GRICE ITALO A-Z R RIP
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Ripa –la scuola di Perugia – una icona griceiana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza
(Perugia). Iconologia. (Roma) è stato un filosofo, storico dell'arte e
scrittore italiano. M. Perugia. Da giovane entrò nella corte del cardinale
Anton Maria Salviati, come «trinciante», ovvero addetto a tagliare le vivande
della mensa del cardinale. Riceve il
prestigioso titolo di “Cavaliere de' Santi Mauritio et Lazaro” conferitogli da
Papa Clemente VIII.Membro dell'Accademia degli Intronati di Siena, dedita allo
studio di opere classiche e di medaglie antiche, ebbe contatti con quella degli
Incitati a Roma, città in cui risulta presente. Quale accademico aveva il
soprannome di «Cupo», e la sua impresa era formata da un «Tronco d'Amandola
unito con uno di Moro celso». Allegoria della Dignità -- è l'Iconologia overo
Descrittione Dell'imagini Universali cavate dall'Antichità et da altri luoghi,
pubblicata a Roma dagli Heredi di Giovanni Gigliotti e dedicata al cardinale
Salviati. Tra le fonti letterarie utilizzate per l'opera furono gli
Hieroglyphica di Pierio Valeriano, l'Emblematum libellus di Andrea Alciato, il
Discorso sopra le medaglie degli antichi di Sebastiano Erizzo e le Pitture di
Anton Francesco Doni. L'Italia turrita e stellata di R. Si può notare, sopra la
personificazione allegorica, la Stella d'Italia L'opera "necessaria à
Poeti, Pittori, et Scultori, per rappresentare le virtù, vitij, affetti et
passioni humane", è un'enciclopedia dove vengono descritte, in ordine
alfabetico, le personificazioni di concetti astratti, come la Pace, la Libertà
o la Prudenza, contraddistinte da attributi e colori simbolici. Il testo venne
riedito a Roma, per i tipi di Lepido Facij e dedicato a Lorenzo Salviati,
ampliato con oltre 400 voci e con numerose immagini xilografiche, tra cui
quella dell'Italia turrita e stellata, a cui Ripa diede i connotati definitivi[2],
col titolo Iconologia overo Descrittione di diverse Imagini cavate
dall'antichità et di propria inventione. Il testo veniva ripubblicato a Padova
dal tipografo Tozzi, con un maggior numero di xilografie, probabilmente non da
ascriversi all'autore. Presso la tipografia degli Heredi di Matteo Florimi a
Siena, venne ripubblicata con il titolo Nuova Iconologia, dedicata a Filippo
d'Averardo Salviati e con l'aggiunta di 200 nuove immagini dell'autore. -- è la
riedizione di quest'ultima a Padova presso Tozzi. Dopo la morte dell'autore
furono stampate presso il Tozzi a Padova la Novissima Iconologia e, la Più che
novissima Iconologia presso Donato Pasquardi, testo quest'ultimo ampliato da
Giovanni Zaratino Castellini. Dall'editio princeps a quella padovana,
l'Iconologia fu stampata ben sei volte, a testimonianza della larghissima
fortuna incontrata dal testo prima in Italia e poi in tutta Europa e
soprattutto in Francia. La traduzione francese dell'Iconologia, opera di Jean
Baudoin fu più volte riedita a Parigi; un'ultima edizione apparve ad Amsterdam.
Il prestigio dell'Iconologia subì un brusco declino in epoca neoclassica. «Già
l'Algarotti, discorrendo delle cognizioni e della cultura letteraria necessarie
al pittore, liquidava con uno sprezzante giudizio il libro del Ripa: «Credono i
più che il solo libro utile a' pittori sia la Iconologia, o vogliam dire le
Immagini del Ripa, o qualche altra simile leggenda». Condanne più autorevoli
vennero al libro da parte dei teorici della nascente scienza estetica moderna,
e se il Lessing ne toccò di sfuggita in un suo saggio minore per rilevarne
l'inesattezza filologica e la scarsa originalità, Winckelmann, nei Pensieri
sull'imitazione dell'arte greca nella pittura e nella scultura, quasi
certamente aveva in mente l'Iconologia quando, nel riconoscere la necessità di
repertori di figure allegoriche ad uso degli artisti, denunciava l'insufficienza
di opere del genere correnti ai suoi tempi: La pittura si estende a cose non
afferrabili con i sensi; tali cose costituiscono la sua più alta meta, ed i
Greci hanno fatto il possibile per raggiungerla come provano gli scritti
antichi. Se una rappresentazione di questo genere è possibile, non può esserlo
se non per mezzo dell'allegoria: cioè di simboli che esprimono concetti
generali. L'artista moderno si trova qui come in un deserto… Il pittore che col
pensiero va oltre la sua tavolozza, desidera avere a sua disposizione una
raccolta di studi, dai quali possa trarre le immagini significative e concrete
di cose che per se stesse non lo sono. Un'opera completa di questo genere non
esiste ancora: i tentativi fatti finora non sono abbastanza considerevoli e non
raggiungono risultati degni». Uno di questi tentativi era stata proprio
l'Iconologia, della quale, in un esplicito riferimento del Ragionamento
preliminare ai Monumenti antichi inediti, il teorico del neoclassicismo avrebbe
indicato i limiti maggiori nella scarsa fedeltà filologica ai monumenti
antichi: «Coloro che fin ora han trattato del bello, per pigrizia di mente,
anziché per mancanza di sapere, ne han pasciuti d'idee metafisiche. Si son
figurati una infinità di bellezze, e le han ravvisate nelle statue greche, ma
invece di additarcele, ne han parlato in estratto, e così come ha composto
Cesare Ripa la sua iconologia, quasiché tutti i monumenti si fussero
annichilati o perduti». Qui in effetti il Winckelmann riassumeva quanto aveva
scritto più analiticamente l'anno prima nel Saggio sull'allegoria, dove pure
collocava il Ripa fra i tre principali scrittori che avevano trattato di quella
«scienza», accanto al Valeriano e al Boudard. R. scrive in quell'occasione il
Winckelmann prese questo autore (P. Valeriano) per base dei suoi scritti, e
l'erudizione della sua Iconologia è per la maggior parte presa da lui: il
rimanente è tratto, parte dai libri che trattano de' simboli, come l'Alciato,
il Tipozio ed altri; una gran parte però è tutta sua, o per dir meglio è nata
nel suo cervello. Le sue allegorie sono immaginate e disposte come se non
esistessero al mondo monumenti antichi, e crederebbesi ch'egli non avesse mai
avuto la più piccola cognizione né di statue, né di bassirilievi, né di monete,
né di pietre incise». Nella raccolta (Nuova iconologia...ampliata, Padova)
viene descritta l'Hippocresia come: «Donna con una mascara sopra al viso in
modo che mostri due faccie; sarà vestita di cangiante, nella destra mano terrà
una pica, nella sinistra un pomo granato, et alli piedi si farà una Monna o
Simia». L'immagine richiama una realtà, la santità come simulazione, che, per
quanto comune ad altre epoche storiche, acquista particolare significato in
quanto connesso al processo di definizione del santo. L'Iconologia del Ripa fu
riscoperta nel novecento da Mâle in un celebre saggio, pubblicato in Italia (Lo
spirito continua. L'Allegoria) del volume L'arte religiosa (Francia, Italia).
Un altro importante contributo alla riscoperta dell'opera di Ripa è il saggio
di Erna Mandowsky Ricerche intorno all'Iconologia di Cesare Ripa (in «La
Bibliofilia», Olschki, Firenze) che ne ha sottolineato l'influsso sulla maggior
parte delle allegorie dipinte o scolpite. Di queste derivazioni la Mandowsky ha
disegnato una mappa molto documentata, anche se ovviamente incompleta, come
specificato nel titolo "L'azione dell'Iconologia sull'arte figurativa.
Tentativo di catalogo". Sono citate ben 283 opere di numerosi artisti dai
fratelli Cherubino e Giovanni Alberti ad Annibale Carracci, da Belisario
Corenzio al Domenichino, da Aniello Falcone a Luca Giordano, dal Guercino a
Nicolas Poussin, da Carlo Maratta a Paolo Morelli, da Andrea Pozzo a Francesco
Pianta, da Pietro da Cortona al Tiepolo e tanti altri. Edizioni dell'Iconologia
Iconologia overo descrittione d'imagini delle virtù. Vitij, affetti, passioni
humane, corpi celesti, mondo e sue parti, Massa. [ristampa anastatica
dell'edizione] Iconologia a cura di Piero Buscaroli, Prefazione di Mario Praz,
Torino, La Fògola, Milano, TEA; Neri Pozza Iconologia. Ovvero descrizione delle
immagini cavate dall'antichità e da altri luoghi, Castel Negrino, ISB.
[edizione romana] Iconologia (5 tomi), a cura di Mino Gabriele e Cristina
Galassi, Lavis, La Finestra [edizione di Perugia] Iconologia, a cura di Sonia
Maffei, Collana I Millenni, Torino, Einaudi, Onorificenze Cavaliere dell'Ordine
dei Santi Maurizio e Lazzaro nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere
dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro — Witcombe. R., Iconologia overo
Descrittione di diverse Imagini cavate dall'antichità et di propria inventione,
Roma, appresso Lepido Facij. «Come rappresentata nelle Medaglie di Commodo,
Tito et Antonino. Una bellissima donna vestita d'habito sontuoso et ricco, la
quale siede sopra un globo; ha coronata la testa di torre, di muraglie, con la
destra mano tiene uno scettro, overo un'asta che con l'uno et con l'altra vien
dimostrata nelle sopradette Medaglie, et con la sinistra mano un cornucopia
pieno di diversi frutti et oltre ciò faremo anco che habbia sopra la testa una
bellissima stella.» Saunders, The
Seventeenth-century French Emblem: A Study in Diversity, Librairie Droz. «R.'s
work enjoyed considerable popularity in France, where a French version by Jean
Baudoin was repeatedly published in Paris between 1636 and 1681, with a final
edition appearing in Amsterdam Savarese, Parini e l' «Iconologia» di Cesare
Ripa, in Iconologia pariniana. Ricerche
sulla poetica del figurativo in Parini, Roma, Bulzoni, Zarri, finzione e
santità tra medioevo ed età moderna, prima edizione italiana, Zappella (2009),
p. 176. Bibliografia L'Iconologia di Cesare Ripa. Fonti letterarie e figurative
dall'antichità al Rinascimento, a cura di Mino Gabriele, Galassi, Guerrini,
Firenze, Olschki Cesare Orlandi, Memorie del cavalier R., in Iconologia del
cavaliere Cesare Ripa perugino, notabilmente accresciuta d'immagini, di
annotazioni e di fatti dall’abate Cesare Orlandi patrizio di Città della Pieve
accademico augusto, I, Perugia Mandowsky, Untersuchungen zur Iconologie des
Cesare Ripa, Hamburg 1934; Erna Mandowsky, Ricerche intorno all'Iconologia di
Cesare Ripa, in La Bibliofilia; Gerlind Werner, R.'s “Iconologia”. Quellen,
Methode, Ziele, Utrecht; Pierre Hurtubise, Une famille-témoin. Les Salviati,
Città del Vaticano, Stefani, R. «trinciante»: un letterato alla corte del
cardinal Salviati, in Sapere e/è potere. Discipline, dispute e professioni
nell'università medievale e moderna, Atti del 4º Convegno..Bologna Stefani,
Cesare Ripa: New biographical evidence, in Journal of the Warburg and Courtauld
Institutes, Witcombe, R. and the Sala Clementina, in Journal of the Warburg and
Courtauld Institutes, Stefani, Giovanni Guerra «inventor» e l'Iconologia, in
Roma di Sisto V. Le arti e la cultura (catal.), a cura di M.L. Madonna, Roma;
Stefano Pierguidi, Giovanni Guerra and the Illustrations to Ripa's
“Iconologia”, in Journal of the Warburg and Courtauld Institutes; Pierguidi,
Alle radici dell'“Iconologia”. I rapporti di Cesare Ripa con Ignazio Danti,
Giovanni Alberti e Giovanni Guerra, in Arte cristiana; Stefano Pierguidi, “Dare
forma humana a l'Honore et a la Virtù”. Giovanni Guerra e la fortuna delle
figure allegoriche da Mantegna all'“Iconologia” di Cesare Ripa, Roma Maffei, Le
radici antiche dei simboli. Studi sull'“Iconologia” di Cesare Ripa e i suoi
rapporti con l'Antico, Napoli; Zappella, L'iconologia di Cesare Ripa: notizie,
confronti e nuove ricerche, Opera. Giuseppe Fornari, Aristotele e la rivalità
delle immagini. Il “Proemio” dell'“Iconologia” e i paradossi dell'imitazione
nell'aristotelismo del Cinquecento, in Cesare Ripa e gli spazi dell'allegoria.
Atti del Convegno, Bergamo, a cura di Sonia Maffei, Napoli Mino Gabriele,
Cristina Galassi, Presentazione, in Cesare R., Iconologia, I, Lavis, Maffei, Le
fonti negate dell'“Iconologia”. I contributi di Vincenzo Cartari, Domenico Delfino,
Giovanni Battista Rinaldi, Eustathius Macrembolites e un sorprendente apporto
di Théodore de Bèze, in Cesare Ripa e gli spazi dell'allegoria. Atti del
Convegno..., Bergamo, a cura di Maffei, Napoli; Sonia Maffei, Introduzione, in R.,
Iconologia, a cura di Sonia Maffei, testo stabilito da Paolo Procaccioli,
Torino; Giovanni Maria Fara, L'“Iconologia” di Cesare Ripa e la letteratura
scientifica del suo tempo, in L'“Iconologia” di Cesare Ripa Fonti letterarie e
figurative dall'antichità al Rinascimento, Atti del Convegno..., Certosa di
Pontignano. a cura di M. Gabriele et al., Firenze; Gabriele, Per
un’introduzione a R.: il catalogo e la catena di montaggio, Maffei,
L'“Iconologia” di R. tra tradizione cinquecentesca e sensibilità barocca Voci
correlate Iconologia Iconografia Italia turrita Andrea Alciato Pierio Valeriano
Ripa, Cesare, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. R., su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
Modifica su Wikidata Fabizio Biferali, R. Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana, R,, su Dictionary of Art Historians, Lee
Sorensen. Modifica su Wikidata Opere di Cesare Ripa, su Liber Liber. Opere di
Cesare R., su Open Library, Internet Archive. Modifica su Wikidata (FR)
Pubblicazioni di Cesare Ripa, su Persée, Ministère de l'Enseignement supérieur,
de la Recherche et de l'Innovation. Modifica su Wikidata La Biblioteca Virtuale
On-Line riporta le trascrizioni integrali delle edizioni dell'Iconologia
(Roma), (Roma) e (Padova). La Biblioteca Nazionale Francese rende disponibili
le pagine digitalizzate dell'edizione (Roma) e dell'edizione di Parigi. Sul
sito Delfico.it pagina dedicata a R. (con le varianti dell'allegoria
dell'Abruzzo, la bibliografia delle edizioni dell'Iconologia e i collegamenti a
numerose edizioni disponibili online.) Sul sito
www.asim.it/iconologia/ICONOLOGIAlist.asp si può consultare un database
dell'iconologia di Cesare Ripa, tratto dal volume Iconologia del Cavaliere
Cesare Ripa Perugino Notabilmente Accresciuta d'Immagini, di Annotazioni, e di
Fatti dall'Abate Cesare Orlandi..., Perugia, Stamperia di Piergiovanni
Costantini. Portale Arte Portale Biografie Portale Rinascimento Categorie:
Storici dell'arte italiani Scrittori italiani Nati a Perugia Morti a Roma
Studiosi di iconografia Cavalieri dell'Ordine dei Santi Maurizio e
Lazzaro[altre] Erudito e letterato; passa gran parte della sua vita a Roma al
servizio prima del cardinale Montelparo e poi della famiglia Salviati. Pubblicò
a Roma la prima edizione, senza illustrazioni, della Iconologia; l'opera, il
cui grande successo è testimoniato dalle numerose edizioni e traduzioni
successive, corredate di illustrazioni, ha vasta influenza sulle arti
figurative almeno. ROMATreasure^oom ICONOLOGIA DI R. PERVGINO CAV.rc DE' S.li
MAVRITIO E LAZZARO, JiELLsA QjfULE SI ÙESC^T^O^O DIVEBJE IM^GIT^J di
yirtkjfitij tuffetti Vaffìonihumane, t Arti, Discipline, Humerì, Elcmenti,
Ccrpi CeleHi,Vrouincie d' 'Italia, Fiumi, Tutte le parti del Mondo, ed altre
infinite materie. OPERA VTILE AD ORATORI, PREDICATORI, POETI, PITTORI,
SCVLTO&I, Disegnatori, e ad ogni tudioso di GRICEVS, per inventar concetti,
emblemi, ed imprese, per divisare quaifivoglia apparato nattialt, funerale, trionfale.
Per rapprefenur poemi drammatici, e per figurare co'suoi propij fimW* ciò che
può cadere in pensìero ninnano AMPLIATA VITIM^MEVJE D^tLLO STESSO jt VT Ò ^£ DI
XC, imagini, e arricchita di molti difeorfi pieni di varia eruditione i con
nuovi intagli DEDICATA ALL'ILLVSTRISSIMO SIGNOR SALVIATI. W* KAc*nA*J &%*
«4-^rjont- SIENÀ ì Apprcsso gìTUeredi di Fiorimi 3i6i$, con licenza
de’superiori. Ad infialila di Ruoti libraio in Frenze. LO STAMPATORE A'LETTORI.
^j VA KDO FA utoredella preferite opera è qui in Firenze, si dolfe meco un
giorno che dagli stampatori di Roma gli fofle stata lacerata, trafeorrendo
effila stampa senza correttore, e mi feoprì l'animo fuc di volerla far
rrftampare eoa aggiunta di dugento imagini da lui di nuouo inventate con
difeorfi moltocopiofi 3a fineche riufciiTe maggiore, e più douitiofa. Sapendo
io la fama dell’operae vedendo sì amplo; accreseimento, prefi già quattro anni
sono l'opera sopra di me, e diedi principio a stamparla, ma per varij miei
impedimenti non ho potuto prima che ora spedirla, anzi per isbrigarla più
tosto, una parte ne mandai alla stampa di Siena. Mentre che si stava quaff
circa il fine, viddi comparire vnMeonologia vfeita dalia ftamparia del Pafquati
di Padova; nella quale fappiafi, che non è accrefeiuta cofa alcuna, ancorché
nella Dedicatoria dica lo Stampatore, che per configlio di Perfona dotta fi
mife a riftampare il prefente volume coaaggiunte, & miglioramenti tali, che
fi pud dir più tofto nuouo, che rinouato . Mollò da tali parole credetti, che
qualche nobik intelletto l'haiierTe veramente accrefeiuto, attefochefi vedono
molti ingegni erTerfi facilmente foileuati ad accrefeere opere difpofte,come
quefta, per gradi elementari ; ciò apparii nelle Polianthee, ne Thefori, ed in
altre opere rimili più volte accrefeiute. Laonde volfi confrontare il fudetto
volume di Padoua con quello di Roma per veder raccrefeimento, ne vi frollai
aggiunto pure vn iota. Trouaifi bene mancami iTProcmio^ che certo tralaiTar non
£ Joueua, percioche in quello l'Autore fcuopre il fuo final difegno, e difeorre
circa le forme delle Ima°ine fondatamente, ed e come vndifeorfo in genere d'
imagini, il quale è necefiàrio, che fi metta auanti le fue fpetie . Ogni Autore
per l'ordinario prepone il fuo Proemio, l'Oratore ad Attico dice, che in ciafehedun
libro vfaua Proemij, Plinio nel 3 y.libro fa altrettanti proemij, Quante volte
è Maro riftampato Plinio, non fi fono mai gettati via li Proemij 3 in fomma non
è bene defraudar l'opera del fuo premeditato, e compofto dalpropio Autore. Non
doueuà ne ancho il detto Stampator di Padoua tralaflar la dedicatoria, dell'
Autore, per dedicarla ad altro Signore, quello è vn voler donar ad altrui quel,
che non è Tuo. CeBe» Rodigino dedicò le fuc pretiofe fatiche a Giouanni
Grotieri Segretario del Rè Chriftianiffimo, ed in quel tempo fuo Theforiere
dello Stato di Milano; quelli, che le hanno riftampate dipoi, benché habbiano
dedicare le loro ftampe ad altri, non hanno però rifiutata la dedicatoria
dell'Autore. E così vedefi in più antichi Autori .. Valerio Maffimo dedicò
l'opera fua a Tiberio Imperadòre, Plinio a Vefpefiano, Polieno ad Antonino e a
Vero. Vegetio a Vaìentinianojne moderno alcuno leua il prologo dedicatorioder
detti Autori, ancorché dedichi la fua editione ad'altri. Il Caualier Ripa come
quel, che compofe la fua Iconologia in Corte del Cardinal Saluiati, la dedicò
la prima volta all' ifteffo Cardinal fuo Signore, la feconda,morto elfo Card.
la dedicò aH'Illuftrifs. Marchefe Saluiati, comeherede del detto
Cardinale,quefta terza,e(Tendo ancho morto elfo Sig. Marchefe,l'ha voluta
dedicare all' HluflrifsioiQ Signor Filippo fuo; ftrettifììma parente . La
tardanza noftra in iftamparla hauerà giouato per auuertire i librari, ed
a!tri,,ehe non piglrno errore dalla Dedicatoria,e frontifpitio def volume di
Padoua,oue dic^ di nuouo in queft'vltima editione corretta diligentemente, et
accrefeiuta ; attefoche non è accrefeiuta d'imagini imaginate di nuouo, ma di
6q> intagli più conforme al tefto (rampato in Roma: ciò non fi chiama
accrefeere, ancorché fi tufferò intagliate tutte le ottocento imagini, che fi
contengono in detto tefto di Roma . Accrefeiuta fi deue dire la predente,
perche oltre le 8 oo. imagini ftampate in Roma,e riftampate in Pad Hia, n'ha
prodotte l'Autore dugento altre con rate efpofitioni, ftampate hora da me con
nuoui intagli in maggior numero di prima, fi che quefta è la più copiofc d'
ogn' altra Iconologia fin qui ftampata, la quale, accioche fia in tutto, e per
tutto gradita, ho anchor io hauuta auuertenza alle correttioni, ed alla
difpofitione di più Tauole, come nel fine del saggio potrete vedere.
Eviuereitlici. ALL’I LLVSTRISSIMO SIC E PADRON di R. COLENDISS. IL SIGNOR
SALVIATI. E prime fatiche eh' io fa intorno alla materia delle figure
gieroglifiche, sono da R. dedicate all’illujlrissimo SALUTATI, conte a signore
e padrone di R. ionico, e liberali/fimo benefattore che /la in gloria. Doppo la
sua morte, avendole io di numero assai maggiore accresciute, le dedicai ali9
lllufhrifltmo Signor A4 archefe Lorenzo SALUTATI di buona memoria. I/ora, che
colfauor Diurno l'ho mcgliorate, e,per quanto ha potuto la debole^a
dell'ingegno in quefla miagraue età, ridotte aperfettione, non ho hauuto a
dubitare a cui thauejjf a dedicarci perche sfatte cofa propia deU V WuftriJJìma
Qtfa Salutati, non conueniua, che 'vjcifiero fuor a Jòtto altra protet tiene .
Ho doluto dunque la ter^a ìolta, che elle compari/cono nelcofpetto del Ai ondo,
che portino in fronte il nob'ilijpmo nome di V. S. llluftrijjtma :., dalla
quale, come opera d'vnfuo deuottjjtmoferuitore m'djsicuro, che far anno difefe,
da chiunque *volef>e calunniarle s Sperando infame, che Elia fa per
conofiere mquefto la continuatane dell'antica yerafèruitu mia Perfidi Lei, e
del? llluBrifsimaCaJajua; e quanta ftima ho fatta fempre, ed hoggi più,, che
mai io faccia del e del merito, che rtjplendono in V.S.lUuJlriJsima. La quale
fuppht i co, t ydeferfha lìmta
}gradifiaqtiejf4miafathaquatellaj!/!a^iconofcendo in. e jf a t affetto
deticrijfimo dell'animo mio/tlqu«r'tconoji le de ji aerar elle for^e maggiori
fer manift fi arie quanto iole"^i* va deuotijjimo'jeruitcre, mercè delle h
onoratijjt me qualità,miro nella ferfena di ZJ. S. lllujìrijsìma,la quale frego
Dio, che lungamente conjerui felice. X>/ "Rema ti di i ydi Smentire, +,
Dt V. S. Ijlujlr'tpjma . Humilifs* ed Olhligatifi* Semhore UCaudicre " R.
PERVG1NO, PRO EMI Q> Nelouak fi difcone genericamente di varie forme d'i
magmi con le lor regole. W^ìT^^Tl???^) £ Imz&ni fatte per fignificare vna
dmtffa cofa da p -^tó jT k t> AG^il "> {ìue^a > *he fi vede coti
l'occhio, non hanno altra pia C*^^* Js5 $-.&§4>wb terta> ne più
tfniùerjale regolai che l'mitatione dette C^-03 y '&**ÌS memorie, the fi
trouano ne' Libri, ntUe Medaglie,e tS^ L ^Sjg, ne' Marmi intagliate per
induttria de' Latini, et de* ^D^w. £ Greci >odi quei più antichi, che furono
ìnuentori di fe^2^^¥^^k©»^§ quetto arti fitto. T ero ccmwuntmente pare, che chi
f^É'^K^fX^Kte "^ s'affatica fuori di quella imitatione, etri, 0 per
/g»oOfi^L\5tA3&\3c«0' ran^a,o per troppo prefumere, le quali due macchie
fono molto abbonite da quelli, che attendono con le propie fatiche ati'ac
quitto dì qualche lode . Ter fuggire adunque ìlfofpetto dì quefta colpa, ho
giudicata buona co} a, ( haaendo io voluto di tutte quette Imaginifare vri
fafeio maggiore di quello, che fi poteua taccone dall' offeruationi delle coje
pia antiche, &' pero bìfognand& jìngtrhemolte, et molte prenderne delle
modernedkhiar andò verifimilmentecia* Jenna) trattare alcune cefe intorno al
modo difoimare^e dichiarare i concetti firnbolkhnel principio di quett' opera 3
la quale forfè con troppa diligenza di imiti amici fi follecita,efi afpetta
liqualifonoio in principal obbligo di contentare . La/dando dunque da parte.
quell' Imagine, della quale fi feruti tiratore, et delia quale tratta
frittotele nelter%o libro detta fina Pittorica, dirò foto di quella, che
appartiene a* Dipintori, ouero a quelli, che per mezzo di colori, 0 d'altra
cofa vifibile pefiono rapprefèntare qualctoecofa differente da effa, et ha
conformità con Patirai perche, fi come quefta perfuade molte volte per mezzo
dell' occhio,cofi queU ìa per mezzo delle parole mutue la volontà:& per che
ancho quefta guarda le metafore deUeccfe, 1 he fiatino fuori-delTbuomo>&
quelle, che con effo fono congiunte,€? che fi dicono ffftntia li. T^el primo
modo furono trattate da molti antichi, fingendo Flmagini delle Deità, le quali
non fono altro, che veli » 0 vettimentida tenere ricoperta quella parte di filo
fifa, cheriguarda lageneratwne, et la correttone delle cofe naturali, 0 la
difpcfitione de' Cieli, 0 l'irftutn\a delle Stelle, 0 la fimc ?£* della Imttr Q
altre jmili eofe, le quali ton vn lungo ftudio ritrovarono per per auan^are in
quefta cognitione la "Plebe, et accioche non egualmente ì dotti, et
l'ignoranti potefftro intendere, et penetrare le cagioni delle cofe, fé le and
aitano copertamente communio andò fra loro > et coperte ancora per mezzo di
queHe imagini, le laf ciancino a* ToHeri, che doueuano a gli altri efiere
fuferiori di di' gnità, et difapienfa . Di qui è nata la moltitudine dette
Fauole degli antichi Scrittori > le quali hanno l'vtile della fetenza per li
dotti, et il dolce delle curio fé narrationi per gì* ignoranti . Terò molti
ancora degli huomini di gran conto hanno Stimato loro degna faticalo fpiegare
quelle cofe, che trouauano in quelle Fauole occultate, lafciandoci ferino, che
per IHmagine di Saturno intendeuano il Tempo, il quale a gli anni, a' mefi, ed
a giorni da, et toglie l'effere, come efio diuorauà quei mede fimi fanciulli,
che erano fuoi figliuoli. E per quella di Giouefulmimante, la parte del Cielo
pia pura, donde vengono quafi tutti gli effetti Meteorologici . Ter Vlmagine
ancora di Venere d'eHrenta beitela, l'appetito della materia prima, come dicono
i f 'ilo fofi, atta forma, che le da il compimento. E che quelli t che credeuano
il Mondo effere corpo mobile, ed ogni cofafuccedere per lo predominio dette
Stelle (fecondo,cbe racconta nel Timandro Mercurio Trifmegiflo) finfero *Argo V
aflorale, che con molti ocebij da putte le bande riguardaffe . Queflo ìflefìo
moUrarono in Giunone ifofpefa in aria dalla, mano di Giove, come diffe Homero,
ed infinite altre imagini, le quali hanno già ripieni molti volumi, et fiancati
moU ti Scrittori, ma con profitto di dottrina,.& di fapien^a. il fecondo
modo dette Jmagini abbraccia quelle cofe,cbe fono neh" buomo mede fimo, o
che hanno gran vicinanza con efio, come i concetti, et gli h abiti, che da'
concetti ne nafcono,eon lafrequen \a di molte anioni particolari ; et concetti
dimandiamo fenfa pia fattile ime fligat ione, tutto quello, che può efierfignificatocon
le parole j il qual tutto viencommodamente in due parti fiiuijo. L'vna parte è,
che afferma, o nega qualche cofa d'alcuno ; P altra » ebe nò . Con quella
formano l'artifitio loro quelli, che compongono llmprefe, nelle quali eon pochi
corpi,& poche parole vnfol concetto s'accenna, et quelli ancora, che fanno
gli Emblemi, oue maggior concetto con pia quantità di parole, et di corpi fi
manifeUa . Con queHa poi fi forma l'arte dell' altre Imagini, le quali
appartengono al noHro difcorjo, per la conformità, che hanno con le definitioni
y le quali filo abbracciano le virtà, ed i vitti, o tutte quelle cofe, che
hanno conuenien^a ton queìli, ocon quelle, fen^a affermare, o negare alcuna
cofa,eper. effere ò fole friuationi,ohabitipuri4fi efprimono con la figura
hamana conuenientemente, Tercioche, fi come Ibuomo tutto è mifura di tutte le
cofe, fecondo la commme opinione de' Filosofi, et d'^riHotile in particolare,
quafi tome la definitione è mifura del definito, cofi medefimamente la forma
accidentale, che apparifee (He* dormente d'e[fo,può effer mifura accidentale
delle qualità definibili, qualunque fi fi ano, o dell' anima noftrafola, o di
tutto il compoilo . adunque vediamo,che Jmagine non fi può dimandare in
propofito noHro quella . che non bà la forma delih uomo, et che è imagine
malamente diflint a, quando il corpo principale nonfk in qualche modo
l'offitio, che fa nella de finiti one \d fuò genere. Tiel numero dell'altre
coje da auuertirefono tutte le parti effettuali della cofa iftefia; iHeffa ; e
di qucHc fdti ne cellario guardar minutamente le dìfpófikìonì,ele qualità. Dì
fpoft clone mila teflafarà la pofitura alta, o baffa > allegra, o
malinconica » trdiuerfe altre pafjioni,chefifcuopronorcomein Teatro neUC
apparenza della faccia delVhuomo . Donerà ancor* nelle braccìa*nclle mammelle
gambe ne* piedi, nelle treccie, ne' ve siiti, ed i# ogni altra cofa notar fi la
difpofitìone,omto pofitione difiinta, e regolata, laquale ciafeunopotràdafe
mede/imo facilmente conofeere, fen^a che ne parliamo altramente, pigliandone
efjsmpio da' Rpmani antichi, che offemarono tali dìfpofttìoni,p articolarmente
nelle medaglie di Adriano Imperati re, l' Allegrerà del Topolofotto nome
d'Hilarità public a (la figurata con le mani posle air orecchie ; il Voto
publico con ambe le mani aliate al Cielo in atto dì fupplicare ;veggonfi altre
figure pur in medaglie con la mano alla bocca ; altre fiedono col capo
appoggiato alla deiìra j altre Ranno inginocchiate ; altre in pie* dì; altre di
fpofte a e aminare ; altre con vn piede aliato, e con altre* arie difpt*
fitìoni deferitte da Ridolfo Oceone. Le qualità poi faranno t9l ' effere
bianca, onera ; proport tonata, ofproportiona* ta ; graffa, o magra, giouane, o
vecchia, ofìm'dì cofe, che non facilmente ftp of* fono fé parare dalla cofa,
nella quale fono fondate, auuertendo,che tutte quefie parti facciano infieme vn
armonìa talmente concorde, che nel dichiararla renda fodisfattìone il conofeere
le conformità delle cofe > ed il buon giù litio di colui, chi Iha fapute ordinare
infume in modo, che ne rifui ti vna cofa fola, ma perfetta » et diletteuole .
Tali fono qua fi vniuerfalmente tutte quelle degli antichi, et quelle ancora
de* Moderni che non fi gouernano a cafo . E perche lafifionomia, ed i colori
fono con" fideratidagli Antichi, fi potrà e iafe uno guidare in eie
conforme ali* auttorità di +Ari 'flotile, il quale fi deue credere, fecondo
l'opinione de* Dotti ychefupplifc 'a fola in ciò y come nel reHo a quel, che
molti ne dicono : efpeffo lafciaremo di dichiarar* li, baHando dire vna, o due
volte fra tante cofe poHeinfteme quello, che, fefoffera dipinte, hijognarebbe
maiifeHare in ciafeuna, maffi inamente che poffonoglifìudiofì ricorra e ad
*Aleff andrò d* ^ìleffandro nel libra 2. a cap. ip. oue in dotto compendio egli
manfefta molti fimboli con fue dichiarationi attinenti a tutte le membra, e
loto colori. La definitioni fet itta,bencheft faccia di poche parole^ di poche
parole par, che itbbìa efterqmftainpif tura adimitatione di quella ;nonè
peròmatel afferuatione dimolte cofe proposte, acciocheo dalle molte fi posano
eleggere le pache, che fanno più a propofito, 0 tutteinfiemeficcìanovia
compofttione,chefia pivefimile alla deferittione, che adoperano gli Oratori,
edi Poeti, che alla propia difinitione de* Dialettici . il che forfè tanto pia
conuenientemente vien fatto, quanta nel reflo perfefleffa la Vittura più fi
confà con queHe arti più fu ili, et più diletteuoli, che con qmfia più occulta,
et più diffìcile . Chiara cofa è, che ielle antiche fé ne vedono, e dell vna, e
dell'altra miniera molto belle, e molte puàìtiofamente compone . Hora
vedendofi, che quella forte d*lmaginì fi riduce facilmente ali a fi militudine
dslla defìniùone, diremo ; che sì di quefle, come dì quelle, quattro fono i
capi,. ole ò le cagicni principali, dette evali fi puh pigliare fcritne dì
fornirle,&fid£ mattarne ceti ncnti rfitati tuie Stuoie, di Materia,
Efficiente, forma, et Fine, dalla diuerfità de* gitali rapi 'rafie la
diuerfità, che tergono gli Ruttori molte ite Ite in difinire ma medefima coja,
e la diuerfità medefimamente dimclte Ima%m fi tu per fiigmficarc fra cefi fida
. jl t he elafi uno pe rfe Siefio potrà notare ir. queSìe ifltfle, eh e ncib
abbuino da diuerfi antichi principalmente raccolte, e tmu quattro adoperate
infime per me tirare vnafila cofit, fi bene fi trottano in alcuni luoghi ; con
tutte ciò, deuendofi bauer riguardo principalmente adinfegnare cefi, occulta
cor. modo non ordinario, per dilettare con l ingegnosa inuentione » è lodtmh
faìlo con vnafola, per non generare ofcurità,efafiidio in ordinare /piegare, et
mandare a memoria le molte . ^elle cofe adunque, nelU quali fi poffa dìmoflrare
ultima differenza, fi al* cuna fé netruoua 9qne fi a fila beffa p,er fare V
imagine lodeuoley& difimmaperfettione, in mai can^a della quale, che imita
firnprecon la cefi medefima, ne fi di feerie,fi adoperano le generali, come
fono quefte,cbe pofìe infiememofirano quello iHeffo.che conterrebbe effa fola.
Dapoi, quando fappiamo per queftaflrada'difìintamtnte le qualità \ le co*
gioni, le propietà, et gli accidenti d'vna coja definìbile, accìoehe fi ne
faccia; C imagine s bì fogna cercare la fimilìtudine, come hahbiamo detto nelle
cefi ma* tpiali, la quale terrà in luogo delle parole dell' Imagine }o
definitane de Rettori ; di quelle, ebe con fiflono nell egual proportìone, che
hanno due cofe dìHinte fra fé Èie fife ad vna fola diuerfa da ambe dm,
prendendo fi quella scbe è meno ; come,fe, per fimilitudine di Portela fi
dipinge la Colonna, perche ne gì' edificij fofìiene tutti ifaffi, e tutto l edificio,
che le Hàfopra, fenica muouerft » o vacillare t dicendo, che tale è la fonema
neW huomo, per foììenere la gratterà di tutti ifaftidij)& di tutte le
difficoltà,, che gli vengono addeffo, et per fimilitudìne della Pittorica la
Spada,elo Scudo, perche, come con quefli inflrumenti il Soldato difende la vita
propia, et offende l'altrui, cafi il Retbore, e l'Oratore, co' fuoi argomenti
> onero entimei mantiene le cofe fauoreuoli, et ribatte indietro le
contrarie. Serue anchora, oltre à quefìa >vn altra forte di fimilitudine,
che è quando due cofe difiinte contengono in vna fola deferente da efie ;
come,fi, per notare la magnanimità, prende ffmo il Leone, net eguale tffa in
gran parte fi fcuopre ; il qualmodo è meno lodeuole,ma più v fato per la
maggior facilità della inuentione, et della diebiaratione ; et fono quelle due
forti di fimilitudine il neruo, et laforta della imagine ben formata ; fen\a le
quali, come efia non ha molta difficoltà,cofi rimane infipida, et J ciocca. Ciò
non è auuertito molto da alcuni moderni, i quali rapprefentano glieffet* ti'
contingenti, permofìrarel'efìentiali qualità, come fanno, dipingendo perla
Difperationevno t che s appicca perla gola : per l* sAmicitia due perfine ycbe
fi abbracciano : o fimili cofe di poco ingegno, et di poca lode. E ben vero,
come he detto, che quelli accidenti, che figuitano ncceffarianientc la coja
lignificata relC Imagine, farà lode >f orli in alcuni luoghi dienti, et
nudi, cerne in particolare quelli, che appartengono alla fiftonomU, ed alèbabituìine
ietcorpct* che danno inditio del predomìnio, che hanno le prime qualità nella
compofitiote dell' kuomo, le quali difpongono gli accidenti e tìeriori d'ejfv,
&lo inclinano alte dette pa/Jìoni, o a quelle, che baino con efie
conformità. Come tfe douendo di* fingere la Malinconia, // Tenfìero, la
Tenitcmp, ed altre fimili, farà benfatto il vi/o afcìutto, macilento, le chiome
rabbuffate, la barba incolta, et le e arni non motto giouenilì ima bella, l a
feiua,frefca rubiconda, et ridente. Si dotterà fare + il 'Piacere, il Diletto,
VMlegre^a, ed ogn altra cofafmile a quelle, et, fé bene tal cognitione non ha
molto luogo \ nella numera tione dey 'fiatili, nondimeno è "pfata
ajfai,& quefìa regola de gli accidenti, et degli effettigià detti, non
ferri' prejeguitarà ; come nel dipingere la Eelle^a, la quale è vna cofa fuori
della com fr enfiane de3 predicabili,&,febene neW huomo è vna proportione
di linee, et di colori, non è per queflo ben efpireffa Vimagme, che fia
fouerebì amente bella, et froportionata ; perche farebbe vn dichiarare idem per
idem, ouero pia toih Vna cofa incognita con vn 'altra meno conofeiuta, et quafi
vn volere con vna candela far vedere dipintamente il Sole, et non
baurebbelafimilituiine, che è l' anima ; ne potrebbe dilettar e, per non bauere
varietà in propofito di tanto momento: il che principalmente fi guarda. Terò mi
Vh abbiamo dipinta a fuo luogo col capo fra te ntiuote, et cm al* tre
conuenienti particolarità. Ter bauere poi le fimilitudini, atte, et con*
tteneuoli in ogni proposito tè bene d 'auuertire qUel, che auuertifcono i
Bietta \ ri, cioè, che per le cofe conofeibilì fi cercano cofe alte; per le
lodabili, fplen^ dide; per le vituperabili, vili ; per le commendabili,
magnifiche. Dalle quali cofe fentirà cìafcuno germogliare tanta quantità di
concetti neW ingegno fuo % fé non è pia, che iterile, che per fé Hefio con vna
cofa, che fi proponga, farà ballante a daregufio > et fodisfattipne àW
appetito di molti, et diuerfi ingegni, dipingendone l'imagine in dhterfe
maniere, èrfempre bene . J{e io oltre a queHf-auu'ertimenti; li quali fi
potrebùono veramente ffiegare^ con affai maggior diligenza, fo Vederne quafi
alcuno altro degna di feri» uerfiypcr cognitione di que He 1 magmi, te quali
fono in vero ammaeftramento nato prima dall' abbondanza della dottrina
Egittiaca, come fa teflimofiio Cornelio Tacito, poi ribettito, ed acconciò Cól
tempo, come racconta Giovanni Gorocopio ne* fuoi Gìeroglìficbi ; talmente, che
potremo qmfia cognitione a fi migliarla ad vna perfona f apiente, ma ver fata
nelle folituiini, et nuda per molti anni, la quale per and. tre do ne èia
comerfatiotte fi r'mefìe » accìoche gli altri | allettati dalla vagherà
efkriore del corpo, che è l'imtgine, defiderino d'intendere mimitammte quelle
qualità, che damo fplendide^a all' anima, che è la cofa ftgmjìcata, et fola era
mentre Haua nelle Solitudini accarezzato da pochi Hranieri . E folo fi legge.,
che Tittagora » per vero defìderio di f^pien^a penetrale in Egitto con grandini
fatica, cue apprefe i fecreti delle cofe, che occu lattano in qu:{ii Enigmi, e
però tornatofene a ca/a carico d'arni^ di f apuana, mnté che doppo morte dtiU
(m fila e a fa fifatefie vn Tempio, eonfaeratoal merito dtljuo faptre . Trouafi
ancoraché Piatone gran parte della fua dottrina cane fuor* écVe fin ftcretcìge,
nelle quali ancora i fanti Profeti l'afeofero . E Chri?to>che fu
l'adempimento delle Trcfetie, occultò gran parte de* jeereti diuini fatto
l'ofeurità delle jite parabole, Fu adunque lafapien^a degli Egitti/ come huomo
horrido, e mal nettilo adornato dal tempo per confeglio dett'efperien%ayche
mofiraua efìtr male celar gì indicij de luogbi,ne 'quali fono i T efori,
accioche tutte affaticandofi armino per quefio mezzo a qualche grado di
felicità . Queflo vefìirefu il comporre i corpi dell'imagini dipinte di colori
alle proportioni di molte varietà con belle attitudini et ton efquifita
delicatura % e dell'altre, et delle cofe ifteffe, dalle quali non è alcuno, the
alla prima viUa non fi fentamuouere vn certo defiderio d' inuefìigare a che
fine fieno con tale dif pò fittone, ed ordini rapprefentate. QuefiacUriofità
viene ancora accrejciuta dal vedere i nomi delletofefottofcritteail' ificjfe
imagini . E mi parcofadaoffcruarfi itfottoferiuereinomi, eccetto quando deuono
effere in forma d'Enigma, perchefen\a la cognitione del nome non fi può
penetrare alla cognizione delia cofa ftgnìficata ., fé non fono
Imaginiirmiali*, che per tufo alla prima vifla da tutti ordinariamente fi
riconofeono ; s'appoggia il mio parere al co fi urne degli antichi, i quali nelle
medaglie loro imprimeuano ancho i nomi delle Imagini rapprefentate, onde
leggiamo inefìe, ^bundantia » Concordia, Fottitudo, Fé» lìcitasi TaXy
Trouidentia, Pietas, Salus, SecuritaSiViEloriaiVirtuS) e mille altri momi
intorno alle loro figure. E queilo è quanto mie paruto conueneuolefcriuere per
fodisfatt ione di quelli $, che fi compiacciono delle no fire fatiche :
T^elthe, come in tutto il reslo dell' opera., fé l'ignoranza fi tira addofio
qualche biafimo, hauerò caro, che venga in parte f granata da Ila diligenza,
dallaquale principalmente ho appettata lode, ed ho tolto volentieri il tempo
.agliocchijper darlo afta penna, accioche venendo Coperà, benigni Lèi"
tori, in mano vofir*, io conofea da qualche applaufo delle voslre lingu* di non
hauer perduto il tempo, feriuendo. ÀBBON ABB0ND4 M2 *Ò NN À gratioia,che
hauendo d'uba teì^^irfohdaàl svaghi verde,&i fregixleil'oro«del iùo
vefiknteo,foniotrotó^oprri z:t ICONOLOGIA' eflendo che il %t>el
Vèrdcg|iar\;bèn1gnàperes. Pomorum viario euruanfur ponderami, Et bromio fitis
piena liquore mb«t. Cerne bo5um{praecudumq;gi?eges;àinclafteushiimor
tìincj^ngyi fudant vimina vm fcrittoPET-ilAHiT ATOVE^pI,^ neUaman.finiftr'a
h™™JPz D 7 C E SQUÈRI P J f ' -ghirlanda teffuta d'Alloro-, Mederà, Mirto, da
Iamedefima mano, periodino vn paio di pomi graniti, federa in vira fedia
fregiata di fogliami,^ frutti -ài Cedro yGipìteifo, e Quercia, com'ànco
ramid'Oliua, in quella-, parte oue liappqggia il gombitò, luogopiù proflìmo a
la figura . Starà in r mezzo d'vn cortile onibrofo, liiogo bofcareccio di
villa; alli piedi haue' 'rà buona quantità di libri, tra quali rifiedavn
Cinocefalo,*) ti pollice, e leuandoiì la ruggine diuiene lucido, e rifp
tendènte, coti nell'Accademia leuandofi le cofe fuperfiue, et emendandolilt
componimenti* fi polifcono >&f illuftrano l'opere, e però è necetiario
ponerle fotto la lima de feueri giuditijj de g\i accademici, e fare come dice
Ouidio nel Jib.pr.de Ponto.acciò fi emendino, e polifchino»
SeilicetincipiaHaJima mordacius vti, Vt iub ìudicinmiìngula verba uocem . Onde
Quintiliano lfec.cap.iij.opus poliat lima, et non fenza ragione fi fdegna
iioratio ne la Poetica de i latini, che non poneuono al par de i Greci cura, e
fatica » in limare, e pulire l'opere loro . Nec virttitc foret clarisq;
potentius armis, Qùam lingua latium,fi non offenderet vnum-, . Quenct£ poetarum
lima labor, et mora vo$ o Pompiliu? lànguis carmen reprashendite, quod noa
Multa diés, et multa lituracoerunt. B t il Petrarca Sonetto 18. Ma trouo pgfo
non de le mie braccie, Ne opra di polir con la mia lima-, . Quindi è, che molto
accortamente dicefi, che ad' vn* opera gli manca l'vltima lima,, quando non è a
baftanza terfa, e-/ pulita, veggiafi ne gli Adagii . Limam addere . Da quali
habbiamo cauato il motto, oue legge* fi, circa l'emendàtiónede l'opere. Limadetrahitur, atq; expolitur,
quod redundat, quodq; incultura eli, et limata dicuntur expolita . La ghirlanda fi teflc d'Alloro, Hedéra, e Mirto,
perche fono tutte tre piante poetiche, per le varie fpetie di poefia,che ne
l'academie fiorifeono, impercioche il Mirto è pertinente al Poeta melico
amorofo, che con fuauità, e giacere cantagli fuoiamori, perche il Mirto,
fecondo Pierio Valeriano, e fimbolodel piacere, oc Venere madre de gii amori,
anzi riferifee Nicandro, che Venere fu prefentealgiuditiadi Paride incoronata
di Mir* lo, tanto gli era grato, e però Virgilio in Melibeo . Populus Alcide
gratinimi, vicis lacca?, ' Formofas Myrtus Veneri, fu a laurea Phcebo. Et
Ouidio nel principio del 4. lib. de Fa fti, volendo cantar de le fcftt#
d'Aprile, mefe di Venere, inaoca Venere, laquale dice, che gli toccò le t empie
con il Mirto, acciò meglio potette cantare cofe attenenti a lei. Venimus ad
quartuai, quo tu celeberrima menfem-., Et vatem, et menfem compagnia di molte
genti congregate in vn luogo, per la cui vinone fi conlcruano, e però erano
dedicati a Giunone, la quale hebbe epiteto di conferuatrice, fi come fi uede ne
la medaglia di Maronita, con tale Daròle 1 V N OCOMERVATRIX. *£ per quello at^S
. Per -quello anco Giunone era riputata prendente de li Regni,cpmgeuafi con va
melo granato in una mano,come-Confsruamce deli* vnione depopoli. Sedera i'Academia
perche J5 COSMOLOGIA ^che gli efferati; de gli accademici fi fanno fedendo in
ordinanza tra di Ic£,ro, ui farà intagliato il cedrone la fedia^pereifere il
cedro /imbolo dell'eternità. Ante alias enim arbores cedru^
fternitatishieroglyphicumeft, Dice Pierio, polche non.fi {putrefa, ne meno fi
tarla, a la qua?f eternùà deuono hauere la mira gli accademici, procurando
demandar fuora l'opere loro limate, e terfe^aeciò fieno degne di cedro, attefo
che Plinio lib. K5.capj.Jp.dice, che una materia bagnata di. fucco, o uerounta
di olio cedrino, non fi rofìca da le tigntiole,£ come nel capitolo^e libro i
jj. afferma jde ilij)rìj.di Nurna Fomjùjio ritrouati dopò, $g 5-anni nel colle
Giariicola, "da Gneò'Tèreiitjb fcnba /mentre, riuangauà > &T
affoflaua il iuo campa onde, cedro dignajocutus . dice/id'uno, che habbia
parlato /«comporto cofa degna di mémoria,Xide.ttO;vfdto da.Perfio ne la prima
Satira, veggiafi Teofrafto lib,j. e Diofcoride lib. pr. cap. ®& e: l'Adagio
. Digna cedro, per il che Horatio ne la poeticadifl? .; Iperamus carmina fingi.
; Tolfelinenda cedro, &leuiferuandacuprefib» rii3 E però vi fi in
taglierà,anco il cipreflb efiendo incorruttibile storne il
ce4rq,e,piglja,f]i.d^ £ier]QJP&r,& perpetuità.,, la quercia.parimente^
tfmbolé della diuturnità, àppreffó f'ifteflb Pierio, e de la virtù, sì che
anc^'efia vU Viconuerrà,tanto,più che negli/Agonali capitolini inftituiti da
Dominano Imperadore li virtuofi, che vinceuanO in detti giuochi, fi coronauano
jdi quercia, -come g li Hiftrioni, i Citharedi, eli poeti . Giouenale. t
Ancapitolinam fperaret, Pollio quercum, E Martialfi ., f O'cui Tàrpeias licuit
contingere quercus. T)ì che più difufamente Scaligero nei pri. lib. cap. ju
fopr* Aufonio poeta." ^'Oliuaper eflfere Tempre verdeggiante porteli
pure.per l'eternità, del* t quale ^Iuf. ne la i.queft.del^.Simpofio,co(ì ne
ragiona 01eam,laurumiac "figurata de la natura^ita,& viuaciti de
l'ingegno de.lafapienza, e icienza, ienzaìe quali nèceflarie doti non Ci può
e.irere.acqademieo, perche chi n'£ priuò dicefi di lui., tratta, e parlàCratfa
l^inerua j ciò è groflolanamenG? 5da ignorante fenza fcienza:onde tra latini
deriuafi,. quel detto inuita Mi? iierua,più volte vfato da M. Tulio,e da
Horatio in quel verfo de Ja poetica. ~..\: vji Tu nihil inuita dices faciefq;
Mmerua. ipM Tu non dirai, ne farai niente inquplloche ripugna la natura del tuo
ingegno,^! fauor del cielo, li come fanno certi belli human che. uogUono •fare
de l'accademico^ e delpqejta cpn quattro uerfi bufcati di qua, e di là fenza
naturale inclinatione, e fcienza,nes'accorgono, che quanto più parlano, più
pàlefano l'ignoranza loro, bifogna adunque achidefidera immortai nome di faggio
accademico pafcerfi delftutto.de l'oliua,cioè affaticarti per l'acquifto de la
fcienza, e iàpienza con li notturni ftudii,& uigiUe,de quali t /imbolo
l'oliua/ondetraftudiofifene forma quel detto. Z> jfw £• £ ® et « rE ($r:fW
ldsGfè più ihdruilria^efatiea di mente, che 1paftì,cràp&>' 4c, e
(ielittecì vuole perjpttenere le fcienze,'e quell'altro^ detto Oleum,&
Operarci perdere ^quelli, che'perdòno la fatica,e'l tempo in còfa, che non
.neponno riuteire Con vtrlc, e honore, e però. San Girolamo ditte a Pam-*
^^t:o|iio> pleuni perdit, &impenfàs>quì bouem mittit ad Ceroma . Cioè
' pefde,l'pli© *re la fpeìà;, il tempo, et l'opera, chi manda il boue ala Cero
' ^QaiFngutntQcoiaploftoxi'otìo, e di certa iorte di terra, il che fi dicedi
quelli, rche) yogbónOiammaeftrareperfone di' groflo ingegno incapaci tit'pgni
foieh^a > laquale fi apprende con induftria, e fatica,'figniikata ìil± Quello
luogo per il ramò d'oJiua,ia*cui!fronde.è aipra, et amara, com'anco il frutto
-prima che fiacolto,& maturato, ehefe diuenta dolce,efoaue •eie ne; caua
fbauifsimo liquore, Gieroglifico de la fatica^ et anco
dell'eJjÌr-iHt&,,tfom e? quello, che eonferua i corpi da la corruttione i e
putrefattipnè ; eoli la fetenza è aipra,f& amara ;per la fatica
/Seinduiìria, che fi ci mette pe^confeguirlat cPlta_> e.maturata che s'è,
cioè confèguita Ja__, ipienza,.fe ne ferite frutto, e contento grandiffimo con
eternità dèi proprio nome, laqualcpefta in mente dVnoftudiofo gli alJeggerifce
Ja -fati* f a,ifi come anco ilfrutto,e'l contento, che fpera raccogliere da le
feienze. •; federa in mezfcp d'vn cortile ombro fo, o ufero luogo bofeareccio
di villa per; inemoriaJdeHa prima Accademia* che fu principiata in villa da vii
nobil pèrfonaggio, chiamato A cadendo, nella cui amena :uilla,nonJuhgi d'Atene
fi radunauano i Platonici* con il lor diuin Platone, a difeorrere de
^ii^letteu^^atonrcijficome narra Diogene Lagrtiojneitoitjf df
§atpn^|0^^o;ratiqlio.i,eap>^ ;: irìiàa >JL : :.; ;
Àt^neipterfiloas.Academi.quasrerever.um. V ;r M Carlpfte£no Hifiorico dice,che
tal villa, o felua folle fontana d'Atene iniliepafin, sì che la prima Accademia
hebbe origine nelJavilìa> eprefeii nome dà À caderci o nome proprio, perche
è dafaper$,che ie fette, GCr adunanze di virmofi, preffo>gli-antichi fono
ffajte denominate intremodi,da coiìumi,daluoghi,& da nomi propri! di
petfonejda cpflumi ignomì' niQil furno detti ifeguacid'AntifteneCinic^o vero
perche haueuano per coflume di lacerarel'opera,e la vita altrui con dentie
canino, e mordace >ol uero perche à guifa de cani non fi uergognaflero di
ufar palefemente, come 1 cani l'atto Venereo,sicomedi Crate,& Hiparchia
filofofeiTa forelladi Metrpcle cinico,narra JUertio. Elegit continuo puella
> fumptoq; il. Ifiis habitu vna cum uiro circuibat > et congrediebantur
in aperto,atquc ad coenasproecifcebatur. Dacoilume nonetto furno
cniamattifeguaci di Anftotilo Peripatetici [apo tu peripatin.] Quod ett deambulare,
perche heòbero per coftume difputarecaminando;da luoghi publicipréle«. ro il
nome quelli, che furno nomati da le città. Vt Elienfes, MegarenUs,&
Cyrenatcìyeda luogo priuato gli Stoici,li quali prima fi chiamauano Zenonn, da
Zenone lor Principe . -Ma da che detto Zenone per render fi. curo da misfatti
quel portico d'Atene, doue furno verifico, cittadini cominciò mi adiicorrere et
adunare U fua fetca,furno clamati Sioici,per-** . • che % che[Stóa] lignifica
il portico, onde Stoici furnp quelli, che frequétauanò detto portico, che fu
poi ornato di belMme, figure, da Polignoto,famo« fo pittore da perfone fono
flati nominati ^Socratici, gli Epicurei, et altri da li loro maeftri, e come
detto habbiamo, queflo ifttffo pome d'Accademia si deriua dal nome propriojdl
quello Heroeplatonico,detto Academo, ne la cui villa fi radunaganolPiatonici,
laquale adunanza fii Ja_# prima, che fi. tìii^^flei^^t^^mta^iridipoi tutte le
adunanze de uirtuofi, ipno (late chiamate Accademie, per fino a» tempi noftri,
ne quali s'vfa_» p quarto tnodo di nominare per lo più l'Accademie dalla
ellettione di quii che nome fuperbo ^& ambitiofo, da graue, e módeftp, da
faceto, capric* ciofp, et ironico, e queflo vltimae aijfaj frequentato da'
moderni : e per lèguitare i'eipofitione dellajrioftra figura diciamo, che la
quantità de li* 4*H, ||n pejcedetto ^Torpedine . Accidia, fecondo S. Giouanni
I3amafceiJo].>.èuna triflitia>cheag^raua la mente,che non permette, che
fi facci opera buona . Vecchia ii,dipingè, perche negl'anni ièmlicerTano leforze,
et manca |auirtù^'pperare,cpme dimaflra Dauidriel Salmo 7p.doue dice.: Ne
proiicias me in tenipore ieneiftutis, cum defecerit uirtus enea ne dereJinquas
me. Jvlal ueftita fi.rapprcfenta, perche l'^ccidianon operando cofa ueruna,
induce pouertà,e miferia, come narra Salomone ne i Prouerbii al.2$. Qui
pperatur terram iuam fatiabitur panibus,quiautem fe&atur otium replebigur
aggeliate . £ Seneca jnel lib.de benef.Pigntia efl nutrix «egeftatis. li fla^e
a federe nella guifa, che dicemmo (ignifica, che l'accidia rende l'huomo
oriolo, e pigro, come bqne lo ditnoftra il motto fopradetto,e S. Bernardo
nell'Epiftoie riprendendo gj'accidipfi con* dice : O homo imbrudens m lillà
nj^llium nuiuftiant ei, et d.cies ccntcna milha ailìflunt ci, * pc tu federe
praeiùmis ? jLa tefla circpndata gol panno &ero ^dùnoft ra la mente
deji'accidioib occupata dal torpore, e cJie rende Phuomo ftupido,&
inienfato,come narra Ilìdoro ne' foliloquii lib, z Per torporem vires,&
ingemmi! derìuunt» Il pefce, che tiene nella delira mano lignifica Accidia,
perciochefi come quello pefce^comedicono molti Scrittori,e particolarmente
Plinio ljb. 1%. cap.pr. Athaneo Jib.7. e Plutarco de iblertia Animahum.) per Ja
natura, e proprietà fua, chi lo tocca con Improprie mani, o vero con quaifìuogiia
iftrumento,corda,irete,oaltrj>lorède talmette lupidc,che nò può operar colà
nilluna;cosi l'accidia hauend'egli l'ilhflfcmale qualità, prende,fupera, et
vince, di maniera quelli che a quello vjtio Ci danno, ciie U rende inhaiuli,
infenfati^ e lontani da opera lodeuole, cX^ virtuofa. Accidia. Onna vecchia,
brutta, cheftia à federe, con la delira mano tenghi vna corda, e con la
finiflra vna lumaca, o nero vna tartaruca ; Lacorda denòta, che l'accidia
%a,&^ vince gftotìomini,'.e li rende inurbili ad operare, * B Eia oi re / A
E la lumaca, otartaruca,dimo firmo la proprietà deg l'accàd io fi, che Sono
ouofi, e pigri „ Accidia . DOhna che ftia a giacere per terra, et a canto ftarà
vn afintf fi m ìimente a giacere, il qua! animale fi foleua adoperar da
gl'Egittii per mo* llrare la lontananza del penfi ero dalle cofe
facre,erehgioie,con occupatici e continua nelle vili, et in penfìeri
biafimeuoli, come racconta Pierio Valeriano. ACVTEZZA DE LINGEGNO. LA sfinge
feomenarra PierioValeriano nel Jib.vjr fintola punta del* la zagaglia di
Pàllade, fi come fi vedeua in quella flatua di M inerua, che Plinio dice efiere
anticamente fiata drizzata in Arene ) ci può fignificare l'acutezza de
l'ingegno, percroche non è al mondo cofa sì coperta, e tanto nafeofta, che
l'acutezza dell'human© ingegno (coprire, e diuu lga • re non polla, sicome
detto habbiamo in altro luogo nella figura de l'ingegno, però fi pò tra?
dipingere per tal dimoff razione Minerua in quella guifa,che fi fuole
rapprefenfare, ma che però /otto a la zagaglia vifia una sfinge > e o ine
habbiamo detto ACQVISTO CATTIVO. HVOAlO veff ito del color delle foglie
dell'albero» quando ffanno per cafcarejftarà detta figura in atto di camminare,
et vn lembo della ve fte ftia attaccato advn fpino, tirando vn grande fquarcio,
acheriuolta moftri il difpiacere che ne feme, e nella deflra mano; terrà vn
nibbio che rece r Vcftcfi del detto colore, perche fi come facilmente cafeano
le foglie dell'albero, cofi anco eafcanq, et vanno a malelecofc non bene
acquinoteli! medefimo dimofìra lofpino, perciocne quando l'huomo men pesila
alle cofe di mal'aequifto >all*hQrane riceue danno, e vergogna .. Tiene
conia deflra mano il nibbio, per dimoftrare quello chea quetfo propofito di/Te
l'Agiato, tradotto in noftra lingua L'edace Nibbio mentre Kecefouerchio cibo,
che ràpio> Con Ja madre fi duol del fatto rio r Dicendo, Ahivche del ventre
M'efcon l'interiora, e in gran periglio» Mi fento, S ma quel d'altrui .
ADOLESCENZA. VN giouinetto vcflito pompofamente,con la deffra mano fi apog*
gerà ad'vn'àrpada fonare»e conia finiftra terra vno fpccchio, in cap# tna
ghirJandadifiori,poferivn piede fopra d'vn'órologgio da polucre, che mofln che
ria calata alquanto più poluerc di quella della puentia,& d.ì l'jltra parte
vi fia vn palone. AdoDI /ì Adolescenza. VERGINELLA di bello afpetto,coronata Si
£ori, moftri rifo,& allegrezza, con la vefte di varii colori . Adoleicenza
è quella età deirhuomo, che tiene dal decimo fino al veti» tefimo anno, nella
quale l'huomo comincia col mezzo de* fenfi,ad inten4ere,& imparare-fraa non
operare le non confiifamente: comincia oenc ad acquiftare vigore ne' fenfi per
cui deità la ragione ad eleggere, ào^ volere,-e quello fi chiama augumento . La
vederi varii colori è antica inuentione * perche gli Egittii, quando voleuano
inoltrare nelle lor pitture l' Adolescenza £ fecondo che racconta Pierio)
faccuano vna vefte di varii colori,fignihcando la volubilità dei Ja natura
gioucnilc,el Jà varietà de'defiderii, chefogliono venire àgioaiani, mentre fono
nella.più frefea età, e ne gli anni piùtencri: pero dicefi che la via
dell'Aquila in cielo, del ferpe in terra, della naue inacqua e dell'huomo
nelradoiefcenza fono difficili da conofeere, e ciò lì troia Belli Proverbi al
3. La corona decori, e la diraoftratione del rifo, figmficafloallegrezza
ilchciùole regnare affai in qùefta età, che pcrciòfi rapprefeata alleerà * *
dindio afpctro,dicendofineiProuerbi alxv.Che ranimoalleerorei^ deretàJiorida,
AD/VIATIO N>E. DOnna allegra con fronte raccolta, farà ueftita di cangiante,
con la deftramano terrà un mantice d'accendere il fuoco, e con la finiilr* vna
corda, cVallipiedivifaravn camaleonte. Adulatione,fecondo Cicerone nel*
Ji&dellequeftioni Tufculane i vm peccato fatto da un ragionamento ir* vna
lode data ad alcuno con animo &intentione di compiacere,
oueroéfalfaperfuafione, e bugiardo con* fentimeuto, che ufail finto amico nella
conuerìatione d'alcuno, per farlo credere di fé fteflò,e delle cofeproprie
quello che non è, e faflì per oiace* re,operauaritia. r r
Veftefidicangiantcperchel'adulatorcéfaciliffimoad ogni occafinne a cangiar
uoito, e paroie,& dire sii, enò, fecondoil gufto di ciafcuna-T f>erlona,
come dimoftra Terentio nell'EunucoQuicquid dicunt laudo, id rurfùm fi negant
laudo, Id quoque negatquis, nego : ait, aio . II Camaleonte fi pone per lo
troppo fecondare gl'appetiti, ÓVI'odc mone altrui jperciochequefto animale,
fecondo che dice Annotile G trafmuta fecondo k imutationi detempi, come
l'adulatore' fi filma Difetto nella fuaprofefiìone, quando meglio conforma fé
ftefib ad aDokl derperfuointereffeà gH altrui coftum&neorchc &Stà^t^
cocche per effereil Camaleonte timidifiìmo, hauendo m fefiefiopo chifiìmo
/angue, cquello intorno al cuore,ad ogni debole incontrarne cfitrafmuta^ondefi
può uedere, che l'aduJafioneeindicio dipocofpU rito, e.4 animo bailo in chi
l'efercua, et in chi uolentieri l'afcoka, dicen. B % do 0. do Annotile nel 4.
deli'Ethica, che, Omnes adulatores funt feruiles, 6VT abietti homines. 11
inantice,che è attiflìmo inftrumento adaccendereil fuoco, et ad am* mozzare 1
lumi accefi,folo coi vento, ci fa conoicere, che gl'adulatori col vento d:lle
parole vane, ouero accendono il fuoco delle paflìoni,in chi V0 Jontien
gl'afcalta,ouero ammorzano il lume della verità, che altrui mauteneuaper la
coguitione di fc/telìa. X.acorda,che tiene con la finiftra mano, dimoftra, come
rettifica S. Agoflino,fopra il Salmo p.che l'adulatione lega gl'huomini ne 1
peccati,dicendo: Adulantium linguas ligant homines in.peccatis,delettat enim ea
facere in quibus non foUim non metuiturreprashenlbr, lied etiam
laudaturoperator . E ncll'iftcflb Salmo fi legge : In la^uco ifto, queiii
abfconderunt, couiprajaenlus eli pes eorum_, . * L'haDJ . • L'hauere la fronte
raccolta fecondo Ariftotile de Fifonomia cip. p. fignificaadulatione. 'opre di
fintion*, di vario afpetto, Sfinge,CamaleontereCirceimmane., Cari ciie
liifinga, e morde, acuto ftrale, die non piaga, e che inducei; ftrane moro T
Lingua, che dolce appar mentre e più fella . ' In fomma e piacer rio, gioia
mortale, Dolce tofeo, afpro mei, morbo di corti, Quei che Adular l'errante
volgo appella. ADVLTERIO. N Gìouane pompoiamente veftito,che ftiaa federe* e
iìa eraiTo con ladeftramano tengtii vna Morena, et vn Serpe riuolti ambidui
duiin bei giri in atto dieficril congiunti infame, e con Jaiiaijfcwvn** nello, o
fede d'oro che dir neghamo, qual fi fuol dare allefpofe#c chcj ii a vifibile *
ma che ila rotta* deue incominciar/ì dalia difinitione elicila, acciò Ci
iappiadi quello, che fi tratta l'adulterio è adunque vno illecito concubito
d'vn marito, o ucro d' vna maritata,. San Thoma* lo. 3ecunda,iecund«. queft.
154. arti, f. proibito già nel Lenitico al cap. *|t..agiuxitoui pena di morte,
comeancora nel Deute ronomioalcap. 21* &f;^€ftjmpcdilca;: in piedi per
moftrare dilpofiuone al moto :in luogo difficile, e pencololò, perche
ìnquellopiùf agilità li manifefta ; col piede a pena tocca la {erra aiutata
dall'ali,perche l'agilità humana,che quella intendiamo, fi^folleua col vigor
degli fpirici lignificati per l'ali,& alleggerire in gran parie in noi,il
pdòdella iònia terrena. $TVDIO DKL UAGR I C OLTV li A . .nella medaglia di
Gordiano. VNA donna in piedi, che ftà con le braccia aperte, &.
moftra4ufrare* mali > chele (tanno a piedi, cio£ va coro 4* vna banda, e
dall'altra*» irn leone. IHeone fignifica la terra, perciochè (infero
gl'antichi,che-i1 carro della tlea Cibekfiiife tirato da due leonine per quelli
intendeuano l'agricoltura. Il toroci moftra io ftudio dell'arare la terra, e ci
dichiara li commodi delle biade,con Àudio raccolte. t, i' AGRICOLTVRA, DOnria/v^ftitàdi
verde, con vna ghirlanda di fpighe di 'grano incapo», nella finiftra mano tenga
il circolo dei dodici legni celefii, abbracciando con la delira
vn'arbureello,cheiiorifea> mirandolo fi rio j a piedi vi farà vn'aratro. Il
vestimento verde lignifica la rperanW,fènzà la quale non farebbe, cW fi defle
giamai alla fatica del lauorare,e coltiuar la terrà. La corona di ipighe,fi
dipinge per lo principalfinedi quell'arte, ch'è di far moltiplicar le biade,che
lòn necefianea mantener là vica dcU'iiuomó. L'abbracciar l'arbufcello
fionto,& il riguardarlo fiifo, fignifica l'amor dell'agricoltore verfo le
piante, che iòno quali lue figlie, attendendone il denato frutto,che nel.fiorir
gli promettono. 1 dodici Lgni fono i vani tempi dell'anno, et
leftagiohi,chedaefla agricoltura fi considerano, L'Aratro fi dipinge come
indumento principaliifimo per quell'arce. Agricoltura. DOnna con veftimento
contefto di varie piante, con vna bella ghir landa di fpighedi grano, et altre
biade, e di pampane con l'vue; por era in fpalla con bella grazia vna zappa, e
con l'altra maiwvn, roncete to > e per terra vi farà vn aratro . Agricoltura
e artedi Iauorare la terra, feminare, piantare, cV infegnare gni torte
d'herbe,& arbori,co cóferuatione di tempo,di luoghi,e di cofe. Sì dipinge di
verte contefta di varie piante, e cori la corona in tetta tefitadi fpighedi
grano, et altre biade, per efler tutte quelle cofe riccljezdeiragricoltura, fi
come refenfce Propertio lib. 5. dicendo.. Felix agreftum quondam parata
iuuentus, Diuitiasquorummeflìs, &f arbor erant. 'Glifi da la zappa in
fpalla, il roncio dall'altra mano, et l'aratro da inda per elfer quelli
ftromenti ne celfarii all'agricoltura. C Agriif Agricoltura. DOnna veflita di
giallo, con vna ghirlandai» capodi fpighe dìgra no,nella delira mano terrà vna
falce y e nelftaltravn cornucopia pi no didiucf fi frutti, fiori, e fronde. 11
color giallo del vestimento fi pone perfimilitudine del color dell biade,
quando hanno bilbgno che l'agricoltore le raccolga in premio delle fue
fatiche,. che però gialla fi dimanda Cerere dà gl'antichi Poeti. ALLEGREZZA.
GìOVENETTA con fronte carnofa,. lifeia, e' grande, farà veflita di bianco,. e
detto veftimento dipinto di uerdi fronde, e fiori rofsi, e gialli, con vna
ghirlanda incapo di varii fiori, nella mano de lira tenga vn vafo di criftallo
pieno di vino rubicondo, e nella finiftra vna gran tazza d'oro. Siad'afpetto
gratiofo;» e bello, e prontamente mofiniilra iiauerà il cornò di douitia, e fi
potrà veflire di verde. Allegrezza d'amore. Glouane ueftita con diuerfitàdi
colori piaceuoli, con vna pianta d fiori di borragine fopra i capelli,, in mano
porterà faette d'oro, ed piombo, onero fonerà 1* ArpaAllegrezza, Letitia, e
Giubilò. 'Nagiouane appoggiata ad vn olmo ben fornito di viti,*& calch
leggiermente vn cauolo fodo, allarghi le mani, come fé voleffi donar prefenti,
e nel petto hauerà vn libro di Mufica aperto . L'olmo circondato di viti
lignifica allegrezza del cuore r cagionata in gran parte dal vino,come dille
Dauid:e l'vnione di fé Hello, e delle proprie forme, e pafsioni, accennate col
cauolo :e lamelodia.di cofe-g ratea gli orecehiv %9 irecchi, come la Muficay
ch'i cagione delia ìetitia, la quale fa parte delle [uè facoltà à chi ri'è
#iÌQgirofo, per arriuare a più perfetto grado di contentezza.. . Allegrezza VNa
giouanettà coi* ghirlanda di fiori* in capo, pecche li fanciulli ftanno Tempre
allegri i ej perche nelle fefte public he antiche-» tutti fi coronauano, e
loro, e le porte deUe loro caie., etempi.j,ÓV~ animili, come fa
mèntioneTertuli-. del lib. ''fife corona Militis ;3 e con la delira mano tiene
vn ramo di palma, 6%, «di oliu&i per memoria della Domenica delle Palme, e
l'allegrezza con chie -fu ricevuto Chriiìtf JN.S. eoa molti rami di palme ;
e^d'oliue ., Allegrezza. . NEllà medaglia di Fàùftina è vna figura ., laquale
con la deftra tiene vii .Cornucopia pieno di vani fiori, frónde, e fruttile con
la finiftra vn'afta ornata da terra fino alla cima di fronde,e di ghirlande,
Onde fu pre* fa Toceafione daìlainfèriziioiìe, Che còfi dice^HILAR ITAS. €
Alfeso Allegrezza^» . VN A belliflìma giovinetta vettita di verde, porta in
capo vna bella, et vagha ghirlandaci rofe, &C altri fiori, con la deftra
mano tenghivn ramo di Mirto inatto gratiofo, e bello, moftrando di porgerlo
altrui. Bella giouanetta, et veftita di verde fi dipinge, eflendo che Ja-t A
llegrezza conferua gl'huomini giouani, &C vigorofi, fi corona con la
ghirlanda di rofe, et altri fiori » perche anticamente era inditio di fefta_,,
e di allegrezza, percioche gl'antichi celebrando i conuiti coftumorno adornarli
di corone di rofe > et altri fiori, di quale corone veggiafi copiofamentein
Atheneolib.15. Tiene con la deftramano il ramo di Mirto eflendo che appreflb
gl'antichi era fegno di allegrezza, et era coftumenei conuiti che quel ramo
portato intorno ciafeuno de gli fedenti a tauola in uitafle l'altro a cantare,
perilche vnauolta per vno prefo il ramo cantaua laluavokajdelqual coftume
Plutarco nei fuoi Simpofiaci,cioè conuiti largamente n'ha difputato nella prima
quiftione in tal maniera. Deinde vnufquifque propriam cantilenane accepta
myrto,quam ex eo Afaranappellabant,quod cantaret is cui tradita. eaefl et >
C. che fu battuta, l'anno del Signore 110. Ini vn'altra medagliadi Adriano, ab
rrbe condita 874. con le palile H1LARlTAS. Populi Romani . Figurali vn* donna
in piedi con ambi le mani pofte all'orecchie* AMAR'iTVDINE. PER famarifudine fi
dipinge da alcuni vna donna veftita efi nero» che tenga con ambe le mani vn
fauo di mele, dal quale fi neda germogliare una pianta d'afientlo, forfè perche
quando fra.no in maggior felicita' della ulta, allora ci trouiamo in maggior
pericolo de difaitri della Fortuna ioueropercheconofcend3iì tJtte leqaahtì
dalla 03 maona: del contrario^. all'Idra fi puàiuuire perfetti, fetenza dilla.
d.olcezzi_»». quando ti quando fi è guftata un'eftrema amaritudine, però difle
FAriofto* Non cono fee la pace, e non la ftima Chi prouato non ha la guerra
prima. E perche quella medefima amaritudine » che è nell'aflentio > fi dice
ancora per metafora efierenegl'huominiappafsionati . AMBITIONE, VN A donna
giouaue ve Aita dì verde confregi d'hellera, inatto di &lire vn'afprifsima
rupe, la quale in cima habbia alcuni feettri* e corone di più forte, &On.
fu& compagnia vi fia vn k&m con la tefìa alta»,. L'Am baione*, come la deferiue
AleflàndVo Afrodrfèo t e vn'apperi to di fignoria, onero come dice S>,
Tommafo, è vn'appetito inordinato d'honore; la onde fi rapprefenta per vna
donna veft ita di verde, perche il cuore dell'iiuomo ambulalo non.fi. pafee
mairi altro, che di fperanza d'i grado» d'honore, eperà fi d ipinge che
ià&i ia la rupe* ■fesr. 1/regidell'helleraci fatino conofcere, checomc
quella pianta Tempre \VafaJendo in.alto, erompe ipejfolejnura, che Ja
foftentanò; cosi l'ambiitio.fo.no.il perdona alla patria, jie a i parenti, ne
alia religione, ne a chi gliporge aiujoioconfigliojchenón Venga continonamente
tormentando con l'ingordo defi.derio d'eifer reputato fempre maggiordeg l'altri
. Il leone con la tetta alta dimoftra, che l'Ambitione none mai fenza
fuperbia> Da Choftofòro Landino è pollo il.Leone per l' Ambinone, percioche
non fa empito contro chi non gli refìfte, così l'ambitiofo cerca d'effer
fuperiòre, et accetta chi cede, onde Plauto difle : Superbus minoreSdefpicit*
niaioribus fnuidet j &ik>etio: Ira ìntemperantis fremit, vt Leònis
animum gettare credant* Et a quefto propolìto, poiché l'ho alle
man|,agg.iungerò per fóddj(sfatione4e.iLetton vniònettojdi Mar CO Antonio
Cataldi j che dice con* .. ODi «difcordia, e rifle altrice vera ^ Kàpina di
virtù ladra d'honori., Ore di farti, di pompe, e di splendori Soùra'lcorfo
morrai ti pregi altera: Jtù fe.i di glorie altrui nemica fiera Madre
d'hippocrifia fonte d'errori, Tu gl'animi auueleni, e infetti i cuori Via più
di Tififon, più di Megera, Tu fedi yn nudùtf Dio ftimarfi Annone, D'Etna
Empedocle efporfì al foco eterno } O' di morte miniftra Ambinone, TV dunque a T
onde S tige, al lago A u erno Torna, che fen^a te languè Plutone,• L'alme non
fenton duol, nulla è l'Inferno ì Ambinone. DÓnria giouane,veftita di verdefcon
ftabito fuecinto, è con li piedi nudijhauerà a gl'hpmeri l'ali, &con ambe
lemani njoftri di metterti Confufamente in capo più forte di Corone, et hauerà
gl'occhi bendati . Ambitionejfecondò S. Tdmmafo 2.2. q. i^i.art.i.è vn'appetito
difordi tiato di farfi grande i e di peruenirea Gradi,Sta.n,Signorie, Mag
idrati, ST pffieiiiperqual fi uogliagiufta* ò ingiù ftaoccafione, virtù ofo,»o
vitiofo jnezo, onde auuiene che quello fi dica eflereambiiiofo, cóme dice
Arittotilenel Quarto dell'Etnica, iiqualepiù che noii faccia meftiere, et
appetito, fecondo il detto di Seneca nel 2. de ira '.Non eft contenta honoribus
Annuis fi fieri pò teft uno" nomine Vult feftos occupare;, et per omnem
Orbem titulos difponere . Età quefto propfito non voglio lafciare di
fcnUerevn'Àgramma fatata fopra la prefente figurala Taddeo Donnola, che così
dice AmBitio. Amo tibi. Grammaticam falfam quid rides 1 define namq; Ex vitio
vitium nil nifi colligituf. Tu laude hinc homines, qiios ambitiofa cupido, Cascos, de
mentes, ridiculofque facit . AMPIEZZA DELLA GLORIA. SI dipinge per tale effetto la figura d^Aleflandro
Magno con vn folgo* re in mano, e con la corona in capo. Gl'a*ntichiEgittii
intendevano per il folgore l'ampiezza della gloria, e' la fama per tutto
ilmondodiftefaeflendo, che niun'altra! cófa rendei maggior fuono, che i tuoni
dell'aere, de quali efeéil folgore, onde per tal cagione fcriuono gl'Hiftorici
ch'Appelle Pittore Eccellentifllmo, volendo dipingere l'effigie del Magno
Aiefiandro gli pòfe in mano il folgore, accioche per quello lignificale la chiarezza
delfuoìiome, dalie cofe da lui fatte in lontani paefi portata, 6V" celebre
per eterna memòria. Dicefi anco, che ad Olimpia madre d'Àleffandro,-apparue ih
fogno vn folgore, il quale gli daua inditio dell'ampiezza, e fama futura nel
figliuolo. AMICITIA DONNA veftìtadi bianco, maròzzamente, mòftri quafi la
fini/Ira' lpalla, et il petto ignudo,con la deftra mano moftn il cuore,nel
qua-le ui farà un motto in lettere d'oro così, LONGÈ ET PRGPE: 6^, nell'eftremo
della uefteui farà' fcritto,-MORS,^ ET VITA. Sara impigliata, et in capo terrà
unaghirlanda* dì mortella, et -'di fioridi pomi1 granati strecciati
infieme,>nella£onte uifaràfcritto.&YEM& HY,EM5, EASTAS' Sarà
fcapigliata, et con il braccio finiftro terrà un'olmo fecco, il quale farà circondato
da una uite uerde. Amicitia fecondo A nftotile è una fcambieuole, efprefia, e
reciproca bentuolenza guidata per uirtù, e per ragione tra gli huomini, che
hanno conformità di influfsi, et di compiei fi ohi. Uueltimento bianco, e
rozzo, è la femplice candidezza dell'animo, onde iluero amore fi feorge lontano
da ogni forte dijfinuoni,òc dilueiartifitiofi, Moftra la fpalla finiftra, et il
petto ignudo, additando il cuore col mot to, Longe, cV" prope, perche il
uero amico, o prefente, o lontano che fi* dalla periòna amata, col cuore non fi
iepara giamai; et benché itempi, et ]jif ^rtuna (i mutino, egli è fempre il
medefimo preparato a viuere, e morire per l'interefle dell' amicitia, e quello
fignitìca il motto, che ha nel l^bo delia verta ^ et come, fanno 1 dadi,quando
lì giuoca con elfi. » lì Mirto;che è Tempre verde,è fegnò, che l'amicitia deue
Tiftcflia conferà aarfi,nemai per alcuno accidente farli minore. Amieitia. VN
cieco#chcpcrtifopraallefpalle vno, che non pofla flare in pi^di^r cornei
feguenti verii dell'Ai ciato dichiarano. Porta il cieco il ritratto' in siile
fpalle. Et pervocediluiritrotta.il calle,= Così l'intero di due mèzzi fafli,
L'vn predando la vifta, e l'ai tr ftrarc,che li hauellero a tener lontani
gl'amici finti, et ingrati,, fece leuare da i tetti della caia tutti 1 nidi
delle rondini ... AMMAESTRAMENTO VOMO d'afpetto magnifico, et venerabì le, con
habito lungo,, et ripieno di magnanima grauità,con vnfpecchio in mano, intorno
alenale iaravna casella con qudte parole. IN3PlG2,CAVTVrS ER1S. L'Ammaeltramentoè
reifercitio,che fi fa per l'acquiftod'habiti virwio«? fì9ò di qualità
lodeuoli,per mezo ó di voce, ò di fcrittura, &f fi fa di afpetto magnifico,
perche gl'animi nobili foli facilmente s'impiegano a 1 fa^ ltidii,che
vannoauantialla virtù. Il vestimento lungo, et Continuato, morirà, che al buon
habito fi, ricerca continuato effereitio,e Jo fpeechio ci da ad intendercela
ogni noli raattione deue elfer ealcolata,&compairata con I' ittioni de
gl'altri, che in quella ftclfa cola fiamo vmuerfalmente f©. d*ti,comcdichiara
il motto medefimo AMOR Dl VIRTV. Un fanciullo ignudo, alato, . in capo tiene
unaghirlanda d'alloro»* &trealtrenelie mani, perche tra tutti gl'altri
amori, quali uarixmenteda i Poeti fi dipingoiio,queJJo4ella virtù tutti gli altri
iuperadi nobiltàjcome la uirtù ifteflaè più nobile di ogn'altra cofa,ÓV"
fi dipinge coni la ghirlanda d'aIloro,pcrfegno dell'honore cne fi d tue ad efia
uirtu-,Etpét moftrare che i'amor d'efla nonècorrut:ihile,anzicome.l'alloro
Tempre uerdeggia,i^si;eomecorona^>^ò ghirlanda ch'è di figura sferica non ha
giamai alcun termine . Si pu© ancor dire,chela ghirlanda della teda figaifichi
la Prudenza, &C l'altre-uirrù Morali, ò Cardin3li,che fono Giuil.tiaj,
Prudenza, Fortezza,e Temperanza, 67" per inoltrare doppiamente la airtu
con U figura circolare > et eoa il numero ternario, che è perfetto ^£|„ le.
coroae. X) % AMO fi sì ICO NO t G'G.f X AMORE VERSO IDDIO HVOMO che ftia
riuoreM te con la faccia riuolta verfo il Cielo, qó# le additi con Ja finiftra
mano,c con la delira moitri il petto aperto. Amor del profilino.,... HVomo
venato nobiImente,che gli ftia acato vnpeHfcan^teon Jifuol figliuoli ni, li
quali ftieno in atto di pigliare con il &còa il languì ch'efee dVna
piaga,che detto Pellicano fi fe con improprio becco in mezza il petto, et con
vna mano mofiri di folleuar da terra vn pouero,& con l'altra gli porga
denari, fecondo il detto di Chrifto nóftro Signore nell'Elia» gelici
Amordilèftefib. SI dipingerà fecondo l'antico vfo Narcifo,éie fi fpeccfiia in
vn fonte,perche amar fé (i efib non è aitro,che vagheggiarli tutto nell'opere
prò* prie con foddisfattione&, con applaufo . Et ciò è cofa infelice, e
degna di rifo,quanto infelice, et ridicolofafu da Poeti amicM fin» Ja-fauola di
^far^ «ifo,pcì?ò difle TAleiato., Si come rimirando il bel Narcifo Nelle
ehiar'ondeil vago fuo fembiantè Lodando hor i beg l'occhi, hor il bel viCo? Fu
di fé fteffo micidiale amante, Così fouente auuicn che fia derifo L'huom * e
danno, e biafimo eiproflb. Amordife/reflb* DOnna incoronata di Veficaria, porti
addoflo vna i accoccia grofTa,8cJ ripiena rftrettà dinanzi dalla mano finiftra,
Con laquale ancq.tengafopra vna verga vna cartelteeon quella parola greca.
*rMÀ*TiA nella-» mano dritta habbia il fior Narcifo,alli piedi vn Pauone. Niuna
cofa è più diffitilciche fé Ireflb conofeere . L'Oracolo DeIfico,e£ fendo
addimàdato da vno,che via tener doueua,per arriuare alla felicita gif
rifpofe,fe eónofeerai te iteflb:Come diffìcil cofa^fìi per orbine del publica
configlio di tutta Grecia fatto intagliare fopra la porta del Tempia Delfico
qncfto ricòrdo. Fu AGize ay toh. Nofce tè ipfumyr oce ài Socrate^ attribuita
all'iftefTo Apollo.Quefta difficoltà di conofeerfi è cagionata dal j'amordi le
fiefib,ilqualt accieca ognuno. Cccus Amor fui. DilTc BóratiO,! effendo cieco fa
che noi lìeHI non ci conofeiamo, et che c-iafcno fi reputi eflere
garbato,elegantc, et fapiente ; Varronè nella Menippea . Omne» videmur nobis
effe bclluli, et feiliui, et làperc * Socrate diceua che fé in vnTheatro, fi
commandatfe che fi leuafleroìin piedi li Sartori) o altri d'ai. tra
profefsione, che foio i Sartori fi leuerebbero, ma fé fi comandale che fi
alzalTero i iàpienci, tutti faiterebbano in piedi, perche ciafeuno prefumc
lapere. Arinotele nel primo della Rct.tiene chccialcuno (per efler amante di fc
Hcilo ; necelfaruincntc tutte le cole lue gii fieno gioc onde, e detti, e fatti
BT £# i fatti : di qui è quel prouerbìo . Suura cuiq; pulchrum . A tutti
piacciono le cofe fue i figli, la patria, i coftumt, i hbn, l'arte, l'opinione,
l'inue»tione, et le compofitioni loro : Però Cicerone ad Attico dice, che alai
uhm Poeta, ne Oratore e flato, che riputaife migliore altrd che (è,do^ Poetilo
conferma Catullo, come difetto cemumae § ancorché di Stìfteno parli. Necjueidem
vnqMara iEquefef! beatus, ac poema cum fcribit Tarn gaudecin fé, tamquè fé rpfe
miratury Nimirum id omnes fallimiiF. Arift. neli'Ethica tib.p. cap. £. mette
due forti d'Amanti dì fé ffefff,vnft-i» forte vitiofa, vituperabile, fecondo
ilfenfo, &' l'appetito, l'altri lodabile fecondo la ragione : Gli Amanti di
fé fieni fecóndo la ragione cercano! d'auanzare gli altri nella virtù,
nell'honeflà, ;& nelli beni interni dell'Animo. Tutto quello fia bene : il
procurare d'auanzare gli altri nelle virtèi ieozadubioch'èlodabilifsimo.
Maciévna forte devirtuofi»e fàpieriti non troppo commendabili, i quali accecati
dall'Amor proprio arrogantemente, fi presumono faperc più de gli altri
/innalzano le cofe propritfl ammirano lo itile, la feienza, et le opere lóro,
difprezzano, et opprimono con parole indegne quelle de gli altri, et quanto ad
altri fuor di ragióne togliono di lode, fuor dì mento a fé atmbuifeono : perciò
Thalete il primo faaio della Grecia difle > che ni'una cofa è più difficile
che conoscere fé fieno, et niuna più facile/ che riprendere altri : ilche
faario gli affet* tionati di fé fteisi > perche quello che riprende, &~
altri biafima, da fegra» d*effere innamorato di fé neflb,cV" d'efierc
auaro ài lode, fi Come accenna Plutarco nel trattato dell'adulatore, e
dell'Amico dicendo. Rcprchenfio, et Amorcm fui, et animi illiberalitatem
aliquam arguit . Auara di lode, et innamorato di le fieno in più luoghi fi
fcuopre Giulio lipfio /liberale de biàfimi, il quale non per dire il parer fuo/
maperdifprezzodek le altrui opere a beila pofta morde grauifsimi Autor i,fpef
talmente iiBem> bo nella feconda Centuria Epift.tfr. nella quale auuihicc io
fìile delBenibo, che fé bene in qualche particolare pano' fi come ogni altro
può cflere caduto, nondimeno torto efpréfifo ha Giudo lipfio di riprendere
genera camente lo ftile fuo, et d'altri del fecondo Tempo di Leone X. i quali
fó* no ftati tanto in profa / quanto in poefia terfi* puri/ culti, cV"
eleganti affatto nella Romana eloquenza, egli reputa il loro Attico ftilc
conoJctuto, et confenato da lui Ciceroniano, languido, puerile, Staffetta tó,
qu%* n* ch'egli piùgraue toglia il uanto all'Oratore, accecato fenra
dubbiodall'amor di fé fteflb, come quello,che è di fi ile diuerfo da quelli che
fono di Itile Attico, de quali dice egli, che le loro compofitioni fono
affettate, et formate ad ufo antico, 6^ non fi accorge, che il fuo fìile vano,
turgido, o per dir meglio torbido, è quello che fi chiama antiquario,
affettato, jaaendicato dalle ofeure tenebre de comici, et Autori più antichi,
tdfutè' Js \,*®on periodi, tronchi, intercifi, ne quali bifogna intendere molte
più di quello, che dice >.& comporto con parole ailrufe, recondite,
raniaccà fé, e Urani fono coloro, che vorrebbero tutti fcnuUTero, OC paraferò
come fcriuono, cV* parlano efsi, &cheiòlo il loro Itile fuflV legni* «ato,
abborrendo ogni altro ancor checon giuditio,con buona,$c regolata fcelta di
parole comporta fia : si che falla, et erra chi fi ima., &.ama l'opere, et
le virtù fuc, fi come raccogliefi dalli fudetti verfi di Catullo, et da quelli
che più a (jaifo porremo . Ma fappinopure quelli Satrapi, e lapienti, chefolo
le loro opere apprezzano, et le altre deprezzano jehe chi loda
iel!elIo,.esbiafimato da altri, chi amerà feitqilo, è fchernito dà.altri, $c
chiama troppo fé fteflb è moltoda altri odiato. >Jemo erit Amicus, ipfe fi
te aniesiiiinis. Perche l'arroga nza concilia odio : la Model! ia amore^ratìa,
ÓV* bene.«olenxa. Differo le Ninfea IMarcrfo (per quanto narra Su ida) ni
entree contemplaua le lue bellezze nella fonte . v^v'o-i ju&ToV(fi\^ Multi
teoderint fi teipiùm amaris.INell'amor diie iìciì'o reftano gli huo« inini
gabbati nella maniera che fi gabbano gli animali irrationali ]
pòfeiacheacufcUno animale dilettapiù la forma iua, che quella degli altri
4ifpetiediuerfa: circa di che Piatene arferifce,che le Galline a fé fieffe
piacciono, et che par loro d'eifere nate con belle fattezze, il Cane paro
fceJlifsimo al cane, il Boue al Boue, l'Alino all'Afino,&^ al Porco pare,
«he il Porco auanzrdi bellezza. Marco Tullio in ogni cola Platonico nel primo
lib.de natura Deorum, allude all'ifteifo.An putas uliam eile terra jnarìq;
belluam, qu£ non fui generis b-lua maxime deleftetur? Soggiunge pppreifq >
Ed èmm vis tanta natane, vt homo nemo ve ht nifi Domini l죻i% eiTe j;€C
«juidem foriaica fòrmicf Ma /amor di4e (.elfo ha nell'imomo jv ho que^o dì più,
che egli.fi reputa più galante di ciafeuno dèlia ma fpetieV ì che no,i vorrebbe
efiercaltr'homo, che fé flefiò, ancorché defideri lm bi'tuna d'altri più
potenti, et felici,. L'Amor di fé fteflb.loraprefètiamo fotto figura
femmiriile,percheè pifr •adicato nelle Donne, attefo che ciafeunaquafi. per
brutta-,.e feiocca che ia,bella,& Saccente fi reputaioltre ciò apprefio
Greci pafs a. fotto nome di emina pofto nella cartella » ehe anco da latini
diceilì Philautia. L'incoroniamo co la Veficaria della quale Plinio Jib. x.
cap. 51. in altro nodo chiamati Trichno, Strichno, PeruTo, Thrionò, et
Halicacabo, era n Egitto adoperata da quelli'che faceuano le corone inuitati
dalla fimiliudine dd fiore d'Edera, hagir acini che porporeggiano, laradice
candifa » lunga vn cubito, e'1 furto quattro /come deienue Ruellio. la poniamo
per (imbolo dell'Amor di le ftefib p,erche i Greci* fpetialnente Theofrarto
lib. o. cap. il. vogliono ch'vna dramma di radica di [uerta pianta data a
beuere, fa che vno s'abbagli credendoli d'efserc bel" ifsimo. Dabitureius
radicisycfrachmj pondus, vt fibi^ quis iiludat, placa tque, feque pulcherrimum
putet . Dirafsi per ìfcherzo di; quelli che bno inuaghiti di fé
rtefsi^chliabbino beuuto laradica della Veficaria, &^ hefi abbaglino, et
burlilo fé ftefsi. La cagione che porti' ribella deftra il Narcifo>è in
pronto, nota è la meamorfofi di quello che inuagjhitolì dell'imaginc fua in
fiore di Nareifo, conuerfe, il qual fiore genera rtupore, egli amanti di fé
freisi marauilianfi coniftupore di loro |ncdefimi,& noa ci mancano di
quelli, cho rapportati dell'Amor proprio fi penfano di efiere tanti Marcifi
compiti, et errerò in ogni co fa. Maquefti tali non veggono il grofso facco
pieno d'ìmperfotioni che-» ddouo portanOjCome SufFeno,ikjuale fi teneua per
bello,gratiqfo, face* 3, et elegante poeta, e non s'accòrgeua, ch'era
difgratiato, (n ripido, e garbato, per loche conclude Catullo, che ejafeuno'
eifendo inuaghitodi : rteiro,inqualchepartes'aiSimigliaaSufrenoy&che
ogn'vno ha qual* he difetto, ma che non concitiamo Jamanwce, cioè il ficco de
vidi che ictrolcipalle habbiamo. Ncque eft quifque, Quem non in aliqua re
videre SufTenum '.. Polsis fuus cuique attributusefe error, Sed non videmus man
ticae quid in tergo efr l Cìòanuìenc dall'amor proprio che il iènnooiufcaj
talché innamorate i noi medefimi feorgiamo fi bene i mancamenti de gli altri
per leggieri, hcfieno^maj/ion conoiciamo li noltrvaneorehegraui,, ilcheei
dimpftrà ;(opo, quando figurò ogni huomocón dte facchi,uno auanti il petto*
altro di dietro, in quello dauanti poniamo i mancamenti d'altri, in quello.
idietro i noftri, perche dall'amor dinei'mcddinai noali vediamo* lì co» te
vediamo quelli de gl'albi. li | \\ Pauone figura l'Amor di fé ftcfco, perche è
Augello che fi cornar OC dcllafua colorita, et occhiuta coda, la quale in giro
(piega, et rotand incorno la rimira : ond'è quello Adagio, tanquam Pauo
circunfpeeìans f et macilente nominato Cinclo . Tiene fotto li piedi ì'arco, et
hffaretracòn la face fpenta per fegrió df „ fere Tomaso, efseodo che
i'abbalsare, et deporre leà*mifue,fignrfiea fog .__£„_getuone . S$ gettione,
ficfommefiìone . Non ci è cofa che domi più l'amore, e ipenI ga l'amoroiàface,
che il tempo,, et la pouertà : l'oroiogio, che porta in_* ! mano è iimbolo
deliempo,ilqualeè moderatore d'ogni h umano affetto, &C^ d'ogni
perturbationed'animOjfpetialmented'Amore, il cui line é£ ; fendo pollo in
defrderiodi fruir l'amata.bellezza caduca, e frale, èforr ; Za. che cangiata
dal tempo la bellezza,, iì cangi anco l'amore in altri penfieri •
fllamamabamolim^nunciam alia cvra impendet petlorì, Dìffe Plauto» ne
l'Epidico,& l'ifteffo ne la MufteJiaria . Stulta e spiane. jQue ìllumtibì
eternimi putasfore amicum^ et bencuolentem Moneò ego -, te deferti ille
atate^etfatietate' Et più a baffo moltra che ceffata la cagione,cefli anco
l'amorofo effetto, mutato dal tempo il bello giouenil colore. Vbì etate hoc
caput colorem_commutamt Rgliquit defemitq; me : tihi idem futurum. Credo fu
detto di Bemofkneche l'amorofo foco dentro del petto accefo, nò lì può ipegnere
con la, diligenza > ma neila negligenza ifteffa per mezzo dd tempo E
s'eflui14 t e (lingue > et fé rifolue . Ringratia il Coppetta, mio
compatriota il tera| -o, che i'iiabbia fciolto à 7\(_, n giufl o [degno d'infin
ite offe fé. tbcfè di noi si doloro fi [empì . TiU alma acquifiiycbe tanto
ar[e> et alfe* Tu de la mia vendetta ì voti adempì La qualbor tolta da
mortai periglio, L'altereTgay e l'orgoglio a terra mandìy Teco al%a il volo a
più. leggiadre iprefe, Tu folo sforai dimore y egli comandi, Che di f doglia i
miei lacci indegniyet empi. • _ II tempo dunque è domatore d'amore, che fi
conucrte alfine in pen amento del perduto tempo ne le vanità d'Amore. L' A ugel
etto nominato Cinclo magro,& macilente, fignifica che ramante lograto che
ha le Tue follanze negli amori fuoi alciutto, et nudo rimane domato da la
pouertà,da la fame, et dal mikro flato in che fi ntroua . Delapouertà n'è
fimboloil detto Cinclo, del quale dice Suida. Qncius auicula tennis y&
macilenta. Trouerbium pauperior leberide y et Cinclo, E quefto augello marino
cofi fiacco, che non può farli il nido, però colia nc$ nido d'altri, onde
Cinclo negli Adagli chiamafi vn'huomo pollerò, Ó£ mendico ? fé bene da Suida,
qucfto marino augello è chiamato (Kin Uìos)Ex quo Cigelus propaupere dicitur .
Crate Tebano Filofofo difiè, che tre cofe domano l'Amore » la fame, il tempo,
et il laccio, cioè Ja diipe ratinile . osfmorem redat fames yfin minus tempus
yeis vero fi vti non i?alesy laqueus y Et per tal conto fi potrebbe aggiugncre
vn laccio al collo di Cupido, eiTendo coftume de gli amanti per
difperationedeflderar la morte, che m effetto alcuni data fi fono ; Fedra ne
l'Hippolito di Euripide non potendo 'iòpparcaro il fiero impeto d'amore, penìa—
dai?* d Ja.morx . £x quo me amor vulnéfàuit ytonfiderabam \,vì (ommodifììms
ferrem eum ? incapi itaque Exinde reticere hunc > et occultare morbuni
lingua enim nulla fidesy qua ex trema quidem (onfilia hom'mum corfigere nouit,
9^f[e ip[a vero plurima poffidet mal/cj Secundo amentium bene ferrei j ìpfa
modeflia vinces yfìatuì.Tertio cum bis effici non pò Jet Venerem vìncere *JWori
vifurri ejì mihì Optimum . J^emo contradicat meo decretò. Ma noi habbiamo
rapprefentato Amore domato foìatuente dal tempo* f*_da la pouertà, come cole
più ordinarie : 6V: Gabbiamo da parte lafìàt» Ja diipcrationc, occorrendo rare
volte a gli amanti darli morte : poiché eiaicunoama la vira propria, cV fé bene
tutti gli amanti ricorrono col \ eia fiero alia morte ., noa per ciucilo fé la
danno, e riero il Caualkr Giana; . ss rini introduce Mirtillo che dica
nci'eccefsiuoamoriuc J^qu ha rimedio alcun fé non la morto t cui riiponde
Amanlli . la morte bor tu mafiose fa che legge Ti fan quefte parole >
ancorch'iofappia Che'l morir degli amanti è pia tofio vfo D'innamorata lingua y
che defio D'animo in ciò deliberato, & fermo » E Torquato Tallo prima di
Jui nella fua elegante Pallora/c d'Amia. ta dille, è-pfoy&ane Di ciafeun
ch'ama minacciarft morte, cJHa rade volte poifegtte l'effetto. Batti dunque a
noi hauer inoltrato, come Amore relli principimelite domato da l'infelice
pouertà,& dal tempo . tsfrnordifama-" VN fanciullo nudo coronato di
Lauro con i fuoì rami, et bacche, hauerà nella delira mano in atto di porgere
la corona Ciuica,& nella fìniftra la corona Oblìdionale, et fopra vn
piedelìallo vicino a detta figuraci faranno didimamente quelle corone,che
vfauano i Romani in fegno di valore,cioè la Murale,Ja Caitrenfe, et la Naualc .
Racconta A. Geìho, che la corona trionfale doro, laqrale lì daua in_. honcre
del trionfo al Capitano, ò all'Imperatore fu anticamente di lauro, cV'
l'oblìdionale di Gramigna, et lì daua a quelli foJamente, che in [qualche
eltremo pericolo hauelferofaluato tutto l'efercito,ò s'hauefero ileuato
l'efercito dattorno . La corona Cinica era di quercia,& gl'antichi
jcoronauano di quercia quali tutte le Itatue di Gioue, quali che queiìa», furie
fegno di vita, cVi Romani foleuano dare la ghirlanda di quercia a chi hauelfe
in guerra difefo da morte vn Cittadino Rcmano,voicndo dare l'infegna della vita
à chi era altrui cagione di viuere^. Scleuano ancora fare quella ghirlanda di
Leccio per la Similitudine di detti arbori . La corona Murale era quella,che fi
daua al Capitano, ouero al Soldato, che_> era flato il primo a montare fu le
mura del nemico . Là corona Caftrcnie li daua a chi fulìc prima dogn altro
montato dentro i baltioni,& allog igiamenti de' nimici . La NauaJclì daua a
colui, cheterà il primo a montare fu l'armata nemica, et quelle tre lì faccuano
d'oro, et la Murale era con certi merli fatti a lìmiglianza delle mura, ouc era
alcefo . La Ca[litrenie era fatta nella cima a guifa d'vn baftiono . La Nauale
haueua^. per ornamenti i fegni de' roftri delle naui, e quello è quanto
bifognaua-» icriuerein tal propolito per ccmmoditàde' Pittori . z^fmor della
spatria, del Sig. (jiomnni laratino Qflellini . GIOVANE vigoroiò pollo tra vna
eifalatione di fumo, et vna_» gran fiamma di foco, ma che egli guardi con lieto
ciglio verio il urne, porti nella mano delira vna corona di gramigna, neiJa
lìmftra_j ivii'ùJtra di quercia,aili piedi da vn canto vi na vn profondo pr
ìfitio, *S i'iìlcro canto intrepidamente ccncu-cai icimiuiYe;arme in afe;,e
manli 1 n**'ie aure : e perche cornfponda a limili circoftanze, et per
làcagione che diremo y Ci vcflirà d'habito militare antico.• E giouane
vigorofo, perche i l'Amore della patria più che s'inuecchi&piìr è vigorofo,
non fi debilità, ne mai perde le: forze :: tutti gli 'altri amori celiano» Vn
Caualiere dopo > che hauerà fervuta in amore vn tempo adVna Dama y fpento
l'amo* rofo foco dal freddo tempo,,& da l'età meni frefea, ch'altri penti
eri apportala poco; apoco fé ne:fcarda,ma della patria; non mai . Vn Mercante
allettato da? l'amore: della. robba,i& del guadagno non iftimer&
pericolo alcuno per nauigationi d-ifiìcilifsime, e tempeftofe, all'vltimo Ci
ritira al porto della paterna riua. Vn Cortigiano adefcatodall'ambitionc vinc
baldanzofo nella fuperba Corte, nutrito dalle fallaci lperanze, non dimeno
(buente penla al fuonatiuo nido. Vn Capitano dopo, che ha uerà molti anni
guerreggiato per acquiftar fama, e gloria, al line fé no torna aila patria a ri
po far Ci \ Efempio ne lìail (àggio Vlifiè, che hauen da . 'fy do praticato
come Capitano gloriofo nelle più nobili parti della Grecia* grato, anzi
gratifsinitf alla splendida Corte Imperiale, delìderaua tuttavia far ritorno in
Ithaca fua patria ofcura, brutta, et fallofa, quefto amoire della Patria è
perpetuoper l'eterno obligo y et honore che a quella di •natura ciafcun le
deue, come il figliuolo al Padre', cflèndo noi in quella generati, et hauendo
in ella nceuuto lo fpinto, et l'aura vitale : anzi Per iquanto afienfce Platone
in Cntone, et Hierocle, è maggior l'obbligo, i& Thonore che iì deuealla
Patria y che alla Madre y et al Padre, dal quale prende il nome la Patria.• Qui
nomen "Patria impófuit f Dice Hierocle^) * re ipfa non temete Tatriam
nominanti fpocabulc rquidem a 'Taire deduclo > pro~ nuntiato' tamen femmina
terminatane > vt ex vtroque parente mixtum eftet» tAtcjue bac ratio injtnuat
patriam vnam ex aquo diióbus" parentibus colenda efìa Traferenda igitur
omnino eft patria vtriuis" parentum feórfim :'& ne fimul quidem
parentes ambos maioris fieri >• fed equali honore d'ignari t eft dufern >
et alici tatio > que non tantum aquali yfed maiorij etiamquam fimut ambos'
parentes ko~ nore patriam ajficere monet, neque folum ipfis' eam ptefert ? fed
eiiam yxoriy et libcris y et amicis, et abfoluto fermone rebus altjs omnibus :
poft D'eos. Dello ìfteflb parere è Plutarcho ne li Morali.e^if enim patria, et
~»t Cretenfium* more foq'uar'y eJHatria plus in te, quam parentes fui ius babet
'. Da tale obli|gOy& affetto naturale nafce che' ciafcuuo ami la patria
fiia, ancorché inima rie fa eccettione da loco a loco per humileV o fublime che
fia_, . lyjìes ad Ithacafue faxa fic properat, quemadmodum et moribus gaudet
alieni*. Anzia mio giuditio molto più moitra fapere colui, che cónofee la qua.
lita de coilumi, et la differenza, che ci è da vn luogo all'altro . Onde chi il
leucra il velo della patria affettione dauan ti gl'occhi, che bendati tie* jne,
et chi vorrà dire il vero fenza pafsione, confermerà il parere d'A«
thenco,ilquale ancorché Greco,& Gentile Autore nel primo ;libro,chia ma
Roma Patria celefte, compendio di tutto il mondo Celefìe in vero non tanto per
la bellezza, et amenità dQÌ iìto, et la foauità dei Cielo, quanto perche in
quella ha yoluto fondare la /uà Santa Chielà il Creatosi del Cielo, et ella è
refidenza del fuo Vicario, che tiene le chiaui del Cielo, et vi difpenfa li
tefori cele/li, compendio è poi del Mondo, poi £he in quella non lblamente
concorrono moltitudine di genti da Fran* eia, e Spagna, ma anco vi il veggiono
Greci, Armeni, Germani, Ingle£,01andefì,Eluetij, Mofcouiti, Maroniti, Periìani,
Africani, Traci Mori, Giaponneil, Indiani, Tranfiluani, Vngari, et Sciti,
appunto, co» me dice il ihd etto A theneo. Quandoquidcm in ea Vrbe gente s
etiam tota ha* bitant, vt Capadpces Scytba Tonti mtionesy et alia compirne s
quarum concurfut babitabilis totius terra populus efi . In qnefta guiìà tutte
le parti della terra vengono ad effere volontariamente tributane del fuo
fangue, de fuoi iì*i gli, et Cittadini a Roma,come capo del Mondo, per lo che
con molta ra«# gione tuttauia chiamar il può Alilo, Teatro, Tempio, et
compendio dcU 4'yniuerfo,& potiamo confermare, quello che afferma il
Petrarca con tali parole. Hoc affìrmo, quod totius bumana magnificcntia
fupremum Domicilium J{pma eftynec efi ipIIus tara remotus terrarum
angulusyquikoc neget . Et le il me» de.ìma Petrarca in alcuni Sonetti ne dice
male; emenda anco tale errore con foprabondante lode nelle ih^ opere lucine, in
quella copiofajj inuettiuà,che fa contrg Gallura, nellaquale è da lui celebrata
con sì no* bile encomio, I{oma Mundi caput, Vrbium Regine., Sedes Imperij a^frx
fidei (atbolicafons orarìurn-, meraorabilìum exemploru?/u. E: le i'hauefle
veduta nello ainpliisimo lìdio in chchora,fì troua accresciuta, et oltra_l
jjiodo abbellita, non iiuiirebLc meno de ciò . Muri quidem, et Tal&ia ie~
iìdQiiint ; ghìf* ngmmti immortelìi -eflì Ma più tolto defto ha i.rchbc alla
glena H gloria dcll'immortal nome cornfpcnde Iberna, &eccelfa Maefta dclk b
de'iuperbi palazzi, obelifchì, colonne, archi, e trofèi, in ella conier tanfi
ftatuc ra/e d'antichiflìmi tenitori nominati da Plinio, la Niobc con i Egli, il
Laocoonte, Dirce legala ai toro,& altre moke, alle quali s'aggiungono opere
modcrnedi Scoltura, e Pittura, cììc hoggidi alla fama degli ntichi non cede,
oltre il corfo coni uClO del Tebro Rède'Eiumi,vi
abonlanocopiofìaqmdotti,eicorreno diueriìcapi d acque, et fionlcono deìtiofì
giardini per liiimerbi, e i'patiofì colli, ÓV quello che importa pivi tanno in
piedi infiniti Monaftern', lochi pi;, Collegi;, e Tcmpij veamente Diuini, e
Sacroiànti . In quanto a la Corte di Roma aflìmigliar i può alla Hierarchiacelefte,
fi come Pio Secondo pratico nelle corti Re ;ali,& Imperiali l'afiòmiglia
nella Apologia, che icnue a Martino. nftar Calejìis Hierarcbia diceres Romanam
curiamyntue) et circue Mundurru* 'T perhfira Trincipum atria, et Regum aulas
introfpicito y et fi qua efi curia milis tL^fpoJiollac refer nobis. In quanto a
nobilitimi ingegni, che contiuamenteviiioriiconoèfupern'o il ragionarne; poiché
in cfla,& nafeoo felicitimi, et venuti di fora fi affinano, come l'oro
nella fucina: quini è che molti gì unge.10 in Roma gonfi;, et pieni di
fuperbia, et preiòn-* onedi lòpra iopra,che poi iì partono Immillati pieni di
ftupore,nt# ette lor conto iidimorarui> perche vi perdono il nome, come li
fiumi* e entrano nel mare: Concetto di Pio Secondo nel libro XI. dellifuoi
omentarij . Quemadmodum terra flumina quantumuis ampia > che nella
pnma.Centuria, Epiftolavigefìmatcrza, bputa Roma città confuta, e turbolenta,,
e rutta Italia ìnculta di fama, ìdiicritti,quaficheilfuoiàpere non fia fondato
fopra fcntton antichi .omani,apprèfo,& imparato anco da moderni Italiani.
Dalli Beroaldi da |l. Antonio Sabeìico,dal M erola^dal Galdenno >& da
altri cómétatori, ed* *ratori,Poeti,& Hiftorici Romanijdal Biódo,da Póponio
Leto,daAngc* ti Polifiano Marfilio Ficino,da Gio.Battifta Egnatio,dal
Merliano,da An fcea Fuluio, da Celio Rhodigino, da Polidoro Virgilio, da Pietro
Crini* I), da Lilio Giraldi, dal Panuinojdal Sigonio,dal Gucchio,da Pietro Vu*
Ìno,dalli Manucci > da Fuluio Oràni Romano > et da altri Italiani
oiferàtòn della Romana antichità, fpetialmente du AlefTandroab Alexan* Ifo. Ma
come può chiamare Italia inculta di fc ritti, fc tutte le altre re-* oni
doppiamente di le ritti fupera, poiché è abondantc,& eulta non^, lo
nell'antica fua lingua latina, ma anco nella materna volgare,ficca di trii
Componimenti *& di poefietérfe, cui te, et dilettevoli al paro di an:hi
Greci, et Latini > et per non andar vagando per lo tempo paifato| )£gidi Li
Reni?. ÌCÌ2 "lì '^C^iìliro ? rìttlà^cj Senato di ^?.rdìÌÌ2sli > vi fo
fi» '-fa «o Hiftorici, Oratori, IurifconfultijFilofofi,^ Teologi tanto culti,
fc^ copio/ì di ferini, che tutte l'altre natiojii ài fcritti poìiòno
confondere, Bellàrminiq nella Filofofia, e Teologia, Mantica, e Tofco
fingolarifsimi nel.lajegge, Afcanio Colonna nell'oratoria facultà di
natiua&condia Romana, et il Baronio nell'Hiftoria, di cui fi può dire,
quello che del Romano Garrone djfle S. AgoftinoliD,6.cap,2.della Città di Dio .
Tarn multe legit? vt aliquid ei fcribere vacaffe miremur,tam multa fcriffit y
quam multarti quemquam legere potuifie credamus ..Se fi yolefie poi numerare
altri Auto tori Italiani, et Romani, che al prefente per Roma ftanno nelle
Religioni, nelli Collegijj nelle Corti ^cVcafe priuate, fenza dubbio andareme:
in influito, et tanto più fé volefsimoyfcirdiRoma,& dilatarci per tutta
Italia, laquale per ogni tempo è fiata ripiena d'h uomini litterati, e vaio,
rofi, lì come in fpetie Roma. Onde con molta ragione il Petrarca fi tiene
buono, d'eflere Italiano, et B^omanu$ Ciuis effe gloriort de quononmodQiprj,ncipes}Mutidiq;
Domini gloriati funt^fed ? Taulus *Apoftolus) is qui dìpcip non habemus bic
manentem Ciuitatem, Vrbem I\omam patriam*. fuamfacit . Ma tonfiamo alla
fìgura,'& fé l'amor della Romana Patria la« cerata da certi iunidiofi
Autori oltramontani poco a lei deuoti, m'hj trafportato alle fue difefe, et
lodi, non deue a niuno rincrefeere, per poco accrefeijnento di gloria potè
arrecare Sterpfiade,alla memoria, et nome di fuo pio, perche fenza comparatione
alcuna, molto maggior gloria è morir peramor della patria, che viuere nelli
fefteuoli combattimenti Ifthmi;„ Nemei, Pithii, et Olimpici cantati da Pindaro,
Per qual cagione peniamo noi che Licurgo legislatore, et Rèàc Lacedemomefi
ordinarie, che non fifcolpifienomedi morto niuno in fepolcri,fe non di quelli
coraggio!! h uomini-, et donne, che fuffero honoratamente in battaglia morti
per la Patria? Saluo perche riputauaefferefolamente degni di memoria quelli che
funsero glorioiàmente morti per la Patria. Turbofiì alquanto Senofonte Filofofo
Atheniefe, mentre iàceua Sacrifirio, quando gli fu tfiatonuoua, che Grillo fuo
figliuolo era morto, et però kuoflì la corona idi teda, hauendo poi
dimandatomene modo era morto, efièndogliriifpofto, cheera morto animofàmente in
battaglia perla Patria, intelo ciò d limono fi pofe la corona in capo, et
morirò di fentire più allegrezza per jlagloria.,& valoredel Figliuolo, che
dolore perla morte, e perdita di eflò, quando rifpofe a chi gli die la ftinefta
noua . D E OSprecatus fum, vt mihi filius non immortalisi ac longeuus efiet -,
cmnincertum fit anhoe expfdiat, fed vt probus efiet acTatrie amator, Tello di
Plutarco ad Appoilonio . Da quelli particolari.fi può giudicare y che l'habito
-militare, moJ to^en conucngaaìlamor della Patria, Mando fempre ogni buon Ci
indino alle occorrenze pronto, et apparecchiato di morire con l'arme ih mano
per F la !a fua Fatòydpponendoiì a' q,ualfiuoglia fuo publico nemico:' et intf
er^ fi tome l'amico li cono ice ali bifogniycosi l'amor della patria^ non fi
fcorge meglio y che negli vrgen ti bilògmcfi guerra ?oue chi l'ama ante-r pone
lafalute dellaPatria, alla propria vita, &falute. Antico dilli perche gli
antichi hanno= dato Angolare enempio in amar la Pàtria, emoftrato fegni
euidenti d'amo e ? come gli Borati*, li Decii, et li trecentoj et lei
Fabiiiègni tati damille eli enti >che tutti generolàmen te con famaj «gloria
loro meiierola> vita perlofuiicerato amore? ehepor-torno aRoma patria loro.
isfTQMÒ TlésdCtrOLl TBJsfftjiÉliE ET ^MOl^rOLE* VH Delfino" die porti a
caùàllo un fanciullo . Se bene Pierio Valeriano per autorità di Pauiama^
attribuifee ai Delfino il limbolo d'animo . 4/ grato perche in Profelene
Gittate la Ionia, efiendochiamato un Delfino per nome Simone daini fanciullo,
foleua accollarli al litonerfo cpriio, et accomodategli iòttoper portarlo a Tuo
piacere, perche fa da quel fanciullo tolto da le man de Pefcatorij&medicato
d'una ferita che gli fecero, non dìmenonoi l'attribuiremo ad'animo piaceuole ?
et trattabile? perche il delfino e piaceuole nerfo i'huomo non per interdicale
uno de benefitij riceunti? oda riceuerfi? ma di fua propria natura, iiconie
i'ifkiio Valerianocon fìie proprie parole conferma citando Plutarco in
cotalguifa \Admir.aturTlutarcbusiantamanimalisiftiiLs bumanitatemy sìqiàdemnon
educazione y y eluti canesy et equi y non y Ila alia neeeffitatey "velisti
elepbanti pantbe-» r£q; t&leones ab hominibus liberati J ed genuino quodam
affefiu [ponte funt bu~ mani generis amatore: . Dunque fé ipon rancamente di
naturale affetto fono amatori del genere fiumano? non iono per gratitudine de
benefitii iriceuuti? et che fia il ueroleggefipreifoaltriautori che li delfini
hanno fatto l'ifteno, che narra Pauianiacon altri, da quali non hanno mai
rkeu;o benefitio alcuno ? ne benefitio chiamerò il buttargli delle miche di
pale» cheperfeherzo fi buttano, enon per alimento? perche il delfino non là
bifogno di quello, iàpendofi procacciare nell'ampio Mare il uitto da fé
ìeÌfo?efehàporratoperfone? non l'ha porta te per gratitudine? ma per
>iaceuole domefhchezza ? il delfino ha portato uane pedone indifferenemente?
foloperche è denatura piaceuole? et trattabile, et amoreuole lerfo I'huomo.
Perii che fi refenfee da Solino Cap. 17. oueron. che tei li to Africano
appreflò Hippone Diarrhita?un delfino fi laflàua toccare on le mani ? e fpelle
uolte porraua fopra della fchiena tutti coloro? che ci iolcuano caualcare >
tra gli altri Hauiano Proconible de l'Africa ^gli proprio lo toccò ?&l'unfe
d'unguenti odoriferi, ma da la nouitàde gli odori fi fiordi ? e (lette fopra
acqua ? come mezzo morto? &per molti me/i 'attenne da la folita
conueriatione ? dal che fi comprende? che non per inerene di cibarli ? ma
fòloper piaceuole conueriatione gli guftaua trattae con gli HipponefL
DipiùreferifceSolino?& Plinio infieme nel iib« >. cap. 8 che nel tempo
di Auguflo Imperatore vn fanciullo nel Regno h Campania adefcòvn delfino con
pezzi di pane? e tanto con quello fi fomefticò ? che ficuramente ne le mani gli
pafceua, pigliando da quefta fìcurtà ardire il fanciullo? il delfino lo portò
dentro del Laco Lucriio, &_ non folamente fece quello? ma lo coudufica
cauallo da Baia er fino à Pozzuolo, et ciò perfeuerò per tanti anni ? che n'era
giudicalo miracolo, ma morendo il fanciullo? il delfino per rroppo defiderio
inanzi a gl'occhi di ciafeuno morì di dolore ? èV quello fi conferma per ettere
di Mecenate ? &(_ Fabiano » Egefiderio poi fcriue? che vn'altro indullo
chiamato Hermia portato medefimamente a cauallo per alto lare da vn Delfino, fu
da vna repentina tempefta fommerfo?& coli mor3? ilDelfino lo riportò a terra
? conofeendo enere flato egli cagione di uella morte ? non volfe più ritornare
in mare? maperpunitione* volfe -ch'egli morire Ipirando al fecco, poiché li
delfini fubito chcptocco£ a no 4^ fio Ja terra muoiono; Segno in vero di natura
piaeeuole, trattabile,^ anaoreuoJe .,0NZELIA gràtiofiìfimà 3 fiàuerà il uoltó
copèrto con un finifi i mo, e 'trasparente uelo > il ueftimehto chiaro >
et lucente > a gl'ai meri vn paro d'ale, et nella cima del Capò vna ftélla .
Benché l'anima, come fi dice daTèblògi,-fia fuftanzà incorporea, immortale, fi
rapprefenta nondimeno in quél miglior modo, che l'hu mo legato a quei fenfi
corporei con Timaginatione, là può còmpréndej 6c f»on altrimenti, che fi fogli
rapprefentare Iddio, et gl'Angeli,anc& formatione, et altre qualità, che
alla materia folamen te iranno attaccate, tuttauia douendo queiìa
rapprefentatiohefarfi obietto de lenii corporali,ilamo aftretti di proporcela
auanti fotto forma medeijmamente corporea, et accomodare ancora la cofaintefa
al noffro concetto: Dunque fé gli dà la figura humana con quella licenza, con
la quale ordinariamente il dipingono ancora gl'Angioli, et perche l'anima da
forma al corpo, non fi puòimaginare, che ila d'altra figura y fé bene fappiarno
ella, come fi è detto di fopra-j* non eflèreda quelli termini materiali
circonfcrkta. Riterrà dunque l'effigie del fup corpo per elTere riconofciuta,
et per accoltarfi a quello,. che fenuono diuerfi Poeti, tra gl'altri Virgilio
nel•& Dante nel Gap.3 . dell'Inferno» Tofcia > ch'io vi bebbì alcun rìconofeiuto
Diceil anco meglioeonolcerlayfè gli habbia a dare altri fegnali della
fuàcònditione; perche taluolta occorrerà rappréien tarla con diuerfi
accidenti,' come per efèmpio, ferita,ò ingloria, ò tormentata >&c Etin_.
tal cafo'fi qualificherà in quella maniera, che fi conuiene allo flato* et
con-» ditionefua.. . Dipingefi ignuda per éfféré efià per fua natura fciolta da
ogni impediménto corporeo, onde il Petrarca nella canzone Italia mia, così
dille . tyetalmà ignudai e fola. Etin altra canzóne il principio della qùalo*
Qutinào il fuaue mio fido conforto. Seguita, e dice. Spirto ignudo, &c.
Etnei trionfò della morte cap. i: Wbogginudofpirto &c. Li capelli fparfi
giù per gl'homeri non folo dimoflrano l'infelicità »& rnìferia, 4&
jniieria^ciranimc dannai, ma h perdita del bea della ragione, &deHo
inidiet£p,. onde Dante nel cap. 3 . dell'Inferno, coli dice . "ffloifem
venuti al luogo, ou'jofho fletto) Che federai le genti dolorofe, Ch'anno
perduto il ben dell'intelletto . 11 colore della carnagione, et d^ì velo che la
circonda > lignifica la pri catione della luce, &grafiadiuina. Però
dille Dante nel cap^. parlan dorella forma 9 et fito dell'inferno } che alla
portaci quello rì iia ferita K | affate ognifferanza) ò voi ch'entrate HV O M O
di mezza età con l'ale a gl'omeri » col capo, il collo, la ba £>a, $c i
capelli pieni di neue > e giaccio,, il petto, et i fianchi rofiì> oc
adorni di yarie ipighe di grano,le braccia yerdi,& piene di più forti di
fiori, le cofeie, &T le gambe con gratia coperte di grappi, et frondi d
vuc. In vna mano terrà yn ferpe riuolto in giro,]chefi tenga la coda in
bocca,& nell'altra hauerà yn chiodo, Si dipinge alato con l'autorità del
Petrarca nel trionfo del tempo, ouc dice, Che volan ì'bore, i giorni, gl'anni,
e i meft. Iranno, fecondo i'yfo communo, comincia di Gennaio, quando il
'giaccio, &^ le neuifon-, grandifiìrne,cV* perciò gli fi pone laneuo in
capoj §>C perche la Primauera è adorna d'ogni forte di fiori, et d'herb^ et
le coiè in quel tempo fatte cominciano in yn certo modo a fuegliarfi» et tutti
fanno più yiuacemente le loro operationij però fi gl'adornanol^ braccia nel
modo fopradetto, L'Eftate per elTere caldi grandinimi, cVle biade tutte mature,
fi rappreTenta col petto, et i fianchi roffi, et con le fpighe . L'vue nelle
gambe, moftrano l'Autunno, che è l'ultima parte dell'anfio. Il ferpe pollo in
circolo, che morde la coda è antichiffima figura deiranno, percioche l'anno fi
riuolge in fé ftefio, et il principio di un'an» tioconfuma il fine dell'altro,
fi come per quel ferpe ridotto in forma di circolo fi rode la coda ; onde Virg.
nel 2, della Georg, così difie . Fronde nemus redit agricoli* labot affu* in
orbern^ esftq;infefuaper veftìgia voluitur mms. ScriueFefto Pompeo, che
gl'antichi Romani iiccauano ogn'anno nelle mura de i tempii un chiodo, et dal
numero di quei chiodtpoi nuniecamno gl'anni, et però fegno dell'anno fi potrà
dire che fiano i chiodi • tsfnno HVOMO maturo, alato, per la ragione detta di
fopra, fopm un carro con q uattro caualli bianchi, guidato dalle^attro ftagioni,
che fono parte dell'anno, le quali fi dipingeranno cariche di frutti, fecondo
la dmerfita de' tempi ? zsfT ETIT0. EVRIDICE, che caminando> vn ferpe gli
morfichi vn piede, fignifica(come nana Pieno Valenano atì I1U5 & pero il
offro Saldatore uoi ie lauare 1 piedi de fuoi difcepòii>aceioehe da gli
afietterrenili mondaflè * et purificante >& a Pietra chenon voleuache|lo
la-» afie j difle, fé io non ti lauarò non haurai parte meco > et nella.
Sacra Geche" Achille dafanciu Ilo att'uff ato nell'ac-» tiedella palude
Suge, non poteua in parteakuna elfeVe ferito, fuor che z 1 piedi,i quali non
erano flati lauatij lo finfero per mani feftare che-# ili farebbe fiata
perfettamente forte>& uaforofojfe da propri; affetti noli tue
fuperato*& tanto >noehe Gialone > quando andaua a torre il uélo d'oro
perde una calza-i un fiume f iiquale iòlo tra tutti i fiumi del móndo da niuno
uento e ofiby che uuol aire? che mentre che feguitaua la virtùs, et
l'immortalità i di qualche parte de fuoi affetti priuo>& Virgilio
fcriue> che Didoncfc aando era per mori re > fi icalzò d'una ; calza* con
quelle parole* ìpfa moht? manibusq; pijs > aitarla iuxtd . VrivM exKta pedem
vinclisy in vefie recinUtut Tefiatur moritura deos > et confati fati* Sidera
tqueffo SIGNIFICA CHE ella è fpogliata, £ libera del trmore delia morte£ ic è
uno atte tto lignificata per il piede fcalzo * *AV^t l FIZ10 fVÓMO con habito
ricamato, et con molto artifìtio sfatto terre 1 ladeftramanopofata fopra vn'
Argano * et con il dito indice dell» nfrrainana moftrì uncopello che gli tfia a
canto pieno d'api, de quali ne vedrà fopra detta fabrica, et molti volare per
aria . $i verte d'abito nobile, oc artifitiofo perche l'arte e per fé nobile,
che c'onda N atura fi può chiamare . Si dipinge che tenghipofata la de/fra mano
fbpra l'argànd,éffendóquei* >f Crii quale dimoftriamo l'artitìtio con humana
industria ritrouato, il iale Vince di gran lunga la natura^ et le faccende
difficilifsime con poco orzo mandate a fine ^dell'argano * et al tre machine;
Antifone Poeta ii* iel verfoil qua! cita Ariffotele nelle Meccaniche cifinfegna
> che noi :r via dell'arte fuperiamo quelle cofe alle quali parcherepugmla
flefTa tura della cola,imperò che móuiamo del fuo luogo Edifitij grandmisi*»
[adoperando l'Argano . Moftra^il cópello dell'api, cornea dicemmo^
*endo>chequelì:i. animali fono il Ieroglifìco deli'artifitio, et della
dienza, e però ben d.ffe Salomone * de ad apem, &difce ab ea quarti
laborìofa fìt operatrix . E Virgilio anch$ li elegantemente deferi uè
l'artifitio > et inàuflria de l'api nel primo del* Eneide et più
cópiofamente nel 4. della Georgica, cominciando dal ncij>ióa cui rimeltoal
Lettore* perche anderei treppo a lungo, baftj c} eie voléiìdo cantare de
l'arcifiùo, e indulto naturale de l'api Vir* gilio 4?i §' ilio inulta Mecenate
advdire cantare di tal materia, come di eofè grand t mirabile. Hanc etiam
zJ^Cecenas afpke partem tsfdmirandi tibi leuiumfpeffacula rerum Magnanimo sqi
duces totiufque ordine gentis nJWores > &ftudia 9 &T>opulos, et
Trglia dicctm l JL J^CHITETTf\ c^f. DOM-f^'A di matura età con le braccia
ignude > et con la vcftc di c nullam fperare faktem . Q^efto, che noi
diciamo vìumo, e neceiiario ardire > è vna certa fpe-* iìt di fortézxà
impròpria cófi detta da À riffotelé y pcrcn e può cflerc, /àol elfere pofforin
òpera ordinariamente, ó per acqurfto d'honoréro pei timore dì male
auuehiré^ó'per Opera délfirayo della lperanza, o per là poca
con#demzionedeli'immineivté pericolo ?' non per amordi quello uè"* tfo y e
belio r che' è fine" della ^irtù .rarrnatura,& la 1-parfa col
motto,.monVanoyche gran refiftenza è necèffarifsima in ogni pericolo. Et lo
feudo11 col Catjaliero, che córre coritra i nemici > mofrra quello,
chehabbiamoj «Tettoia d'ilperatione effer molte uolté cagione di falute, ma non
uera, . *"X Onna veftita di verde, nella mano dritta tiene vn pennello,**
vn fcar ^J pe : iO,o: ceri la fini/ha vn paio ntto in terra, aguale vi fia
legata vna ianta ancora noneila, et tenera » Il pennello, 6j Jo {carpello
lignificano l'imitaticne della natura,chc par icokrmeure fi vede efpiefià nel
dipingere, et nello fcolpire; ilche fi me* ra nel pennello, et nello fcarpelJo,
et r erche in alcLnealtre non imita» ra. iuppliiceaid. etti derla,come ncll
Agricoltura particnlare,pcròvi ..ggiugncil palo fitto in terra, quale conia ina
dirittura fa che per Vigo* eli arie creica il tcrto,& tenero arbufccilo .
ARME. fo me de finte in Firenze dal Cjran Duca Ferdinando . IV O M O
armato>d afpetto tremendo,con l'elmo in capo,con la delira mano tiene vn
tronco di lancia polàto alla colcia, et con la lini* :*a vno lctdo,in mezzo del
quale vie depinta vna tefiadi lupo. Elleudo quella figura limile a quella di
Marte fi potrà intendere per e£» à Tarme, come Dio defic. • DONNA vefìita del
color di verderame, hauerà l'orecchie d'alino, terra lotto il braccio finiftro
vn pauone, et con la delira mano alta ucfhera il dito indice • L'Arroganza è
vino di coloro, che fé bene fi conofeono di poco vaio» e, nondimeno per parere
aliai pretto a gli altri, pigliano il carico dimrefe d.fficii i, et d importanza,
et ciò dxe S. Tommafo 2 .2. qu. 112. art. 1. sfrroians e fi, qui Cibi
attributi, quod non hahet . Però con ra gione il dipine con l'orecchie
dell'alino, naicendo quello vitio dall'ignoranza,& dal» 1 fiohdezza, che
non Jaicia preLedere il iuccefio dell'imprefe, che fi prea ono in poco
giuditio, Il pauone lignifica l'arroganza effere vnafpctie di
fuperbia^&ildito Itoi'citinaticue di mantenere la propria opinione
quantunque ralla, et al conimun parer lontana, filmandoli mólto, et
ipiezza-idoaitmi . Et •s fcienza è polla nella contemplatione de' corpi
celefti. Le fi dipinge in mano il globo celefte, con il compatto-, per effer
proprio fuo il mifurarei Cieli, ckconfiderare le mifure de' loro mouimenti>
et le ali a gl'homeri fi pongono per la ragione gii detta . exf STVTIJL I 2^^
isf Ts^Ts^ EV0LE DONNA veftita dijpelle di volpe, e farà di carnagione molto
rotta," tenendo vna lcimia lotto il braccio. L'Ailutia come dice S.Tommafò
2.2.qu.^/art. $. è vn vitio di coloro,1 che per confeguire quel che defiderano,fi
vagliano de' mezzi non conueneuoli, però fi dipingerà veftita di pelle di
volpe, effendo quell'animale aftutiflimo, &per tale ancora è conofeiuto da
Efopo nelle lue fauole, adoprato in quefto propofito molte volte. Della feimia
fcriue Ariftotile nell'hiftorie de gl'animali è aftutifsima . La carnagione
rotta per detto del medefimo Ariffclib. 4. de Fifonomia cap.io. Significa
aftutia, perche il bollimento di fangue fempre genera., nuoui moftri
nell'anima, facendo nell'huomo il fangue quello, che fa il fuoco nel
mondo,ilquale fempre ftando in moto, confuma tutte le cofej combuftibili,
auuicmandofi ad elfo . G 3 AVA. ' crìecon la deftramoftri di fcacciarlo, pe non
dargli il fatte delle mamHielle,alle quali hauera la man finifha in at to di
tenerle fìrètte . Pallida li dipinge y perche H'impallidifce il continuò
penfierodi accu mular teforo con appetito infatiabile di fare fuo tutto quello,
che è di al tri lenza hauer riguardo, o a forza di leggi, o a conuenienza di
fort^ alcuna. E ancora U pallidezza cfifel&ydi timore, ilquale fta lèmprc
abondan tifa. $j :ìfsìmo nelle vifcere dell'huomo auaro, non fi fidando
d'alcuno, et molte mire a pena di le mederimo per la gelofla, che ha di non
perdere vna miarnia particella di q,ueiJo,cbe pomede . L'habito ieruile,6.:
ìòzzq,& la catena d'oro acconcia nella maniera che iicemmo,è legno
manifefto deirignobiie,& vii feruuù dell'auaro . La Ce ritta della
fronte,ci dichiara, che l'h uomo auaro in tutte le fue attieni il fcuopre per q
uello,che è,ne fi sa celare in ale una colà * E per oflcruarfi quello coftume
ne gli.fchiaui,fi.moItra la conditione de grauari,medefimamente fchiaui.deila
ricchezza . Lacatenad'oro,che fi tiradietro,ci moftra,chei teibra^&le gran
facoltà, a chi benjconfidera,fonopefo &ticofìflimo.,.& impaccio molto
noio(o,& U-fanciullo {cacciato mdftra, che non è alcuno veramente auaro,che
Donila ìulìeme crudele . Et eilendo la Maefla di Dioiòlita da-rricchire
pjùl'vno, che l'altro, acciò non manchi Toccatone d'operare virtuofahientein
tutti li ftati,fecondola vocatione di ciafeuno, Tauaro preuertenno
quell'ordine, più tolto lafcia marcire con ingordi difegnicjuellorchc ;ia,che
1,'adoperarloja fouuenimentode'biiQgnoiL ssfuaritia. DOnna mal
ve{tita,icapigliata>& icalza,nella deftra-mano terrà vn ro^ fpo,cV con
la finiftra vna boria /errata . L'Àuantiaèvnojsfrpnatoappetirod.hauereyCome
dice S. Agofti.no. lib et perciò fi rappxeienta nella borfa ferrata«sfuaritìcL
IPX Onna vecchia pallida., et magra, che nell'affetto mofìri affanno, &C
JL^.malinconia>a canto haura vn lupo magrifìimo, et a guiia d'idropico i
àauera il corpo molto grande, et iòpra vi terra v mimano * per fegno di d
lore>& con Fai tra tenga vna Loria legata,.& ftretta, nciluq u*k:
miri co;:u igrandiismja ateen tiene. Jl lupo; ccn.e racconta CiiriilofànoXandj.nOj
èanimaJe auido,e voraci 4 cc> .r* ce, il quale non folamente fa preda aperta
dell'altrui, ma ancora con ag guati, &infidie furti uamen te, et fé none
feoperto da paftori,oda cani non ceffo fino a tanto, che tutto il gregge
rimanga morto, dubitando fem^ pre di non hauere preda a baftanza, così l'auaro
hora con fraude,& inganno, hora con aperte rapine toglie l'altrui, ne però
può accumular tanto} che la voglia fi fàtii . Dipinge!! a guifa dell'idropico ;
perche", fi come quefto non ammorza' mai la fete per lo bere, ma
l'accrefce, così l'auaritia tanto crefee nell'Imo-* mo, quanto crefeano i
tefori, però diffe Oratio nell'Ode. 2. lib.x. (re feti indulgens fibi dirus
bydrops Fugerit yenis, et aquofus albo ^ec fitìm peliti > nifi caufa mo rbi
porpore languo r . £t San_, Gregorio anelli Morali.14. così dice anch'egli
fopra_, di ciò : Cmnis auarus ex potu fitìm multìplicat qui cum ea, qua appetti
adeptus fuerti,ad ok tinenda alia amplius anhelat . Et Seneca ancora : ssfuaro
deesì? tam quod habetj, quam quod non habet . La magrezza», del lupo nota
l'infatiabile appetito dell'auaro, &l'inconueniente tenacità dellaroba, che
pofsiede. Onde Dante nel primo capitolo parlando dell'Inferno così dice : Et ha
natura fi maluagiay e riay Che mainon empie la bramofa voglia Et doppopajlo
hapiufamcy chepria-> . Si fa con la borfa ferrata, godendo più nei guardarci
danari, comej cofa dipinta per diletto, che in_, adoperarli comevtile per
necfsità, òdi molto a propoflto mi pare in quefta occafioneii'Epigramma ài
Monfignof Barberino Chierico di Camera, et hora meritifsimo Cardinale di
nobiltà, valore, fpecchio, et ornamento al fecolnoftro . "Vt parcas
opibus, tibi quid nonparcis ; anvnquam s^fugendi cenfus terminut yllusertit
Define diuitias fuluo cumulare metallo Tam tibi dee fi y quod habes9 €juam quod
habere nequisy Quid tamobduras toties^quid Tontice iatJasì i^on nifi qui frugi
efi ^pofsidet ullus opes Tumihidìues eris y qui nequo tempore fartis biniti] s
egeas > Tontice femper eges . ì^uartiia . SI dipinge da gli antichi Tantalo
invn fiume coperto dall'acqua^ fino alla gola, al qual (òpra la tefta pende
vn'albero carico di frutti, iiij modo ch'egli non poffa arriuare con le mani à
i frutti per fatiar la famedi ne al fiume per fmorzarfi la fete, fecondo il
detto d'Oratio . Tantalus à labris fitiens fugientìa captaty Illumina j con
quel che fegue,& fi* milmente Petronio Poeta, come referifee Pierio
Valeriano nel libro j 5. nella parola pedes così dice J^ec bibit Inter
aquas> nec poma patentia carpti . Tantalus infelixyquemfua vota -pr&mùnt
. Diutiijs hac magni facies erti omnia late) gri tenet et ficco condì* quit
orefamem. esfuartiia . DONNA vecchia veftitad'habito rotto, &firacciato in
più luoghi, fa rà magra, et di color pallido, terrà con la man deftra vna
tenagii et all'vna delle gambe hauerà vn ferro limile a quello de ^ìi fchiaui,
eoru laca. V7 h catena in modo, che la flrafcini per terra, et con la finift «
mano s'appoggia ad vna Arpia, la quale ftfa in atto di lanciarli . Auaritiaè
immoderata cupidigia, et fetedihauere, la quale genera.» nell'auaro crudeltà,
inganno, diicordia, ingratitudine, tradimento,& lo toglie in tutto dalla
Giufhtia, Carità, Fede_>, Pietà, et da ogni virtù morale, et Chriftiana* '
"Vecchia fi dipinge, perche non folo regna più l'Auaritia nei vecchi: ma
fi chiama madre di tutte le fcelleratezze, e Claudiano nel libro fecondo
Stiliconis, di lei così dice . tAtprimum fcelerum matery &c. . Ilveftimento
rotto *& Stracciato ne dimoftra,che tanto ne gli animi auari polla quefta
diabolica pellet, che quello che rAuantia ruba a gli altri, lo toglie anco a fé
rteflà, onde nell'ifteifa abbondanza rimane più pouero d'ogni mendico,perciò
Oratio nel primo libro dell'Epiftole dice^. Semper auarus eget. '
L'eflermagra,& pallida altro non dinota che la continua, et infàtiabil fàme^per
laquale gl'infelici inclinati all'auaritia continuamente fono tormentati . La
tenaglia,che tiene con la deftra mano mofìra,che si come detto iftro mento
rlringe,e tira fempre a sé, coli è laperuerfa natura dell'empio auarojilquale
non lafciamaioccafione, che non facci il medellmo effetto, non guardando ne
flato, ne conditione di qual fi voglia perfona. Gli h\dipinge a canto
l'arpia>effendo il vero firnbolo déll'auaritia, percioche arpia in greco
volgarmente mòna rapire . Il ferro,& la catena alla gamba nella guifa,che
hauiam detto, denota Fa ùaritiaeflerfchiaua non folo della roba, ma ancora de'
demoni], come teftifica S.Paolo ad Ephef cap.5.& ad Cololf.cap. 3 . dicendo
: *s4uaritia eft idohrumferuitus .. *sf V D tsf C I *sf. DO NN A veftita di
roifo,& verde,haurà-la fronte torbida, ftando ini! atto di gettare a terra
vria -gran colonna di marmo, fòpra alla quale fi pofì vn'edifitio . L'audacia è
contraria alla timidità,& è vitio di coloro, Che poco confiderano la
difficultà d'alcune grandi attioni, et troppo delle loro forze pre fumendofì,
s'auuifano di recarle ageùolmente a fine . Peróè figurata per vnagiouane,che
tenti con le fue forze di mandare a terra vna ben fondata colonna. "\ Il
veftimento rofTóy& verde lignifica audacia, come anco la fronte
torbida,cofì dice Arinotele de phifiognomonia al nono Capitolo; 1uvgr \; io b v
01^ 0 [' Secondo l'opinion de' gentili . \7N Giouanetto, c'habbia vna flel-la
in cima del capo,in braccio tenT ga vn,cigno,& ila veftito di verde colore,
che lignifica auguno>percioche fherbe>quand6 verdeggiano,promettono buona
copia di frutti. Pieno veftitodel color? che hanno le foglie 3 quando
l'albero,da fegno -di feccaeu*,, in mano terra vna donnola., et per l'aria
dalla ììniftra banda.vna cornacchia . Il color del veftito dimofìra, che il
cattiuo,augnriou* ftima, che venga . j?er la.vicinanza di gualche-mal
ibpraftante, come le foglie de gli alberi, che perdon'il colore quàdo il tròpo
perde le vir;ùj della donola dille l'Ale-, jQukquid \4gis mufltlatibifi
occwmtfomiutì Signa n\al^.bu fohtis befiia pravA, gerit. Il medeiìmo lignifica
la cornacchia,però dille Virgil io nella JBoc* colica. Sape finijìra catta
pradixit ab ilice Cornix, Si potria-ancora porre in luogo di
quefta.ilbarbagianni, quale fecondo tOuidxo > è vccello apportatore m ogni
luogo di tnffrfsimo augurio » .«^r y Cj r 11 1 0. ?$4la tjfì/tedaglia
-àUAdriano > fecondo i CjentiB„ HVOMO in piedi, che nfguardi vn'vccello >
che voli per aria? ;& eoa I vna mano tenga il lituo augurale^il quale era
vna verga ciirua,-deil* «quale così dice Gelilo :al eap. £. del im. 5.
litunsefi yirga hreuis >ympaxtt qua robuflior eji ìncuruusy qua ^Augures
ytuntur . £ con elfo gl'auguri ledenti difegnauano i tempii a gi'ycceili, di
cui Cicerone fa menzione nel Irb.i* de Dminatione: Quid Utuus iftevcjìer, quod
idarifsimum ett infigne auguratus^ynde vobis efi traditusy ncmfe epFgmidbs r.6
ligiomsdirexititumcumFrbemcondidit)&c/,\>\\. L'vccello, che vola per
Paria rimata, come gl'auguri, et l'offitio dell'au guitto, apprpiroiK ontani
riceuetieroi nonirda'geftì de gli-yCCel|i'« conT ciofia coia, che dal
cantov&geiri,nel volar, loro pireruati hora in quella,, e h ora in
quell'alti a_. parte da coloro > -che erano deputati a cocal facendoti©,
erano fonti.4'mdpuinare, cioè quelirche li preparaivino ad ajcuna^eoià
publica,odi partire fuora della Citta, o aero -> che vokl? iero ehercitare
bene 3 et dirutamente alcun Magiltrato., afquale eiìì era-r no deputati,
"f INA fanciulla alata di color incarnato con vn manto giallo in do£ V fo ?
haucra in mano vna lucerna latta all'antica accetftó ftara a le* clero fo pra
il Pegafo caualjo ajato, percheda Hqaiero \ n pai luoghi ella
.cchiamata{ilrtk^/oj).che vuoi dire velata di. giallo, fi come nota Euftatio
Commentatore d-Homero nel 2.1ib.,deliVdiiieax& Virgilio nei lupi epigrammi
dice. osfrirora QcQmm croceo vitamine fulgenj Lì^nit « ti ' £> ì c èsjre^i p
j: y9 ld Ouidiò nel j . lib. de arte amandi' nota il colore incarnato, dicendo
2^c cùphalus rofeapmdd pitie. ida Dea. Ed il mede fimo Euitatio nel luogo
lòprad etto dice, eh e ella va in fui c% trailo Pegafeo per la velocità, et
perche l'aurora è molto amica de' poetkj, et defta gii fpiriti a' capricci
ingegnofi, et piaceuoli . é>f tt/ora. Gloui netta alata per la velocità
delibo moto,cne tofìo fparifee, di color incarnato' còrì manto gialla, nel
bràccio fìnìftro vn ceftelio pienoni varii lìori, et nella fteflà mano tiene
vna fìaccoletta accefa,& conia delira iparge fiori . i4 v r o ^ i f u 6 ? ó
f z s r tst VN À Màtrona,che fédendo,foprVna nobil ledia, fia veftità d'habit?
ricco, et fontuoio fregiato tutto di varie gioie di grande ftimà, con la delira
mano alzata tsnghi d uè chiaui èlcuate j con la fimftravn icettro ekda I J et
da vna banda vi fieno libri, et dall'altra diuerfe armi . Si rapprefenta
Matrona, perche l'età matura ha in fé propriamente aw torità j onde Cicerone
nel libro de Sene&ute dice : csfpex autem Senetìu* tis ejì autloritas-y cX*
poco dopo foggi unge ; Habet fenettus bonorata pr&fer ÓC^ ciò
prin-cipalmente perla prudenza, et molto fapere, che in effa fi ntroua,
dicen..do la Sacra Scrit tura in Iob, al cap. 12. In antiquis efi
fapientia,&in multo, tempore pmdemia, onde auuiene,che.' I per ilqual atto
fi moftraauttorità, et infieme quiete, e tranquillità d'animo,percioche le
cofè,che ricercano grauità,non fi deuono trattare, fé non] conmatura feflìone,
cofi.auuiene ne' Giudici, i quali hauendo poteftay &auttorità di decidere,
anoluere,e condennare, ciò non pofiònolegitti-l inamente efleguire per
fentenza,fe non liedono, come dice la legge 2 . ff.ia honorum fF.quis ordoin
bon.poff.feru. Si vede d'habito pompofb, e rifplendente, percne tale è chi ha
poterla] fòpra gl'altri nel confpetto de gl'huomini, oltreché le velli, e
pietre preJ tiofe per fé dimofìrano autorità, et honore in chi le porta . Lechiaui
denotano Fautorità, e patella fpirituale, come benifiimo lo]
dimoltraChriftoNoftro Signore, et Redentore, quando per mezzo d'ek fé diede
quella fuprema auttorità a San Pietro dicendo : €t ubi dabo claueì regni
Qoslorumy& quodeumque tigaueris fuper terramyerit ligatum, et in falis^
quodeumque folueris fuper terramyerit folutumy lenza molto apparato di ili—
toglimi . Si-fa in habito corto >per inoltrare la poca pretensione nelle
cofe del inondo; perche la verte lunga yièmpre ha inoltrato dignità? &fupremihenza
a gl'altri, et perciò 1 Romaninon uoleuano,che 1 loro Cittadini ve rifiero di
luugo, finche queft'habito per l'età non potefie far teftimonio Iella virilità
dell'animo, et de penfienatti a reggere la Republica. Et >erò con l'habito
corto fi viene a inoltrare, che ipoueri di fpinto tengoio poco conto de
gi*iionori,&. delle grandezze mondane, le quali bene peifo attraueriàndofi
al penfiero, come le vefh lunghe fogliono intricart fra le gambe, fono cagione
che difficilmente fi può caminare dietro a ^hrifto,efTendoci
necefiarioeiferefpeditifiìmi dalle cofe del mondo, per eguirelauiadei Cielo. Si
dice anco uolgarmente, che fitnt honores onera. ìon altro che pefo iì fente
dalle uefte,chearnuano fino a terrea chi e porta . Il ueftimento fi cacciato,
et la faccia curuata,moffranofh umiltà, che è >ropriamente il definito per
la pouerta di fpinto, et è grado più bafiò di luello,che dimandano h umanità,
et cortelìa 1 Morali . Rimira il Cieio,per moftrare,che il premio di quefta
uirtù non fi alpeta fra grhuomini,ma folo da Dio Creator Nofiro, che ha le uie
lue ( come lice il Profeta) differenti dalle uie de gl'huomini, et lì gefto
co'l motto òttofentto di S. Agofiino fignifica quefto fteflò. BEATITVDINE
SECONDA E la Manfuetudine . Beati mitesy quonìam ipfi poffidebunt terram.
Importa d'eflerc manfucto, &h umano, et ad altri nel bene, et ne gli honeiU
feruitii confentire. FAnciulla, che tenga fra le braccia in atto di accarezzare
un picciolo, et maniueto Agnello, co'l motto cauato dal Salmo : Mansueti
bareditbunt terram . Perla medefima ragione detta di fopra quefta figura fi
farà fanciulla a» or'eiia. V Agnello lignifica purità, femplicità, et
manfuctudine, non folamen: nelle profane lctte/e Egittierma ancora nelle facre
della Religione^ hnftiana, et gl'auguri gentili adoperauano l Agnello ne' loro
lacniicij, >k> per la piace uoie^za dei iùo puro, 6^ m^nfueto animo .
Ancora San.* Giouaa con le noftre>& loro milèric. FAnciulla
inginocchioni,con le manigiunte,& che largamente pianga li motto dice coli
; Trgfens luftusjatìtiam genera fèmpitsrnamy et è tol« to da Agoftiiio . Il
pianto,come qui fi piglia, è il difpiacere, che per carità fi può pigliar da
ciaicuno li delie l-ue,come dell'altrui colpe, et danni ancora . E tenendo lo
fiato d'vna fanciulla, quafi meno colpeuoiej che polla efiére,non èj dubbio ;
che facilmente farà conofciuta per légno di quel che iareoòe nel cellàrio a
dire a ehi con parole uolcfieeipnmcre il concetto di quefia Bcaf titudine
/nella quale col motto fi nianifefia, che il premio di quefia lòre di piantonar
i vna perpetua allegrezza dell'almi vita . Lo ilare in ginocchioni,& con le
mani giunte,inofira,che quello pian to,&Cjuefip dolore vuol eflere mollò da
cagione pia,e religioià,accioch il polla dire atto di vera virtù, non come il
pianto di Democrito, il qua! nàcque dairambitione,cx dai deiidcrio di parer il
più fapiente,& il più m rucuoledi tutti gì altri. QJ1 RIA BEATITVDINE E LA
fame, et la fete della Giuftitia. Beati, qui e furiant, et fitìunt luflitiam,
Ooè,che fono mol to d e fìderofi del vjuere virtuofo,& dd ben oprare,di
miniftrareGiufiitia fi ciafeuno, facendo opera,che gli empi; fiano puniti, et
eiàltati ì buoni» SI farà donzellatile tenga vn paio di bilancie, et vgualmcntc
pcfandoj et vi fia vn diauolo in atto di volerle prendere, et ella con vna
ipuda, che tiene dall'altra mano lo fcaccia,il motto iàrà.* £fitrkntes imfleuit
boms9 parole di Maria Vergine nella fua canzone, La Giuftitia é vna colante, et
perpetua volontà di rendere a ciafeuno cjucllo.che gli fideuc. Però appartiene
a quefia beatitudine tanto la lete della Giuftitia legatecene è bene
euidentifsimo, et che abbraccia tutti' gi'altri beni; quanto il de :ìderio di
vedere etfeguita quella, che s'affetta' da legittimi Tribunali, ck coli
l'infegna Nofiro Signore, per virtù degnai) della beatitudine eterna» Le
bikincic notano per fé fteffe metaforicamente la giuftitia, perche, GOtueenc
aggi urtano kzotegmh&mtstàlhcoiì cicche è virtù,ar^iu. fta i beni
deiranìmo,&' pon regola all'attieni deìl'liuomo, ! Nella donzella il notano
le qualità di quella gi uftitia* della quale 11 de-* Uè hauere fame,&tète.
Et fi fagiouane,permofi:rare,chc non fi deue molto tardare, ma metterla in
eiccuttone,oue-, et coiiie bifogna.il diauolofi figura per lo viti» rhe ci
fhmola continuamente per farci torcere dalla uia della giufiitia-»» pia
fàcilmente lì fcaccia con h tagliente {pad a del Zelo di Dio, et il preilio di
queftì > fecondo che ci elpnme il motto, è 1 efiere fatiati di cibi* : he
fono molto migliori delle vi uande di quella vita . BEATITVDINE QJSINTA. Eia
mondezza di cuore > cioè hauere il cuore libero dalle pafsioai>& dal*
Je disordinate affezioni r ] Beati mando corde > quoniam ipfì Dcum uìdebunt
. \ 7N A[ donna > che'iparga lagrime di pianto, iopra vn cuore, che tien» V
in mano. La mondezza del cuore fu pitia da Chrifto N. S. per l'innocenza, la
uale è mondezza dell'anima > et fi dice efièr nel cuore, quando elfo non h
ccupato da mali: penfieri > ouero da efóetti contrari; alla virtù, et fi
mora jche non poflì intendere della mondezza eitenorocon le lagrime, le uali
fono la vera medicina de gl'vlcen deii'anima, come fi ha per molluoghi della
Sacra Scrittura. Il premio della mondezza del cuore fai vedere Dio tnuifibileà
gli occhi corporali > li quali quando fono beru, urgati vedono iòlo gl'accidenti
fenfibili, oue quelli della mente s'abballino t come nel motto s'accenna • et
equafi la medefimàcofa con là pietà*
jpoafi'eièrcitayfeAonverfoperfonebifognofe, afflitte, et difperrte per' .
ualche grandiìgratia>o per gl'errori commeffi per propria colpa, delli a
«ali fi lènta dolore, &L pentimento. Tale fu N.S. co'l ladrone, che era 3
pfidele, et li diede il Cielo ; con la donna Samaritana, che era immeria^,i tlk
Jafci'uie, et la fece carta ; con quella che era adultera, et gli refe l'ho
ore, con Maddalena,che era peccatrice,©! la fece Santa; con San Pierrq* {|
quale ranelle il pescato d'hauerlo negato, ^ancoragli diede le chi* j md$l6+ ni
dei Cielo giuftificando o. Oltre a moltaltri efempij, che fi leggono
neli'lnftoriadel Santo Euangelo,oue non parche fi.dipinga N. S. le non per uero
fonte di miferieordia,ad ìmitatione del qnale dobbiamo noi comJ patire a i mali
altrui, et fopportare uolentien le proprie tribulationi,:]uan j do
vengono,opercolpapropna,o per fuo uoiere. Sono quattordici l'opere, et effetti
di quefa. uirtù afiegnate dipintamente dai Teologi, delle quali la principale è
di iòuuenire alia uita altrui col mangiare, &f col bere, &però fi fa la
donna, che tene in mano il pane,& ne fa parte a i fanciulli per le ite.u
imooten:i a procura rielo per alt avia,&iecondo diedre il motto conquefto
mezo faalusimauieu« te fi placa l'i radi Dio . BEATITyDINE SETTIMA, E l'eifer
pacifico.. Boati pacifici^ quoniamfilvf Del vocabuntur . DONNA, che fotto a i
piedi tenga alcune fpade, elmi, feudi, et al" tre armi rotte, con yna mano
tiene yn ramo d'olmo col motto: Confregit arcum-ijcutum^gladium->0' beìlum.
Grado di Beatitudine afiai grande è di coloro, che non pure fi diletta-J nodi
viuere nella pace,& nella quiete ( il che pare appetito vniueriale^ di
tutti gli huomini,cV:fin'onde viene commendata la guerra per le ftelii
biaiìmeuole) ma pcrmezo delle tnbulationi fanno nftorarla, quando lì
perià;& per le, &per gl'altri, non folo nel corpo con gl'inimici
citeriori pia nell'anima, che maggiormente importa ; con le potenze de il'infe.
ne Et fi fa la pace con Tarmi fotto a i piedi, per mofirare,che deue eu'er acl
ciuiftata, et mantenuta per uirtù propria, per efiere tanto più ìuerueuolefr et
commendabile» L'oliua fi da in fegno di pace, per vnita teftimonianza de
gl'ntichi, moderni così leggiamo ch'Enea efiendo per finon tare nelle terre di
Euaf di-o In Italia, per afsicurare il figliuolo dei Kè, che iòipettoiò gli
verni incontro, fi fece fuoraconvn ramo doliuo in mano, et il giouanefubita] fi
quietò,oltre ad infinitiisimi altri efempii, per li quali tutti baiti queftoj
"Il premiodi coftoro è l'eflere del numero de' figliuoli di Dio, eletti
all'è' terna Beatitudine, "BEATITVDINE OTTAVA. Beati qui perfecutionem
pntiimtuy propter luflitiam quoniam ipforum e fi T\e9.num Qxlorum . VNA
donna,che guardi il crudo ftratio di tre figliuolini, che le /tanno inninzi a i
piedi in i;ariomodocrudelmen:c ammazzati col mi to prefbdaj/*Apoftolo. Sicttt
focij ptffiomm efìi'fn erltisy& corifa io; i>, Et i una mano te.iga una
Croce,perefier'Idd1o nobilitino fopratuttele coi,& con certa ruma di le
Hello, ideila propr.a cita, 31 r ciò iì inoltra perla donna che t.en la Croce
ih mano > con lacuale fi n taf/ " noie . *s no le perfecutioni perzeio
della Religione, che è la più ncbil parte delia giuftitia,come fi è detto . Si
dipingono l'una donna,& gl'altri fanciulli, come più alieni da i penferi
dannofì,per i quali polla apparire il mento per proprio errore de gli (Irata
fopportati . • BZssfTJTrDIISrE tsf Cj V I S Mamuetudine, Meftitia, Fame, Ó£
fcte diGiuftitia, Mondezza di cuore,Mifèricordia, Pace,e Perfecutione, lequali
propriamente non fono Beatitudine per oggetto, ma più tofto mo di;e mezzi
perperuenirui, imperò che il Sig.iui parla per figura di metaIo ra,ponendo vna
cofa per un'altra, cioè il mezzo per il termine ultimo ac tingibile,& per
uenirea formar detta figura la faremo. Donna giouane veftita di veftimento
corto, con la faccia curuaverfo il Gelo,con vn agnellino a canto trafitto, et
trapanato da banda, a banda da vna acuta fpada, con gli occhi lacrimeuoli,
&^ piangenti, col volto eftenuato, e macilente, terrà con vna mano vn ramo
di olmo, et vn cuore humano, che gitti fuoco, e fiamme» con ilquale raccolghi
le dette lacrime, vi faranno dui fanciullini a' piedi,a' quali moflncon l'altra
mano di porgere ad 'ambidui vn pane partito in dui parti, acciò fi veda, che
ciafeuno habbia hauere la parte fua, vi faranno anco molti altri fanciullini
auanti gettati in terra otfefi,vilipeiì, vecifi, et mal trattati, et per vi
timo fopra il capo vi faranno due palme intrecciate, vna di Lauro, et l'altra
di Oliuo annodate infieme, et vnite in Croce da vna teli uta di tre vane cole,
come Gigli,Mirti,e Rofe,con tre motti,di quefta forte, alla palma di Lauro.
Sola perfeuerantia coronatur. A quella di olmo. Cum palma ed regnapeìvenerunt
fanti 'i . Alia corona. 2{cn coronai itur nifi qui eertauerit. C ve.'o
altamente fecondo gl'antichi a quella di Lauro nAitemitasy a quella di Oli uo,
fmpafsikilitasy Alla Corona, Seueritas. Sì. dipinge donna per raprelèntare
fefìo deuoto,& pietofo, comepoi che così iì dice Beati pauperesfpirìtu >
Et ciò per dinotare che chi vuole confeguir la beatitudine gli fa bifo» gno
fpoglianì di tutti ifuperfiui comodi terreni >& lafciarfi
volontariamente lacerare da ogni parte da bifògni ne proprii beni di Fortuna,
&O dice notabilmente pouero di fpirito> e non folo di cofe,per
dimoftrarci, et darci lperanza,cheanco i ricchi a quali pare,che venga dal Sig,
difficultato tale acqui (lo, polfono, fé vogliono confeguirla effendoinie regolati,
e parchi, e neipoueri magnanimi, e liberali facendo poco conto di fue>
cofe,&: per li poueri ancora, che fenza fpargimento di ricchezze in altri
bifognofipofìònoacquifrarlo con la potenza della buona volontà, de ne chi
diceua Maria . fjurientes repleuit bonis ; diuites dlmittit ìnanes. Si dipinge
con la faccia curua per denotarci rhumiltà,la quale fé bene, fi inchina ve rio
la terra s'erge * et eiàlta verfo il cielo, ciò lignifica j che chi vuole beati
fìcarfì,debbe fopponerfì in terraa proprii Superiori, et in cielo refenre
l'obbedienza a Dio>.& alla fua fante legge che così fi adempio quello di
Pietro nella Canonica. 1. a. 5. Humiliamini fub potenti manu Dei >vt exaltet
vos in tempore uifìtationis ., Si dipinge con l'Agnellino trafitto dalla fpada
per denotarci Tinnocen te>&patiente manfuecudine, che però radice Beati
mites. effendo che chi vuole eifere beato, debba farpoco conto de danni
riceuuti nei beni di fortuna, honore, e fama del mondo, che quello
accennauaDauitnel Salmo 3 6. Beati mites quoniam ipfì hereditabunt terram . Si
rapprefenta con gl'occhi Jacrimanti,& piangenti per dinotarci la triflezza
e meftitia, fpintuale, perche fi dice nel Vangelo . Beati qui lugent quoniam
ipfi confolabuntar. per dirci,che quelli fi beatificheranno, che pian-gendo il
tempo male fpefo, li doni di Dio naturali, e gratuiti, li frutti delle virtù
morali laifati, la mal pallata vita, e peccati comefsi, mediante però il
perfetto dolore detto contritiuo, parte neceifaria di penitentia, fecon do
vuole la comune catcolica Scuola JPanitentiacfl preterita malaplangerey et
plangenda iterum non committere . Si dipinge ancora con gl'occhi lacrimanche
piangenti perche ciò debba farli per compafsione di ChriftoNofti-o patiente
compatendo al dolore, pafsione,& atroce morce di lui,che cofici infogna
Hieremia appartando deli'vnigcnito di Dio con tali parol J, t? tuBum vnigenitì
fac tibìlplanSium amarum . Si raprefentà con il uolto ellejiuato, e
macilente,per denotare il bifogno, e neceisità fpintuale negato» ci tal uolta
daperueriì huomini, onde però fi dice . Beati qui efitriunty et fitiunt
iuHitiam, Per darci ad in tendere, che chi u uol efiere beato, debba-» lèmpre
cercare quello che è vtile, e necefìario alla fallite, et anco hauer fete,cioè
animo pronto di rendere a ciaf e uno quello che è tenuto. Si rapprefentaco'l
cuore humanoche getta fuoco > e fiamma, celie raccoglie Jc proprie lacrime,
per denotarci li cuor mondo,che però Beati mundo corde* rer dirci, che chi
vuole in Cielo beatificato vedere lddio,debba hauere il cuore mondo, e lontano da
ogni malignapafsione,e peruerfaefFettomoiit dano, cht di quello dille il
Profeta Lauammi& nundi efiote. Getta fuceo,e iìamma,perche fi come il fuoco
purga, e monda l'oro, coli la diurna grana il contrito cuore, e come l'acqua
puliice il uafo, cefi le lacrime l'anima-* dalle colpe mortali, onde il Salmo
dice, tsffperges me Domine bifopox& muri daborlauabis me et fuper niuem-,
&c. Et con l'antecedete . Cor mundu creai» me Deus, Vi fi rapref èntano i d
ui fànciullini a' piedi a q uali vien diuiio un pane, per denotare la
mifericordia, perche Beati miferk ordes^&c. Effendo che quello iara beato *
che con pietà iouuenirà alle necefsiii di perfono miferabili con lue fuftanze,
come infegna Eiàia a 18. Frange efnrienti pattern tuum-, . Si dipinge con il
ramo dell oliuo,per fìgnifìcare la pace, tran* cjuillita,& ferenita dei
cuore, onde però dice . Beati pacifici) &c. Perderci che per efiere beato
fi debbano haue*ele tre paci > e tranquilità Spirituale* cioè fuperna con
Dio,interna con te coicientia, et efterna con il profilino, cr e quello fecondo
nel lib.^ .dalla fapìéza,ci uiene infegnato Tax^detlis Dei.Si dipige con molti
fanciullini offefi,uilipefì,uccifl,&maltrattati,per denotare le
perfecutioni ingiufte de' tiranni,e peruerfì noftri inimici>&pe,rò fi dice
Beati quiperfecutiones patiùtar propter iufiitia^ &c. Ciò ne fìgnifìca, che
chi uuole effere beato debba renderli peratto di patieza impotète,e de
boleallauendettaancoreheuendicarfì potefsi, pronto al rimettere ogni
lefione,&offefà,penfando che la perfecutione ferue a buoni per efercitiodi
uirtù, che però difìe il Sig.Dio in quella contentione fra i fuoi Apostoli.
7s{ifi cfficieminhficut paruuli>noh intrabitis in B^gnv.m Ccslorum. Le due
palme incrociate giunte,& annodate da una corona tefluta di Gigli, Mirtee
Rofe,fopra il capo per imprefa,ne lignifica le tre uirtù Teologiche, come
Fede,Speranza, et Carità, la Fede perii Giglio, la Speranza per il
Mirto,&laRofaperla Caritàjfenza lequali uirtù niffuno potrà giamai bead«
ficarii,& quello baili per fiora in torno a tal materia . BELLEZZA, ONN A
che habbiaafcofà la tefìafra le nuuole > cV il retto Zìa poco vifibikjper lo
fplendore,che la circonda, porga vna mano fuor dello fplendore,con la quale
terrà vn figlio, Sporgendo con l'altra nianò vna palla,.& vn compaiiò, Si
dipinge la Bellezza con la tefta-aicoià fra le-» nuuole, perche none cofa,
delia quale più difficilmente fi polla parlare con morrai lingua, &che
menofìpoila conofeere con l'intelletto ninna.H 2 no, D 68 no,quanto la
bellezza, laquale, nelle cofe create, non è altro > fnetafori» caaieate
parlando, che vn_. iplendore, che derxua dalla luce della feccia di Dio,coaie
diffiruiconoiPJiitonici>eflènd3 la prima bellezza vnaco^ fa eoa
eìio,laquale^oi co.ì%munica. idoli in qualche modo d idea perbeiiig. uu di lui
alle ile creature, è cagione > che effe intendano in qualche parie la
bellezza : ma come quelli > che guardano le ììeaì aedo ìpecchity fubito fi
fcór) fhe partorire amando il noflro Sire . Si dipingerà dunque nella fudetta
manièra, lignificandoli per la man( che lì itende col Giglio, ia beìlc^a de
litì&raeiUi, et de4 colon del corpL godutala terra, come Gabbiamo gì* detto
di fopra,. Kell'altra mano terrà lapalk,colcompaITo,perdimoftrare che ogni bel
1ezza coniate in miiure,cV"proportioni, Je squali s'aggiuftano col tempOD
&. col luogo* Il luogo determina la bellezza nella diipoiltione delle-*
Proiiincic, delle Citta, de' Tempii, delle Piazze,deH'h.uomo, e di tutte le
cofeiuggetteali'occhio,come colori ben diftinti, et con proportio~ nata
quantità, et mifura, et conaltrecofe fimilij col tempo h* determinano
l'armonie, ifuoni, le voci, l'orationi, gli abbattimenti, &C altro cofe, le
quali con mifura aggiuftandofì ^dilettano,& fono meritamente chiamate belle
Et come li Giglio perl'acutezzadell'cdore muoue il fem» fo, et delta gli fpiri
ti,colì medefimamente la bellezza muoue, &defla_p gl'animi ad amare,
&defìderare di godere, {per darperfettione a fé rteifo) ia cofa,che
ficonofee per la molta bellezzàdegna di confideratione, ÓV di prezzo; fopra di che
vn nobile, e gentililsuno ipirito fece ilpr-eiea*c Sonetto. £ luce la beltà,
che dal primiero Sperasi vince tgtfopra ogmpenfìero» Splendor nafeendo in mille
raifipartc> Quegli che" l nqflro, e l'altro Tolo erefìe E fede fa
mentre gli vibra, e parte Qua/ì tempii a lui J acri, oue il profonda, Di quel
che in Cielo fpléde eterno vero. Saper s'adopri,e la potente il ^e/ou IJaria
color fouente}bor bianco, horneroVnafcintiUafolmojlronne al monda 4 luce in vna
men, che in altra parte € di ciò, ch'egli imaginando efprejfe TI* dotta mano di
ritrarla in carte J^otefuron leftelle,e carta ilCielo. BELLEZZA F£MINILE.
T^XONNA ignuda,con vna ghirlanda di Gigli,& Liguftri in tefta, in mJ vna
mano haura vn dardo,nell'altra vn fjrecchio, porgendolo in fuori fenza
fpecchiarh* dentro,federa fopra vn drago molto feroce. I Gigli fono l'antico
Ierogliiìco della bellezza, come racconta il Pieri» Valeriano,forfe perche il
Giglio tra gl'altri fiori, ha quelle tre nobili qualità,che riconobbe
unagentildonna Fiorentina nella ftatua fatta da fruitore poco pratico, perche
eiTendo ella dimandata queiche giudicarle di tal ftatua, ella con grandiffima
accortezza dine feoprendo Je bellezze d'umt donna compita,& la gcfFezza
tacitamente di quell'opera, che era bianca, morbida,&fcda,pererTer quelle
qualità del marmo ftefiò necenarifiìme in una donna bclla,come racconta Giorgio
Vafari, et quefte tre qualità ha particolarmente tra gl'altri fiori il Giglio.
II dardo facendo la piaga,nel principio è quali infcnfìbile,laqualepoi crefee a
poco a poco,& penetrando molto dentro, è di fàcile a poieriì
cattare,&ci dimoltra,che cominciando alcuno ad amare la bellezza delle
donne>non fubitoproua la ferita mortale, ma a pocoapococreìcendo la
piaga,fentcaJJa fine,che per alien tàr d'arco non lana. Lo fpecchiodiffioftraefferelabeJlezza
fanimle medefimamente uno pecchia, ncJqualc uedeudo ciascuno le fieno in
miglior perfettione per li 3 'l'amor 7* l'amor della fpecie s'incita ad amaro*
in quella colà* oue li è uedutopìu pe fetto>& poi a deftdei\tr{ì,&.
fruirli . Il drago rrpftra che non è da tidarilpue è bellezza^pcrche ui è
ueleno d. paisionei& di gelofia . E Igauda3perchc non uuol eiTer coperta di
liscio, come anco fi può àit che lìa frale, et caduca,. et perciò le il pongono
i iiguftn nella ghirlanda»^, conforme al detto di Virgilio nell'Egloga feconda.
€ formo fé puer nìmiu ne crede colorì \Alba liguft rà caduntyvacinia nig ra
legatura Et Ouidio de arte amandi (fuo*. Forma bonu fragile ejìyquantuq;
accedit ad annos Fit minorar fpatio carpitur'jlla 2^c femper violacee femper
Mia fiorente St riget,amijja,fpma relitta., Uefa-,* BE'HFfOtM'N^Zé^y £T
F%lC1%JiM^T\ìMC2srj*sfLE del Sig.Cj.iomnni Zaratmo Capellini, ! ONNÀ che tenga
in téfta vna corona di vite' intrecciata, con un ra« mo d'olmo in mano, verlòil
feno vn'Aleione augello marittimo» OgnVno fa quanto la vite arai l'olmo * et
l'olmo la vite, Cuidio.. Vlmus amat vites, vitemnon deferii vlmosPertale amoro
là Beneuolenza?6i vnionc l'olmo fi chiama marito d'ella vite, et vedoua fi
ehiama la ulte quandonon e appoggiata a l'olmo, Ca* tulio ne gli elìàmetri
nuptiali i Vt vitina in nudo viti* qua nafeitur ama l^unquam fé extolit . pi u
a b affo poi dice.. «k?? fi forte eademefivlmoconiuntl la marito, Et Martiale
nd.4. libro ne I veder puoi con quanto ajjettO) St con quanti iterati abbracctamenttì
tavites'aumtkchia al fisa marita* Cioè a l'olmo* fé bene fi potrebbe anco
intendere, al pioppo, o alfrafsina arbori tutti amici alla ui te come dice Col
umellalib.XVL Vitem maximepùputu 'sallt deinde ulmus, deinde fraxinus > et
di queftij arbori uolfe-inten? dereHoratio nel 4. lib; OdeV^chiamati uedoui
lenza la uite* Et vìtenu? riduas dueitad arbores, Et nelle lodi de la uita
raffica conelfali marita, adulta mtikmpr&pagine^ltas maritati* opulos . Da
quefh Poeti latini leggiad^men:e preieil Bembo il fuo concetto mafsimarnenteda
Catullo per eifamre le dame ad'amare. CiafcunaVite* (poggia-, £$a giacevi giaf
din non fé n adorna Ma quando a lolmojO al Tioppo alta s'ap~ *Nd frutto fio,
neW ombre fon g ràdile . C refe e feconda per Sole, e per $iog&Ì4 Oue alcrswTefh
più moderni leggono Ma'fwtndo a l'olmo amico alta s'appoggia.
Etdiquc/lblmoci'iiamoLolutiieruire noi lallàndo gl'altri perefférepi&
frequente in bocca de poeti, et per non confondere con più dui crii rami la
corona, che pie gentile comparirà lempkccmentè la uiteauuiricchiat* totì l'ctoo
fiw marito, j.-er incubalo deia. Benevolenza, et unione *catriir mo» D. 7t
ihoniale, l'Alcione che tiene ungano è vn'augeiio poco più grande ci va
paiìuro, quafi tutio di coior ceruleo, le non che ha melhcate alcune penne
porporine,e bianche, ha il collo lottile, et lungo, va ilolàfczàndo,&
ftndendo incorno al lieo del n.are^on voce lau enteuole, oLeanco fi il fuo
n;do,& vi coua ietie g.iorn:>i tjuaii per eiìere fchci,clKaw.anJi «
con,e d^e i 4* -B^p^r juolib.decimocap.? 2. et Indoro lib. 12.&1Ì Sannazaro
con* cantò ndTE£loga quinta. Cantere, 0 Hakyonis nidum mibi pellere ventos
D'ultu r, & f&ucs pelai} mi* czreproteRas Forfìtanbicnoftros fedabìt
pefiforis afirs . A tjuefto hebbe mirai* Vng.;ro neiJa prii^a Scena dd e narro
atto d'Alceo, fupeiÀua in verojma gru t:ob^ à'k declina Ég-oga de* feti.
Turbato ei mar (Femor ma forfi vn giorno Terme fcravno Se^f i ione il ni 0.
Cioè (pero yn giorno d hauce MMxscfcb iranc mllo £ato,& berniirà.n P,q
C--.p-ùcÌi^r^4i.eiUe. " i-± so^e f% $oaue vdir gli auge!, che per la riua
Vrendonful nidoyinfiebil voce, et vìM Cantar piangendo (e fi Jon anco amici)
nsficfueian fondale fanno Ulti aprici.fache egli dicaj Cs fu tra noi et
che^iè'ne vbìalié'lòprà^ il) morto" cadàuerò de àia il to^ eh c'era pòrta
co (fa l'onde' marine, et però fanno chCqueftò augello iì vadì tutta via;
lamentando nel lKodHmare> come' tra gli altri Berna* fìfino Rotai ne
l'Egloga XlIL 3$ekpeYcBe:aon:Jóriioy come colei Sommerfo in marey et perfauor
de* Dei €he vide iftfonno y&poitYouólo j§ofoi Hor piange augello1 il fuo
fiato' dogliofo* E nell'òttaua feguentev Quanto t'inuidioy o ben coppia felice'
Comun fu fempre y a' cui cantando lice1 «A cui ' fpofiy-^ augèlli
vwlettoyvnnido Vonda qketary quando più batte il lido? Et il Petrarca anch'èglì
canto della beheuolenza,:&' vnione di quefU i$ÌÌM et della ìiia nobilifsima
%ofà>il> cui pregiato noine nel capo de> Ver/ì per ordine li pone. isf
mando lei tiouacelejle tsffìrefr. (jcdÈ^C2^, innitto ye faggio a lei fimifa Le
fu pi errino dell'empireo Corog Ónde beri lieta uà co'l cor giocondo. I{oma'
per nói giàgode eterno s^prile? ìndi verrà per voi l' età dell'Oro y JOaHringéd
feguir folla fud bell'orma? E I(cAI{^A prole ad! abbellire il mondo ò Et
certo,cheninnamaggior felicità può éifere tra dui conforti che Tvnio' ile',et
Benevolenza i degno è d'effere" imprecò nella ménte d'ogni perdona legata
in nodo matrimoniale y il precetto di Focilide Pòéca^ Greco i^.nà tuàMcóniugemy
quid enimfuàuìus &pmslantiu$ Qùamcum iJÙCaritum diligit Vxor vfquead
fenettam' Ét riequé Inter eos incidit conferìtio ? Cioè ama là tua' móglie,
checoiapuò éflere più foautf et pili co'nuene'uoléyehe quando la mogliéama il
maritò per iìné alla_» ¥ eechiezza, òVilmàrico la fua moglie, ne tra loro c'interuiene
rin"à,& con tela alcuna . Quindi è che li Romani antichi hanno
làfiàto* molte memofx di quelli che Iorio vifsi in matrimonio ynitamc'nte con
benevolenza.* fenza con trailo, (fé quali noi ne poneremo per èfiempioquatro
Stampata dallo Smetio due vetìb il marito, edue altre verfo la moglie. B. funió
primigenia Qù}vix ann XXXK fùnid. "Palla?, fedi (omugiKdtifjimft
ttpientijfimQ 3efc benemerenti (um quo vixit annìs tf.Mens.VL Éiulciter. fine
Querela ■•v T. flauto. *sfv(j. Uh. Chryfogoné tesbiano . t^dmtor Tabularior'
2$4tion\ tìer"editatCaes'Hi Flauiarb(ica cóniux. curii qua ¥mt
amfineuUaajfenf4* DIS Mt^^IBFSa iufideCjlaphyrae Vixit (tsfnnis XXXIIX. Ti
Cldudius faufius Coniugi, óptimej&bent De fé merita cum qua Pixit
t>4nn> xiix menfe è Diebus XXIIH. fine viti Querela f eciti érfibte ìtfS
MAN S> caLpvrniae t.l. bomèae m.calpvrnivs M.L.PARIS CON.SVAE SANCTISS,
CVM.QVA.V.A.XXV. MUE -OltfEN. ET fibì> Simile modo etiam, * fivlim fi
olimfaifiet. Vixìt cum hac trigintanmem annis fine mrgioyfine Óffenfa. E «dia
ìnicnttione di Lucio S il uio Paterno iì legge. Sine Mia animi laefura* Et in
quella $i Giulio Marnano. Sirie vita animi lefione. Waitra in-' icrittione
ponere vogliamo trouata poco tempo fa nella prima vigna fuor «ii porta latina a
man dritta, nella quale dice al Lettore, che sa d'eiiere iii da zuix d ut deue
eiier lodata, 6l, abbracciata, ancrt cndoPiut,. » ve ì,c-ì.26. v ic ;
&H}fiQn*ktidtft benigni: a firn > U rpro> Ittio corba&et
ìtéàtà4M'$*ytft}4#tferrQ WCpjjkm^é L\Jtare D. *fX L'altare co'I fuoco, dinota,
che ia benignità fi deue ufarc,o per aigioù ne di religione, Jaquale
pmicipalrnente sfelèrcua con li iàcriiicij, o almeno non lenza ena, talmente
che u eriga in pencolo d eiiere ritardata, o impedita la giufliUa perticare Dio
Ite uc> Uguale è vguaimente gitile, et benigno . , PER L'IMAGINE DELLA B
ENIGNITA FIGVRATA Di lui nella periona deirilluftnliima, ed EccellenuTsuaaL.
Signora Marchetana Saluiati . _ tsiTl) Py e pregiò acquifiò Cjreco Vittore 9
Cjia ritraendo con Matura mano La BelliJJìmatsfrgiua y onde'lTroian» giudice
Ideo Sentì Lf iuo ardore : Uor tu [E S e palma ; (he bel tanto più grande in
carte fi ringi, Quanto via più) che' l corpoyènobil Pzsftm* t&jftia
alquanto china > con le braccia aperte, et con la de/tra mane» tenga un ramo
di pino, inoltrando deiTern* leuatasù d'una rkcha feggia* 5f a canto u i fia
un'Elefante . La benignità^on è altro per quanto fi può ràccorrc dà la dottrina
d'À* rift.lib.4.Etica,che uno affetto naturale di perfona magnanima in raoitrar
ìc fegm di (limare gl'honori dati dalle perfone inferiori, tiiqtt è uirt^
propria df^cperfone grandmi quaato fono j&agnaniaigV^: aiagnanim» &oa
7i iCÒttOLòGl A non «uol dir altroché huomodi fplefldore,& ornamento di
perfetta tu, tal che quanto è difficile deffer magnanimo per hauerbiiòfgno di
tiri ti gl'habiti buoni > tanto è nobile effere benigno. Quattro fono gli
affeè ti dei magnanimo* che. affetti n* deuono chiamare quelle cofe, che noJ
Iianno Eiettione, Beneficenza, Magnificenza, Clcmenza,& Benignità i quali
li riducano tutti gl'altri, perciocheil magnanimo nonfhma,] diiprez^ come
quello che non teme* ne fpera : inquanto non difprez; j| BenefIco,inqiianto non
ftima Magnifico^ quanto non teme Clcme $e, in q uanto non fpera ? Benigno, et
perche la benigniti ha per og immediatamente l'honore, et J'honorarc, però fi
può dire, che ?la Ben gmtafia il più degno affetto? che poflì nafeere ih
principe generoiò, ^he e conforme alla dottrina deU'ifteffo Arni, nel 2. della
Rettorica al f apo ao. dicendpj chf la grafl^e^* j^ii^uomo noa è altro, che vna
r e I 1 !tapiaccuole>& nobile grauità. Laonde iccfrcndoiì quella vino
imgcUrgente neila llìuftrus. Sig. M ADDALE in A Sbozzi maritata nel*
r£cceii.iiÌuftriis.dei$ig*Aiai'cheieSaluiati,miè pano che li veda quella figura
con particulariiieuaone di queila Signora, nella quale oltre ag/altri ipiendori
> che le danno la patria felice, ia Cala Aiiuflsusinia, i genito* r* di
iòinma virtù, rifpieude unto l'ideila benignità mentre accenta
gi'uonoridenepenone inferiori con lieto volto, et con la benignità fua*che_j or
era meglio che gl'altri con l'alterezza, et ben fi può dire di lei quel che
tenue CLudtano in Conmiata Manilij . Teragit tranquilla potejias. Qnod uiolenta
nequit : mandataq; f&rtius urget Imperiofa quies » Le tre Lune,che fono
intorno al fregio della Clamide, raprefentanol'in fegna deli'iiiultnisima -Cala
Strozzi,nellaquale li contiene con molta ragione il fimbolo della Benignità,
percioche,come il mine della Luna_, non è altro che rìfteflò lume del Sole,
coli la benignità non ha altra luce che queha che dell'ifteffa magnanimità Sole
delle virtù, come habbiamo inoltrato, et però la forma del Sole fi icuopre in
tetta della figura, cioè ìm» Juocopiùiuperiore, et più nobile fede dell'in tei
ietto, onde li cauano le virtù intellettiue>& g/organi fenfitiui, ne
quali fi fondino le morali . Il numero ternario delle Lune, lignifica la
perfettione di quella eminente virtù, perche il ternano fempre lignifica
perfettione,come iniègna ^nf nel primo del Cielo Caprprimo.& e primo numero
impari, et principio d'nnpar.tadella quale diceuanoi Gentili fodisfarfì Dio T
come di cela perfetta,onde Virgilio neil Egloga 8. dice. Tramerò Deus impare
gaudet. EtiTittagOiiCi dJìeroil tre triplicato nelquale fi contiene il dua,
effe* re di potenzainfinita, con quali concorda anco Platone, che dice nel
Tinxo, da quello numero triplicato hauere origine la perfettione dell'anima, et
l'iikffa Luna fi dimanda da i Poeti Triforme, come fi vede in Antonio nel
libretto intitolato Grifo, nel qua e dell'iflefio numero ternario difcorre, ne
deuo laffare di dire;che dette Lune fono riuolte a man delira, cioè
veriòTOriente, ìlche è fegno, che la Luna fra in fuo crefcimento,feguitando il
Sole, et coli l'Illuflrifs. Caia Strozzi feguitando gli iplendori della
magnanimità,!! va continouamenteauanzando nella gloria,& ne gli fplendon
deila fama con l'ideila benignità, et è la Luna detta Lucina, per effereella
tenuta da gli antichi apportatnee della luce ai nafeenti fanciul li, perche
porge loro aiuto ad viene dei ventre della madre,& per efiere elia benigna,
et pianeta hunndo affretta tal'horacon il fuo influito il parto iòccorrendo le
donne ne i lor dolori, rendendole più facile al partorì*
re,comediffeHoratiolib^.Cde 22. Montium cujlos nemo rnmqi uirgo Ter uocata
àudìs adetnìsq; letbo* gu et i pallori alla guardia delle loro mand re, et
perciò è fiata chiamata dagli Antichi fcorta,& duce, et gli Egitij con il
geroglifico del Sole, ^: della Luna Vira* magma rnaginauano che queftì dui
pianeti fofifero Elementi delle cofc,come qu li che con la virtù propria
generaiiero, et conferuafìèro, et perpetuando* tutte le cofe inferiori, oltre a
quello la vita noftra enere retta dal gouerno loro per eflere iofìentata da l'h
umor de i'vna, et dal calor dell'altro . Si fa detta figura di faccia
heta,& gioeonda,ridente,di afpetto giornale* leggiadro,& modefto,perche
non è cola più grata, et amata de la benigni* ta,onde diife Terentio ne gli
Adelfi. %e ipfa reperì. facilitate nihil effe homini melius neque clementia.
Etperngnificareloftatofignonlecheè ncccflario all'vfodi efla benW gnita,fi fa
veftita, et coronata d'oro, Il drizzarli in piedi, chinarli* et aprir le
braccia, fono fegni proprii ne t Principi deila lor benignità, lontani
dall'alterezza dell'animo, 6c dal rigore.. Tiene con la deftra mano il ramo di
Pino,eflendo detto arbore fimbolo «fella benignità, perche il pino ancorché ila
alto, et faccia ombra granduli iìma>non nuoce a niuna pianta che vi
fiafottoj ma ciaicuna vi germoglia lietamente, perche ella è benigna a tutte,
corne referifceTheofrafto Filw fofolib.3. cap.15.de Piantisi Tinus quoq;
benigna omnibus propterea effe putatur, quod radice Jìmpllci, aftaqi fit:
Seritur enimfub eam, &Myytus > et Laurus. > &.aliapleraque .: nec
qukquani prohibet radix} quominus hac libere augefcere ualeant; ex quo intelligi
potejfp radicem plus infejìare quam vmbra;quippe cum Tinus yynbram amplffimam
rea daty et relìquia quoq; paucis altisq; nitentia radicibus ad portionem
focietattm* non negat, Oueèda notare, che il pino arbore nobilifsimo di radice
al ta, et iemplice raccoglie benignamente fotto la fua ombra le minori pian*
te, fi come fanno altri arbori di alta radice > che non negano nceuere in
compagnia loro altre piante, il che ci ferue per figura, che vna perfona nobilo
d'altra_. radice, cioè difhrpe> &c origine fublimericeue fot* to l'ombra
de la fua protettione con ogni benignità altri di minor condii tione, et con
portione li amette nell'amicizia > et compagnia fua, iJ chi non fanno
gl'animi nati vilmente, ancor che per fortuna fublimati fienoj che per
l'ordinario reftono rozzi, et come doppi; >enon femplici vfàno yerfo altri
più j.ofto malignità > che benignità* JL'Elefante animale nobile,& più
d'ogn'altrp grade, lo ponemo in qu fto luogo perfimbolo della Benignità de'
Principi, et Signori grandi, de h fua benigna natura ne uiene a far
teftimomanza Arif. lib.p. cap.46.ne l'h'b ftoria de gli animali, Flephas omnium
ferarum mitijiimus > &pkcidiftimust Et Bartolomeo Anglico de la
proprietà delle cofe lib. 18. cap. 42. dice che gli Elephariti fono di natura
benigni perche non hanno fele . Stira auterri Elephantes naturaliter benigni,
quod careant felle, Ma noi diremo ch'egli* iìa benigno non iòlo,perche fia pnuo
di fele(attefo che il cammello anco-* racpnuo di feie,& nondimeno non
arnuaa quella gentile benignità,? che ha l'elefante) ma perche la natura lo ha
dopa co d vn certo lume d'ini belletto prudente e fentimento quali cheliuniano,
Plinio lib. S cap. ri tAinma. 7$ fnhnalium maximum elepbas, proximumq; bumanis
fenfibus &c, quello ani* aie fé mai neiidilèra incontra qualche perfona ch'habbia
imamtala rada per non fpauen tarla col Tuo aipetto, lì ritira in bel modo al
quanto intano da quella, et per darli animo le le moftra tutto cortefe, &(^
maniero, et le precede auanti nel cammino,tanto, che a poco a poco lo rimet:
perla itrada . Si eleobantes hominem errantem fibi obuium uiderint infolitune,
primo, ne impetti terreant, aliquantulum de uiafefubtrahunt, et tunegra-, im
figura y no riputar partecipi quelli Signori* i quali moflì dalla loro innata
beignaimura rimettono ifuditi,oferuitori nella via del felice contento,
scorrendoli ne 1 loro eftremi bi {ogni * iSlunc fibifinem proponit Honelìus.
rinceps y ut fubditos felices efficiat . Il fine de l'honefto Principe è di far
feri i iudditi difie Antipatro ; di più gli honefti,& benigni Principi, et
Silori, accorgendoli di elfere maggiori tenuti, et riueriti, porgono ani0 a
minori di parlare, et chiedere valenze, et foccorfo, fi come hanno tto gli
ottimi Principi, et Imperatori, che hanno laflato buon nome di, . Aleflandro
Seuero di nome, et benigno di natura a chi non s'arriltiaua di chiedere
niente,lo chiamaua, dicendo perche non chiedi nien-: ? Vuoi forfè ch'io ti
reftì debitore ? chiedi, acciò non ti lamenti di me: anofceua Aleflandro che il
Principe è obligato dar benigna vdienza,& ccorib a perfone minori, et
pnuate,& perciò s'offe ri uà benignamene a loro, dimandando e bifogni per
non rimanere a loro debitore, et pure a gentile Impera tore,confondan fi quelli
Signori afperi di natura,che ncmorvdienza,ele pur la danno a le prime parole infaftiditi
difcacciano 1 fé con ingiuria le perfone, et le fpauentono con la loro feuera,
et brua ciera ; prendino elfempio di Tito figlio di Vefpafiano Imperatore, che
mpre benigno fi moitròal popolo, onde per tal benignità fu chiamato, more,
òVdelitie del genere humano, mai licentiò alcuno da fé fenza Irgli buona
fperanza, anzi auifàto da' familiari, come ch'egli promettefpiù di quello che
poteffe mantenere, fole uà di re che bifognaua auertiche riiuno fi partifie
mefto,& difgufiato dal parlare del Principe. on oportere, ait quemquam
dfermone Trincipis trìflem difeeder e : Soggi unge etonio, che trattò il popolo
in ogni occafione con tanta piace uolezza/ n benignità, che folea far preparare
le fette publiche de Gladiatori non ulto fuo, ma ad'arbitno de gli afpettatori,
cV mai negò niente a niuno e gli dimandante, anzi l'efTortauaa dimandare di più
: 2{am neque negauit cquam petentibus : et ut qua uellent peterenty ultro
adhortatus efi. S tando vna aaccnagliuennein mente, che in quel giorno non
haueua ufatalafo* benignità con niuno,di chepentendofi, mandò fuori quella
memorabile S« bil voce temici diem perdidimus y Amici habbiamo perduta la
giornata, tU putò come principe elìère debito fuo eifercitare ogni giorno
l'ofiìtio de la benignità. Non fu men [benigno quel buono Imperatore, dico
Marco Aurelio di cui Herodiano ferme, che a qual fi voglia che ui andaua auanti
porgeua benignamente la mano, e non comportaua, cheda la fua guardia filile
impedito Tingreflo a niuno, Quelli fono Principi amati in vita, ÓV" dopò
morte bramati, che lì fanno fchiaue legenti con la benigni tà,& cerio per
quattro giorni, che in quella vita vno lìgnoreggia, deue procurar© di lafiàr
memoria benigna di le, perche la fua lìgnona torto fi perde, et la fua
benignità, come virtù eternamente durai Detto degno di generofo Principe fu
quello di Filippo Re di Macedonia Padre del grande Aletiand ro . Malo diu
benignusfluam breui tempo re Dominus appella ri . voglio più tolto eìiè re
chiamato lungo tempo benigno, che breue tempo Signore, onde io confederando il
cortefe animo di qLeftì inuitti, ck benigni Principi 3 et *a nobil natura de
l'Elefante animai* maggio re d ogn altro congiunta con tanta benignità^
concludera,che quanto più vnaperfona è nobile ? et grande, tan to più deue
elìere coitele, et benigna, ma quello, che più importali conforma con la
benigna natura di Dio, di cui' proprio l'e.flèr benigno, effendo, che non ci è
chi più di lui eierci ti la be nignkà per il bene, che ogni giorno fa a tutte
le iue creature, fi che va Signore, et vn Principe per quanto comporta la
mortai conditione in colà ninna può più accollarli a la natura diuina, che con
la benignità lènza dubbio, che j Iddio ama più yn Signor benigne, che fuperbo
altero, anzj l'odia, iicome il moral Filolofo Plutarco chiaramente dm. ilra nel
diicorfo^che fa al Principe ignorante, dicendo, che fi come ; Io pe.porre Leno
alla licenza giouem Si ' . Zi Si fa ancora vecchio,efiendola vecchiezza finale
al verno, che fpoglia i. «ampi d'ogni occafione di piacere> et di gufio. E
lecco 9 et pallido, perche tale diuiene fpeno, chi biafimapcr l'inuidia,. «he
quafiiémpremuo uè il biafimo — Sta con la bocca aperta, et fi vede, come
habbiamo detto con le lingue, ©recchi,& occhi perche il biafìmo è Tempre
pronto d'vdire, et vedere per Scemar la lode di qual fi voglia perfona . Mira
la terra,perche il fine di chi biafima non può efier fé non vile, ap*
poggiandoli inalarne all'arido legno della maledicenza-. BONTÀ, DONNA bella,
veftita d oro, con ghirlanda di ruta in capo, e fta^ rà con gii occhi nuolti
verfo il Cielo, in braccio tenga ynpellica» no con li figliuolini, fc^a canto
vi fia vn verde arboicello alia nua«#. di vn fiume. Bontà nell'huomo è
compoiitione di parti buone, come fedele, verace^ integro,gi ufto,&
patiente . itella fi dipinge, percioche la bontà fi conofee dalla
belkzzz,c£fcnd9 die ia mente acquifta cognitione de' ienfL j lì veftito dal oro
fignifica bontà, per eijer l'oro fupremamentc buon» Tra tutti i metalli .
