GRICE ITALO A-Z R ROS
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rosselli:
la filosofia italiana nel ventennio fascista – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo
italiano. Roma, Lazio. Diresse il mensile “Noi”. Discusse con SALVEMINI la tesi di laurea su “MAZZINI (si veda) e il
movimento operaio”. Pubblica saggi su riviste storiche italiane, tra’altri, “MAZZINI
e Bakunin: XII anni di movimento operaio in Italia” (Torino, Einaudi), e “PISCANE nel Risorgimento italiano” (Torino,
Einaudi) -- raccolti in “Saggi sul Risorgimento italiano” (Torino, Einaudi). Inizia
a far politica ed è col fratello R. (si veda) tra i fondatori del giornale
"Noi". Col fratello e con Calamandrei, e col patrocinio di Salvemini,
fonda un circolo di cultura -- chiuso dai fascisti. Fa parte dei fondatori del
gruppo fiorentino di “Italia libera”, fra cui, oltr’al fratello, Bocci, Rochat,
Vannucci, Traquandi. Adere alla fondazione dell'unione nazionale delle forze
liberali e democratiche promossa d’Amendola, e partecipa alla fondazione del
giornale anti-fascista clandestine, “Non Mollare”. Arrestato e condannato a V anni
di confino a Ustica. Rilasciato, venne nuovamente arrestato e condannato a V
anni di confino a Ustica e Ponza, dopo la fuga da Lipari del fratello. Ottenne,
su intercessione di Volpe il passaporto, con una sollecitudine che ad alcuni
amici, tra cui Calamandrei, parve sospetta e motivata dal fine di arrivare
attraverso lui al rifugio del suo fratello. A Bagnoles-de-l'Orne è assassinato d’una
squadra di miliziani della Cagoule, formazione eversiva di destra su mandato,
forse, dei servizi segreti fascisti e di Ciano. Con un pretesto vengono fatti
scendere dall'automobile, poi colpiti da raffiche di pistola. R. muore sul
colpo, R., colpito per primo, viene finito con un'arma da taglio. I corpi
vengono trovati due giorni dopo. I colpevoli, dopo numerosi processi,
riusciranno quasi tutti ad essere prosciolti. Commissione di Firenze,
ordinanza contro R. (“Attività
antifascista”). Pont, L'Italia al confine: l’ordinanze d’assegnazione al
confino emesse dalle commissioni provinciali, Milano (ANPPIA/La Pietra), Ustica celebra la libertà dei R., profilo di
Volpe, profile nel sistema informatico dell'archivio di stato di Firenze. Fiori,
Casa R., Einaudi, Franzinelli, Il delitto R.: anatomia d’un omicidio politico”
(Mondadori, Milano). Altri saggi: “ “Inghilterra e regno di Sardegna” (Torino,
Einaudi); Ciuffoletti, “Un filosofo sotto il fascismo: lettere e scritti vari”
(Firenze, Nuova Italia); Colombo, I colori della libertà fra storia, arte e
politica” (Milano, Angeli);Belardelli (Catanzaro, Rubettino); Visciola, “La scuola
di storia moderna e contemporanea. La prima fase della ricerca di storia
diplomatica, in Politica, valori e idealità, Maestri dell'Italia civile, Rossi,
Roma, Carocci, Visciola, “Soi "maestri". Il rinnovamento della
storiografia italiana fra le due guerre, in i R.: eresia creativa eredità
originale, Visciola e Limone, Guida, Napoli, Visciola, Uno filosofo salla
ricerca della libertà in tempi difficili: appunti sparsi per una biografia
complessiva ancora da scrivere, in I fratelli R.. L'antifascismo e l'esilio,
Giacone e Vial, Roma, Carocci, Tramarollo, “Tra mazzinianesimo e socialismo”, Belardelli, Un filosofo anti-fascista” (Passigli,
Firenze); «Il filo rosso». Il carteggio di i R. con Silvestri, Gabrielli,
Storia, Franzinelli, “Il delitto R.: anatomia d’un omicidio politico” (Mondadori,
Milano). Treccani Dizionario di storia, Dizionario biografico degl’italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Sabatino, R.. Nello Rosselli. Rosselli.
Keywords: risorgimento, Mazzini, operaismo, movimento operaio, risorgimento
italiano, Piscane. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Rosselli” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rosselli:
la ragione conversazionale dell’apologeticus, o implicature cucullate – la
scuola di Gimiliano -- filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Gimiliano). Filosofo
calabrese. Filosofo italiano. Gimiliano, Catanzaro, Calabria. Far dobbiamo
onorevole menzione di lui, letterato insigne del suo tempo e filosofo di grido,
Cattedratico in Napoli ed in Salerno; il quale, a dir del Barrio, partitosi pel
genio di visitare l'Africa, e ucciso dal proprio schiavo. Della famiglia di cui
è stata la madre del celeberrimo Scorza, matematico distintissimo, istruttore,
autore di merito, ed illustratore della scienza per metodi ed invenzioni, morto
non ha guari in Napoli. Conchiudendo adunque, pare non dubbio essere stato Nifo
calabrese di origine, ed avere avuto tra noi i primi rudimenti di letteratura,
tali da avergli dato a vivere. Dal contesto di scrittori calabresi, contemporanei
alcuni, e vivuti altri dopo breve tempo della morte di lui, a cui noto veniva
per recente tradizione, chiaramente se ne rivela il vero. Discepolo del celebre
NIFO (si veda), per la sua dottrina e prescelto a leggere filosofia per più
anni a Salerno. Saggi: “Apologeticus adversus cucullatos philosophiae
declamatio ad Leonem X Oratio habita Patavi in principio suarum disputationum;
“De propositione de inesse secundum Aristotelis mentem libellu” --- LIZIO -- ;
“Universalia Porphiriana”. Calabria, Le biografie degl’uomini illustri delle
Calabrie, Accattatis, Di questo filosofo si occupano nei loro studi, tra gli
altri, Zambelli e Franco. "Rosselli di Gimigliano. Dalle origini a
noi" (O/esse) che ricostruisce la sua vita e le sue opera. Dizionario
biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. L'Apologeticus
adversos cucullatos è un'opera del filosofo Tiberio Rosselli (1490 Gimigliano -
1560 Africa), pubblicata nel 1519 a Parma grazie a Girolamo Sanvitale che
accoglie il filosofo calabrese presso la sua corte di Fontanellato. Apologeticus adversos cucullatos Autore
Tiberio Rosselli 1ª ed. originale 1519 Genere Apologia Lingua originale latino
La prefazione dell'Apologeticus che consiste in una storia delle vicende che
portano alla sua composizione, è dedicata al vescovo di Lodi, Ottaviano Sforza,
figlio naturale di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano. Alla fine
dell'Apologeticus si legge una peroratio, che non è più rivolta allo Sforza, ma
al Conte di Belforte, Gerolamo San Vitale di Parma, suo mecenate. Dopo questa Peroratio, si legge la
declamatio e infine sei brevi componimenti poetici in lode all'autore; chiude
il foglio il seguente colofone: “Tiberii Russiliani Sexti Calabri Apologetici
Finis ad laudem Individuae Trinitatis”.
L'esemplare parigino reca sul frontespizio, sotto i titoli, un breve “Ad
librum Carmen”, composto da due distici elegiaci; mentre nell'ultimo foglio
sotto il colofone presenta la seguente annotazione a mano: “Parmae MDXX”, e
cioè il luogo e la data della stampa.
Che il libro sia stato stampato a Parma viene confermato da Girolamo
Armellini, il quale, nel suo libro, intitolato Jesus vincit, scritto proprio
contro l'Apologeticus, fornisce queste notizie:
«...dopo l'abiura sotto riportata, temendo tutti i luoghi sicuri,
profugo delle varie scuole d'Italia, si portò a Parma...ivi di nascosto stampò
l'opera sua velenosa; scoperto il suo inganno da me inquisitore, (come
richiedeva il diritto) viene chiamato in giudizio, coperto dallo scudo della
contumacia; viene condannato all'anatema, vengono requisiti i volumi stampati,
vengono interdetti e bruciati. Dopo che in seguito venne scoperto fuggiasco a
Pisa, e, cosa veramente impudente, nel mentre andava in cerca di una cattedra
di filosofia, per mezzo della quale potesse infettare i giovani col veleno
della sua perfidia, con la forza e l'aiuto dell'allora reverendissimo Cardinale
Dè Medici ed ora Papa Clemente VII codannammo che fosse arrestato e che in tale
posizione fosse rinchiuso nelle carceri di Firenze; da queste carceri tuttavia
col favore di alcuni scappò libero prima che gli fosse fatto il processo.» Tiberio scampa all'ira di Armellini, il quale
non potendolo processare, compone contro di lui lo scritto già menzionato, il
cui lungo titolo richiama tutti i capitoli dell'Apologeticus.Tiberio
Russiliano-Sesto. Tiberio Rosselli. Rosselli. Keywords: apologeticus, adversus
cucullatos philosophiae; de propositione de inesse, universalia porphiriana,
Lizio. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Rosselli” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rossetti:
la ragione conversazionale del fratello perduto – la scuola di Vasto -- filosofia
aburzzese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Vasto). Filosofo abruzzese. Filosofo italiano. Vasto, Chieti,
Abruzzo. Grice: “A philosopher can also discover an ‘antro di pipistrelle.”” Filosofo,
illuminista poli-edrico, poeta estemporaneo, tragedio-grafo, archeologo e
speleo-logo, da Martuscelli. Studia a Napoli e Roma. Si trasfere a Elba.
Ceelbra la liberazione del gran ducato di Toscana con il canto estemporaneo“La
superbia dei galli punita” (Firenze, Gio). Si sposta in Sardegna, sotto la
protezione del vice-ré Carlo. A Sassari compose e rappresenta la tragedia “Morte
di S. Gavino” (Oristano, Arborense). Si sposta in Provenza, a Nizza, dove scopre
la piramide di Falicon, che gl’ispira un poema, “La grotta di Monte-Calvo”
(Parma). In seguito, si trasfere a Torino, dove conosce Caluso, e si stabilisce
a Parma. Inizia a dirigere “Il Taro”. Altri saggi: “Cantata in occasione
d'essere l'augusto imperator de’francesi Napoleone I coronato re d'Italia” (Parma,
Luigi); La note” (Parma, Paganino); “Alla tomba di Hoffsteder” (Parma, Luigi);
“Ode saffica” (Parma, Giuseppe Paganino); “Le nozze d’Esculapio De Cinque” (Lanciano,
Carabba); “Annibale in Capua (Napoli, Flautina); A. Lombardi, Storia della
letteratura italiana” (Venezia); Andreola,
Biografia degl’uomini illustri del regno di Napoli’ Gervasi, La famiglia Pietrocola di Vasto; Spadaccini, “R.
e le sue battaglie per la libertà”; R. e quei versi ispirati dalla cacciata dei
francesi, Catania, R. e la grotta del monte Calvo, Mugoni, “Il fratello perduto:
R. e R.”, in Studi medievali e moderni. Nei panni dello speleo-logo ante
litteram, si avventura in una cavità del monte Calvo, scoprendo nelle viscere
della terra un antro, che ama definire fascinoso ed insieme orribile. Ne
celebra la scoperta con la pubblicazione di “La grotta del monte Calvo”; dato alle
stampe a Torino, per i tipi di Domenico Pane, Parma. A Pezzana sub-entra nella
direzione. Si mostra più attento alle notizie scientifiche e contribue ad
introdurre nel periodico notizie leggere, come favole e indovinelli che il più
delle volte incensano il nome di Napoleone. Con la sua direzionei supplementi
al periodico, da semplici elenchi riguardanti le vendite per espropriazioni
forzate, si trasformamo in pagine che arricchiscono i contenuti culturali e di
svago della testata. Marchesani, Storia di Vasto, Apruzzo Citeriore, Napoli,
Torchi dell'Osservatore Medico, retro copertina di Spadaccini, “R. e la Grotta
di Monte Calvo: tra mistero e leggenda” (Lanciano, Torcoliere); Martuscelli. Saggi:
“Opere” (Parma, Paganino); “Ai liberatori dell'Italia: ode di Tavanti; Chiari
nella Condotta, Anelli, Ricordi di storia vastese, Arte della stampa, Oliva, “Abum
di famiglia: documenti, testimonianze, immagini” (Lanciano, Carabba); Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Nome compiuto: Domenico
Rossetti. Rossetti. Keywords: il fratello perduto, la Dora, L’Emonia. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Rossetti” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rossi:
la ragione conversazionale della volontà e della temperanza – la scuola
d’Appignano del Tronto -- filosofia marchese -- filosofia italiana -- Luigi
Speranza (Appignano del
Tronto). Filosofo marchese. Filosofo italiano. Appignano del Tronto, Ascoli
Piceno, Marche. Grice:
“Rossi touches many Griciean points: universalia, strength of will, and etc. –
he also commented, like I did, on Aristotle’s metaphysics.” Attivo filosofo fra Aureolo e Rimini, dalla
parte di Occam e Cesena, e oppositore di Giovanni XXII, nelle dispute dei fraticelli,
che portarono alla sua espulsione dall'ordine. Ha idee innovative e spesso
influenti in teologia filosofica, filosofia naturale, metafisica e teoria
politica. Soprannominato come "doctor succinctus" e
"doctor praefulgidus", come osservabile dalle iscrizioni su uno degli
affreschi del convento di Bolzano, e studiato e commentato soprattutto per
alcune tesi risalenti del suo commento alle sentenze, i Libri IV Sententiarum
dichiarazioni autorevoli sui passi biblici che l'opera riune di LOMBARDO. Le
sue vedute contribuiscono all'evoluzione della filosofia basso-medievale. Appignano
del Tronto fa parte all'epoca della Marca di Anconada. Nacque da una famiglia
con il nome di Rossi (Rubeus). Studia sotto Scoto. Insegna a Perugia. Sottoscrive
la risoluzione con la quale viene dichiarata lecita la tesi secondo la quale
Cristo e gl’apostoli non mai possedeno beni. Prende parte attiva alle
lotte interne riguardanti la povertà che divide l'ordine. Insieme a Michele da
CESENA, Occam e BONAGRAZIA di Bergamo, sostenne una regola di assoluta povertà
per i successori di Cristo e per la chiesa. Si ribella a Giovanni XXII,
sostenendo il suo avversario, l'imperatore Ludovico. I francescani che rifiutano
la condanna della critica dei frati minori della bolla Cum inter nonnullos di
Giovanni XXII sono accusati d’eresia. Questo avvicina l'ordine allo
schieramento anti-papale rappresentato da Ludovico. Questi era divenuto ostile
a Roma dopo che Roma rifiuta la conferma
e l'incoronazione come imperatore dopo l'elezione a re di Germania, preferendogli
Federico I. Ludovico scomunicato, rispose con un Appello. Con esso Roma fra
l'altro, viene accusato d’eresia, quindi delegittimato per la sua presa di
posizione nella disputa sulla povertà. Lo scontro divenne acceso, la
conciliazione di CESENA al capitolo di
Lione falle. Cesena venne convocato e trattenuto ad Avignone insieme a BONAGRAZIA
da Bergamo ed Occam. R. come lector nello studio generale dell'ordine,
sottoscrive una protesta redatta da CESENA contro l'operato di Giovanni XXII. Ludovico i
giunge in Italia, prende la corona imperial. Dichiarato deposto Giovanni XXII.
Nomina Pietro da Corbara, con il nome di Niccolò V. Scomunicato da
Giovanni XXII, R. decide di raggiungere, fuggendo, Ludovico a Pisa con i suoi
con-fratelli prigionieri. Ancora una volta si ribella per protestare contro la
sua scomunica. A Pisa i quattro pubblicano un documento, l'”Appellatio maior”,
nel quale Giovanni XXII e dichiarato eretico per la sua posizione nella
questione della povertà. Lui e i suoi compagni andano però perdendo le simpatie
all'interno dell'ordine. Il tentativo di CESENA di impedire lo svolgimento
del capitolo generale convocato a Parigi falle, mentre la riunione dell'ordine
conferma la scomunica di CESENA ed elesse, quale nuovo ministro generale Guiral
Ot, ovvero Geraldo di ODDONE, favorevole alla curia. Lui e i suoi compagni
sono condannati ed e formalmente confermata la loro scomunica. R. ispira la
protesta espressa nelle “Allegationes religiosorum virorum”, che dichiara
invalida la deposizione di Cesena e l'elezione di Oddone, per l'esclusione di
metà degl’aventi diritto alla partecipazione al capitolo. I quattro
francescani, con Marsilio da Padova, entrano a far parte della curia di
Ludovico. Con lui, raggiunsero Monaco di iera, ove si stabilirono nel convento.
Perseguitato dalle autorità ecclesiastiche in Italia, fa una ritrattazione
formale -- che dove servire da esempio per tutti i dissidenti successivi -- e
si riconcilia con la chiesa e con l'ordine. Nel Improbatio, si concentra sulla
determinazione di quando e dove i diritti di proprietà hanno origine per
sostenere la convinzione che Cristo vive in povertà assoluta. Distingue tra due
tipi di proprietà: la proprietà prima della caduta di Adamo, e la proprietà
dopo. La proprietà prima della caduta di Adamo, nota anche come la proprietà
dello stato pre-lapsario, momento in cui tutte le creature del divisno si
rallegrarono nella felicità, sono profondamente collegati tra loro, e condivisa
nella creazione del divino. La proprietà dopo la caduta d’Adamo è stata causata
dal primo peccato d’Adamo, rendendo la questione del diritto di proprietà distintamente
umana. Giovanni XII nega che l'origine della proprietà è legato agl’esseri
umani, sostenendo che e il peccato d’Adamo in sé ad esserne la causa. R. convene
che, senza peccato non c’è il diritto di proprietà. Tuttavia, il peccato non
porta immediatamente al concetto di diritto di proprietà. Sostenne che la legge
umana è responsabile della formazione del concetto di diritto di proprietà, non
la legge divina. Usa la storia di Caino e Abele, citando volontà corrotta di
Caino per sostenere la sua convinzione. Fiorirono una serie di studi nel
contesto della filosofia naturale in relazione alla dottrina del Lizio del
movimento applicata al moto del proiettile. Per Aristotele un corpo inanimato si
muove spontaneamente verso il loro luogo naturale. Un corpo in movimento deve
alla presenza continua, e per contatto, di un motore che dirige il corpo verso
un’altra direzione. Già Filopono mosso logiche obiezioni a questa
dottrina. Con la definizione di un “impeto”,
la discussione prosegue, ripresa d’AQUINO. Solo con R. si giunse a
conclusione. La sua teoria sul moto del proiettile o moto para-bolico, indicato
come virtus de-relicta (forza rimanente), è descritta nelle sezioni di suoi
commenti sulle Sentenze che spiegano la consacrazione dell'Eucarestia, in una
quaestio sull’efficacia dei sacramenti. Il moto di un corpo è causato da una
forza lasciata dal corpo che agiva su di essa forza, quella forza residua
impressa al proiettile durante il lancio. A differenza della teoria
dell'inerzia che ha lo scopo di spiegare solo il fenomeno naturale, la sua teoria
della virtu de-re-licta è una spiegazione che include i fenomeni naturali e
sopra-naturali. Questa virtu derelicta spiega diversi tipi di moto perpetuo e finite
ed è destinato a tener conto delle variazioni innaturali. Gli elementi chiave
della de-re-licta virtu includono: Un corpo viene messo in moto da un
altro corpo, che lascia la forza rimanente in corpo in movimento. All'inizio di
un dato movimento, la ‘de-re-licta’ virtu puo lavorare con o contro la naturale
disposizione del corpo in movimento. Se funziona *contro* il corpo in
movimento, la virtus derelicta si dissipa ed eventualmente lascia il corpo,
cessando il moto. Se funziona *con* il corpo in movimento, la virtus derelicta
rimane nel corpo, provocando il potenziale moto perpetuo. Ci sono stati diversi
filosofi prima del suo tempo, come ad esempio Richard Rufus di Cornovaglia che sembrano
disporre già di versioni della “virtus derelicta”. Quindi non è chiaro se
questa teoria sia veramente originta autonomamente da lui. Tuttavia, filosofi
come Buridano e Odonis utilizzano la teoria di R. per affinare i propri
concetti di virtus derelicta, confermando che gioca un ruolo chiave
nell'evoluzione della filosofia sulla fisica. Nel secondo libro dei Commentari
sulle Sentenze, si focalizza su come la volontà potrebbe agire contro la
ragione con conseguente colpevolezza morale. Se la volontà potrebbe o agire
prima, o contro giudizio razionale. La volontà è la causa dell'azione. Dopo che
l’agente elabora un giudizio, la sua volontà decide di agire sia in conformità
con tale giudizio o *contro* di esso. La volontà e il termine medio tra
giudizio e azione. Senza di volonta, il giudizio richiederebbe un'azione,
negando il concetto di libero arbitrio e colpevolezza morale. Inoltre, la
volontà dell’agente è sotto una legge che *obbliga* a compiere un atto buono.
Senza questo impegno non ci sarebbe peccato, o colpevolezza morale. Per
rispondere a come la volontà dell’agente puo andare contro tale obbligo,
distingue tra l’atto apprensivo e l’atto gidicativio. L’atto apprensivo è
necessario per far funzionare la volontà. L’atto apprensivo è frutto della cognizione
intellettuali e del giudizio. L’atto giudicativo è formato dalla *conoscenza* più
complessa in cui il ragionamento si applica giudiziosamente. La volontà non
richiede un atto giudicativo da eseguire. Ciò spiega come gl’esseri umani sono
in grado di peccare. La volontà non dipende da un giudizio *razionale*. Per
evitare l'obiezione che il giudizio è necessario per il ragionamento e non può
essere ignorato nel processo deliberativo, offre un'ulteriore distinzione tra *conoscenza*
apprensiva e *conoscenza* giudicativa, e due tipi di giudizi riflettenti
razionali. Queste distinzioni consentono un giudizio da selezionare su un'altra
causa della forza che riceve da essere *selezionato* dalla volontà. Altri
saggi: “Improbatio contra libellum Domini Johannis qui incipit Quia vir
reprobus, una confutazione alla bolla papale di Giovanni XII. Quodlibet cum
quaestionibus selectis ex commentario in librum Sententiarum. Affronta i
principali temi: le relazioni delle persone divine all'interno della trinità e
il rapporto tra il creatore e il mondo, la libertà di dio nel creare, la pre-scienza
divina e la pre-destinazione alla salvezza. “Sententia et compilatio super
libros Physicorum Aristotelis Quaestiones praeambulae et Prologus” -- Riflette
sullo statuto scientifico della teologia e della metafisica. Distingue primi
libri prima ad decimam Questes super metaphysicam. Repertorium biblicum Medii
Aevi, IMatriti Visita triennale di O. Civelli, Picenum seraphicum, Ratisbona,
Chronica de ducibus ariae, Leidinger, in Mon. Germ. Hist., M. Firenze, Compendium chronicarum
fratrum minorum, in Arch. franc. hist., Emmen, in Lex. fA. Heysse, Descriptio
codicis Bibliothecae Laurentianae Florentinae S. Crucis, Plut. A. Heysse, Duo
documenta de polemica inter Gerardum Oddonem et Michaelem de Caesena,
Perpiniani, Monachii, in Arch. franc.
hist., A. Pompei, Enciclopedia filosofica, Venezia, cfr. anche impeto, Possevino,
Apparatus sacer, Venezia; A. Tabarroni, Paupertas Christi et apostolorum. L'ideale francescano in discussione Roma A.
Teetaert, Deus et homo ad mentem I. Duns Scoti. Acta Congressus scotistici Vindobonae,
Roma; C. Dolcini, “Crisi di poteri e politologia in crisi” (Bologna); “C.
Dolcini, Il pensiero politico di Michele da Cesena, Faenza, Roma, Schabel, Il determinismo,
Picenum Seraphicum. C. Schabel, “La virtus derelicta e il contesto del suo sviluppo”
in C. Schabel, “La dottrina sulla predestinazione di Rossi,” Picenum Seraphicum,
F. Giambonini, Giovanni dalle Celle, L. Marsili, Lettere, Firenze, Repertorium
Commentariorumin Sententias Petri Lombardi, F. Tinivella, Enciclopedia
cattolica, Vaticano, Gonzaga, De origine seraphicae Religionis franciscanae, G.
Cantalamessa Carboni, Memorie intorno i letterati e gli artisti della città di
Ascoli nel Piceno, Ascoli, G. Mazzuchelli, Gli scrittori d'Italia, Brescia,
G. Sbaraglia, Scrittori francescani piceni; G. Sbaraglia, Supplementum et
castigatio ad Scriptores trium Ordinum S. Francisci, Roma; I.A. Fabricius,
Bibliotheca Latina mediae et infimae aetatis, Firenze; L. Wadding, Annales minorum,
Quaracchi, L. Wadding, Scriptores Ordinis Minorum quibus accessit syllabus
illorum qui ex eodem Ordine pro fide Christi fortiter occubuerunt, priores
atramento, posteriores sanguin. christianam religionem asseruerunt, recensuit
Fr. Lucas Waddingus ejusdem Instituti Theologus, ex Typographia Francisci
Alberti Tani, Roma, Ludger Meier, De
schola franciscana Erfordiensi. N. Glassberger, Chronica, in Analecta
franciscana, II, Ad Claras Aquas; Schneider, Mariani, “Francisci de Marchia
sive de Esculo, Quodlibet cum quaestionibus selectis ex commentario in librum
Sententiarum, Spicilegium Bonaventurianum, Grottaferrata; N. Mariani, Francisci
de Marchia sive de Esculo, Sententia et compilatio super libros Physicorum
Aristotelis, Spicilegium Bonaventurianum, Grottaferrata; N. Mariani, Due
Sermoni, Archivum Franciscanum Historicum Nazareno Mariani, Francesco di
Appignano OFM, Contestazione, Appignano del Tronto, Nazareno Mariani, Francisci
de Esculo, OFM, Improbatio contra libellum Domini Johannis qui incipit Quia vir
reprobus, ed. (= Spicilegium Bonaventurianum) Grottaferrata; N. Mariani,
Francisci de Marchia, “Quaestiones super Metaphysicam”; Spicilegium
Bonaventurianum), Grottaferrata; N. Mariani, Francisci de Marchia sive de
Esculo, “Commentarius in IV libros Sententiarum Petri Lombardi”; “Distinctiones
primi libri a prima ad decimam”; Spicilegium Bonaventurianum, Grottaferrata; N.
Mariani, Francisci de Marchia sive de
Esculo, “Commentarius in IV libros Sententiarum Petri Lombardi; “Distinctiones
primi libri a undecima ad vigesimam octavam, Spicilegium Bonaventurianum, Grottaferrata,
N. Mariani, Francisci de Marchia sive de Esculo, Commentarius in IV libros
Sententiarum Petri Lombardi. Distinctiones primi libri a vigesima noa ad
quadragesimam octavam, Spicilegium Bonaventurianum, Grottaferrata); N. Mariani,
Francisci de Marchia sive de Esculo, “Commentarius in IV libros Sententiarum
Petri Lombardi”; “Quaestiones praeambulae et Prologus, Spicilegium Bonaventurianum,
Grottaferrata); N. Mariani, Franciscus de Esculo, “Improbatio”, Grottaferrata);
Mariani, “Questioni sulla metafisica”, Spicilegium Bonaventurianum, Grottaferrata;
N. Minorita, Chronica. Cividali, Il beato G. dalle Celle, in Mem. dell'Accad. dei
Lincei, Gauchat, Cardinal Bertrand de Turre, Ord. min.
conc. "Quaestiones in
Metaphysicam", Serino. Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, R.
Lambertini, “La proprietà di Adamo”; “Stato d'innocenza ed origine del dominium
nel Commento alle Sentenze e nell'”Improbatio” di F. d'Ascoli, in Bull.
dell'Ist. stor. ital. per il Medio Evo, Bennett, Offler, Guillelmi de Ockham
Opera politica, Mancunii S. Baluze Mansi, Miscellanea novo ordine digesta,
Lucae, Cipriani, Dizionario ecclesiastico (Torino); Collectanea franciscana, Nani,
Duba, Carron, Etzkorn, “Francisci de Marchia, “Quaestiones in secundum librum
Sententiarum”, Reportatio, Quaestiones, Leuven; Eckermann, Hugolini de Urbe Veteri
Commentarius in quattuor libros Sententiarum. Francesco d'Ascoli, Francesco della Marchia,
Francesco d'Appignano, Francisco de Esculo, Franciscus Pignano, Franciscus
Rubeus, Francesco Rossi, Schneider, A proposito della teoria dell'mpetus nella
filosofia della natura. Sbaraglia, Supplementum et castigatio ad scriptores
trium ordinum S. Francisci a Waddingo aliisve descriptos; cum adnotationibus ad
Syllabum matyrum eorundem ordinum, S. Michaelis ad ripam apud Linum Contedini,
Roma, Wadding, Scriptores Ordinis minorum, Roma, Napoli, Biblioteca Nazionale. Explicit
fratris Francisci de Marchia super primum Sententiarum secundum reportationem
factam sub eo tempore, quo legit Sententias Parisius anno Domini; Commento ai
primi sette libri della “Metaphysica” di Aristotele, N. Minorita, Cronaca, G. Pamiers,
Quodlibet “Acta, gesta et facta fuerunt
praedicta coram religiosis et honestis viris, fratribus Ordinis Minorum”, Francisco
de Esculo, in sacra theologia doctore et lectore tunc in conventu Fratrum Minorum
de Avenione. Lambert, Povertà francescana; La dottrina dell'assoluta povertà di Cristo e
degli apostoli nell'Ordine francescano, Biblioteca Francescana, Cf. MS Firenze,
Biblioteca Laurenziana, Santa Croce, pluteo, sinistra, Appellatio maior, N. Minorita, Chronica. Cui
appellationi et provocationi incontinenti adhaeserunt et eam approerunt
religiosi viri frater Franciscus de Esculo, doctor in sacra pagina. F.
d'Ascoli, Occam, Enrico di Talheim e Bonagrazia da Bergamo, Allegationes
religiosorum virorum, Baluze-Mansi in Miscellanea, Lucca e dallo Eubel in
Bullarium Franciscanum, Roma, Lambertini, “Rossi e Occam: alcuni aspetti di
un rapporto non facile, Convegno su Francesco d'Appignano; Jesi, Terra dei
Fioretti; Lambertini, F. d'Appignano ed
Occam: alcuni aspetti di un rapporto non facile in AConvegno su F. d'Appignano;
Jesi, Edizione Terra dei Fioretti; G.
