GRICE ITALO A-Z S SAV
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Sava:
FILOSOFIA SICILIANA, NON ITALIANA -- all’isola: la ragione conversazionale del dovere
e dei doveri – la scuola di Belpasso -- filosofia siciliana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Belpasso). Filosofo siciliano. Filosofo italiano.
Belpasso, Catania, Sicilia. Enciclopedia Popolare Italiana. Saggi:“Sui pregi”, “Doveri
dei medici”, A. Prezzavento. /t'iti SUI PREGI E DOVERI DEI. MONOGRAFIA I
STRUTTI VA,: ED^NTER. ESSANTE l'tlt «CM i:i.,lssli : Ilf.-.^OLIi: MlllSOHE
'IIP, UttSCHLTTI L FliftKKtll /s: xss SUI PREGI E DOVERI DEI MEDICO. SOCIO
DELLE ACCADEMIE DELLA SICILIA, ! E D'iTl LI A, DI «DELLE DI FILADELFIA E
NUOVA-TOUR, hehbho DEPUTATO AL conc-resso degli scienziati italiani riKLLA
SESTA LORO JIIUMOHE 13 MILANO PER l'aCADEMIA SUJIICO-UUIHL'KGICA DI NAPOLI E
DEGLI ASPMA3T1 BATUHALISTI MILANO Pbesso gli EniToni-Linmj Maxtucelli e C.
Conimi del Lioto, H. i3^i Non sempre la censura di Seneca, in ima sua epistola
espressa con quella sentenza — ut omnium rerum } sic litterarum quoque, in
temperanti a laboramus — scoraggiar deve ogni scrittore che al pubblico il
bibulo di sue veglie presenta, avvegnaché non bisogna imitare lo svanissimo
pensamento di Lemonnier, il botanico di Luigi XF^i il quale, allorquando veniva
richiesto perchè non s' induceva mai a scrivere qualche sua opera, era solito
rispondere, come attesta Cuvier, che il tempo impiegato ad instruire gli altri
è perduto per la disciplina di sè stesso; appoggiandosi allo stolto paradossale
so~ fisma che, tutto è stato jdtto, tutto è stato detto, e si viene troppo
tardi per aggiugnerc una sola parola. Con simile sutterjugio, all'uomo timido,
naturalmente infingardo e presuntuoso, che travaglia e si ammaestra poco, e
crede saper tutto e saper meglio degli altri, la ignavia, tanto 'a lui
connaturale, arresterebbe, al menomo ostacolo, le ricerche, le osservazioni, ì
risultamenti, fornendogli sempremai delle risorse per trarsi d'impaccio. Io ho
indugiato a rendere di pubblica ragione questo lavoro, ma alla fine mi vi sono
determinato. In esso soltanto, meno avido della brama di creare, come in altre
mie opere, che di quella d'esser nule, e simile all'ape che dal sugo di tutti i
fiori il suo mele compone, ho raccolto ciò che mi è sembrato potersi esibire
con utilità, e al mio oggetto meglio servire; perciocché nel troppo die
s'ignora, il poco che si sa, si. sappia bene almeno. Che se.talvolia le mìe
proprie idee presento,. egli è con la più scrupolosa accortezza, e per
richiamare un utile principio, manifestare un grave errore, o dimostrare una
sconosciuta lacuna. Ma, in generale, . io mi sono . appalesato il. meno che mi
è statò possibile. No adottato la massima, di Bayle: Une bornie pensee, de quelque endroit
quelle parte, vaudr'a toujours mieux qu'une soLLÌse de son crù n'en deplaise a
ceux qui se va lite ut detrouver tout chez eux, et ne rieO lenir de persoli ne.
Per nitro, un libro redatto con
accorgimento, è quasi sempre l'epilogò de' lumi dell'epoca sua ; è una pietra
migliare posta dalia mano del talento nella strada dell'esperienza e del
sapere. Io mi sono limitato a scegliere, nelle opere le più conosciute e
applaudite, le opinioni che più sagge mi sono sembrate, ed ho avuto impegno
citare quegli uomini dotati di Jbrte ragione, di sagacità poco ordinaria, e
d'infaticabile ardore per lo studio e per la meditazione ; lungi però dalla
sciocchezza quasi universale, che volentieri crede la verità sotto la barba
canuta de' vecchi secoli, e sotto un nome d'antica e pomposa rinomanza. In
riguardo alle quali opinioni qui addotte, ne ho indicato costantemente le
origini; e nel riprodurre le attinte citazioni, rimossa bensì la servile
pedanteria, ne ho in gran parte verificata la esattezza, dichiarando tuttavìa
con Montaigne: Tel allegne Platon et Homère, qui ne les void onques; et riìoy,
ay prins des lieux assez, ailleurs qu'en leur sotirce. Questa sorge/ite di'
erudizione e faconda dottrina, al chiarissimo Monfalcon, qui principalmente si
debbe. Egli ne è il modello, la guida, l'originale ; come Luciano e Vi. Lo
studente dee viver fra te IlevoI mente co*suoì condiscepoli ; ei deve scegliere
fra loro un Mentore, richiederlo di consigli, pregarlo dirìgerlo, mancando
talvolta questa guida tra 1 professo ri; avvegnaché l'alunno che studia senza
consiglio e senza norma, lentamente e disordinatamente si avvia nella sua
camera, profitta poco di sue letture e di sue osservazioni. Ma allorquando, più
inoltrato, è idoneo a rendere ad altri principianti i huoni avvisi che ha
ricevuto, non debba egli mostrarsene avaro o restìo, e tanto meno, poiché
insegnando ad altri, accrescesi maggiormente la propria istruzione. Se egli
vuole impiegar bene il suo tempo, sfuggir deve tutù quei fra' suoi condiscepoli
che passano i più bei giorni di loro giovinezza nella infingardaggine, nel
gioco, nello stravizzo, nel libertinaggio, net perditempo. L'ignoranza, la
presunzione, la necessità di palliare Iti appresso coll'intrigo il difetto di
sapere, la perdita della salute e dei costumi, sono i funesti risultamenti
delle associazioni sotto auspicii diversi da quelli della positiva diligenza
agli studi e dell'ardore per la scienza. Ricercate voi alunni quello tra'
vostri compagni, che a preferenza si mostra animato di verace filantropia,
disgraziatamente assai rara, che, felicitandosi de' suoi progressi, si anima
all'idea de'servigi ch'ei potrà prestare un giorno in sollievo de' suoi simili.
Penetratevi di questi nobili sentimenti, onde abbia a potersi dire di voi; Egli
è uno del picciol numero fra coloro che onorano una professione, tutti i membri
della quale onoratissimi esser dovrebbero. Ma se non sentite questo nobile
amore dell'umanità, che eleva l'uomo sopra sè stesso, non lo simulate almeno;
siate probo soltanto, e non ostentate una virtù a voi estranea. I professori
hanno dritto al rispetto degli alunni, le loro lezioni ascoltar si devono in
silenzio, gli applausi e i segni d'iinp roba z ione sono del pari biasimevoli.
Il discepolo giudizioso applaude al professore dotto e benemerito
coll'assiduità : alle lezioni di lui, da libera scelta esclusivamente spintovi
; e, pur troppo! Io biasima, dimenticandosene: privare gli allievi di questa
libertà, equivale togliere a' professori la più dolce ricompensa del loro
sapere, del loro talento e zelo. Giovani e stranieri ad ogni vergognoso
interesse, gli alunni giammai si ingannino nella scelta del corso che seguir devono,
proferendo essi ognora se non il professore più eloquente e più dotto, il più
insinuante almeno e chiaro, nelle lezioni del quale maggior profitto
ritraggano, Finalmente sostenuti gli esami, disviluppata la tesi, ed il
candidalo pervenuto al grado di dottore, gli è necessario dedicarsi a riuscir
medico. Egli va ad entrare nel mondo, bisogna quindi additargliene la condotta,
di che abbisogna il giovane che è passato dal collegio all'anfiteatro, e da
questo agli ospedali. Colui che ha più lavorato è quegli che maggiormente
trovasi imbarazzato in tale incontro ; colui che si è indonnato della società
correndo dietro «'piaceri, sente appena la transizione; avvegnaché, familiare
alle sociali abitudini, avendo intrigato pe 'capricci, gli è facile intrigare per
la fortuna: lo scopo solo è cambiato, ovvero modificato, il mezzo rimane sempre
lo stesso. Questa norma è degna d'ogni attenzione. Il giovane dottore ritorna
da suo padre, e riceve da lui una disposta clientela: inatruito o ignorante,
egli eredita la paterna rinomanza, e questa eredità non è al certo la meno
curiosa di quant'altre in società si acquistano; ovvero gode de* beni di
famiglia, dimentica i suoi libri, non vìsita ammalati, sol vagheggiando una
ricca ereditiera di cui lusingasi essere sposo; oppure ostenta un'opulenza
iittiz.ìa; ed il maggior numero si agita per ottenere un posto, da valere qual
patrimonio di talenti. Le circostanze però aiutano talvolta lo istruito e
modesto, e la fortuna è allora giustificata de'favori che spesso largisce al
ciarlatanismo ed all'ignoranza. Additare dunque all'inesperto medico il
sentiero onde trionfare degli ostacoli che incontratisi ad ogni passo nella
società; fargli conoscere la dignità del suo ministero, ed i doveri che adempir
deve socialmente in generale, ed in particolare verso i suoi ammalati:
giustificare i medici e dilènderli dalle calunniose persecuzioni; e, quali sono
precisamente, dimostrarli: ecco il sommario di questa monografia. Veggasi
all'uopo il Dictionnaire abrégé de médecine; ed anche De Renzi, Sullo stato
della medicina nell'Italia meridionale e sui mezzi di migliorarlo. Un medico ha
trascorso gran numero d'anni nelle scuole, ha frequentato con zelo gli
ospedali, con assiduità le biblioteche; nessuna parte della teorica gli è ormai
straniera: dopo avere consumato il tempo più bello di sua vita nello studio
tanto lungo e laborioso dell' arte di guarire, egli viene a chiedere al
pubblico quella fiducia di cui per il suo sapere si crede degno. Ma la nuova
carriera the gli si apre dinanzi, non è meno laboriosa di quella che ha già
percorsa. Aspri scogli l'attorniano da tutte le parti: la teoria cosi bella,
attraente e facile ne'libri, è una guida insufficiente o infedele presso
gl'infermi: tutto è generalizzato negli scrittori, tutto è particolareggiato
nella clinica. Egli cerca indarno sovente que' segni che gli si è detto
caratterizzare le affezioni morbose : quelle malattie organiche, che facili a
conoscere ei supponeale, lo avviluppano con sìntomi ingannatori o larvati ;
quelle febbri essenziali, descritte a lungo dagli autori, che frequentissime
ideavasi osservarsi, giammai al suo esame si presentano. Ei vede con sorpresa
l'esperienza smentire le magnifiche promesse della terapeutica. Facilissima
giudicava la esecuzione dei processi operatori! sul cadavere, ma sul vivente
ripetuti ostacoli lo imbarazzano. Incertezza e pericoli dappertutto egli trova.
Niente di positivo apprendesi nelle scuole, è stato detto altra volta da alcuno
; e negh' ospedali, il grande numero degli ammalati, la brevità delle cliniche
lezioni, l'ignoranza de'veri motivi che determinano il trattamento curativo,
una lunga serie di enigmi da indovinare allo studioso allievo ordinariamente
presentano. Comunque inslruito esser possa un giovine medico, osserva
Vicq-d'Azyr (Eloges hisloriques), egli teme sempre l'istante di agire per la
prima volta, allorquando, dopo avere ascoltato e letto, bisogna giudicare e
scegliere. Scrupoloso osservatore delle regole dell'arte, e temendo ingannarsi
nella loro applicazione, egli esamina con accurata diligenza, e pauroso
delìbera. Gli si appresentano incessantemente allo sguardo gli ostacoli che
nascono dalla complicazione degli accidenti, e le obbligazioni che il suo
dovere g l'impone. Ei consiglia pochi rimedii per dubitanza, come il pratico sperimentato
avvedutamente pochissimi ne prescrive. L'uno indaga la natura ed agisce di rado
per 26 chè non si crede troppo illuminato su 'bisogni dì essa ; l'altro conosce
i suoi sforzi, ed a secondarne i movimenti si limila, e perchè teme
perturbarli, di rado anch'egli agisce. Entrambi hanno una grande riservatezza,
perchè hanno i medesimi principii, e tendono al medesimo scopo. L'ignorante al
contrario comincia con arditezza, e finisce con audacia. Ed in generale i
giovani medici i più istruiti, sono i meno intrepidi ed animosi nella loro
pratica; sempre diffidano di sé stessi, e dopo molle esitazioni acquistano
finalmente quella sicurezza che al vero sapere tanto bene compete: eppure
quando indefessi prolungati studj li abbinilo resi pratici cons unitissimi,
diffidano rullavi» di non aver fallo troppo. Qual contrasto questi uomini
laboriosi fanno col volgo de' medici! Un giovane, al primo sortir d'un liceo, e
forse senza precedente educazione, vuol divenir medico: la sorte è gettala:
eccolo recarsi in una facoltà di medicina. Ma i parenti suoi, poco fortunati,
bastar non possono alle considerevoli spese necessarie per il trascelto stato,
se non coll'imporsi le più crudeli ed oppressive privazioni : come fare allora?
il tempo pressa; egli si affretta, ei s' industria per affrancarsi di esami
nientemai rigorosi; saperne alquanto per sostenerli è tutto ciò ch'egli
ambisce, e, appena scorsi già sono i termini prescritti, ghigne in fatto a
liberarsene: adunque non più corso, nè clinica, nè libri. Qual cosa egli ignora
ond'essere profondo medico? La cupidigia si sveglia: non meno eccessiva
dell'ignoranza e della impudenza del novello Esculapio, essa pone tutto in uso
per imporre al pubblico, e vi riesce sovente; mentre in opposto il modesto
sapere, senza fautori, vegeta nell'obbho. La Bruyère ha molto bene osservato
die gli uomini sono troppo occupati di loro, per aver agio di penetrare o
caratterizzare gli altri. Da ciò deriva che con merito grande e con più grande
modestia, si può languire lungo tempo nella dimenticanza. Non vi è nel mondo
tanto penoso mestiere, che farsi un gran, nome. La vita finisce, quando
quest'opera si è appena abbozzata. Un giovine medico che entra nel mondo,
desidera con impazienza l'epoca quando potrà godere mia generale
considerazione. Incerto del destino che l'attende, ei s'inquieta, ei s'agita,
si lagna della sua situazione: allorquando frequentava le scuole, riguardava
qual istante di sua felicità quello in. cui non avrebbe ormai bisogno delle
lezioni de'suoi maestri; adesso che è libero di questo peso, e che il titolo di
dottore gli permette esercitarne le funzioni, vorrebbe che gli anni maturato
avessero la sua hsonomia, perchè la gioventù sembragli ostacolo insormontabile
ai suoi successi. Egli anela il momento quando la fiducia de'suoi concittadini
lo ricompenserà di tanti anni da lui consacrati allo studio dell'arte sua. Un
pratico, che numerosa clientela priva di tutti i piaceri, compiange quel tempo,
"allorché, più felice, abbandonar potevasi alle sue propensioni, e godere
principalmente di sua libertà: con dolce soddisfazione rammenta l'epoca de'suoi
studj; paragona con amarezza l'indipendenza e la felicità di sua gioventù alla
dura servilità nella quale ridncelo il suo ministero, e se talvolta sorride
allo spettacolo del benessere clic lunghi e penosi travagli bannogli acqui
stato, la canizie de'suoi capelli avvelena bentosto la gioia sua. Laonde l'uomo
mai non è contento della sua sorte ! Da' primi successi o da'primi rovesci del
medico nella sua pratica, in gran parte dipende l'opinione degli uomini sul di
lui merito. Quanto è delicata, quanto difficile la posizione del medico
all'ingresso iu società! Quanto interessasi egli de'primi suoi malati che le di
lui c ure reclamano! con quale attenzione analizza tutti i sintomi morbosi ! e,
nell' impiego de'mezzi terapeutici, quanta riserba tczza egli usa!! Se
l'ammalato guarisce, essendo stato semplice il caso e del numero di quelli che
del solo regime abbisognano, mille voci celebreranno il profondo sapere del
giovane dottore, la rinomanza si spargerli da tutte le parti, magnificando lo
strepito de'suoi successi; la fiducia nascerà al grido ripetuto della
riconoscenza, ed il tranquillo spettatore degli sforzi della natura, sarà agli
occhi di tutti un genio che comanda alla morte. Ma che una fleminasia grave e
rapida nel suo corso, gli spenga in pochi giorni un infermo nel fior degli
auni, che sintomi consecutivi conducano alla tomba quello sventurato
chirurgicamente operato, o quel calcoloso liberato dalla pietra, l'ingiustizia
e la mala fede si uniranno contro di lui : si accusano le sue cure, si incolpa
la sua giovinezza, gli si contendono le sue cognizioni, e dappertutto incontra
la più cieca prevenzione e le più calunniose imputazioni; e talvolta egli è
costretto recarsi altrove ad iucon. tra re casi meno disgraziati e maggiore
equità. Tuttavia compiagnere, un giovane medico, che nel princìpio di sua
carriera non imbattesi in malattie di 29 felice risultamonto, contro te quali
la natura e l'arte uniscali loro possanza, non è un motivo ad impegnarlo
prestar le sue cure per le sole affezioni morbose, di cui è probabile la
guarigione. La religione e l'umanità gl'impongono una legge ili visitare col
medesimo zelo o colia stessa assiduità 1 infelice che un'organica affezione
conduce alla tomba, o quel malato ebe i soccorsi dell'arie richiameranno
infallibilmente alla vita. Uomo pubblico, egli appartiene a tutti coloro che
invocano il suo ministero, quindi non può negarlo ad alcuno. Nò l'incertezza
del successo, nè il pericolo di rovesciare una riputazione tuttora mal ferma,
non sono ragioni sufficienti perchè un medico sia pigro o sordo a' preghi degli
sventurati, che hanno riposta in lui l'ultima loro speranza. Del pari un
chirurgo non deve negarsi giammai ad una operazione d'esito incerto ma bene
indicata. Condannevole pur troppo è la pretesa politica di alcuni individui
dell'arte, i quali, temendo di compromettersi, hanno sommo impegno ad evitare
le pericolose curagioni. L'ingiustizia frequentissima de'giuchzj del pubblico
può mai scolparli di un fallo le di cui conseguenze sono tanto gravi? Quanti
malati sono quindi vittima di questa falsa prudenza! Quanto la fiducia può
esser corrotta da vani interessi dell'amor proprio! Le qualità essenziali al
medico, per riuscire nel mondo, non sono un merito trascendente, un grande
impegno per lo studio ed un profondo giudizio, ma sibbene esorbitante ammasso
di ciarlataneria, instancabile cicalamento, ed un'audacia che niente può
sconcertare giammai. Perche tacerlo or vi a? gli uomini hanno un pendio naturale
per i ciarlatani: conoscerli bene, ecco il cardine per chi aspira a grandi
successi nell'esercizio della medicina. Una vernice di sanere basta per
illudere il rozzo volgo. Egli è vero che la grand'arte di ammassare danari non
è meta per il medico che conosce la digitila di sua professione; non men vero è
altresì che gli uomini illustri, che si sono creati dei diritti alla
venerazione della posterità pe'loro rari talenti, non hanno credulo onde
giug-icrvi bastare uno stodio sufficiente e porre in opera ogni astuzia ed ogni
raggiro, il cui insieme compone il saper fare. Ma che importa ? quei che
scorgono nella pratica medica un eccellente mezzo di fortuna, non fissano alcun
significato al risonante = amor della gloria, amor dell'umanità = ed inutile
giudicano la scienza, poiché non è indispensabile ad essi per l'acquisto di
vistosa opulenza. Eppure i medici hanno ragione di lagnarsi
spessodell'ingiustizia degli uomini, Qual forza d'animo non abbisogna loro per
sormontare i disgusti ila cui sono sopraffatti? Voi non sapete, diceva Lorry
alla gente, quanto ci costa per esservi utili! Un medico amante dello studio ha
languito quindici anni nelle scuole e negli anfiteatri fisici ed. anatomici, ha
trascorso poscia gli anni più belli della sua vita nell'aria infetta degli
ospedali, il pallore del suo colorito e la emaciazione del suo viso attestano
la moltipheilà delle sue veglie e delle fatiche sue. Con qual premio sono
indennizzati tanti lavori? Qui, l'uomo del mondo declama contro la certezza
della più nobile delle umane scienze, e confonde senza pudore la medicina ed il
ciarlatanismo; là, qoeglino stessi a' quali le di lui cure hanno reso la vita,
negano il ricevuto benefizio, onde dispensarsi della riconoscenza: altrove,
qualunque sia l'estensione e la base di sue cognizioni e gì' incredibili suoi
studi per aumentarle, il dotto filantropo medico stentatamente può formarsi una
mediocre clientela, mentre al contrario nn ignorante non ha, dovuto die
presentarsi in società per occupare tutlo il grido della rinomanza. Se gli
uomini non ricevono dalla, medicina tutti i benelicii che sperar ne possono, ne
debbono incolpare sè stesi. Essi, che all'intrigo ed alla ciarlataneria tanto
facilmente accordano fidanza, solo dovuta al vero sapere; che favoriscono così
spesso l ignoranza senza discernimento alcuno, e disconoscono il inerito verace
; che non aprendo mai gli occhi sopra i mezzi adoperati a sedurli, non sanno
che nulla può supplire all'applicazione ed allo studio, che l' esperienza non
istruirà giammai colui che non sia in istato di profittarne, e che il maneggio
è quasi sempre la sorgente de'più funesti emiri. I giovani medici generalmente
sono buoni, umani, compassionevoli, pronti a credere le promesse colle quali
vengono lusingati; amano i loro infermi; nessuno ostacolo a' loro occhi mai non
si fa incontro: la carriera che s'apre loro dinanzi sembra sparsa di fiori; e
la loro immaginazione sedotta li persuade che per riuscire nel mondo è
sufficiente servire gli uomini ed amarli. Illusioni amabili, voi sedurrete pòco!
II paradosso del trionfo dell'ignoranza non tarderà a stancare bentosto ed
opprimere il loro amor proprio ; la dimenticanza, l'ingiustizia, la parzialità,
il raggiro squar ceranno a brani il troppo sensibile loro cuore ; e
l'ingratitudine sarà il colmo del disinganno. Veggansi a questo proposito le
seguenti opere: Plàtius, De medico audace; Heister, De medico nimìs timido;
Sonnet, Satire contre les cliarlatans et les pseudo-médecins empiriques;
Coquelet, Criiique de la charlahmerie; Dolàeus, De juvenis medici idea errante
philosophico-medica; MimcHmr, La scuola del giovane' medico. Una' diffusa'
celebrili) talvolta è meno l' elogio di un medicoj'cbe la satira del pubblico.
V, : ' Si consultino le opere seguenti: Licetusv De optiiuo ^medico: Chiappa,
Ippocrate, modello de' medici. La medicina non è una scienza incompatibile
coli' uso de' sociali trattenimenti, nè esclude colui che l'esercita dalla
politezza, dall'amenità, dalle grazie, clic formano il socievole diletto. Si
può esser medico ed uomo di società medesimamente; e se alcuni malinconici
dottori declamano contro lo sludio dell'arte di piacere, in ciò hanno essi meno
riguardo alla dignità di loro professione, che all' impossibilità di correggere
la pedanteria del loro carattere, ed il ridicolo delle loro maniere. Quella
imperturbabile gravità che portano in società, come al letto de'malati, è un
velo sotto il quale occultano sovente una crassa -ignoranza; e quegli inetti
sarcasmi che lanciano contro que' loro colleghi che aggiungono al sapere uno
spirito penetrante ed amabili forme, altro non sono che la confessione della
secreta loro gelosìa. V arte di piacere e quella di guarire hanno fra loro
strette connessioni. Se nn medico, troppo tardi apparso net mondo, 0 di
carattere molto serio e grave, non può acquistar quella giocondità e quelle
grazie naturali che costituiscono l'uomo amabile, egli deve mostrarsi tale,
qual egli i; ma non sostenere un posto in cui sarebbe fuor di luogo. Chi dalla
natura non riceve la piacevolezza, indarno vorrà simularla; colui che non è
dotato d'un facile umore, affetta invano l'amenità: ì suoi tratti, le sue
maniere, i suoi discorsi, tutto in lui è stentalo; ei diviene ridicolo per la
ricercatezza di voler piacere. Pochi medici hanno goduto pieni successi di
amena società come il famoso Procopio. Egli era amicissimo di molti uomini
celebri del secolo dee imo Ita vo, ed il suo nome si trova spesso ripetuto ne'
loro scrìtti. Piccolo di statura, brutto e gibboso, non fu perciò men ricercato
nella società. Si hanno di lui alcuni brani di versi piacevolissimi, una
commedia dimenticata, e cattive opere di medicina. Per riuscire nel mondo,
bisogna formarsi necessariamente una maniera di essere fittizia, giungendo a
possedere quella riserva abituale che reprime tutti 1 movimenti spontanei,
quella pieghevole compiacenza che a tutto si adatta, ed una attenzione sempre
vigile nel ccrcarè in ogni oggetto una occasione di piacere. Il medico più d'
ogn' altro ha bisogno di un carattere flessibile e dì uno spirito insinuante:
chi meglio di lui conosce quanto le passioni siano i motori degli uomini?
