* i®» ^ I ipi II. 12^. I3«
14. ts. i^. 17. IS. 19 H ST 5^ Si determini una chiave, sopfa cui si auerà da
scriuere, ta quale consisterà in alcuni numeri, più, ò meno, conforme si
vuole_^, pur che niun numero ecceda il venti. Sia per essempio la chiave
composta delli quattro numeri seguenti, cioò 7. 12. ?. 8. Volendo metrtere in
zifra queste parole, ^on it firmare in l^oma, cercherai nelle lettere poste qui
a lato la lettera N. è nella riga corrirpondcnte iln^.y^ ma in luogo del 7.
scriverai quello, che vi è posto Tetto, cioè 12. Di poi prenderai la seconda
lettera del segreto, che è O, e nella riga corrifpondente cercherai il secondo
numero della chiave, che è 12. ina in luogo di 12. scriuerai il numero
sopraposto, che è'(5. similmente prenderaila terza N, e nella riga
corrispondente cercherai il numero 3. della chiane, ma in luogo del j. metterai
il numero pofto di fotto, cioè 1 8. cesi farai di tutte le altre lettere, ed
averai li seguenti numeri 1 2. (?. 18. 15. 1 1. IO. 15. 15. 12.2.20. 20. 1
1.7.20.14. 12.2. quali fé manderai al suo corrispondente, fingendo, che fiano
numeri di altre cofej non cagionaranno sospetrpje quando ben'anehe vi foflfe
per altro alcun sospetto, la zifra è tale, che non potrà mai esser inteso il
segreto j perche la medesima lettera muta sempre numero per cagione della
chiave, come si può facilmente osservare dell’esempip allegato.'' ^ ' t-^'-i >■•%. t'?.
•:£ *o.!: .^?. .?? .A,1t r .-t .^ i ki. D l l ''^, 8-. ■ • t : t .on,^l .1? " M «:i Ti * "» •? t£ oi i *T '^ t%t
l^ :14 a? «Q? «^2 I ',3 y Settima Si §. VII, Settima x'tfra cen numeri,
QVellOjche scriue, è quello a cui si scri'ue, abbiano rvno, e l'altro alcune
virgolette di cartone, o di rame, o di legno con sopra notati i numeri e
lettere, come si vede nelle seguenti . * VI 2 B 4 5 6 7 8 ( .« 2 ■ b* ■d e S g
il i T n o X 7 t li t I 2 4 7i loi ili I2i .I>|, ^7 il 19 2Ó 1 b C e T g i T
m n o P a r s t u z a I 2 4 7 9 lo I I 12; 11 1(5 17. i5' !>> 20 e e ^—
cr ?> h T T m n 0 P »— • q r s I u a i' 2 7 8 s» Jo 1 1 12 (4 i7 16 iS I7
'2ÒI d e il h* i T m n 0 P r s t u z a b e 2 i ■ 4 I 9" IO Ili 16; 17 ì8,
IP 20 e 7 g i T m n 0 i 2. r s t u z a b e di 1 1 >^\ 2! 1' 4 il _9 II 12 13
14 (5 16 18 19 lo' f a ti i> T ! m n. 0 P r ., s '^ t u z a b e 11 2 1 4' I
5i 8 II' 11 u I6 17 il 19 20 g h i m n z P q 7 s t U z a b e d e 7Ì 2' II 7
•>— • ■ 6 Ji 8| 7 10 i7 i7! '7 "7 18 i^ 20 : h ! ^ 7 m n. z q r s t^ u
z a b e 7 r 7 g I 2 4 7 8 i IO IC II IJ i7 '7 18 19 20 V Quelle verghettc si
potranno proseguire fino al numero di venti, che cosi ciafcuna sarà diversa
dall’altra; ma balleranno anche meno per il nostro intento: servendosi noi
dunque delle sole otto qui pofte, e volendo per esempio scriuere:,: “Pietro è
morto,” per scriuere il p prenderemo iU'n:-iih mo qualfivoglia delle dette vei
ghette^ per esempio quella, che ha ili fronte il 5. e troverernojclie in essa
alla lettera;» corrisponde il numero IO. onde noteremo questi due numeri 5.r o.
coli in luogo della lettera i, scriuerenio 8. 2. CHE SIGNIFICAnell'ottava
verghetta il secondo luogOj Oiiero 4, tf, CHE SIGNIFICA nella quarta verghetta
il sesto luogo &c. e per togliere il sospetto che potrebbero recare questi
numeri, li potremo scriuere come sé fossero tauole astronomiche, ponendoui
avanti il C, & M» quasi che IL NUMERO CHE SIGNIFICAle verghette
SIGNIFICAsse i gradi 5 e l’altro numero SIGNIFICAsse i piinuti di qualche
fcgiio qelei^c; il che refleropio potrà stare così, ^ C. 5 . G. 8. G. 7. G. ».
G. 5 . G. a. G. ^. G. 1. G. 2. G. 5. C.7. G. 9^ ~ M.IQ.M. 2» M,ip.
M.i7.M.i2.M,i i.M.^o.M.^i.M. 1 2.M.14.M.1 ^.M.^, Quando dunque l’amico tuo
vorrà leggere una tale scrittura, prende-' là le verghette per ordine cioè la
quinta, Tottauaj la settima &c. e queste le ponerà l'vna dopo Taltra
alzandole, ed abbacandole si, che s'incontrino insieme li secondi numeri 10.
2.19. i7«&c. Poiché con tali niji^ in?ri auerà gnqora \c predette parole,
“Pietro e morto.” Un altro modo di scrivere in ^ifrsJimUi 4I precedente SI
abbia no le tavole posse qui sotto segnate con LI DODICI SEGNI DEL ZODIACO, in
quella forma che qui si vede, con progressione di numeri, Hiuno de quali sia
maggiore del 30. per esprimere i gradi di tali segni. Volendo dunque scrivere
“Paolo” in luogo del Pi scrierai G.24. onero G. 25. ouero G.22.§ic.cosi in
luogo di « scriaerai G. il. ouero G. io. e cosi le altre lettere di mano in
mano. Li collocarai poi seguitamente rvno dopo l'altro in modo che ftmbri. vna
tavola astronomica. ^9 Auercait Jr a Illa bi2 C15 loia CI2 C15 e 14 {16 gì? hi8
i Jp I 20 raii n22 o 15 P»4 q25 r i6 ( 27 C28 U29 biojb 5 e II e Io d 12 d II e
15 e 12 f i4f 15 gM fi5 gi6 hi7 hi^.h 15 i i8ji 17 i 16 I iPjl 18I 17 mzo^mip
mi8 mi n2o n 19 022 021 02Q p25 ;P22 p2I SS fi • a 8 (a 7 b 8 e 9 d lo ei I f
12 np sa a 5[a 5 b 7 b 6 e 8 e 7 d 9d 8 e Iole 9 f Ii'flo hi4'hij h II, i 15 ji
14 i 15 1 i5 1 !5 1 14 mi7|mi^ nn5 n lèin 17 n i5 o ipjo 18 o 17 p2o, pippi8 gU
q 24 425 q22 q2I r 25 jr 24 r 23 r 22 f 26 f 15 f 24 f 25 ti? U28 Z19 t adi c
25,c 24 U27 ui^s m^ q2o q C9 r 21 r 20 r 22 f »i t 25 t 22 a b 1 .. iM6 3J 4'=l
« Jb i«6 K ^la 2:a Ha 30 5|b 4'b i\k 2bi9 e ole 5 |c 4|c 5 C28 d 7 d ó'd 5id 4
d 27 e sic 7ie 5 e 5 e 2^ f 9f 8f 7f 6 f 25 giog ^g 8|g 7g24 hii b lo h s> h
8,h25 i 121 II ji loi pji 22 1 I? l 12 il ni «o l 21 0114 mi3 mi2^mn'ifn20 a 15
n 14'n ti n lin ip Q 160 1.5 |o 140 150 18 pi7:pi6!pi5 PI4'P»7 qi8qi7 r ipjr li
r 2,o;f 19 e 21 |t 20 U 24 U2JU22 U 21 ^28'l27lZ %6*Z2$ Z 24li23'£ 22 q I5qi5jq
^^ r 17 r i6 r t5 fi8f 17 e ip't 18 U20ÌU IP r 14 t li U 12 £21 Z20Ì£ Ili
Auuertafi, che in qucftc tauole fi è fchiuato il cominciare dallVnrà tà » ma fi
è cominciato dall' vndici, per Icuare ogni fofpjstto,il che configiiamoa fare io
ogni altra uuola. .ty^'-..,imm 34 Volendo dunque scrivere GuarJati Ja Pittiò
Tefcmpìt (iiaì n«I modo che feguQ. V I uì, I V ♦H, I C, 17. I G. »?. \ G. 10.
Q. 19 I cofì fbrme esprimono di essere in diversi gradi delli segni del
zodiaco; nel qual modo oga uno potrà formarsi le tauo« k a suo piacere j
potendofi queJftc disporre in molte maniere, per esempio in luogo di cifticuna
lettera, potrai usare qual si voglia € nel medesimo modo egli potrà rispondere
benché cieco. In oltre si potrà trattare viccndeuolroentc in segreto co vn
cieco per mezzo di un libro di molti fogli: ponendo tra fogli medesimi vari
segni, si che i'vnofia dittante dall'altro tanti fogli quante il numero
corrispondentc al carattere del alfabeto, che vogliamo indicarejd: acciò il
segreto retti maggiormente nascotto, daremo alli caratteri dell’alfabeto vari
numeri feni ordine naturale 5 come farebbero li seguenti. i 3. 2. I. 7. 8. 9*
lo. 4. 5. 6, II, I). I J.I4. 15. 2o» fp. 18. I7.1tf« a b c d e f g h i l m n o
p q r f c v z E volendo indicare il carattere g* numeraremo dal principio del
libro dieci carte, e dopo la decima metteremo nel libro un segno di car13, 0
altro; ovvero piegaremo la carta medesima j volendo indicare il d seguitaremo a
numerare sette altre carte, e dopo vi metteremo un altro segno, e cosi
seguitando finoche sia compito tutto il senso segreto. Questo modo si può
variare in molte forme facendo seruire diverse sorti di segni per diverse
lettere, ovvero diverfe piegature impiegature empiegature di carte, bora di
sopra, hor di sotto, hor alla dettra, hor alla siniftra del libro; si che il
diuerso numero delle carte, e la diversa sorte di segni combinati insieme
denotino li diversi caratteri. Il modo di dare minor sospetto, e difficilissimo
ad esser ritrovato da chi non ha la contra-zifra, può esser questo. Aabbiansi
cinque segni diversi da mettere tra una carta, e l'altra del libro j la
diversità de’segni otrà essere, che vno sia vna lifta fottile di carta, raltro
vna lifta parimente di carta ma piegata per lungo, il 3. vna lista simile
piegata da capo; il quarto un’altra iifta piegata da piedi, il 5. vna lista
piegata da capo, e da piedi. Aciafcuno di quefti segni si attribuiranno quattro
carattc!ri, che saranno in tutto venti. Volendo poi indicare il primo di quelli
quattro caratteri, posto il segno in qualfivoglia luogo cominciando dal
principio del libro verso il fine, ò dal fine verso il principio tra IVna-j»
carta, e Taltra fi piegherà la carta, che sta alla destra parte del segno, c6
vna piegatura, come fi fuole, nella parte di sopra; e volendo indicare il
2**carattere si piegherà la medefima carta nella parte di fono: per indicare il
4J il terzo carattere si piegherà la carta siniftra nella parte superiore, o
per indicare 4°. carattere si piegheri la medesima carta nella parte inferiore
j così faremo di tutti li altri caratteri attribuiti a gl'altri segni si che la
diverfità delli segni, colla diversità della piegatura delle carte, indicfai la
diversità delli 20. caratteri. Molti altri modi si potrebbero INVENTARE – “I
can invent a new language – call it Deutero-Esperanto” – GRICE --, quali ognino
potrà facilmente ritrovarea similitudine delli precedenti – cfr. Myro’s SYSTEM
G, based on Grice’s SYSTEM Q – or Austin’s SYMBOLO and Whoof’n’Poof –a whole
term writing dots on pieces of paper; a quali voglio aggiongerne vn altro non
meno ingegnoso, benché alquanto laborioso. Si pigli una tavola di legno dolce,
e molle, e con caratteri da ftanv. pa, quali però vorebbero essere di ferro, o
altro metallo fodo, più tosto che piombo, ed alquanto grandi, s'imprimano nella
tavola le parole del segreto – LISTEN DO YOU WANT TO KNOW A SECRET --, facendo
rientrare in dentro il legno j di poi con vna pialla, si fpiani la tavola
levandone tutto il legno, che foprasta alli caratteri impressi, in modo, che
resti tutta piana. Questa tavola s'inui; al cieco il quale la metterà neiraqua:
& in breve l’aqua penetran ào per i pori fari rialzare i caratteri
compressi, si che il cieco TOCCANDOLI CONLLE MANI – alla BRAILE -- potrà
leggere ed intendere il segreto. In questi modo si pojfa parlare, o rnamfeUarc
ì suoi fcnji 4 chi ^t^ lontano fenza mandare ne letjtre ne mejfaggtere^ JTIft
«^^'Arie inticntloni h sono ritrovate per manifestare i suoi fl^nfi, ^\Éj4?^ e
parlare a chi (la lontano PER VIA D’ALCUNI SEGNI VISIBILI – Roman smoke signals
– signify fire --, p\\Jv^^ le quali deicriueremo nell'arte maestra, con molte
altre ¥&i^^ cosejcheaqucfta materia s'afpettano.Maperrhe le fu dette
inuentioni feruonofolo per parlare : Ila diltanza di pochenilgliaje di più fono
alquanto labonofea pratticarfi: perciò ne defcriuerò qui due altre mie molto
più facili delle ritrouate fu/ bora_., con le quali pot^-emo parlare alla
dilania di trenta, et anche piu mi olia_Je Sedunque quello,con cui vogliamo
parlare farà in Iuoctoj ne! quale fionpofla penetrare la vifta, per eflerui di
mezzo alcuna collina, muraglia,© altro: potremo nulladimeno parlar facilmente
con efib lui in_a quefta forma. Spararemo vn mofchetto, e fé queflo.per la
molu; diftanza, non potefle vdirfi, vn grofìfo mortaro, onero vn pezzo di
cannone | «quello farà il primo fegno 5 che daremo a quello, con cui vogliamo
parlare. Tanto egli 5 quanto noi hauremovna palla di qualfivoglia materia
pendente da vn filo, o catena, con il moto,&ondutioni della quale fi mifuri
il tempo: ma è neceflario chelVno, e l'altro (ìlo-da cui pendono fofpefe in
aria le pallejfia della medefima lunghezza, accio i moti, et ondationiiiano
parimente vguaii. L'amico dunque vdito il primo fparo fi accoderà al fuo filo,
e pallajC noi fimilmente alla no(ìra_i : All'hora faremo vn altro fparo, e nel
medefimo tempo daremo il moto alia palla pendente dal filo, acciò faccialelue
ondationiiil che farà anche l'amico lontano, tofto che ode quefto fecondo
colpo: Volendo poi noi fignificare la prima lettera del alfabeto
afpettaremo,che la_# palla habbia compito cinque ondationi,& all'hora
faremo vn altro fparo jfimilmente volendo dopo quello fignificarela feconda
lettera_> dell'alfabeto, afpettaremo chela medefima palla habbia terminato
dieciondationi, e fubito faremo vn altro fparo j per fignificare la terza
lettera afpettaremo quindici ondationi della palla; e così dell'altre j in tal
maniera ancor e he fi vfafle qualche negligenza in sparare vn poco k, piti 45
più pretto, o più tard© del tempo «on fi potrà pigliar' errore dall'amico
lontano; polche lo fuarionon farà mai più di vna,odueondationi. Non potrà ne
anche cagionai* errore il fentirfi Io fparo lontano, molto tempo dopo che fi è
dato fuoco aljmortaro, o cannone 5 poiché tanto tempo paflèrà di mezzo all'vno
fparo, e l'altro, quato di mezzo al vdnfi dellVno, et allVdirfi deiraltro. più
facile farà il parlare quando l'amico lontano fia in luogo non., impedito alla
vifta; poiché in tal cafo, fé farà di notte in luogo dello fparo, potremo
moftrare vna torcia acccfa, e poi nafconderla mentre-* che la palla
falefucondationiie di nuouomoftrarla dopo cinque, o dieci, o quindici >
onero venti ondationi, conforme le lcttere,che vorremo fignificarc ; et cflèndo
di giorno,farcmo il medefimocon vna bandiera,© altra cofa vifibile da lontano
in luogo della torcia : ma queiU di notte fi vedrà molto più lontano.
Ofleruifianchora che con la torcia, o bandiera fi potrebbero abbreuiare
roperationi,feruendofidi più torc ie, o bandiere j in modo che, per efempio,
volendo denotare la prima lettera deiralfabeto,fi moftraflc vna torcia dopo
cinque moti, et ondationi della palla ; e volendo denotare la feconda lettera
fi moftraflero due torcie parimente dopo cinque ondationi ; volendo fignificare
la terza lettera fi moftraflero tre torcie dopo il medefimo tempo ; volendo poi
denotare la quarta lettera fi moftraife di nuouo vna torcia fola, ma-» dopo
dieci ondationi, e cofi dell'altre . Qyefta inuentionedidare
diuerfofignìficatoal medefimo fegno dal diuerfo tempo, in cui fi moftra, può feruire
alle perfoneinduftriofe per fondamento di molte altre inuentionij et a me bafta
per bora-, haucilo accennato. Vn altro modo propongo per parlar da lontano, pur
che fia in luogo vifibile,che può feruire alla diflanza di vinticinque,
trenta,e più miglia particolarmente di notte.Si facciano tante tauole di legno
quadre, t-* larghe vn braccio almeno, quante fono le lettere dell'alfabeto
j& iii^ ciafcunatauola sentagli vna lettera grande quanto è la
tauola,ficheiI taglio fiagroflbdue deti,'e palli dalfvna all'altra parte della
tauola-/, poi fi copra elfo taglio con carta rofla, fottilc, e trafparente:
facciati poi vna feneftrella della medefima grandezza delle tauole : alla
qualci» feneflra di notte fi applicheranno fucceflìuamente le lettere intagliate
nelle tauole, le quali trafpariranno da lontano, tenendoui dietro vna torcia:
onde fé l'amico lontano farà prouifto di vneccelente cannocchiale, potrà
diftingucre le predette lettere trenta, e più miglia lontane^. Si poffono
anchora fai riflettere, per mezzo della luce, e dell'ombra M i 5® I caratteri
sì,che comparìfconoropra !e muraglie di alcuna càfa Ioni ranaje ciò in moke
maniere j come diremo alcrouej in tanto io qui ac* far sì, che vn tal muto
fciolga la lingua, et impari a parlare ^ e qu-llo che è più mirabile intenda
benché fordo l'altrui parole . E ve ne fono alcuni efempi, quah mi piace di
riferire. Racconta Digbeo nel fuo trattato 4e natura corporum cap. 2 ^.num. 8.
che vn nobile Spagnolo, fratello minore del Conteltabile di Cailigiii»,, fordo,
e muto dalla fua nafcita in modo, che non vdiua ne pure vna bombarda fparata
vicino alle fue orecchie, dopo hauer tentato ognarte de Medici in vano,per
aquiftare rvdito,e per confequenz.a la loquela, che li mahcauafolopernò poter
imparare a parlare dall'vdire l'altrui parole j finalmente vn certo Sacerdote
fpagnolo, sì offerì ad '\n(Q-r gnargli non folo a parlare, ma anche ad
intendere le parole de gl'altri; i\ che fé bene cagionò da principio le rifa ne
circoftantiinulladimeno dopo qualche anno fi x'ìMq riufcito,con ftupore di
tutti j nel qual tempo con molta fatica, &: allìduaapplicatioue dello
fcolare,e del maeftro jnfienie,fi fece in tal modo, che intendeua beniflìmo
ogni parola proferita da altri, anche in linguaggio difficile, e di cui non
intendeua il fignificato, ma pero egli la ripcteua felicemente, e parlaua nella
propria lingua,e rifpondeua fenz* alcuna difficoltà >haucndone fatto più
volte rifperienza il Sereniamo Prencipe di Zambre, parlando nella propria
Ìingua,di cui è molto difficile l'articolar le parole j& ilCaua^ liere
Digbeo medefimo afferma di hauer più volte parlato con queftp nobile fpagnolo,
et hauere ammirato com'egli ripeteua le parola-* proferite da vn altro con voce
fommclfa, e lontano quanto era la lunghezza di vna gran fala. L'ifteflb è riufcito
al Prencipe di Sauoia fratello cugino del Duca prefence, come mi hanno
atteftato perfone,che hanno trattato con efla ., . lui. 5* li:i,huomo di
vìuaciflimo ingegno: e vi fono ftati due nofìri Padri, che dal folo veder
muouere le labra diquellijche parlauano, incendc uano le parole j come
riferifce il P. Carparo Schotci nella fua Fifica-i curiofa lib. 5,cap. 3J,
Niuno però, ch'io fappia, ha fcrittodel modo,che{ìdeuc tenera-» per apprendere
queft'artc veramente mirabile^ onde ho (limato, che jion fia per ifpiacere, fé
io qui ne dirò ciò, che fento. Deuefi dunque» confiderare 5 che nel proferire
ciafcuna lettera dell'alfabeto, tanto Italiano, quanto Latino, Greco, Hebreo,
odi altra lingua,neceflariamenle fi fa diuerfo moto, o nelle labra, o nella lingua,
o ne denti, o in tutti afiìeme 5 hor* aprendo più la bocca come nell'Arhora
meno come nell* E : hora prima ftringcndo le labra, e poi aprendole, come nel B
: bora aprendole, e ftringendo i denti come nel C : e così dell' altre . Ciò
che fuccede nelle lettere folitarie,fuccede parimente nelle lettere
accompagnate, cioè nelle fiIlabe,epoi nelle parole intiere . Se dunque
alcunofiauneLzeràa conofcerc tutte le differenze di queftimoti, potrà pariméte
intendere cio,che vien detto da vn altro,bcnche no oda la voce; e per
confeguenza imparare a proferire le medefime parole, procurando d'imitare tali
moti di labra, di denti, e di linguali che non fideueftimare tanto difficile,
come a prima vifta raffembra, percloche ogn'vnodinoietiandio prima, che haueffc
IVfo della ragione, imparò a proferire le parole con marauigliofa induftria
della natura, che (limolata dalla nece(Iìtà,fi affaticaua d'imitare l'altrui
parole,con dare alle labra vari modfm tanto, chp ritrouaflfe quello, che
articolaua )a ricercata parola. Ma molto più viene diminuita la difficoltà di
apprendere queft'arte in vnfordojdallaprouida, e cortefe natura, che al
diffetto di vn fenfo fuole fupplireconla perfettione de gl'altri j onde fi come
alcuni priui di vifta, con il tatto riconofcono tutte le diuerfìtà de colori:
come ho raccontato di fopra,compenfando(ì il mancamento delia vifta con la
perfettione delli altri fen(ì,edeirimaginationc non diftratta dalli oggetti
vifibili : così il difetto deHVdito fuole ricompenfarfi dalla pcrf^tttone della
vifta, e parimente deirimaginatione,e memoria,non diftratta dalli oggetti
ftrepitofi j ond'è che il (ìlentio fi chiama padre, e maeftro delle
concemplationi. Hor venendo alle regolc,chefi deuono pratticareda chi vuole
farfi tnaeftro inqueft*arte;dicochefi deue primieramenrc hauere auanti a
gl'occhi del fordo vn alfabeto, et incominciando ad accennare al fordola prima
lettera, nel medefimo tempo proferirla con moto gagliardo della bocca, e della
lingua, accennando al fordo^che anch'egU prò 4P procuri d'imitare l'ifteflb
motore ciò fi dcuc fare fin* tanto, che imitandolo perfettamente proferifclii
ciafcuna lettera, il che riufcirà in_. poche lettioni . Apprefo che haucrà il
fordo tutto J*aIfabcto,dourà aUuezzarfi a proferire ii monofillabi,comc fono
gl'articoli //, 4/, / aura fpiritus inclufxy atque occulia ccncitum. Dal qual
mQdodifauellarc raccogliefi p che moflb non era da vento eftrinfeco, ma più
tofto da vn fiato chiufo nelle parti interne della machina, che ftauafene
equilibrata nell'aria. Racconta parimente Adriano Romano, che il Regiomontano
famofo Aftronomo,e matematico fabricò vn aquila, la quale volò incontro a Carlo
V, mentre faceua la folcnne entrata in Norimberga, e con eflb Carlo ritornò
addietro accompagnandolo fin* dentro la Città. Boetio famentionedi certi
vccelletti formati di rame, che volauano non folo, ma cantauano ancora. Glica,
e Manafle raccontano, ch'altri fimilivccellihauefle apprefo di fé l'Imperatore
Leone. E più modernamente habbiamo dal noftroP.Famiano Strada che il Turriano
ingegnere valorofifiìmo, faceua volare certi vccelletti per le ftanzc di Carlo
quinto, mentre ftaua ritirato dopo la rinuntia del fuo gouerno fatta al fuo
figliuolo Filippo. Eflendo che dunque niuno ha tramandato a pofteri queft'arte
tanto ingegnofa^ e diletteuole, mi è paruto di doner fodisfare alla curiofità
de machinifti,eon accennare in qual modo fi poiTano imitare fimilivcceU 5ili ;
il che llimo fi pofla pratticare in più maniere. Primieramente ciò f: può fare
con inanticetti moflì da ruote dentate :Fabricata che iiaraiiuila, colomba, o
altro vccello di materia legoerequanto piufia podi bile 5 fé li faranno le Tue
ah di penne, odi altra materia atta per riceuere il vento, e fi connetteranno
al còrpo dellaJ colomba per modo tale, che fi pollano agitare, e muoucre facilmente
: pofcianel corpo della medcfima fi acconcieranno alcune ruote dentate, le
quali fi muouano p mezio di vna fufta nel modo mcdefimOjchVfafi ne "li
oriuoli j quelle ruote mouendofi faranno alzare, $^' abbaflaredue piccoli
mantici conncfii allMtjma ruota, che fi muoue più veloceméte, in modo, che
mentre l'vno fi alia, l'altro fi abballi, il che non è difficile a chi ben
intende il modo, con cui le medefime ruote de gli orinoli muouono il tempo, o
librile dell'orinolo mcdefimo; Il vento de manlicettifi farà vfcire per due
piccole cannette fotto l'ali ne fianchi della colomba, in modo tale,chevrtando
nell'ali medefime le muouino, eoaqualche incerottione si, che dibattendofije
per conieguenza rcfiften(toaU'^riajfi {blleuerannoinefia,e daranno il volo alla
machina, il quale durerà fin tanto, che perfeuererà il moto delle ruote,e de
mantici; e quefto modo fembra conforme a quello,che riferifce Aulo Celio
citato, i - ; 11 fecondo modo fimile al precedente farà, fare' le medefime
ruote dentate, che in vece di muouere i manticetti, o il tcpo dell'oriuolo muo»
uano immediatamente le ali con moto proportionato alla grauità della machina,
fi che fia fufficiente ad alzarla in aria, e farla volare. . Terzo fi potrebbe
ancora condcnfare violentemente l'aria in vna^ vefica, o vafo di vetro chiufo
nel corpo della colomba, fi che poi apredo il vafo co vna chiauetta, e
lafciando vfcire l'aria per due Gaoneìfini fotto Tali, quefiia con il fuo
impeto fofpingeffe l'ali medefime j ma poco durarebbe vn tal moto,&
andrebbe prefto mancando. Quarto finalmente fi potrebbe far folleuare in
arialVccclIo in quel modo,che fi foUeua vn vuouo pieno di ruggiada
fi:illata,pofto a raggi caldi del Soie, fé nel corpo dell'vccello medefimo
chiudèffìmo TvuouOjO vefica piena diliquorefottili{Iìmo,ehc facilmente
rarefatto dal colore del Sole fi folle uafle. E quefto, e quanto ho voluto
accennare in quefta materia, per aprir la via a gl'ingegni perfpicaci in ordine
a pcrfettionare quefta inuentionc, e ricrouarnc altre fimili j e per
inftradarmi ad vn altra mia inuemione più marauigliofa, cioè ' ri^ V,'! • ;iì
6*nGob Féthricàrt 'vriA naut^ che camini fofientata fopra l* aria 4t remi, ^ h
vele \ quale fi dimoerà poter riufcirs nella prattica» [ON fi è fermato nelle
precedenti inuentioni r.irdire, e.^ curipfità deirintelletto humano j ma in
oltre ha cercato comegl'huomini poflanoanch'eflìiguifadi vccelli vo» lare per
l'aria; e non è tbrfi fauolofo ciò, che di Dedalo^ e de' Iccaro fi racconta;
Imperciochc narrafi per cofa.» certa, che vn tale,di cui non fouuiemi il nome,
a tempi noftri con fimi. le artificio, pafsò volando dall'vna all'altra parte
del lago di Perugia-^: benché poi volendofi pofare in terra fi lafciò cadere
con troppo impeto, e precipitò a cofto della fua vita. Ninno però mai ha
ftimato podibile il fabricare vna naue, che fcorra per l'aria, come fc foffe
foftcnuta dalPaque j imperoche hanno giudicato non poterfi far machina più
leggiera dell* aria fteifa, il che è necelTario accio poffa feguire l'effetto
•dcfidcrato • j3.iio^nvm;f; JL Hor* io che fempre hebbi genio di ritrouare
inuentioni di cofe lc-> più difficili, dopolungoftudio fopradi ciò, ftimo
hauere ottenuto l'intentodi fare vna machina piu leggiera in fpecie dell'aria
fi, che honu -folo cffa con la propria leggierezza ftia folleuata in aria, ma
pofla por.tare fopradi fé huomfni, e qualfivoglia altropefojue credo
d'ingan.narmi, effendoche diraoftro il tutto con ifperienze certe, e con vna_#
infallibile dimoftratione del libro vndecimo di Euclide, riceuuta per tate da
tutti li matematici. Farò dunque prima alcune fuppofitioni,dalle quali pofcìa
dedurrò il modo prattico di fabricarc quefta naue, la-, quale fé non meriterà
come quella di Argo,d effer pofta tra le Stelle^» falirà alineno verfo di efle
da fé medcfima. Suppongo in primo luogo, che l'aria habbia il fuopcfo,a cagione
dei vapori,&efalationiche all'altezza di molte miglia fi folleua no dalla
terra, e dall'aque, e circondano tutto il noftro globo tcrraqueo 5 «.*» ciò non
mi farà negato da filofofi, che fono leggiermente verfati nelle ifperienzej
poiché è facile il fi mela prona, con cauare fé non tutta almeno parte
dell'aria, chefia in vn vafo di vetro: il quale pefato prima, e dopo che n*è
ftata cauata l'aria fi ritrouerà notabilmente dimi^ &*-..nuito 5^ nulto di
pefo. Quanto poi fia il p£fodeirariaiol*ho ritrouato inquc fta maniera. Ho
prefo vn gran vafo di vetro, il di cui collo fi poteua-# chiudere, et aprire
con vna chiauetta : e tenendolo aperto l'ho rifcaldato al fuoco tanto', che
rarefacendofi l'aria, ne vfcì la maggior parte: poifubitolo chiufi sì,chenon
poteflrerientrarui,e Io pelai j ciò fatto ibmmerfi il collo ncH'aqua, reftando
tutto il vafo fopra l' aqua iftelTa, et aprendolo fi alzò l'aqua nel vafo, e ne
riempì la maggior parte_j : l'apri) di nuouo,e ne feci vfcir Taqua quale
pefai,ene mifurai la mole, e quantità 5 Dal che inferifco che altre tanta
quantità d'aria era ufcita dal vafo 5 quanta era la quantità deiraqua,cheviera
entrata per riempire la parte abbandonata dall'aria 5 Pcfai di nuouo il vafo
prima ben rafciugato dall'aqua, e ritrouaiche pefauavn oncia più mentre era-,
pieno d'aria di quello pefafle, quando n'era vfcita gran parte. Si che quello
di più, che pcfauaera vna quantità di aria vgualc in mole all*aqua, che vi
entrò in fuo luogo : L'aqua pefaua 540. oncie, onde concludo che il pefo
dell'aria paragonato a quello dell' aqua, e come i.a (540. cioè a dire fé
l'aqua, che riempie vn vafo pefa 640. oncie, l'aria.» che riempie il medcfimo
vafo pefa vn oncia. Suppongo fecondo che vn piede cubico di aqua, cioè l'aqua
ch;_> può fìare in vn vafo quadro, largo vn piede, et altretanto lungo, et
alto, pefi 80. librecioè oncie p5o. conforme all'ifperienza del Villalpando,
che è quafi del tutto conforme alla mra : Imperciohe ritrouai che qucll' aqua
la quale pefaua 640. oncie era poco meno di due terzi di vn pie. de cubico .
Dal che viene in neceifaria confeguenza > che fé due terzi di vn piede di
aria pefa vn oncia, vn piede intiero pefarà vn oncia e hiezza. Terzo, fuppongo
che ogni gran vafo fi pofla notare da tutta, o alme no quafi tutta l'aria je
ciò dimoftrerò farfiinvarij modi nell'opera dell'arte maeftra, come fpiegaròa
fuoluogo^ Intanto accio tal uno non ftimi, che fia una uana promefla, ne
infegnarò qui uno de più facili. Piglifi qualfiuoglia gran uafojche fia tondo,
et habbia un collo, o al yr,coUofiaconnefla una canna di rame, odi latta lunga
almeno 47. V^^' Terzéi mi Romani moderni, conforme allamifura che èregiftrata
verfo il ' finediquefto libro, nel trattato decannochiali 5 et eflendopiù lunga
l'effetto farà più ficuro 5 uicino al uafo A. fia una chiauetta B.chechiuda per
tal modo il uafo, che nonni poffa entrare aria: fi riempia di 3qua tutto il
uafo con tutta la canna; poichiufaJa canna nella partt-» eflrema C. fi riuolti
il uafo si, che flia nella parte di fopra, e la parto «flrema C. della canoa,
fi fommerga dentro alfa qua; e mentre .è im^ i '.; O merfa ri 54 merfa
nell'aqua fi apra, accio cfcaraquadal vafo,!a quale ufcirà tutta, reftando
piena la canna fino all'alcezia di palmi 45. minuti 2^. e tutto il rimanente di
fiDpra farà voto, non potendo entrar aria per alcuna partcj airhora fi chiuda
il collo del uafi^conlachiauettaB. e fi haucrà il uafo uoto^ che fé alcuno non
lo crede lo pefi, e ritrouerà,che quanti piedi cubici d'aqua fonoufcitida
efi^o,altre,e tante oncie, e mezze.-» oncie di meno pefarà di quello pefaua
prima, quando era pieno di aria ; il che bafta per il mio intento, non uolendo
qui difputare, fé refti woto d'ogni forte di corpo 5 del che difcorrerò a fuo
luogo difendendo, che non può efler uacuo, et infieme moftrando, che non ui
refta-. corpo,il quale fia di alcun pefo, Qu^arto,fuppongoefleruere, ed
infallibili le dimoftrationidel libro I i . e £ 2. di Euclide, riceuute da
tutti i filofofi, e matematici,& euidenti per manifefta ifperienza ; nelle
quali fi proua, che la fuperficie delle palle, o sfere crefce in ragione
duplicata delli loro diametri, douc che Ja folidità crefce in ragione
triplicata delli medefimi diametri: Et ac-* cioqueftofi pofla intendere da
tutti; fi deue fapere che allora la ragione, o proportione è duplicata, quando
fi pigliano tre numeri in tal modojcheil terzo contenga il fecondo tante uolte,
quante il fecondo contiene il primo, come nell* efempio qui pofto I. 2. 4, I. 5
5>. l. 4' i^. doue il terzo numero 4, contiene, il 2.0 numero 2, tante uolte
quante il due contiene l'uno, cioè due uolte; e fimilmente, il terzo numero p.
contiene il fecondo 5, tante uolte,quante il tre contiene l'uno, cioè tre uolte
6cc, All'horapoila proportione è triplicata, quando fi pigliano quattro numeri
in modo tale,che il 4.*' cótenga tante uolte il 3 .° quante quefto contiene il
2.** &; il terzo contenga tante uolte il 2.0 quante quefto con» tiene il
primo, come ft uede in quefto altro efempio. I* 3. 9' 17» I, 4. i6^ 64.
Dimoftra dunque Badile che la fuperficie delle palle, o sfere crefce in
proportione dupUcau delli diametri 5 cioè fé pigliaremo due palle» una delle
quali fia di diametro groifa il doppio dell'altra, per efempia una 55 vnadl vn
palmo di diametro, l'altra di duella fuperficie della palla_^ di due palmi farà
quattro volte più grande della fupcrficie della palU di vnpalmoje che rutto il
corpo, o folidità della palla di due palmi crefcendo in pioportione triplicata
farà otto volte più grande, e per confeguenza otto volte più pefante della
palladi vn palmo di diametro; fi chela fuperficie della maggiore alla
fuperfìcie della minore»/ farà come4, a i.e lafoliditi faràcome 8. a i. La
quale verità oltre la dimoftrationefpcculatiuafi può vedere in prattica,pefando
Taqua-. che empie vna palladi vn palmo di diametro, e quella che empie vn_.
altra palladi due palmi: con il che haueremo la proportione triplicata della
folidità ; la proportione poi duplicata della fuperficie la ritrouaremo,
mifurandola fuperfìcie delle medefime palle, ovafirDoue di paflaggio auuerto
vna regola vtile all'economia, e fparamio nella fpefa de materiali, volendo
fare botti per tener vino,facchi,o altri vafi neceflfarij; cioè che facendo vna
fola botte con quei legnami con i quali fé ne farebbero due, quella botte fola
terrà in fé il doppio di vinodi quello, che farebbero tutte due le botti jcofi
anche, fé la medefima tela, che forma due facchi fi vniràinfieme facendone vn
Tacco folo, quefto folo facce terrà il doppio più grano di quello, che
teneuanolidue facchi. Quinto, fuppongo con tutti i filofofi, che quando vn
corpo è più leggiero in fpetie,com*e(lì parlano,di vn altro, il più leggiero
afcende-» nell'altro piugreue,fe il più greuefia corpo liquido; come vna palla
di legno, afcendefopra raqua,e galleggia percheè più leggiera in fpetie
dell*aqua ; cofi anche vna palla di vetro ripiena di aria galleggia fopra
l'aqua, perche fé bene il vetro è più greue dell' aqua, tutto il corpo pero
della palla pigliando il vetro inlìemeconTariaèpiu leggiero di quello, che fia
akretanto corpo di aqua: che quqfto è reflere più leggiero in fpetie, -ìm...
Prefuppoftequeftecofe,certoèchefc noi poteflìmofare vn vafodi vetro, o d'altra
materia, il quale pefafle meno dell'aria, che viftà dentro, e poi ne cauafifìmo
tutta l'aria, nel modo infcgnato di foprajquefto vaforeftarebbepiu leggiero in
fpetie dell'aria medefimajficheper il quinto fuppofto gaUeggiarebbe fopra
l'aria, 6 che fi deuemultiplicareefib diametro per la circonferenza;fiche mul-^
tjiplicheremo 14. per44. &haueremola fuperficiedi quefto vafo ton-ì do, che
faranno ó 16. piedi quadri di laftra di ramc,ciafcuno de quali hab 57
habblamopoftochepefi tre oncie,riche muItiplìcando^K?. per 5. haueremo i 848.
oncie j che è il pefo di tutto iì rame con il quale è fabricatala palla, cioè
libre 154. Vediamo horafe l'aria che fi concieae in queftovafo pefipiudi i 54.
libre poiché fé cofi è, cauatanc raria_, refterà il yafo più leggiero di lei :
e quanto farà più leggiero d:lla rnedefima,altretanto pefo potrà alzare feco,
efolleuarloin aria. Per vedere il pefo dell'aria, che vi fta dentro, bifogna
vedere quanti piedi cubici di aria contenga, ciafcuno de quali habbiamo
moftrato che pefi vn oncia, e mezza. Perciò fare infegna di nuouo Archimede,
che bifogna multiplicareil femidiametro,chefarà piediy, per la terza parte
della fuperficie che farà 20 5 .e vn terzo,il che £uto, h luremo la e :ip
icitàdel yafo, che farà piedi 1457.6 vnterzo,e perche ogni piede di aria pefa
yn oncia, e mezza, Airà il pefo di tutta l'aria contenuta nel vafo oncic 2i5
5.edueterzi,cioèlibrc i79.oncie7. e due terzi. Hauédo duridue veduto che il
rame, di cui è formato il vafo pefa folo 154. libre, reftail yafo più leggiero
dell'aria 2 5. libre oncie 7.C ducterzi,comehaueuo propofto didimoftrare; fi
che canata fuori queft'aria, non folo falirà fopra l'aria, ma potrà tirar feco
in alto yn pefo di 2 5 . libre, ««# oncie 7. e due terzi. Ma accio che pofla
alzar maggior pefo,efolleuarehuominiinaria pigliaremoil doppio di rame,cioè
piedi 1232. che fono libre di rame 3o8.conilquaI rame duplicato potremo
fabricare vn vafo, non folo al doppio più capace, ma più capace quattro volte
del primo, per la_^ ragione più volte replicata della quarta fuppofitione je
per confeguéza l*aria,che fi conterrà in detto vafo farà libre 7 1 8 oncie 4.e
due terzi, fi che cauata queft'aria dal vafo, quefto refterà 410. libre, et
oncie 4. e due terzi,piu leggiero di altretant'aria, e per confegucnza potrà
folle-; uare tre huomini, o due almeno 3 ancor che pefino più di otto pefi per
yno. Si vede dunque manifeftamenteyche quanto più grande fi firà li-* palla, o
vafo fi potrà anche adoperare laftra di rame, o di latta più groffa, e {oda ;
Impercioche fé bene crefcerà il pefo di eflb, crefcerà pero fempre più la
capacità del medefimo vafo, e per confegucnza il pefo dell'aria j onde potrà
fempre alzare in aria maggior pefo. Da ciò fi raccoglie facilmente, come fi
pofla formare vna machina, FigwA laqualeaguifa dinauc camini per aria jSi
facciano quattro palle ciaf IV. cuna delle quali fia atta ad alzare due, o tre
huomini, come fi è detto pocoauantijle quali fi votino dall'aria nel modo fopra
moftrato, e fiano le palle, 0 vafi A. B. C. D. Qucftc fi connetta no infieme
con quattro legni, come fi vede nella figura, fi formi poi vna machina di legno
P ' E.F. 5» E.F. fimilead vna barca, con il fuo albero, vele, e remi: e con
quattro funi vgiiali fi leghi alle quattro palle,dopo che fi farà cauata fuori
l'aria, tenendole legate a terra accio non sfuggano, e fi folleuino prima, che
fiano entrati gHiuomini nella machina j all' hora fi fciolgano le funi
rallentandole tutte nel medclìmo tempo : cofi la barca fi folleuerà fo pra
l'aria, e porterà feco molti huomini più, o meno conforme la gra pezza delle
palle; i quali potranno feruirfi delle vele, e de remi a fuo diaccreper andare velociffimamenre
in ogni luogho fino fopra allcj' iiìontagne più alte. Ma mentre rifcrifco
quefta cofa rido tra mefte0b parendomi che_-» ila vna fauola non m.eno
incredibile, e fìrana di quelle, che vfcirono dalla volontariamente paz.za
fantafiadel lepidiflìmo capo di Luciano; e pure dall'altro canto conofco
chiaramente di non hauere errato nelle mie prone, particolarmente haucndole
conferire a molte perfone_-» intendenti, e fauie j le quali non hanno
faputoritrouare errore nel mio difcorfo;& hanno folodefiderato di poter
vederelaprouain vna palla, che da fé ftefla falifìe in aria j quale hauerei
fatta volontieri prima_. di publicarequeftamiainuentione,fe]apouerta
religiofache profcflo mi hauefie permefìb Io fpenderevn centinaio di ducati,
che farebbero d'auantagoio per fodisfarea fidiletteuole curiofirà : onde prego
i lettori di quefto mio libro a quali veniife curiofità di fare quella
ifperienza, che mi vogliano ragguagliare del fucefìb,il quale fé per qualche-*
difetto commefib nell'operare non fortifle felicemente, potrò forfi ad-»
ditarli il modo di correggere l'errore j e per animare maggiormente_j ciafcuno
alla proua voglio fciogliere alcune difficoltàjche potrebbero opporfì in ordine
alla prattica di quefta inuentione. Primieramente può ritrouarfi difficoltà in
voltare la predetta palla, ovafo nel modo di fopra infcgn3ro,richiedendofi il
riuoltare fopra la canna B. C. la palla A. mettendo in alto la palla che prima
pofaua_. in terra 5 il che certo non fi potrebbe farefenza qualche machina, con
difficoltà, filante la grandezza del vafo,o palla tutta ripiena di aqua • A
quefto fi può rimediare in modo, chenonfianeceifario muouere la ì^igmA palla.