Filipono, Commentari alle opere di Aristotele, “Sulla generazione e corruzione”;
“Sull'anima”; “Analitici primi”; “Analitici secondi”; “Le Categorie, Fisica,
Meteorologia Fabio Zanin, Francis of
Marchia, Virtus Derelicta. -- "How is
Strength of the Will Possible? (cfr. H. P. Grice, “I’ll show Davidson how
continentia and temperantia are POSSIBLE!”). Dopo la grande edizione critica di Mariani,
Grottaferrata, Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, Centro Studi Francesco d'Appignano. Nome compiuto: Francesco Rossi
della Marca. Rossi. Keywords: continentia, temperanza, giudizio, giudicazione,
volonta, volere, atto apprensivo, appresione, atto giudicativo, conoscenza
apprensiva, conoscenza giudicativa, decisione, libero arbitrio, colpavolezza
morale, agire l’atto buono, possibilita della colpavolezza morale, la legge, la
volonta sotto la legge, giudizio razionale, agire razionale, ragionamento,
conclusione, sillogismo pratico, elezione, la caduta d’Adamo, la teoria
dell’elezione e la deliberazione, i peripatetici, virtus de-re-licta, teoria
del moto, moto perpetuo, virtus contro il corpo, virtus con il corpo, volonta
con il giudizio, volonta contro il giudizio.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Rossi” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rossi:
l’implicatura di Lucrezio – la scuola di San Giorgio -- filosofia campanese -- filosofia
italiana -- Luigi Speranza (San
Giorgio). San Giorgio la Montagna, Benevento. Abstract. Keywords: Lucrezio,
materialismo, psicologia filosofica, filosofia romana, lingua latina. Filosofo campanese.
Filosofo italiano. San Giorgio, Campania. Il più grande e puro metafisico"
nelle parole di VICO (si veda). Vive a Montefusco. Studia a Napoli. Scrive
diverse saggi tra cui il più importante rimane “Della mente sovrana del mondo”.
Altri aggi: Considerazioni di alcuni misteri divini, raccolti in tre dialoghi,
Dell'animo dell'uomo, Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. DISPUTAZ10NE UNICA DELL’ANIMO DELL’UOMO DEPUTAZIONE UNICA Nella quale
fi fciolgono principalmente gli Argomenti di LUCREZIO (si veda) contro all’Immortalità.
Nacque a San Giorgio la Montagna, nei pressi di Benevento, da Ottavio R.,
farmacista, e da Silvia Simonetto. Rimasto orfano della madre a otto anni e,
poco tempo dopo, anche del padre, dall’età di diciotto anni soggiornò a Napoli,
impegnato nello studio del diritto. Fu ordinato prete nel 1697 dall’arcivescovo
Vincenzo Maria Orsini e nel 1698 si trasferì a Montefusco, in qualità di
canonico della chiesa palatina di S. Giovanni del Vaglio, incarico al quale,
dal 1704, affiancò quello di rettore di S. Maria della Piazza. Fece ritorno a
San Giorgio nel 1729, come nuovo abate del collegio canonicale, e fu soltanto l’anno
seguente che si laureò in utroque jure.
Di R. sono pervenute tre opere a stampa: le Considerazioni di alcuni
misterj divini raccolte in tre dialoghi, edite a Benevento, nelle quali
l’autore mostra come non vi sia contraddizione alcuna tra scienza e fede e
l’uomo di fede possa – e anzi debba – perseguire la conoscenza; Dell’animo
dell’uomo disputazione unica nella quale si sciolgono principalmente gli
argomenti di Lucrezio contro all’immortalità, serrata difesa dell’immortalità
dell’anima individuale in opposizione alla rinascita del pensiero
epicureo-atomista in ambiente napoletano, che vide la luce con ogni probabilità
a Napoli, ma recando sul frontespizio l’indicazione tipografica di Venezia;
Della mente sovrana del mondo. Disputazione tripartita, magnum opus
dell’autore, pubblicato a Napoli. La ‘disputazione’ si propone di stabilire
oggetto e metodo della conoscenza scientifica. Scopo primario della scienza è
la definizione dei livelli di comunicazione che attraversano la realtà, in
ambito fenomenico e intelligibile. Al centro della trattazione vengono dunque
posti i concetti di materia e di mente – What’s the matter? Never mind!” -- :
mentre la prima, per sua natura solida e densa, è sorda alle sollecitazioni
esterne e incapace d’elaborare informazioni nonché di auto-riflessione, la
mente umana – in rapporto diretto e privilegiato con quella divina – è in grado
di costruire griglie concettuali atte all’organizzazione delle conoscenze in
forma non casuale. Gl’obiettivi polemici del sistema filosofico di R. sono
diversi: il cartesianesimo, con la sua netta separazione di res cogitans e res
extensa; la negazione lockiana delle idee innate; l’ontologia spinoziana, che
nega la rigida distinzione tra le due res, sancendo però, ad avviso di R., la
superiorità della materia; e, non ultima, l’antropologia spinoziana che, nel
fare dell’uomo un mixtum di mente e materia, privilegia, secondo l’abate, la
sfera corporale, a discapito di quella intellettiva. Degne di nota sono,
infine, l’ode in distici latini che R. compose (Egregio Supremo Viro quum
impendere fata, Napoli, Biblioteca nazionale, sez. manoscritti) in occasione
della morte del duca Brunassi, e le due lettere e il sonetto – All’eruditissimo
VICO (vedasi) lume della eloquenza e facondissimo lettore di essa nella
pubblica Università di Napoli – rivolti
a Vico. È proprio al filosofo napoletano che R. manda in lettura le
Considerazioni e Dell’animo dell’uomo, riscuotendo la sua approvazione. Dopo
aver interamente dedicato la sua vita allo studio e agli impegni pastorali, muore
a Benevento. Le opere di R. sono edite a
cura di Spirito, Roma. Del testo più conosciuto del filosofo, Della mente
sovrana del mondo, vi è anche un’edizione a cura di Evangelista, Napoli. Fonti e Bibl.: San Giorgio del Sannio, Archivio
parrocchiale, Libro de’ battezzati; Libro dei morti. Tulelli, Intorno alla vita
ed alla dottrina filosofica di R., Atti
dell’Accademia Pontaniana; Id. Vita e opere di Capasso e R., Napoli; Ragnisco, R.
e Spinoza. Saggio storico-critico, Salerno; Lilla, R. critico di Lucrezio Caro,
in Atti dell’Accademia Pontaniana; Id., Di un precursore di SERBATI; Id., La
genealogia delle idee secondo la mente di R., Torino; Id., Medesimezza delle
dottrine più fondamentali di Vico e R., Atti dell’Accademia Pontaniana; Ventura,
T. R. e la sua filosofia, Genova; Garin, Storia dei generi letterari italiani.
La filosofia, Milano, Cervone, La metafisica di R. Dall’ontologia della
presenza all’antropologia del mirabil composto, Rivista storica del Sannio, Sanna,
La Disamina del sistema dello “Spinosa” di R., in Ontologia e temporalità.
Spinoza e i suoi lettori moderni, a cura di Anna - V. Morfino, Milano, OPERA DI
R., abate Infoiato di S. Giorgio ec. -J> fi D All’ Illustrissimo Signor
Marchese D. LORENZO BRUNASSI VENEZIA. Con Licenza de' Superiori w>5' !
•yr&Si fftm/rbr Nil tam diffìcile eff, qtiiu qiuerendo inveffigari poffìet.
Ter. Heautontim, A3, 4. Se. r. % 1 ILLUSTRISSIMA % 9 SIGNORE tv Ella dimora,
che in questa nostra città di Montefufcolo per alcun tempo fatta avete, tanti
argomenti di virtù, e nel riguardevole uffizio di Regio Uditore, e in_>
tutti gli utti -cibila vita^ avete dati; che in ogni parte di quella ben ampia
Provincia, la lode, e’1 nome vostro nelle bocche degli Uomini rifuona da per
tutto. Per la qual cofa io non folamente ho dovuto rivolgermi verfo di V oi ad
ammirarvi, ed amarvi con tutti gli altri; ma ancora ho potuto alla degniffima
persona vostrà alcun particolare oflequio preftare : e fi il mio libro
dell’immortalità dell’animo, che ora efee alla., pubblica luce, dedicare, e
confecrare. Concioffiachè la V irtù fola di per fe, fenza dover altro cercare,
fia potentiffima cagione, perché riveriamo, ed onoriamo colorò, che adorni ne
fieno: e più quelli, che nel più alto feggio di lei collocati veggiamo. Nel che
nondimeno, mentre l’af: ' • fe lezione dell’ animo rivelente, e divoto ho fegui
ta; nel tempo medefìmo all’ opinione del libro, e I9ia?r ip cr e do a -baflanza
a ver provveduto. Perciocché io non dubito, che v quella mia Opericciuola,
(qualunque ella ha) oltre a’ confini dell’ Italia, ed • oltre al ter mi ne d
ella prefenteEtà,inRegioni rimote, ed a futuri tempi coll’autorità del tifone
volo, e chiaro nome voffro nom> abbia a trapaliate. Grande fermamente, e di
gran laude degna è la Virtù voftra, che fin dalla prima giovanezza con perpetuo
tenore, belle, e laudevoli opere ed alle private, pe rione, ed alle pubbliche
cofe profittevoli arrecando, fi è dimoftrata. Nel ti lumi di Giurifprudenza,
quanti ivi fono, ri luffe., ella con grande ammirazione di tutti : poiché
appena varcati tre luftri, a prò di litiganti, e di rei, ' tifiti a dotte, ed
eleganti, e fpiritofeOrazioni vi udirono recitare. Per la qual cosa di dì in dì
Tempre più crefcendo l’ opinione del valor voftro, del pregevole ornamento
della Toga di Giudice della Gran Corte maturamente fu il voftro merito onorato.
E in * quel gra vidimo Miniftero con lucidezza di feienza, e con incredibile
coftanza il dritto cammino del V ero Tempre tenendo, e in ogni affare la
prudenza ufando; cosi bene avete adoperato, che l’approbazione, e l’amore di
ognuno, e in quefti vicini ben avventu roti tempi il favore ancora della Maeftà
del Gloriofiffimo Re noiìro avete meritato. Quin‘ di l’ alta di lei Regai
provvidenza, il -primo onore confervandovi intero, a moderare i Tribunali delle
Provincie, ed a tenerne gli errori, e le corruttele lontanila conofciuta V irtù
voftra ha prefcelta. E a 2 ben la Città noftra innanzi ad ogni altra, e tutta
la Provincia, delle diritte, fagge, e fcorte maniere-, voftre con comune
ripofo, e comun contento copioii frutti han ricolti. Ne folamente nella nobili^
ma fcienza delleLeggi,ma in altre parti ancora dell’ umano fapere Voi avete
molte fatiche, e vigilie, collocate: le quali e la noja adergono di quegli
ftudj, e ne ajutano l’ intelligenza, e la cognizione dilatano, e compiono dell’
Uomo. Ne finalmente^, nelle pulitezze, e amenità delle Lingue più belle non
avete ancora efercitato lo ’ngegno : poiché con elette Poefie tofcane e latine,
della nobile Academia Cofentina, e della,, famofa Arcadiadi Roma, ove liete
aferitto, avete fuperata l’ opinione. Ma la voftra loda più ricca, e adorna £
difeopre, e più chiara, e luminofa nelle dovizie, e negli fplendori del delle
magnifiche, e memorande laudi del Signor Duca di San Filippo voftro degniffimo
Padre. Le quali fe non diftintamente narrare, ne degnamente celebrare, che non
è luogo, ne io con niuno ingegno potrei; perchè fon pur voihe, debbo almeno in
alcun modo additare. E in particolare alcuna parte del veramente maravigliofo
governo, che delle pubbliche cofe egli ha fatto, nel confiderabile. Ma
Digitizéd t Magiftrato di Eletto del Popolo debbo rammentare in ogni modo. A quella
importantiffima ammiri ideazione in tempi difficili, e pericolofì, con tutti i
fuffragj più volte chiamato il Signor Duca, con mirabil fapienza, e con.»
incredibile iludio, e fatica i pubblici affari ha condotr ti a felice fine.
Egli la pubblica falvezza fempre meditando, e a quella ogni penfiero, ed ogni
operai rivolgendo, una cofa affai difficile ha confeguita: che per tutto il
tempo, che quell’ immenfo pefo ha_» foftenutó, giammai ne per colpa
murray-rtc-per qualunque fortunofo evento, ne di fterilità, ne di guerre, ne di
altro fimigliante, nella Città, e nel Regno la fcarfità, e la fame fiali potuto
introdurre. Perciocché, oltre ad ogni altro ingegno di fcorto provvedimento, in
ogni tempo da lontane Regioni per lunghi tratti di mare co- t « piofe annone
fonofì fatte approdare ne’noflxi Porti. Nel che con raro efempio di carità
verfo la Patria, di o/Iequio verfo il Principe, delle fue proprie fo~ ftanze
molto oro ha profufo. Sopra tutto di eterna memoria degno è quello,
cheneiravvicinamentodelle vittoriofe Infegne dell’invitto, pio, felice^. Re
noftro, in tempi pieni di timori, e di fofpetti, premendo ancora il nolfro
Suolo le armi nemit'àìf b che; s che; mercè de’fuoi alti configli, nella Città,
e contorni ogni cofa videfi tranquilla, e quieta. Orche le rapine, le
occifioni, i tumulti, che i trifti, e iediziofi Cittadini in foIniglianti tempi
meditar fogliono, tenefiè dalla. Città lontani; Egli follecitamente le cofe
alla vita neceflarie appreftando 5 e gli animi feroci della plebe mitigati, e
addolciti co’ Signori conciliandola tranquillità, e la pace nella Città, e
quindi in tutto il Regno fuori di ogni opinione ritenne. Onde potè dirti
allora, che eglf il Signor Duca la Città faiva, falve le vite, e foflanze de’
Cittadini al Gloiiofo Re noflro avefle ' conferva te. Caro pei - tan„ * to al
Re, alla Regai Cit„ tà, ed al Regno, a.fublinii. degnità fi è veduto
meritevolmente afcefo. E prima il pregevoliffimo onore ottenne già di dover b 2
Egli Mf Egli colla fua Famiglia, in uno qual più voleffe de’ nobiliffimi Seggi,
fra Patrizj effer annoverato, e delcritto-. Pe^qticfte vie, e con
ifplendidiffime affinità la fua Cafa nel più alto luogo de’ Baroni, e Signori
del Regno ha follevata. Oltre al le nobili Famiglie Spina della Sardegna, e
Poliaftri della splendida nobiltà Cosentina, in donando a Voi in Isposa la
Signora Marchefa D. Marianna Orenghi, Dama di rare doti, tutti i pregi di
quella nobiliffima Famiglia nella fua propria Cala ha trasferiti.Per chiù- '.
quella chiariffima Famiglia ella è nobile in Ventimiglia,Città principale pofla
nel fuolo di Genova. Ella è altresì nobile in Roma, rocca dell’Eccleiiaftico
Imperio. Ed ivi a > | quella Repubblica faggi,>, Togati » e prodi
Capitani; equi Senatori in Cam- dere in brieve giro più cofe pidoglio, qual fu
un Giovan Angelo Orenghi, e_> degniffimi Prelati, e Car-, dinali; tra quali
il Cardinal Niccolò Orenghi di onorata memoria, alla-, Chiefa ha donati. In
oltre alla Signoril Cafa Maffa degli antichi Baroni del Vaglio gli Orenghi
Erettamente appartengono : ' della qual Cafa fu già l’Ava paterna della Signora
Marchefa, che del lodatiffimo a memoria noftra Cardinal Girolamo
Maffacafanatte, è degnifsima ma Pronipote. Quella picciola parte delle
voftre_> amplissime lodi ho io qui potuto ricordare, molte,' e grandi cofe
lafciate addietro. Dal che nondi. meno lì può vedere, che di fommo pregio è la
mia fperanza, che ’l mio libro, che ora al volil o merito inchinato vi
prefento, dedico, e confacro j ficcome 1’ accefo delìderiadel di voto animo mio
contenta in parte; cosi fra molte genti, e pe r mol•. :. . " te. / . te
età debba effe re .durevole memoria della ferviti! mia; della quale fopra ogni
altra cofa del Mondo onorandomi--, -volentieri mi confermo f'- 1 Di U. S.
Illuftriflima ma rno Divotifs ., eri Obbligatifs. Servitore - L' Abate Roflì di
S. Giorgio. Oicbè può avvenire, che quefa mia Difputa capiti nelle mani di
alcuni, che le vane fittilit'a, e, pregiudizj feguono ancora della vo/gar
Ftlofofia; e' fa di me fieri, che io qui alcuna cofa ne dica, che mi pare dover
dire per liberarla, fe è pnjjìbilc, dalle coloro accufe. Imperocché eglino
cerfh mente bia finteranno leu maniera di filofofare, che io ho prefo a feguire
: e le dottrine, che vi arreco t tutte, o parte come nuove, e frane
rifiuteranno : e nelle ofeurità, nelle quali forza è che alcuna volta fi
abbattano, e dove da' fienfi, e parlari loro i miei fi dipartono,come fogliono
in sì fatte accu fe di leggieri trascorrere \ fufpicberanno ancora per
avventura, che alcuna cofcu» vi fi a fionda, che colle verità della' nofra
Santa Religione non ben confenftt, Or io innanzi ad ogni altra cofa /* Alti fi
fimo Dio chiamo in tefliShnio, che con-, * c quefa + t quejla tuia fatica altro
non ho io intefo, che quelle verità, quanto più per me fi è potuto, nell ’
ordine naturale ancora co * fumi della Filofofia avvalorare, e oi di quel
torrente d’Eloquenza divina, con la quae vi avete fatta una fpezie di favellare
tutta vo:lra propia ? perch è p ropia di co tal Jcienza ? Dela bellezza, e’
leggiadra de’ traf porti, che ufate_» tutti opporti, dome debbono eflere, a
quelli, che ufa l'eloquenza Umana; perchè quefta debbe fare dello fpirito
corpo, e voi in certo modo fate del corpo fpirito. Voi liete degno, Signor D.
Tomma- \ fo, non già di Montefufcolo, ma della più famofa Univerfità dell’
Europa. Laonde poiché la voilra modedia, eguale alla voftra gran dottrina, e
virtù ve ne fa contento, almeno giovate il Mondo di coterta fappfentiflìma
Scritturai la quale l’aflìcuro, che recherà gloria, non che a Napoli, all’
Italia tutta, con merito grand irti rno inverfo della Pietà, che fi rifonda in
utilità di tutte le Repubbliche, e molto più Criftiane: e vi fo divota
riverenza. Uantunque negl* infelici tempi del Gentilefimo denfiflìme tenebre d’
ignoranza delle cofc Divine, (alvo il Popolo Ebreo, premettero tutta l’Umana
generazione; pure per lo Covrano magillero della Mondana fabbrica, e per
l’ordinato, e collante corfo de’ moti, e delle generazioni da una parte, e per
la virtù dell’Umana intelligenza, c per 1’interna, e comun legge, e regola delle
operazioni della vita,dall’ altra; delle quali cofe, quella è certa, ed
illultre lignificazione, e quella è chiara, ed indubitata cognizione di Dio;
aggiuntevi ancora te reliquie della tradizione de’ primi. Uomini; pec tutte
quelle cagioni, era nondimeno nelle menti degli Uomini altamente infitta A Topi
NI nz T opinione dell’ autorità, e del principatoDivino, edinfieme dell’
Immortalità degfi Animi umani, e del t fa patta inferno opinioni di' loro al
futuro Secolo. E tra’Filofofi,i più gravi, e fublimi, purgata la Religione
daldella Satura h ttolta moltiplicazione delle Deità, e divinale dei r
dalFaltrc feoncezze, e fozzure della V olaumdeirvo- f U p Cr ttizione, vennero
a conofcere, on folo Autore dover vi etterc, e un folo Arbitro di tutte le
cofe:c la Divina origine, e l’immortal condizione degli Animi noftri, e le pene
degli fcellerati, e i premji degl’innocenti ebbero per fermi, e più minuti, ed
ofeuri, febbene ne la forma zionc dell’ Univerfo, per potere, ed ingegno di
mente fovrana; ne l’informazione del corpo umano, per condizione di mente
inferiore informante, comprendere potettero; tuttavia la più parte di loro, ne
provvidenza di Mente Eterna, r ne realità di Animo Immortale in altro modo
negarono, che, nel Mondo la rea4* lità del Divino cflere, e nell’ Uomo, la.
verità del dovere onefto ritenendo. Il che i moderni Epicurei con tutta laco #
pia de’ lumi de’ noftri avventurofi tempi non fanno; come quelli, che per
eftrema malizia, ò cecità, non de l tut to convinti, per non potere concedere
in Dio realità di Edere fenza verità di legge, e nell* Uomo verità di legge
fenza realità di natura foffanziale; e per non volere l’una per l’altra in Dio,
e nell’ Uomo rirenerc; fi gittan più tofto negli effremi dell'empietà del
totale annullamento di ogni realità, e di ogni verità Divina, ed umana. Ora per
forza di que’ naturai» lumi, e di quelle antiche origini, e’ non è da
maravigliare, che Lucrezio, il più fiero nemico del culto, e dell' Immortalità,
abbia nondimeno per vere, ed affermi alquante cofe, che l’infelicità de’fuoi
tempi fol potè fare, che noi conduceflfero per diritto cammino al conofcimento
del Y r cro. Le quali prima di ogni altra cofa convien notare, con alcune altre
offervazioni, % che lafciate addietro, più intrigata, e malagcvole fenza dubbio
rederebbono l’ intraprefa inveftigazione. E in prima quel Filofofo, dopo avere
argomentato, che f/To Lucrezio i tre Volgari Elementi, l’Acqua, l’Aria,
g^EicZnti e’I Fuoco doveflono l’Animo, e 1’Anima non vagliano dell’ Uomo poter
comporre; .«g p°' LE3Èi2 con apertiflime parole, che quelle tre Na- gfUe. A 2
tu Jflfc. m v lì .aÉ Bt m S «fitti ftkjili Jfr ! 4 il fr 4 t f V',,4 4 É 4.
r> j2^ W m Anìmofecon do LUCREZIO fon di altro genere, dcu que' dm ve gnono
agli occb\ e agli al tri fenfi* chi; ma d’ altro genere più fublime, e più
vigorofo, e più mobile di gran lunga. Nunc age, moveanf animum res accise : tir
unde ^monl Qu >**'«» i > nilfimo, dove fuole ella rifuggire per trarne
comuni (limi argomenti in tutte le ' piùofcure, e malagevoli quiftioni della
Natura. Qnefto tcgttt*tnfinito, nel quacureineU c le truovano eflì e copia per
ogni fuftanza, mafatuol 1 c d ingegno per ogni lavoro, c virtù, e r infinito. '
porere per ogni maniera di operazione. Sicché vergendo, non potere al
fortunofoconcorfo degli atomi lagrande, e maeftrevole opera dell’ Uni verfo
aflolutamentc affegnare;dicono f che per un tempo infinito, dopo infiniti varj
accozzamenti, fien finalmente gli aromi potuto a quel termine pervenire, come
nel. li‘ ' bro v: Nani certè neque confìtto primordi* rerum Ordine quoque fuo,
atque fataci mente locar unt: Nec quo: quoque darent motu: pepigere profetici.
Sed quia multa modi: multi: prìmordia rerum Ex infinito )*m tempore peretta
plagi:-, Ponderi bufque fui : confuerunt concita ferri, Omnimditque coire, atque
ormila ^er tentare, Qut rMa «v Qutcumque inter fe pqffent congrega crenrez
Troptèrea Jìi, ufi magnum vulgata fer piane, e Semplici cogitazioni noflre. E,
in fine è affai malagevole a ritrovar cotal Uyr.. .r’iVero a forza di
fillogiftici ragionamenti; poiché l’una parte, e l’altra della contradizione,
contradicenti fillogifmi quinci, e quindi fomminiflrano, e vie « più
inviluppano la difficoltà. Onde i più _ fenfati, e collanti fon coflretti a
fofpenderé i giudizj; ed i malavveduti, c leggieri fi rivolgono a difendere 1’
uno de’ due Conrradittorj, e fra loro di vili l’ un contro dell’ altro
oftinatamente combattono. Il Vero minuto, c fcompigliato della foflanza
materiale ùmilmente e’ non può ne forma fantallica dipingere, ne intellettuale,
o ragionevole efprimere, nc conchiudere fillogifmo per una contraria ragione.
11 noflro intendimento, poiché dalla parte dell’ Animo è unirà, che aduna, c
contiene il numero, che è la vera diffinizione dell’Intelligenza, ed è
manifefla nel raccoglimento, che ella fa del numero della materia nej. fenfo, e
de’ fenfi nella cognizione, e_,, ' delle varie cognizioni nell’ univerfale, cd
0 cd in fe medcfima, per quella cagione», non può raggiugnere, c diftinguere
quello ccce/Iivo sminuzzamento, e dilfipamenro, ne può accozzarlo, e cederlo a
comporne 1’ eftcnfione. E poi una affai ardua imprefa di pervenirvi con
argomenti : perciocché la mente dell’Uomo nel fuo intendere, che è il Tuo
edere, non avendo niuna abilità per quella maniera di Vero cotanto a lei dilfi
migliaate, fenza feorta, e fenza lume fi svia-, qua, e là adirquctlo, o quello
con mal fondati ragionamenti; ficcome è manifedo nelle molte, e varie fentenze,
delle quali niuna ha niuno pofitivo argomento per fondare il proprio Vero; e
tutte, e ciafcuna han molti, e forti argomenti per abbattere il Vero contrario
delle contrarie. Quindi ficuramente, fe T amor delle parti non in rutto gli
acciecafie, porrebbon giungere finalmente a conofccre, che il Vero non può
trovarli nel dil’cioglimenro degli enimmi in uno de contradittorj, ma dee
ricercarli nel temperamento, e nell’ accordo delle contradizioni, e nel viluppo
degli enimmi, e nelle maraviglie. Stando così le cofe, i filosof antichi del
giardino preoccupati da quel pregiudizio, e i Novelli fpaventati dall’
apparente^, contradizione, o affatto non han ricercato il vero maravigliofo, o
leggiermente i ~ facendolo, tolto quelli alla preoccupa zione, e quelli allo
fpavento cedendo,, ' fonofi late iati fedurre dalle vicende delle forme
corporali ad aver per cert3 la mortalità degli Animi noflri, con
ifconvolgiroento, c rovina della Naturale, e della, ' Morale feienza, e della
Ci vile 3 e della Di vina altrelì.E qui lien terminati gli avvertimenti, dopoi
quali è ormii tempo di fare quello, che gli Epicurei non han fatto, cioè di farci
a confidcrare l’ inrendimentodeli’ Uomo, l’ effenza, la proprietà, e le
operazioni lue : nc per tanto tutta la felva degli argomenti, che di là, o
altronde trar fi poffono, penfiamo di allegare, che sì trapaleremmo i limiti di
uua Difpura, eforfi alquanto ci difeofterem Sì arrecala mo dalla P ro P°H l
foluzione, m t tanti, e teiere timo- tali ne feerremo, quanti, e quali credere
ijlinzlonf mo P'ùf,ire al propolìto fenza rincrefcedelle idee del- Vole
proliffltà. JtiU* ‘Iute ^ in primo luogo conviene allegare la ria, a,em
diftinzione, e la dilucidazione dell’Idce della Mente, c della Materia, che
ivi., altra guìfa propofta, che da’ Volgari non fi è fatto finora, e farà ella
un gagliardiffìmo argomento dell’ immaterialità dell* Animo, ed agli altri
argomenti maggior forza, e lume fomminillrcrà, che arrecheremo dappoi. Per non
tacer nulla di quelle co fe, che lafciate addietro ofeurerebbono la
dottrinajleldee dellaMateria, e della Mente, s’io non erro, elle in noi, e con
noi nafeono a quello modo. Nell* Uomo di corpo, e di anima comporto,
(cheunquefia l’Animo ) per erta coftituzione nafee certamente il fenfo del
proprio corpo, il qual fenfo apprende la prima, ed ampia, e comune azion
Tonificante della lortanza corporale : Similmente da quella cortituzione mcdefima
rifulta la cognizione, o cogitazione del proprio animo, e del proprio
intendimento, Ia^. quale comprende, ed esprime la prima, ed ampia, e comune
significazione del1’Edere mentale. Quelle due Idee così dirtinte, con dirtinte
significazioni, ed espressioni, sono ad ogni uno per la cofeienza della propria
cognizione, e del proprio senso manifede jdccome è a tutti parimente manifeda
la contenenza, o inclusone, e la lignificazione, o efpreffion loro. Cioè 1’Idea
del corpo chiaramente contiene, ed include, e significa, ed efprime P
eftenfionc; e 1’idea dell’ Animo, e dell’ Intendimento con pari lucidezza la
cogitazione efprime, e include, e contiene. Orio non poffo acquetarmi a quello,
che gli altri fanno, che da quelle fole idee della mente, £«. della materia, e
da quelle fole contencnze, senza dir altro, traggon 1’ argomento della
didinzione delle due Sudanze. A mio giudizio con troppa fretta coniar mqftra ìl
chiudono, che 1’e de n za del corpo da F difetto dcll'ar- Sdendone, c non già
l’Intelligenza, o de' cartellante Cogl fazione; e che 1 cuenza dell Aniin far
quella mo la Cogitazione, o Intelligenza, e non fazione? 0 ' già 1’ Edenfionc.
