GRICE ITALO A-Z P PAND

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Pandullo: dal grido al grido – filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Tropea). Filosofo italiano. Abstract. Keyword: H. P. Grice. Tropea, Vibo Valentia, Calabria. H. P. Grice: “It’s best to start reading from the second quotation!” . t ANALISI METAFISICA DEGL’ELEMENTI DELLA LINGUA OPMA affo òfctuho òeivixe Viutxoilujioi c)t tutte fé fi DOMENICO PANDILLO PROFESSORE DI BELLE LETTERE E DI LINGUE ESTINTE E VIVENTI, * NAPOLI 2 NAPOLI DALLA TIPOGRAFIA TRANI, Dìgitized by Google Essendosi adempito a quanto prescrive la legge, la presente opera è sotto la di lei guarcntla. Digitized by Google AL NOBIL UOMO IL SIGNOR BARONE D. FRANCESCO NICOTERA. Consacro a Voi, gentilissimo e o- noratissimo Signore , la mia Gram- matica. Non bramosìa di laude , non sete di novità, non basso fine indussemi a por mano ad opera sì fatta. Solo ed unico mio scopo si fu segnar più certa , spedita ed age- vol via agii apparanti L’idioma gentil , sonante e puro di quel sommo e divino Tosco che tutto seppe. Fortissimo stimolo a farmi accin- gere ad un tanto lavoro si fu pure il riflettere che , chiamato io da propizia stella a svelare ai figliuoli vostri gli altissimi concetti e le bel- lezze, copiose oltre ad ogni stima, Digitized by Google dei sublimi classici dell’ itala favel- la , con più ardente impegno ne avrebber eglino apparato le dottri- ne contenute in un libro fregiato dell’ illustre nome di chi loro ha dato V essere , e composto da colui che ha la cura d incaminarli al ben- essere. Prego intanto il Dator d’ ogni bene che lungamente e prospera- mente conservi la vostra persona , per marche di onore , per grandez- za d’animo e per buona riputazio- ne , Eccellente , alla cospicua vo- stra famiglia , preziosa , agli amici e devoti vostri , carissima. Di Napoli, a’dì 12 Gennaio i835. Di Vostra Signoria Illustrissima, A 'ffezi Oliati s. m0 e clcvotis. m ° servitore D. PANDTJLLO. Digitized by Google PREFAZIONE. 5 % Vox diversa sonat populorum ; est vox tamen una. Marciai. Il linguaggio è V organo per cui comu- nicasi la ragione umana , la facoltà che trasmette’ V imagine del pensiero. Ecco 10 scopo di tutte le lingue } e per giu- gnervi, esse impiegan, tutte , i suoni della parola. Ma come mai questi suoni arti- colati che formali un tutto sensibile, suc- cessivo e divisibile , rappresentar possono 11 pensiero , oggetto puramente intellet- tuale e necessariamente indivisibile ? La LjOgica , mediante V astrazione , perviene ad analizzare quest’atto indivisibile dello spirito 5 essa considera separatamente le idee che ne sono V oggetto j osserva le diverse relazioni eh ’ hanno tra di loro a causa del rapporto eh’ esse han tutte col pensiero indivisibile. Quindi le idee par - Digitized by Google 6 ziali di un medesimo pensiero son con- catenate le une con le altre in una suc- cessione fondala sui rapporti che le le- gano tra di esse e al tutto. Or a questa successione dar puossi il nome di ordine analitico , per esser ella al tempo stesso il risultamcnto dell' analisi del pensiero ed il fondamento dell' analisi del discorso in tutte le lingue. Il linguaggio , fondato in tutto e per tutto su quest' analisi uniforme che ne è come il meccanismo intellettuale , diviene V i strumento comune della manifestazione dei pensieri e della ragione umana , l' iu- te rp et re dei sentimenti e delle affezioni , l' organo prezioso della carità universale che legar dee tutti gli uomini per lor fe- licita , e 'l legame necessario della società che gli unisce. Le differenze che ravvisami tra una lingua e l'altra, non sono , per così dire , che superficiali j esse provengono da quel- le dei tempi , dei luoghi , dei costumi e degl' interessi , i quali , variando senza fine , lascian sempre sussistere il mede- simo fondo. Digitized by Google 7 La Grammatica , la scienza delle scien- ze , quella che le abbraccia tulle , che ha per oggetto l' enunciazione del pensiero per mezzo della parola pronunziata o scritta , ammette dunque due sorte di princìpi. Gli uni , d’una verità apodittica immutabile universale , son fondati sulla natura del pensiero medesimo , ne se- guono l'analisi ; gli altri non hanno che una verità ipotetica e dipendente dalle convenzioni fortuite arbitrarie e mutabili che han generato i differenti idiomi. I primi costituiscono la Grammatica gene- rale , i secondi son l'oggetto delle diverse Grammatiche particolari. LjU Grammatica generale è dunque la scienza ragionata dei princìpi immutabili e generali del linguaggio pronunzialo o scritto , in qualunque lingua si sia. Una Grammatica particolare è V arte di applicare ai princìpi immutabili e ge- nerali del linguaggio pronunziato o scritto le istituzioni arbitrarie ed usuali d' una lingua particolare. La Grammatica generale è una scien- za , perchè non ha per oggetto se non la Digilized by Google 8 specolazione ragionata dei princìpi im- mutabili e generali del linguaggio. Una Grammatica particolare è un' arte, perchè ha per oggetto V applicazione pra- tica delle istituzioni arbitrarie ed usuali di una lingua particolare ai princìpi ge- nerali del linguaggio. La scienza gramaticale è anteriore ad ogni lingua , perchè i suoi princìpi sup- pongono la possibilità delle lingue , per- chè dirigono la ragione umana nelle sue operazioni intellettuali'. L’arte gramaticale, al contrario , è po- steriore alle lingue , perchè gli usi delle lingue deggion esistere pria di esser rap- portali artificialmente ai principi generali del linguaggio , e perchè i sistemi ana- logici che f orman l'arte non posson essere che il successo delle osservazioni fatte su- gli usi preesistenti. Io mi occuperò di quest' ultima, e , sic- come la conoscenza di ciò che operasi nel nostro spirito è assolutamente neces- saria per comprendere i fondamenti della Grammatica , la qual verità , se avesse d- luminato ogni scrittore di grammatiche , Digitized by Google 9 non si sarebbe imaginato di far teorìe dei segni pria di aver approfondito la conoscenza della lor formazione e quella della lor espressione e deduzione , così V ordine da me tenuto in questa IN uova Grammatica Ragionata Italiana, ossia Ana- lisi Metafisica degli elementi dei Discorso, è diverso affatto da quello che general- mente si osserva , ed è proprio quello da natura e da ragione segnato. lo non farò motto da prima di sostan- tivi e di aggettivi , del lor accordo in ge- neri e in numeri , nè delle regole da sta- bilire perchè le diverse terminazioni del verbo indichino le persone , i numeri , i tempi , i modi , nè della maniera onde queste parole riunite formar possano una proposizione. Ciò facendo , sarebbe lo stesso che cominciar dalla fine , partire da una situazione in cui non siamo an- cora. Ecco V errore e la falsità di tutte le grammatiche non ischiarate dalla luce dell 1 ideologìa. Tosto che nasciamo , noi sentiamo , esprimiamo ciò che sentiamo , parliamo j noi abbiamo un linguaggio , prendendo Digitìzed by Google IO queste parole nel lor più esteso senso , e con verità possiam dire di esser noi so- vente eloquentissimi , pria di sapere e di poter pronunziare una sola parola arti- colata. Questo linguaggio primitivo , il solo che possiamo parlare , non è mai da noi abbandonato : noi lo coltiviamo in- cessantemente , gradatamente lo perfezio- niamo , sinché ghigniamo ad una lingua perfezionatissima , pria di esserci caduto nelV animo il dubbio che sienvi regole im- mutabili le quali dirigono queste opera- zioni e eli esse sian conseguenze imme- diate e necessarie della nostra organizza- zione medesima, lo non fo adunque che seguire gradatamente i progressi del no- stro spirito , senza perder mai di vista la filiazione delle nostre idee. Ij esame del discorso in genere ; Varia- tisi dei suoi veri elementi , ecco V oggetto delle mie ricerche in questa Grammatica. Le informi decisioni dei primi grama- tici , scrupolosamente da età in età ripe- tute , senza essere state mai fuse nel cro- giuolo delV esame e dell' analisi , han ser- vito a moltiplicare gli errori e a via più Digitized by Google II spessore le tenebre del pedantismo. Ep- però dissimular non deggio che il mio si- stema di Grammatica , rovesciando la maggior parte delle false idee ricevute e degli erronei principi , sarà agramente ripreso dall ’ ignorante ciurma e dai Zoili pedanti cui paragono alle sucide Arpìe le quali lordano tutto ciò che toccano , in- sensatamente proclamando V inviolabil ri- spetto dovuto alle opinioni dall’uso e dalla propria antichità accreditate : Clament periisse pudorem , . . Vel quia nil rectum , nisi quod placuit sibi , ducunt ; Vel quia turpe putant parere minoribus , et quae Imberbes didicére , senes perdenda fateri. Horat. II Epist. j , 80 . lo risponderò loro con questa sentenza del giudizioso Quintiliano : Quidquid est optimum , ante non fuerat. Instit. orat. X, a. Adunque se la mia propria ragione , se le mie particolari esperienze di parec- chi anni nell’ insegnamento non mi fac- Digitized by Google 12 ciano spacciar cV assai , fonimi asperare che questo mio metodo sarà per riuscir semplice , agevole , breve ed uniforme agli apparanti la favella italiana e per servir d' introduzione allo studio di tutte le lingue , giacche tutte kan delle regole tra lor comuni che derivano dalle nostre facoltà intellettuali e d'onde emergono i princìpi del raziocinio. Le poche anime seguaci del vero e del bello , al rimprovcrlo delle quali è bersa- glio la gente ignara , vana , invidiosa e superba , sapran al certo compatirmi s' io non abbia saputo nè potuto far meglio , rammentando io loro le parole del divino Alighieri .... Queste due proprietadi ha la Gramatica , che per la sua infinitade li raggi della ragione in essa non si termina- no in parte. Convito. Veggio infine avvertire gl' imparanti che il pensiero dello stesso Dante dal Sanzio così sviluppato : Grammaticorum sine ra- tione testimoniisque auctoritas nulla est ( in Minerv . , lib. i , c. 2 ) , avendomi ad evidenza mostro ch'il gramatico limi- tar non deesi ad una esposizione dogma- Digitized by Google i3 tica delle regole grammaticali j ma che dopo averle dedotte dai principi della ragione e della sana logica , avvalorar le debbe con autorità da far legge , ho sem- pre giunto al precetto gli esempli , tratti dai creatori della nostra lingua e dai clas- sici più puri, Dante, Boccaccio, Petrar- ca , Firenzuola , Fedi , Buonarroti , ec. Chiudo quanto mi era posto in cuore di far palese ai miei leggitori pregando le persone scempie d ’ ogni mal talento , e coloro che meritamente han fama nella repubblica delle lettere , di additarmi per le vie aperte alla comunicazione lettera- ria , gli errori ov io fossi , per inavver- tenza o per ignoranza , potuto cadere. Tantum abest ut scribi contra nos no- limus , ut id etiam maxime optemus . . . Nos qui sequimur probabilia , nec ultra id quod verisimile occurrerit progredì pos- sumus , et refellere sine pertinacia, et re- felli sine iracundia parati sumus. Cic. II. 7 use. disp. ij. Digitìzed by Google Digitized by Google i5 CAPITOLO I. Analisi del Discorso. Ogni sistema di segni è un linguaggio : ogni impiego di un linguaggio , ogni emis- sione di segni è un discorso. Essendo dun- que ogni discorso la manifestazione delle nostre idee , la conoscenza perfetta di que- ste idee può sola farci scoprire la vera organizzazione del discorso e svelarci com- pletamente il segreto meccanismo delia sua composizione. Sentire e giudicare , ecco tutta la nostra intelligenza , tutto il nostro essere , tutto ciò che siamo , l’intiera nostra esistenza* Giovanetti , è questo un fatto che ognun di voi ha già dovuto in sè provare , è questa la fonte , onde emanar deggiono tutte le conoscenze gramaticali , debb’csser questo il lilo d’ Arianna per non farvi Digitized by Google i6 smarrire negrinestricabili andirivieni del la- birinto edificato dai Clamatici non filosofi. Quando giudichiamo , sentiamo dei rap- porti tra le nostre idee, sentiamo che un essere qual si sia , o piuttosto l’idea che se ne ha , giacché non sentiamo che le nostre idee, rinserra una qualità, una' pro- prietà , una circostanza qualunque. Giu- dicare, è dunque sentire che una idea ne rinchiude un’altra. Quando io penso a Ce- sare, e giudico che Cesare è dotto, sento che l’idea di Cesare comprende l’idea di egser dotto e ch’ella la novera nel nume- ro degli elementi che la compongono at- tualmente. Imperò , quando abbiamo una percezione , una idea , noi sentiamo } e quantunque volte sviluppiamo una circo- stanza in questa percezione , noi giudi- chiamo. È questo, giovanetti , un punto capitale che non bisogna perder mai di vista. Per esprimer un giudizio , fa di mestieri enunciar le due idee di cui l’una contie- ne l’altra, più l’atto dello spirito che rav- visa questo rapporto. Ciò appellasi il sog- getto, l’attributo ed il segno deU’afferma- Digitized by Google *7 zione che gli unisce. Ecco ciò che costi- tuisce una proposizione. L’essenza del di- scorso adunque è d’ esser composto di proposizioni , di enunciazioni di giudizi. Son questi i suoi veri elementi immedia- ti 5 quindi impropriamente vengon appel- lati elementi , parti del discorso , quelli che sono realmente gli elementi , le parti della proposizione. La decomposizione a- dunque della proposizione sarà l’oggetto delle nostre ricerche. 