Alcuni, giovani medici, troppo cruciati dello studio, vivono co' libri e nella
lettura, e si. sottraggono alla società, per dedicarsi alle. (lolle loro
ricerche, Questa occupazione postante ; dà. loro un;. aspetto imbarazzate», ed
un timido coufteguo, di cui mai non possono correggersi, e che nuocono talvolta
ai successi, a'quali la mqltiplicità e la profondità delle loro cognizioni li
appellano. Ogni uomo pubblico. non deve dimenticare sulla di ciò che può
assicurare la sua rinomanza. Ogni medico deve portare molta, cura ad .
acquistarc i ciò che può mancargli sotto il rapporto delie .apparenti qualità,
come eziandio a per fon io u are quelle del suo ingegno. I medici poi sono
dispensati il' assoggettarsi interamente alle leggi dell' etichetta, .come una
dì loro prerogative.,., >, I 1 >, >.• i.'-i-i i'. Raccomandare al
medico 1' uso della società., non importa volerne fare un. zerbino, uu £iceto,
uu bell'umore di sollazzevole compagnia ; dissuadergli il pcdautismo od una
esagerata gravila, non tende, a prei scrivergli di abbandonarsi senza ritegno a
divertimenti innocenti in sè s lessi e piacevolissimi, ma poco compatibili
colla dignità del. suo carattere. Un dottore non deroga punto, coltivando,
j^rti- amen q, q prestandosi talvolta a'giuoclu. di. Tersicore.,,; in .un
convegno di scelti, anaci : uia il ridicolo è prossimo all'abuso, e la
professione di quello è : molto grave f onde porre molta. riserbate, zza in
tali l'utili passatempi. La vera urbanità sceglie e, conferma i'modi esteriori
con le condizióni. È: tale la. severità del pubblico, che pensa male di un
medico troppo abile nelle arti 4t ci nette - scienze, -'ohe -non,1 tanno
rapporto dilètto colla sua professione essenziale e p ri mitri' aJ Gohii; chs
vedesi sempre! ih iriiezzo alte feste ed a'tripudii) séni, braló^pqcd-bccup'àto
oi tròppo aliedo idaH'arle sua. Rmunziare-idunque a' suoi gusti più diletti;
eia» u^ahriegàzÌQne di sé stesso, ecco! il saccifiaioinlposU a medici. Essi
appartengono alla /società, ;.!e: jquestì chiede da loro stretto conto di tutti
i loro istanti, e sorveglia i loro piaceri; Un medico non; può gustare in
riposo alcon sollazzo':. di giorno, non. può egli promettersi clie poche. ore
di quiete; nella notte, il sonno 'suo dura sino a tanto che gli altri non r
librino . bisogno di turbarlo con le ordinarkriiótturHe'niòieatie :( Ficq,
ifìdfyrfr, ., .,„j,./.,{ ..)'.,(, B Kf'ì'il» ; Sotto Luigi XIV, i medici
affettavano una pravi là eccessiva, . Molière; IsìibeSb di ! loro: i mpedantì
dispaiv vero; ma i cicisbei sono venuti; e questo ridicolo È -forse più
insopportabile dei pruno. Oh airip fori racconta l' aneddoto seguente sopra!
uno di qile' dottori alla moda. D'Alembert trovatasi: presso madama J)u
.Deuaiit,'ove erano il 'i presidente HenuùH :ed- il.'ia»gnor iPont-de-Vesle:
sovraggiugne un medico nominato Fournidi^ il: quale, eulraiide; :dice- a
màdaiha Ueffant: Madama, io . vi presento il mìa umilissimo iritìptUtOt al
presidente Hénault: Signore, io li ò l'onore di salutarvi; al signor
Pont-de-Velsè : iSignore, io sono il vostro iiuiilìssimo servitore; e rivoltosi
a D'Alembert: Buon 'giorno, signor abate. Evvl più ridicola peUegoleria.'d*,
questa vana e falsa pretensione ad osservare le sociali convenienze ì Questo
stesso -.Fouinier è l'originale del Medico del Circolo, commedia di Poiusinet,
dedotto da quella di Palissot col medesimo titolo. A qnal punto ormai può un
medico liberamente coltivare le arti dilettevoli! La soluzione del quesito è di
già presentita. Qualunque sìa il di lui gusto per esse, sacrificar lo deve al
pregiudizio del pubblico, o secondarlo con estrema circospezione. Senza dubbio,
il flauto a Boerhaave niente scemava a'di lai rari talenti; laonde coloro che
godranno di uguale sorprendente celebrità, potranno allora, ad esempio di
quello, mostrar senza pericolo il loro trasporto per la musica; ma fintantoché
analoga reputazione acquistar si dovranno, prudenza esige, far bene
astenersene. Ed avvegnaché, oltre l'opinione conosciuta del pubblico sulla
incompatibilità della coltura della medicina e delle arti, bisogna ritenere
ancora quante seducenti attrattive sono in queste, che dallo studio cosi arido
e penoso delle mediche scienze possono facilmente distogliere. Colui che al
sapere unisce la civiltà, un carattere piacevole affettuoso ed ameno, e la
compagnevole leggiadria, è più opportuno d'ogn'altro a bene esercitare la
medicina: egli onora la sua professione, ei la fa amare. Alcuni medici
vivamente sensibili, o per dir meglio di poco spirito, si irritano contro la
società declainatrice contro l'arte loro, e contro i filosofi che, come
Montaigne, Molière, Rousseau, non credono alla certezza di essa. Qnal bizzarro
capriccio) Veggansi le opere: Le Fhàhcois, Réflexions crìtìques sur la
médecine. Odwyer., Querela medica. Pljitz, De oedantismo medico. Il ginevrino
Odier, in nna Memoria letta all' In stituto Nozionale di Francia, ha provato
con evidente dimostrazione i vantaggi, che trarrebbe la medica scienza nel suo paese,
da una fondazione a perpetuità, destinata al sostegno di alcuni medici nelle
università straniere. Una tale istituzione sembra dover essere la più utile.
Questo progetto è stato gik concepito ed eseguito in Inghilterra dal dottor
Radctiffe, che ha legato i suoi beni ad un al nobile uso. "Volle questo
medico che due studenti, dell'università di Oxford, godessero per sei anni
d'un* annua rendita di seicento lire sterline, a condizione di passare almeno
cinque anni fuori della Gran Brettagna. La poca cura posta nella scelta de'
soggetti, la coi nomina ad alcuni signori appartiene; ¥ assoluto difetto di
regolamenti per esìgere da loro un discarico dell'impiego del loro tempo, hanno
paralizzata una istituzione, clip sembrava 'promettere, dice Oilier, grandissimi
vantaggiosi risii! lamenti. Ma, secondo Valentin, i candidati ora ottengono
queste missioni a concorso, nella gran sala dell'Università, in presenza del
suo cancelliere e degli nffiziali della Corona. Allorquando un uomo d'alto
merito si annunzia in alcun luogOj la rinomanza proclama bentosto il suo nome
da tutte le parti; il suo genio esercita sommo potere sulle nazioni straniere,
e le contrade le piti remote gli inviano discepoli ed. ammiratori. Chi ignora
l'inconcepibile affluenza degli allievi d' ogni paese alle lezioni di
Boerhaave, di Morgagni, di Unnici-, di G. P. Franck, di Scarpa, di Sementini?
La scienza deve molto a questi omaggi resi alla celebrila. Quanti abili
chirurghi, anche fra gli stranieri, non ha for.fl*i^J'UlM*re;ne9aMtì.Moltìic^eriìWri-.disliiUi;jiiit:ii•mpltèi
diivano il vanto essere stati allievi di ini; le,»iie. leziqjli ed i suoi
esempi inibivano più de' miglio ri libri nello ammaestramento : e- quei che pec
goderne oltrepassavano .immense distanze, 'iie trovavano la ricompensa .nell'entusiasmo
di cui egli li accendeva per la phiiiurgia, e nel rapido incremento del loro
sapere. . r .; Superfluo ; sarebbe provare ulteriormente l'utilità dti' viaggi
iinedici : essi estendono la sfera delle cognizioni del medico, gì' 1 insegnano
a comparare le opinioni, tid .apprezza re i sistemi') ma il maggior vantaggio
che. gli' procurano è dì metterlo iti relazione .cogli: uomini più celebri
d'ogni contrada, e fargli Ot;te.ne(e. dalla .loro; beilevoleftza' conoscenze,e
.rapporti . del, .maggiore interesse. j., „ '-. ii l. !.. cniutou Qual,
differenza. ..jj-a il leggere là descrizione, di un . processo operatorio in
un'opera periodica, e vederlo praticare 'dliì suo inventore sul vivente !
-Quanto i«na' prezióse le Osservazioni cliniche filliteial letto- degli
ammalati; o nella, intimità del congresso de" dotti -'ohe primeggiano
nell'arte di guarire! Un mcdieo illumi-; nato che visita gli stranieri 1,
studia con cura ti! lorte metodi' d' insegnamento e di terapeutica ; >
osserva i grandi medici nella Iqrd predica pat'ticdlarej si ini pai-, dronisce
sul luogo del carattere delle endemìe, osserva le gradazioni die esibiscono
secondo lemslat^' lie epidemiche e sporàdiche, e secondo le rpgicmi; nota con
esattezza tutto ciò che- e raltttivo alla pò*, lizia degli ospedali, visita le
collezioni, di storia natoraic e di anatomia, patologica, e fissa
principalmente' l'attenzione sulle innovazioni introdotte nel dominio; della
materia medicai' 1 'i*f ' ' h >i'»"l '">i liti Mn un medico non
può trarre vantaggio del suo soggiorno nelle straniere focóltà, s'ei non
adempie le' seguenti condizioni: i.° È indispensabile possedere la lingua 'del
paese : coma potrebbe egli, se l'ignora,' seguire le lezioni de' professori,
leggere Je opere no-, vel!e, ed assistere alle mediche conferenze?' un^int^r-'
prete, è fastidiosa ed insufficiente risorsa. à"-Se'iè>cognizioni tìi
lui non siano di già molto éste'seì, gli sarà impossibile ben ponderare le
teoriche ed i fottirecenti che gli; saranno' partecipati, e comparare ciò che
preventivamente ei sa. Per questa ragione i vjag^i' mèglio ammaestrano gli
uomini instruiti: costoro sa mio difendersi dalla seduzione a cui sospinge
naturalmente tutto ciò che è nuovo; essi soli sanno ««servare, di*- . scutere e
giudicare. 3° Di tutte le qualità morali; la più preziosa per il . medico
viaggiatore è un sano giudizio, col quale indaga e distingue ciò che è buono
essenzialmente, da ciò che è vizioso o indifferenti;; né ritiene come scoverte
preziose le bizzarre innovazioni, ed apprezza di più i fatti pratici, e gli
oggetti di utilità dimostrata, che non lo vane teorìe o le brillanti
speculazioni. Alcuni medici o chirurghi di chiara rinomanza, animali d'ardente
zelo per i progressi deli' arte di guarire, hanno intrapreso, in epoche
diverse, parecchi viaggi presso le nazioni più illuminate e dotte d'Europa,
onde conoscere da loro stessi i gradi di perfezionamento della scienza. In
effetto allorquando sparsesi in Francia la fama che Cheselden onerava col
massimo successo un nuovo processo operatorio per eslrarre i calcoli dalla
vescica, Morand propone all'Accademia delle Scienze d'andarvi in persona ad
esaminare ciò localmente: egli vi fu spedito, ed ottenne dal celebre operatore
di Londra le istruzioni ohe desiderava con tanto ardore. Simili nobilissimi
motivi condussero Chopart, Valentin e Roux in Inghilterra, e Franck a Parigi:
merito più laudevole in questi sommi dotti che nulla aveano da invidiare agli
stranieri ! ' t Il più illustre de'medici viaggiatori è stato il gran vecchio
di Coo. Ippocrate, ad esempio de'filosofi del suo tempo, andò a cercar lumi in
remote contrade: egli percorse la Grecia, l'Asia e l'Europa, le isole
dell'Arcipelago e delle coste del Settentrione, e le contrade che avvicinatisi
agli Sciti nomadi ; in Tracia poi ed in Tessaglia egli si fermò assai lungo
tempo. Riconoscendo nei viaggi fatti tra le indicate condizioni, vantaggi certi
ed evidenti, creder pero non debbo n si d'estrema o precisa necessità.
Avvegnaché qual è il loro scopo! conoscere i progressi dell'arte di guarire
presso gli esteri: ma tutte le utili scoverte, tutt' i fatti degni di rilievo,
i nuovi interessanti processi cperatorii, sono pubblicati da'loro autori, o da
quelli ebe li avvicinano, quindi conosciuti pur sono da tutta la gente dotta
europea. Morand non era pervenuto ancora in Londra, nel 1736, che Garengeot e
Perebet aveano scoperto ciò che egli cola andava rintracciando. Lo aver troppo
vagato nel mondo è anche meno un titolo di raccomandazione. Quanti medici, per
lungo tempo cosmopoliti, che vengono finalmente a stabilirsi fra noi, non hanno
guadagnato nelle loro corse moltiplicate fuorché alcuni errori dippiùl
Aggiungasi a queste considerazioni che un medico, arrivato in una capitale
straniera, può difficilmente giudicare convenientemente gli uomini co'quali è
in rapporto, e gli accade sovente considerare e spacciare, colla miglior
fidanza possibile, per grandi medici o abili operatori, individui troppo
mediocri, mentre si tace di dotti valentissimi, di cui ignora vasi l'intrinseco
merito. Veggasi Bartholihks, De peregratione medica. pX»^um^J^;l ! r; ^ Delle
Società di Medioimt. ['' ili : perfezionamento dell'arte di guarire; è Io
.scopo delle • Società ili medicina: esse esaminano lo acquistàle>
cognizioni, ripetono gli sperimenti ed i ..saggi), li ritrovati, le scoverte
che interessano la salute degli nomini, coltivano tutte le scienze mediche e le
scienze fisiche ne 1 lóro rapporti colla medicina, chiamano nel, loro seno
tutti coloro che si addicono con ardore e : successo al loro studio, si valgono
de' lumi di tutti i dotti dell' Europa, mantenendo con essi una attiva
corrispondenza, raccolgono gli sparsi fatti, e pubblicano le nuove invenzioni e
scoperte, propagando delle questioni di cui la soluzione c propria a favorire
lo sviluppo delle mediche venia teoriche o pratiche; e finalmente nessuno
de'mezzi trascurano che liberar possano l'arte di guarire da vani sistemi, e
stabilire principii generali fondati sull'osservazione della natura. Molte di
esse hanno instituito vari regolamenti onde soccorrere l'indigenza di gratuite
consultazioni : queste cliniche sono vantaggiose, e per l'onore che la loro
esistenza fa diffondere sulla medicina, e per gl'importanti servigi che gli
sventurati ne riscuotono : e sottraggono inoltre non poche vittime al
ciarlatali ismo. Nelle pubbliche tornate di queste dotte adunanze, uno de'membri
rende conto de* lavori della società: altri membri l'anno omaggio a' loro
concittadini dei risultameuti delle loro ricerche e delle loro meditazioni
sopra i punti diversi delle mediche scienze che hanno occupato la loro
attenzione. Non si farà qui la superflua e troppo lunga enumerazione de'
benefizi, che la società deve allo stabilimento delle Academie di medicina; nè
insisterassi sugli immensi progressi che hanno concorso a migliorare l'arte di
guarire; nè qui vuoisi presentare lo storico ragguaglio de'fasti loro, che
hanno cotanto illustrato la medicina e la chirurgia. Pubblicando le loro
Memorie eia raccolta de'premj per quelle diggià coronate, le società mediche
molto contribuiscono al perfezionamento della scienza di cui si occupano. Ed i
giornali ch'esse rendono eziandio di pubblica ragione, riguardar si debbono
qual deposito de' loro lavori, e generalmente come quello di tutte le mediche
cognizioni. Compongousi questi di osservazioni, di memorie, di analisi di opere
nuove, sotto i quali rapporti utile interesse presentano. È loro scopo far
conoscere tutte le scoperte, diffonderle dappertutto, e valutarle: l'esteso
dominio della medicina loro appartiene, il quadro statistico presentar ne
deggiono, e seguire passo a passo ì progressi delle diverse scienze clic vi si
riferiscono, paragonare la dottrina degli antichi a quella de'modemi, ed
apprestare sufficiente idea della letteratura medica straniera. Un pratico
occupatissimo non ha il tempo di leggere molti libri: un buon giornale gli
offre il sommario delle mediche novità; e per i medici di provincia è
specialmente utilissimo, che di rado le novità conoscono, ed in gran parte le
ignorano. I giornali di medicina offrono utili materiali allo storico dell'
arte, di guarire; agli oltramontani conoscer fanno lo stalo della scienza; e
presentando in fine un momentaneo interesse, che formane il pregio, possono
perfettamente conciliarsi col merito più solido dell' istruzione. Un
giornalista di queste materie apportar deve, nello adempimento dell'impegno suo,
uno spirito emancipato d'ogni sistema, d'ogni pregiudizio; mostrar l'errore con
accorgimelo } ma perseguitare il ciarlatanismo con intrepido coraggio ed
inalterabile costanza. Le analisi delle novità mediche non potranno esser
utili, che allorquando avranno una estensione proporzionata all'importanza
dell' opera, e la critica o la polemica siensi compenetrate evidentemente nelle
idee dell'autore. E debbesi ornai desiderare che non avvengano più a' dì nostri
quegli attacchi indecenti e vergognosi, che offuscano la reputazione d'uomini,
meritevoli di slima reciproca e del civile rispetto di ognuno. Nò tale e il
linguaggio che i dotti usar devono: i giornali di medicina sono fatti per
arricchirsi de' loro lumi, non per servir loro a campo di guerra. È però vero
clic all' aggressori; il torto :ippartieiie, ma uno spirito superiore nioslra
maggior grandezza d' animo nello sdegnare una ingiuria die nel vendicarsene ;
dirigendo egli a' suoi nemici, a'suoi vili detrattori (che, forse inabili in
tutto, vanamente si sforzano atterrare l'altrui rinomanza, alla (.pitale
pervenir non polendo sì vendicano col dime male) le severe derisioni del
ferneyano filosofo, ilfjle, mais rampe; o imitando l'austero disprezzo di
Fontanelle, un silenzio cioè imperturbabile e costante, dedotto dall'avviso
dantesco: Boa rujjiouar,|i „, a guarda e passa; omettendo anche spesso di
guardar mezzo facce, bifronti o protei mostri. Un giornalista imparziale, nel
render conto di un'opera, manifesta gli errori e le inesattezze, ma rispelta
sempre l'autore; nè mai permettesi lanciargli contro verun epigramma. Gli amari
sarcasmi ristuccano, senza persuadere giammai. Egli deve accuratamente
astenersi e dalla preoccupazione dell' odio, e ' dalla prevenzione
dell'amicizia o delia stims; questa ' accieca talvolta i nostri aristarchi;
laonde si desidera almeno che non profondano con eccesso i loro elogi a coloro
non del tutto sforniti di merito, ma che in realtà non sono quali voglionsi
magnificare. Le lodi {Dici, fjhilosophitj-) recano nocumento a chi le dà, senza
giovare a chi le riceve. Taluno de' nostri medici è qualificato come eccellente
scrittore, e frattanto nello sue opere sembra che ignori le regole primordiali
dell'arte di scrivere. Queste perpetue ed esagerale adulazioni, che ricevono
ne' giornali alcuni individui titolali, non daranno peso alla posterità:
bisogna anche una misura negli encomi che si dedicano a' sommi talenti.
Gliénier ha esposto perfettamente le qualità che un buon critico posseder
debbe. L'ignorante, egli dice, non vede la beltà, il detrattore non vuole
vederla, il critico la vede e la mette in evidenza. Parla egli de' grandi
scrittori che furono, con rispetto se ne occupa, ma non già con idolatria. Il
critico, giusto verso i trapassati, è giusto e benevolo verso i viventi: ei non
si limita all'ammirazione de' capi d'opera, ma paga un tributo di stima agli
utili lavori. La critica è la scienza del gusto, illuminata dalla giustizia.
Scoprire e mostrare gli errori in una medica novità, rilevarne le inesattezze,
dimostrare 1 vizi del piano, estrarre e volgere in ridicolo alcuni brani
difettosi, non è impegno troppo difficile; un giornalista però opera meglio nel
far conoscere il buono d'una produzione, che fermandosi sui difetti di quella.
I sarcasmi costano meno d' una giudiziosa riflessione, imperciocché — Crìtiquer
est aisé, juger est difficile. — D'ordinario gli errori di un'opera non
attirano tante critiche all' autore, guanto le bel Istruire è lo scopo della
critica : per adempirlo, un giornalista deve possedere profonde e svariate
cognizioni, onde ben giudicare delle relazioni riferibili alle mediche scienze.
Una vasta erudizione non lo dispensa dall'arte di scrivere, e principalmente
dal gusto, senza il quale le sue critiche ributterebbero il leggitore. E nel
render conto di un libro novello. eviterà egli ogni sorta di digressione,
seguirà ii cammino dell'autore, e produrrà le di lui principali idee, sia per
approvarle, o per confrontarle con altre analoghe, emesse da contemporanei o
dagli antichi ; cercando ancora per sostener l'attenzione di variare il suo
stile secondo il tema. La natura delle materie sottoposte alla sua critica, non
lo esclude di scrivere colla bramata eleganza. Queste riflessioni generali
sulle società dì medicina saranno scusabili certamente, avendosi avuto l'
intendimento di seguire il medico in tutte le situazioni, ove la sua
professione potrebbe ridurlo, cioè di accademico, giornalista, ed autore. Il
medico più abile è colui che alla vecchiezza riunisce un vero sapere: gli anni
nulla hanno tolto alle suo cognizioni: l'età anzi lia maturalo di più il suo
giudizio. Non meno istruito del giovane medico, più franco nell'arte
d'osservare, ed a costui superiore, egli possiede inoltre il prezioso vantaggio
d'una lunga esperienza. È vecchio medico colui che è saggio ne' consigli,
intrepido ne' pericoli, accorto a preveder l'avvenire, di molte risorse, e di
grande dottrina. 11 sapere invecchia un giovane, l'ignoranza fa d'un vecchio un
alunno; ciò che manca all'eLà, lo compensa il talento : Quid numeras annos ?
vixi 'maturior annis, Ada semin facilini, haer, numeranda fili. Ma non per lo
scoprire una calva testa o adorna di capelli bianchi, può un pratico
manifestare d'aver del merito, chè dimostrasi bensì in una professionale
conferenza, principalmente al lcllo dell'ammalato. Gli antichi statuari! non
depilavano la testa venerabile di Esculapio; nè la calvizie fu mai una prora
del genio. Un giovane può essere gran medico; e difficile cbe un vecchio sia
gran chirurgo d'esercizio. Celso vuole che il chirurgo sia giovane, almeno poco
inceppalo dagli anni: allora soltanto egli unisce il fuoco dell' immaginazione
alla destrezza ed alla fermezza della mano. Un vecchio operatore non
intraprender?! giammai quanto un giovane; l'età gli comunica Una invincibile
timidezza, che spesso col nome di circospezione si onora. Il positivo ingegno,
non il corso degli anni, fa 1' elà del medico. Un giovane dotato di criterio
medico, può essere precocemente un buon medico; ed un pratico di sessantanni,
tuttoché egli ave&c veduto centomila infera», non sarà medico giammai, se
trovasi sfornito d'i questo prezioso dono della È un pregiudizio adunque il
riguardare qnal miglior medico colui, che ha veduto il massimo numero possibile
di ammalati. Tale è pur tuttavia Io errore del popolo; egli non domanda, dice
Zimmermann, se i'l tal medico sia istruito, penetrante, di genio, ma se abbia
canuti i capelli: per lui un uomo maturo è necessariamente più abile di un
giovane, e conchìude che avend' egli più veduto, debba anche più rettamente
pensare. Epperciò c comune Co^a negarsi dal volgo la (tua fiducia ad alcuni
medici di segnalalo merito, a'quali non sa perdonare la loro gioventù;
mentrecbè senza misura inconsideratamente l'accorda a vecchi medici, indegni di
qualunque stima. Esperienza e vecchiaia, sono due espressioni ch'egli crede
inseparabili: e la deduzione di ciò emerge naturalmente, imperciocché ei non
distingue la vera esperienza dal semplice vedere ed esercizio superficiale. I
vecchi, anche più istrutti, secondano estesamente l' opinione del volgo. Un
giovane del più grande talento, è a'ioro occhi mi giovane soltanto; e giammai
possono sospettare probabile alcuna parila fra loro provetti. Ed ìntimamente
convinti del proprio grado superiore, mai lasciali essi sfuggire occasione
veruna onde far ciò valere, sia ne' consulti o negli scrini loro: eglino li
videro nascere, hanno diretto i loro primi passi nella medica imitici':], comi?
agguagliar li potrebbero? Indarno sarebbesi quegli dedicato tutto intero allo
studio- della medicina, e negli ospedali sotto i migliori maestri, in quella
età felice quando l'immaginazione è vivissima, e la memoria tanto vasta e
tenace: invano sarebbe egli debitore alla costanza de' suoi lavori, favorita da
propizie naturali disposizioni, e da brillanti ripetuti successi }
cionuonoslanle sarà egli sempre pei vecchi un giovane senza esperienza, che
promette solo qualche cosa per l'avvenire. Sessant'anni di pratica è una
prerogativa, alla quale riunisconsi tutte quelle qualità, il cui insieme forma
un gran medico! Però meno si vanaglorierebbero dì loro esperienza, se
ricordassero il saggio dettato di Galeno: Medicos qui solam experientìam
scquiuitur non admitlimas 3 quonìam ipsi siati Ulìotae jacittnl, quae vident
inspicieru.es, et rerum quidem eventata cohtuentes, causam autem ignorantes. Un
poco d' invidia forse nemmeno manca ne'giudi zi resi da' piatici anziani
pe'loro giovani colleghi : tulli mettono al confronto l'annosa esperienza, di
cui tanto premurosamente si prevalgono, conlro la non curva gioventù, che
sembra loro difetto grandissimo per un medico. 11 che non a' vecchi medici in
generale si dirige, ina a' pratici di mestieri esclusiva mente. Allorquando un
medico arriva ad avanzala età, dopo lunga e felice pratica; allorquando un
sapere estesamente riconosciulo gli ha acquistato una meritala considerazione,
onorato nel mondo, veneralo da' giovani di cui è il Mentore, termina egli
infine gloriosamente una carriera percorsa con distinzione. Chi non ha provato
un vivo sentimento di ammirazione e di rispetto, avvicinando questi illustri
vegliardi, la cui testa oltraggiata dagli anni, conservando bensi il fuoco di
giovinezza, richiama l'immagine degli antichi grand' uomini ? Chi non ha
sentilo una religiosa emozione, ascoltando la loro voce tremante e fioca in
quegli anfiteatri che per sì lungo tempo hanno eccheggiato delle loro dotte
lezioni ì Non havvi spettacolo cosi imponente nè più rispettabile della
vecchiaia di un medico, che ha passatola vita sua nell'esercizio de' doveri del
suo slato, nè altra stima esiste più legittima di quella profondamente sentita,
che egli inspira. Ma concedere una cieca insensata considerazione ad un
pratico, unicamente perchè il tempo ha increspato la sua fronte ed incanutito
la capelliera, e 58 negare Farle di osservare e l'esperienza . a' giovani
perchè non sono ancora vecchi, non' è qucslo un ridicolo pregiudizio, contro il
quale la ragione e l'interesse dell'umanità non reclama abbastanza? E mentre la
vecchiaia indebolisce le intellettive facoltà degli uomini, un medico ignorante
goderà forse egli solo l'esclusivo privilegio di ricever per essa f esperienza
il giudizio e l' ingegno, di cui è Stalo privo per tutta sua vita? Firtiitem
non prima negatit, non ultima domini Tempora. Quali prerogative in favor"
loro invocano i vecchi medici? I giovani, essi dicono, hanno poca pazienza,
nessuna assiduità, nessuna circospezione; la loro impetuosità li trasporta; noi
soli interrogar sappiamo la natura, noi giudicare maturamente, perseverare con
costanza nelle nostre risoluzioni, e finalmente osservar bene V andamento delle
malattie; un lungo esercizio ci ha illuminati sulle loro complicazioni, e loro
varietà: fami gli a ri zza ti con esse, al primo colpo d'occhio discernere noi
sappiamo il loro vero genuino carattere, malgrado l'oscurità del diagnostico;
instruiti dalla pratica, noi soli conosciamo bene l'azione de' medicamenti, e
la scelta che di questi far convienili; alla conoscenza squisita del genio
delle malattie aggiungiamo inoltre nuovo vantaggio, non meno prezioso, quello
di un metodo sicuro, invariabile, e che venne da una lunga sperienza
consacrato, 17 età, replicano i giovani, sminuisce i lievi tab ilmente 1?
energia delle facoltà in Ielle ttuali. Orazio lia detto : Multa senati
circumt'enìunt incommoda; e Virgilio : Tarda renectut Debilitai viret animi,
mutatque vigorem. "Sii puossi più disputare sul vantaggio d' una felice
memoria. Questa dà la scienza, e, secondo Galeno, la scienza è l'esperienza; ed
a' vecchi, pur si conosce che la memoria manca: . Prima lunguescit semini
Memoria lorigb lassa sublabens fimi. Gli oggetti esercitano Sopra di noi una
impressione più viva; noi siamo più atti ad osservare e ad agire, più fecondi
in risorse, più indipendenti d'ogni sistema, più intrepidi ne'pericoli.
