GRICE ITALO A-Z R ROV

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rovatti: la ragione conversazionale dei giocchi e gl’uomini – la scuola di Modena -- filosofia emiliana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Modena). Filosofo Emiliano. Filosofo italiano. Modena, Emilia-Romagna. Grice: “I do not know any other philosopher other than me or Austin who, like Rovatti, is obsessed wiith the concept of a ‘game’!” Studia fenomenologia a Milano con PACI. Insegna a Trieste. Si occupa dei rapporti tra fenomenologia e marxismo pubblicando “Critica e scientificità in Marx” e poi focalizzando in vari saggi il tema dei bisogni con riferimento anche alla psico-analisi. Le questioni concernenti il “pensiero debole” diventano il punto di partenza di “La posta in gioco: il soggetto” (Bompiani, Milano); “Abitare la distanza”, “Il paiolo bucato: la nostra condizione paradossale” (Cortina, Milano); “La follia in poche parole” (Bompiani, Milano); “L'esercizio del silenzio”; “Possiamo addomesticare l'altro? La condizione globale” (Forum, Udine); “Inattualità del pensiero debole” (Forum, Udine). Queste questioni riguardano soprattutto la possibilità di una «logica paradossale» e si articolano intorno ai temi del gioco, dell'ascolto e dell'alterità, tutti collegati alla questione della soggetto. Saggio su PACI.  Dalla filosofia del gioco nascono anche “Per gioco: piccolo manuale dell’esperienza ludica” (Cortina, Milano); “La scuola dei giochi” (Bompiani, Milano); “Il gioco di Wittgenstein” (EUT, Trieste). Si interessa alla consulenza filosofica, con “La filosofia può curare? La consulenza filosofica in questione” (Cortina, Milano). Altre saggi: “Il coraggio della filosofia” in «aut aut».  Tiene una rubrica sul quotidiano "Il Piccolo" di Trieste, “Etica minima”. Racoglie "scritti corsari" (cfr. Pasolini) in vari saggi: “Etica minima – saggi quasi corsair sull’anomalia italiana” (Cortina, Milano); “Noi, i barbari – la sotto-cultura dominante” (Cortina, Milano); “Un velo di sobrietà” (Saggiatore, Milano); “Accanto a una sensibile sintonia”. Si manifesta nella sua filosofia una particolare attenzione sul rapporto tra potere e sapere; “Gli ego-sauri” (Elèuthera, Milano); “Le nostre oscillazioni” (Collana Edizioni alpha beta Verlag, Merano); “L’intellettuale riluttante” (Elèuthera, Milano); “Restituire la soggettività. Lezioni sul pensiero di Basaglia” (alphabeta, Merano); “Consulente e filosofo. Osservatorio critico sulle pratiche filosofiche” (Mimesis, Milano); “Abitare la distanza. Per una pratica della filosofia” (Feltrinelli, Milano); “Scenari dell'alterità, Bompiani, Milano); “Il decline della luce” (Marietti, Genova); L'università senza condizione” (Cortina, Milano); “Fare la differenza” (Triennale di Milano, Milano); “Introduzione alla filosofia contemporanea, Bompiani, Milano); “Lettere dall'università, Filema, Napoli); “Trasformazioni del soggetto: un itinerario filosofico” (Poligrafo, Padova); “Dizionario dei filosofi” (Bompiani, Milano); “Elogio del pudore: per un pensiero debole” (Feltrinelli, Milano Intorno); “Il pensiero debole” (Feltrinelli, Milano); “Bisogni e teoria marxista” (Mazzotta, Milano); “Critica e scientificità in Marx: per una lettura fenomenologica di Marx e una critica del marxismo di Althusser (Feltrinelli, Milano);  “La dialettica del processo” (il Saggiatore, Milano). aut aut. R.: il pensiero debole, sul  RAI Filosofia. Grice: “As Rovatti shows, it is possible to conceive of conversation as a GAME, with its own RULES, and MOVES. Pier Aldo Rovatti. Rovatti. Keywords: i giocchi e gl’uomini --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Rovatti” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rovella: FILOSOFO SICILIANO, NON ITALIANO -- all’isola -- la rgione conversazionale all’isola -- querce, o della filosofia siciliana – l scuola di Acreide – la scuola di Siracusa – filosofia siciliana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Acreide). Filosofo siciliano. Filosofo italiano. Acreide, Siracusa, Sicilia. Studia a Ispica e Catania sotto CARBONARA, laureandosi con un saggio di estetica, sul rapporto fra contenuto -- o materia -- e forma. Insegna a Noto e Palazzolo. Pubblica “L'uomo” (Giannini, Napol). In una serrata discussion affronta la meta-fisica ed espone il suo convincimento che la ricerca senza condizioni, attraverso l'intelligenza attiva e creatrice può aprire all'uomo orizzonti creativi, seppur rischiosi. La meta-fisica imprigiona in schemi rigidi e vincolanti. Pervenire all'auto-coscienza è il compito più degno degl’uomini, che pur problematico in sé non rimaneno imprigionati nel problematicismo. Altre opera: “Deneb” (Caltanissetta, Roma), romanzo filosofico che narra la pulsione verso l'oltre, attenuando, così, la precedente critica verso la meta-fisica e aprendo verso il mistero che comporta il confronto con tre donne che rappresentano tre volti diversi della verità. La stella “Deneb” è metafora della pulsione verso l'alto. Abbondano i riferimenti autobiografici da cui emerge l'attaccamento alla casa natia, che non abbandona, alla famiglia e soprattutto ad un modello di vita contadina morigerata e sobria. Lo stile   è affabulante. L'auto-coscienza e il trionfo della morte  in GENTILE in Il pensiero di Gentile (Enciclopedia Italiana, Roma). Qui si esamina il momento finale della vicenda umana e filosofica di GENTILE alla cuia filosofia è legato. “L'errore del cerchio” (Siracusa). Predomina il colloquio interiore, lo scavo nella coscienza e nella memoria. Procede come un giallo. Un tema attraversa gl’avvenimenti, la libertà e la necessità di un suo contenimento. “La fattoria delle querce” (Caruso, Siracusa). L’epopea della famiglia siciliana Capobianco, governata da una donna e sviluppata attraverso un intrigo di personaggi e di vicende. I discendenti Capobianco sono identici agl’ante-nati, e la ricerca della genealogia è il problema più assillante per i personaggi. Il mito dell'eterno ritorno dell'identico li e caro. Rimane sempre legato ai miti. Fisiognomica, astrologia, venti, odori e turbamenti fanno di questa opera un esempio di scrittura immaginifica e personale. Filosofia di non di facile consume traccia una “Imago siciliae”. Nella stessa aura de La fattoria sono scritti i racconti. Cambia di nuovo argomento, inizia quella che lui chiama “la fase cristica”, in cui la figura di Cristo e il rapporto fra le religioni sono il tema dominante. “L'ora del destino, dramma in due atti” (Accademia Casentinese di Lettere, Arti, Scienze ed economia, Castello di Borgo alla Collina, Arezzo,  L'Ora in persona di una donna consola il crocifisso che muore quando una congiuntura astrale perviene al suo compimento. In “Vita di Gesù” (Prospettive d'Arte, Milano) Gesù è visto nella sua umanità. La narrazione segue lo sviluppo dei vangeli sinottici, con qualche incursione negl’apocrifi. L'autore, che pur ne ha le competenze, si tiene lontano dalle problematiche gesuologiche e cristologiche. Vuole narrare un Gesù “così come parla al cuore”.  L'Angelo e il Re, con prefazione di Pazzi per i tipi di Palomar Bari. I nove mesi di gravidanza di Maria vergine sono narrati con un andamento che si mescola di esoterismo e sapienza umana. Maria spesso, nel mistero del suo concepimento, nella sua realtà quotidiana, vive le vicende del suo quartiere, con le sue amiche, con qualche momento di gioia esaltata e prorompente, con un tratto zingaresco. Attratto da zingari e vagabondi di passaggio, come incarnazione di una libertà che abbiamo smarrita. “Le Madri” (Utopia, Chiaramonte Gulfi). Vi si sente l'eco di Bachofen. Breve raro capolavoro, pieno di mistero e poesia, di un potere magico. “Asvamedha” (Utopia, Chiaramonte Gulfi) raccoglie racconti; “Inizio d'amore” (Studi Acrensi, Palazzolo Acreide) raccoglie altri racconti che l'autore pubblica in varie riviste letterarie nazionali, a cura dell'Istituto Studi Acrensi Palazzolo Acreide. I racconti, dice l'autore, vivono nell'aura dei romanzi di questo periodo.  “La vigna di Nabot, dramma in IV quadri” (Associazione Amici di Rovella, Palazzolo Acreide) narra le vicende del ersonaggio che incontriamo nel primo libro dei Re Cap. 21. La prepotenza dei potenti e la sacralità della terra dei padri sono il filo conduttore del dramma. Nabot muore per una questione di coerenza. Scuderi, La fattoria delle Querce, in Le Ragioni critiche, Menichelli in Esperienze letterarie,  Jacobbi, Il miracolo Deneb, in Arenaria, Palermo, Vettori, Il miracolo di Deneb e le profezie di Ruggero, Arenaria, Monachino Ester, Considerazioni su un romanzo di Rovella, in Le Ragioni critiche, Catania, E. Messina, Dal bagolaro alla sequoia” (Romeo, Siracusa); Messina, Alle radici del pensiero. La presenza dei suoi maestri” (Romeo, Siracusa). Giuseppe Rovella. Rovella. Keywords: romanzo filosofico, querce. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Rovella” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Rovere. (Roma). Filosofo italiano. Proposta del provenzale come lingua internazionale. Alberto Rovere.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rovere: la ragione conversazionale, o le confessioni di un meta-fisico romano – la scuola di Pesaro -- filosofia marchese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Pesaro). Filosofo marchese. Filosofo italiano. Pesaro, Marche. Essential Italian philosopher. The family originates in Albisola, Savona, Liguria. Filosofo. Il giure civile del popolo italiano ha nel testo della legge positiva e speciale autorità sufficiente da soddisfare la giustizia ordinaria e da risolvere i dubii e acquetare le controversie intorno agl’interessi e agl’ufficii d'ogni privato cittadino. Di quindi nasce che possono alcuni curiali riuscire segnalati e famosi al mondo con la sola abilità del pronto ricordare, dell’acuto distinguere e dell'interpretare acconcio e discreto. Al giure delle genti occorre, invece, assai di frequente la discussione delle verità astratte. Perocché esso è indipendente e superiore all'autorità della sopra-citata legge. Si connette immediatamente al giure naturale che è al tutto razionale e speculativo. Spesso gli è forza di riandar colla filosofia sulle fondamenta medesime dell’ordine sociale umano, e spesso altresì non rinviene modo migliore per risolvere i dubii e acquetare le discrepanze fuor che indagare i grandi pronunziati della ragione perpetua del diritto, chiariti, dedotti e applicati mercé della scienza. Poco importa se i meta-fisici si bisticciano. Ma non va senza danno del genere umano il discordare e il traviare de' pubblicisti. E già si dice che il fine criterio degl’uomini illuminati coglie il certo e il sodo della scienza, ma non la crea e non l'ordina. La demenza degl’uonini fa talvolta scandalosa la verità. Laonde ella ha a pronunziare di se medesima. Non venni a recare la pace in mezzo di voi, sibbene la spada. Lo stato romano essere certa congregazione di famiglie la qual provvede con leggi e con tribunali al bene proprio e alla propria tutela -- tanto che sono competentemente adempiuti i fini generali della socialità e i particolari di essa congregazione. Lo stato romano non esiste per la contiguità sola delle terre e delle abitazioni, ma per certo congiungimento e unità delle menti e degl’animi dei romani. Il che riconosciuto e fermato, se ne ritrae ciò che pel diritto è primo principio ed assioma, non potersi da niuno e sotto niuna ragione arrogare la facoltà di offendere e menomare l'autonomia interna ed esterna dello stato romano insino a tanto che questo non provoca gl’altri ad assalirlo con giusta guerra. Ed eziandio in tal caso è lecito di occupare temporalmente il suo territorio e dominare il suo popolo nei limiti della difesa e dell'equo rifacimento dei danni. L'uomo individuo può nel servaggio e nelle catene serbare con isforzo la libertà dello spirito e compiere in altro modo e sotto altre condizioni certa eroica purgazione e certo mirabile perfezionamento della sua parte interiore e immortale. Ma ciò è impossibile all’intero popolo romano, il quale nel servaggio di necessità si corrompe ed abbietta, e quindi GRAVINA chiama assai giustamente la libertà della nazione romana sacro-santa cosa e di giure divino. L'anima non è vendibile e non è nostra, dicevano i teologanti per dimostrare da più parti la iniquità del CONTRATTO. E neppure la libertà è vendibile. E se l'usarla e abusarla è nostro, non è tale la facoltà e il principio infuso dal divino con l'alito suo divino e che al dire d’Omero vale una mezza anima. Lo stato romano possiede onninamente se stesso. Niuno fuori di lui può attribuirsene la padronanza. Quindi il popolo romano o vivono in se od in altri. Cioè a dire, o provedono al proprio fine con la legge e ordini propri e componendo un individuo vero e perfetto della universa famiglia umana. Ovvero entrano a parte d'altra maggior comunanza con ugualità di diritto e d’ufficio, come quelle riviere che ne' più larghi e reali fiumi confondono le acque e perdono il nome. Questa è la generale e astratta dottrina che danno la ragione e la scienza. La patria romana, impertanto, significa quella contrada e quella congregazione d’uomini a cui ciascuno degli abitanti e ciascuno dei congregati sentesi legato per tutti i doveri, gl’istinti, i diritti, le speranze e gl’affetti del vivere comune. La patria romana, considerata nella sua morale e profonda significazione, è il compiuto sodamento di ciascuno verso di tutti e di tutti verso ciascuno. Se la patria romana non ha debito né possibilità di nudrire del suo ogni giorno tutti i suoi indigenti, spietata cosa sarebbe inibire a questi di procacciarsi altrove la sussistenza. Prediletta opera delle mani del divino e la nazione romana. La nazione romana è pura, domandano essi, e tutta omogenea. Questo e il puro principio della nazionalità romana. Lo stato romano, dipendente come si sia da un altro non è, a propriamente parlare, autonomo. E e perciò, a rigore di definizione, neppure la denominazione di stato romano gli si compete. I prìncipi non sono, del certo, scelti dal divino immediatamente, ma sono dal divino immediatamente investiti della sovranità romana. Il popolo romano indica l'uomo a cui vuole obbedire e in quell'uomo è subito la pienezza della sovranità romana che dal divino gli proviene. Perocché come dal divino è istituito IL FINE della socievole comunanza, così è istituito IL MEZZO nella autorità del comando. È sicuro che nella lunghezza dei secoli le volontà e i giudizi umani si accostano all'assoluto del bene sociale, quanto che la via che viene trascorsa non procede diritta e spedita ma declina e torce continuo fra molti errori e molte misere concussioni. La libertà della nazione romana, essendo naturale ed essenziale agl’uomini e necessaria concomitanza d'ogni bontà, è doveroso per tutti il serbarla integra nella sostanza. E perciò, né il privato individuo si può vendere ad altro privato, né tutto il corpo de' cittadini assoggettarsi pienamente e perpetuamente al dominio d’altro stato. Poco o nessun valore ha il dissentimento dei piccioli e deboli, quando anche piglino ardire di esprimerlo; e CHI INVESTIGA LA STORIA DELL’ANTICA ROMA RI-TROVA che DELLE PROTESTE loro giacciono GRANDI FASCI dimenticati negl’archivi delle Cancellerie. Dacché siete i più forti, correte poco rischio di vivere ex lege alla maniera dei ciclopi. Ma confessare il diritto e contro il diritto procedere, non è conceduto a nessuno. E parlavano meglio quegl’ateniesi che alle querele dei milesi rispondevano senza sturbarsi. Il diritto è cosa pei deboli e non già pei forti e pei valorosi. Il popolo romano è autonomo. Con altri vocaboli, lo stato romano, vero è libero ed inviolabile. E la patria romana, nel significato morale e politico, è *sinonimo* di STATO romano -- in quanto questo compone uno stretto e nativo consorzio in cui ciascun cittadino ha debito e desiderio insieme di effettuare il grado massimo di unimento sociale e civile.  S’incominci dall'avvisare chi sono costoro che si querelano della libertà dello stato romano e ne temono danni così spaventevoli. Costoro sono i medesimi da cui si alzano lagni e rimproveri cotidiani per qualunque libertà, eccetto la propria loro. Vogliono limitare la stampa, limitare la libera concorrenza, limitare IL PARLAMENTO e in fine ogni cosa col pretesto volgare ed ovvio che il parlamento, il commercio, la stampa abusano di loro facoltà e trasvanno più d'una volta e in più cose. La volontà umana, dite, è corrotta e inchinevole al male. Può darsi. Ma privata di libertà so che depravasi molto di più e i padroni non meno che i servi. Non è lecito agl’uomini di esercitare nessun diritto qualora difettino pienamente delle facoltà e dei mezzi correlativi. Perciò il fanciullo, il mentecatto, l'idiota cade naturalmente sotto l'altrui tutela, e per ciò medesimo la parte meno educata del volgo ed offesa di troppa ignoranza, o posta in condizione troppo servile, non ha nel generale facoltà e mezzi proporziod esercitare diritti politici. Esaminato il fine del viver comune, fatta rassegna d'alcuni principii direttivi, più bisognevoli al nostro intento e poco o nulla NOTI AGL’NTICHI ROMANI, segue senza più che noi trapassiamo a contemplare l'ottimo ordinamento civile. Cosi noi delineeremo qnalche fattezza dell'incivilimento umano, contemplandolo nella natura primitiva ed universale del popolo romano, ed avvisandoci di non iscambiare l'alterato e il mutabile col permanente ed inalterato; e per converso, di non dar nome d'errore emendabile e di accidente transitorio a ciò che appartiene alle condizioni salde e durevoli della comunanza civile. Chè nel primo difetto cadono i troppo retrivi ed i pusillanimi; nel secondo, i novatori audaci e leggeri. GL’ANTICHI ROMANI con molto senno incominciano dall'insegnar quello che spetta al buono stato della famiglia, perché della comunanza umana l'individuo compiuto non è lo scapolo, ma l'ammogliato con prole o vogliam dire la famiglia, rimossa la quale non rimane intermezzo alcuno che tempri l'amor proprio e la fiera e violenta natura nostra.  L'organizzazione tanto è più eccellente quanto meno cede alle esterne azioni ed impressioni ed anzi modifica con maggior efficacia ed appropria a sé quelle azioni. È da confessare che un gran trovato fece lo spirito umano e giovevole soprammodo alla prosperità del viver sociale, quando mise in atto quello che fu domandato GOVERNO RAPPRESENTATIVO o parlamentare. Se dirai: carattere della nazione romana è la continuità e circoscrizione del suolo d’Italia. E la nazione e nella lingua romana, la letteratura e le arti. Se le origini e la schiatta; le colonie sono tal membro e così vivace del corpo della patria onde uscirono, da non potersene mai dispiccare, e la guerra americana è dalla banda dei sollevati iniqua e parricida. Gran questione poi insorge sulle genti di confine, le quali compongonsi il più delle volte di schiatte anfibie, a cosi chiamarle. Quindi noi vogliamo, per via d'esempio, i nizzardi essere italiani – ROMANI -- e i francesi li fanno dei loro. La compagnia civile comincia là solamente dove gl’animi si accostano, e sorge desiderio di regolato e comune operare. La giustizia apre e chiude i congressi degli dei, non quelli degl’uomini. La voce “nazione romana” nel suo peculiare e pieno significato vuol dire unimento e società d'uomini che la natura stessa con le sue mani à fatta e costituita mediante il sangue e la singolarità delle condizioni interiori ed estrinseche. Per talché quella società distinguesi da tutte l’altre per tutti gl’essenziali caratteri che possono diversificare le genti in fra loro, come la schiatta, la lingua, l'indole, il territorio, le tradizioni, le arti, i costumi. “Nazione romana” vuol significare certo novero di genti per COMUNANZA DI SANGUE, conformità di genio, medesimezza di linguaggio atte e pre-ordinate alla massima unione sociale. Lo stipite umano è ordinato esso pure a spandere discosto da sé le propagini e i semi. E ogni germe nuovo dee nudrirsi del terreno ove cade, non del tronco da cui si origina. Sieno rese grazie publicamente da tutta l'Italia a voi, o Valdesi, che l'antica madre mai non avete voluto e potuto odiare e sconoscere insino al giorno glorioso che è dal divino coronata la vostra costanza, e un patto comune di libertà vi riconciliava con gl’emendati persecutori.  