GRICE ITALO A-Z T TA
Luigi Speranza -- Grice e Tandasi: la ragione conversazionale del filosofo
principe – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. The philosophy tutor of Antonino.
It is not known to which school he belongs. Grice: “As a consequence, we
shouldn’t know to what school *Antonino* does, but we do: Porch. Nome compiuto: Tandasi. Keywords: Porch, Antonino.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tarantino:
la ragione cnversazionale dell’umanesimo – la scuola di Gravina -- filosofia
pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Gravina). Filosofo pugliese. Filosofo italiano. Gravina,
Bari, Puglia. Noto per i suoi studi sul padre e per fondare insieme la sezione
dell'istituto italiano per gli studi filosofici di cui è stato anche presidente.
Ha saggi sulla pedagogia, la psicologia e l'umanesimo. Dopo la laurea,
diviene insegnante per i licei italiani; in particolare, insegna al liceo Federico
II di Svevia di Altamura dove uno dei suoi studenti è RUBINI. Nominato
dirigente scolastico del Liceo di Altamura, porta la scuola al più alto numero
di studenti mai raggiunto. In qualità di dirigente scolastico, si reca a Tokyo per una visita di incontro tra scuole. Durante
la sua permanenza si verifica un violento terremoto, che gli causa paura e
notevoli disagi con un volo di ritorno pagato 4000 euro e un'assistenza a
quanto pare insufficiente da parte delle autorità consolari del posto. Dirigente
scolastico del liceo classico Luca de Samuele Cagnazzi, presidente di
circoscrizione del Lions club Puglia Consigliere di Club del Lions Club
Altamura Host Presidente dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Altri
saggi: “Speranze e proposte formative. La lezione di T. (Bari); Dietro la ruota.
Infanzia pregiata, Levante, Lezioni di volo, Bari, L'inconscio e la coscienza nel pensiero di T.,
Bari,. L'umanesimo mediterraneo. Orizzonte storico-culturale per la costruzione
di una cittadinanza cosmopolita, Storia antica e moderna dell'ordine del tempio,
Nisroch, L'umanesimo di T., Aracne. Nome compiuto: Filippo Tarantino.
Tarantino. Keywords: umanesimo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Tarantino” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO; ossia, Grice e Tarantino:
la ragione conversazionale dell’inconscio e la coscienza – la scuola di Gravina
– filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Gravina). Filosofo pugliese. Filosofo italiano.
Gravina, Bari, Puglia. Insegna a Pisa. Studia nel ginnasio e compì gli studi
superiori a Pisa, dapprima come studente all'università della stessa città e
successivamente come allievo della scuola normale superiore di Pisa. Inizia gli
studi sotto la guida di FIORENTINO (si veda). Si laurea e segue a Napoli il
maestro FIORENTINO. In sua memoria dedica al suo maestro “I Saggi Filosofici,” ottenne
la docenza in filosofia. Inizia ad acquisire notorietà grazie ai saggi critici
che pubblica sul Giornale Napoletano. Insegna al liceo Genovesi di Napoli. Compone
il Saggio sulla volontà, Gennaro, Napoli. Insegna al Marciano, e Pisa. Insegna anche
alla scuola di pedagogia, dove tra i suoi insegnanti figura GENTILE. La sua
notorietà cresce sempre più grazie ad alcuni suoi saggi critici pubblicati
sulla Rivista di Filosofia Scientifica di MORSELLI, il più noto dei quali è su
Locke. Tra i suoi studenti di Pisa più noti figurano NICOLA ed ACCADIA. Torna
nella sua città natale, dove dona alla biblioteca Santomasi una parte cospicua
dei suoi libri. A lui è stato intitolato il liceo. Altre saggi: Appunti di
Filosofia, Toso, Aversa, Saggi filosofici, Napoli, Morano; Studio storico su Locke,
Rivista di Filosofia, Milano-Torino, Dumolard; Saggio sul criticismo e sull'associazionismo,
Napoli, Morano; In morte di CALDERONI, Vecchi, Trani; Saggio sulla volontà; Saggio
sulle idee morali e politiche di Hobbes, Napoli, Giannini; Il problema della
morale di fronte al positivismo e alla metafisica, Pisa, Valenti; Il principio
dell'etica e la crisi morale, Napoli, Tessitore; Il concetto dello STATO ed il
principio di nazionalità” (Napoli); “Discorso preposto alle traduzioni dal
latino, dall’inglese e dal francese di SOTTILE, Napoli; VINCI (si veda) e la
scienza della natura, Nel centenario di VINCI, La politica e la morale.
Discorso, Pisa, Mariotti, Sulla riforma universitaria, Rivista di filosofia. Cfr.
Turi, Gentile: una biografia, Firenze, Giunti, Parzialmente Google Libri.) tarantino-inconscio,
tarantino-inconscio-, tarantino-inconscio-,
Tarantino, Dibattista, Recchia-Luciani, L’inconscio e la coscienza nel pensiero
di T., F. T., Adda, F., Speranze e
proposte formative. La lezione di T., Bari, Levante, Amato, Orazione funebre in
onore di T.. Nome compiuto: Giuseppe Tarantino. Tarantino. Keywords: inconscio,
Gentile, Vinci, lo stato, la nazione. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Tarantino” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Taranto:
la ragione conversazionale della colomba d’Archita – la scuola di Taranto –
filosofia tarantina -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Taranto). Filosofo tarantino. Filosofo
pugliese. Filosofo italiano. Taranto, Puglia. Grice: “I was insulted, if not
offended, by The Cambridge Dictionary of Philosophy having ‘Anchita’ as Greek!
The man as born in Taranto, Italy, and died in Taranto, Italy! – He was a
Tarantoian!” – “My favourite of his philosophical tracts is “Della colomba,” –
Strawson pointed out to me that since this is a mechanical
(mechanical-mechanical) pigeon, I should have used ‘scare-quote’ gesture!” Filosofo, matematico e politico. Magnum in
primis et præclarum virum -- Cicerone, De senectute. Appartenente alla seconda
generazione della setta di Crotone, ne incarna i massimi principi secondo
l'insegnamento dei suoi maestri FILOLAO ed EURITO. Figlio di Mesarco o di
Estieo o di Mnesagora, nasce nella città della quale è stratego massimo, proprio
nel periodo in cui Taranto raggiunge l'apice del suo sviluppo economico,
politico e culturale. Conduce una vita austera, improntata a uno stretto
auto-controllo nel rispetto delle rigide regole della setta di Crotone, ma non
priva di umana socievolezza. Rcconta ELIANO che spesso quello s'intrattene a SCHERZARE
CON I FIGLI DEI SUOI SCHIAVI e con questi stessi non disdegna di sedere assieme
a banchetto. Abile uomo politico, si tramanda che è nominato per VII volte
στρατηγός di Taranto, riuscendo ad essere un condottiero sempre vittorioso
nelle sue battaglie. Probabilmente è anche stratego αὐτοκράτωρ della lega
italiota, ricostituitasi dopo la morte di Dionisio I di Siracusa, e che ha come
sede Eraclea. Non si sa se, nonostante il divieto della costituzione cittadina,
è stato nominato consecutivamente. I suoi mandati vengono datati tra il II e il
III viaggio di Platone, quindi potrebbero essere stati ricoperti anche uno di
seguito all'altro. Attua una politica di sviluppo che porta Taranto a diventare
la metropoli più ricca e importante della Magna Grecia. Con l'edificazione di
monumenti, templi e edifici da nuovo lustro alla città. Potenzia il commercio
stringendo relazioni con altri centri, come l'Istria, la Grecia, e l'Africa.