2 Digitized by Google i8 CAPITOLO II. Decomposizione della proposizione nei suoi elementi . Giovanetti, voi siete ora nella certezza ch’ogni proposizione debb’esser l’enunzia- zione d’un giudizio e che il discorso non puote avere significazione veruna quando non esprime un giudizio qualunque. Ri- flettendo ognun di noi su la natura della nostra intelligenza che tutta consiste a sentire e a giudicare , non puossi affatto dubitare di queste verità. Si è dimostrato nel precedente capitolo che per esprimer un giudizio fa d’ uopo enunciare le due idee di cui 1’ una con- tiene 1* altra , più 1’ atto dello spirito che osserva un tal rapporto. Qual maraviglia debb’ esser ora la vostra nell’ udire che sovente un solo de’ nostri suoni articolati rappresenta una proposizione intera, espri- me un giudizio completo! Non 7 per esem- Digitized by Google pio , vuol dire : io non sento ciò , o io non credo ciò , o io non voglio ciò , se- condo le occasioni diverse. Si, vuol dire del paro : io lo credo , o io lo farò , o ciò è certo , secondo i vari casi. 11 nostro semplice grido ah! significa: io sono do- lente. Il grido oh! può significare: io sono attonito , stupefatto. Avviene lo stesso di tutte le nostre in- teriezioni, d’un gran numero di congiun- zioni e di parecchie di quelle parole chia- mate da alcuni gramatici particelle : esse son tante enunciazioni di interi giudizi. Dir puossene altrettanto , in molte cir- costanze dei nostri pronomi. Essi rappre- sentan sovente una intiera proposizione. Quando, dopo aver detto: la Francia ha dichiarato la guerra alla Spagna: soggiun- go : siatene sicuro , credetelo , ciò vai quanto dire : credete questo giudizio , siate sicuro di questo giudizio; la Fran- cia ha dichiarato la guerra alla Spagna. Ne e lo significano esattamente questa proposizione : in un’altra circostanza , ne significheranno un* altra. Da un altro lato abbiamo parole , in Digitized by Google 20 gran numero , che non esprimono nep- pure una intera idea , le quali non rap- presentano , per così dire , che un fram- mento d’idea : tali sono le nostre prepo- sizioni , gli avverbi , gli aggettivi , com- presivi i participi e gli articoli. Il , di , virtuoso , diligentemente , non significan assolutamente nulla , e non si potrebbe fare verun uso di sì fatte parole , isolate e separate da ogni altra. Questi stessi se- gni uniti ad altri , il dinoterà in qual e- stensione debb’ esser presa una idea. Di , posto tra due idee , indicherà che 1’ una è in un certo rapporto con l’altra. Vir- tuoso disegnerà una qualità di un ente. Diligentemente , la maniera onde un’azio- ne è eseguita. Ma il non è mica il nome dell’estensione j di non è quello del rap- porto j virtuoso , non è quello della qualità, nè diligentemente quello del modo. Non son dunque questi , veri segni , ma real- mente frammenti di segni. Non havvi proposizione senza verbo e- spresso o sottinteso. Desso costituisce solo la proposizione e determina il senso di quella nella quale Digitized by Google 21 entra. Ma quando il verbo è impiegato al modo participio , non evvi enunciazione di giudizio } quindi non havvi proposi- zione. Quando dico : un uomo leggente , una donna pregiata , una cosa finita , enuncio semplicemente delle idee isolate ed uniche. 11 verbo a questo modo , è un vero aggiunto ed è questa la sua forma essenziale e fondamentale , come vedrassi quando si esporrà la teorìa del verbo. Il verbo all’infinito non forma uè anco proposizione , nè per seguenza enunzia- zione di giudizio. Esso è un vero nome , mediante il quale si disegna ed il verbo medesimo e lo stato eh’ esprime. Lo stato primitivo d’ogni proposizione, è, come di sopra si è accennato , d’ esser composta d’ un sol grido. Ma quali ele- menti necessari deggian contenersi in que- sto segno unico , il vedremo tosto. Essendo ogni proposizione l’enunciazio- ne di un giudizio , ed ogni giudizio con- sistendo a sentire che una idea esiste nel nostro spirito , che un’ altra idea esiste in quella, bisogna necessariamente che il se- guo unico il quale esprime una proposi- Digitized by Google zione contenga in sè almeno due altri se- gni 5 l’ uno rappresentante una idea esi- stente in sè stessa, e l’altro rappresentante un’altra idea come non esistente che nella prima. Son questi al certo due elementi necessari del discorso: vediamo ora quali essi sieno e poscia se sienvene altri del pari indispensabili. Il nome che si concepisce come sussi- stente in sè e come il soggetto di ciò che in lui si concepisce , è il primo di questi due segni. In effetti , sono i nomi che rappresentano tutte le idee che hanno nel nostro spirito una esistenza assoluta ed indipendente da ogni altra idea. Che que- sta esistenza sia positiva e reale come quella degli esseri sensibili , o pure fittizia ed imaginaria come quella degli esseri puramente intellettuali, poco rileva. Que- ste idee esistono in sè stesse e non son subordinate ad alcuna altra. 1 nomi adun- que , ed i pronomi che ne fan le veci , posson solo esser i subietli dei nostri giu- dizi e delle nostre proposizioni 5 e tutti gli altri elementi del discorso non rappre- sentano che idee a quelle relative. Nulla Digitized-by Google a3 di meno le altre parole , ed anco frasi intere , divengon assai sovente soggetti di proposizioni j ma ciò avviene quando so- no impiegate come nomi assoluti o sog- gettivi , vai quanto dire riguardati come esprimenti idee aventi un’ esistenza propria ed assoluta. Gli aggiunti propriamente detti, o mo- dificativi y e per seguenza tutte le parole e le frasi impiegate aggettivamente , son le parole che compongono la seconda spe- cie dei segni indispensabilmente necessari per formar una proposizione. Ma essi non sono attributi completi : esprimono bensì una idea che fa parte d’ un’ altra, ma con astrazione dell’idea di esistere. Valoroso , rappresenta , è vero , l’ idea valore come appartenente o piuttosto come dovendo appartenere ad un soggetto , ma non già come effettivamente esistente. Imperocché per significar completamente che una idea è rinchiusa in un’altra , bisogna prima si- gnificare eh’ ella è , eh’ ella esiste. Or di questa proprietà sono scempi , per una singolare astrazione tutti i nostri aggiun- tivi , proprietà di cui va solamente adorno Digitized by Google 24 il solo aggiunto essendo , esistendo od esi- stente che in sè racchiude I’ idea di esi- stenza , idea che lo rende completamente attributo e che per mezzo suo è implici- tamente negli altri aggettivi compresa . Questi aggettivi sono appunto i verbi. 1 verbi son dunque altrettanti aggiunti chiu- denti in sè medesimi 1’ aggiunto essendo che noi chiamiamo participio , eli* è la lor forma essenziale e fondamentale. Quindi fassi aperto perchè gli aggettivi propria- mente detti son verbi mutilati , e i verbi sono aggettivi interi , e perchè i primi uniti ad un sostantivo non producon mai una proposizione, e perchè non si richie- de che un vèrbo e ’1 suo subietto per farne una. Ma il verbo al modo participio forma la proposizione imperfettamente. Quando dite: Giulio leggente od essendo leggen- te , voi accoppiate due idee, una esistente in sè stessa ed una che non puote esistere che in un’ altra , e nulla d’ avvantaggio. Ma quando dite : Pietro legge od è leg- gente , voi pronunziate un giudizio for- male , cioè che l’ idea di legge o è leg- Digitized by Google 25 genie esiste in una maniera positiva ed attuale in un’ altra. Per le stesse ragioni dianzi addotte non puote esservi proposi- zione quando il verbo è all’indefìnito. . In ogni proposizione dunque si conten- gono due termini, un soggetto ed un at- tributo , un nome ed un verbo. Tutto il rimanente del discorso risolvesi in acces- sorii di subietti o di attributi. Eccoci or- mai pervenuti alla decomposizione com- pleta della proposizione : facciamci ora a percorrere le divisioni della medesima. Digitized by Google 26 CAPITOLO III. Della divisione delle Proposizioni . Giovanetti, si è dimostrato nell'antece- dente capitolo che in ogni proposizione contener deggionsi due termini : il sog- getto che è il segno dell’ ente giudicato , quello del quale si afferma, o si nega, il predicato , quello dell* idea in lui conte- nuta , quello che si afferma o si nega. Il soggetto esser può semplice come in questa proposizione : Beatrice mi guardò con gli occhi pieni Di faville d'amor — Dante. Il soggetto puote esser moltiplice , allor- ché , in virtù della elissi che tanto suona quanto difetto o mancamento , si attri- buisce a più oggetti una intenzione mede- sima , come in questi versi del Petrarca: Amor , natura , e la helValma umile Ov' ogn alta virtute alberga e regna , Contra me son giurati. Digitized by Google 2 7 Se non avesse in questo luogo il Poeta fall’ uso della elissi , sarebbesi convenuto dir così: amor contra me è giuralo } na- tura contra me è giurata 5 e la bell'alma umile ove ec. , contra me è giurata , e però avrebbersi , in vece d’ una , tre pro- posizioni. Il soggetto è complesso come in questa proposizione : Lucevan gli occhi suoi più. che la stella . Dante. Dario re di Persia fu vinto daAlessandro. Le formule gli occhi suoi , nel primo esempio } Dario re di Persia , nel secon- do , sono i soggetti complessi. Non havvi lingua, per doviziosa di vo- caboli che sia , la qual non manchi pur sovente di segni, propri ad esprimere con una sola voce ciascuna idea e ciascun concetto che venir ci possa nello spirito : in tal caso ci convien far uso d’una peri- frasi , ossia d’un largo giro di più parole ad un sol termine equivalenti 5 quindi in questi versi di Dante : Tu proverai si come sa di sale Lo pane altrui , e cornee duro calle Lo scendere e’I salir per V altrui scale ; Digitized by Google a8 l’ aggregamento dei segni lo scendere e 7 salir per V altrui scale , ritraenti sì fatto concetto , forma il soggetto della seconda proposizione. Del paro che il soggetto , 1 T attributo esser può semplice, moitiplice, complesso, ed enunciato con una parafrasi. L’attributo è semplice, come in questa proposizione ; Dio è eterno. — È molti- plice in questa : Dio è giusto ed onnipos- sente. — È complesso in quest’ altra: Ce- sare fu il tiranno d* una repubblica di cui doveva esser il difensore. — - È finalmente l’attributo enunciato per mezzo d’una pe- rifrasi in questa proposizione : Il vivere onestamente è il solo mezzo per essere scempio dell ’ altrui maldicenza. Ciò pre- messo passiamo a discorrere le differenti specie di proposizioni. Non è mia idea , o giovanetti, far qui parola di tutte le specie di proposizioni che distinguonsi nella Filosofia. La Gra- matica non si occupa che della forma delle proposizioni , e sotto questo ragguar- damento dello spirito esse posson essere i .° semplici o composte ; 2 . ° complesse od Digitized by Google 2 9 incomplesse ; 3.° relative ; 4-° integre od elittiche; 5.° principali od incidenti, e que- ste esplicative o determinative. 1. Le proposizioni sono semplici o com- poste , secondo la natura del lor soggetto e del lor attributo. Una proposizione sem- plice è quella di cui il soggetto e 1’ attri- buto sono egualmente semplici cioè, igual- mente determinati da una sola idea tota- le , come : la saggezza è preziosa ; la considerazione che si accorda alla virtù è preferibile a quella che si accorda alla nascita. Una proposizione dicesi composta quan- do il soggetto o l’attributo son composti, cioè determinati da differenti idee totali. Una proposizione composta pel soggetto può decomporsi in tante proposizioni sem- plici quante son le idee totali integranti contenute nel soggetto composto; ed esse avranno tutte il medesimo attributo e sog- getti differenti. Demostene e Cicerone fu- rono oratori : sonvi qui due soggetti , De- mostene e Cicerone ; quindi due propo- sizioni semplici aventi lo stesso attributo : i. Demostene fu oratore ; 2 . Cicerone fu, oratore. Digitized by Google 3o Una proposizione composta per V attri- buto può decomporsi in tante proposizioni semplici quante idee totali integranti sonvi nell’ attributo composto j ed esse avranno tutte il medesimo soggetto ed attributi dif- ferenti Cicerone fu filosofo ed oratóre: qui havvi due attributi , fu filosofo e fu o- ratore : imperò due proposizioni semplici col medesimo soggetto : i° Cicerone fu filosofo \ 2 ° Cicerone fu oratore . La de- composizione fassi sensibilissima in qnesta veramente aurea strofa di Orazio, II. Od. io. Auream quisquis mediocritalem Diligiti tulus caret obsoleti Sordibus tedi , caret invidenda Sobrius aula. II. Le proposizioni sono a un pari com- plesse od incomplesse , secondo la forma deli’ enunciazione del lor subietto e del lor attributo. Dicesi proposizione complessa quella di cui il soggetto o l’attributo sono complessi. i°. Proposizione complessa pel soggetto: La possanza legislativa è rispettabile. Digitìzed by Google 3i 2. 