GRICE ITALO A-Z P PAS
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice e Pasini: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale
– You’re the cream in my coffee, the salt in my stew – GENUS SPECIES –
eschatology -- La meta-meta-fora del cavaliere perduto – la scuola di Vicenza
-- filosofia veneta – filosofia italiana -- Luigi Speranza (Vicenza). Filosofo italiano. Vicenza, Veneto. Studia
a Padova applicandosi agli studi giuridici, che ben presto trascura per
interessarsi della nuova scienza è in contatto con Galilei e soprattutto della filosofia, seguendo
assiduamente le lezioni di Cremonini, impegnato nel commento mortalista della “Fisica”
e del “De coelo” di Aristotele e seguace dell'aristotelismo critico e
razionalistico di Pomponazzi, che mette in discussione l'immortalità dell'anima
e alcuni dogmi cattolici. Uno dei incogniti, uno dei circoli più attive, vivaci
libere. A tale adesione alcuni biografi settecenteschi attribuiscono le accuse
di eresia nei suoi confronti. Come invece dimostra una serie di documenti
dell'Archivio di Stato di Venezia, e un fatto di sangue a determinare il
provvedimento giudiziario che lo condanna all'esilio. Per un futile contenzioso
privato (un diritto di passaggio riconosciuto a dei vicini), insieme con il
fratello Vittelio e alcuni sicari, nella
villa Pavaran uccide Malo e ne ferì gravemente il fratello. Condannato a cinque
anni di esilio a Zara, poi ridotti di circa la metà, e assolto e liberato. Reintegrato
nella società vicentina, e vicario a Barbarano e a Orgiano, dove era già stato
agli inizi della carriera. La sua vita dove scorrere come quella di tanti
nobili di provincia, tra affari privati, responsabilità amministrative,
passione letteraria e interessi culturali, sempre presente l'ossequio al potere
della Serenissima: dediche e composizioni sono spesso dirette a podestà,
capitani e dogi. Si registra un stretto legame gl’incogniti e una grande produzione
letteraria. Fa parte della corrente poetica del marinismo, che ha in Marino il
proprio modello. ””Rime varie, et gli increduli, ouero De' rimedii
d'amore: dialogo. Dedicate al molto illustre Godi (Vicenza), esordio letterario
del Pasini, miscellanea di sedici componimenti in metro vario tutti di tematica
amorosa e un dialogo, “Campo Martio overo Le bellezze di Lidia, dedicato al
clariss. sig. Giulio da Molino, dell'illustriss. sig. Marco, componimento di
versi settenari ed endecasillabi sciolti, uscito a Vicenza presso Grossi e
dedicato a un membro dell'illustre famiglia Molino; “Rime” diuise in errori,
honori, dolori, verita, et miscugli (Vicenza); Il sogno dell'illustrissimo sig.
Pietro Memo.. Dedicato a Molino, Vicenza, di carattere politico-encomiastico,
racconta allegoricamente come il sogno trasporta il podestà attraverso i cieli
sino alla via Lattea, dove trova gli eroi che hanno illustrato la sua famiglia;
“Rime Marinistiche”, raccolta complessiva delle sue Rime, stampata a Vicenza;
fanno rientrare l'autore nel filone marinista dell'epoca. “La Metafora. Il
Trattato e le Rime. “Trattato de' passaggi dall'una metafora all'altra e degl'innesti
dell'istesse nel quale si discorre secondo l'opinione e l'uso de'migliori, se
senza commetter diffetto, si possano usare dai poeti e, oratori. Dedicato
all'illustrissimo, et eccellentiss. sig. Nicola Da Ponte” (Vicenza); “Historia
del cavalier perduto” romanzo erotico cavalleresco che indirizza il proprio
interesse su vicende e situazioni feudali di provincia. La sua opera più nota,
che si inserisce nella tradizione del romanzo barocco veneto e dei narratori incogniti,
secondo una linea che intreccia avventure cavalleresche amorose a tematiche
storico-politiche. -è da questo romanzo che Manzoni trasse poi spunto per la
stesura de “I promessi sposi.” Vicenza nella sua toponomastica stradale, "Le
Garzantine", Manzoni a Vicenza Firenze, Olschki). Dizionario biografico
degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia e cantòinquestaforma. Nela
vagastagion, che l'Usignolo Dolenteancora dell’antico oltraggio Contragiche armonie
filagna, e plora, E che di novo amor fecondo il suolo Del gran Pianeta
altemperato raggio di verde giouentù gode, ès' honora, Con mano prodiga Flora
D'odorosi tesori Con superbia pomposa. D'ogni intorno spargea gemmati fiori; Ma
qual donna degli altri in maestosa monarchia sublimar parea la Rosa.
Tributaria di lei, versando l’urna, La figliuola del Sole Alba nascente Le
offri adiper le ruggiadose unnerabo; Et ella, della pura onda notturna.
L’homaggio accolto in fen, lieta, eridente Di sii 2 Diricca gravidanza
empieafı il grembo; Indi, il purpureo lembo Spiegando a poco a poco, Scopria l'aurato
crine Del gran lume del cielo al primo foco; Le volauano intorno a far rapine
Preciofe d'odor l'inrevicine. Superba citerea, ch'in Regia tinta Le
imporporasse il suo bel piele foglie, Incota i detti ingiuriosa eccede. Chianti
Giuno homai, tua gloria è vinta, Altro latte il mio fangne il pregio toglie,
E'l tuo fio real mio fior s'humilia, ecede. Cositumida fiede Con inportuno orgoglio
L'ambitioso petto Dela Regina del superno foglio, Che sdognando il suo
Numeeller negletto, Lo sguardo oscura, e in torbida l'aspetto. Frome, egal carrodi
vendetta ingorda Di vampe, efocbi, e di saette, e lampi . Grida lontana ancor ;
Figlio vendetta, Con fretto lofaman richiama, e lega Il vago augel da le
flellate piume, E con la voce anco la sferza accorda, Zosgrida, ebate, e impatiente
il piega, Quevfa il mondo incanutir di brume. Delarmi ilfjero Num e Quiui a
funguignalite Sai Vandalici campi Alti Duci in fiammana, e fchiereardite;
Giungeellaa lui, cuiparche'l guardoaukāpe Ambo fiam vilipeli, amboschernići, numi
impotenti son MARTE, e Guinone; La tua pudica Dea, la tua diletta, Quella, che del
su’amor resegraditi Cillenio, e Febo, el cacciator garzone, Questa del vago Adone
Cole ancor le memorie Solo a tuo scorno, e in vno Al mio latte dir infratia le gloriezn.
Mirà d'orgoglio altierfasto importuno, Che di rosa anteporsi ardisce a Giuno.
S'ami la madre, e lei gradir desij, A la superba l'alterigia Scorna, E la sua rosa
le axuilisci o figlio Madre, non fia, ch'io le tue ingiurie oblij (risponde) al
cielo pur sagli, e ritorna, Ch'io ben far olle bumiliare il ciglio: Di più fino
vermiglio Distino ostro più grande, Per tinger rosa altera, Di cui la gloria foltes
fa ghirlande; Stella non splende, ou'è del solla spera, E appo la neuengnicandor
s'annera. Cosidetto, ella parte, egli accore Doue aßalito il vandalo feroce Col
Goto afalitor pugna, e contende: Di sanguinos ifiumi ilprato corre, D'urli, e
di strida una mistura atroce, Che difonde terrori al Cielo ascende; Dubbio il success
opende, Al fin scompiglia, efrange il gran duce Adoino Lanemica Vandalica falange;
Ma il sacro Dio, ch'adostro peregrino Aspira, affrettailsyo mortal destino.
Cade il prode signor, fugge disperso Semi viva fi getta addosso al morto;
El'abbraccia, e lofringe, el bacia, e’lterge Condiluuij d'angoscia, elcrin s'afferra,
E Straccia, efuelle infinda le radici; I sulerose, chel buon sangue asperge, E
che compagne fon de la sua terra, Sperge presagi in vn mesto, e felici.
Esclama. O fiori amicia Los tuol nemico, il fuo trionfo sdegna Per sì gran
danno il Goto lagrimose j j Goiodisco il german nel duolo immersa Nela fortune gloriosa
insegna Tra rose inuolue il busto sanguinoso, E dono doloroso A Lutterial'invia,
Cheil gran marito fcorto E sangue, e freddo ogni diletto oblia, I d'amor piena,
e dota di conforto, che Così pullulerà la Rosa ORSINA. E così germinò,
così dal cielo, Per lo mondo abbellir, netrasse isemi, Nel suona tale ancor grande
i ammirata: Sorge fecondo il glorioso stelo, E ne' Gallici campi, e ne'Boemi
Degni rampoli ITALIANE traslata, D'api in vece, adorata Schiera d'altepirtudi
Lovà suggendo, efaui Poi ne compone di Reali studi, Onde il mondo i suoi cafi in
fausti, e graui Per si dolce liquor torni soaui. Defiudilaude dil Sole, acuis'aprica
solo, e solo a'suoirai s'avanza e gode, E l'irrigailfuddordi nobil onda; Duro, einduftre
cultor glièla fatica, Siepe l'ardire, il buon valor custode, El ' applauso de '
Cor i aura gioconda Ondeè poi, che diffonda Cosi pregiato odore E di palma, e di
Lauro Ch'ın tal nel girdo e l età migliore Non neadunola Gloria in fuo tesauro
Dal Borea àl'Auftro, e dal mar' Indo, alM auto. Scritte sa in Cielo alettere
difato, Là de l'eternità ne’ cupi annali, Digermetal son le grandezze, e i pregi.