S'io credessi quelle armi che assiepano IL FORO, DICE CICERONE, starsene qui a minacciare e non a proteggere, cederei al tempo e mi terrei silenzioso. Ma il fatto è che quelle armi NEL FORO induceno per se sole una fiera minaccia, tanto che CICERONE parla poco e male, e la paura ammazza l'eloquenza. Dal riscontro, per tanto, di tutte le storie, senza timore mai d'eccezione, e più ancora dalla ripugnanza intima di certi termini, quali sono felicità a servitù, spontaneità e costrizione, ricavasi questa assoluta sentenza che in una nazione civile come ROMA, nessun governo straniero – come Cartagine -- non può vantarsi mai né della legittimità interiore, né della esteriore che emana dall'assentimento espresso o tacito della popolazione romana. Non può aver luogo prescrizione, dove i diritti innati o fondamentali dell'uomo ricevono sostanziale ingiuria ed offesa; e di si fatti è per appunto la indipendenza o dimezzata o distrutta. Ogni cosa nell'uomo è principiata dalla natura e poi dalla ragione e dall'arte è compiuta.Voi stesso l'avete udito? Poerio: E come nò, se rinchiuso è con lui in una prigione medesima? Pignatelli: E è la vigilia della sua morte? Poerio: Appunto è  la vigilia. Sapete che valica la mezzanotte, una voce improvvisa e sepolcrale veramente rompevane il sonno chiamando forte per nome alcuno di noi; e quella chiamata voleva dire: vieni, ti aspetta il carnefice. La notte pertanto che seguitò quel mirabil discorso di Pagano gli sgherri gridarono il nome suo, e fu menato al patibolo. Pignatelli: Sta per mezzo a voi quell'omerica figura del conte di Ruvo? Poerio: Nò, ma in Castello dell'Uovo insieme con altri uffiziali e con l'intrepido Mantone. Nel Castel Nuovo e in quella carcere proprio dove è Pagano, sta il fratel vostro maggiore, principe di Strangoli, sto io, il Conforti, Cirillo, Granali, Palmieri, Russo e due giovinetti amorevoli e cari, cioè l'ultimo figliuolo dello Spanò ed un marchese di Genzano, bello come l'appollino e di cui sente Pagano particolare compassione. V'à una cagione suprema di tutte le cose, cagione assoluta e però insofferente di limiti e incapace d'aumento e di defficienza. Ma se niun difetto può stare in lei, ella è il bene infinito e comprende infinitamente ogni specie di bene. Ciò posto, la cagione suprema è altresì infinita bontà che raggia il bene fuor di sé stessa e ne riempie la creazione ed ogni ente se ne satura, a dir così, per quanto è fatto capace. Tale contenenza di bene è poi sempre difettiva perché sempre è finita. Di quindi si origina il male. Non si chieda dunque perché il divino è permettitore del male, ma chiedasi in quella vece perché piacque al divino, oltre all'infinito, che sussistesse pure il finito. Se il vivere nostro presente è condito di molto diletto e noi incapaci di conoscere e desiderare con ismania istintiva l'eternità, forse potrebbesi giudicare senza paradosso aver noi sortito quella porzioncella sola e frammento di beatitudine, brevissima ma sincera e inconsapevole della propria caducità. Col presupposto della immortalità, bene avverte BRUNO, alcun desiderio naturale non è indarno e alcuna lacrima non cade senza conforto. Con la immortalità non è affetto generoso perduto, non ferita dell'animo a cui non si apparecchi altrove copioso balsamo. Per entro il corso interminato e magnifico de'nostri destini, ogni male vien riparato, ogni speranza risorge, ogni bellezza rifiorisce, ogni felicità si rinnova e giganteggia ne'secoli. Poerio: Quando è possibile strappare dal cuor dell'uomo il concetto e la speranza della immortalità, il consorzio civile medesimo pericolerebbe di sciogliersi e i piaceri e le utilità stesse della vita presente verrebbero gran parte impedite o affatto levate di mezzo. I dotti e i legisti barbareggiavano sempre peggio, e pareva in loro una sorta di necessità tramutata in diritto, e niun discepolo mai se ne querela; e le lettere cadevano in tale grettezza, che nelle prose di Giordani si appuntavano parecchie mende di stile, ma nessuno accusava la tenuità dei concetti e la critica angusta e slombata. Colletta è stimato dai più uno storico sovrano e poco meno che un Tacito redivivo, ed altri istituivano paragone tra il Guicciardini e il Botta, tra Goldoni e Nota. Tale il gusto e il criterio comune. Pochi grandi filosofi non mancavano neppure a quei giorni. Basti ricordare Bartolini nella scultura; Leopardi e Niccolini nella poetica; Rossini, Bellini, Donizetti nella musica. In Italia scemando il sapere e la potenza meditativa, crebbe l'amore spasimato ed irragionevole della bellezza dell'abito esterno, lasciando a digiuno la mente e poco nudriti e mal governati gli affetti. Letteratura e filosofia vasta, soda e ben definita, e parimente larghe scuole e ben tratteggiate e scolpite mancano alla patria nostra da quasi tre secoli e piuttosto ne abbiamo avuto cenni e frammenti, e ogni cosa a pezzi, a sbalzi e a modo d'assaggio. Miei degni signori, il cibo che v'apparecchio è scarso, scondito e di povera mensa, ma è letteratura e non meta-fisica. Non appena l'esilio mi astrinse a lasciare l'Italia e fui spettatore d'altro ordine di civiltà e uditore d'altri maestri, subito mi si aprì dentro l'animo l'occhio doloroso della coscienza, ed ebbi della mia ignoranza una paura ed una vergogna da non credere. Per giudicare alla prima prima che tutto è vecchio e trito in un libro convien sapere dell'autore se nel generale à l'abito di pensar di suo capo. Ed egli evoca nuovi spiriti di più sublime natura, i quali entrano a uno a uno dentro la torre. Spirito del mare. Che vuoi? Barone. Sapere l'essenza del bene e la fonte della felicità. Spirito del mare. Perché lo chiedi al mare? Barone. Perché tu sai o puoi sapere ogni cosa; tu nei silenzj della notte tieni misteriosi colloquj con la luna e con le stelle che in te si riflettono; e tu pur ricevi nell ' ampio tuo seno i fiumi tutti del mondo, i quali ti raccontano le geste antiche dei popoli e le più antiche vicende dei continenti per mezzo a cui essi fluiscono senza posa. Spirito del mare. lo non so nulla (sparisce). Barone. Che tu venga malmenato in eterno dallo spirito delle procelle, e che i tuoi membri immortali sieno rotti e squarciati mai sempre dalle taglienti creste degli ardui scogli.  La coda del cavallo bianco dell' Apocalisse. Che vuoi? Barone. Sapere in che consiste il bene, e dove è la fonte della felicità. La coda. Perché lo chiedi a me? Barone. Tu sai la fine ultima delle cose, e tu comparirai poco innanzi della consumazione del secolo. La coda. Quando io comparirò, io ondeggerò nelle sfere, simile alla caduta del Niagara e più tremenda della coda delle comete. Ogni mio crine rinserra un destino; e ogni mio moto è un cenno di oracolo; ò trascorsi tutti i cieli di Tolomeo e i cieli di Galilei e i cieli di Herschel; ò lambita con la mia criniera la faccia delle stelle, e l'ò distesa sulle penne de' turbini; molte cose ò conosciute, ma non quel che tu cerchi: io non so nulla (sparisce). Dagli Arabi si travasò il mal gusto ne' Catalani e ne' Provenzali, e una vena non troppo scarsa ne fu derivata ne' primi nostri verseggiatori. ALIGHIERI egli pure non se ne astenne affatto; e noi peniamo a credere che a quel genio sovrano venisse scritta la canzone lambiccatissima della Pietra. Sa ognuno che nel seicento, con lo scadere dell' arte, ricomparvero quelle freddure e mattie, e ogni cosa fu piena di acrostici, d'anagrammi, d'allitterazioni e altrettali sciempiezze. Ma per buona ventura cotesta sorta vanissima di pedanteria non sembra ai moderni pericolosa; e dico ai romani, perché appresso gli stranieri non ne mancano esempj; e molti anno letto in un vivente poeta francese di gran nomea certi capricci di metri e di rime i quali dimostrano come in lui siensi venuti rinnovando tutti gli umori e le vertigini dei seicentisti. E nemmanco ci pare immune dalle stranezze di cui parliamo quel concepimento del Goethe di ordire la tragedia del Fausto con questa singolar legge che ogni scena fosse dettata in metro diverso ed una altresì in nuda prosa, onde potesse affermarsi che niuna maniera del verseggiare ed anzi dello scrivere umano (per quanto ne è capace il tedesco idioma) mancasse a quel dramma; nuova maniera e poco assai naturale e graziosa di porgere idea e figura del panteismo. Non può né deve il poeta scompagnarsi mai troppo dalle opinioni e dai sentimenti comuni dell'età sua; chè da questi principalmente è suscitato l'estro di lui, con questi accende e innamora le moltitudini. D'ogni altro pensiero ed affetto, ove li possieda e li senta egli solo, avrà pochi intenditori, pochissimi lodatori; e la favella delle Muse langue e muor sulle labbra se non suona ad orecchie benevole e a cuori profondamente commossi. In Inghilterra il Milton fierissimo repubblicano e segretario eloquente del gran Cromvello, à quasi sempre poetato di cose mistiche e teologiche e nulla v'à di politico, nulla d'inglese e di patrio, né nel Paradiso perduto, né in altri suoi canti. Riuscirà sempre a gloria grande e invidiata d'Italia che la Gerusalemme del Tasso compaja tanto più bella e mirabile quanto più in lei si contempla e considera intentivamente la perfezione del tutto. Certo, il Valvasone è meno forbito ed armonioso del Tansillo, meno fluido del Tasso seniore, meno corretto, proprio e limato de' più corretti e limati rimatori toscani; ma non per ciò si capisce come questa minor perfezione di forma, abbia potuto oscurare nel giudicio de' raccoglitori e de' critici il gran merito dell'invenzione. Che il Milton siasi giovato dell' Angeleide non so, quantunque fra i due poemi si vengan trovando molti e singolari riscontri che non è facile a credere casuali; ma questo io so bene che a rispetto della guerra degli angeli episodicamente introdotta nel Paradiso perduto, il Valvasone non perde nulla ad esser letto dopo l'Inglese e con quello essere paragonato; il che non avviene del sicuro né per l' Adamo dell'Andreini né per la Strage degl'Innocenti del cavaliere Marino, due componimenti che dicesi aver suggerito a Milton parecchi pensieri e l'ideal grandezza del suo Lucifero. L'ingegno poetico, in versificare ciascuno di quei subbietti, tende a spiegare una novità, un' altezza e una leggiadria suprema di concetto, di sentimento, di fantasia e di stile. Dove mancasse l'una di tali eccellenze, l'arte sarebbe difettosa e quindi increscevole. Ci venne osservato (cosa che per addietro non ben sapevamo) la critica letteraria incominciata in Italia con ALIGHIERI essere morta col Tasso e gli amici suoi; e come cadde con quel mirabile intelletto la nostra primazia nel ministero delle Muse, così venne meno la filosofia estetica; e il nuovo dell' arte non fu capito, l'antico fu dalla pedanteria svisato e agghiadato. L'arte critica antica ebbe ultimi promulgatori due grandi ingegni, il Muratori e il Gravina. Della critica nata dipoi con le nuove speculazioni e con le nuove forme di poesia, non conosciamo in Italia alcun degno scrittore e rappresentatore. Dopo Omero nessun poeta, per mio giudicio, può alzarsi a competere con l'Alighieri, salvo Guglielmo Shakspeare, gloria massima dell'Inghilterra. E per fermo, ne' drammi di lui l'animo e la vita umana vengon ritratti così al vero e scandagliati e disaminati così nel profondo, che mai nol saranno di più. Ma le condizioni peculiari della drammatica e l'indole propria degl' ingegni settentrionali impedirono a Shakspeare di raggiungere quella perfetta unione sì delle diverse materie poetiche e sì di tutte l'eccellenze e prerogative onde facciamo discorso. E veramente nelle composizioni sue la religione si mostra sol di lontano e molto di rado; e tra le specie differenti e delicatissime d'amore ivi entro significate, manca quella eccelsa e spiritualissima di cui si scaldò l'amante di Beatrice. Il poeta è dall'ispirazione allacciato e padroneggiato sì forte, da non saper bene sottomettersi all'arte ed alla meditazione. Il troppo incivilirsi dei popoli aumentando di soverchio l'osservazione e la critica e affinandovisi l'arte ogni giorno di più per effetto medesimo dell' esercizio e dell' esperienza e per desiderio di novità, mena il poeta a scordar forse troppo l'aurea semplicità degli antichi, il sincero aspetto della natura e i veri e spontanei moti dell'animo. Il compiuto e l'ottimo della poesia consiste in racchiudere dentro ai poemi con vaga e proporzionata unità di composizione tutto quanto il visibile ed il pensabile umano per ciò che in ambedue è più bello e più commovente. Consiste inoltre nel figurare e ritrarre cotesto subbietto amplissimo e universale con la maggior novità e la maggiore sublimità e leggiadria di concepimento, di fantasia, d'affetto e d'elocuzione che sia fattibile di conseguire. Laonde poi il concepimento, così nel complesso come nelle sentenze particolari, dee riuscir succoso, vario ed inaspettato e pieno di recondita dottrina e saggezza; l'affetto dee correre, quanto è possibile, per tutti i gradi e le differenze, e toccare il sommo della tenerezza e commiserazione e il sommo della terribilità. Tasso, anima pia e generosa, ma in cui (non so dir come) nulla v'era di popolare. Quindi egli s'infervorò della maestà teocratica dei pontefici e aderì alla nuova cavalleria cortigiana e feudale; quindi pure accettò con zelo e con osservanza scrupolosa l' ortodossia cattolica, e nella vita intellettuale quanto nella civile, fu dall' autorità dei metodi e degli esempj signoreggiato. Da ciò prese nudrimento e moto il divino estro suo e uscirono le maraviglie della Gerusalemme. Nel Tasso poi sono tutti i pregi e tutta quanta la luce e magnificenza della poesia classica, e spiccano altresì in lui alcuni attributi speciali del genio italiano in ordine al bello. In perpetuo si ammirerà nella Liberata ciò che l'arte, i precetti, l'erudizione e la scienza possono fare, ajutati e avvivati da una stupenda natura poetica. L'ARIOSTO significa la commedia umana quale la veggiamo rappresentarsi nel mondo, laddove ALIGHIERI fece primo subbietto suo il soprammondano, e in esso figurò e simboleggiò le cose terrene. E come il gran Fiorentino nelle fogge variatissime de' tormenti e delle espiazioni dipinse i variatissimi aspetti delle indoli e delle passioni, il simile adempiva l'Ariosto sotto il velo dei portenti magici e delle strane avventure. Ma certo qual narrazione di fatti umani riuscirà più vasta, più immaginosa e più moltiforme di quella dell' Orlando furioso? Quivi sono guerre tra più nazioni, nascimenti e ruine di molti regni, conflitto sanguinoso di religione e di culto, infinita diversità e singolarità di costumi, e tutto il Ponente e il Levante offrono larga scena e strepitoso teatro a cotali imprese e catastrofi. Quivi sono dipinte la vita privata e la pubblica, le corti e le capanne, i castelli ed i romitaggi; quivi s'intrecciano gradevolmente la cronica, la novella e la storia, e ciò che il dramma à di patetico, l'epopeia di maestoso, il romanzo di fantastico. Non credo che in veruna straniera letteratura possa come nella nostra volgare annoverarsi una sequela così sterminata di poemi eroici e di romanzeschi, parecchj de' quali brillerebbero di gran luce, ove fossero soli e non li soverchiasse la troppa chiarezza di Dante, dell'Ariosto e del Tasso. Né reputo presontuoso il dire che, per esempio, la Croce racquistata del Bracciolini o il Conquisto di Granata di Girolamo Graziane sostengono bene assai il paragone o con l'Araucana dell' Ercilla o coi medesimi Lusiadi di Luís Vaz de Camões ai quali ànno accresciuta non poca fama le sventure e le virtù del poeta; e per simile, io giudico che l' Amadigi del Tasso il vecchio o l'Orlando innamorato del Berni, non temono di gareggiare con la Regina Fata di Spenser e con quanto di meglio in tal genere ànno prodotto l'altre nazioni. Ma non è da tacere che in quasi tutti questi nostri poemi riconoscesi agevolmente l'uno o l'altro dei tipi che nel Furioso e nella Gerusalemme ricevettero perfezione, ed a cui poca giunta di novità e poche profonde mutazioni si fecero dagl'ingegni posteriori; e ne' poemi eroici singolarmente a niuno è riuscito di ben cantare i difetti del Tasso, molti in quel cambio li esagerarono. Scusabile mi si fa Marino e scusabili gl'Italiani, quand'io considero lo stato di lor nazione sotto il crudele dominio degli Spagnuoli, e fieramente mi sdegno con questi medesimi che nella patria loro ancor sì potente e sì fortunata, plaudivano a que' delirj e incensavano il Gongora, meno ingegnoso assai del Marino e di lui più strano e affettato. In fine, gioverà il ricordare che all'Italia serva, scaduta e dilapidata, rimaneva pur tanto ancora di prevalenza intellettuale appresso l'altre nazioni che de' trionfi più insigni e delle lodi più sperticate del cavalier Marino furono autori i Francesi; e per lungo tempo assai nessuno de' lor poeti seppe al tutto purgarsi della letteraria corruzione venuta d'oltre Alpe; testimonio lo stesso Cornelio, alto e robustissimo ingegno, ma nel cui stile nondimeno avria dovuto il Boileau ritrovare assai spesso di quel medesimo talco del quale parevangli luccicare i versi del Tasso. Dal Marino incominciò a propagarsi nel mondo una poesia fantastica e meramente coloritrice, la quale cerca l'arte solo per l'arte, fassi specchio indifferente al falso ed al vero, alle cose buone ed alle malvage, alle vane e giocose come alle grandi e instruttive; sente tutti gli affetti e nessuno con profondità, e nell'essere suo naturale od abituale, canta di Adone, come di Erode e così delle favole greche come delle bibliche narrazioni] Fiorirono in tale intervallo tre ingegni eminenti che forse mantennero alla lirica nostra una spiccata maggioranza su quella d'altre nazioni. Ognuno, io penso, à nominato ad una con me il Chiabrera, il Filicaja ed il Guidi. Dal solo Chiabrera fu l'Italia regalata di tre nuove corone poetiche; mercechè veramente nelle sue mani nacque e grandeggiò prima la canzone pindarica, poi la canzone anacreontica e infine il sermone oraziano; né mal s' apporrebbe colui che attribuisse al Chiabrera eziandio la rinnovazione del Ditirambo. Il Filicaja venne a tempi ancora più disavventurati, e quando più non era possibile discoprire ne' suoi Fiorentini un segno e un vestigio pure dell'antica fierezza repubblicana. Ma il senso del bene morale e la pietà religiosa fervevano così profondi nell'animo suo che bastarono a farlo poeta. Mai né in questa nostra patria, né fuori sonosi udite canzoni così ben temperate di splendore pindarico e di maestà scritturale come quelle del Filicaja. Nel Guidi allato a concetti ed a sentimenti spesso comuni e rettorici, splende una forma non superabile di novità, di bellezza e magnificenza. Certo, se a Guidi fosse toccato di vivere in seno di una nazione forte e gloriosa, non ostante la poca fecondità e vastità di pensieri, io non so bene a qual grado di eccellenza non sarebbe salita la lirica sua; perché costui propriamente sortì da natura Yos magna sonaturum, e ce ne porge sicura caparra la sua canzone alla Fortuna. A me sonerà sempre caro ed insigne il nome di Varano, perché da lui segnatamente, a quello che io giudico, s'iniziò il corso della poesia moderna italiana; e forse la patria non gli si mostra ricordevole e grata quanto dovrebbe. Chi trovasse non poca similitudine tra la mente del Varano e quella del Young, credo che male non si apporrebbe. Anime pie e stoiche ambidue, e dischiuse non pertanto agli affetti gentili, diffondono ne' lor versi un religioso terrore e un' ascetica melanconia che nell'Inglese riescono cupi, inconsolati e monotoni, e nell'Italiano s'allegrano spesso alla vista del nostro bel sole, e dai pensieri del sepolcro volano con gran fede alla pace e serenità della gloria immortale. Varano poi insieme col Gozzi restituì alla Divina Commedia il debito culto; Gozzi con li scritti polemici, egli con la virtù dell' esempio; ed ebbe arbitrio di dire a Dante ciò che questi a VIRGILIO: Tu séi lo mio maestro e il mio autore. Se non che il cantore delle Visioni chiuse e conchiuse l'intero universo nel sentimento della pietà e nei misteri del dogma, e non ben seppe imitare del suo modello la nervosa brevità e parsimonia, la varietà inesauribile e la peregrina eleganza. Se taluno dei suoi piuttosto scarsi scolari volle talora celebrare in R.. l'ultimo anello della catena che da GALLUPPI si continua in SERBATI e GIOBERTI, unanime e il consenso dei suoi maggiori contemporanei e dei posteri nell'affermare il valore pressoché nullo della sua vasta produzione filosofica. SERBATI e più scolastico, R. più civile. Quello quasi sterile in politica, questo R. molto feconda, risolvendo i problemi più ardui e interessanti della vita sociale. Quello è timido, questo R. Coraggiosa. Quello arriva a rifiutare sul terreno pratico le conseguenze de' suoi principii per un pregiudizioso rispetto di casta non evitando il disonore di una ritirata e la deformità del sofisma; R., per lo contrario tutta intrepido si sostenne colla gloria di una vittoria, colla dignità di una rigorosa coerenza, e colla bellezza di una vera argomentazione. SERBATI in un bel momento di sua ragione scrive stupende pagine sulla riforma del clero; poi ha la debolezza di ritirarle, impaurito dalle minaccia dell'indice. R. è oggi quel che era ne' primi giorni della sua vita pubblica, e non sa temere altro autorevole indice che quello del buon senso. Nel suo saggio, intitolalo “Del diritto” (Scolastica, Torino) i ammira il coraggio della coscienza di un filosofo, e la prudenza d'un uomo di stato. Riguardo poi ai pregi della forma, SERBATI è semplicemente filosofo, R. è un filosofo-oratore. Nel primo spicca la pura meditazione, nel R. si unisce il genio che feconda il deserto delle speculazioni metafisiche, delle avanzate astrazioni. In SERBATI vi ha una ricchezza povera, cioè una stiracchiatura di poche idee in molte parole, quasi diffidi della memoria, e dell'abilità del lettore. In R. vi ha una povertà ricca, cioè molte idee in poche parole; il che appaga l'amor proprio del lettore, e ne fa liete tutte le potenze della ritentiva e della ragione. Altri saggi: ““Dell'ottima congregazione umana e del principio di nazionalità romana e italiana” (Subalpina, Torino); “Pagano, ovvero, della immortalità”; “Dai Torchi della Signora De Lacombe”; “Prose letterarie” (Barbera, Firenze). Terenzio Mamiani della Rovere. Rovere. Keywords: confessioni di un metafisico, il rinnovamento della filosofia antica italiana, Vico, Cuoco, Cicerone, Roma antica, gl’antichi romani, il foro, il caso di Nizza, la communita di sangue. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Rovere” "Grice e della Rovere," per il Club Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia. Rovere

