GRICE ITALO A-Z P PANU
Luigi Speranza -- Grice e Panunzio: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale -- la filosofia
italiana nel ventennio fascista – la scuola di Molfetta -- filosofia pugliese
-- filosofia italiana – Luigi Speranza (Molfetta).
Filosofo pugliese. Filosofo italiano. Molfetta, Bari, Puglia. Grice: “There’s
S. Panunzio and there’s S. Panunzio – Italian philosophy can be a trick!” -- Essential
Italian philosopher. Tra i maggiori esponenti del sindacalismo rivoluzionario,
in quanto amico intimo di Benito Mussolini, contribuì in maniera decisiva al
suo passaggio dal neutralismo all'interventismo nella Grande Guerra. Divenne in
seguito uno dei massimi teorici del fascismo. Nacque a Molfetta da Vito e
Giuseppina Poli, in una famiglia altoborghese, tra le più illustri della città:
«un ambiente familiare intriso tanto di sollecitazioni all'impegno civile e
politico quanto di suggestioni e stimoli intellettuali». Il periodo
socialista e il sindacalismo rivoluzionario Il suo impegno politico nelle file
del socialismo incominciò molto presto, quando ancora frequentava il liceo
classico locale, ove ebbe come maestro il giovane Pantaleo Carabellese.
Nel dibattito interno al socialismo italiano — diviso tra
"riformisti" e "rivoluzionari" — Panunzio si schiera tra i
cosiddetti sindacalisti rivoluzionari, cominciando al contempo a pubblicare i
suoi primi articoli sul settimanale «Avanguardia Socialista» di Labriola,
quando era ancora studente dell'Università degli Studi di Napoli. Durante i
suoi studi universitari il contatto con docenti come F. Nitti, N. Colajanni, I.
Petrone e G. Salvioli contribuì alla formazione del suo pensiero socialista. Il
suo percorso intellettuale fu altresì influenzato da Sorel e Francesco Saverio
Merlino, i quali avevano già da tempo incominciato un processo di revisione del
marxismo. Pubblica il saggio “Il socialismo giuridico,” in cui teorizza
l'opposizione alla borghesia solidarista e al sindacato riformista da parte del
sindacato operaio, il quale è destinato a trasformare radicalmente la società.
Il fulcro dell'opera era costituito dalla formulazione di un "diritto sindacale
operaio", spina dorsale di un nuovo "sistema socialista" fondato
non su una base economica, bensì su una base etica, solidaristica: «Il
socialismo giuridico non sarebbe dunque che l'applicazione del principio di
solidarietà, immanente in tutto l'universo, nel campo del diritto e della
morale: in se stesso non è una idea astratta balzata ex abrupto dal cervello di
pochi pensatori, ma efflusso e irradiazione ideale di tutta la materia sociale
che vive e freme attorno a noi. Si laurea in giurisprudenza discutendo una tesi
su L'aristocrazia sociale, ossia sul sindacalismo rivoluzionario, avendo come
relatore Arcoleo. Consegue presso lo stesso ateneo la laurea in filosofia. In
questi anni di studi ed esperienze intellettuali, intensifica altresì il
proprio impegno giornalistico in favore del sindacalismo rivoluzionario,
collaborando — oltreché con «Avanguardia Socialista» — con «Il Divenire
Sociale» di Enrico Leone, con «Pagine Libere» di Olivetti e con «Le Mouvement
Socialiste» di Hubert Lagardelle. Il sindacato ed il diritto La
concezione panunziana del sindacato quale organo e fonte di diritto — non
eusarentesi quindi in mero organismo economico o tecnico della produzione — fu
approfondita allorché vide la luce la
sua seconda opera, La persistenza del diritto, in cui egli «coniugava i
princìpi della sua formazione positivistica con una ispirazione filosofica
volontaristica». P. prende quindi le mosse affrontando il problema del rapporto
tra sindacalismo e anarchismo: la differenza tra i due movimenti risiedeva — a
detta dell'autore — sul ruolo dell'autorità (fondata sul diritto) che, negata
dall'anarchismo, non era invece trascurata dal sindacalismo: «Il
sindacalismo è d'accordo con l'anarchia nella critica e nella tendenza
distruttiva dello Stato politico attuale, ma non porta alle ultime conseguenze
le sue premesse antiautoritarie, che hanno un riferimento tutto contingente
allo Stato presente. Il sindacalismo, per essere precisi, è antistatale per
definizione e consenso unanime, ma non è antiautoritario. Le premesse
antiautoritarie dell'anarchia hanno invece un valore assoluto e perentorio
riferendosi esse a ogni forma di organizzazione sociale e politica. Il
sindacalismo non è dunque antiautoritario» (P.) In sostanza, Panunzio
sosteneva l'importanza fondamentale del diritto (ancorché non
"statale", ma "operaio") per il sindacalismo e la futura
società, dall'autore vagheggiata come un regime sindacalista federale sostenuto
dall'autogoverno dei gruppi sindacali, riuniti in una Confederazione, così da
formare quella che l'autore stesso chiama «una vera grande Repubblica sociale
del Lavoro», retta da una «sovranità politica sindacale. Fu poi dato alle
stampe Sindacalismo e Medio Evo, in cui l'autore indicava al sindacalismo
operaio il modello dei Comuni italiani medievali, esempio paradigmatico di
autonomia, la quale doveva essere perseguita anche dai sindacati
contemporanei. Dopo un periodo difficile, dovuto a problemi familiari ma
anche a un ripensamento delle sue teorie politiche, grazie all'interessamento
di Nitti, abbandonò l'attività di avvocato, inadeguata per mantenere la
famiglia (aiutava principalmente — raramente pagato — i suoi compagni di
partito), divenendo docente di pedagogia e morale presso la Regia scuola
normale di Casale Monferrato. Nello stesso anno pubblicò inoltre la sua
importante opera Il Diritto e l'Autorità, in cui erano messe a frutto le sue
rielaborazioni teoriche: oltre al passaggio da un orizzonte positivistico a una
concezione filosofica neocriticistica, egli ripensava lo Stato non più quale
organo della coazione, ma quale depositario della necessaria autorità. Con la
fine della guerra libica, cominciò a prender corpo la svolta
"nazionale" del suo pensiero. Dopo aver insegnato per un anno a
Casale Monferrato e un altro a Urbino, passò alla Regia scuola normale Carducci
di Ferrara, ove insegna, conseguendo al
contempo la libera docenza presso l'Napoli (l'anno successivo gli fu trasferita
nell'ateneo bolognese). È di quegli anni — poco prima dell'entrata dell'Italia
nella Grande Guerra — l'inizio di stretti rapporti politici e intellettuali con
Mussolini, direttore dell'Avanti! e leader dell'ala rivoluzionaria del Partito
Socialista Italiano. Panunzio incominciò dunque una regolare e intensa
collaborazione con il quindicinale «Utopia», appena fondato dal futuro capo del
fascismo per far esprimere le voci più rivoluzionarie, eterodosse ed
"eretiche" dell'ambiente socialistico italiano. In questo periodo
Panunzio comprende il potenziale rivoluzionario che il conflitto europeo poteva
esprimere, sicché manifesterà sempre più esplicitamente il suo appoggio
all'interventismo, che era invece inviso al Partito Socialista: «Io sono
fermamente convinto che solo dalla presente guerra, e quanto più questa sarà
acuta e lunga, scatterà rivoluzionariamente il socialismo in Europa. Altro che
assentarsi, piegarsi le braccia, e contemplare i tronconi morti delle verità
astratte! Alle guerre esterne dovranno succedere le interne, le prime devono
preparare le seconde, e tutte insieme la grande luminosa giornata del
socialismo, che sarà la soluzione e la purificazione ideale di queste giornate
livide e paurose, macchiate di misfatti e di infamie. Quest'articolo di
Panunzio, apparso sul quotidiano ufficiale del Partito Socialista, suscitò una
grave polemica, sicché Mussolini dovette rispondere sul numero del giorno dopo.
