GRICE ITALO A-Z T TA
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tarizzo – filosofia
italiana –Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano.
T. as written extensively on psychoanalysis (Freud, Lacan), French Theory,
political theory, and biopolitics. He has edited the Italian translation of
contemporary philosophers such as Hannah Arendt, Gilles Deleuze, Stanley
Cavell, Jean-Luc Nancy, Alain Badiou and Ernesto Laclau. Over the past years,
he has lectured in several European, South American and North American
Universities. His recent
publications include: Introduzione a Lacan (2003), Il pensiero libero. La
filosofia francese dopo lo strutturalismo (2003), Giochi di potere. Sulla
paranoia politica (2007) La vita, un’invenzione recente (2010; American
translation as Life, a Modern Invention, Minnesota University Press, 2017). He is currently working on two
new books. The first, provisionally entitled The Biopolitical Order: Science
and Society in the Age of Optimization, aims at promoting a new approach to
biopolitical studies. The second, entitled Political Grammars: The Unconscious
Foundations of Modern Democracy, focuses on the issue of nations and
nationalism. Nome compiuto: Davide
Tarizzo.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tartarotti:
la ragione conversazionale della differenza delle voci nella lingua italiana e
la sua rilevanza filosofica, o dell’ omicidio rituale -- la scuola di Rovereto – filosofia trentina
-- filosofia italiana – Luigi Speranza (Rovereto). Filosofo trentino. Filosofo italiano. Rovereto,
Trento, Trentino-Alto Adige. Nasce da Francesco Antonio, giureconsulto, poi
membro del Consiglio cittadino dei trentuno, e da Olimpia Camilla Volani,
discendente della nobile famiglia Serbati. Studia dapprima presso il modesto
ginnasio di Rovereto, con scarso profitto, e dove colmare autonomamente le
tante lacune, a partire dall’apprendimento del latino. A questo periodo di
intensa applicazione risalgono due dissertazioni: il Dialogo della lingua latina
e le Annotazioni al Dialogo delle false esercitazioni delle scuole di Paleario,
in polemica contro l’uso di insegnare il latino col latino, entrambe pubblicate
nella Raccolta ferrarese. Si trasferì a Padova per dedicarsi agli studi:
ospitato da Calza, che lo introduce nella cerchia degli accademici patavini, è allievo
e amico, fra gli altri, di Serry, Lazzarini e Volpi. Il soggiorno padovano, ancorché breve – dopo
un anno dovette tornare a Rovereto per mancanza di fondi, e rimane nelle
ristrettezze finché non conquista una certa indipendenza economica con
l’ausilio di un fedecommesso Serbati – risulta particolarmente significativo: ha
accesso per la prima volta a biblioteche ricche e fornite, acquisì un metodo di
studio ben più solido di quello scolastico, comincia a frequentare i classici
della letteratura italiana – e a scrivere liriche non più alla maniera di
Zappi, ma seguendo il modello di Petrarca -- Graser, Vita – e consegue una
nuova maturità critica nel segno della libertas ingenii difesa nel De
ingeniorum moderatione di Muratori, testo fondamentale per T. Tornato a Rovereto, con l’intento di dare
vita a un’impresa tesa al rinnovamento dell’arretrato panorama culturale
trentino, fa arrivare da Verona lo stampatore Berno, a cui affida l’impressione
delle Orationes di Muret, per facilitare lo studio del latino, e la stampa del
suo Ragionamento intorno alla poesia lirica toscana, animato dalla consueta
polemica anti-barocca; bersagli prediletti sono, in questo caso, l’arditezza
delle rime di Marino ed Achillini, nonché il Cannocchiale aristotelico di
TESAURO (vedasi), a cui vengono contrapposti i modelli di Petrarca, sul piano
poetico, e della Perfetta poesia italiana di Muratori, su quello teorico, in
cui LA METAFORA – H. P. Grice: “You are not the cream in my coffee” -- è
fondata sul vero e non su arditi traslati logici. A Petrarca dedica pure
un’incompiuta serie di Osservazioni --Rovereto, Biblioteca civica -- , che
documentano un approccio simile a quello razionalistico di Tassoni e Muratori,
benché più indulgente nei confronti dell’autore del Canzoniere -- Mazzoni. In
questi anni progetta anche un commento alla Commedia d’ALIGHIERI (vedasi) che
interruppe dopo l’uscita dell’edizione curata da Venturi -- Fracassi. L’impegno a Rovereto prosegue quando, riunito
attorno a sé un gruppo di filosofi animati dalla stessa passione per gli studi
critico-letterari, fonda l’accademia dei dodonei. Si trattenne per un breve
periodo a Verona, dove conosce Ottolini, che di lì in poi è per lui come un
secondo padre, Montanari, Becelli e l’ammirato Maffei, di cui forse ambiva a
diventare segretario -- Marchi. A Verona torna ancora brevemente l’anno in cui
vestì l’abito clericale, assumendo il titolo di abate, e pubblica l’Idea della
logica degli scolastici e dei moderni, animata da una forte polemica anti-scolastica
condotta sotto l’egida delle opere di Lamy, Mabillon, Gravina e soprattutto
della Logique di Arnauld e Nicole, utile a legittimare la possibilità di una
ricerca storica che, priva dei condizionamenti del dogmatismo e dello
scetticismo, potesse raggiungere verità certe -- Venuto. Nella dissertazione, T. compara i due diversi
sistemi di pensiero, quello scolastico, caratterizzato da infinite e capziose
dispute, e quello moderno, che si distingueva per semplicità e chiarezza, tanto
nelle argomentazioni, quanto nella lingua.
La polemica anti-scolastica prosegue con la pubblicazione della lettera
del napoletano Valletta In difesa della moderna filosofia, seguita da alcune
Osservazioni in cui T., con spirito critico, non si esime dal notare
l’eccessiva parzialità di Valletta nei confronti di Cartesio, e del ragionamento
Delle disfide letterarie, mentre fu pubblicato, il poemetto satirico in ottave
La conclusione dei frati francescani. Entra in contatto epistolare con
Muratori, al quale chiede consiglio a proposito del progetto, poi abbandonato,
di comporre un trattato sull’immortalità dell’anima -- Romagnani; il sodalizio è
particolarmente importante per T., che trova nel modenese un valoroso alleato
di tante battaglie culturali. Nell’inverno di quell’anno si reca a Innsbruck su
invito del barone Ceschi, che lo assunse come precettore del figlio. La sua
fama di letterato comincia a consolidarsi: una volta tornato in patria, Ceva,
che sta predicando a Rovereto, volle conoscerlo e gli prospetta la possibilità
di ottenere una cattedra a Torino, ma T. non ne è entusiasta e non se ne fa
nulla -- Graser, Vita: tuttavia ben sette suoi sonetti vennero pubblicati nella
Scelta di sonetti pubblicata da Ceva. È impegnato in alcune polemiche locali,
prima con il concittadino Frapporta, che attacca l’Idea della logica con la sua
Verità svelata in difesa delle scuole, poi con i procuratori locali, che gli
imposero di scrivere Roveredo anziché Rovereto; T. si difese sempre con
prontezza, ma quest’ultima controversia guastò il rapporto con Berno e convinse
l’autore a pubblicare le sue opere successive a Venezia. Ben più rilevante fu,
in quegli anni, lo scontro con Maffei, con il quale i rapporti si erano mantenuti
cordiali fino a quando T. lo aveva aiutato a pubblicare la sua Lettera
ammonitoria a Lelio commediante, edita col nome di Becelli. Il ritrovamento,
fatto dal fratello Jacopo, di un codice che conteneva la prima parte
dell’Historia imperialis di Diacono, a lungo cercato da Maffei, spinse T. a
stendere una Relazione d’un manoscritto di Diacono, in cui identificava
l’autore nel prete veronese Mansionario e corregge numerosi punti della Verona
illustrata di Maffei. La Relazione, stampata nella Raccolta d’opuscoli
scientifici e filologici di Calogerà – Venezia --, fa infuriare Maffei, che
risponde con un saggio pubblicato sulle Osservazioni letterarie, in cui neppure
nomina l’avversario. Su interessamento di Ottolini, colui che ne aveva favorito
la «conversione anti-maffeiana» -- Marchi -- , si spostò a Roma al servizio del
cardinale Passionei; ma il soggiorno è di breve durata e si concluse,
principalmente a causa di alcuni dissidi col cardinale, che non aveva
apprezzato una sua lettera critica intorno all’Eloquenza italiana di Fontanini,
pubblicata poi soltanto nella Raccolta di Calogerà. Con la lettera egli mira
forse a una rappacificazione con Maffei, che aveva composto a sua volta una
requisitoria contro l’opera del defunto Fontanini, pubblicata nelle
Osservazioni letterarie; ma il livoroso marchese si dimostra riluttante: a quel
punto T. elabora una Lettera di monsignor Fontanini scritta dagli Elisi
all’autore delle Osservazioni letterarie, nella quale finge che l’estinto
rimproverasse Maffei per i numerosi errori e le omissioni presenti nella sua
critica. La lettera rimane a lungo inedita per le pressioni che Maffei esercita
sugli editori, ma alla fine venne stampata a Venezia, con la falsa data di
Napoli. Ulteriore rivolo di questa polemica sono le inedite Annotazioni alla
Merope di Maffei -- Rovereto, Biblioteca civica --, nelle quali T. scaglia
contro la tragedia del marchese l’accusa di «secentismo» -- Viola. Nel frattempo T. proseguì la collaborazione
con Calogerà e pubblica nella Raccolta una Dissertazione intorno all’arte
critica in cui, rifacendosi all’Ars critica di Clerc, concepiva una definizione
di CRITICA FONDATA SULLA RAGIONE e non sul principio di autorità, tesa non
soltanto a correggere gli errori del passato e a svelare le falsità della
tradizione, ma pure a giudicare consapevolmente il valore delle opere; una
Lettera intorno a’ detti, o sentenze, attribuite ad autori di cui non sono,
nella quale contestava gli errori di Crescimbeni e molti altri eruditi, e una
lettera sulla tragedia di Malfatti Il Costantino, in cui invita l’autore a
rifarsi ad ALIGHIERI (vedasi) e a Petrarca per migliorare l’elocutio. Sempre
grazie a Ottolini, divenne segretario di Foscarini, a Venezia, per aiutarlo
nella stesura di una storia della letteratura veneziana; accompagna il futuro
doge in una missione diplomatica a Torino, dove si ferma e venne coinvolto
nella polemica fra Schiavo e Ceva sulla Scelta di sonetti di quest’ultimo,
provando a pacificare, senza grande successo, i due contendenti. Intanto, si
intensifica la collaborazione con Muratori: T. era entrato in possesso della seconda
parte dei Commentaria dell’umanista Porcellio e ne aveva progettato l’edizione
per le Antiquitates Italicae Medii Aevi. Il testo, già pronto, a causa dei
ritardi dovuti all’editore Argelati, venne pubblicato soltanto in un’appendice
ai Rerum Italicarum Scriptores. Pubblica anche una relazione sulle fonti della
Cronaca trecentesca di Dandolo che provocò la rottura con Foscarini: dopo
proficue ricerche nella biblioteca del mecenate, aveva infatti ritrovato, con
meraviglia di Zeno e Muratori, la Storia di Venezia di Sagornino,
individuandola come fonte principale per l’opera di Dandolo; tuttavia, il fatto
che egli non avesse citato Foscarini, né per ringraziarlo della disponibilità
nel fargli consultare i propri codici, né per ricordarne la monumentale impresa
della storia della letteratura veneziana, fa adirare il protettore, provocando
la fine del suo soggiorno a Venezia. Di lì in poi rimase stabilmente a
Rovereto, rifiutando anche la proposta, pervenutagli ancora attraverso Ottolini
di diventare segretario del nunzio apostolico a Venezia Stoppani. Comincia a
lavorare alla sua opera maggiore, l’innovativo Congresso notturno delle lammie,
stampato a Venezia, in cui demoliva razionalmente le credenze intorno alle
streghe, che, alimentate da dotti superstiziosi, lettori delle Disquisitiones
magicae di Martin Del Rio, portano all’ingiusta persecuzione di umili donne del
contado, contro le quali ancora venivano intentati processi al di qua e al di
là delle Alpi. T. non giunge però a
negare l’esistenza della magia, che considera, a differenza della stregoneria,
fenomeno reale, di origine erudita, tanto che se ne sono occupati diversi
filosofi. Per questa ragione egli si trova ben presto a dover combattere su due
fronti: da una parte dove difendersi dall’accusa di mis-credenza, mossagli, fra
gli altri, dal gesuita Gaar e dal francescano trentino Bonelli, autore delle
Animavversioni critiche sopra il notturno congresso delle lammie. Dall’altra
venne criticato per aver negato troppo poco da chi, come Carli, in una Lettera
intorno all’origine e falsità della dottrina de’ maghi e delle streghe inclusa
nell’edizione del Congresso, e Maffei, nell’Arte magica dileguata, e
successivamente nell’Arte magica distrutta, aveva rilevato l’ambiguità della
sua posizione, smentendo con risolutezza l’esistenza tanto della stregoneria,
quanto della magia. T. risponde a Maffei, ribadendo le proprie tesi, con
un’Apologia del Congresso, a cui fa seguito l’Arte magica annichilata del
veronese, che chiude la polemica. In
quegli stessi anni si dedica anche alla storia ecclesiastica del Trentino,
confutando alcune false credenze assai radicate. Pubblica il De origine
ecclesiae Tridentinae, in cui contesta l’origine in epoca apostolica della
Chiesa di Trento, facendola risalire al IV secolo; successivamente nelle
Memorie istoriche e soprattutto nelle Memorie antiche di Rovereto, mette in
questione, su base documentaria, la santità o l’esistenza storica di alcuni
santi trentini oggetto di culto, da Ingenuino a Romedio, fino ad Adalpreto, che
T. dimostra non essere stato né santo, né martire, ma uno scismatico morto in
battaglia. Tali assunti provocarono l’ostilità di numerosi uomini di chiesa e
gli attacchi di Roschmann e ancora di Bonelli, a cui replica con l’Apologia
delle memorie antiche. Si dedica alla scrittura di un ampio trattato Dell’arte
critica, che rimane incompiuto -- Rovereto, Biblioteca civica. Anche dopo la morte, le polemiche sulle sue
opere non si placarono: il vicario vescovile di Rovereto si oppose infatti alla
risoluzione del Consiglio comunale di erigere un monumento a T. nella chiesa di
S. Marco, e giunse a pubblicare un interdetto contro la città e a chiudere la
chiesa per impedire che l’omaggio funebre vi fosse introdotto. Seguì un lungo
conflitto giurisdizionale risolto da Maria Teresa d’Austria, la quale ordinò la
revoca dell’interdetto e il trasferimento del busto di T., sostituito da una
nuova epigrafe. Postume vennero pubblicate, nel 1785, le sue Rime scelte, a
cura di Clementino Vannetti. Fonti e
Bibl.: Rovereto, Biblioteca civica, 12.18: G. Graser, Vita di G. Tartarotti . C. Lorenzi, De vita Hieronymi Tartarotti,
Rovereto 1805; C. Vannetti, Vita di G. T., Napoli, Fracassi, G. T. Vita e opere
illustrate da documenti inediti, Feltre 1906; F. Trentini, La figura e l’opera
di G. T., in Atti dell’Accademia roveretana degli Agiati, Venturi, Settecento
riformatore, I, Da Muratori a Beccaria, Torino 1969, pp. 355-383; L. Parinetto,
I lumi e le streghe, Firenze 1974; M. Berengo, G. T., in Letteratura italiana,
XLIV, 5, Dal Muratori al Cesarotti, Milano-Napoli 1978, pp. 317-390; G. T. Un
intellettuale roveretano nella cultura europea del Settecento. Atti del
Convegno ... , Rovereto (in partic. G.P.
Marchi, Storia di un’amicizia rifiutata, pp. 91-115); G.P. Romagnani, Sotto la
bandiera dell’istoria, Verona 1999; Girolamo Tartarotti, Dell’arte critica, a
cura di R. Filosi, Rovereto 2000; La biblioteca di G. T., a cura di W. Manica,
Trento 2007; L. De Venuto, La Osservazione di G. T. sulla Lettera in difesa
della moderna filosofia, in Atti e memorie dell’Accademia degli Agiati, Mazzoni,
Chiose di G. T. a “Rerum vulgarium fragmenta” I-LXV, in Versants, Viola, La
tragedia degli inverisimili, in «Mai non mi diero i dei senza un egual disastro
una ventura», a cura di E. Zucchi, Milano 2015a, pp. 169-198. Sui carteggi di
Tartarotti: C. Viola, Epistolari italiani del Settecento, Verona, Primo
supplemento, 2008, pp. 180 s.; Secondo supplemento, 2015b, pp. 374-376.Divenne
famoso per aver contrastato i processi contro i streghi e per aver osteggiato
la devozione per il vescovo del XII secolo Adelpreto, mettendone in discussione
santità e martirio. Impersona la figura del filosofo che non si lascia
limitare dal luogo nel quale nasce, cioè nel Trentino, lontano dai grandi
centri culturali del tempo. Sa anzi sfruttare le opportunità e le peculiarità
di Rovereto, al confine tra mondo tedesco e italiano, in un periodo storico nel
quale rifiorirono i commerci e i rapporti economici, grazie al suo trovarsi su
una delle principali vie di comunicazione in Europa. Suo merito è la capacità
di saper tessere legami con filosofi italiani che risiedevano a Venezia, Roma,
Salisburgo, Torino, Brescia, Vienna, Innsbruck. Utrecht e Parigi. Studia
nell'imperial regio ginnasio. Si interessa di filosofia, che segue a Padova. Si
interessò personalmente per far insediare nella Città della Quercia la
stamperia di Berno e fonda l'Accademia dei dodonei. A Verona conosce Maffei e
altri filosofi, poi ad Innsbruck, dove lavora di precettore. Si trasfere a
Roma, come segretario di Passionei. Durante le sue permanenze roveretane,
vive nella stessa casa dove abita Vannetti e dove questi iniziarono a tenere un
vivace SALOTTO FILOSOFICO che porta, probabilmente su ispirazione dello stesso
T., alla nascita all’altra accademia, degl’agiati. Il soggiorno romano è breve,
per passionati contrasti con PASSIONEI, quindi fa ritorno a Rovereto. Si
trasfere a Venezia, come collaboratore di Foscarini. Ha discussioni anche con
Foscarini e torna ancora una volta a Rovereto. T. si dimostra poco propenso ad
accettare l'aiuto di mecenati che lo avrebbero limitato nella sua libertà e
approfittò dell’occasioni che gli venivano offerte lontano da Rovereto per consultare
biblioteche o incontrare filosofi. Tartarotti si dedica agli studi filosofici
interessandosi per approfondire tematiche della scolastica. Infatti, scrive saggi
critici nei confronti di questa. Collabora con Calogerà per la sua Raccolta
d'opuscoli scientifici e filologici, e venne in polemica con Trento
dimostrando, in una sua pubblicazione, che la città tridentina divenne sede
episcopale solo nel IV secolo e non al tempo dei primi apostoli. Pubblica
“Congresso notturno delle lammie”, il suo saggio più noto, nel quale dichiara
inesistente la stregoneria come la si vuole descrivere al suo tempo, e questo
sulla base della FILOSOFIA. Pubblica nei “Rerum Italicarum scriptores” le sue
conclusioni relative alla cronaca di Dandolo e correggendone le fonti nelle sue
basi documentarie. Continua nelle indagini storiche e dimostra che era
sbagliata la venerazione dei trentini per Adelpreto. La sua tesi è spiegata
nella Lettera contro la santità (se non il martirio) d’Alberto. Un’altro
saggio, sempre legato a questo tema sono le Notizie istorico-critiche intorno a
Adalpreto.” Questo saggio venne messo al rogo su disposizione del principe d’Enno.
Sempre amante della piu oscura filosofi, quando non gli fu possibile viaggiare
per acquistare trattati personalmente si affida a contatti che col tempo
divennero per lui preziosi per procurarseli. A Verona poté contare su Ottolini,
a Brescia su Mazzucchelli, a Modena su Muratori, a Venezia su Carli. A Rovereto
è molto vicino a Vannetti, degl’agiati, e anche da lui ebbe aiuti per procurasi
i testi dei quali aveva bisogno per i suoi studi. A Vannetti è legato anche per
altri motivi, essendo precettore del fratello di lei. Si procura libri
anche grazie a donazioni, eredità e prestiti. Vannetti e Saibante si
spesero dell’acquisizione culturale per Rovereto avesse successo, e l'atto di
compravendita venne registrato. T. è molto attivo a Rovereto e si spese per
portare una maggior apertura culturale in città facilitando l'arrivo di un
tipografo, fondando l'accademia dei Dodonei, svolgendo il ruolo di precettore
per due dei fondatori dell'Accademia Roveretana degli Agiati, ma non divenne
mai un socio di quella istituzione. Le ragioni del suo rifiuto di far
parte di quell'accademia, che pure risponde a molte delle esigenze che sente
anche sue, sono diverse. La principale è la forte inimicizia con Maffei, e il
fatto che l'uomo di lettere veronese entra tra i primi come socio aggregato
dell'associazione. Questo fa sì che non partecipa alle riunioni del nascente
sodalizio culturale roveretano. Altri saggi: “Ragionamento intorno alla
poesia lirica Toscana”; “Delle disfide letterarie, o sia pubbliche difese di
conclusion”; “De auctoribus ab Andrea Dandulo laudatis in Chronico Veneto”; “Apologia
del Congresso notturno delle Lammie”; “Memorie antiche di Rovereto e dei luoghi
circonvicini”, “Apologia delle Memorie antiche di Rovereto”; “Lettera seconda
di un giornalista d'Italia ad un giornalista oltra-montano sopra il libro
intitolato: Notizie istorico-critiche intorno al b. m. Adalpreto Vescovo di
Trento, Alcuni saggi sono pubblicati nella Raccolta d'opuscoli scientifici e
filologici: “Relazione d'un manoscritto dell'Istoria manoscritta di Giovanni
Diacono veronese”; “Dissertazione intorno all'arte critica”; “Lettera al sig.
N. N. intorno alla sua tragedia intitolata ‘il Costantino’; LETTERA INTORNO
ALLA DIFFERENZA DELLE VOCI NELLA LINGUA ITALIANA; “Osservazioni sopra la
Sofonisba del Trissino con prefazione di Vannetti, La conclusione dei frati
francescani riformati; Annotazioni al Dialogo delle false esercitazioni delle
scuole d'Aonio Paleario. Annotazioni
Ipotesi avanzata da Baldi, Direttore della Biblioteca civica T. e membro
dell'Accademia Roveretana degli Agiati. Baldi. Farina, Mostra T., Mostra T., Muratori, “Rerum
Italicarum scriptores”. Mediolani, ex typographia Societatis Palatinae in Regia
Curia, Tartarotti, (check). Trinco, Mostra T., Sito Biblioteca Civica T., su
biblioteca civica. Rovereto Comune di
Rovereto. Baldi, La Biblioteca civica T. di Rovereto: contributo per una storia”
(Calliano,Trento); Manfrini, La letteratura italiana, Milano-Napoli, Ricciardi,
Franchini, Adversum malleum maleficarum, biografia del filosofo pre-illuminista
roveretano” (Rovereto, Stella); Cusumano, “Ebrei e accusa di omicidio rituale --.
Il carteggio tra T. e Bonelli” (Milano, Unicopli); Farina, “Gl’Agiati” (Brescia,
Morcelliana), Filosi, La Biblioteca di T.:
filosofo roveretano: Rovereto, Palazzo Alberti, Rovereto, Provincia autonoma,
Servizio beni librari e archivistici, Comune di Rovereto, Biblioteca civica T.,
Trinco, San Marco in Rovereto: la chiesa arcipretale tra storia, arte e devozione,
Mori, La grafica, Gl’agiati roveretani, Biblioteca civica T. Treccani Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario
biografico degli italiani. IDEA DELLA LOGICA DEGLI SCOLASTICI, E DE' MODERNI.
AllAccadeLegli Agiati Deno Francesco Saibante 1755 f IDEA DELLA LOGICA DEGLI
SCOLASTICI, E DE' MODERNI. RAGIONAMENTO DI SELVAGGIO DODONEO, In cui facendosi
il confronto dell' una , e dell' altra , i difetti di quella, e ipregj di
queſta minuta mentesi mostrano . IN ROVEREDO, PRESSO PIERANTONIO BERNO. Tarkarotti,Givelamục
ACADEM LITER AGIATOR ROBOR ALL'ILLUSTRISS. SIG. VALERIANO DE'MALFATTI,
Cavaliere del S. R. I. ec. ес. Trana, e mirabil coſa in vero , Illuftriffimo
Sig. VALERIAÑO, ſempremai m'èparu ta , che defiderandogli uomini tutti il corſo
della lor vita felicemente , e beatamente paſſare , sì pochi tutta. viafieno
coloro , cheimezzi, iquali a 3 per perciò fare abbiſognano, o ſappia no
conofcere , odopo avergli cono fciuti , a mettergli in eſecuzionepron tamente
ſi diſpongano . Molti non badando quello che ſia, inſieme co' ſuoi abitatori ,
queſta baſſaterra , in cui viviamo , e quanta durevolezza ella
poſſaprometterſi; penſano , che il guadagnarvi gran nome , edopola morte ancora
, nella memoria degli altri uomini vivere gloriofo, ſia ap punto la verafelicità.
Di quìè , che voi vedrete tutti i favj della Genti. lità incenfare queſt'Idolo
vano , e ſentiretegli conſolarſi contra l'ingiu rie della mortecon que'a lorosì
dol ci augurj: Parte tamen meliore mei ſuper alta perennis Aftra ferar :
nomenque erit indele bile noftrum. (a) Eglino ſtimavano, miferi , cheitrion fi
della Fama foſſero eterni, e im mu (2)OuidiusMetamorph. lib.15. mutabili , e
ficcomequelli , cheda fovrano lume non erano illuminati , non vedevano quanto
caduche , e momentanee foffero le ſue glorie Per quelli però, che dietro alle
ve • ſtigie di coſtoro camminano , la Vir tù non è bella ſe non inquanto è
dagli uominicelebrata, e s'eglino ſo li viveſſero al mondo , coſicchè d'
ammiratori foffero privi , ſono ob bligati a dire , che non ſaprebbono in che
ſtima doveſſeroaverla. Alcu ni altri più vili di gran lunga , e più fordidi ,
che queſti non ſono, all'ef fere loro non avendo maifattoriflef ſo , nè la
propria dignità baſtevol mente confiderata, altra felicitànon conoſcono per
l'uomo , che le ric chezze, e perciò aqueſte tuttelelo ro fatiche , e la loro
applicazione conſacrano . L'animo nobiliffimo , e divino ad una vile, ed
inſenſibilma teria ſoggettano , e quaſichè l'uomo foſſe ſolamente dicorpo
compoſto , a 4 la la parte migliore, e piùdegnadilui traſcurando , a guiſa di
pecore, non d'altro che del ventre ſonoſolleciti, eanſioſi . Eſſi credono, che
ſi naſca al mondo per arricchire , nè fanno unire l'idea della felicità aquella
d' unatenue fortuna . Quinci è , che ſecondo eſſi , è una pura follia tutto ciò
, che nonè unmezzo per accu mular oro ; anzi le Scienze medeſi me ſarebbono per
loroinutili, e va ne , s'elle non foſſerouna ſtrada per giugnere al guadagno .
Eſſi non cer cano ſtudiando didiventare migliori , epiù dotti , nè di perfezionare
lo ſpirito , od eſſere di qualche giova mento al reſto degli uomini . Baſta ad
eſſi far credere al volgo, chetut to ciò in fatti eglino abbiano in ani mo :
per altro , ſecondo il lor lin guaggio , lo ſtudioè ſempreutile , quando ſerva
ad accrefcere l'entra ta, e ad ampliare le facoltà . Ecco pertantoin che
coſtoro hannoripoſta la 1 C a lo i la felicitàdel vivereumano . Inſom ma ,
Illuftriffimo SIGNOR mio , ſe noi ci faremo a diſaminare i varj coſtumi degli
uomini, in coſe anche piggiori diqueſtatroveremoaveregli no poſta lavera
beatitudine ; e così quanto più ſi ſtudiano , e travaglia no per raggiugnerla,
tanto maggior mente allontanarviſi , e ſmarrirnela affatto . Per queſto io ho
detto con verità, che tutti gli uomini cercano d'eſſer felici , e niuno cammina
per quella via , che può condurvegli Queſta , ſe io dirittamente eſtimo • ,
altra non può eſſere, chela veraFi loſofia, la quale alVero l'umanoin telletto,
e la volontà all' Oneſto in dirizzando , apporta all'animo lave ra Sapienza ,
ch'è quanto dire tutta quella perfezione , di cui egli è ca pace; efa, che
l'uomoconunaſqui fita armonia e ſanamente penſi , e regolatamente operi
inſieme. Diquì naſce tutta quella felicità, di cui l uma umane forzeſono
capaci, perciocchè con tal mezzo le vane opinioni , e gli errori ſi sfuggono ,
calmanſigli af fetti, e le commozioni dell'animo , che tanto lo conturbano, e
in ſom ma tutto ciò ſidiſtrugge, che l'uma no vivere inquieta, e ſi rende l'uo
mo compiutamente tranquillo , e beato. Queſta lo guida alla cogni zione di Dio
, e delculto, ch'egli dee : queſta l'iſtruiſce delſuodove re verſo gli altri
uomini egl'inſe gna, come guadagnarſene l'amore : 2 equeſta finalmente
ſomminiſtra al fuo intelletto un dolce , epuriffimo cibo, qual è la
contemplazione del la Verità , mediante laquale allefo prane cofe , e celeſti a
poco a poco innalzandoſi , queſte terreneebaffe, ficcome vili , e caduche,
edellafua affezione non degne , meritamente diſprezza . Ella è dunque la ſola
Fi lofofia , che rende minori all'uomo le fue miferie , e che a guiſa di chi
dal dal lido ſtà riguardando ſenza timo re i diſagj , ed i periglj de navigan
ti; arreca all'umana mente un foa viſſimo piacere, moſtrandoleidiver. fi
infiniti errori, e traviamentidegli uomini : non perchè l'altrui angu ſtie
diletto debbano apportarci ; nè 4 care ci abbiano ad eſſere; Sed, quibus ipfe
malis careas, quia cernere suave eft, 3. comediffeLucrezio. (a)Giuſtamen te
perciò da M. Tullio la Medicina dell'animo ella è chiamata , (b) la
fanitàdelqualequanto dovràdaciaf cuno eſſere tenuta cara , sì grande eſſendo la
cura, che tutti hanno per quelladel corpo? Setanto s'apprez za quell'arte, ch'è
occupata a gua rire la parte fragile, ebaſſa di noi , inqual pregiodovrà eſſere
preſſo gli uomini quell'altra , che laparte loro nobiliffima , e divina è
deſtinata a fa (a) Dererumnaturalib. 2. (b)Tusculan. question.lib.3. fanare;
maſſimamente, che leinfer mità di queſtaemaggiori , e piùper nizioſe ſogliono
eſſere, che non fono imalori di quella? Per queſtaragio neadunqueio penſodi non
averema lamente collocata la mia fatica , ef. ſendomi ſtudiato, per quanto
arriva no le forze mie, di agevolare lavia all'acquiſto di queſt'Arte prezioſa
, qual è la Filoſofia, col dareun'Idea del migliore, e più ſicuro Strumen to,
che v'abbia peracquiſtarla, ch' èquantodire della migliore , epiù ſana Logica.
La qual mia Opericci uola, quale ella ſi ſia , avoi , Illu ftriffimo SIGNORE ,
m'è piaciuto d'indirizzare , perciocchè dalgiorno, che dellafamigliarità , e
amiciziavo ſtra vi ſiete compiaciuto onorarmi, io ho maiſempre ravviſato
invoiar. dentiſſimo quell' amore , che tante volte in eſſaè inculcato, cioè
quello della Verità. Queſto avendovi l'ani motuttooccupato , edi ſe inmira
colofa coloſa maniera acceſò, non haper meſſo , chequello v'entraſſe, ilqua le
degli animi vili, e plebei ſivede ſempre trionfare, voglio dire l'avi. dità
eſecrabile dell'oro . Lo ſtudio di voi medeſimo v'ha fatto cono fcere, che
l'animo voſtro èqualche coſa di più nobile, diquellochedo vrebbe eſſere per
laſciarſi condurre ſchiavo dalle ricchezze ; e perchè applicazione più propria
non avete trovato perun uomo, quantoilcol tivamento della ragione, e la cura di
queſta parte nobiliffima di noi ; perciò non avete potuto ſofferire , ch'ella
s'invaghiſſe di ciò , che sì ſovente ſuol depravarla, e corrom perla .