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rovere: la ragione coversazionale e l’implicature del Deutero-Esperanto – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio. Direttore della revista “Universale.” Membro dell’Unione pro inter-lingua, già Unione pro Latino Internationale. R. elabora un nuovo progetto ispirato aquello di PEANO (si veda), e lo nomina Latino internazionale, dal Inter-latino. A B. viene solitamente attribuito anche un altro progetto di lingua filosofica, denominato genericamente Esperantido. Pubblica la Grammatica de latino internationale,il Manuale pratico di Interlingua, l'Interlatino e il Vocabolario internationale Interlingua-english-français-italiano. =e—È—@%6w&b&€——@_ + terror | i % | AA E il Mamiani: « In ciascuna cosa la natura comincia è l’arte perfeziona, ‘E ottimamente l'Abate Fornari: Che sia naturale - efficacia è cosa certa. e da questo io argomento che ‘ pi: ella è pure, o può essere, arte. Imperciocchè, l’arte i che altro è mai se non, come dice il Davanzati, una fabbricata natura? Dove opera la natura, può l'industria È dell’ uomo studiare i moli che quella tiene e, imitan- doli o secondando o ndo, Baone l’arte. Non fan cose, ma si regsono tv una V Sn sì che come ore la DAR non incomincia, |” EG nou 700D perazione, ivi senza dubbio la i ha luogo.. Può questa non essere ancor nata o nascer falsa, per poca 0 storta osservazione della natura; ma ciò non. inferisce che la cosa è impossibile. Confidiamo, dunque, cd A i avere a trovare un’ arte dell’ eloquenza, e tanto più alacremente ponghiam la mano all’ Dori quanto più eccelso è il segno a cui miriamo ». SERIA A AE conferma di queste parole. Costanza. — Che è la favel DE madre natura siamo forniti della favella, ma ciò che costitui munichiamo. coi nostri simili, questo è tutto. due; E dove 1° uomo non avesse trovato in gent Lio dio del mesifestare i moti. citeremo wa esempio la. se non un’arte?t— | lel potere di servirci sce il linguaggio con i; V) interni dell'animo; dove non ci fosse stato nel linguaggio naturale d'azione il primo anello di comunicazione onde poter procedere a quello artificiale in gran parte e convenzionale, quest’ultimo non sarebbesi mai inventato, L'arte pertanto, come accolta di precetti, non sarà mai che il giudizio nutrito e perfezionato (e questo, ossia le sensitività fregate di molte sperienze impresse nella memoria, e compendiate, chiamasi 749/026) un corredo di rapporti in memoria. È dunque un non capire lo stato della questione l’ inchiedere se abbiano da tenersi a vile i libri de’ precetti retorici od altri o se sia da deplorarsi 1’ essersì radicato negli animi il detto antico che il parlar preceda la grammatica, some ogni prima pratica l'arte, © che 1° eloquenza esiste d’ assai prima degli ammaest ramenti de’ retori come ispirazione di natura. Imperciocchè la natura deve necessariamente esordire, € poi l'arte da essa aiutata proseguire, dirozzare; sicchè se l’eloquenza è il cuore che naturalmente parla, U arte è la ragione che lo rischiara e conduce ». | Chiuderemo con Dante (Paradiso): Opera naturale è ch' uom favella; Ma così, o così, natura lascia Poi fare a voi, secondo che vabbella, dE” LE si ose Di qualche argomento ognun sa parl non sarà capace di aprir bocc politica, ma saprà tenervi | parlandovi delle vivande - Narra Montaigne (della sua carica a Carafa, are. Un cuoco a intorno all’ economia a bada mezza giornata ch’ei sa ammannire. (Essais) che avendo chiesto d un maggiordomo del Cardinal il personaggio gli fece un discorso di questa | Scienza di bocca con Una gravità ed un contegno ma- | Ristrale, come se gli tenesse parola di qualche impor- tante questione di teologia. Gli parlò della diversità Tra appetito e APpetito, del modo di stimolarlo, delle diverse insalate, della police, delle salse ecc. ecc. Dopo 1ò entrò a parlare in merito al servizio con belle ed Portanti considerazioni e tutto ciò gonfiato di rieche agnifiche parole, quali si impiegano per trattare ;soverno di un impero. store che non sa ] Iscorrere Particolari Vv alle sue finestre, in > un venditore cli fiammiferi, parlò di segnito della sua merce, senza mai | 4 iocchezze. SI e EIA In materia adunque di propria competenza ognuno sa parlare. Ma altro è sapere parlarne, altro è sapervi tessere un discorso. Appunto, e quì sta la difficoltà, come qui Sta lo scopo del nostro modestissimo lavoro. Tutti conoscono le proprie faccende, pochi sapreb- bero farne una narrazione ordinata, pochissimi questa narrazione saprebbero aiutare con argomenti tali da convincere gli astanti, confutare le obbiezioni, demo- lire gli avversari. Ma se queste persone interrogaste ordinatamente, se presentaste loro le possibili obbiezioni, se suggeriste i dettagli possibili, non ne ricavereste un ordinato racconto? Gli ignoranti non sanno nep- pure raccontare la propria vita, chè ad ogni momento RE: ritornano sui loro passi. Ma interrogateli con metodo e ne otterrete un racconto hen netto ed ordinato. Perchè adunque non si potrà supplire con date regole fisse a queste interrogazioni ? L’oratoria ha, bisogno dell’ invenzione LA AO della «disposizione IS dell’elucuzione EST) Girca quest’ ultima parte, il saper ciuè esporre le cose in maniera conveniente, molti scrissero e serivono tut- todì. Ma sulle prime due parti da molto tempo si scrive È assai poco. ; Anticamente i precettisti eran molti, poi sminuirono perchè l’amore per l’eloquenza andò decadendo e perchè i le loro regole eran troppe e troppo complesse. Fors'an- i che:siì pretendeva troppo. Le vostre regole, si dice, non danno l’eloquenza a Di chi ne manca. Ma, adagio, e come volete dar ; l’eloquenza a chi non ha adatto 1° ingegno? E come volete che Tizio Vimprovvisi un discorso sull’ astro- nhomia, se d’ astronomia è digiuno? E come esigete ch’ pi senta subito la fallacia di.un ragionamento s0- fistico se la logica non sa che sia? Come volete Dein una parola, ch’ ei sia eloquente se non ha vasta col vi: Da > Conoscenza degli uomini, della vita, delle leggi, Se non bazzica mai con aleuno? Apprendetegli tutto CID € poi vedrete che coi nostri precetti diverrà buon _ Oratore, i SE S ini sa SCOPO nostro. Noi vogliamo de cameo di ju Ù mite delle proprie cognizioni = sà | 8COrSO nuo SOR un completo ed ordinato di ‘© ‘0 Scopo del nostro lavoro. I precettisti, lo abbiam detto, furon molti: da Quin- tiliano al De Colonia se ne conta un numero non lieve. L'ultimo però che abbia presentato un complesso or- dinato di regole per improvvisare un discorso è PAvv. Aureli. Col quale ci è caro trovarci in questo campo | rl’accordo, mentre dissentiamo profondamente da lui în altro suo studio. 28 Egli parte precisamente dal concetto concetto RA antichissimo — di stabilire un contesto generale di interrogazioni ordinate, o per dir meglio di punti comuni c ordinativi delle proprie idee per qualsiasi ar- gomento da svolgere in un discorso ». Il suo lavoro sotto questo punto di vista è abbastanza buono, seb- bene deficiente in molti punti e mancante in modo assoluto di esempi, difetto questo gravissimo ; impe- rocchè, come ben dice Veronesi, il limitarsi a dettar tti por insegnare l’eloquenza, senza mai regole e prece rebbe come voler portar discorsi di uomini eloquenti, sa insoenare il minuetto, deseri vendolo soltanto e senza vt. mai farlo vedere in atto. ì moderni dividere le eloquenza in sacra © Foo politica forense SR Ho è ui SR, in ut sacro no i muovere la volontà a praticare i precetti del Va. gelo. Prende il nome di omelta quando spiega il Van: | cina ossia Seo qoerai € a) Si ( SS di Tea quando. è e. religiosa; di discorso funebre se è un defunto. L'elugnenza sacra sarà politica e alla forense, perchè m 3 delle condizioni principali dell’ eloquenza : la lotta. if Difatti, per quanto l' eloquenza del foro sla più Udc che quella del pulpito, pure abbondano i bravi AVVO- cati e scarseggiano i bravi predicatori. anca in essa uma ha tutto il tempo possibile di studiarla; non si hanno | ‘a temere confutazioni, incidenti imprevedibili, obbie- | zioni a cui non si poteva prepararsi; mancando la. molto eloquenti, di saper convincere. Eppoi il predica- | alisposto anticipatamente a credere a tutto quanto sarà petto dal de Senza un avversario da atterrare, : di ta dini; (i feta. ece.; ma damn con- : pr Son cose vecchie, come vecchie sono le ra- i ch'e n egli esporrà per sostenere la tesi propria: improvvisato nè da una parte, nè dall’ altra, LaIpo di Ono pro: DIRE d0L orazione fatta pet, Nella predica non c' è mai nulla d° improvviso, 00 . tore ha generalmente l’ uditorio favorevole, un uditorio mai sempre inferiore alles “lotta manca sia l’interesse che la necessità di essere Ria lat ii il mezzo e la nocpssità di essere sogni, $ sa È ‘parte, perchè il 7, avversario ha et di convincere l’uditorio del contrario e lo tenta in tuttii modi. dos ra : Le orazioni sacre specialmente le omelie — ic essere in stile piano ed affettuoso, i sacri | testi non debbono essere citati con soverchia abbon- danza, nè in modo assoluto mancare. Tenda l’oratore a combattere ogni obbiezione possibile, a non lasciar. 3. - ‘adito di sorta alla contraddizione; elevi l'animo degli — uditori con le consolazioni della fede, cogli esempii dei favori ottenuti dal cielo; conforti additando i sen; 1 3 tieri della speranza; ferisca i vizi del secolo non con i | SS RIG declamazioni, DEE o lungaggini, ma dimo- 3 | strando luminosamente com’ essi conducano alla per- | dizione e non invada poi mai campi non suoi, entrando d È in argomenti profani, ma circoseriva il suo dire alla’ x i I materia sua. Procuri di dimostrarsi sempre pio, virtuoso e 88°) piente 6 traduca assolutamente nella pratica della sua i vita quotidiana tutti i precetti Lr dal Rote So us L’ eloquenza Politica 0 civile tratta dell’ammistra zione dello Stato, delle riforme delle istituzioni, di quanto concerne insomma Il pubblico bene. L’ oratore civile deve usar e una grane chiarezza, sorosa ; deve avvalorare il @, non cadere in continue resente la eravità dell’ as: prosperità, il miglioramento il popolo per indurlo a qual. che importante ri Ì 0 per rimuoverlo: da qual dI divisamento, è ; rtante saper ben muovere gli ’attetti. Cc0, a titolo di Curiosità, quel che scrive Edmondo De Am Amicis, di Castelar, uno dei migliori oratori spagnoli TEA DE E ASOTERAE vince e trascina amici n torrente n: nemici con u di poesia e di questo Castelar 7 noto in tutta Europa, è veramente | ‘a più completa espressione I ge il culto della dp di 7 la sua eloquenza è musica; il suo ragionamento è schiavo del suo orecchio; ei dice o non dice una cosa, 0 la dice in un senso meglio che in un altro, secondo che torna o non torna al periodo, ha un’ armonia nella mente, la segue, la obbedisce, le sacrifica tutto quello che la può offendere; il suo periodo è una strofa; bisogna sentirlo per credere che la parola umana, senza misura poetica e senza canto, sì possa avvicinar così all’ armonia del canto e della poesia. È più artista che uomo politico, ha ‘d’ artista, non ma il cuore; un cuore di fanciullo, inimicizia. In tutti ‘i suoi nelle Cortes non ha solo 1’ ingegno, incapace di odio 0 discorsi non si trova ingiuria; mai provocato una seria questione personale; non ricorre mai alla satira, non adopera mai 1’ ironia ; nelle sue più violente filippiche non versa una dramma di fiele; a prova che, repubblicano, avversagio | di tutti i ministerì, giornalista battagliero, accusatore osercita un potere, © di chi non è ‘ fanatico per la libertà, non s'è fatto odiare da ‘DO: suno. E però i suoi discorsi $i godono e non Si to: mono; la sua parola è troppo bella por esser terribile; ingenuo perchè ogli possa eser- il suo carattere troppo 1 influenza politica;, egli non sa armeggiare è buono che a pia DE e questa n'è un perpetuo di chi eitaro un? tramare e barcamenalsi; egli non orande, è t e al lendere; la sua eloquenza, quando è pui Ol Sere ed a Sp TS cuni L enera; i suoi più bei discorsi fan piangere. ra; i ‘per lui la Camera è un teatro. Come i pocti MIMO ‘visatori, per aver l’ ispirazione piena e serena, egli ha 1 2 bisogno di parlare a Quella datà ora, in quel determinato punto è con ‘quél certò tempo libeto dinanzi. Ùa sè. Pèrcid, il giornò che deve patlaré; prende le sue, ILE misure col Presidente ‘della Camera; il Presidente die i spone în modo thè gli tocchi la parola quando lè ‘tribune Soho affollate e tutti i deputati al loro posto; il Î suoi giornali annunziatò la serà innanzi il suo die scorso atfinchè le signore possano procurarsi il biglietto; ‘egli ha bisogno d’aspettazione. Prima di parlare è in- ‘quieto, non può posare uù istànte, entra nella Camera, esce, rientra, torda al discire, gira pei corridoi, và. ci biblioteca à Sfogliare un dibrò, scappa nel caffè ‘a bere un Biechier d’acqua, par preso dalla fe CATE sembra che nòn saprà DR due i, 7 do rà Tidere, che si farà fischiàte ; del suo discorso non gli Timane una sola det ludida nellà mente, ha confusò | tutto, ha dintenticito tutto. Come | gli domandano sorridendo gli amici. va il polso? i ; po Giunto il mo SOLA solenne, sale al suo banco col capo basso, tire: SUANL, pallido, come un condannato che va a RR assegnato a perdere in wn sol giorno la gloria Ae: oria com _ Ù È ; paro ti - (uistata in tanti anni e con tante fatiche. n fù: to mento i suoi stessi nemici senton pietà del suo » stato. volge uno sguardo intorno e dicesi — suo coraggio si rinfranca, la. sh N° Egli si alza, Seneros! E salvo; il 9) mente si rischiara, il suo discorso gli SÌ ricompone | testa come un arietta dimenticata; il Presidente, | pros, le tribune spariscono; egli non vede più che. o do05 non e DIRE CHO la sua voce, non se ente Ta cose: « to non I più ii i ni iu Di c peo geuti e Pisi lontani slo. nol Sua mai i aa "inter romperlo; egli fa balenare a suo bell’agio Dim pagine cala sun MER a VEE da PINCO e coro Qr N così vestita, n ioni bella anch'essi; © astelar è sienore dell’ Assembléa: tuona, sfolgora, strepita e scintilla come un fuoco d'artifizie» AUisgae i strappa grida di entusiasmo, i TUR, immenso | Deguie d' po o seme EROE testa in visibilio. Tale è questo famoso Castelar, pro- fessore di storia all’ Università, fecondissimo serittore di politica, d’arte, di religione ; pubblicista che raz- zola cinquantamila lire all'anno nei giornali. d’Ame- tica, accademico eletto ad unanimità dall’ Academia espanola, segnato a dito per le vie, festeggiato dal popolo, amato dai nemici, giovane, gentile, vanerello, generoso, beato >. L'eloquenza forense è quella del Foro o Tribunale. Il Cantù così la tratteo:o cD 3 Ì Demostene presenta la perfezione del talento d° av Sai € vocato, l age « sione, | accortezza del ragion « del sofisma, l’arte di con È D « É modello della br vc che io ce Ri pt Una prodigiosa fecondità di prove Mezzi, Ì A i Ta ] e di non tendere che alla sua sa, la quale cogli Svolge in tutti i versi con in- leloquenza orale, l’ eloquenza di viva sa n | Tnt contatto immediato col popolo La pci di ; che spesso toccano ciò che vi ha più AA Ri i Xabe umano, e talvolta più politiche che giudiziarie. È: È ivi che essa si trova faccia a faccia col popolo FORA presentata da dodici cittadini eletti a surte, che 0gel. son vostri giudici per tornar domani quel che erano Jl giorno avanti e confondersi col popolo a eni IPRULSE tengono e di cui partecipano a tutte .le opinioni. E ivi dove Peloquenza ha un Campo v riceverne tutte le impressioni, a subi zioni, tutto il potere. Il Vero € impossibile, negarlo 3 Si trova solo alle assise ed è ivi che le anime elette riporte da lusinghieri e Più sinceri. Nej per l’eloquenza, si è legati, il votante, la rielezione. ergine, pronto a rne tutte le sedu- Liù ampo dell’eloquenza, è E IE dI andato alla Camera ne e da cui egli spera e si vota per tutto a tali più Seduee i cultori, pel partito che h che ve lo mantio Alle assise invece Vi e leloquenza può strappar si AUindi sarà sempre il campo Auenza e pe suoi verace impressione, giudici, Ivi. hte per l’elo- del L'eloquenza accademica abbraccia argomenti scien: tifici e letterari; son discorsi recitati generalmente nelle scuole, nelle accademie, in adunanze di uomini — colti. Le conferenze scientifiche o letterarie sono oggi abbastanza in, voga, ma riescono sovente assai mono- tone, perchè il conferenziere manca di brio, di spirito; | ed usa un linguaggio troppo astruso pei profani. Simile all’accademica è Peloquenza polemica. x x ori on INTRODUZIONE CONFERMAZIONE 0 sostanza CONCLUSIONE o chiusa. GUSiRi a lor volta | si RO Pi in ‘incipio o esordio — che ha per iscoperdì i dla benevola attenzione dell’ uditorio mostre | importanza, la ‘novità, 1” Uta, ola P del soggetto. : ne — colla quale si onu olgere. TA n DI aha O'CELtO DI definizione — celvè, quella che delimita il soggetto è o serve Q quindi di complemento alla proposizione. i partizione = colla quale sì stabilisce la divisione che: si darà al discorso, sì annunciano i punti salienti del medesimo, o gli oratori a cui separatamente: si risponderà, se sì tratta di una risposta. La Coxrenmazione è la vera sostanza del discorso e. consta: — della narrazione o esposizione del fatto che è causa Î del discorso. Da | della descrizione — delle, qualità intrinseche inerenti. °° {$}W n al soggetto