GRICE ITALO A-Z P PAV
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Pavia: la ragione conversazaionale e l’implicatura
conversazionale -- mi chiamo Lanfranco –
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Pavia). Filosofo italiano. Abstract. H. P. Grice: “I like him, but then I’m English1” – Autore di
una Dialectica. Conosce bene la logica vetus. Usa ancora
il De decem categoriis. Commenta il De inventione di CICERONE e il Ad
Herennium. “P. pensa che questo possa essere omesso. “P. superfluum hoc
iudicat.” -- Ma la sua opinione non puo essere accettata.” Forse P. ha dei
buoni argumenti. Del resto, un piccolo errore nel testo – la d di ‘dictio’
spezzata in ‘cl’ – conduce L. a una chirurgia disperata. Spiega che ‘Clitio’ e
un soldato. “Clitio parla ed ordina di dare le armi a un uomo.” Per P. la
retorica e sempre lo istrumento di base. Lanfranco. Lanfranco di Canterbury.
Beato Lanfranco di Canterbury Lanfranco con ai piedi Berengario di Tours, che
sostene che la presenza di Cristo nell'Eucaristia è puramente simbolica, tesi
alla quale Lanfranco si è opposto decisamente. Tela. Vescovo
Morte Canterbury Venerato da Chiesa cattolica Ricorrenza Manuale Lanfranco di
Pavia arcivescovo della Chiesa cattolica Incarichi ricopertiArcivescovo
di Canterbury Nato1005 circa a Pavia Consacrato vescovo29 agosto
1070 Deceduto28 maggio 1089 a Canterbury Manuale Lanfranco di
Canterbury o di Pavia (Pavia, 1005 circa – Canterbury, 28 maggio 1089) è stato
un teologo, filosofo e vescovo cattolico italiano, venerato come beato dalla
Chiesa cattolica[2]. Indice 1Biografia 2Opere 3Dottrina 4Genealogia
episcopale e successione apostolica 5Note 6Bibliografia 7Altri progetti
8Collegamenti esterni Biografia Lanfranco nacque intorno al 1005 a Pavia,
figlio di Ambaldo, magistrato appartenente all'ambiente del sacrum palatium.
Secondo un suo biografo: «...fu istruito fin dalla fanciullezza nelle scuole di
arti liberali e di diritto civile a Bologna[3]. Ancora molto giovane, ebbe spesso
il sopravvento nei processi su avversari sperimentati per la travolgente
eloquenza del suo preciso argomentare. A quell'età seppe stilare sentenze
apprezzate da giuristi e giudici.»[senza fonte] Nel 1035 si trasferisce
ad Avranches, in Normandia, dove nel 1040 apre una scuola di lettere e
dialettica alle dipendenze dell'abbazia di Mont-Saint-Michel, dove era abate il
suo concittadino Suppone, un monaco proveniente dall'abbazia piemontese di San
Benigno di Fruttuaria. Nel 1042 decide di trasferirsi a Rouen, e,
attraversando la selva di Ouche con un suo discepolo, viene assalito da
briganti, che spogliano i due di ogni cosa, e Lanfranco rimane con la sola
tonaca: ricordandosi di una simile sventura subita da Libertino di Agrigento
(narrata nei Dialoghi di Papa Gregorio I), Lanfranco offre ai briganti la sua
tonaca, pur di essere liberato con il suo compagno. I briganti, convinti di una
presa in giro, lo lasciano nudo legato ad un albero insieme al compagno. In
quel momento Lanfranco fa un voto: si promette a Dio se riusciranno a scamparla
e, in un istante, i lacci si sciolgono.[3] Così avviene ed entra nel monastero
benedettino di Bec, fondato otto anni prima sui propri possedimenti di Brionne
da Erluino, un nobile che aveva deciso di dedicarsi a una vita di preghiere. I
trentacinque monaci appartenenti alla comunità vivevano semplicemente in un
regime di vita semi-eremitica. Oltre ai dettati della dialettica, si occupa di
ampliare e modificare le strutture architettoniche del monastero, e crea nuovi
alloggi per i confratelli Nel 1045 Lanfranco diviene priore del monastero
e dirige la scuola dei monaci; nel 1059 apre la scuola anche ai laici, per
ottenere fondi coi quali ricostruire il monastero. La fama del suo insegnamento