Ma credo in ogni modo doverd andare più oltra, e più a minuto olTervare lecofc,
per poter su fondamentapiù falde, e più ampie fondare quella importantidìma
confeguenza. Per modrar di padaggio il difetto, e la debolezza di quel corto
ragionamento; P edenfione, che il corpo di fe apprefenta ad apprendere,
certamente ella è quell'eder medefimo, che nella coftituzione dell’ Uomo, e per
quella coftituzione può il corpo oggettare,e lignificare; e che l’intendimento
noftro dall’altra parte può percepire, ed apprendere: ma non è già egli certo,
che quella lignificazione cosi fatta arrechi il primo, e principal edere
corporale, in cui è dovere che fi riponga laSuftanza, o Edenza ;o almeno none
cofa delira, che il corpo con quel foloeffere tutta la fua edenza, o Suftanza
appresemi all’Animo a comprendere. Oltre a ciò l’ eftenfìone, come è un edere
uniforme, e univcrfale; così è il più tenue, e leggiero, ed è come nel
frontifpizio della propria codituzione dell’ Edenza corporale locato; il quale
perciò la proprietà, cioè la propria differenza, che è l’atto e la forma, onde
fi termina, e compie V edenza, Secreto, e ripodo,non può discoprire, ed efporre
al primo SenSo, ed alla prima percezione dell’Uomo. E quella^, uniformità, e
comunità, di più per quella fteda ragione di edere uniforme, e», comune, è
neceffariamente confuSa, e indiftinta: che pe r tanto certezza, e chiarezza
niuna in niuna guifa può infondere nell’ idea.La qual cofa tanto più è da
credere, che nella fofianza delCorpo del rutto di vifìbile è uopo, che una
moltitudine di particularità infieme adunandofi, vegna a confonderfi in una
uniforme, e comune percezione in quella prima Idea, eh c ancor effa dal fuo
lato fottile, leggiera, cftrema, cojnune, uniforme, indiftmta. Or chi potrà
dire, che in quella indiftinzione, e confufione, ed in quella leggerezza,ed
eftremità di cofe, d’ idee, c di fignificazioni, ripor fi polla l’eftenza? Per
dir tutto in poche parole, quella fignificazione elfendo come una produzzionc
della foftanza corporale, che di là ft propaga nel fenfo dell’ (Jomojegli è
fenza dubbio un manifcfto errore,il riporvi il primo, e principale, e ftante, e
profondo e fiere, qual’ è, e qual efter dee l’effenziale delle cofe. Finalmente
fe 1» Idea contiene, e comprende, ed efprime 1* efìenfione, fermamente ella 1*
adegua ancora, e fi combacia con lei, che altrimenti come polla comprenderla, e
contenerla, non fi può dire. Adunque l’idea, e 1’Animo, diciam così, ideante,
fi vede per quella via, che coll* ellenfione che apprende, ed efprime, pofla
eftenderfi ancor elfo, e sì P Animo nell’ idea dell’ ellenfione dal lato della
potenza, e* pareeftenfo, quantunque nell’ideadella cognizione, dalla parte
dell’ obbictto, tale non fi ravvili. Ed allo ’ncontro, perche l’idea della
cogitazione non è dell’Animo solo; li perchè animo folitario non è nell’ Uomo,
onde il corpo ancora nelle produzioni mentali dee in alcun.» modo concorrere;
fi perchè nella cognizione de’ materiali obbietti, ne impreffione, uè
efpreflione fenza corporale eftenfionefi può .concepire; per quella cagione il
corpo dalla fu3 parre fi fa vedere in alcuna guifa cogitante dal lato della
potenza; avvegnaché dalla parte dell’ obbietto, come tale non fi ravvili nell*
idea deli’ ellenfione. Or come in quella ultima oppofizione si è fatto, così in
tutte le altre, quanto fi è detto del corpo, per far vedere l’insufficienza
dell’idea dell’ ellenfione a dimolìrare 1’ Eflenza corporale, tanto con
altrettante parole fi può dir dell’ Animo, per fare intendere, che l’Idea della
cogitazione none fufficiente a poter diffinire l’ effienza, o lultanza mentale,
In fine non debbo falciar di dire, che il volere colle prime, c (empiici, c comuni
idee dell’Animo il voler noftro diffinire l’ c (lenze delle cole, è per lenze
deill_> Dio cola tanto pericolola, quanto e per' refe eolie fri- verfa
maniera di filofofare. Alle quali ra"cìidee^è'co- g on quando io pongo
mente, inrendo fei pericolofa, bene perchè quella celebre dimoftrazionc
Cartefiana in quel modo propoda,fia (lata, e fia ancora da moiri con ogni
argomento fieramente combattuta. Adunque per quelle due prime (empiici idee..,
della Mente, e della Materia, e per quelle indiftinte, e comuni loro
lignificazioni, non può giuftamente venirli a quella graviffima conchiufione;ma
è neceffiario riguardare per tutta 1’ effienza corporale, e in tutte le fu e
forme, e modi, e moti, ed operazioni;ed oltre ciò offiervare tutta Ledendone
del fenfo, quanto egli c nel proprio corpo congiunto, o quanto da circolanti
corporali obbietti riceve. Ed ancora in tutta l’ effienza mentale, ed in tutte
le fue forme, e modi per tutta la capacità della coscienza, e della Scienza,
quanto in fe medefima vede, o dall’altre cofe raccoglie, e ciò fatto, fe_
troverai!!, che nell’ Elfcnza del Corpo la fola Eftenfione fifeerne da per
tutto fenza niun eflerc, o potere di cogitazione, o intelligenza; e nell’
£lfenza_, mentale, fé feorgeraflì folo intelligenza, o cogitazione in ogni
ricetto fenza niun edere, o modo di ettenfione; allora, e non prima fi potrà
conchiudere, che quefte fieno certamente due™. Elfenze, o foftanze, l’ una
dall’ altra™, realmente didime. La ragione del dover negare alle fempliei idee
quel che fi crede dover concedere all’intera, e compiuta cognizione della
feienza, ella è, a chi ben v> attende, chiariflima. La significazione, ed
espreflion particolare, e manchevole, qual’è quella delle fempliei idee, già
ella molro, o poco laici il in tenebre una parte dell’ effenza, che non è in
niun modo lignificata, ed efprelTa : onde volcndofi a_> quella elfenza donar
qualche attributo, non fi può fare lenza gran temerità: conciottiachè
ragionevolmente debbafi dubitare, fe nella parte non lignificata vi rimanga afeofa
alcuna ragione efcludente quello attributo, che le fi vorrebbe concedere, e
volendofi negare, non può niuno, falvo fe non è fconftgliato, e temerario,
rifolverfiafarlo: perciocché fi dee poter fufpicare, che nella^ parte non
lignificata alcuna ragion fi rimanga, che includa quel cotale attributo, che le
rivorrebbe negare. Adunque l’ Idea del corpo, che contie nc l’cftenfione (
qualunque ella fia ) cfTcndo pur nondimeno particolare, forza è che ne lafci in
dubbio, fe altro vi fia nell’ effenza corporale, che includa la cogitazione, o
intelligenza; e fimilmcnte_, qualunque ella fia 1’ idea della cogitazione dell’
Animo, e quantunque didi nta, e chiara fi voglia, giacché ella è. particolare,
ne fa per quella cagion fofpicare,che altro pofla efTervi nell’ Animo, che
includa Fedendone. E pertanto per fi fatte idee non può giammai giugnerfi a
tale, che quelle due Eflenze fi veggano in tanta luce, che chiaramente
apparifea l* Animo efTer foftanza_» cogitante, o intelligente. Ma nel fatto di
una intera, e perfetta lignificazione le cofe danno altrimenti; imperocché ogni
elTenza col fuo mcdefimo edere lignificando, per modo che l’effere medefimo fia
lignificare, e’1 lignificare altroché federe non fia,cdel tutto imponibile, che
la lignificazione cotanto dall* efifere fi difcofti,e quello da quella cotanto
fi diparta, che tutta intera una lignificazione niente affatto lignifichi, di
un ampio elfere che fi c; e che un ampio intero elfere non fia nulla affatto di
una perfetta lignificazione, che fi ha. Ora egli è, o agevolmente può elfere ad
v ognuno manifefto, che in quanto colla., zioneficon Icorta’del fenfo, e col
cammino della_, ^caadejbefeienza li olferva, o fi argomenta nella materia, di
foftanze, forme, lavori,; • % movimenti, generazioni, e qualunque operazione,
per tutta cotaf ampia, ed intera lignificazione niente affatto fi feorge, ne
pur leggiermente adombrato, ne di effenza, ne di modi di effer della mente : ed
è parimente, o può di leggieri efferc a tutti manifefto, che per tutta la
fignificazione, ed efpreffion mentale, che ci viene o dalla feienza, o dalla
cofcienza, nulla affatto di materia, ne cffenziale, ne modale, nc edere, ne
operare vi fi (cerne. Adunque egli è imponibile, che la materia fia, o che
abbia, o produca tutto il magnifico edere mentale, e che niente di quell’ edere
dimoftri in niuna parte dell’ ampia, ed intera Tua lignificazione; e che la
Mente fia, o che abbia tutto l* edere materiale, e niente di quello dimoftri
in_» niuna parte dell’ ampia, ed intiera lignificazione Tua. Tanto era da fard,
che non fi è fatto, per condurre quel; v Vi*’ la dimoftrazione ad una chiaridi
ma chiarezza La ragione, che dalli materia dritdelP immorta- tamente efclude la
cogitazione, per la mo Umano* 11 * ^ ^iare °S n ‘ circuizion di parole, ella 11
° non è altro, che quella reai diftinzione, che per tutta la foftanza materiale
per ogni parte s’interna, per modo che niuna parte c della materia, che o in
altre parti da fe contenute ella non fia da dividere; o che niente contenendo,
non fi debba ad una ftrema minutezza di ogni contenenza vuota ridurre. Per
cotal ruinofa diftinzione, la foftanza della materia, o nell’un modo, * o nell’
altro, ella è tutta diftinta, e tutta divifibilc: tutte le Tue parti fon Fune
fuori dell’ altre, foni’ une all’ altre avveniticcie,ed eftranee; non fi
potendo a niun patto ritrovare parte della materia per nello di reale identità
nell’ altra implicata. Anzi di vantaggio il tutto medcfimo fi può dire in certo
modo, che e’ non fia, c non infida nelle», fue parti: inquanto che il tutto non
è tale unità, che intera, ed indivifa nel numero delle parti fi eftenda. E le_*
•parti allo ’ncontro in certa guifa pur puoffi affermare, che non fieno nel
tutto, inquanto che elle non fono di quel numero, che fenza confufione_, benché
indiflinte, nel tutto fi adunino. In sì fatta maniera di efTere, più fiate in
più luoghi altrove efplicata, è cofa^ manifefta, che le parti non poffono infra
di loro in guifa alcuna comunicare; ne 1* une nell’ altre per niuna via
penetrare; ne può avvenire giammai, che elle in niun modofcambievolmente fi
contengano, o comprendano, o inchiudano : Ne finalmente comunicazione, o
penetrazione, o contenenza, comprendone,o inclufione alcuna può ef fere I
L'imfenetrabVita della Materia, ovejh da ri fOì’re. «fere ne pur fra ’I tutto,
e le parti ^ Or tutto quello novero di ragioni, che vicendevolmente l’une
1’altre implicando, fono ccrtiffime produzioni della reai diftinzionc, che noi
fotto una ap. pellazion comprendiamo d’impenetrabilità, come le contrarie con
un fol nome di penetrabilità nominiamo; quelle ragioni, dico, fon la
(lefliilima cecità, O amenzia della materia. Siccome quella profonda, e
difcorrevole diftinzion reale difperde ogni penetrazione, e comunicazione di
elTenza, cosi fa ancora di ogni penetrazione, e comunicazione di fcienza.
Conciofliachè la Scienza, o intelligenza, ed ogni cognizione, e cogitazione,
altro che comunicazione, e penetrazione non fia: ficcome la fcomunicazione, e
l’ impenetrabilità, altro non fono che cecità, o fconofcenza. Per Dio la
facilità fola, e’1 chiarore di quella luminofa dimoftrazione potrebbe per
avventura per un fol momento farne travvedere la fermezza, e la ficurezza.
Imperocché come può la materia intendere quello, che non contiene ? E come
contenere quello, che elTa non è ? Per qual via, e con qual potere fi effonderà
la materia ad includere colla conofeenza quello, che efclude coll’ effenza?Come
diftinta effondo dall’ altre cofe, ‘comunicherà con quelle medefìme per
apprenderle ? Come dentro di fé, e quali da fé (leda diftinta, ed efclufa, potrà
o a fé ri volger fi, o in fe il fuo edere raccòrrò, per intender fe, e le cofe
fue ? In qual modo pofta fuori delle cofe, che ella non è, e fuori di fe
niedelìma, che non contiene, potria 1* altrui, o’I fuo proprio edere dentro di
fe conchiudere coll’ intelligenza ? Qual farà il fentimento di quel tanto
deuro, quanto celebrato principio, che l’operare fiegue all’ edere, fe non
quello; che federe è regola, e norma dell* operare : che quale, e quanta è
Cedenza, tale, e tanta eder dee 1’ operazione: che l’operazione non può fuori
eftenderd dell’edenza: che in dnc l* operare è una produzione dell’cderc, dechè
l’effonzada operante; d’operare mededmo,el’ operazione da edftente, e da edo
edere a rincontro. Per le quali certi (lime regole fedi maggior lume abbifognade,
vie più lì dichiarerebbe ciò, che diciamo; che non fi può contenere, ne
includer quello, che non fi è; come quello che non fi contiene, ne include, non
fi può intendere. Adunque certifiimo argomento, e chiarifiìmo di cecità, ed
infenfatezza, è ladiftinzion reale coll’ impenetrabilità, fcomunicazione, ed
efclufion materiale. La diltinzione, che per varj divarie cofe, e diflacca 1’
eflenze, e proibifce le coriofcenze; nella coftituzione dcll’intutto divifibile
material fotlanza giugneall’ ecceflo di diftinguere; per modo che affatto ogni
comunione tronca di eden za, ed ogni via chiude d’ intelligenza. Laonde e’ non
è da maravigliare, fe in tutte le Lingue più belici’ intelligenza colla
penetrazione, comprenfione, contenenza, ed inclufione è lignificata; e con
contrarie appellazioni è lignificata la fconofcenza. Ed è da ammirar molto, che
i novelli Filofofi fien così ciechi, che la cecità della Materia per quella via
non abbiano ravvifata, che fi prefenta nel primo afpetto delle cofe, non che
nel procefio dell* invelligazione. Con dimoftrare la cecità della materia,
abbiamo inficme dimoftrata 1’ immaterialità della mente; Imperocché fe la
materia è cieca, perchè ella è di vilibile, la mente dee eflere indi vilibiie,
perchè è intelligente. Pur nondimeno c uopo in efla intelligenza oflervar la di
lei immaterialità, come in efla natura diviflbilc la cecità, c l’amenzia
abbiam’ oflervata. Adunque fe la Mente cono- °V e f,a fce le fue cognizioni,
come per la pri- trabiitàdeima, e più interna, più lucida notizia I* Mente.
della colcienza è certiflimo, ella certamente le Tue cognizioni, e 1’ eflere di
quelle, e ’i fuo medefimo dee in fc contenere : e con quelle Tue operazioni, e
con tutto il fuo eflere, per pcnetrevole comunione, e per indiflolubil neflo d’
identità, efler dee una cofa medelima realmente indiflinta, ed indivifa. E
poiché per mezzo delle cognizioni apprende tante cofe, quante ve n’ ha, in
tutte l’Iflorie, e in tutte le Scienze, ed Arti; la Mente quell’ immenfa
ampiezza, e quel novero infinito di forme memorabili, fcibili, ed agevoli
conterrà tutte nel fuo intendere, e nel fuo eflere penetrando, e includendo : F
con reai neffo tutte le cofe comprendendo, cd unificando nella Tua
intelligenza; e la Tua intelligenza in tutte le cofe eftendendo, indiftinta, ed
indi vita da quelle così, come è dal fuo efte-[ re medcfimo,e dalle fue medeGmc
cogni. zioni.Dal che chiaramente fi feerne, cfter l’intelligenza, e per
confequcnte 1’Eflcnza mentale con tutta quell’ ampiezza, e 4; con tutta quella
dovizia, che accennata abbiamo efier, dico, nondimeno indiftinta, femplice, ed
indivifibile.Concioflìachc comunione, penetrazione, e inclufione, Veneu-abi-
fono co ip indiftinzione, o identità una hta, e rden- r ... tiù fono um cola, c
per poco una ragione, o notizia c»fa medejì. medefima. Siccome la reai
diftinzione fminuzzaper tutto la foftanza della ma* teriajondel’eflere
materiale è impenetrabile^ incomunichevole; così la penetra-» zione, la
comunione, e l’ inclufione per tutto realmente conduce, e connette l’in.
telligenza; onde l’ intendere, e 1’ eflerementale efter dee indiftinto,
femplice ed indivisibile, immateriale, e immortale. Certamente la fola eftre ma
chiarezza di quefta dimoftrazione a non fani intelletti può per avventura far
dubitare della fermezza per un momento. Imperocché come potrebbe la Mente, o
non contenere quel, eh’ intende, o non eflerc quel, che contiene, o edere da.
ciò che contiene realmente diftinta ? Come mai potrà efcludere, e (terminare
coll’eft’enza quel, che include coll’intelligenza ? Come fopra di fe
ritornando, o in fe il fuo effere raccogliendo A ) 0 ad intender fe, e le fu e
cognizioni; trebbe poi cfler tutta in fe, e quafi fe realmente diftinta, ed
efclufa ? E in fine il proprio, e 1* altrui edere, nell* intelligenza
accogliendo, come può avvenire, eh’ ella fia pofta fuori delle cofe,che
intende, e che efler dee, e fuori di ' fe medefima ancora, qual certamente
larcbbe, fe fuflc divifibile, e materiale ? Non ci ha dcll’indivifibi!ità,c
dell’immaterialità argomento più ficuro di quello, che eia penetrabilità, e
della comunione, che è l’intelligenza. L’Identità, che per varj gradi di varie
cofe fomminiftra 1* intelligenza, c connette l’edenza; nella coftituzion della
mente giugnendo fino alla penetrabilità, ed infelfionc, che adduce ogni comunio
: Fa ne di eflere, ed ogni lume d’intendere, viene in tanta chiarezza, che egli
è una maraviglia, che alcun de* Filofofi abbia difperato di poter trovare
(ufficiente ragione deli’ Immortalità dell* Animo dell* Uomo, la quale fenza
fatica d’inveftigazione nel primo afpctto delle cofe ci fi apprefenta. Con
quello argomento fenza fallo ^ffHré P, °mate- fino il fondo è fiato difcopcrto
dell’ riale quale efienza materiale, che è la reai diftindeU^mmte 2 j one ^ e j
a di vifibilità, onde la cecità, e 1’ infenfatezza immediatamente dipende. E
infiemcmente il principio, e 1* origine dell’ efienza mentale abbiam ritrovato,
che è la reale indiftinzione, e 1’ indivifibilità; onde l’immaterialità, e
immortalità neccflariamente difcendono. Ora da quel primo fondamento del, -
materiale eflere, molte altre proprietà procedon della materia: ciò fono
mutabilità, e mobilita; novità, e contingenza; impotenza, ed inerzia; e in fine
fug ^gezione, c dipendenza, che tutta l* effenza della materia adempiono per
avventura. Come altresì da quel principi» ^ pio dell' Efler mentale molte
proprietà provengono della mente : quali fono, coflanza, ed immobilità;
neceffità, ed antichità; potenza, ed arte; e finalmente libertà, e
independenza, che tutto 1 ’ effer mentale fi può credere, che adeguino. Le
quali cofe fono altrettanti fermiflìmi argomenti, 1 * une della cecità della
Materia, e l’ altre dell’ Immortalità della Mente. Ma alla difputa di fi fatte
ragioni e’ fa di meftieri premettere una confiderazione, con utilità de novelli
Epicurei, per fargli fin da ora argomentare la debolezza degli argomenti
Lucrcziani : e di tutti gli altri, per agevolargli l’ inrelligerfza di quanto
imprendiamo a dire di quelle ducEffenze.Io prefuppongo, che quelli novelli
abbian già fatto quel, che gli antichi non penfarono di fare, o fecero
leggiermente, e trafeuratamenre : cioè che abbiano afTai filofofato fopra la
Natura immateriale; che nondimeno per la cagione, che dirò, fi fian rimafi
nell’errore. Prendendo eglino la corpulenza, e la forza fenfibile della materia
per falda, e chiara verità, e realità; e per la finezza, e fotti 4 tutto
corporeo, e dirtolubile, e mortale apparifee; e dall’ altra, per gli altri
argomenti fi feerne incorporeo, ed Immortale : non può niuno ne a quello, ne a
quello, ne alla mortalità, ne all’ immortalità, non prima avendola va nità de’
contrari argomenti dimoftrata, fe non per temerità, e per capriccio attenerfi.
E trovandoli per avventura amenduele parti inaceslibili, cd inoperabili, c
dovere allora, che fi temperi, e fi mitighi la forza degli uni, e degli altri
argomenti, affinchè o un qualche comune effetto infieme lor forza comunicando,
arrechino; o lor forza dividendo, in diverfe foftanze, o modi, divedi effetti
producano. Nel qual tem- pcramento,e mitigamento egli è fenza,e fallo riporto
il Vero maravigliofo : come del Vero della Mente abbiamo già detto doverfi
fare: e come a fuo luogo in quefta medefima Difputa, col favor di Dio, noi
faremo in effetto. Frattanto fe lo feopo degli argomenti Lucrcziani è, che la
Ragione, e l’Animo dell’ Uomo fia del tutto diffolubile, e mortale; che egli
prende da diffipamenti, fucccffioni, vicende, e mutamenti, •che vi fi veggono :
e per contrario i contrarj argomenti vanno a dimoftrare, che la fortanzial
ragione, e I’ Animo egli è in fe medefimo indiffolubile, ed immortale; non c
egli un giurto, e ragionevole temperamento, e mitigamen-to del contrarto degli
argomenti, il dire, che l* Animo debba effere in fe, e verfo di fe immortale
per forza de’ fe-tèéà condi argomenti; e che la forza de’ primi più oltra non
vaglia a conchiudere, fe non che l’Animo lia dall’ Uomo diffolubile, e in
quello fentimento, e in quello rifguardo mortale ancora? La fola Compofizione,
che è nell’ Uomo, ella è fufficientiflima cagione di ogni variazione, la qual
perciò a quella compolìzione fola puoflì attribuire : onde necelfità di dover
dedurre, che-, elTd Natura ragionevole immediaramente patifca que’fvariamenti,
ed ella debba clTer caduca e mortale, non vi li, fcorge niuna affatto. Gli
fcadimenti, gli avanzi, i eominciamenti,e i lini fono varie guifc, evarj
modidieffa compolizione.La compofizione è principio, ' ». 41 c radice di ogni
variazione. La natura ^luziongeL ragionevole, quantunque ella in le da ti gli
argomutamenti corporali immune, e libera; nienti ima* tuttavia congiunta colla
variabile mareria, dee neceffariarnentfc non in altra guifa, che variando,
difpiegar le fue« ragionevoli operazioni. Sarà quella Tempre una generai
foluzione affai fondata, c forte di tutti gli argomenti di Lucrezio, che può
offufear eziandio quella apparente evidenza, con che ha prefi i materiali
intelletti de’ Cuoi feguaci: e’1 farà ella Tempre, finché eglino non auran
dimoftrata 1’ impofiibilità della., natura immateriale, o 1* impoflibilità del
concorso, ed unione della medesima colla materia, e che a natura immateriale
fia ripugnante, il potere con quelle variazioni, che nell’ Uomo veggiamo, in
niuna guifa operare. Il che ficcome finora non han fatto, così non éda credere,
che fian per fare in avvenire. Ora ritorniamo al propofico, per dimofirare in
oltre per la mutabilità, o mobilità cieca la Natura materiale; e per l*
immutabilità, o immobilità, immortale l’intelligente: come già prima . nbbiam
fatto, per la reale difiinzione, ed efclufione dell’ una, e per la reale_
indifiinzione, ed inclufione dell’ altra. Nell’ eftenfione, o efirapofizione,
che - firZlonc' 1 ^- ne ^ a materia è manifcfta, noi feorgendo Ucecita della
allora quella difiinzione, ed efclufione, de tornir* ne argomentammo la cecità,
ed amenzia: e nell’ intelligenza, che è in noi, e nell* e (Ter noftro evidente,
veggendol’indiftinzione,e P inclufione; quindi raccogliemmo, •*» • • tal ila de
Hi Mente. . 51 mo dover la mente edere indivifibile, ed immortale. Ora nell’
eftrapofizione me- - 4 -v dcfima, di più la mutabilità, la mobilità, e’1 moto
oflcrvando; e nell’ intelligen- r za, di più la immutabilità,e l’immobilità, e
la quiete ritrovando; di nuovo 1* una, e l’altra conchiufione dell’ una, e
dell’altra natura verremo a provare. V -. L’ Eftrapofizione, per cominciar dalla
prima, c la radice di ogni variazione,. 1 mutazione, e moto; perciocché
mancando alla materia unità reale, che_,. aduni,0 unifichi le parti, e 1’ edere
dell’une nell’ altre implichi, e le Aringa, e fermi indillolubilmente; per
necelfltà deonfi poter le parti 1* un e dall’ \ altre feparare, e fcambiarft
infra di loro, e variare, c mutare, e muovere. Il reai numero delle parti,
l’une dall’ altre in realtà diftinte, e 1’ une fuori dell’altre eftftenti, è il
medcfimo etter mobile, e variabile della materia: c Ia_, fletta mutabilità, e
mobilità: è il principio di ogni attuai variazione, c mutazione, e moto. Il
difetto di quella reale unità, che contenga il numero a quel ^ Materia, modo, é
il verace vuoto, col quale, e. . G 2 nel quale dee poter muoverli la materia:
che gli Epicurei ad altra maniera di fallo vuoto trafportano; e i novelli
Peripatetici, e i traviati de’ Cartcfiani n:egano a torto, quello vero vuoto
con quel falfo degli Epicurei confondendo. V Annone delle parti, Fune all altre
in ordine al luogo fuccedcnti, è come un fluflo, c una fuga delle medelime per
Io fpazio: la quale di fua natura domanda I’ attuai variazione, c mutazione, e
’I moto attuale. Il moto allo ’ncontro egli è l’atto dell’ eflenfione, o
efirapofizionc : ed è prefcnte,ed attuai efienfione, e fuccelfione. Nel moto di
per fc conlìderato non folamenre e lubricità, e flufTo, e fuccelfione di parti
in ordine al luogo; onde le parti fieno 1’ une fuori dell’ altre allogate : ma
e altresì fluflo f e fuccelfione in ordine a tempo; onde le parti fieno I’
unc_, dopo dell’ altre nel tempo efifienti : dimodo che ognuna delle parti del
moto • allora ella è, quando 1’ altre fue compagne o fono già preterite, o fono
per efiere in futuro: che o più non fono, o ad elTere non fono ancora
pervenute. II che vero cdendo, come infallantemente è; qual maggiore (Minzione
può avervi dell’ edere, e del non edere ? qual più certa efclufione di quella,
che Pelle r fa del nulla, ed il nulla fa del Ee Aere all* incontro ? come ciò,
che c, può mai procedere egli a contenere, ed includere quello che non è,
quantunque o fia dato da prima, o debba edere dappoi ? ficcome non vi ha
maggior diftin* zione dell’ edere, e del nulla, ne più chiara efclufione;
perciocché il nulla, che non è a niun patto, c ogni efclufione di ogni realità;
e l’ edere che realmente è, è ogni efclufione di ogni nullità del non edere:
così non ci ha modo più potente a diftinguere, ed cfcludere,cpcr confegucnte
più certo, e più chiaro modo di efcluderc, ed eftingucre ogni intelligenza di
quello, che è il moto, che perchè fia, 1’ edere, c’1 non edere congiunge
inficine : le cui parti deono edere tali, che una edendo, T altre afFarto non
fono, dovendo e(Fcre o preterite, o future. Non eie, ne può eflervi più chiaro
argomento dice o nio cita, ed infenfatezza, della mutabilità, J' 30é-' UHP nn.
1 a \ "W" 2 •* Wa * >• ' le le parti non poflbn Pune dalPaltre
fcevcrarfi, ne (cambiarli infra di loro, ne murarli, o muoverli in niuna guifa.
J L’identità delle parti, l’unc nelP elTere " dell’ altre infiflenri, P
unc nell’ altre penetranti^ deflfo elTere invariabile, ed immobile dell’
intelligenza, è elTa in va- #• riabilita, ed immobilità, e coftanza, e virtuofa
quiete della mente. L’ inclusone è la virtù maravigliofa, che Urigne,e aduna, e
contiene, econferma_.. -1 P clTcnza mentale ad eder libera, e immune dalle
mutazioni, e da moti della materia, e ad elTere in quello riguardo invariabile,
ed immobile, e quieta. Quella identità, ed inclulione è ella il Ver 5 verace
pieno della Mente, che ne i voi- Tra magari Peripatetici, ne gli fciocchi de’
Car- ta!e ' tefiani, e tanto meno gli Epicurei intendere non han potuto finora.