trattato. o delle relazioni = o rapporti di confronto ch’ esso ha. as con altre cose. i | Tela dimostrazione — ch'è la parte deli discorso de-- stinata a convincete 1 uditotio. i La cimusa finalmente si suddivide in : conclusione — brevissimo riassunto di quanto. si; disse. nella dimostrazione. ricapitolazione — ripetizione sommaria di tutte poI cose, ; esposte. «NE i Me perorazione — punte destinata a commuovere 1 udi: dia torio. ST: consistente in LRocHe Elo destinate a rin: 5 TRSCE i ceri STATA Vo) Jolgimento. di lle parti del discorso Introduzione - Esordio. studio principio esordio per INSINUAZIONE (IMPLICATURA – GRICE) -- insinuazione di | esordio ez-abrupto tà di esordio principio, o meglio prcemio, ui né UR accennare l'argomento Senza COR nè. UE: di pa- i Sia i benevolenza e magari la di i fi ascoltanti. Tante. volte non tutto questo ci occorre. Sovente siamo certi dell’ attenzione. del pubblico, lo vedian pes pender dalle. nostre no È ten 0 e è inutile e nociva. Nociva, perchè l'esordio ha da esser breve, di una brevità proporzionata al discorso, ma È . nza riciri è fronzoli inutili, Un esordio troppo f semprese a sospettare povertà di argomenti nella . lungo induce sostanza del discorso. È Altre volte può accadere che della benevolenza dell’ uditorio siam sicuri, e non ci rimane altro che accaparrareene l'attenzione. csi Ecco qualche esempio di questo penere d'esordio. Di e Ho da parlare dell’uomo; e 1’ argomento che Studio mi avverte che io debbo parlare a uomini; | poichè non si propongono questioni simili quando si tema di onorare la verità. fo difenderò adunque con confidenza }a causa della umanità innanzi ai saggi che a ciò m invitano, e non sarò scontento di me Stesso, se mì renderò degno del mio argomento e de? Imei giudici ». t] (Roussrau — Discorso sull’ origine © fondamenta della ineguaglianza degli uomini [17583]. i Signori, era mio divisamento di aspettare che la a degli oratori iscritti contro il trattato fosse vicina . LS prima di chiedere la parola, onde non N essere costretto ad abusare della vostra sofferenza sorgendo per due volte a parlare; tuttavia gli attae chi contro il trattato furono tali, le insinuazioni contro la politica ministeriale furono di tale specie e le ini i terpellanze e le domande furono così numerose che | 3 ‘jo estimerei di fallire a quello che debbo alla Came «a quello che debbo agli oratori che mi hanno prece: DIRE duto in quest'arringo, a quello che devo al Ministero — e a me stesso, se io aspettassi più oltre per sorger “a difendere la politica ministeriale ed a ribattere le accuse di cui fu fatta segno. > x Cavour — Discorso alla Camera 6 Febb. 1855. NI 2 ( Signori, vi ringrazio di quoste accoglienze ( «che mi confortano; dacchè (non vel nascondo) mi levo a parlare oggi senza trepidazione. Alle., della parola non sono più nuovo; ma io non ho que maniera semplice, domestica, casalinga che {senz essere didascalica) ammaestra € diletta, ou è t tt ‘minzione di forma e di affetto; non quello stile smt “gliante che, nutrendosi d'immagini, di motafi re e di antitesi, commuove e trascina, ferisce e risana DA Gua neppure quello scoppiettio «i frasi, quel fosforo nel I hf x RE sia gorgheggio peo) ch'è rop Di ì pra Men 90 } sto Gircolo, al quale mal si ad: oncitata ed a sbalzi che alenni oratori di que dice il tumulto d' una parola e pare eloquenza nelle assemblee popolari. c Senza che; o signori, quando i0 penso che da que- sta tribuna voi avete udito il fondatore del nostro Circolo, Francesco De Sanctis, il cui ingegno critico è ammorbidito dal cuore, ed altri illustri cultori delle scienze e delle lettere; sono indotto a dire a quella egregia signora (1), la quale mi ha spronato a parlare: se la punta del rimofs0; come cosa nuova vi alletta; sarete certamente paga dopo di avermi ascoltato. Le. gentili pressioni mi hari vinto e se il Bonghi, che ha anni parecchi più di me, fion seppe dir. no ad una Signora, sono io in colpa il’aver detto sì? (Coxrs G. Capiniiivà — Conferenza. al Citeolo Filologiéo di Napoli); « Se invece che un modesto . fossi în questo momento un È del primo grido del bamb linanzi, n i i] RI VOL cultore delli medicina, io poeta, potrei, parlandovi I > . » e mo che nasce, farvi sfilare ente di immagini vivaci, tutti i sen” R (1) La Baronessa Manin LIO, ‘amna Dé Riseig Guevara, dei Duclif b> li eat Ga aaa ni PS o A cis ‘tuosi, SE animo. Conferenza del dott. Cesari CATTANEO: L'esordio per insinuazione è quello in cui si nas : RAS ca tutta prima la propria opinione e la si vien di se ne aggiunge | Roussn scienze e AU — Se il ristoramento delle delle arti abbia contribuito a purificare i e Ostumi ANIME IETORAE « Veggo, Ateniesi, gli affari presenti pieni di diffi | denza e Do porelia molti sono stati negletti, | senza che sia riuscito profittevole il ben parlare; e [i ogli altri si discordano gli oratori, perchè chi ìla intende a un modo e chi a un altro. È il dar con- | siglio, che è cosa per sè molesta e difficile, più difficile. 96 EA teniesi, la rendeste voi. Imperocchè tutti gli altri E È omini sogliono consigliarsi prima degli avvenimenti, w i Voi dopo di essi. Di qui nasce che per tutto il tempo che mi torna a mente, 1 riprensori dei fatti vostri ta o riportato lode: di savi e sinceri parlatori:. ma le asioni più utili vi sfuggono. Contu ttociò, dopo molti | : pensieri, mi levo a parlare confidandomi che ove VOTE gliate, lasciati i tumulti e i contrasti, sato sa La ascoltar me come | dice a chi sta per deliberare sopra negozi di tanta anza, io farò tali proposte da migliorare le cose. Do senti e da ristorare i danni procurati di a iugfenor he = DasosmENE - — Orazione intorno alla Pheosi VISSE esordio ex abrupto non è. veramente un ‘esort io | perchè i lascia da parte. qualunque preparazione d Ì si prorompe in ‘eselamazioni repentine. De ‘Eccone un esempio. « Avrò dunque io durato tante 00 Ù messomi i tanti IE per disfare, e e non iFieupara la p ASP li _ 0 italiano 0 toscano, ma fioren- tino e antico fiorentino, patità l'animo di veder con questi occhi abbatter fe mura di Firenze come se fosse Dl: un ignobil castello? | mia Ka me, non dic Ta FARINATA DEGLI UsrRtI — Dalle « Storie Pa Piorentine » di Scipione Ammirato. Nell’esordio si usa sovente la diminuzione, che ha luogo quando, a schivare la taccia di persone vanaglo- (0) riose, sì dice meno di ciò che si vuol far intendere. n! «€ Se non sono affatto privo di ingegno, 0 giudici — e he Sento quanto tenue esso sin — ‘0 se alcun eser cizio di ragionare ecc, > CICERONE — Oraziorie a difesa d’Aulo' Licinio Archia poeta). EM dda Credere, che Voi, 0 giudici, maraviglia | Prendiate, onde ciò sia, che tanti oratori sommi ed uomini o stando assisi, io, anzi che altri, mi | sia in più evato. ire È A Ò P, Vale a dire colui, che nè d’età, nè n ; d ingegno, Dè d’autorità sono dla esser posto con questi, che siedono, a paragone. » si Se, come, e fin dove nteresse comune l’opera sua 5 (a ) Ministro BARAZZUOLI a Genoy DA DALLE CIRCOSTANZE DI LUOGO. « Signori — il vostro egregio presidente, marchese. srancesco Carega di Muricce, che non dirò vecchio i mio amico, perchè in lui perenne è la giovinezza dello spirito, invitandomi a questa conferenza, mi ha provato, — ch'egli fa a fidanza con la cortesia e l’indulgenza di | tutti voi. Ed io, per esser cauto, avrei dovuto dir no si all amico mio troppo audace: ma il pensiero mi corse sia queste ridenti contrade, alle quali mi legano tanti. ricordi della prima giovinezza, ed eccomi innanzi a Li invoco Monsall e SERI Ea uditori. Qui, N È ae declivii Cavensi,, venni spesso neg sia anni. {miei primi, e la dolcezza di quelle primavere e edi quegli > autumni qncor dentro mi suona. Trassi così, da co °° | contemplazione del bello, l’abito, che non ho I, più solitudine del pensiero, rinfrancandomi, tra DE pur | gioie dell’arte, dei dolori e delle lotte politiche. E ripensai anche, o Salernitani, alle vostre 8 arie e a e pa ai o de 10 600) % LI, dl So 40 voi liberamente di eletti studii e di nobili imprese. Della vostra Salerno narra Livio, chiamandola - Castrum Salerni; il che prova che forti rocche dovevano custo- dirvi anche prima che, a tenere in freno i Picentini, parteggianti per Annibale nella seconda guerra punica, fosse tra voi fondata la colonia romana, della quale Scrive Strabone. Antichissime le vostre origini, si perdono nei vestigi delle Colonie Tirrene o Pelasghe; e florida città foste, dopo la longobarda conquista, chè Paolo Diacono vi annovera tra le opulentissimae unbes della : SERRA Campania, insieme a Capua ed a Napoli mi a. Io ripensai, 0 Salernitani, alle gloriose iniziative ecc 5-9) (Conte G. CaprrebLi — Conferenza nella sala dell’ associaz. liberale democratica di Salerno). L’ austera maestà di Gheorora gi diffond quello che ci circonda parla troppo cloquentemen del grave lutto che ha colpito la diletta nostra Patria. Sac. Dott. LuonELLI — Disconeo i commemorativo. pei caduti. dip Amba Alagi. JES ni Dari CIRCOSTANZE BI TEMPO. wi | Dott. |Doxvivo Noskvzo, i, tenuta alla scolaresca riunita in Borgo sesia nella ricorrenza Gul 50. ann. dello — Re ca } Ù la DAGLI UDITORI. n nOi RI NA CaTSono l’esordio da tanti de asconani “come ‘soleva a mò d’esempio praticare Cicerone è op, piene: eo se sono DE peg: ‘Gobi s6 CO 0 ig come. UO: t ce nelle assemibloo. i EOSONE c Benchè tra voi mi paia veder molti aver Ta mente sì calmaela fede sì ferma e l’anima sì devota che per la | presente calamità non si muova o turbi, ma a guisa di duro scoglio sia più tosto atta a rompere le tempe- stose onde di que:to mondo che lasciarsi da loro muo- vere e travagliare, e che queste impetuose tentazioni | Siano piuttosto per chiarire la vostra virtù che per tur- - can barla, pur nondimeno vedendo alcuni ecc. » "e È SF S. CieRrIANO - Discorso al popolo in cupo di POSERO 3 -5) Da ca ct Ha PRECEDUTO NEL DISCORSO. cA voler fare il mio debito, mi i converrebbe Du far altro stasera, che ringrazia re il magnifico M Pietro E delle parole onorevoli, che per sua cortesia ha dette di me, e laudare la sua magnificenza. ‘del dotto e caldo fficio, che. così è Sprovvedì favore della liber tà. z - ‘atamente ha 1 fatto a BArToLOMEO 7 Seta Orazione: nell Accademia. degli Uniti in Ia sa 6) Datr/ csATORE tino. » Jo devo l'onore di parlarvi a quel. carati er SER | mità con cui i miei concHiadins vollero i ii da un Mi; col on voto a A in Consiglio. uo "USE (EDO arno mi a G cca “madre di Vonezia, diede le i velio, i — questa. fiducia con cui Governo, Provincia e Comune mi consegnarono IE immensamente duraturo e l’immen: — iam fragile, mentre | mi ic mi a di a ch or _ ‘Das nella sota si cinpertura del Ho di a SR : >. d'eta = ia Dar ‘SUBBIRTTO. IN, DiscoRSO dell Memore È dA TRS Che ìl tema Î quale e d ni. Le discepoli, rinnovelli in voi i nobili ent usi RO iS le vibrazioni all'unisono del sentimenti La Ò procuratevi dal facile oloquio, dalla copia «li dottrine SO leggiadra parola e dal garbato. put dre. de — dd egregi Colleghi che mi precedettero in queste confe renze, non lo sperate. «Non vi intratterranno oggi eroiche azioni, grandi imprese, generose iniziative, sublimi ideali. Il compito mio è più umile e più modesto, come più austera è la scienza dei numeri, e chiacciato è l’aere che d’at- torno vi aleggia ». SI «Buzzi — Conferenza sull’ insegnamento dell’ aritmetica). ( Dispiegati alle patrie aure savonesi, 0 simbolico prezioso vessillo. Tunonandrai colla gloria delle battaglie i 9 4 . . Ù accrescere l’alloro degli eroi e le lacrime delle madri. È Ta a mari procellosi e terre lontane, Ma come omestico palladio ra lerai Î "a È i ecoglierai a te d’imtorno una nume- 1 gia di gente che lavora e vuole che gia tant prospera quanto è SERRE uanto è bella la terra in cui siamo nati c Allarga le ali tue, o vessili di sotto di esse, quanti pensano o diletto, e si abbraccino © studiano per l'umano e segno; i e ad ess nipoti È che il popolo savonese non conosce le è uni le Imvidie; chiede. “dei È AG È A 5 LAN solo giustizia. per i suoi traffici e per i suoi ce nè. ad altre gare si accinge. che non siano quelle desti". 7 nate a rendere, colla gagliarda e onesta ; Cono a più fiorente e Yigorosa l'economia nazionale. e “a Eco Mostrati,. 10 patriottico vessillo, a o Dean SORBCE. “grande patria italiana sono amici della civiltà rivendica Gamperta. — Discorso al Corpo Legislativo. 9) DA UNA 0 PIÙ COMPARAZIONI. Ri. c Chiamato dalla fiducia, altamente lusinghiera per me, cli questo onorevole Comitato dell’Accademia di scherma fra i dilettanti delle quattro scuole di Venezia, all'onorifico incarico di tenere una breve conferenza che serva di prologo, dirò così, alle brillanti frasi scher- mistiche che stanno fra poco per scaturire dai rino colloqui fra ferro e ferro ; io volgo estatico gli occhi ame di ; per jono di religiosa “dai d intorno, per contemplare, pieno di religiosa Ammrazione, questo meravi i a di cui ogni pi glioso monumento parlante etra attesta una vittoria e una conquista el Y . UN { i g RI Mare immense dove i Veneti oscurarono la gloria dei Fenici e de lo scettro e vi » Cartaginesi, dopo averne ereditato lè sno ali vit Umpero; spiegando il leone di S. Marco È di i di 0 su tutto l'Oriente, fino alle antiche oe taMmani; ; FE i Mo Mentre Marco Polo conquistava, mo. su qu ralmente, l' impenetrabile impero dei Mongoli e dei fgli del Cielo. Allora la mia mente trasognata e in balia (li quelle astrazioni telepatiche che divagano nel mondo N deifantasmi,sitrasportaa quei tempi gloriosi del medio È cvoitaliano, ovesi vedevano come dice l’Alichieri: ò È . Cavalier mover campo iù E cominciare stormo, e far la mostra, 3 y Ò e gir gualdane, Ro Ro Ferir torneamenti, e correr giostra, si ; ss Lal i R RA — Quando con trombe e quando con campane, | i | Con tamburi e con cenni di castella, pio3, E cose naturali e cose TSHRLOI pr “e sa LE a Liza per SA un SRI una sci: rp: Un fiore, i STINO Quindi, nel vedere intorno ame questa gentile corona | cli vaghe dame, di vispe donzelle, di baldi giovinotti, i - di proceri maestosi e di brillanti ufficiali, e contemplando questo azzurro cielo che è sempre stato il sogno | poeti e dei pittori dì ogni nazione: suggestionato il i A Spirito da quest’ ambiente paradisiaco, dove gli ettl | marini sì confondono con 1 olezzo edi profumi che i traspirano dal vago sciame femminino, paemi a essere a DR ato come il RA E Ra 48. a mia festosa Provenza coronata di mirti è d’olivi come l’Argolide dei poeti ellenici gi dsl stere ad una di quelle corti d'amore. 0 o È quei ludi floreali, dove tutti i maestri della g@%4 SH vili d’armi in amore, trovatori, menestrelli accor- niono, nell revano per le prove del loro sapere nella giostra, nella quintana, e nell’improvvisare lai, madrigali, coble, serventesi e romanze. Cav. Dott. ALzeRTO Couennt Conferenza sul tema Lu scherma nei poemi epici del Tasso e dell’Ariosto tenuta a Venezia nel cortile del Palazzo Ducale. Da UN DETTO 0 ESEMPIO ILLUSTRE. un pensiero: il bene all'ultimo respiro la vita al allo studio di adempiere la sua missione ». Questo è il giudizio che S.M. Margherita di Savoia © orante nella suà fede rac- uesto stesso è il giudizio che © pronunciò col plebiscito di gno, di rimpianto. alla me- di esecrazione all’assassino. Commemorazione di fatta dall'on, H € Amb il popolo; non ebbe che della patria; sagrificò fino dovere ed piangente sul cadavere Chiusa nella preghiera; q Il popolo immediatament Commiserazione e di sd Moria dol Re, S..M. il Re Umberto ACCHI a Cremona. TTORD S « Signori — Vincenzo Gioberti scriveva al Massari da Parigi: « Il vostro affetto vale per me più di quello di cinquanta Principi e cento Ministri » ed in queste parole dell’insigne filosofo si scorge l'armonia di lui, | nel pensiero e nelle aspirazioni, col patriota napole- È i tano. Del Massari si può dire ecc. » È Conte G. CAPITELLI. — Commemorazione x \ di Giuseppe Massari fatta nella Sala $ ) Die Vega dell’ Hotel Royal di Napoli, E ch . E 1000) DA UN'APPROPRIATA CITAZIONE. «PRG 5, Sia per la entità del programma e la sua estensione, che si può dire abbraccia tutto ciò che all’ igiene degli alunni e della scuola si riferisce. Ma nonostante ciò to mi sforzerò di corrispondere all’ impegno assunto nel modo migliore che mi Sappia, facendo pure asse: È gnamento sulla vostra indulgente bontà. » i DEFINIZIONE « L’igiene della Semola, di vista generale, comprende, fisica, vale a dire, 1° igiene d nei loro rapporti imi priamente detto, o l’ igiene Morale, cos gogica, ossia | ice Considerata. da un punto: da una parte 1° igiene egli scolari ‘considerati nediati con il mezzo scuola pro- ® dall’altra, igiene intellettuale e ne uu i, studiati nei loro l Sistemi di educazione, VIZI giò . È sa « Quest IgIche pedagogica “mergerà da tutto cid che io esporiò relativamente allo svilupp fi ‘o i bsicologieo del bambino. 11 Pesto della n si _ Bogica, propriamente detta, i sarà trattato con la dell'igiene fisica dei fanciulli, in quanto ha rapport. p: con la scuola, e della igiene della scuola in quanto di questa esercita. la sua influenza sulla salute degli scolo: ) = Sio (PAAIZIONIE LR n a “ doo adunsue è lo scopo no sì ì prefigge Programma stabilito. dal Regio Ministero e | che i Eb svolgerò nell ordine seguente ecc. VI QI a doo 3 n 3 È 5 sr per îe; natura dell vo =.cic si che lo RI di essa è dele ul ben delineare w Lon Ù intenda i in dns (be troppo ristro " Ren Da breve i) da Pe —' | pure; el: La partizione, lo abbiam Mo no, i | Simo; serve per annunciare i varii punti in cui sì di- - viderà il discorso. Deve farsi in modo che ogni parte «di essa sia ben distinta ed ordinata, di guisa tale che o serva di intelligenza all’ altra, giovi alla memoria: di chi dice e di chi ascolta e sollevi il pubblico dE un attenzione continuata facendolo riposare a brevi - si intervalli. Nella partizione dev esservi anche una certa progressione, di modo che il convincimento, la | persuasione vada costantemente crescendo. La partizione è inutile quando il soemetto è sem- | plice di sua natura. | Ecco un chiarissimo’ LA esempio della definizione. Prop OSIZIONE c Farò arcomento dell della digestione. a odierna conferenza |’ iolene FERTATZAA Derrn1iz LONGO) Ra € Digestione Sì chiama | ti introdotti n conservarlo eda CR Rousspav Discorso que Segna politica. la Ego c dc Ed ceco un esempio semplicissimo della partizi « Per rispondere, o signori, io non seguirò pass i | passo ì varii oratori che hanno ES il trattat giano questo; sistema mi costringerebbe a moli | lipetizioni, m ma vedrò di fare in modo di non “che nel complesso del mio dire rimanga senz «alcuno dei principali argomenti de’ mici uv i € Onde la Camera però possa portare | | giudizio sulla politica del Ministero, io mi Ia gore ANTA di farvi dapprima una breve e succinta relazione delle negoziazioni, e di dirvi quindi i motivi che hannoind il Ministero ad accettare il trattato, per pi endere ultimo ad esaminare gli appunti che contro il tratta: | Sono stati diretti. > i E nie VAPITOLO VII. Confermazione eniaMo ora alla sostanza del NA: TURANZALO Nea n: ._ La narrazione è il racconto dei fatti ©. nella, forma. più adatta a persuadere. i Po La narrazione qualche volta si ommette, e cioè î Pe quil: fatto è stato. SSRRISICOE narrato da gua n cche c noti che si i ‘stiporfiuo. cia Que invece alla narrazione sì x Dai un — 02 — i La narrazione oratoria differisce da ogui altra: il dire dell’ oratore è più largo, figurato e COLDEO, non solo, ma non tien conto nell’esposizione «del fatto che dlelle sole circostanze che giovano al suo intento, ogni volta che, senza alterare la verità, può ommettere 0 appena accennare le altre. La narrazione oratoria deve esser condotta con grazia, per quanto il com gravità dell’ arzomento » mettendu con accor bella luce le cose favorevoli all’assunto dell? oratore. Il quale deve tener presente il detto antico: Quis; quid; ubi; quibus auriliis; cur; quomodo; a? dove? con quali mezzi? perchè? in qual modo? Tuando?) e cioè che un fatto è suscettibile di produrre Maggiore o minore Impressione : ci Quid) dalla qualità di chi lo compie, dalla sua Map 0 SEO da altre doti