GRICE ITALO A-Z P PIE
Luigi
Speranza -- Grice e Pieri: ragione convversazionale ed implicatura
convversazionale – filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Lucca). Filosofo italiano. Lucca,
Toscana. Abstract. Keywords: Paeno. M. Pieve di Compito, Lucca. Matematico. Fu
professore di geometria proiettiva nell'Accademia militare di Torino, poi di
geometria proiettiva e descrittiva e di geometria superiore nelle università di
Catania e di Parma. Dopo alcune pregevoli ricerche geometriche nell'indirizzo
algebricoproiettivo, si volse, sotto l'influsso della scuola di PEANO, alle
indagini critiche sui fondamenti della geometria proiettiva, della geometria
elementare e dell'aritmetica. Le numerose memorie, che egli pubblicò in
quest'ordine di questioni, sono ammirevoli per il rigore e la limpidezza
logica. Tradusse la Geometrie der Lage di C. G. C. von Staudt, accresciuta dei
primi capitoli dei Beitrîge, Torino.
Bibl.: B. Levi, M. P., in Boll. di bibl. e storia delle sc. mat. Si
laurea in matematica alla Scuola Normale Superiore di Pisa; quattro anni dopo
ottenne l’insegnamento di geometria proiettiva alla Scuola Militare di Torino
ed entrò in contatto con PEANO (vedasi) e
FORTI (vedasi). Il suo nome è legato a interessanti ricerche sui fondamenti
della geometria e in particolare alla
prima presentazione assiomatica della geometria proiettiva complessa.Roma,
Lazio. or — Lan più profondo, e ben più atto a dissipare ogni cattiva opinione
delle matematiche, il pensiero del nostro (+. Leopardi, che qui ripeto con le
sue stesse parole. LEOPARDI (si veda) dice. È certo che il grande poeta può
essere anche gran matematico, e viceversa. Se non è, se il suo spirito si
determina ad un solo genere (che non sempre accade) ciò è puro effetto delle
circostanze. Ed altrove. Si può dir che da una stessa sorgente, da una stessa
qualità dell’animo, diversamente applicata e diversamente modificata e
determinata da diverse circostanze e abitudini, vennero i poemi di ALIGHIERI e
i Principi matematici della filosofia naturale di Newton. Si o Signori; anche la
matematica è in non piccola parte poesia! Anche il matematico guarda dall’ alto
la realtà delle cose. E, astraendo da ciò che hanno di greggio e di mutabile o
caduco, ne ravvisa le parti perfette e immanenti, ne rileva le mutue relazioni
con linguaggio espressivo ed universale. Anche il matematico trasforma certe
impressioni da pochi avvertite in mirabili edifizi speculativi, come per sola
virtù di fantasia. Al matematico tocca similmente il travaglio di costringer l’idea
nella formula, di cimentare il pensiero alla stregua di lunghi e penosissimi
calcoli ! E (dico con Exkico D’ Ovipio) il sentimento dell’eleganza nel
concetto e della venustà nella forma non spiccano forse nei veri matematici
come nei poeti. Così che spesso una dimostrazione è bella quasi allo stesso
modo di un so- [Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura ’ INT, . 10
TT CRM ne ezzo dei cerchi attribuiti ad Zulero; e già segnalata ]a m falda i
FAIR transitività di certe ca simili — oltre quelle significate comune-
relazioni — come l’esser legato insieme con », © anne mente per le frasi è
contenuto IN,, “è maggiore di”; “è uguale a”, eco. Ma non di meno resta sempre
a Leibniz il merito di aver visto prima d’ogni altro la possibilità d’una
logica matematica, come oggi 8’ inten- de. e di averne tentato la costruzione.
Sentio — Egli _ dior — Logicam quæ habetur in scholis tantum abesse a Logica
illa utili in dirigenda mente circa veritatum
variarum inquisitionem, quantum differt arithmetica puerilis ab algebra
praestantis mathematici. Con tutto ciò nulla Ei dette alle stampe di queste Sue
profonde ricerche: i cui mirabili frutti vengono oggi alla luce per la
pubblicazione dei Suoi manoscritti inediti della Biblioteca Reale di Hannover.
I successori, sopra tutti lo svizzero LAMBERT; ed el’ inglesi Boole, De Morgan
e MacColl, l’americano Peirce e i tedeschi Scimoner e Frege, sapendo che
Leibniz è giunto comporre un algoritmo logico fondato sulle proprietà dei segni
d’inclusione (si p, q), di congiunzione (p e q) e disgiunzione (p o q), di negazione
(non p), di eguaglianza e di assurdo, riuscirono per vie n Verse ricostituirlo
in un tutto organico e a svolgerlo sistematicamente Der altro senz’aggiungervi
gran che di nuovo, come di poi 8'è visto. — Ka è importante [L. Coutunat,
Opusenles x dar st 20 Paro DE i = Uh ba, >. dr La (3 © a 5 = Mu i al 4 n Se
I P #. +9 è i facfiacua di A eredi indamenti delle varie disciplino
matomatiche, tn codesto ricerche, dove l’errore si cla spesso in malintesi o in
particolari di poca o niuna apparenza. molto giova uno strumento per osservare
le minime dit ferenze ideali (differenze che, tra le frange e le piezte del COMUNE
LINGUAGGIO [H. P. GRICE, The informalist’s and the neo-traditionalist’s
language] e senza una Jente che le ineraadisca, passano troppo sovente
inavvertite); uno strumento che ci costringa a pesare e vagliare
scrupolosamente ogni idee; che notomizzi ogni ragionamento, e ne palesi l’intima
struttura e lo scheletro. Non è forse eccessiso pa ragonare la logica
matematica ad una microscopia del pensiero. E tutto l’indirizzo logistico ad
una spere di positivismo della ragion deduttiva. Chi non sente, ad es., il
pregio di aver sott'occhio in brevissimo spazio, così da poterle abbracciar con
lo sguardo, tutte quante l’ipotesi che è d'uopo non perder di vista nel corso
d’ una dimostrazione un po’ complicat. Come l’occhio umano è in sè tutt'altro
che un docile e sicuro strumento degli atti a cui si direbbe ordinato, così la
parola, non sorretta dal metodo, è bene spesso argomento di gravi ‘llusioni ed
errori. E però, l'andare coi piè di piombo è savio proposito in chi muove per
gli ardui sentieri. dell’induzione sperimentale o storica, non ia! consiglio
meno opportuno a chi voglia percorrere con | —’sicurezza Je vie della deduzione
logica, în apparenza tanto - *® N tica circonda una dimostrazione rigorosa,
sembrano n «| più facili e piane. Le cautele, di cui la logica matema- messa
Inavvertita: e che hanno bene un volgersi a cose di poco è niun alle inezie. Se
non che la c SPesso appar Conto, e dj a e AR) LA Uura anche delle I piccole e
delle mezie si Potrebbe, Ml di 8811 1 SELE siii sh ) "4 VCCOrrenz; ben contortare
e giustificare OSBervando, con ( L na siate vi. enza di dar COrpo (TOSCO
TOPARDI, € Non altrimenti il filosofo AFTIVa alle “ rità che sviluppando,
indagando, svelando ; (10 « do, notando le menome cose;grandi ve- consideran- ‘
grandi nelle loro menome ME piloni E mi soccorre qui un fatto narrato da
Maurizio Cax- ror nella sua Storia delle Matematiche. Prima dell’invenzione del
calcolo infinitesimale -- dovuta principalmente al genio di Leibniz --
sopperivano in parte agli uffici di questo i varî metodi così detti d’
esaustione, degli indi- visibili, delle tangenti, dei massimi e minimi, ecc:
tutti, per altro, così artifiziosi e manchevoli, che a bene usarli richiedevasi
poco meno che il genio dei loro grandi scopritori. Un illustre matematico
olandese, l’ Hurcess, che tutti Ji dominava nella vastità del suo ingegno,
mosse all’ incirca quest’ objezione al Leibniz: Dove Voi giungete col vostro
algoritmo degli infinitamente piooali, 20 giungo del pari co” miei artifizì
geometrici; © non © * problema da Vtrattato, ch’ io non sappia risatvei “A gli
altri processi a me noti. Rispose I Laine Li 5 milmente per designare la
potenza mo di @ nol "i \ono ancora A 400 dl m Volte di seguito, ISS (*)
Loc. cit., III, 79. PIE = ut ste lo studio delle relazioni d’inelusione è di
pri * . licazione fra concetti generali ed astratti | i è, non ostante i
tentativi ignorati DS fortunati) di Jungins 6 Leibniz, e dei I i @ ; loro
discepoli, nulla poteva far presagire una sua rina- scenza, 0 um suo sviluppo
ulteriore. Dal canto loro le matematiche formavano una collezione di scienze
speciali d’ indole tecnica — scienza del numero, della quantità. dell’
estensione, del moto — collegate fra Joro sopra tutto dalla comunanza del
metodo. Ma come Pascal secnalava a’ suoi tempi (e molti di noi constatammo, non
senza stupore, all’ inizio dei nostri studî) codesto metodo deduttivo proprio
delle matematiche era quasi straniero alla Logica formale, che nondimeno
presumeva studiare ogni foggia di raziocinio. Esisteva dunque implicitamente,
sino ab antiquo, una logica matematica al tutto indipen- ente e remota dalla
Logica classica 0 sillogistica, pale- satasi da gran tempo incapace di render
conto dei razio- cinii matematici: e i filosofi non sapevano altrimenti spie-
gare codesta dualità, che appellandosi ad una cotal di- stinzione fra Jogica di
qualità ‘e logica di quantità ; ma senza troppo indagare il come © il perchè
d'un così deplorevole contrasto. Siffatta condizione di cose cambiò sostanzi A
1850 in poi. Da un Jato | matematici furon
DreSt sa scrupoli logici ignoti fino £ quel tempo i * Re e Ve ee
sostanzialmente dal 7 [Couturat, Les principes des mathémaliques, PAIS o (i.