Febo m'inspira è colassu fermato, Ch'egli fioriscafolfreggi immortali, Alte imprese,
opreilluftri, èfattiegregi: Tiranni eftinti, Regi Debellati, daafflitti, Regni sommersi
in lutti, Espugnatecittà, Ducisconfitti, Prouinciescosse, esercitidestrutti,
Pergliopresileuar, fiano suoi fruti. Lieto verdeggi, eauuenturosogoda, Che'l
ciel gliarride, eporgela fortuna Grandi Che'l core hor m i pungete,
Insegna peregrina Del mio venire immaturo ancor Sarete; Cosi auuerrà, cosilo
ciel destina, Il diadema adorar veggio di Piero. Fortunata Dalmatia, borche
s'innesta Neltuoceppo Realfinobil pianta, attendi pure un secolo d'eroi. Vomiti
incendihomai Chimera infesta, Stragede'campisiabelua Erimanta, Che
fienconcettii percussorisuoi; Altri indomiti buoi sbuffinofiamme in Colco,
C'hauralliubbidienti Adaratronouelnouo bifolco; Sorgan Procufti, elanguirandolenti
Ancola Famahà lingue, E fil grande, e facondo, Ei gesti degli Eroi spiega, ediftingue.
Bastià l'ORSIN valor, c'habbia giocondo Teatro Italia, e spettatore il mondo.
Gran di alimentià le r a dice prime. Beltesoroèvirtù;ma s'altaloda, Mase honori
laforteancogli aduna, Vie più chiaro Splendorne’raggiesprime Eccolohomaisublime
Gemmarsi intorno, intorno Sold'insegne d'impero, Manti, porpore, scettriilfanno
adorno; Mafouratuttiin maestà primiero Sotto noui Tesei gliultimi accenti,
Canzon chiudanlelabbra. La meta-meta-fora.
itopedelabiturates. daglianimal: corterdel'acquecitopedeèsolce Nec
tenoftra iuberfiericenfura pudican . Sentätha oppreffo Carulla DeXNptys Pelleic
Cerula verrentes abiegnis equora palmisan Verrentesperremigantı, palmisperremi
son metafore di poca comienienza; perche le mani non icopano come inftrumento
profimo. DS Fortetfolcodál foco et verrigins Jalmocodel la core circulari.
Sedtamen, uttentes disimularerogat. Cenfura è traslation dal Magistrato
Cenforio a } rigordell'atninre; oubetèmetaforaan ch'ega, che nonficonfaconla censura;
perchefebene: leges autiubescentvetant, quepermitan, AMAP Hiunt. La censura
pero non era legge, nè magistrato, che hau eflc auctorità di far legge. Ma a solo
gaftigauachi contrauenità a'buonicollumi, adalcuneleggi et
adalcunivnitalchequi? Pinnestodidue metafore invafolo predicatos poilslacione
confaceuole alla vièpoi il pallaggio nelnornogar dell'altropredje viè censura. tom
1 Nel terzo de arte amandi, Ecco Ne quevliusitinntisim
per untitabii. Ne quifleprezesirefoue palmulis metaforam non producer ad extremum
nec ineaintere. Sed abvnaadaliamtranfilire; hicveroraliumiprie Prorumfecurses, och
Non è di giustitia chc CATULLO refiabbando pato Epiù sottodiffe. Qui
formula croftramentofumprofcidir quota Aoftrumè metafora trasportata da gli vecelli
allegalee, acuimancauailproprio perfignif carlofprone, equindian coallanaue
perde notarlaprora, e proscindere è pur METAPHORA, che Hon ha corsispondenza
con legalec, ma con quellecose, chetagliano: Ecco appresso v o trappasso da metafora
a metafora. Ecco VA alero inneftopuriuinell'aggionto, e nel softantiuo. Dide
currum wlitanumper ladate, che viag giava PHASELLUS illeguem videte hospittia'?
Siswiffenavium celerrimus. Oprisforeivolarejouelinteo. Ognuno sà che
Falelloèvna fpeciedi nauigio; nel descriver la celericà del quale nel naaigare
Paurore fi vale della metafora del nuotatore e subitò palla al volo ch'è dell'uccello
e quianco favn'innestoin quel volarepairwisin cuivuo) direnauigar
coiremi:poichenen f volacon lepalme, maconl' aliscosiinnettal'operation!
dellyccello con l'inftrumento dell'huomo, ch'è la mano sopra il qualpaflo il Muretto
di fe.Aiuntvitiofumeffefernelsuscepram tolco da'legamini ]? wimruna è
nato da Tibulloze da Propertio speiò fenciamo lianch'elli. Propertio nella festa
decimadlegiadel. cerzo ang niNini Sublime capulmafiflimunubar Afperala
Mefiffimosa sperme, chehannodicomune, Ring oluenparcela branquillità, ch'e delmare
cal P6 Sempere n im vacuos naxi fobriatorque rumares. Nox fobristonguet, inpeito.
La famiglia, originaria della val Sabbia, s’è trasferita, in un primo momento,
a Schio. Non dove essere di cospicua nobiltà ed alcuni Pasini di Vicenza
figurano tra i mercanti di seta e panni grossi. Assunti i rudimenti
grammaticali a Vicenza, P. compe studi giuridici a Padova -- è in seguito
ascritto al collegio dei giuristi di Vicenza, cfr. Archivio di Stato di
Vicenza, Corporazioni soppresse - Collegio giuristi --, ma ben presto trascura
la giurisprudenza per interessarsi della scienza -- è in contatto con BONAIUTO
(vedasi) Galilei e con Kepler -- e soprattutto per dedicarsi alla filosofia,
seguendo assiduamente le lezioni di CREMONINI (vedasi), impegnato nel commento mortalista
della Fisica e del De coelo del lizio di Aristotele e seguace
dell’aristotelismo critico e razionalistico di POMPONAZZI (vedasi), che mette
in discussione il principio dell'immortalità dell'anima – H. P. Grice: “Shropshire
disagreed” -- e alcuni dogmi cattolici. A tale adesione alcuni biografi s-- Papadopoli,
Calvi --, riprendendo moralisticamente il ritratto libertino delle Glorie de li
Incogniti, attribuiscono la causa di futuri guai di P. e della relegazione a
Zara. Come invece dimostra una serie di documenti dell’Archivio di Stato
di Venezia, è la natura violenta di questo degno esponente della riottosa
nobiltà di provincia a determinare il provvedimento giudiziario. Per un futile
contenzioso privato -- un diritto di passaggio riconosciuto a dei vicini --,
insieme con il fratello Vittelio e alcuni sicari, nella villa Pavaran, ora
frazione di Campiglia dei Berici, P. UCCISE l’avvocato MALO (vedasi) e ne ferì
gravemente il fratello. È condannato a cinque anni di relegazione a Zara, poi
ridotti di circa la metà -- assolto e liberato. Nuovamente integrato
nella società vicentina, è vicario a Barbarano ed a Orgiano, dove era già stato
agli inizi della carriera. La sua vita dove scorrere come quella di tanti
nobili di provincia, tra affari privati non sempre tranquilli -- nella biblioteca
civica di Vicenza ci sono i documenti della lite con un nobile Fracanzani, cfr.
Archivio dal Ferro Fracanzani, Serie Processi --, responsabilità
amministrative, passione letteraria e interessi culturali, spesso rivolti al
più importante coté intellettuale veneziano, a personaggi come Bonifacio o ai
facoltosi accademici Incogniti e al loro leader Loredano -- ha rapporti anche
con i conterranei Casoni, Bissaro, Belli, Motense. Né mancarono gli ossequi al
potere della Serenissima: dediche e composizioni sono spesso dirette a podestà,
capitani e dogi (Domenico e Francesco Molin, Priuli, Grimani ecc.. L'attività
culturale costella un’esistenza sostanzialmente modesta e, a parte il periodo
dell’esilio in Dalmazia, circoscritta tra Vicenza, Padova e Venezia. Con una
discreta accensione negli ultimi anni, per un più stretto legame con gl’incogniti
e per una produzione letteraria in incremento quantitativo e qualitativo. P.
muore a Padova. L'esordio letterario di P. avvenne con un libretto in
dodicesimo stampato a Vicenza da Grossi, Rime varie, et Gl’increduli, overo De'
rimedii d'amore, dialogo di P.. La minuscola miscellanea contiene sedici
componimenti in metro vario e un dialogo finora ignoto alla critica. Le Rime
varie sono tutte di tematica amorosa, secondo una casistica artificiosa
occasionale che sembra discendere dalle Rime amorose di Marino, ma il
conterraneo Casoni ha senz'altro avuto il suo influsso insieme a quel marinismo
veneto (Loredano, Michiele e altri) che recupera anche l'eredità di Petrarca
attraverso Tasso «settentrionale» e certe linee di Chiabrera, di Testi, di
Ciampoli. Molto interessante è il dialogo Gli increduli, overo De' rimedii
d’amore, impostato sullo schema usuale dell'incontro di gentiluomini – qui Montechiaro,
Capirossi e Lipi – in luoghi vicentini, poi sviluppati in spazi surreali e
allegorici, cornice non del solito trattato d’amore (il titolo riecheggia
l’ovidiano Remedia amoris, ma alcuni aspetti rinviano alla Magia d’amore di
Casoni), bensì di un racconto tutto barocco su «certi accidenti maravigliosi»
capitati a Teseo in preda a farneticazione amorosa. La seconda opera a stampa
di P. è un componimento di quasi 900 versi settenari ed endecasillabi sciolti,
uscito a Vicenza presso Grossi e dedicato a un membro dell'illustre famiglia
Molino: Campo Martio, overo Le bellezze di Lidia. Dopo l'avviso A chi
legge che precisa il rispetto della «religion catolica romana» per termini
usati «credendo da cristiano e scrivendo da poeta», l’autore celebra ancora con
un procedimento allegorico le bellezze della sua donna, inserendola in un
vivace spazio reale di Vicenza – Campo Marzio è il passeggio di dame e
gentiluomini – e quindi coinvolgendola in un «successo inusitato e strano»: in
una nube le appare Amore circondato dalle nove muse, le quali intonano le lodi
delle singole parti del corpo di Lidia con una progressione di metafore continuate. P.
