GRICE ITALO A-Z P PELL
Luigi Speranza –
GRICE ITALO!; ossia, Grice e Pellegrini (Roma). Abstract: H. P. Grice: “As an university lecturer at Oxford,
I had to give this or that seminar on topics of my interest. Ewing was writing
on meaninglessness –which struck my attention, since I don’t think Ewing cared
much to talk about meaningfulness in the first place! Pellegrini did: he refers
to ‘the signs’ – I signi’ – of the nature – fisi, what I call ‘natural meaning’
– of ‘man’ himself – my topic of research since I fell in love with Locke!” Keywords:
sign, signify. Filosofo italiano. I
SEGNI DELLA NATURA NELL'UOMO. Della fisonomia naturale Della fisionomia
naturale, nella quale con bellissimo
ordine s'insegna da segni esterni della natura a conoscere gl’affetti interni
dell'animo dell'huomo. Opera non meno dotta, che utile generalmente a tutti,
& in particolare a qualunque che di pittura, e scoltura si diletta. Con un
indice copioso di quanto in detta opera si contiene. Al signor Gio. Dominico
Peri (Milano). For an earlier example, Martius, De homine. Cristoforo Canài HI
DE LA NATVRA NE L'HVOMO, % DI ANTONIO PELLEGRINI. Con Trimlezw. ^^^.^òi^Jf-^^-.
In vinetia , per Gm^vm ^ /. 7v A**':"* ^ LO ECCELLER^ tipmo Duca di
Camerino , Il Signore Ottauio Farnefe , Chrijfoforo ^ecanale, Onofcendo per
uiua ^ certa froua , EcceUen^ tipmo Trencipe^che lo intendere pienamente ^i
affetti humani, apporti in tutte le opera^ tiont de la uit a, gr andiamo gioua,
mento , ^ Comma dilettatione a .Mortali ) m'e caduto ne t animo , per fare
queHo piacere, ^quefta- utilttade agli huomini, dt pub li ed' re ( anchora che
fenz^a ilconfènti- mento di lui) alcuni ragionamene ti : fcritti ne gli anni p
affati , da a ij mio compare iiPkfeJJer (tAntonio Tellegrini : Me i quali ( fe
in alcu - n altro liho ) fi può perfettamente imprendere , quejia fi
diletteuole > f^* fi gioueuole dottrina . Eiluero, che il penfarmi di uolere
far con- tro a la opinione, ^ del Compare , ^ de lo amico J,a mente^pronta da
fe y a procacciare il bene , ^ l'utile commune alquanto mi impediua ^mi
ritardaua.Aia fuhito^quafi un raggio di Sole tra nuuoli , mi fi fcouerfe lo
lj?lendore ^ l'authorita de la Ecce [lentia uoHra . Et giudi cai che facendo io
ufcire quefo li- hro ne le mani de gli hmmini , col felici fimo uoflro nome in
fronte , non folamente ciò douejfe a tuiy f- cureXzjd ^ fauore col mondo ; ma a
me anchora con lo amico imer ito ^gratta acqmUare , ìsle nera-- mente , fu non
ra^ioneuole, ^non git^fio il mio fenfamento :Pero che qual Frouincia , qual
Cittade, quale e finalmente quelt huom o , che ardijca di oppugnare quella co
fa ; cui mi rigenero dun tanto Im^ Peradore,Jiate feudo ^difefa ? Et a cui darà
l'animo di biaJimarla\Ce uoi, nipote d'un f felice coji fan to Pontefice,
l'hauerete accettato ? fermjlraìEt le firet e patrone \ Et d! altra parte, come
potrà lo aù thore non gradire,'^ non hAuer ca ra queHa mia operai ione fentendo
ilfuQ libro, e [fere uenuto ad mchi^ nami ^baCciarui la mano,come a (iio
Signore ? Alche far e, egli mede Jtmo,Jè le jke occufationinon gite le hauepno
uietato, uolentieri ue- nuto farèl?be:Non Joloper le moL te, ^ tutte rare
uniuerCali cagio- ni, onde fopr amolti Fremì fi:, ^ admir abile fete et
amabileyma par ticular mente , perche benefattore, ^ signore fete de fuoi .
iAccetti adunciue la Eccelle ntia mlìra, quefio libro con allegra faccia : Et
rimiri in lui , quajiin lucido ^ va litolpecchio,tuitele fue buone]qua
litaicojide t animo, come del corpo: Et alfine , fempre lo oAuthore ^ me
infteme , che ci fa fommofauo^ re , conferui ne la gratia Jua . L ,1. \ I DE I
SEGNI DE LA NATVRA NE L'HVOMO I B IlO V B^l M 0. 0 FE B^E B B 0 Ts^O certamente
tutti quanti gli kuomini ^ con ogni lo^ ro fatica diligcntia IsfoY'xarfi eir
ingegnarfit di recare al mondo, nel mi I gliore modo che poffono y ' giouamento
& utilità : fi per ricompenfare in quefla guifa^gliamaelìramcn^y ti &
benefìci, riccuuti da gli indusìrio/i & [ani lo^[ ro maggiori : fi ancho
per non lafciare che nel tém* po à uenirt , i difcendenti loro fi dolgano {come
efii perauentura hanno fatto) de la prigitiay^^ 'i^ la negligentià de igìa
trappaffati . Et auenga che H fare quelìo a ciafcuno lìia ben^ , pure a coloro
ajjai meglio pare che fi conuengd , che con minore pe^ tiglio & daìino di
fe Heffi, efcguire lo poffono , La-- qual cofa niuno hiuero mi negar à giamai
^ne gli fcrittorinon adempir fi perfettamente • Tercioche effi , lontani in
tutto da i tumulti de le guerre , da le inuìdic de i gouerni de gli fiati dai
difagi che ftmpre ft tirano dritto tutte le arti , pofjon^ t L I B FiO tàue
conferuare le operationi de Capitani : lodar e^^^ prudenza de prencipi : Et
ìnfegnare in che maniè-^ ra , <{ue^o , o ciudi' altro , tra gli huomini fia
Ua^ to eccellente . Ver tanto difiderando pure di mani^ feHare al mondo^quanto
fia in me je non gagliar-- do il potere.almeno ardente la ajfettione^di gioita"
re (fe potrò) agli huomini in qualche modoM uo-- tmo^y polche nonni h dato
occaftonedi meglio ope^' rareyfcriuere al meno alcuna cojaichepiu dotti ^
pisani ci renda . Et perche efendo huomini ^ ci de principalmente dilettare ,
di intendere CT di cotio- fiere Vhuomo inan^ì a ciafcun' altra cofa , fi
ancho-^ rayperche ad hauere conofcen:^ di noi Hefhfumma già in per fona di un
gran fauio auertiti da i Diuini or acuii , mi è piacciuto di trattare
primieramente de la natura de Hmomo: Et moflrare fecondo le ua rie qualità del
corpo, quaipajfwni, & quali affetti, fiano naturalmente ne l'anima. De
laquale Jcientiay niuna altra più grata^opiu cara efferc ci dee: confi--
derando lei effere tutta noftra: TSlc d'altro trattar Cy che di noi medefimi.
TSljunapiu gioucuole^od utile : imprendendo da lei.ciocheper effere buoni
compiu-- t amente ydohbiamo fchifure: Is^iuna al fine più per^ f ettaro più
bellaieffendo il foggetto di leifilpiu bcU loyC'l più perfetto animale che
habbia la natura crea to. abbracciamo adunq; con tutte le for%e noHre , ^ucfìa
tanta bellex^. ^cqui§ìiamo quesla perfct-- tione : feguitiamo queU' utile: Et
guHiamo qucHo fo?nmo piacere. La conofccn:^de fegnidelavo- f T ìli M Oy 2 tira
T^aturuy è celebrata da i medici : ojjeruata da i fhilofophi , & ammirata
parimente dagli buomini tutti; Etpreffo agli antichi ella era in tanto di tiene
rat ione d'authorità^ cheft legge gli Indiani faui non prima effcre [oliti di
permettere che alcuno dcjje opera a lo fludio de la philofophiay& al gou^r
no de regni , che foffino certi per le corporali qua* lità di colui Jui efj'er
ne pienamente degno. Foglio a dunque mandare a le lettereccio che in qMcfla
mate ria alcuni anni fono , tre ualorofi Imomini , & miei carifjirni
amiciydottamente ( fecondo che poi mi fu detto) & fottihnente dijputarono
infieme : ilquale ragionamentOy hebbe princìpio in quefla maniera • Dijfemi già
^Icffandro Dolce ^ che trouandofiun giorno di fiate dopo mangiare ^ne la Chiefa
del Batti "ila a Murano^doue fi celebraua alhora jollennemen te la fefta
de la natiuità di quel fanto , infieme con Meffer Gifmondo Harruel Jngleje^'che
hora c Com-^ 7niiJario& ^mbafciadore del fHol\e prejfoaque fìa
B^epublicac& il zornox^^ Confalo in qucfta Cit tà de la natione fpagnuola ,
Et ueggendo elfi quiui , come fi fuoleufare in luoghi fimili y ragunata una
buona brigata di donne , mirando il Confilo uer^ Jò una di loro, più giouene,
cì^ daciafcimo giudi^ cata belliffima di tutte le altre , uerfo gli amici ri-^
Udito fi , loro in quejio modo diffe ridendo . Ter quanto da alcuni certi fegni
ìiel uifo di quefla don- na comprendo {(^^ fe loro la predetta giouene uede re)
giudico che ella difideri fommamente , di ejjère JL Vi; tuttauìa in quello
ejjercitio occupata , che fece r/- tornare la faldella a MaJ^etto* jl cui lo
Inglefe^me Zo fogghignando rijpofe . Mia opinione è ftrma^ mente , che non pure
coHei che ci hauete additato^ ma tutte le altre anchora , onde al prcfente
qucHo tempio è fi pienoyhahhiano coft fatto defio. Mhoi- ra uolendo il Confolo
rifpondere alcuna cofa^il DoU €e fnbito interrompendogli il fkucllare ,
di/Jècofi • 'Perche non ci arrecate uoi , de gli ejfempi letti ne i UoHri libri
Spagntwli , feni^ impouerirci noi altri ltaliamhogUedocii& ufurpàdoci i
noHriÌTanto ui bafiaua a dirc^cofiei farebbe atta a rompere la deli-- herata
oHinatione del Cauallcro mudo:fe forfè non fi tenete meno ejperti ne la uoflra
lingua Spagnuo- Ujdi ciò che uoi ne la nofìra Italiana ui fiatef Que- fia co fa
già non cred^io^riprefe fubito il Confolo :.An :ZÌ bauendo riguardo a la leggiadretta
flatura di uoiy(^ a i capelliy &ala uofira barba cofi riccia^ ui giudico
non folamente dotto ne la noflra lingua^an^ 7^ mi parete proprio uno Granatino
fchietto & leg giadro . Ouiui ejfendofi lieuemente forrifo , ^ ha^ uendo
per quelle parole , di nnouo mirato lo amha^ fciadore la breue perfona del
DolcCyuerJò di lui, che già a lo Spagnuolo rifpondcre uolca di rimandoycon
lieto uifo in que^ìa maniera parlò . 7{onuidoletf punto de la uoflra breuità
& picciolex^ : che già un altro ^lejjandroydi uoi non troppo maggiorcyfe ee
tremare al fuono del fuo nome tuttotoriente-.per infino a le più lontane parti
de l'India: Doue egli ui dCyda la for^Jt & da l'empito de la fiiauirtUy
uintù ^ abbattuto quello Indiano: grande diualorey d'a^ nimo , & di configlio
: ma più ajjai di membre . Et inan^i a luiyTìdeo picciotijjìmo (come recita
Home ro) fuperaua tutti i Thebani. Di cui ragionando Sta tioydice che una fomma
uirtu,regnaua in uno breuif fimo corpo . ^ntonmo poi Caracalla , fu anch' egli
di ft atura cortiffima : Et nulladimcno , fu giudicato fortijfmo &
ualoroftjjìmo Imperadore : Et caWgò per tal maniera la mordace iilejjandria y
che per quel ch'io credale Ila ne conferuarà per tutti e fecO'» Uy &uiuay
&uerde i & fempr e frefca memoria • Quanto poi al tempo de i noflri
padri yfta Hato qui in Italiayin tutte le optrationi de la guerraychiarijjl mo
Tsjjcolo piccinoynon è meftiero che horaui con^ ti : fi come co falche può
troppo bene e/fere a ciafcu^ no palefe:'hlondimeno quanto egli grande fi [offe
,ol tre al fupranome tratto da la qualità de la per fona che ne dee far fede ^
fi può di leggiero confidcrare: ripetendo che dopo la rotta che egli hebbe
uicino al lago di Garda da Francefco Sfor'^yCifi faceffe^dubi tandofi non gli
fojje for^^ di diuenire preda de ni* mici y portare iìiuilluppato in un facco
fuori di quei tumultiyda un fuo raga'x^ ueUito da faccomanno • yolea l'
^mbafciadore feguitare anchorapiu oltre, quando il Zorno'7^ preoccupandolo
diffe.K^on cre^ diate già che la picciolexi^a del corpo ^fia cattiuo fe^ gno ne
le offeruationi di quefta dottrina:che an'ZÌ JL rifiotele^ & altri
philofophi, che anticamente & iìi jl iij à ^ L I B B^O quelli noflri tempi
ne hanno trattato ^affermano tut ti di commune parere^la fiatura breueyejjere
certijji mo fegno di celerità ne le operationicEt di pronte?^ mirabile
d'animo^i^ di configlio. Quindi uennCf come Iherba da la radiccyil germogliare
de i dijìde ri del Magno ^lejjandro y cui uoi poco inaìi'i^ cita-* ile: Et di
poi il dar loro jpreUa fubitijjìma efpe-* ditione. Comincio alhora lo Inglefe a
forridere : Et poi in cotai parole fciolfe la lingua. Io credo che di- gran
lunga più aiutajji' (pmgeffe ^leffandro , al fhre le merauigliofe &
foprahumane opcrationi , onde egli mal grado del tempo & de la morte, ni--
uerà jempre gloriofo ne le memorie de gli huomi-^ niyla grande & diuina
uirtu de t animo che era in luixhe non fece la breuità , la picciolcT^i de la
perfo7ia: onero qualunque altra qualità , che egli in qnal fi uuglia parte del
corpo fi hauejje; Ben fapctCy Joggiunfe fiibito il Dolce, già ne la opinione
entrato de lo Spagnuolo^cbe quel degno ualorojò Trend peju maggiormente da la
uirtu de l'animo fpiìito : 3<[ondimeno quella cotale uirtu,per certi fegni ,
o?j- de ne era il corpo diìtintOyfermamente conojcere & preuedere fi
poteua. Foi ui dubitate de i morfi del Confoloyriuolto l^mhafciadore uerjo il
Dolce^dijje alhora ridendo: Et poi foggiunJèy& per ciò fete en irato per
luì hora ne lo fieccato. ^ qucflo il DolcCi fi come egli era lieto &
ridente , in cofi fatto modo rijpofe . 7^(e io magnifico ^mbajciadore ^ temo
dei morfi che non mi pungono : quando per alcuna ca-^ T II I M 0 4 ^ione non mi
reco a male tejjère co/i picciolo, qml mi uedete : 7{e il Zorno^^^noìi
effendoper ancho^ ra Sìato unito , o cacciato del campo che egli fi ha prefo a
douer mantenere , ka bifogno che alcuno fi prenda pugna per lui. Ma credo
fermamente , a ciò tirato da la aut borita di me Iti grandi & eccellenti
philofophi.che di tutti^o de la maggior parte de gli aff etti de Inanimo,
habbiamo nel corpo alcune certif fime note: alcuni fegni^ & indici
chiaritimi. Klo ui mettete a negare queiìa cofa.rifguar dando lo Inr
glefe^diffe il Confalo alhora, pero che negar efie una uerità troppo pale/e
& aperta: l^epotrtfìe cauar- uene i piedi , fe non con la perdita de la
uoHra jenr t€ntia . Foi ui moHrate molto ardito.rìfpofe albera a lo Spagnuolo
lo ^mhafciadore , dapoi che fi e il Dolce rappacificato con uoi:ma fe non
haueffi rijpct to a queiìo luogo , doue non mi pare che fi conuen-^ gano queUe
dijpute , come che la mia opinione ne perdeffiy non ne riporterei al
menobiafimo o disho-^ fiore, Effcndomi poflo io fola Barbaro ro%o & incoi
to , a difputarc con uno Italiano ornato & tloquen^ te ; Et con uno fagace
& acuto Spagnuolo . Mho-- ra il Dolce , queda cortefe dijfe , &
am.oreuole inr "giuria che ci fate , non tiene già ella pure un fol punto
di Barbaro : ^n^i ci dimoHra chiaramente, uoi efjcre tutto pieno di humanità :
Et degni fimo di effere nato nt la Città di I{oma . si al tempo de i ']{egoli y
0 de i Fabritu , foggiunfe fubito il Confolo. LEt non già a quefta trifìa CT
infelice etade : ye I4 \ L I B T^O quale U ntai uiuere , & i fo'j^ coflumi
di molti che bora ui J'ono,hanno ripiena quella cittàydi tutti i ui- tij, &
di tutte le fceleraggini . T^je quiui il Dolce : poi ripigliando il fuo
ragionamento/egui in quc fiaguifa. Certamente giudico anchor ioy queUo luo^ go
non effere conueneuole 5 a le diJputationiQhe^ già cominciato baueuamoiln cui
lungamente fermando^ ^ ci, mi pareua ìionpure che faceffimo contra al debi to
de Chrifliani > ma anchora che da precetti di Ty^^ thagora^ molto
circndefiimo lontani t dolendo egli che ne i tempij diuini , oltre a lo adorare
&àl con-* templare Dio^non fi die e j[e 0 face jje altra co fa ueru ita. Ma
feuolefte fare per mio conftglio, potremmo pa/fare qaefio giorno , lontani dal
tumulto 5 & dal caldo yonde ardCy & ua fottofopra que[ia Chic fa: Et
ijpendcrlo 0 nel cominciato ragionamento : ouero in qualunq; altra operatione,
che più ci aggradijfes& che più ci andaffe per r animò. Spendafi pure in
que Sìoyriprefefubito il T^untio del ke:Ma doue andre- Vìo noìy che quello fole
ardentiffimo , & tarfura de la prefente fìagione^non ci apporti noia &
faftidio? <:é ne andremo rijpofeil Dolce yfe cofiagrado uifia^ in alcuna de
le nojìre barchette : Et farenci menare •qui drietojoue fia l ombra più frefca
y e'imare piti tranquillo : Et quiui pafcendo a un tratto la uiH^ de le (poglie
uerdijfime de i belli & colti giardini che €Ì daranno d'intorno y&dele
onde marine imitd'- trici&cmule delCiclo,potremo ripofatamentty & SenT^
alcuna perturbatione , acquetare , comporr e% P-J^ IMO. 5 ^ ordinare V animo
nojlro : Oìide il di/porlo poi ad alcuno penfiero intellettuale &
contemplatiuo zaffai facile CT lieue cofa cifia .^quesìe parole del Dol^ ce y
acconsentirono gli altri dui uolentieri :perchù entrati in barca^^ in parte
ridottifi a punto fecon^ do la uoglia & il dijj'egno loro y poiché fermati
fi furono alquanto , cominciò lo inglefe a parlare iti quella maniera .
Quantunque uolte rne auenuto di penfare di quefia uoflra fcientia j altrettante
mi fo no merauigliato grandemente di quegli huomini ^ che ui confumauo drieto
tempo & fatica : Et l'olio (come fi dice) & Vopra ui perdono. T^on
tanto per la uanitày&per lafallacia^ che pero inlei cono/eia fno
certiffima^quanto perche mipare^che quelli tali fi uadano per fe medefimi
procacciando hiafimo & dishonore» Terciocke qualmeritOyche laude^quanto
bonorcy ^ qual gloria , diremo douerftragioneuoU mente attribuire ad alcuno,
uiuente giulìoypruden" tCy forte j& temperato , fe egli non per jua
delibera rata uolontà fia tale , ma perche la qualità del fuó corpo y a uiua
for^a effere ne lo facciano^, 7{on «e- dete di gratta , che in queUo modo fi
Hraccianoyfi distruggono y & fi gettano a terray le leggila giu^' ilitiay
& VhoneUà i Che foìiOyper dir uero , nonpu re ornamento^ ma Habilimento
anchora y ZS> conferà uatione di quello mondo. Ingiuflo adunque & uanù
Lycurgo : llquale ne le fue leggi ^propofc guiderà done ^ premio a i uirtuofi
& buoni : Et a gli federati rei pena ^ caHigo :fe gliu?ii } & gli Z J B
0 altri di coSlorOi non di loro uolontà operauano , rr^a erano da le corporee
qualità^a cofifhrc sfor'j^ti. In giufto parimente Solone : Ingiunte le Dodici
tauolc i^mane-.lngiu^li gli Imperiali edittiiEt ingiuHi fi- nalmente tutti gli
(latuti i CT tutti gli ordini de i l{e gniy& de le l\epuhUche.H abbia uno
mcdefmo me^ rito illibcrale^^- lo auaro:llprudcntey& lo fcioc^ co:ll
modcjìo,& Paudace.'ll buono,& il reo: Et al fi ne l'ornato di uirtuihO'
il macchiato di uittj.Confoìt dafiy & mefcoiifi ogni cofa fòttofopra : Et
ritorìiifì di nuouo nel ìnondoyla confu/}one^& il Cbaos. 0 bel la adunque
utile fcientia che è quefìa^fe ella non dijpaia il nerOidal bianco : [e ella ci
toglie lo imita--' re le opcrationi nobili & degne : Et [e ella ci mette
dinan'xiuno fcudo,di dire non poffo fkr altro, o non ci fono inclinato, jhtto
di cui ricoperti^pcjfiamofen^ %a temere più hoggimai le afl^rc^^ fiere per
coffe delbiafmo & del Hitupcrio^liber amente in qualun- que uitio
Jommergcrei: Et da le uirtu , onde prima 'frìeglio & più fìcuramente
erauamo difefi, allentai^ narci {come dir fi fuolc) per tutta la jtrada . Ma
non pure, fe quella fcientia fo/feuera.ella farebbe (come ho detto) dannofa
& noceuolca lauitade gli huomini:Ma ella^anchora non e,ne uera può effe -re
per alcuna maniera. Ttrciotheìouorrei faptre un poco da uoi^fe i cosìurni fono
affetti de l'anima: 0 pure del corpo. Sono certo che mi rifj'onde) ete de t
anima : fe adunque l'anima per fe , rionubidifce » ^ non.Jtguitay& non
foggiaceale paffoni dclcor- poj come miete noi . qt4im ridendo il zornoxj^
mlcua interromperlo y fc il Dolce che gli fedena et rimpetto , nonio bauejje
cofi dicendoyfiitto tacerei Lajciatcper Dio Signor Confoloy che egli dica tutto
ciò che gli piace yche poi con ordine uia maggiore y fi potrà di ftintamoite^a
ciafcma parte del fuo ragio^ namento risponder e. Chiunque jifente trafiggere
al u'UOyripreJe fuhito ilTsiuntio y hauendo già uerfoil Voice riuolto il
parlare y non può in alcuna maniera. Siar cheto:pero fentendofi hora punto nel
corcyCi uo. leuaper isfogare il dolore & la pajjìone che lo pre^
meuaymandare in quel modo fuori la uoce. Ma (ri^ drii^ando di nuouo le parole
al Confalo) prepara^ teui pure difjcydi jchermirui bene :per che di co fi acu
ti Hr ali y me rie auanxano ancora parecchi. Già jo ben io che buono arderò
douete ejfere affai , rifpofe il Zornox^'i poi che fete Inglefe : Ma non
dubita-* fesche io con V arcobugioyche agli Spagnuoli hado^. ^nato la gloria de
la militiayfhrò lo uedrete , pÌH> profonda , & pia mortale ferita . Orfu
foggiunfe io Inglefe , ueggiamo adunque qual di noi fa meglio ferire: Et poi in
quella guifxy al fuo interrotto ra- gionamento diede di mano . Dico per tanto
che fc V anima per fe ftejfa nonè fottopoUa a le qualità corporali , molto meno
i colìumi , che fono , come già s'è detto , paffioni & affetti di quella ,
ui pof- fono y 0 ui debbono foggiacere : Effendo cofa cer- Ufjlma yche effmon
fi impriìnono ne gli animi da naturai ma per l'ufo continouo , ^ per le
frequcn^ L I B 1^0 tate operatìoni, fi accingano fi ricenono . Oltre a ciò,
quello affetto che e naturale ^ non fi può per al cun modo afjuefare al
contrario : Conciojiacoja che fe mille fiate fi gittafie una pietra a lo in
JufOy al-- frettante ella a baffo ritornarebbe : fecondo che a U proprietà de
la natura di lei fi appartiene.Ma i co^ fiumi (come ciafcuno fi uede) pofiono
troppo bene efjer e contrari a le ine linat ioni deh natura: ìUhe ef fendo,noa
è forte o difficile a giudicare, che ejfi non feguitanOi ?ion ubidìfcono ,
& non procedono in al- cuno modo da lei. Ma quale necefiità uolcte poi che
poffa hauere quefìa fcientia yfe in molti fi ueg^ gon^o alcune qualità
fignificanti pajjioni ne l'anime^ fce erate & trine, che fono nondimeno
fantifiimi cr perfettifiimi> fi come in Socrate cr in Hippocra-^ te effere
incontrato y per le fcrit tur e de gli antichi appiamo . Et fe molti fi ueggono
di complefiione fol erica yefilre manfueti:non pochi fanguigni,tenaci &
auari:affai maninconici, liberali: Et molti alfine Vhkgmaticiyf uribondi^T^on
nafcono adunque i co- [lumi:da le qualità de le complefiioni:^n^pendo^ no in
tutto^da la pura libertà^de la uolontade & de lo arbitrio
nofiro.Ouiuihauendo il Juo parlare fini- to lo ambafciadore.il Confolo che con
difiderìogran difiìm 0 moflraua di ajpettare che in fe ricadefieil ra
gionamento , con quella uiua & chiara allcgre^:^ che fiammeggia di
continouo nel fuo uolto^ in que- Ho modo comincio a fauellare. Scio non
giudicafii ihefeconà o lenouelle infiitutioni del uofiro paefe I M 0. 7 ui
credeHe la confefjione e/fere di fouercbioy al con^ fejjarui ui eshorterti :
perche a me pare neramente che fiate fpacciato. Ts(on toccate^dijfe alhora il
Dui ce di gratiacofa alcuna appartenente a religione: Ma lajciando queUi carichi
a i Frati y &ai reueren di maeflriybaÙicianoiy il confiderarele cofe natura
li. Amando meglio di errare con quei buoni antichi che con quefti altri
modernijoltrc come fi dice, a la linea jfapere. Egli non farebbe Spagnuolo^
difielln glefe alhora uerfo il Dolce riuoltOyfe egli infieme no fofie mordace ^
ingiuriofo:Fedete come egli ci me na tutti ad un filo: Diani^i uoiy & io
bora fiamo fta ti tr affìtti da lui. Ma lafciatepurej che i Dialo^i de la prefa
di l\cma^in queUi tempi da lui publicatiy ci fanno bene cono fcere a pienOycio
che egli de la reli^ gioney& de la fede fi fenta.Sorrifc alhora il Confo lo
a que^i ultimi detti: Et poi cofi Aggiungendo fe-^ gui. Ture che uoifcrittore
non mi facciate; tutte le altrecofemipajfaro di leggiero.Toi fermato alqua to
il uifoy più grauementeyin quefìa maniera a ragia tiare diede principio. Egli e
ben ucroyfi come uoi di tCyche i coHumi fono affetti de Vanima:ma non epe ro
ueroyfi come inferite dipoiy che l'anima non uoi" difca a le qualità)&
a lepafiionidel corpoi^n^i in mille modiyapertamente fi uede il contrario.
Donde direhbono i medici , che il mutare de la complejfio^ ne y cambiaffe
infieme gli affetti de l'anima yfe ucro foffe y che ella le qualità de i corpi
non feguitajje { Ter che bauerebbe introdotto Tlatone Timeo dijpu t I B \ 0
tante , quegli huominidi lungo cjjerepiu prudenti, il cui corpOy di minore
copia dlnmiore abondajfei O non è forfè laprudentia.una de le uirtu de t animai
Certo fib:Tsiondimcno uuol pure^come uedete, quel fauio^an^iq principe più
tofio & capOy& maeftro di tutti i fapientiy che ella da le qualità del
corpo di^ penda. Ttholtmeo afirologo, ^ inanità lui Hippo crate medico ^differo
che fi doueuano giudicare i co fiumi degli huomini ^ fecondo che effi erano
natiiin regione o uicina , o lontana dal mt%o giorno : ciò è che riJpondayCT
che fia fottepofla^ a lo Equinottia- le cerchio del Cielo , Conciofiacofa che i
co§ìumi fe^ guìtino lepotentie naturalicTs^afcenti fen*:^ dubbio alcuno^ da le
uarie compofitioni de i corpi : Lequali pigliano poi diuerfità & differenza
, fecondo che differenti fono y& diuerfe le regioni. Onde diffe Ver
gilioyeffere necejjario il uario influffo del Cielo cono fiere: Et ciò che un
paefe fa atto a produrre natU'^ Talmente : Et d'altra parte^ ciò che per ninno
modo gli fi conuenga^dala efi?erientiacertiffima madre di . uerit affiamo
conapprouata ammonitione chiari ren iluti. JL che erano quefie
confiderationibifognoy fe non le anime cotali fi dipingejfero^ qualcil corpos i
colori de la materìa tinge ffero Ì Et fea feguitare le proprie qualità de la
terrena poluere , onde fono quefie membra compoHey non fempreauiua for'^ te
cofirìngeffero f Et confentaci la uoflra benignità^ che a lo Jpecchio lucido
& politoàn que§ìo cafo Va- . mma ajjomigliamo. llquale priuo in fe d'ogni
altrpt T 1^1 M 0 • 8 colore y fuori che di limpide^ , di Jplendore , & di
nettei^j tale però diuienc , bianco, nero,gran^ de^ picciolo , bello &
brutto , quali le imagini fono chea lui ftapprefentatno . Cctali apunto le
anime, noiir eccome parte che elle fono del fuoco dellu- 7ne celùfte^chiare da
fc^ri(pLendentii& fen'j^alcu^ na macchìa^come prima a qucHi
corpi^foT^^ofcuri^ ex tenebro fi fi uniJcono,tHttigli affetti lorQ,onde ef. fi
diuerfarnente uanno d flintiy in fe Heffe riceuono a Ma perche mi debbo faticare
a ritrouare argomen^ ti , fe la ejperieìitia dinani^ a laquale fuggono le.
menzogne , ce ne rende in molte maniere certiffimiì^ Ditemi un poco di gratiade
infermità 7J le ebbrc^. %e, non fono elle pajfioni di quejio corpo f Certo ji
Jono y rifpondercte . T\fondimeno chi è colui che non- ueggayCjuanto fi
mouanOy& patijcanoper effe le ani me^Elle patifcono tanto , & cotanta
alteratione fi prendono, che mentre fono opprcffi i corpi da queU la
palfone,cJ]e per alcuno modo , // loro ufiicio non pojfono ufare ♦ Quale
adunque più certo fegno , e^r quale più manifcflo inditio uogliamo di qutfio i
Da l'altro lato, gli amorini piaceri,le trijiitie,^ le pau^ rechi dubita, che
d'animo tutte pafjioni non fiano i Ma con tutto clo,ft uede la paura fkreil corpo
tre^ mare & impallidire : Et talhora per lo cacciare cìr rifpingere con
fouerchia for'j^ al core gli humori ^ ( fi come ci affermano i medici) e/fere
cagione di ftujfo : Et alcuna uolta , uccidere ancho del tutto • Similemcnte
gli ccccfiiui dolori^ fanno dintnire gli l 1 B Ti 0 hùomìnìfmofl : 'Et li
rendono yqtia/i in tutti le lora operationi yfimiglianti ale fiere jcluagge.
Come fi fcriue di Hecuba: che perduto il regnoyil marito^ & i
iìglÌHoVh& ìntefa al fine la triSìa nouclla de la mor . te di Tolidoroyperdette
infieme lo ingegno & lo in- telletto humano : Et da indi a drieto , a guija
di ca- ne fu fempre udita abbaiare. ToJJono etiandio ipia ceri & le
allegre^ fmijurate ampliandoy& dila- tando gli fpiriti uitali con troppo
maggior f or '^cl che la natura fia ufa di /offerire , guidare lietamente queUo
noHro corpo talhora a la morte. Secondo che già incontrò a quella femina
Bimana: Laquale ha- nendoji creduto cìr pianto li figliuolo per morto ne la
battaglia di Canne^ueggendofclo poi faluo giun-^ to dinan^i^abbracciandolo
& bajciandolo fi morì di dolce"^: Quanto poifiano da lo amore i corpi
ren-» duti magri j& eUenuafh& in noi medefimu & pa- rimente in
tutti gli animali de le altre j^ecie^fi può in mille ^roue uedcre ogni giorno .
La onde dotta^ mente come fempr endice di queHo parlando yil Man tuafto Nomerò;
le cui diuine par ole, fono fiate dal na ftro DanicUoyin cui come lume in
JpcccbiOyriJplende la eccellente ^ rara uirtu di mefi'er Triphone Ga- briello 5
nouello Socrate di queHa età/ono fiate di- co ne la ornata traduttione che egli
ha bora fatta de la Georgica , interpretate in quefia maniera • Terche lor
for%e , a poco a poco fura , La femi- na :& ueduta li confuma :Tsf e
fofiicn cl/efii fi ri^ tnembrin poiyGiamai de bofchiyO de le tenere herbe •
Sono 2' III M 0. p Sono adunque t anima c'I corpOydi maniera con^iim ti &
collegati infiemeycbe ciajcuno di Loro yfo^ìiaie ^ fojftnjce Le paJSioni
del'alcro : Et ciafamo le alter alieni de i altro , in [e mede/imo prende . Ter
ciò amene che i medici che hanno cura de' corpi no^ Sìrii conofcendo la
(irettifìma unione de l'anima & del corpOi& fapcndo molto bene quanto
inno [otto giaccia agli affìtti de Ì altro ^ metano la prima cofa agli infermi
M lafciarji da le noic^& da le trijiepaf fioni de lanirno^uincere Z7
perturbare. Ejjendo adi (jue a le corporee qualità Ì anima (come fi ucde) fog
getta ^ ubidiente yC ben dritto cheancho debbano i ccjìumi , che altra cola non
fono che pure ajfettioni d^anmoàl corpo parimente fcguirc: Et ejfere cotali a
punto yqualt le figure i fegni di queflo ce li prò mettono: Et ce ne donano
indicio. Era per fcguitarc anchora ilconfoloya le altre oppofnioni riparando
> & facendo fi mcontra^onde qua/i con fortifiime ma chine , fi era
iìudiato lo arnbafciadore , diabbatttre CT di rouinare lo edifìcio di quella
dottrina yfe non che il Dolce ueggendolo fermo , diffe fubito queste parole. Mi
mcrauiglierei inuerità grandemente^chc a la \atura ddigcntif ima altrettanto ne
le cofepiu care & più nobili , di ciò che ella ne le più indegne & ne k
più uili (ì mofire fojfepiacciuto che i frutti per le loro esteriori qualità
giudicare fi pctejfero ^ & che drittamente , la maluagità , o la bontà loro
ne fo feantiuedutada gli huomini , Et fimilmente che ne i cani , ne i cauolli^
ne lepecore^ ^ ne i buoi^ Z I B liO fìpoteffeper cfegni del corpo ^ conofcerne
lauìU tày 0 lagrande%j^ de lanimo^nT apprejjòja debi^ lita y 0 laforte'2^ del
corpo^^ che ne Hmomo ani male di tanta dcgnitày & di tanta per fcttione ,
quc Sìoislejp) parimente non auenìjje, Quaft chela TSla tura^di tutti gli altri
animali y& de le piante fi ha ueffe tolto più cura , che ella de l'huomo
fatto non hauea.Oueììo non e ragionciiole : 7\(e fi de per al- cuno modo
penfare . Quando adunque non ci fojfc mai altro argomento dimosìrantcci qucfla
fi:ientia ( comete ne abondano inuero infìnifi) confiderando che ci fia quella
o fferuatione ne gUanimalhcio e il poter conojceregli affetti de l'anima
loro^nelo ajpet to de la forma efleriore del corpOy fi de per degni-- tà de
l'huomoycr edere che in lui qucfio iììefjo fi pof Ja.Degnita farebbe del'huomoy
rijpofe fubito l'Ora- toreyfe mi lo trahcUe da la greggia de gli altri ani
mali: Et non facendolo {fi come in ciò ogni uosìro ftudio fi adopra)caminare di
pari con ejfo loro.Foi per mia fede procacciate^ un bello honore ala uo^ (ira
fpecie : dicendo che le inclinationi de l'anima humana,fiano quello iflejfoy
che fi fono gli empiti de ^ le fiere :lSlpn dico già io qucHa cofa ,
previamente il Voice rijpofe:Jin%ifo che tra le attitudini naturali^ ^ gli
attuali cofìumiy ci può ejfere grandifma dif- feren%a.Feggendo quiui il Confolo
che la dijputa in cominciata dal Dolce^er a per difender fi in troppo
lunghe'T^ymirando ucrfo di luiy humanamentc con- tai parole gli dijfe.Siatc per
gratia contento fignor T III M 0, IO Dolce^che domi hoggi , che uinca qucUo
Inglefc •per memedefimo: Et perdo fen%a punto trauagliar ui ne la nojira
battaglia , jiatcui da canto a utdere: che uiprometto^in due o tre colpi anchor
affare che egli in fogno di uintOy mi porga ignuda la mano.Fe nite pur
uia^dijje alteramente ridendo lo^mbafcia doreiche forfè cofidolci^o tali non ui
parranno lac que del noUro Tamigi , come^^ quali hanno i no-- §ìri guflato in
qucfta prouincia , quelle deTo , de r^rno^ & del Garigliano. l{ifo che fi
fu alquanto per la ardita riJ}>ofla del yuntìoy^ato il Confolo un poco fopra
dife^in qucjìo modo a ragionare ricomin ciò .Ts^on giudico che fia
neceffarioyrijjìondere a quel la parte ampollofa del uofiro ragionamento :
nela-- quale mettendomi incontra la authorità de gli an^ tichi legislatori, ui
dolete che queUa fcientia toglien do la laude al buono eH uituperio al triUo ,
ritorni un altra uolta la confusone nel mondo : perciò che ajfai chiaro fi può
uederc , lei ejjère fabricata fo^ pra la rena:fenxa alcuno od appoggio ,0 foflegno
di uerità. Conciofia cofa che non per le incUnationi o potentie naturali ,
biafimo od honore ci meritiamo: ma per le attuali operationi: Et perlloabito
poi, ^ per rufo che in effe facciamo.Chi ui nega adun- que ^che non fiano utili
le leggìi Et chi può dire chcl uirtuofonon fia degno di gloria? E' luitiofo per
con trarlo , di fcornOyt^ di infamia fempiterna? Vojfo-^ no gli buomini e/fere
inclinati naturalmente ( come di Socrate dijfe Zopiro ) a qualche ajjetto triUo
^ L I B Ilo opprobrìofo : Ma nondimeno configlìatl & aiutati da la forte
& prudente noflra imperatrice ragia-' ne y pojjono anchora quella loro
naturale affettione, domar e j uincere , & ordinare : TV(e lagmja che nel
già detto fempre lodatifìimo SocrateyeJJ'ere auenu^ to fifcriue. Olà ni uoleua
ioydijje a Vhora lo Ingleje: Et haurci caro che per uoi mi [offe moflratOy in
che maniera fja pofiibilcyche fia utile o necejjaria la co gnitione di alcuna
co falche pojja nondiìnenoyefjere, Cir non ejjcreynel modo che già conofciuta
Ihabbia^ mo.Dirò cofi:Che migioua il fapere che la bianche"^ %a ne gli
òcchi^importi timore ne l'animo :fepero non fono gli haucnti gli occhi di quel
colore, sfor^ ^tiad ejlcre timidi fempremaì ? jinT^ fe nonpo^ chi tali ft
ueggono tutto' l giorno , di molto ardire , C2r di molta fìereT^ dotati ? ^ffai
uipuogiouare , riprefe fubito il Confoloyilpreuedere le naturali in-^
clinationi de gli huomini:quando ne la maggior par te di coloro che ima ci
uiuono.ci fono per effe il più de le uolteymanifeflatiy& venduti pale/i gli
attuali cóWmi , &gli habiti propri de gli animi humani . Conciofiacofa che
fecondo il detto del fauio Biante, molto maggiore fta il numero di color o^che
cicchi fe ne Hanno drieto al fumo de lo appetito & del fen^ fo.che di
quegli altri no è, che da la luce de la ragio ne yfcorger e ^& guidare fi
lafciano.Et è oltre a ciò ue rifiimo{come dice Miflotele la ne lagenerationc de
gli animali) che molte cofepotrebbono effere fchifu^ u da noidequali nodimenoyO
per debole::^ di giudi T III M 0. IT €iO)0 per maluagìtà di
conftglioyabhracciamo & fe guitiawo per tutta la ulta. ISleceJJaria adunque
è la Ji: lentia delhumana natura , per cono [cere uniuer^ falmente in tutti gli
huominiyi femi naturali de no^ ftri co/lumi : Ma perche infiniti homini , am^
tutti più tofìoya diuerfe loro etadi hauendo rijpctto, uiuo no come fi t detto
feguitando il fenfo , h nccejjaria anchoray per intendere gli attuali cofìumi
de i più . Et ardi fco a dire , non ejferepojìthile che huomo ue rimo habbia
negli affetti de l animo alcuna propria^ qualità , che egli di quella
rnedefimay non ne babbid parimente qualche proprio fegno nel corpo, ^dun que
dijje lo Inglefe , de la qualità de l anima , ne de ejjere cagione il fegno del
corpo f ^on h , rifpofeil Zorno'i^.ne il fegno , cagione de la qualità:!^ la
qualità) cagione del fegno: Ma fempre luna di que^ fte cofey accompagna &
feguita l'altra . Si come ne da qucfla forma diritta^onde da tutti gli altri
ani^ mali fiamo diuerfh il noHro e(fere huomini fi deri^ ua,ne d'altra parte da
l'effer noi homini, ha origine quella noilra forma , ^n^i fono ammedue queHe
qualità, congiunte fempre & collegate infime • Ma la cagione primiera &
originale de luna & de l'altra , è primieramente la dijpofitione cr lo in-
i flu{p) celefle:producente,& generante tutte le cofe: Et riducente la
materiata quella forma che più gli piace & aggrada: Et dipoiyil merito
proprio & par ticulare del feme & de la materia . Secondo quello che
èfiritto nel primo de le parti de gli anirnali:p iij B Z I B IL 0
medefìmamentey nel fecondo de la Vhifica: Doue fi le^ge che ad una certa
materia, ha la nofira madre Dedala er architetta natura , parimente una certa
for?na confegnato & attribuito . Erafi dopo quesle parole lo Spagnuolo
alquanto fermato , quando il Dolce nerfo lui riuoltofh in cofifhtto modo gli
diffe. Se bene gli argomenti de lo ambafciadore rijerbo ne la memoria , doucte
hora uolere ejporci , donde fia che gli huomini d'una complefiioneyhabiano gli
af-- fetti & e coturni de V altra. Ben fapete.alhor rijpo fe il Confoloyche
quefia cofa uo dire : T>{iilla di meno ua prima ingegnarmi di dimofìrare ,
in che modo quella propofitionc^la T^atura non piglia affuefat^ tione in
contrario, ejfere debba drittamente intefa da noi.jl haflanxa ne bauete detto,
alhora il Dolce foggiunfeiDinidendo le naturali inclinationi,dai co fiumi poi
inatto &inufo.T^n pertanto fe pure di nuouo hauete in animo di trattarne ,
ijpediteuene in breui parole: Et come fi falena dire anticamen- te,a Vufanxa di
Sparta . Tercioche io ardo tutto di diCiderioydi udirui un poco col fiume de la
uoflra eh quentia,ragionare diqueiìa dottrina:?ion falò dijpu tandoi come Fate
tutfho^^giima infcg?iandoci più to flo,& c [ponendoci alcuna cofa: onde, o
per le ofser^ uatìoni de gli antichi imparate da noi youero per le uoHre
proprie & particulari da uoiflefjo mani^ fe^ìatecì^quaCt da
piaceuolehumoreyfeìitiamo re fri gerarfì le nosìre fiamme: Et pofiiamo più
facilmen^ te atti diuenire^a giudicare la humana natura J>{on V I^I M 0 12
cercate yil Confalo rifpofe^chì meglio tV jidamantìoi 0 d'^rìHotelCy jodisf
accia al uoUro defio: pero fen %a altrimenti me granare di fouerchio pefo ,
^uafi camelo sfor%a7idomi a portare V acqua ne gli atri ^ ricorrete per noi
mede/imi ale uiue fonti di quegli duo faiii. Etquitdidal foauisfrmo loro licore
yinaf- fiato l'albero de la uoftra fcientia^ ui uedrcte ueftirc in un tratto di
nouelle frondi: Et di beiy(^ uaghi fio ^ ri adornare: Et produrre al
fine^gentilifiimi ^doU cìfìimi frutti.^lhora il DolcCylungo dijjey& fatico
fo fentiero ci dimagrate fignor Confoloyper perue^ nire a la cognitione di
quejia dottrina : la oue uoi s per uia corta cr [pcdita^condurre ui ci
potreHe.Lun ga replicò il Confalo fatico fa potrebbe ben effe^ re qucHa Sìrada:
ma nondimeno ella fia certamen^ tCj uia più affai che cìafcun' altra yfecura
& utile a uoi. T^e utile riprefeil Dolce^ve fecura^ mifo io fa^ re a
credere ch'ella fia:potcndouifi crrarCy fen%a ef fere ramato :& cadere
yfenT^effer e foUeuato . Jkn'2;i de le molte cofe che ho letto per è giorni
miei,poflò giurare di non ricordarmi la cent ef ima parte: daue tutte quelle
che mi fona entrate ne l'anima, porta-- teui da la uoce uiua de le parale
d'altrui , come co fa che più nudrifce & più foflenta il noflro intelletto^
\ mi ftedono anchora tutte quante ferme ne la memo ria.La onde fe uicale
dimeyinfegnatemìpiaceuolmt te fauellaìido in un giorno , ciò che in molti à
gran pena leggendo farei atto di imprendere. Se quale è in me lo amore che io
ui porto, ripiglio il Zorno'^ »... r r B IL 0 Xft.tale HI fojfe la fckntia ,
non uorreì afpettarc la feconda preghiera : Ma il difìderio gravide & alto
del compiacerai , mè troncato del picciolo & baffo fapere.Terò fiate
contento di accettare la mia fcufa^ non come difcortcfe audacia di negareima
come mo deHo timore di non errare . Seguite pur bora , fog- giunfe il Dolceygli
argomenti confutando del fignor Gifmondoxche quando poiunauolta a capo ne fiate
uenuto , fo io troppo bene, ciò che di noi , & di uo^ flro fapere mi poffa
promettere . Mhora lo Spa^ gnuolo r affettatoli un poco fu la per fona , &
tutto uerfo lo lìiglefe riuoltofi.cofi comincio.Io dico fegui tando^noneffere
dubbio aerano yche ne le cofe priue in tutto di fenfoy & fimilmente negli
animali che cognitione non hanno , che fono tatti quei ne lo /«- telletto de
quali la forma fenfìbile non fi ferma ^ non fi può per alcuna maniera tor aia ,
o mutare in contrario quello inflìnto , che da principio diede la natura a
tutte le cofe . Ma doue è conofcimento & gìadicio,& in coloro che
haìino arbitrio di eleggere eir rifiutar Cygli inlìinti & le inclinationi
de la TV^^- tura , poffono leggiermente effere al contrario di quello tiratila
che efii propriamente piegauano.Vof fono adunque (come diffidi fopr a) i
naturali inHin tifpingere altrui ad una parte:Donde la ragme^QT la prudentia
che b in lui , 7ie lo ritiri per contrario , ^ ne lo rimoua. lS[e auìene pero
che le inclinationi non fiano naturali : oacro che la conofcenxa che di loro
fiacqui^ia^non fia parimente & utile & necef T I{ 1 M 0. 1} farla .
I{e^la bora ch'io dica , per qual cagione uno Janguignoy fta auaroicheper
natura donerebbe efje^ re liberale. Ver che un maninconicOiardito : Douen^ do
natHralmentc ejjere paurofo. Come uno Vhlegma ticOiUeloce : inclinandolo la fua
compie fiione a tar dita. Et al fine donde uenga in un corpo colerico y la non
naturale ìnanfuet udinesi di gratia^ragionate- mi di quello dijje alhora il
Dolce: che è già gran tempoyche fieramente mi fen to l'animo moletiato &
oppreffoyda lo /limolo , & dal pefo dì queHo co fi fatto dubbio ^Voidouet e
faperc,diffeil Confilo j che i fegni che fi ojferuano ne i corpi, fono come af-
ferma Galeno ydi due fole manier e. ^Itri^ perche na fcono da le qualità d'Anna
compie filone , fignìfìcano gli affetti de l anima , a quella complcjiione
conuc- nienti*, jiltripoi^non per altro che per una tale fem plice loro
proprietà} co non minore certe^i^ alcuni altri affetti
dimofirano.Forreiyripiglio il Dolce ^ac-^ Cloche io potefii con miglior fapere
le uoflre parole guHare^che di tutto ciò mi condire uno effempìóne la foauità
de le fembian%e:onde allettata V anima no fira^uede fpeffcfìate^ ^ ode molte
cofeiche altrame te nel udirle yne il uederle le farebbe pofìibile.Ecco uelo
yriff^ofe il Zorno':i^:benche la fciocca arte del macero che ui haurete
clettOyUi potrà perauentura ge nerare faftidiOéDetto ch'egli hebbe quelle
parole co fi forridendoydipoiin quejflo modo foggiunfe.Lo hauere nel petto
molti pc li manife^ifiimo fegno > che altri fia grandemente fdegnofo &
iracondo: ma L 1 B B^O gli affai peli hi quella parteyìwn d' altronde nafconoy
che da fouerchia caldc%^ di core : il che piena^ mente dìmo^ira^che ne la
cowplefjìone di quel cor^ pOyCcceda & foprauanxi la colera , la proportione
che ella con gli altri humori e tenuta d'hauere. il fe gno adunque del petto in
qucHa guifa folto di pe^ liyprocede(come fi uede ) da compltsfwne colerica . Va
V altro lato il portare il collo in qualunque mo^ do, ma jpecialmente piegato
/opra l'homero man^ coy e fegno(come dijjè ^damantio)di animo molle , CT
effeminato: Et ciò non per altra alcuna cagione : fe non perche queflo
fegnOyhaperfua femplice prò- pirietàyquefia tale fìgnifìcatione . Egli adunque
può effere molto bene^che altri fia complcffionato d'una manieray^ habbia
nondimeno nel conteHo delcor^ fo alcune altre qualità .fignificanti per loro pro-
pria & fpeciale uirtUyalcmi affettiycontrari del tut to a quegli altriyche
naturalmente a la complesfione di quel corpo y efjere conuenienti direbbono
iTbifici Vedete adunque quanto diligeternente fi dcbbe cofi derare tutti e
fegni del corpo y prima che al giudicar negli affetti de tanimayonde ejjo uiue
<^ fi moue^co frettolofo & non ben fermo configlio fi uenga: T^c pure ci
è di mefìiero di ufare qucfta diligentia nel raccogliere tutti i fegni, ma
ancbora nel comporre^ ^ nel mescolar einfierneMtte le fignifcationide fu no
& de l'altro : Et di poi illuminati da raggi de la ragioneyche fecuri ci
fcorge per le tenebre d'efìa ui ta^cibifogna difccrnere acutamente come fi fuol
T I^I M 0. 14 dire con occhi cerueriy quale de predetti fegnifia pia 0 meno fignifìcante
, Et appreso , quale di tutte le membra del corpOyfia nel dimoUrarci ifegniy di
piti forx^ydi più ualore^od authorita : Et hauuto al fine tutte quelle
confideratìoni & ricetti cotaliyfids poi fecondo la maggior parte, CT
fecondo quei che più uagUono y giudicare . La diligcntia certamente in tutte le
cofe che gli huomini faccianoci loro fem pre di grandisfimogiouameto: ^n%i ella
e tale ^per meglio & per più uero dire , che molte de le nofire operationi
, cìr forfè le più , & ro^e & imperfet'- teda fejornaypolifce j dona
loro l'ultimo compi- mento de la loro bontà. QueHay inanimi à ciafcnnal tra
cofayde ejfere fempre abbracciata da noi : Que^ fiayin tutte le noHre faccende
ufata: Quelìa^non la^ fcia cofay che ella pienamente non confeguifca . Che noi
non ci determiniamo à giudicare gli affetti de r anima yprima che ne
confideriamo tutti i fegni del corpOyh officio di diligentia : Che mefc oliamo
infie- me le figniftcatioìù di ciafcun fegnoy e ufficio di di^ ligentia : che
difcerniamo quale tra tutti i fegnifia più 0 meno potente , è ufficio di
diligentia : Che co- nofciamo qual parte del noftro corpo y quando ne lateUaylo
ingegìioynel petto y lo ardire y ^ ne le braccia y & ne le gambe la
fortexT:a e ripofta , & quando non nel medefmo luogo fi offerua la auaritia
, cìr la gola , & la audacia , & la debo- lexja y eir quando finalmente
diuerfì luoghiy il me^ defmo affetto ci fcoprono , fia nel dìmorHrarci ifc L I
B 0 gni di nì<tggìor for%a,i ufficio di diligetìtia: Che ul^ timatamtntc i
più deboli & più udì Lai dandole ipiu forti & più nobili fegiiitando,
giudichiamo fecondo la maggior parte^h forte jgrandc^<^ importante ca gioney
che fempre certamente cono/damo la uerìta. sformiamoci aduquCy tifiamo ogni
noHro potere, perche quefla egregia uirtu diligentia, che in fe !ìef pi
contiene & riferba tutte l'altre uirtUy &chepuo bene jpeffo il nojlro
ingegno tardo & rintU7;7^ato da fiiagu^^re CT incitare :,non fi parta &
non fi allon tanigiamai da ueruno noHro atto . Fatto che hebbe qui fine al Juo parlare
il Confo lo , leuando alto il ui^ fo^diffe fubito il Dolce . Io pur uoglio
Signore ad o- gni modoy CT fo che uorrete anchor uoi , quando gli hone!ìi
difideri de uoHri amici a grado ui fiano ,che di quefia fcientia un poco
di^ìinta?ncnte mi fauel- Hate : Et ( come fi dice) che uedere ma uolta il mi
dolio me ne facciate. Ecco Dolce yrijpoje alhora il Confoh y uoi pure hauete
animo di farmi uaneg^ giare a la uofìra prefen'^ : sformandomi ( il che ?ion
uorrei ) a ragionare di cofa , o poco grata ad alcuno di uoi : ouero , che cofi
bene com'io la potete fapere.Tsjondimeno ypoi che pur miete ch'io ui fia ^
guida per quefto camino t doue io dimofirarui fola^ mente la dirada haueua
penfiero y & come fi fuol dire y non far altro che additarui la uia yfate
alme^ no che P^mbafciadore ne reHi contento : accioche fe io inetto ( per non
dir peggio ) prefumero dì in- fegnare a Minerua, al meno non le infegni
malgra-- T II I M 0. 15 do di lei. Troppo dotta inettia ci dipìngete , replico
lo InglefeiEt poco erudita Mintrua.Ma io per me^ di ciò fommamente ui prego :
Et promettouiy d'ha, uerne le uofìre parole carifiirneiCbe oltra che per ef fé
ne uerro in cognitione di molte cofe , che occolte mi fonoy la dolcexja
fingulare de la uoHra fauella, di cotanto piacere mi riempie y che mentre u*
odo ^ non può il mio animo uago d^udirui^iir tutto intento nel juono de la
uojira noce, altra cofà ueruna difide rare. Et poi ci auan^a anchora co fi
grande fpatio di giorno , che mal fatta co/a inuero farebbe , a non ijpenderlo
in qualche dotto & uirtuofo ejjèrcitio • 7S(^e mi pare per modo alcuno
ragioneuole, che que-* fio onde fin hora trauagliati ci ftamo , fi debba per
altro qual fi uogiia indrieto lafciare. ^m^giudico che tanto di principio ,
quanto e quello che per noi sigia dato al prefente ragionamento yfia degnijfi^
mo d'ejfère condotto infino a leUremo : Et meriti d'effère accompagnato da
tutte l'altre fue partiàn-^ fino a l'ultima & cflrema
conclufione.Orfuyfodi^fac ciafi dijfe il Confalo jal'honeHo uosiro defioiEtade^
fiafiil uirtuofo , & ragioncuolc uosiro uolere . Ma ben ui prego yche fiate
contenti di non ritardare y od impedire interrompendomi^quafi alcuna fiepe od
ar gineattraùerfandoliinan'^yilcorfo , e'I fiuffo na^ turalcyonde fen'X^ alcuno
indugio di artificiofo or* namento , prejie & ueloci fi moucranno le parole
mie : accioche ordinatamente , ciò che di quefla fcìentia trattarono già gli
antichi philofophi y ef ^Arinotele
principalmente cotanto riuerìto & lo^ dato y più a pieno raccontare ui
pojja . Cbeuorre^ He y dij]e alhora il Dolce , che la lingua non mouen dola mai
, ci fi agghiacciafje di freddo ^ ouero che a guifa di rane Seriphie , mutoli
diuenìsfimo i me pare che ci debba efjire lecito à domandami > quando alcuna
cofa diceìie , che non ci capejje bene ne lo intelletto: Et che il uolerci di
quei dubbi sgra uare perfettamente ^ che per le uo^ìr e parole ne Vanirr-o
cadendoci , ci tenejfero opprefii y non ci fi debba difconuenire per alcuna
maniera . Fate per fede uoftra come meglio uaggrada^iprefe jubito il Confolo :
Et poi ad ubidire di^ofio , alquanto in Je Uejjo colpenftero tornando^&
acquiflando con po^ co filentio molta grauità ale parole ch'egli dire do uea^in
queHo modo cominciò à fauellar e A faui che hanno anticamente trattato degli
occolti naturali affetti de V anima ^ in tre modi hanno detto poter-* fene
confeguire il giudicìo . alcuni difcorreuano prima per le fpecie de gli ammali
: Et fecondo ciafcheduna Jpecie , attribuiuano una propria qua^ lità di forma :
Et inficme alcuno proprio affetto dì mente:a la predetta qualità coriueneuole :
Et di^ poi in quefla guifa lo argomento loro formauano . J Leoni hanno tutti
uniuerfalmente le trireme par^ ti delcorpOycH petto,&glihomeri grandi :
E'ipe lo brunOìduro , & robuftoi i quali medcfìmamente tutti cor
aggiofi^& di grandmammo fano . Vhaucre adunque grandi gli
homeriyilpettOi& le cUremitày P 7^ / Af 0. i6 è i peli , c7 colore di ^juella
maniera , è fegno ba^ ftante per fe madefimo , a dimoUrare la fierei^ » C^r
lagrandeT^ de l'animo. Dopo queHo,appUcaua no queSia loro offeruatioue , a
tutte le fpecie de gli altri animali: Et quali le ftmbian'j^ in esji uedenano
tali le nafcoHe pajjìoni de l'animo^ ne ueniuano gilè ciicando. Dando/i quafi a
uedere, che in tutti i fimi^ gliantiyUn fol corpo.una folamaljai& unafolama
teria fi [offe. La onde diceuano che tutti coloro che in tutto 0 in parte
fimile haucuano il corpo ad alcn no animale , parimente gli affetti de l'anima
, o in fartelo in tuttofa quel medcjimo animale fembian^ ti doucfiino hauere.
7N(ow intendo dijfe il Dolce, co- me uogliate che un'animale di diuerfa
(pecic^fiu del tutto fimile ad un' altro :liando pero ferma, la fpe^ ciale^diro
cofi)differen'za.Bcn fapctelo ^pagnuolo rijpojCychc a me non piace di dire che
uìi'huomo ne la dijpofitione de la perfona^ s'ajfimigli interamente ad alcuno
animale:che egli^cio facendo, non huomo ma fiera farebbe: ma uoglio , effcndo
le membra de l' huomo de la medefima qualità, che quelle de la fie ra fi
fianOyche eglihabbiaalhora quegli aff et ti fug gellati impreffi ne r anima,
che la fiera per queU le ifleffe qualità, hauerui fi h conofciuto.Diro cofi :
per meglic maniftfìare,& mandar fuori il concetto onde e pregno l'animo mio
. // petto di fouerchio folto cr ingombrato di peli , è fegno proprio &
uniuerfale in tutti gli ucctlliil quali fono ancho per loro propria qualità^
tutti uniuerfalmcnte garru-- L I B 0 lì & canorìiHanno parimente le gambe
lurìghe^fot tilhcy ncruofe : Et jonoy come fi uede^lcggierijiimi CÌr
uelocisftmi : Ma [opra tato yen crei e?" libidino^ fi. Et cefi fot y per
le altre loro qualitày fi puote con^ fiderare.L'huomo aduque che nel petto
haura in quc fio modo grande abondan^a di peli^jìa per quella fìmilittidine y
pronto & ottimo parlatore : Et //'^/^ Jò pili che al dritto, & a
Hmieflo non fi richiede , uanoycianciatore y loquace . Et fe egli haura le
gambe di quella maniera , farà mede/imamente ue loc€ìleggierOi& luffuriofo.
Et oltre a ciò > fe egli an co per altre qiialitayhaural corpo loro
fmile^gli af fettine i naturali monimcnti de l'anima fuay da quel li de gli
uccelli non faranno diucrfr. Bora ficheui intendoyfoggimfe fubitol Dolce : pero
feguitate fe tii piace : gli altri dui modijche oltre al già detto ui retìano ,
col lume, & con lo Jplendore del uo^iro ra gionamento , facendoci
chiari.SeguirOyrifpofeil Con folo uolenticrì : Ma fe in qutHo modo , tratto
trat- to il mìo parlare iìitcrromperete , ìion credo che dobbiate uolcre^che
cjfo hoggi al fuofìne pcrucnga. Orfu dite uiayreplico il Dolceiche da bora
inani^ fa ro for^c a me livffo : per mi no recare a uoi di mo- kftia .
jLlhorayricominciando il Con folo , diffc. il fe tondo modo nel quale
giudicaitano gli antivhi^tra la ojjiruatione y ^ la efpcricn^a^tolta non da
tut^ i gli animali^fi come il primiero : ma dalbuomo firn flicemente folo per
fe sìcffo . 7{€perù ingenerale da tutta la ^ecieima da quelli in pat ticulare y
d'uva V III M 0 . 17 feldprouìncict, ÉtucdHtc& conftderate con diligeìf tia
tutte le qualitài tutti i fegni de loro corpiy & . conofciutine perciò
parimente gli ajf etti del' ani- me y per quelle medefime qualità 5 ne gli
huomini poi auertite de ftram pae/ij prediceuanoin loroi. inedefimi affetti .