0 Proposizione complessa per 1* attri- buto : Dio governa tutte le parti dell' u- niverso. , Una proposizione incomplessa è quella di cui il soggetto é 1’ attributo sono pari- mente incomplessi. Esempi : la saggezza è preziosa : mentire è una viltà. III. Chiamasi proposizione relativa quel- la la quale dipende da altra proposizione sottintesa. Tale si è la seguente : Lassando l'atto di cotanto uffizio , Dant. la cui correlativa sottintesa si è : quanto è l' atto del giudicare. IV. Quella eh’ ha neve il volto , oro i capelli. Petr. — - Chiamasi proposizione in- tegra quella in cui contengonsi tutte le parti necessarie all’intendimento del concetto che vuoisi esprimere, come nella seguente : quel- la ch'ha neve il volto. Ma se tacciasi in essa il soggetto o il verbo, o l’uno e l’altro, la proposizione , per tal manco difettiva , dicesi proposizione elittica , siccome la se- guente, finimento dei precitato verso: oro i capelli , il cui intero costrutto si è , e quella che ha oro i capelli. V. Quando le giunte fatte , sia al su- Digilized by Google 32 bietto , sia all’ attributo , sia a qualche al- tro termine modificativo dell’ uno o del- 1’ altro , sono esse stesse proposizioni , tali proposizioni parziali sono incidenti } e quel- le di cui esse son parti integranti , sono principali. Per esempio , quando dicesi : i savi , che sono più istrutti del comune degli uomini , dovrebber pure sorpassarli in sag- gezza , questa è una proposizione com- plessa : che sono più istrutti del comune degli uomini , è una proposizione parzia- le , legata al soggetto i savi , di cui è un compimento esplicativo , perchè serve a svilupparne l’idea per trovarvi un motivo che giustifichi 1* enunciazione della propo- sizione principale , i savi dovrebbero sor- passare gli altri uomini in saggezza : la proposizione parziale , che sono più istrutti del comune degli uomini , è dunque una proposizione incidente. Parimente quando dicesi : la gloria , che proviene dalla virtù , ha uno splendore im- mortale , è questa una proposizione com- plessa : che proviene dalla virtù , è una proposizione parziale , legata al subietto Digilized by Googl 33 la gloria , di cui è un complimento de- terminativo , perchè serve a ristrignere il significato troppo generico , vago ed inde- terminato del nome gloria , mediante l’i- dea della causa particolare che la procu- ra , cioè , la virlù : così la proposizione parziale , che proviene dalla virtù , è una proposizione incidente. Sonvi dunque due sorte di proposizio- ni incidenti : 1’ una esplicativa , e 1’ altra determinativa . L’ esplicativa serve a sviluppare la com- prensione dell’ idea parziale alla quale è legata : è una semplice spiegazione. Esem- pio : i savi , che sono più istrutti del co- mune degli nomini , dovrehher pure sor- passarli in saggezza. La proposizione in- cidente , che sono più istrutti del comune degli uomini , è puramente esplicativa , perchè è lo sviluppo dell’ idea di savi. La proposizione incidente determinativa è quella che giugne un idea accessoria alla comprensione dell’ idea parziale cui è le- gata , per ristrignere l’ estensione del sog- getto. Esempio : la gloria , che proviene dalla virtù , ha uno splendore immortale. 3 Digitized by Google 34 La proposizione incidente , che proviene dalla virtù , è determinativa , perchè ag- giugne all’ idea antecedente di la gloria , l’ idea accessoria di provenire dalla virtù , di aver la virtù per causa 5 e questa ad- dizione ristrigne l’ estensione del nome glo- ria , escludendo ogni gloria che non viene dalla virtù. E della proposizione basti ciò che se n’ è parlato , e trapassiamo ora a discor- rere i suoi diversi elementi e mostrar l’o- » rigine e l’uso di ciascuno di essi. Digitized by Google 35 CAPITOLO IV. Degli elementi della proposizione. Giovanetti , dopo avervi parlato della natura della proposizione, dopo di avervi fatto conoscere i veri elementi ond’ è ne- cessariamente composta e le divisioni di essa , fa di mestieri or esaminare le dif- ferenti sorte di parole di cui fassi uso in una lingua perfezionata per render l’espres- sione del pensiere più completa e più fa- cile. lo non mi occuperò punto delle di- verse classificazioni che i grammatici han fatte di queste parole, nè del numero, nè dell’ordine delle lor denominazioni $ del lor uso e delle lor funzioni bensì. E però foni- mi a considerare gli elementi del discor- so come si offrono al mio spirito, parten- do dallo stato primitivo della proposizio- ne in una lingua nascente. E siccome nel- 1’ origine del linguaggio , una proposizione * Digitized by Google 36 non è composta che di un sol gesto , di un sol grido, così le prime parole che si presentano al mio spirito , son quelle le quali , anco attualmente , esprimon da sè sole una intiera proposizione. Or queste parole , questi segni ideali , questi gridi inarticolati , nomansi dai grammatici in- teriezioni. Di esse dunque conviene far capo. Digitized by Google 37 CAPITOLO y. Delle Interiezioni. Ahi! serva Italia, di dolore ostello! D. L’ interiezione , o giovanetti , è il vero tipo originale del linguaggio. Tutte le al- tre parti del discorso non sono che fram- menti di questa e non son destinate che a decomporla ed a risolverla nei suoi ele- menti. Le interiezioni adunque sono segni naturali della nostra organizzazione, espres- sioni sincopate , vere frasi elilliche , spri- inenti quei gridi di piacere o di dolore , di gioia o di tristezza, di approvazione o di disprezzo , e di sensibilità , onde sia- mo affetti. L’uomo ha apparato questo lin- guaggio dalla stessa natura , eh’ è uno in tutti , e di cui la moderna favella è una semplice traduzione in suoni articolati ed arbitrari. Ogni interiezione, per le ragio- ni dianzi addotte , è una compendiata e- Digitized by Google 38 spressione d’un giudizio, ossia d’una pro- posizione intiera j adunque ella debbe im- plicitamente inchiudere uu soggetto ed un predicato. In fatti il grido ah ! significa : io sono soffrente , o io soffro. II grido oh! vuol dire : io sono attonito , stupefatto. _ Doh! suona quanto: io sono sdegnato , incollerito , cruccialo ; e così dee discor- rersi degli altri siffatti segni. Delle interiezioni , alcuni son semplici gridi naturali , siccome ah ! oh ! ec. \ al- tre un aggregamento di voci articolate com- miste ad alcun grido come oim 'e , ahimè , ec. Quantunque volte avvenga eh’ altri suoni articolati trovinsi giunti al semplice grido naturale , ei possono risguardarsi in due diversi aspetti ; cioè o come elementi d’una proposizione elittica che la forza della pas- sione e quindi la foga del dire non per- mette esprimere per le solite formule del favellare e ci lascia poca libertà di spirito per analizzarli , o come una interpretazio- ne della semplice interiezione , voglio di- re , come una traduzione in voci artico- late ed arbitrarie del grido medesimo. A- dunque colui che compreso da forte do- lized by Google 3 9 lore , sciama : oimè ! viene a dire : oi ! cioè io sono da soverchio dolore oppres- so } me , vale a dire ; soccorrete me. Ma in questo verso di Dante : ahi ! quanto egli era nell'aspetto fiero ! la formola quan- to egli era nell' aspetto fiero , è una pretta traduzione in voci articolate del sentimen- to contenuto nel grido ahi ! Imperò chiameremo le prime , pssia i semplici gridi inarticolati ahi oh! ec. in- teriezioni pure f le seconde , ossia l’accop- piamento d’ alcun grido con altro artico- lato suono , saran da noi chiamate interie- zioni miste. ANALISI Delle interiezioni e delle parole impiegate come interiezioni nella nostra lingua . A. Ah ! ( io mi sento inorridire ); — Ah! fiera compagnia . — Dante, Ahi ! ( io mi sento da grande ira e cruc- cio commosso forte ) 3 * — Ahi ! dura Digilized by Google 4 " terra , perchè non t' apristi ! — Dante.— Ahi ! nuli' altro che pianto al mondo dura ! — Petrarca. Ahimè o aimè ! ( io mi dolgo compian- gete me )! — Aimè! che piaghe vidi ne' lor membri ! Dante. Ahi ! lasso ! ( io sono dolente , soccorrete me lasso ) j Ahil lassa me ! ( io mi lamento cosi per ) che assai chiaro co- nosco corri! io ti sia poco cara. — Boc- caccio. B. Beato me! (mirate me bealo") $ Bealo te! ( io ammiro te beato ). Pur beato ! ( io posso pur chiamar me beato )j — Pur me beato ( poi ) che noi abbiamo giudice che non mi lascerd piu far versi. Davanzati. D. Deh ! ( io mi sento commosso forte pen- sandovi j — Deh ! amico mio , perchè vuo' tu entrare in questa fatica ? Boc- caccio. Digilized by Google 4 * Doh ! ) io maravigliando il dico )$ — Doh ! gli aveva ben tenero ’l budello , Buonarroti , Tancia. E. E ! ( la memoria di quella vista mi spa- venta ancora ) j — E quanto a dir qual era è cosa dura ! Dante. Eh ! ( io sono quasi incollerito ) j — Ehi che V . Sig. Illustriss. mi dà la baia. Redi. Alla fine delle frasi interrogative, questa interiezione significa 5 non dico io vero ? Tu ti dai forse ad intendere eli io' sia tuo schiavo , eh? Firenzuola. Ehi ! ( io sono maravigliato ) — Ehi ! messere , che è ciò che voi fate ? Boc- ' caccio. Eia ! ( di' su ) j — Eia ! Calandrino , che vuol dir questo ? Boccaccio. Eimè ! ( io sono dolente , compiangete me) E ime , lasso! che ora intendo quello che non intesi. Crusca. Eimeil {io sono adirato e mi vince l'im- Digitized by Google V#» 4a pazienza )\ — Eimei ! state a udire , Firenzuola. H. Hi ! ( ciò mi spira nausea e disprezzo ) ; Hi! meccere. Boccaccio. Hui ! o pure ui! (io sento acuto dolore )} Alto sospir , c/i e duolo strinse in hui y mise fuor pria , Dante. O. 0 ! ( io chiamo voi ) ; — O voi , o Jot- tor/ Firenzuola. Oh! [io sorco pieno di maraviglia e d’ in- vidia ) 5 — O/i / liberalità di Natan , quanto se ’ Zu maravigliosa ! Boccaccio. O/i / o/ì ! [ io sorco maravigliato , io sono maravigliato )/ — 04/ o/i/ la testug- gine vola? Firenzuola. 01 / o pure ohi ! [ io sorco dolente ) j — O/ , lasso ! che tuttor desio ed amo , Crusca. Oìbò! [io sdegno e sprezzo ciò); — Dia ce ne guardi , oibò ! Buonarroti. OiVrcé / od ohimè ! o pure omè ! [io sona Digitlzed by Google 43 dolente , compiagnete me)', — Oimè , Zawo/ — Oimò! il bel viso ! Oimè! il soave sguardo ! Petrarca. Oimei! (oi mez) (zo son dolente , abbiate pietà di me)', — i/ messo comincia a dire : oimei ! Crusca. O io! o pure oio ! ( io sono stupefatto). Oio! disse il monaco, se vi di lungi .... Boccaccio. Oisè! ( gridava eh* egli era dolente, che „ compiangessero sé)} Oisè ! dolente se! che il porco gli era stato imbolato. Boc- caccio. Oitu! (tu sei misero , tu sei degno di com- pianto )} — Oitu ! Gerusalemme, Cru- sca. P. Pu ! ( io V abborro ) — Pu! Buonarroti. U. Uh! ( io inorridisco ) — Uh ! (prego ) che Dio tei perdoni ! Firenzuola. Le interiezioni di cui abbiam fatto molto sono le più usitate } facciamo ora Digitized by Google 44 l’analisi di parecchie altre parole impie- gate come una sorta d’interiezioni e pro- curiamo di darne il significato. B. Bravo 1 bravai bravi ! brave l bravissimo! Sono espressioni abbreviate di tu sei bra- vo , tu sei brava ec. Buono! è un elemento della proposizione questo è buono . C. Cànchero ! {mi fosse venuto un} canchero (s’ io faceva altrimenti ) mentre il pode- stà qui stava r Buonarroti. C ancherusse! — (im) cancherusse! ( mi venga se io non dico vero ) e mi fu per ingoiare , Buonarroti. Cdnchitra! — Canchiira ! ( mi venga se io mento ) cosi ben non canta il sere , Buonarroti. Capperi ! — Capperi (io son maraviglialo )/ io mi ridico. Crusca. Céppita! — C oppila ( io son maravi- Digitìzed by Google 45 gliato ) ! io ho fatto da medico daddo- vero , Redi. Cosi ! — (come è vero questo ch’io di- co ), cosi ( desidero che ) cresca il bel lauro in fresca riva ! Petrarca. D. Diacine o diacinl — Diacin ( diavolo fa ) eh’ ci mi risponda. Berni. Diavolo ! ( desidero che il diavolo ti porli via ) \ — • Come * diavolo ! non hanno che una coscia e una gamba? Boccaccio. Dòmine ! ( io invoco e prego te , signo- re') , — Domine l fallo tristo. Boccaccio. F. Finocchi ! (io sono maravigliato) \ — Fi- nocchi ! costui non è chi é* pareva. Fi- renzuola. G. Guai! disgrazia. — Guai (sono preparati) a voi , i quali vi apparecchiate d’ an- dare colle ricchezze al reame del cielo ! Crusca. Digitized by Google 46 Guarda ! — Lo duca mio dicendo : guar- da ( il periglio ) , guarda ! Mi trasse a se del luogo dov ’ io slava. Dante. M. Madesì! ( mio Dio si). Manco male ! Questa espressione vale quan- to il male è manco che non sarebbe sta- to , la cosa andando altrimenti. N. Non. — ( come questo eh* io dico è falso). O. Olà ! — Olà ! ( io chiamo te che sei là) dove se ’ ? Boccaccio . Omb 'e! ( ora bene) ora la cosa sta. bene)) — Ombè ! quegli gli curi che è là propo- sto a ciò. Buonarroti. Orsù ! — Orsù (ora levatevi su ) , giova- ni , assaltiamo virilmente e con allegra fronte questi dormiglioni. Firenzuola. Digitlzed by Google 47 p. Pape 1 . ( io sono maraviglialo ). — Pape , Satan ! pape , Satan , aleppe ! Dante. SI. — ( come questo ch’io dico è vero ) , si ( vorrei che io) fossi morto quando la mirai , Petrarca. »S7«/ (sta cheto)! —Sta, ch’io vo' con- siderarla meglio. Firenzuola. Su ( levatevi su i piedi)', — Su, madon- na , levatevi tosto. Boccaccio. V. Via ( va! o andate o andiamo in via) ', — Via , fdccialevisi un letto tale , quale egli vi