Cixror ed altre menti di eletta indole critica, essi si dettero ad analizzare i
loro processi dimostrativi, a rive- der la catena dei loro teoremi, a indagare
e notare tutte le ipotesi che s’ eran di nascosto insinuate nei loro ra-
ziocini: in somma a scalcinar le pareti e a scoprire i fon- damenti dei loro
edifizî speculativi, per costatarne la mag- ciore o minor solidità e
resistenza. L'analisi infinitesimale, i cui principî serbavano ancora qualcosa
di misterioso e di paradossale, fu definitivamente stabilita sulla dottrina
ricorosa dei limiti; la teoria delle funzioni fu approfon- dita e liberata da
molti pregiudizi d’ origine intuitiva : onde il maraviglioso e proteiforme
sistema dell’ analisi matematica astratta si palesò capace di reggersi tutto
sul concetto di numero intero e sugli assiomi aritme- tici; e potè constatarsi
in modo non dubbio la in- sufficienza dell’ intuizione, come principio e fonte
delle nostre conoscenze intorno al numero e alla quantità. La (ieometria e la
Dinamica, spogliate a poco per volta d'o- eni elemento intuitivo, divennero
infine veri sistemi 2p0- tetico-deduttivi: dove — premesso un certo numero
d’as- siomi e postulati (che possono anche dissimularsi, sotto veste di
definizioni) — tutto il resto procede per sola virtù del DISCORSO RAZIONALE.
Nacquero e si organizzarono la geometria di posizione, la dottrina degli
aggregati e dei gruppi di trasformazio- ni (tre colonne della odierna
matematica pura): da cui si manifestò che Je scienze del numero e della
grandezza non erano giù primordiali — come si stimò lungo tem- po — ma che anzi
riposavano sopra dottrine di carat- [4 I, : PIRA, todi. À Po se i nn i == ir!
te; ti = = a tere piuttos ESS piuttosto logico che malematico, e sopra nozioni
che nulla. avevano di quantitativo (*) |? I | . Dall’ altro canto Ja Logica,
specialmente per opera di matematici, usciva proprio in quel tempo dal suo
torpo- re secolare (**). Dapprima, accorgendosi di non aver nem- meno esplorato
e dissodato l’intero campo, dove Aristo- tile l’avea circoscritta, scopriva nel
ristretto dominio delle relazioni d’inclusione fra concetti ben altre forme di
de- duzione, che i troppi famosi modi del sillogismo ; IV deì quali su XIX — e
cioè le forme in Darapti, Bramantip, Fesapo e Felapton — si trovaron FALLACI,
ove non si congiunga alle due premesse una certa PROPOSIZIONE ESISTENZIALE. Appresso,
ispirandosi ai metodi e al simbolismo dell’algebra, la logica formale si
costituiva, per la prima volta dopo Leibniz, sotto il duplice aspetto d’un calcolo
delle classî e d’un calcolo delle proposizioni: due indirizzi paralleli, dove
spuntano analogie mirabili; il primo dei quali è più elementare e si scosta
meno dalla logica classica, dove l’altro, che oggi tende a prevalere, è più
generale e va più lontano. Di più, considerando che la mente nostra — così
nella vita quotidiana, come nell’ investigazione scien- tifica — ha da operare
con ben altre relazioni, che non (*) Primo ad osser consapevole di codesta
verità è Boole (uno tra i fondatori del calcolo logico) che afforma «non
appartenere all'essenza delle matematiche l'idea di numero e di quantità (Laws of Thought, Profaziono. Couturat. V. p.
