GRICE ITALO A-Z T TA

 

Luigi Speranza -- Grice e Tafuri: la ragione conversazionale del bizarro – la scuola di Soleto -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Soleto). Filosofo pugliese. Filosofo italiano. Soleto, Lecce, Puglia. Discendente da una famiglia albanese di cui non si conoscono le origini, nasce a Soleto, uno dei paesi della Grecia salentina, come scrive l’astrologo Gaurico nel thema natale a lui dedicato nel trattato dell’opera Nativitatum.  La sua prima formazione avvenne a Zollino, nel Salento, presso la scuola di lettere latine di Stiso, sotto il magistero del quale apprese la conoscenza delle lingue e letterature classiche, diventando in seguito bonum graece praeceptorem, come lo definì l’umanista oritano Corrado, suo discepolo -- Corradi, epistola. È filosofo e astrologo, insigne cultore delle lettere latine, medico e matematico, profondo conoscitore della scienza di Tolomeo, raffinato interprete della fisiognomica e prodigioso nell’arte del predire. Trasferitosi a Napoli, studia filosofia, coltivando l’interesse per le dottrine esoteriche, in particolare, per l’orfismo e il pitagorismo. Qui si lega con profonda amicizia ad illustri accademici e a celebri esponenti delle discipline mediche. Il chirurgo Santo da Barletta, profondamente affascinato dalla sua figura, nella prefazione del trattato Commentaria de Avicennae textu “De Calvariae curatione”, lo menziona accanto a Gaurico, Semproniano e Ambrosio fra i cultori di astrologia giudiziaria e di fisio-gnomonia, di scienze ausiliari per comprendere la struttura degli organi interni, sulla base dei quali i chirurghi devono operare – Mariani Sancti. Conosce i fratelli Della Porta e partecipa al vivace dibattito che si sviluppa intorno alle liceità delle discipline magico-astrologiche insieme con Maurolico, Abioso da Bagnolo e Vernalione, autori di vaticini e profezie. Entrò a far parte dell’accademia dei Segreti e suo interlocutore privilegiato fu Giovan Vincenzo, fratello maggiore di Della Porta, cultore dell’astrologia e dell’alchimia nelle loro implicazioni teoriche e applicative.  Il dialogo intessuto con i fratelli Della Porta sull’astrologia continuò anche dopo il suo lungo peregrinare in giro per l’Italia e l’Europa. Traccia degli anni trascorsi nella città partenopea fu l’elogio a lui dedicato di Tolomeo redivivo menzionato da Chioccarello. Porta ne tessè le lodi nella Coelestis Phisiognomia, ricordandolo come l’unica auctoritas a lui coeva fra i cultori ed esperti dell’arte fisiognomica, utile tanto per la diagnosi del presente quanto per le predizioni degli eventi futuri.  Si trasferì a Roma, dove intrattenne relazioni con letterati di spicco legati alla corte di Leone X e di Paolo III. Traccia della sua permanenza a Roma è una lettera di Lacedemone indirizzata a Aleandro in cui viene menzionato come celebre esperto di lingua greca -- Canart. Si sposta a Venezia al seguito di personaggi eminenti del governo della Serenissima, dove ebbe occasione di pronunciarsi su alcune contese e di formulare pronostici. Nella città lagunare un’accesa disputa intrattenuta con l’astrologo Gaurico, già conosciuto a Napoli, relativa a una profezia formulata in un Pronostico sulla guerra fra Francesco I e gli spagnoli, lo espose ai sospetti dell’Inquisizione. Fu proprio l’astrologo salernitano, divenuto Augur verissimus per l’esito favorevole degli spagnoli, a dedicargli un profilo sinistro denso di presagi. Il documento, oltre a ricostruire i termini della disputa fra i due astrologi e fondere episodi già accaduti con presagi di sventure avvenire, offre ragguagli sulla permanenza di Tafuri presso Lorenzo Orio, ambasciatore d’Inghilterra a Venezia, dove si rifugiò per sfuggire alle calunnie dei suoi avversari, ma soprattutto per eludere le accuse di eresia, a causa delle sue tesi contrarie alla fede cristiana e dell’adesione alle discipline magico-astrologiche. Fuggito da Venezia, peregrinò in Italia, in Europa e all’estero, frequentando gli Studia più prestigiosi della penisola e dei Paesi d’Oltralpe, Ferrara, Padova, dove partecipò alle dispute che animarono i circoli letterari del tempo. Dimorò presso l’amico Guarini, professore di retorica e di poetica a Ferrara.  Traccia dell’ospitalità ricevuta dalla famiglia dei Guarini è una lettera indirizzata da Quinto Mario Corrado a Guarini, nella quale l’umanista di Oria si raccomanda di preservare Tafuri, suo precettore di lettere greche, dall’odio dei nemici Britannici.  Soggiorna in Inghilterra al seguito dell’ambasciatore Orio, presso il quale si rifugiò in seguito alle persistenti accuse di eresia. Sul soggiorno veneziano, a parte qualche sporadica notizia, grava ancora il peso dell’assenza di documenti. In sospetto dell’Inquisizione, subì un processo per eresia e fu imprigionato, ma grazie all’autorevole intervento dello stesso Pontefice fu scarcerato.  Nel 1541 fece tappa di nuovo a Roma, come è testimoniato dal prestito di un manoscritto presso la Biblioteca Vaticana. A Roma, in una data non ben precisata, fu accusato di eresia e incarcerato per quindici mesi. La sua triste esperienza romana è raccontata nell’Incipit del Pronostico da lui scritto e dedicato ai figli del marchese di Lavello, Giovanni Del Tufo, illustre rappresentante dell’aristocrazia della Basilicata. Come egli scrisse, fu perseguitato dagli inglesi per quarantacinque anni con falsi testimoni, accusato di eresia e imprigionato a Roma per quindici mesi. Gli bruciarono anche una cassa di libri «catholici» stampati in «stamparie prohibite de tramontani [...] e con l’habito de la scientia d’astrologia» (Pronostico del nascimento Del Tufo, c. 3v), fece qualche giudizio e pronostico. Da lì a poco il S. Uffizio lo avrebbe assolto con due decreti, riconoscendone l’innocenza (ibid.). Negli anni successivi si addottorò alla Sorbona in artibus, fregiandosi dell’appellativo di Doctor Parisiensis e, in seguito frequentò l’Università di Salamanca, dove sembra abbia di nuovo conseguito il dottorato. Fa tappa a Napoli, per raggiungere in seguito Soleto.  