Eaglivi, morto a trenlanove anni, fu il restauratore della medicina. Prospero
Alpino^ prima del trigesimo suo anno, disposti avea i materiali della sua
grand'opera l'Egitto. Bi chat, morto di trentun anni, e Scliwilgné e Boisseau,
rapiti nel fiore dell'età, sono nel rango di coloro che hanno grandemente
illustrato l'arte di guarire. Chiunque, a treni' anni, non è buon medico, non
lo sarà giammai: non per gli anni, pel sapere bensì, debbe un medico essere
stimato. Utilissima a'giovani sarebbe la loro unione con i pratici, che per
lungo esercizio di loro professione limino acquisiate) molta esperienza;
desiderevole sarebbe ancora che solto di questi dimostrassero il primo eaggio
di loro idoneità: laonde, guidati per avveduti consigli, eviterebbero quegli
errori che le più estese teoriche cognizioni non bastano far loro prevedere.
Questa sorta di patronato era prima più comune d'oggidì: di rado veggonsi
altrove come nella capitale, de' giovani dottorelli seguir tuttavia la pratica
degli spedali, o collegarsi a que'clie li hanno preceduti nella carriera. Pregevolissimi
saranno sempre gli avvisi d' uno sperimentalo clinico, gl 1 insegnamenti, ed ì
suoi discorsi. H seguire per parecchi anni la pratica di un buon medico, offre
ancora ai giovani un altro vantaggio: essi si avviano nell' acquisto della
fiducia degli ammalati, e cominciano a farsi conoscere. Spesso il rispettabile
professore che li dirige, lor cede ed assegna interessanti casi ed
osservazioni, compiacendosi egli ognora d'agevolare la loro gloria ed i loro
trionfi. Partecipando al frutto della clientela di lui e della sua esperienza,
quella propria più sollecitamente sì formano; al che riuscir non potrebbero, se
di sè stessi fossero in balia. Nè solamente il loro Mentore conducali alla via
dell'istruzione, ma eziandio li guida a quella della fortuna. Colui che avrà la
sorte di trovare sin da principio un abile pratico, che voglia scortarlo in
società, e formarlo nell'arte di osservare, dovrà retribuire beneficj tanto
segnalati colla più viva riconoscenza; Glie egli ascolti con rispetto le
lezioni dell'età matura: che si proibisca quella presunzione cosi familiare
a'giovani, e tanto contraria Y progressi della scienza; e si accostumi ben
presto anteporre i precetti dell'esperienza alie brillanti teorie delle scuole.
Conservino sempre i giovani medici, si ripete, la. più fervida gratitudine per
colui che li ha iniziati ne' misteri dell'arte di guarire, ed abbiano per lui
un profondo rispetto ed invariabile attaccamento; quindi amarlo è uno de' loro
primi doveri. Onorare i suoi maestri, importa onorare sè stesso. Se il
discepolo venera il professore, si gloria costui de'progressi del suo allievo,
i dì lui successi formano il di lui gaudio; egli identifica la sua riputazione
alla propria rinomanza, ed un medesimo vincolo di stima e di amicizia li
affratella ed unisce. Mancano le espressioni onde potersi degnamente lodare
quell'uomo illustre, da cui tanti giovani medici hanno ricevuto cosiffatti
benefizj, vedendolo interamente impegnato ad aiutare il merito nascente, ed a
sostenere colla sua prolezione e co' suoi mezzi tutte le intraprese dirette al
perfezionamento della scienza. Veggansi le opere di Stebler, Optima seu non
annorum sed virtutum numero computata medici aetas deducla; Stahl, Disertano da
practicorum veteranvrum praestantìa; Ioncker, Diss, inaugar. medica qua esemplo
plethorae demostratur quod bonus theoreu'cus bonus quoque sit praticus.
Giovan-Giacomo Treyling ha sostenuto nell'università d'Ingoiataci, nel 1736,
una tesi, nella quale sono discusse queste due quistioni ; Un medico debb'egli
menar moglie? Qual donna gli conviene mai? Eppure costui non ha tratto forse
dal suo tenia Lutto il partito eh' ei presenta. Tréyling declama troppo contro
lo slato del maritaggio, confessando medesimamente che il volgo accorda con
minor facilità la sua fiducia a' medici celibi che a quelli avvinti da'nodi
d'imeneo:' osservazione evidentissima questa, e di gran peso. Egli passa in
rivista successivamente lutti i disgusti e gli affanni che fa provare al marito
la moglie opulenta, o quella che per natali dislinguesi, ovvero se alla classe
plebea appartiene; e piacegii citare tutti i passaggi e dettati de'filosofi
diretti contro il maritaggio, insistendo finalmente su certo pericolo che si
indica L'i j i Dy Co qui appresso con le testuali parole del dottore di Baviera
: Jccidit et hoc viro praesertim medico, quod si juvenculam sibi junxerit,
fiancque fbrmosani, Imbeat quod metuat ìllud Epicteti dicentis: Qui formosam
duxerit, habebit communem. Cura enim medicus densa praxì obrutus, nec domus nec
uxoris custos esse valeal, quid? si haec interim hospitalis alt, et Dianam
aemulata cornifica metamorphosi marilum cervina superbum corona in Acieonem
transformat, kaeredesque ipsi afferai, non nisi adamitico cum ipso sanr guine
conjunctos? Ita ut non sernel saltem tacite secum murmurare querelas debeat:
hauti ego mi uxorem duxi, tulit alter amorem: sic vos non vob'is. ( J. J. Treyung, An et qualern
medicus debet uxorem ducere, Orai. ìnaugur.). Questo scrittore più serie obbiezioni avrebbe dovuto
proporre contro i legami del maritaggio: le declamazioni sono sempre false, e
fanno vedere un lato solo degli oggetti. A'ridicoli pericolameli ti che fa
temere il tedesco dottore, ben si possono opporre j vuutaggi grandissimi, di
cui l'imeneo fa godere il medico. Altri dimostreranno i gravi perigliosi
inconvenienti del celibato, e faran conoscere il benessere di una scelta
unione, benedetta dal cielo; io mi limiterò ad indicare molti efficaci motivi,
che impegnar devono principalmente i medici ad associarsi di buon'ora una
compagna degnissima. Il maritaggio dà al giovane medico maggior consistenza,
più solida maturila, gli fa scusare folli sua; gli acquista la fidanza di vari
mariti e di capi di famiglia, i quali, s'ei non fosse ammoglialo,
rifiuterebbero forse le di lui cure. 04 Pensa HiifFmann clic un mediai
affrettar non dobhest al mairi moiuo, mrnochè non Irosi mi vantaggiosissimo
stabilimento; perchè, die' egli, una moglie e l' imbarazzo, il disordine, il
viluppo della domestici ei-niwmia, assorbiscono la moti del tempo che n>ige
lo studio. Questa riflessione è fonduta sino ad un eerto punto, ma non deroga
quella precedentemente emessa. Un medico assai dedito a' lavori ilei gabinetto,
rifugge le delizie dell'imeneo; per lo che fra' dotti, molti celibi si
numerano; ma tuttavia una moglie e figli possono perfettamente conciliarsi coU
l' a more dello studio. Bacine era maritato, ed occupavasi egualmente di sua
famìglia e de'suoi studi, e le domestiche cure non gli menomarono hè i suoi
lavori, ne la sua gloria. Montaigne eralo pure. Cicerone, Plutarco, quasi tutti
i filosofi e gli antichi letterati di Grecia e di Boma, erano virtuosi mariti
ed ottimi padri. Tale fu Ippocrate. Il grand'Haller trovò la felicità con una
sposa diletta, e fu uno degli autori piò fecondi del tempo suo. Morgagni era maritato.
Sabatier contrasse un secondo maritaggio in età anche sconveniente. Frank, Pi
nel, Broussab, ed allrì chiarissimi luminari, non sono vissuti nel celibato.
L'uomo non è fatto per viver solo, dicono le sacre carte, ed è ripetuto con
entusiasmo dallo scrittore dell'Emilio. E Socrate richiesto, se fosse miglior
partito prendere o no moglie, rispose: Qual dei due si faccia, dovrassene*
sempre aver pentimento. Dell" Esteriore del Medico. Molière ha vendicato
l'affettata gravità ed il pedantismo de'medici del secolo di Luigi XIV. I
Diafoirus ed i Purgon sono rari adesso: trovansi tuttavia nel mondo taluni
degli originali, di cui egli ha così bene dipinto i ridicoli portamenti, di
que'dottori cioè nutriti d'antiche teorie, che in medicina nulla scorgono difficile
o inesatto, che prestati fede a'ioro sistemi come a dimostrazioni di
matematica, e che se mai si osasse sottoporli a discussione, qaal reato il
terrebbero. Ad udirli, l'eleganza, la socievolezza, le urbane maniere,
risultano incompatibili con la professione del medico; essi fuggon le grazie, e
le grazie rifuggono costoro. Stranieri a' progressi dell'arte ed alle scoperte
del genio, distribuiscono senza discernimento qualunque rimedio, uccidono ì
loro ammalati nel modo più coscienzioso; ed in ciò agiscono, come il Piirgon,
di Molière, qual farebbero ali' uopo pe'loro figli o amici loro. Malouin, a
que'tempi medico della regina, era di si fatto carattere: egli prescrisse molti
farmaci ad un celebre letterato, che li usò con diligente esattezza, e guarì. Rapito
di tanta docilità, il dottore gli disse abbracciandolo: Yoi siete veramente
degno d'essere ammalato. Un medico deve attentamente evitare nel suo linguaggio
la precipitazione, ed il parlare con esagerata gravità: il barbugliamento del
dottor Bahis, non è meno ridicolo della pedantesca lentezza del dottor
Macrotoo. Le sue maniere, il suo linguaggio, tutto il suo esteriore dev'essere
in armonia con la dignità del suo ministero. ' Un medico ciarlone è un
accrescimento di mali per l'ammalato) Se l'esteriore del medico è naturalmente
imponente, gli sarà più facile ottenere la fiducia e gli omaggi del volgo. Però
un talento grande, è un mezzo più sicuro per ottenere la stima degli uomini.
Lìeutaud, di una costituzione debole, di un carattere indifferente e freddo,
privo d'ogni esteriore vantaggio e dalla natura ancbe malconcio, non pervenne
meno al primo posto dello stato suo. Alcuni moralisti, e lo stesso Ippocrate (
Dè decente habitu a ut decoro), vogliono che all'esteriore di un medico
pompeggiasse la salute; e sono d' avviso inoltre essere ridicolo visitare
infermi con una gracile complessione ed un pallido viso: tali considera zìo iti
però sono futili interamente. Certi indivìdui godono integra salute, malgrado
tutti gli esterni segni di pervertimento delle vitali funzioni. Non per la
pinguedine, l'altezza della statura, la barba, od il colorito del viso, bisogna
giudicare giammai del sapere di un medico. Fare alcune osservazioni sugli abili
del medico, non è un occuparsi di frivoli oggetti, poco degni al tema di questo
lavoro. Ippocrate, non poche ma replicate volte, è disceso a dettagli di questo
genere. Ma si potrebbero omettere dacché direttamente influiscono sul giudizio
degli uomini? Chi ignora che l'esteriore è tutto o quasi tutto per essiì Clic
sol dall'eslerìor giudica il Biondo. Un medico presuntuoso e ridicolo si adorna
di una cravatta, annodata con l'ultima eleganza, e di un abito di colore e di
forme alla moda: tutto nel suo vestire, anche sino al bastone, è di modesco
gusto: egli escogita, come un galante zerbino, il modo di farsi abbigliare sin
da un giorno prima pel di prefisso. Un medico filosofo lasciasi vestire dal suo
sarto; e tanta debolezza vi è nel fuggir la moda r quanta a ricercarla.
Allorquando la carenala della seta rendeva le stoffe seriche preziose come oro,
i medici ed i chirurghi sì distinguevano per questo genere di lusso: gli abiti
di seta erari loro rimasti in consuetudine. Montaigne rimprovera tal
magnificenza. Al tempo di G. Patin, i chirurghi vestivano a nero, con rosse calze:
i medici prendevano la toga nelle pubbliche solennità, e 68 la ornavano d'una
cappa di scarlatto, oltre agli speroni d' oro: e godevano sin dalla più remota
antichità particolari prerogative, attinenti al loro costume, di cui erano
gelosissimi. A' giorni nostri siffatte disùnzioni nemmeno si rimembrano.
Sarebbe curioso ed ameno soggetto di ricerche per un erudito, la storia della
toga e del cappello de'medici. Egli potrebbe seguire, nel corso delle età, le
variazioni delle mutate forme, con le considerazioni principalmente sulle
qualità a questo imponente esteriore dal volgo assegnate. Ed in vero il tale
dottore doveva al suo vestire la metà di sua rinomanza; per cui i medici
scagliaronsi con furore contro alcuni temeravii chirurghi, che osarono ambire
all'onore della veste lunga; nè ignorasi che in tale importante ostinata
mischia, quantità cV inchiostro fu versata a ribocco da' due partiti; ed i
medici più volte pervennero a scorciare gli abiti ed i cappelli de' loro
avversari, quantunque alla fine costoro trionfarono, ed ottennero di
partecipare a tutti i privilegi degli emuli invidiosi. Un medico che gode
grande rinomanza, può impunemente cedere al suo gusto per la semplicità; la
negligenza del suo esteriore serve pure ad accrescere la sua riputazione: ma un
giovane pratico farà bene nel seguire un opposto metodo : il volgo attribuir
potrebbe la modestia del suo esteriore al ristretto numero de' suoi clienti. Si
compiacciono alcuni uomini bizzarri coprirsi d'abiti i più grossolani, sebbene
non costrettivi dallo stato di loro fortuna, nè curano nemmeno il governo e la
nettezza della persona. A creder loro, un dotto pone severamente in non cale il
suo esteriore, e l'occuparsene sarebbe per lui fattissima cura, chiamando
filosofia questo ridicolo dispregio. Ma le sociali convenienze prescrivono al
medico d'evitare ne'suoi vestimenti ogni pretensione alla singolarità. Gonviene
f anzi interessa al chirurgo, dice Percy, il vestire comodamente. Ippocrate {De
arte), gliene fa un dovere; e l'interesse degli infermi, affidati alle sue
cure, e quello della sua riputazione e della sua propria salute, imperiosamente
glielo impongono. La negligenza ed il lusso degli abiti, come si disse, sono
due estremi da evitare. Bisogna che l'esteriore di un medico annunziar debba
esser egli di troppo superiore all'indigenza. Nettezza, decenza, comodità,
eleganza senza pretensione, sono le qualità che al sor cìale costarne di lui
debbono presiedere e sempre accompagnarsi. Il dottor G. N. Stock (De temperar!
da madicorum), oltre all'avere dato saggi precetti sugli abiti de'medici, si
occupa anche d'altri argomenti relativi al loro esteriore; egli vieta d' essere
ornata la loro capigliatura, interdice il tabacco, il di cui uso, a dir di lui,
li priva delle grazie dell'amabilità, e può altronde ferire la delicatezza di
certe persone. Triller ha scritto una lunga dissertazione intitolata De odore
medico, nella quale egli commenta, ripetendoli, i precetti del padre della
medicina sopra l'uso degli odori. Ippocrate avverte il medico di non profumarsi
giammai di odorose essenze, dispiacevoli o nocive al malato. Costante
circostanza ella è che certi principii odoriferi attivissimi, eccitar
potrebbero violenti spasimi sopra donne isteriche, od eminentemente nervose. (Stahl, De frequentiti mar
horum in carpare kumano prue brutìs. — Tissot, Des maladies des gens da monde).
Più severo del vecchio di Coo, che
almeno permette al medico i grati odori, avvertendo che dilettano ancora gli
ammalati, Dieterich annunzia pure la sua opinione sul loro uso : Vitare omnino
medica* vestimento odorìfera; optine olet medicus quam nìhil olet. Septal e
Roderigo da Castro invitano il medico a non usar degli odori, se non che con
estrema parsimonia. Il medico circospetto e conseguente a sè stesso, che
ambisce il pubblico rispetto, deve adunque esser semplice ne'suoi abiti, grave
con gli uomini, rispettoso verso le donne, senza bassezza co'grandi e cogli
opulenti, serio coi membri del sacerdozio, affabile cogli inferiori, coi
poveri. Il colto lettore potrà vedere all'uopo le seguenti opere: Dìctionn. des
sàences médicales;V^aih, Galateo de' medici; Di-Filippi, Nuovo Galateo pei
medici. La coltura delle lettere non fa parte essenziale degli studj del medico
: ma può egli essere abilissimo, ed almeno mediocremente versato nella
letteratura j essendoché, occupando un posto nella società, e non comparendovi
come dotto ed erudito, -quale idea darebbe di se, qualora fosse costretto a
mantenere un vergognoso silenzio sopra tutti gli oggetti stranieri al rapporto
diretto con la medicina, o, peggio assai, se la di lui ignoranza strappassegli
ad ogni istante delle scipite inezie sopra materie comunissime a chiunque
possiede le istruzioni elementari? Alcuni dottori declamano contro la sollecita
accuratezza de' loro colleghi, Dell' ornare il loro spirito di svariate
cognizioni. Senza gusto e senza giudizio, essi denigrano tutto ciò che non
sanno acquistare. Il più degno passatempo per un medico è la coltura delle
lettere ; e se in convenienti limili egli la rislrigne, gli sarà utile infinitamente.
La storia, la critica, l'arte drammatica diletteranno gli istanti di suo
riposo. Nelle opere de" filosofi si avvezzerà egli a pensare, a conoscere
il cuore umano in quelle dei moralisli, ed a scriver bene in quelle de' più
forbiti eloquenti scrittori. I suoi progressi lo sorprenderanno bentosto: la di
lui memoria, arricchita de' più bei tratti di poeti e di oratori, renderà il
suo conversare molto piacevole; il suo spirito, nutrito e adorno de' lavori
degli antichi e de' moderni, acquisterà nuova forza e maggiore attività. La
sciocchezza sola può sorprendersi di veder un medico a ragionare saggiamente di
letteratura, e la gelosa ignoranza può soltanto proibirgli di occuparsene per
alcuni momenti. Quanti medici chiarissimi e celebri pratici di prim'ordine,
appassionati per le belle lettere, hanno acquistata una meritata rinomanza
colla varietà delle loro letterarie cognizioni! Non è questo, è vero, il genere
di gloria che un medico debba ambire; ma per l'unico scopo di istruirsi e di
formare il suo gusto, le occupazioni letterarie gii convengono, avvegnaché
niente d'incompatibile presentano coli' esercizio della medicina. Bensì non
inutilizzi egli mai iti accessorii studi uri tempo prezioso, di cui la società
gli chiede conto: faccia egli delle belle lettere un divertimento, non già la
sua occupazione esclusiva, ed allora degno sarà di lode, cercando ornare
l'ingegno con la coltura di quelle. Laonde chi consacra tutto il suo tempo agii
studi medici, f u cosa degna; ma colui che dedicando visi col medesimo ardore,
sa impiegare altresì alcuni istanti alla utile letteratura, fa assai meglio.
Una educazione eccellente e scelte letture, maturano singolarmente il giudizio,
infondono forza maggiore allo spirito, e, perfezionando il criterio, regolano
l' immaginazione. Le belle lettere producono allo spirito ciò che produce al
corpo un ottimo cibo; e chiunque è insensibile a' loro incantevoli o seducenti
diletti, ha senza dubbio una organizzazione in felice. Tutti coloro che per
loro professione sono ammessi in ogni classe della società, devono giovarsi del
loro soccorso. Un medico che non conosce i capi d'opera de' sommi scrittori
almeno del suo paese, disonora il titolo eh' ei porta : nessuna scusa per la
sua vergognosa ignoranza s' incontra. Ma fortunatamente pochi meritano questo
rimprovero; e non vi è professione in cui le cognizioni d' ogni genere siano
più comuni, quanto in quella del medico. Alcuni medici sono comparsi con tutto
splendore nella repubblica delle lettere, come Guido Patin, uno dei più dotti
del suo tempo, che ha lasciato una raccolta di lettere, spesso ristampale,
sopra vari soggetti di medicina, di biografia e di storia. Lo spìrito mordace e
caustico di questo medico, e l'incanto della sua conversazione, aveangli
acquistato una riputazione così grande, che i signori ed i principi a gara
contendevansi per averlo a desinare od a cena. Ma chi fu più dotto, chi più
celebre di Rabelais? Prima francescano, poscia benedettino, poi medico, indi
curato di Meudon, ecc., quest'uomo sorprendente possedeva una prodigiosa
erudizione, e parlava quasi tutte le antiche e moderne lingue. Tacesi qui il
tema della sua bizzarra opera, ma trasandar non si dee come l'individuo stesso
che narra le strane avventure di Gargantue e di Bantagruello, ci ha dato una edizione
assai corretta degli Aforismi d' Ippocrate, di cui il nome dell'editore forma
il merito principale. Presentemente il gusto delle scienze naturali è tanto
generalmente sparso, che a' medici non è più permesso ignorarle. Ad essi
socievolmente suppongono estese cognizioni in botanica ed in zoologia, e spesso
lor si dirigono delle questioni sopra queste scienze. Un individuo qualunque
avrebbe svantaggiosa idea d'un medico, che ignorasse del tutto la storia de'
vegetabili e degli animali. Non è possibile, ò vero, che un medico sappia la
botanica come un, Jussieu, Mirbel, o Richard ; la chimica come Va'uquèlin,
Thénard, e Bouillon-Lagrange ; la fìsica come Biot e Gay-Lnssac; la mineralogia
come Haùy, Brongniart, o Beudant; la storia naturale come Cuvier e Duméril: ma
il conoscere gli elementi di queste scienze è assolutamente per esso
indispensabile. E tuttoché immenso sia il dominio della sola medicina, egli può
benissimo, se il vuole, trovare il tempo di far qualche sortita in estraneo
campo di scienze, lettere ed arli. Si esigono pure in un medico esatte
cognizioni di storia generale e particolare, di geografia fìsica e politica, e
sul sistema del mondo. La storia ci mette sott' occhio le vicissitudini degli
imperii, onde noi possiamo conoscere la via che conduce alla pubblica felicità.
La nautica insegna ove sienvi secche, ove scogli, e mediante la bussola, ci
guida al porto cui agogniamo pervenire: ora la storia è la nautica morale. La
geografia, se abbiasi rispetto alla sola etimologia e descrizione della terra,
un siffatto lavoro affatto nudo, sarebbe troppo sterile: ma i geografi sogliono
dare maggiore eslensione alla loro disciplina; essi alla descrizione delle
varie regioni della terra aggiungono la cognizione de' prodotti della natura e
dell'industria, le vicissitudini degl' imperii, lo stato delle scienze e delle
arti. Quindi la geografia non appartiene più ad una sola ragione di studii, ma
a molti. Essere al medico politico necessario lo studio della storia e della
geografia, ciascuno immediatamente sei vede. Le leggi e le costumanze de'
popoli sono in istretta relazione con infiniti avvenimenti che no vengono dalla
storia descritti. Basta l'ardimento d'un sol uomo per indurre (a necessità di
temperare, od anche mutare le leggi. Altri oggetti, che riferisconsi alla
legislazione de' popoli, spettano evidentemente alla geografia : tali sono l'
influsso della varia latitudine e de' climi secondari. Esigonsi eziandio
principalmente nel medico, una precisa logica, uno studio profondo
dell'ideologia, una filosofia pratica, fondata sull'accordo della morale e
della religione. Queste cognizioni si posseggono tuttavia da non pochi medici;
per cui, son eglino senza dubbio la più erudita classe della società; ed alla
dottrina che lì distingue, agginngonsi le urbane garbatezze e la virtù,
associate alle grazie del loro ingegno. Veggansi le opere : Hennhanius, De
eloquenUa medici} Vicq d'Aztr, Eloges historìques; Le Francois, Riflexians
criliques sur la módecrrte; De Beza^ok, Les médccins à la censure; Martini,
Manuale di palma medica. Alcuni medici hanno coltivato la poesia con successo.
Il nume della medicina era nella favola anche quello de* versi. Apollo dice in
Ovidio: Inventarti medicina meum est ; opiferque per orbem Dicor, et herbanim
subjecla potentìa nobìi. Girolamo Fracastoro f stimatissimo qual medico e come
poeta, si è reso immortale per il suo poema latino sulla SijiUde: i suoi versi
sono degni dell' antica Roma e della Corte di Augusto. La riputazione di lui
crebbe tanto, che Yerona sua patria, sei anni dopo la sua morte, gli eresse una
statua. Se ingegno poetico sufficiente bastato fosse per ottenere questo
supremo onore, Claudio Quillet pretender vi poteva : la sua Calìipedìa contiene
grande numero di eccellenti versi. Questi due scrittori hanno posseduto in
grado eminente, l'arte difficilissima a' moderni di parlar bene la favella di
Lucrezio; nè uguagliati sono da Quinto Sereno Sammonico, quantunque non affatto
privo di merito. Gli Inglesi si gloriano di Samuele Garth, poeta s medico
ordinario del re Giorgio I. Sotto il nome di Dispensary } Gartli ha fondato uno
stabilimento destinato a dare a' poveri gratuite consultazioni e medicinali a
discreto prezzo, ed ha pubblicato col nome stesso un burlesco poema in sei
canti, del quale è soggetto una gara ed una lotta fra' medici e gli speziali.
