GRICE ITALO A-Z T TA
Luigi Speranza -- Grice e Tafuri: la ragione
conversazionale del bizarro – la scuola di Soleto -- filosofia pugliese --
filosofia italiana – Luigi Speranza (Soleto). Filosofo pugliese. Filosofo italiano. Soleto, Lecce, Puglia. Discendente
da una famiglia albanese di cui non si conoscono le origini, nasce a Soleto,
uno dei paesi della Grecia salentina, come scrive l’astrologo Gaurico nel thema
natale a lui dedicato nel trattato dell’opera Nativitatum. La sua prima formazione avvenne a Zollino,
nel Salento, presso la scuola di lettere latine di Stiso, sotto il magistero
del quale apprese la conoscenza delle lingue e letterature classiche,
diventando in seguito bonum graece praeceptorem, come lo definì l’umanista
oritano Corrado, suo discepolo -- Corradi, epistola. È filosofo e astrologo,
insigne cultore delle lettere latine, medico e matematico, profondo conoscitore
della scienza di Tolomeo, raffinato interprete della fisiognomica e prodigioso
nell’arte del predire. Trasferitosi a Napoli, studia filosofia, coltivando
l’interesse per le dottrine esoteriche, in particolare, per l’orfismo e il
pitagorismo. Qui si lega con profonda amicizia ad illustri accademici e a
celebri esponenti delle discipline mediche. Il chirurgo Santo da Barletta,
profondamente affascinato dalla sua figura, nella prefazione del trattato
Commentaria de Avicennae textu “De Calvariae curatione”, lo menziona accanto a
Gaurico, Semproniano e Ambrosio fra i cultori di astrologia giudiziaria e di
fisio-gnomonia, di scienze ausiliari per comprendere la struttura degli organi
interni, sulla base dei quali i chirurghi devono operare – Mariani Sancti. Conosce
i fratelli Della Porta e partecipa al vivace dibattito che si sviluppa intorno
alle liceità delle discipline magico-astrologiche insieme con Maurolico, Abioso
da Bagnolo e Vernalione, autori di vaticini e profezie. Entrò a far parte dell’accademia
dei Segreti e suo interlocutore privilegiato fu Giovan Vincenzo, fratello
maggiore di Della Porta, cultore dell’astrologia e dell’alchimia nelle loro
implicazioni teoriche e applicative. Il
dialogo intessuto con i fratelli Della Porta sull’astrologia continuò anche
dopo il suo lungo peregrinare in giro per l’Italia e l’Europa. Traccia degli
anni trascorsi nella città partenopea fu l’elogio a lui dedicato di Tolomeo
redivivo menzionato da Chioccarello. Porta ne tessè le lodi nella Coelestis
Phisiognomia, ricordandolo come l’unica auctoritas a lui coeva fra i cultori ed
esperti dell’arte fisiognomica, utile tanto per la diagnosi del presente quanto
per le predizioni degli eventi futuri. Si
trasferì a Roma, dove intrattenne relazioni con letterati di spicco legati alla
corte di Leone X e di Paolo III. Traccia della sua permanenza a Roma è una
lettera di Lacedemone indirizzata a Aleandro in cui viene menzionato come
celebre esperto di lingua greca -- Canart. Si sposta a Venezia al seguito di
personaggi eminenti del governo della Serenissima, dove ebbe occasione di
pronunciarsi su alcune contese e di formulare pronostici. Nella città lagunare
un’accesa disputa intrattenuta con l’astrologo Gaurico, già conosciuto a Napoli,
relativa a una profezia formulata in un Pronostico sulla guerra fra Francesco I
e gli spagnoli, lo espose ai sospetti dell’Inquisizione. Fu proprio l’astrologo
salernitano, divenuto Augur verissimus per l’esito favorevole degli spagnoli, a
dedicargli un profilo sinistro denso di presagi. Il documento, oltre a
ricostruire i termini della disputa fra i due astrologi e fondere episodi già
accaduti con presagi di sventure avvenire, offre ragguagli sulla permanenza di
Tafuri presso Lorenzo Orio, ambasciatore d’Inghilterra a Venezia, dove si
rifugiò per sfuggire alle calunnie dei suoi avversari, ma soprattutto per
eludere le accuse di eresia, a causa delle sue tesi contrarie alla fede
cristiana e dell’adesione alle discipline magico-astrologiche. Fuggito da
Venezia, peregrinò in Italia, in Europa e all’estero, frequentando gli Studia
più prestigiosi della penisola e dei Paesi d’Oltralpe, Ferrara, Padova, dove
partecipò alle dispute che animarono i circoli letterari del tempo. Dimorò
presso l’amico Guarini, professore di retorica e di poetica a Ferrara. Traccia dell’ospitalità ricevuta dalla
famiglia dei Guarini è una lettera indirizzata da Quinto Mario Corrado a
Guarini, nella quale l’umanista di Oria si raccomanda di preservare Tafuri, suo
precettore di lettere greche, dall’odio dei nemici Britannici. Soggiorna in Inghilterra al seguito
dell’ambasciatore Orio, presso il quale si rifugiò in seguito alle persistenti
accuse di eresia. Sul soggiorno veneziano, a parte qualche sporadica notizia,
grava ancora il peso dell’assenza di documenti. In sospetto dell’Inquisizione,
subì un processo per eresia e fu imprigionato, ma grazie all’autorevole
intervento dello stesso Pontefice fu scarcerato. Nel 1541 fece tappa di nuovo a Roma, come è
testimoniato dal prestito di un manoscritto presso la Biblioteca Vaticana. A
Roma, in una data non ben precisata, fu accusato di eresia e incarcerato per