attira allievi dalla Francia, dalle Fiandre, dalla Germania e dall'Italia fra i
quali Ivo di Chartres, Anselmo d'Aosta, Anselmo di Lucca e Anselmo da Baggio,
poi papa Alessandro II. Quando Lanfranco si sposta nel 1063 a Caen, numerosi
allievi lo seguono nella nuova sede, sebbene ora nella scuola del Bec insegni
un illustre ex allievo di Lanfranco, il famoso Anselmo d'Aosta, con cui coltivò
una profonda amicizia. Si oppone alle teorie eucaristiche formulate da
Berengario di Tours, partecipando ai sinodi di Vercelli nel 1050, di Tours del
1055 e di Roma del 1059; scrive il Libellus de sacramento corporis et sanguinis
Christi contra Berengarium, che lo consacra miglior teologo del suo
tempo. Consigliere del nobile normanno Guglielmo il Bastardo, nel 1053 si
oppone alle sue nozze, in contrasto col diritto canonico, con la cugina Matilde
di Fiandra; in seguito alle minacce di Guglielmo di esiliarlo, nel 1059
Lanfranco, già a Roma per partecipare al sinodo di condanna di Berengario,
ottiene da papa Niccolò II una dispensa per il matrimonio. In cambio Guglielmo
fa costruire a Caen un monastero femminile e uno maschile, dedicato a santo
Stefano, del quale Lanfranco diviene il primo abate nel 1066. Intanto in
Inghilterra Edoardo il Confessore, re dal 1043 al 1066, figlio di una normanna,
non avendo eredi nomina suo successore il figlio di suo cugino Roberto,
Guglielmo il Bastardo, ma alla sua morte la dieta dei nobili inglesi proclama
re il sassone Aroldo, cognato di Edoardo. Nello stesso anno Guglielmo sbarca
con un esercito in Inghilterra per far valere con la forza i suoi diritti al
trono. Con la vittoria nella battaglia di Hastings, Guglielmo
s'impadronisce dell'Inghilterra, guadagnandosi così il nome di Guglielmo il
Conquistatore, ma la rivolta contro di lui prosegue, favorita anche dai vescovi
locali; avendo bisogno di una gerarchia ecclesiastica fidata, ottiene nel 1070
dal papa Alessandro II la nomina di Lanfranco ad arcivescovo di Canterbury
estromettendo l'infido arcivescovo Stigand. Ora si tratta di rendere
Canterbury la sede vescovile più importante d'Inghilterra; Lanfranco viene a
contrasto col vescovo Tommaso di York che non intende rinunciare alle sue
prerogative. Nel concilio di Winchester del 1072 Lanfranco presenta alcuni
falsi documenti, da lui attribuiti a Beda il Venerabile, per sostenere la
supremazia della sede di Canterbury su tutti i vescovadi d'Inghilterra,
autorità che il Concilio riconosce. Fa costruire per sé un palazzo, la
famosa cattedrale, una prioria e numerosi monasteri, in cui trasferisce monaci
dalla Normandia; cerca anche di ottenere una parziale autonomia da Roma venendo
anche a contrasto con papa Gregorio VII. Per ottenere consensi dal clero e
dalla nobiltà inglese, permette il matrimonio dei parroci di campagna e
l'investitura vescovile ad opera di principi laici; accentra il controllo sulle
circoscrizioni ecclesiastiche trasferendo le sedi episcopali provinciali nelle
città più importanti. Col tempo i Normanni s'impadroniscono del governo delle
province, delle chiese e delle potenti abbazie. Operando col pieno
appoggio di Guglielmo, che nei periodi di assenza dall'Inghilterra gli affida
la direzione della vita politica, Lanfranco ricambia la fiducia, e sventa nel
1075 la cospirazione contro re Guglielmo organizzata dai conti di Norfolk e di
Hereford. Muore nel 1089 ed è sepolto nella sua cattedrale. È stato
beatificato dalla Chiesa e la sua ricorrenza cade il 28 maggio. Opere
Restano di lui scritti di scarsa importanza, tranne l'opuscolo Liber de corpore
et sanguine Domini contro Berengario di Tours; il Commentario sui Salmi
(perduto) e il Commentario su S. Paolo; gli Statuta sive decreta pro ordine S.