Horatio dimanda aurea jla mediocnta,dalla quale dea* ja la bontà ifieflà in
tutte le colè,. 1 * L'Albero alla rkia del fiume è conforme alle parole di
Dauidiiel fuor, Salmo, che dice : Ih uomo che iegue la legge di JDio eifer
limile ad vn'al>ero piantato alia. nuad vn rufcello chiaro, beilo, et
corrente,e per non :4fer altro la bontà, dellaxmale parliamo,, che il
conformarli con ia volonca di Dio, però fi dipinge in tal modo, $C M pellicano
medefiinaniente, il juale è vccello,.chc, fecondo che raccontano molti autori,
per lòuuenire sproprii figliuoli pofii in nece&ità,fuena.fe Hello col
rofiro, e dei propno [angue li nodrifee, come dice dififufamente Pierio
Vaienano al fuo luogo» jk de' più moderni nella noftra lingua, ili Rufceili
nell'imprefa del Cardinal d'Augnfta non xnotfra altro,cho i'iflefiabon tà.. Sta
con gl'occhi riuolti al Cielo, per efier intenta alla contemplatici ite
di.uina, &l per.fcacciar i penfieri cattiui „ chexli continuo fanno guerra»
per quello ancora fi pone la ghirlanda di ruta,hauendo dett'heroa prò*.
>neta d'efler fuggita da i fpinti maligni, et ne habbiamo autentichi
tettinomi . Ha ancora proprietà di fminuir l'amor venereo, il che ci manifesta,
che la vera bontà lafcia da banda tutti l'intercisi, et l'amor proprio, iU
nalefolo Concerta, et guafia tutta l'armonia di quell'organo, che fuona-» on
^armonia di tutte le virtù . BVGIA DONNA inuolta, et ricoperta nelf habito fuo
quanto fia pofsibile, ìlvefhmento da vna parte farà bianco, et dall'altra nero,
terrai^-. pò vna ga^a, et in mano yua Seppia pefee . I U /« ICOH GIOSI J La
parte dei vertioicntu-dcl color bianco moftVù^chc giOiyomiuìSttgfa* dì
pnftacramcntcdkono-quakiìe verità per' naiconderui lotto la bugia] mutando il
diauoiojìlquaie^coii.e dke SanGiouan GiivUoiToino iupei MxtLizh ConceJJim
ftmte-'duiTi nera dkere i? ut L mewlacium Juumrarà ucrit-atc^ ao'mrmndet. et
per que^a medeiìtna ragione a queffimagxne ilpone in capo Jaj Gaza, che è dì
eolorvariO1, SCja Seppia,Jaouaie,tecondb che racconta ij P.erio Valeriano nel
libro ig. quando lì lente' prelà,; manda fuori dalla co-' da vn certo humore
neromelq uale ^ nalconde,rtimandb con taleingannc fuggire dal pefcanre.Cbfi il
bugiardb ole arabe feib'cOnlanntionedelk Eugiej&uion^viene maialucè di
Buona Sina* BVG1A. PQ'ntìz gioua'ne Bruttarma artifitiofamente~v^èrHta dì color
cangiante] dipinto tuttodì mafearedì più forti-, et di molte lingue, farà
zoppai «gioì con ^na gamba di legno, tenendo nella fini (Ira mano vn' falcetto
di paglia acre1 "a. Sant'Agofrino dipinge la bugia,dicendb,che
éfalia'iignifr' catione delia \^bcè di cbloro,ehe£on,mala imentionenegano5, ouero
afc fermano vnacofa falla v EVperò li rapprefen :a in vna donna giouine}
maBrutta,eiTendb vitio fcr uile,^ fuggito^ommamenteneJle conuerfationi de'
nobiliiun modo che evenuto in vfohoggidi, che atteftandbfila fua nobiltà
>come per giura« mento nel pacare fi ftiinapeì4 cola certa, che il
ragionamento fia vero.Ve/refi artificiofamente", perche con l'arte fua
ella s'induftria di' dare ai intendere le cofe', che nonfonov La vette di
cangiante dipinta dì varie fòrti dì mafeare, &C di lingue di* Kilo lira l'ineon
danza c|èl bugiardo, ìlquale dilungandoli dai verone! fauej Jare,dà dì uè ria
apparenza di efierea tutte leeolè^&di-quì è-nato il proueij* Silo che d
ice. Mendacem opo Ytet effe memo rem: Il falcetto dèlia pàglia accefa altro non
lignifica1, fé nonché fi' come il detto fuoco pretto s'appìccia,& pretto
s'annnorza^cofi la bugia preflo na* ice, et pretto m uore . ^ L'cìer zoppa
dànotitia dì quelche fi dice: triuialmenteychelàb'ugia ha S&gambecorLe»B' V
I Ò\ CylO VAMN ETTO moro, veftitod'azUrroiìelìato d'oro, et fopr* X i\ capo
hauera vn Gufo,nel la de/tra mano vn velo nero, et con la fi* siittra terra Vn
-feudo di color d'oro, ìnìnezo del quale ui na-'dìpinta vnf «arga con motto che
dice. AVDE-ND f '.• _ GALAMITA.. \0 N N A mefla, yefiìtà di nero, et mal'in
arnefe', moftrandòfi dei boleti, regga fopravna eànha,tehèdb inumano vn mazzo
di ipighe di grano roc^e frac&fiate,coniC quelle, che vengono abbattute
dalla tcpeftaj . Sj1 11 vcftimentojieroiìgnifijca malinconia, ch'è compagna
jpcrpetuadek la calamità.. S'appoggia alla canna, perche non fi truo.ua maggior
calamità, che»* quella di colui) che ila in pencolo di rouinare, il quale lì
conduce moJte^ volte adefiderare la mone per rimedio, et la canna per eiTere
vacua, 6V poco denfa, facilmente iiipezza al fòprauenimento del pelò, come
facilmente mancano le iperanzo di quello mondo, perche ogni forre di vento
ancorché debole è ballante a mandare in ruma, et la fab.rica, cV~ li fondamenti
delle Anitre iperanze, &per queftoii domanda calamita da i calami delle Canne
Il mazzo del grano" acconcio, come detto riabbiamo, lignifica la per*
ditione,& jrouina delie biade, che èil principio della noitra calamità .
CALAMITA, O MISERIADONNA afeiutta, tutta piena di lebbra con pochiflìmi panni,
che lecuoprono le parti vergognoiè, et con alcunieagnuoli,cheliItia* no
lambendo lejpiaghe delle.gambe, terrà Je mani inatto di dimandai* clemofimu
^Calamita, et zJWiferia.. DONNA men%ignuda, a federe fopra vn fàfciodi canne
rotte, e fpcz zatein molti pezzi in mezo a vn cannetoSi dipinge mefta,percioche
ia mifenarendei'huomo metto, cVancoi0che la Fortuna feglimoftri alquanto
benigna, nondimeuonon il rallegra mai 5 come dimoftra Seneca in Thyefte .
rProprium hoc miferos fequiturMitium J^umquam rebus credereltttis fydeat fcelix
Fortuna licet Tamen tifflicJos gaudere piget . Si fa a, federe, per inoltrare,
che le fue iperanze fono andate a terra, perche è cagionata dall'iracondia, et
dallo fdegno. li torchio accefo, dimoftra, che là calunnia è in frumento a
trinano ad accendere il fuoco delle difcordie,& delle rouine ài tutti ì
Regnh Il tirarli dietro il giouine, che ha le mani giunte, ci ià concicele,cLc
il cai un alatore non è altro, che lacerare Ja ian.a de gl|Inn.ocenti : ^ Glifi
dipingeacanto il bàiàliico,percioche, come narra Pierio VUeiaao nèilib. iq* I
Sacerdoti Egitij poneuano quefto animale per la ca~ i. z, làjiijQua $4 lunnia,
perche fi come il baialifco lenza mordere da lontano è pernkio alì'huomo co'l
fguar do> cosi li calunniato! e Sparlando di naicoilo all'orecchie de'
Principi, et altri, induce fraudolentemente l'acculato, che nce« na danni,
difagij, tormenti, e ben ipeito la morte, e fenz'onde poterli am* tare,non
iàpendo il torto,perche gli Vien fatto in abfenza come il vede aii» uenire in
molte corti,& Jrierodoto fopra la calunnia nei hb. 7. così dica Calumniator
iniUriam facit accufatoy non prafentem accufat . CAPRICCIO. Glouinetto verri to
di vani colori, in capo porterà vn cappelletto Cimi* le ai veitimento, fbpra
riquale vi iàranno penne diuerlè, nella delta mano terra vn mantice, ck nella
iìniilra vn fperone. Caprieciofi il adiinandano quelli? che con Idee
dall'ordinarie de gl'altri huomini diuerie fanno pendere le proprie attorni, ma
conia mobiitadai l'vna all'ai tra pur del n.edefimo genere, et per modo
d'Analogia il diconc capricci le idee,che in pitturalo in niufica, o in altro
modo iì manifeitanc; lontanedal modo ordì nanoi-l'inconfìanza fi dimoila
nell'età fanciuliefc^ la Varietà nella diue^fita dei colori » Il cappello con
le varie penne, moftra che principalmente nella fantafij fono pofìe quelle
diuerfitad'attioni non ordinane. Lo fperone,& il mantice inoltrano il
capricciofo pronto all'adulare l'ai trui virtù, o al pungere i-vitif * CARRI DE
I SETTE PIANETI* Cé^fì^O DELLtsf LVKjsf, Come è definito dal Boccaccio Uh. 4.
netta demologia de gli Dei.VN A donna di verginale afpe-tto iopra d'vn carro di
due ruote tirali da d'tè catialli, vn bianco > et l'altro nero per moitrare,
che la Lum faHkóicórfi di giorno >edi notte, è anco tirato il fuo carro,
come die* fopradetrò Boccaccio nel £. libro da' cerui, eifendo cheilcammino,chd
la Luna vien fornito più velocemente di tutti gl'altri pianeti,come quel
la,cheha l'orbe minore,& Claudiano, et Fello Pompeo dicano, che è g "
dato da muli > pereifer la Luna iterile, et fredda di tua natura, come p
mente è il mulo, et Auiònio Gallo fa guidare il detto carro da giouenchi
credefi che follerò dati quell'animali alia Luna per la fi miglianza, che è ài
loro d'elle corna,che perciò fi mettano due piccioli cornetti in capo d la
Luna, comeanco per effer quell'animali facrificati a quella Dea . Prudentio
velie la Luna d'vnbianco, et fotti! velo dicendo» Di bel lucido uelod nói
ueftiid Quando [uccrnta [piega le quadrelli £ la Vergine figlia di Latomia Si
potrà anco veftire con la nelle bìanca,roffa, cV fofea dalla cìnta ìJf iù,
&L il reilante del ueilimento iàrà negro, inoltrando, chela Luna nO ha lume
da sè,ma da altri lo nceue>& è dauuertire,ch'e per bellezza di qm Ita
figura fieno efsi colori polli con grafia, 1 quali inoltrano ? che la Lunau
fcelio fi muta di colore>& da Qiìk molti indoumano le mutationi de teme.
Onde DI CESARE RIVA. Ir Onde Apulco racconta, che la roflezza nella Luna
fignifica venti,il color folco pioggia,& il lucido,e chiaro aere
fereno,& Plinio nel lib. 1 8 cap. $ i. ice il med efimo.. Fu da gl'antichi
dipinta, che portafsi a gl'homeri una faretra piena di rali>& con la
delira mano vna fàcella accefa, et con la finiftra un'arco* Moltra la facella
ardente,come apportatrice della luce alli nafccnti fanT. iulli>percioche
porge loro aiuto, ad vfcire dal uentre della madre. Moflra ancor il lume,che fa
alli paftori,i quali amano affai la Luna, periochedalei ricéuonocommodità
grande, efiendo che la notte guardano fuoi armenti dall'infidie delle fiere.
Oltre ciò s'intende ancor per il lume l'humidità fua,che pretta fauore al
cpiante,che germinano fopra la terra, et alle radici di fotto dona aiuto. La
drpinlero gl'antichi,come habbiamodetto,con l'arco,& con la farera,perche
intendeuano la Luna effere arciera de* Aioi raggi, li quali fono lille uolte
nociui a i mortali,& per dirrìoftrare ancora le punture, che fento-, io le
donne nel partorire,efiendo quella Dea fopra il parto delle donne . CARRO DI
MERCVRIO. I7N giouine ignudo con vn fol panno ad armacollo, hauerà i capegli V
doro y et fra elfi vi faranno penne parimente d'oro congiunte infieie,o uero vn
cappelletto con duealette,cioè vna per banda,in mano porrà il Caduceo,&
alli piedi i Talari,che coli fi truoua dipinto da i pittori, defcritto in molti
libri da' Poeti, et in particolare nelle trasformatioi d'Apuleo. Sarà detta
Imagine fopra d'vn carro > &~ vi faranno molti làflì, peracnnare il
coflume de gl'antichi, che quando paffauano vicino alle flatue Mercuriojciafcun
li gittaua vn fafiò ai piedi,di maniera, che fempre aipiedi della llatua di
Mercurio erano molti monti di faflì, e ciò nfenfcc ornuto nel libro della
natura de gli Dei . Sarà quello carro tirato da due Cicogne vcelli confecrati a
Mercurio, srche quellovcello,ch'è chiamato lbide, è vna fpetiedi Cicogna, laqua:
naice in Egitto, come fcriue Anflotele nel libro della natura de gl'aniali,
doue che Mercurio (fecondo che narrano gl'Idonei) regnò,dando uei popoli le
leggi, fk infegnò loro le lettere, come fcriue Marco Tulnel terzo libro della
natura de gli Dei,& volìc,che la prima lettera delIfabeto foffe l'Ibi, fi
come dice Plutarco nel libro de liìdcj et Cfinde,& uìdionel fecondo libro
delle trasformationi fcriue, che Mercurio fugrido infieme con gli altri Dei
l'impeto di Tipheo gigante ti conuerfe in a Cicogna. Potrebbefì in luogo ancora
ddh Cicogne dipingere due galli, per lsu, ntaiSnuenienza,che ha Mercurio
Diodella facondia, 6V del parlare, ccn la ;Bilbilanza,laquale Ci dinota con il
gallo . j;,||Con il Caduceo fi dice che Me re unc( fecondo i
Gcntili)fufci'tàlfc i mòrjjjijcpme l'eloquenza folcita 'e memorie de £Ì'h
uòmini • ta!an,eIcrea:-,c?moitran:jIa vele ci tu delie fecale, leqta'i in vn
tretI j io far ' t& fpanfcano,però Homero chiama quali le parole,
ve!oci,alate,& c'han,1 f^nne, e chi vuol vedére piùdififufamehte qLefl:e,efìmiliaItre
ragioni dél« Imperlile di Mercurio,óY" degl'altri Tuoi portenti, potrà
leggere ( oltr^ che molti ne fcnuono nelialingua LatinaJ il Boccaccio, che
nella nofh*j jion manca con diligenza CARRO EHI; VENERE. *\JEH ER E fi dipinge
giouane, ignuda, et bella, con vna ghirlandi j V di rofe, et di mortella >
ÒV in vna mano tiehe'vna conca marina . ' Fu Venere rapprefèntata nuda per
l'appetito de gli lafciui abbraccia-» menti, o aero, perche chi vsi. dietro
Tempre allì lafciui piaceri rimanpercioche le ricchezze fono dalle lafciue
donne diuorate > &t_ S debilita il-c©rpo, et macchia l'anima, di taf
bruttura, che niente refta più di bello,., Il mirto > et le rote fono
confecrate a qiiefra Deàypef laconformità?chc tannò gl'odori con Venere, et per
l'incitamento, òT vigore, che porgé-Ù. niirtoaila^lulTuria, che però Futurio
poeta Comico men tre finge Digo-' li e meretrice, cosi dicev. *A me forti del
mirto accia ch'io pàffa Con più uigor, di Venere oprar l'armi* La cónca marina,
che tiene in mano, moftra, che Venere fia nata del jiìàre, coinè diflfufamen te
fi racconta da molti . " Iffuo carro >fecondo Apuieò è tirato dalle
colombe, le quali ( come-fi feri uè } fono oltre modo lafciue, ne è tempo
alcuno dell'anno, nclqualtf non ftieiio infieme ne ilor gufti amorofi Et
Orati©* Quidio, et S.tatip, dicono, che Venere e tirata da i cigni, pcf
cìimofrrare, che i guài de gl'amanti fono Umili al canto del cigno, il q ua-3
le e tan.o più dolce $ quanto quello animale è più vicinoal morire, perche^
tanto più gode l'innamorato quanto più pena in amore . Per fare alquanta
digerente' quefta figura il Qiraldi fcriue, che Vene» re fi rapprefenta, cóme
ho detto, fopra d'un Carro tirato da due cigni, è j éte colombe, nuda, col capò
cinto di mortella, et con vna fiamma al -pciw to, nella deftra mano tiene vna
palla, o vero vii globo, in forma del moni dò, et con la finifira tre pomi
d'oro, et dietro gli fono le tre graticy cox*| le braccia auuiticchiatc * II
globo moftra efler Venere dominatricc,e conferuatrice dell' vniuerfa Li tre
pomi fono in memoria del gì udiuo di Paride a lode della fua«# lìhgrilar
bellezza. Le gratie fono le damigelle di Venere, che allettano, et corrompono i
facilmente gl'animi non bene ftabiliti nella virtù '. \ CARRO DEL SOLE. IL Sole
fi dóurd rapprefentare configura di giovanetto ardito, ignu» -; do, ornato con
chiòma dorata, fparfa di raggi, con il braccio deftro c!icfìefo,& con la
irano aperta terrà tre figurine, che rapprefentano ìc* tre gratie, nella fin
iftra mano hauerà l'arco, et le iàcttc,& folto li piedi JD/7 CESZm RlPj.
&> :Si fa giouine con l'auttoritidei Poeti fra i quali Tibullo
coiidicc,^ ' Che Bacco folo, e Febo eternamente giouani iòno, &c. Ec
perlagiouinezza vollero lignificare la virtù ideinole, produttore^ tempre in
vigore dei iuo calore di colè iniouq, et belle . So/tiene con la iiniftra mano
le tregrJtie perdimoftrare, che piò ch il terzo Etheo* ae, et il quarto
Phegone, et con quelli 'hanno moftrato la qualità *& il camino del giorno;
pcrcioch e Piroo,cheè il primo, fi,dipinge_» refio, efl'endo che nel principio
della mattina, oliando i vapori che lì leuanp àalìa terra, il Sole nel Jeuarfie
roflò j Eoo ^ che è il fecondo^, fi ^imo* fora bianco perche, eflendofi fparfo
il Sole, Òthauendo cacciatoi,vapo* ne iplcdentc,& chiaro^ il terzoè
Etheone,& fi mppreicnìavrqnoin^ fiammato, tirando al giallo y perche-» il
Sole ( fermato nel terzo de| Cielo ) moftrapu) rifplendente iè fieno ;
I/vltinìo e Phegone,,& fi figu* ra'di color giallo"^, ina che porga-,
al nero, per dimoftrare^ la décli-r natione d efìo verfo la terra al tempo >
che tramontando fa_, ofeurare* laterra_,.' CARRO DI MARTE, F"V
rapprefentato Marte dall'antichità, perhuqmo feroce,& terri* bile
nell'aspetto,& Stano nel 7. librodella Ihebaide >jl'am^dj corazza tutta
pièna di fpauenteuoli moftri, con l!eImointefta>^&QjB|* l'v^ccelio Pico
per cimiero, con la deftta mano porta j^nafta,& con if braccio finifiro
tiene con ardita attitudine y^no icudodi iplendoie iàn^ guigno, &con ja
fpada al fianco ^ fopra àyr\. Carro tiratola ^uejLupJ rapaci . }i pioto
terribile,,ck.fpauenteuole ncH'afpetto per dar terrore,,& Jpa* Jìentar
inimici. * I moftri, che fono nell'armatura j moftrano efiere appreso *dj
M&z$$H |i^ore, hmpietà^ §c alhe limili paglioni. SS Gli fi pone il Pico per
cimiero per effer vccello dedicato à Marte per I'a cutezza del roftro,nel qual
folo confida contro gl'altri animali . L'Afta lignifica Imperio,perche tutti
quelli,che attendono all'armi/ gliono eflere fuperiori, et dominare altrui . Lo
feudo denota la pugna,& la fpada la crudeltà . Si fa che ftia foprail
carro,perche anticamere i combattenti vfauano carrette>edi ciò famétioneil
Boccaccio lih-p-della Geneologia de gliD( Gli fi danno i lupi, per effer q
uefti animali dedicati a Marte, et per mo ftrareTinfatiabile ingordigia di
quelli, che feguono gl'eferciti,che mai non fono fatii fimili alli lupi . Et
Homero fa tirare il carro di Marte da.» due caualli, come animali atti per
combattere > 6^ a fua imitationo Virgilio difle . Bella
armantuYeqM)bellumh§c armenta minantur . CARRO D io JOVE. SJU&joiiqge Gioue
allegrone benign^d'età di quarantanni e nelle Meda glie'anticne d'Antonino
flb^arft ''Gordiano fi fa nudo,ma per darli al-» quanto più grada, et per
coprire le parti vini, li metteremo ad armacollo! vn panno azzurro centefto di
vari; fiori . Nella deftra mano tiene vn'hafta, et nella finiftra vn fulmine,
ftando in piedi fopra vn carro tirato da due Aquile. Nudo (i dipinge,
percioche, come racconta Aleflandro Afrodifeo,anticamente l'imagini de gli
Dei,& de gli Re,furono fatte nude, per moftraie. che la poffanza loro ad
ogn'vno era manlfefta. I vari/ fiori, fopra il panno lignificano l'allegrezza,
et benignità di que-; ilopianeta,& d'efsi fiori Virgilio nell'Egloga 2..
cofi dice. Ipfatibi blando* fundent venabula flore*. Gl'antichi foleuano dare
l'hafta per fegno di maggioranza, et perciò;, nell'imagi ne di Gioue lignifica
queft'ifteffo . II folgore nota caftigo, ma per effer que#o pianeta benigno lo
tien con ; la finiftra mano.,per non efiere rigorofo, il che fi inoltrerebbe
quando lo toj nefie con la delira mano in atto di lanciarlo . Il carro è tirato
da d uè Aquile, non folo per inoltrare, come] fono dedicate a Gioue,ma anco per
dinotare gl'alti,& nobili fuoi penfieri,& la liberi ralità,&
finalmente efferegioueuole altrui,^ perciò dal giouare dicefìl che ei fu
chiamato Gioue . Gli fi danno anco l'Aquile, perii buono augurio, che hebbe
mentre an-| daua a far guerra contra Saturno fuo Padre, della quale rimafe vi
Come anco, perche interpretandoli Gioue per l'aria più pura d' feono i fulmini
folo fi dimoftra con l'Aquila, che tra tutti glVccelli fol s'inalza
aerand'altezza lontana da terra. CARRO DI SATVRNO. (omefì dipinge dal
Boccaccio. V Ecchio, brutto, fporco, et lento,con il capo inuolto in vn panno
p; rimente brutto, et nel fembiante vedrafsi niello, et di malinconie
corattoriofo.| onde na. gj> complefsione, et con habito (tracciato, nella
delira mano tiene vna falce, &con la fimftra vn piccial fanciullo, quale'
mollri con bocca aperta voler di uorare. Stara quefta figura in piedi fopra
d'vn carro tirato da due boui negri,oue ro da due gran ferpenti,& fopra dd
carro vi ila vn Tritone, con la Buccina alla bocca,moftrando di fonarla, ma che
fi veda, che le code d'elfo Tritone fiano fepol te nel piano del carro, come fé
foffero fitte in terra. Dipingefi,fecondo la mentione,che fa il Boccacio
lib.8-della Geneologiadegli Dti, meftoper moflrar la malenconica complefsione
di quello Pianeta,& perche Saturno appreflò gl'antichi fignificaua il
tempo3lo faceuano vecchio,alla qual età conuiene la malinconia. Il capo
inuolto,& l'afpetto tardo,dimoftrano il finifiro afpetto della fkl la di
Saturno, et la fua tardanza . Sporco fi dipinge, perche è proprio di Saturno il
concedere i coflumi rtifonefti. Si rapprefenta con la falce in mano, perche il
tempo miete,e taglia tutte le cofe,come anco potremo dire,che perla Falce
s'intenda la coltiuatione ie' campi,ch'egli infegnò agl'Italiani, che prima era
incognita . ÌlTfanciullo,chc effo diuora,dimoftra,che il tempo distrugge quei
medeSmi giorni de i quali èpadre, egenitore . Si danno i neri boui al fuo
carro,perche tali a lui facrificauario,comc rac ponta Fefto Pompeo. | Si può
anco diré,che hauendoefiò infegnato l'agricoltura per arare, &. toltiuare i
campi,non fi poteffe, fé non con feommodità far fenza quefl* Ìnimali,e però i
boui fi pongono,come inditio d'agricoltura . Il Tritone fopra il carro con le
code fepol te lignifica > che l'hiftoria cominciò ne i tempi di Saturno >
et che da lui indietro tutte le cofe erano infcerte,& ofeure, il che
lignificano le code di Tritone fitte, &nafcofte in* erra,perche innanzi al
tempo non v'era materia d'hiftoria. CARRO DI MINERVA. DA Paufania è deferitta
Minerua nell'Attica fopra vn carro in formai di triangolo da tutti tre i lati
vguali,tirato da due ciuette,è armata al|antica,con vna verte fotto l'armatura
longa fino ai piedi, nel petto hi-» colpita la tetta di Medufa, in capo porta
vna celata ; che per cimiero ha na sfinge,& da ciafeun de' lati vn griffo,
in mano tiene vn'hafla, che nelvltiina parte vi è auuolto vn drago, et a i
piedi di detta figura è vno feudo cnfhllo,fopra del quale ha appoggiata la
finiflra mano . Il carro in forma triangolare fignifica(fccondf)grantichi)che a
Minerua sattribuifee l'inuentione deH'armijdeli'arte di te/fere, ricamare,
&l'Arhitetura. Dipingcfi armata, perche l'animo dd fapicnte fra ben
preparato contro (colpi di fortuna . ILa lancia lignifica l'acutezza
dell'ingegno . £f, ICONOLOGIA Il drago auuolco alla lancia, denota la
vigilanza, che nelle di&ipli.nj tdoprar oifogna>opure che le vergini
iìdeuono ben guardare,comenfe ri.jfcc fopra di ciò l'Alciàto ne 1 fuoi Emblemi
. La Gorgona dipmta nella. corazza jdimoilra lo fpayento, che rfiuom» {àpicnte
rende a 1 maluagi . griffi, et la sfinge fopra Telmo dinotano, che la (apienza
ogniamb £ùita rhòluc . Le auette,ehe tirano il carro, non folp vi li mettono
come vedili con; fccrati à'Aimerua, ma perche gl'occhi di quella Dea fono dVn !
nièdefìme colore di quelli ideila emétta, la quale vede òenifsimo la notte',
intenden dòli cheThuònid faggio Vede, et conoice le cofe, quantunque fieno di
ficili, ^occulte. CARRO DI PLVTONE HVOMQ ignudo, fpauentofoin^viftà, convria
ghirlanda dìciprefl incapò, tiene in mano vh picciolo icettrò, et vnachiauc,
ftandó It, pra vn carro da tre ruote,& è tirato da tre ferocissimi cauaj
!i,de,i.q u#fi (fa ccjBdÒ? che dice il Boccaccio lib. 8. della GeheoJogìa defli
fJci' j V*nò'É chiama Metheo, il fecondo Adàftro, et il .'terzo I^ouio,&
per Far meglic «he ila conofeiuta quella figura di Plutone, li metteremo alli
piedi Cerbi ro, nel modo j che limole dipingere, Dipìugclì nudo, per
dimqitrarc, che l'anime de* morti,,che vanno, Régno di Plutone, cioè
nell'inferno, lono pnue di ogni bene, et dì dHHI commodo, onde il Petrarca in
vna fua canzone, così dice a quello prò* Che Talmk ignuda^ e fola £onuìen che
arriui a quel dubbio fo calìe . Spauentofo li dipinge, percioche così conuiene
eflere a q udii che ha no dàcàftigareli icèterati, iecohd^ ^che" meritano
gl'errori commétti . r Òiiìi daL la ghirlanda di cipreiid, per efiére cfiiefÌrarboré
cònféeraj % Chitóne t come dice Plinio nel libro 1 6. delfhiftoria naturale,
&^ g antìc'hi, di detto arbore gli fecero ghirlande per efler pianga
trifta, et m fti$Wf$l etftfy?? *UYA? ì Hoc°Pus > V ^or $: Pa* t\ ìqMs4qtiH$
amàuit ' JUppiter, c?rrl 0 carretta dimofira i gin di q uei, che defiderano
d'arricchire, per affi flutonedagl'anticbitenutopèr Dìo dèlie ricchezze .'
ricolo.di chi vi •Jjf»i trécauàilì,c^)iiiehabbiaai(), detto il primo fi chiama
Me theo,yiji «e ( còm dice il Boccàccio uci i&Ogq ci ùxo) interpretato o£
uro, affi ne*» { É>f C. fi" rcòmpréda la pazza deliberatone dacquiftare
quel che poco fa meftiero,'' on la quale e guidato, o véro cacciato l'ingordo .
Il fecondo è detto A-, jdftro, che ftiona rifletto, che fa nero, acciochefi
conbica ù meiorc di uelio, che diféòrre, &_ ìa triftezza, et la paura circa
1 pericoli, che qua» ièmpre vi ftannb intorno . Il terzo vieh dettò Nouio, il
quale vògliap che lignifichi tepido, accióche pei* lui eònfideriamo, che per lo
teiere de' pericoli 'alle vòlte li "fèruèntinìmò ardóre di"
acquifìare s'impe-»,Uce. ' Gì fi mette a canto il Can Cerbero con tre fatici,
per cflere guardiano • èll'inferno, eilèndò d'incredibile fierezza, et
divoratore del tuttofi cui fcnecà Tragico, nella commedia d'HefCole furiofo
còsi dice. itre di quefio appare ' (onfpauehteuolfuoaó ti reo Dite là e afa La
porta difendendo colg ran Regni oue il gran Stigio cane Vìgiranferpi al collo m
crudeltà fiuàrrifee l'ombre fè fatine Hofridida-pédere a queHi dibattendo € con
la lunga coda 'èfmifuratìcapi -Vi giace fibillandovn fiero drar$> CARRI DE
IQVATTRO ELEMENTI. FV0C0 , 'TVLCA.N O dagl'antichi cr£ porto per il fuòco, et
fi coftumaua L V dipingerlo.nùdò, bruttò, affumicato, zoppo, Con vn cappello di
cof celefte in capo, et con vna mano tenelle V~n martello, et conia-» '
àiftravha tanagliai [.Stara quell'imagi rie Ìbpradiun'ifola,a'pie della quale
vi fiavnagraiw Imma di fuòco, et in mèzo d'eifa vàrie forte d'armi, e
dett'ifola ha pò* t con bella gratia fopra d vii carro tirato da due cani,
Boccàccio nel libro della Gerieologfa degli Dèi, dice, che il fuoco li d uè
forti, il primo è l'elemento dèi fuoco, che non vedemo, et queflo ohe vòlte i
Poeti chiamano Gioue, et l'altro &ìl fuòco dementato, dei ale noi ci
feruianiò in terra, et per quello s'intènde la figura di Vulea ] j. Il primo
s'accende nell'aere, perii vélòciflìmo circolar moto dell* ibi, et genera
tuoni: per il fecondo è il fuoco, che noi accendiamo di me, et altre cofe, che
fi abbruciano. '..,.., Bruttò. fi dipinge, percioche così nàcque, &dal
Padre, il quale dice» fière Gioue, et la madre Giunóne, fu da loro precipitato
dai Ciclo, fi ìandòa.cadei-eneirilbladiLennonèi mare Egeo, che però fidipina
cantò la, fopradetta Ifola, dalla quaTcafcata reilò zoppo, et feian-» o. Ond egli
viene beffeggiato da gli Dei, nel Conùiuio, che finge* risero nel fine della
prima Iliade, oue dice in iuo idioma. Immenfus autem ortus eflrifus beatis
JOijs, V'tyidzrunt Vulcanum per domùmmìnifiraptem, ., Sfon peraltro,,fc non
perche zoppicauà, impcrfcttione ridicolofà la* ipcrfona, quando' ft muòue, e fa
qualche attionc di e^crcitio, con-», tociò | da quella ifleifa iinb^tóone.
prcic r~a#i "tó;erisu di lodi Giouan Zaratino Cartellini, mio amico,
veramente gentil huomo d'in gegno, et di belle lettere, in quello fuo epigramma
. tsfdVenerem de Tityro Taftore Claudo, €rras non tuus eft natus Cytheyaa
Cupido Tytirus e$l oculis fimilìs tibitotus,et ort Stult'a tibi matri} nilq;
patri eft fimilisy Ftqs tuus coniux claudicat ipfe pede : Js nempe eft c^cus^nitido
tu luminefulgeslslatus hic efto tuus, c&cu iam dejère nati Vokanusqt pater
claudicat, Me yolat. Eft claudus caco pulchrior ifte tuo . La quale
imperfettione apprendo Vulcano lignifica, che la fiamma del fua co tende allo
in sii inegualmente, o uero per dir come Plutarco . Vulca no fu cognominato
zoppo > perche il fuoco fenza legne non camina più d quello che faccia vn
zoppo fenza baftone,le parole de l'autore nel difcoij io de la faccia della
Luna fono quelle . «JWulciberum Vulcanum dicunt da». dumid.ee cognominatum
fuijje, quod ignisfine Ugno non magis progredir > quan claudus fine feipione
. Nudo,e co il cappello turchino fi dipinge^per dimoftrarc^hc il fuoco et
lincerò. Il martello,^ la tanagliarne tiene con ambi le mani figniiica il ferro
fatto con il fuoco. Gli fi danno 1 cani,percioche credeuafi anticamente, che i
cani guardaf fero il tempio di Vulcano>che era in Mongibello, et abbaianero
folamentt a gl'empi>& cattiui, &gli mordenzerò, et facefiero fella a
quclh,che andanano diuotamente a vili tarlo. Gli lì mette a canto la gran
fiamma di fuoco, et l'armi diuerfe,che vi fono dentro j per fegno della
Vittoria di quelli 5 che anticamente reftauanfl vincitori di qualche guerra, i
quali foleuano raccorre l'arme de gl'inimici et di quelle farne un monte, et
abruciandole farne fàcrifitioa Vulcano. CARRO DELL'ARIA. FV dipinta da Martiano
Cappella Giunone per l'aria, per vna matrona a federe fopra di una fedia
nobilmente ornata,con vn velo bianco, chi gli cuopre il capo,ilquale è
circondato da vna fafeia a vfo ài corona anticai e reale,piena di gioie
uerde,rofie,& azzurre,il color' della faccia nfpìédétj La uefle del color
del uetro,& fopra a quella vn'altra di uelo ofeuro, ha intorno alle
ginocchia una fafeia di diuerfi colori . Nella delira mano tiene vn fulmine, oc
nella ilniflra ci hauerà vru tamburino . Il carro è tirato da d uè bellifsimi
pauoni,vccelli confecratiaqueflaDca, et Ouidio nel primo dearteamandi cofì
diee. Laudante s oftendit auis Iunonit pennas Si tacitusfpcBes, Uhi recondet
opes. I uarii colori, et l'altre cofe sopradette lignificano le mutationi
dell'a-*) ria, per gl'accidenti ch'appaiono in ella, come pioggia,
ferenità,imyct3 CARRO DELL’ACQVA. E Da Phorrì ii to nel prmiolibro della natura
degli Dei dipinto Netuft no per l'acqua* Vn uécchio con la barba, et i capelli
del colore dell'acqua manna, cX. n panno indolfo dei saedeiimo coiore,nella
deftra mano tiene un Tnden e,& ria detta figura lbpra dVna conca manna con
le ruote tirata da due ba ene,o uero da due caualli marini in mezzo il mare>oue
fi vedano di uer~ Fù Nettuno vno de i tre fhtelli,alquale toccò per forte
l'acqua, et per* :iò fu detto Dio del mara> et gl'antichi lo foleuano
dipingere hora tran* luilloA quieto :, &hora tur!,,. :ó . Il color della
barbatelli capelli, come anco quello del panno, che pora in doilb,fignifica
(come rifenfee il fudetto £ hornuto) il color del mare. Il Tridente dimoftra le
tre nature deli'acqua,perche quelle de i fonti,& lumi fono dolci,ie marine
fono falfe,& amare, et quelle de i laghi non fò io amarene anco grate al
gufio. Gi'èattribuitoilcarro^perdimoftrarcilfuo mommento nella fuperfì:ie,
ikiuale fi fa con vnanuolutione, et rumore, come proprio fanno le^ •ueted'vn
carro.". E tirato dettò carro da ferocifsimi caualli > per
dimoltrare,che Nettunio è flato il ritrouatore d'eisi, c£«ne dicono 1 Poeti,
percorrendo la terra.. :on il tnden te,ne fece vfeire vn cauallo, et carne
racconta Diodoro, fu xJ »nmo,chelidomaffe. CARRO DELLA TERRA. E L 2.lib.della
Geneologia de gli Dei, il Boccaccio defèriuc la terra,, vna Matrona, con vna
acconciatura in capo d'vna corona di torre* he perciò da poeti fi dice Turrita,
come da Vi/gilio nel 6. lib. dell'Eneide ìen detto et e tirato da due leoni *
La corona in forma di torre dimoftra douer eflèr in tefa per la terra>efTe»
o il circuito della terra a guifa di Diadema ornato di Citta* Torri,
Carteli,& Ville* La vette con i rÌcamì,Pherbe,ck^ i fiori denotano le
felue,& infinite fpe» ie delle cole, delle quali la fuperficie della terra
è coperta. Lo Scetro>ehe tiene con la deftra mano,fignifica ì Reami > le
ricchezze, it la potenza de' Signori della tèrra . Le chlaue,fecondo che
racconta Ifidòro, è per mòftraré, che la terra al epo deirinuerno fi ferra,e fi
nafcódé il femé iòpra lei fparib3quale germoliado vie fuora poi al tépo della
£rimauéra,& allora fi dice apnrfi la terra, I Leoni N pi J I Leoni,che
guidano il carro dimoftrano l'vfanza della agricoltura^ leminar la terrmolti
luoghi. dii.abù:at,i>o che la terra fempre tenga molte fedie uote per
quelli, cnehannoanaicere. CARRO DELLA NOTTE. fame dipinto da diuerfi
Voetiy& in particolare dal Boccaccio, nel primo libri della Cjeneologia.de
gli Dei* *% T N A donna>comc matrona fopra é'yti carro di quattro ruote,p.er
1 ! V Arare le quattro vigilie della notte.. Tibullo gli da due caualli n et
rapprefentacon la ghirlanda d'hedera, pedici l'Edera e dedicata a lei>iù
tempo) tan t'ha maggior pofiansa, Allegro fi dipinge,percheil vino rallegra il
cuore de grhuomini,"& a] (co beuendoio moderatamente da vigore, &f
crelce le foizc. Dipinge^ nudo, perche tj lcìu ? che beuono fuor d i m libra
diiiengof ebr:j ) et manifeftano il tutto, ouero jrerche il bere fi orr'e i
ternani, coj duce niol to i npouerp.& renano ignudi, o perche il bere fuor
dei le.iiiu genera calidez^a, lì tjrfo circondato daH'hedera?dinota che quela
pianta,»* come lega ti %o queIlo,ai che s'appiglia,corì il vmo lega ì'humane
nientifi carro lignifica la yolubiie^^a de glabri ; percioche il troppo vino;
£e;jQ aggirare ìlcerudioa gi1iuomiài,come saggininole iv. icde t~rj La pc.^t
4v* Lupo Cer^^r;); v.ie^or^ »»d 4/iiia collo* d^aoilru e e e; { iUtt*GÌ
CEfJ&E RtF.4. §f 'animai è attribuito a Jrkcco,cor.,e -'anco per dare ad
intende e, che il Vi* 0 pigliato aiodc^tanic iio creicei ardire^ &• la
Uiila^diceudoi^clieUlu^ oocruieroha>iaaii:aaou..ìis:ri;a. Le-QgreciiC tirano
ìlcarfo^dimoftrano là crudeltà degl'imbriachi, j?er> uqai Carico del Vino
non perdona ad alcuno". CARRO DELL AVRÒ R A. 1 /NÀ Fanciuliu dr q uelja
beJlezza,chp Poeti s'ingegnano d efprjme» V re con parolejcoriipcnendbia di re
fé d'oro di porporati rugiada, 6f Liiili vaghezlori du%nti,cofi ha tre
nOmi,Alba,Vermi?lia,& Rancia/fi che perque:) gli farei una uefte.'jno alia
cintura>candida, lottile, e cóme tràfpai ente, tlJa cintura fino
alJe-ginocchia una fopràue^e di icarlatto,con certi trin-, y et
grUppijcheimitaflero quei reuerSeri nelle nuUoIej quando è
uermiia,daìleginocchia fino a i piedi di color dWo, per
rappreferitarla,quan> è ranciayauertendb,che qUe^a Uefle deue eflere fefià,
cominciando dal-» I colete per fargli mófirare le ?ambe ignude', et cofi la
uefie*, come la fo* t auefte fieno mofle dal uentb>& faecinopieghe,&
fuólazzi.Ile-braccia uoglianóefiete nude ancor effe, di carnagione di
rofe>&fpar | ri con rima delleniani dìuerfi fiori>perehe al fuo
apparire s'approno tut che per la notte eìàno ferrati. • Hauerà a gl'omeri
l'ali dì uarii colori, dimoftrando con ette h uelocit£ lfuo moto
ypercioche'fpinta da i raggi folari tofto frarifee.T« capo porteràUna ghirlanda
di rófe,&con la finito mano una face!* ccefa,laquale fighifìcà quello
fblcndore maturino, per lo quale ueggia*auanti, che fi leui il Sole, il Cielo
biancheggiare ; ouero gli fi mandi ihnti un' Amore,che porti una
faCe,&Un'altro:dor3ò,checori1un!altra:fue^ giTitone. nSia pofta a federe
con una fedia indorata, fopra d'un carro tirato dal ca« nlìò Pegafeo yper efier
lAurorà.imica dei Poeti, •& di tutti gli ftudiofip ©eroda di e caualli>
l'Uno de quali farà di colore fpkndentè ih bianco, et j|troYplehdente in
rofio,il bianco (fecóndo, eh e racconta il Boccaccio «.^dèllà'Geheólògia de gli
Dei ) denòtà,chehafcendb l'Auròra dal Sole pcedè quella chiarezza del Cielò,che
fi chiama Aurora >& il e3.ualloro& 1 principio dèlia
mattina,che"oAahdo i uapòri,che fi leUarió dalla terra, dìarite la uenuta
del Sn^l'Àuròra parte,*! chedalla tenuta del Sole,& arteiiza dell'Auròra
ilGielròfleggia «• R R © DEL GIORNO NÀTVRALt Del T{euerendifs. Danti 'Perugino
Vefcow d\Xlatn. \ Vomóiri un circolò fqpradvn Carro cori là face accefa ili
mano, ti» E rato da q liattró càùaliiifigriiiicanti le quattro fuci parti
dell'Orto,.èt iÌl'Occafo,& lidiii crepufcUlijouerò Ume22ogi0rnQji
JiiC2£ànottc,cht cella corrcauauu iì Sòlfe CARRO DEL GIORNO ARTIFIZIALE Del
fopradetto isfutove . HVbmo fopra vn carro timo da quattro caualli, per la
ragione del ta di fopra, con la face in mano, per il lume, che apporta., et è
gu, 4*to dall'Aurora. CARRO DELL1 ANNO DeWifiefio Vefcouo . HV O M O fopra yn
carro con quattro caualli bianchi guidati dall che per tale s intende Cerere,
ouero pei jdinotareilfcacciato ferpe da Eunlico dell'Itola Salamina, il quale
faina* tofì nel tempio di Cerere, iui fé ne flette fempre, coinè fuo nuniftro,
f feruente . La ghirlanda delle fpighe del grano lignifica, che Cerere fia la
terra pi et lo tirano, le balene, perche que/te utile cofelcorrono tutto il
mare,come l'acqua del mare circonda tutta I £p,-ffì ! Tiene il vecchio marino,
per dimoftrare, ch'effendo l'Oceano condott dalle balene per il gran nutre,
folle ricco di moki boni marini, ik di [càie ichiere di Ninfe, che t'vno, et
l'altro dmioftrano le molte.proprie-, iciraccue. &i dimeni accadenti, che
i'pefto fi vc^oncuii quelle. 1 CARRO FAMORE. Come dipinto dal Tetrarca .
QF^iTTEJ) deftrier vie purché aeuc bianchì Sopra -vn Carro di fuoco vn garxon
crude Con arco in mano > e con faette a i fianchi Contro dèi qual non y al
elmo, ne feudo Sopra gl'bomeri hauea fol duegrand'ali Di color milky e tutto
l'altro ignudo. CARRO DELLA CASTITÀ. Come dipinto dal Tetrarca. TN A bella
donna, vedi ta di bianco, fopra d' vn carro tirato da duo V leoncorni, con la
deftra mano tiene vn ramo di Palma, fcr^con la nftra vn feudo di l niullGyiii
mezo del quale vi è vna colonna di diaipro, alli piedi vn Cupido legato con le
man dietro, et con arco,e ftrali rotti, ncorche fopra quefta materia lì
potrebbe dire molte colè, nondimeno xeHer opra d' va h uomo tanto fomofo
fenz'altra noftra dichiaratione uera luogo . CARRO DELLA MORTE. DelTetrarca-, '
TNÀ morte con vna falce fìcnara in mano, Ira fopra vn carro tirato / da due
boui neri, folto del quale fono diuerfe perfone morte, cote Papi, Imperatori,
Rè, Cardinali, &C altri Prencipi, e Signori, et Hard o conforme a ciò, così
dice . Tallida mors aqm pulfatpede, pauperum tahernas, R^egumque turres . It
Sta ciò in Thebaide . tJMiìle modis Uthi miferos > mors vnafatigat }\rro,
pefie yfame, v'mclis, ardere, calore > tSKMe modis miferos mdrs capti (| 6:
tiene in cima del capo vn'ù orologio dapoluere > e iìafà fopra vn f jo
££a>o da d~e ^veiociisuin cerili* K CARPi CARRO DELLA DIVINITÀ di Petrarca.
L 'Padre, Figliuolo, et foprad'effi Jo Spìrito Santo in vn carro tirai da i
quattro Euangelifti . CARESTIA. DONNA maeilente>c\f mal veftita, nella
deftra mano tenga m t mo di falee > nella fìniftra vna pietra pomice, et a
canto hauera fi, vacca magra . Dipinge/1 la careftia magra > per dimoftrarc
l'effetto del mancarne© delle cofe alla vita h umana neceffarie, perche il
danaro folito a ipende largamente in più felici tempi^nelle ftenli
ftagiòni,poco meno> che tut fi trasferifee nel dominio di pochi,di modo,che
facilmente 1 poueri rim gono macilenti, et mal vediti per careftia di pane, et
di danari, la pietra pomice,^ il falicc pianta fono Aerili, et la ftenLità é
princif cagione DI CES J RE &l$Ai ff igìonc della careftia, ma alcune uoite
nafee ancora per l'infattabile cupidigia d'alcuni Mercantali quali fogliono (
fraudando lanatura ; affliggere ; pò ueragenteconi loro inganni. _ Dioingefi
appreso la vacca magra,per fegno di careftia, et queito ligm: batolo moftrò
Giofeffo nelle-iacre lettere, quando dichiaro il fogno et araone. CARITA DONNA
veilfta dliabito roffu, che nella mano deftra tenga vn core ardente, et con la
fini/ira abbracci vn fanciullo. La canta è habito della volontà ìnfufoda Dio,
che ci inclina ad amai* i,come noftro vitimo fine, et il profsimo come noi
ftefsi, con* la deferi-* ono 1 Sacri Th eologi . Et ii dipinge co'ì cuore
ardente in mano,& co'J fanciullo ih braccio, er notare, cri e la carica è
vno eftetto>& puro, et ardente nell'animo ver3 jDìc,6: verib le creature
. li cuore ii dice ardere quando ama, perche et a* moioo mouèndoli gli fpiriti
di qualche oggetto degno, fanno rellringere il gue al cuore, ìlqualeper la
candita d'elfo alterandoli, lì dice che a perlimilitudme. Però 1 due Difcepoli
di Cimilo S. JN. diceuano, che 3 deua loro il cuore,mentre egli parlaua, et fi
èpoi communemente vfurp ta quella translatione 'da' Poeti nell'amor lalciuo •
11 fanciullo ii dipinge a conformità del detto di Chriflo : Ornarmi minimi*
meisfecijiisymihifeciflis. 1 1 veflimento roffo,per la fimiglianza che ha co'l
colore del (angue, ri ilra che lino ull'efi iifione d'elfo li rtende la vera
carità, fecondo il telUmt ilio di San Paolo. Carità . DOnna verri ta di
rofTo,che in cima del capo habbia vna fiamma di fi co ardente,terrà nel braccio
finifho vn fanciullo,alquaìe dia il latt et due altri gli flaranno fcherzando
apiedi,vno d'elsi terra alla detta fi ra abbracciatala delira mano. Senza
carità vn feguace diChriftojècomevn'armoniadifiònante d'i Cimbalo
difcorde,& vna fproportione, ( come dice San Paolo) però la e rità fi dice
effer cara vnità,perche con Dio, et con gl'huomini ci vnifce i amore,& in
affettione,che accrefeendo poi i meriti, col tempo ci fa deg del Paradifo . La
uefle rolla lignifica carità, per la ragione tocca di fòpra : però la Sp fa
nella Cantica amaua quello colore nel fuo diletto . La fiamma di fuoco perla
viuacita fua è infegna, che la carità non m: rimane d'operare,fecondo il folito
fuo amando, ancora per la carità voli che s'interpretaffe il fuoco Chriflo N.S.
in quelle parole ; Jgncm veni m fere in terram, et quid volo,nifi vt ardeat i I
tre fanciulli dimoflrano, che fé bene la carità è vna fola virtù,ha noi dimeno
triplicata potenza, elfendo fenz'eifa, et la fede, &lafperai>za e dice
coli . © più d ogn 'altro raroye pretiofo 7{e dei benfarfei timido, ofaftofo*
Dono, che in noi uien da Cclefte mano, Ogni e ofafofj rifece credi, e [peri. Co
fi bauefs'io loflile alto > e fon rano, 7{on penfi al mal y di -perita fei
pieno Cóme fon di lodarti deftofo. In riccbe^e,in bonornon poni ajfettm Tu in
corfuperbo mai, ne ambttiofo 0 dolce carità, che mai vien meno 2^o hai tuo
albergOyma in benignoye hu Deh co'l tuo f hoc ? i bafsi mieipenfie Tu
patientefeij non opri in vano (mano Scacciale di tefol mi rifcalda ilpett*
CARIT A. VN A Carità viddi al Sig. Ifidoro Ruberei Auditor del Cardina uiati>gentirhuomo
di molta bontà,& di vanaeruditione ornato, però affai caro al fuo Signore.
Era quella canta rapprefentata da vna bored'oliua,alquaJe cominciauaa leccar
alcuni rami, e dal tronco d' e prima a più Tofs imi, e poi a più lontani.
Quell'herbette credo lignifichino alcuni ;u ti jche da a maritar Zitelle
fecondo intendo >& gl'alboretti ce io fona ;cuni Giouani.chea fue fpefe
tiene qui in Roma a rtudio, tra quali fono iodouico,& Marc Antonio Ruberto
vno Nipote del Signor Gio, Mattea iuberti, che fu Secretano di Paolo IV. e poi
di Pio V.raltro Nipote del ig.Francefco Ruberti,chefu Secretano di Sifto V.
mentre erano Cardi* nli,i quali rertati poco commodi fono dal detto
Sig.I/idoro,in tutto notiti. Et perche l'opra l'arbore ui è vn motto,che dice .
zJKoriens reuiuifcit% r che anche voglia dire, che mentre egli
inuecchia,&va alia fine,no» endo quelli giouani in eiiì rinafea» >
CASTITA DONNA veftita di bianco s'appoggi [ad una colonna, (opra la quale vi
fari un criuello pieno d'acqua,irì vna mano tiene un ramo di nnamomo,neiraltra
un uaiò pieno d'anella, fotto alli piedi un ferpen-tc orto,& per terra vi
faranno danari,e gioie. Veftefì quella donna di bianco per rapprefentare la
purit dell'animo* jie mantiene querta virtù, 5^ s'appoggia alla colonna, perche
none fiu>,& apparente,madurabile, et vero. ì Ucriuello fopra detta
colonna per lo. gran cafo, chefucceflè alla Ver[ne Vertale è indino, ò fimbolo
di canuti * f Il cinnamomo odonfero,e pretiofò dimoftra > che non è cofa
della ;moftra,che fra ie fpine della momficatiorie di noi rtefsi nafee lacatto
a 1 piedi,farà Veftita di lungo, come una Vergine Vertale, Scintasi mezo d'una
fafcia,come hoggiin Roma ufano le uedo,ue,fop.ra la qua ; ui fia fermo il detto
di San Paolo : fiftigo co rpus meum . • Caftità Matrimoniale '• ,J:.._: l7NA
Donna ueftita di bianco, in_, capóhaueri una ghirlanda di V ruta, nella deftra
mano tenga vn ramo d'alloro, c\f nella fìniftra— ia Tortora. et refiflono le
Aie foglie, et i fuoi rami gettati fopra il fuoco . Per Cuidionel i. delle Metamorfosi
finge, che Dafne donna calta li trasfo inane in Lauro. La Tortora c'infegna
co*l proprio efìempio à non contaminare giai l'honore, et la fede del
Matrimonio conuedando Solamente (compre detta dalla cafligatione delia carnejo
concupifcenza, che rend l'huomo in tutto puro > òt lenza aicuna macc h la
carnale . Gli fi fi velato il vifo per effer proprio del cado raffrenargli
occhi pc cioche,come narra S.Gregono nei Morali fi deuono reprimere gli occh
come rattori alia colpa . \ lì veftimento bianco denota, che la caftità deue
eflér pura, et netta et origine d'ogni male, et però ben diffe Ouid. de remedio
amoi Oria fi toUasferierecupidinis arcus . Z.e tortori fono, come riferifee
Pierio Valeiiano nel lib. 2 1. de gli fu leroglifichi,il /imbolo della calli tà,
percioche la Iortora,perduto che h)| la compagna,non fi congi unge mai più. Lo
feetro lignifica il dominio, che ha fopra di fc il callo, percioche I fcene la
carne è principalmente nemica dello fpirito, nondimeno quando egli vuole non
può efier mai abbattutole vinto da quello,& le ben4 fcritto. Continua
pugnalava rifioria, nondimeno fi è detto di fopra,quar do l'huomo ha faldo
proponimento, in contrario non può efierfuperat in alcun modo,& prima fi
deue mettere in elocuzione quel verib d'Or dio nel terzo libro delle
Metamorfofi, quando dice. tsfnte ah moriarquamfit ubi copia noSìri . Che
inferamente traboccare nel vitio delle carnali concupifeenze» CECITÀ DELLA
MENTE. DONNA veflita di verde,flia in prato pierio di varij fiori, col caj
chino, et con vna talpa apprelfo. Cecità . /o* Cecità fi dice la pnuatione
della luce de gl'occhi, et per fimilitudmev uero per analogia, fi domanda
ancora l'ofiufcatione della mente > pere \rm. fi dimoerà con la talpa per
antico coftume de gl'Egitij, come recinta Oro Apolline : l'altra con la tefta
china uerfoli caduchi fioristella ;rra,che fono le e la tengono ocupata lènza
protìtto,perche quanto ài bene il mondo lufinghiero ci prò iette,tutto è vn
poco di terra non pur fotto falfa fperanxadabreue pia" :re ricoperta, ma
con grandissimi pericoli di tutta la noftrauita, conio endice Lucetio libi.de
natura rerum».. miferas bominum mcntesy &pe&ora meo, Dt^itHT bec mi
qmdcunqste cjl nalibm in tenebris vite qtùmtififi perieli? •,t Ouidio nel lib.
6. delle Metamorfofi . r$b funeri quantum mortalia pefioraceca T^otlis battente
CIELO. 7 N Giouane d'afpetto nobilifsimo^veftita d'habito Imperiale di color
turchino tutto iellato col manto detto paludamento, 5^ nella quale fi feorghino
li fuoi dodici fegni, poi ti in capo vna ricca corona piena di uane gemme, et
nelli piedi li cotu. ni d'oro., Il Cielo da Bartolomeo Anglico lib. 8. cap. z.
è diftinto in fette pa Aereo, Etereo,01impo,Igneo,Firmamento,Aqueo,&
Empireo,inaa j non accade repetere ciò che egli ha detto, a cui rimetto il Lettore,
fcj parimente circa il numero de Cieli, a Plutarco, al Pererio ne la Gene/ al
Clauio fopra la sfera del Sacrobofco, la Sintafi de l'arte mirabile, a J
Margarita Filosofica, et ad altri autori : a noi baili dire, che.il Gielp è tui
to l'ambito, et circuito ch'è da la terra per fino al Cielo Fmpixeo oue fìedono
l'anime beate. tjefiódo Poeta Greco nella fua Theogonia fa figliuolo de la
terra in quello modo . Teìlns veroprmumi quidem genuitparemfìbi Q&lum
Stellis ornatumy vt ipfam totam obtegaty Vtq; effet beatis dijsfedìs tuta
femper i cioè. ■ primieramente ingenerò la Terra £t percbe^la delle beate mente
Il del di SteUe ornato Sempre ficura fede^j . isfeciò la copra tutta, Et per
tal cagione gl'habbiamo fatto il manto (Iellato turchino perei fere colore ceruleo
con* detto dal Cielo, et quando uolemo dire vn Cie chiaro,& fereno, diciamo
vn Ciel turchino, Regale poi, et con lo Scc tro in mano,per dinotare
ìi.dominio, che ha ne le cofe inferiori, lì conn vuole Arni. nelpr.lib.de la
Meteora, tefio j.aiizi Apo^llodoro fachei primo che habbia ottenuto lì dominio
di tutto il mondo, fia flato Vna ila noi chiamato Cielo . Vranos prótos tu
Tandos edina feufeKoKon. ideft iumprimus orbis vniuerfts imperio prafuit. Si
dipinge giouane per moftrare che le bene ha hauuto principio,ne ■fteflò termine
fi ritroua,& per lunghezza di tempo non haurà finepè «fiere incorruttibile,
come dice Arili, lib. pri. /Cceli tetto, io. onde è cìh gli Egitij per dinotare
la perpetuità del Cielo,che mai s'inuecchia dipi» feuano vn core in mezo le fiamme,
fi come habbiamo da Plutarco in* fide,& Ofiride cok tali parole .
£alumyquia oh perpetuitatem nuq; fenefcat9 (orde pitto ftgnificant,cui focus
ardens. fuhie&us fit, Et però gli habbiamo pollo nella fini/Ira mano il
fudettt nafo con il core in mezo de la fiamma, et per che in tutto il corpo e
kifle non uedemo lumi più belli, che il Sole, et la Luna, ponemo nellapiù nobil
parte del fuo petto fopra la poppa dritta il Sole, come principi depianeti,de.l
quale riceue il fuo fplendore la Lunapofta fopra la poppa fejiftra> tanto
più th$ quéfte due imaginS del Sok,& della Luna gì' Egitij ••i ■
iigait>l. io? gnificauanoilCielo;locingemocon la Zona del Zodiaco per effero
nncipal cingolo celefìe . Gli fi pone vna ricca corona in tefta di vari* emme per
inoltrare, che da lui fi producano qua giù in vari; modi molti, i diuerii
pretioiì doni di natura . Si rapprefenta,che porti li coturni d'od, metallo
fopra tutù incorruttibile per confermatione de l'incoruttibiJità fua. CELERIT
DONNA chenelladeftra mano tiene vn folgore, come narra Pieno V'alenano nel
I1b.45.de fuoi Ieroglifìchi,a canto haueràvndelno, e per lana vn fparuiero
ancor'egli pollo dal fopradetto Pierio nel b. 21. perla celerità, ciafeuno di
quelli è uelocifsimo nel fuo moto dalla ogniuone elei qualein efsi fi fa
facilmente > che cofa fia celerità. CHIAREZ ZA, NA giouane ignuda,
circondata di mólto Iplendore da tutte lc^ Mnde,& che tengain mano il Sole.
Chiaro teff Chiaro fi dice qucllojchc fi può ben vedere per mezo della luce,che
f lumina, et fa iaciuarezza,laqualedimandareino quella fama > che l'huccanel
libro de Ciementia cofi dice . Ciementia tft lenita* fuperioris ài tterfus
inftriorem in conftituendis ptenis » Qemcnxa D Orma che calchi vn monte d'armi,
et con la delira mano porga va. ramo d'olino ^appoggiandoli con il braccio
finiftro ad vn trono dei mede/imo albero, dalquale pendano i falci consolari .
jLa Clemenza nò è altro, che vn'aftinenza da correggere i rei col deb!
tocaftigo,& emendo vn temperamento della feruitù,uieneacóporre vi perfetta
marnerà di giuftitia,& a quelli che gouernano,è molto neceflaì Appoggiali
al tronco dell'oli uo, per moftrare, che non e altro la jnenza ^ che
inclinationc dell'animo alla mifericordia . Porge il ramo della medefima pianta
per dar fegno di pacete l'armi i tate per terra co' fafei confolari fòfpefr,
nota il non volere contra i colpe noli esercitar la forza fecondo che fi
potrcbbc,per rigor di giufhtia,r cri fi dice, che propriamente è Clemenza
l'Indulgenza di Dio a noftri peci ti, però il Vida Poeta religiofo in cambio di
Mercurio, fìnge cheGu ve delia Clemenza fi ferua nell'ambafciaria, ncllib. j.
della Chrifti de. E Seneca in Ottauia ben'efpnme quanto s'è detto di fopra delh
Ciemenza,cofi dicendo. Tuli h ru eft eminere inter illufìre's viros H*c sunna
uirtus ypctiturfrac Calti vii Confulere parcere affiiffis,ferc Sic Ma Tatria
primus jtuguftus para Cede ah fùnere ttempus,atef; tr§ dare Coplexus afira
eft,colitur) et téplis Deui* Crbi qxietemyS&culo pacemfeto . Clemenza,
DOnna che con la finiftra mano tenga vn [proceflb, cV con la de (fra fe caisi
con v aa penna, et fotto ai piedi vi faranno alcuni libri . Clemenza . xof
Clemenza, e iSWederatione nella medaglia di Fitellio* x Onnaa federe > con
vn ramo di lauro in vna mano, et con l'altra tic* J ne vn baffone vn poco
lontano* La Clemenza è vna uirtù d'animo,chemuouel'huomo à compafsione :lo fa
facile a perdonare, et prontoafouucnire. Si dipinge che fiedaper lignificare
manfuetudine, e quiete . Il baione moftra,che può,& non vuole ufare il
rigore^però ben fi può re aliudendofi al prelente Pontificato, Cedan miUe
Seueri ad vn Clemente . Et potrebbe.! anco dire quel che dice Ouidionel Iib. $.
de Ponto. rinàte nec nofiro Beus eft moderatiorvllus Iuftitiavires temperatine
fuas. Il ramo del lauro inoltra, che con elio ir punfieauano quelli c'haueano
gfefigliDi;. COMBATTI METQ'O SELljt *jtstG10?{£ con l'*Af petite. ' A ftatua,o
figura d'Hercoie,che uccide Anteo, fi uede in molte me» «# daghe antiche
l'efplicatione del quale diceii, che Hercole è vna fi N ulitudine, et vn ritratto
dell'anima di ragione partecipe, et dello fpiri> hurnano,& Anteo del
corpo, il petto d'Hercoleè la fede della lapien* i, et delia prudenza, lequali
hanno vna perpetua guerra con l'appetito : con la voIont£,imperò che l'appetito
fempre contradice> e repugna alragione,ne può la ragione eifere fupenorc, et
uincitrice > fé non leua il >rpo coli in alto,& lonrano dallo fguardo
delle cofe terrene, che i piedi, oè gli atte tei non prendano più della terra
fomento alcuno, anzi tutte cupidità,& gli affetti che della terra fon
figliuoli, al tutto vecida. COMMERTIO I>ELL\A PIT^i HVMU1\yf. JT V O M O che
con il dito indice della delira mano accenni ad'vna "X macine doppia, che
gli fla a canto ; con la fìniflra mano tenga vn» icogna, et alli piedi vn Cerno
. Si dipinge in quella guifa, perche la macina ha /imbolo delle attioni,
commetti; della humanavita, pofciachele macine fono fempre duo, f vna ha
biiògno dell'altra, et fole mai non poffono fare l'opera di magnare, coli anco
vn'huomoper fé ikflònon può ogni colà, Òf però ie»j picitie noftre d chiamano
necefsitudini, perche ad'ogn'vno è neceffa* bhauere qualche amico con il:juale
poffa conferirei fuoi difegm,& j>n_. fcambieuolt benefiti; l'vn l'altro
lolleuartì,8c aiutarli, cornea nno le Cicogne, le quali perche fono dì collo
alto, a longo an* refi ftraccano nel uolare, ne poffono foftenere la tetta, sì
che vna ap* >ggia il collo dietro l'altra, et la guida quando è ftracca
pafia'dietro l'uU na a cui effa s'appoggia, cofi dice Plinio lib. 10.cap.22. et
Ifidoro rife* ifcc vn fìmilecoflumede Ceruij, liquali perii pefo de lecorna in
breuc ilmpo fi ftraccano,ne poffono reggere la tefta quando nuotano per mare,
iber qualche gran fiume^&però uno appoggiali capo fopraJa groppa d# I-' W»
>©J l'altro, 6: il primo quando è (tracco patta a dietro, sì che in ta!
maniera quefti animali fi danno l'vn l'altro aiuto. Cofì anco gli la uomini Ibi
affretti tra loro a valerli de l'opra, et aiuto vincendeuole, peri Iene mol to
rettamente è flato detto quel prouerbio tolto da Greci, vna mano la uà l'altra,
zJWanits mannm lauat, et digitus digitum, Homo ìmminem fermi cikitas ciuitatem.
Vh'huomo conferua l'altro, et vna Città l'altra Città et quello fi fa non con
altro mezzo, che colcommertio,& però Anfl tra le cinque cole perule quali fi
fi configlio,mettenel quarto luogo,Z>e ij. qua ìmj}ort4ntvrp& exfonmttir
} cioè di quelle cofe, che fi portano dentw «v» e/» *£%* ctf3rè &€%* *£%*
||p *g et fuora della Città ne le quali due attioni confitte il comertio,perche
*emo portare dentro la noftra Città di quelle cofe, che nome fiamoptj i,
&chen'habbiamobifogno fuora,poìfaremoportarecofexlelequ^i :
"..bofldiauBO in Città,chc n'ha bifogno : perche il GranMaeflro diqucIto .
ioy fco mondo molto faggiamente ha fatto > che non ha dato ogni cofa ad>»
uogo, imperò che hauolutoche tutta quella vniuerlìtà lì cornfponda on
proportione > che habbia bi fogno de l'opra de l'altro, et per tal bifono
vna natione habbia occafione di trattare, et accompagnarli con Taira, onde n'è
denuata la permutatione del vendeee> et del comprare, Si è fatto tra tutti
il commertiojd ella vita humana. COGNITIONE. •« «i^~L delle pedone, che
s'introduchorioanegotiare. La Có^edai ha propoli tioni facili,& attieni
difficili, et però fi dipinj in habijtì di zingara, per efleie quefta forte di
gente larghissima in pr et honefta più esili, per ie quali il fuggetto, la
locutione, &C ancora la diipoiìuone di la è fatta molto diueria da quello
che folleua effere della lòpradetta_» Cpinedia uecchia, come può il Lettore
uedere a pieno le differenze, tra ina, e l'altra nella Poetica dello Scaligero,
nel primo libro de.to l'iftojg al cap. 7. L'offitio dunque della vecchia
Comedia, eflendo di tirare Il vitij, &T attioni de gl'huomini in nfo,&
feiocehezza ; perciò lì è iitta la detta figura di tal vifo, et forma, che fe^
andrà di mano in. mano Schiarando. | Le ueftì (tracciate, et rappezzate, coi!
per il foggetto che haueua ali* jjani,come per le perfoneche faceuano coli
fatta rapprefentatione, noa Ìnteruenendo,come nella Tragedia perfone Regali;nè
come nella Co«edia togata^o pretesta de' Romani Cittadini di conto. Per li uanj
colori dd fuo ueftimento fi dimoftra ja diuerfità, et inconlanza di più cofe,
cheponeua infiemein una compofitione, cVfcancoil urio ftile,mefchiandoinfieme
diuerfi generi di cofe. La feimia che li porge Jaceftella,
moftralafozzaimitatione permezo ](quale faceua palefi li uitij, et le bruttezze
altrui, che fi dimoftrano], q y.rh fozzij& venenofi animali, che ella con
rifo,& feiocehezza icuopre ijpopolo? di che vn'efempio fi può uedere nel
Gurguglione di Plauto . Tum ijìigraci palliati, capite aperto qui ambular® Qui
i?icedunt fuffarcinatiy cum libris, cum fportulis Confkunt-, conferuntyfermones
inter fé tamquam drapeté * .Cftant,obfifti4nt)ìncedunt cum fuis fententijs Ques
femper bibentes vidcas effe in ano-polio Fbiquidfarripuere,operto capitalo >
caldura bibant Triftes, atque ebrioli incidunt. Le faette nella delira
lignificano gl'acuti dctti,& l'afpre malediccnzf, :«))n le.quali
licentiofamente ferma, et uccideua la fama, et riputatione t particolari
huomini -, ondeHoratio nella Foetica parlando della fpeipdi poefia uiene a dire
della Comedia uecchia in tal modo . yccefiiivetus bis com&dia-,no fine
multa; Digna lege regi lexeftacceptaychorufqg àude^fed in vitium libertas
exc:dit->& vim Turpiter obticuit jublato iure nocendi, I Et il detto
Horatio ancora nellib.i.de' fermoni, nella Satira quartale© icario delli
Scrittori della Comedia . 'Eupolisy?iqueCratinìus)tAriftophanefq;Toet* tAtque
al'ùi > quo rum Com'àdia prifez virorum Si quu e rat dignus defcribhquod
mdus+aut fur Qhoì mechus foret, aut ficarius, aut alioqm famqfus multa cum
libertatenotabant. m COMPASSIONE. DONNA che con la iìniftra mano tenghi vn nido
dentro del qua le uì u*ayn Auoltore>chc pizzicandoci le cofcie, ìtiam attodi
dar aiuggere il proprio fangue a ii'uoi fìgliuolini, quali faranno anch'eli nei
nido in atto di prendere il langue, et con la delira mano fteia porg in atro di
compafsione qualche colà per fouueniinento a gl'altrui bile gai . Si dipinge
con i'auoltore nella guilà, che habbiamo detto, perciò chegli Egitti; per lo
Auoltore ., quando col becco ft rompe le coicie,ra! prefentauano la
coirpafsione,perchc egli in quei centoucnti giormi
dimoranclì'alleuareir.giiuoli, non mai troppo lontano i.ohalia preda attento a
quel tòìof eafiero di non iaiciare i figliuoli^ folamente pigi quelle cele che
da preflp gli lì inoltrano, et fc nulla 'altro gli occorre,
jcuuiei.ed'apparccchiarcin^boui figliuòli» egli coi becco puzicuM h ccicie
cai.à ù iùngLC.& cucilo da aiuggere r.ih fegholmi : tanto è l'aia re cui DI
CESARE RIPA. ur col quale ha cura \ che '«per nìancarnento dicibo non gli
maikhmo V il .rgere'ion la dcftramano in at-topietoib qualche dono ^iiinoftra
cbiu e affetto il nero fegnodeirhuomQconjpaisioneuole, ìlquale per chariibc
corre con pron tezza 1 poueri biibg n ofi con le proprie facoi ti. f
C0MPVNTIOKE. I[\ Ò N N-À. vetfti^idicilitio,addclorata, con k becca aperta in
atto ) di parlare>con gl'occhi ri noi ti al Cielo,che Lerilnocopioiè
lagnine, zti vna corona di pungenti fpi-ce in capo, tenendo con Ja Lmilra mano
y, cuore parimente coronato di ipine } terra la defi ra riiahoalta^Cx: il dito
indice dritto Ledo "il Cielo . Si fa uefiita di alitio, et Jagrimeuole,
perche dice S. GicGriibitomo, aj luo l:biO de compunti. cord. .ic/rf compiine
io jack borra £ pktfumm9defì* ita re cìlUip.fts.iw.Mehi'nrt.cis-tJigirc Vili
)h, (S; ih n. matti fiiiv-s, \ . »e li fanno due corone di ipine,perche i er la
ipina nel iJu.03 iJn quel ftc;ttCj che dicci Z&#? icnfi^itu J-[. ria, v/cn
denotata ia .coipa conti-u-a^». «peccato, laquaiedei còltili tTÓlnorcfe > è\
punge la. coiaenza ligniti-ifft.ICQ NO LOG I A", cata perla coronarne
tipne incapo, et non badando quella ebmpuntio *ie,come*infrutcuoÌa, nafcencìo
per l'ordinano dal timore della pena, fy. conofcimento del male. Però fé gli
aggiunge la corona delle fpine al cui re,denptando per quell'altra la nera
compuntione del cuore, che nafqe da quello imr&eriib doìore,ì&
conofcimento d'ha/uer^prlefo Iddio fonimi bene,& perla la gratia fua,&
perche la perfetta compuntione deue ha re quattro coHditioni,cioè che habbia
quel lò-mnio dolore eia detto,pe h r£ addolorata, e lagrimeuole . $econdo,che
habbia fermo propoli to di non commettere pi h peccai che fi dimoftra per
l'indice alzato della mano delira . Terzxj, che umilmente habbia faldo
proponimento di confefìarfei alche uien lignificato per la bocca aperta.
yitimoyc'habbiaàfodisfare, come parimente et prbijnctte per la del aitile
pronta in operare bene,conforme alla fua bpna,è fanta refolutioril COMPLESSIONI.
COLLERI C Of PE RI L F VOCO. X 7 N giouane magro di color gialliccio,& con
fguardo fiero,che effei V do quali n udo, tenghi con la delira mano una fpada
nuda, fhn4 con prontézza di uoler combattere . Da un latof cioèper terra J farà
uno feudo in mezo dtì quale ila dipifl ta una gran fiamma di fuoco, et
dall'altro lato un feroce Leone . Dipingefi magro^perche ( come dice Galeno nel
4. delli AfForifmi ntì commento.^. ) in elfo predomina molto il calore, ilqual
elfendo cagioni della liceità li rapprefenta con la fiamma nello feudo . Il
color gialliccio, lignifica, che il predominio delfhumore del corpi fpelìb fi
uiene a manifeitafe nel color della pelle ', d'onde nafce,che peri color bianco
fi dimoftra la flemma; per il pallido, ouero flauola collera per il rubicondo
mifto con bianco la coinplefsione fanguigna,& perii fo feo la malenconia,
fecondo Galeno nel 4. de famtate tuenda al cap. 7. Ó j nel i.deirAphoFifmi nel
commento 2. Si dipinge con fiero fguardo,eflenda eiò fuo proprio, come ben
dime] ftra Ouidionel lib._j. de arte a mandi. Cra tument ira nigrefeunt
fanguine y ma Lumina gorgoneo f&uius angue mie Ec Perfio nella 3. Saura. •
lì uve fate -fuppofitafe ruefcitfanguisy et ira Scintillant acuii) &c. Là
fpada nuda, e la prontezza di uoler combattere, dinota non foloij collerico
effer pronto alla rifla: ma anco preito a tutte l'altre operationi come ancora
SIGNIFICA la fopradetta fiammadi fuoco, efiendo fuopropr|| di ri io lu ere. Si
dipinge giouane, quafi nudo, et con lo feudo per terra jperciochi guidato
dall'impetuosa pafsione dell'animo non fi prouede di riparo : m; ien^a
giuditio,& coniglio s'efpone ad ogni pericolo, fecondo il dettod Seneca in
Trou.dz:'I menile vitium cfl regerenon poffe impetum.JLt pero beni di(fc
Auicennanels.dei 1. della dittionej. alcap.^. che quando l'open fono DI CES ARE
RIPA. iuSa )no fatte co maturità danno fegnodi vn téperamentoperfettotma ^ua ^
o fi fanno co impetoA con pòco configlio dano legno di molto calore* 31i fi
dipinge jl.Leone a cantq?per dimòitrare la fierezza, et animo/Ita l'animo
naicente dalla già detta cagione. Oltre di ciò metteuifiqueanimale per
eilereilCollerico fimik a l'iracondo Leone^del quale coff [ITe l'Ale iato ne
ìfuoi Emblemi-. eam reterescaudam dixereleoms
Lutheacrimfurptbiliscrudefcere^ntr^ fiimularttekasconcipityUlegraues, Felle
dolor furia s excìm indomita*. ienota anco jl Leone effer il collerico di
natura magnanima, e liberale» ìche pacandoli termini, di'uiéhe prodigo, come
gl'mfraic'ritti verfl a Scuola; Salernitana ^ non fqlo di cjueftarmà di tutte
Maitre qualità fo~ lettedicono. " '-Èjt humor cbohra^qui competit
impetuojts Hoc venm e$ hominiimcupiem pmcdlere cimblos Hi
ietuter.aij.cHnrynuLtum comed.t:ntj cito crefeunt Inas^ con barba can uta >.
&CJ&PI giaco ad vn baffone coi vna mano, nella quale terra ancora Vi
tacun va moctoych* dica: Vires acquirìt eundo. Porterà in fpalla vi
icio.d'iftromenti, co* quali s'e^è renano l'arti, ék vicino haura vna
d'arrotare coltelli . i L'vib imprime )ml Ja mente noftra gl'h abiti di tutte
le colè, li coni a' pò fienai fa decènti, &C a fua uoglia fi fabrica moke
leggi nei vii et nella conuerfa uqne . Etfìdipinge vecchio, perche nella lunga
efperienza conflile lafii; auttonta>& quan td più è uecphiojtanto meglio
fta in piedi, il che s'act ria col moresche tiene in mano, ilqualcè conuenience
ancora alla ri ta:, perche le ella non fi muoue in giro, non ha forza di
confuinare il ffeco«| il capriccio del Pittore > non ci curando noi dargli
in.» quello alt SANGVIGNO PER L'AAlA. VN giouane al legro, ridente, con vna ghirlanda
di vari; fiori in aì\ di coi^o carnoiò, et oltre 1 capelli biondi hauérà il
color della fa eia rubicondo mifto con bianco, et che fonando vn liuto dia
legno C( rmolgere gl'occhi alCielo,cheg!i piacciali fuono,&il canto,da
vnapa te d'eifa figura ui farà vn montone, tenendo in bocca vn grappo d'vu; 6(_
da l'altra banda vi farà vn libro di rhufìca aperto . . Giouane,allegro,con la
ghirlanda di fiori, et ridente, fi 'dipinge il fa £uìgno,perche ( fecondo
Hippocrate) in quelli che abbondanodi iangi temperato, et perfetto, fi generano
fpinti uitali puri, et lottili, da qui; nafee il nfo,& l'allegrezza; onde
queftì fono piaceuoli, faceci, 6: amar j luonij&i canti. L'cllerdi corpo
carnofb \ fecondo Galeno nel x.lib. del temperameli al cap.?.& Auicenria
nel lib. i.figiiifica,che dalla uirtiì afsimulatiua,cl ne ì fanguigiU è molto
potente,iufce l'habno del r.orpb carnofq . r Dipitt^ . /17 Bipingcfi rubicondo
mirto con bianco,perche(fecondo Àuicenna nei \. del 1 0 quefto colore denota
abbondanza di fangue,e però dice Galeno ìcl 2. de gli Afòrifmi nel commento 2.
che rhumore,cac nel corpo prcionuna,da il colore alla carne . Il Montone con il
grappo 'd'vua, lignifica il fanguigno efler dedito à renere,& à Bacco; per
Venere s'intende la natura del Montone,effendo elio animale affai ìnclinatoalla
luffuria, come narra Pierio Valeriano . 10.& per Bacco il grappo d'vua ;
onde Ari fiorile nel Problema 3 1. ditene ciò auuiene nel languigno,perche in
effo abbonda molto feme}ilale è cagione degl'appetiti venerei, come anco lì può
vedexe per la derittione della Scuola Salernitana . Tintura fingaes et duUia
vcrbaloquenres. I 3 Omnibus ixS Omnibus hi flndijs habiles funt> o si
nelfoperationi deH'intelìettt^comein tutte l'altre del corpo, fimi. : alla
tartaruga, che fi gli fa à lato, il che tutto vien ottimamente efpret> dalla
Scuoia Salernitana ne 1 vera che feguono . 'Pblegma dabit v'.res modicas >
latofq; breuefj; *7 hlegmafacit pinguesyfanguis reddit mediocresy ' Gtia non
Hudio tradunt fed corpora fomnà Senfi'.shabetjtarduswotusypigritiafomnHs •ó'»'^
j Hic fomnolentus) piger et fpMtamine plenus Ijì huicfenfus bebes pingui?)
facie color albus, ' ; t 1 JALÌNCONICO. PER LA TERRA "VOM O di color
fbicC) tengln con hiuaft^ lisafitì vd:Lbro-$:l to inoltrando di iludiare, 1 Ha vnu
•ss» Hauerà cinta la bocca da vna benda, et con Ja man de/Ira terrà
l>orfalegata,& in capo vn piffero uccello folitario, La béda che gli
cuopre la bocca,fignifica il filentio, che nel malinc co fuol regnare, eilèndo
egli di natura fredda, e fecca, et fi come la e dita fàloquace,cofì per lo
contrario la frigidità è cagione del iilentio. Il libro aperto,&
l'attentione del ftudiare» dimoftra il malinconico fer dedito alli
ftudi;>&in cilì far progreiìb; fuggendo l'altrui conuerfa «c;onde
Horatio nell'ultima Epiftola del a.lib.dicc: Scriptorum chorus omnis amat
nemus, Etfugit Vrbes. Che però gli fi dipinge il panerò folitario fopra il
capo, effendo nccelk che haljjta in luochi folitarij,& non conuerfa.con gli
altri uccelli. La borfa ferrata fignifica l'auara natura^, che fuole per lo più
regnare ncome dicono i feguenti verfi della Scuola Salernitana. ' Reftatadhuc
triHis cbolera fubftantia nigr& Qm reddit prams,per triftes panca loquenter
Hi vigilarti jìudijs : nec mens efi dedita fomno, Seruant propofitum (ibi nil
reputantforetntum . Inuidus, et triHis cupidus dextrcq; tenaci* 'ì^on expers fraudis itimidus
luteìq\ colori: . £ 0 2\£,C Q \D ! *sf tJH **f B^l T *4 LE*
Di Tier leone Ca fella . VN'huomo à man dritta di vnadonna,ambi veftiti di
porporaf> et vna fola catena d'oro incateni il collo ad ambidue > et che
la dc\ catena habbia per pendete vn cuorc,ilquale venghi fomentato da vna no
per vna di detti huomo,e donna. La collana nella guifa che dicemmo
>dimoftra,> che il Matrimonio com pollo di amore,di amici ti a,& di
beneuolenza tra l'h uomo,j& Ja de na,ordinato dalla natura > et dalle
diuine leggi, le quali vogliono, chi marito, et la moglie iìano due in vna
carne, che non pollino eflere di fé non per morte . CONCORDIA. *f 7NA donna in
piedi, che tiene due fpighe di grano in vna man [ V con l'altra vna tazza piena
d'uccelletti uiui, ouero di cuori, La tazza piena di uccelletti, ouero di
cuori, lignifica conformit più pcrfone> per le quali ne fegue l'abbondanza,
lignificata per le api «el grano. C0 2^C 0 I^D I e^f tJH 1 L I T jl J^ £.
Isella ^Medaglia diurna • DONNA che tcìighi con la deftta mano vn roftro di
nauc,fop quale ui è vn'iniegna militare, et in mezo d efia, cioè in mezo l'afta
vi fono due mani giunte,come quando fi da la fede, con lettere, dicono. CONCORDIA
EXERCITVVM. Le due mani nella guifa,che dicemmo,dimoflrano la concordia llin
cna. et il roftrogPEferciti . B CONDI. I*ì CONCORDIA. IN ONNA/che tiene in mano
vn fafeio di uerghe «rettamente legata \} La Concordia è vna vnione di
uolere,& non uoleredi moltiich* uono,& conuerfano infieme . Però fi
rapprefenta con vn fafeio di uer;cdelle quali ciafeuna per fé fteffa è debole,
ma tutte infieme fono fòr-» et dure,onde difle Salamone. FuniculustripleXj
difficile rumpitur. Et melante l'vnione fi ftabilifce maggior forza
neiroperationi de gli huomi* icomedimoftraSaluftioin bello Iugurtino. Concordia
parue res enfettnh bordìa maxima dilabuntur . Alla quale fentenza riferifcc
Seneca Filofol|neirepifto]a p4»che M. Agrippa confeffaua d'eflere molto
obbligato, e le per lei s'era fatto ottimo fratello,^ amìcojdiche veggafipiù
diffufai;nte Francefco Petrarca nell'opere latine lib. j.tratt. z.Cap.i*.
Concordia-» . DOnna bella,che moftri grauità, nella deftra mano tenghi vna
tazza* nellaquale ui farà Vn pomo granato,nclla finiftra vno fcetro,che in :ha
habbia fiori,& frutti di varie iòrti> in capo ancora haueri vna ghirba
di mele granate,con lefogJie.& con frutti,infiemecon la ghirlan\,per
acconciatura vi farà vna mulachia, et coù* hcììq medaglie antiche j lede lcoipi
ta. Concordia^. \ Onna,che nella deftra mano tiene vn pomo granato,& nella
finift ri \f vn mazzo di mortella,e fi fabrica in tal maniera, fecondo il detto
di ^rio Valeriano,con l'autorità di Democrito, dicendo/che la mortella», i pomi
granati s'amano tanto, che fé bene le radici di dette piante fò ! polle
alquanto lontane l'vna dall'altra, fi auuicinano nondimeno i et itrecciano
infieme . Concordia^ • ^ Onna coronata d'oli uo,che tenga con la man deftra vn
fafeio di frex V ze^legato con una benda bianca da vn capo d'elfaj, et con vna
roflg di l'altra;ndla mano finiftra tenga vn Cornucopia . Si corona doliuo,per
fegno di pace, effetto della Concordia . Il iàfcio di frezze legato al modo
detto, lignifica la moltitudine de*» ganimi vniti infieme co'l uincolo della cariti,&
della fincerità, cjie diffiilmente fi poflanolpezzarejfomminiftrandofi fra fé
fteffe il vigore, et h gagliardezza, onde poi è lacócordia produttrice di
frutti piaceuoli,co *: dall'altra banda la difeordia non sa le non produrre
fpine, cV" triboli 'flmaledicenza,& liti,che (turbano la compagnia, et
Famoreuole conforti degrhuomini nei uiuere politico, et ragioneuolc. Concordia
nella Medaglia di Tapieno. Onnafedente,che nella deftra ha vna Patena, $l nella
finiftra due-» corni di douina con lettere: CONCORDIA AVGG.& S.C. Vedi
aftiano Erizzo . -a Patena lignifica elfer cofa fanta la Concordia, allaquak fi
debbe ren dre honore,e facrifitio. .iduc corni didouitia, moftrano, mediacela
concordia duplicata», ondanza . izx Concordia Miliare. D Orina armata, con le
mani tenga vn gran uiluppo di ferpi, perche | preparata per difendere ie fìena
eoa l'arali, et per nuocere altrui coi uelenojche iòmrniniftra Tira* Concordia
di pace. DOnna, che tiene due corna d'abbondanza ritorte inficme,che fono
l'vnione de' peniien,e delle uolonta di diuerfe pedone, et con l*afl tra mano
vn uafò di fuocojperchela concordia naice dall'amore fcambic uole,iiquale
s'allòmiglia al fuoeo materrale,per eflère effetto di calore interiore
dell'anima» Concordia degVantk hi . DOnna,che nella mano delira tiene alcuni
pomi granati, et nella fìnt« lira un cornucopia, con una cornacchia >
lagnale fi uede in mo'te Medaglie di Fauftina A uguita lcolpita co'l motto :
CONCORDIA per l'eterna fedelti,ch'ufa quello animale co la fua compagnia, però
dilie l'Ai ■ziatoiCormcum mira inter [e e ncordia vita, Mutua flatq; illis
iatem e rata fide t. I pomi granati preflò a gl'antichi fìgnificauano
concordia, perche tali deuono efiere gl'animi concordi, et in tale unione tré
ie (terli, come fono ie granella di quelli pomi,dalla quale unione,,nafce ^01
i'abbond«nza?chc eilneruo di uiuere politico, et concorde.
Concordìaìnfuperabile . PE R la concordia infuperabiie lì rapprerentaGerione
huomo a • con tré uifìico'l capo cinto d'una' corona d oro,lei
bi\;ccia>& altre tal te gambe,che tenga in una mano de/Ira una lancia,
con l'altra una i'pat nuda,c* nella terza uno fceiro. "Et l'ai ti e tre
mani de la parte finiftràjfl iano lòpra d'uno feudo . Dicefìjche Cenonefu Re di
Spagna, ilquale perche haueua tre Reg fu detto tricorpore,ci(.è,clie haùeiia
trecorp i; fu ammazzato da Hercol al tri dicano eliere fiati tre fratelli, cori
concoidi > che erano giudicati ui fàfo: CO'NFIDENZA. DONNA coni capelli
fparfi, con ambedue le inani fofrentì una naut La Confidenza porta ieco la
cognitione dell'im'mincme pericolo et la laida credenza di douerne /campare
libero, et fenza quelle due qua litu uariarebbe nome, et cangiarebbc l'eflère
fuo . Però fi dipinge con li naue,che è fegno di confidenza!, con la ri'aue i
naui?>anti ardilcono di pra ticare l'onde dei mare, le quali iblocon la
facilità del perpetuo moto, pa che minaccino roi)ifur,morte,& eftermimo
aIi'hur.mo,che quando pali la terra.efce mora de tuoi confini . A queito
pròpoli to dille iioratio nel la 3. Cde"dcl primo libro. Jlli robur,& fé
ìrtplcx Tr'.mrs, et pei. Circa pctlus e tacqui fragilem truci Quem mortis
tiranti gradimi Cuihtìrìfit pehgo rateM. Con q uci>ch e icg'ue. CONFUSIONE.
DONNA giouane confuiamente vefhtadi di uerd colori, che hauead j 1 capevi mai
compofhr poli la delira mano fopra quattro eie lenti confufauiente vma, et la
iìniftra (òpra ia torre di Babel col motto hedica BABILONiA, VNDiQVE. Giouane
h* dipinge, come eia più atta alia confusone, non hauendo e*
>erienza>fenza la quale nonpuq terminare, eifendo'traiportata da dier/ì
appena, quali nell'opere rendono conili/ione . LfT^perii lunghi, &corti,~e
mal componi denotano i molti, et vari; eafien, die confondano l'intelletto . Li
diuerfi colon del vestimento fìgnifìcano le vane > et difordinate
atpniconfufamer.ee operate : Etvbi multitudo,ibi confufio. La torre di Babel è
pofta>come cofa molto concici uta per fegno di con ifione: poiché nel
fabbricare d'effa,Iddio,fì come confufe il linguaggio i i fabricaton, con fare,
che ciafcuno di loro diueriamente parlarle, coanco confufe la mente loro,
facendo i che l'opra rimanerle imperfetta :r cafligo di quelle iuperbe--, et
empie genti, che prquorno di fare quelli! prefacon troia fua onnipotenza, et
per maggior chiarezza per rap■efentare la confusone, vili dipinge il Ghaòs,
inquel modo, che rap•efenta Ouidio nel primo libro delle Metamorfofì, oue dice.
ius erat toto natura vultus in orbe Qiiem dixere chaos rudis^ndigejìa^molcs^ Et
TAnguillara nella tradutrione. T?r:a cbe'l cielfuffe, il mar, la terra, e'I
foc9 Era il foco, la terra, il del, e'I mare: tJWa il mar rendeua il del, e la
terr, a, e'I foce 'Deforme il foco, il ciel, la terra, e'ijnare ì Che vi era, e
terra, e cielo, e mure, e foce Bone era e cielo > e terra, e fuòco, e marey
Za terra, e'I foco, e'I mare era nel cielo T^el mar,nel fuoco,e nella terra il
cielo . Confermatione,Come dipinta nel Talamo dil^ S. a monte cannilo . \ON N A
con due chiaui nella deftra mano, et tien con la fìniftra-» * vna piramide,
nella q uale è fcritto : Super banc petram . CGJ^FEPvM^TIO^E et per fegno di
ciò Achilìe ne Ja nona Iliade d'Homero ori na a Patroclo intimo Tuo amico, che
pigli il più gran bicchiere, che ha foia, et che dia bere ad'VJhTcy et ad'
altri Greci, dei vino piùgagliarc non per altro, le non per dar ad'mtendercche
elio li teneuapcr cariffir lama . Vltcrius iuxWNobiles *sfchillcs Seder eq;
fecit m fidiiibtu > tapctibusq; purpurei* Stcìtim autem Tatroclum,allocutus
eji propc exijìétem Maio rem iam craterem Menoetij fili Hat aito Mcraciusq; f
andito poculum autem para vntcuiq; Hi enim cariffimi viri mea funi in don.o pia
abbaflòpoi Aiace accenna ad VJiflc, che fccia vn brindili ad'Acchj 6^ Vhffe gH
lo fa in tal modo. Imma 1 25 Innuit.Aiax Tonici: intellextiautem nobilis
Vlìjfes hnplensq; vino potutami propinanti achille Salite achille*, et quello,
che ieguita de quali brindifi, n'è pieno Home* ro, a pa/To, a pano fegno
d'vnione* fe& confermatione-d'amicitia. COSCIENZA DONNA con vn e uore in
mano dinanzi a gl'occhi con quefto feriti toin lettera d'oro oiKeia fìnefìs
> cioè la propria coicienza, fìan3 in piedi in mezo vn prato di fiori, et vn
campo di fpine . La cofcienza è la cognitione, che lià ciafeuno dell'opere>
et depenno»' nafcoftì, et celati a gl'altri huomin i . Però fi dipinge in atto
di riguarda re il proprio cuore, nel quale ciafeu* ) tiene occultate le lue
fecretezze> le quali iblo a lui medefimofonoa vi uà forza palei! . e Vltlj,
è atto Sta con piedi ignudi nel luogofòp rad etto > per dimoftrarel a
buona,! ttiuavia,per le quali ciaicuno camminando, ò con le virtù, o co' viti j
iit$ è atto a fentire l'afpre ponture del peccato, come ìlfuaue odore della.
Virtù. Cofcien^a. D Orina di fembiante bellifsimo, veftita di bianco > con
la fopraueft nera, nella delira mano terrà yna lima di ferro, hauerà Icoperto i
petto dalla parte del cuore > donde la morderà vn ferpe, o vero vn verme che
Tempre llimola, et rode l'anima del peccatore, pi;rò ben€4iire Lucano nel
fettimo libro . Heu quantum mi/ero pana mens confiti donat. CONSERVATIONE DONNA
veftita d'oro, nella mano delira terra yn ramo d'oliuo, 8£ JLJ nella finillra
vn cerchio d'oro. L'oro, et i'oliuongnilìcano conferuatione, quello, perche
conferual corpi dalla, corru'ttiòne, et cjuel!o,perche difficilmente fi
corrompe. Il cerchio, comejquello, che nelle figure non ha principio, ne fine_.può
lignificare la dbratione delle cofe, che pèrmezod'vna circolare trafmutatione
li confermano . GONSIDE RATIO N È. DONNA che nella finillra mano tiene vn
regolo, nella deliravi compalTo,& ha a canto yna grue volante con vn iano
in Vn piede. Sara detta figura venuta di color perfo. Tiene il regolo in mano,
et il compatto perdimoltrare, che fi cornai fono^ueiU inftromènti metani per
confeguire con l'opera quella dnttura, che l'intelletto dell'artefice fi forma,
cosi li buoni efempij, cV 1 fau^ ammaefiramenti guidano altrui per dritta via
del vero fine, al quale generalmente tutti afpirano, &-L. pochi arriuano,
perche molti per tor« vie quafi ciechi,!! lafciano dal cieco fenfo alla loro
mala ventura traiportare. La grue fi può adoprare in quello propofito lecitamente,^
per noiu portare altre autto riti, che pollino infastidire, batti quella
dell'Aleutoche dice in lingua noltra così.. 'Pittagora infegnò cbel'biìom
douejfe Z quella-, che da far pretermette jf e. Confederar con ognìfomma cura
Ciò fa la g rueyche'l volo feto mifitra L'opera, ch'egli fatta il giorno
hauejfc Onde ne picdifuol.portare vnjaffgS'ella eccedeua il drittone la mifuraò
baffo, CONSIGLIÒ HVOMO vecchio veftito d'habito lungo dicolor rollò, haurà una
collana d'oro alla quale fia per pendente un cuore, ne la delira mana tenga vn
libro cluufocon vna emetta lòpra, nella finiftra mano. tre tcltc at: taccatead
vn collo > vna iella l'ara di cane, che guarderà vedo la parte dirti ta,
verfo la partefiniftra vfea tefla di lupo, in n.e^zo una tefta di lionq lòtto
il piede deftro tenga vna tefia d'orlò, et un delfino, lì ConfigJio è un
difeorfo, et delibera tione, che il fi intorno alle cofe incerte, et dubbiofe,
che fono da farli, il quale con ragione,e iegge, &r ri loJuc ciò «che fi
reputa n»u einechciice, et clic fia per partorire i] più virtuo^ lo, il più
vale, et lì migliore e/ietto. Qlcììo in § i.antoal pubblico, circa cinque cofe
fpcualuieiue il ù Coniglio 4c li duaj, et entiuwC p oblici re,de4 jys la . 12J
Ja guerra, et della pace,de la guardia, della prouincia, de la grafeia, et uet*
touaglia, che fi ha da por tard entro, &C_ mandar fuori > delle leggi
> &^ fiatati, et ciò fecondo i'inftruttione d'Ariftotile nel primo de la
rethorica, Sunt autem quinquefere numero maximayac precipua eo?um,qu& in confilys
agitaA fdcntj^igitur en'm de T>effigdihus,& redditibus puUicisy De
be!loy& pacete custodia regioni*, De ijs qiie legum conftitutiong* di
disilo figuriamo vecchio perche l'huomo vecchio dimoftra configlio co» ^,2 dice
S. Ambrofio in Hexanrieron . SenecJus efi in confììijs ytiliory perche :à
matura è quella rchepartorifce la perfettione del fapere,& dell'in
tencofcte perl'efperienxa delecofe che ha ved u te, et praticate, non potendo j
4 la gioùentù eifere per lo poco tempo maturità di giuditio, et però i giorilo,
li fi deuono rimettere al configlio de vecchi . Il configlielo1 di Agamem nne
Imperatore de' Greci uiene da Homeroin pedona di Neftore rìgu-» £ 2 o vecchio
di^oo. anni ne la prima Iliade, oue lo fiefib Keftore efiorta^ 'la i Greci »*!
e» -Greci giorni fpcnaImenteAgamenonne,& Acchibe tra loro adirati ad
obbedire al iuo coniglio, come vecchio. Sed audite me ambo autem mniores efìis
m&> lam enim aliquando et,cum foriioribus quamvos Viris confuetudinem
babui, et nmiquam me ipjì parui pendermi} 7iy[; tales vidi yiros > nec
videbo più a bailo Et tamen meo. confi Ha audiebant ■> obediebantq; recoloy
J Quare obedite, et voj : quia obedire meìius . &_ ne] la quarta Iliade fi
oBènice di giouarea 1 càualicri-Grcci col confi glio, non potendo con Je forze,
effendo Je forze proprie de Giotiani, fo,| prale quali eilx molto fi confidano.
Stride valde qiùdem ego vellem, et ipfe Sic effe, vt quando diuum Creutbalionem
interferi) Sed non fimul omnia Dij de4prunt bominibus. Si tunc iuuenisfui $
nunc rurfus me feneèlus pi Amiti Veruntamenfìcetiam equtiibus invererò, c-r
bortabor COTsf^S ILIO,& verbisyhoc enim munus ejì SFÌ\P'A1 Hajìas autem
tmEiabunt iuuenes, qui me tJMinores natifunt^ confduntque uiribus . Quindicche
PJutarco afferma,che quella Città è ficuramente fàluach tiene il configlio de
vecchi, et Tarme degiojuani ; per ciò che l'età gio iiemie è proportionata
ad'obbedire,& l'età ienile al comandare, lodali o. tra modo quello di
Homero ne b. %. Iliade ne la quale Agamennone In. peratore fa radunare vn
configlio ne la naue direttore diiuomini pri inferamente vecchi, Bis vero
prxccnibus da mofìs iujjìt Conuocare ad concilium comantes +Acbiuos t Hi quidem
eonuocarunt 9 UH frequentes affuerunt teìcritery^ Concilium autem primum valde
potentium confittiti fenum T^floream app.d nauemTyfy F{egis Qrosbic
cumcoegiffetprudentemjlruebat confultationem Gli Spartani dauano ^ 1 loro fi è
vn magift.ato de vecchi nobiliti qua] fono flati chiamati da Licurgo Gerontes,
cioè vecchi venerandi, et il Sooè Rts Sacra 'confìltun^au^i dal greco que*
Loverleti/, Bgs.efl profitti ) Sacra confultatia. Coiaancoiàcrai itato dee*'
lOijConfuitorsiche religiofamenteconfiglia,lo rerenlce Zenodotoda
ip>charmp,,«S: Platone per autorità di Demodoce chiamò il Coafultore olà
facra . Il libro nella man deuVa lignifica, e uè il configlio nafee da lo tudiO
di fapienza* et per più efficace iimbolo de la fapienza vi Q aggiunre l'oprala
Cuiecta augello dedicato a Minerua tenuta da Gentili Dea_* ella Sapienza, et
de* con'figlio . Queflo animale è notrurao-, uà in uola la notte a procacciarli
il cibo, et uede di notte, comeicriuono inatu* ah, (penalmente Bartolomeo
Anglico lib. ri.cap. zj.b;citur nottua quaefenotte acute tuensj&e notte
autem videt,là cui figuraci rapre lènta lo fiuto,& penfìero.notturno de la
mente doueado un coaìiguero,& va Pria iipe,che ha da
eoa/ìgliare,&prouuederei popoli, pcufaré,& travagliare on lameate,
medicando la notte, quello che ha da rifoluere ilgiorno> (Tendo Immagina ti
uà dell'ari imo puh perfpicace>& in maggior vigore nel lentio de
l'oicurità della notte ; di e he ae è gieroglifico Ja Ciuetta > che licerne
medio la notte., che il giorno. Cade Homero nella lècoada r j j ir ' iiade
dine... JtynoportetpertotamnottzmJormìre.confitiarìum :,. Vlrum^cufTopulì funt
commi/si >& tot cura funt ., ' Nonbiiogna advn.configliero., o Principe
che ha popoli lottò Jà.iua. j|lodia,encgot^dipenfarci fopra,dormir tuttala
notte, ptrche chi eoa gliadeue uedere lume quando anco a gli altri è
afcuro,giudicare, ediìcer lereii bene dai male,& il bianco dal
nerQfenzapamoiie>&2rletto>.attelò. (ìeper loconiigllo libero d'ogni
affetto iì uedanp ancorale ccfequaiKun |jp $ift%~ili,&t occulte,eleuato
dall'Animo il tenebrofo velo de le menzo.' I T£,fi penetra conia uifta de
l'intellet ola.verità. Con l'i rnpn mto d'una Ci :ttabattutoad honore di
Dominano . Impera tore,uolfc il Secato Rouiuj.figniiìcare,che il detto
Imperatore luffe Principe di ottimo coniigiio,e ?iéza,*che ta'e fi moftrp.nel
principio del fuo Imperiose bene degenera >i da sì bel principio, cX, da Ja
mente del fuo buon genitore, et fratello pi aritecehon neil'imperip. In oltre
la Ciuetta che Uede,,& uà ìnueftindo cofé a fé neceffane nel tempp.de la
feura notte porta ioprailhb.o iUio^può anco denotare,che il coniglio
Tnueitigato con Audio hottur. Ùl . no zie nodeuci-a*sitenercocculco>&chc
non Ci dcuano palesarci iccrcti, ci _ conluJtano, o^regifirano ne Ji configli
;& però li Romani antichi uei fo il Circo matfìmo ale radici del colie
Palatino dedicorno a Confo Di étì confìglio vn tempio fot terraneo, per
lignificare, come dice Seruio ne l'ottauo de l'Eneide iopra quel uerfo .
Confejfu cauat magnis circenfibut atti: che il configlio deue effere coperto,
et fccreto, di che ueggiafi più a Inni$o Lilio GiraldiSyntagmate quinta. Le tre
tefteche nella finiftra mano tiene di cane,di Lione,& di Lupo nella guifa
detta di fopra^ lòno figu' ra de tre principali tempi dei paffuto, del
prefente, &c del futuro, comi cfpone Marrobio ne li Saturnali lib. i. Cap.
20. perche la te/te di Liont porta in me^zo, dimoftra il tempo prefente,
effendo la natura,& condìtione fua gagliarda ne l'atto prefente, che è
pofto tra il paffato, et faune nire,il capo di Lupo, denota il tempo paffato,
come animale di pochtfftma memoria, laquale fi refenfee a le cofe paffate . La
tetta di Cane fignifica il tempo auuenire, che ci fa carezze, ÒV" feda per
la iperanza di ricc«ere qualche vtile da noi, laqual fperanza riguarda fempre
ié cofe aucnire . Ponemo quelle tre tette figura deiii tre tempi in mano al
configli perche il coniglio è di tre parti, altro confìglio, pigliai] dal tempo
paffato, altro dal futuro, et altro dal prefente; auuertimento di Piatone chi
in Diogene Licrtio coli dice . Qmfìlium tripartiium e/i, aliudquippeapr**
ferito yd'.ud a futuro, aliai a preferiti tempore fumitur . Il tempo paffato ci
fomm ini lira gli effempi, mentre 11 attende con la mente ciò che habbu i
patito qual fi voglia natione, et perfona, et per quai cagione/acciochc ci 1 ne
guardiamo, impercioche da li cafi altrui s'impara quello che fi ha dì fuggire,
et da gli accidenti paffati fi caua norma, et regola di confultarti bene le
cofe prima che fi effequifcano,ponendomentea quanto altri har no operato con
prudenza,acciocheli feguitiamo,& imitiamo. Il prefen-j te ci ricerca a
confidcrarc quello che per le mani habbiamo, rifolueiwkl di pigliare non quel
che piace, et diletta al lento, ma quello che fecon I •io la ragione
giudichiamo ne poffa cagionare col tempo bene, et non.: jnale . T^on tantum
videndum quid in prefentia blandiatur., quam quid deincep: ftte refuturum .
Diffe Dcmofthene : onde il futuro ci periuade di antiiw derc,che non fi
cornetta cofa con temerai, mi con maturo dilcorfo, ac ciò non perdiamo poi la
buona fama,óY~ opinione di noi, et la gloxiia del noftro nome . Quindi e che le
tre tefte di Cane, Leone, et Lupi pigliami da Pie rio per fimbolo de la
Prudenza, la quale ri fguarda a li tr detti tempi,c»mc (1 raccoglie da Seneca
Filofbfo morale nel trattato d quattro uirtù, oue dice Si prudens eft animus
tuus tribus temporibus difpenft turyprtfantia ordina, fu tura prouide,
preterita record are, namqtrinibH de prati ritis cogitai vitam perdit, qui
nihil de futuro prameditaturin omnia incautus in sklit y Ilchc tutto fi
comprende da le tre tefte figura de li tre tem i>& firn bolo della
prudenza lenza la quale non iì può fare buon conlìglio. Con ì
filiaperfeftinonfnntabfqiteprHientia, D.ffeS. Bernardo ne le Epuìole,* 1
Annotile nel primo de la Retorica diftìnifee, che la prudenza e wt de la . t^i
de te mente laquaic h che fi pc^ configliare, et deliberare bene de te cole
buone,& de ie male, che appartengano a là beata, et felice vita,si che al
confidilo oltre la iapienza figurata con la emetta fopra il libro, è neceffana
la prudenza figurata con le tre tefte fopradette. La xefta d'Orio, £c il
delfino che tiene (òtto il piede denota che ne U tonfigli deucii porre da parte
J'ira,óT ia velocità attefochc pefsima_, eofa è correre in furia, et in collera
a deliberare, et confutare yn parti* to : ma deuelì il connglio fare
fenz'ira,& fenza fretta, et velocità, TOrfo è fimbolode l'ira, &f della
rabbia,coine animale iracondo, onde il Cardinale Egidio ne le fue ftanze diflc
. CU Or fi rabbioficon feroci artigli, Fanno battaglie difpietate,& dire.
et il Petrarca. VOrfa rabbiofa per gli Orfactbifuoi . Ma di quello (imbolo iè
se dirà al Aio luogo ne lafigura «ffflr. II Delfino, come pefee al nuoto
velocifsimo è figura de la ircttolofa veloci» u,defetti che nelli configli
tantopublici, quàto priuati fchifer fi deuono* Duo maxime contraria funt '
confitto, ira feiluet, grfejìinatio dille JSiantC làuio de la Grecia,& San
Gregorio nella Epiftola y. dine, che il configlioin coie difficili non deue
eitere precipitoiò . (onfilium in rebus ardui* non debet tjfe praceps. La.
ragioue è in pronto, perche le fue fcelleratezze,con -l'ini reto,*& con la
furia aqniftano vigore, ma li buoni configli con la matura tardanzaìecondo
ri.parere di 1 acito, nel hb.ddle Hiftotie, Svelerà imi petti, bma confi Ha
mora ^alefcere. Si deue bene con celerità, et prestezza, 1 come dine Anft. Eneguire
ilconfiglio, maeon tardanza s'hÀ da rifoluere* jacciò fi polla prima iciegliere
con più ianò giuduiq il miglior partito, i bellifiinvo è quel detto .
Deliberandum ejjl diu, quod factendum ejt fernet . Xungo tempo coniultar fi
deue,, quello chewna voltali ha da fare. Pa* krocloCapitanoefiendogli dettò da
Demetrio fuo Rè, che colà bada uà, i& a che s'indugiaua tanto ad attaccare
la zuffa, et far impeto contro Vejfercicodi Tolomeo fuo nimico,che era all'iora
inferiore di forze, riipofe. In quibus pomttentia non habet hteum, magno
pondere attentandomeli. 1 Nelle cofe, ne k quali non ha luogo il pentunento,
andar fi deue con il pie di piombo, perche dopo il fatto il pentirai nulla
gioua,uoce veramen te d'accorto Capitano; nonmen fàggio AgefiUo Capitano de
Lcaoni, il quale folkcitatodagli Ambaiciaton Thebani a rifpondere prefto ad vna
imbafciataefpoftagli, rifpofe loro ... c^fn nefriti* 9 quod ad vtilia
deliberane lummora esl tutifiimaf Quali che diceiTe, non &pete voi o
Tebani,che ne ;li ardui negoty perdifcernere, et deliberare quello che è più
vtilc, &C* impediente, nonci ceoià più ficura della tardanza ? oude fi può
confi de are quanto ch'erri no coloro, che cómendonoii parere de l'Ariofto
in># juelktDttaua nella quale loda il configlio de le donne fatto in vh
fubito. 5\£olti configli delle donne fono Ma puè mal quel degl'huomirìejfer
buon* Aieglio imprauifotche a penfarttiyfeiti) Che maturo difeorfo non aiti ;.
Che queflo è fpetiale, e proprio dono, Ov.e non s'habbi a mminàrui fopra \
FMtanliy e tenti, lor dal ciet largiti ' Spefó akun tépo, e molto fi adio^èì
opra. m 2 Et 1,41, . Etcrrano doppiamente, prima perche lodano il 'configlio
fatto infret ta, fecondariamente > perche innalzano il confrglio delle
dorine, pò che in vna donna non vi è configlio di vigore,& pollo, ma
debile; et fìac co, fecondò il parere d'Ari fi. che fprezza il configlio de le
donne al parpoich par'èuà loro' indecenza, che yna donna folle veduta fra tanti
padri con „ icritua coniultare . ì ì Ri TV I P I N G E R fe M O peni caftigoVnMìuomo:m
atto fcrdc'e, ma ancora appreflbjdi alcuni pò* toh della Grecia, la icure fu
geroglifico di feuerifiimo caftigo>fi come-fi tuo vedere nelle medaglie del
popolo di 2 cnedo, dei qua! tratta Pollue, perche il Re di Ten ed o haueua
fatta quelta legge, che chi fufleftata |rouato in adulterio,cofi mafchio>
come femmina, fufle decapitato con la j;ure,&non hauendo egli perdonato al
proprio figliuolo, volle ancor che. Ite fu ffe fatta memoria,come fi ned e
nelle Medaglie di Tcuedo> che da_* loà banda vi è la fcure>& da l'altra
due tede * ij Perche il Leone nella guilà fopradetta lignifichi il caftigo >
ne feruire* Lo di quello che cita Ebano, fentto da Eudomio> cioè, che rn
Leone | n'Orla, et vn Cane nutriti, et fenza offén» j-erfi punto l'vn
i'altrojcome fuflero flati domeftici, et animali d'vna fre& h fpecie, ma
l'Grfa molfa da vn certa impeto, sbranato il cane, col q uale Éaueua comune la
fianca, et il vitto; il Leone comoilo perla fcelleratez* a d'hauer rotte le
leggi dei viuere iòtto ad vn medefimo tetto, corfe ad* oliò all'Oria, oc
sbranatola parimente le fece per lo Cane pagare la me * i tata pena. CARÉZZE
AMATORIE. t T N A belta,e gratiofa giouanetta, veftita d'habito di color vagho
> tU V carnato di varii, et leggiadretti intrecciamenti, coronata d'vnaj l
hirlandad'hcdera, &checonambile mani tenghicon bellilsima gra: iia dui
colombi vn*mafchio,& l'altra femmina>clie con laici uiamoftri-,,o di
bafciarfi » Eflendo le carezze amatorie figliuole della giouentu,& della
bellezza, i|erciògiouarie, &' bella raprefèntiamoilfuggetto di quella
figura» Il uefiimcnto di color vagho, ricamatodi vari;, et leggiadretti
intreciàmenti,fignificagiifcherzi>ì vani,&diuerfi incitamenti da i quali
ne li amanti na fee il defideno della congiuntione amorofà . La ghirlanda
d'hedera è vero lignificato amorofo, percióchè dettai Jian ta, come dicono di
uerfi poe ti > abbraccia > Oc . ftringe ouunque ella fi t corta, onde
fopra di ciò con i fcguenti verfi cofi dice Catullo» mtem amore reuinciens,ut
tenax Mederà hac^ et Mac a rbo rem implicai errarti V Tiene con ambe le mani li
dui colómbi, come di fopra habbiamo det)> perciò che gli Egitij per la
figura di quelli animali fignificauano le ~ irezze amatone, effendoché elle non
vengono alla copula venerea tra | i loro, prima, che infiemc non fieno baciate,
et perche le colombe tra irò viano allettamenti de i baci molti, li Autori
Greci hanno affermato lère a Venere dedicate > efièndo, che fpontan eamen te
fi eccitano fra di )to all'atto venereo.Molto più fopra dìciò fi potrebbe dire,
ma per effe fi delle colombe, com'anco de l'hedera apprelfo tanti Autori
teratione, et altri di beilo ingegno, %cofa nota,e manifetta 3 l'vno per i 14 3
bua V ' J 7}+ 1 taci, et Strepergli abbracciamenti \(i\ che tutta con u.e ne
alleearessfc amaronej non Colo mi emenderò più oltre per automi}, ne per
dichiaralionc, che couuenghi a efetta figura, ma anco per non trattenere,1
anima ieUe^ofQin ^4^ laiciue a $y>erÌC9ÌQl^ CONGIVNTIONE BfHM/E COSE HVMAN
Con J« Dittine j SI dipingerà Yn'huomo ginoccnium eoa gl'occhi riuoltì ai CieJo,e
eh humilmente tenghicon ambe le mani vna catena doro pendente d Cielo, et da
vna Stella. . Non è«ticundubbio,cbe con il teftimonio di Microbio,& di Luci
no > che la fopradetta catena non fignifichi un congiungimento delie co te
humanccon le d.uine, et un ce* io vincolo comune con Uguale ldcuV ^ quando gli
piace ci tira a le, 6V leua le menti nofheai Cielo, doue noicoj ^tn le ^oprie
&rae, et lutto il poter n òuvo non poueaio uluz; di in >do co 'f11 '.
lui '^ I lOL ./$$ !ui, che vuole fignificarc, che latente fua fi gouerna co'l
voler diurna attamente colini potrà dipingere detta catena pendentedal Cielo,
et da. vna Stella, ìmpercioche qtìefta è quella forza dVna diurna
infpiratiOiie, et d i quel fuoco del quale Fiatone ha voluto ch'ogni huomo
fcfparieci pe a fin che drizzi la mente ajCreatore, et erga al Cieio, però
e©nuiene,che ci coniìrmiaoio con la volontà del S. Dio in tutte le cole,
epregarelu* Diurna Maefii, che ne faccia degni della i uà fanti isima gru tu.
CONTRARIETÀ. DONNA brutta fcapigliata, &jche detta capeg li fieno
difordiaatJb mente ipariigtn per gl'omeri iarà veili ca dalla parte deftrada
alto, &abaflbdicolor bianco, et dalla fimftra>di nero> mache
pero-detto uefti mento ha mal compofto? et dàfciatoj e moftrij che
difcorduntutte le par ti dtì corpo -i Terrà con la delira mano un.«aio pieno
d'acquaia lq uan to> pendente aedo neri! di detta acqua, &con h. finora
vn vafo di £uocoac~ cefo, et perverrà da vna parte di detta.figura viiàramiod
uè à$OÈè vna eoa .trappoftaa ? al traj&c'he toccandoli faccinocontrarn"
giri. Si dipinge brut£a,perciò che briittilsiniàcoià è alfière con tinouame» te
coacrartoalle vere, &buone opinioni-, et chiare dimoftrarioni altrui
Licapejgli nella gnilà* che habbiarao detto,, dimofLranoi difuaiti ..,'& et
idiicinto^ dinota lacantracieri -, che «rraialuce, e le
te:JiebreJ,alìojmgliandocc^oro4'quali fuggano la conuerfatione altrui per
lifloa vnir(ìaiÌL'.£agioniprobabiIi9 Snaturali . Tieùecoala delira man» il vafo
dell'acqua, et con la finiftra il fuocopercioche qnerMui elementi hanno ie
drfieicnze contrarie, caldo, e freddo,:& per/ciò quello 9 che opera lVno,
non puòoprari'altrOjjScAannoper quello in contmuaeonfcranetè, difccrdia, et
guerra. Vi ridipinge acantoJe due ruote nellvguifa, cnen abbiasi detto,per
ciocheiiarra Pierio Vakriano nel libro trentanoue/ìmo, ciieconfid erata' la
natura de moti.,'cheiaao ne i circoli, fu cagione^che i ma trematici colendo
/ìgm'fkare gierog] incarnente; la contrarietà, Velcri ueifero due circoli ^ehe
fi tocca-Teros come vediamo farli m certe machine :, che per i| girar de l'uno,
l'altro fi volgeeonun moro contrari o,onde per tal dimeftrationepolsiamoìdire,
che Jì polsi bemfsimo jrapreientarc lacontianetà CREDITO, rjVOMO di età vi
rile->ve(Hto nobilmente tfhabito lungo, con una li. collana d'oro al collo,
fieda;, con &m libro in una manosa mercanti detto il maggiore, nella cui
copertalo dietro Scrinali «uefto motta. SOLVTVS OMNI F OENO.RI,àa piedi«ifiaun
Grifone!^. pra d un i non tir elio. iterile più a bailo fgureremoil E^bito^è ragioneuok,ehe
prima rap9iefen tiamoil Credito. Lhabbiamo figurai» di età virile pcrcJre
«nella virilità s;acq-uifìv; il Cr©» M. 4 -diìo •ts-a 1 dito,rhabito lungo
arreca credito, et però li Romani Senatori andauan* togati: tal habi:o porti
Crailb, et Lucullo Senatori di gran ere dito> li quali
piùd'ogn'altropofiedeuano t'acuita, et ricchezze. Porta vna collana d'oro, la
ragione è impronta > perche l'apparenza fo» la de l'oro da credito^ fopra
del quale è fondato . ' Siede perche colutene ha credito #a in ripofòcon !a mente
tranquilla 31 libro maggiore intendumo>c!ie fia folode Thauere haue e,il che
s'eipi tu lìxconque. verièttod'Hor5no. Sowusomnifoc'ore. cioè libero dog n [
debito, tal che nel libro non i comprenda partita alcuna del dare, iwx: ^ fo
'amen ce 1 Sauere, poiché e uelloèil uero ere Ito. -e, che non hi da dar Bia
lolo Sa da hauere, ne co ìifte il credito in trafficare, et far/ì nominar con
ìld naio d*.Jtri, come fannoalcuni qacrcanti pe; non dir tu:ti, eh per ci ì
facilmente fdlliiCoao,ma conile in pofledere totalmente del fui proprio fenza
hauere da dare mente ad alcuno . li Gnfòae fu in gr^a ci dito . tir dito prcfib
gl'antichi, &.però fé ne ferumano per limbolo di cuftode,-& che fra
vero, vedali pollo a tutte le cote facce, et profane de gl'Antichi „-a l'Area a
li fepolcri, a l'ùrne,a 1 Tempi; publici, te pr\ uà: : ediiìtjj, come cor no
comporto, d'ammali vigliane,&£cne.x>.i,quah i in.^.aquila, eV"il
Fe3nè,fi che il Grifone fopiu quel mòhttcellò iìgaaca la e uttodia,che dette
hauere uno del cumulo deiici-e-facitlta le «ì uuole mameiiere incredi.o y et
dciie fare a panto, come li Grifoni i quali paracuiar mente cuftodiicono cera
monti icithi, ÓV'HiperDoreijOueibno pietre pretiofe, &C vene d oro, et
perciò non permettono, che ni uno vi li accogli conte re*feaice Solino, onde
Bartolomeo Anglico . De proprktatibus rerum Ub.iS* Cap. z^> dice Cuftodiunt
(jrypbès montes inqmbusfmt gemme. praciofay vtfmaYagdhzr iafjresfynec
permittunteas aiiferri.Wfte.tio conferma Plinio iib. 7. cap. z. ragionando de
Scithi . Quibùs ajfidue bettum effe circa metalla cum Cjrlphis ferarum volacri
genere, quale v l^o traditi* ^cruente ex cunicuìis aurumytnira ctjt piditate 5
e ìludent, 7^m aurum vtrobique cufì&dìre perbibentury et ter raw
auriferacem adamare . Così quelli, che hannocredito non deupno la£fare accodare
al monte de la douitm loro perfone, che fieno per diftruggerlo,come
ruffiam,buftbni,;idulatori, che i aggrauano col tempo in qual che iìcuna, o
ucro in una preftariza,che mai più lì renderne paraffiti, che li fanno iprecarela
robba in conuiti> ne Giocatori, Meretricio? altre gerj te mfdiiìQ y che
darebbono fondo a qual fi voglia monte d'oro, il che fuggendo queftì tali,
daranno in perpetuo credito, et usueranno con riputatane loro, altrimenti fé
non icaccieranno limili trafeurate, et vitiofe peribne, perderanno la robba, el
credito, Sbanderanno raminghi conifeop* no,& ignominia loro. COSTANZA DONNA
che tiene la delira mano alta, con la finifìra vn'aftaj&^.n' pofa co' piedi
l'opra v na baie q uad ra. Collanza èunadifpofitione ferma di non cedere a
dolori corporali, ne lafeiadi uincerea mitezza, o fatica, neatràuaglio alcuno
per la uia àeila uirtù, in tutte l'attioni. I La mano alta è indirlo di
coflanza ne Fatti proponimenti. La baie quadrata lignifica fermezza, perche da
qualfiuoglia Sandali po:ì (la faida, Sé e ontrapefata egualmente dalle fae pai
ti, il che non hanno m tanta perfezione icorM d'altra figura. L'afta parimente
è conforme al dec;o uolgare, che dice . Chi ben fi ap poggia cade di rado. Et
effer colante non è altro, che ftare appoggiato, S^ làido nelle ragioni, che
muouono l'intelletto a qualche colà. CoJìan^ay et roflò,chemoftri le braccia
ign udc^e ftarà in ateo d'attenderete foilenere l'impeto di un toro.
3"*'" M rjf In trepiditi è l'ecècffo della fortezza, oppo fio alla
uilta, &C codardia, Hiall'hora fi dice un'huomo intrepido, quando non teme,
etiandio quei che l'htiomo colante è folito temere. Soflo le braccia ignude,
per moftrare confidenza del proprio ùalore, t combatter col toro,iiqualcenendomoleftato
diuienefcrocifsimo, Òcìài tniogno,.per refìftejs foio delle prò uè d'uàa
disperata fortezza. .a i XTKA donnacheron il deflro traccio tenghi abbracciata
una co V lorwia, &c con la ti mitra muno.ujia %ada ignuda iopra d'un gran
uaiTioftriuoiontaruii>eiue di uoieru abbruciare la n; no, et il biaccio»
adente, con fa ue/ìe d^mta? di t*on, in capo terra, una ghiri ui fa d;;..mirto
j et di non uiikine.* inteffupyfic ia ÌMifauauno.unuaiò.pseno di rae,
cunuiicuorèych^ fi jueda tra eflV. >aacoa l'altr mano inattpd.ieu^riì inondi
capo per óoiirne il detto cQore, eftencjb proprie ut de gi'aiiuu ti cercar
feoipretli far paRJccipe altrùi deJa propria ailegre-dza» spigai ^fe^^^»
«aP**w*i* &*» I/fO Contento. VN giouane pompofamente ueftito,con
fpadaalato,naur£ gtoiey et penne per ornamento della tefta, et nella deftra
mano uno lpec^ chio,&eon Ja finiftra un bacile d'argento appoggiato alla
còfcia? il quale fera pieno di monete, et gioie. Il contento, dal quale pende
quel poco di felicità, che il godè iri quefta uita,nafce principalmente dalla
cognitionedel bene poifeduto, perche chi non conofee il propri® bene ( ancorché
flagrandosi tuo,) non ne può fentire contento, oleosi reftano li fuoi meriti
fraudati dentro di fé fteffoPerò fi dipinge Pimagine del contento, che guarda
fé medeflma nello fpecchio, et cosi fi contempla, et fi gode ncca> bella, e
pompofa di corpo et d'anima, il che dinioftrano le monete, &: i uefftmen
ci. G CONTRASTO Iouane armato, con una trauerfina loffaffotto il coirfaletto,
teng una fpada ignuda in atto di uolcrta ipingere contro walcun nemico eoa
DICES4&E/&Ì^A: MA eó vna gatta a piedi da Vna parte, e dall'altra
vacane inatto di cóbattcxe, * Il contrario è vna forza di' contrarij, dé'quali
vho cerca premiere all'altro, e però fi dipinge armato, et pretto a
&fepdeirfi,&^ offendere; il neLCO . • \ lì color roflb ci dimoftra
l'alterezza dell'animo^ '& il dominio delle paf mico Contrailo .
Gloùanetto, che fatto all'armatura habbia vna vette di color 'roflb, nella
delira mano tenga vn pugnale ignudo con fiero Jguar^doj con vnaltro pugnale
nella Anidra, tirando la mano in dietro, ni atto di voler ferire. ; Con t 1^1
ti o $^e: '^ DONNA d'afpetto gratiofd,& bello, ftia in piedìcol pugnòde^a
mano dritta lèrrato in atto di percuoter/i il petto nudo, dalla ììrnflra banda,
có'l braccio nhiflro ftefo alquanto in giù *& la mano aperta, 'gl'occhi
pieni di lacrime, ri uol ti verlo il Cielo >coafembiante metto, et dolente.
La contritione, è il dolore grandìfsirrio, che havn peccatore d'hauer oflfefola
diuina Maeilàiondeibpradi ciò l'auttore de i* feguentvjverfi. Dolce dolor, che
da radice amara (lo £he beh feitu ct'ognì gioir più cara . j T^afiifis de'
falli all'bor^c'hai maggior doSebriafpra altrui^purmecoètùofiggior *P ingioili
ali almfyche conforto ha filo Suaueyeper iefuord'abijjaofcuro' (n«
Quanto-dolerfìyelagrimar impara. Erto camin poggiando alCiel ritorno . \Doglia
felice) mueriturofa^e rara r Cosldopp calle fpinofiy e duro Che 'oon opprimi il
cuor: maialai al yolo "Prato fifeorge di 'bei £w adorno^ -% j^el tufi
dolce 'languir io mi confilo"' • Che rendè fianco pie lieto, e fìcuro^*
Sttl Petrarcanel Sonetto %6. dòué dice J' vsfiangèndo % miei paffati tempi,
Contritione * On/na bella in piedi, con capelli fparfi', vettita di bianco* con
il petto fcaperto.5 moflrando di percuoterlo con il pugno dritto 3 5c_ con la
nViftra mano fi fpògli della fua vette, la quale farà ftracciata >ck^ di
costare berrettino, in atto diuoto > et fupplicheuolej calchicon i piedi vna
•^afenera. Dipingefi la contritione di faccia bella, per dimoflrare,'>ché
il, cuoro contrito, et humiliato non è fprezzàto da Dio, anzi è niezanoa
placarlo nell'ira; come dice Daùid nel Salmo L. et è qùetta vna difpo/ìtione
contrariaci peccato, onero, come difinifeoho ì Théologi, vn dolore prefo ìe
propnj pecca|;i,jconintentione dii;ón^iràrii,& dì lòddisFaré : ilriorrie
cierzàparte'aelì'a'fua'ìbHiMa 'pnyùò articolo1: cJie vna corurattiÒ;ie>&
1 ' i -ti,;. -i.fi ..;H^t,; -^-v J>;:J.. v^»/. il 1X551— 'Me ìniinuzzamento
d'ogni pretenfione,che ci poteffe -dare la fuperbia, pe gualche bene in
noiconofciuto. La maichcra (òtto a i piedi, lignifica il difprcgio delle cofc
mondane ]e quali iòno beni apparenti folo,che lusingano, ingannano, e riurdan
la vera cognitione in noi ftefsi . Sta in atto di ipogliarfi de veftimenti
(tracciati, perche è la contrite nevna parte della penitenza, per mezzo della
quale ci fpogliamo de ve Jìimenti deirhuomo vecchio, riueftendoci di Chnfto
iftcflo, et della fi grada, che adorna, Jfc^ afsicura l'anima noftra da ogni
cattiuo incontri C0T^T17Ì E Tiz U. DONNA d'età virile, che ftando in piedi fia
veftita d'habito fci plice, come ancor cinta da vna zona, ò cintola, terrà con
lvna d k mani con bella gratia un candido armellino . Continenza,è un'affetto
dell'animo > che fi muoue con la ragione, contraltare con il fenfo, et
fuperarc l'appetito de i diletti corporei, et jm ciò fi dipinge in piedi, et
d'età uinlc, come quella più perfetta dell'alti ctadi, operandoli con
ilgiuditio,comeanco con le forze al contrai! ogni incontro, che fé gli
rapprefenta. L'habito femphee* et la zona lignificano il riftringimento de gli
s nati appetiti. 5 ' Il candido armellino dimoiìra efTere il uero fimbolo della
continen percioebe non fplo mangia una uolta il giorno, ma anco per non imbr;
tarli, piùtofloconfente d'eiìerprefo da 1 cacciatori, li quali per piglia;
^uefto animaletto, gli circondano la fua tana con il fango . C° ?LT * ?LE ?LZ
-* i l i t a ke (ome fu rapprefentata nella Tompa funerale del Duca di Tarma
JLleffmdro Farnefe > in %oma ., DÒNNA con una celata in capo, et con la dcftra
mano tiene in fpada con la punta ni gì ù nel fodero, et il braccio finiflro
ftefo > uoltando però la palma di eflà mano in fu. Coprirò. GIOVANE ridente,
et bello di prima lanugine, ftando dritto^ piedi, con una uaga ghirlanda di
fiori in capo, nella delira maj», ima facci la accefa, et nella finiftra con
un'afta, et farà ueftito [di ucrctf Coi! la dtpm fé Filoftrato . Et lì fa1
gìirtuane, per eflere tale età più dedicasse fette, et a' folazzl che ì'ajtre
non fono.. I I corniti (i frnno a fine di commune allegrezza tra gl'amici, però
fi che fuoJe il con ulto generare, t J La face accela li dipingeua di,
gf'zntichi iti mano d'Himenco Dio di le nozze, perche tiene ei\mimi> et
gl'ingegni fucgliati 6V allegri il coni t*> ', r& e, re iì le i^k\.d.d.,
et Miagmuiimitn ia'pere égualiuènte fare,& 1 cederei H D . ; Hi teucre €on
gl'amici oftitij di gratitudiue . L Co j^d o g 1 1 o. VOMO mefto, malinconiofo,
et tutto rabbuffato, con ambe le-» jm. mani s'apre il petto, eli mirali cuore,
circondato da diueriì.lèrpéti. Sara ueftito di berrettino uicino al nero, il
detto ueftimento farà ftrae-. ciato, iòloper dimortrare il difpregiodi fé
ttefiò, et che quando unoè intrauagli dell'animo, non può attendere alla
coltura del corpo, et il color negro lignifica l'ultima rouina, et le tenebre
della morte, alla quale conducono i rammarichi, &i cordogli. li. petto
aperto, et li cuore dalle ferpe cinto, dinotino i faftidij,& i tra uagli
mondani, che fempre mordendo il cuore, infondano innoifteilì Ueleno di rabbia,
et di rancore . £ 0 ^\ETTI0 T^E. DONNA d'età matura, che nella mano deftra
tenga un lituo co» ., un fafcctto di fcntture, et la ilniftra in atto di
ammonire . Qui per la correttone intendiamo l'atto del drizzare la torta
attione |huniana,& che fi dilunga dalla uia della ragione . li che deue
farli da per Ione, che habbino autrorità, et dominio fopra coloro, che*deuono
eifér corretti, et pero fi faco'i lituo in mano ufato, fegno di fignoria preflò
gli antichi Rè Latini, Ór Imperatori Romani . 11 falcetto di fcntture tìgnifica
le querele, quafi materia di corre ttiono. C G 1^7 0 UVMU W^O. iflCORUENDO
fpefle volte di rapprefentare in atto su le fee) ne il corpo humano, e 1 anima,
ciafeuno da le, habbiamo formate e prefenti ligure dell'una, e dell'ai ra, come
fi potrà uedere al fuo luogo, na è dauuertire prima, che per il corpo humano
noi non intendiamo il :orpo realmente iéparato dall'anima, perciòche cosi fi
deferì uerebbe un radauero, ma il bene il corpo all'anima collegato, che ambe
due fanno il alompoiìto deH'huomo tutto, che per certa fignificationc
poetica,& aftrat ione mentale li prefupponghino,comeie ciafeuna di quefte
parti lìelfc ler fé fola ; lo rapprefenteremo dunque huomo coronato di fiori
ligufrri » jeftito pompofamente, terra in mano una lanterna di tela, di
quella,che M'alza, et abbatta, fenza lume con quello motto : ALVMIN £ VITA. i
Si corona di ligustri, per effer da grauifsimi huomini aflìmigliata la iuta
deH'huomo, nfpetto alla fragilità, cV caducità di quefto noftro corpo Ili
fiori, de' quali non fo > che altra cofa fia più fugace, onde il Salmifta
zzìintò nel Salmo 102. Hecordatas eft, quoniam fuluisfumus : homo fi cut fanum
> fies eius tamtam 1 a&rific efflorebit . Ft nel Saimo 8p. tJffanèficut
berba tranfeat^manè floreaty et tranfcat j vtfftrt decidat yindt* t, et arefiat
. Et fimilmente il patientifsimo Iob . Quafiflos egteditnr, cjr lonteritur » li
ueftimento delitiofo, dimoftra quello, che è proprio del còrpo, cioè l'amaAfe
l'amare > et abbracciare i piaceri, èVdelettationi fenfuali, A" come
per contrario abborrirclidifa£Ì,afprezze,& le molcftic. * 'Làiàntcrna,
nella gurfo, che dicemmo, dimoftra, che il corpo non hi opèratibni fenza
l'anima, lì come la lanterna lènza il lume non fa l'offiac fuo /cornei! motto
molto bene dichiara . CO \KET T I 0 l^E» «pkONVA vecchia, grinza rche fedendo
nella frniftra mano teng' xJ vna ferula, o vero vno (tattile, et nell'altra con
la penna emendi vafcHttura, aggiungendo, et togliendo vane parole . Si dipinge
vecc.ua,& grinza, perche, come è ch'etto di prudenza la ce rettione in chi
la fa,cosi è cagione di rammarico m quello, che da occa! iìonedi farla, perche
non fuole molto piacere altrui ien tir correggere,* emendare l'opere lue : et
perche lacorrettione s'elìercita nel mancameli to, che facciamo nella via
odeirattiom, o delle* contcmplationi. Si dipinge con lo «affile, et con ]a
\Khrèi\ che corregge le le ritta re ......; proueDI CES ARE R I PJt. *4F
irouedcndo l'vna co'l difpiacer^del corpo alla conuerfatione politica» 'altra
con li terniinidicognitione allai>eatitudine Filolofica . CO K^v r T E LL u
H.E' GIUDICI. rvONNÀ, che itiaa federe per .trauerfo in Tribunale».con va me-VJ
moriate > et vna catena 4'oronella^manosdritta., con vna volpe a pi«^? li,
et farà veftita di verde., r Dipingefi a federe in Tribunale nella guifa,
che;dicemrao,;perche la orruttela cade in coloro,che fententiano in
giuditio^fiflendo effa vno> torcimento della volontà del giudice a
giudicareingiuHaniente per fora de' doni. r . ' Il memoriale in mano, &T la
collana fono indicìo, che o con paroIc,ò on danariJa giuftitia fi corrompe . La
volpe per lo più fi pone per i'anutia,"&* perciò è conuenienrc a quev
to vitio, efièndo che s'effercita coaaftutia, per impadronirfi de denari,
ideile volontà de glfakrih uomini . Veftefi di verde perii fondarnentidella
fperanza> che Hanno nell'auc* 1, come de ttohabbiamo ài fopra.
iCOTtJTE.,,DONNA, giouine, con bella acconciatura di tefta, veftita di
vera& et di cangiante, con ambe le mani, s'alzi il lembo della vette dinara
i, in modo chefeuopra le ginocchia, portando.nella vene alzata molte hirlàde di
varie forti di fiori, '& con vna di dette.mani terrà anco de gli mi
legatiin iilòtli.leia verde, haueri à piedi lunaiftatuetta di Mercurio, ila
quale s'appoggte ri alquanto, et dai l'ai, tra. banda. un paro di ceppi di ro,
o uero 1 ferii, che fi fogliono mettere ad ambi li piedi,& che m fieno on
eflì le camene parimente d oro : iàra la 'terra, oue fi pojrafafloìa, ma oarfa
di molti fiori > che dalla uefie le cadano ; ne piedi hauerà le fcarpe yi
piombo.. I La corte èrma unione di huomini di qualitàalìa Temuti di perfona
leialata,& principale, &c fé bene io d'ella polio parlare con qualche
fon imento, per lo tempoyche vi ho confumato dal principio della mia faa
ullezza fino a queiìi'hora? nondimeno racconterò iblo l'Encomio d'aiini, che
diconojla corte eifergranmaeftradel viuere humano,fo fregna -"Ita
politezza, (cala dell'eloquenza, teatro de gl'honori, fcala delìegraa, zze, et
campo aperto delle conuerlàtioni, et dell'amicitie-: che impara i7bedire, et di
comandare, d'efier libero:,&feruQ,diparlare;& dita-* fj re, di fecondar
le voglie altrui,di difsimular le proprie, d'occultargli u\che non
rmocano,d'afcondere fire, che jnon offendono,che infegna c( 'er grane, Si
affabile, liberale., et parco-, feuero, et faceto, delicato,& .] dente, che
ogni cofa fu -, &C o^ni cofa intende de' fecreti de Principi,, C)| Ile
Forze de Regni, de' prouuedi nienti della Citta, cleH'elettioni &^ vicine a
mortrare le vergogne, et ne' ceppi, che lo raffrenano, et l'impe* difeono,
ondel'Alciati nelie fue embleme così dice . Vana palatino* qnos educataula
cltentesy Dicitur auratis ne fiere compedibus . I fiori fpariì per terra in
luogo Iterile > et falfofo, inoltrano l'apparenza nobile del cortigiano, la
quale è più arcifitiofa per compiacere U fuo Si* gnore, che naturale per
appagare fé medefimo. L'acconciatura della tefta maeftreuolmentefàtta>èfcgno
di delicatura; et dimqftratione d'alti, et nobili penfien . La velie di
cangiante, moftra che tale è la corte, dando, e togliendo a fuo piacere m poco
tempo la beneuolenza de' Principi, e con ella gl'hocori, e facultà . i ien con
vna manogl'hami legati co filo di color verde, per di mort rare,.che la corte
prende gl'h uomini con la iperanza, com'hamo il pefee • « Le fc*rpe di piombo
inoltrano, che nel ikiuigio fi dee efiergraue, e ne faCilmentemuouerfi a i
venti delle parole, o vero delle vnioni altrui, pe eccepirne odio,
ldegno,rancore,& inuidia,con appetito d'altra perfona. Se gli
poneappreflbla ftacua di Mercurio, la quale da gl'antichi fu pd1 Ha per l'eloquenza,
che fi vede efler perpetua compagna ed cortigiano È rtata da molte perfone in
diuerfi modi dipinta, fecondo la varici della Fortuna, che da lei riconofeono ;
fra gl'altri ìlSig. Cefare Caporali Perugino, huomo di bellifsimo ingegnosi
lettere, et di valore la dipin! fé, come fi può vedere nei feguenti moi verfi,
che così dice . fat Corte fi dipinge vna matrona Seco il tempo perduto alberga,
efian^a9 Con vifo afeiuttoy e chioma profumata Che vede incanutir lapromiffione
Du ra di fchiena> e molle di perfona . Di fargli vn di del ben fé gli
rìamm^Oi Ha qualftn va d'vn drappo verde ornata Tei nel rouefeio v'è
l'adulatione « benché à trauerfo àguifa d'Hercol tiene Che fa col vento de le
sberrettate . Vna gran pelle d'afino ammantata . Clambitiofi gonfiar, come vn
pallone ie pendan poi dal collo afpre catene Vi fon anco le mufe affaticate
> IPe r poca dapocaggine fatale > Terfolleuar la mifera, e mendica
Chefciorfe le potrebbe 7 e vfeir di pene . Virtute opprejfa da lapouertate . K
a di fpecebi, efeopette vna reale Ma figittano al vento ogni fat Uba, Corona ;
tien fedendo fu, lapaglia Ch'ha fu'l corpo una macina da guati, Vn pie in
bordelley e l'altra à lofpedate . E Fortuna ad ogrìhor troppo nimica . SoHien
con la man de fi ra vna medaglia Tien poi nell'alt ra man l' barn' indo rato^j
Ouefculta nel me%o èlafperan%a, Con efeapretiofa cruda, e cotta, Cbefafientar
la mifera canaglia . Che per lo pia diuenta pan muffato'. Ne kfeierò di
fcriuere il Sonerto del Sig> Marc'Antonio Cataldo 'quale dice a queft'iitcno
proposito . "•"" ""' * Va r ?{, w*ri° flat0> y*a
volubil forte > Vn guadagni dubbie fo, vn danno aperto) Vn fterar non
ficuro, vn penar certo, Vn con la vita amminifirar la morte . Vna pigion di
fenfiyvn laccio forte y Vn vender Ubertade, a pre^o incerto^ Vn affettar mercè
contraria al merto E qHefto>che il vii volgo appella Corte* Qhìhì han gì'
adulato ri albergo fido Tenebre il ben*oprary la f rande lume Sede l*amhition
> V'invidia nido . f Vordire infidie, ilfarfi idolo, e nume Vn buorn mo
rtal, l'efler di fede infido » tApfarqui glori* : ahi f ecolo * ahi cefiumeì c
ò B^T n S I u. NONNA veftita d'oro,coronata aguifa. di Kegina?e che fpargecolì
J fne,d4nari, et gioie . La Corteiìa è virtù,che ferra fpeóo gl'occhi ne
demeriti altrui,pcr aopi rraril pano alla propria benigniti . CREPVSCVLO DELLA
MATTINA. FANCIVLLO nudo, di carnagione bruna,ch'habbia l'ali agli hòH meri del
medefimo c®lore,ftando in atto di volare in alto, hauerà in ma del capo vna
grande,& rilucente /Iella) et che con la finiftra mano inghivn'vrnariuoltaaii'ingiu
verfandocon elTa minutifsime gocciole 'acqua,& con la deftra vna taccila
accefa, riuotta da la parte di dietro, e l'aria vna rondinella . Crepufculo
(per quello Che referifee iì Boccaccio nel primo libro delGeneologla de gli Dei)
viene detto da creperò, che fìgniflca dubbio, mciolia che pare fi dubiti >
fé quello fpatio di tempo fìa da concedere ainotte pallata,© al g;iorno
venente,eilenda neli.coniìni tra l'vno,& l'aiD.Onde per tal cagione
dipingeremo il crepufculo di color bruno. Fanciullo alato lo rappreientiamo 3
come parte del tempore per iignìr are la velocita di quefìo interuallo che
pretto patta . Il uolare all'insti dimoftra, che il crepufculo della mattina
s'alza fpin * dall'alba che appare in Oriente. La grande, et rilucente ftella,
che ha (òpra il capo > fi chiama Lucifer, Rapportatore delia luce, et
pereflagH Egitti;, (conie riferilce Fieno Jenano nel libro 4o.de fuoi
Ierogliiìci)fignificauano il crepufculo dd* uà tina>& il Petrarca nel
trionfo della Fama, uolcndo maftrare > che^ ella ftelìa appare npl tempo del
crepufculo con* dice. al in fiil gi &deldi, &c. La faceJIà
ardenteiciuolta nella guifa> che dicemmo, ne dimoftra>c SI crepufculo
della mattinaèmeilàggi ero del giorno . . ; "Kz rondinella fuol cominciare
a cantare auanti giorno nel crepufcul come dimofl ra Dante nel cap. 2 j . del
Paradilb, coli dicendo, . . '8{rW.bor4'yicbe comincia itriHi lai La
Kjmdinellafrefie alla mattina : Forfè à memoria de ftìoi tritìi gu& Et
ABacreDnte.Poeta.GrecQiin;queI Tuo lirico,cou\diiTe:ia fua fentenz|
evfdlHirundinem*. JgHiltuslóqttaxytpiibufriam^ • Tibi,quod ille Tereus ■ Te
pleBamhvfìmdù Dcenis ì Fecijfe fettur olimi Vtrum : forum ne visvolucres T^am
tu quid ante Imenu Jtlcts tibi recidami 3\€eas flrepens ad aurei
Imamfeeemuelinguanut Sfomnijs beatis Anfibi rapis hathylknu* I Jchc fuimitato
dal Sig..Filippo Alberti in quel* li fuoi quaderna Ji. 'Perche io pianga al tuo
pianto Da le dolce^emicJ Rondinella importuna mangiai die Tu pur cantandomi
richiami al pianto, A qucfli fi confanno quegli altri yer%di.Natta Pinario j
gitati da Sene* cane l'EpiftoJa 122» Incipit ardentes Vbahus producere fiammas
Sparge re fed rubiconda iies j iam trìflis hirundo3 . arguti* reditura cibos
imméttere nìdis > Incipit j £9* molli partitos or£ tnmiftrat . CREPVSCVLO
DELLA SERA.' ^^ShSH^ PANCIVLLO ancor*egli,epannicntc alato, et di carnagione
bru*» na, Ilari uà atto di volare *U 'ingiù verlo 1 Occidente, in capo haueN 3
rà ij* n vaa grande,& rilucente frella, con la delira mano terra vna bezzi
ìA . ateo di lanciarla, et li veda per /aria, che n'habl>ia gettate del J
altre, 5^ che calchino all'ingiù,& con laiinifira man o tengln.vna nottola
coni l'ali aperte . lì uolare all'ingiù verfo l'Occidente, dimoftra per tale
effetto efferc j erepufculo della lèra . La fteila che ha in cima del capo Ci
chiama Hefpero, la quale apparife nel tramontar del Sole, appretto gli Egitti;,
come dice Pieno Valcrian nel luogo citato di fopra, lignifica uà il erepufculo
della fera. Le frezze nella guifa,che dicemmo, fignificano i vapori della terra
ti il m alto dalla potenza del Sole, ilquale allontanandoli da noi, e non
h,uendo detti vapor-i,chi li foftengh ^vengono a cadere,& per efferc humo
ri grofsi, nuocono più, o meno, fecondo il tempo, o luoghi humidi,p freddilo
più caldi,piùalti,'o più baisi. Tiene la Nottola con Tali aperte, come animale
proprio, et lì vede vi lare in emetto tempo . CRAPVLA DONNA g rafTa,brutta
nell'afpetto, et mal vertita, con tutto lo fti maco ignudo,haueni il capo
fafeiato fino a gl'occhi, nelle mani tei rà vna teda di Leone, che ftia con la
bocca aperta, et per terra m faranm deglVcccllimorti,&de'pafticci, o limili
cofe . Si fa donna brutta,perche la Crapula non lafcia molto alzare rhuom per
inoltrare, che li crapuloni,"o'per lo più fi imomini fprezzatori delia
politezza,e folo attendono ad ingrafirare,& f>ireil ventre,o perche
fonopoucridi virtù,& non fi itendono con ilp fier loro fuor di quelli
confini . Lo ftomaco feoperto moftra che la crapula ha bifogno di buona co:
plcfsione, per fmaltire la varietà de' cibi, et però fi fa con la tefta fafeia
doue i fumi afecndono, &C. l'offendono . La graflezza è effetto prodò dalla
crapula, che non lafcia penfare a cofe faihdiofe, che fanno la face: macilento.
La tefta del Leone è antico fimbolo della crapula,percfic qudtoaB male s'empie
tanto fouerchio, che facilmente poi fopporta per due, o t giorni il
digiuno,&perindigeftioneil fiato continuamente li putc,co« dice Pierio
Valeriano al fuo luogo . Gl'vccelli morti,& i pafticci,fi pongono,
comecoft, intorno alle qu; Vcfercita la crapula . Crapuléu . DOnna mal
veftita,e di color uerde, fari grafia, di carnagione roiTa, appoggicràcon la
man delira fopra vno feudo, dentro del quale farà dipinta vna tauola
apparecchiata con diuerfe viuandecon vnmot fella touaglia,che dieserà
felicita*, l'altra mano la tcrri fopra vnporc ÌA Crapula è vn'effetto di gola^c
confitte nella qualità^e quantità de* bi^ii DI CES ARE RIPA. rjf* bi, e fuole
conimunemente regnare in periòne ignoranti > &*di grofia pacche non
fanno penfar eofe,che non tocchino il fen fo . Veftefi la crapula di verde,
percioche del continuo ha fperanzadi mutar varij cibi,& paflàr di tempo in
tempo con allegrezza . Lo feudo nel fopradetto modo èper dimofrrare il fine di
quei, che atten dono alla crapula, cioè il gu&o > il quale credono, che
porti feco la feli-, 3tà di quefto mondo, come voleua Epicuro. Il porco da
molti icrittori èpoflo per la crapula, percioche ad altro non «tende ch'a
mangiare, e mentre diuora le fporcitie nel ùngo non alza la x(la,ne mai fi
volge indietro,, ma del continuo feguita auantiper troua* miglior cibo,
CRVDELTA. DONNA di color roflb nel vifo,enel ve/timcnto,di fpauentofa guai
datura, in cima del capo habbia vn rofigniuolo,e con ambi le mani ifoghi vn
fanciullo nelle fafee, perche grandifs. effetto di crudeltà è recidere, chi non
nuoce altrui; ma è innocente in ogni minima forte di delil >, però fi
dice,chc la crudeltà1 è infatiabil appetito di male nel punir
gl'inocenti,rapiri beni d'altri,ofiendere, e non difendere ibuoni,e la
giuftitia» li veOimento rofib dimoftra, che i fuoi penfieri fono tutti
Sanguigni, Pcr.lo roiìgnuolo fi viene accennando la fauola di Progne, e dì
Filomi*, vero indicio di crudeltà, onde dififeTAlciato . Scftid Calchi fttdet,
ve! te Trogne ìmproba f m$ rpcfff$ £mi volucris propri^ proli f amore fubit.
Crudeltà* ^Onna ridente veftìta di fcrruggiiie, con vngroflb diamante in
mc2&~À al petto, che ftia ridendo in piedi, con le mani appoggiate a i
fianchi fri vn'incendio di cafc,e'occifion di fanciulli rinuolti nel proprio sague*
La crudeltà è vna durezza d'animo,che fa gioire delle calamiti de gl'al> et
però le fi fa il diamante, enee pietra durifsima, e per la fuadurezz* olto
celebrata da Poeti in propofito della crudeltà* delle donne. L'incendio, e
l'occifionc rimirante col vifo allegro, fono i maggior le* o Ai di crudeltà, di
qual fi uoglia altro, et pur di quella forte d'h uomini ha luto poter gloriarli
il mondo a' tempi panati nella perfona di pia di un coi jrone,& di molti
Herodi, accioche non fia forte alcuna di fceleraggine, e non fi conferui a
perpetua mcmorianellecofepubliche,che fon l'hi-,a rie fabbricate per efempio de
pofteri. CVPIDITA. O K N A ignuda, c'habbia bendati gl'occhi con l'aliallc
fpalle. La cupidità è vn'appetito fuor della debita mifura,ch'infegna la |ione,
però gl'occhi bendati fono fegno, che non fi ferue del lume dello 'letto.
Lucrctio lib. 4. de natura rerum . K[am faciunt hemmes plerumque cupidine ffc?
it trùiuunt ea,qtt& non flint t'ibi commoda vere* 'ali inaurano velocita,
con le quali enafegue f ciò che fotto fpetìe di JN 4 buOiiO rjz Buono, et di
piaceuole le fi rapprefenta . Si faignudaperchexon grandifsnna. facilità
fcuoprc I'effer fuo. GVRI.OSITA. DO N.'N.A. con vcftimento roffo, et azurro,
fopr'il quale vi fiano fpat^ feinolt'orecchie, et rane, hauerà ìcapelli dritti,
con le mani alte, col capo che fporga in fuora, et farà alata. La curiofità è
defiderio sfrenato di. coloro > che cercano fapcre più di «juello, che
deuono. Grorecchi moftrano,che il curiofo ha folo desiderio d'intendere, &d|
faperecofe riferite da altri. E S. Bernardo de gradib. fuperb. volendo di«j
moftrare vn Monaco curiofo, lo defenue con queft» fegnicosì dicendo.il videris
Monacu magari^caput ere&umyaures portare f fpe:fis,curiofutn cognofeaq Le
rane,pcr hauer gl'occhi groliì, fon'mdicio di curioi]tà>e per al tigni
ficato fon prefeda gl'antichi,perciochegì'£gi ti j, quando voleuano fignÈ
ficare vn'huomo curiofo rapprefenta uano vna rana, e Picrio Valeriane dice, che
gl'occhi di rana>Jegati in pelle di ceruo infien:e con carne di re;® «Ruolo,
fanno Hiuomo delto,& iueghaco, dal che nafee ì'ener curioio. j Tien aitele
mani,con la tetra infuora, perche il cunolò fempre Ila dell*
&uiuaceperiapere,eV intendere da tuteeie bande le nouità. Il diedi moftrano
ancora l'ali > et ieapeiii dritti, che fono 1 penfìeri viùa::, òli colori
del veftùnento figuifìca no defiderro di fapere. CVS 1 ODIA. tONN.A armata, che
nella deftra mano tenga vnafpada ignuda,1 ' a canto haura via d ràgo ., Perla
buv>na cuftodia due coienecefTariifsime fi ricercano, vna e il iicdere t
jpcncoii*éia fiardefto,che non uenghinoalllmproiiuo,raitnt li dipinge itm\ he
cri. ente co; J. go, come cene dunoftrai'Ak taci nelleiue£mbienu dicendo.
fctrab&c -efligies-iqmipta efl-TaUodìs eius Buie datarie Incosfai raqv.e
tempia coti tìk draco qui domina tonintit ante pedes. Innupus opus cjì tura
affermare / Curdiuacomesboc animai tvflod a rerum Tentigli laqueos vnditfue
tendit mù Et con l'armature, che difendalo, e danno ardire ne' rioni pericoli»
D APPOCAGG1N£. DONNA con capelli fparlì, vefhtadi berrettino, che tiri più al
biai co,che al nero, la qual uefleiara bracciata, fha a federe come ni »i lopra
le ginocchia, col capo baffo, et a canto ui fc vna pecora . Dipingeiì la
dappocaggine con capelli iparfi,pernioftrarc la tardi! e pigritia neli'òperare,
ciie è difetto cagionato da ella tnedefin a_», eAi do l'huomo dappoco, lento, e
pigro nelle fue atuoni, e però come ii| ro a tutti gli efcrcitii d'indù
ftna,fta con le mani pofa te iopra alle ginoccj La; vciìc rotta ci rapprefenta
la pouerti,6c. lì diiagioibpraLenenJ coloroychcper dappocaggine non fi fanno
gouernarc Stafli .*peici.ei'huQfiiQ dappoco nonardifet ateajjr DI CE SAKE K
IPJ: %0 alzare la tefla a paragone de gl'altri huoinini,e di camminare per la
via éS Ja lode, ia-quale confifteneìioperationedeliecofe difficili. La pecora^
molto liolida, ne la pigliare partito in alcuno auuefìimen* to . Però dille
Dante nel iuo Inferno .Huomin i fiate > e non peco re mattey DERISI ONE. DON
NA con la lingua fuori della bocca, ueftìta di pelle d'i ftriee-» con
braccia,& piedi ignudi >cgì dito indice della mano delira fteio, tenendo
nella finiftra vn mazzo di penne di pauone, appoggiando la detta mano ibpra
vn-afino, ilquaic ftara co'i capo alto in atto di lgrignare, ino ftrandoi
denti. Denfionc/econdc S. Tomaio in 2-2.qr.xft 75. è quando rhuomo prende in
fchcrzo il male ^ et ìì difetto altrui, per proprio diletto lodisfacendoiì, «he
il delinquente ne lenta vergogna . 11 cauar la lingua fuori della bocca (perche
è atto dcformc,facendofi alla prefenza d'alcuno è fegno>che le ne tiene poco
conto, 6^ però la natu> raltnlcgua a fare a1 fanciulli in quello proposto „
La pelle d lftrice,elie è (pinola, moitra che fcnz'armcil derifore è collie
i'iiincejiiqbale punge chi gli s'auuicina, 6c_ perche il principale penikro dei
denibre, è notare J'uriperfettioni altrui ; però li iaraco'i dito nel n;odo
detto. Le penne dei pauone fi dipingono > per memoria della fuperbiadi
quello animaletti e flnna fra tutti gl'altri le fteiiobcllimmo, perche non
e.alicuno;che rida de j;aii cofìumi altrui, che quelli fteiai non riconoica
lontani dd fé mcdefirno. L'Anno nei modo detto fu adoperato da gl'antichi in
quello proposito co. e ;ìc fa teltimonianza ii Pieno Valenaii >,&:
altri. DESIDE.H IO VERSO IDDIO. CIOVANETTO vefhto di rollo, et giallo, i quali
colori n*gnin> J eanodclideno.Saà uia.o,} er lignificare la preftezza concui
l'anijnlo infervorato lubitamente volaapenficriceielh>dal petto gl'elea vna
t fiamma, pere he è quella fiamma, che GhrifioJN.S. venne a portar in terra.
.,1 ferra la tòni (tra mano a 1 petto,& il braccio deft ro di/lelo, il viio
riuoltoalCie)o,& haueraacanto vn cer^o, che bcua l'acqua d'vn rulcello,
felli bendo ìì deitodi Dauid nel Salmo 41. doue aflòmigliò ildeiidériodclTa(i
amia fua verfo Iddio, al deùderio, che ha vn ceruo auetato d'auuicinarll 1
qualche li rapida fontana . jh La imi lira mano al petto, &il braccio
deliro diflefo, et il vifo riuolto tid Ciclo è per dimoi! rare,cb e deuono
l'opti e, gl'occhi^il cuore>& ogni #o» c ita eiìereinnouiuoiie verfo Iddio.
I DESIDERIO, $df*\ O N N A ignuda, che hafebia ad armacollo rn velo di rari;
colori, farà alata,& che mandi fuora dalcuore vna fiamma ardente . il
deiìdeac è vn'ajtenfo uokie d'alcuna «ciacche allnueiletto per bue jiofi r$f na
ù rapprefenti, et però tale operatione ha affai dell'imperfetto, e all'tkt
•elietto della materia prima s'affomiglia, laquale dice Annotile de/ìderatc la
forma nel modo, che la femina defidera il mafehio, &f con ragione: eifcndo
l'appetito di cofe future, et che non fi poffeggon©, però il defiderio lòtto
forma'di donna fi rapprefenta . Si può anco dire,che iUefìderioè moto fpiritale
d'animo, che non pòfa maijfin che la cofa a che lo muoue la inclinatione, vien
conicguita, co!ì fono diuerfe forte dijdefidcnj, L'ali notano la fua velocitarne
tn vn iubito viene, e fparilcc La fiamma ci dimoerà il de de io efferevn fuoco
del cuore, et àcìls^ mente,chcquafi a materia fccca s'appiglia, lòfto che gli
fi prefenta e >la* dtt habbia apparenza di bene. DI CES ARE RIPA. i$S D
lVO!ÌONE. DONNA inginocchi oue con gl'occhi nuoltial Ciclo, 5c che conia deftra
mano tenghi vn lume acceio . Diuotionc è vn parttcolaratto della volontà, che
rende rhuomo pi-ontoadurfi cuttoaijafàma:a.iu a. iJi.
jconaffetti^c^operejcheperò vien ben inoltrato col mirie, e con.e ginocchia in
leixù, et con gl'occhi nuolrtialCieiò.. '"' DIALET1CA. DOKNA giouane, che
porti vn'eimo in capo con due penne, l'vnà branca,& 1 altra iiera,& per
cimiero vna Luna>& convn flocco nella man drma,che d'ambedue ie para
punga, et tagli, pigliandoli con la^ mano in mezzo fra l'vna,& l'altra
punta;, terra la fmifrra mano ferrata, facendo vn pugno di eii:,ftandoin piedi
con prontezza, Se ardire. LElmo lignifica vigor d intelletto, quale neila
Diatetica particolare mente fi richiede. Le due penne moltrano,che coli il
vero, come il falfo don probabili ragioni queita facoltà difende, e l'Vno, e
l'altro facilmente folleua, come fa cilraente il vento folleua lepenne;&le
ragioni,efFetti d'intelletto gagliar do, fono come le penne mantenute fu la
durezza de l'elmo, che fi moriràno dritte, e beile egualmente nell'occafione.
La Luna che porta per cimie rofignifica il rnedefirno, pereioche ( come
rifenfee Pierio Valeriano nei lib-44 de fuoi leroglifici) Clitomaco finiigliaua
la Dialettica alla Luna* perla varietà delle forme, che piglia. lì medefimo
dìmoftra lo flocco da due punteria fini/tra mano nella guì fa che dicemmo
dimoftra che quando Zenone voleua inoltrare la Diacritica, fu (olito dipingere
la mano con le dita riflrette nel pugno, uolendo, per quello inoltrare 1
itretti luoghi,& la breuità de gli argomenti, da quafi ella è iena.
DIGNITÀ. O N N A ben'ornata,ma c'habbia vn grandifsimo faflofopra le fpalle,
ilqual falfo Ila ornato di molti fregi d'oro,e di gemmerlhacon la tefta,e le
fpalle aìquanto-curuate.Dal che fi comprende chiaro quello,che molto più chiaro
vede chi lo proua, che gl'honori nò fono altro che peli, :carichi,e però fi
prende molte volte quella parola carichi in lingua noto in cambio d'honori, et
è felice colui che fa portarli fenza guaftariUa eniena,& fracafiarfi ì'oifa
. DILIGE N Z A . DONNA ueftita di roflò, che nella mano deftra tenghi uno
sperone, et nella finiftra un'horologio. Diligenza è un defiderio efficace di
far qualche cofa per uedern5 il fine, L'horologio, et le {prone inoltrano i due
eflètti della diligenza^l'un de" uaUè il tempo auanzato, l'altro è lo
ftimolo, dal quale uengono incitati l'altri a fare il medefimo,& perche il
tempo e quello, che mifura la di lienza, et lo iperone quello che la et
aafeerc, fi dipinge detta figura coxl. cfte due cole. jDIGNITA. DISCORDIA. ONNA
in forma di furia infernale, uefhta di vari; colori, (ari fi, pigliata, li
capelli faranno di più colori, et vi faranno mefcolati molti ferpi,hauera cinta
la fronte d'alcune bende inlànguinate, nella* ftra mano terrà vn fucile
d'accendere il fuoco, et vna pietra focaia,& n 3a fin.iftra vn fafeio di
fcritture,ibpra le quali vi fiano fcritte citationi, e mini, procure, &cofe
cali. Difcordia è vn moto alteratiuo dell'animo, et de' fenfi, che nafte da
varie opcrationi de gl'h uomini > et gl'inducea nimicitiarlc caufe fono a
J?ttione,fcte d'hauercdiffimilitudme di nature, flati, prò feffioni, compi
j£onÌ, et nationi. I varij colori della uefte fonoi nari; pareri degli hi mini,
dì' quali nafee la difcordia, et come non fi tro.uano due perfonc I jmedeihnc)
parere in tutte le cofe, coli ne anche è luogo tanto folitaJ # icorche da
pochissima gente habitato, che in eflò non li laici uedere I .^ièordia,però
diserò alcuni Filofofi, ch'ellaera vn principio di tutti cuCù D eofe naturali,
chiara cola e, che fcira.gl'huomirii.fbffé vn'intiera cpucojw» é\i, che
gl'elementi kv: u filerò il meoìefimò tenore, che faremmo pnu| 'd'£ quan co ha
di buono,edi belio fi niondo,ela natura . Ma quellàditcordia, che tende alia
diiìruttionè, e |non alia conferuatione. dei beapublicò,i? dee
nputarcofa.rrìoltoabonnneuole. Però fi dipingono le; ferpi a queiU,
figura,pereioche fon i cattiui penfìe-ri,i quali.partoriti dàlladifcordìa, fon
fempre cinti, e circondati: dalla morte de grhuominiye, dalla diftrutionc delie
famigke,pervia dLiàngue,e di ferite:, &perqueftavmedèfima -ragione gli fi
benda 1 a fronte, però Vi rgiliodifie . -• jimsòdàyè Siringe alla difcordia
pa%%a Il crin^vipereo[angmno[a benda . Et rAnofto.dei fucile,pariandò della difcordia
. • •; Dilli che. tefcaye'lfucilfeco-prenda >, Enel-campode'
\J^HbnperchecQ.me iregaiidofi iniieme il,fucile,&lavpietra,fanno fuoco,
còfi co àtraftandogi'aniini pertinaci, accendono Tira.., ' Ile fcritture nel
modo >che dicemmo^ fignificano gli animi difcordi di coloro, e iieimgano
^cheiefieipeifo pertale effetto * confumano la. roba, et la vita ^ Difcordia. •
Qimà vemta^come dì fopra,con.capelli diuarii colori,conlamanade
i"iratenga.vn.mantÌGe>cVcon la fini/tra vnafàcefiaaccefa. La varietà
de' colon fignitea la. diuerfita.de gl'animi, come s'è.detto, però
i'Ariortòicriiic. JLa conobbe al vc[ir di color cento' Icrin hauea qual d'broye
quand'argento,, Fatto a lìfte ineguali, e infinite, E neri, e bigi bauer
pareanolite (colti I Chorlacopranoyb&rnoycb'ipafiiye'lvétOy^ltrimtrecciayaltriinnaJìroera
racj Leggiero aprendoych 'èrano [drufcitey moftrano, ch'ella derma dalbffio
dellemale lingue,..& dall'irafomentata ne' petti humani.. Difcordia..
fcOnna con il capo alto,le labbra Iiuide, fmorte; gli occhi biechi,
guaiti,&pienidi lagrime,lemaniin atto di muouerledi continouo
con'ncoltellocacciato nel petto, con de gambe, e piedi fottili,& innolta«,
n fóltifsima nebbia, chea guifa di. rete la circondi, ò^ cofi la dipmie
Lnftide.. Difcordia.(ome è decritta da Petronio arbitro Satirico con Unguenti
ver[t. Il^jremuere 'tuba, ' yac[ciffo difcordia crine • Extulit ad
fuperos]lygium caput yhuius more Con^tusfaj[guis-,cQmMaqylmdm^bant L Stabant
irati [cabra rubigine dentesTabolmgHafiMensrob[e£adraconibusora . tsftque
inteitoto làcerdtam pectore vesìemy Sanguineam tremula quatieb'at lampade
dextra. DISPBj j8 DISPERATIONE. DONNA veftita di berrettino, che tiri al
bianco, nella finiftra m£ no tenga vn ramo di cipreflò, con vn pugnale dentro
del petto,, oiiero vn coltello, ftarà in atto quali di cadere, et in terra vi
farà vn cobi* palio rotto . Il color berrettin o lignifica difpcratione. Il
ramo del cipreffo ne diraoftra,che si come il detto albero tagliata non
riforge, o da virgulti, coli l'kuomo datoti in preda alla difperatione, eihngue
in fé ogni feme di virtù,& di operationi degne, et ìlluftri. Il Coiiipaffo
rotto, ilquale è per terra, moftra la ragione del difperato eilere venuta
menomò hauer più l'vfo retto, et giufto, et perciò fi rappresi ta col coltello
nel petto. DISPEGIO DEL MONDO, ri VOMO d'età virile, armato, con vn ramo di
palma nella fini (ì mano, et nella dcft'ra con vn'afta, tenendo il capo riuolto
verfo Od© xs? Cielo farà coronato d'alloro > e calchi coi piedi vna corona
d'oracoli^ vn Scetro. IJ difpregiode'l mondo altro non è, chehauer a noia,&
ftimar uilc le ricchézze, et gli honori di quella uita mortale, per conseguirli
beni delia tuta eterna.Ilche fi moftra nello Scetro, et nella Corona
calpestata. Tien la te/la volta uerfo il Cielo,perche tal diSpregio nalce da
pensieri eftimoli fantine dirizzati in Dio folo. Si dipinge armato, perche non,
s'arriua a tanta perfezione fenza Ja_* guerra, che fa con la ragione il fenfo
aiutato dalle potenze infernali^ da gi'huomini federati lor miniftri, de* quali
al fine reftando vittoriofo meritamente li corona d'alloro, hauendo laSciato
addietro di gran lunga colorabile per uie-torte s'affrettano a
peruenirealiafelicità,faliamente credendocene ella Ila pofta in vna breue> e
vana rapprefentatione di cofe pia* ccuoli a gufli loro > onde lApoftolo ben
diife . ?tyn coronabitur nifi qui legittime certauerìt . DISPEGIO DELLA VIRTV.
if_J V O M O vefiito di color di uerderame, nella finiftra mano tien' va ti
ardiolo>e Con la delira li fa carezze, a canto vi farà un porco, ikmale balpefti
roSe>& fiori . Il color del veftirnento lignifica malignità deliamente,
laqual'è radice liei dispregio della virtù, et di amare il vitio >il che
chiaro fi dimoftra per e carezze, che fa all'ardiolo, ilqualeè vccello colmo
d'inganno, et d'infiliti vitij)Come ne fa te/limonio l'Alciato ne l'emblemi,da
noi Spello citalo per la diligenza dell'Autore, et per l'eSquifitezza delle
cole a noftro >roAolìto. Fu vfanza preLoa gì Egitti;, quando
voleuanorapprcfentare m mal coftumato dipingere vn porco,che calpeftafle le
rofe.Al che fi con orma la Sucra Scrittura in molti luoghi, ponendo le rofe, et
altri odori (ter Ja Sincerità della vita,& de' coltami . Però la SpoSanella
Cantica diJeua,che l'odore del SpoSo, cioè dell'huomo uirtuolò,che viue fecondo
)io, era limile all'odore d'vn campo pienodi fiori . DISEGNO. ^ I potrà
dipingeréil DiSegno (per elfer padre della Scultura, Pittura, ) et
Architettura^ con tre tefte vgualij e limili 9 et che con le marti tenni di
uerfiiftromenti conueneuoli alle Sopradette arti, et perche quea pittura per fc
lìeiTa è chiara, mi pare Sopra di ella non farci altra diinaratione.. DIVINITÀ.
\ONNA ueftita di bianco, con vna fiamma éi fuoco in cima il eàir*, po, et.con
ambi le mani tenga, due globi azurri, et da ciaScuno efea ria fiamma,o uero,
che Sopra il capo habbia una fiamma, che fi diuida in e fiamme vguali.,, La
candidezza del ueftimento moflra la purità dell'eflenza, che è neltre periòne
diuine,oggetto della Scienza de* iacri Teologi, et mbiìrato |fi^He tre fiamme
v£uall,per dinotare l'vgualità delle tre perSone, o in vna fiamma *»,« lamina
partita in tre, per figmficare.anco l'ynità della natura coniatiti piattone
delle pedone . Il colur bianco è proprio della di uinità, perche Ci fa
fenzaeprapofition :di colorijCQme.nclle.cofediuinenon uiècprapoiicioncdi forte
alcuna . Però CrmCio N.S.nel monte Tabor. trasfigurandoli. apparue col vefti;to
come di neue. I due globi di figura sfericarmo/lrano l'eternità, che alla
diuinitàèj infeparabile., et fi occupa la mano dritta, et la manca con effe,
perche-» ì'h uomo ancora, per l'opere meritorie.fatte tali per i meriti di
Chriflo^ partecipa dell'eternità celefte . DIVINITA.
Et^acilobaftiUauerdectalaiciaudo luogo di più lungo diìcprib al l>e rione
più dotte. DIVIN ATI0NE SECONDO I GENTILI. DONNA con vn lituo 'in Ciano,
frumento proprio de gl'auguri, le vi:di.uajJ.oibp£aaiIa iella vànj veceiii, ck
ìrnà iicii-u Cofi . ' tS*,Cofiladipinfe Gio-Battifta Giraldi, perche Cicerone
fa mcncionc di due maniere di diuinatione,, vna della natura, l'altra deirarte
. Al a prima appartengono i fogni,& lacommotione della mente, il che
«Vilificanoi vani vccelli d'ineornoalia tcila^ll'altra fi riferirono
frnterprctatio ni de gl'Oracoli,degl'auguri;de' folgon,delk
ftelle,dell'intefion degl'a nimali,& de prodigii,le quali cofe accennano la
ftella>& il lituo. La JDiui iiatione th attribuitaad Apoiline,perche il
Sole ìllnftra gii ipirui, et fi a lama preuedere kcofe future con Ja con
tcmplatione degl'incorruttibili, tome ftimorno i gentili, però noiChriftiani
Cidouexaocoii ogni diligenfca guardare da quelle fuperftitionL DOLORE ....j
VOMO mezzo ignudo con le mani,& piedi incatenati,& ci con. dato da vn
ferpen te, che neramente gù morda il iato manco > fari ' ila mollo
malinconofo. O JLe iti Le mani,& i piedi incatenati,fono l'intelletto,con
cui fi camina>difcoirei do l'opere,che danno effettore difcorib,&
vengono legati dall'acerbità dei dolore,non fi potendo fé non difficilmente
attendere alle l'olite oj jationi . ]lierpente,che cinge la perforia in molte
maniere, fignifìca ordinai riamente fempre male, et il male, che è cagione di
diftructionc, è princl pio di dolore nelle cofe,che hanno Teflere. Ideile facre
lettere fi prende ancora alcune volteilferpenteperlo diaj| nolo infernale con
l'autorità di S. Girolamo, e di S. Cipriano, liquali > dichiarando quelle
parole del Vatemoficr Libera nos a »w/o.dìcono,che cttoi il maggior noftro male
> come cagione di tutte rtmpeffettiòni dell'h'uò?!
mointeriore,&efterierev;, ù Dolore di Zeujì. HVOMQ mefto,pallido,ueftito di
nero, con vn torchio fpento in no, che ancora renda vn poco di fumo ; gl'indi
ti j del dolore, fo neceflariamente alcuni 5fegni, che fi fcoprano nella
fronte, come in v piazza deiranima,doue effo, coinè difie vn poeta, difcuopre
tutte * fue mercantie,& fono Je crcfpe, le lagrime, la mefhtia, la
pallidezza, altre fimili cofe,che per tale effetto fi faranno nella faccia
dellaprefe te figura . Il veftimento nero fu fempre fegno di meftitia,& di
dolore, come que lo,che fomiglia le tenebre, che fono priuatione della luce >
cflendo eff; principio,©* cagione della noftra allegrezza,come difie Tobia
cieco, raccontando le lue difgratie al figliuolo* 11 torchio fpento,moftra,che
ranima(fecondo alcuni fUofofiJ non è al troche fuoco,& ne continui
dalori,& faftidij,ò s'ammorza, ò non da tal to lume,chepofla
dilcernerervtile,& il bene neU'attiofii,c chel'huorij addolorato è fimile
ad vn torchio ammorzato di frefco,ilquale non r £amma,ma folo tanto caldo,
chetarla a dar il fumo che puote,i'eruend( della vita l'addolorato, per nodrire
il dolore ìfteflò, et s'attnbuifce l'i uentione di quella figura a Zcufi
antichifsimo dipintore . DOTTRINA, DONNA veftita d*oro,che nella finiftra mano
tega vna fiamma arder te alquanto bafia, siche vn fanciullo ignudo accenda vna
candela e detta donna moftri al fanciullo vna firada dritta in mezzo d'vna
grand òfeurità. Il veflimento d'oro fembra la purità della dottrina, in cu;?
cerca la nuda verifl, moftrandofi infième il prezzo fuo . ♦La fiamma nella
mano,alquanto bafià,onde vn fanciullo n'accenda vìi candela,è il lume del
fapcre,commumcato all'intelletto più:debole,e me l capace,inuolto ancora nelle
cofe fenfibili,&materiali,& accomodando 5 alla battezza, moftraal
fanciullo la buona via della verità, rimouendol li dal ' ^ fi . if} ial
precipitìo dell'errore, che ita nelle tenebre ofcure della communi gnoranza del
vulgo> fra Jaquale è fol beato colui, che tanto può uedcre, :iie bafh per
non inciampare caminando.Et ragioneuolmente la Do triaa il a/Tornigli* alla
tìammajpcrche infegnala ftrada all'animala viuifìca, &C non perde II Tua
luce,in accendere altro fuoco . Dottrina.* \ Onnad'eti
matura>velUtadipagona»%cliefta afedere co 1: brace a,J^-apertc,cojiie volere
abbracciare^! trui^con la deitra mano ce rra hw ptro,ia«*nàa-del quale vi fia
vn Sole> hauerà in grembo vn libro aperto, jyjii ueda dal Cielo fereno
cadere gran quantità di rugiada. L'ec*inatura.moftra,che nem fenza molto xempo
s'apprend :>no le dote. iil color pagonazzo fi gnifica grauità, che e
ornamento della Dot O z II libro r#4 > lì libro aperto, et le braccia aperte
parimente denotano eiTere la dottr} na libeialifsima da fé fteffa. Lo fcetro
con il Sole è inditio dei dominio, che ha la. dottrina fopra li Jiorron della
notte dell'ignoranza . Il cadere dal Cielo gran quantità di rugiada,. nota
fecondo l'autorii de grEgitij,come racconta Oro Apolline, la dottrina, perche,
come elL intenerifcele piantegiouani,&le vecchie indura, cosi
iadoctrinagi'ingegnipiegheuoli, con il proprio confeniò arricchifcedi te (Iella
> et altri ignoranti di natura Jaièia. in difparte. DVBBIO, GIOVANETTO senza
barba, in mezzo aiie tenebre velli to di cai* giante,in vnamano tenga vn
battone, nel! altra vna lanterna > e fti« col pie fìniftro in fuora,per
legno di camminare „ Dubbio è vn'aitibigi|ità dell'animo intorno al Pàpere, et
per confeguct za ancora del corpo intorno all'operare » Si dipinge giouahe,
perche l'hwonio inqxiefl'etd,per non eifer habiti* to ancora bene nellapura,e
lèmplice venta, ogm cóla facilmente nuoci in dubbio, et facilmente da. fede
egualinentea diueriè cole. Per lo baftone,e la lanterna, fi notano 1
eiperienza, &. la ragione r con le aiuto delle quali dne colè il dubbio
facilmente>o cammina, a& ferma. LE tenebre fono i campi di difeorfi h
umani rondegli, che non la ftan in otio, iempre con nuouimodi cammina,, e però
£ dipinge coi pie. lini itro in fuora „ HVomo che tenga vn lupo per 1 orecchie,
perciochegl'àntichi hai ■uano in prouerbiodire,di tener il lupo per l'orecchie,
quandon fapeuanoeomefi rifoluereinquaichecoladuDbio{à,conjeii leggein fona Idi
Dcmifone nel ^.atto delia Comedia diTerentio,detta formio «e laràgioneè
tantocliiara-,xhenon,iia biiòg no d'altro commento . . dubbio* Verno ignudo y
tutto penfolo,. incontratoli in due, o vero tre ftra moflri eflè.r confalo, per
non iàperriloluerequaldi dette viedefc bà pigliare. Et quello è dubbio con
fperanza di bene, come l'altro con ti j more di cattiuo fueceiTo,& fi fa
ign udo, per eflére irrefoluto . WANNOr HVOMO brutto; iffuor ueftì mento farà
dd colore della" ruggiti* eh e teng hi con 1 e mani dei li Topi,© Sorzi,
che dir voglfcm*io -, eh iìeno vifibiliperquantofialpetta alla grandezza loro,
per terra in flavi ochain atto dipafcere, et chedal Cielo pioua gran quantità
di grandi* la quale fracafsi, et lininuzzi vna verdeggiante, et fecondifsima vite
>1 delie fpighe del grano che fieno in. vn bel campo a canto a detta figuf
Si , i »t uefte del color della ruggine per eflere cotinouamentc
daan.oiajCcu.ae ìabbiamodettoin akri luoghi, Tiene i Topi, come diceuiuvJ per
dinoftrare che tali animali fieno il vero geroglifico del danno f6c delia-.,
rouina, et troua/ì appreilo Cicerone(come refen ice Pieno Vaienanoiib,
sedicelimo ) che 1 Sorzi giorno^ e notte iempre rodano, 6c talmente
im>rattano le cole da loro rofe > che aon ieruono più a colà alcuna, gli
fi Ikpinge acanto l'odia etfendo detto animale dannolìfsimo > imperò cho. h
qualunque luogo fparge i fuoi efcrementi, iuole abbruciare ogni co^,ne cola
alcuna più nuoce alii prati>p aJIi fennnati > che quandi m q
uelivannoi'Qcheapaicercanzipiùcheieiilorflerco fari liquefatto con a falamoia
>& poi fi fpargerà fopra gl'herbaggi, tutti fi guaderanno, et i corromr
cranno. . Il cadere dal cielo gran copia di grandine,è taato maùfefto, il
nocumento che fi riceue da quella si nel grano, come nel vino, Sfai tri frutti
che beli lo sa quanto fia grande il danno chi lo proua,&ia, >articulare
la poucrtà . &UTIQ) 0 r£7$ g^iBBZltsf DEL SIG. robufto come fi dipinge
Hercolc, con mufcoV li, et cerbi eminenti-, fari incoronato di quercia, nelia
man deftr* Jiautra vna tanaglialo forbice da Ianaruo4o}a-I piede deftro vna
pecora,dr* man finiftra terra fp igne di grano,rami d'olmo, e pampani d vua,che
pefj dino,iarà tracciato, e icalzo,con braccia,& gambe nude, et punte per
fi** pò alla pianta dtJ piede parimente mufculoie, et nerbute . Il Datio fu in
Egitto primieramente impoftoda Sefoftre prkno*Re degli Egittij lo-, pra
terreni, a guiia di taglione continuoper quà-iito-ii raccoglie da rierodoto
I1D..2. Nei primo hb. de gli Auerfanj di Turneboeap. 5. riabbiamo, che anche li
Romani rifeonero Datio,&' decima de frumenti de 1 campi. Caligola poi fu
muétorede dmy fordidi inauditi,& nuoui : impofe gabei le l'opra quaHi
vogiiacofa da mangiare che fi portaua ir*Romà> Dalle Jiti,&giuditij
voleuala qua^rantefima parte; Da facchini J'ottaua parte,* ilei guaAigao, che
faceuano ogni giorno, cofi anco à^ììt Meretrici la p^ gadVna uolta rdi
cheSuetoruo nella vita di detto Imperatore cap.4©. Si ha. da fìgurare-robuito,
perche la rendita dei datiodigran polio al principe, 6c^ alle Comm unità, onde
M^rco Tullio Pro Pompeo diife. fiCiigaLratMeruaieJJii I{eip.Semper duximus * Si
efprime maggiormente queitarqbuftezzs con la corona del rouere,poici e
l'etimologia della robustezza fi derma dalla voce latina^tìi^ckefign^ Rouere,e
Querèla, come arbore durifsimo, gagliardo>fort£, 5 durabile, conuienfi di
più tal corona al Datio,come che Ila corona Ciuica^còfi chiamata da
AuloG«ìio,che dar fi foleua a chi fa iuato hauefle qualche: Cittadino,, efléndo
che l'effetto del Datio è di eonferuareyC mai: tenere tutti li Cittadini, et fi
co »ela Quercia era coniecrata a Gioue, perche nella filettitela tennero
Gentili fuUero le Cit tà^cofi. deuafi dare al DaCio 4 come Quello che accrc«
Ice forza, alli Principi in tutela de qualtftanno le Citta v La tanaglia da
tofarlalanà a le pecore allude a quello che difle TiberfUadeuano ad imponere
nuoui aggratu alle prò uincic. BoniTaJìom *JJc tondere pectts ; noadeglukerey.
Cioè che il buon Paitore deue co fa lc\ pecore, ma non. icorticarle: ilche fi
conia col detto d'AlcamencI figliuolo di leiecro ?ilquale dimandato,, in
chemodo vn' poteife coni ieruaire bene iJjRegno, rifpofe f fé non farà troppo
conto del guadagncl .Apofjtemma Lacónicod> Plutarco, nell'altra mano gli fi
mettono le fpill glie dì grano,rami d'oli ue> e pampani d'uua > perche
lopra quelli tre frutfr : delia terra, di grai*©yfenaa,olÌo,& vino >
s'impongono principalmente . ki jaDelie. 3&p Nell'altra mano gli
rTiftettono le fpighe di grano, rami d'oliue, et pan f 0; pinid vua, perche
lòpraqueftì tre frutti della terra, di grano,faima,oli 1 * tifo fcriuecKe
AurelianalmperafcH-econrritui k gabella del retro >ddia cartacei
lino,&della ftoppa*fapemoancoper relationedcl Boterò >cheii Re della Ch
ina caua l'anno cento ottantamila feudi per dati© *dd fate> dalla Cittadi
Cantone., et cento altri quia feudi per la decima dd rifu di vna terra della
jnedefi ma Città ., Le bracaa,e gambe flude,eguJite,pOTche*]uelle membra fonain
virtù delle mani,& de' piedi miniftre delle operationi,.& andamenti
humani, &eflecutrici delli noftn penfieri, figniticano,che il dati et
Toccatone arreca,con andamejato,e difegno fenietto, cicale di gioua-re nò tanto
a sé quanto al pu bblico>& alli popoli fuoi, et non per
aieraauantia,& pernierò di proprio intereife : ne deuono comportare, shegli
luci vffitiali uadiaoinuentando, come volgarmere fi dice nuoui ircigogoh,&
angherie di gabelle fopracofe vili, fozze y&poco honefte, some fece
Vefpefiano Imperatore, ilquale auido del danaio impofo gabelle per fino
all'orina, diche né fu nprefodaTito fuo primo genito 5gliuolo, &C ancorché
il padre gli nipondeiTe, che li danari ri feoifl Ìi cotal datio non., puzzauano
d'orina, non retta pero che l'animo fufrequentifsimoq; con/ìlio
infpicer.eturnonazenàrim fé \ex an circumfeftus ctfet . Sopra di cheichexza
Marciale contra Chrefta Lei 7. libro . Sed qua de foiywis venti perufth '
Ttamnatam modo mentulam tributi* . Il qua! tributo quanto fia menteuole di
biafimo, :e vergogna chiaralente fi comprende^oiche ogni galant'huomo ad
-arbitrio del procuraire fìleak poteuaehere acculato, tè^tnoolpato di letta
giudaica,^ Gretto a moftrare il preputio, quando &»ua, replica non hauelìe
noito pagare il datio > e però dall'altro canto lodato mene il kio fuccenpre
tema Cocceio Imperatore, che leuòsì uituperofo tributo, perilcheiù attuta ad honor
iuo,per decreto delSenato Romano.vna medaglia d'ar snro,con il.iuo ritratto,e
home da va cantGr& da i ai uro.per riuei^o l'ar 'ùì& ingiù! dati]
leuati>& vietati da Nerua Imperatore j leggati Dione nella fua vit
.dciempio di quello ottimo Imperatore, deuono li Principi fgrauarèi popoli
d'ogni indebita impofitione^onche aggrauarli con nuoue, a ipre gabelle. DEBITO.
GIOVANE penfofo, et metto, d'habito /tracciato, porteti la b* retta verde in
tetta, in ambidi 1 li piedi ; et nel collo vn legame j fer in orma d'vn cerchio
rotondo grotto, terrà vn paniere in bocca,| in mano vna frutta, che in cima
deile corde habbia palle di piombo, q Vna ieprt ttlli piedi » Quefta figura
parte è raprefcntata da cofe naturali,parte da coftumi f j fei. • i,& parte
da varie pene antiche, et ignominie > eoo le quali fi punii! no i debitori i
w > Si D P. me? 'Si dipinge giouane, perche li giouani per io più
iòno*iiaÌ£Htfati,&iìfc>f* hanno amoiValla roba, et fé muno è penioio, e
mefto^qerto coline che ha da pagare i debiti. E (tracciato, perche fprecato che
ha la faa roba, non trouando più credito, va come vn pezzente.Porta la berretta
verde in tetta per lo cottum*, :hes'vfa hoggidi in molti paefi, ne quali a
perpetua infamia i debitori, che non hanno il modo di liberarfi dai debito, fon
forzati a portarla, cV Deròdiceiid'vn fallito, il tale è ridotto ai vérde, u Si
rapprefenta incatenato perii piedi,& per il collo, perche anticamen* te
erano cofi affretti da le leggi Romane,,» le cui parole fono quelle riferite da
AuloGelliolib.20 cap.pr. ASris confefsi) rebusq; iure 'iudicatis'
trigintadiesiufiìfunto. coli dichiarato da Fefto . f^£ ruum appellamus
etìamferreum vincutum^quo pedes 7 vel edam cernie es impe~ liuntur* J t Cioè
chiamali anco nerutf vn legame di ferro, col quale fi tengono impeditili
piedi,& anco il collo, tlqual neruo di ferro fecóndo il tetto iò~ pra
citato)non poteua effere minore di quindici Lbbre,ma fi bene maggio reperii
debitori,! quali anco tal uoitaft puniuano capitalmente,ouerofi Haendeuono fuor
di Trafteuere, come dice nel medefimo luogo Aulo Gel*{k> . Tertijs autem
nundinis capite pcenas dabant) aut Tranfiyberrm peregteve-* iwm ibant • Et fé
Xi creditori erano più, ad arbitrio loro il tagliaua a peaei il debitore '.
Tfamfi plures forent quibus rem ejfet iudicatus yfecare fi vellent ttquepartiri
corpus addiÈi /ibi bominis permiferunt : rerba ipfa legis bxc fiunU rertijs
uundinis partes fec anta, fi plus mir.ujue fecuerunt fine fran.de eHo . Il che
però eflendo troppo atrocità, et inhumanita,, non lì'ef eguì mai finail pena
> anzi dice l'iftcfib Gelilo antico autore, che non ha mai ne letto, ne vd
ito d'alcuno debitore che fia ftato diuifo in più para; Irò uafì bene in Tito
Limo Decade prima lib.pr/che li debitori lì dauanoinferui«tio a li creditori,
et che erano da loro legati, et flagellati, fi come fi iegge di Lucio
Papirio,che tenne legato Publio giouanettOjC lo fruttò eilendorli debitore, non
hauendo egli voluto compiacere a gli. apetiti illeciti di Piipirio, per quanto
narra 11 lettore. LTapirius inquit *Publium adok~ [centem in vinculis
tenuiffe-jplagisq;, -i-q nello, che la natura fuada gli altri ammali ditfenlce
. L'altra parte », he è ibggetta al genere, cofi la difinifeono . Il Decoro è
quello, li q uàb ècofi conuemente alla natura, che in elfo appanfea la
moderazione, e pmperanza,convna certa maniera nobile, ci mie, e libera. Si che
il i ecoro diffufamente lì dilata in ogni eofa, che appartiene a 1 'honefto gè
* i eralmente j.& particolarmente, in ogni forte di virtù ; impercioche fft
\ mìeiz bellezza dei corpo con proportionata compofitione de membri* i letta,.
et muoue gli occhi,& per quello delio diletta, perche fra fé tutte ; I
parti con. vna certa grazia coriuengono,,& corriipohdono> cofi il
de»;,,, aro, che ne la vita riluce muoue i'approbatione di coloro co quali fi
vi i le con ordine,, coftanza, et moderatone d'ogni detto, et fatto ; dal che
raccoglie, che il decoro fi oiferua nel parlare, et operare
honeftaraen:,&confìderare ciò che fi conuenga feguire, óV* sfuggire,
feguenfi le. bfegiufte>& honefte,come buone,& conuenienti,sfuggonfi
le ìngiajb j et disnonefle, come catti uè, 6c* inconuenienti > contrarie ai
defiio > et a Thonefto, il qual nafee, da vna di quelle parti > G dal
rifguarr|),5cdiligenteoiìèruanzadel.vero,odal mantenere la conuerfatiorse i
limana, et il cornmertio dandoli fuo a ciafeuno ., iecondo la data fedo? m le
cole contrarie, o da la grandezza, et fortezza d'animo eccelfo, et matto in
ogni colà, che fifa, et fi dice con ordine, et modo, nel quale le la modeftia,
la temperanza > et ogni mitigatone di perturbatone di ÌJimQ,nelie quali cofe
fi contiene il decorosa cui forza e,chenon.fi polsi ìAarare dall'honefto,
perche quello, che è conueniente è nonetto, &(_ sleUo, che è honefto è
conuemente . Onde Marco Tullio difle . Hoc Lo* 'Mcontinetur id quei dici latine
Decorum pateft y gr#ce enim ( to' prepon ) dici' % yhuius vis eft vt ab honefto
non queat feparari ; nam &• quod dee et honefiitm
iii.&quodhonejlumeHdecet . Piua baffo foggiunge. Et tu sia omnia deco^|
runt iniufta contra, vt turpìafic ìndecora . Similis. ejì ratio fortitudmis
> quod i4 m viriliteranimoq; magno jit >jd dìgnum viro, et decorum
videtur : quod con id vt turpe yfìclnde.orìim . Per di inoltrare quetta
grandezza, fortezza, J iecelia virtù d'animo, che il decoro richiede, l'habbiamo
figurato con ; ielle dileoji'e adodò, auefo eie gli antichi prelero la pelle di
kone pe** fimboioi?z SIMBOLO del valore della virtù, &. fortezza d'urfimo,
la quale afTegnar fw leano. a quelli, che haueàero oiieruato. il debito decoro,
ÒV. fi follerò m« tirati generolì > farti, et magnanimi, perciocché tutto
quello che fi fa vi riunente, et con animo grande, quello pare degno d'huomo
che ofler il decoro, per il contrario pnuo di decoro è colui che vi uè
effeminatam te, lenza coitanza, et grandezza d>aniino . Bacco tenuto da
Orfeo _ fimbolo del diurno incelietio,in Ariftoiane porta addotto la pelle del
Io ne, Hercoie il più virile,& virtuolo de gli Argonautici, va fempre in
uoitonelia pelle del leone, Aiace primo Capitano di Greci dopo Achillei ©refe
aoch'egli per fuo decoro la pelle dei leone., et dicono, che in quelli parte
ch'era coperto di detta pelle, non poteua elfer ferito, douc era feo*
pertopoteua eifer ferito, al che li può dare quello bellifsnno lignificatevi
che Thuomo in quelle anioni nelle quali fi porta con decoro,nó può elle* cocco
da punture di biafimo,& ignominia,ma ne le attioni nelle quali l'eli j za
decoro li porta, patifee-punture dibiafimo, et ignominia, che per iìnq al cuore
gli penetrano * come ad Aiace,il quale fin chef! portò vinlmenjfct con decoro
5ne le me unprefe, non yenne mai a fantire biaimo alcuno^ aia a riportar lode
grande ; --biaimo grandi fsuno poi gii fu, dato, quando buttò giù la pelle del
leone, cioè la. fortezza de l'animo dandoli in predi alla duperatione fenza
decoro. Oì tre di ciò habbiamo inuoltoil'decorc .nella pelle di leone, perche
fi come quello animale inquanto al corpo &^ perfetto de gli altri, coi! in
quanta a l'animo,1 non ci è ohi offerui più il decòro di lui, -perche è
liberale, magnammo,1 amatordi vittoria, manfueto*giufto, &L amante di
quelli con quali ccuj tierfa ? fi come^Iice Arinotele ne la fiiognonuca cap 8.
et nel >iib. p, cap; 4^de gl'animali dice,che nói
fofpettoiò,mapiaceuolejfefteuolé,& ad reuole con fuor compagni, et
famigliari. Non s? come dacreto s'pceulta non perché tema, ma per. on mettere
timore, e terrore ad altri j.Suii. fomma oflèrua il decoro da. 'rincipe, et Rè
in ogni parte ; £t quelto fia dettocirca il decoro dell'opeare; veiighianw hoia
al decoro dei parlare, li quadrato col fegno di Mercurio' lignifica la granita,
riabilita,cxf coanza del parlare conforme al decoro,& per ttal conto
Mercurio fu-da Gre 1 cognominato Tetragonos, cioè quadrato lodo, ftabile,
prudente,, per?? he non fi c\zaz eflere imprudente, vano, e mutabile, nel parlare
fuor de; :rminidel decoro, ne li deuecon leggerezza correre a mordere, e
biafiure col parlare le pedóne > et dilprezzare ciò che eflì fentonoefièndò
co 1 4a arrogante,. et dJfoluto ma fi deue portare vna certa ri uerenza a
ciafeu Ojcome a'aminonifce M. Tullio parlando del decoro circala moderatioe de'
fattiySc detti . +Adhibenf.a eft igifur quidam reuerentiaaduerjus hominesy f
optimi euiufq; reliquorum . JS^tm neglige rey qftiddefe quifqifentiat non folum
rpgantis eftfedetiam omnina dijfoluti . Dimodoché deneiì eflere confideito nel
ragionare parlando honoratamente d'altri; perche chi parla bene, :
honoratamente d'altri è fegno, che è perfona benigna, et honorata,chi irla male
è fegno, che è periòna cattiua? maligna, inuidiofa > &poco ho* orata, quale
è appreifo HomeroTherfite di lingua ferpentina, volubile,
Lprontaalchiacchiaraiepeflimamcnte, et dir mal del ilio Rè; per il con•ano
VJiffe, e taciturno, et penfoib prima che parli, nel parlarpoiequarato
eloquente, e prudente, conofcendoegli, come faggio, et accorto, ne peroiieruar
il decoro d\n huomo iàuio, la lingua non deue eiìere più '.'xedeiia mene,
douendofipenfare molto bene, come fi habbiaarajona e. Linguam praire animo non
permittendam * DiiieChilone Lacede|omefe, et molto ben penfareci Ci deue perch'i!
parlare èindmo dell aniio diciatcuno, fiondo, come parla con decoro, et però da
Greci fu chia (jatoilpurlae krìgò?%xsa>iTt% Hominis ebara cler.Merco
del'huomojco lenferiiLe Pieuo v ìu^i^ane^e varie lettioni Jib. 9. Cap. 6.
perche fi coeie beftie (i conolcon^dal,merco di quaì razza ii ano, coli
leperfone dal dare lì conoicono di qual natura, &conditione lìano. Epi
tetto fìlofomorale, come Greco difleneirEnchindio. Trafige tibi certum modumy,,
ebaraftererr, quem obferues? tumfolustecum^ tum alijs conuerfans, operam da-^
\n colloquia plebei* deftendas fed,fìquidem fieri potefiy orationemtranfer ad
alid decoruniyfn m:nas,filentiumage, Cioè formati vn certo modo ò charace da
offerùarlo teco iteifo priuatamente, et in palefe conuerfando conaitn,proccura
di non incorrerè,m diicorfi plebei,ma per quanto fi può nfenfci il parlare in
qualche cofach'habbia del decoro, altrimenti Iti : tolto cheto. Oiìeruerafli
dunque il decoro nel parlare col ragiona» diicretarnente d'altri, col non
vituperare alcuno, ma più tofto Iore, et col non taflnre l'opere altrui
maflìmamente in cole, che non fono Ha fua profefiìone, Attefo che molti fanno
de glVniuerfali ? et in eiafeuna i7f le una cofa vogliono interponcre Ugiuditio
loro, 1 quali poi nel parlare «tanno a conolcere per ignoranti con poco lor
decoro, come iiPrincij JMegabizo, che voile taiiàre alcune figure in cafa di
Zeuxide, et difeorr re con gli fcolari fuoi, dell'arte del dipingere, a cui
Zeuxide dine que giouani mentre taceui ti ammir auano come Principe ornato di
porpoi Jiora fi ridono di te, che vuoi ragionare d' vna profeflìone, che non fi
di più oiicrueraill principalmente il decoro nel parlare fé dando band parole
brutte * et dishonefte, fi ragionerà di cofe honefte, et honorate cne fi
cóuiene maifimamente a'giouani di bello afpetto,perchealìa belle za loro del
corpo deue corrilpondere la bellezzadelPanimo, che fi mani /erta da vn parlare
di cofe honefte. Vedendo Diogene fìlofofo vn gioul ne bcllojcheparlaua
fenzadecoro,diflegli nò ti vergogni tu dicauar da vn beila guaina {l'audio, vn
coltello di piébo? pigliando la guaina dauorio per la bellezza del
corpo,&il coltello di pióbo,per lo parlare di cofa bru ta,vile,&
iafiaia,come il piombo tra metalli, veggafi Laertio nella vita d Diogene, oue
dice. Videns dècvmmadokfeentemindecorèloquentem ynoner bsfcis ait jzx eburnea
vagina, plumbeum edttcens gladium f* L'Amaranto, eh e n la iiniftramano porta,
è fiore che d'ogni tempo fioriice, et mantiene il f decoro della bellezza >
con quefto i Greci in Teffaglia incoronauanoil polcrod'Achille vnico lor
decoro, per dimostrare, che ficome quel fi et magnanimo . Etqueftoèquello >
che uolfe ferire M. i ullio nel primo de gli offiti; Omninofortis animus,
#" magnus abus rebus maxime cernitHr>quarumvna in rerum externarum de
fpkientia polircujfrfGrfuafiìm fìt nibilbominem mfiyqu&d Honeflum decorumq
; fìt 9aut ad^ \rari.-, aut optare; aut sxpeBeve oporterey nullique neque
homini neque per turf ioni animi, nec fortuna fucctimber.e dal che fi
raccoglie, che uno, che ila iramente huomo non appetisce fé non Thonello
conforme al decoro, 6e r tal conto, come di grande, et forte animo non cede a
le perturbationi a li colpi di fortuna :. Onde più abbatto volendo Tullio
ragionare del de ro, efiorta, che nelle co fé profperer et ne gli auuenimenti,
che fuccedofecòdo il noitro uolere grandemente il fugga la fuperbia, e
l'arroganza percioche il portar/i immoderatamente ne le cofe auuerfe, et ne le
fau«, ioli, è fegno di leggierezza,. da la quale è lontano il decoro perche il
de* *o contiene in fé una honeftà, temperanza, modefha, et ogni modera» ne di
perturbarione d'animo : moderatione dico perchel'huomo fi può jza biaimo
perturbare > ma moderatamente > che fé bene la mente fua-# ime alle uolte
in parte commoua da q ualche moto>& perturbatione d'ateo > non per
quello perde il decoro, conueniente ad huomo fauio • Sa* fys non
omninaperturbationìbus vacat ryemmperturbaturmodice fecondo tifi, in Laert*
Anzi ècofa propria da huomo il dolerli, et rallegrarfi,il 1 dolerli, et non
rallegrarli e cofa da uno (lipito, ò làlfo. 2{on dolere* itis efi y non
haminis • dine S. Agoftino lib. 4. Cap.
p. de Ciuitate Dei,& lio fecondo nel lib. g . dell'Epiftole fcriue a
Paterno addolorato cfella^ ftedefuoi figliuoli >oue non tiene per h uomini
grandi, et làui/quelli^ fi reputano d'efler fauij, éV~ grandi col riputare
limili cali unleggiec no, anzi non li reputa huomini cosi dicendo . Qvian magni
fapientesqi nefcio,homines non funty hominis efi enim affici dolore,
Jentìreyrefìfiere tamen ìlatia admittere>nonfolatijs non egere . E dunque
cofa da huomo,dar luo 1 dolore, et all'allegrezza, ne ci fia contraria la
durezza di Socrate, mai moitrò fegno di triftezza, et d'allegrezza, ne la
feuerità d'Anale ra, et d'Ariftoflene,che mai rifero,perche quefti eccederono
il termisi douere, tanto merita biafirao chi niente fi duole ò rallegra,
quan-> icllo,che troppo,ogniefrremo è vitiofocome il continuo rifo di
Derito,& il continuo pianto di Heraclito,il decoro ci mette per la via di (
so, ÓV" ci moftra quello che comporta il douere,l'honefto,& il conue]
te: conueniente è che nelle cofe publiche > et priuate de parenti, pa* J
i> Clamici prendiamo allegrezza, ò mitezza, piacere, òdifpiace] :ondo li
cali, che alla giornata occorrono, et che ne facciamo dimoine citeriore di
congratulatione, o condoglienza : ma come detto 1 **' **» ì xijé liabbiamo ne
li noftri affetti, et moti d'animo, dobbiamo rallegrarci Ja moderata Honeità,
et conuemenza dei decoro, in tal maniera la uirt dell'animo, fi vedrà iempre
fiorita d'ogni tempo come l'Amaranto. Habbiamo-diicorfocirca il
decoro-dcU'operare, et del parlare, rcfta,c t rateiamo anco dei decoro circa
l'andare, caminar,& comparir fiora tra geliti, che perciò allagainba
deftra_» «abbiamo dato il grane cotumc et alia iìniiìra ilièmplice 4òcco, le
beneHercole fi ride in Ariftofane t Baecho cheportaua la mazza, &la pelle
dei Leone, con li coturni alle gambe, come coiefproportionate, efiendo la pelle
del Leone fpogiiai pedona forte,riputa-ndo il coturno, mollo, et delicata
perfona/peró dii giic Hercole, che ha da fare il coturno con la mazza. Sud non
poteri* fum>arcere rijumV'idms pellem Leoriis in e roteo pofitam, Q^/i rnens
ì quid coturnus, et claua conueniunt ? Ma molto bene a Bacco fi conuiene il
coturno, che da molle >& Recato reputar non iì deue, perche h coturni
erano portati da Heroi, Cv>m sfìenfce Ifidoro la cui autorità più a'baffo
diftendereir/BV^uindi èciie ut li tragici fpettacoli s'adoperauano -, attefoche
neiie ;r«gcdre v'incerLeri* no peribnaggi grandi, Iìeroi', et Principi per lai
cag oi.edu Poeti yierr filmato1 degnod'Herpi, 6^ Plutarcho nei S;mj offe 4. q.