os. Mac Cont. La' Logique symbolique et ses applications’, Congrès intern. de
Phylos., Paris, free UE 1200.) a o di predicazione fra concerti, 1a notomizzare
classificare ogni atudiarno quelle proprietà formati, | vol di deduzione: 0
AMHumevk pertanto | { (° il carattere universale di Logica delle rebazioni nel
quale ; DE A gi va confermando ogni giorno, Mo gtiamo ni più prgn. Mae” do” i
lavori di Sonmonpen, Ponnskt, Wurwrenap, Rue 4 gle tri, E poichò le relazioni
più semplici è più suggestive | is sono appunto quelle, che intercedono fra gli
oggetti. pr A contorni ben definiti delle discipline matematiche, gi ape
Di 7 i ng pa dep) as a fia ali pf fg pù
pri pei rt | si, ff. ppt sie 4 = LIE, E mn. 1 lf La dt eo” proget È * td xa *%
carattere di per nossologion; fatti Geometrie indipendenti da. gempré d'accordo
con l'intuizione (Geometrie, dove sol per appross Ls non troppo den era LIEZE
eg ei deh an so 30 forze dipenda da tutto il movimento passato (ipotesi
suggerìta specialmente dai fenomeni d’isteresi)—oppure una ipotesi di
solidartetà, per la quale il campo di forze, lungi dall’essere indipendente dal
punto isolato che gi muove, subirebbe nel moto una variazione locale
progressiva, come se fosse occupato da un mezzo partecipe del movimento
generato da quello (ipotesi che appunto si affaccia nella muova dinamica degli
elettroni). * dx * Se nel considerare il lato puramente formale delle
discipline matematiche sl perde di vista — o addirittura si esclude —ogni
materia reale o possibile delle loro implicazioni, sì cade in quel difetto che
chiaman nominalismo: la cuì forma genuina consisterebbe nel credere o supporre
di aver dinanzi un complesso di simboli e di convenzioni arbitrarie, vuote di
contenuto e senza alcun valore oggettivo. Questa è infatti la taccia, nella
quale incorrono più di frequente i matematici, con la tendenza a foggiar da sè
stessi il loro mondo, a riguardare le idee matematiche come pure creazioni
della mente. La formazione dei concetti matematici è un atto pienamente libero,
dice Cantor, salve soltanto la compatibilità d'ogni concetto coi rimanenti. Se
non che i matematici non sempre si curarono di rispettare questa condizione
alla lettera, la qual cosa avrebbe fornito loro senz’al- troalcun che di
esistente nella sfera di quei concetti. Pur sarebbe ingiusto il tacere, che un
tal peccato non [Grundl. e. alla. Mannichfaltigheitslehre, Loipzig] potò mai
partorire effettivamente alcun danno alla pratica, hd alla dottrina: in grazia
forse di quella certa armonia, che (secondo SPINOZA) fa sì che le operazioni
del nostro intelletto siano a priori intonate coi fenomeni dell'universo. Per
es. quegl’enti, che poi si chiamaron quantità immaginarie, non eran dapprima
che meri simbolì dì mon eststenza; e pretto nominalismo fu l’ostinagione dei
matematici nel conferire ai medesimi certe proprietà formali è nell’operar su
di essi, come se celassero qualche substrato reale. Or bene, in oggi le interpetrazioni
tangibili e le applicazioni positive di que’ ‘ giuo chi dì parole non si
contano più! Che cosa di più arbitrario e convenzionale delle regole d’un
giuoco, d’onde sì traggono spesso deduzioni su deduzioni, prive d’ ogni senso
reale? Eppure il calcolo delle probabilità [KNEALE, citato da GRICE], così
largo di aiuti all’esperienza e fondamento del metodo statistico dei grandi
numeri, ha origine da questioni relative a dadi e a giuochi di carte. È fuor di
dubbio che i matematici vanno assumendo, di giorno in giorno atteggiamenti
sempre più nominalistici. Ma non è più tempo oramai di quel nominalismo
grossolano ed empirico, che dall’ Hobbes sì concepìva presso a poco nei termini
che ho detto sopra; bensì del trattare e maneggiar come simboli gli oggetti
dell’investigazione matematica, ragionando in questa maniera. Se nell’ universo
fisico o mentale esiste un quid, ce i so disfaccia alle condizioni da me
imposte a que’ pinta per esso dovranno verificarsi i tali e tali altri fatti da
me dimostrati. Oppure. Le mie premesse C) di iP » Pi bai Di Ce e ì tie free ì
Lai © * #, > #.. Pi e = dei ci RI A n RA Osono da 1 co per compatibili, sino
a prova in sensanio. Ora è chiaro, che altro è negare e disconoscere aì simboli
qualsivoglia contenuto reale o possibile, altro è — come quì—trascurare ogni
loro interpetrazione speciale; e operar su di essi prima ancora di conoscerne
il senso reale, e senza inquietarsi perchè non pajano aver corpo oggi, e non
trovin per ora alcun riscontro positivo nei fatti. Il peggio che possa
accadergli —dice Voi, o Signori— è di perdere il tempo. Ma il nominalista
risponde, non senza ragione, che il mondo immaginario in cui vive è pieno
d’attrattive per lui; ch'egli fa l’arte per l’arte, e che la soddisfazione e
l’onore dell’ ingegno umano son fini più che bastanti a giustificare qualunque
ricerca scientifica. Nè io saprei dargli torto. Voi fate la scienza del reale —
egli dice—noi moviamo a ricercare il possibile. A voi basta acconciarvi alle
cose che esistono, così da cavarne il miglior partito pei vostri bisogni; la
vostra sapienza mira sopra tutto a prevedere ciò che sarà per succedere, a
somiglianza di quanto è accaduto in addietro o che suole accadere al presente:
noi per di più ci occupiamo di quel che accadrebbe, se certe condizioni si
avverassero, se tale o tal altra parte della realtà si mo- dificasse. Negherete
di darci ascolto, proprio ora che da più parti si cerca di ridere a spese di
quelle tali objettività e realtà, che sapete? Meditiamo insieme, piuttosto, al ‘tu
solo, o ideal, sei vero’ del sommo poeta. Pig Ogni dottrina deduttiva ripete l’esser
suo, la sua vita da quel processo intellettuale che va sotto il nome generico
di SILLOGISMO (in senso lato) dot. o IMPLICAZIONE CONVERSAZIONALE (what an
utterer implies in conversation), ; renza; e che permette di trarre plicazione,
infe- due 0 più promesse. Or che big necessarie da conclusioni necessarie?
lovrà intendersi per «Adlo mitica presente della critica, non par che si po
rispondere in modo assoluto. Le varie tendenze sui che circa il modo di
concepir la natura e gl’uffici del x; ragione potranno dar forse qualche }lume
in proposito. Il matematico sospende il giudizio. Pago, se il paragone e
l’analisi dei vari tipi di raziocinio, sanzionati dall’uso, gli consentono di
riconoscere un certo numero di fatti generali e costanti come norme della
ragion deduttiva. E se può coordinarli in un tutto coerente ed armonico. Così è
che i logici-matematici — da Boole sino a Peirce, a Schroder, a PEANO (si veda),
a Russell — riuscirono dapprima a compilare un elenco, indi » formare un corpo
di nozioni e principî, da cui par che dipenda ogni efficacia e virtù di
ragionamento. I frutti migliori da lo studio delle varie fogge di
argomentazione e d'’illazione familiari alle scienze matematiche. Nè vi sono
ormai discrepanze fra i risultati, benchè l’opera non possa dirsi anche
perfetta. i È, credenza generale è ben fondata, che la matematica ipeta Ja sua
certezza dall’intima comunione con le leggi -omutabili della logica, ossin coi
principî costitutivi ne son sarebbe forse men Vero il s0g> po fe __
viceversa — la stabilità e permanenza di i ei a fl lungo tempo cimentati ©
tempra 9° SO: 0% 3 veli ira e FAZIONE Non si tratterebbe, se mai, d’ circolo
vizioso: e d’un intreccio di eventi capaci di determinarsi a vicenda; nel quale
parve anzi ad alcuno di ravvisare come un saggio eloquente e nativo di quel
processo, che i matematici chiamano per
approssimazioni successive. Non vediamo noi l’esperienza modificar senza tregua
i nostri concetti fisici. E questi, così modificati, condurre man mano a nuove
previsioni e e a nuove esperienze. E così, per via di approssimazioni
successive, i concetti divenir sempre più maneggervoli e le esperienze più
conclusive? Tutto sta che il processo sia convergente: e qui si può creder che
sia, per ragioni induttive e storiche. E chi sa che in modo simile a questo non
siasi costituito, afforzato ed affinato in noi stessi il poter deduttivo? Se
così fosse, anche gli assiomi logici avrebber carattere strumentale, e Ja loro
vantata necessità diverrebbe illusoria. Si adduce in proposito, che non di rado
anche uomini insigni, persino fra i matematici, dissentirono circa il valore o l’esattezza
di qualche ragionamento; e che certe fogge d’argomentare, avute un tempo per
buone, non appagano più le esigenze moderne. Per es., il grand’uso che si fa
una volta dell’intuizione geometrica e meccanica nel ricavar conseguenze, che
non si stimaron per questo meno apodittiche, o men necessarie delle altre. Se
non che il dissenso par che volgesse non tanto sulla bontà e verità dei principî,
quanto sull’ uso non sempre di- [Bòcuer,
The foundam. conceptions ele] sciplinato e legittimo — che potò farsi di
quelli. Così se oggi escludiamo che l’intuizione possa giustificare una
deduzione rigorosa, gli è solo perchè vogliamo, che il ragionamento proceda
secondo norme precise e leggi ben definite; dove l'intuizione è sempre ribelle
a codesta disciplina, rifuggendo per sua natura da qualunque determinazione.
