GRICE ITALO A-Z R RU
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice e Ruggeri (Roma) C 22102232053
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https://archive.org/details/b28141969 D.‘ V. GIUFFRIDA- RUGGERI SULLA DIGNITÀ
MORFOLOGICA SEGNI DETTI “DEGENERATITI ROMA lE, i-.oescx3:e::e cSc o,*'
(bretschxeider e regenberg) Librai di S. M. ia Regina d’Italia l'jstrafto dagli
“Aiti della Società Homana di Antrojioloqia ,y Fascìcoli II e III — 1896-97.
503 INDICE Prefazione del Prof. G. Mingazzini pag. V I. Coincidenza delle
abnormità somatiche con le abnormità della psiche. Spiegazione di tale fatto
constatato negli alienati (Morel). Spiegazione del medesimo fatto constatato
nei delinquenti, nelle prostitute e negli uomini di genio (Lombroso). Necessità
di una sintesi. Concezioni sintetiche del Sergi e del Féré. Concezione
sociologica della degenerazione (I.\coby, Tarde, Ferri, Dali.e- magne).
Definizione della degenerazione . . . . . » 1 II- Le singole stigmati somatiche
abnormi. Plagiocefalia, trigonocefalia, scafocefalia, oxicefalia. Microcefalia
e macrocefalia. Plagiopro- sopia. Fronte sfuggente e fronte sporgente. Arcate
orbitarie e seni frontali esagerati. Faccia mongolica. Prognatismo. Abnor- mità
dentarie. Torus palatinus. Apofisi lemuriana. Mancato accavallamento delle
arcate dentarie. Altre anomalie facciali. Collo e spalla. Torace en entonnoir e
torace en gouttière. Bacino e andatura. Arti superiori e inferiori. Forma delle
mani. Solchi palmari Linee papillari delle mani. Piede prensile e piede piatto.
Polidattilia, sindattilia e brachidattilia. Anomalie del- T orecchio esterno. Naso
ed occhi. Mascolismo, femminismo, androginismo, infantilismo. Polimastia e
ginecomastia. Anomalie nel sistema pilifero. Appendice » 33 III- Frequenza dei
singoli segni abnormi nei due sessi, indipendente- mente dalle psicosi e nelle
diverse psicosi. Deduzione della loro importanza morfologica dalla percentuale
con la quale, presi singolarmente, si presentano nei diversi gradi di dege-
nerazione psichica >93 Tabelle statistiche » 94 Spiegazione delle tavole . .
. » 97 Bibliografia » 106 PREFAZIONE Studiare il significato delle stigmate
degenerative soma- tiche è merito in gran parte di una scuola antropologica,
orgogliosa di ripetere il suo nome dal suo fondatore, il Lombroso. Che non
tutte queste stigmate posseggano uguale dignità morfologica era noto: però
regnava fin ora grande incertezza nell’ attribuire alle ime piuttosto che alle
altre un giusto ed esatto valore. Attese a risol- vere questo problema, da me
consigliato, il D.r Giuffrida. Dal suo studio esposto nel presente libro,
scaturiscono corollari che ci additano quali dei segni cosi detti dege-
nerativi, dobbiamo principalmente tenere in conto per emettere un sereno e
sicuro giudizio sulle abnormità corporee di un paziente. Le indagini del D.r
Giuffrida sono precedute da una chiara, minuta e coscienziosa ras- segna di
quanto finora si è scritto intorno al concetto della degenerazione; analisi
degna di tanta maggiore con- siderazione, in quanto era desiderato un lavoro
storico di questo genere, sopratutto in Italia. Roma, Febbraio del 1897. G. Mingazzini.
Sento il dovere di ringraziare vivamente il Prof. G. Mingazzini, che fu
inspiratore benevolo e illuminato del presente lavoro; nonché il Prof C.
Bonfìgli, direttore del romamo Frenocomio, gli egregi Dott.^ Cividalli e
Gammarelli, primari nel medesimo, il Dott. Ciar occhi, direttore dell’ Ospedale
di S. Gallicano, che gentilmente permisero ai miei studi di avere una base
positiva. Ringrazio altresì V illustre Prof Sergi, che per sua benevolenza s’
interessava all’ argomento, dandomi all’ uopo consigli e aiuti validissimi. « Dites vous donc bien et réciproquement, que partout où vous voyez un
cliangement dans le corps, vous avez à en chercher un dans l’ in- telligence.
Dites vous que vous avez à etablir cette corrélation dans tonte 1’ échelle, et
toutes les dégradations de 1’ entendement, depuis les derniers degrès de l’
imbécillité jusq’ au fait le plus élevé du génie, depuis la raison la plus
droite et la plus ferme jusqu’ à celle qui est le plus profondément et le plus
irrémediablement troublée ». Lelut, Cadre de la philosophie de l’homme, Annales
médico-psychologiques, 1844. I. A Morel, giustamente osserva
Giorgio Gradenigo, e ad Esquirol, suo maestro, spetta il merito di avere per i
primi messo in rapporto i segni dell’ alterazione psichica coi segni deir
alterazione somatica, per dare della loro coesistenza una unica spiegazione: i
fisionomisti e gli altri del cosi detto periodo fisiologico 0 frenologico
avendo esercitato la loro attività su altro campo, che non precisamente e
rigorosamente quello psicopatologico (1). Giuste osservazioni anche in questo
campo, è vero, erano state fatte; ma, o in via puramente teorica da menti
acute, quale Lelut, o in modo quasi accidentale, come, per esem- pio, queir
osservazione di Portai (2) che dice « très-ordinaires » le anomalie nei cranii
di maniaci, epilettici e apoplettici; nes- suno poi, air eccezione di Esquirol,
aveva tentato una spiega- zione. More! già nella prefazione al suo famoso
Traité des dégé- nérescences afferma nettamente: « dans 1’ état actuel de
progrès r ètude de 1’ homme physique ne peut s’ isoler de 1’ ètude de r homme
moral »; e in ciò fa suo il pensiero di Bonnet: « Il (1) Cfr. Marro, I
caratteri dei delinquenti. Torino, 1887,
pag. 7 e sogg. (2) PoRTAL, Consid,erations sur les rnaladies de famille —
riferito da Lucas, Hérédité naturelle, Voi. II, pag.
819. — Groham avrebbe fatto osservazioni anche più estese sui delinquenti sin
dal 1820 (Talbot, The etiology of osseous defor- mities etc. Chicago 1894. pag.
231 ). 2 — faut toujours en revenir au physique comme à la premierò origine de
tout ce que Tame éprouve (1) », pensiero diviso anche dair autore del Contratto
Sociale che scrisse: le nostre doti intel- lettuali, i nostri vizii, le nostre
virtù e per conseguenza i nostri caratteri dipendere dalla nostra
organizzazione (2). Stabilito poi ciò che si debba intendere per degenerazione,
cioè una devia- zione morbosa dal tipo normale dell’ umanità, espone come
conseguenza (e qui è il punto geniale della teoria) di tale deviazione nei
discendenti una degradazione progressiva tanto psichica che somatica: a quest’
ultima assegna come limite la sterilità. In nessun punto esprime cosi
completamente il suo pensiero come in questo: « Le condizioni di degenerazione
nelle quali si trovano gli eredi di certe cattive disposizioni organiche si
rivelano non solamente da caratteri facili a osservare, quali la piccolezza o
la cattiva conformazione della testa, la predomi- nanza d’ un temperamento
morboso, deformità speciali, anomalie nella struttura degli organi,
impossibilità di riprodursi; ma an- cora dalle aberrazioni più strane nell’
esercizio delle facoltà intellettuali e dei sentimenti morali (3) ». E tutto il
suo trattato cosi bello per unità di concezione e splendido per acutezza di
osservazioni non è che lo svolgimento di questa tesi, con quel calore stesso di
convinzione che faceva dire a Esquirol: « cette funeste transmission se peint
sur la physionomie, sur les formes extérieures, dans les idées, les passions,
les habitudes, les penchants des personnes qui doivent en ótre les victi- mes
(4) ». — Pronta conferma e pregevole riceveva la suesposta teoria da quel libro
del Moreau de Tours (5), che a ragione fu detto livre-ferment. Alcuni anni dopo
Morel ritornava sull’ argomento (6), e ne raccoglieva nuovo e preziosissimo
tributo di stima; poiché fu meraviglioso vedere Griesinger stesso, che allora
teneva lo (1) Bonnet, Essai analytique sur les facultés de V dme, pag. XIII della prefazione. (2) Rousseau, Nocelle Eloise, lett. 3, t. V. (3)
Morel, Traité des dégénérescences de V espece humaine, Pa.vìs, 1857 pag. 62.
(4) Esquirol, Des maladies mentales considérées sous les rapporis médical,
hygénique, et mèdico -legai. Paris. 1838, t. 1, pag. 65. (5)
Moreau, La pshycologie morbide, Paris, 1859, pag. 116. (6) Morel, De la
formoiion du type dans les varieté dégénérées, 1864. — 3 — scettro della
psichiatria schierarsi fra i suoi ammiratori, e por- tare nel discorso col quale
inaugurava la clinica psichiatrica di Berlino (l.o Maggio 1866) le idee
professate dal modesto medico di Saint-Yon: « .... noi troviamo che le persone
colpite da una predisposizione ereditaria nevropatica presentano nella loro
organizzazione qualche cosa che le distingue dalla mag- gioranza degli uomini e
per certe forme o per qualche parte del loro corpo sono contraddistinti e come
afflitti in particolar modo dalla natura. Queste stigmati degenerative possono
consi- stere in cambiamenti lievissimi... ». Anche ,il Lombroso, che allora
faceva le sue prime armi nella statistica, portava il suo contributo (1). Il
medico di Saint-Yon aveva messo tra i colpiti da eredità I morbosa anche i
delinquenti. Difatti seguendo la genealogia di una famiglia di degenerati aveva
veduto (2): 1.^ generazione — Immoralità, depravazione, accessi alcoolici e
degradazione mo- rale del bisavolo, che in una taverna fu morto in rissa; 2.^^
gene- razione — Ubbriachezza ereditaria, attacchi nervosi che fini- scono in
paralisi generale nelL avolo; 3.^ generazione — Sobrietà, inclinazioni
ipocondriache, illusioni di persecuzione e tendenze omicide nel padre; 4.^^
generazione — Intelligenza difettosa, primo attacco di follia a 16 anni e
passaggio in completo idiotismo; probabile estinzione della famiglia, non
essendovi alcun sviluppo delle funzioni generative. Ma non aveva insistito neir
analogia tra delinquenti e pazzi, nè dilungatosi a dimo- strare la natura
morbosa del delinquente. Daily e Voi sin si ! occuparono a preferenza di quel raffronto
(3), e Despine (4) in seguito dimostra le anomalie morali del criminale e della
prostituta. Ma è in Inghilterra sopratutto che una schiera di valorosi prende a
trattare la natura morbosa del delitto: ho (1) Lombroso, La medicina legale
delle alienazioni mentali studiata col metodo sperimentale — « Gazzetta medica
italiana — provincie venete » (anno Vili N. 27, 28, 29, 30), 1865. (2) Riferito
da Maudsley, Corpo e Mente. Orvieto, 1872, pag. 49. V. anche: Fisiologia e
Patologia dello spirito dello stesso autore, Napoli, 1871, pag. 227. (3) Dally, Remarques sur les aliénés et les criminels, Paris, Masson et
fils, 1864 — VoisiN, De V identità des causes du suicide^ du crime et de V
aliénation mentale. (4) Despine, Psychologie naturelle, Paris, 1868,
Voi. II e III passim. — 4 — nominato Maudsley, Thompson; Wilson^ Needham;
Nicolson (ma quest’ultimo in senso negativo). Maudsley principalmente accetta
in tutto e per tutto la teoria degenerativa di Morel (l), e definisce la classe
criminale una varietà degenerata o mor- bosa della specie umana;
contraddistinta da caratteri particolari d’inferiorità fisica e mentale;
risultato fatale di una serie di generazioni (2); ma quanto alla dimostrazione
anche lui si limita al lato psichico. Il lato somatico della dimostrazione; il
più importante per noi; è merito insigne di un illustre seguace della teoria
degenerativa in Italia; del Virgilio. Questi difatti fa rilevare quanto comuni
risultino dalle ricerche prati- cate (266 delinquenti) le stigmati degenerative
somatiche « le quali essendo in relazione con lo stato anomalo dell’organismo;
permettono di annoverarlo nelle varietà morbose della specie con lo stesso
diritto che dà alla psicopatologia di includervi l’idiozia; il critinismo e la
follia (3) ». Nè il Virgilio fra noi resta isolato; TAndronico nei suoi Studi
clinici sul delitto ritiene la causa essenziale che promuove il delitto di
natura morbosa; anche lui fondandosi sui fatti somatici: « T asimmetria della faccia;
il prognatismo; il naso camusO; le orecchie ad ansa; i diametri poco
proporzionati della testa e della faccia che in tutte (122 donne delinquenti)
si sono riscontrate; son segni abbastanza sicuri e caratteristici da dedurre
che per la non giusta conformazione e composizione dell’ organo cervello e
sistema nervoso; succedevano quelle nevrosi; isterismo; epilessia; melanconia;
alienazioni mentali che furono e saranno sempre Tetiologia del morbo che
chiamasi delitto (4) ». In Italia però non esistevano solo i puri seguaci della
teoria degenerativa; anzi da tempo vi s’era iniziato un movi- mento scientifico
tutto originale; il quale alla luce della teoria di evoluzione; la nuova stella
polare che sorgeva ed era già alta sull’orizzonte; tendeva a dimostrare che i
segni degene- (1) Maudsley, Le crime et la foglie, Paris, 1876, 2.^ édiz. pag.
21, 46. (2) Ibidem, pag. 27, 31. (3) Virgilio, Saggio di ricerche sulla natura
morbosa del delitto e delle sue analogie con le malattie mentali. « Rivista di
discipline carcerarie », Roma, 1874, pag. 401. (4) Andronico, Studi clinici sul
delitto, « Rivista di discipline carcerarie », 1878, pag. 175. 5 rativi di
Morel non erano che arresti di sviluppo. A dir vero la teoria deir evoluzione
era stata applicata dal Maudsley alla psiche deir uomo (1), mai però nel senso
del regresso, e tanto meno in relazione col lato somatico. E se Gratiolet aveva
detto: « gr individui inferiori delle razze alte tendono ad avvicinarsi allo
stato medio delle razze infime », era lontano dal dare alla sua sentenza il
significato e la dimostrazione eh’ ebbe in Italia. Anche il Down (2), che notò
le analogie somatiche degl’ idioti con popoli di razze inferiori, non ne trasse
però alcuna deduzione nel senso Darwiniano: la conclusione, che la razza bianca
derivi da un perfezionamento delle colorate, spetta tutta al Lombroso (3).
Questi difatti, checché abbia detto in seguito della nessuna in- fiuenza della
teoria del Darwin sulle sue ricerche, (e storicamente e psicologicamente non è
spiegabile (4) che nessuna influenza vi abbia esercitato) pare in quel tempo
tutto intento a confermare le vedute del Giglioli, dell’ esistenza, cioè, di un
anello di con- giunzione tra b uomo e la scimmia, non preistorico, ipotetico,
ma attuale, vivente, non per 1’ esistenza di un solo carattere, come già aveva
tentato Vogt, ma per tutto l’ insieme somatico. Il Giglioli lo sospetta negli
Akka (5), e il Lombroso, attesa la grande analogia di questi negri coi cretini,
assegna a questi ultimi il posto « intermedio tra le razze melaniche e i
quadru- mani inferiori » . Sapientemente ne enumera e descrive i caratteri
somatici e li paragona nella serie organica, onde conclude: « Queste analogie
hanno anche il vantaggio di spiegare in parte la genesi del cretinismo, in un
arresto, cioè, dello sviluppo, in una data epoca fetale, in cui appunto noi
riproduciamo lo stadio dei vertebrati inferiori ». Le anomalie del corpo e del
cranio in ispecie corrispondono alle aberra- zioni del senso morale e della
psiche, e chiama una famiglia di microcefali « una famiglia di selvaggi crudeli
» ; e fa notare (1) Maudsley, Le Corps et V Esprit, pag. 58. (2) Down, Ethnic
classification of Idiots, 1868. (3) Lombroso, illudi clinici ed antropometrici
sulla microcefalia ed il creti- nismo, 1873, pag. 34-52 « Memorie del
laboratorio di psichiatria e medicina legale della R. Università di Pavia ».
Bologna, 1875. (4) Cfr. Bianchi, Criminalisti italiani e criminalisti francesi,
Milano, 1892, pag. 13 e seg. (5) Giglioli, Studi craniologici sui chimpanzé,
Genova, 1873. 6 che « nei paesi ove domina il cretinismo i delitti hanno un
carattere speciale di ferocia, e sono in maggiore quantità che nei paesi-
congeneri non affetti da cretinismo ». Da questo momento data la concezione
deir uomo delinquente. L'anno dopo quei famosi Akka furono esaminati dal Mante-
gazza (1), e questi confermò la somiglianza tra le razze umane inferiori, gl'
individui umani allo stato fetale e gli animali più perfetti, somiglianza tosto
estesa agli esseri degenerati delle razze alte da Morselli e Tamburini. I quali
in un lavoro sugi' idioti, mentre confermarono le vedute già enunciate dal
Lombroso per rapporto all' atavismo, non si allontanarono decisamente dagl'
insegnamenti del Morel rispetto alle dege- nerazioni, quali « deviazioni dal tipo
normale.... malattie non più dell'individuo ma della specie ». (2) Una tale
conciliazione tra la teoria degenerativa e le nuove dottrine non apparve nell'
« Uomo delinquente »; il Lombroso intento a stabilire l' analogia somatica del
delinquente col selvaggio trascurò completamente 1' etiologia morbosa (3). Nes-
suno sul momento si accorse della svista; la dimostrazione anzi parve così
imponente, così schiacciante, raccolse tanti ammi- ratori che l' Italia potè
andare orgogliosa di una nuova scuola, splendida costellazione sorta nel suo
cielo scientifico. In Francia perfino si destava
un' eco che cosi fedele non doveva colà a lungo ripetersi: Bordier in uno
studio sopra 36 cranii d' assassini trova la conferma del loro atavismo, onde
conclude: « Le criminel ainsi compris est un anachronisme, un sauvage en pays
civilisé, une sorte de monstre, et quelque chose de com- parable à un animai
qui, né de parents depuis longtemps domestiqués, apiorivoisés , habitués au
travail, apparaìtrait brusquement avec la sauvagerie indomptable de ses
premiers ancétres » (4). (1) I due Akka del Miani, « Arch.
per l’Antrop. e l’ Etnol. » , 1874. (2) Morselli e Tamburini, Degenerazioni
fìsiche e morali deli' uomo. « Rivista sperimentale di Freniatria e Med. leg. »
1875, p, 53. (3) Cfr. Lombroso, L’uomo delinquente, Milano, 1876.
(4) Bordieiì, Eiude anthropologique sur une serie de crànes d' assassins^ «
Revue d’Anthropologie », Paris, 1889, pag. 278. — Cfr. anche: Photograpliies de
criminels. « Bull. Soc. Anthr. », 1882, p. 795. 7 — È il concetto fondamentale della
scuola^ (1) già anticipato dal Morselli, ripetuto dal Lacassagne, dal Delaunay,
dal Ferri, dal Garofalo, vittoriosamente proclamato e consacrato al primo
Congresso d’Antropologia criminale fin nelle sue conseguen- ze: « Pour le
jugement anthropologique de chaque criminel sont toujours nécessaires le
caracteres organiques et psicolo- giques » (2), concludeva Ferri. Ma ben presto
si obiettò: esiste veramente questo paralle- lismo tra tare anatomiche e tare
psicologiche e sociologiche, non sono quelle semplicemente patologiche? Già
FArndt sino dal 1883 considerava tutte queste note somatiche e antropolo- giche
come rappresentanti altrettanti disturbi dello sviluppo individuale, cioè delle
vere iperplasie, ipoplasie ed aplasie (3). Poco dopo il Morselli scriveva: «
tanto i caratteri degenerativi che i patologici sono il prodotto di una
medesima insufficienza del processo formativo delP organismo » (4). E
contemporanea- mente il Virchow: « La teromorfia, cioè la somiglianza terato-
logica con animali d’organizzazione inferiore si esplica con arresti di
sviluppo che rendono definitivi certi stadi teromorfi dell’ ontogenesi » (5).
Egli nega che vi sia in ciò intervento d’altra forza interna che la deviazione
patologica, senza rela- zione con l’atavismo. Ma l’ Hartmann specialmente
affrontò il quesito. Questi sebbene riconosca che alcuni uomini ai quali è
toccata una conformazione somatica infelice, i quali sono affetti da incapacità
fisica e debolezza mentale più o meno pronunciate, hanno nel loro aspetto, nel
loro comportamento strambo, nella loro vita nomade e vuota di pensieri qualche
(1) Morselli, Il suicidio nei delinquenti. « Rivista sperimentale di Frenia-
tria e Med. leg. », 1875. pag. 88. — Lacassagne, U liomme criminel comparò à
Vhomme primitif, Lyon, 1882. — Delaunay, « Bull. Soc. Anthr. » 1883, p. 126 —
Ferr^, I nuovi orizzonti del delitto e della procedura penale, Bologna, 1884,
p. 186 e segg. — Garofalo, Criminalogia, Torino, 1885, p. 101, e V anomalie du
criminel, « Revue philosophique » 1887 p. 253. (2) Ferri, « Actes du premier
Congrès d’Anthr. crini. », pag. 10. (3) Arndt, Trattato di psichiatria, pag.
239 e segg. (4) Morselli, Manuale di semejotica delle malattie mentali, Voi. F,
pag. 115, Milano, 1885. (5) Virchow, Descendenz und Pathologie, « Virchow’s
Archiv. » CHI. 1-5, 205-215, 413-437, 1885. cosa che ricordi senza tema di
contraddizioni i Ciiratteri delle scimmie (1), chiude quel suo molto pregevole
volume sugli antropoidi con queste considerazioni: « Le reversioni non sono
impedite dall’evoluzione intellettuale dell’ uomo. Le teromorfie possono
ripartirsi ugualmente tra le razze umane inferiori e le superiori; non
altrimenti accade talora di osservare nelle razze primitive così come nelle
razze più perfezionate del cavallo, dei ritorni alle forme fossili. Non è lo
sviluppo somatico ma lo svi- luppo intellettuale dell’ umanità che progredisce
uniformemente e senza salti. Sotto il rapporto fìsico vantaggi e imperfezioni
possono esistere in un dato numero di Negri e di Papua e man- care in un numero
eguale di Europei e viceversa ». E più concisamente il Cdajanni: « Quanto
all’atavismo morale è essenziale di non confonderlo con. l’atavismo fìsico.
L’evoluzione fìsica che viene da lontano, non è parallela all’ evoluzione
morale di data 2jiù recente. Questa circostanza esplica la sua non
localizzazione » (2). Nel caso speciale poi del delinquente, il Lacassagne già
allo stesso Congresso internazionale di Roma, non senza stuj)ore dei Lombrosiani,
dichiarava i caratteri so- matici d’ im[}ortanza mediocre, come quelli che
possono trovarsi « chez de fort honnétes gents » (3). D’altra parte la teoria
degenerativa hiceva quotidiani pro- gressi: veniva adottata in Germania e in
Austria (4); in Francia Falret stabiliva l’identità tra stigmati degenerative e
stigmati ereditarie, (5) e la scuola di Sainte-Anne apertamente classi- licava
il delinquente tra i degenerati; in Italia lo stesso Marro ondeggiava (6), il
Sergi si apprestava a trovare nelle sue splendide Degenerazioni umane un posto
per il delinquente. Era evidente: dopo dieci anni di entusiasmo nazionale, dopo
il bat- tesimo solenne del Congresso Antropologico, le teorie Lombro- siane
erano destinate alla storia; proseguire la lotta su quel (1) Hartmann, Les
singcs anthropoides et V homme. Paris, 1886, pag. 154. (2) CoLA.JANNi, La
sociologia criminale, Catania, 1887. (3) « Actes da premier Congrès d’Anthrop.
criniin. », pag. 166. (4) Kraephlin, Compcndium der Psychiaìrie, Leipzig, 1883,
p. 64.— Krafft- Ebing, Trattato chimico-pratico delle malattie mentali, Torino,
1886, Voi. II, p. 114. — Moebius, Diagnostica generale delle ynalattic nervose,
p. 279. (5) « Annales inédico-psychologi(|ues », Mars, 1885. (6) Cfr. « Actes
du premier Congrès d’Antlirop. crini. » pag. 11. — 9 — terreno era
perfettamente inutile. Il Lombroso ebbe T intuizione dell' avvenire, le sue
stesse osservazioni (1) lo convincevano, e pure criticando 4a tebria
patologica, trovò modo di avvici- narsele ammettendo nel delinquente l'atavismo
e la malattia. « Mi sembra, egli dice nell'edizione Francese del 1887, che essa
(la teoria degenerativa) abbracci un numero troppo grande di regioni del campo
patologico, poiché va dal cretino all'uomo di genio, dal sordomuto al canceroso
e al tisico, e che sia impos- sibile di ammetterla senza restrizione. Io credo
che valga meglio per il momento accettare l'arresto di sviluppo che ci è
apparso solidamente stabilito su una base anatomica e che ha il merito di
conciliare l'atavismo con lo stato morboso. L'analogia tra il pazzo morale, il
criminale nato e l'epilettico rimuove per sempre uno screzio che si perpetuava
tra i moralisti, i giuristi e i psichiatri, e che scoppiava talora tra le
scuole psichiatriche ». Ma la speranza doveva andare delusa: neanche questo
compro- messo parve sufficiente, anzi con più insistenza e più ardore si
tornava a battere in breccia l'atavismo teratologico. Questa volta è il
Topinard che dà una di quelle risposte chiare come cri- stallo, che sole
possono uscire da menti in cui la logica si sposa all'analisi più rigorosa.
Premesso, tanto per non alimentare illusioni nei lettori, che « la téte d'un
coquin ressemble en général à la téte d'un honnéte homme » entra
nell'argomento. « I caratteri atavici o reversivi, come insegna la teoria, sono
dovuti ad arresti dello sviluppo ontogenico sotto l'influenza di qualche
accidente brusco o di qualche disturbo di nutri- zione, sopravvenuto durante la
gravidanza o dopo. Il carattere che si constata più tardi nell'adulto non è che
la riproduzione di ciò che esisteva al momento in cui l'accidente o il guasto
s'è prodotto nell'embrione, il feto o il bambino. Si trova che in questo
momento l'embrione o il feto è l'immagine di una delle tappe fllogeniche e che
per conseguenza lo stesso carat- tere si presenta nella razza, nella specie,
nell'ordine, nella famiglia corrispondente a questo stato. Benissimo ! Ma
questo non implica una relazione diretta tra il carattere presente che (1)
Lombroso, Identità dell' epilessia colla pazzia morale e delinquenza congenita.
« Arcliivio di psichiatria e antrop. crimin. », 1885, pag. 3. Polemica in
difesa della scuola criminale positiva, Bologna, 1886, pag. 36. — 10 — appare
nell’ uomo, supponiamo, e il carattere estinto trovato neir animale: una continuità
tra i due. «Se n’est pas de Thé- rédité, il ne s’agit que d’ime
ressembla'nce, d’un reflet, d’un développement ontogénique interrompu » (1). E più
avanti: « No! tra la specie umana ei suoi antenati filogenetici, tra le razze
presenti e le razze primitive ogni continuità è scom- parsa. Il filo, a forza
d’allungarsi e di assottigliarsi s’è rotto. Tra le razze preistoriche e le
nostre una moltitudine di razze si sono interposte e sono scomparse; c’è stata
successione e rimpiazzamento. Le circostanze possono fare che alcuni di noi
rassomiglino ai selvaggi primitivi e anche abbiano istinti animaleschi, senza
che occorra per ciò mettere in campo un risveglio atavico dell’eredità o una
specie d’influenza occulta. Senza dubbio nè la criminalità, nè il preteso tipo
criminale sono reversioni ». E il Féré va più in là: se si ammette, egli dice,
che i microcefali e gl’ imbecilli rappresentano dal punto di vista psichico
qualcheduno dei nostri antenati, si dirà pure che l’infecondità comune in
questi stessi soggetti è anche la riapparizione d’un carattere atavico? « .... on est en dehors de tonte donnée scientifique, lorsqu’ on suppose
que une anomalie, par cela seni qu’elle peut s’expliquer par un arret de
développement, rappelle un type primitif de Tumanité » (2). In
particolare poi aggiunge: « le traccie di degenerazione, quali le
manifestazioni neuropatiche e vesaniche, scrofole etc., che così frequentemente
s’ incontrano nei delinquenti, non hanno nulla di comune con T atavismo, e
sembrano anzi escluderlo, perchè sono incompatibili con una generazione
regolare », opinione già espressa dal Colajanni. E non mancava una voce
originale, all’ infuori delle scuole: « Se l’idiota, se il delinquente, se
l’australiano hanno moltissime somiglianze fra di loro è perchè nell’albero
umano tutti i rami bassi si toc- cano; cosi come si intrecciano fra di loro
tutti i rami alti, ma eguaglianza di livello e comunanza di parecchi caratteri
non vuol dire identità di natura o di origine » (3). (1) Topinard, U anthropologie criminelle. « Rgv. d’a.nthr ». nov. 1887,
pag. 682. (2) Féré, Bégénérescence et criminalité. Paris,
1888, pag. 69. (3) P. Mantegazza, Gli atavismi psichici. « Archivio per
l’Antropologia e l’Etnologia », 1888, pag. 73. — 11 Al Congresso di Parigi P
opposizione si accentua, nè solo da parte dei Francesi. Orchansky afferma che i
sintomi degene- rativi non si trovano più frequenti nei criminali Russi che
nella popolazione normale (1). Cosicché V anno dopo Tarde può scrivere: nessun
segno esteriore permette di riconoscere la criminalità (2); e il Baer: « non
riconosciamo alcun indice organico che debba condurre al delitto (3). — Un
nuovo con- cetto faceva capolino nelT opera di Ellis (4). Ivi il dottor Vans
Clarke riproducendo trenta disegni di teste di criminali scelte tra le più
caratteristiche in circa mille detenuti osserva che sono teste « piuttosto
eccezionali che tipiche », e Couta- gne fa notare che questo giudizio potrebbe
applicarsi a tutta P anatomia del delinquente. Per il Manouvrier le anomalie
riscontrate sui criminali « caracterisent tout au plus des ten- dances » ; d'
altra parte « degli atti non soltanto differenti ma anche opposti quanto alla
loro forma e al loro valore sociolo- gico possono essere fisiologicamente
simili » (5). Legrain dal canto suo affermava, che le influenze perturbatrici
non si eser- citano simultaneamente in tutti i punti delP organismo, e che non
esiste alcun parallelismo tra le stigmati fisiche e le psi- chiche (6). Il
Congresso di Bruxelles rappresenta una vittoria segnalata degli oppositori:
basti ricordare, il rapporto di Houzé e Warnots (7), e la tesi dell’ lelgersma
(8). Un anno dopo il Baer fa sentire tutto il peso della vinta battaglia: i
criminali (1) « Actes (ÌLI 2A congrès d’ anthr. criminelle ». (2) Tarde, La
philosophie pénale. Lyon, 1890. (3) Baer, Il delinquente considerato dal punto
di vista antropologico e sociologico. « Rivista di discipline carcerarie »
1890, pag. 521. (4) Havelock-Ellis, The criminel. London, 1890. (5) Manouvrier, Les aptitudes et les actes. « Rev. scient. », aoùt, 1891,
pag. 234. Cfr. Existe-t-il des caractèr.es anatomiques propres aux criminels? «
Actes du 2.e congrès d’ anthr. criminelle »; nonché « Bull. Soc. Anthr., »
1892, pag. 100 e segg. (6) Legrain, De la dégénérescence dans V espèce humaine,
« Ann. de la polycl., » 1892. (7) Houzé et Warnots, Existe-t-il un type de
criminel anatomiquement determiné? « Actes du 3.e congrés d’ anthropol.
criminelle ». (8) Ielgersma, Les caractères physiques intellectuels et moraux
cìiez le cri- minel né sont d' origine pathologique. « Actes du
3.e congrés d’ anthr. crim. ». — 12 possono presentare anomalie somatiche, ma
queste non impli- cano nè inferiorità psichica, nè inferiorità morale. Le tare
degenerative non sono nei delinquenti che fenomeni concomi- tanti, per lo più
disturbi di nutrizione, avvenuti nella prima età, o segni di rachitismo, fatti
che sono straordinariamente fre- quenti nelle classi inferiori, alle quali
specialmente apparten- gono i criminali (1). E il Féré concludeva: « la
frequente asso- ciazione del vizio e del delitto con le nevrosi e
particolarmente i con la pazzia e V epilessia e con le abnormità fisiche costi-
tuisce una forte presunzione in favore della teoria patologica 0 teratologica
contro la teoria atavica del delitto » (2). Oramai non la Francia, ma tutta V
Europa insorgeva con- tro il Lombrosismo, e segno questo di grande vitalità
sarebbe stato, se tante schiere di nemici occorrevano per combatterlo; ma dall’
altro campo a vero dire nulla si faceva per opporre un argine, anzi si
affrettava la rovina, andando oltre le idee del geniale capo-scuola, come in
tutte le scuole succede dove 1 seguaci sono molti e di molto ingegno. Il primo
sintomo di tale tendenza si ha nel Garofalo che parla di « famiglie demo-
ralizzate ed abiette che si propagano, ed in cui si continuano le unioni fino a
tal punto da formarsi entro la razza una sotto- razza di qualità inferiore »
(3). Poi in Germania il Kurella riprende l’ idea dal lato somatico là dove
dice: Oggi ehe estese ricerche hanno dimostrato la grande variabilità della
specie, non si va lontani considerando i segni degenerativi come varietà (4).