Tornato in patria e dedicatosi all’insegnamento della lingua, delle lettere greche e della filosofia nel Salento, riunì intorno a sé un gruppo di scolari, promuovendo all’interno della sua scuola il rinnovamento delle humanae litterae. Furono suoi discepoli Francesco Cavoti, Antonio Arcudi, Quinto Mario Corrado, Francesco Scarpa ed altri di cui si hanno notizie frammentarie e lacunose. Nel 1566 il suo nome figura a Otranto in un documento attestante un processo beneficiale per un’escussione testimoniale. Nel 1567 dimorò a Soleto, spostandosi anche a Taranto al seguito del marchese di Trevico, Ferrante Loffredo, governatore di Terra d’Otranto. Fu coinvolto nel processo inquisitoriale contro Niccolò Franco, la deposizione del quale offre ragguagli sulla sua vicenda biografica, in base ad alcune confidenze ricevute da Gerolamo Santacroce. Fu uomo famoso nelle lettere greche e nell’astrologia giudiziaria, molto conosciuto a Napoli, che negava la potestà del pontefice, mettendo in discussione anche il sacrificio della messa e della comunione e tutti gli altri articoli della fede -- Mercati. È inquisito per eresia e poi liberato. I documenti riguardo alla decisione della Congregatio Romanae et Universalis Inquisitionis relativa all’imputato ‘hidruntino’ Matteo Tafuri sono lacunosi e incompleti. Le uniche annotazioni riguardano la diocesi, l’imputato e un’opera anonima di astrologia giudiziaria data alle stampe dall’autore «con l’ingiunzione che l’imputato non si serva di quella in futuro, sed pro praeterito non puniatur -- Nestola.  T. risiedette stabilmente nel suo luogo natale fino alla morte.  L’adesione alle dottrine esoteriche e le seduzioni per la filosofia della natura nelle sue implicazioni magico-astrologiche, nonché la negazione di alcuni articoli della fede cristiana, gli procurarono la fama di mago e negromante, l’accusa di eresia. Si accostò affascinato alle ‘scienze’ occulte, ai misteri platonici e alla sapienza dei prisci theologi, da Orfeo a Pitagora a Platone, conciliando questa tradizione con il neoplatonismo di derivazione sia greca sia latina, per approdare alla teologia cristiana ritenuta il culmine di un processo iniziatico che conduce alla Rivelazione. Scrisse di filosofia, di magia naturale, di astrologia e fisiognomica, ma tutte le sue opere sono andate perdute. Sopravvivono, entrambi manoscritti e ancora inediti, un Pronostico scoperto nella Biblioteca della Badia di Cava dei Tirreni da Giorgio Fulco e un commento agli Inni Orfici, di cui è latore il codice Vaticano greco 2264, non autografo, composto da 203 carte rv., copiato a Napoli per mano di Cavoti e ritrovato da André Jacob agli inizi degli anni Ottanta.  Fonti e Bibl.: Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana, Vaticano greco, Napoli (Commento agli Inni orfici); Cava de’ Tirreni, Biblioteca della Badia della Ss. Trinità, ms. VI.G.1, 1571, f. 3 v. (Pronostico del nascimento Del Tufo); Napoli, Biblioteca nazionale, B. Chioccarello, De illustribus scriptoribus qui in Civitate et Regno Neapolis ab urbe condita ad annum usque MDCXXXXVI floruerunt, ms. XVI. A. 28, cc. 81v.-82v. (Neapoli 1780); Mariani Sancti, Barolitani, Philosophi ac Medici celeberrimi [...] Commentaria nuper in lucem aedita in Avicennae textum [...] De calvariae curatione, Venetiis 1543; L. Gaurici Geophonensis Episcopi Civitatensis, Tractatus astrologicus [...], Venetiis MDLII, c. 80 rv; Baptistae Portae Neapolitani Coelestis Physiognomoniae libri sex. Unde quis facile ex humani vultus extima inspectione, poterit ex conjectura futura praesagire, in quibus etiam astrologia refellitur, et inani set immaginaria demonstratur, Neapoli 1603; Q. Marii Corradi Epistolarum libri VIII, Index eorum, ad quos missae sunt epistolae, Epistola, Venetiis.  G. Gabrieli, Bartolomeo Chioccarello e la biografia degli scrittori napoletani nel sec. XVII, in Rendiconti della Reale Accademia nazionale dei Lincei. Cl. di scienze morali, storiche e filologiche, IV (1929), pp. 622-624; A. Mercati, I Costituti di Niccolò Franco dinanzi l’Inquisizione di Roma, Città del Vaticano 1955, pp. 51 s.; P. Canart, Un copiste expansif. Jean Sévère de Lacédémone, in Studia codicologica, a cura di K. Treu, Berlin 1977, p. 136; G. Papuli - G. Di Mitri, IV Centenario della morte di M. T., Galatina, pp. 1-29; G. Fulco, Echi autobiografici, relazioni intellettuali e cultura astrologica in un opuscolo manoscritto in volgare di M. T. del 1571, Relazione presentata al Convegno organizzato a Soleto nel 1992 in occasione del V centenario della nascita di Matteo Tafuri, del quale non furono mai pubblicati gli Atti, s.l. né d.; G. Luigi Di Mitri, Le ricerche su M. T., mago ed eretico salentino. Bilancio degli studi recenti, in Aprosiana; P. Nestola, La riforma in Terra d’Otranto: tra ritardi e aspettative, in Nuova Messapia, IX (2005), pp. 20 s.; L. Rizzo, Il pensiero di M. T. nella tradizione del Rinascimento meridionale, Roma 2014.Versatile e bizzarro ingegno, che dopo studi a Napoli e la Sorbona si ritira nel natio, dove ha un cenacolo di allievi filosofi dell’accademia esoterica. Il Socrate di Soleto è una personalità eclettica ed un affascinante intellettuale, amante della conoscenza e studioso e di molteplici campi della filosofia: alchimia, astronomia, astrologia, medicina, fisiognomica, e magia naturale. Al centro dei suoi interessi vi e lo studio dei fenomeni della natura, l'anima del mondo, il miracolo, le meraviglie del creato e l'unicità irripetibile di ogni essere umano. Considerato alla stregua di un nostradamus salentino è onorato e temuto per le sue capacità divinatorie e fisiognomiche tanto da attribuirgli demonologici. Un suo ritratto col rosso copricapo della Sorbona si trova nel dipinto ad opera del galatinese Rosario nella navata sinistra della chiesa Matrice di Soleto. Sepolto dapprima nella chiesetta di S. Lorenzo delli T. adiacente alla sua abitazione e poi, dopo la demolizione della cappella nel monastero di S. Nicola in una cassa di legno con lo stemma della famiglia. Sull'architrave della sua casa natale è inciso il motto, Humile so et humilta me basta/dragon diventaro se alcun me tasta. Con quest'iscrizione esprime e manifesta a chiunque passasse dalla sua dimora la sua mite natura caratteriale, mortificata dalle ingiurie e maldicenze in conseguenza delle quali puo trasformarsi, ironicamente, attraverso alchimia e magia, in un dragone. Nella Soleto e diffusa la consuetudine di incidere sulle architravi delle finestre, sui cornicioni dei balconi o all'interno di uno stemma, delle epigrafi con la finalità di motto. Un proverbio, una citazione, un passo letterario, filosofico, o religioso, e un pensiero personale descriveno la personalità e le attitudini del padrone di casa o invitano il passante a riflettere su un tema o un monito saggio e profondo. Lo stemma della famiglia, presente sulla porta della casa natia, è costituito da un albero di quercia con due fulmini che si scagliano contro ma non lo colpiscono. Un'aquila bicipite scolpita sopra fa pensare ad un'origine albanese della famiglia. Infatti molte famiglie albanesi e greche di confessione cristiano-ortodossa e cattolica sono costrette a fuggire ed alcune emigrarono nel Salento a causa dell'avanzata dei turchi che occupano i loro territori. Del salentin suol gloria ed onore, lo define Tommasi. E davvero egli e, tra i filosofi che fioreno in Puglia ben noto. Partito da Soleto per Napoli per approfondirsi nella matematica dopo la preparazione ricevuta a Zollino da Stiso, vi torna famoso e pieno di gloria. Desideroso solo di pace, apre una scuola di filosofia. Tra i suoi allievi:  CAVAZZA, VERNALEONE, SCARPA, e CORRADO. Assiduo verso gl’infermi, è anche di modello coi suoi saggi, di ammirazione e rispetto coi suoi consulti e dalla ignoranza popolana ritenuto un mago perché cultore di scienze inusitate quali l'astronomia e l'astrologia. Tornando da Padova, cioè dai più grandi centri culturali del tempo, solle certo le gelosie interessate di coloro che non sanno rassegnarsi al suo prestigio professionale. A ciò si aggiunse il vigile sospetto della curia arcivescovile messa sull'avviso dal concilio di Trento. Egli che porta per tutte parti l'amore per il suolo natio col nome di Matteo da Soleto, proprio in patria ha a difendersi da accuse di stregoneria come spesso avviene a chi, filosofo, si rende filantropo. È più volte interrogato per le sue capacità di previsione del futuro divinatorie ma è sempre rilasciato innocente.  Il codice vaticano è testimonianza pressoché l'unica superstite del suo impegno speculativo. Da questo capostipite molti furono i T. medici o giureconsulti che da Soleto trasferirono poi la loro residenza a Gallipoli, Nardò e Lecce Galatone. Così troviamo nel Liber baptesimorum dell'archivio parrocchiale di Soleto un clericus physicus Honofrius Taphurus filius eccellentissimi doctori Francisci che è padrino al battesimo di Carrozzini. Il pronipote di Onofrio, Vincenzo Maria e sindaco di Gallipoli  mentre il fratello di Onofrio, dottore in giurisprudenza, vive presso la corte di Napoli. Svariati giureconsulti, medici e sindaci a Lecce e Galatone. Ricordiamo, non per ultimo, Manni, La guglia, Galante, Nuove rivelazioni da un manoscritto, in 'Il filo di aracne'  -- Galatina, l'astrologo, Bernari  Istoria scrittori Regno di Napoli, Bernari. Bernari, Il mago di Soleto: T., Milano, Tommasi; G. B., Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, Napoli, del Balzo di Presenzano, A., I del Balzo ed il loro tempo, Napoli, Manni, Guida di Soleto, Galatina, Manni, La guglia di Soleto, Galatina, Manni, La guglia, l'astrologo, la macàra, Galatina, Montinari, Soleto, Fasano, T., G. B., Istoria degli scrittori del regno di Napoli, Napoli, Bacca, Personaggi del sole culturale, Lecce Alchimia Galatina Giovanni Battista Della Porta Orsini Orsini Del Balzo Guglia di Raimondello Soleto. Nome compiuto: G. B. Tafuri. Matteo Tafuri. -- Manfredo Tafuri was not born in Soleto --. Tafuri. Tafuri, Matteo Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo Edizioni CLORI | Firenze T. (Soleto/Lecce, - Soleto) è stato un filosofo, naturalista, medico e astrologo. A Napoli fu sodale di Giovan Vincenzo e Giovan Battista Della Porta, partecipando alle attività dell'Accademia dei Segreti e fece parte, pare, della cerchia riunita intorno a Juan de Valdés.  