Tuttavia la replica di MUSSOLINI, il quale si sta convincendo dell'opportunità
dell'intervento, fu «debole, sfocata, piattamente dottrinaria, per nulla
all'altezza del miglior Mussolini polemista». Infatti, «al momento di
questa polemica, Mussolini era psicologicamente già fuori del socialismo
ufficiale ed è indubbio che le argomentazioni di Panunzio, sia per il loro
spessore teorico sia perché provenienti da un uomo di cui egli aveva grande
considerazione intellettuale, furono probabilmente l'elemento decisivo che lo
spinse a compiere il grande passo, il voltafaccia dal neutralismo assoluto
all'interventismo. La Grande Guerra All'entrata dell'Italia nel conflitto
mondiale, si arruolò volontario come quasi tutti gli interventisti "di
sinistra" (come Filippo Corridoni e Mussolini); tuttavia, in quanto
emofiliaco, fu immediatamente congedato, sicché dovette concentrarsi sulla
lotta propagandistica e pubblicistica, soprattutto sulle colonne del Popolo
d'Italia (i cui articoli erano sovente concordati con lo stesso Mussolini), in
favore della guerra italiana, ritenuta dal Panunzio una guerra non «di
difesa e conservazione, ma di acquisto e di conquista; non una guerra ma una
rivoluzione». Una guerra anche popolare, come avevano dimostrato le grandi
mobilitazioni del «maggio radioso», in contrapposizione alle posizioni
conservatrici di Antonio Salandra e della classe dirigente liberale. Anche da
un punto di vista più propriamente militante, Panunzio si impegnò nel ruolo di
membro del direttivo del neonato fascio nazionale di Ferrara, il quale diede
vita altresì al giornale Il Fascio. Oltre all'analisi politica e all'impegno
giornalistico, Panunzio lavora anche a una sistematizzazione
filosofico-giuridica delle sue idee riguardo al conflitto, con le opere Il
concetto della guerra giusta, Principio e diritto di nazionalità in Popolo,
Nazione, Stato), La Lega delle nazioni e Introduzione alla Società delle
Nazioni. Nel primo saggio, egli sosteneva l'utilità e la legittimità di una
guerra anche offensiva, purché essa fosse il mezzo per il conseguimento di un
fine più grande, ossia la giustizia e la creazione di nuovi equilibri più
giusti ed equanimi. Nella seconda, invece, individuava nel principio di
nazionalità la nuova idea-forza della società che sarebbe scaturita dalla
guerra, una volta conclusa. Molto importante è inoltre la terza opera (La Lega
delle nazioni), poiché in essa è sviluppato per la prima volta il concetto di
sindacalismo nazionale. La Nazione deve circoscriversi, determinarsi,
articolarsi, vivere nelle classi, e nelle corporazioni distinte, e risultare
«organicamente» dalle concrete organizzazioni sociali, e non dal polverio
individuale; ed essa esige, dove le nazionalità non si siano ancora affermate,
e dove esse non ancora funzionino storicamente, solide e robuste connessioni di
interessi e aggruppamenti di classi, a patto, però, che le classi, e le
corporazioni trovino, a loro volta, la loro più compiuta esistenza,
destinazione e realtà nella Nazione. Ecco la «reciprocanza» dei due termini,
Sindacato e Nazione, e la sintesi organica tra Sindacalismo e Nazionalismo, e
cioè: Sindacalismo Nazionale» (P.) Dalla fine del conflitto alla Marcia
su Roma Terminata la guerra, Panunzio partecipò attivamente al dibattito
interno alla sinistra interventista, intervenendo in particolare su «Il
Rinnovamento», quindicinale recentemente creato e diretto da Alceste De Ambris.
Il suo scritto più importante, che ebbe notevoli conseguenze, apparve: in
questo, P. sostene l'organizzazione di tutta la popolazione in classi
produttive, le quali dovevano essere a loro volta distribuite in corporazioni,
a cui doveva essere demandata l'amministrazione degli interessi sociali;
affermava altresì la necessità di creare un Parlamento tecnico-economico da
affiancare al Parlamento politico. In tale testo programmatico era
chiaramente abbozzato il futuro corporativismo fascista, tanto che l'amico
Mussolini, nel discorso pronunciato a Piazza San Sepolcro (alla fondazione cioè
del fascismo), riprese le tesi di P. per il programma dei Fasci Italiani di
Combattimento: «L'attuale rappresentanza politica non ci può bastare;
vogliamo una rappresentanza diretta dei singoli interessi, perché io, come
cittadino, posso votare secondo le mie idee, come professionista devo poter
votare secondo le mie qualità professionali. Si potrebbe dire contro questo
programma che si ritorna verso le corporazioni. Non importa. Si tratta di
costituire dei Consigli di categoria che integrino la rappresentanza
sinceramente politica» (Mussolini) A Ferrara, P. assisté alla nascita del
fascismo locale (e delle squadre d'azione), intrattenendo rapporti di amicizia
con Balbo (che sarebbero durati per tutta la vita) e Grandi (che era stato suo
allievo), pur non aderendo ufficialmente al movimento, a causa dei rapporti di
quest'ultimo — per lui ambigui — con gli agrari. Risale a quel periodo,
infatti, la pubblicazione delle due opere Diritto, forza e violenza e Lo Stato
di diritto. Nel primo, riprendendo la tesi delle Réflexions sur la violence di
Sorel, l'autore precisava il suo discorso distinguendo una violenza
"morale", "razionale", "rivoluzionaria", la quale
doveva essere il mezzo per l'affermazione di un nuovo diritto (veicolo, dunque,
di uno ius condendum), da una violenza invece gratuita e immorale. Critica da
un punto di vista neokantiano il concetto hegeliano di Stato etico, lasciando
intravedere tuttavia margini di sviluppo per una visione totalitaria dello
Stato. A seguito dell'uscita dei fascisti dalla UIL e della conseguente
creazione della Confederazione nazionale delle Corporazioni sindacali per opera
di Rossoni, Panunzio collaborò con il settimanale ufficiale della
Confederazione, cioè «Il Lavoro d'Italia, vergando un importante articolo sul
primo numero, nel quale ribadiva le sue tesi sul sindacalismo nazionale. Dopo
essersi speso invano, con l'aiuto di Balbo, per una conciliazione tra Mussolini
ed ANNUNZIO, appoggiò la politica pacificatrice di Mussolini, sostenne la
«svolta a destra» del PNF (cioè per un ristabilimento dell'autorità dello
Stato) e caldeggiò — con la caduta del primo Governo Facta — la costituzione di
un governo di "pacificazione" che riunisse fascisti, socialisti e
popolari (prospettiva ritenuta possibile da Mussolini stesso), scrivendo un
importante articolo che individuava nel capo del fascismo l'unico in grado di
stabilizzare e pacificare il Paese: «Benito Mussolini — uno dei pochi
uomini politici, checché si dica in contrario, che abbia l'italia — ha molti
nemici e anche molti adulatori. L'uomo non è ancora bene conosciuto. Chi scrive
può affermare con piena sincerità e obbiettività che la storia recentissima
dell'Italia è legata al nome di Mussolini. L'intervento dell'Italia in guerra è
legato al nome di Mussolini. La salvezza dell'Italia dalla dissoluzione
bolscevica è legata a B. Mussolini. Questi sono fatti. Il resto è politica che
passa: dettaglio, episodio. Anche prima di Caporetto, anche dopo Caporetto,
Mussolini (è vero o non è vero?) disse dall'altra parte: tregua. Non fu,
maledettamente, ascoltato. La fine della lotta ormai è un fatto compiuto.