Non dà la prova dell’ enunciato: ma Santangelo Spoto' si affretta a trovarla:
secondo questi « il perpetuarsi della polidactilia viene a raftbrzare la teoria
dell’ eredità fisica dell’ anomalia » (5). Invero Muir, Boyd, Drake Brockmann,
Lucas e molti altri hanno fornito una quantità di prove della (1) Baer, Der
Verbrecher in anthropologischcr Beziehunrj, Leipzig, 1803, pag. 395. Cfr.
Meynert, « Versatiimluiig Deutsche!- Natiirforscher und Aei^zte », 1888. «
Deutsche mediciniscbe AVochenschrift », 1889, pag. 117. (2) Féré, La famille
néoropathiqiie. Daris, 1894, pag. 47. (3) Garofalo, Criminologia. Torino, 1891,
pag. 113. (4) Kurella, Naturgeschichte des Vevbrechers. Stuttgart, 1893, pag.
12. (5) Santangelo Spoto, Polidaltilia e degenerazione. « Archivio di Psichia-
tria e Antrop. crini. » 1894, p. 10. — 13 — persistenza di tali deformità
attraverso le generazioni (1). Volendo si potrebbe anche trovare di più; alludo
ai casi in cui r eredità di una stessa abnormità si manifesta con un carattere
progressivo. Alcuni sono stati riferiti dal Lucas (2). Per esempio, P assenza
congenita dell’incisivo laterale supe- riore rimpiazzata nella generazione
successiva da un labbro leporino con divisione del velo pendolo. Cosi la madre
d’un bambino che presentava una divisione del velo pendolo, aveva una volta
palatina fortemente ogivale con presenza del torus palatinus. Fatti del
medesimo genere sono stati constatati a proposito della brachidactilia. E a
coronare finalmente l’argo- mentazione starebbe senza dubbio il fatto che la
riunione di diversi segni abnormi può essere ereditata, come attestano le
osservazioni di Picard (3), che segnalava l’eredità simultanea
dell’ectrodactilia, del labbro leporino e dell’ ectropion, e di Aliai! lamieson
(4) che notò nella stessa famiglia la frequenza della divisione del velo
palatino e anomalie dentarie. Che si potrebbe desiderare di più? l’eredità
delle abnormità fisiche e psichiche insieme? Ebbene, Moore registrò il caso di
una ragazza imbecille, della quale l’avo e i due zii erano come essa affetti di
polidattilia e com’essa alienati (5). Nè effettiva- mente, per rientrare
nell’argomento, l’eredità delle tendenze criminali si può mettere in dubbio
dopo la classica inchiesta del Thompson (6), il quale ne vide esempi
splendidissimi: famiglie intiere costantemente mantenute nelle prigioni; e la
deprava- zione mentale seguiva la deviazione fisica. (1) Muir, Note of a curiouii inslance of ahnormal development of adven-
titious pngers « Glasgow nied. joiirn. », 1887. T. I, pag. 154. — Drake
Brokman, Remnrhablc cases of polydactylism « med. joiirn. » 1882 T. II,
j>ag. 1167. Lucas, On a remarkable inslance of eredilnry tendinei/ of
supernumerary digitis Guy’s hosp. rep. » 1881, S.'* serie XXV, p. 417, etc. (2)
Lucas, On thè congenital absence of o,n upper lateral tooth as a fore- runner
of liarelip and cleft palate, « Trans, of clinical Soc. of London », 1881, XXI,
p. 64. (3) Picard, Transmission héréditaire etc. « lonrn.
des Comi, méd-chir. » 1842, IX, p. 230. (4) Ali.an
Iamieson, On deft palate and incisor teeth; an instance of heredily « Bdinbiirg
med. jonrn. », 1880-1, XXVI, p. 117. (5) « Med. Times and Gaz. », 1865,
T. II, p. 573. (6) Thompson, Psychology of Criminals, London, 1870, — 14 — Data
una tale dimostrazione, l’ipotesi del Kurella appare seducente. Che si potrebbe
obiettare a chi volesse sostenere che i cosidetti segni della degenerazione
sono, per usare 1’ espressione del Kurella, « varietà anatomiche » esistenti o
in via di formazione negli ascendenti, oppure in via di progressiva
accentuazione nei discendenti? — Si potrebbe obiettare che la teoria del Darwin
oramai ha fatto il suo tempo, e se tutti ammettono l’evoluzione nessuno ammette
quel meccanismo speciale assegnatole dal Darwin; ma neanche la teoria del
Weismann (2) accettata dai più si può dire che stia contro, dopo la spiegazione
data dallo stesso autore sulla possibilità di avere caratteri nuovi ed
ereditari (3). D’altra parte la preponderante influenza accordata in tal guisa
all’e- redità conforterebbe mirabilmente l’ipotesi del tipo criminale
anatomicamente distinto, la cui esistenza non potrebbe che avvantaggiarsi dall’
ammissione di una relativa stabilità dei caratteri degenerativi. Lombroso,
Metzger, Baer, Nache, Dalie- magne convengono (4) tutti più o meno nel concetto
che « un individuo si allontana sempre più dalla norma, cioè dallo stato
normale della specie a cui appartiene, quanto più numerosi sono i cosidetti
segni degenerativi » (5). Ma un allontanamento dalla norma non può costituire
un tipo, e tanto meno poi nel caso speciale il tipo degenerativo criminale, che
starebbe tanto a cuore alla scuola di Torino: quindi sotto questo punto di
vista non a torto insiste il Kurella nel suo concetto della « varietà anatomica
». Una deduzione molto logica però pesava fatalmente su questo tentativo,
poiché se i singoli caratteri del delinquente sono varietà nel senso
Darwiniano, (1) Weismann, Die Continuitàt der Keimplasma' s, als Grundlage
einer Theorie der Vererhung. Iena, 1885. (2) Weismann, Die Continuitàt der
Keiynplosnio\s, eine Theorie der Verer- bung. Iena, 1892. (3) Lombroso e
Ferrerò, La donna delinquente, la prostituta e la donna normale, Torino, 1893,
p. 351; e altrove. — Metzger, Zur Leìire von den dege- nerationszeichen, «
Allg. Zeitschrift. Fs. » 1889, {>. 501 e segg. — Baer,
Op. cit., pag. 193. — NàCKE, La valeur des signes da dégénérescence, « Annales
niédico-psychologiques ». Sept-Oct., 1894. ~ Dallemagne,
Dégénérés et déséqui- librès, Bruxelles, 1895, p. 249. (4) G. Mingazzini, Il
cervello in relazione coi fenomeni psichici. Torino. 1895, p. 193. — 15 —
allora il loro complesso viene a costituire V Homo sapiens varletas delinquens
(eine Varietàt des Homo sapiens). Era T antico concetto di Maudsley che
risorgeva: « la classe delinquente, aveva detto il medico Inglese, costituisce
una varietà della specie umana, contraddistinta da caratteri peculiari », e
cosi diversa dal resto degli uomini « come un montone a testa nera lo è da
tutte le altre razze di montoni ». Ora come questa varietà poteva essere
generata dair atavismo? si doman- darono in Germania. Prima di tutto nelP uomo
delinquente, disse il Koch, si tratterebbe se mai di un atavismo parziale, e
quale atavismo parziale! un po’ di selvaggio d’ Africa, un po’ di Chinese, un
po’ di questa scimmia, un po’ di quella o di qualche altro animale (1). A meno
che non si voglia ammet- tere che l’ ignoto avo del genere umano, il quale un
po’ doveva anche essere stato il progenitore di tutte le scimmie possibili e
degli altri animali abbia avuto raccolti in sè questi segni atavici ! Ma quand’
anche vogliamo concedere che si erediti una tale stranissima varietà, non si sa
se temporanea- mente o per sempre, quale può essere la causa di un tale
atavismo? Koch conclude pertanto che i segni degenerativi del delinquente «
nicht atavisch und nicht die Merkmale einer Varietàt sind » (2). Quanto ci sia
di vero in questa opinione e quanto di eccessivo, e come la domanda del Koch
possa trovare una risposta soddisfacente, lo vedremo in seguito quando
riprenderemo la quistione da un punto di vista più generale. Certo è che
intanto 1’ esagerazione produceva non solo la critica del Koch e di altri, ma gettava
una cattiva luce su tutto l’ atavismo. Lo stesso Delage evoluzionista convinto
insorge (1) Koch, Die Frage nach dem gehorenen Yerbrecher, Ravensburg. 1894, p.
6. (2) Ibidem. — Cfr. anche: NàCKE, Die Criminal- Anthr omologie, ihr jet zig
er Stand-punkt, ihre ferneren Aufgaben, und ihr Verhdltniss sur Psgchiatrie «
Retz’ s Irrenfreund », 1894, N. 3 e 4 e altrove. — Kirn, Ueber den gegenwàr-
tigen Stand der Kriminal Anthropologie, « Allgemeine Zeitschrift fùr Psychia-
trie », Bd. 4, Heft III. n. 17, 1895. — Debierre, Le orane des criminels.
Biblio* théque de criminologie. N. XIII. Lyon, 1895. Flechsig, Die Grenzen
geistiger Gesundheit und Krankheit, Leipzig, 1896, pag. 30, 38. — ed altri
(Zakarewski, Sernoff). — Del resto già in precedenza il Moravsik (Die Bedeutung
der Dege- nerationszeichen bei der Yerbrecherischen Neigungen « Centralblatt
fùr Ner- venheilk. und Psych. » 1891) aveva negato il tipo criminale. — 16
contro Darwin: « Tutte le volte, egli dice (1), che un'ano- malia in una specie
ricorda un carattere che era normale nelle specie anteriori, la si considera
come generata dall' ata- vismo. L'Hipparion ricompare nei cavalli a tre dita,
l'Anchi- terium in quelli a cinque dita, il mammifero a mammelle multiple nelle
donne polimaste, la scimmia antropomorfa nei microcefali, la scimmia inferiore
negli uomini codati. Ma la coda che in alcuni individui misura sette a otto
centimetri e conta parecchie vertebre non è una coda di scimmia; tutti i suoi
tessuti sono tessuti umani. Come potrebbe essere ciò, se essa provenisse dallo
sviluppo di un germe latente dimenticato in un canto del nostro plasma
germinativo? (2) Bisognerebbe ammettere che questa tendenza si sia sviluppata
da sé stessa sotto T infìuenza di cause presenti differenti dall' atavismo.
Queste cause generano tante innumerevoli anomalie (sindattilia, ciclopia, reni
supplementari, etc.) che non sono normali in alcuno dei nostri antenati, perchè
non ne produrrebbero tali che rammentano alcuni caratteri normali di questi? »
Messo in dubbio l'atavismo, la seconda parte dell'ipotesi Lombrosiana
considerata come « ime extension peu raison- nable du syndrome pathologique de
T épilepsie » (a me non tocca dire di più a questo riguardo), la scuola di
Sainte Anne trionfa sur fous ìes terrains (3). Del resto questo successo non ha
niente di sorprendente, aveva già scritto il Dallemagne. « La teoria della
degenerazione (o teoria patologica o terato- logica è la stessa) engìohe tutte
le ipotesi emesse sul delitto e sul delinquente.... non aveva che a formularsi
per incontrare una adesione quasi unanime. Difatti come avrebbero potuto i
partigiani del criminale epilettico, neurastenico , nevrosico, cerebrale,
giustificare la loro resistenza? Anche quelli che con Marro riportano la genesi
del delitto assai lontano nel dominio degl' infinitamente piccoli, delle
molecole cerebrali, non potè- (1) Delage, La structure du protoplasma et les
théories sur V hérédité et les grands prohlémes de la Biologie générale. Paris,
1895, p. 245. (2) Gegenbaur aveva già fatto un’ obbiezione simile a proposito
della poli- dattilia. Ultimamente è stato risposto con ragione che ciò dipende
dall’azione che r individuo ha sullo sviluppo dei suoi organi, vincendo la
stessa influenza ereditaria (Legge), (3) Dallemagne, Bègénèrés et déséquilibrés,
pag. 031. / — 17 — vano mercanteggiare il loro concorso. Essa doveva incontrare
r appoggio dei psicologi che con Colajanni preconizzano V ata- vismo morale.
Quelli, che in compagnia di Sergi giungono alla conclusione che vede nel
criminale la sintesi di tutte le degenerazioni umane, non potevano contraddirla
». Effetti- vamente anche in Italia una nuova convinzione si faceva strada
negli animi. Già il Koncoroni in tesi generale si era accostato alla teoria
patologica: « se un individuo devia dal cammino deir evoluzione morfologica e
funzionale tracciata dal progresso deir umanità, ciò non può essere senza che
una causa morbosa venga ad ostacolare r indirizzo fisiologico del- r ontogenesi
e ad arrestarlo ad un grado inferiore (atavismo) o a deviarlo manifestamente
nel campo della patologia » (1). Il Mingazzini pure dietro i suoi studi sulla
microcefalia veniva a questa conclusione generale: « durante rontogonia i
ricordi filogenetici in tanto scompaiono, in quanto sono sostituiti da
formazioni definitive appartenenti ad una data forma animale e che si fissano
per legge di eredità. Se un disturbo inter- viene nella lotta fra hontogonia e
la filogonia durante lo sviluppo, non solo i ricordi atavici aventi una vita
transitoria rimarranno vittoriosi, ma potranno riprodursi di nuovo quelli
latenti e rimanervi definitivamente stabili. Ora precisamente sono i processi
morbosi, ai quali dobbiamo ascrivere V elemento più importante atto a
disturbare il completamento regolare dei processi evolutivi (2). « Il Lombroso stesso infine nella 2. edizione francese delVHomme criminel
scrive: « .... les caractéres du criminel-né proviennent presque tous, de la
dégénérescence et de la continuelle tension de L esprit » (3). * (1)
Roncoroni, Trattato clinico dell' epilessia. Milano, 1894, pag. 66. (2) G.
Mingazzini, Op. cit., pag. 192. — Anche il Morselli ultimamente scriveva: «
moltissime di queste stimmate della degenerazione sono teriomorfiche, ossia di
indole atavica e reversiva e si spiegano forse con ciò che la labe gentilizia
affievolisce il potere di evoluzione metabolica degli elementi staminali deir
individuo e loro vieta di raggiungere le fasi ultimamente acquistate dalla sua
specie e dalla sua razza ». Antropologia generale, 1896, pag. 665. (3)
Lombroso, Vhomme criminel, 2.® édit. franc^aise, Paris. 1895. — Cfr. Helen
Zimmern, Cesare Lombroso, « Westermann’s illustrirte deutsche Monats- hefte. »,
Febr. 1896, p. 551. — È forse a questa fase del pensiero Lombrosiano Intanto
che intorno airiJomo delinquente e intorno alha- tavismo si battagliava, non
ristava il Lombroso e la sua scuola dalL investigare altri campi di vere o
presunte degenerazioni psichiche, per vedere se in esse era possibile portare
questa nuova conferma, la contemporanea presenza cioè della dege- nerazione
somatica, elevata in tal guisa quasi a mezzo diagno- stico, 0 per lo meno a una
specie di controllo, di marchio che L organismo degenerato aveva in sè stesso.
Cosi si accinse allo studio della prostituzione che sino dall’epoca del Moreau
(di Tours) era stata intrav veduta come una degenerazione, ma non potuta
dimostrare dal lato antropologico. « La
prostitution, scriveva infatti il Moreau nel 1859, suppose nècessairement un
emportement dans les passions, une audace dans le vice, ou bien une défaillance
du sens inorai qui ne sauraient guère se rencontrer dans les organisation
régulières, et dont il est impossible de voir la source ailleurs que dans les
prèdispo- sition morbides héréditaires ou constitutionelles dont Linfluence
nous est desormais bien connue » (1). Notava altresì il facile passaggio
a malattie mentali, come prima di lui già Rossignol (2), e poi il Despine (3)
il quale insiste sull’analogia della prosti- tuzione con l’isteria. Le ricerche
erano dunque giustificate e i risultati effettivamente furono positivi: la
percentuale di molte anomalie nelle prostitute superava quella stessa data
dalle delinquenti. La spiegazione del fenomeno, non occorre dirlo, doveva
ribadire il concetto dell’atavismo, con cui il Lombroso spiegava la delinquenza
nelle sue manifestazioni che si riferiva il Dallemagne quando nell’ ultimo
Congresso d’Antropologia criminale (Ginevra, Agosto 1896) diceva: « On pensait
que l’ école italienne avait abandonné la conception anatomique du type
criminel. Et voilà que Lombroso vient d’affirmer à nouveau
l’existence du type criminel, comme aux premiers jours ». Effettivamente
quest’affermazione fu fatta nel modo più energico e intransigente dall’illustre
capo della scuola Italiana. Conciliante parve invece la dichiarazione del Ferri
che il tipo criminale non è esclusiva- mente determinato da dati anatomici (Archiv.
d’AntJirop. crimin.^ t. XI, n. 65, pag. 492 e 516); e ancora più quella del
Forel: « Le criminel-né existe en tant que dégénéré frappé d’ime hérédité
fatale ». (1) Moreau, Op. cit., pag. 380. (2) Rossignol,
Apergu medicai sur la moison de Saint Lazzare, 1856. (3) «
Annales des Sciences naturelles, » 1868. — 19 — psichiche e nelle sue
condizioni somali che, e sotto questo presupposto si venne facilmente a dire:
ma la prostituzione è delinquenza! Il sofisma: « la delinquenza è spiegata
dairatavismo^ la prostituzione è delinquenza, dunque anche questa è spiegata ’
dairatavismo » una volta messo fuori seduceva le menti: nessuno badava che la
tesi del Lombroso era dimostrata ugualmente qualora fosse provato soltanto T
atavismo della prostituzione, "senza la complicanza affatto gratuita della
sua problematica identità con la delinquenza. E difatti il quesito cosi
semplifi- cato fu risolto splendidamente dal Sergi, il quale, negando la
presunta identità sopradetta, dimostrò la psicologia atavica della prostituta
in un libro rimarchevole (1). Il concetto fu ripreso più tardi dal Ferrerò, che
risali sino alla lubricità delle scimmie e degli animali più vicini all’ uomo,
avvicinando troppo però questo substrato alla prostituzione, che mai è stata
una « condizione normale dei rapporti sessuali » (2), ma doveva sorgere molto
più tardi, in società relativamente civili, come fenomeno di reviviscenza di
uno stato psichico anteriore, non di sopravvivenza di un fatto già normale (3).
Un ultimo campo era ancora da esplorare alla luce di questo nuovo mezzo
diagnostico, il campo del genio, e il Lombroso vi si inoltrò, fiducioso che a
quella fiaccola le tenebre avvolgenti V essenza del genio sarebbero rischiarate
e le intui- zioni già fatte verrebbero confermate. Perchè anche in questo il
Moreau, vero precursore, l’aveva preceduto nella sua Psyclio- logie morbide,
opera di non comune valore, concretando alla sua volta ciò che sino dai tempi
di Aristotele si sospettava e che è stata sempre ed è tuttora convinzione
popolare, cioè essere il genio una nevrosi (4) e non di rado una vera
alienazione (5). Qui il compito del Lombroso a vero dire fu molto più grave che
non nel caso del delinquente o della prostituta; si trattava di riscontrare la
contemporanea presenza della degenerazione psichica, funzionale e somatica in
gente che non era precisa- (1) Sergi, Le degenerazioni umane, Milano, 1889,
pag. 119 e segg. (2) Ferrerò, Vatavisme de la prostiiution, « Revue
scientifìque » 30 Luglio 1892. — Lombroso e Ferrerò, Op. cit., pag. 258-260.
(3) Per convincersi di ciò basta leggere le pagine del Sergi sopracitate. (4)
Moreau, Op. cit., pag. 464. (5) Ibidem^ pag. 493. — 20 — mente alla portata
delle sue ricerche obiettive. Tuttavia per quella parte che ci riguarda i
risultati sembrano convincenti^ se il Lombroso può affermare (1) che Socrate^
Skoda, Ibsen, Tolstoj, Dostojewski, Magliabecchi, Darwin, Cooper, Mind (celebre
pittore di gatti). Schiapparelli hanno aspetto cretinoso (2) o degenerato (la
detérioration de Thomme physique est une condition du perfectionnement de
Thomme inorai, scriveva Moreau); e che quasi tutti i geni differiscono tanto
dal padre che dalla madre, per esempio Foscolo, Michelangelo, Giotto, Haydn, il
che è uno dei caratteri trovati nei degenerati, come pure la mancanza di tipo
etnico (3). Notevole sotto questo punto è T osservazione che la donna di genio
presenta sempre grandi anomalie e, la più grande, la somiglianza coi maschi, la
virilità (4). Ma dove i risultati furono negativi fu nello studio delT atavismo
del genio, risultati negativi che sono dal Lombroso spiegati con T azione
livellatrice delT ambiente, per cui nei tempi e negli stati selvaggi i geni
furono soffocati sul nascere e non lasciarono che una traccia di se, uiT ombra
irrisoria (5). Nulladimeno indica la precocità dei geni come un fatto
nettamente atavico, e a un certo punto esce in queste parole: « malgrado sia il
genio la meno atavistica delle manifestazioni umane, malgrado rappresenti
dunque il vero progresso delT umanità, pure s’associa a degenerazioni ultra-ata-
vistiche (intende la sterilità). Tale è pure il mancinismo, taTè la piccola
statura che trovammo in enorme preponderanza, e tali sono l’apatia dei sensi e
la crudeltà, che sono le ma- nifestazioni più vicine a quelle dell’ animalità »
(6). Ora che questi fatti giustifichino « naturalisticamente, atavistica- mente
la nevrosi del genio » (7) è più facile dirlo che dimo- strarlo (8), in quanto
che bisognerebbe prima spiegare la pre- (1) Lombroso, V uomo di genio, pag. 9.
(2) Cfr. Moreau, Op. cit., pag. 478. (3) Lombroso, Op. sopracit. pag. 478, (4)
Lombroso, L'uomo di genio, pag 261. — Venturi, Le degenerazioni psicosessuali^
Torino, 1892, pag. 297. (5) Ibidem, pag. 17. (6) Ibidem, pag. 625. (7) Ibidem,
pag, 624. (8) Il Morsei.li, ad esempio, non se ne convince, anzi considera il
genio — 21 -* sunta correlazione tra atavismo e nevrosi, nel nostro caso dege-
nerazione epilettoide, correlazione che appare tutt’ altro che evi- dente. E in
sostanza, generalizzando, il problema si riduce tutto qui: basta la presenza
dei caratteri degenerativi nelle nevrosi per farle rientrare tutte nelb
atavismo, sebbene per il loro contenuto psichico (alienazione etc.) nulla pare
abbiano da fare con questo? I caratteri degenerativi degli epilettici e degli
altri alienati sono da considerare come caratteri specifici di lontani
antecessori? Il Sergi rispose affermativamente (1); e il Lom- broso per
rapporto alL epilessia non ne dubita, la malattia unica che esiste in patologia
che nel medesimo tempo fonde e riunisce i fenomeni morbosi con T atavismo: cita
il fatto stato osservato negli epilettici di abbajare e mangiare carne umana
(2). Per il Venturi le manifestazioni dell’epilessia sono altrettanti effetti
dell’ automatismo nervoso e psichico, e come tali rivelano condizioni di semplice
e primitiva organizzazione (3). Anche Tanzi e Riva (4) tentano di dimostrare
che il paranoico vive della vita psichica atavica, selvaggia; ma questo al
Sergi stesso pare un’esagerazione, come pare certamente al Drago.
Spiritosamente questi domanda: « Potrà dirsi che l’uomo civilizzato, il quale
per un processo morboso finisce col perdere l’ uso della parola, obbedisce a
un’ influenza dei suoi remoti come una variazione progressiva; idea che
condivide il Nordau, ammettendo un genio vero, normale, il quale « è certamente
un’anomalia, ma è un’ano- malìa evolutiva e progressiva » Degenerazione,
Torino, 1896 (Prefazione alla II edizione): concetto questo un
po’contradittorio (Sergi). Ad ogni modo in America, dove già il Kiernan
ripetutamente aveva negato che il genio fosse un prodotto morboso (Alienist and
Neurologist, 1887, e 1892: Is Genius a Neurosis? pag. 149; Medicai Record,
Genius noi a Neurosis 1887), spiegando che la sua più facile deteriorabilità
dipende dall’essere un organismo più evoluto, recentemente si è fatta strada la
stessa suddivisione, cioè: un normal or regenerate men of genius, e un ahnormal
or degenerate (Warren L. Babcock, On thè morbid heredity and predisposition to
insanity of thè man of genius « lournal of Ner- vous and Menta! Disease »,
Decemb. 1895 pag. 749). — Per altre considerazioni vedi Toulouse, Émile Zola.
Paris, 1896 pag. 53, 54 e altrove. (1) Sergi, v Actes du premier Congrès
d’Antrop. crini., » 1885, p. 159 e segg. (2) Lombroso, Polemica in difesa della
scuola criminale positiva, pag. 37; e altrove. (3) Op. cit., pag. 186 e segg.
(4) Tanzi e Riva, La Paranoia « Rivista di Freniatria e Med. leg. » 1884 pag.
307, 1885 pag. 110 e segg. ~ 22 — antenati che non parlavano? (1) i caratteri e
le tendenze di questi coincidono con un’organizzazione fisica in perfetto stato
di salute, mentre i vesanici giungono per un processo patologico a risultati
simili e non si potrà mai spiegare il pro- cesso in virtù del quale determinati
agenti deleteri provoche- rebbero influenze ereditarie preistoriche » (2).
Intanto T in- negabile coincidenza delle abnormità fìsiche con le abnormità
psichiche summenzionate restava senz’ altra spiegazione. La spiegazione del
fenomeno doveva venire dall’ osservazione di altre degenerazioni in cui non
solo le condizioni psichiche e funzionali, ma le condizioni somatiche stesse
niente avevano che vedere con l’ atavismo: alludo specialmente all’ osserva-
zione fatta dal Brouardel. Il Brouardel al Congresso d’ Antropologia criminale
di Parigi diede del suo crlminel demi-feminin una descrizione che per la sua
importanza in relazione al nostro argomento merita di venir riferita in
succinto. I due caratteri della degenera- zione in questo tipo sono:
l’intristire dell’intelligenza dapprima vivace e l’incapacità a generare. Questi
ragazzi delle grandi città, gamins, subiscono un arresto al momento della
pubertà, il loro stato somatico resta come stazionario: la verga è meschina, i
testicoli piccoli, la pelle liscia e la barba rada. Lo scheletro non diviene
quello di un maschio: il bacino si allarga, le forme divengono paffute per il
grasso che invade il tessuto sottocutaneo e fa gonfiare le mammelle, che si
arroton- discono; essi hanno un’andatura femminile. I fattori che con- corrono
a questo etlolement secondo il Brouardel sono complessi: il lavoro
all’opificio, la dimora in luoghi poco salubri, la débauché precoce,
l’alcoolismo prematuro (3). Evidentemente qui l’atavismo non ci può entrare nè
punto, nè poco. Lo stesso dicasi di quell’insieme di caratteri, che buon numero
d’individui conservano sino all’età adulta, designato dal Lorain col nome d’
infantilismo (4). E, cosa degna di nota, quest’ indi- (1) Appunto il Ribot s’
era domandato: « L’emploi de la troisième personne chez certains déments
serait-il un fait de régression? «(beninteso all’infanzia). Les maladies de la
'personnalité, Paris, 1885, pag. 141. (2) Drago, I criminali nati^ Traduz. di
Busdraghi, Torino 1890, pag, 00. (3) « Actes da II Congrès d’Anthrop. crimin.,
» Paris, 1889, pag. 328, (4) Cfr. Laurent, Les habituès des prisons de Paris,
Lyon, 1890. — 23 — vidui arrivano prematuramente alla senilità: alcuni
presentano neir infanzia caratteri di senilità, hanno la nota aria di vec-
chietti. In costoro V indebolimento delle funzioni psichiche contemporaneo alla
degradazione fìsica evidentemente non è in rapporto col numero degli anni, ma
con una involuzione congenita o ereditaria (Féré). Ormai era chiaro: la
spiegazione del Lombroso non era più sufficiente nè pei delinquenti, nè per
tante altre degene- razioni; non solo, ma L atavismo male inteso aveva tanto
con- fuso le menti, che nemmeno i più iniziati alla nuova scuola ci si
raccapezzavano più. E tipico V imbarazzo in cui si trova il Tonnini. A pag. 7
del suo libro (1) dice: « Certo non sono e non saranno forse mai netti i
confìni fra atavismo e mostruosità, come non lo sono sempre fra malattia e
degenerazione », dove pare che metta in relazione di causa ad effetto malattia
e atavismo, degenerazione e mostruosità. Nella pagina seguente scrive: « Molto
spesso riesce impossibile determinare ciò che si deve ad atavismo, ciò che si
deve ad eredità, come pure le stesse anomalie, le stesse entità degenerative
potranno una volta e in un individuo riferirsi a degenerazione, un’altra volta
e in un altro ad atavismo, o ad entrambi gli elementi assieme associati ed in
diversa misura », e qui non si xdesce a raccapez- zare che la grande confusione
esistente nella mente dello scrittore su tal riguardo; mentre appare evidente
la necessità di comprendere in un concetto sintetico ciò che era cosi mala-
gevole distinguere. Un potente lavoro di sintesi occorreva, e questo non poteva
avvenire in Italia dove le menti erano troppo polarizzate dalle dottrine del
Lombroso: un antico ten- tativo del Sergi era rimasto isolato. In Germania e in
Francia (qui da tempo a dire il vero il terreno era stato preparato) se ne
comprese invece la necessità. La sintesi del Sergi si ridette delle condizioni
di tempo nelle quali fu concepita: allora T atavismo si accettava come dogma
dai biologi più spregiudicati, si illustrava come la conseguenza più importante
della teoria del Darwin, si riteneva la chiave che doveva aprire un nuovo mondo
cosi agli studi più minuti come ai voli delle ipotesi. Però L atavismo della
dottrina del (1) Tonnini, Le epilessie, Torino, 1890. — 24 — Sergi differisce
da quello ammesso dal Lombroso: non è un ritorno a stati selvaggi, ma a stati
preumani e animaleschi, è la degradazione bestiale, riscontrabile non solo nei
delinquenti, ma negli ammalati di mente, negli epilettici, cretini ed idioti.