Che delle successive conquiste della matematica nessuna ha distrutto le
precedenti; che nel progressivo sviluppo delle discipline matematiche nulla vi
è stato da rinnegare, nulla da mutare sostanzialmente; che il trionfo di
concetti nuovi non ha mai propriamente infirmato le verità ciù acquisite. Questi
fatti trovan la lor ragione nella cura costante, che i matematici posero a non
discostarsi mai da quei pochi processi logici, che sono stati seguiti
spontaneamente, naturalmente, senza discussione e senza eccezione, da tutti gl’uomini,
in tutti i tempi, in tutti i luoghi. Ma con tutto ciò, si osserva, non è tolto
assolutamente il pericolo, che i modi e le forme di raziocinio, da noi ricevuti
e adoperati con tanta fiducia, ci facciano urtare un bel giorno in qualche
contradizione: onde per lo meno avverrebbe che certi assiomi logici, i quali
ora stimiamo validi universalmente, in realtà sarebber soggetti a qualche
restrizione. Un tal dubbio non è logicamente impugnabile; non avendosi pur
troppo alcun mezzo di escludere a priori (ossin con la stessa certezza di un
teorema logico) la possibilità d’ un evento [E. D' Ovipio, * Uno sguardo alle
origini oto.]= — | = OTT î dk così sgradevole. Non si può avere una certezza
apoditica della compatibilità o consistenza di tutte indice le premesse
inerenti nl discorso; in quanto per condude che gli assiomi logici A, B, €,...
sono immuni da ogg germe di contradizione, bisogni esser certi che i prineigg
A', BI, C,.. su cui poggia In dimostrazione sono es stessi compatibili. In qual
cosa richiede a sua volta ssa nuova dimostrazione; e così via senza speranza di
veci ta, come il cane che insegue la propria coda. A dar credito all’objezione
suddetta molto ha contri buito la recente scoperta di alcune antinomie e contradizioni
nella teoria degl’aggregati e dei numeri trasfiniti. Sono argomento di valorose
discussioni i paradossi di BURALI-FORTI, di Richard, di Zermelo-Kéonig. Ilustri
matematici e filosofi prendono parte alla disputa: e e qualcuno ne trasse
motivo a dichiarare il fallimento delle nuove tendenze logistiche. Se non che
bisogna guardarsi dall’ esagerar l'importanza d’un fatto tutt’ altro che nuovo
alla storia delle scienze. Antinomie occorsero in matematica più d’ una volta,
e tutte ricevvero prima © poi soluzione adeguata; in tutte si trovò, prima o
por, qualche errore di raziocinio. È celebre tra i filosofi greei la
contradizione di Zenone di VELIA d’Achille e della testuggine, dipendente dalla
relazione 1=/ +! ++... in infinito; dove )’ unità è posta eguale ad un numero,
che varia restando sempre minore di 1, È grande oggetto di controversia Ja
serie 1-1+t1-—1 +41. infinito, la cui somma vale .1, 0, !|» 0 non ha valore
plate» determinato, secondo il criterio che si adotta nel definire il
limite È î | vt ta? . in generale e la
somma d' infiniti numeri. In ambo gli esempì disparve ogni contradizione,
quando fu nota una esatta definizione del limite: ond' è verosimile, che la
presenza d'idee non ancora ben definite sia la sola cagione, che ci permette
talvolta di spinger qualche dottrina poco matura a conseguenze non conciliabili
fra loro. Tutte l’antinomie derivano, per un verso o per l’altro, dal
considerar l’infinito; che per ciò appunto alcuni (i finitisti, come Renouvier)
vorrebbero escluder senz’altro dal dominio della ragione. Consiglio prudente,
ma vano. Atteso che l'infinito è nella natura di troppe quistioni, e “ naturam
expellas furca, tamen usque recurret. Concetti d’ una sfera così vasta, che
parve giù sogno il presumere di segnarne con precisione i confini, son oggi
divenuti logicamente maneegevoli, e prestano ottimi servigi alla ragion
deduttiva. Certi altri — come tutto il pensabile, tutto ciò che non è numero, e
simili — par che abbiano ‘n sè veramente alcun che di vago e d’ indefinito. E
non è meraviglia, se partoriscono equivoci. Le concezioni ed operazioni
matematiche si estendono ad ogni classe finita d’enti, e a certe classi
infinite, che si posson chiamar transfinite. Ma è fuor di dubbio che esistono
ancora innumerevoli classi, a cui non sono applicabili. — rr” [PEANO, Supor
theorima do Cantor- Bernstein, Rev. do Math.] l pn h miglior nce) quasi tutti |
risultati del Caswrog: ma, quando anche non si giungesse ad escluder da queste
al foggo OENÌ traccia di contradizione,e ci convenise sfron- daro una parte
della dottrina dei numeri transfiniti, © rocidere qualche altro giovane
rampollo del grande 40 hero matematico, la Critica ci ha da gran tempo as-
vozzi a bon altri pontimenti 6 1 ben altre rinunzie! Ep- pure ci fu chi non
dubitò di ascrivere a demerito dei logici-matematici l’ aver concorso mettere
in luce co- deste difficoltà e ad agitarle; quasi che a loro fosse Im putabile l’esistenza
di così fatte antinomie. xMk Tutti sanno che ogni teorema di matematica è
subor- dinato a certe condizioni od ipotesi, — esplicite o no — che ne
definiscono il campo di validità. Un teorema è vero, qualunque volta ne sian
verificate le ipotesi: il che fa già intravedere il carattere logico, o
formale, delle verità matematiche, e il genere di valore che queste pos-
siedono — valore, che si potrebbe anche qualificare come una necessitd
ipotetica. Gli studi logico-matematici intorno alle varie discipline deduttive
cercano appunto di dar risalto a questo carattere © di scoprirlo dove non è
palese, organizzando ciascuna di quelle (fin dove è pos- sibile) secondo uno 0
più sistemi ipotetico-deduttivi. Un ordine di proposizioni, la verità delle
quali riposi unicamente SU certi postulati od ipotesi peculiari a cia- ©)
Couturat,* Lea prino pino. des Mathém *, (loc. cit.) pag. 4. È pd fel 6 r, i i
he » Ù x "Te o Pg di L) LL 24 PARTI PUNTALI da Pe fi.“ è : n e: ‘cuna
disciplina © sugli assiomi logici ; di Guisa che | ; de tutto si svolga per
virtù propria da questi soli va combinati algebricamente fra loro a tenor delle
dei canoni che informano il calcolo logico: ‘ sistema ipotetico-deduttivo ’,
ncipii, C88Ì e tale,, “ dipresso, ll Il processo algoritmico porta non solo a
distinen organicamente i giudizi a priori, o primitivi, da i derivati, o
dedotti — insomma gli assiomi e POstulati dai teoremi — ma così anche e nella
stessa misura (fra le nozioni intorno a cui versano questi giudizi) le jdee
primitive, o indecomposte, da quelle che ne sono ripro- duzioni e derivazioni
formali, e che insomma risultano effettivamente composte mediante le prime,
combinate fra loro e con le categorie della Logica. Le due distinzioni sono in
verità molto affini, e la seconda non è meno antica dell’ altra, nè par che le spetti
un valore molto diverso: ma con tutto ciò non l’è stata riconosciuta ’pra-
ticamente un’ eguale importanza prima dei nostri tempi. Si cercava bensì di
ridurre al minor numero gli assiomi e i postulati, ma per lo più senza porre
studio di sorta nel definire tutti gli elementi che occorrono ad una trat-
tazione deduttiva col minor numero possibile d’ idee fon- damentali: onde il
vantaggio, che si acquistò per Ul lato, si perdè bene spesso dall’altro, atteso