cape. Boccaccio. Viva! (io prego che egli viva)', — Viva , viva il nostro signore. Crusca. Z. Zitto ! (non fare o non fate un zitto)', — Zitti un pò’, ch'elle dormono. Buonarroti. Digitized by Google CAPITOLO VI. 48 Dei JSomi e dei Pronomi. Giovanetti , io vi ho fatto conoscere ad evidenza nel precedente capitolo che pos- siamo esprimere una intiera proposizione con un sol segno. Or conviene farvi osser- vare che tosto che cessiamo di voler espri- mere una proposizione per mezzo d’ una sola parola , il primo bisogno che fassi in. noi sentire si è quello di un segno che rappresenti il soggetto di questa proposi- zione , che disegni la cosa di cui vuoisi far parola , l’ idea alla quale se ne attri- buisca un’ altra. Questo seguo non puote esser altro che il nome, esso solo adem- pier può questo ufizio nel discorso ; i soli nomi posson essere i soggetti delle propo- sizioni. Inutil cosa estimo distinguer tra essi e nomi propri ed individuali , come Cesare , Pompeo , Alfredo ec. , o gene- Digitized by Google 49 rali e comuni , come libro , marmo , ta- vola $ nomi di esseri reali o nomi di ge- neri , di classi , di specie , di modi , di qualità ed altri esseri intellettuali i quali non hanno esistenza che nei nostro inten- dimento. L’uso che dobbiam farne nei no- stri raziocìni è la sola cosa di cui abbiamo ad occuparci. E però investigando , o giovanetti , la filiazione delie nostre idee , parmi assai verisimile , e direi pur certo , che i nomi di persone sieno stati i primi, e forse as- solutamente i primi inventati dagli uomi- ni. Iu fatti , appena cominciò 1’ uomo a manifestare , mediante un grido od un ge- sto , un sentimento , una passione , un movimento dell’ anima , sembrami che il primo bisogno che si è fatto sentire abbia dovuto essere di specificare chi provava un tal sentimento ed a chi il suo parlare volgea. Quindi 1’ origine dei nomi perso- nali io , tu , se : io nome dell’ individuo per sè parlante \ tu , nome d’un solo indi- viduo , a cui dirigesi la parola ; sè , nome dell’ individuo in relazione d’ identità col soggetto: nel numero del più , noi , voi , sè . 4 Digitìzed by Google 5o Avendo i creatori delle lingue attribui- to a questi segni il comprendimento del- l’ idea dell’ individuo con la determinazion sua con 1’ atto della parola , ciò esser do- vrebbe potentissimo argomento che queste voci sieno veri nomi , cui con appaia- mento speziale diremo nomi personali , lasciando ad ognuno la libertà di dar loro il nome che più gli va a genio. Veniamo or a parlare delle proprietà e virtù di sì fatti segni. , Variazioni del nome personale io. Singolare, Plurale. Soggetto io noi. [ di me .... di noi Rapporti di dipendenza l n1 *, a ,ne * • ci, ne, ano ! da me .... da noi Oggetto . . . . mi , me . . . ci , ne, noi Variazioni del nome personale tu. Singolare , Plurale Soggetto tu voi L di le .... di voi Rapporti di dipendenza / ti , a te ... vi , a voi / da te .... da voi Oggetto ti , te .... vi , voi Digitized by Googte 5i Variazioni del nome personale sé. Questo nome , destinato ad esprimere un rapporto d’ identità col soggetto , non può mai rappresentare il soggetto stesso. dì sè Rapporti di dipendenza / si , a sè da sè Oggetto si , sè Sonvi per F oggetto e pel rapporto di dipendenza due forme ben distinte, cioè: Per 1’ oggetto Pei rapporto di dipendenza. Mi , me Mi , a me Ci , noi Ci , a noi Ti , te Ti , a te Vi , voi Vi , a voi Si , sè Si, a sè Vediamo ora qual è il loro uficio nel discorso. i.° Se l’azione espressa dal verbo cade sopra un sol’ oggetto , si dee far uso delle forme mi , ti , ci , vi , si : Mi ritrovai per una selva oscura. D. * Digitized by Google 5a a. 0 Pel rapporto di dipendenza deggionsi impiegare le medesime forme mi , ci , ti , Vi , 5i , quando non havvi che un sol ter- mine cui 1’ azione è diretta : Tu sola mi piaci. Petrarca. 3.° Allorquando in una serie di propo- sizioni similari sonvi più oggetti o più rap- porti di dipendenza , con una sorta di op- posizione tra un termine e un altro , o più, non debbonsi mica impiegare le forme mi, ci, ti, vi, si , ma queste, me, noi, le, voi , sè , per l’ oggetto , e a me , a noi , a te , a voi , a sè , pel rapporto di di- pendenza. Quelle medesime bellezze che presero e vinser te , hanno di poi preso e vinto me. Firenzuola. — Così la ma- dre al figlio par superba , coni ella par- ve a me. Dante. La ragione di questa differenza è nella natura stessa , la qual vuole che la forza delle parole sia conforme a quella de’pen- sieri. Le forme me, te, noi, e c. , hanno maggior forza che le loro corrispondenti , mi, ti, ci, ec. , a causa che le prime han l’ accento tonico , e le seconde ne sono affatto prive , e per conseguenza il loro suono è senza vigore. Digitized by Googl 53 4-° Si fa pur uso delle forme me , te , ec., nei casi in cui l’ellissi sottintende una delle due proposizioni similari : Io parlo a te {e non parlo ad altri ) però che altrove un raggio Non veggio di virtù , eh' al mondo è spento. Petrarca. 5. ° Se il verbo sia all’ imperativo mo- do , le parole mi , ci , ti , vi , si , affig- gonsi ad esso infine e s’ incorporano in una sola parola : Porgimi , alto Signor , quella catena Che seco annoda ogni celeste grazia . Buonarroti. 6. ° Ma se il comando sia negativo, que- ste medesime particelle deggion precedere il verbo ; — non vi maravigliate. 7. 0 Se il verbo sia all’ indefinito , sop- primesi Ve finale, e le parole mi, ci , ec. si uniscon al medesimo : Si come cieco va dietro a sua guida Per non smarrirsi. Dante, e se quest’ e finale sia preceduta da due r , come in trarre , se ne sopprime una : trarmi a riva. 8.° Le trasposizioni delle forme mi, ci, Digitized by Google H ec. , dinanzi al verbo di cui l’ infinito è 1’ oggetto , rendono 1’ espressione più ele- gante : — non ti puoi tenere , invece di non puoi tenerti. 9. 0 Le stesse particelle mi, ci, ec ., si collocano pure appo il verbo , al partici- pio presente o passato : — Mostrandovi le sue bellezze eterne. Dante. . Venuto è il tempo che io farò portar pena alla malvagia femmina della ingiu- ria fattami. Boccaccio. , l.» Colonna 2. a Colonna 3 .® Colonna. Mi ... . lo • • • « melo 0 me lo. Ci .... li .... celi » ce li. Ti .... lei .... tela » te la. Vi ... . le .... vele » ve le. Si .... ne ... . sene. » se ne. . io. Allorché una della forme della pri- ma delle tre colonne sovrapposte , è se- guita da una di quelle della seconda co- lonna , vengonsi a comporre delle due pri- me le forme della terza colonna, col can- giamento dell’ i in e, nelle particelle mi. Digitized by Google 55 ci , li , vi , si — ... Con quella fascia Che la morte dissolve , men vo suso. D. Questo cangiamento dell’ / in e si fa die- tro un principio generale d’ armonìa, il quale esige che quando una parola senza accento , terminata in i , si giugne ad un altra, igualmente priva -di accento, si cam- bi T i della prima in e , senza di che si avrebber parole di due sillabe , senza ac- cento tonico , ciò eh’ è- ijnpossibile. 11. Se una delle forme semplici, mi, ti , ci, ec. o delle composte , melo , te- lo , ec. , sia posta dopo un verbo all’im- perativo che ha subito un troncamento , come di', da', fa', ec. , debbonsi legare in un sol corpo il verbo e la forma se- guente , semplice o composta , sopprimen- do 1 ’ apostrofo o l’ accento del verbo e raddoppiando la consonante della forma seguente. Avviene lo stesso dei verbi com- posti di più sillabe e terminati in vocale accentata : — Dimmi , per cortesìa , che gente è questa. Petr. — Riguardommi. 12. Nelle proposizioni abbreviale, de- corni, decoti, le particelle mi, ti, situate dopo , formano con la parola ecco , un Digitìzed by Google 50 dattilo che, per la sua rapidità, dinota perfettamente ciò che vorrebbesi poter e- sprimere con un gesto : — Éccomi ( ecco mi vedi ) , che doman- di tu ? Bocc. 1 3 . Se le forme /ne, /e, se , sien se- guite dal pronome il , deesi sopprimer la vocale del pronome , per comporne le for- me mel , tei , vel , sei , invece delle for- me usuali melo , telo , velo , selo , ec. — T tei dirò. Petr. 14. Le forme la ti , la si , il mi o lo mi , ec. invece delle forme ordinarie tela, seia , melo , ec. rendon l’ espressione più graziosa 5 ma appartengono esclusivamente al dialetto toscano : — La ti farò 5 — la si ritolse 5 — il mi ridice. E nella forma il mi , per melo , collocata dopo il verbo, si tronca la vocale del pronome il : — Di- telmi. 1 5 . Si è dinanzi stabilito per regola ge- nerale che le forme mi , ci , ti , vi , ec. melo , telo , ec., debban collocarsi innanti al verbo tranne l’imperativo , l’infinito ed i participi. Hassi oltre a ciò ad osservare che quando il verbo è terminato in vo- Digilized by Google 57 cale accentata , anco in altro tempo si pos- sono le anzidette forme dopo il verbo tra- sporre , raddoppiando la consonante della forma seguente, e così l’espressione acqui- sta un carattere particolare, assai proprio ad' indicare , con un* armonìa analoga , un’azione più o men prolungata, secondo le circostanze, come fassi aperto dall’esem- pio che segue : — Lo mio maestro allora in su la gota Destra si volse 'ndietro , e ri guarà ommi. Dante. 16. La particella ne puote esser impie- gata fuori dello stile familiare nel mede- simo senso e nelle circostanze medesime che la particella ci. E se ne segue un ver- bo che , dopo il troncamento della voca- le, termina in m, si trasforma questa let- tera in w, per renderne più agevol la pro- nunzia ; — Mostratene la via di gire al monte. D. Qui mai più , no , ma rivedrenne in cielo. Petr. 17. Invece di dire con me , con te , con se , con noi , con voi , si può dire meco , tecoj seco , e in verso solamente Digitized by Google 58 nosco , vosco : — Non credi tu me teco ? Euripide v è nosco. Dante. 18. L’idioma italiano nell’ impiego dei nomi personali offre dei vantaggi che le altre lingue non hanno j sia per esprimere certe gradazioni del pensiero , quelle va- rie tinte, quelle sfumature, per cosi dire, sia per dar all’espressione l’incanto dell’ar- monia , più analoga al sentimento. Esempi. Rendo me a voi. A voi rendo me. Mi rendo a voi. Rendami a voi. A voi mi rendo. Vi rendo me Rendomivi. Vediamo ora in qual circostanza impie- gar debbasi l’una anzi che l’altra di que- ste differenti forme. Rendo me a voi. Questa espressione e- spiime che chi parla , vuol far sentire a colui cui dirige la parola, i.°il valore che attacca alla sua propria persona 5 2. 0 l’esclu- sione assoluta di ogni altro individuo a cui potrebbe rendersi. Esprimerà ancora la sua idea con maggior forza , se dice : a voi Digilized by Google *9 rendo me j ma s’ei facesse uso dell’espres- sione mi rendo a voi , i.° l’armonìa non avrebbe più la stessa gravità ; 2.° colui che parla farebbe intendere eh’ e’non si occupa quasi punto di se stesso, ma che rapporta tutto il suo sentimento alla persona cui volge la parola. Se poi volesse rendere la sua espressione più rapida , ciò che può sovente esser necessario , direbbe : rèndo- mi a voi. Se vuol esprimere la medesima idea con più di sentimento per la persona a cui parla , dirà : a voi mi rendo. Di- cendo : vi rendo me , l’interesse principale dirigesi sull’ oggetto dell’ azione. Da ulti- mo se la persona ch’esprime il suo senti- mento trovasi in una situazione che gli dia a pena il tempo di enunciar la sua idea , dirà : réndomivi , espressione rapidissima. Eccovi , o giovanetti , un saggio della prodigiosa ricchezza della lingua italiana } quindi fatevi a considerare qual posto ella occupar deggia tra le altre lingue. Digitized by Google 6o DEL GENERE. I nomi della lingua italiana sono stati distribuiti in due appartate classi , relati- vamente al genere j 1’ una comprende gli esseri maschi e quelli cui si è attribuito il genere maschile , l’altra comprende gli esseri femminini e tutti quelli ai quali essi quest’ ultimo genere attribuito. Dicono alcuni grammatici che se i no- mi fossero alla natura delle cose conformi avrebbero ad essere in ogui lingua tre ge- neri , il maschile, il femminile, e il neu- trale , comprendendosi in quest’ ultimo , siccome nell’inglese idioma, i nomi degli eDti inanimati , che non han sesso. Ma i i creatori delle lingue , non avendo alcun riguardo al picciol comodo che sarebbe da tal distinzione risultato , hanna in ciò se- guito il caldo dell’imaginazione , anzi che un freddo ragionamento , e dando vita e moto a quanto per occhio e per mente si gira , dietro alle regole dell’ analogìa , at- tribuirono il geoere maschile agli enti i quali , considerati nelle relazioni analoghe agl’individui animali comparati, riferi vansi Digitized by Google 6i ad essi pel vigor delle membra , per la forza, per gli effetti da essi prodotti, ed anche per la material forma del nome me- desimo 5 e compresero nel femminil ge- nere quelli che , per le relazioni loro col debil sesso, rassomigliavansi maggiormente agli enti in lui contenuti. Ma poiché 1’ imposizione del genere , dietro le regole analogiche, è nata dal con- fronto degli enti inanimati con gli anima- ti j e questo essendo conforme al ragguar- damento e all’ atto del comparare e dello scernere le convenienze e le discrepanze dei diversi popoli , ne segue , che i nomi medesimi aver deono nelle lingue disfor- me genere , quantunque volte nella com- parazione vengono ad affrontarsi due qua • lità disformi. Quel popolo, per esempio , il quale d’un ente disanimato considerò principalmente la fecondità e la vaghezza delle forme o altre qualità al femmineo sesso appartenen- ti , attribuìgli per questa ragione il genere femminile ; e quello , il quale dell’ ente medesimo risguardò principalmente la for- za , la robustezza o altra proprietà degli Digitized by Google 62 enti del maschio sesso , 1 ’ ascrisse per tal riguardo fra i nomi di genere maschile. Un’ altra ragione della differenza dei ge- neri sono i linimenti , dati ai diversi no- mi , le più volte a caso , ma tal Hata per una certa analogìa coi nomi delle lingue onde essi erau tratti , sì come in quelle avean già fatto da altre , e così via via. La desinenza naturale dei nomi dell’ i- dioma italiano essendo sempre una voca- le , per essa conoscer debbesi il genere dei nomi $ ed ecco le regole generali a ciò ne- cessarie. Son maschili : 1. I nomi in o, tranne mano , spiganurdo . 