Eccedere più che delitto è sproposito grave. Ed ecco perché un Ministero in cui
entrino le due parti in lotta — per la salvezza e la grandezza dello Stato — è
un minimo di necessità e di sincerità. (P.) Tuttavia, con il reincarico di
Facta e il seguente sciopero generale del 1º agosto indetto dall'Alleanza del
Lavoro (il cosiddetto «sciopero legalitario»), scrive a Mussolini mostrando la
sua delusione nei confronti dei socialisti confederali, ritenendo quindi
impossibile una convergenza d'intenti con il PSI e reputando ormai sempre più
necessaria una svolta a destra: «Anch'io pensavo unirci con i confederali
che «senza sottintesi siano per lo Stato». Dopo lo sciopero un ultimo equivoco
è finito. Bisogna mirare a destra. Diciamolo, con o senza elezioni. Confido in
te e nel Fascismo, per quanto il difficile, dal lato politico, viene proprio
ora. Di lì a breve, il fascismo salì al potere. L'impegno politico e
culturale durante il fascismo Una volta costituito il governo fascista, P.
stringe legami sempre più stretti con il movimento mussoliniano, ottenendo la
tessera del PNF (su iniziativa dell'amico Balbo) e venendo eletto deputato. Nello
stesso anno divenne membro del Direttorio nazionale provvisorio del PNF, che
lasciò dopo neanche un mese in quanto chiamato alla carica di sottosegretario
del neonato Ministero delle Comunicazioni (diretto al tempo da Ciano). In
questo periodo, inizia a interrogarsi — assieme ai massimi teorici fascisti —
sulla vera natura ed essenza del fascismo, per il quale coniò la definizione di
«conservazione rivoluzionaria», che sosterrà per tutta la sua vita. La
filosofia fascista non è unicamente conservazione, né unicamente rivoluzione,
ma è nello stesso tempo — beninteso sotto due aspetti differenti — una cosa e
l'altra. Se mi è lecito servirmi d'una frase che non è una frase vuota di
senso, ma una concezione dialettica, io dirò che la filosofia fascista è una
grande conservazione rivoluzionaria. Quel che costituisce la superba
originalità della rivoluzione italiana, ciò che la fa grandemente superiore
alla rivoluzione francese e alla rivoluzione russa, è che, ricordandosi e approfittando
degli insegnamenti di VICO, di Burke, di CUOCO e di tutta la critica storica
della Rivoluzione essa ha conservato il passato, realizzato il presente e
orientato tutto verso l'avvenire, nei limiti della condizionalità e
dell'attualità storiche. Per certi aspetti il Fascismo è ultraconservatore: ad
esempio, nella restaurazione dei valori famigliari, religiosi, autoritari,
giuridici, attaccati e distrutti dalla cultura enciclopedica, illuministica,
che si è trapiantata arbitrariamente, anche nell'ideologia del proletariato,
vale a dire nel socialismo democratico, che è il più grande responsabile della
corruzione contemporanea. Per altri aspetti, il Fascismo è innovatore, e a un
punto tale che i conservatori ne sono spaventati, come per esempio per la sua
orientazione verso lo «Stato sindacale» e per la suademolizione dello «Stato
parlamentare. Partecipò inoltre attivamente al dibattito incentrato
sull'edificazione di uno stato nuovo, fornendo importanti spunti, alcuni dei
quali avranno un seguito costituzionale, come ad esempio il "sindacato
unico obbligatorio", l'attribuzione della personalità giuridica
(istituzionale, non civile) ai sindacati, o l'istituzione di una Magistratura
del Lavoro che si ponesse quale arbitro nelle controversie tra capitale e
lavoro. Fornì anche, al contempo, le basi teoriche del futuro Stato sindacale
(poi corporativo): «La nuova sintesi è l'unità dello Stato e del
Sindacato, dello Statismo e del Sindacalismo. È lo Stato il punto di approdo e
lo sbocco, superata la prima fase negativa, del Sindacalismo. È di questi tempi
altresì l'evoluzione del pensiero panunziano riguardo a una concezione
organicistica dello Stato, attraverso una critica serrata dello Stato
democratico-parlamentare, uno «Stato meccanico, livellatore, astratto»
(sorretto dal «principio meccanico della eguaglianza e cioè il suffragio
universale»), che doveva portare a uno «Stato organico, gerarchico», fondato su
un sistema sindacal-corporativo, giacché «chi è organizzato pesa, chi non è
organizzato non pesa. In quest'ottica deve essere considerata, infatti, la
definizione panunziana del fascismo quale «concezione totale della vita. Tutta
la riflessione teorica politico-giuridica di questo periodo fu riassunta e
sistematizzata nel suo saggio, Lo Stato fascista, il quale accese grandi
dibattiti in ambiente fascista, tanto che l'autore ebbe modo di confrontarsi su
questi temi — spesso polemicamente — con importanti personalità intellettuali
come Costamagna, Gentile e Curcio. n virtù di queste premesse teoriche e operative,
appoggiò Mussolini durante la crisi causata dal delitto Matteotti, al fine di
incrementare il processo di riforma statuale avviato dal fascismo, che si
sarebbe di lì a poco concretizzato nelle leggi fascistissime volute da Alfredo
Rocco e, soprattutto, nella Legge n. 563, che istituzionalizzò i sindacati, e
nella redazione della Carta del Lavoro, il documento fondamentale della
politica economica e sociale fascista. Terminata l'esperienza di governo,
si dedicò all'insegnamento: dopo aver vinto il concorso per un posto da
professore straordinario in filosofia del diritto presso l'Università degli
Studi di Ferrara, divenne ordinario e si trasferì a Perugia, di cui fu Rettore
nell'anno accademico. Chiamato a insegnare dottrina dello Stato presso la
Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Roma, cattedra che
detenne sino alla morte. Non appena insediatosi nell'ateneo romano, incaricato
dal Duce di organizzare, in qualità di Commissario del Governo, la neonata
Facoltà Fascista di Scienze Politiche di PERUGIA, che doveva essere la nuova
Bologna (la piu antica universita europea) – e fascista. In tale veste, chiama
a insegnare a Perugia docenti quali Orano, Michels, Olivetti, Maraviglia e
Coppola. E ancora deputato. Malgrado gli impegni accademici, Panunzio continua
a sostenere l'edificazione dell'ordinamento sindacale corporativo del nuovo
Stato fascista attraverso i suoi articoli giornalistici, partecipando agli
intensi dibattiti degli anni trenta sulla legislazione corporativa. Più
precisamente, egli si situava in quell'ala sindacalista del fascismo che, nella
nuova struttura statuale, perorava un potenziamento dei sindacati all'interno
del sistema corporativo, affinché essi potessero intervenire più decisamente
nella direzione economica del Paese. In questo periodo, grazie a opere teoriche
fondamentali, Panunzio sistematizzò e definì organicamente il suo pensiero. In
sostanza, lo Stato fascista, che è sindacale e corporativo, si contrappone allo
«Stato atomistico ed individualistico del liberismo. Inoltre lo Stato fascista
è caratterizzato dalla sua ecclesiasticità o religiosità, intesa come «unione
di anime, al contrario dello stato liberal-parlamentare «indifferente, ateo e
agnostico». Il giurista molfettese introdusse anche il concetto di funzione
corporativa in quanto quarta funzione dello Stato (dopo le tre canoniche:
esecutiva, legislativa e giurisdizionale), proprio per fornire il necessario
fondamento giuridico ai cambiamenti costituzionali in atto, con la creazione
dello Stato corporativo. Lo Stato fascista, infine, si configura come uno Stato
totalitario, «promanando direttamente e immediatamente da una rivoluzione ed
essendo formalmente uno "Stato rivoluzionario". Con l'istituzione
delle corporazioni (attraverso la legge) e la creazione della Camera dei Fasci