il numero © la qualità delle idee primitive, a cui si volle raccomalt dato il sistema. (Così, per citare
un esempio, benchè ve fuor di dubbio oramai che gli oggetti della Geometri*
Cera Si posson comporre di due sole materie prime Ideali: per es. il punto e la
sfera, ovvero il punto i — “REI il moto: vedemmo pur non è molt DA simo ufficio
di “‘ Grundbegriffe der meno che le nozioni di Corpo rigido, Parte d'un coi
Spazio, Parte d’uno spazio, Occupare uno snai vg l pazio, Tem- po, Quiete,
Movimento). i do: Decorne ‘0gistiche da istituire intorno ni principii d’ una
disciplina deduttiva consiston pertanto in un du- plice lavoro di riduzione: e
cioè riduzione di tutti î con-- cetti a poche idee primitive per mezzo di
definizioni op- portune; e riduzione di tutte le proposizioni a un certo numero
di postulati o proposiz.' primitive attraverso il processo deduttivo. Lo studio
principale è sulla maggiore o minor
convenienza di questa o quella definizione, di tale o di tal altro postulato:
ed ha in sè tuttavia qualche cosa di soggettivo e d’ arbitrario, in quanto vi
sia sempre una certa libertà nella scelta delle nozioni e proposizioni da
assumere in officio di primitive. Se non che, giusta il nuovo modo di
considerare, non c’ è luogo a parlare d’ idee più semplici e di proposizioni
più evidenti’ che certe altre idee o proposizioni: non vi sono, in fin dei
conti, che idee non definite e prop. non dimostrate. È logici-matematici non
concepiscono la differenza fra altre che ne derivano at- come dovuta all’ esser
quelle 0) Proporre alm edo geometrie ’ niente le proposizioni prîmitive e le
traverso il processo deduttivo Li cf per sè stesse più evidenti, più credibili,
meno impugna bili: ma al contrario essi vedono nei postulati delle pro-
posizioni come tutte le altre; la cui scelta può, Saper di- versa, a tenor
degli scopi che Sl Ven raggiungere, ipa . to el paragone del vari aspetti anzi
tutto dal 1 lo il variar dell Mo | | M' (10) tl 0] ial4, » il trattato, 8600N e
Scelte, Ri — 1 i gu morelli i Na at rd IV wr si ndo an immagine nsgni felice di
(. VAILATI he, 00 i rapporti fra 1 postulati e Je proposi. diremo fis I int hà
‘ basarià a dipendono 8 potevano un tempo Daragona- zioni | ; v f lli che
intercedono fra il monarca ed i sudditi TU i (}l i : la NI, ? autocratico; ora
Invece 1 postulati, rinun- d'un governo ric fi A | siando a quella specie di
diritto divino, ba, cui pareva investirli la loro vantata evidenza, son
divenuti come | capi elettivi d'un regime democratico, Ja scelta dei quali sj
deve (0 Sì dovrebbe) alla riconosciuta capacità d’eser- citare per qualche tempo
una funzione nell’ interesse del pubblico. PASCA (si veda) dichiara che, se la geometria
vuol essere davvero una scienza deduttiva, bisogna che i suoi schemi di
raziocinio non dipendano dal significato degli enti geometrici — nel modo
stesso che non dipendono da questa o quella figura illustrativa — e che
soltanto le relazioni imposte a quegli enti dal postulati fondamentali abbian
peso e valore nella. dedu- ostia. Con ciò veniva Egli a dire in sostanza, che l’ente
primitivo di qualsivoglia sistema deduttivo. deve Wi da Mep 5. arbitrarie,
dentro certi col Neben, proposizioni primitive; in modo ché delle parole o dei SEGNI,
che RAPPRESENTANO quale i Malche soggetto primitivo, sia unicamente determinato
Voti Praa ui Fironzo, "EMI pi; Logica matem. ', nolla Rivista « Joonai*
Vorles, ‘ is dif ok tina a Te I 43 dalle proposizioni che versano intorno n] DI
. it il : anche, prima, per influenza di Gr medesimo, E ‘ La ® 10 Pr.ttok r Î)
familiare ni Geometri 1° uso d’ intendere ’ i ta già . n] P | ta Pe 9, MI | linea
o superficie come aggregato di parola La ‘Pa j di elementi À 3 “eMenti, di eni
non occorre specificar la natura, purchè gi sappia che si pog- Sd valo. nori.
ao di Go I | te parametri variabili. Codesta facoltà di astrarre da ogni senso
speciale dei con- cetti primitivi consente di operare simbolicamente sopra
espressioni di contenuto instabile; e però di abbracciar col discorso in una
sola dottrina generale éd astratta parecchi ordini di oggetti particolari e
concreti: a quel modo che la risoluzione d’un solo problema algebrico contempla
- sempre più casi, non solo diversi numerica- mente fra loro, ma altresì
differenti per la qualità dei loro dati. Come già dissi, ln verità o
consistenza di tutto il st stema delle premesse logiche non è dimostrabile. Il
carattere universale delle dottrine logistiche appare anche in ciò che — mentre
il più de’ sistemi filosofici dispitano intorno al criterio dell’esistenza —
quelle a pre» sumon dirci che cosa sia il dato. Ma si uerpoan parlar
d’esistenza (o della sua negazione, i ; logici come di un quid non definito,
cui gli gg impongono certe condizioni: di guisa che, P-**- arguir stenza nota o
supposta di certi oggetti si Pes" più su V esistenza di altri oggetti;
eoc: Ort che, i DI 44 sagione tutti convengano fra loro; jo mi rag mbo qualche
contradizione latente, è un ‘atto, che non gi può confermare Def CeGUZIONe 1
non ia ate: ad alcuni principi rispetto mi altri, di cu orse (I riori la
consistenza); un fatto, dal quale che una certezza induttiva o storica)
accolgano IN gro gi conceda 4 ] non si può avere A} contrario non è dimostrato
ancora che in un domi- nio di pura logica (inteso con qualche larghezza) non si
possa trovare un’ immagine o interpretazione dei concetti primitivi poniamo dell’aritmetica per cui tutte quante le proposizioni di
questa scienza risultino verifi- cate. Allora — ove si conceda Ja compatibilità
delle pre- messe loriche—avrem’ottenuto senz'altro una vera e propria
dimostrazione della compatibilità di codesti assiomi aritmetici, sul fondamento
di soli principii logici. E una volta ammessa Ja consistenza degli assiomi
aritmetici e logici, resta poi molto agevole stabilir quella dei postulati
inerenti ad altri sistemi deduttivi. Molti stiman superflua, nella più parte
dei casi, una dimostrazione siffatta. Così, p. es., PEANO (si veda). La pro-
che i postulati dell’ Aritmetica o della Geometria non pz ie di a no 8 pr ma li
scegliamo di ui i ole n pts (sia pure implicitamente) e proposizioni, a QONERE
a di Geometria, La dui on Vrntinta | d: RE 0 Sia Sira analisi dei principi di
ques 0 P. i, «è Su Rev. de Métaphyg, la compatibilità des aziomes de l’ Ari | a
et de Morale, prio 19op- enni 45 scienze consiste nel ridurre Je afferm azioni
gratui Ina ivi CORO fogli it atutte al numero minore. possibile di giudizi
necessarii î © sufficienti. metrici ò Sod- p unto, Possiede Geometria. Noi
pensia- ino il numero, dunque il numero esiste, Una prova di consistenza sarà
per altro opportuna, ‘allorquando i po- stulati siano epoteticî e non rispondenti
a fatti reali (i Che la logica — e forse anche l’aritmetica — oc- cupi un posto
a parte fra le varie discipline Ceduliiza appare altresì dal fatto, che per l'
intelligenza d’un ni stema ipotetico-deduttivo non è propriamente necessario il
sapere di che cosa si parli, cioè conoscere un senso dei varii concetti
primitivi. (basta percepire il nesso lo- rico e la concatenazione delle parti,
il valore dedotti x di ognuna, ecc.) e il tutto può 1r0g9S) SARE per simboli