2 . I nomi in me } eccettuato arme, fa- me , speme ( voce poetica ). 3. I nomi in re j salvo febbre , polvere , scure , torre. 4 * I nomi in nte$ eccetto gente , lente , mente , semente. 5. Le vocali i , o , u 5 le consonanti b , c > à , g , p , q, t , v\ L’ uso e ’l dizionario insegneranno agli studiami le altre eccezioni alle quali que- ste regole vau soggette. Digitized by Google 63 Son femminili ; 1. I nomi terminati in a : tranne ana- tema , poema , diadema , dramma , epi- gramma , problema , tema , ed altri de- rivati dal greco. 2 . 1 nomi in i j eccettuati abbiccì , bar- bagianni , di , e i composti di questo me- desimo nome, lunedì , martedì , ec., brindi- si , guastamestieri , diesi, ambassi. Si eccet- tuai pure tutti i nomi terminati in t che non han singolare. 3. I nomi in n : fuorché Corpi , /neu, pianta , Perà , e qualche altro. Parole d’ambi i generi. Aere , arbore , carcere ( il plurale 9 carceri , è sol femminile ) , cenere , ( il plurale ceneri , è femminile ) , dimane , significante il principio del giorno , è fem- minile } nei senso di dimani , è maschile} Jine e folgore , fonte , fronte , ( in prosa, femminile, e in poesia , dei due generi), Genesi , margine , e solo femminile nel senso di cicatrice , noce , ordine , è pre- feribilmente maschile 9 nel senso di ordi- Digitized by Googie 64 ne religioso , oste , nel senso di esercito, è femminile , quando significa albergato- re , è maschile , trave , serpe. DEL NUMERO Nomi maschili. Regole. Singolare. Plurale. a mutasi in i. Dramma, drammi. e i Padre , padri. o i. Fratello, fratelli. io j o ii . Tempio, tempj o tempii. io ìi. Natio, natii. ckio chi. Occhio , occhi. glio gli. Periglio, perigli. ciò ci. Bacio, baci. gio , gi. Agio , agi. . aio aj o ai. Portinaio, portinaio portinai. ca chi. Duca , duchi. co chi. Cuoco, cuochi. go ghi. Luogo, luoghi. I nomi maschili , qualunque sia la lor desinenza nel minor numero , comune- mente finiscono in i nel numero maggio- re. Ravvi ciò non ostante alcune parole Digitized by Google 65 d’ una cadenza irregolare , come uomo , uomini j Dio , Dei j bue , ùuoi. Le terminazioni cìiio , gZù) , c/o , g/o, diyentan plurali mediante la soppressione dell’ultima vocale, 1’/ non essendo al sin- golare che come lettera modificativa del suono. Tutti i nomi in co , e in go , compo- sti di due sillabe solamente prendono una h al plurale avanti l’ultima vocale , salvo i tre seguenti : greco, mago, porco , che fanno greci , magi , porci. Nelle parole in co composte di più di due sillabe, questa desinenza trasformasi in chi, quantunque volte venga preceduta da una consonante -, ma se poi sia preceduta da una vocale, cangiasi co, in ci, tranne i seguenti : abaco , antico, carico, aprico, beccafico , pudico , rammarico , fondaco , manico, opaco, stitico, traffico, ubbria- co e qualche altro che prendon Yh al plu- rale. Nelle parole finite in go, di più di due sillabe , se questo finimento sia preceduto da una consonante , go trasformasi in ghi, come albergo , alberghi. Se sia preceduto 5 Digitized by Google 66 da una vocale , trasformasi parimente in giù, eccetto alcuni nomi, come asparago teologo , ec. , che fanno asparagi , teolo- gi , ec. Noim Femminili. Regole. Singolare. Plurale. a cangiasi in e. Casa , case. e i. Madre , madri. 0 i. Mano , mani. eia ce. Faccia, facce. già 8 e ' Bragia , brage. già gle. Bugìa , bugìe. ca che.' Parca , Parche. 8 a ghe. Verga , verghe. I nomi femminili terminati in a , can- gian questa vocale in e : i nomi finiti in e od in o , mutano queste vocali in i , al plurale 5 i nomi in eia e in già , trasfor- mano queste cadenze in ce e in ge , a meno che l’accento tonico non cada sulla penultima vocale, come in bugìa j allora, bisogna necessariamente conservare al plu- rale l ’ i del singolare , per esser sì fatta Digitized by Google 6 7 vocale parte integrante della parola , men- tre, nel primo caso, vi si trova come let- tera modificativa del suono. Le desinenze ca e ga trasformansi in che e ghe , senza veruna eccezione. Finimenti invariabili. Singolare. Plurale. a Bontà , bontà. è Piè , piè. i Crisi , crisi. ìt Virtù , virtù. ie Specie , specie. Ogni parola terminata in vocale accen- tata , è invariabile ; le femminili in ie , del paro , salvo la voce moglie , di cui il plu- rale è mogli. Osservazioni particolari. Anello , Anelli o anella. Braccio , Bracci o braccia. Molti nomi in o , hanno , al plurale , la desinenza ia i e in a, con la quale di- * Digitized by Google 68 ventan femminili. Sovente l’una di queste terminazioni è preferibile all’ altra , o per l’armonìa, o per l’eleganza, o perchè di- venuta più familiare per 1’ uso. Il nome legno ha tre differenti forme al plurale: legni , legne , legna. La prima è il nome specifico j la seconda e la terza disegnano il legno da bruciare. Miglio , moggio , staio , paio , novo, fanno al plu- rale , miglia , moggia , si aia , paia , fio- ra. Gesto e gesta , gesti e geste al plurale. Osso , fa ossi e ossa e non già osse , ec. Le altre irregolarità su questo punto sono unicamente poetiche , tali sono le forme agora , borgora, corpora , letlora, e c., in vece di aghi , borghi , ec. , impiegate da- gli antichi e da Sannazzaro e dail’Ariosto per la rima dei versi sdruccioli. Sonvi dei nomi che , dietro la natura delle cose eh’ esprimono , o per una con- seguenza della lor origine , non posson es- ser impiegate che al singolare , come, me- le , prole , mane , per mattina , ec. , ed altri di cui non puossi far uso che al plu- rale , come nozze , molle o molli , ec. Le parole eh’ escono nel minor numero Digitìzed by Google 69 in doppio finimento, prendono pure nella caduta del maggior numero doppia desi- nenza , secondo le variazioni di cui ab- biam di sopra fatto motto. Singolare. Plurale. Arma , j Arme. ) Arme , j Armi. J ' Canzona , ) Canzone. Canzone , j Canzoni. Do fine, o giovanetti, al numero, a que- sto secondo accidente o passione del no- me , non men del primo notabile , cioè del genere, con farvi osservare di esser prin- cipio di ragione eli’ i nomi propri d’ un individuo , come Demoslene , Cicerone , Virgilio , Orazio , ec. , non si potendo con sè medesimi adduare nè intreare , non han per conseguente nè sentimento nè for- ma del secondo numero. Nondimeno al- lorché sotto vesta di figura o colore ret- torico s’ adoprano siccome nomi di specie, ad accennare i sommi oratori , quali fu- rono Demostene e Cicerone , e i gran poeti, quali furono Virgilio ed Orazio , piglia- Digitized by Google 7 ° no aneli’ essi la nota propria del numero maggiore , i Demosteni , i Ciceroni , ec. Degli Aumentativi e dei Diminutivi . Fa di mestieri, o giovanetti, ch’io vi discorra di quello scemamento ed accre- scimento di significato dei nomi, il quale fassi col crescergli una o più sillabe , per esprimer una modificazione dell’idea pri- mitiva. Nou solo i nomi , ma i modifica- tivi ancora, van soggetti a questi acciden- ti 5 onde nell’ italica favella tragge il di- scorso sì soave grazia e leggiadrìa, cotanta forza e brevità , e 1’ oggetto medesimo in tanti e sì vari aspetti appresentato viene che in nullo può raffigurarlo la mente che con atto similissimo noi ritragga la scrit- tura. Aumentativi. I. Cavallo , Donna , Cavallone. Donnone. Digitized by Google 71 Gli aumentativi formansi col mutar de- gli aggiunti l’ultima vocale in one , desi- nenza alla quale si è data l’ attribuzione di esprimere una idea di grandezza. Una parola femminile , aumentata in tal guisa , diviene maschile. Così donnone è del ge- nere maschile. E’ pare che , con l’ aumento della massa e delle forze fisiche , l’ indi- viduo prenda pur le forme del più forte sesso. II. IFomo , Omaccio, Donna , Donnaccia. Il suono delle desinenze accio e accia desta da sè stesso l’idea del disprezzo. III. Popolo Popolazzo. Giovane , Ciovanastro. Queste cadenze son pure nota di di- sprezzo. Digitized by Google 7 2 IV. Belli , Grasso , Fresca , Grande , Giovane , Bacio , Belloni. Grassotto. Ì Frescozza. Frescoccia. Grandaccio. Giovanotto. Baciozzo. Queste terminazioni sono ancor proprie degli aumentativi 5 il tempo e lo studio posson soli mostrarne agli studiosi il senso ed il valor preciso. Diminutivi. I. Fianciullo , Fanciullino. Figliuolo , Figliuoletto. Bocca , Boccuccia. Poeta , Poetuzzo. Libro , Libricciuolo. Prato , Praticello. Pazza , Pazzarella. Uomo , ( Omicciatto i n • • . . 1 Omicciattolo. Digitìzed by Google 73 A ritrarre le modificazioni per mezzo di sì fatti diminutivi ombreggiate circa al me- nomamento nel significato primiero dei vo- càbolo , è necessario far sentire il carat- tere di ciascheduna delle precedenti desi- nenze. La prima , ino , esprime non solo la picciolezza dell’ oggetto , ma talvolta pur quell’ affezione e quella tenerezza che la natura c’ ispira per gli esseri che han più bisogno del nostro soccorso. I nomi in tal foggia modificati fan supporre , negli og- getti che disegnano , una grazia ed una va- ghezza particolare , e la desinenza medesi- sima dipigner sembra questa idea. La seconda, etto , puot’ esprimere, i.° una semplice idea di picciolezza, come nella forma giardinetto , quando Boccac- cio disse : presero inverso un giardinetto la via\ 2. 0 esprimer può la picciolezza a un tempo e la grazia , come i 1 paroletta , diminutivo di parola , alloichè Dante dis- se : per le sorrise parolette brevi } 3 .° può dinotare un’ espressione di picciolezza e di disprezzo , come in ometto , picciol uo- mo , del seguente esempio di Caro : dii Digitized by Google 74 è questo ometto che ci è venuto a dir vil- lanìa in casa nostra ? La terza cadenza , uccio , esprime na- turalmente un’idea di picciolezza, ma può pur rappresentare un’idea di disprezzo o di grazia. Soderini (Trattato della coltiva- zione ) offreci un esempio del primo senso nella parola carruccio , dicendo : si può far portare .... con carrucci. Matteo Vil- lani porgeci un esempio del secondo senso nella voce cappelluccio , dicendo: con vii cappelluccio. Boccaccio, in fine, ci dona un esempio della terza modificazione, di- cendo con una boccuccia piccolina. La quarta , uzzo , impiegata come se- gno di picciolezza , relativamente ad una persona , indica un’estrema magrezza , este- nuazione in un ente al di sotto delle pro- porzioni ordinarie j ma esser può pure nota di grazia. Essa esprime la prima idea nella forma tisicuzzo dell’esempio di Boccaccio: sì tisicuzzo mi parete. Si ravvisa . 1’ altro senso nella parola occhiuzzo , di- minutivo di occhio , nel seguente esempio, cavato dalla Fiera di Buonarroti : ha ella più quegli occhiuzzi ribaldi , che mi fer pazziar ? Digitized by Googie 75 La quinta , icciuolo , può dinotar sem- plicemente la picciolezza, ma puote esser anco l’espressione del poco conto che fassi dell’ individuo così qualificato. L’ Ariosto ci dà 1’ esempio della prima significazione nella parola omicciuolo dicendo : gli di- mostrò 7 bruttissimo omicciuolo j e Boc- caccio ci presenta l’altra significazione nel- 1’ esempio seguente : era un buòno omic- ciuolo d' un loro bellissimo giardino or- tolano. La sesta, elio, può disegnare una sem- plice idea di picciolezza tìsica oppure di disprezzo per la persona così qualificata. Boccaccio offre la prima idea nella parola campanella , dicendo : quando udirete so- nar le campanelle , venite qui. Firenzuo- la , nel suo Asino cC oro esprime l’ altra idea con la voce procuratorello , allorché disse : che dirai tu d' un certo procurato- rello il quale , perciocché e’ disse non so che contro di lei , ella il fece diventare un montone ? La settima , icello , può dimostrare , i .° la semplice picciolezza dell’ oggetto } 2 .° il disprezzo per 1’ oggetto } 3.