5. rifériice, d era portato dalli Pontefici Ebrei. Tritnum enm arguti
boiT*.ntijixM«x. e feflts diebusmiiratus ingreditur 'hìnnulvpdiem auro
\contzftarnin}utu's>riinicàirt ad talos pertinentem gejians, c> cothumos,
multa autem tintinahula depevdttit "Vtfterfua inter ambulandim Jirep'iiHè
edunt, rt et apud nos. Per limili tufii diquefto habito gabbandoli Plutarcho fi
come anco Tacitt? feie ccamei arguiice che fufic facci dote di fiacco portatoci:
ìHtioì,6^ Pontefici ^uel tempo con molto Tuo decoro, Bacco tenute da Pcen
imbolo di fj rito diuino, Prefidente ancor enodeile Mufe, et prjmc Merce, eh
babi trionfato portar potcn-a inficme con la Maz^a, et pelle di Leene 1 Pier*
cocothurno, et però in poefie,e {colture antiche vienecol cothurno fi% rato.
Virgilio nel fecondo della Georgica,muita Bacco alle vendema dicendogli, che
tinga feco le gambe nude nel mollo, leuatiiì li coturni. Uuc pater 0 Itr.ae
veni, nudataq; tvujto Tinge nono niècum9 diref t;s aura cothumis . Mei qua!
palio Probo dice che li coturni fono certa forte di calzamerm ti al cacciatore,
perche con eifi anco le gambe circondano, et fortifica la forma de quali fi
vede nelle ftatue di Bacco,& di Diana,talc autorità VirgilioA' di Probo fuo
antichifsimo efpofitore, arreccano non tanto j inoltrar che il coturno da Poeti
fi dana a Bacco l'olito a portarli fi cori baiTo più a lungo tratteremo, quanto
per notitia, che iicoturuo era 4 to,comevnofliualetto,& borzachino, che
cingeua_» intorno lag! ba, per fino la polpa, li come nell'Egloga
lettimaatìerma Virgilio e iaqualc promettea Diana Cacciatrice vna Statua ài
pulito marmo colf turno rofiò » le* 2U tf? Letti de marmare tot a
TuniceQftabisfuraseuiti&acQthtiyns. Et quefte dico perche molti Autori di
pezza >tengoflO che il eoturn»' folito porrarfida Hcroi, Principi > et
perfonaggi grandi ne le Tragedie fatte altocome koggidile pianelle 4i, legno da
donna all'vfanza Romana^Spagniiola, Venetiana, Napolitana, o d'altra natipne,
mafsjmanaentc dltaiia,come tiene Sarloftefano fopra ISaifipidc re ve/liana,
iiquale citt quelli verfi di Virgilio nel primo dell'Eneide .
^irginibusTyrijsm^seJlgefiarepharetram» Turpurcoq; alte furas vinche cothurm,
Ouc legger vorrebbe Turpureasq; Epiteto clic nan fi conuiene alla ré£ te furas,polpe
di gamba roffe,pcr belle, percioche in quefto luogo non £ può pigliare in quel
fentimcnto,chc piglia Horatio nel lib. 4. Ode prim* Turpureis aks oloribus : Et
il Poeta dell'Elegia in morte! di Mecenate '._ ; gracchia purpurea candidiora
niue . Perche l'intentipne d'i Virgilio è di da;* re l'epitteto purpureo al
coturnQ,enpalJa polpa della gambale chefiail vero nell'Egloga fettima dice,
Puniceo coturno . Color grato a Diana, lì come a tutte, le donne,dice
1lTurnebol1b.28.cap. 1 6. del fuo giornale: vorebbe poi Carloftefano leggere
Mto, in vece di Mtè-, immaginandoiV che il cotnrno fufle alto da terra, fotto
il piede, ma il coturno e alto dal \ piede per fine alla polpa della gamba,
però dice Virgilio.Alte furas vinci We coturno y sì conferma daTurnebonel luogo
fopra citato, confiderando, che Diana eflendo cacciatnce andaua fuccinta con la
verta alzata fopra il ginocchio, per lo che hauendo detto Virgilio, che Venere
haueua raccolta laverìa fopra li ginocchio, pensò Enea clie fufle Diana caccia*
itrice, però le addimando fé era forella di Febo . Ideo alto sgerebat
cotburnos, ne.crtiribus nudis cerneretur: Ecco dunque, chp 1 coturno era come
vno ftiualetto, che copriua la gamba, non ahrimenjìi Uto, et grò flbjcome tiene
lo Scaligero nella poetica li|ro primo cap.i ?. tìccndq.che il coturno era
g.rofio di tal maniera, che con la iua.àcceflio-» ré d'altezza, s'vguagliaua la
grandezza de gli Eroi, et Soggiunge fé tale : flato ti coturno, in che modo
Virgilio di quello calza la cacciatrice» aquale deue elfere fped iti'fsima . Si
talis fuerìt cothurnus ^quomodo venitriem>eQ calceat V.irgiìiusy quarti
decet effe expedltifsìmam ì Quali che Virgilio ìon l'aperte di qua! fatta
fuffero li coturni, che a fuo tempo fi vfauano, &: selli Teatn>&
Cerci, fpefio fi adopera sano in rappreièntando gli atti pu liei di efquilìte
Tragedie, et pure Virgilio non (blamente nomina il co. imo, ma lo deferiue
nelli fudetti tre luoghi, et chiaramente lo dà alle acciatnei, di modo che non
poteua elfere alto come le pianelle di l^^n^ i donna, ma come egli dice
veftiua,& cingeua la gamba per fino alia olpa: che ritirale il coturno in
forma di ftiualetto pigfiaiene indino P nel*}S )-°*ì UÒMO LOG TAL nell'Elegia
fuddetta,in morte di Mecenate attribuita da alcuni à Caio F come nfenfceSUida,manoh
è vero che per quella cagioni ^icafipothurno verfatilior,
chtftqut(iofiifTct2ntoiì potrebbe dire Socc -verfatilior y perche anco il
zoccolo s'accommoda ad ogni piede dritto," fìniftro, et io poiTano portare
huomini, et dònne . Che fuilì da donna] focco, è notifsimo poiché da gli Autori
fé gli da epiteto muliebre^," Apuleio dice dVno che per parere donna
portaua. vna vefte di feta, i ca pelli lunghini foccolo indorato . Vitellio
Imperatore lcalzò Meflahn togliendoli vn zoccholo, che feco lo portaua, et fpeffo
baciaua . Pimi tafla iì luiTò ddìc fémmine nel lib. q. cap: 3 5 . che
portailero le gioie neil pianelle, et nelli foccoli, et nel I1b.37.cap. 1.
Super omniamuliebria forcuti induebatè margarìtis . Che lo portailero anco gli
h uomini, raccoglieil d Seneca narrando di Ceiare,che porge il piede iìniftro à
Pcmpeo,Pee;i acciò lo bacia/le per inoltrare il zoccolo d'oro che portaua
ornato i gemme;. Et Suetonio nel cap. 5 2.rifenfce di Caligola>che portaua
hor coturn0,hora il zoccolo^'ifteiTo Autore nella vita di Claudio cap. 8-oi
/acconta degli finacchi fatti a quello Imperatore perifeherzo da coni tati
giouani impudichi >.fecondo ii Sabellico, dice, che mentre dormii il giorno
foleuano mettergli nelle mani li zoccoli, accioche in vn iubi J;ì^ fuegliato li
ftrogolafle la faccia con quelli : sì che portandolo huomini donne tanto dir il
potria y Socco verfatilior > ma dicefi Coturno verfatilk cioè ageuole più
che vn coturno > s'accomnioda per ogni verfo più e" imo ftiualetto,
perche il coturno come itiualetto ficalzainognig ba,ii volta >& fi
riuolta,& fi riueria ageuolmente,comc pianella da d -jia non fi potria
riuerfare ne accommodareal piede dell'huomo, maJcfitj^ sa quello della donna,
perche veggtamo che gli huomini non lanno ca minare con le pianelle alte da
donna, alle guali pianelle fi come non fi può applicare quella voce»
Verfatilior . Ancorché s'accommodi ad oj piede finiftro,& deftro,che ciò
feria parlare improprio, et commuipc^. ad cgni pianella, ancorché baiTa, perche
quelle ancora s'accommo n( . *?$ toadogni piede, meglio che le alte,& più
agcuolmentefensa pericolo ii cadere : cofi meno li potrebbe quella voce
verfaiilior applicare al co;urno fé ruffe alto>& groifo, come la
pianella da Donna* è vero che vna roltaGiuuenàle nella Satira fella dice
Breuiorq; vide tur Pirgine'PygmeanulUs adiuiatothurnìs * Ma non per quello ne
fegue,che il coturno tragico fulTe flato atta/ tome vna pianella da donna,
perche li poeti erano. tanto auezzi à j)i[jliar mifticamente, con^ parlar
figurato il coturno portato da pedo* ilaggi grandi, et fuprem'b per l'altezza
et grandezza, che Giuuenale m [uefto luogo l'ha preiò per l'altezza materiale,
intendendo che la». Donna pare più piccola d'vna pigmea ., lenza aiuto di
qualche altez;a_,. Per prouare che non fune materialmente il coturno alto, cone
la pianella, da donna dounano ballare,. li tre luoghi di Virgilio, ggiunta
l'autorità di «Érobo,, che nei fecondo della Gcorgica dic^ oMurni funt
calciamentorum.genera Senatóri afta, quìbus crura etiam* wunwntuY) tuius
calciamenti effigies efl inftmulacrh Uberi > et 'Diana, ; It Seraio, che nel
primo ^ell'£neide afferma, che iono fliuatetti da accia_» . fithurni funt
eqlciamenta venaioria^. ilche dichiara j chej on,f un'ero alti còme le pianelle
da donna, perche con filmile altez» a non fi può correre lopra colline >
luoghi làlfolì, oX. fpinofiV Cqrif attoció voglio che lo prouiamo con altre
autorità* Da Plinio ìibftS etimo Cap. io. fi comprende pure che non Tufferò
alti come le pia-» He da donna, oue egli racconta d'hauer veduto, Athanato
Hifìrio' huomo di cinquanta anni comparire in Scena per fare ostentanodella fua
gàgliardia, con' vn eorfaletto di piombo, et con li coturni i/cinquecento
libre, brutta viftà haueriàno fatto li coturni di coi! gran efo fé fuflero
fiati 'groÌài,/&r alti,come le pianèlle .-da donna foonamente affettati, ma
perche^ douéuano eflefe' a guifa di Amale ttdp erto, che h cinge fino alla
pólpa della gamba, d'oueuano eilere affetti} et più ageuoli alia gamba, et
•doueuano comparire con proportioT#, maflima/^en te col corlàletto', col quale
molto bene veggiamo nel* j» Statue antiche d'Eroi, c*l Principi. li coturni à
foggia di ftiuàletto, dì foggia di pianella alto, &£_ quadrato in angoli,
come dice Aleifandro, „j t41exandro,non le n'è mai veduto niuno, nell'altra
forte_> veggonil t| Stauia infinite fcokured'Imperadori, diMufe,di Diana, et
di Bacri i,del quale coturno di Bacco, oltre gii Autori citati ne fi mentiono
fa :lleio Patercolo nell'vltimo librò, oue narra di M. Antonio, che vo» ia ^a
elfere tenuto vn'akro Bacco, et perciò pomua tra le altre colè )Clinenti a
Bacco, li coturni.. Cam autem nouum effe liberum patrem apJmari iujfijjjet ycum
redimitus tederà, coronxq; yelatus aurea >& Tbyrfum? WiSyCothumisq;
fuccìntus 9€urrii veliti itber pater -pefóus cjì *Ak%andri&, Cornelio.
Tacito àeXl'Vtìdecirad -àé gli Annali 3 dice di Meiialina_, P a hìoìi tu icbJ
mogliedi Claudio Imperatore, che cèlebraua in cafa la fella della ven-1
dèmmia,& chea guifa di Baccante /col* crine fparfo, feoffando il tiriò appreffo
Siilo incoronato d'edera, portauai coturni, et aggiraua lite* fìa facendogli
flrepito intorno va coro dìBaccanti. Ipfa crine fluxo? Tbyrfum quatiensy
iuxtaq; Sylius If edera vinftus, gerere cothurnot, iacerc^j eaput fer pente
circumy procaci, eboro. Simili Baccanti con_, coturni, Veggonlì nelli marmi
antichi di Roma, quali non haueriano potu» to làltare, et correre furiofamehte
negli giuochi baccanali, fé il coturno fuffe flato alto come le pianelle da1
Donna > nleuato affai, come dicono alcuni col fuuero, e eoa altra materia di
legno. Dicanjnivnpoco quelli tali, laffanda da parte le Cacciarne!, &l le
Baccanti, feilcoturnofoffe flato alto>& folleuato affai, come haueriano
poto* to combattere per monti ^campagne, e>forefte, le Amazoni, lequà
liportananoin gueità gli feudi, come mèzze Lune, et li coturni, come racconta
Plutarco nella vita di Pompeo-, hi hac pugna yAma^oncs *5\€ontibnt Thermodonti
ftuuio aceubantibùs profeclx auxilio venijft perbt bentur "Barbari* >
quippe àpr&lio: ydunu fpotia Barbarorum tegimt I[oma Teltas'^ma^onkas x
coMmosq; rèperiere . Certo che con le flampel: lotto li piedi non_> polìbno
andare sC combattere, ne h uomini, ne. «lonne, le quali ne i loro giuochi della
cieca, nei pafsi alquanto di iìciliyc^ nel voler effe camminare in fretta,
non_. che correre, fi he iiàno le pianelle, ancorché baffe ài futiero : Onde
appanfee che coturno bilbgna che fòffe fatto a^' guifa di fliualetto, èV*
borzacch no fenza alcuno folleuamento fotto la pianta, nel piede, &c fé II
doro nel ip. libro Capitolo 14. dice che erano fatti a' guita di piani le, ha
torto in quello, hi ben nel reflo ragióne > che Tv fallerò i Tn gici nelli
Teatri ',. &f gli fìéroi, come elio afferma. (òtburni fii fuibus
calciabanturTragcediyqui in Tbeatro difturi erantyet atta intonanti^', tà
tantaturi,, ejìenim calàamentum in madum crcpidarum, quo Heroes vtebanti
""Nel qua! teflo parla in tempo paffató,Calciabantur, vtebantur .
Coni che à fuo tempo non li haueffe veduti in Theatri . Vfati dunque da Ti gici
fotto perfonaggi d'Erroi, ne' Theatri, è da crederete Virgi. più uoltcli
vedeffe, et fapeffe molto meglio de gli Autori più mode^ come fuffero fatti, cV
che non fuffe.ro in altra foggia che in quel! «fci lui deferi tta, a guifa di
fliualetto, 6V borzachino, onde comma mente appreffo gli Autori vulgari, paffa
lo fliualetto fotto nome Coturno, della cui forma habbiamo noi fatto diffegnare
la noflra ft| >a del decoro, contentandoci, quando ci fìano altri di
contrario par, d'errare con Probo, Seni io, o^ con Virgilio ifleffo,che fopra
fapfej con Autori moderni, che non hanno veduto li coturni ne tempie^
vfauano,corae viddero Se ruio, Probo, et Virgilio,ilquale dice che li tu mi di
Diana, erano d'i roffo colore, e tal colore anco è molto prof ucnaio a Tragici
rappreientameuti, sì perche in effi vengono eff . *tr fènguinofi cai!,sì perche
vi s'introducono Imperatori, Rè, Principi,e_> pedone fublimi a'qualieonuiene
la porpora, àc pcròil coturno è ftaco aiagnato da Poeti >à perfonaggi
grandi, a come il focco apertone polla-' jiie,ciuili,& di minor aualiti. La
onde per venir al lignificato de la noiftra figura ; portando il decoro ne la
gamba dritta,il graue coturno, denota che fnuomo pia potente, iobilc,&
ricco per fuo decoro deue andare con habito nobile, coauenciole ad vn par fuo,
portando ntla finiflra ilfemplice focco» denota che 'huomo ài minor forza >
Sedi bafia conditione deue andare polì tiuamene, e non fpacciare del nobile,
&c del Principe > et ciafcunocirca l'habi0 deuehauerrifguardo per
oiferuanza dei decoro, à l'età, &T al grado, he riene,fuggendo fempre
l'eitrerno tanto di quelli che sprezzano il cui o de la lor perfona yi quali
non lì curano d'eifer veduti con habiti vili, 1 brdiymal legati,quanto di
quelli, che fc l'allacciano troppo, adoperando [articolare ftudio in pulirli,
et farli vedere ogni dì con habiti nuo jì, et trillati. Catone vticenfe diede
nel primo eitremo,che non ollèruòpun ) il decoro da Senator Romano; poiché fé
n'andaua troppo a la carlona ìmminando con gli amici in publico fcalzato con
vnaiòlà verte, di fora mal cinta con vna cordella,-si come dice M. Antonio
Sabellico^ lib* condo, et Afconio Pediano,& Plutarco riferifce,che andaua
per lUòro nto in vna toga da campagna,©^ in tal gùifa fenz'aitra vefta fotto,
tenei ragione in tribunale; Siila è anco riprefo3ehe eilendo Imperatore,» :
«eiferciti con poco decoro del fuo grado fpatfeggia uà per Napoli con^i
Ìimantello,em pianelle. Ne l'altro eftremo diedero Caligola Neroae,
i!°Ìtehògabalo Imperatori, liquali comparivano con habiti figurati di feij
colori conueneuòli più ad vna lafciua donna, che ad'vn maefteuol|lniperatoré;ne
mai gli due virimi portarono vn velìimento più d'vna ' Ita, et Pompeo Magno
ancor elfo viene da!M. Tullio ad Attico iib. a-* iif^.notato
pervano,&lafciuodalecalzette,dalle fafciebianche,& da re&cciola dipinta,
che cori poco decoro d'vn fupremo capitano par ) portar folea, de la cui velia,
fé ne burla ne la 16. Epiftola. Tomptius ulamMlamfiffamfilentiotiteturffiamL,*.
Publio Clodio parimente da Ci;onè vien biaiìmato, perche portaua le calzette
rolfe ch'a lui non fi |ìùchiuanOj come Senatore,elfendo quello colore da
giouani, a' quali che fono in età più frèfea, fenz'alcun gradone lecito portare
veftimen-/ èlli, et colori allegri, et vaghi, ma però ànch'efsi non deueno
trapafjliérmini della módeftia, m pulirli, afiimigliandolì,con ricci,, n
wtufàfà i$fam,' de te ipjo ftatuerei Sé quella vanità d'habiti, vien ria ir.
giouani,m Capitan i,& Principi,tanto più anco faranno riprei ì ibi
;,c*DÒ£tbn-,che cori habito conforme al decoro de h.ikcicnsv c«*
«onanderann©,afrenendjfi però da Ja ibrdidezza di Diogene Cinica et
d'iLfaminonda lordi Filoiofi, che Tempre poi "tauanovna niede.ima velia,
de quali non fu più pulito Socrate, aie lcaizoie n'anduua inuoltc in vna verta
di tela, o più coito làcco,dentro del quale tal volta dormiua la notte ne le lì
rade per h banchi, oiopra qualche poggi uolo co poco decoro . Ne {blamente
deuefi olierua^e il decoro,ne" l'andare fuora,circa l'ha bicorni anco
circa il moto, l'erigendoli con bei modo del coturno, cioè de la granita, abhorreiidoTeftrema
grauitach coloro, che portano la vita loro alta, tefa,tirata, tutta dVn pezzo,
che a pena fi muouono, et paiono, a punto ch'habbino la tetta conficcata in vn
palo, tanto che lenza decoro j muouono a rifo chi li vede, ne meno prender fi
deuein tutto il iocco, eie è il r affo di pedone balle vili, da iachè, àC
ffahere, ma fi. deue porta? vguaìn.ente il Tocco, 6c_ il coturno, cioè
temperare la grauita col patio ordinano dì periòne pofitiue .
HorationelaSatira^. del primo hbro,con dente latinco,morde Tigellio Sardo, che
non haueua modo nel camminare, horacamminauapian piano, che pareua fufie vii
[Sacerdote di Giunone, &" horacamminaua tanto veloce, che parea fuggi
ile dalinunici| TS^/Z gqjale bomini fuit illi,fape velutqui (urrebar, fugiens
hoflem : perfiepevelat qui Junonis facra ferrei, A le donne si, che fi conuiene
la granita ne lrandare,e'l paflb tardo pef| maggior lor decoro, et per quello
molta ragione nano a portare le piane' lcalte,che ritardano il palio, ne
laffano caulinare in fretta, ma i'huonio deue c«minare virilmente col palio
maggiore de le donne : M. Tullio (i come nfenfee il Petrarca,ne le opere latine
lib.2.trattato 3-cap.^ J^e^i do che Tullia fua figliuola camminaua vn poco più
forte che non fi cohneniua al decoro d'vna donna, &per lo contrario Paone
fuo man;oj# lentamente che non fi conueniua advn huomo,tafsòambedui cofl vn
medefimo motto, dicendo in prelenza di Pifone fuo genero à la frj gliuola,òcofi
cammina da homo, ambula, vt vir . Volendo inferin che ella doueua caminar piano
da femina, 6^ Pifone. più pretto d"' liuomo . CLrediciòil cqtUfno,& il
ibeeo molto bene fi conuiene alla figu del decoro, come fimbolo del decovo
poetico, poi che li poeti non nan no con altri ftromenti fatta diihntione da
vna (ortedi poelìa all'altra, ch« col coturno, Se col focco, da vna graue
ad'vna men graue attionerperch il coturno fi come habbiamo detto erada Tragici
poemi, ne quali v'in teruengono per fondamento pnncipale,Principi,e perfonaggi
tièPleni dico principale, perche v'interuengono anco ferui,fchiaui,balie,oc
Pedi gogin ; £t il foicoera de comici poemi, ne quali v'interuengonopei ione
p,iuatc,& infime, et perche in queiti fi tratta di cofe balle, dome
ihche,& familiari con Itile parimenti baffo, pigliali il focco per fign %
fiato d'vnf ariate baffo; £t in quelli perche fi tratta d'auueninienti o( «e
iSs éorfi tri Heroi, oc Principi con ftile più grauc> pigliali il coturno
per lo parlare fonoro, perfetto, 6^ fublirae,onde chiamafi da Poeti grande
&alto. OVIDIO (vedasi). Alta meòfeeptro decorai > altoq; cotburne .
Horatio nella Poetica. Hunc facci coepere pedem, grandesq; cothuntU Intendendo
de Comici, et Tragici, et il Petrarca nel medefimo (igni fcato li pigli* per
baflì, et fublimi ingegni, in quel verfo . tjManria da coturni, e non da [occhi
. Di modo che li coturni,& li locchi applicandoti non tanto a
rhabito,quanto a la figura del parlare, vengono ad efiere doppiamente limbo lo
del decoro poetlco,& vn compendio d'ogni decoro, perche li Poe[ti
eccellenti offeruauo il decoro, ne le poefie loro, in qual fi voglia cofa, nel
coftume de le opere,del parlare, et de l'habit o,& procurano di mai partire
dal decoro debito a ciafeuna perfona,che fé per errore dal debito [decoro
partono,fono notati i loro perfonaggi di imp«rfettione,fi come nota
AnftotiJenela Aia Poetica, il pianto, ÓV*i lamento d'Vhfie nella $cilla,perche
ad'Vlifle,come prudente,e faggio non conueniua piange re>& lamentar/ì
vilmente : £ però dice Ariftotile. Indecoriatque inconue* ùentis mons flyfsis
eiulatioin uylla. Vien notato parimente Homero da VI.
Tuliio>percheattribuifcaa'Deiattioni,che macchiarebbero anco j;li
huomini,come rin*e)ire)diu*enfioni,inuidie,& difonefti arTetti,diche le
vien anco biaiimato da Empedocle,& da Senofane, ne è marauiglia * :he
Eraclito Filofofo giudicarle Homero degno d' efiere fcacciatoda* featri,&
meriteuole, che gli fuffero dati de'pugni, et fchiaffi,come ri èrifee JLaertio.
Homerumq; dicebat dignum qui ex certaminibus eu'ceretur,co iphisq; cederetur.
Non per altro,che per lo mancaméto del decoro,che el reftoè mirabile più
d'ogn'altro d'intelletto, et d'eloquenza ; Manca milmente nel decoro a mio
parere Sofocle in Aiace, oue introduce 'eucro figlio d'vna fchiaua fratello
naturale d'Aiace a contendere con lenclao Re fratello germano^' Agamennone
Imperatore fenza nfpec ) e timore,rifpódendogli,come fi dice,a tu per tu,e fé
benfa che Mene 0 partendo al fine dica,che è brutta cofa à dir fi,con tendere
eoa vho di »role>che fi pofia domar per forza. 1*Abeo,nam turpe auditu fue
rit VerbiscumeorixarhqUemvicoercere poffis. Non perquefto fi sgrauadi tal
bruttezza perle molte ingiurie riceite già dal ludetto Teucro,mafsimamente che
gli riipofe co maggior roganza dicédo,& a me è cofa bruttiflima ad vdire
vn'huomo ftolidoUpage te,nam et di feguito hauefle ardire di contrariare CQn Rè
fratello deirimperadore,e futfc tato sfacciato che gli dicefle fen rifpetto
mille ingiù rie>e tanto più manca Sofocle nel decoro quato e pocodopo
replica Teucro orgogliofamentealf ifteflb Imperadore uan tandofi d'enernato
nobile>rinfacciaad ? gamennone che ila nato diPa dre empio, et dimadre
adulterai di più gli minaccia fenza conueneaole coilumedi rifpettofo
vaflallo,có poco decoro del'Imperatore,cltc con la fua imperiale autorità
giuftaméte per l'ingiurie et minacele lo p teua far prenderei gaftigare/e ben
Teucro fuflc flato fupremo,e trto to non chepriuato luddito, come era. Hora
ficomeil giuditiofo Poe cerca dare a li perfonaggi de'iuoi poemi il coftume
conueniente,con ha uer cura di nou attribuire a quelli cola fuor d el dccoro,co
fi noi con gii ditiodouerno guardar bene a quanto ci fi conuiene fare, acciò
non reniamo biafimati nelle noftre attioni,come quelli Poetiche volendo in
trodurre perfonaggi ad eifempio delle attioni humane, li rapprefenta no lenza
ildebito coftume con poco decoro, DOMINIO DI SE STESSO. '«NilJlpWb . VOMO i
federe fopra vn leonesche habbia il freno in bocca, et regga con vna mano detto
freno,& con l'altra punga elfo Leone con vno (limolo . 11 Leone pretto
gl'antichi Egittij>£u figurato per l'animo,e per le fua for,ze,però il Pierio
Valerìano dice vederli in alcuni luoghi antichi vn huo mo figurato nel modo
detto,per moilrare,chela ragione deue tenere il freno airanimo,oue tropp o
ardilca, e pungerlo oue iì moftri tardo, e fon no lento. DIFESA CONTRA CIMICI,
MALEFICI, E VENEFICL ONNA che porti in teftavrfornamentocontefto di quelle pie
•— trepretipfe^'Amatidejdi Gagatejd'AgataA Diamante, porti al lollo li coralli,
in mano vna pianta, che habbia la cipolla bianca, detta |»cilla,o vero
Squilla>a piede vilìa vna Donnola, che tenga in bocca vn amo di ruta.
DeJ'Amacidepietra fimilearalume Scifillo,dice Ifidoro ib.15. Cap.io.ehe è
bùono>& relitte cótro ogni malia di maghi del Ga ' fidate dice
Bartolomeo Anglieo lib. 16. cap.4p.che vale cótra le fantafme cantra Hgffumas
Demmum vexatiónes : Mt nel lib. 1 2. cap. pr. dice che l'Aquila 'iM l'Aquila
oltre la pietra Etite, pone anco nel Aio nido l'Agata per etf ftodirlodal
venenofò morfo de'ferpenti. Ma io ho oppenione, che eqi * uochi, ponendo il
nome d'Acathe in luogo di Gagate, impercioche 1 pietra Etite Aqui lina è anco
da Plinio chiamata Gagate nel decimo hi cap.£ . Lapis i^tite quem aliqm
dixereCjagatem.Nòdìtneno l'habbiamo j (la,perche TAchate>o Agatha,che dir
voglia mo,vale contra il veleno i cor effd,& contra il morfo de li fcorpioni,come
dice Plinio lib. $7. ca[ decimo.Deldiamante,iliudeuoln*doroJib. 16. nel cap.oue
tratta de'ci ltaili>dke, che fcaccia varie paure>& refifte a l'atti
malefiche, Mttus t& malefici* artibus obuiat. Del corallo Bartolomeo
Anglicc lib. 16.cap.3j dice Contra diabolica^ varia monflra valetiVzle contra
v* nj et diabolici moftri, dell'herba Scilla Plinio lib.20. cap. p Tythagom
Scillam in limine quoque tanna fufpenfam malorum medicamenterum introitun
fellere traditrice che Pitagora riferifee, che la Scilla attaccata Coprali
porte non Jaiia entrare alcuna malia.De la Donnola, che porta la rufi in bocca
fenuono tutti li naturali, che fé ne prouede perfua diffefa coi tro il
bafaIifco% &C. ogni velenofo ferpente DIPESA CONTILA PERICOLI. DONNA. DONNA
gìouane,armata, tenga con k deftra mano vna fpada ignià>; àà, \ col braccio
finiftro vna rotella ih mezzo, della quale vi iìa diurno va riccio fpinoio.
Giouane fi dipinge per elferc la giouentìi perlo igore atta a difenderti ad,
ogni incòtro, l'armature la fpada>dimoÌì:rano ; àttiouinon lòlodxfenfiue, ma
anco d'offendere altrui bisognando. GH '. da la rotella per fegno di
difeia3come narra Pierio Valeriano lib.quaran uneu"mo,&C il riccio,
gli Egitij lo metteuono pergicroglifìco della.» ifefa,&dimoftrauanoper elfo
vn'h uomo che fìaiìcurodairjiifidie,cV..( encoli, et da tutti i cari di
fortuna, imperòche quello animale tolto che ' *nte l'odore delle fiere che lo
cercono, o il latrar de cani fì. raccoglie tut5 in vn gruppo tondone ritiratoli
il mufo,& li piedi da la parte di dentro guifa, che fanno le teftudme, et
tutta la fua fchiena a modod'vna palla idotta in vn globo ri tondo, et per fua
difefaySt faluezza haucndo drizza z le fpine delle quali egli è da ogni parte
ripieno, E fé neftaficu.ro refendo!! formidabile a qualunque toccar lo volefsi
. DIGE'STIONE, DONNA DO NN A di robufta complefsione, tenga la mano dritta
Copra vu* Struzzo,fia incoronata ài puleggio>&: porti ne la mano
finiftra vnl pianta di Condrillo : Senza dubbio le complefàioni robufte fono
più facili a digerire,che le delicate, ónde lo Struzzo per la fua robuftezza,
Sx^ «ilidità dìgerifce ancait ferro, ilpuleggio dice Santo Ifidoro che da gli
Indiani è pia filmato del pepe, artefo che rifcalda* purga, et fadigerire. Il
Condnilo è vna pianta che ha il fufto minore d'vn piede, 8c^ le foglie *he
paiono dentro rofigate intorno,& ha la radice fimite a la faua> quefU
vale a la digeftione, fecondo lifertfee Plinio, per autorità di E%oteo. Poeta
ncilib. iz. cap. 12. ouedicé., DorotìmisSthomacoy^ cQnctftìQnibw *tilem,c*rmmbt}Sffiiis
gronuntiamt « ; DILIGEN2A D ONNA di vm'acc afpctto,tenga nella manodeftn vn
ramo di Thl ino, ìbpra ikfuale voli vn'ape; tìt la man (inr:h-a tenga vn tronco
e A manamandola vnito con vn di Moro celfo,alIi piedi -Aia va galliche ruipi?,
a diligenza è detta fecondo alcuni, a Diligendo, che lignifica amare» lerche le
cofe, che amiamo ci fono dilette, che però poniamo ogni dili;enza in
confeguirle, proportionata etimologia, ma non germana, po.ihe la diligenza è
denuatadala voce Lego.yO veto Delego > in qvzi feri® hefignirìcafcegliere,
Marco Varronenel;quinto de la lingua lati au. Il medefimo afferma Marco Tul: io
nel fecondo 1)e natura Dcoritm *A delegendo diligentesypucho. li diligcmi
begliono per loro ilmeglio,sì che la diligenza è l'induftria,chc poniamo il
eleggere, efciegliere quello che ci è più efpediente ne le rioftre attioru* i
quale diligente induftria leggefi appreso Stobeo che èpiù vtile ch^j, n buono
ingegno. Diligensindafi ria ytilior quam bonum ingennium» E anco ìù
commendabile, quello che fi acquifta con induftria, e diligenza > che
erfortuna,d^acafo, fenza ftudio, induftria, et diligenza >laquale va ~ :
molto in ogni cofa > e nulla ci è che per lei non fi confeguifea, attefo' he
da lei fola tutte le altre virtù fi con tengono ; come nel fecondo de^. Orante
aflerifee Cicerone. Diligentia in omnibus rebus plurimum valete xc. precipue
colenda efl nobis ; baefemper adbibenday bac nihil eft>quod non afteuatur •:
quiavnavirtute reliqua omnes virtutes continentur .La diligente in*, uftria, o
vero l'induftrioià d iligenza, in eleggere, fciegliere, e cappare l migliore
vien figurata da l'Ape che vola fopra il Timo, ìlqualet dì iue forte, fecondo
l'autorità di Plinio, vno che nafee ne i colli, bianco li radice legnofa,
l'altro è poco più negretto di fior nero: Plutarco nel rattato delia
tranquillità dell'animo nferifee che è herba brufchifsima i£aridifsima,&
nondimeno d&quella prendono l'Api il mele, l'applica gli à gli huomini
generofi di cuore che da l'auuerfità ne cauano vtife „ Umines cordati yficut
ssfpibus melprebet tbymus ^acerrima y et aridifìima ber'ayita e rebus
aduerfijìimis fiepe numero conueniens aliquidy &commodum decerunt. Ma noi
l'applichiamo; a gi'huomini diligenti, che con, diligenza» \\i induftria ne i
loro negotij traggono da cofe aride, e difficul vofe quello >;he e più
vtile, et meglio per loro, come l'ape induftriofa, et diligente, yhe dal Thirno
bruito, et arido raccoglie dolce liquore :del Thimo a p Api grato, veggafi in
più luoghi Plinio, e Theofrafto. La diligenza | ighafi anco per Paftlduità, et
folecitudine > come da S.Tommafo in %. .2 ., ueftione 54-art. primo . Efl
autem diligentia idem quod folk itudoy ideo requitur in ornai -virtute yficut
etiam folkitudo . Et perche alcuni per voler et :re diligenti.,& foleciti,fono
troppo aifidui,& frettoiofi vogliamo auuer ceche la diligenza fouerchia è
vitiofa, perche a gli hnouainièaecetrioilripofo, et la refolutione d'animo, hq
uà le rinforza le forze 9 et riuoua la fianca memoria, Ouidio nella quarta
EpifioJa » Hac repajratvires yfejjaq; membra leuat tsfrcùs, et arma tu tibi
funi imitaada Diana ^ Si nunquam ceffes tendere t moilìs erit quai ripoiò negli
ftudif-,mafsujumGqteè ii£ceiJar(ìo, poiché la, iWc* mcuEe I o» #>* »cnte non
può 'difcernere il meglio per effere confufa, e perturbata Protogene pittore
farnofodi Rodi,fc non fuife ftato tanto afìiduo,& tro^ pò diligente nello
ftudio dd dipingere > farebbe ftato in ogni parte più eccellente, et vguale
ad Apelle,ilquale Tiprendeua detto Protogene che non fapeua leuar lamano4i tauola
del dipingere, onde la troppa diligen» zaènociua, come dice Plinio lib.35. cap.
io. ragionando d'Apelle. Dixit enim omnia, {ibi cum itilo paria efie > aut
iUi meliora, [ed yno Jè prafiarcJt quod manum die de tabula nefeiret tollere^
memorabrfi praicepto ynocere [epe nimiamdiligentiam-. Etperò non fi deue effere
frettololò nelli luoi negottj &ftudij, nefideueniunolaflar
trafportardaldefiderio di vedere la fine deilà intensione fiia, ma -deue eflere
con ti derato, cauto, et iòllecito interne, si che la diligenza deue effere con
maturità nulla, o porta tra li tardanza, et la preftezza,da le quali et forma
vna iodata, et matura dJi genza . QndebenLfsimo dice Aulo Gelilo lib. 1 >.
cap. 1 1.^id rem agen> damfìmuladbibea.tuvy'& ind.Jìn g tek.it is, cjr
diligente tardtias. Quefta iatta diligenza la ijgu rò Augulto col granchio, et
la farfalla, hauendq iemprein bocca quei detto vulgato, Feftina lente. Tito
Vefpafìano la figurò coldel.fìnoauuolto intorno a Pancora, Paolo Terzo, con vn
tarde camaleonte anneffo col veloce Delfi no. lì Gran Duca Coiìmo con vai
Teftudine, o Tartarucache dir vogliamo, con vna ve'uiòpra: et noi co tronco
d'Amandola vnito con vnodi Morocclfo^perche l'Amandolo è i rrimo^a fiorire
Plinio Floret prima omnium amigdala menfe lamia* w > Sì chi più follecito de
gli alth*& come fre toiolo, et ftoko manda fuora i fior nell'muerno, onde
tofto priuo ne rimane dall'afòentà dei tempo > et però bifogna vnire la
folieeita di ligenza con4& tardanza,de la q uaie n'è fiat bolo lì Moro,
percht più tardi de gl'altri fionfee, e per quefto è riputa» il Moro più fauio
degl'altri arbori . Pliniolib. i6.cap. 2,5 . et difeerne da gì inutili grani de
la poluere gli vtili grani d*1 fuocibo. Aufonio Poeta i'cnuendoaSimmacho fopra
il ternario nume rollile come per prouerbio il Gallo d'Euchione, volendo
fignificai Vn'efatta diligenza, ìlqual prouerbio leggefi negli Adagi)
Cjdinaceum Bucbionis prouerbio dixitrfui folet omnia dilìge-ntiffime perquirere
->et inuefiigar ne puluifculo quidem reli&o idonee id inuenerittfuod
exquifìta curaconquifìerat* D ELITIOSO VOLENDO dipingere vn'huomo delitiofo, lo
raprefenterenu £0 a e narra Pieno Valeriano nel I1b.36.podo con grand lisi ma
con ttiodua a ledere, ^ co'i cubito Ci appoggia ad'vn cufcino. Adamant éiiìc
che era iegnodi voluttà, et di iafciuia, hauere il cuicmo ioc:o ile
Jbitodei^maiKj» &^uettu« pregia cne dille guaia a ^ue che DI eESJRERJP&
t9* ìkc acconceranno il guanciale, fotto il cubito della mane, intendendo
>er quefto q uelli che lontanati da vna vini fortezza^per le mollitie
deì'animo, et del corpo bru ttamente s'effeminano * ODETKATTIO.N Bw |1 ONNA di
brumfiìmo afpetto, che (Uà a;federe, et che tenghi la bocca aperta,in capo vn
panno nero in modo tale,che gli cuoprì,&: accia ombra à parte del vifo,if
veftimento farà rotto in più luoghi, et el colore della ruggine tutto contefio
di lingue fimilc aquelle del ferale, al collo terrà vna corda in cambio di
collana > et per pendente vna treglia, con la delira mano tenghi vn coltello
in atto di ferire, et coil. ifìmftra vn topo, o forze che dir vogliamo, ma che
ila grande,ÓV* ilìbile-i . Brutta fi dipinge percioche non Colo è brutto il
pefilmo vitio della de* -attiene per effer egli tempre pronto a i
danni>&^lla rouina del profililo, ma molto più bruttifllma cofa è di
quelli i quali fi fanno famigliari, i porgono orecchie, et danno credenza
all'iniqua,& peruerfa natura de detrattori, i quali portano il diauolo
nella lingua come dice S. Bernar* i|o ne' fua fermoni. Detraclor diabolum
portai in lìngua . Si rapprefenta che ftiaà federe percioche l'otio è
potentifsima caufà fella detrazione >& fi Cuoi dire, che chi ben fiede
mal penfa, la bocca iòerta, et le lingue limili a quelle del ferpe fopra il
vefiimento dimoftrab la prontezza del mal dicente indir mal di ciafeuno,
alludendo al /etto del prò feta,nel Salmo ijp. che dice
^cueruntlinguamficutferpentes ynenum afpidumfub labys contm, Et S. Bernardo ne
ìfuoi Sermoni narra vie la lingua dd detrattore è vna vipera > che
facilmente infetta con vn-» il|lfiato,&'vna lancia accutifsima che penetr
con vn foi colpo. • T^m quid non vipera efl lingua detratìoris Feroci/sima ì
piane nimirum, qua tam Ut halite? t (Inficiai flatu vno,nunquid non lancea E
lingua ifl a profeto acuti/sima, qua tre* 'Penetratilo vno. Et a quefto propoli
to benifsimo efplica'quefto concetto il Sig. Gifmon ! Santi con i feguenti
Sonetti cofi dicendo. "BOCCA crudel-, che mentre intenta fnbdi Tua lingua
a danni altrui, [cocchi jaetta U^je petti de mortai ditofeo infetta Chi mai
fchiuar poteo lempietue frodi* Serpente rio 3 che ftbillando rodi Gli humani
corytrifauce can che'rì fretta Latrando > ogn 'alma, ancor che al ciel
erette, tJMordi, efol di ferir ti pafei, e godi . ^ion Mofiro là v'Pl Ts^lo il
corfo ftende 2V£> belua mai su monti ajpri Btfei Teco di par à l'altrui morte
intende s «J>* ' jtnxi è d'*Auerno ancor più cruda fei9 Che gl'empi!
folyfolo i preferiti offende f Tu i vicini y e lontani^ e giufiiy e rei. J?
B^ET^iA) deh frena homai lingua peruerfk Tua l'mgna nel ferir cotanto audace
Ch'ogrìv» che fedele ferfìda>e mendace T'ejìimayedi mortai velen4afpèr fa $
'iAwr% non t'arreftar;md cruda ver fa Il rio liquor > che prima te disface /
Che ri pena del fallir tua propria pace ( Volle) conturbi rf danni tuoi corner
fa, Co fi grauida ilfen l'immohil terra Di focofi vapor, da loro oppreffa'j Si
fcuote y.e prima afe muou'afpra guerra l Taf ne l'Fgeo crucciofa l'onda,
efpeffa Quafbor tv fata a* venti Eoi differra ' (jhfiogli in affrontar, rompe
fé sìejfa. * XI panno nero fopra il capo, che fa ombra a parte della faccia,
figni/k la proprietà del detrattore, cheèdir male occultamente, et pero be.
«Urie S.Tommafo z.i.quef.yj.art.^ Altro non è la detrattione che vna | eulta
maldicenza corjftro la famaj& reputatone altrui, com'anco l'tffA to di efla
è d'offufeare", opprimere, et occultare l'honorate attioni altr^ © col dir
male > o col tacere l'opere buone . Terentio nel Phormione jjl joj^S^ena ^.J^hil cH
^nftpho. Qui male narrando pofìit deprauari at Tu
id quod boni eft excerpis, dicis qvedmalieB. Il veirimento rotto in pia luoghi,
et del colore della ruggine ne^ inoltra che la detrattione regna in huomini
baffi, et vili, tra quali vi no di quegli che il più delle uoite più tolto
dalla gentilezza, et corti di qualche Signore, che dalla buona fortuna, o altri
mezzi virtù,afccndono.a qualche grado, del che mfuperbi ti, per non degenerar
1} to da la loro mala creanza, et federati coturni fono limili alla rugg
Jaquale fi comeeìla rode>& con fuma il ferro,o altri metalli, con* k fur
teica natura di queftì tali con la detrattione confumano li-buona elfi none, et
fama altrui • La collana di corda con il pendente della (tre che tieneal collo
potiamo dire, che fi come gli antichi faccuonodil tione da perfona, aperfona
(come narra Pierio Valeriana lib. tre Sòrzè che dir vogIiamo,ene tiene con la
fmiitra roano, Plau; 1 «P-Atto pr.Sccna prima anpmjglia i detrattori a' detto
animale, pertoche fi come egli* cerca tèmpre di rodere l'altrui cibo,&
altre cole, coti 1 detrattore rode^iftruggei^^onfumarhonoreji&^uanto^i
buono, 5fi ii bello ncU'humano genere fé ritruoua . Qiiaft mure* femper edimus
alienum cibuffu Vhtres prdlatg junt quum rushomines cmt Simul prolata
funtnpjiris dentibuu BIS PREZZO, E? DISTRVZZIONE 8ei:Tiacerit& cattiui
affetti* che tiii in atto di combattere con vn ierpente, et a canto vi fiaivna
Oca f'na> ai piedi della quale vi fieno diuerfeferpe che fhj no inatto di
coni attere con detta Ocogna,macae fi veda da ella reftino offele comi becco,©^
con li piedi, Si dipìnge armato>& còri il ferpèritc,
pcrciochcckièdifprezzatorc,^ diftruttoredcipiaCeri,cVcattiuiatìfctti,cortuicne
e ìeiia d'animo forte»* virtuofo. Gli fi dipinge la Cicógna, come d)cc n.
mo,eflendoch'clix. Continuamcritfcfa guerra cori i fcrpi,i quali animali fono
talmente terrò I ni, che Tempre vanno col corpo $c¥ tti ra,& 'tèmpre
fhnno'a quella cori j giunti, o vero Ci ascondono nelle più lecrete fi; eh neh
e di.euelk ; or.dt perl'immagine di qucfio-vccclo che di uon ìférpi, fi uk
ftral animo li «jualc dii'prezza le delitie del mondo, Oc che da fé rimurLe, et
a fimo te ] glie via i defidenj sfrenati, ò^_ gli afici^i tcrtcin
(ìgnifccati.peruvenc i Hofi ferpi . DISTINTIONE DEL BEKE E DEL MALE. DONNA J.
DONNA d età virile, vefttta con habito grauc, con la dcftra nuna terra ya
criueilo, et con la uaiftra va raitrello da villa . 01 i^ppreienta d'eri vi
nle,$c velica eoa habi to graue, perciochè detta :ta è.piùsa^aee, eretta da la
ragione a ^ a giouentù, 5c la vecchiezza, per etfere;
4^1^$Jffi&i$&&Jkir itati concupiicenze, et paflioni,&
nell'altra le dcliratione deirinteilec» ;o. At^o ftromèntoè
ilcrnjciro>perdimofti!are la di ftmtione del bene, k del male, dei quale fé
ne ferue per tal {imbolo Claudio Paradino con-» m motto ; Ecquis difeernit
vtrumq; ? Chi è quello che dilli ngue, diuide» ) refega l'vno,& l'altro ?.
Cioè il bene dal. male t come il cnuello, che drude lì buon grano dal cactiuo
loglio, e da l'vtile ueccia, ilche nò fanno le niqueperiòae,che lenza adoperare
ìlcriuellode la ragione ogni cofe nfieme radunano, et peròPicrio prefe il
Cnuello per Gierogliiìco dej» .'Iiuoiiio di perfetta fapienza, perche vn flolto
non è atto a fapere difeerlere il beae dal male, ae fa ìuueffrgare li fecrèti
della natura, onde era juefto prouerbio apprettò Galeno Stulti aderibunt. Li
facerdoti EgitiJ )er apprendere con fagace eoa lettura li vaticiaii, foleuono
pigliare val# :nuelloia mano, fopra che veggiaiì gli adagij ia quel detto prefò
da Gre:i no(rx.ty(tftllxy9ue Cribro divinare . Il raftrcllo che tiene da
l'altra mano, ùia iiiede.ixiia proprietà, perche di tal hromento feruefì
l'agricoltore >er purgare 1 campi da i'nerbe nociue,& radere vii le
feluche, ocftoppie U prati, impercioche d raftro, et raftrello è detto a
radendo,comedice Garrone lib. 4. De lingua latina, co fcHucus homo abradit,
quoabrafu rateili Vitti. J\ajlriqmbus dentali-bus penitus eradunt terram, a quo
et rutabridiclu ìt nel pruno ltb.de re rufhca,cap.49. dice Tura de prctis
ftipulam rajìelli em %qtque addere f artifìcio amulum . Hora fi come
l'agricoltore con il rafteloièpara dal campo Inerbacele catti uè, &^ raduna
con l'i ft elfo il fieno mono al mucchio, et al tre vtiii raccòlte, coli
fhuomo.deuediftinguere •olraftello de l'intelletto -il bene dal male, et con
i'ifteiìò radunare a ie_* i bene, altramente fc io ciò rara pigro, et incauto
ie ne dolerà, però tea* ;lu a mente il r, cordo di Virgilio nei primo della
Georgica. Qupd nifi, et aRidais berbam infefìabcre taftris . Et foniti* trrebis
aues : e£" rurls opaci Falce p^emes ymbras : votisrj; tocaneris imhrem :
Bea "magnum dfòrrarfrKftva fpiclrfyiraceriiHm. Sedi ami on pregherai Dio
per Li pioggia, con tuo dolore, vedrai il mucchio de ifeiiona raccolta di
queli'altro/che è /fato diligente, ck.giuditiofo In far>,ck mitigherai la
fame con le ghiande,, il'che noi potremo applicare^(oralmente a i'huomo,ilquaie
fé non iwìichctà da le le male piante de Lttiui affetti, et
defiderij,&coì.raftreìlo del giudicio non japrà ducerre il bene dd
ma'.e> et ie non i.cacue.à da le gon brauate gi'yeceìla'c y $pé / tft
buffoni, parafati, adulatori, et altri cattiui huomini, et can la falci de
l'opcrationi non opprimerà l'ombra dcrotio,&fe non decorerà al
Dioconleorationi, con dolor fuo vedrà il buon profitto d'altri, cioè refterà
fozz0»ftoraachcuolc, igi tante,vilc,&abietto,comevri porco DISEGNO. N
Giouane d'afpetto nobilifsimo, veftito dVn vago, et ricco dr pò, che con la
delira mano tenghi vn compaHò, cV" con la fini t tao fpecchio .
Difegnofjpluódirecheefiofiavnanotitiaproportìonale di tutte ^ cofe vifibili, et
terminate in grandezza con la potenza di porla invìi Si fi giouane d'aipetto
nobile > perche è il neruo di tutte le cofe fatti! i et piaceuoli per via di
bellezza, percioche tutte le ce fé fatte dall'artr dicono più >& meno
bel le, fecondo che hanno più, et meno difegno! JahdKcz^ade^a farina hunaana
nella giouentù fiorifccprincipr.kr.e-' i Jf7 |Si può ancora fare d'età virile,
come età perfetta, (quanto al difcorfo,che inon precipita le cofe,come
lagiouentù,& non le tiene come la vecchiezza ìnrefolute . Potrebbe!! anco
far vecchio >& canuto come padre della l>ittura,Scoltura,&
Architettura, com'aneo perche non fi acquifta giammai il difegno perfettamente
fino ali'vltimo dell'età, et perche è l'honoIre di tutti gli artifici manuali,
e l'honore alla uecchiezza più che all'aiire età di ragione pare che conuenga :
Si fa il dilegno veftito^perche poetili fono che lo vedano ignudo, cioè che
iàppiano intieramente le fue ragioni, le non quanto linfegna l'efperienza,
laquale è come jvn drappo ventilato da i venti, perche lècondo diuerfe
operationi, et diuerfi cofluIBM di tempi,e luochi fi muoue . Il compaflò dimoftra
che il difegno con*E irte nelle mifure,le quali fono al'hora lodeuoli, quando
fra loro lòno prò >ortionali fecondo le ragioni del doppio, metà, terzo, e
quarto, che fo~ io cómenfurabiM d'vno, due, tre, et quattro,nel quale numero fi
riftrin» . *ono tutte le proportioni,come fi dimoftra nell'Aritmetica, et
nella-» kfufica, et per conseguenza tutto il difegno, onde confitte neceflaria»
| nente in diuerfe linee di diuerfa grandezza, o lontananza . Lofpecchio
igmfica come il difegno appartiene a quell'organo interiore dell'anima, juaìe
fantafia fi dice,quafi luocodell'Ìmmagim,percioche nell'immagina uua fi ferbono
tutte le forme delle cofe,& fecondo la fua apprenfione fi dicono beile, et
non belle come hi dimoitrato il Sig. Fuluio Mariotelli ;n alcuni fuoi difeorfi
> onde quello che vuole perfettamente poifederc il difègnò,è necefiario
ch'habbia l'immaginatiua perfetta, non maculata, non dJftinta > non
ofeurata, ma netta, chiara,& capace rettamente di tut:e le cofe fecondo la
fua natura, onde perche lignifica huomo bene organizzato in quella parte, dalla
quale pende ancora l'opera dell'intelletto, ?erò ragtoneuolmente a gli huomini
che pofsiedono il difegno fi fuol e hr molta lode, et lifieffa lode con ueneuol
mente fi cerca per quefta_» aa, come ancora perche la natura ha poche colè
perfette, pochi foie quelli che-arriuano a toccardil fegnoin quefta amplilsima
profef;jione, che p:rò forfi nella noftra lingua yien efprefla con quella
voileDifegno . Moke più cofe fi potrebbo.no dire, ma per tenerla folita brevità
quello badi, et chi vorrà vederne più, potrà leggere il libro
intito||atoi'Eftafi del Sig, Fuluio Manotelli, che farà di giorno in giorno
alle bffipe,cpera veramente di grandifsima con/ìderatione . DOMINIO. VOMO con
nobi!e, & ricco vefiimento, hauerà cìnto il capo da Vn ferpe5 cXJCon la
finiftra mano tenghi vno Scetro, in cima del ualevi fia vn'occhio, et il
braccio, cV il dito jndice della delira mano •liftefojcomefogliono farquelli
che hanno dominio, et comandano. Gli fi cinge il capo a guilà di corona con il
ferpe, percioche ( come -narPierio Valeriane nel lib. 15. ) è fegno notabile di
dominio > dicendo n vii a fìniiie diinoftratione fu predetto l'Imperio a
Seuero, u come af:rma'Spartiaì3o,acui'Ciicndoxgli in vìi albergo, einfe il capo
-vn ie:pe, &C effendo fuegliati, et gridando tutti i fuoi familiari, et
amici chef* •co erano, egii fenza hauergli fatta offefa alcuna fé ne
partì.-anzi più; che dormendo Maffiminp il giouane, ilqual fu dal padre
dichiarato interne feco Imperatore, vn ferpe gli fi riuolfe intorno al capo,
dando fe« gno della fua futura dignità . Laveremo qui di riportare gl'altri
antf] effempij, che nell'ifteup luogo Pierio racconta, et in vece di quellij
produrremo vno di piùfrefca hiftoria efpofto dal Petrarca neleo] ìatione del
lib. ^.trattatod.de Portenti cap.i^. oue narra che Azoi feonte giouane
vittoriofo, per comandamento del padre pafsò colli iercitol'A pennino, et
hauendo ottenuta vna vittoria pretto Altopafìl con vguale ardire, et fortuna,fi
riuoltó contra i Bolognefin;In tal fpj tione, effendo fcefo da cauallo per
ripofarfi, leuatofì la celata che vie] fé la pofe in terra> vi entrò vna
vipera fenza che niuno fen'accorgeffl quali DICE SAR E R IP A: r*f fluale,
méttendoli Azone di nuouo in tefta la celata, con horribilc, et fuoiofo ftrepito
fé ne calò giù per le guancie de l'intrepido, et valorofo Capi tano,fenza
alcuna fua lenone : ne volfe però che fufie da niuno fe*uita: mainducendo ciò a
buono augurio vsò per fua imprefa militare a vipera: Augurio non tantoper le
due vittorie che all'hor nportò,quan:o per lo Dominio che dipoi ottenne del
Ducato di Milano, ÓV" tutto :iò afferma il Petrarca d'ha uere vdito dire
in Bologna mentre viflauaa 0 fludioiquello foggiungo perche altri autori vanno
con finte ehimee arrecando varia cagione, per laquale i Vifconti portino per
imprela-» a bifcia,-Che aniunopiù crederli deueche al Petrarca, che per
relatiole pochi anni dopo il càfo feguito nel'ifleflò luogo oue fegnì lo feppej
2uod cum Bononi&addefcens in Jìudijs yerfaremaudiebamydiceil Petrarca, k
più a baffo,Hinc precipue yquodipfe prò fìgno bellico vipera vteretur. .1
giouanetto poiché efee di bocca del ièrpe, non è altro che figura lei giou
inetto Azone, che fcampò da la bocca de la Vipera, che non lo morde ; ma
torniamo alia noftra figura . Lo Scetro con l'occhio in cima li elio, che tiene
con la fini/Ira, 6V il geiìo del braccio, et delira mano» : fenz'altra
dichiaratione legno di Dominio,come fi vede per molti Autori, et in particulare
Pitagora che fotto mi ftiche figure raprefenta la-, uà filofofia, efprefi'e
Ofiri Rè, et Signore con vn'occhio, et vno Scetro» tornato da alcuni
molt'occhio,come narra Plutarco de Ifide,& Ofiride» \egem enim, che tenghi,
V con la finiflra mano vn compafib, et con la delira vna bacchetta, et [canto
vi fia vn timone. | Perche alla felicità del comunviuere politico fi richiede
l'vnione di ìolte famiglie,che fotto le medefime leggiyiuino,& per quelle
fi gouer ino, et per mantenerli ciafeuna famiglia con ordine conueniente, ha bi
pgno di leggi particolari, et piti riftrette dell' vniuerfali, però quello
nuato ordine di gouernare la famiglia fi dimanda da i noftri con paro1 venuta
dai Greci Economia, &hauendooguicofa, ò famiglia comma eméte in fé tre
rifpettipcr efiere ella pertinètealla vita, come fuomemro,di padrone, et di
ferui,di padre,& di figliuoli,di marito,& di moglie, :rcm quella
figurali dipingerà con la bacchettarne lignifica l'imperio* ìe ha il padrone
fopra i fuoi ferui, et il timone dimoflra la cura, et il reg mento, che deue
tenere il padre de i figliuoli, perche nel mare delle de pie giouenili eglino
non torcano il corfo delle virtù, nelle quali fi dcuo 3 alleuare con ogni
vigilanza, e iludio . La ghirlanda dell'olmo dimofira, che il buono Economo
deue necefriamente mantenetela pace in cafa fua . Q-4 3«* Il comparto Infcgna
quanto ciafcuno debba mifurare le fue forze,& tondo quelle gouernarfi tanto
nello fpendere> come nell'altre cofe, Biantenitnento della fua famiglia >
et perpetuità di quella, per mczo deN la mifurà,che perciò fi dipinge matrona,
quali che a quella età comi ga il gouernO della cafa, per l'efpenenza, che ha
delle cofe del moit ciò fi può vedere nel feguéte Epigramma fatto da vn
belliftimo ingc | Illa domusfelix, cert. s quamfrenat babenis Trodìga non #ris
mater > &• ipfa vigil Que caueat nati fcopults ne forte iuuentus
*s4Uidat fauis y nec fuperetur aquis, Vtbene concordesy cunfti fua iuffa
capejfant Vnaq; fit varia gente coati a domus Si caput auellas migranit corpore
vita> Sic fine maire proba quanta mina domus. fc Vi ELEMOSINA. DONNA di
bello afpetto, con habito lungo, et graue, con la fac* eia coperta dVn velo,
perche quello che fa elemofina, deue veàer à chi la fa,e quello che la nceue
non deue fpiar da chi vengalo donde, Habbia ambe le mani nafeofte lotto alle
velie, porgendo cosi danari à iue fanciulli, che filano afpettando dalle bande.
Haueraincapo vna_» lucerna accefa circondata da vna ghirlanda di oliua, con le
fue foglio, le flutti. Elemofina è opera caritatiua, con la quale l'huomo
foccorre al pouero in alloggiarlo, cibarlo, veflirlo, vifitarlo, redimerlo, et
feppellirlo . Le mani fra 1 panni nafeofe lignificano quel che dice S. Matteo
eap. 6. 'Hefciat finifira tua quid fac iat dextera,& quell'altro precetto,
che dice : Vtfit Elemofina tua. in abfcmdito, et pater tuus, qui videt in ab
fionditi reddat ubi . La lucerna accefa dimoflra,che come da vn lume s'accede
l'altro, fenza diminutione di luce,cosi nell'efercitio dell'elemofina Iddio non
paté, che alcuno refti con le fue facoltà diminuite, anzi che gli promette, e
do na realmente centuplicato guadagno . Oliua per corona del capo, dimoftra
quella mifericordia, che muoue l'huomo a far elemofina, quando vede, che un
pouero n'habbia bifogno, però diflfe Dauid nel Salmo 5 1 . Oliua fruttifera eil
in domo Domini . Et Hefi chio Gierofolimitano,interpretando nel Leuitico :
Sufcrfufum oleum) dice lignificare Elemofina», . ELEMENTI. EVOCO. DONNA che con
ambe le mani tenga vn bel vafo pieno di foco,da vna parte vi farà vna
falamandrain mezo d'vn fuoco,e dall'altra vna fenice parimente in vna fiamma,
fopra la quale fia vn rifplendente Sole, ©uero in cambio della fenice il
pirale, che èanimale con le penne,il quale (come fcriue Plinio,&
riferirceli Thomai nella fua idea del Giardino del mondo ài cap. 5 i.)viue
tanto, quanto Ha nel fuoco>& fpengendolì quello, vola poco lontano, et
fubito fi muore . Della falamandra Plinio nel lib. io. cap. 67. dice, che è
animale limile Sila lucertola,pieno di fìtlìc, il quale non vien mai,fe non à
tempo di Iub ghe pioggie, et per fereno manca . Quello animale è tanto freddo,
cheipegne il fuoco tocco non altrimenti, che farebbe il ghiaccio, et dicefi
anco, che quell'animale ila, et viue nel fuoco, et più tollo l'eftingue, che da
quello riceu.a nocumento alcuno, come dicono Ariftotile, et altri fcrittori
delle cofe naturali . ARIA. DONNA con i capelli folleuati,& fparfi al
vento, che fedendo fopra le nuuole, tenga in mano vn bel pauone, come'an male
conlecrato à Giunone Dea deirana,& fi vedranno volare per Tana varij
vccelli,&aipiedi di detta figura vi farà vn camaleonte, come animale, che
non mangia cofa alcuna, ne beue : ma folo d'aria fi pafee,, et viue. Ciò
riferice Plinio nel lib. 8. cap. £27 ACQVA xo2 AC CLV A. DONNA nuda, ma che le
pam vergognofe fieno coperte con bella gratia da vn panno ceruleo, et che
fedendo a pie di vno fcoglio cif* condato dal mare, in mezo del quale fiano
vno,ò due moftri marini, tea ghi con la delira mano vno fcettro, et
appoggiando/! con il gomito fini» ftro fopra d'vn'vrna, et che da detta vrna
efca copia d'acqua, et vari; pefci, in capo hauerà vna ghirlanda di canne
paluftre, ma meglio farà, che porti vna bella corona d'oro . A quell'elemento
dell'acqua fida lo fcettro,& la corona, perche non $ troua elemento alla
vita humana,e al compimento del mondo più necet iario deiracqua?della quale
fcriuendoHefiodo Poeta, et Talete Milefio, diifero,che efla non folamente era
principio di tutte le cofe, ma Signora di tutti gli Elementi, percioche quella
confuma la terra, fpegne il fuoco, faglie fopra l'aria, et cadendo dal Cielo
qui giù è eagione,che tutte le-i cofe neceflàrieall'huom«nafcano in terra. Onde
fu anticamente apprefiq i Gentili in tanta ftima,& veneratione,che temeuano
giurare per quella, Óf quando giurauano, era fegno ( come dice Virgilio nel
ó.lib.deirEneide^) d'infallibile giuramento, come anco rifèrifcc,&
approuaTommaio Tomai nell'idea del Giardino del mondo, al cap.44. TERRA. VNA
Matrona a federe, velli ta d habito pieno di varie herbe, e fiori, con la
delira mano tenghivn globo, in capo vna ghirlanda d fi onde,fiori, e frutti, et
de 1 medelimi ne iàra pieno vn corno di douitia 1 ìquale tiene con la deftra
mano, et a canto vi farà vn Leone, et altri ani-' ìiiali terreltri . . Si fa
matrona, per efiere ella da i Poeti chiamata gran Madre di tutti j gl'animali,
come bene tra gl'altri dille Ouidio nel 1 . della Metamorfol coli. Qfiaq; poft
tergum magng iaclata parentis . Et in altro luogo del me de (imo 1, li b. di/Te
anco. t5\€agnaparens terra efi, lapide sq; in corpore Terra > Offa reor
diciyiacere hospojì terga iubemur, Et rifteflò anco replicò nel 2. lib. de
Fafti,come anco meglio lo dij Lucretio lib.2. denatura rerum. Si dipinge con il
globo,&chefìiaa federe, per efier la terra sferica, i immobile,come
dimoftra Manilio nel i.lib.Aftronom. doue dice. ritinte fubfedit glomerato
pendere tellus . Et poco dipoi. Tft igitur tet mediarti fortita cauernam aeris
. Et con quello che fegue appreiìò . Si uefte con habito pieno di vani fiori,
et herbe, et con il cornucop pienodi più forte di frutti, et con Ja ghirlanda
fopradetta in capo, pd Cloche la terra rende ogni forte di frutti, come ben
dimoftra Ouidio n lib. 1 . de arte amandi oue d ice. Hac tellus eadé parit
omnia -vitibus illa Conuenityhac oleisybic bene f arra -piret, Et Scatio nella
Thebaide, come rifenfee il Boccaccio nel lib. 1 . dell:» g eiA ci -già de gli
De^', cofi dice della terra. 0 eterna . *c,| Stabileye fermctye del del
l'Occidèh i La macchina veloce}e l'vnoy e l'alti o Carro circonda te > che
in aere vote Tendente fiai. 0 de le cofe meTO Et indiai fa a i grandi tuoi
fratelli, tAdunqne infiemefola a tante genti > Et vna basii a tante alte
Cittadìy Et popoli di fopra y anco di fatto, Che fen%a fopportar fatica alcuna.
^Atlante guidi, ilqualpur affatica Il del dfoftener k Sìelley e i Dei. v eterna
madre d'huomini],.e di 'Dei Che generi le felueyi fiumiy e tutti > *J)el
mondo ifemì ygl'animaliye fiere Di "Prometeo le maniy e infieme ifafft Di
Tirra,e quella fofli y laqual diede fPrimà d'ogn' altra gl'elementi primi* 1 E
gl'huomini cangiaftiy &che camini E*l mare guidiyonde a te intorno fiede La
quieta gente de gì* armenti) e lira \DeUefiereye'l ripofo de gl'vccelliy \Bt
apprejfo del mondo, la foriera. ELEMENTI/ I Quattro Elementi,per compofitione
dei quali Ci fanno legenerationi nàturali,participano in fommo grado delle
quattro prime qualità, et con tal rifpetto fi trouano nell'hiiomaquattro
complefsioni, quattro vii*, tù,quattro faenze principali^quattro arti le più
nobili nel mondo, quattro tempi dell'anno, quattro fiti, quattro venti, quattro
differenze locali> |& quattro caufe,o cagioni delle h umane fcienze. Et
verranno quefU quattro Elementi bene, et piaceuolmehte rapprefentati eo i loro
vifibili (effetti, fenza hieroglifico metaforico, hauendo fatto cofi per
rapprefentase alla vifta rifleiTe cofe vifibili,molte volte ancora gli antichi,
et però con l'aiuto folo della defini tione materiale fi farà prima la terra .
TERRA. DONNA vecchia, veftita di manto lungo, et fofco, fi foftentii/L* aria
fópra vn battone, ilquale pendendo egualmente alla figura dall'vna, et
dall'altra parte, habbia nell'vna,^ nell'altra fommiti vnì_» ftella, attrauerfi
detto battane la figura fin doue pofibnoarriuarle braccia ftefe all'i ngiù,
ftando la figura dritta, e pofandofi con le mani in dettobaftone, la tetta
alzata in alto, et a foggia di treccie* hauerà vna felua d'arbori, et nelle
fpalle fi vedranno come monili due piramidi, che rapprefentìno Città,&
tenendo le mammelle fuori del petto, getti fuom acqua, che fi raccoglia fopra
il. lembo della velie, et fopra al detto battone [[fi vedano pendere grappi
d'vue, et fpighe di grano, et tenga detta figura [♦al collo vn monile di foglie
d'oliue . Cofi fi rapprefentano i tre frutti principali della terra, il
deriuarche fa il mare da i fonti > la ftabilità della terra librata dal
proprio pefo, et iojftenuta, per dir cofi, dalle lationi celefti, moftrate
nelle due Rtllc, elio ^lignificano anco i due Poli, il battone moftra l'afledel
Cielo, i luoghi *jhabitati,& filueftri fono efprefiì nella felua, cV~ nelle
piramidi. Il color della vetQe è color della terra, et la faccia di vecchia è,
perdio j|di lei fi dice a gl'huomini tutti:Tornate alla gran madre antica.
Rhea, o vero Cibale ancora era già rapprefentata per la terra, come fi I rrede
appreffo gli fcritton della Deità . ACQlrA **4 A C CLV A . DONNA giouane velli
ta di uefte fottili,&c di color ceruleo>in do che ne trafparifcano le
carne ignude, con le pieghe> la velie per tucco imiti Tonda del mare >
moftri detta figura di foflener con fatica vna naue fopra la tefla,ftia con i
piedi fopra vn'ancora in forma di camminare ail'mgiù, habbia pendente di
coralli, ÒV d'altre cofe manne, al petto fi uedano due conchiglie grandi, che
raffembrino la forma delle mammelle, s'appoggi ad vna canna, o remo, o feogho
con diuerfe forte di pefei d'intorno, difpofti al giuditio del difereto
pittore. Gli antichi per l'acqua faceuano Nettuno vecchio, tirato per l'on da
due caualli,con tridente in mano, di che fono fcritte l'interpretati
dagl'altri. Per riflefl® pigliauano ancora Dori,GaIatea,Naiadi,6V" altri
nomi, fi condo che voleuano lignificare, o fiume, o mare, ÓV" quello, o
c'hauefli cahna,o fortuna. ARIA. DONNA giouanetta, et divago afpetto, fia
ueflita di color biancc etr2fparentepiùdeli'altrodell'acqua,conambe le mani
moflricì foften tare vn cerchio di nuuole, che la circondi d'intorno alla
velie, et fopra dette nuuole fi ueda la forma dell'arco celefte . Tenga fopra
la teda il Sole, quale fi mofiri, che fi ferua per raggi fui delie chiome di
lei,tenga l'ali alle fpalle, e lotto ai piedi ignudi vna uel. iì potrà
dipingere ancora il Camaleonte animale, che fi nodrifce d'ari fecondo fi
fcnue,e il credo. E di facile dichiaratane, il Sole mofira quefTeJemento e/Ter
diafane*1 fua natura>e fentir più de gl'aìtri,e commnnicare anco 1 benefitij
dei Soli La vela dimoftra il naturai fito fuó effe re fopra l'acque. Finfero
gl'antichi per aria Gioue,& Giunone, Gioue perlapartepi pura,Giunone perla
parte più mifta,econ tuttelefauolea loro fpettan. che Tono quafì mrinite,fì
finiboleggia fopra la natura dell'aria, et delle irie trafm utation-i
permezofuo. FVOCO. C*i IOVANETTO nudo di color uiuace: con un ue!o rofibatj J
uerib, il qual uelo fi pieghi diuerlàmcnte in forma di fiamma. Pi ti Ja tetta
calua /con un ibi fiocco dj capelli all'in su, fi ueda fopra la j fu un
cefchiocó l'immagine delia Luna,per inoltrare che quello fra Clemènti ha luogo
fuperiore, tenga un piede folpcfo in aria, per i fLarela fua leggerezza, et
lotto alle pian te dei piedi fi moflrmo i u ti, che foftìano ; fotto alla
regione del fuoco . Vulcàno,& la Dea Velia furono da gli antichi creduti
Dei del fuo et da i fapienti conofeiuti, che l'uno ci lignificane ì carboni, e
lai tra fiamme : ma in quello io non mi flendo, per efierui altri, che ne pari
lungamente. ELI . ±05ELEMENTI PVOCO. DONNA con la Feniceincapoyche s'ablmiei>
et nella man deft ra tenga il fulmine di Gioue,conle fantille tutte sfàuillan
ti, et fia^ leftitadirofjfo. AERE. DON N A che con ambe le mani tenga
l'iride,oueró arco celeft e -, et habbta in capo una calandra con l'ali di
fteié,& col becco aperto, e ia uefìita detta figura di turchino affai
illuminato » a e QJf A.;oon vua co;o na di fiorirla terza vn vaiò pienodi
liquore, .e la quarta e la Vi. tona coli* iVnramo di palma con lettere. TiìLLVS
STABiLlS. ELEMEN ri SECONDO EMPEDOCLE. Mpèdocle Filofofo dille effe.re 1
prmcipij i quattro Ej ementi, cioè i Fuoco, l'Aere, l'Acqua,& la Terragna
con due principali poten amicitia,& difeordia, l'vna delle quali
vnifce,l'altraicpara,da altri det$c combinationi poiIibiii,& imponibili, le
lue parole greche tradotte poi I latino fon quefte in Diogene Laertio. Zeu e
àgygiic fare (pegiajgta?, j$ alt ìcoeu»
Ì^V?i?S'$ctX£votrÌ7Tix.go7eyiietj5gÓTiioi/ luppiter albus, c£" alma forar
liuto-, atque potens Dù. jfitN^efìis, lacrimi* bombmnqiu lumina compier . Che
furono volgarizati da Seluaggio, Accademico Occulto in et guila, fé bene nei
fecondo, et viti ino vedo è alquanto lontano dai te G reco,& Lati no. Odi
quattro radici delle cojè. Cjiàxe altoytlma Ciunonete Vinto ricco, Eì^yiiyche
di punta n'empie ifito Ond'egli Gioue parimente intende per lo fuoco, che è
foprafaei &f chiamalo Fificamente^Gioue, percioche niuno maggiore gioua
mento altronde fi riceue, che dal fuoco . L'alma Giunone intende per l aere,
ftc^in quello molto con elfo lui lì concordano i Poeti, ìqualiiin ìixj Giunone
moglie,-cX.forella di elfo Gioue, attefo quali l'ideila qu: ti, opochifuma
diiferciu'adeirvno,& dell'altra, onde Homero nel ry linguaggio dtlfe.
Itmpseui cano (turitbrQnajtiyqn. I nclytam > qua m ontnes beati pe r longum
Olympum L&tihonòrant fimulcumloue obiettante fulminibus» i Pigliati"
poi il padre Dite: per la terra, &.è chiamato Plutone, cioè R è* &:
Signore ricco delia terra,f ercioche in etfa fono riporti i piupretiofi
te$oh,& da lei fi caua oro,argento, &ogn'aitro metallo. \' Neih
vitiniamente fi mette per li numi,cioè per lo generare dell'acque. Ne voglio in
quefto luogo trala'icure vn'epigramma drGio. Zarai:tmoCaftellini^lpru volta
iioanaato,aelquJccon lenii miftic,.di fimpcdocle,in forma di enigma eipone,
coinè àJ;a morte d'vn rofignuolo ìnter* uennerò tuta gl'elementi, mentre egli
ftaua cantarido ìnciaia d'vn 'allo fo^apiè del quale ico'rrcùa vnnuo d'acqua.
Dum prifeùm tener* Thilomela in vertice Daphne* . Tlorarct querulo guttu re
mxfladolum, Terculit incaiaum crudeli vulnereTlutof Quam luna hahd potu t
fhflinuiffe diu . In lacnmas ?%e jtis
cecidit rm ribunda propinqui, T^eflis, et in lacrimis funditus interijt . Zxtinttam lento rombvfìit luppiter afiu . Invino
tumulo fu tumulata fuit, ELOQVENZA. Ne* IOVANE bella, col petto armato, et con
le braccia ignude,in eatkJ pò hauerà vn'Elmo circondato di corona d'oro, al
fianco hauerà le ì[occo,nella manòdeftra una uerga, ndla finiftra un fulmine,
et fera uèita di porpora . fi' Giouane,bella, et armata fi dipinge, perciochc
l'eloquenza non ha aU rb fine>ne altro intento, che perfuadere, et non
potendo farci > fenz'alttare,& muouere,però fi dee rapprefentare
uaghifsimad'afp tto, eficn> Tomamente, et là udghezza delle parole,
dellequali deue ciìcr feconi chi vuole perfuadere altrui, però ancora gl'antichi
dipinfero Mcrciid giouanc, piaceuole, et lenza barba, i coftumi della quale età
fono anfcra conformi allo ftilc dell'eloquenza, che è piaceuole, audace,
altera, fciua,& confidente. "I La delicatura delle' parole s'iufegna
?nrr ranelle braccia ignude, lo iali efeono mora -dal bufto armato, perche
fenzai fondamenti di fa!4a tttnna, && 'impotente
onfe^uireilfuoiìne.Però Ci dice,che ia dottrina è madie dell'elodea-,&
della perfuafione ; ma perche ie ragionrdeila dottrina fono per ia.» Acuità mal
uolentieri udite,& poco intefe,'però adornandoli con pae,fi lafciano
intendere, et partonfeono lpeiìe uoltc efìetu di perfuafio*, &cofi fi
iòuuiene alia capaciti, et 4 gl'efietti dell'animo mal composero fi uede,che, o
per dichiarare le ragioni diiìieili, cxf dubbie,o per ^narTammo ai iiioto delle
pafltoni,o per rafaenario», fono acce ira ri; i V«4I *dr *agjfy&
artifitiofi giri di parale dell'oratore, fra' quali egU&ppia celart h
iuoartifitio,& coli potrà iiiuouere,&: incitare i'aitierojo
uero^iuegliando l'animo addormenta todell'huomo baffo, &(j. yJSÀ più capace
d'ornamenti, o finalmente coifolgore delia fublimo» che ha
forzad'atterrire,'& di fpauentare ciafeuno . La uefte di porporacon la
corona d'oro in capota chiaro fegno, com$ ella riiplende nelle menti di chi
l'afcolta, et tiene» Udominio de gl'animi humani*efierìdoche,come dice Piar, in
Poi. OwmH& digmtas mmregiad^ gnitateconiunfta eft>dù qmd
iujiumefiyperfuadejt^t cu UlaFgfpublkas gubernaù ELOQJVENZA. DOnna veftita di
uarij colori, con ghirlanda in capo d'herba chiami" ti Iride > nella
mano delira tiene vn folgore, Qf nella finiffra un*i libro aperto, Il
ueftim'ento fopradetto dimollra che fi come fono uarii j J colori, coli
l'Ojratione de uè elìere uefii ta, et ty piuconcetti ornata. La ghirlanda della
fopradettaiierba lignifica (come narra Pieno Vale riano nel lÌb.tfo.)eifere
finibolo dellaeloquenza, pcrcioche narra Hora ro che gl'Oratori de Troiani,come
quelli che erano eloquentifsimi, hi lieifero mangiato l'Inde fiorita, et queikt
vuol darci adintendere il poei ainquefto iuomodo di dire, cioè che eglino
haueuano con ogni dilige, za, et ftudio imparato i precetti dell'ornato:
parlale, et di ciò quefta e 1; et con l'indice, ehe è il fecondo dito
dell'ifteifa ras] £efo>&preifoàfuoi piedi vt fari vn Jibt:o,& fopra
elfo vn'oroiogio dajj uè re, vi farà anebra vna gabbia aperta con vn pappagallo
fopra . Il libró,& l'orologiccome fi è detto t indicio,cheIeparole fono 1'*
mento dell'eloquente : le quali però dcuono elìere adopratc mordine fiiuuradel
tempo, eilcndo dal tempo fòle ni» fura tai'oratione, &da . | riccuendoi
numeralo fiile,lagratia,& parte delì'attitudinea pcrfuadij UpappagaUo,è
fimbolo dell'eloquente, perche fi rciide marauiglj come dice Cicerone nella
Hettorica, e gl'altri» che hanno icntto prima» et dipoi . Il vestimento rollò
dimoftra, che l'orazione deuc effere concitata, et affettuofain modo, che ne
rifiliti roflòre nel vifo, accioche fia eloquente, &atu alia perfiiafione,
conforme al detto d'He-rati© . Si *h me Fiere, dolendum cftprimum ipfì tibì,
Etqucfta aflcrtionc concitata fi dimoftra anco nella mano, et nel dito
alto:perchc vna buona parte dell'eloquéza còfifte nel getto deli'orationc»
ELOQJf ENZA, MAtrona veftitad'habito nonetto, in capohauera vn Pappagallo, et
la mano delira aperta in fuora, gl'altra ferrata moftn
4'afconderlafottolcvefii. Quella figura è conforme all'opinione di Zenone
Stoico^il quale dice* uà, che la Dialitica era famigliarne a vna mano chiufa,
perche procedi aftutamente, Oc l'eloquenza fimìgiiantcavna mano aperta, che fi
aliar* ga,& diffonde aiTai pia. Ferdicniaratiouedel Pappagallo fcruiraquaa.
toh è detto di fopra. Eloquenza nella Medaglia di Marcantonio. ERa da gli
antichi Orfeo rapprefeatato per l'eloquenza, et Io dipinfe* ro in habito fi lo
fori co, ornato dalla tiara Per/lana, fonando la lira» et auanti d'elfo vi
erano Lupi,Leoni,Orfi,Serpenti»& diuerfì altri anima* li, che gli leccauano
i piedi, et non foio v'erano anco diueriì vccelli,eht /olauan9,ma ancora monti»
or. alberi, che fé gli inehinauano, et parimeli ite fafsi dallamulìca
coinmofsi, et tirati. Per dichiaratone di quefta bella figura ci feruiremodi
quello, che ha nterpretato l'Anguillara a queftojpropofito nelie Metamorfofi
d'Ouidia |il iib1 o. dicendo » che Orfeo ci moftra quanta forza, et vigore
habbia eloquenza, come quella» che e figliuola d'Apollo, che non è altro » che
afapienZa. La lira e l'arte del fauellare propriamente la quale ha fomiglianza
deli lira «che va mouendo gl'affetti col fuenohor acuto » hor graue della oce,
et della pronuntia . Le felue#& imonti,che fi muouono,aItro non fono,
chcquegrhuOmt i Hfsi, &oftinati nelle loro opinioni, et che con grandifì
una diffìcultà u* J affano vincere dalla fuauità delle voci, et dalia forza del
parlare, perche: [l'alberi, che hanno leloro radici ferme,& piofonde nGtano
gi'nuomini* he fiifano nel ccntrodeJl'oftinatione le loro opinioni. N 1 Eerma
ancora Orfeo i fiumi, che altro non fouo,ciie i difonefti,&
lafcihuomini,che,quando non fono ritenuti dalla forza della lingua dalla ro
infame vita, 1 corro no fenza ritegno alcuno fin'al mare, ch'è il pentieuro, et
l'amarezza* che mole venne fubito dietro a i piaceri carnali. Keadw manille te»
e benigne le iic»«j per le quali Nintendo no gl'iiuomih ni *t# ni crudeli,&
ingordi del fangue altrui, cffcrc ridotti dal giuditiofo fjùcVla:ore a p:ù
humana,& lodeuote vita. ELO QJ/ ENZA. PER Sfigura dell'Eloquenza
dipingeremo Annoine, ilqua le con fu ono della Ci tara,& con il canto, fi
ueda,che tiri a fé mo J ti lari! faranno fparfi in diuerfi luoghi t Ciò
lignifica > che la dolce armonia de! parlare dell'Eloquenza perfuade,&
tira a fé gl'ignoran tarozzi, et duri huomi ni, che qua, et la lparfi
dimorano>& inficine conuenghino, et ciuiimente viuino. EMVLATIONE. DON N
À giouane,belIa con braccia ignude, et capelli biondr,e A ciuti,chenuo!ti in
gratiofi giri, facciano vnauaga acconciatura a capo,rhabito farà
fuccinto>& di colore uerde.Stari in atto di correre, fa uendo i piedi
alati, et con la delira mano te fighi con bella gratia vno fpn «e,o ucro vn
mazzo di fpme» L'Emù iatiorte,fèconda Ariftotile nel x. lib. della Rettoricac
vn dolc re, ilquale fa che ci paia uedere ne i fimìlia noi di natura alcun bene
hon rato,& ancora polfi bile da conleguirfi,& quello dolore non nafee
perei colui non habbia quel bene, ma perche nói ancora vorreisimo hauerlo, che
fortemente pur et incita non già imaluaggt a defiderare>& operare contra
il bene d'ak come inuidiofi, ma i buoni, e genero!! a procacciare a loro fieni
que che in. altrui vt ggendo, conofeono a loro ftefsi mancare, et a quello j:
polito fi dice : Stimttfas dedit amulavirtur. BQVITA Tarila medaglia di
gordiano. DONNA uefbta di bianco,che nella delira tiene U bilancici finìfira vn
Cornucopia. Si dipinge utftiu di bianco, perche con candidezza d'animo fenz
fJarfi corrompere da gd'interi-sfi, quatta giudica i meriti . et dcmenij i»
ui,e li premia, et condannatila con piaceuolezza,ÒV reinUsione,fig cani-oli ciò
per k bilancici oV* per il cornucopia^Equiì D t. / 1 Equità in molte medaglie .
VNA dQiizdladifcinta,cheftandoinpiedi,tcngacon marnano va paro di bilancic pan,
et con l'altra yn bracciolarc . Equitàdeliiuerendifi.TadreFr.lgnatio. DOnna con
vn regolo Lcsbio di piombo in mano, perche i Lesbij fa» bricauano di pietre a
bugnc,e le fpianauano folo* di Copra, et di fotCO,& per elfere queftoregolo
di piombo,ti piega fecondo la baflezza del* le pietre,ma però non elee mai del
dritto: cofi l'Equità fi piega, et inchina aìl'imperfettionehumana, ma però non
elee mai del dritto della giùftitia. Quella figura fu fatta dal Reucrcndifs.
Padre Ignatio Vefcouo di Alatri,& Matematico già di Gregorio XIII.
cflendoiì coli ntrouata tra le fue icntturc . EQVALITA. Come dipinta nella
Libraria Vaticani. DONNA, che tiene in ciascuna mano vna torcia, accendendo
l'ima con l'altra EQVINOTip DELLA PRIMAVERA. f~^ I O VANE di giuftà flatura,ueftitodallapartedeftradaaIto,&
a VJ baffo di color bianco,& dall'altro lato di color negro,cinto in meziro
con vna cintura alquanto larga,di color turchino, feguita fenza nedi icon
alcune ftelie, a vio di circolo, terrà fotto il braccio deliro con bella gratia
yn,4nete,& con la finiftra mano vn mazzo di varii fioh>& alli pie di
hau^&Hiue alette del color del veftimento, cioè dal lato bianco bian-»
cfce,& dallato negro nere. Equinotro è quel tempo,nel quale il giorno è eguale
con la notte, &cj quello auuiene due uolte l'anno, vna di Marzo alU 3 1.
entrando il Sole-» lei fegno dell'Ariete, portando a noi la Primaucra,ck di
Settembre alli Ijf.portandùl'AutJuiino con lamaturità de' frutti. Si dice
Equinotio,cioè eguale^ equinottiale, cioè equidiale>& anco tquator«,cioè
eguagiiatore[del giorno con la notte,6c per quello, che ne inoltra il
Sacrobofco nella Tua sfera : equinotiale è vn circolo, che diuide sfera per
mezzo^cingendo il primo mobile > io di ui de in due parti > &"
milmente i poli del mondo. Si dipinge giouane, perche venendo l'equinotio nel
principio della 'rima-uera,nel mele di Marzo,gli antichi faceuano,chein detto
mefe fof i: principio dell* anno . Dicefi anco che folle la ereatione del
mondo,& |dco l'annodella Redentionc, e della Pafiìone di N. S. &anco da
quello ì-Jjel primo grado dell'Ariete elfere (lato creato il Sole, auttore del
detto kjinnotio; onde non fuor di proposito gl'antichi fecero, che in que%» -de
foffe principio dell'anno, eifendo che egli fia priuilegiato più de 'altri, non
folo per le ragioni dette di fopra, ma perche da quello lì piano l'Epatte,le
lettere £)oi«inicali,& altri còputi celefti.Si rapprefen\ digiufta
ftatura,per elfere eguagliatore, che uuol dire eguale,cioè pad. 11
colorbianeo£giiilkail;giorflo,& il negro la notte.la metà perequa m\ K 2
glianza *i* EQVINOTTIO DELLA PRIMAVERA, glian?al*vn dell'ai tro,il bianco dalla
deftra,perchc il giorno precedi la notte, per efler più nobile. La cin turadi
color cekrte,nelfa quale fono alcune ftclle> ne rapprej ta il circolo, che
fa detto Equinotio, che cinge il primo mobile . Si cinge aneoil detto
cerchio,per efler egli fenza nodo, et perche 11 coli non hanno principine fine,
ma fono eguali . L'Aricte}che tiene fotto il braccio deftro,ne dimofira,che
entrain Sole nel detto fegno,fi fa l'Equinoao di Priniauera,chc per tale i
tione tiene con laiiniftramanoil mazzo dei vari} hari,comc ancorili il ra,che
l'Ariete l'In uerno giace nel lato finirtro, èV la Pn man era m ftro,cofi il
Sole nell'Inuerno ftadal lato fiuiftro del firmamento* &| i'etruinotio
comincia a giacere nel deftro. 1 .'ali a'ki'edi nedimoftranola velociti del
tempoj&corfode idei fi Dì ZEI21M MP2.tip faUl oiaaeo dal pie dcftro,pcr la
velocità del giorno, et il Atgto dalia Hf piftra per la notte, EQyiNOTIO DELL'AVTVNNO.
PJ" VOMO d'età virile vcftito nella guifadciraltro,e cinto parime» lJL te
dal cerchio con le ftclle, et turchino, terrà con ladeftra mano il '^jcgno
della Libra, cioè vn paiodibilancie egualmente pcndenti,con due J!;Iobi,'vno
perlaco in dette bilancella mceadi ciafeun globo fari bianco» |c l'altra metà
negro,voltando Tv no al rouericio de) l'a]tro,& con la fini* ra mano alcuni
rami di pru frutti,^ vue, et alli piedi Tali, come dicera-? jioall'Equinotio di
(òpra. Perhauernoidetto,chccofa fta Equinotio,& dichiarato il color del v«
imento,comeancoquello,chc denotali cerchio, cVl'aJi alli piedi, ibpra iciò mi
parche baiti anco per dichiaracioneaqueft'aÌtrafigura,eff:nd» L e inetta
lignifica ijmedelìmo di queliadi iopra;*òlod:rj quello, eh» o-rnfica lehered.
età vinle/Lco dunque, -che con eiìiii dm oprala per* kttioue di quc.io
tempo,pefcioche in e&>iiiolti dicono, che il noftroSi* et i '^non **4
" gnorecrcafle il mondo à noi baftafapere, che nel mefe di Settembre al|
a^. fa rEquinotio', et ne porta l'Autunno con la maturità, e perfettionc* de 1
frutti, che per tal lignificato fi inoltra, che con la finiftra mano ne tenghi
di più forte. La libra, o vero bilancia è vno dei dodici fegni del Zodiaco, nel
qua* 1c entra il Sole il mefe di Settembre,^ feflìin quefto tempo l'Equino*
tio, cioès'vguagliail giorno conlanotte,dimoftrandofi con li due globi, tnetà
bianchi per il giorno, ÓV" metà negri per la notte, voi ti per vn
contrario all'altro vgualmente pendenti per l'vgualiti dell'vfo del giornt con
la nòtte. ERRORE. HVOMO quafiin habito di viandante, c'habbia bendato gl'occhi
et uada con vn baftone tentone,in atto di cercare il viaggio, peraa dare
aflicurandofi, et quefto va quali fempie con l'ignoranza. L'Errore( fecondo gli
Stoiche vn'vfcire di ftrada,& deuiarc dalla linci come il non errare è vn
camminare perla via dritta fenza inciampare dal rvna,o dall'altra banda, tal
che tutte l'opere, o dei corpo,o dell'intelletto "noftro fi potrà dire,
che iiano in viaggio, o pellegrinaggio, dopo ilquai» non ftorcendo,fperiamoarriuarealla
feliciti. Quefto ci moftra Chrifto noftro Signore,l'attioni dd quale furono tu1
te per mftruttione noftra, quando appari a' fuqi difcepoli in habito di pc
legrino,& Iddio nel Lenitico commandando al popol d'Ifrael, che non.
voiefie, camminando torcere da vnà banda, o dall'altra . Per quefta ca * gione
l'errore fi doucra fare in habito di pellegrino, o uero di mandanti non potendo
efiere l'errore lenza il pafiò delle noftre attioni > openfier con eli è
detto. Gl'occhi bendati 'fignificano, che quando è ofeurato il lume dell'» fi
telletto con il uelo de gi'interefìi mondani, facilmente s'incorre ncgÉ errori
. lì baftone, con ilquale uà cercando la ftrada, fi pone perii fcnfo,ce più
fpirituale, e li nota in foinma, che ci precede per via del leniò, facilmente
può ad ogni palio errare, fenzr il diicorfo dell'intelletto., ÓV~ fenza la nera
ragione di qual fi vogliaci /a, quefto medefimo,& più chiaramente dnnoftra
l'ignoranza, che a preho ìì dipinge. ESILIO. Come dipinto dal T^F. Ignatio
Perugino Vefcouo d't^latri . HVCjM O in habito di Pellegrino, che con la deftra
mano tiene vj bordone,^ con la finiftra vn falcone in pugno. Due E/ìli; lòno,vn
pubJico,e l'altro priuato,il publico è quando Ybì mo,o per colpa,o per lòfpetto
è bandito dal Prencipe, o dalla RepublìJ et condannato a uiuere fuor di patria
perpetuo,o a tempo . li prka:o è quando l'auomo vpioatanamen te, o j.cr
qualcheaccid j i « ifi elegge ii y'mere, e morire fuor di patria, fenza efTerne
cacciato $ eh* rio figniiica l'habito del pellegrino, et il bordone .. Etpctil
publicoio dinota il Elicone con i getti alli piedi. £T1C A» ONNA di afpetto
graue, terrà* con la fìniftra mano riftromento detto archipendolo, et dal lato
deftro hauerà vn leone imbrigl at :>. L'etica fi gnifica dottrina di coli umi,
con tenendofi con efia il concup:pcuole, et irafceuole appetito nella
mediocriti,e ftato di mezo,cue conile lavirtù,per confìftere ne gl'eftremi il
vitio, al quale detto appetito jaccofta, tutta volta, che dall'vna, ò
dall'altra parte declina . Tiene appreffo di fé il leone, nobìle,& feroce
animale, imbrigliato,per ignificarei ch'ella raffrena quella parte animale
cleilli uomo già, detta. " e lìconi e allora cndentc tra lo Il 4. due j
L'archipendolo ne "da periìmiktudine ad intendere} che 'ria coi;;
cncrc-òene vn piano-fi dkuoftra, quando il filo pc. duéganvbedi desco
ifirumento nò tran Igrcdx ice veriò veruno de gl'cfl^ fm,mas'aggiulìa con la
linea ieg natrici j a parte iupericre, ond'cgii defeendej culi c|uc!ta dottrina
deii Etica iulcgna l'huamo > che alia rcttttw dine* hi. vgiuìgiianza delia
ragione il icniuaic appetitoli confonda, qua* do non pende a gl'e/irenuj ma nel
mezo ti ritiene * ETA DELL' O k O. VN A bella giouanetta all'ombra d'vn
faggio,oucr d'oliuoiiri mezzi dd quale ila vn feiarno d'api } che habhiano
fatto la fabbrica, delh ^uale fi ueda ftillare copia di mele . Haueri li
capelli biondi com'oro, et iparfi giù per le i palle fenz'artiiicioalcuno,ma
naturalmente fi veda li uaghezza loro . Sai ueftita d'oro fénz*altro ornamento,
con la deftra mano terrà vii Corn ucopia pieno di uari; fiori, Corgnole,
Fragole* Caftagne> More, £ Ghiande. Giouanetta >& vcflita d'oro fi
rapprefenta per moftrarè la puritic quei tempi. Il femplice
ucfrimentd|d'oro,cV* i capelli fenz'artifiéio fìgniffcanc i che nell'età d'oro
ja uentà fu aperta>e manifefta a tutti, ck a queìto pn pofito Ouidio nei
libro primo delle Metamorfofi tradottoédall'Anguil. racofidice. ' Queflo yn
fecola fu purgato, e nette %ony* era chi temeffe il fiero affetti v D'ogni
maluaggio, e perfido penfiero Del giudice implacabile^ feuer* Vn proceder real,
libero,e fi biette MagiuFti effendo aWhor femplici,ep' Seruàndo ognfyn la fé
dicendoli yero Viuean fen%a altra giudice ficuri . Moftra lo ftarall'ombra del
faggio, che in quei tempi felici d'altri \ Iiabitationc non lì curauano, ma
folo di ftar fotto gl'arbori fi cgj tcntauano. Il Cornucopia pieno delle
fopradette cofe, &tl fauo di mele, perd chiara t-ion'e d'eflc cofe, ne
feruiremo dell'autorità del nominato autto «ìel fopradetto libro che coli dice.
Sen^'effer rottoy e lacerato tutto febofempte più lièto il fuo maggie Dal y
omero, dal rafì ro, e dal bidente Iacea girando la fuprema sfera, Cgnifoaue, e
delicate frutto li con fecondo, e temperato raggie Daua il grato terren
liberamente) Hgcaua al mondo eterna primauera £ quale egli venia da lui produne
Zefiro ifior dJ ^Aprile, e' fior di Mag\ . Tal fel godea la fortunata gente
7{utria con aura tepida, e leggiera' €he fpreggiado condirle lor yiuade (de
StilUuailmiel da gì* elei > e dagl'otti èiagìaua corgne,e more, e fraghe-^
ghia Correan nettare, e latte i finmi,c i r ETÀ DELL'ARGENTO. V.NA giouanc, ma
non tanto bella, come quella di fopra, foli apprettò d'vna capanna>farà
veftitad'argcntpjil quale veftimci làrà adorno con qualche bel ricamo, et anco
artificiofànicntc accon^ U tcfU con belli giri di perle ; con là dcftia
manoft'appoggierà fopra d'i ^ irata . ' ir f iratro, et curi la fimffca mano
te.ìghi va mazio di liptgWéi grano,C &z\ ti piedi porgerà (h Gaietti
d'aig-enc.ì * L'eiiei-qucihgiouuiie m«iì bella di quella dell'età dell'oro >
et tfefòtil Sella gmia che dicemmo > et con h conciatura dei capo, inoltra
Ja vanir» tadi cjueita alla prima età dtiJ'oro, onde lopra di ciò per
dichiaratioatf Icguiieremo quanto dice ti iopradetto Anguillaia nel libro
citato . Voichealpiu vecchio £>io$ ntiofo, e lento Egli quel dolce tempo,
ch'era eterni *Dalfuo maggior figlimi fu toli'il regno Fece parte dell anno
molto breue, Segai il fecóndo fecol del l'argento.Aggiugendoui ejiate,
autunno,e verni) àie buo del pnmos e del terzo Più degno Foco epitemi morbide
fredda tiene (*• Che fu quel viuer lieto in parte Jpento S'hebbergthomìm
ali'bor qualche goucr Che alUmom cenerine vfar tariffe Unge %clraagiar^nd
veflir,bor grautfhor le tentar mod^coflirm^e legge noue (gno, S'accomodaronal
udriar del giamo (uè Si cóme piacque al fio tiranno (jìoue * Secondo ch'era in
Cacroyo in Capricorno, L'aratro, le fpighedeJ grano, comeanco la capanna*
-inoltrano la colliuatione > che comincio nell'età dell'argento, et
lhabitatione, che in_* quei tempi cominciornoa viare, come appare nella
fbpradetta autorità nel libro primo, doue dice . CjiaTirfi,e Mopfo il fier
giouenco atterra Ideile grotte al coperto ogtfvn si ferra, "Per porlo al
giogo,ond' ei vi mugge,e gè Onero arboree fnafche intejfe infierne* Già il
róz^o agricoltorferela terra (me E quesli,e quel fi fa capanna > 0 loggia
Xol crudo aratro, epoiui fpargeilfeme, Ter fuggir Solere neue3e uéti,e pioggia,
ETÀ BEL RAME. DONNA d*afpetto fiero,armata, e con la verte fuccinta tutta
ricamata in vari; modi) in capo porterà vn'elmo, che per cimiero vi fia tna
tefta di leone, et in mano terrà vn'afta,ftando in atto di fierezza, cosà la
dipinge Ouidio nel libro primo della Metamorfofi, doue dice . f)al metallo, che
fufo in uarie ferme oiVhuom che giàuiuea del fuofudore Hende adorno ilTarpeio,
e'I Vaticano S*agguinfe noia, incommodo, et affanni torti la terza età, come
conforme Tericol nella uita,e nell'honore, +si quel che trouòpoi l'ingegno
huma.no "F-fpeffo in ambedue uergogna, e danne tthenacq\ al'huom
siuario,esi dìformey *JÀ€afe ben u'era riffa, odio,e rancore Che li fece uenir
cen Parme in mani %(fìn u'erafaljìtà ^non u'era inganni Vvn contra l'altro
impetuose fieri (•me fur nella quarta età più dura j ~J lor difeo rdt^e
oftinati pareri. Che dal ferro pigliò nome^e natursu.. ETA DEL FERRO. DONNA
d'afpetto terribile,armata, et il veftimento farà' del color del ferro >
h.ucrà in capo vn'elmo con vna tefta di lupo, con la delira mano terrà vna
fpada nuda in atto di combattere, e con la finiftra rno (cudo,in mezo del quale
vi ila dipinta lafraude, cioè con la faccia d'hup* mo giufto>& il refto
del corpo di ferpente, con diuerfe macchie,& colori, ouero in luoco di
crtiefto moftro ui fi potrà dipingere una fìreaa,& 4 caa» to della fopradetta
figura ui J&ranao diuerfe armi » et iafcfcac » tranab uri, trombe* et ùmili
. ami'**« il moftro>o vero la drena l'vno>e l'altro fon (imbolo, della
fraude, _ aie fi può vcdere>doue in altri luoghi io ho parlato d'eiia,e per
gl'ettetti». natura della foprad e tta età fluiremo per dichiaratione il più
delle volti a orni nato Ouidio,che di ciò coli parla . Il iter, la fede^ogni
bontà del mondo Vn ciecoye unno amor et honoris regni Fuggirò^ uersil del
piegar on l'ali „ Gl'buomini indi fi e a diuentar tiranni » En terra vfeiron dal
tartareo fondo Fé) le rkbe7^eigiàfuegliati ingegna E le pure yirtà candide >
e belle Che per ofiar in parte a tanti mali Cjiro a splender nel del fra
l'altre ft elle. Stintrodttffer k leggile i tribunali* ET Jt DElV0 1^0 9 come
rapprefentate in Tarigi in yna Commedia, auanti Enrico IL B^èdiFranciéUt. ETÀ
DEGL'ORO. VNA bcllifsima giouanetta,vcftita d'oro, e con Amali dz\ medef ma in
vna mano porta vn fauo di mele, et con l'aera vn ramo di e uerc con ghiande .
ETADELi'ARGENTO. DONNA uefhta d'argento con belliilìmi adornamenti diperle,6c
veli d'argcnto,come anco con gran vaghezza adorno il capo, nel piedi porta
fhnaletti d'argento, e con vna dàìe mani vna coppia di pane ETÀ DEL BRONZO.
DONNA armata,& con vn'elmo in capo,chc per cimiero porta vi tefla di
Leone,la velie è f iiccinta, et ii /'armature, come anco laift ile > fono dd
color del bronzo>in vna mano i:ene vn'afta>& flain attof perbo,&
altiero. ETÀ DEL FERR O. DONNA armata, et velli ta dei color del t'erro, in
capo ha vna ce lata con vna tefla di lupo, conia bocca aperta, et con la man
deffi' tiene vn'afta con vna falce m cima ci efìa,ck con l'altra vn
raftello> 5r ha' piedi d'auoltoio . ETERNITÀ. DONNA con tre tefte, che tenga
nelia iimftramano vn cerchio, i la deftra fia col dito indice alto. L'eternità
pernonefier colà fenfifoilc, non puòconofccrfidairintel! $o humano, che dipenda
da'fenfì, iè non per negatione, dicendoti, d Juocofenza varietà, moto lenza
moto, mutatione, e tempo lenza prir ò poi, fu,ò lara line, ò principio, però
difie il Petrarca defcriuendolct cofìanze dell'eternità, nell'vitimo dc'Tnontì
. i Tign haurà Inoro, fu >faw, ne era Ma è fido inprefente, et bara, &
haggi Jtifala eternità raccolta e vcr4, Bl. ma Però le telefono le tre parti
del tempo, cioè,prefente, panalo, e d«: ve-, ire, le quali fono nftrette in vna
fola nell'eternità . Il dito indice alzato, è per fegno di (labile fermezza,
che è nell'ctcrn:i, lontana daogni ione di mutatione,eflendo fimile atto folito
a farli da oloro,che vogliono dar fegno d'animo collante, e dal già fatto
proponilento non fi mutano. Il cerchio è (imbolo dell'eternità . per non haucrc
principio ne fine, et er eficre perfettiflìma fra tutte l'altre . ETEHNITA.
Isella medaglia di Faufiina. *\ONNA in piedi, et in habito di matrona, tiene
nella mano delira VJ il mondo, et in capo vn velo che le cuopra le (palle . Lo
dar in piedi fenza alcuna dimoftratione di mouimento, ci fa comrendere,che
nell'eternità non ui èmoto,nemutattonedel tempo, odel : cofe naturalo
dell'intelligibili . Però ben dilfe il Petrarca del tempo ell'eternita. sual
marauiglia bebb'io,quando reHare Vidi in vn pie colm,che mai non flette? *J%Ca
di/i orrendo fuol tutto cangiarcela ragionc,perche quella figura non fi faccia
a federe,e(Tendo il federe ìditio di maggior (labilità, e che il ledere fi fuol
notare quali fempro ella quiete, che è correlati uà del moto, et lenza ilquale
non fi può elfo itenderc, et non efiendocomprefa fotto quello genere la qniete
del /e:rnita, ne anche fi deue efprimere in quefta maniera, ancorché da tutu
ucfto non (la ofleruatO) con. e Ci dirà qui di fotto . Si fa donna per la
conformità dei nome, Matrona per l'età (labile. * Tiene il mondo in mano^perche
il mondo produce il tempo,con la Tua iobiluà,& lignificarne l'eternità è
fuoradel mondo. Il ve!o,che ambidue gl'homeri le cuopre,moftra che quel tempo,
che on è prefente neireternita,s'occuita,eilendoui eminentemente * Eternità
nella zJWedaglia di Tito. "^k Onna armata>chc nella delira mano tiene
vn'afta, et nella finiflra_> J vn Cornncopia, e fotto a i piedi vn globo .
Per la detta figura epa arola eternità, non fi deue intendere dell'eternità di
fopra reale : ma di ria cera duratione ciuile lùghifsima,che nafee dal buon
gouerno, ilo mi: confi e principalmente in prouederle coie alla vita
necelfarie, perche conofeen lo 1 Cittadini l'abbondanza dalla beneficenza del
Prencipc, inno conunouaii^eiite l'animo volto à ricompenfar l'obbligo con la
con )fdia,& con Ja fedeltà,e però gl'antichi dipinfero quella dur itione,c
per :tui.i col cornucopia pieno di frutti, nafee parimente la lunga durano* r
de gli fiati], dai mantenere la guerra in piedi contro le nationi barbare
nemiche,& per due cagioni,l'vna è che fi mantengono i popoli tv ìlicofi :
efpcrti, per refiflere all'audacia, et all'impeto d'altri popoli firanicri, ìe volellèro
offendere ; l'altra è, che fi aflìeura la pace, et la concordia*» a 1
Cittadini, pere Le unto maggiormeate il tutto fi vjaifee c^n le possi y->.
«* i '., quanto e pfh combattuto dal fuo contrario > &qucfto fi 4
rcrfutò > t v.de tuttauia in molte Citta, et Regni,che fra loro tanto piif
fono difu ti i cittadini, quanto meno fono da gl'inimici trauaghati, et fi
moltipli c4uo lediflcntioni ciuili, con quiete, et rifo dell'inimico» però et
dipinj l'eternità con l'haila, et con l'armatura ETERNITÀ. Bc ferina da
Francefco 'Barberini Fiorentina nel fuo trattati d'antère . FKANCESCO Barberini
Fiorentino nel fuo trattato,c'ha fattoi amore, quale fi troua fcritto a penna
in mano di Monfig. Maffeo Bar* Inerirai Cardinal di S. Chielà, et dell'irtela
famiglia, ha defcntcol'etc* ruta con inuentione molto bella: cVhauendola io con
particola rgufto ve «j uta,h© penfato di rapprefcntarla qui, fecondo la copia,
che dall'origini le detto Monfignore h è compiaciuto lafciarmi cftrarrc . Egli
la figura, donna di forma venerabile, con capelli d'oro alquante lunghi, et
ricadenti fopra alle fpalle, a cui dal finiftro, e deliro lato, do «e lì
doucrebbero (tendere le coicie, in cambio dielfe fi vanno proli gando due mezi
circoli, che piegando quello alla delira, e quello ali Jiniftra parte, vanno
circondando detta donna iino fopra alla tetta* e uè fi vnifeono infierne, ha
due palle d'oro vna per mano alzate in sii, e" veftita tutta di
azurrocclefte (Iellato, ciafeuna delie quali cofe è molt propofito conuenicnte
per denotare l'Eternità,poi che la forma circolale non ha prirìcipio,ne fine.
L'oro è incorruttibile, e fra tutti li metalli il più perfetto, e l'azurr
Celiato ci rapprelènta il Cielo,del quale colà non appare più lontana da la
corruttione. ETERNITÀ. DONNA in habito di matrona, che nella delira mano hauerd
rr ferpe in giro, che fi tenga la coda in bocca, e terrà detta immagii vn velo
in tefla>che le ncuopra ambedue leì'palle. Si cuopre le ipalle, perche il
tempo paifato nell'eternità non fi vcd«fl Il ferpe in giro dimoftra, che
l'eternità iì palccdi fé rtelfa,ne ii fontf* ili cofa alcuna
efteriore,ck_ippreiìo a gii antichi hgnitìcaua il moi et l'Anno, che fi girano
perpetuamente ( iecondo axum FiiolbfrJ i Biedefimijpero le n'e rinouata pochi
anni tòno la memoria,& l'occafil dcll'infegna di Papa Gregorio X111.&
dell'Anno ritornato al fuo fi per opera di lui, et ciò lari.e (limonio degno
dell'eterni ti della fainafi gran Prencipe. ETERNITÀ. DONNA giouane,vcfiita di
uerde,perdimofrrare, ch'ella non è topoftaal tempo,neconfumata dalle i'uC
forze, flarà a federe fo}l tnaf .^ia,cpn vn'afht,nella mano finiftra polatain
terra, e con ladet {'porga vngenic,cofi fi uede lcolpita in vna medaglia
antica, con lette1 *.:C dicono; CLOD. SlPL\ ALxj. AVO. ijawcra ancora u: capo
vn Lviaiiico d'oro: quell'animale era appft» I . * sr r gr Egiti; iadìtio
delì'eternita,perche non può eflere amtnaziato da ani* male alcuno,*! come dice
Oro Egittiojne* fuoi Ieroglifici, anzi faciline»* te col fiato folo ammazza le
iiere,e gl'h uomini, et fecca l'herbe,& le pian; le. Fmgtfidi oro, perche
l'oro è Uieno Soggetto alla corruttionc de gli litri metalli. '* Eternità nella
medàglia d'Adriano. DOnna,chc foftiene due tette coronate,vna per mano con
quefte lcttt te et TERNITAS AVGVST1, et S. C. vedi Sebaftiano Erizzo. Eternità
to Ver fetuitd, DOnna, che fiede fopra vna sfera cclefte É con la deftra porga
vn Sole, con i fuoi raggi, et con la finiftra foftenga vna Luna, per
inoltrare-,» come ancora nota Fieno Valeriane ne* fuoi Ieroglifici,che il
Solc,e la Lu na fono perpetui genitori delle cofe,cV* per propria virtù
generano >> e C0nferuano>& danno il nutrimento a tutti li corpi
inferiori, ilchcf» molto bene considerato da gli antichi Egiti;, per
rapprefentare l'etei> ti iti, credendo fermamente, che quelli due lumi del
mondo fufTerO ber durare infiniti fecoli,& che funero conferuatori, et anco
nutrì» bri di tutte le cofe create fotto di loro-Siede lotto la sfera cclefte,
come |:ofa, che fia durabile, et perpetua ; nelle medaglie di Dominano, et di
(Traiano fi uede l'eterni ii,che con la deftra mano tiene vn Sole, et con la
ìniftra vnaLuna,col veftimentofcinto,e largo. EVENTO BVONO. \T** IOVANE
lieto,& ueftito riccamente, nella mano deftra haueri L.J vna tazza, nella
finiftra vn papauero, et vna fpica di grano, quello >uono euento
teneuanocofi fcolpito anticamente i Romani in Campi do ;lio,infiemc con, quello
della buona fortunale come vna fomma felici* a di buon fucceflo in tutte le
colè, però lo fingeuano in quella maniera* lolendo intendere per la tazza, et
perla fpica la lautezza delle viuande, k del bere, per la giouen tu i beni
dell'animo ; per l'afpetto lieto i piaceri, he dilettano,^ rallegrano il
corpo/per lo ueftimento nobile i beni della òrtuna, lenza i quali rimanendo
ignudo il buono euento facilmente va* ianome,e natura. Il papauero fi prende
per lo fbnno, et perla quiete» nel che ancora fi :uopre,&accreice il buono
euento • l EMVLATIONE, CONTESA, E STIMOLO Di GLORIA. fXONNA> che tenga vna
tromba nella deftra mano, nella finiftra vna L/ corona diquercia con vna palma
ornata di fiocchi, et dui galli alli • iedi, che fi azzuffino . I Hefiodo poeta
Greco nel principio della fua poefia intitolata le opere k li giorni con più
fimilitudine moftra chelacontefadigloriofa fama è ÌK>ltolaudabile,&
conucneuole,attefocheper tal conterà ìi virtuofi fan-, jo a gara a chi può più
auanzarei concorrenti loro, il ien «mento de i :rfi di Hefiodo è quefto prefo
dal Greco a parola per parola» * nALmulatiìY vicinum yvicinus m ~ **& 1 *^3
lAddiuitìas fejlinantcm,bona vero hdc contendo bom'mibus\ It figulusfigulo
fuccenfet, et fab rofaber, 1 1 mendicut mendico inuidet, cantorq; cantori, I
quali ucrfi per maggior chiarezza noi tradurrcmo^tencndoci 4»cnteal tetto
Cieco. Ilvicinoalvìcmemulfi moftra Che con gran fretta le ricche^e acquisi*
•JWa buona è tal conte/a atti mortali; Uva/aio s'adira col vafaioy
ìlcantoralcantor,ilfabroalfabrOf £'l mendico al mendico inuidia fona. Onde n'è
deriuato quel tri to prouerbio Figulus figulum odit, Il vafai odia il
vafaio,quando fi iuol dire,che vno artefice, o uirtuolo odia lata della
medefimaprofelEone : però uediamo ogni giorno ftudioi'ì, che bi iìmano, et
auililcono le opere dalta, perche odiano la urna delli uirti* lì coetanei fuoi,
non fenza inuidia ; fé benefpeflò occorre che quello,cl umidiamo viuo,morto poi
lodiamo>come dille Mimnenmo* Jnftgni cuipiam viro proni fumus omnes
Jnuidereviuo ^mortuum autem laudare * Mollo lo ftudiofo da vna certa ambitiofa
inuidia d'honorc,ìncitato ci ftimolo della gloriola fama, defiderofo deiferegli
folo pcrecceJlenz: nominato, e tenuto il primo, et fuperiore a gli altri,
s'affatica, s'ind Uria, et s'ingegna di arriuare, anzi tripaflàre 1 fegni della
perfezione leroglificodella gloriofa fama n'è la jromba Significai tuba famam,
rjpi iebritatem. Dice Pieno, la Tromba eccita gli animi de Soldati, et gli fi
glia dal fonilo, Claudiano . Excitet inceftos turmali bucina fomnos . La tromba
parimente della fama cicita gli animi de vi rtuofi,& li de «làtfonno della
prigritia,& fiche ftiano in continue uigilie, alle qualt volentieri fi
danno folo per far progreflò ne gli efl'erciìij loro a perffei fama, et gloria
. Similmente la Tromba incita gli animi de Soldati, gl'infiamma aliamilitia,
Virgilio nel Sedo. */£re ciere virosyMartemq; accendere cantu. Colila
trombadella fama,&: della gloria, infiamma gli animi all'eli lattone della
virtù, quindi è che Plutarco trattando della virtù mot diffe, Legum conditore s
inciuitate ambitionem amulationemq; excitanty ah et qumque* naie certamen
Capitolino JoMÌfnpkx,muficHm.equefireygymnUumy et aliquant* pluriiénty quam
rime efi eorona'torum ; Nella tnfcrittione, ancorché non fi ìbecifichi laxorona
di quercia > nondimeno d'altra non fi deue intendere, perche nelle contefe
di Gioue Capitolino Etgli Hiftrioni ancora,ficome apparifee in; quella infcrittioneftant.
ata dal Panuino,da Aldo Manutio,dalloSmetio, et da Giofetfo Scalile* ib
fopraAuiònia, L. SVRREDT. L. F. CLY FELICIS
PROCVRATORI. AB SCAENA. THEAT. 1MR CAES. DOM11AN.
d'A leliandro Hetrufcìs corollis kmnij'dtanimn aurei dàrentur^&tin Sido lp
Poeta "Palmi* [erica, Cioè Palma ornata di fàfcie,o fiocchi di
fetaiveggfilo Scaligero in detto luogo, et giornale del Turnebo lib. i8.cap. j.
f dan; às* ICONOLOGIA dandofi non per altro che per la vittoria : onde gli
Athenid Bietteuaooogn'anno dui galli a contendere in public» ipcttacolo, ade!
fempio dell'Emulatione, come leggefi in Celio Rodigino lib. p. cap. ^ Vfauano
anco quefto in Pergamo. Plinio lib. io. cap. zi. tergami omniU énnis
fpe&aculumgallorumpublice editar ccugkdiatorura > Et Polluce lib.j e
(limolo di gloria. EDIF1TIO, O VERO VN SITO. GLI antichi per vn faifo attaccato
a vn filo denotauano l'edifìcio» ucro il fi to>& l'opera fatta,
cqnciofiacofa che in nifTun modo Ci pi j drizzare gli edifiiij fé non fi cerca
con diligenza la drittura de ì can ti, p mezzo de gli archipendoli; onde nel
fabbricare fi de uè prima oiierua quello, che tutti gli cdifitij corifpondano
all'archipendolo, et che noi habbinomfe(per vfare il uocabolodi Vecruuio) parte
alcuna d'incili n tionc all'ingiù . Però fi potrà rapprefentarc quella figura
per vn huou I che tenghi in uoaiaano l'Archipendolo in atto di adoprarlo con
arte, con giuditio, FALSITÀ D'AMORE, O VERO INGANNO. DONNA iuperbamente
ueftita, terrà con le mani vna fcrena, e guardi in vn fpecchio. II falfo amante
fotto la delicatura d'vna leggiadra apparenza > et (pi • la dolcezza delle
finte parole, tiene per ingannate alcole le parti più che ine fpecchio nano
tutte quelle cofe,che ìi fono polle innanzi, e però vnal fijnilitudine>che
non ha realità,& quello, che gli fi apprefenta alla fi ftra, mene alla
defila mano, et medefiinamente quello, che è dalla de
vicneallaliniflrajilcheètuttoquelio^lie imporla quefto nome di fall — 4 ome
benifiimo racconta il Pieno nel Jib.4».. F AMA. DONNA veftita d vn uelo fonile fuccinto
a traucrfo,raccolto a 1 zagamha>chc ìnoftri correre leggiermente, haucr a
due grand farà tutta pcnaata>& per ditto vi faranno un t'occhi, quante
pcnnc,& ^uc'h ui faranno dola.* b«cche,& orecchie, neiia dcilra mano
terra troail I I I ! . %2$ troffibiiCòfi ladefcriueVirgilioj&pcr più
chiarezza fermeremo le Tue paiole medeumerfradottc in hnguanoftra cefi. U Fama
$ vn malydicuinonpm veloce 'Piccola, al timor prùno,& poi s'inalba E neffun
altro,rdi volubile^ Fino alle fìetle, et entra nella terra r fot vmei&
camminando acquiflafor%e> È trai mutoli ancora emende il capo. Et poco poi
foggi unge. 5 veloce dipiediye ieggier d'ale Sono nel co rpo piume, fon tant*
occhi* 'ntsefiroborrédaje gràde,alauale quate Di [otto vigilanti,® tante lingue
Marauiglia da direj &Mnte bocche alla guardia del colmo* a" alcun
tetto* )uonan inlei,& tanf orecchie inalba y{ OfoprAd'altc, (^eminenti
torri, t fola dinotte mmeigp il cielfiridendo Le gran città fmarrendo,et fi del
falfi ìt per Inombra terrenayne mai china Come dei aero è mefaggier iettate:* t
Tocchi per dolce Conno*® [tede il gìo rno FAMA BVONA. "X GNNA con vna
tromba nella mano dritta, et nella finiftracoflu J vn ramo d'oliua, haucrà al
collo vna collana d'oro, allaquale ila er pendente vn cuore, et hauerà l'ali
bianche a gi'homeri. Jli^pmba lignifica il grido vniuerfale fparfo
pergl'orecchi de gl'imo l'ai*" Il ramo d'oliua morirà la bontà della fama,
e la (inceriti dell'haomo : molo per òpere illuflri,pigJiandofi fempre,&;
roliuo,& il frutto fuo in bona parte ; però nella Sacra Scrittura fi dice
dell'olio, parlando/i di w rifto N. Signore in figura, Oleum effùjkm nomen
tuum, EtdeH'Oliua dii ii Salmo," Oliuafraàifera in domo Domini . Et per
quefta cagione folei no gl'antichi coronar Gioue d'Oliua, fìngendolo
iommamentebuo-, 11, &fommamente perfetto. Il cuore pendente al collo,
fignifjca, come narra Oro Apollinc ne ' (di Ieroglifici,là fama d' vn'h uomo $a
bene. L'ali di color bianco,notano là candidezza, et la velociti della fama i
bona. FamacattiuadiClaudiano. Onna con vn ueftito dipinto d'alcune immaginettc
rtere,come out. tini con l'ali nere,& con vna tromba in mano, conforme al
detto iClaudjanonel lib.de'Ua guerra Get;ca,contro Alarico. F'-imaq; nìgraìttss
juccintlapaimnibki $tas . >ono l'immàginette notate perdei timori, che fi
accrefcononcl ere i'crela catt'ua fama. L'ali nere moft'rano rofcu-rit'à
dt4ramo«v& la -ford ctezza . Fama chiara ne Ila medaglia di intonino. ir 'N
A beiiiminìi ;rMira" MM'Wtì Mercurio coni talaria' piedi, et >1 al
capo,fopra il braccio fìniftro tenghi con bella gra:iavhpanno,& [Ulano il
caduceo,^ nella deftra per lo freno vii cauallo Pegafeo,che i "..con i
piedi in aito pei' volare. UìgjjgdiMcrcurio cuni :aia.i,&csdjccbifigaifica
la chiara fama S per» I) titf ^ pcrciochc gli antichi Jo finfero auntio di
Giouc,]c per lui ^incender parlare, cioè l'efficacia della voce »ì&dcl
grido, che per tutto fi ipandi et l'ale che tiencin capo fignifìcano le parole
veloci.. II cauallo Pegafeo s'intende per la chiara fama di Antinoo vclocctnei
te portata,& fparfa per l'vniuerfo . 11 freno d'elfo cauallo goucrnato da
Mercurio; ci dinota, che la fam è portata dalle parole, et dalla voce, che
fuona*ialÌe virtù degliUuftì fatti de grhuomini>& che tanto più,o meno
cotal fama peruienc al ma FAMA CHIARA. dp,quanta et dal pacare de gl'huomini è
acci ta^& fparfa. -, Et il popolo Romano per honorare Domitiano fece
battere in vna e fciolto la poppa che a la calìa appefa pendo E di fnngue ogni
vena ignuda, è [coffa Sembra vnapaUa a uentofen%afìai* tyallido,e
cre[po,magro>c ofeuro ha il voi Ventre nel uétrefuo non fi comprende te deBa
pelle fol vettite Coffa (to Ma il loco par che fìa già uentre Hata \E dell'oca
congiunte in varìj nodi ^affembra in fomma l'affamata rabbia Trafbaion varie
forme, e vmì modi. Doffa vn'anotomia,chef anima hahbia f FA Ti Ci. gOnna
giouane mal vcftita, di color verde, in mano terrà vn libro aperto, dando in
atto di leggerlo yóT a canto vi lira vn uitello,o eneo. ' La fatica,fceondo il
detto di Cicerone nel 2. delle Tufculane,* vna cer a ©perationedigrand'attioned'animo,
o di corpo, et fi rapprciènta ve» ita di verde,perehe la fperanza
JaricHòpre,& la mantiene . i Si dipinge giouane^ercioche lagiouentù e atta
alla'fatica più d*ogn*ai :a età ddì'huomo. Et Ouidio nellib. a.dc arte Amaadi
volendo diroorare,ciie nella giouentù fi deue durar fatica, cofi dice
».$uvires>animiq. fintini tolerate tabtres lamveniet tacito curva
[eneftapede., Col libro fidimoftra la fatica della mente, che s'apprende
principalmente per mezzo de gl'occhi, come ftradapm fàciledicognitione in ojni
proposto all'intellètto. Quella del corpo fi rapprefenta per lofìgni* icatodcl
giouenco conferme al detto d'Ouidio r,ei hb. 15. delle Meta* iorfofi doue dice
C&delaborìfericreduntgaudere imenei, FATICA. "Ofina robufta,&
veftita di pelled'afino > in maniera che la teftadeli'afi no faccia
l'acconciatura delii capelli,efl~endo quell'animale nato a fatiea, et a portare
peli : s'aggiungeranno ancora alla detta acconciala due ali di Grue,& in
mano terrà i piedi del medefimo vcceHo,ilquaIferue per memoria della fatica,
perche è antica opinione, che inerui ijll'al-i,& de i piedi di Grue portati
adolTo,fàccino lòpportareogni fatitsageuolniente,&: fenza
akùndilpiacere,comeaueniice Pierio Valeria^.fi FATICA ESTIVA. ^ 7N A giouane
robufìa, veftita d'habito fuccinto, e leggiero con le ''W' braccia nude,ehe con
Jadeftra mano tenghi vna falce da mietere il Émo>& con la finiftra vno
feorregg iato finimento da batteri! frumenf3ni& apprcfiTo vi fia vn bue,
3iouam-, et robufta fi «lipinge, per tfier in quella età le forze del corsia
die inaine yigorcie»s& anco più atte alle fatiche, come bene lo ^dijroìi ra
Guidi cj iib. 15. Metamorfosi. S a Fitq; 1*8 ICONOLOGIA fittjue yaiens
iuuenisinequecnim robuftior £(ms Vllflynecvbcrior>n?cqu4magisardeat-vlla.
L'habito fuccinto, &^ leggiero, e le braccia nude diinoftrspo U
fpofitione,&prontezza,chcii richiede all'operatione,rinH come diflfuiamentc
legna S.Tommafo eontragenriles lib^.cap.pj» FATO. HVomo vcfl ito di panno di
lino, per la ragione fopradetta,haueri capo vna flclia,neUa man delira il
Caduceo di Mcrcurio,nellafi lira *ra Conocchia col fufo, ma che il filo fia
tronco nel mezzo» Le ragioni, che fi sdegnano alle dette eofe,fono quelle
piimieran te, percheìl fato fi tiene per diuolg.ua opinione de fami della
gentil; che confi Ha nella diipofi tione delle iìelle,& che tu tti li
noftri humani fari,& importanti negotii trapaflìno,fccondando il moto
d'elfo, però >• pra i\ capo,come dominatrice fi dipinge la ftella detta * 11
Caduceo denota la pò tt fra del fato,cuero vn certo diurno fpiritit mc:o,'p«r]o
quale non lolsmentc la mente noftra, ma tette le cofc ccr tean *.?*? le ancora
dicevano «flèr motte y& governate y&ctcdc&zno dì piàlgca* tili,che
fufie vn certo vincolo>co'l quale noi venimmo obbligarle riftrctti con
l'ifiefioDioAchecOn noilaneceflìtàdi quello mede Sia© ad unaffe tutte k cofe^
Lo dipìngevano con la conocchia, ÓY* coni! Fufc^perche coli fi moitra il
debolifsuno filo de noftn giorni, attaccato-allc potente deiCielo . F A V ORE.
GLI antichi fingeuano vn giouarie ignudojallegro,coà Pali.allc/ba!Jc>con v«a
benda a gfocchi,e co'piedi tremanti,fraua iopra vna ruo :a.Io non so uedere,per
qual altro fine coli lo dipingen%ro,fe non per ditnoftrare i tre fonti,onde
fearurifeono, '& denuono tutti i favori . li primo è la viitù,figmificata
pe r l'alida gKantichi fpeffe volte, per mantenere la metafora -del volo
dell'ingegno . lì fecondo è la fortuna, dalla q uale iiceuano haver Jc
ricchezze, &" per/quelle la nobiltà, le quali due cofe principalmente
danno,& mantengono il fauore viuoj& gagliardo, et la fortuna è
dimoftrata con la ruota, pcrJa ragione dada-fi a fuo luogo, l'al:ra cagione del
fauore è il capriccio, 6V inclinatione di chi £auoriicof enza alcun fine
ftabile,o fenzaipronc d'alcuna cofa ragionevole, et que^ lo uien lignificato perla
cecità de gl'occhi corporalità quali s'imparaci* cr corto il conofcimeato
dell'intelletto, et qveftefono tre cagiona Si poflòno-ancora con qvefte
medeftnie cofe lignificare tre effetti d'eli b>cioè l'afi l'ardire, che fi
àa dal fauore per impiegarli a grand'impréfei ja iuperbia,che toglie Ja uirtù,
et la conofeenza delle perlòne mengranii,ilchc fi nota nella cecità,& il
dominio della fortuna, che per lo più fi [onfeguitce per mezzo de' favori,&
ciò perla ruota fi manifeila. Però que ioli dice fecondo il vulgo, non douendo
noi attribuire dominio alcuno pia fortuna^dipendendo tutto dalla diuina
previdenza: Et in quello s'hi la feguitare la ueriti,infegnataci da
S.TommafoContragentiles ? e 02 FAVOR E. *-Ì I 7N Giouanearmato, con uno feudo
grande polito in terra, oue fari V dipinto il mare con vn delfino, che porti
fopra il dorfo vn giouile, che fuoni la lira, ótcon la mano dritta terra vno
feetroabbafiato uer* 'bla terra. Si dipinge il fauore armato per l'audacia di
feoprirfi vigorofo nello • mprefedi molta difncultà, alle quali.fpeùo
s'amfchia, ÓV ne efee facilmente cen honore. Lo feudo è fegno,che 1 fauori fono
difefa della fama, et della roba coleeffo è fatto perdifefa della vita
corporale'. ' * 1 II Delfino nel modo detto, accenna Ja fauolad'Arione nobile fonato!
fcjilqualeperinuidia d'alcuni mannari, effendo gettato da41a barca helkjacque
fu da quello pefee amore uolmen te portato alla ri uà, ìlqual'offitìo ! può
prendere in quelVo propongo, perche il faucre deve ei.ìcr lenza obli j.
-,&: lenza danno di chi lo fa,ina con ucile,& honore di chi lo nceuc
lep.i qualità fi vedono zfpixfìz neh'atuom 4el Delfina, che tene* fuo $ j feo1
»5* fcoraodo porta il fonatore per l'acque, fic, gli fai uà la vita Si dice
ancora cfTer portato vno che è folieuato da fauore> et per me, zo d'effi
facilmente mene a termine de Tuoi dcfiden; . in cambio del d fino fi potrebbe
ancora fare vna Naue in alto mare, con vn vento, che fpinin
poppa,perdimoftrare>chcil fauore è l'aiuto, che s'hi per lo e
pimentodedefiderlj. Lo feetro piegato uerfo la terra è iliegno, che dauano i Rè
di Perii; per fauorire i uatìàlli > toccandogli la tefta ^ perciò fi legge
ncH'Iflone Sr cre>chc Affilerò, Artaierfe dettodagli fcrittori profani, per
fauonre Eft fua moglie, le toccò-eon lo feetro la tefla .Gl'antichi ancora,
dipingeuono il fauore col dito più groffo della m% ao. piegato,, di che fi può
uederc la ragione appreffa il Pierio, &f aluj Scrittori • Fecondità nella
Medaglia di t^famea, D Orma, che con lafiniftra tenga *aCornucopia,& con
Iadeftramejjj| per mano va fanciullo . Si fa il Cornucopia^per adoprarh* ancora
quefta parola ài feconditi me iaforicamente nella terra,, ne gì' Alberi, ne
gl'ingegni, &^ inogm alti cofa buona» fecondità nella Medaglia di
Faujlina.. D Orina fòpravnlctto.gcniale,& intorno le fcheraino due
fanciulli fede nella Medaglia di Vtautilla» VN'huomo con vna donna, che fi
danno la fede ftringcndofir la do Ara mano. FEDE CHRISTIANA. DONNA inpiedi
fopravnabafe,ueftitadibianco,ndJafinil!raha rà vna Croce.,& nelJadefira vn
calice . La Fede è vna ferma credenza,per l'autorità* di Dio, di cofe cne per
gomcnto non appariscono, nelle quali è fondata la fperanza Chrifhan Si
rapprefentafopra vna hafe,per dimoftrare,che elia^ome dice &A brogiohb.
i-.de Patri, Abr.cap.2. tonicela baie Reginaditutte far" uirtu,poiche
fenza di efià è imponibile piacereà Dio xcome dice S. Pr adHebr.cap»u. Et. fi
fa in piedi, e non a fèdere, con v» calice nella deftrarpcr lignifica re
leoperationi corrifpondenti ad efì'a,effendo che, comeattefìa et Ago flino lib.de
fid,&Loper.cap.ij tom.4.& S.Iacomoalcap.2 Ttrfidem,fi* §peribhs
nemopotcjtjraluari,nec iufiifiiarij nani fides fine operibus monna ejl,c tx
tpcribusconfumatur. Si che con l'opere douemo leguitare la fede ■''
ftra,poiciic quello ueramente crede, ìJquale eièrcita con l'opere ciò
crede;dice S..Agofriiio fopra S, Matteo ai cap. i l.T{pn eaimfais tfi ere [ed
vidend'um ejir vt credatitr. Et perche due principali capi d'cfiaFedejCome dice
S. ?nolo,fcno« deve in Cinifk) Crocili i':o,& ad Saciameato dfcU'Altaie :
però fi dipi t'-. ù..i Olvcc, ecol Ca'itc. FEDE CHRISTIAN AVNA vergine con
hàbitobianchifsimo fopra una pietra quadrata-*» con la delira terra eleuara vna
Croce ',.& con ella vn libro aperto, guardandolo flflamente,& col dito
indice della liniera, additerà toccando quali l'orecchio iuo;lafciando da parte
Xefplicatione dell'altre cdfe già dette di fopra. «i Si rapprefenta col dito
all'orecchio, et col libro aperto, perciodie dite fono 1 mezi per apprendere la
Fede fanta,vnoèl'vdito, et queftoè il prin cipale,dicendo S.PaoJo ad
Rom.cap.io. Fiati s ex auditu^auditusautem per -verhum Chrisìi;L'zìtro è il
leggere 1 libri Canonici,& queftoè men potentc/Viutis eil.n.Jermo Dei^r
etficax,& pemtìabilioromnigiaÀioancipitiypertin-* gens yfque ad Aiuìfionem
anivuìaie)Che icmofolo priuatione d'efia-eofi dobbiamo noi crederebbe chi hi
iede perfetta,^ armata con la carità, habbia l'eflere, et viua, cVchi di uefta
fia priuo, s^uuicini,ó fia in tutto profilino alla priuatione, et alla tiortc
eterna ; l'vno ci dine Chrifio N. S. in quelle parole . Qui eredititi te
ctiamfi mortuus fuerit viuet ; L'altro s'hà del facro firn bolo di Santo
ithanafio . U&c efifides Qitholica, quam nifi firmìterquccr€el bianco, che
la e fra tutti La [anta Fé vtfiita in altro* modo Che vnfol puto,vnfol neo la
può farb E perquefta cagione molti incorrendo, in vn folo errore,con per che .
Quiimm delinquit fctJus e fi omnium reus ~ Lamano,che tienefopra il petto,
moftrache dentro nel cuore fi, ripo . ) fa la uera,6Y'uiuafede,& di quella
faremo premiati ideila quale dice $ GiouanninéirApocalifli
&lczp-2.Eflofifclis vfqyadmortemy&dabotibiyiì cit 'jDcminustPorammviu,
Non dellafinta, che molte uoltc fi moftra nel ja mortificata apparenza de'
corpi . Nell'altra mano tiene il calice > fimbola della Fede, doue fi foftenap
tutte le noftrc Iperanzc,^ il fine dc'noftri defideri;* efiendo h Fede vij
ferma crevfcnza^fuori d'ogni dubbia confidatane! ccrtoeflerc di Dio, i
;Pt0mdCiWa'&TrBft-ATToi.ICA. .C DONM . %ss DONNA ueftita di bianco,con
l'elmo in capo, nella mano dtftra te** rà vna candela accefa >6c_ un
cuorc>& nella iìniftralatauola dell» iegge uecchiainfieme con un libro
aperto.Ia Fedcicome una delle uirtù Teologiche tienei» capo l'Elmo per
dimoftrarer cheperhauereiauera Fede li deuc mantenere l'ingegno ficuro da' colpi
dell'armi nemiche>che fono le ragioni naturali de' Fiiofofi,ck !e fofìftichc
ragioni de gl'Hereuò, et mali Chriftiani,tenendoferma la nente alla dottrina
Euangelicar &a' diuiai comandamenti, dicendo San Gregorio nell'Homilia io.
che ; Fides non babet meritum yvbi humana rati» irabet experimentum. Il libro
con le tauole di Moi fc> fono i 1 teffamenta n uouo, 5>C vecchio
nfieme,comeprincipal fomma di ciò,che{ì deue credere*,che fono li
rommandamentidi Chriflo S.N. infieme con quelli della vecchia legge* per
conformità del detto f«o, che dice: Non fono venuto a diflruggere A legge ma
adempirla. Il cuore in mano con la candela accefa moirra rilluminatione della
i^entc nata per la Fede, che difeaccia le tenebre deH'infideltà > et dellV
^oranza,diccndo S.Ago(lino fopra S.Giouanni al capitolo nono: Cecità*
fiinfàelkasr&ittuminatiofides T Però per antica ceremonia nel facrificio
Iella Meifa>& in altri atti Ecclefiaftici, fi vede i'vfo de' lumi,&
delle torrie accefe, delchediffufamente tratta Stefano.Durante > de ri tib*
Eccl. iij.t.cap.rp, FEDE NEL V AMIC1T I A, r\ ONNA vecchia,& canuta coperta
di velo bianco, col braccio do* Lx ftrodiflcfo,&: d'vn'altro velo fari
coperta la delira mano* Tienecoperta la mano delira, fecondo l'ordine di Numa
Pompilio Rè fe^Rpmani nel facrificio da farli alla Fede,per dare ad
intenderebbe fi ha faféruarela Fede con ogni fincerità all'amico, poiché
'.Fides (come dice htàgorsÌEBamorìsfuttdamentum^quafublafaytotaamicitU lexy
ius, yis, ae ntio peribit . .Rapprefentaffcanuta, e uecchia,perchecofì la
chiamò Virgilio, ilche licniara vn'interprete, dicendo, cheli troua più fede ne
gl'h uomini, che tanno per molti anni maggiore efperienza; et aggi unge per
moffrare-»» :hc non balta conferuarc la fede per alcun tempo; ma biiògnachc
fia^r perpetua. Racconta di più Aerane, cjje facrifieando alla Fede il
Sacerdote, fi cornila nonfolola delira mano con bianco uelo, mail capo ancora,
e quai tutto il corpo, per «fimoft rarefa candidezza dell'animo, che deut eifer
compagna della Fede nell'amici da. bFEDE MARITAIE DONNA ueftita di bianco, con
le prime due dita della delira m&m tiene vn'anello, cioè vna fede d'oro* et
un'altro meriteuolelb Iciaeadere in mife'egli non è giuditiofo'in drizzare il
camino della 'vi ta fùa per loco eonueniente,non è pofiìbile, che uengaa quel
fine > ci deiideraua nelle fuc operationi. FEDELTÀ. DONNA ueflitadi
bianco,eon due dita della dcftra mano,tengJ> | vn'anello, ouer figillo, et a
canto ui fia vn cane bianco . Si fa il Cigiììo in-mano,pcr legno ài
fedelri,perchecon elio fi ferrano I nafeondono li fccreti > Il ceue perche è
tìdelifsimo hauera luogo appreffo quefta imagine f I l'autorità di Plinio nel
lib.8 deU'hiftoria naturale, doue racconta in pi ticolarc del
canediTitoLc'.bienouedutoin Roma nel confofctod Ap{> Iunior Publio
Silio,ilqualc encndoil fopredetto Tito in prigione nòt i parti mai da giacere
per quantopotcua vicino a Jui,&enendocglifìn« jnente come reo gettato dalle
leale gemonie fuppliciochc fi ufaua in )i ina à quellijche eranocondannati
dalla giuflitia, (la uà il cane in tome 1 corpo del già morto padrone,
moftrando moltifsimi effetti di dolore;* -portando tutto il cibo,che gli fi
daua^Ha bocca d'elfo, effondo alla fin il cada. %J5 sadatiero gettato nel
Teucre > il cane ancora di propria uoglia ui fi gettè eggendo lòpra l'acque
per buono ipatio quel corpo con infinita mera» ugJia de' riguardanti . Si legge
anco in Erafllod'vn CaualierRomano,che haueuaun 6gliuo3 vnieo nelle falce,
apprefib alquale dì continuo ftaua vn cane dometao di cafa,&^auuenne>che
facendo/i vn giorno nella Città alcuni gio~ hi militari, ouc il Cauahere doucua
interuenire, volle la curiola^ ja moglie interuenire alla fetta, et hauendo
ferrato il fanciullo còl cane i vna medefima ftanza^onducendo feco tutte le fue
ferue, fé ne andò io ra vn palcodellaeaCa, donde il poteua hauer della fella
trattenimento;, fcì in quel tempopcr vna feffura della muraglia vn'horribil
ferpente > ót ndatoiencalla culla per uccider il bambino, fu dal cane alfa!
ito,& uccifrettando eno folo infanguinato per' alcuni morii del ferpe, a
caio iruuel combattimento del cane, et del ferpe la culla fi uòltò fottofopra ;
la, alia allo ipcttacolo del l'angue, et della culla riuerfata, "ritornata
che fupnietturando la morie del fanciullo r portò con lagrime al padre la falla
uouaregli infuriato per tali parole corfe alla ftanza,e con vn colpo difpa i
l'innocente cane per mento di fedeli^ diuife in-, dueparti,poi pian^ stufo andò
uerfo laculla, et credendo vedere le tenere membra sbrana^ t trouò il fanciullo
viuo>e l'ano con fua grandi feima allegrezza, et meraÌglia,poi aecorgendefi
del Jerpe morto y uenne in cognitionc della
ueriidblendblìinfinitamcnted'hauerdato all'innocente animale la morte, li
ricompenfa della rarifsima fedeltà* . Molt'altri cflempi, raccontano ditó altri
auttori in que/to propoiìco>a noi batfanoquefti . FEDELTÀ. ]"V ONNA
vcffitadibianeo,conla deftramajiotienevrMchiane,& ali*. .J piedi vn cane,
La chiaue è inditio dì. fecretezza, che fi deue tenere delle cole
apparterntialh fedeltà dell'amicitia,;lehe ancora per Angolare influito eh
naIra la fedeltà fi lignifica perii cane,come fi è detto in altre occafioni.
felkit amila medeglìadi (jmlìa et nella finiftrail Cornucopia pieno' frutti
> e fiori. jjla felicità è vn ripolb dell'animo in vn bene fommamente
conosciuto,, jdefiderato, et dcfid'erabile, però fi dipinge a federe, col
Caduceo m lego di pace,& difapiensa. H Cornucopia accenna il frutto
confeguito delle fatiche, fenzalsquafc ìmpoifibile arauarea-ilafelicità, che
per mezzo defiefi conofee, 5r «idera. Mori fono inditio d'allegrezza, dalla
quale il felice fiato non fi c'iside |maij lignifica ancora il Caduceo la
virtù, cV il Cornucopia la r:cchcz~ fcexp. felici fimo tra di
noLcolOroyeli^h^nno tanaba:u temperali, che Iiof%lé poflòno prouuedcre al le
neceflttà del corpose tanto virtnofijche pòi suggerir quelle dell'anima .
FELICITA ETERNA. GIOVANE ignuda,con le treccie d'oro, coronata di Iauro,fiac
la,& rifplendente, lederà iòpra il cielo (Iellato, tenendo vn a pali nella
finifl a n.ano, et nella deft ra vna fiamma di fuoco, alzando glocj in alto,
con legni d'allegrezza . GioLiane il dipinge, peraoche la. felicità eterna non
ha feco, fé norl legrezza perpetua, lauitu uera, bene incorrotto, cV tutte le
grane pJ colan, che ieguonola gtouentù, &c" delle quali l'altre Uà
lono ni t'eì tcuitienire alia ricadi) perorriarfii, ma tutto il bcniu'Cj ex 1*
. ìj? 1 eapcllrd'oro fonoi penfien foaui di fempiternapace, et ficuracon»
lordia . in quello figniticatoèpigìiato l'oro ancora da Poeti,chcèla-> priaa
etàiucorrotta da gi'huomim, quando fi viueua fen za contaminare le kggi. Ponila
federe fopra il Cielo itellato,pcr di moftrare,che laverà felicilische Colo in
Cielo Ci godevo n è fogge tta al rapido corfc delle flelle, de ilio
fcambieuolemouimento de tempii La corona del lauro con la palina inoltra ^che
non fi può andare alla: feliciti del Cielo,fe non per molte tnbclationi,
efìendo vero il detto di >\Paolo,che dice. J^nn
foronab*:urnifiyqiulegitimècertauerit. La fiamma ardente dimoftra l'amor cfi
I>io,& il miraraltolacontemjlationedi lui, perche in ambe due quelle
parti coiiiifteia beatitudine k la compita felicità . FELICITA BREVE DONNA
ueftita di bianco* et giallo* che tenga in capavnacoròn» doro^ìa cinta di varie
gemmc^nella mano delira haueràvn fcctro, lenendo il braccio alto,alquales'auuitichi
con le fuefrondi vna zuccha» Ihe forga dal terreno vicino a' piedi
d'eflà>con la fìniftra tenga vn bacis pieno di monete, et di gemme ., lì
veftimento bianco,e giallo è inditio di contentezza,la corona,& lo :etro di
fignona, et il bacile di gran ricchezze, nelle quali cofe la brec,& vana
felicita confìtte afiìmigliandofi alla zucca, laqualeinbrcuiimo fpatio di tempo
altiflìma diuentata,in pochifsimo tempo poi perde igni fuo vigore, et cade a
terra, il che è conforme a queicatdiflc l'Alato tradotto in nofira lingua.
Crebbe la xuccaa tanta altezza, ch'eli*,A vn*altifìimo Tin paftè la cima, M
mentre abbraccia in quefia parte,ein quetld ' 1 rami fooi fuperba oltre ogni fi
ima ElTin fen fife, e atei cofi fauellct Treue e la gloria tua ; perche non prima
Verrà il verno divette, et giaccio tinte. Chefia ogni tuo rigor del tutto
efìinto . FERMEZZA DONNA con le mer&bra grofle,d'afpetto robuf!o,ueftita
tf'azzur\f ro> 6^ ricamato d*argento,comc di ftclle,& con ambe le mani
ter ivna torre. iQuefta figura è formata in manierarne facilmente lènza molta
dichia *tioneiìpuòintenderc,p«ròpernonci trattenere, ol e non bifògna, di* I
folo,cheil color della velie con le ftelle nfie fcolpiteui fopra, moli ra* ' )
fcrmezza,per fimilitudine della fermezza del cielo,ilquale per la fra f
rfettione,fecondo il tutto, non è foggettoa mutatione locale, ne cortttiua, et
non può in modo alcuno vacillare in alcuna parte ♦ -.; FER. aj8 FERMEZZA, ET
GRAVITA DELI/ORATIONB. SCRIVE il Picrio nel primo libro de fuoi Hieroglifici,
che quand Sacerdoti Egittii voleuano dimofìrarc in pittura la fermezza, grauità
dell'oratione, faceuano Mercurio fopra vna bafe quadrata ien piedi,ilche
dimoftraua la fermezza >& forza delle pa roJeeflegu ite, lo quali fenza
l'aiuto delle mani, o piedi poflòno per iè ftefle fare i'offitio, che da loro
s'afpetta. Fortezza d } animo, et di corpo . DOnna armata
dicorazza,elmo,fpada,e lancia,nel braccio finiftro, nendovno feudo con vna
tefta di leone dipintaui,fopraallaqual 'namazza,per quello s'intende la
fortezzadel corpo,eper il capo di ' ne,lagcncrofità deU'animo,e fi vede coli in
vna medaglia molto antica Fortezza, et valore del corpo congiunto con la
pruden%ay et virtà dettammo . DOnna armata di corazza,elmo, et fcudo,&
nella delira mano h bia vna fpada ignuda, intorno alla quale vi Ha con bei giri
auu to vn ferpe,e fopra Telmo habbia vna corona ài lauro co oro intrecciati con
vn motto per cimierojche dica : HLS FR VGIBVS. La fpada fignifi ca la
fortez2a,& valor del corpo,e la ferpe la prudenza, et virtù dell'ai mo,con
le quali due virtù fpefTe volte fi vedono falirc gl'h uomini di vii «ondi tione
alla trionfai corona d'alloro,cioè ad alti honori deJla militi^ Forte%z? del
corpo congiunta con la generefità dell'anime. DOnna armata,come s'è
detto,nelladeftra tenga Ja CJauad'Hercolt in capo per elmo vna tefta di leone,
fi come fi vede nelle ftatuc antiche. Fortuna. DOnna co'l globo celefte in
capo, et in mano il cornucopia. l\ glob celefte dimoftra, fi come egli è in
continuo moto? coli la forcul fempre fi muoue,e muta faccia a ciascuno
hor'innalzarìo» è lior 'abbai -. do,e perche pare che ella fia ladifpenfàtrice
delle ricchezze, et delli b Ili diqueftomondo;però fclc fa anco il
cornucopia,perdimoftrare, ci non altrimenti quelli girano di mano in mano, che
faccia il globo ce, Ìle,onde diflc AufoniaGallo . Fortuna nénquamjtftit in
cGdcmfìatiiyfetnì moueturyVariat)&' mutai vices, et Jumma in imum
vcrtit,iic rcrja erigit . P anco lignificare il globo,che la fortuna vien
yinta,e imperata dalla difj iitionecelefte,laquaIe è cagionata, et retta dal
Signore della Fortuna; della natura^ fecondo quello ch'egli ha ordinato ab
eterno. FERMEZZA D'AMORE. DONNA d'ornati lsimo habito veftita, per acconciatura
deka hauerà due ancore, che in mezzo con bella ligatura tengono vi cuore humano>con
vn motto che lo circondi, et dica Xfctis cjìfnmiffin F1VMI, E PIÙ M A TEVERI SI
vede il Teucre ra;ij rclentaro in rricJct luoghi in Roma, &paim larmente
nel Vstic*jìiii vjiabeiiilsima Hatua d\ uMn*iC:chcfw | rendo . 2%f crido >
et fotto il braccio, deliro tiene vnà nipa,fottò la quale fi véggioio due
piccioli fanciullini, che con la bocca prendono il latte da efia. lotto il
medefimo braccio tiene vn'Vrna dalla quale efcc acqua in granliisima copia, ha
nella finiftra mano vn cornucopia pieno di varii frutte con la delira mano
tien' vnremojhà la barba, et i capelli lunghi,©^ : coronato da vna bella
ghirlanda di uanj frutti, e non. Il Tcuerc è fiume d'Italia, ìlquale efce dal
deflro lato dell'Apennino, t diuide la Toicana dall' Vmbna > e Campagna, come
ancq là città di Loma^ . ì, Si dipingono ifiumi giacendo jperdimoftrarc, che la
Joro proprietà è andare per terra . |I due piccioli fanciullijche prédono il
latte dalla lupa,fi fanno per me* tona di Romolp,e Remo fratelli,fondatori di
Romani quali furono tro kjti àllariua del Teuere efpolti,chepigliauanoil latte
da vna lupa. I Si corona detta figura in memoria delle vittorie de* Romaniche
per ò fi uede il ritratto in alcuni luoghi,chc detta figura ifia coronata non.»
lo de* fiorile frutti, ma di lauro. i II corn ucopia con la di uerfiti de*
frutti,fignifica la fertilità del paefe, bue pana. oliremo dimoerà efier fiume
riauigabile,& commodo alle mercantie. Teuere come dipinto da Virgilio
nelfettimo dell'Eneide . landò in ripa del fiume ilTadre tnea Da gl'oppi folti
tra le fpeffe fronde t Sotto l'aperto del polì 'a giacere 'Parue ch'vfcijfe dal
tranquillofiume, ; Diede alle membra al fin breue ripofo, Veflito d'vn fottil
ceruleo velo f£t ecco il Dio del luogoyil Tebro ftefjo E difrondofa canna cinto
il crine. II ueftimento del colore ceruleo fi fa per dimostrare la chiarezza
deleque >cflcndoairhora più chiara, quando meglio riceue il colore del
lo,&pcrò fu dimandato il Teuere Albula da principio,che poi da Ti-* fino Re
de gl'Albani nel Teuere fomaierfo, fu chiamato liberi, 6*^, i Teuere. otraffi
anco far il velo di color flauo, perche cofi lo dipinge Virgili© 7-deIl'Eneide.
fe multa flauus arena Tyberis . Et Horatio. Vidimusfiéuum Tyberim . jla
ghirlanda di canna che gli da Virgilio conuicne à tutti i fiua.i,per« 5
facilmente nafeono in luoghi acquofi. ± ARNO. 7 N vecchio con barba, e con
capelli lunghi, chegiacendofia pofaa *2 conVng°mito fopra
vn'Vrna,da]laqualeefca acqua, haueri fitta figura cinto il capo da vna
ghirlanda di faggio,& a canto vi farà à "ere vn Leone, ilquale tenghi
con le zampe vn giglio roflò,chel'vnd Itro dinotano l'antica arme di Fiorenza,
principal Città di Tofcana* fmezo della quale pafla l'Arno. ' icefi che altre
uolte i Fiorentini fi eleffero per loro infegna fra tutti ^ingiglio bianco in
campo roflo: ma poi per alcune difcordié natt, tra *+• tra di lorOfCome
racconta Cri ftoforo Landim, clcncro il Giglio rotta ia campo bianco. Elefiero
parimente fra gl'animali il Leone, Ci come Rèdi tutti gl'ani. mali,e fra
gFhuomini eccellenti per il lor maggior figlilo Hercolc. Gli iì da la ghirlanda
del faggio per dinotarc,che l'Arno,fecondo chi racconta Strabone,efcc dal lato
deliro del monte Apenmno da vn Ilo. go chiamato Falterona, oue è gran copia di
faggi . Scende cjueftoiìumcdal fopradecto luogo, da principio, come vn t4
fcello d'acq uà fra Urani balzi,e ftrabocchcuoli luoghiA valli verfo i'QN
cidente,e poi entrandoui molte forgine d'acqua, torrenti, et fiumi fi in*
groflà,& laffando alla fini/Ira Arczzo,entra nel Fiorentino>& parlai
Firenze,& la partifee indueparti, et quindi fccndendo a Pifa parimenti
quella diuide,e poi corre alla marina, oue finifcc il fuo corfo . Si può anco
dipingere detta figura con ilcornucopia,attcfo,che dow egli pafla fono luoghi
fertili di 1 ofeana. PO. DA diuerfi,& in particolare da Probo è flato
dipinto il Pò,non Col che fi appo£gi,come gl'altri fiumi all'vrna,e che habbia
cinto il« };o di ghirlanda di canne,ma c'habbia la faccia di toro con le corna.
Dipingeiì in queiraguifa,percioche ("come racconta Sermone Probe j ! fuono
che fa il corfo di quello fiume è limile al rugito del buc,come a co le fue
ripe fono ineuruateà guifadi corna . Per la dichiaratone delia.ghirlanda di
eanna.ci fcr uncino dell'ai ri tà de gl'antichi, perciocheioro coronauano li
fiumi di canne, perei come riabbiamo detto nella pittura del Teucre, la canna
nafee,ecrr meglio ne 1 -I doghi :acqùo fi, chc-ne gl'aridi . • Si potrà
aocodipingcre'queito fiume vecchio con capelli, è barba hi ga cànuta>&
éome Gabbiamo dettò, che s'appoggi all' Vrnà> dalla qoa efebi copialterr,
cor vna delle mani il corno di douitia,econ l'altra vn ramo d arbore,da ìq le
fi veda lagrimare humorgialta Hauerà in capo vna ghirlanda di pioppo, per
moftrare non folo ci -quefiofiume è circondato da queftì arbori, aia per
memoria di quel1 che firacconta fanolofa mente delie forelle di Fetonte,
ìlqualefù fulrr nato da Gioue,& fommerfo nel Pò,& effe trasformare in ;
pi^ppeal !a 1 uà di quello fiume, come anco Cigno Redi Liguria in Cigno, elìcci
ciòvifrdipinge,ancoil detto vcccllaycdendoiènc di ciiì indetto fiuil
gran^Uarmtà. E.qucfto fiume Aottfsirhòin Lorahardia^lqualenafcendgrembon
raltiffimomonte Velalo dalli confini d; Liguri Gahiem con chia nìiiJ» et
breuilsimo principio per l'Alpi icende,©^ poi calando fotto ter >
ri'forge,&C entra con lem bocche ncll'Had natico mare, onde fidi fjrìcrc
fenzaèiìèr piantati, onde ciril àrie^dcirEftate,mentrc che il Sole comincia a
declinare, fudanova ' rto humore giallo in modo di lagrime,ilqualc fi raccoglie
con artificio, li compone in ambra» ADIGE. . TN vecchio, -come gli altria
giacere, appoggiato ad vri*Vma:,4a!la V . quale efehi copia d'acqua, farà
coronato di vna ghirlanda di chuer* ìori>& frutti,& con la delira
mano tengiù vn remo . Adige ha la fua fontana, dalla quale efee nell'Alpi efi
Trento ( fccon~ do Plinio) et mette il capo nei Mare Adriatico alli Eofionijouc
è affai 1 porto. Gli fi dà la bella ghirlanda de vani fiori, cV frutti, per
dimostrare, che r doue egli pafia è ameno, et fruttifero, come bene dimoftra
Virgilio Ha Buccolica, et nelno-io libi dell'Eneide quando dice.. iìenó 1 Siue
T?adì rip'ts > ^tkzdra fot p roptsr amannm~ TI remo, che tiene con là
deftruiiiàno, dinota eflcrqticfto nobi! fiume uigabite,perciociieper eno fi
conducono, varie colè.-per IVio Scigli ÉominL ' ' NILO, 1{appreJentato in vm
Hatua di marmo poila nel Vaticano iiRomal ITA à giacere con chiome, e barba
lunga, ha il capo inghirlandato di k fiori, frondi, e frutti,giace con
libraccio fin i Uro appoggiato fopra_» f Sfinge, quale ha la faccia fin'alte
mammella di giouanecta, et il retto corpo ài leone, fra la Sfinge,&.il
corpo del Nilo fi vede vfeire gratta iiitUà d'acqua, tiene con la finiflra mano
vn corno di douitia pieno di ndi,fiori,c frutteranno (òpra la perfona ài detto
fiume, com'aneo fori* vn Coccodrillo poftoa cantoad elfo ledici piccioli
fanciulli&i, i qua on allegrezza moftrano di fcherzare . lNilo,comcdiceil
Boccaccio nel j.lib.delia Geneologia delli Dei, è tiemeikitoijale,che diuide
l'Egitto -dall'Etiopia^ fecondo la commu ipinion* nafee ne i moitti di Mauritania
preflb all'Oceano . tueftofiau'ne fi po& iòpra alla Sfìnge, come moilro
iamofo dell'Egle* |ùe pafla? quello fiume „• jetteuifiànco il Coccodrillo,per
efier'ancorefiG ani male dell'Egitto, e ul più folito Ilare alla riua del Nilo.
la gran quantità d'acqna,ch'eicc nel detto mo~do,moìtra l'innondatioa Nilo
nella regione d'£gkto,e ne gl'altri paeiì, oue egli pana. 1 fedici fanciulli
lignificano ledici cubiti di alteseadeli'mirendatione ^Nilo,che è fiata ia
maggiore che iiaboia fatto, e l'allegrerà de i put~ • T tini 1 *4* tini moftra
l'vtile, che di tale inondinone cauano Je perfone di quei lira. ghi,che fono
aridi, e fecchi, perciferiòttopofh aJla gran forza dei Sol* onde per tale
inondatane fi fanno li terreni fcrtili,& i paefi abbond che ciò fignifica
il cornucopia, et Ja ghirlanda. TIGRE. Isella Medaglia di Traiano. VOMO
vecchio, che come gl'altri fta giacendo con l*vrnt dava, lato, cV dall'altra
vna Tigre. Nafce quello fiume nella maggiore Armenia,nel piano di vn luocodf to
Elongofine>& girando in. diuerfi luoghi con dieci bocche, entra ni mare
Perfico. Dictfi, c'hebbe quello nome di Tigre per la velocità, come anco pfi
che nel luogo,oue panali diceeflerui quantità di quelle fiere. DANVBIO. 7{dla
et di canne ; Et Ouidio nel luogo detto di fopra così fa tione, quando effo
fiume di fé fletto dice doppò l'efier ilato abbatt Hercolo. ìo mi trottai
fcornatoye fen%a moglie Ben c*hoggi con corone, e canne, e Con doppio
dishonor,con doppio affanno 'Di falce afeondo àia mia fronte il da Tiene
fottoall'vn de bracci due vrne, da vna delle quali efecacqu dall'altra nò.
Acheolo è fiume fàmofifiìmo della Grecia, e nafte nel monte Pin diuidendo la
Etolia dall'Arcadia, finalmente defeende con il m Malia_*. Secondo che
fauolofamente dicono i Poeti : Onco promife Dciar1 fua figliuola, bellillima
giouane, per moglie ad Hercole con quella ditione, che riducefle le acque del
fiume Acheolo in vn folletto, feorrendo con due allagaua tutti li frutti, et le
biade di quei paefi, ceua grandifsimi danni, però dicefi, che Hercole dopo molte
fai combattendo con Acheolo cangiato in toro, lo vinfe con rompergl torgli vn
corno dal capo, che fu quando raccolfe l'acque in vn fol U et lo refe fertile,
et abbondamc,& perciò fi rapprefenta con vn'vrnaj getti acqua, e l'altra nò
. A C . *4J ACI. DefcrittodaOuidioncI trigefimo libro delle Metarmorfofi, et
Galatea di lui innamorata cosi dice .* n bel giovane in tanto in me%o al fonte
Io riconobbi alle fatele cont$ veggio infìno al petto apparir fuore ^fei >
fé non che motto era maggiore e ornata di due corna hauea la fronte Lucide
hauea le carni, ecritta Mine, maettà ripiena, e dijplendore E dicorona, e canne
ornato il crine, Aci è fiume della Sicilia procedente dal monte Etna.
(ACHERONTE, Fiume infernale. VESTO fiume farà di color tanè ftinto, che getta
per iVrna acqua, e rena,percioche Virgilio nel lib. i ©.dell'Eneide così dice;
Rine via Tartaei > quefert *4.chtrentìs ad vndas Turbidm hiccj&no,
rafiaqué voragine gurges • tAefluat y atque omnemCocyti eruÈat arenam COCITO
Fiume infernale. i AR A quefto fiume di color tutto nero, et che per l'vrna
getti acqua f del medefim &L giòuenijc>con vna corona di fiori, et
frutti iji capo,appoggiato da vna vna parte all*Vrna,& dall'altra ui fari
vni itilo. f f è fiume grandiffimo, ilquale riccue ferinità fiumi, SC più di
cenorrenti. :oro na di fiori,& ài frutti, in legno the il paefè rigato da
lui è fertile ; 'jjje modo > et i fuor habitan ti viuono politicamente. rf
\yh li mette a canto il Gamello,come animale molto proprio del paefè* fjkè quefto
fiume. GANGE. ? sfc' a*Petto rigido,con corona di palma in tefta.s'appoggia da
vna parte ilC J' come gl'altrìiìumi airVma,e dall'altra parte vi farà vn
Rinoceróte. fltwge gran fi urne de ghindi nafee dal fonte del Farad ìfo .
lV8Vt!*rrapprefenU da*Petto rigido, eflendoi fiioi habitanti poco dediti al\W
plrura,e per confequenza poco ciuili. li fi pone acanto Tallonale fopradetto,
come animale del paefe, ouc li"' T x parla *A* pafla quello fiume. HVOMO
moro,con corona di raggi intorno alla tefta, «'appoggi al« r Vrna,& dit vna
parte vi è vn Leone . A quello fiu me per eììèr lotto la zona torrida gli il
fanno i raggi in e* po,di carnagione mora, come fi uede gl'habitanti douc egli
paifa, che fa no mori. e quali abbruciati dal Sole . Gli iì mene a canto il
Leone, come animale principali fsimo del paefi oue riga queflo fiume. Fiumi de
fcritti da Fliano. ELIANO hiftorico lib 2.cap.^. De imaginibus flwiorum . Dice
e la natura, et l'alueo de i fiumi ci fi rapprefénta auanti gl'occhi, no dimeno
alcuni hauendoli in ueneratione formorno le loro immagini,pa te con figura
humana,e parte bouinà; Similcaibuoi gliStinfaliiiK l'Arcadia faceuonoil fiume
Erafino, &il Metopa; i Lacedemoniefi TE |ota,iSicÌoni popoli nel Peloponcno
non lungi da Coriritho >& i FilTa loro vicini i'Efopo, gli Argiui il
Cefifiò;In figura humana. faceuang Pfofilij popoli nell'Arcadia
rErimantho,chéfecondo Plinio lib 4. cap. nel quale fotto CC] tinuc allegorie fi
deferirono diuerfi effetti, et qualità del fiume. " "Perpetuo Et
pauiis horis milita mille yagor Sum penti us mòllis ypradura et pondera gcfte*
JÉ>/ et figliuola della virtù, madre perche dalla fogninone del bene nafee
l'amore d'eiTo,& il desiderio d'operare in fom jnaperfettione cofe
lodeuoli,& uirtuofe, n*glia,perche fé no è vn'anuno ben compofto con molte
attioni iodeuoli,fondatonella virtù, non fuolc /limatela Fjlofofia, ne tenere
inconto alcuno i fuoi fèguaci : ma percho pare molto ordinario,e naturale^he la
virtù,habito della volon ti generila fcienza> che è habito dell'intelletto^
però elfendo maffiìheda Cicerone;& da Anaerobio dipinta la virìù d'età
fenile, che carni nan do per uia fafiblà ipera alla fine ritrouarfi in luogo di
ripofo) fi dourà fare la Filofofia giouane>co;ne figlia, fuor di ftrada, et
per luogo difabitato, per mo« Arare participatione del genio, et
deiiincTinatione materna. Si da poi ad intendere per lagiouentù, la curio/ìtà
de* fuoi quefiti, « i che è non men grata a gl'intelletti de' virtuofi,che fiaa
gì occhi degi'ef* feminati vna faccia molle,c lafciua, moftra ancora, che fé
bene alletta^. ì molti l'età* bella, e frefea, li fa nondimeno tirare
indietroladifficulti, iella via, ÓY" la. pouertà mendica de* ueftimenti .
-Sta penfofa perche è folkaria, folitaria per cercare fé fkn*a nella quiete
fuggendo i trauagli>che trouaua nelle conuerfationi mondane. E mal
ueftita,perchevn'huomo,che fuor de'luoghi habitat! attende a ì fe ftellò, poca
cura tiene de gl'adornamenti del corpo . E anche mal uefhta, forfè perche non
auanza tanto a' buffoni nelle 4«orti de' Principiane fc ne ponano veftirc i Filofofi,oc_
virtuofi,tal che fi può credere, che da quel tempo in qua, che ihPetrarca l'vdì
chiamare Ipoucra, e nuda 5 ancora non habbia cangiato conditione, o rifarcite
Io *ncftimcnta. Il libro ferrato,ehc tiene fotto il braccioci moftra i fecreti
della nata | ira,che difficilmente fi fannq,e le loro cagioni, che
difficilmente fi pofla» (eo capire,fecol penfiero non fi ftà confiderando, e
contemplando minti riamente la natnra de* corpi fodi,e hquidi,femplici, &c_
compofii,ofcuri, ÌÌBtopachi,rari,& fpeffi,le qualità4 enentia li,&
accidentali di tutte le cole, : Ielle piante, delle pietre, dcll'herbe, de'
fiumi, dcllt minerete gl'effetti jaieteorologtci,delladifpofìtione
de'Cieli,della forma del moto,deU'op« 3ofitioni,&
influé2e,deiranÌQ,ahumana,efuoprincipioydella fuaeiìenja,e delle ine particella
fua nobiliare felicitaceli e fue operationi,c fcnT i timenri. timcnti, con
altre moltifsime cofc non difllmili da quefte mede/Sin*. In. diuerfe altre
maniere fi potrebbe rapprefentare la FiJofofia,anoÌ baiti hauerla fatta cofi
per Ja facilita di chi legge, &c per non hauerca* confonderci con glienigmi
fuori delia chiarezza di queJJc cofc, Jequali portano confusone ancora agii
feri tri de migliori Autori, &f però mok te eoa àdlità fé ne poflano,&
fabricare,&c_ dichiarare, comprendendo! «!a quefta fola > che la
Filofofia è feienza nobili fsima, che con l'in tellet tuttauia fi perfettiona
neH'huomojche è poco ftimata dal volgo, et fpit1 eata da fignon ignoranti,
s'efercitain cofc difficili godendo al fine eia «militi di mente, et quiete
dell'intelletto. FLAGELLO DÌ DIO. VOMO veftito di color roflb, nella mano
deftra tenga *na if za,6C nella finiftra vn fulmine, effendo l'aria torbida,
&il terre ^ douc fra pieno di locufteju* prende il fello per lo vigore, et
per la pollar V fopra i colpe uolij& fcellcratt • 1 *4f fi color
rono,figniiìca ira,& vendetta, la sferza èia penargli h uomini ^iù degni d
i perdono,per.corregerli, et rimenarli odia buona via, fécoft~ dio il detto .
SIms amo,arguo, et cafiigo. lì fulmine è fcgnodel gaftigo di coloro,cnc
oftinatamenteperfeuerano •ci peccato, credendoli alla fine della vita
a^euoluaeate impetrare da,* £>io perdono SIGNIFICA etiandio il fulmine la
caduta d'alcuni,che permV torte,& inatte fono ad altifsimi gradi della
gloria peruenuti > oue quando più furbamente fi edono non altrimente,che
fòlgore prccipiton*,cafcano nel* Ltferie,& calamità, ?cr le iocuftc,che
riempiono l'aere, et la terra s'intende l'vniucrfalgato, che Iddio manda alle
uolte fopra i popoli, accennandoli i*iniìona_. agclu d'Egitto, mandati
^crcagionedella pertinacia^ ofiinata vo* {•Il £ Faraone. 1 T 4 FORTEZZA. DONNÀ
armata, et ueftita di color Jionato, il qual color ffgntóct fortezza, per efler
iòmigliante à quello del Leone, s'appoggia quella donna ad una colonna, perche
delle partidell'edifitio,qucftaèia più forte,chc l'altre foftiene, a 1 piedi di
efla figura vi giacerà vn Leone > animale da gli Egittij adoperatoci quello
propofitQjcomeu* legge in mot ti l'eri tu . DONNA armata,& veftita di
lionato,©* fé fi deue ofleruarela fifin mia,hauerà il corpo largo,la Aatura
dritta, l'offa grandini petto « r ofo, il color della faccia fofeo, i capelli
ricci, &c_ duri, l'occhio lucie r on molto aperto, n ella de (tra mano
terrà v n'affa, con vn ramo di rout et nel braccio lìniftro vno fcudo> in
mezo delqualc vi iìa dipinto vn ci e s'azzuffi con vn cignale. L'efiercitaru*
intorno alle cofe difficili > conuicnc à tutte le virtù pai colar . %49
colar!, nondimeno la Fortezza principalmente ha quefta riguard o,e tut to ii
fuo in? ento è di fopportar ogni auuenimento con animo in uitto, per amor della
virtù.Si fa donna, non per dichiarare, che acoftumi feminiK debba auuicìnariì 1
huomo forte •• ma per accommodare la figura al modo di parlare,ouero perche
eifendo ogni virtù fpecie del vero, beilo, et appetibile,ilquale fi gode con
l'intelletto,(& attnbuendofi uolgarmente il bello alle donnc)fi
potrà'quello con quefteconuenien temente rapprefentare* o più tofic?perche come
le donne (priuandofi di quei piaceri, a' quali le ha fatte piegheuoli la
natura) s'acquiftano, e conferuano ia fama diuh'honor fin jrolare,cofi ì'huomo
forte, co' rifehi del proprio corpo,in pencoli della ifteflà uita,con animo
accelò di virtù,fa di sé nafeere opinione, e fama di grande ftima:non deue però
ad ogni pencolo della uita efporfi, perche eó intentione di fortezza, lì può
facilmente incorrere nel vino di temeraria, d'arrogante,di mentecatto,&
d'inimico di natura, andando a pericoloni ftrugger fé iteflb,nobil fattura
della mano di Dio, per cofa non equiualét» alla ùìta donatagli da lui.Però il
dice, che la fortezza è mediocrità detcrminata > con uera ragione : Circa la
temenza, et confidenza di cofe gra« ui,& terribili in (ottenerle» come, et
quando conuiene,a fine di non fare» jcofa brutta,& per far cofa bellifsima,per
amor dell'honefto,fono i fuoi ce|ce(si quclii,chéi la fan troppo audace,comc la
d;ceuamo pur hora,cV~ la ti» tnidità la quale,per mancamento di uere ragioni,
non fi cura del male ira* minenteper sfuggire qucllo,che falfamentc crede,chelc
ftiafopra;& come non fi può dir forte, chi ad ogni pencolo
indifterentemente ha defid* io,& uolontà d'applicarli, con pencolo, cofi ne
anco quefto, che tutti li fugge per timore della vita corporale; per moftrare
chei'huomo forte, sa dominare alle pafsioni dell'animo,come anco vincere, et
fuperare gli oppreflbri delcorpo/quandon'habbiagiufta cagione, et efiendo ambi
fpet* tanti alla felicità della vita politica . Si fa douna armata col ramo di
rouc** ire in mano,perchc l'armatura moftrala fortezza del corpo, &^ la
roucro quella dellanimo,per refifter quella alle fpade, et altre armi
materiali, et bdc;quc(taal foffiarde* venti aerei, et fpirituali,che fonoi
ùitii,& difetti e ci ftimolanoa declinar dalla uirtù, e fé ben molti altri
alberi potreb>ono lignificare quefto mede(imo>facendo ancor'eifi
refiftenza grandifiìnaalìa forza de' temporali, nondimeno fi pone quefto, cerne
più noto,& doperato da Poeti in tal propofito, forfè anche per clìer
lcgao,che refifte ;randcmcntealla forzaflellacqua, ferue per edili tij|> et
refifte a' peli graui «riungo tcmpo,& maggiormente perche da quefto
a;bero,da'Latini det "" robunchiamiamogi'huomini forti,e robufti . Il
color della velie fimile alla pelle del Leonc,moftra, che deue portarli
ell'imprcfc l'huomofche da quefta virtù vuol che l'honor fuo deriuijkoe il
leonc,ilqualc (I manifcfta nell'apparenza di color lionato,& è anima che da
fé fteflb àcofe gradi s'elpone, elevili con animo fd cgnoìòabbor fce,anzi fi
fdegneria porli ad eferckar le fue forze con chi ila apparenteente inferiore, e
coli può andare a pericolo di perder il nome di forte rhuomo #5© ICONOLOGIA ìh
uomo che con itratii di donne,di fanciulli, a 'a uomini infermi,o etici «tati
vuol moftrarfì podcroib del corpo;nc l'animo è lodeuole, ilquale a co fi uili
penfien s'impiega > onde vicn da molti nprefo Virgilio, che faceflè t
Enea,fintoper huomo force, venir penfiero d'amazzarHcìena donna.* imbelle^ cui
la fpcranza del viuere venia nodrita dalle lagrime, che n natica in
abondanza,& non dalla fpada che forfè non hauea mai tocca . Forti fi dicono
Sanfonc, e Dauid Rè nelle facre lettere . Forte fi dice H«& «ole nelle
fauolc de* Pocti,& moltfaltri in diuerfi luoghi, c'han combatta «o>
&c vinti i leoni ~ L'afta fignifica,chc non folo fi deue oprar forza in
ribattere i danni,chf poflòno venire da altn,come fi moftra co l'armatura di
doflb, e col feudoi sia anco reprimendo la fuperbia,& arroganza altrui con
le proprie forze L'afta nota maggioranza, e fignoria, la quale vien facilmente
ac^uiftata cermezo della fortezza. 1 fegni di Fifonomia fon tratti da
Aristotile pa non mancar di diligenza in quel che fi può fare a propofito . Il
Leone azzuffato con il cigniale,dice Picrio Valeriano libiche figni* fica la
fortezza deiranimo,e quelladel corpo accompagnate, percioc he 1 leone uà con
modo,e con miiura nelleattioni,&il cignale fenza altri nici
fipcnfarefifalinnanziprccipitofamentead ogni imprefa. FORTEZZA. DOnna che con
vna mazza limile a quella d'Hcrcole fuflfoghi vn grai t leone>& a* piedi
vi fia la faretra con le faette,& arco4. quefta figura « J canata da vna
bellifsima medaglia, vedi Pierio nel lib.i. Fortuna buona . Isella medaglia di
tsfntonino Geta. DOnna a federe,*ehe Ci appoggia con il braccio deftrofopra vna
ruota in cambio del globo celeftc,cK conlafiniftra mano tiene vn cor nucopia . Fortuna
infelice • DOnntfopravnanauefcnza timone, et con l'albero, &c la uclaròol
daluento. n La nane è la uita noftra mortale, laquale ogn'huomo cerca dicondu:
feà qualche porto tranquillo di ripolb ; la vela> e l'albero fpezzato, 3
gl'altri arnefi rotti, inoltrano la priuatione della quiete, efTendolaUi la
fortuna vn fuccefib infelice, fuor dell'intendimento di colui cheof
raperclettione. Fortuna ghuevole ad t^fmoré. DOnna laquale con la mano dcftra
tiene il cornucopia, et la finii! làrà pofata fopra al capo di vn Cupido, che
le Icherzi d'intor tllavcftc. Fortuna pacificassero clemente. J^ella medaglia
ài ^fntonim Tb. VN A bella donna in piedi, che con la deftra mano Ci appoggi
fop vn timone, et con la finiftra tiene vn cornucopia con lettere. CU UH. et altre
FORTVNA OBSEQVEN. fcìX S. C. fu rappnfec ta cucfta Fortuna in Roma nel
Confolato quarto di Antonino Pio, noi •dalfc»£nc,chca gloria,& bonor
fuo,diniofttandoiì per quefta figuri la t>ì. ifr k fua profpcra, e benigna
Fortuna, ilche le lettere intornòad cùa l'efpriaiono, fignirkandofi per quelle
cflere a quello Prencipe la Fortuna obe~ iiente,& compiaceuole, et
quantunque uarii fiano nel mondo gli moui* menti di quella,effendo la Fortuna,
fecondo i Gentili, vna Dea imitatrice d^RegnirCk fubita yolgitrice delle cofe
mondane, nondimeno perdinoftrare la felicità dell'Imperio di quello Principe
gli fegnomo nel riuer >ò della fopradetta medaglia, vna buona, &*ferena
Fortuna pacifica* > La Dea Fortuna oltre molti altri cognomi, fu anco da i
Romani chianata Obfequens,cioè indulgente,o uero clemente, fi come nelle
antiche nfcri ttioni fi legge, et particolarmente a Como fi troua vn faflò, in
cui 5 ueffe lettere fi veggono fcritte. Fortuna obfequentiord. lomens voto
vrofalute 'Ciuium fufeepto. Vedi Sabaftiano Erizzo. Fortuna . fX Onnache con la
delira mano tiene vn cornucopia, et vn ramo d'ai»»1 U/ loro, con la finiltra
mano s'appoggia ad vn timone, lignificando, ih'clla fa trionfare chiunque vuole
>& la dimoftratione di ciò fi rappre» inta con il ramo dell'alloro .
Fortuna *Aurca. Tacila medaglia d1 ^Adriano» f 7NA bellifsima donna, che giace
in le ttoiternio eoa vn timone ai» V li piedi . Quella e quella Fortuna aurea,
che in camera de gPImperadori fi fole» • ponerc mentre viucuano,cV* che
reggeuano l'Imperio, come per le Irò Fortuna. FORZA1. "^ ONNA robufta, con
le corna di toro in tefta, a canto terrà vn'cle* 4J fante,con la probofside
dritta'; perche volendo gl'Egittii lignificare 1 rhuomo forte lo dimoitrano con
quell'animale, cerne fi legge in Ore 1 zittio nel lib.fecondo de' fuoi
Icroglifici ; le corna ancora,c lpetialméte 4toro, inoltrano quello
medefimojondc Catone preflba Cicerone nel li b> delia vecchiezza dice che
ouando egli era giouanc nonjdefiderauale flze ne ò'vn toro,ne
d'vn'Elcfantc,prcndcndo quelli due animali come,^i forti, et gagliardi de
gl'altri. For^a éttsfmore . f ' Vpidacon l'ali alle fpalle, con l'arco, ÓVIe
faette in mano, et con Sa V / faretra al fianco,la mano fini fira alzata uerfo
il Cielo, donde fccndo »' alcune fiamme di ^fuoco,infieme con molte làette
ipezzatc,chegli >iuauo intorno da tutte le bande,moftrandofi cofi,chc Amore
può tan* jjBjw rompe la forza di Gioue,'& incende tutto il inondo* coli e
dipinte "mAJciato in vno Emblema, cofi dicendo. fflìgerum
fulmenfregit,Deus tsfliger, igne bum demonftrat vti efiyfortior ignis tsfmor. ^
mr SIGNIFICARE QUESTO MEDESIMO, rilteiFo auttore deferì ue^Unore £fl?B $wp
tirato da Leoni,comc £ vedeme-iriftefib luogo. For^a d'amore sì neiracqua,come
interra* knciuUo ignudo, con l'ali a gl'omeri, vt ridet placidumq; tueturì
2(ecfaculas,nec qua cornua fleffat babct > *4Ucmfei manuum flores
gerit,altera pifccn* SciUcetrt terra iura> det>atque mari X^uiusJLmor
blandi* iccirco arride: ocellist 'Njm arcus, aut ntmc ignea telagerit . f^ec
temere manibtff Florem> delphinaq; trattai ilio etenim terris, hoc valet
ipfe mari . T>ER efprimeregl-anticn. quello «^^^f-J^SS P all'emblcma,chc a
quello che fi appa i tiene a net iv »"«;*£ ianoTiiap#ed,Hiena,coB un'altra
di Pantera app.effn ^ perleJpe J£d£ fi «de nellacontrancti di queft. due
animali A. per MM» t$j ìenciofì Vapprefentare vna fòrza.dall'altra fupcrata, fi
potrà fare, con.* porre dinanzi a gl'occht la memoria di quefti effetri,in quei
miglior mado, che al pittare parerà, che pofia dilettare i e dar bene . For-^a
. DOnna armata di corazza, 6V elmo in capo, con la deftra mano teaghi vna fpada
ignuda > et con la iìniitra vna facella acccf a, et à caiir to vi ru vn
leone che dia irratto fiero, et che vccida vn'agnella. FRAGILITÀ DONNA che in
ciaicuna mano tenga della cicuta, la quale e da Vi»»; gii io nella Buccolica
dimandata fragile dicendo . Hac te nos fragili donabimus ante cicuta . Alla
quale poi fi aùomiglian© tutte le core che meno hanno nome di fragilità •
Fragilità . Onnaveftita dVn fottilifilmo velo,ne!la deftra mano tiene vn ramo
di tiglio, et con la liniera vn gran vàfo di vetro fofpefoad vn filo.il do le
conuicne perche agevolmente fi fquarcia . Il tiglio da Virgilio nel ibro
fecondo della Georgica è detto fragile, et il vafo di vetro foipefo dal lo non
ha bifogno d'altra dichiaratione, per edere il vetro agcuolmente elio, et
facile i ipezzarfr, fragile medefimamente è il fedo feminilc, et il cuedare
ancora la corrifpondenza di quello . Fragilità Humana . DOnna con faccia
macilente1, &c afflitta, uedita poueramcnte,tcnga . con ambe le mani molti
di quei bamboli d'acqua agghiacciata, che tendono il verno da' tetti delle
cafe, li quali bamboli dice il Pierio Vale* I |iano, che erano da gl'antichi
Egitti; polii per la fragilità dcll'humana via: non farebbe anco difconueniente
fare,che qucita figura modrafie, per igrauezza degl'anni d'andare moltochina
appoggiàdofi ad vna ficuole anna,per edere anch'efia vero fimbolo della
fragjlià,comc la vecchiezza, ila quale quando vii h uomo arri uà facilménte
fente ogni minima lcfione» i: facilmente ne rimane oppredò. Notarono alcuni
àncora la fragilità umana, con quelle bolle che fa l'acqua, che paiono in vn
fubito qualcfhc nfa. ma tofto fparifeono,& non fenza ragione. FRAVD E. ANTE
dipinge nel fuo inferno la fraude con la faccia di huom© giudo, et con tutto il
redo del corpo di ferpente, didinto con diuer* macchic,e colcri,c la fua coda
ritirata in punta di feorpione, ricoperta ll'ondedi Oocito, ouero in acqua
torbida>e nera,così dipinta la dimanGcrione,e per la faccia dh uomo giudo fi
comprende ledrinfeco degli omini fraudoléti,efiendo di volto,& di parole
benigne,ncH'hàJtito moli, nel paifo graui,ne'coflumi,& in ogn'altra cofa
piaceuoli; nell'opere nafeofte fottoil finto zelo di religione,& di
charità, fono armati d'a« ìia,& tinti di macchie di fcelleraggine,talmente,
che ogni loro operaie alla fine fi fcuopre piena di mortifero veleno,& fi
dice efier Gericnc, khc regnando cóftui predò à Tlfolc Baleàri,con benigno v
clto,có paro!^ ts ole carezzcuoll, e con ogni familiarità, era vfoà riccucrc i
riandatiti, e] amici,poi fottò color di quella cortefia, quàdo dormivano gì'
vccideua,c farà yeftita di giallolino lìn'u mezagabj hauerài piedi
fimiliaH'aquìla,elacoda di fcorpionc,uedèdofialpar dd gambe > nella deftra
mano terrà duecuori>& una mafeheracon la finirli Fraude è vitioche vuole
inferire mancamelo del debito officio del t ilc,& abbódanza d'inuentioni
nel male, fingendo fempre il bcne,& s'cl3 guifcecolpenfiero,con le parole,
et con l'opre fotto diuerfi ìnganneucl colori di bontà,& ciò fi dimonra con
le due faccie . Ilgiallolino lignifica tradimento, inganno, et mutatione
fraudolenti i due . D . *j$ I due cuori fignificano le due apparenze, del
volere, et non voleremo» ;ofa medefima . La mafehera dinota, chela Fraude fa
apparire le cole altrimenti a«s# nuci che fono per compire ifuoidefiderij. La
coda di feorpione, &C i fàedi dell'Aquila, lignificano il veleno altofo,che
fomenta continouamentc, come vccello di preda,per rapire ak trui, ola roba,ò
l'honore. Fraude. DOnna che tenga in mano vna canna con l#amo,col quale
habbiju. prefovnpeicc,&altripefcifi vedano in vn vafo già morti, perciò*
Ehe Fraude, ò inganno altro non è, che fingere di fare vnacofa buona»., et
fuori dell'opinione altrui farne vnacatttua,comefiilpcfcatorc7cht porgendo
mangiare a' pefei, gli prende, et ammazza * Fraude y de l'^iriojlo. Hauea vn
piacettol vifo babito bonetto Era bruttale defo rme in tutto il relios
Vn'humilvdgcr d'occbhvrìàdargrauc, Ma nafeodea qnefie fatterge frane Vn Parlar
si benigno, e si modero Con lungo babìtOye la rgo,efotto quella Che parea
Gabriel,cbe diceffe *Aue * esrttojficato hauea fempre il coltello. \ FVGA. Onna
con habito fpedito, Scapigliata, con Tali alle fpalle, ^ con va fanciullo in
braccio,& che ftia in atto di fuggire. FVGA. pYOnna veftita leggiermente,
alata, in atto di fuggire; con le treccie-* Y* fparfe,& che volti la
fchiena . Dipingefi alata, perche la Fuga non è Fuga fé non con prontezza. Li
capelli fparii dinotano la poca cura,che fi tiene di fé fieno in cafo di ibitaFuga.
Si vede d'habito lcggiero,pcrche non deue hauere cofa alcuna, che gli | iia
impedimento . \ Si fa con la fchiena riuolta, perche in latina locutionc,
voltar fchiena i>n vuol di r altro che fuggire ., FVGA POPOLARE. -T\Onna che
umilmente fugga, ma tenga con ambe le mani vnofeia» «V mo d'api, fotto il quale
vi fia vn granaiffimo fumo . Quello l.h-abbiamo per tal lignificato da
gl'Egitti;, et fi vede per cfpenza, che Tapi da nelìun'altra cofa > più che
dal fumo s'allontanano, et fufamente fi mettono in fuga, come alle volte fi
vede vn popolo folla» i per ìeggieriflìma > et piccioliflìma cagione-».
FVRIE. ANTE nell'Inferno dipinge le Furie, donne dibruttifiimo alletto, con
velli di color negro, macchiate di fahgue, cinte conferà n capelli ferpentini,
con vn ramo di ciprèflb in vna mano, nell'aìcon vna tromba, dalla quale efee
fiamma,& fumo nero, et fon finte-i |K antichi Poe ti > donne detonate i
tormentare nell'inferno l'anime* nalfattori.FVi$6 ICONOLOGIA FVRIL Statiocofi
le dipinge. (adendo giù fan ombra attempa >ijk J minor Jerpi del viperea
crine r E gl'occhi fon fotto la trifta fronte Cacciati in due gran cane, onde
vna luce Spauenteuole vien,fimile à quella the tal'hor vinta da cantati verfi
Quafi piena difdegno, e di vergogna %JMoì\ra la vaga luna, di veleno la pelle
èfparfa,& vncolordifoc* Tinge lafcura faccia, dalla quale L'arida fete9 la
vorace fame, I tritìi maliyC la fpietata morte Sopra i mortali cade, e dalle
fpalle Scende vrihorrido panno > che nel p ette Si fi ringcy alla e rudel
furia rinoua SpeJfoiater%* delle tre foreìle, Che la vita mortai con cui li fi
ami iftQfurano > èTroferpinà con lei, Et ella, ambe le manfeotendo in queftd
La iface porta con funeree fiamme, In quella ha vn fiero ferpe,onde percoH
L'jaria^ttriftàdo ouunque vtlge il piede» FVRORE, i • HVOMO che moftri rabbia
nel vifo, *fic *glf occhi tenga Icgt vnafafcia, Aia in gagliardo
mouimcnto>cV~ in atto di volcn gittare di lontano vn gran falcio di varie
forte di armi in nafta, le qua habbia fra le braccia riftrette,& ria ueftito
d'habito corto. La fafeia legata a gl'occhi inoltra, che priuo refta l'intcl
letto quando1 furore prende il dominio nell'anima, non efTendo altro il furore,
chee cita di mente del tutto priuadel lume intellettuale, che porta l'huomo
fare ogni cofa fuor di ragione . L'armi cheticn fra le braccia fon inditio,
chc'l Furore da (èfleflòpoi inftrumcnti da vendicarli, et da fomentar le
medelìmo . E uellitodi corto,pcrche non guarda ne decenza, ne decora Furore.
HVomo d'afpetto horribile,iJqualc fedendo fopra varti arnefì di gu per fubits
(impeto dell'ira, piglia uuura, e ièmbiauz* ilaccicuoie, nel braccio liniero
hauerà uno feudo, in nicao dei quale ai Ha in icone, cosi ìodricriuei'Àlciatà.