Si collochi dunque la palla in luogo alto almeno 47. palmi, e_^ V. nella parte
di fottofiaconeflb al collo Ja canna di 47. palmi,la quale fi chiuderà nella
parte inferiore C. pofcia fi empirà di aqua il vafo A. con tutta la canna per
vn altro forame D. nella parte fuperiore ; pieno che farà, fi chiuderà il detto
forame con vna vite, ochiauetta D. e volendolo votare bafterà aprire la parte
efl:reraa C. della canna immerfa in un uafo d'aqua, accio ufcendo Taqua dal
uafo non ui pofia fottentrar' aria ; ufcita che (ara rutta Taqua fi chiuderà la
chiauetta B. del collo del " uafoj 59 uafo, e fi leiiera via la canna, cofi
haueremo il uafo, il quale fé non farà del tutto voto di aria, del che non
uoglio qui difputare, certo è che almeno peferà tante uncieje mezza di
menojquanti fono i piedi d'aqua, che prima conteneua nella fua capacità, il che
bafta per il mio intento,et è già ftato prouato con rifperienza, come ho detto
di fopra : deuefi folo vfare diligenza in fare, che le chiaui, che chiudono il
vafo, fiano f^t^e efattamente in modo,che non vi pofla entrar aria perle commef
furc->. Secondo, fi può fare difficoltà in ordine alla fottigliezza del vafo
; poiché facendo gran forza l'aria per entrar dentro ad impedire il vacuo, o
almeno la violenta rarefattione, pare che douerebbe comprimere eflb vafo, e fé
non romperlo, almeno fchiacciarlo, e guaftare la fua rotondità. A quefto rifpondo,
che ciò auuenirebbe quando il vafo non folle tondo i ma eflendo sferico l'aria
lo comprime vgualmentc da tutte le parti sì, che; più tofto lo raffodajche
romperlo? ciò fi è veduto per ifperienza in vafi di vetro, li quali anchor che
fatti di vetro grofiò, e-» gagliardo,fe non hanno figura rotonda,fi rompono in
mille pezzi^doue all'incontro ivafi tondi di vetro ancor che fottiIiffimi,non
fi rompono^ ne è necefiaria vna pcrfetciffima rotondità j ma bafta, che non fi
fcofti molto da vna tale figura sferica. Terzo,nel formare la palla di rame fi
potranno fiire due mezze palle,e poi connetterle infieme, e faldarle con ftagno
al modo folito ; ouero farne molte parti, e fimilmente vnirle j nel che non fi
può ritrouare difficultà. Quarto, può nafcere difficoltà circa l'altezza alla
quale falirà per aria la nauej poiché s'ella fi follcuafle fopra tutta l'aria
che comunementefi ftimaefferalta cinquanta miglia piu,o meno come vedremo dopo,
feguitarebbe che gl'hucmini nonpoteflero refpirare. Al che rifpondo, che quanto
più fi va in alto nell'aria, ella è fempre plufottile, e leggiera 3 onde
arriuata la nane ad vna certa altezza non potrebbe falire più alto, perche
l'aria fuperiore efiendo più leggiera-, nò farebbe atta a foftcnerla, fi che fi
fermerà doue ritrouerà l'aria tanto fottiie, che fia vguale nel pcfo a tutta la
machina -, con la gente, che vi fta fopra. Quindi accio non vada troppo alta,
conuerrà caricarla di pefopiu,o meno conforme all'altezza, alla quale voremo
falire; ma fé ella pure faliffe troppo alto ; fi può a ciò rimediare facilmente
coii_. aprire alquanto le chiauette delle palle lafciandoui entrare qualche
quantità di aria; imperoche perdendo in parte la loro kggierezza fi
abbaiferannocon tuttala nane; come airincontrofenon falifle alta_. quanto 6q
quanto defìderiamo, potremo farli falire con allegerirla di que'pefi, che vi
metteremo fopra. Cofi parimente volendo dcfcendere fino a Cerrafidoucrà aprire
le chiauette de vafijpercioche entrando in effi a poco a poco Taria perderanno
la fualeggierezza 5 e fi abbafleranno a poco a poco fino a deporre la nane in
terra. Quinto, alcuno potrebbe opporre, che quefta nane non pofla efler fpinta
pervia di remi, perche quefti in tanto fpingono le naui per 1*-^ 2 qua, in
quanto l'aqua fd refiftenza al remo, la doue l'aria non può fare tal
rellftenza. A quello rirpondo,cherarfabenche non faccia tanta refiftenza al
remo quanto fa Taqua per efser piufottile,e mobile; fa pero notabile
refiftenza, e tanta, quanta bafteràafpingere la nane; poiché quanto è minore la
refiftenza che fa l'aria al remo, altre tanto è minore la refiftenza che fa al
moto della nane: onde con poca refiftenza di remo potrà muouerfiageuolniente;
oltre che rare volte farà necefsario adoprarei remi, mentre nslfariafempre
haueremo qualche poco di vento, il quale ancorché debboliffimo farà (ufficiente
a muouerla velocemente j e quando anche fofse vento contrario alla noftra
nauigatione, infegnerò altroueilmodo di accomodare l'albero delle naui in modo,
che pofsano caminare con qualfi voglia vento non folo per aria_» ma anche per
aqua, Sefto, maggiore è la difficoltà di rimediare all'impeto troppo grandc,ccn
cui il vento gaoljardo potrebbe fpingere la naue sì, che corref^ fé pericolo di
vrtare nei monti,che fono i fcogli di quefto oceano dellV aria^ouero di
fconuolgerfijC ribakarfi: Ma quanto al fecondo dico che difficilmente potrà da
venti fconuolgerfi tutto il pefo della machina, con molti huomini,che ftandoui
fopra la premeranno in modo che fempre contrapcferannoalla leggierezza delle
palle; fi che quefte refteranno fempre in alto fopra la naue,ne mai la naue
potrà alzarfi fo« pra di loro ; oltre che non potendo mai la naue cadere a
terra, fé non_. entra aria nelle palle ; ne eflendoui pericolo d'affogare
nell'aria, come neiraqua,afferrandofi gl'huominialegni,o corde della machina
farebbero ficuri di non cadere. Quanto al primo confeflb che quefta noftra naue
potrebbe correre molto pericolo; ma non maggiore di quelli, a quali foggiaciono
le navi maritime ; percioche come quelle, cofì quefta potrebbe feruirfi
dell'ancore, le quali facilmente fi attaccherebbero a gl'alberi : oltre che
quell'oceano dell' aria, benché fia fenza_» lidi, ha pero qnefto
auuantaggio,che non abbifognano i porti oue ricouerarfi la naue, potendo ogni
qual volta vede il pericolo prender terra, e defcendere dall'aria, Altre 6i
Altre difficoltà non vedo cbe fi pofl'ano oppore a quefta inuentione toltane
vna,che a me fembra maggiore di tutte le altre, et è che Dio non fia per mai
permettere, che vna cale machina fia per riufcire nella prattica, per impedire
molte confeguenze,chepcrtiirbarebbcroiI gouerno ciuile, e politico tra
gl'huomini : Impercioche chi non vede, che niuna Città r:irebbe ficura dalle
forprefe, potendofi ad ogn'hora portar la nr uè a dirittura fopra la piazza di
erie,e lafciatala calare a terra., defcenderc la gente ? rifteflb accaderebbe
nelle corti delle cafe priuatcje nelle naui che fcorrono il mare, anzi con
folodefcenderelanaue dall'altezza dell'aria, fino alle vele della naue
maritima^ potrebbe troncarle le funi j& anche fenza defcendere, con ferri,
che dalla naue fi gcttaflero a baffo fconuolgere i vafcelli, vccider
gl'huomini, et incendiare le naui con fuochi artificiati, con palle, e bombe y
ne folo le naui, ma le cafe, i cartelli, e le città, con ficurezza di non poter
effer offefi quelli, che da vna fmifurata altezza le faceffero precipitare.
Nuoue jNfuoue intient'iom diTermofcopi per cono [cere U ^varietà del caldo, e
del freddo ., ne gl'elementi. primoinuentoredelTermofcopiojper mexz.ol'di cui
fi pofìa conofccre quando l'aria fia più, e meno calda, o frcda, fu Roberto
Fluddo, il quale prefe vn tubo di vetro com'è A.B. con vna palla, o altro vafo
C. connelTo al tubo nella fommità di lui, e facendo prima rifcaldare al fuoco
la palla, fi che Taria ne reftafle rarefatta, immerfe rcftremità A. del tubo in
vn vafo D. pieno di aqua; onde l'aria nel tubo 5 e nella palla-,
raffreddandofi, e ritornando al fuo ftato naturale di prima,ne potendo per la
bocca A. immerfa ncll'aqua entrare altr'aria, l'aqua del vafo D. ialiuaperil
tubo ad occupare il luogo abbandonato dall'aria, mentre quefta condenfandofi fi
ritiraua nella palla C. Quindi pofcia auueniua che reftandoqueftoinftrumento
immobile, ogni qualvolta l'aria efterna vcniua alterata dal freddo, o dal
caldo, fi alteraua ancor l'aria chiufe nel vetroi e condenfandofi perii freddo,
faceua che l'aqua faliff^L.,» più alta nel tubojfi come rarefacendofiperil
caldo rifcfpingeua a_. bado l'aqua medcfima -, et efiendo il tubo di vguale
groffezza in tutte le parti, e diuifo in molti gradi trafeileffi vguali, l'aqua
falendo, onero abbaflandofi moftraua nella lunghezza del tubo li diuerfi gradi
del freddo,© del caldo. Quefta inuentione fu meritamente ftimata ingeonofa,ma
nulladimenoera foggetta a tale inconuenientejcherinuernofpeiTo agghiacciandofi
Taqua, o rompeua l'inftrumcnto, o almeno lo rendeua inutile per quella
ftagione. La onde ringegnofiflTimo Gran Duca diTofcana hoggidi viuente, quanto
amante de peregrini intelÌetti,altretanto perI fpicace con il fuo alle nuoue
inucntioni, ouuiò al predetto incommodo, facendo lauorare a quelli, che fanno
l'arte, con la fiamma di vna lucerna, vna palletina di vetro con il fuo collo
fottile, quale appunto dimoftra la figura A. B. e riempiendo tutta la palla con
parte del collo figura ^jj quint' eflenza di vino, o aquauita retificatiflìma,
il che fi fa immerVII' gendo l'iftefìb vetro con il collo B. apcrto,mentre è
tutto caldo, nel liquore medefimo j pofcia fi chiude, e figilla con Tifteflo
vetro la bocca del collo,e fi coferua rinftrumcto,che fa Tvfo medefimo
deiraltro,ma c6 ^t;vt-i,. et effetto cótrariojpercioche h doue in quello l'aqua
afcende per il freddo, che condenfa l'aria della palla fuperiore, in qucftoil
liquore afcende per il caldo che Io rarefa nella pallina inferiore, e falendo
per il collo diuifone fuoi gradi, moftrahora il freddo bora il caldo,fenza
verun pericolo, che il Iiquorefiagghiacci,o fi confumi, o fi verH, come nel
primo: hauendo di più quefto maggior commodo,che potiamo facilmente portarlo
con noi ouunque andiamo ; quefto medefimo feruc per regolare i gradi del caldo
ne fornelli, de quali fi feruono i chimici per le loro operationi ; per
ritrouare, e mantenere il calore neceffario a_. far nafcer i pulcini dalle
vuoua fcnza opera di gallina, anche di mezzo inuerno : per far cuocer l'voua
medefime a quel fegno, che vn vuole»^ tenendo l'inftrumcntoimmerfo nelt*aqua,in
cui fi cuociono, fin tanto che il caldo arriui al grado prefifTo, e per molte
altre cofe come fi dirà altroue. Inuentione degna per certo di fi Gran
Prencipe, il quale noa_. contento d'hauerla ritrouata con ammiratione ài chi
fha veduta, ha_» voluto pratticarla non folo con far nafcer li pulcini ne
forni, ponendo prima rinftrumentofofto la gallina che coua, e notando il grado
del caldo che fi ricerca per tale effetto ; ma anche dando la cura a moIte_-p
perfonein diuerfipaefi,che ancor hoggi notano ogni giorno la diuerfità del
caldo, e del freddo, per potere pofcia confrontare infieme tutte le mutationi
dell'aria cagionate dalleftellein varie parti del mondo,e quindi dedurre regole
d'aftronomia fondate nell'induttione di effetti efattamente fperimentati.
Etohvi foiferopur molti ches'occupafleroin efsercitij fi nobili ! quanto
accrefcimento farebbero rarri,ele fcienze, fé tanti Prencipi, e Caualieri
dotati di eleuato ingegno, che confumano le ricchezze in_« giuochi, e
trattenimenti affatto inutili, Timpiegafìero nell'ifperienzc-^ tìfiche, da cui
trarebbsro non folo diletto maggiore, ma gloria immortale al fuo nome, con le
ingegnofe inuentioni, che riempirebbero i libri de' letterati. Io pertanto
aggiongendo in quefta materia alcuna cofa alle già ritrouateslafcierò che altri
vadino fpeculando cofe migliori 3 e per dir ciò che fento, parmi che li due
modi predetti di conofcere i gradi del caldo, e freddo foggiaciano ancora a
qualche difetto; e quanto al primo chiara cofa è, che quanto piìì l'aqua
afcende nel tubo di vetro,tanto più con il fuo maggior peforefiftealla falitaj
ondefe quattro gradi di freddo, per cagion d'efempio, baftano per farla
afcendere alla metà del tubo, quattro altri gradi di freddo, non batteranno per
farla afcendere tutta l'altra metà, efìendo che quanto più faglie, tanto più
forza fi richiede per alzarla ; aggioqgafi che parimente l'aria, che fi
condenfa-. oriuj quan 6^ quanto più fi rimuoue dalla Tua rarità naturale, tanto
maggior freddo richiedefi percondenfar]a,ond*èche non fi può
alzarl'aquaapropor»tione del freddo eftrinfeco. Si porrebbe rimediare a quefto
con diuider il tubo in parti ineguali, facendo che le parti fuperiori fodero
più piccole delle inferiori ; ouero formando vn tubo, che fofle più fottile
nella fommita,che nel fondo ; ma farebbe Tempre difficile il ritrouarc la
proportione,con la qualc-> le parti, o la grofczza dei tubo doueflcro
andarfi diminuendo. Quanto al tcrmofcopio piccolo del Gran Duca, egli incorre
invn-* fimJle inconueniente: poiché l'aria chiufa nel collo del vetro al falir
del liquore fi deue condenfare violentamente,6 quanto più alto faglie il
liquore per ragion del caldo, tanto maggiormente l'aria fa refiftenia; e ciononfolo
perche fempre più fi difcofta dalla fua rarità naturale.^, ma anche perche il
caldo, che fa rarefare, e falir il liquore,fa rarefare ancora l'aria, la quale
perciò fi sforxa di defcendere, e fa refiftenza alla falita del liquore
medefimojaggiongaficheficomeho detto dell'aria,cofidcli'aqua vita fipuo dire,
che fc dieci gradi di calore bafbno a far che falga fino alla metà del collo,
dieci altri gradi non balleranno a far che falga fino alla fommità, poiché
tanto più refifte alla rarefatione? quanto più fi rarefa, eflendo naturale ad
ogni patiente tanto più refiftere quanto più fi ritroua vicino alla fua
deftrutione,e più lontano dal fuo effere naturale. Si che queft'inflrumentino^e
ben fi ottimo per determinarci gradi del calore richicfto ne forni, o per altra
fimile opqratione chimica; ma nonèattoa diitinguere vgualmente i gradi del
caldo, e del freddo? Per ouuiare dunque a quefti difetti, ho ritrouato,e
pratticato vn_» altro modo più certo, e ficuro fjcendovntermofcopio,il quale ha
anche quefto auuantaggio fopra graltri,chc per ogni minima alteratione
dell'aria, egli fi altera notabilmente 5 fi che fi puoconofcere facilmente ogni
picciola differenza di caldo, e di freddo. Si pigli vnvafo di vetro
diqualfivoglia figura, e farà forfi migliore Figura]^ sferica 3 quefto habbia
vna picciol bocca, quale fi rapprefenta^ Vili* nella figura A. B. e nel lui
fondo fi pongano due dita incirca di aqua; fi pigli pofcia vn tubo fottile di
vetro aperto d'ambe le parti, e fi metta con vn eftremitànel vafo A.B.fi chela
parte eftrema A. refti immerfa neiraquaj&ilcollo B.fi chiuda diligentemente
sì,che non vi poffa entrar aria. Ciò fatto fi foffi con la bocca violentemente
per il tubo dalla parte C. peroche in tal modo l'aria, che fta chiufa nel vetro
fi condenferà, e facendo forza per rarefarfi di nuouo, fofpingerà l'aqua in
alto per il tubo ^5 tubo A. C. il quale douera efler lunga, non molto grofifo,
e diuifo nelle fue parti. Supponiamo dunque, che per forza della
condenfationc-» fatta con il foffio 5 Taqua fia falitafinoal fegnoD.
vedra(Iì,che ftando immobile l'inflrumento ogni minima alteratione d'aria farà
alzarti» notabilmente l'aqua, o abbacarla j poiché il caldo rarefacendo mag^
giormente l'ariajch'è condenfata violentemente nel vetro,farà alzac l'aqua : et
il freddo condenfando la medefima aria, faraila defcenderc«j. ' Quefto modo non
paté quell'inconueniente, a cui foggiaciono gl'aitri due modi mcntouati di
fopra; cioè della refiftenza dell'aria alla condenfatione, mentre faglie il
liquore ; poiché, com' è manifefto^ nel tubo l'aria, eh' è nella parte di fopra
entraj et efce dal tubo,il quale nmane aperto, ne l'aqua ritrouarelìflenza
nell'aria perfalire più alto, come fa il liquore nelli altri termometri. f In
oltre fé bene anche in quefto l'aqua con il caldo deue falirc contro alla fua
naturale inclinatione, onde pare che non debba falirs.^' •ugualmente 5 et a
proportionc del caldo, cóme fi è detto del primo termofcopiojcio pero è
rimediato fé non in tutto almeno in gran_» parte dalla violenta condenfatione
dell'aria fatta nel vetro j poiché fé bene Taqua con il fuo pefo refifte al
falire j pero raria che fta_. fopra Taquadel vafoelTendo condenfata
violentemente, preme l'aqua è lafofpinge in alto fi, che l'vna, e l'altra con
il fuo pefo ftanno in_, equilibrio :& ogni benché picciolaggionta di calore
bada per rarefar l'aria, che per fé ftelfa procura di rarefarfi,e cofi fa falir
Taqua-,: e pero vero,che anche in quefto termofcopio quanto più l'aria fi
rarefa, e ritorna al fuo ftato naturale, tanto maggior forza di calore ix
richiede, refiftendo anche vn maggior pefo di aqua che deueakarfi nel tubo: ma
quefta differenza non è fi notabile come ne gl'altri . Aggiongafi,che in
quefto,come fi proua per ifperienEa,ogni picciol calore fa alzare l'aqua
notabilmente anche quando è giontaquafi fino "i*"^ alla cima del
tubo, fi che fono più diftintamente notabili i gradi, particolarmente fé il va
fo A. B. fia grande, e fé pur vi è qualche iraproportione,fi può facilmente
correggere, con diuider la parte fuperiore del tubo ili gradi proportionalmente
fempre minori. Finalmentefi può rimediare anche a quefta piccola imperfettione
del pefo dell'aqua nel canelloche refifte al falire,con porre ilcanelloinfito
quafi hori^ig^r*. zontale, cioè con poca decliuità, come fi vede nella figura
nona. I^* Vn'altra forte di termofcopio ritrouo per ifperienza riufcire non
meno delli due primi, benché fia foggetto ad vno delli difetti accenP^g^'^x
nati. Piglio vnvafo,Q palla di vetro A. con vn colio B.C. non molto X« .:'-b '
R fbttile 66 iGiuk^Si. al collo C. attacco vn pefo conuènìénte F. poi Io
immergo] ncU'aciuajdicuicpicno il vafoD. E. fattoa modo di cojonnaj fi che.
refiftcndola leggierezza dell'aria chiufa nella palla, enei collo>quefta.
auuanzi fuori del vafo D. F. in gran parte, o la metà incirca j il colla è
diqifo nefuoi gradi 5 fi chcrifcaldandofi Tana fi rarefa nella palla,
ricercando maggior luogo, ne potendo vfcire per il collo immerfa neU*aqua fa
alzar tutto il vetro, e nell'orlo, o labro D.del va(oD.EJ nota i gradi diuerfi.
Ma perche Tacjua contiene in fearia,efacilmen-» te inaria fi rifoluc&efala
in vapori, riempiendo la palla di eflì vapori, quando l'aria di cfladouercbbe
condenfarfi.-equeftoèvn altra ìnconueniente, che patifce anche la prima forte
di termofcopio vfata comrrunementej perciò potremo rimediare ancheaqueftocon
empi-* re il vafo D, F. non di aqua? ma d'ai genso viuo j nel qual cafo accio
il pefofipo0a fommcrgerinclfodouerà eflere vna palla d*oro:ma chi non hauerà
commodità della palla d'oro, o vorrà ifparamiar queOa fpe* fa, potrà fabricare
il vafo A. in modo,che nella parte fuprema di elfo (ì pofla collocar qualche
pefo di piombo, o d'altra materia, che tenga_^ niiiììerfa parte del collo
nell'argento vino. Si può per maggior leggiadria delnoftro termometro
addattarlo in modo, che reftandoeglinafcofto fi vedano li ^radi delfrcddo-e del
caldo in vna moftrafimile a quella delli horiuoli: ilchefiottencrà facendo
galleggiare fopra l'aquachefialza nella canna vn cilindretto ft^m» di le|;nQC.
il quale ahandofi,o abbafìandofi con l'aqua medcfima_» XI. faccia girare vn
aife A. B. con la Tua frezza in B. mediante vn pefo E. attaccato ad vn filo,che
fi rauuolge intorno all'alfe in p. e dall'aitro ca* pofoftieneil cilindretto C«
Si può anche fare che il fi|o,a cui è annelfo il cilindro fia attaccata al capo
di vnaftafottile A.B. eleggiera,chcappoggiatainE. a modo /"/^«m di vna
lena fi alzi, e fi abbadi, notando con l'altro capo B. i gradi XII. del caldo,
o del freddo nell'arco CD, nelchefiolTcruische quanta maggiore farà la
proportione=delle due parti A. E. et E. B, della lcua,c quanto più lunga farà
ra(la,tanto più fenfibile farà ogni minima muta^ tione dell' aria. Finalmente
fi può fare vn termometro duplicato, in cui fi condenfcF'igmx rà l'aria
foffiando nella chiauetta A. e fubito di nuouo chiudendola, XIIU accio l'aria
condenfata faccia falirc alquanto l'aqua nei fifone B. dai quale ritirandofi
l'aria nell'altro vafo C. farà parimente falir l'aqua nel fifone D.e col
rifcaldarfi maggiormente dell'aria, falirà l*aqua fino alla fommità delli fifoni,
paflando vicendeuolmente dall' vno all'-, altro vafo, con effetti curiofi, e
diietteuoli, particolarmente fé li prcn detti re ietti vafi,o fifoni farannodi
grandezzadiucrfa. Molto più galan leggiadra riufcirà quefta inuentionc,fe
dentro a detti vafi, o alme no in vnodi effifi collocherà yna piccola ruota,
che fatta girare dairaqua,chevicaderi fopra mentre viene per il fifone
dell'altro yafo, faccia Tuonare va_i campanello, e nioftri con vna frezza aggio
nta, i gradi del caldo, e dèi freddo? Altre K« «/^/f;'^ ìnutnùonì per fapere
tutte le mt^tatlom dèlPana humiàa :, o fecc4>,oUU:?b;, i'ii;-!g!jr: ^Ejl
conofcere ogni giorno le varie mutationi intorno all' hiimidità,oficcità
dell'aria, fono varie inuentioni ritro^ uatc parte da altri, e parte da mej
delle quali ne accen^SMÌÉ narò alcune in quello capo, riferuandomi il
trattarne^ più longamente nell'Arte maeftra a fuo proprio luogo. ìlP. Kirchero
nell'arte magnetica lib.j.p. 2. capo j. dice che fi pigHj, vn'arifta,o paglia
di quelle che Iranno intorno alle fpighe dell'auena, et vneftremità di efla fi
fermi nella fommità di vno ftile, o fopra vn_, legno perpendicolare
alThorizonte^e fopra l'altra eftremùà fé li vnifca vn indice di carta, o altra
cofa che tì pofTa girare facilmente, e fia-, parallelo all'horiz-ontc, intorno
ài quale fi -defcriuavn circolo diltinto ingradij e farà preparato rifinimento
^poiché eflendo quella paglia-, naturalmente ritorta a modo di fune quando
viene inhumidita fi va_» difnodando,&afciugandofi,o fcccandofiiiiorna ad
auuiticchiarCj'i-*' contorcere, fi che riuolgendofi in giro muoiie l'indice che
ha vniconeU la parte fuperiore, e nota i qradi deirhun^idità, e ficcità
dell'aria, con^ forme alla qualejfiauuiticchia,© fi riuolgé piu,o meno. Il
mcdefimo effetto fa§|iQ.tuttii furti di hQ/be,che nafcono naturala mente in tal
modo ritorte, 6^ aivùiticcfiiàtef come fono i conuoluoli jTt^ura notturni, e
fimili jde'quali io piglio vnfufto B. A. e lo pongo chiufa XlVe in vn
cilindro,0 colonnetta A. F. fi che non veda fermando l'eftrema parte B.fichequefta
non fi pofl'a girare 5 nell'altra parte cftrema A. del detto fufto di herba,
pongo vna figurina di carta che tiene innianovna frezza D. fi
cheauuiticchiandofijegirandofi ilfuflofi gira anche la_. figurina, che gì e
attaccata per vnpiedej&in vn circolo chefì:a intor-r no, e copre il
cilindro, accio non fi veda l'artificio, moftra i gradi dell'humidità, o
ficcità dell'aria per caufa delia quale fi va girando la figuraj e la frezza.
Vn'altromodouieneinfegnato dal Cardinale Cufano il quale prefcriue,che fi
prenda una bilancia, et in efla fi ponga della lana, o altra_» materia atta ad
imbeuerei'humidicà dell'aria ^collocando nella partc^ oppofla il fuo contrapefo
alla bilancia, poiché in tal modo inhumi^ dandofi 69^ dendoG la lana fi
accrefcerà il fuo pefojOnde dal pefooppofto che la tiene in equilibrio, fapremo
la maggiore,e minore humidità deiraria medefima . Io per pefarel'h umidità
dell'aria tengoappreflb di meuna piccola bilancina ^ e in unofcudellino dì efla
pongo del fale di alcun hcrba calida, poiché quefto attrae maggiormente
l'humido, onero del Talnicro calcinato che fi il medefimo effetto, anzi attrae
tanto efficacemente,^ che fi rifolue tutto in aqua,& alcune uolte pefa tre,
e quattro uoke più di quello che pefi quando di nuouofifecca j nell'altra
parte, cioè nell'altro fcud eli ino della bilancina pongo i pefi, con la
uarictà de quili uengoapefarel'humidità maggiore, e minore dell' aria: Douc fi
noti che il fale non fi liquefa femplicementc perche la fola materia di cflb fi
rifolua in aqua: ma perche fé li unifconoiuapori dell'aria humida, e lo' fanno
più pefante j altrimente non crefcerebbe di pcfo. Manonmenogratiofo è il modo
fcguente. Si prendano due grof-; fé corde di leuto, vna delle quali fia A. B.
legata iminabihneiite in^ A. da vna parte,e dall'altra riuoltata intorno ad vna
girchcta niol-. to piccola C. la quale girelctta fia immobilmente vniti
cox^^.l'alfe di vn altra girella maggiore M. F.E. laquile habbii vn con-^rr
trapefo moderato M. N. tanto,chebaftipertener tirata li corda B. A., la quale
inhumidendofi l'aria, anch'eia fentendo l'humidicà fi acor4 cierà,&
acorciandofi alzerà il contrapefo,e farà girare la girclla,que(ì:i girella
hauerà vn dente, in F. il quale entrerà in vn manico di martelletto L, H.
fermato mobilmente in G. e facendolo alzare ricaderà con il fuo pefo
percuotendo il campanello H, L siche dal fuono di quefto campanello faremo
ammoniti dell'humidità dell'aria. Vn altro campanello di diuerfo fuono R. ci
auuertirà della ficcità in quefì:omodo:advn anello F. farà legata l'altra corda
F. O. e quefta medefima corda in qualche diftanza notabile farà riuoltata con
l'altro capo intorno ad vna gircletta D. vnifa come l'altra immobilmente
nell'alfe ad vna girella maggiore con il fuo dente P. martello, e campanella
vicini,econ il contrapefo T. Rallentandofi dunque nell'feccarfi la corda E. O.
il contrapefo T. defccnderà,e ficendo girare la girella quefta vrterà con il
dente P, nel martelletto, e farà fonare il campanello R. Si pofTono ancora
multiplicarei denti delle girelle si che fonino più volte i
campanelli,conformelamaggiore5e minore humidità, e ficcità; e le corde, ò ruote
fi potrebbero difporre in altri modi,come ognivho nella prattica potrà
facilmente prouarejbaftan* do che io habbia accennato il fondamento di quefto
artifìcio. Nel che fi habbia riguardo di fare chele girelle, intorno alle quali
firiuoltano S IcJ ie cordcjfiano molto piccolcjacciò ogni piccolo fcorcfamcnto,
o al^ lungamento di corda fia fufficiente a farle girare j e le corde fiano a.%
quanto lunghe, acciò lo fcorcianiento fia notabile. Finalmente fi pofsono anche
con l'orecchie mifurare i gradi dell*humidità dell'aria : poiché fé noi
prenderemo due corde di leuto, o di chitarra j& vnadiefse fi
ftenderàfopralifcannelli d'alcuno ftrumentQ al modo ordinario ftirandola, e
lafciandola fempre ad vn me^ demo pofto 5 ma l'altra la ftenderemo fopra li
medefimi fcannelli facendo che refti tefada vn pefo attaccato ad vn capo di
cffa,il quale fia tanto, che la renda vnifpna alla prima, Quefta che vien tefa
dal pefo mantenerà femore vn mcdefimo fuono,doue che l'altra lo variarà
facendolo hora più acuto hor più graucsconforme che fi ftenderà,o raU icntarà
dalla maggiore, o minore humidità dell'aria; onde dalle loro confonanze, 0
difsonanze haueremo armonicamente i gradi dell'hufniditàjche faranno
tantijquanti fono i tonijO femitoni rauficalio Quero fi ftenda vna corda per il
maggior diametro di vn arjcllo di legno ouato e facile a concepir l'humido
nelle fue fibre ftefe per lo groffo,no^ per lo lungo del legno,che fia porofo;
poiché all'humido fi dilanerà ranello,e fi ftenderà la corda facendo il fuono
più acuto,che paragonato co vn altro fuono fempre (labile, haueremo il medemo
intento; l.e corde fiano di metallo, acciò anch'effe non fi alterino
facilmente^ Cap© 7' CAPO NONO Wdhrìcsre *vn horimUt ^he fi muou^ perpetHAmente
fenx^&c. fia fufficientea muouereil perpendicolo, ancorché molto più
pelante della palla, che vrta nell'afta; fi aggionge al facilitar quefto moto,
che il perpendicolo quando viene vrtato dall'afta è già in moto ; onde per fare
che il moto continui, baftavn impulfo minore aftai di quello, che fi
richiederebbe per darli il moto fé fofle totalmente in quiete 5 Di più eflb
perpendicolo douràeflere molto corto, il che ci giouerà a far falire più prefto
lacafletta con nmouere più velocemente le ruote; impercioche quanto è più
corto, tanto più frequenti firanno le fue ondationi ; Dalla quale breuità di
perpendicolo nafcerà, che fia moflb più facilmente dall'afta. Finalmente accio
la palla non difcenda troppo prefto per i canali inclinati ciafcunodi elfidourà
effere molto lungho; hor quanto è pia lungo il canale, per cuidifcendela palla,
ella nel fine aquifta maggior impeto, fi che venendo da h in b, quando arriua
in b ad vrtarenell* afta, ha giàaquiftato molto impeto dal moto decliue, per
tal modo,che Scorrendo per la palla da binl,e da l in e vrta di nuouo nell'afta
mentre dura ancora il moto del perpendicolo,e non fa altro che accrefcerlocon
vrtarìo di nuouo, accio pofsa durare, fin tantoché venga di nuouo ad vrtarlo in
d, poi in e>f &c. Secondariamente può nafcere difficoltà, che il
perpendicolo fia per hauere tanta forza, quanta fi richiede per alzare la palla
conlacafsettaN.douendola alzare mediante il moto di tre ruote, ciafcuna
dells»-» quali fa refiftenza al moto. A quefto rifpondo, che farebbe diffi_cile
alzare la cafsctta con la_, palla, quando l'altezza, a cui fi dcue alzare,
fofle molta, et il tempo breue j cioè quando il moto della cafsetta douefse
efser veloce; e con feguen 84 fcgucritemente veloce cfìcrdouefi'e anche il
iiìoto della ruota I k noce leraca dall'altre ruote più tarde j ma quando il
moto della caflccia debba efìer lento fi, che fi muoua più lentamente la ruota
Jk di quello, che fi muoua la prima ruota E F, tal moto lento riufcirà piufacilejconforme
fi dimofìra con i principi] della fcienza mccanica. Che poi bafti vn moto lento
della cadetta èmanifelloj Pcrcioche ella non deuearriuare alla fua determinata
altezza fé non quando la palla, che difccnde per il canale, farà arriuata nel
fondo X : per il qual moto della palla^ firichicderà molto tempo, doucndo
dii'cendeie per moki canili affai lunghi, come fi è detto di foprajonde
tiìttclecofe concorono a fjcililare queftomoto. Aggiongoche lacafietia N dourà
eflere IcggierifTìma ; poiché, ancorché tale, potrà femprc difcendere a
ripigliare la palla in X ogni volta che farà liberata la ruota LM dal ritegno,
o linguetta L. La palla fimilmente, ancor che fia moltiffìmc volte più leggiera
della palla del perpendicolo D, farà fufficientca farlo muoucre ccil.. vrtare
nell'afta YC, fi per l'impeto che prende nel difcendere per il canale, fi anche
molto più per la lunghezza dell'aftajche farà l'effetto di Iena; e finalmente
perlabreuità del perpendicolo, Auuerto anchora che la palla S del braccio
tampinato S gR dourà efiere più leggiera di quello che fia lacafsetta N con la
fua palla_, j accio quefta vrtando nell'afta piegata EZV pofla alzare, e ripone
la.;, detta palla S foprail fuofcanettoTQ^5& ancor che quefta palla S fia
afsai leggiera farà però fufficicntea far piegare il rampino in R,e liberare la
ruota LM ritirandola vcrfo T 3 pcrcioche la fpira,o filo di ferroRTdcue premere
leggicrifììmamcnce, e fol tanto, qu;into bafta perrifofpingerela ruota LM verfo
la ruota lK,il che fi farà con poca violenza mentre l'afse della ruota IK entra
mobilmente neli'afse della ruota L M in fitohorizontale. Nctifi di più che
potiamo facilmente accomodare vn altr'afta dall' altra parte del canale, cioè
in hlmno; nella quale vrti parimente la palla, e dia più frequentemente il moto
al perpendicolo, onde roaj pofsa mai tal moto inlanguidirfi, nel qual cafo
potremo fare minorcL-» quantità di canali, ma più lunghi fi, che la palla
fpenderà maggior tempo in difcendere, e nel fine di ciafcun canale prenderà
maggior impeto, poiché quanto più lungo è il canale, tanto maggiore farà l'inv
peto, che haurà aquiftato nel fi,nt-»o Vn altro moto perpetuo Jlmile al
precedente. femplice g^^^i^^N altro modo mi fouuiene a fine di perpetuare il
moto no molto diflìmile dal precedente, con adoperare vna copelea, la quale
riporti in alto la palla dopo che farà difce ^^ fa per il canale, come fi è
moftrato di fopra j il che fi fura con minor quantità di ruote, e con machina
molto più fpedita . Sia come prima vn perpendicolo A B, il quale muouendofi
faccia girare con li due rocchetti H,I, vnitial fuoafìejla ruota L nel modo
fpiegatonel capo precedente jall'afleLM di quefta ruota fia vnita va,, altra
ruota N O, la quale girandofi morda la ruota O P : e quefta ruota OP farà vnita
all'afle di vna coclea RTQ^ intorno alla quale farà il canale, che per eflere a
modo di lumaca li da il nome di coclea. Le due cftremitàdell'afsedi quefta
coclea cioè Y, T faranno appoggiate fopra due poli T,Y in modo che Tafse fi
poffa girare liberamente con la coclea vnita, mediante il girare della ruota O
P. Difcenda dunque vn\ palla per li canali O F,come di fopra j e quefta vrtando
nell'afta DF ogni volta, che arriua al fine di alcun canale dia nuouo
moto,&impulfo al perpendicolo; il quale muoucndo le ruote inferiori, e la coclea,
quefta coclea porterà in alto un altra palla pofta nel canale tortruofo T S V Z
Q^, portandola dalla parte inferiore S alla fuperiore Q^ ^^-' quale vfcendo dal
canale della coclea, cadere nell'altro canale nel medcfimo tempo, o almeno poco
dopo che l'altra palla è gionta al fìnc^ del canale, cioè in S : all'hora
quefta palla farà prefa dalla coclea, e farà portata in alto,mentre l'altra
difcende, e cofi fucceflìiiamentcruna dopo l'altra. Auertafi che acciò la
palla, che è arriuata inS, fia riceuuta dalla.» coclea nel medefimo tempo, che
l'altra efce dal canale Qjdella coclea, fi potrà fare, che la palla vfcendo
dalla bocca Qjdel canale della», coclea, e cadendo nell'altro canale faccia
impeto in alcun afta la quale fia connefla con vn ritegno, o molletta pofta
nell'eftrema parte del canale S, dalla quale l'altra palla vcniua ritenuta,
accio non cadeflc-* nella coclea prima del tempo. UTA y n altro moto perpetuo
molto più facile deUi due precedenti per Via di trombe che ahino l'aqua.
figura, ^-'^^^P, lA il perpendicolo A B foilenuto con il Tuo afse C Q^D ia KXiL
^^%>Sj1 duepoliCQ mobilmentej&al medefimoaflefiaimn.Q bilmenre
connefsavn afta leggiera, ma foda QJl, che penda all' in giù neiriftefso modo
che fa il perpend'colo A B 5 Al fine del medefimo afte in D fia connefso vn_.
braccio F E che faccia angoli retti con l'afse C D, et alle parti cftremeE,
&F fiano attaccati due piftoniI,&G i quali entrino in dut«» trombe
LkIjSiMHG, in modo che muouendofi il perpendicolo AB fi alzeranno, et abbafserannoi
detti piftoni G,I alzando laqua..-, ('incui rifuppongono imerfele trombe ) peri
canali HM,KL nel vafo foprapofto P F j nel qual vafo farà vno fcifone N P O il
lui braccio più corco NP arriui fino al fondo del vafo, ma reftipero apertala
bocca fua N, e l'altro braccio più lungo P O penetri per il fondo del vafo, e
ftia parimente aperto in O, e quefto fcifone fia tanto alto in P dal fondodel
vafo, che riempiendofi il vafo refti pieno anch' efso, (1 che all'hora
preponderando l'aqua del braccio O P incomJnci a fcorrere fuori del vafo, e per
confeguenza non cefserà di vfcireperla bocca Q fin tanto,che il vafo non refti
voto. Sotto la bocca O, per cui efse l'aqua farà accomodata una ruota.», ST con
le fue ale foftenuta in due poli XZ,& equilibrata in modo che con facilità
fi pofsa girare dall'impeto dell'aqua, che cadcrà per lo fcifone fopraefsa
ruota 3 la medefima ruota hauerà da vna parte vn_* aletta S che fparga in fuori
in tal modo, che girandofi la ruota vrti nell* cftrema parte R dell'afta
OR,laqual hafta cadendo nontrattenerà pero il moto della ruota ; fi che
fcguitera a girare fin tanto, che vi cade fopra l'aqua : et anche dopo che
l'aqua farà finita, la ruota per l'impeto già concepito, girerà molte altre
uolte prima di fermarfij e girandofi, urterà con l'ala S nell'afta QR, e
feguiterà a dare il moto al perpendicolo AB j e perche il perpendicolo dopo che
ha concepito l'impeto feguita a muouerfi molte uolte da le ftefso, fi muouerà,
e farà le fuc»* ondationi ancor dopo che farà fermata la ruota j Si che dopo
che farà yotatoiluafojC fcorfa tutta l'aqua per lo fcifone fopra la ruota,
fegui-^. terà terà ancor qualche tempo a muouerfi la ruota, e finito anche il
moto della ruota, feguiterà per qualche altro tempo il moto del perpendicolo:
ne quali due tempi s'alz.erà nuou'aqua nel vafo per mezzo dcii«i^ trombe mofle
dal perpendicolo : fi faccia dunque il vafo capace folo di tant* aqua, quanta è
quella, che fi alza in quelli due tempi ; dal chz^ feguiterà che, finito il
moto del perpendicolo, refterà di nuouoil vafi> pieno j e per confeguenza
anche il Icifone N P O, onde incominciarà di nuouo a fcorrereraqua perii
fi:ifone,e darenuouo moto alla ruota, et al perpendicolo^ e perche voglio che
molto maggior copia di aqua_. efca dal vafo per il fcifonedi quella che nel medefimo
tempo, entra_, nel medefimo vafo per le trompe, finirà ben fi di votarfi il
vafo, ma non ce&rà pero fubito il moto della ruot:i,e molto meno il moto
del perpendicolo, onde in quello tv mpo di nuouo fi riempirà il vafo^c tornerà
a votarfi per di nuouo riempirfi, e cofi perpetuamente cadendo l'aqu-i
là,d'ondefi alzò. Che quefì:o moto fia per elTere perpetuo fé io non m'inganno
fi dimoftra facilmente : poiché eflendo molto maggiore la quantità dclfaqua che
difcende per lo fcifone,c cad^ fopra la ruota, di quella ch^-* in vgual fpatio
di tempo fi alza per le trombe j e cadendo dalla medenma altezza, alla quale fi
alza j farà fufficiente, ad alzare effa minore^* quantità di aqua, mediante il
moto della ruota, e del perpendicolo j al moto de quali due, perche fi muouono
liberamente fopra i fuoi poH,noa vien fatta altra refiftenza, che quella del
pefo deiraqua,chedeue falire perle trombe j eflendo dunque queila molto meno
pefante di quella, per confeguenza potrà cfler alzata da lei : Di più ogni poca
quantità di aqua, che afcenda per le trombe nel vafo,dopo che farà rollato
voto, farà ballante nellVfcirechefaràper lofchifoneadarnuouo impeto al
perpendicolo 5 in tal modo che pofla muouerfi, e riempire di nuouo in breue
tempo il vafo. Aggiongovn altro auuantaggio, che ci nafce dalla forza della
Icua; poiché fé noi faremo che Tafta QR fia molto più lunga di quello, che ila
il perpendicolo A Bjquefìi'afta urtata in R dalla ruota hauerà forza dileuain
ordine a muouere il perpendicolo,fi che con poca refifl:enza della ruota farà
mofso il perpendicolo . E fé bene eflendo il perpendicolo più breue, più breui
ancora faranno le ondationi,e per confeguéza meno fi alzeranno i piftoni I, G,
alzando minor quantità di aqua i;i ciafcuna ondatione del perpendicolo: quefl:o
difetto però fi rà ricompenfato dalla maggior celerità, e frequenza delle
medefimeondationi del perpendicolo : il quale quanto è più breue tanto più
predo compifceun ondatione 5 fi che facendofiinciòla compenfatione,ci rimarrà
anchora 88 anchora il primo auiiantaggi'o del muouerfi più facilmente, e fare
minor rcriilciìza al moto della ruota . Aggiongafi anchora, che poca forza fi
lichiedeper rimouere il pefo B. dal Tuo centro, a cagione che non fi deuc
alzare a perpendicolo, ma obliquamente nel arco delle fueontiutiuni 5 quanto
più dunque con l'aiuto della leua, onde fi potrà fare il pendolo B molto
pefante, e sì, che pofla aliare molta più aqua. L'efìertofeguirà anche meglio,
e s'intenderà maggiormente la ragione di efib, fé in vece di fare vn fol vafo,
in cui fi riceua l'aqua, che fi lihs. dalle trombe, e da cui efce per muouerc
la ruota, faremo due vali ciiltinti AB,& EF IVno immediatamente fotto
dall'altro, con due» icitoni C,e D. Nel vafo di fopra entrerà l'aqua alzata
dalle trombe, e quando farà pieno incomincierà ad vfcire l'aqua per lo fcifone
C, b:i'jbn!ì .7 À ...iiiv;?^ ^., ^n )'uh'j. OHI Oim t:jirf 'yWXi' " 1
>i». ^Modo curio jo fatile, 0* n)ù\ì[fimo di d'^fìilUre l'aria, e (onuertirU
in aqua, con 'vn tnuentione di fare fontane co pio fé in luoghi» ne quali non
fi a alcuna forbente di aqua. Auendomoftrato alcroueche l'aria particolarmente
vicina alla terra è ripiena di molti vaporijch^ altro non fono che aqua
attenuata, e rarefatta dal calore inminutifiìme particelle; non farà difficile
il conuertirla di nuouoin_, aqua, fé con l'arte fapremo imitare la natura, che
fimilmente mediante la condenfationeconuertei detti vapori in pioggia j fi come
la natura con il calore del Sole, o fotteraneo della terra rarefacendo i'aquala
conuerte in aria, e di nuouocon il freddo della feconda regione
dell'aria,condenfando,i medefimi uapori,li muta io., aqua; coli l'arte per
mezzo di una fimilccondcnfatione,conuertirà in aqua gl'ifte^ uapori prima
attenuati naturalmente dal caldo. . Prendali vn gran varfo di vetro ABC largo
nella fommità, \i quale fi vada reftringendo nel fondo.fmo a finire in vna
punta, come di ^^'*'** vn cono jia parte fupcriore A B fia aperta, fé no in
tutto,almeno in parte nel mezzo, con vna bocca D; e la parte inferiore (ìa
tutta vetro fenr, alcuna apertura . Si riempia quello vafo di neue,o d'\ giac-,
ciò in tempo di Eftate, ò almeno in luogo oue l'aria fia affai ca!da_:.; e
meglio riufcirà tenendolo efpofto al Sole; poiqhe l'aria, che iìi intorno fuori
del vafo, feutendo il freddo della neueficondenferà, e fiandra attaccando alla
fuperficie eilerna del vetro, per il quale_^ fcorrendo giùnella punta C fi
diftillarà in gaccie frequenti si, ch^^ collocandoui fotto vn vafo E, in poco
tempo ne raccoglieremo buona quantità, ejtantopiù, quanto faj-à maggiore, la
grandezza del. vafo A B,C.^^^*»^bn? ! • onToinri" -^l»'*^^^ • :- I'^l'OìD
'V Queft'aqua farà molto leggiera, limpida, e falubre si, che TEf* tate ne
potremo bere fenza pericolo di riceuere nocumento ; anzi per cflere ripiena di
fpiriti ignei folarif quando fia diftillata, mentre l'aria èefpofta a raggi del
Sole) conferua, et aumenta il calore naturale; onde gì' EthicijO Tifici ne
riccuono gran giouamento; et Io ho coiiofciuto vna perfona, che già toccaua il
terzo grado di tale infermità; e 91 e perciò era difperata daMedicì,'c con bere
per molti giorni buo-i na quantità]di queft*aqua rifanòperfettsmente.Quefto
mcdefimo artificio può eflere molto vtilcjà quelli, che fi ricrouaflero in
penuria di aqua dolce per bere, 3c in molte altre occarioni,come ogn'vn vede.