Durante il suo governo, si dedica allo sviluppo dell'economia, favorendo
l'agricoltura e insegnando egli stesso ai contadini i precetti per migliorare i
raccolti. Spesso ricordava loro che Apollo non concesse altro a Falanto che
fertili campi e ama ripetere. Se vi si domanda come Taranto è diventata grande,
come si conservi tale, come si aumenti la sua ricchezza, voi potete con serena
fronte e con gioia nel cuore rispondere: con la BUONA agricoltura, con la MIGLIORE
agricoltura, con l'OTTIMA agricoltura. Nel campo legislativo promulga una legge
per favorire l’equa distribuzione delle ricchezze, basandola sul principio
dell'armonia matematica. Uomo di multiforme ingegno, s’interessa di scienza,
musica ed astronomia e studia matematica con EUDOSSO di Cnido. La vastità di
queste competenze si spiega con il fatto che la scuola di Crotone conceve la
matematica, o meglio l'aritmo-geometria, fondamento della realtà naturale e
l'universo come un cosmo, ordinato cioè secondo principi mistico-matematici dai
quali si genera un'armonia musicale poiché la musica stessa si basa su precisi
rapporti matematici. Crede che i principi delle matematiche sono i
principi di tutti gl’esseri. Ora, il principi della matematiche e il numero.
Pensa quindi che gl’elementi del numeoi sono elementi di tutte le cose, e che
tutto quanto il cielo è armonia e numero -- Aristotele, Metafisica. Non a caso
è stato il primo a proporre il raggruppamento delle discipline canoniche -- aritmetica,
geometria, astronomia e musica -- nel quadrivium, l'ordinamento che riprende
BOEZIO (si veda). Infine, la partecipazione alla scuola di Crotone, configurata
come una setta mistica, è riservata a spiriti eletti e implica che gl’iniziati
che la frequentano hanno disponibilità di tempo e denaro per trascurare ogni
attività remunerativa e che puossono dedicarsi interamente alla filosofia -- da
qui il carattere aristocratico del potere politico che Crotone e suoi filiali esercitano
nella Magna Grecia ed Etruria fino a quando furono sostituiti dai regimi
democratici. Conosce Platone quando questo soggiorna a Taranto nel suo primo
viaggio verso Siracusa, dove ha un confronto piuttosto acceso con il tiranno
Dionigi I sulla realizzazione di una possibile RIFORMA FILOSOFICA del suo
governo. Questa'amicizia è preziosa per Platone quando compiendo questi il suo III
e ultimo viaggio in Sicilia nel tentativo di realizzare la sua riforma, il tiranno
Dionigi il giovane lo caccia dall'acropoli facendolo vivere nella casa di
Archedemo, vicino ai mercenari che mal lo sopportano. È grazie ad Archita, il
quale invia il tarantino pitagorico LAMISCO a Siracusa per convincere l'amico
Dionigi a liberare Platone, che questo puo lasciare la Sicilia – “maledetta
isola,” in parole di Platone. Lo stesso Platone racconta così quegli
avvenimenti in una lettera. Sembra che Archita si sia recato presso Dionisio. Perché
io, prima di ripartire avevo unito Archita e i tarantini in rapporti di
ospitalità e di amicizia con Dionisio. E così con un terzo invito Dionisio mi
manda una trireme per agevolarmi il viaggio, e insieme manda un amico di
Archita, Archedemo, che egli ritene fosse il più apprezzato da me tra quei di
Sicilia, e altri siciliani a me noti. Altre lettere poi mi giungeno da parte di
Archita e dei tarantini, che fanno grandi elogi dello zelo filosofico di
Dionisio, e anche avverteno che, se non ando subito, avrei causato la completa
rottura di quell'amicizia che io avevo creato tra loro e Dionisio, e che è di
grande importanza politica. Vennero in molti da me, fra cui alcuni servi, e
quindi miei concittadini. Essi mi riferivano che calunnie circolano su di me
fra i peltasti, e che alcuni minacciano, se riusciano a cogliermi, di
sopprimermi. Escogito allora qualche mezzo di salvezza: mando ad avvertire
Archita e gl’altri amici di Taranto in che condizione mi trovo. E quelli, colto
un pretesto per un'ambasceria, mandano uno dei loro, LAMISCO, con una nave e
trenta rematori. Costui, appena giunto, intercede per me presso Dionisio,
dicendogli che io voglio lasciar e nient'altro che lasciar Sicilia. Dionisio
accondisce e mi lascia andare, dandomi i mezzi per il viaggio. Archita muore a
seguito di un naufragio probabilmente nel corso d’operazioni di guerra nelle
acque di fronte a Mattinata sul Gargano e lì e sepolto, come riferisce ORAZIO.
TE MARIS ET TERRÆ NVMEROQVE CARENTIS HARENÆ MENSOREM COHIBENT ARCHYTA PVLVERIS
EXIGVI PROPE LITVS PARVA MATINVM MVNERA. Nonostante e visto dopo Socrate, è considerato
un continuatore dei filosofi piu antichi, perché appartenne alla scuola di
Crotone e si mantenne aderente al pensiero di questa setta, tant'è che basa le
proprie idee filosofiche, politiche e morali sulla matematica. Al riguardo,
infatti, così recitano due suoi frammenti. Quando un ragionamento matematico è
stato trovato, controlla le fazioni politiche e aumenta concordia quando c'è
manca l'ingiustizia, e regna l'uguaglianza. Con ragionamento matematico noi
lasciamo da parte le differenze l'un con l'altro nei nostri comportamenti.
Attraverso essa i poveri prendono dai potenti, ed i ricchi danno ai bisognosi,
entrambi hanno fiducia nella matematica per ottenere un'azione uguale -- Giamblico,
de comm. Math. Per essere bene informato sulle cose che non si conoscono, o si
devono imparare d’altri o bisogna scoprirle da sé. Ora imparando si deduce da
qualcun altro e ciò è straniero, mentre scoprendo da sé è PROPRIO. Scoprire
senza cercare è difficile e raro, ma con la ricerca è maneggevole e facile,
sebbene CHI NON SA CERCARE NON PUO TROVARE. Dollo, Istituto e museo di storia
della scienza Archimede, Olschki. A lui sono tradizionalmente attribuiti molti
testi. Sono sopravvissuti alcuni frammenti conservati nei saggi d’Ateneo e CICERONE
e provenienti dai suoi discorsi morali, che delineano un filosofo più originale
nel suo pensiero etico rispetto alla dottrina di Crotone e piuttosto
influenzato dall’Accademia Viene considerato l'inventore della meccanica
razionale e il fondatore della meccanica. Si dice che inventa due straordinarie
apparecchiature meccaniche. Un'apparecchiatura è un uccello meccanico, la
famosa colomba, l'altra sua invenzione era un sonaglio per bambini. Il primo è
descritto d’Aulo GELLIO (si veda), e ne tenta la ricostruzione Schmidt. Si
tratta d'una colomba di legno, vuota all'interno, riempita d'aria compressa e
fornita d'una valvola che permette apertura e chiusura, regolabile per mezzo di
contrappesi. Messa su un albero, la colomba vola di ramo in ramo perché, apertasi
la valvola, la fuoruscita dell'aria ne provoca l'ascensione. Ma giunta ad un
altro ramo, la valvola o si chiudeva da sé, o veniva chiusa da chi faceva agire
i contrappesi. E così di seguito, sino alla fuoruscita totale dell'aria
compressa. Il secondo giocattolo, la raganella, ha fortuna. È ancora in
uso e spesso si vede nelle fiere popolari di giocattoli. Nella forma originaria
è costituita da una piccola ruota dentata fissata ad un bastoncino. Sulla
ruota, da dente a dente, salta una molla cui è congiunto un pezzo di legno.
Aristotele consiglia questo giocattolo ai genitori perché, divertendo e
captando l'attenzione dei bambini, li distoglie dal prendere e rompere oggetti
domestici. Si dice anche che inventa la carrucola e la vite, anticipando Archimede.