ha dalla sua città l’incarico di scrivere il prologo al Torrismondo del Tasso,
messo in scena al teatro olimpico alla presenza dell’ambasciatore francese a
Venezia, Bruscart. Il testo fu inserito nella raccolta complessiva delle
Rime di P. (Vicenza, Eredi F. Grossi, ed
è costituito di 150 endecasillabi sciolti. Per bocca di Ercole, «protettor
dell’Academia Olimpica», P. celebra i «Gigli d’or» della monarchia
francese. Di non scarso rilievo, perché documento dell’interesse di P. verso
la scienza e le implicazioni religiose della filosofia empirica acquisita
a Padova, è una lettera scritta a Kepler da Vicenza. Dopo aver lodato in
forbito latino l’astronomo, P. gli pone cinque quesiti. I primi quattro
riguardano problemi tecnico-astronomici, sulla costruzione della figura, sui
confini, sulla grandezza dei pianeti e sul loro moto. L'ultimo quesito è di
scottante argomento dottrinale-religioso: «Ultimum quaenam sit de opificio
certior doctrina; qui enim hac in re Ptolomaeum sequuntur, hircum -- ut aiunt
-- mulgere, ni fallor, experientia didici» -- Epistolae ad Kepplerum, Lipsia.
Ancora di ambito politico-encomiastico è Il sogno de l’illustrissimo Memo,
ristampato ad apertura della sezione Honori nelle Rime, ma risalente al 1623
(il 7 maggio di questo anno il nobile veneziano concludeva l’incarico di
podestà di Vicenza relazionando al Senato, cfr. Relazioni dei Rettori veneti in
Terraferma, Podestaria e Capitanato di Vicenza, Milano. Il poemetto di
sessantasei ottave, costruito sul modello di visione del Somnium Scipionis –
CICERONE (vedasi), ma anche con ambiziosi calchi danteschi – ALIGHIERI (vedasi)
e con citazioni d’OVIDIO (vedasi) e dall’iconologia contemporanea, racconta
allegoricamente come il sogno trasporti il podestà attraverso i cieli sino alla
via lattea, dove trova gli eroi che hanno illustrato la sua famiglia. In
particolare, lo zio Marcantonio, già al governo di Vicenza, Bergamo, Padova e
infine doge, presentate le glorie del casato e descritta la sede celeste,
incita il nipote a guadagnarsi questa beatitudine tramite l’impegno
politico. Di notevole importanza storico-biografica, poiché datata «Di
Padova li 27 Genaro 1629» e dedicata a Ciampoli, è la canzone La Relegazione,
che si legge in un’edizione con proprio frontespizio (Vicenza, G. Amadio) alla
fine della sezione Miscugli delle Rime. Dopo un decennio di silenzio
editoriale seguono intensi gli ultimi quattro anni di vita: P. dà alle stampe
l’opera omnia delle sue poesie, preceduta da un TRATTATO SULLA METAFORA – H. P.
Grice: “Very interesting. My ‘You’re the cream in my coffee” owes a lot to
Pasini!” --, e, svolta notevole, rivela la sua vena narrativa partecipando con
due testi alle Cento novelle amorose de i Signori accademici incogniti, postumi
nell'edizione di Venezia, Guerigli (Parte seconda, nov. XV, pp. 89-94; già
nella stessa posizione in Novelle amorose de’ Signori Academici Incogniti, a
cura di Fusconi, Venezia, Guerigli; e Parte terza), e soprattutto scrivendo il
romanzo che lo rende famoso, l’Historia del Cavalier Perduto. Il “Trattato
de' passaggi dall’una metafora all’altra, et de gl’innesti delle stesse,” edito
a Vicenza da Zampieroni e poi ristampato d’Amadio, si inserisce nella vasta
trattatistica dell’età barocca aderendo alle linee sperimentali degl’incogniti
veneziani. In una quarantina di pagine l’autore si propone di mostrare «che
cosa sia metafora, di quante sorti siano le metafore, et in che siano
differenti dall’allegoria e dall’enimma» -- H. P. Grice: “Exactly my point in ‘Philosophical
Eschatology. I created philosophical eschatology as a branch of metaphysics –
along with ontology and the theory of the categories – as a way to deal,
properly, with figures of speech such as METAPHORA – trans-latio --, ALLEGORIA –
etymology more difficult – and PARABLE – that gives Italian ‘parola’ -- When I say the etymology of ‘allegoria’ is
more difficult, I mean it! Latin allēgoria, “figurative or metaphorical language, allegory; parable,”
whence Late Latin allēgoria, “allegorical interpretation of the Bible”, from ᾰ̓λληγορῐ́ᾱ, “figurative or metaphorical
language”, probably from ἀλληγορος, “allegorical” -- though
only attested in Byzantine Greek. + -ῐ́ᾱ, suffix forming feminine abstract nouns – cf. SPERANTIA SPERANZA. Ἀλληγορος is derived from ᾰ̓́λλος, “another; different,” ultimately from
Proto-Indo-European *h₂el- (“beyond; other”)) + ἠγόρ-, the imperfect stem of ἀγορεύω, “to speak in the assembly;
to say, speak”, + -ος, suffix forming certain
inflections of adjectives); and ἀγορεύω from ᾰ̓γορᾱ́, “assembly; assembly place; market place; speech,” ultimately
from Proto-Indo-European *h₂ger-, “flock, herd; to gather” + -εύω, suffix forming verbs.” -- ; quindi «come la metafora nella nostra
favella, o ragionare, possa adoperarsi». Infine
«le autorità di quelli c’hanno approvato gli innesti et i trappassi da metafora
a metafora di genere diverso» (La metafora. Il trattato e le rime di P., a cura
di Pedretti. La raccolta complessiva delle sue Rime fu stampata a Vicenza
con dedica al doge Erizzo. Oltre al recupero di quasi tutte le Rime varie, è
notevole la suddivisione in sezioni tematiche -- Errori, Honori, Dolori,
Verità, Miscugli --, che riporta alla Lira del Marino, modello fondamentale,
omaggiato nei sonetti 14 e 15 degli Honori. Ultima e più nota tra le
opere di P. (almeno per la rilevanza acquisita con il saggio di Getto) è
l’Historia del Cavalier Perduto, stampata a Venezia da Valvasense, l’editore
degli Incogniti, e dedicata al leader della stessa Accademia, Loredano (due
lettere attestano che ne seguì la stesura e ringraziò per la dedica: Loredano,
Lettere, Venezia). L’opera s’inserisce nella tradizione del romanzo
barocco veneto e dei narratori Incogniti, secondo una linea che intreccia
avventure cavalleresche amorose a tematiche storico-politiche (Biondi,
Loredano, Bisaccioni, Belli, Brusoni iniziale), e di altri romanzieri italiani
(evidenti gli influssi del primo Calloandro di Marini o del Principe Altomiro
di Mancini). L’ambientazione storica è ripresa dall’Italia liberata dai Goti
del vicentino Trissino d’ORO (vedasi), ma sullo sfondo della guerra tra Totila
e i Bizantini (metà del VI secolo) vivono temi e valori della società nobiliare
quali l’onore e la reputazione. Alla labilità storica, che permette l’innesto
anacronistico della guerra tra Orsini e Colonnesi, corrisponde la labilità
geografica: le zone d’azione principali rimangono quelle ben note a P., tra i
Monti Berici e i Colli Euganei, nei castelli del veronese, del vicentino e del
padovano, nonché la Dalmazia e Giadra conosciute in esilio, ma si estendono
all’Italia tutta, a Bologna, Firenze, Napoli, gli Abruzzi, le Puglie e
l’Oriente, varcando le coste d’Africa e il Mediterraneo, oltre Gibilterra, e
non risparmiando il Nord (Gallia, Germania, Inghilterra, e Irlanda). La
struttura narrativa circolare si regge sulla misteriosa identità del
protagonista, il Cavalier Perduto, il quale impegna quasi tutta la prima metà
del romanzo nell’affannosa INCHIESTA DI SE STESSO. Scoperta la quale – è
Adoino, figlio del duca Mundilla Orsini – vive tutto il resto del romanzo
guerreggiando contro Policarpo, principe dei Goti, e quindi contro i Colonnesi
guidati da Rodoaldo, fino al matrimonio finale con Dobbrizza di Giarda agevolato
dall'azione diplomatica di un misterioso re persiano, Saporeso, che impone ai
contendenti un «atto cortese e generoso e grande». Finale altamente politico:
un romanzo barocco iniziato come avventurosa INCHIESTA DI SE STESSO, termina
nel nome della RAGION DI STATO e dell’utilità della pace in un «secol di
ferro». Fonti e Bibl.: Archivio di Stato di Venezia, Consiglio dei Dieci,
Criminali, filza 50; Comuni, filze 368, 373; Vicenza, Biblioteca civica, Mss.,
3395: G. Da Schio, Persone memorabili in Vicenza, c. 10r; Le Glorie de' gli
Incogniti, o vero gli huomini illustri dell’Accademia de' Signori Incogniti di
Venezia, Venezia 1647, pp. 368-371; B. Pagliarino, Croniche di Vicenza, Vicenza
1668, p. 336; N.C. Papadopoli, Historia Gymnasii Patavini, II, Venezia 1726, p.
297; Biblioteca e storia di quegli scrittori così della città come del
territorio di Vicenza che pervennero fin ad ora a notizia del P.F.