Ciò si fonda sul concetto che la maggior parte delle loro anomalie essendo di
carattere bestiale, così debbano essere anche le funzioni corrispondenti,
perchè ogni segno di dege- nerazione morfologica è segno o indizio di
degradazione funzio- nale (1). Dal che ne risulta una sopravvivenza in
condizioni tali di debolezza da non essere possibile una lotta normale per
l’esi- stenza (2). Fattore etiologico sarebbe l’eredità morbosa. Più largo
svolgimento del fattore etiologico ed esclusione completa dell’atavismo
distinguono la sintesi del Féré. « Il semble
qu’nn lien mysterieux unisse toutes les graves dégéné- rescences de la race
humaine, soit physiques, soit morales, avec les états pathologiques du sistéme
nerveux », aveva presagito Motet (o). Il Féré, mettendo a profitto i
lavori ante- riori e le sue osservazioni personali, trovava la spiegazione
nell’ influenza ereditaria, che scorge sin dal 1884 (4) quale legame comune tra
le psicopatie, le malattie organiche e fun- zionali del sistema nervoso, il
reumatismo, la gotta, la scro- folo- tubercolosi, infine tra tutte le
degenerazioni. I lavori del Déj crine, del Boinet, del Revington, del Crocq
(5), le scoperte degli ultimi tempi sull’importanza delle infezioni nelle
malattie gli confermarono sempre più il significato della predisposizione
patologica legata all’individuo dai suoi ascendenti. Cosi dopo dieci anni
ritornando sull’ argomento, la sua concezione è matura sotto il titolo di «
Théorie tératologique de l’héredité et de la prédisposition morbide et de la
dégénérescence » : noi ne riassumeremo brevemente ciò che più ci riguarda. (1) Sergi, Y a-t-il un cnracicrc géncral bio-pathologiqne qui predispose
au crime? « Actcs du proiiiicr Coiiyi'ès iritcniational d’Antliroj), crini. » p.
14, 159. (2) Vedi; Degenerazioni umane, pag. 24 e segg. Cfr. Venturi, Le degene- razioni psico-sessuali, pag. 358. (3) « Annalcs
médico-psychologiques », séance du 27 mars 1876, pag. 428. (4) Féré, La famille
néoropatique^ « Ardi, de Neurol. », ii. 19 e 20 T. VII. (5) Vedi
nella Bibliografia; Déjerine, Buinet, Revington, Crocq « Revue de médicine »
1893. 25 — Un individuo degenera, dice il Féré (1) in quanto non ras- somiglia
più ai suoi progenitori, ma non che abbia acquistato qualche cosa di nuovo; se
non può procreare, se è affetto da ipospadia per esempio, non rassomiglia a
nessun progenitore, ma ha perduto qualche cosa: la degenerazione è dunque la
disso- luzione delle proprietà ereditarie, e ciò sotto T influenza di un
disturbo deir evoluzione ereditario o accidentale: il morbo è la condizione
necessaria per la dissoluzione deir eredità. Col- pito l’individuo allo stato
embrionale, anche in una parte delle sue cèllule, non può non risentirsene
tutto l’organismo: gli abnormi sono abnormi in tutta la loro organizzazione. E
l’im- portanza delle stigmati abnormi poi è questa, che tendono a far uscire
l’individuo che le porta (e la sua famiglia) dalla razza, tanto più che
contemporaneamente alla perdita delle qualità morfologiche il degenerato perde
le sue qualità biolo- giche e morali, e il suo adattamento all’ambiente fisico
e sociale ne deve risultare modificato. Ad un’ultima fase è attualmente la
questione della dege- nerazione sotto l’impulso degli studi sociologici che
onorano questa fine di secolo, e con essa assurge, bisogna dirlo, alle più alte
vette della sintesi. Quanto cammino in meno di mezzo secolo ! quanta velocità
di pensiero ! Gli è che quella fonte ine- sauribile, quella teoria che prende
nome da Carlo Darwin, non ci doveva dare solamente la monca unilaterale
etiologia del delitto, ma r etiologia tutta della degenerazione: « L’evoluzione
comprende anche V involuzione e la dissoluzione » (2) ecco il grande corollario
che scaturisce come verità abbagliante nella sua semplicità. Dall’ immensità
umana, dice Jacoby, sorgono individui, famiglie, razze che tendono ad elevarsi
sopra il livello comune; essi si inerpicano penosamente per le altezze
dirupate, toccano il culmine del potere, della ricchezza, dell’ intelligenza,
del genio, e una volta arrivati precipitano in basso e scompaiono negli abissi
della pazzia e della degenerazione (3); la natura non è (1) Féré, La famille
nevropathique, Paris, 1894, pag. 241 e segg. (2) Ferri, Socialismo e scienza
positiva, Roma, 1894, pag. 50, (8) K curioso vedoro come tale fatto sia stato
anche osservato da persone |)rofane a rpiesti studi, sebbene spiegato a modo
loro; il Vii-lari, per esempio, dice: « E certo uno s[)ettacolo solenne il
vedere come la Provvidenza umilii inesorabilmente gli uomini anche grandissimi,
ponendo accanto alle loro quasi — 26 — buona massaja: essa non raggiunge lo
scopo che con uno sciupìo enorme di materia e di forza. Ciascun uomo di genio,
d’ingegno, è un capitale accumulato da parecchie genera- zioni, dice Renan. Ora
questo capitale accumulato, personifi- cato in un uomo, non rientra più nella
ricchezza comune deir umanità; esso è perduto per lei, ritirato com’è dalla
cir- colazione; e il suo solo residuo non è che follia, miseria, dege-
nerazione della posterità, che si estingue e muore bentosto — per fortuna — ma
non senza aver portato la degenera- zione e la morte nelle famiglie attigue
Nous payons de la vie de générations futures et de notre propre existence, dans
r infini des siècles, quelques lignes dans les dictionnaires bio- graphiques (1).
E il Tarde nel suo linguaggio cosi deliziosamente espressivo: « .... lorsque de
nouvelles conditions sociales forcent le inolile d’une race à s’èlargir, il ne
faut pas s’etonner de le voir souvent se fendre et se rompre. La civilisation
est au type humain ce que la domestication est au type d’un animai ou d’une
piante; elle l’afible en le diversifiant polirle régénérer ». Onde nelle epoche
di crisi, quali la nostra, Tac- crescimento numerico delle scoperte e delle
invenzioni da una parte, dalT altra delitti e casi d’alienazione mentale. I
nostri grandi giardinieri non presenterebbero alle nostre esposizioni
d’orticultura tante ammirabili varietà nuove di fiori e di frutta se non
avessero suscitato nello stesso tempo migliaja di mo- struosità c di degenerazioni
vegetali » (2). « Quella stessa na- tura, scrive il Ferri, confermando le
parole del Richet (3), che divine focoltà debolezze tali, che ci rammentano
come anch’essi furono mortali ». Se si considera eh’ egli parla di Girolamo
Savonarola, di un estatico, affetto da allucinazioni acustiche (sentiva [ler
aria delle voci che gl’ imponevano di conti- nuare l’intra[)reso cammino, etc.)
e visive più o meno allegorizzate, le cui prediche in certi momenti somigliano,
direbbe il Lombroso, a scariche epilettoidi, « un fuoco interno brucia le mie
ossa, e mi sforza a parlare », dopo di che rimaneva esausto al punto da stare
al letto per più giorni; lo spettacolo solenne si spiega facilmente, solo che
si cambii la parola Provvidenza nell’ altra degenerazione. (1) Jacob Y, Études
sur la sélection, Paris, 1881. Cfr. Ribot, op. cit. pag. 22; nonché la tesi di
Dusolier, Psychologie des derniers Valois (Archives d’Anthr. crimin. T. XII, 15
lanvier 1897 p. 108). (2) Tarde, La criminologie. « Revue d’Anthropologie »,
1888, p. 525. (3) Richet, Le génie et la folie. « Revue scientifique », 1888,
pag. 196 (Preface de L' homme de génie). — 27 — fa della scelta e deir
elevamento aristocratico una condizione di progresso vitale, ristabilisce poi V
equilibrio della vita con una legge livellatrice e democratica »: stimolo e
reazione, T espres- sione più semplice dei fenomeni biologici. « Tutto ciò che
si allontana, o troppo al di sotto o troppo al. di sopra della media umana, non
è vitale e si spegne. Il cretino come il genio — r affamato come il milionario
— il nano come il gigante sono mostri naturali o sociali e la natura li
colpisce inesorabile con la degenerazione -e la sterilità, siano essi il
prodotto della vita organica o siano T effetto dell’ ordinamento sociale » (1).
E il Dallemagne si scaglia contro coloro che in Francia hanno soste- nuto come
fattori etiologici della degenerazione il sistema ner- voso e la nutrizione: «
Malgré leurs mirages, esclama, il n’y a pas, vivant d’ une existence
indipendante deux grands facteurs: le système nerveux et la nutrition. Il y a
simplement la vie. Et la vie n’est qu’une perpétuelle réaction entre Forganisme
et le milieu Plus la vie est intense et plus le déséquilibre nous menace,
irrémédiable, inexorable. Il nous guette à chaque pas, à chacun des méandres du
chemin. Et parfois, prodigues, nous gaspillons ainsi plus que notre propre
patrimoine; nous com- promettons Phéréditage des nòtres » (2). Data una tale
etiologia della degenerazione, cioè la lotta tra P organismo e P ambiente,
parrebbe a prima vista che anche la patogenesi della degenerazione, che dà il
Dallemagne, dovesse essere nuova di pianta. Effettivamente nella forma è
originale (3). Egli ammette nelP organismo una resistenza collettiva, risultato
d’ una sintesi delle resistenze parziali. Queste resistenze parziali, come la
resistenza collettiva ch’esse compongono, hanno valore diverso, variabile con
gl’individui. La disuguaglianza delle resistenze collettive segna il grado
della regressione individuale; la disuguaglianza delle resistenze parziali
indica il punto debole funzionale, la regressione orga- nica. Le diverse
categorie di degenerati procedono dalle molte- plici categorie di resistenze
collettive; la diversità delle tare dipende dalla molteplicità delle resistenze
parziali. Ma la (1) Ferri, Op. cit., pag. 57. (2) Dallemagne, Bégénérés et
désèquilibrés, pag. 492, (3) Dallemagne, Op. cit., pag. 250. — 28 — resistenza
viene meno secondo certe leggi; e in primo luogo la legge di regressione:
quella stessa che il Ribot scoloriva per le malattie della memoria e della
volontà (1). « La legge di regressione, attaccando dapprima gli acquisti più
recenti, inte- resserà dunque in primo luogo L elemento psichico. È nel dominio
della corteccia, oeir intellettualità pura, nel mondo delle idee, delle
immagini o delle sensazioni complesse difessa porterà i suoi primi colpi. Poi
la disorganizzazione riprodu- cendo in senso inverso P organizzazione, P
involuzione schema- tizzando a ritroso P evoluzione, è la vita affettiva nei
suoi centri otto-striati e della base che si squilibra in secondo luogo (2).
Infine sotto lo sforzo delP eredità accumulata la vita vegeta- tiva ne verrà
disturbata alla sua volta. Nei disordini psichici la vita sociale ripercuoterà,
amplificherà i disturbi e ci fornirà le stigmati sociologiche. I disturbi
affettivi dipenderanno par- ticolarmente dalle stigmati biologiche e
funzionali. Le tare organiche, anatomiche si riveleranno in prevalenza nelle
degra- dazioni irreparabili della vita vegetativa » (3). Si arriva cosi facilmente
a comprendere il significato particolare e generale delle differenti stigmati.
Quanto al significato particolare rife- rirsi alP importanza delP organo in
causa nella conservazione (1) Ribot, Les maladies de la meynoire. Paris, 1881.
— Les maladies de la volonté. 8.« éclit., 1893. (2) Il Ribot, in un libro
recento, non sembra soddisfatto di quest’applica- zione della sua legge di
regressione. Fatto notare che tale legge non agisce isolatamente, ma che « elle
enveloppe tout peu k peu et sape l’édifice entier par quelque coté qu’elle
l’cntame », e che la degenerazione è essenzialmente una decadenza organica, uno
stato di miseria fisiologica, che si traduce primie- ramente con alterazioni
nella sfera delle emozioni, delle tendenze, degli atti, dei movimenti, conclude
che su tali tendenze e sulle manifestazioni aflettive la degenerazione agisce
prima e principalmente (La psìjchologie des sentiments, p. 428). La legge di
regressione si, verifica però splendidamente nella dissolu- zione graduale dei
movimenti, in quanto che scom[)aiono: 1. le emozioni disin- teressate; 2. le
emozioni altruiste; 3. le emozioni ego-altruiste; 4. le emozioni puramente
egoiste. E il segno proprio della regi-essione (o degenerazione) è di agire nel
senso della più forte attrazione o della minore resistenza: ciò che è un
carattere dell’attività riflessa e 1’ op|)Osto della volontà inibitoria che
agisce nel senso della più debole attrazione e della più forte resistenza: si
ha perciò un ritorno ai riflessi (Ibidem, p 224). (3) Dallemagne, Op. cit.,
pag. 135. — 29 — deir individuo e della specie. Più quest’organo è essenziale e
indispensabile alla vita individuale o specifica^ più la tara che esso rivela
importa significato regressivo. Quanto al significato generale è evidente che
le stigmati anatomiche, che traducono la tara arrivata al più alto punto, allo
squilibrio involutivo nutritivo, hanno per sè stesse un significato decisivo;
il posto degenerativo poi è situato tanto più basso quanto più conside- revole
è il numero di tare organiche e funzionali intervenute a motivare la
classifica. Cosi il Dallemagne. La forma, ho detto, è originale; dovevo dire il
punto di vista: in fondo poi questa diminuzione di resistenza del Dallemagne
non è che l’ulteriore svolgimento della dissoluzione delle forze ereditarie del
Féré, come questa non è altro alla sua volta che un’amplificazione doiVeredità
morbosa del Morel, onde si vede il cammino percorso dalla questione, e come noi
(accettando 1’ etiologia fornitaci dalle scienze sociologiche) la possiamo
riassumere, dicendo che: la degenerazione è quello stato morboso che,
originatosi dallo squilibrio inerente a un eccesso di evoluzione (1), si
manifesta nei discendenti come diminuzione nelP energia evolutiva. Atavismo,
atipia, infantilismo, senilità precoce ne seguono come le manifestazioni
fondamentali della degenerazione. Difatti che cosa è che impedi- sce
normalmente lo sviluppo degli organi atavici e dà la vittoria all’ontogenesi? E
la resistenza che oppone questa; secondo il Roncoroni in virtù dei centri
nervosi superiori: « Se nell’on- togenesi di un individuo, egli dice, per una
causa qualunque che per lo più è ereditaria (eccesso di evoluzione per noi, o
equivalenti p. es. la vecchiaja dei genitori) i centri nervosi supe- riori, che
sono i più facilmente alterabili, sono impediti di svilupparsi completamente, i
centri nervosi degli organi ata- vici, non trovando più le resistenze che
normalmente si oppo- nevano al loro sviluppo, potranno, finché sarà rimasto in
loro latente questo potere, svilupparsi come nei nostri progenitori, e
corrispondentemente si svilupperanno gli organi atavici relativi (per
l’indissolubile unione dello sviluppo dei centri jiervosi col resto del corpo)
e quindi i caratteri degenerativi (2). (1) Cfr. Max Nordau, Dégènérescence^
Paris, 1894, voi. I, pag. 72, 76. (2) Roncoroni, Op. cit., pag. 498. — 30 — E
questa patogenesi effettivamente è tanto più probabile in quanto che la
degenerazione nelle sue manifestazioni, con buona j)ace del Dallemagne, in
fondo non sarebbe che la diatesi, cioè: « un état morbide, éminemment
héréditaire, caractérisé par ime altération du système nerveux amenant à sa
suite des troubles intellectuel ou nutritifs plus ou moins profonds et donnant
lieu aux maladies diathésiques » (1). Parimenti che cosa si oppone normalmente
ai disturbi di nutrizione? la resistenza delP organismo alle forze ambienti,
possiamo dire anche qui in virtù della sanità del sistema nervoso, poiché
questo presiede, checché ne dica il Dalie- magne, a tutti gli scambi nutritivi.
Venga meno altresì questa resistenza e il disturbo che per questo fatto ne
risentirà P or- ganismo in evoluzione sarà qualche cosa di atipico, che non ha
nessun riscontro con P atavismo o semplicemente acciden- tale. E infine che
arresta P evoluzione o accelera P involuzione, se non la mancante energia delP
organismo, la minore forza di projezione, come dice il Venturi (2), la quale
chiude la jDarabola della vita in spazio più ristretto? Cosicché somman- dosi,
nella disorganizzazione che deve seguire al venir meno di tante forze da tempo
elaborate nella specie, nello sfasciarsi di tante energie regolatrici dello
sviluppo è naturale quel disor- dine, quel disorientamento delP organismo che
non trova più la sua via secolare, quel Mlschmascli che a torto faceva tanta
meraviglia al Koch. Niente formazione di tipo: in ciò sono d’ accordo col Koch:
è P opinione pure sostenuta dal Féré e dal Mingazzini; però una conciliazione,
che spieghi perchè fatti teratologici e fatti atavici ordinariamente si
riscontrino insieme, ci pare non solo possibile, ma rispondente alla realtà. In
ultima analisi noi ci spieghiamo le conseguenze della dege- nerazione, con la
definizione che della medesima dava acuta- mente Sommer, cioè: uno stato
anormale del sistema nervoso » (3) definizione illustrata non è molto dal
Nache: « Il est clair, (1) Crocq, V hérédité en psychopathologie. « IH.
Congresso internazionale di Psicologia », Monaco, 1896, pag. 321. (2) Venturi,
Op. cit., pag. 263. (3) Sommer, Die Beziehungen von rnorphologischen Abnormitnten
zu den endogenen Nervcn und Geisteskrankheiten, « Centralblatt fùr Nervenheilk.
und Psich. » Decemb. 1893. — 31 — disse questi all' ultimo Congresso medico
internazionale, que si la croissance d'une partie du corps, d'un ergane, dépend
en partie de Tétat du système nerveux, nous aurons des irré- gularités dès que
ce dernier est défectueux ». (1) Cosi lelgersma forse non era tanto lontano dal
vero, quando affermava i segni fìsici della degenerazione essere l'espressione
secondaria di una variazione primaria del cervello (2). Nè farà meraviglia che
la degenerazione si manifesti nei discendenti come uno stato anormale del
sistema nervoso, se pensiamo che questo ha dovuto subir® il maggior lavorio,
diciamo pure il maggiore sciupìo, negli ascendenti, secondo l'etiologia da noi
ammessa. La dimostrazione della definizione da noi data, oltre che per il lato
somatico della degenerazione, si potrebbe fare per il lato psichico, se non ci
portasse troppo fuori dell' argomento (3). Solo vogliamo accennare che per la
stratificazione del carat- tere, quale fu concepita genialmente dal Sergi (4),
la riappa- rizione degli strati più bassi nella degenerazione costituirebbe r
atavismo delle manifestazioni psichiche (5), mentre tante altre manifestazioni
della psiche dei degenerati non si possono considerare che come infantili
(infantilisme psychologiqiie del Ribot), 0 precocemente senili o atipiche.
Tutte si elaborano. (1) NàcKE, La valeur des signes de dégénérescence dans V
elude des mala- dies mentales, « Atti dell’ XI Congresso medico-internazionale
» Voi. IV, pag, 51, Roma, 1894. (2) Ielgersma, Loc. cit. (3) Un po’ se n’è già
occupato il Nordau: « Sappiamo, egli dice, che nei degenerati si manifestano
svariate anomalìe evolutive e varie deformità. Alcuni organi oppure interi
sistemi organici si fermano ad un dato grado del loro sviluppo, che corrisponde
a quello della fanciullezza, anzi alla vita intrauterina. Allorquando i centri
cerebrali superiori dei degenerati si fermano ad un primo grado del loro
sviluppo l’individuo diventa un paranoico o un idiota. Se l’im- pedimento dello
sviluppo colpisce i centri nervosi della parte incosciente, il degenerato perde
quegli istinti che nell’uomo normale si estrinsecano sotto forma di ribrezzo e
di avversione verso certe dannosità; il suo incosciente soffre, dirò cosi, di
imbecillità e di idiotismo » (Op. cit. pag. 311 nella 2.^ trad. ital.).
Naturalmente lascio al Nordau la responsabilità delle sue asserzioni. (4)
Sergi, La degenerazione del carattere, « Rivista di discipline carce- rarie »,
1888, pag. 146 e segg. — Le degenerazioni umane, Milano, 1889, pag. 35 e segg.
(5) Cfr. Salemi-Pace, Le sopravvivenze psichiche nei pazzi. Palermo, 1893, pag.
16. (Il Pisani 1893); e altri (Tanzi e Riva loc. cit.). salgono dal fondo dell’
incosciente, sfamano Tana nell’altra in un disordine che facilmente si spiega,
se si pensa che lo stesso stato anormale del sistema nervoso, il quale è capace
di dare il disordine somatico, a più forte ragione deve poter dare un caos
psichico. All’incerto crepuscolo della degenerazione della psiche alcune
immagini si definiscono attraverso il prisma dell’ osservazione obbiettiva e
costituiscono forme morbose cliniche. Ciò peraltro non sempre: poiché la
degenerazione, lo ripetiamo, è uno stato morboso, una diatesi, anzi rappresenta
r unità di tutte le diatesi, ma non è necessariamente una malattia. « Il existe
aussi des modes d’ évolution régressive exempts de symptómes pathologiques
quelconques » (1), scrive Paul de Lilienfeld nell’introduzione alla sua
Pathoìogie sociale, e ciò è vero cosi per le società come per gl’individui. (1)
P. DE Lilienfeld, La pathoìogie sociale, Paris, 1896. 33 — II. Le stigmati
esteriori che ordinariamente saltano agli occhi come cattive conformazioni
locali (1), spesso multiple, sono parte ataviche, parte atipiche. Dice il
Warner che questi di- fetti somatici « in parecchi casi si accompagnano a
diminuzione delle funzioni cerebrali, perchè in questi casi il cervello pure è
difettosamente sviluppato » (2): vediamo dunque prima di tutto ciò che di
questo difettoso sviluppo cerebrale si può constatare alla semplice ispezione
del cranio, essendo opinione di moltissimi che « le deformità del capo rivelano
un difetto 0 almeno un'irregolarità intellettuale» (3). «In nessuna parte, dice
anzi il Venturi, più che nel cranio contenente Tergano che è lo strumento
diretto della psiche, può tradursi fedel- mente la natura della degenerazione
che ha alterato la psiche medesima » (4). I. La plagiocefalia o cranio obliquo
ovalare secondo Amadei e Baer (5) dipende da rachitismo, da processi
idrocefalici, da pressioni esterne subite dalla testa. Che queste compressioni
esterne possono avvenire già durante la gravidanza per precoci ed abnormi
contrazioni uterine è opinione di Gudden (6); nonché (1) Féré, Contrih. à V
elude des équivoques des caractères sexuels accessoires. « Rev. de médecine »,
1893, p. 600. (2) « Brit. med. Journal », 1889, p, 1272. (3) Laurent, De la
physionomie chez les alienés, « Annales médico-psy- chologiques », 1863, p.
202. (4) Venturi, Le degenerazioni psico-sessuali, pag. 392. (5) Amadei, «
Rivista sperimentale di Freniatria », 1883, p. 69. — Baer, Op. cit., pag. 94 e
altrove. (6) " Archiv. f. Psych. », Bd. Il, p. 367. 34 — di Hecker, Winkel
ed altri. Che avvengano negli ultimi mesi della gravidanza per la resistenza
delle ossa del bacino materno è opinione del Welcker (1): la posizione della
testa fetale sta- bilirebbe la specie di asimmetria. Che avvengano durante il
parto per condizioni di asimmetria del bacino materno è opinione del Meynert
(2) condivisa da Zuckerkandl. E que- st’ultimo fatto non è nelle sale di
maternità chi è che non veda, ma con pari frequenza occorre altresì di
constatare che l’asimmetria derivatane non si mantiene a lungo. Un appiat-
timento laterale del cranio si può infine stabilire, secondo il Topinard (3),
per il fatto che il bambino riposi sempre su di un lato 0 venga portato sempre
nello stesso braccio: quando il cranio si sviluppa ulteriormente, si forma in
compenso al lato opposto un rigonfiamento e così il maggior diametro
antero-posteriore viene a trovarsi obliquamente. Un meccanismo simile era stato
già invocato e a più forte ragione dal Virchow, quando si chiude solo una parte
di una sutura, la sutura coro- nale ordinariamente, nel periodo fetale o infantile
più spesso. « La sinostosi porta un impiccolimento nella direzione perpen-
dicolare alla sutura chiusa, e nel territorio delle suture ancora aperte,
massimamente nella direzione di quella chiusa appare in seguito un
ingrandimento compensativo del cranio » (4). La plagiocefalia può riconoscere
per causa un’ asimmetria di sviluppo del cranio, quando un parietale per
esempio si svi- luppa da due punti di ossificazione (5); e infine, nella
scoliosi vertebrale per posizione obliqua abituale, è l’effetto della ten-
sione esercitata dai muscoli della nuca (6). È alla plagiocefalia e
all’obliquità della faccia che Delasiauve e Lasègue (7) asse- (1) Vedi:
Richter, Ueber die Windungen des menscldichen Gehirns. « Virchow’ s Archiv »,
1888, p. 119. (2) « Jahrb. f. Psych », 1881, II lahr., p. 6. (3) Topinard,
Eléments d' anthropologie générale, Paris, 1885, pag. 740. (4) Virchow,
Untersuchungen ùher die Entioickelung des Schàdelgrundes etc., Berlin, 1857, p.
78. (5) Féré, Anomalie du développement d' un pariétal, déformation oblique
ovalaire et déformation latéral particulière du orane, « Bull. Soc. Anat. »,
1877, pag. 605. (6) Meyer, Eer sholiotische Schcidel « Arch. f. Psychiatrie »,
1878, p. 128. (7) Lasègue, De V épilepsie par malformation du orane, 1880. — 35
guano un’ importanza quasi patognomonica e patogenetica deir epilessia. Venturi
(1) afferma anzi che le convulsioni che dalla metà del capo deviata vanno alla
metà opposta del corpo sopo più forti che quelle dell’ altro lato. Pison (2)
invece opina che l’ epilessia non sia consecutiva all’ asimmetria cranica,
perchè la consolidazione definitiva del cranio non è compiuta, la più parte
delle volte, che dopo l’ insorgere dei sintomi epilettici, ma che sia anteriore
o concomitante, e sia dovuta in entrambi i casi ad una causa sola: l’arresto o
l’irregolarità cioè nello sviluppo contemporaneo del cranio e del cervello. Del
resto e l’Amadei e il Verga (3) già ebbero a notare epilettici senza asimmetria
cranica e viceversa. Effettivamente nel cranio umano l’asimmetria è
frequentissima (4), secondo Frankel è la regola, come in tutto il mondo
organico, in cui la simmetria è l’ eccezione: ciò non toglie, com’ egli stesso
ammette che un’asimmetria molto accentuata non possa considerarsi come
abnormità e segno degenerativo (5). Anche il Roscioli (6) è di questa opinione.
Morselli e Tamburini che hanno riscontrato la plagiocefalia comune negl’idioti,
pensano che stia ad indicare un’ asimmetria nello sviluppo degli emisferi
cerebrali, anzi delle loro parti anteriori, ammettendo la sutura precoce sempre
in corrispondenza della coronale (7). Delaunay, appoggiandosi sull’autorità di
Broca, considera l’asimmetria un carattere di superiorità quando risulta dal
predominio del cervello sinistro sul destro (8). La trigonocefalia, (testa a
triangolo, fronte a forma di angolo) è dovuta alla sinostosi precoce, qualche
volta congenita (1) « Giorn. di Neuropat. », 1886 e « Arch. di psich. », 1886,
p. 509. (2) « L’encéphale », 1888. (3) « Arch. ital. per le malattie nervose »,
1886, p. 86. (4) Rieger, Ueber die Beziehungen der Schddellehre zur
Physiologie, Psychiatrie und Etimologie, Wurzburg, 1882, p. 172 e segg. —
Topinard, Eléments d'Anthropologie, p. 737. — Benedikt, Yortrag uber die
Todesstrafe, Aufl., 1882, p. 14. — Baer, Der Yerbrecher, p. 91; ed altri
(Monti, Knecht: vedi nella Bibliografìa). (5) « Neurolog. Central blatt »,
1888, p. 438 e seg. (6) « Il Manicomio », 1889, p. 27. (7) Morselli e
Tamburini, Degenerazioni fisiche etc. Loc. cit., p. 187. (8) (' Bull. Soc.
Antrop. », séance du 7 juin, 1883. 36 — della sutura metopica; mentre il fatto
contrario, che si riscontra anche talora nei frenastenici, dà luogo ad un
allargamento della regione frontale, e può essere dovuto a idrocefalia. La
scafo - cefalia (cranio a carena, a tetto, ìophocephahis del Sergi) è dovuta al
saldarsi precoce della sutura sagittale (Virchow), per eccessiva vicinanza dei
punti di ossificazione dei parietali, secondo Morselli (1), ciò che il Topinard
nega. Più volte è stata osservata negP idrocefalici (2). E forma tipica degli
Eschimesi e di alcuni popoli Africani e Australiani. L’ acrocefalia (testa alta
nella parte anteriore) è dovuta alla sinostosi precoce della coronale e della
sagittale. L’oxiccfalia è dovuta alla sinostosi precoce della coronale e della
parte posteriore della sagittale con sviluppo compensatore della regione del
bregma: può combinarsi con la plagiocefalia. Se si saldano le parti laterali
della coronale si ha il cranio a torretta del Meynert (3), se si salda la parte
mediana della medesima si ha la testa, a pan di zucchero (4). Queste e altre
anomalie (platicefalia (5) trococefalia etc.) pel Nache sono senza significato
(6); per il Baer sono fatti patologici in maggior parte, dai quali nulla si può
concludere (1) Morselli, Sullo scafocef olismo, a Archivio per TAntrop. e 1’
Etnol. », Voi, V, Fase. I. Per altri considerazioni e per la letteratura vedi:
Mingazzini, Osservazioni intorno alla scafocefalia. « Bollett. della R.