quindici mesi. La sua triste esperienza romana è raccontata nell’Incipit del
Pronostico da lui scritto e dedicato ai figli del marchese di Lavello, Giovanni
Del Tufo, illustre rappresentante dell’aristocrazia della Basilicata. Come egli
scrisse, fu perseguitato dagli inglesi per quarantacinque anni con falsi
testimoni, accusato di eresia e imprigionato a Roma per quindici mesi. Gli
bruciarono anche una cassa di libri «catholici» stampati in «stamparie
prohibite de tramontani [...] e con l’habito de la scientia d’astrologia»
(Pronostico del nascimento Del Tufo, c. 3v), fece qualche giudizio e
pronostico. Da lì a poco il S. Uffizio lo avrebbe assolto con due decreti,
riconoscendone l’innocenza (ibid.). Negli anni successivi si addottorò alla
Sorbona in artibus, fregiandosi dell’appellativo di Doctor Parisiensis e, in
seguito frequentò l’Università di Salamanca, dove sembra abbia di nuovo
conseguito il dottorato. Fa tappa a Napoli, per raggiungere in seguito
Soleto. Tornato in patria e dedicatosi
all’insegnamento della lingua, delle lettere greche e della filosofia nel
Salento, riunì intorno a sé un gruppo di scolari, promuovendo all’interno della
sua scuola il rinnovamento delle humanae litterae. Furono suoi discepoli
Francesco Cavoti, Antonio Arcudi, Quinto Mario Corrado, Francesco Scarpa ed
altri di cui si hanno notizie frammentarie e lacunose. Nel 1566 il suo nome
figura a Otranto in un documento attestante un processo beneficiale per
un’escussione testimoniale. Nel 1567 dimorò a Soleto, spostandosi anche a
Taranto al seguito del marchese di Trevico, Ferrante Loffredo, governatore di
Terra d’Otranto. Fu coinvolto nel processo inquisitoriale contro Niccolò
Franco, la deposizione del quale offre ragguagli sulla sua vicenda biografica,
in base ad alcune confidenze ricevute da Gerolamo Santacroce. Fu uomo famoso
nelle lettere greche e nell’astrologia giudiziaria, molto conosciuto a Napoli,
che negava la potestà del pontefice, mettendo in discussione anche il
sacrificio della messa e della comunione e tutti gli altri articoli della fede --
Mercati. È inquisito per eresia e poi liberato. I documenti riguardo alla
decisione della Congregatio Romanae et Universalis Inquisitionis relativa
all’imputato ‘hidruntino’ Matteo Tafuri sono lacunosi e incompleti. Le uniche
annotazioni riguardano la diocesi, l’imputato e un’opera anonima di astrologia
giudiziaria data alle stampe dall’autore «con l’ingiunzione che l’imputato non
si serva di quella in futuro, sed pro praeterito non puniatur -- Nestola. T. risiedette stabilmente nel suo luogo
natale fino alla morte. L’adesione alle
dottrine esoteriche e le seduzioni per la filosofia della natura nelle sue
implicazioni magico-astrologiche, nonché la negazione di alcuni articoli della
fede cristiana, gli procurarono la fama di mago e negromante, l’accusa di
eresia. Si accostò affascinato alle ‘scienze’ occulte, ai misteri platonici e
alla sapienza dei prisci theologi, da Orfeo a Pitagora a Platone, conciliando
questa tradizione con il neoplatonismo di derivazione sia greca sia latina, per
approdare alla teologia cristiana ritenuta il culmine di un processo iniziatico
che conduce alla Rivelazione. Scrisse di filosofia, di magia naturale, di
astrologia e fisiognomica, ma tutte le sue opere sono andate perdute.
Sopravvivono, entrambi manoscritti e ancora inediti, un Pronostico scoperto
nella Biblioteca della Badia di Cava dei Tirreni da Giorgio Fulco e un commento
agli Inni Orfici, di cui è latore il codice Vaticano greco 2264, non autografo,
composto da 203 carte rv., copiato a Napoli per mano di Cavoti e ritrovato da
André Jacob agli inizi degli anni Ottanta.
Fonti e Bibl.: Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana,
Vaticano greco, Napoli (Commento agli Inni orfici); Cava de’ Tirreni,
Biblioteca della Badia della Ss. Trinità, ms. VI.G.1, 1571, f. 3 v. (Pronostico
del nascimento Del Tufo); Napoli, Biblioteca nazionale, B. Chioccarello, De
illustribus scriptoribus qui in Civitate et Regno Neapolis ab urbe condita ad
annum usque MDCXXXXVI floruerunt, ms. XVI. A. 28, cc. 81v.-82v. (Neapoli 1780);
Mariani Sancti, Barolitani, Philosophi ac Medici celeberrimi [...] Commentaria
nuper in lucem aedita in Avicennae textum [...] De calvariae curatione,
Venetiis 1543; L. Gaurici Geophonensis Episcopi Civitatensis, Tractatus
astrologicus [...], Venetiis MDLII, c. 80 rv; Baptistae Portae Neapolitani
Coelestis Physiognomoniae libri sex. Unde quis facile ex humani vultus extima
inspectione, poterit ex conjectura futura praesagire, in quibus etiam
astrologia refellitur, et inani set immaginaria demonstratur, Neapoli 1603; Q.
Marii Corradi Epistolarum libri VIII, Index eorum, ad quos missae sunt
epistolae, Epistola, Venetiis. G. Gabrieli,
Bartolomeo Chioccarello e la biografia degli scrittori napoletani nel sec.
XVII, in Rendiconti della Reale Accademia nazionale dei Lincei. Cl. di scienze
morali, storiche e filologiche, IV (1929), pp. 622-624; A. Mercati, I Costituti
di Niccolò Franco dinanzi l’Inquisizione di Roma, Città del Vaticano 1955, pp.