Voltaire, che ne tradusse l'esordio in bellissimi versi, lo antepone di molto
al Lutrìn. Questo strano parere d'uomo sommo in poesia, si spiega solo con
rammentare l'epoca del promulgato avviso, e l'estrema iracondia del di lui
carattere. Pretesi ammiratori di Eoilean servivansi del chiaro suo nome per
vilipendere il grand' uomo di Ferney: l'abate Batteux avea pubblicato il suo
paralello del Lutrìn e della Enrìade: Voltaire, profondamente ferito, estese il
suo risentimento anche sopra Boileau. Ma tutta la rinomanza de' medici poeti si
prostra ed abbassa innanzi quella dello illustre Haller. Questo genio, onore
immortale della Svizzera, fu uno de' poeti più distinti del suo secolo.
Erudito, fisiologìsta, ed in tutto alto maestro, Haller ha in sè riunito ogni
genere di gloria. Le Muse furono compagne di lui, ed ora scendevano a trattare
con esso il ferro anatomico, ora il traevano sulla cima delle Alpi a cantarne
le maraviglie iti dolcissimi versi, che l'aspetto sublime di quelle
inspiravagli, resi mirabili in molle lingue. Le Muse 79 versarono sul Redi il
nettare di Montepulciano e di Chianti, e lungi dallo squallore degli ospedali
l'introdussero nelle orgie delle Baccanti. (Monti, Necessità dell 'eloquenza).
Troppo severo parrà forse il mio pensiero, ma 10 non posso approvare che un
medico ambisca un genere di gloria, per lui poco dicevole. Che egli faccia de'
versi destinati ad essere letti dagli amici, nulla di meglio in ciò; un tal
passatempo niente ha in sè stesso di reprensibile : ma pubblicarli, ma,
ascoltando un amor proprio pur troppo male inteso, affrontare 11 ridicolo che
umilia i cattivi poeti, e compromettere in tal modo la dignità della medicina,
ciò, a mio avviso, è la più evidente palpabile inconseguenza. Qual vano merito
per un medico è quello d'una poetica rinomanza! Archidamo rimproverò Pena udrò,
che lasciava la gloria di ottimo medico per acquistare quella di cattivo poeta:
Basti al nocchiero ragionar de' venti, Al bifolco de' tori; e le sul* piaghe
Conti 'I guerrier, coati '1 paetor gli armenti. Nutrita de ventis, de tauris
narrai arator, Enumerai miles vulnera, pastor oves. Avvegnaché devesi pur
ricordare la sentenza, Qua potè quisque in ea conterai diem. la quell'arte
ciascun, cui atto il fece Natura, i giorni e l'opra ivi egli spenda. Più
importanti cure esigono le veglie del medico: se egli ha la smania di poetare,
non abbia almeno quella di promulgar colla stampa le sue bassezze e nullità.
Qual è il suo scopo pubblicando cattivi versi? die pretende egli ? — un poco di
fumo, alcuni effimeri elogi. Uscendo meschinamente dalla sua professione, si
espone a tutto il rigore della critica e del dileggìo; e senza un talento
preclaro, altro premio non può ricevere dalla inconsiderata sua intrapresa, die
l'indelebile scherno della berlina. ( Bartholikus, De medicìs poetisi. La
struttura de'n ostri organi è tale, che l'osservatore, colpito dal ridicolo
degl’errori del materialismo, ricouosce ed ammira l'essere supremo – IL
GENITORE DI H. P. GRICE -- clic ha creato tante maraviglie. Lo scalpello
dell'anatomico fornisce adunque un mezzo di prova principale della esistenza
d'un celeste Superno Moderatore. Tutte le virtù sono riunite nell'esercizio
delta medicina, la quale estoltesi alle più alte combinazioni; dal che emerge
essere ogni medico necessariamente cultore della filosofìa. Con questa non si
Ìndica già quella marna, che fa porre nel rango de' pregiudizi tutto ciò che
gli nomini d'unanime accordo riguardano e rispettano come base della morale;
mania funesta, che umilia l'anima e corrompe il cuore, di cui però i medici
sono meno suscettìbili degli altri uomini ; ma si addita quella filosofia che
mostra all'uomo tutti i mali ebe l'ateismo ha cagionato al mondo, facendogli
vedere la felicità nella virtù, la virtù nella religione ; che lo rende padrone
delle sue passioni, gli illumina lo "spirito, e' ne matura il giudizio; ed
ha in fine per oggetto primordiale, il fargli conoscere di amare e adempire i
suoi doveri. Tale fu sempre la filosofia, d'Jppocrate: i di lui scritti
mostrano ovunque la più saggia morale, e dipingono la bell'anima del loro
autore. Molti filosoli, e Montesquieu fra' primi, hanno attinto grandi verità
dal vecchio di Coo. Ciò ch'ei disse della possente influenza che esercitano i
climi sul corpo dell'uomo, e delle modificazioni che questa influenza fa
provare alle sociali istituzioni, è stata adottata e sviluppata dall'autore
dello Spirito delle Leggi, ed egregiamente modificata dal chiarissimo scrittore
della Scienza della Legislazione. Ippocratc trasportò, come egli stesso lo dice
(De prisca medicina), LA FILOSOFIA NELLA MEDICINA, e la medicina nella
filosofia. Scorgesi nelle opere degli antichi la osservazione d'una
corrispondenza tra certi stati fisici, certi caratteri delle facoltà
intellettuali e certe passioni; cioè che a tale abitudine del corpo, a tal
proporzione delle membra, tal colore della pelle, -tale disposizione de' vasi
sanguigni e delle parti molli, corrispondevano una data tendenza ed ùu
determinato nesso di idee. Motti' fra que'savi, nella organizzazione dell'uomo
comparata a'fenomeni della vita, trovarono la ragione de' fenomeni e la
soluzione de' problemi morali i più importanti. La superstizione proibendo loro
di licer - 83 care la verità nel .corpo, umano,- obbligava a rintracciarla ne'
cadaveri, degli ammali. Diversi .medici hanno scritto opere pregiate sopra
argomenti di filosofia. Antonio Van-Dale, medico dello spedale di Harlcm,
erudito «omino, è l'autore d'una disseriazione siigli Oracoli, che parve troppo
ardita iìlFepoca ili sua pubblicazione, di cui Fontanelle si e poscia servito a
redigere, la sua Storia degli Oracoli. Si legge tuttora e. si cita con,
considerazione il libro de'Caratteri delle Passioni di Marino Cureau de la
Chambre, membro dell' Academia Francese, medico ordinario' del -Re. Ma pochi
libri agguagliar possono l'alta filosofia dell'aureo Trattato de* rapporti del
fisico e del morale dell'uomo. Cabanis ha istradato a grandi progressi la
medicina filosofica. Eloquenza trascendente, pompa di stile, forza dì giudizio,
elevazione di' idee, ardire saggio, tali sono le brillanti qualità che hanno
generato il durevole successo dell'opera sua. Egli ha sviluppato con rara
sagacita i rapporti dello studio dell'uomo fisico con quello de' progressi delT
umana intelligenza, e quei dello sviluppo sistematico de'suoi organi con lo
sviluppo o la sede delle sue sensazioni e -delle sue passioni. Egli ha
illustrato - alcuni punti oscuri della fisiologia de'nervi ; Iva stabilito la
importante distinzione tra i movimenti che dipendono dai nervi, organi della
sensibilità, ed i movimenti iuvo:d b, HI Ohimè! per quale porta sortiremo noi?
Perla porta d'onde si paga, rispose l'intrepido professore. All'istante,
seguito dal suo collega, attraversa fieramente 1' anticamera, e va a reclamare
il suo onorario. Vi sono de' medici che hanno un raro talento per raccogliere
dalle loro cure ricchissimi guiderdoni. Alcune in eminente grado lo possedeva:
ramato per un'ammenda di due milioni, alla quale condannato avealo l'imperatore
Claudio, seppe egli in pochi anni ristabilir Lene la sua fortuna. Quest'arte
studiasi accuratamente dagli uomini che preferiscono V oro alla gloria, e
consiste nel far valere lievi cure, ad incitare una straordinaria riconoscenza,
od a mascherarsi d'un affettato disinteresse per ottenere dallo imbarazzo di un
convalescente, che teme di comparire ingrato, più vistose ricompense di quelle
che richieste si sarebbero. La penna ormai rifugge e si nega a questi vili
dettagli, pur troppo comuni in società. Si preferisce, come dice Gravina
{Praefat. ad cupìd. ìeg. juvenC), uno gloria facile ad acquistarsi^ a quella
che è il prezzo delle fatiche; ed un precoce qualsiasi guadagno ad un guadagno
più onesto; Facilem enim gloriata laboriosae praefcrimits et premattina»
lucrimi plemmque anteponìmus konestiorì. Ma non mirare nell'arte di guarire che
un mezzo di fortuna, e sacrificare la dignità della più onorevole fra le
professioni alla insaziabile sete delle ricchezze, è nfl vituperevole
obbrobrio, di 'cui non si lorderà giammai quel medico che appieno conosce la
nobiltà e la santità del .suo ministero. ( Mosehus, De honoribus et divitih
medicìnae). I grandi talenti non sono la più sicura e pronta via per acquistare
rinomanza. Un uomo di genio limitato, dice La Bruyère, agogna avanzarsi ; laonde
tutto sorpassa, e dal mattino alia sera non pensa, non mira che ad un solo
oggetto, lo avanzarsi. Egli ha cominciato di buon' ora a mettersi nel cammino
della fortuna: ma se una barriera, che chiude di fronte il suo passo, egli
trova, subito ei sbieca, rigira, temporeggia placidamente, e va a destra ed a
sinistra, secondo che adito od apparenza di passaggio rincontravi ; e se nuovi
ostacoli l' arrestano, bentosto rientra nel sentiero che avea lasciato. La
natura delle ti i Incolta lo determina ora a sormontarle, ora ad evitarle, od a
prendere altre misure; quindi il suo interesse soltanto, l'uso, le congiunture,
Io dirìgono. l'i j io:d e. Difficilissimo è ad Un giovane medico farsi'
conoscere in grande e spaziosa città. Ivi si accumulano una prodigiosa quantità
di dottori d'ogni genere : ufficiali di salute, chirurghi d'armata, chirurghi
condotti* ostetricanli, medici titolati, medici senza titoli e senza nome,
levatrici, eccetera, Colà pullulano i ciarlatani di tutte le specie, dall'
erborista, dati' omiopatico, dal chirurgo ortopedico, sino all' operatore
erniario ed al guaritore delle' malattie -veneree: i farmacisti medesimi, colla
sciringa o il pestello in- mano, mutilando le foratole, danno consulti. Quante
pene adunque, quanti travagli, qual accorgimento bisognano per ritrarsi dalia
folla! Come potrà il modesto nledico elevar solo l'edilizio di sua rinomanza?
Quanto tempo, onde giugnervi, gli sarà necessario} Ecco ora la. indicazione di
alcuni mezzi, proprj a far Ottenere al medico una sufficiente clientela; senza'
pretermettere tuttavia essere assai più regolare, dignitoso ed onorevole non
adoperarne alcuno. Il pubblico- sarebbe meno spesso ingannato, se non chiudesse
gli occhi sugli artifìcj che impieganti pér sedurlo; se persuaso egli fosse che
niente può supplire al difetto di stùdio e di esperienza, e se più avveduto ei
si mostrasse nella scelta delle persone, alle quali accorda pienamente la sua
fiducia. Epperò dispostò pep naturai indole ad accogliere coloro che
l'abbagliano con brillanti promesse, indifferente per il merito che sdegna la
briga e le vie tenebrose o l'artifizio, ei costringe talvolta il sapere a
nascondersi sotto la superficie del ciarlatanismo. Uomini di nome distinto, o
grandi personaggi, si degnano in qualche incontro introdurre in società 1 un
medico nascente. Spesso, fra costoro, è scopo l'in- 7 l'i 4 te resse della
scienza, ed i! produrre l' avvilito merito occulto; ma i più proteggono per
vanita. Poco circospelli o poco idonei nella loro scelta, accolgono essi
l'intrigo ed il raggiro, lasciano languire il sapere moderato e verecondo, e
prodigano all' ignoranza ed al maneggio ciò che all' jslxozione ed al talento
accordar dovrebbero, . Ma ordinaria, cosa è vedere il genio perseguii ato,
mentre l'ignoranza trova formidabili protettori. Oh ] quanto è da compiangere
un medico che sente la dignità di sua professione, e frattanto si avvede
essergli indispensabile il favore di un opulento o di un magistrato! A qual
prezzo compra questa umiliante protezione, di cui gli si fa sentire tanto
duramente il peso ! I I protettori naturali di un giovane mèdico sono i di lui
maestri, o que'pratici che, per lungo e felice esercizio dell' arte di guarire,
hanno acquistato grande celebrità : la stima generale di cui godono, permette
Edilmente istradare la riputazione di quello; e le lezioni ed i datigli esempi
guidano i di lui primi passi nel pratico esercizio. • y, Ogni medico desideroso
che il pubblico si occupi di lui, deve incessantemente agire, e procurare
ognora di prodursi. Molta attività, una delicatezza che facilmente combina
colle circostanze, ed un certo fondo di ragionevol ciarlatanismo, ècco il
principio, delle grandi riputazióni e delle grandi fortune. Di rado il talento
solo, nemico dell' artifìcio,, conduce alla celebrità. II saper-fare d'un
medico può avere per oggetto la gloria o la fortuna. Pochi verso il primo scopo
s’indirizzano, la folla si precipita verso il secondo. È troppo difficile,
anche con molto intrigo, crearsi una fama letteraria; ma sicuri e pronti mezzi
di ridursi opulento, largamente si offrono ad nomo abile ed audace, che ha
preparato i suoi successi con sovvertire ogni sentimento di pudore e di urbana
delicatezza. Richiamare e. fissar su di sè la pubblica attenzione, è unica
bisogna. Molte strade n questa meta possono condurre, sebbene non siano tutte
onorevolij ed in alcune di esse giammai incamminar non si dee un medico degno
di sentito onore. Alcuni medici, giunti presso un infermo, a cui vogliono dare
alta idea del loro sapere, l' ascoltano con molta gravita, affettano un
profondo raccogli mento, pronunziano poche parole col tono più magistrale, e si
affienano congedarsi. Ovvero alcun di loro opprime di interrogazioni il malato
e quei che lo circondano, non per chiarirsi sopra oscuri punti del diagnostico*
ma per dare un'alta idea di sua esattezza ed abilità nella difficile arte di
osservare. Oppure un altro, ilistrutto preventivamente della ctiologia, sintomi
e natura: della malattia, da un famigliare, da un amico o dal medico ordinario
del paziente, traccia a costui, prima di interrogarlo, la; storia fedele; de'.
suoi patimenti j e tutti gli astanti, ed il malato: stesso, sorpresi ed
estatici della mirabile saga cita di lui, -interamente si soddisfano. Se il.
medico perviene ad ottenere una clamorosa cu ragiono, o ad aprirsi l'entrata
d'una gran casa, ed a fissare sopra di sè il pubblico sguardo, la fama non
tarderà a bandire d'ogni parte il suo nome. Quasi tulli gli nomini rassomigli a
no a'inonloui del Panurgo, od alle pecorelle dell' italiano poetai Dacché un
ciarlatano si è procacciato un entusiasta, potrà star sicuro che in breve tempo
mille altri gliene guadagnerà l'esempio. gamento dello scroto. Nel mattino
seguente, io assicurai a one' curanti ed a tutta le gente, averlo io
felicemente guarito: il che mi acquisto grandissimo onore e somma rinomanza. I
felici successi nella pratica giovano massimamente a formare la riputazione di
un medico. Il principale mezzo d'ottenerne è il circoscriversi in una ragionata
aspettazione, e prescrivere, ne' casi in cui la medicina attiva non 0
evidentemente indicata, sostanze poco capaci dì suscitare notabili cambiamenti
nell'animale economia. Nel trattamento, del maggior mimerò delle interne
malattìe, il regime ed i mezzi igienici bastano costantemente a ritornare la
salute al suo tipo normale. È dimostrato che, in questi casi, le medicazioni
consigliate dagli autori, esasperano gli accidenti, e suscitano spesso delle
complicazioni. Va medico giudizioso deve quindi ritenere qual regola
fondamentale di pratica, il bisogno di lasciar spesse volte agire la natura.
Scorgonsi sovente alcuni medici cominciare il loro pratico esercizio:
prodigando agl'indigenti disinteressati soccorsi; visite, consulti, operazioni,
assistenze, medicamenti a vii prezzo o gratuiti : tali sono i mezzi chf
impiegano, onde eccitare l'attenzione del pubblico. 11 più urgente loro bisogno
è d'esser conosciuti: tutto si pone ip opera, niente costa loro per gìugneryiì
Dacché poi cominciano a cogliere i, frutti di loro simulata beneficenza, la
maschera cade, ed appare manifestamente T uomo cupido ed interessato. Base del
saper-fare è lo giudicar, bene del rapporto delle cose e de' mezzi idonei che
vi concorrono. L' opinione pubblica, che è un mostro, un m proteo, offre
altresì un fondo mobile, sui quale talora è facile edificare. Laonde mettere a
profitto le circostanze locali, farle scaturire se tardano a presentarsi ;
eludere le difficoltà, od a forza di perseveranza vincerle; e, principalmente,
saper attendere, sono le condizioni da adempirsi dal medico che aspira a
brillante rinomanza. Alcuni dottoroni hanno sempre, qu al principio .del
Saper-fare, l'aspetto stranamente preoccupato: il loro contegno è quello di un
uomo immerso in profónda meditazione; negletto è- il lóro esteriore, come
quello d'un filosofo tutto dedito allo studio di importanti scienze; gravi ne'
loro discorsi, solo si esprimono con laconici aforismi; nelle strade, nelle
pubbliche piazze, ne' luoghi più frequentati, dappertutto in fine ove la
moltitudine può vederli, affettano esai la distrazione ed il raccoglimento; uè
mancano di quelli dal naso adunco, dagli occhi aggrottali, dal viso scarno,
ulivigno, pallido e tetro per ispida barba, che baloccandosi per le. vie vanno
leggendo alcuna fanfaluca per far credere essere occupatissimi, nè perdere nemmeno
quel tempo ad istruirsi. Ma il loro occulto argomento,, simulando non conoscere
gli usi della società, ovvero non attendere alle convenienze, che le dicono
bagattelle, è quello di far sembiante d'essere esclusivamente occupati di libri
e di malattie, ed ambiscono essere additati come prova del trito volgare
assioma, che sempre un poco di capriccio o di follia al merito trascendente è
congiunto. Presso un malato, ascoltano attentamente la storia de' suoi malori,
dicono poche parole con misurata gravità, ripigliano il bastone, e
scompariscono. Il ciarlatanismo di questi medici Iraluce in mezzo all'
affettata lor maestrevole gravità, come V orgoglio d'Antistene attraverso i
forami del lacero mantello che lo copriva. Si possono vedere le seguenti opere:
Hilscher, De slralagetnaL medicis; Cobchwiz, DUsert. de requisilis medico ad
praxin felicem stanate necessari^; Brisbane, Dissert. de us quae a medico ad
artem bene cxei'cendam abesse deberti; Gregory, Lcciures on duties and
qualificalions of a phjràcìan; Uden, Mcdicinìsche politìk; Frank, Senno
academicus de civis medici in rcpubUca candidane atque officiis ex lege
praacipvg eta-is; Bath, Essay ont the medicai character; Ploucquet, Der arzl;
Bohn, Dasert, de officio medici; Tuessink, Oralio de eo quod medicns in arie
/adendo impriutis agat ; Hufelikd, Die VerhàlLiìsse des arzles; Schinko, SjsU
officiar, medici conspecuts. ; "Wagber, De medicoiwn jurìbus atque
officiis. Il medico sarebbe indarno debitore alla mi tura d'un grave esteriore,
e dello studio di molte teoriche cognizioni, se egli non acquistasse giammai
una estesa clientela, ignorando l'arte d'ottenere la fiducia de'snoi malati ;
senza la quale il più vasto talento perde la maggior parte dei suo pregio ;
mentre con essa tutto riesce possibile alla mediocrità. Conosca dunque il
medico per tempo quanto importi lo inspirarla. Ora pronta a nascere, essa è
cieca, irriflessiva; è un sentimento involontario, di cui gli ammalati non
sanno rendersi conto, ma li soggioga potentemente. Ora debole nella sua origine,
si accresce con lentezza, ed intera, forte ed assoluta dopo replicate prove
diviene, essendone diretta da) successo. Giudice infedele de' talenti, spesso
all' ignoranza profondasi, ed al sapere si nega. Ma le ingiustizie della
moltitudine sono tanto fugaci, quanto sconsiderati sono Ì motivi che le
determinano ; ed il sapere, prima ignoto o non calcolato, non tarderà ad
ottenere quella fiducia, di cui è ben degno. Un giovane medico non deve mai
confondere la confidenza, frutto d'una stima ragionatamente sentita, con le
effusioni di colui che varia con indifferenza ogni giorno il suo gusto e le sue
idee, ed il caprìccio, l'azzardo o la voglia di novità solo consulta nella
scelta di quegli, al quale ampiamente rimette la cura di sua salute. Una
signora vi fa richiedere, voi subito accorrete. Questa languida beltà,
negligentemente sdraiata sopra un canapè, apre un occhio moribondo, e con fioca
lamentevole voce, comincia il tremendo racconto d'una pervigilia, che per tutta
la notte F ha tormentata : ovvero traccia: l'allarmante dipintura
dell'agitazione de' suoi nervi, dotati d'estrema irritabilità, coni' ella dice.
Eppure la freschezza di sua pingue carnagione non dimostra che la più integra
salute. Dietro il vostro attento esame frattanto, e dopo le risposte eziandio
della pretesa inférma, voi avete già conchiuso essere immaginari i mali di
lek... Oli! malaccorto dot. torci! Come, non: vedete voi che si vuol essere
qual egrotante? Guardatevi di cosi fatta incauta imprudenza, che vi rovinerebbe
peC certo.. Ma ascoltate Col più vivo interesse la prolissa storia de crudeli
dolori ch'ella dice soffrire, diffondete i: più affettuosi consigli ed i più
gradevoli rimedi, compiangetela di quella eccessiva suscettibilità, che a
continue angosce ed a ripetuti trambasciamenti assoggetta tante attrai 425
tivc, e declamate contro la natura, che, accordando alle donne tutte le
seducenti beltà, tutte le grazie e l'arte di piacere, ha menomato il pregio di
tante prerogative j dando loro troppo delicata organizzazione, punendole
d'essere belle col formarle sensibilissime. Ove non giunge la fiducia d' un
malato pel suo medico? Vedete quell'infelice, con occhio estinto, depresse le
forze, assiderato e macilento il corpo: un medico insinuante ed abile
s'impossessa della costui fiducia; all'istante la speranza rinasce nell'animo
di quello, il Bangue circola con maggiore rapidità, risvegliasi il perduto
coraggio, e la natura e l'arte riconducono la salute. Quanto è esteso adunque
l' impero della fiducia! Quanto è possente la sua influenzai Quanto immensa è
la stima che eccitai Indarno una fallace speciosa lettera accusa il medico
Filippo d'un orribile progetto; Alessandro con una mano gliela presenta, con
l'altra porla' alla sua bocca la sospetta coppa. L'arte di persuadere è il principale
mezzo di ottenere la fiduciadegli ammalali: questo è un dono che manca talvolta
al genio. Non urtate giammai di fronte le opinioni ed i pregiudizi di colui che
invoca le vostre cure, ma lusingate le sue idee; nè dimenticate mai che per
condurlo alle vostre, vi bisogna prestarvi alle sue. Siate quindi compiacente
senza debolezza, e fermo senza rigida austerità: che le più consolanti parole
siano profferite da voi, ed un tenero interesse animi sempre il vostro aspetto.