Et acciòche alcuno non ilimaffcche queft'aqua foffe la neue liquefatta che
penetrafle per ilJvetrOjpelì riftcffa neueauanti èdopo,e ritrouerj, che non
farà fccmata di pcfo, fé 'non forfi alquanto per eflère ftata-» efpofta al
Solejmà non mai tanto,che compcnfi il pefo dell'aqua d'aria raccolta. per
conuertire maggiore quantità di aria in aqua,c fare vna Fontana copiofa in
luogo benché aridiffimo,e nelquale non fia alcuna vena di aqua, particolarmente
di Eftate,quando il bifogno di efla fuol effermaggiorcjfcieglieremo vn fito
efporto verfo il mczzodi,e fé folle alquato eleuatoin vna collina,©
monte,farebbe migliorc,c quini fca» ueremo fotto terra vna grsn camera, la
quale habbia vna fola bocca, e quella non molto grande, e riuoltata verfo il
mezodìj ma lo fcauamento della camera non douràefler fatto immediatamente
vicino all'aria j anzi fi dourà prima incominciare vna caua larga cinque, o
F/^«r^ {ci bracci, la quale fi vada reftringendo fino alla bocca della camera;
XX\\ equeftaboccanonfia piùlargadivn braccio,e mei2o,o duej pofcia nella parte
più a dentro fcauercmo vn gran vafo a modo di vna camera, come dimoftra la
figura^ poiché in tal modo l'aria, che entri^ calda, e rarefatta dal mezzo dì
per la bocca AB nel fito grande fcauatoC fi condenferà dal freddo fotterraneo,
et aitaccandofi d*. ognV intorno i vapori condenfati,goccicranno dalla fommità
nel fondo D copiofamente si, che ogni giorno fi potranno cauar fuori molti
fecchij d'aqua per il canale D E, o in altro modo 5 e tanto maggior copia
d*aqua haueremo, quanto laflagione farà piQ calda, e l'aria maggiormente
percofsa dal Sole, a proportione della grandezza della camera C 5 poiché quanto
più grande ella farà, tanto maggior quantità di vapori conuertirà in aqua j et
acciò il freddo, che deue condenfare Taria fia maggiore, fi donerà, come dilli,
fare molto profonda, et inoltrata» nella collina,cioè lontana dalla prima
apertura più larga B. i Giouerà anchoraveftirla d'intorno di pietre fredde ed*
vmidé, Ì qualiper natura fua fiancarti ad attraerel'vmidità, come quelle che
fono imbeuute di fpiriti minerali, e particolarmente falnitrarli ; onde fi
potrà ancora artificiofamentc dare vna tal qualità a dette pietre, ac» ciò più
facilmente facciano l'eHetto, di condenfare i vapori io aqua_. f^ incroftando
la parte inferiore D che deue riceuer l'aqua come fi fuole nelle cifterne,
acciò non penetri per la terra, e fi perda. 1 £nv o3ub; .:4 Qucfì' 93
Queft'aqua farà purgata, e falubre poco meno della già detta di fo pra, onde fc
ne potrà bere a fatictà : e farà baftante per l'vfo quotidiano almeno di vna
famiglia, et anche di più quando fi faccia m luogo, e fito opportuno con le
diligerne accennate. E di ciò io ne ho veduta-. rifpericnza,e di fimil aqua
hobeuuto più volte: il cheogn*vn vede quanto fia per cfl'er gioueuolea molti in
luoghi penuriofide aque; oarticolarmcnte perche quando s' inaridifcono i powi .
E fi votano le ci^ fterne a cagione della ftagione
caIda,&afciutta,airhorapiu che mai copiofa farà quella fontana jpercioche
in tal tempo maggiore è la copia de vapori, che il calor del fole folleua
nell'aria ^ fi che quell'aqua, checifù rubbata dal fole conuertcndola in aria,
faremo che fia forzato a reftituircela molto più purgata, e falu^ tcuole.
C^cfìia inucntione parimente può liberare tal' hora vna città dall'afledio; nel
quale tagliati, come fuol farfi, i condotti dell'aqua, farebbe forzata ad
arrenderfi,fe fi feruiràdi qucfto noftro rimedio. 5riDD: •yj^qd zup: \h:: ~r ■A
ih 03 A a L'érU maej^r^ d' agricoltura infegna a moUi^licare il raccolto delle
femen'^e. L raccogliere dalle femenze frutto copiofo, non depende in tal
maniera della natura, che le produce, che non dcpenda anche molto dall'arte,
che con applicare le caufc a greffètti proportionati, auualora le forze della
natura medefima, di cui è ferua, e miniftra, Ne parlo io qui fole dell'arte
dcll'agricokurajdi cui hanno fcritto, Varrone,Colutnelia, Palladio, Crelcentio,
Herrera, il Gallo, et altri, la quale è già fatta triuiale, e
ripratticacommunemente^maparlodi qu,eUa>che con modi più reconditi emulando
la natura la necedìta a produrre frutti non ordinari], e molto più copiofidi
quelli, che ad ogn'hora fi fogliono raccogliere. Di quefta, che chiamo arte
maeftra d'agricoltura,difcorrerò lungamente a fuo luogo : in tanto per darne
alcun faggio voglio accennare il modo di fare che ilgrano,e l'altre femenze
ordinarie multiplichino copiofamentejC diano frutto fé non centuplicato, almeno
molto abbondante, Deuefi dunque fapere che, come moftrerò altroue, tutta la
virtù gcneratiua particolarmente de vegetabili confifte nel fale di e(lì, dal
quale depende l'organizatione delle parti, et è formatrice dell'embrione: il
quale pofcia viene nutrito,& allattato da gl'elementi, ma principalmente
dalia ruggiada, che cade la notte, 6C. é il latte più falutteuolc,cho auidamente
fi fucchia dalle biade afletate," per il calore del giorno • Eforfihebbe
iiguardo a ciò quella benedittionc di Giacobbe Det tihi Deus de rore c^i/,
Cp'»\ '•''^-'-^'j^ ^^ Quefto è quanto mi è paruto di douere accennare in quefta
materia, riferuandomi molte cofevtiliècuriofe appartenenti or. all'Agricoltura
e ircà^gl*irvefti,leviti,fiori, e frutti,quaU -i: paleferò nell'Arte Maeftra al
fuo luogo proprioj doue anche moftrerò in qual modo fi pofla ♦ >in pochehore
far nafccre ogni vege tabile, e raccoglierne il frutto poche hore dopo che fi 3
farà feminato. ^ Jf, lil jcsA ì ni lìoq ib '• oi?fn ?/>?oi ib 2rr; • Ci'.
nicoun-ignoiggte Ji iiJiiiJt)! óiyq ^zn-Sì. :uqof; Ol' ìbùn'r t-^k US uì
TlktV^S^ fi 'f I ir; :>aoi§ci ^fSS^^^A •'^•'"i"^^-' *"'
''J^f-^ ^ -» or, .,; ♦.jj'j'aficlv fi « -inrsii, p4r ndfcere quéil fi 'vp^lia
fiore, e frutto in vn 'V^fo di vetro fenz^a ftmenz^a. ^^^it/.èi vJ -fti C c
Capo taoB .siriD ilbb ifnte*ibb 5lf:i5n:>D -iin^nsT iioH'tis iinor>
oirnsDOOnC aì [: i^r-«i /'^''«'«I^I^Sp^^I^ iàccia vna lucerna, di cui la
part&rcibtrriceue in fc l'oglio XXl^li ^\%^SI' ^*^ ^^ farma d'vna
colonnetta,:come fi vede nella figura !'p;;..efrexeU colonna, ocilindifo A Ji
chiufo nella parte di i. r:fopr^,eper ogni luogo fìijche non.vipolTa entrar den.i
! tro ana, tettando aperto folo nelfondo con vna particella C per
Ia.,q,ualeefica. l'oglio neJi*anneflbvafoCL incuiftàlolloppinojche arde in
Li«j€0«^uniaTidoi'oglio fa chevadi difcendendo nel cilindro a pocoapoco
vniforniemeBce nella parte anteriore CE della lucerna fia vn altEO-piccolo
cilindretto, o^-fimile ricetracoloj nella parte fuperiore del quale fia vna
girella IK-con ilfuo afìe EF chi-» habbiaanncfib vna freccia, o iindi^lc per
moftrarl'horefegnate intorno alla ruota GHjciò fatto fi ponga nella colonna AB Toglio
con vn-. pe7.zo di fuuaro, o altro corpo leggiero D che nuoti fopra l'oglio, a
cui fia legata vna funicella fottilc D CI k M, la quale fune pafli fopra la
girella IK,e neireftremo habbiaconnellb vn pefoM,ma non tanto greue che pofla
far difcendere il fuuaro D, il quale galleggierà fempre fopra l'oglio, e quefto
difcendendo con il confumarfi difcenderà anche il pefo Ni, che con la funicella
farà girare la girella IKjCol* indice E F, che moftrerà l'hore. Deuefi dunque
auucrtiredi fare la grandezza della girella Ik,proportionataal difcendere
dell'oglio, e del fuuaro D. oiferuando quan* to difcendein vnhora, accio la
girellai K, col* indice fi muoua ordinatamente. Si deue auuertire ancora di
mettere la ftbppino fempre della medefimagrolTc'zzaje deiriikfso numero defili,
acciò fempre l'oglio fi confumi vniformemente nella fommità della lucerna fi
potrà metter vna_# vite A, che chiuda perfettamente il buco, per il quale fi
mette l'oglio; benché quefto fi può anche mettere per la portella C riuoltando
fottofopra la lucerna. Notifi anche, che fé fi poteffe accomodare in modo
l'afse della girella I k dentro la colonnetta A B, che pcnetrafse fuori per vn
forame tanto,addattato,che riempiuto totalmente dall'afsenon dafse adito all'
aria 103 aria per penetrare nella colonna, fi potrebbe accomodare il tutto fen
za l'altra colonnetta,© ricettacolo IMC; ma tuttofi potrebbe mette; e nella
colonna A B^ e ciò in moki modi facendola moftra dell'horead vn latOjOueroin
cima alla colonna nel piano fuperiore di efsa, ma perche Te vi entrafse aria
Toglio caderebbe fijbito tutto a bafso ; et è diffìcile forare k lucerna in
modo, che l'afse fi giri nel forame fenza dar adito all'aria, perciò
habbiamoftimato più ifpedientc, e ficuro il modo fopra defcritto. Si potrebbe
ajicora aggiongere alla moftra vna ruota dentata, che iacefse batter le hore
come ognuno può facilmente uedere ; ma per far battere le hore dentro
allamedefima lucerna potremo fare in quefta juaniera . Dentro alla colonna
nella circonfereiìza interiore, difporemo un canale aperto nella parte
fuperiore,attoa foftenere una palla di legnOschedifcendaperefib canale fatto a
fpira,cioèamodQ di uite intorno ad efla colonna j quefta palla galleggiando
fopra l'oglio, andrà difcendendo per il canale in giror'fia dunque accomodato
in modo che dopo vn bora habbia fatto vn giro intiero, et arriuata al fine di
eftb la palla vrti nel manico j onero afta di una molla fi, che alzandofi
quefta lafci trafcorrere vna ruota con il fuo contrapefo, come fono quelle
delli oriuoli a ruota, che fanno fonare le hore j a cui fia addatta^ to vn
ma,rtelletto, che batta vn campanello pofto nella fommità della lucerna 5 e
cofi fucceftìuamente cojmpito l'altro giro, la palla faccia il medefimo cftctto
di far fonare Infeconda bora, e poi lctre,quattro&:c. In qtial modo chi
camtna in carrozjZj^, ouero nauig^ per aqtta pofs^ [^f^^i h f»k^t^ 4^^ 'Viario
fstto» ^«(•^ ^^^l^g Vefta inuentione bene he fia accennata da VitruuiOj egli
XXVinllj^^^® però parla fi ofcuramente che io non ho ritrouato alcu fefe^SJ no:
il quale l'habbia fapuca interpretare ; onde mi è par SSJI'ìS fpiegarla in
quefto luogo come cofa nuoua.*fé non in foftanza, almeno in ordine
aireifettOjdeireflc* re bene intefa,e pratticata. Si mifuri il giro di vna
ruota del carro, o carezza, e fia per efempio di I o. piedi, cioè di due paflì
^ all'afle di quefta ruota A B, come fi vede nella figura, fia vn dente C.
fopra all'afTe fia vna ruota di 5 o. denti C D, et airaile I E fia vnito vn
dente E che morda vna ruota dentata E F, che farà la moftra del viaggio diuifa
per efempio in 12. parti, e ciafcuna diefse parti habbia io. denti, che faranno
in tutto 1 20. Nel centro G fia vna freccia immobile, che moftri il numero
delle miglia.. ? Impcrocheogni giro della ruota AB, cioè ogni due pafli di
viaggio fi promouerà vn dente della ruota C D mediante il dente C, et hauendo
quefta ruota 50. denti, dopo cento pafiì di viaggio la ruota C D haurà fatto vn
giro intiero, e per confeguenza mediante il dente E haurà promofso vn dente
della moftra EFj &erscndo dieci denti da vn numero ali* altro, dopo dieci
giri della ruota CD cioè dopo mille paflì, che ■ fono vn miglio, farà promofsa
vn fegno intiero la moftra E F,e la freccia moftreràil principio del numero II.
che prima moftraua il principio del I. Nel medefimo modo fi può operare
naulgando per aquife fi feruiremo di vna ruota colle ale fimilja quelle delle
ruote demoHni,Ic quali con il moto della naue vrtando nell'aqua facciano girare
la ruota,che farà in vece della ruota A B, fi che tutto l'artificio confifte in
fare, che il giro della prima ruota, che corrifponde alla quantità del
uiaggio,fia multiplicatoa proportione delle altre due ruote CD, et EFj il che
fi può fi^rc in più maniere, gome ognVno uede. L'Arti Maejlra di (Chimica
mofira la tramutatione ie** Metaltt j ^ addita la firada pir ritrouare la
^Pietra FilofofaU, fi' Qon il modo dì fare le vere Quinte Efsenze, j»'Pg E
Operationi appartenenti alla Chimica non confiftor !6§W folamente^'come rtimano
alcuni) nella tramutatione. . V^lpl de Metalli, poiché ella è vn arte molto
piii vniuerfah -w ^ÉH^ lacuale in certo modo abbraccia anche la Mcdicinf^ o
almeno le gì accolta molto da vicmo per aiutarla-, . e fi può definire efsere
vn'arte, la quale rifoluendo, e riducendt^ tutti i corpi mifti nèfuoi primi
clementi, va rintracciando la natura d effi,cfeparando il purodairimpuro,edi
quello fi ferue a perfcttiona-" ve i medefimi corpi, et anche a tramutare
vn corpo in vn altro. _] Dalla quale definitione rclìa manifefto quanto
ampiamente fi ftendrf lachimica per tutte le forti de corpi naturalijdi cui
quella p;. ite, c"hl[* s'afpetta alli foli Metalli, ha il fuo proprio nome
di Alchimia, prcft" dal vocabolo Greco, che fignitìca Su^o di Sale;
Imperciòche ncllt fpirito fugofodel Sale rificde tutta la virtiì,& efficacia
de corpi miili" La Chimica poi vien detta ancora Spagirica dal verbo Greco
. . che vai quanto dire,fciegliere, ejfeparare ; poiché come fi è d-tcv, fepara
l'inipurOjC fciegliere il puro, Altri la chiamarono cabbala perche anticamente
fi cómunicaua da Padri alli figliuoli f jlim/ntr in voce, propagandofi à
pofteri non per hiftoria, ma per fempHc!! rraditione. Altri finalment lì
diedero nome di Sapienza ; perche nO;^ (cnza ragione (limarono impoflibile,
fcnza tal arte ii poterconofcer ' perfettamente Ja natura, e 'ic vii tu de
corpi naturali. " ^'Pcr ojongere al fine da loro pi^tefo, ch'è il
perfettionarc i. cor. con la leparacione dei puro dairimp'.:io,effcrcirano i
Chimici vari'., operationi, lequali tutte fi poiTono ridurre a Tei (òrti,che
fono le pri " cipali.La prima èVà CaUinatìone con la quale i corpnl
riduco'io in calce, onero in cenere . La fecondali chiama ^olun'one^ con cui '
difsoluono nell'vmidoi corpi gii calcinati. La."terzaèla DiUiìLuo^
mediante laquale fi purg3,e fi rettifica l'vmido già diffoluro, con. di{i{
""^ liarìo vna o p]H volte;. La quarta vien detta
Putrejaiuone^con'ìdi c.u\ 10^ fi difpongono icorpi,acciò facilmente fi pofTano
fcparare le parti pure dairimpure,che fono inei?ì mefcolatc. La quinta
chianiafi Suùli. tnaticne, per mezzo della qtjalc le parti più fottìi i,
fpiritofe,c volatili fono forzate a falire in altoj acciò in tal modo fi
feparino dalle parti pili ftfse, che rimangono nel fondo del vafojda cui fi fa
la fublinutione. La lefta finalmente è l'vnione delle parti pure fpirìtofe, e
volatili con le parti fimilmente puTe,ma fifse; acciò tutte infieme vnendofi fi
coagulinoje dìuenohinotìfse jonde vien chiamata ConguUtione ^ «^ JFifsatione ',
polche in tal modo le parti pure feparate dall'impure, ancorché altre iìano
volatili, altre fifse fi vnifcono però infieme amicheuolmente,e fi
congiongonocon vnfiifoj& indiflblubile legame, et all*hora aquiftano virtù,
merauigliofc, et efficaciflìme ncll'operare j la doue primOjtale efficacia di
operationiveniua impedita dalle parti impure, nelle quali ftauano come
imprigionate, e legate. Nel che fi deue auuertire ( come diffufamente
difcorrerò nell'Arto Maeftra, trattando delliElerpenti, conforme la Filofofia
de Chimici) che tutti li mifti da quelVarte fi fcoprono eifer comporti di
cinque»^ fjrti di foftanza 3 due forti di foftanza impura, cioè, del tutto
morta, e fenza alcuna virtùjO proprietà efficace all'operare^ e credi follanza
pura, nelle quali è pofta tutta la forza, et virtuofa efficacia propria
diciafcunmifto; di quefte due l'vna fi chiama flemma,che è quanto direvna
foftanza aqueafenzaaicnn' odore, o fapore; l'altra fi chiama capo morto,e terra
dannata, cioè, vna foflanz,a terrea parimente fenxa alcun fapore,efenza alcuna
virtù: Dell'altre tré poi l'vria fi chiama-. fale,&clj fofìianza più fiiTa,cosi
detta perche refifte ad ogni violenza di fuoco,ne fi diftiugge, ne vola,o
fuaniflfe per l'aria j la feconda vien detta oglio,oucro folfo, perche a
fimilitudine di efiTi è pingue,e vifcofa; la terza chiamafi fpirito, perche è
più di tutte l'altre fpiritofa,e volatilej& ogni benché minimo calore la
didìparebbe per raria,fe non_. fofle vnitacQnilfale,cheèIa parte fifìfa,
mediante foglio, che perciò è. di fua natura tenace, e vifcido,atto a legare il
volatile con il fido» Quefte tre forti di foftanza pura fono quelle, che con
altri molti nomi fi chiamano, corpo,anima,fpi rito j amaro, dolce, acido
ifale,foIfo, mercurio, &c.Et in efle fole è pofta tutta la virtù,&
efficacia delli minerali delli vegetabili, e delli animali j con tuttoché
incialcun mifto la_* quantità della foftanza pura, in paragone dell'impura, fia
meno— mifTìma. Ciò fi vedrà manifeftamente fé prenderemo afare,dirò cosi,vna_.
diligente anotomia di alcun mifto,pereflempio delle rofe. Prenderemo dunque
gran quantità di fofe frefche, e fiorite, colte nel leuar del I07 del fole,
quando fono anchor ruggiadofc,cfubitopcfl:ate in vnmortaj-o di pietra, le
metteremo in vafiditerra vetriati, e coprendole molto bène, le Jafcieremo
macerare, e putrefare fin tanto che uedremo, e Tenti remo dall'odore efferfi
inacidite ; il che farà dopo dodici, o quindici giornii Scacciò meglio fi
difpongano alla fcparatione del puro dall'impuro, ui aggiongeremo da principio
una poca quantità di fale, o cremore di tartaro j poiché quefto penetrando
incide, ediuide le foftan^e eterogenee j onde poi più facilmente Tuna fifepara
dall'altra • Dopo queftaputrefattione prenderemo una quintale fettima parte dì
dette rofe,e pofteinuafodi uetrolediftillaremoa Bagno maria, ouero 2 bagno
uaporofo/l'aqua chenediftillerà la rimetteremo fopra uil. altra parte di rofeC
liferuando però da parte le già diftillate,nellt-* quali rimane anchor l'oglio,
ed' il fale ) e quefte dirtilieremo al medefimo modo cauandone i'aqua
foprapollaui, et anche di più quella, che in fé contengono : quale di nuouo
rimetteremo fopra altre rofe, et in-. tal modo hauercmo tutta l'aqua
rettificata, e pura i nella quale fi contengono gli fpiriti, cioè la parte più
fottile,e uolatilc : che conuienc»/ feparare dalla flemma, cioè dalla foftanz.a
aquea in quefto modo: metteremo tutta queft'aqua,o parte di efia in vn vafo di
vetro, cioè in-, vna boccia con il colio alto afl'ai,efpoftoui fopra il fuo
capello, con il recipiente luteremo benidimole gionture : poi a fuoco
Icogieriflimo di cenere ne caucremogli fpiriti,reltando la fléma nel vafo,che
come m >teria più grolla ed impura,non potrà co poco calore afcenderc
tanc'alto. Ma perche nuUadimeno fempre afccnde buona parte di flemma più
fottiÌe,c leggiera perciò rettificarcmo il già diftillato,diftilIandolo,di
nuouo in vafo non men alto del primo, e con calore più moderato, nel modo che
fi fa conlofpiritodi vino, pigliando folo quello, che afcende più facilmente, e
ciò replicando più volte; poiché alla fine hiueremo benfi vna piccola parte di
tutta quella foftanz,a liquida, ma clla^ ixrì tutta fpiriti il che fi conofcerà
non folo da vn frag^rantiffimo odore, che fpargerafi per tutta vna ftanzacon
folo aprire iìvafo; ma anche perche auuicinatogli vn lume, arderà tutta nel
modo, che fi l'aqua vi?^ più fina. Conferueremo dunque quefta parte
fpiritofa,,chepcrfefoìa ha infinite virtù, j e l'altra maggior parte, eh* è la
flemn^a, la gettarc-mo fopra le rofe già diftillate,aggiongendoui anche
alcr'aqua rofa, ofl^-pa■ ma fimile per cauar da cflè rofe l'oglio ; il che fi
farà diftillando a fuoco di ccnerijcon calore alquanto galiardo; poiché in tal
modo difìillarà infieme con la detta flemma anche l'oglio, il quale via via lì
andrà da fé fteflb fcparando, e nuoterà in cima alla flemma in coloraureo,. e
bcnchcla quantità di quefto faràpochiftìma, cioè vn oncia incirca, a poco Jo8
poco più per ogni pefo di rofe, et ynafola quinta parte dello rpirito ludetto,
hauràperò maggior virtù dello fpirito medefimoje di tutto il rimanente . Si
fepari dunque ; e fi conferui l'oglio da per fé, et anche la flemma: poi
s'abbrugino le rofe rcftate nel vafo, dalle quali fi è già cauato l'oglio, e lo
fpirito j e ncil'abbrugiarle fé gl'aggionga vn poco di folfo ; ridotte che
faranno in cenere, fé le dia fuoco gagliardo acciò diuenti bianchinfima; Quella
cenerefi ponga in vafo di vetro, o di tew ra ben vetriata, e fé le metta fopra
la flemma fudetta j poi fi faccia bollire molto bene, fin che la flemma habbia
cauato dalle ceneri il iale : All'hora fi coli
percartaemporetica,efimettaadiftiIlare,e fenecaui la flemma: e refterà il fale
puro nel fondo del vafo : le ceneri fi calcinino di nuouoa fuoco gagliardo di
reuerbero,edi nuouofìfaccino bollire con la flemma : poiché qucfl:a cauerà
dell'altro fale; e qucfta operationefi replicherà più volte, fin chele ceneri rcftino
del tutto priue di fale: cquefìefonola terra dannata, cioè la fofì:anxa terrea
impura; fi che farà terminata tutta la feparatione delle parti pure fpirito,
ogh'o,' e fale, dalle parti impure cioè dalla flemma aquci,edcilla terra
dannata,© capo morto. Ma fé il fale non fofie puriflìmo, per farlo tale, fi
folua di nuouo nella flemma,fi coli, e fi congeli con farla euaporarc, o
difl:illare, e quefta folutionc, e congelatione fi replichi più volte, et
haueremo vn fale purismo in minor quantità dell'oglio, ma di maggiore virtù.
Qdcilc tre pure foftanze ciafcuna da per fé fono efficaci flliTie: ma molto più
fé fi vniranno infieme, formando vnà Quinta elTenra, il che fi fa in quefta
maniera :Pongafi il fale puro in vn vafo di vetro col collo affai' Jungo,epoftoa
moderatiffimo calore fé «li ponga fopra vna parte di oglio;continuifiil calore
con il vafobenchiufo,(ìno che fia l'oglio perfettamente vnito al fale, poi fi
aggionga vna altra parte di oglio, e fi continuiladecottione, ecofia poco a
poco fin tanto, che tutto i^ogiio fiafiben incorporato,&abbracciatocon il
fale: all'hora fi aggionga parte dello fpirito, e fi operi via via lentamenre
nel medefimo modo che fi è tenuto con l'oglio j poiché cofi quelle tre foftanzc
pure del fale, ogiio, e fpirito fi abbraccieranno infieme con vn vincolo
indiflblubile talmente, che ninnartele potrà più fepa rare, e germoglieranno da
fé medefime in rofe benché chiufe in uafi di uetro, operando prodigi in'
medicina*,-.«..ì.jìì^ *.i- ^u>ì -ii.qoi Da ciò fi vede come la Chimica
rifoluai córpi'ne iìiòi pirmi priti-' cipij,& elementi,faccndone anatomia,
in ordirle a conofcere le quialità ' poi che ciò che fi è detto delle rofe vale
di tutti gl'alti-i vegetabili j E anche delli animali,c dclli minerali; benché
in quefti fia più difficile li feparatione della materia pura dali*inipura,e fi
richiedcano diuerf«->^^ opc ìo9 ope'rationi ; delle quali diicorrcremo
altrouc ; e fi vede parimente ifi_. qualmodofi facciano le vere quinte
eflen/.c, le quali alerò non fono, che vnafollanza pura liberata da ogni
materia impura, e che eflfendo prima diuifii intrediucrfe fodanzc, fi fapoivna
fola con vn vincolo indifiblubiie di tutte tré. Ma ricorniamo alle opcrationi
de Chimici in ordine alla tramutatione de metalli j per le quali innumerabili
fono grinftrumenti, che.-» adoprano tanto Vafi, quanto Fornelli, eoa i quali
benché facciano molte cofe vtili alia Medicina j in ordine però alla Pietra
Filofofica_,, fé conofccflero la vera ilrada per la quale imitando la natura si
de caminare, lafciarebbero da parte tante ftorEe,Iambichi, Vafi circulatorij,
oui FiÌofofifici,Vafi di Ermete, forni d'Atanor, forni otiofi, di fafione, di
r!uerbero,dicalcinatioae, di digeftione, e che so io 5 ne fi feruirebbero di
alcun fuoco violento,con cui vanno in fumo i denari, e le fperanze di
nioiti,refi:andogli la fola caligine nel volto, e la triftezza nell'animo
d'hauer coni mantici foffiato viadal cruciuolo il mercurio, e
I*crodallaborfajmentre pazzi credono alNume delle bugiejeftimano che vn Dio de
ladri uà per arricchirli. Ducpoifonoleihade perlcquali procede la Chimica, in
ordin,; .a òi n'incontro volendo tramutare il piombo in argento vino, fi
metterà il piombo invnvafo di terra, che non fu vetriato, ma molto ben lutato ;
vi fi mette lopra il cape]lo,nella parte fuprema del quale fia vn piccolo
forame, e fcglVnifce vn gran recipiente, in. cui fia buona quantità di aqua ;
fi colloca fopra vn fornello à vento,e quando dal fupremo forame predetto
incomincia ad vfcire il fumo,fubito fi chiude con diligcnra,efiaccrefce il fuoco
potentemente j poiché in tal modo il piombo fi difilla conuertito in argento
viuojmadavna libra di piombo non fi caua più di quattro oncie d'argento, viuo .
. ^^^u ^.y, ^ ^ Ouero piglia calce di piombo, fatta come fòpra con ilfale,o
falnìtro, gettala in aqua bollente, fi che la calce deponga tutto il falt-^j
poi feccatafi metta in aqua di fale armoniaco difloluto^ in cui fia alquanto di
cake di fcorze d'ouo, e chiufa ogni cofa in vafo di vctr© fifepelifcafottoiJ
fimo per i^.giorni^e ritrouerafsi il piombo mutato in argento vino» :L^c?ì! ;
'-'-;' /^rr-y}} li 023!J.'": ., Ff Tir. TRAMVTATIONE P tD/ SitAgno in
aArgcnto, Rendafi vn poco di ftagno d'Inghilterra fino,e purgato, fi chiuda
invna palla di creta tenace, cioè, fi luti tutto d'intorno la ftagno con luto
fortiIIìmo,che non crepi al fuoco. Poi fi Hqucfaccia vna buona quantità di
argento in vn crogiuolo; all'hora fi metta la palla di cicta,ofia (lagno
lutato, e prima ben caldo, acciò non crcpi dentro Targento; et acciò fi
fommerga nell'argentoliqucfatto,convn ferro vi fi prema dentro a poco a poco, e
vi fi tenga immerfo per meno quarto d*hora incirca; fi leui il luto, e
ritrouerafli lo ftacrno mutato in vero argento; mafiauuerta,che quell'argento
in cui fu immcrfa la palla refta talmente infettato da maligni vapori dello
fl:agno,che poi purgandolo, e copellandoIo,fe ne perde altre tanto,e più di
quello che fi è guadagnato; non rcfta però che quefta non fia vera
tramutatione, poiché non fi può dire, che lo ftagno penetri per la creta
nell'argento, ne che l'argento penetri ou' era lo ftagnoj ma il folo odore
dell'argento comunicato allo ftagno penetrando lo muta in argento,e l'argento
vicendeuolmente riceuendo i va pori dello ftagno refta infettato da quelli;
onde chi ritrouaffcjil modo di riparare quefto danno con purgar prima lo ftagno
da quelli alici maligni, ò eoa aggiongere all'argento alcuna cofa,chc
rcprimefse tali vapori, hauerebbe vn gran fegrcto. TRAMVTATIONE r -1 .1 D*QAr
gerito viua in vero Argenta . • .-t /-» o P Rendafi del Minio,ouero altra calce
di piombo; fi mcfcoli con eflaCinabro,ouero argento viuo,e Solfo, de quali fi
compone ilCinabrojfi metta in crogiuolo, e fé gli dia fuoco prima moderato, ma
quando comincia à fumare, e volar via Targcnto viuo con il folfo,fe gli dia
fuoco potentiftìrao ; reftarà confumato tutto il folfo,eIa maggior parte
dell'argento viuo,reftando nel crogiuolo il piombo, il quale fé fi metterà alla
copella, confumato che fia, reftcrà qualche parte di argento, ma non tanta che
l'opera fia compenfata dal guadagno., % Quefta,& altre fimili fperienzehò
prouate,& vedute con gli occhi chi miei, onde non mi rimane alcun dubbio
intorno alla poiTibilid della tramutatione de metalli: Refta ch'cflaminiamo vn
altra che fi ftiaia tramutatione di ferro in rame, TRAMVTATIONE di ferro in
rame, SI prendano laftre di ferro, e fi pongano in aqua vctriolata, nella quale
ftandoimmerfefi irruginifconojfirada quella rugine,che farà poluerc roifa,!!
fonda in vn crogiuolo, e troueradì effer^-r rame perfetto. Quindi fanno il
medefimo effetto alcune aque ch^-» naturalmente fono vetriolate, perche paffano
per miniere di vetriolo; come fono quelle di vn fonte non molto lontano da
Leiden, e di vn altro appreflbilCaftclloSmolentzchi della Mofcouia; Del quale
Giorgio Agricola Lik ^. de natura foffìlium dice quefte parole;
Expuieoextrahimr atjuay ^..,:. '^i^^ì 'j^ai^m^ÙB cij^nz^ Aggiongo, cheDio perla
Prouidenw, che ha' Ù^r^ìffi^m^.h\h:, mane non deue facilmente.
pcirinecter.e,,;ch,qiOiQltia!qiii{yjn^,qtìe^*»>; art«,e
particolarmcnteiiPjenjci.pi gfandija:ehfifi ^(geifltp^tefe^'ei
cA't?à'a)^ter€Q!n a chi più li pia(;e,non'perme^9r>d0r;
pwomàhefifascci;atCQmune:.3:tmiolti .. Aggioflgafijcbe-ai cioreoftr., cQirre
il pericoloni Qhi, la pofl[4edLe>fe peraiiuemura
fijrifapfta>«:diC(Hmalarla, .0 z^? i.nc::^'b " • r Sì-ì r ijii!