Accademia medica di Roma » 1891, p. 272. (2) Bourneville, Recherches cliniques
et thèrapeutiques sur V épnlepsie, V hystérie, V idioiie et 'V hydrocéphalie.
Paris, 1894, p, 278 e segg. (3) Meynert, Lezioni cliniche di psichiatria, pag.
259. (4) PÉRE, Les épilepsies et les èpileptiques , p. 385. (5) La riforma
craniologica del Prof. Sergi, oltre al grande merito di dare una
classificazione dei crani basata su tutti i loro caratteri morfologici, ha r
altro merito non piccolo di aver dimostrato erronee molte credenze che si erano
diffuse tra i psichiatri, i quali, strano a dirsi, avevano acquistato più
abitudine a osservare le forme craniche che gli stessi antropologi, e
naturalmente osservandole negli alienati erano portati a considerare come forme
patologiche tutte quelle che si allontanavano dal tipo comune. Cosi la
platicefalia anche attualmente è considerata characteristic of degeneration (W.
A. M’ Corn, Degeneration in criminal als shown hy thè Bertillon system of
measuremmt and fhotografhs « American lournal of insanity » Voi. LUI, July,
1896, pag. 49), mentre è senza alcun dubbio una varietà di forma craniale
normale (Cfr. Sergi, Le varietà umane « Atti della Soc. Rom. di Antrop, » Voi.
I Fase. I 1893 pag. 55 e seg. — Mingazzini, Contributo alla craniologia degli
alienati, Ibidem, pag. 1 10). (6) Yerbrechen und Wahnsinn beim JVeibe, p, 141.
— 37 — sulle condizioni psichiche e tanto meno morali di un individuo (1);
Virchow, Gudden, Verga, Meynert (2) pensano che anche un cranio deforme, ma
bene compensato, può albergare un cervello normalmente funzionante. Anche
Topinard (3) insiste sull’ ac- comodamento meraviglioso dell’encefalo. Certo è
però che gl’in- dividui a cranio deformato artificialmente sono più degli altri
affetti da idiotismo, epilessia, alienazione mentale (4). Un arresto di
sviluppo simultaneo del cranio e del cervello è senza dubbio la microcefalia,
rara essendo, contrariamente all’opinione del Virchow (5), la sinostosi
prematura delle suture della volta, come Broca ed altri dopo di lui hanno
potuto dimostrare (6). L’ipotesi di riannodare all’ atavismo la micro- cefalia
(7), per quanto accompagnata da imbecillità e idiozia, non pare sostenibile
(8). L’arresto di sviluppo non sempre av- (1) Op. ciu, p. 404. (2) Virchow, Zur
pathologie des Schàdels und des Gehirns, « Gesammelte Abhandlungen zar
wissenschaftilichen Mediciii ». Frankfurt a. M., 1896, p 922. — Gudden,
Experimental-Uniersuchungen uber das Schàdelwachsthum. etc., Miinchen, 1874, p.
32. — Verga, Studi anatomici sul cranio e sulV encefalo, Milano, 1896, pag.
124, — Meynert, Op. cit., pag. 257. (3) Topinard, Op. cit., p 739. (4) Vedi fra
gli altri: Flower, Of an artificially deformed shull from Mallicollo, « Journ.
of thè anthrop. Institute of Great Britain and Ireland 1889, p 52. — GosSe,
Essai sur les deformations artificielles du cràne. Paris, 1885, p. 145. — Topinard,
Op. cit., p. 759. (5) Virchow, Ueber der Kretinismus und uber pathologische
Scìiàdelformen (c Gesammelte Abhandlungen, 1. c. », p. 898. (6) Broca, « Bull.
Soc. Anthrop. » 1879, p. 258. — Guibert, Eoolution mentale et microcéphalie, «
Bull. Soc. Anthr »., 1892, p. 710. — Bourneville Du traitement chirurgical et
médico-pédagogique des enfants idiots et arrierés. Progrès medicai », 1893, t.
XVII, 2® serie, p. 465. (7) Vedi nella Bibliografìa: Vogt, Aeby, Ducatte,
Tamburini, Spitzka; nonché 1’ « Archiv. fiir Psychiatrie » del 1886. —
Blanchard (Uatavisme chez V liomme, Revue d’Anthropologie, 1885 p. 428) adduce
in appoggio aH’atavismo dei microcefali che in questi Possifìcazione incomincia
dalle suture della parte anteriore del cranio, come nelle razze inferiori
(Gratiolet) e nelle scimmie. (8) V. pag. 10 di questo lavoro; nonché Kollmann,
Caso di microcefalia, « Com. all’ Vili. Congresso degli Antropologi tedeschi »,
Costanza 1877. — Baistrocchi, Un idiota microcefalo, « Rivista sperimentale di
Freniatria », 1880, p. 60. — Guibert, Loc. cit. — G. Mingazzini, Contributo
alla craniologia degli alienati « Atti della Società Romana di Antropologia »
Voi. I, fase. I, 1893, pag. 116; ed altri. — 38 — viene ugualmente in tutto il
cranio, ma talora colpisce soltanto la volta e non la base, talora avviene T
opposto. Nel primo caso si ha il cosidetto tipo degli Aztechi^ « microcefali,
dice il Krafft-Ebing (1), i quali rimangono bensì assai piccoli, ma sono
tuttavia proporzionati e, secondo le circostanze, possono anche avere forme
corporee eleganti. La radice del naso è per lo più situata molto in alto,
talché la fronte si continua addi- rittura col naso (Griesinger) ». Nel secondo
caso per L ossifi- cazione primitiva e precoce delle sinfisi cartilaginee della
base, si ha la forma sinostosica basilare, e la fisonomia è il contrap- posto
di quella degli Aztechi. — Dal Sergi sono state descritte varietà umane
microcefaliche la cui capacità craniale scende sino a 1040 c. c. E da ritenere
pertanto col Morselli che vera microcefalia si abbia soltanto al di sotto di
900 c. c., e quando non si tratti di sesso femminile. La macrocefalia può
essere dovuta a idrocefalia, nella quale la testa prende il noto aspetto d’un
pallone ricadente sulla faccia in paragone troppo piccola, testa da idrocefalo,
rarissi- mamente prende l’aspetto di un cappello da gendarme (2). Teste
idrocefaliche, dice il Virchow, si hanno in tutti anche nei più alti strati
sociali, pure in contrade libere da cretinismo, e anche in grado rilevante
lasciano tuttavia una mediocre intel- ligenza (3). Per il Féré la macrocefalia
è più spesso la conse - guenza di un disturbo di evoluzione con effetto
simultaneo sulla maggior parte delle ossa craniche e sul cervello. Quanto a
particolarità speciali del cranio il Mingazzini (4) ha dimostrato, dietro
ricerche fatte in 145 crani di alienati della raccolta del Manicomio di Roma,
non vera l’importanza assegnata da Hovelacque (5) alla prominentia sqiiamae
occipitis^ altro che come indicante la maggiore frequenza dei disturbi
circolatori delle ossa del cranio degli alienati durate il loro sviluppo
(specie dei melanconici), nonché della fovea lambdoidea (1) Krafft-Ebing,
Trattato clinico-pratico delle malattie mentali, pag. 452. (2) Bourneville,
Recìierches cliniqnes et thérapeutiques etc., p. 306. (3) Virchow, Zur
Pathologie des Schddels und des Gehirns. Loc. cit. (4) G. Mingazzini, Sul
significato della depressione parieto-occipilale , « Rivista sperimentale di
Freniatria », Voi. XVIII, Fase. I, 1892. (5) Hovelacque, Notre ancétre, « Revue
d’ Antropologie », 1877, p. 76. 39 — erroneamente qualificata come empreinte
cretineuse (1), mentre la s’incontra piuttosto in crani normali (dietro
ricerche fatte su 916 crani normali del Museo antropologico di Monaco) o di
alienati « la forma morbosa dei quali nulla aveva che fare con manifestazioni
di vera deficienza psichica ». Un carattere d’inferiorità sarebbe, secondo
Hovelacque (Loc. dì.), la semi- curva anteriore del cranio superiore alla
posteriore; fatto che si riscontra nei negri e negli antropoidi. La
cremnopistocrania e la cimhocefalia si trovano in crani normali (2). II. —
L’asimmetria facciale, plagioprosopia, che ordina- riamente coincide con
l’asimmetria del cranio, si caratterizza sopratutto dalla capacità differente
delle orbite, la sporgenza disuguale delle ossa orbitarie, e dalle ossa malari
e la devia- zione del naso. Asimmetrie di lieve grado sono quasi normali (3). «
Il semble, dice Topinard (4), que l’Auteur des choses ait fabriqué les deux
moitiés de la face à part et qu’en les rap- prochant il les ait mal appliquées:
toujours un des cótés se reléve ». Anche Hesse (5) è di questa opinione, e
cerca dare una spiegazione del fenomeno. Premesso che una tale asim- metria è
stata constatata an clem Kunstideal nella Venere di Milo (6), afferma che essa,
limitata alla parte superiore del volto, si trova in tutti, « perchè di regola
in conseguenza del maggiore sviluppo della metà sinistra del cervello la metà
sinistra del cranio prende il sopravvento e conformemente a ciò il naso
obliquo, le orecchie e gli occhi mai allo stesso livello, mentre le altre parti
del naso in giù sono rigorosamente sim- metriche ». Intanto è appunto
all’asimmetria della regione supe- riore della faccia insieme all’asimmetria
del cranio che il Lasègue dava, come abbiamo visto, il significato di un
carattere essenziale dell’epilessia. Egli infatti raccomanda: « Toutes les fois
qu’un (1) Cfr. nella Bibliografia: Schnepf, Kelp, Tarnowsky, Sommer (Virchow’ s
Arch). (2) G. Mingazzini, Contributo alla craniologia degli alienati L. c.,
pag. 1 17 e seg. (3) NàcRE,^ Verbrecìien u. Wahnsinn beim Weibe, p. 119. (4)
Op. cit., p. 1000. (5) Hesse, Ueber Gerichts-Asymmetrie, « Archiv. f. anatomie
u. Entwicke- lungsgeschicht 1887, p. 118 e segg. (6) V. anche: v. Blomrerg, 101
Kephalogramrne^ Bine psychiatrische Studie und Beitrag zur Anthropologie,
Inaug. Diss., Iena, 1889. — 40 — médicin sera appelé à examiiier un
épileptique, que son premier soin soit de constater s’il existe ime asymétrie
de la région superieure de la face ». Pison (Loc. cit.) che riscontrò anche lui
V asimmetria lacciaie nella massima parte dei casi di epilessia essenziale, più
che alP asimmetria frontale, dava invece importanza all’asimmetria delle
protuberanze malari e anche alle deviazioni del naso. Bourneville e Sollier nei
gessi di teschi di epilettici morti a Bicétre riscontrarono quasi sempre 1’
asimmetria fronto-facciale. La plagioprosopia è per Morel segno frequente di
degenerazione. ITI. — La fronte sfuggente in lieve grado appare come carattere
etnico di intiere popolazioni (Ranke); anzi il cranio dUndrolde, che designa
una delle sedici varietà umane stabilite dal Sergi, presenta la fronte
sfuggente (1). In un grado più avanzato lia il significato di una limitazione
dello spazio desti- nato ai lobi frontali, ma cessa questo significato quando
la curva della volta compensa questo difetto (Benedikt): Córre non è di questo
parere: « Quand’anche, egli dice, un compenso si stabilisca nella dimensione
del cervello, non può stabilirsi un compenso nelle funzioni delle singole
parti: non è da pen- sare che un lobo frontale possa essere completato da un
lobo occipitale » (2). La fronte depressa e sfuggente sarebbe pel Kurella un
carattere piuttosto costante del delinquente, diret- tamente legato al prognatismo
(3). Certo è che una fronte bassa, stretta, sfuggente, con enormi arcate
sopracciliari, riunisce in sè i caratteri gerarchici più bassi (4), mentre
ciascuno di questi caratteri preso a sè si trova in crani normali; lo
Splienoides stenometopus è una delle sottovarietà craniche più comuni nel
Mediterraneo. La fronte sporgente trova l’ Hartmann nei Berabra della Nubia,
nei Berberi, nei Begia, nei Fungi, e il Girard de (1) Sergi, Le varietà umane «
Atti della Soc. Rom. di Antrop. » 1893, p. 50, fig. 20. (2) Córre, Elude d' une
sèrie de tétes de criminels, « Reviie d’Antropol. ». 1883, p. 80. (3) Kurella,
Op. cit, p. 16. (4) Mantegazza, Fisonomia e mimica, Milano, 1881, pag. 42. —
Morselli, Manuale di semejotica. Voi. I, p. 132. — Venturi, Le degenerazioni psico-
sessuoM, p. 394. — 41 — Rialle negli Ottentotti e nei Cafri o Bantù. Il Venturi
trova le bozze troppo sporgenti negli epilettici e nei delinquenti nati (1).
IV. — Le arcate orbitarie e i seni frontali esagerati per il Ranke dipendono da
un notevole sviluppo dell’ apparato respiratorio senza significato atavico (2).
Identica è l’opinione di Schaatfhausen (3). Anche il Sergi tende a togliere ai
seni frontali il significato di carattere degenerativo assegnato loro dal
Morselli (Loc. cit.); è quanto alle arcate mi faceva consta- tare che in una
quantità di crani di Fuegini del suo Museo Antropologico esse sono
perfettamente assenti. Viceversa ad altri sembra un carattere che ricorda i
crani preistorici (Lom- broso), i crani altresì delle razze più basse, e tra
queste i Papuani ad arcate massiccie e robuste (4), i Caraibi (5), etc.
Topinard effettivamente lo trova nei Kabili (6), ma anche negli Alvergnati (7);
Girard de Rialle negl’indiani Pelli rosse (8), e nei Peruviani indigeni (9).
Fra tante opinioni disparate, atte- socchè si è fatta anche una grande
confusione tra arcate e seni, mi piace riportare le conclusioni a cui è venuto
Stanislao Bianchi in un suo studio sull’argomento: « Le arcate soprac- ciliari
e la glabella nascono e si sviluppano insieme ai seni frontali, le arcate però
possono aumentare di grossezza indi- pendentemente dai seni. La mancanza dei
seni non sempre si accompagna a quella delle arcate e della glabella, e cosi
per le arcate rispetto ai seni. Lo sviluppo delle arcate e della gla- bella
costituisce un carattere costante differenziale del cranio maschile. Lo
sviluppo abnorme delle arcate sopracciliari e dei (1) Hartmann, Les peuples de
V Afrique, p. 67 e segg. — Girard de Rialle, I popoli dell' Africa e dell'
America, p. 45 e 69. — Venturi, Ibidem. pag. 394. (2) Ranke, Die Bildung der
Stirn bei der altbayrischen Bevolkerung. *' Beitràge zur Anthropologie und
Urgeschichte Bayerns w. Bd. V. 1883. (3) « Arch. f. Anthrop. », Bd. XIII, p.
328. (4) Amadei, Bopra un cranio di ladro. « Rivista sperimentale di Freniatria
», Voi. XI, Fase. IV. (5) Heger et Dallemagne, Elude sur les caractères
craniologiques d' as- sassins éxécutés en Belgique, Bruxelles, 1881. (6) «
Revue d’ Anthropologie », Novembre, 1887. (7) Torinard, L' Anthropologie generale,
p. 212, 475, 486. (8) Girard de Rialle, Op. cit., p. 91. (9) Ibidem, p. 126. —
42 — seni frontali deve annoverarsi tra i caratteri regressivi del cra- nio
limano » (1). Il pìthecanthropus erectus ne è fornito. V. — Il tipo mongoloide
della faccia potrebbe accogliersi fra i segni degenerativi per diverse ragioni.
Già il tipo infantile spesso, secondo Kanke, mostra ima intonazione mongoloide;
poi spesso si accompagna ad ima quantità di disturbi di nutri- zione e
anomalie, ed è frequente negl’ imbecilli (2). Per il Nàcke tutto ciò non basta
a stabilire il valore degenerativo del tipo mongoloide. Egli fa notare che
Schmidt, Manouvrier, Zuckerkandl hanno escluso trattarsi di precoce sinostosi
della base, che milioni di uomini intelligentissimi lo portano e che forse
nessun popolo di Europa è rimasto esente da mescolanza Mongolica. « Se ora la
faccia mongolica si trova più frequente negli strati più bassi che negli
elevati io spiego ciò per il fatto che in quelli avvenne la maggiore mescolanza
e il tipo poscia a lungo vi si è ereditato, se pure non si tratta di una
semplice variazione, ciò che nel caso concreto naturalmente mai in modo certo
si può decidere » (3). Quando si presenta nelle degenerazioni gravi si
tratterebbe di un disturbo nutritivo. VI. — Il prognatismo va distinto in
prognatismo propria- mente detto 0 prognatismo nasale di Benedikt e prognatismo
subnasale o alveolare dei Francesi o iwofatnia del Sergi (4). Quest’ ultima è
caratteristica di popoli inferiori (Melanesiani). Il primo dà al volto un aspetto
vicino a quello degli antro- poidi, dice il Benedikt (5). Per questi significa
indubitatamente, quando è eccessivo, un’ organizzazione molto inferiore,
opinione che il Ranke non divide (6). Peraltro il Virchow ha dimostrato •(J)
St. Bianchi, I seni frontali e le arcate sopracciliari studiate nei crani dei
delinquenti, degli alienati e dei normali. « Archiv. per TAiitropologia w,
1892. (2) Cfr. Down, Op. cit. (3) NàCKE, Verbrechen u. Wahnsinn heim Weibe p.
143. (4) Sergi, Varietà umane della Melanesia. « Boll, della R. Acc. med. di
Roma », 1892, p. 98. (5) Benedikt, Die Kranioscopie etc. « Berliner klinische
Wochenschrift », 1887. p. 457 e segg. — Schàdelmessung Kranio-und Kephalometrie
, « Real- Encyclopàdie der ges. Heilkunde », 2® Auflage, p. 123. (G) Ranke,
Ueber eine gesitzmàssige Beziehungen zioischen Schddelgrund, Gehirn und
Gesichtsschddel, « Beitrage zur Anthropologie und Urgeschichte Bayerns >,
1892, Bd. X. Heft. 1.® — 43 — « che il prognatismo della faccia superiore, o
della mascella superiore che dir si voglia, ha per sé stesso un vero valore,
perchè necessariamente in rapporto con la brevità della parte anteriore della
base del cranio, la quale interessa principal- mente lo sfenoide e suppone
necessaria conseguenza il man- cato sviluppo del cervello (1). Anche Welcker e
Topinard sono della stessa opinione (2). Kurella parimenti insiste sul noto
antagonismo tra la parte cerebrale e la viscerale del cranio (3), ma fa un
ragionamento inverso a quello del Virchow, dicendo che lo scarso sviluppo dei
lobi frontali porta scarso allontanamento delle ali dello sfenoide e della base
del cranio. Il Nache ritiene il prognatismo in parte anche la conseguenza di
una mandibola voluminosa (4). VII. — li margine alveolare può non presentare la
forma normale parabolica divergente (Broca), e invece avvicinarsi alla forma di
U dei Negri (5) e degli antropoidi (6), o alla forma ellittica del macaco (7),
o essere deformato (8). La forma piatta del palato, forma molto frequente,
somigliante al palato del gorilla, sarebbe indizio grave di deterioramemto
della specie (9); la forma ogivale ricorda il palato dei roditori. E bene
tenere presente per L importanza da assegnare a tali anomalie che la forma
della volta palatina è data da quella della base del cranio e contemporaneamente
anche dallo svi- luppo dei processi alveolari. La divisione del palato duro è
un disturbo di sviluppo. L’asimmetria, la profondità esagerata (1) Virchow,
Untersuchungen uber die Entivickelung des Schàdelbasis etc. « Verhandl. der
Beri. Gesellsch. f. Anthropol. », 1857, p. 121. (2) Wercker, Untersuchungen
uber Wachstum und Bau der menschlichen Schàdels, Leipzig, 1862, p. 47-61. —
Topinard, V homme dans la nature^ p. 222-248. (3) Op. cit., pag. 39. (4)
Verbrechen und Wahnsinn beim Weibe, p. 147. (5) Topinard, L' Anthropologie,
Paris, 1876, p. 280. (6) Hovelacque, Loc. cit., p. 77. (7) Belsanti, I
caratteri regressivi del cranio umano. » Arch. per TAn- tropol. », Voi. XVI,
Fase. 3. (8) Vedi Thomas S. Clouston, The neurosis of developement, « Edin- bwrgh
medicai lournal », 1891. (9) F. Maltese, Anomalie dei denti e delle arcate
mascellari in crani di criminali, « Arch. di Psich. », 1896, fase. IV. 44 — e
la deformità ogivale della volta palatina coincidono gene- ralmente con una
strettezza più o meno considerevole della volta, strettezza che tradisce un
arresto di sviluppo generale del mascellare superiore e che porta soventi
deviazioni dei denti. Anzi Talbot, che ha messo in rilievo questo fatto neghi-
dioti, nei sordo-muti e nei ciechi nati, arriva a concludere, che nelle
mascelle normalmente sviluppate non vi sono mai denti irregolari (1). Fra le
numerose irregolarità dentarie avrebbero il valore di varietà primatoidi (2):
un forte sviluppo degl’ in- cisivi mediani superiori con atrofia che può andare
sino alla completa obliterazione di entrambi gl’ incisivi laterali; ciò eh’ è
di regola negli antropoidi, massime nel Gorilla e nello Chimpansé; e il
diastema tra gl’incisivi superiori e i canini che è chiaro nell’Orango (3), nel
Gorilla per lo più mancante (Topinard (4) invece gliel’ attribuisce come
caratteri- stico), destinato a ricevere a mascelle chiuse il canino inferiore.
L’aumento numerico dei denti deve sempre considerarsi come un atavismo
(Wiedersheim), specialmente quando si tratta di denti supplementari (5), che
stanno cioè all’estremità posteriore dell’ arcata dentaria, da distinguere dai
soprannumerari che si possono trovare dappertutto. « La riapparizione di sei
denti incisivi superiori e inferiori nell’ uomo è un atavismo che risale al di
là delle scimmie e dei lemuri, sino ad animali intimamente legati di pa^rentela
con questi ultimi, cioè gl’in- settivori », onde ruomo è la scimmia più
inferiore, conclu- deva Albrecht. « Si ce ne sont pas là des preuves, il
n’existe pas de preuve en anatomie comparée ! » (6). Ad ogni modo e
l’embriologia il) e le osservazioni numerose in razze infe- riori (8)
dimostrano che i precursori dell’uomo sono passati per (1) « Journ. of arner
Assoc. », 1888, p. 829. (2) Kurella, Op. cit., p. 40. (3) Vedi anche: Hartmann,
Die menschendhnlichen Affen, p. 175, e segg. (4) V Anthropolo(jie, Paris, 1876,
p. 204. (5) Eroga, Elude du système dentaire « Bull. 8oc. Anthr. », 1879, p.
151. (6) « Actes du l.er Congiès interiiational d’Anthr. criin. », p. 109. V.
anche Albrecht, Sur les quatre os intermaxillaires, les beo de lievre et la
valeur morphologique des dents incisives supèrieures de V homme, Bruxelles,
1882. (7) Blanchard, UAtavisme chez V homme, p. 471. (8) V. nella Bibliografia;
Langer, Mantegazza (Arch. per TAntrop., 1872, — 45 — una fase nella quale la
loro dentizione corrispondeva alla 3 . 1 (2 . ‘^i) i formula 2 ' \ {2 ' 4) ~
Josephinum a Vienna esiste un cranio di negro che possiede 37 denti. La
riduzione dei denti dipen- derebbe dair accorciamento che subiscono le arcate
dentarie nel senso antero-posteriore (1), per lo sviluppo sempre mag- giore che
prende il cranio a spese della faccia (2). La stessa causa avrebbe portato
l’assenza del diastema, nonchèla curva parabolica del bordo alveolare al posto
della forma rettan- golare (3). Disposizioni teriomorfiche della dentiera umana
sono secondo il Morselli: D per riguardo agl’ incisivi, la loro forma
conico-triangolare, il maggior volume dei laterali sui mediani nell’ arcata
supei'iore (mentre l’ atrofia dei laterali sarebbe un carattere progressivo) o
di quelli dell’inferiore sui superiori, un intervallo 0 diastema lemurinico fra
i due inci- sivi mediani; — 2« per riguardo al canino, l’eccessivo volume, la
forma incurvata, l’esistenza di una insolcatura nella sua faccia antero-interna
(tipo Gorilla), il protuberare della punta sul livello dell’arcata (tipo
belluino); — 3» per riguardo ai molari, la comparsa del tipo pentacuspidato in
quelli superiori, l’approfondarsi dell’incisura nel loro contorno esterno, la
tena- cità di Vita del dente della saggezza (4). Quest’ultimo è stato oggetto
recentemente di molte ricerche e causa di qualche sorpresa, la tendenza del
medesimo a scomparire nelle razze più evolute (Darwin, Mantegazza, Amadei), si
troverebbe nei criminali (5), negli epilettici e nelle prostitute (Carrara),
nonché nei crani più ricchi di anomalie morfologiche (6). Delle spie- p. 33),
Fontan, Mummeky nelle « Traiisactions of thè odontological Societies of Great
Britain », II, 1870, p. 7. (1) Tomes, Anatomie dentaire, Paris, 1880, p. 417, —
Amadei, Anomalie numeriche del sistema dentario nell' uomo, « Arch. per
l’Antrop. e 1’ Etnol. », Voi. XI, 1881. — Foville, Mèlanges d' Anthropologie —
Topinard, « Revue d’Anthropologie », 1895, Tome VI, N. 3, p. 337. (2) Blanchard,
Loc. cit., pag. 469. (3) Amadei, Ibidem. (4) Morselli, V Antropologia generale,
pag. 641. (5) V. nella Bibliografia: Brancaleone-Ribaudo, Carrara (Archivio di
Psichiatria, 1895, pag. 15). (6) Zuggarelli a. e Maugeri S. Il terzo dente
molare della mascella superiore in rapporto con le anomalie craniche e con
Vindice cefalico. « Atti della Soc. Romana di Antropologia », V. Ili, Fase.
Ili, 1896, pag. 240. — 46 — gazioni, alquanto speciose per dire il vero, gicà
si cereavano e si mettevano avanti, ma dopo le ricerche deirAseoli non sembrano
più necessarie. Questi difatti nei suoi delinquenti trova l’assenza del dente
della saggezza in proporzione di molto più bassa che nelle razze inferiori (1).
Quanto alla carie dentaria il Topinard si domanda, se essa non sia in rapporto
con la regressione generale e progressiva che subisce il sistema dentario nelle
razze superiori (2). I denti a sega per Lombroso sarebbero un carattere
degenerativo, anziché un segno di sifìlide congenita (3). Altre anomalie, quali
per es. gl’incisivi doppi per fusione (4), non possono che essere l’ef- fetto
di uno sviluppo disordinato. Facendo il rapporto tra la lunghezza dei denti e
quella della base del cranio Flower ha trovato che le razze bianche hanno denti
piccoli, le nere un po’ più grossi, le scimmie antropoidi raggiungono il
massimo. Vili. — La deformazione ogivale e la strettezza conside- revole della
volta coincide spesso altresì con la presenza del tonis palatinus, sporgenza
della sutura mediana del palato, che ordinariamente comincia, larga e
appiattita, dietro il forame incisivo e mano mano si restringe indietro e
s’ispessisce per terminare ad angolo: talora la percorre una doccia mediana
corrispondente alla sutura palatina longitudinale, la quale pure presenta
irregolarità più o meno considerevoli indicanti uno sviluppo più 0 meno
malagevole (5). In altri casi la parte più sviluppata si trova al livello del
punto d’ incrociamento delle due suture palatine. Altre volte infine ha la
forma di una cresta che può raggiungere 8-10 mm. di altezza. Negli antro- poidi
si trova sotto forma di una quantità di piccoli cercini (wulstdien) che
partendo dalla sutura mediana si dirigono verso gli alveoli: forse per questa
differenza di forma Bessel Hagen e Lissauer dissero che le scimmie antropomorfe
giammai mo- (1) « Archivio di Psichiatria », 1896, Voi. XVII, fase. Ili, pag.
209. (2) Topinard, « Revue d’ Antropologie ». 1895, p. 337. (3) « Archivio di
Psichiatria e Aiitrop. crini. » 1884, Voi. V, p. 483. (4) Belmondo, Un
rarissimo caso di denti soprannumerari ed altre anomalie dentarie in crani di
alienati « Archivio per TAntrop. e f Etnei. », 1895, p. 255. (5) PÉRE, La
famille néoropathique, p. 270. — NàcKE, Verbrechen und Wahnsinn bein Weibe, p.
147 e altrove. — 47 — strano un toriis palatinus. Kurella con altri (1) esprime
Topinione che si tratti di una reminiscenza delle razze preariane, essendo
frequente nelle razze nord-finniche. Ma è strano voler sostenere ciò dopo le
ricerche fatte in Italia: dallo Stieda nel museo antropologico di Roma (2), dal
Cocchi in quello di Firenze (3), nonché dal Ferrari a Reggio-Emilia (4). Per il
Nache si tratta di un segno degenerativo (5). IX. — Anche la mascella inferiore
può essere sede di anomalie di sviluppo, per aumento di volume qualche volta
con sporgenza dell’arcata dentaria inferiore (progeneismo), o per diminuzione
di volume. Lo sviluppo enorme del mascellare inferiore, quando s’aggiun- ge
l’altezza del mascellare superiore e la larghezza della faccia ai zigomi con
forte sviluppo dei masseteri, dà alla fisonomia un effetto totale che è
sommamente caratteristico, specie delle prostitute secondo Kurella (6); se si
aggiunge la piccolezza della fronte si ha quell’aspetto che ravvicina gli
assassini alle razze inferiori (7). Già Gratiolet aveva detto: « on peut
affirmer que partout où la proclivité des màchoires est très-marquée, la vie
nutritive l’emporte sur la vie animale ou nerveuse » (8). La diminuizione di
volume secondo Féré (9) coincide spesso, oltre che con anomalie d’impianto dei
denti, con l’esistenza ùeWapofisi ìemuriana. Sul significato morfologico di
quest’ a- pofisi, nota già da parecchio tempo, si è molto discusso dal lo
Congresso di Antropologia criminale in poi, stante l’asser- (1) Kurella, Op.
cit., pag. 43. — Kupffer, « Verhandlugen der Berliner Gesellschaft fùr
Anthropologie », 1879, p. 70. (2) « Internationale Beitràge zur
Wissenschaftlichen Medicin », Band I, 1891. (3) « Archivio per l’Antropologia e
l’Etnologia », Voi. XXII, 1892. (4) Ferrari, Il « torus palatinus » nei pazzi «
Rivista sperimentale di Freniatria », Voi. XIX, Fase. IV, 1893. — Recentemente
anche in America è stato rinvenuto dal Talbot, dal Peterson, dal Channing (The
lournal of mental Science. Voi. XLIII. N. 180, pag. 76). (5) « Neurolog.