Aggiungendo pero , 0 fininuendo al primiero giudicio , jecondo la propria &
conue-^^ neuole uirtu di quel luogo > douc 0 nati primiera-^ mente iOuero
lungamente nutriti quegli huomini s'è fmo. Firtu& proprietà non per altro
acqui fiata, che per ladijpo/itione y caperlo infiujjò Cele/le: Donante per
diuino uolere y non folo auarieregio^^ ni j dìuerfe doti : ma a ciafcuna
fpecie, & ( che e de > ^no di maggior merauiglia ) quafi a ciajcuno
indiui- duo , il fuo dono proprio & particulare . siate cer ti adunque ,
che la terra rkeua diuerfamcnte le in-- , fluentie del cielo: 7^c ui penfate
che pano (Tuna iftef fa natura^egualmente tutte le prouincie del mondo. \ Tslon
con ragione yfe ciò fujfe , haiir ebbero detto i no Uri padri Latini^gli
Africani^efjcre ingannatoriiam bitiofiygli ltaliani:fioltiyÌFratiCÌofi:
uantatori , gli SpagnuoU:gliAfianijlafciui:auariyi Soriani^ GrCf*, cijeggieri:
Et hauere^come di/je Adamantio ) pili che l'altre nationigli occhi
bellifiimi:pieni de lo fple-. dorCy ^ del lume diuino. £' ben nero eh e le
notabili diuerfita de paefi y meglioy& più chiaramente fono, iLomprefe per
la larghe^^jie la terra, ciò è quanti, quepiu.o menotyefii da
l'EquinotialefifcofianOtO ui. y aminano, che non fi fa per la lunghex^y onde
da. C L'Oriente a L'Occidente è la terra
da nói nìi furata • ^n'^ ci fono flati affai di coloro 3 che hanno detto ,
fiele prouincìe poÈìe egualmente lontane ò dal pò- loy ò da l Equatore^tutto
ch'ielle fiano per lunghe%j remotifiimc , non u e/fere ne la loro natura y alcu
nayouero picciolijfma differen'xa . Tutta adunque ^ cuero la maggiore uarieta
de le regioni yh fecondo che effe ò da r Equino tti ale yò dal Toloyfono
diflati Vìuerfiffimi qmfi in tutto fono gli habitantinel'E^ thiopia^ &
coloro che uiuono ne la Cottia y& ne la T^ruegia. Quelli fe ne flano
foggettì tuttauiaaglì ardenti raggi delfolcyche dirittiflimi fcendono fopra di
loro : Et queSìi d'altra parte hanno la loro patria, (co7ne difle il uoflro
Toeta ) la fotto i giorni nubilo- fi & breui y nel ghiaccio femprcy &
ne le neui fepol ta : Et tutta lontana dal camin del Jole . llquale an^. chora
ci hthbe a dimoUrare chiaramente y gli ajfet ti naturali de gli aìiimi di que
popoli fieri & feluag gi : foggiungendo , loro effereJ^cmici naturalmen- te
di pace: gente feroccy a cuti morir non duole. Do ucper contrario que primi ,
fono timidi , humani > paurofh & quieti. La Italia uer amente cheposìa
in me%o di quefli eHremi , non ha freddo che la conge li y ne caldo che la
diHrugga , produce gli huomini participanti temperatamente , de le pajfwni de
gli uni & de gli atlri ; fi come temperate fono le loro complefioni : Et in
niuna maniera 9 i termini de la mediocrità hone^la & comteneuole trapp
affanti. Ma quantunque più difcoHandofi da l'Italia > i> fi T III M Or i8
tèa cantra il freddo che ci manda la Tramontana^aU trettanto fi trouano gli
huomini y co fi ne le qualità del corpo come de l'anima^piu fempre a i
Gotth& a i J^ruegi fmili : Onero da l'altro lato nerfo ilme-^ ^0 giorno
uolgcndofiyquanto più inani^ fiua^di con tinm uifineggono gli habitatori ,
maggiormente in ogni cofa fimìgliarjì a gli Ethiopi: Et bauere altret tanto più
di calore & di ficcità ne la loro compie/^ /ione , quanto quegli altri, più
dlnmore ui tengono ^ di fredde^ • Ter queiie adunque cotali diuerfi tà , fono
gli huomini d'una prouincia , differenti da> coloro , che fono nati , o che
uiuono altroue : TSie lo : a/petto prima, & ne le parti di fuori del corpo
:poi ne i cofìumi: & ne gli intrinfechi affetti de lani-^ ma . 7S(e fi fcorgono
quefìe differentie folamente ne ledifìantie grandi de le prouincicyma anchora
ne le picciole d'una medefima regione: 7{e folonegll huomini ciò aduicne^ ma
parimente ne gli altri ani mali . Onde coloro che hanno fcritto de la natura de
gli Ekphanti , hanno detto quei di loro uiuenti ne le paludijeffere per
ordinario pai^ & ^^SS^^^ riti montani.infidiofi peruerfiiEt quando il
bifo-* gno cr la neceffità non ne gUaflringa, per ninno mo do fermi ne lo amore
de gli huomini . J campeHri pohcome migliori che fono de gli altri^abondare di
benignità , piacenole*^ ^ ^ manfuetudine : & in breue tempo domcHicatifi ,
lafciarfi facilmente macerare ne gli effercitìi , the gli huomini ambi^ tiofi 0
cupidi di regnare { grande argomento de U c ^ 1 liO dimnìta delnoflro intelletto)non con
picciolo Sludì(f^ & faticdimoHrano & infegnano loro. Or a conofcen' do
adunque in quello modo gli antichi philofophi le qualità del corpo , & le
naturali ine linat ioni de gU\ animi de gli habitatori d'una fola prouinciay
ueniua--^ no per queHa jimilitudine , ne la cognitione de gli\ affetti ditutti
quanti gli altriyche in qualunque par - te del mondò uìuejiino . ^Itri ucr
amente y fecon- do i co fiumi &gli atti degli buomini(quando come riHO
dafontCy da le occolte pafiioni del core^ gli at--^ ti noflri palefi , è i
manifefii coflumi deriuano )for-' mauano & ordinauano interamente i loro
giudici *i Onde fe alcuno uedeuano hauente naturalmcte queL Vatto del uifoyche
hanno gli adirati per qualche ca- fo JòprautnutOjdiceuano douereagran ragione^
cf- fere Himato colui sdegnofo & iracondo . Timidi fi-- milmentey ^
paurojigiudicauanoi pallidi per natu va : Conciofia cofa che tutti per timore
accidentale > cotalidiuengano gUhuomìni: Et fieno tifati di per- dere i
colori deluifo • ^ffermauano oltre a cioyche^l naturale riuolgere & girare
degli occhi a linfiifo > era fegno certiftimo di libidine ^ di
lujfuria:perche haueuano 0 fferuat oche nei congiungimenti t^ene-
rei^&mafòimamentenel mandar fuori l'humido ra* dicale yultimo grado fuprema
ptrfettione di quel lo affetto y fhe di corruttibili & mortali, eterni
& immortali ci rende 3 riuolgeuano tutti gli huominìl. j^ìr per ca\o gli
occhi in cotale guifa girauano • Et ffoji procedendo in quefia maniera , di tutti
gli appc T III M 0. ip 4ici de gli animi himam^pcr fetta & intera conofcen,
acqHÌsìaua,noJ?uofii adunque jfi come uedete.per ' quelli tre modi effcrcitare^
queHa fcientiaioltre a quali , fi può mvdefimamente fecondo la contrarieir\ ta
de fegnigiudicare.Cbe fe^diciamo cofhlagraìidex^ %a de leeftreme parti del
corpo yfignifica forte'2;;:^a XÌr grandmammo y lapicciole'^per contrarioydebo^
lei:;^ & poco cuore dimoflra . Fermatofi dopo quo ^fìo lungo parlare il
Confilo alquanto^ il Dolce roìn-^, pendo ilfdentioydiffein quella manierau^xfo
dilui. Compiutamente hauete fodisfattoal difidem de l\t nimo no^ìro , facendoci
cono/cere tutti quei modi , per cquali gli antichi giudicauano : Ma a me
fareb^, he caro oltre a ciò , non folo che fe altro ue ne rejla (fusiodito ne
l'arca, & nel tbeforo de la uoHra mc^ moriamo offeruato dauoi mede fimo ,
oucro imparato Mcglifcritti d'altruiycelofacefle commune:& lafcia flecelo
ufare: ma [opra tutto che mi infiignajic par- Ocularmente una
uolta^quaimembriy:& quali loro, qualità , quesìo y o quell'altro affetto
fi;opriffero Tcrcioche fen^ difcendere a queììi poiticol^riy tutr^^ to do che
fe ne diccjje cofi in generale yriufiìr ebbe al fine fatica inutile & tàana
• Egli ci mole , diffe uer^. fo il Dolce alhora l'Inglefe : per quanto che fin
qui ho comprefodalfiio ragionare ^recare inan^ ilUbro, de la Thifionomia
fcritto già da ^riilotcle - per farci merauigliare ad un tempo medcfimo ,
6" de U memoria ^ de lo ingegno che egli ha per buona, forte hauuto dal
ciclo , Di qucHo^eJ^oncndocelo con, C iij tanta facilità: Ut di quella ,
andandone con fi gran diligentia raccogliendo tutte le parti . Comunque fi
uoglia^riprefe fuhito il Dolceiche ciò non mi da noia ueruna.Sin'7^ Je egli in
quella materia , con la luce de la fua e(pofitioneyCÌ farà chiara la ojcura
fenten^* tia di quel degno philofophoytantó maggiore atithò^ rità hauerannoy ór
per ciò tanto anchora mcritcran no maggiore credenza le parole fue.Lafciamolo
pur ' bora feguitare^foggiunfetofio lo ^mhafciadoreiche per quel ch'io creda,
egli ci hauerà à moHrare il «e- ro modoinelquale fi tolgano,^ dagli ammali CT
da gli huomini , i certifiimi & chiarifiimi fcgnì • Dopo quesìoyueggendo lo
Spagnuolo che ejjl da la fua hoc capendeuanOj & di r accorre le fue parole
attenta- mente af^ettauano , brillando ncluolto di dolciJ?ìmo rifoyin quella
guifaal fuo ragionamento diede prift cipio. Ben mi piace inuero che per uoi fi
/applaudo che al prefente per me uiuien detto^efferegia fiata opinione di fi
chiaro philofophofP croche certaméte miperfuadoyche maggior rifletto i& più
di auerten dobbiate hauereyadopporuìy& a contradire a do che da me hora ui
fia raccontato. ?y(e giudico però che ritornare in biafmò mi debba (quando ad
acquì^ Slare perfetta ifperien%a d'una cofa , non bafta l'età fola di un'huomo)
fe nel moSlrarui il modo del giu^ dicare tafpctto humano » quello & non più
ui rife* rifco 3 che già gli antichi faui , con tanta lor lode dottamente ne
fcrijfero . Conciofiacofa che tutti co • loro che hanno trattato di quefia
fcientìa } &\4ri* T \1 M 0 10 Siatele in prima onde hanno bauuto origine
molte fchiere di dotti & di ualenti huomivii non habbiano gran fatto in
altra cofa tifato la loro diligcntiay che nel recitar e^ejporre^ &
confermare le altrui opinio^ m.^^ffai adunque mi parrà di fare^imitaìido cofìo-
ro:'ì<(e da le loro iniìitutioni , partendomi {come fi dice) pur un dito
trauerfo. Et porterei credcìixa che mn folo ragionando jfi come bora fo^ ciò mi
doueffe effere conceduto : ma commettendo anchora a gli fcrittiyqucUa nofira
fententia:Et facendone un do^ no a la tarda po^ìerità • Et per qual cagione fi
do-- urebbe disdire auoijdijfe il Dolce, quello che in tutte le lingue e flato
lecito a gli altri fcrittoriìRjsguar- date pure i Latini: Et ueder eteli in
questo ufare mot fa licentiaiMa tra tutti gli altriyCicerone fu (coni e gli
^ieffo confefja) licentiofifimo . Certamente diffe albora lo ambafciadore ,
quefii moderni Jcrittori de la lingua Italiana,non fi lafciano in queHa parte,
ne dapaura^ne da ri/petto tenere: an^i arditamente & con animo grande entrando
ne le biade ialtrui^non folo ne leuano molti di loro le più belle & le
maggio ri Jpighe^maagran fafci,tutto il ricolto ne rubbano er* ne portano
altroue.TSle farebbe difficile ritrouar , ne alcuni , che uolano perauentura
gloriofi per le mani (ir per le bocche de glibuomini , cui fe Tla- tane, altri
antichi ritoglie[iino il loro grano , di che hanno ripieni i loro granai, &
le loro belle più* me, onde uagamcìite fi fono adornati, fe ne Sìareb- hono
affamati fempre a bocca aperta :aJpettmdo U • • • • Z T F \ 0 imbeccata come
polli bramo/i : Et nudi fi riviarerch honoycomegia la cornice^ dagli altri
uccelli citata a ragione • Or fu non ci lafciamoydijje il confolo^ in U4 no
trafcorrere il fugacifiimo tempo : fe ucglictmo che del noHro ragionamento^ a
la fìncy & al terrai^ ne eUremo fi ueiiga . Et coloro che fi credejjero che
io pili tofìo ejponefiiy che dijputjfii , lafciarno ne la loro creden^ai
Laquale comunque fi fia , non ci può fe dritto guardiamOyefjcre per modo alcuno
danno^ fa 0 moleàa . ^pprefjo a quefle parole y fiato il Con folo un poco
penfofo , ruminando quafi alcuna cofa tra fe^coft di nuono torno a fauellarc .
Haucndouigia fato conofccntiyncl parlare in che difopra diligente mente
faticato mi fono, di tutti quei modi per li qua di giudicauano gli antichi ,
hora mi bifogna mostrar uii in che maniera pofiiamo fare una noua ojjerua-^
tionc certa CT unìuerfale , per cui fecondo le quali^ ta de i corpi , fempre
cìauenga dipieìiamente inten dere le pafiioni & gli affetti de l'anime . E
nccejfa^ atio adunque fe uogliamo fapere quale affetto di men te fta da alcuno
fegno efìrinfeco figìiificato , & per iquefìo termine di fegno > intendo
una certa difpo^ fittone 0 qualità di alcuna parte di queflo corpo f
i:Qnfiderare tutti gli huomini , & tutti gli animali > che fono tratti
naturalmente da Ufi medefimo appe fifp^ & da unmedefimo mouimento di core:
del jquale manchino pero tutti gli altri ^ di qualunque fpeciefifiano . Scelti
poi qucUi tali & huominiy & 'animaliyhauentiunofleffo naturale
affettOiCiè di me 'P. Py; I M 0. Il •Sii ero dì notare attentamente y che
qualità efii hab^ ■iiano ne le me?nbra del corpo : Di cui tutti gli altri^
'QÌje la predetta iìiclinatione non hanno , ftano pari-^ mente pviui • Et
ritrouato al fine queslo fegnoylonta ina daglialtrii ^ proprio di co fioro che
hanno co-^ me difUiìmo affetto medefmo , dobbiamo per certa, fapcr collii
ejjere quello , che quel tale affetto ci fco^ fra & ci manifeiii .
Quantunque dijfe alhora lln-^ -glefe-^affai bene comprenda ciò che ci dettano
le uo^ Hr e parole ynodimeno baurei caro per meglio il mio intelletto renderne
podisfatto , chegraueo faticofo non ejfcndoui , mene defìe uno tffcmpio :
perciochc- non mi fouiene di bauere letto giamai in ^riftotele^ '^quefìa bella
& dijlinta dimofiratione che alprefen^ , te ci hauete accennato ♦ 7^(c io
lo jpagìiuolo- rijpofc^ Mentre mi contentai de la fcrittura latina^ chc colpa ^
uitio di clpo/itori^ quafi folta nebbia il lume del fole & de le bielle
celcfii 5 ci toglie CT ci nafconde la 'luce de i detti chiari & illufirt di
quel degno Vhilo fophoyhebbi potere per alcu tempo di appagarne Va mimo mìo:
^n^ipcr molto ci) io cercafjì di fpegner'^ 10 y m le fonti di coloro
attuffandolo che di poterlo faremiprometteuano ypìu fempre fe ne accendeua 11
nosìro de fio . Ma da poi che da uifo a uifomipa^ fìa^fauellare con ^riHoteUy
da le piane ^ facili ^ <& gentili parole di lui.comprefi ageuolmente in
una fola uoltaycio che in molte ycon gran faticayla to^':^ i.%a CT la inettia
de gli ajpri ^ durifiimi interpre^ {fiy /a{Mo ìm nfi h^ucm dar& ad
intendere « Ca« me fi fìa dijje il
Volce^uenìtc dìgrcitìa a Vefftmfioz accioche o uofii a o d'^rifiotele che la
già detta di-- moiìratione fi fta ypiu internamente m/a uolta , eè" con
maggiore certe^^^a conofcere la pofiiamo:Et co me a lui di haucrla trouatOyCofi
a noi di hauercela in fegìiato ^mercede & obligo habbiamo . ^on penato fi
cortefe ueggcndoui lo Spagnuolo rilpofe^molto a fo disfare a le mUre domande :
però come fin qui fete ujato di fare^afcoltatemi attentamente . Detto que--
ftoy foggiunfe di poi in queUaguifa. Seuolefiimo di co hauer notitìa piena da
qual fegno ci fojjè prò- priamente manifeUato la forgia & lagrande's^ de
l'animo^ ci farebbe meUièro confiderare feparata^ mentCytutti gli buomini forti
& animofi : Et tutti gli animali anchoraycoraggiofi& robufti. Et dipoì^
uederequal fegno fi hauejfero quelli tali nel corpoi ^mde tutti gli altri ^
buomini & animali^che que-^ gli affetti diforte'^ & digrandcT^ d'animo
non baueffero.fofiero priui. Et ojjeruato poi finalmente queBo fegno. f apremmo
lui darci de gli affetti pre^ detti^certifiimo & fecurifiimoindicio. Mail
fegno ueramenteyche fia proprio & particulare de i forti ^ de gli animofi j
e lo hauer e le eHreme parti del corpo y & gli homeri.e'l petto
ygrandi& mufculofii ^dunque fi può dire ragioneuolmente , queSio Je^ gno
per fua diSìinta & feparata proprietà ^ quegli affetti & di animo fitd
& di fortcT^ fignificare • Onde fi forma poi ^ ^ fi uiene ad ordinare lo
argo mento in quella maniera. ^Ifonfo (pcr^^fidir^) Vl^tMO. il ha te ejlrme
partì del corpo y & gli homerlycl petto grandi : adunque egli e ancho
dotato & nei corpo & ne l'anima dì ardire CT dì for^a . Che egli
uibifogna di certo fapere y che nel corpo hauentein forte per compagnia un'
anima ualorofa^ fempre fen 7^ fallir giamaiyle predette qualità fi uedrannoiEt
d'altra parte fi sdegnarebbequafì fi terrebbe a uile un cuore animo fo , di
albergare in alcun corpo che le già dette qualità non haueffe.^Ma perche mot te
fiate y& quafi fe?npre adiuiene.che con quejlafor tex^^a d' animo idimoftr
ataci per e fegni dame dì-* chiaratì di fopra , ci fiano uniti anchora alcu^ ni
altri affetti che rade uolte da lei fi difcoHanOyCO^- "ine è la
liberalìtàmero la impudentia^ dico che non jen%a ragione fi potrebbe perciò
dubitareyO che il fegno come fignìficante diuerfi afetti^non fi douejfe per
certo accettare ne i giudici de la fcientia che ci infogna In noflra
natura:ouero(in più minute diuifio ni partendolo) fe luna qualità di luiypiu
toHo lafor te'j^ fignificajfeyche quell'altro affetto che congiun . to fi ucde
con lei • Come farebbe : Ecci alcuno che nei fegni del corpo Jm il capo grande,
& la fronte tìleuata : Et ne gli affetti poi y & ne le ìntrinfe^ the
naturali inclinationi y e magnanimo & lib er- rale : onero (parlando de gli
animali) con altrui di buon grado partìcipante de le fue prede • tcco ' che qui
y non è picciolo il dubbio che nafcere uì pò-- trebbe : Slandouifi in forfè y o
che la grandei^ del tapo foffe Jegno di liberalità : ^ la eminentia d( 1 L I B
% fronte ^ dì fortcTi^^a : Oucro che la dcitcttìone d4 fronte 9 liberalità,
& lagrande^j^a del capOy/orte^^ %a dimosìrafje . Ma per ifconciarc , ^^on
lafcìare uenìre in luce cofì triUa & cattiua co falche crefciU'r tnpoi&
fatta gì'andeyfoggioghi quafi Cyro noueU lo,& meni in fermtH lointelltto
fuo auoloyci e necef fario di procedere in (jucftomodo . Eglicibifogna in prima
confiderare dijlintamente tutti gli animaVp forti i & ?ion UJyerali: Et da
l'altro canto > i liberar- liy ^ non forti. Et ritrouati quei primi hauerc
il ca po grandej & non la fonte rileuata ypojiiamo cfjer certiy la grande'^
del capOy fola per fe medefima , il ualore, l'ardimento , & il grand' animo
palefare-. 'Ma da l'altro lato fe uederemo qucsìi altri confion^ te eminente j
eS^ con pìccola tcHa, dobbiamo fare fii ma j negiamaifara falfo il
noflroparerey che la al^ te^^ & la rileuatura del fronte yla liberalità
& la stortcfia fempre efprejfaìnente ci manifeUi. Et mede fmame^ìte fe
alcuno haueffe il capo grande & acur to^i& foffe animofo inficme e
sfacciato, potremo pa rimente siare dubbio ft ^ fe la acute^^y di magnani^
mitay& Jela grande-j^a^ di iìnpudentia foffe fegno: opure fe la acùte'zi:^,
impudentia , & la grande's^ ^Xa^animofita ci fcopriffe . Ma ce ne potremo
poi ^ non con molto affanno &fiiticay per cotal uia riffol nere CT
fuillupare : Et in quefta guifa^la ccrtex^;^ & lauerita di ciò che andiamo
cercando'^ ageuol^ mente trouare . Conftderando tutti che hanno il ca^ fa
appuntato 3 comcsufadi dire in Tofcana^ non grande,e fere sfacciati, & mn
forti: Et per con frano coloro che grande hanno la tefla , & non acit ta,
e/fere animo/i, & non impudemi.Foi la accocca te a Genonefi , dijji- alhora
U Dolce ridendo: lattali per un bello ordinario, hanno qnafi tutti le tefie
loro acutifme . Guardate rijpofc fubito il Confilo ,fe clli fono ancbora come
diffi,sfaciati:che guidati da l'ap^ petito lor naturale, per cacciarui di cafa
noUra, inft no qui a Chioggia ne uennero:Doue uoi che meno acit te le folete
hauere.non chea Ccnouj, ma pure a Cor fica i animo non ui die di apprejj'arui .
Certamente fi f gghigando il Dolce foggiunfe : Ma perche non hebberoi
capigroffi, cr no» furono forti, uedetc che CI nmalcro Fatepur ccnto riprefc
alhora il Zornor %a. che il fine di quella battaglia, die de a itoi k uita^ C?-
« loro tolfe l'ardire . Deh lafciate digratia, diflò Mora lo Inglefe, quelle
uane tentiom: Et ritornate (CT fia meglio , ^ maggiore & più larga commodi
ta di noi altri che u'afcoltiamo ) al uoftro primiero ragionameto.Et diteci,che
purn'è tempo hognmaii feparatamente una uolta , quai fiano que fegni, che m
piace che da noi fieno nel giudicar e ojferuati. Que- ita coja m diro poi , lo
Spagnuolo rifpofeiche uo pri^ m ragionare alquanto, de la diferen^a dei Lm
McorpoiEt mofirarui,fe'l mio potere a ciò baflìa' quai di loro fi debbano c ome
buoni e- voueuoli che Jàno, accettar e: Et quali fi cometrifii,èr inutili, alÀ
hand9nare:onde fatti dotti alfine,come quefli fchifu fh& quegli
MeffireMbano jeguitati,pvfùam à L 1 B T^O quafi facerdotì di Vhebo.acefi &
infiammati di ditti no {piritOylepa[fw?ii de l'anime, nafcosìe fottoH uclo de
la terrena carne , fempre ueracemente falefare ^indouinare . Dicoui adunque ghe
dei fcgni del (orpo^ alcuni ce ne portiamo dal uentre materno; J quali
parimente j tutta uia ci accompagnano in- fino a la morte , Come farebbe (
diciamo cofi ) la lunghci^de le gambe: alcuni poi y quantunque dal nafcimento
& dal principio noHro hauuti Jem^ pre con noi y cambiano nondimeno nel
procedere de gli anni y la loro antica primiera dijpofitione: Et talhora (
quanta for%a ha il girare del Cielo) an^ fhora del tutto la perdono ♦ Come nel
colore fi ue^ de auenire de la carne y& dei capelli : Et ne le ca
pigliature fiìmilmenteia lequalifuccedono i caluex^ 'Xi : nuntij ^ ^^Jfi^ggi de
la debole & tarda uec^ cbie']^ • %4ltri fono di queSìi y che non perdono in
tutto la figura loro : ma la mutano folamente , Co-^ me incontra ne la maggiore
parte degli huominiync la alte'Z^,& ne la drittcx^ de laperfona^ Si ueg^
gonoanchof^cfje fiate nei corpi alcuni fcgni: non già nati y & cominciati
naturalmente injieme con loro : ma tali pero > che in fino che l' anima y e'
l calo- re naturale da loro fi parta y loro fempre fanno y per fetua & non
mai fepar abile compagnia . Di quefla cofi fatta maniera adunque y fono gli
torcimenti rfe laperfona yper ^popkffiay o peraltro maluagia accidente in cjfi
ucnuti : Et [opra quefìi , medefima^ menu molti dm difconci ^
debole%^:^cbclQÌn'* fermha , 0 le ferite juenti contrariai fereno dcU noflra
tranquilla felicita , ne i corpi fogliano arreca re de mortali • Ora di tutte
quelle qualità difegni , fecondo la forxa del noflro ingegno apertamente
niayiifesìateuiy i primi che hanno infteme con noi ori gine cr fine ,
dimosìranofmilmente quegli affetti ^ . che fono fermi , Uabili, CT rimanenti
fempr e ne / tf- nima noHra, dal primo infino a l'ultimo giorno. M4 , gli altri
poi, che fo?w mutabili y 0 mancanti inan:^ chenoi^ouero dopo noi y& per
alcuno accidente ^ uenutiy non poffono per modo alcuno farci nera & . c
erta teSìimonian^a , di quegli affitti che ci accom^ p agitano per tutta la
uita.Beneè ueroychefi può ojjèruando alcuno di quei fegniche mancano & fi
mutano, cono/cere talhora la fcmprc ferma, & non mutabile uùrità . Come
farebbe fe per lo uermi^lio colore del uolto , fi giudicale la pudicitia, &
lauer gogna di altrui : quando è manifesìa cofa , che fi ar-^ rojfifconogli
huomini , & diuengono cofi fattamcn te in quella parte uer miglia jeper
qualche acciden te y fono alcuna Holta agretti à douere uergognar^ fi .
Nondimeno quantunque ( come di(fi)alcuna fia- ta queflofegno il uero ci fcopra
, non però e ragio'- neuole 3 ne fi conuiene in alcuna maniera , che in lui
totalmente acquetandoci , ne più oltre come di me- gliobramofi cercando, lo
accettiamo per certa & in fallibile norma, nel di/porcy & ne l'ordinare
i noHri giudici . Concio fia cofa, che la uergogna che e flabile ^ ferma
paffione delanima^nonpojja ne debba dal L I B 0 fbìòre del uolto y uago cr
mutabile fcgrìo dì qùetlù\ corpo , ejfere drittammte , ne con ragione^gia mai^
giudicata . Se egli è nero dijfe alhora il Dolce , che i Jègni de le ferite
yìion debbano ne i giudici de la fcien de la natura de l'buomo , efj'ere come
certi , offer ' nati & fcguitati da noi, comepojjbno dire imediciy .
ammoniti da Hippocrate loromaeUrOy che colut a cui faranno per alcun cafo tagliate
le arterie che fo-- PO quipr^ffò à queHe uene di dietro gli orecchi , fiaj^ da
indi à dietro flerile ^ infecondo! l^e poffa per alcun modoj più generare gì
amai i Questa è purc% ( come fi uede ) diuinatione : laquale tutto che ella^
najca da fegno nuouo , & per cafo in quel corpo fo-\ pr attenuto ifcmpre
nondimeno ri/ponde^cir riefco certifjima • Donde uien quello fhaucrei caro che
al^\ cuna cofa me ne dicefie^Haueagia lo Spagnuoló apen te le labbia per
fodisfare àie domande dti Dolce yì quando lo Inglefe di nuouo interrompendolo y
co fh^ cmiinciò • Dapoi che m'e flato per altrui mQflrato\ la uia 5 doue
caminando miattrauerfi al uoUro par^ lare , dirò anchor io , che fe ijegni
(come dite)mu^ tabiliy non foffero certi , non hauerehbe potuto thagoray
giudicare i fanciulli diteneriffima età: I fc\ ^ni de qualiiCome tutol giorno
chiaramente per noU fi comprende^ fi mutano y ^ fi Cagiano tutti. Fogliai tno
dire che Tythagora ragioneuolmente nongiudi^> caffi ^ Lafcritura , che non
uoglio direlaauthorità^ ci perfuade il contrario , Diremo che ifegni de i fan.^
binili fìano fermi f ^on mai: che la e^erientiay macj I M 0 . 25 ftra di uerìtà
y ci Jìa incontra. Che diremo adunque? 'Diremo rijjwjeil Zorno'z^ >
cheTythagora ferma- ^mla fùa opinione nel giudicare y fopra la faldei^ ^de i
fegni ììabili: ìquali [emano fempre mai quella HsleJJàJa loro primiera qualità
naturale . Che quatta ^tunque pàiache la faccia dd fanciullo (cofidirer- ^rnoj
diucn'cndo di giorno in giorno maggior e^^ più fempre crefcendoyO' oltre a ciò dal
bianco , nel bru^ 'noydal terfo/nel rugofoy dal molici ne l'ajpro, c^. dal
graffo ine t magro alterandoft é^'tfhppajjkndo ypigH alcun poco di mutatione
& diuèrfndj, no però adìuie ^ne giamaiychc ella alcuna mutiyde le fue
proprie an^ tiche qndità:cl)è da principio le dicde^lacelefìe im'-^ mutabile
fatale necejlità . Verciocheinfìno dalprU miero giorno fi uede^fe ella è più
delgiuflo , lu77ga\ breue,grandty picciola, ritonday larga , carnofa, od
'afciuttaiKt rhólte altre qualitadiin effa fi fcorgono^ l^hc no fi mutano co
gli anni : ma fi mantengono fem 'prB quelle mede fmc y in fmo a V ultimo
iermìne de la ^uitaQuefli erano i fegni cheojfcruaua Tythagóra:Et *da quesiiyla
tì'crièac^ la certerz^nafchiayde giudi 'di ^uel Sauio VhilofophoyMa uoi Signore
^Icfadìi) cWkome medicoyil dubbio mi hauet e proposto, de [a incifione di
quelle arteridcome ui fcte cofitoHo fccnr datocché pur dianzi ui difii ,
leipclinationi de VanU ma^non potere effere conofciute per li fegni de le
ferite ? Tarui forfcy che fi debba la Herilitay pafìio^ I ne od ajjetto dinoHre
anirrìe giudicare iTslpn ere-- d'io • eUa huitÌ0y& pafiione diqucHo corpo-:
D J^on altramente chefifia la cecità : o qualunque al-- tra alter atìone^ò
morbo fimile. Se adunque giuUa^ mente non fi potrebbe domandare diuinationeyil
pre dire à colui laprìuatìone eH mancamento del lume ni Jiuo y cui fi uedefiino
gli occhi da un qualche colpo ò fer altra difauenturaguaHi & ricifh cofi
non fi può dire che fi indouini , la futura^an^^ pure la preferì^ te
Herilitàjper lo uederej^com^^ bauete detto) taglia te quelle arterie: jin^ì la
cognitione de l'uno , cr de V altro di quejlÌACCÌdcnti y fi de giudicare più
toUo xertifiima fi:ie'ntia. Conciofia coJà,cbepoco menofia np quelle arterie,
membri concorrenti nel generare, che fi fìano gli occhi nel uedere. Dico
adunque eh f gli affetti de l anima noflrayche dal Cielo nel princi- piaci
furono dati de la noflra genexafionc , & che con effo 7ioi tuttauia ci
portiamo infino à ia morte y fono per quei fegni conofciuti^chi^ fia^^^ p^ri^
mente,& che fini fcono infieme con noi. De ì quali ^ co^e di loro propria^
materiaynel dar modp ordi ^ à i loro giudici fi firuono 9^ fé; ne uaglìonó i
fa^ ^tfi ojferuatori di qucfia dottrina. non crediate pe [ro\ che per que^i
fegmfipojfajper modQ. alcmù co- ^nofcere, que^ì'huomo douere efier medico :
&)^^J:r . l'altro muficómero coftui in ufirologiaj'& colta i^ Geometria
, douer diuenire ecceUentevfercioche^co^ \me. è- facile cr chiaro à uedere
ytuue le fcientie, coltura & ripofo di noHre menti y per iUrani acci-^
denti , & dopo alcun tempo fi acquifiano : Et non già fono , fi come gli
ometti , imprefii & fi^gg^^i T li l M O y 16 primieramente y col fogno de
la madre natura negli ammìnoJìrLsen'2^ amaefìramenfo alcuno^ fono gli buomnì fin
da principio ò timidi.odauarifo Ubera-' Jiyod animofi. Ma non fi può già fen'^
lunga erudi jione cìr fatica , & feni^ perdita di molto tempo , acqui/lare
od impre7idercgiamai alcuna dottrinalo me dijje il Dolce albora^adunquc non
uoleteuoi, che il Cielo la natura ci hahhia fatto , più h abili da princìpio
più atti ad una cofu^che ad un'altra? guardate ciò che uoi dicete : perche il
contrario eli quello che ci uolet^ perfuadere , tutto' l giorno ueg^ giamo :
& manifeHifiiiTÌarhente fempre lo udiamo. Et per certo fe egli non foff^.ueroyche
natur^^^ te fofiimó piu tojio ad una fcientia, & ad uno e0r^ citip y che ad
un altro inclinati y in uano farebbe fer mamente riuJcitOylafatica & lo
auedimentodiqucl ,^auio Thilofopho: che folcua menare à torno per la cìt^à\\
fanciulli ro7;i , non aue:^ad arte , od à fcientia alcuna: Et far loro in quel
modo uedercy tut te le operationi onde uar iamentCy fecondo la diuerft^ ^
^libumani appetiti y quei tai cittadini fi fole^ nano faticare • ^ccioche
comprendendo ^^ ojfej:^ uando lui per quella manìer acquale arie-od effercL tio
fojfe loro più grato^egli per ciò potefe più agif uolrnentey& con affai
maggiorécerte':;^yintender-^ ne Mnchora & antìucderné le naturali
indmationi de le menti loro. Fano parimentCyfareblje flato lo ai corto giudici
0 di Flijfe: llquale aftut amente rubbò à Ja diligentia de la madre thethi ,
onde egli era con D li à. ^ L I B IlO . . fi gran cura^& con tanta
foUccitudinc cuHodito y il 'forte & mlorofo Achille : Facendogli [coprire
con 'ingannoyquel fuo proprio naturale animo jiffmo af-^" fetto:Lontano in
tuttOydala cteanxa,& dal'habithy ' in eh' egli^quafi raggio di fole [otto
folta nube^albò-^ ^ra coperto fi Uaua. Ma oltre tutto à ciò, perche ere 'dete
che dicejje Tlatone, effcre ne gli animi noUri^i femi de le fcientie ^ de le
uirtu f Jè noit per diho-- (trarci à pieno , che dal Cielo portò Hornero la
poe- /ia:ZoroafirOyla magia: Et co fi qualunque altro quel- la fcientiaine la
quale egli fatto poi huornOy & per ciò gli organi del corpo ad ottimo fiato
rido tti, pcr^ fetto & eccellente dinenne ^ La onde fdgpamenìe diffe A^arco
Manilio^ hauendo lungamente dijputato di fopra^ogni noftra cofa regolarfi
fecondo la'dijpo^ fitioney& la influcntia cclcHey il potere ancho cono-
fcerele immutabili leggi de fatiy effere tofa a punto fààmaihente fatale. Ji
queko lo "^pagUfìoiolgia non nego yijfn)feyche quefte attitudini
hàturali.cj qucHe pàrticulari inclinattoni più à luna cofa che a lall^ay non
cifiano date primieramente da Dìo per le vnani de gli otto Cieli: fuoi
diligenti ; fedeli , ubidìenii minifiri . 'Ma dico bene y che elle per alcuna
guifà\ effere non pofiono preuedute da noi , per le qualità V per i fe^ni del
corpo . Dì modo che colui non ne può ne k JHC offeruationi trattarcene la loro
cogni- rione à coltii fiappartiency che come noi ci fatichia^ mo di
dimoflrare^non ad altro attende , ne altro con fiderà^ ne ad altro pon cura^che
a le note &ale ap^ 7?,/^ IMO. 2j farentic cHcrion dtl corpoiEt a le 7mtr^
(dirò cojl) che circondano quella cajhydoue alloggia l'anima no Jh'éL. Ma la loro
nafcoHa & occolta conjideratione, fa ne^rimane tutta intiera à lo
jljirologo. lltjuale de poter giudicare minutifiimamente , di tutti gli aue^
T/ifnenti de la uita humana: ò buoni, ò rei, ò fortuna ti yOd infelici , ò
prcfli , ò tardi à uenire che fiano . pico fmilmente , feguitando il primiero
ragiona-- mento , non e/fere pofiìbile che per quefli fegni, di cui fono
diucrfatncnee i noHri corpi diflinti yfipof[a con certe'^ alcuna fapere ,
cjuale huomo debba f/- fire riccoyò/juale pouero.Quefioydi ferro^&quel^
Caltroydi fuoco morire . ynoy di i^c, diuenir feruo: Et altriyefjendo come fu
Cafiruccio^al meglio &piii^ che donare gli fi pofTa, figliuolo di un uile
& poue ro pretesa la fuprema alte^ & nobiltà del regno falire. Di
qucfiiyiijr d'altri fimili accidenti di Fortu- . na, quantunque forfè alcuno
per li fcgni de i corpi gli antiuedcjfe , à me non piace però di fa4ieUarne ^
per alcuna maniera.Confiderate adunque y& con di^ ligentia tutte quefte
cofe predette cfjamimteyhne^ cejfario che ui facciamo uedere al
prefente^quaifia^ no quei fegni, da i quali nafcc & ha origine ,&nei
quali y uiue & fi conferm , & al fiìie con cui muore^ èr finifee ,
quella nojìra fcientia : Et di poi y onde L predetti fegni , pigliare parimente
fi debbano : Et,, finalmente cìafcuno di loro , come meglio per noi fi /apra,
per le più apparenti manifeke dimofiratio ni che ci fiano y dichiarare ,
ejporrcy et interpreta^ , • • • D ii) \ l 1 B TiO re. E laVhifioiomia adunqucy
come fuonailnome ifieffo che le diedero i Saui de la Greciaytegge^fcien^
tìa^& regola natutalcyche ci fa conojcere le interne occolte pacioni de
l'anime nofire. Co/i quelle^ che fcìi^d àltèratione di qucHo corpo y per alcuni
propri fegni di lui fi comprendono : come e la alte j^ de lo ingegnoM
aflutia^CT altìre cofe fimili: come tutte anchora quell'altre y che innoi
foprauegnendo per accidente , ci alterano , ci mutano la fuperficie efìrema del
corpo: T^e la guifa che ueggiamo fare , a la uergogna^a la pauray ad altri
cotaimouimen ti de noflri petti. Ma di tutte quefle differeni^yfpero più di
fotto ragionarne difìint amente . Hora uera- mente mi aggrada di dircydonde fi
tolganOi^- di che maniera fiano quei fegniyche nel giudicare fono of^ feruati.
Douete per tanto faperCyche cfii da cotai luo ghi ficauano. Conciofiacofa che
imouinie?itidel cor fOy ì colori, i geni (fe co fi dire uogliamo) òuero coi-
rne diffe il uoHro Tetrarca , gli atti de gli occhi e^r del uoltOy& oltre a
ciò la ajprei^ , ouero la delica-^ tCT^a de la pelle y& de ipeliy &
infieme la uoce y (3* la carnè , & le parti & le mcfnbra del corpo fole
per fe feparata??iente , ^ appreffo la difpofitione , ^ la forma di tutta la
perfona 9 fiano uniuerfal^ mente quei luoghi yiquali fecondo le loro qualità j
- da noi (come difii) fegni addomandateyci danno pie- nifiimo er perfettifiìmo
indicio , de le inclinationi , & de gli affetti naturali de f anima humana.
QueHi fono adunque quei luoghi & quafi quelle minere > doue i metalli fi
camno, onde ì comporta fabricd de gli affetti de l'anima noUra . Mapercioche
me-^ glio al difiderio uoftro fi fódisfaccia , & perche di queUa fcientia ,
maggiore & più ampia conofien-^ ^ Manciate , uoglio rientrare di nuouo, per
entra aciafcmo de i già dettilmghi per fe: Et per tutte le loro più ripone ,
& fecrete parti , ragiotiand<t guidarui ; Et come nel mei^ode i loro
intricati giri, u' haliti il Minotauro de le noUre perturbationi apertamente
moftrarui. Cominciandoci adunque da i colori primieramente , dico coloro che
hauendo la carne candida & chiara , hanno nondimeno neriffì- mi & foltijjìmi
i peli , ejfere di complejjìone caìida cr colerica : Et ne gli affetti de
l'anima , sdegnòfi, iracondi , impetuofì , loquaci ,fubiti, & uantatorìi-.
Et a quelle medefme paffioni , ejfere in gran parte fottopom quegli altri ,
benché con ajfai meno di ri^ tenmento & di fermeTr^^, i cui peli, cr la cui
car- ne, fono uermigli & infiammati come ardenti car- boni . I bianchi poi,
abondano di fi-edde^p^a , & di. humidità: Et fono perquefto, timidi,
humili,debO' li, tardi, quieti, & effeminati . Coloro uer amente , il cui
colore è fmigliante ad oro , do è di perfetta mijìura tra'l uermiglio e'I
bianco, hanno la loro com pleffone temperatijfima : Et fono ordinariamente ,
dotati di buoniffmo ingegno. llche più certo,& più fecuro anchora fi de
poter credere , fe unitamente con quel colore , bauranno que^i tali , la pelle
loro molle, morbida , tenera & delicata . Et fapere fi D iiij 4 l., I B Ilo
de per regola generale , che tutti gli ammali che hanno il pelo molle &
fattile , fono timidi & pau- toftnaturalmente -.Doue gli hauenti if altra
parte ipeligroffi & duriy fono forti per contrario & ro huUi . Tra
tutti gli ammaliai più timidi fono i Cer- uiyle Leprine- le Tecore : Iquali y
fecondo che detto uhahbiamo , hanno tutti il pelo mollijjìmo cr fotti- liffmo.
Ma il Lione» L;qrfo, & il Cinghiale, che Co- ■ ' no pieni & nel corpo ,
cir ne l'animo di fortcT^ , hanno medefmamente il loro pelo duriffmo. T\(e ut
perfuadete , che ftano gli uccelliyda la predetta con ditione punto
lontan.i:^n7(i tenete per fermo,dipo ter e caminando per queSìa
^rada,pcruenirealdrit^ t,o,ne la cognitionc de la uilta-.o del animo loro.Con
fiderate (uolendo uedere ch'io dica uero) particu-' Urrnente le Quaglie,
L'anitre, & L'acche : Et. file troverete piene di paura & di deboleQ;^
: Et con tutto ciò ucdrete la piuma loro e fere fofi m,oUe,chc.
Uafciui&luffiir lofi huominiyfe l' hanno fatto prò-, pria & fempiterno
albergo . Scorgerete da l'altro canto le animofe Ucfuilcy e i fieri
&audacifftmi Gal li & Sparuieri , non hauere ne conucnicnte ne atta
pennata le morbifie^ de gli ociofi ^ teneri letti . Il medefmo di tutto ciò ,
ne la jpecie parimente amene de glihuqmitìi, La onde fi ueggonogli habi- tanti
uerfo la Tramontana, hauerei loro peli duri/ fimi-.Et ( fere ualorqfi &
robuHi, Et coloro che più uerfb il me7;$ giorno menano la ulta , di poche for^.
. «e/ eorpQ ,per la moka timidità, onde ne l'ani^ ' Tnoahondatio ajjai ycfjcn
per contrario dotati: Et cori tutto queUoy bauere fmilementCy mollijjmi &
tenerijjimi i peli Ma per ragionare al prefente de le qualità de le parti del
corpo , dico (come dian7;i ni argomentai) quella moltitudi?ie di peliy che a
molti fopra lo Uornaco nel petto fi uede , ejjcre di molte ciancie^ ^ di
feminile loquacità^manifclìiffimo fe^ gnoMafenon folo il pettorina lo fiomaco
ancbora ^ il ucntrCyfono in qucfio modo coperti di peliy fi^ gnificano grande
injlabilità & leggeì^'j^: Et ap^ prejjò un fiero animo y& empio:
jprcT^tore in tut^ tOj^ contaminatoreydc le leggiyde la carità^ & de la
[anta religione. Ma fe^come prima dijfi) ilpct^ to folamente è pelofo y dim
oHra , oltre al dilettarli del/auellare^ grandc^^a d^ animo ^ ualore^^ ardi
mento . Hanno gli buqmii;ii faui , cbe non ci uiuono indàrtiOy & che fi f
armo capitale di ciò che ueggo^ noytqlto qucjlo tale Jegnoy da la fimilitudine
de gli uccellinquali effcndoyuia più che ne le altre loro par tiyabondanti nel
petto di peli^fono parimente ani-* mofi & arditi: Et oltre a ciOyCantanoy
& come dijjè il Volitiano yfuernano tuttauia . roi fate inuerità mqko
bcneydiffe alhora il Dolce: in accompagnando con le authùrità de gli fcrìttori
, le parole che cofi afpre,.ci porgete a gli orecchi : Che ad ogni modo di
njare ui togliete licentia.alcunì cofi duri^^ cofi nuo ni uocaboliyche fe mai
aucnijje che quc^ìi uojìri r^- gìonamenti fofjero fcritti^ilche peranentura ui
po^ trebbe incontrarcyrnì fo a credere che non bajiercb botto ì margini de i librila capere le
ugnate^glì sjre^ gi^le jpe7maturey& le poHille^che d'ognintorno lo* ro
farehbono fatte. Fi fo direychenon farcite già inai per imitatore riprefo:fe
già non fi addoniandaf fe imitarcyil porre i uocaboli in fignifìcatione diucr
fijfimaydacio che altrì^cuì o uiuh o morti che fìanoj il mondo riucrifcc &
inchina ^ gli hanno ne le loro fcritture lafciato. Io non po/fo di quefli
tacer€:gt4an^ tunque però ne habbiate, lìi qucTii tìeffi termini ufa to
infiniti, il Boccaccio^ onde ci bjfogna confejjare di hauereimprefo 5 tutto ciò
che di quella lingua fap^ piamojmette animofità,per quella pajjione d'anmo^ che
norìcilajcia giudicando difcernere il dritto: Et noi (non fo con quale
authorità) per ardire la hauef^ te poflo. Dianzi ancho uoleiìe dir dirittura ,
benché emendandouipoiufafìedritte'^^che fu forfè peg; gioiLaqnal uoce^il
medefimo authorCy pofe in luogo di lealtà & di giufìitia. Tarui forfè che
queiì'à fia poca liccntia ? 0 ui credete per auentura^che gli huomini abbandonata
la fecurtà , & la certCT^a de l antica [ìrada»uogliano piutoHo uenirdrieto
a uoi per lo dubbio & perigliofo nuouo fentiero ^he loro moHrate ì Mal
diuifate cofi penfando: perche il metter fi a rifchio , a lo affìcurarfi ; eH
dubitare y al' certificarfi , niuno fa giamai che propona.Ma che^ uoi cofi
fattamente parliate^non ne faprei inuero al cuna altra cagion ritrouare ;
"h{e giudicarci che per altra miglior guifa fi pòi effe ifcufaruene ; Se\
non dicendo y che efjèndo Sfagnuolo y come fetèf^ ìion potete hauere , la piena
& perfetta conofcen^ 7;a de la lìngua Thojcana . Mentre diceua il Dolce
'queUeparole^il Confolo t ut tatua co fi lievemente fog ghignando , ne afpettam
la fine: onde uedutolo che to , glirijpofe dipoi in quefla maniera. Attenga che
per modo alcuno non mi paia ufficio di prudente huo mo J^afciando le
difputationiphilofophiche & natn^ raliytrattenerfi in quefiioni a Gr
amatici & a Tedan il couenienti'yUoglio nodimeno , dapoi che pure mi ci
hauete tirato^che mi fta lecito^dirne {come fi dice) ma fola parola . Egli non
e dubbio alcuno , che in tutte le lingue yfempr e fi trovarono prima huomini
che fcriffero bene : Et poi coloro fuccedctterOichs offeruando i modi & le
figure del dir e , ufate da gli antichi fcrittoriyfecero poiy& formarono le
rego-- Icy del bello & ordinato parlare . Tlutarco in que fio propofito
fcriuendo di Homero , lo nomina non falò il padre de la Gramatica ; ma il fonte
anchora, gl'origine di tutte le fcientie. Ts^on per altro uera mente :fenon
perche ejfendo fcrittore antichijjimo^ non eglihaueua fecondo le regole , che
non ci erano faueUato;rnapiu tofìo le ofjeruationiy & le leggia-^ dre
maniere del dire y fecondo il parlare di luiyhane^ uano primieramente hauuto
regola & ordine, T\[on uoglio(per non moUrarui il fole a lume di torchio)
ragionare rie la prtfente materia de la lingua Lati- na: per cioche non filo
fappiamoy ejjere in lei le re-^ gole de la reihorica , andate drieto a buoni
fcritto- ri ; ma li maeftri anchora di quelllarte^corne uani 4 ocìofi & lìiutiU
a^ la città y cjfcre flati-alcuna iwita cacciati di l\oma. Ma Ufciofldo.
hoggimai a i morti ^ a gli Hr ani 4e aliene gìaeflime fauelleJ?ora quefiauQ^ira
imetiteltaliana^uìi poco attentamen-^ trconfidcrianin. Si uedrvmo cjjère
dugent'anni o po (0 menoyche il Tetrarca & il Boccaccio^ l'uno ne la
profani altro nel ucrfo fcriùtndo ^ & in quel modo i bei concetti de
l'animo loro ifcoprendo , leggiadra-- mente in efja fiorirono : Iquali udendo
confejjare il uero yjono certamente i più puri più regolati fcrittorhcbc hauejjeroin
tutti quei tempiiEt che fin quesìa età , non hanno alcuno che loro fia paffato
dauanti'jEt pqchijjirniyche per picciolo ijiteruallo lo Yo fieno
ditianti.Tslondimcvo non fono pero ancho^ ra quaranta anni forniti y che fi
fono cominciate ucdcre le grammatiche , le ojjcruatìoni di qucfla fanelli. .
adu^rique {come per gli antedetti effem^ pi se potuto ueder e) furono in tutte
le lingue pri-^^ ma gli fcrittori regolati ^ che le regole de lo fcriuer^ Irne
; ui domando , per qual cagione uogliate che a gli avtichi fcrittori ifia
lecito di parlare fecondo il gìudicio de l'animo loro ? Et che i moderni (quafi
che ga%e fo(fero & non huomini) dehhaìio fola^ mente le parole di quei
primi imitare ? Ver certo qucfla e ingiuria cofa:lN[on foloin huomini di di^
ucrfa profeffiGne : ma in coloro anchora ^ che una materia ifleffa tratta ffcro
. Secondo i tempi , diffe quiui lo ^mhafciadore , e di mediterò che gli huo^
mini che hanno difidcrio diuiucre pp' lomci^o de 'P\ l M Ó. le loro
fcrìttureyneie^menti i^- ne^li animi dt: i lo^ yo difcendenti,& de i loro
tardi nepoti^dcbbano tal Jooruy & talhoranon fianòtentàtdfdtrui imitare.
*Ter Cloche haucndo (come fapete) it lingue , come \utte le altre
cofe,accrefcimentOy fiatò y& decrcfci- mento; poffono molto bene coloro che
forgono ne lo 'n^<^raudir/iyO ne ìàperfettione dialama ìinguaifcri 'tierepér
fefteffi fecondo il loro giudicio: Conciofia ct^fa che hifo^& la uniuerfale
foufidctudinc del com '•nfun fauellare,donde corrièra certo prim^ fi de^ riuano
le fcritturejìa alhora dilungo miglior Cy ^ 'piu uago.& più leggiadro
y& polito yche quello non era^ che ne l'età fuptriore quegli altri huomini
ufa- jiano. Ma, a coloro yCui hauolato il Ciclo far nafccre ih tèmpo che una
lingua perda& minuifcaU fue 'pure bellc'^Tie.non è p cr alcuna manier a
conuenend kylo fcriuere fecondo l'ufo corrotto dei loro t^:mpi: Xffendo efìoyaf
ai peggiore , più lafciuo ,piu gonfio, & più affettato che il pajfato non
era . Ma loro è grandemente neceffario di coloro imitare y che nati in più
felice eìadè- feri fero meglio. Tlautcè de più àntichi fcriìiori che habbiamo
ne la lingua latina : Vedete parimente , come egli non poco fente di ró^ (jr di
montanaVoiEt come le fue parole ypiu a là ratroy ni contado; che a la pennay
&ala citta fi conuengono . Terentio poi gliuenne drieto: Ecco d'altra parte
, che maggiore coltura y & maggiore eruditione in luì trouerete.
Lucretiopoi fi fa piupu ro : ma non può però in tutto abbandonare la ro- L 1 B
1^0 7:e7^ antlca.Sticcedette al fine quella età felìcijjir' ma:l<!c laquale
in i/patio de pocbijjlme decine d'an-;' ìihmoUi fcri£ero perfetti{iimamente .
Catullo pri- wa: Et Cicerone y pieno di leggiadrie y di fioriyCir di uaghcT^tEt
ilpurijfmo & caìididijjìmo Cefare.Et da l'altro
catìto,f'ergilio,Horatioypbull^x& dio :& molti altri. Ciaf cuno de
iqualiy quantunque 7ie lo §ìile diuerfo.lper fe.giudicato perfetto. Que fti
inalT^rono quella lingua^ a la fomma grandei^ %a : La onii^y^la tofio fi empie
di tutte le fcientie : htfi mantennè poi cefi grande, fen^i^a che fi poteffe
uedere, che ella euidenlcmente da ìiima parte pie- gajfc , in/ino a le
primiereMjcqrdi^ d^h^^ Con gli ejjerciti uenuti da la Spagna^con quelli chg da
la Maniagna haueuano .feguitfi Jl^iteU^^ ^^^ol to più con le genti Orientali di
Fejpàfianoycntraro^ no in B^orria^le priniiere tnanifefte corruttiomdelfd
milare.Ter ìaqual coJa.QuintiliunOyTranqmll^^ uenaley& il fecondo
Tlinioy& àltrlche furono po co dopo quei tempiy mofirano ne gli fcrittì
loro yla^ perdita de la antica purità l\pn/ana.Si fecero poi le guerre Settentrionali
più propinqueiEt i Daciy dai Cotthi cacciati, a leprouincie de lo Imperio
fiaui-^ cìnarono: perche mefcolatifi i Bimani con effb loro^ fi cominciò
parimente con più forzala guaflarCyé* acorromperc qucllalmgua . Di qua uicne
chea pe^ tia fi pojjono Icggèrey^mmiano Marcellino'yVegCr^ tioy Frontino,
Materno, & altri infiniti . l{ptti gUoflacoli de telcgionh i nondarono i
Barbari tut^ 3P ]^ 7 Af 0. 52 te le regioni de lo Imperio : Onde hehbe fine ,
in jutta fi eflinfe y & [otto l'onde altiffime de la loro Barbarie , rimafe
totalmente affogata , leloqucntia ì^omana.Come adunqae non doueuano i primi
fcrit tori Latini , & quegli altri che furono a tempo di piulio^ & di
jLuguflo , coloi(o imitare cheirian^ a fehaueuano fcritto^prrcioche non migliori
come fu jrono /ma peggiori jarebbono fiati gli fcritti loro ; cofi non era
conuenìenteyche gli ultimi, l'ufo corrot tijfmodela gualìa loro età
feguitaJfero:Ma doue^ Mano più tofìoj con ogni loro ftudio & diligentia , f
buoni regolati antichi imitar e. Ben fapete^rilpO" fe il Confilo
alhorayche in una lingua di già pcrue- nutà a la maggiore ultima fua
grandc^^ytiHto ciò fi conuiene a coloro che fcriuono-Ma non credo pero che gli
fcrìttori di quefli tempi , quafi che la lingua uolgare Italiana 3 non potejj'e
ne più bella ne maggiore diuenirCy ad bauere quetio penfiero fieno per alcun
modo necefiitati . Sidunquc non credete uoi diffe il Dolce yche il Boccaccio
habbia a fupremo ^^rado di bellc^^ & di honore , ridotto la lingua
Tofcana?^n ioyfoggiunfe fubito il Confoloilsl^ mi pare inuerìta ragioncuole^che
la nouella di Marcuc cioy 0 di Chichibio (però che de gli ^dmcti 3 degli
'Frbaniy& de i ThilocoUygìa il mondo fine è chia- rito) debba dare l'ultima
& foprana perfettiotie ^ad una lingua . Lafciate che le fcientìe fi
trattino con qucHe uoci : Et che la Italia habbia d'ogni ra- gione y (ir d'ogni
maniera fcrittori : Et alhora fa-- ^ . L 1 n li 0 cìlmente troueremOiCio che
bora cerchiamoiEt qt4el lo che alprefe?itCydi non banere confejJìartioiÈt che
dì confeguire ycon tanto ardore & con fi accede uo- glie bramiamo. Io
confcfjo di banere cofr faìiidiofo fuogliato giudicìOy che -per infino al di
d'boggi , 'ninno pèrauenturay od almeno pochijfimi ftrittori ho faputo tromrey
che compiutamente y& da ogni parte fodis facciano a l'animo mio. Et mi day
ebbe il cuore j di potere farui uedcre neluoflro Decameron nemedefimo^non folo
una fiata^ alcuni mòdi di fa^ uellarCy & alcuni uocaboli , che hauerei
ardimento (li dircy chepotejjino ejjerepiu belliypìu tcgpadri , più uagbiy&
migliori.J<lc per cioydcbboejjere jgiu-- dicato arrogante: percioche io non
lodo me medefi^ 'mo:ma quella bontà^V quella per fcttioneuo rider-' cando in
altrui, onde colpa forfè di non bpiigna & non amica Htlla, mìueggo per mia
debolex^anda ve, grandemente lontano • Bene h nero che fe fojfe a qucfla età
conceduto, di uedere publicàti una uòt^ tay i Dialogi de la Bj^etorica fcritti
da Mcjfer Spero ncy non r e^ar ebbe gran fatto più agli buomini^che defiare in
quefta materia. Concìofia cofa che egli €j}frej]amcnte dimoflri in quel
librOyquanti ornarne ti, & quanto di belleT^ poffa hauer la Eloquentia.
^Ihora lo ^mbafciadore , certamente diffCymolto varo mi farebbe il uederli :
che hauendomelì lodati^ con luiragionando cómefo jpejje fiate fua cortefiàj
ilprudeìite Secretarlo Cornino , // cui Sauio giudi ciò non è folito ad
ingannarft ygli Jìimo uer amente buona T I M 0 . 23 buona cofa & leggiadra.
Ma ditemìy hauercUeli noi peraumura f T^Jon Sigtiore^rifpoje il Zorno'^^ma udì
legger e, non e molto ditempo fafjatOy in caja di Don Diego nofiro
^mbafciadore: llquale come il cielo pieno di lucido & Joaue calore , a jè
naturaU inerite tira & ind^ tutto il noiìro fuoco.cofi egli il cui petto
come V api de fiorii fi nutrifce de la foauità de le uirtuyquajì riuoua calamità
diuenuto^non il fer, ro de le minere i ma loro de le {dentiera fefcmprc ritira
aduna.Ora adunque, ripigliando il ragiom mento di prima^poi che non è flato per
anchora oc-^^ cupato il primiero luogo;o/ia pure fecondo ch'io giù dico che 'lo
Sperone, merce de la fua uirtujui s'hab bla affettato; non debbono però
gUhuomini dijj)e^ rarfi , di potere fcriuendo Jècondo il loro giudicio , parte
principalijfima,& più che ciafcun' altra necef^ faria in qualunque ci
uiua^merit are loda nonpicciola prefjò a la loro poUerità'Et di ejfer e odagli
huomini che ne le altre età ne uerranno , letti uolentieri : Et hauuti in
fommobonore, & in pre%i^ . Terciochc in tutte le noUre operationi
mondane^fempre fi ere-- dette efferc d^gna & lodeuole cofa^ non potendo tra
primi ^almeno tra fecondi ^ tra ter^i ejfere anoue-^ rati .^ Malafciamoda parte
hoggimai quefie uani fciocche'7:je : Et ritorniamo più tofioydopo tantiy&
co fi intricati rauolgimmi. > a riappiccare il filo del primiero noSìrp
ragionamento^ la dòueefio dianT^fi ruppe. Seguitò dopò quejie parole uno breue
filentio; quafi con quella taciturnità , dichiarare uolefiino gli £ altri duh U
loro attcntìone :,perche àl nuouo il Con-* foto in cjuefìa manitra comincio a
fauellare . l{itor^ fiando adunque y a i fcgniche fi cauano da te quali-: de le
parti del corpo , dico che la carne dura , CT come dicono i Medici di forte
folta teflurà, è <ir- gmiento Jemprcper Je notifòimo j che altri fia ro'2^
& flupido neh ingegno: Èt nel corpo , di fi pocì> debole fentimento
dotato y che a gran pena queU le cofc che mordono & pungono leggiermente la
parte di fuori del corpOyCjfere pojfano non che fenti te ifna aduertitc pure da
lui . Ter contrario poi la molle & rara , è fegno di protitc:^ (^ uiuacità
di ceruello : Et di fentire fubito & acutifiimamente * ogni picciola ^
lieue puntura : Se già non f offe é^ueiìa rarità & moUe^^ di carne ,
accompagnata con un Còrpo forte ^ robufto : le cui eHre?nitd , CT^ grandi ,
dure fofiino fimilrnente . Teroche bene ha for^ quest'ultima e onditioncy di alterare^
& di mutare la prima:ma non può però la primieray quc-' Scaltra in alcuna
notabile parte guafìaìe* Ma óU tre anchùra a tutto quello , da diuerfi
mouimentì y onde uariament£ la per fona fi moue , lyanno come .già difiiy
ojferuato i Saui del mondoyCjjere parimen- te negli animi noHri , uari <^
diuerfi appetiti.-Con* cìofta cófa che la tardità & la pigritia del mouimen
to y a gli effeminati & molli huomini fi conuenga : £t a coloro y^e
fourabondano nel corpo di fred- 'dc^ y & di humidità : freni fen'j^ alcun
dubbia . fotentifiimi 5 in fermare & a ritenere il corfo de le humanc
Itogli e . Laonde ragioneuolmente diciamo^ éjjete quefio tale mouimentó ^
dìgran lunghi più che àafcm'altroy alefcmine 'i naturalmente fredde &
humide conueneuoLe . Ma da r altro canto il 7nou€rji con prciìe'T^^j^ 6"'
uclocernente yfignifìca ne la corn^ plefiioìie del corpOyCalore & ficcità f
Etne gli affet^ tiy& ne le naturali inclinationi degli animi , incon-
Hantia legger e^^.f^ mobilitàiEt è infiemcpin con nenicnte^ & più proprio
de l'huomo. La uoce nera-^ tììcnt esquando per lei ?ion folo iconcitatiy fnai
ripor fati dnchora monumenti de noiìri petti fi intendono ^ tffendo molta
chiara eJ?^ grande , ne l'animo uirilità & uigore ; ^ nel corpo gagliardia
& fortè'^^a ci rnanìfeda : Ma la poca^picciola^& ofcuraja t altra iato
ne V uno timore ; & ne l'altro debolcT^ dimó^ ' fira. Le figure poi, &
gli atti del uolto, che portati dalucntrcmaternoy ci danno ìndicìo di qualcVe
cer^ to affetto de l'animo, fono tali naturalmente y quale h in quel tempo il
uolto di coloro, che Jbnò talhora traff) èrtati a cafo da quel tifile affetto .
Come fareh-^ he percofì dire y accio che meglio fi ano daùoicofH^ preje le
noHre parole : lo iracondo ha per natura queig^Hi neluoltOyO quella figura y o
quegli atti che dire li uogliàmoy che altri fuole hauereper acciden^
tCyquand'cgli fi adira. E dopò queUo necefjariaco^ fa a fnperc , che iti tutti
gli animali generalmente ^ femprc il mafchio è più arditOypiu forte,&
maggio-- re che la femina : Et ha le parti efireme del corpo , pu robuHCypiH
piene f& pili forti:Et h migliore uni E ij Z I B 1^0 fierfalmentei& più
atto a ciafchedma cofa . Fcirrei, appreso a qucHo che per noi fi confideraffe ^
ninno tra tutti i Jegni che o/Jèruarete. ne i corpi , ne ejjèrf cofi forte nel
fìgnìfìcare^ ne douerui rifpondere tut- tauia cofi certo nel giudicar eccome
quelli fempre fa rannoy che da i gefii come difillo dagli atti fi tolgo-- no ,
f quali congiuriti infu me col caminare^ col mouimento^engono fen':^ alcun
faUoyin quella e c- gnitione le primiere parti • La cagione uera'/ncnte perche
queflo fiayèchc feguitando quefìi dui {limo uimento dicOy& gli atti del
uolto) od in tutto ferf^ alcuni^od almeno con minori impedimentiyle natura li
innate ajfettioni de l'anime, uengono per ciò ad ef t fere^ne i giudici di
quefia Jcientiaypiu ehe qualunque altro fegno fi fia , ojferuatì fempre con
certeT^ dì lungo maggiore . Ma bene e uero ( fi come ancho, di fopra per me ui
fu detto) che lo acquetar fi y& il ere dere fermamente in un fegno folo;non
fia maigiu^ dicato da alcuna fauiàperjona.ne ben fano^neprur dente configlio,
^n'^i e necejfario a chiunque uuole ragioneuolmente procedere giudicando, ^
difidera che i giudici fuoi fempre certi , & fempre ueraci tiejcano , non
prima certamentey& con determina^ io giudicio pronunciare , CT affermare
alcuna co/a 9 ck^ egUueggay & chiaro & manifeUo comprenda <^ jda
molti de principali più importanti fegni , concptr^nti la medefma
fignificatione^, quella fua opinione ejprcjj amente ejfere dichiarata ^
Ha", k^iiè^A & confermata . Eccijmcbora j oltre a tutti T III M 0. ^5
^uefli uri altro modo : per loqualc le conditìoni de la nolira natura, & le
buone , CT le ree qualità de l'a- nima no§ìraf non acquiftatcper alcuno iUrano
amae ' ftr amento , ma imprejjeui con interna nota del fat- tore del uniuerfoy
pojjòno chiaramente ejjère da noi conojciute • llqualmodo y ne gli antichi
tempi da ^riHoteley come egli mede fimo fe ne uanta y fu& trouatOy &
ojjèruato primieramente . Quando confi • derando , adunque akun corpo y
uederetein luìy da molti fegni , effere ftgnijicatt diucrfc pacioni od in^
cUnationi di mente y potrete col giudicio uoHro con Aetturare^non folo a quelle
note CT manifcsìe pcrtur bationieffere fottopoftaqueWanimaima anchoraad alcuna
altra ne palefe y ne chiaraiche pero feguiti CT volentieri fi accompagni con
e/Jò di loro ♦ lederete talhora(accioche il mio fauellare meno ofcuro uifìa)
per gli aperti fegni , & per le certe qualità del cor^ po^douere alcuno ,
ejfere naturalmente inclinato y a lo fdegnoya la meUitia^ &ala
Jpiaceuolc^yod a la mala creanza : parlando per un termine nofiro : da noi
nuouamtnte introdotto in Italia : JL costui me-^ de fimo , potrete drittamente
giudicandoy predire fi^ cur amente y VeffergliV anima modeUata da lo ili- molo
pungente de la jrcda ìnuidiai^uenga dicOyche nel corpo di lui , non fi
fcorgefie chiaro c^T ejprefio , alcuno fegno che quella pafiione fignificafie .
Tercio cheti fauio Z7 accorto confidcratore de corpi , da i predetti fegni ,
che dimoHrano le qualità y&lean tedette pafiioni de Vanima^ caua &
tragge lo affetto _ m • • • 7? .1 T 'B II 0 ■:xde la imidia : ancbora che
accolto : nondmerio coti* ^fcqiìeriteyZÌr comeneuole a loro. Et è neramente
cjue ^ilo modo di procedere , molto proprio y <^^moLto ^omeniente al
Thilofopho. Concio fia cofa che il trar ire da alcune coje certe , uno
configgente neccfiario , -fia grandemente proprio & peculiare di quella par
^ te di pbliofophia , che rationale fu detta da i Lati-^ ' ni: qantunque la
confuetudine & l'ufa comune , ab^ bia fiiìipre il Greco nome più uolenticn
accettato . ^Et fapere ui bifogna , cheji cornepir molti buoni an tecedenn , fi
dicedouere efiere il confequente buo- no ; coft per contrario . da molti aìit
ecedenti triUi , '"^lafce fimilemente il confiquente reo • Dirà co fi y
per cagione di efiempio . l<(el medefimo moda , che ueg -gendo alcuno douere
efiere , cofi dimoHrando le qua iitadel fuo corpo y giuHo y pietofoy &
modello ; pojfpdire lui infiemc eff^re ben creato : & di gentili iir
leggiadri coHumi adornato tcofiperxerti & ma nifefìi fegniy conofcendo
altrui sfaciatOy crudele j & ingiusioj che egli ancho fia con tutto ciò
fcoftumato , tni h lecito a credere ueramente . ^Ihora il Dolce y fi come colui
che ardeua di difiderio di domandare il Confilo alcuna cofafilche per lo
sfauillare delgli oc chi y per lo jpejfo mouerfi , & per altri atti chiara-
mente ficomprendeua; anchora dijfe, che non bene Sìiay di interrompere con mie
domande y l' empito ^eH concitato cor fi del uoUro ragionarnento ; Et che fap
pia ciò facedoydi daruigiufia cagione^onde & leggie XP x& impatiente
giudicare mi poffiatemondimeniè. IP l^T MO ^6 Ito pure ad ogni modo , che uno
ofcuro dubbio hor hQ ra uenutomi ne la mente , col lume de le uofìre paro le mi
facciate chiaro : Che f in m'e caro di cono/cere 40 quei nomi le (ofe che mi
fono ocfoUe , chefeni(ef fi 5 non fapere, ( come fi dice) più la di qnanto che
ci recai da cafa. Domandate pur nia fecur amente rifpa- fe il Confalo , di
tutto ciò che nel penfiero ni cade : \^he hauendomi tolto hoggi a mantenere
quefìo cani pOy nongiuflamentefoi'ei , rifiutando affatto 0 pugna Alcuna Oli lo
foj]i ricbieSìo . ^d uno prode & uaLen- ie caualicre come noi , diffc il
Dolce.v ad uno fcher tnitore eccellente ^fo io troppo bene ^ che i micipo-r /a
macftreuoli colpi , non faranno perdere pure un dito di terra: "Nondimeno
acsioche io fappia per l^ auenire ^ fe non con più for'Zfi ferirenltrui ,
almeno 7ne più cautamente difendere y ìnfcgnatemì corsie pò teffiqueHo colpo
fchifare . Voi poco ìnanxi dicèfie^ •che la uoce grande /i^groffa, era fcgno di
uirilità iO di fort€7^:. Et per contrario la fiottile, ^ picelo la y
didebolexx^parimenue d'animo & di corpoXp • poi foggiungeiìe foco di fiotto
^ tm tutti i Jegniche uariamente uariano ì nofìri corpi, che ci fanno in tata fimilit
Udine andare diffomiglianti^ ^l^^g^ifO^'^ fen^a alcuno fallo di lungo più certi
^ che dagli at-r ti j & da le eHeriqriapparentie J^luoltofitolgonoY 7^
lequaì parole y hauutouì fopYa confideratione , citrouo grande diucrfita.