Angiolgabriello di Santa Maria [Paolo Calvi], carmelitano scalzo vicentino, VI,
Vicenza 1782, pp. LXXVII-LXXX; G. Getto, Echi di un romanzo barocco nei
«Promessi sposi», in Lettere italiane, XII (1960), pp. 141-167; Id., Il romanzo
veneto nell'età barocca, in Barocco europeo e barocco veneziano, a cura di V.
Branca, Firenze; Zoric, Due romanzieri veneti e il mondo slavo, in Culture
regionali e letteratura nazionale, Atti del VII Congresso dell’Associazione
internazionale per gli studi di lingua e letteratura italiana, Bari, 31 marzo -
4 aprile 1970, Bari s.d., pp. 423-445; M. Capucci, P. P., in Romanzieri del
Seicento, a cura di M. Capucci, Torino, Mantese, Il Manzoni e Vicenza. Il
«Cavalier Perduto» del vicentino P. P. e i «Promessi sposi», in Manzoni,
Venezia e il Veneto, a cura di V. Branca - E. Caccia - C. Galimberti, Firenze
1975, pp. 89-124; M. Santoro, L'Historia del Cavalier Perduto di P. P., in
"La più stupenda e gloriosa macchina". Il romanzo italiano del sec.
XVII, a cura di M. Santoro, Napoli, Auzzas, Le nuove esperienze della
narrativa: il romanzo, in Storia della cultura veneta, IV, 1, Il Seicento,
Vicenza 1983, pp. 274 s.; G. Baldassarri, «Acutezza» e «ingegno»: teoria e
pratica del gusto barocco, ibid., pp. 233 s.; A. Mura Porcu, Note sulla lingua
dell’«Historia del Cavalier Perduto», in Sentir e meditar. Omaggio a Elena Sala
Di Felice, a cura di L. Sanna Nowé - F. Cotticelli - R. Puggioni, Roma, Povolo, Il romanziere e l’archivista. Da un
processo veneziano del ’600 all’anonimo manoscritto dei «Promessi sposi»,
Sommacampagna 2004, pp. 44-48; La metafora. Il trattato e le rime di P. P., a
cura di M.T. Pedretti, Trento 2005; Q. Marini, Fortuna e sfortuna di un
letterato seicentesco, in Per civile conversazione con Amedeo Quondam, a cura
di B. Alfonzetti et al., Roma TRATTATO de passaggi dall'una metafora – H. P.
Grice: “You’re the cream in my coffee” – “She’s not the cream in my coffee” WoW:IV
-- all'altra, e degl'innesti dell'istesse nel quale si discorre secondo l'opinione,
e l'uso de'migliori, se senza commetter differto, si possano usare da' poeti, dagl’oratori. Dedicato
all'illustriss. eccellentifs. sig. PONTE, VICENZA. Per Amadio.
LOTATT TTART Moftillob 111.mo&Eccell.momio Signore Sig, re & Patrone Col. mo Aride nelle solitudini d'Ida soggette al suoforohebbel tre Dee competitrici del po mo, e giudice sensuale
col dichiarar migliori le ragioni di
Citereaante poſe il diletteuole
all'vtile, ed all'honesto: Etionellaritiratez za de’miei pensieri vaghe del
pregio della dedicatione di quest'operetta
grandi litigatri semitrouo innanzila Giunone della grandezza, ed auttorita dell'eccell.
V. Illuftriffima, la Pallade della sua sapienza,
e laVenere della mia diuotione verso di leisla quale di que Stonomepare, che a
ragione titolarsi possa; poiche come quella fùprole del Cielo, e del Mare,cosìquefianasceda celeste inſtuſſo,
c dallamia volontà,chenelriuerir lei,
èquan toid marevasta,&interminata. Seguitarò il compiacimento,edarònuouoParideſen
tenzafauoreuoleper lamiaVenere;eſicon folerannolaPallade, elaGiunonedell'Eccel
lenzaVoftra, direſtarneeſcluſedaqueſtopo
mononperinequalitàdimerito,maperfouer
chia grandezza, efouranitade;Et iodiuerfo daParideinquestomiconfolero,ch'invece d'hauerle,
com'egli,sdegnate,eperfecutrici,
potròſperaredigoderlepropitie,econciliate. Gradiſca ella humanamente laoblatione , mentre ioa lei riuerentemente, econognidi
uctionem'inchino .
DiVicenzaildi30.Gennaro 1640.
DiV. Eccellenza Illuftrifs.
13
Humilifs.eDeuotifs.Seruitore
PacePafini. 1 329 ONmiperfuado,cheveru nociſia,ilquale ſommodi
lettononprenda,quando,ne gli ſcritti di
alcuno abbat tendofi,ineffifcorgeprofon
ditàdidottrina,varietàd'e ruditione, acutezzad'inge gno, &
altrenobiliqualta difcriuere, chefoglionoachileggefarfapori
talalettura,recarevnaquaſiperpetuità all'o
pere,&illuftrareilnome,elagloriadi chi le
compoſe: Equeſtacongiettura miainmeme
defimohalafuabaſespoichénonpiegomaigli
occhi ſopra fomiglianticarte,che nonmifenta deltareungustomirabiledell'opera,&vnaam
miratione ecceffiua del compofitore: equindi
auuiene, chedallanatura leperfuafionehumana condotto,percuiogniunocredeglialtridiani
mofimiliaſemedefimo, quello,cheinciòàme
medefimooccorre, neglialtrioccorreremifi guro. Madall'iſteſſa
naturalezza guidato mi
perfuadoancoraall'incontro,chenoci fiaper fona, cheintali ſcritti ritrouando
cofe inge gnoſenelvero,mafouerchiamente
ſottili,pel lequalimal l'intellettos'appaghi,fenza riguar do,ematurità ad appronarlefi
muouasanzugo megelofadelvero, arditamentenonle rifiuti. Queſteperfuafioni,chenell'animomiohanno giamelleleradici,cosìm'affidano,cheſenza te
madiefferbiafimato nonſchiuo di manifefta
realmondo,& offrire ignudal'opinion min approuatrice degliinnetti ,ede pallaggi del
10: P'yna 330 I'vnametaforaall'altradi generediuerfo;aue
gnadiochealparere,&aglifcrittididuedot.
tiffimi huomini, edamèamarauiglia ammira. ti,LodouicoCaſteluetro,eGio:BattiltaAtten
dolo,riefca contraria. L'Attendolodoppoha uer primo d'ogni altro con ingegno
eleuato fottopredicamenti chiuſa la
liricapoefia,nel fuotrattatodell'vaità
della materia poetica
fottoilpredicamentodelcoftante,edell'inco ftantecosìragiona. ti
Ilvenirdametaforaa metaforaſenza neceſi.
tàètraleincostanze comenel Sonetto
Laurache'lverde lauro, Ge
Candidarosa,&Sole.
Maiolo lopongotutto
intiero;acciocheme fidichiari la
oppofitionel
Laura,che'lverdelauro,el'aureocrine
Soavemente,fofpirando,moue,
Fàconfueviste
L'animeda'lorcorpipellegrine.
leggiadretsejenowe
Candidarosanataindureſpine:
meglio Quandofia chifuaparial
mondotrove? Gloriadinostra etate.
OfommoGiove Manda, prego, il mio prima,che'lſuofine.
Sicheiononveggailgranpublicodanno,
E'lMondorimanerſenza ilfuoSole,
Nègliocchimicichelucealtranonhanno;
Nèl'almachepensarealtrononvole;-Nel'orecchis,ch'udirealtrononfanno Sonzal'boneſteſuedolcipakalemay : 1
Vuol 331 Vuoldire,cheilPetrarcainqueſtoSonettopi
gliaperfig fignificar Laura
lametaforadellarofa,
epoibalzasuquelladel Sole per SIGNIFICAR – H. P. Grice: “It’s all about
what YOU, not what your expression, means!” -- medesima e perciò lo riprende. Et
altroue pur sotto lo stesso PREDICAMENTO
– H. P. Grice, “or predicate, or category – dell’incostante disse. Il passare di
metafora in metafora in un periodo – “You’re the cream in my coffee, you’re the
salt in my stew!” – H. P. Grice --,
fitoſteſſofà l'incostanza, etaccia PETRARCA (vedasi) nella canzone.
Sièdebiloilfilo, acuis'actione La
granosa mia vita, Ehes'altrinonl'aita, 4
Ellafiatoftodifuocorſoariva.
Ognunvedequì,cheſipaſſadalfilo alcorfo.
effoCarodice. E'lmioneſenteunfoces 4
Lodouico Cafteluetro poi nellaſettadecima oppofitioneallacanzonediAnnibalCaro,oue Talehenevolo.ocanto InfratuoiCigni,efontorpatosevoco.
Riprendendolodiffe.Chividemaieffettodifore
effereilvolo,&ilcantorecosiaccusòlatrasia tione,che fapaſſaggiodalfocoall'vecello,di cuièilvolare,&ilcantare. Inqueſtodifcorſoprimatralaſciando lafine
doche,lametonimia,l'antonomafia elacata
chrefi,permiafacilitàmaggiore,eperchechu
queleggepoſſaſenzaaltralettura intendere, dichiarerò
ſecondoladottrinade'migliori, che
cofafiametafora; diquante forti ſianolemeta
fore,&inchefianodifferentidall'allegoria, e dall'enimma.