Centralb. », 1893, n.'’ 12, e « Archiv f. Psych. », Bd. XXV, H. 2. (6) Op.
cit., pag. 45. (7) Manouvrier, Discussion sur le criminels, « Bull. Soc. Anthr.
», 1883 p. 120. (8) Leuret et Gratiolet, Anatomie comparée du sy sterne
nerveuse Paris, 1839-1857, T. II, pag. 291. (9) Féré, La famille névropathique,
p. 258; Les épilepsies et les épilep- tiques, p. 386. — 48 — zione di Albrecht
(1) che tale apofisi nonché Tincisurache la precede (sul margine inferiore) sia
patrimonio dei soli le- muri. Per dire il vero il Tenchini e lo Zoja, che se ne
occu- parono in seguito, non si curarono di confermare o di negare P
osservazione delPAlbrecht; ma il Mingazzini (2) riprese la questione e dalle
sue accurate osservazioni risultò invece « che le scimmie sono provviste di
apofisi e che un'incisura più o meno profonda precede il processo in quasi
tutti i mammi- feri »; e risultò ancora un fatto molto importante, cioè che del
processus rami mancUhularis bisogna distinguere due forme. Una in cui il
processo si estende e sulP angolo e sui margini (forma lemurinica) o un’ altra,
che in contrapposto chiama pitecoide, in cui l’angolo è risparmiato e alla
quale assegna un significato atavico meno basso. Ora « sul vivente è
impossibile distinguere un processo lemurinico da uno pitecoide », ma d’altra
parte fa notare: « tanto il processo lemurinico come quello pi- tecoide, e
quest’ultimo quand’anche sia rappresentato da forme rudimentali, debbono
considerarsi come ricordi filogenetici ». X. — Un carattere degenerativo messo
in luce di recente è il mancato accavallamento delle arcate dentarie. Nell’Eu-
ropeo l’arcata dentaria superiore è un poco più grande che l’inferiore e sporge
in avanti al disopra di esse, in modo che gl’incisivi inferiori sono ricoperti
dai superiori. In 15 crani Australiani Turner invece potè vedere che 11 volte
quest’ac- cavallamento mancava (3), come manca in tutti gii antropoidi e in
tutti i mammiferi che possiedono incisivi alle due ma- scelle. Parimenti il
Camuset ha osservato l’assenza dell’acca- vallamento nel 20,42% degli alienati
da lui esaminati (4), e precisamente nel 23,78 7o ptii' gii uomini e nel 17,97%
lo donne. L’accavallamento dipenderebbe dalle modificazioni della (1) « Actes
da premier congrés international d’ anthropologie criminelle », p. 106-107,
fìg. 1. e 2. (2) G. Mingazzini, Processus rami mandibularis nell" uomo, «
Archivio per l’Antropologia », 1892. Voi. 22, fase. l.° Vi è riferita la
letteratura. (3) W. Turner, Relations of thè dentary arcades in thè crania of
Austria- lian ahorigines. « Journal of Anat. and Physiol. », july 1891,
Edinburgh. (4) Camuset, Be V absence du chevauchemènt habituel de la partie
ante- rieure des arcades dentaires camme stigmate de dégénérescence, « Annales
médico-psychologiques », Nov-Dic. 1894. — 49 — faccia consecutive allo sviluppo
del cranio; e precisamente secondo il Camuset dalla diminuizione dell’ angolo
della sinfisi (si designa sotto questo nome in antropologia V angolo formato
dalla linea della sinfisi col piano del margine inferiore della man- dibola).
Effettivamente quest’angolo nella specie umana e in via di evoluzione nel senso
della diminuizione: nei Parigini moderni è di 72 gradi, nel negro d’ Africa di
82, nello chimpanzè supera di molto i 90. Viceversa 1’ assenza dell’
accavallamento dipen- derebbe dall’ esagerazione dell’ angolo della sinfisi: «
è evidente che, più quest’ angolo è aperto, più i denti inferiori devono
portarsi avanti, cosicché a un dato momento essi arrivano a trovarsi nel piano
dei denti superiori » . Questo nell’Europeo normale avverrebbe soltanto nell’
1,58 7o? secondo Camuset. È chiaro che se ciò fosse vero ci sarebbe una
differenza enorme tra 1’ Europeo e l’ Australiano. Ora io credo che la
differenza in gran parte dipenda dall’ avere il Turner osservato il feno- meno
nei crani, e il Camuset nel vivente. Difatti da ricerche praticate in quella
preziosissima raccolta di crani di alienati che arricchisce il Frenocomio di
Keggio-Emilia, a me risulta, (*) che l’ accavallamento delle arcate dentarie,
accavallamento anatomico, senza influenza dei muscoli, (influenza che nel
vivente e a più forte ragione negli alienati dev’ essere molto malagevole
evitare), non è completo che solo nel 52,18 7o- L’ assenza di accavallamento
pertanto è negli alienati ancora più frequente che non trovi il Camuset,
restando presso a poco la stessa, la proporzione da lui trovata tra i due
sessi. Ritengo quindi che se si praticassero ricerche' nei crani di Europei
normali la percentuale risulterebbe superiore al- ri,58Yo- I denti
incontrandosi si ha, come dice il Meynert, la dentatura diritta (1), non sempre
però, perchè talora rincon- tro avviene in grazia del progeneismo, o meglio
direi profatnia infeìdore, essendo cioè i denti inferiori impiantati
obliquamente in avanti. La masticazione anteriore che il Meynert descrive
(ibidem)^ riferendola alla maggiore lunghezza della mandibola, è rarissima:
nella ricerca che ho riferito, ho trovato tre soli (*) Colgo quest’ occasione
per ringraziare vivamente il mio maestro, 1’ illu- stre Prof. Tamburini, senza
la benevolenza del quale non avei potuto compire queste ricerche. (1) Meynert,
Lezioni cliniche di ^psichiatria, pag. 263. — 50 — casi in cui V arcata
dentaria inferiore passava avanti alla superiore^ in una donna e in due uomini.
La maggiore o minore prominenza del mento è indipendente da tutto ciò: in uno
di questi tre casi era molto sporgente, mentre negli altri due casi era poco
pronunziata (1). XI. — Altri caratteri degenerativi della faccia sono secondo
il Morselli (2) il predominio del cranio facciale sul cerebrale, la strettezza
o la larghezza eccessiva dello spazio interoculare, la forma ellittica della
mandibola, la mancanza delle apofisi sinfisiali nel mento, lo sporgere dei
zigomi sotto una fossa temporale rientrante (stenocrotafia), la forma losangica
della norma facialis anterlor con la larghezza massima nel diametro
bizigomatico e col mento stretto e le mascelle prognate. Il mento fuggente
comune nei Negri ricorda il mascellare delle scimmie e la forma della famosa
mandibola della Naulette (3): si ha negl’ idioti (Venturi); parimenti le labbra
sottili, tagliate verticalmente, ricordano il tipo prettamente scimmiesco. Una
bocca troppo grande con labbra spesse, voluminose, arrove- sciate in fuori è
caratteristica di molte razze inferiori. Pari- menti una notevole distanza fra
il naso e la bocca. Il diametro biangolare della mandibola presenterebbe
secondo Lombroso una scala ascendente dall’ uomo normale all’ antropoide (4).
Nei degenerati in media è superiore alla misura normale (90-95 min.); però non
ho trovato una gradazione degna di nota tra le diverse categorie di degenerati.
XII. — Risale nientemeno al 1851 un’ osservazione di Bur- meister che dice la
brevità del collo, come il piccolo volume della capsula cerebrale e la
grandezza del viso, essere dei caratteri che ravvicinano coloro che li
presentano (i negri secondo lui) al tipo pitecoide, attesoché tutte le scimmie
hanno il collo corto (5). Ma a questo proposito l’ Hartmann scrive: << Se
si vuole vedere in questa conformazione un ravvicina- (1) Per altre
considerazioni sull’ argomento vedi: V. Giuffrida-Ruggeri, In- torno alV
accavallamento delle arcate dentarie. « Riv. sper. di Fren. » J897 Fase. 1. (2)
Morselli, Semejotica delle malattie mentali, Voi. I, pag. 154. (3) Vedi:
Topinard, Les caractères simiens de la machoire de la Naulette, « Revue d’
Anthr. », 1886, p. 414. (4) Lombroso, Nuove ricerche di psichiatria e
antropologia criminale, Torino, 1894, p. 32. (5) Burmeister, Geologische Bilder
zur Geschichte der Erde und ihrer Bewohner. Leipzig, 1851-53, T. II, p. 120. —
51 — mento al tipo pitecoide si trova eh' essa è comune a nazioni differenti e
in nessun modo esclusiva dei soli negri e che anche in questi ultimi essa non è
predominante (1). Segno di maggiore studio è stata la spalla. Gli antropoidi
mancano d' una vera spalla, poiché la loro clavicola molto corta trasporta la
cintura ossea degli arti superiori in avanti, la testa trovasi come respinta
indietro e infossata fra le due scapole retratte, e le braccia, pure
ravvicinate al loro punto d' attacco, pendono in avanti e all' interno (2).
Questa confor- mazione si osserva in degenerati, specialmente idioti. XIII. —
Cosi il torace ad imbuto da molto tempo ha richia- mato r attenzione degli
studiosi. Siccome il Féré (3) distingue thorax en entonnoìv e thorax en
gouttiere, è bene dire che comu- nemente va sotto il nome di torace ad imbuto
una depressione formata dallo stesso che, più o meno profondamente incurvato
nella sua parte media o inferiore, descrive un arco di cerchio a concavità
anteriore, e porta con sé indietro le cartilagini costali: depressione che può
raggiungere i 72 mm. come nel caso osservato da Ebstein. Il torace a imbuto non
ha niente a che fare col rachitismo: questo da lungo tempo è fuori discussione,
invece le spiegazioni embriogeniche, meccaniche e nervose sono sempre
sostenibili sino a un certo punto. Poco sostenuta: è vero, è 1' opinione di
Schiffer riferita da Flesch (4), che si tratti cioè di un esagerato sviluppo in
lunghezza delle costole; però 1' opinione di Zuckerkandl che cioè nell' u- tero
il mento comprima la parete inferiore del torace è stata non è molto sostenuta
dal Ribbert. La teoria meccanica di Eggel (5) che ammise un disturbo nello
sviluppo e nella nutri- zione dello sterno, disturbo che sarebbe causa della
flessibilità del medesimo e del suo deprimersi alla pressione atmosferica. (1)
Hartmann, Les singes anthropo'ides, p. 79. (2) Morselli e Tamburini,
Degenerazioni fisiche e morali delV uomo. L. c., pag. 308. (3) Féré et Schmid,
De quelques déformations du thorax et en particulier du thorax en entonnoir et
du thorax en gouttière, « Journ. de l’ anat. et de la phys. », 1893, p. 564.
(4) « Virchow’ s Arch. », Bd. 57, 1873, p. 289. (5) « Virchow’ s Arch. », B.
49, 1870, p. 230. — 52 — è accettata attualmente dal Féré e dallo Schmid (1).
Cosi delle idee di Ebstein (2), che si tratti di un arresto di sviluppo dello
sterno, le quali Hagmann accetta con V aggiunta di una certa fiacchezza
anormale nelle articolazioni condro-sternali, nonché dell’ asserzione di
Klemperer che aveva riguardato questa deformità « come il suggello di una
degenerazione psichica nervosa-neuropatica » (3), fanno tesoro Ramadier e
Serieux (4), che tendono a conciliare la teoria embrionale con la teoria
nervosa, ciò che del resto è molto naturale. Essi ammettono che si tratti di un
arresto di sviluppo dello sterno, che s’ immobilizza indietro invece di
svilupparsi e di portarsi in avanti: la spiegazione puramente meccanica,
dicono, non potrebbe spiegare la frequente coesistenza del torace a imbuto con
abnormità di altri organi. Di più essa si osserva in sog- getti che portano
difetti ereditari più o meno gravi e lo stato mentale dei quali è raramente
sano, per cui opinano che il torace ad imbuto non sia che una delle numerose
stigmate fisiche della degenerazione, un’ anomalia di sviluppo in rapporto con
l’ eredità morbosa. Anche l’ Eichorst è partigiano di questa opinione: « In
alcune famiglie, egli dice, il torace a imbuto è ereditario; ed è sorprendente
che negli individui aventi il torace ad imbuto, od in altri membri della stessa
famiglia ven- nero osservate, delle affezioni mentali, oppure anche
l’epilessia, e altre cattive conformazioni » (5). Marie ugualmente (6). Il
torace S7i goiittlère poi qual’ è descritto dal Féré sarebbe il seguente: « Lo
sterno pare poco o niente deviato dalla sua (1) Loc. cit. (2) Ebstein, Ueber
die Trichierhrust « Deutsch. Archiv. f. klin. Med. », 1882, Bd. 30, p. 411. Ein
Fall v. Trichterhrust (eod. loc., p. 100). — V. anche: Carrara, Alcune rare
anomalie scheletriche nei criminali, « Arch. di Psichia- tria », 1892, p. 573.
(3) Klemperer, « Deutsche medicinische Wochenschrift », 188G, N. 36. —
Grauenthal, Ueber Trichterbrust. Inaug. Diss., Berlin, 1888. (4) Ramadier I. et
Serieux P. — Note sur cinque cas de malformation speciale de la poitrine
(tliorax en entonnoir). Contribution à V elude des stig- mates phijsiques de
dégénérescence. « Nouvelle iconographie de ia Salpétrièi-e » Paris, 1891. (5)
Eichorst, Manuale di semejotica, Parte I, pag. 169. (6) P. Marie, Déformations
thoraciques dans quelques affections médicales. « Gazeite hebdom. » 1896. Voi.
XLVI, N. 14. — 53 — direzione normale, le cartilagini costali soltanto sono
interessate, ma lo sono in modo asimmetrico. Ai due lati della linea mediana le
cartilagini presentano una curvatura esagerata, ne risulta una gronda o doccia
longitudinale della quale il fondo è formato dallo sterno » (1). Questa
deformazione, secondo Féré e Schmid dipende da un disturbo di nutrizione della
parete toracica, che perciò diviene più flessibile, e da un arresto di svi-
luppo (2). Kiesce difficile a comprendere però perchè in questa forma ammettono
V arresto di sviluppo che negano neir altra. XIV. — Il bacino pitecoide sarebbe
stretto e lungo col sacro sporgente air indietro e le natiche puntute. Anche il
bacino del negro sarebbe più lungo, meno sviluppato in lar- ghezza che quello
dell’Europeo (3). Tali caratteri sono normali nel bambino (4). Intimamente
legata ai caratteri antropologici del tronco, specialmente alla mancanza della
curva lombare della colonna vertebrale, oltre che alla posizione anormale del
foro occipitale molto all’ indietro, è quell’ andatura incerta, barcollante, a
corpo pendente in avanti, che si osserva in taluni idioti e che richiama un
aspetto analogo di certe scimmie (5) e razze infe- riori (Morselli e Tamburini).
« Nè è soltanto T andatura, ma anche la semplice stazione eretta che da questo
carattere del rachis e del gran foro (a cui si unisce talvolta la strettezza e
forma del bacino) riceve quell’ impronta speciale di inferio- rità » (6); tanto
più poi se T appoggio si fa sul margine esterno del piede. Lo stesso
dondolamento tanto noto degl’ idioti ram- menta secondo Morselli e Tamburini un
fatto analogo che si riscontra nelle scimmie antropomorfe, le quali, quando
perman- (1) Féré et Schmid, Loc. ciu, pag. 581. (2) Ibidem, pag. 584. (3)
Topinard, L Antliropologie, p. 565. — Verneau, Le hassin dans les sexes et dans
les races, Paris, 1875, p. 137. (4) De Mérejkowsky, Béveloppement du squelette
humain, « Bull. Soc. Anthr. » 1883, p. 160. — Ardù-Onnis, Su alcune forme
anomale del bacino umano, « Bollett. dei musei di Zoologia e Anatomia comparata
della R. Uni- versità di Torino », Voi. X, n.o 209, luglio 1895. (5) Vedi
Martin, Uomo e scimmia, pag. 418, — Lombroso, Studi clinici ed antropometrici
cit., L. c., p. 22-25. (6) Morselli e Tamrurini, Degenerazioni f siche etc, L.
c., p. 307. — 54 gono nella stazione eretta, frequentemente si abbandonano a un
moto ondulatorio del corpo in senso laterale, o dall’ avanti all’in- dietro
(Savage, Huxley), mentre altre si appigliano ad un ramo di qualche pianta
robusta, e si lasciano penzolare oscillando. XV. — Quanto agli arti Lucae aveva
già notato che la differenza fra l’avambraccio e il braccio è sempre minore
discendendo dall’Europeo al Negro, al gorilla. Meyer (1) trova che gl’idioti
possono essere collocati anche dopo il Gorilla. Le gambe piccole, dai polpacci
deboli, di molti idioti, nonché di molti selvaggi, specialmente quelle dei
negri Afri- cani e Australiani, sono state spesso materia di discussione a
causa della loro conformazione pitecoide. « Effettivamente, dice r Hartmann
(2), la forma sgraziata della parte inferiore della gamba, nella maggior parte
di queste razze, costituisce per questo riguardo un carattere importantissimo
». Arti inferiori cortissimi massime in confronto dei superiore molto lunghi,
carattere decisamente scimmiesco, si osserva nei Boschimani (3) e secondo altri
(4) in tutte le razze negre, negli Australiani e nei Polinesiani. La prevalenza
però della grande apertura delle braccia sulla statura nelle razze bianche non
avrebbe il signi- ficato atavico attribuitole dal Lombroso, ma starebbe in rap-
porto con una maggiore funzione degli arti inferiori (5). Per il Marre cosi la
piccolezza della grande apertura delle braccia, come 1’ eccesso opposto, sono
caratteri degenerativi (6). XVI. — Un altro fatto sul quale è stata fermata 1’
attenzione, in Germania specialmente, è la forma delle mani e dei piedi. Quando
alla forma delle mani un punto molto controverso è stato sempre se si debbano
considerare come normali l’ indice (1) « Archiv f. Psich. », 1874, Bd. V, Heft
I. (2) Hartmann, Les singes antropoides, pag. 82. (3) Girard de Rialle, Op.
city pag. 39. (4) Riccardi, Statura e intelligenza « Arch. per V Antropologia e
1’ Etno- logia », 1886. (5) Ranke, Ueher Kurpemessungen an Lehenden, pag. 171,
e Beitrdge zur physiscìien Anihropologie der Bayern: « Beitràge zar
Anthropologio and Mor- phologie Bayerns », Mùnchen, 1888, p. 49. — Benj. A.
Gould, Invesiigaiions in thè military and anthropological statistics of
American soldiers. — Baer, Op. ciL, pag. 176. (6) Op. cit.y pag. 82. — 55 più
lungo deir anulare o il fatto opposto. In favore della prima ipotesi si è
osservato che essendo la maggiore frequenza della prevalenza dell’indice in
lunghezza nella donna, tale preva- lenza fosse da ritenere una forma estetica
superiore (1). Ma, oltre che si tratta di una maggiore frequenza relativa e non
assoluta (2), è un ragionamento che mi pare non regga alla critica: se fosse
giusto, allora anche il prognatismo, poiché nella maggior parte delle razze e
popoli superiori e inferiori la donna è più prognata dell’ uomo (Sergi,
Virchow) sarà un carattere estetico superiore. Del resto l’arte stessa,
contraria mente all’ asserzione di Ecker (3) ci offrirebbe con maggior fre-
guenza la prevalenza del quarto dito sul secondo (4). Nè mag- gior fortuna ha
1’ asserzione del Braune (5) che un quarto dito più lungo sarebbe per la
funzionalità un guastamestieri stóren- fried, mentre anche anulari lunghi poco
meno che il medio sono stati visti, ed io stesso ne ho osservato parecchi casi
(Vedi Tav. Ili fig. 17,18) senza disturbi di sorta (6). Importante invece la
constatazione fatta dal Weissenberg (7) cioè 1’ elevata percentuale (45,5)
della prevalenza dell’ indice trovata in bam- bini Ebrei tra i 5-10 anni,
percentuale che uguaglia quella trovata in donne Ebree (45,7), avendosi qui, se
non erro, uno dei tanti tratti di unione tra la donna e il fanciullo. L’
ipotesi dal Braune che si tratti di una maggiore lunghezza apparente, dovuta alla
flessione sul lato ulnare per la maggiore forza dei muscoli corrispondenti,
trova facile l’ obbiezione che se fosse vera in quasi tutti i bambini si
dovrebbe constatare. Un’ altra constatazione importante è che in razze
inferiori prevale decisa- (1) Ranke, Der Mensch, Voi. I, pag. 454, Leipzig,
1887. (2) Weissemberg, Die Formen der Hand and, des Fusses, Berlin, 1895, «
Zeitsch. f. Ethn. », Bd. XXVII, pag. 85. — Cfr. Mantegazza, lunghezza relatioa
dell' indice e dell' anulare nella mano umana, « Arch. per V Antropo- logia e
l’Etnologia », Voi. VII, 1877, pag. 22. (3) « Arch. f. Anthr. » Bd. Vili. p.
67-74. (4) Weissenberg, Loc. cit., p. 87. (5) « Beitràge zur Physiologie. C.
Ludwig gewidmet », Leipzig, 1887, })ag. 302-330. (6) Cfr. Weissenberg, Loc. cit.,
pag. 90. (7) Ibidem, pag. 86. — 56 — mente la maggior lunghezza dell’ indice
(1). Non mancava che la conferma negli antropoidi e molti avevano affermato che
vi fosse (2); ma l’ Hartmann che in ciò è grande autorità afferma (3) che ora è
più lungo l’ indice ora 1’ anulare, come nell’ uomo, e certo una percentuale
non si può stabilire. Cosi non risulta provata 1’ opinione di Ecker e di
Schaaffhausen che volevano vedere nell’ anulare più lungo « ein
Unterscheidungsmerkmal der Rohheit von der Kultur »: senza dubbio, come osserva
il Mantegazza (4), mani molto belle vi possono essere con un anulare più lungo
dell’indice. Delle altre dita il maggiore interesse desta il pollice, il quale
negli antropoidi è notoriamente corto (5). Ora piccolezza del pollice trova Schaaffhausen
( Op. cit.) in molti dei selvaggi da lui esaminati e Tliulié (6) dice parlando
dei Boschimani: « le ponce parait proportionellement au reste de la main, trop
court et cornine remonté ». Io ne ho trovato un esempio bellissimo in
degenerata (V. Tav. IV fig. 1, 2, S, 4). Le pieghe interdigitali Querhaute,
Schwimmlidute negli an- tropoidi arrivano molto in alto sino alle prime
articolazioni digitali (7). Ora Virchow (8) trovò qualche cosa di simile in
alcune persone del Darfur e in negri Dinka. Ma 1’ Hartmann (9) opina che anche
in razze Europee ciò si trovi. Le falangi terminali a punta e in forma di
birilli Icegelfór- mige proprie delle scimmie, sono state descritte nei Negri
(io ne ho trovato un bell’ esempio in un degenerato — Vedi (1) Ecker, Op. cit.,
— Schellong, Beitràge zur Anthropologie der Papuos « Zeitschr. f. Ethii. », Bd.
XXIII. p. 168. (2) Ecker, Op. cit. — Gegenbaur, Lehrbuch der Anatomie des
Menschen, p. 254, Lei[)zig, 1885. — Kollmann, Piatiscile Anatomie, Leipzig,
1886, p. 117 — R.ANKE, Op. cit.. Voi. I, p. 454. — Schaaffhausen, Ueber die
Lange der Finger und der Zehen, « Corresp. Blatt der D. A. G. », 1884, p. 94.
(3) Die menschendhnlichen Ag'en. Leipzig, 1883, p. 17, 46. (4) Loc. cit., p.
25. (5) Hartmann, Op. cit. (6) « Bull. Soc. Anthr. », Serie IV, T. IV, p. 379.
(7) Hartmann, Les singes anthropoules et V homme, p. 80. (8) « Zeitschr. f.
Ethiiol. », Bd. XI, p. 388-395 der Verhandl.; Bd. XVII, p. 488-496 der
Verhandl.; e Bd. XXVII, p. 164. (9) Die menscliendìinlichen Affen, p. 98. — 57
— Tav. IV fig. 13). Parimenti nelle mani di parecchi Negri Virchow (1) ha
notato una deviazione delle ultime due falangi dell’ indice e del medio verso
1’ esterno, un digitus valgus. Egli ritiene che questa deformità si connetta al
genere di lavoro, ma io l’ ho trovata in parecchi degenerati che non erano
addetti ad alcun lavoro, e sia all’ estremità distale delle dita (Tav. Ili fìg.
14, 16 (2), 17); sia in tota (Tav. Ili fig. 7, 8, 9, 10, 11). In questo caso la
deviazione diminuisce andando dal lato radiale al lato ulnare. Nel primo caso,
quando non si tratti dell’indice, ne risultano degli spazi interdigitali più o
meno evidenti, notati anche dal Weissemberg (3). Richiamo 1’ attenzione su una
devia- zione dell’ estremità distale del mignolo stranissima e che non trovo nè
descritta nè disegnata da alcuno (Tav. IV fig. 5 e segg.). Soltanto il
loachimsthal ha descritto per il pollice una devia- zione verso il lato ulnare
che ha molta analogia con la prece- dente (4). Talora si accompagna alla
deformazione en crochet (nelle Fig. 7, 8. Tav. IV). Stigmate teratologiche
sarebbero pel Féré (5) le anomalie delle unghie e particolarmente la loro
piccolezza eccessiva (questa anche a me risulta frequentissima nei
frenastenici) e la mancanza assoluta locale o generale. Schaafifhausen trovò in
un Australiano le unghie delle dita come negli antropoidi, arrotondate quasi
come segmenti di sfere. XXII. — Se passiamo ai solchi che si osservano nella
palma delle mani anche qui troviamo qualche anomalia alla quale è stato attribuito
significato atavistico, e precisamente dal Manou- vrier è stata segnalata la
piega trasversale unica (6). Risalendo difatti nella scala zoologica si vede
chiaro che dapprima non esiste alcun solco, come per esempio nell’ Ateletes
ater (7), poi appare un unico solco trasversale in alto per esempio nel Cebus
(1) <£ Zeitschr. f. Ethn. », Bd. XI, p. 388-396 der Verhandl., e Bd. XVII,
p. 488-496. (2) Questo veramente sarebbe un caso di digitus varus. (3) Log.
cit., p. 94. (4) « Verhandl. der Berliner medicinischen Gesellschaft » 7
December 1892, e « Zeitschrift f. orthop. Chir. », Bd. II, p. 265. (5) La
famille névrnpathique, p. 307. (6) « Bull. Soc. Anthrop. », 1892, p. 62. (7)
Vedi: « Annales des Sciences naturelles, 5.e sèrie, Zoologie », IX, 1868, Bianche
5., fìg. I.^ e in molti altri (1). Il Carrara recentemente (2) ha studiato
quest’ anomalia e ne ha distinto diversi tipi. In un tipo il solco trasversale
è unico. In un II® tipo invece di un solco unico se ne hanno due, i quali però
non hanno la direzione curvilinea della mano umana, ma una decisamente retta ed
orizzontale, in modo da essere tra loro parallele, senonchè non sono com-
plete, non interessano cioè tutta la palma trasversalmente, ma partendo da un
margine si arrestano a un certo punto di essa. In un Ilio tipo il solco unico
trasversale si associa ad uno o più solchi press’ a poco normali, ovvero tutti
quest’ altri scom- paiono tranne uno longitudinale molto profondo e netto che
va dal carpo alla radice dell’ indice e del medio: forma che il Carrara ha
osservato soltanto nei criminali. Morselli e Tamburini però descrivono negl’
idioti una piega che « occupa il mezzo della vola longitudinalmente alla palma,
come in tutte le Scimmie » (3). Finalmente un’ altra anomalia si avrebbe nella
mancanza di quei solchi superficiali e complessi che congiun- gono i
principali, ma io la trovo frequentissima e non mi pare che valga la pena di
farne un IV« tipo. Il Carrara dice che non saprebbe assegnare un’ importanza
diversa a ciascuna di queste forme d’ anomalie, però gli pare che il tipa IF
sia una disposizione inferiore, ed ha perfettamente ragione. Difatti nel
Semnopithecus leucoprymnus nonché nel Colohiis Guereza vedo una disposizione
analoga (4). Ma anche il Mcinouvrier credo che abbia ragione; difatti il
Cercopitliecus mona presunta un unico solco trasversale (5). Tanto dell’ una
che dell’altra varietà ho trovato in degenerati e raccolto in due tavole (I e
II) forme tipiche, nonché forme di passaggio. XVIII. — Se dai solchi palmari
passiamo alle linee papillari delle mani, il così detto Tadapparat, troviamo un
argomento che Malpighi stesso non trascuro (6), e che da parecchio tempo ha
interessato gli studiosi nel senso delle nostre ricerche (1) « Annales cit. »,
Loc. cit., PI. 5, Fig. 5. (2) « Gioni. della R. Accad. di Medicina di Torino »,
Luglio- Agosto 1895, p. 323. — V. anche: « Archivio di Psichiatria », 1896,
Voi. XVII, fase. I e II. (3) Degenerazioni psiche e morali dell' uomo, L. c.,
p. 317, (4) « Annales cit. », Loc. cit., PI. 4, fig. 3 e 5. (5) Vedi:
hloRSELLi, Antropologia generale, fig. 100 (pag. 192). (6) Marc. Malpighi, De
externo tactus organo, Neapel, 1665. — 59 — comparative. Difatti già Purkinje
(1) ci lasciava il disegno delle linee papillari della mano ò.q\V Innuus
ecaudatus, e TAlix circa mezzo secolo dopo indagava nella scala animale i primi
albori di tali linee sia negli arti toracici che pelvici e il loro graduale
complicarsi, cosi da poter concludere: « Le plus ou moins de développement des
lignes papillaires semble étre en rapport avec Tèlèvation du groupe auquel
appartieni T animai, la perfection de sa main et le degré de son intelligence »
(2). Il Morselli infine ci descriveva la disposizione di queste linee nel
Cercopitliecus Mona (3). Dal confronto si è venuto così a stabi- lire i
caratteri distintivi delle linee papillari della mano deir uomo; non che alcuni
di questi caratteri non si trovassero anche nelle scimmie, ma mai tutti
insieme. Ora questo a noi può non interessarci, ma viceversa il fatto opposto,
che nell’ uomo cioè comparisca ciò eh’ è caratteristico delle scimmie, come
posteriormente ebbero agio di osservare Morselli e Tamburini in idioti (4) e il
Kollmann in razze inferiori (5) non può non interessarci. Però per recare meno
confusione possibile nelle nostre idee debbiano limitarci, come appunto fece il
Kollmann a quelle parti più importanti eh’ egli chiama die Tastballen, giacché
le altre forme (triangoli etc.) da queste parti centrali dipendono. Ora questi
tori tattili possono presentare regressione quanto alla forma e quanto alla
loro ubicazione. Quanto alla forma possono presentare il tipo scimmiesco
Làngsreiìien oder Simiadentypus di Kollmann, che si può rassomigliare alla
forma di diaster direbbero gli Embriologi, o se vogliamo allo spaccato di una
cipolla (Vedi la mia raccolta Tav. VII fig. 3, 4, 6*, 16); il tipo triangolare
del Féré (6), quale si può vedere nella mia (1) Purkinje, Commentano de examine
iihysiologico organi visus et syste- matis cutanei, Eresi., 1823. (2) « Aimales
des Sciences naturelles. Zoologie », 5.e sèrie, Vili, 1867, p. 298. (3)
Morselli, Sulla disposizione delle linee papillari nella mano e nel piede del
Cercopithecus Mona, « Annuario della Soc. dei naturalisti di Modena », Anno
Vili, fase. 2. 1871. (4) hoc. cit., pag. 318. (5) A. Kollmann, Ber Tastapparat
der Hand der menschlichen Rassen und der Affen. Hamburg u. Leipzig, 1883, p.