'••^-Yir/.| Hor per direalcuna cofa del modo,chc fiha à tenere per aqui»,
ftarla jfi de* auuertiie,anzi tenct per fermo, ch'ella tutti» cplìjQ/le ìa
(puerili due precetti, che. commuaemente danaoi maeftn^ f^ j InxHmfiat
n/olatflii; ^ iterftm/VQlaitile fiat fìxum : E voglioBKir dire,. chr dall'oro
oéairargenta fi- Qawi la femcnza, difsolueado l'oro, o 1' e*.-: Gg argen uà
ar»cnco,che fono corpi fifìfìjC permanenti alfuòcov perilche è aeceflario
ch'cfib meftruo,e liquore apra i pori dell'oro, e vi penetri dentro
amiche«olmente, feparando eflTa foftanzi vmida dall'altre parti pura, ed illefa
; e per confeguenia il mef— iruojfe ha ad operare in quello
modo,conuienejchefiavna foftanza tenuiffìma,acciò pofta entrare peri
fottiliftìmi pori dell'oro; ed in oltre congenca all'anima medefima dell'Oro,
acciò non Toffenda,nela diftrugga,maamicheuolmcnte,e fimpaticamente penetrando
fi vnifca con elf3,e la fepari dall'altre parti; In tal modoqucfta foftanza,
che vnita prima alle parti impure reftaua fifia, e pertinace al fuoco, slegata
da efle diuenta volatile, et a fuoco leggiero afcende, ediftilla per il
Lambicco, come più d'vna volta io ftcfso ho vedut» per ifperienza. E quefto è
il far diuentar volatile quello ch'era fifTo, nel che ftimafi efsere la maggiore
difficoltà di tutte l'altre» talmente, che afserifcono comunemente eftere più
difficile il diftruggere l'orOjche il farlo,' poiché quando alcuno habbia ri
trouato quello meftruo, e ridotto l'oro in prima materia, diftruggendolo coii_p
mantenere intatta lafua anima, onero Temenza, riefce facile l'adempire il
fecondo precetto, che confitte in fifsare di nuouo queft'ani ma> 119 ma, che
di fifsa è ftata fatta volatile, il che fi fa in quefto modo. Pigliali Oro
finifsimo, fi riduce in calce, cioè, in poluere impalpabile rubicondifsima,
ilchefi fa in molti modi, come diremo aitroue, ma particolarmente diftillandoli
d'addofso più volte Targento viuo prima purgatifsimo » Sopra quefta calce di
oro purifsima, fi va mettendo a poco a poco la fopradetta anima, ò fia fcmenra,
ò prima materia di oro, tenendola in vn calore moderatifsimo dentro vn vafo
figillato ermeticamente j quella imbibitioncjche chiamano inceratione, fi dee
continuare fintanto che la calce d'oro non poffa più bere altr'anima, il che
farà dopoché vna parte ne hauerà beuutecinque,piìì ò meno conforme farà più ò
meno pura j in quefto modoqueiranima,ch'cra volatile, vnita a poco a poco con
il corpo fifsoanch'efsafivà fifsando, ma fi de'auuertire diligentemente
d'inftillarla a poco a poco,lafciando fifsare la prima parte, auanci che fi
aggionga l'altra ^altramente in vece di fifsarfi farebbe diuenrar"^
volatile anche la parte fifsa, cioè, la calce fudetta j cosi refta nutrita
l'infante come parlano i Chimici, per poi pigliar forze, e coronarfi monarca di
tutti i metalli; il che fa mentre fi va continuando, ^ accrefcendo
graduatamente il calore, fin tanto,che la materia diuentirubicondifsimacomc vn
rubino, s'ella è pietra fatta con l'animi.. diOro,ouero candidifsima come vna
perla s'ella e pietra fatta eoa l'anima d'argento. Et all'hora quefta pietra
non teme più alcuna^* violenia di fuoco, anz.i da cfso piglia maggior vigore,
che però la chiamano Salamandra . Efscndochc dunque in quefta pietra cinque
parti di foftanza feminale purifsima fono perfettamente vnite ad vna foia parte
di Oro puro, come cinque anime in vn fol corpo; ella_» aquifta virtù di
moIti.p.'icarc,e produrre frutti copiofi sì, che vna fola parte può tramutare
cento, et anche mille,e più parti di altri Metalli imperfecti j non può già perù
tal virtù moltiplicatiua crefcereiiL-. infinito, come afserifcono communemente
; ma della moltiplicatione della Pietra in virtù, ed in quantità parlerò
altroue. Refta dunque folo di ritrouare vn meftruo proportionaro alla
folutÌGne,e riduttione dell'Oro in prima materia, il quale dico,che ■OH è altro
che vna fcmenza dall'Oro medefimo : cioè, vn vmido radicale metallico
fottile,pefantc>e pingjje, il quale fi ritroua in molti corpi metallici, ma
diftìcilc a fepararfi puro, netto,cd intatto; ncll'argcmoviuofolamentefiha più
copiofo^e più puro che in alcun'altro corpo,cccetto che neiroro,e ncH'argento
medef{mo;onde chi vuo-i le operare più accertatamente, e can,iinare per la;
vera ftrada,fton fi ferua d'alcun'ahra cofa,chc del mercurio,^ dell'oro ;
perciochc_-> quefti 0 2I ^uefti fono i corpi più amie abili, fi come in
Cielo; gx';*ì and hr \nLi>'.terra; che però vno s'accofta volontieri
all'altrOjC l'abbmcd.i*,. «i^^fé Tinlìnua, come vedcfi per ifperienza ; E
cioèsì vcro,clie'altlitii'ra' ifnperfcttej e nel fu« prim/> ftifcere,cd
jnquéftéla Natura ha beri si difpofta la fetncnza, ma non ha antera -j^ per per
mexzo di efsa' maturato il frutto ^ Perciò non efìfendo ancora quella fé
menza,o prima materia deiroro, ftrcttamente legata all'aU tre foftanze, con cui
formafi l'Oro perfetto, e maturo ^ ci fari facile dottenerla,eilraendola da
ogn'altrafothnza minerale Impura. Non dirci quefto, fc io mcdefimo non hauedi
hauuro fortuna di hauerc alqnanta di vna fimile miniera, dalla quale con noa
molto artifìcio fu canata vna poca quantità di certo liquore aureo, che era la
vera fcmenià di oro, ma per non cffer conofciuto, tutto fu confumacocon
g'^ttarlo fopra vna quantità di argenco vino bollente, il quale tutto fubito
congcloflì, et accrefciuto il fuoco,, refta* l^ono cinque parti di efìb
perfettamente fido, cioè» a dire vna inciz' oncia di quei liquore fifsò, due
oncie e mezza di argento,viuoj che fé foffe flato n)aggiormentc depurato, e poi
congionto come anima al fuo corpo proportionato, farebbefi con eifo potuto
formare la vera Pietra j ma fm hora non ho mai potuto ritrojuare altra miniera
fimilq a quella, e perciò atta a quefto fi nc^ Ch'intende bene quanto fm qui (i
è detto non ha bifogjjo d'sicro, ckedi elfer fauorito dalla Diuina Prouidenza
si,che gli pei:aii:?:ta_,> ilritrouare vnafimile miniera di oro, ouero
d'argento; ma ricordili,! jehe quello è dono fiagolare di Dio, che fùole
concedcFlo folo a ^erfone di retta intenciOne, acciò non ne nafcano
que'difordini,fhe come fi è detto kreUhcro co^jtcarij a iiìoi.jleUaj4ia.PxQui--jdenza,
:)'>.-.-ìì-v'I r-;--:-.:? •^: ;-:n?1 p-5n'i:n:c%i:» Retta che per vltimo fi
rifponda alle obiettioniiche fogliono fjrdcontro, la poflìbilità della
tramutationp,benchequì non farebbe neceflfario hauendone già vedutala manifefta
ifperienza. Dicono prr-i?. jìiieramcnte con S. Tomafo i.fent,
di/ì.j.qua/i.^.art, i^SiC i^e Pot.(j.6, artt I. con Egidio in ^.^uod^ q,S,
Auerroe m prìmum ltl>r»m de gin,amM,Si Auicenna in Comm.Meiheor, che Toro
fatto per artt-> chimica non è vero oro 3 poiché la vera forma dell'oro non
fi può» introdurre nella materia fé non per mezzo del calore Celcfte, e folare
; onde effcndo il calore del fooco, di cui fi feruono i Chimici molto diucrfo
da quello feguita, che non pofla ge-nerare vero Oro. Al che rifpondo
primieramente, che il calore del aoftro fuoco jioaè infpecie diuerfo da quello
del Sole,e delle Stelle, eflendo-^ the produce molti effetti del lutto fimili,,
come moftrerò di— : ftejfamcnte nell'Arte Maeftra, e per confeguenza può
produrre ancor Toro . Aggiongo, che con i raggi del Sole difcende fino alla .
l^oflra terra vna puriffima (oftanza Celefle,come; dirò altroueyla,^ ^laqof Hh
quale 122 quale fé alcuno ritroHcrà modo di pefcarla in quefto vafto oceano
dell* aria,c ridurla in liquore vifibilc, egli haucrà la chiauc di tutti i
fegreri, e farà quafididì padrone della natura, che di vna tal foftania fi
fcruc per fare tutti gl'effetti 5 e mutationiche noi vediamo marauigliofiin,,
quefta noftra baila terra. *'^»j ^J ^ in fecondo luogo oppongono con Egidio,c
he quelle cofe, le quali fono perfette in alcun genere, hanno vna fola
determinata caufa della fua generatione j l'oro tra tutti i metalli è perfetti
(Timo j dunque io-. vniol modo fi potrà generare, cioè in quello che adopera la
natura j donquc non fi può generare dall'arte. Rifpondo che l'arte chimica non
fa che Torojacui ella coopera,non proceda da quella caufa,c he dalla natura
gl'è ftata determinata, parlando della caufa prodìma ed immediata j poiché
quefta èia fetenza dell'ore, la quale opera naturalmente anche quando Tarte vi
coopera; onde il chimico altro non fa che cauarc dall'oro la femenza, et
applicarla a corpi proportionati, con i quali vnita poffa render il frutto
mulciplicaiojin quel modo, che l'agricoltore non produce egli i frutti,ma
difpone,eprcparala terra,e la fcmenia vncndoli in modo, che fruttiBchino, TerjQ
oppongono che il luogo della generatione de metalli è determinato in tal
modo,chela natura li produce fempre nelle vifcerc-^ della terra, doue
concorrono tutù gì* influffi celefti,come a centra commune a tutti j e per
confeguenia l'oro non potrà generarfi fuori delle vifcere della terra, Rifpondo
che il luogo della generatione dell*oro non è tanto determinato, che non (ì
polla produrre anche fuori della terra, purché vi fia materia difpofta,e proportionata
a riccuere in fé la la femenza dell'oro j(ofi> le altre femenze di erbe,o
piante portate fopra i tetti delle cafe, pur che ritrouino terreno, o materia
in cui germogliare producono ifuoi fol iti frutti. Quarto, Dicono che l'arte
non può mutare vna foftaniain vn altra diuerfa in fpecic : poiché il far ciò
appartiene alla fola natura. Rifpondono alcuni che vn metallo non è diuerfo in
fpec ie dairaltro: ma benché fia diuerfo,dico non cfler l'arte che lo tramuta,
ma la natura aiutata dall'arte j poiché l'artefice altro non fa che applicare
vna_j materia all'altra, dalla quale debita applicatione prouitne, che vna
foftanza muti in feftefla l'altra, a cui fu congionta dall' artefice. Coiì
lafemenza dell'oro congionta come conuiene al mercurio, lo tramuta in oro, in
quel modo, che la femenza di grano congionta alla terra tramutala terra medc^ma
in grano «Quindi fi dice, che Tarte non fa l'opere roperechc fa la natura, ma
folo modifica la natura medeflma, dcterminandt)Ia ad operar? più prefto,© più
tardi,in queflo,o in quell'ai* tro modo ; come ucdefi in molte arti, e
particolarmente in quella dell* ineftare un albero fopra l'altro . ' epe
parimente quando dicono non poterfi dall'artefice far l'oro, per non fapcr egli
la proportionedelli elementi che lo compongano, ne il temperamento delle
qualità, ne gli ftrumenri, de quali la natura fi fcrue : fi deue rifpondcre non
edere neceffario il fa pere tali cofe : poiché fatte non opera immediatamente
gl'effetti, che fono della natura, ma fole» li porge la materia, 1« quale fc
prima fia ftata preparata, «_-> difpofta dairarte, U natura opera in efifa
più facilmentCo ed in modo ftfaordjnariovsrr rs«Rv pi Finalmente o,ppongoiio
alcuni che noi non potiamo fa pere fé l'oro chimico fia vero oro', con laverà
forma foftantialc dell'oro: poiché dicono potrebbe cflere che faflTero mutati
folo gl'accidenti, onde fQflcoroapparente.afìini^iO' >fl ^« Al che rifpondo
che nelle cofe Bfichc non fi può hauere maggior ccrtewa che quella che ci danno
concordemente tutti i fenft, i quali conofconoU foftanz,e dalli foli accidenti
: onde quando apparifcono tutti gl'accidenti di vcfo eroj l'intelletto
naturalmente deue aflerfrc ch'egli fia vero oro, quando la fede diuina non li
diceflc il contrario, Aggiongo che loroficonofce più intimamente che dalli
accidenti cfterni, facendofcne varie proue,c faggi che da Gebro fi riducono a
noue, e fono Tinfocarlo, l'eÀinguerlo, il fonderlo j IVnirfi ch'egli fa
ali*argento viuo, poiché il vero oro fé glVnifcc più facilmente ; il mcfcolarlo
con materie adurenti : il porlo fopra vapori acuti ; il metterlo alla Due forti
di Medicamenti diftinguercmo nell'Arte Maeftra,doue irattaremo della Medicina ;
IVna è di quelli i quali operano per fimpatia che hanno con gl'vmori
veneBci,che fparfi per il corpo cagionano le infermità, quefti fono i
Medicamenti purganti, che tutti ihanao del vclenofo,anziènece(farioche habbiano
in fé foftanra ve» nefica per poter efser purganti j Impercioche per la
fimpatia, che hanno con l'altra fimile foftanza venefica fparfa per il corpo
infermo.ìa rifuegliano, la muouono,e la tirano a fé, onde laNatuta del corpo
humano per mezzj^ delia facoltà efpulfiua fcaccia poi dal corpo con il
Medicamento anche la foftanza venefica, che cagionaua»» l'infermità; cosi
ilDiagridio,per eflervn veleno, il quale ha fimpacia con Thumore venefico
picuitofo, prefo per Medicina s'infinua^ Uiagneticamentc nella pituita, e fi
vnifce con efia rifuegliandola_*, commouendola,& eccitandola, onde la
Natura fentendofi opprefla da doppio remico tumultuante, e minacciante
Teftintione del caler naturale, quefto tutto fi raccoglie, fi vnifce, e
refiftendo fa forza al oemicoje lo difcaccia da fc; onde auuienejcheilDiagridio
vfcendo dal corpo tira feco ancor l'iltro veleno, a cui fi era vnito
fimpaticamente. U aiedefimo accade del Rcubarbaro in lordine alla flaua bile.
bile, deirTurbit, ElIeboro,&c. in ordine all'altra bile, e cosi di tutti i
Medicamenti purganti, i quali non purgano fen za contrailo con la Natura,e
perciò fcmpre con debilitamento delle fue forze. L'altra forte di Medicamenti è
di quelli, li quali operano per anriparia che hanno con le qualità venefiche, e
maligni vmorifp^rfi per il corpo : Quefti per confeguenza hanno fimpana con la
Natur^^ humana,cioè,J dire con il calore naturale, e con Tvoiido radicalt»ji;
onde vnendofi a quefti,& accrefcendofì le loro forzc,iì accendono
CGntroiInemico,rinueftono, e lo difca^ciano lontano dallarocca del cuore, et
anche del turca dal corpo, che è come la città, di cui impadronito rentaua
(orpendère la fortezza del cuore . Quindi è, che_^ quefta feconda forte al
Medicamenti purga da maligni, e velenoii vmori in affai diuerfe maniere j^
poiché fc tali m.aligni vn?ori, e velenofe foftanze fono fpiritofe,e fottili le
purga per i pori fcaccìandoli dal cenrro del cuore alla circonferenza, talvolta
per infen{ibMc;_^ trafpiratione,e quando fono più vmidi p fudore;Sc poi fono
vmid!,fTia più grollì, li fcaccìa,e purga per orinale finalmente fé fono groflì
e men vmidi purgali per feceflo; ladoue la prima forte dì Medica^ iTienti purga
Tempre pelfeceffo,o per vomito,rare volte per orina, e mai per fudcre, ne per
infenfibile tranfpiratione. Di qui nafce ancora, che i primi debilitano la
Natura perche li fono contrari) 5 e purgano con violenza,e con fconcerto delli
vmori, e del naturale temperamento; ladoue i fecondi più tofto fortificano, e
corroborano U Natura medefima,a cui fono fimili, e purgano foauemente, e fcKzji
rurbatione, particolarmente t^uando operano per infenfibilejraBfpiratione, o
per fudore . Da ciò che (ì è accennato,e fi dimoftrarà diffufamente a fuo
luo^o, ognVn vede quanto piìì ficuri,e gioueuoH fiano i fecondi Medicamenti,
che i primi ; nulladimeno perche i primi fono più facili arirrouarfi,e no
richiedono certe particolari preparationi,e perche operano potentemente ; perciò
fono più in vfo de gl'altri ; non operò, che non fi debbano più tofto adoperare
i fecondi j! poiché quefti fé noii danno tanta virtù alla Natura, che bafìi per
difcacciare dai corpo Tvmor vitiofo, almeno non offendono la Natura medefima ^
e replicaci più volte finalmente a poco a poco confumano affatto il nemico. Ma
quello che quifideue auuertire, e perii che ho prcmeffo quello difcorfo,è, che
la prima forte di Medicamenti velenofi, ò fiano catartici,© diurerici,o
vomitorij, non poffono mai effere Vniuerfali sì^, che fiano applicabili ad ogni
forre d'infermità; poiché purgano folo da quel veleno particolare, con cui
ciafcun d'cfli ha fimpatìa^ma ai^ I i l'in l'incontro gl'altri Medicamenti, i
quali fono congcnei al c«loi naturale, ed vmido radicale, fono vniuerfali, e
curano ogni malaria j percirche altro non fanno, che accrefcere leforie
abbattute, e rinuigorirle, acciò la Natura medefima pofla fcacciare da fé ogni
forte di vmori a lei pcrnitiofi. Di tal forte fono gl'elixiti, i magifteri di
perle, o di coralli, i giulebbi gemmati, i Bezuari j ma benché qucfìi in alcune
forti d'infermità facciano alcun buon'effetto, pur e he fiano fatti con
quell'artejchc fi ricerca, nulladimenovedefi per ifperienza, chelo più delle
volte no hanno virtù fofficiente di efterminare l'vmore morbifii-o^chc però 1
Medici ricorrono alle medicine purganti, che hanno del veleno^ perche non hinno
cognitione di altro medicamento, che operi cfficscementc,e fia infieme congeneo
alla Natura, onde iìa liberata dal male,fenxareftare debilitata dal medica
mento,an?LÌ fenia pericolo di reftarne opprefla, Per tanto io pretendo di
palefare qui vno fimile Medicamento, il qualeperche,comcfi è detto, operando
con dar forze alla Natura, e convna Virtù Balfamìca contraria ad ogni forte di
qualità venefica, o morbifica riefce vciliflìmo in ogni genere
d'mfermitàjperciò le diedi nome di Panacea, che vale quanto dire Medicamento
Vniucrrfale, il quale fi prepara in queftomodo^ Si prende Salnitro ottimo, e
ben raffinato^ fi mette in vn Vafo di ferro a liquefare lentamente al fUoco ;
dopo, che farà liquefatto, fi piglia carbone di legna dolce peftato
minutamente, e fé ne-» getta fop-a vna poca quantità, il quale fubito arde, e
fi confuma, all'hora fé ne mette vn altro poco, e dopo quefto dell altro, fin che
a poco a poco il Salnitro fi fifsi,fi fa di colore alquanto verde, bc il
carbone non fi folleua più a modo di fiamma, come faceua per auanti: All'hora
fig.'tta ji Salnitro fufo entro ad vn mortaro di pietra_«, che fia calda, acciò
non crepi j raffreddato che fia refterà bianco come pietra alabafl:rma,e
fragile come vetro, fubito fi pefb3,e la_. poluere fi diftende fopra laftre di
vetro,© piatti di maiolica, li quali fi tengono efpofl:iairaria,m?^ in. luogo
doue non gli pofla cader lopra ne picggia, ne ru^giada,ne fi«no battuti dal
Solej deuono collocarfi alquanto inclinati, e pendenti, e fotto fi dee mettere
vnvafo per raccoglierne il liquore, che vi caderà dentro j poiché dopo alcuni
giorni attraendo il Salnitro gran quantità di aria firifoluerà in_. Ogìio, e
per longo tempo fempre andcrà gocciando in liquort^ ; che fé incontrerà in
ilagione opportuna, farà talvolta fei,& otto volte più in quantità, e pefo
di quello, che. fofTe il Salnitro medefimo . Queft' C^eft*^Oglio,e liquore di
Nitro è vn mezzo efficaci/lìmo per eftrarre potentemente, e con marauiglia ogni
elìcnìa da tutte le forti di miftij particolarmente fc farà rettificato, e
ridotto a maggior perfetcione nel modo, che dirò altroue . Intanto prendaci
quattro, o cinque parti di eiTa, ed vna parte di antimonio del più
perfctto,cioè, di auello che è più vicino alla miniera di oro, nella quale egli
fuol gè* nerarfijeiiconofcedal colore, che in qualche parte rofleggiajfi
ponevano m vna boccia grande di vcEro,the refti vuota almeno due terzi, e
rantimonio fia macinato fotti lmente,cd il vafo chiufo per modo, che non
rcfpiri: lì tenga iodigeftione a calore moderato,come farebbe a quello della
fiamma di vna lucerna, fin tanto che il liquor.; del Nitro,che fopra nuota
all'antimoniojfia colorito in color di oro acccfo, o di rubino : all'hora fi
vuoti fuori del vafo il liquore, fi coli per carta cmporctica.e fi metta in vn
altra boccia co collo lungojvi fi metta fopra
altret3ntaaquavica,chefiafini(fima,c lenza f lemma, relUnJo la maggior parte
del Vafo vuota, e fia ben chiufaj fi tenga per alcuni giorni iadigeftionc a
moderato calore,finchc l'aquavita tiri afe tutta la tmtura, ed efscza
d€irantimonio,peroc he refterà il liquore del Nitro nel fondo bianco,echiaro,e
tutta la tintura rcfterà vnita all'aquavita, che fempre galleggia fopral'oglio
diNitro;fi decanti dunquc,e fi fepan l'aquavita daU'ogliof'ilquale è buono come
prima per reiterare la medefima opcratione ) e la detta aquavita fi ponga in vn
Lambicco, e fi diitilli foauemente, finche ne rimanga folo vna_. fluinca parte
incirca, nel Vafo inficme con la tintura, et eflenza dell'antimonio; Overo fi
caui tutta l'Aquavita, fino che rimanga la fola foftanza, dell'antimonio a modo
di fale fufibile.^. Quella è la noilra Panacea di marauigliofa Virtù per ogni
forte d'inférmità,dellaqu.ilc fé è reftata in liquore fé ne pongano cinque,
ofei goccie in liquore proportionato alla malatia,o vero itL* brodo,© Vino } ma
fé fi è ridotta in foftanza confiftente,comc fi è detto, fé ne pongono
trc,quattro,o cinque granijconforme al bifogno; auuertendQ, che l'alterar la
dofe,& accrefcerU molto più non può cagionar dapno,anzi è neceflario quando
il male è pertinace 3 poiché in tal cafo fi replica più volte pigliandone
femprc maggior dofe tre volte, o quattro alla Settimana; ma nelle infermità
ordinarie dopo due, tre; o quattro prefe gì* infermi fogliono guarire j ed in
quefto modo io ho veduto rifanare moltiffime pcrfone, che hanno prefo quefto
Medicamento, da ogni forte di malaria, particolarmente da cjuelle che erano più
inuccchiate, e più difficili a curarfi, come dalla febre cuartana, del morbo
Gal ii8 Gallico daJIa febre Etica, dairHid»opifia,e {imill : -iNfe foie gioua
per i n-;ali intcrnuma anche per gl'efterni applicato a modo cii Baiamo lite
vlccri,cancrenc,ferite,e limili. E paiimente'vtile alli diffttii della Vifta,
alla {ordità,e fimilr,rpa ottimo' riefce per lineai caduco,e per ogni
infermità, ed indirpofitiór.e del capò, e dello ftomaeo, poiché qiitllo viene
mirabilmente confortato, e quefto corroborato a bea d'gcrire. Ma peTì,che la
feconda differenza (la maggiore della prima di due vnità,e fnnilmente la terza
della fecondale, come fi vede nelle pofte differenze i. 5. 5, 7. &c. La
terza proprietà nafce dalla feconda, et è, che duplicandofi la^ radice quadra
di alcun numero quadrato, et al numero prodotto a^ giongendq vna vnit3,(; ha la
differenza tra cffo numero quadrato, e l'altro proffimo maggiore; onde tal
differenza aggionta al quadrato minore ci dà il quadrato maggiore, così la
radice del numero quadrato 4. che è 2. duplicata,& aggionta vna vnità fi ha
la differenza 5. che aggionta al 4. ci dà il quadrato 9. proflìmo maggiore.
Alfincontro, fé duplicaremo la radice di alcun numero quadrato, e^ dal prodotto
leuaremo vna vnità haueremo la differenza tra effoqua^ drato, e Taltro proffimo
minore. Ir, quale detratta dal quadrato maggiore haueremo nelrefiduo il
quadiato proflìmo minore j cosi duplicata la radice 5, del quadrato 9. haueremo
6, da cuileuata vna^ vniti refterà 5. cioè, la differenza tra p. e 1* altro
quadrato minore 4. i:f La quarta proprietà nafce dalla precedente,& è, che
fé noi diuideremo la differenza tra due numeri quadrati proflìmi ( la quale
come fi è detto è fempre vn numero imparo ) haueremo due numeri l'vno maggiore
dell'altro vna fola vnità j Qi il maggiore farà la radice del qua quadrato
maggiore, fi come il minore è la radice del quadrato n^inore;ccsì la differenza
tra 4. e p. che è 5. diuifa ci dà a. e j.che^ fono le radici di 4.6 di p. Porto
quello fi proponga vn numero,di cui fi cerca la radice qua-" dra ; quale
per ritrouare fuppongo,che ci^ fiano note alcune radici di numeri perfettamente
quadrati facili fiì me. Per cagion' di efcmpio oon'vno sa che ice radice di
100. che lo.eradicedi 4oa.che 30. e radice di 900. e 40. e radice di 1 600. &c.
Sia dunque propeso il numero 531. di cui cercsfi la radice quadra. Prendafi vn
numero quadratodtili già noti,il quale fia minore del numero propofto 525. e
quefto fia per efcmpio 400. di cui fappiamojche la radice è 20. La differenza
tra il quadrato 400. et il profifìmo maggiore per le cofe fopradettefarà
4T.cioè,il comporto della radice ventÌ5del numero quadrato 400.6 della radice
21. del numero quadrato proffimo maggiore; qucfì:a differenza 4i.fi aggionga al
quadrato 400. 6^ hauerem.o 441. Di nuouo la differenza,tra44i.dicuila radice e
it. et il quadrato fcguente,di cui la radice e 22. farà 45. quefta aggionta al
quadrato 44i.haucrcmo 484. fimilmente ladifterenza tra 484. &il quadrato
feguente farà 4 5. eioè5maggiore diievnità della precedente, la quale aqgionta
a 484. haucrenio 5 29. che farà il numero quadrata proffimo minore del numero
propofto 552. la dicui radice e 25. detratti dunque 529. da 552.reftarà j.con
cui fi forma il rottOjeffcn^ dochc il numero propofto non è quadrato perfetto.
Ma più facilmente faremo Toperatione in quefto modo.Ritrouaca la differenza tra
il numero quadrato prefo 4oo.eraltro proffimo magoiore, quale fappiamo edere 4
1 . quefta fcriueremo a parte,e fottodi effa l'altre differenze per Oidinevna
maggiore dell'altra di duevnita> comevcdefi nell'efempio qui porto; dopo
aggiongercmo la prima-. differenza,cheè 4T. al quadrato 400,3! prodotto
44i.aggiongeie« rno l'altra differenza 43.6 cosi feguiteremo fin che haueremovn
numero prolTìmo minore al numero propofto 5 31. poiché l'vlcima differenza
aggionta indicata da l'altro lato la radice d^l numero che fi ^er ca. ai. 41.
c^on .^ .i/ aa. 43. -:Sion 23. 45. 24. 47. a M ^« ^-k «if ■•* r^*? ?* *t ncj
Radici Differenze. i omb 6 lì 532. Quadrato. • \> aioi^'^^x.fn 23. Radice.
in Il fimilefi può fare per mcizo della fottrattionc j poiché fé noi doyeremo
ritrouarc la radice del numcso 2 8p. potremo pigliare vn numero quadrato
maggiore delli già noti con la fua radice j per cflempio rifteflb quadrato 400.
Il cui radice nota è zo. e la differenza tri elfo, et il quadratoproffimo
minore perle cofe già dettefarl ^9. qaefta fottrattada4oo. rcftarà 5 5 i.di
nuouo la differenza tra 551. la cui radice è 15).& il quadrato proflìmo
minore,il cui quadrato è 185. farà 57»^a quale leuatada $6 c.reflerà 514. fimilmente
da queflo Iellata l'altra differenza 55» refleràil quadrato 289. onde lafua
radice farà 17. Operifì dunque nel modo che fièdettodifopra,fcriuendo le radici
minori, e minori lotto il quadrato prefo 400. ed in vece di aggiongerìc fi
fottraggano, cerne fi vede nelfelTempio qui pofto. zo 400 18 37 17 35 Radici
Differenze Quadrato iSp. Sua radice 17. Conquefta operatione farà facilismo
ilritrouare la radice di qua! fi voglia numero i poiché potremo prendere
qualfivoglia altro numero quadrato, di cui fia nota la radice, et il quale fia
non molto maggiore, ne molto minore del numero propofto: fé è minore, fi
opererà con la prima regola della fomma 5 fé è maggiore, fi opererà con la
feconda della fottrattione : onde non farà mai difficile il ritrouare facilmente
vn numero quadrato vicino al propofto, che ci ferua di ftrada per arriuare alla
radice, che fi cerca ;fchifando con ciò tutte le operationi laboriofe, e
difficili delle diuifioni, e multiplicationi, che fi fogliono adoperare nel
modo ordinario di cauarcla radice quadra. Eperhaucrevn numero proflìmo
maggiore, o minore a quello di cui fi cerca la radice, auuertafi di pigliare vn
numero quadrato, la cui radice habbia tanti caratteri, quanti fono i punti che
fi notarebbero fotto al numero,di cui fi cerca la radice, fé haueflìmo a cauar
da elfo la radice nella forma ^ ©r . •^.-^ »K c-T'lTI'irr.llr'.K T /•1*i,-'^i-J
?r^-:v:'r? r^,r. n^ t^ir.'ir.t. rrn, ..A 1 I 1 « ftoric, ma ancora delle fauolc
de buoni poeti, e dalla lettura di cjucfti apprenderà ràrte dell'ili iienta fé,
è rìcììipirSBt-nìèlite^'Bclli fidile imagini, gualifi sformerà di ritrarre con
il pcneMondta tcIa,inaàBl ìnoJo che «tllèdercrittioni poetiche vendono
defcrirte.co* veri!,, 'n^ >-. ., Determinata che lara la materia, o da
ltorica,otauo]>jl.-,o vera, o ideale, deuefihauer riguardo a||a rnaititu(i?ne
de C'l>rpi*»difp|nendoH in modo che non partorifcanò confw(ìonc"j
perciò Benché non i\ pofla ptefwiucr numero jlei^f^fìiinatòcfijcf^i
fi^é|iojjq^ej|) ttìtci; rp£pi imerc in trodotalc, che fi vedano i loro propri]
attef^giamcnti, difetti, fcorci, p::fi' yrcyondcnop
^Ìirtorirc'arioè0nftiflone,r'cihjndo l'vno ih gran parte n^(tipft^
di^trQ,4Jrakro, renìachei'occhti^po(ra diTcemere ciò che fi faccia i In
qùèrifriódo dunque, che in vnh tragedia fi difpongono i perfonaggithcefconOin
fcenatfóh tal ordine, che dalla molntudine.^ non nafcala confufione, così nel
quadro non deuonfi rapprcfentarc li personaggi m guifi^t^le,-pheiVnQ-|olga
all'occhio il poter godere dell* altro 5 poiché cagiona noia il vedere ififcena
vn perfonjggio, cht_j pereflercon la moltitudine corfufo, non potiamo
bendikerncrc ciò eh* egli operi. >Jcl che deucfiauuer^rr^di più, chetici
teatro non fi proibisce i! molto numero delli attori, ancore he reftino
;ifFolIatri, e ftretti, purché vi fi veda vnitàin modo, che fé benerattioni, i
moti, e gràffetticficiakuhofonodiuerfi, tutti però fia no drdmati ad vn fatto
{"olo:onde nel medefinio modo, ancorché nell'ampiezza del quadro fi
contenga gran molticudine di perf(/n?,& altri oggetti, dciionfi però tutti
difporre in modo,che habbino vnione nella diucrfìtà delle parti; flc deuonfimai
fopra vn medefinao quadro rapprc^fentarc arcioni difparatejfenEachelVnahabbia
rclaticneconl'altra. Ma li come la tnufica tanto più diletta l'vdito, quanto
più varie fono le vocijcrintrecciamento delle difl'onanze con le confonanzc,purche
dalle proportionidcH'vnecon Tjlrre, nafca l'vnionedi tuttc,e l'armonia: e rt-ì
nella piiiura, tanto più l'occhione gode, quanto più differenti fono i volti,
gl'atteggiamenti, e gl'affetti delle perfonc, purché tanta diucrfità riceua
vnione,concorendo a rapprefentare vn fol fatto. Pertantofideue porre gran
ftudioindare vnioneall'attione rapprefentata',congiongendo con l'unità
di'quefta la uarieià de gli affjtti, de gli atteggiamenti, delle pofiture de'
fcorci, e fopra tutto delle fifonomiede'uolti; nelche fi ritroua molta
difficoltà j poiché ogni pittore inclina naturalmente ad efprimere'nelli
perfonaggi quelleiìfonomie, che ha più imprcffe nell'imaginationc, onde è
ftatoofferuato che i uolti pittorefchi tengono fempre molto della fifonomia ^1
padre,della madrej o d'altra perfona più amata, e più frequentemente ueduta dal
pittore ;e rari fono que* quadri ne quali rapprefentandofi molte hic« eie,
l'vna non habbia la fifonomiafimile all'altra. Quindi è degno di molta lode il
famofifìRmoRafaellOjche in tante opere ch'egli fecs»* difficilmente fi
ritrouerà vn volto che fia fimile ad vn altro j per lo che giouerà tra la
moltitudine della gente, andar ricercando nuoneSfono mie di volti, riponendoli
nell'erario della imaginatione per ilrui rfene airoccafione,e cofi sfuggire la
fomiglianz,a nelle fue opere j ma molto più il fapere alterare le parti che
compungono il volto humanojpoiche dal variarne vna fola il tutto prende vna
differente fìfonomia. Mi piace in oltre ciò che hanno vfato di fare
lodeuolmentc i maeitridi queft'arte, per dar vaghezza alle loro opere con la
varietà, di framefcolare con i perfonaggi humani altri oggetti confjceuoii alla
ftoria,o fauola chefi rapprefenta,come animali, piante,f.ibrichedifegnate in
buona profpettiua, lontananze di paefi, e cofe fimili, come
PaolodaVerona,DanieI da Volterra, Raffaello, e tutti li buoni, auucrtendo però
che non tutte queftc cofefidouranno accopiare sempre in vna mcdefima ftoria,ma
quelle sole che à tale ftoria fi conuengono ^ per non incorrere nella riprenfione
del poeta, fatta a coloro i quali perche sanno esprimer bene alcuna cosa
particolare, quefta in ogni luogo, e fuori d'ogni occafione esprimer vogliono,
Fortalfe cupreffum Scis [ìmulare, . ., Aquefto medefimo fine di cagionare
diletto con la varietà, et anche acciò il pittore dia faggio di molto fapere
con vn fol quadro, doiirà ' procurare, che alcuni de'perfonaggi dipinti (lano
con vaghi, e naturali panneggiamenti coperti, altri m.oftrinonuda la fchiena,
altri il petto, chi le braccia, e chi le gambe,ricordandofi però fempredinon
offendere gl'occhi pudichi con nudità difdiceuolirfimilmente alcuni volti
faranno dipinti in profilo sì, che lì fcorga folola metà, altri colloche-.
ranno piegati alquanto, al tri chini, altri folleuati al cielo : hauendo in ognicofa
riguardo alla naturalezza del fatto, et alla verità delJ:a_, ftoria, a cui non
fi deue pregiudicare per accrcfcere la varietà, coa-=. giongendo inficme cole
difparate,e perfonaggi vifluti in tempi diucrfi: come fanno alcuni che
dipingono il Serafico d'AìTìfi {opra.* il monte caluaiio prefente alla
croccfiffìone de' noilro Saluatore 5 allegando p fua difcolpa quel detto
trito,nìa da cfiì mal intcfo diOratio, Viiiori'tus atijiie poetis ^idlihet
auiiendi femper fu,it aqua p^oie/ias. Lodo in oltre che i pittori imitino li
poeti nelle loro iperboli, e poe^. tici ingrandimenti 3 il che potranno fare
conia fimilitudine,eparago M m ne, '3« fic,ouerd conil oontrapofto,come
appuntoperlopiufogHono fare ì ppcti: per cagione di efempio (e tu vorrai far
comparire vn huoniQ nano con la fimilitudine, lo dipingerai in età virile, con
la barba, c^ membra grofle:& apprefso di elio dipingerai vn paggio,0 altro
unciullo in età di fette, onero otto anni, con le membra fottili,e delicate, il
quale ecceda più torto che manchi dell'altezza del nanojo pure potrai
poruialato vn cane che lagnagli in grandezza, o cofe iìmili: et infieme lo
potrai far comparir nano per mezzo del contrapolìo, collocandoui vicini altri
huomìni, i quali egli con la mano non gionga a toccarli la cintata 5 Per quefto
contrapofto iperbolico fu lodato Timan|te,il qualedipingendovn ciclope, che
dormiua in vn picciol quadro, vi fece apprcifo alcuni fatiti, li quali
abbracciauano il dito groflb dell* adormentdto,con jlqual contrapofto, benché
la figura del ciclope fof-^ feriftretta inanguftatela,compariua nulkdimeno
grandiffima,' cos^ |a bckàdivna donzella, (piccherà maggiore vicino alla
deformità di vn fatiro, ed il candore di vn volto europeo, poftp al confronto
di vn etiope j poiché il grande, ed ii piccolo, il chiaro, e l'ofcuro, con
tutti li ^Itri accidenti, coniparifcono più, 0 meno dal confronto, e paragone^
ondeaffcrifconoifilofofijche feilcielo, le delle, la terra, le piante, gì*
anirnali, egl'huomini con tutte le altre cofe che fono nel mondo, fi fa-? ^e|Irro
molto maggiori, 0 minori, conferuando la medefima propor» ^jonc, che hanno al
prefente,non comparirebbero ne più grandi 5 ne-» più piccole di quello, che
hora fono. Deue dunque il diligente Pittore hauer fempre l'occhio al paragone,
e proportione de gli oggetti, che dipinge non folo per di-' lettarecon
gl'ingrandimenti iperbolici, come fi èdctto: ma anche per non incorrere in
quegli errori, che molti commettono, mentre dipin» gono vicini a'ie c?fe, o
torri huomini,ocaualii che in altezza le medefime torri, o gl'alberi vicini
formontanoro almeno tanto grandi che per la porta di dette ca fé entrar non
potrebbero, Habbiafi per tanto riguardo alla proportione, et ordine delle cofe,
et anche alla diftanza, che ii fingono haucre tra di loro ; poiché fé noi
fingeremo con la pittura una montagna in lontananza, potrerno fopra il medefimo
quadro far un cane maggiore di ella montagna, nel che deucfi auuertire di non
paflare immediatamente da un eftremo di uicinanza, alf altro eftremo di
lontananza, ma piutoftofidcuono dipingere altre cole di mezzo, acciò fi veda
una degradationedi molte parti, dalla quale rifulta quel diletteuole inganno,
di far creder lontane le cof^-* uicine. Habbiafi fommo riguardo all'imitatione
decoftumi,& alla natura-? lezza 139 lezza delle perfoncjche nella ftoria fi
rapprefentano: dando a ciafcuna quelle membra, quelle veftimenta, quelle
attieni, et afFc'tti che gli fono conucneuoli ; poiché farebbe grande errore
chi veftiflc Marte con gonna feminile,eGaninniede diruido faioj o pure fé fi deffero
a Rachele le mani di villano, con le guancie crefpe di rughe, et a Sanfone le
braccia, e fianchi deboli i come anche fé rapprefentaflìmo Salo^ mone a giuocar
tra fanciulli ; e poneflìmo nelle mani di Golia la cetra del
paftorelloDauide:difdiceuole farebbe il vedere Nerone con manfueto afpetto, e
con volto modello, o vero il Pio Coftantino con la-, crudeltà di Mafcntio su la
faccia : e non poiTo non biafìmar quei pittori, i quali dipingono la Beatiflìma
Vergine a pie della croce,totalmente abbandonata perii dolore,e qua fi che
disperata ; douendofi efpri— mere in lei vn dolore grande si,ma coftante,e
diuoto^quaKc la_ mo alprefente^è tanto alto, quanto è la diftanza deireftremità
dcll*:^ due detipiu lujighiiftendendole braccia, eie mani quanto più fiupor*fibile;
al qual fpatio parimente è vguale anche la diftanza..dci& due piedi,
slargandoli quanto più fi può l'vno dall'altro. -ìir;':) '' Secondo, fc alcun
huomo slargerà le braccia, ed infieme i piedi quanto fia poflìbile i n modo,
che fi formi come vna croce, IVrabclico fata il centro di tal croce, fi che
poftovn piede del compaifo ncll'vmbelico,e tirando vn circolo paflcrà per
l'eflrcmità tanto delle mani quanto de* piedi j e tirando quattrolince rette le
quali congionghinoj l'eftremità de'piedi, e delle mani fi formerà nel detto e
irculovn perfetto quadrato. ] « »..». :Il volto è vguale di lunghezza a tutta
la mano, cioè,al!a_, diltanza della giontura della mano con il braccio, fino
all'eftre nid del dito più lungo; e fimilnienre alla profondità, che dal ventre
fi llende fino alla fchiena . queft'ifteflfi lunghezza del volto, o d^lli,.
mano è vna decima parte,o come altri vogliono alquanto più de!! i nona parte di
tutta l'altezza del corpo: la quale nelli iiuomini Jì mezzana ftatura
fuoleflere di trebraccia,o di cinque piedij e mcii», o pure (che è l'ifteffo di
(J6, pollici. .'.biji^aoìsr Quarto, Il deto pollice, la lunghezza
dellorecchio,'raIt?7.za della fronte, la lunghezza del nafo, e la dilUnza dal
nafo daljmccicojii fono tutte trajfe vguali : quindi è,che nel difcgnare vn
volto dividiamo la fua altezza in tre^parti vguali; La prima dall'infiina
f:«^d. ce de' capelli fino alla fommità del nafo ; La feconda dalla fomn^iti.
del nafo fino all'infima parte di efib; La terza da qucfta infima par4 te fino
aireftremità del mento; facendo poi le orecchie dirimpetto al nafo,cd vguali ad
elfo in lunghezza. evinto, Se fi piglia tutta la tefia dal mento fino alla
fommità dei capo, quefl:a è l'ottaua parte di tutto il corpo; e quefta
parimente èli doppio della diftanza^che è tra vn'angolo] dell'occhio airalcro,
dico de gli angoli efteriori . Sefì:0j La lunghezza dell'occhio è vguale allo
fpatio, che è tra vn occhiOje l'altro : fi che la diftanza delli angoli
efteriori de gli occhi iì diuide ^44 diuidein tre parti vguali,due de gli
ccchi,& vna tramezzoad c{Tì;e, tutta queftadiftanza è il doppio del nafo,
i'ifìeira lunghezza dell'oc-. chio vogliono chefiavguale alla bocca; ma in
realtà non ho ancora^* ritrouato alcuno che habbia la bocca fi piccola.
Settimo, il foro della narice è la quarta parte della lun ghciza dell'occhio.
Ottauo,dalla forcella fupcrjore del petto fino alla radice de'capclli,o fommità
della fronte, vi è diftanza vgUale al cubito, et alla hrgherti..f;t Finalmente,
riducendo a numeri quelle prohoVlioni, daremo rilla_. faccia parti i8,tra li
due angoli efteriori dclli occhi parti 12. La kmghezza del nafo parti 6. la
lunghezza dell'orecchio parti 6. dalle radici de'capelli alnafocioè al
mezzodelle ciglia parti 6. Dal fcttonaio al mento parti 6. il pollice parti 6.
La lunghezza della bocca parti 4. Dal fottonafo alla bocca parti due,
l'apertura daila narice parci vnaj dalla bocca al mento parti ^. Il cubito
parti 50. il petto parti 50. claiia fommità delia tefta, alla fommità della
forcella iopra il petto parti 56, la lunghezza dell'occhio parti 4. La diftanza
tra l'vn' occhio, e raUro parti 4. dal mento alla fommità della tefta parti
24.13 mano parti i8. il piede parti 20. tutto il corpo parti 180. Quindi non
può liare come bene auuertifce Filandro ciò che dice Vitruuio, cioè che il
petto fia la quarta parte di tutto il corpo. Chi vorrà vedere più minutamente
altre proportioni delle parti del corpo humano legga Alberto Durero,il quale
fcriffe vn intiero volume di quefta materia, a noi baftahauer numerato le
principali,c più neceflaric pervn pittore jfenzafermarfi a confiderare quanto
artiiìcioU fia 145 fia qucfìarimetria,e propoitione, come quella che,confornie
ail'inB» iiitojfapcredcldiuino artefice, che fabricò il corpo humano, giiilli^
menteliconueniua percilerquefto il più perfetto di tutti gl'alcri corpi. Onde è
poi natoche dalle parti dieflbfi prendanole mifurc di tutti li altri corpi
jdicendofi che il tal corpo è di tanti cubiti, di tanti palmi, di tanti piedi,
di tante dita: e con ragione,poiche la mifura è vna quantità nota,con cui lì fa
con?2(fcerc vn altra quantità ignota jondiL-» non vi elTcndo quantità
alThu^mopiu nota di quella delle fue proprie membra doueua di cffd feruirju per
prima mifura : oltre che, come dice il Filofofo, que'la cofa, che ilei fuo
genere è più perfetta,deue efter mifura di tutte le altre, che fonone! medefimo
genere: che però efsendo rhuomo il più perfetto di tutti i corpi con ragione
Pitagora diflc, che l'huonio era mifura di tutte lecofe. Quindi è che tutte le
opere artificiali fembrano più belle all'hor quando nella fimetria, e
proporticne delle loro parti, hanno qualche fimilitudinec©n la proportione
delle membra humane; e ciò particolarmente viene ofseruaco nell'architeti tura
ciuile ; perche ( Ione parole di Vitruuio nei libro terzo ) tìonpuò f africa
alcuna fe»zj* mifura^ e proporticne hauer ragione éUcomponi-r tnento.)fe prima
non haiterà rifpetto^e conjì^eratione fopra la ferace certa rapici ne dei
membri delC huomo ben proportionato : quindi nelle colonne le bafi fi
rafsomiglianoa piedi, i capitelli al capo, il fufto dimezzoal reilante del
corpo humanoj Quindi ofseruò il Villalpandoche il tempio di Salomone con
proportioni a maraviglia belle fi rendca fimile all'ordine delle parti del
corpo humano,chefù il primo tempio fabricato dalle mani diuine, per collocami
la fua propria imagine, che è l'anima noftra immortale: Quindi finalmente per
tralafciare molte altre cofe l'arca fabricata da Noè era in lunghezza 5 oc.
cubiti, in larghezza 50. «d in profondità 50. per tal modo, che la lunghezza
fuperaua fei volte la larghezza,e dieci volte la profunditàjnel medefimomodo
appunto, che habbiamo detto delcorpo hiimano,la cui lunghezza, e \%o^ partila
larghezza 3 o. che fono la iefta parte di 180. e la profondità dal ventre fino
alla fchienarS.. parti, che fono vna decima parte delle medefime i8no
dall'altro, e ciafcuno in tutte quelle forme, che fi vedono differenti in varij
huomini ; poiché alcuni hanno il nafo Ghiacciato, altri gonfio, altri aperto ;
altri aquilino, altri profilato. ^ Alcuni pongono innanzi la bocca fpalancata,
alcuni hanno i labri di €{Taprommenti,altri piegati; in fomma ogni membro ha
non so che di particolare, il quale quando vi è più o meno, fa vna varietà
notabile *47 bile nella fifonomìa di tutto il volto. Di più fi dourà confi
derare ;a_, varietà de'membri, che fonoproprij di ciafcunaetà; poiché altra
forma haueranno quelle di vn fanciullo grofle, e ritorce j altra quelle di vn
vecchio fcarme, fmunte, e fottili ; auuertendo che ne corpi dc'flìnciulli non
fi deueofìeruare efattamente la proportione delle parti di fopra notata ;
efiendo che efiìnon hanno ancora il corpo, e le membri perfette j il che dcuefi
intendere anche de vecchi, ne quali alcuni membri s'incuìuanOjO fi
affotigliano,© in altra maniera fi deformano.Tutce quefle particolarità fi
doneranno diligentemente ofseruare dajla natura, che fola è la perfetta maeftra
di tutte le arti. Quando poi hauercmo fatto alcun profitto nel difegno di
ciafcuna_, di quefte parti, farà meftieri cfercitarfi nel proportionato
accopiamentodiefle difegnando figure intiere, e quelle hora in vna pofitura,
bora in vn altra, fedenti, diritte in pie, giacenti, proftrate,fupinejaItre con
le fpalle riuolte, altre che moftrino il petto j confiderando le diuerfé
attitudini, nel che confifte la principale perfettione del difegno, che però
doureraoferuirfi delle ftatuc, e modelli, fabricandone molte per confiderare
inefleli diuerfifiti,c pofiture. Di più fi deue diligentemente ftudiare
ildiuerfo effetto, che fanno tutte le membra, conforme alii diuerfi affetti
dell'animo, nell'efprimere i quali fi de* porre ogni sforz.o dell'arte eflendo
quelli, che danno la viuezza, e naturalezza alla pittM. ra;c non folo diuerfa
cenuien che fia la pofitura del corpo, e l'atteggiamento dei membri conforme a
diuerfi affetti, ma anche fi de'auueilire, che nell'iftefsa pofitura, et
atteggiamento haurà vn non so che di diuerfo vn huomo cogitabondo, ed il
medefim*huomo quado flà fpcnllerato;fimil mente quando, emefto,e quando è
lieto: quando ripofa, e quando veglia : per efprimere le quali circoftanze,
vero è che gioua molto la varietà di colori, ma anche nel folo difegno di
chiari, e fcuri fi dourannofar campeggiare con vn certo rilcntamcnto,©
ftcndimento di mufcoli, con vn talqual vigore, o franchezza delle membra,con i
nei ui più, o meno ftirati, e diftefi j la qual cofa per cfsere molto ditfi^
cilc dcuefi con maggior diligenza, et accuratezza maneggiare, ferucndofi non
folo del naturale, ma anche facendo molto ftudio nel!'* adotomia per conofcere
i diuerfi effjtti che moftrano le diuerfe parti del corpo, diftefc,e rallentate
da mufcoli, e da nerui,e per intender doua priiìCÌpiano,c finifcono entrando
vno in vn altro : ma nelJi piegai menti de membri, ftorcimento di vita, e
sforzi di tutto il corpo, fi dolila por molta cura di non far cofa, la qui.l
ecceda lapoflìbilità del naturale i nel che molti peccano ftorcend», e
dislogandoi le ofsa in tal modo, che da quefto folo fi può conofcere cfser
quello vn huomo dipinto, 48 pinto,e non viao, perche non grida, e non fpafima
per il dolore, che dourebbefentirne feviuofoflc. Circa di ciò farebbe molco che
dire, ma ofleruofolo chenclli sforzi delia vita, e delie membra ben fpeflb
ftanno nafcofti molti errori, ed innaturalezze, le quali da chi non è bene
intendente difficilmente fi conofcono,perche tali sforzi rapifcono l'occhio con
lanouirà,che cagiona non so qual diletteuole marauiglia : ma anche in quefto,
come fi è detto dell'inuentione, ù àc procurare ben fi la
marauigliaconlanouità,ma però non dee fc olla fi dal poflibile,e dal
verifimile. Per tanto la tefta di chi ftà in piedi non fi volti più in sii, fé
non quanto gì' occhi guardino mezzo il cielo j ne più iì volti da vn lato, fé
non quanto il mento tocchi la fpalla ; il petto non-, fia fi torto che la
fpallaarnui più oltre della dirittura deirvmbilico # Il volto di chi fta fermo
ha riuolto là doue è dirizzato il piede. Se alcuno fi appoggia fopra vnfol
piede, quello flanella linea che chiamano di diretionej le mani rare volte fi
alzino fopra il capo,& il gomito fopra le fpalle,& il piede fopra il
ginocchio. Finalmente giongeremo alla perfettione di qaefta fcienzajSccopiando
in vnfol quadro diuerfità di corpi tanto humani, quanto di nltre-» forti convna
qualche vaga, ed ingegnofa inuentione,nelmodo,ehe fu detto nel capo precedente
jricordandofi della varietà, e fopra tutto d* imitare icoftumi, e proprietà di
ciafcun perfonaggio nel modo, chc^ prefcriue l'arte poetica, trattando dell'
imitatione de coftumi^ auuertendo in oltre di non far perfona che flia otiofaj
ma in ciafcuna.» cfprimer quegli atti, e quegli affetti, che richiede
l'iftoria,© la fauola. Deuo anche ricordare a quelli che fi fentono inclinati
dalla na^ tura a queflo efeixitio, che fi auutziino da principio a difcgnare in
graLde,cio€ conforme al naturale: poiché in vn* imagine pie-» cola ben fpcfso
vi .flanno nafcofli errori grandi ; la doue in vn' imagine grande fi fcopre
ogni benché minimo diffetto j che altri fcolpìfca in vn anello Fetonte tirato
da quattro caualìi, non merita altra lode che di feimezza di mano, acutezza di
vifta, e patienza_* nell'operare, e quefta è più propria de* fcultori, che de
pittori; i quali fc apprenderanno bene il modo di formar imagini grandi,
facilmente poi formeranno ancora le piccole ; la doue coloro, che hanno au-» uezKa
la mano a lauori minuti, rare volte riefcono neigran-di • ?''Q'''-,.'.c..i.^.u
za ijiwiii Rcflai-cbbc per vltimo, che io daffi qui le regole det difegnarcjf
in profpcttiua,effendo che ogni quadro de* hauere determinato.il .:^ì:^^.