Il più importante risultato ottenuto da lui è una soluzione tri-dimensionale
del problema della duplicazione del cubo. Precedentemente, Ippocrate ri-conduce
questo problema ad un problema di proporzionalità. Se a è il lato del cubo che
si vuole duplicare, il problema consiste nel trovare due valori x e y medi
proporzionali tra a e 2a, ovvero tali che a:x=x:y=y:2. Trovati questi due
valori, x rappresenta il lato del cubo con volume doppio. La costruzione
geometrica utilizzata d’Archita per risolvere questo problema è uno dei primi
esempi dell'introduzione del movimento in geometria. In esso si considera una
curva, conosciuta come curva d’Archita, generata dall'intersezione della
superficie di un cilindro e di un semi-cerchio in rotazione rispetto a uno dei
suoi estremi. Si dedica anche alla teoria delle medie, e da il nome alla
media armonica o media sub-contrari). Inoltre, dimostra che tra due numeri
interi che sono nel rapporto {\{\frac {n}{n+1}}} non è possibile trovare nessun
altro intero che e una media geometrica. Il risultato ha applicazione alla
teoria delle scale musicali. Apuleio riporta un argomento di fisica trattato d’Archita:
la natura della riflessione della luce sopra uno specchio. Platone pensa che
dai nostri occhi partano dei raggi luminosi che vanno a mescolarsi con quelli
che colpiscono lo specchio. Archita concorda col fatto che i raggi partano dai
nostri occhi, ma senza combinarsi con alcuna cosa. Più felici furono le
sue deduzioni sul rumore. Egli capì che provenivano dalle vibrazioni prodotte
dall'urto dei corpi nell'aria. Da tale scoperta, formula l'ipotesi che anche i
corpi celesti, dotati di continuo movimento, produceno rumore. Questo rumore
però, non sarebbe udibile dai sensi umani, essendo non intervallato, ovvero
continuo nel tempo. Molto interessanti sono gli studi di carattere
sperimentale che conduceno a conoscere le cause che diversificano i suoni acuti
dai gravi, diversità che sono in funzione della rapidità della vibrazione.
Tanto più rapida è la vibrazione, tanto più acuto è il suono che ne proviene, e
viceversa. Esperimenti sono eseguiti con flauti, zufoli, tamburelli, e si
constata come anche LA VOCE UMANA segue questo principio. Nell'ambito della
teoria musicale sviluppata dalla scuola di Crotone, ed esposta per la prima
volta da Filolao, III contributi sono sicuramente dovuti ad Archita. I è
la teoria secondo cui l'altezza dei suoni è determinata dalla loro velocità di
propagazione. Secondo Archita, una bacchetta che oscilla più velocemente -- con
frequenza più alta -- produce un suono che si propaga con maggiore velocità
nell'aria, e che di conseguenza è percepito come più alto, rispetto a una
bacchetta che oscilla più lentamente. Questa teoria, per quanto non corretta
dal punto di vista fisico e percettivo, rappresenta il primo tentativo di
attribuire parametri quantitativi alla propagazione del suono, ed è ripresa da
molti autori successivi -- inclusi Platone e Aristotele. Il secondo contributo
è di natura specificamente matematica. Archita conosce la relazione fra
intervalli musicali e frazioni che conduce alla costruzione della scala
pitagorica. Uno dei problemi teorici connessi a quella costruzione è il perché
gl’intervalli sono progressivamente suddivisi secondo quelle particolari
proporzioni, anziché suddividere semplicemente ogn’intervallo in due sotto-intervalli
uguali. Per comprendere la natura del problema si deve ricordare che per
definizione gl’intervalli musicali si compongono moltiplicando fra loro i
rapporti corrispondenti – v. g., la XVIII 2:1 si può ottenere componendo una V
3:2 con una IV 4:3, infatti 3:2 x 4:3 = 2:1). Quindi per suddividere un
intervallo a:b in II parti uguali si deve trovare il medio proporzionale fra a
e b, ossia il numero x tale che a:x = x:b -- ciò equivale a cercare la radice
quadrata del rapporto a:b. Archità osserva che l'intervallo di doppia IV (4:1)
si può suddividere in due sottointervalli uguali (rappresentati dal rapporto
2:1), ma dimostra matematicamente che nessun rapporto del tipo super-particulare
{\ {\frac {n+1}{n}}} - genere a cui appartengono tutti gl’intervalli
fondamentali della scala pitagorica (2:1, 3:2, 4:3, 9:8) - ammette un medio
proporzionale fra i numeri interi. Quindi nessuno di quegli intervalli può
essere suddiviso in due parti uguali -- se si mantiene l'ipotesi che ogni
intervallo musicale corrisponda a un rapporto fra numeri interi. Infine,
Archita descrive la costruzione delle scale musicali nei III generi: dia-tonico,
cromatico ed en-armonico. Diversamente dalla scala pitagorica, il tetra-cordo
dia-tonico proposto da Archita è formato dai rapporti 9:8, 8:7 e 28:27. Quello
pitagorico contiene invece due intervalli di tono uguali, 9:8, e un semitono di
256:243. Nel tetra-cordo cromatico di Archita figurano gli intervalli 5:4,
36:35 e 28:27, e in quello enarmonico gli intervalli 32:27, 243:224 e 28:27.
Questi valori sono riportati da Tolomeo, che afferma che si basa sulla
necessità teorica di descrivere tutti gl’intervalli consonanti con rapporti
superparticulari -- e tuttavia nel tetracordo enarmonico figurano rapporti che
non appartengono a quel genere. I filosofi hanno invece ipotizzato che Archita vuole
descrivere matematicamente le scale musicali effettivamente in uso nella
pratica a lui contemporanea, sulla base dell'osservazione diretta delle
tecniche di accordatura usate dai musicisti. Archita si propone di superare il
problema dei commi musicali. Afferma che l'VIII puo essere divisa in 12
semitoni uguali ed indica un divisore che ne consentisse la partizione, cioè un
numero prossimo ad un terzo di л. In effetti il divisore dell'VIII della scala
temperata, la radice XII di 2 =1,0594630943592…. è prossima a л/3=1,0471975
postulato sia da lui che d’Aristosseno. La divisione dell'VIII a cui Archita
pervenne è la seguente: л/3, Л 4/11, Л 3/8, Л 2/5, Л 3/7, Л 5/11, Л 9/19, л/2,
Л 7/13, Л 4/7,Л 3/5 Л 7/11, nell'ordine: II min., II maggiore, III minore, III
maggiore, IV giusta, IV eccedente, V giusta, VI minore, VI maggiore, VII
minore, VII maggiore, VIII. Il divisore proposto d’Archita porta a differenze
con la scala temperata dell'ordine delle decine di centesimi di semitono. È
trattata da Archita in un passo di Eudemo da Rodinel suo commento alla “Fisica”
di Aristotele, nel quale si discute il problema della dimensione dell'universo.
Per Archita l'universo è infinito. Se mi trovassi all'ultimo cielo, cioè a
quello delle stelle fisse, potrei stendere la mano o la bacchetta al di là di
quello, o no? Ch'io non possa, è assurdo. Ma se la stendo, allora esiste un di
fuori, sia corpo sia spazio -- non fa differenza. Sempre dunque si procede allo
stesso modo verso il termine di volta in volta raggiunto, ripetendo la stessa
domanda; e se sempre vi è altro a cui possa tendersi la bacchetta, è chiaro che
anche è interminato. In Enciclopedia Garzanti di Filosofia Archita. Museo
Nazionale e archeologico di Taranto. Riedweg, Pitagora: vita, dottrina e
influenza, Vita e Pensiero, Ceglia, Bari. Seminario di storia della scienza,
Scienziati di Puglia: Adda, CICERONE, De senectute, ELIANO, Varia istoria; Ateneo;
Dizionario di filosofia, Treccani alla voce corrispondente. Pareti, Storia
della regione Lucano-Bruzzia nell'Antichità, Storia e Letteratura, Juliis,
Magna Grecia: l'Italia meridionale dalle origini leggendarie alla CONQUISTA
ROMANA, Edipuglia. Juliis, Magna Grecia: l'Italia meridionale dalle origini
leggendarie alla conquista romana, Edipuglia srl, Ai tarantini, citato in
La Voce del Popolo, Dizionario della civiltà, Gremese Editore, Nicola, Atlante
illustrato di Filosofia, Giunti. “κόσμος” nasce in ambito militare per designare
l'esercito schierato ordinatamente per la battaglia (in Sesto Empirico, Adv.