Interrogate con destrezza, rispondete con riserva : spiegate talvolta al vostro
malato la Causa de'mali ch'ei soffre, e dichiarategli sopra quali motivi la
vostra tan speranza riposa; poiché queste confidenze inspirano sincera stima, e
rianimano il coraggio. Guardatevi mai sempre di annunziare un prossimo
ristabilimento, ma oscurate tuttavia l'avvenire con densi nugoli: i soccorsi
dell'arte sono spesso tanto incerti e deboli, che troppo pericoloso sarebbe
appoggiarsi all'efficace loro forza; ed il medico, sollecito di sua fama, deve
annunziare più ordinariamente un esito funesto della malattia o grandi
pericoli, anziché favorevole terminazione e pronta convalescenza. I talenti del
medico, per quanto trascendenti e sublimi siano, allorché vanno scevri di
successi, non conservano T ottenuta fiducia; ed un piccol numero di avvenimenti
disgraziati, possono facilmente atterrare la più solida e stabilita
riputazione. Il pubblico, in generale, è portato ad attribuire a' medici l'
insufficienza della medicina. Per ottenere la fiducia del pubblico, dice
Vicqd'Azyr, si tratta meno di piacergli che di fissare la sua attenzione; e
colui che aspramente lo pratica o con rigore lo maneggia, non sempre è chi ne
riceve più scarse carezze. Ogni tempra di spirito ha i suoi bisogni: alcuni
vogliono trovare nella figura, nel contegno, nel carattere del loro mèdico la
dolcezza e la consolazione; altri amano che sia un uomo rigido, severo,
minaccevole; se ei fi garrisce per gli errori commessi nel regime, essi gli
sanno grado di tali rimproveri e della durezza ancora j che sembrangli effetto
dell'interesse preso alla loro conservazione: altri finalmente, riguardando la
medicina come una specie di magistratura, desiderano che il loro giudice sia un
uomo freddo, imparziale, austero. Allorquando un malato domanda al suo medico
qual sia l'indole del male di cui è aggredito, sì guardi bene costui
rispondere' ignorarlo, avvegnaché eoa questa spropositata dichiarazione
ruinerebbesi infallibilmente da sè medesimo; però abbia pronta sempre una
spiegazione qualunque, né importa qual sia. Se lo ammalato sarà dì goffo
ingegno, materiale e rozzo, alcune grandiloquenti parolone, alcuni vaghi
enfatici discorsi basteranno: ma non bisogna appagare così la curiosità di un
uomo di lettere, d' uno perspicace e dotto; fa d'uopo con essi di molta
destrezza e di non pochi raggiri; bisogna rispondere che la medicina è una
scienza di osse rvazi ohe, che il loro stato morboso non è ben caratterizzato
ancora, che il tempo farà conoscere il diagnostico smascherandolo ad evidenza,
o altro di simil tenore. Lusingando il malato d'una sicura e prossima
convalescenza, il medico s' impossessa della di lui immaginazione, e con
vantaggio serresi della energica influenza che esercita sul fisico. La speranza
di guarire è un valido mezzo di guarigione. Felice colui che sa farla nascere o
la sa alimentare ! Quanti : rimedi agiscono soltanto per l'idea che nutrono gli
animalati circa le loro proprietà! Quel farmaco prescritto col volgare suo
nome, non sarà produttivo d'effetto veruno, ma decorato di fastosa nomenclatura,
opera portentosi ri sultani enti. Darà quindi il medico soverchia importanza
alla sollecitudine di infondere a'suoi malati la speme d'una pronta
convalescenza, e li terrà a bada adducendo altri esempi di fortunate
guarigioni, tacendo loro i pericoli dello stato in cui ritrovatisi, nutrendoli
sino all' ultimo istante di loro mìsera esistenza, se l'arie npn può salvarli,
di quelle illusioni da essi chieste ed accarezzate; del che sono tanto comuni i
vantaggiosi effetti, quanto funesti pur sono quelli d'una verace, ma crudele
franchezza. Si è adunque indicato per quali mezzi il medico fissar potrebbe su
di lui l'attenzione pubblica, e crearsi numerosa clientela. Non ci si faccia
tuttavia il rimprovero d'essersi preteso erigere come precetti lè vie clandestine
dell'intrigo, o consacrar l' artificio, il manéggio, la mala fede. Se però
individui di raro merito, e nella professione applauditi, avranno creduto dover
affrettare la generale fiducia con un destro ciarlatanismo, io sono ben lungi
di proporre qua! modello una condotta che solo certe locali circostanze hanno
potuto esclusivamente permettere. Ma il medico penetrato della nobiltà di sua
professione, aspetterò sempre dal tempo la giustizia dovuta al suo merito, e di
rado V attenderà invano. Sdegnerò egli di affettare la singolarità : il vero
dotto, come il vero saggio, non combatte gli usi della società; ei non
disprezza nemmeno i capricci della moda. Cile se vi si conforma senza esserne
Io schiavo, i di lui successi saranno le sue prodezze, nè si vfr drà mendicare
l'umiliante protezione dell'opulenza o del potere. 11 medico dev'essere
indipendente, ed altro vincolo conoscer non deve fuorché i doveri del suó
stato. L'uomo di questo carattere aspetterà forse per lungo tempo i favori
della fortuna, ma allorquando numerosi ammalati chiederanno l'assistenza e la
cura di lui, potrà egli, senza arrossire, dare uno sguardo sul passato, e con
nobile amor-proprio dire a sè stesso : Je ne dois qu'à ìnoi seni loule ma
renorttmée. Veggansi le seguenti opere : Amatus Lusitanus, Da introito medici
ad aegrotantem ; Hilscherius, De medicorum ingressa ad infirmos perquam
necessarios; Rais, De officio medici in itinere principis; Fischer, De medici
circa moralia et physica in curandis morbis prudetitia; Chiappa, Del£ eloquenza
del medico. Boerhaave non vedeva giammai un malato, nel comincìamento della sua
pratica, senza registrare tutte le circostanze e tutti i segni della malattia
nell' ordine che si presentavano ; . e, questo metodo, egli afferma, essergli
stato di grande utilità. Ogni medico, ad esempio di questo grand' uomo, deve
tracciarsi un piano invariabile, per combinare con la pratica gli studi del
gabinetto. Se egli non rendesi un esatto ragguaglio di ciò che vede, i suoi
falli ed i suoi .successi saranno perduti per lui; e ciò, non dalla esperienza
ma dall'uso, verrà ad acquistar cogli anni. Sin dalla prima visita fatta
all'ammalato, il medico scriverà ciò che avrà conosciuto, quel che ha raccolto
dai racconti altrui, tutte le circostanze in une da lui osservate. Gli oggetti
separatamente considerar sì debbono e con riflessione: i sintomi studiar si
dovranno isolatamente. Dietro tali elementi, cercherà egli caratterizzar la
malattia, avendo cura bensì di non cadere in precipitato giudizio. Bisogna
lungo tempo ponderare ogni circostanza, isolarla, riunirla, 'compararla, prima
di pronunziare. Tracciala la parte isterica della malattia, noterà egli nel suo
giornale le indicazioni curative da lui stabilite, ed i prescritti medicamenti.
La prima visita è d'una estruma importanza; essa ordinariamente decide del
trattamento cmativo. Se il malato sarà esaminato in modo superici ni e, il
medico giudicherà male del di lui slato; ci si inganna, e dì rado dal suo
errore si emenda : ina se nulla ha egli negletto per fissare la diagnosi, il
risultato confermerà, nel maggior numero de' casi', le prime di lui idee. Alia
seconda -visita, ricercherà egli quali cambiamenti avranno prodotto gli
impiegali medicinali, quali, modificazioni provato i sintomi della malattia, lo
stalo di tutte le funzioni, degli organi digestivi, degli organi secrelorj, di
quelli della locomozione, del polso, della respirazione, della circolazione,
did calore della pelle, delle facoltà intellettuali ; le diverse giaciture del
corpo, ed i tratti del viso, utili deduzioni talvolta esibiscono. Van-Swieten
consigliava di visitare gli ammalati, in certi tempi, dieci e quindici volte
per giorno, e ad ogni ora tanto di fiorilo che di notte. Ma questo precetto
di,flicihiieuie potrebbesi mettere in uso nella pratica particolare. Per ben
conoscere una malattia acuta, bisogna Spesso decomporla: sovente ancora, onde
possedere la intera storia d'una morbosa affezione, il medico deve tener conto
dell'influenza che possono esercitare sopra dj, essa la natura del clima, la -varietà
delle stagioni, il regime, le passioni ed altre cose. Importa assai notar con
esaltezza l'ora delle esacerbazionì o parosismi, e la natura degli epifenomeni
che esister potrebbero. Senza di questo metodo, è impossibile seguire la
malattia ne* suoi diversi gradi di sviluppo, di ben conoscere i suoi periodi ed
il suo cammino, e finalmente di giudicare del suo stalo di genuina primitiva
semplicità, o di complicazione. Tutli i sintomi caratteristici debbonsi
tracciare ogni giorno, come pure i cambiamenti diversi ebe provar possono nella
durata della malattia in disamina. Le impressioni fatte sopra i sensi
richiedono sole un'attenzione speciale, perchè dietro un insieme di segni
esterni non equivoci, e loro analogia con i risultamenti dell'esperienza, il
medico deve condurre il suo giudizio. Ed ei continuerà regolarmente questo
lavoro sino alla guarigione, o alla morte dell' infermo} senza dimenticare la
circostanza del modo e l'epoca di terminazione della malattia. Le apposite
riflessioni sulle cause del successo ottenuto, o del disastro sofferto,
contribuiranno moltissimo a formare la di lui esperienza, e gli additeranno se
egli abbia bene o male agito. Ma non affidi alla memoria gli osservati
caratteri, li deponga bensì sulla carta, e dopo la morte del malato, o del
ritorno a salute, redìga egli la storia della malattia, sopprimendo tutte le
circostanze meno essenziali. Coloro che ignorano l'arte di osservare, sdegnano
gli scritti di Ippocrale. I soli uomini di genio possono apprezzarne il merito,
e far calcolo di molte particolarità che. sfuggono agli sguardi poco
esercitati. Nicomaco diceva ad uno spettatore che niente di bello vedeva in un
quadro d'Apelle: Prendi adunque i miei occhi e guarda. Il medico avrà già
considerato attentamente tutti i fenomeni che possono guidarlo a caratterizzare
la malattia, senza della quale precisa determinazione nessuna certezza induce
alle terapeutiche indicazioni ; eppure non ha tutto adempito per meglio basare
il suo diagnostico : interroghi egli gli autori originali e loro chieda lumi,
confronti ciò che ha osservato con fatti analoghi consegnati negli scritti di
attenti pratici, e faccia accurata comparazione della sua idoneità con la
dottrina di quelli. Deve inoltre affezionarsi co'lihri de'grandi maestri
dell'arte, che hanno seguilo la natura sulla via dell'osservazione. Il primo ed
il terzo libro delle Epidemie di Ippocrate, i suoi Aforismi ed -i Pronostici,
il suo Trattato dell' aria delle acque e de'luoghi; Galeno, de' luoghi affetti;
Sydeftham, e gli - altri classici ; molte ottime semeiotiche, e nosografie ;
ecco le opere principali su cui incessantemente deve meditare, e che, bene
studiate, lo dispenseranno della prodigiosa, moltitudine di volumi che
disutilmente ingombrano le biblioteche polverose: e poco scelte. Un medico
principiante, instatilo quanto si voglia, qualunque sia la sua prudenza, non
può giammai promettersi di non commettere errori nella sua pratica; e la più
scelta erudizione, il giudizio il più profondo, non saprebbero dispensarlo di
siffatto tributo che paga l 1 inesperienza. Prima di possedere quel tatto che
caratterizza 1' abile pratico, sarà egli costretto per lungo tempo tasteggiare
ed oscillare) indi, poco a poco, il suo occhio si perfezionerà a vedere
clinicamente, e viemeglio famiglia rizzarsi colle varie fisionomie delle
malattie. Un anno di pràtica forma assai più un medico che dieci anni di
lettura o di lezioni. Quantunque i principi! della medicina sieiio costanti,
spesso è difficile farne l'applicazione a casi particolari. La verità non ai presenta
mai subito. Per cogliere l'indole d'una malattia, bisogna cercare scovrirla col
ragionamento, eseguire ora una cosa, ora tentarne un'altra, nulla trasandare,
niente precipitare, regolarsi a norma delle circostanze, ed almeno mai nuocere
all'ammalato, se non puossi aju tarlo. Talvolta è utile deviare dalle strade
conosciute, e deferire qualche cosa all'accidente. I metodi rigorosi presentano
pochi vantaggi, e molti inconveiiienLi arrecano. Giammai un cieco operato non
condurrà a rìsuUamehtì tanto soddisfacenti, quanto un empirismo diretto dalla
ragione e riunito al talento dell'osservatore. Qualunque sia il carattere d'una
malattia, le funzioni del medico sempre riduconsi a dirigere o eccitare gli
sforzi della natura, ed a lasciarli operare. Veder molti malati non è il mezzo
migliore onde apprendere a bene osservare. Una pratica poco estesa istruisce
meglio il medico studioso. Colui che esercita la medicina negli spedali,
vede,molto, e non vede troppo : la rapidità, con cui trascorre i moltiplicati
oggetti, non gli permette fissarli. Come esaminare profondamente, ini due ore,
tutte le circostanze relative alla storia delle malattie di cento a dugéutó
individui? Come variare i metodi curativi secondo le indicazioni? Come, in
tempo cosi breve, puossi riflettere m sopra ciò die si è veduto, rimontare da'
fenomeni alla loro etiologia, e approfondir tutto? Vi abbisogna vasto talento,
bisogna anzi genio per sottrarsi dal basso mestiere, praticando in grande
spedale. È stato delto che un medico, il quale dì c notte corre da un malato
all'altro, è simile al prete die va attorno ognora co' Sacramenti ; tulli due
veggono a modo stesso molti ammalali, ed entrambi hanno della medicina la
medesima esperienza. Laonde tra' medici di pari ingegno o di pari goffaggine, sono
incontrastabilmente più malsicuri quelli che ad un colpo deggiono visitare un
mondo dì malati. La meiite non è così veloce come le gambe di questi medici. Un
medico sommamente occupato, quanti più vede ammalali, tanto manco vi pensa. La
rapidità con cui gli scorrono gli obbietti, come dissesi, non gli permette
osservarli, perchè gli sfuggono con la slessa prestezza, e nella sua testa non
gliene rimane che an confuso barlume. Quindi non può egli penetrare le
circostanze precise d'un malato e d'una maialila, nè a norma della loro
differenza variare i suoi metodi e i suoi rimedi, ma prende tutto all'ingrosso.
Io conosco, dice lo Zimmcrmann nel Trattato sull'esperienza in. medicina, tra
la folla di medici, il più stupido di loro, secondo la moda dì oggidì, passare
pel migliore. Questo Esculapio ba ogni mattina nella sua anticamera da
cinquanta a sessanta maiali: egli ascolta le magagne di tulli, indi
ordinariamente li schiera in quattro file; alla prima ordina un salasso, un
purgante alla seconda, un crislero alla terza, ed alla quarta un cambiamento
d'aria. . Un medico non può azzardare un farmaco,, senza essere impegnato ad
amministrarlo colle leggi della più esatta analogìa. Per bene osservare,
bisogna interrogare la natura con pazienza, e considerar, tutto il corso d'una
malattia con profonda attenzione. La riunione di. queste condizioni dà sola la
vera esperienza, che si è definita « l'abilità a garantire il corpo umano dalle
malattie alle quali sta esposto, ed a guarire queste malattie allorquando . si
sono sviluppate: Un medico, che non è dotato della felice organizzazione
suscettiva e dello spirito attento e scrutatore che richiede l'arte di
osservare, può veder molti ammalati e mancare interamente d'esperienza. Questi
generali riflessi sulla pratica dell' arte dì guarire negli ospedali, si
applicano a' medici delle grandi città estremamente occupati. Continue assenze,
numero eccessivo di malati, intoppi incessantemente rinascenti, permettono loro
assai poco di raccogliere esatte osservazioni; ed eglino non ne hanno il tempo
nè la premura. Le grandi pittà sono il punto di unione de'medici e de'
medicastri d' ogni genere, né * rifluiscono nelle campagne che allorquando,
imperiose circostanze ve li astringono. Per riuscire in qualche città capitale,
bisogna tempo, gran pazienza, e molto sapere. E diffìcile impegno il fissare la
pubblica attenzione, e vi si giunge trovando da percorrere piuttosto ignote
strade nella folla che si urta e si sforza onde pervenire [alla meta stessa.
Nelle piccole città, al con-i trano, se- il medico non può sperare tanta
opulenza, che sarebbeglì possibile acquistare altrove, ha il vantaggio almeno
di possedere più sollecitamente la fiducia e la stima pubblica; ed ivi ricavar
può egli tanta esperienza come nelle popolose città. Ippocrate ha esercitato in
ristretti paesi o in borghi, nessuno de' quali era sufficiente a mantenervi un
sol medico. 11 maggior numero delle sue osservazioni fu raccolto in Tessaglia e
nella Tracia, di cui rammenta Lnrissa, Cranone, Acno, Oeniade, Jera, Eliso,
Perinlo, Taso, Abdera ed Olinto, tutti allora piccoli villaggi. Galeno dice che
in un solo quartiere di Roma eravi più gente che nella più estesa contrada dove
Ippocrate si esercitava. La grandezza di un medico adunque non vuol esser
dedotta dalle farraggine degli ammalati, bensì dal talento di saper trarre
d'ogni caso particolare tutti i possibili vantaggi. Un antico regolamento in
Francia prescriveva ai medici che destinavansi alla pratica nelle grandi citta,
di esercitarsi prima molti anni nelle campagne vicine. ( Knipliof, Novo medico
praxln non esse concedendam). Sembra ch'essi avessero il tacilo permesso di
scozzonarsi a rischio della parte più sana e più utile dello Stato, osserva
giudiziosamente Vieq-d'Azyr, e che la medicina abbia bisogno di simili
espedienti ond'essere praticata, i quali sono tanto vituperosi per essa, quanto
insultanti per l'avvilita umanità. Ingannetebbesi pur troppo un medico se
credesse arrivare facilmente all'auge di fortuna, apprestando le sue cure a
titolali infermi, e consacrando esclusivamente il suo tempo alle classi
superiori della società; avvegnaché la classe agiata del popolo gli presenta
una via più sicura alla sua pratica. Presso di ucsta, meno avviluppato nel!'
esercizio della professione, divincolato e libero Dell'impiegare i mezzi
terapeutici che giudica convenienti, di rado responsa bilo dell'avvenire, egli
vi trova ancora una riconoscenza più liberale: e men negligente della vantata
munificenza de' grandi. e,.,' w. .Nella estese citta eziandio, ed ovunque altrove,
la chirurgia offre mezzi di sussistenza meno moltiplicali di quei della
medicina. Hanno alcuni i esclusiva reputazione per la pratica delle operazioni.
Costoro sono sempre quelli che 1' accidente i ha posto ;il governo degli
spedali. Quindi i chirurghi lèi gli ufiiuiali di salute, dappertutto più
numerosi, assai de'iuedici, non possono mantenere le loro famiglie che
esercitando indistintamente, ed' alla meglio, le due: partii dell'urte di
guarire. Senza vero sapere medico, ma con sufficiente giudizio per lasciare
agire la natura, un inedie^ può usurpare facilmente una estèsa celebrità. Per
un chirurgo è tutt'altio: i di lui errori si scorgono .in pieno giorno,, se la
Sua mano è inabile,, e lutto il . superfare possibile non può 'salvarlo
d'essere -designato bentosto qu al cattivo operatore. . questo, nessuna
certezza in medicina. Egli . è difficile veder molti malati, e difendersi dalla
tendenza del ceco medicare che inspira all'uomo la naturale infingardaggine del
suo spirito; per lo che negli spedali massimamente i medici ru lini eri si
rinvengono, .. Costoro, con un sol colpo d'occhio, riconoscono uua malattia; la
quale,ipìù oscuro diagnòstico presenta, più facilmente da loro vien già
caratterizzata: nel che, niente imbarazzali. Dietro brevi interrogazioni fatto
all'infermo per sola forma, prescrivono macchinalmente un Ordinativo, che lo
allievo, incaricato del lòglio di visito, scrive per esteso dopo avere udita la
indicativa parola. Tale è tutta l'arte loro; tale è la loro condotta,
costantemente la stessa. Ma questi pratici, il cui numero fortunatamente è poco
considerevole, le sole facce de' loro ammalati conoscono appena., Alcuni medici
divengono macchine coli* in vece h iare ; leti non permette ad .essi di seguire
i progressi della scienza, o assoggettarsi a nuovi sludi : ostinatamente
fissati alle antiche loro dottrine, non vogliono variarvi alcuna cosa: tutto.
ciò che è nuovo li disgusta e li sdegna, quindi più non leggono. Dopo
cinquantanni di medico esercizio, è impossibile per loro adottare altri
principii, diversi degli acquistati, che per sì lungo tempo sono abituati
seguire. Hokbtjus, Manudìictìo ad medfqinani. 2. f. - , Btìiti Presunzione. 1,
Non chiedete a quel dottore ciò eh' ei su, si bene ciò che ighpraL Egli ha
letto tutto, ha veduto tuUo: i più difficili casi non lo sorprendono; le
operazioni chirurgiche più delicate sono per lui un passatempo: niente lo con
l'onde; il suo genio tutto, prevede, .tutto intraprende. Di.' sè egli parla in
termini magnifici: e- terrebbe a disdoro il sembrar d'ignorare cosa veruna.
Quali malattie non ha egli guarito mai? H c anero e l'.'ìdrofobià confermata,
nelle sue mani,' hanno cessato d' essere incuràbili ; egli 'crede possedere,
senza accorgersi della tròppa arroganza, tutto il sapere che puossi avere, che giammai
potrà egli acquistare: ii primo! aforismo d'Ippocrate non. ha significato
alcuno per lui; e finalmente crede aver egli in .sè -infusa 'il genio ed il
potete d'Esculapio: stesso. Pochi medici hanno spinto cos'i lungi il ridicolo
della vanità, quanto Menecrale, nè s' ignora quali lezioni da Filippo-, egli
abbia ricevuto; ovvero Come Paracelso. Ethullerus, De medico mendace. Talun
medico ha grandi talenti e profondo vastissimo sapere, frattanto ei non fa
numero, e giammai verun posto occuperà egli nella gerarchia di sua professione
; e eoa le' più estese cognizioni, egli ha l'aspetto dell' ignoranza.
Interrogatelo: le sue risposte sono le più confuse ed inette. I casi i più
semplici lo sgomentano; detesta sempre di agire, e con paura ne determina la esecuzione.
Invano la natura annuncia un esito salutare; tremante ognora, non osa
secondarla. Giammai non ha sentito egli quelle subitanee improvvise
inspirazioni che rivelano ad na uomo di genio il carattere di una malattia
complicata nel suo andamento e nel diagnostico, e fuor delle vie comuni gli
fanno trovar i mezzi di trionfare della violenza e della sua pertinace
resistenza. Conseguentemente nel deliberare ei perde la favorevole occasione ed
il momento di rischiare con vantaggio. Un tal medico non uccìde i suoi malati,
ma egli li lascia morire. Heister, De medico nimis timido; Steìnmxtzkjs, De juxta
media timiditate. Alcuni medici si
inorgogliscono pompeggiando non credere alla loro scienza. Svincolati d'ogni
pregiudizio, trattano di vane ciance i precetti dèli' oracolo di Coo.
Irremovibili nelle loro opinioni, riguardano come Favole i fatti più autentici;
e l' arte di conoscere e di trattare le malattie è a' loro sguardi un
ciarlatanismo, fondato sull' ignoranza e sulla credulità del volgo. Ma come non
lasciarsi imporre da individui, iniziati in tutti i secreti delja medicina?
Come sospettarli di malafede, allorquando in verità fanno il sacrifizio di
tanti anni di studi e di lavori còsipenosi ? In siffatta guisa argomentano
alcune persone volgari. Tuttavia l'uomo imparziale scopre bentosto' in questi
pirronisti, que* medicastri, che, disgustati d'una pratica disgraziata,
accusano senza pudore la medicina degli errori esclusivamente imputabili alla
loro ignoranza. Alcuni pretesi dottori, senza istruzione, .senza talento, e
sforniti non meno di scienza che di principii elementari, coloro in 6ne il di
cui giudìzio è essenzialmente falso, che, per comparire spiriti forti nella
professione, denigrano ciò che ignorano, condannano tutto quel che sono
incapaci di comprendere, e rendonsi segno del pubblico dispregio, osando
esercitare un ministero che giudicano inutile alla società. Altri medici niente
scorgono di oscuro nella scienza dell'uomo. La natura non ha segreto -veruno,
che non discoprano; nessun velo occulta a' loro sguardi penetranti i misteri
della nostra organizzazione. Non vi sono malattie che non possano perfettamente
spiegare e guarire. Questi pratici si uniformano ciecamente a tutte le
osservazioni che i libri contengono; e tutti gli assiomi d'Ippocrate sembran
loro immutabili verità. Inutilmente l'esperienza accuserebbe la loro dottrina;
il maestro l'ha detto, èssi in discolpa rispondono, egli non ha potuto
ingannarsi giammai. Laonde, per loro di nessun valore risultano le scoperte
novelle della scienza, che nemmeno vere le supporrebbero. Tutti i fenomeni,
tutti i cambiamenti che presenta una malattia, durante il suo corso, dipendono,
agli occhi loro, non dagli sforzi della natura, ma bensì da' farmaci diggià
somministrati, quantunque inattivi altronde ed inutili siano stati. E nell'alta
idea che hanno della forza della medicina, si immaginano che nessuno de'mali,
che affliggono la specie umana, non possa loro resistere; e spreca tori, senza
discernimento, di tonici, di salassi, di emetico, e de'più attivi medicamenti,
pensano sempre che agir si debbe, ed agire con tutta energia, i .Vi sono
de'fanatici in medicina: con questo nome indicatisi i partigiani esaltati di
tale o tal altra dottrina. Guardisi bene ognuno di osar censurare il loro idolo
venerato: se avrassi tanta temerità, le ingiurie vomitate dalla loro bocca
sarebbero in tanto cumulo, come eran le parole che Omero, in pubblica conclone,
fa dire al vecchio Nestore, oh' ei paragona alle onde di neve, impetuosamente
in copia cadenti. Costoro di esclusiva ammirazione si preoccupano, disprezzando
tutto ciò che ad altrui partito giudizioso concorre. Gagnok, De la recerefte de la
vénti dans la médecine. Le querele
e le doglianze del malato e la storia ch'ei narra de'mali suoi, sono le basi
sullo quali il medico appoggia la sua diagnosi, e gli forniscono la
determinazione alle principali indicazioni terapeutiche- Senza questo soccorso
non può egli formare evidenti distinzioni, ma appena sole congetture. Le
interrogazioni senza metodo, gli schiarimenti mal diretti, stancano l'infermo
senza illuminare il medico. Girolamo Ca podi va ce a ha sentito bene quant'era
necessario stabilirle metodicamente, ed ha lasciato su questi elementi
essenziali di pratica, i più utili avveduti precetti. (Capivacius, De modo interrogarteli
aegros; opera omnia). Alcuni ammalati esprimer non possono le loro idee.
Indarno si sforzano manifestare le proprie angosce, tutto è confuso ne'loro
discorsi. Inutilmente si domanda loro un esatto ragguaglio delle cause e de 1
fé nome ni della malattia ebe li tormenta; nella risposta, si spaziano in
prolisse digressioni, si fissano sopra indifferenti circostanze, ed i più
disparati oggetti sciopera Latuco te con fondono. Con tali cervelli dovrà il
medico tuttavia istituire i suoi quesiti. 11 metodo ù la fiaccola, che Io
guiderà in mezzo alle dense tenebre clie lo circondano; per esso distinguerli
il medico le peculiari circostanza clie li, inno preceduto la malattia, da
tntl'altri fenomeni clic lo colpiscono 3 ed i riflessi indifferenti ed estranei
alla patologica sua relazione, da quelli che soli caratterizzar la possono.