Benedicti, spiegazione della Regola benedettina; Note sulle Collationes di
Cassiano; il Liber de celanda confessione, dove dimostra tutto il rispetto che
si deve al penitente nel porsi all'interno della sua condizione di peccatore, e
le Epistolae. Inoltre Milone Crispino gli dedico una biografia, la Vita
Lanfranci.[3] Dottrina Combatté la teoria eucaristica di Berengario di
Tours, che negava la reale presenza del Cristo nell'eucaristia, poiché se si
mantengono gli accidenti dell'ostia, secondo la logica aristotelica si deve
mantenere anche la sostanza e dunque l'ostia non contiene realmente il sangue e
il corpo di Cristo; Lanfranco, nel Liber de corpore et sanguine Domini,
sostiene invece che dopo la consacrazione il pane e il vino si trasformano
realmente nel corpo e nel sangue di Cristo, pur conservando le primitive
apparenze. A questa conclusione non giunge però con le armi della logica ma con
la fede e con l'autorità dei Padri della Chiesa alla quale è necessario che la
dialettica si sottometta. Rimprovera Berengario: «...abbandonando le sacre
autorità ti rifugi nella dialettica, ma se io dovessi ricevere o dare una
risposta a proposito dei misteri della fede, preferirei sentirmi rispondere e
rispondere io stesso, che riguardano le sante autorità piuttosto che le ragioni
della dialettica». Logico celebrato, non può condannare la dialettica,
che ritiene possa aiutare a comprendere anche i misteri divini, ma che deve
sottomettersi all'autorità della Scritture quando entri in conflitto con
esse. Genealogia episcopale e successione apostolica La genealogia
episcopale è: Arcivescovo Robert di Jumièges Vescovo Guglielmo il
Normanno Arcivescovo Lanfranco di Canterbury La successione apostolica è:
Arcivescovo Tommaso di York (1070) Vescovo Pietro di Lichfield Vescovo Osbern
FitzOsbern Vescovo Gilla Patrick Vescovo
Hugh d’Orivalle Vescovo Arnost di
Rochester, O.S.B. Vescovo Gundulf di
Rochester, O.S.B. (1077) Vescovo Osmundo di Salisbury (1078) Vescovo Robert
Losinga Vescovo Donagh O’Haingly, O.S.B. (1085) Vescovo Robert of Limesy (1086)
Vescovo William of Beaufeu (1086) Vescovo Maurice (vescovo di Londra) (1086)
Vescovo Gosfrid di Chichester (1087) Vescovo Jean de Villule (di Tours) Lanfranco
di Caterbury in Santi e Beati, su santiebeati.it. URL consultato il 14
settembre 2017. ^ Sito Santi e Beati, su santiebeati.it. Nino Borsellino,
Walter Pedullà Storia generale della letteratura italiana Vol. I Il Medioevo le
origini e il Duecento Gruppo Editoriale L'Espresso (1 gennaio 2004)
Bibliografia Gibson M., Lanfranco. Da Pavia al Bec ed a Canterbury, Jaca Book,
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1989. Lanfranco di Pavia e l'Europa del secolo XI nel IX centenario della
morte, 1089-1989. Atti del Convegno internazionale di studi (Pavia, Almo
Collegio Borromeo, 21-24 settembre 1989), a cura di G. d'Onofrio, Herder, Roma,
1993. C. Martello, Lanfranco contro Berengario. CUECM, Catania, 2001. Nino Borsellino,
Walter Pedullà Storia generale della letteratura italiana Vol. I Il Medioevo le
origini e il Duecento Gruppo Editoriale L'Espresso (1 gennaio 2004) H. E. J.
Cowdrey, LANFRANCO da Pavia, santo, in Dizionario biografico degli italiani,
vol. 63, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004. URL consultato il 13
agosto 2017. Modifica su Wikidata Altri progetti Collabora a Wikimedia Commons
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Collegamenti esterni Lanfranco di Pavia, in Dizionario di filosofia, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, 2009. Modifica su Wikidata Lanfranco di Pavìa, su
sapere.it, De Agostini. Modifica su Wikidata (EN) Lanfranc, su Enciclopedia
Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Modifica su Wikidata (DE) Lanfranco
di Canterbury, su ALCUIN, Università di Ratisbona. Modifica su Wikidata Opere
di Lanfranco di Canterbury, su MLOL, Horizons Unlimited. Modifica su Wikidata
(EN) Opere di Lanfranco di Canterbury, su Open Library, Internet Archive. Modifica
su Wikidata (FR) Bibliografia su Lanfranco di Canterbury, su Les Archives de
littérature du Moyen Âge. Modifica su Wikidata (EN) Lanfranco di Canterbury, in
Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company. Modifica su Wikidata (EN) David
M. Cheney, Lanfranco di Canterbury, in Catholic Hierarchy. Modifica su Wikidata
Lanfranco di Canterbury, su Santi, beati e testimoni, santiebeati.it. Modifica
su Wikidata PredecessoreArcivescovo di CanterburySuccessoreStigand
(1052-1070)1070 - 1089Anselmo d'Aosta. Portale Biografie Portale
Filosofia Categorie: Teologi italiani Filosofi italiani dell'XI secoloVescovi
cattolici italiani dell'XI secoloMorti nel 1089 Morti il 28 maggioNati a Pavia Morti
a CanterburyArcivescovi di CanterburyArcivescovi britannici Beati italiani Scrittori
medievali in lingua latina Teologi benedettini [altre]. Gervasio di Canterbury
fa menzione dei genitori Eribaldo e Roza. Il padre, cittadino di rilievo,
attivo nella vita politica della città, muore probabilmente quando P. è ancora
bambino. L. consegue comunque un buon livello d’istruzione nelle arti liberali
a Pavia o in qualche altra città dell'Italia settentrionale. Dove ricevere
inoltre una buona formazione giuridica, della quale restano testimonianze indirette
e generiche. Studente di arti liberali, lascia l'Italia, spinto forse più
dall'instabilità politica che vi regna più che attratto dalle scuole e dai
monasteri d'Oltralpe. Insieme con altri studenti intraprese un viaggio verso la
Gallia, soggiornando nella valle della Loira e dirigendosi verso la Normandia,
per proseguire alla fine il viaggio da solo. La sua conversione alla vita
monastica ha luogo repentinamente, allorché P. riusce a sfuggire ad alcuni
rapinatori in una foresta sulla via di Rouen. P. evita deliberatamente i più
grandi e ricchi monasteri della Normandia e si dirige verso Bec, fondato da
poco d’Erloino, cavaliere convertito alla vita monastica. Gl’esordi del suo
apprendistato alla regola benedettina sono irti di difficoltà. La disillusione
che matura nei confronti della vita religiosa a Bec lo spinge a progettare la
fuga verso una vita d’eremita, ma dopo la scoperta da parte d’Erloino delle sue
intenzioni, accetta di vivere a Bec e di assumere un ruolo importante nel suo
sviluppo. Erloino designa P. come suo successore al priorato e P. ha il ruolo
di secondo d’Erloino sino alla partenza per Caen. Si deve principalmente a P. la trasformazione
di Bec da sede povera e poco influente a monastero fiorente e autorevole alla
pari dei grandi e famosi monasteri normanni. Nonostante l'intenzione di
abbandonare gli studi secolari, P. fonda una scuola che conquista una vasta
fama, tanto da attrarre risorse utili per l'edificazione di nuove costruzioni e
per attirare molte persone alla scuola e al monastero. L'elenco di coloro che
studiarono a Bec include AOSTA (vedasi), che succese a Erloino come abate e a P.