Avvezzando pertanto l'intel letto voſtro ad unpafcoloveramen te degno di lui ,
qual è il conofci mento della Verità; ella v'hatoſto inſegnato a non diſdegnar
d'appa rare da chi che ſia,purchè alcuna coſafoffe capaced'inſegnarvi ; ecosi pie
Y pieghevole , e docile v'hareſo, che voi ſiete ſempre pronto ad abbando nare ,
ficcome a vero Filoſofo ſicon. viene, qualunque voſtra più radica ta opinione ,
quando ve ne ſia mo ſtrato l'errore . Anzi ſaggiamente avendo voi conſiderato ,
che gli er rori ſono infermità dell'animo , cost appunto, come i malori il ſono
del corpo , grandiffimoamore avete mai ſempre portato, e profeſſatovi fom
mamente tenuto , achidaqualche falſa opinione v'ha liberato, non al trimenti ,
che ſe da una grave infer. mità riſanato v'aveſſe. Sopra ognal tro però queſto
prezioſo lodevoliſſi modefiderio della Verità, in gran diffimo pregio v'ha
ſempre fattoave re quell' Arti , che all'intelletto ne agevolano il
conſeguimento . E per chè offervato avete, che la veraLo gica altro non ha ,
che tutto queſto appunto per fine, perciò queſta ave te ſempreapprezzata,
eſommamen te teavuta a cuore. Per queſto mo tivo adunque a voi , piuttoſto che
ad altri ho voluto queſta mia pic ciola fatica conſacrare : non per chè io mi
creda, che vi manchi un' Idea della vera Logica , che ſo , che non a queſto
tempo n'avete riſerbata la cognizione ; ma perchè io ſon ſicuro, che
grandiſſimo pia cer proverete , leggendo in queſti miei foglj le voſtre
medeſime opi nioni • Voi troverete quincentro ſparſi molti diſcorſi , che nelle
oc cafioni più volte ſiamo ſtati ſoli ti inſieme tenere ; i quali ficco me
allora , ſecondochè a meèpa ruto, ſempre dolciſſimi ſtati vi ſo no, così io non
dubito , che ora , che con alquanto miglior ordine faranno teſſuti , molto più
cari non ſieno per riuſcirvi . E' il vero , che ſe io al merito voſtro riguar
do ed alle tante e sì gran , di obbligazioni , che tengo con effo eſſo voi ,
picciola coſa per verità eda dovermene arroffire , compari. rà innanzi agli
occhi di tutti que ſta, ch'io vi dono. Ma riflettendo dall'altro canto , che
dalle forzemie nè maggiori , nèpiùdegnecoſeſipoſ , fono attendere , ho ſtimato
minor male il cancellar poca parte de miei doveri , purchè inquel modo , che
per me ſipuòmaggiore, l'ardentifi modeſiderio, ch'ho d'onorarvi , mi veniſſe
fatto di paleſare; che ogni partedel mio debito intera laſcian do,
correreanchegiuſtamentela tac cia diſconoſcente, ed'ingrato. Leg gete
adunquecon lieto animo queſta mia Idea, e ſiatecerto, tanta eſſere la ſtima,
ch'io hodi voi, che poſſo con ſicurezza affermare , l'aggradi mento voſtro
tanto animo, e cuore potermi inſpirare , che di maggiori coſe, epiù
ragguardevoli io m'ab bia per avventura a rendere capa ce. Io prego il Cielo a
ſecondare col col ſuo favorela buonainclinazione, ch'avete di coltivare,
ed'accrefcere le belle arti , principalmente laFilo fofia ; e fupplicandovi a
continuare verſo di me quell'amore, di cui ' innata gentilezza voſtra m'ha di
già fatta nonpicciola parte, vi baciodi votamente le mani. DIV. S. ILLUSTRISSIMA
Roveredo. Devotiſſimo, ObbligatiſfimoServidore SelvaggioDodoneo. b L'AU
L'AUTORE A CHI LEGGE of : Lpreſente
Ragionamen to non fu composto affi ne di pubblicarsi . Un letterario
divertimento tra alcuni Amici miei mi diedeilmotivodidi ftenderlo . Eſſendo
pertanto paruta ad alcuni di quelli, chel'udirono , checol pubblicarsi '
avrebbepotuto recare non picciolo vantaggio alla gioventù qualesenza lume,
esenzascortacam la minando , bene ſpeſſo alla viapiggiore s'app glia; io non ho
voluto , o potuto cope mi acosìfatto giudicio. E' vero, che l amore di queſti
tali verſo di me do. doveva rendermi ſoſpettoil loro parere ma il talento di
foddisfare al lordefi derio m' ba reſo meno attento nell'efa minare me fſteſſo
. Ho pertanto aggiun te non poche cose , che nel dare la primamano non mi
s'erano preſentate alla mente, da che è nato , ch'egli è venuto a trapaſſare i
termini d' unco mune Diſcorſo .Nel rileggerlo cheho fatto, ho offervato d'avere
per verità non poco ecceduto nella folla de'pasi , che sono andato quà e là
inſerendovi . Trattandosi però di fradicare dal vol go un'opinione inveterata ,
bo flimato neceffario far conoscere ſopra ciò il co munsentimento degli autori
piùaccre ditati ; non ricusando anche difervir mi de'più moderni , i luoghi de
quali boſoventemente citati. La corruzione delle presenti Scuole di Filosofia
non è in tutto fimile aquella dell'antiche Di qui è, che le autorità degli anti
chi ſcrittori non potevano riuscire che troppo generali, trattandosi de moder b
2 ni ni difetti . Questo è ſtato il motivo , ch'io bo ſtimato piùa propoſito
ſervir mi de' moderni, l'autorità de'quali in questa parte è senz' alcun dubbio
più calzante , che quella degli antichi . Ho anche recateledette autorità non
Solo generalmente ſopra tutta la Logi ca, maaltresìſopra ogni minima par
ticella di eſſa , acciò quel giudicio , ch'io ne voformando , e l'idea , che proponendo,
in nulla difcordaſſe ne dalsentimento de' migliori Dialettici . Per iscemare
però la noja , che dall' abbondanza di tanti palli poteffefenti re il
Leggitore, bo molti di eſſi levati dallaferiedel diſcorſo , ed bogli poſti
appiè della pagina , acciò senza pre giudicio del fenfo , poſſa , chi vuole,
trascurargli , seguitando la sua lezio ne . Alcuni di queſti paſſi poi da opere
filosofiche di Eterodeffi , come da quel ledi Filippo Melantone, ed'altri an
cora , poco degni per altri riſpetti d'ef fere nominati , si troveranno eſſere
ſta ti 1 F .-- tiprefi
: Io però non reco le parole di lui affine di conciliargli quell' autorità, che
la Chiesa, a cagione deſuoi erro ri , gli ba giustamente levata : ma in materie
dalla Religione affatto lonta ne , ficcome fon queſte , volentieri bo apportato
anche ilgiudicio di coſtui, e d' alcun altro a lui ſomigliante , acciò laſteſſa
veritàda sì diverſiper altro , e oppoſti testimoni confermata , acqui. ftaffe
maggior fede nella credenza di ciascheduno . Quanto piùuniversale fi fcorge
effere ilsentimento ſopra unaco fa, tanto maggior impreſſionefa, epiù
compiutamente appaga coloro , che lo ascoltano . PeraltrodueCattolici, Pier
Gaffendo nel libro de Logicæ origine, & varietate , e Giuſto Lipfio
nell'epi ftola ad Paullum Bufium , non ebbe ro difficultà di paleſare la ſtima
, che facevano della Logica di Melantone • Edè questo un atto di giustizia ,
eda non biafimare ; perocchè febbene colo che in errori , e falſità ſono in
ciam ciampati , non meritano 'approvazio I ned'alcuno; la ragione però non con
fente, che quelle verità , che sparse quà e là ne lorolibri ſi ritrovafſfero ,
unitamente s'abbiano anch'esse acon dannare . Di què fu , che il grande
Agostino non fi guardò di prendere da un certo Ticonio , Eretico Donatifta
anchele regole per interpetrare laDi vina Scrittura ; edi raccomandarea giovani
ftudiofi la lettura , benchè co cautela, del libro , in cui si ritrova vano
fcritte . (a) Con queste ragioni adunque io spero di dover essere abba ſtanza
difeso, ſealcuna voltanelcita re, più alla veritàdelle cose, chealla bocca , da
cui elleno ſono uscite , avrò avuto riguardo . Reſta ora, che lafa cilità, ch'
io ho avuto nelcredere agli Amici, ad eſſi forse nonsia per parto rire
delbiafimo : ea te, o Leggitore , niun frutto per avventura debba reca re. Lo
bramerei veramente , chenè l una, (a)DeDoctrinaChriſtiana lib.3.cap. 30. una,
nè l'altradiquestedue coſeavve nisse . Ma pure, quandelleno dovesse ro
fuccedere , io per me nonsono per fentirne molto rammarico ; concioffieco fachè
quel fine , ch'io mi erapropofto nello ſcriverequeſta Dissertazione , che fu il
passatempo, el'esercizio dello ſti le, èſtato giàda me conſeguito fcri vendola
: ed avendo in tal modo com piutamente appagato il mio defiderio, bo estinta
per conseguenza ogni follici tudine di qualunque altra ventura , che incorrere
ella potesse. G I IDEA DELLA LOGICA SCOLASTICA, E MODERNA. RAGIONAMENTO. Ono
già due ſecoli epiù trapaſſati , cheuominidot ti , e nellaRepubblicadel le
lettere in grandiffimo pregio avuti , altamentefi lagnarono , che nelle co muni
Scuole di Filoſofia , non s'inſegnaſſe quaſi più nulla di quello , che
daAristotile intante ſue opere di Dia lettica era ſtato eccellentemente ſcritto
; e che laſciato addietro il forte della Filoſofia , gl' ingegni invece ſi
foſſero perduti dietro uncaosdiquiſtioni ſtraniere , dietroprecet ti inutili ,
e ſotrigliezze vaniſſime , dimodo che la Logica , di cui altracoſanondovreb A
be 2 be eſſere conpiù chiarezza , epuritàſpiega ta, foſſe ridotta adun
laberinto di confu fione, ad una maſſad'inſegnamenti vani e ſciocchi , da'quali
non che utile , e giova mento la gioventù ; ma anzidanno gran diffimo , e
irreparabile riceveſſe . Ermolao Barbaro in una ſua lettera a GiovanniPico
Mirandolano diſſe, che la Filoſofia del ſuo tempo , comparata colla vera e
ſodadegli antichi, altro non era, che una fallace fo fiſticheria . Della qual
fua propoſizionenel la ſteſſa lettera , così egli rende, dopomol te parole,
ragione . Etenim non folumge. 1 nus verborum novum est , & ignotum popu to,
sed ita confusa sunt omnia, ut velut in labyrintho neque initia , neque exitus
rerum deprehendi poffint . Et fubinde fingunt nova acprodigiosa fomnia , &
verborumporten ta, quibus cum res nullæ ſubſint , intelligi nibil potest .
Epoco appreſſo . Non folum babent errataGrammatica, sed neque fen tentias
abfolvunt , neque judicium , neque ordinem in explicando adbibent . Postea
amiſſa loquendi diligentia , rerum etiamju dicium amiferunt . Finxerunt
enimunacum monstrosis vocabulis inexplicabilia fomnia , quibus univerſam
Philofophiam , ac Theo. logiam obruerunt . Anche Lodovico Vives nel 3. lib. de
cauſſis corruptarum artium , così così della Dialettica diſſe 3 Dialectica , ut
est a plerisque fordide contrectata , Seucon culcata verius , multum
contraxitſqualoris, acfordium , quam tamen conveniebat longe effe puriffimam,
atque integerrimam; nem pe aditum, atque instrumentum aliorumstu diorum, &
artium; ex qua depravatanon parum aliæquoque , ut Philosophia , Me dica ars,
& Theologia , sunt contaminate. Emoltodopo . In recentes Dialecticos ,
tanquam in navisſentinam omniahujus ar tis vitia confluxerunt : &
Aristotelis , priorum , &longeplura , & fœtidiora, quæ ipſi de fuo
adjecerunt. Finalmente, perta cer moltiffimi , ch'io potrei addurre , Fi lippo
Melantone in una ſua piſtola dice, chealcuni anniavanti era ſtato incertomo
doforzatoapubblicare unaDialettica , per chè Tunc in Scholis neceſſaria
præcepta , Epift. &ad judicandum utilia jacebant obruta Stultiffimis vixis
, nihil ad rem pertinenti. nun cupa tor. bus . Ad bec, de usu artis ( ſegue
egli Ele a dire ) in bonis auctoribus legendis , aut ment. gravibus controversiis
judicandis , nemo quicquam monebat . Denique prorfus adul. terina Dialectica
pro nativa tradebatur (1) Per li quali continui rimproveri , fatti • A2 uni. 1)
Vedi LorenzoValla nellaſua Dialettica,eGio. van Matteo Friſſemioin
piùluoghiſopra ilibride Rhe tor. univerſalmente alleScuoledagliuominidot ti ,
riſvegliatiſi finalmentedal lungo fonno gl'ingegni, molti ſi
poſerogeneroſamente inanimodi voler ritornare l'antica ſuadis gnitàedecoroalla
Dialettica , eperciòtron cando infinite coſe dagli Scolaſtici in eſſa
inutilmente intruſe, e molte utili, da eſſi tralaſciate aggiugnendovi ;
riduſſero la Lo gica a ſtato tale , che oltre al frutto , che grandiſſimo ne
può trarrelagioventù, pa re , ch'ella conſervi ancoratuttaquellamae ſtà,
equello ſplendore, che dallabarbarie le era ſtatoper l'addietro oſcurato , etol
to . Ma piaceſs'egli a Dio , chevero non foſſe quello, cheavvertiSeneca nel
librode vita beata , cioè , che Non tambene cum rebus humanisagitur , ut
meliora pluribus placcant . Egliv'hafortad'uominialmon do , iquali potendo
chiaramente vedere , amanomeglio viverſi ciechi ; edopo il ri trovamento di
cibi ſquifiti, e prezioſi , go donoancora fatollarſi di ghiande . Il poco
amore, che coſtoro hannoallaVerità , eil molto, che nudriſconoverſo ſeſteſſi ,
non gli laſcia vedere , che meglio è l'aver erra touna volta, che l'errare per
ſempre . E pe InventioneDialectica diRodolfoAgricola , espe zialmente nell'
epift. ad lectorem , là dove faun paralello , tra l'Agricola , e
PietroSpagnuolos 0 5 però nonſenza grandiſſima difficoltàſiri ſolvono
aſpogliarſi delle vecchie prevenzio ni , perocchè alcuna coſa novellamente ap.
parando, temonodinon moſtrare d'eſſere infin aquel punto vivuti nell'ignoranza Tenaciffimi
pertantocoſtorod' ogniuſo, anzid'ogni abuſoda qualche tempo, e da qualche
autorevol numero diperſone con fermato, hanno in faftidio tutto ciò , che
portail nome di moderno , equaſichè la natura foſſe già ſterile divenuta,
comediſſe Plinio , (3) nulla prezzano gl'ingegni de noſtri tempi . Di quìè ,
che il migliora mentoda'Moderni alla Logica recatonegli occhi di coſtoro è
nulla, e la bellezza elo ſplendore da effi , comedicemmo reſtitui. tole,
nonſonoche ſpine, eimmaginazioni d' uomini , i quali difdegnano camminare per
la via più battuta . Eſſi ſtimanoperò, che l'attaccamento alla Scuola
contenzioſa A3 fia (2) Habenthoc quoque vitii homines, quoscom prehenditvetus,
aclonga ſegnities, ut ab adre prisfemelopinionibus non recedant; ne in ſene
tutediſcendo,nihiluſquein ſenectutemdidicif ſevideantur. Boethius inlib. de
Syllog. Categor. Sumexiis , qui mirer antiquos, non tamen 2 utquidam,
temporumnoftrorum ingeniadeſpi cio; nequeenim quaſilaſſa, &effata naturani
hil jam laudabile parit . Plinius junior lib. 6. epift. 21. 6 fia l'unico mezzo
per ben filoſofare, etan to è lontano , chele moderne coſe ſieno per
abbracciare , che molto fia , ſe come inutili e vane non le diſprezzino . E
pure dopoletante ſcoperte, fatteſi a cagion d' efemplo per mezzodell'Anatomia,
neſſuno ardirebbe ora di credere , o didire, che il fangue non circola pel
noſtro corpo , ovve ro che i nervihanno piuttoſto origine dal cuore,
chedalcelabro, noniſtantecheAri ſtotile fi dichiari apertamente a favoredital
opinione; perchèciaſcunotemerebbedi non correreda tacciad'inſenſato ,
anteponendo Ariftotile alla teſtimonianzade' propriſenſi . Quelio, ch'io
dicodell'Anatomia biſogna intendere ancora dell' altreArti , e Scienze, le
quali tutte volentieri profittano di que' diſcoprimenti, che tuttavia fi vanno
in eſſe facendo dacoloro, chelecoltivano . Che ſe ciò èvero, com'è veriffimo ,
per qual motivo la fola Logica ſarà condannata a nondover goderediquell'utile ,
dichetut tel'altre ſi godono? L'iftrumentodel ſa pere dovràeternamente giacerſi
involtone' fuoi antichi errori; e tanti, e cosìutilimi glioramentida'moderni
recatigli , odovran no effere affatro traſcurati , o reputati da nulla ? Io per
me non ſo veder ragione , perchè le altre Arti debbano proccurarfem 1 pre 7 pre
d'avanzarſi , e renderſi vie piùperfet. te; e la ſola Logica più neceſſaria di
tut te, e cui è tocca la diſavventura d' effere ſtata più dell'altre ofcurata ,
e corrotta , debba continuamente rimanerſi nella ſua barbarie , e non abbia a
procacciarſi mag gior chiarezza, e perfezione . Epure Serit tori eccellenti,
che di preſente vivono , o che fiorirono non ha molto , non altri menti
appunto, che que' primi da me re cati , faceffero, lamentanoſi tuttavia , che
le Scuole Dialettiche vivano ancora nell' infermità di prima . Fra queſti il P.
Ber nardo Lamy nel 6. de ſuoi Trattenimenti Sopra le Scienze, ſi duole , che i
Profef fori Hannotrascurato la ſodezzadellaFi losofia, e non si sono applicati,
che a cer. te quiſtionipercosìdire ſtraniere. Per esem plo, se la Logica è una
Scienza , quale è il ſuo Oggetto &. Non vi sitratta [ dice egli ] quafi più
niente diquello, cheArifto. tile ba infegnato nelieccellenti operedi Lo gica,
che hafatto. (4) Tutto queſto dà a A4 di Vedi inoltreGiovanni MabillondeStudiis Mo :
nafticis Part. 2.cap.9. Burcardo Menchenio de Charlataneria EruditorumDeclam.
2. Vincenzo GravinaOrat.de inftauratione ftudiorum . Gio vanni Clerico nell'
epistola ad Lectorem innanzi alla sua Logica . 8 divedere,chegli sforzi di
tanti ingegni , perpurgare la Dialettica, eridurla a ſtato di perfezione ,
ſonotornati vani; e checo loro, a'qualitoccavafarnefaruſonelleScuo le,
ſonoſtatiliprimi atraſcurargli , eanon avergli in alcuna ſtima. Eglièbenverope
rò, che ſe coloro, che dataleopinione ſo no occupati, aveſſero , o
proccuraſſero al menod'avere un'idea giuſta di ciò, cheſi tratta , e di cui
forſe con ogni franchigia dannogiudicio, diverſo ſentimento eglino avrebbono
per miocredere , ſe nonnella lingua, certo almeno nelcuore. Ellaètan
talaforzadellaVerità, che vogliaſi , onon vogliaſi , biſogna acconſentirci . E
febbene per fuggire il rimprovero d'incoſtantipreſſo gli uomini , poſſiamo
fingere di non aver peranche cangiataopinione; pure eglinon poſſiamo giàfuggire
il rimprovero del no ſtro cuore, che intimamente ci favellased ogni forza e
vigore ci toglie per opporfi, e contraddire al vero. Per laqual coſa ioho
mecodiliberato, gentiliſſimi Uditori , poi h chèame oggiſi ſpettailfavellare;
propor vi unafedele Ideasìdell'una, chedell'al tra Logica , cioètantodella
Scolaſtica de Settarj , quantodella Moderna migliorata, eſaminandole a parte
per parte , e confide. randoesattamente quello , che amendue fa con contengono;
acciocchè ciaſcunorimirando, و come ſopra una tela rappreſentate al vivo
Pimmagini loro , fondatamente , e regola tamente ne giudichi; equindi poſcia
leab bia inquella ſtima, e inquel pregio , che la verità , ela ragione
ricercano. Maprimadi ſcendere al particolare , al cunegenerali coſe io voglio
avvertire , in cui i moderni Dialettici ſonodagliScolaſti ci diſcordi . La
prima diqueſte ſi è , che i Moderni amanomoltonelloinſegnareilme zodopoſitivo,
ilqual conſiſtenello ſpiega re nudamente, e con chiarezza i precetti , ſenza
ſtrepito , e ſenza quiſtioni ; lo che , ficcomeſembra meglioadattato allacapaci
tà , ealbiſogno, che alloratengono igio
vani;cosìancoratrattandoſid'inſegnareun' Arte, ſembramolto ragionevole il
dettare ſpeditamente i precettidi quella, e nonin tertenerſi con tedio
inſopportabile adiſpu tare ſopragli ſteſſi; chenon puòapportare
ſenonconfuſione, e ritardare inutilmente igiovani in coſedi niunprofitto.
Perque ſto i Modernieſpongonoſempliciffimamen te, econquellamaggiorchiarezza,
che in così fatte coſe ſiapoſſibileleregoledellaLo gica , nèammettono litigj ,
e quiſtioni : o ſe ne ammettono, queſte ſon rade, enon fondateſopra difficoltà
inſuſſiſtenti, oequi vochi 10 vochi aperti; ma inmaterie veramenteſog. gette
aqualche vera difficoltà, e che però yolentieri diſcutono , sì per utile
eſercizio de'giovani , e sì ancheper mettereinmag gior lume la materia trattata
. Preſſo gli Scolaſtici allo 'ncontro tutto èin quiſtione, tutto è in difputa.
Nonv'haprecettoben chè chiariffimo , e facile, che non ſiaſog getto a gravi
difficoltà , e non ſi ſpenda aſſai tempo diſputandoviſopra. S'egliv' ha coſa di
certo e di chiaro nella Logica , queſto al ſicuro dovrebbe eſſere tuttociò ,
ches'inſegna intorno alle Voci , e a'Ter mini; e ſe meno fi dovrebbe difputare
, egli pare , che ciò dovrebbe farſi ſopra le Definizioni di quelle ſteſſe
coſe, che s'in ſegnano Pure anche in tali occafioninon fi reſta di quiſtionare
, An Voces extra Propofitionem fint Termini . Quodnam fit difcrimen inter
vocemBlitiri , & vocemNi hil . An detur Terminus mixtus , boc est qui partim
categorematice , partim Synca regorematice fignificet . An Voces humane
fintfignanaturalia , an adplacitum . Utrum Definitio Generis a Porphyrio
tradita fit bona. E poi , Utrum in præfataDefinitio. ne definita fit fecunda
intentio Generis , Jeu Genereitas , vel natura babens talem Genereitatem, vel
compositum ex utroque. E6 II Efino , An Definitio definiri poffit . Le quali
coſe, comeche ſpiegando ſolol'equi voco, a cui s'appoggiano , ſipoteſſerocon
una parola determinare, pure da tutti ſo no ventilate . Chi più però e chi meno
vì ſi perde dietro, ſecondochè più o me no è inetto il Maestro, cheleſpiega.
Per queſto Mario Nizolio nel primode'ſuoili bri deveraratione
philoſopbandicap.2.ebbe ragione di dire, che gli Scolaſtici tra loro primi
Principj avevanopoſto anchequeſto , Proponere , & tractare Questiones quam.
1 vis inconſiſtentes , &minime dubias, modo detur occafio atque anſa aliqua
nugandi , nec garriendi unquam reperiatur modus • La Logica per altro ha le
ſueregolechia re, e inquiſtionabili , e Aristotile, chen'è il gran Maestro, e
tantecoſeineſſaſcriſſe, lo fece ſenza romori, eſenzadiſpute, po ſitivamente, e
ſodamente piantando leſue regole . Or perchè dunque mettere tutto in lite ,
mover dubbj ſopra ogni punto , benchè minimo, come ſe la Logica nulla aveſſe di
certo e indubitato ? E' più che vero quello, che a ciò riſponde Lodovico Vives
nel 3.lib. de cauffis corruptarumar tium . Quia statim altercandum erat (dice
egli ) & semper altercandum, quæfita funt Spinosa quedam, apta
disputationibus , que materiam fuppeditarent rixis, &diutiſſime proferrent
altercationem , etiamintradendis præceptis artis . Segue poi queſt'autore a
vivamentedeſcrivere il guaſto , epeffimo metododelle Scuole in queſto modo. Ni
bil femel dicunt : sed si quam Definitio. nem, aut Formulam tradunt, primumcon
fuse bruditerproponunt , poftca paullatim, velut cogentibus ad id
argumentatiunculis, expoliunt , &crebris tibicinibus fulciunt, ut denique
perlongiſſimosverborum circumactus fit perfecta : &querunturpoftea de
prolixi. tatecorum, qui excultius scribunt , quum ipsi, dumundique anſas
argumentorum ve nantur , id multis paginis vix explicenta
quodexponipauciſſimisverbis potuiffet . Chi aveſſe piacered'eſſere iſtruito per
cagiond' eſemplo nell'artedellaScherma, edilMae ſtro di quella , in vece d'
inſegnare aſcher. mire, difputaſſe continuamente ſoprai pre cetti , che dee
ſpiegare, chi non iſtimereb bed'eſſere tradito , edi perdere il tempo indarno ?
Non altrimenti ſidee dire degli Scolastici , i quali invece d'iſtruire lagio
ventù nella Logica , allungano , e fanno difficile la via, che per ſe ſarebbe
facile , e breve , diſputando ſopra i precettidiquella . Quantofatiuserat (dice
con veritàErmo laoBarbaronella mentovata lettera a Pico Mi 13 Mirandolano
)præcepta fimpliciterproponed re, &oftendere , quemvelinjudicandina tura,
vel in negotiis , vel in moribus , & communi vita usum babeant ; quomodo ca
transtulerint ad usummagni artifices , quid binc Poetæ, quid Oratores, quid
aliimar gui viri fumferint? I dubbj ſonoutili, elo devoli , quando con giuſto
motivo ſieno moſſi , nè ſi dubitiperfare, chedaundub bionenaſcaun altro : ma
ſibeneper co nofcere il legame che tiene lamentequaſi ſchiava e prigioniera , e
poternela pertanto ſciogliere e liberare ; ragionevol coſa eſſen do,
chedappoichè ella s'è ſtancata nellari cercadella Verità, ripoſi
finalmentenelgo dimentodi eſſa . Per
queſto Ariſtotile nel lib.3. cap. 1. della Metafifica commen dòaſſai
nonildubitareinqualunquemanie ra; mailbendubitare , ch'è dubitareper avviarſial
ſapere; perchè , ficcom' egliſavia mente avvertì, Quiquerunt, nifi primodu
bitent , fimiles illis funt , qui quonam ire oporteat, ignorant , & adhuc
neque utram invenerint quod quæritur, annon cognofcere pof
(5)Quæftionumexplanatioeftanimiquidamveluti nidus, inquomens inſtabili
ſollicitudine, ſciendi que ſtudio,tanquammultiplicivolatus errore fef ſa,conquiefcit
. GregoriusNyſſenus Comment. in Hexemeron . 14. poffunt . Tutto queſto però
s'intende di quelle coſe , intorno alle quali dotti, e va lenti uomini ſentono
altrimenti eper la loro difficoltà ſono aſſai malagevoli a defi , nirfi. L'uomo
ſaggioſiguardamoltodinon avere per certe le coſe dubbiofe , per non 1 iftimar
di ſapere ciò, che non ſa , e chetal voltanon potrebbe ſapere : ma dove per
altro le coſe ſono chiare, e la Veritàappa riſce , ſtimagrandelittoil
confonderle , el oſcurarle co' dubbj . Gli Scolaſtici peròhan: no tutto
ilcontrario operato; perchè dove ſarebbe ſtato meglio ſaggiamente dubitare,
effi per nonparere inabili, eda pocodubi tando, eſtimando,
cheildubitarefoſſegran vituperio, hanno voluto farſi arbitri , e ſo. no entrati
adeciderne. E dove allo'n contro le coſe
erano chiare , hannomoſlo mille Mihiquidemcerte nunquamnon incredibiliter
adrifit illa indiſputando veterum modestia , qui cumabundarent do&rinæ
copia, vix tamen un quamderebus , in quibus aliqua ineſſet obfcuritas,
adſeveranter & adfirmate pronunciabant . •Corrupithoc, utpleraque alia ,
ſequens ætas , eruditionemque cœpit ex confidentia pendere , eoquepaullatim
perducta resest, ut hominesado lefcentes reperias, qui quadriennio, aut quin
quennioinphilofophiæ ſtudiisutcumque confum to, quovisfacilius adduci poffunt ,
quam ut fe ullade re dubitare fateantur . Muretus part. 2. Orat. 27. C 15 mille
dubbj, e quiſtioni , quaſichè la luce foſſe loro increſcevole e nojoſa, e nelle
te nebre ſolamente trovaſſero da ſatollarſi. Laſeconda coſa, inchegli
Scolaſticida Moderni diſcordano, ſi è la favella. IMo derni avendo poſto mente
, come per co municare altrui i concetti dell'animo era d'uopo di gran copia,
di gran purità, edi gran chiarezza di dire . E che non altro , che l'Eloquenza
tutto queſto poteva loro ſomminiſtrare, non traſcuraronoperciò an che queſta
parte, e conlinguaggioproprio , eterſo , eche agevolmente può eſſere da tutti
inteſo, ſi ſtudiarono diparticipare agli altrile loro Filoſofichemeditazioni ,
ſtiman do gran fallo il ſeparare due coſedallana tura congiunte , com'è la
Sapienza , el Eloquenza : ilpenſar giuſto , el'eſprimer ſi acconciamente . Gli
Scolastici quanto in ciò ſieno ſordidi e incolti, nonèdadiman dare. Eglino
s'hanno poſto ſotto a'piedi l'Eloquenza, comeunacoſa inutile , o dan. noſa, ed
hanno piantato unamaffimadiri cercare bensì che coſe aveſſero a dire , ma non
già come doveſſero dirle . Querimus Picus nos quidnamscribamus, non quærimus
quo epile epift. modo . Quindi è , ch'eglino s'hannofor- mol. matounlinguaggio
particolare, il qualedaBarba altri non è inteſo che da effi , anzi nè pur rum.
da 16 daeſſi alcuna volta. Loche nonſolo ſen za alcun utile , o neceſſità, o
diletto dichi 1 impara è ſtato da eſſi poſto inufo : Sed Lib.2. etiam ( come
dice Mario Nizolio ) cum ini deve- rum excarnificacione , dum compelluntur in
rarat. cap.2. genti difcentium labore, &maximaingenio philo- telligere ,
&difcere ea , quæ intelligi, foph. disci nonpoſſunt , quia nonsunt :
&duns recedentes a Scholis Grammaticorum , co guntur oblivisci , &quafi
dediſcerepeneom nia, quæ didicerant; &novamquodammo doaddiſcere linguambarbaram
, borridam, rufticam, spinosam, qua diſcendanondocti &eruditi,ut pareffet,
sed morosi, garru li , &fupra quam dici potest , rixoſi eva dunt.
EpuredaquelgranFiloſofo, ch'effi ſi profeſſanodi ſeguitaretantogeloſamente, non
poſſono giàavere apparate così fatte maffime. Egli ſteſſo nella ſuaRettorica in
ſegna, che moltocontribuiſceall' intelligen zadelle coſe l'adoperare più un
modo, che Lib.3. unaltrodi favellare . Ipfa eloquendi ratio cap.2. [dice egli
neceſſarium quiddam habet in omni disciplina . Nonnibil enim interest ad rem
explicandamboc, an illo dicendigene re quis utatur. Di fattoil ſuo ſtilenondif
Epift. cordo punto da ſuoi precetti , mentre, co adJo- me diſſe Ermolao Barbaro
, Aristotelisora cum. an.Pi- tio , etfi brevior est , tamen &propria & pura
est, & ita abundat quibusdamſuis luminibus, ut Cicero camdixerit , imilem
eſſe flumini aurum vehenti , & interdum Plu adeo dulcis est , nibil ut
poffit cogitaridul.tarchus inCi cius . Se adunque gli Scolastici hanno ſe- cer. guitato queſto Filoſofo in ogni
ſuaopinio ne, e inquelle coſe ancora , nelle quali da tutti è biaſimato , anzi
egli ſteſſo , ſe vivo foſſe , confeſſerebbe d'aver errato ; perchè non
ſeguitarlo anchein queſtadell Eloquenza, nellaqualeottimamentes' avvi sò, e da
tutti i Savj n'è ſtatoapprovato? Ne biſogna già credere , che queſto ſia
piuttoſto di ornamento ad un Filoſofo , che di neceffità; perchè ſenza una
manie ra di dire facile e pura , come potrà egli giammai far comprendere agli
altri i ſuoi concetti inquella guiſa , che gli conſerva nell'animo? Lo ſtile
incolto , ſpinoſo , e perpleſſo, non farà, che tutt'altro inten da il leggitore
da quello , che il Filoſofo aveva in animo di fargli comprendere ? Aggiungaſi ,
che la maniera ſecca delle Scuole , e la continua argomentazione in forma , fa
ſpendere moltiſſime parole per iſpiegar concetti, che conaſſaimeno , mol. to
più acconciamente s'avrebbono potuto eſprimere . Credevano divenir molto brevi
(dicedottamenteClaudioFieurynella part.1. B cap.9. 18 cap.9. del Metodo degli
Studj) tagliando tutti gli abbellimenti del diſcorſo , e tutte le figure della
Rettorica; ma forsenoncon fideravano, che queste figure, le qualiren dono il
difcorſo vivo e animato , non ſono altro che conseguenze naturalidello sforzo ,
che noi facciamo per persuadere aglialtri. Speſſo fi confuta un'obbiezione con
unapa rola ſola : ſpeſſo ſi prova meglio con ungi ro dilicato di parole, che
con un argomen to in forma. Una pagina di diſcorſo Sco lastico si ridurrà alla
quarta parte, ſeſi cangia in un diſcorſo ordinario, e natura le : e
tuttaviaquelli, che ſonovi avvezzi, credono , che i diſcorſi figurati non conte
gano che parole, e non faccian conofcerele ragioni ,se nonſono distinte con
articoli , etitoli . Queſto è ben vero però , che quando ſi ricerca nel
Filoſofo l'Eloquen za , non s'intende già d'un liſcio troppo ſtudiato , d'uno
abbigliamento ſoperchio, coſicchè egli abbia a caricare il ſuo dire non d'altro
che di Figure , di Traslati , e di Metafore , come, acagion d'eſemplo, Lucio
Apulegio , che non dice una coſa conterminiſemplici , e naturali. Egli ſi
vuole, che il ſuo ſtile ſiabensìornato; magrave inſieme, e proprio : ſia terfo
; ma ſemplice , e naturale : fia eloquente ; ma 19 ma filoſofico , e tale in
ſomma , che ſia atto avivamentedipignere innanzi agli oc chi quel concetto ,
che si teneva racchiuſo nell'animo , ch'è appunto il vero finedell Eloquenza,
non altrimenti che vero fine della Pittura fia ilrappreſentare eſattamen te le
naturali figure . Laterza, e molto conſiderabil coſa , in cui gli Scolaſtici
ſono mancati , emancano tuttavia , è il poco, o niun uſo , ch'eſſi moſtrano
della Logica ne'buoni Autori , e neldiſcorſo comune. Alcuni eſempli aridi .
eſecchi, e ſempre i medefimi propongono eſſi per confermadelle regole Logiche ,
i quali oltrechènon fanno alcuna impreffio ne nella mente de'giovani , ſono
ancora ſpeſſe fiate totalmente diverſidaquelli , che s'incontrano , o nel
parlar famigliare , o negli ſcritti degli autori di qualche confide razione;
così appunto , come le medeſime regole ſono per l'ordinario intorno a coſe
fuori d'ogni dubbiezza , e lontaneda ogn' uſo . Mirandum sane adfatim eft (
dice Part. Antonio Arnaud nella ſua eccellente Arte 3.cap. di pensare,
volgarmente la Logica diPor. 9. B 2 to (7) Eloquentiæ finiseſt , ipſas animi
cogitationes , quaſi pingere , &repræfentare proprio , & per ſpicuo
fermonis genere Hermolaus Barbarus epist. adJoannemPicum . 20 to Reale
appellata ( Logicam , licet multo pluris paffimeſtimetur, quamdebeat[adeo ut
dicatur abſolute neceſſaria adaliasſcien rias acquirendas ) tam perfunctoric
tracta ri , ut altum filentium fit de iis, quæinLo gica eſſealicujus USUS
poſſunt. Ut pluri. mum enim Logici fatis ducunt Syllogifmo rum Simplicium
regulas docere , exempla que proponere, quæfere omnia constantpro pofitionibus
incomplexis, illiſque adeoclaris , atque indubiis, ut nemo eaferiointer ratio
cinandum adhibenda putaverit . Di quì è, come inaltro luogo avverte il
mentovato Scrittore , che i giovani sì preſto , e sì fa cilmente ſogliono
dimenticare tutto ciò chedella Logicahanno apparato. (8) E di quì èancora,
chenelcomun uſodi favel lare (8) Experientiaconftat, e millenis , qui Logicam
docentur, poſt ſextum a finitisſtudiis menfem , vixdenos effe , qui
Logicesquicquam memine rint. Cauſſa autem hujus , vel oblivionis , vel
neglectus videtur eſſe, quod cum abſtractifima fint , &
acomuniufualieniſſima, quæ inLogica traduntur , eademnonnihperinficetaexempla,
&dequibusinpoſterumnulla cogitandiinterve nit occafio, docentur : hinc mens
, quæ non ni firenitens , &coactain illisdiſcendis verſataeft, iifdem
pofteainfide adhærefcit , citoque enatas inde notiones abiicit, cum illæ denuo
per pra xim numquam memoriæ commendentur .Dif fer:. 2. proam. 21 lare poſſono
cader fillogifmi ottimamente concludenti , e che tuttavia ſembreranno contrarj
alle regole Logiche : come per ' oppoſto altri , che fallaci ſono , giuſtiſſimi
everi potranno apparire achi altr'ulodel le medeſime non abbia apparatoafare ,
che quello , che moſtranogliScolastici, inque. ſta partepoveri affatto , e
digiuni. Perque ſto addiviene, che gl'inſegnamenti di co ſtoro , in vece di
ſervire a regolargl'intel letti , ſervono piuttoſto a formare de' ſofi ſti , e
degli uomini , i quali avvegnachè di niuna deſtrezza d'ingegno, edi niungiudi.