di lui, vuoi Quis) dall’essere "appresentato vivamente Ubi) dalle circostanze di porta la tezza in Privato, Quomodo) dall a maniera in Quando) dalle Cui Seguì circostanz e di tempo (luce, buio, giorno LESINA n fatti consimili e commenti relativi; “i AE Rd gliate o principali deli LIuiob dl mezzo TA d5; E vediamo ora quali siano le fonti generiche ria qualunque narrazione. ‘It Pri ]. ORIGINI, CAGIONI DEL FATTO RAGYONTO SOSTANZIALE DEL FATTO (7022140 presenti | 7 7 elementi suindicati) LE CONSEGUENZE DA ESSO DERIVATE; de 6 4. DIFFERENZE che si riscontrano nell’ esposizione del - fatto per parte dell’ oratore dal racconto stesso. come venne esposto da altri; ; 5. SOMIGLIANZA, Ossia paragone del fatto in parola con 6. AMMAESTRAMENTI Che se ne ritraggono, | | de: Con quest indice qualunque persona di discreta col t; tura deve saper.raccontare in bell’ ordine un fatto | qualsiasi. Quest” indice gli deve far. iscaturire le idee, fornire i materiali di una narrazione Ri efficace, — ordinata. NES a i ph Prima di chiudere questo capitolo. amiamo. dare un È esempio del modo di rammentare, colla maggior faci lità possibile, sia le circostazze di un fatto S sia il sezso di uno squarcio qualunque. di prosa © poos ‘ome anche di un intero discorso. Rin * In un fatto storico non importa al lettore letteralmente le parole, ma solo le circostanze — 6B4 — che noi possiamo suggerire è quello di farne analisi col verso sopra indicato (Quis; quid; ubi; quibus auzvilite; cur; quomodo; quando) abitualmente applicato dagli oratori alle diverse parti del discorso, e nel quale si ritrovano tutte le circostanze possibili di un avveni- mento. > Serva d'esempio il racconto seguente estratto dal libro VII delle Storie Fiorentine: - La morte di Ga- leazzo Maria Sforza. € Mentre che queste cose nei modi sopra narrati tra il Re ed il Papa, edin Toscana si travagliavano, nacque in Lombardia un accidente di maggiore momento, e _ CHE fu presagio di maggiori mali. Insegnava la lingua latina ai primi giovani di Milano » Cola Mantovano, uomo letterato ed ambizioso. Questi o che coli avesse in odio la vita e costumi del duca, 3 che nua altra di tesa, erano Giovanni Andrea ti e Girolamo Olgiato. Con essima natura del principe fidenza dell’animo è volontà che li fece giurare che come la loro patria dalla tirannide d- di quelli giovani venne, per l’età ei potessero, Ie quel principe sibererebbero. — Sendo” ripieni adunque: a questi giovani di questo desiderio, il quale sempre ui: cogli anni crebbe, i costumi e modi del duca © di piusni le particolari ingiurie contro a loro fatte, di farlo man- «lare ad effetto affrettarono. Era Galeazzo dissoluto e crudele, delle quali cose gli spessi esempii l’aveano fatto odiosissimo, perchè non era contento far morire gli. uomini se con qualche modo crudele non gli ammaz-. zava. Non vivea ancora senza infamia d'aver morto la madre, perchè non gli parendo esser principe, pre- sente quella, con lei in modo si governò, che le venne voglia di ritirarsi nella sua dotale. \ Sede a Cremona, nel quale viaggio da subita malattia presa, morì. Donde molti giudicarono quella dal figlivolo essere — stata fatta morire. Aveva questo duca, Carlo e Giro- lamo disonorati, ed a Giovannandrea non avea voluto | la possessione della badia di Miramondo, stata al suo | propinquo dal Pontefice rassegnata, concedere. Queste | private ingiurie acerebbero la voglia a questi cloni vendicandole, dì liberare la loro patria da tanti mali. | Deliberatisi dunque a questa impresa, ragionarono dlel tempo e del luogo. In castello non parea. loro sì- curo; a caccia, incerto e pericoloso; nei tempi che quello per terra giva a spassi, difficile e non riuscibile; no conti iti dubbio. Pertanto SERBATOIO in. ‘qualche io pompa e pubblica festività opprimerlo, dote fussoro certi che venisse, ed eglino sotto varii colori vi po tessero loro amici ragunare. Conchiusero ancora che sendo alcuni di loro per qualunque cagione dalla corte ritenuti, gli altri dovessero per il mezzo del ferro e de’ nemici armati, ammazzarlo. c Correva l’anno 1496 ed era prossima la festività del natale di Cristo; e perchè il principe, il giorno di Santo Stefano, soleva con gran pompa visitare il tem- pio di quel martire, deliberarono che quello fosse il tempo erl il luogo comodo ad eseguire il pensiero loro. Venuta adungue la mattina di quel santo, fecero ar- mare alcuni dei loro cendo voler contro la vo più fidati amici e servidori, di- andare in aiuto di Giovannandrea, il quale glia d’alenni suoi emuli voleva condurre nelle sue possessioni un ae quedotto, e quelli, così ar- Dist, al tempio condussero 7 allegando voler avanti partissero prendere licenza dal Principe. Fecero ancora Venire in quel Inogo sotto v AMICI e congiunti, dun nel resto dell’; duo Gi ridursi con quelli la terra dove ere- lebe, e quella con. tro alla duchessa cd ai P dello Stato fare ar- rincipi ia MTAERO i da mare e per questa via assicurare loro e rendere la ni d libertà al popolo. Fatto questo disegno, e confirmata — l’anima a questa esecuzione, Giovannandrea con gli altri furono al tempio di buon’ora. ed udirono messa insieme. Al duca (avendo a venire al tempio) inter- vennero molti segni della sua futura morte; si vestì una corazza, la quale subito di poi si trasse; volle | udire messa in castello, e trovò che il suo cappellano era ito a S. Stefano con tutti i suoi apparati di cap. pella; volle che in cambio di quello il vescovo di Como — celebrasso, e quello allegò certi impedimenti ragione- . voli. Tantochè quasi per necessità, deliberò d’ andare È al tempio, e prima sì fece venire Giovan Galeazzo Ca n Ermes, suoi figliuoli, che abbracciò e baciò più volte, . non potendo spiccarsi da loro. Pure alla fine deliberato ; s'uscì di castello e n’andò al tempio. I congiurati, | intendendo come il duca veniva, se ne vennero ino Chiesa, e Giovannandrea e Girolamo sì posero dalla È | parte dest all’ entrare del tempio, e Carlo dalla si i nistra. Entrò il duca circondato da una moltitudine | grande come era conveniente in quella solennità ad «una ducal pompa. I primi che mossero furono il Lam- ‘ | pugnano e Girolamo. Simulando di far largo al prin: uv se gli SRCOH ORI ‘e OICR a: De corte ed ll 68- Taipoznano gli dette due ferite, V uma nel petto è l'altra nella gola. Altrettanto fece Girolamo. Carlo Vi- sconti con due colpi la schiena e le spalle gli trafisso. E furono queste sei ferite sì preste e sì subite, che il luca fu prima in terra che quasi niuno del fatto s'ac- forgesse. Subito il rumore si levò grande, assai spade si sfoderarono, e quelli ch'erano al duca più propinquì, avendo gli uccisori conosciuti gli perseguitarono. Gio- Vannandrea, ritenuto fra le vesti delle donne fu da Un moro. staffiere del duca, sopraggiunto e morto. Fit ancora da circostanti Carlo ammazzato. Girolamo Ol- giato pervenne a fuggi Mr Fe ed andarsene alla sua casa dove non fu nè dal padre nè dai fratelli ricevuto; solamente la madre lo laccoma ti Saro ndò ad un prete, an- 10 amico, il quale messogli sue case lo conduss uoi panni addosso, alle e. iorni ; 3 - Due giorni dopo, conosciuto, nella Izia pervenne, dove tutto l'ordine Applicazione del verso et i | hai Sopraccennato al fatto pre- Quis? Cola Mantovano, maestro di lingua latina, uomo su ambizioso; Giovannandrea Lampognano, Carlo Vi ‘> sconti e Girolamo Olgiato. È n Quid? Cola Mantovano detestando in tutti i suoi ra- gionamenti il vivere sotto un principe non buono, prende tanta confidenza nell'animo e nella vo- lontà dei tre giovani, che gli fa giurare di liberare la loro patria dalla tirannide del principe; in con- seguenza la sua morte è decisa. Il duca è assas- sinato; Giovannandrea è sopraggiunto e morto da 3: un moro, staffiere del duca; Carlo Visconti è ue- ciso dai circostanti; Girolamo Olgiato cade nella | | podestà della giustizia. si ‘Uni? Galeazzo è trucidato in Milano all’ ingresso della o chiesa di S. Stefano, ch’è scelto a preferenza del | i castello, del luogo della caccia, del ‘passeggio, del convito: due ferite le riceve nel petto, due de nella gola, una alla schiena e l’altra alle spalle. > Quibus CUTE Ii armare i iena più fidi AUS di niro licenza dal principe, prima di andare | in aiuto di Giovannandrea, che. voleva condur un acquedotto nelle sue possessioni. Cur? sar liberare la patria di un PRE SEDI uomini, se con qualche modo crudele non gli am- mazzava, che ha fatto morire la sua madre, che due congiurati ha disonorati, ed all’altro ha rifiu- tato la badia di Miramondo. Quomodo? la mattina sentono la messa insieme: il duca non può far celebrare in castello nè dal cap- pellano, nè dal vescovo di Como; depone la corazza; non si può spiccare dai,suoi figliuoli. — I giovani congiurati, simulando di far largo al principe, con armi strette, acute e nascose, l’assalgono. DA Il duca cade prima che niuno del fatto s'accorga. Il rumore si leva grande, e assai spade si sfode- È rano. — Qlci : i È È Olgiato procura di nascondersi vestendo — 1 panni d’ un prete ; muore con coraggio pro- atine; mor s_Qcerd : anno 1496, 26 dicembre. (na . Descrizione € 9 seche inerenti al 0, tratto considera | i, estesamente e minutamente le cose e le persone. I principali argomenti intrinseci (che sorgono cioè 4 I dalla cosa stessa di cui si discorre) sono — oltre quelli ; giù indicati parlando della narrazione — i. Sede l. LA DEFINIZIONE RARE x i "da SR o) Lola col del raz | del tutto e di ognì parte, esternamente e interna 3. LE QUALITÀ REST (materiali pure, NR da esaminarsi in modo ARE O ea x cliamo quì della descrizione di ciò che Srna DAG a ì gno animale od al botanico. In JUesto So se ne î Scrivono gli organi e le [oro funzioni e si seguono in tutti i periodi della loro vita animale o et _ Sarà mai possibile dimenticare qualche cosa 0 DrORZ (li materia od esporla male, a sbalzi, a ritroso, se poniamo mente che la nostra descrizione deve cominciare dal nascere e terminare al morire, com nascere, il respira; il crescere, il trasfor il morire. prendendo quindi; il ‘e, il muoversi, il sentire, il nutrirsi, marsi, il riprodursi, l’ammalarsi, LE QUALITÀ ESTETICHE ne per enumera Semplicità, elecan 6. LE QUALITÀ’ INTELLETT zione, intelletto, volontà, e Le qualità materiali v an di talvolta, alle estetiche tal alt intellettive sempre. NE (memoria, immagina - cc.) We ù deine SI È Or ci si dica se con quest’ indice possono far difetto LE le idee. Certo esso non mette veruno in grado di parla; «i cosa di cui nulla sa, ma fornisce i materiali per un discorso ordinato, ricco, pieno; ma rende certi che la parola non può mancare, che del subbietto si diseor-. verà senza mai perdersi e confondersi, senza mai alterare ordine. il più rigoroso. Relazioni. sono le qualità estrinseche, de qua è che sono fuori della cosa dun ina To parlo a mo? d’esempio di un estro e ne enu le bellezze, quest’è la descrizione; lo confronto altri teatri, queste sono le SI I principali argomenti estrinseci sOnO: l. LE LEGGI (relazioni tra la ‘cosa; in leggi naturali, umane, divine, RITA FRZDIZIONE OSEASGRAMA 4. 1 MONUMENTI (materiali [muti e parlanti] ) — morali [istituzioni 0 cerimonie che celebrano qualche avvenimento] ) O. I DOCUMENTI 6. IL GIURAMENTO T. LE TESTIMONIANZE (divine ed umane — rica- Vate dai libri sacri o profani) LE INFLUENZE (attive e passive) IL GENERE E La SPEGIE 10. cauSE E CONSEGUENZE Il. TEMPI E LUO due occhi della Storia) MEZZI E SCOPo* GHI (Geografia e cronologia, i gl’elementi Telazioni colla Cosa in discorso, che possono fornire va Dimostrazione A © come quella che si propona di convincere È l'uditorio. Ad essa molte cure dedicarono gli Goal e molti scritti ci lasciarono al riguardo. Î ha Ed ecco le norme più IR PeR cloyere della prova. Nei delitti la prova spetta al P._ % M. ed alla parte lesa; nelle domande che han per fine. un possesso, un godimento, la prova si addice a chi la fa; in tutte le asserzioni, la prova si addice a chi. le adduce. Dunque è nostro interesse, potendo, caricar I l'avversario dell’obbligo della prova. ì 2. L’ostinarsi a negare ciò che è innegabile, “SÉ Yidente, nuoce anzichè giovare. In questo caso è a me- glio cedere spontaneamente. (Quintiliano). ELI Quando non si sa che sos contrapporre al un vittorioso argomento avversario, i Mio terl». Non potendo confutarlo sp buoni ut. l'occuparsene non vale che a richiamar 1 RON su di esso ed a persuadere chi ascolta du > tratta cli una ragione vittoriosa, irresistibile. Così dice CICERONE (vedasi). Quintiliano suggerisce di contrapporre all'argomento Senza replica, altro argomento di ugual valore: tutto sta nel trovarlo; che la cosa sia. però possibile Li abbiamo esempii numerosissimi, Specialmente negli studi intorno alla patria di tanti uomini sommi (Colombo P. es.) per la quale ognuno trova ub- biezioni serissimo, questioni insolubili, di guisa che la cosa finisce di necessità col restar dubbia. Ma poichè giudizialmente il dubbio sì risolve sempre a favor dell’accusato, per un difensore. costituisce sempre una vittoria ìl far nascere cot; al dubbio. 4 Come i giornali p er esser letti han bisogno della massima chiarezza, cos) l'oratore per piacere al suo uditorio. La chiarezza non Sarà mai soverchia in Chi dee parlare al Pubblico: quindi grave errore la troppa brevità, S PIREO NAPO OPERAI IAT ON " URI g: 3 de % n è. La n * = ai _ — 79 — intuitivo e l'oratore dee persino serammaticare se senza di ciò non verrebbe inteso (S. Agostino). Nelle repliche cominciar dagli argomenti più deboli della difesa, come se non valesse la pena di oe- | cuparsene, e finire ai più forti. È 6. Si lascino agli avversari, sì rispettino, si riconoscano le ragioni che essi hanno, affinchè essi sen- tansi impegnati a riconoscere quelle che abbiamo RORA ui si conceda cioè quanto sì può per ottenere ONESTO SDO vuole (Franklin). x 7. Una delle arti dei grandi a, nelle RE sballate, è di divagare dall’ argomento e abbagliare — Sa giudici e pubblico con un mare di belle e splendide | A parole. Ogni parola suscita un “idea. Far passare dei vanti alla mente degli uditori un mondo di idee belle, vivaci, brillanti, sopratutto nuove, originali, anche. a costo di esser eccentriche ; stordire, far del chiasso, dir cose CA IEGGUA ole ER No dire. In una causa sd catia Ve a a del pubblico, uscendo «dal terreno vero della dise | sione (Veronesi). i 8. Quando non si può rigettare l'obbligo. | ; prova sull’avversario, confutare preventivamente | o Obbiegioni e gli argomenti fa Rico de " $ È F pi CERN questo difficile impegno, le ragioni avversarie sono distrutte prima di esser messe in campo. La confutazione, scrive il Rodella, è la parte in cui si ribattono le ragioni dell'avversario. E quì, » l'avversario ha già parlato, e allora non facciamo ci seguire mano mano le ragioni messe innanzi da lui e le cerchiamo di distruggere; o non ha ancora par- lato, e allora le preveniamo. Nella confutazione si ri chiede: — acutezza di mente per iscoprire i difetti delle ragiori contrarie, pronto ingegno e pratica per sape! cog lierle nella parte più debole. In questa parte del. l’orazione può ‘tornar in acconcio una fine ironia, Senza però mettere in dispregio l’avversario ; uno scherzo urbano ser virà meglio a distruggere l’effetto degli argomenti contrari e a confondere |’ oppositore. La confutazione deve essere coordinata alla narra- zione, alla descrizione, allo relazioni e in essi devesi tener calcolo dei seguenti elementi: — l. DEFINIZIONE. Dalla definizione gi possono trarre argomenti a Per esempio: « La filosofia morale Una scienza che insegna all’ uomo di PR IrRO 5 farsi migliore, © più felice; donde subito si vede > niuna altra disci- plina poter essere nè più illustre, nò più magnifica. » (Aristotile) Si può argomentare dal tutto alla parte, dalla parte pe gn TS = wo abbastanza CONVINEAATA Tizio » fu trovato IGO azar DRCOLA E NL CREDI Ia DERE À SICA MRI al tutto, dal genere alla specie, dalla specie al genere, dal più al meno e dal meno al più, dagli antecedenti ai conseguenti, da questi a quelli, dalla causa agli Si effetti, dagli effetti alla causa. i È ben naturale che per essere eloquenti. one È conoscere le leggi del pensiero in quanto si riferiscono — È all'arte del dire.-« La quale arte, sostenendosi princi- pe: palmente sul ragionamento, si vuol giovare di quella | che insegna a ragionare, e chiamasi logica. » DIL 2. ENUMERAZIONE DELLE VARIE PARTI DELLA DEFI- NIZIONE E PROVA DI ESSE. e e SOMIGLIANZA. CONTRARII E REPUGNANTI. Cont 5. causa ED EFFETTI. — Dalla grandezza degli. effetti si fa arguire quella della causa o vicegeras sd ANTECEDENTI E CONSEGUENTI. GENERE E SPECIE 8. SIMILITUDINE, E AUTORITÀ. 30! NOIE 9. ESEMPI. ni 10. AGGIUNTI DI CIRCOSTANZE DI TEMPO, MODO, EBR- SONA, ECC: 1l. METODO DELL’ ESCLUSIONE. ri molto SETLO por suicidio. Se noi proviamo che non uù essere RO per tre di queste cause, resterà ben DIRI ch è morto per la quarta, benchè a prova di essa ci man- chino gli argomenti diretti. 12. FRA DUE MALI IL MINORE 0 FRA DUE BENI IL MAGGIORE; TESTIMONI. I4. DOCUMENTI PE MONUVENTI. 15. LEGGI NATURALI, UMANE, DIVINE, RELIGIOSE. 16. ESPERIENZA. | I7. uso — voce PUBBLICA CONSENSO UN.VERSALE NEI DIVERSI TEMPI E LUOGHI. Ecco un brevissimo esempio del Ta « Dee Lozio ragioney S80; Olmente esser fuggito, poichè avere nè amicizia nè buona, 0 tale almeno gi nell’apparenza. (contranit e vepugnanti) » : “€ Ove Pozio signoreggia luee raggio di Ingegno, ivi non vive pensiero di Eloria e d’immor- talità, ivi non apparisce nè immagine, nè pur ombra 0 vestigio alcuno di virtà. (causa ed ePetti). » « E siccome gli Stagni © le paludi, putride diven gono nella loro quiete; così i neghittosi s Îvi non ri marciscono ’ ii li peer si . nell’ozio loro; € ragionevolmente possono così Dod Ta esser chiamati, come quelle acque morte si chiamano. (somiglianza) > « Quanto le cose contro natura sono peggiori, più odiose e detestabili delle altre, tanto più ozio deve esser fuggito, non pur com’ avversario @ nemico, ma come corruttore e distruttore della ragione, del senso, dell’ umanità. (genere e specie) » 5 « Esercitano le fiere e gli augelli ed i pesci, eser- citano Perbe e gli sterpi e gli alberi, gli uffici loro. pi: Quo, natura: nessuna di tutte i cose. conte- e starsi Le i, a luomo de ei È non eseguirà quello a che fu PERA È (esempi, leggi naturali). > Li È : Chiusa I rimane a parlare della chiusa, la quale, 7 siccome abbiamo detto, si compone di quat- Èo Ntro parti. i Moe. La conclusione, riassume brevemente la so-- È stanza della dimostrazione: deve esser breve ed efficace; fi tar rimarcare, imprimere nella memoria, i punti salienti et di argomenti capitali delle addotte ragioni. fi La ricapitolazione invece, raccoglie per sommi capi | ed in poche ma acconcie parole tutta la sostanza del SIE perchè l’ uditorio le abbia ben ot alla. c Ma per non tenervi più a bada, J0coE ] o capi del mio discorso, e poi scendo. Deesi contribuie lenaro per mantener. le soldatesche che nen) Nformar i disordini che per avventura vi. allienano; Non già alla prima querela sbandarle; Si BOSIO da Spedir ambasciatori per ogni parte che istruiscano, ammoniscano, promuovano a tutta possa il ben della patria; sopra tutto debbonsi punir quei malvagi che — vendettero la loro fede al nemico, ed averli in abbor- timento e distruggerli; onde i buoni e leali cittadini si compiacciano d' essersi y . . . ® a A e appigliati a quel consiglio che più giovi e a loro stessi ed al pubblico. Se così vorrete governatvi, se vi scuoterete dal ‘vostro lungo sì, spero che la sorte ancor cangi fac- cia, e lo Stato rifiorisca e rinvieo letargo, spero, gorisca. Ma se vi sta- rete tuttavia sedendo a vostro grand’ agia, attenti. solo sino al punto di batter le mani st ad un dicitore, © colmarlo di vivi elogi, poi smemorati, come dinanzi, | © inoperosi, e infingardi; no, Ateniesi, tutta v umana » pradenza non varrà mai da sò sola a sulvar da patria — «lall’eccidio che le SOVLEStA. DEIANA 1g E | Rd EIZO ron (Filippica lutorno al Chersonoso) ) } h fact ta omegna a La somma del mio discorso è ICORI questa, ieitori non vi rende . RO Panno giammai: i le so e nè stolti; voi sì li farete essere tutto ciò, che a voi sarà in grado. Conciossiachè non siete già voi che | mirate a quel segno che vi vien da loro proposto bensì essi tendono tutti cold, ove vi scorgono coll a- ; nima e colle brame rivolti. Voi dunque, voi dovete a voler la salvezza della patria, e questa fia salva. Per-. ciocchè, o non. ci sarà chi osì darvi tristi consigli, 0 questi torneranno vani, non essendoci tra voi chi alla loro seduzione acconsenta. » (Arringa intorno alla distribuzione DA dei cittadini.) È La percrax ione, o mozione degli affetti, procura di ‘trionfare sulla volontà. Nelle moltitudini specialmente, pi iesale passioni essendo potentissime, il sentimento el iti n fantasia hanno il sopravy ento sulla ragione. | |. Non soffermarsi troppo in questa, ch'è la via del | altrimenti si ingenera stanchezza e 1° effetto. eno dimezzato. Gli elementi della i ‘Cuore ; ; | mne vien sciupato o alm | perorazione sono e: Ì. IL CONFORTO © 2 LA PIBTA' (coll’enumerazione degli altrui và 3. n'amuLaZiIoNE (coi nobili SRRRRL di LA SPERANZA in o AE LA MANSUETUDINE bi Si ZIAURORSE 6. L'IRA E L’oDIO, in quanto si promuovano lede volmente contro la colpa 7. 