come arcivescovo di Canterbury, e altre figure della chiesa anglo-normanna come
Ernulf e Gundulf, che furono entrambi vescovi di Rochester, e il canonista Ivo
di Chartres. Sono invece da considerare incerte quelle fonti che hanno ritenuto
P. maestro di Anselmo da Baggio, futuro papa Alessandro II, e di suo nipote, il
vescovo di Lucca Anselmo. P. divienne il
primo abate dell'abbazia di St-Étienne a Caen fondata da Guglielmo duca di
Normandia, dove, fino alla sua nomina ad arcivescovo di Canterbury, s’occupa
ancora una volta degl’edifici monastici e della organizzazione della comunità.
La fondazione di St-Étienne, all'interno di un disegno politico concepito dal
duca Guglielmo, ha il significato di favorire lo sviluppo della città di Caen,
quale centro del potere ducale nella Normandia che potesse bilanciare il ruolo
di Rouen. Sia a Bec, sia a Caen P. svolge
un ruolo importante negli affari ecclesiastici e secolari anche fuori dal
monastero, come testimoniato dal suo coinvolgimento nei difficili esordi
dell'abbazia di St-Evroult, come ricorda Olderico Vitale. Secondo Guglielmo di
Poitiers P. divienne il consigliere di fiducia e il direttore spirituale
personale del duca Guglielmo. Ciononostante, le notizie circa le sue attività
nel ducato sono stranamente molto scarse. A eccezione dell'incontro con
Berengario di Tours al concilio di Brionne, non vi sono altre testimonianze
della sua partecipazione attiva ai concili che sono caratteristici della vita
ecclesiale normanna. Rifiuta la richiesta che gl’èstata presentata dal clero e
dal popolo di Rouen di succedere al vescovo Maurilio. È invece certamente
esagerato da resoconti più tardi il ruolo svolto da P. nella soluzione del
problema di consanguineità posto dal matrimonio del duca Guglielmo con Matilde
di Fiandra. Notevole importanza
rivestono i rapporti avuti da P. con i papi della riforma, da Leone IX ad
Alessandro II. Non è chiaro se egli è presente al sinodo di Reims indetto da
Leone IX, ma facertamente parte del seguito papale che viaggia, con tappe a
Verdun e Metz, verso Magonza, dove Leone IX e l'imperatore Enrico III presiedeno
un altro importante sinodo riformatore. In seguito P. ricorda la sua presenza a
Remiremont nei Vosgi quando Leone IX vi consacra la chiesa monastica. Il papa
si dirige in seguito verso la Germania e celebra il Natale a Verona. Il
pontefice tienne un sinodo a Siponto e un altro, al quale P. è certamente
presente, si svolge a Roma. P. scrive che Leone gli chiede con "praecepto
et precibus" di rimanere con lui fino al sinodo di Vercelli -- Patr. Lat.,
CL. Se s’accetta l'ipotesi che viaggia sempre con il papa, P. visita allora
anche Benevento e Firenze. P. intervenne nei concili di Roma e di Vercelli
sulle teorie eucaristiche sostenute da Berengario di Tours. La posizione
espressa da P., che ritene REALE la presenza del corpo e del sangue di Cristo
nell'eucarestia – GRICE HYPOSTASIS, TRANSUBSTANTATIO --, avrebbe trovato in
ambito conciliare la sua più compiuta espressione nella professione di fede
redatta da Umberto di Silva Candida, sulla quale a Berengario è chiesto di
prestare giuramento nel corso del concilio lateranense indetto da papa Niccolò
II, al quale non si sa se P. partecipa. P.