Tercioche fe aigeHiri^ guardo y ueggogU huomini adirati , tutto che la UCfr fc
loro/iagraue &groffa naturalmente, falere ^or^ dimeno in fu quel punto
^a[Jottigliàrh ^'éf^dgux;^ la non poco . Et altra parte , coloro che non pati^
[cono alter atìone alcuna di colera , parlare per or- dinar io più grauemente :
Et mandar fuori il fuono de la noce loro yfempre più grojfo . Ter iatjual co fa
in quanto a quefia apparcntia , giudicarci che fi do- ueffe direy che gli
huomini chthdnfio Idùoce sfottile acutayf off ero forti i & iracondi: Et
deboli da l'ai tro lato , & manfueti coloro y cheingraue & grof^ fo
tuono fauellano . Ma oltre che uoi ( come ho det^ to ) ci affermafie il
contrario , fi ueggiamo anchora tutti gli ammali > che hanno magiore grido
di fde^ gnofi y di forti ^ & di animo fi , come fono il Lione\ il Toro , il
Cane latrante , é*l coraggiofo Gallo , far^ fici di loro propria natura :
congroffa&graue uoce fempre fentire : Et quegli altri poi che fono timidif
fimi & debolijfmi yfi^ come è il Ceruo^ , il Capriuolo, ^ la Lepre >
acuto & fittile naturalmente , hanere il fuono de la uoce loro. Di maniera
che s'io miro a la fimilianT^ de gli animaBy ueggo la uoflra propofi^ tione 3
hauere faccia di uerita : Ma d'altra parte fe confiderò la appareiitìà che ci
fiede di fuori nel uoU to , che uoi horageiji^ ^ hora folete attiaddoman dare ,
parmì di conofcere , che elìaper non lieue jpa tio y fe ne uada lontana daluero
• Di che mi farete fommo piacere , aleuaì-mi de t animo quello dubio : Et a
rnofirarmi ( come diffi di fopra ) quello tratto dìfchrima . Mhora lo spagnùolo
,queko rifpofcy mi è fembratQ ad uno affalto Siciliano: Onde foggiunfe$ V III M
0 . foleua dire Antonio da Leuay che fempre ne riporta -fio gli afjalitipiti
uant aggio che danno. Domandai e-^ ne pure i Frantiofh riprejè [libito il
Dolce: Et quello cofifoUenne & decantato uef^ro.T^n ne ne maraui gliatCy il
Confolo replico : che come dice ilproutrbio uolgared^huomo che dorme , fe Iq
mangiano in/ino a le mofche. K^on credo già che nafcoUo eljereui deb-- ba.come
da ogni tempo quei nojiri uicini , ma moltQ più in fu l'horaulel uejproy fieno
ufati di dormire non folo col ceruello come fanno quaft ad hogni hora:rm ancho
co gli occhi del corpo. Ma per ritornare a uoi^ dico che le qualità de la
uoce^dimofìranti o fartela Q debilita.non fono come ui penfate , lagrauita , o
la acute:^: Maalhora dobiamo giudicare ilualore & la fierc'x^ di alcuno ,
quando ne fentiamo la uoce , che grande fortCymoltayrifonanteyZi^ copiofa
difjnri tiyciperuengaagli orecchi: Et da l altro cantOydebo Icy &
uileragioneuolmente efiimare pofiiamo colui ; la cui uoce fia
picciolaydcbokypocaylanguiday er in^ terrotta. Direte per tanto inqucUo modoiEt
piucer ti affaiyCX più fccuriyuederete riufcirne i uofiri giudi €Ì . Gli
animali forti & iracondi , hanno grande ^ molta uoceiadunque gli huomini
hauenti la uoce loro co queHecoditioniydebbono parimente,^ robusìi & animo
fi e [fere giudicati. Oltreacioy gli huominiadi^ rati parlano per accidente in
uoce rifonante yaltuy ^ abondante di /pirti: coloro adunque che di loro pro^
pria natura fauellano fempre in questa maniera^ fo^ no fmilmente fieri &
difdegnofi*Eccoui adunque^ fi l^ B IL .0 come fi lem la c'omrarkta da le noHre
parole : Et fi come iljenfo lorQ , & chiaro cff^edito cene rimar- ne. E ben
uero chejie ifegni the fi tolgono. da la uoce^ fi da qualimque altro fi
fiamenibro o qualità j^orpi^ Yale ,fi debbe hmere cur^ (li non determinare
certa piente ilgiudicio; quando ifegni tra [cpalefino paf- fioni contrarie
& diuerfie l'uno da l' altro. Oiciamo co fi: fe intenderò per la uoce
douere ef] ere Alcuno aniT mofi) , icuifegnipoiofjèruatineg^i occhia uile me h
diryioHrino ^ non debbo poter con ragione , in lui cO'* me certa eà"
manifesta cofity & non poco più de l'air tre apparente^ alcuna de le già
dette pcrturbatiom credere giudicando; Ma fi bene uno certo flato mei:^ iìo:
che fi a di ardimento) & di timor CyCon eguale & giufta proportÌQne
partecipe^Et hau€tC4 fapere^ efr fcrci eia/cuna uolta nccejjario di hauere
qucHa tale aucrtpi%a , cheH Malora & (ii uirtu (come ho det^ - 'fo )pari i
fegnì trouìamo.Ma quando Inno di loroy è più potente & più forte che
lahroyalhora a quello di maggiore autorità , come il dritto & Vhonefto pcf.
jre che fi richieggay indi ilnofìrogiudicio informanr •done:accoftare ci
dobiamo: Et fecondo lui folóyfen%a .hauere a gli altri di minor grado riJpcttOy
conuienci dar modo y ordine y & dijpofitione y a tutto quello che noi
giudichiamo .Come farebbe adire: Qtian^ do e dai peli manifefiatay alcuna certa
paffione y qua, Ut a y od affetto d'animo ^ non fi de per la uoce auenr ga che
ella il contrario ci anunciafie , la primiera jgnif catione tolta da i peli ^ .
in tutto cancellar^ td eslìnguer e. Concio fiacofa che il fegno ofjtruato M .
le condì tioni de peli^jìa di gran lunga più forte , che ejuello de la uocc non
è. Dobbiamo oltre a cioybaHci^e fernpre rifpetto a le regioni : Et (come difii)
a i uari Cìr diuerjì inftuffi del Cielo : onde diuerfi anchora, , differenti
fono i pacft:dati in forte ad habitare a gli huomini da la reina fortuna . La
onde fe uedrcmo • uno africano (per cofi dire) forte & animofo , non - è
però ragioneuole , che crediamo hi ejfere tale^fe^ . non con gli huomini
comparato j nati folamente ne . V africa . Ver Cloche queìio ualente &
animo/o ^A^ fricanoymejfo mfieme con un HungherOy 0 con alcù^ no BohemOyche
però habbiai mede fimi fegnigraH^ (t animo & gran for^a fignifcanti y potrà
merita-^ mente ejfere giudicato debole & uile. Tanto cforte^ eJr* cotanto
puote > laparticularc proprietà di alcun cielo : Et la diuerfa qualità de le
regioni. Ma perche meglio ui fi imprimanone la mente le parole eh* io dico ,
& con miglior ordine^C p^^ pit* diHintame?r te inarf^a ginocchi
recaruele^uoglio a guifa di buon . capitano y di quefla confufa moltitudine di
fcgm^ • di ajfcttiy ordinare partitamele diuerfe fchiere ^ Xhe fe già foleua
Antonio da Leua , & hora il Marchefe del Fafìo y con tanta lor lodcy onde
uiue^ ranno fernpre nei lunghi fecoliche a quefto fucce^ deranno y nel dijporre
& ne F ordinare gi ejferciti > '.mandare gli Spagnuoli in questa parte ;
gli Italia-- jti y in quell'altra ; Et altroue i Tedejchi ; Et tra quefli
anchora , qui le cauallerie , & cola uolere cl/e Slefòino i fanti y7{e un
fol loco^agUarcobugierij^ a i picchieri donare ; ne i carriaggi y con le artiglia-^
rie confondere & mefcolare ; Ma ogni cofariporre nel fuo luogo proprio
& particulareydiuijo [epa rato dagli altri ; Et fare a ciafcunagcntc,^ a
eia- fcuna fattione^non /o/o le fuc fian'7^ y ma anchora i fuoi propri capi
conofcere; Cofi parimente a me pia^ ceyfe a le cofe grandi, le picciole;a le
uirilije femi^ nili ;&ai fattìzie parole pofforio degnamente effe^ re
pareggiate; ridurre in una fchiera y tutti quei fe^ gni che dimoSìrano uno
affetto medefimo: Et dato di -''poi loro quello affetto per capitano y farui
ucdere qual di loro ne i primi ordini y quale ne i fecondi y quale ne i ter'^^
fi debba conJlituire. Et in queUagui fa non folo tolto di mano lo fcetro a gli
Imperado^ riymaanchora il pennello a dipintori^ & lo fcarpeU lo a gli
fcultori^mt ne andrò quafi un'altro Donatela lo 0 Titiano yfe forfè (uerfo il
Dolce 7nirando) non uolefte diruoi Gidn Bellino^piu che al ueroya Camici • tia
doìtando che egli hebbe con uo^iro padre y me ne andrò dico y formando &
dijponendo i corpi yfecon^ do le loro più conueneuoli qualità . Si digratiay
dif^ Je alhora il Dolce: Che di ciò ypur bora ni era a pun to in animo di
uoterui pregare: Ma hauutopoi rijpet to a i uoftri rimbrottoliy mi ritenni ,
& tacqui • Si t che uoifete di quelli foggiunfe egli ridendo y che per
altrui parole fimouano : Ma come fi fiuy ecco che fenxjlfi ne hauete a mio
potere a rimaner fodisfat-- to .^Dico primieramente adunque ^ commettendo a T
II gli arditi & ualoroji huomini la
anttgmrdia del\ campo; & inanx} a tutti gli altri di/ponendoli ne le prime
fila , che i fegni che i rohuUi cr forti corpL conofcere ci facciano , fono
ipeli duri , & molto di nero partecipi: la perfona diritta : gli ojiiy
lecolle^i^ fianchiy^ le eflrcme parti del corpOyConueneuolmcn^^ te grandi
fortiyc!^ ojfute:il uentre ampio:ma che pe. ro non ijpinga in fuoriycomeil loro
a le femine gra-^ uidc:gli homeri larghi y& fortiy& dijtantì: 7na fi me
non troppo ne legati , ne congiunti in/ieme ; coji^ non però fuelti,
nedifciolti , oltre ad ogmmifura c;- froportione;,ll collo fermo /odo con poca
carne: ^ il petto ampiOiCarnofo,& raccolto.\le cofcie ajciut^^ tede gambe
ferme>mufculofey& /carme ne la par-^ te di fotto: Et imprefjò a le
e^ìreme cauiglic , tntte piene di neruofa fortei^:Gli occhi uarixhe già, /m>
ronogratiofi nominati da Grecii con certe flammei^ ley& raggi per entro ,
di colore come quei di Lione,- proprio ad oro fembianti: J^on grandi^ o
rileuati di: foucrchio:Ts(€ ancho più delconueneuole piccioli , o fitti i&
nafcofi nel capo: '\e d'altra parte in fouer-- chiachiufuraineindifconcia &
fconueneuole aprin, tura peccanti. Lo (guardo humido, ^ ueloce : le ci^, glia
non congiunte: il colore fofco^o bruno , come y2, dica : Et tale che non
partecipi molto di bianco : La fronte acuta , & diritta : ma non grande
però come quella degli ^ftni : IS^e fimilmente più di ciò che fi 0 conuenga ,
od afpera y o molle : Le cofcie & le nati- che , ne terfe in tutto &
polite : 2S(e del tutto rugo-* ^ 1^0 ^
fe^cy pì^^€ dlgrìnie : 1 piedi mufculofida mcegran d€,forte,& [onora: Et
i?i fintalo rejpirare fermo gagliardo. S ecuro uer amente idijf^ alhora lo ^mba
fciadore, fe ne andrà dopò tanto & cofi forte prm- cipiojo ejjercitio
uoHro: Et cotanta diligentia haue re poHo in formare & dipingere (come già
Tolycle tv) queHo Hercokyche io pieno di gran merauiglia, quella cofa onde
lungo tempo prima mi fono mera^ lUgliato y come nuoua, merauigliofa, od impofiibile,
jHH non admirò: cio è come haueffe potuto^il Tordo^ none dipintore a quefìa età
che a pena l'ha potuto ue dere y eccellente & egregio y cofi perfettamente
j con fi grande artificio , il fuo Milone dipi?igere : In cui e^lt pofe col
pennello maesireuolmente , tutte le qualità • obbietti non falò de gli occhi ,
ma quafi dé ^i orecchi anchora , che uoi eloquentemente con U parole ad uno
corpo forte conuenirfi ei hauete dimo §iro . Se ne lepofe.rifpofe il Confoto je
doucuafape^ re : Et ben ini credo in nero che eile fapeffè : perche
tonfidcrando l'opre di molti de i dipintori di quefìi tempi , di pochifjimi
poche ne trouòycbe mi diano fag giv di maggiore dottrina^che quelle fi facciano
di co Sìnil Et uoglio che acca f iate per regola generale ^ che tanto fen^a
dottrina poffa alcun dipintore far cofa che buona fia;come fen^ix haucre di
molte fcien tie perfetta cognitione , può e/fere alcune giamai, perfetto
Oratore . Che quantunque la moltitudine de le liti y la varietà de le
caufey& la confufione C In barbarie del uofìro palaT^ 5 dia luogo
l>oggi-^ nt^kaMqW'ft fìct igmrantifjlmo ; non però mi piace che i tali fieno
giudicati da uoiy degni di quel 'cìirùWghrioJò'nóme. Lacognitione de le
fcientie.c TanimaMcore & U nita de Le arti: Et di quelle maf^ fmamcnteyche
fono (come que(iaueggiamo) tutte piene di coltura ^ di artificio , & di
leggiadria . A(c 'peraltro dome credere che f offe in tanta uenera^.
uoneVarrhafiOy che egli meritalje di e/fere domani dato li datore de le leggi,
e'I Solone , o7 Lygtirgo de ta pittura; fenon per eh" egli orjiaua le taHole'(\come
recita Xenophonte) de la dottrina & de le fcientie ^ 'apparate Hudiofamente
da i Thilofophi di que tern-^ pi.QuefìiHudi sfecero admir abile Eaphranore r
vuercndo : Et degno di e(fere ifìimato tanto più de gli altri dipintori
Eccellente ; quanto di tutti gliaU tri Oratori Latini , e flato il più perfetto
eH piu'cel lebre Cicerone . Quefìia Theone Samioyla innen^ tione ; ad ^ pelle ,
lo ingegno cr la gratta ; Et die- dero a Trothógene la d lig enti a . Oiiefìi
mt de fimi ia ragione a Melanthio la facMtà donaro ad 'kAntiphilo : Et fecero
inan'T^i a cosìoro , trouarea Zeuft la proportione de le ombre de i lumi ; Et
clonare ad imitationc di Homero y a tutti i corpi ^ una certa augufìa &
reuerenda grande:^ . Ma ri^ tornando hoggimai al noflro ragionamento dipri^ tna
y quali fiano quei fcgni , che ci diano argomeu^ to di timidità & di
dcbole^r^a y bora mi aggrada ipontarui : Sono adunque quegli huomini deboli
&^ p auro fi y che hanno ipeli, (<r la pelle. tenera^ moU le: la per
fona cadente ; . T^eatta quafia fojlenerft (Urina: la noce finiente ^ debole
acuta^jl re- ipirare interrotto ,; Et con una certa fatka& anfie- ta :
Uganbe picciolo , gonfie , groffe\ & carnofe a guifa di f 'emin€:.ùl
miiimento tardo : il colore de U faccia , co fi ne i peli, come ne la carne
mirandq , » pallido t.Ò gi<iÌlo ,.ò nero ancho talbora : ma di ner ^exx^a
pero y non come quella de gli Etbiopi y di tale y che a queflo nofiro Cielo jìa
conucncuole . CU occhi languidi :,&.jp.ejjò le palpebre mum : le eSìremita
del corpo deboli cr puciolé : Le mani fottili & lunghe ; Et lunghi
parimente , ^- piccio- li i lombi : & non atti a /offerire alcuna fatica :
taj le la figura eHgeHo del uolto , che salteri.^- fi mu-^ ti di jubito : Et
conformifi preSìamente , con tutte le pajfioni , & con tutti i mouimenti de
l'animo . Si uergo^nam qi^Ui' tali di leggiero : tengono la te- Sìa , ijr J^li
occhi M'ìi& ehm Jcmpre uerfo la ter ra : fi dilettano di feder e ocìofi :
flanno di contino^ m con un certo atto nel nifi , come a guifa di pcrjp ne merauigliantifi
: Et in breue patifcono come diflj, alteratione & mutamento nel uolto : Et
fono oh tre ad ogni cofa , qiiafi. fmpv^. meiìi & addolora- ti Ora poi eh'
e paffata in qucUo modo la feconda fchiera , fia buono che dato il fegno a
l'altre , le fac damo fimilemente inanzi M^re . Et perche le co-? fe contrarie
(come ce ne rende chiari quel detto uol ^are)accoppiate inficme luna con
l'altra, più chiara mente apparifcono; uoglio, come ho fatto del timore ^dela
•tir de lafortej^^ , ^ f^^^^i alcuni altri affetti , cà* \mcdefimamcnte dei
loro contrari y ftgmtarc mo^ flrundoui . Coxifidcrando adunque gUing^gi'iofi
pri meramente , & gli huomini dotati difubLime & al to intelletto ,
dico che eglino debbono ejjèrc commu nemente affai grandi , c7 diritti yfu la
per fona : Èf \hauere le membra grandi: Et i nodi di tuttofi corpo, &
mafjlmàmente de le mani 3 & de piedi , grandi y ymanife^ii , & difgmnti
: le dita fuelte , tenere , ^ Jungbe: I camelli , non molto di^ìefi: ne ancho
più d cji .conueneuole ricci : la carne tenera , & bmmda me^ diocr emente :
non abondante di fouerchio graffo : n^ di tefiura , 0 compofitione che fi dica
y molto folta 0 denfa • Debbono hauere magri temperatamente , gli J?omeriy il
collo j & la faccia: Etpreffo a (juefìoygli homeribajfi raccolti: Et mede/imamente
le (palliò fbaije er humili: le coHe afciutte: la fchiena fenica car ne: il
colore del corpo^mefcolato diuermiglioc^ di bianco: Et bene fpeffo fmigliante
al colore del mele: Ma con tutto queiiOy molto uiuOychiaroMmpidoy (^jt
aperto:& in tutto fen^a nebbia^o macchia ueruna.la pelle y ^ lugneyfottili:
i peli non duriy^ neri oltra modo: Et in fine gli occhi uariyallegriy humidi^
& ri fplendentL l fegni neramente che accompagnano lo (iupore & la
balorde:^^ gli huomini di ingegno rintu\^to ro%o > fono gli occhi uerdigni
yfiffi.^ <& immobili : nonifcoprvnti ne gli atti loro , alcu-r 7Ì0
affetto 5 0 pafjlone d'animo : Et oltre a cioy laf::c ^fia^bor^dante di caìcnQ
; CJ' p\^ lunga alquanto y di F L I B KO quello che a la communcy & debita
forma fi fta con utneuole.-la fronte grande , cìvcularei& carnofa: le
mafceUeygrandifimilmnte,€r ricche & copio- fe di carne : il collo , grofo,
& corto : Et qui ne la fua parte di drieto , & parimente negli homeriy
ne le braccia , & nel uentre , moUa & fouercbia abon- dan%a ài, carne-,
la forcella ala chiane che fi dica del collo , grandemente risìretta: le palme
de le mani ri tonde: gli bomeriyfiu del conueneuole rileuati:'il.om hi carnofi:
le gambe lunghe :Et preffo a le cauiglie ^ grojfe, carnofe, & ritonde: I
nodi di tutto il corpo, ficcioliy nafcofiy & congiunti, &per do quaft
inutl li: Il colore molto bianco: Et l'hauere in tutte le par ti de la perfonay
più ajjai che mezana copia di carne ; Et ultimatamente lo accompagnare la
figura & gli atti del Udito y infieme col mouimento de gli home- ri ; Et
per ejjiy fcoprire ^-^manifefiare prirnieramcn. te , tutte le incìinationi ,
& tutti gli appetiti loro vaturali. Di qua uicne, dijjè albore^ il Dolce,
die a uoi altri Spagnuoli , cotanto dif^iace il riftringerfi ne le ^cdle^ Et lo
accompagnare ( come uoi dite ) & dar quafi , & accrefctre una certa
far%a , a le parole che altri ft dica, col loromouimemoj Et ricordami di hauere
uedutojiora finijcono a puto quattr'anniy l{pderico d'^uila , uenuto qui per
concludere con quegli signori la Tregua per la difefa de la Ita- Ha, &
principalmente de lo fleto di Milano , quando Ccjare armato per la ma del
Tiamont€ entrò ne la fraiicia;non altramente hauere a noiayfuggire, & ri T
^1 M 0\ 42 volgere come fi dice altrone gli occhi j mentre che uno qui parlando
con ejjo luifaceua quefli atti ; che fi fi:riua che già [offe ujato di fare
Caligula Impera dorCy infamia , pefle, & rouina de tempi che lo prò dujjtro
, ueg^endo i folgori , ^ gli ardenti baleni • In uerità che l'atto in feb
foi^;^mo , ri^ofe il Zor-- nojj:a ; Etpoflo anchora che non fc ne cauajjc giudi
ciò alcuno , buona a farci conofcere gli affetti de la humana natura , non è
ragioneuole , nepojfibile che fi creda , colui effere ne prudente , ne fauio ,
ne gra- ne , ne cofìumato , ne honcfto , che fauellando fi ueg^ ^a in cofi
fatta maniera diftorcere & dimenare . Ma non uorrei perciocché alcuni
difiderofi di fuggire ' quefìo uitioy affettando per contrario lagrauitàjief
fero tuttauiafermiy & immobiliyCome che trauifof- fero & non
huomini.Comefifcriue di Coftantio Impc radore ; llquak per confo uare la maejià
di quel^ra do , uemtto a l{pma per ri':(^rui leaguglie fatteui condurr^ di
Egitto.ftaua & nel Senato, ((^ ne i Tem fi , nel Theatrq , & breuemente
in tutti i luoghi doue egli in publico fi lafciaua uederCjfcnxa mouerfi punto
giamai : percioche il fare in queHa maniera , non fi può dire che fia
abbandonare un uitio : ma fi 'bene , con un'altro cambiarlo : contrario in
tutto ^ diuerfo dal primo • La uirtu , non ua mai negli ellrtmi : ma è come una
uia , ^ fi come un certo fenticro , fegnato & battuto nel me%^ de le noSìre
cperationi: per loquale debbono i prudentihuomi^ nhfemprx: caminando tener fi.
Etfarfiacredere^cbt • • L I B B^ O fi come il Sole , fonte & principio
dinoflra uìta^ gì ' vandofi tuttauia regolatiffimarnente y& con ordì-- ne
certiffmo & infallibile , per me'^ di quel cer- chiochecon nome Greco e
addomandato Zodiaco ; . Isje di quindi , o da l'm lato , o da l'altro giamai ri
mouendofi; am^ nel mede/imo fegno , & drieio a la ■ medefima linea fempre
tenendofi; merita di douere ejfcr dettOynon folo il più regolato e7 più certo
di tut ti i Tianeti; ma quello anchora che col marauigliofo e^r eterno fuo
ordine^ regoU^compona^^ informi^ il • mouimento di tutti quei corpi diuiniy che
per quei lu .cidi cerchi fi uanno girando;cofi credano dicOychegli huominiinon
negli cftrcmipaJfandoyWa nel mei:^ de le cofe fermandofi y degni efiere debbano
, di hauere ' nome di uirtuo fi. Accetti adunque di continuo la me diocritày
chiunque non uuole o rompere al lito la na ' ue: oueroC come
dijJeHoratio)ajfoggarla ne lo altijfi mo pelago . Ma da parte lafciando
hoggimai tutto quefloydicù che gli sfacciati: & cdoro che per niunci guifa
fi uergognano y fono mani f efiati dagli occhi jplendidi & eminenti: da le
palpebre groficy CT apcr teida lo afjiffarfi negli occhi di chiunque lo miruyda
la altCj^y rileuatura degli h omeri : auenga pe- rò, cheH rimanente de la per
fona , fia più tolto chi^ no che dritto : da la uelocità & prelìe'^']^ del
mor uimento : da la ro(]e%i^a del corpo , dal colore fan-^ guigno ' an'xi
fimile più toslo ad accefi carboni : da la ritonditàde la faccia: da laacutCT^
deh noce : Et apprefio da la groffe^^ del nafo: da lo T 1^1 M V i 4^ Jpingerfi^
& hmi':^rft ad alto nclcafnìnare : Et al fine da la akej^ j&dala
eminentia del petto . Da r altro lato , modello uergognofo de ejjere ere* duto
colui y che habbia il movimento tardo ^ egua- k : la uocegraue , [onora ,
chiara , & ufcentè jen^a^ alcuna fatica , & ^IP^(^'K^' gli occhi
neri:non Jplen dìdi: non himidi:ne molto eleuati: ne però quafifit^ trnel capo
: Et oltre a tutto ciò , che le palpebre mo uacon una certa grauità &
tarde%i^: ciò e che non per lungo tempo immobile & ferme le tenga: Tsje
parimente , che le apra & le chiuda con molta uclo cita .Mala letitiapoi ,
& la allegre's^a de l'animo^ infieme il maneggiare le cofe con poca
confiderà tione & penfieri^ìmlacarnofità delafronte^potere.
difignificarc:quando però^no folamente carnofa^md grande anchora, & mollcy
(jr terfa , polita fi fio. quella parte : Et quando mcdefimamente , la faccia-
tutta fiaabondeuole & copiofa dicarne.E'fegno pa. , rimente di ftUofo &
lieto cuore , il tenere inguifa\ di fonnacchiofo ^gli occhi , & le ciglia
baffe : T\(e dai ^ueHa fignificationemedefima , fi allontana giamai lagrauitày
la lentex;^. , & la tardità de lo andare ; 7V(f anco il non potere ,
qualunque co fa fi 'fia; con molta int emione guardare. J<[e fìmilcmente
lafoaut tà de la uoccT^c llmmidità,& il molto Jplendore de gli occhi: f{e
fopra queflojo fcoprire ne lo ajpetto cTi rie gli atti del
uolto^niunafraudeyceleritày& fiibitex^ '3^: ma più tolìo una certa
femplice^& ripofata boru tà . Ter contrario poi, le mqlte rughe >
ogrin'^ ch& t i È ^0 te diciamo j nel fronte ^ & in tuttaia faccia, la
mà^ gt'C'^ yl'ùjfereijui fubito fopra'l nafotra lunci^ glìo & l
altrosiTtolto crelpi & Yugoft , l'hauere la^ jpettotYamgliatò > &
dimoHrante fasìidìo & an-^^ fietàjil mouifhcntó tatdoy& quìetOi la
faccia fcar- nayle ciglia congiunte i& le palpebre fiffe& inten^
ttymanifeflàno infteme tutte queflecofe predetteytii^ turalmentc rneHitia &
dolore ne t animo . Ma i fe-^ gniyche gli huomni lafciuijinolliy& delicati
babbitt no for%a di palefare^ & coloro che tutto che fienó nati
mafchisfentano nondimeno leinclinationi degU animi loro effere effeminate ,
nepur quefio , ma che facciano anchora molte fiate operationifeminili, fa no
primieramente^ le rughe & lecrefpe negli angti li de gli occhi uicini a le
tempie: Et infìeme^il porta re di continouo/oprà l una de le fpalley&
principat mente fu la finiflraypicgata la teUail mouimenti de
lemani)fen:^ordiney& fen%amodo:llcafnìnare dif uguale &.ff)roportioHato
: Et quando^ con la perfo^- na cadente ylanguìday& chinai Et alcune
uoltean^ choraydiritti 6- fosìenutifu ifiayichi: lofpefjògira^ re de ^li occhi
foauemente: lo fguardo humido y coH non fo che apparentia di sfacciato & di
audaceiVha nere nel fronteyne le goteyne t fianchiy& in tutte le membra ,
uno certo perpetuò mouimento, & qua/i tremar edo rìf guardar fi fpeffe
fiate: Et inandandoyil percoterfì l'uno ginocchio ne l'altro : Et oltre ad ogni
cofayla uoce^Sìridenteyfpe'^^tayfottiley&Jòm^ mmente tarda^Le note poi che
ifaflidiofh ajj>riiri^ V)lll M 0 44 gìdl^& duri ci fcoprano^fono la
paUid€'X^^& la ne ^^V>3' colore: il ge^ìo de la faccia^in guifa di fa* *
Jp€f'oidiibbiofoy& conftderantcdafouercbìa magrc^ %a:ll non bauere molti
peli nel uifo: La faccia rugo^ fa%^ fenxa carne: I capelli iteri , duri &
dijie/i : // parlare in noce alt a\ll molto r efpirar e :ll batter ft^et
jregarfi le mani l una con l'altra : il rimirare ajpero & [ecco: Et al
fine^l bauere i piedi molto rugo/i.Gli huomini ueramente d'alto
cuore/degno/iji^ iracon di^moflrano la interna loro qualitàyper tutte le eHe
tiori apparentie cbe qui [otto da noi raccontate fa-^ ranno^Sono adunque coUoro
la primiera cofa^dìaU ta & diritta Uatura:h anno gli homeri larghi, gran--^
diy& di^anti: ampie ^& apparenti le coHe:ll colore ne ipeliyhrJ^nOiCome
quello de Leoni: & ne la carne uermiglio:rc/pirano fortementCj & con
grande co^ pia di fpirti:Le eUremìtàdel corpo loro, fono gran^ di,f€rmey&
robu§Ì€:ll petto è delicato, moUcyCt^ cerne dijfe^rijìoteleyquaft nudo
dipeli:cotali mede fmamente^fonoancbora quelle altre partii chepofc uicine a
Panguinaglia la mae§ìra natura: il mento h rcnon ritondoi& non acuto fi
uedc: Pt la faccia che da fe h bellaipiena^& foda^h di crejpiy^ di folti pe
li coperta cr ripiena: I loro capelli^inanellati ne la lo ro ultima parte ,
fono in un certo modo riuolti y & quafi a lù ingiufo rimirano:Ma [opra ogni
altra co^ faybanno quefìi huomini fdegnofi , molto abondanti di fangue , &
grandemente uermigUe^ le uene loro de gli ucchi: Et le uene parimente ^ani^
pure le ^'terie dd coUo^gonjìe fommamente;rileuate^& ùi^ fihili. Magli
huominiypiaceuoliy^ manfueti , fer-^- bano da 1 altro lato ma certa grauità ne
lo affretto : abondando di rìHoltai di humida carne : fono con" itenient
emente grandi & proportionati: portarlo la perfonay aucnga che forte , pure
come un poco fca^ uej^ nel me%o\6nde fempre in uno atto fi flanno f qua fi che
fe il Cielo mira fiero : Hanno parimente^le^ efirernità dei capelli in fufo
riuolteiLofguardoferÀ mo : il moulmento tardo : Et tarda fmilmcute , c^r. molle
la noce . ilfmulatore uera7nenteyilparafitOr lo adulatore^ &^ colui che per
far fegratOy di din male d'altrui fi diletta , è da la grafjcT^ & da U'
grander^T^delemafcelle manifeHato: dagli angu^ li degli occhi , come difopra mi
ricorda bauer det^ to^crefpi ^ rugofiida la uoce someffatdalcaminarei^ ^ dal
mouerfi con una certa leggiadria, & numero fa proportione : ma tuttauìa^
con troppo più di iielo cità&dipreHe'T^ychead alcuna graue^^mode^ sìa per
fona diceuole fia ; Et ultimatamerìte , da lo afpetto & da la figura del
uoltOy fimigljante qua fi a gli addormcntati^ Voi che fu il Confolo a qùeHapar
te ridotto col fauellare y il Dolce cofime'^ fogghi^ gnando^ma di manìerapìu
toflo a turbati , che a He tijhuomini conuencuole y-in queHomodo gUdiffe:. uoì
ci hauete dipinto uìi'o perfettamente , che quan^ tunque il più de le uolte non
chiamato , ^ non ricerco y merce di mìo fratello Francefco che.fe. ne figli
piacere y fole effere Jì>(^J]o Jpejfo.a defi'^ T Tir M 0. 45 nare &à
cena con noi : llquale da tutta ^ueUa cit-^, tà ^ efjhndo publicamente per
paraftto nominato & creduto , cr per tale da fanciulli > da uecchi
&.da. gioueni conofciutOy ne fol queflo^ ma per ciò ad ogni ordine , ad
ogni età y& ad ogni feffo , in difgratia & m odio uenuto , quanto ha di
for:ì^ la uitiofa dif honesìa , nun manca di alcuna a punto > de le già dette
qualità che ci hauete moHrato : anT^ tra le al trccoje ylagrojje^:^ ycrlagran
copia de la car^ ìie y che egli hauere ft uede ne le mafcelle > eccede di
gran lunga , ogni ragioneuole er* proportionato ter mine & modo. 7\(e ui
uoglio oltre a cio,anchora che egli in tutto fia tale , del China Fior editino
mouere, bora parole: uenutoci, prejfo a le ufure , le fodomie, , & a mille
altre maladittioni che ci ha fempre ino-- Srato quella città, ad infegnare
ultimatamcnte^a di uorare & agittar uìain una fola cena , ciò che i no Hrì
maggiori fudandoj CT digiunando ^ & in ogni co . fa parcamente uiuendo, in
lungo tempo agranpend acquijìarono . 0 tempi, o coliumi ?n.iluagi : o felici
coloro che alhora nacquero in queSle lagunc^quan^. ^ do la Schilla natia,&
la domeWca Tajfera, ui nutrì . nano gli habitanti . Deh lafciate i uoti di
gratta 5 lo: Spagnuolo ri(pofe:Et quefla canaglìa^di che non con . parole^ma
con folgori & tuonici hauete parlato iab bandonatela fen'^ altramente
curaruene, a ì Lupi% &ai Corui : che d'auant aggio mi torrà gran parte di
queflo ragionamento, il Sole che uerfo il mio pae fii^g^^^ fretta fi inchina:
fen'^^t chexQnfumiama ^ L I B 0 ' iltempOy dicoIìorofaucllandoy che fono il
dishonù-» re y il uituperioy & la uergo^na degli ImominiilSla . ti (come difje
tìoratio) non per altra cofa^cbeper ampliare il numero de uiuenti : Et per
confumarne le biade. Quella parte che hoggi nifi toglie^ f^Rgi^^^ fe fuhito il
Dolce ni fi potrà dimane rifarla : "ly^e ni maginate giay & farete per
certo gran fcnnoy che dal uoftro debito affoluere ui dobbiamo ^fe prima in fino
a la esirema parte di cjueUo ragionamento, con dotti dijputando non ci hauerete
' tutto però dico § che non foli dui ^ ma quattro anchora& fei giorni uifi
haueffe a {pendere . Lafciate pure , dijf e alhord il Confoloyche hoggi per me
a queÙa parte fi dia com pimento:che poife di intendere alcuna altra cofa di
quefla fcientia farete bramofo, o dimane , o quando che fiaycheunque però me ne
jappìaycon uoi ne ragia, narò uolentieri.Mettetela pure a dimane per fermai il
Dolce foggìunfe: Che non uogliopcr niente lafciare (come dianzi ui difii)di
intenderne ognipartCy quan^ to più 7nbmtamente potrò : T>{e ue ne potete per
cer^^ to .y ne hauete cagione di ifcufaruene : che i giorni fo^ no hora cofi
lunghi, che grand' agio h'auretedifi^ende re due o tre bore in quefio
ragionamento: Et nulla di meno , attendere ìnfiememente molto bene a le altre
faccende: Et di un giorno i^ìeffb, parte agliamici,^ gli fludi;& parte a le
cure famigliari^ & alebifogne de la cafa donare. ^Ihora lo .AmbafciadorCy e
fi uo^ gliono diffe y compiacere gli amici:quando maffimame^ te i defideri loro
, // cme queHi bora del Dolce, &\ Ijuale è // mìo che auampo del mede/imo
ardore > ìw honeHi > ragioneuoli , &giuHi . Ter tanto di/pò neteui
hoggimai con animo allegro » di rendere unà Uolta non fola lui ma me anchora
contento ìnfiemc con lui : Et di f^egnere in noiy qnefla accefa & infiafA
mata uoglia. Et io per me ui pregò yfepur farmi co- tanto di fauore a grado
uifia , ilche nel nero a me fà febbe gratifiimo , che fiate contenti ammedue ,
di ef- fere meco dimane a mangiare: Doue poi , fc co/i ui pd re/fe, a quella
parte del uoUro ragionamento y che hó ra dà la breuità del tempo «'è tronca
^potrafii interd mente dar fine pcrfettioìie . Klon penjateaque^ Ha cofa , di
fubito il Dolce riprefe , che in altragui-^ fa ui prometto , ha da andare la
bifogna: Et quantuti que ejfendo uoi huomini publici ì V hauendo fopra lé
jpaìle ilpefo de regni ^ & de le prouinciejpiu fi conué nijfe a me priuato
di uenire a uoi , chù a uoi tali di fii re il contrario; nondimeno lafciatì
& rifletti & ii^ foli da parte , mi fkrete pur grafia di e fiere meco
di^ mane : Et hauerete più cura difodisfare a me uoflró amico y che di feruare
in tutto quel grado y che a U n horreuolei^a de la uoHra degnità fi richiede .
Sid comunque ui piace y diffeilConfolo alhoray benché affai di degnità &
d'honore ci fia y non dirò la cori fuetudincy anxipuré la amicitid chchàbbiàmo
infié me con uoi: Che fete fi uirtuofo i & gentile , CT uera-^ fninte dolccyche
non credo che de uoflriparhmolti dì leggiero fi potè/fero ritrovare. Dopò
quefìo , perché già fi auicinaua la fera^impoiìo a i famigli che uogati t È'K
10^ do pian pìhiVfi riamaJJero uerfo f^inetià ; rìpi^tiaft"' do di niiouo
il parlare 5 in qucfta guifa il Confolo co-- 'mìnciò . Dapoì che come il meglio
per me s'è potu^ tOy ubo moUrato quei j'egni onde potrete gli adu- latori
conofcere , bora di narrami quegli altri mi fiede ne l'animoy che fono propri
degli buomini de- boli y & uili : & [opra tutto auariffimi : an^^ mife^
riffimi : acciocbe io più drittamente fauelle • La pie ciolexj^ adunque de le
membra , & infieme degli occhi y & di tutta la faccia , principalmente^
& in ìan^i a ciafcuna altra cofa > quegli affetti palefa & difcopre
: Et parimente il caminarey e' l parlare fret tolofo : "Et la uoce debole
, fottile , & acuta^ Queflo medermo ancora ci può far conofcere , il colore
fo^ fco j cr ofcuro : con non fo quale , benché lieue me- fcolan^a di uermiglio
: Et apprefjo ilpòchiffimo or-^ namento , ciò è la mala difpofitione , & la
non de^ bita proportione del corpo. Ter oche non uorreiper ciò che ui cadeffe
ne V animo , che fola la pìcciole':^ ^ per fcy co/i potentemente come di(fi di
fopra, 0 de holex^^ay 0 uiltà , od auaritia manifeflaffe: .An'xifici te certi,
che a ciò fare, di neceffità fia conuenire effe re unite con lei , la
(proportione , ^ la fconueneuo lexi^ de le parti picciole > CT tra fe
primieramente Vuna con l'altra:^ poi tutte infieme ycon tutto il ri-- manete de
la perfonaiEt oltre a tutto quefio,è di me fliero che fia in que corpi piccioli
^ fproportìonati^ /concia parimente , &fouerchia magrei^ . Et fi)" no
naturalmente quefii tali buomini , atti [alt atori : gìuocatoriy& mettiton
(come dijje il Boctaccio) nialuagi dadi'. Et finalmente ddgni di e/fere tra
colo;* ro annoueratiyche per presien;^ di mam^ingannan^ do (ù* confondando la
nolìra uirtu j'enfitiuayuedcrc Jpcjje fiate ci fanno le merauigliey & le
coft impoffi bill, EccOy diffe alhora il Dolce , & ridetta tmauicf,
lietamenteicbe pur farete una Holta^entrato da ucro ne le lode mie . f^ofire
lode non fono già qucfle , lo .Spagnuolo ripre/èiani^ quelle drittamente a uoi
fi conuengOìWiChe a qualunque altro fi fia,piu de^ne fi poffano attribuire :
llche quantunque anchora non uoleffimo^ci può far credere (auenga che ella
piccio la fio) ilgiuftoy debito , <^ proportionato componir mento de lauoHra
perfona . Ma nonuoglio farmi inan^i bora a lodar ui^jecondo che uoi meritate:
aC'^ ciocheycomediani^i^chc fu di uoUra corte fio) mi dicerie mordace &
ingiurio fo^ alprefente di più aU tri fopr anomi grauan domi, non mi pof tate
adulato re (Ut bugiardo fimilmentc nomare . Dopo queUo , rientrato da capo nel
fuo parlare di prima, in que^ flaguifa foggiunf e. Coloro grandemente di
doni^^, di efjereprelentatifi dilettano , & fono de lo altrui cupidi (en^a
modo , che o parlando , o ridendo y ri-^ uolgono in fufo il labro di fopra: Et
di maniera lo ri uerfano , che tutta la gengiua intera ne mofirano i Et hanno
oltre a ciò quefìi tali , ne gli atti del uifoj^ alcuno fegno euìdente
dibefiialitày d'arrogantiay c&T di profuntione : Et hanno al fine , il
colore de la car pe molto uermìgliOsCotali fono a punto i fegni degli L J B II
Q (luari : che quei di fopra , più propriamente wifert domandare fi doucrebbono
: Conciofiacofa che ejii tion togliendo lo altrui^ma conferuando il loro >
an^ (ho con difagio de la uitayari'jripiire con ejprefii dan niy umano
uolontariamente in eterna mifcria : Doue quefìi altriyla natura d^
FranciofiimitandOy & a la ingorda uoglia de l'animo , con le audaci
opcrationi (onipimentoÀonandOirapifcono & ruhbano chi che fi fia : non per
tenere.come i primi: ma pergittare , (iraboccatamentc fi:nxa alcuno giudicio .
Et tale tra t{pmàni ejfere fiato fi fi:riuc Marco Cr affo: che fagò caramente colfangue.lo
cHrcmo defiderio che '^gli bébé r del rapire i thefiìri de Varthi . I pietofi
poiybumani,& compafiioneuoli , fono per ordinario.^
k//i>twwcfoi>/e'^5wrfn,6^ proportionati: Hanno gli occhi grafiiJmnndi.G'
pregni di uifcofa humidìtà : Et per ciò fccrpellini quafi di continouoiEt ^er
man darne fuori le lagrime^ cheloro aguifadi feìnine fempre fono prefte &
apparecchiate, non hanno di rnolta alterationey o mouimtntOy bifogno . Tortano,
oltre acioyil nafo fottile,& brettone la parte difo. fra: Et fono grandi
fiimi amatori di f emine. Etge-^^ aerando i fono il più de le uolte padri &
creatori di [emine . La loro complcfiione e temperata & buo-^ na: auenga
perocché Ì?ene Jpeffo , di calore ab ondina alquanto: Et fono ordinariamente
per tutte quefie cagionh& nel trouare da fe ficfii,& ne lo appara^ telo
altrui ^ molto ingegno fi , molto facili, & ponti: Etpojfono oltre a ciò
cu^iodire fccuramcne^^ T III M 0. 48 dentro a le fìepi de la loro forte memoria
, qualun'» que cofa fi fia : od apprej'a , 0 nata loro ne lo inteU letto. Sono
medefimamcnte^ uagbi cofioro de la buo na crean'Z^ & de i leggiadri ,
gentilh& ornati co^ fiumi • Et deuefi accettare per generale ^ infhUi^ bile
offer Hat ione, che tutti ifaui , i timidi y &gli hft nefli ^fiano fempre
pietofi & bimani : Et per con^ ' trario i disboncHi , gli sfacciati ,
Scoloro che non Jono atti naturalmente ad hauere cognitione alcuna difcientie
^fiano da V altro lato jpictati er* crudeli . Grandi poi mangiatori fono color
Oyche hanno quella -parte del corpo che e dal petto al belicoy affai mag-*
giore di quella che è dal petto al collo: Et uoglio fo^ pra quello (^anchor a
che io medico non fia) darui m altro uniuerjale precettOyChe ui potrà fen^alcu
fallo giouare y afarui ageuolmente ejr con certex^ coloro conofcere , che fono
atti di loro natura a tijfi chi diuenire : Et che pojfono con loro grauijfma no
j iuy ^ congrandiffima difjicultà uornitare: che rece re(come s'ufa in
Tofcana)a me non piace di dire.Do ì uete adunque fapere tali ejfere tutti color
Oyche han no il petto siretto:gli homeri rikuati: il collo lungo: Et il nodo de
lagola^fegno come affermano ì uolga^/ , ri del pentimento d'^damoy molto
eminentey er in fuori refpinto.Ma luffuriofi & libidmofi fono quegli
altriyil colore de la cui carne è bianco:con alcuno po co di mefcolamento di
uermigliotche hanno i capelli groffiyneri y cir diritti : che fono pieni per
tutta la ]perJona ^ ma ne le tempie ne le cofcie priìicipaL ■ ' \ .ti B 0- \.
mente, di molti, duri, & horridi peli: che hanno gli occhi grosji , in
fuori , hutnidi , grasfi, & lucenti.: ' Et inaine che fpcffe fiate gli
Hrauolgono in [ufo: ne la maniera che fi fu ne lojpargimento del feme, ne la
fine de i carnali congiungimentìio neramente che agnifa dì p^KXf 5 di qua,
& di la,uelocemcnte gli ag girano. Sì trouano ancho talhora alcuni
huomini,éa [ ' miti le parti di [opra del corpo, ìnaggiori di quelle difotto\
calidi di compie sfione: belli ne la faccia: & pelofi nel petto : & con
la carne di buona & mode.- rata teflura:& con molta & conueneuole humidità:
Et infieme coni piedi curui , come gli Or fi fogliom>^ hàUere : I quali per
tutte quefle conditioni , ejjere fi conofcono fonnacchiofi : Et tali, che
leggiermente di qualunque cofa fi Jcordino . Ma coloro che da laltro canto
hanno le parti di [opra minori ; conuc^ neuolmente carnofe, & bellc:&
ornate, & con bua vaproportione ,fono huomini dotati naturalmente di molta
memoria:^l€ di dormire gran fatto fi cu- 'rano.Ma oltre a tutte quelle qualità
fopradette^of- feruò ^damantìo alcuni hiiomìnuchc infime con ìa^ tnalmgita la
pai:^a,& con la pa'^^ia la maluagìtà haueuano ad un tempo medefimo fcmpre
congiunte: Et ci ammoni che i loro propri fegni, erano i capelli neri : il capo
fretto , & che in guifa di piramide iì{ acuto finifca:gli orecchi come
fpezi:ati:& alquanto 'più grandi de la debita , & conuenicnte mijura :
il collo da tutte le parti ritondo: gli occhi (cechi yt ene- brofhpiccioUy
concaui,fipi& rigidi nel rimirare; le palpebre T II I M 0. 4P (e falpehre
languìde y &cafcanti : leguancie lun^ ghe > & riflrette: il mento
lungo: la bocca jporgen^^ te in fuori , cianciarne , & fenTia alcuna
conclufio^' ne : la faccia come diuifa : la per fona curua : il uen-- tre ampio
, & eminente : le gambe groffe : le eSìrc- mita de le mani y & de piedi
^grofie parimente y & dure : Il colore de la carne fmigliante al uerde ;
gonfie que^c parti quifotto degli occhi , come han^ no coloro che da dormire fi
leuanoi il fouerchio man giare : la uoce tremante ycome quella di pecore : Et
con tutto ciò molto rocca , picchia , & a/pra. Men tre che il Confilo in
queUo modo feguia ragionane do ygia erano giunti a Vinetia : perche udito il
ru-^ more & lo Crepito de le barche , poSìo fine al fauet lare de le
fcienticy in altri dolci & piaceuoli ragiona, mentiifi trattennero fin che
tempo loro ne par ue . Mfine raffermato lordine del ri-- trouarfi il giorno
feguente a U cafa del Dolcey dolcemente^ l'uno da l'altro fi accommiata- rono, DEI
SEGNI DE LA NATVRÀ – la fisi di H. P. Grice – signi naturali, signi
non-naturali -- Ì?E L'HVOM O.. OG LI 6'>Ì^ Molti buomìnì non pé che fiate i
con grauijjime querele la mentarfi de la natura : Iqt4ali fp con occhio più
drjrito riguardafjcì- 'rOi& con attentìone meglio auer ma
confide'rajJ<;SO , le qperatiorù che ella fu tuttofi giorno ,, ft
rimarrebono inuero , & di recare a lèi ^aon fimk^e tioci biafimo&
uitupeno: Et in fe medefmì accrefcere con quepenfieri nùt t^ affan- ni . Il che
fiiccmdq , uiuerebbouo certamente , fe non più felici _&. conmti> almeno
■& più quieti z ^ digran lungapiu riporti .Terò che ejfendoquc Sìo modo
tmoj uno animale »■ & compofitione da tutte le fue parti intiera.ér
perfetta , e dime- Slieroche per ornam^vtoxper milita ^ & per coti
feruatione di lui , ui fiano non pure d'ogni ragione ^ d' o%ni maniera huominij
ma animali anchora de le altrejpecie'f di tutte le qualità: Etmcdefima mente
piantq yherhe y pietre , <^ tutte le altre co- fe, onde egli
merauigliofamente adornato & pie^ nofiuede. Ora hauendo (fi come h
ragioneuole } cura ^ rifguardo la natura principalmetite a le co- S E C 0 T^D
0. yo fi maggiori ^ più importanti , adiuiene che ella intenta tuttauiaìiT beri
cjferédi qUèfle ^ non cura -poi in particulare y che queHo pin che- quell'altro
, fia leggiadro .felice y& beato. ^ni^richiedendofelo la utilità
uniuerfale^fa jpejje fiate molti miferijfor-' tunatì i& fo'J^'. llchenon fi
che fer altra cagione fia fatto da leiy fe non perche a la per 'fettiùne del
mondo ( come già di/fero alcuni degni Thilofopbi) animale da eia/cuna parte y
(^per qua Hunque rijpèttofi fia compito ^Vipieno , ella cio ef fere conuemente
y come più fauìa&piu prùdente xhe non fiamo noi , perfettamente conafce cT
inten^ de w 7<le altramente auiene ne Itpafti dermondo'y di quello ( fe è
lecito le co/è piciole a te grandijfime ragguagliare) che ne i membri del corpo
humartày 'per chiunque attentamente ui miri , ci fi uegga aue^ 'iiire: Dei
quali y alcuni a degnifiimi & nobilifiimi biffici , alcuni uer amente a
uilifiimi^ uituperofif^ •fimi fono ohligati da la natura y mano , &•
diligente ^miniftra di Dio : Et oltre a ciò alcuni comandano quafì y & fono
come Trencipiy & Signori de gli al tri : .Altri poi a quelli ubidifcono :
Et fono loro co-- '^e feruie^ foggeti . TS[ìuno inueritaè chenon ueg y quanta
fia la degnlta del capo : la rìuercìitia degli occhi : & del uolto la
maefia . Et per contra^ rio ciafcuno conofce , quanto ftano ledishone^fep'^r
^ti y piene di infamia & di uergogna : quanto humi-^ ' li le gambe: &
quanta a la fine yi piedi uili & abbici ti f Douerebbono adunque quelli
membri de la na^ 0 i 9,K^ % tuxa dolerfi : laquale tali gli ha fatto , &
quello ttf^ fisciù ha dato loro y che ejii ejjer citano : quali Jo^ \ no •
Douerebbono ramaricarfi , che efii quafi /afte-- ^ni & colonne di tutto i
edificio del corpo y fortini il ucntre , il petto j, el capo : iti guìfa di
triomphan-;-^ ^^a farli intorno uedere a le genti ; Ladoue^efSij^hf •tutta la
fatica &il pefo fofferifcóho yuannotutta-;- ma calpesìando la terra :
ejfendo fempiterrif^. obbiet f 0 a le pietre y aglifiecchi , agli fiini : ondepun
' tiy Uracciail^ cpnfuniatifqng ^ternamentei^^^ alcuna intermijìione haueirui
giamài . Douerebhe da Jaltro lato y il capoinuidiarc a le co/eie il molto fu f
ehioy cr la molta carne: Ejfendo cffoyfonte & prin^ cipio di nofìrofeìitìrc
, da una fola fecchifiimay cf grandemente afciutta cottenna coperto .T^on ci è
^memhro in tutta la figura del corpo j, che hauendo più ad altrui che a fe
medefimo riguardò y non fi po tejje ragioneuolmenteyO de ruffìciqy, ode la
compofi itone yO deUuogo fuo lametare:lSlpdimeno per bene fido & per dono
di natura^ ciafcuno pienamente di quello fi appagaya chey& doue^& nel
modoyche ejfo fu da lei da principio ordinato, Tye folamete è ne le membra
quefl^tale corUente']^ i^^ggono infiif me alcune di loroy an7;i tutte più toflo
y entrare UQlontariamenteinmanifeHipemoliy eJr ne la roui na^& ne
loguaUameto anchora dife medefime.per . la conferuationeyper lo riparo , eÌT
p^y la falue^^ degli altri.Come jpeJfo fi uede , che le mani fanno » ^le
braccia- Lequali per difendere il capo & l aU . D $t tre parti più nobiliypatifcono tutto l
giórno infiniti grauijjìmi danni . Quella concordia adunque de le membra ,
& (JueUo fodisfacimento di fe medefime, conferua & mantiene il corpo ,
quel tanto di temr- po che dal Cielo gli è conceduto: DoUe fe fi inuidiap- fero
, & s'odio fi portaffero luna a V altro , aueni^ rebbefen^ fallo
alcuno(come già fe uedere al popò io I{omano la fauola da Menenio recitata )
che efjò in pochiffme bore figuaftarebbe: CT del tutto diftrug gcrebbefi. Ver
fare adunque la natura i corpi ne ief fere loro perfetti^ & perche fofiino
meglio di/pofii^ & più deUri ne le operationi che a fare haueuano 4 ella
non ha in alcuna maniera hauuto confìderatìo^ ne a le parti loro : ma bene fi
haprcfo curay che effe tutte infieme , ^ ciafcuna per fe^ fecondo la fuapró
portioncy fùfferò a tutto il corpo commode ^ utilì^ eJ"
apportaffergligiouamento.Medefiwamente ì Sà uiy& prudenti ordinatori de le
cìttayquando primie f amente diedero loro principioygia non ui induffero quei foli
huomini ad hahitare^che una fola arte fape uanoìpcrche quale farebbe di gratta^
&come{ìa'' rebbe quella communam^ , nt laquale tutti gli huo tninifoffcro o
cal^olaly 0 fartiyù legnaiuoli ì od inai tra fola quale fi Uoglia arte fi
fapeffero effer citare ? ^n'3^ piacque loro per lo bene & per l'utile
uniuer^ faley& per l'agio eV commùdo dè Cittàdini, che eìldi abondaffe
copiofamente di tutti gli effer citij & di tutte le arti • Curarono per
tanto diligentemente $ fondatoti de le Citta j che in effe uifojfero hu omirii
G Iti 1^ . n ri I B ^0 'Àl tuttcA'arH rifaeHw^^^ era a tutti in combi' inune
gioueuole & buono : ma non fi tolfero miga penfitroy che lo ejfercitio
defabrUfojfe tra tutti gli ^Itri il più fo::^ f eHpiufaticofo: Et che gli buomi
ni che in efjòfi adoper afiino, pieni tuttauia di caligi ne & di fumo i più
toflo a dannate furie^che a uiuen tihuominift afiimigUafìino ♦ TSle parimente
alcuna cura fi diedero^ che ifetaiuoli fi potefiinQ ejjere più politi & più
uaghi: Et che agiatamente^ ^ con mot tQxipofo de la per fona 3 fojfe loro
permejfo di per ^ fittamente quell'ufficio adempircja che efii attende
uano/Pcrciocbe alcuna di quefle confiderationi, non fi faceua punto ad utilità
, 0 uero a migliore fiato di quei Cittadini. Tslon debbono gli huomini adunque,
che fono membra^& parti di queilo mondo y de lo ef fircitio cr de la forte
loro lamentar fi giamai Kle e per modo alcuno conueneuoleyche la natura pruden
tijfima rnaeSìra di tutte le cofe^da fcioccaprofuntio^ ne tiratiycerchino
biafimare:ouero che di lei in alcu ua maniera per fumano didolerfi •
Conciofiacofa che il ciò fare altro neramente non farebbcyche un rama ricarfi
di non potere aguifa di Tori con le corna fe tire : di non uolare , come gli
uccelli : di non hauerc cornei camelli y gli fcrigni [oprala fchiena:^ la mano
ala fembian'j^de gli elephanti y cofi preSla & cofi ueloce . Klondimeno
quantunque in queHe cofe y & iti più altre anchora , fiamo da molti &
di uerfi animali fup erati y non pero fi troua (cke io mi . creda)buomo ueruno^
che difiderandokQ:<fm€ dir fi S E C 0 ^ID 0. 52 fuole) fi firngga 0 fi
disfaccia . llche non per altra cagione ad'mencyfe non forche cìafcuno cono fce
per fettamente , che elle fono oltre a la propria natura de Vhuomo i.Et che in
nìuna maniera , a lui conue-* nire fi pojjQno • Come adunque quelli tal
difideriy 0 . per dir meglio quefti tali appettiti , fono da gli huo mini f fi
come nani & folli che .fono , ahbaìidonati ; CÌr come ciajcuna di quella
formayche a la Jpecie fua fi richiede, pienamente fi contenta ; cofi doucrebbo
no egli anchora , degli effercitij , & de l'altre parti xulari qualità ,
che loro ha uoluto dare il creatore de l'uniuerfo, con tranquillità &
ripofo d'animo fo disfarfene lietamente: Tercioche elle fono ne più ne meno
naturali , & loro prop/iet che la forma & la figura ne fia. il Cielo
ordina CT dijpone tutte le cofe iz le fini loro : Et chiunque ci nafce , porta
feco dal primiero g orno , le fue proprie &parttculariincli nationi :
fecondo lequali , egli opera poi tutto {1 tcm po che egUuiue fopra latcrray Ma
perche gli affet-^ tiyCt le naturali inclinationi degli huominiyonde pof fono
poi da una perfona prudente ejfere coniettura te tutte le auenture, & tutti
i fortunoft accidenti di ciafcheduno(come nel precedente libro lungamente s'è
dijputato ) fi cono fcono per le qualità > ^per le dijpofitioni del corpo ;
uoglio horapvr fine a quella parte del ragionamento de ifcgni de Vhumana natu
ra , che quei tre miei amici y il fecondo giorno fauci landò difputarono
infieme . Venuto diceua il Dolce^ il giorno fegufi^itCy ^ riccunti da lui gli
inuitati con. G Itti I • '.^ Z 7 B 0 Uno più toflo dilett ernie & amico y
che jplendido é5* ficco mangiare y dapoi che allegramente hebbero à le hifogne
del corpo fodisfatto , in uari & f iaceuoti ragionamenti y pudendo mufìchcdi
più maniere ^ di che il Dolce fommaméntc fi dilettaua y fi trat^ tennero infino
a tanto j che fen*:^ impedimento al^ cuno giudicarono chei ragionamenti del
pajjato giorno ripigliare fipotejjero : Et in queHagUiJa quanto in quella
matèria , s'era per breuita di tem^ fo lafcìato alhora di dire y la mano
eflrema compìu tamente mettefjero . Et perchegli parue che la de^ gnita de lo
jimbajciàdùre & del Confilo , douefiè ejferehonorata di maggior compagnia y
piacquegli che Jòpfa loro fofiino quella mattina à definare con effoluiy alcuni
altri faui & ualenti huominudi ciàfcu no di loro parimente amici . Trai
quali dui ue ne furono , congiunti Erettamente di (angue conejjb'» meco: Vuno ,
MeJJer Luigi Quirini Dottore : figlia uolo che fu di quel grande & honorato
Oratore : di tuifidiffcychepoche caufe furono difefe da luiychè' egli non le
perfuàdeffe : Et pòche oppugnate y che egli non le abbattejfe . llqUale Mcjfer
Luigi , meno fecoy per fua ombra hauerebòno detto i Latini yil^ Fogliano Mufico
& Thilofopho : cui egliy come à proprio padre honoraua : Et ordinariamente
in ca^ fa teneua . L^ altro mio parente , fu Marco dal Gi^
glio:effercitatifiimb ne le cofe de la facra Theologià. Fuui oltre a quefli un'
altro Dolce: come che di minò te età de gli altri 9 certo di uirtUy & di
dottrina^ -. 5J tomeprer lìfuoi molti ferini fi può uedcre, eguale à :•
.qualunque altro fi uoglia . Leuatifi adunque da fede re yZT rìdottifi tutti
infieme intorno al Confoloyché Micino ad una finefìratiratofiy onde
piaceuolifiima -tiura jpirauaj iui tutto penfofoy forfè contemplandò ciò che
egli diredouea, appoggiato fi flaua, fatto-- .gli un cortcfe ajfalto ygli dijjè
forridendo il Quirini ^in quella maniera . Se forfè non uigraua, o non u'è
molefìa la non penfata nofira prefentia , ilchè nòli xonfenta Dio,a me parrebbe
effere tempo hcggimai^ the de la dolccT^ & de la foauita de uoSìri ragio*
namenti ci faceììe godere: acciochepoteffmo cono^ fiere perfettameyite , che
noi non menò hòggi grati uifiamoyche hieri lo ^mhafciadorey & il Dolce nò
firò Siati uifiano. ^Ihora il Confoloy che già uerfò di loro s'era riuolto ,
moletìi dìffey non mi pojfonó già effere huomini come uoi mifeie amicifsimi :
Mà io ben debbo , fe meritamente fenx^ ucrgogna non uoglio e/fere riputato y
hauere rijpetto come mi mei ta a fauellare in prefentia di cotato fennoi
^niìfóg giunfe il Fogliano , ciò fommamenie caro effere ui douerebbe : perche
non dui foli come hieri , ma citi que almenoy che io d'uno di loro fono òmbray
degni tefiimonì haUerete de là uìrtu , & de la eloquentià uoSìra.^h'j^ de
la uanita & de rignor antia mi du- bitalo y replico lo Spagnuolo ♦ Et egli
quando ciò pò iejfe effere ripiglio y che non e però menò impóffib 'ilù the il
ghiaccio fia fecco & caldo y& freddo & hunii iiù il fiiocoymaggiore
numero d' amici hauerelie chi . L I B 1^0 ^ ne ne ìftufafiino. Dopo qutjìo ,
haucndo la opinione del Thilofopho tutti communemente lodato , fi con chiufeper
ciafcuno di loro» che il Confalo non haue^ ua cagione alcuna ^ ond' egli
honeflamcnte poteffe da i cominciati ragionamenti ritìrarfi : Ter laquaL cofa
tutti da capo quafi ad una uoce nel ripregar(h- no : Et quanto ciò doueffe loro
e/fere grato y conpa^ role piene di caldo affetto gli dimoflrarono . Mail
Quirini cui più era a grado d'udirlo: come colui che più mite fentito Vhauea
commendare per dotto & benparlante , poi che gli altri r achetati fi furono
9 in queUo modo torno à fauellare . T^n mi poffofa- 're a credere fignor
Confalo y che la bontà fingulare de l'animo uofiro. 3 permetta che tanti preghi
non efaudìti rimangano, llche facendo , 0 moftrarefie di poco amarci : llche
noi , per cofa di quello mondo non crederemmo-. 0 fareJìeci dubitare , che più
ne i noftri mori pote/fe il rijpettOj che lo amore: LaquaL cofa e certamentCy
oltre ad ogni termine ragioneuo le. Ma fe pure ui par effe queHa nolira uentuay
trop po più cupida(per non dir peggio)che a moderi huo mini fi conuengay datene
tutta la colpa al nofiro Dol ce hoHe : che inuitandouici , ha uoluto qhe cofi
fia t Se uer amente libera , & humana , & cortefe la, reputate j eUimate
che tutti egualmente^ ne fiamo. partecipi . ^Ihora il Confalo , per quale fi
uoglia dijfe cagione , ch'io mi trouafìi con fi cariy degnìy & honorati
amici come uoi mifete^non ne potrei fenon p render e fommo piacm:purc(dirò
liberamente cià. , i€he mi fìede né l'animo) cìafmri altra uorreipiuto^ -Jìo
che qui uhauejfe condotto y che difiderio di udir^ fhì parlare : Conciofiacoja
ci) io fempre di mia riatti, rafeccamente pofja ciò fare: ilchc non fi conuicne
con la morbide'^ de le uojlre orecchie c Et poi que fla materia che bora
trattiamo ^ edafe talmente arida & feccaychegran fiume ynon picciolo riuo
le fà rebbe mcjliero per adacquarla.Et per certo fefugici mai , che me medefimo
poco parlando fodisfacejii^ hieri fu che poch 'ijfmo , o nulla mi fodisfeci .
Ture poi che cofi difiderofi ui ueggo ch'io ne ragioni > d?r io fono molto
contento di compìacerui: jperando co* .me diffe il Fogliano che debba
auenire^che più toUo la uofira amicitiami Jcufi, che la dottrina mi debba
notare. Detto quelioy il Dolce in cafa di cui erano yin tjuefto modo jòggiunfe
: adunque poi che alcuni ci ha qui tra noi che non fono Varipathetichcome que-
fli èi & addito il Fogliano y & come mi d'effere Ine ri in qualche
parte ci dimofirafie y fia bene che non iiiandoyo fpatiando^fecondo il cofiume
di quegli Imo mini antichiy feguìtiamo i noflri ragionamenti : ma concedendo
alcuna cofa a le tenere noUre delicate'^ ^y & a l'ufo onde fi uiuea queUi
tempi > entriamo in camera:Doue agiatamente fedendoy fi forniranno, ( Dio
permettente ) le noUre difpute • Entrati dopo quelle parole in una grande bella
camera, non peranchora uedyta da alcuno di loro , & già uolen* do/i porre a
federe y rimirando fi intorno intorno ^ &^ ^ifopra^ &dalatOy ^ difotto
ogni cofa attentd Èk L 1 B liO mente confider andò ydf con gli occhi bora a
quefìd parte y bora a quell'altra più volte tornando y dijje poi il Fogliano in
queH a maniera • Conofcendo effe^ re Dolce uoHra opinione ycbe per lo piacere
fi debba abbracciare la uirtu^^ che più perjè medefima una picciola
guanciataycbe una uergogna grade ejjere ci debba mokUaJìora mi credetti che di
[ala ci facezie ufcirey che feguendo gli ordini de uoHri maefiri , in qualche
uago CT diletteuole horticello ci douelie me nare : Doue ociofamente uiuendo ,
foleuano antica^ mente quei felici pbilofophi ingrajfarfu Ma poi che bora qui
fiamoy conofco che noi troppo piu famo$ cSr più beato fete y che non erano
quegli antichi Epi curei: Conciofiacofa che l herbe y a" le piante y di
che erano adorni i loro giardini y foffmo foggette tuttauia a quelle mutationi
y che fempre Jogliono le Stagioni portare coneffoloro : Laonde erano talho^ ra
nude , & fecche : ^ quando uerdi , & fron'^^te nifi uedeuano. Ma quelle
uojlre , che di lana finiffi^ ma cuoprono quelle muray fempre ucrdi y fempre
fi(> rite y & fempre cariche di maturi frutti y porgono di coniinouo a
riguardanti fempiterna gioia . Et doue le fonti loro , o mancauano la Hate , o
s^arre^ Piavano il uer no y queHa uoHra non è ne tenuta da ghiaccio : ne da
caldo afciuggata giamai . Et fe ben miro a quello cauallo alato , che qui ci
ueggo y ella de effere uer amente od HippocrenCy od ^ganippe: Et quefle nimphe
, faranno perauentura le Mufe Et quel colle , che cola con due gioghi al cielo
fi inai 1 %a^jia forfè Tarriafoy od Hciicona ^Et oltre a ciò il Cielo che loro
copriua, doueua talhora ejfere chiufo 4a nuuoli :Poue quejio uoftro di dorate
/ielle Jplendi do & rilucentey jempre apèrto lucidijfme le ui mo-* fira: Et
da ognitempo i Juoi Scorpioni yfegno forfè che ui die la uitay & ifuoi
Centauri uifa manifefii . Felice adunque y ^ beato uoi : Ma uorrei bene , che
tra tante imagini & di Imperadori^ ^ di Thilofo^ phiche qui hauete
raccolte^ tra quali, ui rijplendo^ no quella di Tlatone & d'^riHotele mio
maeftro » i^uero in luogo più tofio di tutte loro y tii hauejle meffogli
Epicuriyi Me tbr odorici lenoni: Et de Lati itti lMcretijy& gli
Horatijicome coloro^cuipiuera^ no a grado queUe delitiei^nxi chefenT^ejfenon
ere deuano poter uiuere beatamente* ^Ihora il Dolce 3 jo crederei dijfe non che
^rìHotelc (come dite y & corrilo penfaua ) uifoffe §ìato maeftro > ma
Diogene più tofio; od ^ntìUene : od alcuno di quegli altri cani : dapoì che fi
fieramente mordete ; "t^ondim meno con ^riflippoinfieme uipojfo
rijponderey che queHe cofe non hanno me , ma io loro.Dopò queUo éiffett atifi
già tutti in un cerchio , hauendo però tot fo il Confalo in mc^o tra lorOy che
egli al fuo parla re dejfe principioyajpettauano attentamentejlquale la loro
uolontà conojcendo y fen^^altro indugio in queUaguifa cominciò a fauellare .