Sommario Cenni biografici Opere Bibliografia Nota bene Cenni biografici Matteo Tafuri, discendente da una famiglia di origini albanesi appartenente ad una comunità "greca" del Salento, nacque nel 1492 a Soleto e ivi morì intorno al 1584, secondo la testimonianza del Gaurico presente nel quarto trattato del suo libro Nativitatum. Dopo aver trascorso i primi anni della sua vita fra Soleto e Zollino, dove si giovò del magistero di Sergio Stiso, alla scuola del quale apprese le lettere greche e latine, mosso dall’esigenza di ampliare i propri orizzonti speculativi e dal desiderio di acquisire nuove conoscenze, raggiunse Napoli per studiare matematica, medicina, magia naturale, astrologia e fisiognomonia. Senz’altro qui conseguì la laurea in artibus. Perseguitato dagli inglesi per 45 anni con falsi testimoni, accusato di eresia e imprigionato a Roma per quindici mesi, fu inquisito e processato. I suoi libri stampati in "stamperie proibite" furono bruciati e «con l’habito de la scientia d’astrologia», formulò pronostici. Filosofo e astrologo, «bonum graece linguae praeceptorem» secondo la testimonianza dell’umanista Quinto Mario Corrado, raffinato interprete della fisiognomica, coltivò l’interesse per le scienze occulte, l’esoterismo e, in particolare, l’orfismo e l’ermetismo. A Napoli partecipò ai vivaci dibattiti intorno alle liceità delle discipline magico-astrologiche insieme con Francesco Maurolico, Giovanni Abioso da Bagnolo e Giovan Paolo Vernaleone, tutti autori di vaticini e profezie. Sodale e interlocutore privilegiato di Giovan Vincenzo Della Porta entrò a far parte dell’Accademia dei Segreti. Fu Giovan Battista Della Porta a tessere le sue lodi nella Coelestis Phisiognomia, ricordandolo come l’unica auctoritas a lui coeva fra i cultori ed esperti dell’arte fisiognomica: «…Mathaeum Taphurium de Soleto, virum in omni doctrinarum genere extra aliam positum, qui inter alias, adeo in hac arte celebriter eminebat, ut solo aspectu mortes, vitae discrimina et eventum tempora extemplo tam veraciter pronunciaret, ut in stuporem potius, quam in suae portentosae artis aemulationem converserit» (Ioannis Baptistae Portae Neapolitani, 1603). Egli, ponendo in risalto l’arte profetica di Tafuri, sottolineò la sua straordinaria capacità di avvertire e presagire i segni degli avvenimenti futuri, nonché la sua abilità nel formulare pronostici e profezie. La testimonianza del Chioccarello, in particolare, lo ritrae come massimo esponente della "Magica Arte" e della "segreta filosofia". Tafuri, dopo Zoroastro e Simon Mago, è degno di essere ricordato fra i cultori di astrologia giudiziaria, a causa della quale fu accusato di eresia, non risparmiandosi l’inimicizia della Chiesa Romana. Egli celebra, inoltre, la conoscenza da parte del Tafuri delle lingue classiche e delle dottrine filosofiche, la sua perizia nell’arte medica e nella scienza matematica e di tutte quelle discipline che hanno attinenza con il sapere esoterico e con l’arte divinatoria. Riconosce al filosofo il merito di una traduzione dal greco in latino del Quadripartito di Tolomeo e della composizione di numerosi commentari, opere tutte perdute, ma che gli hanno assicurato l’appellativo di "Tolomeo redivivo", quasi a voler sottolineare il debito contratto con chi ha reso comprensibile e intelligibile l’opera di Tolomeo (Chioccarello, 1780). Nel 1526 è menzionato accanto a Luca Gaurico, Paolo Semproniano e Leon Battista Ambrosio fra i cultori di astrologia giudiziaria e di fisiognomonia, di scienze sulla base delle quali si può conoscere la struttura degli organi interni, (Mariani Sancti, Commentaria de Avicennae textu "De Calvariae curatione", 1543). Sembra che a Napoli in un ambiente in cui pullulavano istanze esoteriche e filoluterane abbia anche fatto parte della cerchia riunita intorno a Juan de Valdés. Frequentò gli Studia più prestigiosi della Penisola e dei paesi d’Oltralpe, Ferrara, Padova, partecipando ai dibattiti che animavano i circoli intellettuali del tempo, al fianco di celebri esponenti delle discipline mediche e dell’astrologia. La sua fama si diffuse un po’ ovunque in Italia e in Europa. A Venezia al seguito di personaggi eminenti del governo della Serenissima, ebbe occasione di pronunciarsi su alcune contese e di fare pronostici. La vivace disputa intrattenuta con l’astrologo Luca Gaurico, conosciuto a Napoli, relativa ad una profezia formulata nel 1523 in un Pronostico sull’esito della guerra fra Francesco I e gli Spagnoli lo espose ai sospetti dell’Inquisizione. L’astrologo salernitano, divenuto augur verissimus per l’esito favorevole degli Spagnoli, gli dedicò un profilo sinistro denso di presagi. La disputa con Luca Gaurico fece accrescere la sua fama di negromante. Si rifugiò presso l’ambasciatore d’Inghilterra a Venezia, Lorenzo Orio, per sfuggire alle calunnie dei suoi avversari, ma soprattutto per eludere le accuse di eresia, a causa delle sue tesi contrarie alla fede cristiana e dell’adesione alle discipline magico-astrologiche. A Venezia già in sospetto dell’Inquisizione subì un processo per eresia e fu imprigionato, ma grazie all’autorevole intervento dello stesso Pontefice fu scarcerato. Nel 1541 fece tappa a Roma, come è testimoniato dal prestito di un manoscritto presso la Biblioteca Vaticana (Canart). A Roma fu accusato di eresia per aver professato dottrine contrarie all’ortodossia cattolica, fu processato e imprigionato dal marzo del 1569 fino alla metà dell’anno 1570, per circa quindici mesi. La sua triste esperienza romana è raccontata nell’Incipit del Pronostico da lui scritto nel 1571 e dedicato ai figli del marchese di Lavello, Don Giovanni Del Tufo, illustre rappresentante dell’aristocrazia della Basilicata. Assolto dal Sant’Uffizio, il tribunale di Re Filippo, con due decreti, è riconosciuto innocente (Pronostico del nascimento Del Tufo, f. 3 v.). Si addottorò in seguito alla Sorbona in artibus, fregiandosi dell’appellativo di Doctor Parisiensis. Frequentò l’Università di Salamanca, dove sembra anche abbia insegnato. Fece ritorno a Napoli, prima di raggiungere Soleto, dove trascorse gli ultimi anni della sua drammatica esistenza in solitudine e appartato, lontano dalla malefica lingua dei suoi