Math.); Joost-Gaugier, Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull'arte,
Edizioni Arkeios, Pichot, La nascita della scienza: Mesopotamia, Egitto, Grecia
antica, Edizioni Dedalo,Cfr. anche Bonghi, Delle relazioni della filosofia
colla società: prolusione, Vallardi. Secondo una tradizione apocrifa Archita
trae dalla filosofia dell’accademia la convinzione della immortalità
dell'anima. Al contrario CICERONE ritiene che Platone si reca in Sicilia per
conoscere le dottrine pitagoriche che apprende da Archita e che condivide
divenendo lui stesso pitagorico. Cfr. CICERONE, De Repubblica, De finibus
bonorum et malorum, Tuscolanae disputationes, D. Laerzio, Platone, Lettera, Vita
di Platone. Urso, La morte d’Archita e l'alleanza fra Taranto e Archidamo
di Sparta, Aevum, Taddei, I robot di Vinci: la meccanica e i nuovi automi nei
codici svelati, ed. VINCI, GELLIO, Notti Attiche, Aristotele, Pol., Pitoni,
Storia della fisica, Società tipografico-editrice, Boyer, Carl B., Storia della
matematica, Apuleio, Apologia; Platone, Timeo, A Giambico, in Nicom.; Ceglia,
Università di Bari. Seminario di storia della scienza, Scienziati di Puglia:
dda, p.1ific. Huffman, Archytas of Tarentum. Pythagorean, Philosopher and
Mathematician King, Cambridge -- l'edizione più completa dei frammenti --; Cardini,
I pitagorici, testimonianze e frammenti, La Nuova Italia, Firenze Platone,
Lettere, Mondadori; Grande, Archita e i suoi tempi, Taranto, Cressati
Paris; Olivieri, Su Archita tarantino, memoria letta all'Accademia Pontaniana; Frajese,
Attraverso la storia della Matematica, Veschi, Roma Stante, I problemi di terzo
grado e Archita da Taranto, Lecce; Tagliente,
“La colomba d’Archita”, Scorpione, Taranto; Tagliente, Il mistero del trattato
perduto, Scorpione, Taranto A. D. Abbaiatore, Scritture Musicali greche, Teoria
armonica ed Acustica, Taranto nella civiltà, Napoli Taranto e il Mediterraneo,
ISAMG Taranto, Filosofia e scienze, Napoli Eredità, Taranto, Alessandro il
Molosso e i condottieri, Taranto, Teofilato, "Interpretazione di
Archita" dalla rassegna Vecchio e Nuovo di Lecce; Mele, Archita, i suoi
tempi e il suo pensiero, in Taranto tra Classicità e Umanesimo, Scorpione
Editrice Taranto; Personalità legate a Taranto Raganella (strumento musicale)
Eudosso di Cnido. Treccani Istituto dell'Enciclopedia Italiana. A buon diritto
chiamare l'inventore de'moderni palloni arrostatici. Però un secolo prima a
LANA, SCALIGERO, a proposito della colomba volante d'Archita, della quale parla
ORAZIO nell e sue odi, indica il modo di costruirla. Nulla di più facile, dice.
Basta comporre la sostanza con midolla di giunco, e diligentemente coprirla
colla pelle adoperata dai battiloro. Mediante un facile meccanismo sipuò dar
movimento alle ali. Scaligero scorda di avvertire che bisogna riscaldare l'aria
interna con un lumicino quando rolevasi farla volare. Cosi trova il modo di far
salire nell'aria un pallone in forma di colomba, dacchè tutto fa credere che i mezzi
impiegati da questo filosofo sono gl'identici che quelli impiegati oggigiorno
per levare i palloni. Quanto al ritorno della colomba, obbediente alla voce
d'Archita, questa evidentemente è una favola. Sempre, a un fatto sorprendente,
l'immaginazione aggiunge circostanze impossibili. Ma ciò che io credo
innegabile è che l'areostato èconosciuto a tempi detti favolosi, e che, amio
parere, sono reminiscenze di una civiltà perduta, che Vico chiama il regno
degli dei. Quegli ignivomi draghi. SULLA COLOMBA Entre a pišivago, e più
superbo volo pel regno aereo l'ali fu e spandea, e di spirto novello acquisto
fea La Colomba d'Archita inverso il Polo, volgendo a caso i suoi begl’occhi al
suolo del terzo ciel la vezzofetta dea, la vide, e per rapirla già scendea da
quel de' dei seggio beato, e solo. Allor grido, e quafi fu per dire: Oh così fosse
pur la mia. Colomba, Fattasi Citerea con gran desire, di legno fols'avvide: esserl'augello.
ARCHITA. Juan.
Juven. Ital. Sacr. in Tarentin. Mitrop. Lamb. in Schol. Horat. Od.) regnasse più di un’anno. I nuove grazie
adorna il suo bel volto D LLi:etasengiva in maestà reale astrea, mirando
venerato, e colto fa più volte prefetto della sua patria, ancorchè le leggi
comandassero, che nessuno in tempo di sua vita quel delle leggi fu e pregio
immortale. Quando Prudenza, il dolce fuon disciolto, figlia d' eccelsa mente, e
trionfale, non titurbar, le diffese sia tolto il primier di regnare ordine
uguale. Tempo verrà che in arme, e in toga imperi più d'un'anno al suo ftuoi,
mai sempre intento Archita a nuove glorie, e a bei pensieri. E a Leila Diva, in
cento modi, e certo muta pur leggi, e Fafti miei primieri, Purchè Archita mio
regni, io mi contento. Diogen. Laert. in Vit. Archyt. In Joan. Buno. not. ad Philip. Cluver. ARCHITA FILOSOFO PITTAGORICO, E
MATEMATICO E PERITISSIMO. Odar chi mai tanto ti può, che basti, alma immortal
degnissima d'impero? Chi dir di tue virtudi il volo altero, per cui fovra ogni saggio
alto poggiasti? Del ciel le stelle, e i moti lor sì vasti, tu delle cose le
cagioni, e'l vero, e quanto il mare, e l'universo intero circonda, e abbraccia,
chiaro a noi mostrasti, tu, ch'eccedi de’ savii i bei consigli già di ogni uman
pensier reso maggiore, quanto il sol delle stelle avanza irai, tu, che te
stesso, e null? altro somigli, coll'auree del tuo suon note canore tu sol di
tue virtù cantar potrai. Diogen. Laert. in vit. Archyt. For eft. Joan. Juven. Tarentin. Lambin in
Scbol. Horat. Od. Nicol. Parth. Giannet. in Geograph. SEN. TARENTINO, Scrivendo contro il Piacere. O So,
chemente all'Von dona, e Tume aquella; SENTIMENTI D'ARCHITA chi dietro alsuo
piacer brutale corre, e del sensorio fà l’alma ancella, bruto diventa agli
altri bruti eguale, tutto perdendo il bel, che aveva in ella. Senza lume si
vago, e rilucente Joan. Juven. Tarentin.
Mente, ch'èper fuo pregio trionfale della divinità parte più bella che
quando avvien, che sopra l'alma impero abbia il piacere, allor cieca è lamente è
cieca la ragion, cieco è 'l pensiero. Oprano i bruti, e senza il suo primiero lume
fia, chel'uom bruto anchedivente. E pur ESER, Diogen. Lacrt. in vit. Archyt.
Foreft. Joan. Juven. Tarentin.
Mille a mille empj nemici, incampo scendete pure, e con terribil grido, no uche
con quel dell'armi orrido lampo Fate tremar dell'onde Jonie illido. ESERCITO
TARENTINO NON MAI VINTO, ESSENDO CAPITANO. Là nel Galelo col suo nobil campo
Itene or lieti delle forze usate, faran del vostro suol le schiere armate, finchè
Archita sia duce, alta vendetta. ARCHITA v'aspetta il bravo duce. E già lo
strido de' corni i' fento, en el cercarlo scampo già cader vi vegg'io pel colpo
infido, ed alla patria, che il trionfo aspetta, le tolte spoglie in vostro
onormostrate. Se per ostil cadeste atra disdetta, LA, ARCHITA D'ESSER
CAPITANO, PER SOTTRARSI ALL'INVIDIA, L'ESERCITO DE TARENTINI E' FATTO PRIGIONE
DA NEMICI. Arme il fulgore insiem spaventa, e sfida co’luoi deftrieri i
cavalier, già scende sangue da larga vena in terra infida, mira Tarento mio,
quei, che fen muore, hàgli spinti l'invidia a tante pene. LASCIANDO DO di
guerra sonar le trombe orrende? di come il rio Marte all'alte strida di quel drappello,
e questo i cuori accende, perchè col ferro suo l'un l' altro ancidas arme, arme
fre me ognun: già di tremende e quei, che'l braccio stende alle catene son
dolci figli, oimè, del tuo dolore, freme contro d'Archita il rio livore,
E lull'alme innocenti il mal senviene. Diogen: Laert, in vit. Archyt. Joon.