1’ ENUMERAZIONE DELLE VIRTÙ della persona per la quale sì perora 8. IL RICORDO DELLE UMANE MISERIE per indurre all’umiltà. Colui può farmi piangere, sentenziò a questo riguardo Orazio, dl quale senta già dolore, cioè che abbia E nell'anima sua quelle passioni che vuole in me risve- gliare. Difatti, chi non ha il cuore, prima ed unica sorgente degli affetti, penetrato da quel sentimento che vuol suscitare negli altri perde l’opera ed il tempo. Ecco un esempio di Giovanni Grisostomo: c Or eccolo ridotto all’ ultimo avvilimento: eccolo i cattivo, inferiore al più miserabile degli schiavi, al | più abbietto supplichevole, al povero la cui mano è Stesa per implorare l’elemosina del passeggero. Sulla sua testa, sotto i suoi occhi stanno ognor sospese © sguainate le spade; ad ogni istante ae si aspetta . l'estremo supplizio e misura nel suo Se ni via che conduce al palco. Ai piaceri che ‘eli procinto la prisca sua opulenza, succedettero i camnefici, Al il ricordarsi del tempo felice non può distrarlo nemmeno un momento dall’ idea della sua sventura. J e gii Ma come trovar parole adatte a dipingere P or- DS rore della sua situazione e la crudele agonia ch’ egli soffre? E perchè mi sforzerei io di farlo, mentre tutti ne siamo testimoni? Lo avete pur veduto ieri, quando vennero dalla reggia per ordine dell’imperatore a strapparlo da questo santuario, dove egli avea cerco un asilo. Il pallore di morte ne indicava lo spavento, bi: di cni non è ancora rinvenuto oggi: tutto il suo corpo | scotevasi d’ un brivido mortale, nè aveva membro che si non fosse ‘agitato da tremito convulsivo; la voce in. Ro: d terrotta dai singhiozzi, la lingua balbettante, tutti î È sensi agghiadati pel terrore, presentavano lo spetta- | colo d’un uomo moribondo, e già cadavere. Io non ‘Si voglio aggravare la sua miseria coll’ deraate A quando essa ormai non dà luogo ad altro sentimento che alla compassione: e questa per lui imploro. Quanto A più grave è il suo infortunio, più deve mitigar le ‘nostre ire, calmare il corruccio dell” imperatore, e muovere a pietà quei duri cuori che poc’ anzi udimmo lanciarci rimproveri perchè non gli abbiam negato î l’asilo del santuario, che egli veniva ad invocare. — i Che cosa avvi mai in questo, o miei fratelli, che vi. debba irritare? i « Come? (rispondete voi) accoglieremo nella Gi un uomo che le fece una guerra implacabile? st « E nen dobbiamo render piuttosto gloria al Signore, che ha trionfato del suo nemico a segno da ridurlo a nonaver altro scampo che nel potere e dla e menza della Chiesa? Sì, nel potere di lei, poichè egli cadde in questo abisso di miserie per GE SAILE stato il nemicò; nella clemenza, }cichè oggi ella si com- piace di coprire della sua cgida il suo più CRUISE persecutore, di ricoverarlo sotto le sne ali, di porlo in sicuro daria violenza, e di schiudergli il materno suo seno con tutta l’amorevolezza; invece di vendicarsi clelle sue ingiustizie. Può forse darsi più splendida vittoria? trionfo più luminoso? € E che, mi direte voi; un vomo macchiato da tanti ilelitti, un pubblico ladro, reo di tante concussioni, ‘Farà introdotto nel santo dei santi? e eli amplessi di siffatto uomo saranno un con quisto, un trionfo per la Chiesa? i « Adagio, o fratelli: voi dimenticate che una pub- blica peccatrice venne a pittarsi ai Piedi di Gesù Cristo e che li tenne abbracciati; e lungi dal farne un rim- provero al nostro divin Salvatore, abb iamo un motivo di più d’ammirare e di riconoscere la sua bontà. Ba- date bene che questo 240 “Pparente non sia prattosto destato da un segreto desiderio «di Vendetta; vi rsov- Yenga che siete discepoli di quel Dio che sulla eroce ta fi a RITA iortizoi CURSI i i) 3 È DI diceva a suo padre: Padre, perdona loro giucchè noù sanno quel che si facciano. c Sarei io riuscito a muovere i vostri cuori, attutire — le vostre ire? L° rt avrebbe mai dato Mec veggo scorrere dai subi occhi. »_ Il fine è destinato, già lo dicemmo, a ringraziare - l uditorio ed a lasciar grata impressione. Eccone qual che esempio. È SSL PURA onde mi avete paro vi aa Pen e n Voi pure siete stati messi, nei vostri ue DE vostre industrie, a dura prova dalla crisi interna q “e da quella che imperversa ancora al di qua, e al d a dell'Atlantico, ma la bufera, se vi ha colpito, n ‘vi ha travolto, ed è questo il mie i argoment della vostra vitalità. Avanti dunque; nelle Mao ) abiti e dei feriti; i deboli cadi vono; se qualche vostro stabil — resteranno SREDIO, MO RR IA strie il commercio genovese. Il governo è con voi SA perchè il governoècon chicombatte e lavora; guardiamo (quindi insieme l'avvenire con fede nell’ Italia, nel suo Re, nelle sue libertà, nel lavoro. Ministro Barazzuosi a Genova « Se una gran legge di natura suona che tutto ciò che ha un principio debba avere un fine, v'è un'altra legge di opportunità, quella di finire in tempo. Ed io fipiseo citando un altro fatto conosciuto in appoggio el principio psicologico di eredità, il quale se si im- pone come vedemmo all'individuo, alle famiglie, ai popoli ed alle razze, si impone anche ai pubblici] dei. quali aleuni si mostrano sempre arcigni ed inconten- tabili, altri gentili ed indulgenti sempre. E per mia 3 Sla gentilezza e }° indulgenza sono sentimenti ereditari, atavici in queste sale, > Sat Conferenza sull’Eredità del Dott.'v TEDESCHI A PRE atri 5 CARON, più Feguenfi. e palo e Verato lo sbadiglio, originato dalla stanchezza noia. Tani EZZOGO, dalla $ SG « Lo dissi prima, e dissi pure quanto si se a — la sua contagiosità. È EE 3 « Non ARpirerei Invero al averne subito an prova 0 n Ri STR: tute se Ne poco ambita, nè vedere gnì Isorgere una RI Fase Cer epidemia di sbadiglio, per contagio imitatorio. Per cui fo punto! sperando che si sviluppi invece nel mio gentile uditorio, il contagio di una benevola indulgenza. Conferenza sul Mal del Secolo del suddetto. Uditorio cortese! Ho finito il mio dire. Se taluno di voi, uscendo da questo edifizio, mi dovesse incontrare col sigaro in bocca, mi faccia la grazia di non pensare col Tolstoi, che nella ebbrezza. nicotinica io cerchi di assopire la mia coscienza de- pressa ed aggravata dal rimorso di quella noia che so benissimo di avervi cagionata, ma per la quale voi con. gentile compatimento non vorrete tenermi il broncio. » OGG VC Conferenza sull'/giene del tabacco, i del Dott. Xypras. ) Ecco qualche esempio intero di una chiusa: « Voi avete pel passato reso questo servizio all’ Italia: colla condotta da voi tenuta per sette anni, dimostrando nel modo più luminoso all’ Europa come gli x A | italiani sappiano governarsi con saviezza’, con prudenza, con lealtà. Sta ancora a voi rendere un ua Sali | se non maggiore servizio: sta al nostro paese a di- s mostrare come i figli d’Italia sappiano combattere da valorosi sui campi della gloria. Ed io sono certo, o signori, che gli allori che i nostri soldati acquisteranno nelle regioni dell'Oriente, gioveranno più per le sorti future d’Italia di quello che non abbiano fatto tutti coloro che hanno creduto operare la rigenera zione con declamazioni e con scritti. « Io ho fiducia, 0 signori, di avervi dimostrato come il trattato si debba accettare per prepotenti ragioni. Credo di avervi dimostrato altresi come. esso non possa sortire gravi inconvenienti economici e . finanziarii; come dal lato militare non presenti quei pericoli che da taluno si vorrebbero far paventare; finalmente che esso deve avere non tristi, ma liete conseguenze politiche. « Con ciò, o Signori, non ispero di aver convertito alla mia opinione quegli oratori che combattono questo grande atto del ministero: ma almeno confido di ; avervi tutti convinti che nelle negoziazioni che lo hanno DICI non vi fu atto che potesse. meno- iuderio non ijrono da, altro animati che dal sincero j Dili e Fota Cn: causa Do HberRy cu MOT EE DES LT MIST RT ENTER, ROMERO ia sempre li animò e che sempre li animerà e come mi- nistri e come cittadini. Discorso Cavour alla Camera. Signori! quest’ ‘ultimo pensiero tronca le parole anche sul labbro mio: la pietà mi stringe: più che di par lare sento il bisogno di pregare; ma non posso metter termine al mio dire senza dirigere un ultimo affet- troso saluto a quei valorosi: « Salvete dunque, o degni figli di una schiatta di eroi! Salvete o generosi, che dalle terre africane dif- fondeste in tutto il mondo la fama dell’italo nome, mostrando una volta ancora, che ALAN l'antico valore Negli italici cor non è ancor morto. Ah! voi cadeste lungi dalla patria, voi moriste senza i baci e senza il pianto dei vostri cari; le vostre spoglie — insonguinate riposano in una terra che non vi fu madre; ‘forse le ossa di qualcuno di voi giacciono tuttora in- sepolte, esposte agli insulti delle fiere ed al ludibrio degli elementi. Ma se noi non possiamo rendere | gli estremi pietosi uffici ai vostri corpi, noi pregheremo per le vostre anime generose il riposc eterno nel grembo del Dio delle misericordie : noi ci faremo dn dovere di impadronirci dei vostri nomi per consegnarli cinti. di luce e di splendore all’ammirazione ed alla ricono- ssoriza dei secoli più lontani. « Sil i nostri figli e i figli de’ figli, e quanti nasce- ranno da questi apprenderanno dalle nostre labbra Ì vostri nomi, e li custodiranno nei loro cuori come RE mblema più puro,come l'ideale più elevato della fortezza, dell'eroismo e del sacrifizio; e dal vostro esempio dp prenderanno che l'amor di patria non è un Do me vano senza oggetto, una parola che suona e non crea, ma è un sentimento forte e gentile, un principio fecondo di alti e sublimi insegnamenti, una passione m agna: nima inspiratrice delle più generose azioni: è la virtù dei forti che sacrificano la vita al bene della società: è P'eroismo dei prodi che consacrano tutto Sè stessi i al bene dei fratelli: è 1° orgoglio santo di un popolo | che conscio della sublime missione che la divina Prov | videnza. gli assegna su questa terra, ‘soffre, combatte w è spera, fiso lo sguardo al benessere comune, l’animo e; OSO ai futuri destini che Dio riserba all’ umanità! » Sac. Dott. LuompLLI _ Commemorazione dei Rio di Amba SOL SA NR SEO CAPITOLO XII io vertono tutti n coni alla persona di cui si vuol parlare, e quindi è in- ? dispensabile avere conoscenza speciale della vita, dei costumi ecc. delle persone medesime; per poterne — parlare, se non ampiamente, almeno in modo completo. Gli elementi della vita d’un uomo sono ì Segre n 1. Naserra (luogo e tempo) 2. Genirorr ed avi (occorrendo) 3. Epucazione Avura (inclinazioni naturali educatori metodo educativo risultato) srl | 4. Istruzione (maestri e scuole — studii e viaggi) 5. RirRATTO fisico e morale — (vedasi, quanto | sh È | dicemmo parlando della Deserizione) Mero 6. OPINIONI (scienza — oo _ go di —_ Ig “= #. PargNTI, amici e detrattori 8. Opere. ( produzioni del suo ingegno scoperte invenzioni libri ecc. 9, Fasa — Giudizio dei contemporanei intorno alle sue opere 10. Oxori (titoli, cariche, attestati, dimostra zioni d'affetto, monumenti, ecc.) Coxpizione economica [patrimonio — luci ricavati dalle sue opere, dalle sue occupazioni eredità donazioni fonti disoneste, ecc.] 12, Aveppoti [ { quali potranno però già essere stati intercalati ad illustrazione dei punti precedenti] 13, Sventune [parte, narrunione la vita, potranno esser intercalate a loro posto] sventure economiche morali [derivanti da inaldicenza e calunnia da affezioni dalle opinioni sue) materiali [colpe, condanne] infermità [dipendenti dalla natura, da disgrazie, da causa volontaria, da offese altrui] 14. Morre (logo e tempo funerali sepoltura) 3A 15. GIUDIZIO DEI POSTERI € monumenti postumi. 16. Uommsi simnianti [differenza o similitudine di tempo, luogo, movente, sorte, ecc.) Come sarà possibile dimenticar parte. alcuna della ita di un individuo conosca lo questa tavola? Come fice seppe così mirabilmente da lontano il conobbero. | tadino, e che scevro di superstizioni come pure sarà possibile non farne un discorso ordinato e com- piuto? AS Feco un bell'esempio di commemorazione funebre. è c Ufficio pur troppo grave al cuor d’ un amico, mi chiama oggi un’altra volta in questo recinto sacro alle ceneri dei nostri più cari, onde inaugu- rare un modesto quanto espressivo ricordo, che Daf: fetto e la riconoscenza Vostra, volle dedicato all’ esi- mio concittadino, all’amico del popolo, all’illustre | letterato ed archeologo del quale tutti deploriamo la fine. wi “« La bontà dell’ animo ingenuo che Pegregio arte- ritrarre in quel freddo marmo, ben vel ricorda 0 Cittadini, è quella stessa che appariva in volto, © si manifestava nei modi dell’ esemplare sacerdote Tommaso Torteroli ; edi. è > appunto quella che lo rese grato ed- ammirato sai ‘Voi non solo che lo aveste compagno, maestro, par store, consigliere ed amico, ma bensì pure a quanti « Io non potrei quindi che con troppo inadeguate 1 che seppe con- parole ripetere quanto vi consta di lui, | ciliare col proprio ministero i doveri sacri del di pregiudizi di casta, informò così la sua mente al culto del vero e del giusto, che il progrésso sociale non solo non avversava giammai, ma apprezzava, seguiva, e propugnava con affetto grandissimo; e di modi gentili, e per carattere mite e tollerante, ebbe stima, ammirazione ed amicizia da ogni ceto, e da ogni maniera di credenti. Perlocchè, se in me non fosse insufficienza troppa all’alto scopo, più bel campo non avrei ove raccorre fiori di morale e cittadina virtù da porgere a modello di quella della vita del Torteroli. « Ma voi il conoscete, voi pur conoscete quanto | ne scrisse affranto da giusto dolore, 1 erudito e di- stinto fra gli addottrinati sotto gli auspici suoi; e Ja | presenza vostra, ed il vostro concorso, e del Munici- pio, nonchè quello di molti assenti, ad onorarne la salma e perpetuare la cara. memoria,. fanno prova eloquente, e valgono assai meglio di me ad affermare x l'assunto: quindi è ch'io stimo meglio limitare il mio concetto alla manifestazione. del pubblico voto, Fo piceno dalla vita. dell’ Mini Estinto sol quanto È :0 tao cordoglio,, Mi; È | gere al sacerdozio. (e È; assaporare le dolci goti sl 10 marzo 1810, cresciuto da il an 10) Si stie di fortuna in tempi meno propizi a chi DT eredi po difetto, seppe sì tosto educarsi allo studio ed alla” moralità che, distinto fra i condiscepoli, meritò quella stima e quella reputazione d’esemplarità e di sapere, che ben di rado si acquista in giovinezza; e con tale arredo, iniziata la carriera ecclesiastica come quella più conforme alla sua delicata natura, ed unica eziandio in quel tempo, che porgesse facile accesso o al popolano onde avviarsi in società, prescelto dagli pe institutori stessi, e designato ai pensionati genitori per ripetere ed istruire al più giovani, ebbe mezzo di ritrarre qualche sussidio al proprio stato, e si. | procacciò ad un tempo ausilio necessario per giun- n «Io non dirò per filo e per segno come Ei lot- “00 tasse di poi nelle proprie strettezze per non tuffarsi aa È ita parassitica alla quale suol dedicarsi una gran parte di ‘suoi simili; dirò ‘bensì che non | falo) OO la seducente attrattiva, anzi ebbe ad primizie come institutore di ma l’anima del Torteroli non nè fatta all infingardaggine, SE giogo della evirante sirena cin quella v | privilegiata prosapia: m temprata al servilismo, SCOSSO ancora per tempo il VESTO or RIN EMANATE AZURE IIINTEIE INIT Tgr N È È Spa ‘che di già lo avvinghiava, con generoso € fermo ripudio, preferì nell indipendenza coltivare la mente ed il cuore, e fra gli stenti affrontare rassegnato l'abbandono delle burbanzose caste, € sopportare co. animo pacato l’ ironia ed i felini attacchi degli uguali che ne uggiavano il troppo saliente confronto. «E cuore e mente coltivò per onorare la patria, | per consolare l'affitto, per consigliare, educare e pro muovere la gioventù allo studio, I” operaio al lavoro ed all'associazione, e tutti al culto della morale, della libertà e del dovere.cE quanto degnamente siasi adoperato in quel santo proposito, lo attestano i suoi sermoni domeni- cali nel breve tempo che la mal ferma salute gli permise di esercitare, con plauso generale, le funzioni parrocchiali nella cattedrale Savonese; lo attesta l’ap- #20 pellativo di popolare che voi gLimarbto e ch’Egli e GINA moltissimo, dappoichè la ondlarità che. altri compra ol usurpa con prestigio per ‘gervirsi del st: popolo sez mai servirlo,, fu da ni mortata ver la i sua Vul Sings fede democratica, per lamore è a F feno che portò alle arti ed all'industria per la semplicità e dolcezza di ragionare e d° ARNO il x : : pic: popolo. E lo affermato i suoì scritti elaborati pazion temente nell'ufficio di Bibliotecario civico, unico cd x . i 3 AR sha tia Va WE EPICA ANTITESI MIE 7 III O AC IL, rt al ni di ars Me A .oltre modesto compenso concesso in vita a tanto si merito dal suo Municipio. Sa interposti amici, di poter disporre dell ampia gene: rosità di facoltosi benevoli. Quale si fu adungue IL SE 4A reagente funesto del suo misero fine?.. To: dirollo corroborata nel’ ultimo — le amiche- voti cure. ‘« Tommaso Torteroli di costituzione linfatica con andò soggetto in gioventù a fasi e campò malaticcio, con ipo- el che da me e da molti si rammenta ancora, viag d Le NO PIA a loi {che di lui genitori nella matura età manifestarono stranezze di mente ed aberrazioni, si avrà ad esu- beranza onde affermare che il Torteroli per gentilizia e per eventuale“allucinazione fu spinto inscientemente alla fatalità che ce lo rapiva: ed a buon diritto quindi conchiudo che quell’ anima esemplare non è .impu- tabile di colpa. i « Sia dunque condegna lode a voi tutti che col- l'opera e colla presenza vostra concorreste all’ ono- ranza dell’ Uomo il quale, obliato in vita da chi avria | dovuto rimeritarlo, e sorreggerlo almeno nella faticos® via, lasciò dovizia letteraria di affettuosi lavori, e di inestimabile esempio, alla patria ed alla posterità. (Zol ora, Tommaso, dilettissimo Amico, se il tuo spirito angelico aleggia qui ad ascoltarmi, condona e e a disadatto mio tlire: e se pur nonpertanto ques ; LE mio cordoglio alla cara Madre, AR te 3°. SA modesta virtù, che qui stanno a lato art ; > LO, ri altrove del sangue mio ti precedette, ah nell’ eterno riposo. » ; LI il troppo presto, i. un'accusa è un ’ anniegtatla, metter in ridicolo l'accusatore è se non altro un i veder deprimere chi sta wu po' in al s 4 csi (tratta di cause gra avi. i È pari. Eccone qualche esempi futarei in due modi. “nel dire e nel ripetere, Precetti oratorii a ncur il far ridere è un mezzo di difesa, @ 4 sovente metter in ridicolo un'accusa è de- È molirla. Dice il Veronesi: « Metter in ridicolo E V/ vincere presso la DA divertendola, per quel Co0Ì innato ch’essa ha a to. Lo ‘scherzo non è naturalmente ammissibile quanido 2. Una fine ironia, uno stile satirico, giovan del Once i ende a giustificarsi, cioè a con- Il primo è generale; © consiste che i nostri argomenti. sono uno scoppio d’: > Egli aduuque pr un sinistro dirugginar