51 s.; P. Canart, Un copiste expansif. Jean Sévère de Lacédémone, in Studia
codicologica, a cura di K. Treu, Berlin 1977, p. 136; G. Papuli - G. Di Mitri,
IV Centenario della morte di M. T., Galatina, pp. 1-29; G. Fulco, Echi autobiografici,
relazioni intellettuali e cultura astrologica in un opuscolo manoscritto in
volgare di M. T. del 1571, Relazione presentata al Convegno organizzato a
Soleto nel 1992 in occasione del V centenario della nascita di Matteo Tafuri,
del quale non furono mai pubblicati gli Atti, s.l. né d.; G. Luigi Di Mitri, Le
ricerche su M. T., mago ed eretico salentino. Bilancio degli studi recenti, in
Aprosiana; P. Nestola, La riforma in Terra d’Otranto: tra ritardi e
aspettative, in Nuova Messapia, IX (2005), pp. 20 s.; L. Rizzo, Il pensiero di
M. T. nella tradizione del Rinascimento meridionale, Roma 2014.Versatile e bizzarro
ingegno, che dopo studi a Napoli e la Sorbona si ritira nel natio, dove ha un
cenacolo di allievi filosofi dell’accademia esoterica. Il Socrate di
Soleto è una personalità eclettica ed un affascinante intellettuale, amante
della conoscenza e studioso e di molteplici campi della filosofia: alchimia,
astronomia, astrologia, medicina, fisiognomica, e magia naturale. Al centro dei
suoi interessi vi e lo studio dei fenomeni della natura, l'anima del mondo, il
miracolo, le meraviglie del creato e l'unicità irripetibile di ogni essere
umano. Considerato alla stregua di un nostradamus salentino è onorato e
temuto per le sue capacità divinatorie e fisiognomiche tanto da attribuirgli demonologici. Un
suo ritratto col rosso copricapo della Sorbona si trova nel dipinto ad opera
del galatinese Rosario nella navata sinistra della chiesa Matrice di Soleto. Sepolto
dapprima nella chiesetta di S. Lorenzo delli T. adiacente alla sua abitazione e
poi, dopo la demolizione della cappella nel monastero di S. Nicola in una cassa
di legno con lo stemma della famiglia. Sull'architrave della sua casa
natale è inciso il motto, Humile so et humilta me basta/dragon diventaro se
alcun me tasta. Con quest'iscrizione esprime e manifesta a chiunque passasse
dalla sua dimora la sua mite natura caratteriale, mortificata dalle ingiurie e
maldicenze in conseguenza delle quali puo trasformarsi, ironicamente,
attraverso alchimia e magia, in un dragone. Nella Soleto e diffusa la
consuetudine di incidere sulle architravi delle finestre, sui cornicioni dei
balconi o all'interno di uno stemma, delle epigrafi con la finalità di motto. Un
proverbio, una citazione, un passo letterario, filosofico, o religioso, e un
pensiero personale descriveno la personalità e le attitudini del padrone di
casa o invitano il passante a riflettere su un tema o un monito saggio e
profondo. Lo stemma della famiglia, presente sulla porta della casa natia, è
costituito da un albero di quercia con due fulmini che si scagliano contro ma
non lo colpiscono. Un'aquila bicipite scolpita sopra fa pensare ad un'origine
albanese della famiglia. Infatti molte famiglie albanesi e greche di
confessione cristiano-ortodossa e cattolica sono costrette a fuggire ed alcune
emigrarono nel Salento a causa dell'avanzata dei turchi che occupano i loro
territori. Del salentin suol gloria ed onore, lo define Tommasi. E davvero
egli e, tra i filosofi che fioreno in Puglia ben noto. Partito da Soleto
per Napoli per approfondirsi nella matematica dopo la preparazione ricevuta a
Zollino da Stiso, vi torna famoso e pieno di gloria. Desideroso solo di pace,
apre una scuola di filosofia. Tra i suoi allievi: CAVAZZA, VERNALEONE,
SCARPA, e CORRADO. Assiduo verso gl’infermi, è anche di modello coi suoi saggi,
di ammirazione e rispetto coi suoi consulti e dalla ignoranza popolana ritenuto
un mago perché cultore di scienze inusitate quali l'astronomia e l'astrologia. Tornando
da Padova, cioè dai più grandi centri culturali del tempo, solle certo le
gelosie interessate di coloro che non sanno rassegnarsi al suo prestigio
professionale. A ciò si aggiunse il vigile sospetto della curia arcivescovile
messa sull'avviso dal concilio di Trento. Egli che porta per tutte parti l'amore
per il suolo natio col nome di Matteo da Soleto, proprio in patria ha a
difendersi da accuse di stregoneria come spesso avviene a chi, filosofo, si
rende filantropo. È più volte interrogato per le sue capacità di previsione del
futuro divinatorie ma è sempre rilasciato innocente. Il codice vaticano è
testimonianza pressoché l'unica superstite del suo impegno speculativo. Da
questo capostipite molti furono i T. medici o giureconsulti che da Soleto
trasferirono poi la loro residenza a Gallipoli, Nardò e Lecce Galatone. Così
troviamo nel Liber baptesimorum dell'archivio parrocchiale di Soleto un clericus
physicus Honofrius Taphurus filius eccellentissimi doctori Francisci che è
padrino al battesimo di Carrozzini. Il pronipote di Onofrio, Vincenzo Maria e
sindaco di Gallipoli mentre il fratello
di Onofrio, dottore in giurisprudenza, vive presso la corte di Napoli. Svariati
giureconsulti, medici e sindaci a Lecce e Galatone. Ricordiamo, non per ultimo,
Manni, La guglia, Galante, Nuove rivelazioni da un manoscritto, in 'Il filo di
aracne' -- Galatina, l'astrologo, Bernari
Istoria scrittori Regno di Napoli, Bernari.