Finito il racconto che un malato lia fatto di ciò eli' ei soffre, non deve il
medico interrogarlo seirzu ordine sopra tutti gli clementi de' inali di lui, o
sopra i segni die vi scorge, ma deve informarsi piuttosto del princìpio d'ogni
passato avvenimento, avanti esaminare lo stato utluale delle organiche
funzioni. Spesso alcune circostanze in apparen/.a futili, sulle quali è
ricondotto il paziente, spargono una viva luce per la diagnosi della malattia
in esame. Conosciute le cause d'una malattia, e stabilito consegue n temente il
trattamento curativo. Accora la mente istrutto del corso de' primi sintomi e
dell'ordine col quale sono apparsi, il medico medita sui fenomeni che già osserva;
ed ingegnasi quindi unificare ciò che realmente scorge coi ricevuti
schiarimenti. Vi sono alquante espressioni, famigliari agii ammalati, il di cui
significato non deve esser per il medico quello da essi apposto\L Alcuni
individui sono portati naturata e nte"ad esagerare i loro dolori; ma il
medico su questo eccesso di doglianze dovrà diffidare con discernimento. Le
espressioni del dolore non sono sempre sincere. Ascoltando un malato, nella
narrazione de' suoi patimenti, cercherà il medico carpire il soggetto dello
allarme di lui, vero o esagerato; e porrà ogni attenta cura ad esplorare quel
cuore, e penetrare in quel pensiero, onde squarciare il velo ad ogni occulta
imagiuata chimera. Altri ammalati fanno al loro medico insidiose dimande, non
già per conoscere il di lui avviso sullo stato in cui trovansì, ma per
giustificare l'opinione da loro concepita; e cercano ne' discorsi di un uomo
della professione un alimento a' timori, di cui la loro immaginazione è
cupamente ingombra ed oppressa. Tale è lo scopo de' malinconici, de' tisici, e
di alcuni tabidi, nelle interrogazioni numerose che dirigono a chi prende cura
di loro salute. Un medico che sagacemente ha cólto la causa delle loro
sollecitudini, deve subito dare una diversione al loro spirito angosciato,
simulando un pericolo differente di quello che li allarma. Non è diffidi cosa
scorgere una donna tentar d'ingannare il suo medicò, narrandogli malori che
affatto non soffre; è simular malattie nervose con la più esatta naturalezza. I
segni morbosi' che appartengono a funzioni dipendenti dal dominio encefalico,
non possono giammai essere simulati, e sono i soli a cui il medico accorderà
assoluta fiducia. Quasi tutte le storie di malattie- nervose straordinarie,
hanno abili donne per eroine; ed e accaduto sovente che la estrema loro
destrezza nel sostenere la propria furberia, ha deluso la prudenza di qualche
medico illuminato ed accorto. Interrogando un malato, è utile talvolta
distrarlo dal tema principale delle richieste che gli si fanno: allora quegli
si tiene meno in guardia, e più facilmente avviene d'ottenere la verità nelle
sue confessioni. Il medico -avrà cura di addolcire le inflessioni della sua
voce, scegliere le espressioni che infondono la più anì'ttiuis;» benevolenza,
onde padroneggiare sul cuore dell' infermo, facendogli mauiffito in suo bene un
vivissimo interesse. Le austere laconiche interrogazioni, ritengono le
effusioni del dolore sui labbri dell'infelice, che ne soffre Io strazio: ma le
dimande fatte con dolcezza e con pietosa commiserazione, provocano ogni
larghezza di fidanza, e quella espansiva loquacità che le angosce desiati
mitiga diggià, e solleva. Ed al contegno grave ma aperto del medico, un dolce
sorriso sul labbro di lui, fa nascere o ravviva la speranza, e dissipa molti: timori
spesse volte ai misero inférmo funesti. Ma se ad elevato rango il malato
appartenga, non dimenticherà il medico che un servile abbietto portamento
degrada, né inspira fiducia alcuna; come un'aria di superiorità verso un
infelice plebeo, è vile e crudele. Si deve alla dottrina di Doublé un
eccellente capitolo sul modo d' interrogare e di esaminar gli ammalati.
Dividesij die' egli, in due parti naturalmente distintissime: la prima
abbraccia la conoscenza di ciò che ha preceduto la malattia ; la seconda
comprende la conoscenza delle circostanze alla stessa malattia appartenenti; e
deve il medico informarsi J52 inoltre di tutto ciò che si riferisce
all'influenza degli esterni modi fica tori, c conoscere la temperatura e la
topografia medica del luogo ov'egli pratica. 1 Laonde esaminerà egli primamente
1' età, il sesso, ];i professione; le passioni, le abitudini, il genere di vita
dell'ammalato; l'esercizio generale delle sue funzioni nello stato di salute;
richiederà del corso di questa salute anteriore alla invasione della malattia
attuale, d'altra forse antecedentemente sofferta, degli effetti generali de'me
dica menti sulla sua costituzione, delle malattie di famiglia o de' genitori. È
utile sapersi con precisione l' ora fìssa dell' ingresso del morbo, e la
determinazione del suo periodo, e se per ripetuti accessi, per prima invasione
O altamente. Se tali notizie potesse il medico ottenerle dai circostanti,
risparmierebbesi al paziente cosiffatta noiosa fatica. Ottenuti i preliminari
ragguagli, si procede ad una serie di interrogazioni direttamente relative alla
regione, sede del patimento del dolore e dello scompiglio delle funzioni, di
cui lagnasi specialmente l'individuo. Indi si chiederà esatto conto di tutte le
altre parti del corpo, procedendo metodicamente dietro l'ordine naturale e la
successione delle funzioni. Cosi, pe' fanciulli, bisogna richiedere della
dentizione, del sonno e dell'appetito. Chè se le malattie de'bambini sono
spesso difficili a trattarsi, ciò in gran, parte, deriva perchè esprimer non
possono que'poverini i mali che risentono, ed il medico non può trarre alcun
lume sull'indole, de' loro patimenti; essi rispondono male alle di luì
inchieste, soffrono e si tacciono. F. pei* ima donna, della mestruazione, e
delta supposizione di gravidanza: se trattasi di alcuna nubile, si è in dovere
parecchie Tolte informarsi, iu modo dubitativo, de' suoi rapporti col sesso più
forte. Fer un vecchio, ond'esser qui breve, cliè biugo sarebbe per sìngolo
enumerare ogni quesito da proporsi, bisogna investigare lo stalo delle f.icolià
imelleitualì, delle forze muscolari, dello stomaco, della imitazione,
defecazione, sonno, cec. Utilissimo riuscir potrebbe esplorare assolutamente
ogni regione ed ogni parte della persona degli unimalati, ma il pudore vero o simulalo
delle donne e la convenienza abituale, impediscono frequentemente di fare
queste indagini colta esaltezza desiderabile. Nò bisogna tacere che fino a
questi ultimi tempi, Utnita vanii 1 mediei all'esame del l'aspetto, della
lingua, del polso, delle orine, degli escrementi, delle materie vomitale, o del
detratto sangue. E meno attenti degli umidii, die almeno esploravano sempre gU
ipocondri, i medici dell'ultimo secolo non palpavano le regioni del corpo
de'loro ammalati, se non erano di ciò richiesi!. Ma Corvisart, rimodernando i
lavori di Avcnbnigger, richiamò l'attenzione agli esploramene del torace - e
lìiunssais ha dimostrato quanto sia vantaggióso il palpamento dell'addome sopra
tutti i punti della sua superficie. L'esplorazione clinica ha fatto sufficienti
progressi in questi ultimi tempi: ciò che segue a tale soggetto, emerge dal
piano traccialo per Morejon, sommariamente esposto ne'dizionarj di medicina. La
vista ci fa riconoscere una colorazione insolita, il cangiamento di forma, di
volume e di rapporto, o le soluzioni di continuità delle parti situate alla
siipeplicie, o . accidentalmente poste a nudo.. Per essa ci rendiamo esatto
conto dell'aspetto della cute capelluta, della faccia, della Locca, della
pelle, e di tutte le materie evacuate naturalmente o artificialmente. L'odorato
ci appresta la conoscenza dello olezzo generico che emana dal corpo del
inalato, di quello elle esala dalla bocca di lui, dalle fosse nasali, da
tutt'altra parte esteriore, o finalmente da materie evacuate o estratte. Il
gusto è di poco uso, avvegnaché lungi di esplorare queste sostanze, volentieri
si ammette ciò che l'ammalato stesso ne accusa. L'udito ci fa riconoscere lo
strepito che risulta, dalla locomozione naturale o provocata delle parti
contenenti o contenute, naturalmente o casualmente poste in movimento. La
succussione raccomandata da Ippocrate, la percussione da Avenbrugger, la
stetoscopia da Laènnec, la, plessi me t ria da Piorry, la pressione in diversi
sensi, dan luogo a rumoreggia menti, che l'orecchia, nuda o armata di
strumenti, raccoglie, su' quali riposa talora la diagnosi di malattie
oscurissime senza questo mezzo di esplorazione. Il tatto è di grande
importanza, poiché ci istruisce dello slato della cute, del suo tessuto
cellulare, dei muscoli, del cuore, de' visceri addominali, delle parti genitali
della donna, ecc. Laonde per l'applicazione de'cinque 1 sensi ad ogni organo,
raccolgo nsi per quanto è possibile gli elementi razionali ed esatti sullo
stato delle parli dell'organismo, sopra le quali possono agire maggiormente.
Non basta però esercitarsi a far questa esplorazione con ogni metodo e
complessivamente; è necessario altresì che il raziocinio concorra ad unificare
tutti i dati esibiti per l'uso de'sensi, li disponga nell'ordine di loro naturale
concatenazione, e distingua quelli che hanno maggiore importanza nella ricerca
dell'indole e della sede del male. Bisogna che la sagace avvedutezza del medico
ponga a confronto lo ammalato attuale con malati analoghi, già da lui
osservati, e con quelli di cui ha letto la storia patologica negli scritti di
buoni osservatori, o di nosografi di prima classe; nel qual paralello,
rafforzerà lo scontro ed il concorso delle cognizioni anatomiche e fisiologiche
che rapportar si possono al caso presente. La vita è assai variata, gli organi
sono troppo numerosi, le azioni organiche molto diverse e ripetute, e le
malattie oscurissime in varf casi, onde esser possibile decidere sempre, sin
dal. primo giorno, della loro natura e della sede loro. Come condursi sino a che
tale incertezza in tutto od in parte sia dissipala? Lo illustre Stoll ci
fornisce la. migliore regola: lndicatione incerta, maneas in generalibus .- la
quale però è poco utile per esser troppo generica. Ovvero presumere con Pinel
ed i naturismi che bisogna restare in aspettazione, è quasi un dire nulla.' La
sola regola in simil caso, e frequentissimo è un tal riucontro, sia quella di
dirigere e moderare l'azione de* modifica tori dì ciascun organo, e rimovere
ancora tutti quelli che suscettibili pur sono di sopreccitare l'azione organica
in ognuno di essi. Questa è la sola aspettazione razionale, che spesso
allontana efficacemente lutto ciò che impedjr potrebbe il ritorno al tipo
normale di vita, e la guarigione ha effetto senza dover ricorrere a mezzi ulteriori.
L' indole e la sede della malattia trovatisi forse manifeste, intenso il morbo,
importante l'organo affetto? bisogna di conseguenza ricorrere sollecitamente al
trattamento più diretto ed energico, nella indicazione terapeutica che seguir
si debbe. Nelle malattie croniche, è necessario ora indugiare, quando incerta
siane l'indicazione; or adoperare tutto il medico potere, tostochè la diagnosi
in modo non equivoco SÌ presenta. Il medico che si occupa del suo malato
solamente allorquando gli siede accanto, tradisce la di lui fiducia, ne la
merita per quell'istante. Terminando di visitarlo, dev'egli riflettere eziandio
a quanto ha diggià osservato, a quel che ha prescritto, e riassumere 1' idea
generale che ritenere egli deve sulla clinica osservazione da lui fatta; nè in
ciò bisogna che la sua attenzione sia assorbita e distolta dal calcolo degli
onorari che gli competono. La frequenza delle visite dev'essere in ragione
della gravezza del male, o dell'espresso desiderio dell'infermo o della sua
famiglia. Gli ammalati visitar si debbono per lo più ogni giorno ad ore
diverse, ma nei parossismi a preferenza. Spesso è indispensabile per due volte
al giorno eseguirsi la visita clinica, talvolta anche di notte; ed in pressanti
incontri il medico non potrà abbandonare ìl malato. Util cosa è frattanto non
accondiscendere sempre alla -richiesta di un infermo, che per pusillanimità
esige ognora presso di sè l'assistenza del curante, avvegnaché si giudica male
sovente di colai che spesso non involasi nè facciasi cleside. are. Ma 1' esperi
SUu a è l'arbitra delta moderazione. Eppure quanto precede non è tulto sul modo
di interrogar gli ammalati. Ed in generale, gl' individui i di cui malori sono
l'effetto dui libertinaggio, • quali il dolore, giunto, ad insoffribile grado,
strappa involontariamente delle imprecazioni 1 contro colui che è costretto
assoggettarli a crudeli manòvre. L'eccesso de'Wo tormenti rende perdonabili i
loro oltraggi.. Dippiù; tal ammalate non vuol prendere che farmaci gustosi ;
laonde rifiuta tutti quelli, di cui l'odore, la forma o il sapore gli
dispiacciono; persiste ostinato nelle sue risoluzioni, c per questa condotta
irnigionevole riduce il suo medico nell'impossibilità di agire. Tal altro non
ba questa mania, ma curioso all'eccesso, ei vuol saper tutto: bisogna rendergli
ragione dell'azione de' medicinali, istruirlo dei fenomeni delle funzioni
vitali, e spiegargli le menome particolarità de' mali eli' ci prova. Spesse
volte vi sono ammalati, che fanno disperare il medico per la loro .indocilità.
Dietro aver ad essi profuso tutte le possibili cure, dopo avere sofferto
vivissimo inquietudini sulla sorte loro, sarà pervenuto egli alla fine a
condurli ad insperata convaIescenza ; lieto del successo degli sforzi suoi,
promette loro una guarigione sicura, se per altro breve corso di tempo
sottoporsi vorranno ad una indispensabile dieta: inutili precauzioni, superfluo
avviso! in dispregio degli indicati saggi consigli, ogni disordine _ nel regime
essi commettono, e ricadono nell'abisso de' mali, d'onde erano stati tanto
penosamente sottratti. Molte e varie circostanze richiamare io potrei, per le
quali le passioni e disposizioni di spirito de’malati esercitano la pazienza
del medico: perlochè facile mi sarebbe additare l'inconseguenza, la' leggerezza,
la meschinità di cosiffatti ammalati, i quali, dopo avere manifestata intera
fiducia al loro medico, ad un tratto, sènza ragione veruna, si intiepidiscono à
di lui riguardo, e gli manifestano una ingiuriosa diffidenza: o potrei indicare
coloro che esigon troppo, sempre malcontenti, i quali vogliono che lutto ciò
die li attornia sia vittima de' loro capricci; e se fossero assecondati,
erigerebbero ancora una diuturna indefessa assistenza del loro medico, che
dovrebbe dimenticar per essi tutti gli altri suoi ammalati. E dir potrei di
quegli esseri spietatamente ingrati, che dovendo l' esistenza, di cui sono
indegni, alle sollecite cure di un abile professore, stancano la di lui
delicatezza con vani pretesti, con affettati indugi, e talora non trovano altro
mezzo onde sdebitarsi dell'obbligo doveroso della ri conoscenza,, che dirigendo
contro di lui i dardi più acuti della calunnia, o lo strazio più accanito della
malevolenza ! ! Ma' io non pretendo esaurir la materia : ed à questa succinta
sposizione limito la enumerazione delle principali cagioni che possono
cimentare la pazienza del medico. Ed il principiante, al suo ingresso in
società, deve opporre un fondo inesauribile di pazienza all' .indifferenza,
talvolta contumeliosa, del pubblico. Se egli pratica in una vasta città, lungo
tempo negletto, sarà sposso testimonio de' trionfi di medicastri
spregevolissimi: ma l'oro prezioso ed il fango putente non saranno sempre
confusi, e verrà il tempo in cui ne saranno separati. In tutti gli incontri, in
ogni passo di loro carriera, i medici hanno un bisogno estremo di pazienza ; e
per essi principalmente dir si può: ^a pazienza è il genio! Necessario in ógni
istante è al medico, nell'esercizi» di sue funzioni, il soccorso della
prudenza. Nè di quella conveniente alla scelta de' farmaci, o alla
determinazione delle terapeutiche indicazioni, qui si ragiona; benvero di
quella che dee guidare la morale condotta del seguace d' Ippocrate. Conservare
V integrità della propria riputazione, è un impegno che esige da lui attenzione
perenne. La tendenza degli uomini, propensa ad accusarlo dell'impotenza della
natura, è tale, che, in tutte le malattie gravi, la' prudenza inculca al
curante richiedere avviso d'altri medici, onde mettersi in salvo dagli attacchi
della malvagità e dell' invidia, e per ajutare l' infermo, se mai potrassi, con
più efficaci sussidi. In alcuni casi adunque, ia difficoltà della diagnosi
d'una malattia, l'imminenza del' pericolo in cui trovasi l' ammalato, la
necessità di ricorrere u mezzi estremi, impegnano il medico prudente a
sollecitare il convegno d’uno o iti parecchi suoi colleglli, più o meno
rinomali, per conferire sullo slato di chi trovasi affidato alle di lui cure, a
chiedere cioè una coiisidtnzione. Ovvero, l' aspettazione del medico ordinario
delusa per la durata, per i temibili progredimenti del male, o per altri motivi
più o meno fondati; o il solo desiderio dì procurare all'infermo, come si
disse, tutti gli aiuti della scienza disponibili, inducono i parenti del malato
a riunire attorno al suo letto parecchi uomini dell' arte, nella speranza di
vedere scaturire nel loro concorso lumi novelli in di lui vantaggio. Stabilito
il progetto del desiderato consulto, il numero e la scelta de 1 medici clic
devono formarlo, sarà premura degli interessati, che sì invitino i più idonei;
o si determinerà ciò dal medico curante stesso, che na. c stalo fatto
l'arbitro. Nell'ora del giorno fra loro convenuta, o fissata ordinariamente dal
più anziano, eglino riunirannosi presso l'infermo. Prima di entrare nella camera
di costui, il medico curante farà l'esposizione della malattìa, de' mezzi
adoperali e degli effetti di ri sul lamento. Indi gli aggiunti e consultori si
recano dall' infermo, lo esaminano, esauriscono tutte lé ricerche e le domande
necessarie a stabilire opportunamente la diaguosi ed il pronostico
dell'affezione; ed in tal modo, si accertano essi sulla veracità della
narrazione già preceduta, o modificano le loro idee dietro ciò che inesatto o
incompleto avranno dedotto. Di ritorno nella sala di riunione, ciascuno di
loro, prendendo la parola in ordine inverso alla maggioranza di età, esporrà la
sua opinione sulla analizzati malattia, e sul trattamento curativo die adottar
si «rede. Finite la discussione, i consultori si riconducono presso l'infermo.
Allora il più anziano accenna, secondo le circostanze, in tutto od in parte
soltanto, il ri sult amento della discussa deliberazione, e le speranze da loro
fondale sulla di lui guarigione. Uno de'mediei redige la consultazione o la
prescrizione,, da tutti poscia firmata. Ma Ordinariamente qnes té mediche
radunanze non si adempiono con tanta solenne pompa: un solo aggiunto basla da
consultore, ad invitò del medico curante od a richiesta dell'ammalato ; e, non
osservando di tutte le descritte convenienze cbe le necessarie, imposte dalle
peculiari circostanze, si accordano di subito intorno al trattamento più
cordacente al caso. Eppure ai 1 è supposta finora una unanimità di opinioni,
cbe non si osserva quasi giammai. Qual sarà la condotta del medico ordinario, tostochè
il suo di vis amento sarà opposto a quello de' col leghi intervenuti? Nel caso
in cui l'uguaglianza dell'avviso deb maggior numero, supponendolo poco saggio,
non possa cagionare notabile pregiudizio all'infermo, prudenza richiede poter
visi uniformare, con la restrizione di arrestare lo adempimento dell'adottata
terapeutica, se l'esperienza farà riconoscerne inconvenienti; ovverò se, dopo
sufficiente tempo, non avrà prodotto il bramato risultamento, impedendo in tal
guisa l'adoperare di più utili rimedj. Ma quando trattasi di quei mezzi
estremi, che erroneamente appli 470 cali comprometterebbero la vita del
paziente, o Io esporrebbero all'inutile sacrifizio di un membro di sè stesso,
come in alcune chirurgiche operazioni, il medico curante ponderar dee allora
l'autorevole credito di coloro dalla cui opinione egli dissente. Ed accederà a
questo divisamente, se nella costoro riconosciuta abilità e consumata
esperienza potrà dedurre inconcusse ragioni da quietare la sua titubanza.
Laonde, senza mancare ai giusti riguardi dovuti a' professoricolleglli,
dichiarerà egli la sua opposizione in divergenza di avvisi, e chiederà un nuovo
congresso, composto per intero od in parte d'altri aggiunti consultori. Le
considerazioni medesime di onore e di probità dirigeranno la condotta del
medico consultore. Se, per delicatezza, dovrà questi ognora astenersi dal
disapprovare apertamente ciò che è stato eseguito, il dovere gli impone
eziandio di opporsi energicamente ad ogni metodo di trattaménto curativo che
sembrassegli pernicioso. L'utilità di queste consultazioni non puossi
contraddire giammai, specialmente se risultano dal convegno di medici, che per
attestato anche de' colleghi hanno diritto alla pubblica fiducia. Tuttavia la
difficoltà dì adunarne un cerio numero con la garanzia di tali requisiti,
particolarmente nelle città poco popolate, ove sovente regna fra' medici una
scandalosa detestabile rivalità, ha fatto considerare le consultazioni
medico-cliniche più funeste che vantaggiose agli infermi. Talvolta li an dato
luogo a dissensioni puerili e ridicole, che hanno fornito a'detrattori della
medicina l'occasione di lanciare satirici strali contro l'utilitè di questa
scienza. Ma siffatti sarcasmi avranno colpito soltanto qne'medioi, che la vana
loro presunzione o le passioni loro vilissime rendono in ogni tempo spregevoli
ed odiosi. La prudenza inculca al medico curante" di avvertire chi è
interessato per l'infermo sul pericolo del male, su bit oc li è dichiarasi, od
anche appena comincia a sospettarne il pencolo. Chiamato a trattar malattie, di
cui l'avverata esistenza recar potrebbe il disordine in alcuna famiglia, il
medico prenderà le più accorte precauzioni, onde non compromettere la sua
riputazione ed i segreti che gli si affidano. Si troppa importanza per lui è il
non errare, uè accusare una donna, un marito senza colpa, o una fanciulla
d'intatti costumi, di qualunque malattia che l'opinione pubblica come
vergognosa dichiara. Ledi lui funzioni spesso lo iniziano- in reconditi
misteri, sia per loro importanza sia per singolarità. Depositario de'secreti
delle famiglie e degli individui, egli conosce le loro pene, le loro passioni,
le speranze loro più intime; confidente dello sposo e della sposa,
de'consanguinei e degli affini, de' genitori e dei figliuoli, de'fràtelli e
delle sorelle, del superiore e dell'inferiore, egli deve dimenticare con l'uno
ciò che sa dell'altro, e non avvilirsi giammai a tradire la fiducia de'suoi
clienti: i segreti che gli si affidano più abbietti, turpi o criminosi,
maggiormente occultar li deve col silenzio più scrupoloso. A tal riguardo, il
ministero di lui è più delicato di quello dell'avvocato e del confessore. Ma
quale scrupolosa decenza, quale attenta ritenutézza non deve egli serbare nelle
cure ch'ei presta alle cenobite, alle ragazze, alle donne! (Doublé, Séméiolog.
-generale). Esigerà egli la presenza della madre, o di una prossima parente,
nelle delicate frequentissime circostanze, allorquando costretti!, sottoporre
ad indispensabile perscrutatone ogni più occulta parte, una timida verginella,
ritrosa, confusa, vergognando, depone nelle di lui mani l'ultimo velo del
pudore. Se una donna dehbasi sottoporre all'esame accennalo, richiederà la
presenza del marito. Se la inspezione per una claustrale si richiede, si farà
assistere da una delle vecchie suòre. Per una legge de' Visigoti, era
espressamente proibito al medico e al chirurgo di salassare una donna, senza
che fosse presente il padre o la madre, un fratello, un figlio o lo zio di lei.
(Iìodemcus A Castro, Med. polit). Nel trattamento delle donne luciate, vi sono
poi regole di decenza, dalle quali in ver un caso non può l'ostetrico
dipartirsi giammai. Alcune affezioni patologiche, mascherate con estrema .
astuzia da chi le soffre, nè mai rivelate, esigono che il medico le tratti convenientemente,
occultando altresì la natura degli adoperati medicinali Non vi sono elogi che
alla prudenza non siano dovuti: ha detto Rochefoucauld. Per quanto estesa,
cauta ch'ella sia, non può star sicura del menomo avvenimento, perchè si
esercita sull'uomo, il più mutabile soggetto dell'universo. Laonde, malgrado
tutta la immaginabile attenzione ed i lumi esercitati più accorti ed omnigeni,
un medico manca talvolta alle leggi della prudenza. Le migliori intenzioni
hanno sovente le più funeste conseguenze, quando regolate non sono, dalla
prudenza: « Saepe honestas rerum causas, in jiujiciuin adhibeas, perniciosi
exìttts conseqiiunlur « . (Tàcit., Uh. 1, Hist), Il medico portar deve inoltre
la più riservata prudenza ne'suoi pronostici: si persuada giugnervi diffidando
del suo giudizio, ed osservando lungo tempo i fatti, prima di volerli spiegare:
e con saggia lentezza, le sue decisioni esser debbono dirette. Se alcuni medici
sono debitori di loro rinomanza per i pronostici confermati dal successo,
quanti P hanno perduta per la precipitazione inconsiderata nel giudicare !
Alcuni casi particolari impongono al medico molta prudenza ne'suoi discorsile
non sa dissimulare rio che vede, gravi pericoli Io minacciano insieme al suo
ammalato. Morgagni curava un uomo robusto d'una febbre, la cui terminazione era
tanto prossima da ridursi a convalescenza, permettendo lasciare il letto dopo
la refezione, composta di tenue panata. Costui, ad un tratto, fu assalito da
vomito violentissimo e continuo, - dietro un pasto di simil natura; perlochè si
andò di fretta a chiamare Morgagni: il quale, giudicando il caso poco grave,
senza recarsi a lui, si limitò prescrivere alcuni medicamenti. Frattanto
l'oppio stesso inoperoso ed inutile riuscendo, si determinò di egli visitare l'infermo;
or cammin facendo, e meditando sullo strano avvenimento, interrogava il
domestico del malato che lo seguiva, se questi commesso avesse alcun disordine
nel regime. Nessuno ; Tisposegli; il mio padrone h stato servito d' una panata,
leggiera, sulla quale K. M. ha sparso la polvere da voi prescritta. Morgagni
sicuro non avere ordinato per tal uso veruna polvere, conoscendo al iti tronde
l'uinore di quel tuie che impolverato avea la pappu, comprese subito e ciò che
doveà fare e quel che bisognava evitare. Giunto adunque presso il richiedente,
al quale cessato era il vomito, ma era sottentrato il singhiozzo e lo
sfinimento di forze, con difficile respirazione e polso piccolo frequentissimo:
Coraggio, gli disse il grand' uomo, voi avete molti umori cattivi, ed in breve
sarete totalmente ristabilito. Morgagni apprestò bentosto gli opportuni rìmedj
ed antidoti, e felicemente in tal guisa prevenne e dissipò la lugubre
catastrofe che gli effetti del veneficio seguir dovea. Fodere -{MéUec. legai.),
da cui è tratto questo aneddoto, fu testimonio di una scena orribile del pari ;
ma la vittima spirò sotto gli attoniti suoi sguardi, per tardo o inefficace
soccorso. L'incontro più difficoltoso, esigente la maggiore indispensabile
prudenza del medico, è il caso molto frequente, allorché da lui dipendono la
vita e l'onore di un individuo imputato d'alcun reato. Richiesto sopra fatti di
procedimento penale, nell'interesse della giustizia punitrice, con una
inconsiderata parola può egli sterminare l'innocente o salvare il colpevole.