.•..V---V .-punto-:! 149 punto che chiamano centrico, ed il punto della
diftanza dcirocchio che-k) rimira regolando con queftidue punti le degrada
tioni, e l'altezze de gli oggetti ; ma di ciò mi riferuo a difcorrerepiua lungo
nell'arte maeftra. Hiunque fi farà perfettionato nel difegno*, ofseruando
/(fj^^^tìj^ tutti li precetti infinuati nel precedente Capo, non.. Cni!r)/ji
ritrouerà molta difficoltà nel colorire : nulladimeno Vh^*liialttijpiu ofciirij
e chiamanfi tali fuperficie ricetti de' lumi,/ «ffen deche pM»t fi tirano {u*l
quadro i feiTiplici contorni delire figure, che è la prima parte de! difegno,e
chiamafi circonfcrittio»e; ia cin noa...j(ì vede altro che la_. linea
efì:rema,che tcrmifia,e circondil rogge:t|pdifegnato: poi offeruando i termini
de' chiari, e. d€ fcurji,fi 4J-^inguo"0 eoa varie Jinee,che diuidono tutto
il carpa iurcoufcritto- in varie parti, o fupcrficie,cheèla feconda parte del
difegno: Finalmente quefte fi deuono riempire de'fuoi proprijlumi, ilchefi
faocon femplice chia* ro,e fcuro^o pure con i colori,iquali fvjnno molto
migliore effetto, perche più imitano il naEurale,e dano vsghezza,e leggiadria
al di^ iegno. In quefìo riempire di colori le fuperficie,& vniucrfalmente
nel modo ò\ colorire fideue confiderare,che fi come i corpi reali fono compofti
di quattro elementi, et in alcune parti l'vno predomina più dell'altro, onde
cagiona diuerfo colore: cosi il Pitcor^^ volendo imitare la Natura fi ferue di
quattro colori principali, che corrifpondono alli quattro elementi, cioè, del
color roffo, fia di cinabro, dilacca,odi minio,che corrifponde al fuoco; del
colore azzurro, che rapprefenta l'aria ; del verde che fi confà aH'aqua, e del
cinereo ofcuro,chc fi riferifce alla terra, e quefti colori contempcra in
modo,c he doue 'ì\ ricerca il predominio di vn elemento iui aumenta il colore a
tal elemento corrifpondente: cosi per efprimere vn volto fanguig no, et accefo
di -"degno adopera il cinabro, ed 151' ed il minia; e colendo far vn
fangue fofco vi pone laheca, ma volendo rapprefentare vn volto timido, freddo,
o languente, fi ailicn?.^ dalroflb,e vi aggiongc il cinereo j e cosi dell'altre
cole ; Per tanto io lodo molto, che non vi fia parte per minima ch'ella fia
deirimaginc, laquale non iu formata con tutti quefti quattro colori,fi come non
vi è'parte di corpo reale, la quale non fia mifta di tutti quattro gli
elementì; onde quando anche io hauerò a dipingere vna carnagione bianchtlTìma,
aggiongerò alla biacca vn poco di cinabro, il quale certo è neceflario per
cipri mere il fangue, fenza il quale non può il;arevna_. viua c^rne; ed m oltre
vi porrò alquanto di azzurro oltramsrino, il quale cagiona vn mirabile effetto
in tutti i colori, ed in particoiire.* visto moderatamente nella carnagione,
poiché le di vna ccrt'aria, e lutiìeceldle, chela rende fuauc,e dolce. In oltre,
perche inciafcua.. corpo reale olrre li quattro clementi,de*quali è comporto,
euui meicolata la luce, e doQcqucfta manca, rcfta il corpo ofcuro, e cenebrofo;
perciò nella pittura habbiamo due colori, fvnode quali èfimile alla_. luce,e
quefto è la biacca j TaUro ci efprime le tenebre,e quefto è il ne*
grodio(ro,odi fumo, odi carbone,© di terra nera; poiché, come alcroue
dimoftro,aicro non è la luce, che vn puro candore, e le tenebre vna pura
nerezza; onde il puro bianco, e. la femplice nerezza non fono due colori,ma
fono l'eAremità di e(Tì colori, come i punti fono Tcftremità della
lii>ea,'ma non fon linea; noi però perche non habbiamo ct>fa più bianca
della biacca., ne più negra del negro d'elfo; perciò adoperiamo qucfti due
colori per efprimere la luce, e le tenebre ; per tenebre intendo ancheTombre,
che fono priuationedi luce; onde-» doue è maggiore la priuatione di tal luce, e
l'ombre più gagliarde ; iui adoperiamo più quantità di negro d'olfo,doue è
minore adoperiamo con elfo più terra d'ombra, o vi mefcoliamo altro colore pju,
chiaro . Deuefi dunque in ogni oggetto dipinto, e per confeguenza in ogni
colore porre,© la biacca quando fi ha da erprimere vna parte lucida : òil negro
d'olfo quando fi ha da efprimere vna parte priua di lux:e;,e cofi conforme alk
luceminore,o maggiore adoperare più o meno di biacca, nel che farà
maeftralaprattica, conlaquale imparerà aafcitttoa mefcolarci colori, ne li
riufcirà difficile, fé hauerà ben'-intefocif), Qhe fin bora habbiamo, detto. i
> Con wttaciò perche in quefto breue trattato, pretenda d'i ftfegnare
minimamente la pratica del dipingere,non voglio tralafcÌAc di dire y come io
foglia |)rim a di dipingere far varie tinte fopra la mia. tauoli pigliando con
lap,unta del coltello i colori macinati,con filkliìa punr U vnendoUcd
impaftandoli infiemein varie parti della tauola^Pongo £"!!>•:» da MI da
vna parte vb poco di biacca fchietta,fenza mcfcolamento di altro colore, la
quale mi ferua perdarefopra la Pittura i fomtìii chiarij ed in vn altra parte
collocano va poco di negro di ofso, parimente fchietto per le ombre maggiori, e
per le minori della terra di ombrai li altri colori non li adopro mai
rchieEti,fe pure non douefsero feruire per fare qualche panneggiamento,ma ne
faccio varie tinte, e mezze tinte, con varij mefcolamenti, e prima faccio vna
tinta di azzurro cltramarino,pigliando del meno perfetto, con vn poco di
biacca,della quale mi feruo per vnire con quafi tutte le altre tinte, poi con
il cinabro,© vero terra rofsavn ita con biacca, faccio tre tinte vna più carica
dell'altra 5 e quefte mi fcruono per la carnagione 5 in modo però, ckc non le
adopro mai fole, ma vi aggiango vn poco d'vn altra tinta fatta di biacca, e di
laccai e più lacca vi metto doue la carne fi deue efprimcre più fanguigna ; ma
doue la carne dourà cflere meno fanguigna, e più pallidaifparamio la lacca, et
adopro la tinta di cinabro me» carica jfempre Peronella carnagione adopro vn
poco della fopradetta tinta di azzurre, e he riefce mirabilmente. Faccio in
oltre tre alcreche fi chiamano mezze tinte, con biacca, e terra d'ombra in tal
modo, che l'vnafia più chiara dell'altra, auertendo che nella più chiara ogni
poca quantitàdi terra d'ombra è fufficicnte, e quando voglio vna tinta più
ofcura,vi aggiongovnpocodinegro dioffo; quelle mezze tinte di terra d'ombra
feruono anch'effe per la carnagione,e particolarmente le più chiare, le quali
non fi deuono adoperare femplici,ma mefcolarui vn poco delle tinte rofsc,e
della tinta di azzurro^ nell'ombre della carnagione, cioè in quelle parti che
fono meno illuminate, aggiongafì alle mezze tinte più ofcurevn poco di tinta
fatta con la lacci, poiché quefta fa vn color carneo ofcuro,cnori s* ifparamii
l'azzurloperchc anche in qucfto luogo fa la carnagione fuauiffima, e delicata.
Deuonfi dunque con la punta del coltello fare fopra la tauola tutte le
foprad€ttetinte,e mezze tinte per mezzo della biacca, fi che ciafcuna tinta
fìadi vn color folovnito alla biacca che lo fa più chiaro quanto più vi fé
neponejpofcia ne! dipingere^iideue con il penello pigliare vn poco di vna,&
vn poco di vn altra mcfcolandole infìeme conforme al bifogno,e far /Indio che
effe tinte tutte nel metterle in», opera fi auuicinino più alla carne naturale,
e vera che fia pofTìbile, Ma perche non fi può fapere in qual luogo debbafi
porre l'vna, et ia_. qual altro vn altra, fenza la cognitione dei lumi diucrfi,
che diuerfainente ferifcono gl'oggetti che v^ogliamo dipingere, perciò flimo
necc ffario difcorrere in quefto luogo alcuna cofa intorno ai lumi 3 Poiché
dalla '5-5 dalb retta intelligenza di quefti dipende tutta queft'arte: Molte
cofe farebbero degne da ofleruarfiin quefta materia, ma che io in quefto luogo
pretendo dinfegnare piutofto la prattica del dipingere, che la fcienza
fpeculatiua de colori,& altre cofe ali' opcica appartenenti, toccherò folo
breuemente alcune oferuationi,che molto potranno gio uarc a chi l'hauerà bene
intefe. Primieramente fi oflerui dal pittore il luogo, in cui dourà cflfere
collocata lafua opera j come, fé farà vn quadro, che debba porfiinaLui luogo
detcrminato di vna fala,o chiefa, veda da qual parte,edinqual modofia
percflfcre illuminato j feda vn lato, fé in faccia, leda alto, o in altra
manierale dopo tal notitia non potendo, come farebbe bene dipingerla nel
proprio Ioco,dipinga lafua figura in modo che i chiari fianoda quella medefima
parte,dalla quale dourà hauere il lume : e quella parte della figura che farà
più rileuata, e più vicina al iumo quella facciaficon chiaro maggiore di tutte
le altre,dando poi alla pittura gl'altri chiaridi grado in grado minori, conforme
alla maggiore lontananzadal lume, et al rileuar delle partii in tal modo, che
vna fola parte della pittura fia quella,che habbia il primo, e maggior chiaro;
dopo la quale le altre habbianoichiaii minori, piu,o meno, con* forme il fitoj
cofi fé il lume veniri da alto a battere immediatamente nella fronte dell'hucmo
dipinto, quefta da quella parte che è ferita dal lume habbia il primo, e
maggior chiaro, pofciala guancia,© nafo h:ibbia vn chiaro poco minore, e
dopoqucftiIafpalla,c cofì di mano in_.r mano fino alle gambe, le quali per
effer più lontane dal lume,chefifuppone fcendere da alto, douranno hauer minori
chiari di tutte le altre parti fuperiori,& al lume più proIKìme. i
Secondariamente, habbiafi riguardo che ciò che fi è. detto, deuefì intendere di
quelle parti, le quali fono ferite perpendicolarmente, cioè, ad angoli retti, o
vogliamo dire direttamente dal lume; poiché quelle, che fono ferite
obliquamente, e con angoli ottufi, ancor che foflbro più vicine al lume,deuono
però effer più chiare,mafideue con-; temperare IVnacofa con l'altra; quindi è,
che le parti piurileuatefi fanno per ordinario più chiare, perche per lo più
riceuono il lume piu^ direttamente; diffi per lo più, perche alle volte,
conforme alle diuerfe pofiture, lo riceuono più direttamente le parti meno
rileuatcy onde, fi fanno più chiare ; come quando il lume ferendo obliquamente
la faccia, ferifce direttamente, e perpendicolarmente vn lata del nafo,e lo
rende più chiaro di quello che fia il filo del medcfimo, 'benché quefto filo fia
piurilcuato^mafe il lume ferirà diretta in ente il volto, all'hora il filo del
nafo farà quello, che hauerà il mas^ìor; laro. Q^ q In H4 In tetto luogo
oflerulfi che, fi come vn raggio di lume itott pucb ferire perpendicolarmente
vna fuperftcic, fé non in vn punro folo j cosi il maggior chiaro di ciafeuna
delle molte fuperficie del corpo di* pinco, donerà effere in quel fol punto,
che viene ferito perpendica* Iarmenteda.1 lume; e quanto più obliquainenre il
lume fcrifce le parti più lontane da quel punto, tanto meno chiare doueranno
farfi,*cd in-fquefto confitte la dcgradaiione de'colori dal maggior
chiaro,finoal maggiore orfcuca». Imperciocbe deuono degradare conforme alla_,
maggiore, o minore obliquità del raggio, fu ppofta la medefima lonrananz,adel
medcfimo.Che fé poi la parte più obliquamente ferita-* dallume,iarà anche più
lontana da eifojmaggiore donerà effere la degradationejma fé vnapaiKte farà
ferita pia obliquamente di vn altra, equ '.Ila farà più vicina allume di
quefta,fi douerà compcnfare la minor chiarezza nata; percaufa.
deli*Qbliquttà,conlachiarezza nata per la vicinanza del lirmc^ Quarto
ofseruifi,che in qucfta degradatione de* chiari, et ofcuri, o vogÌi;im,o dire
de lumi^& ombre c«^fifte tutta la fbrza del colorire, ed il rikuare delle
parti; et acciò non rileuino con afprezza, tra il maggior chiaro, ed il
maggiore ofcuro,fideuono degradare fuauemcnt^-» ed infenfibilmentei colori;
poiché in quefta infenfibile degradatione confitte la dolcezza del
colorire,^c(ì fugge ogni afpcrità,la quale otten* de l'occhio ogni qua! voha fi
fa palfaggio immediatamente da vn eftremo all'altro; che però anche gl'iftefiì
contorni, ne quali pare che fi debba pattare immediataméte dal maggior chiaro
al maggiore ofcuro, fideuono fare co vna certa fuauità sfumati j fi che
teraperino quell'immediato pattaggiodivn eftremo all'altro. Quando poi il
chiaro è pofto in mezzodì vna fuperficie, e vifonodue degradationi verfo
l'ofcuro, dall'vna, cdall'ahra parte ; all'hora ne rifulta quell* effetto, che
chia» mafitondeggiare; poiché la parte di mezzo come quella che è più chiara
rileua più dell'altre, le quali declinando dall'vna, e dalKaltra parte
all'ofcurojfi moftranomeno rileuatesì,chcpirchericeuino il lume-» obliquamente,
come appunto fanno le parti laterali di vn corpo tonda ferito nel mezzo dal
lume. Quinto notifi che vna delle principali Iodi de! artefice è ch'egli nella
difpofitione de chiari,e de fcuri dia tal forza alla pittura, che riIcui
qaantofia poffibile,.e per così dire fi fpicchi fuori del quadro; per ottenere
la qual cofa, oltre la predetta intelligenza de lumi, dourà offeruaie quel
precetto, che danno molti, et èintefo da pochi, mentrc«# quelli dicono
chcfidcue vfare molto parcamente la biacca, e quefti Rimano che della
quantitàdi eflà fi parli ; poiché cerco c^ che la quantità *5? tiiià della
biacca necefifària a dipingere vn volto è molto maggiore tU tufta la quantità
dclii altri colori, che a tal funtjone fi adoperano; &l viiiucrfalmente nel
colorire rare voltefi adopera colore, a: cui no»: fi, vnifca la biacca, come
quella che tempera tutti icolori,in quel n>od0j, che fa la luce fopra i
corpi da efla illuminati . Il fenfo dunque di tal precetto fi è, che in ni un
luogo della pittura fi veda la purabiaccai tolrt tone quei pùnto,chcè ferito
perpendicolarmente dal lume più vicino^; etche tutte le altre parti vadino con
i debiti modi, e coni veri compartimenti de lumi degradando vcrfo l'ofcuro,
caricando poi Tombr^.^, accio al confronto di queftefpjecando maggiormente i
chiari) la pittura riceua forz,ad'ini^annarchiia m.ira,e far credere eh* ella,
sia rile-» uata dal quadro, fsn oq Sefto, deuefi oflfcruare
rintcnfionedcllumc,chc douerà i'Iuminare la.Pittura,cioè a dire fé il luogo,
nel quale deue eflere il qiiadrQ,habbia lume gagliardo, o debole, e come dicono
viuo,o mortoj poicht^ conforpie alla diuerfità del piaggiore,o minor lume,
doueran no eflere maggiori, o minori i chiari,egIifcuridellaPittura,con
reciproca prò* portione,cioè a dire, fé il lume vero farà debole, e morto, la
Pittura-* douerà haucre i tuoi lumi finti, cioè i fuoi chiari,viui, e
ga^jliardi ; ma ieillumefarà viuoe potente,(arannoi chiari della Pittura
alquanto più lieboli, e moderaci j e ]a ragione fi è, perche il lume
vero.,cbe:ièrifce la Pitturajèquellojchcriflettendofi all'occhio infieme con il
lumefintOjchc è il chiaro della Pittura, concorrono ambi vniti a fQrmare la_»
viflra: ondequefla che fi offende con gl'cltremijnon può tolcrare due lami ambi
troppo chiari,e viui j ne li piace che ambi fia no poppo dcr bolicmorti: onde
perdilettarcrocehiofideuc conteraperarc il viua del lume vero, con il morto del
finto, ed il morto di quello coni il Viuodi quefto. Che fé il quadro foOc già
dipinto, e fi cercafle vn luogo per collocamelo, fi douerà hauereil medefimo
rifpettQ,che fé i colori del quadro fono molto viui, e chiari, fi ponga ad vn
lume-» moderato j 8c all'incontro, fé i chiari faranno dcboli,fe lidiavn lume
piujviuo. Settimo, ho oflèruatOjche quando il lume fcrifce vn corpo Hfcioi
C.luftro,lo moftra molto più chiaro di que-io che faccia vnahracojfpforaenluftro,e
pulito; e particolarmence quella parte,che è ferita perpendicolarmente dal lume
fi moftra lucidiffima all'occhio ; ilche fi può vedere in vna palla di crifbllo
pulita, et anche nella luce de noftri oc; chij : ond'è,chequella parte dell'occhio,
la quaL è ferita dal lume dit rettamente nella pittura fi efprimecon vn punto
di pura biacea^5.chc la^dimoftra.Iucidiffima eTengafi dunque per regola in
materia de'lu». mi, mi, che nel colorire fi deuono vfare maggiori chiari in
quelle parti, che verremo éfprimere più tcrfe-yc pulite^ come fé vorremo
dipingere vna carnagione Jifcia,e luftrajdoucremo farla più chiara, benché àciò
pofcia aiuti anche molto veramente la fuperfìcicjche colorica della tela fia
ben lifcia,e dipinta con colori ben macinati, alli quali alcuni aggiongono in
fine certa Vernice, di cui diremo apprcfso,--ichc però nell'efprimere quefti
lumi rifleffi douremo tingerli alquanto del colore del corpo da cui fi
riflettono, ma deu' eflere vna tintura leggieriflìma, e deueficiò pratticare
con deftrezza,c ne luoghi opportuni, che cosi cagionerà vn effetto Ict'giadro,
mentre Tocchi© non folo conofce, che quel chiaro è vn-* lume riflefso, ma anche
comprende da qual corpo venghi riflet— Cuto. Nono,per dare alla pittura què
chiari, e quei fcuri,che fono conuenelioli,ed in quelle parti che li
richiedono, deuremo prima determinare VJU. 157^ vnluo^G fuori ddlapittura^dal
quale doueremo imaginar{ì,che vcngi> il lume a ferirla,e pofcia collocare il
quadro, che uogliamo dipingerci invn tal fico uicino ad una Feneftra,che il
lume entrando per efsa_».'i lo ferifca in quel modo,che noi delìdcriamo più
uiuamcnce,o meno, : da unlato,o in faccia, o da altoje tal fico e riceuimcnto
di lume hab-.i bJa il quadro,mentre fi dipinge qual deue hauere dopo che farà
dipin» WfQ collocata ai deftinaco luogo; circa diche non lafcieròdi dire,>
che quelle pitture, che riceuono il lume da alto acquiftano una noa^ so qua!
gratia,e leggiadria fopra le altre, come ben fi ofifcrua ne uiui oggetti,neIla
Ritonda di Roma,che per ordinarie fifonomic chefiano, in quel loco coi lume
alto apparifeono bellifTimcj Sempre però o(feruifijche dobbiamo fuporre, che il
lumevcnghi da vn fol punto, e quindi fi fparga a ferire tutta la pittura,dal
che nafcc la diucrfità dei chiari, conforme le diucrfe parti, che vn tal punto
riguardano j ne folo fi dourà determinare il punto, da cui viene il lume, ma il
punto, dal quale l'occhio dourà mirare la pittura, poiché conforme al diuerfo
fito dell*occhio,i chiari appariranno in diuerfa parte; comefipuò
ofl"er-«i uarcncl rimirare vna ftatua, la quale filando immota, e
riceuendo femprc vnmcdcfimolume da vna medefima parte, fé l'occhio peròfimuouc,
e da diuerfo fito la rimira, vedrà i e hiari del lume, che la ferifce, itu.
diuerfi luoghi.Finalmente perbene intendere quefti lumi,giouerà molto
rauueA7.arfi a dipingere di notte a lume di lucerna, poiché eifcRdo quefto vn
lume debole,fi canofcono in cflb più notabilmente le degradationi poltre che ci
viene da vnfol puneo, ciò che non patiamo fpcrimentaredi giorno, benché
anchedigiornodobbiamo procurare di riceuer il lume da vna piccola feneftrella,
perche in tal modo meglio li fcorge la diuerfa illuminatione delie parti
direttamente ouero obHquamence ferite dal himergiouerà ancora Teflerc ita rfi
nel ritrarre le i\i£ue,e qualfivogliaaltro corpo dal fuo naturale; ma fopra
tutto ci ap« porterà grande vtilità il dipingere dal naturale varie forti di
frutti, come anche vccelli, cani, lepri, e fimiii. cole; la ragione fi è perche
i frutti fiori,ecofefimili hanno colori molto viuaci, ne quali percuotendo il
lume moftra più difliintamente la diucrfità dei chiari, e de gli fcuri ; Oltre
a che nel dipingere li detti oggetti fi prende vna certa franchez- za
nell'operarc,che molto gioua, ed inanimifce; Tal Francezz.a,e faci- lità nafce
da quefto, che nel dipingere le dette cole habbiamo grande libertà, e licenza
di variare, facendo foglie, fiori, frutti qui più, e la me- no carichi di
colore, glVni con vna, altri con vn altra diuerfa figura : Quefto precetto di
elTercitarfi in dipingere fiorijC frutti dal naturale fi ofserui come vn gran
fegrcco di qucft'arte^vn valente maeftra delia R r quale I5t qu^leametmolto
locommendaua per molte ragforii,ma principal- mente per la poco auanti
accennata di far venire in cognitione de i lumi, dalla quale notjtia perche
dipende tutta l'arte di bendifporrf^ i e dori) perciò ho voluto auucrtire
quefte poche cofe^ ma molto fo- ftantiali in quella materia. ^.'r-^yii Refta
per fine di quefto capo che fi diano alcune altre regole parti» colari, e
pratiche per il colorito, oltre le già accennate da principio; e già che con
rintrapoftodifcorfodeluinihabbiamoperdircori inter- meflb il colorire, voglio
qui auuertire,che quandoè ftato intermefibil laiioio,e pofcia fi ripiglia a
dipingere il quadro, li cui colori fiano già afciutti,e fecchi, acciò corra
meglio il peneilo^fideuevgnerc prima il luogo doue fi vuole fcguitar la
pittura, o rittocar il fatto, con oglio di lino cotto, cioè in cui fiaftatò
poftodueonciedi litargiro per ogni li- bra dioglio,e rifcaldato fino che
incominci a bollire, la quarvntio- ne non nuoce altrimenti alla pittura, come
alcuni ftimanoj& il pro- fitto è, che breuemente fecca, yolendiD» l'oblio
(loxj cotto tempo aliai a rafciugarfi, .-"z vi'iìr Prima di formar alcun
difegno fopra il quadro, quello deue hauere la faa imprimitura, non folo fc il
quadro farà di tela, ma ancora fé fijt di legno,o verodi rame, fopra il quale
foglionfifare ì piccoli ritratti; quefta imprimitura confifte in coprire il
quadro con alcun colore,che fuolcflerc di terra d'ombra ben macinata, con
vnpoco di biacca, e»^ terra rofla, con oglio di lino j quefta macinata alquanto
più foda, e meno liquida de gl'altri colori, fi ftende fopra il quadro cenvn
coltel- lo largo,procurandochefiaftefa,vgualmente in tutcele parti,e fotti- le
i alcuni dopo eiTer afciiicta, vene ftendono dell'altra iìno alla terz.a^
fiata; il che a me non piace j poiché, riufcendo troppo grofla altera molto i
colori, che pofcia fé li danno fopra, mentre li fucchia, e^ l'imbeue in modo,
che partecipano del colore dell'imprimitura.* medefima. Acciò i coleri fi
mantengano vini jfideuono dar fopra il quadro più volte replicando i'iftcflb
colore fopra il primo; ed in oltre i colori fi deuono caricare alquanto più del
naturale; come nel colorire le guan- cie,e fimili parti di cinabro, e di lacca
fi ecceda alquanto facendoli più roffi ài quello che conuenga alla carnagione
naturale; imperciochc dopo qualche fpatio di tempo fi vanno moderando, e
mortificando ri- ducendofi al fuo douere; altrimenti reftarebbe il volto troppo
pal- lido, e fmorto. Molta induftria ha ni ad vfare dal Pittore nel difporre
fopra il fuo quadro gl'oggetti particolari coni loro propri], e naturali colori
itu» modo, hf9 modo, che vn colore in Vicinante dell'altro faccia fpiccarc,e
rileua- re tutte fe' parti jlmpcrcioche i tolori ofcuri, e profondi fanno
fpicca- re maggiormente i colori chiari, che li fono vicini ; quindi Ce noi vo-
gliamo che vna teftafpicchi, e rileuidifporcmoi colori intorno ad eip^. in
maniera tale,che la parte più chiara habbia vicino a fé alcun* og» getto, o
contorno di colore ofcpro, e fofco j come all'incontro la parte ombreggiata,
&ofcura dourà hauere vicino alcun* oggetto alquanto più chiaro j il quale
fé farà difpofto in modo, che riceua il lume dalla parte oppofta, e lo rifì -
tta nella parte ombrofa della tefta, vn tal lunie rifleflb cagionerà vn
belliffimo effetto, temperando alquanto l'ombra., di quella parte della tefta,
che non può rieeuere il lume di retto j Per cagionare fimili effetti, giouerà
feruirfi delli panneggiamenti formati con quelli colori che faranno più
proportionati ; poiché fiamo in libèf-' tàdi dare al panneggiamento quel
colore, che più ci aggradajc poten- dolo far fcorrere in quelle parti che a noi
piace, procuraremo di con^ durlo in modo, che i colori di effo feruano a far
fpiccare le parti me-,fb' .'0 ni r f\n♦ [VE fono li principali modi, con i
quali fogliamo dipinge- re,!* vno che chiamano dipingere a frefco/altro a
oglio. Il primo modo fu in vfo anticamente, auanti che fofle ritrouato l'altro
di dipingere a oglio, inuentione venuta^ da Fiandra, e ritrouata in
Arlemrlaqualeha aggiorno molto di v'agOjcdiluftro alla pittura, poiché riefce
delicata; e fi vCilì communemente fopi a la tela, la quale fi conferua
lunghiffimo tempo fenxa chefi fmarrifchino i colori,! quali più torto con
l'inuecchiare pi- gliano delicatezzaniaggiore j la doue il dipingere a tempera
(cofi chiamato, pcilchei colori fi ftcmperano con aqua^ fi faceua anticamen- te
fopratauole di legno, le quali con lunghezza di tempo fi tarlano, benché
mantengono la viuezza de* colori, che fi conferua più che fopra la tela, douei
colori fonoftempcrati con Foglio ; oltre che tiefce mol- to più commodo il
portare, e maneggiare le tele potendofi piegare, e leggiermente muouere; horafiè
quafidel tutto tralafciato il dipingere fopra le tauolej& anche le pitture
a frefco, fi fannofopraleteie,tol-' tone quando fiamo neceffitati a dipingere
fopta il muro. Per tanto volendo dipingere a guazzo fopra la tela, o cartone,
fé li dà prima_> fopra l'imprimitura di creta temprata con colla di ritagli,
fopra la quale dopoché farà afciutta fi mettono i colori macinati con aqua, e
ftemperaticon la niedefima colkdi riragli, ouero con la tempera fat- ta con
oua. Ma fé noi voremo dipingere fopra il muro,dourcmo far- lo fin tanto che il
muro è ancora irefco della calce, pei ò con colori ftemprati con Taqua pura, e
terre fenza adoperar biacca, lacca, cinabro, e altri minerali, feruendofi
invece di biacca, di Calcc,oiie-' re bianco fanto, Ciafcuna di qOefte due
maniere di dipingere fi può vfare in.» tré modi, che fi diftinguono dal diucrfo
maneggiare, che fi fa il pennello in lauorare ; 11 primo più vfitato, e commune
è lenendo ',ì\ che fi fa con mettere ciafcun colore a fuo luogo, t^ poi con vn
altro pennello, che ha netfo,c fenza tinta, congion- gendo le parti cftreme
dclli due colori vicini > acciò vnendofi nfieme JnCieme non cagionino vna
certa arprezza, che offenderebbe roc- chio, fé vcdeflevn colore porto
immediatamente vicino all'ahrojfen- no di pittura, e di difegno, non fi ap-
plicano al tediofo lauoro di ricamo, onde quefto refta fole nelle mani di
donne, che poco, o niente intendono le regole di buon difegno, ne fanno le cofe
neceffarie alla pittura ; nulladimeno Nicolò della Foggia di»Marfiglia a giorni
no.ftfi, è ftato mirabilifiìmo, et fi vidde va ritratto di Papa Vrbano Vili,
fatto di ricamo naruralifiìmo, che non eccedea di grandezza vno fpatio
ottangolare, per metter in vnanelio, e donato a eflb Pontefice > cofa
veramente degna d'amiratione. Simili alle imagini di ricamo fono quelle dclli
Arazzi, cofi chiamati da Arazza doue prima fi lauorarono, e fc ne fanno non
folo di lana^ma di feta ancora, che riefcono molto più belli, e quando fiano
fatti coii buon difegno, e pofti indebita diftanza dall'occhio fanno vn bdllif-
fimo effetto ; ed io direi che gl'arazzi paragonati alU ricami ^siano co- me le
pitture grandi fatte a ogiio sii la tela, in riguardo alle iraagitii fat- te a
punta di pennello. Inuentione molto più antica è ftata quella di far lHmagini.a-Tnafa;loo
e si fanno come ogn'vn sa adoperando in vece di colori piccioli minuz- zoli di
pietre pretiofe, o marmi di varij colori, o fmalti, intrecciando insieme le
minute particelle, ed vnendole in modo, che formino vna fuperficie piana
rapprefentante in buona form^a di difegn^o, e regola di pittura alcun* imagine
di floria, o d'altra cofa. Molte di qjiefte te me vedo- vedono lauorate dalli
antichi, come in S. Marco di Venetia, in Roma, ic altroue, le quali però (ono
di iauoro affai groflb, e che richiede mol- ta diftanza acciò non fi conofc a
quel difetto, che prouiene dal noii^ cflerben temperati i colori a riguardo
della groffezza delle pietre che le compongono 5 ma delle più moderne alcune
fono fatte con pietre» cofi minute, che in molta vicinanza non fi diftinguono,
e fembrano pit- tore su la tela,fe non che hanno i colori più luftri, e più
viuaci,com«-» quella di S, Michele Archangelo in S. Pietro di R.oma,difegno del
Caualier Giufeppc d'Arpino, opera veramente Angolare in tal gc- ner feixa del marmo.
Finalmente a tutte le predette inuentioni io qui ne aggiongerò vna mia, di
fare, che le pitture comparifchino delicati/lime, ed in_* modo, che non fi
conofca douc, ed in qual modo fiano dipinte. Si dee dunque auuertire, che tanto
più delicate comparifcono le pitture, quanto più vguale, e iifcia riefce la
loro fuperficie,- ond*è,che alcuni Pittori, quando hanno compira alcuna
pittura.^, vi danno fopra vna Vernice,che viene a fare alquanto più Iifcia,©
luftra l'opera; ferue anche a tale effetto il mettere l'imagine fotto il
criftallo,oucro talco, poiché quefto toglie dall'occhio molto dX T t ine- 166
incgualirà,e roz-ierza della fupc:ficictk! quadro; ma perche il cri-
ftallo,otalco non fi adatta, ed vnifce totalmente alla pittura, anz.i vi refta
di mezzo molto vacuo, perciò non può dare alla pittura,, quel luftro,eroauità,
che li darebbe fé potelle vr.irfi alla pittura per modo tale, che non vi
reftafle parte alcuna diari3,e luo5.fo tra ef- fa pittura, ed il criltallo . Se
dunque Noi dipingeremo fopra il cristallo,o talco in tal modo che tralparifca
rimanine nella faccia oppo- ftadelmedefimocriftallo,come ho fatto io in alcune
mie pitture pic- cole, quefìe compariranno dclicariffime, ed i colori per effer
imme- diatamentevniti fopra il criftallo ('che vuol' e0cr pulitiflìmo d'ambe le
parti) aquiftaranno vna foauità marauigliofa; ma vn tal modo riefce molto arduo
per due ragioni; rv^na,perc he i colori fopra il cri- fìallo pulito non
fcorrono, ne fi vnifcono fxicilmente ; L'altra, che molto più ardua rende rimprefa,è
che il primo colore, che fi dà fopra jlcriftallojè quello che trafparifce; che
però fé non è pollo a fijo luo- go non fi può più emendar l'errore con
metteruene fopra dell'altro; onde chi vele dipingere in quella forma,
conuienc,ch'e^rhabbia-fran- coildifegno,eche lauori a botte, ouero a punta di
pennello, ma con queftodiu3rio,chequì nellauorarc a punta conuicne adoperare
anco labiacca,acciò non virefti parre'di Vetio,che non fia coperta di co-
lore,ciòche riefce molto più diflìcile del lauoro a punta di pennello fopra la
carta pecora, doue il candor della carta ferue di biacca. Perciò ho procurato
di rirrouare j! modo di fare, che vn im:)gine_-* già dipinta fopra carta
pecora, o lopravna tauola,o tela,fi vnifca,e{i attacchi alcriftallo totalmente,
fi che non vi refti aria alcuna tra mez- xo.Faccio qucfto métrc la pittura è
ancor frefca. intenerendo maggior- mente i colori con far penetrar per la
tauola,o cartapecora alcun li- quore, che intenerifca i colori, lafciando in
tanto m fopprefia la pittu- ra fopra il criftallo, acciò preniutauifopra,fiv2da
attaccando ad eifoj poiché dopo che farà bene attaccata, ed vniti i colori al
criftallo, liac- candofi la carta deftramente reftu la fuperBcie della pittura
vnica al crifìiallo, con l'imagine imprefla perfettamente, conforme fi dcfidera
. Nel che quando fi operi con tutta diligenza riefce opera veramente-» degna,
riufcendo però meglio fopra il criftallo, che fopra il talco, perche la
profondità del criftallo li da vn non so che più di luftro e delicato» Hor per
aggiongere all'opera maggiore marau!glia,dopo che fa- ranno afciugati i colori
pofti fopra il criftallo, dipingeremo fopra_, quelli medefimivn altra imagine
totalmente dsuerfa dalla prima,fiche mirandofi la faccia del criftallo, che
none dipinta trafparifca per efia cfìfa laprimaimigine^e mirandofi l'altra
faccia fi veda la feconda, n_^ tutto varia dall'altra. Ouero dipingeremo
dueimagini che trafpan'fcano fopra àviz diii?rfi criftaDi, e poi vniremotucce
due le faccie dipince di detti crifiilli j quali incaftreremo cofi vniti in vna
cornice, acciò fembri va cri- llallo folo crafparente intorno alla pittura \
poiché in tal modo d.iiiVna parte comparirà un imaginc, e dall' altra un altra
diuerfa,e munì di effe farà fopra la fuperficie, cofa che renderà marauiglia a
quelli ch^_> non fanno Tartificio, Con un altro artiticio più facile potremo
dare molta delicarf2za_, air imagine ponendoui fopra il talcojouero crftillo in
mode, che non uireftiariadi mezzo. Dopo che farà afciutta la
pttrur?.,^ilt>;.ll• peraremodella gomma netti (lima in aqua
limpida,ediquefta gamni alquanto denfa copriremo la pittura ftendendouela fopra
coiìefc foffe vernice, e mentre è ancor tenera ui metteremo fopra il r ileo
pimen- douelo fopra fintanto chefia aIIìugatalagomma,euirefti attic ato j così
la gomma uerrà a riempire ogni uacuo tra il talco, e la piruura_, come fé foffe
unica immediatamente, e dipinta fopra il talco, o criftallo. Quanto poi al modo
di difcgnare anch'egli è moìco vario, poiché alcuni difegnano con la penna, e
con l'inchioftro, e ciò in due modi. Il primo è di quelli, che lauorano
minutamente^ tratteggiando, e formando difegni, in tutto fimili alle carte
flam- pate in rame. Il fecondo di quelli, che mieftri nell'arce coi pochiflìmi
tratti di penna formano vn difegno di molte figure, nelle quali benché non vi
fia delicatezza alcuna, comparifce nulla di- meno vna gran forza di difegno
nclli atteggiamenti, e viua natu- ralezza delle cofe rapprefentate, ne! che fu
molto eccellente il Can- giafi,Luca per nome, e Genouefc,di cui ho veduto vn
tal difegno ap« preffo air lUuftrifs. Sig. Cauaglicr Celfo Lana inrendente non
folo di pittura,ma anche di fcoltura,di fortificatione, d'ailronomij,ed in ogni
forte di effercitio virtuofo fempre spplicatiflìmo. Altri difegnano comunemente
con lapis roffo, o piombino, nel qual modo meglio fpiccano i chiari, e gli
fcuri, e lo sfumare dell om- bre j e queftomododidifegnare è neccffario, che
fia bene intefo pri- ma, e pratticato da quelli, che vogliono applicarfialla
pittura 5 poi- che chi faprà ben difporrei chiari e gli fcuri rie! difegno in
carta„., non ritrouerà poi molta difficoltà in adoperare i colori fopra la_.
tela. Anche l'intaglio in rame è vna forte di difegno, nel che non dcuo 16$
deuo tralafciare di auuertire grriuagIiatorì,e quelli che formano di- fegni per
intaglio di que]rerrorc,chc fi vede in moltifsìme carte, nelle quali fi vedono
i personaggi operare con la mano finiftra,e pofte alla dcftra quelle cofe, che
dourcbbero eflere collocate alla finiftra parte; il che è effetto della ftampa,
che muta fopra la carta il fito delle figure, che fono intagliate nel rame j
perciò nel rame fi deuono ia» tagliare con fito contrario. S'intaglia anche il
rame con aqua forte, inuentione molto bella è facile de' moderni, fi dà al rame
la Vernice, e dopo efler afciuga- ta,s*imprime nella Vernice vna fottil punta
di ferro, che penetri fino z\ rame, vi fi mette poi lopra l'aqua forte, che
penetra in quei luoi ghi douenon è la Vernice, e lafcià impreflb il difegnoj ma
fé noi vorremo, che qualche parte del rame refti meno bagnata dall'aqua forte,
come quella che nell'Imagini rapprefenta vna lontananza di paefe, ongeremo
l'intaglio con vn poco di feuo, il quale diminuirà Is^ for^a ali aqua forte. %
*S4^ rca^* j»f^' *¥^* ^* nf'^* A^H' *Y4' *fe'9!*" *ì^ •JCftp ryC'»
"/sii «^9k9 ^i» ft*?*» «>fèìU «>^^ ««^s» e>^L’ARTE MAESTRA OUH'^
K " e particolarmente perche il V^tro concauo diuarica, e difvnifce i
raggi j oltre, che fi vedrebbero roucfci, poiché nella decuflatione de* raggi
171 raggi il dcftrodiuenta fmiftro, e rinfcriore fi fa fuperiore, et all'in-
contro • Si pone dunque qucfto Vetro concauo vicino airocchio, acciò che i
raggi, i quali iì vnifcono in vn 'cono,o piramide troppo acuta, fi diuertifcano
da taIevnione,e fi dilatino si, che la luce cosi fparfa,c dilatata fi pofla
foffrire dall'occhio^ e di più, accio che li raggi mcdefimi,i quali di nuouo
firenfrangono negli vmori dell'occhio, non fi vnifcano prima di arriu.ire al
fondo dcirocchio, Qyefto Vetro concauo deue parimente cfiere più, o meno \on-n,
tano dal punto delP vnjone deVaggi, conforme alla pupilla dell oc- chio di chi
rimira j poiché fé la pupilla farà più tu.Tiida,e sferica, come fuorcflere dei
giouaniper l'abbondanza di vmido, all'hora U diftanza del Vetro concauo dal
punto deU'vnione, de* eflere mag^ giorc,cioè,efler meno diftante vn Vetro
dall'altrojonde il cannochiale de accorciarfi j all'incontro fi de* allongare
quando la pupilla è meno gonfia e tumida, come fuol'eflere quella de Vecchi,
per mancanza di vmido, il che fi potrebbe facilnientedimoftrare con i
fondamenti deU Toptica, Li feconda cofa, che fi de oflcruare nella fabrica d\
quefto ftrumento, e che a proportione della lunghezza di eflb crefca anche lo
fpatio aperto del Vetro obbicttiuo,per il quale entrano i raggi con le fpccie de
gli oggetti, Ciò fi fa comodamente, coprendo l'eftre- mità del Vetro con vn
cartoncino, il quale hahhia vn foro tondo nel mezzo della grandezza predetta j
la qual regola e molto importante, edaeffa depcnde molto il vedere l'oggetto
chiaro, e diftinto]; poiché fé il foro, et apertura del Vetro farà troppo
grande comparirà 'con- fufo, et ofcuro ; e la ragione è, perche non tutti li
raggi dopo la re- frattionc fatta dal Vetro conu;^(ro,fi vnifcono nel medefimo
punto; «• come fi vede nella figura fcguente ; poiché gl'cftremi rags;! A A fi
y J^ vnifcono più prei^odi quello,che facciano li raggi B3, cioè qneliifi
voifcono in D,e quelH in E, e fimilmente i rag^i B più prcfto, fi vnifcono che
li raggi C, poiché qucfìi fi vnifcono in F,e la ragionec, perche li raggi eftremi
vengono a^ ferire più obliquamente la fuper- ficie sferica ABCCBA, m^ gl'altri
CC la ferifcono meno obliqua- mente^ onde meno, anche fi refrangono, e
confeguencemente fi lien- dono più lontani prima di vnirfi nel punto F. Se
dunque poneremo il Vetro concauo nel luogo. GG, quefto. non riceuerà altri
raggi primaiche fi vnifchino, e fi decu(fino, che li CC, poiché li raggi A A,
è: BB fi decufiinojed vriifcono in D, et in E auanti al Vetro concauo Gj
conuerrà dunque dar adito, et am- mettere nel tubo li foli raggi CC,con
gl'altri di mezzo, impedendo l'- in-. ingrefTo a gli altri con ricoprire
reftrcmità AB, AB (Eel Vetro j altri- mcnte li raggi A,B, dopoché faranno
decuffati in D, et E, confon- derebbero in tal luogo le fpecie de gli oggetti,
che feco portano, eie portano confufe all'occhio pofto vicino al Vetro G. •
Giouerà dunque molto oiTeruare vna proportione conuenicnte, nel che auuerto,che
non fi poflbno afTegnare proportioni certe, It^ quali feruano in ogni calo, ed
in ogni circoftanza;anii in due cafi la proportione fi dourà alterare .