cio Geno dotati, tuttavia , ſecondoche eſſi s'immaginano , poſſono andar aparo
co gran Filoſofanti per lamultiplicitàdi rego le Scolaſtiche, delle quali
hannoingombra ta la mente. E puretutte quelle arti , che fervono comedi
miniſtre all'altre , non s' apparano giammai perſaperneſemplicemen te le regole;
ma ſibene perſaperfarebuon uſo di eſſe. Il Rettoricodettapochi precet ti, e poi
ſubito paſſa amoſtrar l'uſo, che ne hannofattoipiùeccellentiOratori . Anzi
avvertì Cornelio Celſo , gran Maestro di Rettorica , Obeſſe dicentibus
Rhetorice ar Lib.de tis nimiam difciplinam. Il Grammatico, ſe Arte non è
affattoinetto, e ignorante , non fi dicen perde già egli a ſpiegar
continuamente Ec B 3 ce di n. 2. 22 cezioni , Appendici , eOſſervazioni : ma
ſubito paſſa amoſtrar l'uſo delle principali regole ne'buoni autori ; perchè ſa
, che i ſuoi giovani defiderano d'eſſere iſtruiti da lui nella lingua Latina ,
non giànelle mi nuzie grammaticali. Ora ficcome il Retto rico ne'buoni autori
trovagli elemplidior. natamente favellare; ilGrammaticodipar lare emendatamente
; così ilDialettico vi trova gli eſempli di rettamente e regola tamente
ragionare. Perchè dunquenonla ſciar mai vedere alcuno di queſti eſempli
a'giovani? Non aprir loro la menteinfar ad eſſi oſſervare il buono , o mal uſo
che ſi è fatto de'precetti Dialettici , giac chè ſi ſa , che anche la Logica è
una di quelle arti , che non s'apparano per fer marſi nelle regole , ma per
apprendere il Inbuon uſo di eſſe ? Tantum illud demiror Scho- ( diceGiovan
Matteo Friſſemio) qui fiat , liis ad ut cum ſciant utique viri longe doctiſſimi
, epift. Rodolalium quendameſſe Dialecticæufum, quam læ ad phi A-ut perpetuo ,
graculorum more , in umbra grico- garriamus ; ita tamen ipſi totos trigintaan. Theo nos artis tradant
præcepta, ut devero in. doric, terim usu ejus, ne verbumquidem. Dispu Plini- tatur
quotidie , Verſetur neDialectica cir um. caprimas, an ſecundasintentiones. Sitne ſpeculativa , an
practica .Realis, an rationalis. Et uthic quiſque clamat fortiffime; ita
maximeaPræceptore laudari folet . At fiquis interim roget illud, quemnam finem
ftatuamus vociferationum iſtarum , autquis namfructus exspectandus fitex studio
Dia, lecticæ ſcholam egreſſis , hoc tam nescimus omnes, quam ſcire omnium
referebat . Per queſto fu, che
anche Ramo, ſecondochè dice Pier Gaſſendo, s'ingegno di cammi nare per una
nuova via, veggendo , chel' ordinaria ſtancava inutilmentela gioventù , edopo
lungo viaggio, reſtava nullameno digiuna d'ogni coſa di quello, che ſi fof ſe
innanzi mettersi in via. (9) Orai Mo derni in queſta parte ſonobenlontanidall'
aridezza degli Scolaſtici . Altre propoſizio ni , e altre Argomentazioni che
l'ordina rie , e trite delle Scuole fanno eſſi udire a'giovani , avvezzandogli
a ben giudicare ſopra gli ſcritti de'Poeti , degli Oratori , degli Storici , e
di qualunque altra forta B 4 d'au. (9) Indigne ergo ferens Ramusvulgarem
illamal tercandide Logicæ , Dialecticæve præceptis con fuetudinem, acintrudendi
interiminipfam tam 이 le
0 multa aliena , atque inutilia; neque declarandi quis illiusufus in
Philofophis , Oratoribus , Hi ſtoricis , Poetis , aliifque bonis auctoribus
foret ; ingreſſus eſt ipſe, ac tenuit oppofitam viam. Gaf fendus lib. de Logica
Origine , cap.9. Varietate ( 24 d'autori . Eſſi moſtrano loro, come laLo gica
regola dapertutto il diſcorſo , come dapertutto può farſi buono, ecattivouſo
delle ſue regole, e com'ella entra a giudi care, edecidere d'ogniquiſtione ,
ed'ogni controverfia , di modo che , inſieme colle regole, ſi può dire , che
inſegnino ancora l'uſo delle medeſime. Laquarta differenza , che paſſa tra gli
Scolastici , ed i Moderni , e che può dirſiil fondamento, e labaſe di
tuttalaFiloſofia, èintorno allalibertàdelgiudicare. Gli Sco laſtici s'hanno
fatto famigliarinimo e natu ralequel raziocinio. Ioſonodel tal Ordine : dunque
debbo difendere come vera la tal opinione . Diche non ſoſe coſa maggiore
ritrovare ſi poſſa, che piùalvivo , e nell' interno feriſca , e diſtrugga tutta
labuona Filoſofia . Egli è maſſima inconcuſſaditut ti i Savj , che chicerca la
Verità , non dee mettere in iſchiavitù ilpropriogiudicio , per ſeguire l'altrui
; ch'è quanto privarſi della facoltà, cheDioci haconcedutoperdiſcer Lib.t.
nerla. Generale principium Veritatis [dice cap.r. converità Mario NizolioJest
Libertas , deve. vera licentia ſentiendi acjudicandide omni rarat. bus rebus,
ut Veritas ipsa , rerumque na phil. tura postulat . Hocest, ut is, quirectephi
lofopbari Studet , ante omnia liberum Jese CON 1 25 conſervet, ac folutum ab
omni Philofopbo rum Secta, neculla cujuspiam viri, quam. libet magni ,
doctrinefamaitateneaturaftri itus , &quasi compeditus , quin que ipfi pro
rei Veritate probanda, aut improbanda videbuntur, ea libere , & fine ullo
impedi. mento probare , aut improbare poffit . Gli Scolastici non ſolo ad un
principio sì ve ro, e sì neceſſario non s'attengono ; ma gran delitto inoltre ,
e digaſtigonon leg gero degno , ſtimerebbono l' offervar lo . Eſi vendono
pertanto, ſenza alcuno ſcrupolo, la libertà di giudicare lorodalla natura
donata , a Scoto , ad AQUINO (vedasi), a Baccone, a Ocamo, ad Averroe, ead al
tri aſſai . E così , come dice il mentovato NIZOLIO (vedasi), Dum modesti
&reverentesvide- Lib.i. vivoluerunt, vaniſquequorundam nominibus cap.3.
pepercerunt, Sacrosanctam & divinam pro diderunt Veritatem. I Moderni in
queſta parte hanno ſtimatocoſa indegna di Filo ſofi l'imitargli . E riflettendo
, che , come diſſe Lattanzio nel 2. lib. cap. 8. delleDi vine Inſtituzioni ,
Deditomnibus Deuspro Virili portione ſapientiam, ut & inaudita inveftigare
poffent , & audita perpendere ; 4 loro è paruto di fare gran torto al Do.
natore privandoſi dell'uſo della ragione , da lui sì benignamente lor conceduto
; e in 26 inguiſadipecorelle inſenſate, ciecamente gli errori altrui ſeguitare.
Servonſi eſſiper tanto ancoradel proprio giudicio nellari cerca della Verità ,
e riguardanocomecom pagni, non come giudici , o arbitri tuttigli altri autori ,
per graviedeccellenti ch'e' ie no. Ella è troppo moſtruoſa all' orecchied'
unFiloſofo la maſſima de'Pitagorici , ne quali , come dice M. Tullio nel primo
lib. denaturaDeorum, Tantumopinio præjudi cata poterat , ut etiam fine ratione
valeret auctoritas. Prendono perciò i Modernida migliori Filoſofisi antichi ,
che recentiquel lo, che lor ſembra migliore epiù verifimi le, nonmai
permettendo , che l'autorità d'alcuno pregiudichi punto alla Verità , e ſua
facendoquella maſſima, degna d'ogni Nizo- Filoſofo , Nos, quinulliaddictifumus,
lius in nullius verba juravimus; nulliusquamli lib. 4. bet magni viri
auctoritatem tantifacimus, cap.3. quanti Veritatem. La quintadiſcordanza
finalmente tra la Scolaſtica , elamodernaDialettica ſiè, che gli Scolastici
ſonomoltofolleciti circaleVo ci , circa iTermini, edaltre coſeGramma i ticali;
intornoallequali molti precetti det tano, e infinite paroleconſumano . Loche fa
conoſcere , come offervò Giovanni Cle rico nella part. 1. cap. II. della
ſuaLogica. Dia 27 Dialecticen Aristotelispotius eſſeArtemlo quendi,
quamVeritatisapud animumsuum quærende, dein proferenda. Edifatto, ſe ſi
conſideri ſommariamentetutta la Logica delle Scuole; dove aſſai coſe ſi
vedràconte nere , non ad altro utili , che a ſommini ſtrar ſempre, d'ogni coſa
, e in ognima niera dadiſputare; per ben penſare allo'n contro o nulla, o
pochiſſimoſivedràpoter. ſi raccogliervi . I Moderni all'oppotto pen. ſando, che
la Logica ſia, non l'artedici calare , ma quella di regolatamente ragio nare ,
indirizzano tutti iloro precetti aque ſto fine E ſupponendo , chel'uſo delle
lingue ſia già noto a giovani dagli eſercizi Grammaticali ,ſi affaticano
unicamente ad arricchirgli d' idee giuſte, di raziocinj eſatti , edibuon
metodo; veriſſimo ſtimando an chenellaLogica quello , che Orazio diſſe della
Poetica Scribendi , recte ſapere est &princi pium &fons, Verbaque
provisam rem non invitaſe quentur . Mavenghiamopiùda vicino aconfron.
tareinſieme laScolaſtica , elaModernaLo gica. E giacchè tantol'una, quantol'altra
s'occupa intorno all'Operazioni dellamen te, (prendo largamente lavoce
operazione per 28 per ogni affezion della mente , mentre in tende )
veggiamochecoſainſegninogliSco laſtici intorno alla prima , cioè l'Idea , o
Semplice Apprensione , che vogliam dırla • Maperchè la Logica Scolaſtica è per
l'or dinario diviſa in Logica maggiore , e inLo gica minore , che con altro
nome nellaloro lingua Summule eſſi appellano ; biſognerà però raccogliere
tantoda queſte Summole , quanto dalla Logica maggiore , il più bre vemente
cheper meſi potrà, tuttoquello , ch'eſſi inſegnano intorno alla prima opera
zion della mente, ecosì di mano inmano intorno all'altre. I primi precetti
adunque della Logica Scolaſtica ſono intorno a'Ter mini. Che ſia Termine, edi
quanteforte. Poſcia paſſano atrattare delle proprietàdi eſſi Termini , de
Suppoſitionibus, dovedi ſcorrono deAfcenfu, & Deſcenſu Termi norum, de
Ampliationibus , de Restrictio nibus , de Alienationibus , deAppellationi bus,
e tuttoquelloinſomma, ch'effi chia mano Parva Logicalia . Queſti nonſono
inſegnamenti , ch'eſſi abbianotrattodaAri ſtotile ; ma è unagiuntada loro fatta
all OrganoAriftotelico. L'utile poi , che da queſta giunta ſi può ricavare, è
il nonſen tire giammai alcun ſuoprecetto, altrimen ti per pocoche ſeneſenta,
baſta, perdo ver 1 19 ver concepirdeli'orrore verſo tutta laDia lettica .Quis
enim valentior aliquantopro- Lib.4. greſſus ( diceGiovan FranceſcoPicoinuna
epift. lettera aTommaſo ſuo figlio ) non remore- ante tur modo, fed& pedem
referat, cumTer.penult. minorumSuppoſitionesveldelonginquoſub. odoraverit ? E
Filippo Melantonenel4.lib. della ſua Dialettica. Addita eſt Aristotelis
Dialectica doctrina , verius Grammatica , quam Dialectica, quam nominarunt
Parva Logicalia , in qua dum præcepta immodice cumularunt , & labyrinthos
inextricabiles , fine aliqua utilitate finxerunt ; etiam illas admonitiones ,
quarum aliquis est usus, te enebris involverunt. Ed ebberoragionedico--sì dire
coſtoro, perchè ſenoiconſideriamo, che ſi contenga queſta nuova Dialetticada
Ariftotilenon conoſciuta , noiritroveremo , ch'elleo ſono coſefalſe , enateper
igno ranzadella lingua Latina , o ſonoprecetti inutili per eſſere intorno a
coſe, che ſol un pocodi ſennobaſtaavere perconoſcerle, o ſenon ſonoaffatto
inutili, non ſonoperò d'alcuna neceſſità , potendoſi colle figure Grammaticali,
eRettoriche meglio, econ più chiarezza ſpiegare lo ſteſſo . Musfylla. ba est;
mus autem caſeum rodit ; fyllaba ergo cafeum rodit. Or farà egli pericoloper
Epift. queſto , comedicevaSeneca, ch'iotendala trap. 48. 30 trappola alle
ſillabe : oppure, che il libro, ch'è pienodi ſillabe , s'ionon farò atten to ,
mi roda il formaggio? Daqueſta pro poſizione, Omnes Apostoli sunt duodecim, 1
chi non vede, anche ſenza aver guſtato la Dottrina delle Suppoſizioni
UniverſaliCol lettive , che non poſſo inferire, Ergo Pe trus est duodecim ,
Paulluseſtduodecim&c. madebbo numerargli tutti , epoſcia dire, Ergo funt
duodecim ? Cosìda queſt'altra , Hocanimal currit, chebiſogno è d'avver . tire ,
ch'io nonpoſſo inferire , Ergo omnis bomo currit, per queſta ragione veramente
mirabile , che Hoc animal , non estomnis bomo ? Echi è egli così ſtupido , che
non vegga così fattecoſe? Nonè un troppoabu. ſarſi del tempo il dettarvi ſopra
precetti ? Siadfequuti peritiam neceffariam [dice Lo dovicoVives nel 3. lib. de
cauſſis corrupta rum artium]inhis , animigratia, tanquam teſſeris luderent ,
fortaſſis eſſent ferendi: fed bomines imperitos relictis veris , folidis,
feriis, bucseconferre , quis ferrat? Senza ricorrere alle dottrine inviluppate
ed oſcure de Terminiſti , non poſſo dire co'principj Grammaticali , o Rettorici
, che in queſta propoſizione per eſemplo , Exibat ad Ba. ptiſtam omnisJudea, vi
ha Sinedoche , la partepeltutto? Quando io chiamo l'Appo Stolo, tolo, S. Paolo
; oil Filosofo , Ariſtotile , 31 ſenza andare a cercar leregoledelle Suppo
ſizioni Aſſolute Improprie , nonèmegliodi re, ch'èAntonomasia ? Per nulla altro,
che permoſtrare i diverſi modi di ſignifica re anche iGrammatici, ed
iRettoricihan noritrovate le lor Figure . Ecco pertanto come gli Scolaſtici ,
ſenza biſogno alcuno , hanno accataſtatoinſieme un'infinitàdipre cetti , da'
quali la gioventù non può ritrar re ſe nonconfuſione e danno . Le coſe , che
inqualunque arte, o ſcienzas' inſegna no, nonbastagià , che vere ſieno . Elle
vogliono eſſere anche utili, eoltreall'Uti le, edal Vero , vi ſi ricerca di più
la Ne ceſſità, cioè, che niun'altra arte, o ſcien za le tratti . Che ſedaaltra
arte poſſiamo egualmentebene , o anche meglio ricever le; achemai
ſenzaalcunbiſognorepeterle ? Achegettar perdutotantotempo inſegnan dole , o
apparandole ? Magli Scolaftici , comebene avverti Mario Nizolio nel pri. mo
lib. deveraratione philofopbandicap. 1. DeVeritate tantummodo foliciti eſſe
appa rent , de Utilitatevero , & de Neceffitate, &de Pertinentia rerum
, quas tractant , vel nullam prorfus, velperversamsuscepe runt cogitationem. Ma
pure, ſe le regole , che intorno a coſeper ſeſteſſefacilidettano gli 32 gli
Scolastici , foſſero ſimilmente facili , io vorrei pure giudicargli degnidi
qualche ſcu ſa. Eſſi potrebbonodire a lor favore , che avvegnachè le coſe ,
ch'e'inſegnano, non ſienod'alcun peſo;noi però non poſſiamo lagnarci, che ci
ſia coſtato granfatical'ap prenderle. Ma il piggior maleper loroſiè, ch'eglino
ſteſſi s'hanno levata ancheque ſta difeſa , dettando ſopra coſe facili , rego.
le difficiliffime. Mille diviſioni , e ſuddivi ſioni hanno eſſi formate ,
ſemprecolle ſo lite liti tra mezzo , e a tal gradodi fotti gliezza , e di
oſcurità hannoridotte anche queſte regole, ch'egli viene adeſſere mol to più
facile , mentre ſi legge, conofcere il valored'un Termine , che non è capire i
precetti, che coſtorodanno perconoſcerlo. Tanquam fi quispiamdare volens
præcepta ambulandi [diceAgostinonel lib.2.cap.37. de Doctrina Chriſtiana )
moneat , non esse levandum pedemposteriorem , nifi cum po fuerispriorem;
deindeminutatim, quemad modum articulorum , & poplitum cardines oporteat movere,
defcribat. Vera enimdi cit, nec aliterambulari potest : fedfacilius 1 homines
bæcfaciendo ambulant , quamani. madvertuntcumfaciunt , aut intelliguntcum
audiunt. Qui autem ambulare nonpoffunt, multo minus ca curant, quenec
experiendo pof. 33 poſſunt attendere . Itaplerumque citius in geniofus videt ,
non eſſe ratam Conclufionem (e noi diremo eſſere tale il valore di que ſto , e
di quel Termine ) quam præcepta ejus capit : tardus autem non eam videt :
fedmulto minus quod de illa præcipitur . Malaſciamodipiùeſaminare queſtivanıin.
ſegnamenti de'Summoliſti, partede'quali , gli ſteſſi Dottori Scolaſtici
confeffano , ef ſere cavillazioni , attepiuttoſto a confonde regl'intelletti ,
cheadilluminargli : (10)ed i più modernitra loronon pare, che tan to vi ſi
perdano dietro, quanto vi ſiperde vanogliantichi . Vegnamoadunquepiutto ito
agli Univerſali. Gli Univerſali, ſecon dochèdice Porfirio , che n'è il gran mae
ſtro, nel principio della ſua Introduzione, nontantoſono neceſſarj perben
intendere C (10) CrisostomoJavello Dottore Scolastico, ed uno quel diquelli ,
chepiùchiaramente d' ognaltrohaco si fatteineziespiegate , nelsuo Compendio
della Logica, Trattat. 9. dice in questo modo , In hoc noſtro
TractatudeConſequentiis ,non eſt inten tio noſtra immorari in recitandis
modernorum Logicorumvariis&captioſis ſententiis ,quæ ma gis involvunt ,
quam illuminent addiſcentis in tellectum . EnelTrattat. 7. Reliqua veroParva
Logicalia , quæSophiftæ inveneruntnonſciendi gratia, fed aut decipiendi , aut
confundendi utpote non ordinata ad aliarum fcientiarum acquifitionem,
postponendafunt . 1 34 quello , che inſegna Ariſtotile ne' Predica menti; ma
ancora ſonoutiliper laDefini zione, per la Diviſione, eperlaDimoſtra zione ,
che ſono iprincipali ſtrumenti del ſapere . Ecerto , ſe ſidice, che laperfetta
definizione dee eſſere compoſtadi genere , edi differenza, eche lacoſa , che
ſidefi niſce èuna ſpezie, ſaràperciò d'uopoſape re quello, ches'intenda
perGenere , per Differenza, eper Iſpezie . Eperchè ogni definizione non può
ſempre eſſere rigoroſa eperfetta, concioffiecoſache la menteuma na, che troppo
è anguſtae limitata , non può ſempre ſcoprire il genere proſſimo , e
ladifferenza ſpecifica dellecoſe ; e però in vecedidifferenza
ſpecificafadimeſtieri mol tefiateunire inſieme diverſe proprietà , e accidenti,
li quali avvegnachè non poſſano G aver forza di intimamenteeſprimerci lana
turadella coſa , hanno però virtùdi farce ladiſtingueredall'altre ,
comeperlopiùad diviene nellecoſe Fiſiche ; quindi è , che ſaràancheutileſapere,
che coſaſiaProprio, echecoſaſia Accidente. Similmenteeſſen do ladiviſion
Logica, od'un generenelle fue ſpezie per mezzodelledifferenze: od unſoggetto ne
ſuoi accidenti : o d'un ac cidente ne ſuoi ſoggetti; manifeſta coſa è, cheanche
la Diviſione ricercherà l'intelli gen. 35 genza di queſteVoci :
ecosìpurelaDimo. ſtrazione , il mezzoterminedicuièunaDe. finizione di genere ,
edi differenza compo. ſta; il minor termine èunaSpezie ; ed il maggiore è una
Proprietà, che dieſſaSpe zie ſi afferma . Ora ſequeſto èl'unico , e vero uſo degli
Univerſali , e non adaltro motivo , che a queſtonediſteſeilſuoTrat tato
Porfirio, nonſaràegliſenon fuor di propoſito ildiſputare , Utrum natura rea
lespoffint eſſeuniverſales Utrum naturafit formaliter universalisaparterei.
Perquam operationem intellectusnatura fiat univerſa lis. Anpræter intellectum
aliqua potentia faciatUniverſale. QuomodoGenusdefinia tur in abstracto.
UtrumGenus prædicetur deSpecieveluttotum, velut pars. Utrum Genus poffitfalvariin
unica Specie, &Spe cies in unico Individuo. UtrumSpeciesha bens unicum
tantum Individuum poſſicfieri universalis . Utrum universale in communi fit
Genus ad quinque univerſalia . Utrum naturæ univerfales fint ab æternoquantum
ad exiftentiam, quantum ad eſſentiam, & quantum ad identificationem
prædicatorum effentialium ? Per nondirnulla diquelle altre quiſtioni , An
incodemIndividuogra dus Metaphyfici distinguanturformaliterex natura rei . An
intergradusgenericos , dif. C2 36 differentiales ejusdem Individui detur di
ſtinctiovirtualisintrinfeca, collequali ſi ſuol movere un' orribil guerra agli
Scotiſti . Co sì fatte diſpute, che non giovano puntonè ali'intelligenza de'
Predicamenti d'Ariftoti le , nè alla Definizione , nè allaDivifione, nè alla
Dimoſtrazione, non fono ellenoda giudicarſi ſtraniere, edalaſciari a'Sofiſti ,
gente ozioſa , e vaga di gettare il tempoin darno . Il volerle intrudere nella
Logica , non ſarà unguaſtarla ? Porfirio ſteſſo nel principiodella ſua
Introduzione ſi proteſtò di volerle laſciare a bello ſtudio , ficcome
coſetroppodifficili , eaſtruſe. Illudquidem, dice egli, five ſubſiſtant , five
inſolisnu dis intellectibus pofita fint : five subsisten tiacorporaliafint ,
anincorporalia: & utrum Separata afenfibilibus, aninſenſibilibuspoſi ta,
& circa ea conſiſtentia; dicere recusa bo. Altiſſimumenim eſtbujusmodinegotium
, &alterius majoris egens inquisitionis. Alla difficoltà poteva egli ancora
aggiugnere ' eſſere inutili , lo che rende vie piùvaneco. sì fatte Quiſtioni .
E però, poſto che fof fero vere le coſe, che vi ſi trattano entro,
ellenonpertanto ſono ſemprebiaſimevoli , perchè , come con ragione diceGiovanni
Clerico , non ſervono punto adiſco pri (11) MultafubtiliterPhilofophide
Univerfalibus, 37 prire alcuna verità.Ora noniſtantequeſto , gli Scolastici
nulla con tanto ardore , epiù alungo hannotrattato, quantoqueſteDif pute ſopra
gli Univerſali . Eglino hanno voluto eſaminarle tutte minutamente , ed in
eſſehanno ſpeſo la maggior partedella loro Logica . Maperchènonimitarepiutto
ſto Porfirio, il quale avvegnachè per altro empio, in queſto dagli uomini ſavj
ègiudi cato prudente , ch'egliha ſtimatobeneaſte. nerſi dallediſpute degli
antichi Sofiſti inu tili, e piene di difficoltà ? Quando ſi ami di ricercare la
Verità , dice M. Tullio nel primo lib. degli Uffizi , due vizj biſognave der di
fuggire. Unum, ne incognita proco gnitishabeamus , biſque temere adfentia mur .
Alterum eſt vitium , quod qui damnimis magnum ftudium , multamque operam in
resobscuras, atque difficiles con ferunt, eafdemque nonneceſſarias . Sicchè
biſogna per neceſſità concludere , che gli Scolastici , i quali tutto il
contrario hanno operato, tutt'altro ancora abbianoavutoin animo, enello abbiano
tuttavia, che lari. cerca della Verità ; e che ſenza accorgerſi pun C3
difputant, quæ vel ſi vera eſſent, inutilia fo rentadnos ad veritatem vulgo
ignotam tutius deducendos . Joannes Clericus Logica part. 1. cap. 7. n. 10. 38
punto,s'abuſinoimprudentementedeltem po, eguaſtino nel fiorede'ſuoi annilagio
ventù. Ma che ſi dovrà poi dire , quando ledottrinedegli Scolaſtici
intornoagliUni verſali , oltre all'eſſere aſtruſe , e inutili , foſſero anche
falſe e immaginarie ? Ibi na fcuntur mira monstra questionum [dice Lo dovico
Vives nel 3. lib. de cauffis corrupt. art. ] de Naturacommuni, qua miror non
interdum eos terreri infomniis, aut de illa in tenebris audere verba facere ,
adeo res eft monstrosa. E per dire il vero, quandoſi rifletta alla difficoltà ,
che proverebbe ogn' intelletto in non riconoſcere per veraquel. la ſentenza ,
che nullav'ha nel regnodel laNaturaſe nonſingolare, Omnequodest, ..eo ipfo quod
est, singulare est , comediffe Boezio : eche le coſe univerſali ſon puri parti
della noſtramente; certo che queſta Natura formalmente univerſale in eſſendo,
&prædicando , come nel loroidioma di cono le Scuole, la qual ſiauna in
moltidi fatto , o ſe non èdi fatto, almeno ſicon cepifca , come capace apotervi
eſſere , e poſſaſi di eſſi affermare; quando nonritro vi albergo nelle menti
degli Scolastici , ia permenoncredereid'ingannarmidicendo, ch'ella non poteſſe
abitareſenoncolleChi mere, e co'Centauri de' Poeti , ovvero in que 39 que'ſpazj
, dove paſſeggiano quelle Idee , chePlatone fece ſuſſiſtere per ſe, ( ſe pur è
vero, che ciò abbia mai inteſoquel gran Filoſofo ) e ſeparate da tutte l'altre
coſe • Eſtimerei altresì , che non foſſeda dubi tare in ſoſcriverſi a quanto di
ciò diſſeMa rio Nizolio nellib 1. cap.6.de veraratione philoſophandi, cioè,
Pseudophiloſophosplus quamHultepoſuiſſe Univerſalia fua , five Naturas
univerſales, queprorfus nusquam sunt nisi false & commentitiæ , &
nullam aliamad remutiles niſi ad nugandum, garriendum . Enel lib.2 cap. 1. Ut
omit tamvocabula Univerſalis , & Prædicabilis, quæ ineafignificatione ,
quamillistribuunt, Suntprorfusbarbara; etiam res ipfe, quæ vocabulis
illisfignificantur , nullam habent necfoliditatem , nec veritatem : fed funt
meratanquamvelfigmenta Poetarum, vel ægrotantiumsomnia . Lequali coſe, ſecosì
foſſero veramente , com' io non ho alcun dubbio, che non ſieno; ilmaggiore,
epiù ſicuro ſegno di mente ſana e bentempera ta ſarebbe il poco , o nulla
intenderne ; perchè eſſendo elleno chimeriche in ſe ſteſ ſe , efittizie , non
potrebbe eſſereſe non debolezza d' intendimento il concepirle , a l'immaginarſi
di concepirle, come coſeve re e reali . E'piacevole adudirſi quello , C 4 che
40 che inqueſto propoſito dice un eccellente Teologo , eFiloſofoinſieme,cioè
Melchior Canonel lib.9.cap.7. deLocisTheologicis . Cum nec effem ingenio nimis
tardo ( dice egli ) necbis intelligendis parumtemporis, diligentiæ adhibuiſſem
, animo velinfor. mare non poteram. Puderet me dicerenon intelligere, fi ipſi
intelligerent , qui bactra Etarunt. Ache il mentovato Nizolio così aggiugne nel
lib.I. cap.7. Ac nec cos qui. dem fatis arbitror intellexiſſe quid commi
niſcerentur, fedtantummodo ingeniacorum, qui difcere cupiunt , nec falfitatem
rerum ita cognofcere poffunt , excruciare voluiſſe . Di fatto queſto ſteſſo
autore nel cap. che viene appreſſo , apporta l'ingenua confef. ſione d'un gran
Filoſofo Scolastico, acui avendo detto un ſuo difcepolo, chebenif. ſimo
intendeva queſti Univerſali reali , egli riſpoſe: Euge , fili, fi itaest; tu
enim idintelligis, quod ego in totis quadraginta annis, quos in biſce rebus
quærendis con jumsi , nondum tamen unquam intelligere potui . Io non direi
però, che maliziofa mente gli Scolaſtici abbiano in animo d' ingannare i
giovani deſideroſi d'apparare , emartirizzare a bello ſtudio il loro inge goo:
madico bene, che fannotuttociò, fenza accorgerſi di farlo; edovenon ſido"
vreb. 41 vrebbe inſtillar loro, che idee giuſte eſane d'ogni coſa , acciò al
principio perfezional fero il naturale diſcernimento, e formaſſe. ro un
giudicio retto e regolato; eſſiallo'n contro loro inſegnano acredere, che vera
mente ſuſſiſta fuori di noi ciò , che non è ſe non fabbricadella noſtra mente',
ecosì riempiono loro l'intelletto d'un infinitàdi chimere, e coſe vane, di
modocheguaſta. no piuttoſto i giudici , che regolargli . (12)
Mavanenullamenodiqueſtequiſtioniſo pra gli Univerſali ſono quelle, che gliSco
laſticimuovono ſopraiPredicamenti. Egli no ſempre ſimili a ſe medesimi , come
per tutt'altro, che per quello , che ſidovreb be,trattanodegliUniverſali;
cosìadognal tra coſa ſembra, che badinonel trattare i Predicamenti , che a ciò
, ch'eſſi ſono uti li , eper cui ſonoſtati ritrovati . Per ben immaginare non
v'ha dubbio , ſono ſtate da' Filoſofi ritrovate leCategorie , perocchè
allogando tutte le coſe nelle loro proprie claſſi , hannoſtimato di moſtrare
intalmo doqualidea fi doveſſe formaredi ciaſchedu na, (12) Hæccumfere
fintcommentitia ,non folum ni hilafferunt utilitatis , fed nocentetiam,non fo
lum,quia inhisdiſcendis temporis jactura facien daeſt,
ſedetiamquiajudiciadepravantur. Hera molausBarbarusepist. adJonnnemPicum. 42
na, ed'impedire laconfuſionedellemede ſime : difare, chenon s'attribuiſſea'Cor.
pi ciò , che non può eſſere proprio ſe non degli Spiriti ; o s'immaginaſſero
per cagion d' eſemploSoſtanze materiali , chepurenon foſſeromaterie, anzi
Soſtanze , chenonfof ſero nè Spiriti , nè Corpi , e pure fofſſero Soſtanze , e
foſſeroqualche coſadi corpo reo, come appunto gli Scolaſtici s' immagi
nanoeſſereleloro FormeJoſtanziali : ovve roqualche ſpazioſonulla , ilquale
inſenon foſſe nè Soſtanza , nè Accidente , e pure aveſſe la ſua eſtenſione,
come altresì i me deſimi fingono il loro Vacuo. [13] Ora al ladiſtinzionedell'
Idee, edelie Coſe , per cui ſono ritrovate leCategorie , chegiova no lediſpute
, Utrum substantia eſſentiali ter constituaturper boc, quod ſubſtet Acci
dentibus, aut pernegationemeſſendiinalio. Utrum Deusponatur inprædicamentoSub.
Aan (13) Adclaritatem &diftin&ionem Idearum infti tutæ funtCategoria;
ne ſcilicet Ens cum Mo doentismensconfunderet;velresſpiritales ima ginari , vel
rebuscorporeis affectus ſpiritales, ut inPhyſica fatis obvium eſt, perperam
tribuere vellet. EdmundusPurcbotiuspart. i.Log.cap.4. Vediancora PierGaſſendonellib.
de Logicæ fine cap.6. Edell'uso, eutilitàsi de'Predicamenti,
comedegliUniverſaliFilippoMelantonenel1.lib. dellasua Dialettica . 43. ftantie.
An Relatio predicamentalis fit realis . An Relatio prædicamentalis confi tat
inmodoſuperveniente fundamento, ad exiftentiam termini . An Relatio babeatur
formaliter per folum fundamentum proxi mum. Laſciando ſtareinfinite altre dePof
fibili , & Impoſſibili , de Ente rationis, e fimili , che io
honojaarammemorare? In vecedigiovarealla chiarezza dell'idee, non ſervono
piuttoſtocosì fatte coſeadoſcurare econfondere gl'intelletti? Non è un ma
cerare e ſtenuare ſenza alcun fruttogl'in gegni , fermandoſi così alungo con
mille fofiſmi, e cavillazioni ſopra coſe , che con dueparole ſi
potrebbonoriſolvere, ſpiegan--dogli equivochi , che per lo più ſoro, la
cagionedella diſputa , eaccennando quelle poche ragioni , che vi poteſſero
eſſere in contrario? Ognuno ſa, per cagiond'eſem plo, che tutte
lecoſecreateſono Entiper participazione : Iddio ſolo è Ente per ef ſenza:
èEnte, da cui tutti gli altri ſide rivano, ed è il fonte, perdire così , dell'
eſſere, e che necomprendetutta l'ampiez za . Ora la naturadi queſto
fonteimmenſo dell' eſſere è aſſai più diverſa da quella di tutte le coſe create
, anche in riga di ente riguardandole , che la natura d'un albero, in rigadi
albero , nonè lontanadalla na tura 44 turadell'ombra ſua; e quindi, ficcome il
fango pereſemplo, non ſi può dir lumino ſo riſpetto al Sole,
avvegnachèdalSoleſia illuminato; così tutte le Soſtanze create, comparate
conDio, nonſono propriamen te enti; maſono ombre, e menocheom bre , le quali
imperfettamente , e debol mente participanodi quell'Ente ſommo, e veriſſimo .
Ora eſſendo così, noipotremo ben dire , che queſto Ente di fatto fia , perchè
nulla è ſe nonpereſſo; maciò , ch e'ſia , non potrem dirlo; ecosìegliſaràun
Ente , che ſupera ilnoſtro intendimento , eforpaſſa ogni Categoria. Adunque,
pro priamente parlando, Diononſipotràporre nel Predicamento della Soſtanza ,
perchè a volerlo quivi allogare , biſognerebbe , che l'attributo di Ente foſſe
univoco riſpetto a lui , e la Soſtanzacreata , cioè aveſſe in amendue la ſteſſa
ſignificazione. Eper que ſto anche i Padri della Chieſa Dionigio , Clemente
Aleſſandrino , e Agostino eſclu fero Diodal Predicamentodella Soſtanza. Chi
adunque in eſſoPredicamento voleſſe porlo, deeavvertire , che non lo può fare
ſe non impropriamente, e perqualche pro porzione , benchè remota , che paſſi
tra Dio, ele Soſtanzecreate : non giàperchè Dio, eleSoſtanze create abbianoun Genere
proprio , ecomune. Ora ſe tutta la lite ſi può decidere con sì poco , e così fa
cilmente , a che immergerſi in tante diffi. coltà, edubbj inſuſſiſtenti , e
confondere piuttoſto la quiſtione, che illustrarla? Co sì dopochè Ariſtotile ,
e Porfirio aperta mente aſſeriſcono , che Ens non èunivo co riſpetto alla
Soſtanza , e agli accidenti ; ma equivoco, o analogo, eperòpare, che ſuoni lo
ſteſſo , che Res , o Substantia ; nonè egli ſe non una quiſtione di nomeil
difputare, UtrumEnsſitunivocum respectu Substantia, & accidentis? Madella dottrina degli Scolaſtici intorno alla
prima operazione della mente , edel loro meto do, baſti fin quì aver detto.