detractores. Qui diventò precettore di lingua greca e di filosofia di un gruppo di scolari, promuovendo all’interno della sua "scuola" il rinnovamento delle humanae litterae. Coinvolto nel processo inquisitoriale contro Niccolò Franco, accrebbe intorno a lui la fama di esperto di astrologia giudiziaria e di eretico per aver negato la Potestà del Pontefice ed aver messo in discussione il sacrificio de la Messa e de la comunione e tutti gli altri articoli de la fede (Mercati, 1955). Le accuse di aver messo in discussione alcuni articoli della fede, di aver esercitato le arti magiche, nonché di essere perito di astrologia giudiziaria hanno influenzato negativamente la "fortuna" che si sarebbe prefigurata in lui, diffamando e screditando la sua figura. La Congregatio Romanae et Universalis Inquisitionis riporta soltanto qualche annotazione riguardante l’imputato "hidruntino" Matteo Tafuri, relativa alla diocesi, al suo nome e ad un’opera anonima di astrologia giudiziaria data alle stampe dall’autore «con l’ingiunzione che l’imputato non si serva di quella in futuro, sed pro praeterito non puniatur, (Nestola, 2005). In realtà Tafuri fu eretico nel senso di ribelle ad ogni forma di comunione ecclesiastica, partecipe alla riforma religiosa, lontano da preoccupazioni di ortodossia cattolica, sempre alla ricerca di una teologia cristiana pura, di una religione universale, che si realizzasse nella fides e nella justitia. Delle sue opere, di filosofia, di magia naturale, di astrologia e fisiognomica, restano soltanto i titoli e due manoscritti, ancora inediti, un Pronostico scoperto nella Biblioteca della Badia di Cava dei Tirreni da Fulco e un Commento agli Inni Orfici, tramandato dal Codice Vaticano greco 2264, vergato a Napoli per mano di Francesco Cavoti nel 1537 e scoperto da Jacob negli anni 80 del secolo scorso (Jacob). Un coacervo di episodi leggendari gettano ombra sulla sua immagine. Si narra che per la sua abilità di presagire gli eventi futuri, di formulare oroscopi e di fare pronostici, per gli strani poteri magici e occultistici abbia risvegliato la fantasia popolare, specialmente quella delle popolazioni rurali, che lo hanno scorto come un ribelle e un seduttore che improvvisamente può far discendere dal cielo gli angeli e richiamare dall’inferno i diavoli ad illuminare o ad oscurare gli interrogativi dell’uomo. Per i più fu ritenuto nemico del Cristianesimo, evocatore di demoni, per altri, invece, un innovatore che interpretò la teologia cristiana secondo una prospettiva laica. Della sua attività resta soltanto un’eco fra i suoi discepoli e un profondo silenzio: da qui il fiorire di leggende sul suo conto, da quella in cui si racconta che il "mago" abbia assistito a tre messe nello stesso momento, a Roma, a Santo Stefano di Compostela e a Soleto, a quella in cui si narra che egli abbia esercitato le sette arti liberali con l’aiuto di sette dèmoni chiusi in un’ampolla, a quella della costruzione del Campanile di Soleto in una sola notte, a quella delle tante predizioni che avrebbe fatto su episodi e avvenimenti futuri, compresa la vittoria di Lepanto ad opera di Don Giovanni d'Austria. Secondo una testimonianza riportata dal Chioccarello il Tafuri fu davvero consultato per le sue qualità di astrologo da Don Giovanni d’Austria e dal suo séguito prima della battaglia di Lepanto, dopo la quale, lo stesso condottiero, uscitone vittorioso, o alcuni suoi delegati, si sarebbero recati a Soleto in visita di ringraziamento dal mago.
La stessa costruzione del campanile di Soleto, cioè di una torre quadrata, ricordo del dominio sulla contea soletana di Raimondo Del Balzo Orsini e da questi commissionata all’architetto Francesco Colaci da Surbo, è legata ad una leggenda, secondo la quale essa sarebbe stata eretta dai diavoli evocati dai poteri negromantici del Tafuri. Si racconta che il "mago" abbia radunato diavoli e streghe, che, in una sola notte, trasportando sotto la pioggia e il vento capitelli e cornici, avrebbero costruito quasi per intero la torre. La costruzione della torre sarebbe dovuta essere ultimata prima del canto del gallo, ma, avendo questo cantato prematuramente, l’incantesimo si sarebbe infranto e quattro diavoli, ricurvi sotto il peso dei macigni sarebbero rimasti pietrificati, trasformati in grifoni ai quattro angoli della torre, come, d’altronde, si può tuttora osservare guardando le facciate della guglia.  Opere Commento agli Inni orfici, in Manoscritto Vaticano greco 2264, Napoli 1537. Pronostico del nascimento Del Tufo, in Manoscritto VI.G.1, Biblioteca della Badia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni 1571. Bibliografia Mariani Sancti, Barolitani, Philosophi ac Medici celeberrimi … Commentaria nuper in lucem aedita in Avicennae textum … De calvariae curatione, Venetiis 1543. L. Gaurici Geophonensis Episcopi Civitatensis Tractatus astrologicus …Venetiis MDLII, ff. 80 r-v. Baptistae Portae Neapolitani, Coelestis Physiognomoniae libri sex. Unde quis facile ex humani vultus extima inspectione, poterit ex conjectura futura praesagire, in quibus etiam astrologia refellitur, et inani set immaginaria demonstratur, Neapoli 1603. Q. Marii Corradi Epistularum libri VIII, Index eorum, ad quos missae sunt epistolae, Epistola, Venetiis, Chioccarello, De illustribus scriptoribus qui in Civitate et Regno Neapolis ab urbe condita ad annum usque MDCXXXXVI floruerunt, ms. XVI. A. 28, f. 81v.