Nelſecondolocoaprirò,comela
metaforanellanoftrafauella,òragionarepoffa adoperarfis&per vltimoporterò
leautorità diquelli,c'hanno
approwatigliinneſti ,&i
trappaffidametafora ametaforadigeneredi
werfosaltri eſpreſlamente ſcriuendone, &altri tacitamenteammettendoli, oueroconl'adope. rarli eſſi ſteſſi, oueroconl'addurne, elaudarne gli eſempitrattidaglialtri,chevalfiſeneſo
no.Ciònondimenoprimanonauuerrà,chenó
dichiari, efferda mè chiamatoinneſtodimeta
forequellavnionedieffe,cheinvnfolopredi catofifa,fiafi
ilſoggettometaforizato,orimá gaproprio
comequellodiVirgilionell'impre cationi,queroDite;parladiGioue.Gaudialiba vitdulcemfuratusamorem: peichequifuratus, dulcem,
&libauitſono metafore, il che estendo
anco, quando l'aggiunto del soggetto è tratto da traslatione, come nellaroſa dell'istesso, osia d'Ausonio.Vererat, & blande mordentia frigora sensu. Spirabat croccomaneretectadies. Et quest’altro
nel secondo dell'Eneide. Suadentq; caden tiafiderafomnos. eciò che parlo degl’aggiunti, voglio che s'intenda – H. P. GRICE: MEANING
AND INTEND – SIGNIFICARE – anco degl’adverbi, con come
quello di PETRARCA (vedasi) nellacanzone. Nelastagio nec. Parla delli pastori.
Muonela schiera (sa
frauemente,cheintutte queſtemanierelochia moinnestb passaggio poi appello quel traggitto, che fi fi dalla metafora d'vn predicato ad altra di altro
predicato come quello di PETRARCA (vedasi) nelSo--lab Menire Mentre che'l cor dagl’amorosi
vermi Fu consumato, e in fiamma amorosarse.
Ripigliamo la prima parte della nostra divisione. La metafora per detto di lizio
Aristotele nella poetica è la trasportazione d'un nome, o verbo nel loco d’ALTRO nome o verbo; il che si estenda anco agl’aduerbij, ed è di quattro sorti. Livon dal genere alla species come se dicesse. Io miso
no formato sù questo seggio, invece di dire in
mifo no aſſiso; perche il sedere è specie di fermarsi. L'altro è dalla specie
al genere, com quella di PETRARCA
(vedasi) nella canzone ch LL Se'l pensier, che mitraggdou smonter Que dice Se'l
dolor, che si sgombra, eller
atbeditostal th Annien che in pianto e in lamentar trabbocchi E nel sonetto seſſansette. pa: Lagrime por la
piaga il cortrabbocchi. Vuol dire efca; ed il trabboccare è specie di uscire. La
terza è dalla specie alla specie, come quella d’ORAZIO (vedasi). Fulgens
contramuit domus Saturni veteris: dice “domus, ch'e specie, e ricetto degli’uomini
in loco dicelum, ch' pur specie e ricetto degli Deisin questo loco pero oltra la traslation vi hà la perifrasi ancora. La
quanta vi timadiordine, ma prima di dignità
è quella che chiamano di PROPORZIONE – analogia --, di cuidifleil Fa Jereo nel suo trattato dell'elocutione alla particella
quadragefimaquinta. Primumigitur träflationibus utendum est. E più sotto: neque
tamen longetranslatis, fedexfimili : &queſtaèfondata ſopraconuenienzaaccidentale,&
puòeffere anzièperlopiùfra quelle ſpecie,che
ſonodi duerfo
generesladouelametaforadalla ſpecie
allafpecie è fondatafſopraconuenienzaeſſen rialego formaleeficauadalla
ſpeciedell'ifteffo
generc.L'eſempiofarà,come ſe iodiceffi il piat Ellofaudojelaforcinalaciadecomiivāti.Hor queſtaèdidueforti, l'vnaquandoambeduele cofehannotantaproportionetradisè,che fi permutanoſeambicuolmente,come lafopra
detra;perche iopoſſoancorachiamarloſcudo,
elalanciapiattello,eforcinadeguerrieri.L'al traquando
perovnafolapartelastraslatione
camminascomeneldettolocodiDemetrioFa.
lereofihainquelleparole. Non omnes inte
redduntur, quiaquidem dalicuio pedem dicere, hominisautemvadicem non umplini &
come diflel'Auttoredi queſt'operetta
invofuo So
netto,nelqualechiamòlamorteeſpugnatrice
dellevite, chenonpotriaall'incontrochiama rel'efpugnatord' unaCittà mortedilei .
La primaancoradiqueſteèdi due forti; na,
quandoogniuna dellecole,che conuengono
cràdisè,hàilſuonomeproprio,comenell'e
ſempioaddottodelguerriero,edelconuiuan.
tesl'altra,quandovnadellecoſeſimili ha la fua vocefignificatrice,el'altra neèpriua
affatto;
propongoleſempioinvn'altrametaforadicui
ſivalſepurl'Autorediqueſt'opera
Netteingiroavolgeafi einfofcomanto
Dal fuo meriggioeracadutahomai
1 Chiamòlamezzanotte mezzodi
della nottes manonpotriachiamareilmezzodi
mezzanot tedelgiorno, perchequellagran lineacircula
reimaginaria,chediuideambiduegliorizonti,
el'equinottialeinduepartieguali epaflaper li polidelmondo3ancorche rifpetto anoi ferua perlineadellamezza nottes viennondimeno dettafolamenteMeridianooMoriggio,ecome lineadella mezzanottenonhà nome,epercio nonsipuòcauarmetaforavicendeuole.Ediffe rente lametaforadall'allegoria in ciò,
chela metafora ficontenta d'vna fola traslatione
– TRASLAZIONE *is* Ciceronian for ‘metaphor’” – H. P. Grice --, e ſe dipiùd'vnadipoche; mal'allegoriaapiù tra
ſportationi s'eſtende,&è(comedifleilMaz zoni)vncumulodi metafore,lequali
però fia novicine,ecorrifpondenti, enaſcanodalpri monometraſportato,come
nelſonettodelPe Paſſalanavemia colmad'oblio.
Etaltri eſempiſe n'hanno nellacanzonedel
medefimo Standomiun giorno folo a
la fenestra
Ecomequeſtad'Orationell'odadecimaquarta
delprimalibro.
Onauisreferentinmavetonoui
Fluctus; quidagis?fortiteroccupa
Portum;nonvidesut
Nudunsremigiolatus,
EtmaluscelerifauciusAfrico
Antelineq;gemantfrc. CU 10
A Nellaquale
allegoricamenteperlanaueinten de la Republica,peri'ondecouelletempelto
ſelaguerraciuile,per loporto lapaceseper la perdita de’remi, perl'arbore rotto,
e perl'antennegementi contuttiglialtri effettiditem. pefta, che ſeguirano in
detta odaperlidanni fir'allora
caufatiallaRepublicadalladifcordia
caurle.Quandopoifiaccumulanotraſportatio
ni noncorrispondenti alprimo nome traſpor
tato,echehabbianopocaconuenienz ainſieme;
ouero fiano tolteda locolontano ſi fà l'enig mu, comefùilpropoſtodalla
Sfingead Edipo,
quandol'interrogo,qualfoſſe l'animale, cheal mattinocamminaconquattropiedi,nel mezzo giornocondue,econtresù la fera;nel quale,ſe ben viè belliſſima metafora di
proportion nell'uſprimerele
treetadidell'huomo, fanciul lezza,giouentù, evecchiezzaconletre ſtagio. nidelgiorno,mattino,mezzodi,e fera;
lemani nondimeno,&
ilbastonenonhannopropor tioneco'piediseſe beneaiutanoil camminare del fanciullo , edelvecchio,feruonoperò più perſoſtentamento,cheperinftrumentoditale operationesoltrecheilnominare ilpropriovni
tamentecoltraſportatorendeancorapiù ofcu
rol'ombroglio . TaleèancoquellodiAriftote. lenelterzo libro della retorica cioè.
Vidiuno, cheincollana suleſpallsa dun'altrounbronzo
col foco. per SIGNIFICARE – H. P. Grice:
“It’s all about what YOU mean, not what the EXPRESSION ‘means’!” – il metter delle
ventose, lo qualiinquellaetafi
faceuanodibronzo. Molti enigmi nondimenonondipendonoda
metafo reconglobate infieme,madacoſe,c'habbiano
dello trauagante,ouerodell'impoffibile, come quelle di VIRGILIO (vedasi) nella terza
egloga. DicquibusinterrisinfcriptinominaRegum.
Nafcunturflores &Phyllidafolushabeto. Dicquibusinterris, eterismihimagnus
Apollo, Treispatent celifpatiumnonampliusvlnas.
Naſceancotalvolcadall'equiuoco continuato poiconmetafore
dipendentidalprimonome,
comeilſeguente..
Suntgeminiduronatideftipite Reges ,
Etdextrainfignes,ingeniogpares;
Fortiabellagerunt; alterdet iura lacinis, AlteratimperiocontinetAethiopesi
Stantusqueaduerfumcompoſtaexartecohortes, Quasiuuatinuictas conferuiſſemanus; PraclavabincanghinctantiDuxfeminabelli, • SedPallasnonMarsvictorabibitonans. Qusl'equiuocodel nomediRè,chefiaccom г. daaquellidegli
Scacchi & aquelli, chefigno reggianose l'altro difemina, cioèdonnaconle tre metafore, nati,Latinis,&Æthiopes,ePallas, &Marssinteſe
perfattivogliamodirfabricati,
eperſcacchibianchi,eſcacchineri, eperdon. na, nonmaſchio; ancorche'lreſtantedelleme. tafore faceſſero buona allegoria
,partoriſcono nondimenol'enigma.