è però certamente a Roma, per assicurarsi l'autorizzazione di papa Alessandro
II a trasferire il vescovo Giovanni di Avranches all'arcidiocesi di Rouen. Le
lettere dei papi Niccolò II e Alessandro II testimoniano la loro grande
considerazione nei confronti di P. come monaco, maestro e uomo di chiesa. I
contatti prolungati e articolati che P. intrattenne con il papato riformatore,
del quale è un convinto sostenitore, e in modo particolare i viaggi nei quali
accompagna Leone IX, non lasciano alcun dubbio circa la sua intima comprensione
e adesione ai fini e ai metodi della riforma. Ha familiarità colle personalità
di spicco che essa espresse, tra cui il chierico Ildebrando, futuro Gregorio
VII, e il cardinale Umberto di Silva Candida, che P. ammira non solo per le sue
posizioni nella disputa sull'eucarestia, ma anche per la sua fede e le sue
idee. In qualità di studioso e docente P. scrive opere di DIALETTICA, ma di
questa produzione poco ci è stato tramandato. Egli spostò gradualmente e in
modo sempre più intenso i suoi interessi verso lo studio della Bibbia,
specialmente dei Salmi, e delle lettere di Paolo. Ci è stato tramandato il suo
commentario alle lettere paoline che si presenta come una serie di glosse al
testo sacro che non sono rivolte in particolar modo a un pubblico monastico ma
all'intero corpo della Cristianità, riservando grande attenzione alle questioni
morali. L. mostra grande interesse per questioni come la giustificazione, la
redenzione e lo sviluppo della rivelazione divina nel passaggio dall'Antico al
Nuovo Testamento e insiste su un uso corretto della dialettica come strumento
per esplorare la verità cristiana di cui i testi sacri offrono la rilevazione
prima ed esaustiva. È questo il tema esplorato nel trattato De corpore et
sanguine Domini, completato dopo il suo trasferimento a Caen, che L. rivolgeva
contro Berengario di Tours, definito nemico della Chiesa cattolica. Il trattato
si apre con una lunga disamina dello Scriptum contra synodum che Berengario
aveva scritto dopo il concilio Lateranense indetto da Niccolò II nel 1059.
L'imputazione che L. rivolge a Berengario è di aver abbandonato la Sacra
Scrittura per trovare rifugio nella dialettica. Questo errore lo aveva quindi
condotto a propugnare una concezione puramente simbolica della presenza del
corpo e del sangue di Cristo dopo la consacrazione eucaristica, laddove
l'autorità cristiana insegnava che, sebbene la sembianza esterna del pane e del
vino rimanesse la stessa, essi divenivano realmente, e non solo simbolicamente,
il corpo e sangue che Cristo aveva ricevuto dalla Vergine Maria. Dopo la conquista normanna dell'Inghilterra
del 1066 si dovette aspettare sino al 1070 perché i legati pontifici
deponessero l'arcivescovo di Canterbury, Stigand, il quale aveva cumulato
numerosi benefici e aveva ricevuto il pallio in modo non regolare. Il re
Guglielmo scelse come successore di Stigand L., che era però riluttante ad
accettare. I suoi dubbi furono però fugati dalle insistenze di Erloino e di
Alessandro II. L. fu designato formalmente il 15 agosto e fu consacrato a
Canterbury il 29 agosto. Nell'autunno del 1071 intraprese il viaggio verso Roma
per ricevere il pallio; vi fu ricevuto con tutti gli onori dal papa, che gli
conferì un secondo pallio personale.
L'impegno principale di L. come arcivescovo fu riassunto dopo la sua
morte nella formula "ad mores hominum corrigendos et componendum ecclesie
statum" (Vita Lanfranci, p. 692). L. ebbe ben presto a lamentarsi che i
suoi intenti di moralizzazione trovavano delle resistenze e si risolse perciò
ad avviare in tempi brevi una riforma della Chiesa che avrebbe facilitato il
suo compito. Un primo obiettivo fu quello di affermare il primato e l'autorità
della sede di Canterbury secondo le direttive pseudo-isidoriane. La Chiesa
d'Inghilterra era composta dalle due diocesi di Canterbury e di York. Il
primato di Canterbury su York fu oggetto di complessi e lunghi negoziati,
avviati nel 1071, che culminarono negli incontri svolti a Winchester e a
Windsor rispettivamente nella Pasqua e nella Pentecoste dell'anno successivo.
L. si assicurò una professione di obbedienza da parte dell'arcivescovo di York
Tommaso di Bayeux nei confronti della persona sua e dei suoi successori nella
sede di Canterbury, alla quale era riconosciuta la primazia. Le professioni di obbedienza che L.
rigorosamente richiedeva ai vescovi neoeletti testimoniano chiaramente
l'importanza che egli attribuiva al primato di Canterbury. Sotto altri aspetti
però tale primato era meno sicuro di quanto L. non avesse desiderato.