° un certo iu- Digitized by Google 76 teresse e rispetto per l’ individuo. Si rav- visa la prima di queste signifizioni in tra- vicello , quando Boccaccio disse: sconfitta dal travicello j la seconda r nella parola fraticello , adoprata dallo stesso autore : fraticello pazzo } la terza , nella parola medesima , allorché Petrarca disse : e i neri fraticelli } e i bigi , e i bianchi. La ottava , erello , additar può la sem- plice picciolezza dell’oggetto ed anco l’idea del disprezzo che ispira la leggerezza dì lui. Redi ci fornisce l’esempio della pri- ma significazione nella parola coserella , dicendo ; i libri sono tutte coserelle stam- pate in questa città } la seconda nella voce pazzerello , nel seguente esempio di Fi- renzuola: eh , pazzerello , disse mona Mé- chera , ve' quel che tu di'. La nona , iccialto , esprime il più pro- fondo disprezzo. E’ pare che colui il quale fa uso di questa modificazione abbia l’in — tenzione di ridur l’oggetto all’ultimo grado di depressione. La Crusca ce ne sommi- nistra 1’ esempio seguente : egli è un certo omicciatto , che non è nessun di voi che 9 reggendolo , non l'avesse a noia. Digitized by Google La decima desinenza , ìccìattolo , espri- me la medesima idea che la precedente , ma è nota d’ un più vivo disprezzo che l’ individuo c’ ispira. L’ esempio seguente , tratto dalla Crusca , ad evidenza lo di- mostra : Non potrà fiaccare con armi si poderose V orgoglio ad un feccioso omic- ciattolo quel gran Dio ? Modificando 1’ aggettivo invece del no- me qualificato , possonsi in italiano espri- mere con altrettanta precisione , varietà e grazia le più dilicate modificazioni dei no- stri sentimenti , come rilevar puossi dai seguenti esempi : Guardo le lunghe sottilette dita. D. o Semplicetta farfalla al lume avvezza. P. Amorosette e pallide viole. P. Modificar possiamo ancora il nome e 1’ aggettivo a un tempo stesso : Con un vasello snellello e leggiero. D. Così le idee si moltiplicano e 1’ espres- sione conformasi al più fugace pensiero. Impossibil cosa è assegnar regole positive su queste sorti di modificazioni onde la nostra lingua abbonda j il tempo e lo stu- dio posson soli farle conoscere ai discenti. Digitized by Googie 7 8 Sonvi pure molti avverbi suscettibili di queste diverse modificazioni : bene , beni- no , assai bene , benone , benissimo. Havvi di doppi aumentativi e doppi diminutivi : ladro , ladrone , ladronaccio ; cosa , coset- ta , cosettina. Ciascuna desinenza esprime una particolar modificazione : tra le seguen- ti , di cui la voce vecchio è suscettibile, vec- chietto , veccliiuzzo , vecchierello , vecchiot- to , vecchierellino , vecchiettino , vecchic- cio , vecchi cciuolo , vecchino , evvi una differenza che l’ uso e la pratica c’ inse- gnano a gradatamente sentire. Parecchie di si fatte modificazioni sono una sorta d’ir- regolarità e che , per conseguente , P uso solo può far conoscere agli studiami , co- me amarognolo , un poco amaro , giallo- gnolo , color giallo, ma sparuto, cattivo rossigno , rossiccio , che ha lo stesso si- gnificato $ mediconzolo , medico ignoran- te. Havvi pur delle parole che , mediante queste modificazioni, posson ricevere due ed anco tre qnalilìcazioni ad un tempo. In occhiettuzzaccio , che è la parola oc- chio , pervenuta , per queste gradazioni , occhio , occhietto ) occhiettuzzo , all’espres- Digitized by Google SI» 79 sione occhìettuzzaccìo , son comprese tre differenti modificazioni cioè: i.° il dimi- nutivo semplice etto , occhietto j 2. 0 la mo- dificazione di carezza , uzzo , occhielluz- zo j 3.° quella di dispetto e di corruccio, accio , occhiettuzzaccio. DEI PRONOMI. Variazioni del pronome Egli. Singolare. Plurale. Soggetto . . egli eglino. di lui di loro. a lui , gli , li . . a loro , loro. da lui da loro. Oggetto ... lui , lo, il ... . loro, gli, li. Rapporti di dipendenza Variazioni del pronome Ella. Singolare. Plurale. Soggetto . . Rapporti di dipendenza Oggetto . . ella di lei ... . a lei , le . . da lei ... . lei, la . . . • elleno, di loro, a loro , loro, da loro, loro , le. Digitlzed by Google 8o In qnesti pronomi sonvi , o giovanetti , due forme per l’ oggetto e due pel rap- porto di dipendenza } 1’ uso di esse è fon- dato su lo stesso principio che si è stabi- lito per l’impiego delle forme mi, ci, ti , ec. ; me, noi, te, ec. Gli stessi princìpi accenneranno pure il collocamento che sì fatti pronomi occupar debbono nel di- scorso. La forma li , o gli , sia pel rapporto di dipendenza al singolare , sia per 1’ og- getto al plurale , impiegasi innanzi ad una parola nè per vocale nè per s seguita da un’ altra consonante : E li condanna a sempiterno pianto. P. Innanzi ad un verbo che non comincia nè per vocale nè per s impura , puossi impiegare il per lo, ciò che rende l’espres- sione più graziosa : Tu 7 dei saper , poiché tu oien con lei A tornii ogni mia pace. Buonar. Il pronome il , preceduto dalla parti- cella non , legasi con essa per comporne la fonila noi : Io noi oidi, e però scriver noi posso. D. La forma gliel ( glielo ) risulta , quando Digitized by Google 8i il pronome gli , è accompagnato da uno dei pronomi lo, li, la, le , ne , e for- masene una sola parola, frapponendosi la lettera e per conservare alla forma gli il suono infranto che le è naturale : Non gliel celai, ma tutto gli el apersi. D. Invece delle forme lui , lei , loro , deb- besi impiegare il nome personale se in qualunque rapporto si sia , ogni volta che queste forme sono identiche col soggetto della proposizione : 1? amata spada in sè stessa contorse. P. La elissi può sottintendere la preposi- zione a dinanzi alle forme lei e lui : OndC io risposi lei. D. Ma per dar lui esperienza piena. D. Le parole che nelle seguenti frasi el- littiche abbiam restituite tra parentesi , evidentemente ci dimostrano che le forme te , lui , me , ec. , vi si trovano non come soggetto , ma bensì come oggetto , o co- me complimento della preposizione in sot- tintesa : Credendo esso chi io fossi ( in ) te , m ha con un bastone tutto rotto. B. Io v ho creduto esser ( in ) lui. B. — Maravigliossi forte Tedaldo , che alcuno . 6 Digitized by Google 82 intanto il somigliasse , che fosse credulo ( essere in ) lui. B. — E ciò che non è ( in ) lei odia e disprezza. P. — ( Io chiamo ) felice te , che si parli a tua po- sta ! D. Varie forme dei pronomi egli , ella. Ei per egli. — Ed ei sen gl come ven- ne veloce. D. E' per egli. — Quel di retro muove ciò eh' e' tocca. D. Ei per eglino. — Ei son fra V anime più nere. D. E' per eglino. — Cortesemente gli do- mandò chi $ fossero. B. Elle per elleno. — Chente eh' elle si Altri pronomi che esigono un' attenzione particolare. Questi e cotesti significano quest’ uomo} quegli , quell’ uomo Questi pronomi usansi ordinariamente per disegnar individui della specie umana Digitized by Google 83 solamente. Questi mostra 1’ individuo vi- cino a, colui che parla : Questi che mai da me non jìa diviso . D. — Cotesti , ap- presso a colui cui si parla : Cotesti che ancor vive e non si noma. D. — Que- gli accenna l’individuo lontano dall’uno e dall’ altro : Quegli è desso. D. — Que- ste parole rappresentar debbono solo il soggetto della proposizione. Il pronome quei è una sincope di que- gli , ed è sommesso alle medesime regole : E come quei che con lena affannata , Uscito fuor del pelago alla riva , Si volge all' acqua perigliosa e guata. D. Si ha qualche esempio di questi , cote- sti , quegli , usati per additar il soggetto, ancorché non si riferiscano ad uomo , co- me nel Boc. Dall' una parte mi trae l'a- more , e dall' altra mi trae giustissimo sdegno : quegli vuol eh' io ti perdoni , e questi vuole che contro a mia natura in te incrudelisca. Ma quest’ esempio non è da imitarsi. Il pronome altri è pur adoperato per le enumerazioni nel medesimo senso che la parola chi : * Digitized by Googl 84 Altri fa remi , ed altri volge sarte. D. Il pronome altrui puot’ essere impiegalo m tutti i rapporti , ma rappresentar non dee il soggetto : Se tu incateni altrui senza catena. B. Forse , a te stesso vile , altrui se* caro. P. Amor negli anni altrui stagion rin- verde. Buonar. L’ elissi può sottintendere , dinanzi al- trui , le preposizioni a , e di : Io reputo gran follia quella di chi si mette senza bisogno a tentar le forze dello ( di ) al- trui ingegno. Boc. La quiete onde sei privo ( a ) altrui presenti , E quel riposo eh* anzi al nascer muo- re ! Buonar. Indipendentemente dalla preposizione di l’ elissi può pur sottintendere la parola qualificata da questo pronome : Il lavora - ior del podere si dee guardare di tor V ( a- vere di ) altrui. Novelle antiche. La differenza tra i pronomi esso ^ essa , egli , ella , consiste in ciò : questi ultimi sono impiegati ordinariamente per esseri Digitized by Google 85 animati , ed i primi per tutti gli esseri inanimati , quantunque i maestri dell’arte non abbian seguito strettamente nè l’uno nè 1’ altro di questi princìpi : Dinanzi ad essi non eran salvati. D. Le forme desso , dessa , ec. non pos- son adoperarsi che coi verbi essere , pare- re , sembrare , e simili , e non posson a- ver luogo nel discorso che per esprimere un’ idea identica col soggetto : Questi è desso , e non favella. D. Tu non mi par ( esser') desso. B. ElV è ben dessa , ancora è in vita. P. . I pronomi costui , quest’ uomo , costei , questa donna , che fanno nel maggior nu- mero costoro , mostrali la persona dap- presso a colui che parla : Diceanj chi è costui che senza morte , Va per lo regno della morta gente ? Dante. Colui , quell’uomo , colei , quella don- na , di cui il plurale è coloro , disegnano persone lontane ; /’ son colei che ti die ’ tanta guerra. P. Quest ’ è colui che 7 mondo chiama Amore. P. Digitized by Google 86 Questi pronomi posson esser impiegati in tutti i rapporti coi segni relativi, e quan- do son collocati nel discorso come quali- ficativi d’ un nome precedente, se, pere- leganza , vengan collocati dinanzi al nome eh’ essi qualificano , bisogna assolutamente sottintendere la preposizione di. Nel co- stui regno. — P. — Al colei grido. — B. Lui e lei posson essere una sincope di colui e colei , Ringrazio lui Lo qual dal mortai mondo m ha ri- moto. P. Alzando lei che ne’ miei detti onoro. P. La particella ne , impiegata come pro- nome , significa di questo , di quello , ec.: Dimandatene pur Vistone vostre. P. I pronomi colestui , quest’ uomo , co- test ei , questa donna, di cui il plurale è colesloro , sebben oggi poco in uso , pos- son tuttavia usarsi nello stil famigliare , ma sol per indicare le persone vicine a colui cui volgesi per punta il discorso : Se colestui se ne fidava , ben me ne pos- so fidar io. — B. — Digitized by Google «7 Perchè battete voi cotestoro ? — No- velle antiche. Allorché il verbo d’ una proposizione determinativa riferiscesi al soggetto della proposizione precedente, accordarsi dee col soggetto medesimo il verbo della proposi- zione determinativa ! Jo son colui che tenni ambo le chiavi Del cuor di Federigo . — D. Digitized by Google 88 CAPITOLO VII. Dei Verbi e dei Participi. Nella decomposizione della proposizio- ne , vi si è fatto , o giovanetti , chiara- mente vedere eh’ ella rinchiude un sog- getto ed un attributo, cioè una idea sen- tita esistere nel nostro spirito , ed una idea sentita esistere in quella. Vi si è fatto, se ben vi ricorda , aperto che 1’ uomo , messosi a significar per parole i propri concetti , da principio gli ritrasse per sem- plici gridi , per sospiri , per atteggiamen- ti , per cenni , ec. , e che il primo stato della proposizione si fu d’ esser espressa completamente con un solo di sì fatti se- gni. Ma quando incominciarono i primi uomini a decomporla ed imaginarono di tradurre nella lor artifiziata favella il gri- do o’I gesto ordinato a dimostrar resisten- za deli’ individuo , per sè semplicemente, Digitized by Google 89 o per sè e per altrui parlante , ed uniro- no queste parole all’ interiezione , è chiaro che questa non ebbe ad esprimer più il soggetto , ma bensì 1’ attributo. Or , noi abbiam veduto che, degli elementi della proposizione , i veibi sono i soli che e- sprimono un attributo. Adunque , l’inte- riezione eh’ era una proposizione intiera , è ridotta a non esser più che un verbo. Quando dico ahi , questa interiezione , questa esclamazione, questo grido, signi- fica l’intera proposizione io soffro. Ma to- sto che dico io ahi , ahi non significa più che l’attributo soffro o sono sofferente. Ec- co dunque , o giovanetti , il secondo ele- mento del discorso , il verbo , questa pa- rola sì maravigliosa , sì ineffabile , trovata naturalmente, scoverta necessariamente, che ha sortito in particolare il nome che co- munemente a tutti è dato , per mostrar la preminenza ch’egli ha sopra gli altri segni degli umani intendimenti. Il verbo non ha alcun senso , non espri- me verun giudizio senza un soggetto $ del paro che il soggetto non esprime alcun giudizio senza un verbo. Esso esprime l’i- Digitized by Googl 9 ° dea che rappresenta come esistente real- mente e positivamente in un’ altra e per conseguenza rinchiude l’idea di esistenza j però è suscettibile di tempi. L’ esprime come destinata ad esistervi e a modificarla, e però suscettibile di modi. Esprimendo dunque il verbo l’idea sotto forma attributiva , dee conformarsi al suo soggetto in numero ed in persona. Se poi venga degli accidenti e di persona e di nu- mero e di modi dispogliato , esso si ri- solve nel modo indefinito, cui noi chia- meremo participio. Perchè manifestamente si vede che , di tutte le forme