. Furore fi-perbo,& indomito, LJ Vomo armato di c®razza,c elmo, con
uoJtofìero, e fan£UinoTb,coa ~X la fpada nella delira mano, e nella finiftra
uno feudo, nel qual m Zia i^rnto, ofcolpito un leone, che per ira, et rabbia,
uccida, ft;ua retando li |ropri]£gUuoh>e per cimiero tlell^elijuo uiik
tiiiferpenteuiuace,&auol. nj;(> in molti gin. 5 SI II leone nel modo fop
rad etto fecondo gPEgittij, è il ucro, et il proprio Jàierogliiìcodcl Furore
indom!to>il ferpenteche uibra le tre lingue dalle Icre lettere è tenuto per
implacabile nel furore, 'a ragioneeche il ferpen-,,rj|fubit© che fi fente m
quale heinedot ficib fa è m tanta rabbia,& furo>i che non refta mai fin
tanto,, che nrn habbiau^mitsto tutto'! uele'nn m egiuditiodi quello,
chel'haplfek^e molte tioite nferilconoefferfiued» morire di rabbia folo per non
poter uandioarn* nel iuo furore * FVROR POETICO )fa Iouane4riuace,,&
rubicondo con l'ali allatefta? coronato «fi lauro » m;MI et cinto. d'edera»
ftando in atto ài fcriueie; ma con la faccia riùol* *r IT L'ali %s% «
I''ali/ignificano, la preftezza, et Ja velocità deJ l'i ntellctto. Poeta che
non s'immerge: ma fi fublima, portando feco nobilmente la fai «e gVh uomini,
che poi fi mantiene uerde, ebelJapermolti fecohV ia fronde del lauro, et
dell'edera fi mantengono . .. ;,$i fa uiuace,& rubicondo, perche è il furor
poetico una foprabboi di uiuacità di fpijiti, che amechifee l'anima de numeri,
6^_ de' coi merauigliofi, i quali parendo imponìbile che iì poflìno hauerc folo
dono della natura, fono /limati dóni particolari,èV" /ingoiar gratia
Cielo, et Platone difle, che fi muoue la niente de'Poeti per diuin furo, col
quale formano molte uolte nell'idea imagini di cote iòpra naturali j quali
notate da loro in carte, et rilette di poi a pena fono in tele, e co : laute .
s* ciute wperò fi ^mandano i Poeti prefica' Gentili, per antico coftumo ;
Santi, eeneratione del Cielo, figliuoli di Gioue /intèrpreti delle Mufc, 'O. 11
n.„ I. r..ii.>«.^ n>nAr amico della notte, fa•reuole compagna delle
fuedishonorate anioni . E veftito dr pelle di lupo, perche il lupo viuc folo
dell'altrui robba, 6C v Irapine, come ilJadro, che per leggerezza di ceruello
credè con quefto •» defimo penfiero di fouuenirea'luoibifogni. Il grimaldello,
et il coltello non hanno bifogno di molta efplicatione. Le braccia, et gambe
ignude, dimoftrano la destrezza, et l'ali appiedi la oociti, che con grande
induftria fi procura dal ladro» per timore de'me• v ti fupphcij ♦ ir t fon«4
90KZA ALLA GIVSTITIA SOTTOPOSTA* RACCONTA Picrio Valcriano nel primo
libcojiauer veduto ti Medaglia antica al fuo tempo ritrouara, nella anale v'era
impreft ' na donna veft ita regalmente,con vna corona rn capo,à federe fopra'l
do fo d'vn Leone, et che ftaua inatto di metter mano ad vnt fpada; la qua dal
detto Pierio fu per la Giuftitia interpretata,&il Leone per la Eoif! § come
chiaramente fi vede efferc il fuo vero Gicroglifico. FECONDITÀ. * DONNA
incoronata di Senapa» tenga con le mani verfo il « l' Acantho, da alcuni
riputato il Cardello, con li figliuolinidentn aido, alli piedi da vn canto vna
Gallina con i fuoi pulcini appena nati di £:r vuoua,da l'altro cito vna lepre
co i fuoi parti nudati ftiora di frefee a fecondità i la maggior feliciti, che
pofia hauere vna donna maritat poiché per mezo di quella produce i frutti, da
lei nel Matrimonio coi dcfidcnoafpctuu Utufo che per antico influito di natura
éneceffarit : x Tra il rari efièmpij felicità humana, raccolta Plinio hb.7.
c;.p. ^.diCecilio ÌVìetelJoMalionico3che hebbe qua#ix> lig-lmoli, v*ìo
^recorejCVVtreCGniuhjdui baiali a (U\ììQ Qcùioj0j0^ iac* i^ede^w «iUcap.
1,3.na; ra,c ire a ia uìorV $ teiua f %6% ??lua lafciò fci figliuoli,vndici
nipoti, &^ che. tra Generile Nuore,• tu quelli che lo ialutauano I nomedi
padre arnuauano 227. 'Mette anco d' vier trouato negli atti de* tempi dAugurto
nel fuo duodecimo coniò to,chc Caio CnipinoHilare da Fiefole, con fette figliuoli
mafclii, e di femmine,con »7.Nipoti mafehi, nouc femmine, et 29.pronepoti,con
dinata pompa facrificò in Campidoglio. Per ultima feliciti >&^ magg
gloria uien chiamata Anicia Faltonia, Madre di Confoli in quella icrittione
rtampaw malamente da lo Smetto, con duedirtichi di piì quali fono fopra
vn'altra infcrittione pur di Anicia Faltonia Proba r eh 1 uede nel Palazzo del
Cardinale Cefis. *AnitUjFaltonì&,Vrob&y sAmnios Timios, jinicìùscfr
decoranti „ {^onf^lisvxariyConfuIisfilia^Confulum Matti. ^ìnicius Trobinus.
V.C. Confai OYdiruritisy& ssJnicius Trobus VJC. Qu/ìfior Candidatiti*
VilviydeuinSti maternis meriti*, dedicarmt. Valerio Masfimo .iti lib. 4. cap.
4. fententiofamente dice, che grande mo ornamento fono a le Matrone i
figliuoli; é\f narra di Cornelia Ma n de Gracchicene 1 x.figli fece fecòdo
Phnio,apprefio la quale efiendò ai ij giata vna Matrona di Càpagna,che le fece
popola moftra deTuot belli* a ornamcnti,ehe portaua,ella in ragionando la
trattenne tanto che.torcS vo dafquola i figliuoli, quali ueduti difiè,&
quefti fono li miei ornarne ty Feconda il può dircancoquell'altra Corneliade
ìzgtntc de Scipioni, i ma più figliuoli, et fufle r_ referito in pij fc «e i
fafei Confulari al Confule,chehaueua minor numero ài figliuoli 0 corche fufle
jftato più vecchio :& ciò conila ne la legge Giulia, citati Aulo Gelilo
lib. 2. cap. 1 fSi fa coronata di Senape, perche il minutifsB femedi querta
nerba, lenza molta indurirla, o diligenza del coltiualj fra tutte Therhe
diuiene tale,& di tanta grandezza, che è atta a forte»] gli augelli, che ui
fi pofano fopra . De la fecondità de l'Alan te ne ri] na Plinio lib.
1a.cap.63.oue dice,che ogni animale, quanto più è grati di corpo, tanto meno è
fecondo, vn figlio alla volta partorifeono gli j fanti, li Cammelli, 6V le
Caualle,l'Achante minimo A ugeletto nepJ rifee dodici.La gallina porta alli
piedid'a vn canto co l'vuoua,chenaft «lue pulcini per vuouo dimoftra la
fecondità di quefto dòmertico vco tali racconta Pierio hauerne ueduti
inPadouu,& fi legge ne glifi cTAlberto,che in vn certo luogo della
Macedonia couado vna galliti; vuoua, nel rìafcere fumo trouati 44. pulci
ni.Adòpcrauan'ancora gl'ai ; ira querto proposito la pecora con dui agnelli
tnfieme legati, perche 1« tiene Matrone quando haucuonò partorito due figliuoli
adVn parto kuaxxuLcnficai'e vna pecora con due agnelli a Giunone pi-cadente
a'opi il i& ^opulenza, 6^ de regni, &f aiutatrice delle donne ne'
parti, le quali Ìon iolo due alla uoltaipeno partoriicono in pì& luoghi,
come in Egitto; ìa per quanto narra Arif.l1b-7.cap 4-de gl'annusi in alcuni
luaghi-3.& 4. la uolta,&più e più uolt-e cinque; Vna d on n a par tic
ularmen te ne parari 2o.in quattro.parti>anquc a la volta>& la
maggior parte" di quelli potè nutrire,^ alleuare. Aulo Gelilo lib. io.
cap.2.narra,che al tempo d' Au1 j urto Imperatore vna ierua di detto Augnfto
nei campo Laureate parto'•ì cinque putti, che pochi giorni caropòrno*& la
madre anco non molto 1 ìopo mori, a la quale per ordine d'Augnfto, fu fatto ne
la via Laurentia il fepolcro, nel quale fu ferino il parto di detta donna
Giulio Capiolino anco rifenice, che nell'Imperio d'Antonino Pio, cinque putti
in n parto nacquero, et iehene Annotile tiene che quello numero fia fine ella
moltitudine in vn parto, órche non fi truouienerfene infieme par» li j| [o
intagliata nella lèpolrura invn monaftenodi Monache di San BerrtlopxflbLhaia^in
Hó!anda:ciò auuenne, perche efiendo capitata, nanxi alla Cote/Fa vna pouera
donna con due fìgJuiòji nati ad vn parto, domandare' la iknofìna, elfa in luogo
di aiutarla, l'incarico, dicendo, \ he non fi poteuanofardue figli ad vn
tratto, fc non haueifero parimen: due padri, diche rifentendofi forte quella
poueretta,pregò Iddio, che tr manifestar la lua pudicitia, permette/le che la
Contena gii grauida, jrtorilìè tanti figliuoli, quanti giorni ha l'anno .
Martino Cromerò ve» iftico autore: nella ma Cronica ferine > come l'anno
1269, vn'altra Mar|icrita, moglie delCon te Virboslao partorì $6. figliuoli in
Cracouia* :' le la lepre fiJeggechc è tanto fecondacene mentredàU latte partorì
fee, ^ìpon fra lVno,e l'altro parto pochissimo interuallo,&4'ratconta Vale»
)cl» Malsimo d'vil Ilòla, doue furono forzati a partirfi gli habitatori, per
"•^ran copia, che vi era multiplicata di quelli animali. Però non fono
cati alcuni, che hanno detto, che i mafehi concepirono,
partonfeo*,&nutriicono i parti; pròpri 1, come fanno le femmine ftefle.
FEROC1TA, DONNA giouàne armata, con fembiante altero", e che Ipifa-ira
> t# minacele, tenghi la (fimfìra mano fopra il capo d Vna ferocifsim* re, quafi
che Itia in atto perauuentar fi altrui, econ ìadeftra vn
battoiLTdi'quercia,ilquale per cflef conoiciuto habbia de le fog^ie,e de le
ghianda che io tentai in atto minaceieuole, et accenni per colpire, dipinge
giouane, perciocue ne la maggior parte de i giouani regna aldezza del (àngue :
la quale genera in loro l'ardire, la prontezza, la a d'au uanraf giare tutti 1
onde lenza timore alcuno intraprendono 1 fi uoglia coia,qua«tunque ardua, e
difficile lìa : e per metterla in e(done impiegano ogni lua ìòrza uiua3 e ip in
telarne n te, la quale pròV 4 pnetà* Jmpiger, iracunlusy inex orabilis > ace
r$ lura neget fibi nata > nikil non arroget armi? » Lo fece da fanciullo
allenare da Chirone Centauro, ne monti di Ti gita, che combattcua ogni giorno
con Onì»Lconi, Cigniali > animai it n \6s, e feroci : non per altro, fé non
per farci credibile, che riguardando al . ìaeftro, et Aiofuo,al luogo, doue fu
allenato, a gl'efferati;, a' quali ttefe, non poteua non eflere dotato di gran
ferocità militare . Le cui peate,fcguendo Virgilio, fa al lattare,e nutrire la
fua guerriera di latte di ca. alla indomita, la fua Clorinda il Taflò da vna
Tigre . L'Ariofto ilfuo Luggier» di midolle d'orti*, e di Leoni, ne quali tutti
animali appare, e* jicca la ferocità. Conuiene ancora dargli l'arme,' perche
non iòlaìente e proprio del feroce l'offendere, ma pur lì moftra al pari quefta
palone in difenderiì>efiendo la ferocità il fouerchio de l'audacia, che
Tvno> l'altro abbraccia, Piene la delira mano fopra vna ferocifsima Tigre,
percioche molti Poeti >cr la natura, e ferocità di fcjuefto animale, hanno
prefo occaùonc di mo et nel gefto_ vna gran coftanza» ^ generalità .
Linterpretatiónc di q uefta figura è data da vn certo Dotare Parifienfe
chiamato per nome Holcot, Allegato da Frate Arcangelo ^1 Vercelli Sermonum
Quadragefìmalium Sermone 25. ! Si dipinge con faccia ofeura, perche de
gl'articoli della Fede, che noi fediamo, non riabbiamo qui euidenza alcuna,
perche come dice San_i Itolo Videmui hic per fpeculumy &in £nigmate } La
ondcdiiTc Chriflo a San -i^uimafo in S.Giouannialcap.20.
7}eati/fMnQm>iderunr,& crediderunt^ tjpuò anco dire, che vadi velata, et
coperta, perche Thabito de la Fedo etto . con gì j occhi "fcintillànti, et
oltre la commune potenza de gH lomini acuti,. et perspicaci, di color viuace,
et di ìneflauito vigore, andrene fufie tanto attempata, che in modo veruno fi
farebbe creduta de ti noftra • Era di ftatura ambigua, impercioehe hors ne la
communej fura de gli huomini fi conteneua, talhora poi parca toecafie il Cielo la
fommità del capo,che fe'piualtolo hauefie alzato nell'ifteiìò eiejancora
penetraua, ÒV* fiancava la vifta de gPh uomini y che la riiguar* jjano . Hauea
le uefte di fòttiliisimo filo lavorate con raro artificio, àiIteria
indiffolubile,tefiute( per quanto ella difle) d'ifua mano, lequalì
euano>come le immagini affumicate, otFui'ca te d'vna certa caligine di
Bezzata antichità» Ne l'efiremità della ueila ui il leggeua vn Pi » G e~ w L ne
la fommità vn Thita, tu i'vna >,& l'altra lettera a guiia Ai, icak m ì fi
fcorgcuano fcolpiti alcuni gradili, per quali da l' vi ti ma lettera Ci a deua
a la prima» la medefiraa uè fta certi h uomini uiolenti ftracciaroi e tolfeto
uia le particelle che ciafcuno potè. Con la man delira tcnei alcuni libri >
con la finiftra lo fcettro. Edi uenerando uolto » meritamente, perche la
Filofofiaèdcgnad' nore, fitriuerenza grande > per efler ella Madre di tutte
le arte libc Maeftra de' coftumi,o^d' ogni difciplina, legge de. la
uita,&difpe trice de la tranquillità, Dono particular di Dio. Tbilofopbi4
bonar artium nibil eH aliud nifi ( Vt Vlato ait ) donum, et inuentum 'Deorunt .
Di Marco Tullio nel primo de la fua Filofofia,dctto riportato da Santo A
ftinode Ciuitate Dei lib. t.%. cap. 22. coli conci uiò ragionandomi* d
vtfatentur> nuìlum diuinum maius efi donum > fi 1 nullo Deo dari
credendum eH, nifi ab ilio > quo y& ipfi qui multo s Deos colu, nuìlum
dicunt efìe inaio rem ; Volendo inferire, che la Fi lofofia fia dono 1 1
uero,& vno Dio, per tante eccellenti fue condì non i, Viene ad effcre:
nerabile, ÓVperò Seneca moral Filolbfo ne l'Epiftola i^.difle.''Nunqu 1 in
tantum conualefcet nequitia^nunquam fic contra virtutes coniurabitur, vt i'i
Tbilofopbie nome» yenerabile^&facrum maneat . Mai la fceleratezza, e'1 1
tiopiglierà tanto vigore, mai fi congmngcra in tal modo contro le il tu, che il
nome de la Filologia non rimanga fàcro,e uenerabile .
Hagliocchifcintillanti,&la virtù utfiua più acuta de la potenza de|
huomini;perche mediante la cognitione di là. con l'occhio de Tinteli j to gli huomini
ucdono, et conoscono molte cofe occulte de la-natii tanto della terra, quanto
del Cielo; fi come efprime Tullio nel fudel luogo, dicendocene la
Filofotìaprimiersmente, c'inftruifcenel culo! Dio, e poi ne la modeftia, et
grandezza de l'animo, et la mede lima cti (caccia da l'animo, come da gl'occhi
la caligine, acciò potiamo uedci tutte le cofe
fuperiori»infenori,prime,ultime,& mezzane, E-dicoloruiiiace^ncorche
attempata fia,ÓV" fuperi l'età noftra,sì;l che la làpicnza fu da la fomma,
et Eterna Sapienza di Dio concedui l'huomo fubito creato,cioè al primo noflro
Padre,& clla-da primi fqjp * flap Tempre maeftra di 'tutte le creature : et
èfempre viuace, et vig £t fta di continuo io piedi fcacciando co'l fuo
fplendore le tenebre d onoranza da la mente deiriortali : si perche la fapienza
è ftabile,& in ruttibile, laquale ad.ogni j?eHòna, ancorché
colmad'annijdona uig £^ for^ezzacontra ogniauuerjò,.c,torbo lente caiò,&
vguahtà di m tdognijmoto,&porturl)ationcd'anÌ4no,s!comene difeorre Santo '
RmoDeCiuir.DeUib.p.cafò.&'t Non faremo m quefto luogo d.ifciìC
odiftin.uonedala iàpienza a la Filofofia^ofla da Seneca Epifr.$9 la fapienza
fiavn perfetto bene de la mente hiimana : ma in -Filoibdfl amore, dt:fideno>
cV" ftudio.di conicguirc qnciia fapienza: ciò. è uenj «quanto a la lìgn
ili catione dei nome, pecche ia Filoiofìa alt-o non fi|f ca,chc Amor-di
iap;enza*e di thiù, &jF Uolbfoyuol dire Anùco^l tei . tSf t, et ftadiofo di
virtù» et fapienza > ma fé fi confiderà tutto il corpo de la 'ilofofia
fecondo l'ìntentionedi fiottio, dircmo,che fia il medcfimOicB* ri ftefia virtù,
et fapienza, et però egli la chiama nella profa terza del pri? no libro ^Omnium
magiara rirttttum. Nel fecondo proià 4 Virtutum omnia (ittrix. Nel quarto profa
prima» Verip&utilumms . Maeftra,& nutrice** l'ogni virtù, apportatrice
del vero lume : cpitheti, che fi conuengono a a fapienza, fi come è veramente
tutto il corpo de la Filofofia,che contieic in fé tre partii l'atti ua,che
compone l'animo ne'buoni coftumi; la coaemplatiua>che inueftiga i fccreti de
la naturala rationa!e,in cui confi/le mgioae>con la quale difputando fi
difecrne il vero dal falfo, Oc quella icerca la ftru ttura,& proprietà de
le parole, et de gli argumenti,parti tu* c tre di perfetta fapienza, che fi
confanno con 1* altra definitione de la-» «pienza, che adduce nel medefimo
luogo Seneca a differenza della filobfia . Safkntiaeft nefie diurna y&
bumana, et horum caufcs. la quale defi Dione a mio parere contiene le tre pa
rti della Filofofia . la fapiéza è conol'ere le cofe diuine . Ecco la
contcplatiua, la quale non folo per tìfica in* sftiga le cofe naturali, dette
dal Pererio nel 1. della Finca cap. 1 1. effetti «iella Diurna mente ; ma anco
per Metafisica riputata da Ariftotile diui; iffima, contempla le intelligenze
foftanze attratte, et la natura ftefTa ld\o . Conofce le humane . Ecco la
morale attuta . Conofce le caufe d'am* \ :due. Ecco la rationale, mediante la
quale fi viene in cognitione de le agioni dele cofe diuine, et humane. Z.a
Filofofia dunque contenendo i; fc la definitione de la fapienza, viene ad
efiere vna ideila co fa, che la-» ienza, maffìmamente in vigore della
Metafisica da lei contenuta, la.^ ale per autorità d' Ariftotele merita il
proprio nome di fapienza. la on • Marco Tullio nel quinto de le Tufculane,f
azionando de l'antichità de Pilofofia,dice ch'ella e antichiffima*macne il nome
è fccfco.UntìqMffl. m cum ridevnus,nomen (amen effe confitemur recent. Et la
reputa l'i riefia, : la fapienza. Impercioche,diceegIi,chi può negarcene la
fapienza né antica di ratei, et di nome ? Cioè la Filofofia, la quale per la
cognitiole le diuine, 5c humane cofe, de li principi/A de le caufe, appreùo gli
chi otteneua quello bel li ("fimo nome di fapienza, &L li fette fauij
de recia furono chiamati Filofofi, cioè fapienti ; oc molti fecoli auanti rgo,
Homero, Vlifie, et Neftorre furono tenuti per fapienti . Simtlte Atlante,
Prometheo, Cereo, per la cognitione che hauenano del* fé celtftr, furono
chiamati fapienti. E tutti quelli che poneuano il lo> :di« nella
contemplatione de le cofe, furono fempre chiamati fapié* 1 fino al tempo di
Pnhagora,al quale parendo ti tolotroppo fuperbo, cr chiamato iàpientc,fì fece
chiamar Filofofo,cioè amico de la fapié* la fapienza fu chiamata Filofofia,
cioè Amor di fapienza, tal che la »fia è quella iftefla,che pie anticamente
chiamauafi fapienza. Onde io Diogene lacrtio nella vita di Platone kggcu\P«£r#
yerèfapk^ *?* ' ttam, et Tirilo fopbidm vocatappetitioné quandam, ac de
fiderium diurna fapìtntì La datura ambigua hor piccola* hor grande; fìgnifica,
ch'ella hor s'oi cupa ne la cognitione de le co fé inferiori de la terra,
&_ hora ne le fup riori del Cielo, cV alle volte formonta tant'alto ad
inucftigare le matcr (Mimi, che l'intelligenza human a non le può capire ; et
però dice Bo la vifta de'rifguardanti non era hab ile >& {ufficiente a
ri fg uà darla > &fcorgerla ; attefoche li miftcri; Diuini fono occulti,
et l'elle za diurna ìftefla, che nel Cielo rifiede, non può effe re da l'h
umano dùce fo comprefa . Deus bumana ratione comprebendi non potè il > difle
San Gr gorio Nazianzcnone l'orationedclianto Battesimo . Che merauigli; Se a Si
monide Gentile Poeta Greco, addimandato da Gierone Tirann che cola fufle Iddio,
dopo hauer prefo vn giorno, et due di tempo a pe farci) et richiedendodi più
doppio termine, rifpofeall'vlfimo ? Qua» più confiderò l'eiTenza di Dio, tanto
più mi pare ofeura cofa : Quanto d tius confiderò Deum > tanto mibi res
videtur obfiurwr . Riferifce Cicerone i primo de natura Deorum ., La velia di
fottiliffimo filo, lignifica la fottigliezza de gli argomei nel difputare la
materia indifiblubile, per lemateri e filofofichc, che fo ) per fé ltefle
leali, &C falde, mattimene l'atti uà, circa li buoni coftun» TerTute di
marnano; percheThabito dela fapienza è indiflòlufciJe, lì mutabile, et faldo di
fua eiTcnza, et propria qualità, non per artificio h » mano.'Eofcuro in quanto
a T inueftigationc de le cofe occulte dela ;| tura, et ciò pare comprefo da
Tullio nel primo de Oratore . Tbilofopul tres parte* eli diHributayin natura
objcuritatem> in dijjerendt fubtUitatenty in I tam>atquemores, Etfc
guardiamo al coftume Filofofico>diremo,che V * bito fiaoflfufcato da vna
caligine di negletta antichità,pcrche li fiiofofl ne vanno per l'ordinario
negletti, et difp rezzati, a la filoibiìca, con p; \ ni antichi, vili,&
imbrattati, Pouera,& nuda vai Filofofia. non tanto i neceffiti,quanto per
volontà, come Socrate,"^ Apollonio, che andau.l veftiti di facco
brutto,fcalzi,& col capo fepperto, et Diogene inuoltc vna fofea fchiau
inailo rdo>& fozzo*détro vna botterma ciò fé ben è ve > ria detto piò
tolto per ifcherzojdiciamo vna più vera ragione. Sono le • (te de la Filofofia
coperte da vna antica caligine, perche li Filofofi fio tempi antichi hanno
hauuto coftume di adombrarla con fofifticherie ol • re . Gli Egitti)
occultarono la Filofofia lotto ofeuri velami di fauolc I Gieroglifici fecreti .
Pithagora la velli con vn drappello d'ofeuh limili Pithagorici . Empedocle con
enigmi. Protagora con intricati commeij Platone con fenfi miftici . Gorgia con
bizzarri, fallaci, et contrarli aia n*enti,che tutte lecofe fono,& non fono
. Zenone l'ifteffo cópoffibiil imponìbili efperienze . Ariftoti te ton termini
ofcuri,& difficile teftuii parole ; onde egli fteflò chiama uà Acroamatica
la vdicnza che l'alcol i . tjrmattina,ne la quale trattati a de. la più
remota,[& fottìi fitófofia attinente ì contemola-tionede le cole
naturali>&difpute dialettiche: et mandò in. ce alcuniJibri detti da lui
AcrpamaticiYche contengono la recondita di-* plina de la fu a fetta Peripatetica,
li quali hauendo veduti Aleilandro Maio fuo Sc9lare mentre era ne l'Afia centra
Dark>,fì lamentò feco per let-j . iecke haueffcdiuolgaticofi belli iecreti
di natura, a cui Ariiìotile con(eràdo l'ofcurezza,neJa quale lihaueua
inuoIti,& dati fuora rifpofe. li ho p in luce tanto, quanto non li hauelfi
dati . il tenore di dette lettere, re^ |lrate da Aulo Gdlio nel vigefimo libro
3} capitolo.quarto!*non voglio* ncare direpeterlo in quefìo luggo per maggior
certezza a gufto de: ìudioii, ' ^lexdtfderoérìftiìtelifalHtem* Haud rette
feciJìì quod \ aufcult$tf>rm libro* edideris . in qua enimre a ceterfe \
item preftabimus > fi difciplmqgn. quibus eruditi fumus omnium omnino fint
wmunesì Equidem malimin rerum vfu opimarum quam in facultatibus *w» \e . Vale.
*sfrifloteles%egiMexandro Saluterai 5«t »h, kripfifliadme de libris
aufcultatorijs inter arcana illos contiti putans oporteve, li tu eos et effe
editosy et minime editos fcit»\, cognobiles enim ijs tantum erunt^
tnesaudìerint. Vale, IQue/ri libri detti AufcultatoriJ, ne quali per quanto
riferifee Aulo Gel tfi conteneuano fottili, &c ardue fpeailatiani di natura
fono £li ette* fari libri de la tìfica intitolati da Annotile De fhifico
ajiditu, cioè de Tv||, o ascoltare cofe fifiche di natura occulte non per
altro* fe non perché te Arii!otile,per la loro ofeurità che non fi poffino jin
tendere, et capifi j non fi odino efplicare da la bocca del Maeftro >
Apparifce di qui che a ppoftali Filofofi Antichi palliauanoJa filolofica
di&iplina con efeuri uni, volendo mostrare a le genti ch'efii
intendeuatìoymanón voleuario i intefo da altri tuno quello, che publicauano,
cV~ ns*la [mente laro tedino : et alle volte diceuano cofe ofeure e ftrauaganti
per efier tenuti in £ior credi to,&: confi deratio ne,come accenna Lucianonel
Dialogo di Ilio in difprezzo di Pithagora : quafi che non baftàife, che la
filosofi* cpfe occulte di natura ruffe per le fteffa ofeura, Te anco no» le
aggiun pò maggior ofeurità con difficile teitura di parole, ediuerfitÉ di fan*
fhe opinioni. Si che Boétio figura la Filofofia con Veflefofcà^etf la r^a
difficulti de le fue materie, et per Tofcurità de terminine la quale ino inulta
gli antichi Filofofi. i _ el'etf remiti de laverìa lèggeuafi inteffuto vn Pi,
greco, dal qoale per gradifcplpitiaguifadifcala fi faliuà àlafommita, ne la
quale erav# a,, et non vn, T, coinè Jianno tradotto tutti gli efpoficori
volgari Metto il Dpmeniqhi ) molto malamente > perche vi è differenza doppia
#la qualità, de la lettera, che quefi;a è vn T, femplice, et quella è vnitA oraipiratione,
fi.pe^v il fignificato diueria'>&al tutto contrarici quan» 1* >preno
%r» iconologia 4i viu,a la «otte, perche il rlhita,appreMoJiGr€c», come il C,ap
Latini dàdofì 1 voti, o le forti neligiudaij era nota dicódànatione,& ili
luco a ppreifo i L*ati ni nota d'affo hi tionc, il Delta, poi era nou di d i
latte fie di tépo,p.r veder bene la caufa jcome apprendo i Latini N. LVon liqm
ciocche non fuPe lecito perali'hora giudicare . Onde S. Girolamo m Sa Marco
chiama iJ T. legno de la làlute,& d la Croce, perche in quella pei de
rVfteJfa vita Ciifto N. Signore per dar fàlu te, et Vita al genere humanc écc
tato Tempre prefo perfìnibolodela vita, perfine dagli fiottìi,*! che t da molti
giud -Cito al tempo di Tcodofio Imperatole, quando p*r ordii fiio furono in
AleiTandsia buttali a terra tttti li iciv\. ìj ór gl'Ufo) i, tra| litri quello
di Scapidc, ne le cui pietre, et fallì trouaonii fcolptti part chi fi mili
Caratteri.T. fi eome anco hoggidiiì veden* la guglia deli polo piena di
GieiocLfici ^maflìmameiite ne U faccia veriò ccde'nt* lacuale fi vedevna croce
formata, più maggiore àncoin quèllàVdi S «anni Laterano veri© la Scala tanta da
licu> Gieroglifìci 1 or^ùuto ' cominciò ad ordirt ii fuograue DiJo^odc i'
in,prcfe,dppanfce anco in ftatua Egittiaca di ScrapideCanopo,che ne la man
dritta tiene il lau, i. le fi vede qui in Rima nello Studio del Sigr. Antonio
Bolo : k b n eiano nel trattato del giudmo d&lc vocali lo reputa notade
Jadn, pere erano porti in croccila quale è limile a la lettera F* ma come habHaicoglifico
dela vita ; fi coineatteitano Rufino, Suida,'& Nicer'oropiù«
fiotkmenteduutulib.12, cap. 2.6. narrando la diimizzion? del detto t per
tateagt ;ie Marnale d-a quefto charateere epitheto di mo»tife:ti Perfio ne la
Satira quarta lochiamo ncg.o ter 1 òlcnrita dclan «
htpotistsm%rumyiùo^T4tfi%treT^eta^. Tu up ciò ila detto per palfi..ut,&
auutrure 1 errore dilli tetti voi « ttu i »n ìon che habbia tal lignificato
nella Filofofia di Boetio, attefo die hi quefta-» figura il.fi. greco lignifica
Prattica, OC il.©. Theorica, nellequali due palli confitte la Filofofia, cerne
fi raccoglie da Sant* A gettino, De Ciuit. Jibr. 8. «api t. 4. Studium fapientU
in afìione, 4*r contemplatone rerfatur, rnde pars eius afìiua ', altera
ccrttwplatiua dici potefl, contempl&tìua aattm ad con» fpiciendas natura
caufas, et finceriffmam ueritatem . Ne a cjuefte due patti è diuerfa la
tripartita diftintione Schedi (òpra fatta riabbiamo, non tanto perche la tci^a
detta rationalc, che inueftiga le cagioni, aggiunta-», per guanto dice
Sant'Agoftino, da Platone, fia iùperflua, come vuoiti Seneca epiftol. 28. in
quella definitione della fapien^a, che allega fecondo alcuni, Quidam ita
finkrunt, fapicntia efì neffe diurna, et human*, et horum caufas, Ettèndo la
rationale circa le cagioni parte, delle cofe diurne,& humane; quanto perche
S.Agoftino nel luogo citato afTèrma*che non è contraria. Ideo h$c tripartito
non efì contraria UH difiinb1ìoni>qua intellìgìtur (rnmefltt* iium japientU
in aclione, et contentplaticne confislert . In fòmma la Filofofia-» confitte
nella Prattica,e nella Theorica,la prattìca è l'attiua morale ; la Theorica è
la conteroplatiua, che è fublime, etiene i! primo grado in dignità, vltimo per
la fua difficulti in-confeguirla : et però da Boetio è porta fepra lafcala, et
a* pie della /cala la prattfca,come più facilmente, cominciando fi prima a
mettere il piede in quella come più batta per falire di grado in grado più ad
alto : attefòche il principato del Filófofare, come dice Arittotele nel primo
della Metafifica i:ap. 2. hebbe origine dal marauigliarfìdelle cofe minori, che
arrecauano dubbio, e dipoi pattando più oltre cominciò a dubbitarfì delle cofe
maggiori: et pet p cognitione,chc s'acquiftaua delle cofe minori, dalla
prattica loro s'apri l'in. elletto,ad,afcendere a poco, a poco alla cognitione
delle maggiori attinenti ala fpecul2tiua, più difficile, perche non apparifee a
niun fenfo corporeo, come 'attiusjch'opera attualmente, e vifibilmente,ma la
fpecolatiua fi palefà al fenfb titelletuale, contemplando, &C meditando con
l'intelletto la cagicne,& la vela delle cofe naturali, ne' quali confitte
la Theorica, cioè fpeculatiua, voct-» eriuata a 1 hecreo veibo greco,che
fignifica,infpicio,rigfuardare, onde,Thea•um,luogo fatto per vedere, et
riguardare, et quel che vede,& rifguarda ogni fa,Dio, dicefi da Greci Theos
. Eflendo il, Q., prima lettera di quefta voce» icos, cioè Dio, potremo anco
dire,che è porto a capo deiia fcala, come feopo, jrmine, et fine
d'afcendere,& arriuare a lui,& fé guardiamo bene la figura sfeta di
detta lettera fi ci rapprefenta apunto vn verfàglio con quella linea iru Jjezzo
per trauerfò, come fre^za fitta nel verfàglio, volendo inferire,crte deueip
indicare la mente noftra verfo Iddio, e tenerla fempre fitti in lui, coirti
Jmme bene, feopo, &C fine della fapien^a ; perche il fine delia fapien^a,
òC jlla Filofofia,è il fommo bene, che è Iddio Philofophia docet hominem
conoide cteatorem fuum,dice frittotele de Moribus. Et Santo Agoftinode Ciuit.
IJ. 8.cap.p. dice,che il Filófofare è amare Dio, et che Platone tiene che il
vero, 1 femmo bene fia Iddio, e vuole,che il Filoiofo fia amatore, et imitatore
di to, cV più fopra nei eap.& dicr; che nella Filofofia morale fi tratta
del fupre• ^ X mo t7Ì dio bine,fen^a ilquale non fi pub edere beatola detta
Fìlofofia morale e I atti» cioè prattica la cui prima lettera è il . fi .
ficome habbiamo detto, ftando nells parte eftrema della fcala fignifica, che
per li gradi delle Virtù morali di Giufti tia, Forteti, Prudenza, Temperanza,
Magnanimità, Magnificenza, Libera lità, Benignità, Clemen^a,& altre,
s'arriua alla fòmmità della fcala, cioè alivi timo fine, al fommobene, che è
Dio noftro Creatore, capo di tutte le virtù, 3 nel lib. 1 8 „cap. 30. aflcrùce
S. Agoftino, che la Fìlofofia tpeculatiua vai più pe esercitare gl*ingegni,che
ad illuminare la mente di vera làpien^a, come che f attiua fi a quella Jaquale
per mc^o dellì buoni coftumi ci faccia conièguire 1 vera Capienza, 8c con
ragione, perche la Theorica,che è la contemplatiua, dC ipeculatiua efiamina la
verità delle cofe : ma la prattica, attiua, morale raett in opera la verità, li
buoni cortami, et tutte le virtù, che ci feruono per fcala d falire a Dio
vltimo ripofo, fine, e termine delia beata vita, come bemilìmo ei j pone Boctio
nel metro nono libro ter^o parlando a Dio. Tu requie* tranquiftapijs, te
cernere f ìris, Trine ipium, lettor, Dux, femita, termìnus idem • E nella profa
fedente . Terfe&um bonum veram effe beathudinem conflituimus, tAtqu'h et
Beatitudinem, et Deum,fummum bonum effe coUegimu: Hora fi come Dio è principio,
guida, termine, &T fine d ogni noftro ben coli noi dobbiamo in quella
vita,mettere il piede nella fcaja de' buoni coftun Se virtù dal principio,che
cominciamo a caminare per fine ali'vltimo palio dr la vita noftra, 6^ non celfar
mai di falire, finche s'arriui al fommo bene^ Semper ajjiduus etto, et
quemaimodum qui fcalas contendere coepemnt n frius defiflunt ab afeenfu,
quamfupremum attingerintgradumiftc et tu in bt» femper altius [candendo
affe^ìumfis . Dille Agapeto Greco a Giuftino. Mao to, che dalla prattica delle
virtù morali, %C cole inferiori fi può paifare, * afcenderealla cognitione
delle cofe fuperiori, 6 che frapanifefta, la Maeftà, la Prouiden^a, e la fòmma
bontà di Dio : Sicome Mercurio Trimegifto inPimandro cap. v. Deus fané totius
expers iriuidia perfingulas Mundi particulas vtiq;fplendet : Se per concluder
ciò compitamente cauiamo mora.» quella gemma, che fi con/èrua nel vaio di
elettione capit. primo a' Romani » tue non fono feu/àti quelli ingiufti
Gentili, iquali conofeendo folo fimulacri di Segno, di faflo, Augelli,animali
infiniti per loro Dei, non hanno -voluto hauere potitia del «"vero Iddìo :
impercioche Egli fi è manifeftato, et le cofè inuifibili fue dalla creatura del
Mondo, per le cole fatte fi feergono, òC la Tua fempiterna -virtO, et Diuini là
. Quia quod notum esl Dei, manifeflum, e fi in iìlis : Decus mmillis
manìftflàuit . inuiftbìlia enim ipfius a creatura Mundi, per e a quafaèla !mt
inteUeBa confpìcimtur 'Sempiterna quoq-, eius "pìrtus, et Diuinitas, ita
v$ ìnt inexcufabiles . Ha k -verta /tracciata per mano di certi huomini
violenti, che fé ne portor10 -via le particelle, che poterono . Quefti,fi come
Boetio efplica nella profa g» 'ei primo lib. fono le varie fette de'Filofofi,
che per la varietà delle peruerfe-» pinioni, che ciascuno tiene, viene la
Filofofia ad ertère rtrappata,e {tracciata in arie parti, effondo per fé ftefla
vnica, Se retta . Pithagora hebbe la fua parte-. 1 ella fpeculat'ua, Socrate
neli'attiua,che fu il primo, che inttoduceflela mora: ita nelle Cittd, come
dice Tullio de Oratore,& nel 5. delle Tufculane, il che_. bnferma S.
Agoftino de Ciuit. lib. 3. cap. 3. fé ben l'ifteffo S. Agoftino lib. 1 8. ap.
30» dice, che la.Filofofia morale rifplendena viuente Mercurio Trimegi|o,chc
fieri molto tempo auanti di tutti i Sauij della Grecia. Islam quod atti» t ad
Thilofophiam, qua fé docere aliquìd profitetur vnde fiant homìnes beati, e a
tempora Mercuri), quem Trimegifìum vocauerunt, in iliis terris buiujmodi idia
claruerunt, longè quìdem antejapientés,quos Thilofophos habuit Grecia, atone
poi fcolare di Socrate hebbe i'attiua,e la contempiatiua infiemeaggion :ndo la
rationale drpiù, cV da quefto nacquero molti capi di fette contrarie ifcuno per
moftrare d'eflere d'ingegno più fpeculatiuo difteriua dall'altro, e ne fpefio
dal propio Maeftroinuentando nuoue opinioni, cY^ ragioni, come ciftotile
Peripatetico, a cui fu contrario Senocrate Academico, ambedue dipoli di
Platone, et di Senocrate fu fcolare Zenone Prencipe della Setta ftoi ma il fuo
Porfirio Platonico, tea j, che fi rinouaficro folamente ne
gHhuomini,dichen'ètcflimoriio jt*AgOfìino,de Ciuit. lib.x. cap. xxx. la drappo
di più tenendo, che lima tulle coeterna con Dio . Sentenza reprobata da
Sant'Agoflinade Itt lib. x. cr.p. xxxj. la flrappò nell'attiua, con il fuo
illecito amor Piajico fehernico, et deteftaco da Dicearcho filofofo, &T da
Cicerone Drche platonico nel 4. de le Tnfculane. Ariftotele fquarciò la uefta a
lofofia, foftentando che il Mondo fuffe ab ^terno, che Iddio non l'-ab tratto,&^nonhabbi?,
cura delle cofe del Mondo* et che non conofci pn fé ftelfo : ehe non penfa ad
altro,che a fé medefinio, et che il ben^ ci [ed'altfoue, fi come cioccamente
mantiene nel 12.de la metallica: X Ec *6z Etne Ji Morali de gli Eudemij lib. 7.
cap.15.oue /traccia la Fi!ofon*a. mala maniera . Deus prò fua excetkutta, nihil
prater fé ipfum cogitai.-nói autori bonum aliunde euenit * Gh ftoici parimente
laceroronola vetta filo, fica in più bande,dicéd© che il Mondo fia
ammato,rationaJc,& mtel ligi Je > che le difciphne liberali iìcno
mutili, che gli errore e peccati fui Yguali, che le mogli deueno eflere comuni
emendane di ciò Autori, D gene Cinico, et Platone, come ritorce Laertio ne la
vita di Zenone e pò de la S^taiìoica, il quale inuero /tracciò, la velia
affatto ne Ja Filo fia attiua con la mala; pratica de co/lumi, concedendo la
liberta del pari re chiamando tutte le cole ancorché dishonefte con i loro
propri; non mandando anco fuora la vento/ita per ogni parte lenza rifguardo
alcuc come ferme Tullio a Papino, Tetote&is verbìs ea ad tefcripfi,
qi:& aperti rnis dgunt Hoiciyfed illietiam crepita* aiunt eque lìbero* ac
r.ucljttse£e oportè Molila da tale dishoneftanon è marauiglia,xhe lafjUofojìa.
(ì Jaraenti e Boetio ne la profa terza de gli Stoici, et Epicurei in Wie, il
capo deq li fracafsò la veftaa la Filoioia ponendo il fine dtì ionio bene nel
piao : et ripoiòjcooie Aniiippo ancorché fcolare di. Socrate, polè illbmmo : ne
nel piacere del corpo, Anthiilènefuo códiicepoio ne i'animo;Ma Epi j ro lo pò fé
nej. giacere del corpo, &^ dell'animo, come dice Seneca . bene EpicurO)ii,
lamentò, ch'era malamente ìntdo dagl'ignoranti, dici randoii chenonintendeua
del [piacere dishoneiìo, laiciuo,& Juiiunoi, ma la quiete del corpo,.&
de l'animo libero d'ogni periurbazione, do j to dvna. iòbria ragione, fi come
afferma Laertio ne la fua vita, ma non j il quello rappezzò la veda, attefo
cheilfine fuo è-cattiuoaonehendopojj ne Ja virtù* et bontà de l'animo per
arnuare al iomino b*ne Iddio vltii noftrofine *ma pofe il fine in bene caduco,
e tianfitorio, negandoli mortalità, dell'anima, confermando anch'egli, che
Iddio non tiene C de le colè humane^iquarci brutti, et deformi.. Stracciorona
di più Epicurei la Fi io l'ofia togliendole la radunale.. I Cirenaici doppiarne
togliendole la naturale, et rationale >, ritenendoli la morale come So 1
eumlocum > qui monitionts cominci >fujìulity>& p&dagogi effe
dixit %non. ?> f pbi ytanquam qmequam aiiud fit fapiens, quarti humani
generis, pedagAgMS Ma quelli ritagli, et lquarci lono aliai minori de le
peruerie Opinioni lai] Mondo, li Cielo, 'l'anima, et iddio noftro Eterno bene :
Apprcl t^uaJe 1 Sauij dique/to Mondo lono itolti • Sapientes huius Mundi funi
> Bei.mHulti. Mercè a leiCiocche, et perfide loro opinioni con le q hinno
lacerata la verta a Jafapienza; perii che meritano nome non a pienti, ma di
fluiti, cofi chiamati da San P>«"io nel primo cap. a ft*>»* 1 1
anuerunt in 1 ogitatiombia jì:;s > e^ obfcuratum efi infipievs cor eorum :
dio tri fé effe fapk'jitts yfìdii fatti funt . Il mutauerunt gloriarti incorri
ft T . j$j iei, inftmilitudiwmmaginiscQrruptibilisbominis, et
volucrum&quadruf:* Hmy&ferpentium^ % ',, Tiene con la man delira alcuni
libri . Con la falli ra lo scetro . I libri gnitono lo Audio, che far deue quello,
che vuole acquiflare h fapiena, occupandoli in volere i libri profitteuoli al o
acquifto di eiTaf deftm ou dal tonno della pigntia,& de ]'otio,che fogUono
ind urre iafeiui am >,inuidie, et cattiui a fletti, chèchiudono la via per
arriuareaìfa iapienza, i quello è quello, che vuole inferire JHoratio nella
feconda Bpiftoia del rimo libro. £fm Tofces ante diem libmm cum fumine : Si non
ìnttndes animamjì^ìfs, iam clarummane fenefiras lntrat> et anguHas extendit
lumine rimas Stretimus et vnde: Qjis modus argento, quidfas optare, quid afper
Vtiìe nummus babet, Tatria charisque propinquis Quantum elargin deceat : Quem
te Deus effe luffit, &> humana qua parte locatus es in re 'Pifce.
leeeiìario dunque (cacciare il Ibino, et Totio, nemici delle difcipline, kociui
all'acquieto delia fapienza, che col volgere 1 libri Ci confcguiice» [ndo i'v
fo de' libri iftrumento della dottrina . Infìrumcntum dottrina ejl. ìslibromm,
Biffe Plutarcho nella educatione de'iìgliuoli,& Ifidoso [libro ter^odel
iòmmobene afferma, e he ogni prò h cto procede dal kg ti 1 libi 1 cV dal
meditare ciò che ii legge . Omnis profetlus ex leclione, &• utaiió;iè
proceda, qua enim nefeimus > leclione difeimus > qua didicimus > me»
tiùìie LOiijiruahhi ; Qm'i che i Itovi chiamanfi mu a mueferi . X 4 X/> *8o
£ofcecro SIGNIFICA CHE la fapienza,laquaIeinquefta opera di Bocti per Ja
Filolbfia fi piglia, é Regina di tutte ie difcipiine, et arti liberali,t che da
e/fa vengono ordinate ; ìnipercioche haueiado la iàpienza,& hloi iìa nonna
delle cofe diurne,6T humane,&cofi«enendoft ella nella co tempia tiua, et
nell'attma, vengono da 1 eie>iice Seneca epiic 8$k-St M.Tu ih» éc Platone nJ
luoghi (opra citati ; neRiej?auig,^.è chc il. medesimo Tulli «ìica.«arllakF
ilpléfo ; Tu mmnmx legum, Tu magiara, morumygr ttijttpto fuìfli; et Seneca
nellaepiit.^j, che cola è-altr^la Filoioiia, cnek-ggo^ Ja vita? Che iia Regina
delle diieipline,& arti.liberali non è dubhupd che da lei Tono prodotte.
Ejì laudatarum artiunt omnium procreainx qu&dai et quafi-pavens ca,
quamTbilofopbiam Gracivocant, ; Dille Cicerone nel pt mo dell'Oratore, et nelle
Tul'culanela chiama; 0'viu Tphilofopbia du; è virtutis indagatrix y expultrìxq;
vitiormn, quid non. modo nosyfed ommno ? ta bominum fine te effe potuìfiet ? Tu
vrbes. peperifti vtu djjjìpatos homines in j €ietatem vit&conuocafii i
Nelle quali parale lì atenbu ilcono alla Filolafì attioni Regie, e titoli da
Regina^ Ariftippovolendoinferire,che le ci fapìine liberali vanno dietro alla
Fiiofoiii morate* per la quale tutte I altre cole s'imparano, &che ella è
Regina di tutte, di He che quelli ci fono ornati di liberali . discipline >
e deprezzano la Filologa, tòno eoinej Proci di Ptnelopie, i quali faceuano
conto di MeJanthone>& Polidoraci «nigelle > e non fi curauano del
lenozze di Penelope, ch'era Signora, ^j Patrona; limile cofa dille Anfto
d'Vlilìe,ehe quando andò all'Info parlo a tutte l'ombre infernali fuor chea
Proferpi na Regina : il primi detto d'Anftippovien riputatoci Plutarcho ne
i'educauone di Bior ©uè chiama la Fik>fofia lomma,&capo di cuccigli
altrifeudij*. Vrhat €Jì edam Bìonis Vkilofopbi dicium, qui aiebat yficut
Tenelopes Trovi cutn n on \ jìnt cumcPenelopa concumbere, rem cum eius anciiii
s babuifftnttita qui Tbilt fbiam netptemt apprehenderey eosin alv\s nullius
preiij difdplinis fefe contzn Itaquer eliquor untfiudi9rum quafi caput, et
fitmmuy confi ituenda eìl Vinlofofi Se è degna daelFerconfUtuita (omnia, et
capo de gli altri frudij, ùcu mente di tutti lorochiamar lì può Regina:
Inquanto che la Filolòna ga dà vna mano i libri,e dall'altra lo feetro, poteuio
anco dare quello gmficato;cheadvn Re che tiene Io icettrodePopoli,è necefiàno
ai tenere libri d'Etnica filoibna,6V di Politica attinenti al coftume,^ Biodo
di ben regnare e trattare il militare imperio,& quelli fpetfo ri-f ere,
accioche veggfoino lcritto ne' libri quello che gli amici, et infc. foro denoti
; non hanno ardire di auui farli, et ammonirli, et però De irioFaiCieoenoruua
ToloineoRe a tenere per le inani noni**cn lo . sii fc>, che libri
vtiii,& idonei alia buona amminijtratione del Regno. Confiderando, che la
Filologa tiene 1 libri da la delira, et lo fcetro da . fin 1 Ara, duerno che la
iapienzadeueelfere preferita al dominio, 6(^al legno, perche lenza Ja làpienza,
e configli© de' iamj non iì può ben regere, et gouernare : onde nel fecol d'oro
rcgnauano iolamente fòpientt àolbfij&queliifii ono Principi, et ìegislaton,
come dice Pofiidonio i Seneca epiit. 90. Solane fu Principe, et legislatore de
gli Atheniefi, icurgo de* Lacede.iiorn.Zeleuco de' Locrefi ; Scriue Plutarchoin
Ifide, •: Uiìrtde, cliegli Egitij icieglieuanoi Re, ò da Sacerdoti, o d*a
Guernepsrche queih iono tenuti in conto perii lor valore, cV quelli per la
iaienza. Ma quel guerriere, che fi creai a Re fi dauaalladiiciplina derSa
l'rdoti, acciò ii facefle partecipe deiia Fi loiòfia>ÓV~ fapienza,&
diuen\ne atto al governo, 6 e,&la filolohaè di giouameuto grande al
Principe per ben gouernare» iomediffufamentedimoitraPluurcho nel trattato
>clv fa al Principe «orante, -Y" in quell'altro doue mantiene, che fi
debba fìlotofare con |ineipi, fede ne facciali buono et lodato imperio di M.
Antonio Iinpe~ jfrore, tlquale irebbe pieii di filofofia la lingua el petto, e
fpefio in bocca jaer foiea quella preuofa voce di Platone, le Città
fiorirebbero te li Filo |E itnperaflerojO vero icgl'Imperatori filofofafìero .
Florerent Ciuitatesyfi i Vbitofbpbi imperar ent, aut Imperato fes
philofepharentur : Riferifcc Giulio pitohno nella fua vua.Ilcheauuerter.do
Theodofio Imperatore diede »norio,y Arcadio fuoi figliuoli alla difciplina d'Arfemo
huomo fapien fimo, il quale effendo Dato veduto dall'imperatore ftare in piedi
auanti i gli, mentre quegli ammaeftrai a, cV eifi tupe.bamente federe, fi
adi:on effo loro, et li fece fpogliare de gli adornamenti regali ammoneni,
ch'era meglio per loro vmeie priuati,che imperare con pericolo za dottrina od
làpienza, voce affai commendata da Nicefòro lib.12* c|. 2^. Con giurìa ragione
dunque fi dà lo fccttro alla Filofofia molto «pueaeuole alla fapienza, la
eguale ìa ehe h Principi fenza pencolo fic» \ amen te i66 ICONOLOGIA rumente
regnino, teitimonio ne fia l'tfteffa Capienza, che nell'ottauo pro uerbiodi ie
medefijma dice ; Terme%eges reznant,& legum proditores iufi difcgmunt^ Per
mezzo mio regnano liRe, cV i legislatori difeernano i giufto; et Hugone dille,
che la Filofofia infegnagiufta,& rettamente r gnarejconoicendo ciò Filippo
Re di Macedonia eiìorcaua Alelìàndro Magno Tuo figliuolo ad apprendere la
Filofofia-, fotto la difciplma Filoiòfo, dicendogli accioche tu npn_, commetti
molti errori nel gnarejde'qualiini pento hor io d'haucr? commefiò . Riportano
glori iafamaiRe mediante-» la; Filofofia, non tanto per goueruare i Poj con
fapienza > quanto per faper reggere fé fteffi ; dato che vn Re regga ne fé
ftefio, regge anco bene i Popoli con fodisfattione,& applauio e mune : ma
fi come è difficile ad vn nobile, et gagliardo deftnere rafrei re il corfo fé
non ha, chi gli fopraftia > et chi lo freni, coli diffidi cofa è vn Principe
afloluto, che ninno fuperiore conofee faper e regolare fé ft fo,&
raffrenare l'iropetuofo corfo de gli affètti fuoi » la Filofofia nondim no, et
fapienza facilità tutto ciò, perche la Fiiofofia fecondo AriftippD et altri
Filofofi doma gli affetti dell'animo, E difficile ad vn Principe \ uane effere
continente, nondimeno Aletfandro Magno mediante la Fi fofia de' buoni cofturm
fu giouane contir)entifsimo> poiché portò rifpeti alla moglie,ckalle figlie
di Dario,chedi rara bellezza erano dotatatene le tenne da ichiaue, male honorò
da Madre, et Sorelle,^ portò anc rifpettoaRofranafuabelliI«>imafchiaua,che
fé la fposò per non farg torto, et violenza ; confufione diquelh Signori, che
non lafTano intat non diròfchiaue,oleru2, ma non la perdonano a valla Ile
nobili, èVh norate. E difficile ad ogn'uno il perdonare a'nemici maisimamentc
Principi, nondimeno Celare Dittatore lulìgnorrofi della Rcp. et dell': peno
mediante h fua fapienza, vette gl'i ir peti dell'ira, et perdonò a ~ '
Offendono gli animi le maldicenze tanto, che lì commuouono ad mortale contro i
detrattori, &C calunniatori, nondimeno Auguro, pattano, et altri ottimi
Imperatori non vollero fare rifentimepto e loro, ne incrudelirli per parole, ò
libelli contro gli Autori, et con pr za, perche le voci del Popolo maldicente
non dan forza di detraherc maadvngran Pn pcipe, che con prudenza, fapienza,
&fgi urti da got ni, eflendoche le buone atuoni loro fanno per fé fìcfie
me» re 1 maieiio &però Pio Secondo Pontefice condan temerne perdonò a chi
l'haiic prouocatocon ingiurie, e detii mordaci, de' quali non r.efcce conto,
voleua che in vna Città libera come Roma liberamente fi parlaflc» e me di lui
dice il Platina ; Male de fé ofwc.ntcf re! loquentes tohocutt mw libereenim
inibera Qv.hate loqv.iomnevoìcbat; 11 qual detto fùdiTibc peratore,6Vmoftròanco
di noni/limare le pelsime voci del volgo, qt, do difie ad vno, che fi
lamentata, che alcuni di lui diceuano male ; ri fé fé in Campo di Fior?
anelerai, vedrai molti che di me ftefio ancor.i ranno male. Anzi dalie
maldicenze Antonino Filoioib Imperatore, n tè Ja Filofofia, che cosi R'i deità
uà profitto prcndeua : poiché fpeiio man s6y »andaua,checofa Ci dicefle di lui,
fentcndo male, fedentrodi fccono* f:eua effer vero, fé n'eniendaua ; Erat
enimfama fu* curiofifiimuf reqttirens i ver um, quid quisque de fé diceret,
emendans, qua bene reprebenfa videre*fr. Narra Giulio Capitolino. Tutti quelli
lono frutti della Fiiofofia, ìc regge gli animi, &c moderagli affetti con
lo feettro della fapienza, )1 qua ieff reggono gli huomini prudenti
inogniauuenimento loro>& scoreggiano 1 moti dell'animo > tanto nella
uuerfità, quanto nella profc £rui, ck_ fopraftanno adogni colpo di fortuna*
Omnia quteaderem ho» linem pojfunty fubter fé habet,eaque defpicere cafus
contemnìtbumanos* >ifle l'Oratore : 6c Diogene Filofofo eiìendogli
addimandato, checofà LadagriàtohauefledallaFiloforia;fenon altro riipofe,ho
guadagnato aefto, che io fono apparecchiato ad ogni fortuna :& Dionino
Tiranno acciato dal Regno ad vno, chegli difle, che cofa ti ha giouato Fiatone»
la Fiiofofia, nfpofe, ch'io poffi q uefta graue mutatione di fortuna com )i
tare : percioche non s'vccife come hanno fatto altri > ma flette faldo >
ITe fé fteflb, et imperò alle paffioni dell'animo Porta dunquelo feettro rpiù
cagioni > perche la Fiiofofia è Regina di tutte le difapline, et ariberali >perche
è neceflaria a' Principi per ben regnare, et perche là e£ e quelli che la
pofleggono Re^eflendo che con filofofica liberti danno
t»nlìglio,cV"comandanoadaltri'che fàccino^o non faccino vna colà; i perche
mediante la FUofofia, et fapienza viuiamo nel pacifica Regno tlla tranquilliti,
poiché potiamo in ogni tempo yluog©,& mutatione ^fortuna imperare a gJr
appetiti, affetti, et perturbationt dell'3nimo,& pi mede/imi reggere, et
gouernare con prudenza,& fapienza : onde Zee neafierì, che li lapienti Filofoli,
non folo erano liberi, ma Re . FVRORB IMPLACABILE. ||.VOMO armato di fpiù forte
d'arme, et ferito in mplteparti dell* fi perfona, moffri nel fembiante furore
> et rabbia >fari cinto con rat f catene, che dalle braccia, &f dalle
gambe gli pendino Sterri con la_» |f!ra mano vnferpe detto Àlpido, piegato in
molti gin, con la bocca fcpftach*abb/ala lingua fuori tripartita,,&
vedendofiperjlaperfona infiio'vcleno, moOri,&ftiain atto d'offendere
altrui, &alli piedi di detta iara vi farà vn Cocodrillo,chc moftri di
percuotere fefteffo.. . h dipinge armato, 6^ ferito in molte parti della
perfona, con la dimo1 lizionedel furore, et rabbia^eflendo che il furore è
propria alterationc 1 ramino irato t che conduce Thuomo airoperare contro fé
fteflb * Dio, |j.tura, huonjini, &^ cofe>& luoghi Ifce rotte catene
che dalle braceia,& da le gambe gli pendono,dinotano! èp il furore è
indomito, cV poche fono quelle cofe che a lui faccino filftensa . pene con
ladefìra mano il ferpe nella guifa, che habbiamo detto, per e i cne le.acre
let;ere hanno cfpreffo il furore implacabile, pei vn ferpe piccato '284
ICONOLOGIA ita, e piegato in molti giri, et che ha la lingua fuors al vedere
tripartii dicell, che neflun furore fi può comparare a quello deH'afpido, il
qua {ubito che lì fente tocco, coli beftialmente s'infuria, che non (ì fatia lì
che non habbia auuelenato col morfo, chi l'ha offefo, o vero di rabbia 1 fi
muoia come dice Euthimio Il Coccodrillo in atto di percuotere (è fteflb,
voleuano gli Egiti j con le animale nella guila che s'è detto, fignitìcare il
furore, perciò che qu fto animale quando è rimafto gabbato della preda, contra
fé ftcfib $ acc« de di furore, et fdegno . FORZA SOTTOPOSTA ALL'ELOQJENZA DONNA
vecchia, vcftitagrauemente>checonladcftramano 0 ghi il caduceo di Mercurio,
et fotto li piedi vn leone . Ciò diuioitrache ia 1 orza cede all'eloquenza de'
Sauii, 1 GA pt GAGLIARDEZZA* DONNA di maturo afpetto, ma vago, di vifta
proportionata, e fuelta? farà di leggiadro habito veftita, coronata di
amaranto, c\_ tenga con ^nbe le mani vn ramo di oliuo Con li fuoi frutti,
&C fopra a detto ramo vi fari n fauo di mele con alcune api . ! L'amaranto
è vna fpica perpetua » laquale fuor dell'vfo degl'altri fiori, fignìa
(labilità, gagliardezza, e con/èruatione, per la particolare qualità fua di
>n immarcire giamai, et di ftar tèmpre beila, et di -verno quando fono man-'
ati gl'altri fiori, folo tenuta nell'acqua fi rinuerdifee, però li popoli di
TefTaglia i fretti dall'oracolo Dodoneo a far ogni anno l'efpiationi al
fepolcro di »^chil«, come fi fcriue, portauano dell'amaranto, accioche mancando
gl'altri fiori nefto, che prefto fi rinuerdifce,fulfe in difefa della loro
diligenza, coronane d(ì con eflò la tefta nel fare l'oblationi . Per quefto è
il detto fiore immortale, : fi dedica alla immortaliti col ramo d oliuo, et il
fauo di mele allude a quel» rifpofta, che fece Diogene Cinico ad alcuni, che
gli dimandarono in che mo3 fi potefle allungare il filo della "vita humana
. Dicendo,che le parti interiori doueuano irrigar di mele, et l'efteriori vngerle
con l'olio, et voleua intensrecoftui /òtto ofeurit^, come era il folitofuo,
cheperviuere fano,8c~gaiardo bi/ogna ftare con il core allegro, et pieno di
dolci, 6^ fuaui penfieri jnr/nuamente, et per lo corpo hauer la commodità
neceflaria tenendolo isu fercitio, accioche non fia confumato, e guadato
dall'otio : ma aiutato, et mfolidato. Dice oltre a ciò Atheneo, che chi vfa li
cibi conditi con il mele, me molto più di quelli, che vfano li cibi comporli di
colè forti . Et in quefto ropofito adduce l'eflempio di alcuni popoli detti
Girnei, nell' Ifola di Cortile i li quali "viueuano lunghiflìmo tempo,
perche fi pafceuano di cibi dolci, compoftidimele* EtDiaphe, il quale fcriiTc
dell' Agricoltura, afferma-, ie il cibo di mele "vfato di continuo, non folo
fa giouamento grandiflìmo al» ' viuacità dell'intelletto : ma conferua ancora
li fenfi iani, Se interi . GELOSIA DONNA con vna vefte di turchino a onde*
dipinta tutta d'occhi j. e d'orecchie, con l'ali alle fpal!e,con vn gallo nel
braccio finiftio, Se nella deamano con vnms^o dì ipine, J Gelofia è -vna
paflione, Se vn. timore, che fa che il valore della virtù, o de' «enti
d'a!trui,fuperando le qualità "virtuofe di chi ama, non le tolga la
polTef* ne della cofa amata* Dipinge!] la Gelofia col gallo in braccio, perche
quell'animale è gelofiffimo 1 ;ilant£,defto, et accorto . L'ali fignificano la
prefte^a, Se velocità de' fuoi variati penfieri . j Gli ocelli], Se orecchi)
dipinte nella_vefte fignificano l'affidua cura del gelofo yvedere, et intendere
fottilraente ogni minimo atto, Se cenno della perfona sjnata da lui, però ditte
il T'affo nuouo lume dell'età noftra in vn fonetto. klofo amante, apro m$
'eccbi.e miro, £ milforecchi, ad ogni fuono intento. 11 ma^o delle fpine,
dimoftra i faftidij pungentiflimi del gelofo, che di con* zgé GELOSI AJ
continuo lo pungono, non altrimenti, che fc fofifero /pine acuti/lime, le qm
per tal cagione gli ti dipingono in mano . Celofia . • D Orina *ve(tita nel
modo iopradetto, nella deftra mano terrà vna pian di helitropio.. Il color del
-"veftimento è propio lignificato di Gelofia, per hauer il color d
mare,ilquale mai non li moftra così tranquillo, che non ne forga iofpetto, ce
tra li fcogli di Geìofia per certo, che l'huomo fìa dell' altrui fede non palla
m fèn^a timore, &C faftidio . Si fa ancora queft' immagine, che in
"Vna mano tiene il flore helitropio > quale fi gira Tempre intorno, e
incontro al Sole, feguicando il fuo moto, e aiegelofo,oo'p*J3i t conlcparole,
6c^ col peofiero, lem prefta -volto ali con rem platione delle beliate da lai
per fouerchio amore fti aute i are, et rr efce al mondo. GfiV &i >/#r
GENIO BVONOé Secondo i Gentili, N fanciullo con belliffimi capelli, farà
coronato di Platano 1 8^ là mano tiene -vn ferpento • Cofì fi ?vedc koipiio in
alcune Meda[lie antiche^ ... genio cattivo; Secondo i Gentili . 1|"T Vomo
grande,nero, di *volto /paaenteuole, con barba, e capelli tanghi, jLJL
eneri,inmanotÌenvngufo» Scriue 'Plutarco, chiapparne a Marc© ruto occifor di
Cefàre il genio cattiuo in quefta forala,re il gufo come ftittóano gl'an tichi
è vcceììo di trift'augurio.* però Vergili© nel 4. dell'Eneide • Solaque
culminibus ferali Carmine bubo Sape tjueri, et longas infletum ducere voces .
Molti fono ( fi racconta ) i Geni j, fecondo l'application! dell' ingegni, de'
uali fi prendono, ma a noi /irebbe diligenza iouerchia dipingere alcuno aire a
quefti,che ibno gli vniuerfàli per acconciar tutto il refto, che fé ne potrete
e dire a i luoghi conuenienti, fecondo l'ordine, che habbiamo prefo. GENI 6,
Come figurato da gli antichi* IT Olte immagini antiche del Genio rapprefenta
VincéntioCartari,pref Di cuti£, Fontis, Loci, e dellWltimo n'era figura la
ferpe, nello Smetio a carte 2 num.4. leggeri Genio Horreorum Senaiorum per la
conferuatione del Gran ro di Seiano, coli anco Genio Conferuatori Horreorum
Gaianorum, Gen Thefaurorum,*vede_fi in quell'altra inferi et ione non più
ftampata, che al pr fente (là in vn'orticello dietro il Monafterio di Santa
Sufanna nel colle quiriti le . E' vna bafe, che dal canto deliro ha il vaio
detto Vrceo » c*^ dal lìniflro patera, fotto la quale è pollo il Gongolato di
Marco Ciuica Barbaro,& non Ba baro* come feorrettamente ftampafi in tutti i
Falli fen^a prenome, et nome tal Conlolato, che fu del 1 5 8. JOVI CVSTODI, ET
GENIO THESAVRORVM C. IVI. AVG. L1B. SATYRVS D. D. DEDIC. X1H. K. FEBR. M.
CIVICA. BAR3ARQ. M. METILIO REG VLO COS. il Geni'© TMCESA%E %IEÀ. *S? il
Genìo,che noi volgarmente dicemo per I'humore,e per il gufto.è naturale
inclinatione, che ha vno ad *vna cofà, ed effercitio : fi può figurare
Fanciullo alato, (imbolo del penderò, che fempre nella mente vola di ciò,che fi
ha gufto, e fantafia : tenga in mano ftromenti atti a dichiarare quello,di che
fi diletta? fé vno ha Genio alle lettere,gli fi ponga minano libri ; fé a
fuoni, e canti, intauolature di mufica, lire,leuti, ed altri ftromenti ; fé ad
amicarmi,* e cofi di mano in mano d'altre cofe, in fimili occafioni fi potrai
incoronare di Platano tenuto da gli antichi Arbore geniale,^jerche è grato, e
gufta a tutti quelli, chela miranoper la fua belle^a, e^rande ampie^a, difende
l'Eftate con la fua ombra dall'ardor del Sole, ed il Verno riceue il Sole, però
l'Academia d'Achent^ intorno alla loggia fi compiacque tenere molti Platani,
che fiorirono,e crebbe ro all'alterca di $5. braccia,come fcriue Plinio lib 12.
cap. primo.. E Serie Re «'inuaghì di quefta pianta generola, allì cui rami fece
attaccare collane, ed armille d'oro^nella guifa* che racconta Eliano lib. 2.
cap. 1 3. fi può anco incoronare di fiori, come l'incorona Tibullo hb. 2. eleg.
2. Il Genio del Popolo Romano, comequello, ch'era fempre di guerreggiare, e
trionfare, in *vna-» icdaglia di Antonino Pio è figurato con vn ramo d'alloro,
o d'oliua nelia dera, e nella finiftra 'Vn* afta, in vn'altra il cornocopia,
per la foprabbondante icche77a del Mondo, che poffedeua, al cui acquifto era
intento, onero per lo ufto dell abbondanza, che ha communemente ogni popolo. In
altre due-, medaglie di Traiano, e di M. Aurelio Antonino Filofofo, nella
deftra tiene vna atera, nella finiftra le fpighe, per denotare, che quelli
Imperadori premeuano eli 'abbondanza, e nella loro religione,di cui n'è fimbolo
la patera : in vna meaglia di Nerone la patera nella deftra, nella finiftra il
cornucopia, auanti Tara» iquale fen^a dubbio fiì battuta per adulatione, poiché
il Genio di Nerone,cioè humor fuo era inclinato al male, e non al bene ; alla
impietà, non alla reli;ione ; alla deftruZ£>one, non all'abbondanza : molti
fimili, ma fen^ara veglonfi nelle medaglie di Maflìmino, tra quali vi è
imprelfo il Genio, che nella jeftra tiene vna patera con vna ftella Copra. 3
nella finiftra il cornucopia. In pili iodi anco appreffo il fudetto Occone fi
figura in altre medaglie d'Imperado-, fecondo gli afretti, e volontà loro : li
quali affetti, e perturbationi d'animo aflàu ano lotto nome di Genio, come
apparisce in Plutarchonel trattato del l tranquillità non lunghi dal fine in
quelli verfi, ne' quali fono inlcrti dieci noli inuentati da Empedocle, per
efprimeregli affetti, ed inclinationi d'animo. Hic inerant Cbtkonias& cernensprocul
Belio pea, Et vario Harmonie vultu, Dirìjq; cruenta, lAtfcbre, CalliHoque,
Tboofaque, Dynaeque Tfemertes, et amoena, nigro frutluque ^ifapheia . j Quorum
Geniorum nominibus varia animi perturbationes exprimuntur, dice Ijutarco, oue
chiama nomi di Genij le perturbationi ifteffe, èc gli affetti dellanimo tra
loro contrari j, nominati in detti verfi, che fono terreltre, et folare |c la
viltfacelle, ed altre varie co fé in man» . GEOMETRIA DONNA, che tenga in vna
mano vn perpendicolo,econ l'altra vn cor palio : nel perpendicolo fi
rapprefenta il moto,il tempo, e lagraucz de corpi : nel compatto la linea, la
fuperfkie, et la profondità, nelle quali co fitte il general fuggetto della
Geometria. Geometrìa. DOhna, che con la deftra mano tiene vn compatto, et con
la fimftra * triangolo. GIORNO NATVRALE. SI dipinge giouane alato, per la
ragione detta nella figura dell'anno,ce! vn cerchio in mano fbpra vn carro,
iopra le nuuole con vn torchio accche nafee dell'* telletto, et eflendofi tali
iftromenti ritrouati da gli Artefici, perhauerr mil notitia nell'opere di
Geometria» meritamente adunque per quelli fi dir" ftra il difeorfo,&
ancora l'elettione, che deuefare lo ingegno deli' huon» per conofeere, et
giudicare ogni forte di cofe, perciòche non dioicamente v' dica colui, che nel
medefimo modo "Vuol mifurare tutte l'attioni . Ve . sp3 Per dichiaratione
dell'Iride, diremo, che ciafcuno, che fale a gradi dell'ati tioni humane,fìano
diqual forte fi *Yogliano,bifogna, che da molte efperienffe apprenda il
giuditio,ilxjualejquindi rimiti, come l'iride rifulta deli* apparenza di molti
diuetil colori auuicinati inficine in virili de' raggi Solari . Ciuditiot
Citerò inditio d' \Amon . HVOMO nobilmente gettito, con il capo pieno di
papaueri 3 che lignificano indicio dimore pretTo a quellj\antichi, i quali con
il gettar delle forti predicevano le co/e d'auuenire, perche volendo
far'efperien^a,fe# 'amante fofle riamato pigliavano le foglie del papavero
fiorito ; et fé le pone* nano fui pugno, poi con la palma della deftra mano
percotcndo con ogni forra le dette foglie, dallo ftrepito, che effe facevano
fotto la percoffa^giudicaua* no ramore^a*ffidefiderato* Quefto racconta il
Pierio Valeriano col teftimonio di Tautifìonel Iib.5 8.deJ tuoi Gieroglifici,
fcbene è cofà fupcrftitiofa, et ridicola . Giuditìogiujto. BVomo veflito
d'habito longo, 6c^ graue, habbia in gui/à di moniJc^ » che gli penda dal collo
"vn cuore humanoj nelqualefìafcolpita "\na-# m maginetta, che
rapprefenti la Verità, egli Aia con il capo chino, &C coiu >li occhi
baffi acontemplareflfiamente il detto monile,tenga a'piedi alcuni li>ri di
Legge aperti $ il che denota, che il *stiQX$C perfetto giudice deuecflèr
ntegro* Scuoti deve mai per qualfiuoglia accidente rimuouere gli occhi) dal
;iufto delle Sante Leggi >& dalla contcmplationc della pura, et intera
verità : edi Pierio Valeriano nel lib. 5 1 GìVDICE. rjVOMO ^vecchio, fedente,
£c^ veftito d'habito gràue, terrà con lai "1 deftra mano
*\nal>acchetta, in torno alla quale Ha auuolta "vna ferpe» a *yn lato
faranno alcuni libri di Legge aperti, fic^ un'aquila, et dall'altra arte
^n'horologio,ó^vna pietra di paragone > effendoui fopra d'ella "Vna
loneta d'oro, c^vna di rame, ckdell'vna come dell'altra appatifea il fc» no del
lor tocco. Giudice è detto da giudicare, reggere, et eflèguire la Giudi tia, et
è nomo ttribuito ad huomini periti di ella Giuftitia, et delle leggi pofte da
Prencipi, Kepubliche alla miniftratione di quelle. Si dipinge vecchio, fedente,
6V veftito grauemente, dicendo A riftotele nel pr^o della Topica, che non il
debba eleggere Giudici giouani,non effondo neletà giouenìle efperien^a, ne
moderationi d'affetti . La bacchettacene tiene nella man deftra, ne lignifica
il dominio, ch'ha il Giudice fopra i rei . La ferpe, che intorno ad ella fi
rivolge, denota la Prudenza, che fi richiet negli huo mini pofti al gouerno.
Dicendo la sacra Scrittura : Eftote pruentes fìcut ferpentes. I libri aperti
dimoftrano, che il vero, et perfetto Giudice deue efTere molto ;n perito,
circofpetto, integro, e vigilante » che percib gli fi dipinge a canto
^orologio, accìòche non mai per qualiluoglia accidenteonn rimuoua gli oc* ' Y 3
chi aj>+ chi dall'equi ti,e dal giufto,e come l'aquila polla da gl'antichi
per vccelto di acu tiflima villa, deue il giudice vedere, et penetrar fino alla
nafcofla, et occulta; veriti rapprefentata per la pietra del paragone, nella
guifa, che fi è detto, la» quale ne lignifica la cognitione del vero, et del
fallo . GIVOCO DALL'ANTICO. VN fanciullo nudo alato, con ambedue le mani
diftefe in alto, prendendo vna di due treccie, che pendono da vna teda di donna
> che fi a pò* fta in qualche modo alta, che il fanciullo non vi fi pofià
arriuar a fatto. Sia-, quella tefta ornata d'Vn panno, che difeenda infino al
mezzo di dette treccie, cX^, vifaràfcritto. IO CVS. Si fa alato,perche il
giuoco confitte nella «velocità nel moto con fcher^o . GIVRISDITIONE HVOMO
veftito di porpora, nella delira mano tenga vno feettro,qua-" l'è'vero
inditio di naturai giurifdittione,& nell'altra i falci consolari che fi
portauano per fegno di quello medefimo, GIVSTITIA Secondo che riferifee Giulio
Gettio » DONNA in forma di bella vergine, coronata, et veftita d'oro che con
honefta feueriti, fi moftri degna di riueren^a con gl'occhi] di acutifliItta
villa, con vrt monile al collo, nelquale fia vn'occhio (colpito . Dice Platone,
che la Giullitia vede il tutto,& che da gl'antichi facerdoti fu chiamata
veditrrce di tutte le eofe . Onde Apuleio giura per l'occhio del Solete della
Giullitia infieme, quali che non vegga quello men di quello, le quali cofe
habbiamo noi ad intendere, che dertono efière* ne miniftri della Giullitia, •
perche bifogna, che quelli con acutiffimo vedere penetrino fino alla nafcofla
et occulta -verità, et fieno come le calle vergini puri d'ogni pallione, fiche
né pretiofi doni, né false lufinghe, né altra cofa li porta corrompere : ma
fiano faidi, maturi, graui, epuri, come l'oro, che auan^a gl'altri metalli in
doppio per Co, et valore, E perciò potiamo dire, che la Giullitia
flaquell'habito, fecondo il quale-, l'huomo giallo per propia elettione, è
operatore, e difpenfatore, così del bene, come del male fra fe,& altri >
o fra altri A' altri fecondo le qualità, o di prò* portione Geometrica, ouero
aritmetica, per fin del bello, e dell'vtile decorno. dato alla felicità publica
. Per moftrare la Giullitia, Se l'integrità della mente gli antichi foleuano
rapprefentare ancora vn boccale, vn bacile, &f vna colonna, come fé ne vede
efpreffa teftimonian^a in molte fepolture di marmo > et altre antichità,
cheli trouano tutta via, però dille l' Alciato . Jus bac forma monet dicium fine fordibus effe »?, •
befunftum, furas atqi babuijfe mams . D
GiuHitia di Taufanid negli EUa$i. Onn* di bella faccia, 3c molt'adorna, la
quale con la mano finiftra fui* foghi vna vecchia brutta,per colendola con vn
barione . Et DI CESSARE %1TJ: *gf* Et quefta vecchia dice Paufania efler
l'ingiuria, la quale da giufti giudici, deue tempre tenerli epprefla, accioche
non s'occulti la ^verità, et deuono aicoltar patientememe quel,che ciafeuno
dice per difefa . Giuftitia Dluìna. t DOntia di ringoiar bottega, veftita d'oro
con vna'cortma d'oro in teftaJ, fbpra alla qual vi fia vna colomba circondata
di fplendore -, hauer-d i capelli fparfi fopra le fpalle, che con gli occhij
miri, come cefa baila il inondo, tenendo nella deftra la fpada nuda, et nella
finiftra lebilancie . ? Quefta figura ragioneuolmente fi dourebbe figurare
belliflìma,perche quel!o, che è in Dio, e la medefima effettua con eflo ( come
fan beniflimo i facri Theologi ) il quale è tutto perfettione, et vnita di
bellezza . Si vede d'oro, per moftrare con la nobiltà del fuo mctallc,e con il
fuo Splendore l'eccellenza, &fublimità della detta giuftitia. La corona
d'oro è per moftrare, ch'eli' ha potenza fbpra tutte le potendo «iel mondo. LE
BILANCIE SIGNIFICANO CHE la giuftitia diuina da tegola a tutte le attieni, e k
fpada le pene de' delinquenti. Lacolomba moftra Io Spirito fanto ter^a perfona
della fantiflìma Trinità, Svincolo d'amore tra il Padre, et il Figliuolo >
per lo quale fpir ito la Diuina giuftitia fi communica a tutti i Prencipi del
mondo . Si fa la detta colomba bianca, e rifplendente, perche fono quefte fra
le quali-" tà vifibili, e nobiliffim* . Le treccie fparfè moftrano le
gratie * che feendono dalla bontà del cielo fenS(a ofTenfione della Diuina
giuftitia, sltì^i fono propij effetti di efla » Riguarda come cofa baila il
mondo, come /oggetto a lei, non efiendo niuna co(à a lei fuperiore. Si
comprende anco per la fpada,e per le bilancie ( toccando l'uno ìnftromen to,la
vita,& l'altro la robba de gli huomini.) con le quali due cofe Thonore mon
dano fi folleua, et s'abbafla bene fpeflb, che fono dati, e tolti, et quefta, e
quella per giuftitia diuina, fecondo i meriti de gli huomini, et conforme a*
feueriffimi giudici^ di Dio . Giuftitia. DOnna veftita di bianco,habbia gli
occhij bendati ; nella deftra mano tenga vn fafeio di verghe, con vna feure
legata infieme con effe, nella fini (tra vna fiamma di fuoco, et a canto hauerà
vno fttu^o, ouero tenga la fpada,& le bilancie. Quefta è quella forte di
giuftitia, che efèrcitano ne* Tribunali i Giudici, Se gli eflecutori fecolari .
Si vefte di bianco, perche il giudice deu'efTere fen^a macchia di propio
interefle, o d'altra paflìone, che pofla deformar la Giuftitia, il che vien
fatto tenendoti" gli occhij bendati, cioè non guardando cofa alcuna della
quale s'adopri per giudice il fenfo nemico della ragione . 11 fafeio di verghe
con la feurc, era portato anticamente in Roma da littori Y 4 innanzi dar 29S
innanzi a* Con(óK,& al Tribuno della Pici Vper moftrar,che non fi deue
rimanere di castigare, oue richiede la Giuditta, ne fi deue cilcr precipitoso :
ma dai tempo a matutare il giudizio nello fciorre delle verghe. La fiamma
moflra, che la mente del giudice deueeflèr Tempre dritta ver fo il Cielo, Per
Io ftru^o s'impara, che le cofe, che vengono in giuditio, per intrica che
fieno,non fi deue mancare di Irrigarle, 5c^ ifiiodarle, fen^a perdonare fatica
alcuna, con animo patiente, come lo ftru^odfgerifceil ferro, ancorché fia
duritfima materia, come raccontano mo'ti fcrittorr. Giuditta retta, che non fi
pieghi per ami citta, ne per odio. T\ Onna con la fpada alta, coronata nel
mezzo di corona regale, c¥~ o \J la bilancia da ~vna banda le farà *vn cane
fignificatiuo deiramicitia,5 dall'altra vna Sèrpe pofta per l'odio . La fpada
alta nota, che la G'mftitia non Ci deue piegare da alcuna banda, pet
amicitia,ne per odio di qualfiuoglia perfona, S: all'hora è lodeuofe,&
mantenimento dell'imperio . Per le bilanciane feruirà quanto per dichiaratione
habbiamo detto nelhu quarta Beatitudine • Giufiitiarigorofa . VNo' Sceletro,
come quelli, che fi dipingono, per la morte in vn roanroj bianco, che la cuopra
in modo, che il ~vifo, le mani, &~ i piedi Ci vedano con la fpada ignuda,
et con le bilancie al modo detto » E quella figura di-j moftra, che il giudice
rigorcfo non perdona ad alcuno ("otto qualfiuoglia prete-I (lo di
fcu(è,che pollano alleggerir la pcna,come la morte,che ne ad ctà,ne à fef«j Co,
ne a qualità di perfone ha riguardo per dare efTecutione al debito filo. La
"Vida fpauenteuole di quella figura moftra, che fpauenteuole è ancora a'!
popoli quella forte di Giufìitia, che non fa in qualche occafione interpretarcj
leggiermente la legge . Giufìitia nelle Medaglie d'Adriano, d'intonino Tio » et
d'^ilejfandro. DOnna a federe con "vn bracciolare, e fcettro in mano, con
l'altra tiene "vna patena . Siede lignificando la grauita conueniente a i
faui j, 6^ per quello i Giudici hanno da leti ten tiare fedendo . Lo fcettro Ce
le da per fegno di comandare, et gouernare il mondo. Il bracciolare fi piglia
per la mifura, 6C la patena, per efiet la giufìitia co fa diuinju • GLORIA DE'
PRENCIPI. 'Nella Medaglia d'Adriano . DONNA belliflima, che habbia cinta la
fronte d'"vn cerchio d'oro con tefto di diuerfe gioie di grande (lima . I
capelli faranno ricciuti,e bion di, lignificando i magnanimi, e gloriofi
pen'ìeri, che occupano le menti de Prencipi, nell'opere de' quali fommamente
rifplende la gloria loro . Terra coi la finilira mano vnapiramide,laquale
fignifica la chiara,& alta gloria de' Prencipi i . GLORIA D Er PRENC I P
!.__, ^^g» — ^5 Sff pi,ché con magnificenza fanno fabbriche funtuofè,e
grandi,con lequali Ci mo ra efla gloria . E Martiale, benché ad altro propofito
parlando, dille. Barbar a Vyramidum fiteat miracula Memphis, Et a fila
imitatione il diuino Ariofto * 'accia qualunque te mirabil fette Moli del mondo
in tanta fama mette . Et fimilmente gli antichi metteuano le piramidi per
{imbolo della gloria.», he però$'ah(arono/ mo luogo ampli, et nobilitimi edifitij
per commodo de gl'Infermi, e loro mi niftri j Et per non eflere in Tua Signoria
Illuftriilima altro fine, che di fare ope re lodeuoli, e 'virtuofe, eflend® lui
Protettore de gl'Orfani, ha di detti Orfan inftituito *vn nobil Collegio dal
fuo nome detto Saluiato, de con grandiflim, liberalità dotatolo da poterai
mantenere molti giouani Orfani di bell'ingegno che per pouerti non poteuano
oprarlo, oue s'inftruifcono da ottimi Precettot nell'humane lettere, et nella
Religione . Ha fatto ancora vna magnifica Cap pella dedicata alla Beata Vergine
nella Chiefa di S.Gregorio di Roma ampliando le fcale del Tempio, &C
fattogli auanti vna fpatiofa piazza per commodit del Popolo, che a grandiffimo
numero vi concorre ne i giorni delle Stationi, et altri tempi in detta Chiefa
., oltre altri edifici) da fua Signoria I ludriffima fatt I per ornamento della
Città, òC habitatione della fua famiglia ;, come il nuoa 3^ nella deftra mano
con vna tromba . La Gloria, come dice Cicerone * è vna fama di molti, dC~
fègnalati beneflti) 1 e* ^?°* ' a 8l* anùci > alla Patria, et ad ogni forte
di per fon e . ! f fi dipinge con la tromba in mano, perche con eflà fi
publicano a popoli i tfderijde'Prencipi. >-*' L* So», La corona è inditio
oel premio, che merita ciafeun buomo famofo, &1 . Signoria, che ha il
benefattore (opra di coloro, che hanno da lui riceuuti beo. fitij, rimanendo
elfi con obbligo di rendere in qualche modo il guiderdone. I Gloria » DOnna
-veftita d'oro, tutta rifplendente, nella finiftra con vnCornuc pia, et nella
delira con vna figuretta d*oro, che rapprefenti la verità. Gloria, &C
ghirlan in mano, come premio di molte attioni virtuofe. Gloria. DOnna, che con
la deftra mano tiene vn* angioletto, 6d** fotto al pie d Aro "vn
cornucopia pieno di f rondi, fiori, Oc frutti . Gloria, DOnna» che mòftra le
mammelle, cV^ le braccia ignude,nella deftra m s no tiene vna figuretta
fuccintamente veftita, laquale in *vna mano pò ta vna ghirlanda, et nell'altra
vna palma, nella fi ni lira poi della gloria farà vt Sfera, co' fegni del Zodiaco
. Ed in quelli quattro modi fi vede in molte mi liete, et altre memorie de gli
antichi ., GOLA DONNA veftita del color della ruggine, col collo lungo, come la
gruii 6^ il ventre affai grande. La Gola /fecondo che
narraS.Tomma(To,2.2.queftione 148. w*rtic. l.l vn difordinato appetito delle
cofe, che al gufto s'appartengono, ÓX^ fi dipjnd col collo così lungo, per la
memoria di Filoitene Ericinio, tanto golofo,che d che la guerra, et la pace
fono beni della Re* ublica, lWna,perche da efperien^a, valore,& ardire ;4
altra,perche fomminira l'otio, per mezzo del quale'acquiftiamo fcientia, et
prudenza nel gouerare, et fi dà Toliuonella mànodeftra, perche la paceèpiù
degna della guer* i, comefuo fine, et è gran parte della publica felicità.
GRAMMATICA DONNA che nelfa delira mano tiene vnbreue fritto in lettere latine,
lequali dicono : Fox lìtteratat&articulataì debito modo pronuntiai, et
nella finiftra vnasfera, et dalle mammelle verferà molto latte. Il
breuefòpradetto dichiara,^ definifee l'eflere dèlia Grammatica. La sferra
dimoftra,che come principio s'infogna aTanciulii le più volte ado* randofi il
caftigo, che li difpone, &li rende capaci di difciplina . Il
latte^hegl'efce dalle mammelle, fignifica > che la dolce^a della feien ^a
fee dal petto, et dalle vifeere della grammàtica . Grammatica.* DOnna, che
nella deftra malto tiene vmrafpa di ferro, &C conia finiftra vn vaio, che
fparge acqua fopra vna tenera pianta . Grammatica è primi tra le fette arti
liberali, et chiamali regola, et ragione sparlare aperto,& corretto . La
rafpa dimoftra, che la grammatica della, et aflbttiglia gl'intelletti. Ed il
vaiò dell'acqua è inditio, che con effa fi fanno crefeere le piante ancor
nereljede gl'ingegni nuoui al Mondo, perche diano a' fuoi tempi frutti di
)ttrina, et di fàpere,comc l'acqua fa crefeere le piante fteife . GVARDIA DONNA
armata, con'vna grue per cimiero, nella mànodeftra con JaJ fpada, et nella
finiftra con vnafacella acce/à, et con "\n paparo, ouero ha,che le ftia
appretto '„ La facella con la grue lignifica 'vigilanza, per le ragioni, che fi
lòno dette Toue in iìmil propoli to TiftelTo fignifica l'ocha, la quale dodici
volte fi fue ■* ia in tutta la notte, dalche credono alcuni, che fi prendere la
mifura dell'ho*, con le quali mi furiamo il tempo, nello fuegliarfi quello
animale fa molto epito con la voce, 3^_, tale, che narra Tito Liuio, che i
foldati Romani,dorendo nella guardia di Campidoglio furono lùegliati per
benefitio lolo dSn pero, et così prohibirono a' Franteli l'entrata: Quelli due
animali adunque notano,che la vigilante la fedelti fono neceffarijiìimealla
guardia,accomgnace con la for^a da refifterej il che fi moftra neU'armadura,e
nella fpada. 7 GRANDEZZA, E ROBVSTEZZA D'ANIMO. N giouane ardito, che tenga la
deftra mano fopra il capo d'vnferoch* fimo Leone, il quale ftia in at to fiero,
e la finiftra mano al Ei nco . Si diib3 Si dipinge m quefta guifa, percioche gH
Egittij haueuano chiaramente ceft prefo, niuno altro animale nellaquale egli è
molto eccellente, cfpo ttendofi ad imprefe magnanine,e generofe,e non per ahra
cagione dittero moi Ci efTere ftato il Leone figurato nel Cielo, fé non perche
il Sole quando palla p« quel fegno, è più che mai gagliardo,* x obufto. GRATIN.
IOVANETTA ridente, e bella di vaghiamo habito veftita^oroni .1 ta di diarpri,
pietre pretiofe, e nelle mani tenga in attedi gittare pia dolmentc rofe di
molti colori, fens^a fpine, hsuerà al collo vn vezzo di perle/ Il diafpro fi
pone per la gratia, conforme a quello, che li naturali diconi cioè, che
portandoli adoflo il diafprofi acq-uifta la gratia degli huomini . Quefto
medefimo fign fica la rofa fenza fpine, et le perle, Acquali rifplendo nò,&
piacciono, per (ingoiare, é^ occulto dono della natura,come la grai che è neg!'
huomini vna cerca venufta particolare, che muoue, e tapifee gl'i mi all'amore,
et genera oecultamente obbiigo,e beneuolcnza» GRATU DIVINA. DONNA bella, 5^
ridente con la faccia riuolra -verfb il Cielo, doue di lo Spiritofanto in forma
di colomba, come ordinariamente fi dipinge. Nella delira mano tenga vn ramo
d'oliuo con vn libro, 6^_ con la. finitila. vna tazza. Guarda il Cielo, perche
la gratia non vien (e non da Dio, il quale per man» fertatione fi dice ellèr in
Cielo, la qual grana per confeguire douiamo conuertirci a lui, et dimandargli
con tutto il cuore perdono delle noftregraui colpe ; però difle : Canuti tìmìnì
ad met& ego conutrtar ad vos . Si dipinge lo Spiritofanto per attribuirli
meritamente da i Sacri Theologi I lui rinfufione della diuina gratia ne* petti
noftri, Se però dicefi, che la grat vn ben prò pio di Dio, che fi diffonde in
tutte le creature per propia liberi «li elfo Iddio, et fenza alcun merito di
quelle . Il ramo di Oliuo fignifica la pace,che in virtù della Gratia il
peccatore rie dbnciliatofi con Iddio fente nell'anima . La tazza ancora denota
la gratia, fecondo il detto del Profeta . Calìx rum inebrians quàm
praclaruseft. Vi fi potranno fcriuere quelle parole, Bibite, et inebriamini .
Perche chi « in gratia di Dio fempre fta ebrio delle dolcezze dell'amor fuo,
percioche quella imbriachezza è fi gagliarda,& potente,che fa feordar la
lete delle cofe me* dane,& fenza alcun difturbo da perfetta, et compita
fatici* • GRATU DI DIO, VNA bcIliflIma,egratiofagiouanetta, ignuda, con
bellifllmajéc^ vagì, acconciatura di capo. Li capelli faranno biondi, et
ricciuti, óWaranM circondati da vn grande fplendore,teiti con ambe le mani vn
corno di deuitiaj che gli cuoprira d'avuMi, acci&che non racftri le parti
meno honcfif,'e con tflc •*...., ver $03 xitxk diuerfc cofe per l'vfo humano sì
Ecclefiaftiche, come anco d'altra frrtf, ' nel Ciclo fia vn raggio, il qua:
rifponda fino a terra . GRATIE. hr» R E fanciullette coperte di fottilillìmo
velo, fotto il quale apparifcano Li ignude, così le figurarono gli antichi
Greci, perche le Gratie tanto fono tu belle, et fi {limano, quanto più fono
fpogliate d'intereffi, i quali fminuifco • o in gran parte in efie la
decenza,& la purità ; Però gY Antichi figurauano in (Te Pamieitia vera,
come fi vede al fuo luogo. Ed apprettò Seneca de benefiijs lib. primo, cap. 3. vien
dichiarata la detta figura delle tre Cratic^ceme anco oi nella figura
deU'Araicitia . Cràtìe. A Ltre, Se varie figure dielle (3 ratie fi recano da
molti Autonoma io non neJ l\. dirò altro, hauendone trattato diffufamente il
Giraldi Sintammate xiij» e da lui Vincenzo Cartaro* dico bene, che fé ne
veggono anco fcolpite in marno in più luoghi di Roma le tre Gratie giouani,
allegre, nudty 8c abbracciate^ radi loroj'vna ha la faccia volta in
Udabandafiniflra ; l'altre due dalla decra guardano verfo noi ; quelle due
lignificano, che quel, che riceue vnagraia, o beneficio, deue procurare di
rendere al fuo benefattore duplicata gratia * icordandofene iempre : Quella
lòia lignifica,• che colui, che la fa, deue feor» larfene fubbito, 6^ non
poner.mence al beneficio fatto: Onde fOrator Gre[o in iuo lenguaggio,diiTe
nell'oraticne, De Coronai Equidem cenjeo eum,qui be\efcium accepit, oportere
omni tempore memìmffe, eum autem qui dedit coiir jnuo obliuifcì, ad imitatone
del quale l'Orator Latino anch'egli dille . Afe'finijfe debet is, in quem
cottatum efl beneficium, non commemorare qui contulii : crchc in vero brutta
cofa è rinfacciare il beneficio, dice lo iìeilo Cicerone. Odiofum hominum genus
officia exprobantium . Sono Vergini, e nude, perche la gratia deue efiere
lincerà, fen^a fraude, ii> anno, et fperan^a di rimuneratiene, Sono
abbracciate, &C connette tra loro, jerche vn beneficio partorifee l'altro,
et pecche gli amici deuono continuare in ufi le gratie : &C~ perciò
Crifìppo aflìmigliaua quelli, che danno, et riceuono beneficio, a quelli, che
giuoeano alla palla, che fanno a gara > a chi fé la può Ìù volte mandare, et
rimandare l'vno a l'altro . Sono giouani, perche non deue mai mancare la
gratitudine,ne perire la meoria della gratia, ma perpetuamente fiorire,&
viuere. Sono allegre, perche ili dobbiamo ettere coli nel dare,come nel
riceuere il benefitio . Quindi è,chc . prima chiamafi Aglia dall'allegrezza, la
feconda Thalia dalla 'viridità,la tei^ i Eufrofina dalla dilettatione .
GRATITVDINE DONNA che in mano tenga «vna Cicogna, &T Vn ramo di Jupirri, o
di faua, Oro Apollinc dice, che quello animale più d'ogn altro riftoraj juoi
genitori in vecchie^a, OC' in quel luogo medefimo * oue da etti è fiato
jutrito, apparecchia loro il nido, gli fpoglia delle penne inutili jt dà loro
manlate fino, che fiano nate le buone, 6C che da fé fìeffi portano trouare il
cibo, pò gli Egitti j ornauano gii feettri con questo animale, e lo teneuano in
molta COfifi»» 3»+ confici eratione ferme Plinio nel lib. 1 8. al cap. z 4. che
come il lupino,* la ftu ingranano il campo,doue fono crefeiute,così noi per
debito di grati tubine do biamo Tempre duplicare la buona fortuna a quelli, che
a noi la megliorano . Si potrà fare ancora a canto a quella figura ^ri'
Elefante, il quale dal Pieri Valeriano nel 2. lib. vien porto per )a
gratitudine, &C cortefia; Ed Eliano fa uè dWn'Elefante, che hebbe animo a
entrare a combatter e„pcr.vn 610 Padri ne, il quale eflendo finalmente
dallafor^a de gl'inimici Superato, fi^ morti con la lùa proboscide lo prefe, et
lo portò alla fua ftalla s moftrandone grandi (imo cordoglio, òC amaritudine*
GRAVITJt. DONNA *veftita*iobilmente di porpora, con *vna Scrittura figillata
'collo infino al petto pendente^ nell* acconciatura delcapo farà vnaG lonnacon
*vna piccola ftatuettalcpra; &C la vefte tutta afperla d'occhi} pauone, con
*vna lucerna accefi» fatta fecondo T'vfan^a de gli antichi neil; delira mano.
La porpora è -veftimento communea quefta, &C all'honore, come a qti; liti
regali, cVnobililTIme. Il breue è autentico fegno di nobiltà, la quale, è vera
nudricc di grauità d's teresa, di gloria, et di faufto . La colonna
s'acconcierà in capo per le mascherate a piedi, b a cauallo ; r per ftatua di
fcoltura, ò pittura fi potrà fare a canto, cX^ che col braccio antro fi pofi
fopra d'ella per memoria delle gloriole: a ttioni, che fomentai la grauità .
Gli occhi di pauone fono per legno, che la grauità fomminiftra pompa,c n Ice
con l'ambinone . La lucerna dimoiìra, che gli huomini grani fono la lucerna
della plebe, et «lei Volgo. Grauità delTbuomo. DOnna in habito di Matrona,
tenga con ambe le mani vn gran fallo leg to, et (bfpefo ad -vna corda. L'habito
di Matrona moftra, che allo fiato dell' età matura fi conuienef la grauità, che
a gli altri, perche più* fi conofee in elfo l'honore, e con maggie anfietà fi
procura con la grauità, e temperanza de' coftumi v Il fairo moftra, che la
grauità ne' coftumi dell'huomo fi dice fimilitudine et nella finiftra lo feudo,
con vna tefta di lupo dipinta » I mezzo d'ella . Guerra1, IX Onna fpauenteuole
in *vifta, et armata con vna face accefa in mano in^» èJ atto di camminare,
hauerà appretto di fé molti vafì d'oro, e d'argento,e ( mose gittate
confufamente per terra, fra le quali fìa vn* imagine di Pjuto, ' • « delle
cicchete tutta rotta, per dimoftrare, che la guerra diffipa, ruma, Se Z con344
confama tutte le ricche^e non purc,douc ella fi ferma > ma doue cammina.; àC
trafeorre GVIDA SIGVRA de veri bonori. DONNA nel modo, che la virtù al fuo
luoga habbiamo descritta, coi *vno feudo ai braccio, nel quale fiano fcolpiti
li due Tempi j di M. Mar j cello, Tvno dell'Honore TdcT l'altro della Virtù ;
fieda detta Donna fotto vnjM quercia, con la deftra manoin alto leuata mroftri
alcune corone militari, con feettri, infegne Imperiali, Cappelli » Mitre, et
altri ornamenti di dignità, chi faranno porti fbpra i rami del detto albcro^oue
fia vn breue con il motto : Hint omnia, et fopra il capo dell'imagine vi fori
vn*altro motto, che dica, Me Dm Il tutto dimoftrerà, che da Gioue datore delle
grafie,. ai-quale è dedica quell'albero, o per dir bene dall'irteflo Dio fi
potranno hauere tutti gli hot rj;,-& ledignità mondane r con la
feorta,& guida delle virtù, ilche infegna* i due Tempij mifticamente da M.
Marcello fabricati, perche Tvno dedicato i l'Honore non haueual'entrata, fé non
per quello di erta Virtù . HIPPQCRISJA DONNA Con faccia r 8c mani Ieprofè,
-veftita di pelle dì pecora bi an con "vna Canna verde in mano, la quale
habbia le tue foglie,.& permaó chi) : I piedi medefimamente faranno
leprofi, et nudi,con vn Iupo,che efea d fotto alla vcfte di eflày& con vn
Cigno vicino, QuelIo,che diflè Chrifto Signor Noftroin S. Matteo alcapit. 23.
baftapa l'intelligenza di quefta imagine, perche volendo improuerare a gli
Scribi, dfl Farisei la loro Hippocrifia, difle che erano fimili, a' fepolcri,
che fono belili fiori, et di dentro pieni di olla d'huomini morti, Se di pu^a ;
Adunque Ha pocrifia non fari altra, che vna fintione, di bontà» et fantitd in
quelli, che Coté maligni, et feelletati ; però fi dipinge donna leprofà,
veftita di habito biancrf perche il color della verte fignifica l'habito
virtuofoyche artifiriofamente ricuo pre la lepre dal peccato, che (là radicato
nella carne, e nell'anima. La Canna verde, è (imbolo ( come dice Hettorre Pinto
nel cap; 40. di Eze chielle Propheta ) dell'Hippocrifia, perche nascendo con
abbondanza di fogli, dritta, et bella, non fa poi frutto alcuno, (è non piuma,
et dentro è vacua, l piena di vento . Deirifteflb ancora dice il medefimo A
ntore,dare inditio il C gno, il quale ha le penne candide, et la carne nera .
Il lupo,che fi moftra foli alla verte di pelle diuerfa dalla fua, è tanto
chiaro per le parole di Chrifto nel l'£uangelio> che non ci bilògna dirne
altro* Hippocrifia . DONNA magra, &C pallida, veftita d'habito di mezza
lana,] di col*» bertino, rotta in molti luoghi, con la tetta china verfo la
fpalla finiftr; hauerà in capo vn velo, che le cuopra quafi tutta la fronte ;
terrà con la finift mano vna grolla, et lunga corona, et vn'offitiuolo, et con
la deftra mano, ce* il braccio (coperto porgeri in atto publico vna moneta ad
vn pouero, hauerà gambe, et li piedi limile al lupo. Hip©DICESA%E %1TA. 3+ì
H1PPOCRIs1a; •pocrefia appreflò S. ThomalTo fecunda fecunde,, queft.3. art. 2.
è vitio/che uce l'huomo di fimularc, et fingere quel, che,non è in atti,
parole, et opere Priori, con ambitione vana di edere tenuto buono,eflendo
trifto . 4Magra, e pallida fi dipinge,perciò che come dice S. Ambrofìo nel 4.
de' Tuoi •cali, gì'riippocriti non fi curano di eftenuare il corpo per edere
tenuti, et flauti buoni, et S. Matteo al cap.6. Cura ìeiunatìs nolite fieri fi
cut Hippocrita, wes;exterminant enim facies fuas^t videantur ab heminibus
ieiunantes . ||lveftimento, come dicemmo eflendo comporto di iino,& di
lanadimoftra (lime dice il fopradetto S. Ambrogio, ne! cap. 8. de morali)
l'opera di colcmi quali con parole, et attione d'hippociifìa cur prono la
rottigliela deila-» i*Mitia interna, 6^ moftrano d. fuori la fempì.citd
dell'innocenza j quefto fi Ipa per fignifìcato della lana, et la malitia per i!
lino . fa tefta china, con il velo, che 'e cuopre la fronte, la corona, et
l'cffitiuolo tiiitano,cherHippocrito moftra d'edere lontano dalle cofe mondarle
r'uolZ 2 co alla H 344 to ali* COTrtemplatione dell'opere diuine . Scorgere la
moneta ad vn pouero, nella guifasrche fi è detto, dimoftra fa vai nagloria de
glihippocritr, Si dipinge armato,-petche l'homicìdò genera il pericolò della
vendetta, a quale fi prouedè conia cuftodia di fé ftéflb . La Tigre fignifica
fiere^a, 5c^ crudeltà* le quali danno incitamento, fpronano l'homicida ;"
la pallide^a è effetto dell'ira, che conduce all'homi» dio > cV^ del timore,
che chiama a penitenza ; Però fi dice nel Genefi, eh* Cairn hauendò 'vecifo il
fratello, andò fuggendo, temendo il caftigo deU giuftitia di Dio. BONE S T
A.DONNA con gli occhij bafli,veftita nobilmente-, con vn velo in tefta»c le
cuopra gli occhij . La grauità deli'habito, è inditio negli Huomini d'animo
bonetto, et p«(5 honorano, SC fi tengono in conto alcuni, che non fi conofeono
per lornoi del veftirc, efiendo le cofe elieriori dell'huomo tutte inditio
delle interiorjgj riguardano il compimento dell'anima . Gli occhij baffi fono
inditio di honeftà, perche ne gli occhi fpirando feiuia, come fi dice, et
andando 1 amore per gli occhij al cuore, fecondo to de' Poeti ; Abballati verfo
terra danno fegno,che ne fpirti dilafciuia for^a d'amore pofTa penetrare nel
petto . Il velo in tefta è inditio d'honefti, per antico, e moderno coftume,per
el ' ^Volontario impedimento al girar lafciuo degli occhij, HONORE GIOVANE
bello, veftito di Porpora, et coronato d' alloro, con "\ nafta nella mano
delira, Se nella finiftra con vn Cornucopia, piencJ| frutti,fiori,e
fronde.-Honore è no me di polleffione libera,e volontaria degl a'* mi virtuosa
attribuita all'huomo per premio d'ella ? 11 ni, e cenata coi hnc m Ì'Jm 3+J
'honefto ; et S. Tommafo 2,2.q 1 20. ar. 4. dice, che, honor eft cuìuslibet
virìutis premium* Si fa giouanc, et bello, perche per fé fteflb,{èn^a ragioni,
ò fillogifmi alletaciafeuno, èV^ fif.deuderarc. Si vefte della Porpora, perche
è ornamento legale, et inditio di honor fupremo, L'hafta, et il Cornucopia,
&C la Corona d'Alloro, Lignificano le tre cagioni »rincipali, onde
gl'huomini fogliono efTcre honorati,cioè,la fcien^a,la ricche^'a, et Tarmi, et
l'alloro fignifica la feien^a, perche come quello albero ha le òglie
perpetuamente verdi, ma amare al gufto, così la feien^a, fé bene fa im« tortale
la fama di chi la poflìede, nondimeno non fi acquifta fen^a molta faica, et
fudore . Però dille Efiodo, che le Mule gli haueuano donato vno feet» ro di
lauto,e(Tendo egli in bada fortuna, per mezzo delle molte fatiche arcitato alla
faenza delle cofe, et alla immortalità del fuo nome, Honore. HVomo dVpetto
venerando, et coronato di palma5con vn collar d'oro al collo,& maniglie
medefimamente d'oro alle braccia, nella man deftra erra -yn'hafta, et nella
finiitra vno feudo, nel quale fiano dipinti due Tempij ol motto . Hie ttrtninus
hcret, alludendo a' Tempij di Marcello detti da noi oco innanzi. Si corona di
Palma, perche quell'Albero, come fcriue Aulo Gellio nel 3.Iib. elle Notti
Attiche è fegno di Vittoria, perche, fé fi pone fopra il filo legno tualche
pefo anchor che grane, non fòlo non cede, ne fi piega, ma s'inalba, et lllendo
l'honore, figliuolo della Vittoria, come fcriue il Boccaccio nel 5 . della
kneologia delli Dei, conuien che tu ornato dall'indegne della Madre . |
L'hafta, et lu feudo fuiono indegna degli antichi Rè, in luogo della Corona,
i>me narra Pierio Valer iano nel hb 42. Però Virgilio nel 6. dell'Eneide,
detaiuendo Enea Siluio R" di Alba ditte . Jlle ( vide sì) pura iuuenù, qui
nititur baila . I E perche nel Tempio deil'Honorc non fi poteua entrare, fé non
per lo Temjo della Virtù, s'impara, che quello Solamente è 'Nero honore, il quale
nafee illa Virtù. !| Le maniglie alle braccia,& il collaro d*oro al collo,
erano antichi fegni d'home,& dauanti da Romani per premio, a chi s'era
portato nelle guerre valo^mente, come fcriue Plinio nel 3$. Iib. dell'Hiftoria
naturale . Honore nella Medaglia d'intonino Tio . t J N Giouane veftito di
verte lunga, et leggiera,con vna ghirlanda d'alio^ V ro in -vna mano,&
nell'altra con vn Cornucopia pieno di frondi, fiori, 1 frutti . Honore nella
Medaglia dì Vìtellìo. *""> Iouane con -vn'hafta nella deftra mano,
col petto mezzo ignudo, et col \\X Cornucopia nella finifha ; al pie manco ha
vn'Elmo,c3c^ il fuo capo fari innato con bella acconciatura de' fuoi capelli
medefimi . L'hafta,& le mammelle feoperte dimoftrano, che con la for^a fi deue
difende 'honore, et con la candiderà confeiuare . Z 3 II Cor>tiano 34-6 Il
Cornucopia, et l'Elmo, dimoftrano due cofc, lequali facilmente trotiam credito
daeffere honorati; T^na è la: robba j l'altra; l'effercitio militare; quella
genera l'honore con la benignità, quefta con l'altererà -, quella con U podi,
bilità di far del bene ; quefta col pericolo del nocumento ; quella perche fa
fj rare ; quefta perche fa temere; ma Tvna mena l'honore per mano piace mente;
l'altra fé lo tira dietro per for^a ., K O RE DEL GIORNO. MOLTE "volte può
venireaccafibne di dipinger l'hore, et ancor eh fé ne polla pigliare il difegno
da quelli,che da molti fono fiate deferiite, nondimeno ho uoluto ancoralo
dipingerle differente da quelle, perche \t» varietà fuole dilettare alli
ftudiofi ., Dico dunque »che l'nore fono miniflre del Sole diuife in 24. &C
ciafeunaj guidatrice del timone dcr carro folare, per il fuo /patio, onde
Ouidio ne delle Metamorfofi, così dice . *A dextra Uuaq; dm, et menfis, et
annus . Saculaq; et pofitafpatijs aqualibus bar A Et il medefìm 0^ più aisaflà
« Iungere'equosTitan velocinus ìmperat borìs luffa De# celeres peragunt,
ignemq\ vomente* *4mbrofia fucco faturos prafepibus altis Quadrupede: ducutiti
adduntq;fonantia fratta. Et il Boccaccio nel libro quarto, della Geneologia
creili Dei, dice che l'hot fono; figliuole del Sole» et di Croni, cV* queftoda
i G reci vien detto il tem percioche per lo cammino del Sole con certo fpatio
di tempo vengono a ' marfì, Sf* fueceffiuamente [Wna doppo. l'altra, fannoefre
la notte palla» giorno giunge,. nel quale il Sole entra dalla fueceffione di
effe, effèndogli 1 l'hore del giorno aperte le porte del Cielo, cioè il
nafeimento della luce, qualeoffitiodeirhorefamentioneHomeroj&dice che fono
fopraftanti porte del Cielo, et che ne hanno cura con quelli verfi . Sponte
fores patuerunt cceliquasferuabant borA Quibus cura efi magmmeodum » et
Olympus» Il qual luogo Hbmero imitando Ouidio, dice che l'hore hanno cura d
porte del Cielo infìeme con Giano « Trafìdeo foribus cali cum mitibus horìs \
Volendo noi dunque dar principio a quefta pittura,,faremo che la primi hora Ila
nel l'apparir del Sole . HORA PRIMA FANCIVLLA bella, ridente,con ciuffo di
capelli biondi com'oro fp* al vento dalla parte d'auanti, et quelli di dietro
fiano fieli, et canuti, Sarà veftita d'habito fuccjnto, et di color incarnato
con l'ali agli homei ftando però in atto gratiofo, e bello di volare . Terrà
con la delira mano (ouero doue parerà all'accorto pittore, che fu ilo luogo
propio ) il fcgno del Sole, dritto -,&*minen te : ma che fìa grande,*
(ifibilc, et con la finiftra vn bel ma^o diiìorìjioffi., 6^ gialli irritato di
coninciarfi ad aprire. i Si dipinge giouane, bella, ridente, et con n'ori nella
guifa che dicemmo,periocche allo ipuntar de* chiari, et rifplendenti raggi del
Sole, la natura tutta li illegra, et gioifea, rìdono i prati s'aprono i fiori,,
8^ i vaghi augelli fòpra i erdeggianti rami, con il ioauiflìmo canto fanno
fétta,:e tutti gl'altri animali loftrano piacere, è¥~ allegrerà, il che
beniflìmo deferiue Seneca nel primo loro, in Hercole Furente £on qucfti *verfì
* um caruleis eue Bus equi* T^ondum rupt a fronte iuuencus . litan,fumnmm
profpìcit eotan, Vacua reparant vbera mttres . ijtm Cadmais inclyta bacch Errat
curfu leuis incerta fperfa die, dumetarubent Motti fetulanshadm ìnherbx
boebiquefugitredituraforo'il Tendet fummo Hridula ramo bor exoritur durus,&
omnes Tinnafque nono traderefoli gitat curas, aperitq; domos Geìiit, quprulos
inter n idos iftor gelida cana pruina Tbraciapellex,turbaq;circum ege dimifio
pabula carpii Confufafonat murmure mixto dit parato liber aperto Tettata dieml
capelli biondi (partì al "Vento dalla parte dauanti, et quelli dietto
ftefi, 8e muti, fignificano,che Fhore in breue ipatio di tempo
principiano,& finifeono tornando però al (olito corfb, j II color incarnato
del veftimento dinota il r offeggiare, che fanno li raggi del le in Oriente
quando cominciano afpuntare fopra il noftro emifpero, come taoftra Virgilio nel
ietti mo dell'Eneide . q; rubefeedat radijs maret& athere ab alto aurora in
rofeisfulgebat lutea Et Ouidio nel 4. de' Fatti . ^„-s ox vbi tranfterit
ccelumque rubefeere primo Caperti Ì'jEt nel 2. \ce vigli nitido patefecit ab
ortu Turpureas dimora foresti piena rofaru atri* Et nel 6. delle Metham. folet
aer pmpureus fierUcum prìmum ^Aurora mouetut. Boetiolib. 2.metr. 3. m polo
Thabus rofeis quadrigli lucemjpargere caperti. L'ideilo nel metro 8. wd Thcsbus
rofeum dient Curru prouebiu aureo . Et Station. Theb. iam Mydonijs elata
cubilìbus alto T^rantes excuffa, comas multuqifequttU puleratcclogelidas aurora
tenebrai Solerubens.Ì Et Si Ho I talico lib. 1 2. ir vbi nox depulfa polo
primaqj rubefeti Lampade Veptunus . L habito fuccinto, et l'ali a gl'homeri in
atto di volare, lignificano la vele* ì dell hore, come nel luogo di fopra citato
dice Ouidio 2. Metamorf. fgire equos Titam vclocibus imptm boris lujla Dea
edere s peragunt . Z 4 Lei* 3+* Le fi dà '! fogno del Sole, perche foleuano gli
antichi dare al giorno do hore, et dodici alla notte, lequali fi dicono
planetali, òC fi chiamano così, che cialcuna di efle vien fignoreggiata da vno
de* fegni de' Pianeti, come fi de in Gregorio Giraldo tom. 2. lib. de annis, Se
menfibus, con quefte par 7>rocanturiconflitut£fitnt.Oìuc a q fio chi volerle
maggiore efplicatione legga Tolomeo, et Zeone>& da certi vei d'Ouidio fi
raccoglie il medefimo . ?^p» Venws affulfit, non Ma luppiter bora Lunaque
&c. Giouanni del Sacrobofco intorno a qu fto, Così dice nel computo
Ecclefij dico : Ts(otandum etìam quod dies\eptvman£, fecundum diuerfos,
d'me,fas h* beat appellatioues ; Thilofopbi enimgentiles quemlibet diem
feptimana, ab il planetari dominatur in prima bora illius dui denominanti
dìcunt enimplan tasfuccejjiue dominariper horas diei . Et fé bene in ogni
giorno della fettimana ciafchédun' hora ha particolar t gno differente da
quelli de gli altri giorni, tuttauia noi intendiamo adòlut mente rapprefentare
dodici hore del giorno, et altrettante della notte fen^ hauer riguardo a'
particolari giorni, et a loro fucceffione, nel circolo della It rimana, fi che per
dimoftratione, fi darà principio alla prima liora del gì ori con il Sole, come
quello, che diftinguel'horc, èc èmiluradel tempo, e qu fto baderà per
dichiaratone de i fegni, fi per quefta prima hora, che habbi mo defcrttta, come
anco per il reftante. hora seconda; FANCIVLLA ancor'ella con l'ale aperte in
atto di volare, hauerà i pelli di forma, òC^ colore come la prima : ma quelli
dauanti non farai tanto biondi, l'rubito {ara fuccinto, di color d'oro, ma
circondato d'alcuni cioli nuuoletti» et nebbia, eflendo che m queft'hora il
Sole, tira a (e i *v della terra, più, o meno, fecondo l'humidìtà del tempo
parlato, et a queft'fl volfe alludere Lucano nel 5* della guerra di Farfaglia .
Sed noBe fugata
Ufum nube diem iubar extulit. Ft Sii. Trai. lib. e. Donec flammiftrum tollentes
cquore curru Caligo in terras nitido refolutafert Solis equifparfere diem iamq;
orbe renato Mollis erat ttllus rorata mane ptut Diluirai nebulas Tìtànfenfimque
fluebat Claud. 2. de rap. Profi Tfondum pura dies tremulìs vibratur in vndis
lArdor > et mantes ludunt pe> c£rulaflamm feruirà anco alle Itre hore,
che ci reftano a dipingere . HORA
TERZA FANCIVLLA anch'ella, con la forma de i capelli gid détti : ma quelli C*
d'auanti faranno tra il biondo, e*l negro. Sari alata, et come l'altre in atto
gratiolo di volare, con habito fuccinto » e )edito, di color cangiante, cioè
due partì di bianco, et vna di rollo, perciòche uanto più il Sole s'inalba
dall'Oriente, la luce vien maggiore, e di queuYhora itende Ouid'o nel 6. delle
Metam. quando dice : vtfolet aer Twpuretts fieri, cum primum aurora mouetur t
'.$ breue pofi tempus candefeere Solis ab ortu Terrà con la delira mano con
belliffimo gefto il legno di Mercurio, e con la niftra vn'horiolo folarc,
l'óbra del qual deue moftrar Thora 3. Tinuentore per uanto narra Plinio nel
libro fecondo,fu ^naximene Milefio difcepolo di Ta:te : di quefto horologio
riferifee Gellio, che tratta Plauto nella fauola detta.» eotio : Vt iìlum Dij
perdanUqui primus horas reperti, quique adeo primus fiditi bicfolarium, qui
mihi comminuti mifero articulatim dicm . ORA QVARTA FANCIVLLA come l'altre »
con l'ale, Se i capelli nella guifa, che habbiamo detto di fòpra, l'habito
fuccinto, et di color bianco, perciòche di •» t il Boccaccio,nel libr. 4. della
Geneologia delli Dei, eflèndofi gii fparfo il Soìt, et haHendo cacciato i
vapori, il giorno è più chiaro, òC Ouid. dice nel 4. ielle Metham . cum puro
nitidìjfimus orbe Oppofita [peculi referitur imagìne Thrtbus Et Sii. I cai,
lib. 1 a. Redditur ex tempio flagrantior $therelampas ht tremula infufo
refplendent emula Tkrtbo . Terrà con la delira mano il legno della Luna,
auuertendo il diligente Pitto-* rapprefentarlo in modo, che lì conofea il legno
in prima vifta . Porgerà con la fi niftra mano, in atto gratiofo,e belio,vn
Giacinto flore ilqua* || per quanto narra Ouid. nel lib. i o. fu -"vn
putto amato da Apolline, SC haendolo egli per diigratia -vccilo, lo mutò in
fiore . Ilchedimoftra,chelavrrcù del Sole la mattina va purgando neifemplici r
ANCIVLLA alata in atto di volare, con i capelli nella guifa dell'altre, èc con
habito fuccinto di color cangiantejn bianco, et ranciato, ellendo ie il Sole,
quanto più s'auuicina al mezzo giorno,più rifplende . Terrà coru na delle mani
il fegno di Saturno, Se con l'ai tra l'£litropio> del quale Plinio jel lib.
2.cap,così dice . Miretuv $j9 Miretur hoc qui non ob fernet quotidiano
experimento, herbam *nam qua *i eatur Etiotropium abeuntemfolem intueri femper
omnibus horis cum ea vertici nubilo obumbrante ; Et Varrone . T^ecminus admirandum
quod fit in fior ih quos vocant Eliotropio,, db co quodfolis ortummanefpeclant,
et eius iter itajt quuntur ad occafum, vt adeumfemperfpeBent* Et Ouidio nel
quarto delle fue Metam. dice di queft'herba, che fu vna Nin fa chiamata Clitia
amata dai Sole, la quale per vna ingiuria riceuuta da quelli fi
ramaricò,talmente,che fi voltò in queft' herba,le parole4el Poeta fon
quultufq;fuos, fleclebat ad illum . Membra ferunt hafiHefolos fpartemq; colori»
Zuridus exangues pattor conuertit in berbas EH in parte rubor vioUquefimillimus
ora flos tegit, illafuum quamuis radice tenetur, Vertitur ad folem, mutataq\
feruat amorem . HORA SESTA FANCIVLLA; farà queft'hora di afpetto pia fiero, e
inoltrerà le br cia,& gambe nude; hauendo però ne* piedi ftiualetti
gratiofi,e belli É lor del "veftimento farà rodò infiammato,perche dice il
Boccac. lib.4.dellafl neologia delli Dei, rittouandofi il Sole in me^o del
Cielo,molto più rifpler " et rende maggior ardore, che perciò fi
rapprefenta che moftri le braccia,e j bc nude, ilche lignifica anco Virgilio
nel libro ottauo dell'Eneide 4 Sol medium Cali confeenderat igneus orbem .
EtMartialenellib.3. lam prono Thaetontefudat ^iethon • Interiungit equos
meridiana* Mxarfttque dies,& bora faffos . Et Lucano nel lib. 1. Quaque
dies Mediusflagrantìbus as~luat borìs \ Terra con la delira mano il fegno di
Gioue,e con la finiftra vn ma^o d'hi ba fiorita,chiamata da Greci, e Latini
loto; l'effetto della quale, fecondo che I narra Plinio nel lib. 1 3. al cap. 1
7.6: 1 8. et T hcofrafto ; è marauigliofo, perei» che ritrouandofi dett' herba
nel fondo del fiume Eufrate, la mattina allo fputj tar del Sole, anchor'ella
comincia à fpuntar fuori dell'acque, et fecondo che I Sole fi va inalbando,
così fa queft'herba, in modo, che quando il Soleèarriu; ■ to a me^o il Cielo,
ella è in piedi dritta, et ha prodotto, et aperti i fuoi fiori et fecondo
poiché il Sole dall'altra parte del Cielo verfo roccidcnte,va calandcosi ; sjì
risi il loto,* imitazione dell'hore va feguitando (ino ai tramontare del
Sole,cnt indo nelle Tue acque, et fino alla mezza notte fi va profondando * La
forma odett'herba, Se fiori, fecondo che fciiuc Plinio nel luogo citato di
(òpra è fi» r ile alla faua, et è folta di gambe, et di foglie : ma pia cotte »
Se Cottile, i fiori (ho bianchi, Se il frutto fomiglia al papauero HORA SETTIMA
TESTITA di colore ranciato,.il quale dimoftra il principio della decli» V
natione dell'antecedente hora, terra con vna delle mani il fegno di Mar* t 8e
con l'altra vn ramo di luperì, con li ba celli, attefoche fi riuolge al Sole,
Se I corche nuuolo fia,dimoftra l'hore a i Contadini, di ciò fa fede Plinio nel
libra ]!. alcap. indicendo? Ife e vlliuz qua feruntur natura afienfu terra
mirabi» Irefi: primum omnium curri Sole quotidìt àrcumagitur borafque agricolis
»«• \o dcmonslrat., hora ottava; ANCIVLLA, fari veftita di cangiante
bianco,& ranciato,terrà il fegno del Sole, et vn horiolo Sole i ma
congeftodiflferente dell'hora ter^a, per (ìgnificato :maperrendcre^ario il
gefto,ebella pittura, et che Tomdi e(To moftri efiere quefta Tottaua hora,
eflèndoche anche la prima, ha il defimo fegnodeì Sóle «denota .anco detto*
horiolo la diftintione dell' fiore-, giorno da quelle della notte* II color del
veftimento» dimo(lra,che quanto ptò crefeono l'hore tanto più il rno "va
declinando, e va perdendo la luce» Et quefto baderà per dichiaratone xleicolori
de vcftimenti,. che mancane "orefeguenti, ORA NONA. ANCIVLLA alata., il
colore propio dei fuo veftimento farà giallo pa. gliato. ferra con la deftra
mano il fegno di Venere, et con l'altra vn ramo di vliuo, (cioche quefta pianta
riuolge le fue foglie neliòlftitio, come fi è -vifto per fcruatione da molti,
di che ancora ne fa fede Plinio • HORA DECIMA. ANCIVLLA alata >'Veftita di
colorgialfo.: ma che tiri alquanto al negre* "erriconradeftramanoilfègnodi
Mercurio >6c^* con la (ìniftra vn ramo ìjioppa per hauere anco quefta pianta
il medefimo lignificato dell' 'vliuo, Kide per quefta caufa il Pontano ne
fuoi'verfl la chiama arbore del Solo, ) dicendo. Thaetontias arlor, fundit rore
nouo, &c> Intendendo la pioppia. HOR^ VNDECIMX ANCIVLLA alata, il fuo
-veftimento farà cangiante di giallo, Se ne^ grò, auuertendo che tenga come
habbiam detto con bella gratia il fegno Luna, et vna Clepfidra horiolo d'acqua,
del quale fa mention Cicerone . de Natur. Deor. Quid igitur, inquit, conuenit
cumfolarium, vel deferì-, aut ex afua contempleris, &C nel fine della
fettiraa Tufculana : Cras ergo ai 1 i5z ICONOLOGIA trifl ad Clepfydram ;
perciòche con quelle clepfidre.cioè orioli d'acqua fi" per niua anticamente^!
tempo a gli oratori,come bene accenna Cicerone, nel ^ orat. jtt hunc non
declamator aliquis ad clepfidram, latrare docuerat . Et Martiale nel lib. fefto
. Septem clefpfydras magna tibi voce petenti *Arbitee inuitus, Ciciliane dedit,
Et ancorché quefto horiolo non fia fòlare, nondimeno Scipione Natica,l'a no
595. della edificatone. di Roma* con l'acqua diuife l'hore egualmente d et
hefperus vmbra Et nel libro decimo fefto. Qbfcuro iam vefper olympo . Fundere
aquam trepidai, caperai vmbram. Terrà con la deftra mano il fègno di Saturno,
et con l'altra vn ramo di t ce eflendo che la pioppa, l'vliuo, èC il falce,
riuolgono leiòglie nel Solititi come faiue Plinio . HORE DELLA NOTTE. HORA
PR1MA FANCIVLLA alata, $C parimente con capelli, come le altre horec giorno, ma
il colore di quelli dalla parte d'alianti farà negro . L'habito farà fuccinto,
et di varij colori * perciòche eflindo il Sole trami» tato nell'Occidente tale
fi dimoftra, per la ripercu/Iìone de i fuoi raggi rat colori, come dice Statio 2
. Achille, Fraugebat radios humili ìam prontts olympo . Tromittebat cquìs .
Tbabus, et Oceani penetrabile lìtus anbelis Del vario colore fa teftimonian^a
Seneca in Agamennone così dicendo": Sufpecla varius Occidensfecitfreta .
Terrà con la deftra mano il fegno di Gioue, et con la finiftra *vna notto!a,oi
1 ro vefpertilione,così dettò a vespertino tempore,comt dice Beroaldo commc
tatore d'Apuleio, che è la fera quando quelli animali cominciano a compari come
dottamente deferiue Ouidio 4. Metam. nella fauola deil'ifteflò animai così
dicendo. lamqut diet exaclus eratt tempufque jubibat Qiiod tu, nec tentbras,
nec pofies dicere lucetti » Sedcumluce tamen dubia confnia noclis Te8a repente
quati pinguefque ardere videntur lampe $M lampade:, et rutiliscoUucentignibusades
Talfaque fieuarum fìmulacrumvlulàre fer arumi Tumida iamdudum letitant per
tecla forores Diuerjtcjuc locis ignes ac lumina vitant: Eumq; petunt tenebrai
paruos membrana per artttì Torrigitur ténmfque includunt brachia penne 7{ec qua
perdiderint vetèirem rationt figurarti Scire fmunt tenebra, non illas piuma
leuauit Suflinuere tamen ìfe ferlticehtibus alis> Conataque le qui minimam
prò corpore voceiù Emittunt : peraguntque leui Stridore querelai Teblaque non
fyluas celebranti lucemque perofe Ttyfle -polantyferoque trabunt ''a Vefpeie
nomen. HORA SECONDA. *tjf ANCI VttAl alata,,&*Ve(lÌtà ài color benino,
perciocKe quanto più il Sole s'allontàua dal noftro emifpero » e paffa per
l'Occidente tanti per la^ucccflìonedeltfhore riiia>fiofeUÉa,come dice
Virilio nel feconde Jl'EneideJ,» Vertitur Inter eacodum, et ruit (Sciano noti'
Inuoluens rmbra magna terramque poluwqueE nel ter^o V Sol ruit interca, et
montervmbrantur opaci •* HE quello batteri per i lignificati, dei colori delli
veitimenti dell' hore, chic» fono da fuCcedére IITertà con la delira mano il
Tegno dì Marte, Se con la (iniftra vna ciuetta per mt (ignora della notte, come
dice Pierio Valeriano nel libro 20. ck^ piglia il* me da eflà, eiTendoclie
iLlatino fidichiara nottua, dalla notte . . fiORA TERZA FANCIVLEA alata, et
veflita di benino, più feuro dell'antecedènte, terrà con la delira mano il
fègno del Sole:., maperòche tenga la man© fa quanto più fi pub, moflrando con
tal atto, che il Sole fia tramontato, 3i ih la finiftra vn bubone, o
barbagianni,vccello notturno-, la fauola del quale ItcontaOuidionellib.?. delle
Metam. l'argomento è quello. Gioue hauenI conceduto a Cerere, che rimenaire
Proferpina fu a figliuola dall'inferno; con elio patto,che ella non hauelTe
gallato cofa alcuna in quel luogo, fubbito ftalato difleyche gli haueua villo
mangiare dèlli granati y-cV? impedì la fua^ nata, la onde adirata Cerere lo
trafmutò in quello animale, il quale fuole ■ecare Tempre male nouelle .,
Àjepetet Vroferpina Coslum' Lege tamen certa, fi nullo s contìgit Mie Orbe
cibos ; nam fic T are arum federe fra&utn tfì Dixerat, at Cereri certum eH
educere natam. 1{on ita fate fmunt quoniam ieiuma Virgo, S»U $j*
Sohteraty.& cultìs dum fimplex errat in hortis \ Tuniceum curua decerpferat
arbore pomum Sumptaque pallenti feptem de cortice grana Trefferat ore fuo,
folufque ex omnibus illud ^fcalaphus vidit,[quem quondam dìcitur Orphne Inter
^iuernales baud ignotijjìma T^ympb&s Et Acheronte fue furuis peperijfe fub
antris. Viàit, et indicio reditum crudeli s ademiu ìngemuit Bigina Èrebi»
teHemqueprcfanum Fecit auem jfparfitmq; caput pblegetontide lympha In
roftrUm,& piuma s,& grandia lumina vertit. llle fibi ablatus fuluis
amicitur in alis, Inique caput cresciti longofque nfetlitur vngues» Vixque
mouet nata per inertia bracbia pennas Faiaque fit volucris venturi nuncia
lutlus Ignauus Bubo dwum mortalibus omen. Di quello animale così dice Plinio,
nel libro decimo al capir. 1 2. Bubofunebris > et maxime abominans publicis
fracipue aufpuijs deferta ina Ut, nec tantum defolata fed dura etiam, et
inaccefla 3-notlismonftrum nec canta aliquo yocaliìfcdgemitu . HORA QVARTA
FANCIVLLA alata in atto di 'volare, farà il fuo veftimento di color lionato.
Con la delira mano terrà il fegno di Venere, òC con lafiniilra vn' horìuolo
dapoluere. HORA QVINTA FANCIVLLA alata, come l'altre : il color del veftimento
farà di lionanato, che tiri al negro . Con l'vna delle mani terrà il fegno di
Mercurio,-& con l'altra *vn ma^o di papavero, effendo che di quella pianta
fi corona la notte, come dice O indio nel lib. 4. fari. 6. Inter ea placidam
redimita papauer e frontem T^ox venti, et fecum fomnia nigra trahit . Et ha
propietà di far dormire, come operatione notturna, laonde Virgilio lo chiama
foporifero nel 4: dell'Eneide . Spagensbumida metta, foporiferumque papauer Et
Ouidio ancora nel 5. de Trift. Quotque foporifaum grana papauer bahet. E
Politiano pieno di fonno . Hic gratum cereri pler.umque fopore papauer, HORA
SESTA FANCIVLLA alata, e vcftita di color n«gro, come dice Ouid.4.fafK. Iam
color y>nus inefl rebus tenebrisque teguntur omnia . Con la delira mano
terga il fegno della Luna, &C con il braccio finiftro rat gatta, sff atta,
perciò che fignifìca la Luna rdicendo,che i Dei fuggendo Tira di Tifone» : ne
andarono in Egitto, ne quiui fi teneuano ficuri, fé non prendeuano forma Ili
d'vno, chi d'vn'akco animale ; fra quali la Luna fi cangiò in gatta,come di * e
Ouidio nel lib.5. delle Metamorfofi . Feleforor Thabi, niuea Saturnia vacca
pifee Venus latuit . Perciòche la gatta è molto varia, vede la notte, e la luce
de i fuoi occhi j cre:c, o diminuifee, fecondo che cala, o crefee il lume della
Luna. tatio Iib. 1 2.Thcb. di queft'hora diflè . dodo nox magi* ipfa tacebat
Cum grane notturna c&lufubtexitur vmbrx. olaque nigrantes laxabant aflra
tenebras . Et nel librojfecondo. *AH vbi prona dies longos fuper aquora fines
Exigit, atque ingens medio natatvmbra profundo . HORA SETTIMA FANCIVLLA alata,
farà il fuo veftimcnto di color cangiante,ceruleo, Se negro, Terrà con la
deftra mano il fègno di Saturno, e con il braccio niftro vn Tafio, per
moftrare, ch'eflèndo queft'hora nel profondo della notte, a altro non fi
attende, che a dormire, come fa quell'animale 1, il che dottalente deferi nono
i poeti . Virg. 4. Eneid. 7{px erat, et p.acidam carpebant fefia Joporem
^iequora cum medio voluuntur jydera lapfu Corpora, per terras fylu&que, €r
fieua quterant Cum tacit omnis ager, pecudes, picleque volucres. 1 Si?.
Ital.lib. 8. Tacito nox atra foport mela per et terras,& lati Stagna
profondi Condiderat. ; Ouid. 5.faft. T^oxvbiiam media eflt fomnufqueftlentia
pr&bet. Et canis, et varia conticuìflis aues . Stat. i.Theb. Jamque per
emeriti fìtrgens congnia Thabi lam pecudes volucrefque tacent, iam fomnus auark
Titanis late mundo fubuecla filenti . Inferpit curist pronufque per aera nutat
Xprifera gelidum tenuauerat aera biga Grata labbrata referens oblittia vit£.
HORA OTTAVA FANCIVLLA alata » in atto di volare, il colore del veftimento fàr
et fopra la camp» na da fonare fhore, effendo* che il fuono difpone, e chiama
ognuno al fuo efer citio, come dice Beroa!$o Commentatore d'Apuleio, lib.
5.& maiftme all'hai ra decima.* eìlendogià pafTato il tempo di dormire
epeiòS..Lucanel 14-& ctum j 8. dille cos Qui fé bumiliat exaliahitur* Il
tener la coronad'orc fotto il piede dimoftra,, che l'humiltà non pregiai
grandc^e, e ricche^e, an^i è di/pregio d'effe, come S Bernardo dice quar do
tratta delli gradi deii'numiltà, et per dimoftratione di quella rara virtù Bai
douino primo Rèdi Hierufalem lì relè humile, dicendo nel rifiutare la coron
d'oro j tolga Iddio da me, che io porti corona d'oro là, doue il mio Redcntoi
la portò di fpi ne. E Dante nel (èttimo del Paradifo così dille. E tutti
gl'altri modi erano fcarft Tfon fojfe bumiliato ai ine amar fi .. *A
lagiuBitiatfelfìgliuol di Dio HVMANITA, VN A beila donna, che porti in feno
varij fiori, òC con la finiftra mari tenga vna catena d'oro . Humanità, che
dimandiamo volgarmente cortefia, è *vna certa inclinali* ne d'animo, che fi
moltra per compiacere altrui . Però fi dipinge con i fiori, che fono fèmpre di
villa piaceuole, et con la cat na d'oro allaccia nobilmente gli animi delle
perlone, che in fé ftefle fentoii l'altrui amicheuole cortefia . Humanità .
DOnna con habito di Ninfa, àC vifo ridente, tiene vn cagnolino in bra ciò, il
quile con molti ve^ì le va lambendo la faccia con la lingua, éi vkino vi lar.ì
i'Elefant* . L'hu. HERESIA. SS SI. fc L'humanità e onfifte in diffimular le
grandt^e, et i gradi per compiacenÌji,& fodisfattione delle perfone più
batfe. \ Si fa in habito di Ninfa per la piaceuole^a ridente, per applaufo di
gentile^L ilche ancora dimoftra il cagnolino, al quale ella fa carene., per
aggradirò wpere conforme al defiderio dell'autor loro : L'elefante fi feorda
della fua grande^a,per fare fèruitio airhuomo,dalquaJdefidera efler tenuto in
conto, 6£~ però da gl'antichi fu per inditio d'hurrui :à dimoftrato . HERESIA,
/N A vecchia eftenuata di fpauenteuole afpetto,getterà per la bocca fiana ma
jftum cata, hauerà i crini disordinatamente fparfi, et irti, il petto aperto,
come quali tutto il redo del corpo., le mammelle afeiutte, e affai pendati,
terrà con la finiftra mano vn libro fucchiufo, donde appariscono vfeire-.
fj>raferpenti> et con la deftra mano moftri di Spargerne varie torti. Aa
2 L'Heiefìa ìéo L'Herefiajieamdo San Tommallo foprailjibro quarto delle
fenten^e,6^ altri Dottori, è errore dell'Intelletto, al quale la 'Volontà
oftinatamente adh« rìfee intorno a quello, che fi deue credere, fecondo la
Santa Chiel'a Cattoli caRoman&i». Si fa 'vecchia,per denotare rSrltimo
grado di peruerfit^ inueterata de THetetico. E dì fpaucntcuole afpetto,per
eflère priua della belle^a, et della luce chi: riflìma della Fede, et della
verità Chriftiana y per lo cui mancamento 1'huoit è più brutto dell' ifteffo
Demonio. Spira per la bocca fiammaafFumicata, per lignificare
l'cmpiéperfuafioni, l'affettò ptauo di confumare ogni cofà', che a lei è
contraria . I crini fparfi,8^ irti, fono i rei penfieri, iquali fono femprr
pronti fka; difèfa»» „ ri corpo quafì nudo,• come dicemmo, rre dimòftri, che,
ella è nudi ogni "virtù. Le mammelle afeiueté-, et afTai pendènti
dimolrrano aridità di vigore fénr^a ilquale non fi pollono nutrire opere, che
frano degtoe di vita eterna. II libro fucchiufo con ìè ferpi lignifica la falla
doEuina,.& le fenten^c piu.fi ciu«s& abomineuoli, ebei pia
"vtlenofi ferpentr. Il fpai'geie le ierpi denota feffetto di
feminare-falfe opinioni •> HISTORlA DONNA alata, et veirità di bianco, -che
guardi inoltro, tenga cor* finiftra mano vn'ouato^ouero vn libro* /opra del quale
moliti di fcriii re, pofandofi col pie finiftro ibpra d vn fallò quadrato, 3cT
acanto vi fia'j Saturno, (oprale /palle del quale poh" Touato, ouero il
libro, oue ella fcriue . Hiftoria è arte, con la quale fcriucndo»s'efpri mono
l'attioni notabili de huomini, diuifion de* tempi, nature, e accidenti
preteriti, e predenti delle p fonc, e delle cofe, la qual richiede tre cofe,
verità, ordine, oc confonan^a. Si fa alata, eflendo ella vna memoria di cofe
feguice, degne di faperfi,laqi le fi diffonde per le parti del mondo, et feorre
di tempe in tempo alli pofter Il volgere lo fguardo indietro moftra>che
l'Hifloria è memoria delle eòi panate nata per la poflerità . Si rapprelènta,
che fcriua nella guifa »■ che fi e detto,percioche THiftc fcritte fono memorie
degli animi, àC le ftatue del corpo, onde il Pctq|| nel Sonetto 84. Landolfo
mio quell'opere fon frati Che fa per fama gfhuominiimmt tA lungo andar: ma il
nofirofiudic è quello Tiene pofato il piede fopra il quadrato, perche
l'Hifloria deue lìar fer falda, ne {aliarli corrompere, 0 fòggiogare da alcuna
banda con la bugia per ' terefle, che perciò fi velie di bianco . Se le mette a
canto Saturno, perche l'Hifloria è detta da Marco Tullio >jj Simonia de i
tempi, maefUa della *viu, luce della memoria > 6C" fpiriio 1 l'attioni
. HlSTO Z>/. jS' HISTORIA . SI potrà dipingere vna donna,che uolgcndo il
capo,ti guardi dietro alle /pai le, et che per terra, doue ella guarda, vi
fiano alcuni fafci di kritture mezj ae auuoltate, tenga vna penna in mano, òC
farà veftita di verde, eflèndo elio 'Veftimento contefto tutto di quei fiori,
liquali fi chiamano fempreuiui,& d »!• i l'altra parte vi fi dipingerà vn
Fiume torto, fi come era quello chiamato Mei tndro nella Phrigia, ilquale fi
raggiraua in fé (teilo, IATTANZA. DONNA di luperba apparenza, veftica di penne
di pauone, nella finiftra mano tenga vna tromba, oc la deftra farà albata in
aria . * La Iattanza, fecondo S. Tornado, è vitio di coloro, che troppo più di
quel, «he fono inalandoli, ouero che gPhuomini ftefli credono, con le parole fi
gloxiano,.& pei ò fi fìnge donr.a con le penne di pauone«perche la Iattanza
e compagna, o come dicono alcuni Teologi, figliuola della Superbiarla quale fi
dimoerà per lo pauone, perche, come dio fi reputa aliai, per la bella varietà
dci«-e_> penne, che lo ricuoprono fen£a"vtiIe,cosi i luperbi fomentano
l'Ambitionc-» con le grafie particolari di Dio 9 che^oflìcdono fen^a merito
propio, et come il pauonefpiega Ja fua fupetbia con le lodi altrui, che gli
danno incitamento, «osi la Iattanza con le lodi propie,le quali fono
lignificate nella tromba,che apprende fiato, et Tuono dalla bocca medefima . La
mano albata ancora dimo * &ig aficr tiua teftimonian^a .. D1DO TL O L ATRI
A et d'vn toro > perche Pihdulgentiaj addòmeftica gl'animali *&
gL'animLfcrocijhOuerOjperche l'indulgenti», addolcifle il rigore ., INFAMI 'Jtl
DONNA brutta, e mal "veftita : tenga le mani l'vna contro l'altra, con il
dito di mezzo d'ambe due le mani diftefò,. et con gl'altri tutti ft retti, 3q^
raccolti ., Brutta, e mal mellita fi dipinge1*, percioche bruttifllma
Severamente l'In* famia, et accodandoti ella alla pouertà la rende bratta, et
mendica, come dij ce Plauto in Pèrfa con i fèguenti verfu Quamquam
resnoftrafant pater paupercuU Modica, et modeftti, melius eH tamen ita viuert
T^am vbi actpaupertatem accejjit infamia Crauior paupertasfit fides [ublefìior
„ INFPLICITA; DONN^ pallida, et macilente, comi petto nudo, e le mammelle luti*
ghe, et afeiutte, tenga in braccio vn fanciullo magro, inoltrando dolori di non
poterlo alimentare, per il mancamento di latte, et elTendo fendala ma* no del
braccio finiftro,lo ftenda in atto di pietofa compadrone, hauendo il *vt;
ftimento ftracciato in molti luoghi • Con quanto li è detto, fi dimoftra il
mancamento de i beni della Natura, et della Fortuna, da i quali la quiete, et
la tranquillità noftra dipende • INGEGNO. VN giouane d'afpetto feroce, et
ardito, farà nudo, hauerà in capo vn elmo, et per cimerò vn* Aquila, a
gl'homeri Tali di diuerfi colori . Terrà con la finiftra mano vn'arco, et con
la delira vna fre^a, ftando eoa* attentione in atto di tirare . Ingegno è
quella potenza di fpirito, che per natura rende l'huomo pronto > capace il
tutte qu;lk feicn^e, ou'egli applica il volere, e l'opera, Gio. INGEGNO. »
hmm> che daljuofenfo Ignorati^, DOnna, come di fopra fi è detto* alla quale
fi potrà aggiungere, che la n fte fia contefta di fcaglie di pefceje quali fono
il vero fimbolo dell'igno ranza, come fi vede in Pierio Valeriano lib. 3 S» La
ragione è.perche i! pefee è di fùa natura ftolido, et lontano da ogni ci
parità, eccetto il Delfino, et alcuni altri, che raccontano per marauiglia, et
co me le fcaglie con faciliti fi leuano dal corpo de pefei, così con gli ftudij
delie lettere fi può leuate all'huomo il velo dell'ignoranza» Ignoranza di tutte
le cofe . G L'Antichi Egitti j, per dimoftrare *vn'ignorante di tutte le
cofe,faceutn vna imagine col capo dell'alino, che guardale la terra, perche al
fole della virtù* non s'alza mai l'occhio de gli ignoranti, i quali fono
nell'amor dirò folo, che fi dipinge de na armata, per dimoftrare, che la mu
fattone, alla quale fono fogge tee tutte cote create, per fé ftefla è forte,
&T fi conferua fotto all'armature, cioè (òtto mouimento de'CielU che
eilendo di diuerfa, et più falda materia di efla, fot cagione del fuo moto, poi
del calore, poi della generatione,& corr unione, ci a -vicenda procedono.,
fecondo la dottrina d'Ariftotile, 6^, la conferuano; quello modo. Il lino è
pollo da Poeti per loFato,dandofi alle Parche, e gl'interpreti di Ti crito,
rendendone la ragióne, dicono,checome il lino nafee nella Terra, ò\ quindi a
poco tempo vi fi corrompe,' così l'huomodella terra medefimamèi te nato in elfa
per necellìtd di natura fi rifolue . Le maniache, tirando in contrario luogo
jfquarciano il panno, fono le co trarie qualità, che in -vigore del moto de'
Cieli distruggono, *& moltiplicai le cofe terrene : Se fi nota ia
molciplicadone ntIle DI CESARE %IPAy. :frfÀ tuoua in coloro, che dri^ano le
propie operationi a danno de* benefattori . Nel finiftro braccio tiene
l'Hippopotamo, perche come eiTo, quando è ere*,'ciuto in età per defiderio di
congiungerfi con la madre, vecide il propio genitore, che gli fa refiftenì^a,
così l'empio per fecondare i fuoi sfrenati appetiti, :ondefcente
fcelleratamente alla mina de' fuoi maggiori, e benefattori » Tiene nella deftra
mano vna faceila accefa, abbruciando il Pellicano, perire i'operationi
deirempio non fono volte altroue, che al diftruggimento deli Carità, OC Pietà,
la quale affai bene per lo fìgnificato del Pellicano, fi die hiara, come
racconta il Rufcello nel fecondo libro delle fue imprefè, 6^ noi remo più
diffufamente in altra occafione . Impietà .. Onna brutta, con gli occhij
bendati,e con le orecchie d'afino, tenga co» il braccio deliro vn Gallo, §C con
la fmiftra mano vn ramo di pungerla 'Aimo rouo.Impietà è affetto fiumano, et
beftiale dell'animo fuperbo contra la propietà e i buoni^Sc della virtù : la
qualità fua è di mancare de i debiti vffici j alle cof* tcre, a parenti, a'
proffimi*alle léggi, et alla patria . Le fi bendano gli occhiji e le fi danno
^orecchie dell'afino.perche come nari Horatio Rinaldi nel lib„ delle /cien^e.;
Sc*~compendio delle cofè, dice, che** mpietà nafee talhorada ignoranza non
ioccorfa, et folieuat» dalla gratia di io, perche moki non illuminatinon
poflono per le.tenebre mondane feorge» il vero bene del Cielo, amarlo,
ehorcorarlo Il Gallo,che tiene neLbraccio deftro>vien pollo da gli Egitti)
per fegno d'im* eti,come teftifica Pieriò Valerianolib.24*eflendo che quello
animale monta propia madre, et taluolta fi moftra fiero^& crudele verfo il
Padre ; Si eh* •ueregna l'im pietà", conuìenranco,che vi fiala
crudeltjtaq; infeeptrisfuperne Citoniam effìngunt, inferne Hippo potamumj
vtftgnìficerunt, impietatem, et violentiamfubic&am effe ruttiti* . T^am Oiconi&quidemiufìe
agunt> et parentesfenio confeclosin alisgeHant. Hi, popotamus autem animai
efl inìuflifsimum. INCOSTANZA. DONNA, che pofi con un piede fopra vn Granchio
grande/atto co» queHo,-che fi dipìnge nel Zodiaco ; fia -veftita di coior torchino,
et in «ano tenga la luna-. „ li Granchio è animale, che camina innanzi, Se in
dietro, con eguale difpc j tione, come fanno quelli, che «(Tendo jrrefoUiti,
hor lodano la contemplano» hora l'attione, hora la guerra, hora la pace, hor la
feien^a, hor rignoranza,h percfocne,cottie narra Pierio Valeriano lìb. 9;
qaeftò •nimale è più d'ogni altro inferifato, et indocile, et non come
Taltrebeftie» che mentre viuono, hanno qualche particolare induftrià . Il velo
nero, che lecuopre la teda, dimoftra.che fi come quello colore nonii prende mai
altro colore, cosrehi è indòcile, non èatto, ne capace a riceuerc^ difcip'ina,
et dottrina alcuna,ne qualfiuoglia ammacftramento 8che lo potrebbe fòlleuare
dalle cofe vili,. drudo di Venere, eifendo ftl Cignale ammanto, come racconta
Teocrito, fa il fior purpureo, et bello» fì» poco dura il fiore, et l'herba, et
forfè per quello lignifica l'infermità . INFORTVNIO. HVOMO con vna vede di Tanè
feuro, 5C dipinta di rouine di cafe,Ie giunga fino al ginocchio, con le
braccia, le gambe, et i piedi nudi,fen^a lfc a alcuna in capo, nella delira
tenga vn Cornucopia riuolto verfo la terra-., » e iia voto, OC nella Anidra vn
Como . L'In" 37 'è L'Infortunio, come fi raccoglie d'Ariftotele, è vn
euento contrarlo al bene, de d'ogni contento : et il Coruo non per efler
'Vccello di male augurio, ma pei elfere celebrato per tale da' Poeti, ci può
fera ire perfegno dell' infortunio1: fi come fpefle volte, vn trillo
auuenirnento è prefagio di qualche maggior,mal« fòpraflante, et fi deue
credere, che vengano gì' infelici kicceurì,& le ruinepet Diuina
permiflìone, comegli Auguri antichi credeuano,chei loro augurijfttf (ero
inditio della "Volontà di Gioue . Quindi fiamo ammoniti a riuolgerci ^iù
reali, oc perfette, et nna difforme, veftita di bianco, fpar fa di fangue,con
vn turbante in capo all'vfo de' Barbari ; nella mano finiftra tiene vna gran
ta^a d'oro,aljquale terrai gli occhij rmolti, nella deftra hauerà vna
feimitarra,& per terncie rottejp.fForme li dipinge, perche l'ingiuftitia,
onde il male vniuerfale de' Popoli, Vc Sucrte ciu,h louente^eriuano, bruttùTima
fi deuc ftimare . Bb U Ì74 INGIVSTITI A. Lafcimitarra (Tgnifica il giuditìo
torto ; et il veftimento Barbaro la cnjj tà>la "vcfte bianca macchiata
di fangue lignifica la purità corrotta della giù: tia,alla quale corruttela
appartiene pure la ta^^a d'oro, hauendo gl'occhij,c la volontà, et il penfiero
nngiufto Giudice per l*auaritia riuolti alla vaghe? dell'oro fo!amente;perche
non potendo infieme fbftenere le bilancie, e 10 gione,cadono, onde vengono
ca!peftrate,come fé cofa folfero di minor pre£ INGORDIGIA. DONNA veftita del
color della ruggine, nella finiftra mano tenga'» Folpo, et a canto vi farivno
ftru^o . L'Ingordigia propiamente detta è vn disordinato appetito delle cofe,
d> al nutrimento fi appartengono più vitiofo di quello, che dimandiamo Gols°
Crapula, fi^ fi dipinge veftita del color della ruggine, perche diuora quefl»
ferro fen^a Tuo vtile, come l'ingordo ogni cofa trangugia fei ^a gufto > al
ci* appartiene ancora lo ftiu^o, che il ferro diuora, et digctifce . DICESj4*RE
"RIPA. 37f ti Folpo in Or o Apollinc figmficail:medefimo j perche
mancandogli i cibifi adrifce della carne iuamedefima . ingordìgia. * -v Onna di
brutto afpetto sveltita del color della rugginey che vomiti il patto 3 per la
bocca ; tenga nella delira -mano il pefee detto fcaro,& nella finiftra uno
vna lampreda, da Latinidetta "Muftéla marina, oucroHebrias . Il pefcé
Scaro a noi è incognito-, perche diccmo>xhe non fi troua fé non nel
lareCarpafeo -, et non efeequafi mai dal promontorio di Troade ; dalli Scritti,
è tenuto pefee ingordifsimo ' fa ficcare, et cadere a terra.. Significa
queftomcdefimo la vipera, la quale per merito della doIce^a,che cue ne' piaceri
di Venere col compagno, bene /peflb tenendo il filo capo in zea, lo fchiaccia,
et effb ne rimane morto : E poi che mi fouuiene vnfonct. a quefto propofito di
M. Marco Antonio Cataìdi, non m'increfcefcriuerlo* fc fodisfattione de' Lettori
» holpe,e et errori albergò; efedfy Chmtm curi mijtfone feruifede,
ifteUaalgiuHo,a la T^aturaJ Dio, Tu lupo y^frpia, Grifon d'opre» ed'afpetto
ette inferndl, morbo perueìfo,e rio, Tu di virtù, tu d' animo honoràto
yjtletto,e dì Satanfiilia,& herede. Feccia^chwma fttor macchi a^e difetto*
ìì Vieta nemico, e di mercede, Tufeicon V^tuaritìa avn parto nato, f o(ìro a
riceuer pronto a dar reftio, Fuggi dal peri fier mio, nonché dal pettot dì
promeffe, e benefici} oblio, Cb'è de vitij il peggior Vèffere ingrato .
INlMiClTIA. ONNA veftita di nero, piena di fiamme difuoco-, con la deftra mano in
atto di minacciare, con la finiftra tiene 'vna anguilla, et in terra fiano
ane,& *vna gatta,che fi a^uffino infieme . l'veftimento nero con le fiamme
fignìfica l'ira mefcolata con la malinco-, che infieme fanno l'inimicitia
durabile,la quale non è folo quell'ira,che.^ nel profondo del cuore, fatte le
radice con appetito di vendetta, in pregiulo del proflìmo, et che ciò fi moftn
per lo fuoco, et lo manifefta la definition oue fi dice, l'ira eflere vn feruor
del fangue intorno al cuore, per appetito di Rdetta, àC la malinconia è
addimandata da medici ^trabilis, però fi può Ipificare nel color nero, et fa
gli haomini ricordeuoli dell'ingiurie, j (L'anguilla, il cane, et la gatta
dimoflrano il medefimo effetto, eftendo quelMita d'andar lontana da gli altri pefei,
per inimici tia, come dice Oro Apolo»» et quefti infieme eftendo in continuo
contrafto naturalmente . Bb 3 INI37* I H I M X CITIA MORTALE DONNA armata, (ara
di afpetto fiero, et tremendoyveftita di color i fo, che con la deftra mano
tenga due faette vgualmente dittanti, } rafgredifcono a sì alto precetto,
dicendo in S. Matteo. £ go autem dico "pobis\ iiligite
inimico,ì>eslros}benefacite ijstqui oderunt^os, et orate prò prefequentibus,
et calumniantibus iros . Inoltre il medefimo Euangelifta a 1 8. dice, Se
Derdonaremo a i noftri inimici, ch'egli perdonare a noi lenoftre colpe . Sic
pa\er meus caleìlisfacietvobis,fi nonremiferitisvnufquijque fatrifuo de
cordìbus ^eslris, queftelono parole delSignore Dio, del quale chi vuole eflere
amico •ifògna far quelloyche egli dice, Vcs amici mei
eslisyfifeceritisquaprdcipio "pois. Ioan. 15. Però conuiene perfalute
dell'anima nottranon ellcre intenti alla 'endetta, et eflere oftrnati,&
inimici limile alla,canna>& la felccche fono tand fra di loro contrari
j, chevna ammala l'altra, ilche diceDiofeoride libi. 4. jp. 8 5.
Teribitfilix,quamper ambitum copio fiorii arundo coronet ? &xontré vanejcet
harundosquam obfepiens multa filix incrbem cinxerit . Et Pieno Variano lib.
cinquantaottefimo dice, che lono tanto inimici,-che le felci cagliate m la
canna,ouero fé arandofriì mette la detta canna fopra delvomereinun ri— [ìafeono
pi£,e pariméte a voler toruia le canne metterai le felci, fa il medefimo
jffetto, che fa la canna,tanto fono per natura mortalmente nemici : Onde fo*
jxa di ciò Aléflandro Magno ("ancor che gentile ) diede efempio, cheli
«deua-» f rdonare,& non perfeguitareil fuo inimico fino alla morte, perche
hauendo flò perfetto di Battria, doppo hauer tre volte rotto X>ario,
conVanco fattolo :igione,così legato IVccifè ., et per dimoltrare Aléflandro
quanto errore ha» >Qe commefloil detto Bello ^ridottolo in fua poteftà lo
caftigò della fua oftinaperfecutione, 6c^_ iriimicitia, che legati >
&Taggiunti per for^a infieme due mi d'arbore, et a ciafeun legata vna gamba
BeiTo,fecefciorlid'infieme,e pre» itofamente aprendoli lo sbranò per mezzo per
memoria,& 'efempio del lue imjcheuole, et peflìmo coftume, INIQVITA DONNA
veftita di fiamme di fuoco, 6c^ fugga velocemente . Si dipinge in fuga,perche
non è ficura in luogo alcuno >! ogni cofà lefiu mbra,& ogni minimo
auuenimento la fpauenta, generando il timore, ilquale m la fugati configlia
> et fi rifolue perpetuamente . E veftita di fuoco,perche niquità abbrucia
Tanime peruerfe, come il fuoco abbrucia i legni più lecchi, IN QVIETVDINE DONNA
giouane veftita di cangiante, che tenga vna girella di carta,co* J me
quella,che /ogliono tenere i fanciulli, che girano al 'vento, perche^ fono
gl'huomini inquieti, che r.on fi fermano mai in vn propofito con ftai tà, che
perciò fi velie anco di color cangiante . Inquietudine d'animo . )Orna mefta,
et in piedi, che nel a deftra mano tenga vn cuore, fòpra del quale vi fia vn
tempo d'horologio, et con la finiftra vna banderuola di elle, che moftrano i
venti . Si rapprelenta con l'horologio fopra il cuore, et con la
banderuoIa,come diurno, per dimoltrare, che fi come l'horologio, 8c la
banderuola di continuo Rio in moto, così chic inquieto dell'animo, mai non ha
ripofo, et gli conuie>Ì elporfi a lutti i contrarij, che lo molcftano . Bb 4
IRREIC OBOLO Gl'iA IR £ E'SOtV T l'O N E' ÉZI i imi D O NN'A? vecchia a federe,
veftita di cangIàrttfe,con vn panno netoaut toalla tcfta,& con ciafcuna
delle mani tenga vn conio in atto di cantai Irrefoluti fi dicanogli huomini,
che conofcendola diuerfità, et a diffidi! delle cofe, non fi rifoluono a
deliberare queIlo,che più conucnga,& però fi w| prefenta, che ftia
a'federe.' Veftefi di cangiante, che raoflri diuerfi colon,comé diuerle
apparente fl.& però non fi va nell'attic rifolutamentecomein^giouentiì. Se
le dà i Corui per ciafcuna mano in atto di cantare, il qua! canto e icnif
Cras,Cras, così gli huomini irrefoluti differirono di giorno in giorno, q«n'
debbono con ogni diligenza operare, come dice Marnale. $ts €ras te viBurum,
o-** dkis VoHhume femper Die mihi eros ìHud Toftbume quando venti? Sguàm
longècras iHudìVbi eHiautvnde petendum ì T^unquidapud Tarihosr*AirmenÌQsq\
latet ? jam eros iHud habefPriamhvel J^eHoris annuserai iflud quanti die,
mibipoffet emi. Cras viuesthodieiam viuere Tofìbumcferum efl lUefapitquisquisVoUhume
>ixit beri. Il pannò nero auuolto alla teda, moftra i'oicurici, e la
confusone dell' intcl* ecco, per la -varietà de' peri fieri, i quali lo rendono
irrefo lu to . INNOCENZA, VERGINELLA, veftita di bianco, in capo tiene *vua
ghirlanda di fiori, con vn' Agnello in btaccio^. Con vna ghirlanda, Se habito
di Vergine fi dipinge, per eflère la mente del* 'innocente intatta, et
immaculata : Però dicefi, che l'Innocenza è vnalibera,e tura mence deH'huomò,
che lènza ignoranza penfi,& operi in tutte le cofe con andidc^a di fpirito,
8c fen^ puntura di cofeien^a . L'Agnello lignifica l'innocenza, perche non ha
ne fbrZ* » uer&vna pecora »> L'innocenza, ouero Purità nell'anima
fiumana, e come la limpidezza nel* acqua corrente d'vnviuo fiume. E con la
confideratiorìe di quefto rilpetto, nolto le conuiène il nome di -Puri ri-.
Però gli Antichi, quando voleuanogiuare d'eflère innocenti di qualche
fceIerateZZa > dalla quale fi (èntiuano incoi[ati91ouero voleuàno
dimoftrare,che non erano macchiati di alcuna bruttura, bleuanonel colpetto del
popolo lauarfi le mani, manireftando con la monde^jr $ di effe, et con la
purità dell'acqua la mondezzai e la purità de Ila-mente. j Di qui nacque, che
poi ne' Gieroglifici furono quefte due mani,che fi laua-* pano infieme,vfare da
gli Antichi,come racconta Pierio Valeriàno nel lib.tren lacinquefimo, et
S.Cipriano nel libro de Liuore^ci eforta a ricordarli Tempre*,, |>erché
chiami Ghrtfto la fila Plebe, et nomini il fuo Popoloi adoperando il noine di
pecore, -volendo così auuertire,che l'innocenza, et la purità Chriftiajra^fi
deue mantenere intatta, Se" inuiolabilc . * I a v Giona di palma da S.
Ambrogio in quel luogo, Statura tua fimilisfk£U fi \alm&, è interpretata
per l'innocenz*» e purità, che ci è donata da E)io fubito, che fiamo rigenerasi
pel fantiilimo battefimo.* £ 1NVBID1ENZA DONNA, veftita di rcflò,con vn freno
fotto a' piedi, &C in capo con ac» conciatura di penne di Paucne, tenga la
deftra mano albata per moft re ftabilita di propofito : in terra vi ila vn'A/pide*ilquaIe
con vn* orecchio p ma la terra, et l'altro Io ferri con la coda .
L'Jnubidien^anon è altro, che vna tra/greffione volontaria de' precetti diurni,
o degl'humani • Il '\eftito rolfo, eTa mano alta conuengcno alla
peitinacia",la quale è cagio» ne d'inubidien^a :il freno dimoftra,che i
amore delleprcpie paifioni conduce^ altrui a volontario di fpregio delle
leggi,•'•& de' comandamenti, à',qualifianj& coftar 7J • d'Amore il .
jf* PAmore,{ècondoPÌerio » perche quefto pefce s'attacca tanto tenacemente a'
adì, o fcogli, che-più* todo fi laflà leuare a pe^i, che (laccar» . L'ideflo
pefce on figura però dell'oliuo, et dell'origano io ponemo per instabilità
d'Amore % >oiche fi (ente l'odore dell'origano, per quanto riferifce Pierio
lib. 27. òC 57. abborrifce tantoché fi (lacca, per Io contrario l'odor
dell'oliuo glie tanto gra« o> che l'abbraccia : tal natura dice Atheneolibr.
7. fi fcorge quando metten* Ioli -vn ramo d'oliuo nel mare in quella parte,doue
danno i Polipi, in breuc* en^a niuna fatica fc ne tirano fuora. attaccati
alramov^iunti fé ne vuoiti • )leam illos appetereboc -etiam documento eH'squod
eiut ramumfiquis in mare {imìttat vbipolypì habitant, ac parumillic contineat,
quotquot volet nullo la* \ore ramoimpafto&extrahct'* Ciò auuiene» perche fono
d'odorato leggiero,& mano odore (oaue»come quello dell'oliuo, 8c odiano
l'origano di acuto odo» e,• però il' ramo di quello sfuggono > òC "a
quello fi attaccano. Così fanno gli manti inftabili»fe la cofa amata porge loro
l'acuto origano della gelofia, óQj : moda da qualche rifpetto moftra
(degnoa5cafpre^a,non potendo effi comortare così fatto rigore fubbito fi
(laccano dall'amore,, et giurano di non tor» arui più : ma fc poi l'amata
riuolga vedo loro ciglia fèreno > e moftri grata pia* euole^a fubbito
ritornano » 8c dì nuouo s'attaccano al ramo dell'oliuo firn» 010 della
foauepace. Maggiormente fi dimodraqueda indabilitd con la figa» del Polipo,
ilquale è pefce mutabile ? perche varie forti di colori piglia, cosi li amanti
fi mutano di colore, hor s'impallidifcono, hor s'arroflìfeono, varia» 1 jo
propofi to, et pigliano diuerfi affetti v et paflìoni, per il che l'animo loro
dà !:mpre in (labile^. » ' blnftaMMr Onna ve(litad| molti colori,. con la man
delira s'appoggi a *vna canna con le foglie, è lutto i piedixenga vna palla.
Veftefi di varij coiorrf mftabilità % per lafrequente mutation di penfieri del*
auomo inftabile. I Si appoggia ad vnafragir canna >fopra alla palla,
perciòche non è (lato di [lindi tione alcuna, doue la volubil mente fermandoli
fi afficuri, e dulie non fi •ppigli conforme alle cofe pili mobili, e meno
certe . Infiabilità, ouero Incofianra, fY Onna dedita di varij colori, per la
ragione già detta, dia a cauallo CoptXj 1 Hiena ferpente, ouero tenga il detto
animale in quel miglior modo, chf i \\uà a chi Io vuole rapprefentare . 1 1
Inftabili fi dimandano quei,ch'in poco tempo fi cangiano d'opinione fén^a pone,
c fcn^i fondamento,& però fi dipinge con l'Hiena apprc(To,animalej ?4e non
mai da feimo,c dabile nel medefimo edere: ma hora è forte, hora è de* «• e,hor
audace, et hor timido, molte -volte fi manifeda per mafehio, e talho* 1 per
femmina, talché (i può ragioneuolmente dire, che in elio fi truoui la ve.
lodabilità, come dice Oro Apolline .l INTELLETTO VOMO armato di corata,
e^veftko d'oro, in cspo tiene vn'elmc rato, e nella dcftra vn'afta. Queft'huomo
di quefta maniera deferitto dimóftra" la pctfettione dell'intelletto, il
quale armato di faggi configli facilmente fi difende daciò che iìapflf| fargli
male,e cosi rifplende in tutte le belle, e lodeuoli opere, che egli fa, ouero
perche in guerra > come in pace è neceflarijffimo . Ha l'elmo dorato in
tefta, per moftrare, che l'intelletto rende Thuomo Co* do, e fauio, e lo fa
lodeuole, e piacevole a gli altri, che lo conofeono di pre^Oi come è di pre^o
Toro, e /aldo, com'è faldo l'acciaio; l'afta fi pone,perche dall'Intelletto
nafee tutta la "virtù, che può "venir in difefa dell' huomo, il quale
come Rè Mede nella più nobil parte, c^, ha carico di comandare, et di dai legge
ad -vii popolo di pallìoni, che in noi fen^a elfo farebbe tumulto, e coneinoui
follcuamenti. IN$Sj Intelletto, Glouanetto ardito* veftito d*oro, in capo terrà
vna corona medefì mamen» te dioro,ouero vna ghirlanda di fenape,i fuor capelli
faran biondi,eaconclcon fcreir anellature, dalla cima del capo gìvfciti -vna
fiamma di fuoco, ella delira mano terrà ~vno fcettro,e con la
finiftramoftreràWaquila, che gli a vicina . L'Intelletto è pet natura
incorr«ttibile^& non muecchia giamai,& ero fi dipinge giouane. li
veftimento d'oro fignifica la purità, SC femplicità dell' cfler fuo » eflèndo
oro pur idi mo fra gli altri metalli, come s'è detto . I capelli fon conforme
alla vagherà delle fue operationi .. La cotona, e lo feettro fono fegni del
dominio, cJx' effò ha fbpra tu tte Te pafoni dell'anima noftra,& fopra
l'iftelFa -yolontà, lacuale non appetifeeeofa, he prima* da effonon venga
proporla . La fiamma è il naturai defiderio dì fapere, nato dalla capacità
della virtù inellettiua, la quale fempre afpira alle cofè alte,e diuine, fé da'
fenfi, che volenier i robedifcono,alla confideratione drcofe terrene, e balle
non fi lafcia fuiare. II moftrar l'aquila col dito*figninea l'atto
dell'intendere, eflèndo propio delintellettoii ripiegar l'operationein fé
fteflb, vincendo l'aquila nel volojaquale «pera cattigli altri vcelli-, SC
animali' in quefto*comc anco nel "vedere. | La fenape infiamma la bocca,t
fcarica la tefta,& per quello fignifica l'opeatione grande d'vn
intelletropurificato nel tempo, che non l'offufcan le nebic delie paflìoni *o
le tenebre dell'ignoranza Vedi Pier.lib. 5 7* INTELLIGENZA. ON^A vertita droro,
cìie nella deftf a mano tenga vna sfera r e con la* finiftra vna ferpe *farà
inghirlandata di fiori . Jntelligen^a dimandiamo noi quella vnione, che fa la
mente noftra con la-» ofa intefa da leir& fi vefte d'oro, perche vuoFeflere
lucida,chiara, àC rifplcnente,non triuiale, ma nobile, et lontana dal/aper^ dal
volgo, e delle per fono lebee, che tutto dillingue nelle qualità fingolari
dell'oro., Si potrebbe poco diuerfamente ancora moftrare la figura di quella
intelligenayche muoue le sfere celefti, fecondo i Filofòfi : ma perche
principal intento joftro è di quelle cofe,che dipendono daM'opere,e dal fapere
humano,parliamo li quella fola, la qual con la sfera, e con laferpe, moftra che
per intendere le-» ole alte, e fublimi, bifògna prima andar per terra come fa
la ferpe, e nell' iniender noftró andare con principi) delle eofe terrene, che
fono meno perfetp delle celeftj, però fi fa nella mano finiftra la ferpe, fi^
nella deftra,ch'è iù nobile, la sfera. t La ghirlanda di fiori in capo, moftra
in che parte del corpo fia collocata quel ji potenza, con la quale noi
intendiamo, et i fióri moftrano, che di fua natura intendere è perfezione
dell'animo, e dà buon odore, per generar buona fama, | buon concerto di fé
fteflo nella mente degli altri • IN3*4 reo NO LOCI A INTEHI GENZ Al iasaaeaBm
Intelligenza . D Orina, che nella delira tiene vn liuto, e nella fini/tra vna
tauola fcritts Moftra che l'Intelligenza nafee per lo più, o daii'efpcrien^a, o
dallo! dio de* libri, come facilmente fi comprende per le cofe già dette .
INTREPIDITA, E COSTANZA. GIOVANE vigorofo, veftito di bianco, e rollo, che
moftri le brace ignude, e darà in atto d'attendere, e foftenere l'impeto d'vn
toro . Intepidita è l'eccello della Foriera, oppofto alla viltà, e codardia,^
alll rafi dice 'vn'huomo intrepido,quando per fine conforme alla dritta ragior
non teme quello, che da animi ancor ficuri fi fuol temere. Sono le braccia
ignude,per rooftràre confidenza del propio Calore ; e co batte col toro, il
quale eflendo moleftato diuiene ferociiIìmoj& ha bifogi refiftere,folo
delle proue dHna di/petata foite^a. :. INVENZIONE, Comerapprefentatain Firenze
dal Gran Duca Ferdinando é t T N A bella donna, che tiene in capo vn par d'ale,
come quelle di MercuV rio,& vn'orfa a' piedi, elecca vn*òrfacchino, che
moftra,che di poco fia ito da la dett'òrfa partorito % &C leccando moftra
ridurlo a perfcttione della a formai * i nvest rG a rro ne. ONNA con Tali alla
tefta, e il cui veftimento fia tutto fparfo di formi3 iioflr che, tenga il
braccio deftro>e il dito indice della* medefima mano alto > |o(lrando con
elfo "vna Grue, che vóli per: aria, e col dita indice della finiftra,
Cane, ilquale ftia con la tefta bafla per terra in atto di cercare la fiera .
L'ale,che porta in capo,fignificano Peleuatione dellìntelIetto,perche al^anfi
egli per l'acquifto della Gloria, dcll'Honore >e dell'Immortaliti » viene in
nitione delle cofe alte,ecelefti «* Diamo aquefta figura il veftimento pieno di
formiche, perche gli Egitti) per efignificauanorìnueftigarione,e{Tendoquefti
animali diligentiflimi inue^atori di quanto fa bifògno al viuer loro » Moftra
la Grue, che vola, perche gli Egitti) ( come dice Pierio nel lib. dìceftefimo )
voleuano, che ciò folle dimoftratione d'huome*curiofo, e inueftigare delle cofe
alte, e fub!imi,e di quellè>che fono remotedella terra, pcrcioche refto
vcello vola molto in alto con velociti, e fcorge molto da lontano. Del
fignificato del Cane, Sefto Pirhonefe Filofofo nel primo lib. Cap. 14. di-,che
il cane nella guifa,che dicemmo,denota inueftigatione,percioche quanfeguita/vna
fiera» ed arriuato ad^n luogo, doue fono tre ftrade, e non riandò veduto per
qual via fia andata; elio odorata » ch'habbia la prima ftrada » ora la feconda,
e fé in nefluna di cflè fente, che fia andata, non odora la ter-,ma rifoluto
corre argomentando, che neceflàriamentc fia andata per ella» INTERNOv I
dipingere per rrnuernow^fdone belliflimogibuane, in habito di caccia* tore, la
ftatua del quale, già era nel monte Libano col capo coperto, coru parenti
mefta, tenendo la finiftra mano alla faccia, e con la deftra foftenen» 1
veftimento, pareua,che in eflb cadeflèro le lagrime, le quali cofe tutte
deiuono la figura del Verno, che così racconta Pierio Valeriano lib. Nono.
INVIDI DONNA vecchia,magra>brutta,di color Huido,hauerà la mammella fiJ
niftra nuda,e morfieata da vna ferpe,laqual fia rauuolta in molti giri fo1
della detta mammella, et a canto vi fari vn Hidra, fopra della quale terrà
oggiata la mano . Inuidia non è altro, che alle grarfi del male altrui,' Se
attriftarfi del bene con tormento, che ftrugge,e diuorai'huomo in fc ftellb.
L'efler magra, e di color liuido,dimoftra, che il iiuoré nafee communemenia
freddo, e i'Inuidia è fredda,Ó£~ ha fpento in fé ogni fuoco, ó*^, ardore di
ititi. erpe, che morfica la finiftra mammella, nota il ramarico ch'ha fempre al
cuore Sii INV£ST1GAITIONE. cuore Finuidioity del bene altrui, come cPrTcHoratio
nel/£f iftole. Inuidw alteriti* macrefeit rebus opimìs. Le fi dipinge appretto
l'Hidra, percioche il iuo pu^^olente fiato * et il ve|e Jnfetta>& veci
de pili d'ogni altro velenofo animale; così l'inuidia altro non pi caccia (è
non la rouina degli altrui beni, sì de il quale^ rrè in mano. Si dipinge
vecchia, perche,per dir poco, ha hauuta lunga, OC antica inimil :ia con la
-virtù. Ha pieno il capo di fèrpi, in vece di capelli, per fignificatione de'
mali pen| ri, eflendò ella Tempre in continua riuolutione de' danni altrui, dC
apparect iata Tempre a fpargere il veleno ne gli animi di coloro, con i quali
fen^a mai iiietare fi ripofa,diuorandofi il cuore da fé medefima,il che è
propia pena delI nuidia . E però ditte Incorno Sannazzaro . mnudiafigliuol mio
fé Hefia macera Che non gli vale ombra di cerro,ò d'aceri Kfi dilegua come agnel
perfafeino inuìdia . ) jlUìdo halvolto,ìl corpo magro,e afeiut Tiacer alcun ;fe
no dall' altrui lutto Gl'occhi so biechi,e rugmofo,t latte {to, ^iìlor ride l
'inuidia,ch 'altrimente l petto arde dì amaro fele, e brutto Si moHra ogn'hor
adolorata,e mejìa, enen colma la lingua, né mai/ente Efempre all'altrui mal
vigila,e defla, Inuìdia . DOnna vecchia, mal veftita, del color di ruggine ; fi
te%a vna mano alla-, bocca, nel modo, che fogliono le donne sfaccendate in
balla fortuna-., irdi con occhio torto in difparte, hauerà appretto "Vn
cane magro» il quale^ ne 4a molti efretti fi -vede è animale inuidiofillìmo, e
tutti gli beni de gl'ai— vorrebbe in fé (olo, an^i racconta Plinio nel lib. 25.
cap.-8. che fentendofr il le motfò da qualche ferpe, per non reftar orTeib
mangia vna certa herba innatagli dalla natura, et per inuidia nel prenderla
guarda di non ettère -veto da gli huomini . I mal veftita, perche quello vitio
ha luogo particolarmente fra gli huomiaaffì, e con la plebe. La mano alla bocca
è per fegno, ch'ella non nuoce ad altrui:ma a fé fretta,**» : nafee in gran
parte dalPotio . Inuidia. rj^yeleno, è l'inuidìajhe diuora Vn pallido color
tinge la faccia % Lemidolle)& ilfangue tutto fugge, Qual da del duol
interno certo fegno, nde l'inuido nhà debita pena Et il mi fero corpa dìuien
tale erche mentì e i altrui forte l'accora Che par che fi dislrugga,efi
disfaccia; Sfoira fremey e come leon rugge Ciò che vede gli p orge odio, e
difdegno • losìrando ch'ha la mifera alma piena Terò fugge la luce, e tutto a
male ' odio crudel chel mena Gli torna, e con eguali. Ce Jl veder $fè %A veder
l'altrui ben con occhio torto Dijpiacerjchiua il cibo, annoia il Cere Terò
dentro fi fa ghiaccio,e furore Vnqua non dorme: mai non ha ripofoj Bagnafi
difudore* Efempreilcorglièrofo, Che altrui puòfar del fuo dolor accorto, Da
queltìnuida rabbia, qualhauer E con la lingua di veleno armata *Non può mai
fine, et a! cuigraue m M ordt# biafima femore ciò,cbe guata, Rimedio alcun di
Medico non naie . lnuidia, àeW*Alciato . DOnnafquallidaye brutta, E douunque
ella uà, prefio, o lontani Che di carne di uiperafi pajce; sporta dardi fpinofi
nelle mano; E mangia ilpropio cuore Che nel fuoj "angue tinge . Cui dolgon
gl'occhi liuidi a tutt'hore In quefto hahitojtrano, Magra, pallida, e afciutta,
E in tal forma ì lnuidia fi dipinge, INVOCATIONE, DONNA veftita di rodo» in
capo hi vna fiamma di fuoco, et vn'altr j fimile le n'efee di bocca.
L'Inuocatione fifa chiamando, ó^, affettando concreti defidcrio il dii no
aiuto.. Però li dipinge conueneuólmente con due fiamme, chegliefconovnadl la
bocca, e l'altra dalla cima del capo, che dimoftrano la -vera, e proli tteu et
ifpediente dalla diuina benigni facilmente s'impetra, IMPETO. VN giouane di
afpetto feroce, et ardito, che fia quafi nudo, e che ftia i atto di affrontare
impetuofamente l'inimico,e con la fpada nuda mol di tirare vna fioccata ;
hauera bendati gli occhi j, e con Tali a gli homeri,a a to vi farà vn Cignale,
che ftia parimente rabbuffato, con la baua alla bocca» in atto di operarli
vnitamente con la figura a chiunque gli fi metta auanti | offenderlo . Giouane,
e quali nudo,di afpetto feroce, e ardito fi dipinge, per noneflJj nella
giouentu alcun timore,ma prontc^a,e audacia ad efporfì con impeto ogni
incontro,che perciò ftà nell'atto fopradetto,e con la fpada,come diccir vi farà
-va cinocepbaio. Stat^.Theb. deferiuendò la cafa di Marce nel paefe e* Traci
dice,che v'era fra molti l'Ira, et la chiama rolfa dicendo . Èforìbus egeumque
nefas ir&que rubentes. l Perché naice dal moto dei (àngue, e procura fempre
la vendetta col danno con la morte alti ui, però va ricamato il
"veflimento di nero. ! l' Rinoceronte è animale, che tardi s'adira, e
bifogna irritarlo innanzi gran je^o : ma quando è adirato diuiene
ferociflirno,• però Marciale nel i.lib. de jjoi Epigrammi dille *
ìollicitantpàuidi rìnùcetòta magiflrì Seque dìu magna coìlìgk ira fera . ! Gli
Egitrij quando "\oleuano rapprefencar l'ira dipingeuanovn cinocefalo fcr
effer più d'ogn'altro animale iracondo » Vedi Pierio Valer. Iib.6". Cieca
con la fchiuma alia bocca h rapprefenta, percioche eflèndo l'huomo into
dall'ira perde il '.une della ragione, e cerca con fatti, e con parole
offendere altrui, e però dicci!. Ce 2 Vn ISTITVTIONE. Tn cmàtl moto violente è
l'ira Chefpmge Vhuomo à furor empio,e\ Ch'inforca nube il tritìo animo vela Che
l'intelletto in folle ardir accieca » E d'amaro bollore il cor circonda E ogni
diuina infpiration rimoue \ Coprendo i labri d' arrabbiata fpuma9 Dall'alma
vile,e la conduce a morte Efocofo defio nel petto accende Trina digratia.e di
fallite eterna . Dirouìna dannoja, e di vendetta. Et il Petrarca nel Sonetto i
pj. E furor longo ; ch'il fuo pofsejfore ha è breue furor, e chi no' l frena
Spejfo a vergogna, e a morte talhor mene» ISTITVTIONE. DONNA, che con la deftra
mano tenga vn paneretto, o ceftello, che diri vogliamo,che dentro vi fi vedano
delle rondini, Sono alcuni, iquali hauendo in alcune anticaglie oflernato *vn
caneftrello con delle rondini dentro» *Vo^liono, chequeftofia il gieroglifico
dell'lftitutione, ck^ prendono di ' ^ucfto i'argumcnto da' benefit» j
diOrifide, Ó^ di Cerere dati a' mortali, peri : jjj >erò che da quefti
habbiamo riceuuti, e le leggi del ben -viuere, ed i precetti ti ben lauorarei
campi} imperò che i Poeti chiamano Cerere leggi fera, ed ppreilb Diodoro nelle
lettere de gli Egiziani Ofiri è detto, e tenuto Gioue -iuflo Padre, Duce, e
Confultore di tutto, le quali cofe, o 'vogliate accomodarle alla Iftitutione, o
alla agguagliane tutte quadraranno benifiimo, fi^ arannoalpropofito. INTERESSE PROPiO,
UOMO vecchio, veftito di nero, che tenga con vna mano vna canna con Thamo da
pe/care,e con l'altra "Vn raftello,daU'vn canto vi fia;vn allo,&
dall'altro vn lupo j IntereUe è "Wappetito disordinato del propio commodo,
e fi ftende a mol-, e diuerfì obietti fecondo gli appetiti de gli huomini : ma
"Volgarmente alicquifto, et conferuatione della robba, che però fi dipinge
vecchio ( corno ice Ariftotile nella Poetica ) eflendo queft' età naturalmente
molto inclinata, l' Auaritia capo particolare deli'intereliè . La canna con
l'hamo moftra, che, ntereffe sforma fpefTe volte a far benefìtio altrui : ma
con intention di giouaj ento propio, e non per la fola "virtù, che non può
hauer fine meno nobile di fteiTa, perche con la canna i pefeatori porgono il
cibo al pefee, con intentioi di prenderlo,e tirarlo fuori dell'acqua. Quello
medefimo affètto di propia affettione fi dimoftra nel raftello inftrtl» ento di
Villa, il quale non ferue per altro, che per tirare *verio colui, "che
maneggia . Si vefte di negro per moftrare, che fi come elTo colore non fi può
tramutali in altri colori, così TinterelFato fta fempre fermo ne* fuoi
"vtili, e commodi, tre che l'intereile propio è macchia, che da ciaicuna
parte ofeuta il bianco Ha virtù, e perche Finterefle tiene altrui in gelofia
del propio commodo, et continua vigilanza, così d'animo, come de* fenfi,• fé
gli accompagna feco il Ho pollo nel modo, che di fopra fi è detto . Scli mette
a canto il lupo, percioche l'intereflè ha la medefima natura, 6C òpiet "1
pò, et del medefimo animale habbia f orecchie, et che abbracci, &^ inga con
auidità con ambe le mani vn globo, che rapprefenti il mondo, così :n dipinto da
Gieronimo Malici Lucchefe pittore, huomo di bello ingegno, Idi
boniffimogiuditio. ITALIA COLLE SVE PROVINCIE E PARTE DELL'ISOLE. E Come
rappresentata nelle Medaglie di Commodo,Tito> et ^intonino, ||7 NA belliis.
donna veftita d'habito fontuofo,e ricco con vn manto (opra, W fieda fop: a vn
globo,ha coronata la tefta di torri,e di muraglie,có la deftra temo tiene vn feettro,
ouero vn'aita,che con l'vno,e con l'altra vien dimoftratitielle
fopradetteMedaglieje con la finiftra mano vn cornucopia pieno di diii a
fi»tti,e oltre ciò faremo ancorché habbia fopra la tefta vna belliflima ftella.
Ce 3 Italia ITALIA COLLE SVE PROVINCIE E PARTE DELL’ISOLE. Italia è vna parte
dell'Europa, &C fu chiamata prima Hefperia da Hefpt* Fratello d'atlante, il
quale cacciato dal fratello, die il nome, et alla Spagna, airitalia : ouero fu
detta Hefperia ( fecondo Macrobio lib. i . cap. 2 . ) dalla Aquodfupraì
niettiorem, quodq; alluìt infra +An ne lacus tantos? te Lari maxime? neque
Tluclibus> &fremitu ajjmgens Benace marino ? *Anmemoremportus,Lucrinoque
addita clauslra *Atque indignatum magnis slridoribus teqitor Julia qua Tonto
longè jonatvnda refufo, Tyrrhenufq;fretis immittitur eflus auernis ? |Vi fono
ancora non folo per maggior ricche^a, &^_ fontuofità diuerfe mìe j:e di
metalli: ma etiandio varij,&diuerfi marmi, et altre pietre fine, onde
Alette Vergilio al luogo nom'nato narratosi fegnendo j Ha c eadem argenti
riuost oerifq; metallo, pttendit vcnìsiatque auro plurima fluxif. €c 4 U S9* La
corona di torri, et di muraglie dirnoftra l'ornamento, e la nobiltà delle
Città, Terre, Caftella, et Ville, che fono in quefta rifplendente, et {ingoiai
Prouincia, onde il Poeta nel 2. delia Georgica hebbe a dire • tddde tot
egregia* Vrbes, operumque Uborem Tot congeda manu praruptis oppidafaxis:
Fluminaque antiquos f'ubter labentia muros . Lo feettro, ouero l'hafta, che
tiene con la delira mano, l'vno, et l'altra nifìcano l'imperio, et il dominio,
che ha (opra tutte l'altre nationi, per l'i cellen^a delle fue rare virtù non
foio dell' armi : ma ancora delle lettere. feiarò molt'altre cofè dignilfime di
tal lode per non eflèr lungo : ma folo terò in confideratione quello,chc
rettifica fopra di ciò il noftro più volte al to Poeta nel 2. della Tua Georg*
It dementa acrevirum Marfos* puhemqì SabeUam ^Aftnetumqì malo Ligurem
f^olfcofq; verutos Extulit : bac Decios » Marios > magno fq; Camillo*
Scipiadas Amos, bello, et te maxime Cafar, Qui nunc exterms tifiti iam vìBor in
orìs ImbeUem auertis Bpmanis arcibus Indum* Il Cornucopia pieno divari) frutti
lignifica la fertilità maggiore di tu l'altre Prouincie del mondo, ritrouandofi
in elfo tutte le buone qualità elfe che ha i fuoi terreni atti a produrre tutte
le cofe,che fon ncccflànc all' hurn ufo, come ben fi vede per Virgilio nel meo
efimo libro. Sed ncque Medorumfyluai, dìtìffima terra, Tfecpulcher Ganges,atqi
auro turbidus Hermus Laudibus Italia certent : non Baclra, ncque Indù Totaq;
turiferis Vancbaiapinguis arenis . £ poco dipoi . Scd grauidafruges, et Bacchi
mafjìcus humot Jmplcuere: tenentole£q; armentaq; lata Bine bellator equus campo
fé fé arduus infert : Bine albi ditumnegreges : et maxima tamus Vittima ifiepe
tuo prò fufifluminej acro fipmanos ad tempia Deum duxere triumpbos, Hic ver
ajfiduum, atqi alìenis menftbus eflast Bis grauidie pecudes, bis pomis vtilis
arbos . Siede fopra il Globo (come dicemmo) per dimoltrare,comel Italia è Si
fa, et Regina di tutto il Mondo,come hanno dimollrato chiaro gli antich mani,
et hora più che mai il Sommo Pontctìcc maggiore >& iiipenotea fiuoglia
Personaggio, Italia. NEI ter^p confolato di Adriano fu in vna Medaglia
d'argento efprefla piedi, con vn'hafta nella dcftra, et con il cornucopia nella
11 niltra,fi> me nferifee Adolfo Occone ab Vrbe condita 876. Se bene il
ter^o conlòl 4i Adriano, fecondo il conto del Paamno fu dcli'S 7 2. dalla
ediheatione di K ari . ÌPT a . Si pub efponcre, che l'Afta, come (imbolo della
guerra fignjfichi l'I tali» tllicofa, il cornucopia la fua fertilità,*
ricchc^a: Alcuni forfè defidecebbon» lì la figura di Roma,come capo
d'Italia,& del mondo . Però dico vna Donna federe fopra fpoglie, trofei,e
arme di nemici.dallvna mano vn baftone,ou«e ifta,dal l'altra vna ftatuetta
della vittoria alata, che tiene vna corona di lauro : orna felice in vna
medaglia di Adriano. ne* Donna a federe nella delira tiene vn ramo d'alloro,
come vittoriofa, nella tu ftrà vn nafta, coèie bcllicofa : Vn'altra pur
d'Adriano. Donna a federe col turione, nella delira vn fulmine, nella finiftra
vn baftone, per fegno del domiio d ; tutto il mondo, con le parole ROMA FELIX.