Paſſiamoora amoſtrar brevemente, quanto in ciòſieno dalorodiverſi i Moderni , e
qual via per loroſitenga , comes'èalprincipiopromeſſo. I Moderni avendo
avvertito , che laLogica al Neque enimunum commune genus omnium eſt Ens :
necomnia ejuſdemgeneris funt fecun dumunumfupremumgenus , dicePorfirio nel2.
cap. dell' Introduzione , riferendo l'opinione d' Aristotile . E poco dopo. Et
fi omniaquisentia , vocet , æquivoce nuncupabit non univoce Vedi Aristotile nel
libro7. cap. 3. della Metafi fice. 46 altro non è, che un'arte dibenpenſare ,
un'arte la qualregola , edirige l'operazio ni della noſtra mente
nellaricercadellaVe rità; hanno come ſtraniero, efuor dipro poſito reputato
tutto quello, che aciòfare inverunmodo noncontribuiffe ; ma fola mente foſſe
ſtato intruſo dagli Scolaſtici , e da' Sofiſti , percontaminare, erendereinu
tile un'arte per ſe pregevole, e buona. E perchè penfar bene pare , che
quattrocoſe abbracci , cioè benimmaginare , ben pro porre, ben inferire , e
benordinare, quin di è, che inaltrettante partihannoeſſidi viſa la loro Logica.
Nella prima adunque, checontieneiprecetti per ben immaginare, cioè per formare
rettaegiuſtaideadelleco ſe, ſtimano neceſſarioiltrattarediſteſamen te
dell'origine , della natura , e dell'affe zioni di queſte Idee,
eperòeſaminatoquel lo, che importinoi nomi d' Idea, ediPer cezione, paſſanoa
conſiderare lediverſeſpe zie dell' Idee , che ſia Immaginazione , e Intellezion
pura : che ſieno Idee innate , avventizie, formatedalla mente, ſemplici,
composte, ed altre cosìfattecoſe; eſponen dounitamente i ſiſtemi degli antichi
Filo ſofi , come de' Peripatetici , de' Platonici , degli Epicurei , degli
Stoici , e ſimili , sì intorno all'origine e natura dell' Idee , co me 47
meintorno alla Scienza, allaVerità, in torno alla regola per eſaminarla , ed
altre ſomiglianti coſe, di utile e ſanaerudizione ripiene. Dopo leſpezie,
paſſanoeſſiatrat tare delle proprietà , come della Verità , edella Falſità,
dove moſtrando , come da una non affatto eſatta e diſtinta Ap prenſion delle
coſe traggono l'origine i falſi giudici , rendono nello ſteſſo tempo avvertiti
, che innanzi dar giudicio di che che ſia, deeſene prima proccurareunidea
chiara e diſtinta ; perocchè, comediceM. Tullio nel primo lib. de naturaDeorum,
Quid tam temerarium , tamque indignum Sapientis gravitateatqueconſtantia, quam
aut falfumfentire, aut quod nonfatisex. plorate perceptum fit & cognitum,
fine ul ladubitatione defendere? Seguitando po ſcia atrattaredell'altreproprietàdell'
Idee, some dell'Universalità, della Particolari tà, e della Singolarità loro,
trattanocon tal occaſionede' cinque Univerſali : non in quanto ſono Nature
Univerſali , che di fatto ſi ritrovino in molti , o poſſano ri trovarviſi , come
, peſſimamente filoſofan do, affermano gli Scolaſtici ; ma inquan to ſono
Attributi, che la mente puòcon fiderare ſeparati da'lor Soggetti , e capaci
apoter ritrovarſi in molti particolari , e però 48 però ne formaun'Idea,
laqualeavvegna chè in ſe , e di ſua natura ſia una coſa ſingolare, è
peròuniverſale nel rappreſen tare i molti particolari , conoſciuti capaci di
ricevere quell'Attributo . Non già che queſta ſteſſa Idea ſi conſideri , come
una coſa capace a poter eſſere in molti , che ſa rebbe ſciocchezza a
immaginarlo , potendo bensì l' Idea rappreſentare molti particolari; manongià
ineſſiritrovarſi. Spieganoper. tanto nudamentequello , ches'intendaper Genere,
Spezie, Differenza, Proprio, e Accidente , ch'è quanto fa dibiſognoſape re ,
per farneuſo o nellaDefinizione , nella Divifione , o nella Dimoſtrazione , 1
come diceva , che ſe nefa Porfirio. Tutte l'altre quiſtioni , ſopra lequaliſi
conſuma- ( no , ebeccanoſiil cervello gli Scolaſtici , ſonoda'Moderni affatto
sbandite , come inutili , e da tutti ibuonidileggiate eſcher nite. Dopoqueſto ,
perchè la Logica: L'Autore dell'Arte dipenſare, adducendo imo tivi , pe'
qualinellaſua Logica ba tralasciatea belloAudiocotali cose, dice in questo modo
nella primaDiffert.proemiale. Neque tamenobhanc cauffamtantum, quod difficiles
, parumque uti les funt , hasScholæ quæftiones miſſasfecimus . Infuper enim
credidimusnemineminmalampar temaccepturumnoſtrumde illis filentium, cum
innullopaffimpretiohabeantur . 49 ca, nullacon maggiorcuraricerca, quanto la
chiarezza dell'Idee , affinedi beniſtruirci ad isfuggire i falſi giudici;
perciò mostrano eſſi , come ' Idee chiare , e distinte dall' of cure
,econfusedebbano ſepararſi , equali ſieno le une, e le altre. Le quali tutteco.
ſe, sì perchè maggioreimpreſſione facciano nella mente, e sì anche perchè
appariſca l uſo, che ſi dee fare delle regoledellaLo gica, ſonodaeſſi con aſſai
eſempli edalle Fifiche, edalle Teologiche, e dalleMora li diſcipline tolti ,
ſpiegate ; giudicando eſſi non lontano, nè ſtraniero alla Logicatut tociò, che
può ſervire ad illuftrarla . Per chè poi, come teſtè dicevamo , alla chia.
rezza , e diſtinzione dell'Idee giovanole Categorie, qui perciò di eſſe
Categorie ra gionano : manongiàcollaſchiavitù dinon partirſi punto daAriftotile
, nè nella ma niera dello ſpiegarle , nè nel numero delle medeſime,
comefannogliScolaſtici , iqua li penſano, che'l numero didieci ſianume ro di
eternaverità, enellaſteſſiſſima ragio ne fondato; contuttochè piuttoſtoa capric
ciodel loro Autore ſia ſtato poſto , e per unacotal affettazione d'imitare
Pitagora , e iPitagorici, da'quali ilnumerodecenna rio in grandiffima
venerazione era tenuto • Moſtrano pertanto, come altrialtradivino. D ne 50 ne
facendo , e più giuſta per avventura , che la Peripatetica non è, in altre
claffi hannodiviſo tutto l'immaginabile; (16) e propongonoancora una
ſeriedegliEnti di verſadaquella , che contienſi nell'Albero Porfiriano , manco
, e difettuoſo (quando ſiordini ſecondolamentedelſuo , anzi autore )contaminato
co'delirj della Filoſo. fiaPlatonica. Perchè poi è dineceſſitàaver alcuna
cognizione della favella Filoſofica , perqueſtotrattano i Moderni , macontut
ralabrevità de'segni dell' Idee , cioè de Termini , delVerbo , edelNome
,moſtran. dolevarieſuediviſioni, e ſpezie, perquan. tos'aſpetta alla Logica.
Sempreperò colla libertà, com'iodiceva poco innanzi , diſe guitare , o
abbandonare Ariftotile , fecon dochè ſembri più , o meno accoſtarſi alla
ragione; econ nuove, eutilioſſervazioni, edi ottima erudizione ripiene , delle
quali gli Scolaſtici ſono affatto privi , edigiuni. Eintal modo iModerni,
laſciandoa'Sum moliſti , e a'Terminiſti tutte le ſcempiag. gini, che nel
Trattato dalle ScuoleParva Lo Circa le dieci
Categorie d'Ariftotile, vedi Nizolio lib. 2. cap.9. de veris principiis , &
vera rationephilofophandı , "Arte di penſare part.1. cap. 3. eGiovanni
Clerico nella Logice part.1.cap. 5 SI Logicalia appellatoracchiudonſi, danno fi
nealla prima partedella Logica . Ora da quanto folamentefin quis'èdettopuòciaſ
chedunoagevolmente comprendere quali in fatti s'abbiano propoſtoditrattare
laLogi ca , gli Scolaſtici, o i Moderni . Delletan. te coſe , che queſti dicono
intorno allapri ma operazion della mente, nè purparolaſi fa appo quelli , anzi
toltane la definizion dellaſemplice Apprenſione, che albelprin cipio propongono
, io non ſo vedere nel corſo di tante pagine, coſa alcuna pur di lontano ſpettante
all' Idea . E pure tutto ciò , che intorno all' Idee ſi diſcorre il più utile ,
e il più neceffario di tutta la Logi ca ècertamente da reputare, ſervendoco me
dibaſe , ſopra cui dee fabbricarſi tut to il rimanente. Per dar giudicio del
pre giodelle diverſe Logiche ( dice PierGaſ ſendo nel lib. de Logice fine cap.6
)biſo na vedere qual più, e qual meno ſerve a ben penſare, e con tal regola
giudicarne. Se noi però contal bilancia ci facciamoa ponderare il pregio della
Scolaſtica , iote moaſſai, che in vece dimerzi prezioſe, e dibuon peſo,
com'eſſi le ci vogliono far credere, noi non abbiamo a ritrovarle vi liffime ,
e yote mercatanzie , ed a mara vigliarſi aſſai di tante perſone , che cor D2
rono 52 rono si volentieri al lor fondacoper com perarle. Ma veggiamo ormai, ſe
nel reſto della loro Logicagli Scolaſticiaveſſeroperavven tura miglior
provviſione, e teneſſerocoſe, che poteſſero mantenergli in qualche cre dito. Nè
debbono ſtimare indiſcrezione la noſtra , che dopo gli Univerſali , i quali
afforbono la maggior parte della loro Lo gica , noi tuttavia ricerchiamo
qualchecos' altro da eſſi . Gli Univerſali non ſonoche una minima particella di
ciò , che ſi dice intorno all'Apprenſione. Eſſi confeſſano che l'intelletto non
apprende ſolo , ma giudica ancora E però egli è obbligo di buon Logico non
tantoregolarel'Appren fione, quanto ancora il Giudicio. Perchè però il Giudicio
in due maniere puòeſſere conſiderato , e in quanto è coll'orazione eſpreſſo : e
in quanto ſi ſta puro nella mente; di quì è , che per ben intendere ciò,
ch'eſia, non tanto della Propoſizio ne, e delle ſue proprietà , quanto ancora
della natura , e de'difetti di queſto Gin dicio inquanto è ſolo in mente , fadi
meſtier ragionare. Ognuno ſa, che i Pre Anteomnia, Judicium, quatenus in mente hæret,
averbis , quibus exprimitur, i velimus ſcirequid fit probe distinguendum eft .
Joannes ClericusLogicepart.2.cap.1.7.1. C 53 Pregiudicj ,
l'Inconſiderazionedella mente nel giudicare , il difettuoso , ed ambiguo
parlare degli uomini , ſono i fonti princi pali , da'quali traggono l'origine i
noſtri errori . Ildiſcoprire adunque queſti fonti , e ilproporre i rimedi , co'
quali gli errori de' noſtri giudici poſſano emendarſi non ſarà che applicazione
degnadicoloro, iqua li inſegnano laLogica per regolarel' intel letto; non già
perinutilmente contendere. Egli non deeeſſere perciò maraviglia , ſe appo gli
Scolaſtici y'ha un alto ſilenzio in torno a così fatte coſe. Eſſi diſputano in
vece ſopra la Definizione del Nome , edel Verbo. E ragionandodelle varie
ſpeziedel. IaPropoſizione fannooffervaredellecoſeve ramente notabili, enon
sìfacili aſaperſi , come,chequeſtapropoſizione, TantumApo ftolifunt duodecim, è
falſa : e queſt'altra , Apostolifunttantumduodecim, èvera. Che queſta : Omne
animal, præterhominemeft irrationale , ſi riſchiara, e s'illumina affai con
queſt'altra, Omne animal, exceptobo mine eſt irrationale. Di quipaſſanoallepro
prietàdella Propoſizione , cioè all'Oppofi zione, Equipollenza, e Conversione,
dove nondiconocoſa , di cui ſi poteſſe fare un minimo uſo . Che biſogno
èd'avvertire, percagiond'eſemplo , e moſtrare per via D3 di 54 di regole,
chequeſtedue propoſizioni , Pe trus amat , Petrusnon amabit ; oqueſt' altre due
, Omnia Elementa funt quatuor, Aliqua Elementa non funt quatuor; non
ſonopropoſizioni oppoſte? Qual uomo è, per zotico, e groſſolano che ſia ,
chenon vegga queſte verità , enon poſſa renderne la ragione ? Ma che dovrà
dirſi di quelle regole, che laſciamo ſtare, che ſono inuti liſſime , di più
ſono ſolamente verenel lin guaggio Latino , e in tutti gli altri ſonfal ſe?
Certo queſta propoſizione , per cagion d'eſemplo , Niun uomonon èanimale, non
èvero, che equivaglia a queſta , Ogni uo. mo è animale, anzi le èoppoſtiffima .
Pe rocchè , togliendone il Latino, in tutti gli altri linguaggi due negazioni
non produco no affermazione; ma aggravano negazio ne , negandomaggiormente . E nel La Inomni linguaduænegationes fortiusnegant, præterquam
in Latina . Demofthenes quatuor pofuitprouna.Innoſtra etiam fæpenumeronon plus
efficiuntduæ ,quamuna ,ut, Nonpoffumne dormirequidem CICERO CICERONE (vedasi): Nolonehæcquidem
bu mana ignoret. LudovicusVivesdecauſſis corrupt. art.lib.3. Perquesto l'Autore
dell'Arte dipensare, Nihil addo(dicenellapart. 2. cap. 4.)dePropo
fitionumoppofitarumadeundemſenſumreductio ne, tumquia hocfactu foret inutile,
tumquia reductionis regulæ , ut plurimum, tantumveræ funt inLatinis . 55 Latino
ſteſſo quella regola, che omnis non equivale a nullus ſpeſſiſſime volte è falſa
, equivalendo piuttoſtoa quidam, o aliquis; come può offervarſi
inqueſtapropoſizione, Omnes hominesjufti non sunt . Laqualenon ſignifica , che
niunuomo ſia giuſto, come gli Scolastici , corruttori delle lingue , edel
comunparlare, c'inſegnano; ma che non tutti ſono giuſti , cioè, che alcuni il
fono, alcuni no Similmente quell' altra regola , che non omnis equivale aquidam
, non è ſenza le ſue eccezioni , almeno nelle ſacre Lettere, nellequali
,ficcomeappogliEbrei , il non omnis alcuna volta è quanto dire nul lus; come in
quella propoſizione, Non ju. ſtificabitur in conspectu tuo omnis vivens , può
oſſervarſi. Ma ponghiamo , cheditut tequeſte coſe [ avvegnachè non ſiacosì ]
foſiero fatti avvertiti i giovani; echièegli , che nonvegga, che queſto non è
luogoda tali avvertimenti, e che ſimilicoſedebbonſi giàavere apparate negli
anni della fanciul lezza? Hec tota obfervatioGrammatica eft,Dialec. in
Grammaticisexercitiis diſcenda, diſ. lib. 2. ſe con verità Melantone . E GiovanniCle.
rico : Multa Philofopbi tradunt de redu. Logic. Etione Propofitionum
oppofitarum adeundemPart.2. Sensum, mutatis pauculis verbis; Sed cum
potiuspertineant ad fermonem , quam ad D 4 refte cap.3. n. 8. 56 adrecte
cogitandi Artem , ea omittemus ? Vengono finalmente le Scuole alle folite
quiſtioni , An Voces significent immediate res, vel conceptum loquentis.
AnJudicium diftinguatur a Diſcurſu. An eademPropo. fitiopoſſit devera in falſam
tranfire . An eadem Propofitiopoffit eſſe fimul vera & falsa. An
Propoſitiones de futuro conditio. nato inmateria contingenti , fint veldeter.
minate veræ , veldeterminatefalse . Per quidformaliter fint vere
Propofitionesiſte, edaltre fimili , dalle quali ognaltra cola s' apprende
fuorchè quello, che può ſervirea regolare il Giudicio. Magran vantaggioſa rebbe
pure da reputare quello della Scola ſtica, quando finalmente altro danno non
apportaſſe , che quello di non regolare il Giudicio. Ildanno confifterebbe
ſolonella perdita del tempo . Il maggior male ſi è, che il Giudicioſi guaſta, e
ſi prevertiſce il ſenſo comune in maniera , che maggior confuſione di mente , e
minor regolatezza d'intelletto ſi ha dopo aver fatto qualche eſercizio ſopra
così fatte coſe , di quello , che s'aveva prima d'averne apparatonulla. Tra la
varietà dell'Ereſie , non mai per avventura ſiſarebbe laſciata ſentire nel ſe
coloquindicefimo quella diPietroTomma ſo, abbracciata poſcia ancoradaaltri ,
cioè, che le propoſizioni, per cagion d'eſemplo, Chriftus venturusestjudicare.
Credo refur. rectionem mortuorum, e ſimili , ficcome ri guardanti il futuro, nè
vere nèfalſe erano dareputare; fimili moſtri, diffi, nonmai ſarebbono compariti
almondo, ſe laſcem piaggine delle Scuole non aveſſe loro age volata , edaperta
la via colla quiſtione , AnPropositionesfingularescontradictoriede
futurocontingenti , fint determinatevera , vel falſe Laqual quiſtione, laſciamo
ſta re, che affarto inutile ſia, e chedalleScuo le di ſtraniere coſe , come di
Teologiche , fia tutta ripiena ; queſto ancora ha di peg gio , che gli
Scolastici , dopomoltiſſimepa role tutto in contrariodecidonodi quello, checon
un breve raziocinio s'avrebbe potu to decidere . La contraddizione delle due
propoſizioni fa, cheinfallibilmenteol'uno, ol'altro dee avvenire, cioè , che
Pietro , percagiond'eſemplo, odiſputerà , o non diſputerà. Iddio ſa, evede
inqual parteſi piegherà la volontà di Pietro. Adunque l' oggetto della
propoſizione avvegnachènon ſia determinato nella volontà di Pietro , che per
ora è indifferente; è peròdetermi nato nel decreto Divino . E'vero, checosì
fatta determinazioneè anoi incognita; ma è altresì vero , che , come offervò
Gaſſen do 58 donella 2.part. della ſua Logica can. 12. Veritas propoſitionis ex co , quod
res est , autnonest; nonex eo, quod ſcitur , aut ignoratur pendet. Adunque, come coluidi. ce vero, che afferma
eſſere quello, che è , edeſſere ſtatoquello, che fu ; così quegli dice
ſimilmentevero, che affermadoveref ſere quello , chedi fatto ſarà . E però le
Propoſizionide' Futuri contingenti ſonotut tedeterminatamenteovere, ofalſe,
ſecon dochè accordano, odiſcordano colDivino decreto . Nè per troppavenerazione
verſo Ariſtotile dovevano gliScolaſtici laſciarſiin durre a giudicare
incontrario. Alcuni per mantenere ſempre ſalda la ſentenza delle Scuole, hanno
voluto aſtraeredal decreto Divino, econſiderare la Divina Volontà , come
indifferente circa la determinazione delle coſe , e conſeguentementeIddioprivo
della preſcienza del futuro ; ed hannodet to , che intal caſo ne l'una , nè
l'altra delledue propoſizioni è determinatamente vera, o falſa . Ma vagliail
vero , tali ſup poſizioni , e aſtrazioni vane, e fatte per if fuggire la
difficoltà dellaquiſtione, laſcian doda parte ſtare, meglio coſtoro avrebbo no
impiegata la loro fatica , confeſſando quello, che la Verità ricerca, e
moſtrando con poche parole, cheAriftotile non è di con. 59 contrario parere ,
quando ſi voglia diritta menteinterpetrare . I Moderni per tanto ſempre
diverſamentedagliScolaſtici cammi nando , quando entrano a ragionare della
Propoſizione, ragionano ancora dellamate riache lacompone, cioè Soggetto, Predi
cato , eCopula , econſeguentementedel Verbo, del Nome, edelPronome ; mada
Filoſofi , nonda Grammatici , come ſpeſſo ſi amadi fare nelleScuole. Della
natura , delle proprietà, e delle varie ſpezie di Pro poſizioni diſcorrono in
modo , e tali eſem. pli adoperano per illuſtrare quello , chedi cono, che ben
fanno conoſcere, le regole Logiche poterſi anche a coſe di maggior momento
applicare . Che giova una Logi ca, che nonſiparcamaidaſeſteſſa, enon moſtri
l'utile , che ſi può trarredalle ſue regole ? Quando inaltraguiſaellanon ſi
poteſſe trattare, meglio a mio credere giu dicherebbono coloro, che
pocolaprezzano, chequelli , chelahanno insìaltavenera zione. Per queſto
iModerni eda ſacri , e daprofani autori eſempli , e propoſizioni raccogliendo ,
procurano, che lecoſeLogi chefacciano tanta impreffione nellamente de' giovani
, che anche molti anni dopo il corſode' loro ſtudjabbiano aconfolarſidel la
fatica, che vi hanno ſpeſa , ead accor gerſi 60 gerſi dinonavere gittato il
tempo indar. no . Dopo i Principi, ch'eſſi ſtabiliſcono, s'occupano toſto
adiſcoprire per mezzo de' medeſimi, olo ſcioglimentodiqualchedubbio, o l'errore
di qualche opinione , o la ſpiegazione di qualche paſſo più difficile , o
ladifeſa di qualche articolo dellanoſtraFe de, ecoſe ſimili, le quali
rallegrano i gio vani col ritrovamento diqualche verità, e gl'invogliano della
fatica, cheperdiſcoprir nedell'altre potrebbero impiegare. Inque ſto mezzo non
tralascianod'iſtruirglianche nella ſtoria dell'antica Filoſofia; e della
Verità, e Falſita; della Scienza, e Opi nione trattando, ſpongono inſiemei
ſiſtemi degli antichi Filoſofi, e fanno foroffervare gli errori degli
Accademici per eſemplo , de'Pirronici , e ſimili. Perchèpoiall'acqui ſtodelle
Scienze, e della Verità duepropo ſizioni ſono ſopra l'altre neceſſariffime , la
Definizione, elaDiviſione; perciòdiamen due ragionano , e acciò meglio
igiovanine concepiſcano le regole , e ſappiano farne quell'uſo, che ſi dee, gli
rendono avverti ti di ciò , che può , eche non può , che deeſi, e nondeeſi
definire, odividere dal Logico, e lor fanno oſſervaredelle falſe e difettuoſe
Definizioni , come a cagion d' elemplo, quella dell' Uomo , edeliaMate ria 6z
riaprimadelleScuole; quelladel Tempo, del Moto , dell'Anima , e delle quattro
prime qualità d'Ariftotile. E così leDivi ſioni delle Diſcipline troppo minute
di Platone , ed altre ſimili de lo ſteſſo Ari ſtotile : sì perchè l'eſperienza
fa conoſce re, che meglio tal volta ſerve a ben im primere nella memoria
unaregola, il mo ſtrare più il cattivo , che il buonuſo, che ſe n'è fatto da
qualche eccellente ſcritto re; e sì ancora perchè , come dice il Vi ves, nel
lib. 5. de tradendis Disciplinis : Notari magnos Scriptores intereſt eruditio
nis ; eſſendo che gli errori de'grand'uo mini , pel concetto, che
noiabbiamogran diſſimo de'loro autori , ſono più pericolo ſi , e più agevoli ad
ingannarci. IModer ni pertanto ſtimano coſa utile diſcoprire queſti errori ,
non per derogar nulla all' autorità di sì grand'uomini : ma perchè loro non aggrada
quello, cheſommamen te agli Scolaſtici è caro ,cioè l'errare in ſieme con effi
. Quando poi delle proprie tà delle propoſizioni ragionano , non tra laſciano
quella , che Oppoſizione , e Con verſiones'appella. Magiacchè, comeavver. tì
Melantone nel 2. lib. della ſua Dialet zica, Insulfitate exemplorum , &
cavilla tionibus obfcurata eft hæc doctrina ; effi per 62 per rimediare al male
da'Sofiſtirecatovi , intalmodo ne ragionano, ch'ella ceſſadi comparire un
giuoco vano , e ridicolo aprendo , e facendoa' giovanioſſervarequel pocolindi
utile , che vi ſipoteſſe racchiu dere. LeDiſpute, ch'eſſi muovono, (che poche
ſono ſonoquaſi per correggere la falfa Filoſofia, o ilfalſo parlaredelle Scuo
le. Come intornoalle Propoſizioni depri mo adjacente. Intorno allePropoſizioni
In definite . Intorno aquelle de'Futuri con tingenti, ch'eſſi ſtimanonè vere,
nèfalſe, come poco faavvertimmo . Altre diſpute noniſtimano neceſſarie i
Moderni nell' in ſegnare un'arte , che ha per fine ilrendere giuſto , e
regolato l'intelletto , non il liti gare, e il contendere. Mavegnamoormaialla
terzaoperazione, ch'è il Raziocinio . Egli non può qui per verità negarſi , che
tutto ciò , che in que. ſta parte hanno le Scuole , e chetrattano congrande
attenzione , oltrechè difficiliffi. moſiaaporſi in pratica , èdi più intorno
acoſe , nelle quali meno s'ingannano gli uomini ragionando. Lamaggior parte de'
falſi raziocinj odall'uſo di voci oſcure , 0 dal porcomenote coſe , che nol
fono, e piantar cattivi principj ; non giàdal mala mente dedurreda'principj
leconſeguenze , G 63 ſi deriva . Raro accidit (dice AntonioAr-Part.3. naud)ut
ea nobis imponat ratiocinatio,proam. queideotantum mala est, quod male de
ductas consequentias babeat. Qui bujusmo divitiis folo naturæ lumine detegendis
pa. resnon sunt , impares ut plurimum erunt iis, quædeDiſcurſu
tradunturregulis, vel difcendis, vel applicandis . Per queſto S. Agostinonel
lib.2.cap.37.deDoctrinaChri ſtiana, appertamentediſſe,che Facilius bo mines res
eas adfequuntur , propter quas adfequendas ista discuntur , quam talium
præceptorum nodoſiſſimas , spinofiffimas disciplinas. [19] Aggiungali , che i
Sillo gifmi Semplici, intorno a'quali leScolafti che regole ſono occupate, ſono
imen fre quenti nel comunuſodegli uomini , egli eſempli, che propongono ſonodi
propofi zioni così chiare , e indubitate compoſti , che Anche Giovanni Clerico
nella 4. part cap.2. della sua Logica, cosi aquesto propositoragiona.
Quiaudiunt aliquem ratiocinantem dere ipſis perſpecta , & intelligunt
linguam, quautitur ; fimodofani ſint cerebri , &qui loquitur obſcu
ritatemnoncaptet; nullis Regulis , utvideant anconſequenter ratiocineturnecne ,
indigent . Reicognitio , &adtentio ad animadvertendum ratiocinationumnexum,
feu verumfeu falfum, fufficiunt . Leggi ancoraqueß autorepart. 4.cap. 5.1.3.64.
64 che nel ragionare appena poſſono aver luo Part.3.go. Cui ferio difcurrenti
(dice inaltro luo cap. 9.go il mentovato Arnaud ] excidit bujusmodifyllogifmus.
Omnis homo eft animal; Petrus est homo: ergo Petrus est animal? Gran povertà
pertanto è quella degli Scolaſtici, i quali dopo avere aſſai ari damente , e
digiunamente dell'Induzione, dell' Eſemplo , e dell'Entimema trattato , paſſano
ſubito a ragionare del Sillogismo ede ſuoi varj Modi, e Figure; e di qu della
Prova , e Riduzione , che ſono le ſue proprietà . Le quali regole ben appre ſe
che ſi ſieno, poſſono baſtare , ſecondo chè eſſi s'immaginano , a ſciogliere
ogni argomento, e moſtrarne la fallacia; e pe ròda eſſi ſono in grandiſſima
venerazio ne avute. E per dire il vero , ſe da così fatte dottrine il valore d'ogni
forta difil logifmo , anzi d'ogni ſpezie di raziocinio s'imparaſſe a conoſcere
, egli ſi vorrebbe credere alle promeſſe dicoſtoro, nè fareb beda laſciarſi
increſcereogni fatica perap prenderle . Ma quando queſte non ſiena che regole
di que'Sillogifmi, de'qualiſi fa minor uſo , cioè de'Semplici , come s'è detto,
e non ad altro che a'Semplicipof. fanofi applicare, come in fatti nonſi poſ.
ſono; che vantaggio può trarſeneapparan dole , C 65 dole , echecontoinſieme
ſidee faredelle larghe promeſſe delle Scuole ? Lo ſteſſo ſi vuol intendere
diciò , che inſegnanodelRi trovamento delMezzo. DeInventioneMe dii . Tutta l'arte
fillogiſtica conſiſte nell unire inſiemeconunconvenevol legamedue eſtremi ,
cioè il Predicato col Soggetto . Queſto legamedalle Scuole Mezzo Termi ne
ènominato; ed altro non è , che una terza idea, colla quale amendue gli eſtremi
fi comparano, edatalecomparazione, paf. far , onon paſſar tra eſſi una
neceffaria conneſſion ſi raccoglie . Per ſapere in che modo s'abbiano a
ricercare così fatte idee, equali elle debbano eſſere, ch'èquantodi re per
formar giuſti, eregolati fillogifmi , oltre all'aſſegnare alcuni Luoghi Comuni
, da'quali poſſano trarſi , altra via non pare che ſia rimaſta, che l'eſſere di
penetrante, eacuto intellettodalla natura arricchito , e l'acquiſtarſi una
giuſta , ed eſatta cognizio nedi moltecoſe . Non iſtante queſto gli Scolaſtici
hanno voluto ancora più preciſa mente inſegnare le regole per ritrovare in
ognipropoſizione queſto Mezzo, econoſce requale e'debba eſſere . Tutti però
confef ſano, che chidiſottile, evigoroſoingegno ſia proveduto , agevolmente ,
ſenza punto aſomiglianti regole badare , ritroverà qua E lun. 66 lunque Mezzo
gli occorra in qualſivoglia propoſizione . Chi poi all'oppoſto ottuſo , etardo
intelletto abbia ſortito , con diffi coltà bensì alcunMezzo potrà inveſtigare;
mamoltomeno acoſtuile regole , cheper inveſtigarlo ſi danno, verrà mai
fattod'in Anto tendere . Quatuor Regule tradi folent ab nius Auctoribus(dice
unDottore Scolastico ſteſ. Gou- ſo que cumfint intricatiſſimæ , & minus din
accommodæ ad uſum, quafdam ex illisde Logic. min. ducemus ad usum facillimas.
Paſſandodo. part.3.po queſto le Scuole a trattare della Dimo art.4. ftrazione ,
s'odono toſto le ſoliteeterne , e ſempremai indeciſe quiſtioni , Utrum eſſen
tia Syllogifmi consistat in ſolis Præmiſſis , aninJola Conclusione , anin
aggregato ex Præmiffis & Conclusione. AnaffenfusPre miſſarum neceſſitet
intellectum ad affenfum Conclufionis An actus Scientiæ & Opinio nis de
codem obječto poſſint divinitus coexi tere in intellectu . An Fides divina
poſſit coexistere cum Scientia naturali de codem obječto , e ſimili . Nelle
quali quiſtioni o nonv'ha nulladi rilevante, o ſe ven'ha , nondoveva eſſere
meſſo in difputa , ma con poche , e ſemplici parole eſpoſto . Di quì gli
Scolastici , dopo averedelSillogifmo probabile, e della Topica ragionato , ven
gonofinalmente al Sillogifmosofistico; nel la 67 la qual parte tutte le coſe ,
che per loro fi dicono , piuttoſto un oneſto divertimento diqualche onorevole
brigata , che precetti perdiſcoprire le fallacie nel ragionare , mi fembrano. Quidquid fit invite , fit
coacte; SedDeusfacit pampinos in vite: Ergo Deusfacit pampinos coacte. OmnesEpiscopi funt Sacerdotes; Sed isti boves
Sunt Epiſcopi: Ergo isti bovesfunt Sacerdotes. Ista capra est mater; Sediſta
capra est tua: Ergo ista capra est mater tua. Edaltre freddure ancora piùſcipite,
efan ciulleſche , ch'io pernonannojaretralaſcio. : Queſto è l'ultimoatto della Scolaſtica
Commedia , acuipotrebbe ſoggiugnerſi : Fa bula actaest : valete ,
&plaudite; ſenon foſſe, che la favola dal principio al fine, è piuttoſto
meſta, che lieta. Intanto gli Sco laſtici danno ſe non altroconciò unſaggio
della lor diſcrezione verſo gli ſtudioſi , che dopo avergli sì lungamente
tenuti aſtratti nel raziocinio, e ſoprasì ſquallide, e tene
broſequiſtionifattigliimpallidire , finalmen. te lor follevano l'animo con
tanta graziae gentilezza , facendogli inaſpettatamentepar tire ridendo . La
moderna Scuola allo'n E 2 con 68 contro, non altrimenti che del Giudicios'
èdetto, innanzi trattaredell'Argomentazio ne , ch'è il Raziocinio con parole
eſpreſſfo, ragiona della natura del medefimo , come ſolo inmente conſiderato .
Qui oltre alle molte, ebelle coſe alRaziocinioſpettanti , moſtrandoſi come la
natura diqueſta terza operazione conſiſte in un puro attodella mente , laqual
comparando due Estremi conun Mezzo, nededuce toſtolaconneſ ſione che paſſa , o
che nonpaſſatraeffi ; ſcioglie facilmente, econ poche parole al cunequiſtioni
Scolastiche, come dire : An Ratiocinatiofit quædam ſpeciesjudicii. An
Ratiocinatiofit fimplex mentis actus . All' Argomentazione paſſando iModerni ,
oltre all Induzione , all'Eſemplo , all'Entimema, edal Sillogifmo , de'quali
ſolamente ragio nano le Scuole;d'altre forte d'Argomen tazioni ancora , come
del Sorite , del Di lemma, del' Epicherema , delle varie ſpe ziedegliEſempli,
cioè Parabola, edApo. logo, edi moltiraziocinj naturali , e uſati tra gli
uomini , diſcorrono. Nè conquella aridezza , e povertà , ch'è propria delle
Scuole; maconiſceltaerudizione, moſtran doqual più , equal meno ſtringa di così
fatre argomentazioni , e come gli uomini prendano ſoventeabbaglio per
talimezziar.. go 69 gomentando. Similmentequal rieſcadite. dio adudirſi, come
il Sillogifmo , e qual s'adatti meglio al genio degli uomini , e ſia più
propria ed elegante, come l'Enti. mema, ecoſe ſimili. Del Sillogifmo poi più
preciſamente ragionando , proccu ranocolla ſoladefinizione di effſo ſciogliere
due quiſtioni , intorno alle quali molte pa roleconſumanogli Scolastici , cioè
In quo pofita fit Syllogifmi natura , e quell'altra , Utrum admiſſis Premiſſis
teneatur quisad. fentiri Conclusioni. Ma perchè ilSillogifmo in Semplice , e
Congiuntivo èdiviſo , trat tando perciò primadelprimo , trattanocon tal
occaſionedella Materia , e Forma del Sillogifmo; e della Forma trattando, del
la Figura, e Modo di eſſo, edellamanie radi ridurre apiùperfetti iSillogifmi ,
che menoil fono, ſecondo l'artifiziodi quelle voci Barbara, Celarent &c.