e delle Corporazioni (legge), P. redasse la Teoria Generale dello Stato
Fascista, che rappresenta la summa del suo pensiero in materia di ordinamento
sindacale corporativo: in questo, egli sosteneva la funzione attiva e
propulsiva del sindacato, al fine di evitare un'involuzione burocratica delle
corporazioni; sosteneva altresì il suo concetto di economia mista — la quale
all'intervento pubblico affiancasse una sana iniziativa privata — «ordinata,
subordinata, armonizzata, ridotta all'unità, ossia unificata dallo Stato, in
quanto il pluralismo economico e la pluralità delle forme economiche sono un
momento ed una determinazione organica del monismo giuridico-politico dello
Stato. Partecipò, con notevole peso specifico, alla riforma del Codice di
procedura civile e del Codice civile. Riguardo a quest'ultimo, in particolare,
il suo contributo fu decisivo, soprattutto per il terzo (Della proprietà) e
quinto (Del lavoro) libro: fu lui ad ottenere che un intero libro fosse
dedicato al lavoro; volle che la Carta del Lavoro fosse posta a base del
codice; definì un più circostanziato concetto di proprietà, in cui se ne
enfatizzava la "funzione sociale. Divenne consigliere nazionale della
Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Morì a Roma, in piena guerra. L'archivio
di Sergio Panunzio è stato digitalizzato ed è attualmente disponibile alla
ricerca presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice in Roma. Altri saggi:
“Il socialismo giuridico” (Moderna, Genova); “La persistenza del diritto -- discutendo
di sindacalismo e di anarchismo” (Abruzzese, Pescara); “Sindacalismo e Medio
Evo” (Partenopea, Napoli); “Il diritto e l'autorità” ((POMBA, Torino); “Guerra
giusta” (Colitti, Campobasso); “Lega dei nazioni” (Taddei, Ferrara); “Nazione e
Nazioni” (Taddei, Ferrara); “Diritto, forza e violenza” (Cappelli, Bologna); “Stato
di diritto” (Taddei, Ferrara); “Lo stato nazionale e sindacati” (Imperia, Milano);
“Che cos'è il fascismo” (Alpes, Milano); “Lo stato nazionale nel veintennio
fascista” (Cappelli, Bologna); “Sentimento di stato” (Littorio, Roma); “Dittatura”
(Forlì); “Stato e diritto: l'*unità* dello stato e la *pluralità* degli
ordinamenti giuridici” (Mdenese, Modena); “Leggi costituzionali del regime
italiano” (Sindacato nazionale fascista avvocati e procuratori, Roma); “Popolo,
Nazione, Stato: un esame giuridico” (Nuova Italia, Firenze); “I sindacati e
l'organizzazione economica dell'impero” (Poligrafico dello Stato, Roma); “Sulla
natura giuridica dell'Impero italiano” (Poligrafico dello Stato, Roma); “L'organizzazione
sindacale e l'economia dell'Impero” (Poligrafico dello Stato, Roma); “La Camera
dei fasci e delle corporazioni” (Trinacria, Roma); “Teoria generale dello stato”
(MILANI, Padova); “Motivi e metodo della codificazione dello stato italiano” (Giuffrè,
Milano); F. Perfetti, “La conversione all'interventismo di Mussolini nel suo
carteggio, Storia contemporanea», “Il
sindacalismo ed il FONDAMENTO RAZIONALE DELLO STATO ITALIANO (Volpe, Roma). Non c'è dubbio che tra i molti
scrittori che tentarono di articolare l'ideologia del fascismo italiano e il più
competenti e intellettualmente influenti, come Gentile. H. Matthews, Il frutto
del fascismo” (Laterza, Bari). Fornisce con le sue teorie una patina di
legittimità rivoluzionaria alla dittatura. Z. Sternhell, Nascita dell'ideologia
fascista” (Milano). Il filosofo più importante del fascismo. Perfetti, Il socialismo giuridico, LModerna, Genova, Sindacalismo
e Medio Evo, Partenopea, Napoli. G. Cavallari, Il positivismo nella formazione
filosofico-politica in «Schema», L. Paloscia,
La concezione sindacalista, Gismondi, Roma, Guerra e socialismo, in «Avanti!», Mussolini,
Guerra, Rivoluzione e Socialismo. Contro le inversioni del sovversivismo guerrafondaio,
in «Avanti!», Mussolini, La guerra europea: le sue cause e i suoi fini, in Ver sacrum, Taddei, Ferrara. Sergio Panunzio,
I due partiti di oggi e di domani, in «Il Popolo d'Italia», Perfetti, La Lega
delle nazioni, Taddei, Ferrara, Un programma d'azione, in «Il Rinnovamento»,
Mussolini, Diritto, forza e violenza: lineamenti di una teoria della violenza”
(Cappelli, Bologna); “Lo Stato di diritto, Taddei, Ferrara). Il settimanale e diretto
da Rossoni e annove, tra i collaboratori più attivi e competenti, A.
Casalini. Il sindacalismo nazionale, in
«Il Lavoro d'Italia», Perfetti, Renzo De Felice, Mussolini il fascista, La conquista del potere, Einaudi, Torino. L'ora
di Mussolini, in «La Gazzetta delle Puglie», «Popolo d'Italia» per espressa
volontà di Mussolini. Lettera citata in
Perfetti, Che cos'è il fascismo, Alpes, Milano, Stato e Sindacati, in «Rivista
Internazionale di Filosofia del Diritto», gennaio-marzo Forma e sostanza nel
problema elettorale, in «Il Resto del Carlino», Idee sul Fascismo, in «Critica
fascista», L. Nucci, La facoltà fascista di Scienze Politiche di Perugia:
origini e sviluppo, in Continuità e fratture nella storia delle università
italiane dalle origini all'età contemporanea, Dipartimento di Scienze storiche
Perugia, Perugia. Loreto Di Nucci, Nel cantiere dello Stato fascista, Carocci,
Roma, Renzo De Felice, Mussolini il
Duce, I: Gli anni del consenso, Einaudi,
Torino, Il sentimento dello Stato, Libreria del Littorio, Roma; Il concetto
della dittatura rivoluzionaria, Forlì, Stato e diritto: l'unità dello stato e
la pluralità degli ordinamenti giuridici, Società tipografica modenese, Modena.
Leggi costituzionali del Regime, Sindacato nazionale fascista avvocati e
procuratori, Roma, Perfetti, XXX Legislatura del Regno d'Italia. Camera
dei fasci e delle corporazioni / Deputati / Camera dei deputati storico Il Fondo Sergio Panunzio. Fondazione Ugo
Spirito e Renzo De Felice. Giovanna
Cavallari, Il positivismo nella formazione filosofico-politica, in «Schema», Cordova,
Le origini dei sindacati fascisti, Laterza, Roma-Bari, Sabino Cassese,
Socialismo giuridico e «diritto operaio». La critica di Sergio Panunzio al
socialismo giuridico, in «Il Socialismo giuridico: ipotesi e letture», in
“Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno”, Renzo De
Felice, Mussolini, Einaudi, Torino, Mussolini il rivoluzionario, Einaudi,
Torino; Gentile, Le origini dell'ideologia fascista, Il Mulino, Bologna, Laterza,
Roma-Bari). A. James Gregor, Sergio Panunzio: il sindacalismo ed il fondamento
razionale del fascismo, Volpe, Roma. nuova edizione ampliata, Lulu.com,. Benito
Mussolini, Opera omnia, Edoardo e Duilio Susmel, La Fenice, Firenze-Roma, Leonardo
Paloscia, La concezione sindacalista di P., Gismondi, Roma, Parlato, La
sinistra fascista: storia di un progetto mancato, Il Mulino, Bologna. Giuseppe
Parlato, Il sindacalismo fascista, II:
Dalla grande crisi alla caduta del regime, Bonacci, Roma, Perfetti, Il
sindacalismo fascista, I: Dalle origini
alla vigilia dello Stato corporativo, Bonacci, Roma); Perfetti, La
«conversione» all'interventismo di Mussolini nel suo carteggio con Sergio
Panunzio, in «Storia contemporanea», Francesco Perfetti, Introduzione, in
Sergio Panunzio, Il fondamento giuridico del fascismo, Bonacci, Roma, Francesco
Perfetti, Lo Stato fascista: le basi sindacali e corporative, Le Lettere,
Firenze. Zeev Sternhell, Nascita dell'ideologia fascista, tr. it., Baldini e
Castoldi, Milano 1993. Fascismo
Sindacalismo rivoluzionario Sindacalismo nazionale Sindacalismo fascista
Corporativismo Italo Balbo James Gregor Francesco Perfetti. Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Opere di Sergio
Panunzio,. Sergio Panunzio, su
storia.camera, Camera dei deputati.