Fùancorapprefen* ta R orna eterna nella medaglia di Marco Giulio Filippo
Imperadore, fopra.* io feudo, neila delira lafolita ftatuetta della 'vittoria,
nella finiftra il baftone: o feudo eifendo rotondo, e sferico, pigliati per
fimbolo della Eterniti : Nella »ed..glia di Mutio Cordo ftampata da Fu'uio
Orfini, vedefi in vn medefimo uerfo Italia,& Roma infieme, Italia dal canto
deliro col Caduceo deftro,5^ ;>! cornucopia nel finiftro braccio «* Roma
tonicata in habito fuccinto, tiene fotto il pie deliro vn globo, nella-* lan
finiftra vn'hafta * et perge la man delira alla delira d' Italia : Hoggidì i»
ma della Torre di Campidoglio vi è polla in piedi la ftatua di Roma armata,
>n la Croce in mano, Trofeo, fcettro,arme,& infegna più nobile, et
millerio» di tutti gli altri, per la quale ella è bafe, fondamento A capo della
Santa Mare Chiefa, che Romana s'appella . LIGVRIA DONNA magra, di afpetto
virile, et feroce fopra di vno fcoglio,o faflbj haueri vna velie luccinta con
ricamo d'oro in dolio, vn corfaletto, óc^ i capo vn'elmo . Terrà la delira mano
alta, et aperta, in mezzo della quale vi rà d pinto vn'occhio, cV* con la finiftra
mano porgerà con bella gratia vn rato di palma, oc appreflò al lato deliro vi
farà vn timone, e dal finiftro vno feu0 con due, ouero con tre dardi . Liguria,
fecondo il Biondo, è prima Regione dell*ltaiia dall' A pennino fin» |! mar
Tofco, et Catone, Sempronio,& Berofo, dicono, che la Liguria pigliaf: tal
nome da Ligufto figliuolo di Fetonte Egittio, che venne in quello luog» à
habitare infieme con Tuo padre, auanti che vcnillèro i Greci d'Attica, 6^
notrio d'Arcadia . Fu poi quello luogo chiamato Genouefato da Genoua Città p
rincipale, 8^ obilillìma di quella Prouincia . 1 Magra, et fopra vn fatto fi
dipinge,per ellere la maggior parte di quella ProI incia fterile, ( fecondo che
fcriue il Biondo ) dicendo,che li Romani erano fosti di mandare Ipeilò Colonie
in tante parti d'Italia, et non mandarono pure* ; na a Genoua, ne in altro
luogo di elfa Prouincia, temendo, che i foldati pet \ etta cagione non vi
potellero habitare . Onde Strabone nel libro quinto, feri* IJBil Genouefato
ellèr pollo fra i monti Apennini, &C checonuiene a'paefani» ■er taccorre
qualche cola da viuere,^appare i loro faftbfi, et afpri luoghi, an^i ic^are lì
Luii ^ci accceicere la colti uà tìone . Il medefimo accenna CICERONE (vedasi)
T'9 LI GVRIA. in "Yn'oratione contra Rullo, dicendo. Ligures montani,
duri, et agreBes. La "vede col ricamo doro dmota la copia grande de*
danari, oro, arg« e altre ricchc^e infìnite,di che abbondano queftì Popoli, li
quali con induftiu e valore hanno in diuerfì tempi acquiftate, e tutta via
l'augumentano in infuri* trxome Giouan Maria Cataneo nella Tua Genoua ampi
mente ne fai uè. i ien* con la ììniftra mano il ramo della palma,per
dimoftrare,che non feonore ricene ogn'anno da quefta pianta quefta Prouincia,
poiché de i fuc candidi rami il Sommo Pontefice nella Quadragefima benedifee,
Se dìftribui* /ce con molta *veneratione a tutti gi'Illu'hiilimi Signoii
Cardinali,a PieJati,areua che foflero a punto nati quefti huomini,per
trattenere li Romani nella.» nilitia, che fpeffo con ingegno bifognaua eflere
con loro alle mani, et che non ;ra Prouincia più atta a fare, che i Soldati
Romani diueniffero forti, et animofi li quefta, per le difficoltà de* luoghi
fra quelle afpre montagne, doue era necefario affai irgli, come anco per la
deftre^a, et coraggio de i detti, che non datano tempo a i Romani di
ripo(àre,iI qual valore fé bene in quei tempi moftraono, fecondo Liuio, &,
altri grauiflìmi auttori, nondimeno ogni giorno su .naggiori imprefè fi fono
efpofti, da' quali han riportata gIoria,6c~ honore ; fra [pali imprese non
tacerò quella "Vittoria, che Biagio Afareto hebbe contro Alonfo Ré di
dragona, il quale fi refe prigione in mano di lacomo Giuftinian» lelli Signori
deli'lfola di Scio, *Vno delli capi dell'Armata, effendo chiariflìma a fama del
fuo grande valore . Similmente in quefta gloriola Vittoria fu pref© Siouanni Rè
dì Nauarra, et l'infante Henrico fuo fratello, come per THiftoric 1 1 Napoli fi
vede,e nel Compendio di effe del Collenuccio nel lib.6\fog. 1 2 8. Tralafcierò
di dire mole' altre marauigliofè imprefe,con l'interuento di tanti -aualieri,
et Capitani famofi,che in diuerfi tempi fono ftati, ó^ hanno fatti {loriofi
acquifti per i lor Signori . Il timone s che fé le dipinge a canto cosV ne
lignifica Cottimo gouerno deljla nobiliflima Republica di quefta Prouincia,
come anco il maneggio della na-» juigatione, che per effer quefto paefe
marittimo con (ingoiar maeftria fi efercita « diuerfi vfi, così di pace* come
di guerra, per hauer hauuti, et hauendo ancora hoggi huomini famofiftimi, li
quali han comandato in mare, et comandano tuttauia « Gi Cardinali, fi^, Papi,
come fono Innocenzo II Adriano V. Nicolò V.Sifto I V. Innocentio IX. et Giulio
1 1. Molto più fi potrebbe dire, che per non efTere troppo prolido traIafcio,e(
Ào quella (ingoiar iffim a prouincia degna di molto maggior lode della mia,
TOSCANA bellissima donna di ricchi panni veftita,fopra de' quali hauer ' manto
del Gran Ducato di velluto rollò foderato di armellini, in hauerà la corona del
Gran Duca, l'habito di fotto al manto farà limile ad vi micio bianco di lino
iettili/lìmo, dalla parte fìnirtra vi faranno diuer/è ari l'Arno fiume, cioè vn
vecchio con barba, e capelli lunghi, et che giacendo pofato con vn gomito (òpra
vn'vrna, della quale efea acqua, hauerj il detto fi' me cinto il capo di
"vna ghirlanda di faggio, &C * canto vi farà a giacer vn ie ne,&
dalla delira vi farà vn'ara all'antica, fopra la quale vi farà il fuoco, et i
torno a detta ara vi faranno (colpiti 1' Vrceo,la Patera, et il Lituo verga
augur le, in mezzo fiano vari), e diuerii inftromentifacerdotali, fecondo il
falfo, ó( antico vfo de' Gentili,e con la finiftra mano tenga con bella grada
"vn gig toflb»&vn libro. Molti nomi ha hauuti quella Prouinciasvno de*
quali fu Tirennia, come na ì fa Berofo Caldeo nel libro i . dell' antichità, et
Trogo nei 2. dicendo efTer ft nominato così quello paefè da Tirreno figliuolo
di Atio, il quale per qu narra Strabene lìb."). diccene dell'Idia mandò
quiui habitatorì,percioche, vno discendente di Heicole,-& di Omfale,
effendo dalla fame, et careftia i j^ato mandar fuori parte del fuo Popolo,
tratte le forti, 6^ dando a Tirrei maggior parte delle genti il màdò fuori,
ondagli venuto in quello paefe le nò Tirrenia . Fu poi da' Romani » fecondo
Dionifio Micarnafleo, chian Etruriadairintelligen^a,& efperien^a del
minilìrareil culto diuìno, nelqi] vinceuano tutte 1 altre nationi ; onde quelli
popoli erano perciò in tanta ' apprettò li Romani, che ( come dice Dionifio
infieme con Liuio ) mandai loro figliuoli in quella prouincia ad imparare non
folo lettere: ma anco li mi, et la Religione . Al fine pigliò il nome di
Tufcia, o di Tofcana, ( fei ffefto Pompeo ) da Torco lor primo Rè, figliuolo
d'Hercole, et d'Araflà, ▼enne quiui dalle parte del Tanai, e fu creato Cofito
dalli Gianigeni,& pò f ù pofeia confirmato quello nome per l'eccellenza del
modo di facrificare 1 viauano quelli popoli, come riabbiamo detto, et di ciò fa
finendone Piir Rbroj.cap. J. Iella 'fcì Bella fi dipinge, percioche quefta
nobiliffima Prouincia,gioia d'Italia; è ìuciiflìma,& vaghiflima per hauer
quella tutte le doti di natura, èC arte, che fi io defiderare, come di Cielo
benigniffimo,di falubrità d'aerc3di fertilità di ter per efler abbondante di
Mari, Porti.Fiumi, Fcnti,Giardini, ben piena di Citcelebri,& grandi, c\T di
fontuofìffimi edifitij, così publici, come priuati,e di numerabili ricche^e, 8C
per eiler feconda di pellegrini ingegni in egni ar-, in ogni ftudio, e faenza,
così di guerra,come di pace famofì . L'habito, e corona del Gran Ducato, è per
denotare quefta celebre Prouin12 con quella prerogatiua, che più Tadorna,
hauendo la Sereniflìma Cafa de* edici non meno con opere gloriofè, che con
famofì titoli, &iniìeme oino odo illuftrata la Tofcana, percioche a chi non
fono noti li nomi, àC attioni ^egie, et heroiche de i Lorenzi, de i Cofmì, e
de* loro digmilìmi SuccelTori, r lo valore, e grande^a^de' quali le più
illuftri,e Regali cafe dei mondo hani voluto hauer con e ili confànguinità, et
affinità. Il giglio roflo,fe gli fa tenere in mano per meglio denotare quefta
Prouincia, n l'infegna della più principal Città,che è Metropoli, e
gcuernatrice quafi dì tra ia 1 ofeana . Il libro ne denota, che quefta
nobiliflìma Prouincia è molto feconda d'huoni letterati, èV in tutte le
feien^e,' tenendo ella fola aperti tre celebri Studi), >è di Perugia, di
Siena, e Pifà. L'habito bianco, che detta figura tiene iòtto > lignifica la
lealtà de' coftu-, purità di mente, fiede lincerà conforme a quanto d'abafio fi
dirà della* ligione . ÌGli fi mette a canto l'Arno, come fiume principale, che
patta per mezzo Tona, e da elfo ne riceue molti commodi, et vtili, come fi
potrà vedere nella-» crittione al fuo luogo di detto fiume. '• Le armi, che gli
fono a lato, dimoftrano, che nella Tofcana vi fono, et fono I :i fempre huomini
nella profeflìonc dell'armi illuftri, e famofì, tra' quali non l:iarb di dire
in particolare de i Luccefi, come huomini valorofiflìmi, et in» ti itti in tal
profeflìone . Onde in particolare, et in vniuerfale in tutta la Prol'eia di
maggior lode fon degni, che della mia . ! L'ara a l'antica con il fuoco, et gli
fopradetti inftrumenti è legno di quella-* I "a Religione verfo gli
antichi De, tanto celebri nella Tofcana, che fòla ne te!ia cathedra, 8c*~ f co
la, ouc i Romani con tutto il Latio veniuanoad imparae cerimonie, et i riti, 8c
i dottori di ella erano in tanto credito, OC veneraI ie, che il Senato, e
Popolo Romano nelle graui difficultà de* publici maneg| nell'euenti,^ accidenti
delle cofe richiedeua il lor configlìo,cV interpreI one circa la legge de loro
profani Dei j onde fi fa chiaro, che a tutti i tempi I ita grande la pietà, et
Religione di quefto popolo . Teggiafi anco nel tempo del 'vero culto di Chrifto
Noftro Signore, che è U quefta Prouincia fa mofa,5^ celebre per molti Santi,
che vi fono flati htafei corpi de* quali nella famofa, 6^ antica Città di Lucca
'vifibilmenJ oggi fi 'vedono fen^a gli altroché di altre Città di detta
Prouincia fi potreb ^o raccontare, è umilmente famofa per moki gran Prelati di
Santa Chiefa, liquali li quali non làfalfa: ma la vera Religione fèguendo fono
ftati fpecchiol& t pio di carità, bontà. Se di tutte l'altre -virtù morali,
e Chriftiane ; et pure h gi ve né fono tali > che di molto maggior lode fon
degni, che non può dar le la mia lingua, percioche chi potri mai dire a
baftan^a le lodi, Se heroiche tu dcirilluftriilìmo Frartcefco Maria Cardinal
del Monte, non meno da ammiratole riuerito per la'tiiaefti del Cardinalato, che
per le qualità R della fua per fona, che ben Io dimortrana difeefo, come egli
e, da vna dell più nobili ftirpi del mondo. Ma non (blo quella nobil Prouincia
ha in S. Ch fa hauuti membri principali, ma vi fon ftati i capi fteffi di
valore, Se bontà i comparabile* come fu Lino, che meritò di fuccedere
immediatamente al Pr cipe delli Apoftoli nel gouerno di S. Chiefa, il quale fu
huomo Toicano > fanta vita^che diede grandiilimo nome a quella Regione *
Sono più i fecondo i feguenti tempi ftati altri, et per fantità, e dottrina,
eccellenti attieni molto fegnalati, iquali per breuiti fi tralafciano : ma n
può già pretermettere ilgrarì Leone Primo * percioche chi di quello nome
ammirerà la iantità* et la profonda dottrina,pure ne gli fcritti fuoi lafcia 6:
come al nome, il coraggio, Se autorità in lui molto ben corrifpofe,perci con la
prefen^a, Se femplice parola fpauentò, S perciochc gli Vmbri fonò popoli
anhifluBi d Italia, come attefta Plinio hbj, cap. 14. intanto, che per moftraìe
ntichita grande di effa alcuni b.nno detto de gli Vmbri quello, che credeu*1
Yr5" fauol°ramentc> come fi è detto di fopra . Bene è vero, che l'
Vmbria nuchiHima, come dice Plinio nel luogo di fopra citato, &C altri
autori £ Dpertio luo alunno nella prima elegia nei quarto libro. tfmbrìa te
notìs antiqua penatibus eàìt, Mantuano Poeta umilmente . nemorandefenex, quo fé
vetus ombria tantum iafiat . Si fa 404 Si fa con Telmo in tefta, pcrcioche gli
Vmbri furono molti potenti, et forni dabili nel!' armi, intanto che, come dice
Tito Liuio nel libr. o. minacciauan Roma,ancorche trionfante,difpofti di
volerla prendere, il che viene anco affei mato da Giouanni Boterò nel primo
libro delle Aie Relationi Vniuerfali, dicer dot che gli Vmbri fono popoli de*
più guerrieri d'Italia, di ciò fa fede anco Vii gilio nel 7. óknìjque fub *Aftt
Qua latera excelfi leuofacit ardua cornu ? Hinc Èrebi excidioregnis narrare folfbat
Venturum Heroem . Softiene con la deftra mano vn tempio rifplendente, percioche
nell' Vr fon due gran capi di Religioni delle maggiori,che fian'al mondo,l'vno
de' antiqua penatibm edit. Le£ DI TOSCANA. Le fi dipinge appretto l'horribil
calcata del Iago Velino, hora detto Pie di :o, come cola, non folo in quefta
prouincia notabile : ma anco in tutta Itacerche è tale la quantità delinqua, et
il precipitio3nel qual impetuofamencafea, che lo ftrepito, &C percofla
d'ella fi /ènte rimbombando per fpatio di . miglia, dando a* riguardanti
marauiglia, e fpauento, et per la continua eledone de' 'Vapori cagionati dalia
gran conculììon dell'acqua refìettcndofi i L'gi del Sole, vien a formarli
"vn'Arco ce'efte da' Latini chiamato Iris. Onde fnio nel lib 2.cap. quanto'
perche è in mezzo dell' Italia, come aj Cora lo defcriue Vergilio nel 7.
dell'Eneide. EH locus Italia in medio fub montibus altis . 'Nobilis, et
famamutiis'memoratus in oris •Amfancli pallet •,denfisbuncfrondibus antrum
Vrget vtrimque latusnem&ns > mèdioq; fragofos Datfonitumfaxis, et torio
vertice torrens. Hicfpécué. horyendum ', &fauifpir acuta Ditis MonHràntur,
r'uptoq; ingens Acheronte voràgo J \ 407 rLATIO. I deue hauer intorno colli,
de^ pianure, per dimoftrare la Natura del Iuoi|;flèndo dotata rVmbria di
"Valli, colli, e piani bellifllmi . Onde Silio Ica* nel lib. 6. de bel.
pun. diflè . Cottes vmbros, atq\ arua petebat jlnmbal excelfofummum qua vertice
montis Deuexum Uteri pendetTudert atq;vbilatis Torretta in campis nebulas
exalat ìntrtes, Etfedet ingentem pafceus Meuania Taurum D ona louh LATIO .
j" EDRASSI per il Latio l'antico Saturno, cioè*vn* huomo con barba longa,
folta,e canuta, fedendo in vna grotta, tenendo in mano la falce, fa la detta
grotta fi rapprefenta vna donna a federe fopra d'"\n mucchio di mifearmi,
&^ armadure. Terrà in cs pò vn celatone guarnito in cima di di penne, 5^
nella finiftra mano vna corona, ouero *vn ramo di lauro, Si D et regnis exul
ademptU . Jsgenus indocile, ac dijperfum montibus altis Compofuit ; legefque
dedit, Latiumq; vocari Maluit ; bis quoniam latuiffet tutus in oris • Ed Ouidio
nel-primo de' Farti * Caufa ratisfuperesl : Tufcum rate verni in amnem ^A.nte
pererratofalcifer orbe Deus . Hac ego Saturnum memini tellure receptum i
Ccslitìbus regnìs à ione pulfus erat . Jnde diu genti manftt Saturnia nome» t
Ditta quoque eìì Latium terra latente De9 \ *vìen defcitto, da effà
denominatole gli attribuifce la detta falce, perche d >no alcuni, che egli
fu l'inuentore, che la trouò mentre infegnò a gli habitid d*Italia, e*l
coltiuare de' campile di fare il raccolto del grano,e di tutte le bi;e. •^Icri
dicono, che queft'arme li fu data dalla madre, quando fu contro del »• dre, et
fi mode a liberare i fratelli di prigionìa, et che con elfo caftrò Ciefc >
ine racconta Apollonio nel quarto lib. delli Argonauti* Per la donna fedente
fopra della grotta fi moftra Roma, laquale etiendoÉ (ta fui Latio * non folo
come cofa famofiilìma fingularmente dichiara qi'to paefe, ma li fa commune
tutto il fuo fplendore, et la fua gloria, oltre enei altro vi (U bene la detta
figura,percioche Roma anticamere hebbe nome Sj» »ia,ikhe dimoftra Ouid.nel
Saturni fori ego prima fui* +4 pa tre ditta, meo quondam Saturnia Roma e/? Hec
UH à calo proxima terra fuit . Si torus infretio esl, dicor Matrona Tonanth
luntlaque Tarpeiofunt mea Tempia Ioni . Nella guifa » che fi è detto fi
rapprefenta Roma, coméhoggi di lei fi ' ; *Vna nobilifHma ftatua di marmo
antica negl'horti d^ìi iUtuiifimi Sifò Celi nel Vaticano* Ilrar» Il ramo ilei
lauro,ouero la corona del medefimo, oltre il fuo lignificato, che vittoriofa,
et trionfi, che per fegno di ciò fi rapprefenta fopra 1 armi già deee,denota
anco la copia di lauri, di che abbonda quella Proumcia, et quello, he Plinio
narra nel lib. 1 5. al «P 3° cioè> che fu vn A^lla? ^SW hauendo_ apita *vna
gallina bianca, che haueua in bocca vn ramufcello di lauro carco di cacche, la
lafsò cadere falua nel grembo di Liuia Drufilla,la qual fu poi moglie ii
Aueu(to,fopra*l qual fatto richiefti gl'indouini,rifpofero,che fi doueflero coeruar
la gallina, et i polli, che di lei nafeeflero . Che il ramo fi piantafle, il
che (Tendo fatto nella villa di Cefare prelfo il Teuere, ne crebbe di quefta
forte di tlberi vnagran felua, della quale trionfando poi gi'Imperadon
portauancvn lamo in mano, et vna corona in tefta . isti Ne fiì folamente la
detta felua, che in altri luoghi fé ne fecero molt altre, che >no durate
molto tempo, et fin*hora fi vede, che in quefta regione vi è magior copia di
lauri, che in qualfiuoglia altra Prouincia d'Italia . CAMPAGNA FELICE, euero
Terra di lauoro, DIPINGESI questa felice provincia in vn florido campo con la
figura di Bacco, et di Cerere, li quali ftiano in atto fiero di fare alla
lotta, 6^ ìe non fi difeerna auantaggìo di foi^a più in vno, che nell'altra. »|
Hauetà Bacco in capo vna ghirlanda di *vite, con pampani,& vuea& Cerere
irimente hauerà vna ghirlanda di fpighe di grano . Dalla parte di Bacco faranno
olmi grandinimi con verdeggianti viti, che fatano fino alla cima di elfi arbori
cariche di '■vue, et per più '■vagherà 'yì d ttà anco mettere a canto vna
tigre, come animale dedicato a Bacco, ÓV~ dal* Uro lato di Cerere vna campagna
di alti, et fpigati grani, et vna gran ferpe» dicato animale Cerere. Felice
veramente fi può chiamare quefta Prouincia, poiché ella abbonda di olti beni,
dc^ ipecialmente di quelli, che fono alla natura humana neceftarij, ie il pane,
et il vino. E venendo in cognitione i Greci antichi della felicità uefta
fertililTìma Prouincia con appropriata, &CT gioconda fauola finfero,coracconta
Plinio nel libiche quefta campagna fofle lo (leccato doue di conuo combattano
Cerere,e Bacco alla lotta, per dimoftrare, che Cerere in pror grani non ceda
alla feconditi di Bacco in produr 'vini, et altrefi Bacco, anegli non ceda
all'abbondanza di Cerere, in produr grani j doue che per que1 rifla è tanta la
fertilità dell' vna, e dell' altro, che dal tempo de' Greci infino *ra danno
combattendo, non effondo ancora neflun di efli ftracchi, ne che_^ *E>lia
cedere per honor del lor frutto per vtilità del genere humano,ne lafciano cnpo
di poter dare giuditio qual di eifa fia più forte, et valoroia . Campagna
Felice, ouero Terra di Lauoro . Ij) Er far diueria pittura di quefta Prouincia,
rapprefentaremo vna bella, SC gratiofa giouane in luogo ameno, con ghirlanda in
capo tefluta di "varij •'», 8c con vefte di color verde, parimente dipinta
a fiori di diueifi colori. Dd 3 Sotto 4ii CAMPAGNA FELÌCE, ÒVERO TERRA DI
LAVORO; Sotto 11 bràccio deftro tenga vn fafcio di fpighe di grano, et con la
finiftii mano con bella grada vna "verdeggiante vite,la qual moftri di
eflcre fecondi! ma del fuo frutto,& a canto vi fia vna fpelonca, dalla
quale efca,fumo,e acq> Fu da Plinio nel 5. libr. nominata quefta Prouincia,
Campagna felice, di felice produttione de' frutti, i quali d'eflà
abbondeuolmente fi cauano . Al fine fu detta terra di lauoro dall' ageuole^a di
lauorare quefto paefe> la qual coltura » et lauorare facilmente
s'apparecchia a riceuere la fcm però anco fu chiamata campi laborini . Altri
dicono > che pigliaiTe nome di terra di lauoro per elTer molto fruttife fi
come diceftero ella è buona quefta terra da lauorare, perche non fi pe l'opera
> ne la fatica . Fu" anco nominata così quefta Prouincia dalla fatica,
taquale riebbero gli tichi a conquiderla, &C poi a ritenerla foggetta, come
narra Liuio. Bella, gratiofa, veftila nella guifa, che dicemmo» e con la
ghirlanda di fic di DI CESaAKB %l P A) #14 ipinge acciòche fi conofca, come la
Natura ha uoluto rnoftrare quanto quefta rouincia fia amena, et fruttifera, et
data occasione a gli antichi ( come riferire Plinio nel libro ter^O ) di
chiamare quefta Regione Campagna felice, poihe quiui è aria temperata con tanta
dolce^a, che molti imperadori, et Senabri Romani infaftiditi del mondo "vi
fi fono ritirati à più tranquilla vita, 5^ fiaffime a Popoli, et a
Baia,&f\fimilmente fecero altri grandi huomini per lecuparfi nelli ftudij
delle lettereìtra'quali fu Virgilio eccellente Poeta,Tito Liio, Orario,
Claudiano, et Francefco Petrarca molto amico di Roberto Rè di lapoli, onde
fopra di ciò così dice Silio Italico „ {une molles&bi ritHs}atq;hofpita
Mufis Otia,& exemptu curps grauiorìbus euu, £ non folo quiui è, come
riabbiamo detto, aria così perfetta : ma *vi fi duoino tutte le deli tic per lj
piaceri, et -vtili de gli huomini, elTendo che da ogni to fi -vede la diuerfità
de i frutti, e quello, che maggiormente importa, copia •andiflìma di grani, e
vini, e che per tal lignificato fi rapprefenta con il falcio :lle Ipighe di
grano, et con la 'verdeggiante, e feconda vite carica di *vue; ont Martiale nel
primo libro de' fuoi epigrammi fpecialmente parlando del mon t Vefuuio luogo
compreio in quefta parte, così dice . Hic eH pampineisì viridi* modo Vefuius
t>mbris \ Trejferat hic madidos nobili* vua lacm, H&c iuga quàm llifa
còUes}plm Baccus amauit Hoc nuperSatyri monte dederechoros ; Hac Generis
fedestLacedamonegratior 2 Hi Hic locus Herculeo nomine clarus erat : Cuncla
ìacent flammis : et trifti merfa fauilla: T^ec fuperi vellent hoc licuiffe
[ibi, La cauerna,della quale efee, e fumo, et acqua, dimoftra i faluberrimi
bagni nto nominati di quefta Prouincia,i quali fono molti, fé bene vn folo fi
rappresa, et per la parte fi deue intender il tu eco . y CALABRIA DONNA di
carnagione foYca ~veftita di color rodo, in capo hauerà vna -^ bella ghirlanda
di fronde d'ornello fpai fé di manna, con la deftra mano ivi vn cornucopia
pieno d'~vue di diuerfe fpetie binnehf, e nere, con la fini-' amano tenga vn
ramo di gineftra carico di bocciuoli di feta, et *\n ramo di mbagio con 'e
foglie,e frutto, e per terra vi (la anco vn fsfeio di canne mele . Il nome di
CaLbria, pare che fia voce Greta,il quale habbia riceuuto quefto ^e da Greci,
che l'hanno hib;tato, perciccheeilcndo ncn e comporto da,, ios, et Bnjo (delle
quali voci l'vna lignifica buorio, &f l'altra featurire) (Ì fne a lodare
con tal nome quefta Prouincia, efifendo che in ella fi tioua il fonti TtlÀ ni '
lì chc confcrma Piec™ Razzano, OC FrancVco Bedinghicri jtia iua Geografia,
nelli fuoi verfi,che cofi dicono. Calabria è detta nel prefente giorno, \'- E
fignifìca il nome, che produce Le cofe buone, e con copiojo corno. Dd 4 Etim
#&. Calabria; Et in vero quello paefe è molto fruttifero, pieno dì
opportuni monti, d'ap ; chi colii, Se dì amrniflìme valli : ma quel, che più
importaci è aria perfetti/» ma, che rende gratinimi quei beni,che la Natura
produce, li color fofro della carnagione, 8cT Thabito rollò dinotano
l'operationi ri,ftari la detta figura in atto di ballare, hauerà in capo vna
bella ghirlanda di [iuo con il Tuo frutto, et con la deftra mano terrà con
bella gratia vn rrìa^o di >ighe di grano, e vn ramo di mandolo con foglie,
efrutti, haucri da vna par-; : vna Cicogna, che habbia vna ferpe in bocca, et
da l'altra diuerfi inftromenda fonare 1 et in particolare vn tamburino, et 'vn
piffaro . Fu da gli antichi chiamata quella Prouincia Apulia da Apulo
antichilUmo i di quefto luogo, che quiui venne ad habitare molto tempo auanti
la guere di Troia-/. Dipinge!! di carnagione adufta, e veftita di fottìi velo,
per dimostrare il gran alore, OC ficchà, che nella Puglia per lo più fi tiuoUa,
per la qual cofa fu coTetto Oratio a dire nell'Ode 3, epodon: Siticulofie
Apuliae, nominandola così iena di Zète, et parimente Perfio nella 1. Satira.
lS(ec lingua quantum fitìat canis, ^Appula tantum : Le tarantole fopra il
'veftimento, e macchiate di diuerfi colori fi rapprendano, come animali
notiflìmi, e vnichi a quella Prouincia, come anco per dinoftrare ( fecondo che
rifeiifce il Mattiolo fopra Diofcoride nel libr. 2. ) la dilerfità del lor
veneno ; percioche mordendo elle alcuno ne fuccedono diuerfi, k ftrani
accidenti 5 alcuni cantano, alcuni ridono, alcuni piangono, chi grida, :hi
dorme, chi vaglia, chi faka, chi trema, chi fnda, et chi patifee altri diuerfi
iccidenti, et fanno pa^ie, cerne fé follerò fpiritati, et ciò da altro non
proce* le, fé non dalle diuerfe nature sì di quefti animali, come ancora di
quelli, che òno da eflì morficati, et anco fecondo i giorni, e l'hore. La
diuerfità degli infttomenti da fonare, dimoftra, che il veleno di quefti
animali ( come narra il Mattiolo nel luogo fopradetto) vniuerfalmente fi miti»
[;a,& fi vince con la mufica de' filoni, et però fi coftumadifar fèmpre
fonare» |lì,& notte, finche rcfFefo fia fanato> imperoche il lungo
fuono,& il lungo baiare ( che perciò fi rapprefenta quefta figura, ftia in
atto di ballare ) prouocando ti fudore gagliardamente vince alfine la maligniti
del veleno,& ancorché li detti inftrumenti per ogni parte fi coftumino
"volontariamente per gufto, &C dilettati one, nondimeno in quefta
Prouincia fi adoprano, non folo a quefto fine, |na per necedìta, come fi è
detto. Le fi dipinge a canto la Cicogna con la ferpe in bocca, perche quefto
animain niun'altra parte dell'Italia U il nido, che in quefta, onde fi dice
ellsrui pea della vita a chi ammala le Cicogne, per il beneficio 9 che eflè
apportano on il tenere netto il paelc dalle ierpì . Lt +*+ PVGLIA. Le fpighe
del grano, la ghirlanda dell' ~vliuo,& il ramo del mandorlo ne d: moftrano,
come in quella Prouincia vi è tanta abbondanza di grano,or^o,olio mandorle, che
facendo paragone di elfa prouincia al refto d'Italia, fi può dire che etfa ne
proueda più rì'cgn'altra, deue, che non (blamente quefta regione «e ha quantità
per fé, ma ne abbonda per molti altri luoghi ancora . ABRVZZO DONNA di afpetro
virile 5 et robufto veftita di color verde, che (land in luogo erto, et
montuofo con la delira mano tenga'vn'aira, et con 1 finiftra porga con bella
gratia vna ceftella piena di ^afFaiano, et appreflò lei d vn de i lati fia *vn
belliltimo cauallo. 1 Popoli di quefta Prouincia anticamente fi chiamarono
Sanniti, Caraceni Peligni> Marucini, Prccutini> Veftini, Irpini, &i
altri nomi, fecondo il ucghi,tto il vocabulo di manierarne quella denominatane
fcambieuolmente è fta1 fuccefla a quella de1 Sanniti, e fatta vniuer iale, Cóme
ella a tutto il paefe . Si dipinge donna in luogo erto, SC montuofo ; per
eflere quefta Prouincia 3sì fatta. Si fa medita di color verde * et di afpetto
virile, Se robufto, percioche, come ice Plinio nel libro terzo, che gli huomini
habitanti ne' monti fono vigorofi, Dbufti, et più forti di queglij che habitano
luoghi piani, tfercitando più quelli, corpo, che non fanno quelli * E perche
produce quefta Regione, grandiflima quantità di zafferano, del ) uale non folo
ne participa tutta l'Italia,ma molti altri paeiì ancora, fi rappreInta, che
porga la bella cella piena di quefti frutti . j Il belliflìmo cauallo, che le
(la appretta, denota igenerofi, e molto nominiti caualli di Regno, de4 quali
de* più forti fono in quello paefe,per la già detj \ cagione del (ito, fé bene
per la belle^a, SC grande^a di corpo ve ne fono il Calabria,e in Puglia di
molta ftima, maffime quelli della ra^a del Re, del Hrencipe di Bifignano, 6^
altri, Sta anche bene il cauallo a quefta Prouincia, percioche elfendo animale
di a natura generofo > SC^ feruendo al fatto della guerra, fi attribuisce a'
Santi huomini bellieofi,, che ( come appretto fi dirà ) fletterò à fronte più
volte-» n l'efercitió de* Romani . L'hafta*che tien con là deftra mano,è per
lignificato del lor propìo nome, fiificando ( come dice Fello ) la voce Greca
Sannia hafta . Oltre di ciò l'hafta le fi conuiene in fegno della virtù, cV del
grande valore.} jercioche i Sanniti cominciando a fare conto della virtù, Se
fra di loro delle-» jerfone vktuofe, in tutti gli atti ciuili, come di pace,
così di guerra honorajano quelli, et diuennero tanto Coraggiofi, che ardirono
di farli foggetti tutti li conuicinì Popoli » feotrendo gran paefi, Se di farli
inimici i Romani, a* quali come dice Strabòne nel luogo citato ) fecero più
volte veder la proua del loro ìalore. La prima volta fu quando mollerò la
guerra. La feconda quando fu • mo in lega con efib loro. La ter^a quando
cercarono d'eflere liberi, et Cittatini Romani, e non lo potendo ottenere
mancarono dell'ara icitia de' Romani, ■^ fé ne accefe laguerra chiamata Marfica
> la quale durò due anni, Se finalmente ottennero d'eilèr fatti partecipi di
quello, che defiderauano . MARCA. ? I dipinge in forma di vna donna bella, SC
di virile afpetto, che con la de-, J lira mano fi appoggi ad vna targa
attrauerfata d'arme d'hafta,con l'elmo in i»po, et per cimiero vn pico, et con
la finiftra mano tenga vn ma^p di fpighe li grano, in atto di porgerle, Se
appretto a lei Vi farà vn cane, I Si rapprefenta bella per la vagherà della
Prouincia molto bene diftinta dal\ natura in valli, colli, piani, riui, oc
fiumi, cheper tutto l'irrigano, Se la renono oltre modo vaga, et beila. "
* Si abrvzzo; Si dipìnge di vivile afpettocon vna mano appoggiata alla targa,
cV altre irani} per moftrare li buoni foldati>che d'eflà Prouìncia efeono .
Le (ì li mette per cimiero il pico arme di quefta regione, eflèndo che Slpicc
cello di Marte fuffe guidato, tC andaftì auanti le legioni de* Sabini» e
quelle. nella Marca conducete ad eflère colonia di quella Prouincia, et per
quefto fi detto a tempo de' Romani la Marca, Ager Picenus > come affai ben
deferii* in vn breue elogio il Signor Ifidoro Rubcrti nella bel li dima, et
marauìgliofi. Galleria di Paiamo nel Vaticano fatta fa r da Papa Gregorio XIII.
di fcliciili ma memoria, nella qual fu di molto aiuto il Reuerendiflìmo Padre
Ignatit Danti Perugino, et Vefcouo d'^latri, che n'hebbe fuprema cura da fua
Bea tndine, c¥" l'elogio fu quefto. *AgérTicenus >ager diftus eft
propter fertilitatem, Vicenus a Vico Martis W S traboni placet, nam annona, et
militibus abundat,t}uibksf et inficine fegni di notabd fedeltà, ne i maggior
bifogni loro, et della Chrifttanici, contro i Turchie gli Eretici ;8c a tempo
de' Romani intichi fpetialmentefecero,quando congiurando contro di elfi gran
parte del* ile Colonie d'Italia gli modero guerra folo li Marchegiani, de'
quali i Fermani «(torno in fede, et combatterono in lor feru-igio ; onde queda
prouincia, ó\T* quella Citt*} ne acquiftò lode di fedele, Se per loro gloria ne
i luoghi publici vi prede fcritto. Virmum firma fides'RQM.inorMn Colonia, Onde
ragioncuol-: imente fc li è merlo a canto il cane,per dimoftrar-s la fede tà
loro j Oltre di ciò Iper dimostrare, che in quefta prouincia vi fono cani di
gran ftirna,e bontà,e di «ffi ne vanno per tutta l'Italia, e ritornando al
va!ore,e fedekà di quelli foldati, jfi dimoftea da Velieio Patcrculo quando
die-', e he Pompeo armò per 1 a Repu » blica numero gràdiffimo di gcr.ee: ma
clisjn Cohorte Tkena plurhnu cefidebat, A tempi +i* A* tempi più moderni,
quando Papa Clemente V 1 1. fi tronanaaiTediaro Cartello S. Angelo dalli
Sp2£nuoIi, et daiTedefchi, i Marchegiani quafi pop larmente s'inuiorono. alla
volta di Roma, de i quali fpingen,dofi alianti il Co» te Nicolo; Mauri tio da
Tolentino con alquanti caualli, e con effo Tullio Ruber ti, fi ritrouarono a
cauarlo di Cartello, quando fi andò a fàluate ad Oruieto. ;R0MAGNA.DONNA con
bella ghirlanda in capo di lino con fé fueibglie.,e fiori di nibbi a: con la
deftra mano.terri vn ramo di pino con il frutto, &i la finiftrapanocchie
dimiglio, di panico, dtbacelljsdi faue,e df fagJuoTi . Hebbe quefta
Prouinciadiueth nomi, vno de' quali fu Flamminia, et che habbia ottenuto quefto
nome dalla via Salicata, et raffrettata da C; IJ| nio Confole Romano, come
narra Strabone nel Kbr. 5. et V. Liuio nel 9. guerre de* Macedoni,dicendo,che
Flaminio hauendo foggiogatii Liguri* ratta pace co' vicini popoli > non
potendo patire, che i vittoriofi foldatt fi otiofi, vi fece fiiicare,
eraflettarelavia da Roma per Tofcana, et per V Vmbii. (ino a Rimino.t Fu poi
detta Emilia da M, Lepido £milio,i!qual fece vna (ira ìj che veniuada Piacenza
a congiurigetifi. con. la Flaminia. Fu pofcia chiamarli Gallia Cifalpina, per.
ch'ere fiata habitata lungo tempo da Galli Boij, Infuori Cenomarii,& da
altre filmili generationi (come dimoftra Polibio nel quarto li bro)dicenb!o,che
hauendo i detti Calli trapaliate IV* !pi,& feendendo in quelli paeie_*,
{cacciati i Tofcani, che quiui haueuano edificate dodici Città, quitn l
fermarono., et da eflì Galli fu poi nominato tutto quefto paefe GiHia Cifalpt
na . Fu.poicia detta Gallia Cispadana, et Trafpadana» per eflere da gli antich
partita la Cifalpina in due parti, cioè, di qua, et di là dal Pò Fiume . Fu
pofcfc nominata Gallia Togata 1 come fi raccoglie anco da Martiale nel ter^o
libro, che iui lo compofe^ . Hoc tibis quicqtìid ìdeB Jonginquis mittlt ab orìs
. cGdllìay Ternana nomine dìBa toga . E più a badò dice fpecificamente,che era
nel foro Cornelio, cioè Imola* Rpmam vade liberi fi venerisvnde, requiret 1 ..
*Jem>lìtei dices, de regione vìa, Si quìbuè inTerris, quafìmus in Vrbe,
rogabit, tCorneli] referas, me licet effe foro . Ftì detta Gallia, eflèndoui i
Galli Senoni t et parimente i Boij palfati nell'I»» lia, et quiui hauendone
fcacciati i Tofcani ( come habbiamo dcito) et habitandoui, cominciarono a
poco,a poco a pigliare i ciuili coftumi de Romani non fo* lamente del modo del
viuete,ma altrefi del conuerfare, oc -vedire, percioch» vedendo quelli eller
togati, anch'eglino pigliarono le toghe, che erano -yetti' nienti de' Romani.
Vhimamcnte fu Ccome narra il Biondo ) chiamata Romagna da Carlo Maglio, et da
Papa Adriano primo doppo la rouina de' Longobardi, per efler fta« fa Rauenna
con acquante altre Città, et Terre vicine fempre per tutto il tcrnpc de*
Longobardi fedeliffimi al popolo Romano. £i fa a quefta prouincia la ghirianda
di lino > hauendo Plinio in molta il lino . 4-ip ROMAGNA. IWdi Faenza
nellib. I g, ponendolo fiel ter^ò grado di lottigliela, Se derw Si, et nel
fecondo grado di bianche^a . • La rabbia" 'vien molto lodata quella di R
auenna da Diofcoridé * come cofa.» ItabiléV Le pannòcchie di miglio', et di
panico denotano la fertilità del pacali quanto a tutte le forti di biade,-&
legumi, SC ipècialménté migli* panichi, > fce,&fagiuoli. III ramo di
pino con il frutto, che tiene con là deftra mano, è per dimòftrare'
iiobiliflìma felua di pini intorno a Rauennà, et Ceruia, che è cofa tanto proi
Edi quefta prouineia in Italia, che niuna cofa la fa tanto differente dall'
altre; «l'into. effa. Onde Sifto V. di felice memoria in vna fua Bolla circa la
conferoione di quelle pinete, la chiama decoro dìtalia . I jMa per non bilar di
dire cofa,che notabil fia, ò^_ per dar oCcafìone ad altri P gelido loro materia
di variare a modo toro la forma di quella figura, lo tron'ippreflb Plinio
lodati i Rombi,e gli ^£ ipragi di Rauenna, onde Martiale di «• così dice nel
i$,, iib. Motti Mollìs in equorea qua creuitfpina ^attentici ^{pn erit incultis
gratior ^fparagis . Racconta anco l'abbondanza delle rane, che fi tremano
quiu^i-Sc^ di lor così f&uell&j. Cum comparata rìflibus tuis ora .
1\jliacus habeat crócodilm anguHè Mdiufque Bearne garriunt B&utnnatesl Vi
(e no ancora le viti reitili di Faen^a,deìle quali ne fa mentione Mar rone l;b,
i . cap. 2. de re ruftica . Et gli ottimi, egenerofi vini diCefena, Ce bene
rodono elTere fuperati ini tri luoghi prodotti, ma gii antichi gli ripofero tra
"Vini generofi, come fi leg appretto Plinio nel lib. 3. al cap,6 Si
Mecenate ne faceua gran ftima,e perdi rono chiamati Mecenatini. Onde non terrei
per errore far nella ghirlandi coni parìre alcune foglie di '"vite .
Pccrafu anco dipingere il Sale, che da Piatone nel Timeo fu detto caro, et
amico a Dio, et nel p. della Iliade fu da Homero chiamato diuino, 6^"
c" Dionifio Naldi da Brefichella Generale della Inuittìflfima Rep. di
Venetiaai bedui Guerrieri famofì nominati dal Giouio, et dal Bembo de Re Veneta
U' molti generofi Capitani df quefta bellico fa Famiglia, dalla quale anco fc
fcefi i Signori della Bordigier3,gli AlidolTì da Imola,iContiguidi bora M di
Bagno,d;cefi da Guido Nipote d'Othone Magno, primo Imperatore man ia»h uomini
di grande ftima,e valore A' altri, che lallòpernoneller LOMBARDI. VNA donna
bella, graffa, Se allegra, il fuo Sveltimento fìadi colora tutto fregiato
d'ero, Se argento, con ricami,& altri ricchiflìmi, ghi adornamenti ; nella
deftra mano tenga con bella gratia l'Imperiai Ceri d'argento, &T* con la
fìniltra vii bacile, oue fìano molte corone d'oro Di appoggiato a! fìanco,e
appreflfo i piedi dal deliro lato fu il Pò fiume,cioè vn' Uio ignudo, secchio,
con baiba lunga, Se longhi, e ftefi capelli, coronata vpa coroni ti oro é
Ot;ero pei variar quella figura fia la tetta di toro con ' i "' "
ghii 4** uìe efca copia d'acqua, Se che fi fluida in fette rami, et con la
finiftra mano :;* con bella attitudine Mi cornucopia. Sa hauuto quefta nobile,
et belliflìma prouincia diuetfi nomi fecondo la «»ituà de* tempi, Ce il primo
fu Bianora GalliaCifalpina, iC anco e(Ta per vna |>e£e Gallia Togata,
Felfina, Aurelia>& Emilia, come tifentee Catone in libro 0 gìnum »
pofeia fu detta Longcbardia, et hora Lcmbaid»* . o non mi eftenderb a
dichiarare pei qual cagione babpja hauuto \i fopradeti nomi per non clfer
tedici, ma folo dito, perche fi chi malie Bianoia., r fu ilprimo nome, che ella
hauefìe, come anco, perche fi It-ca nominata* Upbardia, chc'è (raro r*vltimo
nome . i )ico dunque, che traile pi imieramci te il nome di Dianoia da Ocno
Biano» jfrhralorofo Capitano de* Tofcani, il quale pattando Impennino
vmfignondi,i ftopaefe, fecondo che riferisce Catone nel/originii doue dice •
Callia Ci/padana, ©eVw pianoro, à viclore Ocno • ù finalmente detta Longobardi*
da i Longobardi, che longo tempo ten» la Signoria di dia Regione «hora dicefi
Lomb-iU-a, per maggior doke^e* la pronuncia. ella, grafia «allegra, fcV*
-ve/tira di color verde fi rapprefenta, per elìete gli «ini di quefta prouincia
amoreuoli, conuerlèuoh, et mo'to drditi «Ili Co* i della -vita, godendo -vn
paefe quanto polis titeie ameno, fcrti!e,£bbone di "vùiere, di
delitie,& di tutte le cole, che fi richiedono al felice viuert* abitatori,
oue fono moke Città grandi, famofe Terre, infiniti Villaggi, tuofi Cartelli,
magnificentiiiìmi edifitij publici,& priuati, dentro,& fuolla Città,
fiumi celebri, fonti, et laghi di grandiflìma cenfidcratione, valli» i, et
monti ricchi -di tutte le gratie del la natura, et dell'arte^ . «ori d'oro, ÓV
argento* ricami, et altri vaghi ornamenti lignificano la ificen^a, lo
fplendore, Se. la pompa de popoli di quefta prouincia, liqua* rodano di
ricche^e, Se artifitij, di nobili lauori conforme al merito della molta gran
nobiltà, gran -virtù, et valore . 'Imperiai corona d'argento dimoftra
l'illuftre dignità, cV" honoran^a di prouincia, riceuendo il Rè de' Romani
in ctìa la detta corona di argento "* viene in Italia per incoronarli,
percioche,come rife. ifeono i dottori nel rab. de ele&& la gioia nella
Clementina,prima,fuper verbo veltigijs de ; di tre diuerfe corone la Maeftà
dell'I mpetatore fi corona, ieramente quella di ferro riceue dall' Arciueicouo
di Colonia iti Aquif«a, poi quefta d'argento gli -vien data dall'Arciuefcouo di
Milano, 6T la-» etj» d'oro gli yien data dal Jorarao Pontefice nella Chiefa di
S. Pietro di RoIjdelle quali quella di ferro fignifica la tortela con la quale
deue foggiega^belh : l'altra d'argento dinota la purità de* ecftumi,& le
chiare atrioiti, Hi euono edere in tutti i Principi IWltima d'oro fignifica la
tua preminenza f^aftitia,& potenza fopra tutti gli altri Rè,& Principi
temporali del mondo, e ne 1 oro ^j mojto auan^a tutti gì; a|tri n,ecai|j f f
eoroue d'oro Ducali nobilitano anco, et inalbano quefta fopra tutte l'aite tre
/f-LOMBARDIA. tre prouincie d'Italia, dimoiando, ch'ella abbraccia, et in fé
contiene pi riiofi Ducati, come di Milano . Vi è anco l'antico, &C nobile
Ducato di Turino, doue haueuano il fuòj gio i Duchi de* Longobarbi ( fecondo
Paolo Diacono, Biondo i et Sabellict hoggi è poflfeduto conottimo,
&giuftifIimogouerno dall' Altera StttH ma di Carlo Emanuele Duca di Sauoia,
veramente Prencipe meriteuoledi « giore, et qualfiuoglia ftato, per eflèr egli
di (ingoiar valore, et rifplenden! tutte le virtù* come anco celebre di
gloriofa fama, per la grande^a, &** chiilìma nobiltà dell'origin fua . Vi è
anco di Mantoua,di Parma,di Piacen^a,di Ferrara,& hoggi haque'fl Reggio»
&C Modena,• de* quali quanto fia la magnificenza, la grandc^alj lo
fplendore non lolo di quefta prouincia : ma di tutta l'iulia è noto a tuo»
mondo**» e fi dipinge acanto il Pò, comecofa notabile di cfla prouincia „ il
qual pafJo per mezzo di e(Ta,gli apporta infiniti commodi, e piaceri, et è
celebre per ^Iminato Fetonre, che in elfo cadde, et fi fommerfe, come
diurnamente lafcrittoOuidio nel fecondo libro delle file Metamorfafun quelli
verfi-. jlt "Phaeton rutilos fiamma populante capillos, Voluitm in
pr&ceps langoque per aera trafili Fertur > *t interdum
deCcelofteìlafereno S>u&fi non ceàditi potuti e ecidijfevideri . Quem
proculà VMria diuerfomaximus Orbe. Excipit Eridanus fumantiaque abluit ora...
ài fa anche coronato il detto fiume, per etfere il maggiore d'ltali^u raccoido
nel fuogrembole ricche^e di moUiaitri fiumi., perche il Petrarca nel tro 1 43.
così lo chiama . J^ de gli altri fuperbo, altero fiume. fa3>i per efiere
Jionìbìo il maggiore dìtalia, come fi è detto, ma per noru punto alla grande^a
de'jnù famosi del mondo, cioè del Nilo, e dclo, Lucano nel lib. 2. così dice *
Quoque magis nuìlum teUmfefoluit in amnemy Erydanus, fratta fque euoluit in
aquorefyluas, jiefperiamque exbaurit aquìs . Hunc fabula primum Topuleafiuuium
ripas vmhajfe corona : Cumque diempronum tranfuerfo limite ducens » Succendit
"Phaeton flagrantìbus athera loris, Curgitibus raptispenitus tellure
perufta, Hunc habuifie pares Tbebeis ignìbus y>nda l 7{pn minor hic T^jlOifi
non per plana iacentis %Aegypti lylicas "b{jlusfiagnaret arenas .
I^oamir.or hic lHroy nifi quod dum permeat.orhem ifleir, cafuros in quelibet
aquorafontes xAccipit, et Schyt.cas exit non folus in vndas &c, :ome fi e
detto, fi potrà dipingere quello fiume con la tefta di toro con li* '
i,percioche ( come narra Seruio, et Probo ) il fuono,che fa il corlò di queime,
è limile al muggito de buoi, come anco perche le fue ripe fono in» tfc a guilà
di corna . :ornncopia nella guifa,che dicemmo, lignifica l'abbondanza grande
caua quefto celebre fiume, efièndo che nel tempo della Canicola, come nàrìionel
lib. 3. cap. ió.quandofuTAlpifi ftrnggono le neui,ingrofiandolì * rgendofi da
torno, Iafcia poi quei luoghi tocchi da lui fertiliflìmi, et diui • > la
prouincia in dueparti,con fette bocche entra nel mare Adriatico con W|copia
d'acqua, che ( come dice Plinio nel luogo citato) fa fette mari . MARCA
TRIVISANA. *j N A donna leggiadra, et bel!?,, che habbia tre faccie, hàuerd il
capo orI nato a guifa di 8«rrcintia madre degli Dei antichi, di corona turrita-»'
>n :to torri d'intorno, et nel mezzo ~vna più eminente dell'altre, fari
veftita : -. Ec 2 fotto +2+ MARCA TREVIGIANA. /òtto di color azzurro $ haiier \
dalla quale penda vn roftro di naue, ò di galea, eV * la finiftra mano tefiga
don beiti gratia vn libro, et anco vn ramo d'oliuo . . La prouincia di Vene
tia, che da Longobardi Marca TriuiTana fu detta, er hauef eglino pofto il
feggio del Marchefato nella Città di Treuigi ; è pronieia nobilidìma al pari
d'ogni altra,ehefia nell'I taliajhabitata gi* da gli Eli* gei» pofeia da gli
Eneti > et da Troiani > che doppo la rouina di Troia con A *■ note in
Italia pattarono » Ella al precinte contiene in fé notie Citti principali >
le quali tutte hai» il loro Vefcouado > oltre le molte Terre murate, 6^
Cartella, che -vi fcot «X^ oltre il gran numero di villaggi } nonfolamente per
la graflè^alel terreno, il quale è fer tiiifli rao ; ma in gran parte per lo ti
to ameniflìrao, li he fipu . 4*S può ragioneuolmente dire, che quella belila »
che nell'altre Regioni d' Itai fi 'vede per la delitioia coltura de gli
babitatori, in quefta folamente li veg\ per l'opera della gran maeftra Natura,
che così l'ha voluta fabricare . Le Città fono Vinegia, la quale è capo, Se
Signora della Prouincia, Veroi, Vicenza, Padoua, Treuigi, Ceneda, Belluno
feltro, et Trento, che è pofto li confini di Germania nelì'Alpi,delle quali
Città in ogni tempo,& in ogni età ufeiti fono molti huomini illuftri in
lettere, et in arme, che Iongo farebbe il rne qui mentione, pofeia che nelle
Hiftorie, che fi veggono in luce delle cofe guitein Italia così ne gli Antichi,
come anco ne i moderni tempi, ritrouanfi più luoghi deferirti i loro fatti
illuftri, Ce copiolàmcntc raccontati, tra' qua li può -valorofo nominare Eglino
da Romano, il quale fé ben fu tiranno1! fu ttòhuomo'valorolo nell'armi, e gran
Capitano. Si potrebbero anco annouerare gli «Scaligeri, che gi^per i tempi
patTati funo S'ignori di Verona, di Vicenza, $C di molte altre Città fuori di
quefta-. :ouincia, i Carrarefi signori di Padoua, i Caninefi S'ignori di
Treuifo, di Ceda, di Feltro,di Belluno, et tanti altri "valorofi Capitani
di militia, *vfciti di lefte Città : ma per non parere, che fi faccia
emulatione con l'altre prouin», qui gli tralafcicrò fi come anco i più moderni,
che nelle guerre fatte » foftenute dalla -Signoria de' Venetiani in quefta, cV
in alcre prouincio nno dato manifclli fegni del lor 'valore, dC del loro nome
hanno lafciato tmortal memoria. Quanto al fito, pofeia che ella è rinchiula tra
la Lombardia, la Romagna.» > ure Adriatico, il Ducato del Friuli, 6C l'alpi
Treuifane, che dalla Germàla leparano, ella è dalle parti dei Settentrione
montuofa : ma nel rimanente na, le bene ripiena di vaghi, et ben colti colli,
da quali fi cauano delicatilfi"vini, et faporitiflimi frutti . Dal piano
poi, che ampliflìmo fi fcuoprenel louano,nel Treuilauo, 6: nelCenodefe aliai
più, che nel Veronefe, Se"" nel entino, che per la m?ggior parte fono
territorij montuofi,& nel Bellunefè, trino, &C Tridentino, che fono
porti tra monti aliai angufti, et riftrcttijó^' fò fono più feraci di vino, che
di grano. LSi rapprefenta bella, 6^ leggiadra con tre faccie, percioche
"Veramente è •liffima quefta prouincia, come anco per alludere al nome di
Treuifì, ò TreU; lana Marcai . Ip pub ancora dire, che per tale firnilitudine
fia fomigliante all'imagine deliba Prudenza, che così da gli antichi era
figurata, la cui "virtù nel Senato Ihetiano particolarmente riluce. w-a
Corona Turrita nel modo, che dicemmo, dimoftra per le otto torri le-. É|>
Cittd foggetee, OC la Torte nel mezzo più eminente dell'altre rapprefenmi Città
dominante . U colore azzurro del 'Veftimento, denota l'intimo Golfo
dell'Adriatico macche la bagna, et che da imedefimi Signori è dominato, ti.a
foprauefte, ò manto d'oro ricamato di fpighe, et fregiato di verdeggiane «* che
fe-# >ene non rende quefta terra tanti per *vno, quanto le fertililTIme,
tutta "volta n alcuna parte di lei non cede a molt'altre : ma quello è
marauigljoio in ella > i fé le può afcriuere a (ingoiar fertilità, poiché in
quei me defimi campi, oue le 'igneporgono le loro vue, fi fémina il Tormento, e
doppo quello il miglio.ouco formentone, douc tutte tre quelle raccolte fi fanno
in vn* anno medefimo ; !i maniera che, fé in altre regioni la terra produce più
grano, ha bifogno poi di ipofarfi, ne fuole in quell' anno ifleflb d'altre
biade caricar i granai del padroni ma quefta con tutto che rade volte le fi dia
tregua, non fuole ( elfendo deitamente lauorata ) defraudare la fperan^a
dell'agricoltore . Genera parimente tutte le forte de' frutti d'alberi, et fi
ad ogni artifltio » che i quello genere vfar fi pub, fi ancora alle piante per
egtine fi proua ellere mol;oarrendeuole, intanto che e per copia, et per bontà
fi può agguagliare a qua*jnque altra, fi^ pur di fopra a molt'altre ancora,
come ne rende teftimonio Ltheneo nel lib. $ . che parlando de' pomi, così dice
. Ego vero, viri amici, maime omnium ea mala, gli Aregoni, i Rorai, gli
Aftemij, i Partheni j, i Valuafoni, i rangipani, et altri infiniti, per lafciar
da parte quelli, che fono in vita. Et per cflere opportuna alle cacciagioni, le
fi mettono per fue dimoftrationt ìcoturni,come quelli di Diana, e finalmente,
perche nella parte fua Auftralt* crmina in acquee paludi) fé le fìngono a*
piedi le cannuecic, et i giunchi » CORSICA DONNA di afpetto rozzo fopra di
eminente fatto circondato d'acqua l itì capo haueri vna ghirlanda di fòglie di
vite, fari armata, èC* con tallirà mano terrà vna corfeica, dalla parte
deliravi farà "vn canecorfórma che a grande, et in villa feroce, fecondo
che narra Plinio lib.3. capitolo quinto. LaCorfica è lfola nel mar Liguftico,
d^ f u primieramente nominata da reci Cyrnus, come dimoftra Strabone libro
quinto, et Virgilio nell'egloga 9. aando dice : Sic tua Cyrneasfugiant examina
taxos, E vogliono alcuni, ebe acquiftallè quello nome da Cimo figliuolo
d'Hercoh e fratello di S'ardo, il qua! pafiàndo diìh Libia a quello luogo, e
quini ferJatofi volfe, che da lui folle con quello nome addimandato j eilcndo
che prilla era detta Terafine, come nana Nicolò Perotto . Pofcia 4-3° Fofcia fu
dimandata Corlìca da vna donna così chiamata, la quale era pa fata in
quell'Itala a cercare vn Tuo vitello perduto, et ritrouatolo quiui, òC aj
gradendole il luogo, vi fi fermò, e tanto piacquero gli fuoi coftumi alli rozzi
li bitatori, che nominarono flfola dal fuo nome, Altri dicono, che ella rude co
nominata da Corfo, quiui fatto da Coi Co valentiffimo huomo, il quale luoj
tempo tenne la fignoria di quel paefè, et fra molti, che fcriuono di queft'/fol
Dionifio dice, che ella acquiftalteil nome di Corlìca dalla gran moltitudini
delle cime de' monti; percioche quello nomeCoifo in Greco, et in Latino d nota
le tempie de* capi, come fé dicelle l'Jfola delle tempie de' monti . Dipingcfi
(òpra l'eminente fallo, perche quella Mola è molto mal di/polla coltiuare, fi
per i laOì,come anco per elicmi alti (limi luoghi, come dice Ruti «el i. lib.
del fuo Itinerario così, Incipit oh few os ofìcnien Cor fi e a monte s
'bikbifernmque capnt concolor vmbra leuat . Si rapprefènta di afpetto tozzo, percioche
gli habitatori di quefta Ifola per » più fono di coftumi poco ciuili, che così
dice Strabone nel lib. 5 . La ghirlanda di vite dimoftra, che quefta Jfbla
produce delicati vini, i quali iRomajOX^in molti altri luoghi d'Italia fono di
molta flima. Si dipinge,che fia armata,e che con la deftra mano tenga vna
corfefca,per tC* t tali armi molto vfate dalli Corfi,liqUali fono Mimati
buoni,e valorofi faldati. Le fi dipinge a canto il cane nella formajche
dicemmo,percioche dell'Italia, aiui fono li maggiori, d^ più feroci contra gli
animali, li quali ne vanno in bici luoghi {limati affai per la bontà, òC
ferocità, e belle^a loro. SARDEGNA DONNA di corpo robufto, et di colof
gialliccio fopra d,-vn fàflb in forL^ ma della pianta d'"vn piede humano
circondato dall'acqua . Hauerà in *po*"vna ghirlanda d'oliuo . Sari
veitita di color verde. Hauerà a canto vn* Qimale chiamato Mufakylquale, come
dice Fra Leandro Alberti nella deferittione, fìmlli tione,che fa di quell'I bla
ha la pelle, et i piedi come i cerui,8c^ le corna fi a quelle del montone, ma
riuoke a dietro circonflétTe, e di grande^a d'vn mediocre cerno, terrai con la
delira mano vn ma^o di spighe di grano, et con la-, (ìniftradell'herba chiamata
dal Mattiolo, Sardonia, o Ranuncolo, che è limile all'Appio faluatico . Plinio
nel 3. lib. cap. 7. dimoftra con l'autorità di Timeo, che ruffe chiamata la
Sardiegna Sandalioton dalla figura, et fòmiglian^a, chttiene delta fcarpa,la
quale da' Greci è detta Sandialonen,e da Marsilio lehnufa, per efler ella fatta
a fomiglian^a del veftigio del piede humano, che per tal diftratione
dipinghiamo la fudetta imagine iopra il fallo, nella forma del piede» cìvì
dicemmo, Se per denotare, che quello luogo ila Ifola, la circondiamo coru
l'acqua, come hauemo dimoftrato di (òpra. Sardegna. DTcefi anco, che ella
acquiflaue nome di Sardegna, da Sardo, figliuolo di Hercole,8c^ diThefpia,che
quiui pafsò dalla Libia,con molti cf mpagni,fi dipinge di corpo robulìo,&
fopra ii'latTo, perche i Sardi fono h uomini di corpo robufjo,& di coftumi
duri,& ruftici,& alle fatiche molto difpofli. Di color gialliccio fi
dipinge, per cagione non folo dell'ardor del Sole,ma, come dice Strabone nel
lib. 5. in queiVlfola fempre Vi fa cattiua aria, e maflime nel tempo
dell'Eftate,nel quale fi vede fempre rcUa, et grolla, ma più doue B caua
jigrano, et altri frutti,che feno luoghi più baffi . . Se leoa la ghirlanda di
oliuo, percioche viuono tra loro molto pacificamente . Non vfano armi,
percioche fra di loro non fanno guerra, ne anco niuno artefice è nell'Ifola,
che faccia fpade, pugnali, o altre armi > ma fé ne "vogliono 1 ne
pigliano nella Spagna, o in Italia, 11 color "verde del "veftito,
denota ( cerne moftra Strabone lib. 5. ) efTer quello luogo fertile di tutte le
cofe . Tien con la delira mano le fpighedel grano,perche quiui ne abonda in
quan tifa, et fé i Sardi attendellèro meglio, che non fanno a coltiuar la
terra, raccoglierebbero tanto grano, che fuperarebbe quefl'lfola la Sicilia.
Selcdal'herba Sardonia,© Ranuncolo, che dir "vogliamo, comecofafegnalata,
la quale ( come racconta il Mattiolo ) chi la mangia more,come inu atto di
ridere per caufa deili nerui, che gli ritirano, àC da tale effetto è tratto il
prouer bio del rifo Sardonio. Le fi mette a canto il iopradetto animale, perche
( come racconta il fopradetto F. Leandro ) in niun'altro luogo di Europa fi
troua eccetto, che in Corfica, &^ in queir I(o!a^. E anticamente li Sardi
vfauano le pelli di tale animale per loro aimadura, et di eflì ve n'è in tanta
copia, che gli Iiolani l'vccidono per trarne le pelli,©^ acconcie che l'hanno,
et fattone cordouani, ne fanno nr rcàntia in qua; &in la per tutta l'Italia
con gran guadagno, oltre l'utile, che ne cauano per l'vfo lor dei
viuciejcilèndo eflì animali boniflìmi a mangiare., V SICILIA. N A beìliffima
donna vcllitc d'habito fortuofo,& ricco, che fieda (opra d'vn luogo in
forma triangolare, cucondato dali'acqua, hauerÀ adornato . SICILIA. 4-3 y le il
Capo di vnabelliflima acconciatura dì *varie * Se ricche gemme, tetra con la
deftra mano vn caddero * cdn la fmilha ^rn ma^o di varij fiori, et fra effi vi
faranno mefcolati alcuni papaueri . Le fiano a canto due gran fafei di grano,
Se "vno della mirabil canna Endo» ria hoggi detta canna mele, di cui fi fa
il ^uccaro, Se da. vn lato vi fia il monte Etna, dal quale efea fumo, 3^ fiamme
di fuoco . La Sicilia ( come ferme Strabene nel libro fefto ) fu chiamata
Trinacria s SC il medefimo afferma Trogo da' tre promontorij,che mirano a tre
parti deLmon do, che fono il Pelerò, il Pachino, e tXiiibeo. Ónde (opra di ciò
Ouidio nel 1 3 . lib. delle fue Metamorfosi cofi dic. Sicaniam tribuf h&c
eXcurritin àquora lingms, E qui bus imbrifero! tterfa eft Vachynos ad attfiros
Mollibus expofitum Zepbyris Lilybxon ad arftos vietjuoris (xfertesfpeflat
Boream^HeTelorHS. fu 4ì4r ' Fu anco per maggior confortarla chiamar» Trinacris,
di cui dice Ouidio tifi 4.de'FaftL Terra tribusfcopulìs valium procurritin
aquor Trinacris à pofitunomen adepta loci . Poi trafle il nome di Triquetra.,
che ciò riferifce Plinio nel 3. libr. della forma triangolare, che per ciò
rappre/entiarho la pittura dì quella imagine fopri il luogo triangolare. Pigliò
anco il norrfe di Sicariia,come narra Diòdorocon l'autorità di Timeo, dicendo,
che fulTe così dimandata dalli Sicari antichiflìmi hàbitatoti di ella, li quali
dall'Ifola fi partirono perxle continue ruine, che faceuano i fuochi . alfine
fu detta Sicilia, come moftra Polibio, ó£~ JDionifio dalli
Siculhantichiilìmi,& molto potenti popoli d'Italia. Bella fi dipinge con
habito fontuofo, et ricco, per moftrare la nobiltà, e belleq^a ditutta rifola.,
nella quale vi fono ricche, et nobili Città, Terre, Ville^i Cartella, et altri
luoghi di marauiglia, che ciò Così dice Ouidio. Grata
domu*Cererì,muÌtaseapoJJìdet Vrbcs . La bella acconciatura di capo con varie, et
ricche gemme lignificano, come li Siciliani Mano d'acuto ingegno, e nobile
nelle inuen-tioni . Tiene con la delira mano il caduceo,per moftrare
lafacondia,che hanno nel parlare,& che con la for^a del loro ingegno
fofleroinuentori dell'arte oratoria, de* verfi -buccolici, paftoralij et di
molte altre cofe degne di memoria ;& Silie Italico nel 14. lib. fopradi ciò
così dice,, Hic Vbjbo dignum? et Muftì venerabile Vatum '-' Ora
excellentumfacras qui e armine Jyluas, Quique Syracufana refonant Helk on non.ademdafer#*
E Lucano nel 2. (i. Oraferox SiculalaxauitMuhiber^etna B Siljio nel 14. per
eflcr ella /anta detcrm ìnatìone ; e con ragione Tanta dir lì pub la legge,
perche è cagione, che fi efferati il bene, et il fuggi il male j laonde tiene
Demcftene, che la legge fìavnritrouato, e dono di Dio*, alla quale ccnuiene,
che tutti gli huomini obbedivano. Lex eft, cui cmne sborri ine s ob temperar e
cementi, cwm oh alia multa, tum uel eo maxime, quod le* omnis inuentum quidem,
a e Leimunus eft. Però l'Orator Romano chiamò li leggi . SanclionesJ aerate, et
fatvatalegcs ; Le quali leggi, come fante, SC facre non fi poflono
"violare fetida condegna pena . Tiene lo feettro nella deftra, perche
comanda cofegiufte, ed he nefte,epr hibifee le conttarie,come Regina di tutte le
gent!,riuerita fin dalli Rè,che ioti lo feettro del deminio loto ls fanno
riuerirr, ed oMeruare da tutti li fuoi popol Il libro denota la legge faida,
laquale tra/predire non fi deue, effondo in pofta la falute delle Città.
Inlegibus pofita\ ejt Ciuitatis jalus, dille il Prii cipe de' Filofofì nel
primo libro della Rctiorica cap. 1 4. le non fufle la legge : che lega la
sfrenata licenza, il mondo farebbe totalmente didoluto, e ripierx d* inganni,
d'ingiurie, di torti» d oltrs^gi, e di mille misfatti, per li quali n tur
barcbbeiWniuerfal quiete, e perirebbe la falute d'eroi Citti, però il medrfimo
Filofofo nel tei 5^0 della Republica dice, l egem praeffe Ciuitati eft optatole
• Il Regno Papale, e la Corona Imperiale tenuti dalla man liniftiafoprailli bro
fono (imbolo dell'vna, e dell'altra legge, Canonica,e Ciuile, Pontificia, e
Ccfarca, nelle quali fi comprende (a feien^a della legge diuina,ed riunì ana •
Fine della prima 7 arte . i. >ELL , LASCIVIA ^Ì^^^OftNÀ giouane riccamente
veftita, terrà vn fpecchio Con !a g. §& finiftra mano, nel quale con
attenderne li lpecci^ > con Jade§ JJr h&
ftiaftiainattodifarfìbefloilvifo » acanto vi faranm? fdeu^ è«^ ni pàfieri
vcelli lafciui, e l'ulTuriofi, àC vn armeiiino,del qua¥97$'? le dice rAiciato .
Dinota l'armellìn candido, e netto Vn huom, che per parer beilo, e lafcìuo Si
coltiua la chioma, e7 vi/o, e7 petto.. Lafcìuia, >Gnna con ornamento
barbaro,e che moftri con "Vii dito di fregarli leggiermente la tetta *
Così la dipingeuano gl'antichi, come fi "vede appreffb i! Pierio .
LASSITVDINE. ò languidezza efliu a . DONNA magra, (aia d'habito fattile aliai
leggiermente veftita,moftran do il petto diicoperto,• con la finiftra mano
s'apoggierà ad vn battone 9 on la delira terrà vn ventaglio, mostrando di farli
vento. Per la languidezza, b latitudine ( come habbiamo detto ) intendiamo quel
debolezza, che citeriormente accade al corpo,e che l'annoia . f Si dice eftiua,
per dimoftrare non la languidezza, ò Iadìtudine cagionata.» ! malattia, o
d'altra cofa : ma quella caulata da Magione naturalmente calda, férEftate* |Si
dipinge magra, perche efalando la foftanza del corpo per mezzo del ca«V che la
dilfoluej viene nec"eflariamente a dimagrarli . L'habito,& il petto
nudo fono fegni Coli della ftagione, vfando gl'huomini quella veftimenti
aflaHeggieri per fentiré men càldo,che ila potàbile, come co fon fegni del
calore, che attualmente fi troua in detta languidezza. Con l'appoggi arti,
inoltriamo haUer bifogno di foftentamento,é chi ha bi(ò fio di
foftentamento,non ha forze fufrrcienti per fé dello, il che è propijffimo
'!UnQftrarjgura,che fi è detto eiVec debolezza di forze del corpo humano . A
llven) 2 Il -ventaglio moftra, che mouendò l'aria prollima già ribaldata fa li
all'altra più frcfcha, il che è di molto refrigerio al corpo, di maniera, à
l'vfb del ventaglio eflendo per la noia, et affanno del caldo, di moftra
fuffkien« temente, quello che propiamente fi troua nella languidezza, che è la
detta, moleftia del calore^ . LEALTA. DONNA "venuta di bianco, tiene la
mano deftra al petto, ék^ vn ci pelino appreso. La man delira (opra il petto,
lignifica integrità dell animo, et il cagnolini per la prepia inelinatione
parimente (ideiti, e lealtà . Lealtà, DOnna '■veftita di fottilifllma velie;
innma mano tenga yna lanterna àc cefà nellaquale ammiri attentamente, et
nell'altra vna maschera Ipez zata in più luoghi, et fìa in aito di sbatterla in
qualche muro, ò fallo . La vede fottile moftra, che nelle paiole dell' huomo
reale li deue (coprile, l'animo (incero: ucT fenza impedimento.eflendo le
parole àxoncecti dell' ani: mo noftre, come la vefte ad vn corpo ignudo ., La
lanterna medefimamente fi pone per l'anima, Se per lo cor noftro, 6c^' lo
fplendore,che penetra di fuori col *vetro, fono le parole, §C l'attioni eftt
riori, òVeome la lanterna manda Cuoi :i quel medefimolume, che nafee der tro di
lei, coli l' huomo leale deue efler dentro, e fuori della medelima qualij tà «
A quefto proponto dille Chrifto Noftro Signore, fra tale la "volli a luce
preflb à gli huomini che eiTì ne rendano gloria à D'io, che alla fama de meri
vcjftri corr ifpon dan.o l'Opre, La maichera che getta per terra, e fpezza >
moftra medelìmamente il {pregio della fintione, e della doppiezza dell'animo,
come fi è moftrato in; tri propolìti . Lealtà . DOnna vellica di bianco, che
aprendofi il petto, moftri il propio core ] elfet'ella 'Vna corrifpondenza
dell'animo, con le parole h con Tatti acciò lena intieramente preftata fede., ì
.LEGGE, CANONICA, €ome dipinta nella libreria Vaticana. DONNA, che ftà a
federe, con la deftra mano tiene vna bilancia, ne quale fon pofte da vna parte
corone d'oro circondate di fplendore, et (òtto li piedi di dette donne vna
volpe diftefà. Thefeó, per quanto riferi/ce Plinio, fu Uvuentore della Lega
detta da' tini» focdus, che più anticamente per autorità d'JEnnlo fi diceua.,
fidus, e qu ii | che ne hatieuano cura, etano chiamati fctiales, perche alla
fede public tra' popoli erano propufti, come piace a Varrone,ed c(Iì haueuano
cura, eh giuna guerra fi pigliarle, e quella tettata, con la Lega, e confederanza
fi con ftituifee la fede della pace, di che pienamente.tratta il Panuinio : De
Ciui tate Romana . Menalippo legato del Re Antiocho aflegna tre fòrti di lega
in Tito Liuio Vna quando fi fa pace co' nemici 'vinti, imponendofi loro legge
edaggrau ad arbitrio de* vencitori ; l'altra, quando i nemici.reftando in
guerra del pa con patti eguali di rendere cofe tolte, e mal poiledute, fanno
pace,• terze quando fi faamicitia ed amifta con nationi, che non fiano irate
mai nero che_. Ma la più antica confederanza nominata da Liuio nel primo libro
6 ta tra Albani, e Romani non cade fotto niuna delle tre fudette forti > poi
ci fi ftabilì la lega con patto, che fi combattette prima tra li tre Horatij, e
Ctùt tij, e che quella patria con bona pace fignoreggiafle l'altra, i cui
Cittadini i inanellerò vincitori : e pur quefto accordo chiamali da Liuio
Feedus, dicen gular duello tra Aleflàndro, e Menelao per amor d'Helena in
quefta mai* ra, e conditione ; che il Vincitore ottenga le ricchezze, e le
bellezze d']3lena, e gli altri radino in ferma confederata pace . Alexander, et
bcllicofus Menelaus, Longis haftis pugnabunt prò muliere : Viclorem autem
mulier, et opes fequentur% esteri vero amicìtiam, et fodera firma ftricntes.
Tutt. \vT>1 C. > Tutto ciò fi ftabiliica m cotal guifa, pigliaua
l'Imperatore lauandofi prima-, I mani con l'acqua vn coltello, e fradicaua dal
capo d'alcuni Agnelli i peli, i Isaii fi diftribuiuano a* Principi dell'vna,e
ì*altra parte, esponendo poi i patti \\\o accordo, fcannaua gli Agnelli podi in
terra, e vi ipargeua fbpra del ->ino, |cendo. O Gioue,a quelli,che prima
romperanno i patti»eou" icona per ter» Ìoe ceruello, come quello vino*
ìtipiterauguHijJimèìtnaximè et immortale s Dij cateri ytn priore* feeder a
yiolauerint, * Sic ifforunutrebrum humifluat y eluti hoc vinum, ! Ma noi nella
predente figura, non intendemo rapprefentare niuna delle fumé forti di Lega,
perche cadono fotto la figura della pace ed amicitia : poienon lignifica altro
più propiamente la voce latina, Fccdus, che la pace, e_* micitia, la quale
(labilità, fi formaua con quello principio di parole AMII TIAESTO. di che n'è
particolare Olì eruatore il BrilTonio nel lib^.dellùe fomole, dicendo . Liuius
lib. 3 8. comprobat Faduscum ^Antiocho in hòc vrbaconfcriptumfuifìe . ^ìmicìtia
Regi ^Antmho cumT,I{. bislegibus, et hditìonibns eHo . Si che noi efprimeremo
vn'altra forte di Lega, ed è quella, landò due, o più parti fanno Lega, ed
accordo di vnirfi contro vn loro corriLine nemico : tale fu la Lega di Pio
Quinto col Re Cattolico, e con la Repu:a Venetiana contro il Turco, la quale fu
detta Sacrum fcEdus, ed il monte tto in fuflìdio per tale imprefà chiamali
tutrauia Mons facri feederis, e ve1 la detta Lega dipinta nella fata Regia in
figura di tre donne abbracciate, ria dalle quali rapprefenta la Santa Chiefà,
la feconda Spagna > Ja terza VeI eia, diftjnte con le loro fblite imprefe,
ed armi * Noi riabbiamo figurate due donne armate,ed abbracciate » per denotare
IVme ed accordo di aiutarli con l'armi contro il nemico, L'Arione,e la
Cornacchia fono fimbolo della Lega contro vno commune ne co, perche quelli due
augelli fono nemici alla Volpe, la quale è ad'ambedue uerlària,onde elfi
accordanti d'afcoltare vnitamente infieme la Volpe, e di la brla,e /pelarla col
becco più,che poflono,però riabbiamo polla la Volpe deli toli piedi della Lega
{imbolo in quello luogo del commune nemico,che da" (legati atterrar fi
cerca mediante la guerra, della quale è gieroglifico l'hafta, e ciafeuna delle
due donne tiene in mano . Che l'Arione, e la Cornacchia^ fòpra l'afte
fienoamici, il dice Arifto. lib. 0. cap. primo de gli animali ; Wnìci cornix
> et ^irdeola ; che facciano Jega contro la Volpe fi raccoglie da.» inio
lib.x. cap, 74, Cor nix * et ^Ardcola contravulpmm genus communibus imkìtijs 3 &c.
LEGGILREZ2A. )© N N A, che riabbi a l'ali alle mani, a* piedi a gli homeri, et
alla tefta, farà velli ta di piuma hniilima . Tdi Allegrezza. piuma ; LETITIA.
A £ETd, LETTERA Come rapprefentate in Firenze, in y>n beìliffimo apparato.
DONNA veltita d'honefto,e gentil'habito, che con la delira mano ti« ne vn
libro,e con la finiftra dwe flauti, per lignificare concetti, e pacol» quefte
come diletteuoli,quelle come honorabili . DONNA con!occhij vn poco concaui, con
la fronte quadrata, e col i fo aquilino, farà veftita di bianco con vn'Aquila
in capo, e n«IU del* rpano tenga vn compaftò, ed vn cornucopia alquanto
pendente»coi quale v* gìoie,danari.,collane,c\: altre cofe di prezzo, e nella
finiftra hauerà vn'altro c> nucopia pieno di frutti, e fiori . La Liberalità
è 'vna mediocrità nello/pendere per habito *virtuofo, &i moderato. Si
dipinge con occhij concaui, e fronte quadra, per fimilicudine del leou
liberaliilìmo fra gl'animali irragioneuoli, e col nafo aquilino per la firmili'
diix DI£ES A ?{E %I P Jd animali. [ due corni nel modo detto, dinotano, che
l'abbondanza delle ricchezze-» $})nueneuol mezzo di far "Venir a luce la
Liberalità, quando è accompagna^:on la Nobiltà dell'animo generofo, fecondo il
poterò., 6^ la forza di dona.». detteli di bianco la liberalità, perche, come
quefto colore è iemplice > o to, fenza alcuno artifitio, così la Liberalità
è fenza fperanza di "vile inno. 1 comp&ffo ci dìmoirra la liberalità
douerfi mifurare con le ricchezze, che Hìedono, e col merito della perfbna, con
la qual s'eièrcita quella virtù, nei ( fé è lecito à feruitore entrar nelle
lodi delfuo Signore) merita particoIma memoria rilluftriiJìmo Signor Cardinale
Saluiati, patrone mio$il conforme al bifogno, Se al merito di ciaioino comparte
le propie facoln sìgiufta mifura, et con animo sì benigno, che facilita in
vn'iftello temer fé la ftrada del Cielo, e della gloria, e per gli altri quella
della vita pree della virtù, con applaulo vniuerfale di faina lincerà .
Liberalità. Onna vedila di bianco, nella delira tiene vn dado,e con la finiitra
fparge gioie, e danari* dado infègna,che egualmente è liberale chi dona poco,
hauendo poco ; chi dona aliai hauendo molto, purché li refti in piedi da tutte
le bando la facultà principale, Liberalità *• i Iouanetta di faccia^allegra,
cV^ riccamente "Veftita, con la anidra mano tenga appoggiato al finiftro
fianco vn bacile pieno di gemme, e di ete d'oro, delle quali con l'altra mano
habbia prefo vn gran pugno, cV^ ga ad alcuni puttini ridenti» &^ allegri,
che da fé fteflì (è ne adornano „ e portano in moftra per la gratitudine, 6^
per l'obbligo, che 11 deuo betalità del benefattore, onero per inoltrare, che
ancora il riceuere fa» 6\^ ricchezze con debito modo è parte di liberalità,
fecondo l'opie de* Morali j fé bene è più nobile. a ttione, e più beata, il
donar altrui le fuo . Pierìo Valerìano aflegna per antico Ieroglifico di
liberalità, il bacile fola, ale noi accompagniamo con l'altre cofe pei
compimento della figura, et Klichuratione della liberalità figurata. LIBERTA.
DONNA veftita di bianco, nella de/Ira msno tiene *\no fcettro, ne i jfiniftra
vn cappello, et in terra vi fi vede vn gatto. Lo féetfcro lignifica T autorità
della Liberti, ÓV l'imperio,che tiene di i*j medefima, eiTendoìa Liberti ~vna
poileiTìone allbluta d'animo, et di corp* et robba, che per diuerfi mezzi fi
muouono al bene ; l'animo con la granai Dio ; il corpo con la virtù ; la robba
con la prudenza . Se le da il cappello come dicemmo, percioche quando voleuano
i Rom:i dare libertà ad vn feruo dopo d'hauergli rafb i capelli gli faccuano
portar 1 capello, et fi faceua quefta cerimonia nel tempio di "vna D a
creduta prottrice di qucin,ch'acquifl:auano la libertà, 5^ la dimandauano
Feronia per 1 dipinge ragioneuolmente col cappello . Il gatto ama molto la
Libertà, et perciò gl'antichi Alani, i Borgognoni, t i Sueui,fccondo che Tenue
Metodico io portauono nelle loro infegne dinftrando,che come il detto animale
non può comportare di eiFere rifèrrato r> l'altrui forza, così e ili erano
irnpaùentiilìrni di lei uicù . Li. ? Libertà. DOn na,che nella fìnifha mano
tiene vna mazza» come quella d Heccolc Oc nella delira mano tiene vn cappello
con lettere LIBERTAS AVGVSTI ex S. C. Il che lignifica iibertade acquiflata per
propio valore, &Z^ Virtù conforme a quello,che fi è detto di fopra, S>C
fi vede così /colpita nella medaglia di ntonino Eliogabalo • Libertà. DOnna,che
nella mano delira tenga vn cappello, tC per terra vi farà vn giogo rotto,
LIBIDINE. DONNA bella, %C di bianca faccia, con i capelli groflì, &^ neri,
ribuffati all'insti, §C folti nelle tempie, con occhi gialli, lucenti, òC ciui
i moftrano quefti fegni abbondanza di (àngue, il quale in buona temratura è
cagione di Libidine, &C il nafo riuolto in su, è fegno di quefto elfo per
feg no del becco animale molto libidinoso, come ditfè Arifìotede fìfìonomia al
capitolo fefIàntanoue,hauerà in capo "vna ghirlanda di ede-, (kià
lafciuamente ornata, porterà a trauerfo vna peli e di pardo, e per tra à canto
vi fari ~vna pantera tenendole detta figura la finillra mano fa* a il capo, L'
hedera da' Greci è chiamato ciflo, cV" ciliare ( tirando le loro paroleJ
noftro proposto) lignifica eflere dato alla Libidine; pero Euftathio dice, ìe
fiì data l'hedera à Bacco per legno di Libidine, cagionata dal vino . La pelle
del pardo, che porta a trauerfo a guila di banda, come dice an>ra
Chriftoforo Landino, parimente lignifica Libidine,efIèndo a ciò il detto limale
molto inclinato, mefcolandofi non {blamente con gli animali delfua fpecie : ma
ancora ( come riferifee Plinio ) col leone, e come la pel: del pardo è
macchiata, così umilmente è macchiata la mente delHiuomo 3Ìdinolb di penfieri
cattiui, et di voglie, lequali tutte fono illecite . E ancora propio di quefto
animale sfuggire quanto può di efiere veduto uando fi pafee, &T pafecndo di
fuggerfi il propio (àngue, il che è propijfImo della libidine, perche più
d'ogni altra cola le fue "voglie procura di paRere nafeoftamente, e che
niuno il veda, §C di làtiarfi euacuando il propio ngue, Se togliendoli le
forze. ., Per dichiaratione della pantera il medefimo Landino dice, che molti
la fanlb differente dal pardoiolamente nel colore, percioche quefto ha più
bianco, I vogliono anco che fia la femina del pardo, et fé crediamo elfer vera
quella »là, potemo comprendere, che la libidine principalmente, e con maggior
olenti.i domina nelle femine, che ne5 mafchij, ( come fi crede commune"
jente ) in ciafeuna fpetie d'animali. . fj Afferma Plinio eflèr la pantera
tanto bella, che tutte le fiere la defiderano : Jja temono della fierezza che
dimoftra nella tefta,onde effa occultando il po,emoftrandoildorlb l'allettale
dipoi con fubito empitole prende» e uorsu,. 11 che *>,* 11 che è molto
funile alla libidine, la quale con la bellezza, e lufin^ha ci tira, e poi ci
diuora, perche ci con fu ti a il tempo, il denaro, la fama, il corpo, 6 cV~
fcapigliata, con la bocca aperta» e con vna gh landa di vite in capo* m
Licentiofi fi dimandano gli huomini, che Fanno pìu di quello, che conui' ne al
grado loro, riputando in Ce ftelTi lode, far queìle attieni, che ne gi*«jl fon
biafimeuoli in egual fortuna, e perche pilo efler quefta licenza nel p; lare,
però fi fa con labocca aperta » 6^_ perche può eflere anco nella libsi| dì far
palefe le parti, che pef iftinto naturale dobbiamo ricoprire, la quale fa fi
moftra nella nudità j nel refto deli' altre opere pigliandofi libertà di !'
molte cofe, che non e* appartengono, e quello Ci dinota con la 'vite, la qu:
inchinando con il frutto f uo molte volte fa fare mol te coiè inconuenienti, '
difdiceuoli: d^ come li capelli, che non fono legati infieme feorrono liba
mente, oue il vento gli trasporta, così feorrono i penficri, cTactioni d'vn ho
mo licentiofo da fc medefimi . LITE» DO N Nf A ve/tita dì va-rij colori, nella
delira mano tiene vn vafo dNj qua, il quale verfa fopra vn gran fuoco > che arde
in terra ', il che è ijj (ègno del contrario,al quale 1 altro contratio
naturalmente opponendoli, e i cando impadronirfi della materia, e foftanza
dell' altro, dà con ftrepito fej= dì lite, e d'inimicitia, il qua! effetto
imitano granimi difcordì,& litigofi» pia feruendofi d'alcuni principij
della natura, et infegnandodi cono/cere i ftaii,le propofitioni, et ogni altra
parte,ouero iftromento della dimofhatione fyo vero,& reale iftromento.
Logica . Jp Iouane pallida con capelli intricati, e fparfi di conueneuole
longhezza ; J nella mano delira tiene vn mazzo di noria con vn motto ibpra, che
dicai 14 chi Vcrum i&falfum, Si nella finiflra vn fèrpente. Quella donna e
pallida perche il molta vegliare, et il grande ftudio, che ir torno ad ella è
neceirario,e ordinariamente cagione di pallidezza, et indifpoii tione della
vita. Lcapelli intrigati, et fparfì dimoftrano che l'huomo il quale attende
allafp culatione delle colè intelligibili, fuole ogni altra cofa lafciar da
parte, e dime* . ticarfi della cuftodia del corpo r I fiori fon fegno, che pe*
indttftria di quella profefsione fi vede H vero |>arire, et il falfo ri
manere oppreilò, come per opra della natura y dall'I» «afeono i-fiori» che poi
la ricoprono . il fèrpente c'infègna la prudentia neeefiarijffima a
profeflìone, come a tu te l'altre non s'affaticando in altro yrhumanainduftria,
che in diftinguere 'vero dal falfo, et fecondo quella diftintione fàper poi
operare con proporr* nata conformità al vero conofeiuto, Se amato . Scuapre
ancora iHerpente. che la logica è (limata velenosa materia, et inacèflibile a
chi non ha grand* ingegno, et è amara a chi la gufta » et morde, et vecide
quelli, che con temi rità le fi oppongono . LONGANIMITÀ, VN A matrona adai
attempata, a federe fopra d'vn fallò, con gl'ocdf verfo il cielo, con le
braccia aperte,& mani alzate . La longanimità, è annouerata dall' Appoftolo
al cap. 4. de' Galati tra li d dici frutti dello Spiritofànto, S. Tomafo nella
2.2.q. 136". art. 5. è "vna virt mediante, laquaie la perfona ha in
animo d'arriuare a qualche cofa aliai bei difeofta, ancorché ci andalfe ogni
iongo tempo farà quafi ignuda, ma che il drappo, che coprili le parti, fìa di
pili ci, e renda vaghezza all'occhio . 6CT che fedendo (opra vii
cocodrillo,facirezze ad vna pernice, che tiene con vna mano* illuda è vn
ardente, e sfrenato appetito nella concupifcenza carnale feclèruanza di legge,
di natura, ne rifpetto d'ordine, o di fedo . dipinge con li capegii ricciuti,
ed artifitiofamente acconci, e col drappo :to, perche la luflTuria incita, ed è
uia dell'infernoje (cuoia di Iceleratezze. rappreienta quafi ignuda, perche è
prcpio della lufiuria il dflìpare, e digere non (olo 1 beni dell'animo, che
fono virtù, buona fama, letitia, lie la gratia del corpo, che fono bellezza,
fortezza, de(h ezza, e fanità,ma beni di fortuna che fono danari, gioie,
poilèilìoni, e giumenti . -de fopra il cocodrillo, perciochegli Egitlj
diceuano, che il cocodiillo era della lufluria,perche egli è fecondiflimo, e
genera moki figliuole come '*"•''. narri n" ti «arra Pierio Valeriano
nel libro 2 9. è di così cont'agiofa libidine,che fi credi che deiia Tua dricca
mafcella i denti legati al braccio dritto concitino, e cor muouano la lulfuria
v Leggefi ancora ne gli fcrTttori di Magia, ed ancora appretto Diofcoride Plinio,che
Ce il roftro deìcocodrillo terreuVe,!! quale animale è da alcuni dei Scinco, ed
i piedi fono poftinel vin bianco, e' coli beuuti infiammano gr mente alla
Iafciuia '.,* Tiene, e fa carene alla pernice, perefoche niuna coia è più
conueniejj pili commoda per dimoftràre vna intemperatiflìma libidine, ed vna
sfrenai lima lui! Uri a", che la pernice, laquale bene (pedo è da tanta
rabbia agitata, coito, ed èaccefa da tanta intemperanza di libidine, che alle
volte il mafcl rompe l*vòita,che la femina co uà, elfendoella nel eouare
ritenuta, ed impe ta dal con'gi ungerli feco.> MACHINA DEL MONDO, DON N A
ch*habbia intorno al capo i giri de* fette pianeti, &X^ i go di capelli
faranno fiamme di fuoco, il fuo "yeftiinento farà cono tito in tre parti,
et di tre colori . 1 1 primo che cuopre il petto, ó^^ parte del corpo farà
a^urro con nuuo! Il fecondo ceruleo con onde d'acqua . Il ter^o fin'a piedi
farà 'verde con monti* città, Se"" cartella, terrà in"ti mano la
ferpe riuolta in circolo che fi tenga la Coda in bocca, il che f gnifì che il
mondo da fé ftellbySc^ per fé Hello fi nutrifce,ck^ in le medefimo,! per fé
medefimo Ci riuolge fempre con temperato, 6^ ordinato moto,• | principio corre
dietro al fine, cVTil fine ritorna al fuo Hello principio, per*! fto ancora vi
fi dipingono i fette pianeti . Il fuoco che ha in cima del capo, ck^il color
del veftimento, lìgnifi^ quattro Elementi,che fono le parti minori della
grandilli ma machina vni^ fa!e. MAGNANIMITA DONNA belIa,con fronte quadrata, Se
nafo rotondo, vefìita di oro^ la corona imperiale in capo, ledendo fopra vn
leone, nella man def^ terrà ~vno feettro, ck^ nella finiftra vn cornucopia, dal
quale verh morti d'oro . La Magnanimità è quella virtù, checonlìftein vna
nobile modenl ne d'affetti, òtT il croiia folo in quelli che conofeendofi degni
d'eller hen I ti dagl'liuomini giuditiofì, e (limando i giuditij del volgo
contrarij aliavi fpeflè volte,ne per profpera troppo fortuna s'inalba, ne per
contraria fi lai no fottomettere in alcuna parte, ma ogni loro mutatione con
egual' arH foftengono,cNT aborrifeono far cola brutta per non violar la legge
dell'hon" Si rapprelènta quella donna bella, con fronte quadrata, e nafo
rocorJ fomiglian^a del leone, fecondo il detto d'Ariftoteiede fifon.al cap.9.
Veftefi d'oro, perche quella è la materia atta per mandar à effetto mol D1 bili
penfieri dVn animo liberale, et magnanimo # Porta in capo la corona, 6^ in mano
lo feettro, perche l'vno dimofrr.ic biltà di penfieri, l'altro potenza
d'eireguirli,per notar che lèn^a quelle dr/r* fc e impoilìbile eifercitare
magnanimità, ellendo ogni habito ettètto di n»* attici J? itìoni particolari :
fi dimofka-la magnanimità eftèr vera dominatrice delle», (iffioni vili;e larga
difpenfatrice della facoltà per altrui benefitfò,e non per va ltà,& popolare
applaufò. Al leone daToeti fono aflomigliati li magnanima itrche non teme di
queft'animale le forze degl'animali grandi, non degna-» tfb i piccioli,&
impatiente,dé*benefitij alcruilargp rimuneratorey&r non mai flnafconde da'
cacciatori* fe egli s'auuede d efler lcoperto, ch'altrimenti fi ti» ira, quafi
non volendo correr -pericolo fenza neceffita. Quefta figura verfà le
ronetefèoza guardarle, pesche la Magnanimità nel dareoàltuirfi deue ollèp» tìre
fènza penfàre ad àlcunalorte di timuneratione, e di qui nacque quel dee tDa le
cofè tue con occhi j ferratile con occhij aperti riceui l'altrui. Il Doni inge
quefta virtù poco diuerfàmente, dicendo douerfi fare donnabella,e ironata
all'Imperiale-, riccamente veftitacon lo fccttto in mano, d'intorno Ìn palazzi
nobili-, &r1oggiento nel fcontrarfi poi con lento paffo, ò con (alto
allegro fi rinièkia,con ferir) propofito di non far cofa indecente alla fua
nobiltà. l'I due fanciulli moftrano che congiura mifurafi deuon abbracciar
tutte te facoltà per amor deH'honefto,pei la patria,per l'honore, perii
parentijeper iamici magnanimamente /pendendo il denaro in tutte rimprefè
honorate-. Magnanimità. Onna,che per elmo portarà vna tefta di leone, fbpra
alla qual fi vi fieno doi piccoli corni di douitia, con veli,& adornamenti
d'oro,farà veftita ì faabito di guerriera,& la vefte lata di color torchi
no,& ne' piedi hauerà fliJetti d'oro . MAGNIFICENZA. NONNA véftita,&
coronata d'oro, hauerà la fi/bnomia firnile alla Ma-* gnanimitd,terrà la
finiftra mano (opra di vn'ouato, in mezo alcjuale vi a dipinto vna pianta di
fòntuofa fabrica . La Magnificenza è vna virtù, laquale confitte intorno
all'operar eofe grane d'importanza,come habbiamo detto,e pero fard veftita
d'oro . L'ouato, (òpra il qual pofa la finiftra mano, ci da d'intendere, che
l'effetto la Magnificerà è l'edificar tempi j,palazzi,& altre cofe di
marauiglia, e che uardano o lVtile publico,o l'honor dello rtatojdell'imperu^e
molto più delIReligione,& non ha luogo queft'habito fe non ne Prencipi
grandi,e però fi fyianda virtù heroica, della quale fi gloriaua Auguflo quando
diceua hauer limato Roma fabricata de'mattoni, et douerla lafciar fabricata di
marmo . B Magnificenza. DOnna reft'ta d'incarnato, portarà li ftiuaetti d'oro,
hauerà nella deft mano vn'imagine di Pallade, lèderà fopra vn riccfiiflìmo
leggio* et fi rapprefenterà a cauallo, hauerà detta fèggia a canto . Gli
ftiualetti erano vfati da gfantichi Rè, et per fegno di fuggetto Real fon
effetti della Magnificenza de' Prencipi, et tutte quelle colè le fi fblo con cenni,
comandando fenza*nolto fatica, però appi elio fidipingi feggia,chc già fu il
leroglifico dell'Imperio . MAL1GNITA DONNA brutta, pallida, veftita del color
della ruggine, et chete^g1 vna coturnice con la tefta alta '"verfo il
cielo,& con l'ali aperte. Brutta fi dipinge, percioche t*operationi del
maligno fono bruttillìme, fuggite da ogni conuerfatione politica, Se ciuile .
La pallidezza lignifica che quando lon' infette d'humor maligno le pa interiori
fi manifeftanonegli esteriori del corpo«Il colore del veftimento5dimoftra che
fi come la ruggtnecont'nuaméte-o fuma ogni metallo.oue ella fi pone, così il
maligne non cella mai con la pel ma fua natura di danneggiare ogn'opera
lodeuole,& virtuosa. La coturnice nella guifa che dicemmo-, lignifica malignità,
percheco narra Pierio Valeriano nel Hb, 24. de'fuoi Ieroglifivi, volendo
gl'Egitti) «É ftrare la malignità, dipingeuano 'vna coturnice, percioche è di
così pellìin Se maligna natura, ch'hauendo beuuto,con le ^ampeìk con il becco
intorbi* il refto dell'acqua, acciò che niurì altro animale ne polli bere, et a
qucftivfi; Ezechiele Profeta nelcap. $4. rimprouerando la mal gnu à degl Hebrei
die JEf cum purijjimam aquam biberìtis reliquampedibus veHm turbatus,
MUED1CÉNZA, DONNA con gl'occhi j concaui, veftita elei color del verderame, e
ciafeuna mano tenga "vna facelta^ccefà, "vibrando fuori la lingu
limile alla lingua di vna lèrpe, 8£~ à trauerio del veftimento terrà vna pelM
d'iftpce^.. Il coloie del veftimento, &gli occhij concaui, lignificano
malignità, e me fi legge nella Fifonomia di frittotele, Se il dir male dtlle
buone att et la riputatone » acquiftata a iaciche, et ftenti . MALINCONIA DONNA
vecchia, mefta>& dogliofa, di brutti panni veftita s lènza alcun*
ornamento, ftari a federe Copia vn falìb y con gomiti pofati fopra hi, et ambe
le mani fotto il mento, §C vi farà a canto un'albero fen) tiiOCCJ fronde, et
fra i fallì . Fa la malinconia nelfliuomo quegli effetti iiteili che a forza
dei verno ne gl'ai ieri, de nelle piante, li quali agitati da diuerfi nti,
tormentati dal freddo, Se ricoperti dalle neui » appari/cono fecchiw [ili,nudi
. et di vilifiimopre^o, però non è alcuno che non fugga* come-* a difpiaceuole
la conueriatione degrhuomini malinconici»vanno eflì fem-« col penfiero nelle
colè difficili, !e quali fé gli fingono preléuti, et reali, il mostrano i legni
della rneftitia, e del dolore . pecchia fi dipinge, percibche gl'è ordinario
de* giouani ftare allega,& i hi malenconici, però ben dille Virgilio nel 6.
Talkntes habitant morbi, triftifquefenectms . mal veftita fen^a ornamento, per
la conformiti degl'alberi lenza foglie, nza frutti, non aliando mai tanto
l'animo il malenconico, che penti 4 uratfi le commodità per Ilare in continua
cura di sfuggire » ò proueder 4 i che s'imagini eflèr vicini . 1 fallò
medéfimamente oue fi pofà, dimoftra che il malenconico, è duro, lile di parole,
et di opere, per le, òC* per gli altri, come il ialjb, che non iduce herba, ne
lafcia che la produca la terra, che gli Ila fotto : ma fé fcepareotiofa al
tempo del fuo "Verno nell'attioni Colitiche » al tempo idimeno della
Primauera, che fi Icuopre nelle necelfità degl* huomini là* jiti, i
malenconiofi fono trouati, et efperimentati fàpientiffìmi » &C giuofjffimi
. MALEVOLENZA VECCHIA con occhi j concaui, brutta, (iapigi iata, e magra, con
va. ma^zo d'ortiche in mano,& vn bafiiifeo appreso. Vuelta è della medefima
natura deiraffettione, dalla quale nafee, che è !io : ma per eflèr meno
principale, cV^ molto riflretta, è dipinta in que*luogo donna 'vecchia, perche l'età
fenile la partorifee, elfendó che li aani nuoui al mondo, (limano parimente
nuoue tutte le colè, Se pero le ino: ma i vecchi come fianchi di veder gran
copia di co/è hanno a noia fa» ente il tutto. (capigliata per dimoftrare, che
li maleuoli non allettanogli animi a be*" elenca, anzi fi fanno abhorrire
come pelle, che infetti le dolci conuerfà*; ù, il che dichiara il bafiiifeo,
che folo con lo /guardo gl'huomini auue» i. La magrezza è effetto del continuo,
ramarico del bene conofeiuto i» P^onadelproflìmo. '.'ortiche come a quella
figura, così anco conuengono a la maledicenza B 2 pesche * Itsi perche come
l'ortica punge lafciando' dolore lenza ferita, cofi il malèdicer te non
pregiudica nella vita,o nella robba,ma ncU'honore,che a pena fi fa qu che fia
fecondo alcuni Filofofi, 8c pur cuoce, ik difpiace a tutti icntirfi doue fi
fcuopra pur vn poco quello particolar inttreue.. MANSVETVDrNE DONNA
coronata.d*oliuo,coavaEiefante accanto,,fopra del quale jx fi la man delira ..
La manfuetudine fecondo Aditotele nell'Eticha lib.4.è vna mediocri tàc
terminata cor» vna ragione circa la pallìone dell'ira in ruggirla principalmi
te,& in feguirlarancora in:quelféco(e^ con quelle perlbne^ome, et quarti
" doue conuiene per amor del buono, et be!lo,e pacificovi uer e. L'Elefante
nelle lettere de gì* Antichi Egitti)» perche ha per natura di combattere conrle
fiere meno portenti di' elio ^ né con le più forti le n grandemente prouocato,
da grande inditi© di manfuetudine » 6^ ai perche caminando in mezzo d' "va
armento-di pecore, chele*vengo contro fi tira da banda, acciocché
imprudèntemente non le veniuero orTei 6^ porta tanta olleruan^a a? cofi debili
animali r che per la^prefen^i quando è adirafotorna* piaceuolfcy òC trattabile
oltre a ciò rìrerifee 1J1 cho,>che fequalche Peregrino caminando per
di/erti, habbia perdura la do., cVf l'incontri nell'Elefante, non folamentenon
è offefò,. ma è ridotto la via fmaeska.L'oiiuo è fegno di pace, &f dì
mafifuetudihe, e però i Sacerdoti de gl'i* fichi ne* primi tempi voleuano, che
tutti i fimulaehri de' Dei loro iutiero bricati col legno dell'oli uà
interpretando che a Dio conureae eilere largo.i natore delle gratie fuea*
mortali, volgendoli conben'gnità * 6^ rnaniii tudine a perdonare loro i
corrrmefli peccati, et dargli abbondanzadi ti beni a quello bel Hieroglifico
parue >che i Dei acconfentitìero fecondo t fiferifee Herodoto quando fumo
pregati da gli Spedauricenfi a torre la (te liti del paete loro, alche fu
rifpolio, che la grada farebbe feguita quando li uellero fabricatoi fimulaehri
di Damia,& di Aurelia,di legno d'oliua,& pai chedaindiinpoifin'a certo
tempo predo a Milifij arderle icnz*opra di Fui maceri ale vn tronco di detto
legno. S» che oltre di queflo,che l'olio ha tanta fòrza contro il furore, che
ano {parlo nel mare quandoè turbato fa celiare la tenapella,e lo fa tornar
quieu tranquillo. MARTIRIO GIOVANE bello, 5^ ridente, veftito di rofado,con gli
occhi riuoty cielo,& le carni afperie di iangue r haueri per le membra i
legni del ferite, lequali a guifa di pret'ofilTime gioie n (penderanno .
Martirioè propiamente il iuppìicio,> che fi paté per amor di Dio,&a
fefad Ila federateli oiica,. òC della Religione,. per grada dello Spirito ' Co,
et afpertatione dell'eterna '"vita, le quali cole lo fanno frate allegro,
&*! dente, con ii "\eltimento di rolado, in fegno di quello amore, et
con le tiic D I CES A%£ %IP nA. at ci, che Tono autentici figilh de' Santi
Martiri. MAESTÀ REGIA. Tacila Medaglia di Antonie Vi* . \ J N A donna coronata,
Se fedente moftri nell*afpett0 grauitl, nella deIV (tra mano tiene la fcettro,
Se in grembo dalla (mirtea mano vn'aqtfila. •I Lo fcettro, la corona, òv^ lo
Ilare a federe » lignifica la maefli Regia, et tr l'aquila gl'Egirij Sacerdoti,
dinotavano lajpotenza Regia* peteioche Gimè si quella fola diede il Regno con
la lignoria (opra tutti|gli vccelli » eilend© Vl tutti di fortezza, 6*^ di
gagliardezza preflantiffima, h quale efleiido ve» men ce (tata dotata dalla
natura de' coltami Regali t imita a fatto in tutte le )fe la Regia Maeftà,
MARAVIGLIA* NA giouane che tenghi il braccio deliro alquanto alto cori la mano
aperta, o^ il fmifteo flefb a baiTo con la mano parimente aperta : ma eia palma
di elfa mano fia riuoltata "verfo la terra * &C con gamba più inetro
che l'altra * ftarà con la tella alquanto china vedo della fpalla finillra, :
con gì occhi dubiti in alto . Marauiglia è -vn certo ftupore di animo /che
viene quando fi rapprelenta )fa nuoua a feniì, li quali fofpefi in quella
rendono l'huomo ammiratiuo, Se Upidoj che perciò fi dipinge con Ugello del
capo, 8^ delle braccia, nella uifàchefi è dettò. Giouane fi rapprefènta j
percioche il marauigliarfi è propio delligiouani» on ellendo ancora in loro
efperienza . MatHìmonio, X T N gioiiane di prima barba il quale tiene nella
mano finiitra vn* anello * 'V ouero vna fede d'oro, et con la delira s'appoggi
ad vn giogo . 1 Matrimonio è nome di quell'atto che fi fa neh" accoppiare
l'huomo, ò\f* :i donna in marito, et moglie, legittimo, il quale apprelfo a noi
Chriftiani è acramento ; vedi S. Mattheo al io. La fede d'oro dimoftfa la
fedeltà, e purità dell' animo, che deue clTerc* fa il marito* Óy^ la moglie »
et il primo vfu dell'anello fu, ( fecondo che raeonta il Pierio Valeriane ) per
tener a memoria di mandare ad effetto quaU he cofa particolare > cVT"
fi taccila il detto anello, ouero ricordo di colà
mol3'vile;dappicrefcendorinduftria, &C l'ambitionedi 'vana pretentione^. i
pompa, lì venne all'oro, et alle gemme, portate per ornamento dello iani,
dali'intentione di quel primo ~vfo è nato poi, ó^_ riceuuto come per *gge, che
fi debbano portar per fegno di Matrimonio ; per ricordanza d'ofJruare in
perpetuò la fede promefla vna volta. 11 giogo dimoftra che il Matrimonio doma
gl'animi giouenili, e gli rende er fé, et per l'altrui profitteuoli »
Matrimoni** •jlT N gtauane pompofamente '"vefliro, con -vn giogo /opra il
collo, $C^ V con i ceppi a i piedi, con vn* anello, ouero vna fede d'oro in
dito, teli % nendo e 2 i MATRIMONIO. nendo nella medeftma mano vn cotogno, et
(òtto a 'piedi haueri vna v'per, Per lo giogo, 6 a chi è congiunto in
malimonio, fuggendo il coftume della vipera» che per diletto amorolo ammaa» fa
il marito, come s'è detto altroue MATHEMATICA. DONNA di mezz'età, "veftita
di velo bianco,e trafparente^on Tali alla tefta, le treccie fiano diftele giù
per le fpaile, con vn compaflò nel1 deftra mano, moftri di mifurare vna tauola
fegnata d'alcune figure,©^" nuf '«ri » &^ ioftentata da vn fanciullo,
alquale ella moftri di parlare infègnan ole, con l'altra mano terrà vna palla
grande figurata per la terra col difegno ell'hore, 6^^ circoli celeftì, &T
nel lembo della verte fia vn fregio intefluto i figure Mathematiche, fiano i
piedi ignudi (òpra vna bafè . Il vestimento trafparente dimoftra, che ella na
di aperte, 8^, chiare dimorationi, nelche auanza facilmente l'altre faenze .
L'ali alla tefta ingegnano, che ella con l'ingegno s'inalza al volo della con*
rmplatione delle cofè attratte . La faccia di giouane lafciua, conuiene alla
Poefia, 6X^ all'altre profeflìoi, che nell'età giouanili operano la forza loro,
et ibm mini ftrano allegrezza, he è proprietà della giouentù, Ma alla.
Mathematica conuiene;! a/petto dì onna graue, 6^ di matrona nobile, talché ne
molte grinze la guaftjno, né lolca fplendidezza l'adorni, perche quelle
difdicono oue fia piaceuole nobilà, quefta perche arguisce pochi anni, ouero
poca prudenza, et molta la/cilia, il che non è in quefta faenza amata da tutti
gli huomini dotti,che non fi iondano nella *vanità delle parole, ò de* concetti
plebei, de' quali prendono |blo materia di nudrirfi l'orecchi degl'huomini più
delicati, et meno fapienti; Quefto iftefto moftrano le treccie fparlè fenza
arte per le fpaile, che da fc fole lanno ornamento a le medefime . Il comparto
è l'iftromento propio, 6*^ proportiònato di quefta profeflioie>& moftra
che ella di tutte le cofe dà la porportione, la regola, e la mi fura. Sta in
atto di tirare il circolo, perche fé bene la Mathematica è fpeculatìua cienza,
denominandola dal fuo più vero, et nobil fine, nondimeno ancora^ Vfò, è fine,
le non della (cienza, almeno di chi la polli ede, elTendo neceilàio doppo
l'acquifto dell'habito d'efla per giouarnento d'altrui manifeftarla in «laiche
modo, e di qui fono nate l'inuentioni di mufiche, di profpettila -, di
Archittetura, di Geometria, d'Aritmetica, e d'altre ptafeflio• che tutti date
alle Stampe, cVf cauate da' principi j di quefta faenza-* tintamente recano
gufto alli ftudiofi con fòdisrattione de gl'autori,iquaA 4 liper *4
MATHEMATICA. li per quegli mezzi, come per ampia (cala iàgliono alla fama, ó*^
a 1/immot Ialiti. Tali habbiamo molti degl'antichi, &non pochi che viuono a
gloria del l'età noftra > fra i quali hanno luogo ChriftoforoClauio, Giourn
Paolo Ve» nalione Giouan Bittilta Raimondo, Luca Valerio, Federico Metìo,
Pietri Maillardi, Cefare Ruida, Camillo Agrippa, et molti altri che con
efquifita (cienza, et con fondamento che vàiamente pofliedono in premio delie
fati che loro in dono in quefta proftiTìcne al nofìro fecolo fama fmarrita, mer
ce d'alcuni, che per l'applaufo della fortuna infuperbiti vogliono cfler te
nuti hiìomini di gran fapere in quefti ftudi), (tan do fra la calce, òC i taflì
non fapcndoeffi, chela virtù i tributarij ama,nonierua della fortuna^. Conuiene
adunque per non deuiat molto dal noftro propofito di ritornar a quello che
diceuamo. ilcompufa alla Mathematica, Se il fregio di triangoli, « d'altre
figure mtoine. aj i torno alla -vette, moftra che come (oro nel lembo i fregi
d'ornamenco, t** i tortezza, cofi nelle proue Mathematiche queiie iftelìe (otto
piincipij, òC* Éndamenti . J La palla con la defcrittione della terra, et con
le zone Celefti, ciana o iaLjtio, che la terra, nel mifurar delle quali fi va
fcambieuolmentc, non nauc■bbonoproue, fé non di pocomomcnto, quando non fi
(oftentatìfeto, et difyideflero con le ragioni Matematiche ^ Il fanciullo,
chefoflien latauoìa, et attende per capirle dimoftratiueraJoni, c'infegna, che
non fi deue differire la cognitione di quefti principi j a alSi età, che nella
puerile, perche oltre che l'ingegni piììro^zijemeri'atti, £e a quefta«'apre
come vnaporta di bel palazzo, ò -giardino., nel quale poi «tra nell'anni
foglienti dell'età, fan anche vn'iftrcmento da fegnare nell'infetto noftro,
ch'è come carta bianca, 6 tauola rafa, quafi tutte le cole., che ìsl
valent'huomini, ò da libri ci verranno mede auanti per l'auuenire,« pef lefto
forfè principalmente i Greci quel tempo che noi confumamo a appre* e lingue
ftraniece, nell'età puerile fèruendofìefTì della propia > e naturale^*
doperauano nella Mathematica ; onde difficili fi (limano hoggi moki di elli
efempij ch'eilì danno per chiarezza delle dotti i«e . •J piedi nudi, et ftabiii
in terra -, fono per dimoftratione della fua-cuidenzaj tabilità a confermatione
di quel che s'è detto MEDITATIONE DONNA d'età matura, d'afpetto graue, et
modeffo, la quale poffa a ! federe fopra vn monte di libri, fopra la mano del
finirti o braccio 3 pieto su la coffa dtl lato detto ripoli la gota in atto di
(tare ptnfo/à, et fopra il ftro ginocchio con l'altra mano *vn libro facchi
uiò, hauendoui fra merzo alche dito. Ellendo la Meditationevna ferma
confideratione riguardante la /emplice ttù delle cofe, par che conuengonole
fudette qualità, perche lo intelletto quell'età è atto a difeernere il vero.
Lagrauità,e mode/Ha non fi difeofta dal conueneuole dell' età, et dell© dio .
Vatto et perfette, dalle quali * come fi dimoftra per il feguente Epigrafi
«aifqualdice_. felìxquivìtée cttras exutus inane*, Exercet meditati* nobile
mentis opus tfic potuit certa* venturi* linquerejede* Vnde bomines verum
difeere rite queant Uunc ergo merito Memo dignatur bonore Et celebri cantufama
per aHra vebit» MEDITATIONE SPIRITUALE, DONNA polla con le^inocchia in terra,
con le man gionte, haurà occhi chiufì, 6^ vn velo la cuopra tutta, in modo che
tra (patite (orma di e(Ia donna . La Medi catione Spirituale, non è altro
ch'vn'attione interna, che l'a congiunta per carica con Dio fa coniìderando
lecofe, che tanno à prop»» per la perfettione, et falute, perciò lo ftar con ie
ginocchia in terra,& con snani gionte inficine, lignifica l'effetto di
de.uotione>& humilui,che ha la m Iona, la qual continoua, et vfa ia
Medita tion Spiri male. L'hauer chiufì gli occhi, dimoftra l'operatone
interna,.aftratta dalle a ♦ifibili, il che fi nota col manto,che la cuopre, 11
detto coprimento può fìgnifìcar come chi medita, fi nafeonde in luog» tirato
> et ftafli fòlitario, fuggendo Toccafìoni della diflrattion della menci
Meditatìone della morte . DONNA fcapigliata, con vefti lugubri ■» appoggiata
col braccio a qu che fcpoltura,tenendo ambi gl'occhi JìfH in vna tetta di
morto, che loprala detta fepoltura,&chealli piedi fia vna pecorella con la
tefta alzata*: bendo in bocca herba in fegno di ruminare • MED1€I1^*4. DONNA
attempata, in capo haurà vna ghirlanda d'alloro, nella m' deftra terrà *vn
gallo, àC con la finiftra vn baftone nodofo auuolti vna fèrptw : Medicina
èicientia perlaquale gl'affetti vitali, et nutritiui del corpo, ; mettere, et
catiare fi conofeono. Donna di tempo fi dipinge, percioche gli Antichi tennero,
che ruffe ¥ gogna all'huomo, che hauelle palfato quaranta anni chiamar il
medico,p4 Supponendo alla fua compiendone*, &£~ col fuggire l'~vno,
&feguir l'ali* potette curar fé fteffo, pero il Medico "vecchio con
l'arte, e con l'eiperien:! cenferua la fanità prefente, et ricupera la perduta
• Gli fi cinge il capo di vna ghirlanda di alloro, perche quello albero gkj a
molte infermità, et foleuati alle Kalcnde di Gennaro da' Romani dareifièro da
conferei ai alla finiti. La ferpe, et il gallo, come racconta Fefto Pompeo,
fono animali vigli* nuoui Magistrati alcune foglie di lauro, in fègnoche
hauefièroc Gni tutto l'anno, perche fu creduto il lauro con ferire aliai alla
faniti . tiJlim MEDICINA. V imi, et tali cornitene che fiano quei che
miniftrano la Medicina, furono co le ferpi appretto a gl'antichi fègno di
fanità, perche fi come la ferpe pogiù la "vecchia fpoglia fi rinuoua, così
paiono gli huomini rifanandofi e£ rinouati . tf baffone tutto nodofò, fignifica
la difficultà della Medicina /& la fèrpti nfegnadi Eufculapio^Dio della
Medicina,come credettero ralfamenU-r entili. Medicina. \ Onna che ftia in atto
di fondere ? n grado di fcala, fàr ce motto fcritto/-he dica M edio tutijjimus
ibis, MEMORIA DONNA di mc^z* età, haueri neh" acconciatura della te (la vn
cV^ riabiliti per la ri ne detta altroue * eftendo prozio della memoria ritener
fermamente lefd: f del fenfo,comediceuamo rapprefentate, dC Ariftotele
l'afferma nel Iu| citato di iòpra. r Thè Di CE8A%£ ' %ZPéA. 2p Tirali la punta
dell'orecchio, in conformitàdi quel che dice Plinio lib, 1 1» H'iitoria
naturale con quefte parole : * \ in aure ima memoria locusquem tangente:
atteftamur. £c Virgilio nell'Egloga 6. dice, Cumcanerem Rgges, et pr&lia
Cynthim aitrem Velliti et admonit, IT cane nero fi pone per la medefim* ragione
del colore deWeftimento di kta figura, come anco perche il cane è animale di
gran memoria, il che fi *:de per efperienza continoua, che condotto in paefe
ftraniero, 6^ lonta* i per ritornare, onde è ftatoleuato da fé ltdiò lènza
dirficulutritroua la-. Uda . Djcefi anco che ritornando Vlillè in patria doppo
'venti anni non fiY jro, che -vn cane lanciato da lui alla partenza rche lo
riconofcelFe, Se accanite „ Onde Socrate appretto alatone nel Fedro, giura per
lo cane, che_# irò haueua imparato imeni» tutta l'oratione che Lilia haueua
compolla. Memoria, DOnnff con due faccie, veftita di nero, §C che tenga nella
mano delira vna penna^r nella finiftra vn libro * La memoria è vn dono
particolare della natura, et di molta confidératioabbraccfandbfì con efFa tutte
le colè pallate per regola di prudenza in quel :he hanno a fiìccedere per lo
auaen*Teypero fife con due faccie. lì libro, &la penna, dimoftrano, come fi
ludi dire, che la memoria con IVì peiiettiona, il quale 'vfo principalmente
eonfifte,,ò nel leggere,. o nello iuere MEMORIA GRATA DE' BENEFITll RICEVVTL del
Signor Giouanni Zarattino Capellini.• TMA gratiofà giouane incoremafa con ramo
dì Ginepero folto di gra* r nelle; tenga in mano vn gran chiodo > ftia in
me^zo d'vn leone,ed*vn" jila . Incoronali con ginepero, per tre
cagioni,lVna, perche non fi tarla,ne mecchia mai . Plink>lib.6„cap.40.
Caricm,& ttetuBatem nonfentit ittnipe* \ cofi la grata memoria per tempo
alcuno non fente il tarlo deli* obliuione m mai s'inuecchra, però la figurano
giouane . La feconda perche al ginepero n cafeano-mai le foglie, come narra
Plinio lib. 1 6\cap. 2 l.cofi ~vna perfon* p deue lalciarfi cadere di menterl
benefitio'riceuuto „ La ter^a perche le..* nella del gì neper e ftillate con
altri ingredienti ygiouano alla memoria ^ed ì laaanda bollita con cennere di
ginepero, parimente conferifee molto a'ia moria,-come tra gli altri Filici
inregna il •Gualcherò nel trattato latino del* emoi ìaar firmale.• CeiWe
Durante medefimamente conferma, che le bacche del ginepero ■ ifortaiwil
ceruello^e fanno buona memoria, là quale cowfetuar fi deue eie i benefitij
riceuuti et efler fempiterna ^epitheco dato' dall' Orature dieen* I cuifum
obftrictus memoria benefici} fempiterna > di cui legicioiumente può» Kue
fimbolo il ginepero annouerato tra le piante eterne Il chiodo, j0 MEMORIA GRATA
DE’ BENEflClI KICEVVTI. TI chlodo,che tiene in mano,è tolto da gli Adagi j in
quel prouerbio, Cla trabali figere beneficium,conficcare il benefitio con vn
chioclo da traue,per notare la tenace memoria del benefitio riceuuto ch'hauer
fi deue . Ponefi in mezzo al Leone,ed all'aquila perche quelli animali,ancor
chef «i di rag one, hanno moftrato di tener grata memoria de benefici] riceuin
In quanto al Leone Aulo Gellio nel v.lib.cap.24^rifèrifce,che Appione htft rìco
Greco lafsò fcritto di haueré, non vdiro, ma con gli occhi] propij vede in Roma
nel Cerchio maflimo, facendoli li giuochi publici delle caccie, ei re (lato
e/pofto vno fchiauo detto per nome Andtodo alle fiere, e beftie,che erano, tra
lequali vno horribile, e feroce leone iubito, che "vidde Andro (tette quafi
marauigliato, e dapoi s'accoftò a lui, facendogli fetta con la eoe come è
coftume d'amoreuoli cani, e leggiermente gli leccaua le gambe, e 1 Androdo,che
prima era quafi morto di paura, accarezzato dalla fi« mani cominciò a pigliare
lo (mattito ipirto, fidando gl'occhi) 'verfo il leone, ailH tricorne folle
fatta fcambieuole ricognicione, l'huomo, e la fiera allegi i, pa ua,che . 31
Éche l'vno fi congratulafTe di veder l'altro . A quello Spettacolo cefi mira*
W; il popolo mandò fuora 'voci grandi dime dima rauigiia : perche Andro-' Éfu
condotto alianti l'Imperadore, il quale gli dimandò in cjual modo quel ■ne
con" atroce futlè "verio di lui maniìieto, Androdo riSpoSè,che già
l'haue«iconofeiuto in Africa,cjuando vi era Proconsole il Suo padrone -, dal
quale p] le gran battiture, che da lui gli erano date, fé ne foggi per ftar
nafeofto ia e tudini» e campi defèrti, e che fi ricouerò nella sferza del gran
calor del Soicn ~vna fpilonca, ne itette molto che vi arriuò quel leone aitai
addoloratele Ého di lamenti ar cui aipetto Androdo temè, ma il leone con atto
humile, fi dimandafle aiuto, alzò vn piede, e lo porle vedo lui. Androdo
vedendo ede InSànguinnato, comprefè>che vi flanelle male, sì che gli pigliò
il piedal quale traile Suora vno acuto Stecco., e gli nettò la piaga,Ì1 leone
conto del medicamento,gli fece carene, e fi riposò in feno a lui, e da ind., ed
infieme con la donzella s'a biugib . Hora fé consideriamo. che il Leone è Rè de
gli animali cerrefti, i Tequila Regina de gli aerei, Concluderemo, che quanto più
*vna perfori; nobile, magnanima» e generofa j tanto più conferua grata memoria
de1 beo fitij riceuutì . MERITO. HVOM O fopra.dWn luogo erto, bC afpero, il
*veftimento • fontuofo,, 6c ricco, oc"" il capo ornato dWna ghirlanda
d'alloroil xà con la delira mano, et braccio armato vno fccttro, et con la man
binili nuda vn libro. Il Merito fecondo San Tornando nella $. parte della
fomraa questione J artic. 6. è attione virtuotà, alla quale lì deue qualche
colà pregiata in vO gnitionew . Si dipinge fopra il detto luogo alpro, per la
difficoltà, per mezzo eh qual& perpetua gloria . MERITO. Come dipìnto nella
[ala delUCancellaria di $pma. Vomo ignudo jcon -vn manto regale, tiene vna
corona in capo, ^C^ con la deftra •'vno feettro., Ma perche il merito è co fa
che aaanza le noftee parole > raderemo che egli ;deiimo a maggior efficacia
parli di fc fteflo * MESI. MAR2O IOVANE di aspetto fiero, habbiain capo
^n'eìmof véftito di color X tanè, che tiri al negro,. i Ma poi che il Sol nel?
animai di/crete E seffiro tornò fuaue, e luto Che portò Thrijso illuminò la
sfera *A rimenar la ddte Tr matterà A Moftra anco, che come l'Ariete* è
vn'animale debile^di dietro,ma ha qual che forza dauanti, così il Sole nel
^principio di elio legno ha le forze Mie debi li per caufadel freddojche
nwinuilce4a fua gagliardezza ., ma piìlauanu vei (o l'eftate>è più
gagliardo» cioè più caldo. La ta^za piena di prugnoli,iparagi> e lupoli >
ci da fegno quali fiano i i ti di detto mefe, ma fi deue auuertire, che i
frutti così di quello mele, | de gl'altri fi polfono dal diligente Pittore
variare, fècondola qualità de il ghi, perche l'aere doue è più caldo > più
predo vengono, e per lo con tracie ipaeh freddi.. A'PUlit, Gì O V AN E con *Vna
ghirlanda di mortella in capo > sveltito-di col "Verde, hauerà a
gl'homeri l'ali^con la deftramano terrà.il'fegno e Tauro, il quale farà con
beliUrtificio.;adorno.di.più fòrti di.viole ., e di va fiori, che in detto mefe
fi trouìno, escorila finiftra'vna bella cillella pien di carciofi,
baecelliimandorlc fresche -> frutti > che nel meli d* Aprile, comi ciano
à venite . Chiamali quello mele Aprile fecondo Varroneyqhafi Aperile, perei òc^
in effo s'apréla terra, e fpande fuori le lue ricchezze>&~
petl'ifteiraiagiol Greci chiamarono l'iftefiomefe anteftefiona,'perchein quello
ogni cof fifee, ouero.come /dice Ouid. daHachiatezza, e (èreniteT>ewiigli4.
JE i fiorile l'herbefua dolce famiglia ; Ridono i pratiyc'l cielfi rafferen* £
gioir Trogncie pianger Filomena, Cioue saUcgya di mlrarfua figli f. lì legno
del Tauro, che tiene con la man delira, è per fignificare, che u • Uva
camminando mque(lóm£'(e per quello legno.,' il quale tuttauia p»gu Btaseior
forza, fi come il Toro, è più force. 4«1 Montane, dica/io-ancoia, H -T "*
tlSol Sole regna in detto legno ^perche nei>méfe d'Aprile, ficeminciano à
vedV liefatichedeibuoiycroè le biade. MAGGìO 10VANE vetlitodi color verde
ricamato di varij fiori.come d'elfi, »J l parimente hau«à^n capo vna
ghirlanda,terrricon la deftra manoi emmijKjuali /arano circondati di roìe
bianche,roilé, et vermiglie, con la*à niftra vna berla eeftella piena di
cerafe,pifèllij fragole,vuà fpiha,in honor dell'altra onde
Ouidio.HinefuaMaiorestribuere'PocabulaMaio lunìus a luuenum
noritintdiftutadeft* Gli fi dà il verde, et fiorito veftimento, &Ia ghirlanda
frvtefta di *varii fiorper ni oftrare la bellezza »e traghezza de i prati,
colli, &campagne,lequaiì tte ordinate, Se ornate di vari) fiori, et ver di
herbe, rendono marauiglia,& egrezza alli riguardanti, et incitano
gl'augelli a cantare fuauemente,e tOV la natura gioike. Onde beridifle.il
Sannazaro, ynbelfìoYÌtoì& diìettofo Maggio, Il fegno di Gemini ci
moftra,chein quello mefé la forza derSole. fi rad-^ ppia r perche cominciando
ad efler caldo, 6^ lecco eflendo che per due-, adi il Sole fi efeua dalla
terra>& in queflomefe le c%fe fi raddoppiano, cioè
noitiplicxnojpcrcioche gl'animali partorifeono, GIVGNO. GIOVANE, et alato
Comegl altri mefì, ó^ veftiti di verde chiaro l t ouero come dicono verde gaio,
hauerà in capo vna ghirlanda di Spighe intano non mature, con la deftra mano
portare per inlegna il Gancer,'oueGranchio,il quale farà circondato dalle
fopradette ipighe, e con la finiftra-» a fa^za, ouero vna beila cella, dentro
allaquale *\i faranno vifciole, fcafe, ccocole, pere mofcarole, cocuzze,
citroli,brugne, finocchio frdcoi& altri t*J,H:hefoglionoeuere in quefto
tempo, ' Chiamali Giugno da* Latini per la caufadetta di fópra nel mefè dì Mag«
i, benché alcuni Io chiamano da Giunone latinamente Jmon'mm, leuato flettere di
mezzo dicono luniufn ^perche al primo di quello fu dedicato il ipio di Giunone,
ouero da lunio Bruto, che.fcacciò dal Regno il primo Jrno di quello mefe
Tarquìnio .; Si verte dì color verde chiaro, perche in quello mele per il
calore del Solo ominciala ingiallire il grano, et anco diuerfè herbe, k 1 fegno
del Granchio denota, che arriuandoil Sole a quello légno, meo* icia a tornare
in dietro, frollandoli da noi a guifadi detto auìmale, tlquaimminaall'indietro,
.... Ci LV3* LVGLIO GIOVANE, farà alato, et 'vellitodi colore raaciato, 6^
corona di /pigne di grano, haucrtf nelfvna delle mani il fegno del Leone a
.,di*ètr per effer il t in ordine,cominciando, come s'è; detto nelmelè di
Luglio, da Mar -°* . Il fiero afpetto ci da ad intendere quanto quello mele Ila
molefto, &C V, me di molti mali pub ellèr cagione, per la flella canicula
doue ti Sole fi Wm il quale a guifa di rabbiolò cane offende, chi non lì ha
buona cura . Il fegno Celefte^.che regna in quello mele, è chiamato Vergine^,
peri*, »©ftrare, che sì come la Vergine è Iterile, né da fé genera, cosi i! So
in quello tempo non produce cofa alcuna : ma folo le prodotte matura, { ì
peiietciona. Pr la cella piena de' fopradetti frutti,c la ghirlanda di fiori Ci
dime» (peluche qaefto mele produce. SETTEMBRE. M.yni I O V A N E alato,
allegro, ridente, veftito di porpora, hauer*J ir»* VJT pò *vna ghirlanda di
miglio, e di panico, nella delira mano il ftw ».. della Libra, 6^ con l'altra
mano il cornucopia pif nodi ^ue bianche,*^ re, perfìdie, fichi, pere,
mele,lazzaroIe, granati, èC altri fruiti, che «(•" uano in detto mele.
.,.' j Chiamali Settembre, per ellère, come fi è detto il fettimo, le bene fi
(#• mò qualche tempo Germanico da Germanico Imperatore ... vM Si velie di
porpora, pecche lì come la porpora è -Ycltimentc* Regale, I loconuienfi à Rè, ó\^
huomini lllultri, et grandi, ì quali abbondano dSI hefoii, et grande^e . Così
quefto mefe, come Rè, et Principe di tutci gli cri mefi dona in maggior copia
tutte quelle cofe, che fono neccilare al vie* humano é Tiene il fegno della
Libra,per dimoftrpre che iivqueftó tempo 'viene il Soin quefto; et fallì
l'Equinotio agguagliandoti la notte', col giorno, coniti ile ancora Virgilio.
Libra dies,fommque paresvbifecerit horas . OTTOBRE, "f^ IOVANE con
'Veftimento di color incarnato, 6c^ con Pali come li w_J altrimeft; porterà in
capo vna ghirlanda di' virgulti di quercia con_, ghiande, con la deftra mano il
legno dello Scorpione, et con la finiftra.» rna bella ceftella piena di
forbe,nefpole, fonghidrpiù forte, caftagne con cci, et lenza Fiì chiamato
quefto mefe Domitiano, da Oomitiano Imperatore : ma per :ereto del Senato, et à
quefto, ÓC^ a quello meritamente furono cancella-, fi come erano ftati
tirannicamente importi, ÓC^gli reitò il nome antico Ottobre, per ellèr l'ottauo
in ordine» Gli lì da il veftimentodi colot incarnato, perche declinando il So'e
ne! co'» tio hiemale comincia à riftringerfi l'hurnore nelle piante, onde le
loro foglia uentano del detto colore** Dipingeii conio feorpione, perche in
quefto mefe il Sole (T ritroua (òtto filo fegno, &T è chiamato Scorpione
dalla figura dalle ftelle, e da l'efletci, ìe produce in quefte
parti,imperòche,corr e lo feorpione col fuo veleno punendo da la morte,(è
préfto non fi (occorre à quelli, che fon pvtnt, cos' menie il Sole in quefto
fegno per rinequalità del tempo, apporta malattie molto picolofe, et per quefto
dille Hippocrate ne gl'aphorifmi, che l'inequalità del i:mpo partori/ce
infermità,maiìime quando nel ì'ifteilo giorno, hoia regna freddo, ed hora
caldo, il che Ipellò auuiene nell'autunno . La caftella iopradetta contiene i
frutti* che porta feco elio mefe. NOVEMBRE IOVANE "veftito di colore delle
foglie, quando incominciano a feckX càrfi, &T cadono da gli alberi, alato,
hauerà cinto il capo d'vna ghicndadoliuo col fuo frutto, porterà nella deftra
mano il legno del Sagittao-, et con la finiftra vnà tazza piena di rape,
tadici, cauoh, ÓV^ altri rrutti, «ìe il mele di Nouembre porta feco* Il tenere
il Sagittario nella deftra mano ci lignifica, che il Sole in quefto iefe regna,
&C palla lotto qUefto fegno » ilquale è detto Sagittario, sì dalia-* gura
delle ftelle, come anco da gli affetti che produce, poiché in quefto
'mpofaettando dal Cielo gràndine >pioggie, folgori, arrecano non poco
>auenti>, come anco in quefto inde più s eferou la caccia,iaquaie fi fa per
li iettatori. La ghirlanda di oliuo col fratto è fegno di quefto tempo, nel
quale l'oj ì C 3 Imagià jf lió'a già matura fi coglie per farne folio, liquore
'vtiliiTìmo per più cofé alla. vita humana . Si'chiama Nouembredal numero, per
cfler il none,fi come anco il fèguen te per eilèr il decimo fi chiama Decembre
. DEC'E.MBRi GfO V AN E di afpectohorrido, come anco faranno gli altri due mei
fèguenti, veftito di nero, alato, con la deftra manoterrà il capricor bo,&
con la finiftra "Yna ta^za piena di tartufi . Horrido, et veftito di nero
fi dipinge .perche in quefto mefe la terra è fpc gliata d'ogni Tuo adornamelo,
che perciò afico fi rapprefenta fenz* ghirlandi Per il capricorno fegno
celefte, fi dimoftra quefto mefe, nel quale il SòleJ cammina per dettofegno: è
detto-capricorno, perche 8 fi come il capricorno! pafee nelli precipiti],
&C monti akillimi, così in quefto mele il Soie e in il oiflìmo grado
verfo'l mezzo giorno . Se gli da i tartufi, perche quelli nel mefe d'i Decembre
fi crouano in maj gk>r quantità, et più perfetti » GENNARO GIOVANE alato, et
veftito di bianco, il quale terrà con ambe le mi ni il fegno d'acquario .
"'Quello mefe, óc^ il fecondo furono aggiunti all'anno di -Romolo da Ni'
ma Pompilio,& chiamato quefto da lano lanuario, perche fi come lano fi i
con due facCie, oueto perche eflendofi r folute l'acque, è teaipo di pefeagione
. " MESI 9 U E 5 I fecondo V agricolture* GENNARI BtÓ M O di-virile
afpetto, che ftando a Iato cfvna ruota d'arrotare ferramenti, tenghicoìi la delira?
mano vn rottelo, e con la finiftrà motti con il diro indice diuerfi ferramenti'
necefiTarij all'Agricoltura, quali Mano ler terra da vna banda, et dall'altra
vi* gallo» Dipingefi di mirile afpetto * oX^ con il roncio nella delira mano,
perciohe in quefto mefe ir diligente Padre di famiglia, ò altri che fanno arte
di carni o, porranno riuedere tutti li ferramenti, che fi fogtiorio adoperare
ali coltiuatione delle 'vigne » cerne ronci, b felcetti, iquali feruano per
otart., Si moftra, che ftia accanto ad 'Vn-a ruòta, perche conuiene hauere in
que:o mefe (eiTendo egli ieeondor moderni principio dell' anno y coti, pietre^,
uete per arrotare %-òC aguzzare detti ferramenri!fottih\ et che taglfno ben*,
Ìome dice Coliirnella Ifb. £. cap. 24. Duris tenuijfimisqueferr amentis omne
puf rufiicum exeqnendum . Moftra con la finiftra matto? detti ferramenti,
perche Mmirmente iii decito mele, eh» fa arte di Campo deuemettcre in ordine le
gomere con li fuoi »af ri, ricalcare 'Vanghe, bidenti, papponi, cV^ altri
ferramenti neceffàrij,per patìfcrfene poi a feruire nel fèguente mele, perche
dice Marco Catone de rti rafticar cap; 5. Omnia mature conficias, nani res
rufthafic cHfì vnam rem fere veceris omnia opera fero facies, Bifogna' dunque
che fia molto vigilante, 5^ fi negoti j non vadinè trattenendoli di gforno in
giorno, che perciò gli fi dipinge il gallo a canto, èC* tqueflo propofito far*
bene, che io faccia mentione di quello che narra Plinio lib. 1 8. cap. 6.
mcftrando quandiofia Vtile ah" Agricoltori l'cffere vigilanti, 6V"
laboriofi . * G. Furio Crefinà, dlfcniauo che eglì èra, fatto franco,
ricogliendo in vnJ eampo molto piccolo,' molto puì che i fuoi vicini nelle
pofie{Eoni grandi, tra molto odiato, come re' per incanti egli haueflè tirate a
fé le biade, dei campi vicini . Per la qt?af cofatelTendo citato da Spurio
Àlbinio Edile* Curule, &C acculato al Popolo, &C perciò temendo egli
d'efler condannato percioche bifognaua, chele Tribù fnetteilèro il partito,
comparue in giudi* »o, èv. portò quiui tutti i Tuoi ferramenti,con quali egli
lauoraua, &C me» nò vna fua figliuola ben guarnita, àC veftita. I
ferramenti erano graui, &T grandi, et ben fatti zappe grandi jtoon piccoli
vomeri, òC boui ben pafeiu*i > $C~ difle . O Cittadini Romani, quefti fono i
miei incantefmi, ma noe C 4 vipof vi pollò già, come io vi moftro i miei
ferramenti, inoltratele -vigilie, le fati che,& i (udori miei. Et ciò detto
fu^floiuto. Febraro.. HVomo d*et^ "virile, che ftando in^nacvignamofliri
potar «quella./ . Sono due tempi di potare: ma fecondo Magone fi pota pnma che
ger àiinì la "Vite, pcrehe eiìendo piena d'humori pigliaieggier ferita, et
vgualc, perefifte al coltello, VN giouane convna vanga in mano, 8c moftri di
fcàl^are lcviti,& di vn latofia ^n cauallo. Si dipingegiouane, per
eflerroperadella^vangadi gran fatica, e perei», in quefto mefe fi comincia à
/calzare le che in quello mefe fi comincia à mietere l'orzo» c# .\| poi il
grano,onde fi potrà dipingere. Vn contadino giouane con braccia nude,8^ che
renghi con 'a delira ma5 vna tagliente falce, conia quale cagli i anioni delle
fpighedi grano, Ic^ jali raccoglie con la finiftramano: ouero che moliti
d'bauer mietuto, et che elio grano faccia vna meta . Deuefi _, come racconta
Columelk libro fecondo de Agricoltura, che iru ietto mefe,.oue faranno mature le
biade mieterle, prima che fi abbrucino . i "vapori della fiate, che iono
nell'apparir della Canicula grandiffimi. Pefi deuono mietere in fretta *
perciòche ènoiofo ogni tardare, ellèndncheeccelli . ck altri animali fanno
danno, come anco eflendo Zecche le gufeie, frani, óc^ le fpighe cadono, però,
come ho detto, fi deue miecere quand» iualmence le biade ingiallirono . luglio
. ) Ercheil più notabile effetto di quello mefe è la ricolta de ì grani
dipingeremo per eflo. Vn contadino tobufto in vjrTaia ., mezzo nudo, terrà con
ambe le mani va rreggiato, il quale è iftromento da battere il grano, &C
flando con bella itudine moftri di batter il grano, il qualelàrà lleló
neLTaia,a canto alla quaà farà vna pala, vn raflello, 6c altri iflxumentiper
fimile efercitio. Sgotto. T N huomo, che dia in atto di acconciare botti, tini,
bigonzi, e bari1i,haV uendo appretto di fé tutti queJIi inftromenti necellàrij
a fimile vffitio, ecofi.narra Palladio iib.p. dereruftica. Si potrà anco
dipingerli a cantò vna chioccia con i pulcini,attefo che i polche nafeono di
quello mele/anno più vouaalTai de gli air ti, i quali nafeon© altri meli..
Settembre. T Vomo, chetenghì vn ceftopieno d'vue, con le cofeie, e gambe nude i
jl come quellijche s 'occupano ne gl'eferciti j di cauar il mollo da l'vue, I a
canto vi fai à vn tino pieno d'vue, le quali moilrando d'elier pelìe da elio, o
e/chi il modo, Se entri in vn'altro vaio . EperelTer anco che in quello mele fi
fa il mele non farà fuor di propofito netterui a canto due, b ere copelle
d'api. Ottobre. E Huomo che tenghi con la man finiftra vn cedo pieno di
grano,6VT eoa la delira pigliando eflo grano mollri di fpaigerlo in terra, c\_
ch(L> ìghi coperto da vnq che (limoli i buoi, i quali tirano vn' aratro, 6^
anche, feccndo Hefiodo, ilqualfùilprimo,chefcriueirede l'Agricoltu( come narra
Plinio libro 1 8. ) fi deue feminare alli dieci di Nouembce_.', : in tal giorno
tramontano le Vergiiie, lette giorni dipoi logliono per >iù leguir le
pioggie, 6\^ efier fauoreuoli alle biade leminate, nondimeper la varietà deÙi
terreni caldi, et freddi fi femina più pretto, ò più tardi. Ma ' +2 Ma per
nonconfondere le noftre pitture, Se terminare cialcun mefe ì.'offècio Tuo,
faremo che in quefto fi femini il grano, come cofa principale al vi« «ere
humano. %outmhre\ ET perche Tulio è molto nccelìario all' huomo,non folo per
mangiare^™, anco per molti altri cominodi, faremo che in quefto mete, cerne
narr Palladio lib . 12. de re runica fi faccia l'oli©, per eflère, come
habbramo det to;,, molto neccllario, come fi vede in tutte lefcritture facre,
eflèndo, che e quefto pretioib liquore. non folo fi ferue in condirei cibi, ma
anco in confc crare li miniftri delia Santa Ghiera,& l'altre cofe a lei
pertinenti . Dunque dipingeremo vn'huomo, che tenghi con la delira mano rna sfei
za, et vadi dietro a vn cauallo y il quale fìa attacato ad vna ruota da mol ine
oue fi macinai oline, Se allaradi ella vi fia vn monte d'oliue, de 'Vnapala
torchio, UcCcohìJSc quanto farà bifogno a tal'officio . Decembre; HVbmo
robuftoV che con amba le mani tenghi ~vn'accetta,& con bella ipofitione
raoftridi tagliar vn' arbore ... Secondo Palladio libi ì^, de re mitica,
eilèndò Decembre principio de l uerno, Se l'aria fredda, la virtù de gl'alberi
fi concentra in elfi, Se fono più rabili li legnami per le fabbriche, Se per
far ogn'alcrajopeta,. doue che in qu fto mefe fi, tagliono non iolo le lelue
per far legnami per.,lefabbrrche,s II chmefe la terra quali dal Tonno de
l'inuerno gii ida fi lueglia, e fi riuefte di nuoue pompe conuenienti a le
ftefla, che ibno> nerbe, le foglie, &i fiori. Et pero gli huominiairhora
facilmente s'incitano al piacere conleappanze della -vaghezza del mondo, 6^ fi
gode con allegrezza tutto quello* ìelaterra produce^ontano dalla
malenconia,«flèndo -che quefto mefeap>rca allegrezza infinita . Giugno. f T
Vomo vertito da contadi no con -vna ghirlanda dì fiori di lino, fta inu» il
mezzo d'vn campo pieno di verdure, -e tiene vna falce^fenara . Si dipinge così,
perche in quefto mele fecoado Euftachio ì^Soie prende vi>re, et li fccca fi
fieno, et fi miete . luglio s T Vomo me^zo nudo chinato* che con la delira mano
tiene vna taglien~A te falce, con la quale taglia i couoni de le fpighe di
grano, 1 «quali egli cco^lìrron lafmìftra mano, tiene in capo vn capello largo,
col quàfe moftra dif nderfi da l'acccfo calor del Sole. IL SIGNIFICATO di
quanto habbiamo dettoci quèfta imagine, Se ch'effondo i ani maturi frfògiion
tagliar quando fi Solchi più 'vigore » •sigofìo. jr Vomo ignudo, il qual moftra
di elfer '"vfeito da*vn Humeè, eflèrfila* "Ì uato, &P portoli à
la riua di quello, a fèdere, fi cuopre con vn panno di io le parti men'honelte,
et moftra per r«ccelIìuo caldo fofpirare> et metterfi ia ta^a alla bocca per
bete . Queita figura, che nel bagno fi latta, 9>C che beua, altranon dinota,
ch'i! tfeimento della canicula, da cui radoppiato il caldo gl'huomini ^hanno
bifò* io di bagnarli per vmcttare il corpo, e bére per ipegnerla fece .
Settembre, jr Vomo anch'elio in hàbito di contadino, con "vna ghirlanda di
pampt"1 ne in teila,tiene in mano alcuni grappi di vua con le gambe, et
cofeie ìde, come quelli che fi occupano nello efercitio di cauare il mofto da
l'vue ì Et a canto vi è vn tino pieno di vue pefte, ck^ 4a etto tino efceil
mofto, et itta in vn'altro vaia . Altro non dimòftra quèfta figura fé non la
vendemmia, laquale fi fuo! far fi mefe di Settembre quando l'vue fono mature
■•„ ^ ^ Ottobre. f 7 N gioflane in *vn pràto,8c^ in elio moftri di hauer
piantato molte fra,* V /che, (k in quelle fi vede hauerci teli fottiliffimi
lacci, Si reti, acciòchè eccelli non pur non s'auuedano dell'inganno -, ma
ancora non pollano "ve:r quelli, che per lo prato fparfi dolcemente
cantano, 8^ non molto lonta> fta il detto giouanetto nafeofto in
cappà'nello,& ridènte moftra di ammaz . ire *\a prefo 'vcceilo > il
quale farà con l'ali aperte per tentare disvoler ggire» ' Cife ^ Ciò SIGNIFICA
CHE nel mese d’O tcobre fi da principio alle cuceie per piglia gli vccelli .
7{purmbre, Vnomo, che (limola i buoi, i quali tirano ""vno aratro in
mezzo di | H no cimpo. Colini, il quale con fatica s'appoggia all'aratro,
moftra la fi agio n de la de, lequali,come dice Euftachio, e molto atto a
l'elercitio de Tarare. Decembre. HVomo, che tiene con la man finiftra vn certo
pieno di Temente di gran la quale con la man deftra moftra di ipargerlo in
terra, laquale vien ce perta da alcuni lauoratori . Ciò dimoftra il tempo delle
Cernente,fe quali Ci Cogliono con /autoriti detto Euftachio fpargere in terra
il mefe di Decembre* Gennaro * VN giouane, ilquale moftra d'andare a caccia con
diuerri cani, tiene e vna mano vn corno da ibnore > 6^ in ipalk vn Laftone,
col qi porta vn lepre con altri animali • Con quefto C\ moftra il tempo d'andar
a caccia, percioche eftèndo ripofi il guano, et il vino, Se raccolte tutte
l'altre cofe, che fono vtili alia vita hum^ na, l'huomo Ce ne va quefto mete di
Gennaro a caccia . Febraro . \J N vecchio crefpo, canuto, veftito di pelle
fin*a i piedi, fta a redere aj! predo vn gran fuoco, et moftra fcaldarfi.
Quella figura moftra non pur l'apprezza de l'inuerno, ma il freddo de fa
vecchiezza, fi come fi fuo! dire. La fiagion fredda, e* piaceri amorofi
Condotto l'hanno Jìar vicin al fuoco Dal vigor naturai coHui fogliando MESE IN
GENERALE. GIOVANE "veftito di bianco, con due cornetti bianch?, volti ve^
la terra, c\^ terrà la mano (opra vn vitello d'vn corno iolo, $C fy coronato di
palma . Et il mefe da Orfeo domandato Vìcello di vn corno, folo, perche in
quelj modo fi ha la defìnitione del Mefe, il quale non è alcro,che il corfo,che
fa, Luna per li dodici Segni del Zodiaco, nel quale viaggio, pare à gli occhi d
ftri,che parte del tempo crefea, et parte feemi . Lo feemare fi dimoftra col
corno tagliato, Se col crei cere Yeti del *vitell| il quale per Ce ftellb Ci
'viene aumentando col crei cere, 6^ ^ col calare dellji Luna ; peto la Luna è
da Apollodoro, Se da alcuni altri fautori dimanda Taurione_, . Le due corna
della tefta,dimoftn:rio l'apparenza che fa elfa à noi altri, qui do è nella
fine del mele . Fuftachio dimanda il mele bue,corr e cagione della generatione,comme»
tando il primo libro dell'iliade . i La palrn_ ogni nuoua Luna manda fuori ~vn
nuouo ramo, &C quando | Luna , ^j .una ha 'vent'otto giorni, ella ha
T'vltima parte di fuori illuminata, in-, nodo che, l'eftreme parti della Luna
riguardano all'ingiù, .6^ de* fuoi frut' quelli pia fi (limano, per alcune
medicine, i quali hanno forma più rimili i Ila Luna . Si potrà fare ancora con
Therba detta Lunaria, la quale fi forine eflere di al natura, che ogei giorno
pe*de*vna foglia,, finche la Luna-cala, pei al erecere d'eoa,.crefce ogni
giorno all'kcrba vn altra «foglia, talchejn vn^ai mec tu tte le per de, e
racquifta . METAFISICA DONNA con vn globo, et *vn horofogio (òtto ali! piedi,
narrerà gli occhi bendati, ó^T'in capo '*vna-corona,facendo con la deftra mano
vn ;efto tale, che dia legno di conternplatione, &C con la finiftra tenga
vn feetro,perche effondo ella Regina di tutte l'altre faenze acqui fta te. per
lume narrale, òC fprezzando lecofe foggettc allamutatione, eàl tempo confiderà
e co (e fuperiori con la fòla forza dell'intelletto,mon curando del fènfo . j
MeHpfica . DOnna, che fotto al piede finirli o tenjra vn globo, conia delira
mano appoggiata alla guancia,& che.ftiaj>enfòfa.j òC^xon la finiftra
mano ftù n atto di accennare . Per la palla confiderà il mondo tutto, S^lecofé
co rrutibili,cnc fòggia^:tono,come "vili a quefta feienza 3 la quale
s'inalza folo allecofe-cclefti,*^ liuine • a M INACCI£ DONNA con la bocca
aperta -, con acconciatura di tefta> ohe rappr*» lenti *vn moftro fpauenteuole,
veftita di bigio -ricamato «Hco'flb, 8£"" aero, in vna man oterrà vna
fpada, cV^ -nell'altro vn battone in atto minac:ieuole_, . Minaccie fon le
dimoftrationi, che fi-fimno per fipauentare, et dar terrore altrui, cVT* perche
in quattro maniere può nafeere k> fpauento, però quattro cote principali fi
notano in quella figura descritta da Euftachio, d^ fono la tefta, il vellico,
la fpada, et il barione-» Si fa con la bocca aperta, per dimoftrare, che
l'impeto delle minacele f* la voce, il quale poi accrefe e. ìpauento-a quelli,
perche fi grida, Òc^ perche nel gridare fi còmmuoue il -fàftgue, fi porta
fèmpreyn non foche ;ipa* uenteuole nella faccia, 6^_ fi come; la voce còmmuoue
l'orecchie, Così,i li» neamenti della faccia fpauentano per la vi fra
difpiaceuole, come ancora lau» horribile acconciatura della fuatefta> Il
veftito bigio per cfTer quefto colore compofto di bianco, 6^ di nero, e metto
per fomigliar la nottc,ch'è fpauenteuoIe,non quando è ofcuriffima:ma quando ha
folo tanta luce, che fèrua per veder le forme fpauenteuoli»che fi iponno
rapprefentatconfufainente in etfà,per quefto fi dice da' Poeti l'inferno iiflèr
pìen di oicura luce, et Virgilio nel 6", dell'Eneide ditle ., ' ì^uate **
luì Quale perincertam lunamfub luce maligna E(ì iter injylus vbi calum e onditi
t ymbra, luppiter,&c, Il ricamp rollò» et nero» moftra che il minaccio £
/fendè per ipauen al /angue, ouero alla morte . Il baftone, Se la fpada,
fann»conofcerequa£fortedi minacele fi deue ad perare con nemici
valoroii>& quale con fetuitori > Se genti plebee >che po>
iànno, Se conofeono delle cofe d'honore «, MlSERIA, Vedi a Calamità . Miferìa
Mondana, DONNA, che tenga la tefta dentro ad vna palla dr vetro r &Cz\
tra/parente, Se con vna borfa verfi denari,& gioie* « La tefta ne la palla
di vetro facilmente per la continoua efperienza de li vanità di quella vita, fi
comprende quel che lignifichi* e eiafeun per fé ftd nel peregrinaggio di quefti
pochi giorni, che ftiamo fopra la terra > /a quan yani fian© Jj noftri
defideri j, Se córte le noftre fperanze La tefta fi piglia per il pensièro,
effetto dell'anima in effà . Il vetro moftra la 'vanità delle cofè mondane per
la fragilità fila, oué perche la mi/èria humana confifte incedere in qua! parte
Fhuomo/ fi "voi alle cofe maggiori di quef cftè fono, (limando gran cofa
gl'honori, le riccb 2(e, Se còfè fimi li, che poi fèn^a il vetro, fi 'Vede che
fono vanità, et mitèni ouero, che come il vetro non terminala villa di quello,
che vf guard»,peri fer corpo diafano, così le ricche^xe, SC* beni del mondo non
danno mai te mine a noftri penfieri, an^i, che tuttauia accrefeono il defiderio
di paflan auanti, e con quefto infelice continou© flimolo ci conducemo
miferar>iea alla morte. La borfà, che élla verfà, moftra, che come
volgarmente fi crede eflcre fèj ce chi ha gran facoltà, cosi fi vede etler
priuo di gran commodi chi ne èfci za, il che facilmente pub fuccedere a
ciafeuno . MISERICORDIA. Vedi alle Beatitudini. Miferìeordia DONNA di
carnagione bianca, hauer* gli occhi groflì, Se il nafo -*— * quaritò aquilino,
con vna ghirlanda d'oliua in capo, ftando con f braccia aperte, ma tenga con là
deftra mano vn ramo di cedrò con il frut * canto vi fari l'vccello
pola>otfero cornacchia . Mifericordia è vn affetto dell'animo
compaffioneuole verfò l'altrui mah come dice S. Giouanni Damasceno lib. a. cap.
24. La carnagione bianca, gl'occhi groflì, fi come offerii Sig.Fuluio Orfino De
familijs Romanorum nella Gente Crepufia, doue 5tte vna medaglia, nel cui
diritto leggeri dietro vna tefta . L. CENSORIN. 1 riuerfo vna "virtoria
fopra -vn carro tirato da due Caualli in atto di corre-,fotto li quali -vi fono
quefti nomi. C. LIMETA. P. CREPVSJ . che^' no i detti deputati /òpra la zecca,
dal qual riuerfo apparisce, che . C. LIETA, nqn può lignificare altro, che
Caius Limetanus, attefoche faria -vn© ropofito a mettere C. Limitibus metandis
. fotto due caualli .la medaglia Caio Mamilio Limetano da Pierio non conofciuta
-vedefi raprefentata al iuo in iftampa nella medefima opera dell'Orlino, doue
tratta della Gente^ amilia,cV~ proua per autorità di Saluftio,che detto C.
Mamilio fu anco Trimo della Plebe, ini chiaramente fi viene in cognitione, che
quel Simolacro n habito palliato, corto, &C foccinto, col cappelletto in
tefta, con il baftos In mano, éV^ con il cane a piedi, che ha la tefta alzata,
cV~ bocca aperta erfò lui, è VlifTe, che doppo xx. anni fé ne ritornò a caia
fila incognito fòt-, Tfeentito habito di mendico, riconofciuto per patrone da
Argo filo canet quale imagine fece imprimere Caio Mamilio Limetano per memoria,
cho fua gente Mamilia djfcendeua da Mamilia figlia di Telogono, che fd figlirio
di Vlifie nato di Circe, cV^ è quello che edificò nel Latio Frafcati, cofi
fcriue Sedo Pompeo, Plutarco, Acrone, òC Porfirio Interprete d'Horaj, però i
più antichi Marnili j furono cognominati Tufculani, il primo che^» troui è
Ottauio Mamilio Tufculano: Cicerone lib. 2. de Natur. Deorurru tpud Regillum
beilo latinorum, cum ^4ul. Tofthumius Difiator cum OSlauh tamilio Tufculano
prillo dìmicaret, in nofira ade Caftort& Tollux ex equis pn taretiififunt.llquzle
Ottauio Mamilio fu Genero di Tarquinio Superbo, cole attefta Liuio nella Decade
prima del terzo libro, quando ragiona di Tarqui io Rè,che fi conciliaua la
gratia de Principali Latini con gli alloggi, e parente. O&auio Mamilio Tufculano
( is longèTrinceps latini nominis erat, fi wc credimus, ab Vliffe Dcaqi Circe
oriundus ) ei Mamilio pliamnuptam dat :f> fcaeI S» tacciato dal Regno
Tarquinio Superbo doppo 5 2. anni eflendo Confoli Li rio MinutioCarbeto, c^
Caio NautioRutilio, fu Lucio MamilioTufculan faito Cittadino Romano, di che
Liuio Decade prima.lib.3. L. Mamilio Tufct Iaoo approbantibus cunctis Ciuitas
data eft. 400. anni doppo in circa Cai Mamilio Liuetano per memoria della Tua
flirpedifcefa da VlilTe, fece impc mer la (ùdetta medaglia « li cappclletto,che
portaìn tefta lenza falda, è di quelli fatti a gulfa di mcz ouo di Struzzo,
nella forma che (ì vede in capo alle ftatue di Caftore, oc"~ Po luce
guerrieri la conici, di che Pompeo Fedo * Tika-Caflori, per non dar fi a
conofeere : maL» ella medaglia vi ftà imprefto, ouero per aggiunto, nella
guifa, che lo aggiunin quelli tempi Nicomacho, tanto più che nelii verfi
d'Homero ( che per tal mto più abailò Doneremo ) non fi nomina ; ouero perche
Vlille fta figurato ;r viaggio, penfando CaioMamilio,che la fece battere
all'vio di Roma,atte che ì Romani per viaggio portauano il cappello . Tarquinio
Prifco auanti [(Te R è andando a Roma *vn*Aquila gli tolte il cappello, óc^
vn'alta Aquila ce il fimile a Diadumeno figlio di Macrino Imperatore mentre
andaua a f paf > in campagna : in Citta non l'vfàuano i Romani : Giufto
Lipfio lib. primo edorum cap. 23. afferma che i Romani andauano (coperti, et
non portaua» 0 all'vianza noftra i capelli, diche promette trattarne a pieno
nelli fuoi Saìrnali, a quali rimetto il lettore, non hauendoli io veduti ; in
qua»to al dubio, che iui muoue fopra autori, che fanno mentione di feoprirfi la
tefta per onorar altri, tra quali Seneca, Saluftio, et Plutarco, che nelli
precetti di regere la Republica, et nella vita di Pompeo ragionando deirhonore
» che facea Siila a Pompeo, dice che auanti di lui ancorché giouane fi leuaua
in piedi, fi feopriua tefta: fi può rifpondere, che fé vn Cittadino Romano era
in Citta feopriua la tefta con quella parte di toga, che in teda rauuolgeua
ogni Citrino, s'era per viaggio fi leuaua il cappello . il medemo cap pelio da
viaggio tetto da Giulio Capitolino Cucullione porrauafi anco di notte, fi come
riferire nella vita di Vero Imperatore, il quale ad imi catione de'vitij di
Caligola,& i Nerone andaua la notte in volta con vn cappello in tefta per
le tauerne,6e^ iioghi public! di Donne infami,oue incognito fi mefchiaua con
taglia cantoni, ! sgherri per attaccar rilfe, dalle quali bene fpelfo fé ne
partiua con la faccia** immaccata,& liuida, tornandotene a Palazzo tutto
afflitto . In tantum uitiown Caìanorum, et T^cronianorum, ac
Vìtellianorumfuiffe Amulum, >t uagsttur notte per tabernas^c lupanari a
obtecte capite Cucullione uulgarì uiatorh, fr commifeeretur cum triconius, et
committeret rixudifjtmulans quis efiet, Apeque ajflictum liuida facie
rediifiey& in tabernis agnitumjcumfefe abfconàjéìc . Cuculio Santonico da
Giouuenale nella Satira ottaua chiamato" il capeio alla Franzefe, che i
vagabondi adulteri di notte portauano. tfocturnus adul(•k Tempora Santonico
ueUs adoperiti cuculio} D % Nella Sumere notturno* Meretrix *Aug. cuculio s>
Lìqbat comite anelila no aplius », Et nìgrumflauo crìnem ascondente galero . Se
ben forfè legger fi potrei, Et mgrumflauum crinemabfcondente galero, più verifimile
è, che il biorB quello luogo Ha epitheto della chiomsu, che del cappello,
Virgilio nel 4,r Eneide al crine da pure l'epitheto di biondo . Et
crinesflauos,& membri cor a iuuent come guida alla patria con tal
fèntimento di parole . Hunc auttm refpondens allocutuseft prudens Vlyflcs
Cognojco, mente teneo, ))&c iam intelligenti iubes • Sed camus, tu autem
poftea ajjìdueduc, Ha autem mihifìcubi baculum incifum eft, Vt innitar.,
quoniam d kitis valde Inbricam ejìe vìam • •] Dixit, et circum bumeros deturpem
impojuit peram Denfis fcrutis rimofam, tortilis vero eratfunis . Eàmaus autem
ei baculum gratum dedit. Hi iuerunt,ftabulum autem canes, et paftorts uku
Cuftodkbant d i •munente s, bic autem in ciuitatem duxit J^gem Vaupcri tri/ti
fimilem,&. Maculo innitentem, b&c autem triftia circum corpus
vefiimenta indutusi Più abaifo rifenice Homero, quando il cane Argo lo
riconobbe doppo xn* Cani* Pierio piglia Mercurio, fcolpit© lei diritto di detta
medaglia per (imbolo della Concordia, che ne deue feguie doppo la limitatone
della mifara ; nel che parimenti i rra, elTendo in queft© topronto, Mercurio
figura dell'eloquenza, et fapienza d'VliflTe, al quale Merlino Tuo protettore
diede ( cerne canta Homero nella X. Odiilèa ) contro gii ricanti di Circe, i'ht
rba Moli difficile a (canard, della cui d fficultà Piin.lib.2 5. ap.4. la quale
Herba è gierolifico della (apienza, òC* eloquenza, che difficilncnte da gli
huomini s'acquifta, con la quale Vlifle potè far refiften^a a giornanti di
Circe, cioè alli piaceri, òC alle fen(ualit Procace tr .2 gli Albani, Aza nella
Giudea, 6^ Ciercboam in G'erualemme regnauano ; ma è facil cofa, cr e intenda
di mifure di cole liqu de, flc"~ roinute_ . Geliio citato da Plinio libro
fèttimo, capitolo cinqu2ntsfei,;!ttribuifcc^ l'inuentione delle mifure a_,
Pallamede, ó^ Plinio a_ Fi don e Argiuo, che-» filil decimo Principe de gli
Elei, dhppo Hercolc potentiffimo fra tutti gli altri di fuo tempo, per quanto
riferifee Stratone libro ottano, doue nomiila la mifura Fildonia, la quale
ier.ea dubbio era di cofe liquide, 6^ minute, D 3 fé pòS+ fé ponemo mente a
quel palio di l heotoratfco nelli Senatore nel capitolo della Geometria, oue
narra, che il primo,che mi; (urafle, àC partiue la terra fu l'Egittio Trimum
^fegiptius dominis pr* prijsfertur effe partitus,cuius difciplina magiari
mmfores ante dicebantur qual fuiTequefto Egittìo, trouafi in Herodoto lib. 2.
chiamato Sefoftre, da. alcuni Sefofe, difeefo dall' Arabia, primo Rè di Egitto,
il quale diftribuì ai ogni fuo valìallo vna egual portione di terra, 6^
v'impofe vn datio da pa gaffi ogni anno, et fé à quaLchunogli fullè ftato
Iminuito il terreno dalle in xaondationi, il Rè mandaua ì mifiirareil danno
dato, acciò fecondo la tali fi defalcacele fmimiiue il xiatio, di qui la
Geometria, 8C la Mifura hebbe ori £ine, la quale pafsò poi nella Grecia . * li,
mifure, et geometria edificar no» fi debbe, perciò alcuni applicano a lu quel
verfo d'Ouidio nel primo delle Metamorfosi. Cautus bumum lungo fìgnauit limite
Menfor . E la mifura figurata da noi con ifttcmenti, che (colpiti fi
"Yeggiono nelle, antiche infcrittioni de' Romani, òCT primieramente (e le
da nella man deftn il piede Romano principal mifura, dalla quale tutte le altre
fi deriuano, co ine la fudetta Decempenda, Vlna, cubitum, Orgya mifura di fei
piedi, fl^ plethrum mifura di cento piedi, oc"* altre, che nomina Budeo
nel luogo cita* Co » et con quelle mifure de piedi fi naiiuuuano le miglia, li
ingerì, et lo Itadio,che del Icmifwre, acciocfce il Pubiico non patilfe danno,
fii coramella al Prefetc» delle . >r fella Città . SanTommallò nel fecondo
libro del Regimento de' Principi caltelo quattordici, dice cheli pcfi, 6^ le
mifure fono neceflarij alla conferà htione della Republica, percioche con
quelli fi conferua la fedeltà nel conlattare^ : Onde l'Eterno Padre Iddio nel
Leuitico capitolo dicianone, ord;landò a Mosè, che eilortalle il Popolo a
mantenetela giufticia, propofe reiole della naturai giuftitia_ ; non farete,
diile, cola alcuna iniqua nel pe/o, L nella mifura . T^on facietis iniquum
aliquid in iudicio, in rcgula, in ponsre, et menfura fiaterà iusla 3 et #qua
fint fondeva ; iuslus modius, dquifyefextarms . Soggiunge San Tommafo. Ergo
B^eges pondera, et menjuras ìadere debent populis fibifubitflisvt rtfleftin
commerci] sihabeant, La prelente hgura può feruire non folo per mifura
materiale de (iti 9 cam1,6^ edifici), ma anco per miiura morale > òC
moderatone di fé medemo : òre, dice. Tokhe h Ihaurè mifìtrata, la Ttrtica Mi
dirà quanto ella vai, fino a vn picchio, E molto propoi donata a denotar la
miiura del proprio *vhi€rt>, 8f far lo (candiglio delle fue facilità, perche
.contenendoti molte mifure-. i pertiche nelli terreni, polleiìioni, $C 'Ville,
dalle quali fé ne caua-. 'Vitto lignificare in quello luogo il faper mifurare
le lpefc, aftenenofi dalle fuperfluità, tk^ gouernandofi conforme^ l'entrato
iua, et indica } che danao le raccolte de gli fuoi terreni » •nd'è jS ond'è
quel detto di Perfio poeta parlato in prouerbio . M effe tenus propri*} uè . fa
le fpefe fecondo la tua raccolta, Si le tue facoltà ; metafora preia da
Agricoltori, che mifurano le fpefe con f entrate; > checauano dalle raccolt
delli campi loro, altrimenti non fi pub durare, quando la fpefa fupera il gì
dagno. Horatiolib. s.fatira^. Define eultummaioremeenfu, lana la fpei maggiore
dell* entrata, non ti mettere a far quel che non puoi ; ma datti e fura, de
norma da te ìtelfo ; dalla qual norma farà figura la quadra, da lat detta
norma, con la quale fi mifurano, et aguagliano gli angoli, &C per noi con
la quadra della ragione dobbiamo aguagliare l'angolo de la fpefa e l'angolo
dell'entrata, et dobbiamo mi furar bene l'vno, t\C l'altro cantoi con la
propria mifura, conforme a quel detto di Luciano, Dijudices dimet tisq; propria
ytrumq; menfura. fi che deuefi ltare in ceruelìo, et viuere a fei che è il
compaflo, col qual dobbiamo mifurare la circonferenza, &ape^ ra della
noftra bocca . Giouenale fatira xi. Bucc£ Tfofcenda efl menfura
Ju&fpetlandaq; rebus Infummis, minimi fq; etiam, cum Tifcis emetur: 7v(e
cupias Mullum, cumfit ti Gobio tantum . In loculis : Quis enim te deficiente
cumenta, . Et enfiente gula manet exitus me paterno ì Ne' quali verfi ci fi dà
ad intendere, che non fi deue mandare ogni cofa per la gola con parafiti, in
palli, in banchetti, e conimi ; ma che ciafeuno uè conoscere la mifura della
lua bocca, óc^ che fi deue riguardare nellej fé grandi, et nelle minime ancora
/quando fi compra il Pefce,fe hai lolam te modo da comperare il Gò, pefee da
mercato, non desiderare il Mullo condo alcuni la triglia, che vai più ; impercioche
feemando la borfa, &C * feendo la gola, non fi può fperare fé non efito
cattiuo, et infelice de l'heg tà paterna ; riducendofi poi in eftrema miferia
il diflìpatore, e fpregatoreg fen^a mifura è vilìùto . Il jNiuello col
perpendicolo da' latini detto Libe| tiene anco il fuo miftico fentimento,attefò
che col niuellofi bilancia, pel cofi, l'opera, facendoli proua fé ella è retta,
giuda, ó£~ vguale : cofi noi p. mentf dobbiamo ponere il niuello fopra le
noftre opere, 8c^ con giufta tta bilanciare, et mifurare la noftra conditione,
e lo (lato noftro . Oportet autem iuxtafuam quemq\ conditionem, Vniufiuiufqi
rei fpcclare modum . Dille Pindaro j Et perche col perpendicolo, pelò di piombo
Ci mifura l'altezza, dobbia anco noi mifurare l'altezza de* noftri penfieri col
perpendicolo del intellet Se del giuditio, acciò non facciamo cartelli in aria
. Quicquid excejjit modum Tendet inviabili loco . Dice Seneca nell'Edipo . Ci
òche efeede il modo, et è fuor di mifura dep ere da loco inftabile : ma la
mifura rende il luogo ftabile,& fermo,& li peni d'atti oni graui,
mifurati con debita mifura, fi pollono comportare. J^»i j uà mctìtur pondera
[erre poteH, Veriò degno di Valerio Martiale . Deue dunque ciafeuno portar Ceco
mifura d ella ragione per mifurare le lue operatioui, '6^ regolarli in qt co .
j9 ti debiti modi, acciò polla caminare in quefta 'vita per la -via diiitca,
gin* » &»-_> eguale fenza intoppo alcuno . MODESTIA. N A giouanetta, che
tengha ne la deftra mano vno fcettro,in cima del quale vi fia vn'occhio,
veftafi di bianco, S: cingati con vna cinta d'oro, acon il capo chino, fen^a
ciuffo, et fenz'altro ornamento di tefta . Santo Agoftino dice,che la modeftia
è detta dal modo?&~ il modo è padre ie l'ordine : di modo che, la modeftia
confitte, in ordinare, Se moderare !e_^ >èrationi humane, òC per far ciò,
bifogna collocare lo feopo della noftra inntione fuor d'ogni termine eftremo
dal mancamento, §C dell'eccello, tal le ne le noftre attioni non ci teniamo al
poco,ne al troppo, ma ne la ~*ia di ezzo regolata da la moderatione, de la
quale n'è (imbolo l'occhio in cima-» ; lo feettro, percioche .gl'antichi
facerdoti 'Volendo congieroclifico ligniflil moderatore, foleuano fare
'vn'occhio, óc^ vno feettro, cofe molto concienti alla modeftia, perche chi ha
modeftia > ha occhio di non calcare in qualche i fé qualche mancamento, et
chi fi laffa reggere dallo fcettro della modeftia, sa frenare li Tuoi penfieri,
acciò non incorrino nel fouerchio . Modeftia enim ( fé condo feri uè Hugone
autore efemplare ) cfl cultum, et motum, et omnem n flram occupationem vltra
defeflum, et cifra excefìum filiere. La Modeftia dunque richiede, che Phuomo
fappia moderare fé ftefTo,do particulare di Dio, come Sotade antichiflimo potrà
greco lafsò fcritto. EsmodeHushoc Dei manusputa. Modeftia prompta tunc aderit
tibi>fi moderabis te ipfum . Il "veftimenro biancone fegno di
modeftia,& d'animo,il qual contento dell co fé premènti, par che niente
tenti più alianti, ciò narra Pierio Valerianolib,^ Si cinge la modeftia con
cinta d'oro, perciò che ancolediuine lettere me Piante la (ìidetta cinta
dimoftrano la temperanza, et la modeftia, per la quaì i larghi . et lafciui
defideri j, et sfrenate cupidità, fi iiftrigono,& fi raffrenano
informandovi dentro l'animo vna pura modeftia, come fi può comprendere dà Salmo
Eruóhuit, in quei terzetto, Omnis gloria eiusfilij$? Focato, con le coma nella
fronte, che guardano in Cielo,la barba lunga, $0 pendente verfo il petto, et ha
in luogo di vefte vna pelle di pantera, che li culpe il petto,& le /palle,
tiene con IWna delle mani vna bacchetta, la cima della quale è riuolta in guifa
di paftorale, 6^ con l'altra la fiftola iftromento di /ecce canne, dal me^zo in
giù è in forma di capra pelofo, et i fpido . £c Silio Italico lo dipinge ancor
egli in quefta guifa cofi dicendo . lieto delle fue fefte Tan dimena la picciol
coda, et bà di acuto pino le tempie cinte, e dalla rubiconda fronte efeono due
breui corna, e fon* l'kifpidaèarba feende fopra il petto Dal duro meno, e porta
quefto Dio Sempre rna uerga paftorale in mane Cui cinge i fianchi di timida
Dama la maculofa pelle il petto, e il dorfo* Pan è voce Greca, 6C in noftra
lingua lignifica l'vniuèrfo, onde gli antichi polendo Tonificare il Mondo per
quefta figura ante ndeuano per li corni nella-, ruifa che dicemmo, il Sole, c
che fta fopra gli altri Elementi, in confine delie celcfti sfere, La barba
lunga, che va giù per lo petto, mtfftracfoe i due Elementi fùperioi, cioè
Paria, e'1 fuoco fono di natura, e forza inafehile, comandano le loro
jnpreffionidi natura feminile. Ci rappre/ènta la maculofa pelicene gli cuopre
il petto, dc^ le fpalle,l'ot* ?aua sfera, tutta dipinta di chiariffime ftelle,
la quale parimente copte tutt* juello che appartiene alla natura deile co/è. La
verga dimoftra il gouerno della natura, per la quale tutte le cofe { ma/Une
quelle che mancano di ragione ) fono gouernate, àC nelle fue operationi ono
anco à determinato fine . Si dimoftra anco per la 'verga ritorta l'anno,
flqualfi ritorce in (è ftefli. lell'altra mano tiene la fiftula delle fette canne,
perche fu Pan il primo,ehc SC altre fimili cofe, eflèndo che nelf Europa vi
fono i maggiori, e più ri tenti Prencipi del Mondo y come la Maeftà Ce/àrea, 6^
il Sommo Pontcf Romano, la cui auttorità fi ftende per tutto, doue ha luogo la
Santiflìma \ Cattolica Fede Chriftiana, laquale per gratia del Signor Iddio,
hoggi è peri nuta fin al nuouo mondo. Il cauallo, le più forti d'armi, la
ciuetta /òpra il libro, et li diuerfi ftrume muficali, dimoftrano che è ftata
tempre fuperiore à l'altre parti del mondo, rarmi,nelle lettere, et in tutte
l'arti liberali . Le fquadre,i pennelli, et i fcarpelli, lignificano hauer
hawuti,& hauere hti mini illuftri,& d'ingegni preftantilTimi, sì de
Greci, Latin], ò\^ altri eccell tiffimi nella pittura, fcoltura,&
architettura . Nell'I fola di Candia da Gioue in forma di Toro, come fingono i
poeti: Europa nella Medaglia di Lucio VokeoStrabone,& altroue è figurata D
la, fopra *\n Toro,che la porta via. ASIA, DONNA coronata di vnabelJiiTìma
ghirlanda di vaghi fiori, 8 la qual vogliono e tenerle l' Imperio, si deli*
Afia maggiore,come de la minore. La ghirlanda di fiori > et frutti è per
lignificare che l'Afia ( come riferiteci io. Boemo ) ha il Cielo molto
temperato,& benigno . Onde produce non fottuto quel che fa meftiero al
viuere humano : ma ancora ogni forte di delit perciò il Bembo così di lei cantò
. Nell'odorato, e lucia' Oriente Là (otto il vago, e temperato Cielo, Viue ma
lieta, e riposata gente, Che non l'offende mai caldo, né gielo . L'hàbìto ricco
d'oro,& di gioie concerto, dimoftra non Colo la copia grande, ie ha di elle
quella feliciffima parte del mondo,nu anco il coftume delle gen di quel paefe,
perciòche come narra il fopradetto Gio. Boemo non io lo gì' Ivommi : ma le
donne ancora portano pretiofi ornamenti > collane, maniglie» adenti, 6;
vfano altri diueifi abbigliamenti . E Tien f* | Ticn conja deftra mano i rami
di diuerfi aromati, perciò èl'Afia di efll et sì feconda, che liberamente gli
di liribuìfce a. tutte l'altre regioni . Il fumigante incenfiero, dimodra li
fàoui > ^odoriferi liquori, gomme,5 fpetie,che producono diuerfè Prouincie
de l'Afìa: laonde JLuigi Tanfillo do cernente cantò.Ut fpirauan foauì .^irabi
odori . Et particolarmente delfincenfo. veti è in tanta copia, che bada
abbondati tementeper i facrificjj a tutto il mondo . Il Camelo è animai molto
propio dell' Afia* 6^ di eflS Ci feruono più, che. di ogn'altro animale. ASIA
DONNA in piedi, che nella finiftraticne tre da ;dh, in vna medaglia d A driano
di legnata da Occone ab Vrbe condita 8 75»vien anco di fegna ta neirifteflb
luogo, Donna in piedi, nella delira vn fèrpente^nella.firiiftra vn Jimone,,
fòtto i piò di vna Prora con la parola Alia, AFRICANA donna mora, quàfì nuda,
hauerà li cappèlli crefpi-, 8tT /parfi,te nendo in capo come per cimiero ""vna
tefta di elefante, al collo vn file di coralli, ó^jdieflia l'orecchie due
pendenti, con la deftra mano tenga *vi icorpione»& co la finiftra vn
cornucopia pien di fpighedi grano ; da vn lato af preltò di lei vi farà
rviiferociflìmo leone, et da l'altro vi fàranno.alcune viperei et fèrpenti
venenófi. Africarvna delle^quattro parti del Mondo è detta Africa, quafi
aprica, ciot vaga dèi Sole, perche è priua del freddo, ouero.è detta da Afro
vno de difeen» denti d'Abraham, come dice Giofèfo. Sirapprefèntamora, eflèndo
l'Africa fòttopofta al mej^zo dì, ó^_ partt-. di ella anco alla zona torrida j
ondegli Africani vengono a&eflère naturalmeq te bruni, et mori. Si fa*nuda,
perche non abbondamolto di ricchezze quetlopaefe., Xn tefta dell'Elefante fi
pone, perche cosìftafatta nella Medaglia deH*fmperadore.Adriano,>eirendo
quelli animali propine l'Africa, quali menaci da quei popoli in guerra, diedero
non folo mecauiglia ; ma da principio fpauento a R omani loro nemici . :Li
capelli neri, crefpi, coralli al collo, 6^ orecchie, fonoornamenti Joroj propij
morefehi . Il ferociffimo leone,il feorpione, Si. gli altri -venenofi Serpenti,
dimoftrano» che nell'Africa di tali animali ve n'è molta copia, et fono
infinitamente vene* noli, onde fopra di ciò, così dille Claudi.! no .
7^amq;feras aliis tdlits maurufìa donu Tr^buityhimfolì debet ccu vi&a
tributiti Il cornucopia pieno di (pigne di grano denota l'abbondar:^, et
fertilità friH mentaria dell'Africa, dellaquale ci fa fede Horatio. QuicqHid de Libycis verritur
arcis. Et *y ' Et Gio. Boemo anch'egli
nella detta deferittione, che fa de coftumi, leggi, f'vfanze di tutte le genti,
dice che due 'Volte l'anno gl'Africani mietono le iade, hauendo medefimamente
due 'volte nell'anno l'eftate . Et Ouidio nel luarto libro delle Metamorfofi
anch'egli'. Cumquefuper Libyc àsuitlor penderei arenas Gorgone} capitisgutta
cecìàertcruentA Quas burnus exteptas uarìos ammauit in angues ; VnàefrecjUens
Illa es~l, infeslaque terra colubri* . r\ 'O NNA che con la finiftra tiene
-"vn leone legato con vna fune, meda* LV glia di Seuero deferitta da
Occone ab Vrbe condì ta.p48.& 960, In meaglia di Adriano tiene vno
scorpione nella deftra, affila in terra, nella finiftra 11 cornucopia .
L'Africa con la probofeide in tefta de elefante vedali in Fuiio Orfini nella
gente Ceftia, Eppia 3Norbana, et nella medaglia di Q^ Ceci0 Metello Pio. E 2
AMEICO NOLO G 1nora, il che potrà ancora alludere al veflimento . Coronò quello
pittore l'offo del capo d'erta di "vna ghirlanda di -verde alto, per
inoltrare l'Imperio fuo fopra ruttili mortali, et la legge perpetua^, E 3 nella
finifrra mano le pinfo vn coltello auuolto con *vn ramo d'oliuo » perche non
fipuòauuicinarlapace, et il com modo mondano, che non s'auuicini ancpr la
morte, &la morte per fé della apporta pace, et quiete, et chela fi» è
ferita di;pace, et non di guerra » non hauendó chi gli refifta, « Le fa tenere
vn bordone dà peregrino in su la fpalla, carico di corone, di mitre, di
cappelli, di libri, ftrumenti muficali, collane daCaualieri, anella da maritaggio,
OC gioie, tutti iftromenti dell'allegrezze mondane, lequali fabricano la
Natura, et l'altre, &ella emula ambedue, -va per tutto inquie. ta
peregrinando, per furare, bC ritornare tutto quellojdi che a l'induftria, et ai
fapere humano fecero donatione . Ai Morfei SI può anco figurare con "vna
fpada in mano inatto mThacciéuolé,& neP l'altra con vna fiamma di fuoco,
lignificando, che la Motte taglia, òC diuide il mortale dall'immortale, 6c^_.
con la fiamma abbrucia tutte lepfr te-ntiefenfitiue, togliendo il 'vigore a'
fenfi, et col corpo le riduce in cenn* j:©>&.infummo.. : Morto7* CW
gran'confideratione farebbe fondato all'autorità della fc'ritturaS» era chi
volette dipingere la morte,ieconck> fu moftrato in fpirito ad'A mor Profeta,
fi come è regiftrato nelle fue Profetie, al cap. òttauo, doue dice
Vncinumpomomm ego video, ciocche vedeua la morte,non fòlocome fi dipii gè
ordinariamente con là falce nella finiftra mano, ma anche con -vn vncini nella
deftra,perche sì comeco la falce fi lega il fieno,& l'herbebatte,che ftin
sì come ne l'Ode 28. deii'ifteilbli brodicc. mllum Sana caput Vroferpinafugit.
MORMORAI* IONEVedi a Detrattione*. MOSTRI. PERC HE molte volte occorre di
rapprefentare-diuerfi Mo(trì,sì terreftri, come acquatici, $C aerei, ho trouato
alcuni Poeti, che ne fan no memione ; onde mi pare a propofito di mefcolarii
inficine, per chi ne ha ueràbiiògno. SCILLA . ?j % CILLA. Secondo Homero
nell'OdiJfea, VN moftro herrendo dentro d'vna fpelonca marinatoti dodici piedi,
e ancor noi crede £/ pur toccai e la pelle irfutate dura : Ma quando chiaro
alfinconofee, e vede Che tutto è candì [otto alla cintura t Si Sìr accia il
crin, Rivolto, e'ipettofiede Itli, JB tale ha di [e Sleffo onta, e paura* Che
fugge il nuouo cant fccos'adim ■ Mafuggomnqne'puolfeco fel gim* *£t Virg".
nel 5. dell'Eneide diilè. Scilla fi Hringe nell' aguati ofeuri. D'vnafpelonca»
e n fuor porge lahosc* Ei legni trahe dentro a gVafcofifcogli Human ha ilVolto,
e nel leggiadro afpetto Vtrginefembra, eie poHreme parti Di mar in moHrofpauentofo,
e grande Congiunte fon dilupo alfieroventre Didelfin porta al fin l'altere
code-, Scilla,e Cariddi fono due fcogli pofti nel mare di Sicilia, eVfono ftati
fèmvepericolofiffimi alli nauiganti, però i Poeti antichi lidiedero figura di
moiri marini opprefloiì di tutti quellì,chepafTano vicini ad e/li . SCILLA.
Moflro nella Medaglia 'di Sefio Tompeo . VN A donna nuda fino al bellico >
kquale con ambi le mani tiene ^r* timone di naue, 6^ par che con elfo vogli
menare vn colpo, et da! jell'co in giù èpefee, et fi diuide in due code
attorcigliate, et lotto al bellico ìfeono come tre cani, et tengono mezzo il
corpo fuori, et par che abbaino» Tiene il timone in atto minaccieuole, et
nociuo per dinotare, che eflendo Jcilla vn palio molto pericolofo a' nauiganti
> fuoi fpe^zarele naui 3 ÒiT amna^zare i marinari . v Si dimoftra per i cani
lo ftrepito grande che fa il mar tempeftofo, quando )atte in quei fcogli,che
s'aflomiglia al latrare de cani» òC il danno, che riceJono dalla fierezza di
Scilla quelli, che danno a traueiTo 5 onde Vergilio cosi iice con quefti *ver
fi nella fefta egloga . E 4 Can•7t Candida fuccinfìam latrantibus inguina
monflrìs fruii chi a s vevajferates, 6^ perciò il Petrarca difìe .. Taffa la
nane mìa colma d'oblito Intra Scilla e Cariddh&ca„ Chimera.. LVcretio, et
Hòmero dicono* che la Chimera ha il capo di Leone, il ventre di capra, ó\^ la
coda di drago, et che getta fiamme per la bocca,co me racconta anco Virgilio,,
che la finge nella prima entrata dell' inferno inCerne con altri moftri.. Quello,chc
dittero fàuoleggiandò i Poeti della Chimera fiV fondata nell'biftoria d'vn
monte della Licia, dalla cima della quale continuamente eicona fiamme, et ha
d'intorno gran quantità di leoni, effondo poi più a bailo veria il me^zo della
fua altezza molt*abbondanza*d'arbori, e pafcoli .. Griffo., SI dipinge con la
tefta,con l'ali,, ccon l'artigli all'aquila fomiglianti, 6^ con il refto del
corpo, eco' piedi pofteriori.& con la coda al leone. Dicono molti, che
quelli animali fi trouano ne i montideli' Armenia-; . è il Griffo infogna di
Perugia m«a patria datali già dagl'Armeni, li quali paflati quiui con
figliuoli, ó\^ nepoti,ó\^ piacendoli infinitamente il fìto,eflenN do dotato da
la natura di tutti i beni, che fono neceflarij a l'*^vfo humano, le« citamente
v'habitarono dando principio alla prelente nobile, inuitta, et gè* nerofa
profferita .. Sfinge. LA Sfinge, come raccont&Eliano ha la faccia fino alle
mammelle di vna giouane, et il refto del corpo di leone, ós^ Aufonio Gallo
oltre a ciò dice,ch'ella ha due grand'ali ".. LaSfinge> fecondo la
fauola,che fi race nta,.. flaua micino a Thebe fopra d'vna certa,rupe,(8c^ a
qualunque perii na*chc. pallaua di là pzo oneua quefto enigma, cioè.. Qual
folle quell'animale, c'i^ duepiedi,ò: ilmedeiìmoha tre piedi, OC quattro piedi,
et quei che non lapeuano feiorre quello detto,da lei reftauano miferamente veci
uyòcd morati ; io fciolfe Edipo, dicendo,^ .'era l'huomo, il qual ne la
fanciullezza a le mani, 6^ a i piedi appoggiandoli è di quattro piedi, quando è
grande cammina con due piedi : ma in vecchiezza fcruendofì del baflone è di tre
piedi ; Onde femendo il moltro dichiarato il ìuo l fuo enigma, precipitosa
mente giù del monte,oue ftaua fi lancia • *4pie. F Infero li poeti l'arpie in
forma dSrccelIi fporchi, et fetidi,Sc differo, che. furono mandate al Mondo per
gaftigo di Fineo Rè d'Arcadia,aI quale^, [perche hauea accecati due iuoi
figliuoli, per condefcendere a la coglia della jnoghemadregna di eflì,.quefti
vccclli, eilèndo acciecato rimbrattauano,ó£"" toglieuano le viuande mentre
mangiaua > et che poi furono jcjueft* arpie fcac* ciate da gl'Argonauti in
feruitio di detto Re nel mare Aonio neil'ifole dette-» Strofadi >xome
racconta ApolloniadifFufamente. racconta Virgilio nel 3. de t'Eneidejche vna di
quefte predicente a i Troiani la venuta infelice, et i faftidij che doueuano
fopportare in pena d'hauer prouafcad'Vcciderle, et afimiglia* za di Vtrgilio
ledefesiue L'Anodo così . Erano fette in vnafchiera, e tutte Volto di donna
bauean pallide » e [morte Ter.lunga fame attenuate, e afeiutte» Horribil a
veder più che la morte Valaccie grandi hauean difform'c brutte Le man rapaci» e
l'vgne incurue, e torte Grand* e fetido il ventre, e lunga coda, Come
diferpe.che s aggirale fnoda. Furono l'arpie dimandate cani di Gioue, perche ibno
l'ifteflè, che le futie gante ne l'inferno con faccia di caneiComediiTe
Virgilio nel /èfto dell'Eneide» rtfaque canes vlulare per vmbram . fiicefi,che
quefti eccelli hanno perpetua fame a firn iHtudint de gl'auari . fììdra-,
DIpingefi l'hidra per vn fpauenteuole /èrpente, il quale come raceont&J
Ouidio lib. 9. Methamorf.hà più capi, ÒX^ di lei Hcrcole così dille quando
combattè con Achcioo trasformato in (erpente • Tu con vn capofol qui
mecogioslrì L'hidra cento n hauea, né laftimat, £ p e r ognvn,ch'io ne troncai,
di vento Tje viddi nafeer due di piùfpauento. Ci fono alcuni, che la pingono
con fette capi rapprefen tati per i fétte pee« cati mortali.. Cerberoi SEneca
la dèferiue in quello modo. il terrìbile cane, ch'alia guardia Sta del perduto
regno, e con tre bocche Lo fa d'horribil voce rifonare 1 orgendo gì aue tema
aletrisT ombre il capo, el collo ha cinto diferpenti, Et è la coda vn fiero
drago,ilqualc Fifchia, s'aggira,e tuttofi dibatte AppolJodoro
medefimamentelodcfcriuc ^m* di più dice ., che I peli d et in mano vna viola da
gamba » b altro inftrcmento muficale. Mufica. SI dipingono alla ri uà d'vn
chiaro fonte quali in circolo molti cigni, &£* nel mez2o *vn giouanetto con
l'ali alle /palle, con faccia-mollc-* > et delicata,tenendo in capo --vna
ghirlanda di fiori, il quale rapprefènta Zefiro in atto di gófiare le gote, et
di ìpiegar vn leggiero vento veifo i detti cigni,per la ripercusfión di quello
vento parerà«che le phime di eflì dolcemente fi muò,iiono,perche,come dice
Eliano,quefti vccelli noncantano mai, le non quando fpira Zefiro, come i
Mufici, che non fogliono volontieri cantare3fè non fpira-i qualche vento delle
loro lodi,& appreffo perfone,chc gufano la loro armonia. Mufica . D.
Otìna,che fuoni la cetra, laquale habbia vna corda rotta, ckT in luogo della
corda vi fia vna cicalaè In capo habbia vn rufignuolo vccello no^ tifiìmo, a'
piedi vn gran.vafò di vino, et vna Lira col fuo arco, La. cicalapoftafbpra la
cetra, fignifica la Mufica, per vn cafoauuenuta dì vn certo Eunomio, al quale
fonando vn giorno a concorrenza con Ariftoflej no Mufico,«el più dolcedel
fonare fi ruppe vna corda, &iub'bito Copra quella cetera andò volando vna
cicala, la quale co] fuo canto fuppliua al ;«»• r camento della còrda, cofi fu
vincitore, della concorrenza muficale. Onde per beneficio della cicala, di tal
fatto, li Greci drizzornó vna ftatua al detto Eu! nomio con vna cetera con la
cicala fopra, et la pofero per Hieroghfico della : mufica. v il Rofignuolo era
fimbolo della mufica per la varia,fii2ue5& dilettabile me lodia della
vtrce,• perche auuertirno gli antichi nella voce di quefto vccello tinta ia
perfetta feien^a della mufica ». cioè la voce hor graue., et hora acuta 9 jeen
tutte le altroché s'ofleruano per dilettare . Il vino fi pone perche la mufica fùritrouataper
tenergli animali allegri, coraefa )JÌ fg Ole fa il vino, et ancora perche molto
aiuto dà alla melodia delta voce I! -vi fio buono, ^delicato, però dittero gli
antichi fcrittori vadino in compa gniadiBaccho» M V s e; FVRONO rapprefentate
le Mufe da gli antichi giouani, gratio/è, 6^J Vergini, quali fi dichiarano
nell'epigramma di Platone referto da Dio gene Laertio in quella fèntenza .
H&c Venus ad Mufas . Venerem exhorrefcite l^ympht, lArmatus vobis aut amor
infilìet . Tunc Mufe ad Venerem. Lepida hac loca tolte precamur • diliger bue
ad nos non volat Me puer . Et Eufebio nel lib. della prcparatione Euangelica
dice eflèr chiamate Izì Mufe dalla voce Greca mneo, che lignifica inftruire di
honefla, 8c buona di« fciplina; onde Orfeo nelli Tuoi hinni canta come le Mule
han dimoftrata la Religione, et il ben vmer'a gli huomini . Li nomi di dette
Mufe fono quelli, Clio, Euterpe, Talia, Melpomene, Polimnia, Erato, Ter/icore,
Vania, Oc Calliope » CLIO. KAPPRESENTAREMO Clio donzella con vna ghirlanda dì
fami ro, che con la delira mano tenghivna tromba, &con la finiltra vii
Jibro, che di fuora fia fcritto TVCIDIDES . Quella Mufa è detta Clio, dalla
voce Greca eleo, che lignifica lodare, b dall'altra cleos, fignificante gloria,
et celebratione delle cofe, che ella cani ta,ouero per la gloria, che hanno li
Poeti preflò gli huomini dotti, come di* ce Cornuto, come anco per la gloria,
che riceuono gl'huoniini, che fono ce* lebrati da Poeti, • Si dipinge con il
libro Tucidìdes, percioche attribuendoli a quella Mufìu» Thiftoria, dicendo
Virg, in opufe, de Mulìs. Cliogefta canens tranfafli tempora reddit . Conuien
che ciò li dimoftri con l'opere di famofo Hiltorico, qual fàjl detto Tucidide.
La corona di lauro dimoftra,che fi come il lauro è* fempre verde,e longhifV
fimo tempo fi mantiene, cofi per l'opere dell'Hiftoria perpetuamente "vi-.
nono le cofè pallate, come ancor le prefenti, EVTERPE, GIOVANETTA bella, hauerà
cinta la teda di vna ghirlanda di vari) fiori, terrà con ambi le mani diuerfi
ftromenti da fiato. Euterpe, fecondo la voce Greca fignifica gioconda, et
dilettetfrMe, per ii piacere, che lì piglia dalla buona eruditione, come dice
Diodoro lib. j.cap. i. et dalli Latini fi chiama Euterpe : Bene dekclans.Alcuni
vogliono, che quefta Mufa fia fojwra la Dialettica, ma ipiù dicono, ke fi
diletta delie tibie, et altri inftcomenti daikto, così dicendo Oratio nela
prima ode del lib. i. Si neque tibias liuterie eohibet. Il Virg. in opufé. de
Mufis . £>ulcik*[uis xalamos Euterpe Slaiibusyyget. Se /e da ghirlanda di fiori,
perche gl'antichi dauano alle .Mule ghirlanda li Roti, per eiprimer la
giocondità del^propio lignificato perii Tuo nome, àC flètto del fuQno,.che
tratta., TALI A. GIOVAN E di Ìafciuo., et allegro volto, m capo Imierà
'vnaghirla-nda d'hedera,Zti\À con la fìniftra mano vna^nafchera ridicolofa,6Y~
ne piedi i ibechi . A quefta Mufa fi.attribuifce l'opera della Commedia.,
dicendo Virgilio iru pufc.deMufìs. Comica ìafciuo gaudetfermonel'halid.. Perciò
le fta bene U -volto allegro, et Ìafciuo, come anco la ghirlanda dihs;ra in
fegno della fua prerogatiua fopra la Poefia Comica: La maTchara.ridicolofa,
lignifica la rapprefentatione del fuggetto rideuolc erpropio della Commedia.
-Li Tocchi eflèndo calda-menti,, che vfauanoanticamentej3ortare.it.eci tanti t
Commedia>dichiarano di -vantaggio-la noftra figura. MELPOMENE D0NZELLA
d’aspetto, èx^veftitograue, con ricca, 8^ "vaga acconciatura di capo,
terrà-con la finiftra'mano feettri, et corone alzate in to, et parimente
faranno altri feettri, &C cotoneauanti lei gittate per teri».ÓX con la
delira mano terrà ~vn pugnale nudo, Se ne i piedi i coturni . irgilio
attribuifee a quefta Mufa -l'opera cfella Tragedia con quefto verfo. Melpomene
tragico proclamatm&Sìaboatu . Benché altri la facciano inuentrice del
canto, donde anco hariceuuto il noie,peròche vien detta dal nome Greco Molpi,
che vuol dir Cantinela, 3^ lelodia, per la qualeiono addolciti gli auditori .
Di qui dice-Horatio ode 4. lib. 1. Cuiliquidam. pater uocem cumcrthara dedit.
Sì rapprefenta di afpetto,^^ di habito graue, perche il fùggetto della Tracia è
cofà tale, eftendo attione nota per fama, ò per rhiftone,laqual grauità i viene
attribuita da Ouidio. ùmnegenusfcriptigrauitateTragadia lanciti Ce corone, 6*^
feettri parte in mano, &C pacte in terra, et il pugnale nu3>%nificano il
cafb della felicità, et infelicità mondana de gl'hiiomini per wtenere la
Tragedia txapafto difelicita a miferie, cuero il contrario da mirie a felicita
. U coturni,che tiene ne i piedi fono iftromenù di elfa Tragedia. Onde Horatio
nella Poetica diceEfchilo hauergli dati tali mftrumenti . Tofìkuc per fona »
patt Carmine, wtttu . TERTERPSICORE, ^ I dipingerà parimente donzella di
leggiadro, §C vago appetto, terrà \tu j cetera mofttandojdi fonarla, ri ara in
capo vna ghirlanda di penne di varìj olori, tra odiali faranno quelli di Gazza,
et ftarain attogratiofodi ballare. Se le da la cetera per Tauttorita del
P©eta,che nel detto opufcolo, dice TerflCOIC • . lAffeEìus titharismouH,
imperat,auget . Le fida la ghirlanda, come fi eletto, fi perche fòleuano gli
antichi talora coronare le Mufè con penne di diuerfi colori, inoltrando con
elle il troa della vittoria, che riebbero le mufè per hauer *"vinto le
sirene a cantaro » ime fcriue Paufània nel nono lib. della Grecia, et le noue
figliuole di Pierio, ^diEuippe v icore fopra i balli . VRANI A T A VERA
vnaghirlanda di lucenti ftelle3fàra veftita di azzurro,& ha* ri uerà in
mano vn globo rappre tentante le sfere celefti. La prefente Mufa è detta
daLarini celefte, lignificando Vranos, che è l'ilio che il Gela: Vogliono akuni
che ella fia cofi dettaj perche inalza al Cie^rhuomini dotti» Se le da la
corona di ftelle,& il vestimento azzurro in conformiti del filo fìificato,
et globo sferico dicendo così Virg. in opufc.de Mufis. >Vraniac&li
motusjcrutatur, et aflra* CALLIOPE. "MOV A NE ancor eila,& hauera
cinta la fronte di vn cerchio d oro,nel J braccio finiftro terrà molte
ghirlande di lauro, Se con la deftra mano tre ri, in ciafeun de'quàli apparirà
il propio titolo, cioè in vn Odiflea, nellal3!iade,&: nel terzo Eneide.
Calliope è detta dalla bella voce., quaflappo tis culiftopos donde anco Ho* ;ro
la chiama Deam clama ntem. Se le cinge la fronte con il cerchio d'oro, perche
fecondo Hefiodo è la più »na, et la prima trale fuecompagne,come anco dimoftra
Ouidio lib.5.Faft. Wrima fui capii Calliopaa bori, Lucano, et Lucretio lib. 6.
xCallkfe requieshominnmydiuMmquè uoluptas . Le corone d'alloro dimoflrano, che
ella fa i Poeti tilendo quelle premio lo-' Se fimbolo della Poefìa, I libri
fono l'opere de ' più llluftri Poeti in 'verfò heroico, il qual verfò fi
at)uifcc a quefta mufa per il verfò di Vergilio in opufe v Carmina Calliope
libris heroica mandat . A. quelli verfi di Vergilio ch'habbiamo citati fi
confanno li fimulacri delo '% \ fe,che ftanno imprefie nel libro del Sig.
Fuluio Oifino de Familijs Romano9; nelle medaglie della gente Pomponia .
Veggafi So Veggalì anco il nobile trattato > che fa. Plutarco nel nono
Simpofiaco ojj fiionexiii. MVSE Cattate da certe Medaglie antiche dal Sig.
Vìncentio della Torta eccellentiffimo nell'antichità . Clio . TIENE vna tromba,
per moftrare le lodi>che ella fa rifònare per li fai ti de gli huomini
illuftri . Euterpe. Con due tibie. Taira . Con *vna mafehara, percioche a detta
Mufa vogliono che folle la Commedi dedicata» ha ne ipiedi i ibechi . Melpomene
. Con vn mafèrrarone, in fegno della Tragedia y ha ne i piedi-i coturni
Terpficore: Tiene quella Mula "vna citara . Erato. Con la lira » 8£~
capelli longhi, come datrice de l'Elegia . Volinnia. Con il barbito da vna
mano, et la penna da l'altra, P'rania. Con la letta facendo "vn cerchio :
ma molto meglio* che tenghi vna sfera pò* che a lei fi attribuire TAftiologia .
Calliope. Con vn volume, per fcriuer i fatti de grhuomini illuftri. MVSE.
Dipìnte congrandijjima diligenza, et le pitture di effe le ha il Signor
Francefco Bonaventura, Gentilhuomo Fio* rentino 3 amatore, et molto
intelligente di belle lettere . Clio . Con vna tromba in mano, Euterpe. Con vn
flauto in mano3 et con molti altri dromemi da fiato alli piedi « Talia . Con vn
"volume. Melpomene. Con vna mafehata . Terpfìcore. Con vn arpa. Erato .
Con vno Quadro. Tuli*' . Sì Tolinnia. !on vn aria preffb alla bocca in fegno
della 'voce » 5^ vna mano alzata per i gettile* quali fi ferue l'Oratore .