L.’infi- - ^ > Y' llenza, ed infeifione delle parti, che ne luoghi
eftendono,ne difpergono tempi, è quello che ogni corporale lubricità, e fltilTo,
e fuccelfione allontana^. • ** ì dall’ elTere intelligente. Ma di cotalin-
fillenza,o penetrazione, o inclufione, egli è da fapere, che altra cofa non è,
che (lane l’atro, che 1’ Idea, o percezione. L* intelligenza è principale,
radicai percezione, ed Idea: e 1* Idea, o percezione, è prefente, ed attuale
intelligenza; nella quale 1* immobilità, cd invariabilità del mentale edere, e
1* indivilibilità, e Immortalità in chiaridimo lume lì difeoprono. La
prefente,cd attuai percezione dell’ Idea, niuna parte della potenza
intelligente, e niuna parte dell’ intendevole obbierto preterendo, o in futuro
rifervando, cioè ogni parte della cofa, che intende,infieme comprendendo tutto
aduna in un atro, ed in una prefenza di un femplice edere indi vifibiìe. Poiché
l’ intelligenza penetrando, ed includendo tende all’ influenza di ogni fuo
clTere^ in una unità di eflenza: la percezione c, prefente, ed attuale
inclusone, c penetrazione, ed influenza. Ella è l’atto di quella virtù, c la
fermezza, c’1 ripofo, e la quiete della mente, nella.., pod'cdìone dell’ edere,
c del fapere. Non vi ha maggiore indiftinzione, ed inclufione del’ogni edere,
cioè di quella edenza, che tutto il fuo proprio esere poflìede, che di fé, e
delle fue cofc ogni nullità efcludendo, include ogni fua realità: onde l’atto,
e la prefenza, cioè il prefente edere attuale, che ogni realità a fe
appartenente contiene, è nel colmo dell’ indidinzione, e dell’ inelulione, che
ogni nullità, e vacuità, e lubricità, e fluflo, e mutamento efclude. Tal
fermamente è la percezione, o idea, le cui parti sì elleno fono a fe prefenti,
che una parte eflendo, tutte l’ altre con quella, ed in quella eder deono fenza
edenfione di luoghi, e fenza fucccflìone di tempi; tutta prefente, ed in atto
in fe, e con fcco tutto il fuo edere conchiudendo. Siccome il moto edende, e
(minuzza, e difperge le parti della materia; ed è perciò eda variazione, e
mutazione : così la percezione, o idea, diciam così, intende, e conclude tutto
l’ edere della Mente : e per tanto è la dedìdima invariabilità, o immobilità, o
permeglio dire, è edo ftabilimcnto, ed eda quiete della Mente. Non è nella
natura, ne in Cielo, ne in Terra unione più dretta, ne piu intima, ne più
falda, e indidblubile della percezione: non ci è della percezione più ficuro,
ne più chiaro argomento d’invariabilità, ed immobilità, e di. . quiete. La
Mente che nell’ inclufione, ttjftmo arco - e penetrazione deir intelligenza fi
dimenio d' m- moftra femplice edere, ed indivifibile, faòlaìwia!' ^ cm P^ ce »
penetrabile. La Materia per la compofizione, edeftenfione,o eftrapofizione è
divifibilc, variabile, mobile : la Mente per la penetrazione, ed inclufione è
immobile, ed invariabile. La Materia ha il fuo proprio atto della ;, propria
edenza, che è il moto: la Men te, ella ancora ha il fuo proprio dei proprio
edere,che è F Idea. Nell’ eden* dono, efcludone, variazione, e moto la Materia
dimoftra da fua cecità, ed amenzia: e la Mente ndia'penetrazio& ne,
inclufione, invariabilità, ed, immoti lì bilica biliti fi diicopre
indiviiibiie, ed immortale. Non ci ha cofc più tra fe diverfc, della Materia, e
della Mente: non re ci ha piu evidente contrarietà di quel- / ra U M/ela, che è
tra l’Idea della Mente, e ’1 rìsela Mammolo della Materia. Ma affinchè niu no
rivolgendoli alla materia, ed alla mente deli’ Uomo, ed a’ mori, ed alle idee
del medefimo, non fi turbi, o eoa tacita oppofizionc non contratti quella
nottra dimoftrazione; promettiamo in luogo più opportuno di quella Difputa far
vedere, come nel congiungimento di quelle diverfe nature, e di que’ diverfi
modi-, vie più venga adilluttrarfi, e confcrmarfi la prefente dottrina.
Dall’eflerc indiftinto, penetrevole, ed inclufivo dell’ intelligenza, e fegue
Quarta dìdi neceffirà, che l’ intelligenza eflcr deggià interminata, e
univerfale : come-, tdfà-Atuu dall’ eflerc dillinto, impenetrabile, ed uc
elclufivo della materia, necefli riamente avviene, che la materia debba efler
terminata, e particolare. E benché la penetrazione, ed inclufione chiaramente
voglia aver con beco infiniti, eduniverfalitir e l’ efclufionc, ed
impenetrabilità pur con pari chiarezza arrechi terminazione, e particolarità,
anzi più torto la penetrazione, ed inclufione-, paja eflere non altro, che erta
infinità, cd univerfalità: e 1’efclufione, ed impenetrabilità colla particolarità,
e-» terminazione pajano edere una medelima ragione; contuttociò quelle due
ragioni fono due nuovi rilucenti (Timi lumi, co* quali nuovamente per nuove vie
rinveniremo coll’ uno la cecità, ed infenfatezza delia materia, e coll’ altro
l’ immaterialità, ed immortalità della Mente. Le quali cofee’ perciò conviene,
quanto più c podibile, fpiegare,e dichiarare paratamente. Per ^Aeco- cominciar
quindi, Univerfale c quello, che tutte le cofe, o quelle che gli appartengono,
cioè tutto il numero, e tutta la varietà delle differenze, forme, e modi
pienamente contiene, e sì contien egli ciò che e’ contener dee, che le forme,o
le differenze per lungo ordine di cagioni l’ une dall’ altre procedenti, e
tutte da una prima, e principale pendenti, effo Univerfale dee produrre-,,
eziandio. Una principale unità per altri mezza. DELL’ UOMO. 6 1 mezzani
principi inferiori, che indi provengono, ed ordinatamente gli uni agli altri
fuccedono, con fucceffive produzioni fi eftende fino all* cflremiti degli
ultimi particolari a contenergli, e produrgli. Or quella cflenza, o nozione, o
ragion di univerfale, manifefta mente ella efler dee indivifibile,ed
immateriale. Conciofliachè eflere immateriale, ed indivtfibile altro e* non
fia, che eflere in tutti, e con tutti i particolari, e tutti comunicando,
penetrando, includendo, adunare in una fempliee, indi viabile unità di efienza,
o foftanza. Senza quella principale unità contenente, e unificante, ficura
mente le diftinzioni, e le differenze de* particolari fminuzzerebbono, e difperderebbono
ogni comunicazione, e contenenza: e fenza_» quel numero contenuto, fenza fallo
T uhità rimarrebbe ruota di ogni pienezza, e ubertà. Or 1* intelligenza^ deir
Uomo, che ella efprimendo, eraffojtiigliando, fi eftenda da per tutto> a
imprendere,e conchiuder tutto il numero, e tutta la varietà dell’ Univerfo i*
Iftorie, e le Scienze x eT Arti il roani fe y V.jt., nifdhno a chi che fia.
Adunque l’Univerfale,chc non altro, che una ragione, o nozione, o Idea parendo
elTere da fé nel primo afpetto non dimoftra realità; li Icorge pofcia, ed è
reale», nell’intelligenza; la cui realità il chiaro lume della cofcienza a
tutti dimoftra. E l’intelligenza, che è una realità, o reai natura, o foftanza;
c pertanto nel primo afpetto non arreca univerfalità; fcernefi pofcia aver vera
univerfalità nell’ idea,o nozione, o ragione dell’ Univerfalc; la cui
immaterialità a tutti innanzi appretta 1* evidenza», della ragione. Cotal
ritorno, e fcambievole fomminiftramento proprio dì qualunque più invitta, e piu
illultre dimoftrazione non intendongli Epicurei: onde nell’ LJniverfale, che di
per fe i {blamente nell’ idea della Mente, turtocche ben vi veggano
indivifibilirà, ed immaterialità; credon pur nondimeno non più che ideale, e
immaginario V ellere immateriale: e poi nell’ intelligenza, che è, e fi vede
edere folo in nature particolari, febben ravvifano univerfalità; pur ii fanno a
credere, che materiale, e divisibile efler debba quella natura univerfale;
dovendo per forza»* di sillogiftica dimollrativa conneffione, all’ Univerfale,
per l’ intelligenxi, conceder realità; cd all’ intelligenza, per l’ univerfale
donare immaterialità. Ma egli è ben uopo quella univerfalità, che nell’Arte,
nell’ litoria, e nella Scienza fi manifefta, deferivere più particolarmente :
affinchè quello argomento non paja anzi un lavoro di fantafìa, che vero, e
fermo, e fondato in Sicure, e indubitabili realità. La nollra intelligenza,
come ognun vede, mifura tutti i modi dell’ eftenfionc, e diftingue, e
diffinifee tutte le forme del numero; onde eHa è aritmetica, e geometrica : ed
al medefimo modo tutte ancora le varie fpezie, e varie operazioni delle co* fe
oflerva, e difeerne, ed eftima; onde ilìorica, e fisiologica può divenire. Non
è adunque la Mente una particolar diterrainata dimenfione, ne c un»* certo, e
particolar numero diterminato; ne finalmente è ella certa,e diterminata forma,
o fpezie di quelle, O quelle nature; ma efler dee, ed è uni> 4 P» P verfal
ftwrtl* I Univer fatiti deità Screma* del P Arte, e della Storia. (Séif 4/. ^4
V V, St>\ °S n ‘ cofa efplicando, e argomentando: che è Io tteflo che dire,
che ella i numeri, e i peli, e le mifure, colla, univerfalità, dentro di.fc il
molto nell’uno accogliendo, e il molto dall’ uno riproducendo, diftingue, ed
efprime: ficcome con più ragioni nel noftro Volumetto Metafilico abbiam provato
per ogni parte .Ora dalla univcrfalità, della quale abbartanza fi è favellato,
trapaffiamo alla necertità, ed antichità per ricoglierne altri argomenti. Ma io
non prendo ad ofiervare Peffere necertario, per trar quindi drittamente
Immortalità nuovo, c contingente per argomentarne cecità, ed infenfatezza nella
materia. Perciocché agevol cola è ad intendere, quanto nell’ indiftinzione la
nec ertiti, ed antichità; tanto nella neceffità, ed antichità 1’ertere
indivisìbile, ed immateriale: ed al primo afpctto, come /iella dirtinzione
della materia fi ravvifa torto novità, e contingenza j così nella novità; c
contingenza 1’efler cieco, ed infenfato fenza molto (lento fi riconofce. Onde
il far quegli argomenti, farebbe più torto di ciò eh* è (lato detto, una
riftucchevole ripetizione, che di nuovo ingegno, una dimoftrazione novella.
Benché non porta negarli # argomenti d’ immaterialità, ed 1 salirà nella Mente
: ne 1’erter m . ss» a negarti, che la ncccifità fopra la indicazione; e la
contingenza fopra la diftinxione aggiungono una, come dicono, nuova formalità.
Adunque nella neceffita. fi vuol notar folamenteil primato, .e’1 principato del
proprio edere : che è*il più forte de’ nobililfimi argomenti Platonici, da più
degli .Autori trattato con poca dcgnità.E nella contingenza deefi moftrare fol
la fuggezionc, e la dipendenza, che meglio di ogni altra cofa ne conduce a quel
Vero, che nella materia andiam ricercando. E vuolfi per tanto dcfcrivcrc prima
la necclfirà, e_ poi la contingenza: avvenendo per fimiglianti acribologie, che
mirabilmente e l’ idee fi dichiarino, e li fortifichino gli argomenti. Or la
neceflità, che altro è Jìù*cbeelia fc non identità, o inclufione_ Jìa.
dell’clferc in una fempliee unità; onde l’efienza con ogni fua parte, e con
feco medefimaè infeparabilmente conneffa ? E poiché un cotal nello non può
conccpirfi che fia, fe non infra più Ragioni, o elementi, o parti; 1’identità
dell’uno col numero inclufo;e del numero coll’ uno includente; c delle parti
if. tr del numero infra di loro in quell’uno» medefnno, e’ farà certamente il
nello della uccelliti. E in fine non potendo» tutto ciò edere fenza intrinfeco
producimento, e fenza intrinfeco procedo dell’ uno dall’ altro; nelj’ efienza
necef» faria, necelfiria mente eflèr dee principio, mezzo, e fine:, così che il
principio internamente produca il mezzo, c’I fine, e a quelli comparta tutto il
fuo edere, e in tutto 1’eflere di quelli fi diffonda •e ’l mezzo, e ’l fine
vicendevolmente tutto il loro edere nel principio rifondino, e in quello
ritornino,, e fi ripolino. La necelfita è edenza., avente unità, e numero,.
principio, mezzo, e fine per interne comunicazioni indivifibilmente congiunti.
E adunque la necelfita in fc, e con feco,,eLda fe medefima, ed avendo in fc
mer. ìzo, e fine prodotti da un principio,, che è ella medefima; viene con ciò
avere il primato, e ’l principato del fua> proprio edere, da ogni altra
edenza m? quello rifguardo libera, c indipendente. Dichiarate così quelle
nozioni, di-' eiamo’ che la neceflirà, o non è ella_, MI». a fiat “nitiVarl
l.,T> rx uX ' T ..V Vk K T' V • rV‘ te. -a -V ; u. e procaccievolc la fcien
onde pròve' za • Quello è dedò ficuramente tutto il i ™. nerbo di quel famofo
argomento platonico, che T Anima dell’ Uomo muova fe medelima: e perciò da fe
dipartirli, ed abbandonare fe (leda a vcrun__» patto non poifa giammai. E di
queiraltro pur di Platone, che nel primo è implicato, cioè che l’Anima dell’
Uomo,*' fia eda vita, onde il corpo fia, e li di? t ca vivente : e per tanto finir
di vivere platonico del? per niuna contraria forza di natura non immortaliti.
poflain niuna guifa. Perciocché qual’aitra cola è ella la vita, fe e* non è
un«, atto perenne, e podcrofo nelP edere, e nell* operare? la vita è edcnza
attuola, ed atto eflenziale, o foilanziale: è edere, ma perfetto, pieno,
vigorofo operante : è ella altresì operare, ma faldo, tobufto, incettante. La
qual cofa unicamente è polla nella generazione, comunicazione dell’ edere.
Nella vita adunque è pofleflione dei proprio cfsere, e del proprio operare, che
fi diftingue, e fpecifica nella pollone del vero, e del retto, e della fcienza,
e della legge, col potere ad apprenderlo, e confeguirlo : e nella pofseflione
del proprio potere, colla fcienza ad intenderlo, e a reggerlo colla regola. La
vita perfetta è il fapere, volere, e potere della mente. Ma fonovi nondimeno
certi gradi d’ imperfetto vivere, per gli quali a quella fommità della vita
mentale, dall’imo d’ impcrfcttiflìme vite fi afccnde, che altrove forfè
dilegueremo ., •divediamo ora della Novità, e Contingenza della materia, e del
fuo eflere^ f. fpregcvole, fuggetro, e dipendente. Il v che, per quel che dell’
intelligenza detto abbiamo, come facile a comprendere, preftamente in pochi
motti fpedireroo. Siccome nell’inclufione dell’ intelligenza è il vincolo della
neccffità ma-. ' i mfcfio ;cosi nella efclufione della mate- \ • • 4 ria
chiaramente feernefi l’ infragnimen- to, e ’1 difcioglimento della contingen-
ebetekj La contingenza ella è sì fatta, che Z£ s l™. 1 • parti, 1 ’ une all’
altre fono rtra «• K 2 mere, ,la Materia fi fpopjia dì ogni prin CÌpGtO «
nierc,avveniticcie,e nuove; ed al tutto ancora, che non in altra guifa, che
l’une all’ altre avvenendo, e congregandoli infierae, compongono; e 1’ une
dall’ altre dipartendoli, c fegregando- fi, agevolmente depongono. Come
rincontro per le ragioni medefime, il tutto alle parti Tue, onde ora è
coftrutto, ed ora diftrutto, egli è Uranio, nuovo, e avveniticcio. E giacche l’
indiftinzione decedere è il nodo infolubiie della necedità; ben egli è uopo,
che nell’ogni diftinzione- tanta contingenza li ritrovi, quanta non può edere
altrove. La Materia adunque per cotai difetti non può in fe edere, ne confetf
co, ne da fe;ne può avere interni principi, mezzi, c fini per interne comunioni
infcparabilmente infieme avvinti. Il perchè non potendo muovere, o reggere fe
medefìma dentro di fe; ne_, fuori di fe altrove in altre cpfe penetrare a
muovere, o reggere foftanze da fe diftinte; è forza che ella fi rimanga nuda
d’ogni primato, e principato di edere, c di operare, fenza lume di faperc,
fenza nume di volere, ., ZT. ' efenza fermezza di potere, di fcienza, di arte,
e di regola fprovveduta, eie- v ca, infenfata, inerte, informe, ed im- a
potente del tutto. Quel capo di foggezione, e di dipendenza, fecondo quella
generai ragione del non edere, egli è come radice di tre più proprie, più
fpeciali dipendenze: il primo di non intendere alcun edere, o vero; l’altro di
non appetir retto, o bene niuno,c’l terzo, ed ultimo di non avfcre niun_»
vigore verfo niun obbietto, di muovente fe medefima. E qui altresì è cofa degna
di maraviglia, che in quel generai difetto, è manifefto lo fcioglimento, e’1
fluita della contingenza, quafi dei non edere; onde 1* edenza, o fuftanza ^
della materia è rifolubile, caduca, temporale. La qual contingenza fi diriva, e
comparte ne’ tre capi fudeguenti: deche nel primo di quelli c la contingenza
del non fapere; onde la Materia è cieca, ed infenfata :c nel fecondo è la
contingenza del non volere ;, onde la Maceria è difinchinevole, ed indifferente
: e nel terzo è quella del non potere, onde la Materia è pigra, e feioperata.
Quello egli c tutto il fà yf reomento mofo argomento Ariftotelico di là
preAnjtotelico rii r r • dciu Divini. *° » che qualunque corpo fi muova, e ta debba
da altro corpo efler moflfo : onde per non procedere in infinito, abbia ad
efTcrvi un primario principio, da fe movente il tutto. Conciofliachè, come il
potere della Mente ritorna nel Capere, e nel volere, per gir colla cognizione
verfo il vero, che fi conofce, e coll’amore verfo il rètto, che fi appetifee;
così il non potere della materia fi ellende al non Capere, e al non volere il
vero, che non s’ intende, e ’l buono, che non fi vuole. Adunque come nella
coCcienn za dell’ Uomo,da que’ tre principi del»trìnci} j men - le tre poteftk
mentali fi perviene, a co* **• noCcerel’ Immortalità della mente dclP Uomo;
onde poi di più conoCcijmo la cecità, ed inCenCarezza della materia; così nella
conoCcenza, che abbiamo della Materia, fimilmente da’ tre principi de vizj
materiali, fi comprende la cecità di quella Coftanza, e 1* inerzia, e 1*
indifferenza, ed impotenza:* onde poi vegniamo a conoCcere 1’infinito Capere,
volere, e potere della mente del Mondo. Imperocché il primario generai capo
viziofo, ci mette dinanzi agli occhi Come da tre il difettofo lubrico edere
della Mare- ^{Tcomjce ria: onde argomentali infinita efl'enza, l’impotenza^ che
l’abbia dovuta trarre dal nulla. Il primo fpczial vizio del non Capere, ne
zadeltaMe * h fa intender chiaramente il difordinato, Um,c turbolento, ed
informe edere della_, medefimajonde fi argomenta infinita lapienza, che
coftanza, ed ordine, e—; .forma le abbia donato. Il fecondo, e’I terzo del non
volerete del non potè- *>-, re, fa veder l’ edere materiale del tutto impotente,
ed inetto: onde fi raccoglie dovervi edere Comma benevola po- vV tteda, ed
onnipotente Nume, che dritti, e fruttiferi inchinamenti, e moti le abbia
conceduti. L’ uno, e T altro è egli un ben triplicato argomento dell r
Immortalità della Mente dell’ Uomo,e_ dell’ efidenza della Mente del Mondo • c
della fuggezione, e dipendenza della Materia particolare dalla Mente
particolare dell’Uomo; e della materia univerfale mondana dalla mente
univerfale del Mondo. Il quale Aridotelico argomento nondimeno, menti tenebrofe,
v altri 4W4 ' i A Vii T-' Cowf /* della Scienza, mento, quel Filofofo riftretto
dentro de’ confini deli’ attività del fenfo dalle materiali origini, che in
quelle ofeurttà, e in quelle anguftie poflono parere e’ prende, e così efprime
ne’ feguenti ve rii. -m* j w* Tum cum gìgnimur, et viu cum limen humus :
i&wrf ftu conveniebat, uti cum corfore, cìr «nà Caw membris videatur in
ipfo fanguine creJTe; velut in cavea per fe Jìbi vivere folam Conventi, ut
fenju corpus tamen affluat orane. Siccome contro all’efiftenza della». Mente
univerfale, 1* argomento, che dalla fenfuale origine del Mondo traggo 1 più i
novelli, che i prifehi Epicurei, cioè che nell’Uomo, e nel Mondo, altro che *1
corfo de’ penlìeri loro, ed altro che la mole, e i moti della materia non
veggendo; nell’ Uomo alsfro che un fugace penfiero, e nel Mondo altro che
mobile materia non elTere argomentano; quell’ argomento, dico, per quella fola
dottrina delle due fpc-t 2,c di foftanze, c di origini, fenza far altro, rimane
fviluppato,c fpianatoper ogni parte. Perciocché, fe niun di loro, non convinte
prima di vanità le fpirituali follarne, e le fpirituali origini, che con
chiari, ed invitti argomenti abbiam dimoflrate, crede di premerci ancora coll
'apparenze delle origini fendali; egli è Scuramente uno feempio. Con tutto ciò
e’ fa di meftieri, che quelle inviabili origini in quello luogo in alcun modo
almeno deferivamo. Adunque poiché 1* eflfer neceflario, e_ T efler eterno fono
i primi, e più certi, e più fplendidi lumi dell’ umana cognizione; e poiché 1'
infolubilc della.* neceflità, e 1’ antico dell’ eternità fon proprie doti
dell’elTenza indillinta, penetrevole, e comunicante; e* non altrove, che nelle
tre principali forme del fapere,del volere, e del potere indiftinzione,
penetrazione, e comunicazio* ne può rinvenirle d’altra parte e* non ci ha cofa
più fparuta, e vana, e fuggevole della contingenza, c della novità, le quali
quanto dal vincolo della neceflità, e dal primato dell’ eternità li dipartono,
altrettanto dall’ edere, e dal conofcere fi allontanano; e come la novità, e la
contingenza fono proprie., dell’ cflenza tutta divilìbile, e impenetrabile
della materia, così alla medeflma materia la neceflità, e antichità, o eternità
fono improprie, e repugnanti; e finalmente poiché non altrove 1’ ogni
diftinzione, colla divifibilità,e impene dell; uomo- sj trabilità ritrovali,
che nella cecità, indifferenza, e impotenza materiale; Poiché, dico r tutte
quelle cole per lucidilfime nozioni, e per certilTimi argomenti fon vere, e
manifelle, e conte : egli è in ogni modo da dire, che la neceflità, e V
eternità non già nel vuoto^ nel nulla, ma nel pieno, e neH’cffererne nell*
edere della materia difttnta, divifibile, impenetrevoFe, e contingente, e
nuovo; ma nell’ edere della mente, fndiflinto, indi vifibile, penetrevole,
necelfario, ed eterno, lì debbano allogare. Anzi che la neceflità, ed eternit*
fiano Ta fteflìflima mental natura primaria, e lovranare che FjLj M ente prima
altro ella non ITa, cheeffa neceflità, cd eternità, di Capere, volere, e potere
dotata. La quale per Letìfere necelfario, ed eterno, da unico, fupremo, libero,
e indipendente principio' del fuo elfere, che è l r ogni eflfere fpiritnafe; e
dell’ elfere della materia, che è l r ogni edere corporale, cut abbia ogni
folhnza, ed ogni potere conceduto, ed apprettata ogni forma. Por, perchcogni
particolare alfuouniverfale, come a Fonte rivolo fi dee riportare; Umilmente è
da tener per fermo, che-* come la materia dell’ Uomo dall’ immenfa felva dell’
Univerfale materia ella è tratta; così la Mente particolare del medefimo,dall’
infinito potere della Mente univerfale è provenuta. Ma la Mente dell* Uomo,
benché ella è in alcun modo di neceflità,e di antichità partecipe, e delle tre
forme ornata; onde può fignoreggiare la Materia, e di -vita, moto, fenfo, c
d’ideali forme fignificanti cogitative, e fenfitive fornirla; tuttavia perchè
ella è finita, e particolare, non può dominar la Materia, ne con produzioni di
foftanze, ne con introduzioni di reali forme. Dal che li raccoglie efler dritto
della Mente univerfalc, che ella, come ha prodotta, e moda, e moderata la
Materia univerfale per la formazione di tutte le fpezic delle cofe mondane, ad
edere; così parimente abbia prodotto, e moda, e figurata la materia particolare
per 1’informazione, onde fieno l’idee, e forme SIGNIFICANTI a sentire e a conoscere.
Nel qual nostro diviiamento è pure, a mio giudizio, memorevole un bel cambio di
libertà, e di dipendenza tra la mente particolare, e la particolar materia
nella costituzione dell’uomo. Imperocché la mente, comechè per le tre forme
mentali aver deggia primato, libertà, ed indipendenza; con tutto ciò perchè è
terminata, e particolare, non può ella da fé trarre la materia al suo
consorzio, ed alla composizione dell’uomo: onde per la particolarità, e
terminazione, ella è in quello ancora, e fuggett 3,e dipendente: e la materia,
benché per le tre forme viziofe materiali, di sua natura sia dipendente, e serva;
nulladimanco, perchè è ella con tanto ingegno formata, che debba essere
informata al senso ed alla cognizione; è libera, ed independente dalla materia
universale. Conciollìachè quella forma, che è magifterio di sovrano sapere, non
solamente la sottragga alla debolezza, ed alla cecità della materia, ad ogni
altra formazione di per se impotente; ma oltre ciò la debba distinguere, e segregare
dall’universal Seminario, e dalla formazione universale dell’ altre co •M Se. '
¥ ri. 1 » Vera orìgine dell'uomo rintracciata col lume della filofofia. Origini
mafaiche eziandio all’umano faPere chiare, efuminofe. Sicché per quelle vie
vienfi a conoscere eziandio, che dalla mente universale, non già la sola mente
particolare per creazione; ma infieme la particolar materia dell’uomo, quanto
alla formazione, immediatamente è dovuta procedere. Quella è ella 1* origine
deir Uomo, che con quell’ altra del Mondo giunte infieme, fono il vero pieno,
perfetto, armonico, e maravigliofo delle facre origini mofaiche, con ogni
ragione,c con ogni legge, c regola concordi : quanto ofeure a’ baffi, e
caliginofi intelletti, tanto a’ fublimi, e purgati eziandio dentro i confini
dell* umano faperc Iuminofe. Laddove e», manchevoli, e difordinate, ed inette,e
da ogni ragione, e regola difeordanti, le origini di Diodoro, e di LUCREZIO
(vedasi), e d’ altri fenfuali Filofofanti, anche al lume del mondano fapere per
falle fi riconofcono. Per fare come un Epilogo delle cofe della natura dell’
Animo finora deputate; prima abbiam provato, che*. 1* Animo è ineftenfo, e
penetrevole. Secondo, che elTo è immobile, ed invariabile .Terzo, interminato,
ed umverfale T abbiam dimoftrato; inquanto Tinimobilità, e T infinità fi
oppongono alla mobilità, e finizione materiale. Quarto, che e’ debba avere
dell’ edere neceffario, ed antico. Quinto, ed ultimo che egli abbia libertà, cd
indipendenza, e primato, e principato del proprio efTere, e dell’ alrrui. Da
tutte, e ciafcuna delle quali ragioni egli fi è conchiufo, dover T Animo in__.
ogni modo edere immateriale, ed immortale. Di più colf ultimo argomento del
primato, abbiamo feoperta la vanità di uno de’ principali argomenti
dell’Avverfario. Ma quante ragioni abbiamo allegare, per convincerne della
diverfità delle due nature dell* Animo, e del Corpo; e per conofcere T edere
fpirituale,ed Immortale dell’ uno, e T eder cieco, ed infenfato dell’ altro;
altrettanti oftacoli pare che dinanzi ci fiamo opporti, per non intendere il
concorfo, e la congiunzion loro a coftituire un_i principio di edere, e di
operare nelT Uomo. Imperocché quanta fra quelle^ due nature è diderenza nella
foftanz# Mto* M 2 dell’ ci *» DELL’ ANIMO .deir edere, e nella maniera dell’
operare; altrettanta ripugnanza pare dovervi edere ad unirli infieme alla
coftituzione di una natura. La qual diflicultà ella è tale, che come l’altra
dell’unità dell’ edere, e dell’ operare dell’ Uomo, prima ha fofpinti gli
Epicurei a credere che l’animo, e’l corpo fiano una medefima natura; così la
difficoltà del potere edere due nature diverfe, gli ha», poi nell’ errore vie più
confermati. Gonciodiachè prima fi prefentò loro innanzi quella unità, onde
facilmente», ConcKiufero la dmiglianza delle due nature : e pofeia contro ad
ogni più forte argomento, che l’animo di altra natura dover edere dimoftrade,
han fatto riparo con quella ripugnanza : che nature cotanto diverfe non
potelfono convenire infieme a comporre una medelima eflenza. Sicché tutti gli
argomenti della mortalità da quelli due capi, che ora abbiamo additati,
difendono. Ed ancora quella immaginata ripugnanza, cotanto ella ha potuto fopra
lo fpirito di alcuni moderni Filofofanti; che per le loro vie, e giuda i loro
principi, non potendo eglino unire infieme lanatura fpirituale, e la corporale
a formar 1’Uomo, fonofi rivolti a voler riftringere, e rinferrare la foftanza dell’Ani-
irrori di mo chi ìh una parte, e chi in un* al- t&StS. rra acl
i^elabro,come già argomentato tomo alta Se. avea Lucrezio, che dovette farfi; T
animo di fuori venitte a compor l’Uomo, e non gii col corpo da fimiglianti
principi nafcefle. Or chi crederebbe che anzi quella diverfirà è ben ella la,
cagione, onde la natura fpirituale, e la corporale fono inchinevoli, e prette a
convenire infieme, o nel mondo alla formazione per lo produci mento di tutte le
fpezie materiali, o nell’ Uomo a produr 1* Uomo, e le forme fenfitive, e
lagionevoli all informazione? 1 cotanto egli è vero, che P inveftigazione, dal
principio male avviata, per tutto il corfo, poi fino alla fine fa traviargli
Uomini dalle verità, quantunque agevoli, e piane. E per difingannareognuno, noi
dicemmo gii, che la Mente 7 per 1 inclufionc, o penetrazione è ella * i n S e
et nj °fa f attuo fa y operante; e per la raedefima cagione è altresì
invariabile w ^ «P f I, e per così dire,impallìbile, o impaziente: e che la
Materia, per l’ efclufione, o impenetrabilità è infenfata, viziofa, fcioperata;
e per tanto è oltre ciò mutabile, e per così dire, paflibile, o paziente:
poiché immobilità, ed invariabilità, che della Mente c propria, egli c il
medeiimo, che impaflibilità, o impazienza: e mobilità, o mutabilità, che della
Materia efler propria dimoftrammo, è lo flelTo che pazienza, o paflibilità. In
quella impaflibilità, per cui la Mente non può edere moda, mutata, o variata, e
può parer vizio, o difetto, e nondimeno è virtù: e propriamente ella c l’atto
pieno, perfetto, vigorofo, onde la Mente è, ed intende tutto ciò che eder dee,
ed intendere: ed infieme produce ad edere, ed efprime a conofccre ogni
foradiera edenza. E così la padibilità, o pazienza, per cui la materia non è
immobile, e invariabile, può parere virtù; e tuttavia è vizio: e propriamente
ella è la potenza vacua, imperfetta, inferma, onde Ia_# materia non ha proprie
forme di edere, ne d’ intendere; ne di produrre, ne di efprimere realità, o
idee nell’ altre cofe. E ficcome V atto mentale, cheper 1’immobilità fembra
dover edere infertile, ed informe, dalla fua unitali conduce alla moltitudine,
a produrre-, molte, e varie forme di edere, e da intendere nella variabil
materia; così la potenza materiale, che per la mobilità par dover edere
fertile, e formofa,da fe trafcorre ne’ difordini,e negli errori. Ma ben ella
dalla moltitudine all* uno,, cioè ar conciglio, all* ordine, ed alla forma eder
può condotta per forza, ed ingegno della Mente, LaMateria da fe non ha forma,
ne atto ^nzTddl^L alcuno; ma per quello appunto ella è virtù della tutta
capace, ed abile a ricevere ogni ^detuM^ forma, ed ogni atto. La fodanza eden-
mia.. fa, rutta didinta, e di viflbile della materia, che in dividendo o non
mai ad alcun termino perviene, o termina in indivifibili edremità: quanto per
quedo ella apparifce mobile, e variabile; tanto s’ intende eder pieghevole, ed
arrendevole, ed odequiofa a prendere tutte le forme, e i modi,, che *1 fapere,
e volere mentale può ritrovare. Se la materia non forte tale qual’ è, eftenfa,
impenetrabile, divifibile, e variabile in ogni modo; non potrebbe ella efler
capace a ricevere forme, ne reali operanti nel Mondo, ne ideali lignificanti
nell’ Uomo. Se la Mente non forte ineftenfa, indiftinta, immobile, ed
invariabile; non avrebbe ella ne potere, ne ingegno di forme; ne potrebbe aver
virtù, ne modo d’ informar la materia. La_. leggerezza, ed incortinila, e
variabilità, ella è della abilità della materia ad erter formata, o informata.