66, 71 e segg. (6) Féré, Les empreints des doigts et des orteils « lourn. de F
anat. et de la phys. », 1893, p. 227. 60 — raccolta (Tav. VII fig. 11) ancora più
raro dell’ uomo, tanto che il Galton non lo annovera nella sua classifica,
sebbene abbia esaminato migliaja d’ individui (forse perchè normali) e che
ricorda un’altra forma comune negli antropoidi; e in generale tutte le forme
molto semplici (1). Una semplicità caratteristica si avrebbe nelle impronte
digitali dei Negri (2). Caratteri pite- coidi avrebbero puri i seni della palma
all’ origine delle dita, quaudo sono composti di lunghe e strette anse, ben
distinte (3), come in un nostro caso (Tav. VI pg. 8). Quando all’ubicazione è
da notare che i sistemi interpolati, per usare una espressione di Galton,
nell’eminenza tenar o tra questa e l’indice, o lungo le dita sono rarissime
rimembranze di condizioni comuni negli antropoidi. Qualche volta con l’ ubicazione
coincide la forma prettamente scimmiesca (Vedi Tav. VI pg. 7). Un altro lato
delle ricerche, quello di stabilire la simmetria o meno dei disegni nelle dita
dello stesso nome in una quantità di persone e fare le percentuali, non ha e
non poteva avere la corrispondente esser Vcizione nelle scimmie; solo si desume
che essendo nei normali 1’ asimmetria presso a poco il 10 7o (Galton), mentre
raggiunge quasi la metà negli epilettici (Féré) e resta un po’ indietro nei
delinquenti (D’ Abundo), sia tale fatto rimarchevole « car on sait que l’
asymmétrie est chez les dégénéres un des caractéres physiques les plus
fréquentes; le caractére parait devoir se trouver méme dans les details les
plus minuscules de 1’ organisatioh » (4). Un terzo punto è finalmente quello che
riguarda V unifor- mità 0 meno del disegno in tutte le dita. Anche qui mancando
il riscontro con le scimmie si ricorre a quella pietra di paragone che sono le
degenerazioni umane; il D’ Abundo (5) effettivamente mentre nelle ricerche
praticate nei normali non riscontrò mai (1) féré. Note sur la sensibilitè de
la, pulpe des doigts, « C. R. de la Societé do Biologie », séance du 15
Ottobre, 1895. (2) Galton, Finger Prints, London, 1892, p. 196. (3) Morselli e
Tamburini, Degenerazioni fisiche etc. L. c. (4) Féré, Les empreints des doigts
et des orteils, L. c. pag. 232. (5) D’ Abundo, Le impronte digitodi in 140
criminali. « Riforma medica », 9 Giugno 1894. — Vedi anche; Contributo allo
studio delle impronte digitali, (Nota preventiva). Pisa, 1891. — Gi- uri
identico disegno digitale per tutte le 10 dita, in 20 casi d’ inbecillità notò
costantemente una tendenza alla ripetizione deir identico disegno in quasi
tutte le dita. Se ciò si mette in rapporto con quello che il Féré già prima
aveva osservato, cioè che la varietà delle forme delle impronte dei
polpastrelli diminuisce dal primo al quinto dito, e che le dita più diffe-
renziate dal punto di vista motore (1), il pollice e V indice, presentano una
maggiore varietà di forme nelle impronte (2), e che queste stesse dita sono
anche le dita più sensibili (3), si può con maggiore ragione venire alla
conclusione alla quale ultimamente è venuto il Féré stesso, cioè che « la
différencia- tion physiologique, tant au point de vue de la sensibilité qu’au
point de vue de la motilité correspond à une dififérenciation morphologique »
(4). L’ appianamento notevole delle creste, che si trova in idioti, io stesso T
ho constatato, rappresenterebbe un carattere di senilità (D’ Abundo). XVI. — La
forma del piede, poco svariata invero, non può offrire nessun punto di contatto
con la forma della mano posteriore degli antropoidi, (la quale è più vicina
alla nostra mano che al nostro piede, tanto ha potuto il variare della
funzione), e come tale non ha richiamato L attenzione quasi che per discutere
sugli effetti minori o maggiori delle calzature. A un solo punto si è data un’
importanza diversa, cioè alla presenza di spazi tra le dita, che sta in
rapporto a una mag- giore mobilità delle medesime. E noto che nelle scimmie le
dita godono di una grande mobilità e il pollice anche della opponibilità (5);
fecero perciò grande impressione e destarono weitgehende Hoffnungen, dice il
Weissemberg, i racconti di popola- zioni che coi loro piedi potevano eseguire
dei lavori. Effetti- vamente Regnault (6) trovò negl’ Indiani una distanza tra
la punta del 1® e del 2^ dito sino a 49 mm., mentre in Francia (1) Féré, La
distrihution de la force musculaire dans la main et dans le pied étudiée au
moyen d' un nouoeau dynamometre analytique, « C. R. Soc. de Biol. », 1889, p,
339. — Lo, patìiologie des émotions, 1892, p. *125. (2) Féré, Les empreints
etc., p. 497. (3) Féré, Note sur la sensibilité etc., Loc. cit. (4) Ibidem. (5)
Hartmann, Les singes antropoides, pag. 18. (6) « Bull. Soc. Anthr. », Sèrie IV,
T. II, p. 683-685. — 62 — non riusciva a constatare niente di simile nè sugii
adulti nè sui bambini; e Vircliow (1) in 59 contorni di piedi di negri trovò
segnato 32 volte uno spazio minore o maggiore tra il lo e il 2o dito; cosicché
si credè perfino poterne assegnare ragioni anatomiche (2). Non è meraviglia
perciò che lo Schaaf- fhausen veda nell’ allontanamento del maggior dito uno
stato primitivo, col quale spiega T antichissima usanza di allacciare i sandali
tra il 1® e il 2^ dito (3). Le antiche statue mostrano sempre uno spazio
evidente tra il lo e il 2o dito, e persino i sandali stessi presentano in molte
statue una incisione sul posto corrispondente. Vero è che LAlbrecht (4) obietta
che lo spazio sia piuttosto la conseguenza che la causa dell’ usanza, ripetendo
un’ opinione già manifestata dall’ Hartmann a propo- sito dei Beggia (5); ma
allora non si spiegherebbe, dice lo Schaaffhausen (6) perchè lo si trovi in
altri popoli che non portano alcuna calzatura. E mostra di avere un concetto
bene strano delle anomalie il Weissenberg (7), che contro l’ asser- zione dello
Schaatfhausen adduce il fatto che il pollice si trova allontanato in tanti
Europei (io stesso potrei citare un mio amico, ma nello stesso tempo moltissimi
degenerati, come appare dalla Tav. VI), nonché un po’ in lui stesso. Si fa però
un’ altra questione: lo spazio può esistere tra il lo e il 2o dito ed essere
accompagnato da una deviazione in fuori 0 in dentro (verso la linea mediana del
corpo) del mag- gior dito 0 da nessuna deviazione. Che importanza ha questo? La
deviazione in fuori per consenso unanime degli autori è dovuta alla calzatura.
La deviazione in dentro è caratteristica (1) ZiNTGRAFF, 59 Zeichnimgen von
Fussumrissen (besprochen von Yirchoio) « Zeitschr. f. Ethn. », Bd. XXI, pag.
93-98 der Verhan. (2) Cfi*. Lucae, Die Hand und der Fuss, ein Beitrog zur
vergleichenden Osteologie der Menschen, Affen und, Deuteltliiere. Frankfurt a.
M., Bd. V, p. 296. — Sarasin P. e F., Die Weddas von Ceglon, AViesbaden, 1893,
p. 302. (3) Ueber die Ldnge der Finger und der Zehen, Loc. cit., — V. anche,
Ottolenghi e Carrara, Il piede prensile negli alienati e nei delinquenti, «
Arch. di Psichiatria », 1892, pag. 380. (4) « Correspondenz-Blatt der D. A. G.
» 1884, p. 99. (.5) Les peuples de V Afrique, Paris, 1880, p. 70. (6) «
Correspondenz-Blatt der D. A. G. » 1884, p. 99. (7) Loc. cit., pag. 108. 63 —
del piede prensile. La nessuna deviazione, cioè V alluce paral- lelo al bordo
interno del piede sarebbe il fatto normale. Cosi Meyer di Zurigo per il primo,
poi il Pestel (1), Starke, Ziegler (2) Manouvrier (3) hanno opinato. Solo
quest’ ultimo recentemente dietro le osservazioni in contrario del Regnault (4)
si è in parte ricreduto (5) nel senso che ammette come normale una leggiera
obliquità dell’ alluce verso l’ esterno (una leggiera abduzione), e questo
effettivamente pare essere il vero. Gli spazi che stanno fra le altre dita e
che sono tanto frequenti nei Negri e nei Papuas (6) sono dal Weissemberg
attribuiti al fatto di camminare scalzi (7). XX. — Un’ altra quistione relativa
alla forma del piede è quella che si riferisce al piede piatto, cioè che manca
quasi, o totalmente della volta (8): patologico per il Nache (9), niente
affatto patologico secondo altri, perchè non si accompagna ordinariamente a disturbo
funzionale tranne in casi molto accentuati (10). Féré e Demantké che hanno
studiato di pro- posito quest’ argomento e con metodi antropometrici esatti
asseriscono che tale appiattimento si mostra più spesso negl’ individui che
hanno maggior copia di anomalie fisiche, i quali in generale sono pure più
colpiti dal punto di vista psichico, e che pertanto può essere considerato come
un segno di degenerazione. Osservano altresì che il piede piatto ricorda una
forma normale nelle grandi scimmie più vicine all’ uomo e nelle razze umane
inferiori (11). Per questo riguardo forse è (1) Pestel, Pied liumain et la
cliaussure naturelle, Glanchen. 1885. (2) « Congr. suisse d’ hygièno », Genève,
1892. Ò) « Bull. Soc. Anthr. », 1891, p. 687. (4) « Bull. Soc. Anthr. », T. IV,
Sèrie V. 1894. (5) Ibidem, pag. 252. (6) SCHELLONG, LoC. cit. (7) Weissemberg,
Loc. cit. (8) Cfr. PouLET e Chauvel, art. Pied piai congénital, « Dict. encycl.
des se. méd. », 2. e sèrie, t, XXV, p. 53. — Rohmer, Les variations de forme
normale et pathologique de la piante du pied, étudiées par la méthode
graphique, (th. Nancy, 1879). (9) Verhrechen u. Wahnsinn etc. pag. 148. (10)
Cfr. Humphry, Plat-foot and piantar ardi. « lourn. of. anat. phys. », T. XXI.
1889. (11) « Journ. de 1’ anat. et de la phys. » 1891, p. 441. — V. anche:
Carrara, — 64 importante la relazione eh’ è stata osservata tra il piede piatto
e il piede prensile. Difatti Michaut parlando del piede prensile degli Annamiti
dice: « tale conformazione speciale fa sembrare il piede annamita molto più
largo eh’ esso non sia realmente, esso sembra schiacciato e la volta plantare
scompare quasi, quando si guarda il soggetto in piedi ». E parlando dei Giap-
ponesi dice: « Il Giapponese cammina come un plantigrado, sulla pianta dei
piedi » (1). Quanto alla patogenesi, oltre la predisposizione congenita, il
molto stare in piedi e il molto camminare sembrano avere un’ azione decisiva
(2). Anche i piedi torti come le mani torte sarebbero per Krafft-Ebing (3)
segni anatomici di degenerazione. XXL — Quanto alla polidattilia la quale si
può osservare tanto nelle mani che nei piedi vi sono nella scienza opinioni
contrarie. Gli uni (Darwin, Tonnini, Penta, etc.) ritengono il fatto come
nettamente atavico: Schenk effettivamente in due embrioni umani arrivati alla
settima settimana di sviluppo vide un numero di raggi rappresentanti i primi
lineamenti delle falangi superiore a cinque, in un caso questo numero era di
nove (4). E contro i sostenitori dello sdoppiamento (5) il Morselli fa
osservare che la dattiloschisi è normale nei Sciaci, sebbene rinunzì a spiegare
con l’ atavismo i casi di otti-noni e decadattilia che chiama teratologici (6).
Il Blanchard Alcune rare anomalie scheletriche nei criminali, « Arch. di
Psichiatria », 1892 pag. 573. (1) « Bull. Soc. Anthr. », T. IV, Sèrie V, 1894,
p. 243. (2) PÉRE, Note sur les variations de la forme de la piante du pied sous
V influence du repos, de la station et de la marche « C. R. Soc. Biol. », 1891,
pag. 387. (3) Op. cit. pag. 169. (4) Schenk, Lehrbuch der vergleichenden
Emhryologie der Wirhelthiere Wien, 1874, Vedi p. 137, fìg. 76. — Cfr. anche: I.
Kollmann, Handskelet und Hijperdactylie, « Verhandlimgen der anatomischen
Gesellschaft », mai 1888, e neir« Anatomischer Anzeiger » del 1888, n.” 17-18 —
Bardeleben, Praepollex und Praehallux, 1889. (5) Boas, Bidrag til opfattelsen
of Polydactylihos Pattedyrene. « Videnskap. Middel. fraden Naturh. Foreining i
Kjòbenhavn », 1883 — Albrecht, Sur la valeur morphologique de V hyperdactylie «
Deut. Gesells. f. Chir. » 1886 — Gronberg, Beitrdge zur Kenntniss der
polydactylen Hììnerassen. « Anat. Anz. » IX, 509-516, 4. Fig., 1894. (6)
Morselli, Antropologia generale, p. 635. — 65 — sebbene inclini a vedere nella
polidattilia una reversione, fa le sue riserve intorno a certi avvicinamenti e
a certe omologie « qui ne sont point complètenient à Tabri de la critique »
(1). Il Féré si limita a constatare che si tratta di un disturbo dell’
evoluzione (2); fa osservare che in una stessa famiglia e in uno stesso
individuo accade di constatare la polidattilia e il fatto opposto. Altri sono
nettamente contrari all’ atavismo (Topinard, Delage). Il Blanc recentemente ha
distinto nella polidattilia tre categorie: polidattilia atavica per ricomparsa
di dita ancestrali; 2^ polidattilia teratologica per divisione di dita normali
od ataviche; 3^ polidattilia eterogena per formazione di dita che non risulta
nè dall’ atavismo nè dalla schistodattilia (3). La prima e 1’ ultima categoria
richiedono qualche spiegazione. La polidattilia atavica è caratterizzata,
secondo il Legge che accetta la classifica esposta, dal trovarsi il dito
soprannume- rario 0 al di là del quinto dito o al di là del primo, mai inter-
calato fra le dita normali (4). « Si osserva qualche volta un dito formato di
due falangi, intercalato fra due raggi digitali normali, con i quali esso non
ha alcuna connessione nè ossea nè legamentosa, nè tendinea, ma solo un semplice
rapporto di vicinanza; in tal caso non si può ammettere una schistodattilia per
mancanza di ogni dato di anatomia che ce lo dimostri e neanche 1’ atavismo per
il posto occupato dal dito soprannume- rario ». Si tratta allora di
polidattilia eterogena. Un eccessivo afflusso di liquidi nutritivi sarebbe la
causa ultima della poli- dattilia atavica e della schistodattilia; del resto
un’ esuberanza di nutrizione è anche necessaria per la polidattilia eterogena.
Lo stesso contrasto troviamo a proposito della riduzione numerica delle dita,
della sindattilia: vi sono i sostenitori dell’ atavismo (5); vi sono quelli che
dinanzi ai casi misti dei (1) Blanchard, Loc. cit., p. 454. (2) Féré, La
famille névropathique. (3) L. Blanc, Elude sur la Polydactylie chez les
Mammiféres « An. Soc. Linnéenne » Lyon, 1896. (4) F. Legge, Di un nuovo caso di
polidactilia, Bologna, 1896. (5) Morselli, Ibidem. — Penta, Di alcune più
importanti anomalie e del loro significato reversioo nelle mani e nei piedi dei
delinquenti. « Archiv. di Psichiatria », Voi. XVI, Fase. IV-V, p. 332; « Annali
di Nevrologia », fase. VI, 1894, 66 — due fenomeni opposti restano dubbiosi
(1); tanto più che simili disturbi in difetto possono aversi contemporaneamente
in parti più centrali: nel radio, in tutto l’arto superiore compresa la cintura
scapolare, perfino nel torace (2). La brachidattilia può consistere nell’ assenza
totale di una falange, nella sutura di due falangi, nell’arresto di sviluppo di
tutte le fiilangi, raramente risulta dall’ arresto di sviluppo dei metacarpi. A
preferenza si osserva nelle due ultime dita della mano, anche nel solo mignolo,
e talora ciò coincide con una deformazione a uncino (3). Lucas considera questo
genere di deformazione, combinata con una deviazione laterale, come r indizio
di una tendenza alla scomparsa del mignolo (4). E per la sindattilia e per la
brachidattilia forse può invo- carsi un difettoso afflusso di liquidi
nutritivi, come il contrario abbiamo visto invocato per la polidattilia
(Legge). Gli stessi fenomeni si osservano nelle dita dei piedi: si ha la
riduzione delle due ultime dita soltanto e si ha la riduzione totale: ma questa
più che altro apparente, cioè per effetto di una maggiore estensione delle
pliche interdigitali, come nel- l’ Hylohates syndactylus e in molti Marsupiali
(5). Viceversa il cosidetto mavtellement delle dita del piede sarebbe in
rapporto con una lunghezza eccessiva reale (6). XXII. — Gli organi dei sensi
sono spesso sede di anomalie di sviluppo importantissime. Le anomalie dell’
orecchio esterno e precisamente del padi- glione avevano richiamato 1’
attenzione da Morel in poi. Quel- r acutissimo osservatore considerò la cattiva
conformazione dell’ orecchio, non come un segno necessario di degenerazione, ma
come quasi sempre associata a una condizione nevropatica dei genitori (7). Il
primo a sconoscerne l’ importanza fu Lan- (1) Verrier, Cas ectrodactylie «
Bull. Soc. Anthr. », 1884, p. 188. (2) IoACHiMSTHAL, Angehorene Hand'Anomalien,
« Zeitschrift f. Etimologie », 1896, Heft. II, p. 59 e segg. (3) PÉRE, La
famille névropathique. (4) « The Lancet », 1892, T. I, p. 462. (5) Penta, Loc.
cit., p. 331. (6) Phocas, De V orteil en marteau, « Gaz. des hóp. », 1892, p.
1074. (7) Morel, De la formaiion du type dans les variétes dégénérées, 1864, p.
36. — 67 nois (1)^ ma il numero degli esaminati era troppo scarso (41 gio- vani
delinquenti). Invece lo stesso anno Binder (2) dietro la grande frequenza di
tali anomalie riscontrata negli amma- lati di mente e principalmente negli
ereditari assegna loro la più grande importanza. Alla stessa conclusione viene
un anno dopo Frigerio (3). Perfettamente opposta è P opinione di Iulia(4). L’
essere le percentuali dedotte da statistiche troppo scarse dava luogo a queste
contraddizioni e ad altri gravi errori (5). Fu perciò grande ventura quando il
Gradenigo si accinse al colossale lavoro di esaminare ben 15000 uomini e 10000
donne in perfetta sanità, ordinando il materiale in 34 serie affinchè le
percentuali non si basassero su meno di 200 casi; nonché 800 ammalati di mente
e 467 delinquenti. Egli venne alla conclusione che nei normali le anomalie sono
molto meno frequenti e di minore importanza (6). Ecco pertanto le conclu- sioni
definitive desunte principalmente dallo studio del Gradenigo. Le orecchie ad
ansa proprie dello Scimpansé hanno cosi dal lato embriologico che antropologico
un netto significato. Le orecchie oblique invece non sono da considerarsi come
anomalia. Orecchie smisuratamente grandi possono essere consi- derate come
segno di degenerazione, mentre le piccole ordi- nariamente ben modellate
rappresentano una più alta involu- zione. L’ appiattimento del padiglione pel
Morselli è un carattere decisamente scimmiesco (7). Orecchie grandi, sottili,
piatte, acuminate sono proprie dello Chimpansé. La punta di Darwin die Darwin'
sche Spitze nelLuomo è dipen- dente da un' incompleta involuzione dell' elice:
essa è come una vera punta rivolta indietro quando 1' elice non è ripiegato,
avendosi allora 1' orecchio di Macaco Macacusohr; è diretta in (1) « Archiv. d’
Anthrop. crimin. 1887, p. 346 e segg. (2) « Archiv. f. Psych. u.
Nervenkrankheiten », 1887, Bd. XX, Heft 2. (3) « Archiv. d’ Anthrop. crimin. »,
1888, p. 480. (4) De V oreille au 'point de vue anthropologique et mèdico ~lé
gale. Biblio- thèqiie d’ Anthrop. crim. etc. Paris-Lyon, 1889. (5) Vedi per
esempio: Frani. Eyle, Ueher Bildungsanomalien der Ohrmu- schel, Zurich, 1891.
(6) « Giornale della R. Accademia di Medicina di Torino », 1890, N. 6, e
altrove. (7) Manuale di sernejotica, Voi. I, p. 171, avanti quando V elice è
ripiegato ma non sufficientemente ridotto. Come anomalia ha grande valore:
ordinariamente si accompagna a un terzo e talora a un quarto Crus antJielicis.
Il tubercolo di Darwin der Daridn sche Hacker sul margine poste- riore deir
elice ha un’ importanza molto minore, poiché in forma ridotta è frequente e col
tatto si trova in quasi tutte le orecchie. Notevole però T osservazione del
Chiarugi (1) che vide le due correnti dei peli del margine libero dell’
orecchio incontrarsi nel tubercolo quando questo esiste, a quel modo che negli
animali i peli si dirigono verso la punta. La punta di satiro die Satyrspitze
all’apice del padiglione sarebbe più legata a fatti embrionali. Il padiglione
senza bordo si osserva in molte scimmie inferiori (2); importanza atavica
avrebbe parimenti lo sviluppo esagerato della radice dell’elice (3), che alle
volte raggiunge 1’ antelice dividendo in due la conca. Fra le molte anomalie
dell’ antelice la sua aderenza all’elice è da riguardare come un fatto
teratologico e la sua produzione coincide con quella dell’elice nastriforme;
mentre la sua ridu- zione 0 r assenza di una delle sue branche possono essere
riferite a fatti atavici (4). Può aversi anche il fatto opposto, cioè un terzo
crus anihelicis, o uno sviluppo esagerato da supe- rare 1’ elice (5). Il trago
e 1’ antitrago hanno poco valore. Quel gruppo di peli esistenti alla faccia interna
del trago e più rigido nel vecchio è il ritorno del ciuffetto di molti mammi-
feri, afferma il Morselli (6). Il lobulo ha poca importanza perchè viene tardi
nell’ evo- luzione; però il lobulo saldato ad angolo acuto langangeioacìisenes
Olirìdppclien sarebbe segno di degradazione. Féré e Séglas riten- gono
inammissibile che 1’ aderenza del lobulo abbia importanza atavica, poiché
questa varietà non si trova in nessuna scimmia: (1) « Bollettino dei
Fisiocritici di Siena », An. G.° Fase. 2.° 1888. (2) Dallemagne, Stygmates
anatomiques de la criminalité , Paris, 189G, p. 135. (3) Féré et Séglas,
Contrib. à V étude de qualques variélés morphologiques du pavillon de V oreille
humaine, « Revue d’ Anthr. », 1886, p. 235. (4) Féré et Séglas, Loc. cit. (5) W
iLDERMOUTH , Ueber Begenerdlionszeichen bei Epileptischen und Idioten, v
Centralblatt fiir Nervenheilkunde », 1. marzo 1887. (6) Antropologia generale.
— 69 — ricerche fatte su 1230 persone alla Salpetrière confermarono questo
punto di vista. L’ assenza completa invece ha il suo riscontro nelle scimmie
(1). Il coloboma congenito del lobulo sarebbe il risultato di un’anomalia di
sviluppo per Israel (2) e altri. Sul lobulo infine si può prolungare la fossa
scafoidea. Va ricordato il cosidetto indice morfologico di Schwalbe costi-
tuito dal rapporto esistente tra la lunghezza vera dell’ orecchio, cioè dall’
incisura auris antherior sino alla punta del padiglione (prendendo per sommità
vera il disco cartilagineo situato verso il quarto superiore del bordo posteriore
del padiglione), e la base 0 larghezza basale: un orecchio realmente largo si
avvi- cinerebbe all’ orecchio scimmiesco. Risulta che 1’ orecchio fem- minile
si allontana di più da quello della scimmia sotto questo rispetto (3). XXIII. —
Delle anomalie che si osservano negli altri organi di senso e loro pertinenze
poco si sa dal punto di vista comparativo. Il Morselli enumera come caratteri
pitecoidi del naso: l’ indice nasale megasemo, come negli Ottentotti, Tasma-
niesi e Negri per eccessiva larghezza trasversale; il naso trilobo come negli
Akka (Mantegazza), formato dalla punta del naso che sorge come un’eminenza
isolata, appena al di fuori delle narici rigonfie; la forma ellissoide o
rotonda delle narici, mentre è triangolare nelle razze alte; la loro disposizione
divergente e r essere visibili dal davanti; la piccolezza delle pinne, oppure
lo sviluppo anormale dei piccoli muscoli che le dilatano; l’in- fossamento
della radice nasale sotto la glabella; lo spessore e la forma triangolare del
setto. Krafft-Ebing ritiene il naso torto segno di degenerazione (4). Quanto
agli occhi la massima attenzione meritano alcune osservazioni del Metchnikoff
(5). Questi ritiene come persistenza di uno stato fetale i due principali
caratteri dell’ occhio mon- golico, cioè: il ripiegamento all’ interno del
bordo libero della palpebra superiore, ripiegamento che costituendo come un (1)
Frigerio, hoc. cit, pag. 461. (2) « Zeitschrift fùr Etimologìe », 1890, fase.
Il, p. 53 der Verhandl. (3) Schwalbe, Beitràge zur Anihr omologie des Ohres,
Berlin, 1891. (4) Op. cit. Voi. I, p. 168. (5) « Zeitsch. f. Ethn. », 1874. —
70 — cercine rigonfio diminuisce V apertura palpebrale; e la briglia interna,
il cosidetto epicanto tra noi, prolungamento della piega anzidetta, la quale
poco prima di arrivare air altezza del punto lacrimale superiore si solleva a
vela e prende una direzione discendente curvilinea e verticale, passando
dinanzi la caruncola. Efiettivamente rocchio mongolico si osserva negli Europei
a preferenza nelle donne e nell’ infanzia. Per Nacke ed altri (Ranke ad es.) la
plica mongolica è conseguenza della configurazione della radice del naso (1);
Topinard invece nega che sia in clic un rapporto con la disposizione delle ossa
(2). L’ obliquità, contrariamente all’ opinione comune è tra i carat- teri
distintivi dell’ occhio mongolico il più raro e generalmente non interessa che
uno solo dei due occhi: in parte è dovuto al rigonfiamento delle palpebre; del
resto neanche gli occhi degli Europei sono mai rigorosamente orizzontali (3).
Un’obli- quità esagerata si troverebbe negl’indigeni dell’Africa au- strale
(4). Zacharias (5) considera l’ epicanto congenito come resto della membrana
nitti tante, la quale invece Morselli, Tam- burini, Hartmann, Wiedersheim (6) e
molti altri vedono rappre- sentata nella piega semilunare. Micklucho-Maclay
descrive la caruncola nei Melanesiani (Papuas della nuova Guinea), negli
Orangs-Sakays della penisola Malese e nei Micronesiani (del- l’ isola di lap e
dell’ arcipelago di Palau) grande da due a tre volte quella dell’ Europeo (7).
Anche 1’ Hartmann 1’ ha trovato di una grandezza considerevole nei Fellahs,
Berabras, Fungé, Schilluks, Denka, ma mai una vera piega semilunare anche
rudimentale. La piega semilunare la trova sempre invece nei Gorilla e Schimpansé
adulti (8). Il Féré richiamò 1’ attenzione sull’asimmetria cromatica dell’iride
come stigmata nevropa- (1) Verbrechen und Wahnsinn beim Weibe, p. 118. (2)
Elements d' Anthropologie générale, p. 1002. (3) Topinard, Ibidem, p. 1000. (4)
Morselli e Tamburini, L. c., p. 194. (5) Zacharias, Katechismus des
Darwinismus, Leipzig, 1892. (6) Morselli e Tamburini, L. c., p. 195. —
Hartmann, Les singes anthro- poides et V homme, p. 74. — Wiedersheim, Ber Bau
des Menschen als Zeugniss fùr seine Yergangenheit, Freiburg, 1887. (7) «
SitzLingsberichte der D. A. G. », 9 Marzo 1808. (8) Op. cit. — 71 tica (1)^
cliromJiétéropie di Malgat (2), e dopo di lui il Tonnini sulla differenza di
colorito tra la zona pupillare e la peripu- pillare, fatto già osservato sino
dal 1877 dall’ Hartmann nel gorilla deir Acquario di Berlino, nonché sugli
accumuli di pigmento di colore diverso da quelli dell’ iride (variegazione
dell’ iride di Morselli), accumuli che per il Nache dipendereb- bero da
disturbi di nutrizione (3). Il coloboma dell’ iride sarebbe segno di
degenerazione (4). La corectopia segnalata dal Magnan come stigmata fisica di
notevole importanza ha suscitato delle discussioni sull’ interpretazione
genetica. Alla Società d’ oftal- mologia di Parigi (2 dicembre 1890) De Wecker
sostenne essere dovuta ad accidenti glaucomatosi congeniti. Questa spiegazione
non pare (5) possa valere per tutti i casi, special- mente quando la corectopia
non si associa al bulboftalmo (caso di Mayerhausen). In generale la pupilla
invece di occupare il centro dell’ iride si trova spostata in alto e in fuori
(6). I nevro- patici sarebbero più sovente soggetti biondi a occhi chiari (7).