Quelli,chefi E 3 fo I Sillogifmi ſono più
comuni nella Scuola : ma gl’entimemi sono più in uso ne’ discorsi ordinarj – H.
P. Grice: “What I call conversational implicatures” -- , e negli Scritti; e
ſono più belli, in quanto efſendo più perfetti nello spirito – H. P. Grice:
IMPLICATUM -- , che nell'espressione – H. P. Grice: EXPLICATUM --, luſingano la
varietà di coloro, a’quali si parla, rimettendosi di qualche cosa alla loro intelligenza
– H. P. Grice: “He has beautiful handwriting” --, ed abbreviando il discorso,
che rendono con questo e più forte, e più vivo. Il Signor di Chevigni Logic.
art. 3. Vedi ancora la Logica di Porto Reale. sono professati di meglio saper
discernere degl’altri, sono dati in estremi, giudicando sopra queste scolaſtiche
regole de’sillogismi. Uomini dotti, ma troppo dalla stima verso le cose ariftoteliche
preoccupati, le hanno riguardate, come cose divine, e degnissime d'essere con ogni
applicazione ap. preſe . Hec pars, dice Melantone nella sua dialettica, plurimum
artis continet. Quare ingeniosi sint attenti, ac non solum recitare figuras, et
modos discant, fedetiam causas connexionum considerent, ut tanquam artifices sciant,
curjustis connexionibus ad sentiantur. Altri allo'ncontro vi hanno fatte sopra delle
gran risa, e solamente udendole, hanno mostrato dell'orrore, Tanquam magicis incantationibus
per terrefacti, comedice lo stesso Melantone. E due moderni scrittori le hanno
chiamate, monstra verborum per terre faciendis pueris inventa. Io non dubito
punto, che se tali regole d’Aristotile sono veramente state scritte, non sieno
state di qual Gravina nell'Orazione de Instauratione Studiorum, e Burcardo
Menchenio nella|2. Declamazione de Charlataneria Eruditorum. Molti eccellenti
autori hanno timato, che noi non abbiamo i veri esemplari dell'opere d'Ariftotile
così come sono state scritte da lui: ma che qualche uso all'età sua, ed adattate
al genio, ed all'ingegno de’greci scolari. Per altro non si può negare, che
all'età nostra elle non sieno affatto soperchie, e meno s' adattino alla natura
de’nostri ingegni. Queste specolazioni, dice Claudio Fleury nei suo discorso sopra
Platone, sono così vere, quanto i teoremi di geometria; ma la maggior parte non
ci agevola più a discorrere giustamente, che le leggi della mecanica c’insegnino
a camminare. – H. P. Grice: “Ditto for my conversational maxims: To think that
my conversational maxims are apt would be parallel to thinking that the laws of
mecanic teach us to walk!” -- Gli scolastici, che non istante la grande
applicazione, che v impiegano, tuttavia meno di tutti gli altri filosofi vanno
esenti da’sofismi, e dalle fallacie, possono servire di prova del poco uso, che
se ne può fare: ed altri allo'ncontro, che senza punto badarvi, meglio, e più
aggiustamente di essi ragionano, fanno conoscere, Argumentandi peritiam
[comedi- Lib.4. ce Mario Nizolio] ſaltem quod ad Figuram cap.a. Modum
argumentationis attinet, magis deve E 4 quelle,che vannooraſotto pendio,
ilsuonome innata rarat. philo fienoun com ſopha caratoda ſuoi veriſcritti,
nelquale mol- di . te cose freno aggiunte , e molte levate. Giovan
FrancescoPico Mirandolano, Mario Nizolio,e FrancescoPatrizio furono tra gli
altri di questa opinione; a' quali si pud aggiugnere Lipfio , che nell' epift.
ad Paullum Buſum , chiamd la Logica d'Ariftotile , Concepta ab Ariftotele
fortaffe , nunquamitafcripta . 72 innataquadamingenii bonitate , naturali
mentisacumine constare , quam ullis Diale Eticorum præceptionibus . I Geometri
(dice il P. Lamy nel cap.4.n. 2.della ſuaLogi ca)cheragionano così bene ,
pocosi curano di queste regole. Bisogna adunque confessa re,che nonsi ha
bisognodi tutteleregole, cbe i Logici propongono ſopra il Diſcorſo • Perquello
adunqueche riguarda l'uſo , è innegabile , che le regolede'ſillogifmi non
ſervono a nulla. Egli vi può peròeſſereun altro modo di riguardarle . Se in
guiſa di Geometriche coſe, quali infatti ſono, el le ſi conſiderino , forſe non
ſaranno affatto inutili all'intelletto , potendo renderlo at tento , egiuſto
coll'avvezzarlo alla dimo Part.3 ſtrazione. Sispeculativarum instar verita
prozm.tum ( dice l'autore dell'Arte di pensare) babeantur bæ Regula, ad
ingeniorum exer citationem utcumqueutiles erunt . EGiovan ni Clerico nella 4.
part. cap. 1. della ſua Lo gica , Canones argumentationis , cum fint veri ,
possunt ingenio exercendo inſervire , quamvis nonmagni ceteroquin usus. E per
puro eſerciziod'ingegnoappuntoancheAri ſtotile vi avrà forſe impiegata la ſua
appli cazione , non perchècredeſſe , che o egli, oaltri nedoveſſe
faregrand'uſo, giacchèſi ſa, chenelſuoOrganomaffime , molte cofe 73 coſe
ſcriſſe pèr vaghezza di far provadell' acume , e della penetrazione
dell'intellet to; non riguardando ſe il ſuo lavoro fof ſe nè utile, nè
neceffario , perchè non s' immaginava di dover ſervire dilegge atut ta
l'univerſità degli ſtudioſi; nè che, in ſegnando la Logica, niun altro
eſemplare doveſſero avere innanzi agli occhi i Filo ſofi, che le ſue opere. Ecco pertan to, come i Moderni, ſenza nè molto
ap prezzare , nè affatto vituperare queſte Re gole, quell'utile vi cercano
ch'elle poſſo. nodare. Eſſi le propongono , come coſe dalla Logica ſeparate, e
provando per ca gion d' eſemplo , che delle 64. maniere , nelle quali ſi
poſſono diſporreiquattroter mini A.E.I.O. tre inſieme prendendone, poſte
leregolede'ſillogifmi ; ſolamentedie ci modi buoni ne ſopravanzano : o che
quattro, e non più, poſſano eſſere imo. di della prima, e ſeconda Figura,
ſeique della terza , e cinque que della quarta , poſte ſimilmente le regole
particolari di ciaſcheduna Figura , e coſe ſimili ; altro non intendono, che
ſomminiſtrare all'in tel. (23) Inhacpræfertimarte ingenium fuumoftenta re
omnino voluit vir ille , in omnibusalioquidi ſciplinis admirandus. Joannes
Cesarius Praf. in 6.Traft.Logic. 1 74 tellettounGeometricoeſercizio , per mez
zo del quale , alle dimoſtrazioni avvezzan doſi, ſirenda giuſto, ed eſatto.
Peraltro, giacchè le comuni regolede' fillogifmidelle Scuole , poco , come
dicemmo , poſſono giovare alla gioventù nel conoſcere labon tà, o i difetti di
qualunque forta dirazio cinio ; perciò fatica ben collocata hanno ſtimato i
Moderni, il provederegliſtudio ſi di quelle regole , che inſieme all'eſſere
facili , aveſſero unito ancora ilvantaggiodi poterſi adoperare. Eſſipertanto
alcuniprin cipj generali propongono , per mezzo de quali poſſa diſcoprirſi , ſe
ſia legittima , o no qualunque ſpezie diragionamento , ch' èappunto quello, di
che piùabbiſognano i giovani, e a cui principalmente deeaver la mira ogni buon
Logico. E di quiaffai chiaro compariſce la povertà delleScuole, le quali con
grande ſollennità quellerego le ſpiegano, che a nulla ſervono in prati ca; e di
quelle allo'ncontro, cheſi potreb be fare alcun uſo, non ſi fa da eſſiparo la.
Dal Sillogifmo Semplice paſſano iMo derni al Congiuntivo, che in più ſpeziedi
vidono . Queſti raziocinj ſono di quelli , de' quali grandiſſimo uſo ſi fa
dagli uomi ni e ragionando , e ſcrivendo . Vengono perciò con diligenza, e con
abbondanzadi belli , 75 belli , e ottimi eſempli da' Moderni tratta ti,
moſtrandoſi quai ſieno vizioſt , e qua no, e ſpiegandoſi le regole
perfuggireogni errore. Dietroaqueſto ſegueil trattatode' Luoghi Comuni, cioè
delle ſedi degli argo menti , che poſſonofarſi per provare ogni quiſtione; la
qual parte è da'Moderni aſſai compendioſamente trattata. Come circa le
regolede'fillogifmi poco fa dicevamo , così ancora circa i Luoghi Comuni ſono
diviſi i pareri degli uomini dotti . Gli antichi mo ſtrano d'averne fattotroppopiùconto
, che nonmeritano, ſtimandogli forſe più utili , chedi fattonon ſono all'
Invenzione, edal ſomminiſtrarle ragioninel dire . MoltiMo derni non ſi
ſoſcrivonoacosìfatto giudicio; anzi Lodovico Viyes nel3.lib.de cauſſiscor.
ruptarum artium , Neque enim ( dice ) ex operis illius, Satisjuſti , lectione ,
quamli bet diligenti , & sedula , facultatem se ul. lusſentiet načtum
uniusargument; invenien di. Non ſi niega , che ilritrovamento di eſſi nonſia
ſtato ingegnoſo , ed acuto , e molto meno, chequando erainuſolama niera
ſofiſtica didiſputare in favoreecontra di che che ſia, e di
trionfaredellaconfufio ne dell'avversario, non abbiano potuto re care qualche
vantaggio aque' verſatilidiſpu tatori ; quando maſſime Ariſtotile medeſi mo, 76
mo, ficcomedal lib.8. cap.1. ſi può racco gliere, non ebbe inanimod'iſtruire
unFi loſofo , che va intraccia della Verità; ma unSofiſta, che cercaad ogni
partitodi fu perare gli altri fillogizzando . Mache poi effi, comealcuni ſi
ſtimano , ſomminiſtri nounacopiadivina neltrattare ſodamente, efondatamente una
quiſtione , che non ſi contenta d'alcune ragioni generali , e co muni; non
pare, che l'eſperienza permet ta di crederlo. Un ingegno fervido , eper ſpicace
, quando afondo haruminatauna materia , cavadalle viſceredi eſſa ragioni
fortiſſime , e vive, ſenzanèpure ſovvenirſi d'avergiammai ſaputochecoſa ſieno
Luo ghi Comuni. Anzi ioho per fermo , cheſe coſtui a' Luoghi voleſſebadare,
quell'applicazione ſcemerebbe quaſi tuttol'impeto, e l'ardore delle ragioni ,
che la naturada ſe le C gli va ſomminiſtrando . Quintiliano mede fimo, che fu
uno diquelli, chepiùapprez zarono queſt'arte, non potè fardimenodi Lib.5. non
confeſſare queſta verità. Infinitamfa cap.deciet ipfa res dicendi tarditatem
(dice egli ) argumfifemperfit neceſſse, uttentantesunumquod que corum,
quodfitaptumatqueconveniens, experiendo nofcamus . Nescio an etiam im.
pedimentofutura sint, nifi&animiquædam ingenita natura, &studio exercitataveloci
tas, 77 tas, rectanosad ea, quæconveniantcauf ſe, ferant. Aggiungaſi, che
queſta parte, la qual riguarda l' Invenzione , èda'Retto rici , ficcome più
propriamente adeſſi ſper tante, con aſſai diligenza trattata; coſicchè ſembra
anzi ſoperchio che no l'intruderla nella Logica .AdTopicos libros quodſpe
Lib.de itat ( dice anche Pier Gaſſendo ) in quafiLogica fine ex abundanti sunt,
spectantque adpraxim , cap.6. advulgarem potiſſimumperfuafionemaccom modati. I
Moderni adunque molto non ſi fermanoſopra queſti Luoghi. Per non ef cludere
però quell'utile, che dal giovareſſi aconſiderare ſotto diverſe facce , é per
di verſe parti la ſteſſa materia, poteſſero reca re; unbreve compendione
propongono , coſicchè baſta per trarne quel vantaggio , chepoſſonoapportare, e
lamultiplicitàdel lecoſe nonopprime lamente dello ſtudio ſo. Di quì al
Sillogiſmo ſofistico fanno paf. ſaggio i Moderni. La qual parte , laſcian
doiPampani , le Capre , ed i Buoi agli Scolastici , è daeſſi con molta
attenzione, econ egual erudizione trattata. SophisticaDialec. [comeſaggiamente
avvertì Melantone]non lib. 4. est tantumludus , utmulti existimant, pue. rorum
certantium in Scholis ridiculiscaptio. nibus. Egli v'ha delle fallaci , e
ſofiſtiche ragioni con sì fine artifizio teſſure , e così alle 78 alle vere
ſomiglianti , Ut nonfolum tardos (comediceAgostinonel lib.2. de Doctrina
Chriftiana cap. 31.) sed ingeniosos etiam , minus diligenter attentos,
decipiant . Ecco però la ragione, per la quale , dopo avere ſpiegate le regole
de' veri raziocinj , util co ſa èesaminarequali adeſſe s' accoſtino , e quali
no , ecoll'applicazione delle medeſi. me inſegnare il modo, con
cuileſofiſtiche. rie ſi diſcoprano, e ſi ſciolgano : nonquel le, che in
ſoſtanza altro nonſono, cheun puro e pretto paſſatempo degli Scolaſtici ozioſi
, intorno alle quali l'eſercitarſi ſareb bedelpari coſa vana, eda ſcioperato;
ma quelle, che veramentehannoaſpettodive rità , e che anche i
menotraſcuratiſarebbe ro atte aconfondere. Scoprono adunque i Moderni gli
sforzi più pericoloſi dell'arte Sofiſtica , da'quali gran danno l'Arti , e le
Scienze ſogliono ricevere; ſia che madre di tali fallacie ſia ſtata lapoca
attenzionedella mente, oppure lamaliziade'Sofiſti. Eper chè tra le fallacie,
quelle ſono più valevoli ad ingannare, che da autore più accredita to
ſiderivano, per queſto eſaminanoi Mo. derni molti raziocinj di ſcrittori
eccellenti , nonlaſciandodi moſtrare iſofiſmi , in che ſonodati ipiù celebri
Filoſofi si antichi chemoderni; Ariftotile, pereſemplo , Pier Gaf 1 t 7 Π 79
Gaſſendo, gli Epicurei,gli Stoici, ma ſo pra tutti gli Scolastici nelle
Filoſofiche , e gli Eretici nelle Teologiche coſe. Per fine, oltre al far
offervare quelle fallacie ancora , che ſembranodi maggior importanza , fic come
ſon quelle, che nella civil ſocietà de gli uomini , e nelcomunfavellare s'incon
trano; ſcopronogiudizioſamente l'arti tut te de' Sofiſti, e qual
metodoperconfonder gli , e fargli ammutolire ſia piùopportuno , ingegnoſamente
avvertiſcono . Intal modo il trattato del Sillogifmo terminano i Moderni ; ma
nongià la loro Logica . Tutti iprecettidi queſt'Arte ten dono ad additarci la
viapiù ſpedita perrag. giugnere la Verità. Senzauncerto ordine, edun'acconcia
diſpoſizione de'noſtri pen fieri , è impoffibile ciò ottenere . Che gio
verebbeegli immaginar bene , ben propor re , eben inferire, quando
tuttequeſteco ſe con niun ordine ſi faceſſero , esì confu ſamente
ſidiſponeſſero, che puntononfer viſſero a mettere in chiaro alcuna verità ? Di
quì è , che i Moderni hanno ſtimato neceſſario unquarto trattato, che tuttociò
inſegnaſſe , e che perciò Metodo è ſtato da effi nominato. E' coſa facile il
ravviſar la cagione, per la quale gli Scolaſtici vadano privi di queſt' ultima
parte, non iſtantech' ella 80 ella ſia forſe la piùutile , e lapiù neceffa ria
di tutte . Il Metodo non tendeadaltro, cheabenordinare le operazioni dellamen.
te per ritrovare la Verità, o per beneſpie garla agli altri , poichè s'è
ritrovata . Nè dell'una , nè dell' altra di queſte due coſe molto ſi curano gli
Scolaſtici . Effi cercano d'iſtruire nelle diſpute , e nelle quiſtioni non
badando punto nè a ritrovarverità , nèal mododiſpiegarle.Eccoadunqueper chè il
Metodo è ſtatodaeſſi traſcurato. I Moderni , a' quali non ſonotanto acuorei
litigj , quanto il ritrovamento del Vero , hanno aſſai diligentemente lavorato
ſuque. ſto punto. Eſſi moſtrano primad'ognaltra coſalaſuaneceſſità,
ecomenonmenodell' altre operazioni dellamente, ricercaunpar ticolar trattato
nellaLogica.Dopoaverpoi di queſto Metodo in generale favellato , paſſano
adividerlo in Analitico , oſiad invenzione , il qual s'adopera nel ricercare
qualche verità . E Sintetico, ovvero di dot trina , ch'è quello,
ilqualeſiuſanelloſpie gare acconciamente altrui la verità , chegià s'è
ritrovata . Del primo adunqueparlan do, moſtranoche viaſidebba tenere, per
iſciogliere felicemente ogni quiſtione . E perchè le quiſtioni o intornoalle
Voci, o intornoalleCoſepoſſonoeſſere, perciòpri ma 8г . madelleprime ragionando
, inſegnano la maniera, che ſi vuol tenere, perpenetrare acagiond'eſemplo, la
mente d'unoScrit. tore inuna ſentenza oſcura , edubbioſa : per diſcoprire il
vero autore d'un libro : per reſtituire alla ſua veralezione unluogo corrotto,
ecoſe ſimili ; con che ſi puòdi. re , che piantino i fondamenti della vera e
ſoda Critica , la quale appunto da Giovan ni Mabillon nella 2. part. cap. 13.
del ſuo Trattato de Studiis Monafticis , è defini ta, Scientia conjecturalis ,
docens modum rečte judicandidequibusdamoperibus , præ. fertim Auctorum ,
eorumque ſcriptis. [24] Circa poi le quiſtioni ſopralecoſe, moſtra no eſſi la
ſtrada , che dee battere lo flu dioſo amatore della Verità sì nel ricercare
dadiverſi EffettiunaCagione occulta , co menell'indagaredaunaCagionenotaqual
cheEffetto , chenonera conoſciuto . Le quali tutte coſe illuſtrano i Moderni
con varj eſempli di quiſtioni elaminate conque F ſto (24)GiovanniClerico
nellaPrefazioneall'ArteCri tica,la definiscepocodiverſamente. Criticenvo 1
camusArtemintelligendorumVeterum Scripto rum, fivenumeris adſtricta , ſive
ſoluta oratione utentium,&dignofcendi quænameorum genuina ſcripta fint ,
quæ ſpuria;tumetiam quæ fintad regulas Artisexacta , quæ veroſecus. 82 ſto
Metodo. E' il vero, comedice l'Auto re dell'Arte di pensare , che una buona
Part.4 Analili , Magis in mentis perspicacia , cap. 2. ingenii vi fita eft,
quamin ſpecialibusregu lis. Ma contuttociò non ſipuònegare , che l'avvertir,
per cagion d'eſemplo , lo ſtu dioſoaimpoſſeſſarſi prima d'ognaltrodello ſtato
della quiſtione : notare ciò, che viha di chiaro, per ſervirſi adiſcoprire ciò
, ch èoſcuro, ecoſe ſimili; non ſia moltouti leper lui ; maſſimamente sì ſpeſſi
eſſendo gli errori , che contra queſte regole ſi ſo gliono commettere .
Dall'Analitico paſſano i Moderni al Sintetico Metodo , prenden done il
modellodalle diſcipline Matemati che, e da'Geometri ; quali per non dir coſe,
che certiffime , ed evidentiffime non fieno, tre puntifoglionoprincipalmenteof.
fervare. PrimodefinireiTermini, cheado perano. Secondo piantare certi Amomi in
negabili, e dedurre daeſſi le conſeguenze. Terzo provar demoſtrativamente tutte
le Conclufioni . Ha poi la moderna Logica le fue regole , che illuſtrano
ciaſcheduno di queſti tre capi , la ſola prima delle quali , che inſegna a
togliere ogni oſcuritàda ter. mini , de' quali ci ſerviamo col definirgli ;
baſterebbe a ſopire un numero infinito di difpute Scolastiche ,
oftinatiſſimamente , e fen 83 ſenza ſperanza divederſi giammai decite , da eſſi
diſcuſſe . Ma non biſogna ricercare alcun metodo nelle Scuole . Le Definizioni
pienedi voci oſcure : le coſe ignote , che come notiffime ſuppongono : le prove
ca vateda coſenèprima concedute, nèchiare perſe, fannoapertamenteconofcere ,
quan to gli Scolaſtici abbiano amatodi procedere con regola . Eſſi adoperano
quel Metodo nello ſpiegare leverità giàritrovate , ches adoprerebbe nel
ricercarle, allorchèellefof feroancoraocculte . Lo che moſtra abba ſtanza,
quanto volentieri eglino ſi ridano, efaccianofibeffediqueſtaparte. (25) Quan do
adunque i Moderni vogliono moltrare qualche eſemplodi Metodo nonoffervato, o
almeno di qualche regolatraſcurata , ſi partono eſſidalle Scuole, che troppo di
sì fatti vizj abbondano, epiuttoſto cercanodi diſcoprirne in qualche autoreper
altroeſat to , edeccellente in queſtamateria : come acagiond'eſemplo
nelloStevino , nelCla vio, enello ſteſſo Euclide . Spiegando le regole degli
Affiomi , che ſono laſeconda F2 baſe (25) Ne exempladiu fint
quærenda(nonſervata Synthetica Methodi ) effecere Philofophi & Theologi
Scolastici , qui in unaquaque pagina laudatiſſimas haſce Leges
conculcant.Joannes Clericus. Logic.part. 3.cap.12. 84 baſedel metodo Sintetico
, moſtrano quas propoſizioni , equa'no per Aſſiomidebba no averſi : in quello,
che conſiſta laloro evidenza, e da che dipenda; e molti Af ſiomi propongono , i
quali poſſono eſſere utili a diſcoprire delle verità per altrooc culte , e recondite
. In terzo luogo della Dimostrazione , e delle ſue regole ſiragio na. E perchè,
come s'è detto, ilmodel lo di tutte queſte coſe dalla Geometria è preſo , acciò
i giovani nons'ingannaſſero , credendo di poter in tutto ſeguitare iGeo metri ,
non laſciano d'avvertirgli de'difet ti , che anche nel metodo dicoſtoros'in
contrano , e di quello , in che non meri tano d'eſſere imitati. E fin qui
ſpiegano i Moderni le regole, che la Logica ſommi niſtra nelle Scienze
puramente umane , e che dalla ragione dipendono . Ma perchè non ogni cognizione
da noſtri raziocinj ſi deriva, molte eſſendo quelle , che unica mente
all'autorità d'un raccontodegnodi fede s'appoggiano; perciò anche per que ſta
ſeconda ſpezie di cognizioni hanno i Moderni le loro regole , acciò i giovani non
tanto in ciò, cheſideeſapere, quan to ancora in ciò, che ſi deecredere , fap.
piano come regolarſi . Perchè poi l'auto rità è di due ſpezie, una Divina,
l'altra Umana : a quella la Fede , a queſta la Storia s'appoggia; per queſto
piantano i Moderni gli Affiomi per amendue queſte profeſſioni , acciò ſappiano
gli ſtudioſi a quali principj s'attiene non folo ilFiloſo fo, ma ancora il
Teologo , e lo Storico: in che convengano , e in che diſconven gano tra loro
queſtediſcipline; ed inſieme abbia pronte le armi, per guardarſi dagli Eretici
, e difendere i dogmi , e i Rici della Cattolica Chieſa . Sono moltiffimi , i
quali guardanoſi geloſamentedinonfrap porre nella Logica coſa più preciſamente
ad altra arte ſpettante, quaſichè quivinon fia il proprio ſuo luogo. Ma egli ſi
vuol riflettere , che coloro , che nelle Dialetti. che coſe ſi prendono ad
iſtruire ſonogio vanetti , a'quali di gran vantaggio èl'im bevere per tempo
molte coſebuone, efor mare idea giuſta de' principj , e del meto do, che ſi
tiene in tutte l'altre arti , ac ciò a quelle dipoi accoſtandoſi , ſieno già
proveduti di ſane cognizioni , e ſappianoPetrus battere la via migliore . Anche
gli Scola ſtici fanno dire , che la Logica Est Arsnus Hifpa artium, Scientia
fcientiarum , ad omniumSum Methodorum principia viam habens . Mamul. come ella
ciò ſi faccia, e per qualragioneLogi titoli così ſtrepitoſi poſſa arrogarſi ,
nonèTra F 3 pc- Aat.r. 86 pericolo, ch'eſſi cidimoſtrino. Ameſem bra molto
utile ad un giovane , ch'effen do avvezzo, per cagiond'eſemplo , nella
Filoſofia ad antiporre la ragione all'Autori tà; la Logicagli faccia per tempo
oſſerva. re, che quando ſarà giuntoallaTeologia , egli non dovrà più ſervirſi
diqueſta malfi ma : anzi ſe troverà quivi coſe , che non poſſacolla ragione
accordare , per efleread eſſaſuperiori , nonperqueſtodovràegline garle ,
inſegnando la ſteſſa ragione , che più Iddio poſſa fare di quello, che noipof
ſiamo intendere , eche il voler concepire ciò, che paſſa itermini della noſtra
intel tut. Divin. ligenza , Elt modum conditionis fuæ tranf Inſti- gredi,
necintelligere, quousquebominiliceat • lib. 2. accedere , come dice Lattanzio
Firmiano cap.9. Quando adunque iModerni prevengono i giovani concognizioni ,
che debbono ſervir lorodi ſcorta nell'applicarſi ad altre arti , non fanno
coſalontanadal finedellaLogi ca, ch'è arte iſtrumentale, eche nonten de
adaltro, che aguardarcidall'errore, e guidarci alla Verità, in qualunqueScienza
, oProfeffione , che ci piaccia di eſercitarci . Queſte adunque ſono quelle
coſe , che i Moderni inſegnano nel trattato del Meto do,
tuttoaffinediagevolarci la via , per cui ſi giugne alla Verità . Alle quali le
of. fer 87 ſervazioni ſopra PAttenzione , è l'arte per acquiſtarlafi : ſopra la
Capacità della men te, ed il mododiaccreſcerla, ecoſeſimili , poſſonoſi
aggiugnere . Efin qui credeva io di dover arrivare eſponendoaparte per parte la
Moderna, e la Scolaſtica Dialettica . Ora peròm'accor. god'aver tralasciatouna
parte affaiconfide. rabiledi queſta ſeconda , della quale forſe prima
d'ognaltra era di ragion favellare . Queſta ſi è il Proemio . La ſtima grande ,
che fanno gli Scolastici di queſta parte , non permette , che ſipaſſi ſotto
filenzio , potendo effi per queſto capo pretendere , che lanoſtra Ideadella
loro Logicanonſia intera, e compiuta . IlProemio peraltroè una breve
Introduzione , che fa l'autore all'Opera fua, nellaquale o da un'Ideadi eſſa, o
dice il motivo, e il fine, per cuifu compoſta, o in ſomma qualche altra fimil
coſa premette, la quate acconciamentenon poteva in alcuna parte del Libro
eſſere al logata, e che ſerve molto operilluſtrarela mentedell'autore, o per
riſpondereall'op. poſizioni, cheglipoteſſero eſſere fatte. An. che gli
Scolaftici adunque nel Proemiodel la Logica hanno ſtimato di dover trattare
della Natura, edell'Oggettodi eſſa, ficco me in luogo , per ciò fare ,
piùacconcio F4 degli 88 degli altri. Ma perchè loroinnato coſtume ſi
ènondircoſa alcuna , benchè minima , ſenza contendere, di quì è , che anche in
queſta partenon ſiſonopotutiafteneredal le quiſtioni . E poichè , ſecondo
ladiviſio ne, ch'eſſi fanno , l'Oggetto altro è Ma seriale , altro Formale,
altro Attributum, altro Attributionis ; quindi ſopra il primo incominciando a
diſputare , cercano quivi, An objectum Materiale Logicæ fint Voces. Anfint Resomnes. Anfit
Operatiout fic. Epoi, Utrum operationis rectitudo fit ob jectum Formale.An
operatio rectafitobje. EtumAttributionis.
Anomnisoperatio recta, pertineat ad objectum Attributionis. Tutte
quettediſpute, e più ancora , intorno all' Oggetto. Intorno alla Natura , ch'è
ilſe condo capodel Proemio , vengono queſt' altre. An Logicafit virtus. An
Logicafit Scientia. AnLogicafit ſpeculativavelpra Etica. Utrum Logica fit ad
alias Scientias neceſſaria . Utrum
Logica conficiat demon Strationes aliarum Scientiarum. An præter babitum Logicæ
docentis , admittendus fit babitus Logicæ utentis , realiter ab eo di ſtinctus;
e molte altre , che aſcendono ad un numero eſorbitante , e ciaſcuna delle quali
occupa groſſi quinterni , per lo nume roinfinitodidubbj, edi oppoſizioni , che
G 89 ſi propongono, e ſi riſolvono. Dachena ſce, che per riguardoalla mole il
Proemio dellaLogicaScolaſtica è la quartaparte, ſe nonpiù, della medeſima ;
edaltra relazio nenonhacon tutto il corpo , ſe nonche aduna Favola tanto
ſcipita, pare , che un Prolago così deformenon ſi diſconvenga Nèbiſogna già
credere, che ioneldare I idea di queſtoProlago, piùamplo, ch'egli per avventura
non è , nello abbia voluto far comparire . Un Dottore Scolaſtico nel principio
del ſuo Proemio ſi profeſſa , che lediſpute, che nella Logica aveva a tratta re
, nongli permettevanogettareparolein darno. Logicis Disputationibus, quas
tra-Andre Etaturi ſumus boc anno, non licetotiofaora- as Se zione proludere ;
enulladimenotratta co-proæma mery ſtui tutte quelle quiſtioni , ch'io ho accen-
Logic. nate. Daciò ſi ſcorge, che ilProemioSco laſtico, così , come da me è
ſtato rappre ſentato , eglinonè uno de' piùlunghi , che s'abbiano le Scuole; ma
è ſuccinto, econ tiene ſol quel tanto, che , ſecondo eſſi , è il più
neceſſario. Di fatto vi ha di quelli , chedell'OggettodellaLogica ragionando ,
vi aggiungono moltiſſime quiſtioni deEn teRationis , e moltiffime altrementretrat
tano della Natura di eſſa. Un uomo , che inaltri ſecoli foſſe vivuto, eche
preſenteſi ri 90 ritrovaſſe , reſterebbe non v'ha dubbio at tonito, vedendo
Proemj che occupanoVo lumi interi , e che comprendono forſetren tacapidi
quiſtioni . Qualche antico Mae ſtro per eſercizio del ſuo ingegno, o de ſuoi
giovani , ha per avventura moſſa al principio alcuna di queſte quiſtioni, il nu
merodelle quali è poſcia di mano in mano Lib.3. così
Arabocchevolmentecrefciuto. Hecom. deve cap.3. nia [dice Mario Nizolio ] funt
mera nuge rarat.veterum Pfeudophiloſophorum , quæ tamen phil. posteri Graci ſua
loquacitate , Latini vero recentiores , &Arabes præter loquacitatem, etiam
fæda, rustica quadam barbariein immensum auxerunt . Intantoci ſono ſtati
diquelli, chepertuttoilcorſodella lorovi. ta,altro non hannomai fatto , che
diſpu tare ſopra queſti Proemiali , e Concluſioni pubbliche unicamente hanno a
ciò dirette , lequali contutto lo sforzo dello ſpirito fi ſono
ingegnatididifendere. Epurechiaveſ. ſe interrogato alcuno diqueſtiProemialiſti
, s'egli ſi credeſſe di diſputare ſopra la Logi ca, non è dubbio, ch'egli non
ſi foſſedo lutodella noſtra domanda. Tanto èvero, che addimeſticandoſi a lungo
colle Scuole, enoneſſendo di gran giudicio fornito , è forza travedereaffatto, eperdereanchequel
ſentimento , che a tutti gli uomini è comu ne. 91 ne. Ecco ciò , ch'è ſtato un
divertimento di qualche Maestro , eduna coſa ſtraniera allaLogica , eccodiffi
paſſatoin natura , eriguardato come il principale di eſſa ; di modo cheper
trattarne diſteſamente , vo lentieri s'è traſcurato il mafficcio , e quel lo,
cheveramente compone il corpodi tal Arte. Diqueſtopaſſo camminandogliSco
laſtici nontanto nel Proemio, quanto per tutto il reſtodella Dialettica, edella
Filo fofia , eſſi lehanno fattacangiarfaccia , e , comedice Lorenzo Valla ,
Dumvites lon. ge, lateque diffundi farmentis gaudent , uvamin labruscam
mutaverunt. Nonè pe rò , che uomini di giudicio nonabbianogià damolto tempo
rimproverato alle Scuole queſta moſtruoſitàde' Proemiali . Antonio Poſſevino
nel lib. 13. cap. 27.della ſua Bi blioteca Scelta avvisò quello, che fi doveſſe
ſpiegar brevemente nel Proemio. Primoin Logica expedit ( dice egli ) ne in
Prologo menis aliud disputetur , quam num , fit Scientia , &de quo agat
Subjecto. Queſt' ottimo avviſo , che dagli Scolaſtici non s'è mai voluto
mettere in pratica , è ſtatoda Moderni eſattamente offervato . Anche la loro
Logica hail ſuo Proemio : anch'eſſi cercano quello , che ſia , e diche tratti .