L'ignoranza, la precipitazione di giudizio, la prevenzione, hanno spesso
cagionalo funesti iri-e-' paratili errori. Laonde, chiamato innanzi a'
tribunali come esperto per esporre il suo medico avviso intorno alcun fatto
relativo alla sua professione, o per deporre sopra fatti di cui è stato
testimonio in occasione del proprio suo esercizio, o per guidare il potere
legislativo od esecutivo sopra qualunque qmst'ione non determinabile senza
concorso del di lui pavere, il medico dovrà saggiamente ricordarsi di quanta
importanza risulta la sua deposizione verbale o scritta; non rispondere alle
dimande che colla massima circospezionej trincerarsi spesse volle fra' baluardi
del dubbio; non oltrepassare le sue attribuzioni di medico, nè perorare con
entusiasmo o con forza itllbrmativa clic ne' casi propizi da poter salvare
felicemente un innocente oppresso, contro il quale incritinniscono false
apparenze, ebe, per attento esame fisiologico, o sperimento fisico o chimico,
non constalo e svaniscono. Veggansi in proposito le seguenti opere: Usler, De
eventu in morbis praecognosccndo; Hdcheu, De prognosi malica; Horstius, De
siguìs prognosticis; IIehedia, De prognosi fallacia; StockiiaxiseNj Dissert. da
praesageiulis morbis; Juucker, Dissert. circa progtiosim rito instìtuendam;
Idem, De canta prognosi a cauto medico instituenda; Pleutsch, Dissert. fàntes
praedictionum in morbis; Kaltschmied, Dissert. de prognosi status morb. rite
formattila; Tomaiàsijji, Sul pronostico nelle malattìe, discorso;
Falcoburgo-\eoMAticBicus, De prudentia medicomm; HoFFMA&r, Medictts
poliliais .... opera omnia, traduz. pei- BauiiiEn, De la politit/ue de
mh/ecins; Fischer, De medici circa morali et phjsìca in enrandis morbis
pnulcntia ; Pero a m, Nuovo saggio di procedura medica; Sava, Manuale per il
pratico esercizio della medicina legale. t • ossalo. Immensum nobis aperii
medicina campnm ad. exercendma in proacimos amorem » ha detto Pichler. Questo
volgatissimo assioma è di grande irrefragabile, verità. Un cuore generoso e
sensibile fa brillare l'ingegnoso intelletto d'un nuovo splendoce, e nessuna
virtù non onora cosi (fattameli te il medico, quanto la beneficenza. Molti
attributi lo vincolano agli sventurati., i quali in lui solo sperano e da lui
attendono il sollievo ai propri patimenti: primo bisogno in essi è «li versare
il lor cuore nel suo, e di espanderne j sentimenti: il di lai primo dovere è di
porgere attento orecchio alle doglianze loro, e rianimarne il coni gg in
illanguidito dall'indigenza e dal dolore. Ma il consolarli non ò tatto :
bisogna ancora soccorrerli. L'umanità, l'interesse di sue funzioni, tutto gli
prescrìve ascoltare la voce supplichevole del misero. Esiste inai più
ineffabile compiacenza dì quel]» che si sublima nel tergere le lagrime degli
sfortunati ì Vi è felicità più estesa ed intera del raccogliere attorno a sè i
tributi di venerazione e di amore, superiori ad ogni più viva gratitudine? La
beneficenza porta seco il suo guiderdone. Un medico, dotato di questa virtù,
diffonde da tutte le parti le consolazioni, la speme e iu t'elice tranquillità
dell' animo. I dì lui talenti, il suo tempo, la sua fortuna ei lutto prodiga
per calmare le grida dilaniali ti della miseria. Colui, eli' egli ha già
richiamato alla vita, è per lui oggetto di attenta c benefica amicizia;
sembragli poco avergli impartito tutti i soccorsi dell' arte, chè tuttora ei
veglia al rimanente de' pressanti bisogni. Vicq-d'Azyr, con l'energia
dell'ordinaria sua eloquenza, raccomanda la beneficenza a' medici: « Se
lodevoli e belle sono le funzioni del medico, egli dice, 10 sono meno però ne'
palagi e tra le grandezze, ove i molivi apparenti 0 reali dell'iute resse, non
lasciano adito alcuno a quei dell'umanità che nell'angusto, squallido e malsano
abituro del povero. Ivi, nessun protettore si incontra, nessuna cupidigia ; la
rinomanza non si accosta a questi asili: lutto vi tace, fuorché 11 dolore, che
li fa spesso echeggiare de* suoi singhiozzi. Le vittime della miseria, quelle
delle malattie e della morte, ammassate e confuse, vi offrono un quadro straziante
e terribile. Ivi puù ìl bene largirsi, colà puù l'uomo soccorrere l'uomo senza
soccorsi ed anche senza chi il veda; e ben vi si allogano la generosità, la
verace beneficenza, la tenera pietà; uè ivi si dubita trovar lagrime da
prosciugare e averiturati da compiangere ed aiutare. Dicasi talmente in lode
de' medici, qual altro ordine di cittadini adempie mai tali doveri con
altrettanto zelo e coraggio? Queste fatiche, queste compiacenze competono quasi
a tutti i ministri sacratissiini dell'arte salutare: e»lino soli possono
trovare le primo lezioni dell'esperienza nella class» più indigente del popolo,
scambiandole con quelle di benefica virtù ... Le cure disinteressale accordate
agli infelici, di rado rimangono prive di ricompensa; ed il medico trova quasi
sempre nella sua beneficenza il principio della propria fama. Allorquando salii
egli giunto a chiara e grande celebrità, non dimentichi coloro a cui dove la
sua istruzione e la sorgente di sua fortuna. Questa ingratitudine, ordinaria in
quelli che hanno simulalo beneficenza per attirarsi la pubblica considerazione,
non troverà luogo giammai nel cuore dell' uomo onesto e virtuoso senza
ostentazione. L'essere ricco, sarà per lui causa d'esercitare più liberamente
la sua favorita proclività alla filantropia, quindi non allontana l'indigente
che implora le buone grazie di lui, anzi lo previene soccorrendolo. E losiochè
riceve doni dalla fortuna, ne consacra una parte a sminuire i bisogni degli
infelici; c por questa generosa condotta rendesi degno del titolo
onorevolissimo di medico,' che nobilmente lo fa lieto e prospero. Si possono
vedere in proposito le seguenti opere; Sonni, De medico «ehementer laudari
(Ugnai Do,Auettiue, Caractère des médecins. La probità più rigorosa e la più
severa temperanza, sono virtù indispensabili al medico: esse fanno parte de'
doveri di lui, come d'ogni uomo onesto. Depositario, come si disse, de secreti
delle famiglie, padrone talora della riputazione di coloro che liannogli
accordata intera fiducia, a quale ignominia noti si esporrebbe egli, se per
debolezza o per volubilità, svelasse recondite cose, che nascoste esser debbono
a qualsiasi sguardo? Ora una disgraziata giovane, vittima della seduzione,
implora da lui aiuto e silenzio: ora un padre, un marito gli appalesa le funeste
conseguenze d'una gioventù in balia all'impeto irrepiimibile delle passioni. Ma
qualunque si fosse la confidenza o la rivelazione, che l'esercizio della sua
nobil arte gli permette ricevere, l'onore gli im Ì80 pone ìt sacro dovere di
tacersi serapremaì, anche con pericolo di sua libertà o della sua vita. u Quae
vero inter curandum aut edam medicinam mìnime faciens, in communi hominum vita,
vel videro^ vel audiero, quae minime in vulgus effèri oporteatj ea arcana esse
ratus } silebo ». (Hipp. Jusiua. Foés). Veggansi all'uopo i seguenti autori:
Albertus, De confessione aegri erga medicum; Reis, De officio medici in itinere
principe Stock, De temperaniia mediconan. Nessuna professione esige
costumatezza d'irreprensìbile condotta morale quanto quella del medico. Questa
purità di costumi, questa castità particolare, virtù che la filosofia ha
trasandato annoverare fra quelle che onorano l'umanità, è necessariamente
indispensabile al medico, richiesto di prestar l'opera sua presso una donna
inferma. Confidente intimo di un sesso, dì cui egli è l'appoggio ; onnipossente
sullo spirito de' suoi malati, quanta sarebbe colpa in lui, se della sua
posizione osasse abusare? No, un medico non adoprerk giammai il suo ascendente
per sedurre l'innocenza, che ripone il suo destino nelle di lui mani; ovvero
scoraggiare la volontà di un moribondo, a cui ha aspirato una tanta fiducia. La
sua voce non farà udire mai alle donne, che l'avranno scelto per consolatore e
per amico, corruttori discorsi. Colui che Ja'suoi vizii avvolger si lascia e
trascinare nel baratro della dissolutezza, non tarda molto, ad essere perduto
nel connetto degli uomini, .ed i più grandi talenti non -potranno guarentirlo
dal dispregio e generalo abbandono. Quindi il medico sovente è diviso fra'suoi
doveri ed il vizio. Lo stalo suo l'espone ogni giorno a sacrificare l'onore
all'interesse; eppure quanto più frequenti sono le occasioni di secondare senza
pericolo le sue passioni, tanto più gloriosa virtù è il vincerle. Pel bene
della società egli deve impiegare l'efficace influenza di cui l'investe il suo
ministero. Gli uomini che gli affidano ciecamente ciò che hanno di più caro,
l'onore delle loro mogli e delle figliuole, hanno diritto esiger da lui un
cuore puro ed illibati costumi. E dicasi pure in lode de'medicì : essi hanno
dato e donano incessantemente l'esempio delle più elevate virtù. Generosi
sacrifizj, grandezza d'animo, magnanimità, beneficenza, sono attributi che
brillano in una moltitudine di sublimi azióni, che la storia conserva ne'suoi
fasti, e di cui i inedici furono gli eroi. Gli Stati di Àrtaserse re di Persia
erano distrutti dalla peste. Il inonàrca, occupato nel volersi vendicare
de'Greci, scorgèudo con dolore la spaventósa malattia portar dappertutto la
morte nel suo Impero, credè che il solo Ippocrate poteva opporre qualche argine
a tanta strage. Inviò adunque al figlio d'Eraclide una deputazione, incaricata
esibirgli i doni più ricchi^cogli onori più lusinghieri, s'egli determinar
voleusi a combattere in Persia quel torri bil flagello che la desolava. Dite al
vostro signore, rispose Ippocrate agli Inviati del gran re, che io sono troppo
ricco, e che l'onore mi proibisce accettare i doni di lui, di passare in Asia,
e soccorrere i Persiani, nemici de'Greci. Quante volte i medici si sono immolati
per la salute de'loro concittadini! Quante volte hanno essi sprezzato quelle
epidemiche malattie che spargono iti ogni luogo un soffio avvelenalo I Con qual
coraggio si sono eglino sepolti vivi nel baratro della morte I Molti di questi
uomini virtuosi non potè ano contare sugli elogi della posterità, i loro oscuri
nomi non potevano lor sopravvivere, ma l'amore dell'umanità era per essi un
sfinimento non meno violento di quello della gloria. Più ammirabili del
guerriero, che nel combattimento sì e te mi zza con la morte, essi corcar non
potevano, sacrificando la vita, che tergere amare lagrime, e soccorrere alcuni
infelici. Qnal eroismo nel sacrifizio di Bertrand e Deidier durante la famosa
peste di Marsiglia ! Quanto stupenda fu la loro condottai Questi uomini
generosi, in pochi mesi, affrontarono più spesso la morte che non il più
intrepido combattente nel corso di molte battaglie. Potrebbesi omettere
d'associare alla loro gloria l'illustre professore barone Dcsgcnettes? Ei non
oppose pusillanimi precauzioni alla peste che minacciava Y armata francese in
Oriente, nè mostrò inquieti timori; la sfidò bensì col più eroico coraggio.
Spaventato dal nome solo del funesto disastro che ingigantiva, il soldato erano
interamente vinto. Desgencttes osò egli solo avvicinare, in pubblico, e toccare
gli appestali, ed inocularsi quel virus. Giammai altro medico non fu più colmo
d'onore quanto quest'uno immortale, nè altro nomo ebbe un earattare più franco
di lui, più leale, più intrepido, più nobile. Così potrà liberamente lodarsi
ogni iaitro, ebe non essendo insensibile alla critica, e- pareggiar lo possa,
non lo sarà agli elogi; avvegnaché il dettato 'virpfobus dicentti peritus,
esclusivamente applicar gli si deve. Tostocbè una epidemica malattia si
dichiara, lungi di fuggire Ì luoghi ch'essa devasta, un saggio medico dovrà
sacrificare i propri giorni alla salvezza de'suoL desolali concittadini. Il
teatro della morte, ecco il suo posto. Sin dalla invasione del contagio, ne
avviserà il magistrato competente incaricalo della pubblica salute, dimostrando
i mezzi più idonei a limitarlo. Non pochi medici sono stali vittime di
spcrienze sopra sé stessi tentate. Animati d' un forte amore per l'umanità, e
d'uno zelo vivissimo per i progressi dell'arte di guarire, cercando la gloria,
hanno invece trovato la morte. Gli archiatri ed i primi chirurgi de'monarchi
hanno mostrato sovente alla Corte virtù e coraggio, poco comuni presso i
grandi, ed hanno usato il favore di cui il regnante onoravali, col fargli udire
la voce della verità. Alcuni storici narrano interessanti ragguagli sulla
stima, anzi sull'amicizia, che alcuni medici hanno inspirato a'sovrani, che
affidata aveano la loro salute al sapere di essi. Ambrogio Pareo, per l'amenità
del suo spirito e per lo splendore di sua celebrità, aveva addolcito il
carattere feroce dì Carlo DÌ.. A dimostrare il favore di questo gran chirurgo
presso il suo re, Sally scrisse nelle sue Memorie, che il re Carlo, avendo
narralo una sera i massacri, eseguiti in quel giorno stesso, de' vecchi, donne
e fanciulli, affermò averne orrore, e ne discorse come se tali crudeltà, a
Tessergli fatto raccapriccio e generato male al cuore, o grave turbamento
nell'animo; talmente che avendo tratto in disparte il suo primo chirurgo,
infinitamente stimato e famigliarissimo, gli disse: Ambrogio, non so ciò che
avvenuto mi sia da due o tre giorni in poi, ma ;io mi trovo lo spirito e la
persona eccessivamente commossi, nel modo stesso come se avessi la febbre,
sembrandomi ad ogni istante, sì vegliando cbe dormendo, quei cadaveri a me
appressarsi colle facce brutte cosparse di sangue,; io vorrei non vi fossero
almeno compresi i vecchi e i fanciulli. E dietro ciò che Pareo ebbe
l'intrepidezza di manifestargli, proibì il re con tutta severità di non
massacrare più la tradita gente. Innanzi. Luigi XIV, il più assoluto
fra'monarchì, Muréclial solo, di cuore e di animo retto, non ebbe timore
combattere tutta la Corte, disarmare l'ira del re, e sviare la ingiusta
condanna del duca d'Orleans. Come ancora, Fagon e Féìix, 1' uno primo medicoj,
l'altro primo chirurgo dello stesso re, soli ardirono porgergli suppliche in
favore dell'illustre arcivescovo di Cambiai, disgraziato. La molliplicilà delle
cognizioni necessarie al medico, i suoi doveri, l'esercizio di sua professione,
i rapporti colla società, la gelosa conservazione della riputazione, tutto gli
vieta di prender partito fra gli scioperali turbini sovvertitori degl'imperi.
Deve egli astenersi, per riguardo a sè stesso, di pubblicare o diffondere
veruna politica opinione, allorquando ei vive in epoca sconvolta da civili
discordie. Non è impresa d'uomo eaggio entrare senza esservi chiamato nelle
querele de'sovrani: Un medico, amico della pace, e benefattore, per sua
professione a tutti appartiene. Unifichi egli quindi le sue veglie allo studio
lungo, penoso e difficile dell'arte sua, e diffonda a larga mano le sue cure
senza distinzione a tutti coloro che ne abbisognano; perchè altri, in vece di
lui, veglieranno a'destini del mondo. Essere straniero a tutte la dissensioni
che seno il flagello della società, esser lontano da tutto ciò- che potrebbe
distrarlo dai doveri del suo nobile esercizio, ecco il carattere di un- vero
medico filosofo. Uomini poco considerati ed oscuri che hanno preso parte nelle
rivoluzioni, di rado non ne sono rimasti vittime. Leatocq, chirurgo*
abilissimo, irta dotato eminentemente del genio funesto de' co spira tori,
molto contribuì a porre Elisabetta sul trono di Russia; ma l'imperatrice, che
tutto dovcagli, nulla fece in bene di lui. Nelle violenti convulsioni che hanno
lacerato la Francia e l'Italia, parecchi medici hanno sofferto pene crudeli, e
ritardato 0 perduto il frutto di loro fortuna con la temerità de'loro incauti
discorsi e della loro sconsigliata condotta. Altri hanno pagato, con la perdita
della salute o della vita, la deplorabile mania di volere occupare un posto
nelle cospirazioni e nelle sommosso, che hanno tante volte sfigurato l'aspetto
di classici regni. Abbandonare il servizio de'malatì per aver parte ne'furori
de'sediziosi, ciò deriva dal conoscere male l'intima unione dell'arte di
guarire con la morale. Si può conciliar facilmente l' amore di patria col
dovuto rispetto per ogiii governo stabilito; ma per una inconseguenza, di cui
il ridicolo agguaglia il pericolo, non andrò mai un medico ad immolare con cuor
giulivo la sua fortuna, la sua tranquillità e la cura della sua rinomanza per
interessi a lui non competenti. Non potrà senza dubbio sfuggire d'i sentir
vivamente le disgrazie del suo paese, ed indignarsi contro tutto ciò che ne compromette
l'onore; ma non vada egli più lungi: soffrire e tacere d'ordinario basta. La
società attende da lui non una opinione politica dichiarata, ma la scienza
associata a zelo grandissimo per l'adempimento dei doveri del suo stato.
Ubbidire, e religiosamente sommettersi alle leggi del proprio paese, è una
massima che ogni medico, più d'ogni altro cittadino, debbe ritenere impressa
indelebilmente nel suo docile cuore. Veggansi in proposito le seguenti opere:
Albertus» De voto caslitatis medica ; Bienvbmu, Des qualités murales da
médecin; Castellus, De visita/ione aegroutntiian; Stàhzbnbbb.g, De voto
obedientiae medico ; Desgenettes, Histoire medicale de l'armèe d'orient;
Luther, De solititdinis militate medica ; Idem, De sale medico; Hoffmàhn,
Medicus politìcus; Rodericus a Castro, Medicus politìcus; Strobelbekger,
Gallica?, politica medica descriplio ; Miiuchini, Doveri e qualità del medico.
Celso (De re medica) vuole che il chirurgo sia giovane, o almeno poco inoltrato
negli anni; esige dippiù che abbia la mano ferma, snella, nè mai tremante; che
sia ambidestro con uguale abilità; di vista chiara, distinta, permanente,
acuta; d'animo intrepido ed inesorabile se Vuol guarire chi affidasi alle sue
cure, nè affretti o risparmi! la recisione delle parti che il caso richiede, ma
compisca la sua Operazione come se le grida del paziente nessuna impressione
facessero sopra di lui. I giovani medici e chirurghi, dice Vicq-d'Azyr, trovano
a preferenza utili insegnamenti negli ospizi, ove ima saggia amministrazione
diffonde ogni soccorso alla umanità povera ed inferma. Ivi fra' moribondi
ammalati, o fra i convalescenti, si istruiscono essi a conoscere le diverse
gradazioni della vita, e gli orrori anche della morte: colà senza ostacolo
alcuno si ricercano ne'varj organi lo cagioni delle malattie, e la mano incerta
dell'allievo può ben esercitarsi sopra corpi inanimati : là il chirurgo si
abitua a menomare una. parte di quella sensibilità, che, se intera esistesse,
Iremante e timido renderebbelo, o se distrutta fosse, in uomo duro e crudele lo
trasformerebbe: ivi finalmente acquistasi l'esercizio di scorgere negli occhi,
ne'lineamentì del viso, ne' gesti, nel contegno tutto degli ammalati, que'scgni
che l'osservatore percepisce e distingue senza poterli ben descrivere, che indarno
si cercano ne'libri, c su' quali è troppo importante non ingannarsi. Un sangue
freddo imperturbabile, fra le richieste qualità, importa maggiormente al
chirurgo di possedere. Un lungo esercizio può- dirigere una mano da principio
mal adatta, ma nessun surrogato dà la fermezza d'animo a colui che non l'ha
ricevuta dalla natura. Haller ne era privo: giammai questo grand'uomo, tanto
profondo nelle teorie, osò praticare nessuna operazione sul vivente.
L'esercizio dà solo al chirurgo quella intrepida fidanza, che gb fa sostenere
le più difficili operazioni d' alta chirurgia ; e quella sicura calma
gl'infonde, che s'eleva sopra tutti gli ostacoli ed i pericoli. Forse più
favorevolmente bisognerà giudicarsi colui, che, operando per la prima volta,
sarà profondamente commosso dalla scena di quel tetro spettacolo, stomacato dal
peculiare odore del sangue, ed oppresso dalle grida del dolore, in confronto a
quell'altro, che, straniero alle impressioni della i pietà, conduce con
lentezza nelle carni palpitanti il tagliente strumento, con la calma medesima
come se incitasse i frodili inanimati organi di un cadavere. I più abili
chirurghi hanno durato fatica a sottrarsi da turbamento siffatto, e da
quell'interno tremito, acci gnendosi ad una complicata ed ardua operazione.
Dono della natura, la destrezza della mano è frutto talvolta dell'abitudine;
senza di ciò, l'operatore trovasi in difetto: I i - Quanto è penoso per gli
assistenti; e quanto è disonorevole per il chirurgo, una mano inabile, che
spinge a caso il tagliente scalpello ne' luoghi affetti, stranamente eseguisce
i più semplici processi', erra ad ogni istante attorno grosse arterie, e
tormenta l'infermo con moltiplicate dolorose manovre! Quante volte il coltello
de' litotomisti, poco esercitati o imperili, si è smarrito ue'còn torni della
vescica! Quei, che le circostanze hanno situato alla testa della chirurgia
operatoria negli ospedali, devono familiarizzare di buon'ora la loro mano
all'esercizio delle grandi operazioni. •; Alcuni operatori, che hanno mostrato
aver per precetto', sat bene, sìt sat cito, sì distinguono per l'estrema
abilita di operare; tali furono Sharp, Gheselden e Shankius. Taluni cisto toni
isti si vantano dì operare un calcoloso in meno di un minuto. Lécat operava con
mirabile celerità, malgrado la complicazione dei processi da lui usali. Questa
gloriola però ha costato la vita di parecchi pietranti: quantunque quelli- che
si operano bene, lo sono assai presto. Freudesberg, De abusis et impostura
medicantium tibetius. Se il medico sarà attivo, ma non spinto da simulato
interesse per la salute de'suoì ammalati, il di lui contegno nobile e franco,
la sua favella dolce ed affabile, l' animo suo compassionevole, rinascer
faranno il coraggio nel cuore dell'infelice, benché prossimo ad esalare l'estremo
soffio di vita. Pochi medici conoscono il modo di governare negli infelicissimi
infermi le ore fatali di agonìa. Non devon essi abbandonare i pazienti } che
allorquando avranno raccolto tutti i segni dimostrativi della vicina morte; uè
dovranno volger le spalle a' moribondi, finche rima ngon costoro nella
possibilità di avvertire l'abbandono di colui, nel. quale hanno riposta
l'ultima loro speranza. Il rispetto ad essi dovuto e le leggi di umanità
impongono al medico il dovere di rianimare la estinta loro speme, occultare ed
inorpellare il colpo tremendo che va a percuoterli, nutrendoli di lusinghiere
illusioni sino all' ultimo termine di loro esistenza; avvegnaché in questo
emergente, come in altri incontri, l'uomo esìge tacitamente essere ingannato,
ond' esser meno infelice. D'altronde gravi inconvenienti emergerebbero dal
sollecito inconsiderato dubitar del medico sulle risorse della natura: il
precipitato di lui pronostico accrescerebbe la riputazione di chi succèder gli
possa, scemando di gran lunga la sua. Con volto sempre placido e tranquillo,
avvicinatevi o dipartitevi d'un infermo in pericolo. Non è più ormai in potere
dell'arte renderlo a vita? Sarebbe proprio di un cuor feroce ed inumano, parlar
di lui in sua presenza come di uno già spedilo o aggiudicato a capital
condanna. 11 primo dovere del medico presso colui che è destinato vittima di
morte, è lo allontanare, por quanto sia possibile, gli orrori compagni
necessariamente di questo momento gravissimo. E non sonosi forse veduti più
infermi, in disperato stalo, essere richiamati a vita? Chi assicura dunque che
una incauta parola chiuder non possa la pietra sepolcrale sopra colui che
sfuggiva alla tomba? Tostoche l'ora tremenda per l'ammalato è pronta a suonare,
prevenuti quietamente i di lui congiunti, la religione impone al medico una
severa legge dì prepararlo ad adempire i grandi doveri ch'essa comanda. Momento
penoso e delicato! Quanta prudenza, quanta destrezza, quanta circospezione
abbisognano per eludere uno sfortunato che riguarda qtial' sentenza di morie la
presenza dell' Ecclesiastico ! Le consolazioni sublimi del cristianesimo, e la
calma resa ad un'agitata coscienza, hanno scemato senza dubbio più d'una volta
il peso esorbitante de' mali, di cui il corpo era oppresso; ma una rivoluzione
funesta nel fisico e nel morale dell'infermo, sono slati altresì qualche volta
i terribili effetti dell' imprudenza, con cui egli è stalo invitato ad
occuparsi di ascetiche meditazioni, e delle importune sollecitazioni colle
quali una poco illuminata pietà l'ha tormentato. Si possono vedere all' uopo le
seguenti opere: Bichter, De medico morientìs adspeclum magis tjuam mortuì
Jugienle; Frank, Polizia medica, traduz. Udì.; IIufelànd, L'art da prolungar la vie de
l'homme, (rad. de l'allem., ou la Macrobiotiqite. LA MEDICINA DELLO SPIRITO O LA CONOSCENZA DEL MORALE
DELL’UOMO importa assaissimo al medico. Non sono sempre i farmaci che
guariscono un malato j i saggi consigli, i discorsi che illuminano la ragione,
le dimostrazioni d'amicizia, che il cuore commovonò, sono pure mezzi
efficacissimi per ricondurre un infermo alla speranza ed alla vita. Chi ben
conosce i caratteri delle passioni, ne modera l'impulso, ed i movimenti a sua
voglia dirige; e, sminuendo la molesta loro influenza, strappa alla morte quelle
vittime acerbamente dispostevi. Ma chi appoggia la sua sapienza alla gretta
abitudine di poche forinole, vede perire sotto gli occhi proprii, d'un male di
cui ignora la natura, tanti sventurati, i quali soccombono occultando
incautamente la piaga che li consuma, alimentata con improvvida costanza. Si sa
quanto importi nelle malattie dello spìrito, dice Zimmerraann (Fon der
Erfahrung ui der Jineikunst), avere un medico che non badi di sacrificare il
suo riposo ed i suoi piaceri, onde prestarsi ognora in sollievo de'miseri
ammalati; che si faccia un essenziale dovere di entrare a parte de'loro
affanni; che penetri nell'umor del malato, e sia tratta* hile per mostrarsi con
lui secondo le circostanze esigono, e per soffrirne la sua miseria e la sua
pusillanimità; che sappia tacere quando è vano il parlare, cattivarsi il suo
animo con la piacevolezza quando è inutile ogni altro tentativo, e toccargli il
cuore con delicati e nobili sentimenti, tu ti a volta che il di lui seno si
apre ad essi, come la terra . isquallidila dal lungo orrore dell'inverno,
rhigiovinisce e risorge al rinnovellarsi della fiorita primavera. L'arte di
leggere e perscrutare nel cuore degli uomini è adunque indispensabile al
medico; e spesso questa è l'unica che gli rimane ad usare. Faccia quindi uno
studio profondo delle loro passioni, si eserciti a sorprendere i più occulti
loro pensieri, sappia discernere, malgrado costanti abnegazioni od accorta
dissimulazione, la verità nelle risposte di un infermo, il quale maschera e sa
nascondere spesso la natura dell'insidioso vcleuo che a larghi sorsi ha bevuto.