La fermezza, e cortanza, ed immobilità, ella è deffa virtù della Mente a
formare, o informar la materia. La Mente per la virtù, che è il fuo atto, è
principio delle cofe operante. La Materia per lo difetto, che è il fuo edere
potenziale, è principio delle cofe, per così dire,paffivo. Quella è la più
rimota attitudine, e capacità della materia per la produzione del Mondo, e per
la cortiruzione dell’Uomo a concorrere, e a congiugnerfi colla Mente. Ma altro
e* fa ben di meftieri, che polTa edere vicino apparecchio a sì grandi opere
maravigliofc. La Materia, fecondo l’ opinione di coloro, che nell’inizio delle
cofe vogliono il vuoto, dee edere fcompigliata, e fparfa in moti difordinati, e
turbolenti : e fecondo 1* altra degli altri, che noi vogliono, dee darli
immobile, e fcioperata: nell’uno, e nell’altro fiftcma ad ogni formazione
inetta, ivi per lo fcompiglio,e difordine, che proibire ogni fruttuofa
compofizione, equi per 1* immobilità, e fcioperaggine, che toglie affatto ogni
sforzo ad ogni intraprefa. Il perchè gli uni, e gli altri per viediverfe s’ingegnan
di adempier quei difetti della materia, e di apparecchiarla, e condurla alla
formazione. Ma lafciato da parte dare il contrado di quelle rimotc origini, che
qui non ha luogo; egli è certiflimo, che la materia di per fe impotente, ed
infruttuofa, con due condizioni può pervenire a comporfi, e variarli, e a
comporre, e produrre i var j frutti delle varie fpezie delle cofe. L’uno è il
contatto, che aduna le parti; l’ altro è il confenfò, o concerto, che unifce
infieme i movimenti. La Materia quando ha le parti N con Due condizioni
necejpiriea comporre, e Variar la Materia; congiunte in un lol corpo, e i moti
cofpiranti in un fol moto; allora è ella nel colmo dell’ eflere variabile, e
pieghevole, e offequioSo. La Materia pria Sminuzzata, e raffinata, colle parti
inficine accolte, e co* moti tutti in uno convegnenti, ha la maggiore
Squisitezza dell* eflere paffibile, o paziente, che è,o a raflomigliar l’ idee
mentali modali, o a congiugnersi con idea Softanziale, la più vicina, e più
pronta diSpofizione. Imperocché in quello fiato, con quelle doti la materia in
certa guiSa allora è con Seco, e da Se, ed in Se : ed ha il primato, e *1
principato del Suo proprio eflere, nel tutto le parti adunando; e ’l tutto alle
parti eftendendo; e le parti fra loro, e col tutto infieme giungendo : ficchè
ne moto in una parte può SuScitarfi, che per tutte V altre parti non diScorra,
e per tutto in ogni lato non fi diffonda; ne modo, o forma può imprimerli in
una parte, che», ad ogni altra infiememente da ogni banda non fi comunichi. Con
che la materia tanto all* eflere mentale fi avvicina, che ben può tutte le idee
della mente agevolmente cipri mere, e tutti i numi prontamente efeguire, c la
fuftanziale idea fecondare, e con quella Erettamente collcgarfi acoftituir
l’idea, e’1 nume dell’uomo. Colla copia, e col contatto delle parti, e col
consenso, ed armonia de’moti, la materia ha tutta la felva, c tutto il potere,
e tutta l’abilità per appreftare a Mente fuperiore tutte le forme delle cofe,
colla produzione di tutte le fpezie mondane^ c per appreftare fe medefima a
Mente conforte, per la coftiruzione dell’ Uomo, col producimento di tutte le
forme ideali fenfirive, c ragionevoli. Ma per deferivere più particolarmente la
maravigiiofa unione delia Mente, e della materia nell’Uomo, non già per
hmfrabÙZ^, confermarla, che di già abbiam fatto; è uopo affifarci ad oflervare
le opera- t^Materi zioni dell’ animo noftro : che giufta il nell'Uomo veriflimo
volgar principio, quale 1’ effer delle cofe, tale ancora è l’operare: e
vicendevolmente qual è quello, tale efter dee quello infallantemente. Quando
l’Uomo apprende le forme fcnfibili della materia circoftante; e in appren. » N
2 dendo Sì prende ad adombrare .t i» f: Coro* Al-» . A lente apfrc r da le
formai ì • de' fenjtbili obbietti li dendo quelle forme da* piccioli indizj -,
c rudimenti negli organi de* fenfi introdotti, come altrove abbiam ricordato,
le difpiega, e dilata; certamente allora la mente nodra, e raccoglie in uno i
numeri, ed adegua le dimenfioni, ed efprime le modificazioni della materia. In
quelle fcnfuali figurazioni la mente ha per fuo oggetto la materia formata; e
in quell’ edere della materia, diciatti così, obbiettivo, la mente fi congiugne
in alcun modo colla materia ;ficchè ornandoli delle di lei forme, dentro di fc
nel fuo eflere eftende, fpiega, e figura la material fodanza. Similmente quando
da’ geometrici elementi, e dalle-, combinazioni, e da’fillogifmi, la Mente
dell’ Uomo da fc giugne a trovare forme artificiose, da trasmettere nella
materia; quelle forme medefime, nel fuo medefimo edere codruifce; molti
particolari in uno, cioè nell’ una* fua_. Semplice, e indivifi&ile edema,
edenStoni, figure, e numeri effigiando. Adunque nelle mentali nodre operazioni,
due cofe quanto certe, tanto memorevole intervengono* L’una è, che la Mente con
Vf. V M VÙk' i, % dimento. Per quello novello fiflema.» coflrutto fopra
faldilfime fondamenta, S’intende bene quali fieno i principi . ;. LHj dell*
Uomo: e le maniere dell’ operare, utilità del come colle più interne, e più
fecrete nuovo fijiema guife dell* eflere mirabilmente confentano : e la Mente
dell’ Uomo, e dell’ Univerfore la materia dell’ uno, e dell' altro: e TofTequio
di quella, e di quella materia :c la virtù di quella Mente, e di quella; dell’
una a formare, e dell'altra ad informare, con mille altre verità finora alla
maggior parte degl’ ingegni nafcofte, vegnono a conofcerfi chiaramente. Sopra
tutto per quefta_r> dottrina, 1’argomento di Lucrezio, che dal confenfo
dell’animo, e del corpo, il contatto di quelle foftanze; e dal contatto
l’uniforme natura di amendue*. Vucrezio. vuol concludere ;'nel quale tanto
confìdanoi novelli Epicurei; fi difcopre-chc Secondo argomento di | / l 'egli è
ufeito dal più cupole più renebrofo fondo dell’umana ignoranza. L’ar gomento è
efpreflo in que’ verfq : - hit. Uh H, *tm e. L bt. enim propellere membra, f
I.v Corpoream docet effe. Ubi. enim Corripere exjomno corpus, mutar eque
vultum, Atque hominem tqtum regere, ac ver far e videturz {Quorum nil fieri
fine ta8u pqffe videinus^ '1 J«M! r i t.*V.mentale, che è la penetrazione, e i’
in» elulione. E che 1’ eftenfione, la fucceffione, e ’l moto con quel contatto,
e con quel contenta, fono il più pronto, c predo inchinamento, ed olTequiodella
materia. E in fine, che P oflequio apprettato con quelle condizioni, e’1 pòcere
efaltato con quelle doti, fono la maniera più adattata, e più conface vole di
unire infìeme la Mente, c la Materia alla coftituiione dell’ Uomo. Ma fe
Lucrezio colla feorta de’ tanfi non potè penetrare in quelle profondità; almeno
dalla poteflà, e dall' imperio, che P Animo ha fopra il corpo, potea coll*
efempio d* illullri Filotafi alcuna cofa argomentare di più pregevole, che non
ha fatto. Tanto più, che quella prerogativa cosi bene efprirae in quelli verta
: 0 Citerà pars arùieé per totum dljjìta corpus Paret, et ad numen mentiti
momenque movetur : a \dque Jìbi Jolutn per fi fipit, cSr fibi goudeti Cum ncque
res animami neque corpus commove t ulta • Concioflìachè lo fptendore di cotal
prin ., tn« » wn io8 folo, ma tutti in un colpo avrem ricili i nervi di tutta
1’ argomentazione Lucreziana. E benché con dimoftrarc lo fcambievole
inchinamento, c combaciamento di quelle nature, fi è in parte-, (pianata la
difficultà; tuttavia ci c altro da dire ancora, per farne da prcflo ad offervare
quella maravigliofa unità. Nel fenfo, e nella cognizione dell’ Uomo, o per la
percezione delle efterne for-» me, o per la concezione dell’ interne idee; egli
è da por mente ad una cola affai memorevole, che non fi è finora nelle bocche
udita, ne su i libri letta delle novelle famiglie de’ Filofofanti : cioè, che
quanto da noi, o concependo fi penfa, o con percezioni fi apprende, tutto dee
effere in fé raccolto, acconcio, ordinato, e comunicante: e niente, che o
diflìpato fia, o confufo, o difcordantc, può ne effere efpreffo dagli edemi
obbietti, ne per interne idee figurato. L’ obbietto del noftro fenfo, e della
noftra cogitazione, proporzionevolmente fecondo che più, o men-» vive, e chiare
fono le fenfazioni, e le idee, egli de’ bene effere ordinarameu• j,. i * o te
confetto, c congegnato: licchè le parti ciafcuna al fuo luogo adattate, etra
loro congiunte compongano ciò che_ deono comporre: e poi per lo moto, il tutto
colle parti, e le parti col tutto, . ed infra di loro, comunichino infieme
vicendevolmente. Imperocché, come altrove è flato detto, qual’ è nella Mcn-
OlfaV è la te la penetrazione, e 1’ inclufione; tal’ L///ES, è il moto nella
materia: onde la pene- limato trazione, un moto della natura fpiri- ne ^
t,AaUr,a ' tuale fi può dire che fia; c ’l moto all’ incontro una penetrazione
della corpo- ' ralc. Oltre a ciò la confettura, e’inumero, e le dimenfioni con
arte voglion ettere difpofte: ed in numero, c mifura regolatamente vuole il
moto per tutto da un capo all’ altro trascorrere :e di quindi nella fua origine
ridondare: e-, tutto ciò variamente, fecondo il vario ingegno, c ’l vario modo
delle cofe. Conci oflìac he, come nell’ efprelfione dell’ efterne
fignificazioni, o azioni, tutto l’ ingegrio, e tutto il movimento vien da
fuori, e fi riproduce nel fenfo dell’Uomo; così nelle figurazioni interne, a
formar 1’opere dell’ arte, tutto r in V / I JT Luce, e lenebre che fiato elle.
I,no T ingegno, e ’l movimento dall* interno fenfo dell* Uomo provenendo, nelle
materie efteriori pofcia fi diffonde. Fermamente ove è diflipamento, tumulto,
difordine, e difeordanza, quivi ci ha egli un chaos tenebrofo al fenfo, ed all’
intendimento dell’ Uomo : ed ove è adunamento, ordine, e concordia con vigore,
ed attività; ivi èchiariflima luce. Sicché le tenebre non fi può dire, che
altro elle fieno, fc noru» che difordine, e dilpergimento, e difeordanza di
parti, e di movimenti: e la luce all’ incontro ben fi può credere, che altro
ella non fia, che piena, vigorofa, ed ordinata comunicazione di modi, e di
moti. Perchè la Mente dell’Uomo è ragione, ordine, regola, virtù, ed atto
penetrevoleje le operazioni mentali, fono elleno o elementi, o congiungmmenti,
o fillogifmi di feienze, e di arti; non può per tanto la». Mente altrimenti
operare, che fimiglianti modi ordinati, e ragionevoli, ed attuofi, e
penetrevoli, o per le formazioni producendo, o riproducendo per 1’efprelfioni.
Cioè adire,ficcome ali in in intendimento noftro fon naturali, e proprj gli
elementi, o generi, le combinazioni, e i fillogifmi dialettici, metafifici,
geometrici, ed altri d’ altre Facoltà, e Scienze, che tutti dal copiofofon- **
te della foftanziale, ed univerfal ragione, eh’ è della Mente, produconfi; così
folamente le acconcie,ed ordinate, e ragionevoli, e penetrevoli forme, modi,
ancora dell’efterne significazioni, ed azioni fono al medefimo intendimento
adattate, e proprie: e feonvenevoli, e fconcie, e difadatte, e per confeguente
infenfibili, edifintendevoli fono le cofe difordinate, e feompigliate, e
difeordanti. La qual cofa, per quello tante tolte da noi ricordato principio,
che qual è delle cofe Federe, taf è l’operare, è affai chiara, e manifella. E
come le Scienze, e 1* Arti fono ampliarne tele di ragioni, e di mo- ze te e /^
m di, e lavori con penetrevole comunio fino mfiìffine conteftej e le
fignificazioni efterne, che figurano, c fiedono il fenfo, firnilmente con
forme, e modi, e moti mifurati, e comunicanti compongono di cofe fatte, o nate
la Storia; così è da tenere per fermo, che Cielo, Terra, Mare, e tutta la
macchina mondana, di elementi, e di congiunzioni, e fillogifmi aritmetici,
geometrici, e fiatici coftrutta; e di copiofe,e vigorofc forze, e moti fornita,
da un principio per tutte le linee fino all* ultime eftremità, per continuata
ferie gli uni dagli altri procedenti, tutra confcco medefim.'L, comunichi, e in
fe medefima fotti Ita, e da fe a fe, da’ principj a mezzi, c fini, virtù, c
vita fommimftri. I quali modi, e mori j maeftrcvoli ingegni di fovrana
fapienza, ne’l fenfo noflro, ne 1* intendimento può diftinguere, e fccrnere a .
V niun patto: e chi di proprio ingegno a s ^ fuo modo di fingergli ardifce,
egli è \ certamente un infano. E per li quali modi, perchè ordinati, e
ragionevoli, .la materia è, per così dire, fcibile; e è non per fe fletta :
perchè d i fe flef f er onevor*' c ^ a ® inferma,ed informe, dal diviìntlol no
Platone per tal cagione condannata duce la Men. a rimanerli in perpetue tenebre
fe potrà. Ecco adunque del conofcimento dell* informazione un aliai notabile
profitto. La Materia dell’ Uomo, per ordine, ed incatenamcnto de' principi,
mezZl, e fini, tanto nella fabbrica dell' organo .quanto nell’ influenza del
moto, ella e comporta con tale ingegno, che tutta m fe infittente, ed in fe
raccolta, e per tutto operante, e rivolta ad apprendere le forme efterne degli
obbietti elterni, e a produrre l’ interne degl’ interni : e fecondo querte, e
quelle, che fanno un concerto di lumi a profittar nella icienza, a regolare la
vita, c ad operare nell'arte. L’altre naturali compolizionl, e l’univerfo
medefimo della Matura, non fono in altro modo, che per e fiere efpreflTe da
idea nel fenfo, c ^ : ne i a n.°f; ta210ne: ma Ia magnifica opera dell umano
comporto è tutta ordinata ad efprimere, ed apprenderle cole. Il corpo organico
è un arrificiofifli P/ r ef P rimere, e raflbmigltare tutte le forme, e
apprendere e fUn ca cor t° bile Tfl,e – azi de fpeciofi, ed attuofi obbietti
circoflanti. La materia dell’ Uomo a quel modo coftrutta, e modificata è infine
una mente materiale. Adunque la Men P te. : r unità diir Uon w. 1 ar ri4« tc,
modificata fecondo quella ordina* fì fwV» ta » c ragionevole modificazione del
corpo organico, in primo luogo fente, o avverte quella fua modificazione : e
per tal cagione, e in oltre per 1’intima unione, avverte ancora, o fente la
materia congiunta. Conciofliachè quanto quel modo V è apprettato dalla formai
corporale; tanto ella da fe per naturai virtù lo produca : ficcome appunto
avviene nelle minute, e variabili, e lievi informazioni de’ fenfi, e delle
cogitazioni particolari. Comunque egli ciò fia, la Mente fenza fallo i
universa» composizione delle parti, e V univerfo confenfo de* moti, che tutte
le parti in uno, e tutti i moti in un fol moto congiunge, por P influenza de’
principi ne* mezzi, e ne* fini, e per lo ritorno di quelli in quelli ;Ia compofizione,
dico, e’1 confenfo univerfale, prima conclude nell’ unità della ifua univerfal
cogitazione; e poi, in quanto è modificata ne’ principi, fente quivi il ritorno
de’mezzi, e de’ fini: ed in quelli allo’ncontro, fecondo i quali fimilmente è
modificata, fente 1’ influHo de’ principi : onde viene a formarli un confenfo
lucido, univerfale, con che più efpreflamente avverte, e fenre la Tua unione)
p’I corpo organico congiunto, e tutte le parti, e tutte le azioni fra loro Team
{fievolmente comunicanti. E in cotal modo, della materia con ferma, e (U* bile
modificazion ragionevole, ordinata al fenfo,ed allo ’ntendimento; e deN la
Meme, che è erta lòftanzial ragione, che per naturai producimento, e per P
unione del corpo, nel corpo imprem de quella modificazione medefimaj dell’uno,
e dell’altro ftretri infieme, ed uniti, in quello già deferitto intreccio di
(labili, e fondamentali percezioni, •fa fic ne il fenfo ragionevole, e la cogi-
dei fenfo tazion fenfuale, che è la Natura dell’ e della cog?Uomo. Ne è da
lafciare addietro, che uz,one • de’ due modi di operare, l’uno della»,
diftribuzione dell’ univerfale ue* molti ^particolari, e l’altro del
raccoglimento de’ molti particolari nell’ univerfale, -da Mente qui con quello
fecondo mordo adopera; poiché di molte partile -di molti momenti, e movimenti
forma un corpo folo,ed un folo movimento: ficcome fa delle forme aritmetiche, e
geometriche, e dell* altre di lor natura eflenfe, e divifibili, che aduna
nell’ineftenfa, e indi visìbile fua cogitazione; così nelle concezioni, quando
ella da fe le inventa; come nelle percezioni r quando ella in quelle già
inventate, e fatte s’ incontra. Laddove per contrario nelle percezioni degli
obbietti eterni, nell’organo univerfale dell’ univerfal fenfo,e ne’ particolari
de’ fcnfi particolari, la fua unità, ed univerfalità già piena, e feconda
comparte ne’ minuti indizj, o immagini, all’ impresone, che ne riceve; tutte
dall’intimo univerfal fenfo, e cogitazione riproducendole. E ormai, a mio
credere, ritrovata già 1’unità dell’ effenza, e della operazione dell’ Uomo.
Poiché ogni unità, o metafilica, o fifica,o etica, di arte, od altra come che
fia, fe vi ’ ha di altro genere, certamente ella fi compie per unione di atto,
e di potenza; così che, o per identità, o per naturai produzione, o per azion
morale, o artificiofa, 1’ atto colla potenza, cquella con quello fi avviluppino
infame, © fievole fi difeopre. Imperocché primamente il fenfo lucido
ragionevole, che dalla coftituzione delle due nature rifulta.è quello, che
nafce,e fi eltingue coll’Uomo : e che propriamente per gli varj gradi dell’ età
quelle variazioni, e quelle vicende patifee: e non è già la pura, e lineerà
intelligenza della parte pura, e lineerà fpirituale. Quel fenfo, che è
univerfale, nella già cfplicata univerfal modificazione della materia
congiunta, al variare della materia medefima, ne’ varj particolari modi, e
moti, che al moto, e modo univerfale fopravvengono, o dentro dell’Uomo
fufcitati, o di fuori tra fm e Hi, ancor elio dee elfcr variamente figurato, e
mollò. E quando nel procedo dell’ età, al variare degli anni, o ancora per
morbo, o per qualunque altra cagione i modi,e moti li pervertono, e turbano, o
illanguidifcono, o celiano, o fi cancellano in parte, o in tutto; allora forza
è che quel fenfo, di che parliamo, più, o meno, tutto, o parte pervertito, e
difordinato, ofparuto, o deformato ne vegna. Ne’ quali cangiamenti, nella parte
materiale, e non altrove, come defcrivonfi i modi, c fi miniftrano i moti; così
i difordini, e » fopimenti, e i vuoti, ed ogni altro vizio principalmente
addivengono. E da quel lato, onde eflo fenfo è di conditoli variabile, e
mortale, a tutti quei cangiamenti, ed accidenti è fortopofto, falva, e intera,
e illibata rimanendo la parte pura dell’intelligenza, che a quelle varietà la
fola univcrfal cognizione, o cogitazione fomminiftra, c’ tutte-, quelle varietà
lènza moltiplicazione, e fenza giunta riproduce. E qualunque fa la (ecreta
guila della unione delle-, due nature, e cheunque ne rifiliti,!! Mente, ficcome
nella reale, e (labile informazione del corpo organico, che è come foftanzial
percezione, indiflinta, c indivifa, include, c penetra, ed adegua il vario
lavoro di quella prima', e (labile modificazione; e come nelle percezioni, che
fono ideali, e leggiere, e fugaci informazioni, fimilmente indiftinra,
indivifa, e invariata, penetra, c include, ed efprime quei varj minuti modi
particolari; c sì quella prima fo-. ftanzial modificazione, come quelle
fecondane accidentali dall’ unità, e dall’ univerfalità della fua virtù, e natura»,
produce, o riproduce; così quando quei modi, c moti fi turbano, o cedano, o fi
cancellano tutti, o parte; la v Mente allora, o in parte, o all’ intutto
fofpende le lue produzioni, c depone quelle modificazioni fenza pervertimcn-
gbi di 'modi to,e fenza detrimento della fua foftan- corporali. za, falva,ed
intera prima nel fenfo univcrfale' raccogliendoli; e poi, fe elfo univerfal
modo, e moto organico coffa, o fi cancella; nella fua propria unità, ed
univerfalità della fua pura natura, e intelligenza raccolta, li rivolge ad
altri obbietti, e di altre forme fi adorna, ad altro vivere, e ad altro fapere.