-82v. della Nazionale di Napoli (Neapoli 1780). G. Gabrieli, Bartolomeo Chioccarello e la biografia degli scrittori napoletani nel sec. XVII, in «Rendiconti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei». Classe di scienze morali, storiche e filologiche, IV (1929), pp. 622-24. A. Mercati, I Costituti di Niccolò Franco (1568-1570) dinanzi l’Inquisizione di Roma, in «Studi e Testi», v. 178, Città del Vaticano 1955, pp. 51-52. P. Canart, Un copiste expansif: Jean Sévère de Lacédémone, in «Studia codicologica». Texte und unterschungen zur Geschichte Der Altchristlichen Literatur Bregündet von O. von Harnack Band (124), a cura di K. Treu, Berlin 1977, p. 136. A. Jacob, Un nouveau manuscrit des hymnes orphyques et son copiste. François Cavoti de Soleto, in «L’Antiquité classique». Repertorium der griechischen Kopisten 800-1600, a cura di E. Gamillscheg, D. Harlfinger e H. Hunger, voll. 3 (1981-1989), Wien 1981, v. I 3 a, p. 210. G. Papuli, G. Di Mitri, IV Centenario della morte di Matteo Tafuri, Galatina s. d. [1986], pp. 1-29. G. Fulco, Echi autobiografici, relazioni intellettuali e cultura astrologica in un opuscolo manoscritto in volgare di Matteo Tafuri del 1571, Relazione presentata al Convegno organizzato a Soleto nel 1992 in occasione del V centenario della nascita di Matteo Tafuri, del quale non furono mai pubblicati gli Atti, s.l né d. G. Di Mitri, Le ricerche su Matteo Tafuri, mago ed eretico salentino. Bilancio degli studi recenti, in «Aprosiana», IX, 2001, pp. 147-58. P. Nestola, La riforma in Terra d’Otranto: tra ritardi e aspettative, in «Nuova Messapia», IX, 2005, pp. 20-21. L. Rizzo, Il pensiero di Matteo Tafuri nella tradizione del Rinascimento meridionale, Roma, Rizzo, Il commento filosofico in Terra d’Otranto: un commento apò fonés del XVI secolo agli Inni orfici, in «Rivista di Studi sull’Oriente Cristiano», 22, 2018, a cura di L. Rizzo e S. Parenti, pp. 73-84. Nota bene La presente voce è inclusa nell'ambito di un progetto, condiviso dai portali Ereticopedia e Storia della Campania, mirante alla costruzione collaborativa di un Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo. La versione della voce qui pubblicata si concentra in particolare sulla tendenze eterodosse presenti nel pensiero di Matteo Tafuri; per un maggiore approfondimento, invece, del suo contributo allo sviluppo delle scienze naturali si rinvia alla versione della voce pubblicata alla pagina http://www.storiadellacampania.it/dssnn:tafuri-matteo.  Article written by Luana Rizzo | Ereticopedia.org © 2019  et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos invidia inter dum contemptim in Tartara taetra invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque [Lucretius, "De rerum natura", lib. V]. Tafuri, Matteo Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo  matteo-tafuri-09893c8b-cdb0-43e0-86bf-377124835fb-resize-750.jpeg Matteo Tafuri (Soleto, 1492 - Soleto, ca. 1584), originario della Terra d'Otranto, fu matematico, medico, fisionomo ed esperto nelle arti divinatorie. A Napoli partecipò ai dibattiti scientifici in atto nel circolo dei fratelli Della Porta e fece parte, pare, della cerchia riunita intorno a Juan de Valdés.  Sommario Cenni biografici Contributo alle scienze naturali in Napoli Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale Bibliografia Opere di Matteo Tafuri Studi Cenni biografici Matteo Tafuri, discendente da una famiglia di origini albanesi appartenente ad una comunità “greca” del Salento, nacque nel 1492 a Soleto e ivi morì intorno al 1584, secondo la testimonianza del Gaurico presente nel quarto trattato del suo libro Nativitatum. Dopo aver trascorso i primi anni della sua vita fra Soleto e Zollino, dove si giovò del magistero di Sergio Stiso, alla scuola del quale apprese le lettere greche e latine, mosso dall’esigenza di ampliare i propri orizzonti speculativi e dal desiderio di acquisire nuove conoscenze, raggiunse Napoli per studiare matematica, medicina, magia naturale, astrologia e fisiognomonia. Perseguitato dagli inglesi per 45 anni con falsi testimoni, accusato di eresia e imprigionato a Roma per quindici mesi, fu inquisito e processato. Filosofo e astrologo, “bonum graece linguae praeceptorem” secondo la testimonianza dell’umanista Quinto Mario Corrado, raffinato interprete della fisiognomica, coltivò l’interesse per le scienze occulte, l’esoterismo e, in particolare, l’orfismo e l’ermetismo. Frequentò gli Studia più prestigiosi della Penisola e dei paesi d’Oltralpe, Ferrara, Padova, partecipando ai dibattiti che animavano i circoli intellettuali del tempo, al fianco di celebri esponenti delle discipline mediche e dell’astrologia. La sua fama si diffuse un po’ ovunque in Italia e in Europa. A Venezia al seguito di personaggi eminenti del governo della Serenissima, ebbe occasione di pronunciarsi su alcune contese e di fare pronostici. La vivace disputa intrattenuta con l’astrologo Luca Gaurico, conosciuto a Napoli, relativa ad una profezia formulata nel 1523 in un Pronostico sull’esito della guerra fra Francesco I e gli Spagnoli lo espose ai sospetti dell’Inquisizione. L’astrologo salernitano, divenuto augur verissimus per l’esito favorevole degli Spagnoli, gli dedicò un profilo sinistro denso di presagi. La disputa con Luca Gaurico fece accrescere la sua fama di negromante. Si rifugiò presso l’ambasciatore d’Inghilterra a Venezia, Lorenzo Orio, per sfuggire alle calunnie dei suoi avversari, ma soprattutto per eludere le accuse di eresia, a causa delle sue tesi contrarie alla fede cristiana e dell’adesione alle discipline magico-astrologiche. A Venezia già in sospetto dell’Inquisizione subì un processo per eresia e fu imprigionato, ma grazie all’autorevole intervento dello stesso Pontefice fu scarcerato. Nel 1541 fece tappa a Roma, come è testimoniato dal prestito di un manoscritto presso la Biblioteca Vaticana (Canart, 