Primieramente per ragione del Vetro conueffo; poiché s'egli haurà Sgura
Ipérbolicaj all'hora il forame, 5c apertura dourà eÌTerc molto più grande, come
dimollre-» remojne folo quando i Vetri hanno figura Iperbolica, ma anche_^
quando la figura sferica farà più efattamente fatta ; poiché in tal cafo pochi
fono li raggi inutili,che fi dcuono impedire, onde l'apertura pò-, tra eflere
maggiore ; ma fé il Vetro farà lauorato male, conuerrà fare l'apertura più
ftretta. Secondariamente, per ragione dell'illumina- tione dell'oggetto ;
poiché quando l'oggetto è affai illuminato dee l'apertura del Vetro cffcr
minore; ma particolarmente annulla de ef- fere quando noi miriamo le ftelle più
chiare, le quali altrimenti non fipofibno vedere cfattamerite, perche i raggi,
che rifplendono intor-. noallall:ellai^^ombranola vita; oltre che fanno, che il
corpo di efsa ftella comparifca più grande, nel che molti hanno errato nel
deter- minare la grandezza del Sole,e dell'altre ftelle, e pianeti; e ciò
auuìe- ne particolarmente in Mercurio, ed in Marte, come che fono pianeti più
fcintillanti; intorno alche vedafiHeuelio nella fua Selenografia, et il P.
Niicolò Zucchi nella fìlofofia optica parte prima cap. i.fe'"-'^ nuouo
refrangendofi dalli medefirai vmori, conforme la maggiore, o._ ' minore
conuefiità loro in O, et in P, dopo tale refrattione co.iJj'^,^'*f! ! v»yV
corrano finalmente in Q, fuperficie deÙ4 Retina,.ij^^ J Efsendoche dunque non
tutti gl'occhi, e pupille hanno la' me- defima figura,e conuefi^tà, per tutti
gl'occhi non ferue vgualmente i-i X X bene bene il mcdefimo Vetro toncauo j
Quefto folo fi ofseruì, che fé il Vetro oculare ùlÙ meno concauQ, e come dicono
più clo^c»/, rapprcfcntcrà l oggetto più chiaro, ma anche più piccolo, e con*
fcgucntcmentc il cannocchiale farà più corto -, all'incontro fc farà pitt
concauOjC come dicono più acuto, farà bensipiu grandi gl'o^^ getti? ma
i"cno chiari, ed il cannocchiale fari più lun^o, perche il Vetro più
concauo, più anche dilata li raggi, onde per non dilatarli iroppo dourà
riceuere folo quelli, che più fono riftrettiie tali fono quelli che fi vnifcono
pi" lontani dal Vetro conuefso . Serua dun» que di auuifo,che non fi de
accomu^odare la lunghezza del can- ^occhiale al Vetro j ma fi de cercare vn
Vetro concauo propor- tionatoalla lunghezza del cannocchiale già Inabilita,
cioè, alquanto minore del fcmidiametro della conueffità del Vetro ©bbiettiuo ;
e fé in tal diftanza vn conuefso della mcdefiitia conuedìtà richiederà vn
concauo più acuto dell'altro farà fegno di maggior perfettionc-» del medefimo
con^eflo, poiché f^rà più grande l'oggetto, fenzM ofcurarlo. Ordinariamente fi
potremo feruire della Tauola féguente, in cui fono determinate le proportioni
tra il diametro del conuefso, et il diametro del concauo, conforme ne ha
Infeguato l'ifperienza-p e J^unghezza del diametro dclconucffo I 2 o. 5^ 12
> 2. 24 3 4 5 C. 7 8 > 2. 4 II i. 41 28 2.56 51 > 2. Io > 2.43 29
> S.57 IPt Lunghezza del d'jamctiCi delconcaao 5 0. 3^ II 2, 20 »3 — > I,
28 > > I. 49 1-57 17 2. 35) 2. i^ Conueffo14 IS 16 1 20 > 2.45 1
Concaua 2. 27 2. 3 I 5 5 V 342. 37 i5 -i 3° 2.58 Conueffo 3rl > ^•47 %%. r (
2. 5 « 14 l6 i ^7 i. 5 5 1 Concauo 5 ' a. 45 5 a»^* 5 > 1. 5 3 i- 54 1 '' Li
175 JLi numeri della lunghezza del diametro del Vetro conuefsp rap. prelentano
palmi, li quali fi fuppongonodiuifi in iz,oncie,e ciafcua oncia in 60. minuti,
onde poi li numeri della lunghezza del dia^ metro del Vetro concauo fignificano
le dette oncie, et i minuti 5 siche ad vn Vetro conuefso di diametro di vn
palmo, corrifpoodQ vn concauo di diametro di oncie o. minuti $6, Doue fi
fuppone, che tanto il Vetro concauo, quanto il conueflb fia lauorato d'ambe le
partiima fé il concauo farà lauorato davna parte fola, e dair'altra refterà
piano, all'hora il diametro della concauità dourà cflere l^^, metà mmore. Circa
di che fi noti, che nulla importa che il concauo fia tale d'ambe le parti,
poiché fa l'ifteflb effetto vn concauo di dia- metro dj vn oncia,Iauorato da
vna parte foia, ed vn altro concauo di diametro di due oncie lauorato da tutte
due le parti, non cosi riefce nel conueflb,poichc fé farà di due palmi il
diametro della conueffità, cflendo lauorato da vna parte fola, porterà il
cannocchiale lungo due palmi; ma fé farà lauorato da tutte due le parti porterà
il cannochiale lungo fol vn palmo. Quinto. Si dee diligentemente auuertire,che
le parti del can^ nocchialc, che s "inferifcono Tvna nell'altra, nel modo,
eh t^ poi inregnaremo,fiano talmente ftrette,ed vnite infieme,che non vi redi
feffura alcuna, per cui poffa entr:^re la luce; la quale non dourà poter
penetrare per altra parte, che per l'apertura de i Vetri, altra- mente
confonderà le fpecie deU*oggetto,che entrano per il Vetro, fucr cedendo il
medcfimo, che in vna camera ofcurata,alla cui feneftra fia vn picciolo forame,
per il quale entrino le fpecie degli oggetti, doue fé fi ammette altra
luccjfubito fi confondono fimagini di detti oggetti . Sefto. Gioua molto per
vedere l'oggetto chiaro,e diftinto met- tere nelPeftrema parte di ciafcuna canna
del canocchiale va circo-» lo di cartone; e quefti circoli deuono effere aperti
nel mezzo con tanta apertura, che riceuano folo i raggi dell'oggettoje le
linee, che paffano per reftreme parti dell'apertura del Ve!;ro concauo, e del
Vetro conueffo pailGno medefimamente per l'eftreme parti dell'aper- tura di
tali circoli, si che dopo che hauremo detcrminate l'aperture del Vetro
concauo,e del conueffo infieme con tutta la lunghezza del
cannocchialcsinferiremo nelle canne dieffo gli altri circoli dimezzo con detta
proportione, i quali fanno quefto effetto, che impedifco- no li raggi,e
fpecie,che: dalle parti laterali entrano per il Vetro con- ueffo, acciò quefte
non arriuino all'occhio, poiché confonderebbero le fpecie dciroggctto, che fi
vede; Per quefto medefimo effetto gio- uerà '7» uerà che le canne fiano larghe
» ancorché il cannocchiale fìa corco : poiché nell'ampiezza di effe fi
debiliteranno, e fi perderanno le mede- Sme fpecie de gli oggetti ftranieri.
Settimo,per impedire maggiormente tali fpecie de gli oggetti late- rali, acciò
non entrino per il vetro conueffo, metteremo effo vetro non
totalmenteinfinedella canna, ma alquanto più indentro, acciò i lati cfìremidi
effa canna impedifcano d'ogn'intorno l'entrata a tutte le altre, fpecie, fuori
che a quelle dell'oggetto che fi può fcoprire con tale can- nocchiale : ouero
potremo ancora auanti al vetro conueffo ncll't iberna parte del tubo due, otre
diti lontano da effo vetro mettere vn circolo di cartone con tanta apertura,
che fia fufficicnte ad introdurre le fole-» fpecie dell'oggetto vifibile; nel
qualcafo non faranno neceffarij altri circoli nel mezzo del cannocchiale, ma in
ciò fare fi de'auuertire di non ofcurare troppo effe vetro cbbiettiuo, poiché
non rapprefentareb- be l'oggetto chiaramente : onde all'hora fi porremo feruire
di quella-, regola,quado vedremo che il cannocchiale rapprefenta l'oggetto
trop- po chiaro, e con qualche luce colorita a modo di Iride j poiché per to-
gliere queft'iride è vnico il rimedio predetto, non procedendo tal iride da altro
che dalla luce colorata co la fpecie de gli altii oggetti che in- fieme fi
confondono.,:o,-,i.r 1 Ottauo, il vetro concauo de' effer collocato in luogo
ofcuro quanto più fia poffibile,* e l'occhio di chi rimira de' effere in luogo
parimente ofcuro, altrimenti^ fé foffe cfpoflo al fole poco,o niente potrebbe
dif- cernere deiroggetto, e quefta regola è di grande confideratione,& è
vniuerfale per ogni forte di cannocchiale, e per ogni conditione di occhic, et
anche per vedere le cofe piccole con il microfcopio; come.* vniuerfali
parimente fono per ogni forte di cannocchiale le regole quinta, fefta,efettima
precedenti. Giouerà dunque molto tingere di color nero tutta quella parte del
tubo, che è intorno al vetro concauo, e vicina ull'occhio, e collocare effo
vetro alquanto indentro nella can- na. Queft'ifteffo c'infegnò la natura nella
fìruttura dell'occhiojpoiche intornoairvmor criftallino, che rapprefenta il
uetro,pofe la tonaca.^ detca uuea di color fofco, e denfa, acciò in tal modo la
uirtu uifiua,e gli fpiriti uiforij non fi diffipaffero:e farà meglio a nchora
tinger di nero tutta la canna nella parte interiore. Nono, Si dèfapere,che con
li cannocchiali breui fi fcopre inJ vnafola occhiata maggior fito a proportione
della minore lunghez- za^ ma quanto più oggetto,c fpatio fi fcopre tanto
minoreèladiftanza acuìpoffono diftinguere,e far comparire l'oggetto grande.
Cosi di due cannocchiali vno di due palmije l'altro di quattro/c quello.
difcerj la ragione è, perche per miraredavicino,comerièdetto,ri de allun- gare
il cannocchiale; e queftoallungandofii raggi fanno angolo mi- nore,e
perconfeguenzala punta del cono rad iofo,eirendo più picco- Ja,e
riftretta,piccola anche de eflere l'apertura del Vetro perlaquale dee pafiare.
Refta hora d'infegnare il modo di lauorare i Vetri, e formare le canne nelle
quali fi deuono inferire; per il che diamo le fe^uenti re- gole, I. Si deue far
fcicita di criftallo, il quale non habbia pori, nc^ bollc,ma fia denfo,e netto
quanto farà poffibilejcome fuol eflere il cri- ftallo di Venetia, con cui fi
lauorano gli Specchi, o altro fatto artificio- famente; Etauuertafi di pigliare
crifhl!o,in cui non fiano certe vene, overoonde,le quali nai'cono dal difetto
de gli artefici nello ftenderlo inlaftre; poiché tali onde molto più che i pori
turbano le fpecie,^^ confondono le refrattioni; perciò fi pigli criflallo,che
fialauorato, e luftro, per poter prima di fare la fatica conofcere {e inefla vi
fono bolle,e vene, che impedifcano il buon' effetto del cannocchial^-j-: Alcuni
adoprano il criftallo disiente, per efler più chiaro, ma però C^li ha yn altro
difetto, che fa minore rcfrattione del criftallo di Ve- netia,dalla qual minore
refrattionc nafce,che ingrandifce manco gl'- oggetti 5 oltreché non è facile il
ritrouare criftallo di Monte,che fia fenza vene,ed inegualità; Altri fanno de!
criftallo con arte partico- lare,e per farlo chiaro vi pongono molto di fale
Alcalino foda; ma que- fti criftalli per l'ecceflo del Tale fogliono fudare,cd
invmidcndo fi appannano,onde ogni volta che vogliamo adoperare il cannocchiale
conuiene Icuare vìa 1 Vetri dalle canne,e nettarli; e per ordinario an- che
quefti fogliono fare minor refrattionc, il qual fecondo difetto è molto
coufiderabile; anzi perciò alcuni eleggono Vetro ordinario, benché alquanto fcuro,
perche efllcndo più denfofa maggiore refrat- tione;c per confeguenza ingrolTa
più l'oggetto. Si de* ancora auuer- tire che il vetro, o criftallo non habbia
colore alcuno ; ne anche de* eficre troppo chiaro, poiché è inditio di non
eflere molto denfo, oltre che rapprefenta gl'oggetti debbolmente,& alle
volte con iride,de* dunque eflere di vna certa chiarezza, e nettezza denfa,e fé
tira alquan- to al color d'aria, oceleftc farà buoniflìmo effetto,
particolarmente nel vetro oggettiuo. Suol anche eflere ip.ditio di buon
criftallo, che men- tre fi contorna con ferrOjO forbice (ì fpezzi in particelle
minute; ma_* quando fi rompe in parti grofie,moft radi eflere imperfetto, e fi
mani- fefta i8t fetta in cflc rofcurìtà, o il color verde del crifl:allo,o altro
5 che fé non appariranno tali colori, ma più tofto vna cerca ofcurità tenue, e
rap. prefenterà le lettere fcrittefopra la carta viuacemence, con colore più
nero di quello che fono, e con vn certo diletto dall'occhio, e vagherà,
fappiafi che è criftallo ottimo per il noftro effetto. Auuertafiin oltre, che
il criftallo per lauorareil cócauo nonhabbia alcun poro, o macchia nel mezzo j
poiché iui concorrendo vnici tutti li raggi delle fpecie dell'oggetto, fi
perturberebbero molto, facendo refrattione irrego!ata,e confufa; onde meglio
farebbe il concauo ado- perare criftallo di Monte, o altro criftallo chiaro,
ancorché non fofl'e molto denfo,poiche fé per tal ragione farà poca
refrattione, fi potrà fare alquanto più concauo, onde non ne nafcerà altro
inconue- nientt^ . Dopo, che hauremo fatto elettione di ottimo criftallo, con-
uiene tagliarlo in parti quadre,e poi contornarlo, e rifondarlo perfet- tamente
prima con vn ferro, o forbice fatta a tale effètto, poi fopra la moIa,o ruota,
acciò venga ben tondo, incontrandolo con vna carta rondata con il compafso.Per
tagliarlo in pezzi quadri fi fegna con fmeriglio,ocon vna punta di diamante,o
altra pietra pretiofa j ma fé il Vetro toffe troppo groflb, e ciò non baftafìe
per tagliarlo, dopo che rhauerai fegnato con la pietra, toccherai eflì fcgni, e
righe con vn_. ferro infocato.Onero accenderai vn filoimbeuuto di fojfo, e
difte- fofopra il Vetro, doue vuoi tagliarlo, e ciò farai più volte nel medtv
fimo luogo, fino che h^bbia bene concepito il calore, poijvi ftenderai fopra vn
altro filo bagnato di aqua fredda. IH. Il Vetro, particolarmente l'oggettiuo,
non fia troppo fottile, anzi fia alquanto groflb, maflime quando dourà feruire
pfer cannoc- chiale lungo; e più groflb fia quanto più è chFaro, e mcn denfo;
poiché efsendo grofso h maggiore refrattione; onde fi può com^ penfare nel
criftallo chiaro di Monte? o altro, la poca refrattione-* con la maggiore
grc)fi*ezza. Il Vetro fia ben piano, in modo, che non fia più grofso dall'-
vaa, che dall'altra parte ; anzi ne meno de cfsere più denfo in vn luogo, che
nell'altro, acciò le refrattioni vengano ordinatamentc-^j perciò fi potranno
fare alcuni anelli di ferro, o di rame, alti tanto quanto dourà efsere la
grofsezza del v^etroji quali douranno efsere lauorati efsattainenie al torno,
acciò vna parte non fia più alta deli% altra 5 in quefti anelli farai infondere
da Vetrari il criftallo lique- fatto, e fubito lo premeranno di lopra con vns
kftra piana, procu- rando che fia premuto vgualmente, acciò non rcfti più
denfo, o qrof- fo x8» fo da vna parte che dalPaltra ; dal che ne rìfulta anche
queftj commo- ditàjchefi fparamia la fatica di tondare il criftallo,venendo in
tal for- ma perfettamente tondo : ma conuieneauuertirc cheli detti anelli fia-
no alquanto più lirghi nella parte di fopra, per doue fi mette dentro il vetro,
acciò fi poffa facilmente cauar fuori, e mettcruenc dell* altro j (imilmcnte
per Ichifare la fatica di lauorare le lentijche fono vetri mol- to conueflì,
come diremo appreflb, potremo fare anelli, che nel fon- do fiano alquanto
concaui, acciò il uetro, che ui s'infonderà prenda_* forma conueffa. Auuertafi
finalmente di far infondere il criftallo molti giorni dopo, che il criftallo è
Lìazo nella fornace, acciò fia ben cotto, e purgato. V. La maggiore difficoltà
di tutte le altre confitte nel lauorare i piat- ti,ouero forme, fopra le quali
fi lauoranopofciaiuetri, dandoli figura conuefl^a fopra li piatti concaui, e la
figura concaua fopra li piatti con- ueflì, ouero fopra palle, o mezze palle
rotonde : li uetri conueffi,e par- ticolarmente quelli, che hanno poca
conuefiìta, cioè una piccola por- tione di una gran sfera fono più difficili da
lauorare che gl'altri: onde perciò fi richiedono piatti molto perfettive
fappiafi che dalla pcrfct- tione del piatto nafce la perfettione del uetro,
poiché fé il piatto non-, ha forma sferica perfetta, non la può communicare al
uetro, che fo- pra lui fi lauora ; per quefto pongafi fomma induftria nel
lauoro di detti piatti. Alcuni li lauorano in quello modo. Prendono vna
pertica, o afta di- ritta di tanta lunghezza, quanta vogliono che fia quella
del cannoc- chiale jvn capo di effa formano in modo che l'altro fi pofia
girare, e muouerc per ogni lato, fi che fcrua come di compafio. In quefta parte
mobile fermano vna punta di ferro, con la quale girandofi come fa la punta del
compaffodifegnano fopra vna lamina di ferro, odi ramc^ vna
portionediarco,qualetagliano,econlalimalo riducono in modo, che fia
perfettamente sferico j pofcia quellurco medefimo, o vero vn-^ altro di ferro
tagliato all'ifteffo modello formano a modo di lima ; eoa quefta lima danno la
forma ad vn modello di piatto fatto di legno,con il qual modello fanno poi la
forma di creta, nella quale fi fa il gitto del siietallo,e queftoè il piatto
concauo, fopra cui fi lauorano i vetri con- uedijò vero conueflb fé fia per i
vetri concaui i ma prima con la mede-f fima lima di ferro fatta a modo di arco
sferico, fi perfettiona toglien- do da eflb ogni inegualità, che hauefle
contratto con il gitto. Qual me- tallo fia migliore per quefto effetto
l'infegnerà adognVno la propria-, ifpericnia, ordinariamente fi adoprano di
bronzo, ouero di rame j e fi fiolTono fere anche di ferro ; Io nel lauorare le
lenti ? perche in tal fat- tura turafi de* lograre molto vetro, onde fi
logrerebbc molto anche la for- ma, con pericolo di perdere la perfetta (uà
figura, perciò le difrozzo prima in vna forma di piombo, e pofciale finifcodi
perfettionare in-, vn altra fimile di bronzo, o di rame, la quale quando mi
auucdo chs_^ habbia pcrfa la figura, glie la dò con l'arco di ferro fatto a
limale quefli* arco fatto a lima io adopro folo per le piccole forme da
lauorare le-» lenti: nelle quali forme non vi è molta difficoltà, ne fi ricerca
fom- ma efattezza, come nelle forme grandi, e di molto diametro 5 ne il predetto
modo della fagma tagliata con la pertica, riefcc ficura ed efatta. Perciò
meglio farebbe fare in quell'altro modo da me taluolta vfato felicemente,
Attaccafivna pertica diritta al uolto di una camera.*, ouero ad un traue, o
altra cofa immobile, e uuole attaccarfi non con., una fune, ma con anelli di
ferro, acciò non fi pofsa allungare, ne fcor- tare : All'altro capo della
pertica metto vn ferro fatto à modo di pic- colo fcalpello tagliente nella
punta j ciò fatto prendcfi il piatto di mc- ta|lo,acui vuolfi darela forma
concaua, e fi colloca direttamente fot- to la pertica pendente in aria in tal
modo, chela punta dei ferro pofta in capo alla pertica ferifca il centro del
piatto, il quale vuol' efler fer- mato ftabilmentc incaftrandoloin vnatauola,o
incollandolo fopra_. vna pietra sì, che nonfipoffa muouere^airhorafivà mouendo
intorno la pertica in modo, che la punta di ferro vada rodendo il piatto, fino
che gl'haurà data la portione di quella sfera, di cui la pertica viene^ ad
effereil femidiametrojSt accioche fi polla meglio girare la perti- ca fenza che
fi alteri la di lei luughezza, meglio farà fare, che in capo habbia vna palla,©
mezza palla rotunda, e quefta s'inferirà in vn anel- lo tondo, e concauoamodo
di vn' altra mezza palla coricaua sì, che quella in quella mouendofi la pertica
faccia il fuo effetto, ^_^ la palla fia come il centro, da cui prende il moto
la medefima pertica.^ • Ma lafciando ogn'altro modo come laboriofo,
impetfetto,& efpofio a molti pericoli di errore ;paleferò in cuefto luogo
vnmodo ficuriffi- mojcfattiffimo, e facile, con cui potremo fare piatti per
cannocchiali di cento, e più palmi fenza pericolo di errore alcuno: Quello
artificio tenuto fin bora fegreto, non voglio tralafciaredipalefarloper publico
vtilc J benché forfi a tal* vno non piacerà che io l'habbia palefato; ma fc
alcuno il quale forfiè flato il primo inuentore di quello artificio, l'ha
voluto tenere nafccftojiochefenza faperlodalui,o da altri l'ho ritrouato, poflb
publicarlo come cofa mia propria : deuo benfi però darne anche lode a chi mi ha
aiutato a perfettionarloj e ridurlo facil- % z mente i8z Hicntealhpratticajcioè
al Sig. Francefco Simonetta Ingegnere, «_, matematico molto intendente del
Sereniflìmo Sig, Duca di Parma, il quale nel mcdefimo tempo che io in Roma ;
haueua penfato in Parma_. quello artificio fenza che Tvno fapeire nulla
dell'altro^ onde poi l'anno 1660, giontoioinparmaje difcorrendoìconefib
lui,rJtrouai che il •enio conforme hauea portati ambidue ad vna medefima
inuentione? Quale hora è pratticata da quefto gentilhuomo con ogni perfettione,
facendo egli piatti per ogni forte di cannocchiale con ogni eccellenza, e
maeftria. E so elfer hoggidì pratticata ancora da altri,© efli Thab- biano
ntrouatadafcmedefimi,o l'habbianorifaputadaalcunia quali io rhocommunicatajnel
che mi dichiaro di non volere pregiudicare ad alcuno nella gloria di tale
inuentione, effendo cofa frequente cho-» piudVno s'incontri a ritrouarQ
fpecolando,o prattic^ndo vna, cofa_r. medefima.^ « Prendafi il piatto di
metallo rotondato, e piano, overo alquanto battuto, $r incauato, conforme al
maggior confano, che fé li vuol dare, e per finirlo di perfettionare,e darli
perfetta figura fi incaftra fortemente in vn capo di vn legno tondo, e cosi
fermo fi fta- bilifce fnpra vn torno in aria, in modo che fi giri nel fno
centro; e per farlo girare feguitamente fempre da vna parte fi potrà ac-
commodare vna ruota, che girandofi col premere di vn pierr nr ^nr^fy "*f
o^JÌ X. Il vetro oggiettiuo de' eflère groflb, o fottllc conforme la lun-
ghezza del cannocchiale, e eonucflìtà,che fé li vuol dare 5 e quanto più lungo
farà il cannocchiale, tanto più groffo de* eflere il vetro ^ rna_, %, è
difficile il determinare qual regola, e proportione s'habbia da ofler- uarej
poiché non ogni vetro è vgualmente denfo, o chiaro, e perciò vno fa più
refrattione, e l'altro meno j onde i vetri meno denfi deono pigliarli anche più
groflì, acciò la poca refrattione, che nafce dalla_, rarità, fia compenfata
dalla groflfezza. lotenendo vna viadi mezzo of- feruo quella proportione j
piglio dodici gradi di quel circolo (che fi fuppone diuifo al folito in $ 60,
gradi ) di cui effer dee la conuclTìtà del vetro ; come nella portione di
circolo A D B, fimile al quale cfler dec«* la conuellìtà del vetro; piglio
dodici gradi cioè da A fino a B,e vi tiro fotto vna linea ACBjpoi faccio che la
groffezza del uctro fia_, tanta, quanta è la diftanza CD duplicata, cioè tanta
quanta è la Imea ig'-vv^T DE in modojche fé il uetro nella conuellìtifofìe 12.
gradi, e filano- - raffe d'ambe le parti, nell'cllrcma circonferenza refterebbe
confumata dall'arena tutta la fua groflfezza, e finirebbe in un taglio. XI.
Sopra tutto fi de' hauer riguardo alla grandezza del uetro; poi- che fé bene
poca parte di eflb de* reftare fcoperta per riceuere i ra"^. gi de gli
oggetti ; nulladimeno moftra Tifperienza che facendoli pic- coli non prendono
perfettamente la figura del piatto, onde fi deono fare molto più grandi di
quello che porti l'apertura loro nel cannoc- chiale ; poiché lauorati, e
luftrati che fiano,fe non li vorremo sì grandi potremo poi impiccolirli; e non
rincrefca ad alcunola maggior fatica, che fiproua inlanorare,e luftrare i vetri
più grandi, poiché verrà ri- compenfata dalla perfettionedel vetro che riufcirà
fenza paragone^ megliore : come ho imparato dall' efpcrienza: Io non faccio
vetro di 12. palmi che non fia largo almeno 4. oncie,cioè vn terzo di palmo, ed
i vetri di 20. palmi li tengo larghi mezzo palmo; che peròadopro piatti affai
grandi, doucndo quelli eflere tre in quattro volte più lar^^hi del vetro nel
loro diametro; onde anche auuiene che meglio confer- uinola loro figura concaua
perfetti^ . Dopo che fono lauorati, e puliti li vetri fi deono inferire nelle
canne; circa le quali oltre lecofe già accennate difopra fide'auuerti- re di
farle leggieri, acciò non fi pieghino facilmente perii pefo ; ma nondeuono però
eflere tanto fottiIi,che vi penetri, e trafparif- ca la luce; di più non folo
conuiene in ogni maniera impedire ogni adito alla luce, facendo che vna canna
vadiben ftretta con l'altra»,, ma »>» ina anche gìoucrà per di dentro darle
color neroi Giouerà ancora^ fare le canne in modo che fiano alquanto più Jarghe
nella rvl cima che nel fondo, poiché cofi Icorrerano facilmen^ te, e diftcfe
che fiano la parte larga, vnendofi con la ftrctta fi ftringeranno forrement^^
fenza pericolo che fi pieghino, o vacillino. !Oìt)nt)n; : ^tlli céinnocchìali
dì due^ o fin 'vetri conuef/f. I fogHono fare cannocchiali fenza vetro
concauo,ponen- do vicino all'occhio, o poco da eflb lontano come di- remo vna,
o più lenti, cioè vetri conueflì di poca sfera ; e benché li cannocchiali con
vna fola lente vicina all'- occhio rapprefentino gl'oggetti riuoltati al
contrario; fi vfano però per mirare le macchie della luna, del fole, e le altre
ftelle, quali nulla rileua che la parte deftra comparifca dalla finiftra. Per
tan- to fi fanno con quefte regole. I. La lentefcèconuelTa d'ambe le parti
dceftarc dentro la canna_. vicina all'occhio quanto è ilfemidiametro di effa
lente ; ma fé è con- ueflada vna parte fola dee fìare lontana dall'occhio il
doppio, cioè quanto è tutto il diametro. IL Al diametro del vetro oggettiuo dee
corrifpondere quello della lente; poichei vetri obbiettiuì di maggior diametro
richiedonoanche vna lente di diametro maggiore con vna tal quale proporrione;
nel che fi de* fapere, che tanto più grandi fi rapprefenteranno gl'oggetti,
quanto la lente farà di minor sfera, e di più breue diametro; ma quan- to più
grandi farà gl'oggetti, tanto più ofcuri compariranno, et all'in- contro la
lente di maggior sferali rapprefenterà più chiari,ma più pic- coli. La ragione
di queftoè perche ciò che apparifce più grandc,app2- rifce tale perche fi
mirafottovn maggior angolo, come dimoftra Top- tica;ma quelle cofé che fi
vedono fottomaggiorangolo, fi vedono più ofcuramente, perche eflendo l'angolo
grande, i raggi vifuali che_» deuono riempire eflo angolo, fi diffipano troppo,
onde perdono della fua forza, viuacità, e vigore, che riteneuano e&ndo
vniti in vn angolo minore-^. Quale debba eflere la proportione della lente con
il vetro cbbietti- uo non fi può facilmente determinare, poiché quanto più
perfetta farà la figura sferica deirobbiettiuo, tanto più gagliarda, cioè di
minori;^ sfera potrà cflcre la lente, onde anche da ciò fi conofce la
perfettiono del vetro obbicttiuo, che fi poifa accompagnare con vna lente
gagliar- da, e nulladimeno con ingrandire maggiormente roggctto,lo rappre-
fenti però affai chiaro. Quando vn vetro obbiettiuodi cannocchiale-^ C e e
lungo »54 lungo 1 o. palmi fi pofTa accompagnare con vna lente che fia di femi-
diametro vna fefta parte fola diva palmOjfide'ftimare molto perfet- to, ed io
ne ho lauorati alcuni di que/h natura 5 fi che rapprcfentano l'oggetto fefianta
volte più grande di quello che comparifca all'occhio nudo. Poiché fi de* fapere
che la grandezza apparente dell'oggetto lontanomiratocontalecannocchiale,
paragonata alla grandezza ap- parente del medefimo mirato fenza cannocchiale,
ha la medcfima pro- portione, che è tra il diametro dell'obbiettiuo, ed il
diametro della len- 5e,fi che efiendo vna fefta parte di vn palmo, a io. palmi
come i.a 6q, tuie èfimilmentela proportione dell'ingrandimento. Quindi èche fé
vn cannocchiale il doppio più lungo cioè di 20. palmi fi accompagnaf- fe con
vna lente di diametro pirimence al doppio cioè di vna terza par- te divn palmo,
quefto cannocchiale benché il doppio più lungo, non_* rapprefenterebbe niente
più grande Toggecto di quello che faccia l'al- tro; che però non deecrefcereil
diametro della lente a quella propor- tion,checrefceil diametro
dell'obbiettiuo, ma molto meno. La ragione poi per la quale l'iftciTa lente,
che ferue bene ad vn ob- bicinuodi lo.palmi nonferuaad vn altrodi 20. palmi, è
perche di quanto più lungodiam.ctro,e i! vetro, tanto piuingrandifce a propor-
tione gl'oggetti, i quali non comparifcono grandi per altro fé non per- che fi
vedono fottovn angolo maggiore; e confeguentemente conmi^ nor quantità di raggi
in ciafcun ponto dell' imagine,!a quale quanto più grande fi forma, fi forma
parimente più debbole, e meno viuace, come fi vede nelle imagini tramandate da
tali vetri obbiettiui,poftiad vn forame di vna feneftra in camera ofcura: Quindi
èche fefiaccom- pagnafle conTobbiettiuo di 20. palmi l'iftefla lentcchc ferue
perl'ob- bieitiuo di lo. palmi fi formerebbero l'imagini delli oggetti troppo
dtbboli,& ofcure; che però fi accompagna vna lente di maggior dia- metro,
la quale formi Timagini più chiare benché più piccole ; conuie- neperò notare
che l'imagini più grandi formate da vn vetro obbicttiua U.g.di 10. palmi non
fono il doppio più debboli di quelle che fi for- rnano da unuetro obbiettiuodi
io. palmi, perche la maggior quantità di ra^^ich' entrano per l'apertura
maggiore del vetro di 20. palmi compcnlala debbolezzajonde fé l'apertura del
vetro di 10. palmi po- tefle eflcre il doppio più grande di quella del vetro di
io. palmi sì,che tutti iraggsche entra{reroperefl3,fi vnifl'ero a formare
l'imagine, co» me fi vnifcono quelli eh' entrano per l'apertura il doppio
minore del vctrodi lo. palmi, l'imagine fi formerebbe il doppio più grande, c-^
nuUadimeno ritenerebbe l'iftcfla chiarezza, e viuacità jonde fi potreb- be
adoperare l'ifteifa lente, che ferue per il vetro di 10. palmi j ma_. per-
Ii>5 perche non fi può dare tant' apertura al vetro, che tutti h" raggi
che per cfla entrano vengano ad vnirfi nella formatione dell'imagine, perciò fi
deecompenfarela minore apertura, con la lente di maggior diametro: Pertanto fi
dourà ofleruare quefta regola, che nel cannocchiale più lungo quanto l'apertura
del veftro è minor di quello che dourebbe effe. re a proportione della
lunghezza, tanto maggiore fia il diametro della_, lente à proportione del diametro
della lente del cannocchiale minore, v.g. fia vn vetro di cannocchiale di i
©.palmi, con apertura di vn oncia, C con vna lente di due oncie di diametro, il
quale riefca perfetto : oc vn altro vetro di 20. palmi non pofl'a vnire
perfettamente i raggi con aper- tura maggiore di vn oncia è mezza, fi che
manchi vna mezz'oncia alla proportione della lunghezza, la lente dourà efiere
di 5, oncie. Nel che però fi auuerta che quando dico vn oncia,o vn oncia,c mez-
za di apertura del vetro non fi de' intendere vn oncia di diametro in
lunghezza,ma in ampiezza difuperficie, eflendoche la fupcrficie non crefcc con
la proportione del diametro, ma con proportione ma^aio- re,cioè con la
proportione de' quadrati del diametro ; come dimoftra Euclide. Ciò che fi detto
del diametro della lente s'intenda ancora del diametro delconcauo, quando
quefl:o fi adopra invece di quella. Didì che la proportione della grandezza
apparéte con il canocchia- le, alla grandezza apparente fenza cannocchiale, e
la medefima ch?_-» quella del diametro del vetro obbiettiuo al diametro della
lentejil che fide'intendere quando l'oggetto ftia lontano dal vetro obbiettiuo
del cannocchiale foltanto,quanto è il diametro, onero fcmidiametrodeija
conuefiìtà del medefimo vetro, cioè quando l'oggetto è lontano dal ve- tro
quanto è il foco delvetromedefimo^nel qual cafo il cannocchiale fa l'effetto di
microfcopio : ma in maggiore dilhnza l'oggetto non com- parifce ingrandito con
la medefima proportione, ancor che cale fia la proportione de gli angpli,che fanno
i raggi, li quali vengono dall'eflire- me parti dell'oggetto al punto della
villa, la ragione è perche la gran- dezza apparente dell'oggetto, non fi
de'mifurare dall'angolo, de i rag^^i efì:remi dell'oggetto formato
nell'occhiojma dal angolo, de'medefimi « raggi dopochefi fono refratti da gli
umori dell'occhio medefimo i il che per non eifer fì:ato auuertito da molti, è
fl:ato occafionedi errore nel determinare la grandezza apparente de gii oggetti
; fia v. g, l'oggetto r-- AB prima vicino all'occhio C, l'angolo che determina
la grandezza ;f^_J^^* apparente non è l'angolo AC B,- ilchefi
prouamanifeftamcntecon-, l'ifperienza.-poiche pofto rifieflb oggetto AB al
doppio più lontano dall'occhiojcioè in GH,farà necefìariamente TangoloGCH il
dop- pio minore dell'angolo A C B, onde dourebbe l'oggetto medefimo com- pa-
196 parire il doppio più piccolo ^ e pure rifpenenza moftra, che Ce io miro
vg.vn vetro di vna fencftra prima in diftanza dicinquepaffijC poi in diftanza
di dieci paflì, in quefta feconda diftanza non mi comparirà ildoppjo più
piccolo j anzi mi comparirà poco minore di prima-. • La grandezza dunque
apparente fi dcEermina,da gl'angoli de'mcdefimi raoc^i dopoché fi fono refratti
nell'occhio, cioè dall'angolo F CE for- mato dalli raggi A CE, BCF, dopo che fi
fono decufifati, e refratti, e dall'angiolo DCI formato dalli raggi C CI, HCD,
fimiimente de- cufTsti, e refratti ; e perche l'angolo F C E, non è il doppio
maggiora-» dell'angolo DCl,benchefia formatoda raggi, che vengono dall' og-
oettoil doppio più vicinojperciò l'oggetto ancorché più vicino al dop- pio non
comparifce al doppio più grande 3 La ragione poi per la quale
quell'an^olojchedourebbe efiere al doppio più grande non Io fia, de* pende da
varie cofe,quali farebbe cofa lunga il fpiegarlejOnde mi rifer- uo a parlarne
nell'optica. i Per bora bafìii fapereche laproportionedegli angoli fatti da
raggi eftrcmi deiroggetto,ed vniti fenza refrattione all'occhio, non èia me-
defima con la proportione della grandezza apparente, e per confe- ouenxa è falfa
la regola vniuerfaie jche anche nell'ingrandimento óeK- oggetto fatto dal
cannocchiale fia la medefima proportione tra Ia-appIicheremo effo cannocchiale
con il Ve- tro cbbiettiuo al forame della feneftra,e porremo al fuo luogo la
terza lente fola,facendopafl3re per il Vetro obbiettiuo, et per cfla lente le
imagini de gl'oggetti pofti incontro alla feneftra, e collocheremo die- tro
alla lente vna carta,laquale fé farà vicina alla lente, riceuerà ì^l^ imagini
rouefciate ; ma fé fi andrà allontanando, il cerchietta delle imagini fi andrà
impiccolendo, fino chela carta fia lontana daeffa lcnte,tantoquancoè ildi lei
femidiamctroj, ed in qucfta dif- tanza farà vn piccioHffimo cerchietto, e
quafivn punto di luce vi-*. i E e e uif- 202 uifsima,ch'è quel punto, in cui fi
colloca l'occhio, mirancio per dee-' to cannocchiale di vna fola lente.