Bernari, Il mago di Soleto: T., Milano, Tommasi; G. B., Biografia degli uomini
illustri del Regno di Napoli, Napoli, del Balzo di Presenzano, A., I del Balzo ed
il loro tempo, Napoli, Manni, Guida di Soleto, Galatina, Manni, La guglia di
Soleto, Galatina, Manni, La guglia, l'astrologo, la macàra, Galatina, Montinari,
Soleto, Fasano, T., G. B., Istoria degli scrittori del regno di Napoli, Napoli,
Bacca, Personaggi del sole culturale, Lecce Alchimia Galatina Giovanni Battista
Della Porta Orsini Orsini Del Balzo Guglia di Raimondello Soleto. Nome
compiuto: G. B. Tafuri. Matteo Tafuri. -- Manfredo Tafuri was not born in
Soleto --. Tafuri. Tafuri, Matteo Dizionario di eretici, dissidenti e
inquisitori nel mondo mediterraneo Edizioni CLORI | Firenze T. (Soleto/Lecce, -
Soleto) è stato un filosofo, naturalista, medico e astrologo. A Napoli fu
sodale di Giovan Vincenzo e Giovan Battista Della Porta, partecipando alle
attività dell'Accademia dei Segreti e fece parte, pare, della cerchia riunita
intorno a Juan de Valdés. Sommario Cenni
biografici Opere Bibliografia Nota bene Cenni biografici Matteo Tafuri,
discendente da una famiglia di origini albanesi appartenente ad una comunità
"greca" del Salento, nacque nel 1492 a Soleto e ivi morì intorno al
1584, secondo la testimonianza del Gaurico presente nel quarto trattato del suo
libro Nativitatum. Dopo aver trascorso i primi anni della sua vita fra Soleto e
Zollino, dove si giovò del magistero di Sergio Stiso, alla scuola del quale
apprese le lettere greche e latine, mosso dall’esigenza di ampliare i propri
orizzonti speculativi e dal desiderio di acquisire nuove conoscenze, raggiunse
Napoli per studiare matematica, medicina, magia naturale, astrologia e
fisiognomonia. Senz’altro qui conseguì la laurea in artibus. Perseguitato dagli
inglesi per 45 anni con falsi testimoni, accusato di eresia e imprigionato a
Roma per quindici mesi, fu inquisito e processato. I suoi libri stampati in
"stamperie proibite" furono bruciati e «con l’habito de la scientia
d’astrologia», formulò pronostici. Filosofo e astrologo, «bonum graece linguae
praeceptorem» secondo la testimonianza dell’umanista Quinto Mario Corrado,
raffinato interprete della fisiognomica, coltivò l’interesse per le scienze
occulte, l’esoterismo e, in particolare, l’orfismo e l’ermetismo. A Napoli
partecipò ai vivaci dibattiti intorno alle liceità delle discipline
magico-astrologiche insieme con Francesco Maurolico, Giovanni Abioso da Bagnolo
e Giovan Paolo Vernaleone, tutti autori di vaticini e profezie. Sodale e
interlocutore privilegiato di Giovan Vincenzo Della Porta entrò a far parte
dell’Accademia dei Segreti. Fu Giovan Battista Della Porta a tessere le sue
lodi nella Coelestis Phisiognomia, ricordandolo come l’unica auctoritas a lui
coeva fra i cultori ed esperti dell’arte fisiognomica: «…Mathaeum Taphurium de
Soleto, virum in omni doctrinarum genere extra aliam positum, qui inter alias,
adeo in hac arte celebriter eminebat, ut solo aspectu mortes, vitae discrimina
et eventum tempora extemplo tam veraciter pronunciaret, ut in stuporem potius,
quam in suae portentosae artis aemulationem converserit» (Ioannis Baptistae
Portae Neapolitani, 1603). Egli, ponendo in risalto l’arte profetica di Tafuri,
sottolineò la sua straordinaria capacità di avvertire e presagire i segni degli
avvenimenti futuri, nonché la sua abilità nel formulare pronostici e profezie.
La testimonianza del Chioccarello, in particolare, lo ritrae come massimo
esponente della "Magica Arte" e della "segreta filosofia".
Tafuri, dopo Zoroastro e Simon Mago, è degno di essere ricordato fra i cultori
di astrologia giudiziaria, a causa della quale fu accusato di eresia, non
risparmiandosi l’inimicizia della Chiesa Romana. Egli celebra, inoltre, la
conoscenza da parte del Tafuri delle lingue classiche e delle dottrine
filosofiche, la sua perizia nell’arte medica e nella scienza matematica e di
tutte quelle discipline che hanno attinenza con il sapere esoterico e con
l’arte divinatoria. Riconosce al filosofo il merito di una traduzione dal greco
in latino del Quadripartito di Tolomeo e della composizione di numerosi
commentari, opere tutte perdute, ma che gli hanno assicurato l’appellativo di
"Tolomeo redivivo", quasi a voler sottolineare il debito contratto
con chi ha reso comprensibile e intelligibile l’opera di Tolomeo (Chioccarello,
1780). Nel 1526 è menzionato accanto a Luca Gaurico, Paolo Semproniano e Leon
Battista Ambrosio fra i cultori di astrologia giudiziaria e di fisiognomonia,
di scienze sulla base delle quali si può conoscere la struttura degli organi
interni, (Mariani Sancti, Commentaria de Avicennae textu "De Calvariae
curatione", 1543). Sembra che a Napoli in un ambiente in cui pullulavano
istanze esoteriche e filoluterane abbia anche fatto parte della cerchia riunita
intorno a Juan de Valdés. Frequentò gli Studia più prestigiosi della Penisola e
dei paesi d’Oltralpe, Ferrara, Padova, partecipando ai dibattiti che animavano
i circoli intellettuali del tempo, al fianco di celebri esponenti delle
discipline mediche e dell’astrologia. La sua fama si diffuse un po’ ovunque in
Italia e in Europa. A Venezia al seguito di personaggi eminenti del governo
della Serenissima, ebbe occasione di pronunciarsi su alcune contese e di fare
pronostici. La vivace disputa intrattenuta con l’astrologo Luca Gaurico,
conosciuto a Napoli, relativa ad una profezia formulata nel 1523 in un
Pronostico sull’esito della guerra fra Francesco I e gli Spagnoli lo espose ai
sospetti dell’Inquisizione. L’astrologo salernitano, divenuto augur verissimus
per l’esito favorevole degli Spagnoli, gli dedicò un profilo sinistro denso di
presagi. La disputa con Luca Gaurico fece accrescere la sua fama di negromante.
Si rifugiò presso l’ambasciatore d’Inghilterra a Venezia, Lorenzo Orio, per
sfuggire alle calunnie dei suoi avversari, ma soprattutto per eludere le accuse
di eresia, a causa delle sue tesi contrarie alla fede cristiana e dell’adesione
alle discipline magico-astrologiche. A Venezia già in sospetto
dell’Inquisizione subì un processo per eresia e fu imprigionato, ma grazie
all’autorevole intervento dello stesso Pontefice fu scarcerato. Nel 1541 fece
tappa a Roma, come è testimoniato dal prestito di un manoscritto presso la
Biblioteca Vaticana (Canart). A Roma fu accusato di eresia per aver professato
dottrine contrarie all’ortodossia cattolica, fu processato e imprigionato dal
marzo del 1569 fino alla metà dell’anno 1570, per circa quindici mesi. La sua
triste esperienza romana è raccontata nell’Incipit del Pronostico da lui
scritto nel 1571 e dedicato ai figli del marchese di Lavello, Don Giovanni Del
Tufo, illustre rappresentante dell’aristocrazia della Basilicata. Assolto dal
Sant’Uffizio, il tribunale di Re Filippo, con due decreti, è riconosciuto innocente
(Pronostico del nascimento Del Tufo, f. 3 v.). Si addottorò in seguito alla
Sorbona in artibus, fregiandosi dell’appellativo di Doctor Parisiensis.