Sabino Cassese, Socialismo giuridico e «diritto operaio». La critica di
Sergio Panunzio al socialismo giuridico in Quaderni fiorentini per la storia
del pensiero giuridico modern” (Giuffrè, Milano). Fervono oggi in Italia, nel
campo polìtico e filosofico, le discussioni e le polemiche molto vivaci su
Hegel, sulla idolatria dello Stato ovverosia sulla sua statolatria, sullo Stato
considerato da Hegel come l’Ente supremo. Forti correnti antihegeliane si
deiineano in Italia nel Fascismo contro le correnti e le scuole idealistiche
facenti, cora’è noto, capo al Gentile e alla sua interpetràzione attua-
listica, dopo (piella storica del Croce, dell’hegelismo. Non si vuole e non si
deve qui parlare di filosofìa. Il concetto « hegeliano » dello Stato si prende
qui nel suo aspetto sociale e politico, e da questo punto di vista è indubbio
il suo nesso storico ed ideologico con lo Stato fascista. A conferma di ciò,
basti notare che lo Stato fascista nega innanzi tutto e soprattutto Marx e Io
Stato marxista. Non a torto e significativamente il movimento hitleriamo in
Germania è e si chiama antimarxista e non antisocialista e si denomina anzi
nazionalsocialista. Ora Marx, per costruire ia classe, negò il suo maestro,
Hegel, e di Hegel prese il concetto della « società civile», risolvendolo
analiticamente nelle classi, donde la lotta di classe centro del suo sistema
teorico e pratico, riducendo anzi in ultima istanza la società civile in blocco
alla pretesa unitaria ed omogenea classe operaia, e negò lo Slato. Se, contro
la classe marxistica, si deve ricostruire e riabilitare lo Stato, è evidente,
per ciò solo, il ritorno necessario da Marx ad Hegel. Sta tutta qui, per me, la
parentela fra Stato fascista e Stato hegeliano. Riconosco, e lo disse, prima di
tutti, un nostro filosofo, MASCI, La libertà nel difillo e nella Sloria secondo
Kant ed Hegel, in Atti della R. Accademia di Scienze Morali e Politiche,
Napoli, che l’ideologia statale di Hegel si presta molto bene, nelle mani delle
classi reazionarie e fondiarie tedesche, alla fonda zione dello STATO
PRUSSIANO reazionario e conservatore. Ma altro sono le dottrine, altro l’uso e
lo sfruttamento che di esse tanno le classi sociaii secondo i loro bisogni ed
il loro spirito di classe; per quanto sia anche giusta l’osservazione dello
stesso MASCHI che LO STATO di Hegel per gran parte — rlducendosi la sua
Filosofia del diritto molte volte e in molti punti a mera trattazione empirica
di diritto costituzionale positivo germanico — non fa che, abbandonata la
fliosofia pura e speculativa, trascrive in termini di filosofia la realtà di
tallo dello STATO PRUSSIANO [citato da H. P. GRICE, ACTIONS AND EVENTS: the
only thing that exists is the kaiser of Prussia] del suo tempo. Per cui LO STATO di Hegel si
presta per questo verso a quel tale giuoco dic lasse, di piegare LO STATO filosofico
ed ETICO del grande filosoo alla propria situazione psicologica di classe. Ma
questi in dubbi aspetti stona e poiitici empirici dello STATO di Hegel, che lo
fanno passare -- non si di mentichi che Hegel vive e scrive dopo l’esperienza IMMEDIATA
DELLA RIVOLUZIONE francese, in un periodo, come oggi IL FASCISMO, anch’esso
accusato dai superficiali e dagli stolti d, reazionarismo, di restaurazione, e
appartenne al ciclo appunto della Restaurazione postrivoluzionaria -- per
reazionario e per il filosofo dello Stato reazionario non devono farci perdere
di vista gl’elementi filosofici essenziali non accidentali e fossili, e
specialmente il profondo vivo e vitale concetto della società civile di
corporazione e del NESSO FRA LA SOCIETA CIVILE E LO STATO. Ho piacere di notare
qui che un filosofo Bindek, Stato e Società nella filosofia poltlica, in Rio.
Inlernaz. di Filosofia del dirtto, fase. Ili, a proposito del mio saggio: Slato
e Sindacali, rileva il mio rifferimento a Hegel per la com penetrazione della SOCIETA
con lo STATO. Gl’elementi vivi e vitali non devono non separarsi attraverso la
critica e la scienza dagl’elementi morti e superati di Hegel. Per questi ultimi
non dobbiamo dimenticare i primi; anche se, per il suo tempo m cu. signora,
prima di Marx, la prassi e la teoria sviluppata poi dopo e fino a un certo
punto anche offre Marx da Sorci, del Sindacalismo. la concezione hegeliana
della Società e BUROCRATICA, e la concezione del governo, ossia dello Stato AUTOCRATICA.
Vedi su ciò le acute osservazioni e critiche a Hegel di CAPOGRASSI, già da me c
tate in questo saggio. Questo il giudizio obbieilivo sul Hegel politico A non
dire qui -- vedi su ciò il mio volume Lo Stato di diritto, Lo Stato noumeno
immanente di Hegel, Città di Castello, che la prima fase della filosofia politica
di Hegel e tutfaltro che reazionaria. Come pure non mi sembra che SI possa e SI
debba dire che lo STATO hegeliano, per la sua STATOLATRIA e uno Stato
panteistico. Non solo antico, ma addirittura uno Stato asiatico indiano, meno
nspettoso della libertà umana dello stesso Stato pagano platonicc»-aristoteìico
o ROMANO! Ve- di su ao, contro l’opinione di MASCI, l’appendice al mio citato
Stato di diritlo: Se lo Stato hegeliano sia Stato moderno. C'è si diflerenza
fra STATO FASCISTA o STATO NAZISTA e Stato hegeliano. Anzi è questo il punto
fondamentale per cui non si può e non si deve ridurre al tipo dello Stato
hegeliano LO STATO FASCISTA o nazista: che mentre, per MUSSOLINI, TUTTO E NELLO
STATO, NULLA FUORI DELLO STATO, NULLA CONTRO LO STATO, non è vero che nulla,
non dal lato politico, ma da quello filosofico e MORALE, E *SOPRA* LO STATO. Per
Hegel, invece, NULLA E SOPRA LO STATO per la semplice ragione che lo Stato è
tutto ed anzi Dio stesso realizzato nel mondo. Ma da questo a dire che lo Stato
di Hegel è più che antico asiatico, ci corre. Si può e si deve dire invece che LO
STATO FASCISTA appartiene al ciclo della filosofia idealistica trascendente mentre
lo Stato hegeliano è basato sull’immanenza, donde esso è Dio stesso. Del resto,
a questo proposito, sono anche note, nel campo filosofico, le premesse
trascendenti ed anche le interpretazioni net senso della trascendenza
dell’idealismo hegeliano. Vedi su ciò, in conformità dell’interpretazione
trascendente dell’idealismo hegeliano, il mio saggio Diritto Forza e Violenza,
parte IH. Orientata verso la trascendenza è la fase della filosofia idealista ITALIANA,
donde la dissoluzione t interna della posizione idealistico-attualistica
visibile nei rappresentanti dì questa scuola discendenti da GENTILEG. L
’idealismo attualistico, capovolgendosi la posizione del Gioberti, che dalla
trascendenza anda verso l’immanenza, da Dio alla Storia, fa oggi il cammino
inverso DALL’UMANO AL DIVINO, dalla storia d’ITALIA all’idea d’ITALINAITA. Vedi
su ciò sinteticamente ed efficacemente la prefazione di Giuliano al saggio di Rinaldi,
Gioberti e il problema religioso del Risorgimenlo, Firenze, Valleechi. Sulla
filosofia del diritto di Hegel, dal lato sociale e per le sue connessioni
ideologiche con il corporativismo fascista attuale, V., oltre ì miei saggi citati,
par ticolarmente, Lo Stato di diritto, Passerini D’Entreves (si veda), La
filosofia del diruto di Hegel, Torino, Sui rapporti fra LA VOLONTA DI TUTTI di
Rousseau e la società civile di Hegele fra la volontà generale dei primo e lo
Stato del secondo, vedi il mio Sfato di diritto, Rousseau e lo Stato di Hegel.