Iltraſportar'ancovna cauſa perl'altra
fal'enigma,comenell'addotto diAriftotele
èmeſſala cauſa materialecioè'l
bronzoperlaformale,ch'èlacoppettadetta.
ancoventoſa; Etinqueſt'altro,cheſignifica il ghiaccio.Matermegenuit,que
rurfumgignitura
me;vienpoftalacaufamaterialeperl'efficien te; perchenèl'acquafa'lghiaccio,
nè'l ghiaccio l'acqua;
maqueſtailcaldoliquefacedo'l ghiacciol'acqua ; maqueſtailcaldo
liquefacendo'l ghiaccio, e
quelloilfreddocondensandoPac qua.Molte altre confiderationireſtano afarfi
in tal ſoggetto,
macomenonneceſſariealnoftro fine
letralaſcio,ſenzapiù oltreragionarne; e
quantos'èdetto fin'hora,ſiadetto acciochetal dichiarationegioui alla perfpicuitàdelſeguen
tediſcorſo inqualche parte, epaffianoalfecon
docapo,nelqualepropoſidieſplicare ,comef
poffiamo valere dellemetaforenel noſtrora. gionare:Alchefare,mificonceda,ch'iodiuida lanoſtrafauellainſoggetto, e PREDICATO: il soggetto
è quello del quale si ragiona – H. P. Grice: “You”, “She” --; il PREDICATO – “the
cream in my coffee” – e ciò che se ne ragiona, come s'io dirò. “Achille è valoroso” -- qui io ragiono d'Achille
perciò ello è il soggetto – H. P. Grice
and P. F. Strawson, “Categories” “Socrates” as a substantial because it CANNOT
be a predicate -- ; ed il predicato è; “valoroso,” perche questo è ciò che
ragiono di lam. Di più si deve avvertire
che i nostri concetti si esprimono o uere con in solo membro dio ratione, osia ragionare, come “Achille è valoroso,” overo
con due, ed anco più di due, come s'io dicessi:
“Achille è valoroso, che solo pone in
fuga una squadra di nemici” – questo concetto
è terminato con DUE membri – “No man is
an island, or a group thereof” --,i quali altro non sono, che due predicati
retti da vn solo soggetto; eciò che si dice di
due, può esser di molti. Oltre le sopra-dette dichiarazione di chiaro appretto,
che LA METAFORA – TRASLAZIONE – può cader nel soggetto solo, come quella d'ORAZIO
(vedasi) -- Nota que fedes fuerat columbis
– o può ancora cader nel solo predicato come in
quel d'OVIDIO (vedasi) nel primo de arte amandi. Tunc veninusrifus, tuncpamper cornua fumit. O può cadere in molti olti predicati, come ome appresso
Demostene. Virifcelefti&peftiferi .Gaffentato res,quorufinguli
mutilas,&quafidecurtainsfuas
propriaspatriasfecerunt,libertatempriusPhilippo. nuncveroAlexandropropinarunt;venire,acur
piffimisrebusfelicitaremmetientes, libertatem vet vo.&vineminemfibiimperantem habeant,
qua apndprioves Grecos
bonorum,acfœlicitanstermi niGregulafuerunt, everseruntfunditus.Quifo
nocinquepredicati, e quattro di
lorohanno
traslationi,ilprimodell'epitetto mutilas,poi.
eheilquafidecurtatasèimagine,enontraslation ne;iltecondonelverbo propinarunt,ilquarto nel'i ſoftantiui termini, ®ule;ilquintonel participiometientes,nel
verboeuerterunt,&nel l'auuerbiofunditus. Può finalmentecaderenel ſoggetto,enelpredicatoinſieme;comequella delleMetamorfofi. Valtius infurgens decimaruitimpetusunde. Hauendonoihotmaidichiaratetuttequeſteco
ſo,pafſiamoallaterza parte,& virimadell
propoſtela qual fola èloſcopodelnoftrodi. Icorfopreſente; evediamoqualiautoriconce
danoilpaflaggio, elinneſtodeilemetafore:Et
perveritàdiquelli,che mi fonvenuti letti, nó trouochỉ meglio,nèpiù apertamentegliam
mettadi Quintiliano nell'ottauo dell'inftitu tionioratorie, ladouedellatraslatioragiona,il. quale
nofolamentenonrifiuta,colnonannoue.
rarlotraivitij dellemetafore,ilpaſſaggiodall. vnaall'altradieffe,ma
nepermetteelproſsame. P-te BAPE tol'inneſtoancora, adducendone esempio
ia Virgilio. Duplicator (diceeglidellatraslacion ragionando)interim
bacvireusapudKirgilium, Ferrumq; armare
venone nam& venenearmare,
&ferrumarmare vanslatio eft. Chiaramentegli ammette anco il Predeljadi Annibal Canonel rifentimento contra Lodouico
Cafteluetroin queſte parole. Hor
confideratequestadi Marce Tulliopur
dametafora a metafora: Omnosenim
suncretinebant Uum Periolisfuccum,federatpan er
Louberiorefilo; vedereche passaggio diquestodal fuccoalfilo.Appreſſo queftitacitamentelicon
cedeTorquatoTaflonel feſto de'fuoi difcorf
fopra ilpoema Eroico,adducendone eſempio
delPetrarca:queſte (parlandoeglidella gratia delle figure)ſonle fue parole.Nafceancoradal
Jatraslatione, ometaforascomein quei versi delle canzone di PETRARCA (vedasi). Iononunòpiùcantar, Benedettalachiave, ches'anuolfe Alcore,efciolfe l'alma. Quipaſſadallatraslationdellachiaue,chare lation con l'aprire, alloſciogliere,ch'ède'
lega.
mi.Sappiachilegge,cheiononfonopernume raretutti coloro, che ſenza
riſparmiohanno
vlatopaſſaggi,&inneſtidi metaforesperch netutti glihoveduti,ediquehianco ,chehò letti ,nonhòcosìpronti glieſempi nellame moria: porteronnedunquealcuni
lecondo,che mipotrò rammemorare;efrai
primi fiaDio nifio
Longinoneltrattato.Dsfublimigeneredi rendi ilqualedoue tratta delle metafore, cosi ragiona.QuareAriftoulic&Theophrastustranf Lasionesdicuntnimis durne,ac andaces
quodam modo emolliripoffe,cumfepe hec
verbaapponun eur
quafifore,&tamquam&fihocmodoofti
cendum veitadicam & fimaioricum periculo oft dicendum: excufarioenim(deaiunt)andacijsmedes curiecconell'audacj'smedeturvn'innettodi
traf lationi digeneri diuerfi
invnoſteſſopredicator poichel'audacia
ècrafportationedavahabito
pratticodell'animo,ilqualriguardaleattionis ilmedicarevien traſportatodavn'habito pratticodell'animo,cherifguardaleoperatio ni,
el'vna metaforacadefotroilgenerede'vi tij,el'altradell'arti.Ethauuertifea qui, chenon folamentepare,
chel'eſempiocidial'auttorita diDionisio,
madiAriftotele,ediTeofrastoin freme
effendoforfequelleparoleda effidette. Di
Marco Tullio CICERONE (vedasi) già s’è veduto quel passaggio in due predicati dal fuccoalfilo'smaionelfe
condo predicato cicófidero ancol'inneſto della
fertilità colfilo, l'vna del terreno, l'altrode'tel Gtori. Palioa Virgilio
nella Georgicainel quar to
parladell'vnRèdell'Api colorito di giallo
incertepartiv
Alureritmaculis Squallentibur ardens,
L'ardésemetaforatoltadalfocos sentisSqual lonibus traslationtoltadalle
orduredepannt auraètraſportatoda
metalli;tucrauiaquestoè
leggiadriffinoinnefto. L'ifteffopiùfortepar. landodell'api . Morfibusinspirant ST SHOD
OLA Ps Mer 342 Meribustoltodaquell'attione, che fa '
animal co'denti,infpiness
coltodaquella,chefacon Kanhelito LoAltroueancoracontinuando aparlardell'A
Quomagisexauitafuerint,hocaerius omnes
Incumbentgenerislapſifarcireruinas 20
Complebuntq; foros &floribus horrea texent.
Quemagisexaustafuerint,eccovnpredicato,nel qualexausta
èaddiettiuometaforicotrattodai waliy hoonorius omnes Incumbentgeneris lapfifarcireruinas. Ecco vn'altropredicato, in curfarcirevuinisfo
nometaforetoitelaprima del verbodallifar zi,la
ſecondadelſoftantiuodallecaduredaloco
Complobuniq; foros, &floribus horreatexent. Siamoaduealtetpredicati,enellvitno,hor rearexent, ſonoduetraslationi ,tratta
l'vnada vafiallı farti &allecadute,
equindia gliagri.
coltorieteflitorisqueſti ſonopatlaggisma, hor redtexent, &innetto,comeanco,farcirerisksso benchefaraire fia verbocomune ancoagre dificatori,o muratori,ſi comefì hàinthoi
180 chidi Liuiosdallifarti
nondimenoadeffi anco
raèſtatotraſportato. diST Nelquintodell'Encide,invnaferperisorna quaſiadvfar l'inneſtodel Rèdell'api, 1 arla
Mayotilogurgaon Grasil 3 ????? Squammamincendiafora i omr Par PurnelſeſtosdiDedaloparlando.net InfuetumperitergelidasinanisadArto Ensuitmetaforatoltadalnuotatore, &cperite dalviandante; così
inneſtandoilpredicatocol
mezzo,nelqualeildettopredicatofimettein
atto, Nell'vndecimoragionadi
Pallantevceifo Abftulitatradies
&funere merfesacorbo.
Tragittaall'abstulioalymeriz
NelMoreto. Excitat&crebris
languentemflatibus ignem.
Excitattoltodacoloro,chedormono, languen 10mdagliinfermi; &andauadettofopitumle
condol'Atrendolo. Nellaelegiadella rofa
Neemoraridentiscalathipatefecithonerem.
Inneſto infiemehonoremcalathi,& calathi vi dentis, &più fortol Eccedefluxitretuli comapunicafloris.t Comadefluxit.