Frequentò l’Università di Salamanca, dove sembra anche abbia insegnato. Fece
ritorno a Napoli, prima di raggiungere Soleto, dove trascorse gli ultimi anni
della sua drammatica esistenza in solitudine e appartato, lontano dalla
malefica lingua dei suoi detractores. Qui diventò precettore di lingua greca e
di filosofia di un gruppo di scolari, promuovendo all’interno della sua
"scuola" il rinnovamento delle humanae litterae. Coinvolto nel
processo inquisitoriale contro Niccolò Franco, accrebbe intorno a lui la fama
di esperto di astrologia giudiziaria e di eretico per aver negato la Potestà del
Pontefice ed aver messo in discussione il sacrificio de la Messa e de la
comunione e tutti gli altri articoli de la fede (Mercati, 1955). Le accuse di
aver messo in discussione alcuni articoli della fede, di aver esercitato le
arti magiche, nonché di essere perito di astrologia giudiziaria hanno
influenzato negativamente la "fortuna" che si sarebbe prefigurata in
lui, diffamando e screditando la sua figura. La Congregatio Romanae et
Universalis Inquisitionis riporta soltanto qualche annotazione riguardante
l’imputato "hidruntino" Matteo Tafuri, relativa alla diocesi, al suo
nome e ad un’opera anonima di astrologia giudiziaria data alle stampe
dall’autore «con l’ingiunzione che l’imputato non si serva di quella in futuro,
sed pro praeterito non puniatur, (Nestola, 2005). In realtà Tafuri fu eretico
nel senso di ribelle ad ogni forma di comunione ecclesiastica, partecipe alla
riforma religiosa, lontano da preoccupazioni di ortodossia cattolica, sempre
alla ricerca di una teologia cristiana pura, di una religione universale, che
si realizzasse nella fides e nella justitia. Delle sue opere, di filosofia, di
magia naturale, di astrologia e fisiognomica, restano soltanto i titoli e due
manoscritti, ancora inediti, un Pronostico scoperto nella Biblioteca della Badia
di Cava dei Tirreni da Fulco e un Commento agli Inni Orfici, tramandato dal
Codice Vaticano greco 2264, vergato a Napoli per mano di Francesco Cavoti nel
1537 e scoperto da Jacob negli anni 80 del secolo scorso (Jacob). Un coacervo
di episodi leggendari gettano ombra sulla sua immagine. Si narra che per la sua
abilità di presagire gli eventi futuri, di formulare oroscopi e di fare
pronostici, per gli strani poteri magici e occultistici abbia risvegliato la
fantasia popolare, specialmente quella delle popolazioni rurali, che lo hanno
scorto come un ribelle e un seduttore che improvvisamente può far discendere
dal cielo gli angeli e richiamare dall’inferno i diavoli ad illuminare o ad
oscurare gli interrogativi dell’uomo. Per i più fu ritenuto nemico del
Cristianesimo, evocatore di demoni, per altri, invece, un innovatore che
interpretò la teologia cristiana secondo una prospettiva laica. Della sua
attività resta soltanto un’eco fra i suoi discepoli e un profondo silenzio: da
qui il fiorire di leggende sul suo conto, da quella in cui si racconta che il
"mago" abbia assistito a tre messe nello stesso momento, a Roma, a
Santo Stefano di Compostela e a Soleto, a quella in cui si narra che egli abbia
esercitato le sette arti liberali con l’aiuto di sette dèmoni chiusi in
un’ampolla, a quella della costruzione del Campanile di Soleto in una sola
notte, a quella delle tante predizioni che avrebbe fatto su episodi e
avvenimenti futuri, compresa la vittoria di Lepanto ad opera di Don Giovanni
d'Austria. Secondo una testimonianza riportata dal Chioccarello il Tafuri fu
davvero consultato per le sue qualità di astrologo da Don Giovanni d’Austria e
dal suo séguito prima della battaglia di Lepanto, dopo la quale, lo stesso
condottiero, uscitone vittorioso, o alcuni suoi delegati, si sarebbero recati a
Soleto in visita di ringraziamento dal mago.
La stessa costruzione del
campanile di Soleto, cioè di una torre quadrata, ricordo del dominio sulla
contea soletana di Raimondo Del Balzo Orsini e da questi commissionata
all’architetto Francesco Colaci da Surbo, è legata ad una leggenda, secondo la
quale essa sarebbe stata eretta dai diavoli evocati dai poteri negromantici del
Tafuri. Si racconta che il "mago" abbia radunato diavoli e streghe,
che, in una sola notte, trasportando sotto la pioggia e il vento capitelli e
cornici, avrebbero costruito quasi per intero la torre. La costruzione della
torre sarebbe dovuta essere ultimata prima del canto del gallo, ma, avendo
questo cantato prematuramente, l’incantesimo si sarebbe infranto e quattro
diavoli, ricurvi sotto il peso dei macigni sarebbero rimasti pietrificati,
trasformati in grifoni ai quattro angoli della torre, come, d’altronde, si può
tuttora osservare guardando le facciate della guglia. Opere Commento agli Inni orfici, in
Manoscritto Vaticano greco 2264, Napoli 1537. Pronostico del nascimento Del
Tufo, in Manoscritto VI.G.1, Biblioteca della Badia della SS. Trinità di Cava
dei Tirreni 1571. Bibliografia Mariani Sancti, Barolitani, Philosophi ac Medici
celeberrimi … Commentaria nuper in lucem aedita in Avicennae textum … De
calvariae curatione, Venetiis 1543. L. Gaurici Geophonensis Episcopi
Civitatensis Tractatus astrologicus …Venetiis MDLII, ff. 80 r-v. Baptistae
Portae Neapolitani, Coelestis Physiognomoniae libri sex. Unde quis facile ex
humani vultus extima inspectione, poterit ex conjectura futura praesagire, in
quibus etiam astrologia refellitur, et inani set immaginaria demonstratur,
Neapoli 1603. Q. Marii Corradi Epistularum libri VIII, Index eorum, ad quos
missae sunt epistolae, Epistola, Venetiis, Chioccarello, De illustribus
scriptoribus qui in Civitate et Regno Neapolis ab urbe condita ad annum usque
MDCXXXXVI floruerunt, ms. XVI. A. 28, f. 81v.-82v. della Nazionale di Napoli
(Neapoli 1780). G. Gabrieli, Bartolomeo Chioccarello e la biografia degli
scrittori napoletani nel sec. XVII, in «Rendiconti della Reale Accademia
Nazionale dei Lincei». Classe di scienze morali, storiche e filologiche, IV
(1929), pp. 622-24. A. Mercati, I Costituti di Niccolò Franco (1568-1570)
dinanzi l’Inquisizione di Roma, in «Studi e Testi», v. 178, Città del Vaticano
1955, pp. 51-52. P. Canart, Un copiste expansif: Jean Sévère de Lacédémone, in
«Studia codicologica». Texte und unterschungen zur Geschichte Der
Altchristlichen Literatur Bregündet von O. von Harnack Band (124), a cura di K.