Senza una grande abilità ili quest'arte, necessariamente importantissima, non
potrà mai il medico governare un misantropo, trargli dal cuore gli annidati
secreti, vinicere l'estrema sua diffidenza, e renderò la calma all'agitata sua
immaginazione. Senza una estesa cagni 496 zione de' disordini dello spirito
umano, vani soccorsi opporrà egli a numeroso stuolo di malattie nervose che
infestano la società. Le passioni hanno troppa influenza sull'uomo fisico:
laonde come rimediare ai frequenti disordini che nella sua organizzazione
cagionano, se i caratteri se ne ignorano nè rintracciare si sappiano? La
debolezza dello spirito umano non permette soventi volte potervisi cancellare
quelle idee di cui è impressionato, fuorché d'altre solamente preoccupandolo.
Celso consiglia a'medici ciò che da altri è stato più volte ripetuto,
correggere cioè una passione con un' altra. Per signoreggiare sulla fiducia di
un malato, non bisogna urtare le sue tendenze, ma lusingarle, blandirle; egli
rivoltasi contro la ragione, se a lui si appresenta con severa fronte, ed ei
chiude il suo cuore a chi non sa compatire i suoi trascorsi e le sue debolezze.
Non si può allontanare il nostalgico da'suoi cupi lugubri pensieri fuorché
ragionando del suo paese, uè i sospiri di un amante disavventurato scemar si
possono se non seco parlando dell' oggetto de' suoi voti. Erasislrato, per le
circostanze di quel celebre scoprimento di affetti che Stratonica inspirava,
apri l'adito ad Ippocrale onde riconoscere l' amore di Perdicca per Filla, ed a
Galeno quello di una romana per il danzatore Pìlade; senza dir oltre di
consimili particolari che di frequente accadono, ma ignorati dalla storia
pubblica de'fasti medici. L'importanza de'morali . soccorsi nella terapeutica è
tanto estesa ed energica, che gli antichi riguardavano la morale, la filosofia
e l'eloquenza come utilissimi medicinali. Ed in effetto la impressione che
eseroi tano sull'anima, salutari mutamenti fisici spesso cagionar deve. Quanto
è superiore al medico limitato all'arte di forraolarej colui fra'suoi colleglli
che ad un vasto sapere unisce una elegante locuzione, un fondo inesausto di
principii dettati dalla ragione, uno spirito in gegnoso perfezionato dalla
coltura delle lettere, ed una eloquenza cui nulla non può resisterei Per
Fintini a unione con la morale, la medicina si estolle al rango eminente che
occupa fra le umane scienze; e chi la facesse consistere esclusivamente nella
cognizione delle proprietà de' medica menti, non sarebbe degno di coltivarla.
Si possono vedere in proposito le seguenti opere: Hipfocratis Opera, De prisca
medicina; Ljcetus, De optimo medico; Albertus, De medici officio circa animam
in causa sanilatis ; Idem, De convenienza medicinae cum theologia pratica;
CueitschiuSj De me~ dico nalurae magiaro; Bohemerus, De medicorum animae et
corporis in sanandis aegris conjunctione ; Fischer, De medici circa moralia et
phjsica in curandis morbis prudentia ; Hennmanius, De eloquentia medici; Petit
M. A., Médecìne du coeur; Cabakis, Bapport du phfsique et du maral de l'homme;
Alibert, Phjsio~ logie des passions. Il medico di eslesa pratica deve possedere
quella sensibilità, quella dolcezza, quella facilità d' umore senza di cui lo
spirito, 1' ingegno, il talento è quasi sempre pericoloso per colui che se ne
serve, ed inopportuno per quelli che ne abbisognano. La di lui amena ilarità
dipinta e trasfusa nelle sue maniere e ne'-suoi discorsi, sia il primo di tutti
i mezzi da -esso impiegati, onde il misero languente informo trovar possa in
lui non un uomo duro, ma un amico ingegnoso a fargli credere la possibilità
della speranza e del benessere, ed abile a guarirlo de' mali che lo tormentano.
Felice quel medico dalla natura formato umano, amabile, compassionevole! Felice
colui, che per comparire sensibile, non ha bisogno simulare il gesto, moderare
gli scoppii immoderati, rudi o imperiosi della sua voce, reprimere un carattere
violento ed altiero, ovvero occultare, sotto affettuose apparenze, un cuore
freddo, indifferente e morto alle dolci impressioni della pietà! Si proibisca
attentamente il medico a Rè stesso la freddezza e la taciturnità, ordinarie a
coloro che non hanno mai saputo o voluto domare il cagnesco loro umore, e che
indarno scusar vorrebbero con la seria profonda attenzione voluta dalla investigazione
delle malattie. Nessuna cosa può dispensarlo della piacevole urbanità, per la
quale la scienza si adorna ed abbella: nulla esclude, nella sua professione,
l'arte importantissima di soggiogare il pubblico con quella forza che si
modifica secondo il bisogno e la tempra ta n to.di versa dello spirito umano.
Qual decreto di Esculapio proibisce forse al medico di onorare le Grazie? Un
medico, che giungendo presso un malato, si limitasse ad esaminarlo, dettare una
forinola, e prender commiato, non potrà ottenere molta celebrità. Il medico,
dice Hoffmanno, non dee recarsi dall'ammalato per farsi unicamente vedere,
bisogna pure ch'ei parli. Che giova un muto sapere? Un medico taciturno
presenta alla società un essere inferiore al mediocre. Varj dottori hanno
dovuto una clientela numerosissima, unicamente al diletto de'loro ragionari. Da
noi medici si attende troppo nella società: ci suppongono, a ragione, una
educazione eccellente e svariate cognizioni; ma se noi resteremo mutoli, il
nostro tacere, il nostro silenzio si riterrà qual dichiarazione espressa di
nostra ignoranza. Tale è la società, né i medici hanno il potere di riformarla;
anzi a'pregiudizii moderatamente conformar si degano giono, avvegnaché il capo
d'opera dell'uomo è saper vivere a proposito (Montaigne): vive ut in publico!
Ma un mezzo termine esiste tra il cicalamento ed ii silenzio: ogni medico di
sguardo penetrante, conosce questo limite, e sa intrattenére piacevolmente i
suoi inalati senza stancarli con ridicola ciarlatanesca loquacità. È impossibile,
dice il riputalo Vicq-d'Azyr, che ignorato possa restare per lungo tempo il
carattere degli uomini pubblici. Osservati incessantemente da persone
interessale a ben perscrutarli, indarno vorrebbero essi occultarsi o mentire.
Un medico occupatissimo particolarmente non può sottrarsi alla vigile
penetrazione de'suoi malati, i quali si avvedono bentosto se generoso egli sia,
dolce, compassionevole, ovvero duro, ostinato, severo. Da questa cognizione il
pubblico deduce se gli fosse mestieri impallidire o rassicurarsi, parlare o
tacersi in presenza di colui che si è fatto l'arbitro de'giorni dell'afflitto
valetudinario; starglisi giulivamente s'egli è amabile, od a prevenire il suo
umore, se sventuratamente sarà di que' malaugurati individui, che, aggiungendo
la paura, il più grande di tutti i mali, alle infermila di cui la specie umana
è assalita, sembrano ignorare che lo spaventare un moribondo, è fra le inumane
azioni la più vile, crudele ed ingiusta. Ma il medico puù meglio che altri far
mostra del suo carattere d'uomo probo per eccellenza, imparziale, integro,
inaccessibile alle passioni od al clamore del pubblico; anima energica senza
esaltazione, cuore buono e sensibile senza debolezza, costumi puri e dolci,
franchezza inalterabile, discernimento diritto, giudizio squisita, sapienza l
erudizione, manifeste esser deggiono sue doti Or ecco il medico al colpetto
dell'infermo: l'agitazioni? che la presenza sua cagiona, accelera in molti
ammalati il movimento del polso; laonde di quinto fenomeno bisogna tener conto
nidi' esplorare la circola/ioni; ; « Cum ftrìmum medivus vcia't, ha detto
Celso, solitc'Uudo acgii d/diìtaittis ijuomodo dli se /tubero vidcatiir
arterìas inovct, oh quam caiisam periti medici est non pmtinus ut venit,
apprehendere ma/ut brachium; sed primuin residere hìlari vultu .... tft" 1
deìnde ejus carpo immuni adiiioverc. Le donne, a cui la natura ha dato de'
nervi dotati di singolare mobilità, ed una organizz azione molle, debole, tutta
di sensazioni; le donne, naturalmente soggette a moltiplicate dolorose
malattie, in preda alle angosce le più crudeli, spesso esposte a grandi
pericoli durante il travaglio de' loro parti, sono interessale a preferenza di
trovare nel medico, che hanno scelto, un carattere garbato, dolce, cortese, uno
spirito llessibile, avvincente, un cuore affettuoso e sensibile. Nè egli
perverrà mai a piacer loro, se indifferente o stoico pur sia; nè otterrà la
loro benevolenza ed amicizia, se imperioso, duro, inaccessibile si mostri.
Pulitezza, amabilità, condiscendenza, pazienza a tutLa prova, attenzioni adorne
di seducente delicatezza, sono il maggior novero delle qualità che esse esigono
in colai che hanno investito della cura della loro salute. E tostochè
rassicurate si credono per le provale maniere, colme di riguardi, sedotte dal
linguaggio che provoca ed induce ogni intimità, esse ripongono ben tosto nel
medico la confidenza de'mali d'una languida e debole struttura, lo fanno
depositario di mille minuziosi secreti che hanno bisogno manifestargli, ma per
nasconderli in seno, alla fedele amicizia; esse gli affidano ciò clie ritengono
di più caro, la vita cioè dei loro figli, clie eziandio dalla mano di lui per
sè medesime fa ricevono. Allorquando finalmente hanno giudicato l'animo suo ed
ì suoi talenti in rapporto confacente al loro carattere, egli allora è il loro
consolatore, un angelo tutelare, un sostegno necessario alla loro felicità. Se
alcuni doveri in vantaggio degli ammalati il medico non può mai infrangere,
altri doveri i malati adempir debbono verso il medico. Essi saranno sempremai
costanti nella scelta che di lui hanno fatta, onde non diffondere
inconsideratamente a questo ed a quello le confidenze loro. Adempiranno
fedelmente tutto ciò ch'ei prescrive in sollievo della loro salute, perchè a
tanto impegno egli è stato prescelto ; nò trasgredir dovranno in qualunque
circostanza le additate prescrizioni e gli ordini imposti. E finalmente devono
guiderdonare le cure di lui colla dovuta gratitudine e riconoscenza. La scelta
delle persone per assistere gli ammalati non è indifferente. Una fi so nomi a
piacevole, una pazienza conosciuti ss ima, una inalterabile- dolcezza, un.
cuore compassionevole, sono le qualità principali delle donne da prescegliersi
al nobile ma penoso incarco di servire gl'infermi. Ed in ciò gli uomini non
possono pareggiarle giammai. Esse sole sanno dare' agli infelici, consumati da
patimenti crudeli, ogni minuto soccorso che il deplorabile loro stato richiede,
sollevar con leggerezza i loro membri addolorati, e con attedia e carezzevole mano
destramente supplire a quella languente inazione. I più circospetti premurosi
servigi, i più teneri riguardi, tutto profondono agli infermi affidati alla
loro vigilanza: né i portamenti in apparenza capricciosi di uno sventurato,
sovente reso ingiusto ed esigente per lo eccesso de' mali suoi, nè le fatiche,
nè i disgusti, nè i pericoli, menomar possono o indebolire il loro zelo,
esaltato talvolta sino all'eroismo, che niente mutasi al letto del dolore.
Ricavando Ì particolari sullo stato del vostro infermo, abbiate cura di nulla
dire che possa spargere il turbamento o la paura nel di lui animo: nè fate
alcun moto, alcun gesto, che possa interpretarsi in modo sinistro da una mente
ingegnosa a rivolgere tutto in proprio svantaggio. E già vedetelo cercar la sua
sorte nella espressione della vostra voce, nel vostro contegno, nel vostro
silenzio. Gli avidi suoi sguardi chiedono agli assistenti la fatale sentenza,
ch'egli teme qual ultima: nessuna cosa è per lui indifferente ; ei tutto
indaga, egli è tutto occhi, tutto orecchie. E quando bisogna rassicurare la
esaltala imaginazione di un infermo, i migliori ragionamenti non valgono quanto
una idea falsa, che, non preveduta e bruscamente espressa, si tro. vassé in
opposizione totale coll'oggetto de'suoi timori 11 chiarissimo Petit ha fatto
sentire vivamente l'interesse del precetto, che non bisogna giammai .parlare
de'funesti avvenimenti d'una malattia innanzi di colui che potrebbe temerne le
conseguenze. Non parlate-mai di morte coi vecchi e coi tnori bendi. Se dovrete
eseguire una grave operazione, evitate dichiararla; ma imprimete un'idea di
speranza e di buon esito per tal temuto istante, servendovi pressappoco
d'alcuna ingegnosa perifrasi, come: il momento allorquando io vi libererò;
ovvero: quando cesseranno i vostri mali ec. Su di ciò nessuno ha pensato meglio
del citato Petit; nò con maggior finezza o più eloquenti maniere si è giammai
espresso. Astenetevi presso un infermo pericolante da un turbato contegno, o da
tumultuosi movimenti. Accorrete forse contro una pericolosa emorragia? non
dimenticate che il vostro primo impegno debb'esserc di signoreggiare
immantinente sul morale dell'individuo. Se incerto, agitato vi vedesse, ei
perderebbe ogni fiducia e si crederebbe perduto. Sottraetegli destramente lo
spettacolo degli stranienti di cui vi servite, e più di tutto lo spargimento
del proprio sangue. Qual funesta impressione non farebbe su giovane donna,
nervosa, esaurita per uterina emorragia, l'aspetto d'uno ostetrico, il quale,
con le maniche ripiegale sino al gomito, le mani, le braccia, il viso, gli
abiti bruttati di sangue, la tormentasse con le più aspre manovre, e, dopo
averle fatto soffrire un lungo e doloroso supplìzio, facesse mostra di esitare,
e le lasciasse travedere la scoraggiante impotenza dell' arte! Allontanale da
un malato che state per sottoporre a qualche importante operazione, tutto ciò
che sbigottir potrebbe il suo cuore e portare lo spavento nel suo spirito,
diggia pel timor del dolore agitalissimo. L'uomo più coraggioso ed intrepido
non vede giungere senza fremere rabbonito momento. In quali angosce suppor si
debbe colui che, debole e pusillanime, si è pur deciso sottoporsi a' crudeli
soccorsi dell'arte, dopo lunghe esitazioni e penosi contrasti! Guardatevi di
oltraggiarlo o ferirlo colle più insignificanti facezie, le quali tanto più
crudeli sarebbero quanto maggiormente inopportune. Imponete a' vostri aiutanti
ed agli astanti un silenzio assoluto. In siffatti terribili istanti, tutto ciò
che vi attornia deve respirare la calma più tranquilla e perfetta. Alcuni
infermi prossimi alla tomba, sospettando il loro stato, supplicano il medico a
dichiarar loro in qual .situazione siano ridotti. Istanze pressanti, commoventi
preghiere, nulla tralasciano per vincere la ripugnanza di lui: lo illudono interessandolo
sulla necessità di metter ordine ad importanti affari} gli vantano il loro
coraggio, simulano una perfetta rassegnazione alla sorte loro: diffidi il
medico di tali fìnti motivi. Parecchi infermi, che si vantano mirar la morte
senza timore, conservano tuttavia una forte secreta speranza d'essere
ricondotti alla perduta salute, nè udir possono quella tremenda verità senza
darsi in preda ad orribile disperazione. Alcuni di questi sventurati hanno
punito l'incauto medico di sua imprudente condiscendenza con darsi spontanea
morte. Bisogna morire, egli è incontrastabile, quando batte 1' ora di morie; ma
è fatale il volersi intuonare la requie, quando il coraggio e la intrepidezza
potrebbero trionfare ancora sovra la lunga notte del sepolcro. Si possono
consultare in proposito le seguenti opere: LutheEj De praecipuis cautelis
praxin adeimti juxta clinicos probe aUendenlis; W. Wedelius, De officio
aegrotanlium; Bienve.w, Des qualitis morales du m£decin, et de la condotte
qu'il dtsit tenir auprès des malades; Detebgie, Àrlic. Consultatìons, dans le
Dici, de Mèd. et Chir. praliq.; Vavasseur, Manuel de patJiolog. génèr.; Angeli,
// medico giovane al leUo dell ammalato. Lieto il medico d'essere stato utile
al suo ammalato, il premio delle sollecite penose sue cure dovrà giustamente
attendere. Eppure bisogna assuefarai alla sconoscenza de' clienti, ed abituarsi
a sollecitare un compenso, più spesso ritardato dal ricco, meno esalto d'ogni
altro. Desideraci cosa sarebbe il gratuito esercizio della medicina: ma in qual
classe della società trovare individui animati d' ardentissima filantropia, per
consacrarsi a' disgusti e pericoli di questa professione, senza altro
guiderdone fuorché la virtù? Di qual pane vivrà il medico e la di lui famiglia?
Cessi ornai la società di calunniare i medici, poicbè dal suo seno sono
prodotti; uè essendo una specie d'uomini eccezionali, son eglino, come tutti
gli altri, ciò che la natura e le civili istituzioni ebbero a formarli. Ogni
fortuna suppone in sua origine un salario, un lucro otl una rapina. Questa
sorgente è accresciuta per successioni. Ma se il negoziante che si arricchisce
calcolando i bisogni delle derrate, se V artigiano che appigiona ii suo braccio
o vende il frutto del suo lavoro, se il nobile che pone al soldo la sua spada,
niente operano che si possa loro biasimare senza fare la satira dello stato
sociale, chi oserebbe vituperare e riprendere il medico che accetta o richiede
qualche onorario per cura ed assistenza ad un malato prestata? Per esser capace
di opera cosiffatta, ha consumato egli una parte della sua vita, ha erogato
porzione delle sostanze sue O della sua famiglia, ha sequestrato la sua
gioventù in severe discipline lungi d' ogni diletto, finalmente egli ha
travagliato per la società, e questa mostar gli si deve riconoscente. Se gli
individui che esercitano l' arte di guarire avessero parte a' primi onori dello
Stato, vedrebbesi precipitare nella loro coorte tutti quelli che la fortuna ha
colmato de' doni suoi. Allora la medicina esser potrebbe gratuita, pagando la
società in onorificenze ciò che in costosi servigi riceve. Ma l'esercizio della
medicina attualmente procura appena qualche considerazione; un medico gode
alcun credito, occupa talora un posto, tos toch è abbandona la sua professione,
ovvero allorquando, giunto a sufficiente fortuna, riposa tranquillo gli stanchi
suoi giorni. La vista d’un medico ha qualche cosa di apprensivo, perchè ridesta
ciò che ogni uomo maggiormente teme e detesta dopo la indigenza o la morte, la
malattia. £ qual mezzo si adopera oryle risolversi ad onorare colui che tanto
giova all'umanità? Iticupe rata la sanità da chicchessia, cominciasi a
dimenticare il male già terminato, ed insieme in ente dileguasi la ricordanza
del medico, e la riconoscenza ccu tunicatamente a lui riprotestata. Questa
condotta degli ammalati disgusta ed indegna il medico principiante, quantunque
animato d'ogni nobile sentimento, che i progressi poi dell'età estinguono in
ogni cuore. Perchè egli desiderava amicizia gli si nega la stima, anzi si
opprime di sarcasmi, fors'anco di villanie, finché una nuova malattia riproduce
l' umile preghiera c la vile e bassa adulazione, suggerite dal timor della
morte. Ingannato nelle sue fantastiche speranze, dà egli uno sguardo beranza
gl'infelici loro clienti, occultando l'avida loro cupidigia sotto la capziosa
maschera dello zelo. Crcderebbesi egli mai che agli ammalati ed ; agli
assistenti l'impostore l'assembra uomo filantropo ed abile, mentrechè il
circospetto vien supposto ignorante e disattento! E ciò avviene perchè i
movimenti delle gambe, dèlie braccia, e della lingua principalmente, sono
valutabili soltanto dall'ammalato, ossia da giudici incompetenti. Ma ognuno dee
far sacrificii nell'interesse della società: ciascuu le deve un tributo, ed il
medico più che ogn' altro; egli, i cui doveri sono consacrati all'umanità, ne
darà il buon esempio, ricavando costantemente per l'esercizio del suo ministero
la soddisfazione' di avere agito secondo coscienza e possibilità. Laonde se le
mediche funzioni espongono tutto giorno chi le adempie allo sdegno
dell'ignoranza), all'obblio dell'ingrato, agli oltraggi del calunniatore: se
troppo disgraziato sentesi. il medico, :-, perchè la sua 1 riputazione,
acquistata penosamente opn. veglie, privazioni e stenti, da' capricci della moltitudine
totalmente; dipende : ise, : per'.' bene adompirc i penosi doveri! che gli si
impongono, rinunciar gli bisogna tutti i godimenti della vita c la domestica
sua libertà, -egli trova, però nell'esercizio stesso della professione qualche
compenso, che da così numerosi ed ines ideabili contrasti in parte lo
risarcisce. La stima del poco numero di uomini assennati Io consola, c gli f;i
dimenticare la gelosa invidia degli emuli, e la fredda indifferenza
ingratissima di coloro che maggiormente obbligali gli sono egli deggiono
riconoscenza. L'intimo convincimento e la verace persuasione che i suoi malati
hanno ricevuto tutte le cure che lo stato loro esigeva e da lui apprestar si
potevano, lo sottraggono agl'insulti dell'affannoso rimorso, ed invulnerabile
Io rendono all' avvelenato strale delia smaniali Le invida malignità,
allorquando un avvenimento funesto non si è potuto prevenire da' soccorsi
dell'arte nò per gli sforzi della natura. Una coscienza calma e tranquilla,
assicurando a La buona compagnia che l'onta francheggia n Sotto l'usbergo del
sentirsi pura, è già la ricompensa del medico, che esercita con probità ed
onore i suoi doveri, Il guiderdone cT una buona azione, è di averla fatta :
Recte farti, fecìsse merces est; diceva Seneca (epist.); Le frali iTun
b'tenfait, d'est le bienjuil lui-méme, Egli è contento e pago del bene da luì
fatto, e molto può farne. Lo infelice a preferenza l'implora, ed ei seco
conduce la speranza e la consolazione nell'asilo della miseria : e le
benedizioni degli sventurati, sono il compenso di cosiffatte beneficenze,
premiate da calde lagrime di immutabile riconoscenza. Tostochè un medico giugne
a ridonare un ma 2(3 lato dati' orlo della tomba alla vita : allorquando ei
conduce ad assicurata convalescenza un disgraziato, già sottoposto a chirurgica
pericolosa operazione; questi fausti risultameli d'ogni sua cura largamente lo
indennizzano. Colui che è stato salvato, diviene suo amico e fratello. Il
vederlo, gli procura la più singolare e deliziosa compiacenza j ed il mutamento
più vantaggioso di sua fortuna non gli apporterebbe una pari così grata gioia.
Al contento di togliere una de- signata vittima alla morte, niente è che
agguaglia. Un infermo ch'egli ha liberato da gravissimi peri- coli, lo consola
d'essere stato meno felice in altri in- contri. ' ! . i . ; i i i i ' Il medico
adunque, tolte alcune eccezioni, ndn acqui- sta generalmente vistosa e grande
fortuna : ma il frutto de'tooi lavori non è esposto mai a repentini
sconvolgimenti, che spesso rovesciano il commer- ciante dall'estrema dovizia
nell'estrema miseria. Egli gode d'una sorte piacevole e tranquilla; egU.c posto
in quella buona e sicura mediocrità, ohe,, fra .tutte ic condizioni della vita,
è la più compatibile con la felicità. Accollo, gradito, festeggiato nella
società; stimato dalla gente di lettere, desiderato dal ricco e dal pitocco, il
medico, sino alla più tarda età, vive amato, onorato, richiesto da ognuno.
Montuus, De stìpendìis medicorum. In questa Monografia sono stati i medici
Spesse Tolte da me lodati con ingenua franchezza, an- tGoradhó sia- del lóro
numero anch'io. Mi sono iit- igegnato ìàre il loro elogio senza prevenzióne, né
-ho dissimulato i loro difetti. Ho esposto i,loro doveri, ed ho curato
mostrarli quali realmente pur 'son^ij^r^ii&repj^ritato/iliii^mproyece di
parzialità,? ÌS,ox io crédo averlo. heoe evitalo.! n tiniw$ rthtv '.( M. Vr^.tVstV <-v,-v
.w.s^l*U ifliifc. Roberto Sava.
Sava. Keywords. Refs.: dovere, i doveri – pregi. Luigi Speranza, “Grice e Sava”
– The Swimming-Pool Library.
Commenti
Posta un commento