' 'f Quella nofira foluzione non lafcia», luogo a dubitare della vanità, ed
infcrmezza dell’argomento Lucreziano. Imperocché nel noftro fillema tutti, dr
cram J * vv rz8 ciani così, i fenomeni delle fenfuali,e ragionevoli operazioni
deli’ Uomo, con quei crefcimenti, e fallimenti venendo pianamente efplicati:
ficchè,dato che— È intelligenza dell* Uomo fia fodanziale, e la materia fia
bruta, c cieca, come noi affermiamo, e niegano gli Epicurei; le operazioni
della ragione, e— del fenfo pur nondimeno così darebbono elle, come ora danno;
per certo che quell* argomento il più riputato, non vale a concluder nulla. Che
fe poi fi pon mente, che gli Epicurei, con tut- « to l’ingegno loro, non han
finora potuto da niun modo, o moto argomentare della materia niuna diffidenza,
eabilità all’ opere fenfuali ragionevoli dell’Uomo; tantoché l’imprefa di
fpiegare quei fenomeni difperando, hari— lafciata dare; allora certamente la
no-, dra foluzione farà ancora dell’ ederefpirituale,e immortale dell’Animo una
novella dimodrazione. E per ìfcorgere la convegnenza, eia bellezza della
dottrina, tutto il penfamento è qui oratempo di rapportare. Noi adunque prima
poniamo due tra fe lontaniffime-f;: cdre r av A eftremità, 1’ una del più e
ccelfo flato di perfetta intelligenza, e l’ altra della più bada condizione
della cecità della materia. Le quali Mente, e materia in quelle eftremità
conflderiamo, che amendue per contrarie ragioni ugualmente da fe sbandifcono
ogni docilità. L’ intelligenza perfetta da un lato, per 1 °& n’includono, e
penetrazione dovrebbe ella certamente ogni lubricità, e fluflo,e fucceflione
efcludere di dottrina: e si perfetta dottrina, e perfetta feienza in ogni tempo
pofledere : e non mai in niun tempo docile poter effere; che fenza il lubrico,
e ’l vicendevole di variate, e fugaci percezioni, e ragioni non può ftare.La
Materia dall* altro lato, nell’ eftremo deli’ impotenza, e deformità, per la
dimoftrata impenetrabilità, ed ogni efclufione, docile in niuna guifa non può
ella eflèr giammai : fe la docilità con tutta la fua incoftanza.e lubricità,
pur tuttavia includono, e penetrazione inftantemente domanda. Appreflo, quelle
due nature da quell’eftremità argomentiamo poter ricede 4 R re zza* ' 4 *t X +W
rM re a quello modo: Cioè, che Ueflfere mentale da quella fublimità, per varj
gradini di varie foftanze giù dechinando, giunga finalmente a poter
congiungerfi in uno colla materia, e a poter cfprimere modi, c mori materiali :
e che T eifer della materia dall’ imo di fila imperfezione, per varj gradi di
variate forme, e lavori innalzandoli fu pervenga al fine, fino a collogarfi, e
ftrignerfi. colla Mente, e a poter railomigliare, e lignificare modi
fpirituali, e mentali: e così nell’ Uomo, in cui,, in fine quell’ingegno
medefimo,fe non altro, ci (copre l’origine dell’ errore. Perciocché la Mente
piegando all’ imo dell edere mentale, c la materia ergendoli al lammo dell’
edere materiale a formar 1 Uomo; in quella natura, e propriamente nel fenfo
lucido, la Mente per 1 edendoni, e variazioni materiali, e la materia per gl’
ingegni, e lumi mentali li tengono afcole : onde la Mente, materiale edere; e
la materia poter edere mentale gli Epicurei han_» Cagiont-* creduto, alle fole
lignificazioni fenfua li rivolti. Ma eglino avrebbon potuto w‘. penfare, che fe
la Mente nella propria fua altezza non potria mentir la materia : e la materia
nelle fue natie badezzc non può fimigliare la Mente; perche i \ i la Mente in
chiara luce feernerebbefi immateriale; e qui la materia chiaramente infenfata,c
cieca fi ravviferebbe; nell’Uomo, ove 1 ’ una fotto alle fembianze dell’ altra
fi tiene afeofa, è una neeelfità, che ne 1* effer cieco della materia, ne 1’
immaterialità della mente, per altra via, che per quella^ degli argomenti col
cammino della ragione non fi podano ritrovare. Quella è certamente una nuova
dimoftrazione, che abbiam tratta dalP intelligenza, rifguardata nell’ idea di
fovrana perfezione : laddove tutte le altre prima allegate fono (late tolte
dall* intelligenza, confiderata nel fuo edere generale, e comune : avvegnaché
dalla comunità de’ generi all’ idee perfette, e da quelle a quelle fiavi
commerzio, e comunicazione vicendevole di cogni' zioni,e di feienze, come nel
primo capitolo della noftra Metafilica abbiamo dimollrato. Colla dottrina della
univerfal percezione, che fidamente 1* anima contri' buifee a* varj modi, e
mori, che nella materia avvengono; e con quella dell’ univerfal fenfo dall*
unione delle due.* nature rifultante, che c la proprietà dell* Uomo, e che
propriamente per cagion della parte materiale, dee con_> quei moti, e modi
efler modificato, e modo; con quella dottrina, dico, tutC te le altre
difficoltà vegnono ancora a dillrigarfi degl’ impedimenti, e de’ turcibamenti,
che cagiona l’ebbrezza; e de’ delirj, e de’fopimenri, edetarghi, che certi
morbi arrecano; e in particolare il pericolofo diflipamcnto, che produce la
velenofa forza dell’ Epilelfia, ed ogni altro fìmigliante accidente. Che come
tutte convegnono in quell* uno argomento generale delle variazioni, che_ dalla
materia nelle operazioni dell’animo trapalano a turbare, o interrompere, o
abolire il fapcre; così tutte con quell’ una generai dottrina, ugualmente per
ogni parte fviluppate rimangono. Cioè dire, che quegli accidenti, che*l vino,
e’I veleno epilettico, come Lucrezio l’appella, e gli altri malori inducono
nell’ Uomo, fono eglino folamente valevoli a difordinare, o interrompere, o
affatto caffare le forme fenfitive, e cogitative ne moti, e modi corporali, e
non altra cofa altrove. I quali lafcia allora la Mente di più avvivare, e
illuftrare in tutto, o in parte, eoa-» fofpendere, come fu detto abbiamole fue
produzioni, e con deporre le modificazioni: ed indi prima ne’ principali feggi
corporali, e poi, fe più oltra è (dipinta, nella fua propria unità, ed
univerfalità fi ritira da quello ffrazio. Ma è in alcun modo diftinto 1*
argomento del timore, e del lutto, che LUCREZIO amareggiando, ed affannando
l’animo, foventi volte conducon l’Uomo a morire. Imperocché in quel primiero
capo di argomenti de’ varj gradi dell’età, e de’ varj accidenti de’ morbi, le
variazioni immediatamenre, c principalmente il corpo immutano, ed offendono: le
quali perchè nelle operazioni dell’animo ancora trasfondono i difetti, e i
difordini; per quefto folo, fono a LUCREZIO argomento di mortalità. Ma il timo
re, c ’l lutto fono morbi dell’ animo, e l’animo immediatamente, e propriamente
conturbano, e affliggono : e quando • l’Uomo per quelle offefe viene a finire,
nell’ animo è il principio, e V origine del danno, e dall’ animo al corpo .
trapaffa; fìccomc per contrario ne’morbi corporali, dal corpo all’ animo
Lucrezio argomenta, che debba la mor-, • te trapaffa re. Così ugualmente per
gli morbi, che fono manifeffe cagioni della morte corporale, perchè varie
paffioni nell’ animo inducono; e dalle passioni, doni, che fono manifede offcfc
dell’animo, perchè c morbo, e morte al corpo arrecano; pare à Lucrezio dall’ima
parte, e dall’ altri potere la mortalità dell’animo argomentare : c poi dclla,
cu ragione dell’ uno, e dell’ altro propone come un nuovo argomento,
foggiugnendo. Addere enimpartes, aut ordine trajicere &quume(l y Aut ali
quid pr or funi de fummx detrabere illuni, Commutare animum quicumque adori
tur, le cogitazioni, e tra le fen(azioni,e gli V affetti; così tra' le
cogitazioni, e gli affetti c più ffretta appartenenza, e con r • neflìonerper
modo che non mai, ne coa • gitazione fenza ogni fenfo di affetto, ne affetto
fenza ogni lume di cogitazione fi può trovare. Da cotcfte cole Quii fiati (ì fa
chiaro, che come il fapcre, cosi '1 volere dell’ Uomo non è la pura, e fincera
parte dell’ animo; ma è quel vo- lece proprio dell’Uomo, di fenfo inficine, e
di ragione commifto, che dall’ unione delle due nature dee rifultarc. Laonde i
varj moti, e modi delle va- ' i r ie affezioni, o paffioni propriamente in quel
volere, e non già nella parte pu ra dell’ animo le loro vicende ingerif’ m
cono: e le anzie, e gli affanni, e i tedj ' del timore, e del lutto quella
parte-, conturbano, e corrompono fino a condur 1’Uomo mi fero alla morte. E
dell’ Animo avvien folo, come nc’ modi del Capere, che fofpenda le produzioni,
e diponga le modificazióni del volere; e . intatto, e purgato, e puro fi ritiri
nel • la fua univerfalità, per rivolgcrfi ad altri obbietti con altri amori più
puri, e più e più finceri. Ma perchè noi nei prefente ragionamento del fa pere
dell’uomo, di altro genere di operazioni 4 che delle fcnfuali,e fantastiche non
abbiati! fatto menzione; non è per tanto, che dentro gli angufti confini del
fenfo, e dell’ efpreilioni fensuali, debba efler ristretta la cogni'zion
noftra. Da quelli univerfal cogitazione, o cognizione, ficcome perchè dalla
parte corporale è ella fenfitiva, ne debbon nafeere Itu, fenfazioni, e l*
efpreilioni di fenfibili obbietti; così perchè dalla parte immateriale, e
ragionevole, ed intelligente, le ragionevoli cognizioni provenire ne debbono.
Siccome nel fenfo univerfale, per fomma finezza, pieghevolezza,, c mobilità, e
per uniformità di virtù, e di foftanza, onde è come un genere generaliifimo del
fentire, fono i primi elementi, o principi, onde rutte le par*» ticolari
fenfazioni, ed efpreilioni fenfibili formate ne vengono; così in efTa_,
cogitazione, o cognizione, da ogni altra cofa fceverata, ed in fe r ccolta,
fono tutti gli clementi, o principi delle ragionevoli produzioni, e delie
Scienze, S a che cd elfa cognizione è infieme generale cflenza, e generai
conofcenza : e i fuoi elementi, onde è coftituita, fono. inficmemente parti, o
principi di quella eflenza ad edere; e fono prime nozioni, o ragioni di
conofcere, o intendere alla Scienza. Cotefto è il bivio deh fapere dell’ Uomo,
nel quale in oltre., è da notare, che TUomo nella via del fenfo è analitico,
conducendofi da’ particolari a gli universali; e nella via. della Scienza è
Sintetico, dagli universali ai particolari avviandosi. Ma gli elementi del
SenSo, in quanto Sono minuti, imperfetti, informi, fon pure come altrettanti
generi: e le nature fenfibili-y in quanto perfette, e compiute, fono anco in quel
riguardo particolari. E le eflenze perfette ragionevoli, e intelligibili,
perciocché quando vi fi perviene, illuminano tutta la Scienza, fono come
univerSali: e i generi, perchè fono imperfetti, ed ofeuri, in quello riguardo
fono come particolari da riputare. Similmente come il fapere, così il volere, o
dalla parte impura fenfuale genera volontà, ed affetti foraiglian Bìvìodel jà
^cre delP ti, dietro a gl’incitamenti del fenfo; o dalla parte pura fpirituale
produce», voleri, ed affezioni ragionevoli dietro alla guida della Ragione. E
quello è il bivio della vita,in cui fcorgonli le origini delle due celebrate
porzioni dell’Uomo, che il volgo de’Filofofi, quanto con magnifici parlari
decantavamo con ofcuri fenfi intriga, ed ofeura. Adunque la Mente noftra, per
la virtù tante fiate ricordata, e in tanti modi provata di muovere, e reggere
fe fteffa, prima fopra le fenfazioni medefime. E ixti tiMnet certo : velut
aurei, atque oculi funi, Atq\ aliifenfus, qui vitam cumque gubcriumt:. t Et
Dilati mnust atque ‘ oculut t ntirefvs féorjltttv Secreta a ‘nobis nequeunt
fentiret neque effe : Sed tamen in parvo linquuntur fenipore tali i Sic animus
per fe non quii fine corpore, dr ip/ó ' Efse hominet illiut quafi quod va; efse
videtur : .'o'F 1 .' Qs, t # Sive aliud quidvts potius coniunaius et i • .«li»
> yjp r i M Etagere quondoquidem e #*, corpus, adixret. V.v. -tftbv* "o
>s Tutto il nerbo di quello argomento egli è r a mio credere*!!) quella una
sola cosa riporto; che 1* operare, fia^ del Tutto, di cui è ancora 1’edere :
onde a niuna delle parti, che’1 compongono, quell’edere, e quell’ operare
medefimo debba edere attribuito Il fentire adunque, e’1 ragionare dell’Uomo,
che certamente è dell’ Uomo’, cioè del comporto, e del tutto, all’amo mo
folitario non dee poter convenire : c per confeguente 1* animo folo, fenza il
corpo, e senza 1’Uomo, non può fentire, ne ragionare, ne affatto edere :
fcevero di fenfo,e di ragione, non potendo già avvenire, che l’animo da in niun
modo. Si aggiunge a quefto, che P eder di Parte è fermamente effe- ^ t re di
relazione, o di rapporto; onde», la parte al tutto appartenga, e col tutto da
congiunta infeparabilmente. Egli T-V* è vero, che ci ha alcun genere di parte,
che verfo di fe condderata, ella ancora è un tutto : quali fono le parti del .1
«à-J tutto cftenfo, e variabile, e quali in», ogni altra accidentale
compodzione. Con tutto ciò cotali parti, quando elle * fono fegregate dal
tutto, perdon quell’ eder di parte, con ogni altra cofa, che in quel rifguardo
lor conveniva. E che Lucrezio a quefto ancora abbia rifguardato, dalla dottrina
del medefimo intorno alla indivifibilità de’ primi corpi, è manifefto. Volendo
egli indivifibilt quei primi elementi, e volendogli variamente figurati;
acconfente bene, che quelli abbian parti, non già avveniticcie, ma natie; non
quinci, e quindi raccolte a compor P elemento, ma in quello nate: il cui edere,
tutto fia dell’ elemento, che le contiene; ed abbiano a quello necefTario
rapporto ;on. de Pune dalP altre, e dal tutto non_, poffano per qualunque potere
effer feparate giammai. Il luogo di Lucrezio ciUd^Lucre- è alquanto malagevole
ad intendere j zio, non ’m - Picchè P acutezze de* più nobili Spofitor ‘ P
oturo falciar delufe. Il qual jj>ojì on % nQ j ^ er j a p ua importanza
abbiara voluto qui arrecare, ed mterpetrare ., I», Tum porri, quorum e/l
exttmum quodque cacumen Corforìs ìll\us % quei noftri cerner* fenfitt Jam
nequeunt : hi nimhrutn fine fartibuy extat >, \ Et minima cwtfat naturai nec
fuit umquam ' Uh. U JL Ver . Ter fe fecretum, neque pofìbac effe v debiti
Alterius quoniam ejìrpfum : frinì* quoque, fluire a/ùe fìmiles ex ordine parte:
gmine condenfo naturavi eorforis explent. quoniam per fe nequeunt confi are
^neceffe ejl H*rere, ««c/e ?«e Hatura nitritale Jì truova la vera ragione di
ejfer un tutto. t. domanda, che dentro di fe abbia a contenere tutte (e parti,
onde è coftituito: e la parte allo Scontro vuol’ efler tale, che tutta quanta
ella è, con ogni fuo eflere, (la, diciam così, incorporata nel tutto. Di modo
che l* eflere del tutto in quello principalmente confida, che contenga le Tue
parti in guifa,chc non pofla ne eflere, ne intenderli, lenza che lia,e
s’intenda con quella contenenza : e 1’ edere di parte in quello lia unicamente
riporto, che debba del tutto eflere, e nel tutto abbia ad edere contenuta;
licchè non eflere giammai, ne pofla immaginarli lenza quel rapporto, e lenza
quella, per così dire, partiva inclusone .Se quello è vero, come è appreflo di
erto Lucrezio ancora; egli è da tenere per fermo, che la verace, e fincera, e
perfetra condizione dell’ efler tutto, altrove, che nella natura fpirituale, c
mentale non pofla_, rinvcnirfue che la natura corporale, e bruta non più, che
di una imperfetta limiglianza di quell’ eflere lia capace ' Imperocché la
natura mentale, per Io fenfo,e per l’ intelligenza di le, e dell'altre cofe che
fente,ed intende; chiaramente dimoftra dover ella contener fé medefima, e 1’
altre eflcnze con ogni identità, e comunicazione: e fé medelima,e 1* altre
eflenze dover penetrare da per tutto. Con che quella inclufione, e quella
contenenza, che *1 tutto ha delle Tue parti, e quel paflivo incorporamento, con
cui le parti fono nel tutto, dimoftra dover fola perfettamente pofledere. Nella
qual cofa è principalmente riporto il reciproco rapporto, e la neccflaria
conneflione, onde il tutto dalle parti, e quelle da quello, e», 1* unc dall*
altre non portano fepararrt. Per contrario la natura corporale tutta per ogni
vcrfo limitata, ed efclufa, c diftinta, di quella inclufione, e di quello
incorporamento non è capevole:febbene, come qui, ed altrove abbiam dichiarato,
può la Materia per finezza, e per fublimità, ed attività di foftanze, e per
conneflione di parti, e confenfo di moti cotanto ingentilirli, che vegna tanto,
quanto a Materia è poflibile, un tutto perfetto a raflomigliare. Oltre a ciò,
contenenza, ed uni V vcrfalità fono una cofa medefima : Teflere un tutto, e l’
edere univerfale, fono una medefima elfenza. Donde fi può intendere, che alla
perfezione del tutto, due cofe vi fi richieggono necef fariamenrc; l* una,
chc’l tutto debba aver perfetta pienezza in ampia indivi» fibile unità;
l’altra, che tutti i particolari, che gli appartengono, dentro quella pienezza
fiano realmente comprefi. Benché quelle due condizioni ad una fola finalmente
pofiono riferire : concioflìachè, ne perfetta contenenza., fenza palfiva
inclufione, ne pafliva inclufione fcnza perfetta contenenza, poffa clfervi in
alcun modo. Per cotclle_ leggi, primieramente ogni fpezie di tutto,
generalmente confiderato quell’ effere, dee con tutte le fue cofe efl'erc-, • •
in fe medefimo riftrcrto,e chìufo,e da •J t gegno, colla noftra principal
dottrina potta fcioglierlo di leggieri; pure per produrnoi il frutto delle
noftre fpecu- ’ \ {azioni, ci rifolviamo a parte trattarlo. Adunque quel che di
tutti gli altri argomenti abbiam fatto, e faremo apprettò; di quello argomento
ancora facciamo al prefcntc; ingegnandoci a più potere fortificarlo da ogni
parte. La neceflità del dover 1* Anima fcparata effcr fornita de’ cinque fenfi,
che Lucrezio fcmbra voler confermare colle immagini de’ Pittori, e de’ Poeti,
che attedino l'antico comun fcntimento, ella è in fatti da quel Fiiofofo data
appoggiata fopra quel fermidìmo principio; che ogni edenza, o natura comune»,
dee con alcuna delle fue differenze, o proprietà elfer diterminata
neceffariamente : e che fenza ogni fua differenza, o proprietà non può ella
dare in_» niuna guifa. Siccome allo’ncontro, proprietà,o differenza niuna e!
può avervi mai fenza il fondamento, diciam così, della Natura, o edenza comune.
Perciocché 1’Anima con generai fenfo, e percezione delie cofe, per ogni modo
dover edere; anzi altro, che quel fenfo, e quella generai percezione non
effere, egli è ad ognun che vi ponga»» mente, manifedo .Dal che fegue bene, che
il fenfo, e la percezione generale, come con alcuna delle fue proprietà e
particolari forme eder dee compiuto, e perfetto; così quelle proprietà, e
particolarità medelime di necedità egli implica nell’Anima. Fermamente non può
capirfi a niun patto, come l* Anima feparata poffa aver niun fenfo, o
percezione, che nel tempo medefimo X ella m: m ^ Sottilità dì Lucrezio non
inteja da gli Sfojìtori, ella nc veda, ne oda,nc per niuno degli altri fenfi
particolari, niuna percezione abbia degli obbietti. Dall’altra parte, 1’
impoflibilità di avergli in quello flato, egli è per certo una gran fottilità,
con che Lucrezio la compruova, che niuno degli Spofitori ha potuto penetrare
finora .Onde, e nel variar Iniezioni, che ftanno bene, e nel fupplirvi i
fcnfi,che non vi mancano, eglino fonofi affaticati in vano. Prende egli a
conliderare i fenfl in idea, fecondo le loro, per così dire, formalità
metafificamente,c gli rapporta all’Anima : e infieme gli confiderà nelle loro
realità, e corpulenze filicamente, e gli riferifce al corpo: e poi argomenta,
che come i fenfì, ne effere, ne operare pofTono feparatamente dall’ Anima; così
allo fteffo modo non deono potere, ne edere, ne operare feparati dal corpo, e
dall’uomo. Concioffiachè 1* anima ila l’uno Ideale, o formale, o metafilico,
onde le proprietà, o differenze de’particolari fenfi debbano procedere; e
1’Uomo, e’I corpo fia V uno Reale, o materiale, o tìfico, nel quale quelle—
proprietà, e differenze medcfime debbano eflere incorporate diverfamente,
fecondo quei diverfi rifguardi, di diversi principi, e procefTi.Con ciò viene
egli a conchiudere, che poiché l’Anima da una parte non può edere sforni- 7 ta
de’ fenfije dall’ altra non può in niuna guifa efferne provveduta • che ella
non può ne fentire, ne in altro qualunque modo operare, ne effere affatto dal
corpo, e dail’Uomo feparata. Udiamo le parole fue proprie, e poi vegniamo alla
Soluzione. Vr eterea fi immortali t natura animai efi, Et fentire poiefi
fecreta a corpore nqfiro : QuinqueiMt opinor)eam/aciendum efifenfibus auHantt
Ntc ratione alia nofmet proponet e nobis " i t Tofiumus infermi animai
Acheronte vocari. riHores itaque, et f criptorum Stola priora Sic animai
introduxerunt fenfibut cucì ai r L * At ne 1° natura ragionevole, ed
intelligente, e’I Tuo operare efplichiarao, e la fenfibile non lafciamo
addietro, deono difdire che nel più alto, e puro dell* intelligenza medcfima,
quanto a Uomo è conceduto, poggiando, a quelle fublimità non afccndtamo ? Ma
nulladimanco in cotali cofe, affai probabili ragioni, e dove di farlo ci è
permelfo, giufte dimoftrazioni allegando, V affare condurremo a tale, che anzi
da defiderio di più oltra conofcere accefi, che da difperazione di potervi
altro edere, confufi rimanghiamo. Per rifecare ogni rincrefcevolc lunghezza, io
dico fulla e lucidezza. Sicché il fenfo dell’ Uomo, ove egli è più virtuofo, e
più lucido j quivi è in quefle, e quelle parti diflinto, c diviio : ed ove è
unito, ed uno; ivi è torbido, confufo, ed ofuro. Ma nello fla r è w l’Anima,
fepnrntn dee potere operare con piìi francbezza, e virtù. to della Separazione,
fenza far violenza nc a ragione, ne a cofa alcuna, e’ ci convien credere, che
l'Anima fottratta a quelle gro(Tezze,e da quelle angurie Sprigionata, a voler
riguardare la natura di lei, e la fua virtù naturale, quel potere medefimo, che
ella ha fopra la; materia penetrcvole, con più Sovranità^ più vigore efcrcitar
polla; e maggior copia di maggior finezza, ed attività di quella materia
dominare. E per confcguente non riftretta fra quei cancelli, ne in quelle
nnnurczze fpartita; ma dilatata, e in fc raccolta, con uilfolo ampliamo fenfo
universale, polla e più diftinramcntc (cernere, e più altamente penetrare, e
più chiaramente apprendere tutte le forme,e tutte le«, azioni delle cofe
materiali. Se l’Uomo per virtù dell’ Anima ha imperio, e poreftà Sopra la
materia pcnetrevole in» terna; e dona a quella, e nc riceve a rincontro le
modificazioni; e col minifierio della medefima produce il fenfo, e la
cogitazione univerfale; e fecondo la divilata varietà in tante maniere il
difiignuc, quante in noi le ne veggono;. i 1 pri,? cip > primi, e’1
temperamento loro, c l vaftarata. g j 0 ingegno de’lavori, e tutte le
generazioni, e le fufianae, e gli ordinati procedimenti » e k virtuofe
influenze v de* ikir de’ Celefti corpi, e tutto il concerto r e ’1 fiftema del
Mondo, e la cottruzione dell’uomo può meglio efplorare r e penetrare, ciascuna
fecondo la propria capacità r e virtù. Perciocché è da credere, che le menti
finite emendo, abbiano le proprie fpirituali tnodi-i ficazioni; onde fieno
dall’ infinito circoferitte, ed infra di loro diftinte.Ein particolare, che la
menre dell’ Uomo, per una cotal proprietà di più fra ella propriamente
inchinata, ed adattata a congiugnerfi colla materia per la cortituzione deli’
Uomo. Per quefti nottri divifamenti s’intende ciò, che dir vollero quei
Filofofi,che di certi veli corporali, gli Spiriti puri diceano dover effere
provveduti; e alcuni Padri, che le Anime e gli Angeli corporee foftanze
riputarono. Cioè non altro eglino a-ver voluto infirmare da quello r che noi
della maniera di operare dell’Animo feparara abbiam conchiufo, fi dee: tenere
per fermo. Cosi fimilmente è da interpetrare quella Sentenza, che la_. Mente d’
un’ altra mezzana natura abbisogni, per potere attemperai alla materia *
Finalmente, che la villa Tifacela non per inrromilfionc della luce». '. 1
efterna nell’occhio, ma per eftramillione della interna verfó gli obbietti; è
fenza dubbio nata dalla cognizione dell* imperio, e potere della Mente fopra la
materia penetrevole, e dal minifterio, ed oflequio di quella verfo di quella :
onde è il vigore della virtù mentale alla produzione, o alla percezione delle
cofe.E qui poffumo dire aver terminata la Dilpnra colla foluzione degli
argomenti più principali, e più forti. Perchè dopo avere ben fondata la reai difìinzionc
dell’ intelligenza : e dopo avere altri punti ftabiliri, così come fatto
abbiamo delle più rilevanti verità; gli argomenti, che ci rimangono, così
leggieri, e piani 1} difcoprono; che più per non parere, che nftuf aulente gli
tralandiamo, che per necdfiti, che abbiano di particolar foluzione, gli dobbiam
ricordare, a ciafcuno argomento adattando quelle generali dottrine : il che
farem brevemente. E prima veggiamo di quello, che c in quei verfi efpreflo:
Denìque cum corpus ncque at per far e mimai Dìjjìdium, quirt in tetro tabefcat
odore r Quid dubitar quin ex imo y penitufque coorta Emanar iti uti fumus y
diffufa anima vis 1 Atque ideo tanta mutatum fu tre ruina Conciderit corpus
pcnitus I quia mota loco funt Fundamenta forar anima r manantque per artus,
Terque viarum omnes fiexus y in corpore qui funt r Atque / or amina : multi
modi s ut nofcere pojjìs Difpertitam anima naturavi exijje per artus 5 Et prius
effe /ibi diflraclam corpore in ipfo, Quitm prolapfa forar enaret in aCris
aurar 1 ' Dalla. dillofuzione, c putrefazione del corpo umano r che al
dipartimento 1 dell’Anima fegue immantinente, vuol Lucrezio inferire r che L’
Anima debba eflere fparfa per tutto il corpo: che i di lei principj componenti
fieno con_* quelli del corpo talmente intralciati T c intrigati; che quella
eflcr 'debba la cagione, onde al dipartirti- dell’ Anima, una totale
fovverfione al corpo ne avvenga : ficchè tutto fi cangi, e impu• m tridifca., c
tramandi fuora 1’intollcrabil fetore - E poi ne’ feguenti verfi foggi tigne, che
il folo deliquio, avvegnaché allora 1 ’ Anima non vada via, ma foi difiratta, o
opprefla languifca; tanti cangiamenti nel volto, e negli occhi, e in tutto il
corpo produce; quanti le grida, e le lagrime badino a rifvcgli3re ^riterfetri ^
e ’ circoftanti. De’più migliori Interno» ban capì- pcrri di Lucrezio, non bene
han capila la forza ù t;1 la forza dell’ argomento. Eglino moMntO'. arS ° firan
di credere, che quel Filofofo teglia, che F Animo, e l* Anima flano una
medefuna cofa; e quanto qui dice dei doverfi in morte difperderc i componimenti
dell’Anima, onde il corpo imputridifca; che tanto intenda di dire dell’ Animo,
e dell’ Anima infieme, E una natura coll’ altra confondendo crvvéro prendendo
efli 1* Anima per la fola parte incorporale; e quella idea t * e quell’
appellazione alla mafia degli umori, e degli fpiriti non concedendo, fecondo
quefto lor proprio fentimcnto. prendono l’argomento Lucrcziano: fon contenti di
rifponder folamentc, che la putrefazione, e ’l fetore del corpo morto, non è
effetto della divifione, e del dilfipamento dell’ Anima; ma di altra cagione
tutto diverfa. La qual. rifpofta, fe vuolfi comprendere la par- ..., te
fenfuale, è certamente falfa : c fe, meffa da banda la fenfuale, come quella,
cui V appellazione, e 1* idea d’anima non convegna, della sola parte
incorporale si vuole intendere; e senza dubbio fcempia, ed inetta: perciocché
corre a far difcfa, dove non bifogna e quella parte, ove è indrizzata 1’
oppofizione, fcoperta lafcia, e fenza diFefa. Si aggiugne a quello, che quando
LUCREZIO (vedasi) dice, dover efTere dal profon- '• t *' do fcolfi i fondamenti
dell’ Anima, e fuora difTipati, e difperfi; dicono eflì, che con ciò s’intenda
elfer 1’ animo il, fondamento del corpo; il che è ancora vero: ma eglino non
intendon già per fondamenti i primi componenti, il cui dilTipamenro cagioni
quello effetto. :. ne’ corpi morti: che è per certo un non # - affatto
intendere 1 * argomento. Ad un- cye f e “ c e re *j } 0 e que Lucrezio tratto
dalla forza del ve- PAAimi^L* ro, tenne per fermo, che 1’Anima, c 1’Animo, cioè
il principio intelligen- Mmrumt. Hmìz O' te tc, c la parte corporale miniera
del fenfo, foflono due nature didinte : per modo che contro a quella opinione,
che l’Animo altro e’ non fotte, che un* armonia, o concerto, o temperamento,
con lunga fchiera d’ argomenti fieramente combatte; e vuole in ogni modo, che T
Animo fia una fpezie,ed una fodanza. Con che viene a dire, che r Animo fia una
fpezie, ed una fodanza didima dalla mafia, e modi, e moti animali. Poiché certo
dell’ eflere dell’ Anima; dell* Animo folo, come di una cofa aflai ofcura, va
ricercando che e* fia: e in quella ricerca dice,che e’ non fia già un’ armonia,
o qualunque altro modo, ma una certa particolar foftanza. Appretto, comechè per
l’Anima e’ dica efiere baftevole il calore, e l’aria e l’aurc; tuttavia a
produr 1’ Animo, niuna di quelle cofe crede poter badare: ne altro e’rirrova
nella felva delle corporali fpezie, cui pofla attribuire quella maravigliofa
produzione. Onde conclude, che cotal natura producitrice dell’ Animo, fia del
tutto nafcoda, ed ignota, e innominata: di che fin dal principio della Difputa
nc abbiamo allegate le teftimonianzc di più luoghi .Finalmente c’diftingue bene
gli utfizj dell' Animo, e dell’ Anima; e ’1 fupremo dell’ intelligenza, e del
reggimento del corpo all’ Animo aflegnando; le parti dell’ ubbidire, e dell’
efeguire all’ Anima accomanda. Ed efpreflamente,che l’Animo, e l’Anima fono due
foftanze tra loro diftinte, febbene {grettamente infieme congiunte: e per la
{{retta congiunzione, quanto argomenta della natura dell’ Anima, vuol che
dell’Animo ancora s’intenda. Sopra il qual fondamento buona parte degli
argomenti di lui fono appoggiati. LUCREZIO (vedasi) adunque da quel fubito
cangiamento de’ corpi morti, o languenti, non può, ne vuole egli inferire il
difperdimento, ed annullamento dell’Animo; ma sì bene il difperdimento, e
l’annullamento dell’anima; cioè della parte bruta, e fenfuale : e quindi per la
{{retta unione, delle due nature, vuole che lo lìruggimento dell’ Animo infieme
fc ne argomenti. La qual cofa, comechè e’ ben vedelTe non efler neceflaria
conchiu Z 2 fione di neceflfario fillogifmo; perciocché di cofe diftinte,
comunque infieme congiunte, mancando 1* identità dell’ edere, dall’ una all*
altra cofani non può con certezza condurli l’argomento a conchiuder nulla; con
tutto ciò, tra perchè l’Animo una fottiliflìma, e le vidima foftanza cder e* li
avvifava; e perchè la robuftezza, e’1 potere dell’Animo nell’intendimento di
lui, e degli altri Tuoi pari, fparuta, e debile cofa appariva; per quelle
cagioni pensò egli, che come il totale disfacimento del corpo, non altronde,
che da quello dell’ Anima proviene; cosi il diflìpamento dell’Anima fenza 1*
ellinzion dell’ Animo, non potede avvenir*. Ed ecco come noi in efplicando il
fenfodi Lucrezio, abbiamo infieme difciolto il fuo argomento. Imperocché abbiam
fatto vedere, come edendol* Anima, e l’Animo, cioè la parte corporale minilira
dclfenfo,e l’incorporale principio dell’ intelligenza, due nature dillinte,
quali ad elfo LUCREZIO (vedasi) pajon d* edere, 1* argomento in buona Loica dal
didìparaento dell’ Anima, quello :i dell’Animo non può conchiudere a ni. un
patto. Ne dalla (fretta congiunzio •v-W, del senso sono stromenti, il cui
consenso, e cospiramento, anima egli appella, ciò intefe di affermare;
quantunque, che 1’animo ancora sia divisibile, vuol che da quella si fatta
divifione fi argomenti. E dell' infermezza di tal conchiufione per la
diftinzionc di quelle», due nature, che LUCREZIO (vedasi) appruova,e noi abbiam
provata, con tutto quello, che al precedente argomento fi è fatto, non riman
luogo a dubitare : e così tutti gli altri a quello finiiglianri, che dal
confondere in uno il principio intelligente, c la parte fenfualc, tutta_, lor
forza ritraggono. I quali tutti, non già col folo ribattere, o fchifare i colpi
negando, come ufano di fare i Vol gari; ma la foftanza indi vifìbil e
dell’Animo, e le fue maravigliofe operazioni, ed ogni altro dimoftrato pregio
v^per tutto opponendo; e quindi da cer' ti, cd indubitati principj
argomentando; fi fa chiaramente vedere, che’l varino e’ percuotono dell’ ària.