Dapoi che uofiro difiderio e fiato eh' io pur ragioni de le qualità de la
nofira natura y & de i naturali mouimenti de gli Mimi noHriy onde &
fiamo buomini > & come bua r L 1 B 110 ^ fnìnì ci mouìafnOy& io il
faro HolcntkwSipero cl)t non crediate ych* io com'mo di queUi Saui le cui ima
pni qui uedctCyO Forfè per no ir tanto a lungeycome fecero al tempo de gli
auoli noflri yMbertoMa- gney Michele Scotto , B^ìmondo LuUio , ^rnal do di
ui'Ua noua , non crediate dico cFio ne ragiofd i)er pompay& per
dimoHratione di mio ingegno : 'Ma fiate certi che come amicò y& tra amici
& co fìretto da Vamicitia , fortiffmo legame di noftre uq ^Ucy
coftfamigliarmente , & fen%a alcuno apparec chio dijplendide & ornate
parole y ne debba tratta Ve. laqual cofa non già per infegnare altrui y che a
ciò non baciano le mie for%e , & ma f imamente a voi y la cui uirtu
rijplende come fiaccola accefay an'^ fure come chiariamo Solcyma faro folamcnte
per ritornarmi ne la memoriay ciò che da molti dottor ■con non picciolo fludio
& fatica , ho potuto dìquc Jìa cofà in lungo tempo , &per continua
oJferuatiQ ne coprendere. ^cciochecoft coyieffouóir.agiojiando ncy & ne
impari ciò che m"e nafcoììo finhora: Et ne Tanirho mi comfermi , ciò che
di pienamente ptr- ycrneym'e pure aucnuto fino a quello temfo.T^efia poca
certamente la utilìtayche da qiie^ìà cognitione per molte uie trarre &
confeguire fe nepotra, Con^ ciofiacofa che fi come conofcendo a la uijìa di
fuori tutte le monetCy C^ perfetttimt nte intendendo qual ^uer acquai falfay
qual buona , qual reay & quale in- tieray ^ qual manca fifojfcy non ci
lafciaremo ne le it^fhe faccènde da i cattiui huemini incannare, cofi J E C '0
X D O* 5(5 ^dUicnutìper cjueHa fdmiay daUconfìdemione de corpi i conofcitori de
gli animi humaniy nel giunge-- re le amicitie , faremo più canti: ne
L'accettare i fa-^ ifiiglìariy più accorti : nel conuerfare con gli buomi ^ni y
più prudenti: Et breuemente in tutte le opera-^ tioni che con altrui fi
fanno^piu^auertiti ypiu confì^ deratii & più rattenuti faremo . Ora adunque
poi 'che tale è quejìa dottrina , & poi che ella è cofi na Sira che altri
hón uba parte alcuna , quale ragion tiuole che non la dobbiamo accettare i
perciò non imprenderei da cìyerijpetto tenuthpofiiamonùnan 'tcporla a quale
altra fi uoglia ^ T<(e io per me ,fo ue r amente come pojfano alcuni negare^
che per le qiia lita eHeriori del corpo , non fi pojfano intendere gii
'intrinfechi affetti de l'anima : ueggendo CT con/ìde rando mafiimamente^quale
& quanta fia.la congiun tione & la coUegan'^ de l anima & del corpo
: Et potendo per uiua ejperientia conofccrCy che feconde^ gli auenimenti cr le
pafiioni del corpo y patijca pari mente y (ir diuengay& mutifilanima^la
onde ejpref fornente ueggiamo y quantunque uoheadmene y che rbabito & la
dijpofitione de t'anima , da uno tiato ad urìaltroy per alcuno fop'rauegnente
cafo fi cangi , che medefimamente la forma & la figura del corpo, diuenta
fubìto d'un' altra maniera : Et da ì! altro la tofi ueggiamo ancborayche
tramutandofi talhora U figura cr la appar ernia del corpo^ gli interni moui^
tnenti de gli animi noUriy non fi conferuano più quc j^li siefii z quali
perìnanT^i a quella mutatione , ejjè- ce Ufentiuamo. Sono (come tutti
ifhìloJopU coni beffano) lo attriHarfh & Ueffcr lieto, il temere , cÌT. lo
adirar fty lo JperareyeH dijperarfh & altri taliaj^. (aiy affetti &
perturbationiji noSire anime: 3s(^o«- dimeno colorò che hanno ne Camma
afflittione CT dolorCy mojlranq di fuori ne lafaccia(cbe è pur par te di queUo
corpo) la doglia, la pafiioney& lo affan $to loro: Et le ciglia ìlringendo,
& chiudendo le lab bra. & gli occhi qua/i afiondendo, fi prendono uno,
^lerto uifq y, propriamente a me§ìi ^ addolorati huq. mìni conuenìente. Et
d'altra parte coloro che han^ no l'anima lieta &gÌQÌofa .fono fimilementc
ne la faccia ridenti &guliui • Ma oltre a tutto quello confiderò anchora
che effondo disfatta l'anima CT ' diSiruttay la forma infieme del corpo fi
disfa crfi di firugge:Ter la qual cofa fi può chiaramcute uederCy 4^he C anima
foftiene cr fofferifce le pajfioni del cor- ffo: E'I corpo parimente quelle de
l'anima . Et aucn gache quanto a Je me defimi y ne il qorpo faccia l^ani way ne
l animali corpo^nondimeno mànifeHamente fi uedeyche l'uno feguita l'altro : Et
che quefio da quell0y& quello da quejl' altro, le pafiioni & gli af^
fetti riceue.In quefio ueggendo il Cqnfolo che ambe 4ui i Dolciyche
uicinifedeuanoys' erano in fu quefl'ul time fue parole, poHicofi
pianpianoafauellare in fiemejafciato il fuo primiero ragionamento y dijfe lo
'^qin quefia maniera. Che condite Signori Dolci cofi ira uoi , con la uoflra
dolce^^ ? 0 pur ui paiono (cornicile fono ueramete)^ucfie cofe di ch'io ragiono
di poca S E C 0 7^ D 0, 57 di poca Slmaf7{ongia,ri/J)ofcfubito il minor di lo-
ro : Che ciò alhorapotrebb'eferCy cbcfofca la luce , flellato ilgiorno,& di
far dinato ciparefjè il mouime to del Ciclo . Mhora il Ciglio , fattoji
incontra al Dolce che in qucHo modo barieua parlato, cofi mcTo ridendo y^e e
uero dife, ciò che'l Fogliano poco auanti ci raccontò y non doucuatequeW ultima
parte accommmarla col uojiro conforte: percioche crcd^m doft egli ckel mondo Ji
regga a cafo.no uc ne uuqle , 0 ne nepHote hauere entro , alcuna benché pie
dola parte. Si bene c'hanere ne ne potrei^ ripigliò^ Dol- ce , contra di cui
quelle parole ueniuano • Et come , foggiunfe il Giglio , fia qucjìo, che
l'anima non cono Jco? ^^Ihora ( dijje egli) che ni degnale di predare per mc^
S. ChriHoforo , che mi ramafje ne la buona ma: ol caualiere. S. Giorgio y che
miguardajje da le male-opimoni : inìmiche di [anta Chiefa. Ma noi che
chrijiianamente parlandoyui credete efere quei fin- ti f nomi nani &
fen'j^a foggetto(che non uoglio però dire che la oratione a i Santi ui paia
fuperflua) non mi uorretc qneUo tanto di bene far confeguire. ,Ap ' prefjo a qucfle
parole y molt' altre fe ne dìfjèro in //- mile materia: Ma Mcffhndro mettendo
fine al qui- fiionareygia rìuoltofi uerf&l Confolo che col Quirini nanfa
che ragionaua^ in queUo modo gli difje . Da-r poi che come hicri^non hauete
hoggi il fauellare uie tato y ne ci hauete tolto con le uoftre leggi , ciò che
a ciafcmo concedette la natura liberarnente , quti^ lo che poco auanti tra noi
due difccreto ragionatta- H L I B 1^0 moyhora mi piace inpalefe a tutti ridir
lo. TS^onfi fb no fatte leleggiyrijpofe fubito il Confolo,acciocht mi norc
hauejjc ad ejjere il uoHro fallire : che già fape tiamo bertesche no erauate ad
ogni modoperdouere ojftruarlc . T<londimenOy dite pure cheunqne ut ag^
grada, che ejjèndo qui dentro a confini de lo imperio uofiro, nifi permette
& uifi concede ogni co fa . Et egli alhorayfe l'uno huomo dijfe genera
l'altro, ^ fc il padre e cagione de la uita & del e/fere del figlino loy in
che fi conchiude parimente [anima ci corpo , come hauete mi detto difopra, che
il corpo non fac eia l' anima t ne l'anima il corpo ì Lo difii ripv efe il
Confoloyche quantunque a perpetuare, tifare eter na la fpecie de llmomo^et ne
lageneratione di dincr fi corpiy Dio l' huomo ui concorra ; non pero adi--
uiene giamaiy che in uno ifle/fo foggetto , in uno huomo mede fimo y fi uegga l
anima di alcuno gene^ rame il corpo : ouero il corpo, ejferne cagione de Va
nima . Diro cofiy per cagione di ejfempio. Egli è ben uerOy che il Ciclo , CT i
noflri parenti yfono ^ìati ca^ gionc de le anime, & de corpi nofiriiMia non
è però uerOy che le anime nolìr enfiano [late da i noHri cor pi create : ouero
che questi corpi yfiano da le anime onde uiuìamo , ^ati in alcuna maniera
prodotti . Tercioche queilo tanto di bene y non da noi?nedc^ fimi ci può uenire
: ma (come di(ii)dal Cielo, & dal padre che ci creoe. Ma auenga dico che
ciò fia, Vani ma però e* l corpo, con più forti legami annodati in fieme di ciò
ch'altri fi penfa, ubidifcono perpetuarne ìe , fottoggiacciono a le pafiioni Vuno de V
altro ; La qual cofapiu chiaramente afjai , con ma ìnag giore qertei^ potrete
cono/cere, confiderandoy & h'a^icndo rijguardo ad uno vjjcmpio che hora no
dar ui. Eglih manife§la cofa che la furia y t^lapai^T^a (comejtdice)concitata,
& fen'7^ freno (che non ho glio parlare hora de la quieta^ che infama
domanda uano i Latiniy& noi drittamente menticaggìne dire potrenmo)cgli
dico è manifcfio affair che ella è paf- ftone y&perturbatìone particulare
& propria dc L'anima' "hlondimeno curando i medici} non l'anima
interna & inuìfibile , ma qucHo corpo cHeriorc & palpabile^ con alcuni
licori , con certe beuande ; facendolo ufare oltre acio^ ò' tenere alcunimo di
nel uiuere , gioucuoli a quella pacione ; effì coli facendo , l'anima da
lapa'^^a (jr da la furia , onde ella era pria tormentata , fogliano al tutto
delibera re.Ma non altramente pero , ne con altri argomcn^ iiy che(come ho
detto)conmedicine datefi al corpo: Et con la cura, con la follicitudine,che i
medici fi hanno hauuto di luiXaonde auiene che ad un mede fi mo tempo e'I corpo
y lafciay& perde quello aJpettOy eir quella figura che egli haueua , mente
era da quel furore l'anima opprejfa : Et l'anima parimente , da quella
pafiioney & da quella noia che prima la mole sìauaùiberay ij^editay&
fciolta fe ne rimane. Ora la /dando adunque & perdendo ad uno ijiejfo
tempOj ^ V anima e'icorpo le qualità che haueuano perinan ^,non fi può negare ,
che ciafcuno di loro non fottog H i/ giaccia a lepajjiom de l'altro: Et che ambidui
non fi rniitino, fecondo che l'uno o l altro di loroy mittatio neM
alterationepatifce. Et oltre a tutto ciò fi può comprendere ageuolmente,che a
le mrtu,& a le po tentie de lanimayftano le figure & le forme de cor-^
pi y fempre fmili & connfpondenti ^ 7^ per al-- tra cagione(come dijfeil
noHro Commentatore Cor doHcfe)fono le membra del Lione ^ differenti da quel le
del Cerno jfe non perche trai' anime de l^uno , CT de l'altro di quegli ammali
, u'ha,come a ciafiuna è paleJeydifferentìagrandisfma.Tutte le fimiglian'^
adunque degli animali manifeiiano] CT dijcoprona egualmente yuna certa pacione
, c7 uno certo affetto mede fimo : Ma non douetepcro intendere di quelle ,
fembianT^yOìide da la mac^ìra natura fono in quella ' guifa distinti , &
che conuengono, nel componimen tOy& ne la dijpofitione de la forma
deglianimali . ConciofiacQja che quantunque lo hauere ne le efìre mita de i
piedi & de le brada le ugn€y& intorno al corcy &ale altre interiora
le coUe^ & molte altre cotalifimilitudini y fiano cofe , quafi in tutti i
corpi uiuenti d'anima fenfitiuà parimente fimili; nonpe^ ro altra co fa alcuna
ci mamfe§ìano , che quel tale che è cofi fatto , effere ueramentc animale :
& non pietra , & non albero . Ma quelle fimiglian^yche per conofceregli
affetti de l'anima , debbono effere offcruate da noi, fono ( come' e a dire)la
roffe'^^ de gli occhi: lafortez:2;a , & la grande:^ de le esire me parti
del corpo:Et molte altre cojc cotali.Etp£r . 5P €ÌH come hieri uì diftiy & bora di
mouo ui dico , fer fempre ui conuiene bauere fifio ne la memoria , di tutte le
pafiioni generalmente , & di tuti i moui^ ■menti , & perturbationi de
le anime noUrCy ^ non 'far noflre , ma uniuerfalmente anchora di tutti gli
altri animalhalcHne propricy^ alcune altre fono ad domandate communi; douete
fapere cbe i propri af^ f etti de l'anima y fono fempre accompagnati da le
proprie qualità j& dai propri fegni del corpo : Et d'altra parte le communi
paffioni y medefimamente a i communi fegni fempre rijpondono . Ma fi de ben por
cura , di non determinare & dichiarire per com mune alcuno affetto y auenga
che a molte y od a tutte le Jpecie degli animali commune yfe prima non fi è
mertito diligcntementeycbe effo per alcuna propria qualitay non fiaproprio
& particulare di alcuna fpe^ eie. Et accio che meglio fi fermino ne la
uoHra intcli getia le nojire parole y darò con la chiare':^ di que fio effempio
y lume & fplendore a quelle teìichre , onde ragionando difopra mi inuolft .
7{iuno credo è che non fappìay quanto la concupifccntia de i car-^ fiali
congiungimenti ^ fia commune uniuerfale quafì a tutte le jpecie degli animali:
Kjondimeno non de pero potere que^ìa tale communione y farci credere quello
affetto commune : ^n^i dobbiamo perfuadercicertifii?no y cheejfo fia proprio
&par-^ ticulare degli ^fini CT de Torci. Conciofiacofa che per una
particular e qualità y & per uno proprio je gno^che feparatamente da tutti
gli altriy hanno nei H iij L I B T^O loro corpi queHi animali y non fono
liiffurìofi cotii*^ munemente con gli altri : ^n'Z^ ejjiy come proprio
mouimento de l animo loro , donano & participano con altrui , la loro
propria libidine . il fegno uera^ mentCy donde queHa fi comune perturbationcy
fi ere da propria folamente di queUe due Jpecie , è che que Sìi .aìùmaliyfoliy
& feparati^ CT diuifi da tutti gli altri^mentre fi affaticano ne Inatto
f^enereo^a guifa che maflicafjero y Wouono (^menano le ìnafcelle. L^effere me
de fmàmeht e ingiurio fo , e 7 dilettar fi di mole^lare di dare noia ad altrui
y h pafiione & affetco.certo a gran parte, fc non a tutti gli animai li
commune : K^n per tanto i cani foli tra tutti gli altri ringhiando , &
digrignando i denti, loropar^ ticulari proprietà , rendono co fi facendo , loro
prò-* pria, queHauniuerfale perturbatione. E di mefiiero adunque, conofcere
quefte diuerftta : Et fapere , qua le affetto fia comune a tutti gli animali :
Et quale a parte di loro: Et quale infieme^fia proprio & parti-^ culare a
ciafcuno . Ora in che modo fi debba dìfiin^ guere il commune, dalproprio,hicri
a baflan^ai^cre do)fe ne. è ragionato. E il uero che a chiunque difide ra di
potere baUeuolmente di cìafcuna di quefle co^ f e parlare , & giudicare a
pieno , come & hieri hoggi più uolte fi e detto, per efegni di fuori del
cor po y le intrinfeche paffioni , &gli interni mouimen ti de t anima, è
necefiario principalmente, accompa g7iare,unire,& congiungere infieme con
la fcicntia > tufoylaprattica^la confuetudine^& l'ejperientia. In. S E C
0 T^t) 0. 60 nero che rejjercìtare lungamente- le cofe^ è il miglio re,&
più eccellente maeUro che fipojfa difiderarem Ter quello , la belle'^ la
leggiadria de le arti^ Ter quefto y la eccellentia &la perfettione de le
fcientie ; Ter quello , ogni bontà 3 ogni uaghex^ 9 ogni perfetta utilitade y
in qualunque fi fa noftra operatione acqui fliamo.1\le fen^a ragione ueramen
te: Conciofiacofa che fe tutto quello che per noi fi fay h femprein più alto
grado di perfettione , quan do penfandouifopra lo riuoltiamo lungamente ne Va
nimo ; ilche non è altro che uno effercitaruifi con la mente; quanto fi de
credere che migliore & più per fetta riefca la noUra fatica^ rifacendo CT
rinouando da capo y quella cofa che prima una uolta buona fa^ cemmo ?
Certamente non e dubbio alcuno che molto ' meglio . Cofi il SanfouinOy che
dipublici & di pri^ uati edifici adorna bora qucfla Citta, è diuenuto /ò/-
lennijjimo architetto : Et degno y dia qualunque al tro fi uoglia y 0 Dinocrate
y 0 Thilone y effere pad- reggiato • Cofi Titiano y cofi Michelagnolo , cofi
(^quanta perdita fece il mondo nella fuamorte)Gia nantoìfio daTordonone y hanno
acquistato nome di dipÌ7itori eccellenti & egregi. Che fece Mef[ere Lui gi
uoHro padre y & che ha fatto bora il Feleto uo-^ §ìro cognatOy cofi celebri
Oratori y altro che Veffer^ citio i Donde uenne il loro fìgnoreggiare
nelpalla^:^ c?;o , & l effere tiranni de le uoglie de giudici y d'al^
trondc che da l'ejfercitio ? In che modo ne gli inno-' unti biafimo ^ terrore^
& hauerebbono potuto in 4urre ne t
rei ficurta & bonoreyaltramente che cori J^efjercitio ? ^dunque poi che in
ciafcuna coja , l'ef- fercitaruifi lungo tempo ha cotanto difor^a^ pcnfia .
tnoci & rendiamoci certiy che ne la cognitione de la nofira natura, il
lungo & dilìgente ejjèrchio , il me defmo parimente^ouero piupoffa. Ma
percioche(co me hierì diccm?no)cjueifegni che fi ueggonOi& fi of feruano ne
corpi , fi rìferifcono a le jmiglian'^ de gli animali; dico qucHe talifembìan^e
, effere tolte ouero da tutta la difpoftione del corpoyoucro da al- cune parti
di quello: Et talbora dagli atti degli huo mini: Et quando aìichora da certi
ajpetti : procederi ti altri da calidita: & altri da freddei:^ . Alhora lo
^mbafciadorcy che accofiatofi ad una tauola, ha lUeua tuttauia tenuto appoggiata
la teHa fu la deftra mano, rotto al fine il filentio , & leuatofi ritto fu
la per fona, dijfe al Confalo in qucHa maniera* Dapoi che uba condotto il filo
del uoHro ragionamento, al parlare degli afpetti del uoltOy bauerei caro che
gra ne '& noìofo non effendoui,ui contentale di dirmi > in cheguifa fi
debbano alcune di quelle qualità giudi care, che fiofferuanone lo affetto ,^ne
la ejierio re apparentia del uifo : Lequali non perche elle fia-^ no in tutto
medefme y ma perche elle hanno tra lo^ YOpicciola differenza ,fono communemente
addo^ mandate per uno medefmo nome. si come auiene ne
lapallidei^naturale:ondeci e fcoperto il timore^ & la debbolei^ de l'animo
: Et ne la accidentale ^ di che àfono cagione le infermìtaZequdipasfionh . 6ì 'quanUmqne come uedete nate diuerfamente
yfonó non dimeno > per cjuefta folanoce nominate di palli-- dexT:a : llche
fi come dijji non per altro ne mene , fe non perche l'effetto loro e fmile:
benché nefia la ca gione differente & diuerfa . // Confilo alhora , con
ragione admqne fe è ciò dijfe^ che e certamente , ho io con tante parole poco
auanti lodato lejfercitare , ^pratticare lungamente le cofeiConciofia co fa che
neramente quando alcuno di cojioro giudicare doh* biamoy hauenti nel loro
afpetto alcune di queHe qua litaypoco come haucte detto da alcune altre
diuerfcy an'^ in gran parte loro fimili^fommamente difficile ^ cofacifiay ad
intendere certamente il dritto : Et et uenirc perfettamente^ ne la cognitione^
& ne lafcie %a del nero : La onde , necejfaria cofa douere ejjere iiimoy
che per lunga conuerfatione , la certe%7^ de la uerita con aperta ragione
confeguiamo : Et de la naturale dijpofitione de lo cofloro afpetto y &
piena^ & abondantcy afferma notitia acquiHiamo: Et qua lenaturalmentCy&fenxa
accidentale alcuno impe^ dimento , l'atto & lappar entia per co fi dire^
& la figura del uifo loro fi fìa , fecur amente , & ogni dub bio
rimofoy lappiamo . Et uer amente che il giudi- care per questa qualità de lo
af^wtto , propria & per natura conueneuole , non mutata & non alte-
rata da alcuno accidente ^ è huoniffma & fecurij- fima uia > per
condurci doue ci tira il nofiro de fio : Et chiunque per queHo modo procede y
può ferma mente di leggiero conofcere, non folo in uniucrfale i Z J J5 0 fegni
communi ; ma quegli arichora che fono propri & particulari a ciafcuno. 1
quali fono in tanto dijfe^ Ytnti l'uno da l altro y cbe alcuni come ho detto,
jpef fe fiate fe ite uannodifcompagnati da gli affetti che effi dimoflranoy Et
alcuni nonmaifeparati fi ueggo- ììOy da le perturbationi palefate da loro J
communi, bene Jpeffo non fono dai loro affetti feguiti: Et ipro priy non ne
fonò da i loro abbandonati giamai.Quan do adunque uedcr et e alcuno di compie
jfione fangui^ gna ) carnofo , con occhi neri , con ampio uen^ tre > che
fono tutti fegni communi yfe logiudicarete mangiatore ^ libidinofo , potrà
perauentura aueni re , che V effetto , alcune uolte al giudicìo non corri
Jponda. Ma Je ad altruiychegli occhi JpeJJò Jpeffo uer fol cielo riuolga^di
modo che la pupiUa^^ gran par te de la ruota de rocchio sfotto la palpebra
dijopra fi uenga a nafcondere.pr edirete i medefimi affetti di golofìta &
di lujfuria ; per cffere qucfto fegno non communCyma proprio; auerra femprcy
che faranno in fu faldafermexi:a di ueritay fondate leuoflrepa-^ role : Et
faranno mcdefimamente tutti coloro cbe haucranno rie gli occhi quefto tale
accidente^ molto foggetti a patire il morbo caduco : Et fe hauejfino co tutto
ciò ygli occhi loro difofca & ofcura pallide'^ %a ingombrati , farebbono
fen'j^ alcun fallo mici^ diali j empi , & fommamente crudeli , Ora uedetc
adunque , quanto poffa digiouamento recare ad aU truijl conofcere perfettamente
le differen'j^ de i/è gniprcdetti.Douete oltre a queflo porre non picelo^ S. éi
la iìUgentia^in confederare quale de ì moulmenti dè gli animi noUri^fcgiùtì di
fua propria naturaO sac compagni uolentieriypiu con l'ima che con l'ahra de le
pajjìoni naturali de le noHre menti . Laqual cofa effendo pienamente intefa da
uoiy uederete come hieri ui diffi , ejjere molte uolte turbata l'anima no--
flra da alcuna affettione , che-non ha fegno alcuno nel corpo , che indicio o
tertimonio doni di lei.La on de fe talhora a giudicare ui mouerete 3 chi per le
no te det corpo efjere comprendiate taciturno è' sfaccia tOy non pero douete
queUifoli affetti credere in lui : ma infiemc la auaritia e'I defio del rullare
: T^n oUante dicoyche di niuno di quefiiyce nefoffe in quel corpo manifefìo
fegno ^Concioftacofa che colui che foco naturalmente fi diletti di fauc Ilare
yfa per or dinario di complejfione maninconicaia laquale la mi feriay & la
auaritia è fempre compagna . Et d'altra parte ylo sfacciato ardifceper fua
naturaydi commei' tere molte fcelerita : Sen%a punto ne uergogna te- merne: ne di
perdita d'honore > farfi conto alcuno - Ora adunque non fìa mai flimato
giudicio non ragio neuole , il dire ad uno sfacciato & amatore difden-^ tic
y che egli fia parimente ladro (&auaro : Quan-^ tunque come difji y de la
taciturnità & de la sfac- ciateli^ y cifiano aperti fegnìnel corpo : Et che
la auaritia & i ladronecciy non ui halbiano alcune cer te note che li pale
fino. T croche fono qucHi ultimi af fetti di maniera con quei primi congiunti
> che rade mite fono 0 non maiy gli unifeni^gli altri ueduti * Bifogna intendere adunque in qneHo modo , le
pro^ prieta de le perturbationi: Et Japere quale a quejìa^ (ir quelle a
quell'altra , feguiti naturalmente & ft unifca. llchc fattola guifa di
terreni Dijy le cofeoc^ colte j palefi ; lefuture, prefenti; le lontaìie,
uicine; & le incerte.certiffime uederemo: Et illuminato a la fine dal
cbiarijjimo raggio de la ueritade il noflro in tellctto.nonpiu hoggimaine le
tenebre del' ignorati riarma per entro gli (plendori de la [dentiate on mot
tafodisfattione de l'animo noUro , ogni cofa terta--^ mente conofceremo.Et di
bel punto come a coloro ci interuèrra^ che mentre ueggono il Cielo talhora di
folte & di ofcure nuuole chiufo.non folo parte alcu^ nà fcorgere non ne
pojjbnoian'zi loro e^ quel nero pauentofo horrore che in quel modo lo ingombra^
di trifiex7:a & di noia cagione . Doue fe poi fono da un potente fiato
Settentrionale, fugatCydijperfey& con fumate quelle nuuole in tutto ^alhora
il celefte can dorè da ogni parte agli occhi loro fi rapprefentaion de gli
animi loro parimente i fono di letitia, & di gioia ripieniMapcrcioche tutte
le Jpecie degli ant^ mali fi diuidono primieramente in duefcsfi , mi pia ce la
prima cofa di raccàntàre y quai de i mouimenti naturali de gli animi nosìri
yfiano od al uirile , oue^ ro al femìnile fejjo conuenienti . Douete adunque fa
pere che di tutti gli animali , fi che uiuano & fiano nutricati apprejjò di
noi , fi ancho che fieri pafcano per le altiffme jelue ,fempre le femine fono
di gran lunga più pìacewlhpiu delicate^ & più mafuetechc S E C 0 1^ D 0. 6^
i mafchi: Et fono mcdeftmamente^ ^ nel animo, & nel corpo meno foni: Et fi
auex^ano con minore dif ficiiltaj ad effere & pafcÌHtc,&' toccate da
noi:Et fo no generalmente più caute: Et più lontane da lofde gnoy & da l'ira
• Laqual co fa uolendola ridurre a' Vapparentia degli atti efleriori^pojjiamo
negli aue nimenti di noi medefmi fempre uederla • Conciofia cofa che effendo
talhora da alcuno empito di coltra ajfalitiy quantunque & humani ^
piaceuoli per na turafoffimo affai ^nondimeno fi auiene eglipurcy cìje albora
abbandoniamo in tutto la piace nolei^':^ ^ la manfuetudine: albora con
grandisfma difficiilta, da la prudenza > fida ^ jccura fcorta di nofire ope
re , reggere & guidare ci lafciamo : albora ci inui- gorifce y ci accrefce
forn^ay^ ci alieggerifce , lo fde gno: In tanto che non temiamo di cofa alcuna:
l>{e di noi medefmi anch or a ci curiamo: an^i arditamente a fare qualunque
effetto y da l'ardente caldo che ci bolle ne l anima , a tiina for^a fiamo
tirati . Ora adunque fe chi per accidente è adiratOypcrde fìmile^ mente in fu
quel punto ognipiaceuolex^ huma-' nita ; ragioneuolmente fi de dire , cì^e chi
e per na^» tura humano & piaceuole , fia aricho naturalmente poco
moleftatOi & poco foggetto a le acerbe pasfio^ ni de la colera» La onde
hauendo la maeHra natura, creato le f emine come disfi^ & moUiy &
manfuete » ^ compafiioneuoli\; Ts^e uagbegiamai di crudeltà , a di fangue-yam^
fempre aprieghi picgkeuoli;etagli altrui difideri arrendeuoli; con ragione fi
può dire L I B B^O medefmamentey che elle ancho fìano da lo fdegno lontane . Ma
d'altra f arte il credere loro sfacciate, ciliare^ maluagie^mohilh dishoncHe,
& molto chine al male operar e ypiu dico affai di ciò che gli ìmomini fia
noyfia fempre fi come dritto er fano giudiciOyTnol to lodato Jl pili gioucne
alhora de duo Dolciyfattofi in fu quelle parole tutto lieto nel uijOy uerfo lo
Spa-^ gnuolo in quella guija parlo. Foi forfè Signor Con^ folo y a dire in
qucHo modo male di f emine ui asfi^ curate, perche come poco inanT^ ci hauete
detto ^ egli uipare di certo conofcercy che elle ne fdegnofe , ne crudeli non
fìano. l^ondìmeno non ui fermate ui prego 3 co fi faldamente in fu le uofire
offeruationii percioche di leggiero cadendone, come in fu cofa ap poggiato che
fermo foftegno non hahbiayne potrcjie perauentura con danno & dijpiacere
uoHro, & con utile & contento loro, rimanere ingannato : Concia fìacofa
che lo fdcgno de le f emine, come tattoH gior 710 per mille proue pur troppo
chiaramente fi uede > fta fen%a alcun fallo maggtore,piu alto^& più
acuto che quello degli huomini • Et fe uolete uedere ch'io nero parli ,
riuolgete un poco attentamente ne l ani mo uoiìro , le operationi fatte da le
adirate fetnine ne i tempi paffati . Effe tracciarono i propri figliuo li: Et
altre non fatie folamente de la morte loro , in cibo dinan'^ a padri gli
offerirono: Effe il morto pa dre fuperhamente crdcarono: Et per lo fdcgno loro,
molte fiate no)ì folo i gran palagi , eÌT le ricche co-- fe , ma le f^lendide
Citta y &gli altisfìmì B^gni in S E C 0 T^D 0 . ^4 rouina ne andarono . Le
tigri, & Ic ferpU & gii al tri fieri animali^ udita la uoce di
Orpheo,diuenii4ano manfueti : Et le f emine più che fcrpi , & più che ti^
gri crudcli^quella uita che gli haueuano conceduto le Jpietate fune de lo
inferno > non altramente potenz- ilo lo [degno dèi loro animo porre in
terra^fieramen te gli tolfero. Mia direte forfè , grane offe fa per cer to
douere efere fiata quiìlay che queWhmmo diuino lor fececonde eglifCotanto
contra di fe infiammarle^ bibbia hauuto poter eJ^on piaccia a Dio che ciò fta.
che anxi egli tu tutto intento ne la conte piattone de la celefìe Theologia ,
non a le f emine noia fi fludia-- uà di dare ; ma a tutta la generatione de
uiuentidi^ letto:'b(onad alcune biajìmo; ma ad ogni huomo ho nore:lslon a poche
danno; ma a tutti in commune fa Iute. Et per gli aperti & fpatiofi campi
uagando^& gli ardentisfimi fplendori del Cielo intentamente conftderandOy
gli ordini & le belle'^ di la fujby ul tirna fpeme di noUra m.ente,
manifvjiaua a mortali • yedete in altra parte la figliuola di Leda hauere cetra
il poeta Steficoro^ di fiero & dicoc'étefdegno l'anima accefa : Klon per
altro uer amente : Se non ^perche^egli hauea cantato ne fuoi Lirici carni^ la
bel lex^ di lei effere come cofa humana & terrena , grande certo &
merauigliofa: Ts(ondimtno effere di gran lunga più riguardeuole , quella de la
celeUe & diuìna forella. Di che ella , nel cui petto boUiualo ar dentisfmo
odio, co caldisfmiiprcghi^& con ayriarif fime Lagrime , pronte &
perpetue arme di quel fef- 0 ar / 7 fOy impetro dal padre Giouc^ [degnando fi
graue^ mente portando che la immortale & diuina yene^ re/offe giudicata più
dife bellay che colui rimanere ne doueffèpriuo di lume: fi che egli non
potejj'egia-- maiynon che giudicare^pur uedere alcuna helleT^ ♦ Direte forfè
che a la follia ^ ala uanita di Stcfico ro^cotale pena fi conuenijfe i l\[on
direte bene : T\(c ragioneuole huomo uerunc^ y acconfentirelouipo-^ irebbe .
Che an7;ì per la molta lode da lui a la beh le'^ d' Helena attribuita , egli
era degno di qual fi •uoglia grande & nobile guiderdone. Siate per tanto
signor Confolo molto bene auertitOydi non biafima- re^ od altramente dir male
difemine: Se non uolete che elle coneffouoifi adirino di maniera , che poi nel
tempo a ucnircyne habbiate ad ejfere a coloro che do fo noi fcguir anno
yjpecchio CT ejjcmpio chiarisfmo : Et che le uojlre regole , ?jy le oferuationi
de la cono fceìixa dei nofiri appettiti yfcbernitc una qualche Molta con non
picciolo uofiro danno fé nehabbiano a rimanere^ Con w.eco non fi douerano già
elle adira rCy ragioneuolmente facendo,rijpoj]èil Confolo albo Ya:ma fi bene
cone{foiioi:llquale rimprouerate loro., per torta uogliache hauete di
biafimarle^tuttii men sfattiyonde elle fene uanofamofe . i^otrebbc effercy
rìprefe fuhito il Dolce che ciò foffe ueroyfe elle ìie le loro operationi fi
mouejfcroper ragione : ma fcnT^a che con mille effcmpi che di ciò ciafcun
gioryio fi ueg gono a dimoftrarlouimiaffatichi^Tlatone che fu cofi fauio mi può
far fede ^ che elle anima li no fiano per fcttamente S EtC 0 1^ D O. 6$
fettamente ragionemli : Effondo come fapete UatOi diibhiofoy fe Itfmine
participajfero di ragione . Et pure non erano alhora ?iela Grecia Je lujjuriofe
deli tie per ìion peggio dircycheboggi qui regnano uergo, gnofamente tra loro.
Mhora il Quirini^in buona f e, de dife Signor Dolce, fe uoi la lingua non
raffinar te y giudico che al Confilo quella punitione preoccu^. pare uogliatCy
che ui fento dircele parole di lui da le. f emine uenir meritando. Ben gliele
dico io , lo Spa^ gnuolo foggiunfe : già uerfo il Dottore rinoltofi ; Et
poifeguitOyin quefia maniera dicendo.Etperla uita mia.che mifaprebhe bene^di
ogni male che lefemi^ ne gli facejjìnOyEt uorrei che gli infegnaffino un po-
coycio che fia uolcre mifurare le /phere^i^ ritrouar- ne il centroifi come egli
dice che già Orpheo fi face ua y la ne la ualle del Barbaro Hemo , Diflero
dopo, ijueflo tutti infieme , nonfo che motteggiando & ri dendo : Et dapoi
che più fiate fi hebhono l'uno uer l altro rimandato il parlar e^il Confalo a
la loro ten^ tìone poflofineyil fuo primiero ragioìiameto ripiglia doy diffe
cofiy Io diceua che le f emine fono piupiace- tioliy più manfuetCy & più
delicate che i mafchi: Et apprejfoy che elle fono men forti , & menaanchora
fdegnofcycheeffi non fono. Lequali conditioniyinfie-- me con 7nolf altre che
difopra narrai y fi ucggono apertamente in quegli animali del fejfo feminino ^
che domeliichi nutrichiamo ne le noHre cafe: lime defimo di che ycfftr e
parimente in quegli altri.che o manfueti per le campagne yO fieri uiuono ne le
felue^ I L I B Ti 0 tì confejjano i pallori , & i cacciatori . Ma di tutti
quejii già detti femìnìli affetti y cene fono ne loro corpi mani f e^ìi fegni.
Concio ftaco fa che cìafcunafe mina di qualunque fpecie fi fiay habbia il capo
mino re ila faccia più picciola Hretta^il collo più fottio Ip^piu debole il
pcttOyil numero de le cojìe minore , &i fianchi & le cofcicypiu
carnofe& più graffe che ima fchijHabbìa parimente gli fchinchiy & le
ginocchiaypiu fottiliy&piu molli: ipiedi^piu leggio, dri y più fcarmU Et la
forma di tutto l corpo ypiu tofio piaceuole & foaucy che nobile generofa.
Et fiano tutte quante generalmente yne i corpi, più che i mafchi picciole &
uaghe. Guardate ydiffe alhor a h Inglcjeycio che ditCydi quefla uniuerfale
picciole^^- di tutte le f emine :che bauendo diligentemente in quefla cofa più
uolte confiderato , dopo infinite efpc ri€7;c fattene yho trouato a la fine che
ne le jlquile^ Cr negli altri uccelli rapaci y fempre lefemine fono grandemente
maggiori de i mafchiiEt fono parimen te cr nel corpo & ne lanimoypìu
arditCy più fdegno- fcypiu ualentiy&piuforti.Tsle folo ho ueduto ciò auc
nire ne le già dette fpecie d'uccelliyma anchora in 'tutti gli altri animali di
quattro piedi, che partorì-^ fcono OHa:Et in tutti quei piccioli
animalucciygrude & merauigliofo artificio di naturayche già furono da i
Latini nominati infetti:cio e (^come alcuni siima rono)fecondo tutte le loro
parti indiuifibili: T^eppf fo medefmamente imaginarmi , come fia poffibile cJ)e
quefla uoftra cofi generale determinationCy Jpe^ SECÒ D 0. 66 cìalmente ne le
lepri hahbia luogo . Lequalì come fi' ferine , CT come ancho la elpericntia
certa cr fe^^ dclc maefira ci infegna yfono tutte ad un mede/imo tempo CJ'
fumine ^ mafcìn.^lbora^non fi può dif-- fe il Giglio y certamente negar Cyche
ciò uero non fia:' Conciofiacofa che lafciando pure da un canto ciò che fe ne
dicano i dottoriyio per me ho ueduto con i miei propri occhi , certo non fen^:^
gran rnerauiglia , questa cofa e [fere nera . Che trouandomi poco tem . pofa ,
a caccia con alcuni ìniei a?nici in quel di Bolo gna^tra le molte lepre che
alhor a prender/mio^ affai ue ne furono di quelle chegrauide eranodequali non
ofiantepiu figliuoliy& di più mifure^ondegraue era loro il uentre y
haueuano infiemeynente tutte quelle membra, che per lageneratione ejjère ne i
mafchift credono neceJJarie.Dapoi che il Ciglio cofi hehbe dct tOy& eifi
tacque: Et lo ^mbafciadore in quella gui fi dicendola fauellare ricomincio. Ora
uedete adun quefignor ConfolOyCome queHa uoUra fi generale conclufionCy molti
partìcidari leuatincy neretta ' impedita Je ne rimanga. Vero fe ui da Inanimo
come hauete dcttOy difoHenerci che ella in tutto fia ueray apparccchiateui di
negarci la ejperientia: Come già quelmaefìro fifecexhe haucndo per fue
calculatio-^ ni detto douere la Luna congiunger fi in tal giorno coiSolej
ammonito poi di fuo errore da idijcepoli che la nuoua Luna ìnanT^ al tempo da
lui predetto nel Cielo gli dimóHrarono , come quella che a le fue numerationi
non r ijpondeuay lequali egli pero fi ere 1 tj L I B B^ q ^ dem certìsfme ,
rìfpo fe , più ne i fuoì fallaci conti , che ne la certe:^ del fuo uedere
confìdandofhqiie^ Ha cofa non potere per alcuna maniera ejjere uera : Et che
fen%a ordine alcuno yla Luna alhora appari^ uà nel Cielo . Ecco adunque che non
folo difficile & contra il dritto , ma contra il fcnfo anchora & itn--
posfibik e certo y il uolere quella cofa negar Cy che al tri 0 fi Hcdeofi
tocca. B^Ha per tanto y che ci con^ f esfiate che non tutti gli animali del f e
ffof eminino ^ . di qualunque Jpecie fi uogliayfiano di corpo minore, più
deholiypìu humaniyO' meno robufli che gli altri. Onde fuhito il Confolo , egli
è uero rìf^ofe che dì tut tigli uccelli rapaci , le f emine fono più che i
mafchi ualorofe & maggiori : Ma ciò adiuiene , perche e/1 fluido la loro
jpecie di gran lunga più calda & più fecca di ciafcuna de l^ altre , i
mafchi che fono caldi per lo calore proprio di tutta la (pecie^et di piu^pcr
quello che è proprio & naturale al feffo loroy concio fiacofache tutti i
mafchi fiano generalmente più ca lidi &piu fccchi che non fono le f emine ;
uengono per quello doppio calore ad abbrucciarft di fottcr^ chio:Et fuori di
ciafcuna mifura a rifcaldarfi.Ldódc, fono per ciò ne i corpiy piccioli &
fecchi: Et uiliy& abbietti ne l'animo * Vercontrario , le f emine fono
calde folamente per lo calore de la jpecie : ma per la conuenientia de la loro
natura f eminile y fono hu-^ rnidc &fredde:Ter laqual coja fortifcono ne la
com plefione uno certo temperamento ; llqualecreain loro, l'animo più uiuo
& ardito : Et le fa eJJere nel S % C 0 T^ D 0. 67 ' corpo più robuUe &
maggiori . Ma che il fouer^ cbio caldo no dijjcccìn & minuifca il corpo y
& non indebolisca & aiiilifca l' animai non credo che per al "cimo
fipojja co ragione dubitare. Ejjindofi hieri dct to masfmamentej che gli
Ethiopi , &gli altri popò li , tiiuenti ne le promncic di uerfo il mei:^
giorno , non per altra cagione fiano ne i corpi cofi magri & afcìutti 5 CT
ne V animo cofi uìli e^r codardi , fenon per la ardentisfma for%a del uìcino
Sole : llquale -afciugga y confuma^ & disecca il lóro llmmido ra-* . dicale
t^ndefonopoiy cojipoueri d'animo & difor 7^ : Et in quel modo , afciutti ,
piccioli , & magri . ' Ma de le lucertole poi , & degli alti i ammali
che partorifcono oua^ & de gli infetti medefimamek^ 'tCy la natura ha
uolutoper lo fine lorOy che le femi-- ne fieno maggiori : acciochepiu
ageuolmentepotef^ "^fmo {offerire la fatica de i carnali congiungimenti :
^Et ap 'reffo , più leggier amente portare y il pefo de le "vua . 7^e le
Lepre uerameìite , non fi può gran fatto fcoprire queUartale differeni^:
hauendo(come dice fle)tutte ad uno medcfimo tempOyil fefjo a la femina
proprio:Et infieme quell'altro che al mafchio è dice mie. Ma rimoffe ^ lafciate
da parte quelle poche J}>eciey dico bene che in tutti gli altri animali di
qua lunque ragione fi fia y le f emine fem^ alcun' altra ec cettione hauerui^
ritengono fempre le conditioni ch'io disfi : Et che hauendo le carni loro più
huml^ de effoido meno ncruofe , fono ancho più tcne-^ re 5 più molli y& più
delicate di ciò che i mafchi fi L I B 0 fiano. I quali in tutte qucHc qualità
fopr adette fon^ a k forami; in ciascuno modo diucrji : Et fono natu- rahncììte
nel corpo , forti : & ne l'animo jginfli . ' £^ ^jf^ P^^^'i^ fi^^ di loro
natura y debo-^ li di for%e : & inique di uolonta. Ora douete adun^ ^ que
diuìfare ne V animo uoflro^che come quando fi di ! ce alcuna cofa ejfere in una
regione^ molto meglio fi intede lei e (fere ne laprouincia di cui quella regione
c parte; Et quando in alcuna citta , più ampiamente ne la regione^ fi-a termini
de laquale quella cittade è . pofta; Et fe ancho in alcuna cafa^con maggior
certex^ %afra le inura de la citta^ onde quella cafa è rinchiu
'fa;pcrcioche(come dicono i Logici)gliuniuerfaliy ab sbracciano benei
particulari ; ma non già i particu- lari,gli uniuerfali contengono;cofi
parimente quello che ho detto de mafchi & de le f emine ìie la fola Jpc eie
de glihuomini ypiu chiaramente , & certo con maggior uerita yfì puote &
fi debe confiderare , & cr cadere fermamente che adiuenga^ in uniuerfale mi
.genere tutto degli animali . Come hanno adunque, in una jpecie iftefa , le f
emine diuerfe qualità ne i corpi, & medefimamente ne le anime lorOyda i ma-
fchi de la medefima Jpecie ; co fi in tutta lageneratio ne de uiuenti, quella
fpecie d'animali che haura cor-- f oralmente parlando piuconditionifcminine
,fara etiando ne le affettioni de 1 anima j grandemente a ^quell'altra diuerfa
, che più uirili qualità hauere fi comprende/fé • In queHo modo non folo
intenderete il Lìone.llmomo , & L'orfo , ejfere più coraggiofi S E C 0 'hi
D 0. 6S eìr più forti che Vorfay che lafemina^ CT che la Leo neffa;
maìnficmemente che la f emina de la fpecie Leoninayfia più ardita^ più robuHa^
in tutto piti . uirile^ che il mafchio di quella de Tardi . La cagio^ . ne
neramente di quefìa cofa^h come dijje ^rifiotele, » • perche ambedue quelle
fpecie fono notabilmente dal la natura fegnate: Vuna y de le qualità feminiluV
al tra de le uirili. T Leoni di coìidition. uirili; I Tardi, di femmine jono
dotati. Laqual cofa^fe partitamene te tuno & ì altro di quegli animali
confider aremo j ^fen:^a alcun falloy uerisfma certisfma fempre la .
ritroueremo.Ha primieramente il Lione la bocca af -fai grande: la faccia quadray^&
non molto d'ojja ri pie?ia:ll labro di [opra non cminenteian':^ conuene-^^
uolmcnte in giufo riuoltodl nafo più toHogroffo & JargOy che fittile &
ftrctoiGli occhi uari y concaui^ non molto ritondiy ne molto eminenti: Et di mi
fura ta & proportionatagrandei^: le ciglia grandi : la fronte quadrata : Et
nel me%o concaua alquanto : auengapero che pochis fimo. Glifìede oltre a queHo
^ di continouoyquitral nafo & le ciglia^come una cer ta tenebrofa nuuola di
horror e diferita:ondeage ^uolmcnte Jpauentati & isbigottitifono coloro ,
che^ fifo lo mirano. Sono di quesìo cagione y alcuni peli : che nafcendoglì ?ie
la parte di [opra del fronte y a guifa di un certo ripara , gli ricadono [opra
degli occhi . Ha parimente la teHa proportionata , & di perfetta mifura:ll
collo lungOygroffo, & ben fatto : jEt al rimanente del corpo cori^orf
dente: I peli bru 1 Hij i L ì È 1^0 ^nì di colore ìnefcolato di giallo & di
roffo: & qthft jìmiglianti ad oro; non horridi^rìtti & molto difte--
'fi:T^ pii^ ricci pero , opiu crefpi di quello che fi fia 'Conueneuole. Sue Ita
& aperta la forcella del colló^ : 'JEt non già ne rifirettaync chiufa» Gli
huomeri robu- ^fli: il petto [odo , pieno , & raccolto : Et con certa
^iouenile frefche'^.La fcbiena larga^ grande no 4ifcÌHtta: Et infieme con molte
, & apparenti coSìe . E qucflo animale, ne le ancbe^ & ne le co
fcie^poue^ ro di carne : ma ricco da V altro canto 5 CT quini^^ -in tutto il
rmanente del corpo , di mufculiy di nerid, Cjr di legature. Ha le gambe
fortiygrandiy nerito je: Et è nel caminare leggiadro ardito: Et uniucì"
^falmente , ha tutto il corpo neruofo , compreffo y eS^ triufculofo : Tsjon
peccante per alcuna fouerchia feo^ €he'^;j;a: TS[epero di alcuna humidita
foprabondaìì^ te.l pajji ond'egUfi muoue^fono lunghi cr tardi : Et
Hnandandoyinal-j^grandementeyfcuotey & dimena/i gli homeri.Ora ejjendo
adunque ne le qualità del cor fo tale il Lione , egli medefimamente è negli
affetti de t animai corte fe^ liberale y aueduto, magnanima,
tnanfuetOygiuHoy& amatore di uittoria:& amore^ uoleuerfo coloro , con
cui egli prende domeUichei^ '^a.Ma poi che per me ui fi fono mofirate^comunqua
meglio fi è potuto da noi , tutte le qualità de i Leoni the propriamente fi
conuengono al feffo de ì mafchiy bora parimente mi piace di raccontarui quelle
dei Tardiiche per contrarioyal fefio f eminino fono qua fi tutte conuenienti »
In uero che tra tutti gli ammali S È C 0 T^D Ó. 69 the di hauere in fe mlore
fortex^ dlmoHrìnOiò permeglio dire che pure hahbiano apparentia di >-
mafcbioy tengono i pardi ne la forma del corpo loro • molte conditioni^che fono
di gran Umgapin tofto che ^ à i mafchi , a le [emine oonuenemli & proprie •
Ma come che in molte parti del loro corpo ciò cjfere «e- ^ ro per manifeUi
& aperti fegni comprendali , non pero è ragioneuole a creder e^ che ne le
branchcy ^ ne l ultima & deretana parte de le gambe yil mede/i mo fiay
Cóticioftacofa che coneffo quefle membra ope ' tando , molti uelocijjimi
animali nel corfo auan- '%andOi flracciando crudelmente le minori fiere\ ftano
Jpejfe fiate molte robuUe &fortiffme opera- tioni arditamente adoperate dd
loro. Ma ne le altre parti ueramenteyonde tutto il loro corpo b formato^ facile
& leggiera cnfa è a uedere^quanto tutte ripie ne ftano di qualità f
eminine. Hanno per tanto yinan- -^(i ad ogni cofa i Tardi tutti Communemente la
fac-^ dapicciola.Hanno gli occhi bianchÌ9piccioli,& fit^ ti,& nafcofìi
nel capoiEt raggìranliy& flrauolgon- li uelociffimamente • Hanno lafronte^
oltre ad ogni -fagioneuolc mifuraylungbijfima^Et ne le tempie^& '^uiprejfo
agli orecchiypiu toHo ritonda che piando il colloymolto lungo , fottile : Il
petto con poche -cofte:^ quafi nulla apparentiila fchiénaylunga: J?^ te anche,
le cofcie^ abondanti di carne . Sono nei fianchi ^ ne la pancia.teneri ^ molli
: Et mancano in quefle parti , qtafi in tutto dipeli . Sono uari di cùlow ^
(j^urft per tutto il corpo ydi mólte , ér di r ; L 1 B 1^0 ffjejfe macchie : Et
hanno a la fine tutta la per fona 3 ' fen%a mufculr. Et ftnT^ alcuna
proportionCy 0 mifu-- ra. Confiderate adunque qudtc tali conditioni nei corpi
de pardi^uedefimedefmamente itele affettio ni onde naturalmente la loro anima è
pregna , loro efferc uili & codardi:Et apprejjo a ciò rubbatori:Et per
tutto dire in. un fiato, abondare da Vuna parte di nafcofia fi-audejEt da l altra
Jjauere di aperta magni ficentiaygrandisfmacareUia .Js[efolamcnteè ciò • negli
animali ter refii^& quadrupedi , ma in quegli ancora che liberamente peri
aria difcorrono: Et in quegli altriy che ferpono ^ìrifciano per la terra . Come
Vjtquìla el DragQ^\& la Vernice & la uìpe^ ^ ra moftrano : queUi di ft
minine , & quegli altri di mafchie qualità abondanti. Et(fe pojjibile
foffe) ne . Vhumore penetrando de l'acque ^ con att emione . tutti ipefci
ueggendoui y ^ le conditioni loro tutte infieme & ciafcuna perfe
confideradouiyfì trouereb he certamente in loro queUo ifte/fo aucnire. Ora co
me hauete adunque in que§ìo modoy ne lordine de gli animali fortÌ30 che hanno
come disfi maggiore . apparentia di mafchioyucduto la (pecie de Leoni ef- fere
di mafchie qualità ; CT queUa de Tardi, difemi nili in tutto ripiena; potete
fimilment e in tutte le al tre Jpecie , che fotto al unìuerfale geìiere
deglijxni^ mali fono comprefe , ftmpre la medefima maniera continouando nel
giudicare , con uerita & con cer^ ^^KK? eonofcere 3 quale de mafchi ( diro
cofi ) fta jpiu mafchio degli altri : Etiquale, tra le altre femi ne ipìuf emina fia. Ter laqual co fa^fe tanto
ciappor ta iìgiommento l ojferuatione de particular'h quan to di piacere ci
dona la cognitione de generali; ci ^ fosfiamo fecuramente rendere ben certiyche
non me no di utilità trarremo inauertedo diligentemente le sparti : che di
diletto prendiamo incomprendendo il tutto capacemente. Ma egli mi pare ben
tempo hog gimai y che al ragionare de le qualità de ftgni de no :Sìri corpiya i
quali tutta fi indri'^ y&nei quali confi^ie quefia dottrina,per noi una
qualche uolta fi doni principio. Ter tanto a imitatione d'^ri^iotele^ da i
piedi fermi fofiegni di noUra ulta , minifìri ubidienti di nojlro uolere
incominciando , dico che gli buoìnìni hauenti conucneuolmente ipiedi gran^ diy
benfatti^ mufculofiy & con molti neruìyfono tut tifieri^coraggiofiy cT
arditi: '^c meno abondano di gagliardia & di fortCT^ nel corpo ; di ciò che
ne l'animo ydi ardimento & di ualore pieni fi fiano. Et guefla qualìtaydi
tali hauere ipiediyquali ui ho difo fra co le parole dipintOyCt fi riferifi^e
propriamente al genere del mafchio.Coloro poiy i cui piedi fono pie dolly
fcarmiycarnofiyteneriy& feni^ mufculiy&piii toUo uaghi al uedere che f
or ti y fono parimente uili ^ effeminati ne V animo: Et nel corpo ydeboli &
im po tenti. Et è per contrario qucHataleconditione , Jempre propria al genere
de la feminaMa Mbertò Magno più particularmcnt e parlando diqueflc mem brayci
afferma che i piedi br cui grosfiy molta de-- koleT^ , & ferina natura
dimostrano : I fottili & L I B \ 0' , . ' corti]mlignita: Et i limghUoltre
a la debita & con ueniente mifura^fraudìiingannU& tradimenti mani
fejiis fimi. Bene è nero che jidamantio Greco Dotto reyaggiunge che que(F
ultima qualità ypalefi gli huo fnini operatiuiydiro co fi: Et che facciamo
molte fac cende : Et chefempre i loro triài p enfi eri , onde di continouo
trauaglìati Hanno fo'Z.Topragli animi lo^ YOyfappiano molto bene guidare ad
effetto . Et ha ol tre aqueUo opinióncychei piedi molto piccioliy fia- no di
maluagio animo fermiffimifegni: Et che colorò che hauendo i piedi curuiygìi
hanno concaui anchora ne la pane di fi>ttOyfiano tutti rei & maluagi
huomi ni: Et che tali infieme fiano quegli altri , che hanno le piante de i
piedi , molto piane & uguali : Et che portano le loro cauigUcy ne la parte
di dentro de le gambeygrandemente a la terra uicine. Coloro uera-^ mente che
hanno le ugnay o le dita de i piedi curue à guifa di uncini, fono rapaci
ysfacciatiy & fen%^alcH^^ na uergogna : ìl chcyda la fimilitudine degli
uccelli fii tolto:bauenti leugne loro , torte & piegate iìi quella
manieradcquali da uoi altri Italianiyfono uol garmente parlando , artìgli
addoman dati . Le dita poi de piediy che fottilisfime e/fendo, fo?io parimene
te congiunte quafi & ri^ìretteVuno coni altro yfi gnifcano paura & timidità:
Laqual cofa da le tìmi^ diffime quaglicyche cotali hanno i piedi loro , fcgui^
tando come dijfi le fimiglian^e degli animali il han-^ 710 tolta & impreja
i Saui Thilofophi: foli tra tutti gi huomini ^ degli occoltifecreti de la
natura, cona' • S B C 0 TS^D 0^ 71 fckori • Ma più alto alquanto falendo ti
ragio'na^ mento de piedi indrieto metténdojfapere u'e di me^ slieroycbe coloro
che hanno le camgliefudte , eìr le. parti ini moine , neruofe , ^ piene di
mufculi , ilche alfejjb delmafcbiojì attribuifceyfono medefimameìi te ualorofi
ZS* forti. Ma alcuni che le hanno molliate nercycarnofey & fenx^ alcuna
legatura di neruiy la^ qiiol cofa de lefeminehpropriayfono deboliyefft'mi^
natiy timidi^ dipocbiffimo animo. Le cauigUc oU tre a ciò fottiliffime ,
manifefiano gli huominipau^ rofi intemperati. Et apprejjoyfecuri ui potete ren
dere & molto ben certiycbe chiunque infieme con le cauigliegrojjey ha
parmiente le calcagna ajprcyi pie dicarnofìyle dita bremy^ groj]e legambcyper
lo più de le uolte impax^fcafermamenteyO uaneggi.Ouei ftmigliantementc che le
gambe hanno neruofcyrnH-^ fculofey& fortii il che propriamente fi conuiene
a i mafchiyfono & nel corpo y& ne l'animo fieri & ro^ huìii : Et
hanno per ordinario buonifjimo ingegno • Coloro poi, che tutto che le gambe
habbiano neruo- fcyfi ucggono nondimeno hauerle inficine fottdiypof fono con
ragione effer e giudicati da mi > & timidi^ & fcoflumati: Et ne le
baffe uili ajfettioni de la lujfuriay oltre, al dritto & al douere chini
& piega, ti: Et fìmili e/fendo ne la detta qualità del corpo , a gli
uccelli liberi & uaghi Cittadini de l'aereyporta- no parimente quelle fiere
imitando yi cuori loro de h già dette pasfioni impresfì & fuggellati .
Guado d4 uoi fia neramente alcuno ueduto , le cui gambe fiano nel mer^
grosfisfme , & in tanto piene C com-^ prefe di copiofa carnCyche paia che
elle come che gru Uidefosfinoy & romper fi, & creppare, & mandar
fuori il parto uogliano tuttauia; albora coHui potre te drittamente credendo,
& odiofo, & intempera- to, & abhominemle giudicarlo :Et
apprejjò,fefuer gognato & [en%a nullo rifletto lo Himarete , & al nero
uicini , & dalfalfo grandemente lontani riu-^ fciranno i uofiri giudici .
7N(e pero uoglio , che d'ai tronde penfi alcuno di uoi , che queHa tale
ojferua^ tione tolta fi fia,fe non che da la grande fconueneuo l^"^ &
Jproportione , onde ( come disfi)per lafo^ uercbia groffex;^ loro,fono &
infcfiefje, & con le altre membraje gambe maleauenenti Conciofiaco fa che
la proportione di ciafcuno membro giuHa moderata , & non trappajfante da
alcuna banda i termini de la conuencuole & dritta mifura.fiafem^
flicementeperfe Hefa,basìeuole & attisfmo fo- gno, a pienamente moHrarci la
gratitudine, la corte fia,la modenia,l'honena, & in fomma la buona na-^
tura d'altrui.Doue da V altro lato la indijpoJìaJprO'- portìone, non fe ne
uagiamai da quegli affetti Ionia 7ìa,chefono a igia detti difopra.come e ala
quiete^ il mouimento; a la luce , le tenebre ;& ala uitay la mortc'yin
tutto contrari.Se molto adunque di bellc^ v:^ accrefce in un corpo ,folo a la
fcor^a di fuor i ini rando,la tcìnperata proportione;penfateui parimen te che
dentro penetrando ne le midolle, afi ai ella pof fa di uirtu & di bontà,
belle'^piu durabili &Me-^ rCyfte
Vaìilma agiugnere: Ejjcndo 7nasfma7nente(co me pili uoltes'h detto)i fegni in
quefla carne imprejfit idoli & imagini certe de le no/ire menti. Mei nel ra
gionamento de le gambe tornando , dico ultimata- mente che legrafjej tenere ,
& fen^ mufculi^ quag- li per naturale loro proprietà le f emine tutte
foglio no hauere , fe a l animo rifguardiamo , i timidi uilii&fe al corpo
cifrali & deboli mànifeflano.TSfe per alcuna maniera de efjere , un generale
maeUra mento donandoui , la fouercbiagrojjex^ de legam be & de le calcagna
, lodata 0 commendata gia^ mai : Che an^i come a l'acqua flmmore^ il calore al
fuoco y & al Sole lo fplendore , le è femprc congiun ta & unita la
ro::jix?3' cr maluagita . ^pprejjb a tutto quefto € ui bifogna fapere, coloro
le cui ginoc-- May che già a la mi[ericor dia gli antichi [acraroìio fono
grajjcy carnofc, &groj]efuora di ragione y effe re pur per quella
fproprotiorne , & ne l'animo , & 7ie ì cosìumiymolli & lafciui : Et
come Scotto foleua dirCyUberi & uani: Et non attigiamai, a durare aU cuna
fatica . D'altra parte coloro che le hanno ma-- grey& di misura giurìa
&proportionatayfono per contrario ne lanimoy forti & ai^daci : Et ne i
cosìu^ mi^ temperati & modefìi : Et fi come il mede fimo S cotto ui
aggiunfcy & fecreti , eà* tenaci, CT confcr uatori de loro
occolti'penfieri. Le cofcie come baue^ re debbono i mafchiy conucneuolmcnte
nerborute & offutCy di ualorCyd'animOi £ ardimento cipre ftano indicio.
Oiielle poi, che quantunque offute ra^ oioneuolmente , abondam nondimeno di fouerclnn
%irne,ilche è naturale a le f emine, di timor e.d effe^ minatione,& di
lafciuia.proprifcmimli affetth(ono fmpre certifiimo & fcrmisfimo fogno. Gli
buomni che le natiche hanno acute , per lagrandez^ de le oda loro che jportano
in fuori , potete ( & fiafano ZUtdicio)robt{ni.fieri , &
ardittfiimarli. altri ue - rumente che hanno ciucile parti graffe & carno-
fe ,& deboli, & paurofi, & effeminati, debbono cj fere nonfenxa
ragione creduti . Ma fe perauentura., alcuno uedeSìey in cui queHe medefme
parti fojjino fommamente fcarne er afciutte , quafiche la carne loro (come
auenne con una Artigliarla del XI In yerona al uoflro Capitano Lattantio da
Bergamo) Me loro per qualche flr ano accidente portata ma; nclaguija che le
malìtiofe fclmie fono ufate d haue_ Y.e;fotreHe non aliar gandoui punto da le
perturba, tiòniy & da i mouimenti de le anime propri a que- gli animali;
potrete dico l'anima cr la mente di co §ìui, di ribalderia , di trìnitia, di
maluagita , CT di fceleraggine , giudicare certiffmo feggto : Et come che molto
da ogniparte fe ne Siimi di male , potete farui a credere fcrmmem , che più
auanti u hab- bia anchora di peggio. Dapoi che ragionando it{ino a quefto
tarmine fu il Confolo proccduto,& egli per alquanto tacendo del fuo
fauellarefi ripofo:Et tutti qU altri, tenne parimente un uguale filentio . Ma
il fogliano fhilofopho che Sìato lungamente era cbeto^ di nuouo entrando
inparolc^cpji prefe a dire.Cran- de occafione . 7J occafionc dì ragionare,
certamente queUo nosirà commune tacere mi ha porto: Laquale^io che a beU lo
ftudio Vattendeua , lafciare nanamente pajjarla y non ho mintolo potuto giamai.