Allontanando poi maggiormente. la carta,di nuouo s'incomincierà ad ingrandire
il cerchietto, con den- tro l'imagini radrizzate.- fegno euidente,che fi
radrizzano in quel punto di luce intenfa,ouefivnirconoiraggi,efidecufl'anoj e
quanto più fi allontanerà la carta, più longo fi farà il cerchietto,e
s'ingrandi- ranno le imagini,ma perderanno ancora della fua chiareiz,a,c
viuacirà; punque collocheremo la feconda lente in quella diflanza dalla ter-
za, ncìla,'quale diitanza comparifcono le imagini radrizzate in vn cerchietto
di competente grandezza, nel quale fiano aflai chiarc,e viuejlat]ualediftanza
farà il duplicato femidiametro della terza lente, o alquanto meno. Di nuouo poi
collocheremo la carta dietro a ^'■^"'.^.quefta feconda lente,e vedremo in
cfìa le imagini parimente radriz- " ^''zate con quefta varietà peròjche in
vicinanza alia detta feconda lente,comparirannochiare»maconfufe;nia in maggiore
diftanza di quello,chefia ilfemidiametro della lente, compariranno difìiinte,
t_j qui doue fono più diftinte, e chiare fi de collocare la prima lente ocu-
lare di quella grandezza, che farà il cerchietto di.efìefopra lacarca, dietro
alla quale prima lente collocando la cartaio diftanza del femi- diametro,
vedremo vn altro piccolo punto di luce, doue fide'col- locare l'occhio,
vncndofi ini le imagini. Ciò fi dichiara nelia^ prefente figura 5 nella quale
il Vetro oggettiuo AB, riceue le ima- gini con i raggi CE, DF,
iqualifidecufsano,cfirouefcianonel- Tentrare per l'apertura dicfso Vetro sì,
che roggetto deliro vedeCi alla parte finiftra,comc è manifefto nelle imagini,
che fi vedono rap- prelentate nella carta pofta dietro ad elfo Vetro, quando
quefì:a fi applica iolo al forame della camera ofcurata ; fi riccuono dun- que
le imagini rouefciatc nella terza lente FÉ, e perciò met- tendo la carta vicina
ad efla lente tra il punto G, e la medcfir ma lente fi vedono rouefciate,fino a
tanto, che vnendofi tutti li raggi di efi^ nel punto G, fi raddrizzano, e fi
riceuono diritte-» nella lente H I, e perche i raggi di cfle fi dilatarebbero
in L, et M, perciò la feconda lente HI, li reftringe in N, et O, doue parimente
dirizzate fi riceuono nella prima lente NO, e quefta le finifce di vnire nel
punto P, poco auanti al quale fi colloca l'occhio, il quale le vede, come fé
fofsero nella fuperfi^ eie della lente NO, e perciò le vede diritte 5 so che
altri altra- mente fpiegano il modo, con cui operano quefti Vetri nel cannoc-
chiale, ma qui non voglio prendere, ed impugnare l'altrui opinioni, poiché io
non procedo con dimoftrationi geometriche, il che mi ri^ feruo 205 feruodi fare
nella mia optica; ma folo con le ragioni fìfiche cauate^ dairifperienza che
cofi m'infegna. Chi bene intende queft* effetto de i detti vetri ( e
l'intenderà più facilmente chi gli applicherà al forame della feneftra come fi
è detto) potrà difporre le lenti non a cafo, come fanno la maggior parte ài
quelli che fabricano cannocchiali, ma con arte ed in modo tale, che faranno gì
oggetti molto più grandi, con vedere infiemc molto fito . Poiché auuertirà
prima che la lente F E vuol cfìer collocata lontana.^ dal vetro obbiettiuo in
quel fito, e diibnza poco maggiore, nella quale i'imagini cheentrano per eff^
vetro obbiettiuo applicato al forame, fi vedono più chiarc,ediftintej il che
farà il femidiametrodi elfo vetro obbiettiuo. Dourà parimente effer larga acciò
riceua I'imagini di mol- ti oggetti, poiché cofi il cannocchiale vedrà maggior
quantità di o^;- getti,cioè tutti quellijdelli quali fi riceuonoleimagini m
ella tcrz,a_. lente F E j purché tutte venghino tramandate alle altre lenti ; e
perche fé la lente F E fofie troppo conuefìa ingrandirebbe ben sì, ma non rra-
mandarcbbe tutte le imagini alla feconda lente, ma folo parte di elle, e quefte
affai ofcure; perciò fi de' fare di minore conueflìtà, cioè di maggior diametro
delle altre, acciò i raggi FI, EH non fi dilatino troppo in modo, che non fi
poffano riceuere tutte le imagini nella fe- conda lente MI, la quale vuole
efler pofta difiante dal punto G,in_. cuifiriuoltano,e fi raddrizzano
I'imagini, tanto, quanto è il proprio femidiametro, e dourà effere tanto larga,
quanto è il cerchietto delì l^ imagini in quella diftanza, acciò non fi perda
niuna imagine di quella che riceue la terza lente, ma tutte fi tramandino
raddrizzate alla fe- conda, e quefta feconda lente HI, de' effere conueffa
tanto, quanto bafta perrefì:ringere i raggi GH,GI (i quali andrebbero a
termina- re inL,&i\'f,) e portarli nella prima lente in N,& O,onde
neanche dourà effere troppo conueffa altramenteli rellringerebbe troppo, ^^ per
confeguenza impiccolirebbe le imagini, fi che de'cffere taie,chei raggi H O, IN
fi vadano più tofto dilatando che reftringendo, e ter- minino in vna lente O N,
tanto larga quanto bafta a riceuere tutte le dette imagini, acciò ne anche
queih ne perda alcuna; e perche,come fi è detto più volte 5 gl'oggetti
comparifcono comefefoffcro in quefta prima lente oculare, perciò dourà effere
molto più conueffa delle altre; poiché in tal modo vnirà i raggi in maggior
vicinanza cioè inP,e per confeguenza l'angolo OPN farà maggiore; onde anche
maggior^»^ comparirà l'oggetto, il quale tanto più grande rafìembra, quanto è
maggiore l'angolo fotte cui fi vede. Nclchefipuò ofseruare che I«^ due
lentivicine all'occhio fanno l'effetto del microfcopio,ingranden-;^ do 204 do
le fpecie,che fi riceuono nell.i terza lente. • Auuertafi finalmente che le
lenti fiano di criftallo chiariilìmo, e» candido^e più fottilechefia
poffibilcje particolarmente )a lente ocu- lare de'hauere quefteducconditioni j
ma la lente di mezzo potrà efiere alquanto meno chiaraje di colore leggiermente
auuinato, par- ticolarmente quando il criftallo dell'obbiettiuo fofle aflai
chiaro, ma quando quefto fofle, come de'efìcre di colore auuinato, tutte le
lenti deuono eflcre di criftallo chiariftìmo,come quello di monte. Oltre alle
tre lenti fé ne poflbno aggiongere delle altre, e ciò in_. vari) modi, ma
perche dalla moltitudine di efie poca vtilità fi può ottenere; perciò io non
ftimo, che fia bene l'vfarle particolar- mente,perche incorreremo facilmente in
alcuni difetti difficili ad eui- tarfi nella moltiplicatione delle lenti : Ben
sì io ho efperimentato mol- lo gioueMoleTaggiongereyn fecondo Vetro obbiettiuo
poco lontano dal primo sì,chefiano due Vetri obbiettiuij&vna lentc,ouero
anche tre lentijpoiche quefta difpofitione di cinque Vetri abbreuia il can-
nochiale,ritiene in gran parte la mcdefima grandezza l'oggetto, c-^ comparifce
più chiaro: Dcuefi dunque fare vn Vetro obbiettiuo, il quale fia di minor
diametro de!ralrro,ela difterenia de'efterelaquin^ ta,ola quarta parte; per
cfempio fei'vno è di cinque paimi,raitro fi de* fare di quattro in circa; poi
quello di cinque fi de' mettere neireftre-. mo del cannocchialcjche miri
l*oggetto,e l'altro di quattro palmi 11 de' collocare più dentro nel
cannocchiale, o meno 5 conforme li di- uerfi efifetti,che pretendiamo, poiché
fé defideriamo vedere l'oggetto chiaro, e piccolo auuicineremo maggiormente edì
due Vetri obbiet-' tiuijfe vorremo che rapprefenti l'oggetto grandc,e meno
chiaro, gli allontanaremo;auuercendojche quando allontaneremo vn obbiettiuo
dall'altro, douremo auuicinarelelcntiad eflì obbicttiui,& all'incon-
troquando auuicineremo gl'obbiettiai tra di loro, douremo allonta- nare da
edile lenti. Auuertafi anchcjchcla lunghezza del cannocchiale farà motto mi-
nore di quello che farebbejfe vi fofle il folo primo obbiettiuo,che mira
l'oggetto. Di più, tal hora due Vetri cbbiertiui lauorati fopra vn medefimo
piatto fono atti a quefto effetto,quando dal modo di lauorarli vno rie-. fce di
alquanto maggiore diametro dell'altro. Notoancora,chequeftj due obbiettiui
fanno belliffìmo effetto nei cannocchiali aflTai lunghi, poiché il difetto de'
Vetri, che hanno afsai lungo diametro, confifte in non vnire bene i raggi
;& vn tale difetto viene corretto dall'altro Vetro di minore diametro,come
fi vedrà me-» olio 205 Balle le cofe, che fi diranno apprefso. Finalmente deuo
auuertire,che nelli cannocchiali di molti Vetri fi vfi molta diligenza in fare,
che la faccia di vn Vetro riguardi dirit- tamente Taltra, e non fiano ftorte,
ma Tvna efattamente parallela-, all'altra ; altrimenti il cannocchiale
rapprefenterà l'oggetto ofcura- mcnte per la confufione delle refrattioni.
Refta difcorrere de* cannocchiali ditrce più Vetri, parte de qua- li fiano
concaui,e parte conueflì; e primieramente fappiafi, che Ia_, inedefima
inuentione poc * anzi accennata di feruirfi di due Verri conueflì obbiettiui,
fa ottimo effetto anche nel cannocchiale ordina- rio con il Vetro oculare
concauo^ siche qual fi voglia cannocchiale ordinario di due Vetri,vno concauo,
l'altro conuefso fi può molto per- fettionare con aggiongere vn altro conueflb
poco lontano dal primo, edi alquanto minore diametro j poiché in tal modo il
cannocchiale^ riufcirà afsai più breue,e farà Toggetto più chiaro,abbracciando
mag- gior fico 5 e fi può allongare, et accorciare, conforme defideriamo vedere
gl'oggetti grandi, e meno chiari, overo più chiari, e pic- coli. 2. Mi piace di
riferire in quefto luogo vn altra inuentione, che confifte in fapere collocare
vn Vetro concauo circa il mezzo de! can- nocchiale ordinariosì, che fiano due
Vetri concaui jauertendo, che il concauo,che fi mette no dal capo,ma più dentro
nella canna de'cfsere disferaalsaigrande, cioè, poco concauo ^poiché in tal
modo non di- uaricarà li raggi trafmefseli dal Vetro obbiettiuo, ma folo
impedirà chefivnifcano troppo prefto,e portandoli più lontani gli vnirà tutti
infiemej ladoue prima quelli,che entrauano perle parti eilreme del Vetro fi
vniuano troppo prefto,e prima de gl'altri, e nella mcdefima maniera potremo
feruirfi di fimili Vetri concaui anche ne gl'ahri can- nocchiali con le lentijO
con due Vetri obbiettiui^ e di più porremo cor- reggere il medefimo difetto,
che hanno le lenti di non vnire tutti i rag- gi nella medefima diftanxa, con
metterui auantio dopo alcuno di quefti Vetri concaui, auuertendo, che vuole
efsere proportionatifsi- mo alla conuefsità di auellojdi cui vogliamo
correCTocre il difetto, nel che anche fi de'«faperc,che collocando quefto
concauo dopo il Vetro obbiettiuo, il cannocchiale riefce notabilmente più lungo
j e fé nt«> può facilmente intendere la ragione dalle cofe predette. ponendo
la fuperficie conuefli verfo l'oggetto vnirà i raggi in diftanza diuerfa da
quello, che farà ponendo verfo l'oggetto la_, fupcrfìcie concaua, o meno
conuefsa, o piana». ; Quindi riefce difficile il determinare precifamente la
diftanza del foco dei Vetri sferici 5 aggiongafi, che i Vetri piu denfi, e
b:n_, cotti fanno maggiore refrattione, si che vnifconoi raggia minore di-
ftanzajonde non effendo tutti li Vetri vgualmente denfi,non fi può fa- pere
precifamente la quantità dell'angolo della refrattione, potendo eflere in
alcuni piu, in alcuni meno della terza parte dell'angolo dell'-^ incidenza .
Quanto è maggiore la refrattione,tanto megliore riefce il Vetro, poiché minore
fuario di refrattione vi ètra i raggi vicini al- rafse,edi raggi da efso
lontani, si che poi tutti fi vnifcono quafiaU'if- tcfsa diftanza, Hor per
fapere pratticamente la diftanza del foco di ciafcua Vetro fi pofsono ofseruare
varie maniere. 11 primo modo affai co- mune perii Vetri conuefsi è,efporli alla
luce del Solere facendo paf- farepereflìifuoi raggi,ofreruare a qual diftanza
fi vnifcano in vn mi^ nor cerchietto di viuitfima lucej poiché tal vnione di
raggi la dous fi fi, quiui fi dice efler il foco del Vetro conueffo; fi de*
però notaresche ne'Vetri di grande sfera riefce difficile il difcernere qual
fii quel fico piu,o meno diftante,nel quale fi faccia la maggior vnione,poiche
tali Vetri non vnifcono tutti i raggi in si piccol cerchio, come fanno li Vetri
di sfera minore, 2. Pongafi vn lume dietro al Vetro in tal diftanza, che i
raggi di elfo penetrando per il Vetro efcano dall'altra parte paralleli, termi-
nandofi in alcun piano oppofto ne riftretti,ne dilatati, ma con vn cer- chio di
luce vgualea'la grandezza del Vetro j percioche tal diftanza del lume del
Vetro, fé quefto farà conueflo d'ambe le parti, farà il fe- mìdiametroj e fé
conueflbda vna fol parte dall'altra piano, farà il diametro, e comunque fia
farà fempre la diftanza del foco; Quefto modo parimente riefce piu efatto nelle
lenti, et -altri Vetri di non molta sfera; e fi de'auuertirejcheriufcirà
meglio,fe illumefarà molto pìccolojouero applicato ad vn piccolo forame. 3. Si
metta l'occhio lontano dal Vetro conueflo pofto dirimpetto ad oggetti lontani;
e quando l'occhio farà arriuaco a tal lontanan- za dalVetro,che mirando perefib
gl'oggetti lontani fé gli confondano: totalmcnte,fappiafi che tal diftanza è
fito dell'occhio e quella del focoj Que- io8 Quefta regola però non fcrueper i
uìiopi, poiché quefti ponendo in^ tal fico, o poco da eflb lontano l'occhio
fenza altro vetro concauo, ^^ fcnza lente, vedono gl'oggetti diftinti ed
ingranditi, come altri li vedo- no con il cannocchiale perfetto di due vetri,
cofa offeruata nouamente, e deonad'efiere notata come nuoua,efinfjolare, 4. Si
efponga al fole il vetro, e fi faccia riflettere il lume in vn pia- no
oppoftocheftiatràil vctro,edilfo!ejfi vadaauuicinando,o allon- tanando il vetro
da elfo piano fin tantoché i raggi rifleflì dalla fuperfi- cie di dietro dal
vetro fi vnifcano in detto piano in vn cerchietto di luce, più piccolo che farà
podìbile, poiché la diftanza del vetro dai piano farà la quarta parte del
diametro della fuperfìcie di dietro al ve- tro, che riflette tal lume, come fé
fofl'e fpccchio concauo,onde fé il vetro haurà rifìefl'acenueflìtà, anche
dall'altra parte tal diftanza farà la metà della diftanza del foco, ma fé
dall'altra parte farà piano, farà folo la quarta parte. Nella lenteèpiu facile
conofcere quanta fia la diftanza del foco non folo con le regole infegnate di
fopra, particolarmente con efporlc a rag8;i del fole, ouero ad vn lume lontano
acciò i raggi fiano paralleli fé non perfettamente almeno proflìn5amentc,&
offeruarea che diftan- za gli vnifcCjCcon por l'occhio in fito in cui fi
confondono gl'oggetti lontani: ma di più con por l'occhio aflai vicino alla
lente, e quefta fo- pra vn libro allontanandola da efibfmo che i caratteri fi
vedano più ingranditi, e più chiari che fia poflìbile; poiché tal diftanza
del!a_. lente da quei caratteri, e la diftanza del foco. Secondo fi ponga vn
lu- me tral'occhio, e lalente,ed il lume fi vada auuicinando allalcntc_j,
fintantoché fi veda riflettere dalla fuperfìcie concaua oppofta deila_» lente,
vn lume rouefciato che fporga fuori della lente quafi in aria_^ verfo l'occhio,
et arriui fino al lume vero, poiché tal diftanza del lume dalla lente, farà la
metà del femidiametrocioè del foco. Per faperpoiil foco, o come altri Io
chiamano il contrafoco de' ve- tri concaui fi miri con l'occhio vicino per il
vetro vn oggetto fino che comparifca il doppio minore, per efempiofino che due
vetri di vna feneftra comparifcano in tanto ipatio, quanto vn folo a loro vi-
cino jimpercioche la diftanza del vetro dall'oggetto farà quella del foco . La
feconda regola aflegnata di fopra per i vetri conueflì vale an- cora per i
concaui. 5. Vn altra inuentione molto vtile nel lauoro deVetri obbiettiui per
cannocchiali afìfai lunghi, è il congiongerein eflì la figura conca- ua conia
conuefla,in modo tale, che eflendo la conueftìtà portionc-» di minor sfera, e
la concauità di sfera maggiore facciano Teftetto di vetro Io9 vetro conueflfo,
con il quale artificio noi potremo lauorarc vetri (opra piatti di pochi palmi
di diametro, li quali con tutto ciò feruano per cannocchiali longhidìmijcome fé
foflerolauorati fbpra piatti di grà- diflìmo diametro: e con ciò euitaremo
quella grande difficoltà, che fi ritrouanel dare la figura perfetta conuefla
alli vetri di lungho dia- metro : oltre che fé la concauità di vna faccia del
vetro haurà vna_j conueniente proportioneconla conuefifìtà dell'altra faccia,
partorirà ottimo effetto di vriire i raggi molto meglio, che fé fofle conueflfo
dall' vna, e dall'altra parte. Nel che accade, che quanto minore farà la_.
differenza de'diametnY purché il concauofia fempredi maggior dia- metro ) tanto
più lungo riufcirà il cannocchiale,come fé il vetro foiT?^ lauorato fopra
piatti di lunghiflìmo diametro. Quefti vetri conuellb concaui,foggiaciono però
ad vna imperfettione notabile, et è ch«_/ non fé li può dare apertura maggiore
di quella, che porterebbe fé foflfe folo conueffo con l'ifteffa conue{Iìtà,onde
riceuono pochi raggi a proportione della lunghezza del cannocchiale,onde
fimagini fi ingran- difcono ben sì, ma reflano debboli 5 feruiranno nulladimeno
per li og- getti celefli, quando il uctro ricerca poca apertura, Refla per fine
di quello capo di dire alcuna cofa delli cannochiall, con i quali fi mirano gì*
oggetti con tutti e due gl'occhi che per ciò adimandiamo binoculi. Elfendo
dunque cofa certa che quando noi miriamo alcun* oggetto con ambi gl'occhi lo
vediamo più chiaro, particolarmente in molta diftanza, feguita che facendo noi
vn can- nocchiale con il quale fi poffa rapprefentare Toggetto a tutti due gl'-
occhi, non folo ci comparirà più chiaro, ma faremo meno fa— tica_j . Si farà
dunque in quefta, o altra fimil forma -, fabricheremo vn tubo di cartone di
figura ouata, e di tale larghezzasche applicato a gli oc- chi gli abbracci
ambidue j nel margine della parte fuperiore fi ta^li vn arco che copra, e fi
adatti allafronce,e nel margine inferiore fi fcaui in modo, che fé li pofìTa
comodamente addattarc il nafo j e gl'occhi re- fl:are nel fuo fito fempre
immobili, riguardando direttamente i verri obbiettiui 5 Pofcia collocherai
nell'altro cflremo del tubo,o cannoc-. chiale due vetri obbiettiui, li quali
deuonoeflfere di vna mcdefima lun- ghezza di diametro, e l'vno totalmente
fimile all'altro nella fua fi^^ura conueflfajfimilmente collocherai vicino a
grocchi due vetri concaui ; ouero due lenti, o anche fei come ne cannocchiali
di quattro vetri, Ci che fiano come due cannocchiali in vnoj ma quefti vicini a
gli occhi dcuono effere collocati con taldifl:anza,che il centro loro
coirilponda G g g efat- N efattamente al centro della pupilla de gli occhi j
ali* incontro li due vetri obbietti dcDono eflere tra di fé al quanto più
vicini, o meno conforme la lontananza del l'oggetto, e he vogliamo guardare ^
poiché in maggiore uicinanza dell'oggetto^anch'eflì deuono eflere più uicinì
tra dì fé ; acciò in tal modo i raggi uifuali d'ambidue gl'oc-? chi ipaffando
per li uetri obbiettiui,uadano a termina? re nel mcdefimo oggetto; onde douremo
addat- tare li detti uetri obbiettiui in modo, che conforme al bifogno fi
poffano auuici» nare più, e meno tra di loro, . ^n qual modo ft pojfa cono/are
fé i/// Vetro fiA perfetta^ mente lauorato, etiandio fen'^a farne l*ifùerien7a
con il Cannocchiale* \A perfetdone del Vetro, e del fuo efatto lauoro, meglio
fi conofce con Tifperienza del cannocchiale mede- fimo j nulladimeno potremo
conofcerla affai bent-^ anche fenza cannocchiale, che però accennerò come fé ne
potiamo certificare nellVnOjC nell'altro modo. Primieramente la perfettionc del
Vetro, ( parlo deli obbiettiuo per eflcrc in elfo la difficoltà maggiore^ fi
conofcerà congiongendolo in vn cannocchiale con vn Vetro concauo al modo
ordinario, poiché quanto più acuto comporterà il detto concauo,tanto più
perfetto farà il Vetro ì l'ifteflo fi può far con vna lente, la quale quanto
farà più ga. gliarda,cioè,di minor diametro, fegno farà che il Vetro fia
migliore, purché non perda di chiarezza j il concauo però dà inditio più cer-
to della bontà del Vetro. Di più, nel far quefte proue non douremo contentarfi
di mirare oggetti grandi,benche lontani ; ma douremo pia toftodirizzare il
cannocchiale verfo vn foglio di carta Rampata, con diuerficaratteri,altripiu
grandi, altri più piccoli, e pofta in vna mo- derata diftanzadi 80. overo 100.
o più pafsi,& offeruare fé tali ca- ratteri fi poffano leggere
diflintamente, e fé comparifcano ben ter- minati,fenza confufione
verunajpoichedaciòfiha ini^allibilmciite la bontà del Vetro, e del
cannocchiale. Terzo, fi conofce ancora la detta bontà del Vetro,fe li potremo
dare vna apertura grande sì, che entrando per effo maggior quantità di raggi
rapprcfentino l'oggetto più chiaro, e nulladimeno dif^into, e senza
abbagliamento di luce_j; poiché l'eccessiva chiarezza fi può fempre mai
temperare con adoperare vna lente più gagliarda, che imgrandirà maggiormente
l'ogetto, ma quell'abbagliamento nato dalla coniufion^? de'raggi, ch^ non fi
vnifcono all'ifteflo punto, nó fi può leuare fcnoucó refì:ringere l'apertura
del Vetro, impedendo l'ingreffo alli raggi più lontani dal centro del Vetro, i
quali facendo refrattione maggiore degl'aitri, non fi vanno ad vnirc inficmc con
eflì, onde più tolto li confondono, con pregiuditio dell'occhio. Si de’notare
che nelle proue, e paragoni de’cannocchiali, più ageuolmente con vn
cannocchiale leggeremo vn carattere grosso mezzo dito in diftanza di mezzo
miglio, che vn carattere grosso vn dito in diftanza di vn miglio, e ciò per due
capi. Primo, perche la rarefatatione de raggi delli comi radiofi di ciascun
punto dell'oggectOj cresce non a proportionc della diftanza, ma a proportione
della superfìci^ delle sferCj di cui le diftanze fono i diametri, si che i
raggi in doppia diftanza faranno quattro volte più rari, mentre fi
diuaricanojonde ancorché l'ingrandimento cresca a proportione della miaore
diftanza, cresce però più reciprocamente la chiarezza. Secondo, perche ia_*
niaggior distanza fifrapongono più vapori dell'aria, che impediscono la vista
distinta; e particolarmente nell’uso de’cannocchiali lunghi, i quali
ingrandendo molto ogni piccolo oggetto, fanno che comparifcino ancora nell'aria
di mezzo i vapori, i quali perche stanno in vn continuo moto, e bollore, come
fi vede in effetto, perciò eoo», tale agitatione perturbano molto la vista
distinta, e tranquilla degli oggetti. Chi poi volefse conofcere fé alcun Vetro
obbiettiuo fia ben lauoratOj fenza farne prona con il cannocchiale, ciò potrà
ottenere in uarij modi. Primo, faremo paflare per il Vetro oppofto al Sole li
di lui raggi sjjche l'unione di efli uada a terminarfi in un piano pofto a
dirimpetto, e fé a proportione della diftanza del foco questi faranno uniti in
tal modo, che formino un cerchietto di luce piccolo nel piano, il quale
cerchietto sìa perfettamente rotondo, e di più le parti eftreme fiano ben
contornate, e terminate, fenza penumbra, ed in tutto il cerchietto la luce ha
ugualmente viva, farà segno della bontà del vetroj che fcpoi fi vede fte il
cerchietto di luce con le conditioni predette, ma non fofle nel mezzo
dell'ombra cagionata dal Vetro, mapiu tofto da vn lato, ciò è segno – NOTE THAT
TERZI USES “SEGNO” WITHOUT BURDENING THE PROSE WITHOUT ANYTHING TO DO WITH -FY,
as in SIGNI-fy -- che il vetro sia ben lauorato, ma che lalaftra del Vecro è
piu groiTa da una parte, ch5_-»dall'altra, il che fa peftìmo effetto. Secondo,
si ponga il vetro incontro a gli oggetti lontani, poi si metta l'occhio nel
foco del vetro tra effo, e gl'oggetti, e fi uedranno le imagini di tali oggetti
assai piccole, le quali quando il vetro farà ben lavorato, compariranno
diftinte, e con la loro douuta proportione, senza storcimento, o altro difetto.
Terzo, fi fermi il vetro incapo di un assé sì, che fi poffa girare in torno,
come fopra un torno in aria, ft^ poco lontano da eftb fi stenda un filo
sottile, che corrisponda al centro, e diametro del vetro j poi con Tocchivo
alzato, & abbaffato fi oflerui 1’ombra, o iraagine del detto filo nel
vetro, la quale sé si manterrà sempre parallela al filo medesimo mentre il
vetro si gira farà buon segno, Finalmente ottimo, e sicurissimo è il modo
seguente. SI accenda vn lume in vna camera oscura, e pofto il vetro in alcun
luogo dirimpetto al lume, fi tenga rocchio vicino al lume medefimoj e fi vada
allontanando il lume insieme coll'occhio dal vetro fin tanto, che corrifponda
al foco della superficie concaua jche riflette il lume dalla parte di dietro al
vetro all'occhio ifteflb, che farà la diltanza di vna quarti. parte di tutto il
diametro, © poco più, in tal fito fi oflerui il vetro con., il lume rifleflbed
vniconel punto dell'occhio, che però fi de'tener fermo ed immobile in quel
punto deUVnione de'raggi riflefiì j poiché fé vedraflì il vetro tutto ripieno,
e pregno di vna luce viua, ed vniforme, che non ondeggi, ncfia mescolata con
ombre, farà ottimo inditio INDIZIO – again use of SEGNO or INDIZIO without the
need to qualify with -fy -- della perfetta figura del vetro da quella parte che
riflette il lume, che è la, parte di dietro, la quale in tal refleflione fa
l'effetto dello fpecchio concavo: mafemouendo al quanto il lume, e l'occhio si
vedrà ondeggiare quella luce nel vetro, ovvero reftarui qualche ombra con luce
ineguale, e non vniforme, © fenza riempire tutto il vetro, farà – SARA non FARA
-- segno chiaro che non fia lauorato bene da quella parte j l'ifteflofi farà
dell'altra parte: cdin tal modo non folo conofceremo fé il vetro abbia la
figura perfetta: ma di più s'accorgeremo fé fia stato ben spoltigiiato, e ben
pulito, percio che comparifce in eflbimbeuuto in tal modo di luce, ogni minimo
segno d’asprezza, (3i righe, di onde, & altri difetti, ofiano
dell'artefice, o della natura – cf. GRICE SEGNO DELLA NATURA O NATURALE, SEGNO
DELL’ARTEFICE -- , epafta del vetro, a tal segno, che si conosce fé fia ftato
lavorato con arena grossa, o confpokiglio fino, dalle righs.,», e ruidezzeche
fempre piu, o meno comparifcono, ancorché fia finiffimamente lauorato 3 cofa
veramente degna da sperimentarsi, e di non-a poca vtilitàe. Ddli mtcrofcofu. l
come con il cannocchiale fi aiuta l'occhio a vedere gl'oggetti, li quali
auuegnache grandi, non però fipofono chiaramente difcernere a cagione della
loro lontananza, cosi è ftato ritrouato vn altro ftrumento, che chiamano microfcopio,
il qualifiche l'occhione gli oggetti vicini pofla difcernere moltiflìmecofe, le
quali per la loro picciolew^ fuggono la vifta ordinaria. Quindi è>chc
facendo effetti fimilijma oppofti a quelli del cannocchiale, fi fabrica anche
in modo fimile, ma contrario» Primo, Il cannocchiale rapprefenta maggiori gli
oggetti lon- canijqu^ntQ maggiore è il diametro della conueffità del Vetro
obbiettiuo; et airoppofto il microfcopio rapprefenta maggiori gl'oggetti
vicini, quanto è minore il diametro della conaeflità delle lenti, delle quali è
comporto, 2. Li lente obbiettlua del microfcopio non de'efìere pia lontana
dall'oggetto di quello, che fia il femidiametro della conueflìtà di effi ientej
ladoue il cannocchiale dc'hauerc l'oggetto affai lontano Nelli cannocchiali di
due Vetri conueffi, cioè, dell'obbiettiuo con vna lente oculare fi pone il
Vetro più conueflb, cioè la lente vicina all'occhio, ed il Vetro meno conueflb
lontano dall'occhio 5 nel microfcf>pio,che fuol efiere di due lenti, fi
colloca la lente meno conuefi"a vicina all’occhio, e la più conuefla, e di
minor sfera lontana dall’Occhio, e vicina all'oggetto. 4. li cannocchiale fi
pone incontro all'oggetto 5 il microfcopio fi, pone fopra l'oggetto. Venendo
dunque alla prattica di formare quefto ftrumento fi de’fapcre, che Cebeneli
mic'rofcopij più perfettifi fogliono fare di due Ienti, vna lente fola però fa
l'effetto, che noi cerchiamo d'ingrandire le cofe picciole j e tanto
maggiormente le ingrandifce, quanto la lente è più conuefla, cioè parte di minor
sfera j anzi anche vna intiera sfera di cristallo, overo vn'ampolla rotonda
piena d'aqua chiara fa il medefimoj ma Ih qucftp cafo l'oggetto vuol porfi
immediatamcntc fotto la palla, o sfera sì, chc Ja tocchi^la doue la lente
de’ftare lontana dall'oggetto tanto, quanto è il fcmidiametro della fua
conuefiìtà? Volendofi dunque feruire di vna fola lente potremo fabricarc^lo
ftrumento in vno delli due modi leguenti, Faremo vna piccola cannetta di lamina
di ottone, o cofa fimile, tanto ìarga, che vi entri dentro la Jente, cioè
quanto è l'iride dell occhio noftrOjO anche più piccola, e lunga quanto ? il
femidiametro della medefima lente. Quella cannetta farà chiufa da vna parte, in
modo però che vi refti nel mezzo vn picciol foro, fopra il qualc pofi
immediatamente la lente, dall'altra parte vicina all'occhio reitera apertii, e
farà loftentata da tre, o quattro piedi, in tal modo però, che fi pofla alzare,
& abbalfare, cioè auuicinare, o allontanare dall'oggetto, che fi pone
direttamente focto quel piccol foro, fopra cui pofa la lente,come fi vede nella
figura,nella quale A B, rapprefenta la cannetta CD, i piedi chela foftenca no
B, il piccolo forame fopra cui dentro la canna fi pofa la lente, in modo tale,
che l'oggetto E, pofto fotto alla lente, la lente mede- fima, e l'occhio pollo
in A, ftiano in retta linea . Poiché all'hora/^'/V^r* fi pone l'occhio in
A5& auuicinafiapocoapoco,overoallontanafila^-^^-^' cannetta dall'oggetto E,
pofto fopra il piano di vna tauola, fino che fi difcerna l'oggetto chiaro, e
grande pliche fuccederà quando la_* lente farà tanto lontana dall'oggetto,
quanto è il femidiametro della medefima . Il fecondo modo di accommodare vna
fola lente, che ferua per microfcopio è quello, che fi vede nella figura, in
cui fi rapprefentayr^v^^- vn piccolo piede di legno con vn cerchietto, overo
forame nella_»XLll. parte fuperiore, nel qual forame fi colloca la lente: per
il piede forato nel mezzo paflfa vn legnetto a trauerfo, il quale eflendo
parimenti^ forato da vn capo pafsa per il foro vn altro legnetto nella cui
fommità, è vna morfetta fatta di filo di ferro, o di altra materia atta a
ftrin- gerc,& afferrare vna mofca, vna fogIia,o altra fimile materia, che
fi mira coll'occhio pofto dall'altra parte della lente, Quefti microfcopij di
vna fola lente ingrandifcono l'oggetto mol- to meno di quello che facciano i
microfcopij formati di due,o più lenti nel moclo,che diremo appreffojma hanno
però vn'auuantaggio fopra gl*altri, che fi pyò vedere in vna occhiata
vn'intiera mofca, ra- gno, o altro fimile oggetto, ladoue con i microfcopij di
due,o più Vetri appena fi può vedere tutto il capo di una mofca, ouero
un'intiero pulice 3 fé pure la lente oculare non è grandifiìma . I mi- 11^ I
nnicrofcopij di due lenti fono però ftimatl megliori, perche rap* prefentano
gl'oggetti di gran lunga maggiori sì, che vn capello tali*» Fiora
comparifcecome vnagrofla funere fì fabricano in c^uefto modo^ ripigliano due
lenti di crifìallo Iauoi'ate,e pulite come fi è infegnato di fopra 5 vna de'
efler piccola, e conuefìa sì, che il femidiametro della conueflìtà fia poco
più, 0 meno della groflezza di vn dito j e quefta fi accomoda immediatamente
fopra l'oggetto che vogliamo rimirar^-;, ponendola invn picciol tubo, q
cannetta, come è la defcritta poc'an- zi 5 l'altra lente de* effere affai più
larga, et anche meno conueffa,ia^ tal modojchc ii femidiametro fia di
einquc,fei, o più dita in groffezza 5 e quefta fi mette invn altro tubo di
cartone, il quale fi connette infie" mecon l'altra cannetta piccola in
modo però,che fi poffa alzare, et abballare, acciò fia più, o menolontana dalla
lente piccola pofta nella parte inferiore j finalmente nella parte fuperiorc
dei tubo è vn piccol buco tanto lontano dalla lente grande, quanto è il
femidiametro delia medefima : al qual forame fi auuicina l'occhio, che perle
due lenti mira l'oggetto poftoui fotto : ma quefto forame ancora de* poterfi
hof più hor meno allontanare dalla lente. Deuono dunque effere almeno quattro
tubi conneffì infieme, come Fioura^^'O^^s. la figura. Il primo B C piccolo, nel
fondo del quale fta la lente XJLIII. piccola, et ha vn piccol forame B fopra
l'oggetto A. Il fecondo è C D conneffo immobilmente con il primo, ma molto più
largo, e lungo : Il terzo E F inferito fopra il fecondo C D in modo, che fi
poffa alzare, et abbaffarc, fopra del quale fi colloca la lente FF: Il quarto è
GH inferito fimilmente fopra il terzo, e mobile 2 nella fommità del qual^-» vi
è il forame I a cui fi applica l'occhio per vedere l'oggetto A. circa il che fi
de' auuertire. Primo, che l'oggetto fi rapprefenta all'occhio rouefciatOje la
ragio- ne è perche nella lente oculare FF fi riceuonoi raggi con le immagini
dell'oggetto dopo che già fi fono decuffati dalla lente B ; onde fé defi-
deriamo di vedere l'oggetto radrizzato, conuienc aggiongere vicino all'occhio
vn altra lente nella medcfima forma, che fi ò detta delli can- nocchiali di più
lenti: e cofi potiamo aggiongere anche la quarta, e la quinta, a noftro
piacere. Secondo, quanto più conueffa,e di minor diametro farà la lente infe-^
riore vicina all'oggetto, tanto piq piccola parte di effo oggetto fifcorgej ma
altretanto comparifce più grande j la ragione è manifefta, perche-»
/"iffamcome fi vede nella figura,la lente A di minore diametro de' /lare
mena XUV.loritana dall'oggetto BC di quello che fij la lente D dall'oggetto E
F, cffendochc la difianz,a de'^ffertanta,quantoèilfemidiametro-.Quindi è ^^7 è
che la lente A non può tramandare alla lente G le imagini dell^.^ parti
eftrcmcB,& C delloggetto BC^ poiché tali imagini cadono fuori della lente G
come moftra la linea I L. doue che la lente D e(ren> do più lontana
dall'oggetto E F, e refrangendo meno i raggi rappre- senta tutto l'oggetto EF,
e ne porta le imagini nella lente H vicina», all'occhio ; efìTcndo chejcome fi
è detto altroue,tanto oggetto fi vede^ quanto è quello, l'imagini del quale fi
rapprefentano nella lente vicina all'occhio j dal che auuiene, che quando fi
vedono poche parti dell'og- getto, quelle comparifcono più grandi, perche
occupano tutta Tarn-. piez.za della lente oculare; ma quando nella medefima
ampiezza della ftefia lente fi reftringono l'imagini di tutte le parti
deH'oggettOjnecelTa- riamente comparifcono più piccole. 5. Si de' fapere,chc
tanto più grande comparifce ToggcttOjquan- topiu fi allontana vna lente
dall'altra; ma fi vede meno chiaro,e fé ne fcoprc minor parte : la ragione è,
perche la lente oculare efscndo più lontana dall'altra riccue lefpecie più
diuaricate,e confeguente- mente più ingrandite ; ond* è, che anche minor parte
di oggetto rap- prefentinoj valendo fempre quella regola vniuerfale, che quando
in vna lente medefima fi vedono l'imagini di molte parti dell'oggetto, cife
compaiono più piccole,& all'incontro grandi, quando fono po- che 5
impercioche invn medefimo fpatio,& ampiezza della lente, non fi pofl'ono
dipingere molte cofe,e tutte grandi. Quindi fi deduce inqual modo fi pofla
accrcfcere o la grandezza, o la moltitudine de gl'oggetti . Si accrefce la
grandezza in due modi. Il primo con adoperare lenti di minore sfera . Il
fecondo con allon- tanare maggiormente vna lente dall'altra; ma perche in
quefto allon- tanar delle lenti l'oggetto comparifce men chiaro, perciò farà
meglio feruirfi del primo modo. La moltitudine de gli oggetti,© delle parti di
vn folo oggetto, acciò fi fcopra tutta in vna fola vifta,fi accrefce con
feruirfi di lenti di maggior sfcra,e meno tra fé diftanti; ma perche, come
fièdetto,quanto più fi auuicinano le lcnti,overo queftefonodi maggior sfera,
tanto minore comparifee l'oggetto; perciò volendo vedere molte parti
dell'oggetto,'ed infieme grandi non v'è altro ri- mediojche feruirfi di vna
lente oculare affai grande, in cui fi pollano riceucre molte imaginijc quelle
grandi; ma fi de'auuertire,che non fi poifono fare lenti molto larghe, le quali
fiano di poca sfera, onde conuiene farle di sfera maggiore, e perche l'oggetto
comparifca gran- de, fi deuono collocare lontane dalla lente obbiettiua, la
quale anch'- cfla dourà efiere di sfera non troppo piccola, poiché fi
de'auertire, 4. Che vuolfiofferuare vna certa proportione,tra la diftanza del-
I i i le ii8 le due Ienti,c la grandezza delle mcdcfimej impcrcioche quanto
faja minore il diametro della lente obbicttiua,tanto più vicina douràefìere
alla lente oculare,poicheeflendo lontanai raggi troppo diuaricandofi dalla
lente obbiettiua di poca sfera,cadercbbero fuori della lente,e rap
prefentarebbero l'oggetto ofcuro. 5. Per ingrandire l'oggetto, fenza ofcurarlo
fi potrà aggion- gerevna terza lente vicina airocchio, laqualefia di maggior
sfera del- la fecondajpoiche in tal modo non folo (i radrizzeranno le imagini,
ma compariranno anche maggiori, con allontanare le lenti oculari dall*-
obbiettiuajoueroconfare,che quefta obbiettiua fia di minore sfera. Anzi
dicojche l'ottimo modo di fare ilmicrofcopio, e ofiTeruare Hf- teffe regole,
che habbiamo date nella fabrica delli cannocchiali di molte
lentiimaalrouefciojcioè fare che nel microfcopiole lenti più vicine all'occhio
vadano crefcendo non folo io ampieiza, ma anche in grandezza di sfera con la
medefima proportione, con la quale nel cannocchiale habbiamo detto, che deuono
andarfi diminuendo, et ef- fere di minor sfera quelle che fono più all'occhio
vicine j fi che per nor- ma dclIi microfcopij potranno feruire le regole
medefime, che habbia- mo dato nelli cannocchiali di più lenti : Auuertp folo in
ordine alla-. proportione,che de' hauere la lente obbiettiua con la lente
oculare > efler ottima quella di i, à i o, cioè fé la lente obbiettiua è nel
fuo diamc*^ tro di (re tninuci di vn palmo la lentQ oculare farà di 30. minuti.