XXIV. — Antica è la nozione delle anomalie degli organi genitali come tara
degenerativa. La criptorchidia, l’ipospadia, la lunghezza eccessiva delle ninfe
e della clitoride, il poco sviluppo del monte di Venere hanno riscontri
manifesti nella serie animale (8), e abbondano nei degenerati (9). Ma tra i (1)
« Progrès medicai j), 1886, p. 802. — Vedi anche: Les épilepsies et les
épileptiques p. 388. (2) (( Ree. d’ ophtalmologie 1889, p. 321. (3) Verbrechen
und Wahnsinn beim Weibe, p. 146. (4) Krafft-Ebing, Op. cit., Voi. I, p. 168.
(5) De Bono e Dotto, U occhio degli epilettici, Palermo, 1894, p. 21. (6) PÉRE,
Les épilepsies et les épileptiques, pag. 390. (7) PÉRE, Ibidem, pag. 388. (8)
Cfr. Gratiolet et Alix, Recherches sur V anatomie du Troglodytes Aubryi, «
Nouvelles Archives du Museum », T. Il, p. 1-263, 1866. — Hoff- MANN, Ueber die
loeiblichen Genitalien eines Schimpansen « Zeitscrift fùr Geburtshiilfe und
Ginackologie », II, pag. 1-9, 1878. — Tu, L. W. Bischolf, Vergleichend
anatomische Untersuchungen ilber die àusseren weiblichen Geschlects und
Begattungs-Organe der Menschen und der Affen insbesondere der Anthropolden. —
Hartmann, Ber Gorilla, Leipzig. 1880. — Blanch aro, le tablier et la
stéatopygie des femmes boschimanes, « Bull. Soc. Anthr. », 1883, p. 348, e L'
ataoisme chez V homme L. c., pag. 484 e segg. e molti altri. (9) « Ann.
módico-psycholog. », séance du 27 mars 1876, pag. 441. — Vedi 72 — numerosi
segni abnormi sessuali la cosidetta sessualità equivoca presenta un interesse
speciale che risiede « da una parte nei rapporti che esistono tra T equivoco
morfologico e degli equivoci psichici, e d’ altra parte nella connessione che
riunisce tali forme eccezionali alla degenerazione » (1). Poiché la degene-
razione è la livellatrice delle differenze sessuali (2), e in questi individui
« le inorai est toujours plus ou moins à P unisson du physique, participe
également de deux sexes » (3). Difatti il mascoUsmo (viraginilé) caratterizzato
dalla presenza di organi genitali senza dubbio femminili contemporaneamente a
un bacino poco sviluppato, natiche poco sporgenti, mammelle poco apparenti,
spalle larghe, torace ampio, pelo abbondante, voce forte, membra in cui si
disegnano i rilievi muscolari, andatura maschile si accompagna a gusto per gli
esercizi violenti e al contrario poca inclinazione per i lavori femmi- nili e
per la toilette. Il contrario non si effettua: artificialmente si può avvezzare
e adibire una donna a esercizi violenti senza perciò dar luogo a equivoci nè
psichici nè somatici: le povere acrobate da café-chantant in fondo sono
migliori dell’ ambiente che le snatura. Le tribadi hanno caratteri mascolini (Venturi).
Il femminismo, caratterizzato dalla presenza di organi genitali maschili (c
questi generalmente poco sviluppati) con- temporaneamente a un bacino largo e
un po’ svasato, ventre prominente come pure la regione prepubica, natiche
sporgenti, arti inferiori in proporzione a tutto il corpo più brevi coi
ginocchi molto ravvicinati nella stazione verticale, torace stretto, piuttosto
rotondo con mammelle voluminose, collo gracile, abbondanza del tessuto grassoso
sottocutaneo che arro- tondisce le membra e nasconde i rilievi muscolari, pelle
anche: Maschka, Medicina legale, Napoli 1889, voi. IV (Emminghaus, Idiotismo ed
imbecillità, [>ag. 272; Gauster, Degenerazioni psichiche pag. 486). — Bour-
NEviLLE et SoLLiER, Des anomaUes des organes génitaux chez les idiots et les
èpileptiques, « Progrès rnédical », 1888, T. VII, 2.e sèrie p. 125. — Louet,
Bes anomalies des organes génitaux chez les dégénérés, Thèu de Bordeaux, 1889.
— Venturi, Le degenerazioni psicosessuali pag. 101. (1) PÉRE, La famille
nèoropatique pag. 292. — Vedi anche: Morselli, Antropologia generale pag. 646.
(2) De Bono e Dotto, L. c. jiag. 8. (3) Moreau, Psgchologie morbide, Paris
1859, p. 328. — 73 diafana^ dolce al tatto, peli rari, voce sottile, testa
piccola dai capelli fini e fisonomia femminile, andatura piena di grazia e di
mollezza (1), si accompagna a inclinazioni sessuali nulle o pervertite. Bambini
di grande dimensione, scrive il Meige, che i giuochi divertono ancora nei loro
ghiribizzi, o che s’ accin- gono senza perseveranza a occupazioni proprie del
sesso maschile, non mancano di evidenti tendenze femminili: la civetteria, la
mutabilità dell’ umore, le paure, i trasporti e le ripugnanze senza riflessione
(2). Tra costoro si reclutano gli urningi (Venturi). In altri casi i caratteri
sessuali secondari invece di pre- sentare tali inversioni complete possono
presentare soltanto un’inversione parziale: cosicché si ha un miscuglio di
caratteri sessuali secondari dell’ uomo e della donna: androginismo. L’ an-
drogino maschio, per es.. ha spalle larghe, bacino ampio, mammelle poco
sviluppate e manca di barba. L’androgino femmina ha le spalle larghe, il bacino
stretto, le mammelle poco sviluppate, e il labbro superiore per lo meno è
coperto di peli. È probabile che qui anche l’equivoco psichico sia meno
evidente. Succede spesso, scrive ancora il Meige, che i caratteri della
morfologia femminile non sono manifesti che in una metà del corpo, il bacino e
gii arti inferiori principalmente, analoga- mente a un attacco di paraplegia
infantile (3). Accanto al femminismo va posto l’ infantilismo: conserva- zione
delle forme somatiche dell’infanzia eccettuata la statura; uno stato mentale
infantile accompagna sempre questa defor- mità: leggerezza, ingenuità,
pusillanimità, pianto e riso facili, irascibilità pronta ma fugace, tenerezze
eccessive o avversioni irragionevoli (4). (1) Cfr. L. Taossig, Considerazioni
medico-legali sopra un caso di epispadia completa « Biillettino de la R. Accad.
med. di Roma » Anno XXII, Fase. I e li pag. 181. (2) Meige, L' infantilisme, le
féminisme et les hermaplirodites antiques « L’ Anthropologie », 1895, T. VI, N.
5, p. 530. (3) Meige, Loc. cit., T. VI, N. 4, pag. 431. (4) Meige, Loc. cit.,
pag. 423. — Per la Bibliografia vedi: Imoda, Cinque casi di infantilismo
maschile ed un caso di mascolismo. « Rivista di Psichiatri^, » 1896, Voi. XVII,
pag. 526. — 74 — Come si vede il proeesso degenerativo si eoncentra spesso
anatomicamente intorno ai caratteri sessuali secondari. Ciò si può spiegare,
secondo il Tonnini (1) « pensando che questi ricordano più gli attributi della
specie e sono collegati meno degli altri caratteri somatici alla vitalità
funzionale degli organi; la quale negli organismi si trasmette sempre con quel
dato somatismo per conservare la vita deir individuo (appa- recchi
circolatorio, digerente, respiratorio) ». Corrobora la sua opinione con la nota
teoria del Weismann (2), ma a me pare che questa non aggiunge niente all’
argomentazione, a meno che non si voglia ammettere, come fa il Tonnini, che la
dege- nerazione si trasmetta prevalentemente per le cellule germi- native
attraverso la filogenesi. Ma questo il Weismann non dice; anzi dice che tutti i
caratteri del figlio scaturiscono dalle cellule germinative del padre (3). E
probabile che questa del Tonnini sia una illusione, e che il processo
degenerativo indif- ferentemente colpisca i diversi organi: T illusione
nascerebbe da ciò, che colpendo organi nascosti il processo non si rileva,
tranne accidentalmente alT autopsia, mentre quando colpisce T apparato sessuale
primario o secondario le anomalie sono e l^er se stesse manifeste e per le
modificazioni che ne risente la psiche. E in fondo noi siamo sempre in presenza
di quel fatto fondamentale che spiega tutta la degenerazione, cioè dell’ or-
ganismo che sotto T influenza morbosa non trova più la via battuta dai suoi
antenati e si smarrisce tra forme atipiche. Perchè è bene mettere questo in
rilievo: esiste senza dubbio il mascolismo, esiste il femminismo e
l’infantilismo; ma i casi tipici sono oltremodo rari, le forme fruste invece
sono nume- rose (4): 1’ androginismo, l’ infantilismo frequentemente accop-
piato al femminismo illustrano il nostro modo di vedere. Che la degenerazione
non si preoccupi affatto di conservare la vita dell’ individuo, come parrebbe
da quello che dice il Tonnini, lo dimostra altresì il contemporaneo attacco ad
altri sistemi che si ha frequentemente negl’ infantili: cosi, il myxoe- (1)
Tonnini, Op. cit., pag. 35. (2) Weismann, Ueber die Yererhurg, Iena, 1883. (3)
Vedi: Canestrini, La teoria delV evoluzione, pag. 65. (4) Meige, Loc. cit., T.
VI, N. 4, pag. 421. 75 — dema infantile che partecipa insieme dei caratteri
dell’ infan- tilismo e del myxoedema, l’ atrofia muscolare, l’ obesità, il
rachitismo, il nanismo e il gigantismo, le affezioni ossee infiam- matorie, la
tubercolosi, l’ idiozia, l’ imbecillità, l’ epilessia e r isterismo.
Evidentemente tutta questa sindrome richiede un’ unica spiegazione: sono
difatti disordini trofici, conseguenza di una lesione che rimonta alla vita
intrauterina (1). « L’indi- vidu naìt avec un dossier pathologique chargé des
incidents de la vie embryonnaire et foetale. Le compte morbide, à la naissance
est déjà ouvert: la partie de notre èvolution à laquelle nous donnons
exclusivement le nom de vie, parce que c’ est d’ elle seule que nous avons
conscience, notre évo- lution extrautérine ne fait que continuer la sèrie
physiologique ou pathologique » (2). Avendosi per alterazione dei centri
trofici r atrofia sessuale, secondariamente e come corollario si sviluppa la
sindrome morfologica che imprime al corpo del- l’ individuo le stigmate dell’
infantilismo (3). Che tutto ciò non si verifichi negli affetti da mascolismo,
da femminismo o andro- ginismo non vuol dire altro che in costoro l’ influenza
morbosa sopraggiunse più tardi e quando altri organi in via di evolu- zione non
vi erano che i sessuali accessori. Quest’ influenza morbosa, come tutte le
influenze morbose, può essere perma- nente; può essere transitoria e si ha il
femminismo della pubertà che si osserva nei ragazzi delle grandi città, quale è
stato descritto dal Brouardel; può consistere in un semplice errore di
nutrizione per cui le sole cellule delle glandole mammarie che erano allo stato
latente si sviluppano, sinché le cellule maschili per cosi dire non prendono il
sopravvento e le obbligano a regredire (4). Il Venturi crede che in questi casi
si tratti di « regresso all’ ermafroditismo o meglio alle tracce dell’ antico
ermafroditismo » (5). Ma avendo i nostri (1) Brissaud, Lerons sur les maladies
nerveiises, 1894, vedi: Leg. VI, XVI etc. (2) Hanot, « Bulletin medicai », 26
juin 1895. (3) Meige, Loc. cit., T. VI, N. 4, p. 421. (4) Ammon, L'
infantilisme et le Féminisme ou conseil de rèmsion n L’ An- thropologie », T.
VII, N. 3 p. 308. (5) Venturi, Origine dei caratteri differenziali fra V uomo e
la d.onna. Nocera inferiore, 1896, pag. 15. — 76 antenati diretti cessato di
essere ermafroditi « air epoca dei vermi » ^ com’ egli arguisce, non credo che
risalendo sino oltre quest’ epoca si possano trovare quelle tracce che ci è
dato di osservare negli ermafroditi. Tanto più che quasi sempre gli organi
sessuali fondamentali che si potrebbero far risalire sino a queir epoca non
sono invece interessati; e T ermafro- ditismo consiste nelle apparenze
esteriori che sono venute molto più tardi nelT evoluzione. L' ipotesi del
Venturi poi, sia detto in parentesi, che le differenze sessuali presenti sieno
le differenze originarie di due specie differenti, è contradetta dal fatto
notato dal Thulié, che « più la civiltà progredisce più si accentuano i
caratteri particolari delT uno e dell’ altro sesso » (1). In questo senso se
mai si potrebbe accettare la sessualità equivoca come regressione, in quanto
che « i carat- teri propri di ciascun sesso si vanno accentuando parallela- mente
alT elevazione nella serie animale » (2); il che vediamo nelle stesse razze
umane: « car le développernent du bassin devrà fatalement marcher parallélement
au développernent du cerveau puisqiT il devrà le soutenir et lui livrer passage
au moment de la parturition ». « Il y a progres quand il y a entre les sexes le
plus de dissemblance » dice Sicard (3). I viaggiatori riferiscono che nelle
popolazioni Malesi è dif- fieile a prima giunta distinguere un uomo da una
donna; ed è noto che nelle scimmie le differenze sessuali secondarie sono anche
meno spiccate. Recentemente il concetto del dimor- fismo sessuale è stato
formulato con maggiore rigore scientifico: il dimorfismo sessuale è più
accentuato là dove le differenze fra T indice ileo-pelvico maschile e il
femminile è maggiore (4). Effettivamente mentre nelle razze Malesi questo
divario si aggira intorno ad 1, negli Europei secondo i calcoli del Sergi è di
4,3. Viceversa « quanto più l’indice pelvico e, in gene- rale, la forma del
bacino nell’ uomo, si avvicinano a quelli (1) <( RevLie d’ Anthropologie »,
1885, {>ag. 231. (2) Ibidem, pag. 229, (3) Henri Sicard, U éoolution
scxucllc dans l' espèce hwnnine, Paris, 1892. — Cfr. Zino Zini, Neutraliié du
genie, « Archivio di Psichiati'ia », 1896, Fase. I e II, pag. 127. (4) G,
Marina, Studi antropologici sugli adulti, Torino. 1897, pag. 37. — 77 della
donna, tanto più questa somiglianza troverà suo riscontro nella forma della
capsula craniale, nella capacità cranica, e in certi caratteri e tendenze, che
chiamerei di femminilità; quanto più se ne allontanano, tanto più il cranio si
allontana, per forma e per capacità, dai crani femminili, e tanto più virili e
maschi, sono i caratteri e le tendenze deirindividuo ». Normalmente, dice il
Kurella (1), una sostanza chimica spe- ciale, una specie di fermento segregato
dalle ghiandole genitali maschili impedisce lo sviluppo dei caratteri sessuali
secondari e terziari femminili; altrettanto avviene in modo inverso per la
donna: ma contro ciò sta la presenza delle ghiandole di un sesso e dei
caratteri sessuali secondari del sesso opposto, come sopra abbiamo visto;
mentre se le ghiandole genitali sono atrofiche non si ha nè il mascolismo nè il
femminismo come vorrebbe il Kurella, ma l’ infantilismo. Fra i caratteri
sessuali secondari speciale menzione meri- tano le mammelle; e nell’ uomo il
sistema pilifero, sopratutto la barba. XXV. — Caratteri degenerativi della
mammella nella donna sono secondo il Morselli: la tendenza a inserirsi verso la
base del torace, la lunghezza e fiaccidità eccessiva, la forma a pera, la
brevità del capezzolo come in certe tribù Cafre, e tanto più 1’ atelia,
reminiscenza dei monotremi (2). Possono aversi mam- mammelle sono apparse in
modo anomalo, aberrante, nel melle multiple, per effetto, si dice, di atavismo
(3). Ordinaria- mente sono situate sotto le normali e disposte simmetricamente,
onde il Blanchard ritiene il tipo primitivo a sei mammelle (4). Però se ne
trovano più raramente in molti altri punti, e il Blanchard dà questa
spiegazione. Egli dice, in certe specie le (1) Kurei.la, Osservazioni sul
sù^nificato biologico della bisessualità, « Archivio di Psich. », 1890, fase.
IV, j)ag. 420. (2) Cfr. Laloy, Un cas de jtolgmastie, « Revue d’ Aiithropologie
», 1892, pag. 176. (3) Darwin, La descendance de V ìwmme et la selection
sexuelle^ 3.e edit., 1881, p. 35. — Topinard, U Anth Topologie, Paris, 1876, p.
555. — De Mor- TiLLET, Homnie a six mamelles, « Bull. Soc. Anthr. », 1883, p
35. — Testut, Note sur un cas de mamelle surnuméraire observée chez la femme «
Bull. Soc. Anthr. », 1883, p. 649, e molti altri (4) u Bull. Soc. Anthr. »,
1885, p. 232. — 78 — Myopotamus coypus, per esempio, nel dorso, nel Capromys
Four- nieri alle ascelle e agl’ inguini etc., poi la selezione sessuale e r
eredità le ha trasmesse e fissate in queste specie, e cosi compariscono anche
nell’ uomo come reversione (1). Williams è d’ opinione che il nostro antenato
doveva possedere almeno sette paja di mammelle (2); quanto alle erratiche cita
il caso àQ\V Hapalemur che possiede una glandola mammaria all’ acromio
(Beddard), dell’ ornitorinco che possiede una glandola femorale; della balena
che ha una mammella vicinissima alla vulva. Le sette paja regolari, diciamo
cosi, di Williams sono: quelle nor- mali, tre al disopra e tre al di sotto: ciò
si fonda sugli esempi registrati nella letteratura che è ozioso riferire, e
sulle corri- spondenze analoghe nella serie animale. Solo ci sembra utile
accennare che il L pajo di Williams sarebbe nell’ ascella, il secondo alla metà
del bordo anteriore della medesima, il terzo immediatamente al di sopra e un
po’ in fuori delle mammelle normali (quarto pajo), il quinto al di sotto e un
po’ in dentro di queste, il sesto ancora un po’ più in dentro e in basso,
vicino al margine costale, il settimo infine più in dentro di tutti e alla
parte superiore dell’ addome. Il Laloy accetta le idee suesposte del Williams,
facendo notare che tali mammelle soprannumerarie assai raramente raggiungono la
perfezione di struttura e lo sviluppo funzionale delle ghiandole normali,
frequentemente si tratta di politelia, vale a dire semplici capez- zoli
provvisti o no di areola. Può essere il capezzolo normale bifido, possono
aversi due capezzoli sopra, un’ areola (politelia intra areolare), più
capezzoli sopra una stessa mammella provvisti ciascuno di una areola propria
(politelia intra-mam maria); infine possono le ghiandole mammarie
soprannumerarie essere completamente indipendenti dalle mammelle normali (3).
Anche il Morselli (4) si fa sostenitore delle idee di Williams. Il Marie esita,
a proposito di un caso di polimastia ereditaria (1) Ibidem. (2) W. Roger
WilliAìMS, Polymastism ivilh special reference to mammae erraticae and thè
development of ncoplasms from supernumerarìj mammary structure, '• lourn. Anat.
and Phys. », Edirabiii‘g, jam, 1891. (13) Laloy, Loc. cit., pag. 178. (4)
Morselli, Antropologia generale^ pag. 649. — 79 — coincidente con gravidanza
gemellare^ tra la reversione atavica e la creazione di un tipo polymaste et
polygene (1), scambiando la tendenza alla fissazione delle varietà anatomiche
insita nel- r eredità con la creazione di un tipo. Non mancherebbero esempi
allora per affermare la creazione di un tipo sesdigito o ipospadico. Quanto
alla mammella deir uomo, anch’ essa un organo atavico per taluni (2), ecco che
ne dice il Delage: « Prima di tutto la mammella rudimentaria esiste senza
eccezione in tutti gli animali maschi: non c’ è dunque stata quell’ interru-
zione d’ eredità necessaria per V atavismo. Inoltre quest’ organo non ha mai
funzionato nei nostri antenati, poiché l’ ermafro- ditismo era scomparso negli
animali nostri antenati molto tempo prima che la mammella facesse la sua
apparizione. Non sono mai esistiti mammiferi ermafroditi. La mammella dell’uomo
non è dunque nemmeno un organo degenerato: essa non è stata giammai più
sviluppata; non è un organo rudimentario, ma un organo rappresentativo. Noi lo
possediamo perchè siamo costruiti come la donna nella quale è funzionale » (3).
La ginecomastia sarebbe pel Morselli una conferma dell’ o- rigine filetica
delle mammelle dal sistema ghiandolare cutaneo (Gegenbaur), il che forse non
toglie che nello stesso tempo sia una mostruosità come crede il Meige (4).
Bisogna distinguere, dice quest’ osservatore, la vera ipertrofia della mammella
dal semplice accumulo di grasso in questo punto, che è una sede di
predilezione. Nel primo caso la ripartizione del grasso si fa sistematicamente
secondo una calotta sferica della quale il capezzolo occupa il polo; nel
secondo caso secondo un cercine che costeggia il solco sotto-mammario. Bisogna
distinguere altresi la non rara ipertrofia mammaria degli adolescenti che
fornisce talvolta una leggiera secrezione e quella che si osserva nei
tubercolosi per fatto di una mammite speciale, dallo svi- (1) P. Marie, Mamelon
surnuméraire transmis héreditairement dans une ménte famille: coincidence avec
plusieurs grossesses gémellaires, « Bull, et Mem. de le Soc. méd. des hópitaux
», 1893, p. 457. (2) Topinard, U Anthropologie, p. 135. — Tonnini, Op. cit., p.
23. (3) Delage, Op. cit., p. 247. (4) Meige, Loc. di., p. 533. — 80 — luppo
delle mammelle consecutivo all’ atrofìa testicolare, come si osserva negli
eunuchi di Oriente (1). XXVI. — Il sistema pilifero presenta numerose anomalie
più studiate in rapporto alla loro frequenza che alla loro impor- tanza. Per il
Morselli la scarsità dei peli non è un carattere d’ inferiorità assoluta,
essendovi razze inferiori in cui i peli sono abbondanti, la caducità è un
carattere distrofìco (2). L’ipertricosi universale analoga alla lanugine del feto
sarebbe nelle razze superiori un fatto di reversione (3), che trova il suo
riscontro normale negli Ainos e in altre razze infe- riori (4), anzi non
sarebbe che la stessa lanugine che invece di essere rimpiazzata da piccoli peli
persiste e continua a svilupparsi (Ecker). Il vortice dei capelli
esageratamente deviato o doppio sarebbe più frequente nei degenerati (5). Ma è
alla barba che si assegna comunemente la maggiore importanza. E singolare, dice
il Marro (6), la correlazione di questo carat- tere degenerativo fìsico
(difetto di barba) col difetto morale. Esso spicca vieppiù nelle classi in cui
si può dire difetti maggiormente 1’ evoluzione di quei sentimenti che segnano
il perfezionamento delle tendenze umane per la conservazione della specie. Prevale
infatti negli oziosi e vagabondi, veri parassiti della società, con
insufficienza mentale ereditaria che li rende impropri a combattere con le armi
del lavoro e del- P energia volitiva le lotte per la vita; poi in quelle in cui
la deficienza affettiva e dei sentimenti di pietà rende più pronta, violenta e
pericolosa l’esplosione degl’impulsi ostili al vivere sociale: feritori,
assassini, grassatori, incendiari. Questo carat- tere degenerativo fìsico
parrebbe quasi destinato a servire di antesignano alla incompleta evoluzione
morale. Nè ciò deve recar meraviglia, qualora si ridetta, come già bene faceva
(1) Meige, Ibidem, p. 533-534. (2) Morselli, Semejotica delle malattie mentali,
Voi. I, p. 164. (3) Clemance Royer, Le sijstème pileux chez V homme et dans la
serie des mammifères, « Revue d’ Anthrop. «, 1880, p. 23. — Blanchard, V
atavisrne chez V homme, L. c., p. 481. (4) Topinard, U anthrop ologie, 3.e
edit., 1879, p. 361. (5) , Pére, Les épilepsies et les épileptiques, p. 393.
(6) « Annali di Freniatria e scienze affini », Torino, 1895, Voi. V, fase. IV,
pag. 316. — 81 — notare il Maudsley^ che « T istinto della procreazione è, si
può dire, la base di sentimenti sociali, il primo fondamento di tutte le idee
morali ». Anche la disposizione dei peli sul resto del corpo ò un carattere
sessuale secondario che ha la sua impor- tanza. A questo proposito le
osservazioni dello Schultze danno su 100 giovini donne 5 casi in cui i peli
raggiungevano T om- belico, mentre in degenerate la percentuale sarebbe più
elevata (1), e su 140 maschi 34 volte i peli erano limitati al pube. La barba
muliebre e il congiungersi delle sopracciglia alla glabella sono tra i più noti
segni di degenerazione (2). Infine un fatto che si scopre con 1’ esame somatico
(cosi a questo ordinariamente si aggrega), e si è voluto anche consi- derare
come segno degenerativo è il tatuaggio; al quale pertanto e a titolo di
appendice accenniamo brevemente. E stato il Lombroso il primo a scorgervi un
atavismo, perchè usanza di popoli primitivi e dei selvaggi attuali, nonché di
quelle classi umane che agli uni e agli altri si possono avvi- cinare (3); il
Lacassagne poi ha confermato questo ravvicina- mento (4). A ciò può opporsi la
considerazione che ordinaria- mente in questo fatto entra più la suggestione di
chi tatua che la volontà del tatuato, alle volte in tenera età; e che una folla
di circostanze estranee all’ atavismo, quali per esempio il desiderio nei
marinai di portare ricordi da paesi lontani (5) 0 sentimenti patriottici nei
soldati (6), V imitazione (7), l’ozio etc. j (1) Vedi Salsotto, Di alcune
anomalìe nella disposizione dei peli alla I regione genito -anale nelle donne
criminali, « Arch. di Psichiatida », 1885, pag. 292. (2) Cristiani, V
ipertricosi facciale nelle alienate e nelle sane di mente « Atti del VII
Congresso della Società Freniatrica Italiana », 1891, p. 150. (3) Lombroso, Sul
tatuaggio in Italia in ispecie fra i delinquenti, « Rivista di discipline
carcerarie », 1875, p. 124 e segg. (4) Art.: Tatouage par A. Lacassagne et E.
Magitot, « Dictionnaire ency- clopédique des Sciences médicales », T. XVI,
Paris, 1886, p. 95 e segg. (.5) W. loEST, Tàtoiuiren, Farbenzeichnen und
Kórperbemalen, Fin Beitrag zur gleichenden Etimologie, Berlin, 1887, p. 106, e
segg. (6) Baer, Op. cit., p. 237. (7) Dallemagne, Les stigmates biologiques et
sociologiques de la criminalité, Paris, 1896, p. 40. — 82 — possono determinare
il tatuaggio. Succede altresì che il conte- nuto stesso dei disegni, come per
esempio le oscenità, non ha nessun riscontro nei popoli selvaggi (1). E da
credere forse che ad una tradizione atavica si possa collegcire quest’ usanza
quando sta a rappresentare un semplice ornamento. Non vogliamo dire di più
perchè non entra nel nostro argomento. (1) lOEST, LOC. Cit. — 83 — III. Ho
praticato T esame somatico di un grande numero di degenerati ricoverati al
Manicomio Provinciale di Roma per dare una base positiva a ciò che in linea
teorica si è affermato nella conclusione della Parte I. Dalle ricerche fatte
scaturi- scono le risposte a tre quesiti: a) Quali segni abnormi predominano
nel sesso maschile, quali nel sesso femminile, indipendentemente dalle psicosi?
h) Quali segni abnormi predominano nel sesso maschile, quali nel sesso
femminile, nelle singoli psicosi? c) Quali segni abnormi predominano nelle
forme più gravi della degenerazione psichica, quali nelle più lievi indipenden-
temente dal sesso? Al primo quesito rispondono le medie che si possono vedere
alla tabella I, dalle quali ricaviamo che predominano: Nel sesso maschile \ La
plagiocefalia I Forme craniche abnormi I La fronte sfuggente i Le sopracciglia
tendenti a riunirsi Le orecchie staccate » smisuratamente grandi » disuguali
per sviluppo >i male impiantate il bicromatismo dell’ iride. Il margine
pupillare non rotondo. Le labbra spesse, sporgenti. Nel sesso femminile L’
asimmetria facciale La fronte sporgente I zigomi sporgenti II tubercolo del
Darwin. Le anomalie dell’ elice e dell’ antelice (Or. di Wildermuth). Gli occhi
piccoli, infossati. » asimmetrici » obliqui. La distanza anormale dei bulbi. Il
naso incavato Il prognatismo e il progeneismo Il diastema dentario. I denti
poco, o male differenziati » embricati, o male impiantati. L’ apertura della
bocca esagerata » » » deviata. Le labbra sottili, verticali. II mento fuggente.
Abnormità nel sistema pilifero. — 84 Si direbbe che la degenerazione somatica
nel sesso femmi- nile sia più estesa, come si vede anche dalla tabella (III)
dei quadri somatici delle singole degenerazioni psichiche (compi- lata secondo
questo criterio, che vi entrino a far parte le anomalie che nelle singole
degenerazioni presentano una percentuale o più elevata che nelle altre
degenerazioni dello stesso sesso, o ad ogni modo abbastanza elevata).
Effettiva- mente, per quanto parecchi di questi segni siano quasi semplici
difetti di estetica, è certo che non risulta la voluta minor frequenza dei
caratteri cosidetti degenerativi nel sesso femmi- nile, per spiegare la quale
tante teorie si escogitarono, come succede di tutte le cose che non rispondendo
alla realtà male si possono spiegare. Per il Tonnini (1) « quel delicato piano
di organizzazione che si riassume nella femminilità e nella bellezza » attenua
i caratteri degenerativi della donna (ciò che potrebbe essere un fatto
subiettivo, non certo una ragione scientifica); mentre i caratteri specifici
dell’ uomo (caratteri ses- suali), in maggior numero perchè nell’ uomo 1’
evoluzione è più progredita, aberrando costituiscono segni degenerativi più
fre- quenti ed accentuati. In fondo la base della spiegazione sarebbe la
differenziazione sessuale secondaria più progredita nell’uomo. Ma che 1’ essere
più avanti nell’ evoluzione importi questa mag- giore differenziazione sessuale
è tutt’altro che dimostrato. L’Hart- mann stesso che potrebbe essere citato in
favore dell’ opinione del Tonnini non dice altro che questo, e, si badi, negli
antro- poidi (2): Il maschio è generalmente più forte, alcune parti- colarità
della forma dell’ organismo specifico raggiungono in lui uno sviluppo completo,
mentre nella femmina adulta esse non appaiono che in modo più indeciso e che
nei giovani impuberi non esistono affatto o sono solamente abbozzate ».