di denti, an'alchimia dialettica da casista, un labirinto di fallacie, di falsi suprosti, di botte finte ecc. Come. ognun vede, queste sono ragioni eccellenti, che por- tano il nostro torto all’ ultima evidenza. > ì A. FRANCHI. t Si suol dire comunemente, mon esservi causa tanto disperata che non possa difendersi con qualche apparenza di ragione; ma al nostro povero avversario era riserbata la gloria di provare col fatto suo, che anche quella regola ha le sue eccezioni; giacchè la causa che egli per sua disgrazia avea tolto a patro- cinare, era talmente sciagurata, che niun sofisma al mondo poteva recarle sussidio. FRANCHI 3. L’'interrogazione sfugge di sua natura alla discussione, poichè nulla affermando e nulla negando, esce fuori dal campo della verità e dell’ ore GIRI mane in bilico fra le probabilità, le congetture, i possibili, i dubbi, i sospetti, i timori, ecc, ec. Tuttavia essa ha sovente nei discorsi una parte efficace come effetto oratorio; sovente una serie di incalzanti domande vale quasi a conquidere gli uditori e ad indurli ad affermare con noi. Il Segneri nel bellissimo esordio della predica del . Mercoledì delle Ceneri, dopo avere annunziato 22); 1 uditori che tutti d>bliamo morire, e aver fatto loro vi: rispondere che lo sanno, che la cosa è vecchia, così | SA ripiglia: — po « Voi lo sapevate? Come è possibile? Dite: e non siete voi quelli che ieri appunto scorrevate per la città così festeogianti, quali in sembianza di amante, qual di frenetico e quale di parassito? Non siete voi che ballavate con tanta alacrità nei festini? Non siete voi che vi abbandonavate con tanta rilassatezza distro ai costumi della folle Geatilità? Siete pur voi che alle commedie siedevate sì lieti? Siete pur voi che par- — lavate dai palchi sì arditamente? Rispondete... » Ecco altro mirabile esempio della efficacia delle in- terrogazioni che togliamo da un discorso del P. Giro- ‘lamo Tornielli, illustre predicatore del secolo deci- mottavo: NT aan “« Etunon parli, o Cattolico, dirà Cristo? Tu figliuolo | del mio Battesimo, tu allievo della mia Chiesa, tu. | erede della mia fede, tu nodrito a’ miei Sacramenti, io ta sposato alla mia grazia, tu degnato de’ miei amori | É egli vero che io ti detti a bere il mio sangue; che. io ti fei pascere delle mie carni; che io ti tenni all | mia scuola; che io ti lessi le mie scritture; che io ti | confidai i miei segreti; che io t’insegnai dalle cat: | — tedre, ti commossi dai pergami, ti ammonii dagli altari? E tu di tanti sentieri d’ andar al cielo, non ne cogliesti pur uno? Tu sarai dunque perduto? Tavrì io dunque oggi a confonder coi miscredenti? con gli atei, dei quali più ampiamente parlasti? con gli ido- latri, dei quali più laidamente scrivesti? coi Turchi, cui pareggiasti d’ intemperanza? cogli Ebrei, cui so- verchiasti in avarizia? con gli Eretici, cui fosti innanzi a bestemmiar il mio nome, a spergiurar il mio sangue, a profanare i miei templi, a beffare i miei sacerdoti, a calpestare il mio Vicario, a violar le mie spose, @ trapassar ogni legge del mio Decalogo e contraddire ogni detto del mio Vangelo? Tu ne vai dunque dan- nato coi miscredenti? Il santo carattere del cristiane- simo non ti salva? La comunione cattolica non ti suf fraga? La mia misericordia, i miei dolori, la mia croce tì rendon reo di maggior dannazione? Così era egli dunque da corrispondere al ben che ti volli, che ti feci, che ti promisi? Neppur con tanto mi meritai che che tn almen ne mici poveri mi riguardassi? Fino di si "un frusto di pane, di un sorso d’acqua tu mi fosti picasa: Non mai da te una visita a me infermo, un | cencio a me ignudo? Non mai di tua mano un con- i i oe a me DEAN ; di tua: casa Au stanza. a me MRS mi fiaccava le braccia e mi rompeva i fianchi senza mercede; per te, erudele, che pur tanto ne avevi pei cavalli e pei cani e per ogni peggior servizio de’ tuoi ; piaceri! Ma forse che io mai mi rimasi per tutto ciò. dal premerti e chiamarti ad emenda® Quid est quod —* debui ultra facere, et non feci? (Is. c. 4; Anima in- d grata, che non adoperai, che non mossi per vincerti 18 all’amor mio? Un giorno trovami, un’ora mi conta della rea tua vita, in cui l’ occhio pietoso della mia grazia non ti seguisse cercando d’ogni tua traccia. Che dolce cura non mi presi per essa di te fanciullo? Per quali orrori improvvisi mi frappos’ io alla eurio- sità maliziosa di quei primi tuoi anni? Quali acuti rimordimenti ti fei io sentire di quella prima libertà giovanile che contra me ti pigliasti? In età ferma per quante vie t introdassi nell’ anima il disinganno dei falsi beni? Nell’estrema vecchiezza di quanti aspetti ti figurai allo spirito il timore della morte e il ter- (00 rore de’ miei giudizi? Ben ti deve ricordare di quei dì solitari, di quelle notti funeste che viso ti presentai, | che scosse ti detti, che parole ti dissi in cuore. Tu stesso alcune volte teco medesimo ne piangevi, tu | stesso mi coufessavi che io non ti lasciava pur un momento consistere nel tuo peccato. Da me dunque non si rimase, per me non istette che tu non Posi a par d'ogni altro arrolarti infra gli eletti. Or perchè dunque ti veggo io qui tremare tra i riprovati? Aniina ingrata, se non mi desti nulla del tuo, almeno il mio rendimi, il mio. Dov è, dov'è la stola bianchissima ch'io pur ti cinsi; gli abiti santi di che io ti vestii al Battesimo? Dov’ è la grazia santificante che ti rendette sì Lello un tempo e sì amabile agli occhi miei? Dove son essì i doni, le virtù, i Sacramenti, le mie piaghe, i miei sudori, il mio sangue? Redde rationem, vedde rationem. (Luc. c. 16.) Domando conto di te, di me, della tua vita, della mia morte, de’ tuoi fatti, del mio Vangelo: redde rationem. Parla, malvagio, parla. In- Ventami qralche scusa de’ tuoi peccati, trovati qualche scampo da’ miei castighi. Deh! Signore, quale scusa a voi che tutto sapete o quale da voi che tutto potete? Peccavimus, inique egimus. Justus ess Domine, et re-. chwn gudicium tuum [B. Reg. c. 8. ps. 118.]. Ma no: Sostieni: che a pienamente convincerti, io vo anche ve- Gere se forse alcuno di mia famiglia mancò alle commessioni già dategli per tua salute. Angelo destinatogli per custode, empiesti tu le tue parti? - Grande Iddio, da quel dì che voi destemelo a custodire, quando mai pin ‘vedeste da lui diviso? Io me gli tenni sempre a lato, or per difesa, or perguida, or per consiglio, Lo soccorsi nei dubbii, lo rinfrancai nei cimenti, lo ammonii dei pericoli, lo £ t; b) RIA sfuggì. La seconda volta vi ferma l'attenzione, 10.4 comprende meglio, lo afferma e vi fa sopra le sue 4 i CO REESTI La a finalmente IL argomento entra pienamente nel sno cervello, vi sì confieca, se ne im- | padronisce. Bisogna però cercare di formularlo volta per volta in modo diverso, con frasi muove, per evitare x la monotonia. D altronde,, anche. parlando bene, Il troppo stucca e talvolta si direbbe CHE Giurati si | vendicano delle troppe ciarle. di chi: abusa della parola. » . Questo fermarsi a lungo. sul medesimo. “pensiero; POE però in ARES guise, prende, il nome di | espolizione. pet È 8. Simile all’ ospolizione i cha luogo è aio no quando un affermazione cnerie od na sentenza si dimostra vera in tutt (a ; It 3 x condizioni particolari. € Cristo fuumile > cceo Ù, sentenza ii 4 ora I le, TAO letto, mimil ves stimento, e vivendo volle. 0% r offerto @ ‘comperato comi nel mozzo dei dottori domandare come disce Giuseppe ossare soggetto. Umi cioè di pescatori: essere hat- tozzato da nomo, e tentato dal diavolo CU minore: senza proprio, viverpoverole pagare il censo. ‘ Villania, oltraegio, vituperio, rimprovero, infamia sostenne. E, dr predicando,, © facendo miraco 3 umil circonciso CIME pi eccatore, SELVO ; polo: ca Maria e a e Mmpagnia aver volle i | Konza difendersi. i a fuggiva la ‘gloria e l’amore ». E ine sn SR i x do Ci È Vasi 1 PASSAVANDI w a RECTO poet £ ‘tore 0, scrivo l'Abate, Fornari, non accade quas vi Chi non lo Saf quale opera di oloquenza non i È NZ Donda? Qu sono d'accordo tutti: Greci, È Di cristiani, antichi è; moderni usano 1 LO ana « Che ammo sia. Dì esempio in mano de asi. il como pot tente motivo della volontà umana. più £ Se i cinesi hanno, fiato di elo i ) @ ‘popoli imporfettamente i 0 Tuo Lù. cosa riducesi ù a degli. osempi. T qual È le tanga, SUnR, l tutt i S RIO che non sieno laudative ricorre frequentissimo l’esem: A pio; onde all'oratore si prescrive, che sia dotto delle SM 3 storie, e ne cavi opportunamente stimoli ad eccitare A Ì È con l'emulazione i suoi uditori ugli atti generosi, 0 col 3 | timore dell’ infamia e del danno distorli dalle imprese | disoneste. L'utilità, dunque, e l'efficacia di questo i | mezzo 0 proprietà dell’eloquenza è indubitato » i 10. Di costa all'esempio va la parabola e. l’apo- Vari logo, di cui è diverso però l’uso e 1’ ufficio. Quella è sempre discorso grave e di grav e eloquenza parte; (3 l'apologo, salvo rari casi, pende sempre nel faceto. Mi E qui pure scrive ottimamente l'Abate Fornari : Li « Forse mentre da noi si v oratoria di questi due compo derà attorno Maravigliato, a dimostrando l’essenza nimenti, taluno si guar: cercando con la mente poco di storia straniera conoscenti, di necessità dovea mMeorrere a finzioni fantastiche, per dar corpo alla leoce . . ae) morale e proporzionarle alla finita capacità dell'umano alla parabola è quella che consiste in un trasferir e. 1 l’oratore fa sè e tutto 1 uditorio in tempi, luoghi | condizioni diverse dalle presenti. E finale e lo descrive, quasi che egli e gli uditori tutti vi Mot trovassero in quel punto. Eschine si vale bollamente di quest? immagine nell’orazione di risposta a della Corona del suo gran LA Damiostene be: volere. A chi è ignoto Vapologo di Menenio Agrippa, della ribellione di tutte le membra contro lo stomaco? Bastò quell’apologo a rabbonacciar ia tempesta di una. plebe fatta indomabile dal sentimento della sna forza e della violata giustizia. E quando fu mai che la pa rola di un uomo avesse maggior vigore? E quello 5 non fu egli vigore della moral legge individuata e. ravvivata in una immagine? 0 diremo, che Menenio Agrippa non fece opera di oratore? E che fece dunque? A me mi è paruto sempre giudizioso un motto di Tacito dove si accenna il lontano principio dell? eloquenza latina appunto in Menenio Agrippa. Principio rozzo, quanto vogliate, imperfetto, indegno anche, se vi piace, del nome e del progresso fatto di pui, ma PERGRO certamente di vera eloquenza. » ; SCE 1]. Altra immagine oratoria efficacissima e simile DE Ne abbiamo bellissimi esempi in molto prediche, | quando oratore si trasporta col pensiero. al giudi 0 O] « Fatevi un po cora mente dal Tribunale, ove siamo, al teatro; e pensatevi «di vedere che il ban: ditoro venga innanzi e che debbasisfare,, secondo il AUG II OR, ene Te pria € nl i nol ih Oo Di persona, 5 vedere fa città presa, ch dia mura, incendii di caso, madri. e bambini monati in servitù, uomini c donne. cadenti per vecchiezza, tardi divozzati dalla libertà, ‘ piangenti, supplicanti sdegnati non di chi li percuote, È tua di chi ne fu cagione, scongiuramdovi che a vertin patto il flagello della Grecia non si. coroni, anzi vi guardiate dall infausta fortuna ‘che e accOMpagi Ta costui; chè nè a repubblica incolso mai bene ne al uomo privato che avesse i consigli di Demosten veguiito. TINELLO I s (ASTE aaa ds ‘Per valersi ‘con efficacia si questa. figura ‘biso! gia dapprima APP: ‘Tecchiuro deli canini (00 accen: i clero si gradi la Tanta» asia; qui: apI ne SOI ot ada giova moltissimo Foe ne MIELE i eo d di dol discorso 220 ma, si osservi, cotto non è falsarlo, allungare sl discorso non w dire renderlo prolisso, bensì fermarsi più a lungo. si un pensiero per meglio farlo rimarcare ed imprimer nella mente di chi ascolta. Donde « adlenque quel non so che di antipatico che a questa parola si e sn nottere?. L'amplificazione ha iposo in più guise e cioè a) con usare ad arte parole di significato più gra O più leggiero del dovuto 0 valendosi DEA CONeg Jo vo Paz o d'altra figura p 0) coll agerandire un tutto per via di compara e confronto, le circostanze di un fatto ‘paragonan do si ciascuna a ciascuna x Di ©) coll'aggrandire la figura dotta ‘graida; ai crescere DI diminuire il concetto sali passando: per vari gradi Erasta ar) lasciando ‘inferire a chi ode la grandezza, pie: lezza. ‘od impossibilità di una cosa, 200! pnal i tanze che sembrano ad esse ostrance | e) esponenio minutamente ogni. TO, ndo molto uso di definizioni, di Di, oto n È inter 100 immogini, e comparazioni, sospensioni, cre. oppure diminuendo una cosa enor endere Sio se ne RA da Lesa altro mag Ca 7) valendosi dei conseguenti e degli antocedoi e cioè dalla Srandezza degli effetti far arguire quella della causa o viceversa 1 ion da più dun 3 ad esso sia posta dal - l'uditorio maggior attenzione Br i E i SS %) dicendo di cosa 0 persona non Giò che è, ma ciò che non è; in Siftatta guisa può l orazione ic; diventare infinita (Aristotilo). i: È 13. E per concludere ecco altre saggie parole del- a. Abate Fornari. Si Come il letto delle acque non ha interruzioni, ra solo piegature, seni, gomiti, giramenti che non cn distruggono la continuità; così la struttura dell’orazione ha sue pieghe e modi e movimenti varii, or So più lenti ed ora più concitati, ma non divisioni, non Fe discontinuità, non riposi e ricominciamenti, non parti 5 tra sè veramente diverse. de . Da questa continuità delle membra e intima loro. |. congiunzione risulta in gran parte l’unità dell’ opera.‘ d’eloquenza: quell? unità, dico, la quale deve suggel- e tra gl’altri. Re anche l’orazione. Bisogna la congiuntura delle membra di E: . per l’unità dell’orazione; ma più bisogna l’accordo interiore delle cose. Niente dicasi che contrasti 2 ciò | © che si è dettooa ciò che si dirà appresso; non si ecciti | affetto che distrugga o scemi la forza di un altro già | eccitato o che bisognerà eccitare. Nè questo è tutt: | Ei bisogna che ogni cosa la quale si dica ed ogm i NE: passione che si ecciti, concorra Con tutte le altre, aiuti. rinforzi, accresca l'affetto unico a a si mira. E quì ù DI l'industria umana ha suo potere, come ha potere dim ‘ primere unità, se così posso parlare, nelle acque cor4 ‘renti. Ogni nuovo passo che l’orazione fa, sia comei rivo che si scarichi nel maggior letto, ho lo me scolate onde diventano indiscernibili tra loro, né por. | gono altro indizio di sè, che il cresciuto volume e la cresciuta possa del letto. Con questa dilivenza di non. lasciar correre da sè nè disperdersi veruna delle im- | pressioni oratorie, il nostro lavoro conseguirà non. È solo la necessaria unità, ma ui’ altra dote eziandio | ‘che non è punto men rilevante. Io intendo di quel : | graduato crescere e rinforzar dell’orazione, a mano L Tao che d° si va accostando fi: Suo. termine: al torrente alla foce. F questo. è la perorazione ; SUL finire dell’ opera oratoria raccolto e vittorioso. Onde 1 maestri dell’ arte sogliono richiedere, che. l'ora pre in sul termine ripeta. brevemente tutto quello che ha sparso si di. pruove e'sì di affetti in Ri razione Noi mon. vogliamo preserivere | nè quest altro artifici 10; che talvolta cade e tal altra. non È Ben tace omandiamo, che egli trovi. maniera $ Re TA in sulla fine, Bei, usione verrà da se mede } Cva questo la conel tutto | ante sima, più gagliarda e impetuosa, che cede nte, come quella ene aduna Je forze e gli impet di tutta l'orazione. » ni +39 “di dei =: val | | pi V di F . E, v i 4 % dc ‘A ì i Di questo ti ammonisco, chè be n De arte senza uso non giova molto. Bi: ES Ed, È Ammaestr: de egli Ia TRL: » Si O conclusione del nostro lavoro non crediamo. “RR A We DE ‘inutile registrar quì sotto «poche osserva= NI zioni che, se proprio tra il dire e il fare Dona dovrebbero render n discorso. Su “S entrasse di mozzo il mare, capaci DI principianti ad improvvisa sare u qualunque argomento di propria competenza» Ple Considerate attentamente sotto ogni #5 tto si pei oggetto del vostro discorso @ suddividetelo nelle e ] ‘ principali. Le idee si trovano, come dici zonÌ col meditarvi SU; ma bisogna do ciò co sa rdine O) non Lar: riesce et E JIA i 9, Non cominciate a parlare prima di aver p suto alla forma, allo svolgimento, alle parti, alla co elusione del vostro discorso. 3 3. Procurate di richiamare @ memoria inttali È idee vostre od altrui intorno al vostro argomento, 1 detti e i fatti che ad esso in qualunque modo si ri feriscono. È 4. Curate la semplicità e 1’ uniformità di soll mento e la conveniente proporzione tra le parti. 4 5. Ogni cosa del vostro discorso sia conseguenza, di conseguenza. Quel che segue aggiunga sempre a, «uel che precede in affetto o in idea, e avrete elo- | ueaza. Questo è precetto del Tommaseo. 6. Quanto alla scelta del soggetto quando n° i Îl caso si badi ch’esso non sia frivolo, avendosi | Oggi in fastidio gli argomenti nulli ed in genere ogni. Spreco di ingéeno. Sia proporzionato alle nostre di i © scelto dove già abbiamo molte osservazioni ordinate: a chi lo sceglie così, dice Orazio, non gli POSSONO Mancare nè idee, nè ordine, nè parole. Che sia nuovo oppur no, non importa; la novità ° consiste nel modo di trattarlo; ma è bene annunziarlo, si 10060 Sotto una forma possibilmente nuova. I Noi iamo, figli Sil SRO abitudini, e Hi: | consegr loterminato tirocinio speciale. Jivenir oratore deve dedicarsi 2 fare : di- romo così degli esperimenti. Scelga ogni giorno un argomento diverso e possibilmente a caso e veda di tosservi un ordinato discorso tenendo presenti gli in- dici che abbiamo dato per lo svolgimento di ogni È singola parte del discorso. È L'oratore americano Enrico Clay, si legge nel Self help dello Smiles, spiegò così ad alcuni giovani il se- greto de suoi trionfi. La mia riuscita la devo sopra fi tutto a questo: che all’età di diciassette anni cominciai, e tutti i giorni una. Ne consegue che mn chi ama e per molti anni contimuai, 2, sfar lettura e parlare poi con abbondanza sull’ argomento È trattato nel libro di storia o di scienza che avevo letto. Io mi dava a siffatte improvvisazioni, ora nei campi, ora nej boschi, e spesso anche in una stalla, dove non avevo altri uditori che il bue ed il cavallo. A tale della più grande di tatte le arti iv | pratica precoce e determinati che hanno se- 7 devo. gli impulsi primi gnato la mia carriera e la mia sorte. : 8 Nè in minor conto si dovrà tenere la neces | sità dì contrarre l'abitudine di parlare in pubblico. Se | Demostene, oratore greco a niuno secondo, arringando Si nnanzi a Filippo, Re di Macedonia, impallidiva così.