Sui rapporti fra società e Stato nella concezione fascista in rapporto aile mie
idee in poposito, vedi Leibholz, Zu den problemen des lascistisehen
Verfassangsreclds, Leipzig. Nessuna delle tre forme di dittatura sopra analizzate,
comprende LA DITTATURA DEL DUCE. Che cosa essa è? Essa è una forma ideale a sé.
Essa è uno sato di grazia dello spirito
italiano. È quella che io credo si debba chiamare la DITTATURA EROICA
CARISMATICA, figura storica o se vogliamo FILOSOFICA, non figura giuridica; ed
in quanto tale, eccezionale e soprannaturale, non ordinaria e comune. Di essa
non si occupano e non parlano i trattati di Dottrina dello Stato e di Diritto
costituzionale. Dovete, per comprenderla, se me lo chiedete, aprire un saggio,
il saggio su NAPOLEONE BUONAPARTE, EROE ITALIANO, degl’Eroi di Carlyle. Un
acuto filosofo, Michels, richiamando il concetto di Weber, parla; di Uomo e di
Capo CARISMATICO. La dittatura eroica è spirituale, non materiale, SOGGETIVA, o
INTER-SOGGETIVA, non oggettiva, prodotta e posta dal popolo; non imposta al popolo,
per cui essa è considerata dal popolo che la genera e ne è li geloso
proprietario e custode, come la cosa sua più intima preziosa e personale.
Dobbiamo, se mai, per inquadrarla in qualche modo in una delle forme stabilite,
ricollegarla, come si è dimostrato, alla dittatura rivoluzionaria. La
rivoluzione è un’idea; e la dittatura rivoluzionaria è la dittatura dell’idea.
Ma questa idea deve trovare il suo Uomo, il suo corpo, l’Eroe. Onde può dirsi
che la dittatura eroica è la soggettività, la coscienza dell’idea di un
popolo, nella sua marcia e nel suo cammino nella storia. LO STATO FASCISTA
NELLA DOTTRINA DELLO STATO. LO STATO NUOVO. Genesi dello Stato fascista.
La natura ideale del Fascismo. Il Fascismo come conservazione revoluzionaria. Gli
elementi dello Stato fascista. La restaurazione politica e rinstaurazione
sociale nello Stato fascista . Sindacalismo; Nazionalismo; Fascismo. Il lato
politico ed il lato sociale dello Stato. Il rapporto fra lo Stato e 1
Sindacati. Lo Stato-società ; lo Stato^asse ; lo Stato-popolo ; Io
Stato-nazione. In nota; rapporti fra lo Stato fascista e lo Stato di Hegel. Struttura
e funzioni dello Stato fascista. Lo Stato sindacale-corporativo . Stato ed
economia. La Corporazione. Lo Stato fascista nell’ordiiiamento giuridico. Leggi
costituzionali sociali; politiche. La Carta del Lavoro. Le istituzioni e gli
organi fondamentali. Legislazione ed esecuzione. Lo Stato-Partito. Lo Stato
militare ed il cittadino-soldato. I caratteri, la qualilìcazione, e la
denominazione dello Stato fasci sta. La statocrazia come formula ideale dello
Stato fascista. La difesa penate dello Stato fascista.. LO STATO FASCISTA NEL
DIRITTO PUBBLICO POSITIVO. CONCETTI GENERALI E GL’ISTITUTI FONDAMENTALI. Criteri
di metodo e dì studio. Il diritto costituzionale fascista: le leggi; la prassi
; la dottrina ; la storia. Il metodo giuridico ed i suoi limiti. Le leggi
costituzionali ; le leggi costituzionali rivoluzionarie. L ’in staurazione
rivoluzionaria. L ’atto fondamentale della rivoluzione ; il Proclama del
Quadrumvirato. I! diritto rivoluzionario: organi provvisori ; costituenti ;
costituzionali. . Il Potere politico o corporativo dello stato ed i suoi
presupposti sociali politi« e giuridici. La crisi della democrazia
parlamentare. Regime parlamentare e Regime fascista. La divisione dei poteri
come specificazione di organi e di funzioni, e la coordinazione dei poteri.
Critica della teoria dei tre poteri. La funzione di governo, ossia corporativa
o politica dello Stato. Natura dì questa funzione e sua denom inazione. L’Organo
supremo. Dalia funzione politica alla determinazione del titolare di essa. La
gerarchia degli organi costituzionali. 11 Capo dello Stato; il Capo del
Governo; il Gran Consiglio del Fascismo. L’Organo supremo come organo
complesso. Le relazioni statiche e dinamiche fra i tre elementi dell’Organo
supremo. La Monarchia e il Partito Nazionale Fascista.. La forma di governo: il
Regime fascista de! Capo del Governo. La forma di governo desunta dalla
posizione costituzionale dell’Organo supremo. Confronto fra il Regime fascista
e l’attuale regime inglese superparlamentare a Premier. Perfezione e
superiorità del Regime fascista nell’evoluzione delle forme di governo, in
quanto piena realizzazione del regime popolare. Il Capo del Governo ; ampiezza
ed intensità dei suoi poteri e delle sue attribuzioni. Sua posizione gerarchica
rispetto agli altri Ministri, suoi puri collaboratori tecnici. Gerarchia in
senso amministrativo e in senso costituzionale. La dinamica delle relazioni fra
il Capo del Governo e gli altri organi dello Stato, ed il Partito come fulcro
giuridico ed istituzione-cardine del Regime fascista. Nesso organico fra la
Monarchia e il P. N. F.. L’unità sostanziale fra il Re, il Popolo, il Partito.
Il Gran Consiglio. La prerogativa suprema del Re : la scelta e la nomina del
Capo del Governo. (In nota; la progressiva delimitazione della competenza
legislativa materiale del Parlamento e la crisi della legge formale. I gradi
del potere legislativo ed il problema della gerarchia delle nor me giuridiche
e della relativa Giurisdizione costituzionale). LE CORPORAZIONI E TEORIA
GENERALE DELLA CORPORAZIONE. PRINCIPI GENERALI. Il Corporativismo concepito
come principio filosoflco. Corporativismo economico e Corjiorativismo politico.