Juven. Tarentin. AR.: ad altri venduto, ed alla fine è riscattato offri; buon savio,
soffri. Ecco fortuna S di mortal sfavillando atro disdegno sue forze impiega, e
l'arme sue raduna, per far del tuo valor sterminio indegno, già l'empia, oime!
con faccia torva, e bruna scocca saette últrici, e ben al sogno colpito hà
omai; ve come in preda d'una ti dà vile ciurmaglia in fragil legno. TARENTINO
ARCHIT. A peregrinando per imparare, è preso dà’ corsari, serve ma che sie; se
delcuorle forti tempre Alexand. ab Alexand, Joan. Juven. Tarentin. Di. Pur non
è fazia no, schiavo al servaggio Ti mena ancor, perchè nel duol di stempre il magnanimo
tuo nobil coraggio rassoda più ne'colpi suoil'Vom saggio, E di sua libertà gode
mai sempre, PLATONE DOPO AVER CAMMINATO L'EGITIO, VIENE IN ITALIA PER IMPARAR
SOTTO LA DISCIPLINA, edesti pur, come il gran Nilo altero, da perenne sboccando
occulta fonte ogni argine disprezzi, ed ogniponte, e i campi ad ipopdar si apra
il sentiero e di vi asperto di sudor la fronte delle scienze falisti all' arduo
monte, e ti fur quelle il solo premio intero, ed or, per sulle scienze alzare
un volo sotto l’aurea d'Archita arte gentile, cerchi il Galeso, e l Tarentino
luolo? Dunque in Egitto Eroenonv hà simile, CICERONE de finib. bonor. molor. Foreft:
Joan. Juven. Tarentin. DOPS V D'ARCHITA TARENTINO si, vedesti l’egizio, e 'l greco
impero, ARCHI. Nè ingegno in Grecia, al solo Archita, al solo suo noro ingegno,
anche oltre Battro, e Tile. A ARCHI. Pri, Fortuna, per un
solmomento gl’occhi, cui buja notte orrida cuopre, e mira, le il tuo solle afproardimento
contro savio maggior sua forza adopre. Questi è il gran Platone, e quegli son
que cento Folle, Re Plato al tuo servil flagello ARCHITA TARENTINO RISCATTA
PLATONE PRESO DA CORSARI. Empj ladron, per le cui mani, ed opre schiavo il
facefti; or com 'ei sparge al vento gl’infranti lacci, e in libertà li scuopre?
Com e il trionfo, che del suo servaggio ornar credesti e de' suoi guai far
bello, qual peve dilegudfli al caldo raggio? Menalti, a un cenno sol d'Archita
il saggio cara torna la libertà di quello. Joan. Juven.T'arentin. e Se
avvien, che della gloria i m i diftempre La bella gloria è tua, fe Plato apprese
che del tuo figlio al nome accrebbe il vanto, CICERONE, de finib.bon.domal. Fiscula
Joan.Juven. Tarcntin. ARCHI. ARCHITA MAESTRO DI PLATONE. C Figlio di puro
core, e viva immago, che vero io canto, efoldiluimi appago, dice un giorno
Atene in dolci tempre, dal tuo gran figlio Archita il pregio santo, E B alme di
virtude auree contefe. ella è mia pure, e téco i fafti io canto: Poich? Ei tal
lume in tutto il mondo accese, nel gaudio, el corc in fuperbito, e pago pel mio
Plato or fen vada, un don si vago A te, Tarento mio, debbo mai sempre. ARCHITA
CAMPA PLATONE DALLA MORTE INTENTATAGLI DA DIONISIO TIRANNO. AR, Due
Polato il scan Plato, ahimè, quel saggio, t Veloce sahi laffo a tramontar quel
raggio Det rio fallir le pene: omai trionfi si bella dote, e vinca ancor sapienza.
Si disse Archita; e i fieri petti, e tronfi. Placando al gran poter d'aurea eloquenza,
morrà, perchè un tiranno indegno d'ostro sogna sospetti, e teme indarno
oltraggio? Correrà, che dà lume al secol nostro? Ed io, perchè più viva, ancor
non mostro, Non mostro, ancor dell'anima il coraggio? No, che non porterà
l'alma innocenza Plato all'ombra viveade'suoi trionfi. CICERONE Tuscul. Diogen. Laert.
Vit. Archyt., o Platon. Juan. Juven. Tarentin. Ital. Sacr. in Torentin. Metrop. Plutar. in Platon. Sabell.
Ennead. ARCHITA TARENTINO A PLATONE. Se amica pioggia a temprar mai l'ardore scende
dal ciel, non giace no più china La fronte lor, ma col nacio colore s'innalza
si, che al ciel più si avvicina; lasso ! calo io restai, allor che infermo
Starte neudj fra pene, o mio buon Plato senza ajuto languendo, e senza schermo.
Ma or che di sua vita al primo stato fatto hai ritorno, io mi rinfranco, e
fermo pertemi rendo, cfon, qual pria, beato. Q Diogen. Laert. in vit. Archyt.
Joan.Juven. Tarentin. Val Yenza umor giglio languisce, o fiore, E scolorito à
terra il capo inchina, questo il vermiglio onor, quello il candore Perdendo a
poco a poco in sua ruina: PLA. Q A te del loro autor duce sì pio in mezzo del
cammino elle si stanno, pss.) Ma giugnere alla meta orgoglio sette Ben le
vedrai, fe nuovo spirto avranno, PLATONE MANDA ISUOI COMMENTARIJ AD ARCHITA
TARENT INV. Veste assai più, che dell'ingegno mio, opre de'tuoi fudori, onde a
be'studii delle più gloriofe alte virtudi La mia mente infiammaiti, el buon
deslo, Opre dunque son elle ora imperfette. Raro è però l'onor, se a te verranno;
Più raro, le giammai fien da te lette. Diogen Lacrt. in vit. Archyt. Platon.in
Epist. Vengono, Archita. O: tu le leggi, e i nudi sensi del tuo saver poi mi
dischiudi con quella libertà, con cui le invio, PLA, Gloria dai tuoi si provvi di
sudori, soffri in regnar, grida la Patria, e uffici Mostra di quel, che sei, Signor
de cuori, E tu mal grado imperi? et ila mente Non fei; la Patria hà in te parte
del tutto. Non oscuro è il linguaggio; od i mia mente: O rendi alla tua Patria il
ben, ch'èsuo, O del suo ben fà, ch'ella n'abbia il frutto. CICERONE de finib. bonor. comalor.
la de Offic. Joan. Juven. Tarentin.
in Prefate do Lib.z. Cap.2. Platon. in Epif. gi PLATONE TÀRENTINO VN malele
solo (AD ARCHITA On, a se folo no, nasce agli Amici, nasce alla patria l'uom,
nasce a Maggiori, E dal bel nascer suo giorni felici speran questi, e sperar
voglion tesori. Or soffri, o Figlio, o tu, che tanta elici De' gran pubblici
affari? ah che sol tua SULLA AD ARCHITA TARENTINO, Del buon governo, e loro
fren spogliace. O naufragar, dall'empie arti indiscrete di piggior duce a morte
ria guidate: El soffriran del cuor le tempre? Ah fiamma D'amor mostrate, evoi la
Patria bella Reggete: omai con quell'ardor, che infiammar così lungi da lei strage
rubella Sen fuggirà, qual Cervio a i colpi, o Damma, O, che viver a voi non mai
potrete; Se non vivrete ad altri se se pensate Goder mai signoria, nè servirete
Alle pubbliche cose, alle private, O vacillar ben presto le vedrete E poi fia
vostra gloria il ben di quella. In argument. 9. ad Epist. 9. Platon, D'ARCHITA
Ad de Archita, e vidjo senza conforto E scorse fino all' ultimo confine La
Terra, e il Ciel coll'arti fue divine, Archita il grande, il nostro padre è
morto! Del mar le Dive usciro al pio lamento. SULLA MORTE. Pianger lo stuol da
rio dolore assorto. Oimè, dicean, chi dall'Occafo all'Orto, CAdele Dell'alte
sue virtudi, e pellegrine, Pallido il viso, e lacerato il crine, E in lor
leggendo i gran pubblici danni Pianfero', e poi partiro, e di Tarento Giunte alla
Reggia: or vesti i negri panni Da e r, bella Città: per tuo tormento Archita è
morto ahi sul bel fior degli anni ! Horat. ORAZIO od. E Diede il Popot Matin
l'ultime prove se'l crudo suo destino unqua vi spiacque Le bell*ossadi Lui,
che tanto piacque Abbian lieve la terra; e poi partite. Horat. od. Joan.Juven. Tarentin.