{ rtemente, da venirgli meno tutta la forza del suo ACE ì ti HE y3 suna delle cose che doveva i quale | sgomento non s' impadronirà di chi, non pratico, in prende a parlare in pubblica adunanza? L’eloquenza, scrive Veronesi, è un: pool ito spontaneo in chi sì trova in istato d’eccitazione. P. quindi in tale stato è il modo più semplice per cis Vere il problema dell’eloquenza. » 3 (E narra l’esempio di un tale che, a freddo, dopo la prima giovinezza non era più capace di fare un sol | Verso se non. con grande stento, ma se in quale | cena beve un po di ona si accendeva tanto da diventare improvvisatore, e di versi non mediocri. ì «Lasciando stare da parte le eccezioni, conveniamo col Veronesi che l’eloquenza è un di psicolo- gico che si manifesta ogni volta che le nostre facoltà x | fono eccitate, vengono in qualche modo esaltate. Chi | | non ha visto per sone timide, taciturne, ‘buttar fuori un, pete di dea in ica d’ ira, di sdegno, (irta ur Adnnque mottersi in istato di moderata eccitazione, | bicchiere di champagne, è il segreto | 0 GUELO Ko trovare una ai Bit n anche con un per diventare eloquenti, parola calda e vigorosa. Chiunque di noi, scrive il già lodato Veronesi, per quanto sobrio sia, anzi più abitualmente è è sobrio, alla fne di un pranzo cordiale, in buona compagnia, avrà. trovato una parlantina che se ha per appoggio inge- gno ed erudizione sufficiente parrà eloquenza, € ci s darà, alla lettera, la facoltà d’ improvvisare discorsi | Sa cui non si era menomamente pensato prima, @ molte | volte più felici, più spontanei di quelli lungamente | | meditati, o, meglio, preparati e scritti: ci darà una. | Specie d’ ispirazione. to SAR 10. Anche la memoria, che ha una caga im- portanza per l'acquisto e 1 uso del sapere, è necessa Sia coltivata con amore. Serive a questo. proposit. | Cicerone. (Dell'Oratore Libro I) Che dirò della È memoria, tesoro di tutte le cognizioni? La quale se non custodisce le cose trovate e meditate si capisce mente che tutte le altre doti dell’ oratore, BSs vi > vanno perdute. È: TE vuolsi una buona memoria intellettuale, ‘q emoria la cui azione nasce dall’ intelligenza del tto © dico ha per base il SETA delle uo TO 4h La Bi. le relazioni di causa ed effetto, di mezzo e di fi (quella che si consegue col moderno insegnamen scolastico), la quale consiste semplicemente nel ritene: e recitare delle parole in dato ordine, anzichè ne richiamare le idee per mezzo del loro logico legami Convinti di queste verità noi abbiamo trovato (d po studi fisio-psicologici ed esperienze pratiche che furon, per la loro natura medesima, lunghi assai). Sa trovato, gli è breve tempo, un nuovo sist ma di mnemotecnica, sistema che torna d’ una fedeltà È infallibile perchè fondato sulle leggi naturali della È memoria e non su combinazioni artificiali come i varii Sistemi mnemotecnici escogitati fin quì. Il nostro Cul tun metodo nuovo, che in possesso di qualunque in- | telligente, può no un vero tesoro per la facilità 0 | la sollecitudine ad imparare e ritenere perennemente “ memoria qualunque nozione, il contenuto di qua: “a libro letto una sola volta. NPRSuE difficoltà Nitenere. ORA 0 sistema, UR studio, | per. dido.che sia, DIN QUE un BC porone si vedono Laggo Questo metodo, facilissimo ad apprendersi. chissino tempo, rende eminenti servigi in qualangue Ch) rano di studio; facilita prodigiosamente g oli esami sco lastici; pone in grado dè pr onunziare sermoni, discorsi, lezioni senza l'aiuto di note 0 del manoscritto, che È basterà aver letto una volta sola; rende facilissimo | qualsiasi studio e giova immensamente in a qualunque emergenza della vita. quotidiana. Questo, Hcno è insegnato completamente i nos tro libro L'ARTE DI RICORDARE 2.a edizione che costa Lire Presso; l'editore S. Lapi di Città di Cel (Peragia): SR INDICH: see procetti atti a procacciarla | ERo A IL Dello Hr pube BR II. Delle parti del discorso.Svolgimento delle parti dui fr . discorso Feordio oo Proposizione Rene Definizione e partizione : sat VALUTA = Gata . si Y E n DE») VIaSSi Descrizione . Ra RI x. Relazioni e 5 Na SIC Dimostrazione | Ve; DEI: î e du 4 CS oratorii 5 Mu Precetti L'ULTIMA PAROLA DELL'ARTE STENOGRARICA LA STENOGRAFIA IN TRE LEZIONI Con metodo nuovissimo, originale italiano, dovuto ale l'autore medesimo del presente volume. S'impatt da sè, in un giorno. Lire 2. In vendita presso l'Amministrazione del Giornale per tutti a Ivrea (Piemonte). Questo metodo semplice, facile, breve, rapidissimo; derivato da un attento e lunghissimo studio della mostra ortografia; a della nostra lingua, ottenne della costituzione @ dell’eufoni un tale successo, suscitò un tale giustificato entusiasmo che allo scopo di diffonderlo si formò tosto un'importante Associa” zione Nazionale, che volle acclamare et Presidente Onorari? to: l'autore del metodo, e il cui Comitatorè così compo? dp S. E. il Conte Costantino Nigro, Senatore del Regno, ‘Ambascia” la Corte Tmperiale dA tore di S. M. il Re d’Italia presso i, stria. S. E. il Conte Ghiglieri, Senatore del Regno. Tati tore. Burone Ing. Severino Casana. Senatore Comm. Chiala. Senatore Comm. Avv. Secondino Frold. Conte Avv. Giacinto Cibrario. Senatore Comm. atore — Senatore Comm. Prof. Graziadio Ascoli. Senato fino di Valperga Conte Guido. Senatore Gom Senatore (ruido Fildellu. Sena togno. Depututo Comm. Avv. Pr Comm. Avv. Romuuldo Palberti. D 1 D Deputato Comm. Tuneredi Gulimberti: =. 2 pucca: Carlo Compans. Deputato Comm. A oto Mar i Prof. Francesco Parinets: > DOP e asco. Comm. Giuseppe, Giucos ei ‘i e della R. Univertità do Bolognini, . Università. i n QI Ing» Vittoro Sclopt5 Nouni giudizi sul sistema memonico dell'Autore Genova. È opera di gran momento quella a cui Ella con tanto amore |. e dottrina si accinse, imperocchè base di ogni sapere umano, | di ogni portato dell’ intelletto, di ogni ordinato impulso dell’a- nimo è la memoria delle cose, che acumina lo spirito d’osser- vazione, scuopre il vero, rispurmia gli inutili sforzi de lla mente. Coltivare la memoria dovrebb'essere il fondamento, di tutti. gl’ insegnamenti didattici, affinchè il pensiero individuale non Si trovi mai isolato e non ci sia mai ‘sperpero di energia men- tale e psichica. | Rn Auguro alle di Juei teorie, che riconosco basate sopra prin- cipii razionali,, la sorte fortunata che si meritano ; a lode di Lei ed a vantaggio di tutti. se Vico- Ammir. Comm. Cario De Amezaga. Finalmarina. Colgo quest’occasione per tributare alla S. V-_IL d glioso. Esso possiede dei pregi incomparabili, © P ne, ogni enco \ to. Peccato € | grande per i cultori del bello, del buono, dell’ utile che più diffusa, meglio cor i P. Macario da Ghul Lettore di Teologia e Vicario CM Porto Maurizio 15 [ags Ho letto con piacere © ‘profitti le assicuro che ci ho trovato mn prova, di memoria ammirabile. | ì miei complimenti più since Prof. Brescia. Ho letto con vivo interessamento le sue lezioni sull’ Art ; ricordare, e Le faccio i miei rallegramenti per aver trovato SI che, bene applicato, può dare frutti eccellenti per lo svolgimento delle facoltà ritentive della memoria. E desti # tabile ch’Ella faccia molti proseliti fra i giovani onde questi possano profittare debitamente delle di Lei ottime lezioni. (Prof. nel R. Istituto Tecnico di Brescia) Pavia. Roma. i ica, Ammiro. schiettamente il suo sistema di mnemofecnica, ioni ch’ Ella riconosco giustissime ed assennate le CERA ca o espone così diligentemente e nun mi meraviglio q sultati ottimi ottenuti. (Min. Agric. Ind. e Comm.) Prof. Rag. Ulisse Zanotti Trieste i >, non Col suo metodo Ella imita la natura, non ciecamente; pi è 5 b CELSO la va-- seguendone macchinalmente i precetti: sibbene imitando n e zionaimente, per analogia e nel suo logico ada vale si circostanze, seguendo infine lo spirito e non la letter suoi procedimenti. fl suo metodo è un € da Ella enùmerati ni Studio un piacere anche a coloro per cui era prima una pena, generando in tutti una volontà intensa di studiare. Vittorio Donati pubblicista. Portomaurizio 2 Agrile 1893. Il yostro metodo mnemonico è fallibile, né può essere uguagliato. È della più grande nutilità, dappoichè tutti i vantaggi, (e mon son pochi) che voi eli attribuite, io li ho già tutti consta- tati, e se ho potuto constatarli io, logoro: nel cervello e nella memoria, grali maggiori utilità non ricaveranno da esso gli Studenti di qualsiasi ramo, di mente fresca e di giovane età? Essi col vostro sistema non hanno più bisogno di prendere appunti durante Ja lezione del professore, perocchè voi fornite loro col vostro metodo un vero talismano dinanzi al quale ogni Ustacolo nello studio svanisce eccellente, facilissimo, in- Gerolamo Spinelli. ava osi A apo d'opera. Oltre a tutti i Mo, i 3 un altro ancora ve n’ ha: rende cio P in COLTURA E PROP? 3AZI di piante nuove © di vegetali utili © poc e/miglioramento di ortaggi comi r tura ed alla propagazione di: Bc poco noti, nonchè al migl @imuni, sotto lan direzione di Il Giornale per tutti. fiori più curiosi @ stray gi teressanti, dei vegeta! È db; Gi ALTRE: PUBBLICAZIONI DELLO STESSO AUTORE La L'ARTE DÌ ESSERE PROMOSSI AGLI ESAMI (opera preziosa per eli > Di studenti, per chiunque ha da subire nn esame), L. 1 5 È L'ARTE DI IMPROVVISAR VERSI sia in teatro, in sogietà, comeca ta- ‘1 volino). 1.. 0,80. P nr LA PREVISIONE DEL TEMPO ALLA PORTATA DI TUTTI. — Mozzi facili.e sicuri basati sulla scienza. = 1. 0, 50 gi LE CURIOSITA’ DELL’ERUDIZIONE. Guriosità storithe, scientifithe, Varie, Oricim e leecende — L. 1,75. % + IL LIBRO DEI PERCHE’, — Spiegazione scientifico-popolare dei fenomeni | x . d’o&ni giorno. = L. 1, È, 5 DI UN SURROGATO AL TABACCO PRIVO DI NICOTINA, immen- DE “ssamente economicò, superiore in fragranza al tabacco naturale, usatis- i “simo all’estero e alla portara di tutti. L. 1. ni LA VITA A BUON MERCATO. I. 1. > LEE ARTI ED INDUSTRIE DA DILETTANTI ENCICLOPEDIA DEI LA- Met VORI DA DILETTANTI. Lavori su legno, vetro; specchi, metalli, marmo, pule c cellana, tartaruga, madreperla, schiuma di mare, cartapesti, gesso, pelli, piante, tappezzerie, tessuti, piume, cuoi, fotugrafia, fotominiatvra, incisione, scultura, chimica, plastica; pittura, conciatura, bronzatura, argentatura, doratura, ich - latura, eee. ecc, L. 1,50. »; UTILIZZAZIONE DEI RESIDUI. — Sessanta utilizzazioni di residui, da x È SO trarsì serio profitto per l'econumia domestica, l'industria, ce la de 50, fi late RASSEGNA DELLE SPECIALITA’, Segreto di composizione di cento e o fra le più importanti spec alità e nuovi prodotti ind istriali.col relativo detta- dA gliato processo di fabbricazione. Utile a tutti trattando delle più disparate spe- E° cialità, 1.1, Tutte queste opene e varie altre dello stesso antore sono in vendita presso l’àmministrazione del Giornale per tutti a Ivrea. Presso la stessa trovansi pure in vendita le seguenti into vessantissime pubblitazioni. TUTTI PIANISTI, — Metodo per ‘imparare da se stessi a suonare il più noforie, Seaza conoscere la musica, senza bisogno ui maestro. Metodo.elo-* giato da distinti Mpestri Fienlato earartito; 1.9; dt " LA PRODUZIONE DELLE PERLE A VOLONTA’ E IN CASA PROPRIA MIE Vanevamento dell'oscrica perlitera dell'Arkansas, del Dott. nica. == DELLA RIPRODUZIONE DI PIANT VI et E SENZA INTERMEZZO DI b VAIO NUOVO METODO tei brot. U. Hiaichi, = 2; edizione; = Gun ynesdi GA Dai chimqne puo rimboscare il suo monte o il suo piano nello stessy pride chi, eialeita all'opra e, ciò che è più sorprendente, ie t.lee di vil; het. LA FABB MUD SAL Uricazione RI d'olio d'oli ME, ece; vil di ni Di p | processi È Comonrica di RO È dista LAN, e SVI ento gui | 15620 VLD 00 LA pagina del sito di Albani. Albani e Buonarroti AGA MAGÉRA DIFÚRA Dizionario delle lingue immaginarie (Zanichelli; ristampa; Les Belles Lettres), oltre 2900 voci, 98 illustrazioni, schema analitico delle lingue immaginarie, prospetto cronologico dei principali autori di lingue immaginarie, ventotto pagine di bibliografia (per visionare la bibliografia cliccate qui). Le voci riguardanti il teatro sono a cura di Alessandra Barsi. Il titolo è ripreso da una poesia in lingua inesistente scritta da Tommaso Landolfi nel racconto Dialogo dei massimi sistemi: Aga magéra difúra natun gua mesciún Sánit guggérnis soe wáli trussán garigúr Gùnga bandúra kuttávol jeris ni gillára. Lávi girréscen suttérer lunabinitúr Guesc ittanóben katir ma ernáuba gadún Vára jesckilla sittáranar gund misagúr, Táher chibill garanóbeven lixta mahára Gaj musasciár guen divrés kóes jenabinitúr Sòe guadrapútmijen lòeb sierrakár masasciúsc Sámm jab dovár jab miguélcia gassúta mihúsc Sciú munu lússutjunáscru gurúlka varúsc. Il dizionario è un viaggio nella creatività linguistica, una raccolta di lingue inventate nei campi più eterogenei (letteratura, teatro, cinema, musica, pittura, pubblicità, fumetti, televisione) e per le finalità più diverse (religiose, comunicative, espressive, ludiche, culturali). Esce una ristampa del libro. Per alcune recensioni alla ristampa cliccate qui. Nelle due pagine centrali della cultura di "la Repubblica" esce un articolo di Francesco Erbani Parole, giochi proibiti, per leggerlo cliccate qui. Leggete la recensione di Umberto Eco su "L'Espresso". A proposito del tradurre da una lingua inventata, Eco cita Aga Magéra Difúra anche nell'introduzione a Joyce, Anna Livia Plurabelle, nella traduzione di Samuel Beckett e altri, versione italiana di Joyce e Frank, a cura e con un saggio di Bosinelli, Einaudi, Torino, "TuttoLibri - La Stampa" Bartezzaghi recensisce Aga magéra difúra: leggete qui. Articolo di Bartezzaghi su "la Repubblica" intitolato I fabbricanti di lingue dove si parla ancora di Aga magéra difúra. Sulla "Domenica de il Sole-24 ore Dossena recensisce Aga magéra difúra: leggete qui. Una voce Aga magéra difúra, dedicata a questo dizionario, esiste nell'Enciclopedia dei giochi dello stesso Dossena (Utet, Torino). Una bella stroncatura del libro (finalmente), a opera di Sebastiano Vecchio, intitolata Per chi è appassionato di linguaggio (in pratica ci rimprovera di non essere dei linguisti, ma solo degli "appassionati di linguaggio"), esce su "Italiano&Oltre". Partecipa con Fosco Maraini alla trasmissione televisiva MediaMente, su RAI 3, condotta da Carlo Massarini, per parlare di "lingue inventate", per vedere il video su YouTube cliccate qui. Nel libro di Andrea Moro Le lingue impossibili, edizione italiana a cura di Nicola Del Maschio (Cortina), si fa un accenno a Aga magéra difúra: Il testo di Okrent cui fa riferimento Moro è: Arika Okrent, In the Land of Invented Languages, Spiegel and Grau, New York. è uscita una traduzione francese a cura di Egidio Festa con la collaborazione di Marie-France Adaglio, presso Les Belles Lettres, 576 pagine. Su "Le Monde" esce una recensione di Roger-Pol Droit: BONNES JOIES DE BABEL. Un'altra recensione firmata da Picard, intitolata Les langues du pays des merveilles, esce su "Nonfiction. Le quotidien des livres et des idées". La recensione di Picard è interessante perché sottolinea l'incommesurabile inutilità del libro. Fra le altre recensioni all'edizione francese quella sul numero 5 di "Viridis Candela", 8 absolu 129 EP, vulg, "carnets trimestriels du Collège de 'Pataphisique". Al Centro Pompidou il libro ha partecipato al festival «KHHHHHHH» Langues imaginaires et inventés. Nell'ambito della mostra Marinetti e il futurismo a Firenze. Qui non si canta al modo delle rane, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ho tenuto una relazione su Marinetti: parole in libertà e lingue immaginarie. Su "creatività linguistica e lingue immaginarie", il mio saggio "Al Barildim Gotfano. Creatività linguistica e lingue immaginarie", uscito su Parol, Quaderni d'arte e di epistemologia. Lo stesso tema avevo già affrontato in Sobre "l'imaginari lingüístic", relazione al convegno sulla creatività svoltosi a Velencia nei giorni 2, 3 e 4 maggio 1996 i cui atti sono raccolti in A creativat Ara, L'Alfàs del Pi, País Valencià. Il testo Al Baridilm Gotfano è citato nella bibliografia Su nonsense e traduzione del nonsense: indicazioni bibliografiche a cura di Angela Albanese contenuto nella rivista "Il lettore di provincia" dedicato al tema I dilemmi del traduttore di nonsense, a cura di Franco Nasi e Angela Albanese. Una relazione di R. su Gerghi e lingue immaginarie al castello Pasquini di Castiglioncello all'interno di un ciclo d'incontri su La comunicazione, volti e forme: i gerghi, organizzato dal Centro Studi e Ricerche sulla Comunicazione diretto da Giovanni Manetti. Si veda anche il mio articolo Tradurre da lingue inventate, all'interno del dossier L'artefice aggiunto. Tutti i modi di tradurre, apparso su "L'Indice dei libri del mese". Il testo, leggermente modificato, è stato pubblicato nel Quaderno edito da Babel festival di letteratura e traduzione, edizione 2019, svoltasi a Bellinzona (Svizzera), intitolata Non parlerai la mia lingua, dedicata alle lingue inventate; per leggere questa nuova versione cliccate qui. Sempre riguardo alla traduzione, il dizionario Aga magéra difúra è citato in un testo di Antonio Prete, "Aga magéra difúra": sul tradurre da lingue inesistenti, in Antonio Prete, All'ombra dell'altra lingua. Per una poetica della traduzione (Bollati Boringhieri, Torino). Sull'argomento delle lingue inventate anche la mia relazione su L'italiano immaginario tenuta al convegno L'italiano, lingua d'Europa, organizzato dall'Istituto italiano di Cultura di Strasburgo. durante la trasmissione radiofonica Baobab su Radio 1 della RAI, va in onda una mia intervista sulle lingue immaginarie, per ascoltarla cliccate qui. Sempre il tema dell'italiano immaginario è stato oggetto di una conversazione, introdotta e coordinata da Andrea Grignolio, durante la nona edizione del Festival delle Scienze, dedicato a I linguaggi, svoltosi a Roma, all'Auditorium del Parco della Musica, festival che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Noam Chomsky. Sulla mia partecipazione a questo Festival una mia intervista radiofonica alla trasmissione La Notte di RadioUno andata in onda per ascoltarla cliccate qui. Una nuova versione, rivista e aggiornata, di L'italiano immaginario è uscita nel volume Langues imaginaires et imaginaire de la langue. Etudes réunies par Olivier Pot (Librairie Droz, Genève). Per leggere questa nuova versione. Di linguaggio (quasi immaginario, in quanto economico) si parla anche nel mio saggio Sraffa and Wittgenstein. Profile of an intellectual friend. Nel libro di Alberto Nocerino e Roberto Pellerey Laboratori di scrittura. Istruzioni per una ginnastica alfabetica infinita, edito da Graphofeel Edizioni di Roma, si accenna agli studi e ricerche sulla fantasticheria letteraria e sull'enciclopedismo ludico, una corrente che avrebbe influenzato profondamente l'orientamento di molti laboratori di scrittura italiani e a p. 24, nota 14 si cita Aga Magéra Difúra. Ho tenuto dei laboratori sulle lingue immaginarie, cliccate qui. Ho parlato di Lingue immaginarie e folli letterari: alcuni casi italiani in "Les Cahiers de l'Institut", rivista dell'Institut International de Recherches et d'Exploration sur les Fous Littéraires, numero 4, 2009. L'articolo di Daniele Baglioni, Lingue inventate e "nonsense" nella letteratura italiana del Novecento, in Antonelli e Chiummo, a cura di, «Nominativi fritti e mappamondi». Il nonsense nella letteratura italiana, Atti del Convegno di Cassino, Salerno, Roma, è basato - come dice l'autore stesso - "per la gran parte dei testi commentati" su Aga magéra difúra. Ecco la nota di Baglioni: Baglioni cita Aga magéra difúra anche in un altro suo interessante lavoro: Poesia metasemtica o perisemtica? La lingua delle Fànfole di Fosco Maraini, in Valeria Della Valle e Pietro Trifone, Studi linguistici per Luca Serianni, Salerno Editrice, Roma. Sul sito del Centro Studi Landolfi è uscito nel maggio 2013 un mio testo Landolfi inventore di lingue, citato nel saggio di Ignazio Sanna, Traduzione e significato nel Dialogo dei massimi sistemi di Tommaso Landolfi, “Medea”. Aga magéra difúra è citato anche in Raconter l'Oulipo. Histoire et sociologie d'un groupe di Camille Bloomfiel, edito da Honoré Champion, Paris. Come studioso di lingue inventate sono chiamato in causa nel romanzo di Adrián N. Bravi L'idioma di Casilda Moreira, Edizioni Exòrma,dove sono presentato come l'estensore della prefazione a un libro inesistente. Un debito al nostro dizionario delle lingue immaginarie, Aga magéra difúra, è dichiarato da Andrea Bellini, uno dei curatori, insieme a Sarah Lombardi, della mostra Scrivere disegnando. Quand la langue cherche son autre tenutasi al Centre d'Art Contemporain di Ginevra. Scrive infatti Bellini nel saggio introduttivo al catalogo edito da Skira nella nota 1 a pagina 15: Per ulteriori info su questo aspetto dell'influenza di Aga Magéra Difúra sulla mostra ginevrina cliccate qui. Nel Dizionario del bibliomane di Antonio Castronuovo (Sellerio, Palermo), nel capitolo intitolato "Scibile intero", è citato Aga Magéra Difúra. Su "La Lettura", supplemento culturale culturale del "Corriere della Sera", un articolo di Antonelli, Inventare idiomi funziona poco (ma nei libri sì) (parte I e parte II), dove si presentano due schemi riguardanti le lingue immaginarie e fra le fonti utilizzate si cita Aga magéra difùra. HOME PAGE TèCHNE RACCONTI POESIA VISIVA ENCICLOPEDIE BIZZARRE ESERCIZI RICREATIVI NEWS. Ugo Basso delle Rovere. Basso. Keywords: Deutero-Esperanto. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Basso,” pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library. Basso. Rovere. Basso.

 

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