Ts^on perciò ch'io di ceffi alcuna cofay come che ciò molto mi fi coueni£èy Xir
che uago & dìfiderofo nefojjl affai, o in laude, o in dimofiratione di
quella tanta dìligentia^onde tu( te le membra de la noflraperfona, a parte a
parte^ ^ con molto & merauigliofo ordine ci uenite efpo-- nendoifi perche
eUa,ne laguifa a punto che la luce fi facciaiancho a chius occhi ilfuo
fplendore ci manife Sia:fìpoi,che maggior fiume d'eloquentia^a portar^ le i
debiti honori ci farebbe mcHiero. Ora adunque^ da canto ogni altra cof 'a
lafciando ,folamente diro ìjuanto mi fi fia di dubbio per le uoflre parole
appre- fo ne r animo: llquale degno fia che d^indi da colui fia fuelto da le
radici,cheprimieramente(quafinouello germoglio in ben colto terren6)lo uhebbe a
pianta^ re.Conciofiacofache fe drittamente mi fono per gli crecchi penetrati al
core i fentimenti de uoUri det^ ti, già mi pare d'hauere comprefo , effere la
fomma del parlar uoflro,che V anima onde muiamo,ejfendo in alcuna parte fimile
il nosìro corpo ad alcuno jini male, fia ne le fUe naturali affettioni,&^
ne i fisoipro fri mouìmentì,a F anima di quel tal animale fimìglìa ' te in
tutto . Laqual cof'a quanto fia lontana da la ra^ gioìie^niunocredoe qui tra
noi che apertamente non uegga. Debb' io forfè filmare che per noi fi ere-
da,lanima humana ecceuete^immortale,& diuina^ K L I B effereala
tencnaymortaley& YO%a, de gU animali, pure in alcuna parte fmile i jK[on
mai,: Che male il fuoco y a l acqua ; l aererà la terra fi agguaglia ; la uiua
uirtu del uojiro petto , che moue come ifìrumcnto la lingua a dijputare fi
dottamente^fi me ritayod è degna dipremiofiuile.Se di dinari adun-^ que &
di diuerfe cofenon fi può in un medefmo ma do parlare ylSie per modo alcuno
epofjìhile il donare loro gli fteffi accidentii&je la no flr anima (come in
f ugnano le fchuolc de migliori Thilofophi) & ne la materia & ne la
forma , cir ne gli accidenti & ne la fufìantiay e differente in tutto dal
fenfo per loqua le fi mouonogli animaliicome potete uoi dire^ che el la per
alcuna maniera a lui s^afiomìgìi ? Et che tali fianca punto le inclinationi
degli animi nofìriy qua li fono ne i Leoni, negli Fccelliy & nel altre
fierCy a feluaggCyO domeniche yi befliali loro appettiti? era mente non credo
che fi pojja per uoi mantenere que fta tale conclufione : Tslondimeno affettare
pure at^ ternamente , ciò che per uoife ne dica :Jperando & rendendomi
certo che debba auenire: che o ne l'uno modoyo ne laltro^o fiaper douere
acquiflare hoggi da ufiiy di alcuna buona & leggiadra cofa certe';^ &
cognitione. Dapoi che tacendo diede fcgno il Tbi Ivfopho di hauere detto ciò
che egliuoleua,il Confolo honcflamete ridendo, & la dritta mano del
Qtiirini ne la fua finiiìra amoreuolmente tenendo,cofifubito fifr ' difie • Con
fubita & fiera tempefìa hauete in modo afialito il mio dire , che quafi tra
l'onde ahi ffime de SECONDO. 74 la uoflra eloquéntiayCgU fi come uinto fi
farebbe fom merjoiouero cbetraglijcogli de le uoHre durijjme vppofitioniyfi
come pm fiale fi perebbe fiaccato : Se già non fojje flato che per entro a
quello impetuor fo turbine di par ole ^ aguija di CaUore & di ToUu^ ce,
fiammelle fcUcifiime a namgantiy mi apparuc lo fi^lendorc che a le mie lode
donaHe : fior (e più da amore tirato y che altramente da dritto & fanogiu^
dicio perfiiafo . Laqual cofia cotanto di confolationc mi diede y che /pero
anchora fthifato il naufragio > poter condurre la naue del mio ragionamento
al de fiato porto . Et per certo che fé non fi trouafie ne la Ulta de gli
huomini alcuna perfonache uiuefièfola^ mente fecondo ilfenfo,& fecondo le
affettioni de la terrena carne; a che fono tutti gli animali di qualun que
fpeciefoggettiian^ife tutti f blamente qual tan- to Qperafieroyche lo
intelletto illuminato da la ragio ne loro mofirafe; llche come mi dite è falò
proprio de l'huomo ; con non pi ce io la diffìculta mi crederei di potere
sbarbare de l'animo uofìro , quella pianta maluagiayche come hauete detto^pur
di an7^ uifi ap piglio. Ma per cloche le sìrade tutte quante, le cafcy
lepia'j^^y le Cittay & finalmente tutta la fpatiofiif- [ima quantità de la
terra^dimoHrano apertamente^ gridano con altisfiimeuociynon efferc poffibile
ritrouarfi alcuno tra gli Immini y che Jpefie fiate, non rouini ne iprecipittj
de l'appetito; & che come, ftnfualeynon fiia punto & tirato da
lepaffìoni cr da, gli affetti de fenfi; a tutti gli animali corrmuniy non. K tj
^ I I B B^O pure a gli huomini foli;minore fen^a fallo alcuno ne uerra ad
ejjere la mia fatica : In purgando da lappo le & da lolio^ i giardini de
uo^ìri petti. Qualunque uolta adunque fentirete ch'io dica r anima humana
ajjimigliarji ad alcuno animale , ouero prendere in fe Uejfa mutatione &
alter amento, fecondo che per qualfi uoglia cagione fi muti o fi alteri queSio
cor^ fOypenfateui come inerì anchora narraiyche di quel l anima parlo , che
cieca fi trauìa CT fi torce per le tenebre fenfuali. TSfe uoglio che di quella
fi intenda per alcuna maniera, che rilucente & chiara/econ^^ do gli
Iplendori de la ragione fi drix^^a & rauia.ll^ che eJ[endo(che uoglio che
fia certamente)ne uoiyne altra per fona alcuna ha ragione di biafimarmiiquan do
nel modo che di [opra fi e detto^de l anima di nuo uo ragioni: Ut quando
perturbationi uoglie & affet tiyfimiglianti a quei de le fiere, le conceda
& le do^ ni. Pertanto poi che a uoifi come Uimo s'è fodisfat to,fia bene
che rientrando nel noHro ragionamento diprima,la dichiaratione de fegni de
nofiri corpi ydi nuono ripigliando feguìamo . Ut perche a le mem- ^ ^ bra,onde
di fopra fona fiate da noi le qualità dichia ^/f»x^fhi^^^ i lombi e'iuentre
naturalmcnte,prì^ ! ^iéf^J^^ ài quelli , & poi di queHo parlando , dico che
M' chiunque ha quelle parti alquanto lunghette,cy con ueneuolmente
grandi,dure^grojfe, & neruofe, oltre al c/fere communemente forte animofo
&gagliar^ do,è propriamente anchora,grandijfimo amatore & c^ciatore di
fiere. Laqual cofa non d'altronde han-- S E C 0 T^V 0. 7$ no tolta i Saui
Dottori^ che da le proprie qualità de ^ Leoni & de pardi : Et de cani
infttme & de gatti: fV^y^ ^ fer parlare ancho alquanto dì quegli animalh
che fi ^^V^"^^ uiuono dortieSìichi infteme con noi : Tra i mali ogni a ^ -
giorno fi uede quei di loro più ne l anima hauer que . ììo affetto^ che
maggiormente ferhano ne loro corpi le conditioni predette : Oltre pero che
tutti infieme quelli animaliy in quato agli animali de le altre fpe eie
paragonati Joanno & ne Vanirne & ne i corpi lo . ^ [ro.piuche tutti gli
altri le qualità fopradette.J^ r - f[ [coprono i lombi folamentCyfen'^ alcun'
altra • uiyquefta fola fignificatione a covfideranti:an7} quei ^ di loro che
più ofjutifonoy gli huominì forti CT uiru- ' : carnofiygli effeminati & de
boli ;& gli acuti gran ^ "^^ì demente i timidi gli intemperati
palefiino. Ma nel fecondo luogo come disfi trattando deluentre 3 a^^^' ui fo
certi douer efiere coloro cor aggio fi & forti , x2r magnanimi oltre a ciò
& faticofi & ornati di buono & di facile ingegno , che ne laguifa a
punto che conuienfi a mafchi y hanno il uentre , & qucfte farti qui intorno
a lo ftomacoyauenga che grandi & ^ . mcT^namcnte carnofe , nondimeno in
niuna parte ^f'^^/! emineti.Ma più tofio come che uuote fi fofiìnoypiane
^^^j^^/^ humili.Maper contrario p auro fi , & deboUy &^ J*i^fU vili
fono quegli altriyne pofiono alcuna benché lieue fatica comportare , & fono
ro'xi , & duri di inteU letto ne l'imparare y che fen%a proportione 0 mi
fu-- / ra y&fconueneuolmentebreui le hanno & afciu^ tè . Se neramente
il uentre come ho detto grande '-é^y^^^ <J^«^^ & carnofoyfiaparimeme
tenero , moUe y & fM'/eM^ molto YÌleuato ^potete/empre crederlo argomento
f'^mc^ . certisfimoy digrade ìntemperantia nel mangiar e^&
nelbere:Etnegliafetti(come di(]e Sophocle)fiirio T^^^^^/l fi ^ I^^^^^Sè^
^'^ffi^^ì^-p^jjione & ferturbatio ^ ne di nofire anime non dolcc,ma
amara:non quietay Ma concitatamonhumana , Ma ferina: Et certi <zjr fecuri r
edere ui potete yche ne l anima a cotale cor^ j)0 congiunta^ poco o nulla
potendo la parte da Tla^ tone figurata per Ihmmoy quella da V altro lato ad '
ad un Mario & di molte forme moslro rajfomiglia-- ^ tayuifta donna del
tutto &' I{eina . Ma fe con tutti f //tt gli altri fegni già detti, il
uentre in uoce di molle , kc0t0t^alpro;di tenero y duro; & di molta er /oda
carne fia inóif^fi^f ^^^^^Q compreffo , non epicciola ueramente la mali-- gnita
che per lui ci è dimoUra: Ma fopra ogni altro affetto che ci apporti qucjìa
tale conditione del uen trey è di tutti gli altri grandijfmo il defio del man^
^fhfrcJ^- giare. Quando poi /la quefta parte infieme colpet-- U*f
ff^^c^tOy(& con lo stomaco folta di peli , cifonogliauda^ t ^X^X^'^^^^
cortefiyìfagaciy& i cianciatoriyfen'^ alcun fai- ^ JiM^'^^ ^t4nciati da
lei. Coloro d'altra parte che la fcbie- 1- ^ va hanno grande Jargay &
robufìa , come propria^ "^^^ unente a gli huomini hauere fi
conuiencytengonomol c(^^^P^^^^^^^^&fi^^^^^i^^d^^ole Ihannoyjem ^ ^u^fre a
guifà di f emine , che tali fono in quella parte per or dinar ioydi uilta^di
dapocagginey &' di timore fieni ne fono, "t^e mancano etiandio le
cofte de la lo* . j6 ro
fignificatìonei^n'^^le molte ygrandh^ bene ap-* /(^'^ farent 'hfono diforte's^
& digrancCaninjofermif^ ^ fimi fegnhllche è proprio del mafchìo. Et per
contra Pf '^ rio le poche ypìcciolc^ & qt4afi del tutto nafco(le » ^^^'^
non fe ne uanno ne da la debole%^ , ne dal poco cuo^
redìfgìuntegiamauLaqualcofayefJereftdicealefe^ /m^ì^a ^ mineydi loro propria
natura conueniente. Ma feper ^ Muentura tra coloro che hanno come fi è detto le
co- , fle grandi y alcuno ue n'haueffe y che in quelle parti ^l^^f'^A^ gonfio
difouerchio , & come enfiato fi fofjcynon ha la uanìta de le fue dande , ne
la fi:iocche':^ de fiioi Gioiti penfieriy ani^piu toflo parlari ; che egli poco
penfandoyi^ curando nulla y & tante uolteparlan^ do , quanti obbietti gli
fi apprefentano a gli dc^ chiyin infinitOy& fenT^ mai ripofarfi faueUa;non
ha dico ne modo ne termine alcuno. Di che fe ne cerca^ /V^h^^ He ejjempio
tragli ammaliane i tortane le rane ^^"^^/^^^ ne neramente & [empiici
cofe^& che molto nondi^ meno fi fanno fentireynon ut lafciaranno molto a
lun go andar faticadoi^pprejfo a tutto qucflo.e necejfa rio chejappiatcycoloro
ejferegolofisfimiy&grandif fimi mangiatori parimente flupidiy &
injenfatìf & di pochisfimo eìr quafi nullo giudicio dotati^ che/^^^'^ ^
hanno quello /patio che è dal belicOypropria fedia de c^^r^ ^ la luffuria ,
& perdo a Venere facro , a la ^fi^^^^^^^* parte di /òtto del petto ,
magiore affai che queU'aU^f/ f^J^, tro non è, che da indi tiene per infino a la
gola . Et il^^i^f oAU percheyper alcune ragioni naturali y facilmente
uìfi^^/^n^ può dimoHrare . Conciofiacofa che la ampie^^ yò-/'^'^'/^ : - J^ii€rchia& fino dorata di quel uafo ,
dout il tolto ^t^A Jc^^fi ripofii & fi digerifceMuendo per riempimene to
fodisfattionc di fi: di von poche coje meUiero^ .jcccita er accende di
continouo in quel corpo, appetì ,T0i& brama ardentisfima di mangiare. Et
come U grande':^ de lo (ìomaco , ejjendo egli imo , è ca=^ gìone de lafame;cofi
dal riempinento di linone preti dono poi i fentimenti lo Hupore & la
torbide'^a , Che effondo egli da la moltitudine de cibi dilatato ^ Xìr diHefo y
& perciò firpra il core , fonte , princi^ fiOyCy* primi, ra origine di
noflrofentire appoggiane doft 3 adiuiene che glijpiriti quindi al cerueilo fa-^
gUentiy donde partit amente confeguijconoi fintimi ti noftri le loro /pedali
for'^y uengono da cofi grane pefo , ad efferefujfoccati & riHretti: Sen%a
cioè me fcolandofi infieme co uapori grosfi ^ fofihiyCshalan ti da cibi che fi
cuocono ne lo (lomaco por to caldo del core , non altramente riceuono tsfi
/piriti in fe Sìesfi lagro/fe^T^ CT l'ofcurita di que uaporiy che fi faccia
talhqra il lume de la candela , poUo [opra il fumo de la bollente caldaia . Ma
per contrario poi ^ \ faggi & prudenti & auedutiry' accorti fono colo-
& fi contentano naturalmente dipochisfimo ci^ f^m^JX^ ho y il cui petto è
più che lo [ìomaco ampio CT mag^ 7tr Jt'm^:giore • Da V altro lato , amalaticci
fono , & infer^ ^^^^^ jjmiper tutta la ulta y&ala fine anchora in bre^
ff/ufA'ié ^^^^^pofi muoiono y quegli huomini che dal beli-. AM , f «^^^^ )
hanno più di {patio , che dal petto al {e(^'^ ^ h^^^^o . La cagione di che
corificf orando yfi può dire. parlando
natHralmente , che ejjendo cagione certif^ c^^k^'^ /ima de la hreuita de lo
Uomaco : il mancamento ci / i'/^^^ dijfetto del calore naturale che in lui fi
ritroua^ * auieneper cotale freddei^ noceuole & non natura le , che egli
diuiene impotente > a cuocere perfttta^^ mente & a digerire il cibo
tolto per nutrimento:da iaquale indigeHione , come da la abondantia de le
piogge forgono & s'aumentano l'acque ne torrenti & ne poi^^cofi ne
fcaturifcono fempre molte juper fluita : Et molti non [ani , & non buoni
humoriyart ^ maluagipiu toHo & danno/i^ ogni giorno ne han no
principio:Donde poi le infermìta^èr le malattie^ cr al fine lapreHa morte^dure
& fpinofe fiepiy che ^ rompono v attrauerfano il camino de la noflra ui^^'
^ tayprimieramentc ne tirano origine. Cofi fempre ha gran forcane la giuHa
& moderata temperantia de gli animi noflriy la debita & conueniente
propor ^ tione de cor pi. Et per certo [e da la confl>nantia de le ^^^^ noci
y il concento & Vharmonia ne rifulta; foaue diletteuole obbietto di noHro
fentire ; Et fe da ^ >^ la buona di[pofitione de le loro partiy la
belle'X,%a &f^^J'^'ll la commodita degli edifici & de le citta ne proce
-.^^ ^^-^ de ; Donde uiene che i Saui del mondo , non come c^<^i bella &
ordinata , ma come ricca & merauigliofa^ lodano queUa uoHra citta; perqual
cogione non dobbiamo fimilmente ejjer certiy che la propor tìo-^ nata
mifliradele parti di qucflo corpo y fia fl'gno ۓr inditio fempre
manifeUisfimOy del temperamen lode le affcttioni & de le uogliede l'animo?
QnarH. L r B Ilo ,^to neramente l migliore & più nobile il capo che i fj^c
piedi,gli occhi che le manine" l core che le altre mino rìintejìine, tanto
di pcrfettione, & di dignitayauan gl'ordine Ja confusone: laproportione^la
difugua glian'S^: & la belle'j^ al fìne^ il fuo contrario fta^ to. Quindi è
nata la opinione de uolgari^ in lodando principalmente la belici^ ne prencipi:
Si come quegli che certo prefumono y ìion potere per ninna giiifa anenire
prefente lei.che elli o di bonta^o di ma fuetudincyo digÌHflitiayamabili &
care doti nudano priui .Etfea te uolte co fi giudicando fi ingannano , adiuiene
talhora per la mala confuetudincy^per la trifla con ucr fattone che hanno i
Signori: Donde oc^ coltamete & a poco a pocOydi molte macchie, & di
molte brutture in fe flesfi riceuono.Ts(onaltramete aputo che coloro fi
facciano, che [otto al Cielo aper tOy & per lo Sole lungamete caminano d
quali fen^a auederfency la chiarei;^ <^ la bianche^ de le lo^ ro carniyin
fofco cr in nero colore fi fentono hauer tramutata : Cofi adunane molte fiate
alcuni naturai mente coflumatida bene & humani , con maluagie uitiofe &
arroganti perfine comerfandoyindi a non molto di tempOyla loro Immanità in
fuperhiayla bon ta in trifiitiay & la gentile creanT^ inuillanimodi, tardi &
fenxa prò di loro danno auedendofi yfi cor^ nofcono hauer e ifcambiata. Errano
parimente bene Jpefoy&falft ueggono i popoli riufcire i lorogiudi^
ciyperche non drittamente yquale la nera ZS^perfetz^^ ta bellcT^ fi fia ,
pofiono o fanno interamente di^ S'^E C 0 7( D 0 78 fcernerc: ^n':^alafempUcc
apparen':;a credendo f . ne più alianti coja alcuna /correndo y & molti
queU ^0 Hefjo che lodano & ammirano , per qual cagione lodabile od
ammirabile ft fìa non intende do e ntono j)oi molte fiate con non lieue lor
danno ^ fe uanamen^ te battere di prima creduto . Et ueramente fe uoglici tno
bauere confìderatione a le cofe pajjate , uedere-^ ^mo non Vira & la furia
d^Meffandro^non la crudel taf la lujfuria^ & limpìeta di tre Ttholemei^cbe
di idclitie & di uilta f Egitto y& di [angue & d' uccido ni i loro
propri palagi riempierono , ejfere flato fcnTafegno nel corpo . Hebbeno
parimente corpo^ rali inditiyle lafciuie d'Antonio: la auaritia di Craf fo:Et
le crapuléy & le disbonefle di FitcUio . la rapacità di Caligulay ne la uanita
di T^rone, ne fu no dimoflrata da fegni del corpOy la tardità & la da p
ocaggine di Claudio . Mentre che in quella guifa procedeua il Confolo
ragionando ^gia uedendo jLlef fandroche egli a le altre parti del corpo
dichia-^ rare uoleua per mano, fen:ra ajpcttare che egli piti oltre
feguifjcyuerfo il QMirini riuoltofi , ilquale ha- uea publico grido di molto
intendere leproportio^ ni de ^gli humanì corpi , co fi fubito a dire comin-^
ciò • Credete uoi perauentura , ch'io od alcuno di quefli altri chequi fiamo ,
dobbiamo per alcuna ma niera comportare y che non ci ragioniate di quefla
corporale proportioìiCyquanto &con lo Hudio y & poi con lauiua
ejperiemiay uifete faticato di inten-- derne? Certame te non lo penfatexhe an^^
co/i ricco L 1 B 0 - faitendouìyUOglìamo anchora da noi la toUcttaé Che già
fappiamo bene^^ a noi tutti epalefe aperto^ che in quefio non bauete cofa
alcuna lafciato indrie^ tOyO ne i libri leggendo j o conferendo con gli huomi
niyfincbe di qaeiìa fcientia(fe ella fcientia nominare fi dee) non ne bauete
acquiflato perfetta & intiera notitia. ^dunque fe quefi'hyche certamente
non pò-- tete negarlo , e ben dritto che anchora uoi la parte uoflr a paghiate:
Et che co/i facendo , a i difideri di noi tuttiycbe altra cofa no babhìamo più
cara^ intera mente fodisfacciate. ^uaro albergatore fete uoi Si gnor Dolce,
rifpofe preflamente il Quirìni: poi che fi acerbamete rifcotete dagli bofti
uojiri^qucllo che per niuna maniera fono di pagare fofficienti.Che quando pure
fia uero che con lungo tìudio ne habbia ricer^ catopc ì libri la opinione de
gli antichi Dottori j. & che col Tordonone, & con molti altri &
dipin^ . tori eSr Statuari , mifia poi uoluto certificare con . Vcfpericntiay
cofi effereapunto come haueagia Ut-- tOynon perciò è ragioneuole che quello che
femplìce mente per mia fola notitia mi fono curato di inten^ dereydcbba a tutti
uoi bora arrogantemente perfume re di infegìiarui'. Qua/i neramente che non
foffi cer^ to douermi auenire fe ciò faceffi, come auenne già a quel uecchio
Thormione da Ephefò : llquale in pre^ fentia d'Hannibale , ^ del gouerno degli
efferci- ti y ex de Tufficio del Capitano difputando copìofa^ mentCyfenia
rifguardare che egli no haueffe giamar udito fuono di tamburro , & che
Cannibale fifof- S E C 0 D 0 . 7p f<:con tanta gloria innecchiato nel ferro
^ ne le battaglie y merito (Tejfere fi come nano & inetto da lui biafimato.
Q^eHa co fa medefima farebbe di me , fe in prefcntia diuoi tutti , troppo più
fe parlan done come egli fa il signor Confolo , ofajiper modo alcuno di
occupare le parti d'altrui , 7S(e le parti d'alcuno non porrete uoi mano ,
foggiunfe fubito il Confolo : Che io quel tanto ne era per ragionare non più ,
che pur dianT^ da me con quelle poche pa^ role ne udiste : 7S(e mipenfo che
alcuni di qucHi aU tri signori , h abbiano aguifa di nouelli Hercoli , in animo
di fottentrare al pefo chea uoifaurafla. Ter tanto fe u'e caro^& fe u
aggrada difodisfarcidafcia te le fcufe una uolta che qui luogo non pojfono haue
re : Et diteci in che modo ciafcun membro de noUri corpi^&con quale
proportioìie & mifura^ìiel forma re unogìuHo & perfetto componimento,
debba con l'altre membra infieme effere temperato & propor tionato . Laqual
cofa fe quale è la grande':^ ^ U benignità de l'animo uoUro cortefemente farete
& a noi tutti ( come di/fe il Dolce ) grandemente compiacerete : Et me
dipiuyfo?nmamente mi ui ren derete obligato . Che fianco già da la fatica ,
& dal uìaggio de la mia lunga di/putationcy non altramen te che in un bello
& piaceuole praticello ^nel uofiro ragionamento mipofero : Doue non la uiHa
& / o- dorato di uaghi & di foaui fiori herbette , ma V animo & V
intelletto , parti di noi più gentili & più degne , con dotte fententie , ^
con benfana ^ L I B B^O utile dottrina conforterò . Guardate ( ripiglio H
Quirini)rw più toào in un qualche luogo fpiaccuole. tu fermiate : la brutte^^
del quale di poi conofciu-r ta,& uenutauiafchifo & a noia.ue ne faccia
fen'z^. pure poter prendere fiato fuggire.Ma come fi fiatai; fioche non ui
refli cagione di ritrarui da feguitarc in fino a la fine il cominciato
ragionamento , io pure mi sformerò di fodìsfarea le uolire uoglie y come men
male per me fi potra.Benche atte/a la poca in tclligcntia che' e in me de la
cofa onde fare ragionar mi uoletCy ajjai meglio per me fi farebbe il tacerne dei
tutto , che il parL rne imperfettamente : Che al * bora , ch'io lo facejfi fi
crederebbe per giuditio di non uolere: Et bora , cìfio lo faccia farà palefe ,
per poucrta di non meglio potere • Oltre pero anchora che non ueggo effcre
alcuna neceffita^ che al giudica re la natie proprietà de le anime nofìre, fi
conuenga V intendere cofi fottilmente , ouero la qualità , ofia pure la
quantità rifguardandOy comefia^o debba ef-- fere l'uno membro con l'altro
corrifpondente. Et co me non e egli neceffario, il Dolce replico prename/jt te
? se come dianzi diffc il Zornoz;^ 3 da la propor^ tionc 0 fproportione de le
membra ^ne feguono ne Va nimo diuerfifjlmi affetti f K^on altramente a punta
che da l'al^^rfi il Sole nel Cancro , & percontrario poi dai! abbaffarfi
nel Capricorno^ vericeua& ne forti fca quella parte di mondo habitata da
noìy dif- ferenti CT uarijsfime qualità . Et egli , bene è uera riprcfe ciò
che' l Conjolo diffeiMa la proporzione SECONDO. So Mcejfaria a fapere a colui ,
che per lei debba antiuc dere le pasfioni naturali de le noftre menti , non col
filo 0 col cornpajjò , come a me di fare fu di me§ìier' rOy an'2^ con unfolo
& femplìce fguardoy è ne i cor^ fi offcruata da lui • T>{el primiero
ajpetto degli hu^ inani corpi jtjuai di loro fecondo la debita proportio ne
& miftira fieno ordinati , & quai d'altra parte fen^a ne conuenientia
ne modo o manchi fieno o fo^ uerchiy di leggiero & fen':^ porui alcuno
dìndio o fatica comprcndefi : fen%a pero dicOy che bifogni de le già dette proportioni
hauerne particulare alcuna ^ diUinta notitia • T^n in altra maniera ueramen te
^che adiuenga nel concento ne I harmonia de la mufica:Doue ciafcun huomo che
non fia di giudi- cioprim & difentimentOypuo facilmente fentirCyO la
confonatiay o la dijfonatia de le uoci ^ de fuoni : Kfepero difapere
diUintamente gli fia necejjario , quanto che ellifiano tra loro l'uno da
l'altro diflan ti.^lhora il Dolce foli contento dijfe non negaruief fere uero
quanto hora narrate: Ma come potrete uoi non concedermi parimente , che molto migliore
& più certo giudicio fare non ne potejfeuno perfetto conofcitore di
mufìca^cke un'altro^che di quella fcien tia cognitione non hauejfe ueruna f
Certamente non potete negarlo . Ver tanto non uogliate hora dire che il
ragionarne necejfario non fia: Che fempre quella cofa e necejfariay che buona
ejfere fi conofce . 7^ fi può dire come afferma Tlatone , che quello che in
alcuna guifah mancheuole yfiaopoffa ejfere L 1 B 1^0 jìamahdl alcuna cofa
gui§ìa& perfetta tnifura^' Difiacciate adunque una liolta le tenebre
delUgno-r rantia da mitri intclUttuportandoui co i raggi de le uofire parokylo
jplendore di quella dottriìia.Quin-^ di uago il Quirini di fodisfare agli
amìci.non curan do di dare altra rijpo^ìa a le parole del Dolce^mafla to per
alquanto penfando /opra dife ^fapendo che il parlare bene a la fproueduta non
cfacile^& hauuta ui confideratione non e difficile , poco di poi in que^
Sìa ^uifa comincio afauellare.Giuiìo uerameìtte & honeHo defio ,è quello
che uijfdnge a ricercare parr, tit amente y de le mifure & proportioni
degli burna^ ni corpi : Et io per mcy ho fempre giudicato uani male accorti
quegli huornini , che niuna conofcen'^^ hauendo de le mifure de corpi loroycon
molto nondi meno di diligentia^ an%i pure di curìofita s affati-^ canoyinucfìigaììdo
i lunghifiimi fentieri de la ter-- va: gli ampijfimi fpati del mare : Et quello
che è de- gno di maggior merauìgliafin fufopra il Cielo pro^ fondo &
inacceffìbile formontando: Et quiuìMfal- lace opinione de loro
diuifamentifeguendOy& regio nìy & cerchi,& diUantie , audacemente
come coje ucre afermandoui. TSÌoSìro ufficio farebbey di cona^ fiere &
intendere prima noi medcfìmi perfetta^-, mente : Et dipoi a quelle cofe che
fono fuori di noi^ applicar e(cofi par endoci)l' animo nofiro. Se già per
auentura non gìudicaffmo degno di laude colui 9^ che non togliendofi penfiere
alcuno de le priuate hi- fogne de la cafa fuayfoffe tuttauia con V animo inten
tane . Si to negli alti maneggi degli lìati f & ne i gou^ni glorio/i de
lerepubliche , & degli imperi ? Ma per dare una mltaa qucHo noslro
ragionamento prin^ àpio y dico la natura cautijfima <^ diligentiffma ne le
opere fue^ hanere ne la forma & ne la dijpofitio-' ne del nojiro corpo ,
pofio la faccia in qucjio modo ne la fuprcma parte di quello , perche ellafoffe
da ogni tempo da ciafcuno ueduta ér confederata: cioche non d'altronde' che da
lei , fpeccbiolucidiffi'* tno la doue tutte le imagim fi rapprefentano de le af
fettloni de Vanimoy come non d' altronde che da uno i numeri, dal punto le
lince , diuifajfimo bauere principio di tutte l'altre parti del corpOyle giufle
^ froportionate mifure • Vrimieramcnt e adunque, ne la faccia fono tre
fpatigiufli & eguali : intanto che in un uolto proportionato , niuno di
loro ue ne ha , che ecceda^cy* che trappafii la mifura de l altro . il
primiero, comincia nel principio delfoìite,doue na^ Jcono i capelli:Et difcende
fin giù tra le ciglia al co-^ minciamento del najo : il fecondo tiene da quella
farte,infino a le ultime naridl terT^ ueramente che ' haprincipio nel fondo del
nafoi à la fine ne lo eHre- mo merito finifce • Bifferò anticamente già alcuni
Thilofophiy effere il primo di quefìi , il proprio feg^ gio de la fapieni^ : //
fecondo y a la bellei^ donar- fi: Etnei ter'j^^ ultimamente albergare la
bontade. QueUi tre /pati adunque.o quefie tre mifure del uol to, moltiplicate
perfemcdefìmcci moHrano , & ci riarmo ad intendere che la perfetta lunghe:^
de QOYpUnone mite tanto de effcre.quanto h lunga tut^ ta la faccia.EjJendo
adunque tutta la lunghe^ del corpo noue portioniyla feconda di loroycbegialafac
eia come habbiamo detto.ne occupa & ne pojjede la primay ingombra tutto
quello fj^atio.cbe da la gola . ^ è per in/ino al fondo del petto . Tiene la
ter^^a , dal fominciamento de lo ftomaco y al belico : Da indi , per infino
afotto t anguinaglia , al principio de le co fcieyla quarta. Le cofcieyfno al
ginocchio, la quinta cr lafeHa ; indi le gambe jfingiufo al talone odala ^auìglia
che ui dicbiate , la fettima & l'ottauafor- nifcono , La nona ueramente y
da tre parti diuerfe > foUein diuerfi luoghi de la per fona lafua perfetta
inttgr ta confeguifce : Lequali & tra loro , & con quelle altre tre che
già u bo ne la faccia dejcritto , fono in tutto fmiglianti & uguali. Di
qucfte adun- qfie e la primiera y l'arco di quel me^^p cerchioy che da la prima
origine de la fi-onte y afcendefinfufo a la fommita de la tcHa: La
fecondaylagolaiche dal rnen toy tiene fino a lachiaue od a la forcella del
collo : La ter'Z^. y fcende poi da la cauiglia , fin giufo a U elìrema pianta
del piede. Ecco per tato(comegia di fopra ui diJfOche geìieralmete ne la
maggiore parte .degli huominiy& in coloro maffimamtnte le cui mi hra
compreffe 2r raccolte , formano quafi unafigU" ra quadrata , cotanto fi
diflende la perfetta lunj gheT^ dell)urt:ana ^ìatura , quanto da la fronte al
jpentOy uifi uegga noue fiate ejfer lungo tutto il ter- piine de la faccia. Ma
perche la natura hehhe pen^ S E<:C O T^D 0. Sz fiero y quando primieramente
la fpccìe àellmomà cornpofe , le fue membra come a lei piacque ne la forma che
bora fi ueggono ordino dilìinfe , beh* be dicopenfiero di douere formare del
corpo buma- no uno perfetto quadrato, i cui lati eguali, iijr il cui centro
foJJ'c ne languinaglia , fiamo non folamente da la alte^j^ del capota la
baJfcT^ de piedi nout facete ima altrettanto per largbei^ ancbora ne
defcriuiamo ne lo aprire de le braccia da luna a lai tra efiremita de le mani .
Et il come ciò fia , pero^ cbe uaghi ni fento effere dijàpcrlo^digradirui
difi-^ derandoy in pocbi detti mi ingegnerò di molìrarui • Le braccia adunque
(fi come altri diffe fati e per fcr^ hire a le manij arme donateci da Dio per
contrapor ci a noftri nimici, ouero cominciando da gli bomeri^ -Ò" di
fuori fcendendo per lo gomito in fino a lapri- miera giuntura de le dita.ouero
da le afceUcy & per di dentro uenendo a l ultima parte de la palrna^do-- ue
confinano le dita, fono di bel punto tre f accie per uno: Le dita ueramente cr
de luna mano & de laU tra, la mifuragiuHa di un'altra ne empiono.Di ma-
niera cbe ambedue le braccia con le mani infieme , non fono minori, & non
fono ufatedi ecceder e, pro^ por tionatamente parlando, il tcrmiìie intiero
difet-» te facete . Ma la largbe^^T^ poi di tutta la per fona da Inno bomero a
l altro , cotanto fi dilata CT non più y quanto è due fiate la mi fura del
uolto : Tercbc adiuicne come dijfi, cbe nel diflejidcrc ^&nclo aK -iirgare
de le braccia ,fi defcriuc a punto altrettan^ L ij L 1 B K 0 to dijpatio,
quanto da la altiffima farle del capo , h fino a l ultime & terrene piante
: bafì & foUtgni fermiftimi onde tutto s'appoggia l'edificio del cor^ fo •
Mhora il Dolce , che primieramente haueua in quello ragionamento tirato il
Quirini , può egli ef^ fere adunque preftamente a dire comincio , che tut^
tigli huommij quanti ue n hanno & da la terra no^ dritiy & coperti dal
Cieloy fiano tutti infra i termi^ ìli rifìretti de la mifura che ci hauete
narrato ? Du-* ra & forte co fa neramente mi pare il ciò credere : T>ie
mi poffo per alcuna maniera ne Inanimo confer-^ marCyO che il signor Cagnino da
Boxalo y grande CT proportionato come ui de ricordare che egli era mol
to^quando non e gran tempo egli uenne per lo ì{cdi Francia a parlare con qucfia
Signoria^non trappaf^ fafje in lunghe'^ ligia da uoidi fopra dimojìraty
termineiouero che Gradaffoy delitie di Hippolito de Medici Cardinale di chiara
famaylacuiproportiona tapicciolex^mi rimembra uederui ammirare in Bologna, non
nefo/fe fommamenteminore. Inondi-* meno potrà forfè anchora auenire^GT h degno
a fpe^ rarlo da la uoUra uirtu , che ciò che hora & diffida le & quafi
impofiibilc è da megìudicatOy da la chìa^ rcT^a & da la eloquentia de le
uolìre parole , «/- ni lumi che fcoprono la uerita de le cofe a l occhio deh
meUettOj mifiapoco di poi & facile & pofii^ bile di7noHrato.
Giauidifsio fin nel principio ripi-^ glio il i)uirini > non che in
uniuerfale in tutti i uiucn ti , ma nela maggiore parte folo de gli huomini ,
& SEC Ó Ti D 0 . partìcularmente a La proiiincìa onde fiamo nati ha-^ uendo
riguardo y non eccedevano ^ onon fcemaMa- noi corpi humani de lamifura ch'io
difii .Macon tutto cioynon fi difdicc tuttauia ne fi nega^ che alcu-- ni &
de maggiori & de minori y non fe ne pojjano talhor ritrouare : De i quali ,
altri infino a quanto è dieci uolte la faccia loroda loro lunghe'^a dìfiendo
noialtri ueraynetCy dentro a confini de la ottaua fac ciay& a leuolte(ilche
è più di rado)de la jettima la rifiringono.I maggioriyquatoh dicci fiate illoro
noi tOyfono lunghi:! mìnori^piu che quanto fiano otto o fette faccicy
noncrefcono. Bene e laucritache tutte quefle eccefiioni di noflra naturayO
fiaper lunghex^ 'Xa 0 per hreuita > in qualunque et a fi uoglia yfono
femprein pochifìimi corpi. Ma radifsima di tutte T alerete quella fcnza dubbio
alcuno ^quando non più 'S*al7a alcun corpo , che quanto fia in lui la mifura
deluolto fette uolte moltiplicata. Que^ìa tale prò-- fortione adunque ycfjendo
come fi fente ne la mufica falfa & diffonante > non fi può per alcuna
maniera conuenircycon la harmoniay^ con la certe^^ de le opere de la noHra
madre natura : perche accìoche moUrofi non hauefiino poi ad effere i corpiy
ilche et la difuo proponimento nonhgiamai ufata di fare , pochifiìmi in tutte
le eta^ne fono co fi piccioli prodot ti da lei. Ben ne fuole effapiu fpeffo
crear de maggia ri : trappajfanti come fi è detto d'una intera por^ tioncyla
communale& ordinaria grandei^^a. I qua li da più larga mano hauendo
copìofamente rice-^» ' mto de doni
celeHi ^ fono frop or t tonati film più af-^ faiy che tutti gli altri corpi fi
fiano. Et per ciò il ho- Uro Ciceron Tofcano , padre de la eloquentia onde
lodatamente fi raccomandano bora a le lettere i concetti degli animiy uolendo
di bellcT^ commcn^ ^dare alcmaperfona^femprc lagrande^^.come ra^ ra &
eccellente dote aggiunge. Or a efjendo adun^ que quefla tale grande ^ rileuata
Statura cofi pie-^ va di degnita , troppo di errore mi parrebbe com^ )mtttcre,fe
fen7;o più auanti parlarne , ragionando fin oltre pajjafii: Et fe quali fiano
le particulari mi jìire di leiydiftint amente non ui contafii : Et fe come dal
capo a le piante -i fiano cjuefli corpi grandi ^ froportionati dipinti in dieci
parti giuHe & ugua iiy partit amente non ui moHrafti . l\agioneuolc per
tanto e che per uoi fi fappia , che la primiera de Is dieci portioni di quefli
corpi y cominciando da la fomma alte'X^ del capo , fe ne fcende fingiujo ne le
ultime nari: Dila^ua la feconda per infino nelprinci fio del petto*. La ter'^
yfmonta ne la fommita de lo Slomaco:Cade nelhelicoyla quarta: Et la quinta poK
la giù nel fondo de l'aguinaglia finifce: La doue affèr fnano i mifuratori de
corpi^effere il centrOyeH me7^ a punto de Ihumana lungheTi^^.Le altre cinque
par ti ueramentCy da le cofcie & da le gambe per infi-^ 710 a la pianta del
piede , feconda & eguale metx dÌ7ioflri corpiy fono interamente compre/e*
Ma non folamente con la faccia (come u'ho difoprapiu uol^ te dimosiro) s'c
trouato modo digiunamente mifif^ Vi* ' ^ ' tare tutta intiera la quantità che formano
queÙe , membra: Ma con quello jpatio anchora^che piegan- do il braccio &
diftendendo la mano , è per di fuori da lagiuritura delgomito^per fino a la
efirema ugna del dito di me^oiEt fi è poi col teflimonio ueduto de Vefperientia
che non fuole fallire od errare giamai , che ciafcuno corpo proportionato di
qualunque wi- fura effere fi uoglia^nulla ufando difcemare 0 di ac-- 'Crcfcere
di lunghex^ ^ fempre tanto e lungo^quan^ to perfettamente è quattro uolte lo
(l'atio che ho ''detto : llquale non ci partendo da la confuetudine degli
antichi sgomito ci è piacciuto di doucre nomi narlò . Vuna adunque di quelle
mifure , hauendo ne la fommita de la tefla principio ^uiene a finire tra le
"mammelle nel meT^ del petto : Termina l'altra ne Vanguinaglia : che e
come diffi il mcT^ de ihuomoz 'La terza ha il fuofine fotto a i ginocchi : Et
la quar ta & ultima yperuiene al fine ne la più hajfa par- te de i piedi.
"Et fi come ciafcuno di quefti Jpati è fem fre uguale corrijpondente a
l'altro , fen'^ iiulU hauerui di differentia; & come tutti infieme aperta
mente ci moflr ano la proportionata altezza de l'imo fno ; cofi ci fanno efii
accortì^quanto debba effere la apritura&la larghex^ de gli homeri: LaquaU
froportionatamente parlando , non de giamai l'uno di que gomititrapp affare .
Ma la debita poi ^ prò fortionata groffex;^ di ciafcun corpo , confiderai ta
nel fafciamento CT nel circuito de Vhuomo 3 non ^-giu fopra, il helico mi
principio del uentre , ma fu^ .... l ni] t . -; Jbìto per [otto le afcelle , non una fola di
quelle mi-' furr^ma due infieme^cio è la meta giuHa de la aUe:i^ 'S^^del corpo
, fono ufate di terminarla • T^el petto tueramente , tanto feparate &
difìanti ejfere ji ueg ^gono le mammelle luna da l'altra sparlo Jèìnpr e de
tnafchi^ che ciò ne le [emine hauerc luogo non è pof ^fibilcy quato
precifamente e la lungheT^ giujia del ^uoìto ;Ts(t? meno fogliono di
lungbe'Z^jca occupare ambedui quelli fpati.che da le mammelle partendo/i, ifi
dilìendono fino a le afcelle - an^ifi come feparata mente cìafcuno di loro
tanto e lungo , quanto e da la icima del fronte a la meta del nafo;ouero da
l'eSìre-^ mo mento purealamedefimametadi quel mem^ bro i ciò e il mex$ a punto
de l'bumana faccia ; cofi unitamente racco'^^i^ti & congiunti infieme amhe^
.duiya la perfetta mifura del uolto yfen%a che alcu^ ^a cofa ui manchi od
ahondante ui fia y donano inter rumente perfettione & integrità: tanto che
la lar-- ^ghe'2^ giurìa del petto proportionato ^ da luna de le afcelle a l
altra , o con la mijura di due f accie youe ro con un folo gomito yilche è
tanto pero.giuUamcn- te fi può mifurare. Et fen'^che piujungehorada jqueHe
mammelle ci dipartiamoyhauete a fapere che fe da luna a lAltradi loro fi tir
affé una dritta linea j ^ fé poi da ammedue parimente due altre talife ne
leuafimo , congiungentifi ne la forcella del collo , fi uerrebbe drittamentéa
formare un triangolo ne i la ti eguale i& neglianguli acutoiLa doue
foleuanogli amichi facerdoti Egìttijy fi come in luogo piu jpirita ^ le di
tutta la perjò?ia , portami il fegnofempremai imprejfo del [acro & diurno
loro Serapide-.fhper in formarne con quel ftggillo le uìrtu de l anima: fi an
co per cnHodirnela , che le affettioni & le ofcurita delj'enfo & de la
terra ond'ella èfafciata^ dal dritto fentiero fuolgendola , non le togliejiino
il diurno lu- me celeHe. Ma lafciando bora queflOydico che la luti ghe'Xj^ de
piedi debita & comicniente^non de ejje- re minor e^che fi fia parlando
communemente^dal ca po a le piante la fefta parte di tutta la flatura himà
mi\Auenga pero che in alcuni più lunghi squali colo ro efferefi ueggono di cui
u'ho difopra narrato yftd la quantità de loro piedi , quanto e la fettima parte
di tutta la lunghe:^ loro . Concludete adunque fermate ne l'animo uoJirOt che
ne i corpi come difii communi & quadrati , ne il pie foprauanzi o [cerni da
la fcfia parte de la lunghex^-.ne tutta intiera la altei:^ de la ftaturayfoglia
da la mifura di feipiedi^ 0 difcrefcere od abondare giamaiy Et d'altra parte
4}be i corpi prpportionatifiimiinon fiano o maggiori 0 minori di fette piedi :
Et che il pie fommamente proportionatOy nonpafii^nefia meno, che la fettima
parte de la perfona:oltre alqual termine, non h come flijfe Marco Garrone ,
predato ad alcuno di douere alxarfi. il diametro poi , un matheniatico termine
ufandoy ouero fepiu u'aggrada la profondita de cor pi ben fatti, & con
ragione & con buona proportio ne ordinati,ne pf^r graffe:^ o per magrcT^a
fouer chia fconcii^ fmoderati^ qui proprio nel trauerfo ' ^ l I B Ilo naturale
intendendo yftmpre è tanto ne più ne me voy quanto è la mifuragiufia di un
piede. 7s(e da quc f?o tanto di /patio , è per alcuna maniera differente o
diuerfagiamaii la lunghe':!^ de la parte del brac xìoy che ne la giuntura de la
mano incominciando » tiene perfino a doue il gomito ne la parte di den^ tro del
braccio e folito di piegarfì . Ut altrettan^ to e medcfimameìite da la meta del
petto , la douc furono per temperare il caldo del core , ouero come alcuni
differo per accrefcergliene, le mammelle im^ preffe da la natura^ o fta
montando fujòfino a gli ar gini de le lahra : ouero difcendendo per infino a la
concauita del belico . Tarte di quella nofìra Jpoglia terrena.non pure come il
Confilo diffe a F enere fa-- era, ma anchora come centro del corpOyfottó la di^
uinacHSÌodia del gran padre Gioue . Qidndiuen^ ne chepreffo agli antichi, nel
tempio famof/fiimo di ^mmoncy nera la effigie del belico depinta: Et con fommi
& immortali honoriyriuerita & celebrata :. Volendo in quella guifa
dimosìrare queipopoliyche Gioueycio è Dio creatore & conferuatore^era il
cen Hro di tutte le cofe. Et la medefma anchora quanti^ 'ta di fpatio y t da la
pianta del piede , a la fine del 'tnufculo de lagaba: Et da queflo luogo
parimtte.in fino a la meta de la ruota onde il ginocchio fi piegai Sono adunque
fi come uedeie^tuttii predetti luoghi del no^iro corpo, proportionati &
corrifpondenti a la mifura del piede. Ma non pur quefìifoli, hannoy 'o.col
piede folo pi qpoxtione^ ma tutte le membra S E C 0 TslD 0. 85 'mchoya onde
formati fiamo^ & tutte te parti loro\ con alcune altre partii & con
alcune altre membra^ [emano infcparabilmente la analogia: da noi, i mae-- §ìri
Latini imitando^ o proportione , o conuenientìa ilimifura denomnata.Latjmle(fi
come agli occhi il lu7ne)ci hftmpre fiday& fempre fecurifiima fcortUy
aperuenire ne la conofcem^ da la proportione fimiL mentCyde le uirtu & de
lepotentie de r anima. Ma •di queflaharmonia (per co/i dire) & di tjMefio
con-* cento de le naturali uirtu de l'anima nostrayforfc al tre uolte non ni
ejjendo graue V udirne ragionar cmo^ Hora che certamente nel bclico fta come
dipòi il ceti tro de llmmana ftatura > alhora ne potrete hauere ogni dubbio
lontano, che ponendo un huomo inpie^ dii lo farete allargare & inalbare le
braccia cotan-^ 'to 5 che non più di interuallo uhabbia tra\piedi le manìache
tra luna mano & l'altra fi fia : M-^ hora fe per le cfìremitadc le mani
& de piedi un cerchio difcriuerete^ il centro di quello ejfere nel he Vico
ritroverete. Et queUo mede fimo auerra,fe non più giunti i piedi tenendo ma
tanto l'uno iniqua, & V altro in la rallargando ^ che facciate che la
flatura uenga ad ejfere più breue la quartadecima parte: Ut che la difiantia de
piedi tra loroy di quelli di poi a Vanguinaglia , formi un triangulo eguale ne i
lati # Ter oche il cerchio che alhora defcritto farà intorno al ultime parti de
le mani ^ de piedi , haura fen^ %à dubbio nel belico il fuo centro .
Medcfimamente anchoruyfe co i piedi giunti^le mani fifìenderanno fo^. 1 L I B
TiO pYcHl capo altijjlmamcntey i gemiti pareggiar ano U alteT^ del capo: E'I
quadrato Ridotto in forma equi luterà per gli ('jlrerni de le mani &
depiediy nonpo tra in altra parte hauere il fuo centro^ che ne la già detta
difopratLaquale fara anclj0ragii4flamentt il me%o ytrala fomma altei^ de la
tefìa e i ginocT chi .Ma di più inan':^ farmi col parlare fiu lunga-- mente di
queUa cofa per hora la fciando , ^ quella parte feguitando di raccontare che
già cominciato haueuamo , dico che quanto jpatio ha da la eftrema punta del
najo fin fu tra le ciglia^ tanto ne defcritto da que^ìo (portare infuori del
mento da la fommita 'de la gola: Et tanta oltre a ciò de^effere fempremai la
lunghe':^ del collo , quanto medefmamente è da r estremo mento , fin fufo a la
punta del nafo : Et o/- tre a tutto queHo , quanto anchora ci fi uede ejjerc di
diflatia dal nafo al labro di fopr aitato no fi difdice ^he fia rileuata la
cima del nafo, dal rimanente y & *dal piano per dir cofi de la faccia:
J<[e ragioneuole è che fia da quefia mifura diuerfayla cocauita degli oc chi
qui negli angulial nafo uicini.Ma ne le mani poi dodegra parte hanno gli
huomini de la loro irnmor t alita ; perche con efjo loro come difii fi uincono
gli inimici ; fi fabricano le Jphere imitatrici del Cielo , cJr le Citta ,
& le Cafe , & le T^aui , certifiimo ar^ gomentode la audacia nofira-j
con effe fi teffono le ueWi ; & la mturaimitando , fi dipìngono ^ fi
fcolpifcono tutte le cofe;^ finalmente con effe fi di*^ firiuono le leggi ,
& compongónfì h libri > mmo^ SECONDO. 87 ria eterna de fatti del mondo ;
ma ne le mani dico , ninna parte h di loro y che ala mifura di alcune aU tre me
nbra , onero di alcune altre farti pure de la i§icjsa mano, non fia
corrijpondente in tutto & prò fortionata.Et primieramente la lunghci:^ di
qne^ fio dito col quale additiamo & dimoilriamo le cofe, ne la parte di
fuori de la manosa la fommita de lu* gna a C ultimo nodo,de la giuUa meta de la
lunghe:^ di tutta la manoyci rende interamente accorti: Et € ftmpre eguale a
l'altra meta: che dal predetto ulti mo nodo di quel ditOyUa fino a lagiutura
onde la ma no al braccio è congiunta. Ma ne la parte di dentro^ queHo ifìeffo
ci fa uedere il dito di me'^ : comin^ dando dal fuo principio quiuerfo l'ugna,
& poi fino a la meta difcendendo del fuo monticeUo : llquale /patio y
fimigliantementc paragonato a quell'altro che da indi tiene al cogiungimento
del braccio y fi come una meta a V altra è conueneuole che fia, fem^ pregli de
c/fere per lunghe^i^ fìmigliante & ugna Le.Vareggia fmilmente , corijponde
a tutta la al tei^ del fronte , quella parte qui uicina a la paU tna, CT
primiera & magiore di queHo dito , che in^ dice 0 dimojlrante e nomato :
QueHa feconda poi , & infieme ancho la ter^a , infino a CeUrcmo de l'u ^
gna, da lo /patio che è da le ciglia a la punta del na^ fo y non fogliono
e/fere differenti giamai • Ma la primiera parté ueramente del dito di me':^ , h
fem'- pre dì quella i/iej/a mifura, che fi /ìa dal nafo comin dando, & giù
difcendendo fino a l ultimo mento: m L 1 B B^O Za feconda è poi lunga , quanto
è dal mento , inprìo -fu nel principio del labro di [otto: Et la ter'^a infie--
me con L'ngna,fi confa giuSìamcnte con quello fpatiù tb è dal l'ultime nari a
la bocca. Medefmamete nel dito maggiore & più graffo , tanta e in lui la
lun- ghc^ de la prima parte che a la mano fi congiuur ge, quanto e la
larghe-z^^a de la bocca, rnifurata col' co-mpajfo: Terocbe Je col fio , a lungo
il labro difo-^ pra la bocca fi mìfuraffe , non più la larghe'^ di ^aucUa a la
predetta mifura Affonderebbe : anT^ di gran lun'^a , ancbo dico fen%a ufcir.e
di proportio^ tione,lapaf brebbe:Et d'altra parte, o a la lungbeT:^ .%a del
nafo , ouero.a la alte'^ del fonte , ella ejje re uguale fi uederebbe.
jlpprtf'o a tutto qucfio pet iifcire de le mani una uolta^dico che
ragioneuolmeu te tanto lunghe debbono efere lugne di tutte le di- tta^quanto h
la meta di quella parte del dito» la doue le fenafcere,chipriain cofi fatto
modo pemoHra utile le hebbe createMa lagrofe'^ poiy o de le di ta grof'e,ùUcro
de le braccia cofi ne la parte difetto come di fopra delgomito,& apprejfo
quella aìichQ* ra de le cofiie & de le gambe , fempre con ia lun"
ghcT^ infieme de le ìjieffe membra , bene e ragion tloe fia tanta.Fero e che
ìagroffe7:za de la tefla» mi furadola con un fio ouero per la cima del fonte
fin di drietro a la nuca doue terminano i capelli , oucro cominciando qui tra
le ciglia a confini del nafo , & ■perla fommita del capo trafcorrendo fn
drieto net trincipio del collo. , non ad altra co fa alcuna ftfmU ■àggiiUgUarè 3 che a la ampìcxj;a del petto
tra rimo bomero & l altro: Laqualmiftira , tolta ne la teUa 0 per l'uno 0
per l'altro uerfo come habbìamo mo^ Slrato y fempre la quinta parte è
neceffario che/ia, \dì tutta la burnaìia lunghe -^a . Ma ritornando hog gimai
7ie la faccia , donde non e gran tempo che ra^ gionando mi diparti , ui bifogna
fapere lei effere fempre uguale di lunghe:^ y a la mifura che e da la
-esiremita del dito di me^o , infino a la giuntura che è trai braccio CT la
mano. Et tanto oltre a questo ef ferci di diftantia da la meta de lo (patio che
e tra le ciglia a confini del nafoyiìifmo agli anguli degli oc-' thi uicini a
le tempie , quanta d'indi ne refla fino a gli orecchi : La lunghe:^ de qualiy
andare diuerja da la islefja mifura , non è lecito che fi uegga gior mai • Gli
occhi poi debbono effere per lunghe-:^ de la medefima quantità , che fi fia tra
luno occhio &; V altro l^grojjexT;^ del nafo: oueroper meglio dire t quanto
efii fono tra fe y l'uno da l'altro difìanti • Ze ciglia parimente congiunte
luna con l'altra , ^ di.ammedue cofi accoppiate informandone un cerchioy &
il medefmo anchora fattofi de i mc:!^ circuii degli orecchi ( che fimili &
uguHifono tra fe gli orecchi CT le ciglia) uengono poi a figurare un cerchio di
eguale grandcz^y a quello che ne lo apri re de la bocca fiamo foliti di formare
. Et in quefla maniera , cofi pienamente rifonde la bocca aperta a lagrandcT^
de le predette due membra , come ambedue loro ^ fa giuHamente unaiUejfa
ugualità L I B 1^0 pmigUantì . il collo neramente j accioche in tutte le parti
del corpo dìHìnt emente proceda ìlno^ro par lareytanto pergroffcT;^ de efjt
reyquanto è due fiate la liingbe']^ di tutta lafacciaiouero quanti) a pliche
pero fia fmilmente il medefmOydal btlico al prìnci pio del petto. La larghe^^a
poi de le mani ^ de pie i/i 5 alhora è degno che fia Himata conmneuole &
ginsUy quando a la meta de la lunghc^^ di quelle membra , ella interamente,
& è (en's^ alcuna diffe^ rentia corrijpoudcnte. Quiui il Dolce ,fentendo che
il parlare di quelle mifurCjO corrifpondentie^o prò- portìoni che dire le ui
uogliate , era già uenuto a la fine,fattofi tutto lieto nel uifo , ^ mirando
ucrjo il Ouìrinì^uedete diffe con che picciola uoHra fatica , ci hauete a
noigrandifiimo [odi sfacimento donato • "Et io per me , inuero non uorrei
efjerc rima fio di in tenderne quanto ne hauete trattato, per tutto l'oro €he
nel ricco sfortunato Tago fi coglie del Confò' losche pero non uo dire de le
infinite mcramglie^& del Verày& de le Indie Occidentali, che egli
tuttofi giorno con ifiupo- e di noi altri ci fiwle contare ^ Ter ciò s'altro ui
auan%a a dire in quefla materia ^ recatelo ui prego a compimento una uolta :
accio^ ^he poi de la proportione che hanno le membra tra loro ne la quatitade
& ne ifeg?ii , interamente (eh e tale fapetefu il carico che ui
demmo)ciragioniate : Ma troppo più , perché de Vhàrmonia occolta de le uirtu
naturali de l' anima nofìra , come ci promette^ Slepur dian'j^i , ce ne
facciate parlando uoi pale fi udire SECONDO. 89 udire il concento. Et
drittamente non fi può dire che ad altri più che a uoi tocchi di farlo: llquale
con l^ ele^antia de uoHri dettiyci hauete hoggi mofìrato co me a Le cofe
uecchie,(i dia nouita:authorita^a le nuo ueicbiareT^ya lefoj'chc: a le dubbie y
fede :gratiay a le già uenute infasudio:i^ a la fine a tutteja natu- ra loro .
il Dottore albera , Dio uolejjè rijpofe che quello che l'amore che mi portate
uha jpronato a di rCy lo hauciìe detto , per ch'io almeno in una mini- ma parte
il ualejji: Ts[ondimcno io le uoHre parole 3 ad una ferma necejjita mi recherò
di co fi douerfa- rei Et poijfe coìne ììimo per la mia impot ernia fat- to non
mi uerra di douer confeguirtoy mi confòlcro con quella bella fcntentia di
colui: llquale afferma , ne le co'e grandi efferegloriofo ^ honoreuole aff iti
lo baucre folamcnte uoluto.Ma lafciando bora que- Jto^a me non pare egli uer
amente che altra co fa alca numi resìi a douer dire:fe per auenturain animo non
mi uenìffe(ilcbe non confvnta Dio)di moUrarui le arme del furio fo pai^ guardiano
deglihor- ti : ouero di menami col parlare per entro a quello ofcuro jpeco
y^donde noi altri tutti ufciti ci fiamo : quando primieramente y diuenimmo
cittadini di que fio mondo. Ma conciofiacofa che queHe parti Uiam d'ogni tempo
bonesìamente ctlatCynon giudico uffi- cio di modefio huomOyil uolere in
prejcntia di uoi fa uellando manifcfl.irle.TsJaJcondetele pure quanto ui
piaceyil Dolce foggiunfe:Che in luogo di uoiyce ne fa dotti a pieno quel
prouerhio uolgare:onde ejjere fap M L I B B^O pìamOyda la forma del nafo
conofcìuta la coda.S'og-^ ghigno coft lieuemente U Dottore a queHe parole :
Etpoiyin qneHa maniera fegui ragionandola ne le qualità corrifpondentiayiì
uentre con lafacciaiban-- nouela con le bracciaylegabe:Et con i piedi al fine
Je mani . Che chiunque fi troua hauere la faccia graffa ^ carnofa , ha
parimente grafo il uentre & pieno di carne:Et cofi per
contrario.Simigliantemente co loro che hanno breiù le braccia i portano infieme
le gambe di quella maniera • Et coloro le cui manifotio piciole & corte^non^fi
ueggono haucr i piedi da le predette qualità differenti : Èt poi ne le
conditioni a queHe diuerfCy il mede fimo a punto neauìene. Ma fi èanchora da
Ihumana diligenza offeruatOy che ne la lunghei^yil collo ha con ^e gambe
corrifponden-- tia: onde dicono che tutti gli ammali che hanno il collo
lungOyfono alti fimilmente & rileuati affai ne le gambe . Dicono oltre a
ciò di non fo chepropor--^ tione(come dianTii diceHe uoi)che ne gli huomini dal
nafo fi toglie : Et ne le f emine , da la meta de la lunghe^ del piede: Et da
le qualità anchora de le labbia. Ma fi come diffhnon iflimo che fia ne conue^
neuole ne honefta cofa , il difiendermi hora più lun^ gamente in cotale
ragionamento : Laonde tacendo^ ncyd' altra che più modeUa & più debita fia^comin*
' daremo a parlare.! fegni ucramente^oue uoleteche anchora tendano ragionando
le mie parole , fono \ come qnelìi dua y che ìmpreffmiuiy dal Cielo , come dal
figgillo la imagine ne la ceray mi potete ucdcrL S E C 0 T^D 0. po qui ne la
guancia fimHra:Et fono uolgarmente addo mandati neui.De quai, qualunque huomo
ne la cima alcuno ne ha de la frontc^ne ha parimente ne la uer ga un altro a
quello fmileyje preffo a le ciglia^uno al trettale nel petto: fe ne le palpebre
, uno nel uentre la di /òtto al belicoMa colui ch'uno cofi fatto fegna hauejfe
fui ìiafo^un altro ne portarebbe ju i geniali diqueUa iflefj'a manicra:ouero ne
la manca parte del petto : 0 fia pure la giù dintorno de la anguinaglia . I
neuipoi deleguancie^ danno ìndicio di doHercene ejfere da quella parte
medcfma^altrettantijuigeni tali. Quei uer amente de le labbia^da uno ne le
brac- cia tra la /palla e'I gomitOyJempre fi ueggono ejjere accompagnati . ^l
fine potale mani, con la uerga^ o co i genitali; & lagola^con la dritta
banda delpet- cto ;hannoin quefii tali fegmcorrifpondentia La ca^ gione de
quaiypercioche ella a quetìo luogo non fi ap partiene , non mi darò alprefente
fatica di dichia- rarla* I{eflami bora a douer dircyde la occoltapro- portione
de le uirtUyO de lepotentie naturali de l'a^ nima : Laquale di nafcoHa ^ ofcura
che eWh , tofto che al celefle fole hauremo porti i debiti uati , & per lui
(come da l'effetto a la cagione)faremo afcefi ne l'eterno intelligibil lume^
toflo dico al nofìro in- telletto , illuminato da i raggi di quel uiuo
jplevdo-^ te^^ chiara &palefe & bella fi moUrara.Conce^^ dcteci adunque
o Soli eternici' uno dal fenfo , V altro da l'intelletto compre foy che con gli
occhi penetrane do de la mente negli inuilluppi^zx per entro la neb-- hìa che la natura nafcode^poffiamo apertanitte
ma nifefii una uolta uedere gli accolti fecreti di lei,Toi che cofihehhe detto
il Qiànni.quafi da fop-aueguen tefor^a tenuto^dipiu auantifauellar {i rimafe:
Ma poi che tacitamente egli hebbc non Jò che tra fe we^ defmo mormoratOiinpiu
chiare CT più efpedite uo ^- ci cofi di nuouoprefe a parlare . Ha primieramente
con la terra l anima noflra corrijpondentiayper quei fentimentiy onde come per
ufci apertiyCntra in lei la cognitione de la uerita de le cofe : Ha conuenientia
con l'acqua ypcrlimaginationeiper la ragione y con Varia: & col Cielo al
fine y per lo intelletto . Cornee adunque in alcun corpo e più potente quefìo o
quel l altro elementOyCofi ne V anima^quefla o quella par-- te^fignoreggia
& fnpéra V altre : Ma quando fono gli elementi infìeme di maniera
cotrapejati^che [eco do la naturale proportione niunolamijuradei'al tro
trappaffi od auan%i 3 alhor a parimente forge ne r anima y come da la fonte 1
acqua nel rio , un certo eguale per cofi dirCyr^ giusìo & temperato compo
nimento d'affetti: Et tutti infieme.o intellettOyO ra- gionerò imaginatìone y 0
fentimcntiydentro a termi- ni propri af] e gnati loro da pio,[lanno fempre da
niu na parte eccedendo riflrctti.Ma la proportione che ne i noflri corpi hauere
debbono gli elementi tra lo- ^"Oynegli humori onde uìuiamo
confiderandolasfi ri- chiede che tale fi fta, quale apprejfo diro . f^uole il
Jangucycfjere otto uolte tantOyCorne'èla colera ncn : quattro com'è la
uermiglia:Et duCyfi come la phU^ S. pi gmaJnguifa che per ordine procedendo da
l'uno a l'altro jci e tra loro fempre doppia proport ione: Ma dalprimiero al
ter%Oy& dal fecondo alquartOyqua drupla:(Che ben mipenfo che buona mi
farete cjue Sìa parola:^' alcune altre a?ichora:che no ne hauen do la fauella
uolgareforo sfor'^to di torle inprejìa Xa da la Latina.) Ma dal primiero poi a
l'efiremOyOt tuppla come dijii , laproportione che ci è conuiene che fia.Da
lequaiproportioniyne nafcono parimente diuerfe harmonie:perche la proportione doppia
^fa tre diapafon: Et la quadrupla^fa il diapafon due fia^ te:& una il
diapente.Quindi è uenutOyche i Saui del . mondo y hanno detto che la ragione a
la concupifcen tiayuuole hauere laproportione diapafon: Et a l'ira, diate
ffaron . Et che la uirtu irafcibile a la concupì-- fcentiayè conucniente che
fiaproportionata per dia-- ^ pente. Laonde conofcendo anticamente i philofophìy
quelle tante dijpo/itioni harmonice che ne l'anime fono & ne i corpi/econdo
la diuerfita de le complef fioni de gli huominiy uarifuonìy & uari canti fi
dio, dero a ufare :fi per conferuare la fanita del corpo ^ & infieme per
riuocare la fmarrita: fianchora per introdurre negli animi i buoni coUumi: Et
per ren-- derli interamente confinanti & concordiycon la ce- leHe diuina harmonia.
Ma in che modo ciafcun corpo fia partitamente dotato de le predette uirtu
naturali, & in che maniera elle fiano proportionate tr^ loro y non per
altri me':^ pofiiamo conofcerlo , che per quei propri ond'^Ue pajfano in noi:,
ciò e per M iti L I B 1^0 li corpi &per le fphere celcfti.Concìofiacofa che
tut ti quei corpiy donino particularmente a gli IvAomini nelnafcimento loro ,
le loro (pedali er proprie uir^ tu. La Lunaria potenzia uegetatiua: La fantafia
, l' ingegno. Mercurio: La concupì fcibile , enere : il Sole , la Fìt aleda e
fpid fina o l'irafdbile ^ Marte: Gioue y la naturale: Et la retentìua al fine ,
Saturno. La uoloìita ueramete che ci uiene da tottaua & uU ima jphera , fi
come il primo mobile tutti gli altri cieli j cofi ella uolge,menay& gira
coneffofecoytutte le antedette potentie o uirtu che fi dicano naturali •
Conofciuto adunque come fliano o naturalmente o accidentalmente locate quelle
/ielle nel na [cimento d^ alcuno , & quale habbia di loro più di uigore
& di for7;a , potremo parimente di leggiero ejjer cer- tiyquali c7 quati
fianogli appettiti de l'anima ond'e glifi uiua . Veruenuto il Dottore a quello
termine ragionando , parue che egli di più auanti procedere rimaner fi
uoleJJe:perche lo ^mbafciadoreyche tut^ to hauea queHo difcorfo con fomma attentione
afcol tatOyrìmettendolo di miono inparoky in quefla ma- nieragli dijfe.jl me c
flato ucramente caro & dilet teuolc affai , lo hauere intefo da uoi tutte
quante le proportioni CT conuenientieyonde eJr con noi mede-* fimiy& congli
elementi p & col Ciclo iHefJo cene andiamo proportionati . Ma acciocbe in
quello non mi reUipìu cofii alcuna a douer defiare , mi farebbe apprejjo
fommamente grato a fiipercyfe portate fer ma creden'j^a (nel ragionamento de
corpi tornando) . che tutti gli buomini , & tutte le membra loroy tali
fìano apuntOyquali ci hauete narratolo pure fe con- fefjate che cijiano molti (
come forfè la cfperientia ni sformerebbe) ne i quali la analogia di cui poco fa
ciparlafle^non fi troui in alcuna lorparte:ouero che molte loro membra (quando
il dir tutte fia troppo) priue^jpogliate^ & manche ne fi ano . Già non fi
può negar Cy foggiunfe alhorapresìamente il Quiriniyche molti tutto' Igior no
no fia ufata di produrre la natu ra(cofi uolcndo & dij^onendo il Cielo) non
feruan ti in tutto il lor corpo , ouero in alcuna parte di lui, la debita &
conueneuole proportione.Ma quefti ta^ liyfono communementeda tutti gli
fcrittori , moftri addomandati:T<[on osìante pero che lufo CT la con^
fuetudine del parlar uolgare^ non foglia per qneUa uoce di morirò altro
intender Cy che uno che due te^ ficytre braccia, gli occhi nel fronte , un pie
meno, od altra fimigVwite fciagura fia ucduto di hauere . (t pagano oltre a ciò
molto ben caroy non foloala de^ formita de laperfona ?nirando y ma anchora ne
le in uifibili bellc'^'j^ dt l'anima trappaffando , la mala &
Iproportionata dìfpofitione che efii hanno ne i corpi : Tercioche fono ne i
maluagi trini affetti de l'animcyfempre tr abboccanti & fouerchi: Et d'ai
tra parte ne i regolati &buoniyda ognitempo man cheuoli & fcemiMa negli
altri corpi youe non fia al tra di^crenT^ alcuna che di quantità &
digrande^^ ^ytutte le proportioni da me dauanti contate , per fettamente in
tutti fi trouano. Tsfe altramente in lo • • • • L I B 1^0 ro adimene^che nei
lenti, od in altri cotali iflromen tiyfonando foglia auenire: ISlf i quali
tirando le cor^ deyfi al%a fi acuifcc il fiiono : Et per contrario aU
Untandole: egli fi abbajfa & diuiene più grane : J\i^ manendo pero ferma
& intiera^o ne iuna maniera 0 nel' altra , quella ifiejfa proportione di
numeri & ài dillantìe.Dico fmilmente che il mede fimo incon^ tra ne i
corpi: l quali od accrefcendo o minuendo U tor quantitayfempre interamente
conferuanoy fcn%a pero hauerui alcuna diucrfita , la loro proportione pròpria
& natia . Laonde da alcuni Dottori fattine dotti yfap piamo hauere
antican^ete uenticinque arte ficiy fatto in diuerfi tempiyi^ in nari luoghi j
una §Ìa tua cofigiu!ìa & proportion<ita^come fe un folo mae flro &
nopiuyuljauejfe nelfabricarlapofìo le manL Laqual cofa chiunque dicejfe hauere
hauuto origine dà altro luogOyche dal conofcere coloro per fettamen te la
proportione che hanno le membra le parti del corpo luna con l'altra^
perauentura il dritto & la uerita non direbbe: Et fopra qucHo , di nana ,
& falfa , ^ bugiarda opiìiione , fcioccamente il fuo animo impregnar ebbe .