del ver- bo , quella del participio presente debbesi considerar la primiera , non tanto per la proprietà sua d’accennar l’idea principale, quanto per essere stata pria d’ogni altra creata: io esistente } noi esistenti ; fu que- sta la primitiva maniera di esprimersi de- gli uomini. Ogni verbo a un modo definito è dun- que un attributo, cioè esprime eh’ una ma- niera di essere è attribuita a un soggetto ; ed ogni attributo è un verbo , o almeno rinchiude un verbo j consiste sempre a dire Digitized by Google 9 * che un suggetto esiste in genere, od esiste di tal maniera particolare. Questa verità ci mena a conoscere , o giovanetti , che , per non essersi , per di- fetto di lume di ragione , scorta 1’ armo- nìa dei segni coi concetti di cui fan ri- tratto , s’ introdussero fra i verbi molte inutili, anzi erronee distinzioni, chiaman- dogli altri attivi , altri passivi , altri neu- tri, altri uni-personali , altri riflessi , altri infine con altri ridicoli nomi , informe par- to d’ ignoranza e di errore. È manifesto dunque che tutti i verbi sono verbi di stato , perocché tutti espri- mono che un soggetto è d’una maniera o d’ un’ altra. Che questa maniera di essere sia transitoria o permanente , passeggierà o durabile ; che consista a fare od a sof- frire , a ricevere o a produrre , nulla ri- leva 5 è sempre una maniera di essere, uno stato. Tutti i verbi a questo riflesso son simili. Che si dica , amo , dormo , son battuto , tuona , si diporta , si accenna sempre, io sono d’una maniera o d’un’altra. In fatti le anzidette proposizioni amo , dormo , son battuto , tuona , si diporta , Digitized by Google 9 * non esprimono tutte se non tìn’accidental maniera di essere , come vedesi aperto , traslatando le predette forme nelle primiere loro equivalenti io sono amante , io sono dormiente } io son battuto } il cielo è to- nante j egli è diportante se j ove ognun vede eh’ altro non affermasi in ognuna , se non che ’1 subbietto è , o nel modo mo- strato dall’ aggiunto amante , o io quello accennato dall’ aggiunto dormiente , o in quello significato dagli aggiunti battuto , tonante , diportante. La sola distinzione che s’ ha a fare tra i verbi è quella che consiste ad esser com- posti d’una o di più parole. In fatti nel- 1’ origine del verbo , allorché nasce , per così dire , dall’interiezione , separando da questa il soggetto della proposizione , i verbi son tutti composti di un sol segno che rinchiude due idee, cioè l’idea gene- rale di esistenza, e l’idea particolare d’una certa specie di esistenza, e che rappresenta queste due idee sotto forma attributiva. Poscia , il bisogno di esprimere in gene- rale eh’ un soggetto è , esiste , senza dire come , ha fatto imaginare il verbo essen- Digitized by Google 9 3 do , esistendo (i) ; ma quando poi avvi- saronsi gli uomini di crear degli aggiunti, vale a dire di formar dei segni che rap- presentassero tutte le idee sotto forma at- tributiva , come potendo esistere in altre , senza però esser dette esistervi , allora ac- coppiando o confondendo col verbo primo essendo questi nuovi segni, si formarono tutti i verbi e tutti gli attributi possibili , e tutti differenti tra loro come lo sono i diversi modificativi che li compongono. Così io sono amante , sono leggente , son debole , sono infelice , sono altrettanti verbi come corro , scrivo , passeggio , donno . Solamente , i primi son formati di due segni j i secondi d’ un solo j le parti com- ponenti son separate in vece d’ esser con- fuse. Ecco tutta la differenza. Impertanto tra tutti gli aggettivi essendo è il solo che rinchiuda l’ idea di esisten- (i) Essere ed esistere non son mica perfettamente sinonimi. Essere esprime più ordinariamente 1’ esi- stenza intellettuale , con astrazione dalla sua realtà fuori del nostro spirito; ed esistere pigne più par- ticolarmente 1’ esistenza positiva e reale , indipen- dentemente da noi. Dlgitized by Google 94 za , ciò che lo rende un vero participio , cioè un verbo al modo aggettivo. E per- chè il solo che esprima l’idea di esisten- za , ei solo puote aver tempi ; giacché non havvi che 1’ esistenza la quale sia suscet- tibile di durata , e , per conseguenza , di epoche nella durata. Quindi questo parti- cipio ha due forme differenti } essendo , pel presente , e stato , pel passato. Pertanto considerati i verbi in riguardo alla virtù loro eh’ è d’ accennar l’esistenza degli enti , essi appartengon tutti ad una classe. La sola differenza degna di nota si è , com’ ho di sopra accennato , quella che nasce dal valor proprio degli aggettivi , onde son composti , altri dei quali accen- nano un’ esistenza assoluta , ed altri una maniera d’ essere relativa ad un ente , il cui nome ha ad esser complimento dell’ ag- giunto col quale il primo verbo è confuso. Ordinar regolarmente le variazioni d’un verbo nei suoi accidenti di modo , tem- po , numero e persona , è ciò che nelle scuole appellasi ordinariamente coniugare , coniugazioni \ voci formate dal nome ju- gum , giogo , e dalla preposizione curri , Dlgilized by Google 95 con , che tanto suona , quanto por sotto lo stesso giogo. Questa ragione converrebbe del paro alle declinazioni dei nomi e degli aggiunti , e però non pare sufficiente per dar nomi differenti a cose tanto analoghe. Chiame- remo adunque, o giovanetti , declinazioni anco le variazioni dei verbi , per non mol- tiplicar enti senza necessità , e compren- deremo sotto questo nome generico tutti i cangiamenti che subisce la lor forma pri- mitiva. I verbi , come di sopra si è mostro , esprimon sempre l’esistenza, sia una esi- stenza astratta ed in generale, come fa il verbo essere , sia una esistenza particola- re , una certa maniera di essere determi- nata , come fanno tutti i verbi aggettivi. Quando i verbi esprimono puramente ed unicamente questa esistenza generale o par- ticolare, senza giugner alcun accessorio alla sua semplice enunciazione , essi non sono che semplicemente il nome di questa esi- stenza , sono ciò che nomasi al modo in- dejìnito. Essere , per esempio , è il nome di questa qualità, di questa proprietà che Digitized by Google 96 consiste ad essere, a esistere, a non essere il niente. Leggere è il nome di questo stato particolare , di questa maniera speciale di esistere che consiste ad esser leggente. Se poi questi nomi , questi infiniti , su- biscan delle modificazioni , se lor si dia una terminazione aggettiva che rappresenti la maniera d’essere, cui esprimono non più come isolata ed indipendente , ma come potendo e dovendo appartenere ad un ente qualunque , il verbo è ciò che appellasi il modo participio. Esso diviene un vero aggettivo e ne fa tutte le funzioni. Ma se invece di dare al nome verbale, all’infinito del verbo, una forma aggetti- va , gli si dia una forma che rappresenti il secondo membro della proposizione , allora esso non è più nò soggettivo , nè aggettivo , è un vero attributo , un modo dejìnito. Ecco , o giovanetti , una mede- sima parola che fa successivamente l’ ufi- cio di tre diversi elementi del discorso : è questa una prima parte delle declinazioni del verbo. Il verbo , in questi tre stati di attribu- to , di aggettivo e di nome , è suscettibile Digitized by Google 97 d’una seconda specie di declinazione , di quella , cioè , destinata a disegnare i suoi rapporti con gli altri segni del linguaggio. Cosi , nello stato di nome soggettivo , il verbo è suscettibile di esser d’ un ge- nere e di notare i numeri e le desinenze , per esprimere , come gli altri nomi , le sue proprie modificazioni. Quando il verbo è nello stato di agget- tivo , debbe , come gli altri modificativi , dinotare i numeri e le cadenze , per po- tersi accordare coi sostantivi in tutte le circostanze. Da ultimo , quando il verbo è attribu- to , fa di mestieri che esprima il rapporto di concordanza col suo soggetto. Ma i verbi, oltre alle modificazioni su mentovate , esprimenti , nei tre differenti stati , le lor relazioni con le altre parli del discorso , hanno ancora un’ altra causa di variazioni } e questo terzo ramo di de- clinazione è destinato ad esprimere delle modificazioni che son proprie e particolari ad essi j giacché sempre esprimono una maniera di essere, di esistere, che resi- stenza è suscettibile di durata , e che la 7 Digitized by Google 9 8 durazione ha necessariamente delle epoche e del periodi cui titil cosa è disegnare. Quindi i tempi in ogni modo. Epperò fa d’ uopo , o giovanetti , eli’ io di entrambi yi faccia parola , cominciando dai modi. Dei Modi dei Verbi. Divenendo un verbo successivamente so- stantivo, aggettivo ed attributo , senza ces- sare d’esser verbo , senza cessare di espri- mer 1’ esistenza , senza perder la proprietà di aver dei tempi , eh’ è quella che lo di- stingue essenzialmente da tutti gli altri ele- menti del discorso, è per sè manifesto che queste tre funzioni sono maniere di essere differenti che gli appartengono , modi di- stinti di sua esistenza , cui chiameremo con ragionate denominazioni , modo sostanti- vo , modo aggettivo e modo attributivo. Giovanetti , non vi lasciate illudere dalle moltiplici , vaghe ed erronee denominazioni che i grammatici non filosofi hanno appo- ste ai modi. Esse non sono che locuzioni sincopate , le quali ridotte alla lor pienezza gle 99 coll’ adempimento delle dissi , risolvonsi sempre ai tre modi indicativo , condizio- nale e soggiuntivo , sui quali estenderemo ancora la nostra analisi. Il verbo , in questi tre modi , rappre- senta egualmente l’attributo j esso significa che 1’ idea cui esprime è compresa in un soggetto. Nel primo, lo dice positivamente ed assolutamente ; nel secondo , vi aggiu- gne un’ idea d’ incertezza , e nel terzo , una idea di dipendenza da un altro verbo. Il modo condizionale non è che una gradazione , un uso particolare del modo indicativo , gradazione eh’ è piuttosto un cangiamento di tempo anzi che di modo; perocché esprime sempre qualche cosa di futuro , od almeno di eventuale. Il modo soggiuntivo è assolutamente il modo indicativo ad un caso obliquo , pre- cisamente come Caesaris è lo stesso nome che Caesar , giugnendovi solamente l’idea di dipendenza da un altro nome. Ciò è tanto vero che talvolta si fa uso dell’ in- dicativo nelle medesime circostanze in cui s’ impiegherebbe il soggiuntivo : bisogna ch'io sia , e sento che sono j e certamente * Digitized by Googl loo in ambo i casi esprimesi che l’ idea essere è T attributo dell’ idea io. 11 condizionale e ’l soggiuntivo non son dunque veri modi del verbo } ma 1’ uno è una circostanza particolare, e l’altro un caso obliquo del modo indicativo. Essi fan- no tutti e tre parte del modo attributivo. Riassumendo dunque le nostre idee, di- ciamo , che è nella natura del verbo di aver tre modi , il sostantivo , l’ aggettivo e T attributivo $ che nel primo , è suscet- tibile di tutte le modificazioni che forma- no le declinazioni dei sostantivi j che nel secondo , subisce tutte quelle che costi- tuiscono le declinazioni degli aggettivi $ che nel terzo , dinota sempre i numeri e le persone del suo soggetto $ che in tutti e tre , disegna i tempi , e che tutte que- ste alterazioni diverse compongono le sue declinazioni. Ciò basti dei modi e trapas- siamo alla teorìa dei tempi. « « n Dei tempi dei Verbi. Sono tre maniere principali di conside- rar 1’ esistenza , cioè di riguardarla come Digitlzed by Google IOI passata , come presente , o come a venire* Quindi puossi il tempo partire in tre epo- che principali : presente , passato , e fu- turo. Le idee di passato e d’avvenire non sono che relative all’idea di presente. Or, nella durata come nello spazio , non po- tendosi determinar un punto se non me- diante le sue relazioni con un punto co- nosciuto , considerar perciò dobbiamo il presente qual termin fisso, ove appuntansi le dimensioni delle diverse parti del pas- sato e del futuro. Il presente , nel discorso , s’ha dunque a riguardar in un aspetto , perchè è sem- pre compresa nell’ istante dell’ alto della parola. Non avviene lo stesso del passato nè del futuro , perchè un ente può essere stato in tempo più o men remoto dall’ at- tuale istante della parola , e puote aver ad essere in tempo all’ istante medesimo più o men lontano. Essendo il carattere essenziale del verbo di esser un aggettivo , come di sopra si è mostrato , il quale diviene un attributo od un sostantivo , secondo le idee che • vi si aggiungono o che se ne tolgono \ ed Digitized by Google 102 entrando il modo participio od aggettivo nella composizione di tutti gli altri , co- minceremo perciò da questo, come offer- tasi questa formola pria d’ogn’ altra all’ inda- gine dell’ uom parlante. Distingueremo dunque un participio pre- sente essendo \ un participio passato stato , ed un terzo participio composto di questi due essendo stato. Se dal modo aggettivo , passiamo al modo sostantivo , vi troviamo un presente eh’ è necessariamente un tempo semplice, essere , ed un passato , composto dell'in- finito presente e del participio passato , essere stato. Veniamo ora al modo attributivo. Esso contiene una moltiplicità di tempi , per la ragione che quando il verbo è attributo si ha più bisogno di esprimer tutti i gradi