1977). A Roma fu accusato di eresia per aver professato dottrine contrarie all’ortodossia cattolica, fu processato e imprigionato dal marzo del 1569 fino alla metà dell’anno 1570, per circa quindici mesi. La sua triste esperienza romana è raccontata nell’Incipit del Pronostico da lui scritto nel 1571 e dedicato ai figli del marchese di Lavello, Don Giovanni Del Tufo, illustre rappresentante dell’aristocrazia della Basilicata. Assolto dal Sant’Uffizio, il tribunale di Re Filippo, con due decreti, è riconosciuto innocente (Pronostico del nascimento Del Tufo, f. 3 v.). Si addottorò in seguito alla Sorbona in artibus, fregiandosi dell’appellativo di Doctor Parisiensis. Frequentò l’Università di Salamanca, dove sembra abbia anche insegnato. Fece ritorno a Napoli, prima di raggiungere Soleto, dove trascorse gli ultimi anni della sua drammatica esistenza in solitudine e appartato, lontano dalla malefica lingua dei suoi detractores. Qui diventò precettore di lingua greca e di filosofia di un gruppo di scolari, promuovendo all’interno della sua “scuola” il rinnovamento delle humanae litterae. Delle sue opere, di filosofia naturale, di magia naturale, di astrologia e fisiognomica restano soltanto i titoli e due manoscritti, un Pronostico, ancora inedito, scoperto nella Biblioteca della Badia di Cava dei Tirreni da Fulco e un Commento agli Inni Orfici, tramandato dal Codice Vaticano greco 2264, vergato a Napoli per mano di Francesco Cavoti nel 1537 e scoperto da Jacob negli anni ‘80 del secolo scorso (Jacob, 1983) del quale è stata pubblicata una prima parte.  Contributo alle scienze naturali in Napoli A Napoli partecipò ai vivaci dibattiti intessuti intorno alle discipline magico-astrologiche insieme ai matematici Francesco Maurolico, Giovanni Abioso da Bagnolo e Giovan Paolo Vernaleone. Giovanni Abioso fu maestro di Giovan Vincenzo Della Porta e di Matteo Tafuri, con i quali condivise l’interesse per le matematiche e la medicina. Abioso figura accanto a Giovan Vincenzo Della Porta e a Matteo Tafuri «nel gruppo di astrologi e scienziati […] penetrato di fermenti di insofferenza religiosa nonché di una cultura magico-astrologica» operoso nel contesto partenopeo (Badaloni, 1960, 685). Matteo Tafuri, sodale e interlocutore privilegiato di Giovan Vincenzo Della Porta frequentò assiduamente il circolo intellettuale di casa Della Porta. Fu il celebre mago e naturalista Giovan Battista Della Porta, fratello minore di Giovan Vincenzo, a tessere le sue lodi nella Coelestis Physiognomonia, ricordandolo come l’unica auctoritas a lui coeva fra i cultori ed esperti dell’arte fisiognomica:  «…Mathaeum Taphurium de Soleto, virum in omni doctrinarum genere extra aliam positum, qui inter alias, adeo in hac arte celebriter eminebat, ut solo aspectu mortes, vitae discrimina et eventum tempora extemplo tam veraciter pronunciaret, ut in stuporem potius, quam in suae portentosae artis aemulationem converserit» (Ioannis Baptistae Portae Neapolitani, 1603).  Della Porta, ponendo in risalto l’arte profetica di Tafuri, sottolineò la sua straordinaria capacità di avvertire e presagire i segni degli avvenimenti futuri, nonché la sua abilità nel formulare pronostici e profezie. Già nel 1526, Tafuri è menzionato accanto a Luca Gaurico, Paolo Semproniano e Leon Battista Ambrosio fra i cultori di astrologia giudiziaria e di fisiognomonia, scienze sulla base delle quali si può conoscere la struttura degli organi interni, (Mariani Sancti, Commentaria de Avicennae textu "De Calvariae curatione", 1543). Sembra che a Napoli, in un ambiente in cui pullulavano istanze esoteriche e filo luterane, Tafuri abbia anche fatto parte della cerchia riunita intorno a Juan de Valdés.  Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale Le accuse di aver criticato alcuni articoli della fede, di aver esercitato le arti magiche, nonché di essere perito di astrologia giudiziaria hanno influenzato negativamente la sua fortuna, diffamandone e screditandone l’immagine. In realtà Tafuri fu eretico nel senso di ribelle ad ogni forma di autorità ecclesiastica, partecipe alla riforma religiosa, lontano da preoccupazioni di ortodossia cattolica, sempre alla ricerca di una teologia cristiana pura, di una religione universale, che si realizzasse nella fides e nella iustitia. Nel 1780 Chioccarello ritrae Tafuri come massimo esponente della “Magica Arte” e della “segreta filosofia”. Egli celebra la conoscenza da parte del Tafuri delle lingue classiche e delle dottrine filosofiche, la sua perizia nell’arte medica e nella scienza matematica e di tutte quelle discipline che hanno attinenza con il sapere esoterico e con l’arte divinatoria. Riconosce al filosofo il merito di una traduzione dal greco in latino del Quadripartito di Tolomeo e della composizione di numerosi commentari, opere tutte perdute, ma che gli hanno assicurato l’appellativo di “Tolomeo redivivo”, quasi a voler sottolineare il debito contratto con chi ha reso comprensibile e intelligibile l’opera di Tolomeo (Chioccarello, 1780).  