Più larga '-via ne apre il feguente argomento a derivarvi i fonti della
principal noftra dottrina, il quale con chiarezza è ne* .r : fe-. iSs fegucnti
verfi efplicato :. Dtnifue cur animi numquam mens, confili umqu Gignitur in
capite, aut fedi bus, manibufve ? fed unii . v Sedibus, «ir certi s regionibui
omnibus bar et ? Si non certa loca ad nafcendum reddita cuique Sunti «ir ubi
quicquam fojjit durare creai um; Atque ita multimodis prò totis artubus effe y
Membrorum ut numquam exijlat prxpojìerus orda. Vfque adeo f equi tur ret rem :
neque fiamma creavi Lib. tll. Nono argomento. Fluminibus /olita e/ly neque in
igni gignier algor. Circa 1’origine dell’Anima, in prima e* ci oppolc Lucrezio,
che ella nafeer debba infieme col corpo; perchè fi vegga col corpo, e con tutte
le membra crcfcere inficine. E poi del feggio, dove l’Anima fia allogata,
ftabilifce che certo, diflinto, particolare, e proprio e debba clfere.
Finalmente, amendue quelle cofe giunte infieme, dal nafeere, c dall’ cficre 1’
Anima in certo, e ditcrminato luogo, egli argomenta, che fuori del corpo, e
fuori del fuo proprio luogo non polfa folTiftere. Noi allo ’ncontro con bello
intreccio di metafifi. A a che per altre opportunità; delle cogitazioni: c nel
fecondo per la finezza, c vivacità del fenfo, e per lo fervore, e_. Copia de’
fluori più (pi ri rosi; degli affetti; ma ben ella è in tutti i luoghi, e ini.
tutte le parti del corpo organico colla fortanz'a > come è in tutti per 1’
opera-. zione del fenfo, e della cogitazione. Or due foli argomenti di quelli,
che wnfaìm !r- Cì ^ am proporti, rimangono a trattare: Sfotefuo^ de’ quali il
primo più al platonico dogma della preefiltcnza dell’ Anime va a ' '.T colpire dirittamente,
che nel punto .. f,"*; .- dell* immortalità : che per diletto de’*
plausibili divifi di quella (cuoia, non_* abbiam voluto lafciare addietro,
coti-, gli altri che contro a quella medefima opinione,o alla pitagorica
Metemficosi, o ad altro, che alla principal noftra quiflione fono indirizzati:
c’1 fecondo, il tedio, c 1 a /Fan no di coloro, che.,, muojono, ci oppone
contra, di faciliffìma foluzione. Col quale, efpugnati prima di grado in grado
i più robufti argomenti, convien conchiudere la prclentc difpurazione. Il primo
adunque que’ vcrfi, che con leggiadria, ed acutezza è da LUCREZIO (vedasi)
spiegato. Tr eterea fi Immortali s natura animai, L'I Conflati et in corpus
najeentìbus infinuatur; cuì Juper cnteaElam atatem j neminijjf nequimus f Interi
iffe, c ir qut nunc ejl, nane effe creatam. Nec vejìigia gejlarum rerum ulla
tenemus l .-*• fi t-'Mope™ e Jl animi mutata potejlas, Omnrs ut aBarum
exciderit retinentia rerum: No» ( ut opinor ) id ab Uto jam longius errai.
Quapropter fateare neceffe ' eff, qu « fift ante, interìiffe,. co col dire, che
fenza giufta cagione, la pura luce deli’ Anime da Cielo inTerra/i traeflono, a
congiugnerti co’ tenebrofi corpi terreni. Per quelle medefimp ragioni Lucrezio
e’ fi avvisò, che 1 * anticipata produzione dell’ Anime, e’I comun loro
nafcimcnto co’corpi, bollono due ellremità, delle quali una vera, e 1’ altra
falla ncccllariamente eflcr dovefie. Onde mcllolì a convincere di fallita il
primo efiremo dell’ anticipato nafcimcnto, per quello che 1’ Anime congiunte,
di andare cofe niuna memoria (eco arrechino al mondo; conchiufe,che’i fecondo
diremo del comune, e promifeuo nalcimento dovefie cfler vero: e per
confeguente, che l’Animc corporee doveflono edere; e come i corpi, elle ancora
corruttibili, e mortali. Tutravia gli antichi Platonici co* loro profondi
fenfi, c magnifici parlari, le minutezze, e le arguzie degli Epicurei, picciola
allora nazione de’ Filofofanri, aveano per nulla: e col temperamento della
reminifeenza-, che ne -viva, ed cfprclla memoria, nc c tota- 5 -' le oblivione;
e col dimollrarc come-, l v ' l’antiche notizie, col conjugio de’ corpi
porefiono effcrc ofcuratc; il prefente argomento deludevano di leggieri. Ma noi
tra quelle eftremità il vero mezzo abbiamo apprefo, che 1’Anime non già co’ corpi,
ne da’ corpi, ne per tanto innanzi a loro, ma bene in eflì nel punto medelimo
da principio ideale, a mentale debbano effer create : e tutto ciò dalla natura
dell’Animo, c da quella del corpo, e da una mirabile armo, nia di natura, e di
legge, e da ogni parte del ragionevole umverfo comprovando; c’I vero del
mirteto platonico difcoperro,e la difficoltà di quello argomento abbiamo
fpianata Al fecondo argomento, che è l* ultimo di tutti; dato, e non conceduto,
che ogni Uomo in morte fi dolga di morire; il che de’ vizioii Uomini, cui i
vifibili obbietti, e l’idee ofeurare, e gli affetti rapir fuo!c r è egli vero,
e non_» già de’ virtuofi, che colla meditazion della Morte ogni fpecie, ed ogni
amore del prefente fecolo deporto, vivaci idee, e acccrt affetti nudrifeono
dell’ invirtbile Mondo; dato dico, c noiu conceduto, che così dea la cofa, come
canta Lucrezio; giuda i noftri principi rifpondiamo brevemente, che quel do*
lore e* non è della pura intelligenza, ne dell’ Anima fola; ma bene è del fcnfo
impuro dalla unione delle due nature rifultante: ed è dell’ Uomo per quella
unione medefima codituito. Il qual fenfo, coll’ Uomo., eder mortale, fol viene
a concludere 1’argomento. Al che Soluzione possiamo accomodare l’acutezza di
Lattanzio col dire, che finche 1’ Uomo vi mrgonunto. ve, quando l’Anima è
ancora nel corpo congiunta, c’ non è tempo di dover ella fentirc la fua
liberazione; anzi più tolto i languori, e le corruzioni corporali di quegli
ultimi momenti le convien fofFerirc: e quando I’Uomo è già, morto, e’ non è
tempo allora di poter fignilicare il fuo fenlò. Sicché Lucrezio da ogni parte
ingannato fi mife a dire: Db. Uh quod fi immortali nofira fcret mens, * Non
lavi f e morlens dijjolvi conquereretur : Sed mogis ire f mas, vcfiemque
relinquere, ut anguis, Gaudenti frtlonga fenrx aut ccrma cervus. fi 7 " :
W Con quella ftiedefima riTpofta, la vanità deirargomenro, che a’recitati ver-
Dtmde c ! mo. li immediatamente va innanzi, li dimo- fuafoivzione. {Ira ancora.
Dove dice, che 1’Uomo in morendo, non lo fceveramento dell’Anima, ma il
diftruggimento (ente, ed avverte :1* Anima non da un luogo all* altro del corpo
intera trapalare, ma_, nel Tuo proprio luogo, come ogni altra parte
infievolire, e mancar lente appoco, appoco. Perciocché è da dire, che l’uomo è
quello che muore; e di quel- '' la vita, e di quei fenfo, che dalle due nature
rilulta, e’puo efifer vero quel che e’ dice fentirfi, ed avvertirli in quel
punto; donde il patimento, c ’l mancamento, c la mortalità dell’anima pura, e
del fenfo, o intelligenza pura, che niente di quello foflFrono, e niente
fentono,o avvertono, non dcefi a niun patto argomentare. Finché 1’ Uomo vive, e
finche l’Anima è col corpo congiunta, il fenfo proprio dell’ Uomo, e la vita
propria dell’ Uomo per legge di unione è fol operante. E quivi lono i
mancamenti, e i profitti : e in quella parte, di quella fono i fenfi, e l’
avvertenze, -«4 C c che fi fentono, o avvertono. Se più rodo coll’ allegata
acutezza di Lattanzio, che propriamente contro a quello argomento ritrovò quel
nobile autore, non fi vuol far difefa; che ben_ può Ilare. Sciolti a quello
modo tutti gli argomenti Lucreziani, perocché alcuni piti minuti, e leggieri,
che o fono eftcnfioni,o particolareggiamenti de* più prinf en f° cipali; o in
qualunque maniera a quelli JSf/. I* 1 rapportano; ed altri,che ad altro fc-,
gno mirano, che al punto dell* Immortalità, inutile, e nojofa opera farebbe a
volergli perseguire partita mente; fciolti, dico, gli argomenti, e fatte le
dimollrazioni dell’ immortai natura dell’Anima dell’Uomo, niente rimane, perchè
non Ita terminata la prò polla Di Sputa. Ma tuttavia del fenfo degli Animali
bruti conviene foggiugnervi un brieve ragionamento, per placare ogni
Sollecitudine, ed affanno degl* ingegni vacillanti, edubitoli. Imperocché dalla
comune, c volgare openione nafeene-, pure un molefto argomento, o fofpicamento
in contrario. Concioflìachè la cognizione, che nella via del hlofohco
inveftigamento fola ne fa lume nel ricercare l’immaterialità, e 1* immortalità
dell’ Anima umana; comunque, e qualunque a gli animali bruti li conceda; non
pare, che in quel cammino poffa edere così ficura,e così fida feorta, come ella
è in effetti. E adunque con ogni fludio da dimoftrare la fallita di quella
ftolta openione:'il che altra via tenendo da quella, che finora han tenuta i
moderni Fifiologi, con altri argomenti, *col favor di Dio, faremo fpeditamente.
E’pare, che i difenfori dell’Immortalità dell’Anima ragionevole, ogni
cognizione debbano difdire a’ Bruti; ovvero colla cognizione conceder loro
i’immarerialità, e l’ immortalità parimente. Perciocché dal dover 1’Anima
ragionevole», effere immateriale, ed immortale, perche è di cognizione dotata,
tanto può conchiuderfi, che i bruti, perchè e’ non», fieno immateriali, debbano
edere di cognizione privi; quanto che i bruti eziandio abbiano ad edere
immateriali, perchè abbiano cognizione. Siccome gli C c 2 EpiL’ opinion volgare
dit/ avori /’ Immortaliti dell’Anima-» delf Uomo Epicurei, i quali tcgnono,che
l’Animo umano fi a materiale, non poflono, a mio giudizio, a’ bruti non donare
alcuna Torta di cognizione: ne’ quali da una parte veggono ordinate operazioni;
ed a* quali dall’ altra non fi può negare— qualunque più pregevole condizione,
o fpezie di materia. Ma con tutto ciò, come potrebbe agli Epicurei venir voglia
di negare ogni cognizione a’ bruti, con dividere dal fenfo cieco la cognizione
-, c l’uno ad una fpezie di materia, e l’altro ad altra fpezie aflegnare; e
lafciata l’inferior materia fenfuale a’ bruti, la miglior parte all’ Animo
dell’ Uomo riferbarejcosì de’partiggiani dell’Immortalità, una parte fi fon
voluti lafciar condurre a concedere a’bruti cognizione, con diftinguere più
maniere di cognizioni: e quelle così diftinte, come loro è paruto,tra l’
immateriale, e la material natura, tra gli Uomini, e le beftie compartire. Onde
non c da reftarfi in quel -folo argomento, il quale nondimeno noi tratteremo a
fuo tempo; ma fa di meftieri di una intera deputazione. In così fconcia
openione, e come farem vedere dcre dappoi, a gli Uomini, ed al fommo Dio ingiuriofa,
più per forza di pregiudizi 1 che per niun valevole argomento fono eglino
caduti. Nella qual preoccupazione nondimeno, c dalla quale», pofcia e’ fon giri
raccogliendo degli argomenti : o più torto le preoccupazioni, o i pregiudizi
mcdefimi han fatto contro al vero, arme di argomenti. Or per cominciare, ognun
fa che 1* ingan-. no de Volgari e non e altro, che que- de'isolg* fto.Le
operazioni animalefche fono elleno certamente diritte, e regolate cotanto, che
il naturai diritto monaftico, quanto loro conviene, adempiono interamente: ed
al focicvole domeftico,ed infino al politico ancora in alcune fpezie
pervengono: lafciando ftarc mille», varj particolari ingegni di operazioni in
quelli, e quelli animali, che fanno le maraviglie del volgo. Adunque per quel
veriflimo principio, che ogni ragionevole azione dee da ragionevole principio
provenire; tantofto fenza», niuna difamina, a quelle cotali operazioni interno
principio di cognizione», hanno eglino attribuito. E ficcome que-fio lo
pregiudizio è di fuori venuto dalle cofej così dall’altra banda, da eflo Uomo,
e dalla di lui natura, e fua maniera di operare un’ altro n’ è Torto nientemeno
del primiero faftidiofo. Giacché il fenfo a’ bruti in ogni modo fi
deeconcedere, e’1 fenfo proprio dell’ Uomo nella cofcienza di ognuno fi
dimoflra edere di cognizione illudrato jquin. di eglino, che’l fenfo altresì
degli ani• mali di alcuna cognizione fornito etter debba, han creduto. Per
parlar prima di quello fecondo pregiudizio, che hanno i Volgari in conto di
gagliardo argomento, e che del primo può di leggieri più prettamente fpedirfi;
batta ricordare, che alla coftituzione dell’Uomo due diverfe nature concorrono.
Per la qual cagione, come delle due foftanze un folo ettere, che è 1 etter
proprio dell’Uomo rifulta ;così parimente de’ due generi di operazioni, che a
quei diverfi principi rifpondono, un folo operare, che è il proprio operar
dell’ Uomo di amendue quelle proprietà dotato, dee provenire : ciò che in più
luoghi di quella Difputa, e nella soluzione degli ultimi argomenti
abbiamdimoflrato. Donde, che ’l fcnfo dell’uomo e’ non Ha Tempi ice, e puro
Tento; e che la cognizion del medctìmo non pura, e Tcmplice cognizione ella
ila; ma che quello con alcuna luce di cognizione, e quella con alcuno
adombrameli. to di TenTo, efler debbano, argomentammo .Giuda quel noftro
veriflimo diviTamento, Ticcomc chi dalla cognizio- B contórni ne dell’ Uomo
inTcrir voletTe, che le jenfaiTf^fo cognizioni degli Tpiriti puri, Toflon elle
furo jènzj^ altresì commifte di TenTo, per non po- f^orìtroije ter capire, che
cognizione Tenia ogni TenTo Ti poffa ritrovare, egli in grande errore fi
abbaglierebbe r così parimente va errato colui, che dal TenTo dell’uomo
argomentando, il TenTo ancora delle bedie voglia credere, che fia con
cognizione congiunto, per non potere intendere, come TenTo Tcevro di ogni
cognizione rinvenire fi potTi. Se nell’ Uomo Tolo le due nature convcgnono
infieme ad edere, ed operare: e ", fuori dell’ Uomo e’ non è altrove in
altra Tpezie sì fatto mefcolamento :e per cotal cagione è nell’ Uomo il TeuTo
mi do fio di cognizione, e la cognizione a_# rincontro è comporta di fenfo; e’
pare per Dio una chiariflima evidenza, che fuori dell’uomo, come cognizione non
può efferc fe non pura, fenza niuna nebbia fenfuale; così fenfo non pof• fa
avervi non del tutto cicco, fcnza ogni lucidezza di pognizione .Da tutto ciò
chiaramente fi comprende, che.» quanto il fenfo limano agl’ inconfiderati c
occafion di errare, e di credere-, che il fenfo de’ bruti è a quello dell’uomo
fimigliante; tanto è chiaro argomento a’ più fenfati di tenere per fermo, che
come la cognizione del genere puro fpirituale, perchè non è cognizion di Uomo,
non dee erter fenfuale : così il fenfo del puro material genere, perchè non è
fenfo d’Uomo, non può erter luminofo. Intorno a che egli è affai da
maravigliare,che i Volgari Peripatetici, ed i Cartefiani, fono i g iriejìa-
eglino da una medertma cagione ftari fofpinti in diverfe eftremità di erroiia
vmcÀgton ri eftremamente contrarj. Imperocché medejìtna fi - gjj un j jC gjj a
|tri fedotti dal fenfo urna trarfinorT. no, credendo non mai poterli fenfo da
cognizion feparareji primi per non torre il fenfo a’bruti, la cognizione ancora
1’han conceduta : e i fecondi per non donare a’ bruti cognizione, il fenfo
ancora P han tolto. Le quali eftremc openioni noi ugualmente falfe riputando,
liam venuti a quello, di dover feparare quelle due facoltà, per lafciare
a’bruti il fenfo folo, ed alle pure immateriali Portanze la fola cognizione. E
tanto balli aver detto di quello fecondo pregiudizio, per torgli ogni forza,
non folo di argomento per convincere, ma_. ancora ogn’ illulìone di pregiudizio
per preoccupare. Ma quel primo ha egli per le menti degl’uomini fparfe tenebre
più denfe, e più univerfali :che dicemmo già eflcr nato dal vedere gli Animali
bruti, diritte, e regolate, ragionevoli operazioni produrre ogni ora. E intorno
a quello, onde, come fopra abbiam notato, falli ancora il principale argomento
loro, dee rutta la feguente Difputa aggirarli, in dimoftrando,che altra cagione
vi lia del diritto, e ragionevole operare de’ bruti, che quella delP interna
cognizione. B . D d pri no Epicurei Jo- bachè la Mente, e la Materia colle
iomigliante. ft anzc>c co’modi loro nell’Uomo convenendo abbian gli Epicurei
medi in confusone; per modo che eglino la_> Natura immateriale, che è il
principio intelligente, annullando, han l’anima dell’uomo tra le pure materiali
fpczie annoverata: e i modi mentali, e i modi, e foftanze della materia, negli
animali bruti avvenendo, abbian confufi i Volgari; (ìcchè fpiritualizzata,
diciam così, la materia, V Anima delle beftie nel ruolo han meflfa delle
foltanze cognofeitive. Perchè nell’Uomo, da una parte la fola materia è al
fenfo riguardevole; c dall’ altra le mentali operazioni,che ficemorrfi n'dta'
cofciùiiza,Co’ modi, e moti materiali, e loro vicende, e variazioni procedono;
i fenfuah Epicurei -han creduto, che la Materia a tanta finezza, e attività,e
ingegno pervenga, che poffa ella efler principio dell’ umane cognizioni. B i
Volgari, negli animali bruti, perchè la materia de’modi 4 prima è bello il
vedere, che 1’inganno L 1 instino j c ’ volgari Peripatetici è a quello dede
luefloVeJi gh Epicurei aliai fimigliante. Conciof 2ii modi dell’arte, e della
feienza mentale ornata, cd ordinata, veggon produrre ragionevoli opere da una
parte: e, dall’ altra al Colo uomo, come è dovere, concedono immatcrial
principio intelligente: fono eglino perfuafi,che la materia porta in alcun modo
e/Tcre principio di alcuna cognizione. Nella qual cofai Volgari per certo più bruttamente
errano di coloro. Imperocché gli Epicurci, negata una volta la natura^
immateriale, che è tutto il loro errore, concordan poi con feco rteflì, e giuda
i proprj principi da prima preferitti, profeguono a dire, quanto poi affermano
appreso dell’Anima dell’Uomo. Ma i Volgari da’ loro principi ben lungi fi
dipartono, c apertamente fi contradicono: quando, concedo che. vi fia natura
immateriale, c nell’ crter principio di cognizione la colei eflTenza riporta;
pure ne’bruti alcuna cognizione poi donano alla materiale per colorir Tinca
danza, e mitigar la contradizione; nuove fpezie di nature immateriali, e nuove
fpezie di cognizione a capriccio poi fingono. Dalla qual cola il comune aiv D d
2 gogomcnro è tratto di coloro, che niega-, no a’ bruti ogni qualunque
cognizione: il quale argomento allegheremo noi pofcia, fé avremo tempo, e luogo
opportuno di farlo. Ora alcune più rimote, e più geneil fenfo i ra jj
confiderazioni ci deono condurre uniforme, a quelle f che piu vicine tono, e
pra proprie del propofito noftro E in ogni modo in primo luogo fi dee
efplicare, come il fenfo, o natura fenfuale è una, ed uniforme, che tutte le
maniere, e, forme delie fenfazioni in quella unità, ed uniformità comprende :
che medesimamente è il fuo edere ampio, ed universale, qual’ è, ed efler dee
ogni altra natura comunella qual verità bene intefa, non fi può dire quanta
luce fia per arrecare a quella ofcuriflima quiftione. •Adunque fiocone la
cognizione, o ragione, o natura ragionevole tutte guife, e tutte le forme di
ragionare 'in una uniforme unita, ed univerfalità contiene, infino a perfetta
luminofa Scienza, arte, e legge ragionevole; così al termine di perfetta
material feienzà, irte, e legge fenfuale*, da fimigliante • w « v principio
uno, uniforme, e univerfaie il ienfo eziandio fi conduce. Alle quali due nature
giacché con Peripatetici, e non già con L’ORTO ora deputiamo, dobbiamo
aggiugnere la natura intelligente; quelle tre nature a quello modo ordinando.
Che la pura Intelligente nella fua immobile uniforme s! unirà, tutte le
intellezioni di tutti gl’uè intelligibili accolga fenza vicende, e Nature,
/«lenza variazioni: c che l’impuro Senfo ^onroole^e tutte le fue proprie
varietà di fentire, Scnfualt. in una mobile, e divifibile unità con moti, e
modi con perpetuo flufio varianti, debba contenere : E la natura ragionevole
polla in mezzo al fenfo, ed alla intelligenza, moti fenfibili, e lumi
intelligenti inficmc congiugnendo tutte le fue particolarità Umilmente in fe
aduni, fino al fine di perfetta feienza, legge, ed arte ragionevole. Sicché
1’Intelligenza fia ciò che ella è, fenza millura di fenfo ^ il Senfo fia il fuo
proprio edere, fenza ogni luce d’ intelligenza : e la Ragione così abbia le fue
proprietà, che mefcoli infieme col torbido fenfua le, il chiaro dell’ intelligenza.
Due fonimi generi, P uno dell ’ effere terilene feltro dell' ejjer immagine
reale, che non è propriamenove fi ritruo- f c quella, o quella fpezie
particolare. v ’-> ed mela Così flando elleno quelle cofc, ad in- ' ìarila
>. aiUC0 ' tcllerti metafifici cotanto chiare, quanto più non fi può dire, P
Intelligenza (la Ragione, e ’l Senfo fono ciafcuna una unità uniforme,
efprelfiva, e raflomi• gliativa di quell’ elfere, ed a quel modo, eh’ è a fe
convenevole. L’ Intelligenza è un Siiiogifmo già perfetto,che con totale
penetrazione, e con cccelfiva chiarezza comprende Puniverfo effere intelligente
lenza ombre, e lenza vicende. La Ragione, o cognizione umana non è ella altro,
che un argomcnto: cioè una poterti, o facilità, per così dire, di rtllogizzare,
che tutto l’ertere ragionevole va a conchiudere con vicende, ed ombre. Secondo
che noi nella noftra metafilica abbiamo rtabilito, la ragione dell* Uomo, ella
non in altro modo giugne a conofcere gli obbietti, che argomentando dalle
minute, e rozze loro fimilitudini; ed indi le intere, e più perfette immagini
riproducendo, ed efplicando. Ella adunque ertendo coterto Colo crtere di
argomento, che è erte-. Cfme r/tm re ideale, ed efprertivo, uno, unifor-
e£?mto“ emme, penetrevole, uni verfale: viene con ten £ a tutt^ ciò a potere
efprimer tutte le differenze, e forme ragionevoli, una rimanendo, ind irti nra,
indivifa, con quell’ una unità efprefliva, argomentativa. La Ragione, tutto ciò
che le rt apprefenta con argomento in fc raccogliendo, e fe medefima, c ’l fuo
fenCo, e le fue percezioni, e cogitazioni penetrando, c includendo, tutto il
novero apprende. delle forme, che T appartengono. Così il fcnfo,col contatto, e
col conciglio, Comelffene confenfo della più fin 3,e più valente E e porzione
della materia in quel modo r che noi già dichiarammo, divenuta penetrevole, le
azioni, e le significazioni de’ fcnfibili obbietti, ed eziandio degl’ interni
appetiti con incredibile agevolezza, e virtù raflbmiglia : ed iniicme per
adattati canali, con abili dromenti produce operazioni ad ogn’ interna-, r ed
edema lignificazione corrifpondenti. il Senfo è Egli è il fenfo come un
materiale argoargomento* mento; cioè una elprelhone, e riproduzione, con che la
più virtuofa parte della materia raccoglie in fé tutte le particolari, minute,
ed imperfette lignificazioni, ed azioni materiali .. A llmiglianza della natura
intelligente, e della ragionevole alTai più, il lenfo ancor efìfo è una
efprefliva ideale unità materiale, uniforme, ed universale: e cotale ella
effetido, le varie maniere dell* edere Tenibile dee tutte produrre, fino a
poter pervenire a perfetta faenza, legge, ed arte fenfuale. L’intelligenza ella
è purgata da ogni grettezza, e impurità^, ed c libera da ogni mutamento, di
pure t e lucide notizie conteda in una amplissima * S*V-'VT et ♦ {ima faenza
deli’ ogni effere intelligibile. Il fenfo è impuro, variabile, tcnebrofoj e
nondimeno con cieche idee, e combinazioni, e fillogifmi conchiude Tumverfa
materiale erprclfione, e produzione d’ ogni fenfibile obbietto. La cognizione,
o ragione di fenfo commifta, e di lume d’ intelligenza, per convenienti idee, e
componimenti, e per fillogifmi fi raccoglie in una ben ampia fcienza lucida
argomentativa. Siccome la fcienza ragionevole è penetrabile, e inclufiva per
interne comunicazioni, e produzioni; così il fenfo egli è a fuo modo pur
penetrevole, e inclufivo per finezza, ed agevolezza di materie, e moti. La
fcienza ella è un* ampia forma univerlale del vero ragionevole, piena, e
feconda delle ragionevoli forme, fino alle più particolari, ed eftreme : c’1
fenfo è umvcrfal forma del vero fcnfibile, con ferie di limili forme
fubordinate, potente a produrre tutte le guife delle fenfibili ope- H
&& è razioni. Il femo e della corporal natu- cieca-. ra come una
fcienza cieca : come la_- •frtowdcofcienza è della natura incorporale, per
fumìmfo. E c 2 Così dire, un fenfo luminofo. Poflfono adunque i Volgari
Filofofanti fé non-, credere, fofpicare almeno, chele infinite combinazioni, e
fillogifmi ciechi de’ principi, o elementi, onde il fenfo è coftituito, vaglion
di per se soli, senza niun lume di cognizione a produrre tutte l’ordinate
azioni significative ed operative degl’animali. Cotefte-, '; r v tre Nature,
ciascuna di per se separatamentc nel suo proprio regno, hanno elleno perfetti principi
operanti. Ne all’intelligenza e* fa uopo ne de’procedi della ragione, ne delle
macchinazioni del senso. Ne il senso, o degli {labili comprendimenti
dell’intelligenza, o delle lucide argomentazioni della ragione abbisogna. Ma
nell’uomo, nel qual solo due nature convengono, senfo, ed intelligenza e si
mescolano insieme: e come le turbolenze sensuali ^rToffufeano la luce della
cognizione; cofienìt la cali- sì i chiarori ragionevoli illustrano la«. frJIAZ
caligine del senso. dell'intelii- Cosi dette quelle cose, più per afteretenza
ger loro il malnato pregiudizio, che per convincergli del tutto j rivolgiamo
ormai il sermone a quelle, che maggior forza d’argomento ne pare che debbano
avere. Benché ne il pregiudizio e* v ’. V * •. si è potuto combatterete non in
alcun modo argomentando; ne argomento niuno si potrebbe adoperare, sé non in
qualche maniera contro al pregiudizio combattendo; ne altronde parmi po % ter
meglio cominciar quella parte, che dalla famosa definizione del Lizio della
natura, la quale i volgari di lui seguaci malamente interpetrando,
discreditano; e i meno feorti moderni affatto non intendendo, deridono.