Tralascio 1’ opinione di Havelock-Ellis (3) per il quale come T antropoide
giovine è più simile all’ uomo che l’ adulto, e perciò più elevato
nell’evoluzione, e parimenti la femmina che è intermedia tra l’uno e l’altro,
cosi la donna per quanto concerne T evoluzione è superiore all’ uomo. L’ uomo,
egli dice. (1) Tonnini, Op. cit., pag. 35 e segg. (2) Hartmann, Les singes
anthropo'ides et V homme Paris,, 1886, pag. 14 (3) Havelock-Ellis, Mann and
JVoman, London, 1894. — 85 — a partire dal 3® anno non cresce che in
degenerazione e senilità e perde del suo tipo, mentre la donna conserva di più
di questo tipo. Tralascio parimenti V opinione del Venturi (1) il quale per
considerazioni cliniche non trova azzardato che la donna sia arrivata a un
grado maggiore di evoluzione normale. Ma è certo ad ogni modo che difficilmente
si potrebbe dimostrare essere la donna quanto alla sua differenziazione sessuale
secon- daria meno evoluta che T uomo. Ed è strano che lo ammette il Tonnini, il
quale parla di quel delicato piano deir organiz- zazione femminile, come se
questo potesse essere altro che una differenziazione maggiore. Come concili poi
ciò con T altra asserzione che la donna è più vicina allo stato primitivo
(intende dal lato somatico), e come faccia a rispondere all’ ob- biezione del
Tarde (2), che se la donna è più vicina allo stato primitivo dovrebbe possedere
un maggior numero di caratteri degenerativi riesce più difficile a immaginare.
Anche il Ronco- roni che ammette col Viazzi (3) il tipo femminile più conforme
al tipo primitivo e che ciò non impedisca che presenti più scarsi caratteri
degenerativi, perchè « ha già passato il periodo in cui esistevano normalmente
i caratteri degenerativi » (4), non fa comprendere in che questa conformità,
consista. L’essere infine la psiche della donna normale meno evoluta di quella
dell’ uomo non è, secondo me, un fatto che può interessare le sue condi- zioni
somatiche: allora quasi tutte le donne dovrebbero essere delle degenerate
rispetto all’ uomo. Per concludere, io credo col Marro (5) che bisogna far capo
alla selezione sessuale, ma in questo senso che siccome tale selezione per la
donna non apprezza altro che le forme somatiche, queste forme estetica- mente
ne siano- risultate più differenziate che nell’ uomo, in cui l’ estetica ha
minor peso (ciò non poteva avvenire negli antropoidi; onde si spiega il
giudizio soprariferito dell’ Hartmann). Pertanto degenerando 1’ organismo
femminile quest’ ultimo acquisto vien meno; ond’ io mi spiego la maggiore
estensione (1) Op. cit., pag. 201. (2) Tarde, Philosophie penale. (3) Viazzi,
Il tipo criminale nella donna delinquente, « L’ anomalo », 1892. (4) Roncoroni,
Op. cit., pag. 70. (5) Marro, I caratteri dei delinquenti. — 86 — della
degenerazione somatica della donna come dovuta più che ad altro a difetti di
estetica: cosi gli occhi che ordinaria- mente ne costituiscono il più bell’
ornamento, vengono in ispecial modo interessati. Gli altri segni abnormi sono
pressoché ugualmente frequenti nei due sessi: bene inteso che la gineco- mastia
e le forme femminili si hanno nel sesso maschile, e viceversa lo scarso
sviluppo delle natiche e delle sure, le mam- melle rudimentali o molto in basso
nel sesso femminile. Al secondo quesito rispondono le stesse percentuali.
Difatti ci mostrano che: 1.0 La plagiocefalia si trova in prevalenza nelle
epilessie di entrambi i sessi; mentre la semplice asimmetria cranica che nel
sesso maschile non presenta notevoli prevalenze, nel sesso femminile prevale
nelle forme dette da Krafft-Ebing degene- razioni psichiche (con esclusione,
intendiamo, delle follie epilet- tiche e isteriche che entrano nelle categorie
speciali dell’epilessia e isterismo). Le forme craniche abnormi sono più
frequenti nel sesso maschile e precisamente nell’ epilessia. 2.0 Fronte
sporgente, bozze frontali sviluppate: presentano nel sesso maschile la massima
percentuale nelle frenastenie (mentre la fronte sfuggente vi è quasi ugualmente
distribuita), nel sesso femminile nelle epilessie. 3.0 L’ asimmetria facciale
nel sesso maschile presenta un minimo nelle psiconeurosi, nel sesso femminile
nell’ isterismo; mentre i massimi cadono sull’ epilessia, tanto per gli uomini
che per le donne (risultato che in media danno tutti gii autori (1). 4.0 Le
arcate sopracciliari sporgenti nel sesso maschile danno una frequenza
accentuata negli alcoolisti, nel sesso femminile nelle degenerazioni psichiche
e psiconeurosi. 5.0 Le sopracciglia tendenti a riunirsi presentano le percen-
tuali massime nella frenastenia tanto nell’ uno che nell’altro sesso. 6.0 I
zigomi sporgenti predominano nelle psiconeurosi dell’ uno e dell’altro sesso e
nell’isterismo. 7.0 Le orecchie staccate nel sesso maschile presentano il loro
massimo nelle epilessie, e in ciò gli Autori pure sono d’accordo; (1) Cfr. la
tavola riassuntiva delle anomalie nel libro del Roncoroni più volte citato. 87
— nel sesso femminile presentano il loro minimo nell' isterismo. 8.0 Le
orecchie smisuratamente grandi che mancano affatto nelle donne, prevalgono
negli alcoolisti. 9.0 Le orecchie disuguali per sviluppo hanno il loro massimo
nei frenastenici e nelle epilettiche; le orecchie invece sempli- cemente male
impiantate abbondano quasi ugualmente in tutte le degenerazioni. 10.0 II
tubercolo del Darwin nel sesso maschile prevale nelle psiconeurosi, nel sesso
femminile nelle degenerazioni psichiche. 11.0 II lobulo aderente prevale nelle
psiconeurosi. 12.0 Le anomalie delV elice e dell’ antelice prevalgono nel sesso
femminile: le prime nelle psiconeurosi, le seconde (ante- lice sporgente) nelle
degenerazioni psichiche. 13.0 Gli occhi piccoli, infossati prevalgono nel sesso
maschile nelle degenerazioni psichiche e psiconevrosi, nel sesso femmi- nile
presentano un minimum nell' isterismo. Gli occhi grandi sporgenti hanno una
leggiera prevalenza nelle frenastenie. 14.0 Q-ii occhi asimmetrici, la distanza
anormale dei bulbi danno nelle frenasteniche una forte percentuale. 15.0 II
bicromatismo dell’ iride e il margine pupillare non rotondo predominano nelle
psiconevrosi. 16.0 II naso incavato prevale nelle frenastenie e nelle epilessie
dell' uno e dell' altro sesso. 17.0 XI naso deviato nel sesso maschile prevale
nelle degene- razioni psichiche, negli epilettici e negli alcoolisti; manca
nelle isteriche. 18.0 Le pinne nasali divaricate e il lobulo grosso danno la
maggior percentuale nelle psiconeurosi. 19.0 Xj' apertura boccale esagerata o
deviata prevale nelle degenerazioni psichiche del sesso femminile. 20.0 Le
labbra spesse sporgenti predominano negli epilettici e nelle degenerazioni
psichiche del sesso femminile. Le sottili e verticali abbondano nel sesso
femminile, specialmente nelle isteriche, nelle quali invece fanno difetto le
labbra spesse e sporgenti. 21.0 XI prognatismo presenta i suoi massimi,
rispettivamente per ciascun sesso, negli epilettici e nelle frenasteniche. 22.0
volta del palato stretta ed alta prevale: nel sesso maschile nelle
degenerazioni psichiche, negli epilettici e negli — 88 — alcoolisti; nel sesso
femminile parimenti nelle epilettiche. 23.0 II mento fuggente raggiunge il
massimo nelle degene- razioni psichiche del sesso femminile. 24.0 II diastema
dentario raggiunge i suoi massimi nei frena- stenici e nelle epilettiche; lo
stesso dicasi dei denti seghettati. 25.0 Denti poco, o male differenziati
abbondano nelle epilettiche; i deiiti embricati o male impiantati presentano
nel sesso maschile la percentuale minore nelle psiconeurosij la percentuale
mag- giore nelle degenerazioni psichiche. 26.0 Scarso sviluppo delle eminenze
tenar e ipotenar si ha nei frenastenici e nelle epilettiche. 27.0 Lo scarso
sviluppo delle natiche e delle sure nonché r ipertricosi risultano note
somatiche caratteristiche delle frena steniche, come la ginecomastia e le forme
femminili prevalgono nelle degenerazioni psichiche del sesso maschile. 28.0
Mammelle molto in basso, o rudimentcdi si hanno a preferenza nelle epilettiche.
29.0 Lo stesso dicasi dei capelli grossi e ruvidi. 30.0 Le rughe frontali
esagerate abbondano nei frenastenici dell’ uno e dell’ altro sesso.
Ricapitolando predominano nei frenastenici: la fronte spor- gente, le rughe
frontali esagerate, le sopracciglia tendenti a riunirsi, le orecchie disuguali
per sviluppo o male impiantate, il naso incavato, i denti seghettati; nelle
frenasteniche: la distanza anormale dei bulbi oculari, il prognatismo, il poco
sviluppo delle natiche e delle sure, l’ ipertricosi, le sopracciglia tendenti a
riunirsi. Negli epilettici: la plagiocefalia, l’ asimmetria facciale, le
orecchie staccate, il prognatismo; nelle epilettiche: la plagioce- falia, la
fronte sporgente, 1’ asimmetria della faccia, le orecchie disuguali per
sviluppo, il naso incavato, la volta del palato stretta ed alta, il diastema
dentario, i denti seghettati, poco o male differenziati, le mammelle in basso,
o rudimentali. Nelle degenerazioni psichiche del sesso maschile hanno tenui
prevalenze: il naso deviato, il progeneismo, i denti embricati, 0 male
impiantati, la ginecomastia; nel sesso femminile: il progeneismo, i denti
embricati o male impiantati, l’ apertura della bocca esagerata o deviata, l’
antelice sporgente hanno forti percentuali. — 89 Negl’ individui affetti da
psiconeurosi predominano: i zigomi sporgenti, il tubercolo del Darwin, il
lobulo aderente, il bicro- matismo dell’ iride, le pinne nasali divaricate e il
lobulo grosso; nel sesso femminile: le arcate sopracciliari sviluppate e il
lobulo aderente, con tenui prevalenze. Negli alcoolisti le arcate sopracciliari
sviluppate e le orecchie smisuratamente grandi. Nelle isteriche le labbra
sottili e verticali. Da quanto abbiamo detto scaturisce la risposta al terzo
quesito. Difatti: A) hanno il predominio nelle forme gravi di degenerazione
psichica (tra le quali comprendiamo le frenastenie, 1’ epilessie e le
degenerazioni psichiche di Krafft-Ebing) i seguenti segni: Plagiocefalia . . .
. . 17% Fronte sporgente e bozze frontali sviluppate . . 15,2 Asimmetria
facciale 29,8 Sopracciglia tendenti a unirsi 12 Orecchie staccate 18,5 »
disuguali per sviluppo 11,4 Tubercolo del DarAvin 17,6 Naso incavato 17 Labbra
spesse e sporgenti 11,9 Apertura boccale esagerata 2,2 Volta del palato stretta
ed alta 14,6 Mento fuggente 2,8 Prognatismo 24,5 Diastema e altre anomalie
dentarie 51,2 Scarso sviluppo delle eminenze tenar e ipotenar . 1 » » delle
natiche e delle sure ... 4,2 Abnormità nel sistema pilifero 13,8 Mammelle molto
in basso, o rudimentali .... 1 Rughe frontali esagerate 5,6 B) Hanno il
predominio nelle forme psicopatiche più lievi (tra le quali comprendiamo 1’
alcoolismo) (1): (1) Sul significato dell’ alcoolismo vedi: Legrain, Du délire
chez les dègè- nérés. Faris, 1886, pag. 251, 258. — Orchansry, L'eredità nelle
famiglie malate, Torino 1895, pag. 17. — 90 — Zigomi sporgenti 24,7 Anomalie
dell’ elice 5,2 Lobulo aderente 15,9 Bicromatismo dell’ iride 4 Margine
pupillare non rotondo Pinne nasali divaricate e lobulo grosso .... 6,5 Labbra
sottili e verticali 11,9 Gli altri segni abnormi sono pressoché ugualmente
frequenti tanto nelle forme psicopatiche gravi che nelle lievi; sono: Semplice
asimmetria cranica Fronte sfuggente Arcate sopracciliari sviluppate Orecchie
smisuratamente grandi Antelice sporgente Occhi grandi, sporgenti; piccoli,
infossati » asimmetrici Distanza anormale dei bulbi Naso deviato Apertura
boccale deviata Ginecomastia e forme femminili È ovvio assegnare alle stigmate
predominanti nelle forme psicopatiche gravi il valore massimo come indici di
degene- razione, a quelle predominanti nelle forme lievi il valore minimo, alle
altre un valore mediocre. Così: dalla percentuale con la quale i Hinrjoli segni
abnormi si presentano nei diversi gradi di degenerazione psichica (*) abbiamo
dedotto il significato diagno- stico dei medesimi, scopo delle nostre ricerche.
(*) L’esame somatico praticato su 82 prostitute dà il seguente quadro, dispo-
nendo le anomalie in ordine di frequenza e trascurando le meno frequenti:
Sopracciglia tendenti a riunirsi Asimmetria cranica Naso infossato alla radice
Sviluppo deficiente delle suro Ipertricosi, anomalie dello sviluppo pilifero
Diastemi Lobulo aderente o assente Zigomi sporgenti Fronte sporgente, bozze
frontali sviluppate — 91 — Importante è la conferma che la morfologia comparata
fornisce ai segni abnormi risultanti di grave significato. Cosi, trascurando le
asimmetrie, la fronte sporgente e le bozze fron- tali sviluppate sono un
carattere pitecoide: « La fronte è alta dice r Hartmann deir Orang-Outan, essa
si eleva quasi verti- calmente e presenta leggieri bozze. Spesso si vede
sporgere in mezzo della fronte una leggiera bozza ovale arrotondata o allungata
» (1). Parimenti le sopracciglia tendenti a unirsi: le arcate orbitarie, dice V
Hartmann delP Hylohates albimanus, si continuano quasi P una con P altra e sono
fornite di lunghi peli rigidi, e al Gorilla assegna sopracciglia lunghe e
spesso riunite sulla linea mediana (2). Delle orecchie staccate e del tubercolo
del Darwin abbiamo ragionato altrove; ugualmente del prognatismo e del diastema
dentario (Vedi Parte II ai rispettivi capitoli). Il naso incavato alla radice,
carattere scim- miesco pel Morselli, è effettivamente comunissimo negli antro-
poidi. L’ apertura boccale esagerata si ha specialmente nel- P Hylohates
syndactylus (Hartmann). Il mento fuggente si trova coi caratteri più spiccati
nel precedente Gibbone, noiV Hylohates Lar Rlig, nelP Orang-Outan, nel Gorilla
(Hartmann). Noto carat- tere antropoide è lo scarso sviluppo delle eminenze
tenar e ipotenar (3). Parimenti lo scarso sviluppo delle natiche e delle sure
(4). Pitecoidi debbono considerarsi le mammelle poste molto in basso. Le rughe
in generale sono comuni nel viso dei Pitecoidi: basta leggere le belle
descrizioni che ne dà P Hart- mann (5). Se dagli antropomorfi passiamo alle
razze umane più basse, alle razze Africane, poiché è di queste che si hanno le
maggiori notizie, troviamo descrizioni che molto si avvicinano allo stato Denti
embricati o male impiantati Tubercolo del Darwin Labbra sottili e verticali nel
quale si vede che predominano segni di più basso significato. (1) Hartmann, Les
singes anlhropóides et V homme, p. 30. (2) Ibidem p. 38. Der Gorilla, Leipzig
1880. (3) Hartmann, Loc. sopracit., pag. 32. (4) » » » » 18, 27, 32. (5) V.
anche: Lombroso, Rughe nei cretini e nei pazzi morali, « R. Acca- demia di
Medicina di Torino », 16 Gennaio 1867. — 92 — somatico dei nostri degenerati.
Per esempio, il Girard de Pialle dà degli Ottentotti questa descrizione: fronte
stretta gibbosa e protesa, naso camuso, labbra enormi, zigomi sporgenti, mento
lungo e puntato, prognatismo pronuncicitissimo, occhi piccoli, cupi e scostati,
orecchie robuste e senza lobuli (1). E dei Boschi- mani dice: naso schiacciato,
zigomi proeminenti, labbra grosse e protese, orecchie piccole col trago poco
distinto e senza mar- gine esterno nella parte posteriore (2). Non occorre riferire
osservazioni identiche di altri; peraltro trattando dei singoli segni abnormi
ciò è stato fatto. La statistica e la morfologia comparata senza dubbio si
danno la mano; il che, se a priori poteva prevedersi, a me pare averlo
dimostrato. Volendo dunque sintetizzare i nostri risultati possiamo affermare
che: L I cosidetti segni pitecoidi entrano in prevalenza nel quadro somatico
pertinente alle forme mentali più gravi per significato degenerativo
(frenastenie, epilessie, degenerazioni psichiche). 2° Le asimmetrie, mentre
costituiscono il colore locale direi quasi dell’ epilessia, se si facesse
astrazione di questo, non troverebbero posto che fra i caratteri di mediocre
significato degenerativo. 3° Il minimo valore degenerativo spetta a segni che
potrei dire col Nache veri difetti di estetica e talora disturbi di nutrizione
puri e semplici (* *). L’ atavismo prevale nelle forme più gravi, V atipia
nelle forme più lievi della degenerazione. La dignità morfologica dei diversi
segni abnormi appare da tutto ciò illustrata. Resta pertanto assodato, (se
consideriamo che dalla tabella II appare evidente altresì che alle
degenerazioni più gravi corri- sponde maggior copia di segni abnormi e minore
nelle più lievi, siccome voleva il Féré), che, come i segni abnormi vengono
lumeggiati dallo stato psichico di chi li porta, viceversa gli stati psichici
in certo modo vengono dia- gnosticati dalla qualità e quantità dei segni
abnormi. (1) Girard de Ri alle, / popoli dell' Africa e dell' America^ trad. di
Licata, Napoli, 1881, p. 45. (2) Ibidem, pag. 39. (*) L’ egregio Dott. Nàcke
che venne a conoscenza di queste conclusioni, da me comunicate al III Congresso
internazionale di Psicologia (Monaco 1896), gentilmente mi ha voluto scrivere
che è del mio avviso. 93 — NOTA — Uno stadio pubblicato dal Peli nell’ Archivio
per T Antropologia e T Etnologia (1894) sull’ indice cerebrale degli alienati
mi ha invogliato a vedere se dai miei 404 indici cefalici potevano ricavarsi
delle medie aventi qualche significato. Ecco i risultati: T indice cefalico
negli uomini va dai frenastenici, (78,71), agli alcoolisti (78,92), agli
epilettici (80), ai psiconevrotici (81,48), agli affetti da degenerazioni
psichiche (81,73); nelle donne va dalle psiconevrotiche (79,15), alle
frenasteniche (79,44), alle epilettiche (79,80), alle affette da degenerazioni
psichiche (80,87), alle isteriche (81,69). È evidente che come oramai nell’
antropologia normale così anche nella patologica quest’ indice risulta
perfettamente inconcludente. Nè peraltro risultato alcuno mi hanno dato le
altre misure antropometriche, come il Sergi già pensava sin dal 1880 a
proposito dei delinquenti (Cfr. Le degenerazioni umane, pag. 90). — 94 — TAB.
Plagiocefalia Asimmetria cranica semplice Subscafocefalia » oxicefalia »
trigonocefalia » acrocefalia Fronte sporgente, bozze frontali sviluppate »
sfuggente Asimmetria della faccia .... Deviazione della faccia della linea
mediana Arcate sonracciliari sviluppate . Sopracciglia tendenti a riunirsi .
Zigomi sporgenti Orecchie staccate » smisuratamente grandi » disuguali per
sviluppo » male impiantati .... Tubercolo del Darwin Elice mancante o non
ripiegato » a nastro Antelice sporgente » aderente all’ elice .... » mancante,
o ridotto Lobulo aderente Occhi piccoli, infossati » asimmetrici per posizione
» » per la dimenzione delle apert. palpebr. » obliqui » grandi, sporgenti ....
Distanza anormale dei bulbi Bicromatismo dell’ iride .... Margine pupillare non
rotondo . Naso incavato » deviato Pinne nasali divaricate e lobulo grosso .
Apertura della bocca esagerata. » » » deviata Labbra spesse, sporgenti .... »
sottili, verticali .... Vòlta del palato stretta e alta . Prognatismo e
prognatismo alveolare Progeneismo Mento fuggente Diastema dentario Denti
seghettati . ^ » sopranumerari o assenti . » poco o male differenziati . »
embricati, male impiantati Microchiria Scarso sviluppo delle eminenze
tenar-ipo- tenar Poco sviluppo delle sure .... Ginecomastia. Forme femminili .
Mammelle molto in basso .... » rudimentali Abnormità nel sistema pilifero .
Capelli grossi e ruvidi Rughe frontali esagerate .... MAS OHI MEDIE Frenastenie
49 Blpilessie 46 Degenerazioni psichiche — 37 Psiconeurosi 53 Alcoolismo
(demenza parai.) 48 Frenastenie 26 Epilessie 33 Degenerazioni psichiche — 26
Psiconeurosi 67 Isterismo 19 Uomini 233 Donne 171 Forme gravi di degenerazione
— 217 N <X !• J B 0 si gs h 41 ■0 2S«/o 39,3 11 11,3 29 7,6 15 11,5 5 21,8
7,8 17 11,8, 12 6,5 11 9,4 9 — 7,6 3 11,5 6,5 5 7,8 6,7 12,9 5,2 2 4,3 2,7 1,8
_ 16 11 — 7,5 2 19 30 15,3 19,4 15,7 7,2 19,8 15,2 11 10 13 13,5 13 12 15,3 3 —
12 15,7 12,3 9 9 13 18 35 32,4 13 16,6 34,6 36 23 34,3 15,7 20,8 28,6 29,8 19,4
— — 5,4 3,7 2 3,8 3 — — — 2 1 — _ 0 8,6 8 5,6 14,5 3,8 9 15,3 19,4 5 8,5 10,5
8,4 11 20 13 16 9,4 2 11,5 9 3,8 1,1 — 12 5 12 3 8 15 13,5 21,5 10 27 15 19,2
32,8 31 ,5 14,2 25 16,2 24,7 22 30,4 16 18,8 21 15,3 12 15,3 16,4 5 17,8 12,8
18,5 15,3 6 6,5 27 37 38 — — — — — 5 — — 22 15 8 7,5 1 6,6 3,8 12 7,6 4,4 ,5
13,8 6 11,4 5,7 42 37,3 32,4 28,3 33,5 11,5 15 15,3 15 15,7 34,7 14,5 25,5 23
12 13 13,5 18 10 19,2 21 27 12 10,5 13,3 17,9 17,6 14 — 2 — — 2 3,8 — — 4,4 — —
— — — — 2 2,7 4 7,6 6 7,6 12 5 1,7 7,6 3,8 5,2 6 6,5 8 11,3 — 7,6 12 27 3 10,5
13,3 17,9 17,6 14 2 2 4 6 1,6 1 _ _ 12 8,6 10,8 24 10 15,3 6 1.5,3 19,4 10,5 13
13,3 11,3 15,9 — 11 16 15 6 42,3 30 42,3 28,3 10,3 9,6 30,6 23,6 14,9 6 4,3
10,8 5,6 10 15,3 11 3,8 1,4 10,5 7,3 8,6 7 6,8 6 _ 5,4 5,6 2 19,2 6 3,8 3 15,7
3,8 9,3 6,5 6,3 2 2 2 7 — 2 3,8 3 7,6 — 5 1,7 3,8 3,5 1 6 5,4 4 7,6 3 — 1,4 5 3
3,4 3,6 2,6 2 — 5,6 — 23 9 3,8 3 — 1,5 7,7 6,3 2 — 1 4,3 2,7 9,4 4 — 3 — 3 — 4
2 1,6 4 — 2,7 2 4 — — — 3 — — — 16 11 2,7 7,5 _ 23 27 15,3 9 5 7,2 15,4 17 4 4
17,3 19 9,4 14,5 23 18 2,3 15 — 16,8 15,6 15,7 9,7 4 2,7 13 4 7,6 3 3,8 9 — 5
4,6 3,5 6,5 2 — — — — 11,5 1,4 — 2,5 2,2 — — _ — 4 7,6 12 15,3 6 — _ 6 — 14
17,3 5,4 13 6 7,6 12 15,3 7,4 — 11 8,4 11,9 6,6 4 2 4 7,6 9 19,2 17,3 26,3 2
15,8 6,9 11,9 10 15 16 7,5 14,5 11,5 24 11,5 7,4 15,7 12,6 14 14,6 11,2 22 28
16 11,3 12 42,3 18 30,7 15 26,3 17,8 26,4 24,5 17,9 2,7 — — — 7,6 — — — 1 — — 2
_ 2 2 3,8 _ 11,5 4,4 — 1 3,9 2,8 1,11 14 13 2,7 iT,3 10 19,2 30 11,5 12 — 10,2
14,5 15 in,s 16 8,6 — — 2 7,6 18 — 3 5 4,7 6,7 8,3 2,5 4 4,3 — — — — — 1,4 —
1,6 — — — 2 8,6 10,8 11,3 — 11,5 21 11,5 4,4 — 6,5 11,6 10,9 3,7 14 15 16 7,5
14,5 19,2 12 26,9 13,4 — 13,4 18,2 17 12,7 2 — 2,7 — — — 3 — — — — — — 4 2 _ _
_ 3 _ 1 1 - 4 — 2 — 15,3 3 3,8 4,4 5 1 6,3 4,2 2,8 2 2 5,4 2 — — — — — — 2 — —
— — — — — — 6 — 4,4 — — 2 — 10 8,6 10,8 10,8 26,9 15 11,5 15 15,7 7,3 16,8 13,8
5,6 3 — 5 — 1 6 — 14 4,3 — — ” 7,6 3 3,8 — 5 3,6 3,8 5,6 1,2 TAB. Ila 95
oi['Braou'B aipp ^ ■Bipan S 3,74 3,72 3 2,5 2,42 3,75 3,67 2,97 2,58 2,5
eil'BUIOU'B + 0 ^ ‘S uoo 40.7 24,2 26.9 14.9 15.7 32,6 32.6 21.6 24.5 14.5
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Epilessie Degenerazioni psichiche Psiconeurosi Alcoolismo — 96 — O !3 O tfì U S
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^ ^ .22 G « .2 — ' Ph .hÌ o ^ A, o Q'iC P PPP hh — 97 — SPIEGAZIONE DELLE
TAVOLE Tav. I. Linea di flessione unica (fig. 1, 2, 5, 4). » » » si differenzia
nelle due linee di fles- sione normali (fig. 5, 6, 7, 8). » » » una seconda
linea di flessione si forma indipendentemente ( fig. 9, 10, 11, 12). Tav. IL
Due linee di flessione parallele e orizzontali (fig. 1 e segg). » » perdono il
parallelismo e la direzione orizzontale (fig. 6 e segg.). Tav. III. Spazi
interdigitali (fi,g. 1, 2, 3). » » con divergenza o deviazione parziale delle dita
(fig. 4, 5, G, 12, 13, 14, 16, 17, 19, 20). Eccesso di convergenza o deviazione
in foto delle dita (la deviazione diminuisce andando dall’ indice verso il
mignolo) (fig. 7, 8, 9, 10, 11, 18). Difetti di proporzione (il mignolo e il
medio troppo corti, r indice o 1’ anulare troppo lunghi) (fig. 15, 18, 20, e
altre delle precedenti). Tav. lY. Mani col pollice cortissimo (fig. 1, 2, 3, 4
unica persona). Diverse deviazioni del mignolo (fig. 5 e segg.). Dita
birilliformi (kegelformige) (fig. 13, 14). » troppo lunghi e sottili (fig. 15).
» a estremità ingrossate (fig. 16). Tav. Y. Spazi tra le dita dei piedi (la
fig. 22 è la stessa 21 con le dita divaricate per far vedere un leggiero grado
di sindattilia). Tav. YI. Sistemi di linee papillari interpolati nelle eminenze
ipotenar (fig. 1, 2, 3, 4). » » » » » tenar fig. 5 e segg.). — 98 — Tav. YII.
Altri sistemi di linee papillari (fig. 1, 2). Linee papillari dei polpastrelli
delle dita » » symiadentypus ( fig- 3, 4, 15, 16). tipo triango- lare (fig.
11). forme anomale (fig. 5, 8, 9, 10, 12, 13, 18). Tov. I TaV.H Tal/. Ili Tav.V
Tav.Vi. T.V. vn. 106 — LETTERATURA (Autori citati in questa monografia) Aera,
Ueher das Vcrkiiltniss dcr Microccphalie und alavismus, Stutt- gard, 1878.
AiìRreciit, Sw' la iilacc morphologiqnc de V homme au point de vue de r
anatomie comparée, « Actes dii l^r Congrès international d’ Anthrop. cri min. »
. — Sur les quatre os inter mctxillaires, le beo de lievre et la valcur mor-
phologiqnc des denis ineisives snpérieures de V homme, Bruxelles 1882. — Snr la
ralenr morphologiqnc de V hyperdactylie « Deut. Gesells. f. Chir. » 188G. Alix,
Reeherches sur la disposition des lignes qìapilleUres de la main et du pied. «
Annales des Sciences naturelles » 5® sèrie, Vili, 1867. — Vedi Gratiolet. Allan
Iamieson, Oh eleft pedate and incisor ieeth; an instance oft ìiere- dity «
Edinburg medie, journ ». 1880-1, XXVI, p. 117. Amadei, La capacità del eraìiio
negli edienati, « Rivista sperimentale di Freniatria », 1883. — Sopra un cranio
di ladro, « Rivista sperimentale di Freniatria », Voi. XI, Fase. IV. ; —
Anomalie numeriche del sistema dentario nell'uomo, « Areli. per l’Antropologia
e l’Etnologia », Voi. XI, 1881. Ammon, U In fantUisme et le Feminisme au
eonseil de rcvision. «L’An- thropologie », T. VII. Andronico, Stud,l clinici
sul delitto, «Riviste di discipline carcerarie» , 1878. Ardù-Onnis, Su alcune
forme anonicde del bacino umano « Bollett. dei musei di Zoologia e Anatomia
comparata della R. Università di Torino », Voi. X, 1895. Ascoli, Sidlo sviluppo
del dente del giudizio nei criminali, « Archivio di Psichiatria » 1896, Voi.
XVII. — 107 — Baer, Il delinquente considerato dal punto di vista antropologico
e socio- logico. « Eivista di discipline carcerarie », 1890. — Der Verbrecher
in antìiropologischer Beziehung, Leipzig, 1893. Baistrocchi, Un idiota
microcefalo, « Rivista sper. di Freniatria », 1880. Belmondo, Un rarissimo caso
di denti soprannumerari ed altre anomalie dentarie in crani di alienati, «
Archivio per l’Antropologia e 1’ Etno- logia », 1895. Belsanti, I caratteri
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stati omessi).C. Nome compiuto: Ruggeri.
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