Urania, Zonvn globo cclefte. Calliope, Con vn libro. M V S E. Come ài finte
dall' Jllufirifsimo Cardinal di Ferrara a Monte Cauallo nelfuo giardino . Clio.
COn la deftra mano tiene -vna tromba > Se con la finiftra vn -volume, **$
dalla medefima banda vi è vn putcino,che per ciafeuna mano tiene vna acella
accefa, dC in capo vna ghirlanda . C Euterpe. On ambe le mani tiene vna
mafehara • Talia . r^ On la deftra mano tiene *vna mafehara con i corni, 8^ con
la finiftra j "Vi cornucopia pieno di foglie, bC di ipighe di grano : ma
verdi ^^ó^ er terra vn'aratro . Melpomene. la deftra mano tiene vna mafehara,
et con la finiftra vna tromba, 6^* L> per terra vi è '"vn libro di
mufica aperto. mouendo con gratia le penti* della coda, per dar a (è fteflb
aiuto nel volgere, et aggirar il corpo, aecompasgnando il volo con l'ali, cosi
medefimamente fi poteua col timone pofto dietro alla naue, 'volgendo nel
modo,che "vofgeua la coda queirvccello,con l'a» iuto della vela {olcar il
mare, ancorché fulfe turbato, et hauendo facto di eie proua di felice
filarello, 'vollero, che quefto "vccello folTe il Hieroglifico dell*
Nauigatione, come nel Pierio Valeriarro fi legge al filo luogo . T^auigatione *
VNA donna ignuda proftrata in terra, che habbia li capelli lunghiftt mi,, che
fpargendoli per terra 'venghino a fare onde, Umili a quella del mare, tenendo
con vna delle mani vn remo > 6^ con l'altra la carta, e bollòlo da nauigare
. NINFE IN COMMVNE. \ L L E fintionì de gl'antichi non è dubbio akuno,che
molte, et diuftì fé vtilità G poflbno raccorre, dimoftrando la potenza, 6c^_
prouidenz di Dio ; perche altri ne infegnano precetti di Religione, moralità,
6\^ alti fimili beneficij, fi come hora particolarmente con l'allegoria delle
Ninfe fi di nota l'opera della Natura,fignificandofi per elle Ninfe la virtù vegetatiua
con fidente nell'humor preparato, per la quale fi fa la generatione, nutritone,
è aumento delle cofe > onde fi dice le Ninfe eiTcrc figliuole dell'Oceano,
madt del D DICESJ%ERIPJ. ?3 del fiume, nutrice di Bacco, fi dicono fruttìfere,
Se vaghe di fiori, che pafee* no gli armenti, mantengono la vita de mortali, et
che in lor tutela > et cura i monti,le valli, i prati, i bofehi, &C
gl'alberi, et ciò non per altra cagione,che per elfer la detta virtù
dell'humore fparfa in tutte le fudette cofe,& operare Cimili effetti
naturali, fi come intefe Orfeo celebrando in vn fuo hinno le dette Ninfe* in
quella fentenza . J^utrices B acchi, quibus eft oculta domus Que fruttìfera, et
lata pratorum floribus eftis, Tafcitis, et pecudes, et opem mortalìbus ipfa Cum
rerere,& Bacco uitam portaftis alumna. Le quali cofe fiano dette qui in
commune delle Ninfe, per non hauere a replicare riflette cofe nella
efplicatione delle particolari figure > che feguirartno appreffo . H innedi,
et T^apee . SAranno donzelle gratiofe, il lor habito fuccinto, ÓVf* come dir fi
fuole^ Ninfale, di color verde, l'acconciatura della tefta adornaranno varie
fòrti 'di fiori con loro mifchiati, 8c varij colori, mofkaranno anco gran
quantità di iherbette, e fiorine! grembo raccolti, tenendolo con ambi le mani
di qua, 8c di 1 à con bell'atto fpar fo . Il Boccaccio nel libro della
Geneologia delli Del riferifee le Ninfe de prati, àC de fiori chiamarli Hinnedi
: ma Natale Comite lib. 5. delle mythologie al icap. 1 2. delle Ninfe,dice tali
Ninfe chiamarli Napee voce deriuata dalla Greta, napos, che lignifica collina,
et pafcolo. Il verde colore del veftimento, le tenere her bette, et fiori
dimoftrano quel [che è lor naturale. Driadi,& H amadriadi . SI dipingeranno
donne rozze, lènza alcun ornamento di te,fta, anzi in vece di capelli fi potrà
far loro vna chioma di muico arboreo,o lanugine,che (ì vede pender intorno a i
rami degli arbori. L'habito fia di verde ofcuro,li ftiualetti di feor^a
d'arbori, in ciafeuna mano terranno vn ramo d'albero filueftre col fuo frutto,
cioè chi di ginepro, chi di quercia, chi di Cerro, 6: altri limili . Le Driadi,
et Hamadriadi fono Ninfe delle felue, 8c*"* delle quercie. Mnelimaco
vuole,che fiano nominate Driadi, perche nelle q uercie menano lor vita »
&T" che fiano dette Hamadriadi, perche infieme con le quercie fon
proiotte, onero, come dice il Commentatore d'Apollonio, et Ifacio, perche elle
:on le quercie perifeono . Il miflerio Filofofico contenuto (òtto quelle
fintioni, fi è dichiarato di fopra, quando s'è detto delle Ninfe in commune *
7{ìnfe di Diana . rVtte le Ninfe di Diana faranno vellite d'habito fuccinto, 6^
di color bianco in fegno della lor virginità . Haueranno le braccia, et le
fpalie quali nude, con arco in mano, òC fareuà al fianco. •-, F 2 Così Sj. et
bracbia nude. Nel palazzo deiriJluftriilimo, 6^ Reuerendifsimo Signor Cardinal
Fa nefe ve n'è vna di quelle Ninfe, molto gratioia > cV^ fatta con le
medefimc. ©fleruationi . Potrebbefi anco oltre il /accinto veflimento adornare
di pelle di '"vari j an mali per fegno, che fieno cacciataci . NAIADI.
"Ninfe de fiumi. Siano donzelle leggiadre, con braccia, e gambe nude, con
capelli lucidi chiari, come d'argento, e di criftallo per gl'omeri fparfi.
Ciafcuna nari in capo "vna ghirlanda di foglie di canna, e (otto il brace
finiftro vn*vrna,dalla qual n'efea acqua . Dice il Boccaccio nel lib. della
Geneologia delli Dei le Naiadi eflèr dette i voce lignificante fluirò, et
quella commotione, che fi vede nell'acque mentr Scorrono. Si fan con braccia,
gambe, e piedi nudi, per fignificare le Semplicità de TaC que, eflendo elemento
fènza miftione. Li capelli chiari, lucenti, et fparfi Significano Tacque
correnti . Ilvafo, 8^ la ghirlanda di canne Con per fègno della l>ro povertà
nel le acque, 6^ per quella ragione,pcr la quale fi danno INrne, de le ghUan de
ai fiumi. Quefto ragionamento di Ninfe mi fa fbuuenire vna fonte bofeareccia
fige rata dal Sig. Gio.Zarattino Caftel!ini,al cui mormorio dormendo alcune Nir
fé da vna parte vn Cupido difeaccia dal bofeo con -vna face accela li fauni, Sì
tir i, et Siluani, dall'altra parte vn'altro Cupido, che porta adoflo l'arco,
et ! faretra, e tiene vn dardo in mano,con la punta del quale moftra d'imponere
filentio a certi cacciatori, che hanno il corno aliato in atto di voler fonare
fc pra la fonte, leggefi quefto fuo Epigramma, che per elTere leggiadro, e
belle ne voglio far parte a curiofi ... Raptores Driadum proculhinc difeedite
fauni » Syluani turpes, Van, Satyriq; rudes Hic T^ympha dulci deuitt*
lumnajomno Claudere ne timeant adleue murmur aqu*. Rauc&venator clangorem
comprime Bucce» Que uigiles cupiunt /omnia ne rapias» SZuodfi de fomno furgent
refonante fragore Tu fies oculis prfda odioja fui;. MARE. VN vecchio con crini
longhi, barba folta, inordinata, farà nu^o, Se or do, ma a torno fi vedrà
cortina,che fuolazzandogli copra le parti din J^i, fotto *vn piede fi vedrà vn
delfino, e folto i'aluo vna conchiglia marina, minano . Sj in mano Vn timon di
naue, ò d'altri vafcelli da fòlcar il mare. Si dipinge il mare huomo
vecchio,per efler egli antichiffimo,©^ coetanea de la noftra madre terra. Si fa
horrido,e fpauenteuole per le fue commotioni . li lenzuolo dattorno gli fa
vela, et il timone, che tiene con la mano,«(Tendo ifttomenti lignificanti
l'operationi di nauigare,dichiarano la condicione di elio mare. Il medefimo
effetto fa il delfino, et la conchiglia, cuendo animalerie fi generano A'
viuono in quefto largo-campo . TH ETHI. 'bljnfa del Mare. DONNA di carnagion
folca, hauetà i capegti fparfì attorno al capo, le faranno vna ghirlanda di gongole,
et chiocciole marine, hauerà per ve» fomento 'vn velo di color cucchino, et
terrà in mano vna bella pianta ramofa di coralli. Thethi fu finta elTer Dea
marina, &T fi intende per effà quella maflà^'ac* qua,o vogliamo dire humore
apparecchiato, 6^ confparente alla genefatioDe, Se nutritione, perciocheè detta
Thethis, quali tithyj» cioè nuurice,perche l'humore nutrifee ogni cofà.» o par
s'intende i-elemento dell'acqua, il quale* abbondantiflimamentefi racchiude dal
mare, il che intele Vergdio nel fuo Pollone, con quefti verfi . Tauca
tamenfubertmtfrifc& veBigia fraudi: X£*r; tentare Tethin ratibus qux
cingere muris Oppida, &c. Da Theti tiene ii cognome in Perugia mia patria
l'anticha famiglia hono» fata hoggi nella perfona Signor Girolamo T hcti j
gentil' huomo di tariffimi aualità . Il color delle carni, e del "velo di
Theti dimoftrano quel bell'acque marine* Le gongole, le chiocciole, et la
pianta de coralli fono cofe di mare atte a far >iu manifefta la noftra
figura . Galatea* DOnna gìouanc bianchidìma, le chiome faranno
fparfe,nTucenti,quafi fila d'argento, terrà all'orecchie pendenti di
chianfiime, 6\^ finiifime-» perle, de'le quali hauerà 'Vna collana, òC per
vestimento vn velo candido» ome latte, parte à torno il corpo rauuolto, et
all'aria fpiegato, con vna mano jerra il vclo,& con l'altra vna fpugna, i
piedi fi poteranno (opra vna bianchifma conchiglia . i Galatea è detta da gada,
che fignifica latte, perb la candidezza della carne» I del velo rifpondono al
fignificato del nome, et all'eller luo. Le perle,& le conchiglie fono per
legno che è Deità del mare . Quanto alla fpugna narra il Boccaccio nel 7. 1 b.
de la geneol.de gli De?,che et Galatea Dea della bianche^a fi dinota la
ichiuma, che dall'onde marino pattute accogliente fra loro l'aere fi genera, la
quale e bianchifllma, dalla-» uai poi fi generano le /pugne • F ; NIN/ar V
NINFE DELL' ARIA. Iride . N A. fanciulla con l'ali fpiegate in forma d'~vn
me^zo cerchio, lequati fieno di dellendo all' hora più opportuno per cagione
dell'humido k far queil'opera^he nel tempo fereno, cV alciuttoj onde Plinio nel
libro 1 I. dt:Ila Luna quanto è maggiore, ha più forza di alzare maggiore
quantità dì -vapori, ÓC^ di tenergli fofpefi in quella ter^a regione dell'
Aria, i qua'i'poi non eflendo da forza bafteuoie tarati più su alla
fecond*Regione, ricadendo a badò fanno molta rugiada fecondò la moltitudine di
deeri *Vapori . COMETA. J^infa dell \Aria . VN A grouanetta d*afpetto fiero, di
carnagione, Se veftimento rollò e chiomarfparfa,£^ parimente accefà,hauerà in fronte
vna ftella,con ''Vna mano terrà "Vii ramo d'alloro, 6c^'Vno perche la
Cometa, come fame Ariftotile nel 3. hb. delle Meteore, è di natura fulfu rea,
et da gli Antichi fu ripu* tata cofa prodigiofa.; ferine anco Plinio nel '2»
lib. dell'Hìftoria naturale, ó^ Verginella prima della Georgica. Fulgura : nec
diri totiep arfere Comete ; Lefi danno in mano i rami dell'alloro, et della
*verminaca /-percfce-coru eflì gli antichi faceuano le purgationi de portenti
cattiui, che loio appartano, fi come della "verminaca fcriue Plinio nel
libro 'ventidue, et dell' alloro nel lib. 1 6. de anchora del folfo,di che
habbiamo dettc,uekrentacii.quc della fua Hiiloria naturale. NECESSITA DONNA-,
che nella mano deftra tiene vn martello^, &** »e41à finiftra*» vn ma^zo di
chiodi» Neceflìttf è vn eileredella cola in modo, che non polla Ilare
altrimenti, 8c pone ouunque fi ritroua vn laccio indiflolubile, et perciò fi
ralTomiglia ad vno che porta il martello da vna mano, ck^ dall'altra li
chiodi,dxendofi volgarmente quando non e più tempo da determinai* vna cola con
configlio, efler fitco il chiodo : intendendo la neceflìtà dell'operationi •
7$ecefsità . DOnna /òpra dWno alto piedeftailo, che tenga ~vn gran fuiò di
Diaman* ce,come fi legge udii ieri e ti di Platone. NEGL1GENZA. DONNA medita di
habito tutto Squarciato, et rotto, farà ìcapigliattfc^ (landò àgiacerecon vn
horologio da polueie di traiierlo in mano > o per terra-. Dipinge^ Ja
Negligenza Scapigliata, et mal veftita, per fegno, cKe ir negli-» gente non è
compito nelle fue attionij et fpiace generalmente a tutti» li ilare a giacere
figniiìca defiderio di ripoio,d'ond' è cagionato quello vitio» L'horologio
pollo in modo, che non corra l'arena, dinota il tempo per» fotSc è quello viti©
fig iuolo dell'Accidia, oueio nato ad *vn parto con efla*r ^ però fi potrà
dipingere con "viia testuggine* che le cammini fu per la vefte» per eller
lenta s et negligente nelle-iue operationi per il pefo della viltà dell'a»
nimOjche non la laici a v (ciré dalla. 1 uà naturai fordid.^za. . NQBiL T A.
DONNA togata riccamète co vna ftelfà in*capo,& co vn feetro in mino. La
velie lunga predo a' Romani non era lecito porurfcda ignobili U fo fi La ftclla
in capo pofL, et lo Scettro in mano » inoltrano che è anione d'ani. Bio nobile
prima inclinate a gli fplendon dell'animo, lignificati per Ja ftelly, I)OÌ a
commodi del corpo, lignificati nello lecttro, et che la Nobiltà nalt e dal. a
"virtù di vn'animo chiaro, cV^ fplendente, òC fi conici' uà facilmente pc.
mezzo delle ricciute mondane. NOBILTÀ. DONNA in habito graue, con
vn'hafta?nella mano delira, 8c nella fini ftra colfimolacro di Mmema,comeil
vedesnella medaglia di Geta. La grau'tà dcll'habito lignifica le maniere,&
i coftumi graui, che nella pei fona nobile li ricercano . L'afta, et il limolacro
di Minerua, dimoftrano,che per la fama,ò delle fciei 2e,ò dell'armi, la ncbiltd
fi acquifta.; eflèndo'Minerua.protettricc, fecondo i credere de' Poeti de gli
vni, et dell'altri* gualmente,• per eller nata dal caj di Gioue, che è il
difeorfo, et l'intelletto, per me^to del quale quelli hann vedendoli (òpra la
Tua tetta a k une Ite le, et per l'aria mé$ nottola volante « Terrà con la
finiltra mano vna pietra da far/uoco/opra la quale fiavn pe^ zo diclca,&
con la li ni lira tenga vn'accialino, col quale molti i haueu percoli detta
pietra, et f» vedano per aria molte fauille, et l'elea acce la . Apprellò
alladctta figurarvi fari vn candeliere con vna candela. per *c cenderhu. Il
color del veilimento bertko moilra la come riferilceil Boccaccio ne primo libro
della Geneologia, la prima parte, ellèndo che in quello tempo 1 eraù Le h mette
auanfi il gallo nella guifa,che riabbiamo detto, percioche quefta ultima parte
della notte *vien detta gallicinio, conciofia cofa che venendola notte -verfo
il giorno, i Galli cantano, come dice Lucretio . Explaudentibus alis ^Amcram
darà confuetus voce vocare* Et Plinio nel lib. i o al cap. n . narra, che i
galli fono le noibe guardie^ notturne, prodotti dalla natura, per deftare gii
huomini all'opere, et per rompere il fonno, effendo che alla quarta vigilia con
il canto chiamano alla cura, et alle fatiche.-. Onde G pub dire, che il gallo
lignifichi la "vigilanza, che deuono vfar gli huomini ; perche è brutto
fuor di modo dormendo confumare tutta la notte * et più amici della ragione,
da{la quale deriua principalmente l'obbedienza . V\. Li i.'IUldU Ut LJK.Ì, CMC
111 Villi! U CU«t 11 ld laUMlICMIC l«t L/'Ullli UUIÌ14 V fcendei e alle
preghiere noftre, ik all'adempimento de1 defideri noltri . U gioco col motto
SVAVE, è per dimoftrare la facilità dell'obbedienza, quando è fpontanemente, fa
imprefa di Leone X.amencre era fanciullo, Jaqual poi oi ritenne ancor nel
Po§jtin*eato.,.adornandòne tutte l'opere eli magnificenza, •qiiaimo grato di
farfi beneuolo per l'acquifto i gramicijOnde (opra di ah Terentio in Andria
cofi dice. Ob/e^uiu amìcospar Tiene con la finiftra mano legati il Leone, et la
Tigre, per fingnificare, che l'oflequio con li Tuoi mezzi ha forza di domare
Leoni, Tigri, cioè animi fieri, altieri, et fuperbi, come ben dimoftra Ouidiolib.
2. d'Arce amandi. VkftiDI CE$4%E %lPtumidosq; leoncs fìuftìca paulatim tamm
aratra fubit . OBLIVIONE D'AMORE, T7 Anciullo alato,feda, &C dorma,
incoronato di papaiieri, appretto d'^vna JL fonte nella cui bafe vi fiafcritto»
FONS CYZICI» tenga vn ma?zetto 'origano,nella (ìniftra mano, dallaquale penda
vn pefce Polipo : la delira* fòntarà il volto, col cubito appoggiato /opra
qualche fterpo> o fallo . Il fanciullo alato lo porremo per (imbolo
delì'obliuione d'Amore fuanito,c alla mente volato . Non piacque ad Eubolo,
ouero ad Araro ( fi come riferifce Athenco lib: 13.) ch'Amore fune dipinto
alato riputandolo ritrouato da inefperto, et poco giuditiofo pittore, ignorante
della conditione d'amore ; ilquale non è altrimenti leggiero, et volàtile >
ma fopramodo graue, attefb che non facilmente vola dal petto,doue vna volta è
ritratto, ond'è, che non in '"Vn iubbito fi liberano le perfone dalla
incurabile malattia d'Amore. Qui s mortalimn primus qutfo pinxit, *Aut
cerafinxit alatum ^imorem f 7{jhilpreter tefiudìnes iUepingeredidiceraU Quins
et ingenium prorjus ignorabat buius Dei, Leuis enim minime tH, aut itafacilis
Vt qui eìns telis male habei, éò morbo flatim liberetut Immo grauis fuprà
modum: quorfumergo UH penna ì Ea res piane nugg, tam etfi quifpiam ita efìe
autumat, Aleflide pure dice, che tra perfone, che fanno, vi è fpeilò
ragionamento eh* Amore non vola, ma quelli che amano volano col penfiero per
i'inconftanza, et varij moti dell'Animo, òC che nondimeno gl'ignoranti pittori
io figurano 6on le penno . Creber fermo eH nÀpudJopbiHas, nonyolare Deum
sAmorem >fed illos quiamanUalias aero de caufa alas a/fingi, Viclores autem
ignares pennatum eum delìntafie . Se a detti Poeti Greci non pareua tagio
euole, che fi raprefentafle Amore-* alato, tenendolo eflìper faldo, et graue,
certo uisnifi veLmilesy-pelamaus, &frigora no èli s, Et denfo mixtas
perferet imbre niues f* Il Petrarca trauagliato nella miiitia amorofa efclamò.
Guerra ti mio slato dirra,& dì duol piena. Moflra altroue di non hauer cagione
di rallegrarli non conoicendo ripofo, rinunciando ad altri l'allegrezza . Ma
chi vuol fi rallegri adhor£,adhora, Ch'io pur non hebbi ancor non dirà lieta Ma
ripofata v nhora . Sopra che duolfi appieno in quel Tuo lacrkno/ò Tonetto, ^£
Tutto il d ì piango, et poi la notte quando Trendon ripofo i miferi mortali
Trouomi in pianto et raddoppiane i mali Cofifpendo il mio tempo lacrimando . Di
modo che,fe gl'Amanti neli'amorofaimprefa ftanno fènza ripofo in co tinua
guerra,finita l'imprefa nelì'Obliuione d'amore prendono^ripof,non p fan do più
alla cofà amata cagion del lor dìfturbo . Il Papatiere,che porta in
tefta,è|inditio del ripofò,che nelì'Obliuione d'am re fi gode, poiché il
papauere genera fonno, Se anco obliuione fé in gran copifc s'adoperi,
maffimamente del largo, largior nocet, lethargum enimfacit, dice-» Gio. Ruellio
de Natura ftirpium: fé fa il lediargo fa l'Obliuione, la quale è fimiliflìma al
fonno . Non fen^a cagione l'Ari orto nel 14. Canto, defcriuend«| la cafa,&
la fpelonca del fònn», mette neiringreiTo l'Obliuione. Sotto la nerafelua vna
capace, Tutta aggirando va con ttorto paflo, | Efpatiofa grotta entra
r.elfafto, Lofmcmorato oblio sia su la porta, Di cui la fronte l 'Edera Jeguace
?^ow laffa entrar né riconofee alcuno* Dalia conforme hmiglianza,che ha il
fopone, e'1 fonno con l'obliuione, ne Euripide fa, che Orefte ripofatofi
alquanto dal furore renda gtatie ad ambedue al Sonno, et a Lethe, ouero
Obliuione, che dir vogliamo . 0 dulcejomni leuamenyremedium morbi, 0*m ?,Sc eh'
bebbe vn tempio commune con lei, nel quale vi era dedicata l'Ara della.
Obliuìone, figlia fecondo Higiniodell'Ethere,& della Terra * fecondo Hefia
do nella Theogonia della contenzione .. Ma Plutarcho nel 7.. Simpofio queftione
quinta, reputa^ Bacco Padre dell' Obliuìone » cosina l'opinione de' p«|
antichi» che riputauaao Tobliuione madre di Bacco,alquale era dedicata L'obli,
uione, àC la ferza, per inditio>.che non fi debbia ricordare, et far
rifleflìon*.: di quel che fi commette» cV" pecca per amor del vino» ouuero
che con leg« gier pena y òtT puerile caligo fi deue correggere; ragioni e
fpofte da Pluta elio nel principio del primo Simpofio : le quali io più tofto
ritorcere "vorrei &C dire, che la fepza, 6^_ FObliuione a Bacco
dedicata, lignifica „ che il "vi no partorifee l'Obìiuione dell'
"honefti, ó^ della temperanza, %C che peri grancaftigo merita colui, che
fi (corda d eli* honefto, ©X^, fi fbmtnerge in? temperantemente ne
U'-vbbriaehez za madre dell' Obliuìone «figlia appunti di Bacco. l/Obliuione in
alcuni è per natura, come fu nel figlio d*Herode Àttico che non; poteua imparar
1* Alfabeto» à\^ in Corebo, Margite > óc^ in Meli«| tide „che non Seppero
numerare più auanti, che cinque : m altri per -varij . ac: ridenti di paure, di
cadute, di ferite » et botte nella tetta, come quel/o Athe aiefir litterato
> che percolo da vna (aliata, perde la memoria delle le ttere-i italamente
ricordandoci d'ogni altra cofa, per quanto narra Valerio libro primo, capitolo
ottano, et Plinio libro fettimo, eap. trentaquattro . Per infirmi! là Mettala Cornino
Romano fi feordb del fuo propio nome, et in Athene oc corfévna pefte nel
principio della guerra PeloponelVe, per la quale molti di quelli *cbe recarono
in vita perderono talmente la memoria, che non fitti
coidauanod€llrPareati,nediloromedefimi : Per vecchiezza è cofà ordi Daria, che
TObliutone fopragionge .Al tempo di M. Tuilio Orbilio Pupillo'3 Beneuento
llluftre Grammatico diuenuto "vecchio perde la memoria . M iroua-fi eirere
occorfa in altri l'Obliuione lènza alcuno accidente y mentre chi erano ben.cornpofti
di fanità di corpo, et di mente* Hermogene fofifta Ri" thorico, fi come
rifenice Suida.in giouentìì Tua d'anni ventiquattro fenza ca| gione, et
malattia alcuna, perde la memoria » onde viti© poi unto più abieet ? invecier
vecchiezza, quanto più per l'auanti (limato da tutti, etiandio più obli uiofa,
quanto ...he è di mente men falda,& più leggiera . Quid leuius fiamma,
fumo? quid mollmsv da? Fiamma,fumo, vada, femina,fed leuior . la vuol edere a
bella polla obliuioia,& viaci indulti ia,& arte mailìmamente
8Ìlepromcfl"e, et pergiuri che fa a gl'amanti, di che duolfi Catullo.
Trulli fé dicit mulier mea nubere malie ÌQuam mihi non,fifeluppiter ipfepetat,
G 3 Dicitt m Dicitìfed mulier cupido quod die it amanti, In vento, et rapida
feibere oponetaaua . Ma Xenarcho nelli cinque combattimenti appreflo Atheneo
nel X. libri /cri uè li giuramenti della Donna, non nell'acqua, ma nel vino,
che fomea* ta l'Obli uione. Mulier is iufiurandum ego in vtnoferibo . Plauto
nel faldato liima la donna di tenace memoria nel male, et in vn fii« bito
obliuiolà del bene . ' Si quidfaciendum e fi mulierimale, atque malithfeEafibi
immortalis memoria eft,memin?fle,etfempiterna Sin bene,aut
quidfdeltterfaciendumftty eadem venìunt Obliuìoft extemplo vtfiant, meminifìe
nequemt . J ta mandragora» che da Pithagora Atropomorfo chiamafi,perche la Tua
ra« dice imita l'humana forma, è pianta /bporifera, come airerifcono Theofrafto
| Diofcoride, Plinio, Atheneohb.xi.Ifidoro, cV~ altri," quella data in
beuan da genera obi iuion e, balordaggine, &fonno.' sì che quelli, iquali
reftano d far 1 Sparge ns numida mella> foporiferumq, papauer. Oue non è da
marauigharfi lì delle al Drago deputato alla vigilanza i!
papauere,/oporiferoanoi9 ma non al Dragone, perche vna pianta non ha l'iflelFa
forza di nutrimento in tutti gli Animali, come fi raccoglie da Seruio, tal
pianta agli huomini è parto cattiuo, che buono lari per le beftie, il (alice è
imaro aH'huomo, che a Hi boui, ó^ alle capre è dolce, la cicuta, ch'è mortiera
a noi,è -vitale alle capre, òC le ingrafla : cofi il papauere fé arreca
fonnoenza alle per Zone non l'arreca al Drago di natura fopra modo -vigilante,
al uale da Vergilio *vien dato per altro effetto, ©^^ fenza dubbio per cibo
rinefeatiuo, attelo che il Drago è calidiflìmo, col Tuo caloce infiamma l'aria,
iti nodo che pare dalle Tue fauci efea fuoco, per il fuogran calore è capitale
nemico all'Elefante di natura frigido, dc^ cerca dargli morte per rinfrefearfi
ol fuo frigido (angue, Se è talmente ralido, che con la bocca aperta fi pone-»
iiontro ai venti, de' quali è tanto auido, che le "vede "Vnà vela
gonfia dal,vola verfo lei con tanto impeto, che bene ìpellò di volta alli
'vafcclli, la li Marinari quando lofeorgeno per non pericolare riti ano le
•vele, *vegafi San Girolamo fopra quelle parole in Cieremia cap. 24. Traxerunt
Trenini quafi Dracones . Di modo che faggiamente Virgilio gli dà il papaurrc^»
urto col mele, perche ii mele è rinfreicatiuo, 6^ Immetta, però Vergili© ifle,
Jpargens numida metta : oc^ Plinio libro ventidue cap. 24. dice, che-, frigerag
1 aidoii ; onde gli Antichi loponeuano a tauola nel principio, óV" :l
mezzo de conuiti . Varronedererufticalibr.j. cap. 16. Mei ad princiacomiuij, et
infecmdammenfam adminiftratur : non per altro, che per minate 1 calidi -vapori
fomentati dal cibo, ÒX^ dal vino,p erche il mele tettila i "vapori del
vino, fi comeattefta Plutarcho nel 2. Simpofio quefrione 7. cendo, che alcuni
Medici per reprimere l'vbriachc^za danno a gli vbriachi unti 'Vadino a dormire
del pane cinto nel mele, ilqual mele appreso i Poeti . G 4 è iblico 'tòt re o
no lo cr^é è folito cibo del calido Dragone, Valerio nel primo
deli'Argonautica» Et dabat efìerno liuentia ntella veneno Fr nellottauo .
Tfectalisbiantìmelladabam. TI papauero poi è frigido in quartogradb, fi come
affermano i Fifici, e fimplicifti dato al Dragone per alleggierirgli
l'ardore> et tinfiefcarlo, non per fargli venire "vn breue» et leggier
fonno, acciò fi ripofarllè dalla continua vigilia, Se rifuegliato poi
ritornarle con pru "vigoie alla guardia, come vuole Tutnebo nel fuo
giorna'e lib. 25?. cap. 6. ilchc non approuo, non eflèndo necelTario per tal
conto darglielo, perche la vigilia al Dragone, come naturale in lui » non i
contraria, ne può debilitarlo, ne eflergli nociua > ma piò tofto gli noceret
bei! prouocaro, et violente fonno contro la fùa natura ;di più dato, che il
papauere hauelTe forza di addormentare il Dragoncch'è-vigilantriTimo^cn
èvenfimile^che gli delle tampoco per breue fbnno porche G farebbe presentata
commodi tà di rapire i pomi d'oro in quella breuicà,& leggiere^za d!
fonno,& fi fareb be anco potuto vecidere,.& legare H Dragone mentE'fcra
fonracohiofo,.che di continouo "vegghiar dòueua, 6^ a Medea non iarebbe
ftato bi ogno di adoperare i fuoi magi d'incanti per addormentarlo, perche ià
ria blamente badato apportare Thora, nella quale fi ripe fàua il Dragone, e
Giafone fènza l'aiuto di Medea hauecebbe-poflli co rnualare li-pomi Hefperidi
in quel breue /baro del Dragone. Dandofi dalla Sacerdotellà giornalmente per
cibo nrdenarioil papauere mrfto col mele al Dragone, chiaramente fi "viene
in cognitione, che Ouidio in quelle pam\e,lHh gigr amine fuecì, non incende che
Ti pianta del fugo letheo d'obliuione, con la quale Med«a addormentaua il Drago
fia il papauero, ma altra cofa ftraordinaria, quale è il ramo di Gn eparo,
chiamato da poeti come per antonomafia lenza nominarlo, ramo letheo, dedicato
all' in férnale obliuione, fi come ailètifce (aio.. Batti da Pio nelli fèguenù
mfi il quale nell'incanto, che fa Medea al Di agone* per addormentarlo nell*
obliuione ipetifica ri ramo di gineparo tenuto in mano da Medea . ; de J de
minarcoutbio neon tetimioti ih allo, Ucc autem,fciltcet Medea, ipfum Draconem,
1 ni ingens ex fot/ione cyceone, efficacia. 1 Imiperi recens fecto ramo
pharmaca carminibu* T~*1 Hprabarin oculosr circumqyplurmusodor Tharma cifomnum
creami Conuenìentemente contro il velenofo Dragone fi ferue del ramo di
ginept*o,fi peiche il fi urto del ginepro vale contro il veleno, il Teme Tuo
purga il corco dal timore de fei pentii iquali temeno efli di quella pianta
accefa, come dice Plinio^ Si perche inquanto ali0bliuion*,e fonnolen^lombra del
ginepro ègraue, et orili Ica^ la mente di eh* fotso fi pofa.non fenza
balordaggine, et doglia di teda, fi come fanno gl'acboià d'ombra greue,de'
quali nel 6*. iib.Lucano genericamente afine paria... lArboribus primum certis
grauis umbra tributa ejk yfq: adeocapitisfacìant utfepe dolores, Si quis
easfubter iacuit, proftratus inherbis^ ^ Specificatamente poi nomina . Virgilio
nel penultimo verfo dell'vltima egiogo il ginepro d'ombra graue . Juniperi
grauis umbra y a queftofi tenne Cartone Durante nel fuo Et bario. Imiperi
grauis umbra t amen, capitiq; molefta eft\ EiTendo pianta d'ombra graue,e
naturalrnente-atta a cagionare Sonnolenza, èc obliuione in quelli, che dimorano
all'ombra fua : perciò il ramo di Ginepro è da poeti reputato ramo d'obliuione
. OCCASIONE. T7 I D VA' antieo,& nobiluomo fcultore, difegnò l'occafione ;
Donna ignuI _L da,con vn velo a trauerfo» che le copriua le parti vergognofe,&
con li cappelli fparfi per la fronte, in modo che la nucha reftaua tutta
feoperta, et calua i con piedi alati; poiandòfi fopra 'vna ruota, et nella
delira mamvvn rafoio. I capelli riuolti tutti 'ver-lo la fronte ci fanno
conofeere, che l'occafioneii deuepieuenire Spettandola al palio, et non
feguirta per pigliarla quando ha "volte le (palle ; perche palla
velocemente, con piedi alati ponisi fopra la ruotarne perpetuamente fi gira.
Tiene il rafoio in mano,perche dèue efière fiibito atroncare ogni forte d'im
pedimento.Onde Au/onio Poeta fopra quella ftratua di Fidia, il quale vrfcoljaì
anco quella della penitenza,come che fpeife volte ci pentiamo della penduta oc
cafione,a dichiaratione dell'vna, et l'altra fiatua fece quello, beli'
epigramma • Cuius opus? Tbidiequi fanum VaUadisyeius\ Quiquelouemfecit,tertia
palma ego fum, Sum Dta, qim rara : et paucis occafwnota Quid roti .+ '-ififiis
non hauendo fondamento di vere, et peifet* * te ragioni per ogni vile incontro
diffj paté "vanno per terra. Opera vana, VN huomo moro, ignudo,ilcjuale
con vna mano tenga vn vafo d'acqua, 6C~ fé la fp^rga per doffo,& con
l'altra mcftri di volet fi leuai via la negrezza, et queflo può efler fimbolo
dell'opere vane, che alla fine non poflòno hauer efito lodeuole, per non cilèrui
ne debiti mezzi, ne debita dilpofìtione. Opera DI QEZA%E %IPsA. r$r Opera vana*
DOnna, kqualecon la fpada tagli vna gran fiamma di fuoco » ouero come fi dice
in proueibio, pedi l'acqua nel mortala, Ce però con vero Umile*» 6 potrà
dipingere» OPERATIONE MANIFESTA. DONNA che moftri ambe le mani aperte,
ciafchuna delle quali habbia vn'occhio nel mezzo della palma . Quefta fu
belliffima figura degli Antichi, et le mani s'intendono facilmente per
l'operationi, come 'vero iitromento dell'operationi noftre più principati,
&C ne cesarie . Per l'occhio fi moftra la qualità dell' opera, che deue
efler manifefta, 5^ chiara, ne propiamente limile alla lucerna, che fa lume
altrui, et per le ftefla non vede ma all'occhio, che con la lua luce adorna, et
arricchifee Ce fterTò, con che fi moftra, che l'operationi ne per vanagloria,
ne per altro fine meccar aico fi dcuono esercitare, ma Colo per beneficare (e,
et altrui • ©PEnf OPERATIONE PERFETTA. D0NNA che tiene con la delira mano *Vtfo
jpecchio, Se con Iafiniftflu vno (quadro,&: vn co m palio . Lo
fpecchio,doue;fivvedonoTimagini,che non fon reali,*CrP ì ft-I O TSI B,
Hìppocrate. BO NN À honeftamente ©mata, di faccia non molto bella, ne rWtd
brutta, ma fi moftri audace, óc^ prèfta ad appigliarfi a ciò, che le Ics» rapprelènta,
5c^ per quefbodeue tener l'ali «èlle mani, c¥~ allefpalle, cornea»
dilleHippocràte. Opinione è forfè tutto quello, che ha luogo nella mente, QcT
nelì'imagina» -, tione dell'huomo, ò almeno quello folo,
ohenonèperdimoftrationeappa» rente, óc^ perche "Varij fono l'ingegni, et
l'Ìnclkiationi,varie àncora, anzi infinite fono l'opinioni, Se di qui ha
origine il detto triuiale, come dice, guot capita totfententif. Qui anco fi può
conofeer eflère infiniti i concetti delle meriti humane, co» me infinite fono
l'inclinationi, &C difpofitioni particolari . Per quella cagio I ne
TAuttore delia pi ef-ntc figura 'volle, che fulìè disfaccia, ne bella, ne
di(piaceuole, perche non è opinione alcuna così irragioneuole,che non ponV'Vt
nir foftentata con qualche apparenza *verifimile, óc^ con qualche ragione con»
uenientemente fondata, ne alcuna fé ne troua così fermi, che in mille modi
dagl'ingegni di qualche confideratione non venga facilmente biafimata, cK^
abbattuta . L'ali alle mani-, cV* alle fpalle inoltrano la •velocità-, con che
fi prendono / &~lafciano l'opinioni,quafi in vn medefimo tempo, (correndo
iubito per tutto il mondo, MT portando ipellè volte i panni dell'ignoranza.
OPVLENZA. DONNA riccamente ve(rita,che ftia a federe fopra vna feggia d'oro c'u
condata di molti vafi d'oro, et d'argento, et calle di gioie, òV tacchetti di
denari, tenendo nella mano deftra vna corona imperiale, Se nella finiftra*
vnofeettro, et vicino le fia vna pecora . I vestimenti nobili, le feggie, Se i
"vali d'oro, le cafle di gioie, le corone, Se gli feettri fono cofe, che
per commoditi, et nobiltà dell'huomo non impetrano, Te non le ricchezze j però
come effetto di elfe > faranno conuenienti a darci cognitione dell'opulenza,
precedendo nel conoscere dall' effetto alla caufà » «come fi fi nel principio
di ogni noftra cognirione . '"• Le pecore fono ancor elle inditio di
opulenza ; perche di tutto quello, che.» in effe fi troua, fi può cauar denari,
Se riccjie^ze ; perche la carne, la peliti » il latte, 8^ il pelo, fono
ftromenti boniflìrni per i commodi dell'huomo, anmin. fua bocca reificando il
grano nafeente, lo fa crefeere, et pigliar vigore, 8c il fuo fterco ingralTa i
campi, Se li fi fecondi, pero gli Antichi ne conieruauano gran quantità, Se col
numero di elfe numerauatio le ricchezze de gli huo* mini, formandone il nome
della pecunia^ ì 1 perqueftafi dice, che antica* mente haueuano le pecore lana
d'oro x Se Hercole riportando dalla vittoria-» Africana gran quanti ti di
pecore, fidila riportare i pomi dell'oro dal giardino dell* Hfpecide, come
racconta Pierio nel decimo Ubro dell'opera lua» A ORAT1ONE DONNA veftita di
'verde, ftando inginocchioni con gli occhi riuolti al Cielo, le vfeirà dalla
bocca vna fiamma di fuoco, tenendo il dito indice «Iella finiftra mano (opra la
mammella finiftra, Se facendo fegno di inoltrare* il cuore, con la deftra batte
ad vna porta ferrata. Veftita di -verde fi dipingeI'Oratione,per la fpcranza,
che ha di con/èguijfre la gratia, che dimanda Dio, il quale principalmente fi
muoue per humiltà noftra, la quale fi dimoftra, tenendoli le ginocchia in terra
; il quale coftume è ftato antico indicio di honore, Se di fommifEone, non so
fé per naturai in* ftinto, o più tofto, perche l'inuentore di quella cerimonia
fapefte, che i fanciulli,come racconta Gio. Goropio, mentre (tanno nel ventre
della Madre-, toccano con le ginocchia le guancie, Se gli occhi, d'onde tengono
le lagrime, Con cui volentieri Iddio offefb fi lafcia placare . Nella lingua
latina te ginocchia fi dimandano Genua nome, che ha graiu Conformità con le guancie,che
pur fono dette Gens : talché ambe quefte partì difpofte al medefimo effetto*
con l'intentione, Se oracioue del cuore, fanno infieme tale Armonia, che Iddio
'vinto dalla pietà, facilmente coudona quei fupplitij:, che fi doueuanoalle
fceleratezzc commefTe. Kappefentafi con gli occhi riuolti al Cielo * perche le
colè dimandate nelForatione deuono elfer appartenenti al Cielo, che è noftra
patria, Se non alla* terra, oue fiamo peregrini . Per la fiamma, che I'efce di
bocca, fi Ggnifica l'arderne affetto dell* oratto«e, «he c'infiamma la mente
dell'amor di Dio» Udieo:indiceinattodimoftrareilcuore, è fegno, che 1 oratione
fi «feuc Far prima col oioxe »poi con la bocca, Se il picchiare alla porta »
che Tàuome deue D no Ì «A dcwe eflèr conVoratione importuno, 6 che genera
humiltàjóX^lacognitione di Dio, chegeneaconflden^a,infegnandoci,chenon dobbiamo
eiler nel dimandare tanto Émili, che ci di/periamo, ne tanto confidenti, che
non dubbitiamo per lì dc^ periti noftri. Ili Turibolo fi pone per l'oratione,
perche in quel medefimo luogo, che eri KrefFoDio nell'antico teflamento
hncenfo, fono nella nuoua legge le pre* Jiierc degli huomini giufti. Il cuore,
che tiene nell'altra mano in fegno d'offerirlo, nota che ( come difTe »
Agoflino )Ce non ora il cuore, è vana ogni opera della lingua. A Oratione,
DOnna vecchia di fèmbiante humile, medita d*habito fèmpKce, 6^ di color bianco,
Mara inginocchioni con le braccia aperte, ma che con la.» feftr a mano te nga
-vn incenfiero fumigante, le catene del quale fiano coro* e, o rofarij della
Gloriofa Vergine Maria > òC terri la faccia alzata, che miri no fplendore .
Si dipinge veftita di bianco, pereioche, come riferifee S» Ambrogio nel lib.
>e offici oratione deue eflèr pura,femplice, Jucida,e manifefta . Lo ftare
inginocchioni con le braccia aperte dimoftra la riueren^a,che fi dele hauere al
Signore Dio, et in particolare quando fi ftà in oratione . Il tènere la faccia
albata, óc^_ che miri Io fplendore, denota, come dice San "omafTo queft.
83. artici . che l'oratione è vna eleuatione di mente, 6V ecci* uione
d'affetto, col quale parlando l'huomo, porge prieghi a Dio, palefandoi fecreti,
e defiderij del cuore. Lmcenfiere fumicante, è il fimbolo dell*oratione > et
fopra di ciò il Profeta, psì dille nel salmo 140 . Dirigatur Domine aratio me a
fiotti incenfum in confpeflu tuo l ^ Le Corone, che fono come catene
all'incenfiere, -"vi fi mettono perche cori Te Ci fi oratione, $C in effe
confitte il Pater nofter >8c~ l'Aue Maria. Il Pater j>fter fu comporto da
Chrifto Noftro Signore, et infognato a gli Apoftoli quan d gli dimandarono, che
injegnafle loro di orare : Et l'Aue Maria dall'Angelo labriello, da S. El
ìfabetta, et da S. Chiefa . ~|Si dipinge vecchia, pereioche in tale età fi
frequenta più l'oratione, per eflèr lu vicino ciafeuno alla partenza di quello
Mondo . ORDINE DRITTO^, E GIVSTO. V O M O, che con la deltra mano tenghi
l'archipendolo, &L^ **>* ì* finiftra la fquadra . Volendogli Egittii (
come narra Pierio Valeriano lib. 49.) dimoftrarequale cofa drittamente, et
ordinatamente eflere fiata fatta,& ritrouare il giufto, &il 1 3 ii2 et
il dritto di ella, Io fignificauano per Io archipendolo, 6C per la fquadn
Eflendo che l'archipendolo fèrue a quelle cofe, che fi debbono drizzare, et
fquadra alle cofe alte, e piane,ma torte » et in vltimo a tutti i canti di
ciafe corpo, per ilquale fia da tirarfi la linea dritta . ORDINE DRITTO» E
GlVSTO. ORIGINE D'AMORE DEL SIC GIOVANNI Zarattino Caflellim* DONNA che tenga
vno fpecchio trafparente rotondo,gro(Tc t8c e lento, incontro all'occhio del
Sole, ilquale con i Tuoi raggi ti apatia per mezzo dello fpecchio accenda vria
facella porta nella mano finiftra, d manico dello fpecchio penda vna cartella,
nella quale fia faitto quefto moU SIC IN CORD?. FACIT AMOR INCENDiVM. L'Orgine
d'Amore deriua dall'occhio, dal -vedere, et mirare vn bello q getto . ìJotriano
alcuni prouare, che anco dall'vdire può generarli Amore dati (òpra quella
ragione, che gli occhi» et le orecchie noftrc fono come DI CES4%E %IP^ in
tredeli'{anima, per le quali ella riceuendo le fpetie, che cadeno fotto i
fentiincnti,fà di quelle giudicio, s'ellefiano .belle, o brutte ; quelle che
ella per belle pproua,ordinariamente le pia ceuo, 6^_ le altre le dìfpiaceno :
et ficocne ella aaturalmente le brutte abhorifce, cofi le belle appetisce :
dimodoché Te Amore per le feneftre de gli occhi entra nel petto noftro, cofi
taluoka può entrare^ per le feneftre delle orecchie,vdendofi deferiuere le rare
bellezze d'alcnna Dana ; per la qual deicrittione alletato dal piacer di lei,
fi può concepir neli'anino defiderio di quella ; il qual defiderio di bellezza
non è altro, che Amore-» tele aflai l'Autori ti de' due principali Amorofì
Tofcani, il Boccaccio,©^ il Perarcha, quando il primo ci racconta le nouelle di
Ludouico, di Gerbino, et di Vnechino, che fìinnamororno in voce,& quando
l'altro apertamente, diile,in uella canzone,nel!a quale lodo il valoie di Cola
di Rienzo Tribuno Romano . Se non come per fama huom s innamora . Nel qual
verta con tutto che in elio intenda l'Autore dell' Amor della virtùa quello
fletto feutimento, che Marco Tullio afferma, che per Amor della virH tu,* nj.
tu, et bontà quelli ancora, che mai veduti no l'hauemo in vn certo* modo amii
mo: nondimeno applicar fi può genericamente ad ogni amore di virtù, di bellezza
: addurremo di pilliti fauor di quella opera Atheneo, che nel 1 libro dice,
Mirandum non eft audiùone tantum quofdam amere captos fui} oue narra l'Amore
del Re Zariadre, ò^^di Odate figlia d'Omarte Rè, amb* due di sì fatta, ó*^
fegnalata bellezza, che nati pareuano da Venere, Se Ade ne, i quali
s'innamorarono per fama, et dalle fattezze conte da altri redo irn* pretta
nell'idea di ciafeuno di loro l'immagine deferitta, ÓV^ pe» tale impref» (ione
l'immagine di Zaradrie in fogno apparue alla bella Odate, 8c^ la immagine di
lei a Zariadre : Omarte '"volendo maritare Odate, ordinò vn publico
conuito, 8£" diede a Tua figlia in mano vn vaio d'ero pieno di vino,
dicendogli guarda bene chi ti piace, 6^ prefentala a chi vuoi per marito .
Odate mirando intorno i Principi, &: Signori concorfi, piangeua, non
vedendo tra quelli il bramato afpetto ch'infogno vidde, trattenutafi nel
pianto, non molto flette ; comparire Zariadre, che per lettere di lei auuifato
corfe, 6CT (ubbito compaia ditte Odate; fon qui,fi come mi hai commandato,onde
ella riconofciutolo tutta lieta, et ridente gli diede il ~vafo, 6^ egli come
Ipofo da lei fra tanti elet la conduttè nel fuo Regno. Gange Kpdel, eh* usò la
uelate*l remo *A cercar la fua morte . Innamoratoli per fama della Contefla di
Tripoli doppo hauerla lungo tem pò amata,& celebrata in Rima fenz'hauerla
mai veduta ; accefo dal defiderw di 'vederla, nauigò verlo lei, 6^ nella
nauigatione grauemente s'ammalò» giunto a Tripoli, fu dato auuifoalla Contefla
dell'infelice fua venuta ; Ella fattolo condurre nel fuo palazzo lo riceuè
benignamente nelle braccia, &^_ egli rimirato ch'hebbe l'origine non men
dell'Amor, che della morte fua renduto gli gratia della pietofa accoglienza
nell'Amato feno fpirò» Ma è d'auuertite,che fé bene dall'vdito pare ch'habbia
prefo origine l'Amo delli fudettij nondimeno non fi può l' afcoltante inuaghir
folamentc per Tv dito,, fé nell'idea fua non s'informa, òC imprime l'immagine
della narrata bel lezza, in modo che paia innanzi a gli occhi hauerla,*
teftimonio ne fia Odate che vidde in fogno zariadre, che mai veduto haueua, ÓV^
nel conuito lo rie nobbe, come fé perfonalmente altre volte veduto l'hauelle,
il che non haurel be potuto fare, fé non hauefle conceputa nella mente fua
l'immagine di lui fi guratagli da altri: Cofi GianfreRudel Signor di Balia,• il
quale debbett anco fecondo il coftume de gli amanti far imprimere il ritratto
dell'amata ContelTa, et in quello debbe contemplare la bellezza della
"viua immagine . Onde nonf meramente dall' vdire, ma miftamentc dal parer
di vedere auanti gli occhi l v* dita bellezza, s'innamororno, però
alTolutamcntc dir non fi può, che per lo finellre de gli orecchi peruenga
l'Amore nell' anima, perche deriua mediatamente dall'immaginatione del vedere,
ó\ non immediatamente dall'vdire, &T che fia il vero, fé l'vdita bellezza
non s'approua poi da gli occhi, quando fi 'Vede ; non fi radica l'Amore, ma fi
be ne prende le radici, quando vede che la prefenza cortiiponde alla fama, però
fi fuol dire le non rieicc la bellezza cotiforme forme alle relation! . Minuit
pra?fentia famam . L'orecchie fon© finirti e dell'anima quanto fieno gli
occhi,ma non per quello riceueranno quelle fpecie,i he appartengono a gii
occhi, come la proportione de colori,& lineamenti, che formano -vna compita
bellezza, la quale fòlo da gli occhi rettamente fi giudica . Per le fineftre
dell' orecchie fi generata Amore dall'vdire vna voce foaue, &C angelica
fèmplicemente, ma per vdir narrare vna bellezza da vn terzo, fi genererà
fecondo che la narrata bellezza ci fi prefènta nell'imaginatiua, in modo che ci
paia di vederla,& per tal patere, et imaginatione ci mouerà ad
amarla,^veduta poi veracemente a fatto s'innamorerà fi che l'vdito porge fi ben
occasione d'amare, ma non però è cagione d' Amere, perche l'Amor di bellezza
vdita fi forma nella imaginatione, et fi conferma poi dal 'Vedere
effettualmente Immaginata bellezza : onde l'Amor di vdita bellezza, non ha
forza fé detta bellezza non fi vede : che la cagione, et occafione fia
differente comprendefi da Marfilio Ficino foprail conuitodi Platone nella
oratione fcttima cap. x. oue proua,che l'occhio è tutta la cagione della
malatt, a amorosa, quando i mortali fpeiIo,& fiflò drizzando l'occhio loro
a l'occhio d'altri congiungono i lumi con lumi, e miferabilmente per quelli fi
beueno l'amore : laconfbnanza de gli altri membri oltre a gii occhi, dice che
non è propria cagione, ma occafione di tal malattia, perche tal compofitione
inuita colui che di lungi vede, che più accorto venga, et perche di propinquo
guarda lo tiene abbada in tale afpetto, et mentre ch'egli bada, e guarda
fòloilrifcontrode gli occhi è quello, che dalla ferita : così diremo noi che
per fentir delcrìuere vna bella bellezza, farà l'vdito occafione di mouerfi ad
amare,attefòche per tale defcrittione ci fi figurarà nella idea l'imagine della
decritta bellezza,& ci s'indurrà defiderio di veder quella bellezza, la
qtial veduta l'afpetto fòlo, et il rincontro de gli occhi è cagione, xhe
inuefchiati reftiamo nell'amoiofa pania . il rincontro de gli occhi, dal qual
procede l'origine d'Amore l'habbiamo figurato con lo fpecchio incontro
all'occhio del fole . lo fpecchio è di quella fòrte de°quali ragiona Oronzio
Fineo nei fuo trattato de fpeculis vftorijs. con fimili fpecchii riferifce
Plutarcho nella vita di Nma Pompiiio fecondo Re de Romani, che le vergini
vedali da lui inftituite,fe mai il lor perpetuo foco fi eftingueua di nouo
l'accendeuano,come che pigliaflero vn puro foco da Cielo, con quefti narra Gio:
^onara che Proculo Mathematicho fotto Coftantinopoli abbrucio lenaui
dell'armata di Vatiliano ribelle di Anaftafio Imperatore de quali Archimede ne
fu prima inuentore contra Romani, che allediauano Siragufa Patria fua . La
prefente figura è vna fimilitudine ; fi come per lo fpecchio occhio dell'arte
pofto incontro all'occhio del fòle, pallàndo i raggi folari s'accende la
facella ; cofi per gli occhi noftri fpecchi della natura porto incontro
all'occhic d'vn bel fole paffando i raggi della fua luce, la facella d'amore
nel cor s'accen de, di che n'è figura la facella porta nella mano finifìra, dal
lato manco del co re dechiarata dal motto . Sic in corde facit amor incendium .
Così l'amor Incendio fa nel core prefo in parte da Plauto in quello epifonema,
&~ effag* raderne. H ita mihì irtpetforeyttqi in corde facif ^imor incendium.
Come fi mandi l'incendio da gli occhi al cuoce, lodimoftra Marfitio Fi nella
oratione fettima cap. 4. dicendo, che gli (piriti, che fi generano dal cald»
del cuore del più puro (angue,/emprc in noi fon tali, qual'è l'humor del
(angue, Ma fi comequefto -vapor di fangue, che fi chiama (pirico ynaicendo dal
(angue è tale, qual'è il fangne, con manda mora raggi (ìmilr a fé per gli
occhilo* me firieftre di "vetro * E H Sole cuore del Mondo,per quanto anco
afferma C«» lio R.od gino ìihjf. ap. 25. pet lo fuocircuito, et corfòfpande il
lume, òC pei \o lume le Tue -virtù diffonde in terra, coli il cuor del corpo
noftro per vn (uè perpetuo mouimento agitando il (angue a fé ptoffimo, da
quello fpande gli (piriti in tutto'l corpo, d^ per quelli diffonde le fcintille
de raggi in tutti * >n membri maflìmamentè per gli occhi, perche lo fpirito
eflendo leuJifimo,ag* uolmente fa!c alle parti del corpo alci (fi me *e'llusne
dello fpirito più copio/a* menterifplende per gli occhi >poi che gli occhi
Cono (opra gli altri membri tra* (parenti, tunc capi [ciré quis effes I llafuit
mentis prima, mina me£, Et vidi, et perif, nec notis ignibus arfi . Il mede/imo
nel terzo degli Amori parlando all'innamorata « Terque tuos oculos, magni mihi
nummi s injiar » Terq, tuos oculos, qui rapuere meos^ g Noto più d'ogni altro è
quello di Vergilio . Vtvidi vt perij, vt me malus abslulit errori Vengono di
mano in mano a dir il medefimo i Poeti volgati > Gino da Pido» la più Ipeflò
d'ogni altro maflìmamente nel fbnctto 4 J, dimore è vnofpirito cb'ancide,
Chenafcedi piacer, e vienper guardo, E fiere il cor,fi come face dardo, Che
l'altre membra disìruggc > e conquide. Nel primo terzetto. Quando s'affi
curar gli occhi miei tanto Cheguardaro vna D onna, e h'io incontrai» Che
miferio il cor in ogni canto . L'ifteflb nella de'ciittione d'Amore. Quando gli
occhi rimiran la beffate* E trouar quel piacer deflarla menti L* anima, e'I cor
lofente, E miran dentro la proprietate Stando a veder fen^ altra volontatt Se
lo [guardo s'aggiunge immantinente . Vafia nel core ardente vimor • Più
dolcemente il Petrarca . Dagli occhi voftrivfciól colpo mortale, Contro cui non
miual tempo » ne loco : Da voi fola procede ( eparui vn giuoco) II fole t e l
fuoco, ci uento ; ond'iofon tale, llpenfierfonfactte, el vifo vnfo!e9 E'idefir
foco, e'nfieme con quefi*arme Mi punge Umor, m'abbaglia, e. mi diflrugge .
Lungo farei a riportare autoriti d'ogni Poeta ellcndone piene tutte le carta
>«• fine de moderni : ci contentammo folo di prefentare -vn Tonetto
d'vnnol>t!e ingegno man l«o ad vna Dama, che fuggì dalla finelha ouando
pafsbil «10 amante, OC fi ritiro dietro all'impannata a rimirarlo Trafitto hai
Donna quefto core àrnica, Della tua luce altera, efuggitiua, Con celata
percoffa in fiamma urna Del tuo bel guardo mio tiranno antico, S^ual crudo
^Arciere traditor nemico* In un cogliendo fua virtù viti \ H 2 Colpì /// Colpi
attentar, cb* altri di vita priva Suol perfeflure occulte in poggio aprico l
Ben ferir mi poteva a campo aperto, Che Imiocar .trema, e l'alma più nonofa,
all'apparir deltuofuperbo afpetto. Ma perche dolce morte b aurei /offerto»
T^onuolefti crudele, e difdegnofa Ferirmi a faccia a faccia, a petto a petto .
Né Solamente i poeti, ma leggiadri Profatori infieme hanno attribuito l'origine
d'Amore all'occhio, Achille Statio ne gli Amori di Leucippc, òC Clithofonte
lib. i . Dumfefe oculi mutuo refpeclant imagines corporptm, fpeculotitm infìar
fufeipiunt ; pulebritudinis autemfìmulacraipfts à coìporibusmjfa, et oculorum
minifterio in animam illabentiatnefcioquamfeiunSÌis etiam corporibusipfis
ipermixtionemfortiuntur corporum congreffu, qui certe inaniseft, longe
meundiorem . più abaffo . Conciliatores enim tAmoris oculi funt.HcWodoronel 4.
deU'Hiftotia Ethiopica. ^Amantiumenim mutuus afpeBusiaffeftusretordatioy ac redintegratio
eft,& infiamma t mentem cenfpeclus perinde atq; ignis tnateri£ admotus .
Diciamo noi di più, che l'incendie, che fi manda fuori da«» gli occhi è di
efficacia maggiore del fuoco materiale, poiché quello non arde fé non è pofto
appreflo la materia,maf Amorolo fuoco, che da gli occhi sfauilla,infiama la
mente,e'l cuorcanco da lungi: Si come il fuoco s'attacca,Cx: s'auen ta nella
Babilonica Naftha fior di bitume, ancorché difeofto fia, coli la fiamma di due
begli occhi ardenti, ancorché lontano s'accende, fi diffonde, e fparge-, ne gli
animi de riguardanti ; Onde Plutarcho nel quinto Simpofic, queftione jettima
ailèrifee, che gli Amori, de' quali niuno più vehemente moto negli huomini
cafea, pigliano origine, et principio dall'alpetto, tantoché l'amante fi
liquefò quando la cola amata ri (guarda,, et in quella palla, et trafmuta,
percioche, lo (cambieuole (guardo de .belli.» et cioche elee per gli occhi, o
j(ìa lume, o fia vn certo fluitò dlltrugge gli amanti, et li confuma con vn
dolore mifto col piacere, da Orfeo chiamato Glicìpicrb, cioè dolce Amanogultato
dal Peiracaha nel fonato . Mirando ilfolneHjelf occhio fcreno Dal cor l'anima
fianca fi feompagna Ter gir nel Varadifofuo terreno: VoìtroHandoidi dolce, e
d'amar pieno, TPer queHi eHrcmi duo cmtrarijy e mifli, Horcon voglie gelate,
horeon accefe Staffi e offra mifera, et felice . Piene fono le dok-^zc d'Amore,
d'amaro allaitio, anzi di fcle, 6c^Iefue contentezze, fono le doglie, eà
Pianti, dcrni'crelli Amanti . è amarol' Amore perche qualunque ama muore
.amando, eflèndo l'Amore volontaria morte, in quanto e morte è cofa amara, in
quanto volontaria è dolce . Muore amando qualunque ama, per,chc il mo penitelo
dimenticandole nella ^periona amata fi tiuolge iccondo la ragione di Marfilio
Ficino . Adunghino quelli, che nellainornorofa paléftra effercitatf fono, che
Amore è s maro tanto lontano dall'amato • oggetto, quanto preferite, è amato di
lontano, perche i amante lungi dal foli bel fole, per la priuatione di elio
"viue in ofeure tenebre, de in contìnuo Tamilico, dehderando goder la (uà
luce : è dolce pur di lontano per la rimembranza del piacere della goduta luce,
l^prefenasa poi dell'amata luce è amaro amorev perche auanti lei l'Amante
s'àlÉJiueia, s'arde,e fi ftrugge;è dólce dall'altro can| to, attefoche fi con
fuma nel fììbbel fuoco, et nella fiamma a luì gradita nella l quale gli è più
dolce il penare, che fuor di quella gioire : 8c è più dolce perche-»
rivolgendoli nella perfona amata in quella pafTa: è doppiamente amaro perche .
more non potendo trapalare, e trasfbr marfì, totalmente in lei, et con ella
innernamente vnitiì : eltendo impedìbile che da fé (teffo totalmente fi diuida,
de *fi difunifea affatto, C\ come vorrebbe per lo grande Amore : onde fempre
beanti per maggior vnione d'aesirarfi intorno all'amato lume» Cerne taVhor al
caldo tempo fuole Semplicetta farfara al lume auc^a r V' Volar negli òcchi
altntiper fua "pagherà : 0 nàe auuen ch'ella more, altri ft duole*
Cofifempre io corro al fatai mio fole Degli occhi, onde mi vieti tanta dolce^^
Che'lfren della ragion amor non prerra. M a fi m'abbaglia Umor foauemente,
Ch'io piango l 'altrui noia, e noi mio danno » E cieca alfuo morir l'alma cor
fente. Per e(Ter amor dolce amaro, gli amanti in vn medefimo punto, in dolcerz*
-godono,e fi ftruggono in amarezza per il fuobel fole,che cercano,c dciidaano»
Ter far lume alpenfier torbido i&fofco Cereo il mio fole: *b{elqual prono
dolce^e tante, e tali Ch' Umor perfora a lui mi riconduce ; Toifì m'abbaglia,
che' (fuggir wV tardo, lo chiederei a fcampar non arme\an\i ali i ■"* Ma
perir mi da 7 del per quefla luce, Che da lungi mi Hruggo, et da prefi'ardo . i
Ma che ? a gli amanti tanto è il dolce quanto l'amaro : l'amaro glie dolce, Se
il dolce amaro . Urda, 0 mora, è languifca vn pia gentili Stato del mìo non
èfotto la Luna, Sì dolce è del mio amaro la radice. Di quefto mirto, dolce
amaro, di morte,e vita, d'allegrezza,©* dolorerà folamente cagione il fol di
due begli occhi', origine dell'Amore . Di qualfol nacque l'alma luce altera Dì
que begli occhi, ond'io ho guerra, e pace, r
ChemicuoconoilcuoreinghiacciOie'nfuoc&ì Concludiamo con le arTemiofe parole
di quella Amante, che ne! principi» II 4. dd 129 ICONOLOGICA del decimo libro
'veramente d'oro d'Apuleio cofi ragiona, la cagione, 8c l'ori» gine di quello
mio dolore è ancor la medicina, et la falute mia fé tu folo, per* che quelli
tuoi occhi per gli miei occhi pattati in fino all' intimo de! mio cuore nelle
medolle mie commoueno "vn'acerbilììmo incendio . L* origine dunque d'Amore
dall'occhio nafee conforme a quel detto deriuato dal Greco . *Amor ex videndo
nafeitur mortalibus . Non fari vano quello difeorfò, ma profitteuole ogni
voIta,che conlideranda l'affetto d'amore nafea dal vedere,e dal rincontro di
due begli occhi, per noru entrar nel cieco labeii nto d'Amore, chiuderemo gli
occhi all'apparente fplendorè delle mortali luci : fé il dimorar con lo (guardo
auanti vna (plendida bellezza, ci Q incorrere nella malattia d'Amore : il fuo
contrario, ch'è di ri uolger gli occhi altroue » ci liberar* da quella, ^inerte
oculos tuos ne vìieant vanita» tem j faggio è quel configli o dato in quello
gratiofo dittico .• J^uid facies » facies generis fi veneris ante? 'Nefedes,/ed
eas, ne pereas per eas\ Non fi deue federe, et dimorare auanti *vn bel volto,
ma fuggir via dalla-. fua 'villa, òV^ hauer cura che gli occhi noftri non fi r
incontrino con gli occhi altrui, che belli fiano, per non cadere in detta
noiofa infermità d'Amore ; e le caduti ci lìamo ; per riforgere da quella,
rimedio datoci tanto da Marlilio Fici* no nel conuiuio, quanto dal Maeftro
d'Amore nel remedio d'Amore» ytpene extintlum cinerem,ft fulpkure tangas
Viuit9& ex minimo maximus ìgnU exit*. Sic nifi uitaris quic quid reuocabit
.Amor em9 Flammaredardefcet, qua modo nulla fuit . Perxcololò è il propollo
fine dell' Amor Platonico, quaPc di fruirla bellezza Con l'occhio : attelb che
Amore ha com pollo infieme li gradili del piacere ( fé* con do Luciano.)
Tyequetnimfatiseslafpicert £ttm, quwt amas, nef,exad» nerfofedentem,
atq;loquentem audire: [ed perinde atquefcalis quibufdam uolup* tatis compactìS)
*Amor primam gradum uifus kabet, utapfpiciat uideliett amatum . Deinde ubi
afpexerit, cupit adductum ad se proprius, etiam contingere . li primo (calino
fi è il vedere, et rimirar la co/i amata, doppo quello il dehderio di toccare
quelche fi vede, ilterzobacio, il quarto fatto Venereo, pollo che s'è il piede
nel primo (calino del vedere, diffidi colà e ritenerli di non (ali* re allatto,
et palTare all'vltimo ; poiché dal "vedere fi commoueno gli affetti, Et
ciò Socrate iflelTo oracolo de' Platonici negar non puotè, veduta ch'hebbe^» la
bella Theodata nominata da Senofonte nel 3 . libro de i fatti, e detti di
Socrate, dicendo . T{os autem,& ea qua uidimus tangere cupimus,&
ambibimus amore dolentes, et abfentes defiderabmusy e quibus omnibus fiet, ut
nos quident demferuiamus, buie ueroferuiatur. Ecco che Socrate anima di
Platone, confefc fa che dallo (guardo fi defidera paflare al tatto, cV che per
tal defiderio ancorché lungi dalla colà amata, fi patifea dolori, et fi cade in
leruitù d'Amore-/ . Arafpade Cauallier del Rè Ciro hauendo detto al fuo
Signore, che li poteua-» mirare, òC feruircvna Dama fen^a farli (oggetto alle
pallioni amorofe_ ; N«)»rilpo(èilRè,ècofapciicololà;auuengacheilfuoco non di
fubbito abbruci . T2T bruci chi lo tocca, Se non di lùbbito le legni ardino :
nondimeno io non voglio maneggiare il fuoco, ne rimirare cale belici &a te
Arafpade dò per configlio, che non filli gii occhi in belli oggetti, perche il
fuoco abbrucia quelli che Jo toccano, ma i belli accendono anco quelli chi di
lontan lì guardano, tanto che per amor fi flruggono, J^eqypulcYOs intitecr 9nec
eti.amtibiconfulo *Araffasyfmas ìnpukrisùculosuerfari, quod ignis [quidem
vrithomines't ungente s, ac formoli eos etiam Mceridanttqmfe-profulfpectantyUtpopter
amorsm^aent. Non fi tenne Arafpade al buon configlio, adìcuraijdofi di poter
far refiiten zau ad Amore, et dinon paffar più oltre* che il primo (calino
dello (guardo; ma * {>oco a poco fi concepirono dentro i 1 fiio petto con"
eccelline fiamme per le belezze di Panthea da lui amata 9 che dal dolor
piangeua, òC dalia vergogna fi confondeua, e temeual'a /petto delfuo Rèpcr ie
ingiuriofe minaccie, cn egli fece a quella Honefla Dama, càe non volle
compiacere a fuoi Amori $ fi chel'incauto Arafpade non pensando alla forza
dello (guardo, porto eh' hebbe il piede nel primo gradiledel vedere » (pento
daU'infoportabile defiderio » tentò di giugnerc al tatto, Se falire oue gli
perfuade.ua V Amoroso affetto i O quanti dal rimirare, e veder cola a loro
grata, molli dallo (limolo della concupifeenzas come ingordi voglioso battere
le mani in quello, che appetifeanc; in quel* lo, da che efli guardar fi
douetiano., come dal fuoco, Megabizo gran Capitano di Dario, mandò fétte Per
fiani, che doppo lui erano neh'efèrcito i più principali» per Ambafeiadori né
Aminta Rè di Macedonia, i quali eden do (lati ri* ceuuti nobilmente, doppo il
con uito, fecero inftanzadi 'vederle belle Dame di Macedonia, ;ne furono fatte
venire, "Vedute, chei'hcbbero i Perfiani s'acceféro d'Amore, e pregarono
Aminta» che le £cc(Te federe auan ti gli occhi loro ( fi come racconta Erodotto
) li compiacque il Rè, &e(IÌ cominciarono fubito lènza naodeftia a
ftenderele mani (opra le poppe di quelle : ciò ad Aminta parue sfacciataggine,
SC non meno ad Aleflandro fuo figliuolo, il quale in bella maniera fece partire
il Padre, et partito che fiì, diffe alli Perfiani, poiché fere fiati in
regalato conuito > auuicinandofi i'hora d'andarfi a ripofare, voglio anco vi
s apparecchi delitiofo letto in compagnia di quelle Dame, acciò polliate
riferire al voftro Rè, come fete flati bene accolti, et accarezzati dal
Principe di Macedonia, però laflàte prima che le Dame fi vadino a pulire, ò('
laua* re nel ferragJio loro: Fece poi Aleflandro venire Giouani sbarbati adorni
d'habiti feminilicon pugnali Coito le yefti, i quali entrati nelle camere
aflrgnate^ alli Perfiani, credendoli e Ili fullèro Donne i corfero ad
abbracciarli, ma li raeIchini furono a furia di pugnalate vecifi: Miferia
cagionata dal vedere, dall'occhio, origine d'infiniti mali, Autori di precipiti
j, 6^ di fniftricafi . Da chi hebbe principio la perditione, et la commune
calamità del Genere humano ? dall'occhio dal vedere la bellezza del pomo
vietato. Vidìt mulier quodbonum effet lignum ad vefeendam, et pulcrum oculis,
afpet7uq> delegabile . Per qual cagione Iddio mandò dal Cielo larghi
torrenti d'acque a fommerger l'VniiTerfo £ per la lafciuia dell' occhio .
Videntes Filij Dei filias hominum quod effent fulcri . Sanfone Capitano cofi forte,
da chi fu vinto ? dal rifguawàar le Delizie puma di Thamnacha Filiftca, di cui
dille al Padre chiedendola per confoi te. in Tlacuìt acidi 'f meis . Et poi di
Dalila meretrice, nel cui feno gli fu recifo i! i ne della Tua fortezza > et
canati quegli occhi miniftri del Tuo Amore, della fu cecità,& morte . Il Rè
ch'era cofi giufto conforme al voler di Dio,corre fec a diuentar adultero,
ingiuflo, et homicida ? mirando incautamente da vnai loggia le bellezze di
Bethfabea . Vldit mulieremfe lauantem, erat atitem mulh pftlcra valde . Se
l'occhio ha fatto preuaricare Dauid cofi giufto, Sanfone ce forte, ch'altro
potremo dire, che la villa dell'humana bellezza corrompa lì Giuftitia > cV
fottometta la fortezza : et ehi fari, che s'aflìcuri firtàr lo fguat do in cofe
belle ì Non guardò mai con buon occhio Augufto verfo Cleopatr; la quale doppo
la morte del fuo Marco Antonio, pen so (come riferifee Stròfi con artifìcio
della bellezza fua di poter allettare l' Animo d'Augufto, ma egl tanto pài nel
cuor fuo l'odiala, 5: ordinò a Proculeio,che vedette di pigliarla L de
cuftodirla viua, per condurla in trionfo, iì che hauendo prefentito Cleopatra
Regina >checon la fua bellezza vinfe tanti Principi, et valorofi Imperatori
d'eferciti » defperatafi di non poter vincere anco Augufto, per non reftar viwa
prigioniera nelle fue mani y fi fece dar morte dalle ponture d'vn afpe,-. per
lo che Augufto non hauendo potuto confeguir il fuo intento, fece portar iru
trionfo l'immagine di lei : Et che moueua vn cofi grande Imperadore a brama fé,
che fi conducete in trionfo vna Donna ? trionfar dWna Donna . certo la
'vittoria > che riportò di lei ; attefoche egli folo non fi Jafsò vincere da
quella che con gl'acuti dardi degli occhi fupi vinlè Cefare y M. Antonio, cV^
molti Rè ftranieri ; quella che iì -vantaua di non hauer ad eftere trionfata,
dicendo, non triumphabor .in memoria di che Augufto fece battere vna medaglia
pofta nelli fymboli di Claudio Paradino da lui efplicata, nella quale era
imprellò vn Crocodilo legato ad vna Palma, figura di Cleopatra Regina d'Egitto
da lui fuperata, con quefto motto, Colligauit nemo : gloriandoli che niun altro
potè far refiftenza alla beitela di Cleopatra da lui disprezzata, 6X_ vinta .
Ni uno dunque fteuramente drizzi lo fguardo in belli oggetti, ne vagheggi Dame
di vago lume adorne, ritardi auanti il lor confpetto : perche chi ardiri
mirare,vn bel fembiante afpro tormento de gli occhi,&'del cuorejanch'egli
al fine fi. dotri,&Tlamentari, in cofi querule, et dolorofe note. 0 Mondo
^openjier vanì, 0 mia forte ventura a che m adduce: Odi che vaga luce .Atcuor
mi nacque la tenace /pente ; OndeV annoda, e preme Quella^ che con tua for%a
alfin mi mena, La colpa è voflra,e mWl danno, elapena. Così di ben amar porto
tormento, E del peccato altrui chieggo perdono ; tAm^idelmioichedeuea torcer
gli occhi Da troppo lume . Ritiro P'ir ci ìfeuno la -villi dalla potenza di
raggi dWn riuSlendente fole, sf.i ' 'hi-ii finoouuv* Ji due b.^'i occhi, Sc^_,
ponga mente a! costume dt! Ca« . iz3 uairio vccello grande marittimo, il quale
{ per quanto narra ElianOj&C^ PIutarcho nel fudettonmpofio)amrmeftrato
dalla natura, sa che s'egli fida lo /guardo ne gli occhi diquelli,che fono
oppilati, riceue in fé l'oppilatione di co • loro, ondegli voltafi con gli
occhi ferrati, altrimenti refta dentro di (è, come dagraue colpo ferito : così
noi chiuderemo gli occhi al rincontro di due cocenti lumi, acciò per gli occhi
noltri non.riceuiarno le fiamme loro nel cuore, ilquale altrimenti rimane
epprefio,;& fcHocato dali'opiìatior.e amorofà, punto 4a, pungente arale.,
6^ arfo da folgori, et facete,itramenti militari d'Amoree col quale parlando il
Poeta, dille . L'arme tue furori gli occhi: onde l'accefe Saett'ufeiuAn
d'inmjibil fuoco. OST1NATIONE. DONHA veflita di nero con la tefta circondata dalla
nebbia 9 fòftenendo con ambedue le mani *Vna teita d'Alino . Il
"veftiinento di nero, è conueniente alì'oflinatione, perche cornei! panno
tinto in nero non può pigliare altro colore, con" '■vn' huomo ©felpato iru
'vna opinione non sa "volgerli per alcuna ragione alia luce della 'verità
dimostratagli . Hauerd ìa tetta circondata di nebbia, perche gli oftinati
fogliono vedere poco lontano * Si. peròiì fermano faldi nella loro opinione ;
perche non è dubbio tiler cofa da fauio leuarfi di opinione per elìèr talmente
ordinato il noftro fape« t*,.che òpcr perfettione,&. numero grande di cofe
perfette, ò per la poca luce, 8c^ofcuritidel noftro intelletto non lìarao mai a
tal termine, che «on «abbiamo luogo di panar innanzi, Se da tor lapalma del fa
pere noftro à noi medefìni., con la fucce(Iìone3che fi fa delle cofe di tempo
in tempo. La tefta dell'Alino moftra la medefima ignoranza,già detta efier
madre del*oftinatione,&: fi figura l'ignoranza nella tcììa dell'Alino, per
eller quello animale ftolidiiTimo equalmente d'ogni cola, fodisfacendofi, e del
brne, ^Sc^ del naie, rnofìrandofi fallìbile alle forze ", ò cordoglio, à
differenza de gli altri nimali • OTIO GIOVANE grano, in vna caueraa ofeura, fé
derido fi appoggiato col gomito finiftro (opra d'vn Porco, che flia diflefo in
terra, ÒCT con la medeima mano fi gratti il capo 3 farà tutto (onnacchiofo. i
Giouane fi dipinge, come quello, che non ha efperimentato r.'nccmmodità Sella
vecchiezza . \ Graìlo, per li pochi penfieri, i quali non danno noia per la
troppa occupatio*e del penfiero, et dell intelletto, alla dilatatone del (angue
per le membra . Siede in "vn'efeura caucrna ; percioche l'huomo oriolo non
è pronto alfhoDreudi,e gloriole àttiotìi-'j onde cóuiene menare la vita
ignobile, òV tenebrofa. Sì appoggia ad vn Porcc^perche l'oriolo nella
conuerfatione degli altri rinomini, è limile al porco, per la vilttf, e
dapocagginc (un . j E opinione d'Ànftoule, che quello a-cin* «k nella fìlònomia
fia il più incrpace i. = e. n+ pace di ammaeftra mento di tutti gli altri animali
; come l'oriofo che non curi alcun lodeuole etèrei tio, sì rende inhabilead
apprendere qualfiuoglia difciplina ; et fi come quefto ideilo animale ad altro
non attende, che a fodisfare l'a petito della gola, &f di Venere ; cofi
l'huomo dall'otto dominato, fi òà rutta a contentare Ce Hello, fodisfacendo a*
proprij appetiti con perdita della propria fama-; . Si g atta il capo a guifà
di coloro, che mal Tanno prender configlio, non riattendo imparato la prudenza,
(pendendo la maggior parte del; tempo nel! deliberatone delle attioni ; lequali
fé fono buone non le mandano a finejfc re lejpregiudicano all'honore, et alla
fama * Otio 4 Glouane gra(To,& corpolenCo, C-axcL a giacere per terra,per
veftimento por-tara vna pelle di porco, &c per terra vi farà "vn
vomere inftrumento di ferro da arare la terra, ma tutto pieno di ruggine » Per
dichiaratone della giouentù, §C della gratterà » del giacere -in terra, et del
-vel ti mento della pelle di porco, di quella figura feruirà la dechiaration
fatta della figura di fopra : folo diremo, che è fignificatiuo dell'odo il
vomer arrugginito, come de negoti j, et dell'anioni quefto medefimo chiaro, et
netto >eiiendo il più importante n'egotio noftro far cofe appartenenti
al-viuere, £^ come non adoprandofi il "vomere viene rugginoso ; cofi
l'huomo, che-» tralafcia il ben'operare, dandoli in preda all'odo fi cuopre, 6^
empie d'infami*',di vitij, che lo rendono poi d/fpiaceuole a Dio,& a gli
hilomini, e quefto otio non è altro che vna quiete dell'intelletto, il quale
non moftrandf la ftrada di operare vircuofamente a' fenfi, anch'efli Ce ne
ftanno fopiti, ò quel ch'è peggio difeacciati dalla via conueniente . Per
quefto dille S. Gregorio l'otio eflèt vna fèpoltura dell'huomo viuo, 6^ la
Scritturarne tutti i mali del mondo gli ha inregnati l'otio, Ne fi prende in
quefto luogo l'otio per contemplatone: come lo pigliò fcherzando con parole
Scipione il grande,dicendo di sé ftellb, che allhora hauea men'otio che
mai,quandone hauea pili abondanza ; per dir che quanto meno era impiegato nell'attioni,
tanto era più intento al contemplare > perche di quefto otio godono fòlo
quelli,che con lalcttione de molti libri, 6^ con l'intendere! cofè alte, 6^
nobili, mantengono fenza muouere altro che la lingua,ò la penna > la
pietà,la religione,il zelo di Dio, il confbrtio de gli huomini.oX^ in fomma
quanto è bene fra le mifèrle di quella vita mortale. Otio. HVomo
vecchio,veftito di giallo dipinto à Mafchare, Se à trauerfo ha u eri. vna banda
berettina con vn Fagiano per cimiero, nella deftra mano vna f icella di color
bigio fpenta,& nella finii! ra vn'ouato in campo d'oro, nel quale fia
d-pinto vn giro col motto . In quiete voluptas. Otio, HVomo grailbjcorpolenro,*
federe in terra con vn feudo fòpra, tutto rico perto di ftrali,& fre^ze
tirate da diuerie bande, qua fi che l'otio fia feudo di tutti i vitij. Grado lo
dipingiamo per la cagione detta di fopra,&" cofi io fa l'Ariollo
dicendo. la . . t*f 1 1 qasjto albergo ; il grane forno giace V Othda vn canto
corpoìent*, e graffo. Lo feudo ripieno di fre^ze, moitra che l'huomo otrofo ì\
laida venire adotto tutte le calamità, prima che penfi à volerli leuare dalla
polmonaria nel perder* il cempo,& fin che gli refta da viuercb fia
conlode,òcon biafimo.con honore, jb con vergogna,con danno, ò con vtile poco
cura il tutto. Et perche il mal Tuo Jfififtolito non bifogni guarirlo con lo
fmrnuire del fangue, et col tagliare dell* 'jrene, fi tontenta venire mancando
a poco à poco con iua vergogna ; faftidio do gli amici,& vituperio della
famiglia. Otiù. VN Giouane mal 'veftitojil quale ftia col capo chino, et
/coperto, et co» ambi le mani in feno. PACE. 'ideila medaglia d'^tuguftofi
veitfcolpitA » DONNA, che nellafiniftra mano tiene vn Cornucopia, pieno di
frutti» fiori,frondi,con vn ramo d'vliuo,& nella delira vna facclla, con la
qualo abbruci vn montone d'Arme. Il Cornucopia lignifica l'abbondanza, madre,
et figliuola della pace j non et mantenendo lacareftia fenza la guerra, ne
l'abbondanza del vitto fenza l'ab>ondanza di pace,come dice il Salmo. Fiat
pax in virtute tua>& abundantia in turribus tuis. ti ramo dell' -vii uo
dinota la mitigatone de gli animi adirati, come fi è detto Miì Iongamente in
altri luoghi. Et la facella * che abbruci il monte d'arme, lignifica l'amore
vniuerfale,©^^ cambieuole fra i Popoli, che abbrugia, et confuma tutte le
reliqnie degli odij, che fogliono rimanere doppb la morte de gli huomini. Per
dichiaratone del Cornucopia,ne ferutremo di quello, che riabbiamo detto nella
figura dell'abbo» dan^aw . Tace* Giouane bella con ghirlanda d'vliuo in
capo,nelta mano deftra ferri la figt* ra di Pluto,& nella finiftra vn
fafeio di fpighe di grano,come fi caua dal* li ferirti di Paufaniàcne nella
deftra mano tiene vna face accefa rruolta in giù, et {òtto à quella vi è vn
monte di arme di più (òrte,& appreffo vn Leone,ó*£~ vn Agnello giacendo
infieme. Pace fi dice con agguaglianza di molte volontà moftrata con fegni
efleriori, jlche fi moftra nello Mare infieme il Leone, et la Pecora, che per
natura fono diuerfiflìmi di coftume,5^ (\ prende da Vergili©, il quale volendo
augurare pace al tempo di Pollione,diire che gli Agnelli, ft^ i Leoni
haurebbono infierm habitato, Tace. DOnna,1a quale tenga in grembo Tvccello
chiamato Alcione, et in terra canto d'efla vi farà vn Caftoro in atto di
flrapparfi con denti i genitali. L'Alcione è vn picciolo vccello,il quale fi il
nido alla riua del Mare;, §C pt quei pochi giorni3cbe quiui fi trattiene,cefla
ogni 'vento,*& ogni tempefta, re ftando il Mare,6c il Cielo
tranquillo,& fcreno,-però è-indicio di tranquilliti, i. di pace ; onde
metaforicamente giorni Alcioni j fi dimandano da gli Antichi ne' quali il
Tribunale fi quietauay& fi pofauano li Litiganti. lì caftore,il quale
perfeguitato da cacciatori,come (criuono alcuni, co' den> fi mo^za i
genitali ; fapendo per quefti euer da loro fèguitato, è indicio di gra;
defiderio di pace,cV~ ammonitione a ferrar gl'occhi alla perdita di qualche bc
ne, et di qualche vtile, per amor fuo . Et fi legge à quefto propofito *vna
letti ra di Sapore fcritta a Coftantino, la quale lo efòr ta à lafciare vna
parte de 1 R gno dell' Afia per viuere in pace, con Teifempio di quefto animale
irragion noie, il quale per priuarfi del Colpetto, fi taglia quel membro, che
lo fa (lare ii quieto. Tdtt D . iz/ Tace. Onna giouane à federe, co» la deftra
mano tiene legati infieme vn Iup» « &C vn Agnello fotto ad vn giogo
medefimo,8£~ nella finiftra porta ~vn Quefta figura moftra la pace e(Tèr
cagionata dal reggimento de'Prencipi»cha (fanno abballare l'arroganza de'
fuperbi, et farli viuere fotto il medefimo giogo co' più humili, &^ meno
potenti, per moftrare che è fola, e propria virtù sue Kencipi faper far
nafcere,& mantenere la pace nelle Città >& ne* R egni,Ia qua! 1
Tiene ipefle volte perturbata dali alterezza de' fuperbi,& però Ilioneo
orando I,Didone predo Virgilio nel primo lib. dell'Eneide la loda di quello
capo particolare . Et la pace di noi fteilì che nella medefima figura fi può
intendere; non è altro che la concordanza de' fenfi del corpo con le potente
dell'anima, rendendo egualmente obedienza alla ragione chi domina, et da leggi
ad vne,Sc^a gl'altri . Et per lignificare l'Imperio del Prencipe li fa la
figura che fiede; non fi potendo dar giudi rio publico fenza ftar à federe
forfè per conformità del detto d'Ari itotele che dice,che la prudenza nell'anima
s'introduce per mezzo del fedele ìt della quiete . Tace. Isella medaglia, di
Filippo,, DOnna>che nella deftra mano tiene vn ramo d'o!iuo,& con la
finiftra vn*hafta. Per quefta figura fi dipinge la pace acquiftata per propria
virtù, et vaIore>& ciò denota l'haftache tiene in mano» Tace. In vna
medaglia di Vefpaftano fi vede [colpita . DOnna che da vna mano tiene "vn
ramo d'oliuo, dall'altra il Caduceo,& ìn vn'aitra fi vede con vn ma^zo di
fpighe di grano, et col cornucopia, dC con la fronte coronata d'oliuo. Tace.
Isella medaglia di Tito. DOnna che nella deftra mano tiene vn ramo di palma, et
nella finiftra vn*hafta. La palma promette premio à meriteuoli > Thafta
minaccia caftigo à delinquenti,©^ quefte due fperanza, òC timore mantengono gli
«uomini in quiete^ in pace. Tace . Velia Medaglia di Sergio Ùaìbd con nome di
pace [colpita Ha . VNa donna di bell'afpetto, che fiede, et nella deftra mano
tiene vn ramo d'vliuo,nella finiftra vna Claua con lettere»
TaX^fugufi.&S.C. Nota quefta figura la pace acquiftata per -valor
dell'animo, et per vigor del corpo, l'animo fi feopre nella belle^a,& nel
federe della donna . Il Corpo della Glaua, iftromento col quale Hercole foleua
caftigar gl'inimici, con reprimere 'audacia de malfattori* Tace, ìxf vi Tace»
J>{ella Medaglia di Traiano .fi fa foto. DOnna,che con la deftra tiene vn
ramo di vliuo, et co» la finiftra ~tn Co* no di diuitia • Tace. Et in vn' altra
di Filippo fi "vede in formadi Donna, che conila deftra mai* alza *\n ramo
dVliuo, et con la finifta tiene vn'hafta eoo lettere Tax fundal €um Ferfis, et
di tutte quefte potrà il diligente Pittore eleggere quella,che pii gli parrà a
proposto, et anche di molte farne vnaioia, come vedrà meglio pò t«rlì piegare
la fua intentione » Tace. Isella Medaglia di Claudio. VNa donna, che abbaila il
Caduceo *verfò la terra doue è vn fèrpe con fio ri ftrauolgirnenti,moftrando la
diuerfità de colorici veleno. che tiene,6* con l'altra n>ano iì fcuopte
gl'occhi-con vn **v£lo per non ^vedere il fé rpc, a quelle lettere» PAX ORB.
TERR. AVG. Chiamornogli Latini Caduceo,perche al fuo apparile faceuacadcre
tutte li 4ifcordie,& fu per ciò l'infegna della pace. Il cuoprirfi gli
occhicol velaper non vedere il fèxpe,,dimoftrache la guerns Capprefentata per
il velenofo ferpefia noiofa * dc^, U'iufiurto dannOjOnde Vip igiiio nel primo
dell'Eneide (òpra di ciò coli dille. Trulla falus bello, pacem te pofeimus
PACIFICO. ^Ve'di àncBeatltudini la fèttima, l> A S SI ON£ D'AMORE. DO N N
A,che con 'Ynamaao tiene vna "verga, Sfrcon l'altra vna ta^zai et appretto
di fé da vn lato vi faranno Leoni,OriìJLupi,Cigna!i>Cani,5c^, limili ; et
dall'altra parte molti faffi . Si prende per la patfione d'Amore Circe,come
narra Ouidio, et dittero gli Antichi effer vna Maga potentillìma, che
trasformaua gli huomini a fua voglia,5c volfeto, come habbiamo detto
fingilicare con eflala padrone d'Amore . Tiene la -"verga, perche Homero
nel libro x. dell'OdyflT. finge che la dett donna hauendo dato à bere vn fuo
liquore à i compagni di Viiliè, toccatoli i capo con la vergaci trasformale in
fiere. La ta^za,è per dinotare quei fughi d'herbe, et beuande, coi quali fi
dice,cr faceua vfciregli huomini fuori dì se, rendendoli à guifa di latti, oc
bruti anima» hjfopra di ciòne ragiona Ouidio xiiij. lib. Metamorf. con quelli
*erfi. 7{cc mora.mìfcerì tofìi iuhet orde a grani, Mellaq; "pimq\ merheum
lacle coagula puffo t Quìqifub hac lateant furtim dulcedine fuccosi lAdìjciti
accipimus [aera data pocula deverà. Et Vergi! io nel 7. Hinc
exaudirigemitusjrxqs Lcowm Vinclar eeufantum^ fera fub rio tle rude fftum ■
SetìgériqjfacsiatfsànfMfepibifsyrfi Sauire^ac forma magnoruniyìiilareLuporuni:
i Quos homlnum ex facie Dea fempotentìbus ber bis rlnduerat Circe irfpuhusMC
terga ferarum. f Il che dinotano i diuerfi animali, 8£T la moltitudine de (affi
j fi che fi deuo fldcrare,ehe la fopràdetta figura è ynaefpreflionè della
padìone d' Amore, ja quale prende dominio injquegli.huomini,'che fi lanciano
otiofamente piglia•Aeco! gufto di cofe ddetteuòli, ropofito| mortificatione,
mala /òdisfattionc, cVf . dolore j nondimeno perche la vhttrfraleauuérfità non
fi fmorza a fatto, fi delie fare di colore berettino .-, che ritiene^qucllapoca
di "viuacità, che è la fperan«i za di cambiare fortuna fra lemiferie »o\^
è vn'aipettare all'occaib del Sola*,, che di nuouo forga la-luce,bella; e
ehiara,per illuminare il giorno, o/curato nelmiferie. Il giogo, èfignificatiuo
della patienza, li quale come fi è detto, iì efferata^ folo nel tollerare le
auuerfità, con ànimo^coftante, et tranquillo . Et in quefto propofuò diflè
Chrifto-NoftroSignore,cne il fuo^giogo era fuaue per il premiot che s'afpettà
doppò Tofleruanzatie fuoi fanti commandamenti ; che fono 'vn [giogo, al quale
volentieri fottomett* il collo ogni Chriftiano, che hàbbia ze[Ib
delilionor..di.Dio . T attenda. DQnna con^mtorchio accefo in vnamano-, con la
quale verfi cera lique? fatta lopra l' altro' braccio ignudo, et a piedi per
terra vi faranno alcune», jhimache, le quali fi pongono per la patienza, per
(cordar i tempi, et ftarfi molti g orni rinchiufe nelle Toro cocciòle finche
viene il tempo a propofito di v/cir |fiiora-i. T attenda. Qnna veftita di
berrettino con le mani legate da *vn paro di manette di ferrò, 6^ a canto vi
fari 'vao fcoglio, dal quale efea acqua a goccia, 8c cada fopA le manette di detta
figura . Perla quale fi moftra, che ad vn'huomo,che fa afpettàre ogni cofa
fuccede* felicemente, &C ancorché i principi) di fortuna fiano cattiui,
aiutati poi dsu qualche fauore del Cielo, che non iafcia mai fenza premio i
meriti dell* huoijio, in vn punto nafee quel bene, che molti anni fi era in
vano defiderato . Di quella forte di patienza, et dell'efito felice, habbiamo
de noftri memorabili et. lìmpij nella Corte di Roma,eflèndo fblo per la
patienza d'vn affidua feruitù *, molti arriuatì alPhonor del Cardinalato,&
d'altri gradi importanti della Hie* xarchia Ecclefiaftica j oue come Citti
fabricate nell'alte montagne, fono efpo« iti a gli occhi di tutto il mondo, òC*
hanno occafione di far fi chiari per la virtù dell'animo, come fono celebri per
la degnità, 8c grandezza efteriore . Ma quando bene non fuccedefie, che alla
patienza folle guiderdone la libertà in quefta *vita, come fi vede cofi fpeflo,
che la fòrza dell'acqua confutili =il ferro; non dobbiamo però perderci
d'animo, parlando con quelli, che drizzano la loro feruitù a buon fine, 3^ non
all'ambitione, viuendo virtuofamen» te, fapendo le promeffe fatteci per la
bocca di Chriflo Moftro Signore,che coniiftono in beni non corrottiteli,
dicendo In patientia veHra poffidebitis animai **cflr.ts, et che è folito
caligare, et correggere in quella vita quclli,che ama, • defidesa premiate
nell'altra . • 'Patienza. DOnna d'eti matura, a (édere fopra -vn (allo, con le
mani in modo, cheJ moftri fegno di dolore,& con li piedi ignudi fopra
"Vn fafeio di (pine. La patienza fi fèuopre nel fópportare i dolori del
corpo, 5^ dell'animo: p th fi dipinge la prefente figura iu quell'atro . Le
(pine fono quelle punture, che toccano nell'honore,b nella robba, ò ne. la
vita,le quali fé bene pungono i piedi, cioè danno faflidio nel corfo degli
affetti terreni j nondimeno lafciano libera la teda, et le alttc membra più
nobiU perche vn'anima ben regolata, Se ben difpofta fopra alla ftabilità della
'virtù non proua il danno fondato nelle cofe terrene . Il federe fopra il fafiò,
dimoftra efTcr dura cofi fàper reggere la patienza e animo tranquillo, ma che
facilmente fi fupera • PAZZIA. VN huomo di età 'virile, vetliro dì lungo, et di
color nero, ftara ridente, et a cauallo fopra vna canna, nella deftra mano
terrà [vna girella di carta iftromento piaceuole, et traflullo de fanciulli, li
quali con gran fludio lo fanno girare al 'vento. La pazzia fi fa
conuenìentemente nel modo fbpradetto,* perche non è altro Tefier pazzo, fecondo
il noflro modo di parlare, che far le cofè fènza decoro! 4^ fuor de! commune
v(o de gli huoinini per priuatione di difeorfo fenza ra* gione verifimile, ò
flimolo di Religione . Quindi è, che fi dice communemente elfer meglio
esercitare la pazzia con moki, che efier fauio con pochi; perchè jnifurandofi
la noftra fauie^r.a dalla noflra cognitione, 6^ conofeendofi più ord; nanamente
in molti » che in pochi, par che quelli, non quelli, fi debbano fèguitare;
percioche il più degl'huomini mi furando la bontà dell'attieni aitici con Is ?1
ijr ( flon le Tue, approuarà quei coftujni > che a' Tuoi fi afTornigliano ;
onde è necef! (àrie per acquiftare quello buon eccetto, all'opinione {falerni
nelìe fue amoni, eccoftarfi Quindi e, che nelli honort "vno fi itima
felice ; perche dal maggi jc f numero de gli huomini quelli fono flimati gran
parte della felicità, nella pa»i uertà fi giudica ciascuno mefchino, perche da
molti tale fi vede reputato; £c dì f quefta pazzia, Se di quefta fauiezza, fi
parla tempre fempre da gf huomini jiqt* Sballando l'ali per dolore, òper
timore, ò che viene cPimperfettione naturale.. Giouane, fcapìgliata, et fcalza
^i dipinge ; percioche iì pazzo non (lima lo aiedefimo^ ne altri . Se è
Isntaflo d'ogni politica conuerfàtione, per non conoscere ilbene di quella,
Scnoaper fine disontemplatione, b dispregio del Mon:4o pecaimr di Dio sj e ciò
dico perriipetto di quelli, ch'hauendo gii domati gli affetti loro per la
conuerfatione,fi ritirano a vita folitaria . il color cangiante del
veftimento,denota inftabilitàj che regna nella pazzia. La pelle ef Oc/ò, lignifica
che i pa^zi per il più fi reggono dall' ira,* percioche jfi veggoncquafi
continuamente far diuetfe ftrauagantie * Tiene con la finiitra mano vna candela
accefà vicino il Sole .5 perche è fegne veramente di pa^ia presùmere e i'vfo .
Si fa ignudo, ó\^ nero*, perche ikpeceatofpoglia della gratis, «^_ priua a~
fatto del candore della -virtù, 'dando in jpeficoio di precipitare per l'incrt
rezza della Morte, che lo tira nell'Inferno, ie non fi aiuta con U penitenti*,
Ó^J, col dolore . . *"' Ecit ♦ ?E circondato dal ferpente, perche il
peccato è vna *vna fignoria de! Dimoiti ;«oftro nemico? il quale cerca
continuamente ingannarci con fin te appstenzt^ > di bene, operandone tèmpre
il fucceflo, che ne hebbe con la prima soffra Ma*dre infelice. * Il "verme
al cuore, è il verme della confeien^a, ò la conferenza ft&fla, cno dicono i
Theologi, la quale flimola,&: rode l'ani ma peccatrice, 8t^ iètrpre ftà
"viuace, Segagli do^n che net peccato lènte il polio,
&ilfargue*0fld£preB« i de il "vigore, et fi nodrifee . PECUNIA DONNA
"Veftita di\giallo> di bianco, ì^ di tanè (curo, in capo ha.uerà vna
bella acconciatura, fòpra la quale vi farà "vna Ciuetta,*S^ ceri a ia
ruiano alcuni torfegli, et pile. il colori dèi "veftimento lignificano le
forte delle monete, le quali fi fat'no -d'oro, d'argento, Se di metallo ; con
lì torfclli, et le pile, che fono ffromenti da battere monete * La Ciuetta
preflo a" Greci fignificauadanari,perche pergratificaregli Atrn v niefi,
che per infegna portauano queft'animale.quafi tutti i Greci io ftampaua *• no
nelle monete loro, come ferine Plutarco nella "visa di Lifandro . Si nota
ancora la pecunia con le Nottole,, le quali in Athene fi ftampauano •-nelle
monete per vna memorabile aftutia di vn Seruitore di Gilippo pur in A te *ne;
raccontata dal medefimo Plutarco nell'ifteflò luogo; Perche hauendo cari-» co
quefto GiJippo di trafportare vna"pecunia in Lacedemonia, buona-parte ne*
occultò (otto le tegole del tetto di caia, il che hauendo veduto il detto fuo
Scr— \ uidore, et eflèndo legge appreflo di coloro, che non fi douefle credete
al Ser-nidore, che teflificaua in pregiuditio del filo propio Padrone, dille
loro in giu-ditio, che fotto le tegole della Cala del fuo Padrone vi era
grandifllma,quantità di Nottole. Il che eflèndo intefoda gli accorti
Giudici,rintcgrorno la Repubblica di quel danaro /lodando l'accortezza del
Seruidore, &dimandocnopoL %'m alcune occafioni il danaro col nome di
Nottole. PELLEGR1NAGGIO UOMO in'habitodi Pellegrino, ma che habbiarafa la meta
della tefta, fic^fimilmente della barba, et dalla delira habbia i
capelliJonghif;{imi, che gli pendano fòpra le fpalle, et Umilmente la metà
della barba longa,. . et hirfuta per imitare gli Egitij, i quali in quefto modo
dipingeuano il Pellegrinaggio ; 6^1 a cagione fu, che eflèndo Orinide partito
per lVpeditioneL* contro li Giganti in dieci anni, che flette lontano tempre
con gran fludio, col-* tiuòla barba, et la tefla^ poi ritornato in Egitto
adoprò il rafoio. Gli EgittÈjfvolendo denotare poi il fuo Pellegrinaggiocol
felice fuccefTo del ritorno, lo dipingeuano nel modo detto.; il che poi ancora
fecero per efpri mere ogni fòrto. -di Pellegrinaggio . Hauerà nella delira mano
*vn Bordone, (òpra del quale vi farà vna rondine ; perche quefto "vccello,
fecondo, che hanno ollèruato.gli Antichi,fubbito ch'ha incominciato a
"volare, fi parte, OC* "V4 lontano dalpadre, et dalla ma* -dre
pellegrinando PARSIMONIA DONNA di età virile, veftita d'habito femplice, et
fenza ornamento alcuno, con la deftra mano tenghi vn comparto % et nella
finiftra vna boria piena di danari legata, con vna cartella riuolta in bei giri
con vn motto » chi dichi IN MEL1VS SERVAT. Paifimonia è "vna delle due
partì principali della liberalità > che confide nel ritenerti dalle fpefè,
che non fono conformi alla ragione, et trafgredifconoil mezzo . Maìorem fenfu
defint cnttum» dice Horatio Sat. 3. 1. 2. cioè lafla and re le toefe fuperfhie
maggiori dell'entrata j il che fi fa con la Parsimonia, laqua le delle qnattro
parti della prudenza» che confifteno intorno li beni di fortuna tre ne poffìede
. Nam circa bonum prudentiaquadrupliciter fègerit,cum au adipifcitur bona >
aut tuetur, aut adauget, aut prudenti^ vtitur, hi prudenti^ aliarumq; virtù tum
funt canones |; talmente che fé li canoni della prudenza^ circa la facoltà,
fono di quattro forti ; fecondo Plutarcho ad'Apollonio, ouero quando s'acquila
la robba> Vii confcrua, ò fi accrefcc >òil adopera prudent niente^
DICESJ%g %LPJ. rjf te ; Certo che la Parli monia prudentemente adopra la robba,
l'accrefce » la conferita ; Efchine Filofofo Socratico fbleua auuertires che da
fé JteiTo pi» liana ad *vfura* con lo fminuire la fpefa circa il 'vitto >
conforme a quel detto » 'agmim ve&igal pariìmonia >gran tributo è la
patfimonia, poiché ottima rilutione e per accrefcere Tentrata il reformar le
Ipefe: &:però Ariftotile dà per >n figlio alle comunit4,ch e $\fi la
parfimooia, in quefta maniera fecondo la„* aduttione del Mureto . Primum quidem
nolfe oportet quantum ex quaqj t ciuitas capiat, Notis effe debent fumptus,
quos facìt ciuitas, vt fi quis fu>eruacaneus eftollantur, fiquisiuftomaioc
minuatur. Opulentiores enira* unt non ij modo,qui ad opes aliquid addunt, (ed
ij quoq; qui de fumptibus etrahunt . Cofi li capi di famiglia dcuono
primieramente confiderate Tcnata,ch*hanpo, et poi hauer riguardato alle ipefe,
che fi fanno per cala per toc ia le fuperflue, 6^ fminuire quelle,che fono
maggiori del douere, imperciohe diucntano più ricchi non folo coloro,che
aggiungono alla robba qualche^ ofa, ma quelli anchora, che fi leuano da le fpelè,
Et in Seneca de Tranquilliate cap.^.a proposto della Parfimonia quell'altra
belliflìnia fentenza, che cofi ice, Placebit autem haec nobis meniura, fi prius
parfimonia placuerit fine qua ice vlJar opes fufficiunt. nec vii? fatis patent.
Si fa di età virile, percLoche in quello (tato l'huomo è fatto capace di
ragiée, àC opera fecondo l'vtile,& honore, L 'habito femplice, et fenza
artificio, denota che la parfimonia è lontana da >gni /pela, vana, et
liiperfl.ua ; onde fopra di ciò S. Ambrofio ad Vercellen» cofi lice . Inibii
tam necefsarìumt quam cognofcere quodfit nefefsaritttn . Il compaflo, fignifìca
l'ordine, 6^, mifura in tutte le colè j percioche fi cene il compatto non efcc
punto dalla fila circonferenza, cofi ia parfimonia non eccede il modo
dell'honefto, 5^ dtì ragioncnole . La borfaco'l morte in meliusftruat, dimoftra
che è maggior induftria > &: honoreil conferuare qucl!o5che fi ha, che
acquiftare quello, efee manca » come iimoftraClaudiano lib. 2„ln Stilìcon. Tlus
cHferuaffe repertum > Quarti qiufifie decus, EtOuidiolib. 2. de Arte Àmandi.
7{on minor eflyirttts,quam quarere fotta tucrì» Cffus ìnefl Mie ; hic exit
artis opus . PARTIALITA. DONNA brutta, che tenghi la deltra mano ferrata,
>6^ il bracci* alquanto raccolto verfo il petto, et il finiftro ftefo con la
mano aperta, e-, per acconciatura del capo vna cartella con vn morto, che dica
EADEM NON OMNIBVS . Terrà il vifo riuolto, &C che guardi dalla parte
finiftra, et fotta lì piedi ~vn paro di bilancie. Partialità è vitio, et è
contrario alla giuftitia, efTendo che non d à a tutti quel lo, che gli fi
conuiene, come beni/limo lo dimoftra il motto fopra detto ; 6partialità
peccatograuiffimodeiringiuftitiajglifìconuienerefTerc bruttiflìma, et
abomineuo-' le ad ogn' ~vno, 6^ Cicerone in 2; Tufcu. J^jbileH malum, ni[t quod turpe
aut vìtiofum eft~. Il tenere la
deftra mano ferrata, 6\^ raccolta, &ia finiftra ftefa» et aperta*
lignifica, che la partialità opera non fecondò la giuftitia,checon fòmma
perfet-* rione dà con ambi le mania ciafeuno quanto gli fi conuenghi, ma
guidata da* rintereflè, ò altra peruerfa5 caufà,-diftribuifce ingiuftamente
fenza hauere ri— guardo al giufto, Se al ragioneuole ; come beniflìmo teftifica
Ihnocentio lib.ii* Devtìlitate ' conditivnfchuman& . Vosnon
attenditismeritacaujarum, fedpcr* fonarum, non iura.fed mmera, non quod ratio
dittct,fedquod'voluntas4Jfe fleti» non quod fentiat, [ed quod mens^upiat,non
quod liceatifedquodlìbeat. Il tenere iWiforiuolto dalla parte finiftra,
dimoftra che il partiate non hh Inanimo retto, ne di "volgere la mente al
vero, ma più a vno,chc all'altro^omc partiale,& nemico del bene operare ;
onde Ariftotile nei primo libre della Ret-torica a quefto propofito, cofi dice,
^fmor, et odium &proprium commodumfkpefàciuntwdicemnon cognofeere veruni .
Le bilancie fotto li piedi, lignificano tanto più la peruerfa natura di
quefta-» pefte, poiché eflendò continuamente contraria al giudo, con difpregio
cerca-» di conculcatela retta giuftitia. Si potrà^anco per fare differente
quefta figura,. oltra-il tenere le bilancie lotto li piedi, che con la finiftra
mano porgeflì qualche dono ad vno fanciullo dibelliilìmo afpetto, nobilmente
veftito,& corona* to con vna ghirianda dilauro, et con la dèftra mano
fcacciafi con vna sferza-» rn'altro fanciullo fimile al primo, &T coronato
di lauro anch'egli, che ciò di-' moftra il merito dell'ano, Se l'altro
fanciullo, et le malainc/inatione, Se opera* peruerfa di quefta iniqua, et
federata par tialiti'. PENA DONNA di brnttoafpetto, con bocca aperta in atto di
gridare, con habito mefto, e maninconico, Sé in diuerfe parti ftracciato »con
vna sferzi in mano, fari ^pppa da vn pie, eoa vna gamba di legno,
moftridifeendete vni gran cauerna, Se fi fuftenti con fatica fopra le crocciole
. Fra la penitentia,e lapena vièìquefta dlncerenza,particolare,chela
penitentiafi genera con la volontà, Se confenfo dell' huomo, che gii fi duole
degl' et" ron cómeflìjmala pena, è quella che il giuditio,ò de gì'
huomini, b di Dio di a'peccatori lenza ftimolo di pentiméto,ò defiderio di
fodisfare co le buone opere.. Theologi ;:perche come ella è mezzo fra
la-cofaiche fi cuoce,ÓX^ il fuoco,co(V la penitentia è mezzana fra i dolori del
peccatore, c*^_ l'amor di Dio, ilquale è motore di effi, Hi la penitentia tre
patti principali, che fbrtoi contritione> confefflone, Se fodisfattione,
però fi potrà dire, che la contritione s*accenni con l'afpetto malenconico*e
dolorofo ; la confezione con la faccia riuolta al cielo in legno di dimandare
perdono, facendolaperò a* Sacerdoti approdati ; et la fodifattion» con la
Graticola iftromento propor-tiònato alla pena temporale y dalla qualefi» mifura
ancor il mento di quefta virtù viua, e vitale . 'Penitenza . ^Onna con la verte
di color berettino, la quale (irà tutta rotta, Se fquar> ciata,ftarà quella
figura mefta, piangendo, con vn faccetto di fptne inu vna mano* et nell'altra
con vn pefee^perehe la penitentia deue eflere condir» col digiuno^ e col
ramarico «-• Penitenti', DOnna vecchia,-&T canuta vellita dSn panno dì
color bianco, ma tutt»' macchiato, et dia a federe in luogo folitario (opra vna
pietra,dcnde elea vn tonte, nelquale fpecchiandofi col capo chino verfi molte
lachrime ftando in attod'ifpogliarfiv La penitenza è vn dolòrede' peccati
piùper amordi Dio,eheper timor deli* le pene ; il qual dolore nafeendo dal
cuore fcerne sé ftefib, et labrutturadellt file attioni pattatele però fi
rapptefenta quefta Donna che mirandoli nel fonte* &jvedéndòfi già confumata
dalla vecchiaia, piange il tempo pattato male fpe» fc, òC lignificato per le
lemure nella candida vefre, chexi'innocentia dona*teci per mezzo del (acro
Battefimo, Se contaminata per la noftra colpa . La pietra oue fiede,-& fi
pofa, non è altro che Crinito Noftro Saluatorc, fo-* pra il quale il pcccator
fedendo, cioè fermandoli col penfìere alla contemplatibne del fonte, che èia
gratia, laquale da lui featurifee, come dice egli alla Sa* marirana ; fi
ipoglia della ve fte imbrattata per lauarlà nel fonte planandoli,0 facendoli
candida l'anima per mezzo delia penitenza, la-quale è facramento hauuto per noi
da mera benignità di lui *> Però dille Dauid a Dio. Signore tu mi lauerai, e
mi farò più bianco della neue . Il luogo folitario, lignifica il (cererò del
cuore, nel quale ritirandoli, et dahV vaniti mondane allontanandoli la
mence,-troua la pace di Dio,& col dolore d* leccati toma in gì atta ^ rjì
ICO NO tOC Ivi PENITENZA. D Orina macilente, et rettiti di cilicio» terri nella
man delira vna sferza, 6c nella fìniftra vna croce, nella quale riguardi
finamente. Il Cicilia, lignifica > che il Penitente deue menar la vita lontana
dalle delicie, Uc^ non accarezzare la carne . La dìfciplina, è la correttione
di fé fieno, ck^ la croce la pazienza, per 1 a-. conformità, che il penitente
acqui (la con rifletto Chrifto, 6c^ per lo dilpregi© de 1 mondo, conforme alle
fue paro!e,che dicono, Qtù non tallii Crusemjuaì &[eauiturme)nonpotcjl meus
e(ìe difcipulus . Penitenza, deferitta da Aufonio Gallo, in quelli verfi . Sum
Dea,cui nomen cum Cicero ipft dedit, Sum Dea, qu£ fatti non failiq; exigopanus,
^{cmpcyt paniteat fic Mettin&a toc or. IE2* DI CESARE %IPjL Jjj PENSIERO.
HV O M O dedito di nero, con l'acconciatura di capo piena dì nocciò» li di per
fico, hauerà per la -vede molte fpine voltate con le punte vcrfo la carne^ . t
noccioli di perfico, moftrano, che come elfi fono diuifi da moki, tV^ va>
rij canaletti, ancorché fiano di materia foda, e dura * cofi è l'anima noftra,
l\* quale ancorché Ha immettale, è diuifa nondimeno da penderli» varie
pacti,ca* me bene auucrte il Pierio . Le fpine,ci manifeftano,che non
altramente pungono, e tormentano i penfieé" l'animo,* che le (pine
tormentino, et affliggano il corpo delHmomo, dandogli •ccafione di malinconia,
che lì nota nel color nero della vede. Tcnfieto, HVomo vecchio, pallido,magro,
e malinconico «"veftito di cangiante, co» capelli riuolti in su, con vn
pai d'ali al capo» $C alle fpalle, haueri ap* poggiato la guancia fopra la
finiftra mano, e con la deftra terra vn viluppo di filo tutto intrigato, con
vn'Aquila appreflo • Vecchio fi rapprefènta, per eilèr i pen/ìeji più /colpiti
> e più potenti nelTétJ vecchia, che nella giouentù . E pallido, magro, óX^.
malenconico, perche i penfieri, àC maffime quelli, che nafeono da qualche
dilpiacere, fono cagioni,che lshuomo fo n*affligge,rq*« cera » e confuma . Il
'veftimento di cangiante, fignifica, che i penfieri foao diuerfi, et da va**
bora all*altra ne forgono infiniti, come dice il Petrarcha nella canz. xvij» *A
ciafcunpafionafcevnpenficrnom* Alato fi finge dal mede fimo nel Sonetto 8$.
dicendo* Volo con l'ali de penfieri al Cielo, Perb Dante nel nono dell'Inferno,
dice che il penfiero, è "Vn ^élocifllnì* «noto della mente, il quale vola
fubbitodoue Io volge l'intcntione, et è capace di tutte Timagini pallate,
preienti, e future . Et il Sìg. Bernardo tajfo, fopra di ciò coft dice » Se di
penne giamai candide, de belle V'ornafte petafier miei le fpalle, e'1 pettt%
Per inalzami al regno de le ftelle, Col fanor di felice, et chiaro oggetto *
Ornateu'hor, che fian proprio di quelle # Che di poggiar per l'aria hanno
diletto» Vlate a ricercar il mondo intorno Et m irar oue nafce, et more il
giorno • I capelli tmolti in su, e la finiftra mano alla guancia, fono fegnl
dell* elciuÉ» tìone della mente, nata per la quiete del corpo. II viluppo di
filo intricato, è fimile al penfiero, il quale quanto più s'aggira,1 tanto più
moltiplica, et fi fa maggiore, et alle volte s'intriga di modo, che fa perdere
la Tperàn^a di ftrigarfi, e crefee per nuoceva fé fieno con le proprio felze *
et è ^rero» che alle volte il peaficro dà lifoluriooe a* negotij » ©X^ troua &s*4a
gli Antichi oflèruauano ( come narra Pieci Valcriano-) :~ t+t }£. ) che Fatto
il facrificio, fi bagnane yji circolo nell'altare col fangue delle vittime,
raccolto in vn vafo'con molta Religione, é^ quefto era quella parolacerata, che
foleuano proferire in Greco Teleiefth^cioè hauerrenito,laqua-l diceuano eifere
inditio di petftttione/elTerjdo quella clà ogni paiteMa più perfetta figura di
tutte l'ai tre /& il cerchio del Zodiaco è fimbdle della ragione. Se •
debita, et conueneuolerhifura dell'atticmi perfette*, ; DONNA >vefti|a
deìcolot dèt^erderame ì&ì* ambidue le mani teoga^.n
Serpeflte^gaifiàaetuo-?Tecondo'che fi eaii'a d'Ariftotile, d'eftre»ià
perfidia," *?' \ Tierfel'areo per ferire etiàndio d i lontanò còh parole
malediche » Ilgócodrilbile ji^iwtìgeappreuo^erchéperreguita, e vuol guerra folo
CO« * quelli^ che fuggono^ con* la perfecutione no» fi pujdimandare con quefto
mo* P( tempre la fama alle perjfonc,., le proprio"; • :_ ;! PlAE.r-Rr
ICOLO uN gioUàne yxhe caminando pervia piena d'Kerbette, cV° fiero calpefti vn
ferpente,il quale'riuolgendofi ftia in atto fiero di morsicargli la gamica, gli
fia vicino dalla parte déflra vn pe.rcipitiò,^^ dalla finiltra vn torrente**
d'acqua. -'Sar* appòggiatò-ad'vnadebolcànrrà, Se dal cielo diveggia cadere**
vrf folgore. Ancorché lo ftaro,& fa vita sì del Giouahe, come del vecchio
fia fallace, Se «ìiiobiòfa, dicendo il Signor Dio generalmente a tutti, Eftote
parati quia nefeiùs, ncque diern, neque horam|tuttàuià il giouahe ha in maggior
pericolo del :hi inàuuedutamente afpra pontura, ne dimoftra»che l'huomo
camìnando per la-» fdbiia via delie caduceprefaerità di quefto mondo, quando
meno ci penia, £ viene PERICOLO. 'Viene oppreOTo *n vn momento a 1 improuifò di
eguale he c a]amiro/ò ca/ò pc^ tremo anco dire,che la via piena d'herbette, et
fióri 'vicin0 z\ precipitio et al torrente dell'acqua, che lignifichi mentre fi
fa il pallaggj0 et quefta nnTerabil vita perla vii dellipiaceri* e delitàe
mondane, che tanto/; porti pericolo in ac•qua,quanto in teriache caminando noi
fènza conflderatione nobiIe,e virtuoso che fi calca nel maredeile mifèrie,onel
precipitio" dell'eterna dannatione La canna ne dirnoftra Ja fragilità
della noftra 'vita, la quale di continuo fti in pericolo, efìèndo che fi
appoggia bene fpeilo alte cofè caduche, òC frali ! Con a Quelle di vera
lode,.& degna confìderatione. 11 folgore nella guìfajcnedicemmo,,ci
dirnoftra, che non folo in terra, 6c nell'acque fiamo foftòpofti àd'infiriiti
pericoli, come habbiamo detto; ma in altre all'inclinatione/ie i Cieli, i quali
influirono i loro effetti per quanto pollòno inclinare, 'Se fi può dire,che il
-'Signor Dio alle volte permette, che noi fiamo caftigati per i noìtri demeriti
con gl'accidenti,& di/giade, che ci auuengono, dicendo San Pauolo. Teccatnm
auttm wmfuerìtCQnfiimAtumgenerat mortemi TX 11 . T43 f»c la potenza humana pub
far refillenza alla grandezza, et poterli di chi diede legge, et termine al
tutto : Nulla gioirò ad' Efchilo Poeta Tragico d'andare in campagna amena per
ischifare il pericolo della morte predettali > poiché "vn' Aquila
portando tra gli artigli per aria vna telluggincla lafsù cadere (opra jl capo
caluo dell'infelice Poeta, credendoti folle vna pietra > et in tal guifa
incora nella morte in quel medefimo giorno > nel quale temeua di motjire,
coline riferifee Plinio PERSEVERANZA VN fanciullo, il quale cen le mani fi
foftenga ad vn ramo di palma alzato affai da terra-. • Per la fanciullezza, fi
inoltrano le prime impiegature dell'animo in bene_ • tenendoli alla palma, che
lignifica 'Virtù, per non fàpere Mar lòggetta a* peli » come fi è detto altre
volte, ma s'alza quando il pefo gli s'aggraua fopra, come; lavimi, che fi
conofee quando il vitiogli daoccafione di far refillenza, 6^ perde sé iurta la
perleueran^a, lafciando le buone opere,come il fanciullo fpirtto non pub
lalciarc il ramo della palma, dal quale ftà pendente » 6^ lontane da terra, che
infieme con elio non lafci artchora la vita cadendo . Pero la Perfeueran^a,come
dille Cicerone nella Retthorica, fi contrapone alla pertinacia » 6VT è vna
fermezza, e (labili ti perpetua del voler noftro, retta, e gouernata dalla
ragione in quanto è neceflària all'attieni honelle dell'huomo « TerfeueranTp .
DOnna Veltita di bianco, 8il quale non fi tralmuta mai per le fteffo .
Terfener*n%a, come di fìnta nel Tàlamo del Card. b. m. Qrftno, a Tafquino .
DOnrìà » che con là delira mano tiene ma ferpe, riuolta in circolo,tenendo la
coda in bocca, e con la finiftra vn ma^o di corde d* Archibugio PERSVASIONE VNA
Matrona in habito honeflo, con bella acconciatura di capo, fopra alla quale -vi
lia vna lingua, dC a* pie d'eflà lingua vn'occhio/ati Uretra con molte corde,
c\Tiigaccie d'oro, terrà con ambi le mani vn corda, allaquale fia legato
vn'animalc con tre tef^vna di Cane, l'altra di Gatto,1a« . terisj d' fy?inra
lingfla'per élfer il più.principalCi '^jpiù neceitario iftromento da per*
fiiadere-sltrui, fi dipìngerà nell'acconciatura della teila, che fi faceuadagl^
Egittij Antichi» per dimoerai e le parole» e la perfuafione lenza arce, e folo
con " raiutg*dellanattira . Per moftrare poi vri parlare aiutato da molto
eflèrcitio., et da grand* arto s faceuano vii* occhio .alquanto fanguigno,
perche come il fangue è la fède dell'anima, fecondo il detco d'alcuni Filoiòfi,
coti il parlare con arte, è là fede delle Tue atcioni, e come l'occhio è
fmeftra, onde ella vede, coli il parlare è line* (Ira, ond'è veduta da gl'altri
. Le ligaccie dell'oro per la vita, dimoftrano, che la perfuafione non è altro
* che '"vn' elfcr cattiuato ad altrui, e ltgato con la deflrezza, e ibauità
deli' elo^ tjuente parlare L'animale di tre facete, morirà la necefRtà di tre
cofe > che deue hauere colui « ohe dà luogo in le lìdio alla peiiuafione ;
prima deue ilici fatto beneuolo, il che et . i+S che fi moftta con la faccia di
Cane, che accarezza per fuo intcreffe . Deue ancora fatfi docile, cio^ che
fappia quello,chc gli fi deue persuadere, ciò fi dimalira con la Scimia, che
fra tutti gli altri animali pare, che capifca meglio i concetti de gl'huomuai .
Anchora fi deue far attento, e fi dimoftra ciò col Gatto» che nelle fue anioni
il quale folo douerebbe feruitcK 2 perdii+S per difender la vita>& coli
dipinto feruc per vaghc^a, et in mano terrà vn'Arpa, e nelle gambe portare
ftiualetli d'oro. La chioma profumata, et ricciuta con arte, fono fegni di
delicate^za,di lafeiuia, e d'effeminati coftumi j Vi fono moltiffimi eilempij
appreflb i Poeti, che per moftrare d'hauer dato bando a' piaceri, dicono di non
acconciarfi i capelli ;ma lafciargli andar negletti, Se fenza arte -, però al
Piacere fi faranno con artificio inanellati . Le Gemme, et i fiori, fono
miniftri, et incitamenti al piacere . La Corona di mirto, nota l'ifteflò, per
efler dedicato a Venere, Se fi dice,che quando ella s'efpofeal giuditio di
Paride, era coronata di quefta pianta . L'ali moftrano, che il piacere prefto
va a fine, àC vola,e fugge; e però fu da gl'Antichi Latini dimandato a
Voluptas. L'Arpa, per la dolcezza del fuono, fi dice hauer conformiti con
Venere, e con le Gratie, che come quello, cofi quella diletta gl'animi, e ricrea
li fpiriti. Gli ftiualetti d'oro, conuengono al piacere, per moftrare, che Toro
lo tiene in poco conto, le non gli fèrue per iodisfarne gl'appetiti, ouero
perche pigliandoli i piedi molte volte per l'inccnftan^a, fecondo il Salmo .
Mei autem pene moti font pedes, fi fcuopre, che volentieri s'impiega a nouit il
quale porti fopra la teftavnata^ia V con vn cuore dentro ; perhe è proprietà
deìrhuomo vano, dimofttar il fcapigliata, che con la mano deftra fi ftracci J
capelli, coronati dVna ghirlanda d'appio,e cen la finiftra tiene vn ramo di
faua con fiori,e fruttO,& a canto vi fari vna Rondine . Il veftknento
nero,fu Tempre inditio di meftitìa,e pianto ; i capelli fparfi, C# fuelti ) et
medefimamente k ghirlanda dell'appio/ignifica pianto, perche da.» ; gl'Antichi
s'ad«praua per far il letto a' Morti . Il ramo della faua, fi pone per feguitar
l'opinioni de gl'antichi Latini) chei. volfero, che quefta folfe pianta di
lutto, e di meftitia,dicendo»che ne' fiori 'vi è fcricto la parola di pianto;
et però Varrone prohibì il mangiar faue a* Sacerdo-« ti, c\^ mi piace à quefto
propofito raccontare la pazzia di Pittagora, il quale eflendo afialito de'
nemici, è(T potendofi commodamentc (àluare in vn cam; pò di faue quiui 'vicino,
'Volte piti tolto lafciarfi ammazzare, dicendo non-» voler difturbare l'anime
de' motti, le quali penfaua (cioccamele Mare a ripa* farfi tra quei fiori . La
Rondine, fi pone per lo pianto, eftendo il fuo canto molto lamenteuole; | onde
i Poeti la fingono Progne, che pianga l'ingiuria fattale da Tereo fuo ma* aito,
come dirTufarnente raccontano molti Scrittori . PIETA GIOVANE, di carnagione
bianca, di bello afpetto,con gl'occhi graf* fi, e con il nafo aquilino, hauerà
l'ali alle fpalle, fari vellica di rollò, con *vna fiamma in cima del capo, fi
tenga la mano liniftra fopra il cuore, e con la deftra vedi vn cornucopia,
pieno di diuerfe cofe vtili alla vita humana, Si dipinge di carnagione bianca,
di bello afpetto, occhi gralli, òC col nafo aquilino, perche in quefto modo la
deferi nono i Fifognomici . Veftcfi di rollo, perche è compagna,e forella della
Carità,allaquale eònuienc quefto colore, per le ragioni dette al filo luogo .
Porta Tali, perche tra tutte le -virtù, quefta principalmente fi dice volare^,
perche vola a Dio, alla patria, e dalla patria a' parenti, e da parenti a noi
ftclE* continuamente. La fiamma,'che l'arde fopra il capo, 'lignifica la rnente
accenderfi dall'amor tfi Dio, ali'efercitìo della pietà/ che naturalmente
afpira alle cofe celefti . K 3 La //# PIETÀ. La mano (iniftra (opra la binda,
del cuore, lignifica, che Fhuomo pietofò % /iiol dar inditio della Aia carità,
con opere vìue, e nobili, e fattecon intenderne (àlda, &peifetta, fenza
ofter) catione > o desiderio di vanagloria,; Però dicono alcuni, che per
leuare ogn 'ombra alla pietà d'Enea, Virgilio,con gl'altri Poeti, dille la
grand'opera della fua piet«,eflcifì efercitau fra Tofcuritit della note*. 11
Cornucopia! moftrayche in materia di pietà,non fi deue tenere conto de'* le
ricchc^e del mondo j il che ha moftraco come C faccia., con fingolar eflèmpìo
Fra gi'aìtrUnelIe molte penurie de'noftri tempi di Roma/tl Sig. Patritìo Pa*
tricij, alquale il deuono da tutte le parti molto maggior lodi,di quelle, che
poffono nalcere dalla rniapenna . Vieta. DOnna, la quale con la fi mitra m^no,
tiene vna Cicogna, 6c^ ha il braccio deftro pofto (òpra rn'altaxc con la /pada,
òC a canto vi è vn'Eiefa» Ce» et vn fanciullo . iji La pietà, è amor di Dio,
della patria, de' figliuoli, òC di padre, 8c di madre ; però fi dipinge con il
fa urinilo . La Cicogna, infegna la pieti ver fo il padre» 6^ la madre, col Tuo
clfc mpiedetto altre 'volte. Il tenere il braccio deliro con la fpada in mano
fopra l'altare, dimoftra quel* la pietà» che fi deue -vfare "verlo la
l'anta ^Religione, efponendofi a tutti i pericoli . Rifcrifce dell'Elefante
Plutarco, che in Romacerti fanciulli per fchcr^o,haMcndo punto la probofeìde ad
vn'Elefante, e perciò effondo elfo adirato, piglia vn dc'detti fanciulli per
gettarlo in aria ; ma gridando, e piangendo gl'altri per la perdita del
compagno, l'Elefante con pietà piaceuolmente lo rìpoìe in terra» lènza fargli
male ; hauendo caftigata la troppo audacia folo con la paura . PIETÀ*. *Nella
Medaglia di Tiberio fi tede [colpita . VN A Donna a federe, con vna ta^za nella
delira mano.» GC* col gomito manco pomato fopra vn fanciullo . Vieta. QVindo
gl'Egitti) voleuano lignificar la pietà, dipingeuano due Giona* ne inllemc, che
tirauano vn carro, per la ricordanza di Bitonide,, cV^ Cicche fratelli » che
per atto di pietà, tirarono la propria Madre al Tempio di Giunono » Tiità . Si
vede ancora nella Medaglia tfjtntonin* . DOonna con vn fanciullo in braccio,e
con vno-a' piedi . PIETÀ DE’FIGLIVOL! verfo i Vadri. VN Glouanti che porti
fopra le fpalle vn vecchio, fugendo i*incendio,per la ricordanza della pietà
d'Enea . PIETÀ. Come fu dipinta da ^Antonino Tio. VN A Matrona, con la verte
lunga, con vn Turibolo in mano, 'chiamati» da Latini Acerra, et auanti ella
Matrona, "vn'ara cinta d'vn fedone, fopra kquale v'è fuoco accefo per
facrificare . Cicerone dice nel hb. della natura delti Dei, che l'elfer pio,
non è altro, che la riuci enza, che noi riabbiamo hauer'à Dio, a i noftri
Maggiori, a Parenti, aw gli Amici» ÒC^ alla Patria. PIETÀ DE’FIGLIOLI verfo il
"Padre. IOVANE modefta,tenga la tetta finiftra feoperrta con la aiaiip
deftra fopra in atto di fpremerla, et a* piedi vi (ìa vna Conachi a . Gli
Antichi Romani per figura delia pietà, volendo efprimere la pietà di M.
IllTJ&U» ICO NÒ LOG le^t PIETÀ DE’FIGLIOLI verfo il Taire. la e generica
> et la nóftra in fpecie figura la Pietà de' figliuoli verfo il padre, éc
rhabbiamointalguiiarappreientata per memoria di quella pietoTa!ffg!tà, laquale
di nafeofto allato il padre iti prigione, oue èra condannato a morire, au cui
fu interdetto, che non fé gli portaffe da mangiare da r.iuna pedona, ma_#
ellendo feoperto dal cuftode delle carcere:, che eg'i campaua per mercè delti
figjiuola,piacque tanto queftopietofoòffùio, che-Caìo Quinto, &r"M.
Attiua Confoli Romani, oltre l'impunità rimefla al reo 4èdicoruo vn tempio alla
Piera in qucJla parte iflelT'a di prigione, oue occorfe il calo vicino al
Theatro di Marcello, come dice Plinio, che aderto è cafa de gli llluftriiTìrhi
Signori Sanai; li, la qual parte di prigione debbe eflère tra quefto Tir eatro,
e Santo Nicola in carcere DI CX Su4Mg >%[%%. *M Carcere. Narrali tal cafo da
Serto Pompeo, et Solino in pedona %d mia figliuó* la di balla conditione verfo
il padre > che verfo la madie, dice chefucceiìe |;iinioJib.7. cap.36. et
Valerio Maflìrno lib.5.cap. 4.0 padre, o madre quello poco c'importa,cbe è i!
medefimo atte di Piera. Ancor che al ere -volte riabbiamo detto, che la Cicogna
è gL» -ogliflcó della pietà paterna, nondimeno la Cornacchia ci ferire h ora
per l'imbolo delia Pie* cà ~verfo.il padre, et Ja madre : impercioebe cafeando
al padre, ò alia madre-. loro per la "vecchic^a le piume, i figli li
eopreno con le proprie pennf, e portano loro il cibo da pafeerh, et li
folleuano con le ale nei volate in fede ài che.-, adunò qui le parole da
Bartholomeo Anglico de proprietà tibus rerum lib. 1 2* copi o, Adrmranda eli
huius auis clementia,namcum parentes per Jongeuam (ene&utem, plumarnm
tegmine, et alarum regmine nudari contingtt . Cornices iuniores proprjjs pennis
eos fouent, &colle&o cibo pafeunt 5 quando etiam parentes earum
fenefeunt, eos fulcro alarum fuarum lubleuant,cta;e vna peiiora da nujla,&
da;poco. Se per otio.c pdicmarc^ ; f; ', ae, Se r/4I Se dell'arte, in quanto da
profpe:tiua,& è oggetto dell'occhio, et per quefto bifognandoli quafi
continuamene* hauer per la tantafia tutti gli effètti viiìbili della natura,
viene per taleagionc à prendere molta cura, Se maninconia, die genera poi
adaftione, come dicono i Medici, dalla quale naturalmente negli huonaini con
molti altri, que* fto particolare accidente fi produce . Saranno i capelli
hirfuti, 6C fparfi in alto,©^ in diuer/è parti con aneliature, che appariicauo
prodotte dalla negligenza * perche naicouo queiti efterioi«eace DICESJ%E %IPj4.
tjs mente dalla tetta, come interiormente ne nafcono i pcnfieri, et i fantiamì>ctt«
fono mezzi come alia fpeculatione, cofi ancora all'opere materiali» Le ciglia
inarcate, moftrano marauiglia, et veramente il Dipintore fi cften*,de à tanta
fottile inueftigatione di colè minime in Te ftelfe per aiuto dell Dolci fai
merauiglie, e dolci hganni A pporti a chi ti vede, onde à la mente Rendi
ftupore fopr'ogn' altro oprare . Che nata, alhor perfetta, immantenente Fai
cofe per durar molti, e molti anni, Fatte dal tempo vie più illufòri, e chiaro
POESÌA, GIOVANE bella, veftita d'azzurro cclefle, fopra il qual 'veftiment» 'vi
faranno molte ftelle, farà coronata di alloro, moliti le mammelle-* ignude
piene di latte, col vifo infiammato, òC penfofò, con tre fanciulli a lati, che
'volandole intorno, vno le.porga la Lira, fl^ il Plettro, l'altro la Fiftola,
8c il terzo la Trombaj& non volendo rapprefentare i tre fanciulli per non
ingombrare troppo il luogo, i detti iftromenti fi pofàranno appretto di ella.
Poefia, fecondo Platone, non è altro, ch'efpreilìone di cofe diuine eccitate-» nella
mente da furore,& gratia celefre. Si dipinge giouane,& bella, perche
ogn'huomo, ancorché rozzo, è alterato dalla fila dolce^a, et tirato dalla fua
for^a . Si corona di lauro, il quale fta fèmpre verde, 8£~ non teme forza di
fulmine celefte, perche la poefia fa gl'iiuomini immortali, 6^ gli afficura da
colpi del tempo, il quale fuol tutte le cofe ridurre all'obliuione . La vede
con le ftelle, fignifica la diuiniti,per conformità di quello,che dillero i
poeti hauer origine dal cielo . Le mammelle piene di latte, moftrane la
fecondità de' concetti, et dell'in-' uentioni, che fono l'anima della poefia .
E penfbfa,£: infiammata nell'a/petto, perche il poeta ha fempre l'anima piena
di velociilìmi moti Somiglianti al furore. I tre fanciuìli,(bno le tre maniere
principali di poetare, cioè paftorale, Lirico, Se Heroico; le quali dipendono
più dall'habilità naturale,che dall'altre; dicendoli per commune opinione, che
gli poeti nafeono, et gli Oratori fi fanno. Infinite cofe fi potrebbono dire
della Poefia fenza variar dal noftro proposto; ma horamai ogni bello (pirico
tanto ne sa, per lo molto efercitio delle \ccademic,& Scuole d'Iul ia,che
farebbe vn voler dai lume alla luce del Sole, v* leene DICES4%£ %l?A *JS I A.
le me fcrlncre in quello luogo : Del che mi faranno teftimonio certo in Perugia
mia patria,r Accademia degrinfenfati,illuftregià molt'annijlaqiiale rende
marauiglia non pure à fé fteflà, ma all'Italia, et à tutto il Mondo, per le
nobili parti de gl'ingegni, che eflà nodrifee, i quali tutti inficine lei
rendono nobile, come ella poi ciafcuho feparatamente rende famofo, et in
particolare il '.Signore Cefarc Crifpoldo Gentilhucmo rara Dottrina,& varia
disciplina, ne la nobil Cafa, del quale come già i Platonici nella Villa
d'Academo,gli Academici Jnfenfati fi radunano, oc ben fi potrebbe alla fua cafa
dare quell'Epiteto!che ilPrencipe della Romana eloquenza, diede alla caia
d'Ifocrate Illuftre.-. O rator d' A thene : Domus ifocratis qtrafi htdus
quidam, atqi officina dicendi j èc vn'altra 'volta confermò l'iftedo . Domus
ifocratis officinababita eloquenti^ efl . Si come dunque è fiata tenuta la ca/à
d'Ifocrate fucina delinquenza, coG bora la cala del Crifpoldo, è tenuta fucina
d'eloquenza, et d'ogni arte liberale, euc concorreno a lauorare fabti di gran
Valore, et d'onde alla giornata n'efeobo opere . xjS DOwira*«imo^)k vn* Apollo
ignudo, con *vna corona di alloro nella deftra ma no, con la quale faccia
fembiante di volere incoronare qualch'vno, Se con la iìniftra mano tenghi vna
Lira, et il Pietro, POEMA LIRICO DONNA Giouàne, con la Lira nella finitura
mano, SC la deftra tenghi il Plettro, farà veftita d'habito di varij colori, ma
gratiofo, attillato, 6^ lUccto, per manìfeltare, che (otto vna fola cola, più
cole vi fi contengono, haoerjà vna carrella con motto, che dica . Pretti compie
fior fìngala canta. POEMA EROICO UOMO di rcal maelt, Se-" graue; incapo
ruuerà vna ghirlanda d'alloro, et ne Ila delira mano vna Tromba^ i con vn motto
che dica . Ito* nifi grandi a cinti, POED . np POEMA PASTORALE. GIOVANE di Semplice*
6^_ natura! bdL^ai, co© *na feàasgga 5» «pano» con ftiualetti a iiafia, acciò
che mofkì ìì piede sg«H&» *mm ^as& e parole (òpra. Vaflonm carmina
ludo. POEMA SATIRICO HVOMO ignudo, con faccia allegra, lalciua, ardita,
&f*cià«*iferi ìa-> lingua, con vn Tirfb in mano, Se, vi fia icritto il
mottolniàtns cujpide figo . 'POVERTÀ. ONNA, veftita come vna Zingara, col collo
torto, in atto di domandate e!emofina, in cima del capo terra v*i vccello,
chiamato Codan^inzola, euuero fqualfacoda, Racconta il Vsleriano, che volendo
gli Egittrj lignificar vh'huomo di eftrema pouertà-, dipingcuano
quertJ/,vcccllo j perche, cerne dice ancora Eliano, è animale di tanto poco
vigore, che non "fi puòfar il nido, &per quello va facendo l'oua ne*
nidi altrui . Rapprefentafi la pouertà, in Forma di'Zingara, per noni! trouare
la più mefchina generatione di quefta, la quale non ha ne robba 4 ne nobiltà »
ne gufto » ne fperanza di cofa alcuna, chepoflà dare vna particella di quella
feliciti * eh» è fine della vita politica . Tovertà, DOnna ignuda,6\^
macilente, a (edere (òpra vnaiprarupe» con !e rat* ni, et i piedi legati, tenti
di fciortele legaccio co' denti, en'èndo nella-» ìfpalla dritta punta da va
fcarauaggio, Se habbia i capelli intricati . Qui fi dipingetnon-quelia
pouert^,della quale fi ragiona prt'flb ad Ariftofan* nel Phito pofta neH'
hauere quanto e badante alla neceflìui del vitto fenza fbprabbondanza.ma la
pouerw di quelli, -che non hanno da viuerc : Però fi di* inge ignuda, et
macilenta,con capelli intricati, Se con le mani, Se piedi legati >pra Io
icoglio»per efiere il pouero priuo del maneggio di molti negotii, chelo
renderebbono famofb . Pesòdille San Gregorio Nazianzeno la pouertà eflerc •Vn
viaggio, che ino! ti -viaggi impedisce, e molteattioni ; Se procura feioglieffi
i nodi co' denti, perche come fi dice tribalmente, la pouertà fa l'huomo
induftriolo, et iagsee ; onde diiìè Teorico a Diofante : la pouertà -fola efler
quella > che fasci u l'arti, perche e itimelo lignificato in
quell'animaletto, che noi chiamamo fcarauaggio . iptittertm, T-\ Onna pallida,^
furiofa, "Vcftita ài negro,come dice Ariftofane nellaCo)JL/ media chiamata
Pluto. La pjlldezza, fi pone, perche deu'è pouertà, è carestia delle cofe da
viucrtet ouequcfte mancano, fanno perdere il colore, ÓX^ lo ipirito . ! Si fa
furiofa, ouero in atteggiamento di pazzia, perche tutte le parole, cV atrio*
a'vn poucro>iouo riputate pa^ia, a« più k da fede a lui, skt ad vno
infenfato lì cos ito DOnna dirtela foprà rami d'Alberi fecchi* con alcuni pochi
ftracci d'intorno. Li rami fecchi, mostrano l'edere dWno, che ville al mondo in
pouertà, che non è Mimato buono, non potendo far frutto da se medefimo, fé non
per ar-, cioè per adoprarfi in tutti i bifogni a capriccio dell'indultria
altrui. Pero a tutti i pericoli della Republica > à tutti i trauagli del
Regno, a tutti gli aggradi) della Città, fubbito fi fottopongono i poueri >
con granellili mi pericoli della vita j et però Virgilio difle nel pri. della
Georgica* DUris vrgens in rebus egefìas » POVERTÀ, in vno cb'habbia bello
ingegno . DÒ N"N A mal vellica, che tenga la mano delira legata ad gran
faitò pòfato in terra, cV" la lìniftra alzata* con vn paro d*aii aperte,
attaccato fra la mano, Se"" il braccio. Pouertà, è mancamento delle
Cofe neceiTarie alPhuomo, per foftegno della-» vita, Sc^acquifto della virtù-.
L'ali5 nella mano finitila, lignificano 3 desiderio d'alcuni poueri ingegnofi
> i quali.alpirano alle difhcultà della virtù, ma opprellì dalleproprie
necellità, fono sforzati a ftarfi nelfabiettioni j Renelle viltà-delia plebe,
&fiattribuiice a Grecila lode deirinuentiorle di quella figura . POVERTÀ DI
SPIRITO. JVcdi alla prima Beatitudine . PER DONO. HV O M O, che hauendo'l petto
ferito, e'1 volto, Se gnocchi verfo il ciclo, et nella delira mano vna1 ipada
nuda con la punta riuoita in terra-, t inoltra di far forza, et in effetto di
fpezzarla. Il petto ferito, dimoftra l'oftefe, le quali fi prefuppongono dal
perdono, ìl ipr^»re della fpada, fi^nitìca, che il perdono li depone-, ck^ la
volontà» et la comrnodità di fare ogni vendetta . . • I: vifo riluolto al
cielo, denota il riguardo, che fi ba nel perdonare a £>n no» ftro Signore»
TI quale ci dice Dhnittìte,& dimittetur vobrs, 'àC aitroue, mibi
"pindittam>& ego retribuam . POLITICA DONNA che con la delira mano
tenghi "Va paro di bilancie. i'eiche la politica a^giufta in mado gli
l'Iati dilla 'Irpub'.ica, che 1' *vn« per l'altro fi folletta, et fi foftenca
fopra la terra, con quella felicità, iella quak è capace fra quelle
rniferiel'mfìf miti, et la debole natura noftra. PREGHIERE. DV E Vecchie
grinze, melle, ^pppe, guercie, maninconiche, et "veftito di turchino, cefi
le dipinge Homcro;3c^ et di difercto penfiero . PRODI CESARE %IPA. if3
PRODIGALI DONNA con occhij velati,di faccia ridente, tiene con ambi le mani va
Cornu. opia, col quale fpargc oro, &C altre cofè di gran prezzo. Prodighi
fono quelli, che donano, et fpendono fenza guida della ragione 1* facoltà, et i
danari; però ha bendaci gl'occhi j quelta figura, difpenfàndo i beni fenza
giuditio à chi non h merita, e lafciando di donare a'più degni . Et è
bia(imeuole non li faper temperare in dar la propia robba, et le propie
ricche^e, che poilòno efler fineftra, et iftromento di *yiu«r bene, et
beatamente. Trodigalità. DOnna lafciini, veftita riccamente, con bella acconciatura
di tefta piena,» di gioie, co* crini molli, come la defciiue Dante, portando a
canto due gran borie di danari, de quali gitti via gran parte ; Si vedano
ancora due Arpie,chc le rubbino i danari nafcoftamente, per moftrare, che
quelli, che ftanno predo ali nuomo prodigo, mentre egli fi occupa in gettar via
le propie faculti gli mostrano buona cera, et gli fanno riucrcn^a j il che nota
la fascia feminile L 2 dcU tJìf cklI'A rpia ; ma neli'intei xionc lo /prezzane
> come huomo,che auuili/cc fé ftef. lo» alien igliando Ja loro intendone
ahettc dtl corpo di quello moiìro, che è brutto, &• indolente. PROMISSIONE.
DONNA che ftia col braccio, et con la mano dritta ftefa # 'tenendoli la
finiftra al petto . Il braccio diittofttfo, è indicio «li prorr mere alcuna
cofa, con la finiftra al petto fi moftra di afficurare altrui fopra la fede
propia col giuramento,per la conferuationc di sèileUbJaquale dal pettc,e dal
cuore dipende priflcipalméte. PRpNTEZZA DONNA ignuda, et alata,nella mano defì
ra tenga ~vna fiamma di fuoco, et nella finiftra vno Schirattolo, ignuda fi
dipinge, per efter libera d'agni impedimento all'operare.. Alata, per la
preile^zs, &: velocità, indicij della pronte^a . 11 fuoco nella mano,
lignifica viuaciu d'ingegno, cheli fcuopre nelle ope«rationi di vna natura
pronta, et de gli hu omini tanto, è più pronto l'vno dell'altro, qusnto più
partecipa di quello elemento . £ lo Schirattolo iì dipinge, perche è animai
velpcijTimo,, fR^OTIDENlA DELL" ANNONA netta Medaglia d'iAlefandro Setter
o . DONNA, che nella mano deftra tiene vn ma^o di /pigbe di grano, Se nella
finiftra vn Cornucopia, con vn vafa.di terra pieno medefimamente di fpighe .
Queftafigiirai fimile à quelle dell' abbondanza deferitte nel principio
dell'opera . Però non occorre, che ci (tendiamo lungamente in ragionarne ;
balia fàpere, che è virtù, che-deriua dalla pradenza,& fi ri ftinge a'
particolari termini della prouifione delle cofè necefTarie al viuere, o di
&ev fteflo, b di molti ; però fi attribuifee quefta lode ancora a Dio,come
quello,che irreprenfibilmente prouede à tutte le neceflìtà noftra . Trouiden'^a
. DOnna conduetefte^fomiglianza dilano, vna tefta farà ghirlandata di fpighe di
grano, et l'altra di vite con ii frutto, in vnamano terrà due-» chiaui,&
nell'altra vn Timone,non potendo eftere alcun5 huomo proni docenza la
cognitione del tempo pattato, et delfuturo* A ragione fi dipinge quefta figura
con le due faccie, le quali dicemmo efter conuenie/ui alla prouidenza deferitta
di fopra . Le chiaui moftrano,che non bafta il prouedere le cofè, ma bifogna
ancora operare per eftère perfetto ne gli atti virtuofi, et le chiaui notano
ancora tutte lc.cofe,che fono iltromcnti delle attioni appartenenti alla terra,
et che ci aprono li laberiati fabricati fopra alla difficoltà del viuere human»
. Il Timone, ci inoltra ancora nel Mare adoprarfi prouidenza in molte occt*
(ioni, per acquiftarne ricchi ^e, et fama, et ben f pedo ancora folo per fiduar
. la vita ; Et Ja prouidenza regge il Timone di noi ittiì^SC da fpcranza al
viuer «odi* . ttf lìoftro, i! quale quafi naue in alto Mare, ffolleujto, et
fcoffo da tutte le bande da venti della fortuna . PROVI D ENZA. %eUa Medaglia
di 'Probo. SI vede per là prouidcnza nella Medaglia di Probo, vua Donna
ftoIata,ch« nella delira mano tiene vno Scettro, 6^ nella finiftra vn
Gornupia-» ? con vn globo a* piedi, et fi moituala prouiden^a particolarmente
appartenere a Magiftrati . PROVIDENZA. Ideila Medaglia di Mafsimìno . DONNA,
che nella deftra tiene vn mazzo di fpighe di grano, Se nella finiftra vn'hafta,
che con diuerfe cofe moftra il medefimo,che fi è detta dell'altra^. tProuiden\a
. ET nella Medaglia di Tito, fi vede vna Donna con vn timone, et eoa 'V» globo,
come in vna di Floriano col globo,& con vn'hafta . T\ouiden%a . VN A Donna,
che alza ambe le braccia verfó il cielo, et riuolge quafi cott le mani gionte
verfo vnaftella, con lettere, Trouidentia D cerumi laquale è di Elio Pertinace,
come racconta l'Erizzc . Fra gl'hiiomini plebei ; la prouidenza, perche
immediatamente da Dio » ilquale è datore di tutti i beni, e conoscitore di
tutte le cofè,fecondo il detto del1* A poftoio . Omnisfufpckntia n oflra ex
Deoeft ; fi^ non ci prouedendo elfo delle cofe neceflàrie, poco, ò nulla vale
la prouidenza noftra, che è come la_# volontà de teneri fanciullini trafportata
daldeiiderio di caminare, cheprcO:» cade ; fé la forza della nutrice non la
foftenta . Trouiden%a . SI vede nella Medaglia di Balbino,vna Z)onna,che con la
finiftra mano tic* ne vn Corno di diuitìa,& nella deftra *vna claua, col
Mondo a* piedi, co» lettere che dicono Trouidentia Deorum> et S. C, PRVDENZA
DONNA, con due fàccie fimile a Giano, et cheli /pecchi, tenendo "\na Serpe
auuolta ad vn braccio . Le due faccie lignificano, che la prudenza è vna
cognitione *vera,& cercala quale ordina ciò,che fi deue fare, cV^ nafee
dalla confideratione delle cofe* pattate, et delle future infieme .
L'eccellenza di quella 'virtù, è tanto importante, che per eflà fi rammentano
le cofe pallate, fi ordinano le prefenti, et fi preuedono le future; onde
Thuomo, che n è fenza, non sa racquiftare queIlo,che ha perduto, ne fa
conièruarO quello che poffiede, ne cercare quello,che afpetta. Lo Specchiati^
fignifica la cognitione di sé medefimo, non potendo alcun» regolare ie-fue
attioni, fé i proprij difetti non conolce . La Serpe quando è combattuta,
oppone tutto il corpo allepercoflè, armandoti la tefta con molti giri,
fliT" ci dà ad intendere, che per la virtù, che è quafi L 3 il neftr© ifj
il noflxo capo, et la noftra perfettione, debbiamo opporre a colpiti fortuna,
tutte l'altre noftre cofè, quantunque care ; et quella è la vera prudenza .
Per» fi dice nella facra Scrittura : JEflote prudentesficHt Serpente s .
Truden^a. DOnna con l'elmo dorato in capo, circondato da vna ghirlanda delle
foglie del moro; hauerà due faccie, come s'è detto di (opra, nella deftra-»
mano terri "vna fre^za, intornoalla quale vi farà riuolto '"vn perce
detto Ecneide, ouero Remora, che cofi è chiamato da Latini,il quale fcriue
Plinio,che atta -candofi alla Naue, ha forza di fermarla, et perciò è porto per
!a tardanza nella tiniltra terrà
lofpecchio,nelqualemirando,contemplafe(tellà,& a*pi lignifica l'ingegno
dell'huomo prudente, et accorto, armato di faggi configli, che facilmente fi
difende da ciò, che fiv per fargli male, et tutto rifplende nelle belle, et
degne opere,che fa. La ghirlanda delle foglie del moro, che circonda l'elmo,
dinota, che l'huobio fauio, et prudente non deue fare le cofe innanzi tempo »
ma ordinarle co» giuditio; et però T Alciato dille. 7(àn germina giamai il
tardo moro Fin aiti freddo non è mancato* efpenfos 3s[e7 fauio fa le cofe
innanzi tempo, Ma r ordina con modo, e con decoro, lì Pefce auuolto alla fre^a,
è indicio di quefto medefimo; Di pili ammanisce, che non fi deue efièr troppo
tardo nell'applicarfi al bene conofeiuto ; il che ancora esprimendo l'Alciato,
non mi par fuor di propofito fcriucrlo qui fòtto • Ch'effer fi debba in ogni
ìmprefa molto Saggio al parlar,& nell 'oprar intento, Il pefce il moftra
alla faetta auuolto, Che fuol l^aue fermar nel maggior >ent§, Yola dall'
arco, e dalla mano fciolto il dardo, e l'altro troppo pigro, e lenta ^(uoceil
tardar, come effer preflo, e lieue La via dì me'^p feguitar fi deue » Lo
fpecchiojfignifica la cognitione del prudente no poter regolar le fue attieni»
fé i propij fuoi difetti non conofce,e corregge. E quefto intendeua Socrate
quanto efortaua i fuoi Scolari a riguardar fé medefimi ogni mattina
nellojfpecchio. Il Ceruio»nel modo detto, il medefimo moftra che ii dardo, et
il pefce;perche quanto le lunghe, et difpoftc gambe l'incitano al corfo, tanto
lo ritarda il graue pefo delle corna, OC il pericolo d'impedirà" con eife
fra le felue,e gli fterpi . E a propofito ancora, il ruminare d* quefto animale
al difeorfo, che precede la rifolutione de buoni penfieri,* Ne rn'increfeerà a
quefto propofito icriu*re il Sonetto delgentile Sig, Gteuanni Buondelmonte, che
dice cofl . Rara, e nobiì virtù, che fola rendi, A Via più d'ogn'aìtra Thuom di
laude d«ga©> E fei del viuer noftro ako foftegno, E del tuo ben oprar fot
gloria, attendi L 4 Tè Ut li* Tu luogo, e tempo accortamente prendi, E
diftingui, rifolui, e tocchi il fegno . Del pattato difcorrL, et per tuo
ingegno, Scorgi il futuro, cV il prefente intendi * Ordinata ragion, tu guida,
&duce, Di chi gouerna Tei, di chi configlia, E biafmo, e danno lai fchiuar
fòuente* Prudenza amata,& eira, altera figlia Di Gioue, ""Yn
raggio almen della tua lue* L'ignoranra disgombra a la mia mente, Et per fare
alquanto differente quefta figurai potraflì incambio di tenere ?• Frezza nella
guifà che dicemmo,appoggiare la riìano adVn'anchora intorno alia quale vi fia
auolto vn delfino, che e/plicar et di m*>no in mano afeendendo farà più
chiaro, tanto che da capo venga ad eilère cbiariflìmo. La Profpettiua è detta
da Greci Optici, dal vedere è nobililfimafcientia» Come foprà le Matematiche,
ÓY~le Fifiche dimoftrationi fondata, tratta della natura, et propieti della
luce, Se potenza *vifiua, della quale nel a vita humana,& jieliVniucrfità
delle cofe non ha più ccccllcnte,ne più marauìghofa. %*>? fcla Profpettiua,
come fi è detto, diletteuole, &giocondiia,ru ; &. perciò fi rapprefenta
di bello, et gratiofo alpetto . Ha ii pendente con i'occhk^ peremo • che dal
cedere ha la Tua denominatone, fi come quclia,che su le ipetie ? ifibiJij Se
attiene viforia è tutta pofìa . Per gi'iftromenti fi dimoftra la conditione, et
l'operationi fùe# Nello Specchio ie figure rette fi riflettono, Se perche
quefta feienza di luce t etta,& di refìefia, feruendofi, fa vedere di belle
merauiglie, per tanto in legno fi è pofto lo Specchio . E rifedendo le feienze
nelli ferirti de famofi huomini, fi fono dati a quella figura l'opere di due
Autori, che per hauer d'ella ottimamente trattato,(ono per lei celebrati} onde
per gl'Autori tal feienza fi ren* de molto ben manifelta . Li colori nelle vefti
variati da ofeuro al chiaro/fono per dirnoftrare, che l'operationi della
profpettiua fi fanno col chiaro della luce, òC* con l'ofcuro dell'ombra con vna
certa j^raduatione, fecondo le diftantie, et réflefli . Et in vero fi deuono
render gratie à Dio,che, et nel pattato fecolo,& nel prefente non fiano
mancati, ne manchino huomini in ogni forte di fcien^e,& arti celebri, come
ne anco in profeflìone di proipettiua, fra' quali è ftato M. Giouanni Alberti
dal Borgo, il quale in che ftima fi doueflè hauere, lo dimoftrano tante
fimofè'opere fue, SCT in fpetie quella di Pittura fatta nella Sala del nuouo
Palazzo nel Vaticano, dettaja Clementina, in compagnia di M. Cherubino vero fu©
fratello, non meno per natura, che per pari eccellenza in queft'arte » 'Profpettiua
. DOnna, che con ambe le mani tiene vna prolpettiua,& alli piedi ha
/quadre, compa(Iì,& altri flromenti conueneuoli a quell'arte,©^ come per
rapprefentare fimil figura non fi può allontanare dalle cofe iftefiè, coli non
Difogna molto ftudio per dichiararle; attefo che elle medefime fanno noto
quanto fòpra ciò fa meft iero . PVDICITIA. DONNA veftita di bianco, nella
delira mano tiene vn'Armellino, et ha il volto velato . Ogni peccato è macchia
dell'anima ; ma propiamente pare, che folo dalle con la deftra mano tenghi va
giglio parimente bianco* et fotto il piede deliro vha teftuggine . Veftafi di
bianco, perche fotto di tal colore fi figura la puriti,& integrità de! la
vita i dallaquale deriua la pudicitia, onde Salomone 'volendo perfuadere il Candore,
et fmeerità dell'animojdice » in otnni tempore candida finttcìiimerìtà tua . Si
fa Velata nella gaifa,ch*habb;vmo detto percioche la donna pudica» deue celare
la bellezza della fua perfona, et leuare l'occafione a gl'occhi,! quali fono
cagione il più delle volte di contaminare la pudicitia>& a qucfto
propofito Tertuliano chiama tal velo armatura di timotd'infamia, et pudicitia,
baftione di modeftia, muro del fello ferninile, il quale non è pallato da
gl'occhi d'altrui ; il ttiedefimo Autore determina il mòdo, al quale fi deue
diftendere la forma del fopradetto 'Velo, dicendo quanto Coti lunghi, et
occupano i capelli » quando fon diftefi, tanto deue elfere, et occupare il
nominato 'velo > 'talché ariui per fino alla cintura, ad'imi tatione de'
Romani gentili » i quali figurarono la Dea Pudicitia con la faccia coperta,
come frpuò -vedere nella medaglia di Sabina moglie di Adriano Imperatore, et in
quella di Herennia-, et di MartiaOtacilla Scuera con tal titolo» PVDlCiTIA AVG.
Le fpofe Romane per fegno di pudicitia,etiandio ne lo fteflb giorno,che an*
dauano a marito fi velauano il capo . Onde in Serto Pompeo leggefi, obnubit
caput operit, et nuptia: diesare capitis opcratione ; (òpra che
difFufàmentedifeorre il Briflbniode ritu nuptiarum : coftume ofleruato medefimamente
da-» Matrone Romane, Poppea Sabina moglie di Nerone, ancorché impudica fuG» fé
per parer publica, compariua in publico velata . Caio Sulpitio Gallo Romano
repudiò la moglie, perche vfcl mora con la faccia Coperta : ne folo apprefl»
Romani, ma anco apprettò li Greci per dimoftrare pudicitia Je donne andauano
velate, e però Muteo Poeta Greco,de/criue Hero veIata,come anco è deferii U
Peaelope da Homero, et Helena particolarmente nella 3. Iliade . Trotina aurem
candidis operta -pelisfcrtbatur è domi . U Sh CE$Jl%E %TPA. *7* PVDICITIA. IL
nella Giudea riferifee Tertulliano de Coron. Milit. che le donne v/àuano «li
velarti . A pud Judxos dice egli, Tarn (blemne eft fem inis eorum velamene
capitis, vt inde dignofeantur ; alle donne poi chriftiane, S. PauloaCorinthi
comandò che oraflèro col capo velato, et nelcap.xi. ipetialmente dice. Omnis
sutem mulier orans, aut prophetans non "velato capite, deturpat caput
fuum, "\ num enim eft ac fi decaluetur, nam fi non veìatur mulier
tondeatur, fi vero tarpe eft mulieri tonderi, aut decalami, velet caput fuum .
S. Pietro anchora ordinb,che tuite le donne entraflero nel tempio velate,&
da peccati fiamo purgati, et perciò diffeDauid. Afperges me domine
hi(òpo,S£inundabor,lauabis me, et fiipei iiiuem dealbabor . PVERITIA. VN
puttiao veftito di varij colori, a caualio 2 pre cattiue, mifurando il modo,
che né la pena » né la colpa ecceda (buerchia* mente, ma che ferbino infieme
conueniente mifura, et proportione j il che fi oilerua nell'antica legge,
pagando ciafeuno in pena l'occhio,per l'occhioni pi»» de, per lo piede, et la
vita, per la vita . * PVRITA. Vedi a Innocenza « Turiti é Gloitanetta, veftita
$ bianco, con vna Colomba in mano» Giouanetta fi dipinge la purità, perche fti
«e* cuori teneri,doue non hi ancora fatte le radici la malitia } et il
-veftimento bianco, e tal difpofitione di mente conueneuole, come la bianchezza
più d'alcun' altro colore partecipa della luce, della quale
nefltm'accidentefenfibile, e pi ì puro, et perfetto, mo» ftrandofi anchora in
quello modo la purità eilère più di tutte le altre -virtù afla diuinìti
fomigiiante . La Colomba bianca, ci dimofrra la (implicita, 8c purità della
*vita, 6^ col colore, ch'eila con ogni delicatezza mantiene, et col coftume
naturale, che è di godere con {ingoiar purità il Tuo compagno, fenz'altro
dcfidcrare,ò volere.*» pei fine de naturali defiderii d'Amore. PVRITA, ET
SINCERITÀ D'ANIMO. DONfMA veftita di bianco, per la ragione detta in altri
luoghi, et cht* tenghi con bella gtatia -vn Gallo . Il Gallo, come riferifee
Pierio Valeriane lib. 2 4. apprelfo gli Antichi, (igni ♦ ficaua la purità, Se
(ìncerità dell'animo, onde Pitagora comandò a Tuoi Scolari che douellèro
nutrire il Gallo ; cioè la putiti, et (inceriti de gli animi loro ; 8c Socrate
appreifo Piatane quando era per morire, lafciò nel fuo teftamento ~v« Gallo ad
Efculapiò ; volendo in quel modo inoltrare il faggio Filosofo, che readeua alla
diuina bontà curatrice di tutti i mali, l'anima fua pura, et finctra come era
prima . Onde Giulio Camillo nel fine della cannona in morte del Delfin di
Francia, cofi dille . Ma a te Efculapiò adorno Ei [aerò pria l'augel nmeio del
giorno. PRECEDENZA, ET PREMININZA DE TITOLI, DONNA di graue afpetto tenga in
tefta il Rè degf vccelli,e con la man» deftra s'opponghi ad\n* Aquila, che le
darà a* piedi ardita, dritta,©^, con la tefta alta in atto di voler volare
verfo il detto Re per togliergli il luogo. Il Rè de gli Augelli è da La tini
detto Trochilo, da Ariftotile Ofebbys quafi Rex, de PrcTes auiu mi dice
Hcrmolao Barbaro fopra Plinio hi». 8. cap. 2 5 .comc che . jpj PRECEDENZA, E
PREMINENZA DE TITOLI, che fia Rè9 et capo degl'augelli, di che né fimbolo, come
Ci raccoglie da Suetonio in Celare cap. 8. oue Io chiama per edere picciolo,
Regaliolo . Prid ie autem eatdem idus Martias Auem Regaliolum cum laureo ramalo
Pompeiana curia: Te inferentem, -volucres vari) generis ex proximo nemore
per'ecutar ibidem difeerpferunt . Nel qual luogo narra Suetonio, che era li
prodigi] della-. CDngiura di Cefare oc.orie che vn Rè d'eccelli il giorno
'auanii la morte di Cefare, che fu alli 1 5. di Mar^o . Volando con vn
ramofcello di lauro verfo il Teatro di Pompeo, che fraus in campo di Fiore, oue
addeflb ftà il Pah^zo di Don Virginio Oc fino, molte forti d'Augelli da ~vn
bofeo vicino lo prefeguitorno,& lo sbranomo in più partane! qual Teatro fu
appunto vecifo Cefare il giorno feguente, dal che fi vede che il Trochilo vìen
piefo per figura d'vn capo d'Imperio, et d'vn Rè, perche s chiamato Rè, et vien
prepofìo a tutti gli altri, et dicefi, che l'Aquila /pelle volte,, contende con
detto Trochilo, come riferifee Ariiìotile nel!' h.ifipria degl' Animali lib.
colmo di moneta, nell'aura vn tronco di quercia, con qualche fronda ?
èVghiannà, acciò meglio fi conofea. In teda porti "vna ghirlanda di
quelle^ viole nere, che non hanno rametn',ma che fin dalla radice fono piene di
foglie » So che alcuni per fi mbolo. della ^rofperiti della vita figurano vna
cornacchia*, non per altra ragione fé noti perche campa aiFair ma "vagli
jt a dire il vero, che prutofto doueriafi pigliare per fi mbolo della lunghezza
della vita, Se non per la profperici, perche mol tipodono hauere lunga vita, et
non hauere profperità, come alcuni vecchi oppreli dal male, trauagliati chi da
paralifia, chi eia podagra, et chi da delinamenti » Profpera vita non chiamerò
io quella di CaioMecenate, il quale perpetuamente haueua la febre, Se ne gli
virimi tre anni de lavila Tua, non poteua dormire pur vn'hora;che profpera vita
fu quella di Heracleto Filosofo, che patiua i'hidropifia ? quella d'Ennio Poeta
tormentato da morbo arterico ? Se. che prò ad Antipitre Sidonio poeta di
campare molto vecchio, fe ogn'atino haueua nel dì che nacque lafeìxe ? da la
quale al fine fa eftinto . Certo che la di coftqro vita, ancorché matura, Se
longa, profpera dir non fi può, fi come per il contrario pcofperamente hanno
altri villuto, ancor» chepoco tempo, come Alefiandro Piagno, Marcello nipote
>& figlio adottiuo d'Augudo, Se altri Principi, che giouani in
profferiti fono morti : ma ron fo■o dati al tutto prjfperi per la.breuità della
vita, fi che alla profferita della vi» ta, bifogna, che vi cortèorrino più cofe
attinenti non folo alli beni del corpo,. ma anco alli beni di fortuna* Vi fi
ricerca la lunghezza della vita, la buona* finiti, et 'a buona faculU da mantenerli
in vita, fé non* in cofe foprabondanti, almeno in cofe necedarie >che ben fi
può contentare vno > che hi unto * che gli bada. Tauper enim non eft, cui
remmfuppetit vfns. Dide Horatio nel primo delle Epiftole . La facoltà nella
nodra figura la rapprefentamo ned' habito ricca, Se nel fa» detto corno
d'Hircule communemente ditto della «to.iitia,o d'Ama!thear non l'habbiamo
figurato pieno di frutti come il folito, fi p:r partirci dall' orii" '
natio, fi perche Palcfato narra, che Kercule in Tcfpi Gattello delia Boetia
era* 4>eflt> . PROSPERITÀ DELLA. VITA. '77 fpe(Ib alloggiato di -\na
garbata dorma chiamata An3arthea,taqualeteneua il Tuo danaro in vii corno di
bufalo, onde i compagni di viaggio d'Hércole coroinciorno a direnile Hercole
baueua il corno d' Amalthea,dat quale ne riceuemz abbondantemente quanto gli
bifognaua per Tuo vlo* il che non poteua comportare loia nipote d'àmalthea
vedendo, che il corno fi votau-a per foUuenìre_j .Hercole. Altri 'Yogliono,che
Amtkhea folle vha vecchia ricca, che radunane il denaro, che cauaua della
vendica delle mercantie in vn corno,come hoggi dì fanno molti artegiani, et che
Hercole Io rubbalfe pieno dì danari,indi viuendo egìj iplendidamente, vfcì
Cuora vn detto, che Hercole dal còrno d'Amatthea ne prendeua ogni bene:Quindi
è,che Filemone Comico per ifcher^o,dit1e» che il corno d'Amalchea, et della
doui t ia non § al'trò»the haueré buoni dumi. Tune illud elle cornu Amaltheae
putas Cuiusmodi ptngit pi&or cornuboaisf Argentea eft moneta, quam qui
pofTidet e Haic copiofe prò 'voti* cua&a affìuuru "' M
Er»ere(Cerno.interno (ara la buona fanità,che importa piiì,-perche la (ànità è
il maggior 1 hcforo,che fi polla defiderare « Pirro Rè degliEprroti non pregaua
Dio per «ccrefeimento di Dominio, ne per ricche^e : ma Notamente .per la Vanita
. Hac bene conftituta, profperius ceffata ^dcrentur «omnia j dice
CeliofRodogino lib.4. cap. 24. et Hofctfcioad Jcciocofi-fciifTe . Si ventri
bene, fi laterheft vpedfbftfc]ue tuìs ;jiil Diuitie/poterunt regales
«dderemaius... vCheguftofitiadelle^icche^e^non^ ftà&ene? Valeat poifeiTor
opcr,tec,di(Tè il medefimo Poeta a Lollio,& a Torquato.. Quo mihi fortuna
> fi non conceditur vtì . A che mi ferue la fortuna, laricchcj^a fé non mi è
con ceffo di poterla godere ? conuiene dunque che qucllojche la pQfliede,ftia
bene di.corpo, et anco «l'animo, chc.non fi laflìpertuiibare dalla
cupidigiaj.dallJira,dal timore ., dalla-» #pera nza,daH'alleg! ezza, dal
dolore,£>4a lOiialfiuoglia affetto, motq,& pallione d'animo, come
foggionge Horatio ài fudetto Ì.ollio,. _ Qui ctipit, aut metuit, iuuat illy/n
iìcdomus j aut.res Vt lippumpi&a? tabula?, fomenta eritè della vita. Il
tronco di quercia,come di (òpra hàbbiamo detto, vìen dimoftrata la prosperità
inguanto alla finità, et lunghezza della vita i perche la quei eia, come
arbore!, che ha il legname duro, incorruttibile >&^ che in .perpetuo fi
oouferiu,èfimbolo4ella robustezza, &C gl'ihuorriini gagliardi fono detti
robufti dalla Rouere,corn€,dice.Fefto . Robum dicitur a rubro,3^ tufo colore,
vnde » et materia, quarplurimas -vena* eius colotishabet, dieta eft:
Eobur,hinc,& haroines valentes, et boni^olorìsrobuftidicuniur*
8£~.peròHerco!c,ch'erarobullo, et forte.portaua la fuama^zafatta^liquercia^è
anco fimbolo della diu# turnit^, && produrre »on dico fiori, mafrutti
cri hono#ateoperacioni Si modo quodam cplatur; pur che fi canferui,&
mantenga come fi deue, 5c non guaflicon li diCordini laTua profperità di vita,
QMTERELA A DIO DONNA veftita-d'Vn candido velo>che hauendo il
•vifoirnefto,& iagrimeuole riuolto-al cielo *& la delira mano al petto,
mefki l'altra man# •{Ter morfìcata da fieri* et -velenofi ferpenti. La meltitia
del volto, dimoftra qu&l fìa l'afTettcrdeila querela . Si dipinge con gli
occhjdsgfimeuoli, riuolti akielo^perchrcome fi è dctttf s'ìndri^a la querela a
Dio ì>ui habitat inxalis, Con lamanp-morficaCis da terpentr, -fi vuoi
denotare la querela hauere per; sagioni lorref& l'in* tc^rifcr, per la
quale ha «ffiìcacia detta querela Querela* n % "\Onrw veftita di tsrrr1
perciochegii Anticni ne* mortori), et nelle au«eifiV \_S tà !ororfi -veftiuano
di tal colore-,hauerà in capo vn Pallata lohur io n, vecclio^rhc ha »alcanto
mancncon!sof& triefto» QVl£TE DONNA-, che fkct'm piedi fopra "V-na
bafe di figura CubkarCon la ima delira foftenga vn Perpetuinolo . propr some è
il cenpo d£li%niuerio,c^iijK^Ì|rjdòfiquiet.imente, li ^moftr-j per cagione
della fila-quiete, et venendb qiiefl»prmcipa!'mcnte,luonodi contrnuoj& ne'
cieli chelonoineortctt'bili, vedi arrro chiararoen-é.vu j-^petuo moto -/qui udì
c,chenon cpnofcendo^noj realrnente la quiete, d e amo filare il celiai e
delmcroi il qiiaIe*£R>n-porendp-gtuftÌ^ficaie c-oHenfo -, adiamo
imaginandcr.con intelletto ; -& perche deila quieta noi paliamo in impetro
deU'huoiXJo, diremo allóra elTo quietai fiiquando i fuoì moci del pe. Ti ero, e
de rattioni fono rcgolathc retti,|in modo,che diifci&tamei .* re vadino a
knreaHuogo delia quietefiia^, che è i'altra.vita -apparecchiata a^. Bèathper
quietarli cternaìmentricome ilPfcrpendicolojche #^graur,& fuori dei « M* Z
E5feiU,« it* iì ente al punto imaginato dell'Orizzonte, oue è la Aia quiete. D
Quitte. Onna > di afpetto graue, Se verietabile ; farà veftita di nero, che
porti fèc« qualche frgno di Religione, fopra all'acconciatura della tefta, vi
ftarì v» nido, dentro deìquafè fi veda vna Cicogna tutta pelata per la
vecchiezza » la-» quale fi ripofa nel nido, Se è nutrita dalla pietd de
figliuoli . La vera quiete, è imponìbile, come habbiamo detto, poter/a ritrovar
com«» piti in queflo mondo; Con tutto ciòvn certo cenar da negotij d'importanza
pefr menate vita fen^a penfìeci, che mantengono con anfìet/ì !a mente, fi
domanda *volgarmente Quiete,& è Colo vn lafciar altrui per attender* a fé
fteiTo,e però è molto riprendile nel confòrtio de gli huomini, SC nel viuere
polìtico » priuarlì di quella feliciti, che viene dal giovamento, che fentono i
Parenti,cVf gl'Amici dall'opra d'vn Cittadino vtilealla fila Patria, fé non fi
fa per cagione-» di Religione, la quale fòla merita, ehe fi lafci da banda
ogn'altro intereflejòV^ però fi dipinge detta figura in habito Religioiò, et
graue, &e venerabile, non e£ fèndo ogni intorno atto a fcgUitar con lode
tal forte di vita,ch'hà tifogno d'intero giuditio, et di falda in tendone
notata nell'afpetto del vifo, et nella com|>ofitione del corpo, come
racconta Ariftotile nej lib. di Fifon . 11 veftimento nero, moftra la fermezza
de* penfìeri, ScT la quiete della mente^ non «ftenel&atcoquefto colore a
pigliar de gli altri, come fi è detto altrove. Ancora dimoftra, che Thuomo, che
attende alla propia quiete, è ofeuro appredo il Mondo,non tendendo fi
fa-mofonel f uperar le difficolti della vita con.» *"vtìle del p'roflìmo.
Per la Cicogna s'impara, che in vecchiezza principalmente, fi deue proci* raf e
quella poca quiete, che fi può trovare, quando fianchi, óc^ fatij delle cofe
terrene, ©X^ caduche ; con piò ardore, &^ maggior fede afpiriamo alle
celefti, Se perpetua „ RABB IA Vedi a Furore RAGIONE DONNA veftita del color
celefre, frarijco' piedi fopra alcuni fetpenli alatijd: moftruofi, lì quali terri
legatf con vn freno. La ragione, è virtù dell'Anima, con là quale fi reggono,*:
gauernano le potente di eiTa, le quali per cagione dei peccato originale, Se
del fuo fomite, fonò in noi corrotte, Se mal inclinate . Dipingefi di color
celefte il veftimento, perche la ragione deve fèmpte conformarfi col Ciclo, Se
hauere splendore.& chiare^» » Il freno» è indicio del difcor/ò, Se della
ragione, con la quale tutti gli appetiti inferiori, che fi rapprefèntano fotto
figura di ferpenti; perche mordono l'ani nhna, incitandola al peccare; Se
tirando fperan^a della noftra rouina dall'eletto delia lor prima impecia fatta
con Adamo, («no tenuti a freno, Se domati. RARAGIONE. VN A Giouane, armata, con
la corona dell'oro "m capo > ó*^ te bracci au ignude* nella deftra mano
tenga vna fpada » et con la finiftra vn freno * col quale afttena vn Leone »
farà cinta d*vna candida benda,, dipinta tutta co» Quefta virtù, è domandata da
Tbeologi fóv^a dell'Anima, per eflere h Re* gina, che dà le vere» et legittime
leggi a tutte Phuomo . Si dipinge giouane armata» perche è difefa,&
mantenuta daf vigore della-* fapienza, fi piglia molte volte predo gli Anrichi
gl'armatura citeriore, coniti nel (ìgnificato di Pailade, Se in altri propoiiti
. La corona dell'oro,che tiene intefta, moftra, che la ragione, è Tela baftanv
te a far (coprire gli hctommi di valore > ÓC^dar loro Splendore, fama,
prezz©* &;_. chiarezza ne è coft (ìng ilare l'oro fra metalli, ancorché fia
il più pregiato, che nm fiVgohire non fia fr*t le potenze dell'anima noflra
qutfta^he dlrau® diamo ■Ugioneja quale ha h fede fua nella più nobil parte del
corpo, òC ouc ha l'anima maggior vigore all'operare. Per le braccia ignude,
s'intendono l'opere, le quali quando hanno prìncipi* dalla vera ragione » non
hanno macchia, b fofpetto alcuno, che le veli, ò itadombri ; talché non fi veda
immediatamente vera, &T perfetta virtù . La fpada, è il rigore, che bifogna
adoprare alla ragione, per mantener nette il campo delle virtù da viti j
predatori de beni dell'anima } %C a quefto prò* poilto dille Chrifto Signor
noftro. Non Areni pacem mittere in terram fed gladiurr ;perche tutta la fua
dottrina, non fu ad altre direttacene a fare la difuniode yitij già inuecchiati
nell'anima, dalla vimì, per mezzo della ragione illuminata dalla fua gratia .
Il freno in bocca del Leone, ci notali fenio /aggiogato, et fòttomeffb ad et
fa,il quale per sèftetfb, è ferocifllmo >& indomito . te note di
Arithmetica fono pofte, perche con quefte fi fanno le ragioni in ietta arte,
che prpuano le cole reali, come con la ragione, che fià nell'anima,!! proua,
&Sw ^ conofee tutto guello, che appartiene al ben noftro . s Ragione. VNa
Giouane,'veftita di'coìor celefte, ccn clamidetta d'oro, nella deftra mano
tiene vn'hafta, abbracciando vn'alloro con la finiftra ; dal quale_> penda
vno Scudo con la tefta di Medufa depinta nel me^zo d'elìoj hauerà l'elaio in
capo con vna fiamma per cimiero . Già fi è detta la ragione del veftimento, bC
della Clamide dell'oro nelle figure di IbprajEt perche l'hafta lignifica
l'imperio, ci dà ad intendere la ragione efìcr-la Regina, che comanda in tutto
il regno della compoftura dell'huomo . L'Arbore dell'alloro con la tefta di
Medufa pendente, da eflò, dimoftra la-» vittoria, che ha la ragione de gli
inimici contrarij alla virtiì,la quale'gli rende..» ftupidi, come la tefta di
Medufa»chefaceua rimanere medefimamente ftupidi ljuelli,che la guardauano,&
leggiamo che Domitiano Imperatore la pertaua_> fempte (colpita
nell'armatura, et nel figillo, a fine di moftrarfi vìttorioió, L'Elmo, nota la
fortezza, &C la fapienza della ragione, eiIendo.*4fa quella prudenza
nell'anima intellettuale, che difeorre i fini delle cofe, 6^ quelli che giudica
buoni, (egue, 6X_ fugge i contrarij. La fiamma, mcftta, che è proprietà della
ragione inalzarli vcffb il Cielo,8^ di farli limile a Die, dal quale deriua la
noftra nobiltà • Ragione . DOnna Matrona di belliflìrao afpetto, che con la
delira mano tenghi *vna sferra, et con la finiftra vn freno, fi come il cauallo
fi doma col freno,&T li putti con la sferra, eofi la ragione gouerna, e
doma le cattine arlettioni dell'huomo, RAGIONE DI STATO. DONNA armata di
Corata, Elmo, et Scimitarra. Sotto l'armatura^ pò urà vna trauerfina di colore
turchino ricamata tutta di occhjj,e-* di orecchie, con la defh mano terrà vna
bacchetta, con la quale moftri di dare vn rouerfeio dal lato deliro, oue fiano
alcuni papaueri, i maggiori de* quali fi «uoftrarà con Tatto fopradttto delia
bacchetta, chefwn«daeiIàrotu,&£et-« tati.RAGIONE DI STATO 1*3 tati i capi
per terra, *vedendofi rimaflo folo il gambo intiero, 6^ al:uni altri piccioli
papaueri . Terrà la finiftra mano appoggiata fopra la tetta d'vn Leone, et a*
piedi fia vn libro pofto dall'altra parte, con l'infcrituone IVS. Si dipinge
armata, per dimostrare chei'huomo che fi/èrucdital ragione^ vuole quando vi
Tufferò le forze il tutto dominare con l'arme, 6 altro me^zo. Si rapprefènta
con la "vette di colore turchino contefta d'occhi, e d'orecchie» per
lignificare la gelofia, che tiene del Tuo dominio,che per tutto vuol hauer
occhi,& orecchie di ipie, per poter meglio guidare i Tuoi difegni, óc^
gl'altrui troncare,, . -, Se le dà la bacchetta per rnoftrare quefta Ragiona di
ftato effèrtf'propia cH chi h^ dominio, &iìgnoria, dalia quale
rhuomodiuieneipiperÌQÌo, ancorché ognWno, per ben che Prèhcipè non fia, poila
hauere 'vna certa ragione di fiate ioip rqpia, con la quale "\ogli
gouernarc il dominio delle (uè cole, §C dri^M 4 zarU 18+ ?arle a! propoftc fine
. I papaueri gettati per tetra, come dicemmo, fignin"can€,ehechi fi
feruedel. la ragione di flato, non lana mai fot ger perfon?, che poflà
molenarl©, a foraggi ianza della tacita ri^pofta data da Tarquìnio al Meflo del
(uo Figliuolo . fyx ytlut deliberabur.dus in bortum Mium tratifitfequente
nunciofilij, ibi in ambulare tacitusjunma pauperum capita dicitur Iaculo
decufijfe ; parole di T. L iuio nel primo lib. Decade prima . Il che
*"vien olleruato da molti per rigore di ragion di flato, ÓV" per
moftrarfi feueri; ma di equità il Principe deue piò tofto ìàrfi amare, che
temere, et ciò per vtil fuo, perche il timore genera 1 odio, et l'odio le
ribellioni, et pero deue più tofto conforme a l'equiti amare, et hauer a
piacere Vaflalli^h'habbino polio di ricchezze } nel modo eh e con figliato
Veifpefianò lmper. da Appollonioin Filoftrato lib. 5, cap. 13. Diuitibus
autem-. petmittes, vt facultatibus tuto fruì poflìnt . eminentiores fpicas,
quaecunq; fupraceteras ie attojlnnt non amputato, iniufta enim eft in hoc
Ariftotelis ratio, cioè permetterai, che i ricchi poflìno godere le ricchezze
loro, non tagliare le fpighe più alte, cioè quelli che iòno più in grandezza de
gli altri . Configli*^ sì ben poi che fi /piantino quelli, che tono /èditio/ì,
Se che vanno machinando delle nouità, in quefto modo . Diftìciles homines,
moleftofq; potius tanquara fpina s è fegetibus aufer, Se res nonas m olicntibus
terribilem te ©ftende, minitando tamen magis, qnam puniendo» Le fi mette a
canto il Leone, per efler di natura fimife a quelli, che per ragion di flato
cercano eflér di continuo fuperiori a tutti gl'altri, come anco per dinotare la
"vigilante cuftodia, che fi deue hauere con fortezza, per
conferuatione'del ilio Stato . II Libro propofto col motto I V S, dimoftra, che
taluolta fi pofpone la rai* gioneci,uile,per caufadi regnare,quantoper la
publica vtilit4,come per eflèmpio puòcondonare taluolta il Principe a molti la
vita, che per lor misfatti per legge Ciuile haueuano perduta, per feruirfi di
eflì in guerra giufta, effendo che rifulta molto hauer huomini di virtù, e di
"valore Ma più d'ogni altra cofau» detto libro col motto, 1 VS, inferifee
quel detto che hauer foleua in bocca Celare Dittatore, di Euripide Tragico ne
le feniflè citato da Cic nel 3, de gli orHiij, et riportato da Suetonio in
Cefare al cap. jo, 7{amfiviolandum eH lFStregnandigratia ywlandum esl : alijs
rebus pietatem edas, I quali verfi cofi habbiamo tradotti mal conditi, ma in
modo che intender fi pouìno feguitando più che fi può l'ordine del tcfto latino
. Se la ragione violar fi deue Solo fi deue per ragion di Hate T^eW altre cofe
la Tietade Honora: II qual detto quanto fia impio ogni pedona pia giudicar Io
può é atte/oche^ •gni Prencipe maflìmamenteCbriftiano deue anteponere
airintereflè prepio, c^_ a fimile deteflabile ragion di flato la giufta ragione
giuridica, la quale chi cali cflra 'vien poi al finepui ito da la giufliiia di
Dio • RAM. iSj RAMMARICO DEL BEN' ALTRVI. DONNA macilente, veftita di nere, et
{capigliata,con la deftra n" ftr ap-. pi capelli, habbi alla/ìniftra
mammella attaccata yna Serpe, &*llj piedi *vn Nibbio magro . E ~veftita di
nero,'per.che i penfieri, che piegano a danno del ptollìmo/ono tutti
luttuo(ì,& mortalijche fanno dare continuamente in dolore, et in tene bre,
che offufeano l'anima ; e trauagjjano il corpo. Et però fi ftrappa icapelli
-dalla tetta, ellèndo i Tuoi penGeri cionchi, et 'Volti finiftramente con fuo
do» • lore, 6^ falcidio. Il che con più chiare^a dimoftra h Serpe attaccato
alla mammella, il quale come manda freddiiììmo veleno al cuore, et eftingue il
calore, che manteneua Thuomo viuo, cofi quefta triftitia affligge l'anima, et
l'vccide, introducendo il veleno per li fenfi, che in qualche modo fentono
l'altrui felicità, 6c però, anchora fi dipinge macilente * 11 Nibbio ha tanto
dolore del bene altrui, che fi ftende fino all'odio de propii tigli, come fi è
detto in altro luogo, eV però fi adopra in quefto propofito . Rammarico* Vedi
Affanno. RAPINA. DONNA armata con vn Nibbio per cimiero, et con la fpada
ignuda.» nella man dritta, nella fini/Ira hauerà "vno Scudo., in mc^o 4eì
quale fia dipinto Plutone, che rapilca Proferpina, ó Starà appoggiata con la
man finiftra in modo, che paia fi ripofi (opra la banda dritta del tronco
traueifo della croce, Se dalla banda finiftra del detto" tronco, penderà
vn freno, Se calcara con li piedi vna morte in terra quiui proftrata, in-»
modo, che fia la Caluaria di ella al piede della Croce. Alla figflificatione
della dee ta figura^perche tanto bene, Se cofi facilmente è ftata ftefa, cìc^
dichiarata da-» 'vn bell'ingegno, nell'epigramma fequente, non occorre, che vi
aggionga altra efpof tione_, . " • Qiuenam tam lacero veftita incendia
ami&uf Religio fum mi vera Patris fobbles . Cur veites vilfs ? pompas
cóntemno caducai QuÌ9 liber hic ? Patris lex veneranda mei . Cur nudum pedtus ?
decct hoc candoris amicum» Cur innixa Cruci ? Crux mihi grata quies . Cur alata
£ homi nes doceo fu per aftra volare Cur radians ì mentis difeutio tenebras
Quid dacet hoc fnvnum ? mentis cohibere furores Cur tibi uìois premitur ? mors
quia «loi&is ego RELIGIONE DONNA allaquale,vn /òttil velo cuopra il
vifo,tenga nella deftra mano vn Libro, et vna Croce, con la finiftra vna fiamma
di fuoco, et appreffodetta figura fia'vn'Elefante. Secondo la diffinitione di
S. Tomafo nella 2. della 2. parte, alla queft.72. et art. 7. et alla queft.84.
art.a. et de gl'altri Scolaftici,^ virtù morsle,per la quale rhuomo porta
honore, et riueren^a interiormente nell,animo,& citeriormente col corpo al
vero Dio . E anco ne gli huomini talmente inferra da natura la religione, che
come dice Aristotile per quella più, che per edere ragioneuolew, fono
differenti da bruti animali > vedendo»" ciò chiaramente da quefto jcht^
ce* pericoli improuifi, fen^' altra deliberatione, ci volgiamo a chiamare il
divino aiuto « Se le fa velato il vlfo, perche la religione ne gli huomini
riguarda Dio, come dice S. Pauolo ferfpeculum in » veneratione, riconofeendo
per quella il {ingoiar beneficio della redention loro. Il Libro, ne dà ad
intendere le diurne Scritture» rcuelationi,& tradirioni,delle quali vien
formata ne gli animi la religione, ] 1 fuoco, (igni fica la devio t ione della
pura, 5: finccra noftra mente tendente yerfoDio,il che è propio della
religione, + Le fi dipinge a fato l'Elefante, per eftère più* d'ogn'altro
animale religiofó,co* me fi dirà : Narra Plinio nel lib. 8. al cap. I. che
quefto animale e raro in bontà, prudente » amator dell'equità, e humano,
pereioche incontrando lrhuomo a cafone* deferti,che habbia fmacrito il camino,
tutto amoreuole, ùC mansueto gli moftrala via ; è difereto, perche come dice
l'ifteilb Plinio, occorrendoli di pattare fra armenti fi franca tanto
deftramente^er non far lor m*le,che eglino medefi mi non fé ne auuedono, Ma
quel che fa più a noftro ■ proponto » è quefto raro animale il Hieroglilic»
della Religione ; raccontando pur erto Plinio al luogo citato, che egli ha in
veneratione il Sole, et le Stelle, Se apparendo la nuoua Luna, fponcaneamentc-*
va stanarli in acqua di 'viuo fiume, et amalandofi chiama aiuto dal Cìelo,bur«
tando verlo il cielo delf hetbe, come me^[e, per intercedere gratia di faniti,
41 che tutto vien confirmatoda Pierio Valeriana, Se altri Autori, àcT il
Sannazaro nella ina Arcadia, cefi dice . Dimmi qual fera f è sì di mente
human*, Che s'inginocchia, al raggio della Urna, £ per pMgarfi feende alla
fontana ? Onde vedendo io tante rafe qualità in quefto nobrliflimo animale, non
poco piacere, Se fodisfattione ho prefo, confi ierando, che tal figura è propra
infogna delf IlluftrìiIimo Cardinal Montelparo mio Signore, per vedere, che
fingoiarmenteconuengono in S.S, Wuftriilìma le fudette qualità di Religione;
Prudenza, Giuftitia j «Sc^ Manfuetildine, che con tariifimo eli empio
rifplendono nella Pcriona d'elio Sig, Cardinale ; in modo, che non pure l'hanno
refo degno del grado del Cardinalato, ma lo fanno anco digniflimo di maggior
honore,nel quale ardere -vna-» ultima di fuoco, Il fuo o fopra l'altare $ è
ftato in v(b di fàcrificio predo a molte, et antichi^ iimenationi fino alla
venura di Chrifto, il quale placo l'ira di Dio, non col fangue de Tori, ò
degl'Agnelli, ma con sé Hello, Se con ìa fua propia carie, et col propio
fangue, il quale iniracolofa mente fi cela per falute noftra lotto (pecie di
Pane, Si di Vino nei Santillìmo Sacramento dell* Euchariftia . Et fi vede queHj
figura con la mano aperta, òC eoa l'altare ia 'Vita Medaglia antica d\ Elio
A:Ko:iiuo. Vertefi D / C%&A%E %[P^ >tm aliavo v4"«»
•**ia>tt4J''1 *" f . Io cofi la religione, et purità di elli . Et
Plutarco nel lib. d'ifide, Se Oiìride^, Jice, che a Dio non fi conuiene oofa
alcuna, che non fia pura, Se candida, SC perche il panno lino |>iancoiì
purga, e netta più degl'altri, giudicorno gli Egitti j, cht folle pili
conajpneuole a Sacerdoti, et alle cofe di Religjone,ch« cufeun: altra forte di
panno > òdi drappo. Hfligione, DOnna di maeftà, Se di grauità, medita con
manto ricco fatto a v fó di Viuiale, haueri velata la teda, fopra la quale lo
Spirito fanto rifplenda con la luce de fuoi raggi in forma di Colomba, Star*
detta figura fopra vna pietra riquadrata, che dintìita Chtifto Signor noftro,
il quale è la '-vera pietra angolare, che dine il Profeta riprooatada gli
Edificatori della vecchia Legge, et è per enee poftapoi nel principal cantone
della fua fama Ghiefa ; non è alcuno » che polla poruì altro fondamento, come
dille S. Pauolo . Ha quella figura da vnat>andà vn fanciullo con le tauole
cR Mosè,con alcune rofe, 6c" alcuni rami fecchi, per moftrare le pallate
cerimonie de fàerificif antichi, et dall'altrabanda fari vn'aìtro fanciullo,
che fofticne il libro de Vangelij,perchein Chrifllo terminorono tutte
lepro£ctie,& le ccrimcjnicfdella vecv chia legge ;. „% Tiene ella nella
fifcìftra mano la 7erga del Saccate Aron;, Se nella deftra^ kchiaui della
Poteft| Ecclefiaftica,per aprire, et ferrare ifCieìo., a gli huomini conforme
a* loro meriti. Dunque da quefto veroj& viuo ritratto, è'nata la noftra
fanta, Se vera Religione modello di falute, fabrieato da fanti Dottori fopra le
pietre riquadrate da quattro Euangelifti Scrittori delia Legge piena di Spirito
fanto, di ReIigione>di fuoco, d'amore, et carità RELIGIONE FINTA DONNA cort&àbitograue,
e lungo, a ledere in *ynaj$edja d'oro, fòpraj "vn'Hidra di fette capi,
hauendo detta Donna vna corona in tefta piena*» di gioie rifplendenti con molti
ornamenti di veli, et d'oro, nella delira mano ba vna ta^za d'oro con vna /erpe
dentro . Inanzi a lei fono molti inginocchiaci in atto di adorarla, et alcuni
ne fono morti per terrai perche i falli ammaeltr*-, menti degl'elempij
allettano con qualche apparenza di piacere,h di finta commoditi terrena,ma al
fine preparano l'Inferno nell'altra vita,& le calamiti nel. la preiente,
che per lecretii giudici j di Dio, vengono in tempo non allcttato . REPVLSA DE
PENSIERI CATTIVT\J N' huomo che tènghi per li piedi vn picciolo fanciullmo, e
che con di Importa attitudine io sbatra in vna pietra quadra,e per terra vene
fieno morti di quelli,che già fieno ftati percoflì in detfa pietra . Perche
tutti i Theologi confentono, che (Trillo è pietra,!! deue attentamente
auuertirenel Salmo 36. SuperfluminaBabylonis, L'ultimo terzetto, ©uè li parla
de' piccioli fanciulli sbattuti fopra la pietra, Beatus qui tenebit, o\^
allidet ip9 ICO NO LO Gf^ét REPVLSA DE PENSIERI CATTIVI. allkìètpamtiìos fuos
ad petrarn . Cof* dà le Pàrafsafvdfpofto . Beato è chi fi* ecrrijoùero
contenera «lali 'vitij, &C^_, romperà ipiccioli'faoij cioè primi moti alla
pietra dì Chri(m> che è ftabilelo(Untamento>&bafc dell'anima noftra r
Pero noi tutti d©uemo rompere li noftri penfieri di cattiui arrettr mentre Tono
piccioli ^uantijche-crcfchino, Óc^ s'attacchino alla deliberatone sbattendoli,
co;neh abbiamo decto>ne ^ pietra di Chrilto, cioc"\olgendò la mente
noftra_, e'I cor noftro vetfo Che (lo, collocando in lui ogni noftro
penficro,©^ que«cr è pareredi F.athimijicoiarhe p; \\ni di ijì'dcrta l'hauena
Axiamanrrt»,Ouidk» anch'cgli anco: che poeta gentile Si piget in primo h
mine-fi fte pedsna Ot>£?i5:ncdjn» »oi>& font lubtfi
mat*lemina-ruort>> Et DI CESJ%E %IP^ Et tuusìncipiens ire rCiìftatcquus«
•Principijs oblia* Gtfo.medicina pacatur, dCum-naalapec iaagss conualucre
aiorae.. iRffìkmtione. v-\ Onna ., lacuale conta danaciiCOB la
man.défcia&]M:a JalSniftra fu4i,4^ a L) canto
vifaràwmcafià^&^niàcchette^ilbfmri. ", li contare i danari dWna mano
nell'alt^ ei^imoftra* che vno, che fa refttturione della robbamon Tua, non^ì
priua di cofajrlcuna., an^i moltiplica insè fteflo le facoltà,
difponendocofi-il Creditore ad «(Ter liberale veriò-dife } oucro meftra che la
reftitutione deue efler libera ^&^Uileuefare>ciafeuno^^a^sèft€f*
fo,fenz'altra mezzanità. ;t ^ a La cafla, 6C il iacchetto, ci «tarmo %no^
chetantoil poco»quanto l*iflaifl fi deue feftituire a* propri] Padroni .
'^efurrettione . DOnna ignuda, che efca/lu&ra dVna lèpoltura .