Nonostante tale giudizio, un coacervo di episodi leggendari getta a lungo ombra sulla sua immagine, costruendo, a livello popolare, una solida, quanto ingenerosa, fama di mago negromante. Della sua attività autentica resta soltanto un’eco fra i discepoli, come nel caso emblematico del medico Francesco Scarpa e un profondo silenzio: da qui il fiorire di leggende sul suo conto, da quella in cui si racconta che il “mago” abbia assistito a tre messe nello stesso momento, a Roma, a Santo Stefano di Compostela e a Soleto; a quella in cui si narra che egli abbia esercitato le sette arti liberali con l’aiuto di sette dèmoni chiusi in un’ampolla; a quella della costruzione del Campanile di Soleto in una sola notte; a quella, infine, delle tante predizioni che avrebbe fatto su episodi e avvenimenti futuri, compresa la vittoria di Lepanto ad opera di Don Giovanni d’Austria. Secondo una testimonianza riportata dal Chioccarello, il Tafuri fu davvero consultato per le sue qualità di astrologo da Don Giovanni d’Austria e dal suo séguito prima della battaglia di Lepanto, dopo la quale, lo stesso condottiero, uscitone vittorioso, o alcuni suoi delegati, si sarebbero recati a Soleto in visita di ringraziamento dal mago. La stessa costruzione del Campanile di Soleto, cioè di una torre quadrata, ricordo del dominio sulla contea soletana di Raimondo Del Balzo Orsini e da questi commissionata all’architetto Francesco Colaci da Surbo, è legata ad una leggenda, secondo la quale essa sarebbe stata eretta dai diavoli evocati dai poteri negromantici del Tafuri. Si racconta che il “mago” abbia radunato diavoli e streghe, che, in una sola notte, trasportando sotto la pioggia e il vento capitelli e cornici, avrebbero costruito quasi per intero la torre. La costruzione della torre avrebbe dovuto essere ultimata prima del canto del gallo, ma, avendo questo cantato prematuramente, l’incantesimo si sarebbe infranto e quattro diavoli, ricurvi sotto il peso dei macigni sarebbero rimasti pietrificati, trasformati in grifoni ai quattro angoli della torre, come, d’altronde, si può tuttora osservare guardando le facciate della guglia.  Bibliografia Opere di Matteo Tafuri Commento agli Inni orfici, in Manoscritto Vaticano greco 2264, Napoli 1537 [Una prima parte dell'opera, comprendente il commento ai primi ventidue Inni orfici, è stata edita a cura di Luana Rizzo: Matteo Tafuri, Commento agli Inni orfici. Prima edizione assoluta, testo greco a fronte, Milano, Bompiani/Giunti, 2021]. Pronostico del nascimento Del Tufo, in Manoscritto VI.G.1, Biblioteca della Badia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni 1571. Studi Paul Canart, Un copiste expansif: Jean Sévère de Lacédémone, «Studia codicologica». Texte und unterschungen zur Geschichte Der Altchristlichen Literatur Bregündet von O. von Harnack Band (124), a cura di K. Treu, Berlin 1977, p. 136. Bartolomeo Chioccarello, De illustribus scriptoribus qui in Civitate et Regno Neapolis ab urbe condita ad annum usque MDCXXXXVI floruerunt, ms. XVI. A. 28, f. 81v.-82v. della Nazionale di Napoli (Neapoli 1780). Q. Marii Corradi Epistolarum libri VIII, Index eorum, ad quos missae sunt epistolae, Epistola XXXVII, Venetiis. G. Luigi Di Mitri, Le ricerche su Matteo Tafuri, mago ed eretico salentino. Bilancio degli studi recenti, «Aprosiana», IX, 2001, pp. 147-58. Giorgio Fulco, Echi autobiografici, relazioni intellettuali e cultura astrologica in un opuscolo manoscritto in volgare di Matteo Tafuri del 1571, Relazione presentata al Convegno organizzato a Soleto in occasione del V centenario della nascita di T., del quale non furono mai pubblicati gli Atti, s. l. né d. Giuseppe Gabrieli, Bartolomeo Chioccarello e la biografia degli scrittori napoletani nel sec. XVII, «Rendiconti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei». Classe di scienze morali, storiche e filologiche, Lucae Gaurici Geophonensis Episcopi Civitatensis Tractatus astrologicus …Venetiis MDLII, ff. 80 r.-v. André Jacob, Un nouveau manuscrit des Hymnes orphiques et son copiste. François Cavoti de Soleto, «L’Antiquité classique», LII, 1983, pp. 246–254. Mariani Sancti, Barolitani, Philosophi ac Medici celeberrimi … Commentaria nuper in lucem aedita in Avicennae textum … De calvariae curatione, Venetiis 1543. Angelo Mercati, I Costituti di Niccolò Franco dinanzi l’Inquisizione di Roma, «Studi e Testi», v. 178, Città del Vaticano, Nestola, La riforma in Terra d’Otranto: tra ritardi e aspettative, «Nuova Messapia», IX, 2005, pp. 20-21. Giovanni Papuli, G. Luigi Di Mitri, IV Centenario della morte di Matteo Tafuri, Galatina s. d. [1986], pp. 1-29. I. Baptistae Portae Neapolitani, Coelestis Physiognomoniae libri sex. Unde quis facile ex humani vultus extima inspectione, poterit ex conjectura futura praesagire, in quibus etiam astrologia refellitur, et inanis et immaginaria demonstratur, Neapoli 1603. Repertorium der griechischen Kopisten 800-1600, a cura di Ernst Gamillscheg, Dieter Harlfinger e Hunger, Wien, Rizzo, Il pensiero di Matteo Tafuri nella tradizione del Rinascimento meridionale, Roma, Aracne, Rizzo, Il commento filosofico in Terra d’Otranto: un commento ΑΠΟ ΦΩΝHΣ del XVI secolo agli Inni orfici, «Rivista di Studi sull’Oriente Cristiano», 22, 2, 2018, a cura di L. Rizzo e S. Parenti, pp. 73-84. Donato Verardi, La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan Battista Della Porta, Firenze, Firenze ARTICLE WRITTEN BY RIZZO | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2022  Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani. [Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]  CLORI%20Botticelli%20header%203.jpg Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo Storia della Campania. Risorse in rete per la storia del territorio e del patrimonio culturale Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241686 | DOI 10.5281/zenodo.3899882 www.storiadellacampania.it/dssnn ereticopedia.org/dssnnNome compiuto: Matteo Tafuri. Tafuri. Keywords: mago. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Tafuri” – The Swimming-Pool Library.  

 

Commenti

Post popolari in questo blog

LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" -- A-Z A AB

GRICE ITALO A-Z G GI

LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" A-Z A ASS