Ma egli doucriabene effe^ re tempo hoggimaiy& c flato forfè già pei^ yche
noifignor Confolo che nel mio ragionamento ripo- far ui uoleUe , fianco già non
pur fatio di più lun-^ gamente dimorare in luogo cofi Jpiaceuole , quafi da
ombrofa & non ben fana palude aUontanando- uiy nelgratiojoy aprico y&
diletteuole fentiero del uofìrodire^ di nuono rientrale . Et tutto quello
SECONDO 9^ eh e manca a por fine al uoflro parlare, interamente ci riferisle :
Et oltre a ciò che. non folo a le uoUre prome{]e (jtedete quanto fi affetta da
uoi)ma ancho ra a i dijfctti mieiycopiofamente Jodisfacesìe , ^Iho ra lo
Spagnuolo^ani^i rijpofe fon'io fiato fi fplendida mente da mi ricetmo^chepure
il prefumere di ag- giunger ni co fa alcuna , oltre che impofiibile a me ,
certo ne farebbe 0 fuori di tempo ^o fouerchio lima- to da ogni huomo : Effendo
nofolameteper le uofire parole diuenutopiu dotto, ma infiemepiu ardito, a,
ragionare delanoflraproportione. Laquale fe bella Cìr utile cofa è il
dimojlrarla ne le membra efieriori del corpo-, quanto più cibifogna confejfare
che fia gioneuole <^ merauigliofo , // manifefìarla ne gli humoriy che
fepolti ^ rinchiufi fi Hanno [otto a que fia carne ? Ma troppo più fi deue
poter trarne di piacere di bene , intendendola ne le inuifibili af-^ fettioni
de r anime: Et ne le non bene intelligibili in fìuentie del cielo , M a
lafciando il lodamene ad aU. truichepiu ricco fia d'eloquentia, io ne la mia
roT^ pouerta rìHretto , condurrò al fuo fine cefi piacene do a Dio y il mio già
cominciato, & nel me%o tron-^ cato ragionamento.Toi in f^fteffo raccolto,in
queflo modo foggiuìife. J\ipigliando il difcorfo onde di prir maragionauamo de
le qualità de le parti del cor-* fOydico che coloro in cu il petto grandemente
ampio &mufculofo fi uede^abondaìio fimilmente cìrntl corpo e>" ne
l' anima y diforte'z^ & di ardire : Ma, per contrario i deboli & uili,
& picciola & Hretta L I B 1^0 queHa parte fi ueggono hauere : &
ìnfìemementc fen'^ alcuna colleganza di nerui.I ro7Ìfoii& cm- deliy&
che per cojà ninna fono ufati di mouerfi a compajjlonejmno pure in qucjio luogo
medefmo de Ja loro perfoìiaygradifiima & fouerchia copia di car ne: Et ben
potete in nero fecur amente render ui cer* tinche il petto in queUo modo molto
carnofo y& le mammelle per tròppo di grajJeT;^ affai rileuate , anuncino
fermamente ad un medefmo tempo & la fcìuia & ebbre'^a.Lc fpalle ueramet
e grandi mufcù lofe & forti 9 rnfl^ìr ano gli huominirobuHi fieri ^ arditi:Laqual
cofafi come propriamente al mafcbio fi attribuifcey co fi dal altra parte le
fneruate piccia le & deboli , & fono di loro propria natura a lefe--
mine conueneuoli : Et fannoci oltre a ciò eonofcere parimente Je timidi oruiliy
&perpocodiuigore & difor^a facilmente arrendeuoli perfine. Le JpaU le
firette.fogliono portare ipax^ : Et le molto car^ nofeygliinfenfati: Ma le
larghe ^de i magnanimi; CT lelieuemente ritonde , dei prudenti amoreuoli&
gratiofi^fono certo fegno. ci mancano anchora, altri nonpochiyfceleratiimaluagiyinuidiofi^&
fcoftu mati ne l animo y perche nel corpo fono le loro Jpalle in tanto ciirue
& piegate , che gli homeri quafi in fui petto loro trafcorrendOy& le
parti dinanzi che ragioneuolmente manifeUe ^ apparenti efjere do^ uerebhono
ceLvido &^najcodeìidOy molìrano in que Ilo modo che elle fiano priue del
tutto de la debita & lodata proportione : Da quefìo ifìeffo fegno ^ fi S E
C 0 T^D 0. 94 dipartono ancho quell'altre , auenga che per hradd diucrfa^yche
non dirne come quciìe, ma concaue & qmfi jpartitefi ueggono , Lequali tali
ejjendoj come rendono il corpo mcn bello , coft danno argomento che fi debba
credere , ejjerne l'anima infieme men buona: E/fendo in leiynon
fenno,mafollia:nonpruden 5^ : ma uanita : non continentia , ma lafciuia : c^r
fi nalmente non chiaro giudicio uirild ma ciechi femi nili appetiti . Edo che
hauete adunque quali debba no ejfere quefìe membramon curue e^r eminenti co--
me le prime:Ts(e per contrario concauiòr uallofe co me quefl'altre:ma tutte
[ode ^ piene: cir dolcemen te diro coft ritondette . Lequali belle'}^ <^
^^gg^^-- dria accrefcendo nel corpOyfignificdno parimente ne l anima &
bontà (^uirtu:migliori & più nobili or^ namenti de la mente nojira.Et
douete ojjeruareper generale regola er* norma, che la giufia proportio-
ney& la uaga & gentile dijpofitione de corpi^palefi Cjr manifefti
fempre buoni cofiumiyhonejiaiprudcn" lealtà: Et d'altra parte le membra
indiJpoHe fproportionatej fiano difcelerate's^ , di uiti^ di maluagitay& di
perfidia^fegni & dimofirationifem pre infallibili . Etpiacemi di nuouo hora
ridire(co^ me poco auanti ce ne fece certi il Quìrini)che ne l'a nima uiuente
in compagnia di alcuno corpo moflro- fo y uhabiti parimente di continouo
qualche moHro horribile CT Hrano . ^ che hatiendo riguardo anti^ camente
ipopoli de la Ethiopia, che fecondo la dot^ trina & le inflitutioni de i
Saui Cimnofophifti figo^ EIE 1^0 uernauano facendo elettiont del loro
V^e^nonalpìn forte ne al più ricco miramnoima fi bene a colui^che era di
migliore & di più grato affetto: Et che orna to uedeano di più bella ,
& più leggiadra forma . Viuifando tra fc medefimi non potete auenire , che
infieme con la pe fetta belle'^a del corpo y non ci fofjemedefimamente grande
temperamento de gli affetti de V animo. Quindi e nata come pianta dal fe me ,
quella uniucrfale opinione apprefa ne i cori di tuttiiiuiuenti^\che fi debba
fcbifare^an^i fuggire co me uno fcoglio^le laide joxi^e & /proportionate
per foneiEt con le belle leggiadre CT benfatte spratti- care & conuerjàre
ogni giorno.Tercheffi come da i fetenti odori angofcia tormento , & dai
buoni piacere & contento ne riceue il ceruello;& fi come foauita dal
mofco , cr p^%^ dal %olfo , prendono i ueflimenti che accompagnati fono flati
co tali co fe; cofi dal buono odore de le uir tu di coloro con cui
conuerfiamOi& foauita & contente'^ ne acquila no Vanirne noiìre: Et
fetore da l'altro lato & affan nOidalpHi^ de le loro fcclerita.Siamo
adunque ac corti da bora inan^^^ quali fuggir Cy & quali huomi ni ne le
amicitie che contrarcmojiabbiamo a fegui-^ re: accioche de le felicita de
migliori participandoy i^'de le aduerfita de peggiori mancando , poffiamo. con
diletto infino a la fine lietamente menarne la ut ta. Ma più auati feguedojdico
anchora che gli home ri neruofi fermi mufculo fi ^ fodi^effendo proprietà
delfejfo uirìlcy dimofirano & nel animo & nel cor^ . P5 poforte*:^a:
Doue i languidi & uoth& f^^^'K? gature ne mufcidiycljc finale femine fi
conuengo^ noyfempre di uigore^a' fempre d'ardire fon priunEt oltre a cio^a
quefli lapax^a la uanitay& a que gli altri il fenno & la
pruden'j^yConueneuole è che fi doni. I largi& dìfcioltiydi franche-^
liberalità fCÌrcortefia; Et fono indicio gli Jir etti congiun^ ti, di [corte
fia d'auaritia & miferia.Et cornei mol- to grojji non poffiamo lodar e^cofi
i troppo fottiliy & acuti ne la lor fommita , medefimamente ì conca uiy
& quafi con una fojja f eparati , & diHinti l uno da laltroyUafimare
& uituperare dobbiamo : per- che queHi lajciuia; maluagita i fecondi;
stupore i ter^ii ci donano. Ma oltre a tutto queìloycoloroc'ha no la parte di
[opra delpcttOyla don egli con lago-^ la fi giunge, coueneuolmente larga
difciolta & aper tayfonoper ordinario prudenti efficaci fenfitiui cr in
gcgnofi.'Conciofia che patenti & ampie fiano le uie, per Icquali dal core
al ceruelloy facilmente ifpirtifi mouono: Iquali nel ceruello informatiy&
ueramen-^ te fcnfi diuenutiyne ejfendo da alcuna cofa impediti , tornano tutti
infieme ciafcunoper fe^ad cjfercita re ne i loro propri luoghi Je (pedali loro
proprie uir tu • Ma quegli buominipoi che queUa parte hanno chìufa rijiretta
& congiuntay& ftupidiy& impoten tij & fciocchi , &
infenfatiy ragioneuole è certo che fiano: llche auiene^ peroche il fentiero
onde afcende La materia de fentimentiy & ferrato & attraucrfa-^
tofitroua ejfere da quella /lrett€7^:Diché elUytra L I B F^O tante & cofi
angurie difjìculta inuiìluppatay debole mente a la fine y & con fatica fi
può aliare ala fua perfettioneMa comejCffendo qucfta chiane oforcel la che fi
dica del collo honeUamente fuelta & aper ta, ella è come ho detto lodeuole
buona ; cofi pia del douere &pìu del dritto allargadofi^eUa tofto di
uerrcbbe biafimeuole ór reaiEt di fouercbia la- fciuia, cr di effeminati
cojiumìi & di temeraria im fudentia ci farebbe argomento • Le braccia
lunghe poi quanto e la loro perfetta mifura, ilche o nel mo^ do che ci ha
contato il Dottore ageuolmente fi inten de;ouero fe Hando la perfona dritta^le
eflrtmita de le mani giungono fin giù /otto la meta de la cofcia; o fia pure
come diffc ^damantio,fe leuandole in alto ' la giuntura del gomito ala fommita
dclcapo fi ag- guaglia; inguifa che fipojja con le braccia circonda dare tutta
la tefla;mlta attitudine & prontcj^ nel operarey& apprcffoy forte'^^y
bontà, & ardi- mento fignifìcano . Ma le più cortCy & quelle che a la
già detta mifuranon poffo7W peruenire Jono di tnaluolere^di inuidia^et di
dilettar fi de i danni d'ai truiymanifcfto & euidente fegno. Le [carne
& fot-- tiliy tenere':^ d'animo & di corpo ; Et le gr offe &
carnofe , ro7:e'Z^ moflrano & ììupore. Male più ' forti &groJle^&
lunghe conuencuolmente^i^ Ugo miti inficmc wufculofi & tutti pieni di nerui
y fono di tutte l'altre qualità de le braccia di gran lunga migliori. Le
manipoiychealafortc'x^'^a haueano de dicato i Thcologi antichi y benché la
defirafarticu-- larmente,con lacuale fi
giungono i facrmentiyinfie me con lafortcT^ja a la fede facra ft foffe,& le
dita poi d'ammedue, per non andare diuerfo nel mio ra- gionare da quello che ha
detto il Quirini , Minerua de le arti inucntrice conofcejfino per loro Dea,
ejjen do tenere cr molli & per quantità conueneuoli , ci danno indicio di
molto ingegno,& di non poco ualo re-.Doue le dure per contrario, ajpre,(y
più gran di che a l'honeUo non fi ricbiegga, di molta forxa , & di poco
intelletto fede ci fanno . Ma le più breui affai,che non uolendo di proportione
mancare d'efc re loro è neceJfario,quanto di accortCT^ acquila- no, di
aHutia,& fagacita; tanto d'altra parte di ui~ gore per dono, di
gagliardia,& di bota. Le fattili & di§ìorte,i mangiatori & i molto
parlanti; Et le pie ciole & lirette,ÌYuhbatori, ^ auari,& rapaci por
tanofempre. Le molto corte, ipas^^ manifeHono ; Lequaife parimente groffe
faranno , unifcono infie- me con la pax:^ia infinite fcelerita. Coloro ueramen
te che le mani grojfe hauendo come u'ho detto, ten^ gono con tutto ciò le dita
breuiffme , & traditori , &fi-odolcnti, & ladri,& ingannatori,
meritamen te pojfono ejjere da uoi giudicati: Iquaife fimilmen- tedi fouerchio
graffe le dita hauejfero de le mani, appreffo a le maluagie difopra narrate
conditioni , aggiungere uifi può drittamente, la bemalita,la au
dacta,lafiere^a,& l'inuidia. Mtripoi che hanno le dna fattili spicciole,
fono uani Gioiti leggierit^jr capneciofi i Et tai , che di continouo la teSìa
hanno L I B 1^0 mena dhrìlli & dì mitoMoltianchora ueggiamo, Ue ed dita
fono gobbe difugmli & attratte - onde pn ciò loro e(fcre auarijjind , &
apfreffo maligni , trm,rconumati,& rìbaldì,f ienamentc fi intende. Ma
quelle dita che proportione moHrano di hawre con le mani,& come diffi con
tutto il rimanente del corpoScoprono ad uno medefimo tempo l ordme,la
-proportione , cr la temperantia de V animo. Ma le
uJepoifottili,clnareMghe,uermigli^^^^^ ie, tenereMcìde , & rìjf tendenti ,
cidimoiirano tolta prudentia:perfettiJJimo ingegno: rara bontà: ■Et alto &
infinito fapcre.[Da le amie & grifagne quafi in guifa di artiglila
arrogantia,la sfaaiatex:, L & [opra tutto le rapine afpettatcfen%a fallo al
cuno ! Lequai fe inficmemente a la JtmbianT^ ■de le fiere fcluaz^e & lunghe
foffino & frette, po- tete coloro credere che tali le haueffino.oltre a
quan to fe n'h già detto , non molto fenfitim ne le wrttt corporali: Et ne
Vanimo,non aueduti.non accorti, &
noningc'i,nofi:Ethauentifopratuttocio,ripienala Zna di Appettiti & di
uoglie bcsliali.Le bremfjlme p oi,comc elle fono foz:^e & tnrpijÌMea
uedere.co- fi ui debbono efj'ere nuntie fedeli di fouerchia mali- mta : cr di
eccefflue & infinite fceleratez^e . Ma % molto ritonde &
circulari^nìmio altro affetto jo~ vliono cofi di continouo menarole con effo
feco> quali, to la accefa 6- infiammata Ibidinc : Et la sfrena- ta &
impotente luffuria: sferre & Himoli in ueuta- fotentiffmi , atti a far
precipitare non pur cerere S E C 0 T^D o: 97 la no/Ira carnalità , doumque più
loro fia a grado . Le pallide ueratnente cr nere & ajprc, & che man
cano in tutte di fi>lendore & Licidifa,cdano cr na- fcondono fcmpre
fotto di hrd , qualche tri§ìa mac- chia, cjr qualche graue difetto de l'anima.
Ben do- uete peroifapere con tutto que!Ì0iChe la fignificatio he de l'ugne fola
per/e Rej]:-, , fempre da ciafcuno huomo prudente, debba ejfere ifiimata &
debole &poca.Oraperchefmadaitoir miconuiene col faueìlarcycht nel capo
parte di tutto' l corpo degnif fima , nobiUJfima , & la doue perfettamente
ut ue& regnai' anima huraana,& dimofiraui ejprejfa mete le uirtufue m
bifogna montareyper meglio CT più auicinarmiuiydel collo chehilfoUegno & la
ba fi di quello, primieramete ragionerò. Douete adun- que effer certi,che
fempre il colio modefiamete grof fo,forte^paleficìr ualore: Et il fattile da
l'altro lato:debilita ettimore.Mafe con lagroffeT:^i^a,ivfie we unite anchora
ciuedete effere lunghe-:^^ ^ car nofita,non andrà mai dal uero difcoUoil uosìro
giù dicio, coloro credendo che tale queSìa parte hauejji no, aguifa di adirati
Torì,onde prima queHofegno fi tolfe,ne i riposìi affètti de l'animo,
colericifardi-. ti,proterui,& uantatori: Et ne le aperte operatio- hi del
corpo, preSii, uchci ,fubiti , & efpediti . La migliore forma, che giamai
fi pojja nelcoUo difìde- rare , è lejfere come quello de leoni lungo conuene-
Molmente: Et in tutte le altre conditioni proportio^ itato:Etfopra tutto ben
fodo,compre£ò, ^ nerwh- K LI BK 0 . fo.OueUo di magnanìmitaydi ardmento,&
di alte-^ revia hfegno:Et queUo ìHeJJo , gli huomim manife ftadifciplinabili:am
naturalmete ad imprendere te fciemie : Et di pronto dotatiy& di felice
& facile ingegno.Ma nongia i allontanano per breue&ptc dolo interuallo
da queSìo termine, gli hauentifì co-' me i Ceruiyil coUo lungo & fattile:
an^i in luogo di ■ardire,timidita ; difenda, debole:^ ; & digran- derza
d'animo, uiltade effere infefentendo,fano in tutto fimiglianti a igia detti
animalucor.ie pero che per molto di malignità & dimalacrean-j^, fiano ufati
per grande jpatio di lafciarfegli adrieto . cuni neramente che hanno il collo
molto corto breue, è ragioneuole cbefìano traditori,faUaci,bef- fatori, &
profuntuoft : Ma che pero, non habbiana giamai ardimento , di fare alcuna cofa
ne la aperta luce : jln'4 aguifa di Lupyn cui ci fece la ejpertcn tia
primamente quefii affetti uedcre» tentano du continouo'a ta'uita humana miUe
nafcoHe & mgan. ncuoli infidie : Ut fempre» in tutti i loro affetti ^
maneggi , con tradimenti & con fraudi fi adopn* no : indici ueramente ne
ofcuri né incerti , de triBtia cr maluagita de l'animo loro . "He job già
fi è tolto come ho detto queiìo fegno dal Lupo , rm da quel gefioanchoraonde fi
ueggeno gli huommi Sìare , inapprcHandofi di fare con fraude & na-
Jcofamente , qualche male & ingiuria ad altrui . Il collo affai neruofa ,
in cui fi ueggano apparente- mente diftefe U corde de nerui^imHra fopratutto ^
S E C 0 ^ D 0. p8 gli huomìnìro'zi:! quali non mancando de ^liaU
trìfegniconueneuoli a queUo impa'^fconoancho^ ra del tutto: Et fpejjo trauolti
& furioji diuengono^ B^o:^ parimente & oftinatifono , cr incttiffimi a
ca pire & a trouare difuo ingegno eia/cuna cofayCola ro che hanno ufanj^a
diportare il collo fermo dirit*> to & immobile : Q^ua/i che non
fapefjinoy oper me^ glio dire che nonpotefjinoyo da quefla.o da queWal tra
parte piegarlo. 7{epure ad ifcoprirci la roxe"^: '^&la dure':^ de
l'apprenfiua de lo intcUet- to.èatta quefta immobilita & ferme':^ di collo
i ma anchora cipuote ejfere ella guida & fentierOy a menarci ne la
cognìtioìie de la pofiibile concitata paT^a. Ma d'altrapartc il collo in [ufo
riuoltoyco^ me fogliono tenere coloro che contemplano il Cieloy non de e/fere
ne lodeuole ne buono creduto:^n7;i ci fa egli conofcere apertamente^ i
mentecatti J lafci^^ hh&gli ingiurioft. Ter cotrario poi il curuo.pìega
toalo ingiujOy & qua fi nafcoHo dinan'j^yè teftimo^ ìlio talhora di
pa':^a:Et alcune uolte anchcra^difo uercbia folÌicitudiney(^ diligentiay ne lo
acquiftare, & amìnujfarc denari ^ baucrc: Et di troppa in finita parfimonia
: an\Q più tofto di paurofa mife-- ria: Et con tutto cioydi fcontentay &
odioja tri-^ boiata malignita.TS(on fe^ofiy non lietiy nongìoiofi, & non
ridenti ejfere fi ueggono coHorogiamai: tua in loro uece di continouo aperti
tenganogli ufci de l'anime loro , a la mcUitiay a la afflittionCy al dolo^ re,
& al perpetuo trarguai. B^lìa bora che fi parli L J B liO come dtjfe
jliamantioydel collo Ueuemcnt'e inchina to uerfo rhomero drittoionde affettar
douete fenT;^ fallo alcHìio^prudcntiaileggiadriaiOrnate^ di co- fiumU^ gentili
&gratioJè maniere. Et d'altra par te dal riuoltopoi uer k finiHra a banda ,
degno Jia che attendiate effeminata lajciuia: adulterij: libidi^ nofi appetiti:
& non fani CT non dritti co'fi/igli. Ma quello che hor ne l'unay& hor
ne t altra par te è pie gato , fignifica parimente ne lo ir.tellettOy cercagli
, ajfetti predettila medefima infiabilita & leggere^j^ ^.Tortano le
maluagie CT le maligne perfone^ofia ne le operationi o ne i penfieri mirado,
qmitimque pero uagliano de lo ingegno y illoro collo fiacco yte-^ neroy &
come moto . Ma i duri di cerueìloy & che non fono atti naturalmente ale
fcientie^ an%i che con fomma diffìculta pojfono apprendere qualun-- que cofky
cìr duroy& fodOy& raccolto^ hauere lofi reggono per contrario Ma in più
minute parti diui dendo anchor qneHo membro , fapere fi dee che la <tjpre':^a
del collo ne la parte di drieto , ro':^z,%? in queHo modo moflra e indocilita:
ma ne la parte di^ nanxiìUanita^leggrcj^yprofuntione, CT loquacità» Ben è uero
pero , che fe la gola con queUa aj^rex^ infiemeyh alta anchor a & eminente
nel nodo del col lo , tutto che ella di leggrc^ d'animo fia fegno , non perciò
e ella ufata di accompagnarfho con la te^ meritalo con le molte dande: Anxlfono
coloro cui piacque a la reìna natura di tali crearliytardi & pe grinele
operationi del corpo : Et neleuoglie& S E C 0 T^D 0. 9p ne fèpafìionì de
ranìmoypenjòft^tacìturniyhmente^ uoliyme^ìiy & difdegnofi . Ma oltre a
tutto cio^ Mi chele Scotto ne i paffuti tempi ne di picciolo , ne di bajfo nome
Vhilcfophoj fcriuendo a Federigo Impe radore^affermo che leguancie molto lunghe
^fempr e a la lafciuiaya la uanìta^tà* al fouerchio parlare an^ dauano
drieto:Et che le hreui & picciole^fraudi & crudeltà ; & le
rìtonde^inganni debole*]^ & uilta palefauano. Mapreffo a quefto anchoraje
uedete al cuno con le guancie grojje & carnofe y giudicate lui tardo &
uhbriacco : fe jòttili & magre^non penja^ teche fen%amalìgnitayil fuo animo
firitrouigia^ mai:Et che an'^percontrario^eglifempredi malfa re fi diletti
& fi prenda piacere . 7S(e fìmilmcnte è da credere che pojfano fare alcuna
refiSìentia a la ìnuidiayche punge & mòrde loro di contìnouo ilco-^
YCyColoro che le guancie tutte non pur le mafcelle p gr offe fuori di modo
& eminenti , hebberoCcofi no-» lendo il Cielo)in forte da Ut naturailquali
fen^^ fa^ re atto alcuno con la faccia sfor^atOytanta è la grò f /^KK? ^^^It^
parti^ageuolmentele fi mirano fem pre . Le labra uer amente , dentro a quali la
quarta parte . de le delitie di F enere alberga, &per quai porte efcono le
parole , ueraci teHimoni di noiira mentey& fottili molli ejfendo ,
majfimamente ne gli anguli de la bocca , & quello di fopra alquanto più
infuori cheH baffo auan'j^ndo , & tutti infieme con quei de i leoni grande
fimilitudine hauendoyVar ilire^lamagnanimìtaj ^ laforters^a di quelle fiere^ ^
• • • L I B ^^O fempre clrapprefentano. Si perocché la bocca doue tali fi
nederano le labbia , ne picciola neflretta non fià . Quando ordinariamente la
bocca picciola , a lo ajpetto <& a i cofiumif minili couienfi:Et la
grande poii& ne luna cofa & ne l'altra^h più fimile al ma-:- fchio.Ma
an^i^conferuata tuttauia la debita propor tione j ella de ejjere , & larga
più tojìo & grande modrflamente. Che fe cofi nonfojje , non fortei^ ,
Jpiaceuole's^ & mole§ìia ; non magnanimità , ma empietà cir perfida ; non
ardire^ maprojuntione ^ impudentiaydimoUrarebbono le predette quali^ ta de le
labbia . Coloro uer amente le cui labra fono dure & fiottili , &
rileuate & eminenti intorno a i denti caniniyfiono huominì di molta pr ole
y &gene^ tanti molti figliuoli: onero per più dritto ^ meglio parlare^molto
drieto inchinati a gli appetiti uili & indegni de la lujfiuria : Et
infiieme , oltraggiofiy mal creatiylordiycianciatorìymaluagiy & fiempre in
uoce alta parlanti: Et dilettantifi come i porci a i quali fi
yafiimiglianOydilordurey& di fpur citte y & di odori trifli &
fetenti. Ma fie da t altra parte altri fiaran^ no che hauendo le labra grofifè,
tengano infiememen te quello di fiotto più infiuori che quello di fiopra^co- me
che egli altramente maluagicoftumi non habbia no y è pero degno che uani , eì^
ro'^ , & fi^^X? ^Z- €uno auedimento 0 fiapcre yfiienofiimati: ile he s'è
per efifiempio conoficiuto ne gli ^fiini: Et ne gli altri animali di filmile
natura : poco o nulla prudenti & giudiciofii.La bocca molto grande ^aperta^
larga^ S E C 0 7^D 0. 100 f òrfano gli huomìnì goloftfiìmì : mangiatori fenx^
mifuraiEt che rhai non fi fatoUcrebbono di mangia^ re. Iqualiprejp) a queflo fi
gentile affetto yfono an^ cho pa'^yfpìaceuolii& cmpi,& fommamente cyh^
deli.La picciola poiy & eminente & rileuata dinan ^ y effere gran fatto
non fi trotia giamai > fin'^gli fceleratij traditoriy& li micidiali.Et
feinfieme con quefia emincntia fofiino i labri grojii y ritondi , molto a lo
infuori piegati , meritarebbono quegli huomini che cotale haucfiino la
bocca,dieJfere et ne gli affetti del' animo y& ne le attuali operat ioni
del corpo ynon effendo dal freno ritenute de la ragionerà, i porci onde hanno
fimilitudine ragguagliati . "hìc pero ragìoneuole è che fia ftimata
lodeuole o buona, la bocca concaua o piana : come per accidente y fono ufati di
tenere color o^che per ira, o per difdegno fre monoiche an'^ìfempre
lefcclerate'^^y la maluagi^ taja immodeSìiay& fopra ogni altra cofa U
fouer-- chia inuidiaycon la primiera de le dette partii fi ac^ compagnano
uolentieri : fi come non fi è gran fatto mai ritrouatOy che la feconday fe ne
poffa Hare fen^ .^Xa la paura &gli inganni.Onde fi uede che medefi-^ mamete
la concamta & la eminentia de la bocca^fo no quantuqueper diuerfe cagioni
y& biafimabili & uituperabilifempreJl mento acutOyh fegno dì bon-^
ta^difedcydi ualorCy CT di grandmammo: Dal riton^ doyajpettare effeminata la
fcìuia: Et fefoffepofiibile di rimouere dal lungo la uanitayle cianciey& la
leg gere^f egli inuero per altro da ^re'j^re^o da ri . L I B liO fiutare non
farebbe . Ma il breue & cortOyCome per naturahauer fogliano tutti
iferperiti ^hfeni^ fallo più che tutti gli altri triftifiimo : Conciofiacofa
che con effo lui fempre cifiano. congiurncy le fcelerita^ i tradimentiyle
perfidie:^& la crudeltà: affetti & mo uimeti d'animojpropri et naturali
di quelle fiere:an tichì & perpetui nemici dei' bimana generat ione • Il
quadro poi,agli huomini uirilha iforti, agli ani^ ynofi y & agli arditi ft
richiede naturalmente . Ma perche molte uolte , in me%p al mento ci fiede una
fojfa fcolpitauida la macera natura,^ande talho^ Ya,& apparentey^ fpeffo
picciola & quafi nafcofta$ mi piace al prefente^de luna & de t altra
conditio^ ne di lei faue Ilare: quando luna di loro fraudiyingan nh&
trifiitia ; & l altra leggiadria yamorCy& leti* tiay ha per ordinario
fempre in ufanxa di pakfare : La grande adunque, ipeggìoriy & la picciola
poi , i migliori de i predetti affetti^ fuole fen^a alcuna con trarieta
dimoflrare . // nafo neramente , ne la fua efiremita ygroffo come quello de
buoi > porta pari-r mente fecoy la tardità cr la pigritia di quegli anima
li: Ma fe non ne la cìmayan^ipìu fopra ft uedeffe aU quanto queUa grojfe'j^y
fariano gli appettiti che con lui fi accompagnerianOi & ^01^7^ &
flupore & poco giudicio . Ma fe da l altro lato fojfe il na^ fo ne la cima
acuto & fottiley abotidarebbono colo^ ro che tale lo haucfiino , fempre
ordinarwnente di ira & difdegno ♦ ìl nafo da ogni parte [odo pieno ^
ritondqy& ne la cima modejìamete un poco grof J E C 0 T^D 0. lor fetta >
quale i Leoni , & ì migliori de Cani fono ufa ti di haueref potete per
uerace & fedele teìiimonio accettare ydi animo/ita^ difortcxs^> di
ualore^^ di gagliardia : Et fopra queHo anchora y di loquacità^ de : Et di
uantarfi oltre al merito alquanto . Ma il nafo che ritondo fia ne la parte di
fopra y & che poi fittile & acuto finifca yficonuiene propriamente a
tutti gli uccelliila onde poi fi Hima^che coloro in cui tale eglifia,dcbbano
ejferefi come gli uccelliymobi^ Hi leggieri > garruli^ inconfianti, &
libidinofuColui che ti nafo tiene proportionato & conuemente a la faccia}^
buono prudente & uirile: chi d'altra parte jproportionato & fen^a
alcuna conuenientiayh cat'^ tiuo Holto & effeminato . // nafo più tofio un
poco gradetto, de ejfere sepre tenuto miglioretDOue il piti picciolo, fi tira drieto
cotinouameteyladronecciyfrau diyCJ inganni: Et parimente la molta dritte':^ del
nafoyilpochifiimo ritenìmentOy ^ laimmodeftia de la lingua argomenta. Ma per
contrario il nafo ne^ la parte di fopraja doue egli conia fronte confina, cur
uo & adunco, & che dritto poi ingiufo difcenda,fi^ gnifica gli huomini
sfacciati : Et non tenuti giamai da rifpetto,o da alcum uergogna: Etmedefimamen
te i uitiofiy inuolatori > & cornei corui fceleratiy ^ tnaluagi.Da l
altro lato quei che ne la cima hanno il nafo grijfagno , & curuo &
piegato a guifa di un^ cino , diritto & pieno ne la parte di fopra , co^ me
fi fcriue y &fi uede anchora ne le imagini , ha^ ucre hauuto Mabometto
fecondo primo Imjperada^ L I B B^O te de Turchi , fono come le àquile di grandìfitm^
animo: Et di mangifico altero CT di reale fpirito: Et oltre a tutto do ,
ferocifjìmhiiaghi del rapire lo aU truuE difprez^atori , & cale at ori dì
tutti i perigli 4ér aduer/ita . Coloro neramente che nel me^x^ han^ no H nafo
fchiacciatOy & ne le parti efireme^ & fo^ fra tutto ne la fuperiore ,
eminente & ritondo , /o- no fi come i Galli , & arditi & luffurioft
: Ma fe la fchiacciatura & la baffe^ è ne la cima folamen- teycome di loro
natura hauere fogliono i Cerui & le CaprCyalhora de i predetti affetti
ritenendo coneffò feco la libidine fola, mancano d'altra parte, & fono
friui d'animo & d'ardimento:Et feinfieme con que Sìa ba ffc^y foffe
fimilmente la cima del nafo mol^ to groffa & piana^non e ragioneuole che
attendiate da alcuno altro fegno , maggiori fceleratez;^ & dishoneftay Le
nari a la fine molto aperte, fono /e- gno di colera & d'ira : Et a un mede
fimo tempo » & [nel corpo , & ne l'animo di gran for%a . llche cofi fi
crede, perche alhora che più gli huominifono adirati 9 tengono fommamente le
nari apertiffime : per quindi eshalarcycome da fpìragli ampiffimi,il ca
lore^& lo accefo fuoco del core.Maaquefiepredet te qualità di ualore &
di ardire,fi aggiunge infieme mente fouerchia lujfuria.perche fecondo la
opinione di Scotto , la apritura de le nari > tiene co i genitali
proportione: Laonde effendo effigrandi,ilchei dìmo ftrato da quella apritura ,
poffono prejlare ad uno ijieffo tempOi &gran dìfidmo^ ^ non minor potè SEC0
"Ì^ D 0 tot re dì luJJuYÌare • Le chìufe poi nerette & ritonde, fono
fempre di pa'i^a cr di mentìcaggine mntie : Et quello che e peggioydoue il
rejpirare non fta mol* tp facile ydanno fegno di ajfoggarfi con poca difficd
ta.ll nafo ultimamente in qualunque maniera diflor tOifuole ḍontinouo hauere
coneffoluiytorte uolon^ fa & appetiti . Qmui Mejjandro , per lo amore di
Vio lajciate dijfe una uolta di parlare più lungamen te di queHo nafo: che già
mi fento mexo arrofiire% per la grande']^ , & per le altre firane qualità
del mio. Strane non foìiogia ellcyrìfpofe fuhìto il Confo^ lo : ma fi bene
reali & degnijiime ♦ Etparmi di bel punto di ucdere nel uoHro najoytionfo
che di magni fico &grande.Gia di quejla fuagrande^^^mi uo io coft forte
come fentìte ramaricando^foggiunfeil Dol ce ridendo : Et poi feguitoima come
che bora a uoi cofi fattamente male ne paìaytcordomi che in I^o- ma una uoHra
SpagnuoUyper buona & per bèlla co fa me lo foleua lodare. Bene fta per
miafe^riprefe al bora il Zorno'j^ : ma a laproportìonepoco auanti dal Quirini
accennata , ella fi come io fiimo doueua mirare. Cettatìfì appreffo a queUoy
Vuno uer l'altro alcuni motti piaceuoli & uaghi^al fine cofi di nuouo lo
Spagnuolo parlo . Hora mi pare che ragioneuote fta di ragionando entrare^ ne la
confideratione uni^ tamente di tutta la faccia : Laquate effendo gratin
deylargaygrajjayhumiday& carnofa^ella ci de efferù argomento certi (ìimo ,
colui che talmente è formai to, effe re inan*:^ ad ogni cofa^ allegro ^f
memorato $ LIB 1^0 lujfurlofo : Et tìmido apprefo, & temerario, & tardo
j& ìnuìdìofoiEt fpejje fiate molto facile ad ine briarfi: onero per qualche
altra manieraydebole & non [aldo di cerucUo. Se neramente ella è pìcciola ,
ftrettay magra, fcarnay& afciuttayalhora diligenti, fiUecìti 3 aHntiy &
accorti, & ft come i Gatti er le Scìmie a cui portano fimigUan^a, uitiofi ,
ladri , cìr auarì , fono tutl gli Imomini tali : ardifcono di metterli
gian^jii, apertamente in alcuna honoreuole ìmprefaiAnTÌfolo dalt tenebre,&
da l'alta joUtu. dine fafciatiyle maluagìe opere loro , onde con ogni indegno
fi adoprano > fi Hudiano & fi affaticano di celare &
nafcondere,T)eeper tanto la faccìà,noleti do buona di^ofitione & buona
forma tenere, effere mexana tra pie dola & grande: Et in ninno de igia
detti eHremi cader e. Lacuale mediocrìta,come bel'^ Ic:;^ aggiunge nel
corpOyCofi fuole nonpoco di bon ta & di uirtH,aggradire & accrefcere ne
rahìmo . Coloro adunque che più del douere pìcciola haneran no la faccia,faranno
pur per quefla fcoueneuole's;^, tenaci delloro de lo altrui ycupidiiamat ori di
rapine: 'Et br euemeut e macchiati di molte fcelerita, Doue da P altra parte la
maggiore delgiufto, dimoflragli huomini foniiacchiofi y ubbriacchi, tardi
yinuidiofi^ cianciatori , & roxi* Ma perche fino ad bora, com^ munementc le
fignifìcationi di tutte le eHrcmita de la faccia n'ho raccontato, conueniente
& giuria co^ fa mi Himo di doner fare , fe quale proprietà a eia fcuna di
loro fi richiede partitamente, da bora ìnan SEC0T^D0. 10^ 5;i dichiarando
mifaticaro di moHrare. Come adun que la carnoftta del uifoy propriamente la
letitia de l animo fu^k alloggiare; cofi i molti penfieriy le frati dij &
lo accorgimentOy con la magre'3^:!^ fono ufati di §iarc.Ma a la gran /acciaila
femplicita & la ro^ K?K?s? > ^ picchia y fi connengono la auaritia Cjr
la mala crcan'^a • Da l'altro lafQ , ne la lingua , & ne le rnanì^ la lunga
porge ardimento : an'^per. meglio dire audacia & temerità: Et fuperbia
infie^ mey & impudentìa^& dilettatione di fare ingiurio ad altruuMa la
ritonda poi^non ha gran fatto altro male alcuno ^ faluo eh e
fciocche':^iUamtay& luffu- ria . Ora auenga che tutte come ho ^etto quefte
eflremitadi buone non fiano , ta meno rea pero che ne la faccia fi ucgga , è la
larghe7^t quafi in tutta piana & uguale: Conciofiacofa che fe bene per lei
et fono manifeHatigli huominìferi^plidinonfi7^achne faui^ne accorti;fappiamo
nondimeno che rsfmo me defimi^abondano di fede di amore Jicortefia.Jt
fofferifcono con animo franco & tranquillo % tutte le aduerfita de la
contraria & inimica fortma.Bene ci nafcono alcunìyche oltre a tutte quefie
predette qua lita , hanno la faccia loro cofi flretta & acuta , che molto
cogli uccelli non n'hanno di differ^nxa:nelco te crne la bocca de qnalì^ utuono
& regnano di continouo le bugie & le uanita, & le inuidie & gli
fiondali . Et hanno offeruato parimente alcuni mo^ d^ni dottori^ che i
micidiali^ ladroni^ & f^re^:^^ tori de le leggi & di Dio > tengano
ne] me%$ de la ì L I B 1^0 faccia una certa concauita : Et non nel più eminen^
te & rileuato luogo di quella , come fogliono quafi tutti gli huomìni
hauercy an%i nel più baffo & hu^ fnilcy habbia loro il nafo & la bocca
uolnto creare il signore . Diche elli non foco di belle^j^a perdendo nel corpo^acquiHano
ne V animo affai dimaluagìta • Cofi adunque auiene , che quelle cofe che [07^
& hrutte rendono quefte\membra,pano fempre nuntie^ ^ molte ^ate compagne di
triflifiimi affetti: Et ap portino douunquc eUe uanno y/ì come bene diffi
^riiìotele^tuttauia miferie e infelicita. Confiderà^ re per tanto
diligentemente ci è di mefììero , tutti gli attiitutti igeSìiy & tutte le
qualità de la faccia Quando come habbiamo dctto.aperta & manifelìa cofa è
certoycoloro a quello affetto hauere F anima lo ro inclinata^ alquaUy inatto
e'igeflo del uifo loro, fi coface & fi raffìmiglia.
Etaqueftopropofìto,femai ai uerra utduto alcuna faccia non per accidente ma fcr
natura maninconica , tremare & mouerfi ne le ^uancie Zappiate che il furore
& la publìcapai^àj tion può effere a quel tremore molto difco§ìo: Ma fe
quetio medefìmo tremóre^ h congiunto poi con la na turale letitia del uifo ,
egli ne continente , ne ca^io , ne modefloyfion è da effere creduto gìamai .
Mora ne uiene appreffo yfeben miro a l'ordine del noflro di^ ve la cofideratìone
di tutte le qualità che fono negli occhi: Ad a prìmierametCyft couiene alcuna
cofa nar^ rare y di quelle parti che loro fono uìcine. llche fap to^con poco
poi di mio affanno , fentìrò quella mia S E C 0 D 0. 104 faitca^effer giunta al
fuo difiderato fine.Mhora Mef fer Gifmondo 3 già è gran ft'T^i^diJJey.chea
quefio pajfo u attendo. Et credo fermamente ypoi che fi feri ue 3 gli occhi
ejjere certifiimi teSìimoni de l'animo^ quefia douer ejjere la più bella parte
del uoftro ragia . namcnto.Gli occhi per ogni modoygli rijpofe il Con-^
foloyhanno inuerita molta fori^^ a discoprire & ma nìfeflare i mouimenti
degli animiiOnde tratto ^da mantio da credenza che a quefio membro douejje
ejjerc conceduta la primiera palma^ di dui libri che eglijcriffe in queiìa materia,
il primo tutto intiero^ &non picciola parte del fecondo ^ egli in dichia^
rando Jpefe le qualità & le fignificationi de gli oc^ chi . Ma nondimeno ,
ejjendo comrtìime opinione di tutti i mediciy& di Galeno mafiìmamctucyche
quat tro fiano le membra principaihonde parimente hab biano origine le quattro
noHre maggiori ajfcttioni; come è dal ceruello l'ingegno , l'ira dal core ,
dalfe^ gato la letitiaj & la libidine al fine da i genitali; mi pare che
per gli occhi maggiormente fi debbano conofcerc quegli affetti che regnano in
noi j non in potentia , ma in atto: Et che moHrano fuori , il mouimcnto loro
pale) e ipiu dico affai che quegli aU tri non fanno y chemfcofamente , quajì
addor-^ nientatì ci Hanno nel petto . Et in queHa maniera fi de credere che
intendeffe colui , indici nominan-^ doli & dimoHratori de gli animi . Che
quantunque fia nero , che da gravide allegre"}^ inebricta Pani^ ma noUray
ej^rima fuori. per lo sfauillare degli oc- L J B €hi y la ktitìa onde giubila
il core ; Et altra par^ te 3 intenendoli fermi & immobili , la fiera
&gra ue doglia che la affligge certamente dichiari; Et €he medefimamente ,
in diuerfe altre pafiionique-^ fio §ìeJJo le auenga;(conciofiacofa che non
altramcn te fianogli occhi in noi degli affetti del core pale^ fatoriy che fi
fianone icaualligli orecchi; & nei leo ni & ne i cani la coda ;)
ISlonpero tKamfeSiano del tutto già gli occhi con tanta for%a , tutti ifemi na^
turali de gli affetti noUri : quando da la alteratio- ne che elli ci arrecano^
ci troiiìamo lontani* Ma co^ munque fi Uia queHa cofa^poco di /otto quali pro^
priamente fiano le fignificationi de gli occhiaci sfor^ faremo con lo aiuto di
Dio raccontare dijlintamen» te. Hora come ui difii , trattar emo pria de le
gote : Che co fi quefle parti fiiperiori a leguanciCy^ molto agli occhi
uicineydrittamente fi debbono domanda^ reiordinateui in quefto modo da la
naturayperche el lefofiino come fiepi & argini yper riparare gli oc^ chi da
ogni iHrana fciagura che loro incontraffè . Que§le tal gote adunque , fe inptrfona
alcuna fi ue dranno tfiere più che la ragione porti gonfie & eminenti ,
fempre di debole*^ & mancamento di ceruello , & di molta facilita ne lo
inebriar fi fono prefaghe. MafeinluogopoidiqueSìegotey lagon^ ficT^ & la
rileuatura fofjè ne le palpcbre(non ere do già che ad alcuna di uoifia
nafcoflOyle cartilagi-^ ni difopra degli occhi per tal noce nomar/i) alhora
^ue!io è manifejio indicio di grandifiimo de fio ^ & di uogUa SEC0 T^D0. , MOglia ìnfatiabile di dormir e. Coloro
ueramente che di [opra & di [otto degli occbi,han»o parimen- te quelle
parti gonficy fentono aduno inejjo tempo, fe ejjère fomiacchiofi infime ór
uhbriaccbi.Lequai fignificationi yfono tratte parte da Papparemia de gli
ehbri:Et parteM chi hahbia lungamente & fifa dormito:De iquali altri le
palpebre^ & altri in que Ho modo hanno gonfie le gote . Gli ebbri.nc le
parti di fotta degli occhi,& coloro che da profondo fon- no lungamente fono
Hati opprcffi, tengono in quelle difoprayqueHa tale gonfiatura &
rileuamento.Ora ne gli occhi poìyche le lucerne fono delcorpo,& da &
reggimento dinoUri paffi , u'ha duediuerfe confiderationi : Vuna de lequali, è
dintorno a la for ma ed il fìto:L'altra,cerca il colore & il mouimeto. Ma
lafciando bora a drieto il faucllare di quefì' ul- tima parte ^ che alhora
quando del colore di tutta laperfonafitrattara , ne diremo credo a baSìr.nza»
folo farà al prefente la fatica noflra y il dichiarare le fignificationi de la primiera
. Confiderà fi adun- que ne la forma degli occhiylagrande';^^^ ^ piccia leo^
loro : Et nelfito , la concauìta l'eminen- tia . Ora in quanto a la prima , la
grande;^ fouer chia degli occhi, non ua fen%a la pigritìa del cor- po^ & la
tardità de lo ingegno de buoi : Et la com- paffione , la piaceuole'j^y & la
manfuetudincy an* nouerafempre tra principali degli affetti fuoi . Ma la
fproportionatapicciole'z^a,poco cuore er timidi', ta manifeSìa. La concauitay
con la malitia Ha de h ' fcimie: Et la etnìnentia, con U roTCX^, &Bupore,
bdordeTj^a de gli ^fini. Mapiiipartitamente , bora narrare intcndo,di ciafcuna
di queSie conditio ' ■ni per [e. Etprimieramcnte,mfo certi che gli occhi •■^ne
la manier adetta di [opra molto concaui & nafco fi nel capo, non pojjonoper
alcuna altra coja meri- tarne lo de,fe non che per lo acume,& per lo grande
■yMigor de la ui^a-Bene è il nero pero che non efjendo piccioih& mouendofi
oltre a ciò come fa V acqua rie iuafi, non hanno con # loro alcuna cattìuita :
Se na pcrauéhtura non f offe da qualche altro malua- eio fcgno del corpOy quel
male & quella trìfiitia de L'animo che gli occhi non moftrano, con non
minore certe'^denuntiato . Ma fe pur gli occhi concaui fi 4:ome ho detto con la
pìcctole':^a fi rimanef[ino,egU co i frodolcnti & con gli infidiofi
co^ìumi, mai fem- ■fre fi accompagmriano:Ve da laftruggerfi per inr- Midia
& per gclofia,gran fatto mai lontani fariano: IqHali fe ahchor con tutto
qucHo fecchi fi foffim , la perfìdia & i tradimenti, a i predetti affetti
certijfi- tno aggiunger iano.Queni medcfmi poi,con tutte le antedette qualità
efjendo languidi CT cafcanti , ac-^ trefcono merauigliofamcnte le fraudi
&gli ingan^ ni\ Ma fe la languide73:a d'altra parte conlbumore k congiunta,
fappiate lei effere di pa%7:ia, ne debole tie picciolo argomento. 9e per
contrario ueramente^ gU occhi nan poco fportajfero infuori, & dal piano
auanxaffero de la faccia, & foffero infieme o da un certo rileuamento,ouero
da una fofJ'a.^ìretta& pr9 SECONDO. 106 fonda fafciatiyfate ftima che negli
inganniy ne Iv fraudi &ne le trifte fcekritaynon cedano da alcun' al tra
conditione. Et Je con queUo anchora, abondajJU no molto di [angue i&
follerò pieni di sfacciata la/ci viaipotete porli fenT^ dubio alcunOypcr ucraci
tefti monidiebbrci^ &.golofita. Mia fe foffcro gli oc^ chi in qucHaguifa
eminenti di colore uliuignoyO bia chi come uolgarmente fi dice^ouero imitando
il Te- trarca fimigiianti al Zapbiroy la ingiuftitia parims te &
laimprudentia gli accufercbbc . Ma jcprejjh di qucftojlc palpebre Hanno loro
come grani c^pe^ fanti, tanto più certo de cffere il giudicio de la paX;^
'^a.Se con ValtCT^poi & l'eminentia degli occhi, ciò lo IplendorcunitOy
& lapurita^^ lagrande'X;^ l'humiditay quali furono già come fi fcriue gli
cechi di Socrateydobbiamo per fermo tenere^ lagiii fìitia^la prudeni^yil buono
ingegno ^& la amoreuo le^ay rade uolte difcompagnarfi da loro. Ma da lai
tro lato i micidiali di tutti i loro congiunti , gli in-. cantatoriy& gli
artefici di ueleni, come già furo na la antica etay EdippOy Oreflcy Circe y
& Medea; Et quale pochi anni a drieto è Hato S elino gran Signo^ re de
Turchi;portanogli occhi gonfiypiccioliyjechij & tenebro fi. Gli occhi a la
fine di foucrchio emìnen ti,& infieme molto piccioli & fofchiynongia
fcioc^^ chti^T^a 0 m jnticaggincy ma fi bene maggiore pron^ t^T^ di lingua CT
di mani chefifoffe mesìieroy me nano & hanno di continouo ftco. Ora uedete
adun^'* qucycomegli occhiyfe buona & proportionata mifu- 0 if L I B ^0 rade
haueruìydehhono ejjerc no troppo grandi o pie cioli:Ts{e molto concaui od eminenti:
Ma fi conuen^ ga loro y di tenere ^ ne la quantità & nel fitOy uno Siato
meT^nozEt una conueneuole & giufta uguali^ taiLaquale come altre uolte già
s'è detto, fignifica et nel corpo ^ ne l'anima, buonijjime difpofitioni >
c^r otti?ae qHalita.Benche fe leggiermente fuori di que^ fìi prcfcritti termini
fi eccedejfe^ Et che ouerogli occhi unpocolino fitti nel capo , ofìa che non
molto fofjero più del douere elcuati^non fi douria pero mal uagitade alcuna
loro attribuir e :^ni:i [aria ben drit tOya quei primieriyla forteT^ & la
magnificentia de i leoni donare: Et credere che i fecondi , la man^ fuetudine
cJr lapìaceuole%a de buoi potejfmo haue^ re . Dapoi che in queflaguifa
raccontato habbiamo le conditioni de la forma & del fito degli occhi^non fi
difdira credoy alcuna cofa di quelle hora delfron^ te ragionareXl cominciando
ydico che quegli hm^ni ìli che più del douere quella parte hanno pie dola
ftrettayfonofi come i porci ygrojjieriyro'^ & igno tanti : Et inetti
naturalmente a tutte le fcientie: a tutti gli ejfercitìj maeflrcuoU &
ingegnofi • Que^ gli altri neramente , la cui fronte e grande più che l'honeHoy
non fanno ne da la tarditayue da la pigri^ tia debuoiygiamaidipartirfi. Douete
oltre a ciò, fa-* pere anchorachela fronte picciola , inflabilita leggere^^*^
ritondaycolera & [degno; CT la circu lare & difuguale & montuofa,
flupidita ne ifegni ; ^ jpriuatioìie fignifica di giudicio& di auedimen^- SEC0T^l^D0.
107 to.K^on laudate medcfmamcnte la fronte molto baf fa: perciò che ellaydegU
effeminata & de ilafciuih propria: Ts{c parimente la cuma, alta^ circulare
difouerchio:*perche la impudentia^^ il poco uigo^ re de fentìmentiyh da lei
dimofirato . 7S(^ mi piace ancbor che h allegriate de la fronte afpera:ouero di
queir altra che ha come alcune foffe &gofiature per entroiche ciafcuna di
loroydi malignità & diperfi-^ dihjEtfpeJfe fiate dipax^a & di furore;
concorren doui ma(fimamente gli altri fegni a ciò couueneuoli, rendere ce ne
può tefiimonìanxa fedele. Ter lo acu-- me ueramente,& per la chiare:^ de i
fenfh& per la facilita de lo intendere & de h acquìfìare le fcìe tic ,
è più che tutte l'altre perfetta:la fronte lunga » larga, & quadrata debitamentcccomeperle
imagi^ ni.fi uede anticamente hauere hauuto ^4.riflotele:Et nei tempi poco
fopra noi trappaffati^ Dante Mdi^ ghìeri. Ha a la rileuatura &a la altc^ di
quejia parte, fi richiede molto la liberalità & la cortefta : Etinfieme, la
oflinationey & la pertinacia . Coloro che nel fronte, tra lun ciglio t
altro non u hanno alcuna ruga ogyin^^^cheft dica.non efuore di ragia ne,&
bugiardi & adulatori filmarli: Etccmediffe ^ ^damantio^ feairì &
ccnfidenti.llche fu cagione €he Michele Scotto credefje coHoro medcfimi, effer
'grandi i^ìr acerbi litigatori . Ma per contrario , il fronte qui
neime7;p^érfiibito fopra il mfo pieno di crefpe & di rughe, che puote egli
mofirare & mani feflarealtroiichc a^ttme,penficri,icroflinatione i • • • -1
' Ora uedendo al preferite, a quello parìrm che fottò a le^loro fignificatìoni
chiudono le qualità de latefta^ ' douete effere certi la grande'X^afouerchia
& fmifu rata, quale in cofìui uedete(& loro addito laftatua, di
Fitellio Imperadore)fempre efere infieme con non poche [celerità : Ma [opra
tutti gli altri rei & maluagi difetti y onde gran mancamento fi [ente ne T
anima, i principali fono dapocaggine cr uilta ; Et fenxa termine o mifura
alcmia, be§ìiale & ferina > anT^i moHruofa crudeltà- T>{e oltre a
ciò, la ingorda ^ infatiahile auaritia, ne la ro%a & difauedutaim prudetia,
può fiare giamai feparata da lei.Que^ìifo^ no adunque i mouimenti & le
inclinationì naturali che ci apporta ne l animo , la corporale [moderata
grandezx^ del capo- Maper contrario poi la difdi^ ceuole picciole7^7;ajfe7nprc
da luna parte bpriua di bontà, di modesiia, di femplicita, & di ragione, Ut
ahonda ne l altra difcelcratex;z^,difraude,di arro^ gantia,& maluagit a.
Coloro il cui capò al rimanen^ te de la perfona e froportionato , auengapero che
alquanto grandetto X fono cornei bracchi , fagaci^ aUutì, fenfitìuiy &
animoft . ^Itri che quantunque habbiano tutta la quantità de la tefla affai
grande^ ueggono nuUadimenoxjJcre loro data da Dio la parr' te di [opra ad
domandata calua & picciòla &firet^ ta,ne l effere Uupidi^.infenfatiynon
hanno cagione alcuna di cedere a gli Jifinii^nxi mdncando in lor ^0 la chiare^
& lo fpledorede lo ingegno ,moflr a M apertamente , di^ effere a quegli
animali pari &^ S Ey 0 X'if^O. io8 ftniìgtìanti . \Alcum uerameme che hanno
il capo acuto in guifa di pigna^nonfentono al freno dela uer gogna & del
rijpettoje operatimi^ od almeno le no glie loro 5 ubidire giamai : Ma come ne
la tSirinfeca figura del càpo^cofi ne gli affetti di dentro del core^ non fe ne
uanno o da i coruh o da le cornici diuerfik 3V(e ci renino lungi anchora quegli
altrì^che hàiedh la collottola^ ciò e la parte di drieto del capo , baffa ^
humile, fono per quefìo fegnoy conofciuti d'e/fert animoft & arditi: Et fc
alcuno , fieri &' temerari il nominaffe certamente non errar ebbe. Da
l'altro la-^ ìo.non douete punto di quegli hitomini fidami , che tengono qui ne
le tempie molta concauita:perciocht fempregli trouerete
efferefrodolentiybejfardiy&ìn gannatori: Et hauere tuttauia nel petto &
ne tani^ nió loroyin cambio di piaceuolc^rjr^yitroftaÀi com^\
paJfione,odio:& di manfuctudiìie & humanita^ fie^\ re^T^ dia fine &
difdegno . Ora la forma adunque, de la tcfìagiufia & proportionata: non
d'altra qua. tita rfe ' e/fere che mediocre : onero più tofto minore, alquanto
che grande : Etprejfo a ciò , ritonda ne la parte dinan'7^ & di dietro} Et
ne le tempie non con taua ò cauernofama leggiermente baffa & humile-^
Quegli huomini per tanto chcdi quefla manier^f portano il capOy abondano
principalmente di inge^ gno; Et fono ne corti Moni j pictoftyhumamj pcuA denti:
J<(e in liberalità ^^graìidei^ d^anmòy q m ^bauere di continouo accejb iL
coré4i nobili>&altK &honorc{tisi^d^conceiono^gi^^ 0 ìlU L I B ^0
perfona le primiere parti.I{efla bora carne fiimo,d^ uendo porre a queHa mia
fatica l'ultima manoy alca na cofa a ragionare anchora de le qualità degli aree
chi: membri come diffe la antichità reuerenda ^ala memoria facrati: benché
alcuni letoriya la fapien'^ iredeffero. De i quali i piccìoliffmi y le malìtie
, U libidine , i furti y & lefcelerate^^e^ propri & na* tur ali affetti
de lefcimie^ [hmprecon ejfo loro fo^^ gliono hauere: Douei troppo grandi ^ come
a gli Ufini ne le qualità corporali fanno ritratto ; co fi ne l*ignorantia, ne
la Ì7ifenfate^ per co fi dire , & ne la fciocchexi^ cT balordexj^ &
fimplicita > che uoglie fono & pajjioni di mente, fe ne uanno a que^ gli
Heffi animali parimente drieto • Gli orecchi ue^ ramente di me^ana grandei^ y
formati come dif-- fe il Ouìrini di bel punto un me^o cerchio , & con^
ueneuolmente dal capo jpiccatij di molta facilita ne lo imprendere , & di
acute's^a & di ecceìlentia di ingegno danno argomento 2 Et infieme anchora
di humanitaydi cortefia.di prudcntiaydì manfuetudine, ^ di pieta.Con gli
orecchi poi oltre al douerc da la teHa jpiccatiyleuanita& le fouerchie
dande ; Et per contrario co i molto attaccati,Hanno fempre la pigritia ja
ro%e7;x^y& la tardità cofi del corpo co^ me de l'animo . t^de uolte oltre a
do gli orecchi molto lunghi & Sìrettiy da Vinuidiafi dtfcompagna m : I
fecchi & fottili y da Vanfieta & da i dolori ; £tdi ritti &
difiefiydal ftlentio & da i molti penfià ùiEirbuona cofa ancjf (ira
cheperuoififappia: eoltt SEC0{D0. lop ro che ne gli orecchi abondano di molti
peli y haue-^ re oltre à tutti gli hmminì -perfettijìimo udito • Da poiché
fuHcmto fino à quello termine il Conjblo ragionando , non altramente che foglia
un nauilio iìanco per molto uiaggioy CT cui non poco anchora di uia rcSÌi à
fare.rìtrouato qualche picciolo fino di m ar e yr accoglier ui fi denti'Oj fi
per ripofarfi de la durata fatica-^ & parte per prouederft de le nece f far
ie bi fogne al fuo camino ; ucggendofi condotto oue facea il fuo ragionamento
queflo breue golfo , raccolfe al fuo dire le uele , CT fermofii ; non meno per
riprender lena; che per prouedere à ciò che di più auanti dir e gli era
mefìiero.Laqual co fa, preflo occafione àgli altri di fare il contrario. Onde
tutti infieme , lietamente fi diedero in fui ragionare de le cofe udite : Et
quale di una parte y & quale di un'altra che più gli era a l'animo
fauellauaia colui lo Sìile^a quell'altro la dottrina piaceua : L'ordine ad
altruìyad alcuno la diligentia aggradiua : Et eia ffuno diuerfamente,ma di
uolere in quejlo mito co gli altriyne commendaua & ne lodaua molto il Zor
no'j^.Terche egliyuago che a cot ai parole fi dejfe^ ro lejpallefmterrompendo
loro il parlar e y in quefto niodo rincomincio JÌSfon perche con molto di
coltu- ra ut fi Hudi ogni giorno ydiuentarà il pruno mela- xanciogiamai:T>(e
mutata la primiera naturayil fal m fi farà ctprejfo. Siate contenti adunque^non
ten^ tando cofa che il foHenerla o difficile , come Himo impofiibile HÌfìày
lafciarmifeguitare narrando co- mepromìfiyde le condìtìoni del colore di
tuttodì cor po:cofi ne la carne per [eccome anchora ne i peli^i^ 7ie le ruote
degli occhi riguardando: De laqtial co^ fa (pacciatomiycon poco altro che
apprejfo foggiun^ gafaro del tutto de la mia fatica diliberato. Et fen %a altra
rifpoHa ajpettare^cofi feguito. il colore ne ipeli ne la carne molto fofco
& ncro^fignifìca li bidineiaflutiay& timidità: De laqual cofa cffère ce
ne pojjbno efjmpio , 7 Mori de l'africa ^ .dela BarberiaiChe di tale colore
dipinti il corpo da là no, tura i non d'altre maggiori & più uìue
affettioni § fentono fe hauere l'anima pregna . La carne uera^ niente
hianca^chiaray & humidetta y accompagna-- ta con neriftimi &
foltifiimipeliy colera ne la com plefiione ; & ardimento , ingegno , piaceuole']^
^aymobilitay(^ incoslantia , ne gli affetti fuol di-^ moUrareiMaper contrario
poi y con rari & hian^ chi peli congiuntaydi fouerchio humore nel corpo ,
Cir di molto timore rie l'animo Ì proprietà generaU mente naturali a
lefemincyctla fempre èjjer fcgno fi crede, il còloYè adrmqiie temperàtàmente
d'àm^\ bedue quefti efìremimefcolatOyciò è di bianco & dì heroyquale è il
hàtutale colore de i Lèóniy che bru-^ no è uolgarmcnte domandato da uoi y non
fofco pe^ ròyma chiaro anT^ ^ apertOy&da le proprie'uoglie de i Leònìycbc
fono animof:ta^7ìiagnificentiayftrita^ & orgoglio yì[ion h^ufato di
'partiì'/i giamai. ^ltrh che grandemente s'à ffòmìglianò ài colore de le Fot f
i^fono fi comè àptitQj^tiegti anijfiàti^mti cafcAHti SEC00 ìió ' dì ue%^i:
fcelerat'ua^ìuti : & pieni fmpre di modi feccioji:! pallidi , & che
mostrano ìtel colore & ne gli atti turbatione alteramento^ fono timidi A^-^
boli-,& paurofi'parte perche aiia:^ ne la loro com* flejjione l'humidita:Et
molto più > perche naturaU mente hanno quelgeHo del uifoy che fogliono gli
al tri hmmini hauere^efjendo per accidente^da alcuna fiibita paura
sbattutiSìSle ni fi. [cor di maiy ani^ tene te per generale regola & norma,
che lapaUide^^ naturale, non dinerfa dal colore de la cenere o del piombo, ilche
fu come indicio digraue maluagità a Tifone oppofio da Marco
Ttillio^nonfilafciadrie^ togiamaiyncl corpo laprigritia & la tardità: Et ne
l'animo la incontinentiaylcjfeminationey te fraudi > le fimulationhgli
ingannici tradimenti , la perfidia^ & VempietaiLequali trifiifime
coditionijyen teme uà Cefare in Bruto & in Cafiioipiu affai che egli n$
faceua la ebbre^^ , la libidine , & la crudeltà di Marco Antonio di
Dolobella : ^n'^ che dico io '^pÌH affai? Che queUe, non mai il fuó animo
moffero : Doue quelle, pur fcmprelo moleHarono . La carne 'gìaUa,& che
molto col mele tenga di fimiglianxa^ come che poca cofa ella ne fia lontana dal
tempera^ * 'meto y moHra nondimeno cheVhumore &lafred^ 'de'^^yfouerchi per
alquanto la conuencnole propor ^tione:Onde ne feguita primieramente ne le parti
in trinfichedi quel corpo, il difficile & tardo mouime to del fangue:icìr
per ciò de gli fpirti: Etpoiinquel le di fuorivia pigritia (^y h tardità de le
operruìo^ ■ i LIB liO nhEt al fnt negli inuifihili affetti de V ammolla ti--
midìtàile ciancie,^ lagolofnà . Ma come poco la complejiione fi parte come ho
detto da la mediocre temperaturaj cofi fi de filmare che le cofe che a lei
uegono appreffo^no debbano per modo alcuno andar fenefin negli eHremi:Ma il
quanto ciò fìa , non con parole o regole infegnare y ma con accorte':^ ^ ^
giiidicio fi puote conietturare. Ver che fe ben uedre moyqwxnti à punto hoggi
ci uiuono huomini , tante fono quafi Le mefcolan%e temperamenti de le
complefìioni: Di che il uolere darne certa partii culaìfe ojjhuationejfarebbe
certamente difficileyan ;(f pure impofiibile imprefa.Terò d'alcune cofi in ge
neraleycome ho già cominciato parlandoneyle minti te & copoHe differe'Z^
che tra tuna & l'altra ìiha no di loroyin tutto al uofiro giudicio me ne
andrò ri mettendo.Ora adu7iq; feguendoydico che i uerdigni non in tutto
fecchinepouerineluifo di peliy come che di colore poco più fofchiopiu chiari
gli habbia no de la carney fe ne rimangono come quegli ultimi poco difopra
narratile ol timore y con le bugie y con le cianciey^ con le uanitày Et fopra
tutto ycolgolofo tS^accefo defio del mangiare. Ma da l'altra parte ne lo
fdegn0y& più nela fi>iac€Uole'^ayper nonpo €0 dì (patio loropajjàno
auanti . Se ueramente^on quello già detto color e ^unitì fono rarifiimi &
nerif fimìpeliy& infiemegrandiffima fecche'^^ di carne noni facile a
raccontareyquayitainmdiay & quata ^iac€Hole';;2^yq!teJìe tai qualità fi
tirino drietQ;2^c. SEC0TID0. rir inoioftpenfieriyne le cure folUcite cr anfiofe
, ne là vdiofa & fcontenta mdigmtà^giamai dalor fi allo tanano.Di coloro
poi che ne la carne & ne i pelifo no uermìgliyé propria naturalmete la
prcfte':^^ la mobìlità^ia leggere^^etla udocìtàtcofì ne le aper re, &
manifc/ie opcr adoni dclcorpo;quanto negli occoltì&chiufi mouimeti de C
animo. Et quanto que Ho colore è più infiamato r7 più uìuoytanto douer ef fere
maggiori i predetti affctti^ccrtamete ci è da lui dimoHrato: Et tale fi
potrebbe egli efiere anchora , che laprcHe':^ in furiarla mobilita in impeto ,
la legger e%^ in precipitìoy& la uelocità in ììrahboc camento ne mutar
ebbe: Et cofi di unpicciol male » ^ di poco moment Oy uno grandifiimo CT molto
im portante fe ne farebbe. Ben èuero però chequeUa uiua & molta
roficT^yCjfendo con humida^S^ mol le^zir candida)& chiara carne
accompagnata , non ofcuri inditi di ahondan%a difangue^fignifica facili
ta&p rontc:^ di ingegno: Et buona, ^ cortefe , Cjr amoreuole natura: Et
facili fiima a rimettere ^ a perdonare tutte le offefe.Ma non a^ et tate già in
coloro quefli ultimi buoni affcttiyche hauendo ipeli uermigli come bragie ,
& come acce fi carboni^ gli habbiano medefimamente durifihni &
fommamete grofii: Et inficme la carne fofca.nera^durayVt ajciut
ta.^nxigiudicandolì pieni fempre di furor e, d'ira^ fj;- diferuente fdegnOy
& abbondanti di malignità (ir diprauì ^fcelerati penfieri^non maiingiufìa^
mente farete: medefmamente > fe le infidie^ le I 1 B K 0 fraHd'hi
tradìment'hó" U mancar de lafede^con c/- fo toro congiugnerette . Ma fé
queiìo colore come fiamma uermigUo nel petto fi uedc.da la molta coh ra che
regna in quel corpo,quafi da acuto & da fu crentcHimoloyne
èfojpintafeggiermeme l'anima ad adirarfi.Tle altramente fentono coloro tn fe
auem^ re>che portano le uene del collo &de le tewpie,gra demente
gonfieyatnpie,rUeuate,& apparentifìme . lequalìammeduefignificatìon'h dal
gefto di coloro /«) o«o tratte,che per accidente fono talbora adira
ti-lqualimentrefonoaccefi nel furore ardcntifit- mo de la colera.CT nel petto ,
nel già detto modo fi tnfianmanoiEt ne le predette uene, non poco fi gon
fiano.Lafacciaueramente tutta fparfadi colore di rofe,come cheipeli o biondino
uermiglhod' altra ma niera coloriti fiano,fuole ejfer fempre nuntìa di gi9
condita & di letitia d'anmo:Et troppo più di mo-- elegia & di
uergogna-.ouero come fi diccydi arrofiir fi cr di uergognarfi con poca
difficultà . Ma fe que-^ fio colore , non per tutta la faccia come ho detto h.