Maaciòriſpondono conbrevità , e ſenza con 92 conteſe, econfideratoprimamenteil
nome di eſſa, ſtabiliſcono dopo queſto qual fia il ſuo Oggetto; e di
quimoſtrano, com'ella tanto Scienza pratica, quantoArtelibera le può nominarſi,
quando ſi reſti d'accor. dodella ſignificazione, che ſi vuol attribui re aqueſte
Voci; veriſſimo eſſendoquello, che notoil Signordella Motta nel I. cap. della
ſua breve Logica , cioè : Che la Lo gicasichiamiun'Arte, unaScienza , oduna
Facoltà, dipende dalla dilatazione , odal riftringimento , che si vuoldare
aquestiter. mini. Sciolgono finalmente iModerni una buona partede' dubbj
dallaScuolapropoſti; maconsì poche parole , etanto poſitiva mente, che tutto
ilProemiodellamoder. na Logica, nonaſcendeallametàdiquelle pagine, che
inunaſola quiſtioneconſuma no gli Scolaſtici . Edecco, ſe io nonſonoerrato ,
una giuſta, e intera IdeadellaModerna, edel laScolaſtica Dialettica; nella
quale, ficco mepiùcoſe ſi troveràaverioraccolte, che nondice queſto e quel
particolare Scrittore sì Scolaſtico , che Moderno ; così non vo glio, che
ficreda, ch'ioabbia minutamen te regiſtrato tutto quello, chetuttiinſieme uniti
contengono . Una coſatale oltrechè nojoſa, e rincreſcevole fuordi modofareb be
: 93 be ſtata ad udire , ſoperchia di più era da giudicarſi , baſtando
perdareuna ſufficien te Idea di queſte due Logiche , il far of ſervare le
principali coſe , che amendue fi contengono. Intanto nondovrà più recar
maraviglia ad alcuno, che infiniti eſſendo quelli , i quali nelle Scuole
s'apprendono alla Logica, così pochi tuttaviaſienoibuo ni Logici ; e maggior
piacere ſi provi , udendo un uomo di contado a ragionare delle faccende della
campagna, o unMer catante degli affari del ſuo fondaco , che uno Scolaſtico
dellaFiloſofia, ritrovandoſi ſentimenti più giuſti , e giudici più rego lati in
quelli , che inqueſto. Tenendogli Scolaſtici quella via , che per noi fin quì
s'è deſcritta , egli non può ſe nonavve nire, che dopo molto tempo , e moltiſſi
mefatiche , da'giovaniſpeſeintornoaqueſt' Arte, nè pure una giuſta ideadi
eſſapoſ fano vantarſi d'avere acquiſtata , non che eccellenti Logici
s'immaginino d'eſſere di venuti , cioè aver apparato a farbuonuſo della
ragione. Per evidente prova di ciò , ſe noi ci faremo a ricercare un giovane ,
che carico di quinterni fiatornatodalCol legio, che coſa ſia Logica, ed a che
fine ſi creda d'averla apparata; poco altra rif poſta da coſtui
noipotremricavare, ſenon che 94 che Est janut ad alias Scientias, ed e' la ſi
ha apparata , perchè il Maestro gliela inſegnava , e vedeva , cheiſuoi compagni
l'apparavano. Ma che dico iode' giovani , chetornanodalle Scuole? I Maestri
mede fimi, i quali per un anno intero hannolo. ro ſpiegata queſt'Arte , non
ſono forſe in queſto punto piùdi eſſi illuminati . Io ho per approvatore di
queſta verità uno de primi Letterati del ſecolo quindicefimo , cioè Rodolfo
Agricola nel 2. lib. cap. 1.de Inventione Dialectica . Si quem corum , (dice
queſt' autore ) quos Doctores artium vocant, adripias , rogeſque : dic queſo ,
vir doctiſſime, de Dialectice , ( quando il lamvelfolam, velmaximeomniumartium,
quasvos numeratis liberales , videris pre teferre ) cui uſui diſcendam putas ? Quiliberinsvoletverum
fateri , dicet , pr.e. terquam quæde Syllogismis præcipiuntur ,
ceteranonmagniſanemomentieſſe : Sedideo docere illa quemque , quia quiſque
didice. rit , &quiadoceant omnes . Io ho poſto pertanto dinanzi alla
gioventù i cibi ſalu bri , e che le poſſonorecarebuon nutrimen to, edholle
inoltre additati quelli , da ' quali, ficcome nocivi , conogni diligenza ſi
deeguardare . Reſta ora , chenel fare la ſcelta non ſi laſci
ingannareall'errorcomu ne, 95 ne, nè viziare labuonadiſpoſizione delpa lato;
perocchèalloraella anteporrà leghian deall' ambrofia , e crederàd'averfattouna
ſcelta ſquifita. Quando Uliſſe, ſecondochè ſi hada Plutarco, fi fece innanzi
aCircetarchus perriavere i ſuoi Compagni , chediuomi-in ni in fiere aveva
trasformati , dagrandecu.Gryl rioſità fupreſodi ſapere , ſeoltrea quelli,lo.
altri Greci ancora, tra coloro, che l'uma na forma avevano perduto, ſi
ritrovaſſero. Dellaqual coſaavendonelaeglianſioſamen te ricercata, ebbe per
riſpoſta , che molti cen'erano. Allora Uliſſe , a cui labrutta ediſoneſta vita
, nella quale vedea coſtoro invecchiare , forte peſava; pregò laMaga , che
all'antica urnana forma reſtituendogli, datanta miſeriagliliberaſſe. Ma
eſſariden doſi di ciò, e facendoſi beffe, nèpermodo alcuno volendo a tal domanda
acconſenti re, propoſe finalmenteadUliſſe , ches'egli aveſſe ſaputo ,difputando
, alcuno di eſſi tirare nell'opinion ſua, ed invaghirlo ave air ſeco, eſſadi
buon animoglielo arebbe donato . Moſſoglifi adunque incontro un certoGrillo,
che natouomo, inPorcoera ſtato da Circe trasformato, edel ſuomiſe revole ſtato
conUliſſediſputando , nonmai daeſſo , avvegnache ſagaciffimo , ed elo
quentiffimo foſſe , potè con ragioni eſſere per 96 perluaſoa volere ritornar
uomo . Non è adunquedadubitare , che molti nonſieno per eſſere i Compagni di
Grillo , iquali poichè daCirce, cioè dalla Scolaſtica , fa ranno ſtati cangiati
in Porci , cioè privati del diſcernimento comune , ameranno me glio viverſi in
quello ſtato, che riacquiſtare la formaumana , cioè guadagnarſi regola tezza di
mente. L'eſempio dicoſtoroperò dovrà ſervire arendere maggiormente cau. to , e
far avvertire qual rovina apporti il corrottocoſtume, allorchèa ſuperarelabuo
nanatura è arrivato; edinſieme inſpirare unardente amore verſo la Verità , ch'è
l unico mezzo perdeludere la forzadegliSco Jaſtici incanti . :
Magiàpurtroppom'avveggo,gentiliſſimi Uditori ,della
ſofferenzavoſtrainaſcoltarmi, troppominorcontoaver fatto ,ch'ionondo veva .
Rammemorandovi ora,così alungo, coſe, cheforſeſtimavate voſtra ventura l'eſ ſervigià
dimenticate, iovi ſonoandatorin novandoincautamentetuttaquellanoja,che già vi
fecero provare leScuole. Mapureera di meſtieri fare l'anotomia di queſto corpo
benchè guaſto, acciò il ſuocolore eſterno , che ſano ſembra , non igannaſſe
tuttavia tutti coloro, cheſonoad eſſocondotti. Se le merci Scolaſtiche non
foſſero appoilvol go 97 gonella ſtima, che ſono, poco apropofito farebbe ſtato
farne parole. Ma poichè non ſo conqual arte , loro è ſtata sì alta vene razione
conciliata , è di neceſſità per ben fi loſofare l'averne una giuſta idea .
PrimusDivin Japientiæ gradus eft (dice Lattanzio Fir- Infti miano ) falfa
intelligere , fecundus vera co gnofcere. EAntiſtene, ſecondochè riferiſce, -- e
Laerzio, diceva , che la Diſciplina più ne tut. lib. I cap.23. ceffariadi tutte
ſi era Mala dedifcere. Chi è in errore, e ſad'eſſervi , può eſſere, che ne ſia
liberato : ma chi erra , enons'ac corged'errare, èimpoffibile, ches'ammen Idi,
e non ingannieternamenteegli altri, יב eſe ſteſſo. Per queſto tutti iSavj
afferma no, ch'egli è tal volta una bella ſcienza d' unacoſail ſapere, che
ſen'è ignorante; e per nulla altroSocrate ſi ſtimavapiù ſapien. tedegli altri,
ſe non perchè dove gli altri nulla ſapevano, e aſſaiſſimo tuttavia ſtima. vanſi
di ſapere; egli allo'ncontro, ficcome non ſapeva, cosìdinon ſapere era perfua
ſo. Sed hoc interest ( dice egli ) quodhic Plato quidem cumſciat nibil,
ſcireſealiquidopi. in A natur : ego vero quemadmodum nescio, itagia . nefcire
me puto. Io nonaſſicuroperòdipo terſi giammai guadagnare queſtabellaſcien za
chiunquedelle Scolastiche coſeſiamolto parziale . Traicattivi effetti della
Scuola G quello polo 98 quello nonèforſeil minore , che riempie d'unavaniſſima
opinione iſuoi ſeguaci , di modochequanto più nulla eſſi ſtringono , tanto
maggiori , e più ragguardevoli coſeſi Orat. penſanod'abbracciare.
Undeminoradiſcun deIn- tur, inde majori ſapientiæopinione ridicule rat. ſtau-
implentur , come dice VincenzoGravina. Stu LaqualeScienza ſuppoſta , quando
diritta dior, mente ſigiudichi, moltopiggioredellaſteſ. ſa ignoranza
èdareputare. Unignorante , ( nullaconfidanel ſuo ſapere , e per conſe. guenza
non èpericolo , che inganni alcu. no: maunſapiente immaginario, eputati vo, per
iſpiegarmi così , che crede non ef. ſervi coſa , di cui nonabbia vaſtiſſima co
gnizione; tradiſce tutti coloro, cheloaſcol tano , enonaltrimenti cheilcane
d'Eſo po, fa loro gettar via la carnevera , perſe. guitare nell'acqua l'ombra
di eſſa . Giacchè però ſiamo entrati a ragionare degli effettidella Logica
Scolaſtica, eglinon ſarà ſenonper rendere vie più intera ,
compiutamentefornitala noſtraIdea, ildif e coprirequì infinealcunide'
principali . Non ſi può negare , che degli ſtudioſi della Lo gica , che ordinariamente
s'inſegna , non v'haunotra mille , che , fornito il corſo della Filoſofia , ami
di ripetere daſe alcuna delle apparate coſfe. Ilnon avertrovatanel. le 99 le
Scuole la Logica, che una coſa amarifi. ma, ed unmartiriodell'ingegno, obb iga
ungiovane piuttoſto ad odiarla, cheacon ſacrarvidi nuovo la ſuaapplicazione .
Cre. Epift. dibile eft ( dice Melantone ) veniffe Diale Came adJo. Eticen ad
contemtum, & in odium, propte rarú rea quod nonArs, sedobfcuraquædamAr ante
tis umbra tradebatur , imo labyrinthi inex Dialec. tricabiles proponebantur ,
quos ne Doctores quidem intelligebant , ac tantumaberat , ut juvare ingressos
in alias artes poſſent , ut potius &illarum corruptele effent . Difatto
ungiovane , a cui labarbarie non abbiaaf fatto eſtinto tutto il conoſcimento
del me. glio, non può prendere inmano la Logica d'uno Scolastico, che non
ſiaforzatoacon cepire dell'odio non ſolo verſoquel parti colare ſcrittore, ma
ancora contra tutta ' arte medelima . Quis enim amanior adole fcens( diceLipſio
nell'epiſtolaad Paullum Bufium) ad illataminamenaveniat? Fu. giunt imocum
advenere; &imbibere nonin juriaSpernuntabsinthiumillud doctrinarum.
EGiovanni Cefario nella Prefazione alla ſua elegante Logica : Si quis
paullolibera lius inſtitutus in eorum libros incideret, vi delicet ut
Dialecticam inde difcere vellet, is bauddubienontamAuctorestales, quam Artem
ipsamcontemneretprotinus , rejice G 2 ret 100 ceretque. Perqueſtofu,
cheilpocofamen tovatoGravina, ſtimò neceſſarioper appren dere la Logica,
allontanarſi totalmenteda. gli Scolaſtici , e ſervirſi di qualche elegan te
Scrittore , che puramente, echiaramen te la ſpieghi. E perqueſto ſimilmen te
fu, che molti anni innanzi , MarioNi zolio proccurò con interi volumi , a que
ſto fine pubblicati, eftirpare affattolaDia lettica , e ridurre tutto
all'Oratoria , edal Lib.3. la Grammatica, ſtimando egli , Dialecti. rat. cap.5.
cam inter Scientias , & Artes, necut uni deveraverſalem , necut
particularem , ullumomni phil. no locum habere poſſe; sed tanquam non modo
falsam , sed etiam inutilem&Super vacuam ex omni Artium , & Scientiarum
numero ejiciendam. In che peròtantonon èda lodare, quanto ſarebbe per avventu
ra ſtato, ſe laſciando ſtare ne ſuoi termi ni la Dialettica, aveſſe piuttoſto
fatto of ſervare qual foſſe la vera e buona , equa le la falfa e contaminata
dall' ignoranza , edal (27) Nona ſenticeto , labyrinthoque Scholarum Arsiſtapetenda;
fedacandidiorealiquo, culto que Scriptore , qui , more veterum,eamelegan tibus
verbis , acLatinispotius ,quamGothicis, &Arabicis vocibus , qualesnunc
habemus , ex plicarit . VincentiusGravina Orat. deInftaurat. Studior. edalla
barbarie degli Scolaſtici; come ap punto Giovanni Cefario, Filippo Melanto ne,
ed altri ancora s'erano già ingegnatidi fare . Ma ritornando aquel di prima ,
ſeb bene per tutti icapi la Logica delle Scuole obbliga gl'intelletti ad avere
dell'abborri mento verſo talarte , io m'accordo tutta via volentieri
coll'opinione di quelli , iqua li ſtimano, che per non moſtrarellal'uſo, che di
tante regole ſi può fare , così triſto effetto principalmente produca. Ut
ingenue Schol. id quod ſentio dicam [ dice GiovanMatteo inA gric. 11 Friſſemio
] quemadmodumgallus ille apud lib.2. Esopum , repertam a se gemmam
iccircocap... abjiciendameſſe arbitrabatur, quodquævir. tus, &qui
ususejusgemmeeſſet, ipse ne. sciret ; ita & Dialecticæ unum hoc , mea
quidem sententia , adverfatur , quo minus hodie inpretiofit apud multos, quodut
no men ejus apudomneslongeest vulgatiſſimum , ita pauci, quevis, quiqueuſus
ipsiusartis fit,Satis norunt. In fatti aiunbuono agri coltore hamai in gran
contoquellepiante , le quali conqualche utile , o almeno con qualche diletto,
non vegga , come poſſano compenfare il travaglio, e la fatica, cheri cercano
nel coltivarle . E niun artefice ſi troverebbe, che voleſſe impiegaremolticol
pi del ſuo braccio per fabbricare uno ſtru G3 men. 102 mento, la
formazionedelquale foſſe diffi. ciſſima, enon ſerviſſe a nulla . Anche l autore
dell'Arte dipensare ſtimò , che la Logicada chi non ne conoſca l'uſo , non Dif-
poteſſe ſe non eſſere ſcreditata . Qui nun. fert-2. quam legitimum illius usum
perspectum ha proembuerint (dice egli)legitime illa uti nonpof. funt; quinimo
proclives funtad illam, tan quam rem abjectam, &parumutilem, ne gligendam ,
acprojiciendam . Egli è il ve ro , non effere coſa propria ilbiaſimare un' Arte
per cagione de' difetti di co'oro , che la profeſſano : ma è altresìveriffimo,
effe. reancora menproprioilprofeſſarla in mo do, cheſi dia incentivo
atalibiafimi , e diſprezzi. Mal'incominciato ragionar degli effetti
dellaScolaſticapiù oltre producendo, dico , chetra tutti coloro , i quali hanno
fatto conſiderazione ſopra ildanno , ch'ella ap porta, niuno v'ha, ch'io ſappia,
il quale abbia queſto danno eſteſo fuori dell'intel letto, e
delladepravazionedieſſo . Avve guachè la depravazione dell'intelletto, fat ta
maſſime per mezzo di quell'arte , ch'è ſtata ritrovata per regolarlo, picciol
male, nè pocodeplorabile non ſia; tuttavia io ne ritrovo un altrodi gran lunga
maggiore • Da l'idea, chedannogliScolaſticialla gio ventù 103 ventù della
Filoſofia, edel vero Filofofo, laqualepermezzo delle Dialettichecontro verſie
in ſe ſteſſi proccurano continuamen te di eſprimere e rappreſentare , derivaſi
queſto . Eſſi inſtillano a'loro ſeguaci , che il Filoſofo , piuttoſto che
l'amoredellaVe rità, debba avere periſcopo de' ſuoipenſie ri quellodiſe ſteſſo.
Ed ilfiloſofare, non unquieto, eplacidomotodellamente, per renderla alfine tranquilla
, ebeatacol cal mare i ſuoi affetti , e purgarla dalle prave opinioni , e da'
vani timori; ma ſia piutto ſto unafiera battaglia , che fanno tra loro
gl'ingegni , perſuperarſi l'unl'altro , eper oftentare il proprio ſapere . In
ſomma fan. no concepire a'giovani, chel'accordarſi co' ſentimenti degli altri ,
e l'eſſere Filoſofo ſienodue ideedel tutto oppoſte , eche non poſſono ſtare
inſieme. Di quìè, chel'ave re per ſomma gloria il nonmai cedere : l' eſſere
pronto a ritrovare ſchermi , eſutter. fugj , per ſottrarſi alla Verità ; edin
qua lunque manieradifendere oſtinatiffimamen. teogniſuaopinione, fanno lor
credereef. ſere il vero coſtitutivo carattere dell'Uomo filoſofo. Da ciò naſce,
che l'Intellettonon ſolo reſta depravato , ma ( quello, che più èdaconfiderare)ancorailCuore.
Chi tro vaſſedifficoltà nel ſentirla meco in queſto puna 104 punto, oſſervi
ſoloun giovane tornato di freſcodalle Scuole alla Patria , e potrà age volmente
chiarirſi delvero. Vaſſicoſtuipie nod'unagrande opinione di ſemedesimo , laquale
fa a lui concepire, come coſainde gnad'unuomoſavio il cedereachicheſia,
emetteperunpunto d'onore il rimanerſi convinto. Sopra tutto ſi guarda dall'appa
rare , o dal parer ſolo d'averapparatodaal cuno, avendo per coſa vergognoſa
ilcomu nicare lecoſe ſue con altrui , e l'aver biſo gnodel parere d'unamico.
Quantoqueſti principj ſieno contrari alla regolatezza dello ſpirito , edaquel
fentimento , chedi ſe ſteſſo dee avere ogn'uomo, chiunque dirit tamente
giudica, può ravviſarlo . L'Indo cilità è uno di que vizj , i quali ci fanno
Imarrire non tanto il Vero , quantoancora il Buono; vogliodireguaſtanonon ſolo
l' intelletto , ma ancora i coſtumi . Guai pe rò a chi da giovane vi hagià
avvezzo l' ani • mo Queltenore , che dafanciullos'ap prende , paſſa come innatura
, e ſi ritiene fino agli ultimi anni , maſſimamenteſe l' eſemplod'uomini , che
noi ſtimavamo af fattodegni d'eſſere imitati , ce n'ha inſtil lati i primi
ſemi. Giudichiamo alloraeſſere impoffibile , che ſia mal fatto ciò , ch'eſſi,
chedanoieranotenuti per ſavi , approva vano; 105 vano; enoniſtimiamo
dipoterfallareimi tandogli: Si paſſa poiconqueſtiprincipjdal lecoſe ſpeculative
alle pratiche : dalla Filo ſofia al Foro , a' Magiſtrati pubblici, ed a maneggi
delle coſe Civili . Maquella ſteſſa regolatezza di mente , equella deſtrezza d'
ingegno , che s'aveva ne'primi eſercizi , fi conſerva proporzionalmente anche
in que ſti . Quel pocoamore alla Verità : quella repugnanza ad accordarſi
coll'opinione al trui : quel prurito di non cedere, e di ſa pernepiùdeglialtri
, nonciabbandonagiam mai . Di quì è , che nellecoſe pratiche , e negli affari ,
che agli uomini occorronoalla giornata , niuno così poco atto , e piùpre
giudiciale ſuol riuſcire, quantocoloro , che cogli Scolastici hanno lungamente
pratica to . Ilnonaveremai daeſſi apparatoche coſaſiadeſtrezza, eproprietà ,
l'eſſerſi avvez zi amaſſime tutte oppoſte al lume dellara gione , ed in ſomma
l'aver perduto il ſen timento comune atuttiglialtri uomini , lo roha
prodottouno ſpirito così contrario , ecosìdannoſo allecoſeagibili, cheſeilpro.
durre quì gli eſempli non foſſeper riuſcire coſatroppo odiofa , agevoliſſimo a
me fa rebbe il dimostrare qualdannoſentailpub blico anche in queſta parte
permezzodel la Scolaſtica. Mi contenterò ſolo diaddurre il ſentimentod'un
uomo,chetra ſuoi fu ſtimato il più oneſto , e il piùdolcedi Philiptutti .
Studium nimie fubtilitatis ( dice pus queſti ) multis modis nocetdifcentibus .
Ef. Melan-ficit enimin artibus labyrinthos, qui ingenia chthonremorantur,
Dialec. implicant inextricabilibusla lib.4.queis, ut crucientur inani cura ,
avero artiumusu abducantur ; deinde bebetatur judicium, & amor argutiarum
facit odiofos cavillatores & rixatores ETIAMINCE. TERIS VITÆ PARTIBUS. E
pure la vera Filofofia e da Ariſtotile, e da Pla tone , eda tutti i buoni
Filoſofi inCon. templativa , eOperativa è diviſa. Quellas' impiega intornoalle
ſpeculazioni dellecoſe, edalla cognizionedella Verità : queſta in torno alle
azioni dell'umana vita è occupa 95 Epiſt. ta. Philofophia (diſſeanche Seneca) &
Contemplativa est, & Activa: ſpectat, fimul que agit. Non
puòpertantogloriarſi delti tolo di vero Filoſofo chi ſadiſputare , ma non ſa
vivere, nè inſegnare come ſiviva. Voglio dire chi molte ſcienze ſpeculative
poſſiede : manonèd'alcun giovamentoa' ſuoi Cittadini . Philoſophumvocoeumvirum
(dice dottamente Ermolao Barbaro nell' epiſtola a Giovanni Pico ) qui cum resbo
nasatque utiles bumanogeneri didicit tenet, doctrinam ex Schola atque umbra ,
,ac ad 107 adusum & Rempublicam transfert : docet bominesautde natura rerum
, aut de reli gionibus, autderegendiscivitatibus. Nul la ſervono adunque l'idee
anche vere , giuſte, per quanto ſi può avere , de'prin e cipj delle coſe ,
delle combinazioni de'nu meri , delle figure , e grandezze de'corpi , ecoſe
ſimili , quandonon ſiſappia inſieme derivaredalla Filoſofia il bene della ſua
fa miglia , e la felicità della ſua Repubblica. Mapaſſiamoadun
altroeffettodellaLo gica delle Scuole , il quale ſi è la corruzio ne, eil
guaſtamentodi tutte le buoneAr ti . Avendogli Scolaſtici ſmoderatamente
coltivato il raziocinio ſenza l'ajuto dell'eru dizione,
elacognizionedellelingue , èavve nuto, chehannocorrottamente , enonper lo ſuo
verſo inteſe infinitecoſe , conſervate negli ſcritti degli antichi . Eſſi ſe
n'hanno perciò formatedell'idee oſcure, e confuſe, per nondirvane; lequali
ideecontermini altresì nuovi ebarbari , non ritrovandone eſſi de' propri e puri
, ſi ſono ingegnati di eſprimere. Fantaſticando pertantociaſcuno a ſuo talento
, ed a fuo capricciotali fanta ſie battezzando , egli ſi è del tutto abban
donata la curadiparlare col linguaggiode glialtri , e ſi è formatoun ruovo,
anzipiù nuovi e diverſi parlari , i quali prima d' ognal 1 108 ognaltrohanno
contaminato , oltre laLo gica , tutto il reſto ancora dellaFiloſofiad' Epift.
Aristotile . Cum& genus fermonis non in adJo. telligerent ( diceErmolao
Barbaro ) & ar Picum.tes non transferrent ad uſum aliquem , ju dicio lapſi
, multas abſurdas opinionesge nuerunt , quibusfere univerſam Aristotelis
Pbilofophiam penitus obruerunt . In fatti tutte le coſe noteebuone, connotiebuo
ni termini altresì poſſonoeſſere ſpiegate; e comedi rado ſuol avvenire, che
adunapu ra ecaſta favella , non vada inſieme unito unſano eprudente penſare ,
cosìgran mi tacol fia , che unadicituraimpropria ebar bara, noncopra anche
ſenſi inetti e ſcioc chi . Plerumque isti [ dice Melantone nel lib. 2. della
ſua Rettorica ) quinovum fer monis genus fingunt, res amittunt. Ut enim novumfermonem
excogitant , ita novas res Somniant, dum inepteaffectant laudemSub tilitatis. Et tamen res ille inspecte , nibil eſſe
deprehenduntur niſi inaniasomnia . Ora queſti ſognivaniffimi con
terminiScolastici, cioèconfuſi ed equivochi , e che non ecci tano ſe non
ideedel pari equivoche e con fuſe , eſpreſſi ; hanno indottoinerrore , ed in
ignoranzatuttoilmondo, etutteleprin. cipali arti contaminatee corrotte. DellaFi
ſica ſi puòdire con verità, che gliScolaſti ! ci 109 ci nullapiùne
ſappianodiquelli, che non vi hanno mai applicato; anzi anneſſo allo ro titolo
di Fiſici ſtà il privilegio di non if piegare giammai alcun fenomeno , nè d'eſ
ſereda alcuno obbligati adover farlo . In vece di fornirſi d'iſtrumenti , e
d'ordigni capaci a diſcoprire tanto oquanto l'occul tiſſimo artifizio della
natura, eglino ſi pro vedonodi copiofi ſillogifmi, edi cavillazio ni , per non
reſtare convinti nelle loro let terarieDisfide . Hannocreduto, chelaNa tura
nell'operare dipendeſſe neceſſariamen te da Ariftotile ; e quaſichè foſſero
privi dell' uſo de'ſenſi , o mancaſſero corpidain cidere, hanno penſatodi camminar
più ſi curamente, interpetrando gli ſcritti diquel Filoſofo, in
altreDiſciplineritrovatoda eſſi eccellente . In tal guiſa il giardino della
ſcienza naturale vaghiſſimo per altro, edi lettevoleoltremodo , è
ſtatodacoſtorotutto ſeminatodi ſpine, e d'ortiche. Dellecofe celeſti i
lavoratori della campagna ſono , ſenz' alcun dubbio, moltomeglioinformati di
eſſi : edellacoſtituzione, eproprietàde corpi , i macellaj, e gli artefici
potrebbono più fondatamente diſcorrere . In ſomma eglino hanno poſto da partequeſtanatura
, che veggiamo , ſchifando del tuttodicon ſultarla , ed hanno fatto ſcopo
de'loro ra. gio 1 110 gionamenti un'altra , come dice Lodovico Lib.5. Vives, di
nuovodaeſſi fabbricata. Nature deca. buic, quam ignorarent , irati , aliam fibi
uf.cor- confixerunt , nempe fubtilitatumnugasdeiis art. rupt. rebus , quas
nunquam Deus condidiffet , nempe Formalitates, Ecceitates, Realita tes,
Relationes, Platonis Ideas , &mon. Stra , quæ nec illi quidem capiant ipsi
, qui pepererunt. Queſta falfa mercatanzia di quiſtioni vane, s'è dimano
inmanoanche nella Medicina traſportata ; e quell'arte , che ſomminiſtra i
rimedi a tutti i mali , non ha potutotrovare un antidotocontra l'infezione
Scolaſtica . Medicis rerum vete rum ignaris ( dice nello ſteſſolibroilmen.
tovato Vives ) & carum , quæ potiſſimum adfalutem bumani corporis
conducerent , aliquid tamen fuit agendum ex Scolastica illa Phyfice
exercitatione. Ingentem &co. piofiffimam disputandi materiam in banc quoque
artem , tanquam plaustris invexe. runt, de Intenſione & Remiſſione Forma
rum,de Raritate & Densitate, dePar tibus proportionalibus , de Inftantibus
, ea, que nec sunt , nec unquam evenient . Le Matematiche pereſſere dilor
naturameno atte allo ſtrepito de' circoli Scolastici , me glio d' ognaltra arte
ſi ſono preſervate . Comeilmaggior capitale di queſti Filoſofi con 1 III
conſiſte nellavoce, così nonhannoſaputo invaghirſi d'un'arte , laquale
ficontenta del ſolo filenzio, edella purafiſſazionedel la mente. [28] Così
nonſi può dire dello ſtudio della Morale Filoſofia . Avvegnachè queſta parte di
paſſaggio ſia toccadagliSco laſtici, o per dirla conpiùverità, quaſidel tutto
trafcurata , concioffiecoſachè ( come dice il P. Lamy ) la maniera d'insegnare
Trat d'oggigiorno obbliga un Profeſſore anonpar teni lare che di quiſtioni
disputate, il cheglito fopra mente glie il tempodi trattare le cose, che sono
leSci fuordella disputa; ma che però sono dell' enz. uso della vita ;
nonpertantomolti tra gli Tratt. Scolaſtici anche in queſta parte hanno ri. 6.
trovato materia da impiegare la voce, eda accreſcere il catalogo delle
quiſtioni ſoper chie . Verterunt adaltercationes Discipli
nammorum(diceLodovicoVivesnellib.6.) quæ (28) Mathematice
ipſa,velutiquæminimeadina nesfaciatcontentiones circulorum, nequeclamo rumfit
capax , ſed pulvere , & radiocontenta , mutam potiusoculorum , quam
loquacem auri umſequatur fidem, defertaeſt:&iccircoetiam, tanquamnon
acceſſaprophanis myſteria , mini mecontaminata. RodulphusAgricola lib.2.cap. L.
de Inventione Dialectica . Vedi in oltreErmo laoBarbaro nella risposta aPico
Mirandolano, e Lodovico Vives nel5.lib.decauſſis corruptarum artium• 112 que
adagendum eſſetparata; & fic trai Etarunt, non ut meliores vel fierent,
velfa. cerent, nec ut recteftatuerent devirtutibus .. &vita; sed ut cavillarentur.
Et quoindi gnitati nibil fiat reliqui, etiam Sviceti ſpi. nas,
&aculeataſopbiſmatabucinvexerunt, de Intenſione , & Remiſſione vitiorum
, & Virtutum . Dialecticam quoque , non illam paullo faniorem ; fed
commenta Parvoram 19:Logicalium, de Aſcenſu, Descensu , Sup.
poſitionibus,Ampliationibus, Restrictionibus, Appellationibus . Intanto anche
in quelle coſe , in cui tutti dovrebbono eſſere d'ac cordo , ficcome quelle ,
che riguardano i coſtumi, e le azionidegliuomini , intorno alle quali non è lor
permeſſo eſſere dub bioſi , e diſcordi; gliScolasticihanno ritro vato da
contendere, e da dividerſi inpar titi con danno grandiſſimo dellagioventù ,
laquale tanto miglior Morale, epiù eſatta ſarà ſempremai per avere , quanto
minor credito , e lode avrà acquiſtato tragliefer cizj Scolaſtici . (29) In
ſomma arte , ſcienza (29) Ei , 0 i , mea fententia , Deus fuit maxime propi
tius, quiparum inter Sophiftas noſtroshabeatur acutus . Isenim facultate carens
tuendorum er rorum , armiſque falfitatis exutus, minimeno ritVitiumcumVirtute
componere; nequeaude bitperfricta fronte dolum , ultionem , rapinas, 113
ſcienza non ha avuto la triſta ventura d' eſſere da coſtoro maneggiata,
cheperchia ra , e utiliſſima , ch'e'ſia ſtata , ofcura , malagevole, e d'ogni
vanità ripiena , per loro opera non ſiadivenuta. Ildannomag giore, e più
deplorabile però è ſtatoquel. lo della Teologia, la quale quantaconfu fione, e
quanta rovina abbia dalle Scuole ricevuto, non è da domandare. Cum sa. Epift.
crarum Litterarum fermonem non intellige-picum. rent , [ dice Ermolao Barbaro )
cum nul lam haberent antiquitatis notitiam , cum judicii inopia veteres
controverfias, acfen tentias non recte acciperent , multas ſpar ferunt in
Ecclefia impias , & perniciofas opiniones. Epocodopo . Novamquandam Theologiamarchitectati
funt . Centonesfcri pserunt, quorum magna pars confutaeft ex disputationibus
puerilibus , quæ agitanturin ipforum Dialectica. Deindeadſuuntpauca quædam
dogmata Eccleſiaſtica , que non reprehendo. Sed quedamdemaximisrebus H fce
injurias , ufuras , &nefariumqualecumque ſce lus , legum auctoritate
propagare . Unde com munifenfuductus, humanitatisjura, five huma na, fivedivina
in partem accipiet candidiorem , tantoque amplius incognitione Veritatis ,
&bo ni & æqui arte profecerit , quantominusinver borum, fraudibus
excelluerit . VincentiusGra TinaOrat. deCanone interiore . 1 adJo. 114 Sceleste
corrumpunt ipſi, in quibusnecScri pture, necSynodorumverba intelligunt , ac
ferunt impias & fanaticas opiniones. An che Rodolfo Agricola nel lib.2.
cap. 1. de Inventione Dialectica , ſi lagnò , che la Teologia foſſe ſtata
trasformatain puredif. putedi Filoſofia Scolaſtica . De Theologia vero quid
dicere oportet ? cui si Metapbysi. cen, ſiPhyficen, ſi Dialecticen bodie demas,
nudam porro & deftitutam , & quæ nomen fuum tueri nequeat , reddas. Ma
cheacca deaddur autoritàd'altri ſcrittori , quando g'i ſteſſi Teologi più
celebri ſono forzati a confeffarlo? Veggaſi MelchiorCanonelpri. mocap.
dell'ottavo libro de Locis Theolo gicis, il quale non puònegare , eſſerviſtati
degli Scolastici , Qui universas quæstiones Theologicas frivolisargumentis
abſolverint , vanis, invalidiſque ratiunculis magnum pondus rebus graviffimis
detrabentes , edi derint in Theologiam commentaria, vixdi gna
lucubrationeanicularum. Quiſophisma. tum faces in Scholam inferentes, &
adri Sumviros doctosincitant , &delicatioresad contemtum . In ſomma afferma
ilpoco fa mentovatoBarbaro, che già all'etàſua per sì fatta maniera avevano
gliScolaſtici intor bidata colle quiſtioni la dottrina Evangeli. ca, cheper
nondoverneinbreve ſentireun danno 115 danno irreparabile, era di meſtieri
depurar. la, e ridurla al ſuofonteprimiero . Eova. nitatis proceſſiſſe
disputatricem Theologiam omnes ſani fatentur, ut revocari adfontes doctrinam
Christianam neceſſe fit . E per verità atteſta il P. Bernardo Lamy nel 7. de'
ſuoi Trattenimenti ſopra le Scienze , che nel ſecoloſedicefimo, quandocompar
vero Lutero , e Calvino , nelle Scuole fi avevano talmente confusi i Dogmi
della Fede colle opinioni particolari , che una delle cose , che diede più
travaglio a'Pa dri del Concilio di Trento, fu il dividere nella Teologia ciò ,
ch'era di Fededaciò, che non lo era. Aggiugne poſcia . Certa mente le cose
erano così inviluppate , che queſta distinzione è ancora difficile inmolti punti
di Teologia. Ecco a qual termine conduceil prurito dicontendere, el'entrar
adiſcorrere coll' appoggiodel ſolointelletto, edelle ſue conghietture , di
quelle coſe , che dall'erudizione, e da un'eſatta cogni zion delle lingue
ingranpartedipendono . Maſe anche niun altro male aveſſe recato laScolaſtica
alla Criſtiana Religione, quel ſolo, che nella prima part. cap. 12.delMe todo
degli Studj notòClaudio Fleury , ba ſterebbe a doverla ſcreditare , e rendere
odioſa preſſo le perſone più ſagge. Convien H 2 con. 116 confeſſare, ( dice
queſto dotto Scrittore, ) che l'applicazione di formare , e risolver quiſtioni
, ed esercitargeneralmente ilpuro difcorſo, ebbe asminuire col lungo corſodel
tempo lo studio delle Discipline Poſitive , chepiùconſiſtono nella lettura , e
nella Cri tica : comeilſenſo litteraledella Scrittura , isentimenti de' Padri ,
ed i fattidellaSto riaEcclesiastica. Quanto importiallaChie ſa , che queſti
ſtudi ſieno con ardore colti vati , ognuno cheha lume diragione , c zelo per la
Cattolica Fede , agevolmente può ravviſarlo. Ma chediremonoideldan no, che lo
ſtudiodelleLeggihadalla Lo gica Scolaftica ricevuto . La ſteſſapiena , che
laFiloſofia, e l'altre arti ha affogato, anche la Gureprudenza non è reſtatad'
inondare. Eadem bonarum artiumabAra bis orta lues[dice l'elegantiffimoVincenzo
Gravina nell'Orazione de recta injuredif. putandiratione ]
tandem&Jurisprudentiam baufit, eamque conjecit , in vortices Diale
Eticorum; qui attriverunt acuminibus Veri tatem , &Scholarum ſpinis lumen
rerum , atque perspicuitatemfententiarumpretexue. runt. Epoco dopo. Pro Graecis
, & La tinis litteris, notitiaque biſtoriarum , captio nes
&conclufiunculas ad ſtudiumJurisCivi lisadferentes , perindeargutantur in
Legi. bus2 117 bus,atqueab ineunte ætate inſcientiis aliis confuevere . La
corruzionedunque èlaſteſ ſa, ſolo la differenza conſiſte nel danno ; perchè
dove nella Filoſofia non ſi èpotu. to pregiudicareche all'intelletto, imbeven
dolo di moltierrori , ediopinionimoſtruo ſe ; nella Giureprudenza allo 'ncontro
il danno è più univerſale eſenſibile, pregiu dicandoſi alle ſoſtanze, ed
a'patrimonj di tutti . Ma del male dalle Scolaſtiche liti apportato alla Legge,
veggaſi ladotta , ed erudita Orazione poco fa accennata del mentovato Gravina.