Paffiamo ad Oratio nell'oda dicceſettedelſe condo...
illediesviramq; Ducetruinam. I) duces tratto dalleguide, mixam iui
fignifica morte, &ètoltodalle
cadutedaaltezze. Pifteffa odam ubdom
Tèlouisimpio Tutela
Saturnorefulgent.e Eripuit. Nek
Dopocheſiamo incappatiinqueſtolocoofcus
riffimo di queſto Autore molto ofcuro quali P3 In in tuttelefuecompofitioni,parmi auanti
ogni altracoſadidouerloapienodichiarare:
Perta
qualcofafideueſaperechegliAftrologhichia manoinfortuneSaturno,eMarte,fortuneGio
vezeVeneres diquellipianeti ſonoeffettiréder(
difcorde il concertode noſtrihumoridelcor
po,efareiinfermare,etalhoraanco morire;di
queſtialtrièoperationediridurre latempera turadeglihumoriatemperamento. Sideuefa peredi
più,chenellegenitured'ognuno affe gnanoeffivnpatronedellavita,elonominane difpofitoredi
leisnaturadelqualeè,confiderata
Jaſuabuo02,0cattiuadiſpofitionedidarſegno ingeneraledellalunghezza,obreuita delno
ftrovivere;&inparticolarpoideterminarne anco ilfine per farriuoadeffodifpofitor del Jacovecifore, ilqualeilpiùdellevolteèilcor
po, ouerol'afpetronemicodialcunadellede
teinfortune : Equeſtodiſpoſitore per lopi Juol'eſſere
ilgradodelZodiaco,chenelplinto
dellanafcita formontaPorizonte.Dicono mol ere,che, ſenellagenituradialcunoVenere,
ò Giqueforti,ebendiſpoſti
fuccedonodrpoco fpatio colcorpo, queroco'raggaloroalcorpo, Queroaraggidell'infortuneliberanodamorte colui,checofi fituatiglihànellaſuanafcita;
& èlaragione,percheſeben
lamalignitàdello
coode'raggidell'infortunaturbailnoſtroté peramento;ilbeneficio nondimeno
della for tunavicinareſiſte,elieua ilprogreſſoselaforn alla malattia,&& alla fine
rifana,eriduceatem
peraturaglihumori,& perciòiniOratioper la 345
lainfirmità di Mecenate, dallaqualeseraricu perato,dice
refulgensturalaLouiseripuit tòimpio
Bavernadouelaparolaintelaofia traſportata da'tutori,che fi dannoalpupillo, ilcuicaricoè diprotegerlaperfona,&lefacoltadieſſo, ofia
toltadal verbotutor,perogni manieraellaè
unaſpeciedidifefaselaparolaeripuitè levata
daladricorſali,efintili,&almielariſpondeua defendis,&all'eripuit
corrispondeavizePrvna metaforaènel
ſoggetto,el'altranel predicato.
Nellaterzaodadelterzo.
mitum,&tenacempropofitiviru
Nonciniumardorpravaiubentiumgi
Nonvultus inftantisFirannideas
Mentequatitferdida, mer Ardermetaforanel
foggetto,quan'tmetaforaci nel
predicatodigeneridiuerieparfonoinne ſtatell Nell'iſteffaoda
v'èvnpaſſaggio. 3 Terfirefurgatmurusaboneus Autore Pheboterperearmeis Excifus Argivis. Defurgasperextruatur,
pereatperdeftruaturarm betraslationi di
generidiuerfi poichealrefur.
atriſpondecadat,&alpereseriſponde wr
Nellaſettimadelprimo ſileggeun'altropac
faggio.rog Albusuzobfcuro
detergisnubilacolon
SapeNotus,nesparturis imbres
xPerpetuosso
Detergitnelprimopredicato; parrisnel Te
P4 Nella 346 Nellaterzadelterzoin
virtù del relatius
duetraslationirettedavnfoloſoggetto induc SangJe
Non tamen irrituна этомат
Quodesingsretreestefficietinegi
Dissinger,infestumq; redder,
Quodfugiensfemelhos Qui' diffinget ètoltodalli Scultori,ePittori, &ilvexitdalcarrettiere Nelladuodecimadel quartova'altropaflag. gio.
Spes donarenouaslargus,amarag;
Curarumeluereeficax.
Donare&eluere lon metaforedidinerfafetta. PerVitimo vn'inneſtonell'vndecimadelfu
deeto. Insperata zua cumveniet
plumafuperbia. Plumavenier
traslationisperche il ppullulardel After lalarugine non ha proprio, onde fuo
propr. ro fara ilcomune,cioè fpuntare, chea tuogN Perlatracciadi Virgilio,ed'Oratio volle camminareanco OuidionelprimodelleMeta morfofi.si SiprecibusdixeruntNumina iustis Vitharemollefcunt, Inneſtodi metafore nell'agg TARA PRE
aggiunto delfogger tocolpredicato
cioè vita ,&, remolle feunt. Nell'vndecimo: AHYAD
Fernet Fernertoltodalfoco, &vertiginedal inedalmotod
del lacofecirculari. Nel'elegiaquartadel primodePonto. Temporeduceturlongofortaffe
cicatrix. Cicatrixducerer
innettonelfoggetto,enel pre dicato.
Nelterzodegli amori nella terzadecima ele gia. Nectenostraiubetfieri cenfura pudicam. Sedtamen,ut tentes diffimularerogat.
CenfuraètraslationdalMagiitratoCenforioal rigordell'amante ;iubet
èmetaforaanch'effa
chenonficonfaconlacenfura;percheſebene:
legesnutiubent autvetant,aut permittunt,autpu hiunt; lacenfuraperononeralegge,nèmagi
ſtrato chehaueffe autoritàdifarleggesma folo
gaftigauachi contraueniua a'buoni coftumi, adalcuneleggi,& adalcuni fi:talchequi è Pinneftodidue metaforeinvnfolopredicatos viepoiil paſlaggio nelrogat
dell'altroopredi cato, ch'è traslatione
nonconfaceuole cenfuralbomi عدالة
Nelterzodearte amandi.
Vtendumeftatate,citopedelabituratas.
Labiturdallo ſcorrerdell'acque,citopede ètolko dagli animali. Sentiaino
appreffoCarulloDenuptijsPellei.
Carulaverrentesabiegnisequorapalmis
CF Verrentesperremiganti ,
epalmisperremi fon
metaforedipocaconuenienza;perchelemani
nonſcopanocomeinftrumentoprofimo.
PS Ecte Eccovn'altroinneftopuriui
nell'aggionto,e nel ſoſtantiuo. Dillecurrum volithnumperlaname,cheviag
giaua Epiùſottodiffe. Quifimulac roſtroventofumprofciditaquer. Roftrum emetafora traſportata dagli
Vecelli allegalee ,acui
mancauailproprioper fignif. carlofprone,equindiancoalla
naue perde notarlaprora, eprofcindereèpur metafora,che nonha corrispondenza con legalee,macon quellecoſe,chetagliano: Eccoappreflon trappaſſodametafora ametafora. PHASELLUSillequemviderishofpites Airfwiffenaviumcelerrimus. Nequeulliusnatantisimpetumtrabis Nequiffeprazerivefiuepalmulis Opusferetvolarefiuelinteo. OgnunosacheFatelloèvnafpeciedinauigio; neldefcriuerlaceleritàdel quale
nelnauigare
Paurorefivaledellametaforadelnuotatore,e
fubitòpalla alvoloch'èdell'vecellorequianco fåvn'inneſtoinquelvolarepalmulisin
cuivuol direnauigar co iremi:porchenenſi
volacon le'palme,
maconl'aliscosìinnettal'operation
dellyccello con Panftrumento dell'huomo , ch'è lamano.Soprailqualpafio ilMurettodif fe.
Aiuntvisiofumeffefernelfufceptammetaforam
non producereadextremumnecineainfifteresfed abunaadaliamtranfilire;hicverotaliumprace
ptorumfecurus,Gr. Nonèdigiuftitiache
Catulloreſtiabbando Mato natodaTibulloedaPropertiosperò fentiamo
lianch'effi.
Propertionellaſeſtadecimaalegiadel terzo
Semperenimvacuosnoxfobriatorqueramares.
Noxfobriatorquer, inpetto nelepiteto, enel predicato,poichealtorquen riſpondeua
crudelis, odaltrocale.
L'iſteſſopurfottor
QuodfiBacchetuisperfernidatemporadonis
Accerficus eritfomnus in offe mean
Donisaccerfitusèleggiadriffimo innefto,chevõ firifpondespeichealdonisliconfail dicans,
&c allaccerfans va voribus,ofimile.
aten Nelladecimanonadelliſteſſolibro: Namq;ubinoncettevinciturfederelectus. Fedusdalteconfederationi,eleghe,uncism è toltoda'legami. Tibullo nella quarta Elegia del fecondo fi duoledell'auaritiadelle innamorate,&&
incolpa Jericchezzeepoi dice,
oordar Hafeceremalas bine clavem
ianunfenfor, it custosliminis
effeenvis: Et cepit Sedpretiumfigrandeferas custodia
vitteelt, Necprohibent cloves,&canisipfetaceta Custodiaètraſportatione dall'huomoal lacuſtodianonfivince, manafi corromp cebenlapugnasgunta cane,e
ape, & vin Ecco
dueinneſtidiClaudianoancoradera ptuProferpinz
Sublimecapur mastiffimanubes
Mestissima afperat.chehannodicomune? Pi
oltre unifcela tranquillità, ch'eedelmare c col P
fiorice ch'èdella terra, per fignificar la felicità dellafamigliadiCerere,dicendo. anana-Flerebanttranquillademushnellebecimy
f Ecconealtritredell'ifteflonne bo EtuariocingantfplendoreTriomes EaNuncaruavolarw Inferiorefecants d
Enviolanis oberto a free Roregenasedthedainaval of alles soipite Nequali
&cingereſplendore,&fecarevolatu; &
violaraxara, &obonarorefono tutti leggiadrif
StatioappreſſonelprimodellaTebaide
Radiantmaioreferendoutrosbiol
Culmina, arcanoflorentesluminepostes.!