za SULL’INVITO A RIMIRARE IL TUMULO D'ARCHITA PRESSO AL LIDO MATINO, Ccop Urna
funefta. Alme ben nate, Cui di pietà l'amabil forza muove, Deh fermatevi
alquanto, e rimirate, Pria di ftendere il passo agile altrove. Qui le fante d
Archita ossa onorate Giaccio n sepolte, e qui spargendo nuove: Piogge d'amaro
pianto, di pietate del passato dolore in segno ah dite:. th Allor, che in mar
precipitò, smarrite Sue forze, e in franto illeguo in mezzo all'acques
Di Natura le fonti più segrete; Chi dall'onda fatal raplo diLete L e
naufraghe virtudi, e l ebbe accanto; Chi le vie seppe drittamonte torte, i
Percui la Luna appar', el Sols’asconde, Aili ah yoi le face offa, e'l
cener fanto Di quell Almagentilahicitogliete, Che fù si chiara al Mondo, e vi
godete Della vera fapienza il facro immanto. Chi a noi mostrò con tanto studio,
e tanto Horat. od. Joan. Juven.Tarentin. SUL SEPOLCRO EUDOS D.ARCHITA TARENTINO.
Chi 'n Terra,e 'n Ciel la ferma, e mobil sorte; chi come il foco, el Aere, el
suolo, e l'onde s'abbraccin, seppe, orquìsengiace. Oń Morte, Oh duri fastí,
ohcieche ombre profonde? S quanto mai di bello in Ciel fi additag; Ne panni no,
ma nella mente fiede. Diogen. Laert. in vit.Eudox. Foreft. Tom.1. Lib. 8.Cap. 4 Joan. Juven, Tarentin. Q. EUDOSSO DA GNIDO FAMOSISSIMO MATEMATICO DISCEPOLO
ARCHITA NON FU'RICEVUTO DA PLATONE ALLA D Mira come in udir fuo ftile adorno La
tua fuperbia, e'lfollear direon danni. No, non dovevi il gran Figliuol
d'Archita SUA SCUOLA,PER ESSER POVERO, Vesti, o Platon, che tu schernisti un
giorno Perchè di povertà fentia gli affanni Questi è colui fe pur nol fai che
intorno Del fuo grave faver difpiega i vanni, Gnido vi spenda il più bel fior degli
anni; E come giusta ad immortal tuo scorno Si vilmente scacciar dalla tua fede
Qualor baffamenava umile vita. Poichè virtude, onde 1 U o m farli erede. ARCHYTAS OF TARENTUM
(fifth/fourth century BC) Archytas was a Pythagorean and a friend of Plato.
When Plato got into trouble in Syracuse, Archytas sent Lamiscus of Tarentum to
go and rescue him. His interests were wide-ranging, but lay primarily in pure and
applied mathematics. It is thought that Plato acquired a great deal of what he
knew about mathematics from Archytas. He made advances in geometry and
contributed to musical theory. According to lamblichus of Chalcis, he took the
view that parts could only be understood properly in the context of the wholes
to which they belonged. However, it is not clear whether this view should
properly be attributed to him as his name became attached to a number of later
Pythagorean writings long after his death. Huffman, Archytas of Tarentum:
Pythagorean, Philosopher and Mathematician King, Cambridge, Cambridge
University Press, Huffman, 'Archytas', The Stanford Encyclopedia of Philosophy,
Zalta, plato.stanford. Nomecompiuto: Archita. Archita da Taranto. Taranto. Keywords: Cicerone, scuola
di Crotona, scuola di Taranto, scuola di Ponto Magno, la colomba d’Archita,
Platone, magna Grecia, piccione viaggiatore, il vuolo della colomba, Gellio,
Notte romane. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Taranto” – The Swimming-Pool
Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tari:
pooh-pooh e la ragione conversazionale e l’origine del linguaggio, o la questione
spuria favorita da Grice – la scuola di
Villa Santa Maria Capua Vetere – filosofia campanese -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Villa Santa
Maria Capua Vetere). Filosofo campanese. Filosofo italiano. Capua Vetere, Caserta,
Campania. Nacque a Santa Maria Maggiore in provincia di Caserta -- Santa Maria
Capua Vetere --, da Giuseppe, conservatore delle ipoteche per la provincia di
Terra di Lavoro, e da Anna Cossa. La data di nascita, in precedenza indicata
come 1° luglio, è stata corretta di recente insieme al nome di battesimo,
Marcantonio, registrato negli atti anagrafici -- L’estetica reale di T.: nei
carteggi e nelle testimonianze di amici e contemporanei il nome fu citato spesso
nelle forma dialettale del diminutivo, Totonno. Ha tre fratelli, Benedetto,
Vincenzo e Achille, e una sorella, Teresita. La famiglia è originaria di
Terelle, Frosinone, piccolo borgo compreso nel territorio storico dell’abbazia
di Montecassino. Non molto si sa della sua formazione prima dell’arrivo a
Napoli, città in cui la famiglia possede una casa. Ivi si laurea in
giurisprudenza esercitando per qualche anno la professione forense, che
abbandona tuttavia per dedicarsi agli studi filosofici a lui più congeniali.
Autodidatta, fornito di una straordinaria erudizione, studia musica, sotto la
guida di Conti, divenendo un abile esecutore, e apprend le principali lingue
moderne e quelle classiche, insegnando tra l’altro i rudimenti del tedesco a
Spaventa che conosce al collegio di Montecassino. A Napoli diserta i corsi del
purista Puoti, indiscussa autorità sulla cultura napoletana del tempo, e
frequenta invece le lezioni e la casa di GALLUPPI (vedasi), docente di logica e
filosofia teoretica, tra i primi a introdurre in Italia il pensiero critico. Le
numerose prove letterarie di T. -- schizzi biografici, note di storia e storia
della religione, recensioni e qualche lavoro di carattere critico-estetico --
sono ospitate in riviste e giornali. Collabora più assiduamente alla prima
serie della Rivista napolitana -- chiusa dalla censura --, scrivendo
l’introduzione al primo numero. Il periodico, aperto a influssi provenienti dai
paesi europei -- vi comparvero anche saggi di Cousin e Quinet --, è tra i
principali organi letterari di un vasto movimento culturale che coinvolse filosofi
di orientamento liberale -- i fratelli Spaventa, Sanctis, Settembrini, Ajello
ecc. --, con i quali T. stretti rapporti di amicizia. Disperso questo gruppo con il fallimento
della rivoluzione e la violenta repressione borbonica, scelse di ritirarsi nel
paese d’origine, a Terelle, dove visse appartato con la famiglia --si unì in
matrimonio con Giovanna Grosso-Rinaldi, con la quale ha due figli: Carlotta e
Giuseppe --, approfondendo sistematicamente la conoscenza dell’idealismo, della
letteratura estetica e della matematica -- entrando a tal proposito in
commercio epistolare con Padula, docente prima al Collegio della Nunziatella,
quindi all’Università di Napoli. Una
svolta significativa nella vita e nell’attività di T. coincide con
l’unificazione italiana, che gli offrì l’occasione di partecipare alla vita
pubblica, uscendo dal volontario, lungo ritiro a Terelle. Alle elezioni del primo
parlamento del Regno d’Italia è eletto deputato nel collegio di San Germano -- oggi
Cassino -- e si trasferì a Torino per partecipare ai lavori della Camera.