Perciocché il secreto di quella misleriosa definizione difeoperto, tutta
affatto dissiderà la nebbia del volgare abbacinamento. Lasciata Ilare ogni
altra cosa, che dir si potrebbe, per esplicar quella definizione, che qui non è
uopo; io \ à d'^nìziow porto ferma opinione, che quel filofo- Arìj tot elicne
fo, quando e’ dice, la natura esser principio di moto e di quiete; che egli,
allora intese insinuarne di più la comunicazione, e la definizione, che infic-
mementc la natura ha colla scienza, e coll’arte. Sono certamente natura, Scierà
scienza, ed are tre primarj principi, natura - j c h e ogni genere di forme
compiono Jnejcnò t, e 1’univerlità delle cose. La natura mol?' n yù.i timi
vendo, o producendo: che produzioL-nivirjo c moto £ C omc più giù dimostrere
mo)fonó una medesima cosa. L’arte componendo, e formando; e la scienza
penetrando, e intendendo. La scienza generalmente considerata, altro non è ella
che principio di cognizione: siccorae 1’arte pur presa in generale, e non è che
principio di formazione. La natura, ne di formazione come l’arte, ne di
cognizione come la scienza; y mafol di moto e di quiete e principio. Quella
definizione di quelli tre principj additar volle il filofofo in quella sua
definizione con ifceverar l’idea, e ‘ l’essenza della natura dall’idee, ed ef
viV'X fenze della scienza, e dell’arte; e con rillringerla alla lua determinata
proprietà. Ma fono nulladimanco quei princiComunìone di pj tra loro inficme
comunicanti, cofueì trefrìn* mG dalla defìnizion medefima è facile c ' iJ '
argomentare. Perciocché, nc l’Arte e’ può di niuna formazione elTer principio;
nc la Scienza di cognizione senza virrìi di produrre, che e la Naturar e
Icambicvolmente nella Natura è inficine la scienza, e 1’arte; perchè a_, niun
patto c’ porrebbe la Natura esser principia di produzione senza idea, e regola,
e modo di produrre; il che è esser scienza ed arte. Quanto è impossibile che v’ha
alcun producimene di cognizioni foie n tifi che r e di forme artificiose senza
potere di produrre: altrettanto potere, o virtù ninna e’non può esservi senza
modo, o regola di produzione. La scienza, l’arte senza virtù di produzione sarebbono
(lenii r ed infruttuose per impotenza, e si rimarrebbono in una ofeura, e tenue
generalità di sapere. E la natura senza via, e regola, farebbe, per tumulto, e
disordine di parti, e di moti ancor ella infeconda, e rollerebbe in una
sparuta, e informe comunità d’edere. Tanto la scienza e 1’arte; quanto la
natura, come è ben uopo t hann’elleno potenza, ed atto, de’quali come di due
necessarj principj si compiono. La potenza dell’arte, e della scienza è la
virtù producente; 1’idea T o for V i*. o forma, o regola è il di loro atto. Per
contrario la forma, o regola, o idea è la potenza della natura; e’1 suo atto è
la virtù produttiva, L’atto proprio 'QuùIJùl^ d e i| a scienza è la potenza
della Natu f unita della K Natura qua- ra : e 1 atto proprio della natura e la
le de ! i,i s I icn potenza della scienza, e dell’arte». ili /f | • r • con bel
reciproco lovvenimcnto j soccorso. La regola, o idea ella è l’unità della
natura; la qual fottratra, difturbafi l’adunamento, e’l consenso delle parti, e
de’moti; onde la Natura in molte, e varie parti, e in molti, e difeordanti mori
fi frange fi difperde, che nulla producono. L’unità della Scienza, e dell’Arte
è egli il potere di Natura: il qual tolto, la comunicazione, o inclusone
s’interrompe: dal che 1’Arte, e la Scienza in molte, e varie idee ^.cogitazioni
fi fmhiuzza, che nulla conoscono, ne formano. Ma tuttavia. è da notare, che
1’edere, c’1 potere della Scienza,e dell’Arte, quantunque egli è foftanzievole,
e naturale, cfler dee nondimeno inclusivo, penetrevole, e luminoso: che
altrimcnte la scienza e l’arte con edere, e con po vi 'l 1 za. ‘:\v j xfcr ui,
r*v.' V 1 ,jr * tv*gj NpJ V S •'i *#• La Scienti 'una N aura Aquella
fcientifiche, c quella artificiofe, con edere, e con potere penetrevole,
lucido, inclufivo.E la Scienza coll’Arte, non vuota, vana, fpoflata,
fantaftica; ma è reale, vera, piena, collante, poderola, per edere, c per
potere di reale follanzievole natura: nel che l’Eternità della Scienza, dell’
Arte, e della Legge è locata : la qual cola, dopo "lunghi contraili, e’
non han potuto nettamente difpiegare i Volgari. E la Natura non è ella informe,
irregolare^* difordinata; ma è formofa, ordinata, diritta, per idee, e regole
di verace, e falda Scienza, ed Arte : nel che la fempiternit'a dell’Universo è
ripolla, che i filosofi del GIARDINO intendere giammai non-, han voluto. Quel
che al prefente rileva è, che con quanto ho detto della.» • Natura, e degli
àTtrf due principi, io fon venuto a dimollrare, che le ordinate, e ragionevoli
operazioni della^ Natura particolare degli animali bruti, come quelle della
Natura univerfale, deono poter provenire da principio interno di Scienza, ed
Arte cicca. E perchè il maravigliofo potere delle idee cieche, che alla Natura
abbiamo attribuite, finalmente tutti ricono- P!ìt fpezie lcano; egli è da
notare, che oltre alle ^^ orme forme reali delle cofe, che già fono in eletto,
e fono a’fenfi nortri manifefte, e vi ha altresì delle forme ideali, checosì
appelliamo, divife in tre diftinte • Jpezie, o più torto in tre ufficj diverfi.
Il primo egli è dell» ideali, come lor dicefi plaftiche, dalle quali
generalmente a formarli, ed efplicarfi vegnono le reali. Quello genere è egli
principalmente riporto, e chiufo nel feno degli elementi; onde nella prima
origin loro, Erbe, e Piante, e Animali ufeiron « fuori alla lucè : ed al
prefente ancora non di rado ne avvengono novelle produzioni. E in fecondo luogo
le medelime ideali, nelle fortanze delle cofeper tutte le fpezie elle ferbanfi
involte : donde ogni cofa può produrre il lìmile, e propaginar la fua fpezie.
Il fe. condo genere è dell’ ideali, cui noi diciamo lignificati ve, che
fpiccanfi dagli r&jt obbietti, e a rapprefentar vegnono a’ V Mainiiioltri
lenii tante varietà di colori e di rettrici f ono forme, quanti già ne
veggiamo. Il ter- tt Pi • Ffa zo, che fa al propofito, è dell’ ideali
direttrici fopra tutte 1’altre di fommo valore, e pregio, che il fovrano
uffizio hanno elle di reggere i moti, e le operazioni. La Natura di tutti e tre
quei . ! generi d’ Idee eflfer dee fornita: del primo, e fovrano delle
direttrici; affinchè i movimenti fieno regolati, profittevoli, e fruttuufi: del
fecondo genere delle plaftiche; affinchè le forme, o fpezie delle cole fieno
durevoli, utili, egradite : e in fine del terzo delle fignificative; per
fomminiftrare al fenfo acconce lignificazioni, ed efpreflìo ni, onde fi
promuovano le operazioni, e le comunicazioni delle particolari nature infra di
loro fi compiano. E ritornando alle direttrici, è affai ragionevole
penfamento,che cotali Idee ne’ corpi Celcfti, e ne’ loro fiti, ed afpetti, c
movimenti fien ripofte. E non per altro, che per quelle tre Idee moderatrici è
da credere, che il Mondo, magnimi-, KtlU Kd Animai fu da Platone appellato.
Nella tuv sensuale particolar Natura del fenfo e’ ci ha ètuualapcr fut t; a
perfezion della Natura Univer si 0 * natU " fale *. Oltre al fommo potere,
ed al perfetta fetro concilio de’ principi coll’ idec_, plaftiche, e
fignificative, avvi ancora la fovrana regola delle idee direttrici per Io
governo della vira. La Natura fenfuale ella è (opra tutte le corporali nature
perfetta, e Copra tutte lì avanza ad imitare la natura universale: siccome
l’uomo, nel quale tutto il filloma del senso, fornito d’ogni maniera dMdee,
egli è oltre ciò governato dall’idee lucide ragionevoli, Copra tutte le
terreftri foftanze rafTomiglia, 1’Univerfo me de fimo illudrato dall’
intelligenza della Mente Unìverfale. Or poiché è neccflario, che negli Animali
bruti vi fin (ufficiente provigione d’idee direttrici ben ordinate; per qual
cagione e’ vi richieggono di vantaggio il reggimento delle cognizioni ? Non
fono forfè l’ Idee cieche direttrici badevoli a moderare 1’ arruolo moto del
feafo ; e fecondo i movimenti interni, o fecondo l’eftcrne significazioni, non
sono elleno valevoli a produrre quelle, e quelle ditcrminate operazioni ? Come
potranno- le plaftiche idee diftribuixc il chaos della Materia fcminale,, e-,
reggerne i moti per generar erbe, ed alberi, ed artificiofiilìme forme di
Animali ; e non varranno le direttrici a. moderar l’azioni, e i moti fcnfuali
per confervare la vita^E egli per avvenrura il fatto della confervazione della
vimerzio tra ta P*u ingcgnofo, e piu artihciolo deljiicbe ? 7 e f° rrnaz ' one
medefima ? Egli non ci ideejìlnifi- ba tra quelle due fpezie d’ idee dieative.
rettrici, e plaftiche, somiglianza, e comunicazione, e commerzio si fatto, che
l’impreflìoni talora delle plaftiche ' pervengon fino al fovrano feggio delle
lignificazioni, e direzioni, e quivi figni’• ficative, e direttive divegnono ;
ed al lo’ncontro le figure delle direttrici, e lignificati ve difcendono giù al
luogo delle generazioni, e per così dire, plaftico - w ingegno, e potere
acquila no ? Siccome la mafia dellgk^a*e*i*,dà*i»m così, genetliaca, è egli un
indigefto, e confufo chaos, e in certo modo indifferente, e indeterminato,
che'' nondimeno l’idea plaftica diftingue, dirermina, e forma fino a perfetta
generazione; così il moto fenluale è propriamente indeterminato, e
indifferente, e come confufo, e indigesto chaos,che tuttavia l’idea direttrice
dee poter diftinguere, e formare fino all* intero governo del vivere animalefco
. Egli è fopra ogni altra cofa da por mente, che il moto del fenfo è della più
preziofa.,e più agevole materia; ed c il più vigorofo, ed efficace tra tutti gli
altri, Tempre pronto, e fpedito, ed operante: e che 1’ idee direttrici del
medefimo fenfo fono vivaci, ed efprefle, e ben ordinate, e compiute ; cioè per
diftinta, e lunga ferie fono in sì fatto modo compartite, che da certe più
ampie, e generali, che in una, prima, e principale, ampliffima, ed
unrverfaliffima idea fono accolte, tutte l’altre minori procedono; e quefte
medcfime infra di loro 1’une dall’altre, da quella prima comuniffima idea fino
all* eftreme, e particolari ordinatamente dipendono . Òr egli efleiido
nell’animale, da una parte quel virruofo, e perpetuo, e univerfal movimento; e
dall’altra quel ben fornito, ed ordinato reggimento di efficaci idee ; qual’
altra 'cofa fia uopo, perchè l’animale poffa^ agi’inrerni incitamenti del fuo
corpo, w ed agli efterni de’ corpi circoftanti regolare le operazioni, di che
la vita abbifogna ? Siccome fciocchiflìmo penfamento c* farebbe di chi alla
virtù feniuale, altra forza d’ altra potenza aggiugner volctfe, per muovere
l’animale; cosi ugualmente, a mio giudizio, vaneggiano coloro, che all* intera,
perfetta regola fcnfuale, altra regola d’ altro ingegno vogliono fopra porre-.
JtJèZjòT* P er governarlo . Il fenfo è vigorofa virtù motrice, per idee cieche
direttrici, valevole a produrre ordinate, e profittevoli operazioni . Quindi
raccogliefi bene effer dovere, che 1’animai bruto, che è indocile, nafea
addottrinato di quanto ha a fare per fua difefa : e per contrario l’nimai
ragionevole, che è docile, imperito, ed indotto de’ Tuoi f affari e’ convien
chfc nafea al mondo, Poiché ridec del Bruto e’ sono corpoTer qual co- rali, e
cieche ; deono elle con tutto rottone- 1’ apparecchio della materia, c con
tutvnie rufea in- to il lavoro delle forme infiemementeT dotto, effer trafmefTe
per via di generazione:, Siccome l’ idee genetliache, di fimil fat ta, tanto
nell’Uomo quanto negli altri animali, non per difciplina fi apprendono, ma bene
per naturale operazione fi fommimftrano . E poiché tutte.» ridee dell’ Uomo
fono lucide, elle di neceflìtà colia luce delia cognizione, l’una dietro all’
altra, e dall’ altra l’una efplicandofi, crefcer deono a formare la feienza .
Per rimontare ali’ altezza.» de’ primi principj, di che largamente nella
fuperior Difputa fi è favellato, la. Mente è ella in fe, e con fe medefima, ed
è in fe, e con feco operante : il perchè 1 ’ Uomo di Mente dotato, a quella
guifa operando,- fe medefimo infegna o nella Mente univeraale, o nella
universal materia, da’particolari a gli universali, e da quelli a quelli
discorrendo; e in cotal modo arti inventando, ed esplicando scienze, ed iftorie
teflendo . Ma il SenSo cicco materiale, da ogni altra coSa e in Se, e per poco
da Se fieflo diviSo, e non può fermamente in Se, e con Se operando come fa la
ragione dell’uomo, insegnare Se medefimo : e perciò con tutte 1’altre forme, ed
operazioni, e lavori materiali, unicamente per gencrazio G gne efler dee
formato, ed idrutto . Erme derano b cn dj m olto i Volgari, che voogc,u '
gliono l’animale addottrinato per quaErroredìal - lunque cognizione . Errano
eziandio fan mcdefima debbono immediatamente procedere . Ed in ciò egli è ben
latto éeU’Vom* avvcrtire » che la Mente deli’ Uomo la Materia da una parte; e
la Materia univerfalejeZnoUtrfn- ^ a ^ l{ d rr3 > cileno amenduc affettano
il creato . primato, e’1 principato dclfc cofe . La Mente dell’ Uomo per 1’
indifiolubil m ncflTo della penetrevole, e comuniche vole identità, per la
quale in alcun modo ella da fé procede, c in fé ritorna, e in fé ripofa; avendo
principio, mezzo, e fine infeparabilmente connetti in una indivifibile, reale
unità; e per l a . quale è ancora a Tuo modo proporzionevolmenro ampia, ed
univcrfalc: e la materia per la fua ampiezza, ed univerfaliti, onde ogni
efifere del fuo genere abbraccia, c contiene ; cd onde in alcuna gnifa, una,
penetrevole, e comunicante f! fa vedere . Perciocché a fondare il fourano
primato, e principi- t to dell’ efifere, due cofe infieme concorrono ; Luna è
I’identità, che invincibilmente unifee tutta l’ettenza, o foflanza, e tutta in
ogni parte rendela a -fé medeaima infittente, e preaente: l’altra c l’ampiezza,
e contenenzjuwrit'er fale, che ogni eflerc dentro di le di ogni genere
largamente comprendevi anzi primato, ed univerfalità e’ paioli di eflerc una
medefima eflenza ; l’ univerfalità per efler prima, e (buratta, ella è uopo, che
all’ampiezza aggiunga r identità de’ principi ; che il tutto alle parti, e
quello a quello infeparabilmente connettendo, arrechi verace contenenza. E così
eziandio identità, c primato pajono flmigliantemente una fola cola ; ma e fa di
meftieri, che l’identità, col neflo infolubile dell’essenza abbia infleme la
contenenza. ili ogni effere, per efler perfetta, prima, e poderofa, e con
perfezione, pienezza, e potenza efler prima, e fourana . Orla Mente deli’ Uomo
per I* identità de* principi, che feco adduce alcuna università : e la materia
mondana per l’univerfalità, che pare aver fe.co alcuna comunicazione, elle
ambiscono il principato delle cofe appreflo degli Uomini ftolti . Dal che begli
nella fisiologia Torta l’opinione dell’eternità del mondo, e quella dell’
autorità, e del potere della Fortuna, ed ogni altra Scempiaggine, che fa
produzione delle forme ideali, e reali, umane, e mondane fottragge all’ Idea
divina : ed indi altrefi nell’Etica c egli derivato il pregio del fallo, dell’
utilità, e del piacere, che colle frodi, e colle violenze introducono nelle
Civili focietà la peftilenziofa Tirannide . Ma l’una, e l’altra nell*
intelligenza de’ dotti da quelle alture nel più infimo luogo, ciafcuna del fuo
genere fono fiate ritrai te ; conciolfiachc la Mente dell* Uomo fenza la vera,
e piena univerfal contenenza c ella rifirctta, e circol’critta da ogni lato,
minuta, angufta, povera,ed impotente, c di minute, c varianti, e caliginose
cogitazioni, e idee fol preveduta : Sebbene ella per forza della r penetrevole
identità, e lumi, e Segni della Mente uTTiVeffale, e dalla universal materia
ricevendo, può b.Z » t i ft BMv *“v ji. ! 2 •” Sfe: . yin. /S ' Ev* *> L^J
80KT9i fi.:- t- if ^ % Vi V,. ingegno mentale può ella, forma, ed ordine, e
bellezza, e forza acquifere. Così la Mente dell’ Uomo, 1* uni verfai eflere e
fapere, che è 1» ogni eirere, c ogni fapere, fuori di fe avendo ; e di la fatta
accorra di edcr ella piccioni porzione, e fottil produzione di quell ampia
umverfalità ; e la Materia avendo fuori di fe ogn’ idea, che è ogni ingegno, e
forma, ed arte ; ben ella lì dimoia e/Tere una partecipazione, ed un limuiacro
delia verace prima univerfal torma. Con che elleno, non già il va- Doppio». no
lantafima del loro fa4fo pnncimrn «omento del che creano nel fenfo degli ftolT;
maj del vero principato della fovrana Mente divina, doppio, rubufto,e luminofo
argomento fom mi ni Arano; quella colla cognizione, e quella colla
significazione : quella col conokere, indiritta verso 1 ogni fapere, ed ogni
elTere, onde procede; e quella col lignificare, additando il medelimo ogni
elTere, ed o",w,r, a. flf-ft V K Ve : vacuità» e difordine e tumulto c
deformità» e infermezza, cd ogni inutilità, e danno sbandifee » bontà »
pienezza, potere, Capere, e con erti ogni frutto, ed ornamento Ceco arrecando
da»# una parte ; e dall* altra fe nell’ erbe, e nelle piante, negli animali »
ed in ogni altra corporale fpezie, cogli occhi della fronte e* fi. vede cotal
perfetta cofpirazione, e comunione con tutte quelle virtù, e bellezze: e nell’
Uomo particolarmente tutto il corpo organico con ogni fila parte feorgefi
ordinato all* inveftigazionc, ed al profeguimcnto del vero, c del bello» £
nell’ Univerfo altresì nel corfo regolato, e collante » negli fplendor» della
luce » nel potere della formazione, c in quello della firnificazione, nell*
infinità delle forme reali, che opefàn ò*7'c felle ideali, che lignificano,
egli è apertiflima » e lucididima cofpirazione, e comunione con ogni bontà, e
belleza,e utilità, e ubertà, e dilettamento; fe, dico, tutto ciò è vero, come
fermamente è ; ficcome vedefi per quello dalle cofe difcacciata ogni vacuità di
edere, che è il nulla; ed ogni difetto di configlio, che è il cafojcosì con
indicibil chiarezza l’ogni comunione perfetta della mente fcer-nefi ancor
chiaramente significata. Di cotali comunicazioni, e significazioni, onde è
l’iomo d’ogn’ intorno cinto, e delle interne comunioni, e significazioni del
proprio edere, e del proprio fapere, egli è ccrtiflima produzione V Idea di
Dio,che il divagamento, e divi/ione de’ penfieri, e ’l tumulto, e lubricità
degli affetti ofcurano, e cancellano fino all* infano Ateifmo, che come più
fiate è per noi flato detto, è dpiù cupo.abbiL fo dell’umana ignoranza, Ora per
rimetterci in cammino, quello danno ancora inferifcono alla fcienza quei, che
per 1 * ordinate operazioni degli Ani- •' mali bruti, non contenti delle forme,
fue cegni o idee materiali direttrici, di vantaggio ӣ> pjcurala vi
richieggono la cognizione : quella fffi^, az '° ne illuflre fignificazione
divina della divina autorità ofeurando non poco ; come fa altresì chiunque T
idee direttrici dell* Univcrfo non riconofce . Perciocché le forme direttrici,
con più fretto, e più certo xommercio elleno fon ni H h 2 coll’• 4 * RJ *m._
l*E3 >, ^ « vP, sr &» l\r iSPIEjS &, feAfl ». vv. .^•’MI j»4 V >»
.”-fc> v : \ I ¥ ' j fi Si- „• Sè?L"; i'r*:r'- fe V,*. .•Q©:ii"e'1
ri*»' • ® ! «r* 51anino a fvegliarvi le ufo, o cognizione ; ma più tolto, che
da un capo all’altro, non in altra maniera qualunque modificazione fi diffonda,
che per virtù della penetrevole materia, fuccelfivamente d’ una in un’ altra
parte di fpiriti, onde tutto il corpo abbondi, moltiplicata, e propagata.
Imperocché ficcome è il cielo di aere, e d* etere ripieno, e di luce, che da
per tutto è in perpetuo atto, e moto ; così il corpo dell’animale della
spiritosa sostanza è tutto in ogni fua parte irraggiato, e con perenne vigorofo
atto-, e mo vimento operante. Il qual penfamento,(ee più acconcio a Spiegare la
maravigliofa comunicazione delle cognizioni de’ lenii, e degli affetti; e in
particolare il subito momentaneo contentò, con che l’imperio della volontà
fecondano i movimenti de* membri; ed all 1 incontro jfilg» incoi a’ sensi nelle
membra fufeitati rifpon- rjffondenzcu, dano i penfieri, e gli affetti: e fe è
egli più atto a fpiegare la mirabil propagazione delle figure, de’ colori, e
de’ tuoni in tante parti, e in tanta diftanzaje iu ifpczieltà 1’ incredibile
velocità del- mfe le illuminazioni, e figurazioni della luce, che non fa la
comun volgare ope- nione ; e* non dee già niuno offendere la novità delle cofe.
A quella guifaor dimoslrata 1’origine, e la virtù, e le~, varie guise
dell’operazioni ideali, noi fermamente abbiamo refa più accette- vole la
fentenza, che per le fole idee direttrici, fenza niuna cognizione, si governi
la vita degli animali bruti. Pure, come per l’ ingegno, e lume delle idee
direttrici abbiam moflrato, poter la materia avvicinar^ al fapere della mente:
così d T altra parte, alla potestà della mente medesima poter ella farfi
dapprefTo col vigore del moto, conviene che dimoflriamo. E adunque uopo, che ritorniamo
all* definizione lizia del moto: la quale interamente fpianancknp' vcrrenTo a
conoscere da una parte 1’atto della mente, che c la cognizione; e dall’altro
l’atto della materia, che è il moto: e ’l potere deli’ una natura, e
dell’altra; dell’uno, e dell’altro atto, che dirittamente va a toccare il nodo
di que* fla difficile Quifiione. II moto, dice-u jquel FILOSOFO, egli è atro di
ente iiu. potenza, in quanto in potenza: diffìnizione dcrifa c da moderni
Filici, ma che in più, e diverse maniere interpetrata, alti spro- fondi fenfi
difeopre, che la coloro leggerenza, o feempiaggine ravvi farvi non ha potuto.
Noi l’ altre cofe, che potremmo addurre, ad altro uoporiferva- te, due fole ne
feerremo, che a fu pe- rare la malagevolezza, che abbiamo innanzi, crediamo più
opportune . Pri- Prima /*. 1^3, il moto non è una particolare e r P e,raz 'mn*
diterminata mutazione a produrre- #£!%£. quella, o quella diterminata cofa, che
nizione * qualificando il subbietto, il termini, e ’l compia in alcun modo ; ma
così ?gl.' £ ? tto » e c °sì ( diciam così) attua il subbietto; che altro
movendo non li faccia, ed altro non fi polTa dire, fe^ non che quello fi muova,
e fi muti ge- neralmente. Il moto e già non è di quella fatta di modi, o
qualità, chc^ con qualificare, o modificare f compia in elTere il corpo movente
; ma egli avviene all’ente già perfetto, e com- piuto, ed attuato con ogni
atto, e per- £ I i selezione, e compimento del Tuo eflerè': il qual eflere
perciò e* non è in poten- za, che al moto foloy cioè a mutazio- ne, e variazion
generale, che altroché mutazione, e variazione e* non fia.On- de avviene
eziandio, che in qualunque modo, e quantunque muovali il corpo, Tempre e’
rimanga libero, e fpedito, e in potenza a muoverli più oltra in in- finito. La
mobilità adunque ella non è certa, e diterminata potenza a quello, o quel
certo, e diterminato atto . Il di lei atto non è tale, che così ne di- termini
Tinfinità, c T indifferenza ; che in oltre altro atto, ed altra dttermina-
zione, e perfezione e’ non li abbia a», ricevere . La mobilità non h potenza à
produrre, o operare; non è a ricevere nulla, o patire ; non è ne attuofa, ne
paziente mmi*— * tì iiffr» tua' bene ella è ima potenza generale, ordinata ad
un generai atto, che attuandola; tuttavia nella fua capacità, o poffibilità
ancor la (èrbf. Quello è egli effe re in potèn- za, in quanto potenza; onde
Arinotele con profondo acume potè dire ciò che dille del moto in quella
dWfinizio-' ne A* otete^tffa-cggn^ ìzrònKéT Bà r » l tW l IH 1 ! g medefima
maravigliofe forze a conofce? re. Imperocché fa Mente puo^lla a fd medefima
rivolta, fopra di fé ogni fu a azione adoperare : ficco me fopra noi còti 1
altrettanti argom enti abbia m dimostra.’ > coniQqj^iioMjfrt( l pf73^5TPa Ja
yacjjj.' tà*#Plffipotenza della materia . Siccome la cognizione, non come il
moto della' materia è atto di ente in potenzi, in guanto potenza . La
cognizione non è* eftrinfcca, ma intrinfeca alla foftanza mentale, e
intrinfecamente la termina, e compie ; eflfere, e forma, e perfezionò in lei
rifondendo. Da qucikTnfigne 4 differenza della mente, c della materia, della
cognizione, e del moto e si viene con somma chiarezza a conoscere da una parte
il sovrano edere della men- cognizione te pura; e dall’altro, l’infimo edere
della Ù pura materia. Imperocché nella totale acuità, e impotenza della materia
e’ben li ravvifa la suggezione, la dipendenza, e lestremo bisogno, che ella ha
di ede- re moda, variata, e figurata: e per conseguente la Cua natura vuota di
ogni potere, e d’ogni atto, e luce mentale. E nella virtù della mente, che ella
ha di muovere, e for ma n e c ornare Ce fteC- fa, e’bene si riconosce la
sovranltà, e l’indipcndcnza, e la pienezza, e’1 potere di defima differenza
s’intende ancora, che è il proposto nostro, la natura del senso ragionevole
dell’uomo, e la natura del senso cieco animalesco: quella nella congiunzione di
mente sostanziale, colla materia formata; e quella nella comunicazione dell’
atto mentale alla materia ii forme. Ed ecco la natura sensuale, tutta con tutte
le operazioni ragionevoli, espressa, ed effigiata nella sola materia. Quando
per virtù della mente pura e paffa nella materia 1’atto mentale dell’ogni
comunicazione arimmetica, geometrica, statica;-c-+ l arrcr tfelt ogni potere
del moto nella materia più fina, agevole, ed attuosa con perpetue circolazioni,
ed ordinate diftribuzioni,jcon principi, progressi, e ritorni; e quello in fine
dell’ogni formazione coll’ideali plastiche, e della direzione, e
jigiuficasioiie coll’ideali direttrici significative. Ecco allora un principio
movente, ampio, pieno, perfetto, poderoso e fruttifero: onde nella materia
mondana è la direzione, e significazione ne’ corpi celesti di giorni, mesi, e
d’anni, e di ordinate stagioni, e di altri più ampii, e più perfetti periodi,
ed è 1’ogni formazione, o produzioo^di er- 1 f - ff dell’uomo, be, di piante, e
d’animali, e di ogni altra possibile spezie corporale . 11 qual principio è
egli la natura universale. E nelle- u^'- matene particolari coslrutte, ed ordì-
vt rjÀlc. nate con quegl’ingegni, e fornita di quelle virtù, e forme reali, ed
ideali e’proviene, e la produzione, o formazione de simili, e la significazione
e direzione di tutte le ordinate operazioni necessarie alla vita. 11 qual
principio a suo modo capa- -^ rt * ce, e potente, ed ordinato, c egli lana- f0
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A*'$ f* * # .^ "i ” « 12 IwNP %ìj *47 V«> tl ^4 M. Nome compiuto: Tommaso
Rossi. Rossi. Keywords: implicature moderna, argumenti contro LUCREZIO (si
veda), Lucrezio, De rerum natura, animi degl’uomini, anime degl’uomini,
animo/anima, corpi degl’uomini, corpi degl’animali, degl’affetti degl’uomini,
il senso, il moto, i corpuscoli, ossessione con Lucrezio come filosofo romano.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Rossi” – The Swimming-Pool Library.
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