Ora è coſa facile da immaginarſi , che chiunque aſcolti quanto poco utile abbia
no gli Scolaſtici alle Scienze colle loroliti recato, poſſa credere, che da
qualchegran diletto , e da un dolciſſimo ſollevamento dell'animo , a ciò fare
ſieno ſtati indotti , Io, che poco in tal arte, eſolquelcanto, a cui
dall'ordinaria diſciplina in Filoſofia vien condannato ogni giovane , mi ſono
eſercitato; non potrei a ciòconmolto fon damento riſpondere. Queſto bensìmiſem
bra di poter dire, che la pallidezza de' lo ro volti , e l'aſtrazione de'penſieri
, che nella fronte loro ſi legge, dà un ſicuro 1 indizio, che gli eſercizi
Scolasticinonſieno all'animo di chi vi applica di quel grande H 3 fol. : 118
follievo, che talunopotrebbecredere. Egli ſi può anche per altra
viaconghietturare , , che non che ſollievo ma anzi cruccio e martirio
penoſiſſimo ne debbano gli Sco laſtici continuamente ſofferire . Poſto che le
loro conteſe altro fine non abbiano , che il dar prova dell'ingegno, come non
l'hanno : e che il filoſofarealtro nonfia , che una battaglia degl'intelletti,
com'eſſi ſtimano; chi non vede , che grandiſſimo ſarà il rammarico, e la
confuſione di chi nella zuffa riman vinto , ſecondochè eſſi chiamano colui ,
che coll'eſſergli moſtrata qualche verità, dalla tiranniadell' ignoran za
vienliberato : epoco innanzinulla minore ſarà ſtata l'anſietà, e la penadel
trionfante per tema anch'egli di non re ſtar perditore. In fatti tra gliantichi
ſiha daAteneo , che un certo Fileta per non poter iſciogliere alcuni
ravviluppati fillogif mi, ſi morìdidolore . Ede'moderni rac conta In ftudiorum
collationibus qui alteri melius dicenticoncedit , ne victus nominetur. Alienif
fimumeft ab hac re nomen illud; neque enim pugnaeſthæc, velquidiſſerunt
adverfarii .Acer biſſima, atque inimiciffima appellatio inſuavif fimamrem ,
&benevolentiænaturaipſaplenam, eſt translata. LudovicusVives lib. 5. de
tradendis Disciplinis. 119 contauno ſcrittore giàda me molte volte in queſto
Ragionamento citato , che uno Scotiſta ſidiede la morte per non poterdi-Philipe
fendere le Nature univerſali , ſecondo lapus mentediScoto. Ecco pertanto il
piùmiſe chthon Melan rabile tra gli effettidella Scolaſtica , eilqua-Dialec. le
può far piena fede quanto ſia il diletto,lib. 4. e la ricreazione , che vi prendono
i ſuoi ſe guaci . Dovegli altriFiloſofi rammaricanoſi quandononpoſſono
raggiugnere la verità; queſti ſi cruccia, perchè nonpuò difendere la
ſuaopinione . E dove gli altri tutti G rallegrano quando vengono
liberatidaqual. che errore : queſti per eſſere illuminato in torno ad una ſua
falſa opinione , ſi dà la morte. Veggaſi daciò quantofienodiverſe le
maſſimedegli Scolaſtici da quelledi tutti gli altri Filoſofi , e
ſpezialmentediSocrate, i qualediceva a Callicle : Ausculta, atque Plato argue,
fi quid minus recte dicere tibi vide-inGor bor. Quodsi me conviceris , baud
infestusgia . ero tibi , quemadmodum mihi tu ; sed pro maximo beneficio id
ascribam . Ma ioho tema , che tutte le finquìdanoidettecoſe , niuna forza
appomolti ſienoper avere, le nonſi riſponda ancora ad una vecchia , e molto
trita canzone in favoredella Scolaſti. ca , cioè, che tali eſercizi ſervono, ſe
non altro , per acuire ' intelletto . Sappiano H4 adun. 120 adunque coloro, che
così credono , che la Filoſofia non è tanto ſcarſa epoveradi coſe utili , e
buone , ecapaci a poter acuir l' intelletto , che reſti luogo di ricorrere all'
inutili , evane per trovar materia da ciò fare. Altra via non v'ha poſcia di
acuire ' intelletto , che il regolare leſueoperazioni , e, inuna parola , inſegnare
a penſar giu ſto. Ora non èdaconcedere , che coli in ſegnare adubitare di ciò ,
ch'è chiaro , a diſpurareſopra un equivoco, aſuppor come realilecoſeimmaginate,
e altre ſimili ſcioc cherie; fi acuiſca l'intelletto; che anzi èda dire ch' e
ſi confonde , e rintuzza . Non acuunt bec ingenium ( dice converitàLodo vico
Vives nel lib. 3 de cauf. corrupt.art. ) Jed cogunt sylvefcere :
contentiosumreddunt Spine iste, &morosum , non vividum , & actuosum :
extenuant , minuunt , deprimunt. Finchè gli Scolastici ſi gloriaſſero , come di
fatto fi gloriano di potere a forza d'argo Vives menti , Vertere candida in
nigrum , & ex lib.3.debomine facere afinum , avvegnache alcuno cauf. abbia
difficoltà aconcedere lorotalpreroga cor- tiva , iotuttavia non mi vi ſaprei
contrap. rup. art porre, anzi affermo coſtantemente eſſere tutto ciò veriffimo
. Le coſe per ſe ſteſſe chiare a forza di dubbj, e didiſputedaeſſi oſcurate,
ſono ilBianco cangiato inNero : egl 121 egl'intelletti anche ſani,
checo'loroprin cipj prevertiſcono , e rendono incapaci di ragione , ſono le
trasformazioni d'Uomini inAfini . Per altro, che la lorodottrinaſia valevole ad
acuir l'intelletto , niun altro agevolmente il crederà , ſe non coloro , i
quali poco intendano in che ciòſiconſiſta, equal ſia ilvero modo di farlo .
V'ha finalmente un altro amaro frutto della Scolaſtica, toccato dalVives
nelluogo poco fa dame accennato, dove così ſegue a dire : Et inhisſemelfractum,
baudfa cile ad res præclaras ſinuntattollere . Non èqueſto un effetto degli
altri già da noi mentovati men vero , e menodannoſo a tutta la
Repubblicadellelettere . Purtrop po l' eſperienza fa conoſcere , che ſerbando i
giovani nella memoria l'amarezza guſtata al principio , per fervido evivace
ingegno chedalla natura abbiano ſortito , perdono inſenſibilmente ogni vigore ,
edogniſtimo lo di proſeguire , sì diſcoſceſo , e ſpinoſo avendo ſperimentato
l'incominciamentodel viaggio. Hoc tibi , cum voles, manifeſtiſſi- Epift.
mumfaciam (anche prima delVivesaveva 48. detto Seneca ) & comminui , &
debilitari generofam indolem, in istas argutias conje Etam. Dove adunque i
giovani, avidi na turalmente del ſapere , ſeguitando l'innato lor deſiderio,
grandiſſimo avanzamento fa rebbono nelle ſcienze ; la Scolaſtica al bel
principio gli atterriſce e ſpaventa con que calici amari , che lorpreſenta
dinanzi , e tanto abborrimento fa loro prendere verſo la virtù , ch'eſſi nel
reſtodella lor vira , qualcunque altroeſercizio le antipongono , etal volta
l'ozio medefimo. Inunaparola , dov'eſſi con gran ragione potrebbono mo ſtrare
a' giovani, che lo ſtudio èl'unicavia per alleggerire parte di quella pena , a
cui per colpa de'primi padri ſiamo ſtaticondan nati , ch'è l'ignoranza;eglino
invecefanno lor credere , ch'e'ſia piuttoſto un gaſtigo, per qualche ſuo
delitto, impoſto all'uomo dalla Divina giuſtizia . Reſterebbe ora , come per
compimento di tutto il dimostrare quante e quali ſtate ſieno le cagioni, che in
ſi gran rivoltahan nomeſſo la Filoſofia ; e comedalla purità ebellezza , di cui
prima era sì ricca e mae ſtola , a tantaſquallidezzaebarbarie ſia ſtata ridotta
, ch'ella ſia reſa lo ſcherno de'più ſavj . A tutte lequali coſe
aſſaibrevemente io ſoddisfarò , que motivi accennando , che per ora mi ſi
pareranno dinanzi alla men te. La prima cagione adunque del guafta mento della
Filoſofia è ſtata , ſenz'alcun 4 dubbo, 123 dubbio,
l'infelicità,el'ignoranzade'tempi baſſi , ne' quali l'Italia , ed altre regioni
ancora , ſono ſtate ſoggette all'incurſioni de' Barbari . Rade allora,
eaſſaimalagevoli arinvenirſi erano l'opere degli eccellenti ſcrittori , e tutti
glialtri monumenti dell' antichità; perchèguaſti ediſtruttida' popoli
ſettentrionali . Ma perchè la natura non reſtava per queſto di produr ſempre
ime deſimi ingegni , e l'umano ingegno taleè di ſua coſtituzione , che , non
potendo ſtarſi ozioſo, è dimeſtieri , che inqualche coſa, e in qualche maniera
s'impieghi ; per queſto fu , che non potendo trovar paſcolo ſopra i libri degli
antichi o ſmar riti, o non inteſi , nè ſatollarſi coll' eru dizione; egli ſi
diede tutto alRaziocinio, ſenza alcuna cognizione, come s'è detto , delle
lingue , e privo di tutti que'ſuſſidj , che ſono neceſſarj per isfuggire gli
errori . Di quì ſono nati tanti moſtridiquiſtioni, etante ſottigliezze ridicole
intutteleparti della Filoſofia . E di quì il reſto dell' arti ancora perdette
la ſua anticafigura, edin vece de'puri ebuoni autori, ſortentrarono ſcrittori
fordidi e barbari , come a cagion d'eſemplo , nella Grammatica Aleſſandro
Gallo, nella Poetica Goffredo Britanno nella Rettorica un certo Eberardo , che
La 124 Laberinto intitolò lafua opera ,nella Me. dicina Jacopo da Forlì , nella
Filoſofia MoraleAlmaino, ecosì di mano inmano nell'altre . Ma ritornando alla
Filoſofia , il non avere cognizionedelle lingue non per miſe, che i
Filoſofidique tempi poteſſero vederenel ſuo vero fonte quel poco , che
dellavenerabile antichità era rimaſto ; egli forzò aſervirſi dell'inte petrazioni;
dache è proceduto , ch'eglino ſono andati tanto lontani dalla mente
d'Ariſtotile , e degli altri, chehannopreteſod'intendere. Aver roe leſſe
Ariftotile non inGreco , nèinLa tino, madal Latino tradotto in Arabico, Lib.5.
nel qualtraſportamento Ex Græcis bonis, deca factasunt Latinanonbona :
exLatinisve. rupt. art. ro malis , Arabica peſſima , come dice il Vives . (31)
Ognuno perciò ſi può imma ginarequali poſſano eſſere i Comenti, che ſopra quel
Filoſofo ha ſcritticoſtui , privo di tutta la cognizione dell'antichità , delle
/ lin (31) ClaudioFleury nellapart.1. cap.6. delMetodo degli ſtudj , notd, che
versol'anno 820. , quando Califo Almamon dimandòall'Imperadore di Co
tantinopoliimigliori libri Greciperfargli tradur re inArabo; nella Siria ,
enell'Egitto d'aveva molti Cristiani intendenti dell'Arabo , e delGre co;
echequestifuronoquelli , che e perse , eper liMunfulmanni inSiriaco , e
inArabotraduſſero ilibriGreci . 125 lingue, edellevarie ſette degli antichi Fi.
loſofi , nè d'altro capitale fornito nell' in terpetrarlo , che di qualche
acutezza d' in gegno . Oraqueſti Comenti ſono ſtati co melaface , di cui ſi
ſono ſerviti gli Scola ſtici , per riſchiarare la mente d'Ariſtotile ,
edhannoonorato l'autorlorodel beltitolo diComentatore , anzi hanno l'autorità
ſua aquella dello ſteſſo Ariſtotale uguagliata . Chi nonvedepertanto , che
tutt'altro che Ariftotile avranno inteſo , e ſeguitato le Scuolenella loro
Filoſofia ? Quetta perciò èſtata la prima cagione del guaſtamentodi effa . La
ſeconda ſi può attribuir ſenza errore alla varietà delle Sette . Per
conciliarſi la maraviglia di tutti , ed imprimere un'opi nioneeccellentiſſima
di ſe ſteſſi , non han no riſparmiato i primi padri dellaScolaſtica Filoſofia
nè applicazioni , nè ſudori , acciò il lor nome paſſaſſe aintitolare un confide
rabil numerodiperſone , chedifendeſſe le foro opinioni . Coſa adunque, per
ciòfare, pocoacconcia ſi era l'acquietarſi alle verità già dagli altri
ſcoperte; perchè in ſimilgui fa, il nome altrui, non il proprio avrebbe fatte
riſonare le Scuole. Eglinohanno per tantoaguzzato l'ingegno , e aſſottigliatolo
l'uno contra l'altro, econtuttol'impeto, el 126 el'ardore ſi ſono
ſcagliaticontrà ciò , ch era tenuto per più ſaldo e inconcuffo. [32] Intal
modola nuova bandiera s'è guada gnato nuovo ſeguito dicombattenti, pron ti
tutti amilitare ſotto adun capo. Queſti capi dipoi hanno impedito a'lor ſeguaci
il ricercare la Verità in altriautori , eglihan no aſtretti a indagarla
ſolamente ne' loro ſcritti , avvegnachè contrarjl' uno all'altro. Diquìſononate
l'acerbeconteſedegliSco tiſti contra iTommiſti , de' Nominali con tra gli uni ,
eglialtri , de' Bacconici altresì, degli Averroiſti , degli Albertiſti , e
d'infi niti altri , de' quali tutti ſi può dire quello , chediceva Lattanzio
Firmiano degli antichi Lib.7. Settarj . Sed dum contradicendi ſtudioinfa.
divin. niunt , dum sua etiam falfa defendunt , Inftit. aliorum etiam vera
subvertunt , nontantum cap.7. elapfa illis Veritas est , quam se quærere
fimulabant, fed ipsi cam potiffimumfuovi tio perdiderunt . Certo è, che la
Veritàeſ ſendouna , non può ritrovarſi indiverſi ſcrittori , oppoſti l'uno
all'altro . Ma eſſi avendo poſto come per primo principio , che
(32)Gliscrittoridellavita di Scotoaffermano, ch' ch'eglisi vantava
d'averedelleopinioni oppofte a quelledi S. Tommaſo; eperdivenire competitore,
eandagonistadilui , eabbattere lafuadottrina , fibeccava continuamente
ilcervello . 127 chel'autoredalor ſeguitato foſſe l'intelli genza medesima , il
peſcare la ſua mente , eil ricercare la Verità hannoſtimatolame deſima coſa.
Perquanti motivi peròſappia no addurre gli Scolaſtici indifeſa di queſto
Iorjurare in verba magiftri, non potranno mai perfuadere a'dotti ,
chequellamaſſima abbia il ſuffragiodella ragione. Il P. Mabil-De ſtu lon, che
ha eſaminati queſti motivi , epo- diis ſtigli in bilancia colle ragioni
incontrario monaf. finalmente conchiude , chenelle coſefiloſo. Part.2. fiche
dee eſſere libero aciaſcuno il giudica cap.io. re aſuo modo , eche Dio ſolo ,
ficcome infallibile , merita , che gli ſia creduto alla cieca . Con ragione
però reſtada ſperare , che i Regolari , riflettendo una volta alpo co profitto
, che han fatto intanti ſecoli che diſputano : alla pocacognizionedi tur ta
labuonaFiloſofia, che ſi può trarreda lor principj : ed al lumeallo'ncontro,
che altri per altra via camminando , s'hanno acquiſtato; reſtadiſſi da ſperare
, che loro incominci ad increſcere il viverſi ciechi , e apoco
apocoprendanoanch'eſſi amoredel la luce, facendo , che l'impegno , elapaf ſione
cedano il luogo alla Verità . Laterza coſa , che ha guaſtato laFilo fofia, ſono
ſtate le Distide letterarie, ofia pubbliche Difeſe di Conluſioni . Egli non
bifo 128 biſogna maravigliarſi , ch'io aſſegni come cagione del guastamento
della Filoſofiauna coſa tantouniverſalmente applaudita , ech' èinsì gran
credito, etanto ſi praticamaf ſimamente ne' Chiostri , e da' Regolari Chi
rifletterà al fine , • per cui s'intimano queſte Disfide, ed alle verità , che
per via di eſſeſi ſonogiammaidiſcoperte; nonavrà difficoltà a ſoſcriverſi alla
mia opinione • Queſto è fuori d'ogni dubbio, chelamag gior moſtruoſità della
Filoſofia Scolaſtica , ficcome addietro s'è per noi diviſato, con ſiſte
nell'abbandonar ella il principale , e perderſi dietro una folla di
controverfie tut te ſtraniere . Ora quello , ch'ha aperto ' argine a queſta
piena, cheha inondatotut ta labuona Filoſofia , ſono ſtate le Tefi pubbliche ,
le quali hanno obbligato iPro feffori a traſcurare le coſe ſode , appigliarſi
alle conteſe, ed inſegnare adifputare ſola mentepercontraddire .
Acciòlapropoſizion mia non ſembri alquanto ſtravagante , e nuova , odaſiun
dotto Franceſe, cioè il P. Bernardo Lamy, che laſteſſacoſacon ferma . La
principal mira (dicequeſt' au tore nel 6. de ſuoi Trattenimenti ſopra le
Scienze ) di coloro, che studiano in Filofo fia, ſono leTefi Pubbliche . Così
non dif. putandoſi ſopra ogni cosa, leverità piùim. por. 129 portanti nonſono
ſoggette a litigj : bisogna chediano tutto il lor tempo a quiſtioni delle quali
si disputa. Ma ficcome queſto eſerci zio, per la vanità delle diſpute, chehain
trodotte , è ſtato la principal macchina con che ſi haabbattuto ' Intelletto,
confunden dolo, edepravandolo ; cosìegli è altresì il principal iſtrumento con
che la Scolaftica guaſta , e contamina ilCuore . Il por la glorianonnel diſcoprire
qualche bella veri tà, manel ſuperar l'avversario, e confon. derlo : il prurito
dicomparire acutodinan. zi agli ſpettatori , e difarſinome , ſonotur tecoſe
infeparabili da queſti Spettacoli let. terarj . Ognuno vede però quantoelle
ſie. nocontrarie aquella regolatezza d'affetti , chedee effere
proprianontantod' ogniCri ſtiano, quanto ancorad'ogni buon Filofo fo. Il
celebre Giovanni PicoMirandolano, chenonfutanto la Fenice degl'ingegni ,
quantol'eſemplod'uno ſpirito ben regola to ne'ſuoi affetti, ſoleva dire ,
ſecondochè ſcrive nella vita di lui GiovanFranceſcoPi coſuo nipote , Eas
Disputationesprodef ſe, quæplacido animo adveſtigandam , perquirendamque
Veritatem , privatis inlo cis exercebantur; at illas obeſſe plurimum , que IN
PROPATULO, fineordinefie bant ad captandam vulgi auram , atqus I im. 130
imperitorum applausum , vixque poſſe fieri omnino cenfebat , ut bonoris
cupidini , qua frontivagi illi Disputatores exagitantur, in Jeparabili vinculo
adnexsus non fit illius , cum quo difputatur , defiderium infamie ,
confufionisque lethale vulnus animæ , vene. numque caritatis mortiferum . Per
queſto Lodovico Vives inque libri , dovepreſcrive il modo d' inſegnare le Arti
, e le Scienze, Lib.2. intorno a queſto puntocosì ragiona Ra detra-refint Difputationes
publicæ , ( dice egli ) den. inquibus non eruitur Veritas ; nam nemo Difci-
verius dicenti adſentitur , quæritur modo Plin. laus ingenii, vel peritiæ ;
inqua contentio me laudis crefcunt rixe, & convicia , & fi multates ,
quodque fceleratius est , ingenium contra Veritatemfumit arma , &ad cam
Subvertendam cuniculos omnes agit , &ma chinas quascumque potest admovet ,
utve lit Veritatem ab se superari , ac prosterni, non se Veritati fubmittere;
quæ pugnaadeo nefaria ac impia bonos viros nondecet, mi nus Chriftianos ,
quorum adfečtuspuriffimos effe convenit , & obfequentes Veritati , qui est
Christus ipse . Poftremo ex illis Diſpu tationibus cavillofiores , ac
pervicatioresdi ſcedunt multi : doctior utique , aut melior nemo. Veggaſi poiqueſt'autore
ne'libriDe cauffis corruptarum Artium ,dove eſpreſſa men 131 mente favedere ,
che leConcluſioni Pub. bliche ſono ſtateunadelle principali cagio ni , che
hanno guaſtato la Filoſofia . Le quali coſe, ſe vere ſono, come ſonoverif fime,
io non veggo qualviarimanga aldot tiffimo Melchior Cano di poter aſſerire nel
lib. 8. cap. 1. de Locis Theologicis , che il prurito di contendere, e la
pertinacia nelle opinioni , piuttoſtoda una inclinazion na turale di certi,
fatti dallanatura perlecon teſe, che dagli eſercizi Scolastici ſia nata • Io
non niego, che l'uno piùdell'altronon poſſa ſortire dalla natura
geniocontenzioſo, e inclinato a'litigj : ma dico eſſer altresì infallibile ,
che la Scuola hadato paſcolo, efomentoacosì fatti litigj colle ſue Teſi ,
allettando i giovani ad acuire l'intelletto contra la Verità , quaſichè
ildifenderla ſia daognuno, ma l'impugnarla de'ſoli inge gnoſi , ed acuti : e
perciò ha poſto in aria dicoſabuona e commendabile , un vano e peſſimo
eſercizio, il fine di cui ſi è ' oſten tazione dell' ingegno; il
fruttounaconfuſio nedella Verità coll'Erroredimodochenon ſi diſtingue più l'uno
dall'altra , ed unec citamento di mille diſordinati affetti nell' animo. Ma
giacchè di Concluſioni Pubbli cheabbiamo fin quì ragionato , io voglio anche
ame ſiadata la facoltà di produrne I 2 quì 132 quìin fineuna ſola , la
qualeavvegnachè nuova ſia per riuſcire , ella non ſarà però forſe tanto lontana
dal vero , quanto ſono quelle, checi fanno ſentire le Scuole . La Conclufione
adunque, che da principj , fin quida me ſtabiliti, iointendodiricavareſi è, Che
infinchè il mondo non rinunzj alla credenza, che la Filoſofia abiti nelleScuole
de'Settarj : ovvero eſſi Settarj , cercando daddovero la Verità , non rinunzino
alla maſſimadi difendereadogni partito queſto, oquel Filoſofo , perchè
veſtil'abito, che veſtono eſſi ; lo ſtudiodella Filoſofia non ſarà mai altro ,
che un perdimento di tem. po, edungiuoco fanciulleſco , ſolamente atto amuovere
le riſa a'più ſavj. Cheſeal cuno foſſe vagodiſapere, comequeſtogiuo. co fanciulleſco
, non iſtante che nè la ſua bellezza, nè iſuoieffettiſienotali , chepoſ ſono
invaghire alcuno , tanti nonperciò fi nora abbia allettato, e tantiſeguiti
adallet tare tuttavia , egli nonè molto difficile il fargliene comprender
laragione. La ſuper. bia, che continuamenteoccupailcuoredell uomo, fa, ch'egli
ſi picca d'intendereciò , ch'è più difficile ; e di quì è , che molte perſone
volentieri cravagliano ſopraciò , che meno intendono , ſperando un giorno di
guadagnare il titolodigran Penetrativi , e di 133 diſapernepiùaddentrodegli
altri. Non fi puòritrovare il maggior artifizio per iſtuz. zicare l'ambizione
umana , quanto il far credere, che vi ſiaun'arteutiliſſima, enon Ga impoſſibile
l'acquiſtarla ; ma ſolamente fiauna coſa molto difficile. Queſta vanità, che
fece già tanto ammirare , ed avere in pregio l'Arte di Raimondo Lullo , laPie
tra Filoſofica, la Cabala, ed altri così fatti ſtudj inutili , e ſciocchi; è
ſtataaltresì quel la , che ha poſtoinsìgran credito la Sco laſtica , e che lavi
tiene tuttavia . Uomini prevenuti dall'opinione , che quivi ſi rac chiudeſſe il
midollo d'una ſapienzarecondi ta, eſoliti ad ammirare quello , ch'è più
tenebroſo, hanno impiegato tutto il nerbo del loro ſpirito per peſcare da
queſti fonti cognizioni ſublimi. Equando ſiſonoabbat tuti acoſe , che per la
loro perpleſſità, e confufione hanno ſentitoſtancare, eoppri merela lor mente,
ſiſonocontentati dicre dere, che ciò parte dalla profondità delle medefime,
partedalladebolezzadel loroin gegnopoteſſeavvenire. Hannopertantorin novate le
forze , eadiſpetto della natura , la qualenonpatiſce, che ſi poſſa concepire
ciò, che nonè ſenonunavana immagina zione, ed unnulla; hanno purvoluto ar
rivare a ſegnod'intenderle , dopo lungo I 3 dia 134 dibattimento , epenoſiſſima
applicazione; anzi martirio dell'intelletto , ſi ſonofinal mente immaginati
d'eſſere giunti a ſegno d'averpenetrato questo grande occultissimo arcano. Egli
è ben vero però, che quelli, i quali unicamente hanno amato la verità, ed hanno
fortito maggior rettitudine d'animo, sono stati obbligati a confessare di non
intendere punto così fatte cose, ed a pale farsi liberamente poco interessati
nell'am mirarle. Ma questa ingenua confessione in vecedi muovere sospetto in quelli,
che le adoravano , non forſe s'aveſſero fatto idolo qualche nome vano
ſenzaſoggetto; hacon tribuito a far loro concepire maggiore ſtima verſo eſſe, e
ad indurgli a credere , che il noneſſere capace d'intenderle, foſſe laca gione
del non approvarle. DumScotó, vel Ripe, velalteriſimili non confentimus (di ce
il dotto, epioDottoreGiovanGerſone nella Lezion 2. contra vanam curiofitatem]
hoc ideo facimus , ut dicere folent aliqui , quiagroſſi fumus intellectus , nec
accipimus quid intenderit . Ecco che ſcaltre , e gonfie interpetrazioni ritrova
la Vanagloria , per nonlasciare aprir giammai gli occhia ſuoi ſeguaci, ed a
guiſa del pefcatore diTeocri to, il qualeſtava paſcendoſi, egodendodel peſce
d'oro , che in ſognoaveva veduto , pa 135 paſcergli di falſe immaginazioni , e
di deli rj ; di modo che intorno all'afſtruſità della dottrina, e determini
fantaſticando , non poſſano giammai comprendere la vanità , e la
ſcempiagginedelle coſe , che ſotto vi ſi racchiude : non altrimenti appunto ,
che que'miſeri fanatici , i quali dall'impoſtura di ſcaltrie malvagi uomini
traditi , congran diſſimo perdimento di tempo , edi ſoſtan ze , travagliano
continuamente per ritrova re unapietra, con cui , toccando , fi traf formi in
oro ogni metallo . Anche ildottiſ fimo, e tantevolte da mecitato Lodovico Vives
notòqueſt'aſtuzia degli Scolaſtici di battezzare col nome di Metafifici coloro
che più coll'ombre, e cogli ſpettriaveſſero , combattuto, equaſi d'un altro
mondo, e d'un'altra natura ſembraſſero eſſere i loro diſcorſi , ele loro idee .
Siquis ingenium babeat [ dice egli nel lib.5. de cauſſis cor rupt. art. ]
naturæhujus imperitum , aut ab ea abborrens , ad commenta , ad fomnia quædam
inſaniſſima propensum; huncdicunt ingenium babere metaphyficum : ut de Sco to,
in quo fortaſſis a callidis & acutis bo minibus ambiguitate nominis
deludimur , ut ingenium eſſe metaphyficum fentiant , quasi extra banc naturam
in alia quadam nova &inusitata . Così nonpotendo la Scuola 14 i in. 1 136
invaghire i ſuoi colla bellezzadiquellecoſe, che non ha; gli luſinga ſe non
altrocoll ampiezza e grandigia de'Nomi , e de'Ti toli ſtrepitoſi . Di fatto ſe
nel travaglio amariffimo , che durano coſtoro , eglino non aveſſero almeno
queſto immaginario conforto, è impoſſibile il credere , che sì a lungo poteſſero
ſofferirlo. Intantoeſſen. do cali e tante le cognizioni utili, eſode, di cui
abbiſognano gli uominiper reggere il corſo della lor vita , e sì breve dall'al
tro canto eſperimentando noi la medeſi ma ; non pare che reſti luogo di perdere
fol un momento di tempo perpaſcolarel' Epiſt. intelletto di vanità.
Etiamfimultumſuper 48. effet atatis, ( dice Seneca ) parce dispen Sandum erat,
ut fufficeretneceſſariis : nunc quæ dementia eſtſupervacua difcerein tan ta
temporis egeftate. L'obbligodiſaperben vivere è maggiore di quello di ſaper ben
diſputare, e la profeſſione, a cui ci ſiamo applicati, o ſiamo per applicarci ,
quando non ſi facci poco conto delmancarealſuo dovere , non ci può laſciar
campo di ſva gare così inutilmente. E pure lamaggior pena , che durino gli
uomini , ſi è l'en trare per tempo in lor medeſimi, eriflet tere quanto lor
avanzi di tempo dagitta. re indarno, dopo aver confiderato, quan το 137 to
neceffariamente neaſſorbanoquellecoſe; chenon ſipoſſonodiſpenſardiſapere. Egli.
no camminano volentieri per la via battuta dagli altri , come ſe lamoltitudine
di colo ro, che errano, levaſſe qualche poco della ſua moſtruoſità all'errore .
Di quì è, che non ſi ſaprebbediviſare qual ſiamaggioreal mondo, o il
numerodicoloro, cheingan nano, o di quelli , ch'hanno piacered'eſ ſere
ingannati. Sequelle ſcintille di virtù , e que'ſcemi di ſcienza , che
naturalmente porta l'uomo impreſſi nell'animo , in vece d' eſſere al bel
principio aduggiati , foſſero coltivati ,elasciaticrefcere; forſe nonavreb
beegli occaſione di lagnarſi, odellaſuana tura corrotta , che lo tenga
nelletenebre dell' ignoranza , o della velocità deltempo, che nongli permetta
poterſi acquiſtare un poco di lume. Il male ſiè, che, comedi ce veriffimamente
M. Tullio nel 3.lib.del leToſcolane, Simul atque editi inlucem . &suscepti
sumus, in omni continuo pravi. tate , & in summa opinionum perverfitate
verſamur; ut pene cum lacte nutriciserro rem fuxiſſe videamur. Cum vero parenti
bus redditi , demum Magistris traditi ſu mus; tum ita variis imbuimur erroribus
, ut vanitati Veritas, opinioni confirmatæ Natura ipla cedat . I ſoli anni
dellagio ven 138 ventù , quando da un buon ordine , e da un buon metodo foſſero
ajutati , ba ſterebbono per apprendere molte coſe Ma coloro , che alla cura di
queſti anni prezioſi ſon poſti , cioè i Maestri , ſono appunto quelli , che gli
fanno ſpendere peſſimamente , coſe tali inſtillando , che giunti che ſiamo a
potereda noi medeſimi difcernere , egli è forza pentirſene , e ritor nando
addietro , incominciare di nuovo il Lib.12.viaggio . Culpa eſt (dice anche
Quintilia. ftit. deIn- no ) in Præceptoribus prima, libenterdeti. nentibus
puerum , partim cupiditatediutius Orat. exigendi mercedulas , partim ambitione
сар. ult. , quo difficilius fit , quod pollicentur , partim etiam inſcitia
tradendi , vel negligentia • Unita ad un' incredibil avidità di ſapere ,
trovaſi ne' giovani una facilità grandiffima al credere ogni coſa : Sono come
lacera , che riceve ogn'impreſſione : ma non ſono però come la cera nelperderla
affatto per nuova impronta di ſigillo che venga; per. chè in eſſi riman ſempre
qualche veſtigio della prima ſpezie, ilquale non èinlorba lia cancellare. Per
queſto tutti i faggj rac. comandano con tanto calore, che le prime impreſſioni
, che ſifanno farea'fanciullifie no puriffime egiuſtiſſime , e Platone, fe
condochè riferiſce Plutarco nel Trattatode Li f 139 Liberorum Institutione ,
fino allebalie co mandava , Ne quaſvisfabulas puerisreci tent, ne borum animi a
principioſtoliditate acpravitate occupentur . Ora ſe lebalie, chead altro non
ſono deſtinate , chealla curadel corpo de' fanciulli, debbono guar darſi di non
laſciarloro imbevere pregiudi cj , e vanità ; quanto più inqueſtaparte dovranno
eſſere guardinghi i Maestri , che ſonodeſtinatiallacuradell'animo? Semol ti rifletteſſero
all'obbligo, che portaconſe co l'uffizio di Maestro, non v'ha dubbio, che non
ſi moſtraſſero aſſai men vaghi di queſto titolo . Chi rovina il proprio èuno
ſciocco ſcialacquatore : ma chi rovina l'al trui, commette maggiormale,
emeritaga ſtigo più grande . Queſta malvagitàpoivie neadeſſere ancora più
brutta , quando fi rifletta , che i beni ſono ſtati guaſti da chi era in
obbligodi cuſtodirgli , ed'accrefcer gli . Se al mondo peròmolti non poſſono
eſſere di giovamento , dovrebbono conten tarſidi noneſſere di pregiudicio,
maſſima mente, che nel noſtro fattononſipuòpre tendere ignoranza. Pure ſono
innumerabi li , e ſenſibiliffimi i mali, chedaqueſtodi fordine hanno l'origine.
Si ſentonoinfiniti uomini dotti , che ſilamentanod'eſſereſta ti ne' lor primi
anni traditi : doyeſequello fpa 140 ſpaziodi tempo incoſeutili aveſſerocollo
cato, nonpoco e a ſe, e agli altri avreb bono potuto giovare . Le parole ſteſſe
di due ſoli iovoglioqui riferire , ſiccomequel le, che circa il noſtro
propoſito della Fi loſofia delleScuole eſſendo, ſervirannoper dare l'ultimamano
alla noſtra Idea , ed a chiudere inſieme queſtogiàtroppoecceſſiva
mentelungoRagionamento.Ilprimoadun que di queſti ſi èNiccolò Leonico, illuſtre
Filoſofo, e il primo, che nel ſecoloſedice fimo bandiſſe dalleScuole pubbliche
labar barie degli Averroiſti , e introduceſſe la le zione de' teſti Greci.
Queſti in unſuoDia logo intitolatoilPeripatetico, così ragiona: Tantum abest ,
ut ab istiusmodi bominibus exculti aliquid eruditique diſcas, ut e con trariofi
quid eruditi prius excultique didi ceris, cum ad illos acceſſeris, corumconta
gio procul dubio dedocearis oportet . Annon ego decemintegrosannos , borum
auditoria , ne dicam lustra , adfidua contrivi opera ? omnesque illorum
ineptias , &futilescaptio numtricas, ficcis, ut ajunt , auribusebibi? anxie
ſemper quæritans, fi quid indeexcer pere poſſem, ne vacuis, quoddicunt, ma.
nibus & oscitans domumredirem. Verum, Dii immortales , quam rerum
inanitatem apud illos, quantam bonarum litterarum foli 1 . Solitudinem reperi !