logici: laddove, sotto pena di non . Sai conviene esser tutti d’ accordo circa
un us À “«.g 6 buire alle frasi come “ a e d sig È pia gr Logi- non d,, e
simili, che dinotano di o a incon- ca; e alle radici stesse della Logica 3 o on
vige che tra barriere insormontabili, oltre a ge io credo, Il solo processo
empirico. (Per re le prime nozioni il Russel qualificava di costanti logie s
irreducibili, di cui non Si apprende s l’uso; cioè per mezzo d’ esempî ® °°
guaggio comune). | 1 da è in +, (34 Super theorema de Cantor-Bernstet ) Ora il
sistema dei postulati aritmetici 0 geo disfatto dall’ idea che del numero, o
de] ogni scrittore d’ Aritmetica o di loc. cit. i . ii ( Cai 40 Mae gta o til
enni TARA: smog 0 compatibilità delle | n consistenza © * ui Ile Dotegj | TO UL
I i ‘distinguono ancora © dimostrano lidi Dendoy, i (uso RAT TATE ‘ti 2 i za
sioni primitive (il fatto, che Nessuna gj sj esplicitamente a Spese delle Utre)
et N Jativa dei postulati (cioè che NesSUNO Agg" degli altri): cONdizioni
ce dovrebbe iutte concorrere In Un perfetto sintonia Ipotetico-deduti. ma che
non sono però necessarie al rigore geometri. so: in quanto dal trascurarle non
viene infirmato il nesso ingico delle varie proposizioni, nè si toglie al
sistema di \oter essere un tutto coerente e consequente a sè stesso, Accade talvolta,
che fra due interpretazioni quali che sjano de’ concetti primitivi si può
dimostrar che. inter- cede una corrispondenza perfetta, di guisa che per certi
rispetti si possan confondere in una le varie classi di enti capaci di
verificare il sistema: questo dicesi allora categorico, e nel caso opposto
disgiuntivo. Ad un siste- ma disgiuntivo è lecito sempre congiungere nuove pro
posizioni primitive (indipendenti dalle altre) così da re- stringerne il
dominio: esso lascia aperta una strada è diverse possibilità; Jaddove qualunque
proposizione vera, che si possa enunciare negli enti primitivi d’ un sistema
Catega IC, ® È a % . LI 44% di 271100, € Sempre deducibile dalle proposizioni
primitive 1 ([Uesto, pogisti va dello I* relati iu se di definil capa ipendenz®
ri VO. Un piccol humero di li escludere ide. lO perciò di sa POSSANO, 0 no
paragoni permette di constatare © “uivalenza ’ di due dati sistemi: bastal”
Pere, se i concetti primitivi dell’ uno si PA Pre Droposizioni primitive di
ciascuno sian de- += —aemsre ug si n il v iva eee ne PTT, PESO quoibili, 0 1%
da quelle dell’ altro, Distinzioni ed osservazioni ignorate dalla Logica
classica, e di cui la mo- jorna doo saper grado Mm Matematici. Il nuovo
concetto ai definizione possibile ha messo in chiara luce, che privilegi
attribuiti a certe proprietà così dette
essenziali hanno un valore al tutto relativo, Le differenze tra
proposizioni affermative e negative, fra proposizioni. generali e particolari,
categoriche e ipotetiche, ecc., sono tutte assorbite da una sola e fondamental
distinzione fra proposizioni, che affermano la mutua dipendenza di due o più
fatti; e proposizioni esistenziali, che affermano la possibilità dell’avverarsi
di due o più fatti ad un tempo. Altre distinzioni trasmesse dalla logica scolastica
alle moderne teorie della conoscenza sono del pari sottoposte ad una critica
più rigorosa, e ne uscirono in certo modo trasfigurate, restaurate ed
arricchite di nuovi e più importanti significati — p. es. quella fra giudizî
categorici e giudizi ipotetici. A logici matematici si debbono alcuni miglioramenti
li non dubbia importanza, recati da poco tempo alla teoria della definizione. E
prima di tutto lo schema tradizionale, che fa consister la definizione nell’
assegnare il genere e le differenze specifiche, — ossia nel “ercar delle
classi, onde quella che si vuol definire risulti per prodotto logico — venne
allargato in maniera Mito se il caso (molto più generale) lan A ""
definire si possa avere in funzione di classi Q, | | n pat JE I Vattam, Il
Pragmatismo e la Logica matematica) pr Tr
Beans" 48 £- i pera cao b; a n i operazioni quali che sano, Durchè
“i ( Pe" riori, 0 in ‘altro modo aequisite: Poi ago ‘ci si dilataron per.
altri versi, pri soddisfare 4 VIBOBR che subiamo 8PEANO (si veda) ofinire non
UN termine siii ma pile Di frage, ar quel termine comparisca in uno Speciale
atteggia. mento: onde, sotto forma digit: e dii ie 81 confor. mara il fatto
(intravisto già da ATO, che Je definizioni di parole isolate appartengono, in
qualità di semplici modificazioni o casì speciali, alla grande categoria delle DEFINIZIONE
EMPLICITE; e st legittimaron quelle, che PEANO chiama definizione per
astrazione, la quale tolge motivo a creare un nuovo concetto da ciò, che una
qualche relazione manifesta di possedere alcune proprietà cardtimali
dell'eguaglianza (come p. es. dal fatto, che due quantità di merce, atte a
permutarsi con una stessa quantità di altra merce, si scambiano anche fra loro,
nasce i concetto di valore A ecc.). eis vpi non solo ha posto in chiaro, “ovare
della definibilità d’ una data parola o di x Male concetto è cosa priva di
senso, fin tanto che bon 5 8appia con Precisione di quali E, le o con- ‘AM BI
vuo) far Uso nella d A ni età, to Una spiegazione del ui definizione; SA
Inoltre ha da Dortanti di scienza 6 fil ‘ he parecchi termini molto na Melli,
di cui non g; Osofia si trovano appunto ag “e una d “rebbe ragionevole il
chiedere 0 = definizion #3 a scolastico: ed ha pé noto, n ori an0osso * priori,
Uri È I esi più elast i n | QUIS © IN senso oo bregiudizio agnostico, che di
00° li ‘ontribuito 6 ni Aa 1A De 4) tie La TR RI 1 0g I I no, e a PE cApnertt
hoy dello com (1), #4 La fusione progrensiva della Logien con Ja Matoma: rica —
cho ni compieva Implieltamente, 6 quasi Pronti sciamente, nei Invori di Boole,
Behrbder 6 €, Petroo da an Into, è di Wolorstrass, Cantor e PEANO (si veda)
dall'altro — costituisce senz’ alcun dubbio un fatto di somma impor: tanza per
la filosofia delle matematiche, Una riforma di così gran conseguenza domandava
un’ esposizione siste matica, che fosse come una sintesi dei molti studi, che
hanno concorso a produrla, Questa sintesi è stata ten- tata di fresco e con
esito nssai promettente, da Russell nei principii delle matematiche -- Cambridge
-- la quale ricapitola, discute e coordina i risultati d'un gran numero di
ricerche critiche sui fondamenti delle matematiche, e Je nuove teorie che son
nate da queste ricerche. È insomma un tentativo di ricostruzio logica di tutta
quanta Ja matematica ‘ puri | 4 la ‘ “| ì » 00 vd =" n E n LO p pe re | da
LI = e | na ai | A: ‘ P È x 2 è sà i Yi, % sd ; n 4 . i fi Ù da ah matematica
in una ‘ definizione nom: dottrir iitivi di quella; per ognuno di quad pun
sconveniente interpretazione nel vasto Pitt, cane” “sioni logiche. In grazia, a
codesto artificio Ra se np opportuno in un lavoro di in Po purea concludere,
che tutte quante le i > ù matematica ci AERITANO ia A nove COMCEtt
»rreducibili (costanti logiche) e riposan su dodici propocìzioni
‘ndimostrabili; che sono appunto le idee prime e gl’assiomi della logica, 0
(come altri direbbe) j datj a priori, o ì principî costitutivi della ragione.