Errore <1i ridurre il Corporativismo al puro piano economico. Unità di
Fascismo e di Corporativismo. La corporazione e le Corporazioni. Sindacato e
Corporazione. Sindacalismo corporativo e Corporativismo sindacale. CHE COSA
SONO E COME SONO COSTITUITE LE CORPORAZIONI. L’essenza delle Corporazioni e le
loro proprietà costitutive. I,a costituzione organica delle Corporazioni. Le
lunzjoni delle Corporazioni. Preponderante rilevanza della loro funzione
normativa ed esame di quest’ultima. Il funzionamento pratico delle
Corporazioni. Il reale e l'ideale nella Corporazione. CHE COSA FANNO LE
CORPORAZIONI. I compiti e i problemi delle Corporazioni. La funzione
corporativa come esplicazione della potestà d’impero dello Stato. L ’unità
deH’attività dello Stalo. Le funzioni; gl’atti dello Stato. Attività economica
in senso materiale, ed in senso formale dello Stato. L ’attività
giuridico-economica dello Stato. I destinatari delle norme corporative. Che
cos’è la produzione. L’esecuzione produttiva. Sua differenza dalla esecuzione
amministrativa. Lo Stato e la produzione. Piano economico e piano produttivo.
Direzione e gestione. L’autarchia. Autarchia economica in senso formale. L’economia
corporativa come economia mista. Il diritto economico. Iniziativa privata ed
autarchia. IniziaUva pri vata e libertà economica. La libertà come categoria
spirituale e filosofica. Iniziativa privata e proprietà privata. Personalità e
proprietà; lavoro e proprietà. LE CORPORAZIONI ISTITUITE. IL PIANO DELLE 22
CORPORAZIONI. Il quadro delle Corporazioni ed i loro tre gruppi. Il ciclo
produttivo per grandi rami di produzione come criterio costitutivo delle
Corporazioni e della loro distinzione in tre gruppi. 154 3. La relatività come
criterio per la costituzione e la classificazione delle Corporazioni.
Esplicazione di questo criterio di relatività in due leggi : la organicità
decrescente e la generalità crescente delle Corporazioni. Natura strettamente «
sperimentale dell’ordinamento delle Corporazioni. Il Sindacato come elemento
attivo delle Corporazioni. Statica e dinamica delle Corporazioni. Mozione
presentala dal D U C E ed approvata dall'Assemblea Generale del Consiglio
Nazionale delle Corporazioni. TEORIA GENERALE DEL PARTITO. CONSIDERAZIONI
GENERALI DI METODO SUL PARTITO NELLA DOTTRINA DELLO STATO E NEL DIRITTO
PUBBLICO. Il partito rivoluzionario nella Dottrina dello Stato e suo posto
sistematico in essa. Il procedimento di formazione dello Stato fascista, ossia
il Partito rivoluzionario come origine immediata e formale dello Stato
fascista. Delimitazione dello studio de! Partito sotto l’aspetto politico e
sotto l’aspetto giuridico. Criteri di metodo e degli organi dello stato. Le
varie teorie sulla natura giuridica del Partito, particolarmente sul Partito
come istituzione politica autarchica e come organo dello Stato. Le varie specie
di istituzioni pubbliche. Nuovo concetto delTautarchia. IL PARTITO
RIVOLUZIONARIO, OSSIA IL PARTITO-STATO. Il partito rivoluzionario come nozione
pubblicistica a sè. .Il partito rivoluzionario nella Storia e nella Dottrina
dei partiti. Se il partito rivoluzionario sia ancora un partito e de. bba chiamarsi
partitoIl partito rivoluzionario come partito di regime. Partiti di governo e
partiti di regime. lì partito socialista ed il Partito fascista come partiti
rivoluzionari. Partito rivoluzionario e partito unico. Il partito unico nella
concezione socialista e nella concezione fascista. Stato dì partiti ;
Stato-partito. Il partito totalitario ed il partito unico. Differenza, non
identità fra le due nozioni. Il partito unico può intendersi in due sensi: in
senso giuridico o formale come ente processuale ossia come organo della
rivoluzione. In senso sostanziale come ente politico ossia come organo dello stato.
La giustificazione del partito rivoluzionario. Il partito rivoluzionario come
organizzazione militare . passaggio dal Partito-Stato allo Stato-partito. LA
DITTATURA RIVOLUZIONARIA. Considerazioni generali sul fenomeno storico-politico
della dittatura. Esposizione e critica di alcune opinioni sulla dittatura. Le
crisi dello Stato e le rivoluzioni. Distinzione, classificazione e analisi
delle varie forme dì dittatura. La dittatura costituzionale. La dittatura
rivoluzionaria.. La dittatura polìtica. La dittatura eroica . PARTITO - REGIME
STATO. Posizione e determinazione critica e metodica del concetto di regime. Il
concetto di regime nella recente dottrina politica e giuridica italiana . Il
concetto di regime in rapporto a quello di rivoluzione. Il movimento interno
ossia la dialettica del regime. Le istituzioni del Partito e quelle del Regime
: le istituzioni del Regime e quelle dello Stato . IL CONCETTO DI STATO-PARTITO.
Lo Stato-partito. Lo Stato dei partiti; delle leghe; dei sindacati (Partitismo;
Leghismo, Sindacalismo). Il partito rivoluzionario; il Partito-Stato; la
formula politica. Modernità del concetto di rivolurione e di partito
rivoluzionario. L ’unità e la continuità dello Stato ; la vicenda e la
successione delle forme di governo. Socialismo rivoluzionario; riformismo;
bolscevismo; Fascismo. L’esperienza sovietica russa. La classe. La Nazione. Lo
Stato-oggetto; il partito-soggetto. L’esperienza fascista. Contraddizione
sovietica; verità fascista. Il problema giuridico del P. N. F.. Dal
Partito-Stato allo Stato-partito. Insurrezione e dittatura come torme logiche
della Rivoluzione. Lo Stato-formae lo Stato-sostanza. Natura e scopo del P. N.
F,. Istituzione ed organo dello Stato. Nuovo concetto degli organi dello Stato.
L'uno politico: lo Stato; il pluralismo sociale. Sindacati. Il Partito e i
Sindacati . L’università del Fascismo; suo presupposto: il partito unico . SCRITTI
FIL030F1GO-GIURIDICI E DI DOTTRINA DELLO STATO. Il Diritto e l’autorità,
Torino, Pomba. Le ragioni della Giurisprudenza pura, Roma, Rio. Inier. di
Sociologia, Il concetto della guerra giusta, Campobasso, Coluti, Lo Stato
giuridico^ nella concezione di Pelrone, Campobasso, Coluti. Introduzione alla
Società delle Nazioni, Ferrara, Taddei. La Lega delle Nazioni, Ferrara, Taddei.
Lo Stato di diritto. Città di Castello, lì Solco. Il socialismo, la Filosofia
del diriilo e lo Staio, Città di Castello, il Solco, Lirillo, Forza e Violenza.
Bologna, Cappelli. Staio e Sindacati, Roma, Rio. Inter. di Filos. del Dir. Consenso
ed apatia, in Annaii dell'Universilà di Ferrara. Filosofia e Polilica del
diritto, Milano, Rio. di Dir. Pubb. La Politica di Sismondi, Roma, Rio. Inlern.