fbarfo , an'^folo ne le guancie è riflretto, ne la eb- fcrc^^cc^ , ne l'ingordo
appetito del bere , può Bare gran fatto lontano ofeparato da lui . meno da
l'apparentia degli ebbri fi è tolto queH ultimo fe-^ "noyle guancie de i
quali fa come rofe fiorire la abo %n'zadel beuuto uino ;cb e' l primiero fi fia
da colo- ro,cbc per alcuno cafo fi uergognano : Onde per h
fan"uefoprauenutoM,arde la faccia loro inguifa di fiamma . il phìlofopho
aUma che gran pc^er* I S ^ C071 D 0. flato fen'^far mottOypoi che cofi lo
Spaghuolo beh he detcòijeriteììdo Ui del fno ragionamento rìpofar fiyin queHo
modo parlò. B^cor domi ejjèndo ancbora giouenctto^an':^piu lofio f
'anciulloyhauer ueduto un principe che faceua fecondo la uiltà di quei tempi la
Italia tremarcybaucre il nafo tuttOy^ quefte par ti del uolto che gli fono
uicine , tinte di uno ofcuro rofforei Etpiu tojio a [angue congelato^ od a
fegato fimiglianteychc ad altra qualunque cofa fi fojfe . IL^ che fu poi
cagione iche notati & aduertiti i coftu-- mi di luiyio face/a in tutti gli
altri buomini che quel le parti cofi fattamente baucuano rojje , una certa mia
paticulare offeruatione:Etfi m' acorfi poiy&ue r amente comprefh effere in
tutti loro ugualità per cofi dir e y& fimilitudine di appetiti • Terò mi
faria carOyche anchor uoi la opinione uoHra me ne dice^ fteiaccioche come bene
per ine medcfimo mifofii ap poHo a la uerita^ intendere mi faceUe.Dalucro na ui
farete dipartito rifpofefubito il Confoloy in giudi cado co fioro
fceleratijfmiiEt pieni di tutti i uitipitt enormi &piufoi^. Difiderofi di
patire le disbone Hafeminilhcontaminatori de la bonefia de fanciul
liibeuitorifen^a modo & fen:^a mifura : Et al fine malcdicentiyinuidiofiyCÌancìatoriyfuergognatiy&
fo pra tutto fieri ftimi & crudelifiimi.^ queflo il Fo-- glianoycertamente
fegli animi fi potejjero difie di^ finger e ygia non faria pofiihile di meglio
&, più mi nut amente colorimele qualità , & le uoglie de le inenti loroiche
col penellq de la lingua,a' colore de L I B 1^0 le parole^ ce le habbbiate
ejpreffamente fatto uede re. Ala poi che la confcrmatione di uoimi ha rendu to
certo itne non hauere ne i termini di que^ìa dot- trinafalfarncte Uimato/egno
fia che lafciando que fìi rei htiomini ftarfi ne la lor mala uentura^ quello
fegtiitiate^che più auati a dire in quefia materia ui re^U.^lhora lo Spagnuolo
, diftendendo alquanto la Jiia dejira mano^quafi in qual modo lignificare uo
lendo che fiejjero attentiyin cofi fatta maniera rifa mllo.lSlegli 0 c chi yap
erte i& chiare, & lucide fine Sire de l'animo , del colore de quali
hora è ben tepo che fi ragio7iiymolte CT uarie confidcrationi àfono . Ma
nonperò.fono quefle differei^ein tutto l'occhio egualmcntcxanxi in quella parte
folayche circodata dal bianco jfafcia & fta intorno a la pupillaXaqua^
leèuolgarmete nominata il ncì'o de l'occhio: Et da ^alcUnìpiu dottila ruota.^o
hanno adunque in aU cun' altra parte fuori che in qucfla^ la propria loro
hahhatione quelle diucrfita , onde ( fi come il perfo dal uermigliOo&
l'aTiurro dal uerde)fi dice uariare ^ ejfere diuerfo lun'hnomo da V altro nel
colore de gli occhiXhe lapuppilla e'lbianco(come chiaro &^ aperto fi
uede)pcr qualità di colorejn tutti quanti gli huominijono fempre quelli
medefmi: fen%a ha-- uerui da colui a quefi'altrOy alcuna uarìcta . Il nero
adunque folamente è quella parte che uaria: ma no gia^come e flato fententia di
alcuni non indegni dot tortane i cauallifolo & ne gli huomirti: ma ne i
cani anchorai^ ne lejcimic : & in molte altre jpecte di animali: S E C 0 D
0. ìT^ fi come noi diligenaemcìnc habbiam'o dfferudt(K T^le pure è differente
rfue[ìa parte, gli huonàm tra laro confiderandoy & luno ir^eme con T altro
para gonandoyma in im corpo medejimoyfecondo che egli o più. 0, mti.no.
annouera anni.fi fcorgono in lei non fìcciole differeu's^e.Concìojìacofa che
altro fia il co^ i^rc di qiicjla ruota^ injtn tenero & acerbo bambir
m:aUrOy inm .Imómo più maturo & fermo: & al- tro. al fine yin m di già
mex^: ^peruenuto a l[efirc tna uecchic^i^^ Ma le puppille neramente come ho
dt^ttOyTkcXa tonalità &.mlcQlore.no uariam gia:Ma foto rie là
qudntitay& nela grande'^ . Terche fa^ f ere conmenfiy cbje k.picciole.come
portano le yol-^ piyi Serpenti^ & le Scimieymai ne da maluagita^ ne da
caniuipmfieri, ne da ouaritìuyneÀapQco qgdir fhento^triSit uogliè che l animo
imgombr ano di qtic gli animaliynon pojj'orio jìare lontane naturalmente.,
Ma'comc che in tutte^lf maniere ^ le qualità rfè gli occhi y lapicciolex^ de le
puppille fia rea;eHa è peggiore affai , negli occhi bianchi er ulìuigni : EP.
pejfima poiyje quefti Hejfi fono concauiyfecchiy& tt nebroft: Ma in molti
doppia ani^pure in infinito ne crefce la fua malitia > fe con tutte le
conditionipre-^ dette.fojjero gli occhi macchiatiy& Jparft di alcune, punte
di uari colori Ma da l'altro lato la grande':^ %a de le puppille y poi
chetalìinquefla parte fono le pecore ei buoiy chepuote ella altro fignifìcare ,
che tardità di ingegno :groJfe'2^ di cerueUo:uanita:foffe rèntia:^ femplice
&ro7^ humanitafaccioche non V i L 1 5 i^U minore lei femhìanxafojje ne le
inuifibili paffionì de l'animo; che ella fi fia ne le manifefie conditioni del
corpo. In fomma^le puppìlle come tutte V altre mera braydebbono ejjere
j?roportionate:Et tali effendo^et giuflitiai& bontà buoni coHumi dimoHrano:
Do ue color OiCui d'altra guifii furono date da la natura^ eJr fconumatiy&
maluagh CT ingiuri ^effer e per ciò fi comprendono . tt [e per auentura alcuna
fiata aue nij}e(ilche pero fia di rado)che da uoifojjero ueduti chi le puppille
hauejjero lunge & ouali j oucro di ijualunque altra forma angularhbcne
& ragioneuo le è che fappiatey i naturali mouimenti de l'anime lo ¥oyCofi
da VefJeregiuHiy o buoni ^ od honefli trouarfi difcoflo;come daldieci^l'uno:
dalpefi), la leggere':!^ %ai& da la Brumali folSìitio del Cancro Jh{e punto
fate Hima che quegli altri più ui s'accoftino , chele puppille (tutto che de la
ifteffa forma ) nondimeno l'una ne haueffino maggiore & più ampia che Val^
ira^r T^el bianco poijfe ben non u'è partitamente dif feren%^ alcuna di colore
o di quantita^u^èpero intro dotta una certa diffomiglian^a^da la qualità di
alcu neuene che per entro ui fcorrono:LequaiyUermigUe^ moltei& chiaramente
uifibilieJfendOi mo^rano che la colera ahondi nel corpoiEt lo fdegn0y&
lafie re7^ r^e inanimo. Ma fe elle tantey& cofifolte^ & cofi grandi
fono y che in gran parte il bianco quafi tutto ne coprano Jlimat e pure che gli
affetti che con loro fi giungonoyfiano oltre ad ogni termine honeiìo &
diceuolefuribondi:Et fe con quefìa tale conditio SEC0TS(^D0 ne y fojjero gli
occhi tutti in fe od humidì 0 fèccht^ Vchhrcz^y con Ihumidita; & la furia
impctuofìffi-^ nta^con la fecchc^ credete che alloggi . Ma quan^ do il bianco
non in quello modo Jparjò di uene, an^} fia tinto di pallido liuidore , c^r che
tutta la quantità de l'occhio (come che grauemente) pure JpeJJb fi ma
myrnetteteloper certiffimo fegnoy diferma^^ tena xey& profonda memoria:Et
di buonifjlmo giudicioi Etinfiemc dipenfofayintellettuale^& contemplati^ ua
natura.Ma perche con maggiore diflintione pro-^ ceda il noflro ragionamento,
onde più facile ne fia parimente la ìntelligeni^a hauete a fapere che la ruota
degli occhi , laquaLe come difopra narrai Ha intorno a la puppilla,& è
circondata dal bianco j no può generalmente parlando , ejjere d'altro colort^^
che 2uno'di queHitire.Tercioche o eUa e tutta axyr ra: Et ha intorno a
lapuppilla alcuni raggi bianchi che a pena fi Jcorgono.llchefi come ftimoy
diede oc-^ cafione primieramete^che gli occhi tali che Cefii da i Latini furono
detthfoffìno communemente nomina ti da quel colore. Ouero che ella è
uerdigna:Et i rag gi che manifefti apparenti efcono da lapuppilla^ fono di
colore d'oroylquali non altramente leftanno dintorno ^che fi facciano ìfuoi
cerca la ruota de l'ho riuolo : Donde auiene > che elli quantunque uifibil-
mente da la puppilla fi partono > non cuoprano pero tutta la ruota : 2S(e
fino a l'ultima eflremita di lei che è contigua al bianco, pojjano peruenire^
Laqual cofa, non in tutti gli occhi tali medefimamente ; ma T ij TI \QL IBU Z .
, ih alcuni pìuy& m alcuni meno fi trouaXonciofiaco Jaycbe talhora i raggi
per poco di (patio lotani da ta puppilla finifcano: Et nota lafcino in queUo
modo^no f icciola parte de la ruota: Et alcune uolt comandino M punta loroyfin
ne l'ultima circonfer ernia di queU la. Et in cjuefla maniera quella parte fola
nota ne re -Jktj che tra le onde diro cofi , de l'uno raggio Cir de altro
rimane. Or aper che in quesìa forte d'occhi fi -fcoprono almeno due qualità di
colori.ynoii latini -imitando iUari li domandiamo: Ma i Graci da la bel^ lex^
loro tirati^ non per quel folo nome gli appella i rono; ma gratiofi ancbor^ li
dijfcro : Èt come che ^iu belli di tutti gli alttk co fi anchùranHntij di mi^
^cgUori affetti jhehbero opinione che fofft rò. Vultima :poi generale qualità
di queSìa ruota , è che i raggi ufcenti da la puppilla fiano cofi forti &
Jpeffiychela 'ingombrino tutta infino aia fua ultiirm parte: Et, alhora gli
occhi tali , fono addomandati neri : non perche neri fiano ueramente: Che an'^
da uicìno fifo miratijfi fcopre in loro il colore giallo: Etprov ^riamente ad
oro fimile . Ma perche di lontano y jion co molta attentìone guardati^ fcgliono
ne la pri ma uiSìa fempre hauere quella apparenza • Ma que He uniuerjali
differenT^ lafciamo : Et d'alcun aU tre , che più particular mente fono negli
occhi ua^ ri , Jegiiitando diciamo . In alcuni de quali , ne /V- firema parte
de la ruota , laquale come la carne a la peUe.è congiunta al bianco de
l'occhioyucdefi talho^ ra uno cerchietta nera : xiuando ^ uno bianco: fpcjjìà^
» * SEC071D0. ir^ uri^altro-^aguìfa d'oro lucido & YÌjplendentc:Etal^ cune
uolte^uno uergato di più colori come Inarco ce-- IcHe ♦ De la nerex^a^ ne h
cagione la ftccita : Et la ^hondan^a del muninconico humore . // bianco^Ja
humìdita & da phlegma procede. T^afce lo Jplendo re yda punta di
fangue.Etlauarictaylafua origine ti ra da lo eccejjò di quegli humori yche per
cjutjie re^i gole ejfere ne gli occhi fi intendono: Donando tutta^ uia il
Uerrhigtio accefOj ouero ilferrigno^ol rugino foyfe in qucUa mefcolan'T^ u'
hanno di tai coloriy a la fuperfluita de la colera. I primieri,non fen^ cagio;-
ne luuidiofi & maligni pojjono ejjer e giudicati:! fe^ condì , uani &
bugiardi : T\[e hanno per ordinario molto acuta uifla. I ter7^Mbidinofi:Etgli
ultimi a la fine golofi 0 inteperatiMa fegno alcuno di colera^ hauendoy&
priui medcfmamentc effendo di humi ditajnfiemecongli affetti predctti,il furore
aggiun gereft conuienese ueramente la fecchei^ con l'hu more cambiafiinOy&
magnanimì^& fortiy& uera^ ciy& giudicìoft fartbbonoMa oltre a
queflo^non pO, co di afprexi^ neglifdegni ritenirebbono: Et drie^ io a tutte le
cofe Peneree,fcmpre uanamente fi per derebbono . Ora perche(come difopra
alquanto ne toccai breuemente)non pochi fono quegli huomìni che portano negli
occhi impr effe alcune punte di ua fi colorijragioneuole flimopria che d'altra
cofa aU- cuna fi trattiyle fignifìcationi di queflc apertamente moflrare. Et
come che generalmente in tutte le qua lita degli occhiale punte ^ le macchie
fian reefpur T iij L I B re nondimeno di gran lunga fono peggiori negli oc chi
bianchi & uliuigni: onde coneJJòlorOyi tradimen tiylejraudiyle rapinerie
maUtieyla f^gacitayCt U sfrt nata temer itayfempremai fi congiunge. Ma fe ne
gli occhi nari alcune poi ce ne hauefiinoy la roi^'j^a ne lo intelletto , &
la ajperita la {piaceuok7;p:;a ne i cofiumijcertamente fi menarebbono
appreJJòéMale fanguignCycheper entro agli occhi neriycome le fiel le nel Cielo
y& ne i prati i fiori uederete fparfey non altramente hanno gli affetti
loro maluagi che IOt leandro CT la Cicuta;& l'Orione e'I tempeflofo jir
turo fiano foliti hauere.Oìide fia fempre bencylo flU mare che da homicidijyda
dishonefia Ubidiney da fi-m mulationiy& fopra tutto da aUutia nel fapere
cela^ re i fecreti del cuor enfiano da ogni tempo feguite ^ Quelle altre poi
che di pallido &fofco colore mac-^ chianogli occhiyfanno forgere ne l'animo
uogliayche tutti gli huomini un fol capo hauefiino:Et quello(co me dei Bimani
diceuaCaliguld) uedere pofcialor tronco. Et a quefia fi grande & cofi fiera
malignità^ fi unifce naturalmete lo appetito de le cofe impofiibi li: Et la
inuefiigatione (benché a cattiuo fine) degli accolti fatti de la natura &
de gli huominiMa non rcflo ^damantioyilche da noi certifiimo se ritroua tOydi
mettere non meno infieme con quefleil timo-- re;che con le fopr adette il
furore fi flia.Ora concbiu dendoyin fomma affermo che le macchie tutte degli
occhiycume iljuccidume & le lordure a ipanni,tol^ gono a l anima la nette^
& lapurita.Ma jper di^ SEC0T^D0
fintamente bora di tutte L'altre qualità del colore de gli occhi narrare
ydouete hauere in mente ycbe ne i tenebrofi & ofcuri , u'babiti di
continouo qualcbe fnale:& qualcbe Tirana & borrenda fciagura. Iqua li
poi [e infìeme con l'horror e & con Cojcurita ante detta fcccbi & aridi
fojjìno, tanto più certi tejlimo ni di perfidia & di infedeltayne
uerrebbono ad effe rei Et fe co tutto ciocia picciolc'j^ anchora conefjò loro
fifoffcytanto meno di cagione bauete di douere lor fede prefiare: Concio fia co
fa cbe di fraudici ma lignitayditradimenth& di inganni fiano abondan^
tiffmi. Quei foli , tra tutti i tenebrofi alcuna parte hanno in fe di bontay
che di conucneuole grandex^ dotati ypiu cbe mei^namente fono bumidi. Quegli f
foUecitudine & cofìdtia;quefìiyConfideratione & do edita; Et quefli
ifleffureligione & timore ne l anima impartono: Et del core la liberalità
de le radici fue^ gliendojn uece di leiyO lauaritiayO la miferiayod al-- meno
la parftmonia ui piantano . Ma fcmprefgene^ Talmente parlando) quefla tale ofcuritayfi
tiene con-* effolei la perfìdia & lintemperantia:Laquale tanto e maggiore
& più crefcCy quanto più fono borribili & ofcure le tenebre. Da l'altra
parte gli occhi lumi nofi & rìfplcndenti , come per la qualità del colore a
i fopr adetti fono contrari ; co fi ne gli affetti cbe loro die per compagni la
dìuina natura , come viete a la Libra , CT al Boote il Canopo , & come il
Sericano a VlberOy& a l'Ethìopo il Scitta^fono co-- me fi dice distanti per
tutto il diametro . Onde , & LIBB^O Z di grande':^ & di eminentia
l'altre buone condì'* tioni haucndoyfono fen%a alcun fallo yuia più che tut ti
gli altri difiderabili ^ T^e fogliono altro di incom modo hauere conejjoloro ,
e/fendo tuttauia fi. come quei di i Galli lucidiffimi , & ardenti di puro
fpleìi^ dorcyfaluo che la iìicontinentia & la libidine :Ondc^ fia jàno
configlio y il non commettere quelle femine a la guardia loro > che caHe
^pudiche difideriamo che uiuano : altramente con la paglia il fuoco, e'I Lupo
con l'ugnella, tardi & con noftro dannOy a la fine ci auedremo di hauere
infieme congiunto . Gli occhi uariy che grandi & rijplendenti &
humidi/ia noconueneuolmentey diforte^i^ di corpo^di graUfr. de.':^
d'animoy& di ualorey& di ingegno prejìanò fede: Et a quei fi ajfmigliàno
, degli animofi Leonia ^dele fiere àquile. Ma fefofiino grandi folamen te più
de l'hone^ìo, & lucefilnoy CST mouejfmfi nel ri mirar ey come quei fanno
degli huomini acce fi d'ira eìr di J degno y& Uefiìno le palpebre loro
molto lar^ ghe & apertcycon uerita fi potrebbe dir'eyloro ejfe^ re più di
tutti gli occhi tri§ìijfmi:fi come quelliyche a i Lupìy & a i cinghiali
portando fembìan^a , non potrebbono da le maluagie uoglie di quegli anima^
iiycffere lontani giamaì:jtn%i di crudeltay& difie^ reT^y & di rapacità
9 di molto gli uincercbbono • Se uer amente con la picciolei^ uibrajjino , /
mali-- gni &frodolenti cifcopririano.-Doueco lagrande's^ %a y ci dariano
manife§ìo indicio digolofita, difoU Ha , ^ di fciocche'^ • Ben è ucro che gli
occhi in SEC0ISI D 0 tty ^itetia guifamouemifi i ne per humìdìtay ne per
grandei^y ne per jplendore , dal medriocre CT ra^ gionemle flato partenti/i ,
e^r con tutto queHo Uca ti ejjendo & brilLant'h dimofirano eccellente &
ra^ ra alte']^ d'animo : altero CT inuincìbile jpirito , Cìr ardentijjimo &
ineflingmhìle difiderio di gloria CJr d'honore . Ma non crediate pero , che per
que^ ^ìe fi buone & fi lodate conditioni y manchino da r altro lato o di
fouerchia arrogantia : &nel uan^ tarfi majjimamente : onero di cbbrc^a :
& di ira sfrenata CT impatiente : Et del corpo parlando , di ejfere da
lepaffioni del morbo caduco di leggiero ah battuto.Tali (come fi troua fcritto)
furono gli occhi del Magno ^lejfandro : In cui le qualità primiera mente dette
, lo fecero empire di fuoi triompbi eSr* di fue uittoric , le parti Orientali
tutte del mondo : £t le feconde , a" la uccifionejct .Jpinfero di dito
Calliftene : & a l'incendio de l'antica Citta di Ver-^ fepoli . Or
finalmente adunque , & per ttniuerfatc conclufioncy tutti gh occhi che
uibrano y come fe jat tare uolefiino fuori del capo y hanno fempre in com^
pagnia loro , qualche tritio uitio : Et qualche grauc & biafimeuole
{celeraten:^ . Quegli altri poi y ne i quali il rifo CT il piacere albergay
tenendo con la feù. the'xj^ infìeme y le palpebre cofi me'xo chiiife , & guardando
come qui sufa a dire difotto co'7;j^y non fono àegni inuero di lode alcuna : Et
meno anco que gli altriyche con tutto quello fono concaui anchora^ \An'^ &
qneHi & quelli y uanno fempre qualche 1 L I B B^O ria malisagitafabricando.
TriHo è parimente il foy fe nel fronte y ne legate^ & ne le ciglia, uba uno
certo tremore : Et più cattino poi yfe chiudendo & aprendo jpelje fiate
lepalpcbre, mirano intentamen te: Et triliiffmo al fine, quando di loro natura
Han no gli occhi aperti(fmi.^lhora neramente il rijò ha meno in fe di
trifiitia, che egli comolta humiditade è congiunto : Ts[e fuori che uana ór
fciocca fcmpLici tay ór non potere fojferire i dolori, altro di male gli. fi
può attribuire. Ida fe con quefto humore lepalpe braflejfmo tefe , ór molle il
fronte, ór molli fofiino queHe parti qui intorno agli orecchi, ciafcuno uitio
in tutto da Ce difcac dandone , fi rimane il rifo in compagnia de le uirtu : De
lequai, lagiufiitia rende gli huominifimili a Dio : laprudentia , gli ammae^
Sìra: la amoreuoleT^ la pietà CT la manfuetudine > li fanno cari ór grati
ciafcuno: Et la magnifìcetia al fine,il difìderio de la gloria & de Vhonore
nel petto gli infilila . Ma per contrario gli huomini di fiera Órpauentofa
guatatura , hauendo pregni gli occhi diconueneuole copia di humidita,fono
penfofi natu^ talmente & ingegnofi . Doue fe la fecchcj^ infie^ me con la
ferita de lo fguardo fi accoppia , alhora Ibene in male , l ingegno in malitie,
ór li penfie-^ iri in dijperatione in un tratto fi mutano : Et fe con tutto queHo
, ajpra la front e, gli occhi fermi , ÓJ* ritte fofiino le palpebre,
incrudelifcono ne la feroci ta de le uoglie; ardifcono a qualunque imprefai
Ts(e finalmente^ alcuna cofa non tentata lafciano . Et poi S E c o T^D 0. llS
che m'è auemto di fare bora mentlone de Ictferme^ %a & rigidità degli
occhia da quejio non miparten doy hauete afermarui nel core , lei ejjere aperto
^ manifejlo fegno^di maluagie & trifie offe tt ioni ehm fe & occoltenc
ranimo.Magli miuerfali lafciando, er ne iparticulari col parlare entrandoygli
occhi in queHo modo fermi rigidi & fifii^ inft eme con llm^ miditayil timor
e-ycon la fecches^x^yld menticaggine; 0 con la pallide'^y lo Hupore
argomentano. CoU ro poi che con la rigidej^ leuano altamente le ci^
glia^aprendogli occhi come fe per efii rejpirare uo^ Lefimo y fono [degno fiy
crudeli^ imprudenti^ maligni ^ CT Jìoltamcnte faui . Ma fe col rigore fono gli
occhi grandi & di colore uermiglioy infatiabile nehlaga la'& sfrenata
& ardentijìima la libidine.Et fe con • quefioy hauefiiuo le gote ma certa
fijfura, non fi de ìlare in dubbio che la sfacciatex^y la ingiuHitiaM
infatiabilita (per cofi dire) & la dijperationcy CT h mala cotentc
j^yfempre co i predetti affetti non ua dano.Gliauarh & di continouo a i
guadagni &for feale rapine intenti da gli occhi piccioli & fermi fono
moftratidqualife medeftmamente tra le ciglia il fronte crejpajìinoy o fia che
per natura molte grìn c(e n'haueffino , frodolentifiimifopra tutti gli huo^
mini ne farebbono : Et fe con tutta la per fona an^ dajfmo chini & piegatiy
che ladroni fojfino & fom- mamente colericiyconofcere douerefle.Ma fopra
tut to y Vamicitia hauere non ui curate , & hauendola, dilafciarla cercate^
di coloro che ^Hocchi uliui< 1 l I B
j^niy& rigìdìj & ofcHYÌ portano ne la teJlaiChe fem i
preingannatorij& nel malfare & ne le graui [cele | yatex^ifuegliati
& fremii li troi^ercte: Et non /o- lo dilettaìitifhnm procaccianti anchora
le nnferiej.e -calamita, & le rouine degli buomini. Tale fu ne di fuoi^ne
fino ad bora da la morte di lui molto di tem- po è pajfatOyun giouene di non
picciolo affare in que Sìa Citta: llquale col fuo fine borribile & pauento-
fo^con danno difej& utile di chi u' intende & appli ta l'animo,
IdUerita di qitefìa dottrina pienamente ci confermo. Soli gli occbi filfhche
piccioli & burnii di fiario.infteme con la fronte priua di rugbcy & con
le palpebre mouentifii, tengono in fe qualche cofa di buono: Quando certo
fappiamo , che da queUi uie^ ne come l'ombra da i corpijC amore uerfo le
lettere: m la éruditione.eH caldo defio del fapere . Ma fi come a coloro che
gran tempo fono Hati nauigando per Valto mare , quando fi auicinano a la terra
, uiene loro un certo odore che lei benché non ueduta pale^ fa; cofi a me
quantunque con humili uclcdifcorren-* te per lo pelago de le dimo^lrationi
degli occhiai fi fentire il propinquo lito : Conftderando che de /r quattro
auerten'^ che in loro diffi douere effere ha mtCy ciò è Informa , il fito , il
colore, el mouimen- tò , le tre lafciatomi dritto a le Jpalle , per affai
difpatio ingolfatomi ne la quarta non poffa quel luo go effere molto
lontano,doue la Hanca mia nauìceU tii,/e tale fu il fuo deiìiìw, de la durata
fatica fi po^ fora. Ora adunque Jeguendo , dico che gli occhi, che S E C 0 T^
.D 0. irp con fretta fi mononoy più negligentiayche faccende ; fili
perfidiaychefedt ; più fojpctto , che fccurìta ; cr fignijicano a k fine ypiu
che tranquillila y perturbai tione. Ma color q che con gli occhi infiemc le
palpc^ bre hanno mobili» mancano il più de uoltc di grath* de']^ d'animo: Doue
quegli altri che girandoli (ian no con le,palpebre ferme , diuengono ne le
aduerfir tay animofirne iperigliy audaci''^ ne la dijperatio^
neyConfidtnti.J^^er contrario chi gli occhi tardamen te moucrèpegro ylentOy^
dipocojtnno: Et cori fa^ tica fa cominciare alcuna cofa: Et coniinciatolaycon
maggiore difficulta fe ne fa rimanere i.,Gli occhi fofchiyi^^ da l uno lato
& da l'altro raggiranti fi pre diamente y fono paT^xi & inutili:!
grandi & trernan tiy a r^bbrex^i a lagolay a la tarditaya lo Uupore^ a
laiioltìtiafqno incimati. 1 piccioli & bianchi & a lo ifiefjo
tremorfottopofliy agliirjgii4fiiy sfacr ciati y & infedeli conuengono :
procuranti V altrui male: Etuiuenti de le altrui mijeriè. Et fe nerifof^ fino 0
iwiy in tutto le rnedcfimefignific adoni hau^- rebbono : fe non in quanto ,
^ucjìi più imprudenti ^ temerari ; Et quelli , più sfacciati & difdegnojt
farebbono. Gli occhi che ondeggiano a laguifadel mare , uolano a piene uele ne
i piaceri & ne It cofe amorofeima pero non ingiuftiyne maluagiy ne di rea
natura^ ne lontani fono a le Mufe e ad apollo. Va^ frirfi e7 riferrar fi molto
Ipejfo negli occhi , ei dee con iejjempio del Barbaroffày già Corfaley& al
pre fente I{e d'Mghiere , ^ Capitano de le armate d§ L 1 B J^ U Turchìy àe ì
rapaci & degli infidìofi rendere accor ti • JqualifacUmente cimlunque arte
& qualunque difficile cofa apprenderiano , & in fomma aftuti &
ìngegnoft JarianoJ?auendo entro negli occhi abonde Mole copia di hmidita. Ma [e
la pallidezj^ col tre- more uifojjcyfarebbono dal [acro morboyod almeno -data
uertigine moleHati: Et lo acume delointellet tOy e7 raggio & lo jplendore
de lo ingegno y& fofco f2r rintw^ato ejjere in fe fentendoy& in [e
medefi-- mi fcontentiy& ad altrui uiuerebbono ingrati. Que gli occhi che
nel chiuderfi in qucflo modo uoltano U fuppiUe a Vinfujby già mi par e di
ricordarmi di ha^ uerui detta^ che molta libidine , & poca prudentia ftano
nfati di tenere con ejjo di loro; Ma fe non in fu fo fi uolgonoyan^i dritti cr
fermi rimangono yhaucn do conueneuole parte digrandezj^ydi fplendorey&
4^hmiditay& infieme la fronte fcn^^a ruga alcuna^ non ci reiìa(fe agli
occhi foli guardiamo) cagione Ónde non habbianoad effere religiofi ,
prudenthua^ ghi dfintendereygcntilis & fopra tutto amoreuoli : Voue
Vhumidita con lafecche's^ cambiandoylafcia te le buone & le honefie
affcttioni da una parte ^ & in luogo di quelle qualche rio &
abhomineuole pen fiero tuttauia trauagliandofi ne la mente , dricto a la
ferocità &ala ingiufìitia , trifte & ferine uo-* glie yfi
abhandonerehhono in tutto , Et effendo que^ Ha tale ficcitaycon la aj^rei^
& con le grinte del fronte accompagnata , & col raggiungimento de /e
€igliay fUr €on la durc'Sf^ de le palpebre^non cono^ SEC01^D0 ^ Ilo fce la
audacia loro alcuno ri/petto : Et la fiere^j^ t con fomma difficoltà fi può
re?idcre manfueta & humilcft<lu\ladmcno fi come i Dei con gli incenfìxo
uotiy& co [almi , cofi cofioro lodati riueriti & pre^ jentatiy fi
mitigano & tornano humani . Gli occhi molto aperti, Hcbe alhorafi intende
yche & difottQ e^r di /òpra tutta la circonferentia de la ruota fi pof fa
uederCy & oltre a quella anchora fpvjje fiate uno cerchietto del bianco^
ejjèndo fermi humidi^ ofcH rii^ hauendo piaceuole guardatura^mcmno per or
dinario in loro compagnia & bontà & uiuacita & fronte'z;z^ di
ingegno: Ma (e Hhumort con la ficcita^ & con lo fplendore Vofcurita
permutajfino, CT non^ dimeno con fe§ìofo& lieto & chiaro [guardo miraf
finoydifomma sfacciate'T^yet di cftrema audacia ci fariano fegno.Ora fe dritto
e§ìimoy?ion mi pare che degli occhi parlandoyaltra cojà alcuna ci reSìi, che a
dirla mi fia neceJfario:per tanto fe cofi confentìre tCy altro foggetto donando
a le mie parole , procac-^ ciaro di menare a fine & terminare queUa fatica
; onde io fio in fojpetto che a me ne fegua molto di perdita & di molefiia
: Et uoi fete certi che niuno forfè yod inuero pochiffmo diletto od acquifloyue
ne debba uenire . Se la natura , rijpofe prefiameute il Qurinì, è quella che
cofentìre iluipoffa, niuno ere do farà tra noi di fi dura mentCyche ardifca a
negar louiiMa feinfinitiifonotutto'lgiorno prodotti da lei^ cogli occhi altri a
queftas& altri a quella parte, alcuni in fuf0}& no pochi
ingiuforiuolti}come uole te che p offa acquetar fi lo intelletto nojlro , non
ha* uendo di tante diuerfita^pure uno foto motto intefo da uoi^Lauate aduque
quella picciola noia che uap fona il difìderio noftroycon l'acqua dcla grande
hu tnanitade uoHrac^ Et al dijpiacert che Un uoi,amen ^àte nonfolo conia
confolatione^ma col giouamento anchoragrandiffmo che ci date.^lhora lo Spagnuo
loyaffai joggiunfe mi credeua di hauerne^detto^quan do cercai di perfuaderui ,
che jenxa là maluagita de l'animoyi uiti del corpo nonpotejjino Hare. Ala poi
che pure fete fermati che più partitami te fe ne hab hia a parlare > io
ftudiando di compiacerui , mio mi ingegnerò di fare il uoftro uolere.Quindi il
ragia namento fuo ripigliando , cofi feguito . Fariamcntt come piacque al
CicloyCterno feme di noUre uìte^for^ fio gli occhi de huomini torti:
Cociofiacofa che talha va uerfo l'homero dritto , fì^effo mirano contra il
/iniSìro:Et alcune uoltCy quajfi che amìnedue accendi najfero al nafo , fono
uolti al dì dentro : ÈtTuno al contrario de l altro . Et quando oltre a ciò fi
ficcar: no fiotto la palpebra di fopra : Et bora in quella di [otto fi
affoggano • Lequali differente , tutto che babbìario una fola-c^r fimile
fignificatione di trifìi movimenti d' animo y nonauiene peroy che tra lo-- ro
non uadano in qualche parte dìfiomiglianti . Ma quello che confufo ^mefcolato
ubo mejfo dinan-^ bene è ragione che per più ferma ìnteiligenxa di, uoi.ue lo
fcpari alprefente^& ue lo dìflingua. Quei primi adunque che la delira parte
rijguardano , la pa:^ia. SECOT^D0 pao^aja negUgentia, & la menticaggìne
hanno ui dna: Olici che la fmiUra^gli adultcrijyla luj]ìma^^ la ardente
libidine : Et quelli che accennano al na* fo y le beffe , leìgermìncUe^ &
le berte. Onde pro^ uede in quello modo la fauia natura , che i Brunii e i
Bujfalmacchi , rifo & dolce':^ de gli huomini , per rattemperare t
amaritudine eH dolore de la ui^ ta y non uengano a mancare giamai , Meramente
coloro che di tale maniera portane gli occhi , fono peruero dire j il mele e' l
condimento de thumaìia confue t Udine . Ejji tuttauia faceti ^ con eia fc uno
pia^ ceuoliy & fempre motteggiofi & feHtuoliy& grati ^ amici di
continouo a l'amore & a legratie , cìr uiuono in fe medefimi , &
aue^^yio altrui a uiuere la uita foauemente.Ma feperauenturayalcunigli oc chi
auenga che torti in quefl' ultima guifa^ ^ jecchi infieme , & fifsi , cìr
aperti gli hauejjero , ejjì da le grafie & da lo amore abbandonati, le
pfaceuole':^^ 'X^ in trujfe , i motti in oltraggi, ^ le facetie in uiU lanie
conuer tendo, negiuUitia ne uergogna non ccì nojcendoya le maluagita era le
triUitie reflarebbo^^ no in preda. Et a peggiore conditione anchora ucr^ rebbono
, & la audacia & la ferocità cH dejìo del malfare accrefcerebbonoyfe
gli occhi non rigidi ^ fijfi y ma tremanti & uaghi tenefiino . Quei poi che
l'occhio dritto ne la deHrapartCy e' l manco tor^ corto ne la finìflra, come
fono nel corpo d'ambidui gli fior cimenti partecipi ycofi lapa^S^ia & la
libidi ne r affetti che loro feguono^ne l'animo hanno con^ t L 1 B U
giunte.Bcnfi de però fempreja maggiore & più po tente fignificatione,
donare a Vocino più torto: Ma ejjendo egualmente queflo uitio ne l'mo come ne
L'ai troyii finiftro ne le f emine , e'I dritto nei mafchifi ha daprcporre . Ma
quando non da lato(come «tr duto habbiamo ne iprec€denti)an7^pd in fufo od in
giufo è lo fior cimento , tanto alhora più di malitia crefce ne i mouimenti del
core^ quanto meno di heU Ici:^ ne Icluci [cerna del capo.Di che douend io dar
ne partite regole , dirò primieramente che coloro che tengono uerfoH fronte
rìuolti gli occhia il male caduco ne le infermità del corpo ; & la libidine
y la golofitay ^lebbre^i:^ in quelle de l'animo ; & ne i j'entìmentiyhanno
per loro proprio loflupore & la torbide':!^. Et [e queUi occhi tali fi
mouejfma con un certo tremore , non ne può ejfere lontana la epi^ lempfia : od
il morbo caduco che fi foglia dire . Ma quando non tremanti^ma di liuida
paìlide'Z^ foffe- ro dipintiy non ajpira & non attende ad altro la lo^ YO
ferina crudeltUyche a mortiM uccifioni& homi cidi^^e poi grandi fono &
uermigli, a igiuocatoriy a gli effeminatiya i dishonefliy&
incontinentiy& go lofiffimifi conuengono. Coloro poi che per contrario in
giufo portano giratigli occhi , & come ajfogati fìr fommerfi ne le palpebre
di f otto yfentono credo non fen%a noia , fe hauere da le medefime pajfioni che
quei che in fufoy eH corpo & l'a nìma perturba ti: Se non in quanto che Iodio
& lo fdegnojpiu lun gamentCy& con più duro & ofiinato affetto
ritengo SECONDO. I2t tto. T^e d'altro mo^rano d'ejjèr uaghUne d'altra co fa
tanto lor calcy quanto the trauagliarjì in tutte le loro operationiycon
feluaggia & roT^ & aJ}^rafero, ctta. Ma fetalbora alcuni uedesìe che
l'uno occhio al Cielo y^ l'altro a la terra uolgefiino^tr emando in ambiduiy
& Hringendo le ciglia^ ^ molto JP^JP> ref^irandOife direte che il morbo
caduco fia in loro, fe non in atto^almcno inpotentia molto propìnqua^ fempre
del uero nuntij diuenirete.^lhora il Giglio, chiaramente difje s'è da noi
comprefo per le uofìre parole^quafi pel lume il colore^ ciajcmia diffcren'^
c'habbiayO nelfito,o ne la torcitura degli occhiMa ptrcioche non fubito ogni
cofa b bene che non è ma^ Uy ne e uirtu non effendo uitio^ne inferma tutto ciò
che non fana, uorrei che intorno a le predette quali tdynon folamente ci
dicefte come non hauefflno ad ef fere gli occhi:ma più tofìo come effere fi
douejjino . La concauitaj l'eminentia, ne conofciamo: ma il conueneuole loro
HatOy non peranchora fappiamo . Leuerita de torcimenti ci fono palefi : Ma la
nera forma de la drittezza ci rimane accolta . Dateci adunque uoi , che
lefofche chiare,& le cofe dubbie certe folete fare^ una ferma regola onde
habbìamo ad intendere la giuHa qualità degliocchiillche non meno fi conuerra a
la uofira cortefia nel come pia^ cerci.che fia diceuoleala dottrina ne lo
infegnarcL ^n^T^i rifpojè il Confolojla cortefia non mìlafoia in^ fegnare a più
dotti: Kle la dottrina confentCy che di do che non pojfo debba compiacere ad
altrui. Onde il H U Gìglio di mono yuoi potè do foggimfe.cì farete pia cere: Et
cofa a tutti noi moftrerete^che non ci e nota. Che già cofi ingiuri non
faremmoyche di cofa ui pre gafiimoyche tifarla non f offe in uoflra baliaiT^le
cofi imprudentiiChe ciò che noi fapeJiimOidauoi che non ne haue^le
cognitioncy^ìudiajfmo di appararlo . Et loSpagnuolo alhora, duro pefo cercate
dijfe di im^ porre fopra di medlquale io non fo come mi [peri di poterlo regger
e:Klp hauendo in tutti i libri de i paf fati dottoriy letto giamai cofa alcuna
che mifoUeui^ ^ulladimenofe la uoHra aita mi promettet^^y io co ejfouoiy come
fedeli cT amici conftglieri , de la ejpe^ ricntia che lungamente ne ho
fattOydomandand oue ne cofiglìo ragionerai jperando che piacendo hora a uoile
mie nouelle offcruationi , elle tanto debbiano acquiHare di auttorita y (he nel
tempo auenire^pof fano anchora a i difcendenti noftri effere careXt poi
incominciando j cofi fegmò.Mhor a credete che nel fito degli occhi debbano
effere giufii^ne punto oltre^ al douere o rileuati.o bafjìyche da la efieremita
de i peli de le ciglia ^ fino a l'ultima eminentia dei pe- li de le palpebre
tirando una linea ^ouero con un fil mfurandoytrouerete la predetta linea ejjere
diritta, circolare: le palpebre più de le cigliarne queflc più di quell'altre ,
o ritirar fi in dentro o ^ingerfi in fuori . Ma quando o le palpebre
foprauan^ano a le ciglia y ouero che elle ne fono più baffe , eminenti nel
primi) cafo , & nel fecondo, caui effere fi dicono gli occhi . Et tanto più
o di queSìi o di quegli afftt^ S E C 0 T^D 0. ti ejjere pìen'h quanto che la
eminentìayOuero la con cauita ne e maggiore • Vada adunque nel primiero affetto
lo [guardo uoHro ^ fen^ia altramente Uno . compafjb affettare ^ mirando
giudiciofamente o le palpebre & le ciglia : onero [e più u'aggrada( ilcbe è
tanto però)la fommità de la carne del fronte qui fu hìto [opra degli
occhiy& la fommita parimente di quella de le palpebre:E'l fronte più di
queHe^ o quc he più del fronte ueggendo ali^arfhfecodo la propor tione del più
& del me7io, Valte%T^ a gli ^ fini od a i Buoi y cr la baffe^i^ degli occhi
od a i Leoni, ód a le Scimie rafomigliate: Et in quefìo modo o fcioc chio buoni
, o prudenti o malitiofì giudicate gli huo mini.Ora ueduto adunque quale fia il
giù fio CT uero fito de gli occhi, da bora inan':^ cerca il torcimento CÌr la
dritte^ loro, & cerca l'apritura el chiudi^ mento , poi che cofìuolete
ragionar emo . Gli occhi che fermi flando, hanno nel mexo a punto di loro la ^
puppilla dritta , ne più da tuno lato che da V altro fi ci fcorge del bianco
apparere, mancano certamente di laterale torcitura . Et quei, la cui
circonferentia eflrema de la ruota^cofi ne la parte difopra comein quella
difotto,è fempre da le palpebre coperta, non effendo ne ad alto ne a baffo
riuolti,drìtti fi debbono domandarcele più chiufi od aperti fìimare,che con
uetieuole & giufìo fi fia .Ma quei che me%a o più cori le palpebre tengono
occupata & nafcofa la tuo a, come che egualmente da ambedue le parti , più
nondimeno fon chiufi , che la ragione, an:^ che , j L 1 B A. 0 la natura
commmemente fia ufa di comportareiOn de i triUipenfieriyO l trauagliare
tuttauia ne V ani- mo cofe horrendey hanno fempre in lor compagnia. Quegli
altri poi che per contrario moflrano tutta in tiera la ruota y & con effa
infieme molte uolte uno brcue cerchietto del hianco^peccano d'altra parte in
troppo apritura : Et a la adulatione > a la letitia de r animosa le
bugie^& La uanita fanno perpetua [cor ta. Quei neramente che non da ogni
banda [coprono il bianco y ma folamente o di [opra o di fottoy cr guanto da Vun
lato di queUo pale/ano , altrettanto da r altro ne afcondono de la ruota y da
niuno credo che porti occhi in fronte & in capo fenno , dritti debbono
effere giudicati : ^uenga però che in alcu^ ni il torcimento fia co fi poco ,
che non pure il fcnfo ncla prima uiHa noljentaima a gran pena conmol to
anchoradi attentionepojja comprenderlo: Ma no per ciò ui mouejfe a doucrli non
torti crederesti «e- dere che molti fiano coloroyche ne la parte inferio- re
degli occhi^nun celano alquanco di quella bianca humiditaycheper nutrire &
temperare il fuoco de lapuppillayui ci ordinò cjpofe la diuina ^ fauia na tur
a:per eh e più proprio è de la moltitudine di accre fcerCyche di fcemareil
uitio: Et oltre a quefìo y cia-^ fcuno fa che fempre trai poco eH nulla^come
che pie ciolaypure ci ha qualche uiucrfità.^dunque non do ucte in tutto dritti
credere che fiano queiì'occhi : quantunque cofipoco come ho detto ?ie paiano
tor^ ti Jquali forfè in tanto numero ha uoluto produrre S E C 0 J^D 0. 124 la
natura y perche col difiderio de le cofe Veneree^ . che tanto e Loro naturale ^
proprio^ quanto a i cS trari e la follicìtudine e ipenfieri^fojjero come fojìe
gni de Hjumana generatione . 7S(e altramente fola ^per quefia ragione^fono come
ftimo da lei tra morta li creati : che fiano dal prudente capitanOyper le fir^
la cr in ciajcuna parte de refcrcito , difpoiìi alcuni huonùni di notabile
uirti4:accioche col ualorc & con reffempio loroyficurei^ falute apportino a
tut^ te legenti.Ora dapoi che in quefio modo ragionato hahbiamo di tuttofi
corposa giù da i piedi comincia 'dOy& fu montando Jin ne la teHa, quattro
fole cofe ^mi fi parano dauanti per ejjere dette da me. La qua lita^& la
quantità de ipeli in alcune parti de la per fona: La uoceùl mouìmentoii^ la
ftatura . De lequai 'fornito una uolta di far parole^uoi d'udire , & io di
fauellaregiaftanchiyripoJeremo.Dico per tantOychè gli huomini molto ricci ^ ne
i capelli crejpi , man^ cano rade uolte per quello fegno di fraude & di
tìr> more:Doue quegli altri , cui diflefa & ritta chioma donò la
naturarne coflumatiynepiacenoliyne faui e/1 fere,ne buono ingegno hauerc
pojfono in alcun tem^ po . similmente la molta jpejfe'^r^ dei peli ^ de le
fiere è propria:Et,la rarita^fen^j^a maligno & ingan neuole animo con
difficultà fi ritroua. La tenerci^ anchorayha no fo che difeminìle er* di rio:
7^e però la dure':^ y fi può credere buona & uirile : ^wc^i più tojloy^
beiliatey& feluaggiay& afpra y & ro^ '^.lefipuo dire . Dunque fe
queftieftremiy tengono • • • . LIB1^ 0 xome fi uede , tutti qualche difetto ,
bene è ragione che per cofa certa ci fermiamo ne l'animoyqucllofia to che
temperatamente de Inno CT de l'altro è par^ (tecipe^ejjere (opra tutti gli
altri perfetto: Et nel cor po belle-s^a cr leggiadria^ 0 giuHitia accrefcere ne
l'animo & intelletto. Saranno adunque i peli che lati depoffano
meritaréynohYtcci o diflefiyma inanellati: non rari o folti^ma mediocri: non
teneri o duri y mei conueneuoli.Et alhora quel tanto di bene che da lo^ ro ci
può ucnircychc in uerita non è molto , intera^ mente confeguiremo/QUeHaela
fomma adunque^in uniuerfal parlando di tuttofi corpo: Ma partitamene tey &
fole per fe fiejfe le gambe tutte folte di peli , ne l'ingegno ro%e'xi:^^&
ne l'animo importano fe- rita.se neramente la parte loro difopra folo è pelo^
fay& nuda & polita quella di fottOypartitaft la ro^ is^'^M ferita fi
rimane : Ma quando per contrae rio à le cauiglie intorno haìino molti peli y
come à i lafciui becchi furono dati naturalmente y tramutafi élhora la ferita
in libidine: Et confciocca uanafim^ plicitàybene bufata di far fi compagna. Le
cofciepoi e ifianchiy& tutto intorno a i ge?iitali ingombrato di peliyfe ci
gioua di credere a GalenOyardentijJima lufjuria dimofirano:Ma tale per òy che
previamente fi fatij:Et di nuouo anchora in un tratto riacce fafi » cerchi
uouellamentc di ejìinguere il fuo fuoco ♦ Ca^ loro che in un proponimento non
fanno & non pof» fono lungamente fiar fermi , & fono tutti nani &
lafcwii abondm & nel pmo & nel nentrc di mi SEC0T^D0 . ti peli: Ma fé nel petto filo cofi
fojjeroynonpiu ni & tmtabil 'hma accorti & ingannatori diuenireb bono.
Quegli altri poi che gli homeri & la fchie^^ na hanno taleyuolano come gli
uccelli co i pen fieri per l'ampio cieloiEt digiardino ingiardino uagan^
dOj& bora quello bora quell'altro dijfegno ombreg giando con V intelletto ,
trouano a la fine fi /piegar l'ali per l'aria uana.I Leoniyche di grande'^7;a
d'ani tno & £ ardire tra tutti gli animali non hanno pari^ portano cofi
uolendo il cielo che loro le diede yint or ^ no al collo le loro corone: Onde
ci ha poi la fimiglia %a fatto uederejgli buomini che in quella guifa han-^
nopelofi il collo , effere parimente magnanimi & coraggiofi.Ma come le
predette parti per fe^ in que Ho modo folte dipeliMnno come fi è ueduto 0 que^
Jia 0 quell'altra fignificatione ; & come quando ad un'altro animale fi
raJimigUano gli buomini per quei figni; cofi tutto il corpo egualmente pelofo j
gli Or fi non filo negli ajpetti^ ma ne' gli affetti an^ ebora ci
debberapprefcntare.Le ciglia neramente 9 dapoi che ancho di loro hanno parlato
iSaui^effcn-- do (pejfe dure & congiunte^ il dolore & la manin*
coniay& infieme la malignità & l'inuidia non han^ no lontana : Mia
quando ritenendo le primiere loro due conditioni , in luogo de la ter%a , fi
difendono ìunghifiime infino a le tempie , & dinan^^ uerfo'L nafo alquanto
fi piegano y&nei coflumi eSìeriori del corpoy & ne le uoglie interne de
l'animo fi con^ fanno in tutto ao iporci.Se poi non cofi lunghe uer^ Z I B O
fogli occhhma folamente fono piegate dinariT^i ^ la àjprexj^a, la ritrofiay
& la jpiacenoleT^'s^ayfcmpre è con loro- Ma fe il nafo lafciando fi
accosìafjero mot^ to a le tempie^non ajpri alhora, ó ritrofi^o Jpiaceuo--
li;tna bugiardiyHami& inganneuoli buomini moflra rebbcro:Et fe ne a cjue^ìa
parte ne a quell'altra in-- chinafjeroyina diritte egualmoite fi fiejjeroy
tappeti to ardente de la lujjkria palefiirebbero . Ma oltre a tutto cjHtfio
jdijjeanchora Arinotele prima y & ^damantio poi , che Jcendvndo i capelli
fin giù a mczp ilfronteyO' quindi in due parti diuidendufi', era per ordinario
quefio fegno indicio d'ottimi affet ti: Et runoM benignità & la cortefia;
Et l'altro, la grandcT^ de l'animo & la forte^:^ gli attribuii
ua.^riSìotelel'bumanitày & ^damantiolauirili^ ta gliconcedena: EtqueHo
[opra la fembìan'iìra de gltanimalis& quell'altro foprai ge§ìi ^ fappa-^ '
"tentia de gli attuali coftumìyilfiio giudiciofondaua^ Ma noi per molte
ejperientie fatti certi del uero ^ più tofìo ad ^rifloteleyche ad ^damatio
giudicbia mo che creder fi debba. La uocepoiyfi come iifuono la qualità de i
metalliyfuole palefare anch' ella le na fcoUe cqnditìoni de l'anima • Quindi
hanno detto i Sauiyche nel tempo antico i& nei moderno hanno of feruato la
natura humana^che il parlare grane grof fo & alto y a gli oltraggiofi
fconfiderati & golo fi conuienfi:Etche coloro che dal tuono graue inco^
minciando finifcono ne lo acutbycio e come fi dice da la uoce groJf4 ne la
fittile , uiuono odiofi fempre 4 SECONDO
cìafche duna per fona: haitendo in un mede/imo tenu po combattuto il
petto da dijdegno, & maninconia: da colerayi^ dogHa:& daHiXji^i&
lamenti. Lauo ce ueramtnte forte grojja & inuiluppata^ come ella
èpropriadeirobusìi & fieri maflini, cofi ne gliaf-' futi d'ira ardente onde
loro l anima auampa; & ne i coHumi poi , le ingiurie ^ le uiolentie , gli
oltraggi ^ & in fine l'odio de gli huominiiè feco fempreufa^ ta di ritenere
. Chiunque poi in fuono acuto chiaro er molle ragionarla uUtayl'cff'eminatione,^
la lafci uia fuayfcopre per fe medefmoiMa quei che la acu^ teo^ delfauellare
in/ìcme con la ficcita & l'afpre'^ %a congiungono yla mobilitarla
leggiere':^ la ua ria & inflabile incoHantia, più affai che ciafcun'al-^
tra cofa hanno ferma nel core:!^ u'ha ragione an^^ chora che fi debba per buona
lodare , la uoce frale languida & lamcnteuole:Che an-i^gli anari^imeftif 0-
fojpettofi fopra tutti gli huominiydi continouo Cu fano tale:Che però con
quefie pajfioni ne l'animaceli fere uon debbono buoni creduti . Et tanto preffo
a queUo di timore tiene & di pìgritia Cacato tardo debole parlare^ quanto
ha di temerità & di pa-i^ '^^ayla forte frettolofa & grauefauella:Et
fimilmen te in udendo alcun tuono jiridente rifonante acu tOynon hauete cagione
alcuna di rallegrarueneiper^ che ne uigor d'animo^ne acutex^ d'ingegno ne prti
dentia con lui fi ritrouagiamai.Sola la uoce grojja^ i& concaua,&
ritonda diro cofi , come quella che a la leggiadria^a la bQntà ^^a la uirtn è
concorde 1 h \ L I B 1^0 drittamente degna di loda.Coloro ultimamente y che a
gran pena fnodare & mouere pojjono la lingua a formar le parole ^forje
perche fu in cielo quando nac qucro JoUenea Mercurio qualche notabile impedì--
mentOyla prudenza & Vaccortex^^a che douea loro uenire da quel pianeta^
conofcono fe hauere con ma litia & con uanìtà permutato. Quindi al dottore
pa rendo che il Confilo di queHa materia non uolejji coja alcuna ragionarne più
auanthin quejio modo di cendo [egli fece incontro. Foiper quel ch'io fento non
hauete penfìeroy ne fete di coloro diJpòSio di far parolcyla cuiuoce loro
nelfauellare entrando nel na Jòyvende loro le nari Tonanti: Et pur mi farebbe
fom inamente car0j& co fi credo a qucfli altri Signoriydi ejfcre certi
quale maluagita y foglia hauere per capa gna quel uitio. Terò fe cofa alcuna di
ripoflo in quo fio cafo tenetCyrecatela ui prego a la luce: Et mofira tecela
apertamente. Et egli alhora y ìion era dijfe in uero mio proponimento di
altramente parlare di quefli moftri cìr giuochi di TS[aturaychegiudicaua do
uerui baciare , Vhaucre io detto più uolte , tutti gli huomini che naturalmente
hanno difetto & man-^ camento nel corpo^ effere mede/imamente ne le qua
lita de l'anima yfempre mancheuoli & guarii . Et per certo partitamente di
cofioro che talmente ragionano y che altro limate che dire fe ne pojfa, fe non
che più s'allegerino de le altrui mìferìe ; che non fanno de le proprie
felicità? Et che più sat^ triSiino de le cofe pro^ere altrui i che de le loro
SEC07^D0 aduerfe non fogliono f Et freddi di perpetua inui-- diajportino in
queHaguifa di continouo gelato il co re di malignità. Et che la fede & la
uerità da loro . sbandendo iCome Romolo ne lo ^filo a i malfattori^ diano per
contrario nel petto loro ricetto ^a la sleal- tà & a lafraude.Or poi che de
la noce tutte le fìgni ficationigia narrato habbiamo , porche il fiato è la
fojlanT^ & la materia ond'ella fi creaydal proposto nofiro non ci partendo
, di lui alcuna cofa Joggiun^ geremo . Coloro adunqae chenelrejpirare eshalano
gran copia di fiato , anfando come je lunga fatica dianzi durato haucjfmo ,
fono per ordinario mali- gniypai^: & projontooft: Ts^e tengono 0 ne le ma--
ni 0 ne la lingua^ ne modo ne mifnra alcuna : ^n'j^ fen':^ nullo rifpmo ,
dicono & fanno difordinata- mente jtutto ciò che da l'empito de l'animo
loro, uie ne lor fubito mejfo dinan'j^i . Ma quando il fiato è molto
j&firide & geme ne l'ufcir fuorivia eblprex;^ %a alhora & la ferità
ua can Ini. Et fe altamentefpi rando y fi manda fuori pel nafo lo fpirito
jpejfo CT leggierOy& la fconfolatione , & la paura coUoro fi conuiene :
I quali molli anchora & effeminati ef- fere poffono di leggiero^quando
altri Jegni in queàa medcfima fignificatione confentano.Infomma come dijfe
Scotto.chiunque molto fiato eshaUydipoco ie- re non può coment arfi.Ma da
l'altro lato lo fpira- refi foaue & piano che nulla fi fcorga^fempre da
molti penfieri fuole e/fere accompagnato: Lanatu^ ra de quali, fe accorti
&giudiciofi farete^facilmen- LIB 1^0 tey& fenx^ errore ne gli occhi
conofcerete . Ma fé* ' ejjetido fiato lungamente quieto ^ efce poi il fiato
confurìaicome Vacque fogliono de fiumi ritenuta da qualche foftegno y feni^
dubbio da [celerità non f icciola ne e V anima trauagliata: Et fc cofi
fpe'7;p^^ W tamente jpirando ^ mone alcuno gemendo la tettai \ egli certamente
fi pente ^di alcuno fiio detto o fatto waluagio : Benché fe quefto gemere ^^ fe
queflo ta le mouerdi capo^fi fa tenendogli occhi fijji & inttn tiypiu toHo
u'e alhora imagìnatione di male^che pen timeto.ll fiato adunque che
fuauemente^a poco a po £0'& fen%a flrepito eshala,è certo indicioydi buone
Cjr honeste ccnditioni ne l'anima • Tslel movimento foìych'cfferegìa diffi la
ter^^ parte di quelìct mia eUrema faticaiOjJeruafi laprtftei^ & la tardità
: 'Et la hreuita anchora & la lunghe^^i^. Quei per ta tOiChc con lunghi
<^ tardi pajfi hanno ufan'^ di'ca- pùaaeey abondano ordinariamente di
pruden'3^ e^r d^auedimentoiTSle lafciano che in foUicitudine er di ligen'xai
molte perfone loro uadanoinan^i: Et fono per cofi dire^molto operatiui: Et att
'ifjimi a qualun-- quc cofa fi uoglia. Ma non pero adiuiene^che la dot ceT^ de
la familiare conuerfatione^con non fo che di ^iaceuoltj^ CT di ritrofia ,
affen*:^ CT tofco di queUa uitay non fogliano uelenare & inamarire - I
fafii ueramente che infieme con la tarde'^ hanno i congiunta la breuità ,
ritengono bene la auerteni^ & r accorgimento : ^ medefimamente la noia zf
ilfafiidio:Ma d'altra parte la attitudine a le fO- SEC07^DO fey ^ la
dìligenx^y& la foUicitudine abbandonami Et in luogo loro. la inettiai&
la pigritia , & la tra fcuraggine accettano . Etfpejjò (come dijje ^da--
rnontio)la auaritìa e di fari con cjjb loro: che poi a douer dejìare la robba
d^altrui^ CT talhora ad muo-^ larUy inchina & fpinge chi loro mone ♦ Ma la
lun^ ghcj^ poi con la uelocita del caminarcycome è pie na di bumanita di
piacetiole^^a & di cortefiay& come h fempre rijj biuta <^ eìpedita
ne le faccende, cofi da l'altro lato di fermcT^ & Habilita di con^
fglioy& diconfiderato & [amo difcorfo y [mie ad. ogni bora fcntir
mancamento.Coloro al finecheina dando fanno ipaffi breui er ueloci , non
tengono fe mi credcttyan'^^pure fe ad ^rifiotelcy CT ^daman tio,& a tutti
gli altri Dottori preHate fede ^eccet- to facilita ne lo imprendereyin fe cofa
alcuna di buo no • Concìofia cofa che la leggerexj^y& la profun^
tioney& la mordacita,& le calumniejjabitino fem^ pre ne la mente loro:
Et fiano parimente tuttauia ne l'animo dubbiofune ipenfieri inuilluppati:Et fo-
Jpefi al fine in tutte le loro deliberationi : Et fopra tutto queftoy
auarìffmii & maligni : & dì tutti gli buomini timidifiimi. Se ueramente
alcuno caminan do infrettayHarainatto di fofpettofo & temente, cìr tutto fi
riSìrignera in fe Heffo , da luì potrete certame te hauere^fermiffimi inditi]
d.i timor e ydi inai uagitaydi miferìa & difcortefia. Ma fe col frettolo fo
mouimento fi moHra ne gli occhi non fo che di pertur batione & d'horrore ,
& rc^irpfi anfando. LIBF^O fie ft tiene ferrra la tcSìa,mn cruàte ,'non
curate di co di hauere amicitia con huomini tali: Terocbe am litio
fifiimi,&maluagi, & da ejjere fuggiti (ono il più che ft fojjà .
Lapre^e-^^a poi con la dritte':^ infieme de la perfona»ritenendo nel mouerfi
mia cer tr degnità & honeiioleT^M fempre prejjo lyUu to cr uolpìno
accorgìmento:Ve mancagiamai d'a- nimo & d'ardire , ne l'entrare
primieramente , & poi tic l'efeguire qualunque imprefafi uoglia. Situil
mente il fermarji fen'^ alcuna cagione nel camina re,e'l riguardarfì intorno
con la teSìa altay ne humi leyne caHo.ne benigno non può cjjere giamai : an^ lo
^re^T^ar tutti» & la fuperhta.cr l'acce fo ardore degli adulterijygli h
fempre (come a taria il uento) naturale & proprio.l mouimenti poi & de
le ma- ni & de le braccia^non dubitate punto che ne la rne defima ft
gnificatione non entrino» che quelli de pie- di.Ma il mouerfi ne
gli[homeri>& inftcme con tutta la perfona lieucmente inchinarfi,h molto
conuenien te a la pruden'^^^al ualore,eala magnificen-:^: Do- tte chi gli
homeri folamente moue, & ua dritto & pettoruto con la tefla in
altOil'ambitione, gli oltrag gi,& Vofiinatione ha fempre ne l'anima.Et
queHo, a i caualli che talmente caminano , fi può affomiglia re.Et quegli
altri,non meno ne i mouimenti de Vani tuo che in quelli del corpo, a i leoni
debbono effere pareggiati.Chiunque poi,fi come il cane adulatorio
faueìlandOiOttero andandoyfi torce,& fi dimena ue- Qctment€if otete il uero
oredendOi giudicarlo fìmtt- latore. SEC0Ù0. Tip latore^ hugìardo.fallacey &
ingannatore. Ut oltre a ciò 5 effeminati fono coloro che uanno piegati ne la,
deftra parte: Ma pili pa:^ a la fìnc^& più lujjurio^ fi quegli altri ,
(^come hieri ^ boggi più mite ti ho detto) che ne la manca fi inchinano .Orne V
ultimo liiogo^a ragionar mi retta de Ihumana flatura : La-- quale è bsn ragione
che hoggi chiuda & finifca que- Ho ragionamento , poi che hieri mettendoci
in bat- taglia j l'apcrjè primieramente cr gli diede prin^, àpio . Difiguale
per certo cìr mal partita pugna fu hieri tra noi^dijjè alhora l'^mbafciadore :
quale fi come fcriuc Homero ^fu nel tempo antico tra Dio-: mede & Glauco .