La matematica (così 1’ A. sin dall’ inizio dell’ opera) è Vin “ sieme di tutte
le proposizioni o giudizî della forma “ + p implica 9g "» «dove p e gq son
proposizioni che con- “ templano, sì }' una che l’ altra, le stesse variabili,
e “ non includon costanti, da quelle logiche in fuori,.Togliendo a materia, o
soggetto, di codeste inferenze logiche certi ordini di fatti naturali, si
avrebber le matematiche applicate. Benchè non appartenga alla matematica in sè
il riconoscere, sin dove que’ fatti si pieghino a Verificare i principî e le
ipotesi d’ una teoria matema- tica astratta. I Se non che fra quei canoni o
postulati della ragion deduttiva — i quali, secondo Russell, bastan da soli a I
sca - att matematico — non Agura Mr Stenziale; vale a dire nessun giudizio
gingola, del concetti prim fama 0 i f Rin > possibilità di ‘oggetti capaci
di comportarsi nel | Ul altro modo. Ipotesi di questa sorta occorronIn QUaAsi
tutti è _» AMT ! tutti i sistemi matematici, che da quelle mA*°ti 4 ® di 14
fl" i L E d 2 i A "D per ) ro” Vidic E ditta ° Lo fe ii - 5a f 3553 è
3 € Ale ES — ci iciii "5 ca ra 28288 Cn © >: = DR: ponti È poi - E CL.
E = s È 3 É 5 E @ - ] inca . te r. eo P de] con PIPMESINORO SLI pari). Sotto RI
} to questa restrizione pare n A è legittima la conclusio re a le matematiche
non abbian d’ ne del R., che costituirsi,..—’ ‘Mobo di proprii assiomi ver
OSURWITSI deduttivamente; ma c) di pi; retierali n n Ia che bastino a ciò Je
più BeNerali premesse comuni e gi nuà a: i ° BI può dir necessarie ad ogni
umano discorso (ben g'intende. ove « | PROT, OA “He, Ove si congiungano a que-
ste le definizioni logiche dei vari; des egg sicchè, in fond “ anil concetti
matematici); co- tod I | °, Siano una sola e medesima cosa il meodo deduttivo
«€ ti Il uiiaià 0 logico e il metodo matematico. o discorso volge al suo
termine, e non ho che appena adombrato Je difficoltà che si elevano e i dubbi
che si muovono contro la concezione logica delle mate- matiche astratte; se non addirittura
contro tutto il nuovo indirizzo logistico, che vorrebbe escludere dal processo
dimostrativo qualunque elemento arbitrario ed autonomo, qualunque mezzo o
spediente anarchico; e bandire insomma ogni foggia di deduzione e ogni
strumento di analisi, che non siano debitamente censiti e qualificati. È sempre
in onore sino dai tempi del Kasr l’objezione
oggi rinfrescata dall’autorità d’un illustre scienziato che se la matematica
è veramente una disciplina formale; dunque obbligata a procedere da un piccol
numero d’idee fondamentali, operando con norme fisse e inviolabili, ben
numerate € distinte — se insom- #,% | Vatis i I tia- ma le sue verità fozsaro
analitiche in og I abi GT o jJorido no — come avrebbe potuto mai consesiure l fecondità di cui si vanta @ buon
drit- sieme dei numeri me ben fondat sviluppo e la e et l'hypothèse ®, p. 19.
(+) Poincare, È La sc eru î ; è Mo # : - 54 SR in dovrebbe piuttosto consistere
jin Derpet to? O ne I in affermazioni del tutto ovvie e ban Ue ri, ali, Con»
‘ntieitamente nelle premesse; e risolvergi tenute implie itamente ] Isolversi
Dertanto ‘n una vasta e infeconda tautologia ? Dunque. gj petizioni, Stima che
Mento la logica, senza riflettere che il metodo logico non può la matematica
null'altro sia che un prolung; andare che dal generale al particolare 0 dall’
eguale a l’eguale, e che la deduzione non può mai sollevargi dal particolare al generale?
D'onde verrebbero allora quelle stupende generalizzazioni, di cut si fa bello
ogni ramo della matematica? E un fatto, o Signori, che l’aritmetica, la geometria
e le altre discipline fin quì elaborate con norme rigorosamente logistiche,
contemplano le stesse cose, arrivano alle stesse conclusioni e riproducono in
somma gli stessi corpi di dottrine, di cui s'ebbe già cognizione per vie più
sollecite, con l’aiuto d’altri strumenti o di mezzi più gros: solani. E un
fatto si è, che persino la logica formale, com è istituita, ad es, nel formulario
mathematico di PEANO (si veda), è proprio tutt'altra cosa che una pura e
semplice TAUTOLOGIAt; chè anzi vi trovan posto parecchie gen® 5 n sta tutto
simili a quelle, che incontriamo Si ittiche (p, es. nell’algebra) e in nessun
M° Ss Via d’appelli all’intuizione 0 plt'etpatelo Rica n Diutttosto da vedere
come sia sorto Il ul le: + intanto Sterilità della Logica e del sù; ci "0
dialettico; e cercar di spiegare la maraviglio Bil fecondi : Ità della “ TRVero ben deona ai e a “degna di
meraviglia che’ — - SEZ SÒ discipline, dove l'intrecciarsi in Ogni senso e il
moltipli carsi all'mfinito di conseguenze ottenute per sola virtà di raziocimo
da poche proposizioiote ol ammesse per vers, costituisca un mezzo euristico
8pesso più efficace e più valido, che non l’esperienza e l'osservazione diretta
(sia pur diligente e assistita da buoni strumenti); e dove questo è anzi
l'unico mezzo che serve, non solo ad evocar cose vecchie o giù note, ma ben
anche a scoprir nuove leggi e nuove relazioni. E che questi rami di scienza,
lungi dal mostrarsi a noi stazionarii o non progressivi, sian proprio quelli,
dove il crescere delle conoscenze è più rapido e 1 frutti ne son più
sostanziosi! Si ha un bel dire, a proposito dei SILLOGISMI onde risulta una
scienza così fatta (poniamo la geometria) che tutto ciò che si afferma nelle
conclusioni è già IMPLICITAMENTE contenuto nelle premesse. Che è questo,
insomma, se non ri- conoscere — per via d’ una rozza e poco appropriata
metafora — che le proposizioni tolte in ufficio di fondamentali bastano da sè
sole a produrre tutte quante le conclusioni, senza ulteriore concorso dei
sensi? E però quella massima non sanziona un difetto, ma piuttosto un pregio e
un vantaggio del processo deduttivo sol 'inditto vo; nè può aversi per
objezione contro l’uso del sillogismo- chè tanto varrebbe n dispregio dell’arte
scultoria Il tatua è già tutta IMPLICITAMENTE nel togliendo il superfluo, la
estrae gine del Buonarroti. dire, che una bella $ masso, d’onde l'artista, —
giusta la poetica imma i e strumento di ricerca (VAILATI a tarsi di ripetere in perpetuo ‘ A è A”, ‘ A
non è BE n A presso a poco. Qual mera viglia, se così AES e s’ingra indi. Da: A
oltre misura Ja distinzione tra giudizii analitici e sint etici? È Costretti
gli uni (i giudizii analitici) a restar negli angt et | sti confini di cotali
insulse ripetizioni, avvinti. alle Dr rili tautologie, che gi avevano per
patrimonio della | Lo — 5164 pura, era ben Naturale, che a tutti gli altri si
cer n. Casse una | cai | se una base fuori della ragione; che i primi. si 8 È,
gi mein nti d spiegare il fees Sl: Il potere qj se ai giudizi sintetici. si i -
Duramente logic; ost le nontee cognizioni. A de az Sciute, hi n "70 sola
capacità di esporre. NIRKES 2a contro, ; to e. *dagogi SCR di dattic: SE de ve,
P° % iu; ca si; lb Si arl e sempre l'effetto e iaia 57 di operazioni
extralogiche, svolgentisi nelle profondità misteriose ed oscure dell’intuizione
| Se non che questo modo di vedere pare oggi oltre-passato, e di buon tratto.