Insieme a un gruppo di esponenti delle province meridionali, aderì alla
politica di CAVOUR (vedasi), non senza assumere posizioni indipendenti,
soprattutto sulle questioni che riguardavano la complessa e incerta condizione
dell’ex Regno delle Due Sicilie. Una personale, vivacissima cronaca di questa
esperienza affida a una serie di lettere familiari, dalle quali si desume anche
l’atteggiamento critico da lui assunto in merito ad alcuni provvedimenti
legislativi (come quelli fiscali e sulla leva obbligatoria), destinati a suo
parere a ricadute negative sul fragile assetto sociale del Sud. Durante il soggiorno in Piemonte pubblica
sulla Rivista contemporanea di Torino il saggio filosofico di rilievo, Dei
rapporti del criticismo collo stato della filosofia, dove, anticipando alcuni
tratti delle sue successive elaborazioni teoriche, fornì un panorama della
filosofia – T., Saggi di critica, a cura di Cotugno, Trani. Alla chiusura estiva della Camera, l’iniziale
entusiasmo per l’esperienza parlamentare, cui si era intensamente dedicato per
sei mesi, andò attenuandosi con l’emergere di un sentimento di amarezza e di
delusione per essersi pasciuto crudelmente di vuote speranze -- Lettere
familiari dal primo parlamento italiano, in Nuova Antologia. Il breve impegno
politico, che per lui, a differenza che per molti suoi amici della generazione
a cavallo dell’Unità, rimane un episodio circoscritto, si conclude con una
rinuncia al seggio prima della riapertura del Parlamento, in quanto già dal
luglio del 1861 De Sanctis, ministro della Pubblica Istruzione, prima nel
governo Cavour, poi nel governo Ricasoli, gli anticipa l’intenzione di una sua
nomina a docente di Napoli. La nomina alla cattedra di estetica, ma solo come
straordinario, avvenne: Sanctis ha infatti qualche riserva sull’idoneità di T.
all’incarico, dal momento che fino ad allora non ha mai insegnato, né
pubblicato lavori significativi in quel settore di studi. Nell’estate seguente,
T. palesò la sua preoccupazione che la nomina non gli è confermata o che non
gli venisse concesso l’ordinariato, cosa che in effetti avvenne più tardi.
Nella prolusione al corso universitario delinea il programma di una necessaria
conciliazione, compito affidato alla riflessione italiana sull’estetica, tra il
monismo dell’idealismo e il monadismo, il cui antagonismo segna l’esito del
periodo classico dell’estetica iniziato da Baumgarten, Lessing e Kant -- Saggi
di estetica e metafisica, a cura di B. Croce, Bari. Dando corpo a queste
anticipazioni, pubblica la prima parte di un manuale, l’Estetica ideale – Napoli
--, destinato a rimanere incompiuto -- le parti II e III saranno edite sui
manoscritti solo in tempi recenti. Dell’opera T. fornì un compendio nel Corso
di estetica -- in La filosofia delle scuole italiane --, mentre un’esposizione,
da lui stesso riveduta e ampliata, apparve nelle Lezioni di estetica generale a
cura di C. Scamaccia-Luvarà, Napoli. Aspetti speciali del suo sistema T. trattò
in vari saggi -- Del sistema delle arti,
in Saggi di critica; Dello stile -- e in monografie su argomenti
specifici, come: Dell’architettura gotica; La basilica vaticana, e così via.
Croce definì T. il più genuino rappresentante italiano dell’Estetica metafisica
-- Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale, a cura di Audisio,
Napoli --, la corrente di studi ispirata all’idealismo assoluto. La dialettica ideale
è ritenuta da T. un indubitato progresso filosofico e la correzione delle
rispettive uni-lateralità del metodo empirico e di quello aprioristico, dei
quali costituiva la sintesi. All’idealismo assoluto e alla sua scuola T. obietta
tuttavia un eccesso d’inesorabile monismo, che conduce, d’un lato, a un
astratto primato della logica sul sentimento e sull’originalità della natura,
dall’altro, a una ricostruzione storica falsata. Anda quindi proponendo una via
intermedia tra idealismo assoluto e realismo, privilegiando, rispetto alla
categorie più generali dell’estetica, le parti che trattano delle
manifestazioni concrete del bello: il bello naturale -- estetica esistenziale
-- e il bello artistico -- estetica reale --, dove egli espone tra l’altro un
sistema delle arti alternativo a quello dell’idealismo assolluto e assai vicino
alle tesi di un suo epigono, Vischer -- Estetica ideale; Lezioni di estetica
generale; cfr. anche T., Estetica esistenziale, a cura di Leotta, Napoli. Le lezioni di T. all’università sono
affollatissime, mentre i suoi lavori a stampa hanno scarsa diffusione e i loro
estimatori si limitarono a una ristretta cerchia di amici e allievi, come
Dalbono, Cotugno e Fiorentini. Dedica anche vari saggi all’estetica musicale,
da sempre al centro dei suoi interessi, contestando tra l’altro le teorie di
Schopenhauer e di Wagner -- Bellini, in
Saggi di critica – H. P. Grice, “Meistersinger is for children!” -- ;
Sull’essenza della musica secondo Schopenhauer ed i wagneriani; Avvenire ed
avveniristi in musica; Beethoven e la sua Sinfonia pastorale. In una serie di
scritti occasionali di carattere aforismatico, espone anche le sue convinzioni
filosofiche generali, accentuando ulteriormente la distanza dall’idealismo
assoluto già emersa in campo estetico.
In questi scritti manifesta una crescente sfiducia nei confronti dei
sistemi metafisici e del positivismo evoluzionistico, che critica come una mera
applicazione di principi logici ai fatti dell’esperienza. Quest’ultima rimane
comunque per lui l’unico terreno al quale si può estendere un conoscere
consapevole dei suoi invalicabili limiti -- limitismo T. chiama appunto questo
presupposto – H. P. Grice: “Which reminds me of my former pupil, Strawson, and
his BOUNDS of sense!” --, e dal quale traspare un fondamento immanente ai fatti
della natura e della storia, che non è l’idea come nell’idealismo assoluto, e
che resta invece non solo ignoto e trascendente, come il noumeno del criticismo,
ma del tutto inesprimibile, ossia un innominabile -- Ente spirito e reale.
Confessioni filosofiche, Napoli; Lettere quattro a complemento delle
confessioni, Napoli, in Saggi di estetica e metafisica;Croce, Aggiunta alle
lettere del T., in La Critica. La tesi
dell’innominabile, con il suo esito scettico, non privo di un risvolto
vitalistico, è all’origine di un progressivo distacco di T. dagli amici della
cerchia idealistica assolua in cui si è formato: Spaventa e Meis, ad esempio,
mostrano sconcerto e sorpresa per l’evoluzione delle sue idee. Di questo suo
isolamento egli stesso è consapevole, sottolineando a più riprese, con auto-ironia,
la sua vocazione minoritaria per una riflessione personale, autonoma dalle
scuole, destinata a rimanere priva d’effetti sulla cultura dell’epoca. Che egli
viva sempre schivo e appartato, in ritiro dal mondo, non costituisce solo un
aspetto distintivo della psicologia dell’uomo, ma tocca insieme il centro
nevralgico da cui dipende l’orientamento del suo filosofare -- Oldrini. Cura anche alcune traduzioni -- Brothier,
Storia popolare della filosofia, Napoli; Zaborowski-Moindron, Origine del linguaggio;
Noël, Voltaire e Rousseau, Napoli. Muore
a Napoli. Fonti e Bibl.: I manoscritti
sono conservati nel Fondo Antonio Tari della Biblioteca nazionale Vittorio
Emanuele III di Napoli (XV F 102-104; IV E 53. 2, 3, 5, 6). C. Dalbono, A. T., in Scritti vari, Firenze, Gentile,
«Il trionfo dell’idea» in Italia. A. T. e Floriano Del Zio (1906), in Bertrando
Spaventa, a cura di V.A. Bellezza, rivisto da H. Cavallera, Firenze, Croce,
Note sulla letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX (1907), rist.
in La letteratura della nuova Italia, I, Bari, Lettere inedite di A. T. su
argomenti filosofici e letterari, in La Critica, 1910, vol. 8, pp. 145-160,
233-238, 309-320; G. Gentile, La filosofia in Italia dopo il 1850, VI, Gli
hegeliani, IV, La corruzione dello hegelismo (Pietro Ceretti e A. T.), rist. in
Id., Le origini della filosofia contemporanea, III, 2, I neokantiani e gli
hegeliani, Firenze, Leotta, La filosofia di A. T., Napoli 1983; G. Oldrini, A.