^n^^i per uero dire , quale fareb- be fe ua Glauco foloyche fu quel ioycon due
Diomedif chcnti uoi col Dolce infieme mi rajfembrafleyfì met-- tejfe con tarmi
a terminare fue liti. Ma fe ne l'altre cofe y iniqua colpa di mio fero desino a
Glauco mi fece pare , benpojjo certamente andarmene altero f che in quefi'una
l'auan^^o : Et di gran lunga megli trouo fuperiore . Che doue egli la dorata
fua arma^ tura con la ferrigna di Diomede mutOy io il ferro de la mia
rorafauella.con loro de la polita uofira elo-* quentia , ricca felice
permutatione hauero cam^ biato . ^nxi foggiunfe fubito lo Spagnuolo y io più
tolìo 3 & come Sìimo più giurarne nt e , me Vallan- te facendo y uoi Turno
giudicarci : hauendo con la for%a de uoflri preghi y armi uìa più pungenti di
tutte r altre , del proponimento onde era ueUita U uogUa mia, ciò è di non
ij^endere parole in fimil ma L I B B^O feria , me jf obliato uiolernemente
.7{on affermate quefto^dijje albera ^leffandro Dolce :Che ad alcuno di
uoiygiaper ninna guifa fi conucngono^le già dette fimiUtudini:quado ne egli
Glauco fuo ejfere^^^uoi Vallante e ragione che fiate, Ma più drittamente ere
dendoy& da quello che la bonefta uuolepur di tanto non ci partcndoyuoi che
domato & cfiinto hauete il fero moftro de l'ignoratia che in me
uiucua^degno fe tinche ad Hercole ucciditore de Cinghiali & de Ser pentiyUi
pareggiamo: Et egliychepregandouene ui ci sfor xpi fiira quella immortai Dea^
che a le fatiche , an-^ pure a la gloria jHerolc . andauafoUtcitando% Ma perche
il moflrorrìioyfi come l'Hidra ifuoi capi non rinouelliy feguìte inan'j^ con la
(pada de lo infe-^ gnare , tagliandogliene infino al fine . Quindi ri^
prendendo afauellare il Confoloxofi feguito.Gli huo mini adunque dijìatura
molto picciola & hreue^che da uoi signore ^lejjandro poi che fi Dolce fete
non fo dipartirmi ^ douete crederli fagacì , afìuti y ingC" gnofi 5 &
accorti ; Et ne le loro operationi > cofi nel corpo come ne l'animo
rifguardando, prefìijfimi & uelocifiimi.De laqual cojayejferne certa
cagione gin dicare dobbiamo^ la molta uelocita : onde fi come in ficciol
luogOyin lorofimoue il fangue:Da cuiyfi come lo fplendore dal lume^la
uiuacita^^ la chiare':^ ne uiene de lo intelletto: Et è fol quella anchorayche
co-- fi frettolofamente mone le membra : tutto dico , che la difpofitione &
la preparatione de P animo altra^ mente intenda. Ma da f altro lato la grande^
fo^ SECO TSiP:,0. 1^0 uerchia & [proportionata , non fuole ualere giamaì de
r ingegno : TS^c ha potere alcimOydi moflrarenel corpo {retta &
celerita.Tero che efjcndo dal core al ceruello molta dìftantia , tardo ne uiene
ad ejjere il mouimento degli (piriti uitali : Et non pre/ìe poi le imaginatigni
i l>{e mfieme le attigni corporali . Ma come generalmente parlando >
(jhcJIc due propofitio nipojjòno ritenere qualche dubbio iCQjì ne le particu
lari dislintioni , fempre certifiirne ne riefcono . Ora ^ adunque cofi
distinguendo^perche nontalhorafalfe, ma fempre uere;non alcuna fiata dubbie ^ma
tuttauia certe;non tal uoltafmojje & croUantifhma di conti^^ nouo falde
ferme fiano le cofc da noi propojieui , dico che la breuita & la picciolcT^
de la datura , unita con la fecchcT^ de la carne ^ con la nerex^ , 0 con la
roffe:!^ de i peli , & con la abondan^ del calore naturale^ non può fe
dritto guar diamo y e/fere utile a cofa alcuna. Conciofiacofa che effendo
alìjora il moto del fangue^ fi per la fircttCTi':^ del luogo, & parte per
la caldc:^ de la cowpUjjéone uclociffymo non può cìn talmente e formato , ne
ancho per breue /patio di tempo iflare in un medefmo propoìiimento cofiante:
^?i;^diuno di/iderio& d'uno penfiero in un altro , prirha che nifi fermi
punto yfdrucciola & rouinaprecipitofamente. Ma per contrario i lun ghi
humidi & carnofi , & bianchi ne ipeli & ne la carncy ^ in fomma non
poueri d'humore & dijred^ dc^^j per qual cagione ejfere non debbano in
tutta la uita loro inettijjimiyper ine in ucrj) comprendere I 7 B 2^ 0 gìamai
non faprei Che mouendofì in loro tardamene te il l'angue^fiper la ampici^ del
uajoy & ancbora per la fredde':i;^ ò^- per la loro naturale bimidita ,
uengono a confeguire ro-zjfjimatardita ne lo inge- gno : uana & inetta
femplicita ne l'animo : nel corpo 3 (pìaceuole odiofapigritia ♦ Ma da l'altra
parte le perfine picciolejnmidey bianchey& difred da compLcjJloneybanno i
mouimenti del corpo tem^ perati: Ei difcor fi e i concetti dt l'intelletto , fag--
gi y prudenti , aucduti , Ter che la tardità de la natia jreddei^y tempera >
ordina , CT* compone , la uelocita del rnouimento de gli [piriti : da la
breuita procedente de lajìatura. Et parimente lagrade^j^ afciutta bruna &
pelofa y & per altri manifcftife- gni ricca di calore & di ficcita y
femprc fuole ejjère temperata yfenfitiua yprudentCy i^.ingegnofa . Che la
celerità , che dal calore da la fecche*^ ha ori gitfe de la compie
fiione^mefcolata infieme con la tar diiki dal pigro nfoto najcente degli interni
jpiriti > è fempre di creare tifata uno perfetto temperamento : Donde come
dal Sol la luce^ uengono gli ordinati & regolati mouimenti del corpo : Et
medefimamente ilbuongiuditio : <^ l'accorgimento : e*l maturo & fauio
configlio . Totete adunque da tutte le cofe da, noi hoggi narrateui , come
fouente habbiamo det^ to y trarre qucjìa generale ^ certiffima conclufione: che
la mediocrità ne la Sìaturay la temperanx^ ne la compie filone ynon
trappaffante in calore od in fcC'» ^he^^^ne infredde'^:^^ qì inhumoreì debiti
ter^ SEC0Ti^D0. i^i mìnì:& ftmilmme la proportionata dijpofitionc de^ le
mernbray foglia nel corpo naghei;^^ & ornamen- tOj & arrecare ne l'
anima gwjiitia:forte7i;3^i: pru^^ denxci:& temperamento.De lequai la
primicrayco- me dijje Vlatone , ^ tutta inftcmc la antica Thco^ logia y fatta
di nmuo bora riffdendere da la accefa uirtH diMeffer Triphone Gabriello , ne
efen%a al^ cun fallo donna reina imperatrice . Et per con trarlo poi quando le
membra non feruano la loro proportioneyquando la compie fiione non e tempera .
ta,& ultimatamente od in lungheT^o od in bn uita la Hatura peccando , fo':^
ne appare e difforme^ nel riguardare il corpo: Et trifta Jifente et maluagìa
nel conuerfare l'anima finalmente, Tanto beati adun que sfortunati color o^che quel
bene & quella per fettioneMnno in forte bauuto dal Cieloiquanto mi^ feri
& sfortunati co/loro ychc non per loro colpa:ma perche cofi uolfero quegli
eterni lumi , ne mancano priui ne fono. Et felici te aueturoft uoiyfe quefii U
fciadOiCt a quei primi co ogni uoftro potere accolla douìy cercarete di bauere
parte di quelfauore cele- [feconde nobilmente i pregna l'anima loro.Ora per cbe
dei fegni che effere debbono offeruati da noi » alcuni come ho detto con
maggiore forxa & più chiaramente pale fano la uirtu loro che glialtr iyftu
diaro al prefente difarui certi^quali fiano quelli che habbiano tanto di ualore
& di authorita : Et quai parÌ7nente quegli altriyche nefentano mancamento.
Tutti quelli adunque che ne i luoghi eletti^ principa LIBB^O Ih&pìu nobili
fono de laperfonay& doue prìncipal mente dimosìra V anima l eccelkntia del
[uo potercr come gli occhi Jlfronteyil capo^ & la faccia, onde fu che dijjè
^pulegio , che tutto Hjuomo nel uolto & ne la teftafola uiueua^come
tali,ejjere debbono pri^ mieramente confiderati da uoi:Et nel fecondo Luogo^
auertirete gli homeriùl pettode bracciale mani: & con le gamberi piediMa ne
l ultimo poiylo fiomacoàt uentrey^ quelle pani doue il centro pofe di noSìra^
ftatur agl'architetto , e'I fabricatore de gli bumani corpi. Doueteanco ejfer
cauti di preporre fempre la fignificatione de i fegni propri , a quella che i
com-^ muniprefìar uipotefferoiperche come altre uolte ha
dettOyqueftiJpeJfofalfi conofcerete:^Et^con quegli al ' tri ytuttauia albergare
la certc^ ritrouerete. Che^ fe ijègni communii come fono il colore uermiglioy
la molta carne^é* la fanguigna complejfione^mi mojlraf fiero alcuno liberale er
franco ycome noi ufiarno di di reyilquale nondimeno ne la faccia picciolo &
far-- mojér congiunto CT rifirettofojfe negli homeriycht fono propri fegni di f
cor te fa & d'auaritiay debbo drittamente giudicare uolendoy a queHi ultimi
affet- ti, uolgcre inchinare ilpenfìero . Ora ultimata^ ^ mentCy&per
fuggello & concbiufione di quanto ho ragionato fin quiydouete(preuedcre
uolendo lafor^ tc^ d^alcuno) quelle membra offeruare principale, . mente , con
lequai le gagliarde & forti operationi fi fanno. Male bracciayle mani, gli
homeriyle cofcic, & i piedi y fono quelle membra a punto ^ onde pia
SEC0T^D0. i^Z fortemente. fi adopera llmomo: adunque per la lo ro qualità fi de
primieramente giudicare il ualore & lafor^a . Etfelo [degno poi, & fe
l'ira conofce re ne uogliamo , pero che è primo il core ad ejjere da quella
ardente pafiione infiammato & acce fondai petto y da le colie y&dalo
Homaco , membre uici-- ne al core , ilgìuditio noftro informare ne dobbìa-^ mo
. Et co fi parimente in tutti gli altri affettila go^ uernarci CT a reggerci
habbiamo^ Ma /opra ogni aU tra cofa^flate di continouo fermi & intenti
riguar^ dando negli occhi:percioche quiuìfiedonOy quafi tut te le
fignificationi de le nofire uoglie: Et per loro{co me per fineflre aperte) tr
affare & traluce V anima noflra . ^duìique tutti ifegni che ne gli occhi ho
detto douere efjereauertitìy con tutte le forxe de la uofìra diligcntiay attentamente
confiderate: perche quatunque ne VapparenxapiccioUfienOyhannopero negli effetti
grandijfma differenza Dopo quello facendo segno il Confilo di hauere il suo
ragionamen tofornitOileuatifi tutti da federe^ attefero ad altro. In vinetia,
per Ciò* Grifo M D L X I X, 1 r * 1 r ■c f rC. Nome compiuto: Antonio
Pellegrini.
Luigi Speranza --
Grice e Pellegrini – filosofia italiana – Luigi Speranza. (Pesaro). Filosofo italiano. Pesaro. “Grammatica di
lingua italiane semplificate”. Italia Italia, in Basel. Del urbe Pesaro esseva
un pionero de interlingua. Ille adhere al movimento pro interlingua e pois
devene representante pro Italia del Union Mundial pro Interlingua, sequente
professor, adv. GUGINO (si veda), qui pro rationes de supercarga de labor,
demissiona como le prime secretario national del Union Mundial pro Interlingua in
Italia. Ille examina le grammatica de
esperanto e lo ha judicate non apte al solution del problema del lingua
auxiliar international specialmente pro su lexico hybride e semiartificial e le
uso del desinentia -n pro indicar le accusativo e in le parolas que exprime
direction, data, duration, precio, mesura e peso. Ille examina anque le Latino
sine flexione de PEANO (si veda), ma mesmo iste systema non le place a causa
del manco del articulo e per le conjugation verbal troppo simplificate e
innatural. Desde alora P. pensa que
usante le parolas commun al linguas neolatin e al anglese e alicun vocabulos
latin on po codificar un lingua international facile e belle. Iste conviction
resta sempre in su mente. In "Eco del Mondo" ille lege le articulo
"Le lingue internazionali moderne" per Percival, in le qual on parla
del labores del "International Auxiliary Language Association" e
indica su adresse. Ille constata que su opinion in re le lingua auxiliar
international ha essite quasi realisate per Occidental de Wahl, Mondial de
Heimer e Neolatino de Schild, systemas del quales le articulo presenta un texto
specimen, ma ille pensa que le labores del IALA haberea date al mundo le lingua
auxiliar melior. Quando le pressa publica le nova que le esperantistas habeva
interessate le UNESCO a fin que esperanto venirea recognoscite qua lingua
international, P. scribe al IALA precante de voler intervenir presso le UNESCO
al scopo de facer cognoscer su labores re le lingua auxiliar international, in
modo que esperanto, jam refusate per le Societate del Nationes, non haberea
alicun successo. Assi ille vene in contacto con Gode, Schild, Fischer, Berger,
Bakonyi (vedasi) e tante alteros e comencia a propagandar interlingua in tote
Italia. Ille publica multe articulos in le pressa italian in re le problema del
lingua international. In collaboration con Schild, ille edita le "Corso
d'Interlingua in venti lezioni" a uso del italo-phonos e le manual
"Interlingua" (grammatica, vocabulario interlingua-italiano e
italiano-interlingua). Malgrado su effortios P. non succede a facer adherer al
UMI multe italianos e formar con illes un societate italian pro interlingua.
Ille esse in correspondentia con multe interlinguistas europee, usante
esperanto, ido e super toto interlingua, e initia al studio de interlingua
Negalha e Castellina, de Suissa, qui ha devenite valide collaboratores del UMI.
P. ha participa al Conferentia International de Interlingua que ha loco in
Basilea, ubi ille incontra multe amicos de Interlingua. Ille collabora al
periodicos "Currero", "Heraldo de Interlingua" e al
Panorama, e ille esse un active collaborator al "Dictionario
Italian-Interlingua" sub le redaction de Castellina. P. esse empleato in le Officios de
Contabilitate provincial statal e vain pension con le qualification de director
general de iste officios. Ille participa al secunde guerra mundial qua official
inferior de infanteria. More su car sposa, e P. mesme cade malade, lo que le
impee laborar pro interlingua, como esse su calide desiro. Un signo typic de su
minutiositate e grande labor es que ille mesme scribe le majoritate de iste
lineas in le qual "io ha contate mi historia qua interlinguista e isto
potera interessar le lectores del revista". In Pesaro (Italia), al more ma esse
rememorate como pionero italian de interlingua. Nome compiuto: Ugo Pellegrini.
Refs.: “Grice e Pellegrini”. Pellegrini.
Luigi Speranza -- Grice e Pellegrini:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale dell’amore come
affezione dell’animo – e la sua manifestazione nei maschi nobili – filosofia
lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Sonnino). Filosofo
italiano. Sonnino, Latina, Lazio. Grice: “I like Pellegrini: he found
Aristotle’s ‘obscure’ for the youth the manual Ethica Nichomaechaea is intended
for!” È, secondo TIRABOSCHI,
filosofo che da' suoi meriti e dalle promesse fattegli da più pontefici pareva
destinato a' più grandi onori; ma che non giunse che ad ottenere alcuni
beneficii ecclesiastici. Tenne la cattedra di filosofia a Roma. Pubblica il “De
affectionibus animi noscendi et emendandis commentaries” e un'edizione della
traduzione in latino di Lambin dell' Etica Nicomachea di Aristotele -- i “De
moribus libri decem -- corredandola di un riassunto e di commenti, nei quali
altera il testo di Aristotele di cui lamenta la difficoltà e l'oscurità. Benché
Aristotele del Lizio sconsigli lo studio dell'etica ai giovani, ancora immaturi
per una retta comprensione dei principi morali, al contrario, ritiene che lo
studio dell'etica deve essere impartito prima ancora di quello della filosofia
della natura, in modo che i giovani possano affrontare gli studi scientifici
con animo libero dalle passioni. È più oratore che flosofo. Nn pensa ad inovar
cosa alcuna, e segue costantemente insegnando i precetti del filosofo
stagirita. Altri saggi: “Oratio habita in almo urbis gymnasio de utilitate
moralis philosophiæ, cum ethicorum Aristotelis explicationem aggederetur”
(Roma); “De Christi ad coelos ascensu” (Roma); “Oratio in obitum Torquati Tassi
philosophi clarissimi” (Roma); Tiraboschi, “Storia della letteratura italiana”
(Società tipografica de’ classici italiani, Milano); Carella, “L'insegnamento
della filosofia alla "Sapienza" di Roma: le cattedre e i maestri”
(Olschki, Firenze); Renazzi, “Storia dell'università degli studj di Roma”
(Pagliarini, Roma – rist. anast. Forni, Bologna). P. scrive II important
commenti su Aristotele del LIZIO, uno in cui enumera gl’affezioni dell’anima –
dall’amore all’ira – amore, speranza, ira, audacia, temore, dolore, animosità.
Nell’introduzione, elabora un concetto generale di che cosa e un’affezione
dell’anima – il corpo non è menzionato. Ma P. elabora sulla questione
dell’anima e il corpo per l’affezione – chè è affetato nell’affezione? Il
secondo è un commentario sull’onore e la nobilità. Due trattati sono menzionato
dai storici della filosofia. Nel III trattato, P. elabora la questione di TASSO
(si veda) ‘filosofo chiarissimo’. Finalmnte, nella sua funzione di censore
papale, riceve un saggio sulla politica d’Aristotele da un filosofo tedesco. P.
critica la toleranza del filosofo alla posibilità del fraudo – ma il filosofo
no considera l’oggezioni di seria considerazione. P. è associato al ginnasio di
Roma. Il ginnasio è una istituzione laica “for I cannot imagine naked monks,
playng around!” – Grice. Keywords: implicatura. H. P. Grice, “Il Tasso di
Pellegrini”. DE AMORE £X didis antiquorum oHenditur, quanta fit eius vts, atque
præflantia S8S8©Ii RINCIPE M in hac difputatione fibi locum amor vendicat, quod
fons fit atfe&ionum, quæ bonum fpe&antjiuxta illud Parmenidis VELIA
Cundorumq, Deum primum quæfiuit amorem nec non vi atque potelVate ijs antecellat
ideo rerum dominus, ferorum cordium mollitor, alijsq. honorarijs principatus
nominibus appellatur • quippe fera non eft adeo immanis, quæ confpcfto foetu
non mitefcat.antiquifsimi mortales, homines agreftes atque truces, liberorum
illecebris, et amore deiiniri coeperunt, vt cecinit LUCREZIO £f Fenus imminuit
vires, pueriq. parentum Blandicijs facile ingenium fregere fuperbum. Plato in
fympofio amorem dixit magnum dacmo na, præfidentem rebus humanis ; quod eius
du&uomnia gignantur. Orpheus eundem aiferuit C' a claues 3»qKi 3 6 DE
claues habere fuperorum et inferorum, quod artis et naturæ opus quodeumque
extrudat in lucem; vnde inuentoris artium, atque magiftri appellationem
obtinuit, ferunt Poetæ, solis amantibus a Plutone reditum ad nos concedi ; cum
in ceteros exiftat implacabilis; 8r folollri&o iure, vt Sophocles ait,
vtatqr. quid ni? cum fub tutela fint eius, quem claues tenere, atque inferna
fuo arbitratu referare fabulantur? Hefiodus mortalium et immortalium mentes
amore domari cecinit. Homerus louemeiufdem mancipium fecit. Plutarco in Amatorio amorem coparat
Dictatori, quo crea to cedant omnes magiftratus. Indices criminum, cpnfcij
vehemccifsimæ perturbationis delifta no pauca vel impunita, vel leuifsitne
caftigatadimife runt, quod amoris impulfu admiffa conftaret; idq. non femel hoc
feculo fa&itatum teftanturij, qui de criminibus vindicandis confcribunt.
Sclethum Crotonia tamdepræhefum in adulterio fraternaq vxoris, cum se amore
victum peccasse diceret, a ciuibus fuis exulare iuifum in lib. pro mercede
condudis refert Lucianus, capitis poen. aremifefed jllum,fcu pudore violatæ
germanitatis, Ceu legun amore, quas nalletlabefa& atasjin ignem fponte i
infiluitfe,ac poenam fubiilfe, quam ipfe met ftatuerst in adulteros. Mundus»
equeftris militiæ du&or fab Tyberio, paulinam Romanam deperibat;eam
&uprauic in templo Ifidis ; facerdotibus pecunia corruptis, facinore
comperto,Tyberius, in crucem eg i :,iemplu m $uertir, fijup. ftituam in Ty
berim coniecir ; Mundum vero exilio punire faris habuit ; quod, amoris
vehementia fu peratus, peccalfet;Charmo,vim amoris edo&u$j illi aram in
Academiæ ingreffuexcit.iuit. Athchienfes Aatiiam dicarunt in tempk) Palladis,
a-u amico bonarum artium; remq. ei diuinam inOituerunt, Erotidia, ntincuparam:
Samij in ciu/dem honorem Eleutheria facra habuerunt. ANTEROTE quoque
finxit,coluitq. mendax græcorum antiquitas, ex Venere et MARTE natum; vt eft
apud CICERONE de natura Deorum. in Themiftij fermonibus Themis Dea hortatur
Venerem, vt Anterota gignat, fi amorem adolefcere,non perpetuo pufioriem elfe
velit. Hinc OVIDIO Almafkue dixi geminorum mater amorum.£& Horæ. Mater fæua
cupidinum. qtio loco hæret Lambinusob ANTEROTE vel obliuionem,vel incogitantiam
: In Gymnafio Eleorum erant vtriufq. icones; EROS palmaccum ramum tenebat, quem
ANTEROTE nitebatur eripere, ‘amicitiæ, vti reor,limii lacrum.amici enim ita fe
mutuo diligfit,vtin amo re alter alteri præire Audeat. Crefcit Eros Antero tos
ortu; quod reciproco amore amans animatur et accenditur magis ad amandum. EA
autem hæc de amore difputatio non paruifacienda; quam Socrates auide
cofe&atur; et cum fe reliquorum omnium profiteatur ignarum, egte gium tamen
amatorem ia&at, et haberi Audet. Neque vero quis illu hic arguat
impuritatis. adeO enim eafte amauit,vtnec lycophantæ acerbifsimi C 3 AnirtiSi I
$$ D E tus, et Melitus impudicas ei obiccennt amores 5 nec Ariftophanes, eidem
inimicifsimus,tali accufatione hominem pupugerit ; et cum pauperem, loquacem, fophiftam
appellairet in fcæna; impurum certe amatorem dicere nec potuit, nec au r us
fuit. Phædrus amorem maximorum bonorum cauffam appellauit; quod ab eo {ludium
in honeflis, verecudia in turpibus immittatur. Spartiatæ cum hoftibus
congreffuri, facrificabant amori, quafi ad fortia egregiaq.impulforijquem
morem, vtplerosq. alios,aCrerenfibus eos accepi{Te,arbitror. eodem enim
inftituto Cretenfes ex parte vfos, Soficrates eft audior. Inde fa&um
cenfeo, ve /æra, quæ appellabatur Thebanorum cohors, conflata ex amatoribus,
fregerit Spartanos. nec inutile fuerit in acie illos, qui fe mutuo diligunt,
flatuere vicinos; parentes, liberos, fratres,confanguineos, amicos ; exercitus
enim eiufmodi aplerisq. cenferur infuperabilis. notum eft feftiuum illud
Pammenis didum a Plutarcho in Pelopida, relatum ; ignoralfe Homerum vd foret
acies in(Iruenda, cum iubet, Et tribui tribu*, et fua curia curiæ rt ad fit,
Cum amicus apud amicum potius locandus videatur. Scribit
Xenophon Aflaticos in bello circum duxi (Te vxor es et natos, vt eos defendere
coadi, fierent pugnaciores. Eorundem occurfure-ilitutas acies non paucas, et
vidoriam confequuras, legimus, demum, cum Harmoniam Marte ac Venere prognatam
fabulæ tradunt, eandem amo risin re bellica vim defcribunt. Verum ad (oli*' dam
amoris commendationem nihil maius, vel accommodatius afferri poteft, quam quod
magnus Areopagita protulit ; amore fuperiora ad inferiorum prouidentiam allici
; hæc vero,qua(i fomite igneo fuccenfa, refilire, atque ad fupei na conuerti j
fieriq* circulum a bono, per bonum, in bonum perpetuo reuolutum. Proclus quoque
pulchrum amorisprotulit elogiumjefle illum cauf fam conuerfionis rerum omnium
in primam pulchritudinem ;quæ de purifsimo fandifsimoq. in Deum, ipfumq bonum
amore dida,ad mortales fluxasq. curas traduci accomodariq. non poffunt. Carolus
Cardinalis vim amoris erga consanguineos perpetuo habuit fufpe&am/ eosq.
ali* quid populaturos libentius audiebat per internuncios; veritus, ne
fangninis impulfu ad res ini* quas concedendas imprudens adigeretur Explicantur
Varia nomina huius affeftionis, et quotuplex fit, declaratur. E laboremus
ambiguitate vocum, quæ varijs amoris nominibus fubie&a notio fit, primo
loco difpiciamus ; quid fcilicet inter amorem, dile&ionem, caritatem,
pietatem, cultum, amicitiam, beneuoletitiam interfit. Amor eftvt genus, et quid
vniuerfum; locum enim habettumin homine, tum in brutis dile &io eft amor
cum ele&ione, vt nomen indicat; nec repentur in ijs, quæ non deliberant
caritas fertur in res pretiofasjdiftinguere veropretiofa a vulgaribus vnius eft
mentis, pietas eft in fu periores, quod bruta vt plurimum non agnofcunt; hi
funt Deus, patria, parentes, cultus eft fignum pietatis.amicitia eft amor
mutuus, hinc in de perfpeftus, officijs confirmatus. beneuolcntia eft effedus
amoris. alias pro leui amore vfurpatur; vtlib.p. ad Nicom.^.ha&enusde
nomine. Amor duplicis generis exiftit; alter naturam fe quitur, alter
agnitionem. ille rebus omnibus ineft, etiam inanimis; hic animantium proprius,
de illo Hefiodusintdligendus,cum in Theogonia, primo loco fadum Caos cecinit,
poft terram, et Tartaru; tertio amorem, ex terra Caoq. ortum.quis non vi deat
hic accipi amorem pro vi rei cuilibet a natura indica, vt feipsa,quo ad
poteft,expoliat,& tueatur ? quod et Orpheus voluit, cum amorem irtmor
talitatis defiderium appellauit. fuit enim veterum poetarum hæc de rerum ortu
fententia ; eundas ; fpecies, in obfcura, et confufa deformitate implicatas, ab
initio iacuifte; tu defiderio lucis, et quietis, impellente amore fui,
difiundas,ad fedes naturæ conuenientes migraffe ; vnde rerum vniuerfitasjin
ordinem difpofita, conftiterit. Empedoclea GIRGENTI (si veda) rerum principia, litem et
amicitiam, non alio, quam ad ift hæc poetarum commenta fpedafle dixerim. Amor
vero, qui agnitionem fequitur, et aftedio eft animi ; fi ad henefta fertur,
recinet appellationem ; fin ad impudicitiam, vel immdderatum appetitum
delabitur, significantius LIBIDO vel cupido ab effedu nuncupatur. Poetæ diim
amorem appellant et defcribunt, eam potifsime cupidinem accipiunt, quæ in
Venerem fertur; et fub inuolucris fabularum multa recondunt ad rei, de qua
agitur, notitiam attinentia. Puerum igitur defcribunt, nudum, alatum, cæcum,
curarum plenum, arcu, et fagittis inftrudum ; fatum Venere atque Vulcano.
puerum conftituunt, ob infipientiam 5 nudum, propter infelicem condicionem ;
feu quod occultari facile nequit; alatum, quod cito aduenit, citius labitur;
cæcum, vel ob impudentiam, (eft quippe pudor in oculis,) vel quod mortales
plerumque amant fine deledu, fine iudicio, fine ratione ; et quafi oculis capti
fedantur deteriora, melioribus omifsis ; plenum curarum, quia eius arboris hi
exiftuntfrudus; inftrudum arcu& fagittis ; feritenim curis ægritudine
plenis; Venere demum et Vulcacano fatum, humore scilicet, et calore ; quod ea
temperatio cenfetur apprime libidinofa. Hunc eundem Cupidinem ex node atque
æthe- : re natum voluit Acufilaus; hoc eft, ex tenebrofo et lucido; amantes
enim cæci finit, et vna viderit acutifsime. Simonides ex Venere, ac MARTE
procreat ; quod viri bellicofi a Venere plerumque non abhorrent. Alcæus ex lite
et Zephiro; diflenfione fcilicet, ac reditu in gratiam; Olea 4 i -/ t> E
Olcn Lycius ex Ilythia, feu Iunone Lucina, quod ea maxime amemus, quæ a nobis
prodeunt* llythia enim partubus opitulari credebatur* Sappho demum ex cælo et
Venere»* quod amorem viftellarum et gratia oris conciliari multis fuerit
perfuafum. Pidores multos pingunt amores, paruulos, colludentes, curfitantes,
(quos Poetæ faciunt Nympharum filios) quoniam mul ta funt, quibus inæfcamur, et
capimur; vt notauit philollratus in imaginibus. Diotima mulier faga,fybillis a
Socrate comparata, a qua amandi artem fe haufifte profitetur, amorem ex copia
procreat, tanquam ex patre ; et indigentia, tanquam matre. vt eft inopiæ ac
indigentiæ filius, apparet aridus, macilentus, fquallidus, nudus pedes,
humilis, fine domicilio, fine ftramentis ac tegmine vllo; perno&ans fub dio
; femper egensidem qua copiæ filius, virilis, ferox, callidus, infidiator,
pulcher, fagax, venator, prudens, facundus, per omnem vitam philofophans, potens
fafcinator,*vt non immerito bi&enrn ab Orpheo fit appellatus, vtrefert
Paufanias apud Platonem;. Huius fabulæ hæc eft allegoria, vulgo amari, quæ nec
omnino funt in poteftace noftra (cito enim ea vilcfcunt, ) nec diffidimus
aliquan' do futura. ideo copiam et indigentiam amoris vulgaris parentes ponit
Diotima. quæ vero inter f e valde pugnantia eidem adferibit, affedus indicant
eorum, qui re amata potiuntur, contrarios ijs, qui infunt non potientibus.
Ha&enus de fabulis ; in quibus illud magnopere damnandum» quod cupidinem
Deum faciunt, vt libidini patrocinenrur damnat hoc ipsum Phædræ nutrix apud
Senecam in Hyppol. Deum efie amorem, turpiter ritio Jauens Finxit libido ;
quoque liberior foret, Titulum furori nummis fklfi addidit. Cetera vero fabulis
contenta non inutiles ad hanc luem arcendam continent admonitiones. Admittit
quoque amor, qui agnitionem fequitur, aliam partitionem. eft enim amor amicitiæ
didus, atque beneuolentiæ,qui rei amatæ commodum intuetur; eft amor
cupiditatis, qui proprium commodum refpicit.fibi enim multi amat; eoq. amorem
traducunt, vnde vtilitatis aliquid fe percepturos confidunt ; amor ifte
amicitiam paritvtili innixam; fuperior vero eam producit quæ ab honefto
J>romanat. Poftremo Amorem vnum facere, qui feratur in diuinam pulchritudinem,
alium, qui fiftat in humana, non eft præfentis inft ituti. agimus enim de
affedionibuf inferioris animæ partis; etfi non pauca fint vtriq. amori
communia; et pleraq. vnius per analogiam» et metaphoram ad alium transferantur.
Quid fitt amor ACCADEMIA amorem dixit, defiieriwn pulchri LIZIO amare*ac
beneuelle pro eodem accipitlib.i.de arte dicendi. id Rhetori fatis, qui
hlfe&us vti commoueantur, nofie ftudet; limatiorem cognitionem ad
philofophum remittit D. Auguftinus de Trin. cenfet efie fturam duo copulantem,
in quam fententiam Leo Hebræus ait, efie -voluntarium ajfcffum qumcopulatijjime
fi nendi ijs, quæ bona iudicamws. deferiptiones hæ funt, ab elfe&u petitæ ;
non quæ amoris explicent naturam, finitiones. nam defiderium, benetiolcntia,
appetitus copulæ cum re amata fequutur amorem; vbi enim quem amoj eidem bene
efie cupio, eiusq. confuetudinem appeto. Thomas definit efie complacentiam
appetibilis. allubefcendam appellat Ludouicus Viues, qua amatum amanti
allubefcic. hanc fententiam ita demum recipio, fi ailubefcenria, et quæ minus
latine, significantius tamen, complacentia dicitur, pro motione illa fumatur,
quam appetens facultas elicit circa rem, quæ illi allubefeit ; non pro
illecebra appetibilis, qua excitat mouetq. appetitum. atfe&iones namq.
animi funt abappetitu,vta mouente moto ; quod Ariftoteles voluifie videtur
tertio de anima Grego*» tiu$ Nvfænus eleganter id ipfum exprefsit hotnih mil.
8. in Ecclefiaften, cum ait, amorem eflfe habitudinem animi intimam in id, quod
animo eft jucundum. feliciter quoque D. Auguftinus 2. de ciu.. amorem ponderi
corporum comparauit, inquiens, Animum ferri amore quocumque fertur, vc corpus
pondere. Neque vero exiftimandum illam complacentiam efle cauffam amoris, nam
inter cauflfas rerum, et ipfarum primos efferus daturneceftario medium; idq.
vnum,& folu, nempe res ipfæ ; fed inter appetitionem potiundi re amata,
(hæc prima eft amoris proles,adeoq. illi affixa, vt fæpe pro amore vfurpetur)
et complacebam nihil omnino intercedit; igitur compla centia non eft amoris
caufTa,fed ipfeamor; quandoquidem primus amoris cffedus, eam illicofequitur,
adeoq. inuice hæret, vt ne tenuifsimo quidem cuneo præbeant aditum. præterea fi
hæc AQUINO finitio excludatur, nihil remanet in quo amoris naturam
conftituamus, præterqua in defi derio, feu cupiditate fruedi. id fi admittatur,
amor et deliderium confunduntur.at funt feparatæ affedionesjre enim præfente
ceflat dcfideriujamor vero natura fua magis augefcit.na fi fatictas aman tem
capit, culpa eft humani ingenij,quod vel mutatione deledatur, vel voluptates
impuras perfequitur; fincera aute voluptas non parit faftidium,
deniq.defideriueire amoris effedii LIZIO docet li.o # Et.c.^.vbi agens de
beneuoletia,vt eft leuis amor minimeq. adulta aftedio a.it, Beneucldtia no
eflam a fflttff 'SuLTxar babst ncq. o^iv^uaa^nati.Mg 4 6 DE confequuntur.o?i*tc
defiderium eft ; feu vehemens et acuta appetitio,quam Juuenalis cum rabie con
iunxit, inquiens, rabidam fatturus orexim. cum igitur of t£/f confequatur
amorem, ab eo neceflario diftinguetur ; Quod autem fubiicit LIZIO cum qui forma
dele&atur non continuo amare» fed tum demum, cum abfentem defiderat, et præ
fentem cupit, ita eft accipiendum ; vt amori defiderium comitetur neceifario,
fitq. eius indicium, leuis enim voluptas non arguit amorem, qui vero cupit et
defiderat, fc prodit amatorem. eft igitur amor appetitus allubefcentia, feu
complacentia in eo, quod vti bonum pulchrumue fuerit perceptum. De caujjis
Umoris, ONVM integra est amoris cauisa, et omnem eius exæquat ambitum, præclare
igitur Auguftinus de Trinit. ait, non amatur nift bonum, huc pulchrum reducitur
et formofumjtum etiam vtile quodcumque, atque iucundum. pulchrum vero idem eft,
quod bonum conceptum vti iucundu m ; vt Areopagita docet de Diu. nomin. Deus
quippe immortalis, vt eft au&or atque feruator rerum, Cunfta fouensy atque
ipfe ferens fuper omnia [eft* bonum dicitur; vt vero ad fe trahit, allicitq.
omnia, pulchrum, inde qui pulchritudine minus capiuntur, minus amant 5 vt
barbari, ruftici,& qui duriore funt ingenio, et moribus afperis, Aliæ funt
amoris caudæ, quæ etfi boni ambitu continentur, feparatimnihilorciinus
ponuntur, quod aliquidbono addant ; et alia, atque alia ratione ad amorem
conciliandum concurrant. Similitudo igitur morum, et ingcnij amorem parit
firmum, atque conftantem. docuit hoc Areopagita; fuitq. Menandri didum,a
comicis et ACCADEMIA vfurpatum, Deus femper fimilem ducit ad fitnilem, et
quidem fimilitudine inter amantes conuenit, vtcuin amans diligit, fui ipfius
fimilitudinem, ac proinde fe ipfum, in re amata diligat, hinc animantia omnia
ducuntur ad limiles sibi formas ; non ad fpecies al ienas. Canis cani videtur
pulcherrima, et boui bos, ait Epicharmus. et Formica grata ejl formicæ ; cicada
cicadæ ; accipiter placet accipitri, Theocritus inquit in Idillijs. hoc inftindu
parentum amor in liberos augetur; funt enim nati vjuentia fpirantiaq. parentum
firnulacra.nec alia Crafsi erga Sulpitium volutatis cau£* fa exiftir, quam quod
intellexiffct, ftudere Sulpitium, vt ei dicendo fimilis euaderet, Euander apud
VIRGILIO Pallanta filium ENEA ca rii reddere nititur, quod illius fir imitator
futurus. Hunc tibi præterea, (pes& folatianojlri, T allanta adiungam ; fltb
te tolerare magiflro Militiam graue MARTE opus, tua cernere faft a, Mffucfiat;
primis et te miretur ab annis. Illud non fuerim infitiatus; ob paria vitæ
infliruta creari aliquando inuidiam, fieriq. aliquos adeo inimicos, quam fune
artificij conditione pares j nam et figulo figulus, et fabro faber inuidet ;
cuiufmodi genus pugnacium artificum in conuiuijs Plutarco coniungi vetat.verum
ex euentu id eft. cum enim lucro faciendo impediant fe mutuo, inter eos oritur
contentio, eadem ceffatvbi cauetur, ne alter alterius cauffa damnum -patiatur
jeiusq. loco amicitia fuboritur. CICERONE profelfuseft, cum Hortenfio de
eloquentiæ palma ita fe contendiffe, vt vnius ad laudem curiiis non effet ab
alio impeditus; ac proinde viuentem amaffe, dolereq. vita fundum. Sæpe etiam
qui ftudi js diuerfis priuatimviuunt,fed in maioris momenti rebus conueniunt,
funtamicifsimi. Pelopidas et Epaminundas, etfi vita priuata efient difsimiles,
quod hic ftudijs philofbphiæ, ille venationibus profufius incumberent, quod
tamen afferenda patriæ libertate, incredibilem animorum con sensionem
retinuerint, certa illis amicitia conflitit ab initio ad finem. Sunt etiam
ingenia inter fedifsimilia,quænihi lomiuus coeunt facile ad vitæ societatejhoc
enim habent, vtfimul aptari, et componi pofsint, quemadmodum vox acuta
iun&a grani certa proportione, harmoniam efficit s quod spedare licuit in
Socrate, et Alcibiade. Consuetudo quoque, atque conuidus amorem gignit,:ei!dit
enim homines moribus iifdem affue tus, ac vnius mentis eaque vis efi
confuctudims, vt habitum nedum animi, fed corporis quoque immutet ad rei amatæ
formam notauit id Piutarco in Alexandri amicis, quos leniter inflexa ceruice,
facie furfum verfus con uerfa folicos incedere, fcribit, quali Alexandro
attentaturos; cum nihilominus vi afluetudinis habitum illum impru dentes
contraxittent. Summopere igitur advertendum, quo cum vitæ societatem ineas;
præcipue vero monendi adolescentes meretricum cœnis, nodibus, omnique convidu
abstineant, quibus illæ magnopere student; cum norint consuetudine amoris
vincula fieri tenaciora. Parem amoris conciliandi vim societas in honoribus, et
rebus, tum fecundis, tum adversis habet, et quandoque maiorem. vt enim maximum
amoris vinculum ducitur, plurima et maxima beneficia accepitte, sic simul
accepiife, proximum iudicari debet. Qui simul fecere naufragium, vel vna
pertulere vincula, vel canfilij alicuius, coniurationisue societate iunguntur,
facile amant invicem tfnde adagium, Conciliant homines mala. BRUTO (vedasi) et CASSIO
(vedasi) invicem insesos GIULIO (vedasi) Cesare Cæsariarius dominatus
conciliauitjac summa fide coniun xit. M. EMILIO LEPIDO et GIULIO FLACCO cum
ettent inimicifsimi, censores renunciati, simultates illico deposuere. Tacitus,
Latiaris arque Sabini sermones, quibus vetita miscuerant, ardæ amicitiæ speciem
fecifle, annotauic; speciem dixit; nam vr plurimum participes scelerum non tam
amore copulantur, quam metu, atque noxa D conscientiæ. Sunt etiam qui existiment,
vi quadam occulta ne&i animos; vel disiungi quidam enim primo aspectu
amantur ab omnibus; ali j contra contemnuntur. inter aliquos statim convenit;
alios nulla beneficiorum, officiorumq. confuetudo conciliat; nec vnde
voluntatum ift hæc discrepancia nascatur, liquet, nulla enim hic morum similitudo,
nulla vitæ communitas. Astronomi » vt nodum hunc solvant, ad Venerem, ceteraque
aflra, quæ benigna vocanr, confugiunt; quibus homines ad amandum inuitari
volunt, hæc, vti longe a nobis posita, neque certam habent fidem, neque manifestum
errorem. ACCADEMIA schola dæmonibus ad'cribit, qui vitæ hominum præfunt.facit
enim dæmonum, hos quidem confimilisingenij, hos diuerfi.qui difsident
interfefe, d fienfionesad clientelas deducunt; qui vna fentiunt, amorem iis
immittunt, quorum gerunt procurationem, demum nonnulli gratia pol-‘ lent, et
au&oritate; ali j odio habentur a collegis; qui vtrifque fubfunt homines,
eandem quoque gratiam inuidiamq. apud nos nancifcurur.ifthætf f ACCADEMIA
commenta non aliter confutarim 9 quam quod tollunt funemum,ex euentu,peritUla
immerite alicui creata conciliant amorem iriperpetieritem Tacitus de Nerone
Germanici filio. aderat \uutnH modcfiia et forma principe piro digna j notis in
eum Seiani odiis, Stv, quod omnes ad fe vocet; abiitq.in prouerbium, quo Plato
vtiturin iyfide ; quod pulchrum femper amicum ; cenfeturq. a Mufis et gratiis
primo vfurpatum, vbi ad nuptias Cadmi et Harmoniæ, puIchrirudinenouaf nupta?
ore, fi Deo placet, immortali cecinerunt ; vr in I heognidis epigrammate, cuius
hæc exiftit fententia; Mttfæ, et Gratiæ, filiæ Iouis, quæ olim Cadmi jtl
nuptias cum veoijlis, pulchrum xeciniflrs carme, Quicquid pulchrum amicum e[l,
non pulchrum autem non eft amicum. Mimus dixit, formofam faciem effc mutam
commendationem LIZIO vero; habere illam longe maiorem vim ad commendandum, quam
accurate feriptam epijiolam. Carneades appellauit C E hoc est, dulce amarum.
eft enim mors voluntaria V vc mors amarorem, vt fponte fufcepta, voluptatem
aflrert. amorem vero effe liiorcem, inde apparet maxime, quod amans de fenon
cogirat, fed de alio ; in fe igitur non operatur, fed in alioj - qui in fe non
operatur, in fe non eft ; qui in fe non eft,in fe non viuit; amans igitur in fe
mortuus eft.quare Plato in quendam, qui perdice amabat, dixit ; h'ic in proprio
corpore mortuus eft ; viuit in alieno et Plautus in Ciftellar. Trullam mentem
animi habeo ; vbi fum, ibi non fum. vbi non fumi ibi $1 1 animws « Cato fenior
aiebat, animum effe potius vbi amat, quam vbi animat. Quod fi amans vicit Jim
ametur, reuiuifcit in re amata j alias mortuus cenfetur.has autem
vicifsitudines atque mutationes quoad aflfe&um accipere oportet; non quo ad
ipfam eflentiam animorum. appetunt quidem amates fieri re ipfa vnum, iuxra
di&um Aristophanis ab Ariftotele 2. polit, cap. 2 relatum ; fed quia
illorum inde corruptio fequeretnr, quærunt coniunctioriem, quæ faluis
corporibus obtiqeri pofsit. hæc autem afFe&u confuetudineq* habetur, animis
interim quo ad cupiditates permiftis et in tertiam quandam temperaturam reda
mere contendit, quo conatu Lyfias Phædro similis euafit; et Macedonum proceres
colli flexura, orisq.ere&ione Alexandro similes redditos ex Plutarco supra retulimus.
Pulchre vero 2. Rher. monet LIZIO, vereri nos turpia committere apud illos,quos
amamus; 1 vt inter amoris opera pofsitreuei entia numerari; quod maxime
declarat eius aifeitionis excellentiam. Crafsi illa funt;Equidem cuiri peterem
magi ftratus,folebam in præhenfandodimitttre a me Scæuolam, cum ei ita dicerem,
me velle efle ineptum.Nemo quippe curat probari ijs, ejuos negligit; Et quidem
apud eos, qui ius haoent puniendi, veremur turpia facere ob metum legum; apud
alios ob metum infamiæ ; fedapud eos, quos diligimus," obreuerendam et
amorem. Sed et fui, aliorumq. omnium, præterquam' rei amatæ contemptum amor
parit in amante lacob, rarum amoris exemplum, quattuordecim annos æftu geluq.
vexatur, in morem feræ, vt pulchra Rachde potiatur; ac tria fereluftrama gnis
tradu&a laboribus, paucas exiftimatincom modi tolerati horas t certe
diuinus Moses paucos ei dies præ amoris magnitudine vifos teftatur. et
ficaftifsimo amatori falaconem in exemplum admngerdicet,r uiCM, Autonius
incertum atque preui- DE pr jaifum exitium, vt Cleopatra; morem gerat, fic
fuidefertor, vt placeat concubina; falutem profundit, ne amati vultus turbet
ferenitatem. Fugatur demum Veteranus Imperator ab adolefcente, atque tyrone,
quod prius fuiffet dementatus ab ægyptia Syrene. his ftipendijs fæue cupido
muneras eos, qui nominibus datis, tua figna fequutur. G:gnit quoque amor magnam
voluptatem,vbi re amata potimur, cum enim affequi finem fit omnium
iucundifsimum, quilibet eo habito, quod amat, contentus viuit, vt ACCADEMIA ait
in Phædro fæpe autem tanta voluptas adeptionem rei amatæ confequitur vt multi
in complexu rerum carifsimarum exfpirarint • Ex oppofito amor vehemetior, fi
quid afiequutionem propofiti moretur, vel impediat, triftitiam, et moerorem
affert, voluptati, de qua diximus, æqualem, llafis medicus amore:n morbo
melancholico proximum facit, euolant quippe fpiritus fubtiliores, et purior
fanguis per teouifsimos poros, excitati appetitio nis impetu, erga rem amitam
tendentis; fanguis vero crafsior, quod exitus non pateat, remanet conclufus; vnde
in at-um humorem, atque bilem facile concrefcit, cum fit meliore
fanguinedeftitu tus. inde vaporibus opplecur caput; animus triftitia premitur,
ac fæpe ad infaniamdeducitur LUCREZIO (si veda) amator primum effectus eftjtum
demens; ad extremum fui ipfius parricida. Hæc sunt vehementioris amoris et
frequentius impadici ; qui amittendi quoque timorem affert, atque trepidationem
5 tum etiam furorem in eum, qui auferre conatur; fufpicioneS vehementes, zelum
amarum, aliaque animo lancinando, et excarnificando inftrumentacommodifsima. In
eodem ordine raptum mentis collocamus: græcebts^; quem amori quoque diuino
Areopagita tribuitjquafiDeusob amorem e&afim paf fus fuerit, emergit quippe
foras knimo,qui amat ; tum quod ad rem amatam commeare appetit; tu quodafsiduode
illacogitat, fuioblitus; accurritq. aliquando fanguis tenuior ad cerebrum, vt
iuuec contemplationem ; aliquando præfente re amata adeamconuolatjfedfiftitin
externis corporis par tibus, uehiculo deftitutus. vtrumque ftupor fequitur,
opprefio cerebro vi nimij caloris,vel partibus vitalibus ab eodem derelidis.
Inde fequitur amantis valetudo et imbecillitas, debilitatur enim alendi vis
recedente calore; cor etiam, atque cerebrum vicifsim conftringuntur! ob copiam
fanguiu is, vt opem ferat parti laborati, ab vno ad aliud comeantis. id enim ei
natura indidit, ut inferuiat vitæ principijs. Et quidem cor,, vbi feptum efi vi
fanguinis,& quafi vallo circumatum, quærit aggerem per fufpiriaperrumpere ;
quævel non emergunt, vel omnino emittuntur^ difficillime, ac plerumque. non
integra, verum, dimidiata, nec fine magno conatu, ab eadem con ftridione ccrdis
prodeunt cantiones interruptæ, a E" &ftatim dimittit ; modo aliud
quærit, et propofitum illico mutat,pænitetq. cæpti inftituti ; vt prorfus ij
faciunt, qui longo et acuto morbo decumbunt. Huc maciem palloremq. amantum
refero ; corrupto enim calore, colorem quoque obfcurari necefle eft. f OVIDIO
de Amante Fugerat ore color, maciefj. obdukerat artus. Opprefsionem vero
cerebri lachrymæ fequuntur. Sanguis enim fabrilior, cogente cerebri
frigiditate, vertitur in lachrymas; quæ, vti graues, defcedunt per oculos;
natura quoque remmolestam, nulliusque ufus, foras propellente. His adde
oculorum tumorem, et inflationerii labiorum. Suetonius de Tyberio. Sed et
Agrippinam ab egi ftc pofi diuortium doluit; et femel omnino ex occurfu
vi[am,adeo contentis et tumentibus ocuUs profecjmtus e$t, vt cuftoditum fit, ne
vnquam in ciusconfpeftum veniret. eius fa&i caufla dft, quod ad præfentiam,
vel memoriam amatæ rei fpiritus petunt partes extimas, quali amatum amplexaturi
; maxime vero feruntur ad oculos, qui fant afnimi internuncij et conciliatores
amoris, inde fequitur tumor, et plerumque etiam ardor. Nec est prætereundum, ad
præfentiam, vel recordationem rei amatæ commoueri pulfumvena rum, fiue
arteriarum, fieriq. concitatiorem, et inconftantem ; idque vel quia cor
trepidat et pauet; vel quia nititur quodammodo de loco fuo conuelli, et in
amari pedus transferri; quo argumento dcpræhen dic Galenus amici vxorem amore
Pyladæ cuiufdam laborare. Denique,vt etiam quæ leuiora fu nt, attingam, amor
mutat mores ex taciturno garrulum facit, ex garrulo taciturnum ; ex focorde
induftrium; ex afpero mitem et fiiauem. quæ omnia ftngillatim profequi,eifet
immenfi laboris. Antiquitas morum comitatem amori adfcripfit, quemadmodum
Dionyfio mifterium, vaticinium Apollini, Mufis poefim. Docet quoque muficen;
quod ACCADEMIA a fpirituum vehementia deducit; qui dum magna vi erumpere
conantur, impellunt ad cantionem.Quid quod poetas facere non vno depræhefiim eft
experimento?Plato idipfum afsignat excitationi, agitationi,
eleuationifpirituum.ij enim co moti, agi tatiq. apt funt aliquid parere citra
commune vfum; cuiufmodi eft oratio metro conftans, minime vaga, vel foluta.
Bion poeta in Bucolicis fub perfona paftoris amorem facit fuorum carminum
au&orem veriibus a Stobæo relatis,quos ad verbum conuerfos ita legimus.
Mufæ amorem non metuunt crudelem, Quin amant ex animo et veftigia fequuntur
eius. Quod fi quis ingenio præditus inamabili ipfiti comitetur, Illum refugiunt
et docere nolunt jit fi amore captum gerens animum fuauiter cecinerit, o
idipfum fimul omnes feflinæ confluunt; Quod autem hic fermo plxne verus fit,
ego teflis ftim, )~ -v-i E (am 06 DE 7^am fi hominum quempiam, aut immortalium
et, ' mine celebro C efflat mea lingua; nec yt ante solebat, canit. At cum in
Amorem rei in Lycidam aliquid molior. Tunc mibi lætum ore carmen profluit. •
fli&um vecordis poetæ fceleratum, quodq. fati$ indicet perditos hominis
mores, ac nihil miraqdum iq o impudico amore ad verius fundendos eum incitari
folicum, qui meliorem non agnofcebat.agnouit autem Propheta Regius, iljoq.
impetu, quæ Deus didabat, fuaiiifsimis yerfibus effudit. Hanc de amoris
effedibus tradationem eleganti Caroli Cardinalis dido cocludam: Amore perfici
fundiones humanas, quæ enim abamg fe prodeunt,, quam accuratifsime geruntur. De
renfedijs amoris, REMEDIA non nifi morbis quæruntur, quare de impuro nobis
amorehic fermo exiltit, prrrium igitur amorem negofia > curæ, honotu m cu p
diras, labores, calamitates deterunt, et corrodi unt; Otia flt Ilus, periere
cupidinis ignes. Sed &egeitas eijvaide aduerfatur. na flue Cerere dr
Daccb-j fliget Vtnus^t ait Chremes Terentianus, ia gr æcorum collectaneis
verius legitur, qui LATINE «e cxprcfTus > sic habet. Mortua res venus fine
Cerere et Baccho. Ariftophanes apud Athenæum vinum lac Veneris appellat, quod
alat libidinem Vinum bibenti fuaue lac Cypriæ Deæ Apuleius in Metamorphofi ex
Cerere, et Baccho Veneris /ytarchiam confici fcribir. Sed et Menandri hi
exfiant Senarij. Amorem [edat fames, aut æris penuria ; {emo mortalium viftum
mendicans amauit; Sed in opulentis puber hic innafcitur. Huc fpe&at
antiquum epigramma græcum an &oris incerti, in latinum (ic verfum. Fames
amorem fidat; id fi fit minus Tempus medetur ; fin nec i fla exttingucre
Flammam queant^ tum reflat, vt funem pares. quod epigramma ex dido Cretetis
Thebani Cynici philofophi confedum ett. tria enim ab eo afferebantur amoris
remedia, htftfe Cfiy?s, id eft, fames, tempus, laqueus. digna cynica immanitate
fententia. porro paupertatem prodefle amori pellendo in confefToefi;tum etiam
tempus, et longam diem ; nam vt ait Ouid. lente fiunt tempore curæ et Martialis
Quid non longa dies, quid non confutuitis armi ? fedti hæc duo minime pro finr,
a^liafunc remedia, præter laqueum ; a quo abftinendum natura docet, et humanæ
diuinæq. leges præcipifit. quantum euim illud ad amorem eiiciendum valet, fi E
a quid 6Z t> E quid vitij inre amata eft, fæpc animo voluere, vfc illa
tandem apud nos vilefcat? inomnivero.humana pulchritudine aliquam deformitatem
corporis, vel faltim animi nancifci, facillimum videturjmores fcilicet
improbos, impotentiam animi auaritiam, fæuitiam, inconftantiam et quando hæc
defunt, foeces fub uenuftifsima forma latentes, fordesq. innumeras eo conceptaculo
conci ufas. indignatio eti^mjquod a vili foemina, vel abie 6to mancipio quis
contemnatur ; vel in feipfum, quod adeo foedum toleret feruitium,cocepta
iracundia tenacifsimos frangunt amores; quibus liberatum Heroem illum ab amore
Indicæ Regin^ Ludouicus Arioftus perbelle finxit; cum equitem induxit armatum,
quem indignationem poftea nuncupauit, tædis ardentibus foedam et immanem
belluam, quæ JReginaldum fub vnguibus, præmebat, et moleftifsimeinfeftabat,
fugantem et adtartarum detrudentem, quippe fera illa libidinem, et amorem
impuru referebat. Medici cmiffionem fanguinis atque defoecationem ad idem
Cenfent non inutilem; quod ea minuatur calor, et ardor coeundi. Platonici
idiptom probant ; quod sanguis morbida qualitate affectus eiicitur, ac
fincei^is de nouo gignitur quare medici amantibus ebrietati cenfent aliquotenus
indulgcndum ; tum vt fpiritus recentes procreentur ab illa tabe inta- I
veteribus per sudorem vino excitatum, exhalatis; tum,
vtindudaobliuione,paulatim curæ ; iuollefcant, et amatæ rei memoria deleatur.
Remedium vero illud, clauum clauo pellendum, nec recipio, nec ferendum
cenfeo,fi clauus de nouo adhibitus fit eiufdem cuni vetere materiei, nam
expellens, nifu tenaciore occupat expulsi locum quare amantem, si eo vtatur
consilio, in peius dela bi, non est ambigendum, fin alterius naturæ clavus
affumitur et cado vel omnino philosophico et quod magis ampledendum, divino
amore contra Venereum agitur, medicinam salutarem, nemini respuendam iudico.
STRABONE scripit prope Lebcada promontorium cfie templum Apollinis, vbi faltus
fit ad fedandos amoris ædus; ex quo Deucalion ob Pyrrham, Cephalus ob Pterelam,
Sappho item et Calicæ fœminæ fefe præcipites dedere, viri servati funt
incolumes, ab amore immunes fœminæ interierunt; mifelfæ; quod scilicet faltus ille
Leuchadius virilis edet, nec fœminis conveniret. Fabulofa hæc sunt. Sed si quid
veri adumbrant illud ed; vehementissimo timore amorem interii re; quod et nos
fatemur pericula enim ad meliorem sæpe mentem homines reddunt; (io dat
intellectum „ v . .r et ifp i yJh t ii; ; OH ifttO rjorr- r hi ibo:.» nlsr;
ritBT&J' > 1 '« : fyy \ £§5*? :• r < b ftV; % i IOC CE' 'Vrn. 0 f
<»! Vropommtur et diluuntur
dubii non pauca id Amorem pertinentia P tl I M V M dubiam. An verum sit, quod
Socrates ex Diotima retulit, amorem nasci indigentia. ACCADEMIA in Lyfide
affirmauit. CICERONE autem censet istumesse miiiim. generosum amoris et
amicitiæ ortum j alias lucri causa amaremus, et beneficia fœneraremur; quod
fordiduol videtur i Sed ACCADEMIA dictum de amore, qui cupiditatis dicitur,
intelligencfeM, CICERONE autenii de amore amicitiæ, quæ nititur honesto sic
inter mentes separatas amor intercedit, cum nihilo minus non egeant secundam.
Qaibus maxime reperamentis inna scitur amor? Iis, quæ calore et humare abudant
humidum enim facile concipit externas impressiones; calidum vero fouet amorem
quod si calido sit admixtum aliqu id ficcitatis, cupiditares existunt acutæ et
vehemente$, qu 2 fs celerrimelrelfec expleri, nec retinent v^lde diu; quod
sanguine sint tenui, atque raro et in cpntinua motione posito. Eiusmodi sunt
adolescentes, quorum amores levis flammæ vapori Seneca in Hyppoliro comparavit.
Frigidioris vero naturæ, ac tristioris ingemj homines tard amorem admittunt,
sed per se u crint magis, 6b crafsitiem, atque pigritiam sanguinis fi gutm’s,
et admixtionem atræ bilis, quæ diffidi iut recipit, sed firmius reti net,
quicquid imprimitur, Vt argilla non adeo tenuisset liquida, inde lenes
excipiendo amori duriores videntur jquem nihilo mi hus semel imbibitum retinent
lumina firmitudine. illos dixeris; quali ftipUlam quæ flammant
bcyfsimeconcipit, et dimittir; hos, quili ligna solidiora, quæ non adeo sunt ad
exardescendum facilia; sed admotam, ac tandem tecepraui flammam diutius alunt;
Tertiui Qua potilsimum via cocipiatur amor; Respondeo, venenum illud oculis
maxime hauriri. vt LIZIO; docetlib. p.Eth. tdlaturq.illc apud Poetaifi. Vt vidi
d vt perij Ivt me maltis abstulit error d sed et aures aliquando funt operis
tanti adminiUrie; qua ratione Medaæ lafonem ardere coepit lenotiniuiri per
quietem absolvente phantasia. cd tadufi idipfurh præftat; vbi phantasia
pulchram tei conta&æ formam effingit; sed in hac concerttione palmam oculi
libi vindicant, vt quibus eunt re ipsa commercium intercedit; quod aures no hal
ber,Vt Phylo noratlit .de ludice iilæenim occit fantur circa sonos; obtutiis in
rem ipsani fertur aclimatissimum æque superbissimunide illa fert iudicium;
conta6his verb cralsior est, et aptior ad fruitionem, quam ad iudiciumde re
pulchra fasciendani allerunt ACCADEMIA amorem pulchritiidi lie potissimum
commbueri; quæ oculis maxitrid feleipitur; contactui vero nullatenus subiieitur
j £ 4 Itita b E r ideo amorem oculis potius excitari, quam tactu amorem
præterea fpiritibus adminiftris gigni vo lunt, hosq.per oculos emitti, et immitti
. ex quo fic,vr qui oculorum venuftate possent, faci!ein alie nis pedoribus
benevolentiam sibi conficiant. Hanc ego spirituum per oculos eiaculationem
negare non poffum, quod multis experimentis com probetur.Scribit S.Bafilius
lib.de Virginitate, nos firmius ægrotos intuendo ccrrupijneque n.irrpu ne
peltifera spiramenta ocuiishauriutur. Teftatut Lapndius de ALESSANDRO SEVERO,
ad eius obtutu f^pe opus fuifle oculos dimittere; id no eflet; nifi agens vis
aliqua ab oculo in ocuju e£funderetur; qux illu afficeret et subigeret.
læditur.n. fenfus a fenfili ve henrienti,vt Arilbdocuit. Auguftus, referete
Sueton 10,0 cui os habuit daros,ac nitidos, quib. etia exi flimari volebat
ineflfe quidda diuini vigoris;gaude batque,fi quis fibi acrius cotuenti, quafi
ad fulgo re fblis, vultu fubmitteretjqua porro leuitare Silenus apud Iulianum
trasfugam facetifsime derifit. Aspedu ne rei amatæ magis,an ofcu lo, complexuq.
amantis expletur appetitus? Respondeo. Amantem quærere coniun&ionem cum te
amata; id vero complexu magis obtinetur, qui intuitu, quare mater film ad fe
peregre reversum hon fatis habet oculis ad fatietatem intueri ; nifi etia
amplexetur, osculodato et repetito, quiefcit. maxima nihilominus voluptatem
oculis pefcipi, non eft negandum; elTcq. magis perennem, quod, cum purior
exiftat, minus amantem fatiget.. An amor iit erga bruta et inanima. Respondet
LIZIO Eth.c. ideft ama tione, in res quoque inanimas conferri, quod lata
acceptione LIZIO loquutum crediderim. na inanima etia fi timemus, non odimus,
vt fulme. ergo nec amamus, cii contraria circa idecontingat.qua re LIZIO Eth.
magis proprie loquensait; ridiculu effe illu,qui dicat, se vino bona euenireve!
le; sed vt qua liberalissime agamus, dabimus ei, vt velit vinu faluu et
incorruptum manere, vt ipse habeat.cu igitur amoris effedus fit bene velle,
sequitur crga inanima no esse proprie amore; et multo minus amicitia. Aristippo
cu perdite amaret Lai de, nec ab ipfa amaretur, ab amico reprxhesus est, quod
eo amore traduxifiet, vnde par no acciperet.fed cxcufabatfe Aristippo quod etia
vino et cibo vteretur, pluri muque caperet inde voluptatis jetfi no igno raret,
se no amari ab illis.acute et appofite. neq.n. cude vero amore fermo eflet, se
cibu amare dixit fedab eo multu capere iucuditatis. Quo ad animata rationis
expertia, certu est cuijs non efie amicitia; qa comunia cu hominibus officia no
obeur, nec ferutur ad eunde fine, nec habet electione, nec honestua turpi
diftinguunt. Sed an hominis amor ad illa excedatur, in dubio res eft diligimus
enim canes et vicissim amamur ab illis et cum fint capæia doloris et
voluptatis, illis bene, vel male cupixnus. nonulli etiam ardentissimo amore
fœda animalia sunt prosequuti. Glauca Cythariftria anferem, fcu anatem amauic
Xenophontis filius in Cilicia canem et quidem obftinatifsfme; f^der Spartiata
monedulam habuere in delitijs; quid quod adolescens bonæ fortunæ statuam iri
Fri tanæo ere&am deperi jtj eaq. pretio non obteri ti sibi manus intulit
quippe lapidem ilum qiiaii anima præditum ob mentis perturbationem existitnavit,
quod ex Xerxi vifutn tu ille crediderim; Curii infarto Flatani amote captus ad
eam extrei tum illum immensuin cohfiftere atque choreas ducere voluit; nec ante
abscessit, quam armillis torquibusq. aureis amatum ornattet; curatore quoque
dato qui cuftbdiret; ac tueretur ab militia. Sed amorem proprie atque per
fe&e ad ea tari tu elfe dixerim, qux ratione polletit est enim amor
Appetitus coniunctiohis, atque convictus; quis ve to cani, vel anati, vel
cuilibet manfuetifsimæ belluæ iungi velit, vel vfia convivere? quod si qui de
formes adeo prætulere cupidi taces, eos irrationali amote ductos di xerim, et
feritati, i m mani tarique obnoxio; cuius perversæ appetitionis caullæ tre ab
LIZIO referuntur lib^'. £thicitap.$. Sed, (i tationem sequimur et naturæ
propensionen T inanima cara habemus j bruta adhuc noftri cauCfa diligimus; vt
equos nobiles, vt catulos feftiuos; fed noti qrtæcumque cara nobis funt;
continui amamus; etfi quæ amamus, necessario etiam cara habemus et omnino catum
elfe latius patet quam amari mieb Sex tu . An artiare præfiantius fit,
quaniamdti hæc dubitatio accipienda est formaliter; fci- [AMORE] T licet, an
amans vc amans nobilitate antecellat amato, vt amatur de quo ACCADEMIA non
dubitant, cum, vt FEDRO ait apud ACCADEMIA, amans divino furore rapiatur,
videaturque particeps fadut divini luminis. Equidem cæteris paribus flatum
amantis celfiorem existimo amate enim eftactu Caritatis, quæ prædantissima est
omnium virtutum et tum etiam quod amare cum fundtione virtutis existit; amari
autem est prorfus Ociosum illud vicem habet agentis, hoc patientis Septimum Cur
amans amati vereatur aspectu} vt sæpe viri fortissimi ad præsentiam vilissimæ
fæminæ trepidarint, et ad infimas preces obceilationesque defcenderint.
Respondent ACCADEMIA, non eife quid humanum quod eos percellit, sed fui
goremdiuinitacis emicantem in humana specie; quo posito, consternationis eius
cauflam fe tradidiflfe putanti et principium indicasse, quo per multæ
difficultates de a^pore diluantur, nam ad ama ti præfentiam sæpe honot, plerumque
divitiæ Contemnunturj quod fortunæ bona non fint cum fummd bono, cuius radij
pulchritudine correptus est amans, conferenda. Et amans cupit vnum cum amato
fieri, deferet e condicionem propriam, e se in amati perfonam transfefrej quia
ex homine cupit fieri Deus, quis enim efl,qui humanam condicionem cum divina
non libentissime commutet? Et amote capti vicifsim fufpiriapromunt et gaudent.
dolent quippe quod se ipsos deferant ætan tur quod ad meliorem Ratum
transferantur. Calene DE AMORE. Calent etiam atque frigent; deferuntur enim
calore proprio; tum fuperni radij fulgore accenduntur. demum timent et audent,
quod calor audaciam pariat, frigus metum. Ego vero LIZIO firmitate deledatus,
pleraque ex his vti speciosa quidem didu, are ipsa non admodum folida reiicio.
alia etiam, vti ad velandam turpitudinem Veneris induda, damnare cogor; Amantem
id cupere, vt per Metamorphofim fabulofam in alienam mucetur naturam,plane fum
antea inficiatus. effc dus vero illos amoris varios,& multiplices ab et
ebullitione fanguinis, per vim phantafiae, deduco; vt diximus in i j$,quae de
amoris eflFedibus at tulimus; plura quoque in difpucatione de timore paulo poft
fubiiciemus. v 2 S 8 et 268 et pWC2ihii P*‘t Hi. Nome compiuto: Lellio
Pellgrini. Pellegrini. Keywords. Refs.: Luigi Speranza, “Pellegrini e Grice
sulla etica nicomachea,” The Swimming-Pool Library.
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