Le indagini logistiche misero in sodo, che i pochi principii a eni alludevo
poc'anzi sono radicalmente inetti a giustificare da sè soli Ja massima parte
dei raziocinii, che tutti riconosciamo per ortodossi e legittimi. Il meccanismo
della ragion deduttiva apparisce oggi assai più ricco d’ingegni e di ruote,
assai più complicato e più vario, che non si credesse nn tempo. Se così è, se
l'albero logico sorge in realtà da più ceppi e si nutre da molte radici, ben
s'intende come parecchi e varii principii associati in una stessa deduzione
possano dar conseguenze non implicate da alcuno di essi in particolare: dunque
più generali di ognuno. Non senza ragione Leibniz designava col nome di
combinatoria l’arte d’inventare per mezzo del raziocinio. Un matematico,
avvezzo alla straordinaria fecondità e alle sorprese del calcolo combinatorio,
non fa gran caso di udire ad es., che un piccol numero di postulati sia capace
di generar conseguenze inesauribili. Qualsivoglia deduzione logica ne arreca,
generalmente parlando, un’ economia di lavoro; € ci porge, nelle sue conclusioni,
qualche nuovo fatto — che altrimenti non conosceremmo, senza l’aiuto di
particolari esperienze. Dunque ci spinge avanti d’ un passo sulla via del
sapere, non meno d’ un risultato, che emerga dai laboriosi pro- cessi dell’
induzione. Si dovrà perciò dire che quella Com- binatorin è un metodo
sintetico? Dicasi, e non faremo Rae esdreiài quistiono ilipurchè 8° intendano
sintesi p parole; ut rogrich® iptellettuali, che nulla ripetano. dall’ in n. ©
ogieh® ita sonsibiile; © quando PUT gi voglia be; loro ET i sn Re: : qualche
intuizione, sia questa un’ eretwizio n. a dire una apercezione di fit.
consognionze, © null’ altro. non gi possa disconoscere alla I certo potere di
generalizzazione, ( maggiore nella Logica applicata; 0 pai discipline, dove intervengono
postwta es consistenza e vigore al discorso. Uno dei e don tico consi una ale,
vale princi" 0 e-@ ai sul”.59 ‘in
Geom. Projettiva, i principî di Hamzlton e di Herz ‘n Meccanica—si prestino a
rappresentare, abbracciare e compendiare un numero immenso di fatti. Per certo
non chiederemo alla logica quello che non può dare. Come sarebbe il charirci
intorno al fatto psicologico dell’ invenzione. Ma in che si distinguerà l’invenzione
vera dalla falsa, se non perchè l’una si può, prima o poi, dimostrare e
giustificare logicamente? L'invenzione non acquista valore di verità, finchè
non è dimostrata. Ed anche sotto l’aspetto psicologico, il suggetto a cui si
conosce l'invenzione vera non è già l' esser questa generata da un capriccio
d’immaginazione e da fantasie, come tante ne vengono ai bambini ed ai matti. Ma
sì da una certa logica istintiva e prudente, che per essere inconsapevole, non
è meno conforme alla logica cosciente e riflessa. Quella non fa che anticipare,
con un | vago presentimento — che è come il fiuto della ragione — I gli atti
della logica discorsiva. Dunque nessuna opposizione fra l’euristica e la
dialettica; le quali anzi vanno d'accordo, secondo una certa armonia
prestabilita Ck La scoperta diretta e immediata per intuizione geniale, la
divinazione artistica, avranno sempre grande stato € potere nel regno della
conoscenza: ma opporre il fatto dell'invenzione ai progressi della logica
dimostrativa sa- [Courunat, La Logique et la Phylos. er do Métaphys. et du
Morale} vr PIL! d ii rp, fede e valore al contrappunto i ino 60 negar rebbo
com® Sion musicale. Nelle objezioni di «qu Ù : si A ; distingue abbastanza, io
credo, Do im sorta non" | assetto statico © razionale d’una dige tes a) i
PRA. alita operative © dinamiche, Le | gole sue d ts: vistiche (conviene
riconoscerlo) mirano: iù a statico delle varie discipline deduttive e: AA po di
verità stabilite, che alla landa a, na gcientifici tendenze 10 I° equilibrio
scienza, come cor operativa della scoperta scientifica. du xè si creda, che i
progressi. nell’assetto logi 4 0 delle C | matematiche siano per nuocere allo
sviluppo delle £ A tx intuitive ed artistiche. Perchè, mentre si fo sa Mi cresce
il dominio della ragione positiva, cresce fo mt i tempo e Si allarga Ja zona di
confine fra “que est £ le altre regioni del sapere (che nuovi ‘e maggio ori a
pe: et sti compensano del terreno ceduto) :. e così. al | ul ne dell’istinto
intellettuale, V attiv ità SMI IE! nio — che appunto. sì esercitano sj 11
scenza più ev oluta—ungi dall 7 vale; m ‘esciranno anzi accresciute in dii Di
> si "OTe. d'or VELA, CATA Adi # È Ber # però dia i Îi officio, © o si
to prrzci alle sue operazioni. Per es. che ina Esa. E 2° ne, potrebbe scortare
e dirigere la: noetra messinesi ©a81, dove riman tuttavia dell’ in cede © dalai
come È radiati È Rini % pins ai quasto piut osto. hei soddisfare Hi Pera di
‘alti, Ig 2 Nel fa della conoscen: uit 20, £ =) EVS ne ì 1 L ' I ssi, i P | Il
è Li dota lì ro Ò rn Ma; i I ba lia LI Ni la (a i di cdi Ar Pe \ Mei E i a È; n
w di il ni À il è 4 I n ha su : gu We ht + MP, Î LL, "a i! UM è _ r À è
LEO ) * LA p \ LI i è I Î IRA di % 4 AU UI LIS è, " SN el i) 1] (01 Pi % \
"è x 62 I scolastica: on che questa, giù dl e fine “Al mpi, pare oggi
troppo insufficiente allo coni Critica della ragione sarà tuttavia da istituin
e nto d' una Logica meglio ui: allo o stat ge n zione al suoi te e però Ta sul
fondame attuale delle scienze. Me si dovrà esagerare 0 frintendere vo ui rg Nè
per ciò ee della logica formale; che non si arroga già d esser A as scienza
dello spirito, nè presume occupare, 0 assoni ire tutta quanta la filosofia
speculativa. Qualsivoglia dottrina logica presuppone delle nozioni e dei postulati
a logica stessa non è in grado di giustificare: alla dr Ètica toccherà il farne
stima. Ma noi teniamo per fern no, © che la critica non possa ‘intendere con
efficacia «sd È st’ opera, se non quando la Logica. abbia si ai in gran parte)
il proprio “compito « denudare e circoscrivere i dati primordiali della | da
cui tutto il resto procede: e che, prima. di sui u piuta l’enumerazione di
tutti. i principii analitici, - 1 - fe abbia il diritto di cercar fuori della.
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1 399, I > dr. Nome compiuto: Mario Pieri. Keywords: implicatura. Luigi
Speranza, “Grice e Pieri”. Nome compiuto: Mario Pieri.
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