R£SVRRETTIONE DONNA ignuda, chea trraierforhàbbia vn velo, et con la finiftra
tenga* "vna Fenice, la quale^pcr opinione d'alcuni Scrittori, è vccéllo,
cheli tro* tia nell'Arabia, oue fé ne 1U fenza;compagnia dèlia fila fpetje» et
quando è vecchia, per lunga*età, accend«:il fuoco con l'-ali al calor del
Sofe,e s'a'bbrugia^poi dalle file ceneri ne nafee vnoux^&-damoftrandofi
allegra, et piaceu& nella finiftra vno fcertro«, et vn4ibro portando nel
lembodella vette fcritte quelle parole . Ornatusf&r^fro : et i! color del
vifo farà robicondo, et alla piedi -vi (ara vna^himiera ; (ì comefi vede
dipinta al Tuo luogo . Non è huomo sì ruftico,&«ìfeluaggio, che non lenta
la dolce^a dVn'a«fr* fìciofo ragionamento in bocca dijper'ona faconda >:eh e
Ti sforata perfugdere^u|l che cola, però lì dipinge bella, nobile,&
piaceuolcjtìene la delira mano alta,& aperta, percioche la Rettorica
difeorreper vie larghe, et dimoftrationi aperte, onde Zenone per le dita qua,
5: là fparie, et per le mani allargate per tal gefto, la Rertorica interpretaua
. Et Quintiliano riprende quelli, che orando jnqualf che caufa, tengonole mani
lotto il mantello rcome che s'egli ttàttailcio le-c^r le pigramente^ , Lo fee
ttro e ftgnr, che la Rettorica» è domina nicc degli animi, et gli fper^ D '19*
tia, raffreni, piega in quel modo,che più gli piace . 11 libro dimoftra,che
queft'arte s'impara con loftudio,per non hauerfi da alcuno in perfettione
perdono di natura. Le parole Ornatus, òC perfuafio, ingegnano loffitio del
Rettotica, che è dì iftruire alcrui a parlare conuenientementc per perfuadere.
La Cbimiera, come è dipinta al Aio luogo, Na^ranzenoje lo fpofìtore d'Hefiodo
intendono per quefto moft» le tre parti della Rettòrica, cioè la giudiciale per
lo Leone,per cagione del terrore,che dà i rei,la climoftratiua per la capra,
percioche in quel genere la fauella fuole andare molto lafciuamente vagand© :
&vltimamentela Delibera ti uà per lo dragone per cagione della varietà
degl>afgomerrti,& pei li affai lunghi giri, et auuolgimenti,dc' quali fa
di meftie-, ceper il perfuadere» RIGCHEZZA DONNA vecchia, cieca, et veftita di
panno d oro . Cieca dipinge Aristofane la Ricchezza nella Comedia intitolata
Fiuto, perche per Io pia fé ne vi in cala d'huomini poco meriteuoli,aqualr fé
hauellè occhi), che le ferttiflero, non fi auuicinarebbe giammai; ouero perche
fa gli huomini ciechi alla cognitione del bene, con vn finto raggio, cheapprefentalorode
commodi» et de piaceri mondani, fenza lafciar loro veder la vera luce della
""virtu,fe per parfcicolar gratia non è fuperata la Aia inclinatione
. Si dipinge vecchia, perche inuecchia alcuni col penderò d'acquiftarla ; altri
col timore di non perderla, hauendònc il poflello . Il veftimento dell'oro,
moftra, che le ricchezze fono beni efteciori, &c cho teon fanno ali'ineerna
quiete, cV~ al ripofo dell'huomo . „ Onna in frabito regale ricamato con
diuerfe gioie di gran ftima,chc-« nella man delira tenga vna corona Imperiale,
et nella finiftra rno Scettro^ vn vafo d'oro z piedi. Ricchezza è polle dìonc
d'oro, dVgento,gioie,$tati,tertcni,ediÌìcij,giumenli, ferui, ve Mi menti, ecc.
■»»>La corona in mano, lo Scettro,& il vaiò a* piedi, mourano, chela prima.
et principal ricche^a, è pofledere la 'volontà de gli huomini, come fauno i Re
j la feconda, è il denaro. R l CONCILl'ATIONE D'AMORE del Sig. Giouanni
Zarattinì CaHeUìni. ONNA giouanc, allegra, coronata d'vna ghirlanda d'herba,
chiamata Anacamplerote; porti al collo vn bel zafiro, nella man dritta vna
coppa, con la finiftra tenga per mane due pargoletti Amori. La Riconciliatione
è vna rinouatione d'amore,che fi fa col ritornare in gratia della cofa amata ;
Impercioche dall'amore tra gli amanti na /cono continuamente fofpetti,
ingiurie, a quali fuccedono Io fdegnoJ'ira,&: la guerra,come vagamente
éiprime Terentio, In amore ha?c omnia infant vitia:
iniurie^fufpiaones,inim!citiavnducia;, Bellum,paxrurfunu. Il medefi»© dice
Horatì© «ella Satira j. lo. a,, J f D D . ift R. I CONCILIATLONI. In amore hax
fuat mila, belluai Paxrutfum. Lequali differenze occorrewo tanto pili ipeflo,
quanto più fi ama, et quanto più vno ama, tanto più ogni minima cofa l'offende
f riputandoli di nonefFerc* filmato da la cola amata conforme a lo lmifurato
amor fdO>& che fi faccia tor« Co a ì meriti fuoj, onde facilmente
concepifee l'amante dentro di fé fóegno, Se ira, in tal modo che non penfà di
portare più amore, anzi s'incrudelifce nell'odio,ma sfogata Tira con far
dispetti alla cofa amata, fi pente de l'odio » chele ha portato, non pub più
(lare in ira, et in guerra,ma brama, et cerca la pace,laqualc ottenuta gode ne
la R iconciliatione d'Amote, da la quale è rinouato,noto è quello di Terentio,
Amantium ira: amoris redintegratio eli . L'hcrba Anacampferote farà figura
della Ricohciliacione, poiché gl'antichi tennero, che al tatto di elfa
ritornalTero gli amori, ancorché con odio fallica iepoiii, fi come riferifee
Plinio lib. 2 -f.'cap. 1 7, nei fine • N U II ^affiro d'i colore azzurro, fimile
al Cielo fereno, /èruiràpcr embolo detta Riconciliatione, che arreca allonimo
fereno fiato di tranquilit» m*, non mancano amanti,& amici, che a bella
pofta cercano occafioni di fdeori'ìy e riilè, per duplicare più volte la
beneuolenza, et l'amore, et prouar fpefto i fiKnui frutti della riconciliatione
. Discordia fit carior concordia, dille quel Mimo Publianoj e però Agathone
poeta era vno di quelli, chedaua occafione a PauDICES4%S %IPJ' 'PI a Patìfani a
iti» cordialilEmo amico di adirarli > accio che prouaftè doppio concento
nella riconciiiatione ; di che ne fi mentione Elìano lib.2.cap.2 1 .
lucutidifijmum amantibus elle reperio, fi ex contenticne, et litibus cum
amafijs i«_* gratiam redeant . Et fané mihi "\-ideujr nihil iliis
delc&abilius accidere polle» Huius ergo voluptatis perfafpe eum parricipem
facio, frequenter cum eo contendens • Gaudium enim capit, fi contentionera, cum
eo iubiede difìoluam4 OC reconctlero . RIGORE. HVOMO rigido,& fpauenteuole,
che nella delira tiene vna bacchetta di ferro, et a canto vno Struzzo. Sì deue
dipingere queft'huomo rigido, %/C fpauenteuole, efièndo il rigore*. Tempre
diipiaceuole, ÓV rifoluto ad indur timore ne gli animi de fùdditi . Onde la
verga di ferro fi pene per l'afpre^za del caftigo, ò di fatti, o di paro* le .
Perciò S, Pauolo minacciando a Col oflènfi, dimandò fé voleuano, che egli
andaife a loro con la piaceuole^za,, ò pure con la verga di ferro • ■Dipinge/!
appretto lo Struzzo, per dimoftrare,che il Rigore., è miniftro del-» la
Giuftitia punujua,& che fupera pec fé fteflb qualfiuoglia contrailo .
RIPRENSIONE. DONNA horrida, 3c armata con corata, elmo, et fpada acanto, nel*
la man defeca tiene vn •vafo di fuoco, Oc nella fìuiftra vn corno » inatte di
fonarlo» La Riprenfione, è vn rimprouerare altrui i difetti, a fine che fé ne
aftenga,& però fi dipinge horrida, et armala, per generai fi dalla
riprenfìone il timore, Se è come l'huomo s'arma di fpada»& altri ainefi per
ferire il corpo.cofi la riprea* fione di parole fenice l'animo • Tieng il
ftioco in mano, per accender neirhuomo colpcuole il rollare della ^Vergogna-. .
Il corpo,è per fègno del difpiaceuol filono,generato dalle voci di riprenfìone
RIFORMA, DONNA vecchia, veftita d'habito femplice, corto, &T fenz ornamento
alcuno ; con la deftra rrìanoterr*. vn roncietto, ouero vn par di forbice, 6^
con la fini/ira 'vn libro aperto, nel quale *yi llano fcritte le
feguea«iparolc^. w *Pereunt di [crimine nullo . vimmifia leges . Vecchia fi
dipinge, percioche a quefta età più conuienc,cV è piti atta a rimr* mare, et reggere
altrui, fecondo Platone nel V. della Rep. onde per la riforma intendiamo i
buoni vfi conformi alle leggi, i quali fìano traiafeiati per licencioio abufo
de di huomini.che poi fi riducano alla lor forma,& confifte princìpafaaente
la riforma citeriore, et interiore . Si veftc d'habito femplice, Se corto,
perche gli habiti Viccamcnri guarniti, aon folo fono «ota di fupertìuità, ma
ancora alle volte di licentiofi coftum!,8c~ ci ò caufano la moi bidc^za, «^ gli
agi di tali habiti nelle perfone, che quelli ^uaafópraLondÀjucmtiitc. N a D
ron» ipé ICO NO L OC IsA R ! ORMA. g W2p ^^gi^ap i^^ysj* «« «^»3r! » *^$ %£.
I*» Xk-i,!HB.| II roncietto ancora, è chiara fignifìcaticne di riforma,
percioche fi corno gl'arbori, i rami de' quali fuperfluamence cresciuti fono,
con eflo fi riformano tagliando -\ia quello, che foprabonda, hC che toglie ali*
albero il *vigort* » Con" la riforma leua uai gl'abbufì di quegl'huomini
in quelle cofe,nellequali licentiofamente Ci fono lafciati trafeorrere più
oltre di quello j che comportano le leggi . 11 ftmile anchora fi pub di re
delle forbici, che tagliano le fuperf Juità, come è manifefto a tutti . Il
libro dinota le leggi, et conftitutioni, fecondo le quali fi deue 'viuere, 9c
riformare i trasgrcllori, che fé bene quanto a eflì le leggi fono perdutetene
non le ollèruano, ati^i fanno il contrari o, non però quelle perifeono per cafo
alca* no, come bene diinoftrano quelle p arelt di Lucano nel libro 3 . Dt bcUo
Céuil'h che dicono. fmm$ Tcrcunt dirimine nullo Uw*àE*k&*rm &; Et con
per eflb libro fi riducono aliWfo antico k leggi ttalafciatt, tanto ne •oftumi,
«me ne gli tubiti, «T di inumo fi jd&OTa wgUJwomuuU^rt deu'o£eruanza,&
lo iUto di buon reggimento. et epigramma; ijuos ratio mores docet>& Iex
prauosabuft» Deformat» long* dimiauitq; die . t * Hinc velut arborihus
latèramalia oreicunC Nec matura fuo tempore poma ferunt. Sic vana exurgunt
virforum germina, et alt» Virtus humanoin pe&ore preuaiacet . Noxia rerum
igiturforliscenfurarecidat Yt vit« rcdeat {pleadidaforma noua: . RIFORMA.
MATRONA *Yecchia 4 veftita i'iiabito graue, m t ièmplice (ènz* alcun ornamento,
con la deftra ssano £erra vna sferza,& conia fiai&ra irn libro
apettocol motto, *4r£tte, in yna facciata^ Ot/ècrdt, nell'altra,. Per la
riforma intendiamo quellc^rdinationi de* Superiori, con IcqualfaT buoni coftumi
tralafciati per licentiofo. abufo de gli ^uomini fi dà nuance miglior forma,
conforme alleleggi, eii tornano di nuouo ad introdurre tra i nac« defimi, e
quello con, quei dueprincipali, econuenienti me^zi, cioècoh l'cfòt«are
dimostrato per il libro aperto ; e col riprendere, e caftigar e dimettrata per
la sferra -, ambedue meglio (lignificati con le due parole del motto canate da
$. • Paolo nei cap.4.delia z. a Timoteo, e del iàcro Concilio di Trento alla
itiE i j. nel ci .della Riforma»ricordatoa detti 5jupcriori,accibch.e fé ne
feruano in qu» fta materia, cioè, che debbono eflèr Raftori « et non
percuftori, che deuono ricercare di ritirare i fudditi da gli abbufi più con
I'efortationi, che col caftigo » operando più in uerfo quelli Famoteuolezza,
che l'aafteriri,, più i'efortationi » che le minaccic, e più la cariti,
che-rimperìo . Ma non ballando poi l'elbrtarione, fi potrà venire alla sferra,.
(Sempre però mitigandoli rigore con la manfuetudine,ilgiuditio con la
mifericordia, eia (èuerità con la piaceuole^d,che con s'introdurrà facilmente
ogni riformane* popoli fGggetti,e tanto più quan-; co il tutto fi farà con
maturo configli©, chepetò fi dipinge in età di Matrona RIPARO DAI TRADIMENTI.
VTT VOMO che tenghi in braccio vna Cicogna, la quale habbia in bacca JL JL
vnramufcello di Platano . La Cicogna ha naturale inimicitia con la ciuetta, e
però la ciuettale RIVALITÀ. Trf/ce la Tecorella i rerdi campi E f ente il fuo
monton coT^ar vicino. Ma d'i quefti fiorili coatefe di Rìualità ne iono piene
quafi tutte l'egloghe* ^adorali . II RVMORE VOMO armato, che mandi fàette, cofi
le dipingevano gli Egittj ve«fi in Oro Apollinea SALATE DI PAVSANIA, "TTV
DONNA a ledere (opra •*vn 'alto leggio > con vnà ta^a in roano, 8(~ * JL/ cinto
yi fari un'Altare, fopraal cjuakfc» nrna Serpe raccolto con la» iciia alia*. .,
. daiL «JOilt s*ji«pata'iacilmeqte, che (ia fàlut^, et in che confida .
>'>*¥ Primieramente l'Altare prello gli Antichi, era vltimo rifugio di
quelli, M nonhaueuano akro modo per fcampar dall'ira «kii'ii imico,& Te ad
eflò atcune s auuicinaua, non il trouaua huoròo tanto profontuofo, ò di sì poca
réligionf » che l'offcndene ;à^ però Virgilio introducendo
PiianjoneSrvltitna»cc«fiÌtà fen^a alcuna Speranza humana, . linfe che da Creufa
folle efortato a tiar vicin* all'Aitare, con ferma credenza di confi mare la
vita per me^zo della religiftntfj Adunque eller /àluo,come di qui lì raccoglie»
non è altro, che effer libero da graue pericolo fopraftante, per opra ò di sèj
ò d'altri . Il ieggio, 8 con le medicine, oc con medicamenti pigliati per bocca
. Il Serpe ancora, è fegno di falute, perche ognaanno fi rinoua, et
ringtouanifcey è tenaciflimo della *"YÌta,for.tev&^fano, et buono per
moltiffime medicine. Siferiue, che per sé /ledo troua vn'lierba da confolidar
la 'vi(h,&: vn'altra,ch* è-molto più da fufeirar le dello ancora moi to .
Et nelle (acre lettere mifterio» famente dal Signor Iddio fu ordinato da Mosè,
che fabricafle vn Serpente di bronco AVI legno, nel qual guardando, chi fi
trouaua ferito, riceucua folo eoa lo /guardo tafaniti. Si notano adunque in
quefta figura quattro cag'oni, onde nafee la falute^, » le quali fono prima
Iddio, dal quale dipende principalmenqe ogni bene, OC fi dimoftra con ì'altare
j Poi le rnadicine,6c le cofe neceilarie alla 'vita per nutrimento,^ fi
.lignificano con la ta^z /altra l'euacuatione degli humori fi*. uerchi moftrati
nel Serpente, il qual fi fpoglia della propria pelle per ringiou*. nire . lì
quarto è il cafo accidentale nato fenz'opra,ò penfamento alcuno,ilchc fi
inoltra nel feder otiofo, come auuenne a quello, che fi rifanò della pugnalata
dell'inimico, che gli franfe la cruda poftema . Et perche fi diftingue la
falute de Sacri Theologi in falute d'anima, et 1 titolo t+é Saline. IN. nìaJtr*
del medtfimo, fi vede vna Donna, là quale conla-finiffiraiiit* Do tiene
vn'hafta, et con Ja.deftra Yna-tazza^dandoda bere ad vna SerpeIndica ad vn
piedeitallo . fc|hafra> et il .piedeftallo-, raoltrano-la fermezza, 8t
ftabiliti in luogo dell*^ loggia detta di /oprai perche non Ti pub dimandare
fàlute,quando non fia Acuta» Oc ftabile » h che riabbia pericolo di finiftto
accidente >h pur di cadere . Dal; cjie i*a{ficura,rhafta,fopra alla
.qualeiì*foftenga«juefta figura . . SALVTE DEfc GENERE HVMANOv come dipinta
nella libraria Vaticana . *N A dònna in piedi con vna gran Groee,& appretto
detta. figura, vnfan— ciuU'o>c>he**r egge fu le igallc l'ai ca di Noè,.
SALVITRITA O FVTUTA' DELlTARTÀ^ BONN A diafp:'Ctofereno, &^_ bello, veftita
d'oro, checoR vna mane ' ten?hi.-vna colómba, et con l'altra -foilcuato in alto
il vento Zeftiro al— trimeme detto Fauonio tra ìenutlt coir quefterrnotto SPIRA
T LEVIS > AVRÀ FAVONI', et a canto viadiila-vn'aquila.. Si fa di afpetto
fèreno>& belfe^come principal legno di falubri à . Il -ve^imento d'oro,
perche l'oroè dettodal'óra,oueioauca,.Au umen'nr ab aura eftd'cYum, fecondo :
fidòro lib'.i 6 Se ideo virtutem habe t confort tatiu im-; coft^'ària
temperata, oc pura> Se confòrtatiua vale tanto oro s I ien6con a rwt mano la
colómba, perocché (come narra Pferio Valeriana Ititeli, è grerog'aficr»
de!raria,& nel tempo peft'itente,& comsg-to/o quelli, che aìtta
carnc'non mangìa-no, che di colombe,non fon mai da contag one alcuna off li; et
eraircvfo» che fé la pefte comincia uà -z offender© gì* hu >mi-nif non fi
prepaiaua altro cibba i Re,che la carnedélie colombe, .quantunque Diodoro
arFcirsi,che il vitello, &Tochafòlam ente folle ilhutrimentidiqueiRè.. II
vento Ztfi.OjChe tiene in alto, gli fi da>pcrthefecondo alcuni Autori i veci»
ti nafcoT'/ordall ^ri:», come attera Ifidoro de natura rerum,cap. yS: et l'aria
vien purgata di' venti h nigni,e téperatijfrcome da venti maligni, et
intemerati .vien corrotta, coirKrduìl'Auftio vc»to dettoyab h, unendo. da
tiahere i*acqu.ì>chefa> l'aria gioita. nucrifc«v& congrega le nubi*
et dmmafi notho in Greco, perche corrompe Paria Ja paKe che nake d^Jla
corrottione dell'i 1 ia per ladiftemperan 7.1 d Ile gioggie, e'del/à Ciatài
fofKandn l'Àuftro rientra/portata in varij paefi; ma fumando ZehHro,4che lignifica
portatore di -vita difeaccia la pefte, rende pota l'aria, cY" «Hlipa le
nubi, h meddìma virtù ha.il vento Borea altrimenti^ fe «aiti •»
•^««atoc^uinckfcjaielcccuquiedc'lacrificiji *»f II Serpe ìnch'eg! i è fegno di
fallite, et di fanitiolo con vn velo ricuopra le parti vergegnofe, ftari in
piedi fopra vno Scettro, mirando vn Uggio, che dal cielo le rifpienda nel
vifo,con le mani libere da ogni impaccio. Qua fi dipinge la Sapienza, che
risponde alla fede, Se confìtte nella contemplationc di Dio, et nel d i (pregio
delle cofe terrene, dalla quale fi dice ; Qui in» menerit me, inuenìet vitam,
et haurìctfalutem à D omino . Et però fi dipinge^ ignuda, come quella, che per
sé ftetla non ha bifbgno di molto ornamento, ne di ricchezze, potendo dire con
ragione chi Ja poilìe de d'hauer Ceco ogni bene» non con l'arroganza di
Filofofo, come Biante, ma con l'humilci di Chriitiano, come gli Apoftoli di
Chrifto, perche chi poffiede Iddìo per intelligenza,'& per amore, poffiede
il principio, nel quale ogni cofa creata più perfettamente, e he
insèltenafitruoua. Calca que (ta figura lo Scettro>per legno di di /pregio
de gli honori del mon* éot i quali tenuti in credito d'ambitionc, fanno, che
l'huomo non pub auuici* narli alla iapien^a, euendopropio di quella illuminare,
óc^, d. quella render ÌA mente tenebr ci su . Mira con giubbilo il raggio
celcfte, con !e mani libere cf ogni impaccio, per eflère propio Tuo il
contemplate la diuinkà,ai che fono d'impedimento l'atrio* ai cfteriori,& le
occu pacioni terrene. SAPIENZA. GIOVANE in vna notte ofeura, veftita di color
turchino, nella dettr» mano tiene vna lampada piena rTolio'acceia, et nella
finiftra'vn Lib:o. Si dipinge giouane, perche ha dominio lopra le ftdle, che
noni'inuecchiafio, ne le tolgano l'inteliigen^a de iccreti di Dio, i quali fono
viui » cx^ veri eternamente-.. I^a lampada accefa,c il lume dell'intelletto, il
quale per particolare d.»no di Dio, arde nell'anima noftra fenza mai
confumarfi, b fminu rfi,• ilo auuiene^» per noftro particolare mancamento, che
venga ipetlo « :i gran parte offufeato, £c ricoperto da vrtìj,che fono le
tenebre, le quali loprabb ndan y nell'anima, che 'vuol dir libro de* libri,
perche in elio s'irne para tutta la iapienza, che è neceilaria per farci falui
. Sapiex'Zjihumaìja. VN Giouane ignudo con quattro mani, et quattro orecchi,
con la raaru dettra di fida con la Tibia illromenco rau ficaie consacrato ad
Apolio,3* ' con la faretra al fianco. * Quella fu inuentione de
Lacedcmoni,iquali volicco dimoftrare.che non bt* " /..«. étaua SAPIENZA
HVMANA. &7 ftaua per eflfer fapiente la contemplatione, ma vi era
nrcefTar'o il molto "vfè,àt la pratica de negoti j, lignificata per le
mani, òC l'arcoltare i configli altrui, il che -s'accenna per gli orecchi, cofi
fortificandoli, ó^ allettato dal Tuono delje propie lodij come dimoftra riffe
oménto mufic^le, con la faretra appreilb, s*ac* «uifta, et ritiene il nome di
fapiente . SAPIENZA VERA. DONNA quafi 'gnuda,la quale ftende !e mani,& il
-vifoin alto,Bnrand i vna luce, che gli fopraftà ; hauerà i piedi e'euati da
terra, moftrandé eiieie attorta in Dio,& ipogliata delle colè terrene . Non
è la tapienza numerata fra gli habitì virtuosi acquietati con vfb, &efpeS
rienza -, ma è particolar dono dello Spirito santo, il quale fpira doue gli
piacer fenza acceuatìone di perfona. E gli Antichi che parlanano d'efla, et
difcorre» «ano non hauerdo lume di cogni tiene di Chrifto Signor notlro ^vera
Sapienza del Padre cesino, con tutto ciò ne ragioaauano con graia religione»
molto ca»> tei&eus* me*te»& volei»no,che i) nome di fapicntc non fi
potette dare ad alcun li uomo mortale, fé non fede compito, Se irreprenfibile .
Quind ma l'armi della Sapienza delle quali vno farà cinto,fono ferme,e frab:li
; impercioche fi tiene}che il petto fia la ftanza della sapienza, an^i alle
volte pigliali il petto per l'iltt ila sapienza Onde_ Horatio ad'Albio Tibullo
. Noh tu corpus eras fine pectore, cioè, non eri per» fona fen^a Sapienza . Il
Gallo (òpra il cimiero m tetta il pigriarem© per Pintelligenz?, 6V" lume
ra>^ tionale, che rifiede nel capo, fecondo Platone, che fi figuri il gallo
per l'intelligenza non e cofa abfurda . Da Pithagora, et Socrate mirticamenje
per il gallo è data chiamata l'anima, nelìa quale (bla vi è la vera
intelligenza, petche il gallo ha moka intelligen^,conofce le ftelle, et come
annuale Colare, riSguardaj. ii Cielo, et confiderà il corfo dei Sole, 'Se dal
fuo canto fi comprende ia quantità del giorno, et la varietà de'cempi,peL'
talfapere,& intelligenza èva dsd cat ad Apollo, Se a Mercurio riputaci
fopra la Sapiente*: intelligenza di "varie faenze, Se arti liberali Oltre
che Dio di fua bocca dille a Iob nel cap. 28. Quis dtdic Gallo intciligentiam,
ne! qual luogo da gli Scrittori il gsllo è interpretato per il predicatore, Se
Dottore Ecclefiattico, che canta, et puWica nella Chiefa Santa la Sapienza
Diuina . Le corna di raggio tra l'elmetto, ik l'orecchi nelle tempie piglianfi
per (Imbolo della lacroianta dignità, Inde Mofes cornibus infignibus efiSgitur,
dice Pierio lib. 7. Se figurali, come raggi, e fiamme di diuinità . Lo feudo
haueri in mezzo io Spiritoianto:poicheSapiétiaim ddet spiritus Dei,
lob.c.g2.enell'£cclefiaftico parlandoli delia Sapienza, iple creauicillam
infpiritufandro, perche fé ricerchi Io feudo di forma rotonda leggali Pierio
Valicriano lib 42. "volendoli dimoftraie il mondo, il quale folto la
figura rotonda delio feudo fi regge P Sapienza, laquale deuono procurare con
r.utt? n? acquiflaria coloro,» quali tocca il gouerno del mondo, conforme a qu.
He grau!, et lententioleparoìe della sapienza nel 6. cap. Si
ergodeleclairnuiediLuis.cx: ièeptiis, òiseges Popuiijdiisgiu
SapieatiamjVtinperpetuum cegnetis. diligiti O Umica su lumen fapientix omnesqui
praeeftis populis, c^ perciò fi pone lo spiritofant* in mezzo allo feudo
rotondo figura d'orbe, li j er che la Comma sapienza diuina gouerna
perfettamente tutto il mond® col fiio medefimo fpirito, anco perche^ egli può
infondere il perfetto lume, et perfetta s?pien^a a i Prencipi per gouernare il
Mondo conforme alla sapienza, poiché fi come detto riabbiamo, Spiritus Dei
Sapientiam docct . 11 libro delia Sapientia con i fette fegnacoh, fignifica li
giuditij della Sapienza diuina edere occulti, il che i Gentili lo denotauano
con ponete suànti i tempi) le sfingi, le quali anco al tempo noftro habbiamo ve
dute adanti il Pantheon detto la rotonda, àCT per denotare.che i dogmati facri,
bC precetti, fi deuono cuftodire inuiolati lontari dalla profana multitudine.
Jl libto, Ambilo della sapienza ferrato con i (ètte fignacoli fignifica
primieramente li giuditij della sapienza diuina ellere occulti . Gloria Dei eft
casaro verbum, gloria Regum inueftigare ermonem : impercioche appartiene
all'honor del ìomma Giudice afeondere le ragioni de i fuoi giuditij . dice iì
Cardinal Caetano fopra Je parabole di Salamoile cap. xxv. occultiflime ci fono
le ragioni delli diuini giuditij, che fpeilb ellercita . Tra Dio, et i Rè vi è
difparità,• alli Rè è ignominia celare la ragione de fuoi giuditij, perche deue
tmmfeftare le ragioni per le quali giudica, perche condanni vno all'effilio^ueco
a!U morte; airhonor di Dio appartiene occultar le ragioni delli giudici) (uoi,
perche non ha iuperioie,ne vguale, perche il fuo dominio depende folamentc
della Aia volontà, bC retto gì uditio. Secondariamente il libro figillato con
fette figlili denota l'occulta mente del* la diuina feienza refpetto alle cofe
future, che è per fare Dio finche le riueli,come efpone il Pererio
nell'Apocalifie cap. 5 .dilput. 3. Septenarins numerus figillorum denotat
vniuei fitatem obfcurir.atum> et dirHcultatum latentium in diuiuina
praslcientiafuturorum * Nel medefimo luogo dice, che quelli figiHi non-i fono
a!ìro, che la volontà di Dio . Sigilla illa non elle aliud, nifi Dei voIunta~
tem, que; arcana fua praefeientiae claudit> et aperit, quam dm vult, àC prout
""vult* et quibus '"vult è Terzo fignifica rofcurità,nella quale
è inuolta la sapienza, et per la quale-» diffìcile fi rende ad aquiftarfi >
però Salomone l'allìmigliò ad *vn teforo nafeofto nel 2. cap. delle parabole »
Si quaefieris eam quafi pecuniam, et ficut Thefauros effoderis illam, tunc
intelligei timorem Domini, et feientiam Dei inwen'es . Sta nafi.oita apprettò
Dio, Ó\^, figillata la sapienza, non perche gli huomini ne reftino priui, ma
perche la dimandino a Dio, et cerchino acqui» ftarla con induH:ria,e fatica
»acciòche non s'infupeibifchi di fé fteffi, ma ricono^ fchno tanto dono dalla
fomma Sapienza . Santo Sgottino parlando dell'ofcuf ita della fcrittura nel
Tom. 3. de doc~t. Chrifti. Quod totum prorfum diuinitus «de non dubito
adedomandam labore fuperbiam . L*iftellòdeTrinitatc. Vt autem nos exerceat
fermo diuinus non res in promptu fitas, fed in abdito lcru« tand^s, et ex
abdito er uendas maiore ftudio fecit inquiri, nella queftione 5 j. coli dice.
Deus nofter fic ad fàlutem animai um diuinos libros spiri tufan&o moderatus
eft, vt non folum manifeftis pafcete,ied ctiam obfcuris exercere nospellet .
Degna è da riportai fi quella lua icntcn^a» che è nelle feoten^e . Tom* *"
ambone, . ut ^.bonEfuntinfcripturisfan&ismyfteriGrum profunditates, qua: ob
hoc ceguntur, ne vilefeant, ob hocqueruntur vt exerceant,ob hoc autem
aperiuntuce pafeant . Moke cagioni di ciò raccoglie anco Francesco Petrarcha
nel terzo libr. delie inuecciue cap.vi. era Iequali è quella pur di Santo
Àgoftino nel Salmo 125. ideo enim inqui t obfcurius pofitum eft, vt multos
intelìc&us generet, et ditiores dilcedant homines, qui claufum inuenerunt,
quod multis modis ape-? rirecur, quam fi vno modo apertum inuenirent .
L'ofcurità del parlar diuint» è* vtile,perche partorire più fentenze di verità,
et le produce in luce di nocitia T mentre che vno l'intende in vn modo, et
l'altro in vn'aitromodo. Deu$aliu# eum fic, alius fic intelligit, dille
neli'vndecimo de Ciuitate Dei.per "vltima pone quella di S. Gregorio (òpra
Ezechiele Magna inquit vtilitatis eft obfcuiita» eloquiorum Dei, quia exercet
fenfum, *vt fatigacione dilatetur, et exercitatus capìat qued capere non poiTet
ocioius, habet quoqj adhuc aliquid » quia fcrip* tura facrx intelligentia fi
cun&is eflet operta 'vilefeerec, fed in quibusdam lo»' cis obfcuribus,
tanto maiori dulcedine inuenta reficit^quanto maiori labore ctftigat animum
quelita . Et quelle fono le cagioni > per le quali la sapienza di* uìna
habbia nafeofto molti fuoi mifterij dentro ofe ura nube di parole. Nube-. dico
conforme a Santo Àgoftino, De Genefi contra Manichcos,oue chiama l'ofcurità
della fcrittura nube . De nubibus eas irrigat.id eft de fcripturis Prophetarum,
et Apoftolorum ; re&e appellaritur nubes, quia vetba ifta, quc. fonane 9
fri ftò,&pereuiIo aere tranfèunt, addita abfcuritate allegoriarum,quafi
aliqusu caligine obdu&a "velili nubes fiant . Tanta è lo/curiti della
fcrittura in akuni palli, che Santo Àgoftino, il quale fenza maeftro apprefe
molte difcipline,3£"* ciò che trattano i Filoiofi /òpra i dieci categorij,
confetta di non hauer potuta intendere il principio di Efaia ; ne marauiglia è
che il Toftato nella prefationc-» Copra la Genefi dica, Scriptura sacra adeo
eft difficilis, ~vt in quibufdam locis » fq; hodienonpateatintelledus. Gli
Egitti j l'ofcurità della sapienza, et vav na dottrina loro di cqfe facre la
denotauano con ponere auanti i tempi) le sfia» gì t lequalianco nel tempo
noftro riabbiamo vedute con oicure note gierogìifo» che, nelle ba(è, auanti il
Pantheon, detto la Rotonda, trasferite per otdine di Sifto V. alla fontana di
Termine; delle quali sfingi Plutarco in lftde,& Ofhide» Ante tempia
Sphinges plerumq;collocantes; quo innuunt fuam rerum facrarum dodrinam conftar*
perplexa, et fub inuolucris latente fàpientia . Ma noi Gabbiamo figurato
l'ofcurità,& difficolti della sapienti diuina coi libro ferrato con lette
fegnacoli prefi dalla sacra Apocalilfe, 'volendo inferire, che nella recondita
sapienza diuina -vi fono cofe tanto ofeure, quanto pretiofe,di cettiffima fede,
et autorità : liquali fette fignacoli a quelli facilmente faranno aperti, che
chiuderanno le feneftre de i ienfi alli fette capitali vitij, con le fette
">irtu a loro contrarie ; &T cercaranno di confeguire con la pietà,
e timor di Dio la sa|>ien^a,& feien^a doni dello Spiritofànto, L'Agnello
Pafquale fopra il libro fi pone, perche Dignus eft Agnus qui occifus eft,
accipere virtutem, SC diulnicatem, et sapientiam Apoc. cap. 5. Vn'al* tra
ragione vi fi può addurre, rifpetto ì'humana conditioiie delle creature, ledali
per ottenere la Sapienza, non deuono elferc fupeibe, e inique in Anima O 2 enim
2/2 SAPIENZA DIVINA. enehe non iota con iiatti wa con Ie*par: h^ fuor de i
termini gm$i,& tagioneuoii, fi da grandemente Scand.oÌo,,& fi U con
elle cadere altrui imqu.alcht mala operatfòrj^j con danno, 8C' con
ruinagrandiilìma, come ben dimoftra S. j nomalo in 2,2. CiUcìl,^. art.
pvimo,diando, che Scandolo è detto» 0 fatto meno dritto, che dÀ cccalìone a
gl'altri di ruma . I capélli ricciuti, labarha bianca artifidolàmente acconcia,
f'ha&ito "vago, 3^ gii ftromerìti fopradetti ditnoRrano, che nel
vecchio è di molto Scai doip latrare in difpartele cofe eraui,& attendai
alle ìaiciuie,conuitt,gmochijcfte, canti,& altre vacua cooro.rinc al detto
4 Conieilb Gallo . O 3 Turpe,#f$ Turpe Ceni *vultus nitidi, veftefq? decorae,
Atq; etiam eft ipfum -viuere turpe fenem Crimcn amare iocofcrimen conuiuia
cantus . •O miferi, quorum gaudia crimen habec, Perche, fi come dice Sencczin
Hippólito Atto.2. Al giouane l'allegrezza,» 'Vecchio fi conuien ièuero il
ciglio • 'Laetitia iuuenem,frons decet triftis fènem . Il tenere, ch'ogn'vn
veda, le carte dagiocare>è chiaro fègno-come habbiamo detto di
ScandolOi€;particolarmentenel-vecch;o,eflèndo che non?(olo non fugge il giuoco,
ma dà materia^cne ligiouani faccino il .medefimo ad' imitatione del fuo male
elTempio . SCELERATEZZA O VTTIO. VN
Nano'fpEopoitionato?guercÌQ,di.ca«3agion€.bruna, dipelorofib,^* che abbracci
vri'Hi dra* Le fproportiorii del corpo fi domandanoarguitce fan imo'béllo>e
bene operante ; (limandoli, che come ì panni s'acconciano al doli», cofi i
lineamenti,eie qualità del corpo fi conformino con le perfettioni
dell'animajpeib Socrate fu anclfegli d'opinione,che le qualità del corpo,e
deH'animajtabbino infieme cóuenien^a. Guercio, brutto je di pelo rollo fi
rapprelenta, percioche quefte qualiri fono ftimatecommunemeute^itiofe, onde a
cjuefto propofito diflè Martiale xvi. de fuoi epigrammiCrinerùber, niger ore-,
breuìs pede, lumine Ufus, iHemmagnampr D 3i9 naf:cndo perciò nella Città molto
difturbo,fecero finalmente conuentione,crie fi dnuefle andare all'Oracolo
d'Apolline Pitheo,e che da lui lì a/pettallè ri/olaticne,ilquale rifpofe
douerf] dar in dono al più fauio della Grecia ; Owfe di còmun confen/ofì
portato a Socrate, il quale ellèndo confapeuole del lignificato
«Teflòjfubbitdlo rimando all'Oracolo, dicendo,che fuor di lui medeiirno non fi
doueua ad alcuno, per-chefblo Dio penetra, sa, et conoice eutre le co/e.
SCIOCCHEZZA. ONN A mal veftita,!» quale ride di vna girellarne tiene in mano di
quel le, che fanno voltare i fanciulli al vento,có vna malia di bióbo in
capo,alìudendofi al detto htìnOiTlumbeu ingemum, perche come il piombo
ègraue,& fé ne ila di fùa natura al balFo,cofi ancora è lo /cioccacene non
al^a mai Pingegno,n la mente a termine ài difeor forouero perche,come impiombo
acquieta là plédore,e tolta lo perde,cofilo /ciocco fxcilméte rallótana da
buoni proposti •* Il rjfo lenza occa(ìone,è effetto di feiocche^za jpcrÒ dille
Salomone', moko rìfo abbonda nella bocca defli (ciocchi . La girella» dimoftra,
che come i (uoi peafieri,cofi l'opre fono di-ntilun valor*, et fi girano
continuamente» S COLTVRA GìOVANE bella, con l'acconciatura della tefta
femplice, &' negligente fopralaquale farivn ramo di lauro verdelli farà
veltitadi drappo di vago colore,con la defbra mano/òpra al capo dì vnadatua
difillo, nell'alti a ttnghivarijiftromenti ne cellari j per retiercldo di que/f
arie^co' piedi polati lopia v» ricco tappeto Si dipinge la /coltura di faccia
piaceuole,ma poco ornata,perche mentre con la fan tafia Hi uomo s'occupa in
conformare le cole dell' arte con quelle delia* natura-, facendo l'vna, et
Pàltra fcmigliante, non può impiegarli molto neiia_> cura delle cofe del
corpo . Il ramo del lauro,. che nella fèuerità del "Verno eonfèrua la
verdezza nelle.* fue frondi, dimoftra, che la /coltura nell'opere fue, fi
conferua beila, àC vitra contro alla maligniti del tempo» Il veftito di drappo
di vago colore, farà conforme alla fcoltura i/le/Ta, laquale et efercita per
diletto, et fi mantienerper magnificenza . La mano ancora fòpra alla ih tua,
dinauftra, che fé bene la /coltura è principalmente oggetto degl'occhi, pub
efler medefimamente ancor del tatto,perche la quantità foda^circa la quale
artifitiofamente comporta dalla natura fi e/Ter cita quetVarte,può.eller
egualmente oggetto dell'occhione del tatto. Onde fappiamo,che Michel'Angelo
Puonarrota, lume,e fplendore di ella, ellendogli in vecchiezza per lo continuo
ftudio mancata quali affatto la luce,foleua col tatto palpeggiando le ffcatue,
ò antiche,e moderne che fi follèco, dar giudicio>6£~ de! pr~3^
"•>&'"* del va'ore. Il tapeto fottp i piedijdimoftrajCome fi è
detto,che dalla magnificej>za "vie» /ottenuta la fcoltura, et che fenza
ella farebbe vile, ò for/e nulla . SCORNO. VOMO con vn Gufo in capo, e con la
vefte^rnal comporta, di/cinta. Le XX D . 217 Lo f corno è vna fubbita
ofFeia'neìj'honore,8cr" fi dipinge coi Gufr, Il cjuale e «vccel-io di
catùuo augurio, leeondo l'opinione /ciocca de'Gcntili,& notturno» perche fa
impiegar gli animi facilmente a cattiui penfieri . SDEGNO.UOMO atmato,e veflito
di rolFo,có alcune fiamme di Fuoco, ftarà con te braccia i(*nude,porterà
ricoperte le gabe,có due pelli di piedi di Leoni fatte a vfo di calza-,tenendo
in capo vna teda d'Odo, dalla quale elea hàma, e fumo. Il fuo vifo farà ro(Io,e
fdegno(o,e in manopoiterà alcune catene rotte in pezzi Il veftimento rollo, et
le fiamme, meritano, che lo fdegno, è *\n "\iuace r?« bollimento del
fangac . Le gambe,& le braccia, nel modo detto, danno indicio, che lo
fdegno pub cfler sì potente neìì'huomo per opta delle paffioni meno nobili, che
fi renda limile agli animali bruti, et a Ile fiere feluaggie. Et però ancora vi
fi dipinge la-, pelle dell'Odo, il quale è incitaciiìlmo allo fdegno. Le catene
rotte moftrano,che lo fdegno fufeita la for^j& il vigere per fupeperar
tutte le diirìci^t} . SECRETEZZ A. ONW A, che non (olo h abbia cinta fa bocca
con vna benda, ma anco figiK lat3,& il redo della pedona fia da vn gran
manto nero tutta coperta . Solcuanogl'Antichi con la bc cca legata, e figillata
rapprefentare Angerona Dea della fecrete^a, per denot; re i'obligo di tacere i
fuoi, •& gli altrui iecreti. Si dipinge con il manto nella guifa ch'habbiam
detto, percioche h com'egli rìcuopre tutee le parti del corpo, coli la
fecretezza cela, ottiene occulte tutte^ . quelle ^ofe, che le vengono cci
fidate. SEGOLO HVOMO ve:chio con vna Fenice in mano,chefi arde, et ita dentro
alla nona sfera, . Si fa vecchio,pcrche il fecolo5è lo fpatio della più Ionga
età dell'huomo,ouei ro di cent' anni, et lo fpatio delia vita della Fenice j
oueroìl moto d'"vn grado della nona sfera. SEGRETEZZA, O VERO T AGlT
VRN'IT A. DONNA grane in habit© nero,che con la delira mano ti ponga vn'anell©
fopra la bocca in atto d'imptimeda, àC alii piedi da vn canto vi fu vna-» Ranocchia
. Vuol eiìèr graue,perche il riferir fecreti è atto di leggiere^a, ilche non
fanno le perlone ibde,& gcaui. L'habito. nero fignifica la buona
confidenza, e coftanza,perche il nero non parta in altri colori^cofi vna
perfona ttabile,e coftantè non palfail fecreto in akri,ma fé lo ritiene in bona
confidenza . Tiene l'anello in atto di fuggilarfi la bocca, per fegno di
ritenere i fecreti. .Arcatimi vt celet claudenda eHlihgua fritta. Diflè Luciano
Greco^V tri diflero metaforicamente la chiaue nella lingua,volendoinferire,che
li fkreti il deuono tenere chiufi intocca. Sei eft mìbi in lingua cìauis
cuJìodiensNtti'o d'Eichdo Greco Poeta, cofi tradotto da Gentiano in Clemente
Aleflandrino Scornate ViNclTEdipo Coloneo di Sofocle cragico,p«k il coro in
queita guìfà. m ' Mif ICO NO L 0 G IkA SEGRETEZZA, OVERO TACITVRNITA Vbì
"veneranda Sacerdotes Clauis lingua claudit Fouent Sscra Céferìs Miniitri
Eumolpida? ^ Horrùnibus:& quarti aurea Et ciò dice per dimoftrare,che
quelli teneua» no occulti i fecreti m Uteri di Getere,come Ce haueireto la
lingua ferrata in bocca a chiaue,nel che hanno mira i detti autori a quelle
piccole chiaui antiche fat te a guifa d'anello atte a
ferrareJaprire,fegnare,& figillare le cofe, accio fi mantenelfcro
cuftodite,& non fuftero da ferui tolte fenza cono(cerfi> de' quali
anelli da fegnare ne tratta Giufto Lipfio nel 2. lib. degl'Annali di Cornelio
Tacito ; dagl'Autori citati da lui fi raccoglie che quelle picciole chiaui
erano anco chia mate anelli,ma(Tìmaméte da Plauto,quando fa dire a quella madre
di famiglia. Obfìgnate cellas, referte anulum ad me . De' quali anelli con
chiauette anneftì ; fé ne vedo o infiniti in Roma da fhidiofi raccolti. Vfauafi
anco da gli antichi (ìgillar,come hofa,le lettere con anelicene fi portano in
deto, accib non fi vedino,b palefino li negotij, onde occotfè vna volta che
eflèndo prefentata vna lettera ad Mellàndro Magno di fua madre contra Amipatro
in prefen^à di Efeftione fuo caro amico>fenzafcoftarfi ne guarda: fi da lui
la Ielle : ma fubito letta fi leu© . iì9 C\ leuò l'anello dai dito,coiquale
folea fegnarc le lue lettere,e lo pofe in bocca ad Enfeftione,per ricordo di
Secretez3£a,acciò non riferifle] il contenuto. Ne è marauiglia,che Augufto come
racconta Suetonio alcap. 5. vlàlìe figilJarele lettere con vno anello,nel cui
imprato -era vjia sfinge; perche la sfinge è gicroglifico nel l'occultare i
iecreti,iecondo Plerio lib. 6. Altri vfàrono per impronto l'imagìne
d'Harpocrate reputato dalla fuperftkiofa gentilità Dio del filétio, per dare ad
in tendere co tali legni a chi fcriueuano che Itellèro cheti,& occui
tallero i lecrcti. La Ranocchia fu imprefa di Mecenate periìmbojo della
taciturnità : trouafi inPlinìolib.j^.c.y.che vie vnafb te di Ranocchie nelli
canneti, enell'herba, mute,fen^a voce,e limili fono in Maccdomia^elP Africa in
Cirene, in TerTaglia nel Iago Sicendo,&ìn Serifo Itola del Ma' e Egeo
20.miglia difeofto da Delo,ne laquaie Itola vi nafeono leRane mute, onde paifa
in prouerbio, Seriphia Rana, per vna perfona chetae taciturna', veggmfi gl'Adagj»e
Suida nella parola. Batrachos seriphiosjoue dice Ran stripliia df de mut!s,quod
rane, Seriaph^ in Scy rum perlat$,non vocirerabsntur.. Le Rana Serifàa dicefi
di persone mute,e taciturne : perche le rane Serifìe non gridauano, ancorché
fulìero portate in Sciro, oue le natiueranegridanano : e però quelli di Sciro
marauigliandofì delle rane mute di Serifo foleano dire Bafrachos ech
seripbu,cioè Rana Serifia,laqual voce pafsb poi in prouerbio. Si cric no è fuor
di propoli topenfare (fi come anco giudica il Paradinonel li fimbo'i heroici)
che Mecenate v fa Uè nel fuo anello la rana,per (imbolo della Taciturnità, e
Secrete^a,mediàte laquaie era molto grato ad Augufto Imp.come narra'Eurropio:»e
bene Suetonio al c.66.dice che Augufto reftò dilguftato di lui, perche riferì
vn fecreto della congiura (coperta di Mu rena a Terentia fua moglie; mancamento
inuero grade,perche li fecreti mailìmamente de Principi non fi deuono riuelare
a niuno homo, no che a Donne di natura loquaci5come ie gaize,' he ridicono
ciò^he odono dire,e fé bene la fecre tezza,e taciturnità èfemina,nondimeno!i
fecreti, che fono mafehi nò potorio ftar rinchiufi nel petto delle fémtne. Ben
riebbe ragione Efopo dar quel ricordo, Mulieri nunquam comi/eris arcana.dicefi
diCatone,ch'o£ni volta checenferiua qualche fecreto alla moglie fempve fé ne ti
ouaua perito: ben Ce ne trono pen tifo Fuluio amico d' Augufto,ilquale hauendo
vn giorno fentito piangere l'imperat. e lamentarli della folitudine di cafa, di
due nepoti da canto di figlia tolti di vita,di Poftumio vnico rimafto,che in
eililio per calunnia di Liuia fua moglie viueua,e che era sforzato lanate il
figliaftro 'uccellò: e dev'Imperio, ó tutto che hauelfe compaflìone del
nipote,e defiderallè di richiamarlo dall elfilio, Fuluio riferì quefti lamenti
alla moglie, la moglie a Liuù Imperatrice, diche ella acerbamente fé ne lamentò
con Augufto : Fuluio andatofene la mattina,fecondo il coftume a falutare.e dare
il buon giorno a l'fmper. gli rifpofc Augufto . Sanam mcntem Fului . cioc,Dio
ti dia buon fènno,dandogli ad intederè con tal motto, che haueua hauuto poco
ceruello a ridir il fecreto alla moglie, co laquaie poi fé ne dolfe
fortemente,dicendo,Augufto s*è accorto,ch'io ho fcopeico il fuo animorperò da
me fteflo mi voglio dar morteje meriramete rifpofe la mogli^dfen do ftato tanto
tempo meco,nche bene fpeflo, come curiofe d'intéiere i fatti altrui,a bella
pofta fati norma in tali cali bifogna gabbarle per leuarfele dauanti con
qualche artifitiofa ìnuentìone,come fece Papirio preteftatogiou metto
accorto,che taciturno tene occulti ifecreti del Senato, calla Madre the coi
ftSzagrade da lui ricercauache cofa s'era confukaco ne! Senato,ri!pofe dopo
lunga refiltenza,che s'era trattato s'era meglio per la Repub!ica,cff vn huomo
folo hauelle due moglie vna donna due mariti, ciò (ubico mtefo,lo riferì a
l'altre marrone, lequali Ce n'andorno vnite infiem? piene d'anfietà al Senato,
eio pregorno co lacrime a gl'occhi,che fi terminale pili .tolto di dare per
moglie vna donna fola a due huomini,che vn1 huomo a due donne . Il Senato fi
flupì di limile domanda: intefa la cofa, come era pallata, fece gran fella a
Papirio abbracciamolo ogn'vno per la (uà fede,e fécrete^a>dandogii
fkiuilegio,chegK folo de' putti pcrl'auuenire poteifein con
fèglioiiiteruenii"e,eomeri{-eriice Macrobione'Satutnali li. 1. et?. nò è
inferiore la burla, che narra Piuurco,nel trattato d :: 'Garrulità
te,prorneuole in quella mate ria,d'vn Senator Romano, ilquale ftando molto
penlofofopra vn configlio occulto del sena:o,fìi con mille (congiuri pregato dalla
mogIie,che la facefie cófipeuole del lecreto, dandoli giuramento di non douerlo
ridir mai: il marito fingédo eller conuinto dalle fue preghiere, dille fappi
che è venuto auuifo, e li Vna lodola è volata armata con lancia, e celata d'oro
: hora m'amo con gl'Auguri a confultare fé fia buono,ò cattiuo augurio,ma di
gratia taci, non Io ridire a niu no. la lecreta moglie partitoli il marito
dubitando di finiftro augu;io>cominciò a piangerei dar materia alla ferua
d'accorget fer, e, che difgracìa vi era, fi come fece,la Padrona narrolle il
tutto, co la folita clau'ul, uuerti nò lo dire a niuno; ma ella difeoftatafi
dalla Padron", raccontò il tutto ad vn fuo amante, l'amante ad vn
altro,&in breuefi fparfeperil foroRomano,doue peruenne all'orecchie
dell'Autore della nuoua, ilche tornatofene a cafa,d:(Tè alla moglie,tù m'hai
rouiiPto-giàs'èfaputo in piazza il fecreto,che t'ho d ttojsòche'l Senato (1
lameu tara di mc,bilogna ch'io muti paefe per la tua incontinenza,& tlla
ri(pole,nó è vero, non ho detto niente5nó (ei tu il trecentefimo senatore del
Senato? perche ha da eller data la colpa più a tech'agl'alcrircomeil
tiecentefimo? rifpofeil ma rito,quefto non Iosa niuno del Senato fé no io,che
ho ce* ujto fimil fintione per prouare la tua fecrete^zri.Ma per i'auuenire nò
accade far piena della fecretez^a delle donne, che per l'ordinario tutte
cantano*vo!éY.eri . Meglio anco farà di andar cauto in ciò,e rileruato con
gl'huinminse non confidare i Juoi fecreti con niuno,e chi li confidale (\
diuolgano,non fi lamenti d'alti i,ma di te ftciìo,cheè .ftato il primo a di'.
'!i> netilche deuefi ofterware la continua taciturnità della Ra» na Serifìa,
laquale it bene è prefa dagl'Adag j prr vicio'a.e (uùcrchia taciturnità in alti
e cole ; nulladimeno è commendàbile in quello particolare della fecreterza ;
perche il leat.ro dot: e eller tenuto in bocca ch:uiò,e dallato. SEDITIONE
CIVILE. DONNA armata con vn'ai't a nella mano dritta, ueila finhlra vn ramo di
Elce,alìi piedi due Cani, che li a^zurlauo^vuo incontro i'aiuoLe fé SEDITIQHE
ClVlLE. 22 1 Le /èdìtfon>reguerre,& h dìffèren^ Guilì nfuna artra cofa
le commuotw£ crie \ì corpo >& li (noi appetiti,&: cupidigie, tutte
le guerre nafeono dairacqutfto d'elle ricchezze r et le ricchezze ci sformano
d*acquiftare per le commodi tè del corpo, al quale cerchia
moierurre>ckr*aaco'pfociìrfanio di lat iare tutti gli appetiti noftrij et
cacciarci tvmeIecupidigie,&voglie,.che dal fenfoct vengono fomentate »o per
"vtile di robba, 6 per amor dtDame » 6 per arabitione dfi, cV pretensone
ài magioran^a, non volendo cedere a gli alter» maj fiiperarlrin ogni conto: per
quali rifpetti vengono s Cittadini a perturbare il tranquillo flato della
patria, et ieminano per la Cft tà dille nuoni,& (i pongon» in arme perle
Sedi tieni fufeitate, 8c*"*perciòJa figuriamo armata, dalla quaJej»
Sedinone deuonoin ogni modo attenerli ti Cittadini,, per la quiete publica
>{que omnes aboleat . Tiene vn ramo d'Elee nella mallo fìniftra per (imbolo
della Seditìone ciuile, polche quefti arbori fé tra loro fi sbattono, et vrtano,
fi rompono » Arift. nel $• della Reithorica per autorità di Pericle, che i
Boeri j erano fimili a gli Elei, impercioche fi come quelli tra loro fi
rompono,cofi li Boetij tra lorocorabatteua* no . Pericles, inquit ille, Boetios
ilicibus effe fimiles dixit, vt enim ilices feC**, "viciffiro frangUnt
> ita Boetios inter le prarliari ; onde ne deriub l'AIciati rJEmbìema.205.
Duritia? nimia quod fé fé rumperet ilex> Symbola ciuilis fèditionis habet.
Dalla cui figura dell'Elee fi raccoglie » che fi come gl'Elei piante grandi
> ga« gliarde, falde, denfè,& dure, difficili a ìpiantarfi^Cx: tagliarli
da colpi di ferro, nondimeno vrtandofi tra loro facilmente fi rompono, cofi le
Republiche ancorché ben munite,& fortificate, difficile ad edere [piantate
da ferro,& nemica mano, nondimeno fé li cittadini tra loro sVrtano,
facilmente cadono, aacorche domeflici d'vna medefima Città per gli ideili
rifpecci di fopra toccatf vengono in contefa, et partorifeono alla patria, Se
Citià loro pernitiofe turbalenze di feditioni ciuih, dimodo che fono, come
tanti cani arrabbiati* Lmet ici> et fitibondi del fangue ciuiie, riputati da
tutti gl'huoiti ini sfacciati, audaci « Se; cattiui, fi come eiclama Cic.
neli'Oratione prò Seftio . Hi3& audaces, Si mali» et perai t ioli ciues
putantur» quijnsitant popoli aniroos ad ieditionem • SENTIMENT l. V I s o.
GIOVANETTO, che nella deftra mano tenga vn* Auoltoio, *ofi lo rapprefentauano
gl'Egitti), come racconta Oro Apeli ine, nella finiltr» terrà vno fpecchio, 8c
ibtto ai braccio, et a canto fi vedrà vno Scudo,oue fia dipinta un'Aquila con
due, o tre Aquilette, che guardino il Sole, col motte che dica, Cognitìonisvia
. Lo fpecchio dimoftra, che quella nobil qualità non è altro, che
vn'appren*Clone y che Q l'occhio noftro, il quale è rifplendente, come lo
fpecchio, ouerediafano, come l'acqua delle forme accidentali, "vifibili
de' corpi naturali, et le riceue in se non altrimenti, che le riceue lo
fpecchio, porgendole al fenfo cop* mune, et quindi alla fantafia, le quali
ranno l'apprenfione,fe bene molte volte fal/a; et di qui nafee la difficoltà
nelle feienze, 8c nelle cognitioni appartenenti aila varietà delle cofe ; da
quello Ariftotilc giudicò la nobiltà di quello fentimento, e che più
ageuolmente de gli altri faccio ftrada a gli occulti letteti della natura,
fepolci nelle fodanze delle cofe jftefle ; che fi cauano poi alla luce eoa*
quelli me^zi dell'intelletto . L'Aquila ha per ecftume, come rarcontano i
diligenti Oilèruatori, di por* tare i fuoi figliuoli vicino al Sole, per
foipctto che non gli fiano (lati cambiati» Si fé vede che ftanno immobili,
fopportando lo jfplendore,li raccoglie» et li nutrice, ma fé troua ii contrario
come parto alieno li fcaccia;da che s'impara que ftà ringoiar potenza quando
non ferua per fin nobile, Se per elTcrcitio di opera-, tioni lodeuoli, torna in
danno, et in vituperio di chi l'adopra j Et forfè a quello fine durò
nell'Italia, et nell'Europa per molti anni, mentre durorno le fediti tioni de*
Vandaliche i Signori principali, i quali haueflero mancato di debito* h con
Dio, ò con gli rinomini, fi faceuano accecare, accioche viueflero in quel» la
mifèria^ . Si può ancora vicino a quefta immagine dipingere ii Lupo Ceruino
> 4a La* tini dimandato Lincio, per l'acutezza del iuo vedere, VOITO.
\JOLENDO gli Egittij lignificar ì'vdito, dipingeuano l'orecchia del Toro,
perche quando la Vacca appetì Ice il coito ( il che è folo per tergine di tre
hore ) manda fuori grandiilìmi mugici, nei q ual tempo non fòprauenendo il Tore
(il che rare volte auuiene) non fi fuol piagare a tal atto fino al1 altro tempo
determinato j però ftà il Totoconùiaiaiiicatedeiloa quarta v*£ ' ^co«J| tfr*
Ivi ce, come racconta Oro Apoliinc .^lignificando forfè in ta' modo, che;fi
deti«L# ascoltate diligentemente quello in particolare piùd'ogn'altra cofa,che
eneceffario alla duratione, òC* alia conferii adone di noi ftelfi, in quel
miglior modo* che è poflìbile . Et perche meglio fi conofcaquerta figura, fi
potrà dipingete* detta immagine, che tenga con le mani l'orecchia d'vn Toro.
Vàrio. DOnnachefuoni vn Liuto,& acanto vi fatàvnaCerua* ODORA T CX.
GìOVANETTO, che nella mano finiftra tenga vn vafo, 8c nella d^ vnma^zo di
fiori,con vn Bracco a' piedi,e iarà veftito di color verde dipinto
dirofer&altrìfiori . Il vafo lignifica l'odore artificiale, ò\ril mazzo di
fiori il naturale. Il Cane bracco fi pone, perche la virtù di quello
fèntimento, comein tuttii cani è di molto vigore* coli èdigrandiffimo ne'
Bracchi, che col Colo odorato ritrouano le fiere afeofe molte volte in luoghi
fecretiflimi, OC all'odore fi fono veduti Ipeffo fare allegrezza de Padroni
vicini3cheakramente non fi vedeuano. Si vefte di color verde^, perche -dalia
verdura delie feondi yfi tolgono i fiori teneri, et odoriferi . GVSTO DONNA,
che con la delira tenga vr* ee&o pieno di diuerfi frutti, 6^ nella finiftra
"Vnfrurto di perficc. Il Guilo, è vno de cinque Pentimenti del corpo,
ouero vno delle cinque partì, per le quali entrano l'idee,, et l'apprenfioni ad
habitar l'anima, della qua e-, fanno i loro configli bene fpeilo in vtile, et Ipeflìiltrao
anche in mina di elìa,i ngannati dalla falfa immagine deHe cofe apparenti, che
lono gli efploratorijóV^ lpie tal voltafalfe, &c però cagionano gran male a
lei,, 8c ad elfi ; falle lpie riebbero in particolare gii Epicurei, li quali
gli rifermano, che buona colà folle at» tendere alla crapula ien^a molti
penfieri d'honore, ò di.gloria humana . Si dipingecon varietà di, frutti,
perche quelli fenza artificio, diucrlamente dal gufto fi fanno fentire,& il
frutto dtl pertico ù prende fpeliò a limile prò» polì to da gii Antichi .
TATTO. DONNA col braccio finiftro ignudo,fopra dclcjuale tiene vn Falcone, che
con gl'artigli loitringe,&r per terra vi lari vua Teltuggine. -SENTIMENTI
DEL CORPO. VN' huorno, che tenga da vna mano legati con cinque c'ngoli alquanta
larghi quelli animali, vnoSparauiero,vna Lepre, \ a Cane, vn Falcone, et vna
Scimia, nel primo cingolo in mezzo lia figurato vn'occiiio, nel fecondo
vnaotecchia, nel terzo vn na(o,nel quarto "vna lingua, ntl quinto vna
mano. Cinque fono i leiuimenci,am>eogn*vn sa, Villa, Vditc,
odorato,GuÌtoi& Tatto : altrettanti fono gli inftromcnti.ó»: orgac.i
ki',iori},pti '.iqtuii fi riceuoao, i dece» iebCi dall'anioni*
(.ìualitìrorrcnti .i^naii fi abbuino pei ogni cingolo. Non lattata King; a in
uu^outie {opraci;.', polendoli oidiiiaiarncxite uc-tre cai liuteria sì? «atem
fi* Arift. in Galena, in Auicena,* in altri fine», et Filofofi .come anco E
wTn. lib. x. cap. 69. in Anto Gellio lib. 7. cap. 6..« Piutarcho de
placm^h,lorophoruminUttantiofitmiano,mSantopainafceno,& m Celio
Redigiao/bafti anoìttreciwl.faponi.perliqualimoffi cifiamoa figurarli cen It
Cudctti animali. La 'vitta fi faria potuta f apprefentart con il lupo ceruiere,
da cui diconfi glt occhi di acuta -vifta lincei : con tutto ciò la figurarne
con lo fparauiere augello dipotentiirimavirtuvifiua>chefinnel folefitTalo
fgturdo,*lcui fele rifekar* la villa 6T kaa le macchie, et le caligini da gli
occhi,come 1* Aquila* ma noi Gabbiamo più tofto eletto quello, che quefta ;
perche egli è di più fimbolo dell'Ethere, dello fplendoreA «Wla *uce dedicato
ai folc,luce, fplcndore, 8c lampa del Mondo,chiamato ài gli Egitti) Ofuide, di
cui n era detto Augello figacaper l'acuterza della Tua vifta : Plorarchonel
trattato d'iiide, 3T Ofinde. Accipirreetiam pitto Ofirin fa:pc proponunt, auis
enimea pollet sciamine *vifus .che la vifta habbia amnità con la luce,con lo
fplendore, STcon l'Ethere afterraafi da Phitarcho ne morali, ©uè dice che il
Mondo fé bene è vn folo noa dimeno ècompofto in vn certo modo di cinque corpi,
del corpo della terra, dell*aqua,dell'a«, del foco,& del Gelo .chiamato da
A ri ftotele quinta Man* «a, da altri luce * et da altri Ethere, ne mancano di
quelli che applicano le facultà de i lenfi, eguali di numero alli fudetti
cinque corpi,il tatto alla terra,perche refifte ;il gufto all'aqua, perche
piglianfi le qualità de fapori per Inumiditi delia-lingua fpengofa et numida
jl'vdit© all'ariana quale ripercoflà, sì fa la voce, e'1 fono ; l'odorato di
natura ignea ethere, òC alla luce, perche l'occhio lucido ftromento della vifta
ha puro humore chriitallino, 6^ nel Timeo fi fi partecipe de i raggi et lumi
Celefti . Vifus, fulgore, ether, et lux res cognat contemperantur, fenfuraq;
concordi rnotu perceliunt, dice plut. nel ducorfo d*Ei,appreuo Delfi. L'adito
ha per fimbolo il lepre,che da gli egittij per i'vdito figurauan* . Pia*'
Barcho nel quarto fimpodoqucftione^uatta^jCeleritare exaudiendi videtur
«lijsanteire, cuius admiratione du&i AEgiptij in fuis factis Htteris piòlo
lepore auditum fignificant. L'odorato f» dimoftraua da gli egittìj col cane, il
quale all'odore feopre le cote na{co(te,conofce la -venuta di gente
incognita,& del Patrone, ancorché lungo tempo fia ftato lontano,e fente
nella caccia doue fieno parlate le fiere, cV~ le perfeguita fin che le
troaa,onde fi fuol dire come in prouetbio, nafo da bracco, per vno che habbia
bono odorato : della fagacità, òC odorato de cani veggafi quel vago libretto
della Caccia di Senofonte : Quelli tre fenfi che fin qui ciplicati habbiamo3non
fono communi a tutti gli animali, poiché alcuni naicono ciechi
fèn^'occh>,altri fardi fen^a orecchic,altri fènza narici,& odoratole
bene i pefei ancorché non habbino membro,o forami di vdito,& odorato, nor
dìmeno,& odeno,& odorano:delli due fèguenti fenfi ne fono, partecipi
tutt> gli animali perfetti, come piace ad Arift. nel 3. lib. de Anima cap. 1
3. et nel lib. del fonno,& della vigilia. Omnia ammalia tat"tum,Òt^
guftum habent pra?terqj animalia jmperfe&aù'huorno auanza tutti gli altri
animali nel guf fioti,& pomi filueftri»ne i lunghi "viaggi > accio
non gli manchi da odorare.'ma quefti fono moftri di natura fenza bocca, però
fono pi iui del gufilo . Il Porco ha gufta d'ogni cofa per fine del loto et
delle immonditie, et perche ciò è vitio di gola l'habbiamo lattato da partenti
i ome anco laflìamo gli au • gelli di lungo Collo come la grue > et
i'Onocrotalo fimile al cigno, perche qucfti fono (imbolo deliaca, atte/oche
Filoxene figlio d'Erixidt^ fi lamentaua della natura che non gli hauefle dato
lnngo collo come alla Grue per poter più lung» tempo godere del gufto delli
cibi>& delle beuande, fi come anco Melanthio del quale Atheneo nel primo
libro . Melanthius voluptatis defiderio captus aui* cuiufpiam Iongattt ceraicem
dari fibi poftulabat, -vt quam diutillìme in voluptatis lenfu motaretur . Onde
Martiale neli'x I . libio, Turpe RaUennatis guttur Onocrotali. Etl'AIciato
nell'emblema nouantefimo. Gurcullione gruis tumida vir pingitur aluo » Qui
Laron, aut manibus geftat Onocrotalum, Per sfuggir noi "vitiofo
Gieroglifico » facciamo (imbolo del gufto l'Herodio detto il Falcone augello di
ottimo gufto, poiché per gran fame ch'egli habbia » come narra San GREGORIO,
non vuol mangiare mai carni putride,rna la comporta finche troui pafto degno
del fuo purgato gufto. E necelTario che ragioniamo alquanto foprà la lingua pò
fta nel cingolo del gufto » poiché non tutti concedono il fentimento del gufto
alla lingua, ma chi al palato folamente,chi alla lingua »& infieme al
palato,*^ chi alla lingua fola . Marco Tullio nella natu:a degli Dei moftra
d'attribuirlo al Palato quando dice che Epicuro dedico alli gufti del palato,
cioè della gola, non hebbe riiguardo al Cicloni cui concatio,& volto,da
Ennio chiamali Palato, fcpicurus dum Palato quid fit optimum iudicat,CceIi
palatum,vt ait Ennius,non fulpexit . Et nel libro intitolato, de
fimbus,Voluptas quar palato percipitur, qua.' suribus . intendendo del piacere
del gufto.ehe fi piglia col palato, ik del piacere deli'vdito,che fi piglia con
le orecchie Quintiliano lib.p. cap.2. lamentandofi cheli putti s'inftituifcono
prima nelle deiitie,& g«fti,che nel parlare, ancor eflò Tatiribui ce al
palato . Non dum prima verba exprimit,& iam coccum intelligit, iam
conchifium pofeicante palatum eorum,quam os inftitu.mus. Horatio nel fecondo
del le epift. facendo mentione di tre conuiuti,che haueuano diuerfo gufto,
dico. st7 ch'erano di vario palato» Tres mini comiiiuc prope diflèntire
*vident«r Pofcentes -vario vultum diuerfa palato. FauorÌHo appretto Gcllio lib.
15. cap. 8, dice che quelli non hanno palato, cioè gufto, che mangiano la parte
fuperiore de gli augelli, et de gli animali ingranati « Superiorem partena
auium?atq; akilium,qui edunt, eos palatum non ha bere. Altri l'attribuì feono
tanto alla lingua,quanto al palato, dicendo che il gufto £a *vn fèn fo,che piglia
i fapor i nella lingua,ouero ne] palato ; Plinio ncll' * j» fcV bro eap. 3 7,
l'attribuisce ad ambedue, intellecìus fàporurn cft ceteris in pril»a
lingua,homini et in palato, Altr»,có li quali ci fìamo tenuti,1'attribuÌLcono
folamente alla lingua,tra quali Lattando fkmiano, che neiropifitìo di
Diocap.x.fpecificaramente afTegnail fapore,non a'trimenji al palato, ma alla
lingua, ne a tutta la lingua,ma alle pai ti che fono d'ogni cantone quali come
più tenere tirano il fapore con fottiliffijni fènfi, Nam quod atjtiner ad
faporem capiendum/allitur quifqui$,hunc fenfutn palato i nelle arbitratur;
lingua eftenim,qua fapores fentiuntur,nec tamen tota,nam partes eius.quap funt
ab vtroq; latere tenerjore$,faporem fubtiliiH.mis fenfibus trahunt . Ariftotele
nel p, lib. dell'hiftoria de gli animali cap. x 1, dice chela fo.^a di quello
gufto l'ottiene rpetialmente la parte anteriore detla lingua : ci fono anco
filofofi che pongono l'organo, et l'origine di quello gufto m vna pelletta
lotto la linguai {otto carne fpongofa, òC porofà nella fiiperficie della
linguai et perche fanno che limile pelletta fia anco nel palato,quindi è che fi
pone da multi il gufto nella lingua, et nel palato : onde Ariftor, dice che
certi petei che non hanno lingua riceueno gufto dal palato loro carnofo; Anco
la gola è partecipe del gufto, anziCicd ce,che il Gufto habita nelle fauci
della gola . Guflatus habitat in ea parte Oris,qua efculentis, et poculentis
iter natura patefeeitjma non per quefto fi ha da far fimbolo del gufto altro
che là lingua,perch« in lei è il principio del gufto,ella mone il fenfo de
fapori ; il godimento poi et il piacere delle cofe,che il mangiano confifte
nell'i ngollare, per la foàuità dell! cibi che nel defeendeue toccano là
gola;come fi raccoglie da Arift. nel lib. delle parti de gli animali: lingua
sensum mouet saporum, efculentorum autem omnium voluptas in defeendendo
contingit,piglia>palpeggia,& maneggia ogni cofa,& imita li getti, Se
le alcioni Immane, onde Miniico chiamo Cgliipide biffo ione Icimia, &C
Demo(tene,Efchine per i loiofpeiH mouimenti,&: gemVchefaceuartoconle mani $
jjli ftellt atti con mano»fanno i Cinocefali,© gattimam moni che dir vogliamo:
ma noi lo figuratilo con la (cimia,ellendola Tua fimigliaaza humana da poeti
celebratala Ennio pri meramente» Simia quam turpis fimillima beftia nobis e A
flit iitriutione Q. Sereno dille. Siue homo/eu fimilis turpiflima beftia nobis
% Vualnera dente dedit, Claudiano Humana qualis fimulator fimius oris, Ct
Ouidio nella irasformationede cercopi in Scimie così cantò* In deforme vkos
animai mutauit ve ijdem Diilìmiles heminiypofiènt fimile/q; videri. Se bene li
Cercopi checi fono propriamente i fudetli gatti mammoni, Càmie •on (a coda*per
la cui differenza diflè Martiale. Callidus emiffas eludere fimius haftas j SÌ mihi
cauda force Cercopithecus erarn. Habbiamo raprefenuto li fentimenti del corpo
legaci chccì in vfla ira^gtne, perche è neceffafio,che fi trouino anneflì tutti
in "vn corpo, che fen3[a vn di loio,c impetfetto,e fconcertato»come
*vn'iftr omento fenza vna corda. Si potria ad'ogni occafione raprelentare anco
ciafcuno fentimento (eparato col fuo ci»gole*5 perche col fugo fuo fi
ricuperano la *vifta »dalche fi è poi comprefo che gioui alla calìgine de igli
hnomini : Fceniculum nobilitauere (èrpentes, guftatu, vt diximus, fcne&am
exeundo, oculorumq; aciem luccoeiusreficiendo. Vndeintclleótum elt,hominum
quoq; caliginem prarcipue^* eo leuari . Addito aggionga fi vn ramo di Pioppo
bianco,ouero di mirto, perche il fugo caldo delle foglie del Pioppo bianco leua
il dolore dal! orecchie,di che Plinio lib. 24. cap. 8. il mirto,perche Poglio
tratto dalle fue foglie, 6^ bacche ftillato nelle orecchie le purga .
All'odorato aggiongafi la rofa t dalla quale fpira foauiiTìmo odore, più che da
ogni altro fiore 5 Algufto-vn pomo, che fé bene i pomi fono giocondi anco
ali'odof&to, &^ aili vifta,nondim eau l' vlumo Ho loto è il gufto.
T> AI tatto fi potrà aggiongere nella finiftca mano ve (q 1 petto
vn'Atmelliiriò, et ?n Riccio, per denotare le feconde qualità djuerfe del
tàtto,!'afpero, &'i i mar» indo ; quello al tallo è ruuido, et pungente,
per il contrario la pelle di quello è di lifeto, morbido,* delicato tallo.
SENSO GIOVANE, ignudo et graffo, ftando in vn Rufceilo d'acqui à mezza
gamba,& nelle riue vi fieno varie piante, da "Vna delle quali dio con
la deftra mano colga il frutto, et con la fi ni lira tenga "vn ma^o di
fiori . Il ftnfo fi dipinge ignudo,perche fa gl'huomini andar nudi de' beni
dell'anima, et del corpo, mentre Hanno intenti al prefente piacere, non fi
prouedendo, ne fi preuedendo perlefuture calamiti. La grafferà, è indieio
d'anima (ènfitiua, di penfien biffi » '& di poca fpeeu* . latione nelle
eofe difficili, la quale principalmente macera ti corpo, et indeboli* (ce le
membra,come confermano i Fifiognomici . Sta co' piedi nell'acqua corrente, per
dimoilrare, che i piaceri del fenfo/ono in continuo moto,& corrono, et
menano via l'età fenza profitto,& fenza merito . Ec è difficile il
fofteneifi, come pericolofo il caminar per eilì . Si piglia alcune volte
l'acqua per i peccati, 5c"~ l'huom e y;he vi ftà per Io peccatore, fecondo
il detto di Dauid : Intrauerunt aqu£ vfcj; ad animarti meam . Et in quello
propofito fi moftra, che feguitandol'huomola vita del fenfo, ftà iru gran
pericolo di non iommergerfi per mezzo d'elfo, mortalmente cafeando. I fio
i,& i frutti, notano più particolarmente quattro effetti del fenfo, cioè il
vedere, il guito, l'odorato, et il tatto, i quali fi oprano ne' fiori, c\^ ne'
frutti, feoprendo l'altro dell' "vdito nel mormorio, che facilmente fi può
veni e in cognitione,che faccia l'acqua corrente . ' Senfi, come fi poffom
rapprefentarein vna figurar fola .Glouane, vetlito di varij colori,hauerà in
capo vna ghirlanda di diuerfi fiorì^ frutti, con vn pennacchio, il quale mollri
d'elfer molfo dal "vento; nelia finiftra mano hauerà ~vna Cetera, b 1
ibia, ouero Fiitula,^ la delira ter* ri nel guanto. G;ouane fi dipinge, per
dimoilrare con queft'età la volubile:^ de i fenfi . Li varij colori del
vefhmento,dhotano il fenfo dei vedere, di cui infieme con la luce fono obietto
; cofi i fiori l'odorato, et i frutti ii gufto dimoftrano ; 6c^ ridromento da
fonare lignifica quello dell'vdito,riferendo Pierio Valeriano nel 7. lib. de
fuoi Hierogl;fici,gli Egittij hauer con alcuni de der.ti iftromenti lignificato
iì fenlo dell'orecchio, li tatto fi dimoftra col guanto, il cui vfo è di
difendere la mano dal freddo, da Sole, et fomiglianti ccfe,che al fenfo del
tatto fanno alteratone . Gli fi j,one il pennacchio in capo, perche i fenfi
facilmente fi mutano, come fi Biuoué il pennacchio a picciol vento. SENSI. PE R
rapprefentare i cinque fentimenti del corpo in vna fola figura . fi dipinge -vn
gìouane veftito di bianco, che in capo habbia -vn ragnatele* che gli fieno
appreno vna Scimia, vn'Auoltoio, vn Cignale, et vn Lupo cer^eP ^ roccia ro ;
oafcuno di (petti ammali fi crede e he habbia vn fenfo più acuto g 5T pia
efquifito,che non ha l'huomo* peto li dicono qu fti -veth . Nos aper audittf y
hnx vini, Simia guftu * Vukur odoratu, fuperat Aranea ta&u . SERVITV VNA G'onane
fcapghata, veftita d'habito corto,e fpedito,d, color bian. 'co che ten^hi in
fpalla vn gioiellerò vn groflo.óT pelante fatto: Hayerà i pied. nudi afe* camni
per la. ;godi*quia in paucafu-ttifidelis, &c, Il giogo in fpaila
anticamente era pofto per fimbolo della feruitìì, cerne narra Pierio Valeriano
nel lib. 47, de Tuoi Hieroghfk i, come anco fa mansione Seneca in Hercole
Furente, doue dice, Quot irte famulus tradidìc Règ»j ned Cut ergo Regi feruit,
§C patitur iugum I Et Plauto in Milite . Nam nomini fcruo fuoa Domitosoportet
habereoculos, èf manus. Et come riabbiamo detto, in cambio del giogo fi potrai
rapprefentare, chitenoni vn graue fatfo; percioche veramente., è duro,
&" gtaue, il ioppottarc il f>efo della k>uitù,come dice Seneca
in Troade . Durum, inuifum» graue eft feruirium ferre. L*habito corto,& i
piedi nud', et alar, lignificano, che cornitene alia /éruità la prontezza,&
velocita. Il caminar con li piedi fppra le fpine, dinota gl'incommodi, 8^
flifficultì* che patìfee di continuo chi in feruitu (1 troua-, Onde Dante tati
V. del Pvgatorio, cofi dice,, .* Tu prouerai fi come sa di falò Lopanealtrui,
et quanto è duro calle Lo fcendereve'l falire per i'altrui Icak— La Grne con il
fauo nel piede,come dicemmo,Ggnìfica la vigilali ?«,che i ferr «iteri debbano
hauere per feruigio d« i lor Padroni,come il Signor Noftro Giesù Chrilto. Beati
i rui ilIi,quos cum venerit dorninus inuenerit vigilantes. SERV1TV PEK.FORZA.
DONNA con il capo rafo,magra.fcal^a5e mal veilita,che habbia legnato il vifo dx
qualche carattere,e che fia legata con catene,e ferri aìii piedi. La fèruiuvii
cui parliamo vien detta à remando, percioche eflendo alcuni prefi alla guerra,
non s'amma?z.tuano, ma fi ieruauano, òC fi faccuano fei> ui, i quali fi
chiamausno per for^a . Si dipinge con il capo rafo, percioche apprefio i Greci,
$C~ lassili ("come tìferiice Pieno Valeriane lib. 32. ne'luoi
Hieroglifiti) era raanifefto legno di Seruitiì . L'eiler magra, fcùl^kjSc mal
"Yeftita5 dimoftra iw quella rpecle di ftruitù la-» pouert^ del vitto,grincf.-mmodi,e
non hauete cofa akuuaj che lafollieui, rif ar.i,& che cuopra le fue
mjlètie. P 4 U >} Jl viro fegnato nella guifajche dicemmo* è chiariflìmo
fegnòdi priuàtione-» della libertà, come chiaramente hoggidì anco fi vede. Le
catene, et gli ferri denotano i duri legami, che di continuò tengono cp.
jarefia l'infelice vita dello fchiauo ; Servitù . D Orina fcapigliata, {calza,
magra, delegata con catene, m anette, et ferri a' piedi. Scapigliata fi dipìnge
fa (eruitiì, perche eflèndo il fno penfìero occupato in_# fcioifì d/faftidi j
impomhtiffimi delle catene, non attende a gl'ornamenti : Mofìra ancora, che i
penfieri fèruili fono baffi, -Yilij Se terrenù E fealza, perche non ha cofa
alcuna,che folleui le Tue fperanzè, che ripari i fuoi intoppi, et che ricuopra
le fue brutte^e. £ magra, per la pouertà del ^vitto, che i eguita
principalmente gli huom ini di ftruitiV. Le legacele dì catene, SC di ferri,
fono indicio di ammiflìone di liberta, Se d*vn pcflètfb certo di pene, et di
dolori,, SETE DI GIUSTIZIA. Vedila quartaBeatitudine . SFACCIATAGGINE. DONNA
con* occhi hene aperti, et fronte grande,& palpebre ìànguinofe,farà
lafciuameme vellica et aliandoti i panni con ambe le mani,fcuopra le gambe, 3^
le cofeie ignude, appreufb"vifarà vna Scimia, che m^ftri le farti
dishondtew . La sfacciataggine, è un'effètto vituperabile oppofto alla vergogna
>che per • mah* operatione apporta biafimo. Ha gli occhi con
fegnìfopradetti.perche notano sfacciataggine, come dice Ariftotile nel 6. cap.
della Fifonomia . Et lafciuamente fi verte, per lo defiderio d'impiegare
l'opere lue in danno, Se vituperio dell'honoF proprio . Parimente fcuopre le
celate parti de! corpo, perche lo sfacciato non pre^a** Fhonorepf fro in quel
modo, che lo mantengono gl'altri huomini. La Scimia lignifica sfacciataggine,
perche quelle parti, che fi dettone tenere celate, ella per naturale
infrinto,fcuopre,& manifefta fen^a alcuna auuertcnza* come dimoflra Pierio
Vaferiano SFORZO CON INGANNO, VN Giouanerobuito, armato da guerriero, ne!
deftro braccio tenga aauolta "vna pelle di Leone,& nella finiftra mano
vna di Volpe,in atto di elìer pronto a tutti i bifegni per offendere il nimico
con la for^a lignificata per il Leone,* Si con la fraude, ouero inganno di m
oftrato nella Volpe • D SICVREZZA, E TRANQUILLITÀ T\(f ila Medaglia di Gordiano
. ONNA in piedi appoggiata ad vna colonna,^ tiene con mano rn'ha» fla, ouero vn
ScetuoA auanti •yti Altare . Possiamo intendere, che colui,che ftà bene con Dio
» al quale fi cenuìene il facrìficio, pnoficuraroenteripefare. SICVRTA O
SICVREZ% A. DONNA, che fi appoggia ad vn'hafta con la deftra mano, et con la
fin;* lira ad vna colono*, cofi fi vede in vna Medaglia dì Macrino . E ficurtà
fi dice, quella fermezza, che (ente l'huomo nello ftato fuo, come-. in
ogn'alcra cofa, ferina pericolo d'erTer rimollb ; Peto fi fa appoggiata alla
ce* lonna, che dimoftra fermerà, et all'hafta, che dimoftra imperio, et
maggioranza, dalla quale è pericolo cafeare a terra, come è virtù faperuifi
conferuarc-. con hortore. Gii fi potrà anco far chetenghi in capo vna ghirlanda
di felce» dimoftrando per eflalaficurezza, per tenete lei i ferpi loi cani,
animali (opriu ogni altra forte molto pericolofi, e nociui, et quefta ellere la
potiflìma cagione, chei contadini "vfatlèro d'empirne i lor letti, li come
hanno dettogli efpofitosi di Teocrito*, Sicurtà . D Orina, che in capo tiene
vna ghirlanda d'oliuo, ftà a federe dormendo, con la deftra tiene
vn'hafta,nella finiftra mano pofa /a guancia,e la tefta, tenendo il gomito del
braccio della medefima mano fopra vna colonna. Sicurtà . STà nella Medaglia
d'Otone vna d©nna,che nella delira mano tiene la corei*na, Renella finiftra
vn*halta,con lettere, Stcuritas V. J^. Sicurtà . NE! la Medaglia d'Opilio
Macrino fi dipinge *vna donna, la quale con ìsu finiftra mano s'appoggia ad vna
ma^a, e con l'altra fopra d'vna colenoa, con lettere, Securitas tem forum .
SILENTIO APPVLEIO. UOMO fenza faccia,con vn cappelletto in tefta, ignudo, con
vna pelle et Lupo a trauerfo, e tutto il corpo fuo farà pieno d'occhi, e d'orecchi.
Quefto huomo fenza faccia, dimoftra,che con tutto il vifb fi parla, et
prettamente con la lingua, tacitamente con gli occhi, con la fi onte, et con le
ciglia j §C però per dar ad intendere il filentio Apuleio formò quefta imagine.
11 cappello fopra alla tefta, lignifica la libertà,che l'huomo ha di parlare,
Se di tacere, ma fopra d'vna tefta fen^a lingua dimoftra efier meglio il
tacere, che il parlare, quando non fia neceffario, perche gli occhi, e gli
orecchi per la vefte, auuertifcono,che molto fi deue vedere, et vdire, ma
parlar poco, come accenna la pelle del Lupo, perche il Lupo, fé -vede alcuno
auanti,che fia veduto da-, lui, gli fa perdere fubbito la parola, in modo che
con gran sforzo quello, che è veduto, a pena può mandar fuori vn deboli (Ti
mofuono, e tacendo, a gran paffi quefto animale fé ne fugge conia preda
rapida., . Però giudicorno gl'antichi, che fi douelTè adoperare per m emoria
del filentio . Silentio . DOnna, con -vna benda legata a trauerfo del -vifo,
che !e ricuopra Ubi bocca. E tentenna di Macrebio, che la figura di Àngcrooa
con la bocca legata, òC '■afa fuggélfiità infegni,che chi sa pacire,&
tacere, dhTimulandogli affanni, li vince al fine facilmente, et ne gode poi
vita Kep,& piscinole. SikntiOj, \J N Giovanetto, che fi tenga il dito ndice
alla bocca in atto d= far cenno, che fi taccia, Sc^ che nella f. niftra maao
tenghi -vn perfico con le foglie. Fu il Perfico dedicato ad Arpocr ate Dio del
filentio, parche ha le follìe Simili alia lingua htimana, et il frutto raSTomiglia
al cut re, tollero forfè lenificare, che il tacere a Suoi tempi è virtiì, pero
l'huomo prudente non dee cofuniare il tempo in morte parole vane,& Senza
frutto,ma tacendo ha da confiderare le cole prima, che ne parli . Si fa
gioitane, perche ne i giouani principi! Tnervte il filentio è fegno di
modefb'a, Se*"" efFetro "virtuofo, Seguitando l'vfo de gli
Antichi, che dipfngeuano Arpocrate giouane con l'ali, e col vifò di color nero,
percioche il fi!entio,è amico della notte,come dicono i Poeti. Ne mi pare
di,doaer tralasciale i verfi dell'Ariofto, che del filenro dicono cofi . il
filentio va intorno", e fa la Scorta. Ha le fearpe di feltro, e*l mantel
bruno, Età quanti n'incontra di lontano, Che non debban venir cenna ccm mano .
Sihutio. HVOMO vecchio"I quale fi tenga vn dito alle labbra della bocca,
Se*"* appreffo vi farà vn'Oca con-vn fallò in bocca. Perche l'età fenile
per/uade facilmente il Spenno, come quella che confida.» piti ne' meriti,e
nella fama acquiftata, chenelleparolc, fi fi» il filentio-da alcuni di qiiéfta
età . L'Oca, è milita dedica al continuo fttidere, Si cingottare con «nolta
garrulità., daC feijoa cynSòn;ni£a, ò armonia alcuna ; però tenendo il firflò
in bocca, c'infegna, che non ci trooando noi atti à poter parlare in modo* che
ne poSliamo acquietare lode, dobbiamo tacete più colto ; acci oche fé non fi
creScc, almeno non fi lminuilca l'opinione del nortro Sapere; efiendo che il
filentio agguaglia più i più ignoranti, a più dotti, ex: però diceua vn fauio.,
che l'huom» s*aflamigliaua alle pentole, le quali non fi conoscano le fiano
Zane, ò rotte 3fe non fi fanno fonare. Et Socrate doueadodar giuditio di vno
nueuo Scolare della fua fcuola,difle di -volerlo fentire^per poterlo vedere .
{Scriue AmmianodelrOche,che partendofi per lo troppo calore del Sole
dall'Oriente, aif Occidente, o\_ eden do loro uccelliti panare per lo monte
Tauro, oue è gcand'abbondanra d'Aqu le, timide della forza loro, per non
manifeftarfi con lo Strepito naturale della bocca, prendo. io con ella vn
SaiTo,& lo Sostentano fino che fi elee fuora del pericolo. Silentìo .
FAnou11o,come fi è dctro,col dito alla bocci,con l'ali alle fpalle di color
nero ; SU Sedendo,cV moltrando di non poterli reggere in piedi, per difetto
della debolezza delle garabej tiene in mano V» corno di diuicia>&
d'incorso ai* cuni . 23S cttni vsfi pieni di lenticchie, et d'altri leguitì iy
con le perfidie, che fono ie priRiitie, che ai iìlentio per telinone fi
efferiuano . Gli fi fard ancora appretta vn Cocodrilio, ii quale non hauendo
lingua da fate alaina bue di fcxtmo, a ragione fi potrà dire hieroghfiro del
filentio SIMPLICITA GìOVANETTA, dedita di bianco,!a quale tenga Tu mano vna
Colomba b:anca,& -VH Fagiano. Gou: netta fi dipinge, pei la proportione
dell'età, la quale nel principio dei fapete, è limile ad ym carta bianca, oue
non ria fcritto, non eflèndo altro la^ (impliciti, che vn'ignoran^i
ifcufabifedel bene, 6fe bene ancora fi domandano femplici gli hu«mìni di poco
partito. Veftefi di bianco, per eifere quefto colore fempliciflimo, ouero fen^a
conapcfitbne_, . E la colomba ancora fi pone per effe da Chrifto Sign. Noftro
data per inditi© che non opera viituofamenee,& con quella ragione datali
dalla natura,che lo fa differente dagl'aniaaali irtationali, i capelli nella
guifa, ;he dicemmo,fono i pen fieri volti al male»* •perare», • Tiene in
braccio la Scimia, percioche è cofà volgatiflìma, et dal teftimonio degli
fcrittori di tutte l'età approuata, che per la Scimia, ò Berta s'intenda 'Vn*
huomo da gli altri fpre^ati{ììmo,& tenuto per vn manigoldo,& Sciagurato;
fi ooraelomoftrò Demoftenenell5Oratione,che fece per Tefifonte,dicendo,che
Efehineera vna Bertuccia tragica, mentre ei s'andaui in certo modo con crauita
di parole mafcherando,ell*endo egli tuttauia vn gran pc^zo di crifto,e Dione
nidori co, Io, dice, non fòde i miei maldicenti più ftima, che fi faccia, come
fi fuol dire, delie berte . Trouarete ancora appretto Cicerone nel. e Epiftole,
la berta non efiere pofta fé non per huomo da niente_> . Ne fcioccamcnte è
chiamata da Pianto la berta hora cofa da nulla, hora fciaguratijlìma, come fa
nella Commedia del Milite, et del Seudolo, et in quella del Rudente la mette
per il ruffiano, che dietro a fogni fi vilambccando. Conciofiacofa,che no** fi
truoui generatione di perfone più fcelerata,e più perduta de i urli ; ellendo
eiii fi come egli afferma, in di(gratia,& odio a Dio,& agl'huomini.
SIGNORIA. Vedi Imperio. STNCFRITA. *ÌT DONNA veftita d*oro,c'he con !a deftra
mano tenghi vna Colomba bia%&.,8f con la fìniftva porgili in atto gra
tiofojSc^ bello vn cuore . F/ la fìnceriti pura>& l'enea finta
apparcn^a,6^" artificio alcunojperò fi rap» pre ent3,che tcnghì la bianca
Cofornba,& il vefti mento d'ore. l! porgere il ctfcre,denota l'integrità
Tua, perche non hauendoPhuomo fincero *virio alcuno di volontà s non cela
rintiinfeco del cuor fuo » ma lo fa paleic sdogn'vno. Sincerità. \J Na
belliiEma giotìanetta con capelli biondi eom*oro,(parfi giù per le ipal
le,fen^?artifìdo alcuno,iari veftita d'vn (ottilisfimo, ÓVT candido "velo,
&^ che con la delira mano moftri crhauerfì /coperto il petto, maftrandoam»
be le rrìammelie,ódallaqnale fcaturifca acqua chiara. SOCCORSO – GRICE THE
PRINCIPLE OF CONVERSATIONAL HELPFULNESS -- UOMO armato, che nella deftra mano
porti vna fpada ignuda, Se nel!» finiftra vn ramo di Quercia col fuo frutto. Il
Soccorlb ha due parti principali,rvna aiuta, 8c /occorre altrui con
vettouaglia,per (cacciare il pericolo dejla fame, con l'altra refille a'U fo
:^a de gl'inimici. perfàIutediquello,che fi foccorre; però fi dipinge armato
oer aiutare idebo li>& bifognofi, contro alla potenza de gi'inimio, Se
co ramo di quercia carco dì ghiande, per aiutare nelle neceffità della fame,
hauendo antica mente foccorfo a sé ftefli gli huomini in tempo di necedità per
mezzo di quefto frutto, che è de dicato à Gioue,il qual gioua,& (occorre
tutto il mondo, eflendo Giouc l'aria pia pjura,&purgata>onde noi
refpkiamo>e viuiamo SOLITUDINE.DONNA veftita di bianco,con "vn Paflaro
folitario in cima del capo;teTf ràfbtto Ubi accio deftro~yn Lepre,èV nella
finiftra "vn libro, ftando iiu luego re'moto,& folitarioj&f"
però dicefi, che la folitudine è habicatione de g '• huomini in luogo
ruftico,& remotojungi dalle conuer(àtioni del volgo, QcTd* publici,&
priùati maneggi della Patria,etlercitando religione, dottrine, ò qualche
virtuofa auioné;& il Petrarca nel Sonetto 28. Solo e penfofo i pia deferti
campi Vh mifurando à pajji tardi,e lenti. ti color bianco del
veftimento,fignifica l'intemione di colui,che habita nella (olltudincjche è di
mantener^ candido, et puro da ogni forte di macchia,chopoflfa imbrattare
l'anima, ò da negoti) chela colori feono, ò da gl'amori mondani,che la rendono
rofea; onde il Petrarca nel Sonetto 222. (opri di ciò coli dice • Cercato
bòfempre {olii aria Vita. Le riue il fanno,! e ' campagne £ ì bofehi. Ter
fuggir queFt ingegni fordiye lofebi. Che la Ùrada del Cielo hanno fmarrita . Il
Paflaro,come dicétno,* pei fua nstura vccello folitario, come dice il Salmo}?!.
Faflus fum fictìt pajfer fatitarins in letlo. €li fi mette fo to il braccio
deftro il Lepre,percioche volendo gl'Ei{ittiis(come narra Pierio Valerlanò nel
lib. 1 3.) lignificare l'hùortio fol irano, fi dICESA%£eRiPA. »39 le
cofe,rendendo Je lodi.che dene al Tuo Creatorejper beftia dall'altra bSda, qael
che viue in folitudine per poltroneria, petche la vita foli caria à chi non-»
ha dottiina3è piena d'infidie,e di paura,come difìfc Cicerone nel primo lib.
deiini:& à chi non hi religione è biafmeuole,& vicuperofa.
SOLLECITVDINE. DONNA vellica di roiro,& verde,nella delira mano tenga vn
fttrnolo,o» uerofperone et nella fini 'tra "vnafacella. Il veftimènto
rofll>>& verde, lignifica la fperan^a infieme col defiderio et
Tamore,onde fi genera la follecitudine . Il (limolo fignifica il defiderio
efficace di confeguire, ò di finire alcuna cofa ; però Teocrito vfàuà IpeiTo di
nominare la follecitudine, amorofa punta, ouero (limolo d'amore. Per la
f*3cella,apcora fi dimoerà il defiderio, et la follecitudine intentarne ar
dehdo nel cuore non lafcia viuere in pace, fin che non fi è venuto à buon fine.
Et la fiamma fignifica la fbllecitudinfjperche con calde^a,^ prederà fa Vo pera
iua,x:on(umando quel che bifogna, per mantenere nell'ciler fuo il proprio
fplendore. SOLLECtTVDlNE DONNA Giouane, oh l'ale nelle fpalle, et à piedi,
haueri le braccia > et le gambe ignude,& haueri vna trauerfina rodaceli
v n'arco telo nella finilira mano, cauando con la delira vna faetta dalla
faretra, et à piedi "vi (ara "vri Gallo. \ L ali alle fpalle,& i
piedjjmolìrano *velocità,& lol'ecitudine, et però fi dice, alcun'hauere
meile l'ali,quando è feliecito nelle Tue attioni,cofi dille Vergilio di Caco
ladrone perfegui tato dà Hercole. «*. Speculami petitipedibus addidit aìas.
Lebraccia,& gambi; ignude,fignifkano deftrez^.i,& fpedi rione . lì
color rodo, è per la famigliane del fuoco, il quale fignifica follecitudine 3
per la gii detta ragione. L'arco tefo,& lo tirale apparecchiato per
faettare, è la continua-, intelitione della mentejche dri^a i-penfieii
ali'opera.come a fuo fine. Si dipinge il Gallo come animale folieciio, il quale
all'hore fuc determinate, fi della cantando,perche non lafcia la follecitudine
finire li ibnni intieri,conforme al detto di Homero. SOLLE CITYDI NE. ELLA
ponna^ leaata fopra due ali3con vn Gallo fotto a' piedi, et il Soie che fpunti
fuori dall'onde marine, et in ambe le mani orologio da. poluere . r J Si
dipìnge quella figura bella, perche la follecitudine piglia per i capelli
loccanone >& la ritiene con rutto il bene,& belio,che. porta feco.
L'ali lignificano vdocità,& il Gallo diligenza . Et per moftrare, che deue
effere perfeuerante la follecitudine,per etfère comrnendabile,lì aggionge
l'horolo,; gij, et il Sole,il quale nel fuo veloce corfoiè durabile^
permanente. Solle. ifS ICO NO LOG I*A x Sollecitudine.^ DOnna con vn'Orologio
in mano. L'Orologio fi pone per il tempori quale è tanto ve?oce,che
pcopr-amtate l'andar filo fi puoi dire volo»& ammonifee nei altri » che
nelle noftre att'oni, fiamo prefti,& foHeciti,per non
eflèrjtardandojoppreffi da luì, &prefi nelle iafidie4che tutta via ci ordifec.
SOLSTITIO ESTIVO, VN Giouane d'eti di 25. aaui, tutto nùdo,eccetto le parti
*vergognore » quali faranno coptttecon vn velo di colore purpurino;ftirà detta
figura in atto di ritornare indietro, hauendo in capo vna ghirlanda di fpighe
éi gran^J Hauerà Copra la tefta à vfo d'vna corona, vn circolo turchino >
largo quanr* farà la figura nelle fpa)le,nel qual circolo fi fcolpiranno noue
(Ielle, et in me^o d'effe il legno del granchio,o ver Cancro. Con la delira
mano terrà vn globo, ò palla,che dir YOgliamo.della quale (ara ofeura la quarta
parte, che far* la parti . 24-r *vererchefi come la capra fi pafee
nell'altejrupi * 8 Quatti H*£$ ICONOLOGICA Quatit inde foporas. Dfiifxo capit
pennas, oculifque quietem irrorar ungens letea tempora vwga . Hmèdsfimofa
Statio nella 6\ Thebaide. Et corni) fugiebat fomnus inatti . Dal corno -voto ne
fuggiua il Tonno . Nel qualfuogo Lattando grammatiodice. Scario 'difle il corno
voto, per* che lo haueua tutto diffufo la notte : impercioche cotì da' pittori
fi rapprefentari il formo in modo che paia infonda,e -^erfi dal corno il
liquido fogno fópra quelli, che dormono, però fi porri dipingere, che da: detto
corno n'efea, come fumo, il qual dimoftra la cagione del tonno eflTere i
-vapori, i quali falendo alla tefb,lo cangiano, et per mezzo di éilbfi
rifoluoho, ' Ed oltre a quello, che ha deferite© Filoftrato, faremo anco coti
l'autorità di Tibullo, che 1 • i quali fono animali inclinatiti! mi a dormire
SORTE. DO N M A veftita di color mifchiò, nella delira mano tiene vna corina.»
d'oro,& vna borfa piena, OC nella fi niftrà vna corda • Il color mifchio,
fignifica la varietà delle forti 4 La corona d'oro, et il laccio, fono légno,
che per forte ad alcuno tocca la feliciti, ad altri l'infortunio }& il
difeon ere fé la forte fia, o che cola fia,èopr perche non feguitano il merito
degli huomini, ans^i quali natu» ralmente ambedue attendono a fauorir il merito
di minor preq^oj però diciamo, che l età frefea, et giouenile iuol eiTet madre
de pochi meriti . 1 "venti,che gonfiano la vette, dìmoftrano, che la forte
viene aiutata dalle parole, et dalfauore de gl*h uomini efficaci, ouero
dall'aura populare, et por* ta il grembo pieno di gemme, perche el a fi
eltercita in far abbondare gì' huo* mini de beni non afpettati 3 OC fi dice
t&i'hara fotte ancora 9 il fucceilò de gH tuuenkaemi caletti* ^1 | $QÌPh
*4* SOSPITION£ ÒNNA vecchia, ma^ra, armata, et per cimiero portara vn Gillo,
fà-^ là vellica fotto ali* armatura d'vna traUerfìna di color torchino,&
gialD lo -, nel fìniftro braccio poeterà vn Scudo, nel quale fia dipinta vna
Tigre, porgerà il dette/beacelo infuori, in atto di guardia, et con la deftra
tetta yna fpada ignuda tn atto di ferire. Vecchia fi dipinge, per la lunga
efperien^a, dalla quale ella ? foli ta di nafeere, &T* però fi 'veggono i
giouani cfTere pochillìmi, et i '"vecchi moltifllrm {ofpettofL, L'Elmo
v& h feudocon la fpada in atto di ferire, lignifica timore, con ch« il
fofpettofo è folitodi prouedere a fé fteflb, onde fopra di ciò 1" Ariofto
nel io condo degl'ul tirai cinque Canti del fopradetto, cofì dice . Grida da
merli, et tien le guardie delle * ne al del ofeuro» E ferro fopr a ferro, e
ferro velie, Quanto piti s'arma, è tanto m en fi curo . #V >Mtsta,
&;,accrefce hor quelle cole, hor qaefte Alle por-te, al ierraglio, al^wflò
al muro 3*er darne altrui monition, gli auan^1 » E non pai che mai ne habbia à
badatila. 'Il Gallo nel cimiero, dimoerà la -vigilanza de fofpettofi, efFendo
il gallai collie dice Appiano, animale egualmente vigilante, Se fofptttofo. La
Tigre pò fi a nc!lo Scudo, fecondo Àriltotilencll'hiilorfa degl'animali
lignifica fofpetìiorje', forfè perche il fofpettofo prede in fi ni ft riparte
le cofe, che li fanno, come la Tigre, die ièn tendo l'armonia del fuono, che è
per se fieli© piaceuole, prende faiììdio, ik rammarico. SO$TANZA DONN A
"Veftita d'oro,.?, nella delira mano tiene vn ma^odi fpicho di grano,
cV" nella finittra alc&ni g^ppi dWua, gettando.latte dajfto mammelle»,
. ) SOTTILITÀ. LA Sottilità ha famigliarla con la p-uden^a, perciò come il
piente penetra tutte le cole, coti anco la iottiliti nel corpo de' Ideati
penetra-» tutti gli fpatij ; Però fi dipinge Donna, che trapalfi vna muraria da
"vna-. .parte all'altra, bC fidiconoper metafora, lottili i pentita alti,
et di.hdlide* belli ingegni . SPAVENTO. SI dipinge con faccia, cV habito di
remmina «, ma alterato, o\: fpiuepteuoIcè^^ vna coli fatta immagine dello
fpauewto dedicornoi Corinthi a' fi n. ( gìiuoli SPAVENTO.
"tua**"ygliuoli di Medea da loro vecifìgià, per lo dono,che haueuano
portato alla &• gliuola di Creonte, la quale ne perì cqn tutta la cafa
regale . SPAVENTO. % HVOMO di cruttiflìmo afpef to,armato, che con la deftra
mano tengM vna fpada ignuda in ateo minaccieuole, e con la finiftra mane la
ttfta dì Medufa,& alfi piedi vn ferociffimo, Se fpauenteuole leone» Si
rapprefenta di bruttiììimo afpetto 3 et u" arma lo /pausato* per dar temaJ
con le minaccie* et l'opera . Le fi fa tenere la tefta di Medufà, a
fimilitudine dì Domitiaso, che per imprefà iblea portare vna Medufa,per il
terrofe,che cercaua metter di sé negl'animi de i populi : Gli fi mette a canto
1© fpauenteuole, et . ferce rilìmo Leone per ciò che gli Egitij volendo
dimoftrare vn'huomo ipauenteuoIe,il quale con lo guardo Eolo facefle tremare
altrui, lo fignificauano co» quefto animale, Onde Agamennone par. mofbars
d'edere fpauenteuole^ tremendo,folea portare i\ Q. 4 Leone ICO NOLOC I*A 3 ©
STANZA, Leane perjn&gna, eflèndo che 1a natura di que&o animale,
quantunque egli fia pacifico, nondfmcno fa paura a cri* io guarda: tant> è
la foi^a, et la maefti de i Tuoi occhi, et i poeti co» greci, come latini
douendo fcriuerc Io Spavento, hanno volentieri prcia la comparatione dalia
fìere^a di qupfto animale. SPERANZA SPERANZA. Nella medaglia di CLAUDIO la
speranza è dipìnta donna, vesttta di VERDE, con -rn giglio in mano, perche il
fiore ci dimostra la speranza, la quale è una spettazione del bene, si come
all'incontro il timore è va comra mouimento dell'animo nell'arpe tutio^c del
male, onde noi vedendo Horì, fogliamo SPERARE I FRUTTI, li quali poi-col corf
una passione alterati và del desìderio pec possedere una cosa amata, non è
dubbio che ne senza amore ella, ne amor :ienza lei, può durare lungo tempo. E
come non si desidera già mai ;l mai e » rcofi sempre si spera il bene
d’un’uomo, ó\c viue colla guida dclJa natura, e dalla ragione, e per ellère il
bene ageuolmente conofei uro, fiicument^muo-», fcte ad amare ed a sperare
d'edere posseduto e goduto. Però dille S. vuoili110 nel Salmo 1 04 cbie l'amare
senza la speranza ^n Fai che la rnoi te al tutto pon sìlentio SPERANZA cowr
dipinta dagl'antichi. VNA fanciulTerta allegra, con vn vestito longo e
trasparente Se fetidi cingerfi, tiene con due dita della mano vn'erba di tre
foglie e coiw l'altra mano s'alia la veste e par che camini in punta de piedi.
Fanciulla si rappresenta LA SPERANZA, percioche ella comincia come i fanciulli
peiche si come di loro SI TIENE SPERANZA che saranno buoni, cosi quello chu rh
uomo SPERA, noi. lo gode ancora perfettamente. Si dimostra allegratesele ogni
seguace di cniellojche l'hucino SPERA, gli cau« feallff rezza.. livea-T' *jt H
vestimento longo e trasparente DENOTA – FREGE -- che tutte le speranze sono
lunghe e per esse si ftrauede il desiderio. Si dimora lio vestimento ferina
cingerfi, perche LA SPERANZA non pigha. ne stringe la verità, ma {diamente
prende quello che gli vien portato dall'aria, ed Ai qua, ó^ di là. L’erba
chiamata trifpglìoi è quella primaliefba che nasce dal grano femi«ato, 8c
quello è quello che (I chiama IL VERDE DELLA SPERANZA. Il camminare in punta di
piedì, perche LA SPERANZA non stà ferma, e non si raggiunge mai fé n. M.&
ì! favore della fifa grada. Però si dipìnge con efTa.e si dice essef legua ci
DELLA SPERANZA, bugie > sogni, atti fallaci, e mentite conietture . I
)ip.ngefi colle mammelle ignude, perche volentieri ciafeuno nodnice col L
^ic;:t,fa quaFein pochidimo tempo assai ere fee, e s'inalza, ina poi io va
subbito crea, in terra, e si secca, DIMOSTRA CHE QUESTA SPERANZA che è mafc
fonda ra, quanto più si vede in alto, unto più ftiin pericolo d'anaichilarfi ^S^
d'andane infoino. SPIA. IY VOMO veftito nobilmente, tenghi coperto quafi tutto
il vi/ò con fa? JL cappa, ò ferraiolo,che dir vogliamo, ilquale fia tutto
conteftod'occhi» orecchi A' lingue : terrà con la finiftra mano vna lanterna,!
piedi fiiranno alari*, vicino a quali ""vi lari vn bracco^che ftia
con il mWo per terra odorando in atto di cercacela fiera. II -velili mento
notile dimoftra che a la Spia cOnuiene hauere habito ricco, e nobile per potere
praticare non folo tra la plebe,ma anco fra gl'huomini di con nidore, che
aisrimente farebbe fcacciato dal comertio loro, Se non potrebbe-» «lare alla
corte relatione di mométo: le conuieneanco il detto habito perche vi fono anco
di' queli,che fanno la spia, che fono tali, che per non accrekrere l'o*
brobrio, l'infamia, et il vituperio ìor grandiffimo,taccio,& lardo di
nominarli* dico bene, che la Republica Romana non petmife mai,che vn Senatore
poteC» fé fare spia,comé auuertifce Afconio Pedianò ne la verrina detta
diuinatione_, . oue dice, Ncque fenatoria perfòna potelt indiciam profiteri
faluis legibus * Vergogna de'noftri tempì,che fi ammettono alla spìa più nobili
cheplebei.noa pregiudicando però gl'huomini d'honote>& di ftima. Tiene
coperto il 'vifo, come habbiamo detto, efièndo che chi fa tale eferci*
tio,fenevà incognito, nefilalfaconofceredaniiìurib, per poter meglio e
fercitare i'vrHcio fuo,& per dimotìxatc anco quelii,che fono
di-maggior" confidarationey quali fé ne danno nelle corti, et altri luoghi
sì pubblicijcom'anco prilliti, che p*T accjurftaxt la gratia de i lor patroni,
fanno fecretamente la spia, e non curano, ne (limano l'honor loro, et non hanno
riguardo di tradire, et affannare qual f\ voglia amico quantunque caro gli fia;
com'anco potiamodire che il tenere coperto il vifo, denota cheellèndolaspia
huomo vitt'peto'o, $C infame, non può cóme gl'huomini d'honore tenerlo
fcoperto,& però i\ fuol dire da quegli, i quali rifplcndone d'honorata, et
chiara fama, pollo andare con Ja frónte (coperta, Gl'occhi, óV l'orec:hie (Igni
fica no gli strumenti,con quali le fpie efTercitano tal'srre per compiacere a
(ignori, et patroni, conforme a quello, Adagio Multa.' Return aurcs, atq; oculi
; iiqual prouerbio pigliali per le (pie, perche i princìpi col me^o degl'occhi,
et orecchie d'altri vedono, et odono quelio,che fi fa, et ; he fi dice, et
cotali spie fi dimandano da Greci Oucufor, che vuol diri Ituomini che fempre
vanno porgendo orecchie per intendere quello che fata, è\^ che fi dice>conae
habbiaaa© detto di forra, Da Dionifio Siracufanofor» * chiaI fiue quid ->eri
fide vani referrent, STiper/N crebbro ìmcolmo grandiffimo » per il che il
Senato » acciò fcematfe il numero de fpìoni tratcp di f minuire loro il
falatio, ma Tiberio non volfe, dicendo in fauore di spioni, che le leggi u
fouerterianole li cuftodi di eflè fi leaaflTero . Iura Tubarti, fi Cuftodes
iegum amòucrentur, et Domitianoimperatore, che net pnncipiordeirimperio cercaua
daf buon faggio d\ 4e t Se di parere clemente per aéqùilbr te gratia*del
popolo, volle opprimere le calunnie fifeali delle fpic, dicendo ìpeifo »
f>rinceps, S^elatoresiioncàfo^imc^^ *S+ ta. et irrita a far l'offìtio della
spia, perilche la fanno poi alla peggio -, querolancio altri a torto con falfe
accufe colorite col veriilìmile, p er deluderli dalla grafia de Principi, et Signori
. In procefl'o poi di poco tempo trafeorfo in reprobo fenfo diede tanto oltre
l'orecchie a gli fpioni, per far rapina^ confifeac beni de' viui, àC de' morti,
che niunà cofa era ad alcuno ficura, ne vnofpione bell'altro fi fidaua,ma
ciafeuno temeua l'alerò,^ intanto fauoreapprelloi'Im./ peratore erano gli
spioni* che li Procuratori, et aljricaufidici lanate Jecauiè» fi dauano alla
spia È Vituperio di quelli Principi, che tengono aperte i'orecchie a gli
accufatori, et danno loro fubbita credenza. Amrniano Marcellino vitupera
Coftan^o Irn peratore, che tutte k relationi 4i Spioni teneua per chiare, et
vere* et battana folo, che vno fotte flato nominato, et imputato da Sari» micho
spione,• quindi nàfce che dimcilmenten può sfuggire da le mole (tic-» della corte
per innocente, che fia vno dandoti a detto loro j OndeGiuliano Imperatore
prudentemente per raffrenatela lingua ad vnospione dille» -Qui* inno cens elle
potéritjfi accufoflcfuiricict? Sono da enere èfclufe le viperine lingue da
palazzi ie'buoni Principi, acciò non turbino la innocente vita de' buoni
Cortegiani, et |euonoefore abbottiti,-cne pefte, veleno, &: morte, fi come
diceua Annibale, et immitare quelli due ottimi Imperatori padre^te figlio Ve.
jpefiano, e Tito,i quali odiorno gli spioni, come huomini neftinati al pùbblico
danno, et fpeiTo nefecero frullare per li Teatri « acero s"a(teneuero
gl'altri dall'vintio dello spiohe. Antonino lmperatore,omnes miniftros habet
impios .. La lanterna, che tiene con la fìniftra mano,, lignifica chenonfolofi
fa la-* spia di giorno,.ma anco di notte,, onde Luciano nel dialogo intitolato
il Tiranno introduce la lanterna a far la spia a Radamanto giudice, deU*
inferno de i misfatti *& fcelcrate^se di Megapentc* I piedi alati,,
dinotano, che alla spia conuiene edere ditigente, cVf* preda che akrimente non
farebbe profitta fé non folle iollieita, Se ""veloce come Mercurio
alato, il quale come nel (aderto dialogo, dice Luciano, che conducano-»
ranrmedannateall*ìnfernalpene » coligli fp'toni conducono li rei al fupplitio
mediante le parole, Alata verba dìcuntur ab Homero » Se però Mercurio
referendario dell i fauoiofi Dei fi dipinge alato da gl'Antichi * lignificare
^volente* "Yolucremperaeraferri fermonemideoq;ò^^Nunciusdiòì:us eli
Mercuriu* quoniam per fèrmonem omniaenunciatur > dice Lilia Gira di » il
bracco, che dà in atto dì cercare la fiera, vi fi pone per lignificare la spìa
» il cui onStio confitte in cercare » Se inueftigareogni giorno li fatti
d'altri,atteio> che il bracco va fèmpre indagando le fiere con l'odorato
*che in latino per traslationeodorari pigliali per pfefentire, et inueftigare
l'altrui cofe con diligentia j Se fecreta folicci tudine a fi come fanno le
/pie » dallequali Dio ce ne guai; difemprc. SPLENDORE DEL NOME. UOMO
proportionato, &T di bellifiìmo aspetto, d'età virile, vestito di broccato
d'oro mifto di porpora, fari coronato d'vna ghirlanda di di fiori,cioè di
Giacinti roflì, Porterà al collo vna collana d'oro, con la delira-» mano il
appoggici ad -vna Claua,o dir vogliamo ma^a d'Hercole » Se con la finiftra
terri con bella gratia vna facella accefa . Se dipinge proportinato, SC di
belìiilìmoafpetto, perciò che la bellezza.» corporale (fecondo l'opinione
Platonica) è argumento d' vn'animo virtuofo ; %C Ariftotile, ancora nel primo
dell'Etica dice, che la bellezza del corpo è indillo, che l'animo, il quale ftà
nafeofo dentro d'vn corpo belio,fia nella beltà firnile a quello, che fi vede
di fuori. Si rapprefenta d'età virile, eflendo ch'ella ha tutti quei beni, che
nella già* eentu » et nella -vecchiezza ftanno feparati, 6T di tutti gf
ecceilì,che fi ritrouano nell'altre età, in quefta ci Ci troua il mezzo,6£~ il
conucncuolc, dice Ari ftotile nel 2 . della Rettorica. Veftefi di broccato
d'oro, perche il primo metallo,che moftra colore è i oro, il quale è il più
nobile di tutti gl'altri metalli, come quello che naturalmente è chiaro,
lucido, et virinolo, Se però portauafi da perione,che haueuano acquiftato
fplendido nome in valoroie imprefe quando trionfauano, fi come portò Tarqumio
Prifco, quinto Rè de Romani ; che primo di rutti entrò in Roma,. Trionfante,
Come dice Eutropio . Primulq; T riumphans Roma intrauit, Se Plinio hb. $ i>
cap, 3. Tunica aurea triumphaUe IarquiniumPriicum Verrius tr&dit ÌCONOLO C
l±A SPLENDORE DEL NOME. tradit . Lo facerno mifto, oucro tefluto con la porpora
percioche.la vefte trio» fale fu anco di tal drappo . Plinio lib.9. e.
3c>.ragionando della porpora, Omnem vcftimentum iilnminat,in triumphali
mifeetur auro, cioè, che la porpora illumina ogni "vifta,& fi me/^hiacon
Toro trionfale, le quali vefte hanno ori* gìne dà la vefte chiamata pinta da
diuerfi p«eti, &T Plinio Hiftorico lib.b.cap. 48. dice, Pietas
veftesiamapudHonierumfuitìè vndetriumphales nac, che quelle follerò le vefti
trionfali l'afferma Alellandro nelli Genicali lib.4. ca. 28, Cjuidem purpurea;
auro intextc; erant,& nifi triumphalibus 'vifi excapitolio, et
palatiohaudaliter darifolitae. Ne folamente da Gentili dau fi la -vefte d
porpora, et d'oro a perfone llluftri di chiaro nome, ma anco nelle (acre
lettete hsbbiamo il medefimo coftume al cap.28. dell'exodo . Accipientq; aururr
et hyacintum . et pocodoppo, facientaucem fuper numerali de auro, dc^ hyacimo .
Faranno vna foprauefte d'oro, et di Giaci»to,cioè di porpora, per CJK il
Giacinto eu di rollo colore » come dice Ouidio ragionando de' Gì -ci ni ««1*.l
ss?ftcl X. delle Metamorf. Purpureas color bis, et Viig. Suaue rubens
Hyacintusr fi che tal habito d'oro, et di porporay"flTendoehe è /olito
darfi agenerofi perfo •fiaggi, molto ben fi conuiene a lo Splendore del nome»
Si corona de i fopradett* fiori, percioche Giacinto belliilimo giouane fu (
come canta O iridio nel x. delle Metamor.) conuertito d'Apollo in fior purpureo
detto Giacinto j et per effefé Apollo delle Mufe, dell'ingegno, et delle
lettere protettore, dicefi Uie detto fiore fia Simbolo della Prudenza » et
Sapien^i,dalla quale fpirano lfe«ui(Iimi odori, fi che nori fuor di propofito
conuiene detta ghirlanda a quelli* liquali rifplendono, et operano
virtuofamente dando buone odcrc di loro ftefìì » et però Apollo nel fudetto
libro di Ouidio cofi conclude nel cafodi Giacinto ad* fienose, et /plendore del
i uo nome* Semper eris mecam memorq; haerebis in ore Telyra pulfa manu, te
carmina noftra fonabant . la collana d'oro fi daua per premio a valorofi >
Se virtuofi huomini,al nome de? quali molte volte li Romani driz^auano
infcrittioni, nelle quali faccuano mentione delle collane, che a loro fi
daua.no, come fpecialmente vedefinclla nobile memoria di LIiatus c&iesex
prouocatione vic"tor . Cicati icibus adusilo corpore infignis nulla, i-n
tergo, idem fpoJia capir Domtus haftisp.uris . Phaleris.Torquibus ÌU. et
armillis coronis . ciuicis. Aureis. Mura Obfidional. I. Fifio ALKIS.captiuis . /mperatores Villi, ipfius
maxime-, opera tri'.imp'iantes feuitus . S'appoggia con la delira mano alla
Claua d'HercoIe, perche gl'Antichi folcuano lignificare con ella ì'idea di
tutte le virtù y Onde quelli, che cercano la-» fama, SsC io Iplendore del
nomf/i appoggiano alla *vktu\ et iaftano in difparte i vìtij,di doue ne nafeano
le tenebre, che ofeurano la buona fama, dicendo Cicerone nel 3. degl'off. Eft
ergo vlla res tanti, auteomodum vullum tam expetendum, vt viti bon;, Se
(plendorem,& nomen amittas.Quid eft qued arfer re tantum \ ti itasiftaquam
dicitur pc/iìt, quantum auferie/i boni ~viri notnen eripuem ? fidem, mititiamq;
deti axerit . Tiene con la finiftrà mano con bella gratia la facella accefa,
dicendo S. Matteo cap.v. Sic luceat lux veftra coram hominibus,vt videant opera
veftra bona, et giorificent patrem vefttum,qui in Coelis eft . Et gl'Antichi
fono flati (oliti porre gierogiificarnente il lume per fignifi.are quell'huomo,
ilquale nelle for^e dell'ingegno, ò del corpo rrauefte operato con fatti
Illuftri, Se preclari,• Se gl'interpreti efpongono per tal lignificato la Gloria,
òC lo fplendore del nome de gi'huomini giuftLe vii tuofi, liquali fempre per
ogni pofterità rifonderanno # fecondo la Sapienza al cap. 3. Fulgebunt iufti,
Se tanquam Scintillar in arundineto difeurrent, cVc^ non folo in quefto caduco
fuolo, ma nell'eterno ancora . S. Mattheo nel 1$, Lufti fulgebunt ficut Ibi in
Regno Patris eorurru . Gnd'iò confiderando i chiari lumi, Si io Splendore
grandiilìmo dell'immortal K. nome mjÌ pome dell' lHuftfiilìmaCafaSaluiati, mi
par di direfenza allontanarmi ponto dal vero, che sì neirvniuer fole, come
particu!armenteneH*£ccellen^a ll)uftri£ {ima del Sig. Marchcfe
Saluiati,rifplendano tutti gfhonori,& tutte le virtù,che poHono fare di
eterna fama, et Gloria feliciflìmo l'huomo ; a cui molto bene-. fi può
applicare per tal conto quel nobil *verfo di Vergilio nel pei. dell'ENEIDE
Semper honosj nomenq; tuum laudeqj manebunt. SOPRA LO SPLENDOR DEL NOME. NA C
QJV E da Raggijoue il fembiante eterno Colori di Virtù Pimmenfo Apelle Si viuo
ardor', ch'appena anime belici Terminar© il gioir col Ciel fìiperno 'Quindi
tentò del Mar 1 afpro gouerno Iafone, in ricercar glorie nouellc, E vinfe i
Moftri,**! Sol rene, e le Stelle Alcide inuitto ., e fòggiogò l'Inferno « Jn
mille fpecchi aitar Fama ritenne^ L'alto fplendor dell'immortali impreie, E del
ver cantatriee al^ò ìe penne. Cofi per beli' oprar' nome fi ftefe D'Olimpo in
fcnot e in tale ardor penienne, Che men lucidi il Sol fuoi lampi accefè
.ILL'ILLVSTRISS. SIC. MARCHESE SALVIATE Q VESTO, che'n voi Signor viuace
fplende Sublime bonor* d'altera 'ft ir pe, e doro Di Palme-onufto, e di
.-{aerato Alloro Pompa degl'Ani, a gran Nipote fceudc . Ma nuouo Sol, eh1 a
ferenarfi intende, ^^ Giungete i raggi Voftri ai lampi loro Lucidi sì,
ch'Eterno alto lauoro Telfe la fama, e*lnome "voftro accende. Onde !a
gloria innamorata ammira Voi di bella '\irtu tempio terreno, E cofi poi dal cor
dice, e fofpira ; Da quello Eroe d'alte vaghete pieno Oggi l'antico Onor*
forge, e iofpira, Non ha pati il "valor' che gl'arde in leno. STABILITA.
DONNA veftita di nero, con la man delira, et col dito indice alto, ftanJ in
piedi iopra vna bafe quadrale con la finiftra fi appoggiare ad vn'afta, laquale
/ara potata (opra vna {tatua di Saturno, che Aia per tetra, Veftcfi xjf Veltefi
di néro, perche cai colore dim olirà {labilità, conciofia cofa che ogni altro
fuor che quello colore pub eflere commutato,& conuertito in qualunque altro
colore fi voglia, ma quefto in altro non può edere trasferito, dunque di*
moftra ftabilità,& collauda . v Lo Ilare in piedi fopta la bafe quadrata,
ci dimoftra eflere la (labilità coltati* tè,& falda apparenza delle cofe,
\a quale primieramente noi efperimcntiamo, et conofciamo ne' corpi materiali,
dalla ftabilità de' quali facciamo poi nafcete l'analogia delle cofe materiali,
et diciamo ftabilità eflere nell'intelletto, nelFoperationi del difeorfo $ Si
in ©io ifteflò, il quale difle di propia bocca ; Eg9 petti, et non mutor* La
mano delira, Si il dito alto fi et per fimiglian^a del gefto di coloro, che*
dimoflrano di voler ftar fermi nel lor proponimento . L'hafta di legno moftra
ftabilità, come la canna il contrariojper la debole^%k fua, come fi è detto al
fuo luogo,perche,come fi fuol dire volgarmente : Chi male fi appoggia prefto
cade . La ftatua di Saturno, fopra laquale ftà pofata Thafta, è inditio, che
vera ftabilità non può edere, oue è il tempo, eilèndo tutte le cofe, nellequali
elfo opra, foggette inuiolabilmente alla mutatione; onde il Petrarca volendo
dire vn miracolo, Se effetto di beatitudine nel trionfo della diuiaità ferule,
Vidi ridar colui, che mai no flette, Ma variando fuol tutto cangiare. Et doue è
il tempo vi è tanto annetta la mutatione, che fi ftima ancor efTet òpra da
fapientc il faperfi mutare d'opinione, 6*^ di giuditio ; onde l'ifteflà Poeta
dille-. « Per tanto variar Natura è bella. Se bene ricorda l'Apoftolo, che chi
dà in piedi con le virtù/opra le quali non può ne tempo, ne moto, deue
auuertire molto bene di non cafeare in qualche Vitio, acciò poi non fi dica :
Stultus, vt Luna mutatur . STABILIMENTO. VN* Muomo vellico con vna Ciamarra
longa da Filofofo,che ftia a federe in mezzo di due anchore incrociate, che
tenghi la deftra mano pofata iopra l'anello dell'vna dcirancOre,e il
fimiletaccia con la finiftra dai'altra parte. Si verte con detta Ciamarra da
Filofofo, fi come viene deferi tto Socrate,e tal habito conuienfi appunto a lo
Stabilimento, il quale fuole elTere in tali perlone togate j e Filolofiche
pìu,che in altri d'habito fuccinto, et men graue del toga* to, ilquale è graue,
(labile, et di ceruello . Soleuano gli Egitti) per lignificare lo ftabilimento
dimoftrarlo con due anchore infieme, et faceuano di quello comparatione alla
naue, laquale all'hora fpre^a la furia de' venti, e dell'acque da elfi
commofla, che cfsri due anchore è fermata, e di quella comparatione fi fèrue
Ariftide ne Panatenaici, Se Pindaro nell'lfthmia vfa per denotare fermezza, et
ftabilimento, vn'anchora,dicendo Mancherà ha fermato per la felicità fua, cioè
è ftabiiico in vita tranquilla-., GC felice^* ' R a Sta* 'stt Stabilità .
DOnna, clic ftia a federe fòpra d'vn piedeitallo alto, tenendo fatto a ì pie*
di ~vna palla di colonna in grembo molte medaglie . Stagioni. CAuafi la Pittara
delle ftagioni, da i quattro *verf?*che pone GiofefFo Scaligero in fecondo
libro Catale&orum . Carpit blanda fuis Ver almum dona rofetis. Torrida
colle&is exultat frugibus Aeftas . Indicai Autumnum redimitis palmite
~vertex. Frigore pallet hiems defignans alite tempiis . Fumo quefte da Gentili
adeguate a particolari Dei loro . La Primauera a Va* nere, l'Eftate a Cerere,
l'Autunno a Bacco, l'Inuerno a ti venti • Vere Venus gaudet florentibus aurea
fèrtis . Flaua Ceres asftatis habet fua tempora regna : Vinifero Autumno fumma
eft tibi Bacche poteftas . Imperium feuus hyberno tempore ventis . Vegganfi
altri dodici tetraftici ne gli opufculi di Ve rgilio, doue in varij mo» èi fi
deferiuono gli frutti, et effetti delle quattro ftagioni STAGIONI DELL'ANNO,
"Primauera. VN A Fanciulla coronata di mortella, e che habbia piene le
mani di varij fiori, hauerà appreflb di sé alcuni animali giouanetti,che
firher^ano . Fanciulla fi dipinge, perciochc la Primauera fi chiama l'infamia
dell'anno, per eflere la terra piena d'humori generatiUi > da quali fi vede
crefeere frondi, Bori, et frutti na g! arbori, et nell'herbe . Le fi dà la
ghirlanda di mortella, percioche Horatio nel libro primo Ode*, 4* coli dice •
Nunc deeejt aut viridi nitidum caput impedire royrto, Aut f lorae, terrae quem
ferunt folutae . I fiori, et gl'animali, che fche* ^ano, fono conform^a quello,
e! dio nel Uh. primo de Fafti, Omnia tuncflorent, tunc eft noua temporis artas,
Et noua de grauido palmite gemma tumet. Et modo formatis open tur frondibus
arbor, Prodit,& in fummum feminis herba folum. Et tepidum volucres
concentibus aera mulcent • Ludir,i& in pratis,luxuriatq; pecus . Tunc
blandi foles, ignotaq; prodit hirundo, Et Iuteum cella lub trahe fingit opus
Tunc patitur cultus ager, et rènouatur aratro ; Ha?c anni nouitas iure vocanda
fuit . Si dipinge anco per la Primauera Flora, coronata di fiori, de'quah ha
anco piene le mani, &C Ouidio poi deferiuendo la Primauera, dice nel a.
libro delie Metamoi foli . Gli 2 ** Sparca di bianchi fior, vetmigli » et
gialli. v, Di rote, e latte, è la fua facci* bclla_> > Son perle i denti,
* le labbra coralli, E ghirlande le fan di -vari^ fiori, Schermando (èco i
&oi laìciui amori ESTATE VNA Giouane d'afpetto robufto, corona ta di Spighe
di grano, veftita dì color giallo, et che con la delira mano tenghi "vna
face! la acce fa. Giovinetta, et d'afpetto robufto fi dipinge, petcioche TEftatc
fi chiama la, gtouentu dell'anno, per eflere il caldo della terra più forte, et
robufto a maturate i fiori prodotti dal la primauera % il qua! tempo
defciiuendo Gnidio Bel i $♦ Jib. delle metamorf.cofi dice. Tranfit in^eftatem
poft *ver robuftior annus, Fitqj valens iuuenis, nequeenim robuftior xtas Vlla,
nec vberior, nec qua? magis ardeat vlia eft. La ghirlanda di fpighc di grano,
dimoftra il prinapaliflìmo frutto, che rende quefta (ragione. Le fi da il
'veftimento -del color giallo, per la {ìmilitudinedel color delle-* tuade
mature^. Tiene con la deftra manolafacella accefà, per dimostrar il gran
calore, che rende in quefto tempo il Sole, come piace à Manilio libro quinto
cofi dicendo. Cum vero in vaftos furgitNemams hiatus Exoriturq; caiiis,latratq;
canicuia fkmmas Et rapir igne A.io,gemìnatqj incendia Solis
Q«aiubdentefacemterrisradiosq,'moue;ite. t Et Ouidio cofi la dipinge nel 2.
libro delle metamorfosi, Vna donna il cui ^vifo arde, cV rifpiende Vedi varie
fpighe il capofad cinto., .Con 'vnfpecchio, che al Sol il fuoco accende \ ->
Doue il fuo raggio è ribattuto, e fpinto . Tutto quel che percuote in mondo
offende, Che certa fccco, ftrurto, arfo, et eftinto, Ouunque fi riuerberì, 6\^
allumi Cuoce l'herbe, arde i bofehi, sfocai fiumi k Soleuano anco gli Antichi (
come dice Gregorio Giraidi nella fua operadelh dei w;aip,ngere per ltitate
Cerere in habito di Matrona con vn ma«o di fp^he di grano, et di papaucro con
altre cofe a lei appartenenti AUTVNNO VN A Dònna di età virile, grada, 8C
veftita riccamente, hauerfl in capo -vna ghironda d ~vue conie f«e foglie. et
con |a dcftfa J^ hl vn cornucopia di diucifi frutti. Dipin'ìt» Dipinger! di età
virile, pcrcioche la ftagione dell' Autunno fi chiama la virilità deh* anno per
ettère la terra difpofta à rendere i frutti già maturi dal calore eftintoj et
diporre i Temi, et le foglie quali franca del generare, come fi le*gè in Ouidio
Uh. xv. Metamorf. Excipit autumntis polito femore iuuenta Maturus mitifq; inter
iuuenemq; fenemq/ Temperie medius (parfus quoque tempora canis « Graffa, et
veftita riccamente fi rapprefenta, pereioche l'Autunno è più ricco dell'altre
ftagioni . La ghirlanda di vue, et il cornucopia pieno di diuerfi frutti,
fignifieano che l'Autunno èabbondantiflìmodi "vini, frutti, &C di tutte
le cole per l'vibdc^ mortali, Et Ouidio Iib.2. Metamorf tfofi Io dipìnge a
ncor'eglu Staua vn'huomo più maturo da man manca, Duo de tre mefi à quai
precede Agofto, CheTvifo ha rotfo>é'già la barba imbianca» E ftà fordido,e
graftb,e pien di mifto, Via il fiato infetto, e tardi fi rinfrefea, Che vien
dal fuo venen nel letto porto, Di vue mature fono le fue ghirlande, Di fichi j
e ricci di caftagne, e ghiande^. Sì pub ancora rapprefentare per l'Autunno
Bacco carico dVue con la Tigre, che faltando, gli voglia rapire l'vue di mano,
ouero dipingerai!! vna Baccante* nella guifa, che fi fuole rapprefentare,come
anco Pomona. INVERNO UOMO, b donna vecchia, canuta, e grinta, veftita de panni,
SC di pelle^che ftando ad vna tauola bene apparecchiata appretto al fuoco,mo iìri
di mangiare, et fcaldarfi # Si rapprefenta vecchia, canuta,e grin^a,percioche
Tlnuerno fi chiama •"vec* chieda dell'anno, per ettère la terra già latta
delle fue naturali fatiche,& attione annuali> et rendefi
fredda,malinconicaje priua di belle^za,il qual tempo defcriuendo Ouidio nel
xv.libro delle Metamorf. cofi dille. Inde fenilis hyems tremulo venit horrida
patta, Auc /pollata fuos, aut quos habet alba capillos ; L'habito de panni, di
pelle, et tauola apparecchiata appretto al fuoco, lignifica, ( come narra
Picrio Valeriano ) perche il freddo, e la quiete doppo i molto trattagli
dell'Eftate, et le ricchezze dateci della terra, pare che ci inuitino à viuere
più lautamente di quello > che fi è fatto delle ftagioni antecedenti ; Se
Oratio nell'Ode 9. lib.primo, cofi dice . Vides,vt alta ftet niue candidum
Dittblue frigus ; ligna fuper foco Soraéte; nec iam fuftineant onus Large rrp
3nens : atq; benignius, Sylua laborantes, geluque Deprome quadrimum Sabina
Flumina conftitennt acuto Ì O Thaliarchc merum dy ota. Ouidio Gnidio
ancor'egli, dipingendo rinuerno, nel %, libro delle Metaimofofi, (Cofidicc-* Vn
vecchio v'è, che ognWn d'horrore eccede, E fa tremar ciafeun, che à lui pon
mente . Sol per trauerfo il Sol taluolta il.vede, Bi (là rigido, e freme, e
batte il dente, E gh iaccio ogn ì fuo p el d al capo, al p iede. Ne men brama
ghiacciar quel raggio ardente, Etnei fiatar tal nebbia fpirariuole-, Cheoffufca
quali il fuo fpiendoce al Sole, Dipingefi anco per rinuerno Vulcano alla
fucina, come Anco Eolo con i >venti, perche quefti fanno le temperie,
chenelTlnuerno fon più frementi che aie gì Altri tempi.. STAGIONI., Le quattro
flagionì dell'anno nella Medaglia d\,Antmwo Car acalla* SI rappréfentano le
fopradette ftagioni per quattro bellùTime ligure di fan* ciulii vn maggior
dell'altro, Il primoportalopraJefpalle vna ceda piena di iiori . 11 fecondo
tiene con la delira mano vna falce . Il ter^o con la iìniftra porta vn cefto
pieno de varij frutti * et con la deftrau vn*animale morto, &quefti tre
fanciulli ibno ignudi, Il quarto è veftito, et ha velato il capo, JSe porta
fopra le fpalle vn baftone— » dal quale pende vn' vccello morto, bC con la
iìniftra mano parimente porta-» un'altro vccello morto vn differente
dall'altro. Stagioni . Come rapprefentatein Fiorenza da Francesco Gran Duca di
Toftana in un beili/simo apparato. PRIMAVERA. TR E Fanciulle con bionde 4 Se
crespe treccie, fopra le quali vi erano bel* Jifiìmi adornamenti di perle, et
altre gioie, ghirlandate di varij, et vaghi fiori,fi che effe treccie facevano
acconciatura,& baia a i fegni celefti, et la 1>rima rapprefentaua Marzo,
et come habbiamo detto, in cima della tefta fra-* e gioie, et fiori, era il
fegno dell'Ariete La feconda Aprile, et haneua il Tauro . La tet^a Maggio con
il Gemini,& il veftim ento di ciafeuna era di color verde, tutto ricamato
di varij fiori, com anco d'eflì ne teneuano con ambe le mani, Se ne i piedi iti
ualet ti d'oro . . ESTATE. T"1 R E Giouane ghirlandate de fpighe di grano,
A La prima era Gi ugno. Se hauea fopra il capo il (ègno del Granchio • La
feconda Luglio con il Leone . La ter^a Agofto, Se poruua la Vergine ; il colore
del veftimento era giallo, R 4 con*f+ conteftodi gigli •, et ne i piedi
portauano fri «alerti d'oro. AVTVNNO. TR. E Donne-d'età virile, che per
acconciatura del capo haueuano adornamenti di gio;e, cV ghirlandate di foglie
di "vice, con vue, Ót^ altri fi ut ti . La prima era Settembre, et per il
fegno haueua la Libra * La feconda Ottobre con il ScorpioneLa terza Nouembre,
et banca il Sagittario ; it colore del veftimento era dì cangiante rodò, fed et
f»mina« infecundas efficit . La Triglia tenuta dalla finiftra mano in "vna
tac^a dì "vino da "vgual fegno della fterilità . Atheneo curiofe cofe
riferifce della Triglia nel fettimo libro,pet autorità di Platone poeta comico
in Faonedice,che è cafto>,& pudico pefcc, Se pero confacrato a Diana in
quelli verfi . Dedignatur mullus, nec amat -virilfa Eft enim Dianar fiicer,
proptereaqj arre&um pudendum odit. Se bene Egcfandro Delfo nelle felle di
Diana dice, che fé le offèrifce > perche perfeguita, et vccide il 'venenofo,
Se mortifero lepre marino : facendo ciò per fallite dell'huomo alla Dea
Cacciattice, la cacciatrice Triglia fi dedica-. . Ma Apollodoro vuole, che per
edere Diana ftata detta (òtto nome di Hecate Dea-» 1 riformerà Triglia per
fimiiitudine del nome a lei fifacrificalfe: onde in Athcre vi era vn luogo
detto Triglia, perche "vi fi vedeua la ftatua di Hecate Triglanthina*
diche Heraclite poeta nella catena dilfe . O hera Reginaq, Hecate Triuiorum pnefes,
Triformisi triplici facie fpeótabilisi qua: Triglis propitiaris. II quaf pefee
è anco detto da poeti latini Barbatus Mullus, fi come fu chiamato da Sofrone
greco . Ma noi non lo pigliamo per figura della Stetilità, come pefee dedicato
alla Cafra Diana, per la tua honeita continenza : ma perche fé "vn'huomo
beue il vino, nelquale fia (lata Soffocata ia Triglia,diuenta impotente alli
piaceri venerei, 6Cle lo beue vna Donna, come fterile non concepirà, il che
conferma Atheneo con 1* Autoriti di Terpfide nel libro delle cofe Veneree .
Vinum/n quo fufTocatus Mullus fuerit, fi ~vir bibat ad Venerem impotens erit,
fi Mulier non concipiet, vt refert Terpfides libro de Venereis . STVPIDITA,
OVERO STOLIDITA. VN A Donna, che ponga la man dritta fopra la tefta d'vna
capra, laquale tenga in bocca l' herba detta Eringior.; nella man finiftra
habbia vn fior di Narci(ò,& del medefimpfia incoronata, ì La ftupidita è
vna tardanza di mente, ò di animo tanto nel dire, quanto nel fare qualche cofa,
cofi definita da Theofrafto nelli caratteri ettìci, la cui definitone, non è
didimile alla deferittione fatta da Arili, fuo maeftro fopra lo ftupido nelli
morali grandi lib, primo cap. 27. in tal forma di paiole . Stupidus, fé a
attonitus, S: cunda, et cun&os veritus tam agendo, tam dicendo felertia*
expers, talis eft qui in cundis obftupefcit . Lo ftupido, ouero attonito
impaurito d'ogni cofa, Se dognVno \ tanto nel fare, quanto nel dire, priuo d
mduftria, e cale STUPIDITÀ, O V'ERO STOLIDIf A è tale che in ogni cofa retta
ftupido; &T altroue nell'Ethica dice, che Io ftolido d trattiene anco
douenon occorre: fecondo l'autorità del medefimo Filofofo lo ftupido da vn
canto è contrario nel bene alla diligenza, et industria, dall'altro canto nel
tinaie alla sfacciatezza, perche lo sfacciato, è temerario,& ardito iru
ogni luogo contro ogni cofa, et contro ogn'vno nel parlare, òC nell'opetare.,.
ma lo ftupido è freddo, e timido tanto nel bene, quanto nel male, per la
limpidità del fuo animo, e tardanza della fua mente . La Stupidità nelle perlone,
b per natura, b per accidente, per natura è tardo di mente quello, ch'è
d'ingegno groflb, e d'animo timido ; per accadente auuiene in varij modi, b per
infermiti, b per marauiglia, e ftupefattione d'vna cofa infolita, che s'oda, fi
vegga in-# altri, ò-fi proui in fé, ouero dalla contemplatione de ftudij,
ftando quelli cho ftudiano per l'ordinario tanto indenti alle materie, che
paiono ftupidijinfenlat^ attratti ; ìk però meteoria in Greco tanto fignifica
fpeculatione di cofe (ublirni, guanto ftaprditàjOLiero ftolidità. Sueconio
nella vita di Claudio cap.30.vold>» do cipri ì . **!> do efprimere, che
Claudio Imperadore era {memorato attratto Cupido, et iniConfiderato dirle .
Inter cetera in eo mirati funt homines, et obiiuionem, cv"
inconfiderantiam, vel vt grecè dicam meteoriam, chie Aulcpfian, id eft, ftupi*
ditatem, et inconfiderantiam . Superafi lafìoliditJ, ò ftupidità naturale ccru
l'efercitio delle virtù> fi.come con l'otio 11 accrefee, poiché l'ingegno in
quello fi rnarcifee, e diuiene più obtufo, et offuicato dalla caligine
dell'ignoranza Zopiro Fifonomico eflendofegli prefentato auanti Socrate
Filofofo da lui non coJiofciuto guardandolo in faccia difiè, coftui è di natura
ftupido, balordo *, li cir« ;Coftanti, che fapeuano la fapienza dì Socrate, e
che difeorreua con accorto giudicioj et folleuato intelletto, fi mifero à
ridere : ma Socrate rifpofe, non vene-, ridete, che Zopiro dice il vero, et
tale ioero,lc non haueffi fuperata la mìa vi* vtiofa natura con
loftudiodellaFiloiofia, vi e vn detto prefo da Galeno . 7{e MtYcmim ipfe quidem
cum Mufisfanarit. Jlquale fi dice verfojvno,chc fiaokra anodo ftupido, et
ignorante,.voiendo inferire*che è tanto iìolido,e ftupido,ch* •non lo fanarebbe
Mercurio inuentore delle icieu^e con tutee le mufe : talché lo ^efercitio delle
fcieni(e,c delle virtù catto ad aflòtti^liarc l'intelletto, e toglierne /Via la
ftupidità, et ftolidità.. Lacapra tenuta dalia-man dritta è fimbolo della
ftolidita. Ariftor. nel cap. ideila fi fon orni a diceche,chi ha gli occhi
limili al color di vino, è ftoIido,perche taliocchi fi riferifconoalla capra.
Quibus autem vino colore fimiles funt, ffiolidi funt referuntur ad caprss . 11
medefimo Ariftotile lib. d'animaledice che fé dalla greggia delle capre fé ne
piglia vna per li peli che gli pendano dal mento, chiamato arunco, tutte le
altre ftanno, come ftupide con gli occhi fidi 'verfo quella : veggafi parimenti
Plin. lìb. 8. e. 50. L'erba JEringion, che tiene in sboccala il gambo alto vn
cubito con li nodi, et le foglie {jpinoiè,d« la cui forma veggafi più
didimamente nel Mattiolo, et in Plinio lib. 2 i.cap.i 5. &C hb.22, cap. 7.
Plutarco nel trattato,che fi debbia difputare con Principi da vn Fiiofofo,
riferifee, che fé vna capra piglia in bocca l'Eringio* ella primieraftiente,
cVTdapoi tutta la g reggia ftupefatta fi forma, fin che accoftandofi il Pallore
gliela leui di Wca . 11 Naccifo,che porta nella finita mano, come anco In capo,
è finre,c!ic aggraua,& balordifce latefta, et però chiamati Narcifo,non da
Narcifo rauolofo giouanetto,come dice Plinio lib. 21. cap. ip. ma da Narce
parola greca, che fiarce, perhelanftupore, et tofto languifce: mentre lì
ftupiuapareua vn fimulacro di marmo, come canta Ouidionel ? delle Metrmorf. Ac
ftupet ipfe fibi, 'Yukuq; immotus eodem Hiret, vt è pario formatum marmore
figmim . Plutarco nel ter^o fimpofio queftione prima conforma, che il Narcifo
fioro Odetto da Narce parola greca, perche ingenera ne i nerui torpore. et
grauez^a ftup.da rpeiilche Sofocle lo chiama antica corona de gli gran Dei
Infermi Ji,cioè de morti. Narcifum dixerunr, quiatemporem (qui narce graxiscft)
neruis . mcutiat, grauediiiemo^torpidaìn: vnde,& fophocies eum vtterem
ma^rorum Dtoium Yéì fatà 4 federerò!! la firiiftra mano terrà *vn libro aperto
>nel quale mici attentamente* Cótt la ddtitst vna penna da fetiuere >
&~ gli farà a canto vn tome accefo 1 óc^ ttìGalIo'.Gìòùanè fi dipinge i
péfaocfie fi gióuafie e atto alle fatiche dello Audio * Pallido, perche quelle
fogliono eftenuare '$ é^ impedire il cotpo, come di lliaftra Giouenale fatira
V* At te nóci jrnis Viuat inipallefcere Catti** Si velie d'habito
modeftOjperciochegli ftudiofi foglioftó attendere alle cote moderate i Sc^ fode
t Si dipinge^ che dia a federe* dimourando la quiete, 6^ sfHduità*che t icerca
lo Audio « L*attentione £>prà il litro apèrto, dimoerà che lo Audio e *Vna
vehèrfiente», applicr tioné d'animò alla cognit'óne delle cofe * La penna,che
tiene con la dèftra mano, fignifica l'operatione S^ l'inten* tìone di lafeiare
ì fcriuendo > memoria di sé fteflo, come dimoltra Perfio/atira primari Scire
tùum nihil eft, nifi té feire hoc alter* Il lume accefo* dimoftràj che gli
ftudiofi confumano più oliojche vino * Il Gallo fi pone da diuerfi per la
follecitudine, et per la Vigilanza » ambedue con uè a icnti, et uccellane allo
(t lidio SUPPLICAZIONÈ, Tacile Medaglie di perone VNA verginella coronata di
lauro, con la finiftra mano tiene -vn cesello pieno di varij fiori, e frondi
odorifere» i quali con la deftra mano fparga fopra d'vn' Altare con gran
fcmmiilione, al pie del quale Altare vi è vn letto con grandi, et varij
adornamenti . Hauendo i Komani in *>lo per^ fupplicare i Dij,i lettifternij,
che etano alcuni letti, i quali ftcndcuano ne i te mpij, quando ^oleuano
pregare gli Di), gli follerò DJCESJ'RB %1?~À~. s*3 Becero propiti j, e quefte
fupplicationi, et letcifternij fi faceuano,ò per allegrezza, ò per placare
l'ira ideili Dei, nclqual tempo gli Senatoricon le mogli, et figliuoli
andauanoA i tempi j,.&alli altari delli Dei,.& alcune volte foleuano
anco in tale occasione andare i nobili fanciulli,,& li libertini, et anco
le 'vergini tutte coronate portandola laurea, li aUerudo {eco con .pompa iiàcri
Carri delli Dei, et foleuano dimandala, fk pregarecon {acri verfi la pace a
quelli, e fi ftcn.deuano i lettifternij approdò gli altari ideili fàei con
varij ornamenti, et Ipargeiiano ., come riabbiamo .detto ver di ^odorifere
fronda fiori d'ogni forte* et \& verbene auanti, et dentro delli Jtempij,
5VBLIMIXA D£lLA GLORIA. PONG AS 1 vna,ftatuafopravnagrancok)nnafr anco
mediarite la eccellenza delle d/fciplina militare, s'arrìua alla Sublimità
della Gloria; s ò spiai. \ÌTÀRÌE figure fi poìlono formare fopra ì fofpiri
;perche vari) fonò gli af* retti dell'Animo, è le paffionf,da quali fono
fomentati . Nafcono i fofpiri dalla memòria delle afrìittioni,& pércolTe
riceuùte.dàl pentimento de* falli còmmeffi,del tempo, et delle accattoni
perdute, dalla rimembranza dèlie reÙ^ fcìtà pofledute ; dalle berturbationi
prefenti per il dolore, e deììderiò di qualche èóiàjtalffònoì foipiri
degl'amanti, che fofpirano dal defiàerio della cola amata l dal defiderió di
gloria, et di trouare -vn fublìme ingegno fimile ad HomèJOj chi cantane le fue
lodi fofpirò il gran Macedone . Giùnto AlefTandro allafamofò tomba Del fiero
Achille fofpirando dille ', O fortunato, che fi chiara tromba Trouafti, et chi
di te fi alto fcriire^ », Ne (blamente da'cafì paffati, et prefenti li fofpiri
deriuano » tria anco da'faturì, poiché dalTopinione,e timore de'mali
auuenire,che la perfona fopraftar fi «vede fofpira ; ne Tempre i fofpiri fono
veri, alle volte fono feriti j come i fofpiri delle meretrict,^^ delli falli
traditori Amici : Alcune volte fono per accidenti d'infirmiti, alcune volte
quafi naturali, per vna certa confuetudine,ch'elTer £iole in quelli, che fpeffo
fofpirano, dal penfare alli negotij,& a gli ftudij loro,fi come fpciTo
Virgilio fofpirar folea( per quanto narra il Sabellico, lib.7. capito* lo
quarto} onde e quel faceto motto d'Augufto, il quale fedendo in mezzo a
VERGILIO VIRGILIO che fofpiraua, et ad Horatio,che come lippo patiua di
lacrimatione ^'««cKi/uaddinwndato da vii' amico,che cofa
faceua,rifpofe,feggo^ra le 1 acri* ' mei* . 27 s **j> frpfpiri Se bene qui
li fofpiri fono dalle lacrime^patati, nondimeno,1 pianto è fempre col io! piBo
accompagnato, peto con molta gru» gli amorfi Poeti fpeflb l'vnifcono J U
Montemagno co-etaneo di PETRARCA. Mille lagrime poi, mille fofpiri Piangendo
fparii Il Petrarca ifteflo Quel vifo liete Che piacer mi facea i fofpiri,e'l
pianto jMonfignor della Cafa . Et gì? non haue Schermo miglior, che lacrime,
&^_ fofpiri . Jlmedefimp p non ^han loco Lacrime,& fòfpir, iiquì ò
frefehi affanni > Si pub ben fofpirar fen^a piangere, ma non piangere ferina
{pfpirare, nt&> -gonp a punto le lacrime con i fofpiri, come
pioggiaj&Tcatoinfiemc^^Bemi^ Et nubi lofo tempo Sol l'ire, e*l pianto
pjogga, iJoipir -venti, Che moac (pefìfo in me ramato lume . ' tOgnì fofpìrodi
goal forte fi :fia, figurili alato nelle tempie, 6airo : nella fi niltra poi
pongali cofa atta adenotar Metto, per il. quale fi fo/pira^ che M
quefto.ifteflbnoftro libro pender fi può £ fùoi luoghi particolari,jquali però
non accade ripetere . AI fofpiro d'infirmità ppngafi nella finiftra vn
ramo.d'Anemone,perche feri jleOroEgìttio ne i fuoi gieroglifici, che gli
Antichi per queft' erba fignificauaHP la malati» 5 £à il, fiore purpureo,
belIo,ma poco dura iliìorc^ et l'erba, et per quefto denotauano i'infirmità..
Il fofpiro quafi naturale nutrito da -vna consuetudine,, effendp^glifpetie di
malinconia hauerà in xapo vnaghirlanda d*4&?ntio, alludendpquellp, che au
e^uefto propofito dille il Petrarca.. Lacrimar fempte è il mio fbmm.0
diletto,J1 rider doglia, il cibo altcntio, e tofeo. 3i che quella perfona,cne
penfàndo allinegotij,e ftudij,eche,coittinuameHte fofpirando ftà
malenconico,per rimedio di elfo fi rapprefenterà,che fia per la man fini/tra
congiunto con la delira di Bàccoi, chetali' altramano habbia la-, fua lolita
ta^a, percioche altro temperamento nota ci è^ che vn'allegiia di cui n'è
{imbolo Bacco da Poeti, 6C Filofbfi tenuto per .figuràdi fpirito diuino.&T
fublime intelletto., Difilo Comico in Atheneo lib. fecondo chiama Iacee (che
col fuo liquore rallegra il cuore ) làpientiffimo fpaue, Amico.a prudenti, é^
anicnofi, il.quale efeita l'animo degli abiettix& 'vili, perfuade.li feueri
a rìdere, | i poltroni apreadere ardire, et i timidi ad.eiTer forti.
Prudentibus, ac cordati? omnibus amiciffime * Bacche., ata^fapientiflìme,;
quam.fuauis.es.. v Abietti magnificè
vt fentiant, de fé tu folus efficìs; Superciliofis, et tetricis perfuades vt
rideant : il, Jg^auis vt audcant : vtfortes fi nt timidi. Si €ke. é?4 Cherernone Tragico afferma* che col
"vino fi concilia il rifo, lafapien^a, fa docilità, Se il buon configlio :
non è marauiglia, che Homero nella nuoua Iliade induce pes/òne di gran maneggio
nella dieta Imperiale di Agamenone Imperatore, auanti fi configli, e tratti di
negotij militari, farfi molti brindifi i'vru l'altro idb poi tanto più è lecito
a perfòne di ftudij f fpetialmente a Poeti, dey cjuali è Prefidenti Bacco;
fcriue Fllocoro,che gli Antichi Poeti non fetfipre can tauano i Dithirambi : ma
foto quando haueuano beuuto : all' h ora infocando Bacco, ouero Apollo
ordinatamente cantauano odafi Archilocho . Bacchi Regis canticum elegans
Dityrambicum aufpicàri feio, Vini fulmina percutfa mente . Pero Demetrio
Alicarnafièo fotto il titolo di Nicerate chiama il vino cauaf* io del Poeta,
ferina il quale non fi pub far viaggio in Painafo . Vinum equus eft lepido promptus
veloxque Eoetej Si potantur aqux nil paris egregium . Più Volte riabbiamo noi 'veduto eflcr confolato con
òttimi,* coldiali vini d* Amici Torquato Tano,cfie era (èmpre penfofò,pieno di
ma!eneonia,e fofpiri» Al fofpiro finto delle Meretrici,• et delli falfi
traditori amici ftrìnee infieme i nerui del petto, fi diftfmge, et congela»!
cuore:cofi a*. line hfg 'amanti, oper troppa gclofia,che reftringe Iota lo
fantt*» ree trop o anTor Amore, cheWiil cSore, concepifconopaffiom u w che
fouenteWorzati a trar fuora dal petto lorofofpiriamme.am.Me.de q«»l' P^co»(t gì*
Amanti, il Petrarca. Pafco il cor di fofpir,ch altro non chiede. Rerb gli fuol
chiamar hot dolci, hor foaui,&TerchL'^Jmatox?Q(|utney& l'inquieta
conditione degli Amanti» cWqttòn*: tJ^UJW^^ più portano la mente' cinta d'acuti
mirti, cioè c^e' penììen a.mjorc^ ; ne quali s'imbofcano, e per quali'
ftangendoje fpfpira^ in qutfta vita vn perpetuainferno ri'amòroiopenfiero, che
hanno in tefta fomminifTra loro materia di' fofpirare prefa da ogni minima
cofani* rimembranza d*^nauolifaconfurnav fe,^diitrqg^erev M . Ardòmf, et
ftruggò ancor, com' io folia :' Làura rjùvolue : Sc.Con pur quel ch'io m'eraV
Qui tutta humije^qìii%ivi(li a,ltera ; Hor afpra,riot piana^nor dilpietata,
hofpiav Et quel cHefegue per fin l'vltimo terzetto1. Qutdiffévna parola
*>*K^ quìfbmie:' Qui càngio'! yifo . In quefti penfier laflb lSlott£,&
dì tienimi il Signor rioftro Amore ". I] veder luoghi, doue con diletto
habbiano veduto vna volta lalordama g$ fa (pfpirare: Il Petrarca rimirando
l'amenità di Sorgale le acqucdentrodequaiIlla fuadonria'ignuda
viddé,fofpiVarido,così cantò .• Ghiarejfreiche^ó*^ dólci' acque' ^.^ Que le
belle memorai. jPòife colei,cheTo la a me parDònnly Gentil ramo, -oue piacque
fCort /olirmi rimembra ) A lei di far al bel fianco colonna. EopSmtìntfd;^
g£>efofpira_,.. Io ho pien di (ofpir qiiéiV aer tuftby D'afori còili
mirandoil dolce piano ? Oue qacque còlei,ch'hatfendo in mano' Kil o covi in (ù\
fiorire, coronata Mq*,ro,ch* gemmeingran copia, nella deftra mano tiene 'Vn
pallone, et nel Ui?ojftra "\tnoTpecchio,.ncl quale.miri, 6C contempli fé
ftcfla . La Superbia, come dice San Bernardo, «
^n'appetitoolifordinatodellapro!" pia eccellenza, cV^.però fuolcadereper
lo fatine gli animi gagljatdi,&:.d'ingegnoinftabile, quindi è che iì
dipinge bells,& altera,©^ riccamente -vcftita.,. fio {pecchiariì dimoftra,
che il fupetbofirapprefcnta buono, ót"~ bellq,v" '=•• .Acadt-r ~và
chi troppo in alto {ale-.. ' ìl^eftimento rofl, ci fa conofeere, che la
Supe*bia$troua particolarmente ne gli .[vuotami colerici', &^ fangmgrfi,
lùquali (empcè frmaftrano alteri, sfòrrjtfKroiì mante-rière tjueftd.Opiriione
di ft ^itejTi.còn gli ocnattienti citeriori idei' corpo £ ? •,;•> ? ; La
Superinone è natadalla Tofcàtfa, la cjnale da Africbio libr. 7. ehiamafi -madre
della hiperllitione . Neq; genitrix, S: mater fupérftitionis Exittuia opi-monem
eius ncim M famam r è horniriata fuperftitiòne dalla vece fuperftice latina,
che lignifica fopauiuente, Onde Marco Tullio nel 2 . iib.de .nat.DeoS 4 rum,
.&• SVPERSTIT1O ti È* rum, dke,che fi ftìperftitiofi fono cori
chttmau,pefche tutto il dì pregano Dio* che li Tuoi figlinoli fopraui uano a
loro j ma Latca litio fir m iano lib. 4-cap 2 8 .dice, che quefti non fono
iiipctftitiofi, perche ciaicun© dtfìdera t che* Cuoi figli foprauiuano, OC
quelli chiamaaa fnperftition, i quali riuefiuanola memoria y che fopraftaua de
morti » onero quelli, che fopraui (luci al padre, Se al Ta madre tene uano, 5c
celebrauano le immagi ni loro in cai 4,come Der penati : lmpercioche quelli,
che pigliauano nuout riti y oche in luogo de' Dei honorauano t morti, erano
chiamaci fupef ftitroft . Religiofi poi chiamane cftieHi, che hpnorauano i
Pubblici, Se antichi Dei, et ptoùa eie Latiantio da quel veri© di Vccgilio nel
lib . 8. dell'Eneide . Vana fuperttitio, veteromq; ignara ©eorurn » Meglio di
tutti Seruio,fopra il detto ver(o,dice che la iuperftitione ì vn fuperfluo, 3c
feiocco timore nominata ftìpe riti t ione dalle "vecch e, perche moke
foprauùTute, dall'età delirano $ Se ftoitt fono % onde per tal cagione
"vecchia U dipingemo . E chiara . *8t flt chiara cofa è,che le vecchie
fono più* fuper ftitioie >petche fono pia timide, ti Tiraquello nelle leggi
Connubiali pare, p.dice che le vecchie fono fpctialmen te dedite alla
fuperftitiune, et però Cicerone in più luoghi la chiama Anilo » riputandola
cofa particulatc da vecchia, quindi è che le donne fono dedite alle
ftregonarie» et alla magia, arti familiari alle donne» come dice Apulco nel o,
lib. del fuo Afino d'oro * Le ponemo "vna Ciuetta in tefta, perche e prefa
dalle timide, e fuperftiofè perfone per animale di cattiuo augurio, &c come
notturno è fatto (imbolo della morte nelli Gieroglifici di Pierio Valeriano, il
quale dice, che col canto fuo notturno fempre minaccia qualche infortunio » et
narra l'infelice cafo di Pirro Rè de gli Epiroti, ilquale reputò per fegno
cattiuo della fua futura,e ignominio fa morte,quando andando a efpugnare
Argo,vidde per viaggio vna Ciuetta pò nerfi fopra l'afta fua, impcrcioche ne
fcgni,che giunto a dar Palìàlto fu leggiermente ferito da vn figliuolo d'vtìa
veccniarella, la quale vedendo da alto.che^, T>irro perfeguitaua detto ftìo
figliuolo, gli buttò in tefta vnà tegola co tutte due le irùni,per ilqual colpo
cade morto, et quefta è fuperftitione a credere, che tal morte dì Pirro futTe
agurata da quella Ciuettà JPer il medefimo rifpetto fé le pò re aili piedi il
gufo, et cornacchia animali, che foglione ellcre tenuti di male augurio da
fuperftitiofi ancor hoggi, della Cornacchia Vcrg. Eglola prima . Saepc finiftra
caua prafdixic ab ilice conix « Et Plinio la tiene per augello d'infelice
canto, quando nel x. li. ci 2.dice di lei. Ipfa Ales cit
inaufpicata'garrulitatis* Del Gufo neirutdlo loco, dice Plinio,che è animale di
peffimo prodigio» Bubofunebtis j òC maxime abominatus, et piùabaflo. Itaq; in vrbibus aut omninoin
luce vifus, dirum oitentum eft . L'iiteiìo
riferifee Ifidòro arrecando li feguenti 'verfi d'Ouidio nel 5. delle Metamorf.
Ecedaque fit volucris venturi nuntìalu&usj Ignauus Bùbo dirum mortalibus
omen « Nel Confolato di Seruio Fiacco, et Q.Calfurnio, fu vditO cantare -vn
Gufo ìopra il Campidoglio, et aliborà appreflb Ncmantia le cofe de Romani
andana,"0 rna!e«&percheera cofi abomineuot«concetto,narra Plinio.che
nel Coràenttò nellaw penfieri .,. ihabbia da eiiere da qualche fegno,il quale
naturalmente non paia denotare tìmil co(à, dico naturalmente, perche ci fono
animalità' quali naturalmente fi preuedo yna concerne la ficura tranquilliti
del mare dall'Alcione *il quale augello fi il nido d Inuerno, cV^ mentre coua
per fette giorni, ficuramentc, il Ma*e ftà tranquillo, di che n'e teftinoonio
Santo Ifidoro. Aicyon pelagi volucris difta quafi ales Gceanea, eo quod Hyeme
in ftagnis Oceani nidos facit, pullpiq,-educir,qua excubante fei tur
extentoarquorepelagusfilentibusventis continua feptem dierum tranquillitate
miteicere, $C eius feetibus educandis ©bfequium rerum natura prabere. Et perciò
Plutarco de Solerti» Animalium djce,che niuno animale merita d'eflère più amato
di quefto, Alcyoni auterru circa \St JCONO LOG 1*4 trirca 'bramarti partenti
totum mare Deusflu&uum,c^ pluuiarum vacm £r*bet, vt iam alitici animalfit
nullum,quod homines ita merito ament:hui ma da Ciuetta» -CornacchiaGufo5&
altri animali non.fi può ién^afupei itirione predirebenejO male aIcunOj«oa
hauen.doefftnaturaUttfakunacol bsne, o còl m al e,jchejci:ha,4a venire, mali
fiìperltitiofi timidi attendono a leggerezze limili,
&:moftranod*hauereil,ceruello di Ciuetta, che in tefta alla fupeifhtione
habbiamo pofta,.e d'euere.come inienlàterCor.nacchie,e come Gufi goffi»
&fcÌQCchi, che li;ftannofint0rnoal[ipicdi,poiche pongono i Ioroftudij,e'
penifierì fopra di quelli, et fondano fopra loro.cofi vane ofieiuationi . Onde
Budeo nelle Pandette, dice, Propterea factum, ^tfuperftkioproinani etiam
obiervuafione ponatur,; amentis eft enim iùpetftitioneprejceptorum.contra
naturasti caufe trahi,. An^i Santo Ifidoro non iòlo tiene tale fuperfticione
infenfata, OC vana, ma anco teputa.cofa nefanda a ccedece^cHe Dio faccia
partecipi de* Tuoi difegnì le Cornacchie, Magnurfioiefa^ ha?. credere nvt Dms
confilia fua corni cibus martdet % Porta al collo mókijpoli^mi,»elfcndo
coftume.di pedone (uperditioie, timide di -mak^ortaoo^d'cllo caratteri -.
lettere^ parole perianjtà, perarml, per Ì5fuggire;pericoliv&'/per altre
co/e à'qualinon poffono recare giovamento alcuno, perche non hanno rvirtù, ne
forila alc«na . MapiaceUè.a Dio,che {insili fuperlHtiofe cofefullèro eftirite
con la gentilità; poiché tuttavia ne fanoanco.traVCniwJjtiam, ne fnatacwfto di
quelli., che -aggrauano bene ipello il peccalo deHa fuperititione con'&tuirfi
in co'ry he non fi conultne4.cl1e paroJedella'fiLrictura^crajlequaliffi dauerio
portare /tjmpHcemente per d uotione, .come Ci "auuertifoe nel Manuale
dclNauanro i Qui,confulunr,fingunc, ve) por-..tant c'urn certa fpe.
quedasn^nominalltiipti ad aliquid habendwn, vei ftfgien dum peceat
mortaliter,ex quo metti fairoSifibiDeosimagina* tur, quos veneietur, aceolàt,
«fcgle&o interim vnius veri Dei hoDore,& cultu,* Impius autem eft,qui
nuUòs omnino Deosselte cre.dirjl che ficonfontìa coldct to di Seneca', citato
dalBeroaldofbpra Suetonio nella-vka d'Qthone cap.4. Superftitìo eft error
irtfanus; » fupedtkio autem nthil aliudeft5quarhfalfi Del cultus, 6lit
Deum,icarupe*ftiuQyiolat. Talcofa deuefi tanto più abbonire da ogni Ghriftiano»
quanto che ècefta-me deriuato da fugerikiofì Gentili y fi
com&conita-appiciro antichi Poeti .. Tibullo nella feconda elegia?. Et me
ltiftrauit taedìsV(Dilidio nel 7. della Metamorfosi .• 1, Multi fidafq; faces
in folla fanguinis atra1 TingitycVf infe&asgeminiisaccendkin aris, Terq»
fenem fiamma,tèr aqUa,ter lulphute purgat.£c Luciano nel dialogò dì Menippo.
Medio nacl:Ì& (ìlentioad'Tigridèrarfte Mimiarn
duce»s^urgàuk,r1mularq^abfter^tyfaceqy;ilRiftrauit . Più a baffo . interim
accertarti faeem tenenr, foàttd amplius iam fummiuo rnurure, ied Vocexjuaift
ppteratmarima clàmitans funul omnes conuoeat
Erynnes,HecateniiQ#arnaSb;e:*£eètamq;Proferpinam .. Ellendó già laGfhtilki
fpentadàl>. l»«eteite^&iì»lu*ìr«:»iuc« del noftro Saluatore, fpengan
anco in tutto,> et pet tutto da noi la di lei petnkiofa, et • infèrnal face
della fuperftkione» La religione hon'oraA ©tìerua ii culto diti ino, la;
fuperftitione-violà il culto di Dio ; il reiigkjfo dal fuperftkìofo con quefta
diftintion* fìdifèerrte y il-lupetftkiolb Ha pautfa'di Bio,ma il Religiofolo
teme con riuetèn^a come padre,non Gorne nemico, bellini m-a diftintione.pofta
dà Budèo iópra le Pandette, per*au> tonta di Varrone . Quale autem tlltìd
eft crucd Vario rel/giofum a mperftftipfo ea dillin* tem vereri 'Vt
parentesynon vf hoites tirtiere.Grrei fnpcrfti rioia étti dindèmo-i 'niam
appellarti, et dindajmonas fuperftkioios, abinconiulta, et ablurda diui-, ti£
potenti» formi di ne, huiufmodi meticuios . Scrupulòsnunc appaiane non
'•jitìepro verbo,& inde fupeTmfiofos fcrupu)ofòs,inctVenirr) iempei?
aliqìiid,^trod .itìoaleeos habeat, &fanquaitì lapillus. ideftfcrupulus
incalcé^,f4entidem pun&ket ; Si che li fuperìfcitiofi per tal
fpauento,ch,harm^dd)a^etì^4i«iaa> 2Ì+ fi penfano d*e(Fere giuftamente
timorati di Dio, et ardenti nelfa baona religìone » ma s'ingannano, perche
totalmente fono agghiacciati, et freddi nel culto diuino cofu etti dal gelido
timore,che hanno, impercioche non bada adorare^ Iddio per timore, ma fi deue
temere, et amare infieme, et con ardente amore hanorarlo, àC riuerirlo : Ancora
li tiranni, et huomini facinorosi fi temeno . cernendoli non s'amano, ma fi
odiano» cVT* con tutto ciò per timore fi fa loto honore, ne per quello quel!'
honore è volontario dato di buon cuore, perche.* non il porta a quelli amore,
ma Iddio fi deue ben temere, ma con amore, do* uendo noi conforme ai principale
precetto dell'ardente cariti amare Dio fopra ogni colà ? Onde li fuperftitiofi
temendo, &^ non amando Dio,ancorche per tal timore esercitino digiuni, et
s'occupino in oratione, 8e altre religione opere,non per quello fono ardenti
nella religione, fi come in apparenza raoftrano d'elTere, ma fono più collo
fpenti, e morti, «(Vendo priui del zelante amore verfo Iddk>,contto il quale
per timore còmettono facrilegij bene fpeiTo,feruendofi di cofe facre, SC
benedette in empio» Se mal adetto vfo applicandole a loro fuperfticioiè
imaginationi per fuggire quel che temeno, o per ottenere quel che defiderano
per commodo, &? vtil loro in quella vita mortale j Onde con moU ta ragione
il Tiraquello dice, che s'accolli all*Hippocrifia, an^i Bude » aflèrifee nelle
Pandette, che fi piglia ancora per PHipocrifia . "Ponetur etiam a do&is fuperftitiaproeo quam
he/efim vocamus. Plutarco nel trattato della fuperftitione
proua, che per il dannofo,vitiofò, Se fpaucnteuole timore di Dio chiama* ta da
Greci Diddemonia, li fuperftitiofi fieno nemici di Dio é Neceffe eli
fuperftitiofum, &^ odilfe Deos, Se metuere, quid ni enim, cuoi ab ijs
maxima fibi illata e(le; illatumque iri mala exifti medium qui Deum odit»&
metuit eiui ed inimicus, Ncque interim mirum ed, quod eos timens adora t ac
facris veneratine et ad tempia alTidet, Nam tyrannos quoque coli ~videmui,&
faiu. tari,ijfq> aureas (lataas poni ahijs, qui tacite eos odcrunt,oderetur,
et execra» runt,e nel medefimo trattato prouaxbc li luperftitiofi fono piò
empi) degl'empi}, e che la fuperlUtione è origine deli'impietà ; dimodo che non
pollòno elicla altrimenti ardenti di zelo di religione ancorché moftrino
d'edere infiammati nel culto di ella, eflendo la fuperlUtione feparata dalla
religione,coroe proua Santo A golii no de Ciuitate Dei. lib,^ cap. 50. Se a
lungo ne difeorre per tutto il (erto Hbr, impercioche la religione ollerua il
"vero culto, Se la imperlimene il falfo . dice Lattando Firmiano. Nimirum
religio veri Cultus eft#;uj erftitio falli . Habjbiamo pollo (ateo il medefimo
braccio finiftro, che tiene la Candela accefa,il lepre ver fa il feno» per
inoltrare, che il zelo apparente di religione del fupetftitiQiò è congionto con
il vietalo timore, Se lo tiene celato dentro del (uo feno, del qual timore né
fìmbolo il lepre, che le ftà nel lato manco del cuore, ellèndo che ajli timidi
luperftitiofi palpita il cuote,comealli timidi lepri ; Cornificio poeta,
chiamar foleua i loldati p-urofi, che fuggiuanojleporcs galcatos » lepri con la
celata, ESuidarifecifce, che li Calabrefi da Reggio erano, come timidi,
chiamati lepri Timiduraanimalculum eft lepus: vnde Regi ni lepores dicti funt.
tanquam timidi, olcré di ciò'» timidi fupcrllitioij, quando s'incontrano per
viaggio in "vna lepre la iogliono pigliare per male augurio, et tenerlo
per . sSj iti finiftro incontro, onde è quel veifo greco riportato da Suida*
Phanis o lagos dyftychispij Cribus Cofpcclus lepus infelices facit calles .
t/incontro del lepre fa le ftrade infelici. Nella man dritta tiene vn circolo
di fte!le,e d; pianéti, ver fo li quali tìfgua*-da con timore* perche, fecondo
Lueretio'* la fuperrtitioneè vn fupcrfluo. e vario timore d'elle cofe, che
Iranno fopradi noi, cioè rìe!?e celeri, edcliediuine Autorità allegata da
Sermone! luogo fopra citato,* Secundurn Lucrelium Superili tio eft
fuperftancium rerum, id eft Otlefiium, et diuinarum, qu;e fuper hosftantinartis
j et fuperfluus timor.* ^propiocoftume de'tupetftkiafi di haUere timore delle
Stelle, Coftellationi, Ò(T fegni delCielo,& di regolarli! con li Pianeti,
Se fate vna cofa più torto di Mercordì, e Giouedì, che di Venerdì, àC Sabbato *
Se più d'vn giorno, che d,vn'altro,& farla àllhora,che con ordine
retrogrado fi deputa al giorno del pianeta, che corre ; del quale errore n'è
cagione l'Aftrologià, dallaquale è deriuata la fupcirtitionc;(l coinè afferma
Celio Ho digihO lib. 5iCap.3£>. per autorità di Varron«_, Ex Aftrologice
porto finii prò fluxille fuperftitionù omnium vanitates, locupletiilìmus au&or
Vartc teftatur, Ma li timidi fuperftitiofi, ladino pure la vana fuperftitione,
et il vano timote, che hanno delle ftelle, coftellationi, Pianeti, ót del li
fegni » che nel Cielo ùpparifeono, poiché non poflonoa loro fare, ne bene, ne
male 6^ dieno pit\ torto credenza a Dio padre della verità, che a gli Aftrologi
figli della bugia » il quale in Gieremia cap.x. ci ammonifcrjche non li temiamo
. luxta vias gentium nolite dìfcere, et a fignis Cedi nolite metuere, qua?
timent gentes» quia*» leges populorum "vana iunt et poco più abaflò Nolite
ergo timere ea, quia fìec male poftunttacere, nec bene : 6C però San Gregorio
nell'homi! i« X.dillè Neque enim ptopter rtellas homo, fed ftella? propter
hominem faéte funt. L'huomo non è nato per ftar fottopofto alle influente delle
Stelle^ ma le ftelle^. fono fatreper feruitio deirhuomo . §fRAfAGEMMA M1ttfARI
BelSìg. Giouarmi Zar aitino Cafiellinot, PÌN G A S ì vn'hùomó armato, che porti
in teftà né* Cimièro quefto mot to Gre co,he doloihe bibhìiterrà lo (tocco
cintò al fìhìftrò lato, e dal braé* ciò firiiftro -yha rotella, rieliaqùàle Ila
dipìnta yna ftahòcchià>ché porti in bocca per trauerfo vh pe^zò di canna -,
incóntro ali* HidrÒ animale aquatile fatto a girila di lerpéiìlquàle con la
bocca apèrta cerchi diùb'rarla » apjyo'ggieià la mari Vlèftrà al fiancò toh
braùura, gli federi préilo li piedi da vh canto vn Leopardo ardito con la tetta
àlca,& ih cima del Cimiero pongali Vh Delfino^ Quèfta figura è totalmente
contrària ài parete di Alefiahdrò Màghójiìqual* àbiYorrì oltrambdò !ó Stratagèmma,
et perciò ertendò égli perfuafo da Parme* hiónè, che àffàlràile àH'improdifo li
hemici di hotte,rifpofe,che tra brutta cofà, ad vn Capitanó.rubbare la
vittoria;, e che ad Vh AlefF. fi cèuenrua vincere lenita ihgàn. ni. Vielor iam
furati^ ihCjUititurpe tft rfcahifefte>ac fitte "dòlo Alesati dtutfi
sincere STRATAGEMMA MILITARE, "vincere oportet, riferifce Arriano ., non
ottante quefto altiero detto eeniìderando, che Alellandro Magno hi nelle
attioni fue precipitoio,& hebbe per l'ordenario più temerità, et ardire,che
«irta di fattela, la quale vuole eliere congiunta con la prudenza, Se col
configlio . Habbiamo coluto/ormate la preiente figura de lo Stra.tagéma,come
atto conue»icnte,an^i necertaxioad y.n Ca pitanio, al quale s'appartiene non
tanto con for^a, et brauura eipugnareii nomici, quanto all'occorrenze per la
falute propia della patria, 8^ deirefercito fuo fuperarli col conleglio, 6C~
con l'ingegno, nel quale confitte lo ftratagem* ma : perche lo ftratagemma non
è altroché 'vn fatto egregio militare trattato più col confcglio,& ingegno,
che eoa il 'valore, ciotte, impercioche forte^a e (è alcuno con valore
combattendo, lì nemici vince : Conieglio pofeia oltrc^ al combattere con arte,
*& con aftutiaconfeguir la "vittoria . Fortitudo enim e&Jì quis
rubare pugnante* hoiles deuincit : Confiiium vero extra prxlium. arte,
BICESA%E%IPA. tS7 ite i atq'ie djlo Vi&oriam àdipifci : Dice Policno
Macedonio ne! proemio de ;li (boi ftiatàgemmi, Autóre greco molto graue* et
antico, che fiorì nel temidi Antonino* 3^ Vero imperatori, dal quale hanno
apertamente rubbato rèrti Autóri volgari de i noftri tempi * Soggiunge il
medefimo Autore,che la^. jnncipàl Fa|>;cn^i de* fingulari Capitante
certamente lenivi periglio acquiftar a ^vittoria, ottima cofa è poi andare ìmaginaiìdo
qualche cofa » accioche col >iuditio,é configho fcorgendò auanti il fine
della battaglia fi riporti la v teoria . Dptirhum 'vero eft ( dice egli bufando
il tefto greco, per non arrecar tedio) in pfa acie quiddariì machinari j~vt
cohfilio prsueniente finem prxlij *"viófcoria-> paretùr . Ilche pare
ancona nfe perfiiada Hsmerò* che (pelle volte dice, he dolo he bijphi j feu
dolo,] féu vi ; cio^j ò con ingannò>ò con for^a, e quefto è il mot co, che
habbiamò poftò fopra ii Cimiero del noftró Stratagemma, che pari mente fi lègge
in Potieho, dal cui detto fi deiiua quello di Vergilio nel 2. dtlle Eneide in
perfoha di Coirebo * Mùtenius Gypeos ; D^naUmq; infìgnia nobis Apteiiius dslus,
ah virtusj quis ih hofte reejuirat ? qtt Vfi dice dica procuriamo pur noi di
cótìfegùir vittoria con tal ftratagemma, mutiamo gli ftud; j, accoramodiànci
gli elmi >& l'infcgne de' Greci,* chi poi vorrreUàle alla forìa,
8^*vnoftraìagemma 01'dfto prudentemente, fuperagran copia difoldati,dice
Euripide in Antiope. Confilium (apientér initium multa's maiius vincit :
impetitia vero cum multi cudinte defcerms mahim eit,& il medefimo in Bolo .
Exiguum eft 'viri xobur, prarualeat autem aiiimi induftrià, femper enim virum
imperitHm>& robufturn corpore min'u's timeo, qUam imbeciUem, et veriatum
. Veggafi circa ciò il fermònè 54, di Stobeo, doue ci fonotnolte fentenzo in
fauor delio Stratagemma, Quindi è.che Lifandto e(fendoglÌTinfacciato,che con
inganni facell'e molte cofe indegne, ri'fpoie,che quando non baftaua la pelle
del Leone, faceua di meftièrò cucirla con la pelle della Volpe,* Vbi Leonina
pellis non fufrtìrit,j;bi adfuer>da«eft Vulpina,dice Plutarco negli
Apofcemmi,volendo inferire-, che dduenoh bàftando le forze ydeuòno
fupplirePaftutie de lo ftràtagemma ; Ij primo che ì'^vfàlìè tra Greci
yrirerifee Mienofu Sififo figli uolo di Eolo, il fecondo Autolieo figliuòlo di
Mercurio» il terzoiPròteo, ó\^ il quarto Vlillè che Hcmèro chiamò poylcrétòsj,
cioè vafer, attuto., et dipkVfà th'egiiAÉfib nella nona Odiirea Guanti ^eflere
àftuto,^ fraudolente. Sum Vlyfles^aertiadesjquì òmnibus dolis •Hominibus curi
fum,vtmea gloria cejum àttingifc Vlillè io fon del granLaertc figlio, Che per
gl'inganni miei, de' quali abbonda Dillimàfònoatuttiglìmortaliv, E la mia
gloria giùnge Minò al £ièh>. Mutiffi tuo Capitano fu anco Ambile Caf
tàgitìefeje moltoleft© inrrirroti& nuoui 2SS noui (Iratagemmi, e come Tenue
Emilio Trobo nella Tua vita, quando non era eguale di for^e,combatteua con
i'ingegno,e congl'inganni,e per venire alTef plicatione della noftra figura,
rapprefèntiarno lo ftratagemma turco armato perche iìafì ilCapitanio inferiore,
o fuperiore di for^e,(ìafi egli per combattere con for^a,o con inganni, fa
me(tiero,ch'egli fia Tempre prouifto, onde Cinctuti, acciw&i,&
pra?cinóri Milites : detti Tono quelli "vaiorolì, e vigilanti fbldati che
mai non (tanno fènz'arme, e come deuc fare ogni accorto (oldato, hanno Tempre
la Tpada alla cinturai la mano pronta, ed apparecchiata al combattere fi come
difeinci Tono li poltroni inubili alla militia, di che Seruio (opra Vergilto
nel fine dell'Ottauo, Onde Augufto daua per ignominiofà pena a’ soldati tra
(curati,che ftelfero diTcinti, Ten^a cinta militare diTarmati . RappreTentiamo
lo ftratagemma tutto armato con lo flocco al fianco : perche fiali il Capitano
inferiore,o Tuperiore di forze; fiali egllper combattere con forza,o con
ingannila me(ricre,ch'egli (ìa Tempie prouifto; onde è che da latini cinéti
cinétuti, pra.*cindti,& accincii milites Tono detti quelli 'Valorofì, 6^
"vigilanti fòldatijche ftanno cinti con le lor»armi,eilèndoche ogn'accorto
Toldato deue Tempre tenere Tarmi Tue con Te, la Tpada alla cinta,e la mano
pronta, ed apparecchiata a combattere : per lo contrario Difcincli fono detti
li poltro* ni, inabili alia militia, diche Seruio Topra Verg. nel fine
dell'Ottauo ; però Augullo daua per pena ignominioTa a*To!dati delinquenti, che
ftello diTcinti, fèn» ^a cinta militare, e iTarmati, come indegni di portare
armi : ma caftigati più (etienmentc erano quelli foldati,che volontariamente
per pigri tia,ò dapocaggì* ne hauedero la (là ce le armi, maflimamente la Tpada
. Corbulone Capitano di Claudio Imperadore, fece morire vn Toldato,che Tenza
Tpada» ed vn'altro che col pugnale Tolamente appaila intorno ad vn Baftione,
Cornelio Tacito libr, xi, Ferunt militem quia valium non accinctus, et alium
quia pugione tantum accinóìus foderet, morte punitos . E Te bene rifteflò
Hiftorico non lo può crc«dere,parendogli uoppa Teuerkà ; nondimeno
tengo,cheCorbulone3ilqualpto meua in riformar la militia, pur troppo lo facefle
; ne lo fece per feuerità di fuo capriccio, ma per rigore della diTciplina, e
legge militare j atteTo che era de» bito de* Toldati, quando elfi zappauano, e
faceuano fofTe per fortificare gli al» ioggiamenti del campo, tener la Tpada al
fianco, deporti giù gli Tcudi,c le bagagiie loro fbpra i propij legni intorno
alla miTura de* piedi ailègnata a ciascuna-» Centuria per fcouarla, nella guiTa
che certifica Giulio Frontino, che Tcnllè dell'arte militare, molti, e molti
anni inuero doppo Tacito, ma conTot me alli codumi de' maggiori tratti da
diuerfì Hiftorici più antichi: dice egli nel ter^o hb, cap.8.Scatiuscautem
caftra afflate, vel hyeme,hofte vicino, maiore cura, ac labore fii mantibus .
Nam lingula? Centuria' diuidentibus campidudì:oribus,óc" principibus,accipiunt
pedaturus,& Tcutis,ac larcinis Tuis in orbem circa propit fjgna difpofitis,
cin&i gladio foflàm aperiunt : oltreché corta per leggi, che fi puniuano
capitalmente quelli, che haueflèrp alienata, venduca,perduta,o lalìata la
Tpada. Pauolo GiurifconTulto nel libro delle pene de' ioldaci, 1. Qui con:-*
meatus .rf.de re mi liuti; e Modellino hb.^delle penejib. 3. rKde re militari,
Frano anco cinti d'arme per fine quando pian tauano, quando poi cenauano con I
lon l'Imperadore fciolti, e difarmati, come narra Giulio Capitolino ned* v
uitati (Iellate d'oro ; òC perche diffidi cofa era nella Corre Palatina trouar
chi ì'haueffe prefe, i foldati quieti fi comporta uano la perdita, ma di
nuauoinuitati non voleuano più fciolerfi Le cinte . Poftea rogati ad conui.um
cinedi accabuerunt . Cumq; ab his qua?retetur, cur non fòluerenc cingulum,
«{ponchi fé dicuntur Salonino deferìmus, atque hinc .traftum moterp, vt
deinceps cum Imperatore cin&i difeumbetent, In quanto a gii animali
figurati,prima ch'io venga alla loro efpofitioncmetv terò in confideratione,
che il Capitano per due effetti fi ferue dello ftracagemma,alle "Volte per
faluar feftefibfolamente^iiandoèpouerodifoi^e^en^a curarli dì fuperareii
nemico, riputando aliai guadagno ma ntenerfi in vita insieme col fuo efferato .
Altre volte poi, quando è più potente, fé ne ferue-r per sbaragliare f esèrcito
nemico con rifeluto penfiero di rimanere vincitore $ t quella due effètti fono
rapprefen tati dalla natura degli animali propoflhe pec venire al primo, Racconta
Éliano Hiftorico nel primo lib, cap. 2. che in Egitto la Rana è dotata di
particular prudenza » impercioche fé s'incontra neh'Hi«* dro alunno del Nilo
nemico fno,conofi:endofi inferiore di for^e,fubbito prende vn pe^o di canna in
boccale la porta ftretta per trauer/ò,ondef Hidro non U può inghiottire, perche
non ha tanto larga !abocca,cuianto fi (tende la Canna* ed in quefta guifa la
ranocchia con la fila aftutia fcampa dalla for^a del-Hidro, il quale è ferpe di
bella vifta, ma di atroce veneno, di cui Plinio iib.2.p.cap.4 dice, In orbe
terrarurn pulcherrimum anguium genius ed, quod m aqua "viuif Hydri
vocantur, nullius ferpentium inferiores veneno: fotto quefto effetto cade
quello ftratagernma de'Britann^ò vogliamo dire Ingiefi,i qu3ji ritrouanduft inferiori
di Cefare, tagliorno buona quantità d'arbori, e li attrauerforno molti fpeflì
in vna fclua,pet la quale parlar doueua Cefare,e ciò fecero per impedirgli
i'ingrellò ; Vn'altro ftratagernma vsò /Pompeo in Btundufio turbato dalla ve*
nuta, che intefe di Ceiare, donde Collo fi pani, e per ritardar l'impeto di
CeGire, fece murar le porte, e fece fare fatò a trauerfo le vie, pia ntandoui
leoni àgu*' %i coperti di terra . Il fuo figliuolo ancora Scfto Pompeo in
Ifpagnaad A te» uà cernendo la venuta di Cefare fece attraueifare Carri ver le
fede per trattenere l'efèrcito nimico,«d hauere più tempo di ritirarfi,e
foftificatfi in Ccrdotìa doue egliandò; Anibale fimìlmente vedendoli con
dtfauantaggio cMufi qusfi tuli i palli da Q.Fabio Mzffimo ; lo tenr e a b?.da ruttori
giòrnetvénendo poi la notte iceeh certi (armenti in fu fé corna di moki
bouijgJi'muiò yeifo il monte,ifona!e pettacolo sbigottì di forte Tefercito
Rornano,che ncn fu alcuno, -ch'hau? Ile -ài jire d'vfcirc de' riparie con tale
ftratagéma trattenuto il Campo'nemico. fé ne uggì fèr^a detrimento del fuo
effercito.fi fecondo effetto ^quando, il Capitano itrouandofi ptouiffo di
for^ma però con qualche difauantaqcjo.penfad' ki-lire con l'ingegnò,* con
l'aftutie indurre Pìnimicp à qualche paffò nò penf to, Qi girarlo in mediche
con fua ficure^i verga a fotiomctteilo per inaizra !e T alia àpi alla glornfa
vittoria : Di ut natura è il fiero Leopardo, il quale non fidandoft nelle fue
for^s contro il leone, cerca di metterli al (ìcuro con si ratta altutia : fà:
egli vrta cauernaych'habbia due bocche,l'v,na penwntrare, l'altra per vfcìre
larghe am'bédue,ma (trette nel mezzo»quarido Ci vede perfeguitato dal leone
fugge nelU caiierna,oue il leone dal defìderio di trionfar di lui lottentra con
tanto' impeto, che per la groife^a del fuo corpo s'inalba in modo nella
ftrettura di mezzo* che non può andare auanti,ilchefapèndo il Lcopardo,che per
la /ottiglie^a del fuo corpo' palla veloce la buca fatta, ritorna dalla parte
oppofuaj dentro la fbflà\e con li denti,' e iVnghiè lacèra,e sbrana il leone
dal canto di die tro. Et fìc ixpe artépotius,quarrì viribus de leone obtinét
vicloriam leopardus,' dice Bartolomeo Anglico,' De proprie tatibus rerum lib. i
8.capi6$; 5imili aftutié onò di quelli accoréi guerrieri, che fanno dare nelle
fue imbofcate le nemiche iqù'adre,come fece Anibale a Tito SempronoGracco,e
Celare a gli Heluetij; 6 dir vogliamo Sùi^zeri,iquali guereggiando con lui
entrarono ne i confini de ifran^efié de'Romani con numero intorno a ottanta
milia,de* quali io. miiia poteuano poi tat l'armi ; Cefaré Tempre ritirandoli
cedeua loro,vn giorno, i Barbari perciò maggior ndutia prendendo
lopetfeguitauano,mi voléndofi eiii pallàr il fiume Rodano, Céfare non molto
inan^i accampò.ondc i Barbati hauendo palpato cori gran fatica l'impctùbfo
fiume, ma non tutti,volendòhé paffare ancora il giorno féguente, jo.
riiilia,quelli, che erano pafìatì fianchi fonìa la' riua fi ri pof auano *
Céfare la notte afìalendoli * gli vccifè quali tutti>elTendo loro interrotta
la facoltà di ritornarféne per lo fiume ; altri ftratagemrrii a quéfto propoli
to recar fi pòtriano, ma ballino quefti,rimettendo il lefc tore curiofó di
faper varij ftratagemmi al fudetto Polieno, a Giulio Frontino, a quelli pochi
dì Valerio MaflirhOi e di RarTaci Voiaterrano t ed alle éopioie raccolte de*
Moderni^ 11 Delfinoifopra il Cimiero,fu irhprefa di Vlitfe autore duelli
ftratagernmì,e fé bene lo por taua nello feudo per grata memoriajch'vn Delfino
liberò Telemaco fuo figliuolo daH'onde,nelle quali era caduto,fecondo la cagione
éfpofta la Più tare© per autorità di ZacintOicd Crirehò; nondimeno potiamo
dlre,che ftia be ne ad Vliile il Delfino animale aftUto,e lcaitro,come fimboio
dello flratagethaj ed attinia conueniente ad vn Càpitanojperchè il Delfino è
capo,e Rè degl'aqua tili,ve]oce,pronto,iagace,ed accoitojcome deue èfltre ógni
Re,Gemralé,è Capitano d'ellerciti; fagace,ed accorto in lapet pigliai partiti
in ardue oceafìòhì t vcloce,C pronto in eseguirli: Ha l'attuto Delfino molto
conofeimento* e confila quando è per ccrhbatttre coi) il C tocodillo fcroce,e
pcfhfera beftia,a cui egli e inferior di for^a* ftnrlo nella parte piti debile
ien^a (uo periglio: Vuol egli dal Mareencrar nel Nilo,il Crocodrillo non Io
potendo compoitare,come le gli oc cupalleil iuo regno, cerca di cacciarlo via
jdcUeil Delfino non potendo con la fòr^a, lo vince con l'altutiàieilo ha fui
dolio penne taglienti come coitelli,e pct che la natura ha dato ad ogni
animale, che non iolo conofea le cole a lui gioueu iaeo fc^ atterriti immergunt
Delphini, fubeuntefque ajuum illa lecantfpina; poiche chiaramente apparifee,che
il Delfino '"vinceil fuo nemico mediante j'a« ihitia, totalmente pernia di
ftratagemma; con ragione lo veniamo a figurare (ìmbolodeirifteflro ftratagemma
nel cimiero in tefta, per dimoftrare la tolleri tud ine., j&iprefte,^a,
xonla.quaJe ne' cali argenti fi .deuexol penfiero immaginare lo Itracagemma, ed
immaginato con |a jnedefima iollecitudine, e-, prefte^a ponerlo in eflecutione:
come ì Delfini, fanno quelli Capitani di giù -ditio, i quali informatilldel
(ito, Se dell'ordinanza del capo.nemjco, i*atìàltano da quella banda, doue
conofeono da più.dtbile, e facile a romperlo, et metterlo in sbaraglio.: emendo
il Delfino minoredi foi^a, e di llatura.del Croeodiflojche perl^rdinariopaila
ventidue;braccia dilungherà, imperandolo, e vincendolo, può feunre perfimbolo a
quelli,ehe (ono.rninoii^di/ion temere i nemici maggiorivd> loro : però
quelli, che fononi più.polto, e di .maggior nerbo _, ftiano auuertiti dinon
andar ta.nto.aItieri perle for^e loro, che_> fpre^inolirminQri, exonbrauure,
ed orgoglio facciano Iqro oltraggjo^perche non vi è
hiuno,per^rande,che.fia,.che,CQn:lo;ftratagernma;giunger non fi po£. fa da
quallluoglia infima perfona. A cane non magno fa?petenetur aper.. 5peflo il Cignal
da picciol can s'afferra,, Piccf^o è èo Scarabeo, jSc^ nondimeno con aftutia(ì
mendica delf Aquila, nella gui fa* che narra 4*Aloiato «èli Emblema, cento
{eifantaorto, piccioloè l'Ichneumone., da «olino chiamato Enidro animaltttc
ornile alla Donnoia, come n'auuertifce Hermolao Baibarofopra Pliino libro
Decimo .capiio fetantaquatt-r© da.alcuniienuto force d'india,^ .pure quefta
.beflioia^ attutandoli nella creta iene-la corsia feccandofcla al Sole, $C
contio i'Afpide combatte riparandocon la coda i.colpi ^finche .con i! capo
obliquo lif guardando fi slancia -dentro le fauci .d'eli* Afpide ; l'itilo
qmndo ^cdeii Ctocod.llo con la bocca aperta ( allettato d*l Rè d'vccelJi detto
Trochiio, che glie la fa tenere aperta, grattandoghela delicatamente, 6C
beccandogli le^ ianguiiughe, come dice Hercdoto, vi fé gli auuenta dentro, gii
rode le interiora, e come acuto dardo gli trapalla ii ventre, donde le n'e/ce
fuora. . T z L'Egidio Wp L'Fgitho parimenti e picciolo augèllo da Arinotele
detto, Salo, da Achille, •Cocchio nell'Emblema .pìl Acanthe, che da alcuni
pigliali per il cardello,deU •la qual differenza Hermolad Barbaro fopra PLINIO
nondimeno fimilé augelletto fi sfoga centra 1* Afino, che trsu li fpini
doucl'Egitho celia, ttregolandoiì* gli guatta il nido, perciò gli fàlt a-» con
impeto addotto, e col becco gli punge gli occhi, 6^ le piaghe, che tal 'Volta
fuole hauere fai cello, 3^ nella fchiena . Il Delfino ancora 'vien Cd* perato
da ~vn picelo! pefee, che per Enigma lo propone Bernardino Ilota n*l* i'£gloga
x. piscatoria \ Dimmi qua! piccioltoelce 1! Ma re accoglie, Che col Delfi n
combatte, et vincer potè* Quarpìcciolpefce fi 'Voglia inferire, non so di
certo, mi iouuien hetiCs cheli Delfino è nemico del Pompilo chiamato anco da
alcuni Mautilio peice picciolo, del quale Àtheneo nel fectimo libro ne tratta
difufamente luogomokocuriofojoue tra le altre dice,. chele il Delfino Io
mangia^, non lo mangia fen%àpen?~; atteioche fubbito mangiato, rimane
addolorato, ed inquieto,, tanto che fianco ed infermo vien ributtato dall' onde
al lito, oue_* diiienta etto preda, e cibo d'altri -, ma fiafi che pefee
picciolo fi voglia . La concilinone è, che li maggiori pottònoettère fupcrati
dalli minori, cmalfiuoglia pec abietto»che fia, è da temerfi, Publio ne i mimi
« Inimicum qtaamuis fiumi lem, doétè efì: metutre v Quelli dunque, che nelle
forile loro fi confidano, nelle proue di crudeltà, € misfatti commetti, &T
fanno del brauaccio, fi attengano di fare ingiurie ad altrui, e credano
pure,che quelli fteflì infilici, ch'elfi hanno fatto adaftri,po£ ibno efler
fatti a loro, e fi ricordino, che ehi non può efler *vinto con egual for^a, è
-vinto con aftutie, e ttratagemmi ; et chi non pub eflere fuperato da 'vno-, è
fuperato da più ; motto che fu detto in Greco a Maflìmino Imperatoi feioce f
che per la Aia robutte^a, c\^ grande tiratura II teneoa inuincibile.. Qui ab
vno non poteft occidi, a rnultis occidkur > Elephas grandis eft, et
occiditur, Leo fortis eft, et occidicur,Caue mulcos, fi fingulos non times . Il
fenfo de* quali verfi porti da Giulio Capitolino fu da Ludouico Ùolce ae*
conciamente tradotto, ma noi lattato c'a parte ogni acconcio, e pompatile
paiole folamente ci tederemo . Quel,che non pub da vn fol efier vecifo i Da
molti ben soccide, E grande l'Elefante, e pur soccide, Fort'é il L eon, ed egli
ancor sWecide, Guardati pur da più, s'vn fol non temi * $en lo prouò
l'infoiente Mattìmino, il quale ripoiandofi infiefflé col figlio lui mezzo
giorno all'attedio d'Aquile* nel fuo padiglione, fu da' ibi dati amnu^DI
CESeARM %IFJ. 293 ammanito colimedefimo figlio » mandatane le.tefte d'aro
becitte a Roma ; uà folamen^e da.moltitudi»e,di persone,,ma da yn jntaigio
jblorogni alto peri©, naggio pubelTere/uperatqjCQme ilCtocodrillo dal Delfino
per via di ftratagem ima . Aod, nel ter.^o de' giudici, portando premènti
adfiglon Rè de Moabiti f iinfe d'hauergli a dir parola di Cedreto, entrato folo
dal Rè lo.percoflè a^moitc*,nel yentrecon vncpltellq,cbe tagliaua d'ogni canto:
caforinoua toaVterapi.no;ftri nel 1 580. da. FraGiacppo Clemente dell' Qxd. de*
Pred. chefotto colore iì sprefentare alcune lettere adHenrico Ter^o Rèdi
Francia,nel porgerle chinaivr idofi a fargli, riueren^a.inginoccbione, lo ferì
parimenti con ynfimile colteli© suel pcttignone;iebène il fuo^ sfai uo,. ed.
egli fu* fubbitp da circoftanti.yccifò, auanti che fpiraiTe ìhRè.