di Filos. del Dir., Il Sentimento detto
Stalo, Roma, Libreria del Littorio, Diritto sindacale e corporaliuo, Perugia,
La Nuova Italia, Stalo e Diritto, Modena, Le leggi cosittuzionu/i del Regime
{Relazione al F Congresso giuridico italiano) Roma, Popolo, Nazione e Stato,
Perugia, La Nuova Italia, Allgemeine Theorie des faseslischen Staales, Berlino,
Walter de Gruyter, SCRITTI POLITICI Il Socialismo giuridico, Genova, Libreria
moderna, Il Sindacalismo nel passalo, Lugano, Pagine Libere, La persistenza del
diritlo, Pescara, Casa Ed. Abruzzese, Sindacalismo e Medio Eoo, Napoli, Casa
Ed. Partenopea, Stalo Nazionale e Sindacali, Milano, Imperia, Che cos’è il Fascismo, Milano, Alpes, Lo
Stato Fascista, Bologna, Cappelli, Il riconoscimento rivoluzionario dei
Sindacati, Roma, Il Diritto del Lavoro
Sindacalismo, Torino, Pomba, Rivoluzione e Costituzione, Milano, Treves,
La fStoria» del Sindacalismo fascista, Roma, Quaderni di segnalazione, Riforma
Coslltuzionale {Le corporazioni; il Consiglio delle Corporazioni, il Se nato),
Firenze, La Nuova Italia, Economia mista {dal Sindacalismo giuridico al
Sindacalismo economico), Milano, Hoepli,Alighieri esalta nel suo De Monarchia 1’ordinamento
gerarchico del mondo conchiuso nell’idea imperiale; pocoappresso Marsilio da Padova
fonda sulpopolo 11diritto didarsiunproprioordinamento giuridico, secondo le
speciali esigenze di ogni gruppo sociale, e Bartolo espone nel trattato De
regimine sivitatis le varie forme dei governi, secondo l’autonomo diritto
delle cittàe dei regni; finché Enea Silvio Piccolomini avanti il definitive tramonto
dell’idea imperiale, traccia a grandi linee, nel Libellus de ortu et
auctoritate imperli, il disegno dell’ordine politico dell’ universo, secondo la
disciplina dei gruppi sovrani gerarchicamente congiunti nell’impero. Solmi. Sull’autonomia
nel DIRITTO ROMANO, si veda Marquardt, ORGANISATION DEL’EMPIRE ROMAIN, PARIS, e
per il concetto giuridico moderno Regelsberger Pandekten, Leipzig, e la
letteratura ivi citata. Le dottrine dei giuristi medievali sono esposte dal
Gierke Deut. Genossenschaftsrect Berlin Su ALIGHIERI (vedasi), sarebbe da
vedere il mio scritto in Bull, della Soc. Dantesca; su Marsilio e Silvio,
cfr.Rehni Gesch. Staatsrechtswissen schaft, Ereiburgi. su Bartolo, lo scritto del
Salvemini, Studi storici Firenze Solmi, la co-operazione, lo stato come
cooperazione – lo stato come la cooperazione ideale – cooperazione volontaria –
cita. Sergio Panunzio. Panunzio. Keywords: stato, nazione, razza, popolo,
popolo e nazione sono cose distinte – la nazione ha una valore plus sopra
popolo. Razza e distinto a nazione – una rivoluzione basata sulla razza – la
concezione della razza e della nazione, l’italianita, la romanita, il ventennio
fascista – la filosofia giuridica previa al ventennio fascista – morte di P. L’altro P. Concetti. Citazione della
teoria dell’aristocrazia di Mosca, non di Pareto, citazione di Labriola,
critica al stato prussiano di Hegel, l’ordine, Mazzini, la revoluzione causata
per comunisti, la dittatura fascista, il dittatore eroe, cita de Martinis,
l’eroe non e senso sociologico di Martini, ma filosofico. Il concetto di la
nazione italiana, il concetto di Roma, la luce di Roma, la storia italiana, il
concetto di stato-nazione, il concetto di stato-razza. Citazione di “La mia
battaglia”, citazione di Mussolini. Scritti sistematici, evoluzione della
teoria dello stato fascista – positivismo, assenza di elementi mistici. La
revoluzione de perturbi e morbidi comunisti al ordine del reglamento, la
dittadura come reazione alla revoluzione, il concetto di stato, popolo,
nazione, antichita romana, i sindicati nella antica roma, i sindicati nella
Firenze medievale, il comune del comune, la citazione della monarchia d’Aligheri,
Marsilio di Padova, e Machiavelli. Il concetto di ‘stato’ nei romani. Definizione
concise. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Panunzio” – The Swimming-Pool Library.
Panunzio.
Luigi Speranza -- Grice e Panunzio: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale -- ventennio fascista –
la scuola di Ferrara -- filosofia emiliana -- filosofia italiana -- Luigi
Speranza (Ferrara).
Filosofo italiano. Ferrara, Emilia-Romagna. Grice: “I
like his ‘contemplazione e simbolo,’ for what is a symbol for if no one is
going to contemplate it!?” -- Essential Italian philosopher. FIGLIO di
Sergio, il più noto filosofo del diritto e teorico del sindacalismo
rivoluzionario. Ligato alle correnti conservatrici e contro-rivoluzionarie
italiane. Studia a Roma sotto ZOLLI. Insegna a Roma. Come Grice, alla Regia
Marina, partecipa ad operazioni di guerra nel mediterraneo contro Capt. H. P.
Grice, e viene insignito della Croce di Cavaliere dell'Ordine della Corona
d'Italia. Collabora con “Pagine Libere”, “L'Ultima”, “Carattere” e altre
riviste specializzate in studi filosofici. Si muove nella direzione di un
simbolismo esoterico pieno di sacrali e regali elementi. Fonda a Roma la
rivista del tradizionalismo, “Meta-Politica”. Pubblica saggi in una collana a
cui darà il nome di "Dottrina dello Spirito Italiano". Il concetto di
“meta-politica” è al centro del dibattito sulle radici europee da parte degli
esponenti della destra e il culto del pagano (anti-cattocomune) di
Benoist. Cerca di ri-condurne l'orientamento tradizionale, iniziatico, e
simbolico. L’imponente biblioteca del padre è donata a Spirito che ne
custodisce in gran parte anche l'archivio di famiglia. Altri saggi: “Contemplazione
e simbolo”; “Summa iniziatica occidentale” (Volpe, Roma); “Simmetria, Roma); “Metapolitica,
“Roma eterna”, Babuino, Roma); “Luci di iero-sofia” (Volpe, I Classici
Cristiani, Cantagalli, Siena); “La conservazione rivoluzionaria. “Dal dramma
politico del Novecento alla svolta Meta-politica del Duemila”, Il Cinabro, Catania Cielo e Terra, “Poesia,
Simbolismo, Sapienza, nel poema Sacro,
Metapolitica, Roma ; Cantagalli, Siena Vicinissimi a Dio, “Summa
Sanctitatis”, Gl’Eroi, Cantagalli, Siena, Vicinissimi a Dio, “Summa
Sanctitatis” Siena, Cantagalli, Princípio, Appello. Storia ed Eségesi Breve.
Precedente Storico e Agiografico, Roma, Scritti remoti L’anima italiana,
Sophia, Roma, Difesa dell’aristocrazia: Pagine
Libere, Roma Gismondi, Roma, Foscolo tra VICO e MAZZINI nello spirito italiano,
Gismondi, Roma, Sull’esistenzialismo giuridico” (Bocca, Milano); “Tradizione, L’Ultima,
Firenze; “Cosmologia degl’antichi romani, Dialoghi, Roma, Ispirazione e
Tradizione -- Città tradizionali e Città ispiratrici --, Carattere, Verona Lo spiritualismo storico di Sturzo, Per una
rettificazione metafisica della Sociologia, Conte, Napoli Scritti, S.
Benedetto, Parma La Pianura, Ferrara, Atanor, Roma. Schena,
Fasano, Ristampe e nuove antologie
Difesa dell’Aristocrazia, Quaderni di Metapolitica, Roma I
Quaderni di Metapolitica, Roma Vecchie e
nuove cosmologie, Avviamento alla “Scienza dei Magi), Per una rettificazione
metafisica della sociologia, Lo spiritualismo storico di Sturzo, Sull'autore: Testimone
dell'assoluto, “L'itinerario umano e intellettuale di P.”, (Eségesi di 12 noti
Scrittori Italiani), Ed. Cantagalli, Siena, Dalla metafisica
alla metapolitica: omaggio, Simmetria, Roma. Inediti. In corso di stampa Note Olinto
Dini, Percorsi di libertà, Firenze, Polistampa, Scirè, La democrazia alla
prova, Roma, Carocci. Combattente nella guerra, rimane chiaramente, un teorico del fascismo. S. Sotgiu, in Il Giornale, Tradizionalismo (filosofia. Silvano
Panunzio. Panunzio. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Panunzio” – The Swimming-Pool Library.
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