. 21$ % ^'ofidt n^fcano le imperfettioni àeU cannoechUUjedinqttal modo (ì fo^a
Untare II rimedio. IVali fiano le imperfettioni, che neccflariamcntc nafcono
ne*cannocchiali compoftidi vn obbiettiuo conuello sfe- rico, e di vn'oculare
concauo, ouero di vn* obbiettiuo fimilmente conueflb sferico con vna,o più
lenti oculari fi fono potute ofleruare dalle cofc dette di fopra.Primic-
ramente al vetro obbiettiuo non fi può dare fé non vna certa determi- nata apertura,
ond'è che entrando pochi raggi, fé noi vogliamo ado- prare vna lente gagliarda,
ouero vn concauo molto acuto,mentre que-
ftiingrandifconoroggetto,lorapprefentanolanguidamente,perlafcar- fezza de i
raggi. Secondo dando ali* obbiettiuo apertura maggiore en- trano ben sì molti
raggi, onde rapprefentano l'oegecto chiaro, anche con lente gagliarda, ma
abbagliato,e confufo,perche non tutti que'rag- £;i, ch'entrano perii vetro,
vanno ad vnirfiordinatamente.Terzo quan- do vogliamo far comparir grande l'oggetto,
con vfarevna lente più gagliarda, ci fi rapprefenta più ofcuro : ne lo potiamo
hauer più chiaro, che non ci compaia più piccolo vQuartoadoprando vn
cannocchiale il doppio più lungo dell'altro, non perciò potiamo vedere
l'oggetto co l'iftefla chiarciza,&al doppio più grande. Quinto li
cannocchiali più lunghi benché ingrandifcano maggiormente l'oggetto,
nulladimeno non lo rapprefentano mai sì diftinto, e ben terminato come fanno i
pic- coli. Sefto li cannocchiali con le lenti fanno che fi fcopra molto cam- po
in vna fola occhiata, ma non terminano sì bene la vifta^come fan- no i
cannocchiali ordinari] con il concauo femplice. In fomma 1«-» perfettioni del
cannocchiale, che fono ingrandire l'oggetto, farlo ve- der chiaramente, farlo
comparire diftinto, e precifo fenz,a confufione, o abbagliamento di luce, e
fcoprirein vna fol vifta molti oggetti,fono perfettioni tali, che riefce
impofTìbileil congiongerle infieme in gra- do eccelente, non che perfetto,
nelli cannocchiali, che nel modo hog- eidì vfatofifabricano. Quindi acciò
ogn*vno pofsa tentare qualche ftrada di ridurli a mag- gior pcrfettione, e
sfuggire ifudetti difettijèneceffario prima conof- cere quale ne fiala prima, e
nera origine, quale procurerò di moftrarc tanto più volcntierijqaatttOjche nonèftatafe
non in parte oflferuata^ da altri ;&:a/jiche acciò meglio fi pofTano
intendere le ragioni dellt-* cofegià lopra accennate; siche dopo hauer fcopcrto
l'origine del ma- f'.'1e, potr£mo additarnieglio laftrada per ifcanfarlo.Si
debbono dun- que prima fapere alcune cofe comunemente riceuutejC che da noi fi
di- moftreranBo nella fcicnza optica. Primo, Si fiippone comunemente, che i
raggi pafì'ando dall*- >F;^«r da ciafcun punto deiroggetto,non vengono
realmente paralleli, ne (i polTono prendere per tali, come fi fuppone nella
quinta fuppoficione; poiché fé bene l'angolojche fanno nel punto
deiroggetto,dacui{ì pir- tono,èpiccoli{Iìm;),&acutiinni,&infe ftelTo
non è confiderabile-», cagioni però fenfibiie.e notabile varietà
ne'fuoieff.-tcijciò fi proui manifeftamentej poiché mirando con vn medefimo
cannocchiale, vicino al qual punto N, benché alquanto più lontano fi termina-
ranno ranno ancora i raggi più vicini all'aflfe tra AB, (la dunque AB la metà
dell'apertura del Vetro nel cannocchiale ordinario,siche li rag- gio BN con
tutti gì' altri, che cadono tra AB vadano ad vnirli quafiadvn medefimo punto N,
che però come vtili fi ammettono, ma gl'altri CH, DL, come inutili, anzi noc'ui
fi efcludono co- prendo la parte BD del Vetro. Per fare, che ancor quefti, li
quali andando in L, et H farebbero nociui,fiano vtili, e vadano con_. gl'altri
in N collocheremo vn Vetro KM conueflb-concauo poco auanti all'vnione di edì
raggi CHjDL, ilquale fia forato nel mez- zo, acciò per tal forame padì
liberamente il raggio BN, con gl'altri tra AB, i quali per efl'er vtili, ed
vnendofi tutti quafi in vn fol pun- to N, uon fi deuono alterare. La conueflìtà
del Vetro KM, per fuggire le molte refrattioni farà riuoltata verfo il Vetro
obbiettiuo,e farà di tanto femidiametro, che li raggi CG, DI, vi cadano fopra^
perpendicolarmente 5 ma perche facendo diuerfo angolo non tutti ponno cadere
perpendicolari, fi faccia almeno che vi cada perpen- dicolarmente il raggio CG,
poiché gl'altri, che faranno tra FG, e tra Gì, pochiffimo fi fcofteranno dal
cadere perpendicolari fo- pra la conue/Iìtà IcM, che però penetreranno fenza
refrattiont-* per il Vetro, fino all' altra fuperfìcie concaua in S, e Q^ Per
fare, che il raggio CG cada perpendicolare,fi notidoue vada ad vuirfi con
rafse,cioè, in H, polche HG daurà efifereil femidia- metro della conuellìtà K
M, La concauità poi RT dourà effer tanta, che il medefimo raggio CGS, il quale
fenza refrattione andrebbe in H, vfcendo dalla detta toncauità vada a
terminarfi in N, infieme con gl'altri, ììchti fi otterrà, fé tirata vna linea
da S in N mifureremo l'angolo HSN, e faremo vn altro angolo H S V, tirando la
linea SV, il quale fia il doppio maggiore di eflb HSN, poiché VS farà il femidiametro
del- la concauità RT. Ma forfi farà meglio far vn altro concauo-conueflb,
ilquale fi pon- ga con la parte concaua verfo il Vetro obbiettiuo, e conia
conucfsa.^ verfo la lente, e collocato fimilmente auanti airinterfecatione d«^
raggi CH, DL. fi determinerà la conueflìtà KM dalla diftanza dd^' Vetro dal
punto N, poiché quanta farà efla diftanza V, g. NV,^^^* altretanto dourà efiere
il diametro della conueflìtà KM, la conca- uitàpoi fi determinerà dalla
dif>anza del punto H doue il raggio CG s'interfeca con l'afse j onde quanta
è la diftanza HV, aJtretanto farà il diametro della concauità RT. Poiché in.
quefto modo il rag^ |io CG,per la lo.fuppofitione^refrangendofi nel vetro fi
farà conia N n n pri- 254 prima rerattionc parallelo airaffc A N, fi che poi
arriuando alla fuper- ficie conuefla K M, nel vfcire farà la feconda
rcfratcione, con la qua- le perla fefta fuppofitione verrà a tcrminarfi in JNjj
eflendoche N V, e il diametro della conaellìtà K M- H ragie poi DI3 cadendo nel
ve- tro in I con maggior angolo d'inclinationcj farà ancora maggiore^
refrattione di quelloche faccia il raggio CG, conforme è neceflario acciò vada
a terminarfi anch' egli in N. vero è però che non ne farà tanca che bafti per
arriuareprecifamcntc fino in Nj nulladimeno vi arriuerà fi vicino, che ancor
tal raggio potrà e0er vtile, y.. Da ciò fi vede che potiamo far guadagno di
tanti raggi quanti fono l-Xll ^wellijche penetrano per la parte concaua del
vetro ABCD, la>* doue prima fole quelli erano vtilij che penetrauano per il
fora- me E, Vn altro modo per ottenere Ti ftefla vnione de" raggi laterali
con i _.. raggi ch'entrano vicini al'aife, può eflere il feguente. Sia il vetro
ob-, £,J''bicttiuokD,ildi cuifocofia inGjCioèil punto doue vanno ad vnirfi
tutti li raggi che cadono tra A, B con l'iftefio raggio AG perchedun- que i
raggi laterali CFjDEjfi vnifconocon l'afle AG lontano dal foco G> verfo
Tobbiettiuo cioè in E, et F, faremo che ancora il ng- gioBG inficmecon
gl'altri, li quali cadono tra AB, et andrebbero ad vnirfi in G50 poco più
lontano, faremo dico che vengano ad vnirfi più vicinij cioè tra E, et F
infieme, con i laterali. Ciò fi potrà ottener^--» per mezzo di vn vetro
conuefloHlsil quale riceuafoloi raggi di mez- zo tra LjC B, recando libero il
paflb a gl'altri laterali d'intorno, e per- ciò fare cingeremo all'intorno il
vetro H I con vna fottilifiìma laminet- ladi ftrrojin cuifiano fermati tre, o
quattro altri filetti fottili di ferro AjBjCjCon i quili fi appf>ggi fopra
vn cerchietto dentro \^ canna del cannocchiale sì, che refti fofpefo, rimanendo
libero il vano ABC, tra, » il vetro 5 et il cerchietto fopra cui fi appoggiano
que'tre ferretti :f flf^il vetroHIj douendo far pochiffima akeratione de' ra^gi
per por- ' tarli da Gjin Ejdourà perciò hauerevnaconueflìtà di grandidìma-*
portione disferaja proportione deirobbiettiuoj onde per più facilità fi potrà
vfare vn piano conueflb,^ouero anche unconMefso concauo, in modo però chela
conueJ(Iìtàfia alquanto maggiore della concauità, cioè portione di sfera
minore, conforme le regole di fopra noratej ne alcuno tema cheque* filetti, e
cerchietto di ferro,che fi frapongono irà rocchio, e robbiettiuo,fiano
perturbare punto la uifta 5 poichc-» cflendo lontani dal foco della lente
oculare, ne pur fi potranno difcer- nere, e chi noi crede ne taccia meco
l'efperienza. Della fgf^ra de' Vetri Iperbolica, ^liptica, e Parabolica. A ciò
che fi è detto fin hora, e da quello che fi dirà nella parte Optica
deirArteMaeftra,con il confenfodi tutti li Matematici fi deduce, che la figura
sferica ne* Vetri,non è tanto atta per vnire i raggi come è la figura
Ipf'rbolica,rEplitica,e la Parabolica j poiché queftc.^ vnifcono i raggi in vn
folo punto, o fia fpatio menomiflìmo j dal che_^ fi raccogIie,cheli
Vetrijiquali hanno alcuuadi quefte tre fioure,fono opportuniflìmiperil noftro
intento di fabricare i cannocchiali j poi- che dalla figura sferica molti raggi
fi vnifconOjC fi decuflano prima^ di arriuare al Vetro oculare, onde quefti
invece di giouare allavifta le apportano nocumento confondendo le fpetie
degliogaecti; All'- incontro i Vetri lperbolici,Eliptici,o parabolici vnifcono
tutti i ra^oi di vn medefimo punto dell'oggetto in vn minimo punto nel cannoc-
chiale sì, che iui la luce vnita riefce viuaciflìma.j dal che fe^uitajche
lavifta dell'oggetto fia molto chiara,e non folo nonviealcunrapojo ^he la
perturbi, ma tutti fono vtili,e coneorrono. a perfettionarla . AggioDgafi,che
potiamo lafciar apertole fcoperto tutto, quanto è am- pio il VetrO} che haurà
fimile figura,e far\o grande in modo, che pofla riccuere molte fpecie
deiroggetto,poic|5,e ninno ài quefti raggi impe- difce TaltrOjma tutti afiìeme
concorrono in vn medefimo punto, il che gioua grandemente non folo a far vedere
l'oggetto, più chiaro, e più grande,ma anche a (coprire molto maggiore fpatio
con vna fola oc- chiata; in tal modo che fefipotefle forrxiare vn Vetro
obbiettiuo con la perfetta figura Iperbolica, o fimile, farebbe effetti
marauicrliofi ed incomparabilmente meoliori di quello, che fanno i Vetri
sferici ordinarli. So che alcuni hanno condannate quefte figure delle fetrioni
co- niche} dicendo primieramente efier difficiliffimo, e quafijmpofifìbile il
lauorare i Vetri con simili figure, le quali fé non si fanno esattiflmainente,
confondono ì raggijC le specie degl’ooggetti 5 poiché tali figure hanno
infiniti centri, ed infinite circonferenze, e l'errare in vilj folo, èvn perdei
e tutta l'opera. Aggiongono, che nelli vetri obbiet»tivi ^$6 tiui 4i
cannocchiale, che non sia piccolifTìmOj è insensibile la ó'y verfità j che è
tra la figura sferkajC le altre nominate, che nascono dalla settione del cono 3ondcconfiftendo
Ia cosa in un picciolifsimo fuario, riefce imposibile nella pratcica toccare il
punto, A questi rispondocfler tanta la perfettione della figura iperbolica – H.
P. Grice IPERBOLE: Every nice girl loves a sailor --, e altre sirnilij che una di esse di un sol
palmo di diametro, farà megliore effetto
di un altro vetro obbiettivo di dieci, e quindeci palmi j
Hor una figura iperbolica – H. P. GRICE: IPERBOLE: Every nice girl loves
a sailor -- di un sol palmo di diametro, è notabilmente diversa da una figura
sferica similmente di un palmo, e per conseguenza non farà impossibile a farla,
purché noi fiserviamo di perfetti ihumenti, quali descriuerò appre(ì'oj &
ancorché non fofle perfettissima, dico che non perciò fi confonderanno le specicj ficome no si confondono dal vetro
sferico in modo, che impedisca la vistaj – cf. H. P. GRICE and W. J. WARNOCK,
‘VISA’ -- benche il vetro sferico confondai raggi decufiati, con quelli che non
sono ancora decufsati. Certo è che alcuni vetri lavorati in piatti sferici,
perche talvolta nel lavorarli prendono alquanto della figura iperbolica – H. P.
GRICE IPERBOLE: Every nice girl loves a sailor -- ,© simile, perciò riescono
molto megliori, e contrasegno n'è il richiedere un altro vetro oculare piu concavo,
il quale con la maggiore divaricatione de’raggi ricompensi la maggior unione
fatta dal vetro obbiettivo 3 ed in oltre si prova che tali vetri, i quali s’accofìano
alquanto alla figura iperbolica – H. P. GRICE IPERBOLE: Every nice girl loves a
sailor -- si pofibno lasciar più aperti,
a ricevere maggior quantità di raggi, senza pregiudicio jil che non avviene
nelii vetri semplicemente sferici – come gl’occhi di Grice – “spherical like
Grice’s eyes.” – THE SENSES OF THE MARTIANS – THE VISION OF THE MARTIANS – Four
eyes, with no exactly spherical eyes -- Secondariamente oppongono, che tal unione
di raggi in un sol punto non solo non può esser utile, ma di più è nociva
all'occhio – o gl’occhi di H. P. GRICE --, -- For eschatological problems I
will have to consider BOTH eyes as one simple organ -- il quale non può soffrire
una luce cosi intensaj e che perciò noi poniamo vicino all'occhio o gl’occhi di
H. P. Grice il vetro concavo per difunire, e difgregare que’raggi unitij che pròdunqucjdicon'efsijunirli
in un punto, fé poi necessariainente si devono difgregare. A questo rispondo
prima indirettamente, dicendo che nel canchiale di piu lenti, senza alcun vetro
concavo, si fa dalla lente vicina all’occhio o gl’occhi una fohissima unione de’raggi,
e pure tal unione non solo impediffc la vista – H. P. GRICE and G. J. WARNOCK,
VISION --, ma anzi l’aiuta molto. Di più, i cannocchiali piccoli – think John
Lennon -- sono megliori de’cannocchiali lunghi, parlando a proportione, cioè, a
dire un cannocchiale di sei palmi dovrebbe ingrandire l'oggetto al doppio di un
altro cannocchiale di tre palmi, e pure non lo fa, il che non procede d’altro, fe
non perche i vetri di cannocchiale piccolo essendo piu convessi uniscono meglio
i raggi; onde chi potesse far un vetro di trenta palmi di diametro, il quale
unifcei raggi SÌ perfettamente come vn vetro di un palmo, esso vetro in un cannocchiale
di trenta palmi ingrandirebbe l'oggetto trenta volte più di quello che fa il
cannocchiale d’un palmo j la dove per ordinario un canocchiale di 50 palmi ingrandisce l'oggettOj solo cinque, o sei
volte più di queIlo, che faccia un altro cannocchiale di un palmo. Finalmente, come
ho accennato di sopra si vede per isperienza
che di due vetri lavorati sopra il medesinio piatto concavo sferico felVno
prenderà alquanto di figura iperbolica – H. P. GRICE IPERBOLE: Every nice girl
loves a sailor --,ed unirà meglio i raggi di quello che faccia l’altro, ingrandirà
molto più l'oggettojC lo farà più chiaro – GRICE: “So ‘clear’ is essentially
PHYSICAL – cf. my remarks on ‘grow --,e scoprirà maggior paefcjcon tutto ché il
cannocchiale non fia, piu longo; onde, che quello cannocchiale, che unifce
meglio i raggi richieda poi un vetro oculare più concavo, per maggiormente divaricarlijciò
non fa ehe con quella forte unione de’raggi non renda 1'effetto megliore; e
perciò devesì ritrovare altra ragione per la quale riadoperai! vetro concavo
vicino all'occhio, la quale non è precisamcnte
per difgregare i raggi, altrimenti non riuscirebbero i cannocchiali con le
lenti, ne’quali l'unione de’raggi è molto maggiore, e pure non vi è vetro concavo,
che li diradi. Siche rispondendo direttamente dico che si adopra il vetro concavo
vicino all'occhio per far si che i raggi non si uniscano fuori dell’occhio, ma
dentro di esso in quella parte dove prodìmamente si forma la uiilaj come s'intende meglio nel trattato
dell’optica – H. P. GRICE and G. J. WARNOCK, VISION, VISVM, and the EYE. Resta
dunque manifesto quanto sia per ^iouare l'inventione delle figure fudctcc,
mentre anche la figura sferica, sole alquanto aceoftandolì ad esse fa effetto
notabilifiìmamente mogi iorcj Pere io tra molti strumenti da me a questo fifle
inventati, ne descriucrò due solij come più facili, e che pollbno ridurfi
utilmente alla prattica. Sii vn afta dirittifsima AL, che neliVftrema parte A
hjbbia vnitovna palla tonda di ferro, o di legno Cj Sia inoltre vn
le^no/'^v^y;. DE, formato immobilmente
in luogo altoj ed in mezzo a queffoLXI v' Icgftofia vn buco per il quale entri
Tedrema parte A dell'afta, c«» nella parte di sopra ila incauato sfericamente si, che vi pofi sopra la palla
C, la quale insieme con l'asta pendei ntc Ci possa girare, nvintenendofi sempre
nel medesimo centro, nel quale stando immobile, l'altra parte estrema L descriuerà
una portione di figura sferica. NH; direttamente sotto l'asta, sia collocato un
piatto sferico concauo, sopra il quale si fogliono laborare i vetri ma sia il
diametro della concavità con debita
proportione minore del diametro dell'asta, come e la concauiti sferica PQO, il
di cui centro è in R, nell'estrema parte L dell'asta lì atcachi il vetro IL, in
modo tale che il centro di cfso corrirpcnda al centro del piatto, il quale si
dourà collocare in (Ito piano orizontalc, vfando ogni diligenza, che non pieghi
piii da vna partCj chc dall'altra, ma sia posto perfettamente in piano, e direttamente a perpendicolo sotto il centro
della palla Cj poiché in quelle due cofe confifte tutta la perfettione j ciò
fatto fi vada girando, e mouendo l'afta con il vetro sopra il piatto sottoposto,
il quale coll'arena s'anderà logorando j e perche nell’accostarsi alle parti estreme,
P, ed O del piatto, cioè alla circonferenza quefte faranno piu eleuate, essendo
detto piatto di minor diametro dell'asta,
perciò il vetro nella circonferenza refterà più logorato, che nel mezzo,
prendendo figura atta al nostro fine, cioè, di sectione conica; come potrei
dimostrare con i fondamenti della geometria. E perche di mano in mano, che il vetro
si va logorando fi de'andare accoftando al piatto, acciò confricandofi con efib
fi finifca di logorare, t* prendere la fiigura douuta; per qucfto faremo entrare nella partc»^ìuperiore A dell'afta vn
ferro fatto a vite vnito alla palla, siche riuolgendo efsa vite 1'afta fi vada
abbafsando quanto farà di bisogno. Il secondo modo di dare alli vetri la figura
iperbolica – GRICE EVERY NICE GIRL LOVES A SAILOR -- è il feguente. Si pianti immobile in vn luogo
alto vn piatto conveflb ABC jnmodo che ftia infito orizontale, fotto a
quefto piatto direttamente ^i^fene ponga
vn altro parimente in fitoorizontale, il quale abbia figura concava, e quanto
più fi può simile alla DEF, che è figura iperbolica – GRICE EVERY NICE GIRL
LOVES A SAILOR; la quale per farla perfetta, si prenderà vn afta BGE, la quale
fia tonda, e paffi per vn forame tondo e fottile in modo che lo riempia conia
fui groflezza, e quefto forame fia non
nel mezzo dell'afta, ma nella parte superiore in vna proportionata distanza,
conforme alla diversità della figura iperbolica – GRICE EVERY NICE GIRL LOVES A
SAILOR, che desideriamo più, o meno concava; Sia dunque quello forame in G
formato immobilmente in, modo che ftia in retta linea col centro B, del piatto
convesso ABC, e col centro E dell'altro piatto, che de’ ricevere la figura iperbolica
– GRICE EVERY NICE GIRL LOVES A SAILOR: nell’estrema parte dell'asta B fia vn
bottoncino di ferro, che entri a vite nell'afta, acciò fi pofìfi allungare, ed
abbreuiare; nell'altro estremo E fia vn altro bottoncino intagliato a modo di
lima atto a rodere il piatto sottoposto jftando le cose dispofte nel detto modo
fé noi moveremo l'afta girando la lima E
fopra il piatto DEF, e facendo che Teftrema parte fuperiore B rada
fempre il piatto conueflb ABC, il detto piatto inferiore prenderà perfettamente
la figura iperbolica, come si vede dalle linee CD, BE, IM, LN, AF, le quali rappresentano l'asta, secondo i
varij fitiche prende nel mouerla intorno, e per ogni parte del piatto. Altri
ftrumentl fi pofsono fare, defcritti da altri Autori, e particolarmente da CARTESIO
jC dal Reità per lauorare i vetri iperbolici, nia perche con effinófi poflbno
lavorare fé no con mantenerli sempre in vn medefimo centro, il che riefce
difficiliffimo, e la forma perde predo la fua figura j perciò ho ftimato di
tralafciarli, ed appigliarmi alli due modi fudetti. Deuo folo auuertire che il
Vetro fé haurà da vna parte figura Iperbolica – GRICE EVERY NICE GIRL LOVES A
SAILOR -- dall'altra dourà efler piano, acciò riceuendo nella parte piana i
raggi paralleli gii vnifca in vn fol punto; ma fé da vna parte haurà figura
Eliptica – cf. GRICE ELLISSI --,
dall'altra parte dourà efler concauo con tale concauità sferica, che il
centro fia nel foco dell'Elipfi – GRICE ELLISI ED IMPLICATURA --, acciò i raggi
paralleli entrando pella parte eliptica,
dopo la refrattione, nell'vfcire pella parte concaua, non facciano altra
refrattione, e concorrano tutti ad eflb centro. Finalmente fi auuerta, che,
come fi difse di fopra, ! raggì, che vengono da punti dell'oggetto, fanno
angolo in eflb punto, onde non vengono paralieli, e per confeguenza, il vetro iperbolico,
o eliptico non li potrà mai vnire perfettamente in vn fol punto nuiladimeno perche dagl'oggetti assai lontani
i raggi fanno sì poco angoio, che poco pregiudica all'effetto defiderato, e
dall'altro centro viene rimediato al difetto principale del vetro sferico
conueflb, mentre in quefto gl'angoli d'inclinatione non fono vguali, come fono
nel vetro eliptico, o iperbolico, Quindi segue che tali vetri siano per giouare
grandemente, benchc non arriuino a tutta
la perfettione di queircffetto, che si cerca, cioè, di vnire i raggi ad
vn fol punto; Quefìia totale perfettione non e poflìbile ad ottenerfi in quaHi
voglia distanza dell'oggetto, poiché dipendendo da rmaggiorej O minor angolo, che
fanno i raggi del punto obbiettiuo piuvicino, o più lontano, fevn vetro vnirà
tutti i raggi di vn punto lontano, non potrà vnire tutti i raogi del medefimo
punto vicino, ed all'incontro, fé vnirà
quelli di vn punto vicino non potrà vnire quelli del punto lontano, che perciò
dobbiamo contentarfi di haoer rimediato al difetto principale nato dalla diversità
dell'angolo d'inclinatione, che fanno i raggi più vicini, e più lontani dall’afse.
DeH^'vfo dei Cannocchiali, e dn Micro fcopij.
j^EllilTima è Tempre ftara
ftimatar inuentione dcl Cannocichiale, non
tanto perii dilettOjquamo per l'vtilitàj che apporta, e che può
apportare, le quali perche confiflono nei faperio vsare, tratterò in questo
luogo in qual modo si adoperi, mostraiìdo varie cose, alle quali può feiuire, non
tutte considerate dagl'altri. Egh è dunque vtile si nella guerra, come nella
pacej e primieramefite nella guerra serve per osservare tutti gl'andamenti dell’inimico, €fpiareleattioni, e le perfoncj cosi per mezzo del cannocchiale effendo ftato
riconofciuto il Duca Francesco di Modena, che fi era in»citrato sotto la città
di Cremona gli fu tirato un colpo col cannone, da cui rcftòvccifo il marchese Villa, che gli stava
a lato. Può anche servire per leggere di notte lettere di segreto nella piazza
assediata, o fuori, come ricfpiegato nel terzo capo di queft'Opera. Di più,
non iblo lì potrà numerare quanti fianoi
pezzi di alcuna batteria scoperta, qu3nti i soIdati, ma anche fi potranno
vedere quelli che dinafcofto fi auuicinano per riconofcere i posti: e questi
all'incontro senza mettersi a pericolo con troppo auuicinarfi li potranno riconofcere da lontano con il
cannocchiale. In oltre dico, che con il cannocchiale noi potremo misurare
l'altezza delle mura, le distanze de’baluardi, la lunghezza delle Joro
faccie, e delle cortine, c5 tutto ciò che prattica la trigonometria; il che
potrà servire anche in altre occasioni, quando vorremo sapere le altezze, o diftanae
d'alcune cafe, ofiti a quali non fi potiamo accodare. Questa cosa che da altri
ch'io sappia non è stata osseruata/i potrà facilmente pratticare in quello
modo. Fabricato, che avremo il noftro cannGcchiale,
che fé farà di quattro vetri farà megliore, perche scopre piu spatio osserveremo
quanto spatio scopra in vna fola occhiata, mirando alcun'oggetto lontano venti
pafsij e questa misuri^» dello spatio, che si vede in vna fola occhiata la
noteremo fopra la canna del cannocchiale, tirandoui fopra vna linea, e
diftinguendola con li fuoi numeri; l'iftefso faremo ofseruando quanto fpatio fcopra in diftanza di trenta pafsi,
poiché come fi è detto, fcoprirà maggiore fpatio, e quefto pure lo noteremo
fopra il cannocchiale, facendo il medefimo delle dirtanze maggiori, cioè, di
50. di 40. di 50. di cento pafsi &c. et in tal modo haueremo preparato vn
cannocchiale geo-metrico; del quale quando fi vorremo feruirc per fapere per
cagione di erempio, raltezza di vna Torre, delIa quale ci (la nota la
diftanza_,j in tal diftanza la mireremo con il canocchiale, et oiTerueremo
quanta^ parte fi fc opra diefla invna occhiata, dal che raccoglieremo quanto
lìa alta. Sia per efempio vn cannocchiale^he in diftanza di cento
pafsiicopravno fpatio di venti piedi, e mirifi la Torre in tal diftanza di
cento pafsi; fc dunque fi fcopre in vna fola occhiata tutta la Torre, e
non piu, fcgnoè, chequefta è alta venti
piedi foli, ma fé non fi fcopre tutta lì ofìTerui quante occhiate vi vogliano
per fcoprirla tutta; e fé in due fi fcopre farà alta 40.piedi, fé in tre 60. ma
fé in mezza occhiata Ci fcoprilfe, farebbealtafolo dieci piedi jrifteffo fi
deue intendere della diftanza tra vn luogo e l'altro, i quali fiano lontani da
noi, come farebbe la lunghezza di vna
cortina, © diftanza tra due baluardi.
Quando poi ci farà nota l'altezza di alcuna cofa, o diftanza tra due cofe
lontane; Quindi conofceremo ficeuerfa la lontananza, che hanno da noi dalli
numeri che haueremo notati nel cannocchiale. Ma quando noi dcfideraflìmo di
fapere l'altezza di airi cuna cofa, quale non potiamo fapere, quanto fia
diftante da, noi; ed infieme la diftanza di vna cofa, quale non fappiamo quanta fia grande; e io conofceremo con fare
due offeruationi in due diihnze vna maggiore dell'alcraj come fi fuol fare con
gl'altri ftrumcntÉ altimetri. Sia V. g. la Torre AB, mirata dalluogo D, con vn
Cannocchiatc, che in diftanza di joo.pallìfcopravno fpatio di 6©. piedi; c»>
fupponiamo che in vna occhiata fi vedano due terze parti della Torre, cioèjda
B, fino a C, fi ritiraremo lontani fin
tanto, che il cannocchiale fcopra tutta la Torre, il che fuccedcrà nel fito E,
ciò fatto mì-Fi^ura fureremo la diftanza, che è tra il fito primo D, et il
fecondo Eyf-XVj. quale fupponiamo che fia 100. palli: Se dunque cento paffi di
maggior diftanza ci fanno fcoprirevn terzo di più della Torre, fecrno €, che la
diftanza tutta fia di tre volte centopa{lì, e perche nelli numeri fegnati fopra il cannocchiale ritrouo che in
diitanza di^oo.paffi fcoprò lo fpatio di
lontane; e quefto modo non più pratticato, ne auuertito da altri, ch'io fappia,
è fondato nel principio vniuerfale acuì s'appocroi-i rurta la Trigonometria,
cioè, nella propordone de' lati delli due triangoli Ooo: EBA, BBA, e DBC,
poiché tale è la proportione del lato DB, al lato BC, quale è quella del lato
EB, allato BA, come dimoftra Euclide.
Ciò che fi è detto dell’vfo Trigonometrico del cannocchiale fi può incendere di
qualunque maniera cgli fia fabricato;
rna quando fm fornito di vna, o più lenti in vece del concauo oculare, riufcirà molto più efatto il modo, che qui
foggiongo. Si formi di metallo vn cerchictto, ed in eflbfifaccjavn foro, o più tofto vna fenellrella quadra ABCD,
tagliandone tutta la laftra di Eucl. che
li due triangoli ABR, di. HGR fono proportionali, e per confeguenza anche li
triangoli SBR, e TGR, onde farà come R,S, diftanza dell'oggetco dall'obbiecciuo
a S B mecà dell’oggecco, cosi TR diftanza. dell'obbiettiuo da fili del
cerchietto a TG metà della diftanza de' fili niedefimi, e per confeguenza come
RS, ad
AB, ciocia diftanzau deiroggetto, alla grandezza di tutto l'oggetto, cosi la diftanza TR a tutta
la diftanza GH de*fili. Diuidafi dunque tutta la diftanza TR in parti vguali
alli gradi notati ne' lati del cerchietto, e poniamo, che quefta diftanza del
cerchietto dall'obbiettiuo fiano looo.dique'gradi, delli qaali HG, cioè, la
diftanza de'fili nel cerchietto fia folo 5. farà dunque come looo. a 5. così la
dìftanza nota RS, qualt-j» fuppongaii di ^ooo.
paffi alla grandezza AB, che fi cerca, cioè, paffi 10. et all'incontro
fé hanremo nota la grandezza dell'oggetto AB di paffi 10. faremo come GH, a TR,
cioè, come 5. a 1000, cosi AB IO. ai RS 2000. Che fé poi non ci farà nota ne la
diftanza ne la grandezza dell'oggetto, douremo o0eruare l'oggetto medefimo in
due diihnz^ diuerfe, poiché in maggior dìftanza 1'ifteifo oggetto manderà
i raggi cftremi tra due fili paralleli
del cerchietto, li quali faranno meno diftantì tra difcjche quando era in minor
diftanza; onde dalla.^diffjreH^La delle due diftanze de'fili nella prìma, e
feconda ofleruatione, e dalia diftania de' luoghi, ne' squali fi fono fatte le
due olferuationi deiroggcttoj conforme le regole della Trigonometria hauremo la
diftanza dell'oggetto, ed infieme la fua grandezza, T vna, e l'altra delle quali prima erano
ignote. In particolare potremo mifurare l'altezza di alcun Monte, con vna fola
oìleruatione, purché in cima di effovi fu vnoggettodi nota grandezza, poiché
mirandolo fapremo la diftanza di elfo nella lìnea, che chiamano Ipotenufa,
dalla quale infieme con l'angolo, che è facile a prendcrfi con l'inclinatione
del cannocchiale medefimo hauremo ambii
lati del triangolo, vno de*quali è la diftanza del Monte j e l'altro
l'altezza perpendicolare. Quefta inuentione riufcirà diletteuole, ed vtile, non
folo per mifurare Je diftanze, e grandezze de gli oggetti terreni j ma molto
più psr deterrr\inare efattamente li diametri de'Pianeti, quando (oao. apogei,
o quando fono perigei j benché ài ciò io mi riferuo a parlarne altroue, doue
fpiegarò alcuni nuoui modi dirinueniriJ^
con maggiore accuratezza tutte le fudette mifure per mezzo dei cannocchiale. Ma
fingolarmente ci giouerà per determinare la grandezza deU le macchie del Sole,
e della Luna, il fitOjC la lontananza, che hanno. Tvna dall'altrajovero dal
Limbo del Pianeta, le diftanze de'fatelliti di Gioue da Gioue medefimo, e tra
fé fteflì, et altre cofe fimili j per il quir le effetto ci giouerà lofccndere nel vano del cerchietto
fudetto molti fili tutti equidiftantì, e tra di fé paralleli, intrecciandoli
poi con altri fili di trauerfo sì, che formino come vna rete di molti
quadretti, per li quali paflando i raggi vifuali nel mirare, V.g la Luna,
quefta., ci comparirà reticolata in quel modo, che fi fogliono reticolare da’Pittori
le imagini, di cui vogliano cauare il difegno onde formando poi in carta vna fimile figura
reticolata, ci farà faciliffimo il collocare ciafcuna macchia a iuo luogo, e
iicauarc vn perfetto difegno della faccia lunare. Deuefi però auuertire che a
cagione della maggiore o minore diftanza deiroggettOj che firimiraj quefto
tramanda i fuoi raggi al V^etro obbicrtiuo, piu o meno proffimi all' cflere
parallelo, e perciò fanno maggiore, o minore
refrattionc nel Vccro mcdefimo, dal chenafcejchc non crefca la
dilatatione dell'angolo HRG, a proporcione della maggiore vicinanza
dell'oggetto j siche la regola fopradctta è foggetta a qualche diffetto; ma
quefto è si leggiero ne'cannocchiali Junglii, particolarmente quando fi
ofleruano oggetti molto lontanijche fa può facilmente auere in conto di nulla,
particolarmente perche. alJaproportionc,
che và diminucndo(ì la refrattione, e la dilatation« dcirangolo R del triangolo
HRG, fi abbreuia ancora il cannocchiale per vedere diftintamente i medefimi
oggetti lontani; si che la bafe HO del triangolo, che è la diftanza de'fili,
riafcirebbe maggiore del douere, ma accoftandofi all'angolo R, con lo
raccorciamcnto del cannocchiale, riefce proportiouata. Quando però per maggiore ficurczza, & efattezza noi
voleflìmo conservare iempre Tif- tcfsa
lunghezza del cannocchiale, cioè, l'iftefla diftanza delì'obbiettiuo dal
cerchietto, si potrebbe correggere quel poco di fuario della maggioreje minore
refrattione, poiché tal refrattione va diminuendofi nelle maggiori, e mag{»iori
diftanze a quel modo, che fi vanno diminuendo ifeni de gl'archi a proportione
del feno totale. Finalmente auuertafi che
nellVfo di quefto cerchietto fi de'vfare grandiffima diligenza nel mifurare le
diftanze delli due fili paralleli, per i quali padano i raggi eftrcmi
dell'oggetto j onde i gradi, ne’quali fono diuifii lati del cerchietto douranno
elTere per^tramentc vguali, efegnaticon ogni diligenza; e perche lo piu delle
volte accadere, che ofieruando li diametri de' Pianeti, o grandezze di altri oggetti, li fili tra quali
ci comparifce tutto 1’oggetto non cadano precifamént?_> fopra il finc, o
fopra il principio di alcun grado, ma fopra vna piccola partedieflo; douremo
certjficarfi quanta fia quella parte a proportione di tutto vn grado intiero;
il che non fi può fare con quella efattez;, Che nell'Aceto vi è vn buHicame di
Vermi, i quali fi vedono chiaramente con
quefto ftrumento guizzare come piccole anguille; come parimente nel
latte quando incomincia ad inacidirfi, ed anche lìcl formaggio, -"'i Nel sangue corrotto, © infetto per
qualche malatiafi fono offeruati fimili Vermi con modo particolare; poiché fi
vedono gl'occhi de'Vermi medefimi, li quali fé fono neri, fi è prouato
perifperienza., che il male è mortale j
Dalle quali oflferuationi fi può
probabilmente arguirc che non fi corrompa, © putrefaccia alcuna cofa, che
infiema«» non fiano fimili vermi nella cosa putrefatta; onde anche nell'aria
corrotta per cagione di pelle ilima il noftro Kirchero, che vi fiano tali vermi,
i quali riceuuti in noi, mentre refpiriamo quell'aria ci cómu," nichinovna
fimile infettione. In vn piccioliffimo granello, © femenza ài papauero'ton il
m^i croicopiofi fono numerate 48.faccie
fatte tutte a fei angoli. In alcuni femi di cedro, e di Limoni tagliati per
mezzo io ho ol-T feruato non senza stupore
vn intiera pianta di cedro col tronco, f(}-j glie, e frutti; onde. fi può
credere, che in tuttele femenze vi fia com 'j: 7 n Moltiffime altre ofieruationi fi poffono
farc-nonfiDlo-nellé* parti dei gl'Animali, ma anche nell'Erbe^ nelle piante,
nei minerali, daiie quali) potrà
riceuere gran lume la naturale filosofia, come fi vedrà nella... noftr'Arte Maeftra., raa. sopra ogaalir.a. cof^ ci può gionafi^jaiìnedi;, C,fe vorremo tirare
due alere linee, che abbiano tra di sé la medesima proportionc, e fianofolo v,
g. vna_. cinquantcfima parte di effe
linee date applicheremo le punte del coni- paffo fotto il microscopio, e
parallele alla linea AB fin tanto che
cora- parifchanp ftcfe quanio è la medesima line», qucft'apcrtura, di cotnpaiTo
farà vna Iineaj l'iftefìTo fi faccia con la linea CD5&
haurcmo l'altra linea: con la medefima proportione tra loro, c'hanno le
due linee date^ma ac^ cioche la maggiore delle date alla maggiore, che fi
cerca, e la minore alla minore abbiano la proportione di 50. a i.fi dourà
allontanare, o vero auuicinare vna lente
del microscopio airaltra, fin tanto, chc Toggetto s'ingrandifca precifamente
cinquanta volte. Ma molto più facilmente
potremo ottenere le medesime cose dette di sopra, ed altre, che s'accenneranno
appr€Ìro, fe aggiongeremo al microscopio vna reticella Ornile a quellajche fi è
spiegata di sopra nell’uso del canocchialej. Quefta fi farà in vn cerchio tondo
tanto largo nella fua apcrcurajche i
raggi visuali estremi tocchino l'orlo interno di cfia sì, che egli termini la
grantjezza del campo apparente, e si collocherà dietro alla lente oculare nel
foro di eflarln quefto modo fchifaremo quella difficoltà che s'incontra
(^maflìme da quelli che non fono molto auuezzi) nel mirare con gl'occhi due
oggetti diuerfij vno reale con l'occhio fuori del microfcopio, e l'altro apparente coll'occhio sopra'l microscopio.
Sia v.g. la linea, ovvero un grado piccolo AB di alcun quadrante, ed in efìo
vna parte piccolifTima AC, e fi
defideri fapere quale proportione abbia efìa particella AC con tutto il
grado, o linea A85V,g. quante fcf-
fantefime parti, overo minuti di tutto il grado. Si accomodi il microscopio
con tali lentisC con tale diftanza traloro, che
ingrandifca Icliìiee fefsantavokejC fi faccia la reticella divisa in sei parti, si
che ad vna corrifpondano lo.minutijoueroin
i2.siche ad ogn'vna ne cornfpondano cinque. Posto il microscopio sopra
quel grado AB, e particella di efso AC, fi oiTerui in quanti fili della reticella venga compreso
tutto il grado F'tgura^j^^Q^ in quanti la particella AC, & hauremoia
proportione, clie fi cer- J.XXII^2.
y^g^ Cg jytjQ
]| grado AB prenderà tuico il campo di 1 2. partijcicè,
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I -«.vf- ."^p. Nome
compiuto: Francesco Lana conte de’Terzi. Keyword: lingua universale, grammatica
ragionata. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Terzi.”Terzi.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tessitore:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale del Vico di
Tessitore – filosofia campagnese -- filosofia italiana – Grice italo -- Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza
(Napoli). Abstract. Keywords: Cuoco.
Grice: “Cuoco argues that Plato is really an Italian!” -- Filosofo napoletano.
Filosofo campanese. Filosofo italiano. Napoli,
Campania. Grice: “If there’s Oxonian dialectic and Athenian dialectic [la
scuola d’Atene], there is, to follow Tessitore, the ‘scuola napoletana.’” Storico della filosofia italiano. Docente di
storia della filosofia, senatore e deputato, da decenni dedica i suoi studi
allo storicismo e al pensiero politico. Ha dedicato scritti a Cuoco -- Lo
storicismo di Cuoco. Laureato in giurisprudenza, insegna filosofia del
diritto, storia delle dottrine politiche ed è professore di storia della
filosofia nell'università Federico II di Napoli, di cui è stato rettore. Socio
corrispondente dei Lincei, nazionale; senatore della Repubblica; deputato
dell’Ulivo. Tra le opere dedicate alla storia dello storicismo e del pensiero
politico, si ricordano: I fondamenti della filosofia politica di Humboldt; Meinecke
storico delle idee; Storicismo e pensiero politico; Profilo dello storicismo
politico; Filosofia e storiografia; Storiografia e storia della cultura;
Introduzione allo storicismo, Schizzi e schegge di storiografia arabo-islamica
italiana; Introduzione a Meinecke; Lo storicismo come filosofia dell'evento;
Nuovi contributi alla storia e alla teoria dello storicismo; Storicismo e
storia della cultura; Interpretazione dello storicismo; Altri contributi alla
storia e alla teoria dello storicismo; Stato italiano e nazione italiana.
L'anomalia italiana; Trittico anti-hegeliano da Diltehy a Weber. Contributo
alla teoria dello storicismo; Da Cuoco a Weber. Contributi alla storia dello
storicismo. Gli è stato dedicato il volume Filosofia, storia, letteratura:
scritti in onore di T. -- a cura di CACCIATORE (vedasi) et al. Si laurea in
giurisprudenza -- la sua tesi ricevette dignità di stampa -- a Napoli, allievo
di PIOVANI -- è libero docente per meriti eccezionali in filosofia del diritto,
e professore. Insegna storia delle dottrine politiche; quindi, in poi, storia
della filosofia. Preside della facoltà di magistero dell'università degli studi
di Salerno. Preside della facoltà di lettere e filosofia dell'università
Federico II di Napoli, della quale è stato anche rettore. Socio dell'Accademia
dell'Arcadia col nome di Echione Cineriano. È inoltre socio nazionale
dell'Accademia dei lincei e di numerose altr’accademie. Diregge il Centro di
studi vichiani del CNR e fa parte del consiglio scientifico dello stesso centro.
Presidente della Fondazione Piovani per
gli studi vichiani e del consorzio inter-universitario Civiltà del mediterraneo.
Presidente del comitato tecnico scientifico della fondazione Amato onlus; socio
dell'Istituto per l'Oriente Nallino di Roma; vicepresidente della fondazione
Cortese. Siede inoltre nel consiglio direttivo dell'istituto italiano per gli
studi storici fondato da CROE. È stato componente del consiglio scientifico
dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani. Membro del consiglio universitario
nazionale, in cui è stato presidente del comitato di lettere, lingue e magistero,
vice presidente della Fondazione teatro di S. Carlo, componente del consiglio generale
della fondazione Banco di Napoli, del Consiglio direttivo e vice presidente della
CRUI, la Conferenza permanente dei Rettori delle Università italiane; cavaliere
di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica. Senatore della Repubblica
italiana nelle file dei Democratici di Sinistra L'Ulivo e deputato nelle file
del L'Ulivo. Medaglia d'oro della Scuola dell'arte e della cultura e della Scienza
e della cultura. Autore di molti saggi -- ai quali sono stati assegnati numerosi premi. Saggi:
Aspetti del neo-guelfismo napoletano, Morano, Napoli; Crisi e trasformazioni
dello STATO: recerche sul pensiero gius-pubblicistico italiano, Morano, Napoli;
Fondamenti della filosofia politica, Morano, Napoli, La storia dell’idee, Monnier,
Firenze, Profilo dello storicismo politico, POMBA, Torino, Lo storicismo, Laterza,
Roma, Meinecke, Laterza, Roma; Filosofia, storia e politica in CUOCO (si veda),
Marco, Lungro); Contributi alla storia e alla teoria dello storicismo, Storia e
Letteratura, Roma; Interpretazione dello storicismo, Scuola Normale, Pisa; Contributi
alla storiografia arabo-islamica Edizioni di Storia e Letteratura, Roma); La
mia Napoli. Frammenti di ricordi e di pensieri (Grimaldi, Napoli); Letture
quotidiane, Editoriale scientifica, Napoli, che raccolgono articoli di giornali
quotidiani. Trittico Anti-hegeliano da Dilthey a Weber. Contributo alla teoria
dello storicismo (Edizioni di Storia e Letteratura, Roma; Da CUOCO (si veda) a
Weber. Contributi alla storia dello storicismo, Edizioni di Storia e
Letteratura, Roma. Fonda il “Bollettino del Centro di Studi Vichiani”, Archivio
di Storia della Cultura, Civiltà del Mediterraneo, pontaniana. unina. Curriculum
su filosofia. unina. Treccani Enciclopedie Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Nome compiuto: Fulvio Tessitore. Tessitore. Keywords: Cuoco. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Tessitore,” per H. P. Grice’s gruppo di gioco, The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza.
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