Salirafiìmilrnente l'animofa,vedoua Gjudith alla Patria fuatornò con la tefta
d'HoIor fferne Principe degli Adiri}. Paufania giquane di niuno folpett© (
comedicft* sGiufHno) e'fendofipM ^Ite querelato a Filippo .Rè di Macedonia
del|a~y:ÌQ» iJen^a fattajli, da Attalo, 'Vedendo^tie(il;Rè!nonIo puniua, an-^i
fé ne ridejua»^ inanoraua rauuerfario, lafTato il Reo, prefe vendetta
dall'iniquo G judice, ara.magandolo in. vno ftretto palio lontano dalla fila
guardia . Vna,vepe,f : liberare il figliuolo dal pericolo, butto addotto a
Pirro «ynja tegola,. che/vccife, per .quaJìtonarra Plutarco "vln
^erfi,ano(.aftutam ente. con ~vr?aft:a trafirte-Qiuijiano Apoftata Imperatore
GiopSatt^Egnatio . Perfis(adepto imperio ) feellura Jndixit, *\bi duni
inconfultius agir, Perfce, viri dolo in defèrta cum exetcitu dii-,#us, conto
tratec'tusperijt, Stefano.Procuratore,comefefuireinfermoìCpmrparue col braccio:
fini ftro infafciato auanti;Pomitiano„ImperatQre,ilqua(e rnea Jtreilau aintento
a leggere certi, memoriali,xhc gli diede,fu da luiferito
nell'in;guinagliacon.vn coltello: con ta]e a.ftutja *yn 'Procuratore domò
vnmoftxo di .crudeltà formidabile a tutti pertanto fangue di nobili, eh' egli
fece fpargere;,4i manieracene li-torti,egi1ngiuriofì oltraggi public*, e
priuati fattila' Grandi* vVengono vendicati etiamdio da 'vn mjnjmo folo per via
di (tratagemma.. •Ponemoil De!£no fopra iLCimiero,fi perche il Delfino(come
cofta ne li ge.aials diAleirandro ììb.6. cap»2j . ) fu imprefadi Vliffe Autore
di Stratagemmi^ tae fenza ragione, perche il Delfino jcapo,e Rè degl'aquatili/è
animale lagace-» accorto,:pronto,-e,veloce,come decedere ogni Rè, Generale,e
CapitanodV: feccia, fagace,j& accorto in faper pigliar partiti in ardue.
occanoni, veloce, òC pronto in e{feguirli.:vsì ancopercheil Delfino è
di,mo!to,conofcimentq,;& considera quando èper combattere coni! Crocodìllo
feroce,&,venenofa beftia ferirlo nelle partepiu debile ^n?a fuo periglio,,
non gli va incontrp per hauere il Cocodrillo grande apertura di bocca munita di
cetnbili.dkn.tj .ordini a guiladi pettini, et perche anco è armato
dVnghie.fpauenteuolU ne Io#(Talta di fopra^ » perche ha la fchiena,& la
pelle dura,che refifte ad ogni colpo, ma come accorto, et deliro palla veloce
fotto acqua, et va con l'acute penne,che fui dorfo tie»e à ferirlo rei *\*ntre,
perche sì che in tal parte è tenero,molie,$: facile* trapalarlo, et con tal
fìratagemma l'vccide riferifee Solino in tal guifa .. 1 Capitaai di
giuditioinfoimatifi del filò, et dell'ordinanza del campo nemico lo ai|alT 3
un© àpf. tano da quella banda, doue conofconafia più debole, facile a romperlo,
e me** terlo in sbaraglio, fi che il Delfino,fe bene minore di for^e, e di
ftatura al Cocodrillo,che per l'ordinario palla ventidue braccia di grandezza,!©
fupeia,& l'vccide, dal che ponno prendete ardire quelli, che fono minori,
di non temere de' nemici maggiori di ìoro,e qa*Mi,che fono di pur polio, et di
maggior nerbo,ftij che con lo Itratagemma giunger non fi polla da qualfiuoglia
mimmo A cane non magno fa? pe tetaetur Ape* Speffo il Cignal da piceiol can
s'afferra * Picciolo è riebneumone da Solino chiamata Enidro animafetto fintile
aila-r donnola, cotne auuertilee Hermoiao Barbaro fopra Plinio lib.x^ap.^^^da
aleuv »i tenuto per force d'Indiale pure quefta befriola attufandofi nella
Creta, fé ne fa corata feceandofela al Sole •,& co-ntra TAfpide combatte
riparando con lau coda i colpi nemici, -finche ton il capo obliquo riguardando,
fi slancia denteo le fauci dell* afpide, et quando vccffc il Cocodrillocon la
bocca aperta allettato» dal Rè d'^Yceelli detto Throchilo, et da Suetonio in
Cefare Regaliolo, che glie la fa tenere aperta grattandogliela delicatamente,
fé gli auenta dencro,gli rode le interiora, et come acuto dardo gii trapalila
il ventre, donde fé n'cfcc fuoia » L*£githo è anch'egli piccioli Augello da
Ariftotrle detto Salo ; òa Achille Bocchio nell'Emblema elfino ancor» fuol
eflcre fuperaco da vn piceiol pefee, et pei enigma laprepone Becnardiru Rota
nella x.pifcatorJa* Dimmi qual piceiol pefee ri mar accoglierne col Delrm
combatte*, e vince* pUote * Ch'io per me credo, che (ìa il -Pompilo detto anco
Nautilio, pefee inimicilTimodel Delfinoidelquale AtheneO nel 7. li. ne tratta
molto copiofamente, degno d'enere dagli ftudiofi veduto* Quelli adunque* che
nelle for^e 'oro fi confidano, e fanno del bravaccio, fi aftenghino di non fare
ingiuria a niuno, ancorché inferiore dì forj&a, -e di peribna, et fi
ricordino, che chi non pubcilèi *Vinto con vgual for^, è -vinto con afìutic, e
ftratagemmi,©^ chi non pub etfere fuperato da vno, e vinto da più } motto che
fu detto in greco a Mammine Imperatore, che per la fua robufte^aj e gran
ftatura di corpo fi teheua per im« mortale, et inuincibite * Qui ab vno non
poteft occidi a mukis occiditur* Blephas grandi s etti òC occiditur Leo fortis
elt, 6^ occiditur. Cauc multos, fi fingulos non times » Il fenfo de* quali
-vern polli da Giulio Capitolino nella "vita del detto Impe latore è
quello a verfo, per veriò • Chi . 2?j Chi non {j pub da vn Solida più-sVccide,
E grande rEefante»e par s'vccide. Forte è il Leon,ed'egli ancor s'vccide Se vn
Coi nontcmùhabiji timor di motti, E ben lo prono l'infoiente Maffimino,iIquale
ritrouandofi a l'afledio di Aqui eia,mentre fui mezzo giorno fi ripofàua
infieme eoi uWfiglio nel 'tao Padigliofie.fu da* Tuoi propij (bldati Romaniche
erano da lui (frappatati,vccifofcoi me defimo figlio, mandatene d'ambedue le
tefte a Roma, in tal maniera fi ©prime t'infolen padelle genti peruerfè,
mediante lo ftratagemma. Si come anco fu Domitiano imperatore percoffb, et
morto da Stefano procuratore con attuto (Itatagemma, fingendoti ammalato,
portando il braccio (ÌKÌftro irauoko confafcie di lana, tra' quali afcofeil
coltello per leuare ogni fofpetco di macchinato (Irata p-m ma TARDITÀ DONNA veftita
di beret tino, Se hauerà la faccia, et la fronte grande, darà a cauallo fopra
vna gran Te(tuggine,Jaquale regga con la briglia, &y^ (ari coronata di
giuggiolo» attero tardiflìmoà frutta. TEMPERANZA, DONNA -veftitadi porpora*
nella deftra mano te»ga "vn ramo di patos a, et n elk fin i (t ra vn
freno* La temperanza è vna mediocrità determinata con vera ragione circa?
gt*eeri, o\^ difpiaceri del corpo* per conto delgiufto.» -Si. del tatto,
v(ando(ì come fi conuiene per amor delf heneftojóc^ dcll'vtrle; che "fia
-mediocrità fi mo« fka col veftimentodi porpora comporto di due dmer^ì (Timi
colori, li cjualicofi porli infieme fanno apparire vna diletteli© le, &T
vaga cornpo&tione,come due eftr-emi guardati 4& ~vn fagace-, éc^_
accorto intelletto, ne nafee vn'idea, Ó^^ vn concetto di molta
perfettione,laquale poi tmnifeirata nelPopere dimandiamo con ometto nome di
temperanza -, per moitrace, che £a circa i piaceri, cV^ difpiaceri del corpo,
Leiì dà la palma in mano, firnfeolodel premicene hanno ki cielo ^uelli,che
dominando alle paffioni, hanno fogg'ogati fe$eili. La palma non fi piega,
ancorché le ftiano fopra giandilTimi peli, an^i fi fol}eua* come dicono
liicrittoriycon" anco l'animo tempera per dimoftrart-# . officio iella
temperanti, Che è di raffrenare, e moderare gli appetiti dell'ani » feo,>
fecondo i tempi, lignificandoli anco per lo tempo la mifuta del raotOiS^ Seda
quiete,'perche con la-temperanza fi mifufanoi mouim^i ti dell'animo» j{ fi
danno r termini ddì'v'riay& dall'altra b.inda>da'quali vfeendo la
temperane*, £ guaita come ì fiumi', che vanno fuori delle fponde loro .
L'Elefante dal T^ieiio nel 2. libro, e porto perla temperanza, perche eflènds»
i'fluefatto* advna certa quantità di cibo,. non vuol mai paflare il (olito,!
prendendo tolo' tanfo, quanto è fua "vfart:£a per cibarfi •>' Ed a
queltopropofito1 Plutarco raceoìifaiChe hr Sigia hauendb^oieriiidareot dine dal
filo Signore di: dare vna'mifa*adiftóadail-gÌ€)?no'ad:vno Efcrante>
chebaueuja * il iètuidorepef moki giofni' fece ftare dettoanrn^alefoio con
me^za mifurax che fon© collegate mfierne per alrùriè for^e occulte
*nonv(atitffcó di efprimerto co» pi» manifèflo fegno -, e più ìròpio gier
onirico, che figurate \t fopradette due herbe, o piante, che dir 'vociamo,ciéjè
rhelitrop*os e'lSeHnot*opÌ0*percioche quella fi muoue,egira fev rorido il Mèi e
r|fleftà feeOfi*d#la Luna * e éicefi^he ci fono de gj altri fiori tan0
d'alberi, quanto d'herbe « che dimeftrano far il rnedefimo>ma non già pia
rtfidéntemeh tè di cjtìéfteilu* ^on4e è da fapere, che gl^Egittij teneuano, eh
e urte le cofe batìeilero Vito ifteilò ofcii nettando falche
haueiferadipcnden^a iaile Superiori, e con qaelfe folTero c»llega*e^naper for^a
dell'in teletto,v« 'aifa pét for^a della ragione, vn Wa 4elìa iiàttira» vn'alwa
delfcnfo, e cofi ciaD 2?$ ièuna feguifTe la Tua, con la quale beni/limo fi
confacele. TEMPESTA NINFA DELL'ARIA, Vedi a Grandine TEMPO UOMO vecchio,
vestito di cangiante color vario, Se diuerso, farà il detto redimento
riccamente fatto"à (telle, perche di tempo, in tempo effe fono dominatrici
alle colè corrottiteli, farà coronato di rofè, di fpighe, di frutti,e di
tronchi lecchi come Rè, e llgnore dell'anno, e deJle ftagioni; (tara fo* pra il
circolo del Zodiaco, perche la Tua virtù è la sii nel Cielo altamente collocata,
et mifurando a noi i moti del Sole, ÓY de gli altri pianeti, ci diftingue, 8c
eftingue i meli, gli anni, et l'età ; terrà vn fpecchio in mano, il quale ci fa
e nofeere, che del tempo folo il prefente fi vede, et ha Telici e, ilquale per
anco ta è tanto breue, et inccrto»che non auan^a la falla imagine dello
fpecchio . A canto hauerà vn fanciullo magro,& macilente, da vna banda ; et
dall'ai tra vn'altro bello,& graffo, ambidue con lo fpecchio:;, et fono il
tempo pallato * che fi va confumando nelle memorie degli h uomini, et il
futuro, cheaccrefcc le (peran^e tuttauia . A* piedi farà vn libro grande, nel
quale^due altri fanciulli fermano, tenendo l'vno lignificato per lo giorno,il
S©Je in tefta,& 1 altro per la notte, la Luna Tempo . VEcchio veftito di
varij colori, nella deftra mano terrà vna /èrpe rinolta.» in circolo, mcftrer^
di andare con la tardità', et lente^a, hauerà il capo coperto di vn velo di
color "veide, fopra alla chioma canuta, perche il freddo, et le neui
lignificati nella canute^a lono cagione, che la terra fi -vede di herbe, et di
fiori . I a Serpe, nel modo fopradetto, lignifica Tanno, fecondo Topinion* de
gli antichi, il quale fi mifura,& fi diftingue col tempo, et è
immediatamente-* congiunto con fé dello . Tempo . HVomo vecchio alato,il quale
tiene vn cerchio in mano : Se ftà in mezzo d'vna mina, ha la bocca aperta,
moftrando i denti, li .quali fieno del colore del ferro . Sì fa alato, fecondo
il detto Folat irreparabile tempus, il che è tanto chiaro per efperien^a, che
per non difacerbar le piaghe della noftra miferia, non occorre farui lungo
dilcorfo . II cerchio, è fegno,chc il tempo Tempre gira, ne ha per fua natura
principio, ne fine, ma è principio » e fine de se folo alle cole terrene . àC à
gli elementi, che fono sferici . La ruina,e la bocca aperta,& i denti di
ferro,moftrano,che il tempo flrugge, guafta, confuma, et manda per terra tutte
le cole len^a ipefa, et ien^a fatica. Ter,) pò . HVomo vecchio, alate, col
piede deftro fbpra dVna ruota, de con le bilancie, ouero coi pefb geometrico in
mano. TENACITÀ. Il pie deliro fopra alla ruota, laquale con la Tua
circonferenza non tocca, fjt* non in vn put:to,che non ftà mai fVrmo,ci fa
comprendere,che il tempo non ha Te non il preterito, &il futuro, ellendo il
preferite vn momento indi uifìbile. Le bilancie, o«cro pefo geometrico
dimoftrano,che il ìempo, è quello, che agguaglia, et aggfuftf; tutte le cofe .
TENACJTA. VNA veechia che d'ogni intorno ila circondata di hellera,e de'rami
della medefima pianta ne tenga in ambe le mani . E attribuito di tal maniera il
nome della Tenacità airhellera,come figniflcato di legare, e d'abbracciare, che
già appreflb i Romani al Sacerdote di Giouo non folo era trifto augurio
toccarla, ma anche il nominarla, accioche indi non apparirle legato in alcun modo,
ne in fatti ne pur col pensiero, e per quefta caigi one'non gli era pur lecito
di portarne vns anello, volendo, che a9 Sacerdoti tallero tutte le cole libere.
Onde appi-elfo Virgilio fi legge, che volendo far St» «lo far facrifitio
-Bidone > leuò via ì legami de i piedi, e dìfcintefi d'ognurttofB* la
vefte_, . DOnna, laqua'tacon la deftramano tiene vn vàfò di fuoco,econ la
Gniftt* tenendo vn baftone loftu^ica» et maneggia, pecche tentare „non èal»
tro,che fomentare quelk»^ che pei^jè :ftetlo?hà poca for^a.» fé bene
èpoteote.aj hauerne aliai, et ad accelerar l'opera, b dùcorpa, o di mente..
TENTATlONE & AMORE.. VN A beila ryerginella^dipaueti nàbijji-veftita, la
quale moftri dittare^ ambigua, fé debba raccogliere alcune collane d'oro, et
gioie,& denari^ che danno per terra,& fi dipingerà in vna notte j
dietro lei fi vedrà vnavecchiji brutta, cV; macilente.* Alia gagliarde^! delle
tentadoni molto fa Pimportan^a delle jcofè, che (ì promettono, ma molto più
(limola la uccelliti, che l'huomo fcnte in fé fceflt delle cofe offerte, Però
fi dipinge quefta gjouanetta pQueta,&,mal veftita,co(i l'occafione
d'aricchire inluogQ, che.colfiìentìo,.& conia fecccte^a, par che-» inclini,
et pieghi l'animo.a fario.con le perfuafioni» che nonccflano (limolare li gli
orecchi, o il cuore, vedendolo dalla, concupifeen^a, che.per&èftefranon
ceffa, ò dalle parole di perfonahabituata nel vitio,che continuamente fprona,©^
tanto più* Ce l'anitrio è feminiìe, che per sé fteflòconcorre a* fomenti della
natura, a quefte inclinationi principalmente. accompagnato dalla debolezza »
che», 'Volentieri fi lafciapartecipare., §c dalia -verginità J% che pexja poca
efperienaj» incauta facilmente fi lufing^. Si tira . La vecchia
macilente>ch;e "vi iW dietro, èifiguradellaperfbnaih abituatale! vitio,
che perfuade a malitiqfi amori, latconueriatione de* quali deuefi fuggir*, e
ciafeuno deue procurare di non ^aliarle praticare.in.cafa, eilendo bene fpefie
•agione della perdition* delle fiimiglie, di che nc.auuertifce Naamachio Pecca
Greco, eflòrtandòci a difeacciare gli.efterni amori, prima.che da altri
fivcoRo|5f il difeguo della mente loro. Externos amoresreice; priusquam
ib,ali}» Reuera cognofeas ftudia, mentesq; ipforunt Nec Anum improbam tuis
"vnquam aedibusrecipiaj Multar uro bene condkas famiiias pelfundedcrmit
Ann* 0 TEOLOGIA DONNA con due faccia diftìmili, guardando con P-vna più
giouanoJ Cielo, con l'altra pili vecchia la terra, ftarà a federe fopra vn
globo,oue* ro vna palla turchina, piena di ftelle, tenendo la delira mano al
petto,cV la finirla fteia verfo la taira, et foftenendo il lembo della
vefte,ricino allaquale fi ve de vna ruota, che è il propi» hioreglific© nelle
facre lettele della feien^a Theo gica, perche cerne la ruoca nò tocca la terra
fé non con l'infima parte della in circonferenza mouend©fi, coli il vero
Teologo fi deue feruir del fènfo nella lui feieja^a, Colo. tattto»che l'aiuti a
caraiiiatc inaiai, e nsn per allo» dar uih dentro es . j*r Le due faccie* con
le quali guarda il Cielo,e la Terra» dimoftranejCRe coinè dille S. Àgdflìno a
Vo!u nano, tutta laTeologia è fondata nel riguardare conti tfr ìMTStuiéi Òc
amare con perfeueran^a Dio, et il pro{Cmo,& pej; non fi poter *& £ar l'
vna, che l'altra non fi abballi, dimo£tra,che il Teologo non bifbgna» ch%# fnai
tanto s'inalai con l'ingegno, che non fi ricordi di edere huoaao, et dhe.là*
ciìmentepuò incorrere in molti erróri, àC pero deue andare catite,& ftQ*àr
dcré con autierten^a nel riuolgerfi per la bocca il testamento di Dio * Si
famiglia all'età giouenìle quello, che guarda il ciclo, perche le cofe aftiL/,
et remote, (òrio curiofe, et piaceuoli, come le cofe terrene ? §C balle per
lasXigt feco faftidij, &C moleftié * fono difpiaceuoli, àC tediofe . Sta
^federe foprail Cielo {Iellato, perche la teologia non fi ripoù in cr*fa alcuna
inferiore, ma va direttamente à ferire alla cognitione di Dio,donde ha poi
regola, &c norma da lapere, et intendere tutte le cole, che le fia eoa
facilita ordinate, rendono marauiglia è gl'occhi noftri in tetri * La mano al
petto,moftra grauita,per elìer quefta,fcien^a di tutte fé felen^. Il lembo
dell» vede foftenuto dalla mano, che fta diftefa verfo terra * dimoftra,che vna
parte di Teologia fi ftendealle cofe balle, ma nÈCéllkne,che fono il formare
debitamente le attieni noftre, regolarfi nelle virtù, fuggire li
'\itìj,hotiorar Dio elteriormente, dÉ~ altre cofe fimili, le quali fono, come
vna veitc^j folto alla quale non penetrarlo, fé non le menti illuminate da Dio.
TERRORE. HVOM0 con la tefta di Leone* veftito di cangiante, tenendo in man3 vh
flagello, perche par propietà del Leone > atterrire chi lo riguarda-/,
:>erò gl'antichi vfarf>nd al terrore far la faccia di quello animale* Il
flagello è indicio, che il terrore sforai gli ànimi, &gii guida a modo Caan
3c"" i colori ancora lignificano le "varie paifìoni*alle quali
impiega l'animo vn'* auoifio, che dal terrore fi lafcia fpauentare. Sono ancora
o,uefté le tre cagionÌ,che atterifeono gli hdorninì, cioè gli afpeti fi
formidabili, i /ucceffi nociuì, &lé fubiùnée mUtatiorii delle cole; l'vno è
nel irifoj l'altro nella sferra; il ter^o nella vefte di eangian/e t f l
aufaina finge, che Marte per com miffione di Giotfé vada.à fufeitar guerra _ra
gì* A rgiui, et i Thebani,^ dice cne pigliò lo fpauento,& il terrore,^ gli
fece andare auaatì, dc^ lo difegna in parte,& in parte deferiue gli
erTetii,ch^ ia Ux vengdiid, é^hì voltato ih lingua noflra coli é L>ella
plebe crudel, che ha intorno elegge) Il terrdr se à i deftrier lo manda inan^i
AI cui poter non è, che il Tuo pareggi In far temer altrui, non che l'aiian^ ì
Per coftuì par che P'huo'm ; il ver difpreggé^ Se nel timido petto, auuien,che
ffeanzi Il moftro borrendo, che ha *voci infinite i Et maniferiipreal mal
potte* 6^ ardita Vrià fola ridn e fempre la faccia, Ma molte, e tutte in
'variati afpétri 3$t Che fi cangiano ogn'hor.» purché a lui piaccia Di accordar
quei co* fpanentofi detti. Quelli ne' cuori humani sì forte caccia* Che a dar
loro ogni fede fono aftref ti, E con tanto fpauento fpeCo all'ale Le Città j
che poi credono ogni male.. Ti Terrore dipinto con la faccia di Leone, racconta
Pau^àma, che fi ved, fco! pi to preflb a gl'Elei nello Scudo di Agamennone, ma
che in molte altre .esfieni Vi dipingeua donna infuriata rSc terribile, forfè
per memoria di Medu» fa, la tefta della quale era da Dominano portata innanzi
al petto .neliatmatUi ra3 per date terrore, et fpauento a chi lomiraua,.TERREMOTO
IL Terremoto fi potrà rapprefentare in difegno.con figura d'huotrìo^efait,
gonfiando le guancie, c\^ (torcendo in (frana, et fiera attitudine il viCoi
moiln con gran for^a di vlcir.e da vna fpelonca, ò dalle iì(Ture deJlamraA'gM
fi veda con i crini longhi, Se fparfi.. La terra dintorno fi potrà fare rotta,
et folleuata con .arbori gettati. a terra. fracaifari, con le radiche 1 tuolte
al del©,» Il terremoto, è quel tremore, che fa la terra per cagione
delPelfalationi riftrette nelle vincere di -ella vche. cercando l'efito la
fcuotono ., et fi fanno (bada all'vfcire fuora con euidente apertura di
quella.. Onde Lucretio^ilfe. Qood nifi prorumpit tamen impetus ire animai,, Et
fera vis venti per crebra forami naterras . Difpertitu» v.thorror, et incutitinde
tremolerà.. Timidità, 0 Timore* HVomo vecchio, veftito di giallolino, col corpo
;Curao; la faccia alquanto pallida, gli occhi piccioli, et bianchi., le mani
lung he, &fo Itili, c\^ i piedi alati ; (tara mefto,u& (otroil braccio
4ìn; fl.ro terrà,vn Lepore jfebene frj 51 timore, et la timidità vi è qualche
poco di differenza, non è però tanta,chc* non fi pollano abbracciare (otto
vn'iftellà im nagine ; ondediciamo, che il timore è vna paflìonc dell' animo,
nata ne gì* huomini dal dubbio, che hanno, che l'opinioni fatte, non 'vengono
giuftificate à bafttfn^a^ E vecchio', perche fi genera doue non è abbondanza di
(angue.» ne vìuacitì di fpiriti, il che G 'vedeauuenire ne' vecchi, che perdono
il vigore infieme col l'età, et facilmente temono tutti gl'infortuni) . Il già
lolino, del qual coloreè la 'veflce imperfetto, come il timore moftra
imoecfettione dell' huomo non nafeendo le non dalla cognitione della propia»
indegnità. I ledili (ojjiadetti del corpo, (ano ne'timorofi notati da tutti i
fìfiognomici, et da Ariitocde in particolare al cap. 6$ io. II lepre fotta al
braccio (indirò, come dice il medefimo Autore nel lib. del» niiftoria de
gl'animali è amiaiilìmo di fua natura, DC (e ne vedono m-micìti (cgni, et
effetti . I^icdi . j& ì piedi alati, lignificano la fu£a,chtf nafee per lo
timore fpeflìifimo, come ti Iettò in altro proposito TIMOR E. E C C iri t O,
balìido.'veftito di pelle di ceruió,in modo che la teda ceruio faccia 1
acconciatura dei capo, et ne gl'occhi del ceruio vi far araao molte penne di
color rollo * i Si dipinge pallido il timore, perche rende pallidi quel!;,che
i'hannQ Veftefi di pelle dì ceruio, perche il ceruio è animale tim difiirho, et
fuggeno da qualche finiftro, fé troua correndo delle penne rollè, lerma il
corfo, èe fi ggira in rnodo,che fpelfe volte ne reftà prefo > ii che
Vergili© nei 1 2.deli'£ncir e i accennò con qùelte pafole .• Inclnfi veluti fi
quando flumine rtaclus « Cef uum i aut punicei? feprum formidine penna?
TIRANNIDE. DÒNMÀ armata, alquanto pallida, fuperbaj et crudele in vifta,&
riandò in piedi,fotto all'ai matura hauerà vna tiauerfinadi porpora, in
cao~viià corona di ferro *nclla delira mano Vna ipada ignuda,ÓC conia finiIra
terra vh giógo » Arrhataj 6^ in piedi fi dipinge, per di -noftràfe la
vigilanza, che è necetfaia al tiranno per conferUare la grànde^a dello (tato
violento ; che però ftà ?mpré con l'animo^ cV^ coti le for^e apparecchiate alla
difefa di fé iteiìo, S£"* 11'cfTefa d'altrui i E pavida, per lo timóre
continuò, 8^ per Pahfietà, che perpetuamente la noléftano, et affliggono *
Dimortra crudeltà i e fùperbia helt*afpetto, pèrche l'vna di quefte due peftì,
e fa la ftradà alle ingiurie grandezze, ix. l'altra ce la fa edere perfeuerante
. Si vede di porpora >& fi cotona di ferro * per dimoftratione di
fignoria, ma mbara, Se crudele^. -. Ih vece dello feettrofegrio di dominio* Se
di gotìerno legittimo, tiene vna pàda ignuda, come queiia j che fi procura
l'obbedienza, de' luciditi, con terroe, pafcendoli, non per il beh lord, come
fa il buon pallore, ma per Soggiogarli ill'atatro, Se per icdrticarli, come fa
il bifolco mercenario de buoi, hauendo >er fine folo la propia vellica j et
però tiene il giogo in mano è TOLÈRANZA. Sì dipinge donna, "\eftita di
berrettino, d'a (petto fenile k in atto di fòpottare (opta die (palle vn iafio
con molta fatica > con Vh motto, che dica. ., fybus m sftruvfecundis . :
Tolerare, è quafì portare qualche pefo,diil?mtilando là graHe^za di efT© per
gualche buon fine,& Un p«fi dell'anima,alla quale appai ti* ne il
fopportare,, k tollerare per cagione di vutù gli faftìdij, et le aftìttueni, le
quali fi dimoftrar ao Col iaifo, che per la gtauiià iua, opprime quello, che
gli ita iotto . E vecICOXrO LOG IsA E vecchia d'acato, perche la toleran^a
nafce da maturità di configlio, \i quale è dell'età fenile in maggior parte de
gl'huomini mantenuta, 6^. adoEd il motto dà ad intendere il fine della
toleran^a,che è di quiete,& di ripo» f©,perdie la fperan^a {bla di bene
apparente Q tolcrarc,&: fopportare volendo» ri tutti lifaftidij» TORMENTO D'AMORE
UOMO mefto, et malinconico, veltito di color bruno, et fofeo, cìn« to di {pine
; neiracconciatura del capo porterà vn cuore pacato da vna fre^a con due
ferpi,che lo circondano, inoltrerà effa figura il petto aperto, Se lacerato da
vno Auoltore, dando in atto di moftrare con le mani le Tue pafliq* ni, et il
Tuo tormento . TRADIMÉNTO VOMO vcftito di giallolino, con due tefte, Tvna di
vaga giouane, dt l'altra di vecchio orgogliofo ; nella deftra mano terrà vn
vafo di fuoco, et nella finiftra vn'altro vafo d'acqua ; {porgendo il braccio
innanzi . 1 i* tradimento è vn "\itio dell* animo di coloro, che
macchinano male con-, tr alcuno, (otto pretefto di beneuolen^a, Se
d'afFettione,o con fatti,o conpa* itole ; et pero la eletta figura fi verte di
giallolino, che dimoftra tradimento. Dipingefi con due tede, per la
dimoftratione di due pailìoni diftinte,"vna_/, che inclina alla
beneuolen^a finta, l'altra alla malauolen^a vera,che tiene cela* ta nel cuore
per dimoiarla con l'occafione della mina altrui . I due vafi l'vno di fuoco,
&C l'altro d*acqua infegnaro che il tradimento (1 ferue di contrarij,
perche quanto il tradimento deue efière maggiore, tanto inoltra maggiore
lancettione)& la beneuolen^a ♦ L'acqua, et il fuoco fi pcende per lo bene,
e per lo male,fecondo il detto del-» l'Apocaliffe. ^ quarti y et ignem appofttl
tib'h ad quodeunq; voluerh porrìge manum tuam, TRADIMENTO. N* rniomo armato, di
brutto afpetto, il quale ftia in atte di baciare vn." altro huomo bello,
6^ fen^a armi j terrà la mano dritta al pugnale^ dietro r.l fianco. Si fa
d'afpetto difpìacf noie, perche quelto vitto e macchia enorme, e defor* nvrj
Infame della vitadell'huomo. li b;icio è inditio d'amici tia, et di beneuo'é-^a
; dar la mano al pugnale per vccidsie, è Jrretto d'odio, di r.inc tenga .vna
mafeheca CcpTLr il -\ilò, et alandola alquanto con vna mano, faccia {coprire in
psrto kh: accia : joj lai facci» macilente, et brutta,la detta mafchera hauerì
i capelli biondi, 6^ ricci, in capo poeterà *~vn 'velo fottiìiflìmo, dal quale
traiparifeano li capelli Serpentini. Fingono t Poetigliele Furìe,fieno alcune
donne nell'lnferno,deftinate a'tetmenti altrui; et che fieno Tempre inclinate
alla mina degli huomini, brutte,dt* fpiaceuoli,fetenti,con capelli (erpentini,
et occhii di fuoco, et per quello eflènéo elle miniftro di grandiilìmo male,
ricoperte con la mafchera, noteranno il tradimento, che è vn'erTetto nociuo, e
luttuofo ricoperto con apparenza di bene, et però ha la detta mafchera i
capelli biondi, e ricerche fono i penfieti finti» per ricoprire la propia
fcéleraggine, 8c mantener celata la calamità, che preparano altrui » Il che
notano i ièrpénti, che fono tutti veleno, 8^ toflico, Sc^ i capelli ferpentini,
che apparifeono fòtto al velo » dimoftrano, che ogni tradimento alla fine fi
fcuopre, &c ogni mai pcnfi ero fi sa, fecondo il detto di Chd»rr*7(vjw ~
-™. ^r~ !sl|gv |p^ A ^^K^«9» H il JPhjI ì 'IfellÉG^ fA^jjlil^^S # iJCT ^=^MyèA
Mk^^yQ ^VVC®" ^ fe^lM Jyp WsÈÉskf III 1 fflfe>J\i " o JgBÉjjife
H»^ IX imitatione di quelli calcati, con'quefta forte di /carpe, et li
dimandauano coturni . E dimoftra, che quefta fotte di Poema, ha bifogno di
parole graui, c$C di concetti, che non fieno plebei, ne triuiali. Però dille
Horatio» Effutire leues indigna Trag.-cd a"verfus, TRANQJVILLITA. DONNA
con allegro -volto, tenga con ambe le mani "Vn'Alctaie, recello, il quale
Aia dentro al fuo nido, et vn'altro ne voli intorno alla tetta di ella.,. Gli
Alcioni fanno il nido alla ripa de! mare con mirabile artificio di oflìcciuo
li, fic^ fpinc di pefei aliai piccioli, et in tal modo inceduto, et
fortificatotene e ficuro ancora da* colpi di fpada ; ha forma limile alla
Zucca, et non ha fé non_r vii picciolo pertugio,per il quale a fatica entra, et
efee l'Alcione ifteflb, ilquale fu p rciìo agl'antichi Egittij indiciodi tranquilliti,
perche enVper naturale^ iftinto. 30? ftinto conofce i tempi, et fi pone a far
il nido,quando vede, che fia per conciliare molti giorni tranquilli, et quieti
$ però tirando di qui la metafora, dimaniauano i Romani giorni Alcionij, quei
pochi dì, che non era lecito andate iru 'iuditio, et attendere alle liti nel
Foro . Tranquillità . DOnna bella d'afpetto, la quale ftando appoggiata ad -vna
Naue, con 1*_j delira mano tenga vn Cornucopia, èV con la (ìniftra le falde de*
panni*, per terra -vi farà vn'anchora arrugginita, et in cima all'albero della
naue fi vedrà vna fiamma di fuoco . Sì appoggia alla naue, per dimoftrare la
ferme^a,5c tranquilli tà»che condite nella quiete dell'onde, che non là
folleuando,fanno,che ficuramente la detta donna s'appoggi . Il Cornucopia
dimoftra, che la tranquillità del Cielo, 6^ del mare produ:ono l'abbondanza,
l'vna con l'arte delie mercanzie, l'altra con la natura delle nfiuen^t.
L'anchora è iftromento da mantenere la naue falda, quando impetuofamen te è
molcftata dalle temperie, gittandofi in mare, 3^ però farà fègno di tran*
^uillità .vedendoli applicata ad altro vfb,che a quello di mare. La fiamma del
fuoco (òpra alla naue dimoftra quella,che i nauiganti dimaniano luce di S.
Ermo, dalla quale, quando appariice fopra l'albero della naue, clli prendono
certo prefagio di vicina tranquillità . Tranquillità, Vedi a Sicure^a .
TRANC^VILLITA Isella Medaglia à intonino Vio . DONNA, che tiene con la man
delira vn Timone, et con la Anidra due fpighe di grano,moftrand© per effe fpighe,
l'abbondanza delgrano,che fi può haucre per mare in tempo tranquillo, et
quieto. TRIBULAZIONE. DONNA vestita di nero/arà fcapigliata,nella delira mano
terrà tre mar telli,& nella finiftra vn cuore, E veftita di nero, perche
porta neri,&ofeuri li pensieri, i quali continnamen te macerano l'anima, et
il cuore, non altrimente, che fé tufferò martelli, iquaii con percollè continue
lo tormentalTero . I capelli fparfi lignificano i penfieri, che diffipano, et
fi intricano infieme nel multiplicare delle tribuLtioni, et de trauagli .
Tribulatione . DOnna mefta,& afHitta,con le mani,& i piedi legati,&
che a canto vi fi*-» vn'aftamato Lupo» in atto di volerlo diuorar e, TRISTITIA,
O VERO Rammarico del ben altrui . Vedi Rammarico. TREi*S T REGVA VNA donna,che
ftia in vna ifoletta,neI mezzo del mar tranquillo a Cede re fbpra vn fafcio
d'armi in afta legate,porti il petto armato, come Bellona;habbia (opra il
ginocchio deftro il murione,e fopra il murione tenga pofàto il pugno.e con eflo
Aringa vna verga,intorno laquale /àrà inuolto il pefce Iup i, e il rnugile,o
muggine, che dir vogliamo vnici infieme; con la finiftra tenga le* gatì con vn
cingolo vn cane,e vn gatto,che pacificamente lèdano al paro. Marco Varrone
definifce la tregua in due modi. Induci* funt pax caftrenfì* pau orum
dierum,vel Induci^ funt belli feriae. La tregua è vna pace diipochi di fatta
nel campo, ouero la tregua è una vacanza di guerra,lequali defini tiani ad'Aulo
Gellio nel pri.lib.cap.2 5. non piacene, éc gli paiono più tofto bre nt 8c gioconde
dtfcriuion,che perfette definitioni : inquanto alla feconda dice,ch': pili
tofta gratioià, che apertamente definita, Se che più fignificaa temente è da
Greci detta Ecechiria, cioè, attinenza di menar le reaai; perche nel tempo
della tregua aoa è lecito combattere . ■$($ fin quanto alla* prima dice che
noti fi; può chiamar pace,perche ftà anco in piedi fa guerra, fé ben Tattodi
menar le mani cedane pace caftrenle dir può,cioè fatta nel campojò ne gli
alloggiamenti de foìdati, perche fi fa ancoaltroue fuor del campo, e degli
alloggia^encimilitari, ne anco è per pochi dì,perche fi concede parimenti a
meli ; tre mefi di tregua diedero i Romani a Cartagi nefi,come^. narra Liuio
nel x. lib. et fei mefi a Nabide Tiranno de Lacedemoni :; Quadrigario poi
nelprimo degli Annali lafsò feruta» che Gaio Pbntio Sannito dimandò al
Dittatore Romano tregua per fei hote, fiche là Tregua non è come dice^ Varrone,
per pochi giórni, ma anco per hore,e metì* an^i leggiamo in Tito Liuio, che a
Perugia, Cortona^ Are^o, le quali eratìoquafi capi della Tofcana chiedendo pace
da Romanità conceduta tregua? pe* trenta antìi,& in Attiene© lib. i 5.
legg'efi,Tnducias tecum paciicor adannos criginta *& tal tregua di ^Ot
artrti fu fatta da gli Àtheniefi còni Lacedemonr foggiogata, eh* hebbero
l'£ubea ; il medefimo Tito Liuio riferifee^che afli Veietani fu da Romani
conceduta tregua di io. et 40. anni, et di pi»! nelprimo lib. di cento anni .
SubacTi Ve*» ie'ntès pacem peritura Oratores Romam mittunt, agri parte
multatis, in cerat am annos inducile date;. Nel intimo libro racconta vna
tregua data a Ceripur di centoannr, elfèndo T& tregua' per
nore,giorni>mefi,& anni di lungo, et breue tempo,potremo direjcnela
Tregua fia "vna conuentione di iofpenderele arra* per vn certo tempo
determinato . Non è da tralafciare la definitione, ch'è nella prima legge cap.
primo, oue fi comprende indiamente la conciitione della^ fregila, -perche in
elFa fi dà ficure^za alle cofe*&T alle perfone, mentre che anc* non' è!
finita la difeordté v Tregua eft fectìritas prieftita rebus,& perfonis
difeotàia rtondum finita, 8(^ quello in quantoalla definitione ? In quanto alla
Etimologia della voce latina Incfacia?, il indetto Gellib, pensà che sia voce
composta di tre parole inde > vti, iam . Cioè*, che non fi combatti pet fine
al giorno determ*inato,da indi in poi fia lecito trattare*come già fifoleua da
nemici per via di guerra, Aurelio Opilio la giudica voce deriuata,abini~ fui et
introitU,perche né! tempo della tregua li nemici logltono hauer cornetti»'
ì'nfieme,& ciak uno può entrare nello ftato dell'altro ficuramente. '
L'inuentote della Tregua fecondo Plinio . fu Licanore { Indacìas lyCanor*
feedera Thefeus . Giiidic* tinto della Tregua, quanro della lega.» erano i
Feciali, perche quelli fi deputauano fopra la fede Public* de popoli, co* rtìe
fi è detto nella figura del la lega, &Cic. pone quefta legge» Nel lib.
2.de^ FegibUs clic nel tetto Greco leggeri Horcia, *che lignifica giurarne»
tc^* ma in fpetie laparola fedus non lignifica altro piti propiamente, che
amiciti», A: pace, fi come nella figura della lega riabbiamo con autorit*:
prouato, &T fra certezza ne danno gl'HiftorÌGÌ,.che fpefle volte;pongon
Tamicitia, et la pace fotto nome di fedus, fi, che propia, et diftintameme
parlandola tregua no» fi può dir fodus, atte/oche vi ..è differenza grande tra
Joeo, perche la tregua da_» Jatini detta ifiducia?.,sè\pace temporale, per
vncerto /patio di tempo, et fardus è patto d'amiciti?y^ pace perpetua, ne è
marauiglia, che i domani a parecchi I oratori, che dimandaronoioro lega,
diedero phYtofto tregua»fi romene auuertifceil Sigonio neLppimo lib. de Antiquo
Iure Itaii^cap. primo» Et fé la tradurtiooe filetta dice . Fa^deris amena efto
teftis Iuppker . Lo dice per ifprimerc, che Agamernionelmperadore, inupcòGioue
per testimonio del.patto giurato dell'accettar la tregua,: :Dunque la proporla,
che fa fare Priamo Re de Troiani da Ideo fuo nnntio a Greci, efièndovna
foipenficn d'ai me, finche s'abbrucino iCadaueri, viene ad efiere tregua
formata., poiché finito di abbruciare detti Ctìtiaueri, dice di voler
combattere di nuouo : ne più antica^regua di.quefta fi legge', ondepotemo dire,
che l'inuentorc de|Ja tregua fia fiato Priamo Re de 1 roiani » Il corpo della
noftra figura Aà in vnalfokttaftel mezzo del mar tranquillo per dimoftr;?re,che
lo (biondella tregua, e come ilmaretranquillo, ma nonJpeX it in pre, perche
alfine psotompe in turbolenta,e temperi?, e fi come celiata Ila
tefnpefta.dfii'ordc fi pur ardare ficuramente nel mezzo del mare durante law
tranquillit) »er/fi cefi', u 1 3 tempefta delle armi, per fin che dura il
tianqudW tempo delta trrgua fi può andare ficuramente nel mezzo dello ftato
nemica* &^ ciò cadde fotto la hidrtta Etimologia d'Aurelio Opiiio. Ab
initu, tSc^ Jntroiru. Perche nel tempo della tregua s'entra acl paefè de'
nemici fen^a-, pericolo. Siede fi pia vn fafeio d\,rmi in afia legate, perche
le bene nel tempo della-» tregua fi foprafedeno le armi, et le riponeno »
nullac imcKo finite il tempo del ' la tregua Di CESA'KE %ÌPA. jrt h fregna fi
fcìogllono le aimi, &C ritorna in piedi la guerra, cime prima, e c{# cade
lotto le definitioni di Varrone, et lotco l'Etimologia di Gcllio di quelle C£C
parole. Inde, vti,iam. Porta il petto armato^come BeUona,percHe nel tempo della
tregua ftà nel pct to de* Popoli Ja cura della guerra,ancorche (1 facci vacanza
dalle armi . Tiene fedendo il rriurione iu) ginocchio, e non in teda, per
lignificare maggiormente ilripofojche fT prende nel tempo della tregua, §CT vi
tiene laraaiw (opta per molirare la proceda di ponerlelo in tefta^finko il
tempo delia tregua. 11 pefee Lupo vnitocol Muggine, è fimbolo delia tregua',
poi che quelli duc^ pefei, ancorché franfo capitali nemici, nondimencrad vn
certo determinato tem pò fogliono interne congregatfi,per quanto il Filolofò
nella Hiftoria d'Animali lib.p.cap.z.cofi narra* Lupus y8c mugils-quanquam
inimici funt capitale*, (amen ftato tempore congregantur : fono inuolti poi
intorno alla verga, per di* fnoftrare,chela conuentione della tregua aikinge
".e parti • aerare vnite fen^aof. fenderli, non elTèndo lecito col dar
noia,òe moleftkr, rompete la verga, cioè la legge della tregua^perehe chi rompe
la tregua, fa violenta alla legge delle genti, come fi ha da Liuio lib. 4$.
riputandoli; fraudolenti quelliyChe la rompen&. Omnesportas conciooabundus
ipfe Imperator cireumijt,.& quibuteuncj; irti» tarnencis poferat, iras
militum acuebat, mine fraudem hollium ineufans, qui pace petite inducij's
dati:>,per ipfum induciarum tempus, eontra Ius gentium/ jtd caftra
oppugrcanda ^enilfent . Fraudolenti furono i Cartaginefi^che violofono la
tregua confro Romani prima, che ìpiialTe il penultimo giorno dell* tregua, come
riferifee Liuio lib. 20. fraudolenti furono i Longobardi, che neU l'Imperio di
Mauritio più -\o!teromperono la tregUain Italia * Fraudolenti furono iThraei, i
quali vìnti dalli Boetij alla palude Goapidefe ne fuggirono in Helic'om,&
fecero tregua co 1 Boetij per cinque giorni, fecondo riferifee >uida j fcel
qua! tempo i Boetij fatto configlio fi patirono alfieurati dalla Vittoria, ck
dalla tregùaf: et mentre chea Minerua Ironia, come dire Policno antichiiìimò
Amore néa'ottauo lib. de gli ftratagemmi, ficiificauano* et conuitì celebraua*
no/iirono di notte da Tritaci aiìaitati, parte vecifi, et parte piefi viui / I
Boetij fomentandoli con i loro nemici della violata tiegua * rifpofeto i 1
hraci, ch'eilì Fecero tregua per i giorni,e non per le nottii con molta ragione
limili fraudolen ti vengono meritamente vituperati da Cicerone nel primo «degli
offitij,perche^ fotto vna maÌitiofa,& aljuta interpretatione di legge fanno
ingiuria,come quel lo,che hauendo lattd Col nemico per trenta giorni tregua, di
notte laccbegiiar M2 1 campi, volendo che la tregua pattili ta fullè per li
giorni,^ non per le notti Ve i Ile qui curri tng.nta dieium eflent cura hólte
pacìa? inducix, no£u popuìabatur agros, quod dierum eflent pad*, non nocìium
induci? . Per meglio dirrtoltrare FobbJigationedel putto conuenuto nella tregua
vengono dalla noftra figura temili legati vn cane > et vn gatto, perche il
patto della tregua lega gh animi de' nemici > c\_ fattioni contraricene nel
tempo delia tregua npofano, e danno il pace, finita la tregua tornano ad eflere
come cani et gatti, 1 quali alle 'volte iUmie pacificamele iuficme, ma in bieue
temi* foi fi adunano. 'l* V 4 ViU *3« la foffoghi . • Udendo il Valore vna
congiuntione della virtù del corpo,."€RJP,J. PS -All'età 'virile fi
appoggia il valore facilmente, perche (uol per sé fletta perule la forte ^a
deli'an imo, et la robufte^a del corpo veftelld'oro, percicche,tì come
l'oro.neliefiamme fi aiEna,cofi ja^perrettipne deli'huomo fi acquila nelle
fiamme deglLodij,nQdiiti,o,dall'4nuÌdia,o.dalla Fortuna. -, Gli fi fa io
feemo,, pcrciie alvalore fi.deuonodi.ragione i gouerni, le ugnqti.e ; &C la
corona dell'Alloro, che /empre.mantiene il verde ien^ impallidirfi, dimoftra
i'oifitiodeH'iìiHQmo rvalprofo^ fecondo, il .detto d\ btcutio utile-» Epiftolew,.
Nil confeire (ibi. nulla pallefcere culpa .. Perche la pallide^a, è fegno ne'
pericoli di poco valore . 11 Leone,col quj.]cfi secatela dimoftia, che t opera
di vero -valore, fapejr : «cquiftare gli animi de gli hut, mini feri,&
beftiaìi,con prcuocarli alla bene* r«okr;^a, ipogliandcgli con ^articolar gaibo
de' eoiìumi. maligni, &ntiiemafiliere ipiaceuolu \VANA GLORIA. DONNA di
vano afpettocon vn paro di corna, in tef% nellequali fia ratiuolto del fimo . I
fuoi pender ti faranro due iangujfughe,vna per orecchia, terrà nella man delira
vna trcmbìfTlfcllafiniftra vi> filo, al quale lu attaccato "vna Vefpa,
che /uola^i in alto, Gmilealle Api, ina più grolla ^ con le-, ali maggiori.» La
VanaGlotia è immotò inordinato dell'animo, col quale vno deriderà la .propia
eccellenza, per enei più de gli altri honorato . S. Girolamo nell'Epiftole*
dGloria inanis eft inordinatus animi motus, quo aliquis propriam defiderat
ex^cellentiam, vt alios honore percellat . La Gloria veramente incica gl'animi
de gli huomini alla virtù, imperoiochefe il corfo delli cauaiii s'dcita col
fuono de! la tromba, fé nella caccia i Veltri con )a voce,«& grida de*
cacciatoi! [prendono >nimoa confè&uirlapredajfeconlofticpito delle; mani
fi fa, che da gli animali jnmi fi appetita la velocità, quanto crediamo
noi,-che fi pollano ftimclare gii huomini, i quali nati fono alla auidità della
lode. et della gloria ? QueIlo,che fi commuoue dalla fàoe, &: dallo ftimolo
della gloria ad honorate impre.e,non (t può dire fé non, che habbjavn
bell'animo, peiche. beliamola è, conseguir bucina fama per mezzo d'honoiate
imprefe^ Quid autem pulcrius Viro, * Quam gloriam bonam ufto ioti fi lènte bene
fpelfb di (gallo in feritir lacerare le opere fae da inudi, da maligni, &T
dalla mofticudme" de £>«*• diti) critici y che in vece d> gloria
iannó biafimo ì oltre che dtuerfe iono !e pf«* feilionf, àC i profeilbri d'vna
fetenti» c^c arte, per lo più non fi curano di trai* tati d' vn altra :
trovandomi angioino in vn circolo honoratodi letterato ptrfoac "vetta» a
citare ia "vui* occorenza Tito Liuio } mi dimandò vn Theor lego . ìff
jfftgo Spagnuolo Eccellente nella Jua disciplina, chi fuflè Tito Liuio, et di
chi ... irrattafle>\c.eit.o che appreflb di lui la gloria di sì nobile
Autore, &C dcJ Konuai, de' quali egli tratta,era incognita : &C pur
Tito Liuio ( per quanto narra iPlinio-neila Tua dedicatoria a Vefpefiano
Imperadore ) fi glciiiua,,ch «gii hajaeua acquiltata gloria a >b^ftanza,.6^
che hauiebbe potuto falciai di fcrìue£e,ièl*animo inquieto non fi fuiTe
pafciuto ideila fatica ., nondimeno la Tua-» l'ioria col iuo "Vanto non è
nota a tutti i.litteratL,tattrto meno farà nota quella-» d'altri di minore
autorità : difficilejcojaè confeguir daziaria, che lì sppetilce 'jpprelTb
ognuno>tkf% in ogni luogo . I Cottigiani.cheiì gloriano d'hsuer i prini
gradi, Oc fauori in vna Corte, dalla vanagloria gonfi), penfano,, che non ci
lianoaltri,che loro al Mondo, 6^ che i nomi loro fianoceiebri,-eaiorida *va
ìPoloaìi'altro ; ma quanto lì aggabbano ; che Tappiamo noi, .come fi chiamaa© i
CoKÌgianifPrinci_pali delRè di Francia j, di Spagna,.di Pollonia, 6^
dellTmperadore? ne tanpoco quelli di là fanno quefti di qua ; anzi ne in
RomamedeImafono da tutta lajiobiità.conofciuti, e ftimati : ma. che dico
iodeCortegiapì ? quanti Principi, Marchetì, Conti, Duchi, Bar©ni,& Prelati
ci fono al Monldo,il nome de* quali non fappiamo,& fé da vno fi sa,
dall'altro non fi sa : quante ftatue, arme di Principi, et infegne vediamo ne
Palaci, Tempij, et Sepolcri erettiioioper vanagloria da noi non conofeiute ? ne
(olo de pailati, ma anc© idi quelìi,ch'hoggi giorno viuono fono da
tutti,.&per tutto conofeiute. La maggior gloria.che più oltre fia dilatata
è quella de Romani, &C* nondimeqo a-tempi^di Marco Tullio la gloria loro*
chepur haueuano riportato gorioe vittorie d'Africa, de Partili, cV~
d'altre.pii\ remote regioni del Mondo, noa laneua pattato il fiume Gange *&
afcefoìl Monte Caucaflò., perdo che leggefi lei fogno.di Scipione. Ex his ipfis
cultis, notifq; terris, nuai aut tuuro,auc cutìfquenoflcum nomen vel Caucafum
hunc, quem cernisjtranfcendere potuit? vel ipfum Gangem tranfnare t poco dopo.
Cemis profecTocjuantis in angutijs yeftrafe gloria dilatare vejit.
EtpitYabaffo, Non modo non a?ternsm;fed ìe diuturnam quidcm.gloriam aflèqui
potTumus, quid autem intereft abhis, juipoftea nafeentur fermonem fore de te ?
Veggafi tutto il tetto, che certoi degno d'elTer veduto io tal materia di
Van^gioria.pcr^o(tra,confufione,& eoa suVvcggafi Macrobio cap.x. et Bcetio
de^Conlolatione lrb.2. profe ft ira, ilquae nel metro eflbrta i defcderofi
della Vanagloria a rimirar la Gloria dei Gel© mmenfo, incotalguifa per
viJeterràciafoun© la gloria. del Mondo, et vergo^ {aaraflj che ìl.fuo
nome;polTa empire il.breue fpatio della Terra.. Quicurnque folam mente
precipiti petit, Suramumque credit gloriarci, Late patens art heris cernat
plagas . Arcumque terrarum (itimiBreuf mque replere non valentis ambitum .
Pudcbir aneti nominis. Vergògnmfi ben Giglio coloro, che prendono Vanagloria da
quel cadde, et fragil bene. Ch'è vento, et ombra, 8^ ha' nome beltate .
Confondanfi quellf ambitiofi, che per gloriarli d>haue^eamiftàvde,
Prencipiicon prefcnti,e fuper-f flae iptCe comprano l'amicitià loro « Quelli^
che per edere tenuti magnanimi » &C ricchi pongono quinto hanno* fabbriche,
gloriandofi,che vi retti Tarme,' il nome loro, èV 1^ £>ndatibnecol
millefimo, vanità che caralor Cotta j fi come caropa^ar voleu* Firne'
vleretrice la Vanagloria icllafùia'membria, poiché il guadagno di molti anni
orferfe d'impiegarlo in rifalle mura deThebani, ogni volta ch'eli
hauttlèropoi't ì quella tnfcrittione'intorna alle mura1 rfeftrutte da:
Aleflandro, et tiilbrate da lei-. Alexander quidam lubuertit, fed Phyine teftiJ
tuit . Mefchmi, oc infelici fi reputino coloro, e he fi gloriano della
ricche^a, 8c potenza loro, che in vn punto perder poilortor ne voggonola morte,
che flap proiTima . Gùde Sofifane Gìecò,ancotchegentile,nuii tanto
dapocta^uànt^ da Chiiftianojcofi parlò .O^infelices '"vt plurimum, minimum
v'ero felices Mbrtaies, quid gloriamini propttr poteftates,Quas "vna lux
vel dedit : vel abifcaiit $ nelle ep-iit. di Sii Paubla a gli efeiii Homiha »i
$'. Habcnt, inquic, mulicres in Ct quoddaoi va nas gloria ftudiumv Gran
bettiahrà è l'eiler vanagtoriofo, perche la Vanagloria è vna feroce bé* flia .
Immanis beftia Vanagloria . Dille Filone Ebreo nella vita deirhuoroo ciuìle :
come gran beftia porta in tetta le corna,le quali appreflo altri iono fimbo* lo
della potenza, et dignità, apprellb noi in quefto luogo figurano la iuperbia_
conofee, per lo più fi genera, et da lei nalce la vanagloria,che del pari con
eflaL^ fempre camina: poiché niuno lupe bo è leri^a vanagloria, ne niuno
vartagloriofo è leo^i fuperbia Lucifero vanamente gloriandoti della fua
bellezza, et eminen^unfuperbicofi meritò d'etlère incoronato dal Mondo con vn
pardi cotfna » le quali denotano l'alterezza, della fuperbia', d(~ della
vanagforia. Al Popolo Vloab van3glorio(b, et fuperbo volfe Dio gli fufie rotto
if corno delfà-* fua iuperbia,e'l braccio della lua potenza, Geremia cap* 48.
Abfciffuftì eft cornu Vloab, Se brachium eiusconcritum eft / Audiuimusiuperbiam
Moab* 8£" altitudinem cordis tius. CetfabitMoab elle Pbpuius ^quoniam
conerà domi* num gioriatus eft . Adi irael, che pigliò vanagloria delle fue
feliciti » et deli tic* temporali > -he niente fono, minaccia Dio in Amos
cap. 6, Qui la?tattiini in-» nihili, qui dicitis, nunquid non in fortitudine
noftra alVumpfimus nobis cornua? DI CESARE %ITuf. V7 mia ? ecce enim fufcitabo
fuper vos domus Ifrael gentem,*^ conterei^ vos ab int.oitu emath *vfq,«ad
torrentem deferti . Onde il Regio Poeta nel ialsno 74 (apertamente ci
ammonifce, che non alziamo il corno della fuperbia, òC delia vanagloria .
Nolite exaltare in altum cornu veftrum,ego autcm annuntiabom ifffculum :
cantabo Deo lacob, 8c^ omnia cornua peccacorum confringam . Beftie fono i
vanagloriofi, perche feguitano la beftia della vanagloria, Beftia fa Croftrato
ad abbruciare lo ftupcndo Tempio di Diana Efefia con manifefto pc ricolo delia
vita fua, folo per fai fi nominare al Mondo . Btiìia fu Empedocle Filofofo
riputato a fuoi tempi di mente faggi*, óC auftera,il quale per ambì* tione
d'eflèr tenuto vn Dio, come fé ftfle fparito, dc^ alcefo al Celo, non fa-,
pendofi nuoua di lui, fi difcoftò la notte dalla V illa » oue egli fece la fera
vnfo. crificio, et vn conuito ; Mentre i conuicati dormiuano fèparati>chi
fotte vn'albero, chi da vn canto,e chi dall'altrojs'andb a gettare nell'ardente
voragine del Monte Etna, malavehemenza delia fiamma sba'^ò in alio fuor della
voragine le fue (carpe di bronco, che portar folea ; in tal grufa il fuoco
paleso f arden* te deiì© della fua vanagloria, Befìie fimili fi fono vedute a
tempi notiti, che* hanno ambito d'efler tenuti santi, Il fieno intorno alle
corna pollo negl'Adagij fotto quelle parole di Horatio li« b«*o primo Satira
quarta . Fcenum habet in cornu, long* fuge_> » Pigliali da Pierio per
fimbolo della ferocità, non lontana dalla vanagloria--, perche sì come i Tori
per l'abbondanza del parto ingrallàtì diuentano più" altieri j et
infoienti, così le perlone del Mondo per l'abbondanza delle commodità,
felicità, e potenze loro diuengono più fuperbi, et vanagloriofi : contuttocio
noi per altro rifpetto ponemo intorno alle corna della uanagloria il fieno;per
dimoftrare, che le graui corna dell'altererà fi riducono in leggicre^za di
fieno,iru "vanità, in niente, e che i fuperbi, ck^ alti penfieri, che ha
in tefta il Vanaglo» riolo reftano all'ultimo ofFufcatijCk^ coperti da
"vna viltà abietta, e minima : poiché il penfiero del vanagloriofo è
apunto come il fieno,gri fiorii ce nella mea te per vn poco, ma tofto fi
rifolue in aridità di fieno,che in vn'arneno prato bai* dan^ofo Verdeggia, ma
in breue fi lecca, e'1 fior gli cade . E/aia cap.40. Omnis gloria eius quali
flos agri, exiccatum ed fcenum, et cecidit tìos . Concetta che fi repete da S.
Pietro,cV da S. Iacomo nella prima Epiftola. Glorietur autem frater humilis in
exaltatione fua, diues au tem iu humiluate fua, quoniara ficut flos fcèni
tranfibit, exortum eft enim ibi cum ardore, Sc^ arefeit fcenum, éc^_ flos eius
decidit, poiché anco ne gli huomini fauij Pvltimo affetto, che fi laflì, è il
defiderio di gloria : la quale fottilmente entra,ma ingordamente deuora il
bene,che fi fa, fetida che ce ne fèntiamo,cot»e la fàngifuga il iangue . S.
Crifoftomo. Quo inanisrgloria ingreditur omnia quo: intus funt,infenfibiliter
aufert . Onde con proportionato nome S, Gio. Climaco chiama la 'Vanagloria
fanguifuga, il qual Santo ( per quanto riferisce il Padre Granata in *vna
predica del tomo fecondo ) efpugnaua l'auaritia con la miferkordia, l'accidia
con la meditatione della morte, et la vanagloria col farti veder di rado, et
col parlar poco,con la fòlitudine > et con la taciturnità, rimedi) veramente
atti a {laccarli da dodo quefta fanguifuga, che lì tenacemente s'attracca.,,
che con-» gran difficoltà da gii animi fìraccar fi pub : le cui for^e Santo
Agoftin© dice, che non fi fanno, fé non da chi cerca fargli refi Ilenia :
perche fé ad alcuno è facile il non defiderar lode, quando non fi porge ;
diffidi cofa è non fé ne pigliar diletto, quando s'ofFerifce. Qu-u» vires
nocendi habeat human gloria; Amor non fèntit, nifi qui ei bellum indixerit.
Quia etfi cuiquam facile el? laudem non cupere, dum negatur^, difficile
tameneftea non deleófcari, cura oflfertur . Ma quefta fanguifuga è tanto
giotta, che non ci lalfa affettare» che* altri ci offerifea lode, ma fa che noi
l'andiamo procacciando, perche naturalciafeheduno ha dentro di fé quefta
fanguifuga d'amor di gloria,però non coli facilmente fi pub in tutto fiaccare
dal iènfo . La Tromba, che nella delira tiene è ordinario flromento della
-vanagloria, con che fa Toffitio da fé fteflà della fama, et lignifica quelli,
che nella 'Vanagloria efeedeno, &C che ài propia bocca cantano di fé
medefimi, et inalbano con magnificenza, et fbnoro circuito di parole le cofe
loro, e fé fanno qualche opera buona,la fanno in modo,che fi fappia, 3i acciò
fi fappia bene la publican > elfi . S. Chrìfoflomo (òpra quel palio di Santo
Mattheo cap. 6. Cum facis Elcemofinam noli tuba canere ante te: dice che la
trcmba, e ogni attione, ouero parola, per la quale il vanto dell'opera fi
rapprefenta, Se che il cantar con la tromba, è defiderar la pompa della
vanagloria . Tuba eft omnis acìus vel fermo,pei quam ipfa operis ia&antia
defignatur, tuba ergo canere efl,pompam vanat laudi* appetere : brutta cofa è
il -vantarli, odiofa a gli huomini, òC a Dio ftellò, che odiaua Moab, perche
era vanagloriofo, fuperbo, et perche fi vantaua oltra modo . Ego feio, ait
dominus,iac~tantiam eius, 6\^ quod non fit iuxta ea virtus eius . Ariflide
Orator Greco,ticne che quando i fatti corrifpondeno al vanto delle parole, che
fia conueniente di lodar fé ftefib, per appoggiar la fua opinione arreca le
parole d'Achille nel nono dell'Iliade. Oppida ter quatuor crepi naualibus
armis, Terrenis 'vnum, atq; decem circum Vbera Troia?, Thefauros quibus
ècunóbis multofq,*bonofq, Eiipui atq; omnes Strida: munera feci . Soggiunge
J/riftide_ . Nemo Grccorum indignatur . cur * quia congruunl &&a
nferbis . Ma dica pure quel, che fi "veglia . Non ci è coia,chc fin i n
uifa più ". 319 tnè la lode, che il vantarti, et gloriarfi delle Tue
opere, ancorché vere . Laus in bre proprio fordefeit. Non è d'approuare quella
fua difefa, che fa ^riftide, il» bjuale hauendo lodato vna dia Oratione fopra
Minerua, perche »e fu riprefo : foftiene nel Paraftegmate, che fece bene a
gloriare, con moki eflèmpij fpetialmente d'Homero che s' attribuita il
principato della Poefia » òC che Hefiodcf ancor egli fi glori) . Mufarum laudes
infert Qua: quondam Hefiodum docuerunt carmina pulcra Rifpondo che all'esèmpio
de Poeti in auantarfi,& gloriarli, non lì deue parer mente, perche è loro
propio vanocoftume, eflèndoche cfli appe ti/cono pili la gloria,che il cibo, e
le foftan^e,& (è la danno bene fpcflb con apparato d'Hiperbole, e grande
apertura di bocca, nel che i poeti «i'hoggidi auanzano quanti poeti fiano mai
flati ai Mondo, poiché ho fentito dire da alcuni di loro, che^# Virgilio non è
tanto mirabile, quanto fi tiene, quali ch'efli habbino più giudi * ciò, del
giuditio "vniuerfale, et che il loro ftile è più fònoro, Se naturale del
fu» èn^a durerà : altri dicono che hanno più eulta, dolce, Se foaue facondia
!di Satullo, Tibullo,& Propertioi Altri nella poefia volgare, dicono che lo
ftilo del Petrarca non è da imitarli, perche non s'vfa più, quafi che lo ftile
d'vna lin» »ua, (ìa qualche braga alla martingalla jo calzone allafiuigliana;
et che lo ftile ie' capi principali non (sa per ogni tempo buono : ficome
Tempre farà degno i'ellère imitato più d'ogni altro lo ftile d'Homero, di VERGILIO
VIRGILIO, di Pindaro, òC ORAZIO nel genere loro, cofi nel fuo farà quello del
Petrarca : Se non s'"vfa ; lon sWfà da chi non vuole, da chi non può,&
da chi non sa vfarlo,non che ariuar Io: tacciano per l'auuenire i noftri Poeti,
ne dichino più,che fé il Petrarcha afte viuo mutarebbe maniera di dire, et
componerebbe com'eflì compongo10; talmente che il Petrarca pigliarebbe norma da
lon 'foggi ungono,c he il Poe na dell' Ariofto *va terra, terrai che quello del
Taflò Q troppo alte cornette: 4a ch'efli hanno trouato la vera forte di ftile
Heroico . Io per me correi che 0 facelTero per gloria dell'eti noftra ; ma non
che il diceftèro, il dire è facil cola ai difficulti è fare di propria
inuentionecofè nuoue/en^a repeterecofè volgata l'altri, et di quelli medefimi,
ch'efli biafimano, 6 che riconofee la tua Poefiav dalle Mufe repatate da Poeti
diurne, dicendo nel tetto greco Calìn edidaxa* aoidin pulcrurn docuerunt Carmen
. Che le Mufe gli hanno infegnato il bel verfo . quello non è gloriarli, perche
non vuole inferire, che il fuo verfo fu bello,ma che le Mufe gli hanno
infegnato il bel verfo, la bella Poefia » Che Homo» ro s'attribuifea il
Principato della Poefia » confeflb di non haucr letto doue, pe* rò non pollo
giudicare quelle che i\ dica : fé l'ha fatto non per quello piglia lecito
ellèmpìo da lui Artide, si quale come Oratore non (ì conuiene la licenza, et
libertà Poetica ì an ^i al Poeta ideilo è biaiìrrìeuole parlare nelle fuc lodi*
iìcome Plutarco nel trattato di lodar fé ftelìo net principio biafima Pindaro »
che fi vanta, et non fa mai fine di magnificare la fua facoltà : Ho ben veduto
in Homerojche le piti principali>e faggie perfonè delli fuoi Poemi fuor di
decoro fi vantano, come Vlille nella OdiiTsa, il quale efponendo le fue
calamità ad Alcinoo Imperatore narra le fue • mprefe ordinatamente in quattro
libri dall'ot tauo al duodecimo, permetto l'occafione di raccontare l'impreie,
le prodezze! bC le 'Vittorie lue dalle cofe auuerfe conforme al parer di
Plutarco : ma nonu» ammetto l'cfordio, et la forma delle parole con le quali
troppoVinnal^a.mat(imamente ritrouandofì ali fiora in bailo ilato>conofciuto
folo per biiognoii foraltiergli addimandò, perche piangeua, chi era,come fi
chiamaua,5c^ di che loco. Onde Vlille nel principio del nono glrrifponde. Suro
Vlyllès . et quel che fegUe . Alcinoo poi, doppo hauerlo vdito molto,non mo(Ira
di conofcerlo né men per fama, quandoché nel mezzo dell* vndecima Od ite a non
cónofcendolo più che tanto, altro non dice ad Vlille, che quelle pa» iole,*
Dairafpet'to non pollo giudicare, che tu fia "vn furbo, né vn faHario,
come molti huómini, che vanno Vagabondi,per la terra a piantar
pa(locchie,can^one, e menzogne, dandoli Vanto d'hauer fatto, e detto; perche
hai bella maniera di dire, Se buoni penfieri : ma dato che anco Alcinoo
fhauefleconofcifl' to per fama, non conueniua,che Vlille di le ftelìo dicetlè .
Mea gloria ccelun attingit .ne meno a fua immitatione l'Enea di Vergilio . Sum
piusiEneas Fa ma fuper a*thera norus . Neftore parimente fi gloria tròppo, et
parlando con Agamennonelmpera torè, et con Achille Rè, Se Capitano più degli
altri Greci principale, nel gle riarfi 'viene ad ingiuriarli,dicendo loro, io
hopratticato con.perione più fot di voi, da quali femprr fui [limato. lam enim
alienando ego et cum fortioribus > quam vos Vicis , 321 Viris eonfuetudinem
habui: Se minquam me ipfì para? pendetunt* Pcteua ben eflàggerare la grande$fta
di quelli, con chi eonuersò in gioventù fua, (èn^a venire ad vna noìofa
comparaticnew . Achille ha dell'arrogante a dire ad Agamennone iuo Imperadore
in prefen^a d'altri principali Greci. Tunonhaihonorttome, che fono il più fotte
di tutti i Greci } et do. lendofenecon Theti madre (uà confi :tma l'iftelfo.
Nofcatautem, Atrides Iaredominans Agamemnon. Suam culpam: quod fortiffimum
Achiuorum non honorauit. Potetia ben moftrarele Tue ragioni, 6^ il torto
Fattogli da Agamennone, (èn^a auantarfi d'ellère il più forte de' Greci: certo
che limili parole lo fanno fupeibo, èC im modello . Parla bene con giulla
maniera nel nono dell'llia j de, in quel luogo citato da Anitide, oue ricula
Achille di non tornare a feruire Agamennone,che gli mandò per .^mbafeiatori
VltlFe, Aiace, et Fenice, a quali rifpofe, d'hauerfempre combattuto, doucua.
Tutto quello non lo clicca line di vantarli delle lue mipieiè, ma per far
vedere i giufti meriti, della fua feruitù, Oc"" l'i ngi ulto torto
riceuuto in ricompenfa dal iuo Imperadorè, attefo che il contare i fuoi fatti
per difefa fua 4 et fcolpar fé Hello, è ia»# prima cagione, che permetta
Pluratcho di lodar fé Itelfo . Però Ariltide non pigìi 1 eguale elì'empio,
perche ad Achilìe era neceifario in tal cafo per dir \*^ lue ragioni, narrar le
lue prodezze veramente fatte. Ma a lut non era neceCfario ne conueniua lodar
l'oratione fua ; concede lì, bene, che fi difendanole opere lue, et che fi
mantengano per buone, quando da altri fono riprefe: ma rjon elìèndo (tata a lui
da alcuno bufimkra, non doueua egli lodarla, ne fofttntare poi ch'haueflè fatto
bene ad elleifì lodato da le (Ulto, quando fu ammonito, ch'egli fi gloriaua. Il
Maggiore Orator di tutti i Greci lo viene aw conuneeie, dicendo, che niuna
pedona dlfode^za.. ò(T dottrina fegnaiata»# non fy'o non diri cofa alcuna
gloiiofamente di fé ftellb, ma s'arrollìrà anco ièntirne dire da altri . Quelli
poi,che fono lontani dalia vera dottrina, che iì attribuifeono,& prefumono
hauerla, per non fapere ^parole noiofilllme ad dirfidifeiteflìptofenfeono.
Tantum abeft vlium ilhorumj qui foiide docili funt»,quicquam de fé gloriofus
dicerc,-vt*alio edam diecine, erubefeant v Qui -vcrolongius a -vera, quam libi
"Vendicant dottrina, abfunt, propter in-' fcitiam verba inoleltillìme
audienda de le ipfis proferunt. Niunodunquedeue fare il trombetta delle fue
ledi, o vere,b non vere,che fiano, La Vefpa,che molala in alto,é di quella
forte fimmalle Api, ma più grofsa, laquale perche manda fuoravn fuono, che
rimbombala latini chiamafi Bambyiiusjc inutile a produr mele,e fi fabrica i
faui di luco voti dentro di lòftan^;*,, attiilirno fimbolo deli'huomo
vanagloi;iolo,che per ordinario ha moltcparale, pj è fa molto flrepito, de)
redo è inutile, et fi forma nella mente cadetta in aruu > chimere vuote di
ferino, e di (apere, fabricate apunto di loto, poiché fi fonda fopra la vanagloria
delle cofe terrene ;ond'è quell'adagio. Bombylius homo. Tali fono quelli
huomini,che deferiue Theofrafto nelli Charatteri Eihici. cap. 57. cV 62, F
netti, ambitiofi, èV Oftentatori, a quali s'afiìmigliano quelli, che pieni di
boria volano col penfiero in alto, et comparirono (òntuofi, cV profumati con
paggi a 1 iurta, et moretti appretto > per e (Ter più riguardati, et
ammirati, portando adollo perle,e gioielli,contro i quali Plinio Iib. 3 7.
cap.primo, dice, che fi gonfiano per *vna certa vanagloria da Pifari . Quelli
che ogni minima cofa,che fanno cercano di farla con vano, òcT affettato
apparecchio, tenendofènc poi buoni appretto le genti, dando conto a ciafeuno,
dell'ordine che hanno tenuto : Quelli che con noiofe oftentationi celebrano la
nobiltà de gli aui loro,i gradi della cala, le ricchezze, et facultà, che
conaitano altri non per cortefia,ma per vanità,accioche fi vegghino i loro
(plendidi addobbamenti» te la loro politia, a quali non fi pub far maggior
difpetto,che non accettare i'inaito, SC non rifguardare ciò,ch'efli reputano
grande^a loro. Quelli che*, da tutti, et per tutto» pigliano la precedenza, la
man dritta, eJl primo luogo . Quelli che fi compiacciono d'ellèr veduti
appretto vn Principe, e (tanno più fui fjraue, che l'ifteflb Principe. Quelli
che per parere d'hauer gran negotij, maneggi, e fecreti d'importanza fi
ritirano da banda per ogni poco di co/à, et s'ae coftano all'orecchie delle per
ione, quafi che ragionaiTero d'occulte imprefè,ne diranno cofa,che in paleie
dir non potettero. Quelli che fanno moitra dSn fopraferittocon titolo
d'llluftre,o Molto llluftre,e taluoltad'Illuftriflìmo.cV^ dicono diriceuere
continuamente lettere hor da vn Principe, hor dall'altro, et s'otferifeono
difauorirti appretto quelli,non come offitiofi, ma come vanagloriofi, per darti
ad intendere>ch'e(Iì pofibno apprelTo Principi ; di cofi fatte leggiere:^ fi
pafeono, SC* fono inutili per (e, non che vtili per altri, ettcndo tutto il
loro Audio porto nella vanità, che fi rifolue alfine in vn rimbombo, che ia
breue fuamfee : ficome ogni Pompa,e Gloria di quello Mondo con (onoro rimbombo
perifee . Perij t memoria eorum fonitu . VANITA. GIOVANETTA, ornatamente
veftita, con la faecia lifciata, porti fopra alla tetta vna v,%$x con vn cuoie.
Vanita fi domanda nell UBRIACHEZZA DONNA vecchia, ro(Ta,& ridente, vellica
del color del* rofe fèccho, in mano terrà vn vafo da betiere pieno di vino, 6^
a canto vi farà vna Pantera . Rapprcfentafi vecchia, perche il troppo vino fa,
che gli h uomini prefto iriuecchiano, et diuentano deboli • La Pantera
moftra,che gli vbriachi fono furio(ì,di coftumi crudeli,^ feroci, come fono le
Pantere,lequali, come«dice ^riftotile nella hiftoria de gli ani-? mali,non fi
dimenticano mai . Vecchiezza. DOnna grinta, et canuta, veftita di nero femplicemente,
con vn ramò di Scnicio in mano -, perche ì fiori di quefta herba fono di color
pallido, et nella loro più alta parte diuentano come canuti » et cadono.
Vecchiezza . DOnna con la teda canuta, macilenta, &C con molte crefpe per
la faccia, 'Veftita di quel colore delle fog'ie, quando hanno perduto il
vigore,fens^a ornamento, tenendo heila man finiftra vn horologio da poluere,
ilquale llia nel fine deli'hora, -'& "vn paro d'occhiali, con l'altra
appoggiando ad ^n battone, infegr»erà col dito il detto horologio, 8c terrà
"vn piede alto, et fofpelb iopra vna folla, m oprando il vicino pericolo .
Vecchie^a è quella età deli'huotno,che tiene da cinquanta fino a /èttanta anni,
nelìa quale l'huomo, che va in declinatione per la fredderà del fangue, diuiene
inhabile a!le fatighe corporali-, et eflercitij mentali, i quali per la
debolezza de* fenfi, non puh fare fèn^a difficoltà, e quefla età è tutta
declinatione. Che la -v^cchie^za fminuilcala vifta, le forze, rambitione,Ie
belle^ejd^1 le fperan^e, fi moftra con gli occhiali, col baftone, col
veftimento, con la faccia, Ó\_ con l' horologio, che ftà in fine,ouero dal
color della verte fomigìiante à quello delle frondi de gli alberi
neirAutunno,ouero dalla folla, nella quale ita per cadere. Si potrà ancora dipingere,
che tenga in mano le fpine, ouero la pianta d'alcune rofe, le quali fiano
sfrondate in gran parte, et languide . Vecchiezza. VN A vecchia, magra,
pallida,coperta d'-yn manto nero,& che fi appoggi ad vna Crocciola, e con
la finiftra mano tenga -vn ramo lèccho lenza foglie da vna parte 'vi fia vna
tartaruca, e dall'altra vn horologio dapoluere, e che moftt.» che la detta
poluere fia al fine VELOCITA DONN A con f ali alle fpalle, in atto di correre,
tenga vno Sparuiero ìtu capo con l'ali aperte, il che è conforme ad vn detto di
Homero, doue fi ci^ime^m gran velociti col volo dello Sparuiero, K z V&>
D 32+ Velocità . DOnna con habito, con Tali alle (palle, portando i Talari,
oueto ftlualctti fìm ìli a quelli di Mercurio, et nella delira mano -vna faceta
. I catari fono indicio di velocità, però dirte Virg. di Mercurio . Aurea,qua:
fublimem alij fiuè a?quora fupra Seu terram rapido pariter cum flumine portant
. La faetta ancora nel tuo moto veloci llimo meri e a3 che fé ne faccia memoria
in quefto propofìto. Appretto hauerà vn Delfino > et vna Vela, quella perche
fa andare veloce la naue: quello, perche muoue fé flcflo velocemente VELOCITA
DELLA VITA UMANA. SE dipìnge per la velocita della vira humana vn Centauro >
il quale animale fino alle patti ertreme del ventre hanno forma humana, OC il
retto del corpo fi finge fìmile a vn Cauatlo . Racconta Pierio Valeriano, che
il termine della noftra vita con 'veloce cor* (o faprauuiene, Se
quefto,percioch« noi con vna rnarauigliofa lubricità cadendo, fìamo dalla morte
rapiti VENDETTA DONNA armata, Se veflita di rollò, nella^deftra tiene vn
pugnale ignudo, Se fi morde vn dito della finiftra, a canti? ha vn Leone ferito
con vn dardo, il quale fi veda in detta ferita, et il Leone ftia in atto
fpauenteuole . La vendetta d rapprefènta con vn pugnale in mano, per dimoftrare
quello atto fpontaneo della "volontà, che corre a vendicare le ingiurie,
con lo fpargtmento del /angue, et però ancora fi verte di rodò . Si dipinge
armata, perche per mezzo delle priopie for^e facilmente pub rhuomo vendicare
l'ofFefe . _^, E fi morde il dito,perche chi è inclinato a vendicarfi,per hauer
memoria pili (labile, fi ferue cofi del male fpontaneo, che fi fa da sé fleflò,
per memoria del male violento, che pruoua per lo sforzo degl'altri . II Leone
effondo ferito oflèrua mirabilmente il percuflorc, Se non lafcia mai occafione
di vendicarfi . Onde il Pierio racconta, che vn giouane compagno di Giuba Re
de* Mori, mentre il detto Re a'ndaua con l'Esèrcito per li defèrti dell'Africa
per cagione di prouedere alle fue cofè, incontrandofi in vn Leone, lo percofie
con vn dardo, et l'anno dapoi ripafTando il detto Re già Ipedito per quel
medefìmo luogo, comparue il detto Leone, Se ofleruando il giouane, che l'haueua
ferito, andando con velociflìmo corfofra la gran moltitudine de' Soldati,
miferabilmente lo lacerò, partendoli (en^a offendere alcun'altro t folo'
fodisfacendofi d'hauer vendicata la vecchia offefa . Però gli Egitti)
dipingeuauano nel detto modo il Leone per la vendetta . Vendetta . DOnna armata,
con vna fiamma di fuoco fopra all'elmo, haueri mo^za_»: la finiftra mano!, Se
tenendo gli occhi j fifsi al tronco del braccio dimo-v (tri con l'affetto
tubato, malinconia A rabbia: dall' altra mano temi il pugna* le in . 3ìj le in
atto dì voler ferire, farà veftita di roflb, et a canto hauerà vn Coruo, coi
vno Scorpione in becca,ilquale punga co la punta della coda il Coruo nel collo.
L'armatura dimoftra il valore, fic la foriera del corpo efler ucceflario alla
^vendetta de' danni riceuuti .,u 11 fuoco è inditio del moto, &C del
feruore del fangue intorno al cuore » per ira,8c per appetito di
"vendetta, a checorrifponde i'afpetto turbato . E guarda il tronco del
braccio, perche non è cofa alcuna, che inanimi maggiormente alla
'"vendetta, che la memoria frefea de' danni riceuuti, E però è dimoftrata
col Coruo punto dallo Scorpione, dal che l' Alciato tira vn fuo emblema dicendo
. y^ptibat volucrescaptum pede Corms in aura;, Scorpion, audaci premia parta
gul£ . \A fi tilt infufofenfim per membra veneno, P&ptoreminftygias
compulitvltor aquas, -* 0 rifu res digna ; aliis qui fata parabat,
lpfeperit,proprijsfuccubuìtq\ dolis, VENVSTA.' Del Signor Giouanni Zarattino
Cafìellino . NINFA bella di gratiofo afpetto veftita di cangiante, cinta con vn
cingolo,nel quale vi fiano ricamati intorno Cupido, le faci ardenti,& il
caduceo di Mercurio, porti in tetta vna corona di rofe, tenga nella deftra mano
l'Helichrifo fiore gialio,& lucido come 1 oro.nella finiftra laugelletto
chiamato da Greci Tinge . La Veriufta è vna certa gfatia, che arreca perfetto
condimento alla bellezza: perche non ogni perfona bella ha venuftà. Suetonio
deferiuendo le fattezze di Claudio Nerone,fece differenza nel cap, 5 1. dalla
bclle^a alia venuftà, in quel le parole. Fuit vultu pulcro magis,quam venufto .
Fu di volto più tofto bello, che venufto,e gratiofo. Catullo facendo
comparatione di Quintia con la fua diletta Lesbia,concede,che Quintia fufle
bella,non però totalmente bella,perche non haueua alcuna venuftà, maproua, che
Lesbia fua era tutta bella, perche^ toaueua ogni 'venufti . Quintia formofa e
fi multìs mihi candida >longa, B^tla e fi. bat egofic fmgula confiteor .
Tetum illud formofa nego, nam nuUa Vtnufìas . Trulla in tam magno efl corpore
micafalis. Lesbia formofa e fi, qu£ cum puleberrima tota efl, Tum omnibus vna
omnes furripuit Venens . Dalquaìe Epigramma fi raccoglierne oltre alle fattezze
d*vn corpo grande, ben fotmato,e d'vn color cand'do, bifogna hauer anco
Venufta,e quefto lo dimoftra Catullo non tanto in quella (uà voce Venuftas,
quanto in quella . Mica ialis. ciocche Quintia era infipida>non hautua
niente di venufta,e grafia .fopra di che Aleflaiidro Guarino Atauo del Caualier
Guai ino autore dei Paltor fìo\>, dice . Quemadmodum cibi fine fale minime
deleótant, ita Quintia quoque 8 fcilacct longa, o\_ candida eilet, fine
'veuultaie non ^idtbatur formola . X i Siconac VENVSTA. i Sieomc il cibo fen^a
Tale non gufta, con* ancoQu'ntia, ancorché fullè bella-;, grande, e candidi,
nondimeno non pareua bella /èr^j Venufta, la quale non è altroché vna certa
gratis, ficome nell' vltimo verfo efpone il fudetto Autore in quel mezzo
pentametro, Omnesfurripuit Veneres. Videtur,ii>quit,ceteris mulieribus omnes
*venuftates furripume, cum ©mnis gratia in ipfa fola appaYéàfTcioè pare, che
Lesbia habbia rubbato tutte le venuftà alle altre donnesche in lei fola
apparifeeogni gratia : a guifa del ritratto di Zeuxide Pitture, che per
figurate a gli Agrigentini in Sicilia Giunone La. inia, fcielfe le più belle
belfe@p dalle più belle, e gratiofe donzelle, ch'haueflero : fi conferma da
Lucrctio Poeta, che ~vcrfb il fine del 4. lib. chiama la gratia, mero fale.
Tarmila Tumilio, ChaYÌtonia tota) mrumfal. Volendo inferire, che a tal amante
accecato dall'amore vna Dama piccola', di bada datura da lui amata parerà vna
delle Gratìe, tutta faporita.e tutu graliofa, impercioche Chariton ia feno due
parole in aleuti Celti malamente congionte,che in greco lignificano gratiarom
vna vna delle grat ie, laqua le gratta fotto nome di fale '"vienoa molli
Autori comprefa, perche la Venuftà,c3^ la gratia è il condimento delia
befie^a.come il Tale d'ogni 'viuanda . Plutarco nel quinto Simpofio nella
queftionc decima . Fa&um eli vt gratiarum nomen falibus imponeretur a
quibufdam . Et più a bado . Atq; hac fortalfe de caufk pulchritudinem
mulierisnon ociofàm,aut tnuenuftam, fed gratiofam,8£" ad promouendum
aptam/alfam vocant. Per quefta cagione,dice egli la belle^a d'vna donna, che
non fia otiofa, feiapita, et fen^a venuftà,ma che da gratioià» ÓC^ atta a
commuouere gli animi, è chiamata faIf2,cioè fàporita »& gratiofaj et però
Venere riputata Dea della belle^a fi finge nata dal Mare,che è folio : fi che
la Venuftà, che dice Catullo, il Sale,& le Veneri, altro non fono,che la
gratia, 6^ la gratia non è altro,che la Venuftà, parola deriuata da Venere j a
Venere enim ( vt inquit Cicero ) dieicur Venuftas, perciò ditte Catullo,che
Lesbia rubbb tutte le Veneri, cioè ogni gratia, et Venuftà, perche Ven ere,
come Dea delle bellezza, et capo delle gratie, oltre la bellezza del corpo
hebbe in fé tutte legratie, che fi ricercano ad vna perfetta Venuftà, fa quale
contiene due doti principali : la gratia dell'ai petto, et la gratia della voce
; circa l'afpetto confitte nel grato, et gratiofe colore, nel gratiofo moto,
nel gratiofo rifo, et nel gratiofo {guardo . Circa la voce confitte nel
gratiofo parlare, nel quale fpetialmente fi ricerca il faporito fale delle
faggie, foaui, angeliche parole,e però ditte Quintiliano Iib.5. cap.3. che la
Venuftà è quella coia, che fi dice con vna certa gratia . Venuftum eft, quod
cum gratia quadam, et Venere dicitur. Et nei x.lib. capitolo primo dille .
Ifòcrates omnes dicendi Veneres fècutus eft . Volendo efprtmere, che Mocrate
hebbe nel dire ogni gratiofa maniera . Tutte le fudette parti della Venuftà
vengono confederate più volte dal Petrarca nel caro oggetto dell'amata Laura :
confider ò il grato colore di gratia, &T di dolcezza pieno in quello
quadernale . T0B0 che del mìo flato fujjì ai c&rta, *é me fi mi fé in sì
nuouo colore, Ch'baurebbe a Ciotte nel maggior furore Tolto l'arme ài mano, et
l'ira morta . In quel terzetto poi confiderò il candido colore del "volto,
la biondezza del capello, la negrezza delle ciglia, lo fplendore de gli
occhi,la bianchezza delli denti, et la rottela delle labbra, colori che arrecano
gratia, et Venuftà, quando con proportione comporti fi ritrovano tutti in vn
fuggerto. Latefla or fino » et calda nette il volto, Hebeno i cigli,, e
gl'occhi tran due Belle Qnd'+Amor l'arco non tendeua in fatto. Terte, et rof e
vermiglie. Et quel che,iegue. Confiderò il giatiofo moto, e lguardo,quando
ditte . Che dolcemente i piedi, e gli occhi muoue. Et nel fonetto in qual parte
del Cielo confiderò infiemccon Io /guardo il gta tiofo parlare, e'i dolce rifo
. X 4 ter Ter diuina bellezza indarno mira Chi gli occhi di cosleigiamai non
yide Come foauementr ella ti gira • 7{on sa coni ^imorfana, et come ancide Chi
non sa come dolce ellafofpira, E come dolce parla, e dolce ride, £ nel Seguente
Sonetto . 4mor, et io sì pien di merauigliat Come chi mai cofa incredibil vide
Miriam coflei, quando ella parla, o ride . Nell'altro Sonetto confiderò
medefimamente il gtaciofo paltò, et moto *£ Et nel Sonetto, foglia mi fpróna .
Nel cui primo terzetto particolarmente rono raccoMutte le tre fudette forti di
bellezza deli animo del corpo,& deUa voce, nelle quali è la Venufta, et
grafia . yirtute, honor, be UeTtfa > att0 ffntiU 9 Dolci parole a i bei rami
m'han giunto • Oue foauemente il cuor m'inuefea . Virtute, honor, ecco la
bellezza dell'animo, che ne gli animi conciliali gratia . Belletta, atto gentil
; Ecco la gratia del corpo . Dolci parole i ecco la gra eia della voce . *A i
bei rami mhan giunto . Oue foauemente il cuor m'iuuefca ; ecco la portanza
della gratia, che in* uefea, commuoue, alletta, e tira l'animo per mèzzo della
mente, 1 occhiy; nes aetatis gradus venufHflìma ; di tal venuti* per tutti i
gradi d'età vien ano da Greci lodato Alcibiade r M Tullio CICERONE ifteflbloda
il voltoyche arreca dignità» *verruf!à infìerne . Vultus multum afrert rum
dignitatena, tum Venuftatem Talché la Venuftà in vn huomo è lodabile, e
conueneuole r Nella donna no ne ragiono, poiché più torto (1 amerà ~vna men
bella, chefìa virtuosa ^gentile grattala nel camminare* ragionare, à(T
conuerfare, che vnapiùbelk di volto» fenza venuftà, fen^A virtù alcuna
rum"ea net procedere» fciocck.nell andare >6c •nfrpida nel parlare *
Habbiamo cinta la noftra figura d'ella vendila col fijdetto cingolo da Greci
chiamato cello, ouero baltheo, che Venete di natura Madre d'ogni Venufttf,Sc
gratia portar Talea per comparire graliofà>.nel quale vi era tanta virtù,
che negli amor oh* (tfegnè plaeaua per fine l'iracondo, e furibondo Marce,&
col medefimo Giunone riceuutolb imprefto da Venere puotè placare l'Altitonante
Gioue : fcher:£o grafiofamente fopra cioMartiale nel 6". lib. 'volendo
lodar Giulia di gratia» òC bellezza, a cui dir1e,ch'era tanto bella,&
gratiofà,che da lei Giù» none,é Venere i fretta farebbe venuta a dimandare
impfeftoilgratiofocingolQ> Vt Marti* reweeturamor: fummiq; tonanùs* *A te
luna petat ceflum, et rpfa Venus* Queflb pretìofo cingolo è deferittoj ficome
rhabbiamo figurato da Homeio nel xiii. della fua Iliade, ouea Giunone Venere
l'imprcrìa • *A pefioribus foluitacu piftum eingulurrr Jfarium : ibiautem in
eoiltecebm omnesfacla erant.9 jbiinerat quidem\Amor, et defiderium, et
colloquiarti $landi[oquentic> qua decepit mentem valdeetiamprudentium, Hoc
eiimpojmt manibut, verbumq; dixit>& nominami* Recipe nunc hoc cingulumt
tuoq; impone fìnuì tontex tum varie in quo omnia fuclafitnttneq\ tibiput*
Inefficaxfuturum effe}quodcunq metttibus tuiscupis * Appanfce da quelto tetto
d'Homero, che in detto cingolo vi erano ricamati a ponta d'acci Amore, i
defiderij, eia foaue eloquenza del parlar dolce . Amore i'habbamo prefentato
con la folita imagined: fanciullo alato, i dcfiderij con |c faci ardenti,i
quali fono quelli, che a gu fa di ficelle accefe ardeno continuamente i cuori
degli amanti . La fòaue el quen^a, et il dolce parlare col caduceo di Mercurio
riputato da Poeti padre d t ila eloquenza, cX^ ancora caco delle etatie, come
dice il Giraldo nel Sinu^mate xiii. Metcurium infuper veDI . SS* reteres
gratiamm Ducem conilìtueroiìt . E però Luciano antico Fiiofofo nel dialogo
ampolline, et Vulcano dice, che Mercurio rubbò il cingolo a Venere, dalla quale
fu abbracciato per la vittoria, che riportò mediante la Tua gratia: ne lènza
cagione gli Atheniefi pofero { per quante narra Paufania ) nell'andito della
rocca la ftatua di Mercurio infieme con le gratie . Siche il Caduceo» come
linimento di Mercurio ferue per fimbolo della foaue eloquente della gra tiofà
facondia del parlare ; nel qua! cingolo Homero ci volle dare ad intendere (a
for^a della gratta, fen^a la quale la bellezza non vai nienterbelta era Venere,
ma lènza il cingolo (imbolo della gratia non poteua addolcìre,& allettare
Marce ì bella era Giunone, ma lènza il cingolo di Venere, cioè lenza la
"venufta, 8c ^iatia non potè mitigar Gioue,mediantc laquale pur J.o
mitigò, iìcoirc Venere Marte, volendo inferire, che la bellezza congionta con
la gratia può adefearc^ ogni per fona, ancorché fia di fiero cuore, come Marte,
e d'animo ajbhme,©^* alto come Gioue ; ma che la bellezza non ha quella virtù
lenza la grati a, laquale induce Amore, 6^ defiderij con la foauità del parlare
nelle menti de* pili prudenti huomini, allettandoli in tal maniera, che lì
ottiene da loro ciò, che-, fi sa deli derare. Libanio Filofofo Greco fopra il
cello, e fopra la rofa finge vn belliflìmo fchet ^ocifegnato da Angelo Pollano
neUa Centuria prima csp. xi.& narra che Pallade, ex Giunone, elTendo
comparite auanti il pallore Giudice delle bellezze loro, difièro a Venere,che
fi leuafieil detto cingolo, perche le daua unta grazia che incantaua le perfòne
: rifpoiè Venere, eh era contenta di deponetlo,ma che era ben douere, che (è vna
di loro haueua il Murion d'oro, et l'altra vna diadema pur d'oro, ch'ella
ancora fi procacia(Iequalch*altro adornamento gratiofòj rimafer d'accordo Palla
de, e Giunone. Venere difeoftatafi da loro fé n'andò in vn belliflimo prato,
oue-colfe gigli, 'viole, et altri fiori per addornarfehe,ma parlando auanti
fentì l'odore della ro(à, alla quale accoftatafi,vedendola fopra-. ogni altro
fiore bella, et gratiofa, buttò tutti gli altri, e fecefi vna corona di rofe,
con la quale comparì auanti il Giudice, ma Pallade,& Giunone vedendola-,
citta modo, con tal corona di rofegratiofà, non afpettorno il giuditio, ma
ammedue fi chiamarono vinte, Se coderò ad abbracciar Venere, &C baciar la
corona di rofe,& poftafela ciafeuna fopra il crine loro di nuouo la
rfpofeio in e? pò a Venere, da quello noi ci fiamo molli ad incoronare la
Venuftà con corona di iofe,& con ragione inuero, perche la rofa per la
venufta /uà è regina delli fiori, tempi dehnifee il Murtola. Anacreonte Poeta Greco la reputa
honor deFle gratie . Bgfa,flos, odorqtte dìuum,• HominMfiYoja eSì voluptas . Decus illa gratiarunf^i Conuienfi dunque alla
Venuftà, perche la rofa dedicata da Poeti a Venere è (imbolo della gratia, et
della bellezza, nella quale fé fi deue i icercare, secondo i platonici le tre
sudette parti che rendeno gratia, cioè la virtù, il proportionato colore e la
soavità della voce, certo che cella rosa vi è tombolo di tuttcw quelle c] utile
partì, vi è la virtù sua in confortare i corpi nostri con tante sorti di
liquori di ìoCc, vi è il color grato incarnatino rnifto di bianco, e di rotto,
come fingono i poeti fparfo dal fangue di Venere (òpra la rofa già totalmente
bianca: "vi è la fua fragranza di odore (imbolo della (òauità della
voce,atte(òche tengono al. cuiii Filofofi, che )'odore,ed il colore della rofa
deriui dalla gratio(à (Iella di Ve* nei e : qnindi è quel prouerbio, Rofas
loqui, e poeticamente dicefi, che Vene* te parli con bocca di ro/e . Virgil.
nel i% dell'Eneide . Rofeoq; fise infuper addidit ore . Cioè, con bocca gratiofa
> per la (òauità del parlare, 11 Petrarca. Perle, t rofe vermiglie, oue
l'accolto Dolor formaua ardenti voci, e belle . Ed vn'aitra volta; l a bella
bocca, angelica di perle Piena, e di rofe, e di dolci parole. Oue in tal tenore
efprime il Petrarca ~vna bocca al tutto gratiofa, pigliando le j erle per li
candidi denti, e le rofe per le "vermiglie labbra, da' quali vfciua* no
pretiofi detti efpofti con foaue eloquenza, et gratia di parlare . Torquato
Tallo ancora, £ nella bocca, ond4efce aura amorofa § Sola roiTeggia, e fèmplice
t la ro(i« L*Helicrifo, che porta in mano > è *vn fiore così nominato da
Melicrifà Nia« fa .che primiera lo colie, per quanto fcriiTsThemiftagoraEfefio,
maioten» go, cht (la detto,perche il (ùo nome è comporto da Helios, che
lignifica Sole, e da Chrylòsjche lignifica oro, attelòche l'ombrella di quella
pianta piena di pea denti corimbi, che mai non fi putrefanno, quando è percofla
da' raggi del Sole, rifpìende come fufle d'oro, la onde fi conilumaua da'
Gentili incoronarne gli Dei, ilchc con grandiflima diligenza oilèruò Tolomeo Re
di Egitto, ficomo narra PLINIO . oue dice^che ha i fufti bianchi, e le frondi
bianchiccie limili a quelle dell'abrotano, e più (opra nell'vndecimo capitolo,
dice, che*» che l'Helicrifo ha il flore limile all'oro, la foglia gentile, et
il gambo fottile, ma lodo; e quello (la detto,perche (1 (appia>come s'habbia
a figurare,e per moftra» re la fua forma eflère differente dal Chrifanthemoje
dall'hmarantOjpercioche, fé bene con tali nomi è (tato anco chiamato l'Helicrifo
» come riferifee Diofco* ride lib. 4. cap. 50. nondimeno la forma è
differente,come fi comprende dalle figure imprelle dal Mattinolo Aio
Efpofitore: Habbiamo dato quello flore io mano alla Venufta,pcrche è fior
gratiofo, che prende il nome dall'oroj e dal Sole,lotto Ji cui raggi, è vago, e
lucido come Toro * né più gratiofa vna cofa dir fi può, che quando è
tifplcndente, e lucida, come l'oro ripercoflo dal Sole : di pit hanno olleruato
gli inueftigatori de' naturali lecreti, che quello flore rende la. pedona
graciolà, a tellerne ghirlande portate nella guifa, che dice Plinio, ec
t/ztheneo autore Greco antichilfimo, il quale nel XV. libro cofi lafsò fcritto.
Ad gratiam, et gloriam "vita? pertinere fi quis (è coronet Helichryfo .
Val» ali; gratia, e gloria della vita, fé alcuno s'incorona con l'Helicnfio .
Tiene dunqui in mano quella noflra figura della Venulla i'Hclicrilo, come lini
bolo delia gta tu, e : tra, et della glori a popolare, perche Whi ha in Te
venuftà, 6^ grafia, ha per l'ordinario-aiico ra appreflo gli altri a/pplaufò,
fatto, gloria, fauore, et gratiaT^S^ perche la Venuftà concilia la gmia.
mediante la quale fi oitengo'no le cofe, s*è detto da* Latini pieno dì Venuftà,
et fortunato *vro, che !gli fiano fuccedute bene le cofe > fecondo la Tua intention«_
. Panfilo nel1 Tatto quinto delTHecira eflèndogli fucceflc fuor di fperan^a
cole bramate l circa la moglie difle 5 Quis me eft fortunatjof r
>enuftatiiq; adeo ptenior £ Per Io contrario inuenufto s*è detto^vno, che
fia dilgr aliato, al quale non iucce dono cofe defidcratt. : l'altro Panfilo
neHVfridria Scena quinta, Atto primo parlando delle no^e, che non defideraua,
dille, Adcon* hominem elle inuenuftum, aut infelicem quemquam vt ego fum ? Icci
niuno huomo coli inuenisfto,difgratiato, ed infelice, come fon io t onde «hi ha
in fé gratia, chiamar fi può felice, perche truoua anco facilmente pregiò altri
fauori, éc^ gratia, di eoe facciamo (imbolo l'Helicrifio, il quale, come fiore
nobile,vago, 6^ gratiofo, puòeiTere d'ornamento, yaghe^2a, 6^_ graue a chi lo
porta, non che "veramente quefto fiore polla, come dicono i ìuddetti
Autori, fare acquiftar gratia, cVfauoie; Sicome gli Indiani feioccamente
teneuano, che la roia poterle far conciliare grafia appref* ibi Principi, ciò
ritolta "vanità. Vanità fimilmente è di coloro, che pcnfano, la lepre
faccia gratioie quelle perlone, che [mangiano della fu a carne_ > ne poco
marapigliomi di Pierio Autore graue, che lo afFeimi, c\T s'aflfatighi di
perfuadere altri a crederlo, corrompendo il tefto di Plinio nel 28. lib.
capitolo decimonono, ouc dice Plinio . Somniofos fieri lepore fumpto in cibis
Cato arbitiatur . &C Pierioìn "vece di, fomnìofos, vuol piti torto
leggere, formofos. Plinio "vuol dirjecondo Catone, che Ja carne del lepre
fale^ genti fonnacchiofe, àC Pierio^v^ole, che faccia le genti gratiofe, cVT
belle, òC foggiunie j ^ Vulgo etiam perfuafum conciliari ex co corporì gratiam
. E oppinione del 'vulgo, che dia gratia"alli corpi, detto prefo da
Plinio, ma non l'arreca lealmente intiero, perche Plinio Io mette per
di/prcrsrj», rigittando in quanto a fé, fimile folle oppinione . Vulgus, ^^
gratiam corpori in fepcem dies friuclo quidem ioco, Cioè, il vol^o crede, che a
mangiare il lepre dia per fette giorni gratia con ifcher^o inucro friuolo ;
quafi dica, che fia ~vna baia j ma Pie» rio quafi che tale oppinione fuflèw
'vera, fa, che il lepre fia verace firnbolo della venuftà, X_ gratia; Laquale
non fi deue, per l'antica,^ feiocca perfuafione del «volgo rche (opra niuna
certa caufa 1 c\^ ragio. ne fi fonda, rapprefentare /òtto figura del lepre,
6^xfe in quelli medefimi tempi, mentre la detta perfuafione era nel volgo
ipaifa, comoda fauij fchernit*, non fi truoua da niuno Autore tenuto il lepre
per (imbolo della venuftà, Unto meno adeflb tener fi deue, poiché il volgo
d'hoggidì non ha fimile diceria. Si véla Sì vate Pierio in fauor Aio di vna
figura di Filoftrato, che dipinte Cotto vn arbore di melo i Pargoletti timori »
che fcher^auano con vn lepre, ma ciò non ha, che fare con la VenufhJ, poiché di
limili fcher^i, mille fi veggiono in fregi pò-, (ti nelle facciate di cafe . e
Palaci, in Giardini di Roma pargoletti v/tf mori > e fanciuli*,che
fcherzanocon opre, martini, et altri animali di giuoco : cita anco per teitimc
nio Marciale nell'Epigr. fcritto a Gellia nel 4, libro. Si quando leporem
mittis, mihi Gellia dicis ; Formofus ièptem Marce diebus eris : Si non derides
: fi verum Gellia narras Editti nunquam Gellia tu leporem . In quanto che i
pargoletti Amori non voleflero ferir la lepre con dar di. o faet te ; ma pigliarla
viua, come ibauiflima offerta a Venere : foauidìma a Venere-, dille Filoftrato
» non perche nella lepre fu (imbolo di VenulU, ma perche è ani male fecondo,
Venereo ;an^i Fiioltrato in detta figura apertamente giudicar per feiocchi
quelli amanti » che tengono nella lepre fi a forza d'incitamento di Amore ;
Inepti autem amatores, amatorium quoddam lenocinium in ipfo elle exiitimauerunt
: peto in damo anco cita Pierio Martiate nell'Epigramma fcritto a Gellia nel
quarto libro . Si quando leporem, &c. Ma in quefto Martiale fi burla di
Gellia donna brutta, la quale gli mandò a donare vn lepre, con direfe mangiallè
di quello egli farebbe bello, egratioi» per fette giorni: a cui Martiale,
tenendo ciò per feioccheria, rifpofe, Gellia > le tu non burli, (e tu dici
da -vero, tu moftri non hauer mangiato lepre ; perche^ fei (èmpre brutta . Fa
mentione anco Pierio di Aleflandro Scucio, ch'era gratiofo Imperadore, e
mangiaua fpeflb de' lepri » ma certo,chc la gratia non procedeua dal cibar di
lepre, ma dalla gratia Aia naturale: mangi vno, che non fi di natura gratioso,
quanti lepri, che vuole, che mai non rarù acquiUo di gratia alcuna : la gratia
è data gratis dalla Natura, ne fi pub comprare, ne acquetare con rimedi}, e
cibi conditi . Arreca oltracciò Pierio certi verfi d'vn Poeta, che fcher^ò
(opra il (udetto Imperadore, pigliando materia dal Aio gratiofo lepore, e dal
lepre, che fpello mangiar folea, quali che il lepore, e la gratia
dell’Imperadore procedei! e da lepri mangiati . Tufcrum quod vides elle noftrum
Regem» Qucm òyrum fua detulit propago, Vcnatus feci t, et lepus comefus, Ex quo
continuum capit leporem • Mt Lampridio nella vita di lui dice, che 1 I
mpcradore elfendogli moff rad detti vera rifpondefle in greco per dilprezzo del
Poeta con tal fentimento . Pulcrum, quod putas elle velhuai Regem Vulgari
miserande de fabclla, Si verum putas elle, non irafeor, Tantum tu comedas
'velini lepufculo, Vt fias animi malis repulfis, Pulcher, ne inuideas liuore
mentis . Ne* quali vcifi chiama miicrando il Poeta, che A mo«c(te a credere,
dalli volgaf DI J voìgar diceria, ed opinione, ch'egli fuflè bello, perche
mangiato lepri . Se tu credi quefto, rifponde l'Imperadore, io non me n'adiro,
Solamente voglio da te, che mangi ancor tu lepri, accioche (cacciati i mali
affetti dell' animo diventi gratiofo tc non rh'habbi più inuidia.dal tenore di
talerifpofta,fi conofee» quanto l'Imperadore tenefle per cofa ridicola quella
volgata diceria, perlocho chiama il poeta miferando, e mefehino : L'Imperadore,
fé mangiaua i lepri, li mangiaua non per diuentare gratiofojchegid era di
natura,ma perche gli gu« ftaua il lepre, ch'egli dello pigliaua nella caccia,
della quale molto fi dilettaua, come fcriue Lampridio . Che i poeti riabbiano
fch erbato Sopra iHcpre » ed il lepore, lo hanno fatto per Io pronto bisticcio,
che fé ne forma . Si non vis edere leporem, sede Uporern ; dille vn'altro poeta
ad vno, che ftaua a tauola, ne mangiaua del leprc,che vi era, ne diceua niente
: ma quefta conformità di voce detta Annominatione, o Paronomafia,non bafta ad
includere il firn bolo del lepore, e della gratia .-perche il lepre non fi
forma dal lepore, ne il lepore dal lepre, ma fi dice lepus, quafi (ìt leuipes,
perche è leggiero di piede, come tiene Lucio Elio preflo M, Varrone lib.j. de
re runica cap. i a.ouero come pii\ tofto vuole Varrone è detto dall'antica voce
Greca Eolica, leporin, perche è fimo ì di nafo Liporjs, ouero Liporrhis,
fignifica fimo, per quanto n'auucrtifce Gioi Seppe Scaligero : ma il lepore
della gratia, e venuità non fi deriua da limili vo! ci, diuerfè di lignificato
: dunque per niuna via, ne per etimologia, ne per na« ! turale intrinseca
virtù, ne per vaga eftnnfèca ferobianza, il lepre, che più torto ; brutto è,
può feruire per Gieroglifico della Venuttà, e gratia ; alla quale riabbiamo
dato noi la corona di rofe, e l'Elichrifo fiori al tutto belli, vaghi, e legi
giadri, che fpirano tanta fòauità, e gratia,che diedero occafione a gli antichi
di i penfare,che fulTero atti allo acquifto della gratia ; i quali, come
gratiofi fiori pofiono arrecare adornamento, e gratia a chi li porta, perche la
gratia naturai* Igiene accrefeiuta da gli artifitiofi adornamenti, pero fingefi
conforme al verisimile da Libanio, che il Mutione d'oro delle gratia a Pallade,
e il diadema a-» Giunone, per quello anco Venere di natura bella,e gratiofa
portar volle il detto cingolo ricamato,* Scelfe la corona di rofe per comparire
più gratiofa con fi; mili artifitiofi adornamenti, iquali fi conuengono a
Dame,ma però Séruatri ter ì mini dell'honeftà, e modeftia, ellendo difdiceuole
ad honorate Dame lalfarfi t trafportarc dal fbuerchio defidcrio di farli
"vedere belle, e eratio fé con fuperbi, m*m hpm »>~aw,w *h wKinw \, f»w
v*r«»vr«> VIUVIVVf llML/lkW HA TUA lì il II» v» i»» Igufto, che quello di
hieri : e fé bene elTa nipote, hoggi mi fono adornata per gli jtcchij di mio
Padre,c hieri per gli occhij di mio marito, nondimeno fi conuerria più alle
Dame andare adorne in guifa tale,che hauclfero da piacere più tolto ì gli
occhii de' padre, che a gli occhij degli huomini . A Cauàlieri poi in netCun
modo conuengonfi gli artifitiofi adornamenti, fé non tanto, quanto comporta la
virilità caualierefea, perche la belle^a virile poco deue tller coltiuata, {
puidio, Pie* coli modico forma virili» amat . NafcondanJfi quelli Cauàlieri,
che per parer gr? tiofi pongono cura,ed arte particolare di fpatTeggiar fuora
co» cium, ricci, e "vedimeli ti iafeiui, e profumaci, affettando tanto il
portar della vita, i getti del volto, con i (torcimenti di tetta, e ghigni
sforzati, il parlar melato con parole ttentate, e ttudiate > che in vece di
gratiofi diuengono più cotte con la loro affettinone odiofi,inuece di
virili,efreminati,rnoibidi,e delicati, pen fano d'ettere ftimati » e lodati, ma
fono fprc^zati,e biafimati : Sicome il Cali iliero Mecenate, le ben da' Poeti
per la fua liberalità celebrato» da Seneca Hlofofo per la fua affettatone
vilipeio nella Epittola 1 1 }t oue dice, Quomodo Ma^cenas vixerit, notius eft,
quam vt narrari nunc debeat, quomodo ambu* lauerit, quam delicatus fuerit, quam
cupierit videe i,quam *vitia fua lacere vo» luerit . Quid ergo ? non oratio
eius a?que foluta eft,quam iple difeinctus f* non : Cam insignita illitis verba
iunt, quam cultus, quam comitatus, quam domus, quam vxor ? E più jbaflb.r
Ma?cenas in euleu fuo quid purius amne, filuilq; ripa comant bus . vide vt
alueum lintribus arene, verfoq; vado remittant ho: tos: quid fi qais femina
cirro crifpat, ^/C labris columbatur ì fono quelli affettaci Caua'ièri
fpiaceuoli a ti^tti, edam dio a' loro affettionati » Difpiacque ad Au» gufto
Taffettà to parlare ^elfiftefTo Tofcano Mecenate, ancorché per altro da lui
fulfe amato, per quanto fi narra da Suetonio nel cap. 86.. nella "vita d'
Augufto, e da Macrcbio in quel tenore di lettera in/erta nel primo libro de Saturnali
cap 4. nella qua le facendoli beffe della fua aftèttatione dice . Sta fano me
le delle genti, meluccio, auorio di Tofcana la fero Aretino» Diamante del Mar
inferiore Tirrheno, gioia Tiberina, Smeraldo di C2fa Ci^nia, Diaipro de*
figoli, brillo di Porfenna habbi il carbonchio,accioche pOifi congregare tutti
i fomenti delle adultere . In quefta maniera i Caualieri, che vogliono
affettare la Venuftà, e grafia, con artificieri componimenti di
peifona,d'habito, edi parole vengono fcherniti, e burlati per fino dalli propi
j amici, con gran perdita di ripiitatione.e gratia apprettò ogni perfona graue,
e prudente-. L'augclletto j che nella finiltra mano della notti a figura fi r
iene,da Greci, 1 da nostro PLINIO chiamato linge non è altrimenti la cod^in^ola
da'latini det ta Motacilla, ficome malamentealcuni autori hanno tradotto in
Pindaro, il Snida, e l'interprete di Theocrito nella Farmaceutria, errando
inneme con lo» ro molti altri principali feri ttori, tra* quali Gregorio
Giraldi Syntogmate 8. Natal de’Conti nella Mithologia. E l'Alciato nell'Emblema
Erra parimenti 1 hedòro Gazza a dir, che la linge dal volgo fia chiamata
torquilla,e da gli Antichi Turbo, come ne auuertifce Gio. fLctifta Pio ne gli
annoiamenti capit. 2.chiaroafi rettamente da alcuni Torcicollo, percrie fi inge
è 'vn'augelletto, che torce il collo, riandò fermo il reftante del corpo, fecon
do Ariftotile nel a. hb. cap. 1 2.de natura d'Animali,doue ragiona delli
fpartim enti delle dita, dice ndo, che cucci gli augelli hanno 4. dita tre
dauanci, vno dietro, pochi hanno due dica diuife per ogni banda, come ha
l'augelletto lingd grande poco più del fringuello, di color "Vario, ha la
lingua fimile a quella delle ierpi, la caua fuora quattro dita, e di nuouo la
ritira dentro, torce il collo contro di le, tenendo il retto del corpo quieto .
Paucis quibufdam vtrinque bini vt auicula:, quam lyngcm vocant : h«cpaulòauior
frigilla eft, colore vario ' habec •habet fibì própriam digitotum quam modo
disi jdifpdfitioaem ; .S&* linguam ferpentibusfimilem ;quippequam in
>longitudinem tmenlura quattuor digir tortini ìporrigatjTurfumq^ contrahat
intra rciftrum jcolkimetiam icircumagit in auerfum, reliquoquielcentc corpore
modo fèrpentum :: E queifto il testo d' Ariftotele al quale aderifse PLINIO
quefto gratiofò augelletto, e che lo donò a Giafòne, tper far i nnamorar M edea
... Domi* na autem velociffimorum telorum verficolòr-em Motaeillam.e cario cum
alligaf /et rotar quatuorradiorum indiflolubili furiofamauem Cypris attulit
primuni ad homines, fupplicatricésq; incantationes^docuit fapientem Aefonidem
„^t Medea? eximeretreuerentiam erga .parentes, defiderabilifque^jrsciaipfam in
peétore ardentem verfaretsfiagdlonerfualianis .. Per tal cagione fu dagli antH
chi 'Greci tenuta idonea a gPincantamen ti amorofi .. Theocrito nella
Fatmaceutria Edillo fecondo introduce Sineta Ninfa innamorata di Uelfide
-Miudù># cefi cantando. Sicut harsc ceram ego, Deo adiuuantr, liquefaci©,
Ita .prar amore (lati m liquefeat Myndius Delphisj Vtq; voluitur hic
arneusOrniVopè Veneris ^ Sicilie voluatur ante noftrasfores, lynx trahe tu
illuni meam ad domum Virum.. per metafora, fi chiamano Iyn« ges tutte le
gratiofecofe, che incitanoad amore,eche fonoatte a perfuadere, per vigore
dellagratia, e venulU; Zezze le parole gratiofelechiama, Vei borum lynges,
perche le parole tirano gli animi, ancorché duri, e difficili a piegarli, et
d'Helenadicono i Greci,che haueua cofi potente Iinge.cioè coli potentc^ratia, e
VenurU,che allettaua Priamo ifteflò.Re di Troia, ancorché cqnofceflc,ch'elia
era la rùina del fuo Regno, ne fi poteua concilo lei adirare, ma con paterno
amore la chiamaua figlia : e Suida narra di Cleopatra, ch'ella penfaua di poter
adekare, e tirare all'amor (uo Augufto Impcradore con ia medfcfima Iirge, Y
cioè Ì3? cioè gratile venuftà efficace con la quale a defio, e tirò Ccfare, e
M. Antoni», Hora, fé ripigliamo il miftico parlar di Pindaro * che Venere
portafie dal Cele Minge, fotto adombrata figura, chiaramente -vedremo efpreflo,
che la Venuftà » e gratia è dono particolar del Cielo, e della Natura, donata
poi a Giafone > che fu bello, e nobile Caualicre, accioche poteife
commuouere ad amore Medea, e perfuaderla contro la voglia del Re de Colchi Tuo
padre, e della Regina madre a pigliarlo per Tuo fpoio, come fece ; fi
manife(ta,che la nobiltà, e la beile^a non ha -vigore di difponete gli animi
fen^a la gratia, perà Suetonio mo-. Ara di (prezzare la bellc^a di Nerone
imperatore, perche era fenza gratia, e come priuo di amabil gratia, e cólmo di
odiofi coftumi era da tutti odiatogliene, non auuiene in quelli, che hanno
*venuftà> e gratia, laquale è di migliore con* dicione, che la belle^a ;
perche la belle^a per fé ftellà non ha vehemenza di allettare gli animi fen^a
la gratia, ma la gratia,e venuftà ha anco efficacia gran' de fen^a la bellezza,
fìcome habbiamo di fopra moftrato con Tcllèmpio d' Vi» (fé, Socrate,e Quinto
Rofcio, i quali ancorché brutti, mediante la gratia,e verni. ala loro tirauano
a fé gli animi delle pedone, e faceuano acqui Ilo dell'altrui gra tia. Onde
prouerbialmente dicefi . lyngemhabet. D'vno, che habbia tal gratia, e
venufta,che pare, che incanti le perfone, e le sforai ad amarlo ; però predo di
noi la linge è f imbolo, e figura della for^a, ed efficacia della gratia, o .
VcnulU. VÈNTI, Eolo I{e de* Venti . HVOMO con vn manto regio, e veitito con
Tali a gli homeri, e capelli rabbuffati,cinti di ""vna corona, le
guancie gonfie, e con arabe le man; tenga in fi-ra attitudine *vn freno * Si
dipinge, che porti la corona, et il freno,percioche i Poeti lo chiamano R de
venti) e per quanto riferifee il Boccaccio hb.xiii. coli* Venne in Eolia alla
Città de* Venti, Oue con gran furor fon colmi i luoghi t D'Auftri irati, quinci
in lagran caua Eolo preme i faticofi venti « E la fonante Tempe,e come Rege Per
lor legami, e gli raffrena chiufi » Ou'eflì difdegnofi d'ogni intorno, Fumano,
ed alto ne rimbomba il monte * 8 VergUio ancor defcriuendolo nel primo
dell'Eneide, coli dice . Talia fiammanti, fecum Dea corde volutans Nimborum in
patriam, loca feta furentibus auftris Aeoliam venit, hic vafto Rex Aeolus antro
Luctantes ventos> tempeltatefq; fònoras. Imperio promic ac vindis, de*"
carcere frenat ' Uh indignante; magno cum murmurc montis Circum cìauftra
fremutati celfa (edet Aeolus arct-, « Sceptra teuens, moliicq; animos, et temperai
it« .EOLO, Cerne fi pofia dipingere d'altra maniera. HVOMG m habito di Re, con
vna fiamma di Fuoco in capo, terrà eoa vna mano vna vela di Naue,e con l'altra
vno Scettro . Si rapprefenta in quella guifa, perche Diodoro Siculo nel 6.
libro delle lue-* kiftorie.dice, che Eolo regnò nelle Iiole chiamate da gli
antichi dal fuo nome, Eolie, che fono nel mare di Sicilia,efu Re giuftillìmo,
humano,e pietofo,ed in/ègnò aili Marinari l'vfo delle vele, e con la diligente
ofleruatione delle fiamme «lei fuoco conoiceua i Venti, che doueuano tirare, et
li pt tdictua > onde hebbe luogo la fauola, che egli era Re de' Venti.
VENTI. ANCORCHÉ di molti venti fi faccia mentione, nondimeno quattr* fono li
principali, e di quelli faremo pittura, i quali Ternano dalle quattro parti del
mondo ciafeuno dalla Aia parte ; ed Ouidio nelle MetamoifoJì di fora tulk
«lice, mettendo ciafeuno al fuo luogo nel libro primo • Euro "verfo
l'Aurora il regno tolie, ; Che al raggio mattutin fi fottopone
FauonioneirOccaio il feggio -volle Oppofto al ricco albergo di Titonc, xVer la
fredda, e crudel Scitìa fi volle L'horribil Borea nel Settentrione . Tenne l\vf
uflro la terra a lui contraria, Che di nube, e di pioggie ingombra i'aih. EVRO.
HVOMO con le gote gonfiate, con l'ari a gli homcri, di carnagione m« refea,
hauerà in capo vn Sole rollo Qucfto vento loffia dalle parti dell'Oriente * Si
dipinge di color nero, per fimilitudine de gli Ethiopi, che fono in Lcuafc. te,
donde egli -viene, et cofi è flato dipinto dagli antichi . L'ali fono inditio
della velocità de' -venti, e circa l'ali quello baderà per dichiaratione di
tutti gli altri venti . Si rapprefenta col Sole rodo in cima del capò, perche
Ce il Sole quando tra. wonta è roflo,ed infocato,moftra,che qi erto vento ha da
forfore il dì,che vie» dietro, come moftra Vcrgilio nel libro primo della
Georgica fcriuendoli fegni, che ha il Sole delle ftagioni,dicendo. Ca?r uleus
pluuiam e enunciai igneus Euru* « FAVONIO O ZEFFIRO che dir vogliamo . VN
Giouane di leggiadro afpetto, con Tali, e con le gote gonfiate, come
communemente fi fingono i venti, tiene con bella gratia vn Cigno eoa i ah
aperte} ed in atto di cantar*. V z Haotfà $4» te O NOLO G !*A Hautrl in «pò vna
ghirlanda con teftadi *vaiij fiori, cori èdipmtoda Philoftrato nel libro
dell'imagini, doue dice, che quando viene quefto ve nto, i Cigni cantano più
foauemen te del foli toy et il Boccaccio nel quarto libro della Gè neologia
delli Dei dice, che Zcphiro è di compleflìone fredda, et humida,nondimeno
tempera tame n te, et che ri folue i 'verni . et produce l'herbe, et i fiori, e
perciò^li fi dipinge là ghirlanda in capo ., Vien detto Zephiro da Zephs, che
volgarmente Tuona vi ta, *\ien de tto po| Fauonio, perche fauoriice tutte le
piante, fpira foauemen te, e con piaceuo lecita da mezzo giorno^ fino a notte,.
de dal principio di Primauera fino al fintai «iell'Eitate.BOREA, OVERO
AQVILONF; VOMO horrido, con la barbavi capelli, eie ali tutte piene di' néue,
et i piedi come code di ferpi; coli viene dipinto da Paufania r &T Cuidio»
H^^librdeflcMetamorfofi, di lui coti dice. l Deh perche Tarme mie pofte ho in
oblio r .. E come alla mia rabbia alento il freno Apro rimar fino al fuo più
cupogrembo» E per rendere al mondo il ciel fereno Scaccio dall'aere ogni
vapore, e nembo, E quando in gioftra incontro, e che percuota, » Yincoi&
abbatto il nero horrido NotOr Quando l'orgoglio' mio per l'aria irato \ Scaccia
i nembi vers'Au{h:o, e loftia, e ftemer E'ì forte mio frate 1 dall'altro lato.
Altre n ubi ver me ributta, e preme, • E che quello, e quel nuuolo è forcato
> Nel mezzo del camind'vrtacfi infieme, Io pur quel fon, che con horribil
fuono EòyfeirilfuocOylafatita, e'1 tuono. ] Non folo il foftìo mio gl'arbori
atterra, Ma fi a palalo pur fondato, e forte, E fé tal'hor m'afeondo, e ftò
foteerra Nel tetro career delle genti motte, £b d'intorno tremar tutu la terra,
Se io TX l . $4 Se io trouo aliWfcir mio chiule Je porte, E fin die io non
èfalo all'aria il Tento, f Di tremor empio il mondo, e di fpauento. AVSTRO.
Come de dritto da Ouidio nel primo libro delle Metamorf, Con l'ali humide su
per l'aria poggia i Gl'ingombra il volto molle o/curo nembo Dal dorfo horrido
Tuo fccnde tal pioggia, Che par,che tutto il mare tenga nel grembo Piouon
fpetlè acque in fpauentofa foggia * La barba, il crine, e il Tuo piumofo lembo
» 1 Le nebbie ha in fronte, i nuuoli alle bande Ouunqne Tale tenebrone fpande
.' Per quanto riferifee il Boccaccio nel lib. 4. della Geneologia delli Dei,
dice_^ che quello •vento è naturalmente freddo, Se (ecco, nondimeno mentre
vene?do a noi, paffa per la zona torrida > piglia calore, dC dalla quantità
dell'acqu, che confitte nel mezzo giorno ; riceue Thumidità, et con"
cangiata natura, pe; uiene a noi calido, &CT humido, et con il fuo calore
apre la terra, et per lo pir è armeno a moltiplicar Thumor, ck^ indurre nubi,
et pioggie j et Ouidio dt» fcriuendoli tuttequattro ne) primo lib.Triftium
eleg. 2. coli dice, Nam modo purpureo vires capit Eurus ab ortu, Nuac Zephyrus
fero vefpere miflus adeft. Nunc gelidus ficca Boreas baccatur ab ardo :
NuneNotusaducrfapra?lia fronte gerit.,'. AVRÀ. VN A fanciulla con i capelli
biondi, fparfi al vento], con bella acconcia* tura di varij fiori II vifo farà
alquanto graflb, cioè con le gote gonfie limili a quelle de' venti, ma che
fieno tali, che non disdicano agli homeri, porterà l'ali, le quali faranno di
più colori, ma per lo più del colore dell'aria, 6^ fpargeri con ambe lc^ mani
diuerfi fieri . L'Aure fono tre, la prima è all'apparire del giorno, la feconda
a mezzo giorno, óX^ la ter^a verfo la fera . Furono pinte dalli Poeti
fanciulle, piaceuoli, feminatrici di fiori con Toccai fione di quei
-venticcioli, che al tempo della Primauera vanno dolcemente^ fpì rgendo gli
odori de' fiori, com e dice il Petrarca in vna fedina, doue dice . Là ver
l'Aurora, che fi dolce l'Aura Al tempo nuouofuol mouere i fiori. * E nel
Sonetto 162. « "'L'Aura gentil, che raffèrena i poggi, « Dettando i fior
per queftòombroiò bofeo » Al fuaue fuo fpirto riconofeo, &c. Giovane, e
coll'ali Ci dipinge, per rappresentare la velocità del suo moto VERGOGNA
HONESTA, DON^A eli gratìofo afpettOjCol •volto,e gli occhi badi, con la fòmmità
deH'orccchie,&guancieafperfa diroilore, vettafi di rollo, habbia in capo
vna tetra d'Elefante, porti ne la deftra mano "N-n Falcone, nella finiftra
terga vna cartella, nella quale "vi Ha fcritto queftomotto. DYSOPU PROCVL.
La Vergogna, ancorché non fia virtù, è lodata da ^f riftoti'e, dellaquale no
ragiona fufleguentemente doppo le virtù", ed a guifa di virtù è da lui
pofta tra due eftremi vitiofi, tra la sfacciatezza, e la paura . Lo sfacciato
non fi -"vergogna di cofà alcuna j il paurofo fi vergogna d'ogni cola : il
vcrgognolb è in mezzo di quefto>che fi vergogna di quel!o,che vergognar fi
deue : (opra che vegg,£ nel 2t libr. cap.7. dell'Etìlica a Nicomacho,il medefimo
nelli morali grandi pone la vergogna tra la sfacciatela, e lo ftupore, circa li
fatti, e le paiole . Vereenndia inter impudentiam, et Uuporem medietas, in
a&ionibus colloq.uiisquc conditura . Zenone diiTe,che la Vergogna è timore
d'ignominia > conforme^, alla difìniticne d'*é[iftotele nell'Etnica lib. 4.
cap. vkirr.o, oue dice il Filofofo, Ve* Verecundìa timor quidam infamile
defìnitur ;però da' Latini e, detta verecundia a vercndo,dal dubbitare, òC
hauer paura di qualche fallo, e d'ellèr tiprefò nelle attioni fue : perche la
Vergogna è vna moleftia,e per tu rbatione d'animo, nata da quelli mali, che
pare ci apportino difonore, o dalle cofe prefenti, o paf* iate,o d'auuenirc .
cofi definita da ^rift. nel 2. della Ret. fecondo la traduttione del Mureto. Pudor
eft moleiliaquaedam, et perturbano animi orta ex ijs malis, qua; ignominiam
inurere "vidsntur, aut prelentibus, aut prcteritis > auc rìituris .
^ìcuni hanno fatta differenza tra, Pudor,& Verecundìa, dicendo,che
Verecundia fìa la Vergogna, che lì ha, ed il timore di non commettere qualche
errore, che poi gli dia infamia, ed ignominia, et Pudor fìa il rollbre, che fi
ricette doppo qualche errore commetto : ma truouafi predo gli autori
indifferente-; mente prefa "Vna voce per l'altra, e Verecundia dicefi
tanto auanti, quanto dopo l'errore commefio, & cofi Pudor fari
'"veìlcm, fed me prohibet pudor, dic«L* Alceo 3 Saffo, et quello è auanti
il fatto prima che parli : ne più ne meno,corac in Italiano Vergogna dicelì,
fendali commetta alcun fallo, vna certa modeftia, ed honeità
lodabile,Iaqualefuorcifere nelle donzelle,e ne' giouani modefli,che per honeìlà
fi vergognano pallarese parlare doue è moltitudine di gente, e d'ek Fere veduti
da Ioro:il Petrarca moitra l'honelta vergogna della fua modella Dama, quando fu
da lui veduta nuda. Stetti a mirarla : ond'ella hebbe "vergogna. E nel
Trionfo della Cadila celebra la di lei vergogna . Hon citate, e Vergogna a la
fronte era Nubile par de le 'virtù diurne, 1 Che fan coftei fopra le donne
altera . Vergogna anco dicefi il roflore, dolor interno, e pentimento
jch'habbiam» di qualche cofa mal fatta . Il Petrarca vergognandofi de* Tuoi
^iouan.ii errori, cofi cantò tutto dolente ; Ma ben veggio hor, licerne ai
popol tutto Fauola fui gran tempo : onde fornente Dimemedefmo meco mi vergogno:
E del mio vaneggiar vergogna è il frutto, : E'I pentirfì, ci conofeer
chiaramente, Che quanto piace al Mondo, e breue fogno. Ma quella vltima forte
di Vergogna è di minor lede, che la prima, perche I* prima fa, che la per fona
s'aftenga dall'trrare per timor di biafìmo,e quella è dimoflratione di Virtù
chiamata da Valerio Mafiìmo madre d'honéfta rifoiutiolse,e d'ottimo
configlio,tutela de' folcnni orati), maeflra dell'innocenza, cara a"
proflìmi, ed accetta alli flranieri, in ogni luogo, in ogni tempo porta
feco'vrt grato,efauorabilefembiante. S. Bernardo la chiama iorella della
continenza, eSant' Ambrogio, compagna della pudkitia, per la cui compagnia
Meliaca^ ftità èficura. -' L'altra vergogna, che nafee dall'errore commeflo, è
certamente lodabile-,-» ma meno commendabile della ptima, perche molto meglio è
non errare per la vergogna, che vergognarli pei l'errore, aUeiochc la vergogna
fé bene e legno di Y 4 virtù» **9 virtù, nondimeno qurllo, che induce la
vergogna è vi tio . Il fudetto Akc& quando diHè a Saffo, vorrei parlare, ma
vergogna mi ritiene . Saffo gli rifpoie, fcifùflecofahoneftanontivergognarefti
dirla. Si tjuidquam bonetti méns fèrat, ac boni, Ne Iingua-quìdcruam turpe
pare* tua Nullo impedireris pudore . E però molto più lodabile e a non far
cofà, perla quak ci habbiamo* fognare, che il 'Vergognarci : pur tal ^vergogna
a^ccr effa non è fen^a tintura ili virtù, 'perche è bene vergognarfì,doletfi,
pentirfi, ed arroffirfi degli errori tommeflì . Diogene in I aertio dice, che
il roflbre è colore della "Virtù » Sam# Ambrogio vuole, chela colpa lì
accrefea col difendere le colè malfatte, 6^ che fi 'frninui/ca col rofiore, «
con Ja vergogna e fugge la fua vecs : mai non via pei vergogna Tatto venereo
irw palcie. >*£ ©atefe, come fanno le beftie sfacciate, -ma in occulto . Se
bene i'huomo, "comò H più perfetto degli altri animali > deue non Colo
vergoguatfi in palefe, ma anco m occulto . Pithagora moralismo Hlofofo, diede
queftó ottimo precetto, Turpe quippiam nunquam facies nec cum alijs, nec tecum,fcd
omnium maxime te ipfum rcuereare . Non commettere cofa dishonefta ne con
a!trui,ne da te lìeflò, ma principalmente rifpetta, e riutrifei te
fteflc^fenten^a molto conforme a quella di Democrito . Ancorché fij folo non
fare ne dire cola, che fia cattiua, impara a riueri*c più te fteflo > che
gli altri » che fi vergogna de' luoi difetti, ne 'vuole comparire nel cofpetto
delle perfene, fi può comprendere, che gli animali nobili, a' quali preme più
l'honore, che a gli altri,concepiicono maggior vergogna quando incorrono in
qualche errore, il che non fanno gli animi vili T baili, e poco honorati, che
le bene commettono errori grollì, ed infami> nondimeno non f» ne
"vergognano, ma come non fia fatto loro,sfacciatam*ute compari/cono pec
tutto» Auguftolmperadore di gran fentimento d'honoie adirolTi fortemente,
quando fèppegli itupri, e' misfatti di Giulia fua figUuola,ed in quell'ira fece
pubblicare vn procedo dal Qucftore ad alta voce al Senato pieno de' vituperi)
di lei con animo di farla punire,e morire,ma dipoi celiata l'ira sì vergognò
d'ha uer fatto pubblicare il procedo, perche intiero ad vn Principe,come ìaì
non con ueniua tanto di palefare, e vendicare g*i lìupri di fua figliuola,
quanto di tacerle ricoprirli,perch« labruttei(£a,e macchia d'alcune cófe,
ritorna (opra di ch'i fi vendica . Quia quarundam rerum turpitudo etiam ad
'vendicantem redit * dice Seneca nel Selto de'benefitij cap. 32. Confiderando
ciò Augufto, pianle ài non hauere opprene col filentio le attioni dishonefle di
fua figliuola, et dalla vergogna per molti giorni non fi lafsò vedere . De
filia abfens, ac libello pec Qucftorem recitato notum fenatui fecit »
abitinui.rq; cengreifu hominum prae pudore, dice Suetonio SVETONIO. nella vita
d' Augufto OTTAVIANO . Ma con tutto ciò deuefi auuertire di non incorrere
nell'cftremo, cioè di non prendere fouerchia vergogna > perciò .riabbiamo
pollo nella fin idra mano quel motto. DYSOPIA PROCVL. cioè ftia lontano la
fouerchia, e vitiofa vergogna > perche douemo fi bene hauere in noi vergogna,
ma ferina Diioria à coli detta 1 949 cofi detta da Greci la fòprabbondante, et
vitiofa vergogna, nella quale fi efee de il termine del roflbre^ettendo a terra
gli occhij inficine con l'animo ; impercioche, fi come chiamati Catefia vn
meftitia, e dolore, che butta a terra gli ecchij, cofi la vergogna, per laquale
non riabbiamo ardire guardare in faccia a_. niuno, chiamafi Diforia, alla quale
chi facilmente fi da in preda, inoltra d'efler d'animo troppo delicato, ed
effeminato ; ne gli gioua di coprire h fua morbidezza d'anime con Thonerto nome
di vergogna, per laquale fono forcati a cedere a' pili animofi, ne fi fanno
rifoluere a metterli innanzi, e fare niuna atrio* ne honefta in pubblico, ma
iranno Tempre ritirati in vn cantone dalla vergognonefe ne partono punto fen^a
(limolo d'altrui . lfocrate Oratore ^thenieie hatteua due fcolari Theopompo
troppo ardita, ed Eforo troppo vergognofo eoa* quello foleua dire, che
adoperaua il freno per ritenerlo, e con quelto lo fprone per incitarlo, e
rimouerlo della vitiofa vergogna, perniciofa a tutti, maifimamente a poueri,che
hanno bifogno dell'aiuto d'altrui . Vlilìè,nella 1 y.Odiilea, tornando a cafa
fua traueftitoin babitodi mendico, come poiiero vcigognolo « erifpettofo moftra
di non hauere ardire d'entrare doue fannoilconuito li Proci, Telemacho,
penfando fia veramente vn pouero,ordina ad Eumeo,che dica a quel pouer'huomo,
che non fi vergogni, ma fi faccia auanti a dimandare il vitto a' Proci,
attefoche la vergogna è nociua a' poueri bifognof « Da huic hofpiti hajc £erens,
ipfumque iube Petere vi&um "Valde omnes adeuntes procos Pudor autem
non eft bonus indigenti viro,vt adfit. Perloche, fi come la difcreta,e moderata
"vergogna è lodabile,ed vtile,cofi la indifcreta,ed immoderata vergogna è
biafimeuole, e nociua,e quello è quello» che volle inferire Hefiodo, quando
dille ; Veiecundia,quaj viros multum hedit, et iuuat . La vergogna, che molto
gli huomini offende, e gioua, hauendo rifguardo ai debito modo : gioua
i'honefta, e conueneuole vergogna, offende la diforia fuperfìua, e vitiofa
vergogna, della quale ne tratta Plutarco in quel brcue,ma fag gio,ed accorto
difeorio intitolato, De vitiofo pudore VERITÀ VNA belliflìma donna ignuda,
tiene nella delira mano alta il Sole, ilquale rimirae, con l'altra vn libro
aperto,e vn ramo di palma, e fotto al de* ftro piede il globo del mondo .
Verità è vn'habito dell'animo difpofto a non torcere la lingua dal
drittOj&T propio eflere deile cofe, di che egli parla, e fcriue, affermando
folo quello, che è àC negando quello,che non è ien^a mutar penfiero. Ignuda fi
rapprefenta, per d'inorare, the la fimplicità le è naturale j onde Euripide in
PhamilfiSjdice elfer (emplice il parlare della "verità, ne gli fa bifogno
dì vane interpretationi ; percioche ella per fé fòla è opportuna . Il medefimo
dice Efchilo, et Seneca nell'Epiftola quinta, che la verità è femplice
oratione, però fi fa nuda,come riabbiamo detto» et non deue haucie adornamento
alcuno, Tiene il fole, per lignificare, che la verità e amica della luce,
ancella è luca cbiaiiffima5chedimoitraquel,cheè» Si può anco dire,che riguarda
il iolc,cioè Dio, /è n^a la cui luce non è verità alcuna ; an^i egli è
l'itìefla verità j dicendo Chriilo Noiìro Signore . Ego fura Via, v€rtas,&
Vita. Il libro aperto accennarne nelibri fi truoua la verità delle cofe,&
perciò è lo lludio delle feien^e . lì ramo della palma ne può lignificare la
fila for^a, peteioche, fi come è no* io, che la palma non cede al pelo, coli la
verità non cede alle cofe contrarie, et ben che molti la impugninojnondimenofi
felieua,ÓV crefeeinako. Oltre a ciò lignifica la rorte^a,& la littoria ;
tfchine poi centra Timarcp dice, la verità hauer tanta forila, chefupera tutti
i ptnlìeri humani. Bacchilide chiama la aeriti onnipotente fapien^a nell'Efdra
al 4., cap. E la Tentenna di Zerobabel Giudeo dice, la verità efier più forte
d'ogni altra «ofa, et che valle più di tutte l'altre preflo al Re Dario . Ma
che dico io delle fenten^e ? poiché li fatti de' nofiri Chrifliani
ampliflìinamente ciò hanno prouato, eflendofi molte migliaia di pei ione d'ogni
eti, d'ogni fello, àC quafi d'ogni paele efpotìe al fpargere il fangue, C\_
latita per mantenere la verità della fede Chriftiana ; onde riportando gloriclo
trionfo de' crudelillìmi tiranni, d'infinite palme, flc^ corone hanno la verità
Chriftiana adornata* Il mondo lotto i pie, cenota, che ella è iuperiore a tutte
le cofe del mondo, ÒC~ di loro più pretioia, an^i che è cofa diuina, onde
Menandro in Nannis^licc,che la 'Verità è cittadina del cielo, Se che gode Io lo
Ita re tra' Dei. Verità . DOnna rifplendente, Se di nobile afpetto, veftita di
color bianco pompofamente, con chioma d'oro, nella delira mano tenendo vno
/pecchi© ornato di gioie, nell'altra vna bilancia d'oro . La conformità, che ha
l'intelletto con le cose intelligibili, si domanda da filosofi con quella nome
di verità, e perche qucl che è vero è buono, e il buono è privo di macchia, se
di lordura, però si velie di bianco la verità, aggiungendoli che è simile alla
luce, 6X la bugia alle tenebre ed a quello alludeno le parole di Chritìo S. N.
quando dice quel, ehe vi dico nelle tenebre, narrate, nella luce, cioè, quel,
che io dico innanzi alla pianeta del tempo che lìa fe operta la verità delle
profezie in me ditelo voi quando laro fatico al cielo che sarà rivelato, 6
aperto il tutto, se però egli ancora è dimandato, e luce, se verità: onde lo
splendore di quella figura, ed il veltito si può dire che si conformino NEL
MEDESIMO SIGNIFICATO. E lo specchio insegna che la verità allora e in sua
perfettione, quando, corne fi è detto l'intelletto si conferma colle cose
intelligibili come lo specchio è buono quando rende la vera forma della cofa
che vi rii^ lende, ed è la bilancia ifidicio di quella egualità. Vmtk . 14-*
ICO NO LOG I&t ferità. F Annulla Ignuda, con alcuni veli bianchi d'intorno,
per dimoftrare, ctt^ ella deue efTer ricoperta, et adornata in modo con le
parole, che non fi le* li l'apparenza del corpo Tuo bello, àC dilicato,e dì fé
ft elio più,chc d'ogn'altn » adorna, cV^ s'arricchiice . Verità. Gnuda come fi
è detto, nella deftra mano il Sole, et nella finiftra vn tempo I d'horologio .
Il Sole le lì dà in mano, per ridetta ragione, che fi è detta di fopra dello
iblea dorè ; et il tempo nella man fini ftra lignifica, che % lungo andare la
verità ne» ceflariamente fi fcuopre, et apparifee, e però è addimandata
figliuola del tempo,& in lingua Greca ha il lignificato di cofa,che non (là
occulta . Verità. Glouanetta ignudacene nella deftra mano vicino al cuore vna
Perfìca,c vna fola foglia, et nella finiftra vn'horologio da poluere. La Perfica
è antico Gieroiifìco del cuore > come la Tua foglia della lingua, fi è vfàto
tempre in molti fìmili propofiti la fimilitudine, che hanno con l'vno, accioche
quello, che fi dice habbia forma, óX^ apparenza di verità . E l'horologio è in
luogo del tempo, che fi è detto nell'altra . VIGILANZA DONNA con vn libro nella
deftra mano, 6c^ nell'altra con vna "verga, &C" vna lucerna
accefa, in terra vi farà vna Grue, che fo fregna vn fallo *ol piede^. E tanto
in vfò, che fi dica vigilante, cV fucgliato vn'huomo di fpirito viuace, che fé
bene ha prefò quefto nome della Vigilanza de gli occhi j -corporali, nondimeno
il continuo vfo fé l'è quali conuercito in natura, et fatto fuo, però l'vna, et
l'altra vigilanza, et del corpo, et dell'anima vien dimolìrata nella premènte
figura, quella dell'animo nel libro, nel quale apprendendofi le faenze fi fa
l'huomo vigilante, òC defto à tutti gl'incontri della Fortuna, et l'agitatione
.della mente contemplando, 6^ la verga fucelia il corpo addormentato,com« il
libro,& ia contemplatione dettano li f piriti fonnolenti ; però del corpo,
e deU l'animo, s'intende il detto della Cantica, Ego dormio, et cor meum
uigilat. E le Grue infegnano, che fi deue ftar vigilante in guardia di fé
medcfimo,& della propia ^vita ; perche, come fi racconta da molti, quando
vanno infieme per ripofarfi deliramente, fi aiutano in quefto modo, che tenendo
vna di elle I vn fallo col piede raccolto, l'altre fin, che il fàlTo non cade,
fono ficure di elTere I cuftodite per la vigilanza delle compagne, 6^ cadendo,
che non auuien» fé non nel dorimire di dette guardie, che al rumore fi dettano,
àC fé ne fug«» gonoviaw.,( La Lucerna dimoftra i che la vifilan^a propiamente
s'intende in quel tem* po,che DI CB$jì%E %IP;A* Hi ' VIOILANZA. fo cfteè pia
concernente al ripofo, et al fònno, pero fi dimandauano da gli an* lichi!
Vigilie alcunehore della notte, nellequali i Soldati erano obligati a ftar vii—
-itantì per ficure^a delfeffercitio, e tutta la notte fi pactiua in quattro
vigilie orne dice Gelare nel primo de'Tuoi commentari}.. Onna veftita di
bianco, con vn Calia, e co» vna Lucerna in manoipercri* il gallo fi
deftaneirhore della notte, all'eflercitio del fuo canto, ne tralascia mai di
obbedire allioeculti arai maceramenti della Ha*ura,cofi infegna * grbuomini la
'Vigilanza . E 1 a Lucerna moftra quefto m edefimor vfiindofi da noi Ȉccioche
le tenebre 'non fiano impedimento all'attioni lodeuofi r E pernii
legge,cheDemoftene interrogato, come haueua fatto a diventare * ralente
Oratore, ri fpofe di hauerofato più olio, che vino, intendendo co» quello la
-vigila n^a de gli ftudi j, con que ito la fonnolcn^a delle delitie. Vi»*
>£éòdv *2 DOnna, che ftia in piedi con vn campaneHb in mane» Se con vn Leone
vU cinoin atto di dormite con gli occhii aperti . La campana è inftromento
facro, c¥"~ fi è ricrouato per déftar non menogli animi dal Tonno degli
errori con la penitenza, allaquale c'inuit a, chiamandoci al tempio, che i
corpi dalle pia^e,e dalle commodità del dormire . Il Leone fu pretto a gli
Egitti) inditio di 'vigilanza, perche, come racconta il Pierio, non apre mai
intieramente bene gli occhij, fé non quando fi addormenta, et però Io
fìgtirauano alle porte de' tempi j, moftrando, che in Chiefa deve vegliare con
l'animo nell'orario ni, /e bene il corpo par, che dorma alle-, attioni del
mondo . VìpUma perdifenderfii& eppttgnare altriDONNA, che nella delira mano
tiene nrnaferpe, ÓC^ con la linift» nrn dardo.' V w.;| LT Jt DONNA mal veftita,
giacendo per terra in luogo fangofo, e brutto ; te-' nendo in mano lVcello
Vpupa, et inoltri non hauer ardire d'aliare gli oc chi] da terra, ftan dole
gppreffò ~vn Coniglio . Vile fi domanda l'h'uomo, che fi ftima meno di quel,
che* vale, et non ardi 1 /ce quello, che potrebbe conieguife con Tua lode,fen^a
muouerfi a tale opinione di fé (teflo dalla cretìen^a, cheìcgli habbia di
operare con virtù, 6c^ però 6 rapprefenta la viltà in vna donna, che giace per
terra, et mal veftita, eilèndo •rdinariamente le donne più fàcili de gli
huomini a mancar di animo neh" at tioni d'importanza . Il veftimento
{tracciato nota, che in vn vile non vi fia penfiero di addobba* re il corpo
Tuo, per dubbio di non poter foiientare quella grauità, e quei cortami, che
richiedono i panni, ouero per quel detto triuiale,che fi (uoldire . w/udaces
fortuna iuuat, timidofque repellit . E nr>n hauendo ardire l' huomo per
'viltà offerirvi ad impreie grandi, fé ne_* fta fra il fango d'vna fordida
vita,fen^a venir mai a luce, ed a cognitione de gli Jkuominijche lo polìono
fouuenire delle cole neceflarie . V Vpupa lì deferì uè da diuerfi authori per
vccello -vilifsimo, nutrendoli di fterco, SCT altre fporcitie, per non hauer'
ardire metterfi a procacciare il ciba ton difficoltà . Il tenere gli occhii
badi dinota poco ardire,come per l'effe tco fi uede. li coniglio è di fua
natura vili (limo » come chiaro fi fa da molti, che hanae fcritu la natura de
gli animali, VIOLENZA. DONNA armata, che al finiftro fianco porti vaa (cimi
carri, nella delira vn battone, e con la fini lira teng* vn fanciu! lo,e lo
percuota. Violenta è la for^a, che fi adopera, contro i meno potenti » e però
fi dipinge armata alTotifeia di vn fanciullo debole, t fen^a aiuto d'alcuna
parte. Cofi diciamo e (Ter violento il moto della pietra gittata in alto contro
ai moto datole— dilli Batata dei fiume^ke akend«s& anca* altro cote limili,
le qtuù in q ueiìi mori :. VIRGINITÀ. 5Ì>*>'3 SJt moti poco durano,
perche la naturatila quale l'arte,e la for^a finalmente vbUr iifce,lc richiama,
e le fi facilmente fecondare la propia inclinatione., j VIRGINITA IOVAN E
pallida, et alquanto magra,di be!lo,& gratiofo afpetto,co«vna ghirlanda di
fiori in capo, *veftita di bianco, éfT fuoni vna cerata, jmoftrandofi piena
d'allegrezza, feguendo vn' Agnello in mezzo d'vn prato. Si dipinge giouane,
perche dalla fua giouentù fi mifura il fuo trionfo, ed il Elio pre^o,per la
contraria inclinatone di quell'età . -a pallide^a, ed allegrerà fono inditi] di
digiuno, e di penitenza,* fono due particolari cuftodi della Verginità . Ha il
capo cinto di fiori, perche, come dicono i poeti > la verginità non è a\« :
jero, che vn fiore, il quale fubbito,che è colto, perde tutta la gratia, e
beitela . Segue l'agnello, perche unto è lodeuole la verginità, quanta fé ne va
feguen-t ffi f «^ ' do l'orme di Chrifto,che fiì il/veroellèmpio della verginità,
Se il w:ro AgneU k>,che coglie li peccati del mondo . Il Prato verde
dimoftra le deline della vita lafciuia, la quale comincia, e fini* /ce
inherba,per non hauerio sé frutto alcuno di vera contente^a,ma folo vna
fcmplice apparenza, che poi lì fecca, et fparifee, laquale è dalla -vergini là
«al* eata con animo generofo, e allegro, e però tuona la cetara . Verginità .
Glouanetta, la quale accare^i con le mani vn' Alicorno, perche, come al» cuni
fcriuono, quello animale non li iafeia prendere, fé non per mano di Vergine.
Verginità. VH A belliuTma giouanetea, "veftita di panno lino bianco, con
vna ghicvj landa di fmcraldi, che le coroni il capo, e che con ambe 1 emani lì
cinge •on bella grafia *vn cintolo di lana bianca * Lo fmeraldo, per quéllo,che
narra Pierio Valetiano lib 41 è fegno di vergi I uità,e fuconfecratoa Venere
eele(te,credutaallhora Dea dell'Amor puro, dal epale non poflono nafeere fé non
puri, e candidi effetti ; percioche da lei viene ejuel puro,e fincero amore,
che in tutto è alieno dal congiortgi mento de* corpi} e perb lo fmeraldo da
molti, et in particolare da gli Aftrologi è pofto per fegno della verginità, Si
dipinge col cintolo di lana nella guifa, che dicemmo* percioche fu antice?
eoftume, che le Vergini fi cingefl'ero col cinto, àn fegno di 'Verginità 9 la
quale f\ foleua (ciorre dalli Spolì la prima fera, che elle doueuano dormire
con elfi, ce me ferine Fedo Pompeo» et a quello allude Catullo iletl epitalamio
di Manlio, Alesandrò, DONNA bella, armata, òC d'afpetto -virile, che in vna
mano tiene il mondo, de con l'altra vna lancia. Significando,\ he la virtù
domina», tutto il mondo. Armata fi dipinge, percioche continuamente combatte
col vitio . Si rapprefenta d'afpetto virile, perche il fuo nome viene ( fecondo
Tito Liuiò nel lrbr. 27: et Valerio Malli mo lib. 1 .cap. 1 . ) a viro vel a
viribus, et moftra la forte:re-,cne conuiene al virtuoso. VIRTV. Isella
Medaglia di Domitiano Galjeno et in quella di Galba . SI rapprefentaua ~vna
donna in guifa d'vn'Amazzone, con. la celata, e Parazonio, che e vna fpada
larga fetida punta,& con la Iancia,polando il piepiede fopra *vnà celata,
ouero fopra vn mondo . VIRTV. Tacila Medaglia di Lucio Vero, PE R Bellerofonte
bellillimo giouane a cauallo del Pegafeo,che con vn dardo in mano -vecide la
Chimera, fi rappre/ènca la -virtù Per la chimera allegoricamente s’intende una
certa moltiforme varieti de’ vitij la quale vecide BELLEROFONTE -- GRICE
VACUOUS NAMES --, il cui nome dall'etimologia sua vuol dire uccisione dei vitij
--, c¥~l'Aiciati nelli fuoi Emblemi cofi dice . Bellerophon, vt fortis eques
fuperare chimarram, Et lycij potuit fremere monftra foli,, Sic tu Pegafeis
-ve&us petis atthera pennis, Confilioq; animi moftra fupetba doma .
Moftrano 'ssj Moftrano i detti verfi, che col configlio, e con la *virtù, fi
filpera la chimera* cio ma non percoMa dal fulmine » con vn motto che dice :
Nec forte ', nec futo . La virtù come guerriera, che di continuo col viti© fuo
inimico combatte, (i dipinge armata, et col fulminc,il quale, come racconta
Plinio,non pub con tutta la fua -violenta offendere il lauro, come la virtù non
può cfler ofteia da qualfiuoglia accidente difordinato. L'elee, che è dipinto
dentro allo feudo, altro non fignifica,che virtù ferma, e cofrante, come quefto
albero,che hauendo le radici profonde, i rami, e le foglie ampie, verdeggiante,
quanto più vien recifo, tanto più germoglia,^ prende^ maggior "vigore ;
an^i quanto più è feoflo, et trauagliato, tanto più ere/ce, Se con maggior
ampie^a fpande i rami, però fi aftòm.alia alla virtù, la quale nelle
trioulationi, Se ne' trauagli principalmente fi fcuopre . Le fi pub dipingere a
canto ancora '"vn'Iftrice, il quale non fa altro preparamento per difender
la vita fua, che di ritirarli in fé medefimo, Se difenderli con Ce ftello, come
la virtù da fé fteftà fi difende, Se in fé medefima confida, per iuperare
ageuolmente ogn'incontro di finiftro accidente, Si for^e, a ciò alludeua,
Horatio dicendo di nafeonderfi nella propia virtù : Virtù . DOnna veftita
d'oro, piena di màefU, con la deftra mano tiene vn'haftx/ » SC con la finiftra
vn cornucopia pieno di "vari j frutti, con vna teftudine fotro a i piedi •
Il veftimento d'oro lignifica il pregio della virtù, che adorna, 6^ nobilita
tutto i'huomo. Tiene l'hafta in mano, perche ella impugna, 6ppofitieni de'
contrarij auucnimenti . Z 2 Per m VIRTV. Per significato del lauro, ne feruira
quello, che duerno nella feguente figura* che nell'vna, e nell'altra fi
rapprefenta la detta pianta . Il motto dimoftra, che quelle attioni, folo fono
depen denti dalla virtù,lc • quali hanno la loro eftremità, che lo no, come
folle oue Triuomo cade, e s'immerge cadendo dal Tuo dritto fentiero, però dille
Oratio . Ed modus in rebus funt certi denique fines Quos vltra citra quenequit
confiflere return » Vìrth. VNa giouane bella, 6^ gratiofa, con Tali alle
fpalle, nella delira mano tenga *W hall* > 8^ con la lìniftra -vna corona di
lauro, e nel petto habbia vn fole_, . • Si dipinge giouane, perche mai non
inuecchia, ant^i più Tempre vien vigo* rola, et gagliarda, poiché gl'atti fyoi
conftituifeono gli habili,&,durano quanto la ^ita de gli huomini * . .
Bella \ 3SK Bei!» fi rapprefenta, perche la virtù è il maggior ornamento
dell*animo . L'ali dimortrano,che è propio della -virtù l'al^arfi a volo fopra
il eommune •vfo de gli huomini 'volgari, per guftare quei diletti, che folamem
e premano «Wiiiornini più'virtuofi, i quali, come dilTe Vergilio, fono albati
fino alle., delle dall'ardente mietile diciamole s'inalba al cielo, che per^
mezzo dellavirtù fi fa chiaro, perche diuenta Ornile a Dio, che è l'ideila
virtù,e bontà. Il fole dimoftra,che come dal cielo illumina elfo la terra, cofi
dal cuore la-, virtù difende le fue potente regolare a dar il moto, Se il
vigore a tutto il corpo uoftro, che è mondo piccolo, come dilfero i Greci, e
poi per la virtù s'illumina, /calda, et auuigora in maniera, che buona parte de
f ilofofi antichi la Itimorno ballante a fupplire alle fodisfattioni, ed a'
gmfti, che nella vita humana pofloiio defiderarfi,& perche Chrifto S. N. d
dimanda nelle facre lettere fole di giù* ftitia, intendendo quella giuditia
vniuerialiflìma, che abbraccia tutte le -virtù, però fi dice, che chi porta
elfo nel cuore,ha il principal ornamento della vera, e perfetta virtù. La
ghirlanda dell'alloro' ne lignificarne fi come il lauro e fempre verde, 8c non
è mai tocco dal fulmine,cofi la virtù moftra fempre vigore,e non è ma» abbattuta
da qualfiuoglia auuerfario, come anco ne per incendio, ne per naufragio fi
perde, ne per aduerfa fortuna, o forte contraria. Le fi da i'hafta per fegno di
maggioranza, la quale da gli antichi per quella era lignificata. Dimoftra anco
la forza, e la poteftà.che ha fopra il vitio,il quale fempre dal* la virtù e
fottopofto, e "vinto . VITA HVMANA. T"X D N N A veftita di verde, con
vna ghirlanda in capo oli fempreuiur», ro+ jLJ pia laquale vi Ila *vna fenice,
àC nella ieftra mano terra vna lira con il pletro, e con la finidra tiene vna
ra^a, dando da bere ad vn fanciullo. Quello, che da Latini fi diceneli'huomo
-viuere, fi dice nell'herbe c}^ nel» le piante Virére, et la medefima
proportione, che e fra le parole * è ancora fra le cofe lignificate da effe,
perche non è altro la -vita dell'huomo, che vna -vi* ridirà, che mantiene, ed
accrefee il ca'ore, il moto, e quando ha in fé di bello, • di buono, e la
"vitidità nelle piante, non è altro,che vna vita * la quale man* cando,
manca il nodrimento, il calore, le fiamme, §C la vaghezza, però i'her» ba,che
tiene nel capo quell'immagine,(i dimanda lèmpreuiua, oX l'età prò* fpera
neh" huomo fi chiama 'viridi tà, 6^ da Virare parola latina, fi fono
chiamati gli huomini -viri, però fi farà non fen^a proposito inghirlandata di
queft'herba. Quafi il medefimo dimoftra il veftimento verde, Se come dall'
herbe non li attende altre, che la viric ita, coli neU'huomo non è berte alcuno
(parlando hun attamente. ) che fi debbia, anteporre alla virtù ideila. fi
L'hiftoria, o fauola, che fu della Fcmce,è tanto nota, che non ha bifogno m Z i
di moke >j* di molte parole 3e fi prende per la vita lunga, et ancora pei
l'eternici, tinouando femedefìma, come fi è decto „ Tiene con la delira mano la
lira cor» il plerro,percioche narra Pierio Valeriano nel
lib,quarantafettefImo,che per gieroglifico della lira per quello s'incende
l'ordine della vita h umana, percioche eilcndofi ritrouato da alcuni, che nella
lira fieno celebrate fette differente di voci, hanno da quelle conosciuto, che
la flato della vita h umana èdallamedefima varietà continuamente agitato;
percioche la Settima fettimana ilmafchioc formatone! ventre; Sette hore doppo
il parto dà manifeftt fegnr della morte, o della vita, Sette giorni dipoi il
bellico fi ftrìnge, e falli fodo, Doppo due volte fette dà manifeftQ legno di
vedeie,dop pò fècce volte fecce ha la fermerà dello fguardo,e la cognitione :
Vediamo poi doppo il fecefmo mefe cominciare a meteere i denci, doppo due voice
fette fé* dere ficuiamente, doppo tre volte fette cominciare a formare le
parole >doppo quactro voice fette cominciare ad andare, doppo cinque volte
fecce comincia* re a difpiacergli il lacte » Pòfcra doppo fetc'ann* dilacerando
i primi denti, nascere più gagliardi, e farli pieno il Tuono della *vote, Nel
fecondo fettennario nafcer e i peli helle parti vergogno fc» venire là virtù di
generare, et incaminarfì alla robultc^i virile. Nel ter^o apparire la prima bai
ba,efacfi fine di crefecre. Nel quarto "venire la robufte^a, e la pienezza
delie membra . Nella quinta-», effondo a ppienocrefciu co le for^e y quanto a
eia/cono fono concedute è da PU^ Ione determinato il tempo accommodato alle
noz^e, come fi vede nel fettim» libro delle leggr . La fetta conjerua intiere
l*a&: raccolte for^e, &C amminiftra copiofamente il rigore della
prouiden^a . La lettima ha diminuì tione delle for^e,ma ~vn pieno accrefeimento
dello intelletto,e della ragioni,» Onde vogliono ifoldati in quefta età elfer
liberati dalla militia, con et kruu,con due piccole alette in capo. Contemplatione
è fruire, e conofeere Dio, imaginando la perfetti one,delIaejuale confitte in
creder bene, cioè nella ìftefia fede pura >e viua, Lali,che tiene in
capo5fignificanoreJeuationedeirinteilcuo,laquale non Ia«* feia abballare^
penfieri alle cole corrottibili, oue s'imbratta bene fpefio la nobiltà
dellanima,& la purità delle voglie cafte, però fi dipinge, che miri ti
eie!» donde efee lo fplendore che l'illumina, perche i'hauer l'anima atta alla
contcn* platione,è dono particolare di Dio, come affermò Dauid, dicendo; Domine-,
adiuua me, òC meditabor in iuftificationibus tuis t .^tà con humiltà, perche
Iddio refifte a' /upeibi, òT fa gratìa a gli humili . L'vna mano fteia,&
alta, e l'altra ferrata,e balìa, dimoftrano la uJaflationcw della mente ne gli
alti penfieri del Cielo, 6^ la paicità intorno alle baile -voglie terrene. VITA
CONTEMPLATIVA DONNA ignuda» che ftenda vna mano aperta verfò il Cielo » $t^
cotu l'altra tenga vn libro, nel quale fiafericto il motto tratto dai Cimo Mihi
inhxrére Deo bonum eft . Michel' Angelo, come fi è detto della attilla, fa vna
ftàtua di Rachele, forel-la di Lia, et figliuola di Laban per la
contemplatili*, con le mani giunte,con vn ginocchio piegato,^ col volto par che
dia leuata in fpirito, et ambedue quefte ftatue mettono in mezzo il Moife tanto
famofo del già detto le poi;, o . VITA UMANA DONNA, che fi poti co’piedi nei
mezzo di vna Ruota di Tei raggi, laquale dia in piano rotondo,fopra vn
piedeftallo in modo formato, che non pieghi, ne dalia deftra, ne dalla finiftra
parte» terrà in vi a mano il Sole, e «eli altra la Luna. Sono ianti,e tanto i
varij cafi dell'humana "vita^he per la moltitudine,^^ nelle penne, che
fcriuono,e ne gl'intelletti fteflì, che discorrono, fanno confusione, parendo
impedìbile atriuare a tanti indiuidui, che con molti vniformt attioni podbno
generar feien^a di fé fteflì ; pur da tutti quelli fi raccoglie quali vn'epil.
go, che la vita è incerta, volubile, et pero fi moftrano nella Luna, e nel Sole
le cagioni fuperiori neceifarie, e nella ruota gl'inferiori accidentali ; 8^ le
bene la forte » oueto la fortuna non ha cola alcuna fuor de gli auuenimentt
fteflì,che vengono di rado, et fuor dell* intencionc di chi opera, con tutto
ciò l'animo noftro per lo più troppo credulo in quello oue fi truoua intet
eflato, ha dato facilmente luogo di fignoria particolare in sé (itilo a quella
imaginata dei cà di quelle cofe,allequali non sa allenar la cagione,ne ila alla
fortuna o la colpa, o la lode, e diciamo,che la ruota lignifica
gi'auuenimenti,che hanno cagione inferiore, e accidentale,cioè di fortuna, la
quale con la ruota fi dipingea dau* gli antichi come colei, che riuolgeflèa fuo
piacete li fiat', e le grandezze, VITA INQVIETA. LA vita de' mortali edèr
foggetta ad vna perpetua inquietudine,rio porri fignìficare la figura di
Sififo, il quale fecondo le fintioni di: molti Poeti f tnài ceda di riuolgere
verfò la cima di vn gran monte vn graue fallò, et da alto tornando a
ricadere,nuoua, et perpetua fatica fi ag^ionge al mifero huomo, per ricondurre
di nuouo in cima al monte il fallo, oue non è badante di fermarlo, onde Ouidio
nel lib.4. cofi dice . Sififo *vn graue fallo ogn'hor tormenta . Il monte è
(imbolo della vita noftra. La cima di elio, denota la quiete, 6T~ tranquillità
dì quella, alla quale ciafeuno afpira . lì fafio è lo Audio, e la fatica, che
ciafeuno prende per potetui strinare . Sififo è ( per quanto narra Gio.
Battifta R inaldi ne i fuoi Teatri •) "fignifica torc dell'anima, la quale
mentre è qui giù, tempre a qualche quiete ipira, de che . } e (ecche diutntano
• Alie foglie Simonidc^ effimigliò la vita noftra in que* verri. „
VnamfèntentiamoptimevirChiusprotulit a Quod hominum
generatiotalisfit,qualiseftfoliorurttt' „ Har.c ^aucishominesperceptamauribus
», In pec1;orecondunt,nec intelligunc „ Quarti breue (ic muentutisacvits
tempusdatum 0 Mortalibus . L'Hemerobio è vno animaletto volatile maggiore dVna
molca: ha le ali,t» quattro piedi, nafee ficome dice PLINIO m Ponto ; nel
fiumc_* Hipane,che circa il Solititi© porta ctrte bacche di gufa teneri, dalle
quali n*e« (cel'Hemerobio, che può feru.'re per figura della breuità della vita
: poichc muore nel medefimo giorno, che nafee ; e noi cominciamo a morire nello
fteffo giorno,che nafeemo ; e fé bene in quello noti moriamo, nondimeno, perchè
la vita noftra è breue ; vita d'vn giorno fi chiamarcofi la-chiamò Antifontc* »
Vita fimilis est carceri unius dici et totum vita spacium vni diei xquAe prò
pemodum dixerim per quem intuiti lucem polteris deinde vitam traiemus E
Petrarca nel trionfo del tempo £ quanto posso alfine m'apparreccrno, pensando!
bretfeviiier mìo, nei quale StaWni'era vn f&neiullo, ed hór ion vecchio j)
Che più d'vn giorno è la uita mortale Nubilo, breue, freddo, e pien di noi Che
può bella parer ma nulla vale? E perche la vita è cosi breve e corta li greci
la paragonano al dito.a! paJmòi Se al cubito: da Mimnèrmo Colofonio e da
Gmnione dicesi cubitale tempus, da Diogeniano, Vita: palmus, da Alceo poeta
greco, digitus est dies, per SIGNIFICARE la brevità della vita, la quale,
quando a>.co a molti anni fi-diltcnda nondi-j naca } meno alfine vna breve
hora l'annulla, ciò viene molto bene conf dento i vna antica inscrittionc che
fi conferita nel Pai; %$j dei Cardinale Ce is e© u li ver fi • d; m. Ca?fìus
arquidicus iameentum clsuferat annoi Felices annos toc tulit hora breuis* P. P.
Onde il Petrarca nel trionfo della Ominidi ditfe, „ O mente vaga alfin Tempre
digiuna 9» A che tanti penfieri ? vn’hora fgombra » Quel, che'n molt'anni a
pena fi raguna. L'ifteflb nel sonetto. Rott'è l'alta colonna. O noftra vita,
ch'è fi bella in villa Com perde ageuolmente in vn mattino Quel » che'n molti
anni a gran pena s'acquifta* Di quella noftra fragile conditione, n'é
Gieroglifico la rofa vltìma a nafte re doppo tutti gli altri fiori, ed è prima
a mancare, fecondo Athcneo lib. 1 5. No uiffima rofa poli alios
nafcitur,eademq; prima deficit, e con molta conuenienX* la vita noftra
s.'aflìmiglia alla rofa, che vaga, et gratiofa languifce tofto nel medefimo
giorno, che nafee come fi ef plica in quel motto, ch'habbiamo pollo intorno alla
rofa, che è verfo di Vcrgilio, il quale della rofa cofi cantò circa la suà
bellezza, efragi li là , Tot fpecies,tantofq; ortus,uariofq; nouatus Ipfa dies
aperit, conficit ipfa dies .]] „ Conquerimur,natura,breUis quod grada
florum'eft Oftentata oculis illieo dona rapis . Quamlonga vna dies,
astastamlongarofàrum Qiiaspr?befcentesiuxtafene6lapremit. j Ben fu la rofa alli
mefi palliti fimbolo della breue vita nel Pontificato d**4t Jeflandro Cardinal
de' Medici Papa Leone XI. che per imprefà portò Tempre U rofa con quello motto.
SIC FLORVI. Imprefa, che di corpo, e d'animai li conuiene più doppo la morte
fua, che in vita, poiché fiorì colmo di gratia, e maeftà nel Pontificato
breuillìmo tempo» come la rofa, lattando al mondo foauiilìmo odore di fé . La
Seppia, ed il Calamaro detto da' Greci Theutis, e da' Latini, Loligo fi pongono
fimilmente per figura della vita breue, perche pochiflìmo tempo campano, come
rifer ifee Atheneo. per autorità del Filofofo. Ariftotele. de animalibus Theu
ti, ac Sepia: yitam elle breuern alTcri t . VITA LONGA. VNA efnnna di vecchio
afpetto, vedila all'antica e che tenga la dcdtsu mano fòpra vna Cerua,
ch'habbia corni grandifErai con moki rain /parli nella man finillra vna
cornacchia. Il ve&imeac» all'antica dimoila il tempo pattato di molt'anni »
Tiene A. VITA LONGA. Tiene li mano foprala teda della vecchia cerna}che ha le
corna folte di molti ramijper moftrare con effa la lunghezza della vita
eflendo.che quefto anima le è di lungi vita,e o^ni anno mette vn ramo fecondo
alcuni, quefto è certo.chev più che s'inuecchia gli s'ingroflàno le corna con
più bozzi, e punti'di cornette, Campa 3oo.anni,e più. Plinio lib.8 c.^.cofi
dice, vita ceruis in confetto lcnga:' e foggiunge, che doppo cento anni ne fono
(tati prefi alcuni con li collari d'oro poftaui da Aletìandro Magnò coperti
dalla pelle crefciuta, il medcfimo fi riferifce d'^gathoclea Tiranno di
Siracufa ch'ammalò in caccia vn cerilo, chfi haueua intorno al collo "vn
collare di bronco, nel quale vi era intagliato quefto nome DIOMEDE ARTE MI DE
riabbiamo in hiftòriapiù frefca » che Carlo Sefto Rè di Francia prefè in caccia
nella felua Senliana vn ceruo,cho haueua il collo cinto d'vn collare di metallo
indorato con tale infcrittionc • HOC OESAR ME DONAVlT, da cui n'èderiuato quel
detto comeproucrfcuOiCefaris fuminoli me tangere;onde il Petrarca anch'eli
'dille nel Tonetto. Vna candida cerua fopra Therba Ncliun . VITA E L'ANiM O,
tita NeflTun mi tocchici bel collo d'intorno Scritto hauea di diamanti» e dì
Topati, Libera farmi al mio Cefare partse . EiTempfj,che denotano la lunghe^a
della uita de' cerui j : fi come lunga « la .ita della cor*ucchia,dà moki
autori latirii cognominata A ntìofa>perche campa raolt'anni, &C però
l'habbiamo aggiunta alla mano fi niftra di quefta figura, Ja cui età insieme
con quella del ceraio n'c fatta mcntione in quelli eilàme* tri, che fi credono
di Vergili o, De «tati bus animalium • Ter btnos, deciefq; noucm fuperexit in
anno Iuftafe»efcentum,quos implet ritaYÌroruar Hos nouics fuperat viuendo
garrula cornix, Et quater egTedi tue cornicis fxcula Ceraio. VITA, E L'ANIMO.
VNA gìouanetta veftit* di rtede, eie c«bI» ddba mano tenga con bella «aria m
lucerna accefa. Si vette dì ve rde, per dimoftrare la fperanzji, che rhuomo feà
ài longa vita. Le fi da la lucerna accefa per significare la vita, nella quale
l'olio infufo pe. fai iuo il lume, ne dimostra quel vital umore del quale il
calor si pafee per dar vita al corpo, il quale mancando, è necessario che
insieme, e’l caldo, e'i corpo s*t* ftmgua, e manchi. Di qui è che appreiTo
Euripide in molte delle Aie tragedie, quelli, che hanno a palTare di questa
vita, dicono quelle parole. Dìo ti iàlui òcara luce, la quale opinione segue
Plutarco, dicendo, la lucerne effere fimile al corpo, che è dell'anima
ricettacolo VITIO, Vedi a Scelleratezza vittoria; Isella Medaglia di Dominano \
PER la vittoria si dipinge una donna alata, che nella destra tiene un cottiti
copia, e nella sinistra un ramo di palma. E qui sono le due, forti di bene, che
por tafeco la vittoriarcioè la fama, ouero rhonore, 6c la ricche^za, e l'una, e
l'altra per ragione di guerra, si toglie per for7ja di mano all'inimico •
y.ttoria. Donna vestita d'oro, nella destra mano tiene un pomogranato, e nella
sinifira un’elmo, cosi ia descrive Eliodoro. Perche due cose sono necessarie
per conseguire la vittore, cioè la forzji, e la concordia, què si a per
ritrovar la via, che le d naiccnde, quella per aprirla coru animo corraggioso;
La fot^a si mostra nell'elmo, che resiste a colpi, che vanno per offender la
teda, 6C l'ingegni uniti nel pomo granato, il quale è riftretto ceri l'vnicne
de Tuoi granelli, come gl’uomini di valore, reiiringono ili una (bla opinione
tutti i pensieri di molti ingegni. VITTORIA. Isella Medaglia di Ottani. Si
dipinge donna, alata, che sta sopra una base in piedi, conia palma in una mànn,
e nell'altra con una corona, e due ierpewi dall'una, e dall'altra par pe, e con
un'altra serpe, che giacendo si auuolgà intorno agl’altri due, con lettere ASIA
RECEPTA, cosi si vede nella medaglia di Augusto. Vittorie degl'antichi. Donna
di faccia verginale, e voli pell'aria, colla destra mano tenga una ghirlanda di
lauro, ovvero di olivo, e nella sinistra una palma, conl'Auila sotto a'piedi,
la quale tiene nelle zampe un ramo pur di palma, ed il vestinento si fa di
color bianco, colla clamidetta gialla. Il lauro, l'olivo, e la palma, sono
dagl’antichi v/ati per legno d’onore, ;I quale volevano dimostrare doversi a
coloro, che àucflèro riportata vittoria le nemici in beneficio della patria, e
le ragioni sono dette da noi altrove, de ono tanto chiare per, fé flette, che
non hanno bisogno d’essere replicate ph) 'una voltai Si fa in atto di valorej
perche tanto è cara la vittoria, quanto SIGNIFICA più ma iféftamentc valore
eminente, e dominatore. QuelW 1 &S ICONOLOGICA Quello medesimo SIGNIFICA
ancora l'aquila, 8c però augurando buona fortuna alle loro imprese gl’antichi
imperadori neh" insegne la ipiegauano, fic^ la porcauano innanzi, per
nudrire la spetanza della vittoria negl’animi de’soldati. Di vestimento bianco
e nelià (ini (tra una palma, con lettere, Victoria navalis, & S. C.
VITTORIA NAVALE, come dipinta da Hpmaaù QVANDO la vittoria, è sopra una prora
deIl'inimico, ovvero quando fti a canto a un trofeo, dove siano stromenti
navali, come sono TimoMi, Anchore, Remi, si chiama vittoria navale, onde auendo
i romani avuto vittoria di quelli dì Antio nel fiume del Tevere, tagliorno le
prore delli loro nauilij, 8^ fecero un pulpito nel foro romano, che chiamorno
rostri, dove oravano le cause, 5C nelle medaglie di Vespesiano pella vittoria
navale vi è s una colonna rostrata, si che volendo dipingere la vittoria navale
nell'uno, 6c nell'altro modo sta bene littoria nella medaglia di Tito Donna
senza ale, con una palma, &C corona d’alloro. In quello modo mostra Tito
non voler che ella si partillè mai da lui, cosi la dipinsero. anco gl’ateniesi,
come racconta Pausania nelle sue antichità pella rnedesinu ragione di Tito.
VITTORIA tfella medaglia d'^ingufto. DONNA sopra un globo, coniali aperte per
volare, con una corona d’alloro in una mano, & nell'altra il Labaro Insegna
dell'Imperatore, che '{ i galli oggi dicono cornetta, (olita a portarvi innanzi
al prencipe, quando in persona si truova alla guerra, come mostrano le lettere,
che sono intorno alla medaglia IMPERATOR CAESAR. VITTORIA come dipinti
dagl’antichi GVANTfcCHI dipingo la vittoria in forma y 9>C bene ìpelfo a sedere
sopra le spoglie dei nemici con trofeo dinanzi ai petto con una palma, &
uno scudo, e parole che dicono VICTORIA kquando dice Ipsa. $*% Ipfa Duci sacras
vittoria panderetalas, £t palma viridi gaudens, et amica Tropharis custos
imperij virgo, quae fola mederis Vulneribus: nullumq; docesfentire dolorem. E
Plinio. Laborem in vicotia nemofentit vittoria; Ofelia Medaglia di Severo DONNA
che siede sopra di vn Scudo, e tiene vn’eImo Mi tmm » che debbe esser quello
del vincitore. D H V VITTORIA JfyUa Medaglia di Lucio Vero. VOMO con un’elmo in
testa, che porta con la delira un’asta, 8c eoa la unifica un trofeo in spalla
COLLE SPOGLIE IN SEGNO DI VITTORIA. H. P. GRICE SEGNO NATURALE -- Vittoria,
come rappresenta nella medaglia di Vespesiano. UNA donna alata in piedi, che
scrive entro ad uno scudo, che sta appresso ad vna palma, VOLONTÀ. depinta con
•vcftitopoueto, fé bene Ze notante, conforme all'altra opinione, la dipinte
molto ricca come diremo poi. 11 color rosso, e giallo, cagionati prelTo al Sole
per l'abbondanza della luce, potranno in quello luogo, fecondo quella
corrisponden^a dimostrar la verità, che è chiare^a, lume, e splendore
dell’intelletto. Si dipinge con Tali; perche si domanda col nome di volontà,
&C pèrche con UN PERPETUO VOLO difeorrendo inquieta fé fteflà per cercar la
quiete, la qual non ritrouando, con volo ordinario vicino alla terra,
ingagliardifce il suo moto in verso il cielo, òC -verso Iddio, e però ancora ai
piedi tiene l'ali, che l'aiutano (minuendo la timidità, e l'audacia. La cecità
le conviene, perche non vedendo per se ftelfa cosa alcuna, v^quasi tentone
dietro al senso fc e debole, ed ignobile, o dietro alla ragione, se e
gagliarda, e dipresso. Volontà, Orina vestita di cangiante, farà alata, 6^, con
ambe le mani terri un’ l tenga nella mano dritta in ramo d'oluia inuolto con
ramo di mirro, nella mano lini (tra tenga un pesce detto scaro. L'inione è
tutrice della citta, attefbehe fecondo Agostino nella città di Dio. La città
non è altro che una moltitudine d’uomini concordemente unita: dato che quella
moltitudine d'uomìni -- cf H. P. GRICE HOBBES LEVIATHAN -- si difunifca, n'elce
dalla disunione Tederminio delle città: di quanta forza sia l'unione lo dimo
(Irò Sciluro re degli Scithi, il quale stando vicino a morte si fa venire
intorno ottanta figli, che aveva, d^ a ciascuno fa provare se peteuano rompere
va fascetto di verghete niuno potè, Egli solo moribondo ad una, id una le
rompe, avvertendoli con tal mezzo, che uniti insieme (ariano stati potenti;
disuniti, deboli, e senza forze. Docens eos, dice Plutarco ne gli poftemmr
Iunctos quidem inter se vires habiturosj fin vero difiungerentur, &
discordijs agitarentur infìrmos fore: Quello configlio di Sciluro dato ai figli
per mantenimento del regno, che a loro lafia, vale anco alli cittadini per
conservazione della republica, e città loro. L'unione de’cittadini alle città
arreca sempre dolce^a, e soavità ne piu, ne meno, come uno inftrométo di molte
corde unisone, ed vn concerto di molte voci ad vn tono corrilpondente, che
rende foaue, e dolce armonia. Concetto di Scipione Africano riportato da S.
Agoftino nella città di Dio. Moderata ratione civitatem consensu
diflimillimorum concinere; et quae harmonia a musicis dicitur in cantu, eam
esse in civitate concordia mar &illimum, atqj optimum omni in republica
vinculurrw incolumitatis. L'oliuo auuolto con il mirto, è SIMBOLO DEL PIACERE,
che si prende da l'vnioS ne, ed amica pace de'Cittadini, attefochc fono arbori
di natura congiunti di fcambieuole amore, le radice loro con fcambieuoli
abbracciamenti s'vnifcono, e li rami del mirto per quelli dell'olmo con grata
vnione fi fpargono, e tengono protcttione del frutto dell'oliuà, poiché lo
ripara dalla gagliarda tor^a del Sole, e lo difende dall'ingiuria del vento
> acciò conlèguifca SIGNIFICA la fua tenera, e dolce maturità,
ficomeriferifèe Theofcafto nell' hiftoria delle piante. Cofi li Cittadini
deueno con amicheuoli abbracciamenti d'amore, e fraterna^carità vnirfi, e
protergerfi tra loro; in tal maniera fi confeguifee poi la dolco quiete, e
profperità non tanto priuata, quanto publica. Lo Scaro pefce, ci efibrta
anch'elfo a l'vnione, a lo fcambieuole amore, ed alla pronte^a d'animo in
porgere aiuto a gli altri; Notano i pefei Scari vniti infieme, t fé vno di loro
deuora l'hamo^l'altri Scari corrono fubbito a rompere eoa morfi VNIONE CIVILE.
morfi la len^a, &^_ a quelli, che fono entrati nella rete, porgono loro la
coda, alla quale elfi co' denti s'appigliano, 6^ frappano fuor della rete:
de'quali ne tratta Plutarco, De Solertia Animalium in quefto modo. Alia flint, quibus cum
prudentia coniunctus MVTVVS AMOR – SELF LOVE BENEVOLENCE MUTUAL LOVE H. P.
GRICE BUTLER, fccietatifque studium declarant. Scarus ubi hamum voravit, reliqui Scari adfiliunt,
& funiculum morfibus rumpur, ijdem fuis in rete illapfiscaudss tradunt,
mordicusq; tenentes alacritercxtrahunt, Con simile fcambieuole amore, ed
affetto deueno eijeregli animi civili tra loro vniti, e pronti non a fòmmergere
altri, ma a leuarli, òC~ liberarli dalla tempefta delle tiibolationi, i quali
pietofi offici j legano i cuori degl’uuomini, cV^ fi vnifcono maggiormente
gl’animi: onde tutto il corpo della Città felicemente prende accrcfcimcnto, òtT
'Vigore mediante la Ciuilc Vniono «ie'fuorCittadini. Aa j VGVAsu VGVALIT A'* -%
DONNA, che con la deftra mano tenga vn paro di bilancile con )a finiftra vn
nido, che vi fia vna Rondine con i fuoi figliolini,a i quali porga Per le
bilancie fi denota la retta, e -vera giuftitia, che dà a ciafeuno quanto deue^
.,, Per la Rondine nei nido, come (opragli Egittij intendeuano vn nuomo quando
a Tuoi figliuoli vgualmente diltabuifce l'Eredità. E parimente vn Principiando
nel vittojvellito, e commodi propij non voglia fuperare,ma vguaoliarfi a quei
de'Tuoi Cictadiai . A guifa della Rondine,che mai non raddoppia il cibo a chi lo
habbia -vna volta dato, ma egualmente pafee, e mitrine con vT jmalitd tutti i
Tuoi rondinini . tir Di quella vgualiU talmente ne fu ftudiofo Adriano
Imperatore, che neiiu© ni J famigliar vitto voi fé ofleruar quel coftume
d'Homero, che a mimo mancato il rnedefimo cibo ordinando ben fpeflò, che alla
Tua Menfa furTero polli cibi co» munì, e propri) di pouere perfone per leuar
ogni occafione a qtìei,che fec©mangiauano,di fuperbia a ò d'altro fimile, che
dalla delicatezza delle viuande-» haueflèro potuto arguire regnare in lui . Che
fapeua molto bene, che per conciliarli gl'animi de' Popoli niente più giouaùa
al Principe, che cól decoro,c-r Maeftà" dello Scettro vnire, e far moftra
con tutti di fimil vgualità . Sendo la-» potenza di Tua natura odiofa, che
moderata come fopra fi fa amabile, e benigna . Per quefto Fatea Cartaginefe
gratidiflìmo amatore dell*vgualit*i icere perciò ben fpeflb riffe, e brighe fra
loro V Ma fé fi confiderà rettamente*; oue fi cerca rVgualità per fommo bene
della Città, ò Republica ne fegue, che cib,che eccede detta vgualità fia di
danno alla detta Cittiio Republica. Onde fuftimato>chevn huomo di per felli
flìttia Virtù fufle nociuo per la fila fuperiot\tà\ e fopreffiflen^a degli
altri. Che perciò i Greci' inuentori dVgni bel cofluine ciuile,.e
particolarmente gli Atheniefffàùehdo, che per eiTer nociuo meri-; laua caftigo,
ma il caftigare vn'huomòpltr fue troppe virtù, farebbe flato 'Vn commettere
peccato ? Perciò ritrouatfóno vna pena honoreuole condeniente a reprimere il
loro giudo yo ingiurio fofpetto, che hauelTerodell' Eccellenza dì quel
virtuofò, e la dimandarono Oftracifmo v Come fé alcuno conofeendofi pieno di
molto fangue, e di gagliardiflìma cenplefìione fi feemaflè del cibo, 8c hauefle
per vfb di cauarfi del fangue per non cadete in que' difetti, ne' quali
Cogliono cadere molti per la moka robufte^za di loro for^e . Cauandofi qùafi dà
Plutarco, mentre parlando.delL'Oikaciimo dice,che di quefto come medicamento
foleua feruirfi il Popolo a certo tempo ordinato, confinando per X* Anni fuor
della Città quel Cittadino, che auan^aua gli altri, ò di gloria, ò di ricche^e,
o di reputatione, per la quale era hauuto per fofpetto nella Città». Punendo di
quella pena folo le perfone ffiuflri . An^i il medefimoAutore^ foggiungendo
dice, che Iperbolo huomo fcellerato cercando di far punire di fimil pena vno
de'tregrart Cittadini i/f teniefi Feace, Niccia', e Alcibiade cad|» de contro
fua natura la pena fopra il capo di detto Iperbolo inaiente fimili genti
ignobile, e baffe ad elle punite di fimil pena,. anq[j accorti»" eflèr
fiata.» •violata tal pena nella detta per fona leuarono poi ^via l'"vfan^a
di quella. F(ì detta Oftracifmo da vna pietru^a chiamata Oftraco fopra la quale
fcriueua- no i Cittadini il nome di quello, a cui voleuano dar bando della
Città, e la get- tauano in -vn luogo della piazza chiufo di cancelli, il numero
delle quali do- ueua parlare fei mila a vincere il partito, L'Autore fopradetto
nel 2. della.» Vita d'Alcibiade moftra detta pena d.'Oft racifroo non eflere
fiata ordinata per punire i trilli . Ma per moderare la troppa grandezza
altrui, e perciò con al- tro vocabolo detta Moderaùone, .fìtta à, dell'
inuidiofì, che per dieci anni non vedeuano prefentc quel tale, della cui
lontananza mitigauano al- quanto il dolore, che col vederlo giornalmente li fi
accrefceua, e s'internaua malignamente negl'animi, loro. Il medefimo Ariftotile
più largamente, e di proposito trattando di quefta pena nel fopradetto lib. 2.
al cap. 9. dice . Qua- propterà Ciuitatibus, cjuaspopuloreguntur Oftracirmus
repertus eft, ha: fi- quidem ciuitates a^qualitatem maximecomplectuntur
.,-Itaq; qui fuper excel- leie videtur vélpropter diuitias, vel propter
Amicos,vel propter aliquara aliam Ciuilem potentiam extra Giuitatem relegatur
adTempus aliquod ordinatum. Doue fi vede, che lo approua, ma non fi riftringe
al Tempo, e va feu/àndo il Configlio di Periandro dato aTrafibulo il tagliare
le fpighe maggiori del- l'altre . Piacque ad Augufto quefta forte di punitione
moderandola conaltro nome, e parole, come dice Tacito nel lib. 3 .in propoli to
di Sillano della^ami- glia de' lunij, che haueua comméflb adulterio con vnafua
Nipote, al quale non fece altroché farli intendere, che lo priuaua della fua
Amici eia, per lequa- li parole^ e feparatione d'amifti, intendendo Sillano
ellerli in vn certo modo accennato l'Efilio . Exilium fibi demonftrari
intellexit, fènica metter indugio in mezzo fe'l prefe da fé medefimo,*ne prima,
che fotto l'Imperio. di Tiberio fu reftituito alla Patria. Molte cofe fi
potrebbono dire, àC molte autorità li potrebbono addurre,ma per àbbceuiareil
noftró ragionamento concluderemo, che fi vede all'aperta effèrida
tuttiamata>& abbracciata quefta vguàlità, tal- mente, che nella natura
ftefla, ciò beni/limo fi confiderà ancora nelle temperie de' corpi humani, che
mentre Hanno yriiti, e non alterati da foprabondan^a d'huomini, o fuper ior ita
-eccelli uà di vno d'ellì * il corpo fi mantiene fino, t-. perfetto nell'cffer
fuo con la jdifereta diftributione.dél /angue alle profiline, et, alle più
remote parti di e/lì 4 VSANZA. Vedi Confuetudine. VSVRA DONNA vecchia,
macilente, et brutta, terrà fotto il piede manco *vn bacile d'argento, &C
nella mano il boccale, con alcune catene d'oro, òC* con l'altra mano
fporgendola in fuori, moftri di contare alcune monete piccole, nel che fi
accenna quellojin che confifte Tvfura, cioè il prefto de de- nari con certezza
di maggior guadagno, che conuiene, 6tT fen^a pericolo di perdita j però tiene
gli argenti, che fono di molto pre^o tiretti lotto al brac- cio, et pagati con
poco prc^o, con pregiuditio al proiiimo dellVtile, et a sé dell'honore, ellèndo
quefta fòrte di gente, come infame condennata dalle leggi di Dio, et da quelle
degl'kuomini. VTILITA DONNA veftita di veftimento d'oro, in'vra mano terri vn
ramosi quercia con le ghiande, &^ con le frondi, l'altra mano ftarche più
ci riuefte, %C ci nudrifce con la carne, $C~ con latte proprio. Il medefìmo fa
l'oro } che fi tramuta per tutti gli vii » 5^ per ogni forte di vtilità, però
fi manifefìa nel veftimento Et perche fl grano è la più vtil cofa, che creaiTe
Iddio per l*huemo,delle fue fpighe fi corona, et il ramo di quercia con i iuoi
frutti de- nota quefto medefimo > per hauer fcampati dalla fame gli huomini
ne' primi tempi fecondo l'opinione de* Poe»* ti, et piaceffe al Cielo, che non
fi potette dire, che gli fcampi negl'vltimi noflrija tan- te calamità fìamo
ridotti per colpa de* noftii 1 errori ~ r, m l£*JL~ *$?* JCONOLOGlsA 7. VELO
VOMO in abito di sacerdote, che nella deftra mano tenga vna sfer- ra, &C nella
finiftra vna lucerna accefà . Il zelo è un certo amore della religione col
quale si defidera che le cofe appattenenti al culto diuino fiano eilèquite co
ogni iincerità, prontezza, e diligenza. A che fare due cose accennate in
queft'imagine sono neceflarijffìmccioè in-segnare a grignoranti, &
correggere, & caftigare gl'errori jambedue quefte par- tì adempì Chrifto
Saluatore, fcacciando quei che faceuano mercato nel Tempio di Gierufalemme, ed
insegnando per tutto quel giorno in cflò la sua dottrina, aflìmigliandofi
quefta, &C quello convenientemente colla lucerna, e col flagello, perche
dove ci percuote non è chi fani, ed oue fa lume non è chi ofeuri, in nome del
quale dobbiamo pregare, che fiano tutte le nostre fatiche cominciate, e finite
felicemente. Laus deo, e Beafce Virginis Mariae. Cesare Ripa. Ripa. Keywords:
Grice, deutero-esperanto, icon, eikon, iconologia, Grice’s lectures on Peirce,
Oxford, iconic. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Ripa”. Ripa.
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