Innanzitutto, il re si rifiutò di accordargli il diritto di chiedere il
giuramento di obbedienza all'arcivescovo di York; inoltre, ed era questione
certamente più grave, su pressante richiesta dell'allora arcidiacono Ildebrando
di Soana, il Papato rifiutò la concessione di un privilegio pontificio che
confermasse la primazia di Canterbury fino a che L. non si fosse recato di
nuovo a Roma, cosa che egli invece non fece mai. Non vi sono prove che L. sia
stato responsabile in prima persona della falsificazione di privilegi a favore
del primato di Canterbury che sarebbero stati concessi dai pontefici
precedenti. L. rivendicò inoltre il primato di Canterbury su tutte le isole britanniche
al quale papa Gregorio VII accordò una tacita approvazione. L. compì passi decisivi per consolidare la
chiesa di Canterbury secondo quanto richiesto dal suo ruolo di Chiesa
primaziale. Un incendio avvenuto nel 1067, che aveva seriamente danneggiato la
cattedrale e gli edifici adiacenti appartenenti al monastero, gli consentì di
avviare il vasto programma di ristrutturazione. L. si occupava di tutti gli
aspetti della vita di Canterbury: materiale, economico e religioso. Egli
istituì tre fondazioni caritatevoli, l'ospedale di S. Giovanni Battista, il
priorato di S. Gregorio Magno e l'adiacente lebbrosario di S. Nicola,
contribuendo in questo modo a rafforzare la sua immagine di uomo dedito alla
carità. Il principale strumento di
promozione della Chiesa d'Inghilterra di cui L. si servì furono i concili, che
erano stati una caratteristica tipica della Chiesa in Normandia fino al 1066,
ma che erano caduti in oblio nell'Inghilterra anglosassone. Tuttavia, agli
inizi del 1070 alcuni legati pontifici avevano tenuto concili a Winchester e a
Windsor. L. tenne concili a Winchester (1072), Londra (1075), ancora Winchester
(1076), di nuovo Londra (1077-78), e quindi a Gloucester (1080, 1085). L.
considerò il concilio di Londra del 1075 come un punto di riferimento e i
canoni conciliari illustrano bene la vastità e il carattere delle questioni
trattate. È interessante la norma impartita nel concilio di Winchester (1076),
che non imponeva ai sacerdoti sposati, sia della città sia della campagna, di
ripudiare le proprie mogli, ma vietava da allora in poi ai preti il matrimonio.
Nonostante non siano pervenuti documenti precisi circa l'impatto della sua
azione sulla struttura delle diocesi, appare certo che sotto il suo governo ai
vescovi era richiesto di tenere con regolarità sinodi diocesani. Una
conseguenza di ciò fu che gli arcidiaconi, che avevano poca importanza nella
Chiesa prima del 1066, furono considerati nelle diocesi ufficiali episcopali,
sebbene non sembra che abbiano goduto di giurisdizioni territoriali. È quasi
certo che fu proprio con la collaborazione di L. che, in una data non nota, il
re emise il provvedimento di separazione della giurisdizione ecclesiastica:
vescovi e arcidiaconi in futuro non avrebbero potuto giudicare sentenze in
materia spirituale nella corte dell'hundred (il provvedimento non faceva
riferimento alcuno alle corti di contea), né i laici avrebbero dovuto occuparsi
delle questioni che concernevano la cura delle anime. Ai trasgressori era fatto
obbligo di comparire nel luogo decretato dal vescovo, dove sarebbero stati
giudicati "secundum canones et episcopales leges". Il riordino della Chiesa operato da L.