Treu, Berlin 1977, p. 136. A. Jacob, Un nouveau manuscrit des hymnes orphyques et
son copiste. François Cavoti de Soleto, in «L’Antiquité classique». Repertorium
der griechischen Kopisten 800-1600, a cura di E. Gamillscheg, D. Harlfinger e
H. Hunger, voll. 3 (1981-1989),
Wien 1981, v. I 3 a, p. 210. G. Papuli, G. Di Mitri, IV Centenario della morte
di Matteo Tafuri, Galatina s. d. [1986], pp. 1-29. G. Fulco, Echi
autobiografici, relazioni intellettuali e cultura astrologica in un opuscolo
manoscritto in volgare di Matteo Tafuri del 1571, Relazione presentata al
Convegno organizzato a Soleto nel 1992 in occasione del V centenario della
nascita di Matteo Tafuri, del quale non furono mai pubblicati gli Atti, s.l né
d. G. Di Mitri, Le ricerche su Matteo Tafuri, mago ed eretico salentino.
Bilancio degli studi recenti, in «Aprosiana», IX, 2001, pp. 147-58. P. Nestola,
La riforma in Terra d’Otranto: tra ritardi e aspettative, in «Nuova Messapia»,
IX, 2005, pp. 20-21. L. Rizzo, Il pensiero di Matteo Tafuri nella tradizione
del Rinascimento meridionale, Roma, Rizzo, Il commento filosofico in Terra
d’Otranto: un commento apò fonés del XVI secolo agli Inni orfici, in «Rivista
di Studi sull’Oriente Cristiano», 22, 2018, a cura di L. Rizzo e S. Parenti,
pp. 73-84. Nota bene La presente voce è inclusa nell'ambito di un progetto,
condiviso dai portali Ereticopedia e Storia della Campania, mirante alla
costruzione collaborativa di un Dizionario storico delle scienze naturali a
Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo. La versione della voce qui pubblicata
si concentra in particolare sulla tendenze eterodosse presenti nel pensiero di
Matteo Tafuri; per un maggiore approfondimento, invece, del suo contributo allo
sviluppo delle scienze naturali si rinvia alla versione della voce pubblicata
alla pagina http://www.storiadellacampania.it/dssnn:tafuri-matteo. Article written by Luana Rizzo |
Ereticopedia.org © 2019 et tamen e
summo, quasi fulmen, deicit ictos invidia inter dum contemptim in Tartara
taetra invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant plerumque et quae sunt aliis
magis edita cumque [Lucretius, "De rerum natura", lib. V]. Tafuri,
Matteo Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento
all’Illuminismo
matteo-tafuri-09893c8b-cdb0-43e0-86bf-377124835fb-resize-750.jpeg Matteo
Tafuri (Soleto, 1492 - Soleto, ca. 1584), originario della Terra d'Otranto, fu
matematico, medico, fisionomo ed esperto nelle arti divinatorie. A Napoli
partecipò ai dibattiti scientifici in atto nel circolo dei fratelli Della Porta
e fece parte, pare, della cerchia riunita intorno a Juan de Valdés. Sommario Cenni biografici Contributo alle
scienze naturali in Napoli Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità
intellettuale Bibliografia Opere di Matteo Tafuri Studi Cenni biografici Matteo
Tafuri, discendente da una famiglia di origini albanesi appartenente ad una
comunità “greca” del Salento, nacque nel 1492 a Soleto e ivi morì intorno al
1584, secondo la testimonianza del Gaurico presente nel quarto trattato del suo
libro Nativitatum. Dopo aver trascorso i primi anni della sua vita fra Soleto e
Zollino, dove si giovò del magistero di Sergio Stiso, alla scuola del quale
apprese le lettere greche e latine, mosso dall’esigenza di ampliare i propri
orizzonti speculativi e dal desiderio di acquisire nuove conoscenze, raggiunse
Napoli per studiare matematica, medicina, magia naturale, astrologia e
fisiognomonia. Perseguitato dagli inglesi per 45 anni con falsi testimoni,
accusato di eresia e imprigionato a Roma per quindici mesi, fu inquisito e
processato. Filosofo e astrologo, “bonum graece linguae praeceptorem” secondo
la testimonianza dell’umanista Quinto Mario Corrado, raffinato interprete della
fisiognomica, coltivò l’interesse per le scienze occulte, l’esoterismo e, in
particolare, l’orfismo e l’ermetismo. Frequentò gli Studia più prestigiosi
della Penisola e dei paesi d’Oltralpe, Ferrara, Padova, partecipando ai
dibattiti che animavano i circoli intellettuali del tempo, al fianco di celebri
esponenti delle discipline mediche e dell’astrologia. La sua fama si diffuse un
po’ ovunque in Italia e in Europa. A Venezia al seguito di personaggi eminenti
del governo della Serenissima, ebbe occasione di pronunciarsi su alcune contese
e di fare pronostici. La vivace disputa intrattenuta con l’astrologo Luca
Gaurico, conosciuto a Napoli, relativa ad una profezia formulata nel 1523 in un
Pronostico sull’esito della guerra fra Francesco I e gli Spagnoli lo espose ai
sospetti dell’Inquisizione. L’astrologo salernitano, divenuto augur verissimus
per l’esito favorevole degli Spagnoli, gli dedicò un profilo sinistro denso di
presagi. La disputa con Luca Gaurico fece accrescere la sua fama di negromante.