In quo tamen , 141 ut in 1 malis, nihil mibi magis ſapere viſus ſum, quam quod
cum illis defipere aliquando de. ſtiti; neque per omne vitæſpatium, utple rique
ſolent in cenoſa illa ignorantiævoragi nedemerſus contabui . L'altro ſi è il
già di ſopra mentovato celebratiffimo Gio vanni PicoMirandolano,
ilqualeinunaſua- piſtola ad Ermolao Barbaro , così ſcrive :- Dum barbaros hos
Philoſophos infectarisi- quos dicis baberivulgo fordidos, rudesin- cultos ,quos
nec vixiſſe viventes , nedum- extincti vivant : & fi nuncvivant, vivere in
pænam & contumeliam ; ita Hercules Sum commotus , ita me puduit , piguitque
tudiorummeorum(jamenimſexenniumapuil illos verſor ) utnihil minus me feciffe ve
lim, (33) Oſſervisiquidi paffſaggio, chenelLeſſicodegli Eruditi , ſcritto
inTedesco,estampatoin Lipfiel anno1726. , ficonfonde queſto Niccolò Leonico con
Niccold Leoniceno,molto diverſo dalui. Il Leonico nacque inVenezia, efu
Filosofodiprofeſſione. Lef Sepubblicamentenellostudio di Padova,efumaestro
delcelebrePietroBembo,ilqualenella mortedilui Scriſſe quelfonetto che
incomincia , Leonico che'nterraalversìſpeſſo. Morinel 1531. in etd d'anni 75.
Il Leoniceno allo'ncontrofu Vicenti no, nativo di Lonigo, e Medico di
profeſſione . Leſſe in Ferrarala Medicina , e morè nel1524. , inetàd'anni 96.
Veggafi il Giovio negli Elogj , cheseparatamente ragionadiamendue. 142 lim,
quam in tamnibili facienda re , tam laboriofe contendiſſe . Perdiderim ego, in
quam, apud Thomam, Joannem Scotum, apud Albertum, apud Averroem meliores annos
,tantas vigilias, quibus potuerim in bonis litteris , fortaffis nonnihil effe .
Refa adunque dall' eſempiodi tali uomini avver. tita lagioventù , l'ultimo de
quali due fu ſtimatoun miracolodella natura, edunin telletto ſoprumano'; [34]
ſtudieraſſi d'ap prendere una Logica, laqualenon abbia a pentirſi d'avere
appreſa, eda miſura della regolatezzadell' intelletto, ede'ſuoipenſie ri,
chevedràavereacquiſtata , formeràcon ghiettura del ſuo avanzamento in tal arte.
Il naturaldefiderio , che ha ogn'uomo al fapere, ed alla cognizionedelle coſe,
ciob bligaacoltivare quell'arte , che cen'age vola la via, e che vici
conduceſicuramen te.. (34) ExGræcorum Exfulum Schola profecti funt Joannes
PicusConcordiæ , ac Mirandulæ Comes, ingenii humani Phoenix, acplane ſtupendum
Mi raculum &c. HermannusConringiusdeScriptori bus . Sacul. 15. cap. 2.
EMatteoBosso Veronese, contemporaneodelMirandolano , nell'epistola ad
RobertumSalviatum : Viſuseſt mihi , Roberte cariſſime , Picus hic
noſter,nonPicus, fedAqui la; quipervolans omne fublime , ſe tollitſuper humana,
&arcanaDivinanobisad myſticosſen fus , allegoriaſque deflectit . 143 te .
Sienopoi Speculative, oſienoPratiche quelle coſe, alle quali vogliamo appigliar
ci, tanto in quelle, quanto in queſteèdi neceſſità diſcorrere aggiuſtatamente ,
e far buon uſo della ragione . I falſi raziocinj , e le conſeguenze a cattivi
principj appog giate, non recano maggior danno allaFi loſofia , che ſi facciano
agli affari Civili , ed a'maneggidellecoſepubbliche. In ſom manonv'hadiſcorſo,
in cui la Logicaſia 1 | 1 ſoverchia, anzi non ſia utiliſſima. Diquà ſi ſcorge ,
ch'ella non è , come per l'or dinario ſi crede , lo ſtudio de'ſoli dotti : ma è
lo ſtudio dell'uomo , perchè ogn' uomo è in obbligo di coltivar laragione, edi
regolare il ſuo ſpirito . Per fuggire adunque quello ſcoglio fatale
degl'ingegni di laſciar inſterilire la mente ſopra le ſole regole , che ha
diſcreditata , e reſa odiofa un'arte tanto neceſſaria, e tantocomunea tutti ;
egli ſarebbe per avventura miglior conſiglio cercarlapiuttoſto ne' libri di
Plato--ne, chein quelli d'Ariſtotile. Queſt'auto re inſegna afareun retto
uſodeilaragione anche ne diſcorſi famigliari; nèv'ha libro , in cui poſſa
ſcorgerfi una pratica più eſatta epiùgiuſta della Logica, quantone'ragio namenti
di lui . Il meglioperò ſi è , che oltrechè regola l'Intellettocoll'
elattezzadel 144 ſuo raziocinio, regola inſiemeanche ilCuo recolla
ſuamaraviglioſa Morale. Egli non vi può eſſere il miglior antidoto contra le
vanità, che inſpira la Scolaſtica , quantola lezione de'ſuoi Dialoghi . L'amore
della Verità : la non curanza dell'opinione del volgo : l'abborrimento
dell'apparire , ch'è unasì forte tentazione degli uomini, traſ pira inogni ſua
opera. In ſomma il ritrat to, ch'egli fa di Socrate, è ilvero ritratto
d'unuomo, checerca ſolo la Verità . Ia fatti ella è il paſcolo più dolce
dell'uma no intelletto , ed è la luce dell'anima no ſtra , mentre la riempie di
piaceri i più ſoavi , e i più puri , che poſſano imma. ginarſi. Non ſi può
ſenonconfiderare co meunadiſgrazia miſerabile il non ſentirſe ne invaghiti , e
il trovar oggetti, ch'abbia nomaggior forza di tirarſi dietro la noſtra
volontà. La corruzione dell'umana natura è la cagione di queſtadiſgrazia ;
poichè ef ſendoſi una volta l'uomo allontanato da Dio, e laſciatoſi piegare
verſo gli oggetti ſenſibili , è ſtato perciò indotto in ignoran za, ſi è in lui
intepidito l'ardore verſola Verità , per conoſcere la quale era ſtato creato, e
ſi è reſo ſoggettoa prendereper Vero, e perBuono ciò, che non loè ſe non
apparentemente . L'arte adunque di col. 145 coltivarlaragione, edi
perfezionarelamen teperagevolarci la viaal ſapere, ed al di. ritto
conoſcimentodelle coſe, non ſaràche l'arte di render minoreinnoi quella pena,
acuil'uomo per lo ſuo errore è ſtatocon dannato; e che per conſeguenza atutte l
altre applicazioni dee eſſere da lui antepo. ſta. Daqueſta ſola egli può
ſperare tutta quella felicità , di cui può eſſere capace in 1 nanzi di unirſi
al ſuo principio : queſta è quella, che può ſervirgli a regolare tuttoil corſo
della fua vita, allontanandolo dall' errore , ch'è ilfontedi tutte l'umane mi
ſerie : e queſto finalmente è l'unico mez zo , per cui egli ſi può rendere
unutile iſtrumento alla Chieſa diDio, e dalla Re pubblica infieme. INDICE Delle
coſe notabili . A S.Agostino : prendeda unEretico le Cidente. VediUniverſali. 1
A regoleperinterpetrarelaScrittura. Prefaz. AlberoPorfiriano : biaſimato. 50
AlbertoMagno : ſuaFiloſofiaabjuratada Gio. PicoMirandolano.
Alessandro(Gallo)Grammatico. Almaino Filoſofo Morale. Analisi. Vedi Metodo Anima:
sua definizione d'Ariftotile fal la. Antiſtene : ſuodetto Apulegio[
Lucio):ſuoſtilebiaſimato Argomentazione : che ſia . 68. dottrina de'Moderni
intorno adeſſa. 68 Aristotile : fuoerroreintornoall'origine de'nervi. 6. pianta
poſitivamente le regole della Logica . 11. fua fentenza intornoa' dubbj . 13
conoſce la neceſſità dell'Elo quenza. 16 ſuo ſtile puro , edolce. 16. 17. ſua
Logicaè piuttoſto Artediparlare, chedi cercare la Verità 27. ſuofinenello
ſcrivere le regolede'Sillogifmi , 72, nel fuo Or 147 Organomoltecoſe
ſcriſſeperfarprovadell' ingegno . 73. opinione variadel Vives, e del Fleuryintorno
allaverſioneArabicadel le ſue opere. Arte Sillogistica : in che conſiſta. Arti
: tutte profittano de nuovi diſco primenti. 6. vogliono eſſere ſpiegate pofi
tivamente. 9 coſe , che in eſſe s'inſegna nononbaſta, che ſieno vere • 31. non
fi debbonobiaſimare per li difetti de'Profef fori. } 4 102 Arti istrumentali :
non s'apparano per ſaperne ſolo leregole. 21 Aſſiomi : ſono
laſecondabaſedelMeto doSintetico . 83. dottrina de'Moderni in torno ad effi .
84 Averroe : ſuoi Comenti ſopraAriſtoti le. 124. privodelle lingue,
edell'erudizio ne. 124. 125. laſua autoritàdagliScolaſti ci è uguagliata a
quella d'Ariſtotile . 125. chi primo in Italiabandiſſe dalle Scuole la ſua
barbarie. 140. ſua Filoſofia abjuratada Gio. Pico Mirandolano Autori :
ſomminiſtrano gli eſempli al Grammatico, al Rettorico, eal Dialetti co.
22.debbonoeſſereriguardaticomecom pagni, non comegiudici nella ricercadella
Verità 26. loro errori facili ad ingannar ci. 61. Vedi Errori. Autori barbari Autorità
: è didue ſpezie. 84. dove ce daalla Ragione. 86. Vedi Autori. B B
:debbonoguardarſidi noninſtil Alie lar pregiudici a' fanciulli Barbari : loro
incurſioni ſono ſtate la prima cagione del guaſtamento della Filo. fofia. 123
Barbaro ( Ermolao ) : ſuo lamentocir calaFiloſofiadelſuotempo. 2.fua atteſta
zione intorno alla Teologia dagli Scolaſtici ridotta a mal partito. C 114 C
perchè tanto ammirata. 133 Abala : Cano( Melchior ): ſuodettocirca gli
Univerſali . 40 confeſſa , che gli Scolaſtici hannoguaſtato laTeologia. 114.
ſuadife ſa de'medeſimi riprovata. 131 Categorie : a cheutili, e perchè ritrova.
te. 41 42. Diſpute vane ſopra eſſemoſſe dagli Scolaſtici . 42. 43. come
ſpiegate da' Moderni. 49.50.perchèlifaccianodieci .49 Celfo (Cornelio ) : ſuo
dettointornoa' precetti di Rettorica . 21 Cefario (Giovanni ) : lodato.
Cognizioni : di due ſpezie. ΙΟΙ 84 Concilio di Trento : che coſa deſſepiù faftidio
a' Padri di queſto Concilio . 1-15 Con Conclufione dell'Autore. 149 132
Conclufioni Pubbliche : ſon una delle cagioni , chehanno guaſtato laFiloſofia •
127. in che modo . 128.ſono la principal macchina, onde ſi guaſta l'Intelletto,
e il Cuore. 129 loro peſſimi effetti Converfione. Costume corrotto : qual
rovina apporti Critica : ſua definizione . 81. i Moder ni ne piantano i
fondamenti . 81 DEfinizione : D è neceſſaria all'acquiſto delle Scienze . 60.
dottrinade' Moder ni intornoad eſſa. 60 nonſempre puòef fere rigoroſa , e
perfetta . 34 Definizioni delle coſe, che s'inſegnano , nondovrebbono eſſere
diſputate. Differenza Vedi Univerſali. 10. Dimostrazione : 35.84.
Diſputemoſſevi ſopra dagli Scolaſtici . : 66 Dio : ſi può dire, che ſia; ma
nonciò, che ſia. 44. propriamente non ſi puòporre nel Predicamento della
Soſtanza . 44 Discipline poſitive : gli Scolasticin'han nofatto traſcurare lo
ſtudio. 116 Diſcorſo. Vedi Raziocinio , e Sillogismo. Dispute. Vedi Scolastici
, Universali , Categorieec. Divifione è neceſſariaall'acquiſtodelle Scienze .
60 dottrina de'Moderni intorno adeſſa. 60 Diviſione Logica in che conſiſta Dubbj : quandoſieno lodevoli. 13.fen
tenzad'Ariftotile intorno a' dubbj. Berardo E Berardo Rettorico Eloquenza : ſua
neceſſira 15. cono Iciuta anche da Aristotile . 16. nonvuolef ſere ſeparata
dalla Sapienza: 15. nonèſolo d' ornamento al Filoſofo. 17. ſuo verofine qual
fia. 19 Ens : nonè univoco riſpetto aDio, e léSoſtanze create . 44. non è
univoco riſ petto allaSoſtanza , e gli Accidenti . 45 Entimema : s'adatta
meglio algeniode gli uomini che il Sillogifmo. 69 Equipollenza : 53. le coſe,
che ſopravi diconogli Scolaſtici s'aſpettano allaGram matica. 55 Equivochi :
ſono cagione di moltediſ pure Eretici : non èdaricuſare la loro auto ritàincoſe
fuori della Religione . Prefaz. veritàſparſe ne'loro libri ſono da accettar fi.
Prefaz.loro ſofiſmi nelle coſe Teologi che ſcoperti da'Moderni. 79, Errori :
degliantichiFiloſofi moſtratida Mo. 151 Moderni. 60.de'grand'uomini facili adin
gannarci . 61. 78.ſcoperti perciòda' Moder ni. 61. 78 79. 83.donde traggano
l'origi ne. 53 Eſempli : aridi degli Scolaſtici. 19 63. loropeſſimi effetti.
20. 21. propri , eutili de'Moderni Fallacie : quali ſieno più capaci adin
gannare 78 qualsſienodimaggiorim portanza . 79: Vedi Errori, e Sofifmi. Favella
: unafavellapuraèſempreuni ta apenſieri ſani. 108. VediEloquenza. Fede:a
ches'appoggi. 85.Affiomipian. tati da'Moderni circa la Fede. 85 Figure de'
Sillogifmi 、
Vedi Sillogismo . Figure Rettoriche : che ſieno , ecoſa operino neldiſcorſo.
18. coneſſemeglio i ſpiegano idiverſi modi di ſignificare , che co'Parvi
Logicalį degli Scolaſtici. 29.ache fine ritrovate. 31 Fileta, eſua morte.
Filosofia : ſua idea , datadagli Scolaſti 118 ci allagioventù. 103. ſi divide
inContem plativa , e Operativa . 106. è vanaſe non tende alla felicitàdella
Repubblica cagioni del ſuo guaſtamento Filosofia antica : ſpiegata da' Moderni Filosofia
Morale : traſcuratadagliScola Aici . III guaſtata Filofofo : ha neceſſità dell'
Eloquenza 17. ſuo ſtilequaledebbaeſſere. 18.fua idea , datadagliScolastici alla
gioventù- 103. chi poſſa gloriarſi di queſto titolo. • : 106 Filosofo
Scolastico, e ſuo detto circa gli Univerſali. Fifica : guaſtata dagli
Scolaſtici Forme Sostanziali degli Scolaſtici . Futuri Contingenti : Ereſia
nata per ca 42 gione di queſta difputa . 56. Vedi Propoſi. zioni. GAllo G
(Aleſſandro. ) 123 Gaffendo ( Pietro) : apprezzala Lo gica diMelantone- Prefaz.
Genere. VediUniverſali. Geometri : trepuntida eſſi oſſervati per dir coſe
certiffime nonmeritanointut to d'eſſere imitati. Gerfone ( Giovanni) :
diſapprovatoredi Scoto Giavello ( Criſoſtomo. ) VediJavello. Giovane : fuo
ritratto , quando dalle Scuole è ritornato allaPatria . Giovani : perchèsi preſtodimentichino
laLogica. 20 ſono ingannati dagli Scola ſtici . 40 molto importa loro imbevere
per tem. 153 tempocoſebuone : nelle
Scuole non acquiſtano pur un'idea della Logica quanto importi , che
nons'ingannino nel farne la ſcelta. 94. quali ſieno per ave re miglior Morale .
112. ſono guaſtati da Maestri conſervanoeternamente le prime impreſſioni. Giudici falſi : donde traggano l'origi ne. 47
Giudicio : può eſſere conſiderato indue maniere . 52. dottrina degliScolaſtici
intor. no aqueſta Operazione. 53. Diſpute mof ſevi ſopra da'medeſimi dottrina
de Moderni intorno al Giudicio lor Diſpute Giureprudenza : guaſtata dagli
Scolaſtici diquanto dannoqueſto gua ſtamento. Goffredo ( Britanno. Grammatica:
il buon grammatico detta pochi precetti Gravina ( Vincenzo ) : ſuo diſprezzo
delle regole de' Sillogifmi non approvato. 70. fua opinione circa l'apprendere
la Logica . Grillo : ſua favola. L I Acopo[da Forlì 7 Medico Crifoftomo7 :
ſpiegameglio Κ d'ognal. 154 d'ognaltro iParvi Logicali: 1 33 Iddio. Vedi Dio.
Idea giuſta delle coſe neceſſaria per ben giudicarne . 8. dottrina de' Moderni
intor no all' Idea. traſcuratadagli Sco
laſtici . 51. è lapiù importante di tutta la Logica. Indocilità : ſuoi peſſimi
effetti . 51 104 Intelletto : qual ſia il modo d'acuirlo sua natura Lamenti :
degli uomini dotticircalaFi loſofia. I LapisPhilofophorum. Vedi Pietra Fi
losofica. Leonico [Niccolò 7 : fu ilprimoaban dire la barbarie deg'i Averroiſti
. 140. ſuo giudicio intorno agli Scolaſtici 140. mala re. menteconfuſocon
Niccolò Leoniceno. 141 Leſſico degli Eruditi : hbro : ſuo erro Lingua: barbara
delle scuole meſſoinuſo senza necessità, e con gran danno. non fa risparmiar
parole suoi effetti Vedi Favella. Lipfio Giuſto: apprezza la Logica di
Melantone . Prefaz. è tra coloro , che Amarono non effervi i verieſemplaridell
Opere d'Ariftotile Logica : guaſtata da qualche ſecolo in quà. 1. reſtaurata
da' Moderni. 4. condan. nata a ſtarſi nella barbarie . 7. è arte iſtru mentale.
22. 86. regolada per tutto ildif corſo. 24.86. ſuo pregiodachedebba ri
conoſcerfi. 51. nullagiova , ſe non ſi mo ſtri l'uſo delle ſue regole . 59
tutti i ſuoi precetti tendono a guidarci allaVerità . 79. encomj fatti
dagliScolaſtici aqueſt'arte. 85. può dirſi Scienza pratica, eArteliberale. 92.
èneceffaria anche negli affari Civili • 143. non è lo ſtudio de'ſoli dotti . 143
è megliocercarla ne' libri di Platone, che in quelli d'Ariftotile. 143. è lo
ſtudio più ne ceffario all'uomo. 145. ſuo elogio . Logica Moderna. Vedi
Moderni. 1 145 Logica Scolastica : obbliga adoverodia re queſt'arte. 98.99
perchèprincipalmen. teinſpiri tal odio. 101. 102. guaftanonſo lo l'Intelletto;
ma ancora ilCuore. 103.è di pregiudicio al pubblico haguaſtato tutte le
buoneArti. 107. ( VediTeologia, Fisica, Giureprudenza ec.] in che modo. 107 108
ſuo effetto più miferabile fa perdere il guſtodellelettere, e odiare la Virtù Vedi
Scolastica , e Scolastici. Lullo: ſua Arteperchèfia ſtata in pregio. 133 Luoghi
Comuni : troppoapprezzati dagli K6 An 156 Antichi . 75. opinione de'Moderni
intorno ad eſſi. 75. loro ritrovamento è ſtato inge. gnoſo. 75.non
ſonotantoutili all' Ioven zionequanto ſi crede . 76.tal volta ancora dannoſi.
76. s'aſpettano piùallaRettorica , che alla Logica. 77. come netrattinoiMo
derni . MAestri : 77 M di Logica non hanno pur 1 un'idea di eſſa. 94.
guaſtanone'pri mi anni la gioventù. 137 138. quantogran maleſiaqueſto. 139.for
obbligo: 139 Matematiche : ſi ſonopreſervatedall'in fezione Scolaſtica. 110
perchè . 111 Materia prima : ſua difinizione delle 60 Medicina :
guaſtatadagliScolaſtici. 110 Scuole falſa. Melantone (Filippo) : fuo lamentocir
• calaFiloſofia del ſuo tempo 2. ſua Dia lettica apprezzata .
Prefaz-nonapprovatoin torno al pregio delle regole de'Sillogifmi . 70.
approvato circa l'emendazione dellaLo gica. 101 Menchenio ( Burcardo) : ſuo
diſprezzo delleregolede' Sillogifminon approvato. 70 Metodo: fuaneceffita.
79.traſcuratoda gli Scolastici . 83. perchè. 79.80. ricercaun particolar
trattato nella Logica. 80. Anali tico. 80.81.82. conſiſte più nella buona na
157 natura , chenelle regole. 82.Sintetico dottrinade' ModerniintornoalMe todo.
* Metodo poſitivo : in che conſiſta . 86. 87 9 MezzoTermine : che ſia. 65.
mododi ritrovarlo. 65. regole inette ſopra ciò degli Scolastici . 65.66.
riprovateda lormedeſi mi. 66 Moderni : loro autorità circa la Filoſo fia
d'oggidìpiùcalzantechequella degliAn tichi . Prefaz hanno reſtaurato la Logica
. 4. loro reſtauramento traſcurato . 58. loro ſprezzatori. 5 ſpiegano la Logica
poſitiva mente. 9. eloquentemente. 15. ne moſtra nol'uſo. 23. nella Filoſofia
amanolaliber tàdelgiudicare 25. prendono da tutti il buono. 26. indirizzano i
precetti della Lo gica aben penſare. 27. reputanovanoquel lo, cheaciònon
contribuiſce. 46.lorodot trina intorno all' Idea.46. 47. 49. ſommi. niſtrano
regole pereſaminare ogni ſortadi ragionamento piantano i fondamenti della vera
Critica. 81. Vedi Idea, Giudi cio , Raziocinio, Metodo ec. * Modi de'Sillogifmi
. Vedi Sillogifmo... Morale. Vedi Filosofia Morale.
Moto:ſuadefinizioned'Ariftotilefalſa . 61 : Na 158 N N Atura : nullahaſe non
ſingolare 38. fua corruzione di quanto danno all'uomo. Nervi :
dondeabbianoorigine. 144 6 Nizolio ( Mario) : ſuo detto circa gli Univerſali .
40. ſua opinione intorno all' Opere d'Ariftotile . 71. ſuo penſiero non
approvato. 100 Non:negazione:ſuo uſonellelingue. 54 Nonomnis ;
nonſempreequivalea qui dam. 55 0 Mnisnon : non ſempreequivaleanul lus.
Oppoſizione. 55 53.61 P PAdri dellaChiefa : efcludonoDiodal della • 44. la
Scolaſtica n'hafattotraſcurare loſtudio. 116 Parvi Logicali : nonſono tolti
daAri ſtotile. 28. loroutile, 28. natiperignoran za della lingua Latina. 29.
buona parte di efſi gli ſteſſi Scolaſtici confeſſano eſſerecoſe vane. 33
Patrizio [Franceſco]: ſuaopinionein torno all'Opere d'Ariftotile . 71
Pensarbene : abbracciaquattrocoſe. Pico (Giovanni
) ; ſuodetto intornoal le 159 le Concluſioni Pubbliche . 129. abjura la
Filoſofia degli Scolaſtici . 141. ſuoi elogi. 142. Pico [Giovan Franceſco ) :
ſua opinio neintornoall' Opere d'Ariftotile . 71 Pietra Filosofica : perchè
tanto ſia ſtata cercata 133 Pitagorici : loro maſſimamoſtruola. 26 avevano in
gran venerazione il numero de cennario . 49 Platone : fueIdee. ſuediviſionitrop pominute delle Diſcipline.
61. ſuo precet to intorno all'educazione de'fanciulli. 139. ſua Logica . 143.
ſua Morale. Plutarco : ſua favola. 144 95 Porfirio : ſua proteſtazione intorno
alle Diſpute ſopragli Univerſali 36. lodato 37.giudicio ſopra il ſuo Albero. •
50 Poſſevino ( Antonio ) : ſuo avviſo in torno a' Proemiali : Predicamenti.
Vedi Categoric. 91 Pregiudicj : da eſſi traggono l'origine i noſtri errori .
53. s'inſtillano alla gioventù: 37. Proemiali . Vedi Proemio. Proemio : che ſia
87. ſtimadegli Sco laſtici di queſta parte . 87. Diſputedaeffi moſſevi ſopra 88
è la quarta partedella loro Logica. 89. è riguardatocome il prin cipa 160
cipale di eſſa. gr. come trattatoda'Moder ni. Proprio. Vedi Univerſali.
Propoſizioni: ſingolari contradditoriecir ca i Futuri Contingenti ſono
determinata 91. 92 mente vere , o falſe. 57. Ariftotile non è di contrario
parere 58. inezie d'alcuni ſo pra queſta quiſtione . 58. de primo adja. cente.
62. Indefinite. Q Q 62 Ualità prime : loro falſe definizioni d'Ariftotile . 61
Quiftioni. Vedi Scolastici , Univerſali , Categorie, Giudicio, ec. R RAmo
(Pietro) perchè nellaLogi cas'ingegnaſſe di camminareperuna nuova via. 23
Raziocinj : donde naſca la lorofalfità: 62. Raziocinio : dottrina
vanadegliScolaſti ci intorno ad eſſo. 62. 63. 64. Diſpurede' medeſimi. 66.
inche conſiſta. 68. Diſpute 5 de' Moderni. 68.ſcompagnatodall'erudizio ne
partoriſcedelle moſtruoſità . 123. Vedi Sillogismo. Regole degliScolaſtici
lontanedall'uſo. 19. fervono a formar de'Sofiſti 21. ofcu. re , e difficili 32
s'imprimono più ma • ſtrando 161 ſtrando ilcattivo, che ilbuonufo , che ſe n' è
fattodagli Scrittori . 61 Repubblica : dannoapportatole dallaSco laſtica . 105
Rettorica : il buon Rettorico detta po chi precetti. 21. Vedi Eloquenza .
RitrovamentodelMezzo. 65.VediMez zo Termine. SAngue: S circola pel noſtro
corpo. 6 Sapienza : non vuol eſſere ſeparata dall'Eloquenza . 15. qual ſia
ilprimo gra dodi eſſa. 97 Savj : loromaſſimaintorno al filoſofa re. 24. lor
opinione intorno al ſapere. 97. intornoalladiſciplina de fanciulli . 138
Scienza : ſuppoſta è piggiore dell' Ignoranza Scienze : tutte profittano de'
nuovi diſ coprimenti . 6. coſe, che ineſſes'inſegna no, nonbaſta, che ſieno
vere. 31. di due ſpezie. 84 Scolastica : creduta neceſſaria per benfi loſofare
. 5. riempie d'una vana opinione i ſuoi ſeguaci . 98. non acuiſce l'intelletto
120. atteriſce al principio la gioventù. 122. • in checonſiſta la ſua
maggiormoſtruoſità. 128. perchè ſia ſtata , e ſia in sì gran cre dito . 133
luſinga i ſuoiſeguaci coll'am piez 162 piezza de'titoli . 136. antidoto contra
le ſue yanità . 144. Vedi Scolastici , e Logica Scolastica. Scolastici :
diſputano ſopra ogni coſa : 10. lor principio. 11. rendonodifficilequel 10,
ch'èfacile. 12.lorpeſſimo metodonell' inſegnare. 12. nondubitano ſopraciò , ch'
èoſcuro , edubitanoſopra quello , ch'è chiaro r4. s'hanno poſto ſotto a'piedi
l' Eloquenza . 15. ſeguitano Ariftotile negli errori , e l'abbandonano in ciò ,
ch'è lo dato. 17. loro ſtile nonfa riſparmiarparo le. 17. 18. nonmoſtrano
l'uſodellaLogi. ca. 19. loro inſegnamenti ſervono a for. marde'Sofiſti. 21.
eſcludono la libertàdel giudicare. 24 gaſtiganochi ſegue i veri prin cipj nel
filoſofare. 25. ſpendono aſſai paro le intorno a coſe Grammaticali . 26. loro
Logica non ſerve a ben penſare abbondadi precetti inutili . 31. non badano
all'utilità , o neceſſirà dellecoſe. 31. ſopra coſe facili dettano regole
difficiliffime . 32. ſpendono la maggior partedella Logica fo pragli Univerſali
. 37. lor dottrina ſopra eſſi è falſa. 38. non hannoin animo lari cercadella
Verità. 37. ſenza avvederſi in gannanolagioventù 40 prevertiſcono il ſenſo
comune. 56. 90. loro povertà , eari dezza . 64. 74. loro larghepromeſſe ſaggiodella
lordiſcrezione . 67.abbondano di fofilmi non fannoalcun conto del Metodo . 83.
ragionano , egiudicano peſſimamente. 93. nondanno purun'idea della Logica. 93.
hannounoſpiritocontra rio alle coſe agibili. 105. lor principj intor
noallaFifica. 109.ne ſonoaffattoignoran ti. 109. s'hanno fabbricato una natura
di nuovo. 110 i loro eſercizi ſono un marti rio dell'ingegno . 118.non
acuiſconol'in telletto. 120. hanno maſſimeoppoſteaquel le di tutti gli altri
Filoſofi. 119. imprimo none'giovani un'idea orribiledello ſtudio. 122. ſono
ignoranti delle lingue. 124.s'ab battono l'un l'altro. 125. vogliono , cheil
lor Maeſtro ſiala ſteſſa Verità. 127. queſta maſſima è falſa. 127 èdaſperare,
chemu tinovia. 127. peraltro lalorFiloſofisnon ſarà che ungiuoco fanciulleſco .
132. bat tezzano percoſe Metafiſiche le lorovanità Vedi Idea , Giudicio ,
Raziocinio , Metodo, Logica Scolasticaec. Scolastici moderni : non ſi
perdonotan todietroa' Parvi Logicali , quanto faceva nogli antichi, Scotista, e
ſua morte. 33 119 Scoto (Giovanni ) : ſuo pruritodicom battere S. Tommaſo .
126. giudiciodi lui di Lodovico Vives . 135, ſuaFiloſofia ab ju. 164 jurata da
Gio Pico Mirandolano Scrittori. Vedi Autori . Scrittura : gli Scolastici harno
ſcemato lo ſtudiodel ſenſo litterale di eſſa. 116 Scuole di Filoſofia d'oggidì
: lalorocor ruzione non è ſimile intutto aquella delle antiche . Prefaz. lor
peſſimo metodo nell' inſegnare . 12. Vedi Scolastici , eLogica Scolastica .
Semplice Apprensione. Vedi Idea. Sette : il pruritodi far ſetta è unadelle
cagioni, che hannoguaſtato la Filoſofia come nate Sillogifmi : apparentemente
falſi , eap parentementeveri. 21.Congiuntivi ſonopiù uſati dagli uomini 74.
Semplicimeno. 63. regole degli Scolaſtici intorno ad eſſi . 64 Sillogismo :
rieſce tedioſo ad udirfi. 69. regole intorno ad eſſoveneratedagliScola ſtici .
64. non ſi poſſono applicare chea' Sil logifmi Semplici . 64. Quiſtioni intorno
ad eſſo ſciolte da' Moderni. 69. ſua diviſione. dottrina de' Moderni intorno al
Sillo giſmo . 69. regole intorno alla Figura, e Mododi eſſo troppo apprezzate.
70. trop po vituperate. 70.non ſe ne può farealcun ufo. 71. 72. comedebbanſi
riguardare. 72 Sillogifmo Sofiftico : precetti ridicoli de gli Scolaftici
intorno ad effo. 67. ferj , ed cru. 165 eruditi de' Moderni. 77 Socrate :
perchè ſi ſtimaſſe più ſapiente degli altri. 97. ſuo detto aCallicle. 119. è il
vero ritratto d'un uomo che cerca laVe rità. Sofifmi . Vedi Sillogifmo
Sofiftico 144 Sofisti : loro arti ſcoperte da'Moderni . 78.79. Spezie . Vedi
Univerſali. Storia : a che s'appoggi . 85. Affiomi piantati da'Moderni circa la
Storia. 85 Storia Eccleſiaſtica : gliScolaſtici n' han nofatto traſcurare lo
ſtudio . 116 Studio : che ſia. 122 idea orribile , che di eſſo imprimono gli
Scolastici nella gio yentù. Summole. 122 28 Superbia umana : ha poſto in
credito la Scolastica . 132. 133. artifizio per illuzzicar la. T 133 Tempo: ſua
definizioned'Aristotilefal 61. come debba diſpenſarſi . 136 Teologia : guaſtata
dagli Scolaſtici . 113. 114 115. Termini : precetti intorno ad eſſi non
dovrebbono eſſere quiſtionabili . 10. dottri nade'Moderniintornoa Termini .
50.Ter uaſtato tut. te ce le buone arti Teſi. Vedi Conclufioni Pubbliche .
TiconioDonatiſta: ſueregoleper interpe trarlaScritturapreſedaS.Agostino.
Prefaz. S. Tommaſo : ſua Filoſofia abjurata da Giovanni Pico Mimndolano.
Tommaso ( Pietro ] : ſua ereia. Acuo : V degli Scolaſtici . Vanagloria : ſuoi
artifici . 142 56 42 134 Verità : pocoamoreverſo eſſa che triſti effetti
produca. 4. ſuaforza. 8.duevizjdee fuggire chi la cerca. 37. amore verſo ella è
l'unico mezzo per deludere gl'incanti della Scolaſtica. 96 cheſia,
equantodolce. 144. la corruzione dell'umana natura cihadaef ſa allontanati. 144
Vinto : voce : nondeeuſarſinelfiloſo fare. 118 Vita umana : ſua brevità . 136.
Vedi Tempo. Vives [ Lodovico ) : ſuo lamento circa laFiloſofiadel ſuo tempo. 2.
ſua opinione intorno alle Concluſioni Pubbliche ſuo gjudicio ſopra Scoto. 135
Univerfali : a che ſieno utili ſecondo Porfirio. 33. Diſpute vane ſopraeſſi mof
ſedagli Scolaſtici . 35. diſeggiate da tutti i ſavj.48. ſon puri parti della
noſtra men te. 167 te. 38.41. come ſpiegati dagliScolastici. 38.48. il non
intendergli è ſegno di men te ſana.39. depravano igiudicj. 41. come ſpiegati
da' Moderni . 47. 48 ſono unami nima particelia deltrattatodell'Idea. 52 Uomo :
ſuadefinizione delle Scuole fal ſa.60. ſua ſuperbia ha poſto in credito la
Scolaſtica . 132. 133 entra mal volentieri in ſe medeſimo. 136 non avrebbe
occaſio ne di lagnarſi della ſuanatura, ſe coltivaf ſe le dotidel ſuo animo.
137. ſuo allonta namento da Diodi che triſti effetti cagio ne . 144 qualdebba
eſſerela ſuamaggior applicazione . Uso : Vedi Logica, eScolastici. Österreichische
Nationa lbibliothek. Nome compiuto: Girolamo Tartarotti. Tartarotti. Keywords:
accusa di omicidio rituale, la differenza delle voci nella lingua italiana. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Tartarotti” – The Swimming-Pool Library.
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