richiedeva una conoscenza e una diffusione del diritto canonico ben più ampie
di quanto non fosse necessaria prima della sua nomina ad arcivescovo. È da
considerare perciò di grande importanza l'acquisto che L. fece dal monastero di
Bec della collezione di diritto canonico, nota comunemente come Collectio
Lanfranci, che egli donò alla Christ Church di Canterbury (ora si trova presso
il Trinity College di Cambridge, Mss., B.16.34). In gran parte il contenuto
della Collectio ricalca in forma concisa e con una diversa organizzazione le
decretali pseudo-isidoriane. Essa si articola in due parti: le decretali
pontificie fino a Gregorio II (715-731) e i decreti dei primi concili; in essa
non traspare l'intenzione di modificare i contenuti dottrinali ed
ecclesiologici della raccolta pseudo isidoriana ed è inoltre riconfermata la
sua concezione dell'autorità pontificia. Nel codice sono stati inoltre copiati
un certo numero di documenti riguardanti L. e i suoi tempi. Dalla Collectio
furono esemplate diverse copie che circolarono nelle diocesi inglesi e che la
resero pertanto il principale documento di diritto canonico nella Chiesa
inglese sino al Decretum di Graziano. La concezione che L. ebbe dell'autorità
del diritto canonico è resa in modo particolarmente chiaro nei canoni
conciliari di Londra (1075). Egli insistette con gli altri vescovi presenti in
quella occasione sulla necessità dello studio e dell'applicazione del diritto
canonico al fine di un appropriato adempimento della carica vescovile. Essendo stato monaco per venticinque anni,
una volta nominato arcivescovo L. fu profondamente coinvolto nelle vicende
monastiche in Inghilterra. L. si può definire come un monaco-arcivescovo che
rimase legato alla vita benedettina. Canterbury era una delle quattro
cattedrali inglesi che avevano un passato di capitoli monastici sin dalle
riforme del X secolo attuate da Dunstan, Ethelwold e Oswald. A Canterbury L. si
trovò perciò ex officio abate del monastero della cattedrale. La combinazione
di questi incarichi gli fu congeniale: fu egli stesso ad affermare che vi era
molto in comune tra vescovi e abati, in quanto i vescovi, accordando le loro
paterne cure in nome di Cristo ai propri fedeli, possono essere chiamati anche
abati, cioè padri. Nei limiti in cui gli fu possibile quando era a Canterbury,
L. condivise perciò la vita dei monaci della cattedrale, dei quali aumentò il
numero da venti a forse più di sessanta. L. fu cauto nell'introdurre riforme
nella comunità che aveva trovato piuttosto trascurata. Tuttavia la rafforzò con
nuovi monaci provenienti da Bec e da Caen e allo stesso modo incrementò la
biblioteca con l'acquisizione di nuovi libri. Probabilmente pochi anni dopo la
consacrazione della nuova cattedrale avvenuta nella domenica delle Palme del
1077, L. introdusse le Constitutiones monasticae, che regolavano l'anno
liturgico, gli incarichi, l'amministrazione e la disciplina della comunità. L.
dichiarò di avere compilato le Constitutiones prendendo spunto da quelle dei
monasteri più autorevoli del suo tempo; in effetti esse non mostrano traccia
della Regularis concordia dei riformatori inglesi del X secolo né delle
consuetudini di Bec, che L. sembra aver seguito a Caen; egli deve molto di più
alle compilazioni cluniacensi di Odilone e di Bernardo. L. pensò le sue
Constitutiones probabilmente per la sola Canterbury, tuttavia esse furono
adottate anche in altri monasteri.
L'approvazione che L. espresse nei confronti dell'istituzione dei
monasteri delle cattedrali ne assicurò la conservazione a Winchester e a
Worcester e la loro introduzione, durante la sua vita, a Rochester e Durham. L.
si spese molto per incoraggiare la vita monastica anche in altri luoghi.
Sostenne in modo particolare Saint Albans, dove divenne abate il nipote Paolo,
e protesse i monasteri dalle rivendicazioni dei loro vescovi, così come accadde
a Bury St. Edmunds e a Coventry. Le sue lettere offrono ampia testimonianza
anche dell'interesse che nutrì nei confronti di singoli monaci. Nelle questioni attinenti alla Chiesa e al
Regno inglesi, l'armonia e la collaborazione che segnarono i rapporti di L. con
la monarchia, così come la deferenza che il re mostrò nei suoi confronti, sono
ampiamente attestati. In tutte le
questioni che riguardavano gli affari pubblici L. si mostrò in ogni caso
deferente nei confronti del re. In Inghilterra, così come in Normandia, i
concili della Chiesa erano soggetti alla volontà del re che poteva essere
presente e, in caso di assenza, le questioni delicate dovevano attendere il suo
ritorno; le lettere di L. testimoniano che la volontà del re era tenuta in
conto anche per questioni di poco rilievo.
Per quanto concerne gli incarichi secolari affidati a L. da Guglielmo,
va accolta con grande cautela l'affermazione secondo la quale quando il re era
in Normandia L. rimaneva a capo e a guardia dell'Inghilterra. Il caso più noto
di esercizio di tale autorità da parte di L. fu in occasione della ribellione
dei conti nel 1075. Tuttavia, a parte il caso delle "crown-warings"
presiedute direttamente dal re, le attestazioni dei documenti sembrano
suggerire che quella di L. non fosse una presenza costante a corte, e
certamente fu ben lontano dall'essere un prelato di corte. Solo raramente L.