Florenteslumine, inneſtobelliffimo.
11 Sannazaro DemarteChriſtiaCK ATOA
Allefavorrerum,enfummi mens certaparentis, Quiouiningentes mundimoderaturhabenas. Accoppia,inhemefatersemoderatur ,e
pureil to. cultore,& ilreggenteſonodiverſi, epiùfoc
Quare,agimexanimismorralespellitevaftris, quid adhuc maner
antiquadefordevelitum. Lefordidezze,
eJordurefiJauano epurgano
nonſiſcacciano;cótuttociòl'inneſtasulpelli te, NelprimoDepartuVirginis,parlandodien Maieftas, obnelRectorious
generosafuperbit Il ſoggetto,
&ilpredicatoſonotraslationiin
neftate; ebenchepaiano vicinedigenere,fon però però differenti percheilfuperbirecadefore generede vicij, ela maeſta
ſottoquellodel
decori,noneflendoellaaltrecheildecorocon
uenienteademinentegrandezza.
Cosil'autordel Deuteronomiodiffein persona di Dio. Inebriaboſaggittasmeassanguinea Portòfaggittasarmaoffenfiuainlocodifup plicio,etraffeloinebriabodabeuitori EtilProferanelSalmotrentaferre Quoniamlumbi meiimpletifuntillufionibus Impletitoltodalli vaſi
voti,&illuſionibusdalle
apparēzefalfe;&andauadettodecepti,ſelivo Jeuacontinuare.sh Etnel Salmo centefimo vigefimo ottauo diffe.
Supra dorfum meumfabricasteruntpeccatores. Laparoadorfumfia intelaoperlapatienzadi Dio,operlafortezza,epotenzaèmetafora
voltadaglianimali,cheportanocarichni,& fabricaverumda'muratorisondefivede
ladiffe renza. Pafiamo a Petrarca riprefo dall'Attendolo, ilquale dipaflaggi, &inneftiècostfertile,
the tienedel tuffuriante , enel loco
ripretohellr 6 sive debilditfilofar Oltreilpaffſaggiodafiloacorſo,vièancoPii !
neſtodicorſo,ediriua,rifpondendo lariuaa
notatori , & acurforiilcorfo;
;efarebbeflaro neceffarioper
fodisfareafuperftitiofidir dr nuotoarida,oneroalameradelfuo corfo. Nella 3
Nehacanzon.Poichelavita èbreuenellaſtan Dunque,ch'ionon misfaccias po Si fraleaggettaa si poslancefoces Nonèpropriovalor,che mene Scampi. ?
Poneoninnefto,&vnpaſſaggio;ilfralecolfor sofa l'innenorifpondendoall'vno iccadute Querolepercoffe, &al 'altro
ildisfaceuole.Pal fapoidaldisfarsi al
valore,doue durezza,odal tro,che fignificatie il non liquefarsi haueria pofto l'Attendolo.Altroue ancoradiffe Serena epiana
Procellailcorfomiodubbiosofac HOME
Paſsòdallaprocellaalcorto,edifleancopism
pracollainneſtando cofedi generi diuerfi
Enellacanzone. Spirtogentil, &c.
Dicaftorpiangequellagentildonna,
Chethachiamatoacciochedalei iterpa 15
Lomalepiante,cheferirnonfanno.
DiffegentildennaperItaliao Romase poi fog giunte terpe dalei,
paffandodall'huomoalter xeno equi auegnadioche fi muti ilſoggetto primoinpatientedelſecondopredicato;fono mondimenodueſoggetti edue predicati diffe
sentidi metafore. Ne Dante Alighieri
appreſſoqueſti fi moßro fchinodicosì
farte vaghezze;poiche oltregli altri
lo Jochi,nella canzones Cinel
4 mioparlarvoglio effer
afpre. Ahiangosciosa edifpietaralima Chefordamentelamiavitafeem Leggiadriflimamenteinueftando dille
mila limaAro. mento 3 mentodelfabbroconlapafione dellivakfee
mare,econlafordità morbode'corpi ſenſibili.
TorquatoTalloancora,nel Sonetto.
Signor, ch'immortallandehaueſti inguerra. diſſe.
Che'ltuonemicointerno d Puoirafrenar,quando ei vaneggia,Gerra. Icauallı firaffrenano,&inemici fi
vincono; e Pvno,el'altro
èmetafora.L'iſteſſonel Sonetto?
Questad'Italiabella emobilfiglia001)
ale? Ecolferendelletranquillesiglia
AccoppiandolaſerenitadelCielocon latran
quillitadelMare. ÉnelMonilecanzonediffe Epareunlietoraggio Arderni'beiveftrocchio anter Ondepaceedolcezza egioiafiocchi. Chividemaiil
fioccare,cheeffettodellaneue,
effereffetto delraggiorepure
areeglin fen
ELodeticoArioftinelFurioſocanto17.
guarda.
Da'indiinquàl'honordelelor chione
S'hannospogliatoglialberi, evimeo.
Qui,come ognun vede,fonddaeleggiadriffim
innefti,&ilprimotoltofortedallatofa,ofiadi Vergilioo fiadi Aufonid nel verfo.nibus Necmoraardentiscalathi Finícoqueitoperettaco lathi parefacithonorem. concinqueferfoi elem pi,duedelCaualerMarini,PaltrodelSign.Gal brielloChiabrera,eglivitimidel Caualer Te ftistutri tre valorofi poeti
delnoſtrotempo. DiffeilMarini uclSonetto Ancor 354
Ancorlavinaporpora delvolit love .
Hebenontiveštiadetforprimiero.
Duplicandoqueſta vutu (pervfar leparoledi Quintiliano)nel veftirla
porporacolvettir delfiore.Et
nell'Adone. Parlando delMare Econroce latrarmorde laspondas Leggiadro inneſto poiche illatratopuò
affor dare, ma
nonmordere;&laſpondaancoètraf
lationedidiuerfo generedalcancile peròl'au torehaueſſepofto con roce latrarper
agglønte in forzadigerondio,enonper
caufa inftrume zale,noncifarebbeinneſto, faluoche nelmor derlaſponda. EtalSignorGabriellonellaprimacanzones za
ſopraAleſſandroFarneleDucadiParma.
dule.. Dunquel'afprafaretrahor]fi
ripoſi. 1 Donendofidirfecondol'Attendolofaticatafa retra,oueroafpra faretra fiaminolliſca. Ec
diffe. il Tefti nella fua
primaod Nond minorfortezza : Elrintuzzard
duebegli occhi il lampo?
Enellaodafeconda. diffe. E ikvare
Telefaròfabricatorfacondo.
Сикозным в этorages Nelprimolampoèinetafora,che vafotto ilge nerede'lumi,edelumi celefti,e
rimtulzarhare latione co ferri taghent's
e nella fecoda ancor che fianotradi loro proportionate;iifabrican
zenondimenononèdel generede'teffitorisper chefa cafe,enonte moglan
Dallecofeportate finhora , miperfuadodi
hauereabaflanzafatto conofcere,quantodalla buonaopinione ſiallontaninocoloro,che vo glionopreſcriuerleggiapoeti,a'quali
infieme
co'pittoriperildettodiOratio.
Quodlibetaudendiſemperfuitaquapeteltas.
Elappianoquefti, che lapoefia,non intendedi effercoftrettadi farallegorie,quando fi
copiace vfar delle metaforefolamente:
Es'accorgano sùgli
eſempiaddotti,chemoltevolterieſcono
piùgentili e piùvagheletraslationimeſcolan dole
infiemeoconl'inneſto,ouerocolpaffag giocherigidamentecontinuandole. Efiſgannino appreſſo, che ſe alcuni in nefti , opaffaggidiffettofialle volke riefco
no, ciòdallaloro unione, odallamutation
dell'vnanell'altraderiui; enonpiù tolto dal la lontananza, dalladiffimilitudine, e
dall'ec ceffoinquantita tra la
crasiatione , latione, &il pro
prio. t
Potrebbeparereadalcuno,chenegliefem
piaddottidanoinontuttequelle,chediciamo,
effermetafore, fiano metafore , ma fianoper Junghezzadell'arledimenute proprii, come èopinionedi Marco Tullo,del commentator diDemetrio,edialtrimolti dott
ffimiautori laqualpropofitioneſe vera
fia, onoinonar nonar diſco
dimetterloinlite,tanto miatterrifce
l'autorità di tanti huomini grandi; droben questo,che ſupponendola vera,perm mio
feufo
ladiròveracondiftintione,che quando tafora vientrafportara a cofa,
laquale habbia la me il suo proprio, non mai diuenti proprio del cosa alla qual si trasporta, e conosciamolo da questo che la vecchiezza dell'uomo metaforicamente
sia detta sera della vita Lizio Aristotele adducel'esempio nella Poetica, e
tuttavia da tempi del lizio Aristotele
fino a nostri è sempre stata viataepure non
è passata in proprio; si faràdu que proprio solamente o uela cosa acuifitraf
Jatamon l'abbia. Ma per levarsi affatto l'obbiettione dirò che l'oppositore mi proui
che neglieſempi portati danoi nell'età degl iau sorich'usarono queste metafore,
alcuna di esse pell'antica uſanza fosse passata inproprio, glidòlicenza d'andarea
far esaminare chi mo nidi que' secoli. Nome
compiuto: Pace Pasini. Pace Pacino. Pace Pasino. Pace de Pasino. Pasini.
Keywords: implicatura, il cavalier perduto, la metafora, “dall’una metafora
all’altra, galilei, cremonini,
degl’incogniti, keplero, Manzoni, rapimento, anonimo, incognito,
meta-meta-fora. Refs.: “Grice e Pasini” – The Swimming-Pool Library.
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