T. e la dissoluzione dell’hegelismo napoletano, in Giornale critico della
filosofia italiana (rist. in Id., Napoli e i suoi filosofi. Protagonisti,
prospettive, problemi del pensiero dell’Ottocento, Milano,Solitario, A. T.
nella “Critica” di Benedetto Croce. Contributo per un recupero, Milano 1998;
L’estetica reale di A. T. Saggio interpretativo e prima edizione a stampa, a
cura di F. Solitario, Milano 2002 (con una bibliografia degli scritti,
lacunosa, pp. 79-85); F. Solitario, L’estetica di A. T. e la cultura filosofica
meridionale del suo tempo, Milano 2007; Id., A. T. e la musica, Milano 2011.Di
famiglia originaria di Terelle, nel Frusinate, nasce in palazzo Mazzocchi, anch'essa
rientrante in Terra di Lavoro, da un impiegato che si trova lì di passaggio. Il
palazzo natìo ove aveva schiuso gl’occhi anche l'archeologo Mazzocchi. Studia a
Montecassino, dove conosce SPAVENTA (si veda). Si trasfere a Napoli dove si
laurea. Ben presto però all'avvocatura prefere la filosofia, unendosi all'amico
SPAVENTA, a CUSANO, a SANCTIS, e ad altri filosofi liberali e collaborando a
vari giornali letterari partenopei. Entra per concorso nella Regia Napoli,
divenendo cattedratico di estetica, nello stesso periodo in cui vi insegnano
anche SANCTIS, SETTEMBRINI, SPAVENTA, E BOVIO. Si dedica a vari rami della
filosofia e delle scienze del linguaggio per Detken, saggi di Brothier,
Moindron e Noel. Il suo sistema estetico,
variamente criticato, in particolare per la scarsa originalità, si caratterizza
per una vivacità espressiva, con ricche e talvolta variopinte esemplificazioni,
che peraltro ne resero celebri e molto frequentate le lezioni. CROCE define T.
il lieto giullare della filosofia. T. non ha mai nemici, riuscendo a farsi ben
volere sia dagl’amici sia dagl’avversari, che prende a braccetto, e li mena a
spasso con sé, DIVERTENDOSI A CONTRA-DIRLI -- e a sentirsi contradetto. Quasi
ad avallare la definizione sopra riportata, ha anche a rilevare che la sua bizzarra
genialità gli fa trovare piacere nei ravvicinamenti e collegamenti più
disparati e più comici: della frase sublime con la scherzosa, del ricordo
solenne con l'aneddoto salace, del linguaggio latino o del tedesco col
vernacolo napoletano. Parla in gergo, ma in gergo che è quintessenza di cultura
e stravagante miscuglio di elementi geniali. Filosofo di professione ed uomo di
dottrina enciclopedica, nonostante tutta la sua perizia filosofica, la sua
sterminata dottrina e il suo molto acume, e soprattutto un bizzarro artista. La
sua concezione metafisica non gli concede una trattazione veramente logica dei
problemi. Ma la sua personalità, vibrante di commozione innanzi alle opere
dell'arte, riboccante di entusiasmo, dotata di bontà e di nobiltà di sentire,
gl’ispira una filosofia che e di una specie assai rara in Italia. L'essenza
giocosa si mischia, confondendosi, con un'acuta critica, che si rivolge a
tutti i campi in cui l'estetica si sostanzia e, in particolare, ad una delle
arti al quale e più attratto, come la musica, il melodramma, o la logica
formale proposizionale del Portico. Tra il serio e il faceto, infatti, pubblica
un saggio su Serietà e ludo, Regia Università, Napoli, e compone un saggio
musicale, con tanto di note, dal titolo in tal senso emblematico di “Lezioni di
estetica generale”. Questo indirizzo lo porta ad occuparsi anche sulla celebre
pastorale di Beethoven. Altre saggi: Estetica ideale, Fibreno, Napoli, Ente
spirito e reale: confessioni filosofiche, Regia Università, Napoli, Melodramma,
dramma, Regia Università, Napoli, Critica, Vecchi, Trani, Estetica e metafisica,
Laterza, Bari, Estetica esistenziale, Morano, Napoli, L'estetica reale, Prometheus,
Milano, Dizionario dei cittadini notevoli di Terra di Lavoro antichi e moderni,
Forni, Bologna, Ed. Spartaco, Santa Maria Capua Vetere; Licatese, Storia e
monumenti di Santa Maria Capua Vetere, Stampa Sud, Curti, Storia popolare della
filosofia, Detken, Napoli, Origine del linguaggio, Detken, Napoli, Il contratto,
Detken, Napoli; Croce, La letteratura della Nuova Italia. Saggi critici, Laterza,
Bari, Lezioni d’estetica generale, Tocco, Napoli, La sinfonia pastorale, Regia
Università, Napoli, Leotta, Istituto Italiano per gli Studi Storici, Napoli, Solitario,
La Critica di CROCE. Contributo per un recupero, Prometheus, Milano; Solitario,
Cultura filosofica, Prometheus, Milano; Treccani Dizionario di filosofia,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Archivi di Teatro Napoli. L’ORIGINE DELLA
LINGUA -Sigismond Zaborowski-Moindron Biografia Nascita Due Sevres Morte El
Biar Nazionalità Francese AttivitàAntropologo , professore universitario Altre
informazioni Lavorato perScuola di antropologia di Parigi Membro di Paris
Anthropology Society (1874) Sigismond Zaborowski-Moindron , nato il11 novembre
1851a La Crèche a Deux-Sèvres e morì22 marzo 1928a El Biar in Algeria , è un
antropologo francese . Sommario 1Biografia 2Funziona 3Bibliografia 4Note e
riferimenti 5Collegamenti esterni Biografia Sigismond Zaborowski-Moindron è
stato professore alla Paris School of Anthropology: docente (1893-1901);
professore assistente (1902) poi professore ordinario della cattedra di
etnografia - e membro della Società
antropologica di Parigi - membro a pieno titolo (1874); segretario delle
sessioni (1882); bibliotecario archivista (1892-1906); vicepresidente poi
presidente. Lavori Dall'anzianità
dell'uomo , Uomo preistorico , L'origine della lingua , Le grandi scimmie , Disparità
e futuro delle razze umane Bibliografia
Dizionario enciclopedico di Quillet , Note e riferimenti Leopold Sigismond Jules
ZABOROWSKI di INDURA su gw4.geneanet.org link esterno Registri
dell'autorità :File di autorità
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:Perseo. Zaborowski-Maindron
theory, also known as the "Pooh-Pooh" theory, is a hypothesis about
the origin of language . It proposes that human language originated from
instinctive sounds or emotional outbursts like grunts, groans, and snorts,
often associated with physical exertion or strong emotions. However, this theory faces significant
criticism because it doesn't adequately explain how these initial sounds
developed into complex words and grammatical structures that are central to
human language. The intricate structure and evolution of human language suggest
that other factors, such as social interaction, cognitive development, and the
need for more nuanced communication, played a more substantial role. Regarding a good summary in Italian,
resources are limited as this particular theory is not widely discussed in
academic circles and is generally considered to have been superseded by more
comprehensive theories on the origin of language. You may find more in-depth
discussions on alternative theories that emphasize the gradual development of
language through usage and shared communicative goals, according to the
National Institutes of Health (NIH). If
you are interested in a good summary of theories about the origin of language
in Italian, you might consider searching for more contemporary theories that
emphasize a usage-based and multimodal approach to language evolution. Nome compiuto: Antonio Tari. Tari. Keywords:
‘origine del linguaggio.” Refs. Luigi Speranza, “Grice e Tari” – The
Swimming-Pool Library.
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