Si rifugiò presso l’ambasciatore d’Inghilterra a Venezia, Lorenzo Orio, per
sfuggire alle calunnie dei suoi avversari, ma soprattutto per eludere le accuse
di eresia, a causa delle sue tesi contrarie alla fede cristiana e dell’adesione
alle discipline magico-astrologiche. A Venezia già in sospetto
dell’Inquisizione subì un processo per eresia e fu imprigionato, ma grazie
all’autorevole intervento dello stesso Pontefice fu scarcerato. Nel 1541 fece
tappa a Roma, come è testimoniato dal prestito di un manoscritto presso la
Biblioteca Vaticana (Canart, 1977). A Roma fu accusato di eresia per aver
professato dottrine contrarie all’ortodossia cattolica, fu processato e
imprigionato dal marzo del 1569 fino alla metà dell’anno 1570, per circa
quindici mesi. La sua triste esperienza romana è raccontata nell’Incipit del
Pronostico da lui scritto nel 1571 e dedicato ai figli del marchese di Lavello,
Don Giovanni Del Tufo, illustre rappresentante dell’aristocrazia della
Basilicata. Assolto dal Sant’Uffizio, il tribunale di Re Filippo, con due
decreti, è riconosciuto innocente (Pronostico del nascimento Del Tufo, f. 3
v.). Si addottorò in seguito alla Sorbona in artibus, fregiandosi
dell’appellativo di Doctor Parisiensis. Frequentò l’Università di Salamanca,
dove sembra abbia anche insegnato. Fece ritorno a Napoli, prima di raggiungere
Soleto, dove trascorse gli ultimi anni della sua drammatica esistenza in solitudine
e appartato, lontano dalla malefica lingua dei suoi detractores. Qui diventò
precettore di lingua greca e di filosofia di un gruppo di scolari, promuovendo
all’interno della sua “scuola” il rinnovamento delle humanae litterae. Delle
sue opere, di filosofia naturale, di magia naturale, di astrologia e
fisiognomica restano soltanto i titoli e due manoscritti, un Pronostico, ancora
inedito, scoperto nella Biblioteca della Badia di Cava dei Tirreni da Fulco e
un Commento agli Inni Orfici, tramandato dal Codice Vaticano greco 2264,
vergato a Napoli per mano di Francesco Cavoti nel 1537 e scoperto da Jacob
negli anni ‘80 del secolo scorso (Jacob, 1983) del quale è stata pubblicata una
prima parte. Contributo alle scienze
naturali in Napoli A Napoli partecipò ai vivaci dibattiti intessuti intorno
alle discipline magico-astrologiche insieme ai matematici Francesco Maurolico,
Giovanni Abioso da Bagnolo e Giovan Paolo Vernaleone. Giovanni Abioso fu
maestro di Giovan Vincenzo Della Porta e di Matteo Tafuri, con i quali
condivise l’interesse per le matematiche e la medicina. Abioso figura accanto a
Giovan Vincenzo Della Porta e a Matteo Tafuri «nel gruppo di astrologi e
scienziati […] penetrato di fermenti di insofferenza religiosa nonché di una
cultura magico-astrologica» operoso nel contesto partenopeo (Badaloni, 1960,
685). Matteo Tafuri, sodale e interlocutore privilegiato di Giovan Vincenzo
Della Porta frequentò assiduamente il circolo intellettuale di casa Della
Porta. Fu il celebre mago e naturalista Giovan Battista Della Porta, fratello
minore di Giovan Vincenzo, a tessere le sue lodi nella Coelestis
Physiognomonia, ricordandolo come l’unica auctoritas a lui coeva fra i cultori
ed esperti dell’arte fisiognomica: «…Mathaeum
Taphurium de Soleto, virum in omni doctrinarum genere extra aliam positum, qui
inter alias, adeo in hac arte celebriter eminebat, ut solo aspectu mortes,
vitae discrimina et eventum tempora extemplo tam veraciter pronunciaret, ut in
stuporem potius, quam in suae portentosae artis aemulationem converserit»
(Ioannis Baptistae Portae Neapolitani, 1603).
Della Porta, ponendo in risalto l’arte profetica di Tafuri, sottolineò
la sua straordinaria capacità di avvertire e presagire i segni degli
avvenimenti futuri, nonché la sua abilità nel formulare pronostici e profezie.
Già nel 1526, Tafuri è menzionato accanto a Luca Gaurico, Paolo Semproniano e
Leon Battista Ambrosio fra i cultori di astrologia giudiziaria e di
fisiognomonia, scienze sulla base delle quali si può conoscere la struttura
degli organi interni, (Mariani Sancti, Commentaria de Avicennae textu "De
Calvariae curatione", 1543). Sembra che a Napoli, in un ambiente in cui
pullulavano istanze esoteriche e filo luterane, Tafuri abbia anche fatto parte
della cerchia riunita intorno a Juan de Valdés.
Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale Le
accuse di aver criticato alcuni articoli della fede, di aver esercitato le arti
magiche, nonché di essere perito di astrologia giudiziaria hanno influenzato
negativamente la sua fortuna, diffamandone e screditandone l’immagine. In
realtà Tafuri fu eretico nel senso di ribelle ad ogni forma di autorità
ecclesiastica, partecipe alla riforma religiosa, lontano da preoccupazioni di
ortodossia cattolica, sempre alla ricerca di una teologia cristiana pura, di
una religione universale, che si realizzasse nella fides e nella iustitia. Nel
1780 Chioccarello ritrae Tafuri come massimo esponente della “Magica Arte” e
della “segreta filosofia”. Egli celebra la conoscenza da parte del Tafuri delle
lingue classiche e delle dottrine filosofiche, la sua perizia nell’arte medica
e nella scienza matematica e di tutte quelle discipline che hanno attinenza con
il sapere esoterico e con l’arte divinatoria. Riconosce al filosofo il merito
di una traduzione dal greco in latino del Quadripartito di Tolomeo e della
composizione di numerosi commentari, opere tutte perdute, ma che gli hanno
assicurato l’appellativo di “Tolomeo redivivo”, quasi a voler sottolineare il
debito contratto con chi ha reso comprensibile e intelligibile l’opera di
Tolomeo (Chioccarello, 1780). Nonostante
tale giudizio, un coacervo di episodi leggendari getta a lungo ombra sulla sua
immagine, costruendo, a livello popolare, una solida, quanto ingenerosa, fama
di mago negromante. Della sua attività autentica resta soltanto un’eco fra i
discepoli, come nel caso emblematico del medico Francesco Scarpa e un profondo
silenzio: da qui il fiorire di leggende sul suo conto, da quella in cui si
racconta che il “mago” abbia assistito a tre messe nello stesso momento, a
Roma, a Santo Stefano di Compostela e a Soleto; a quella in cui si narra che
egli abbia esercitato le sette arti liberali con l’aiuto di sette dèmoni chiusi
in un’ampolla; a quella della costruzione del Campanile di Soleto in una sola
notte; a quella, infine, delle tante predizioni che avrebbe fatto su episodi e
avvenimenti futuri, compresa la vittoria di Lepanto ad opera di Don Giovanni
d’Austria. Secondo una testimonianza riportata dal Chioccarello, il Tafuri fu
davvero consultato per le sue qualità di astrologo da Don Giovanni d’Austria e
dal suo séguito prima della battaglia di Lepanto, dopo la quale, lo stesso
condottiero, uscitone vittorioso, o alcuni suoi delegati, si sarebbero recati a
Soleto in visita di ringraziamento dal mago. La stessa costruzione del
Campanile di Soleto, cioè di una torre quadrata, ricordo del dominio sulla
contea soletana di Raimondo Del Balzo Orsini e da questi commissionata
all’architetto Francesco Colaci da Surbo, è legata ad una leggenda, secondo la
quale essa sarebbe stata eretta dai diavoli evocati dai poteri negromantici del
Tafuri. Si racconta che il “mago” abbia radunato diavoli e streghe, che, in una
sola notte, trasportando sotto la pioggia e il vento capitelli e cornici,
avrebbero costruito quasi per intero la torre. La costruzione della torre
avrebbe dovuto essere ultimata prima del canto del gallo, ma, avendo questo
cantato prematuramente, l’incantesimo si sarebbe infranto e quattro diavoli,
ricurvi sotto il peso dei macigni sarebbero rimasti pietrificati, trasformati
in grifoni ai quattro angoli della torre, come, d’altronde, si può tuttora
osservare guardando le facciate della guglia.
Bibliografia Opere di Matteo Tafuri Commento agli Inni orfici, in
Manoscritto Vaticano greco 2264, Napoli 1537 [Una prima parte dell'opera,
comprendente il commento ai primi ventidue Inni orfici, è stata edita a cura di
Luana Rizzo: Matteo Tafuri, Commento agli Inni orfici. Prima edizione assoluta,
testo greco a fronte, Milano, Bompiani/Giunti, 2021]. Pronostico del nascimento
Del Tufo, in Manoscritto VI.G.1, Biblioteca della Badia della SS. Trinità di
Cava dei Tirreni 1571. Studi Paul Canart, Un copiste expansif: Jean Sévère de
Lacédémone, «Studia codicologica». Texte und unterschungen zur Geschichte Der
Altchristlichen Literatur Bregündet von O. von Harnack Band (124), a cura di K.
Treu, Berlin 1977, p. 136. Bartolomeo
Chioccarello, De illustribus scriptoribus qui in Civitate et Regno Neapolis ab
urbe condita ad annum usque MDCXXXXVI floruerunt, ms. XVI. A. 28, f. 81v.-82v.
della Nazionale di Napoli (Neapoli 1780). Q. Marii Corradi Epistolarum libri
VIII, Index eorum, ad quos missae sunt epistolae, Epistola XXXVII, Venetiis. G.
Luigi Di Mitri, Le ricerche su Matteo Tafuri, mago ed eretico salentino.
Bilancio degli studi recenti, «Aprosiana», IX, 2001, pp. 147-58. Giorgio Fulco,
Echi autobiografici, relazioni intellettuali e cultura astrologica in un
opuscolo manoscritto in volgare di Matteo Tafuri del 1571, Relazione presentata
al Convegno organizzato a Soleto in occasione del V centenario della nascita di
T., del quale non furono mai pubblicati gli Atti, s. l. né d. Giuseppe
Gabrieli, Bartolomeo Chioccarello e la biografia degli scrittori napoletani nel
sec. XVII, «Rendiconti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei». Classe di scienze morali,
storiche e filologiche, Lucae Gaurici Geophonensis Episcopi Civitatensis
Tractatus astrologicus …Venetiis MDLII, ff. 80 r.-v. André Jacob, Un nouveau
manuscrit des Hymnes orphiques et son copiste. François Cavoti de Soleto, «L’Antiquité classique»,
LII, 1983, pp. 246–254. Mariani Sancti, Barolitani, Philosophi ac Medici
celeberrimi … Commentaria nuper in lucem aedita in Avicennae textum … De
calvariae curatione, Venetiis 1543. Angelo Mercati, I Costituti di Niccolò
Franco dinanzi l’Inquisizione di Roma, «Studi e Testi», v. 178, Città del
Vaticano, Nestola, La riforma in Terra d’Otranto: tra ritardi e aspettative,
«Nuova Messapia», IX, 2005, pp. 20-21. Giovanni Papuli, G. Luigi Di Mitri, IV
Centenario della morte di Matteo Tafuri, Galatina s. d. [1986], pp. 1-29. I.
Baptistae Portae Neapolitani, Coelestis Physiognomoniae libri sex. Unde quis
facile ex humani vultus extima inspectione, poterit ex conjectura futura
praesagire, in quibus etiam astrologia refellitur, et inanis et immaginaria
demonstratur, Neapoli 1603. Repertorium der griechischen Kopisten 800-1600, a
cura di Ernst Gamillscheg, Dieter Harlfinger e Hunger, Wien, Rizzo, Il pensiero
di Matteo Tafuri nella tradizione del Rinascimento meridionale, Roma, Aracne, Rizzo,
Il commento filosofico in Terra d’Otranto: un commento ΑΠΟ ΦΩΝHΣ del XVI secolo
agli Inni orfici, «Rivista di Studi sull’Oriente Cristiano», 22, 2, 2018, a
cura di L. Rizzo e S. Parenti, pp. 73-84. Donato Verardi, La scienza e i
segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan
Battista Della Porta, Firenze, Firenze ARTICLE WRITTEN BY RIZZO |
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illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis
suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris
cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur
Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi
Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora
fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce
nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen
humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani. [Plinius Sen.,
"Nat. Hist." III, 60]
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naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo Storia della Campania.
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Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241686 | DOI 10.5281/zenodo.3899882
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Tafuri. Tafuri. Keywords: mago. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Tafuri” – The
Swimming-Pool Library.
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