servì come giudice reale: gli editti di Guglielmo I mostrano tuttavia il
riguardo con il quale il re considerava il parere di L. e in questo senso
spiegano l'espressione "capo e guardia dell'Inghilterra" con la quale
L. era definito. L'atteggiamento di L.
nei confronti di papa Gregorio VII fu piuttosto freddo: egli infatti trascurò
di fare visita a Roma come parte dei suoi doveri di metropolita e ciò finì con
l'indispettire Gregorio, il quale però non si determinò mai a passare dalle minacce
all'azione. Le ragioni della freddezza di L. non sono affatto chiare:
evidentemente aveva parteggiato per Guglielmo I nella sua opposizione alle
richieste più estreme in tema di superiorità dell'autorità papale, e il citato
rifiuto di Ildebrando di Soana nel 1072 di patrocinare l'immediata concessione
di un privilegio papale potrebbe avere inasprito i rapporti di L. con il papa;
ma, più probabilmente, L. fu sconcertato dai tempi lunghi per la condanna di
Berengario di Tours da parte di Gregorio e dall'atteggiamento certamente più
moderato mostrato dal papa rispetto a quello assunto dallo stesso L. e da
Umberto di Silva Candida. La corrispondenza di L. testimonia che, dopo l'inizio
dello scisma, che si protrasse lungo gli anni Ottanta del 1000 e dopo l'elezione
dell'antipapa Clemente III, egli fu in corrispondenza con un sostenitore di
Clemente, probabilmente il cardinale Ugo Candido. Tuttavia L. mantenne un
atteggiamento distaccato nei confronti dello scisma non prendendo alcuna
posizione. Né d'altronde vi è alcuna indicazione che contatti con gli
scismatici fossero mai stati resi pubblici né che L. o il Regno inglese abbiano
mai dato un chiaro sostegno a Clemente. Nel 1088 Urbano II annunciò a L. la sua
elezione in termini che non mostravano alcuna incrinatura nella fiducia riposta
nei suoi confronti. Dopo la morte di
Guglielmo I nel 1087, L. sostenne la successione di Guglielmo II il Rosso al
trono inglese al posto del fratello maggiore Roberto duca di Normandia e si
prodigò nel difenderlo contro il vescovo Odo di Bayeux e gli altri ribelli; L.
ebbe invece la delusione di vedere tradite da Guglielmo II le sue promesse di
buon governo. Ciononostante L. si distinse per le sue competenze giuridiche
messe al servizio della Corona nel processo per tradimento contro il vescovo di
Durham Guglielmo di Saint-Calais. P. muore
dopo breve malattia ed è seppellito nella cattedrale di Canterbury. Opere: In omnes Pauli epistolas commentarii
-- Migne, Patr. Lat., CL; De corpore et sanguine Domini; The letters of
Lanfranc, archbishop of Canterbury, a cura di Clover - Gibson, Oxford; The
monastic constitutions of Lanfranc, a cura di Knowles - Brooke, Oxford. Fonti e Bibl.: Gregorii VII Registrum, a cura
di E. Caspar, in Mon. Germ. Hist.,
Epist. selectae, II, Berlin, ad ind.; Willelmus Malmesbiriensis, De gestis
pontificum Anglorum libri quinque, a cura di N.E.S.A. Hamilton, London, ad
ind.; Memorials of st. Dunstan, archbishop of Canterbury, a cura di Stubbs,
London, ad ind.; Eadmer, Historia novorum in Anglia, a cura di Rule, London, ad
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London, ad ind.; Ordericus Vitalis, Historia ecclesiastica, a cura di M.
Chibnall, Oxford, ad ind.; Canterbury professions, a cura di Richter, Torquay,
ad ind.; Whitelock - M. Brett - Brooke, Councils and synods with other
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Herluini, in The works of Gilbert Crispin abbot of Westminster, a cura di Abulafia
- Evans, London; Acta Lanfranci, in The Anglo-Saxon chronicle: a collaborative
edition, a cura di Bately, III, Cambridge; Vita Lanfranci, a cura di Gibson, in
L. di P. e l'Europa del secolo XI nel IX centenario della morte (1089-1989).
Atti del Convegno internazionale di studi, Pavia… 1989, a cura di G. D'Onofrio,
Roma 1993, pp. 667-715; De iniusta vexacione Willelmi episcopi primi, a cura di
H.S. Offler - A.J. Piper - A.I. Doyle, in Chronology, conflict and conquest in
Medieval England, Cambridge 1997, pp. 49-104; Regesta regum Anglo-Normannorum:
The acta of William I (1066-87), a cura di D. Bates, Oxford 1998, ad ind.;
Guillelmus Pictavensis, Gesta Guillelmi ducis Normannorum, a cura di R.H. Davis
- M. Chibnall, Oxford 1998; Willelmus Malmesbiriensis, Gesta regum Anglorum, a
cura di R.A.B. Mynors - R.M. Thomson - M. Winterbottom, I-II, Oxford 1998-99,
ad ind.; Z.N. Brooke, The English Church and the Papacy, Cambridge 1931, ad
ind.; M.T. Gibson, Lanfranc of Bec, Oxford 1978; L. di P. e l'Europa del secolo
XI… 1989, cit.; H.E.J. Cowdrey, Lanfranc: scholar, monk, and archbishop, Oxford
2003; Lexikon des Mittelalters, V, coll. 1684-1686;
Rep. fontium hist. Medii Aevi, VII, pp. 132-134; Medioevo latino, I (1980) e
successivi, s.v. Lanfrancus Cantuariensis archiepiscopus.Lanfranco di Pavia.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Pavia,” pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The
Swimming-Pool Library. Pavia
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