di sua significazione per l’ esattezza e la precisione del discorso. Esaminiamo dun- que tutti questi tempi l’ un dopo 1’ altro. II primo è il presente, io sono. Esso accenda l’esistenza positiva, attuale ed as- soluta nel momento in cui si parla. Que- sta forma è semplice , nè si potrebbe com- Digitized by Google io3 porre , se non del participio presente , sono essendo , il che formerebbe un so\erchio ripieno , una inutil ripetizione. Il secondo , io sono stato , esprime una esistenza passata assolutamente e compresa in un periodo di tempo in cui l’attual mo- mento della parola è pur compreso , che chiameremo passato assoluto primo. Il terzo , io fui , puossi considerare sic- come una variazione del precedente , e differenziasi da esso in questo, ch’egli ac- cenna un’ esistenza stata in un periodo af- fatto fuor di quello in cui l’ attuai mo- mento è contenuto e che chiamar puossi passato assoluto secondo. Il quarto , fui stato , ha la virtù di ac- cennar un’esistenza stata in tempo passato e anteriore ad un periodo eh’ è pure fuor del presente , cui chiameremo passato as- soluto terzo. Superfluo affatto si giudica questo tempo, poiché la formola sono sta- to , distendesi a quanto è trascorso dall’i- stante della parola al di là. Il quinto, io era , esprime un’esistenza passata di là dal presente ; ma 1* esprime nel medesimo tempo come presente rela- Digitized by Google io4 tivamente ad nn’ altra epoca. Per questa ragione nomasi passato imperfetto , e me- glio appellerebbesi passalo presente. Puossi pur accennare per esso l’esistenza attuale, come , per esempio , se rompendo uno il mio pensamento , io sciamassi : io era fe- lice in questo momento. Il sesto , io era stato , esprime pure un’esistenza contemporanea ad una passata , un’esistenza presente in nn periodo passa- to , ma in un periodo anteriore ad un al- tro di già passalo $ è un secondo passato relativo , un secondo grado del passato im- perfetto. Dopo questi due passati che sono nel medesimo tempo presenti sotto un altro aspetto e che per questa ragione chiame- remo tempi relativi , per opposizione ai tre primi che sono assoluti , seguono due futuri. Il primo, io sarò , pigne puramente e semplicemente 1’ esistenza a venire. Esso si potrebbe chiamare il presente del futuro. Il secondo è realmente un fu- turo passato , giacché esprime un’ esisten- za che sarà pria e fuori d’ un’altra ch’ha a seguirla poi. by Googk io5 I tempi , detti condizionali o supposi- tivi , perchè esprimono un’ esistenza la quale avrà luogo quando una condizione sarà adempita od una supposizione sarà realizzata , sono , per la prima forma , io sarei. Questo tempo ha un’analogìa evi- dente con la forma futura , coi tempi im- perfetti o relativi e col soggiuntivo o su- bordinato. In effetti , sarei , significa io sarò se una tal condizione sarà adempita o quando una tal supposizione si realiz- zerà. Esso è dunque un futuro riguardo all’atto della parola : esprime una esisten- za a venire , ma ehè sarà contemporanea ad un’altra esistenza , e però partecipa delle forme dei tempi futuri e dei tempi relativi. Esprimendo inoltre l’esistenza co- me subordinata ad una condizione, ad una supposizione, partecipa ancora delle forme del soggiuntivo o subordinalo'. I tempi dun- que detti condizionali sono realmente i tempi relativi od imperjetli dei tempi a venire. La seconda forma è , sarei stalo , esat- tamente la stessa che sarei , giugnendovi un’ idea di passato. Essa accenna un’ esi- Digitized by Google io6 stenza la quale , se avesse avuto luogo r sarebbesi incontrata con altra di là da que- sta in ch’io parlo. È un vero futuro pas- sato relativo e subordinato ad uua condi- zione. Riguardo all’ imperativo , diciamo che i grammatici l’ han distinto con tal nome, perchè l’esistenza futura di cui egli è il seguo , accennasi per esso imperativamen- te. Le formole sia egli 5 sieno eglino , ap- partengono evidentemente al soggiuntivo , in virtù dell’elissi. In quanto al soggiuntivo , esso non si puote adoperare , se non in una proposi- zione dipendente , il quale accidente è ciò appunto che costituisce il carattere e la virtù sua propria. Le sue formole sono , che io sia , la quale accennar puote un’ esistenza con questa eh’ io favello congiunta , o a lei seguace. Ch’io sia stato. Questa formola accenna un’ esistenza di là o di qua dall’ attuai momento della parola. C/i io fossi. Questa ancora , sì come l’anzidetta maniera, accennar puote un’e- Digitìzed by Google 107 sistenza di là dall’ istante della parola o di qua dal punto stesso. C/i io fossi stato. Anche per questa forinola accennar puossi un’esistenza ante- cedente o susseguente all’atto della parola. Di questi quattro tempi del Soggiuntivo i due primi corrispondon per aualogìa a due tempi assoluti dell’ indicativo , e gli altri due lian più dì rapporto coi tempi relativi dello stesso che compongono il condizionale. L’ espressione di dipendenza o di sub- ordinazione che caratterizza il soggiuntivo fa sì che il valore dei suoi tempi non abbia nè fissezza , nè precisione j perchè sempre è subordinata al senso del verbo che lo regge 5 e però esso non è eh’ un caso obliquo del modo attributivo. Questa divisione di modi e di tempi e la lor denominazione , mostrar vi debbe ad evidenza , o giovanetti, che gli uomi- ni, per pignere tutto ciò ch’avean a dire dell’ esistenza s’ iudusser a considerarla sotto due aspetti , come positiva e come accidentale. Sotto ciascuno di questi due punti di vista , ebbero da prima distinto Digitized by Google io8 tre epoche , io sono , io sono stato nel- 1’ esistenza positiva , e io sarò , io sarò stato nell’ esistenza accidentale 5 quindi i tempi assoluti. Poscia ebber bisogno di rappresentar 1* esistenza in ciascuna di queste quattro circostanza, come contem- poranea ad un’ altra esistenza 5 quindi i tempi relativi , io era , io era stato per P esistenza positiva , e io sarei , io sarei stato per l’esistenza accidentale j ed essen- do eventuale quell’ esistenza che dipende da una condizione o da una supposizione, ne segue eh’ essa debb’ esser necessaria- mente espressa dai due ultimi tempi rela- tivi che perciò condizionali si appellano. Ecco perchè da tutto ciò che abbiam detto risulta , come di sopra si è accen- nato , che il preteso modo soggiuntiva non è un modo , ma solamente un casa obliquo del modo attributivo , da cui , come caso diretto , riceve le modificazioni dell’esistenza. Così , questo caso obliqua non ha più clic quattro tempi che corri- spondono egualmente ai quattro tempi delle due divisioni del caso retto. Le duo prime forme io sia , io sia stalo , sono Digitized by Googlt i°9 assolute j e le <lue altre io fossi , io fossi sialo , son relative. Questi tempi non ap- partengono propriamente , nò al presente nè al futuro } essi sono essenzialmente subordinati al verbo che li precede ^ le tre epoche che dinotano datano da quella che disegna il senso del verbo onde di- pendono. Discorso su le varie forinole del verbo, relative ai diversi periodi di tem- po, vi prego, o giovanetti, di attentamente considerare il quadro che vi espougo sotto gli occhi, nel quale vedransi incoutanente la vera distribuzione dei tempi , la lor derivazione, la lor analogia, il loro valor reale , i lor giusti rapporti , la vera teo- rìa della formazione dei tempi. Incomin- ciamo dai due ausiliari essere ed avere , e passerem poscia ai tre modelli delle tre declinazioni dei verbi regolari. Digitized by Google I IO QUADrfO METODICO Di tutti i tempi realmente distinti degli ausiliari Essere ed Avere. NOMI de’ verbi. ESSERE. AVERE. Modo Aggettivo. Participi. , Presente essendo. . . , Passato. ...... stato .... Passato composto ... csseudostato Futuro . Avendo. Avuto. Avendo avuto. Modo Sostantivo. Indefiniti. 1 Presente Passato. Futuro. • • . . essere .... essere stato . . Avere. Avere avuto. Modo Attributivo. Caso diretto. Esistenza Positiva. Tempi | assoluti. / Io sono 1 Io sono stato .... 1 Io fui ( Io fui stato Io ho. Io ho avuto. Io ebbi. Io ebbi avuto. 1 Tempi relativi. ( Io era ) Io era stato Io aveva. Io aveva avuto. Esistenza Accidentale.' Tempi assoluti. Tempi relativi. 1 Io sarò ì Io sarò stato .... f Io sarei ì Io sarei stalo .... Io avrò. Io avrò avuto. Io avrei. Io avrei avuto. Caso obliquo o subordinato • Esistenza Suboirìinata. Tempi 1 assoluti. | Tempi . relativi. ^ Io sia ) Io sia stato 1 Io fossi , ) Io fossi stato .... Io abbia, lo abbia avuto. Io avessi, lo avessi avuto. DECLINAZIONI in Dei Verbi Regolari . Tutte le terminazioni degl’ indefiniti si rapportano alle tre seguenti: are , ere, ire: cantare ; credere j sentire. Questi tre verbi saranno i paradigmi o modelli di tutti gli altri. Infinito. Cantare. Credere. Sentire. Participio Presente. Cantando. Credendo. Sentendo. Participio Passato. Cantato. Creduto. Sentito. Participio Passato Composto. Avendo cantato. Avendo creduto. Avendo sentito. Digitized by Google 112 Modo Indicativo. Presente Assoluto. Canto , Canti , Canta , Cantiamo , Cantate , Cantano. Credo , Credi , Crede , Crediamo, Credete , Credono. Sento , Senti , Sente , Sentiamo , Sentite , Sentono. Passato Assoluto Primo. Ho cantato , Hai cantato , Ha cantato , Abbiamo cantato , Avete cantato , Hanno cantato. Creduto , Sentito , Creduto , Sentito , Creduto , Sentito , Creduto , Sentito , Creduto, Sentito, Creduto. Sentito. Passato Assoluto Secondo. Cantai , Cantasti , Cantò , Cantammo , Cantaste , Cantarono. Credei , Credesti , Credè , Credemmo, Credeste , Crederono. Sentii , Sentisti , Sentì , Sentimmo , Sentiste , Sentirono. Digitized by Google 1 1 3 Passato Assoluto Terzo. Ebbi cantato , Creduto , Sentito , Avesti cantato , Creduto , Sentito 9 Ebbe cantato , Creduto , Sentito , Avemmo cantato , Creduto , Sentito , Aveste cantato , Creduto , Sentito , Ebbero cantato. Creduto. Sentito. Passato Presente Primo. Amava , Credeva , , Sentiva , Amavi , Credevi , Sentivi , Amava , Credeva , Sentiva , Amavamo , Credevamo , Sentivamo , Amavate , Credevate , Sentivate , Amavano. Credevano. Sentivano. Passato Presente Secondo. Aveva amato, Creduto , Sentito , Avevi amato , Creduto , Sentito , Aveva amato , Creduto , Sentito , Avevamo amato , Creduto , Sentito , Avevate amato , Creduto , Sentito , Avevano amato. Creduto. Sentito. 8 Digitìzed by Google Presente del Futuro. . n4 Amerò , Crederò , Senlirò , Amerai , Crederai , Sentirai , Amerà , Crederà , Sentirà , Ameremo , Crederemo , Sentiremo Amerete , Crederete , Sentirete , Ameranno. Crederanno. Sentiranno. Futuro Passato. A Avrò amato , Creduto , Sentito , Avrai amalo , Creduto , Sentito , Avrà amato , Creduto , Sentito , Avremo amato , Creduto , Sentito , Avrete amato , Creduto , Sentito , Avranno amato. Creduto. Sentito. Futuro Condizionale. Amerei , Crederei , Sentirei Ameresti , Crederesti , Sentiresti , Amerebbe , Crederebbe } Sentirebbe , Ameremmo, Crederemmo, Sentiremmo, Amereste , Credereste , Sentireste , Amerebbero. Crederebbero. Sentirebbero- Digitized by Google Futuro Passato Condizionale. Avrei amato , Creduto , Sentito , Avresti amato , Creduto , Sentito , Avrebbe amato , Creduto , Sentito , Avremmo amato , Creduto , Sentito , Avreste amato , Creduto , Sentito , Avrebbero amato. Creduto. Sentito. Imperativo. Canta , Credi , Senti , Cantiamo , Crediamo , Sentiamo , Cantate. Credete. Sentite. Soggiuntivo. Tempi Subordinati. Presente Assoluto o Futuro. Che canti , Che creda , Che senta , Che canti , Che creda , Che senta , Che canti , Che creda , Che senta , Che cantiamo, Che crediamo, Che sentiamo. Che cantiate , Che crediate , Che sentiate , Che cantino. Che credano. Che sentano. Passato Assoluto o Futuro. 116 Che abbia cantato , Creduto , Sentito , Che abbia o abbi cantato, Creduto , Sentito , Che abbia cantato , Creduto , Sentito , Che abbiamo cantato , Creduto , Sentito , Che abbiate cantato , Creduto , Sentilo , Che abbiano cantato. Creduto. Sentito. Primo Passato Relativo o Futuro. Che cantassi , Credessi , Sentissi , • Che cantassi , Credessi , Sentissi , Che cantasse , Credesse , Sentisse ,. Che cantassimo , Credessimo , Sentissimo Che cantaste , Credeste , Sentiste , Che cantassero. Credessero. Sentissero. i Secondo Passato Relativo o Futuro. Che avessi cantato , Che avessi cantato , Che avesse cantato , Che avessimo cantato , Che aveste cantato , Che avessero cantato. Creduto, Sentito, Creduto , Sentito , Creduto , Sentito, Creduto , Sentito , Creduto, Sentito, Creduto. Sentilo. Digitized by Google 117 Nei verbi della prima declinazione che han più di due sillabe all’indefinito , can- giasi al futuro ed al condizionale la vo- cale a di are in e, come canterò, cante- rei , ec. il che dona a queste forme un suono più aggradevole. > Del Participio presente. Le forme in o nel vedere , con o col vedere , sono state sostituite alle forme in vedendo o con vedendo , oggi quasi di- susate. < Debbesi far uso delle forme de’parlicipi amando , piangendo , ec. , ogni volta che questi participi presenti sono l’attributo di una proposizione di cui il soggetto è sot- tinteso : Pascomi di dolor , piangendo rido : P. io rido io piangendo. Perchè , cantando , il duol si disacerba , Canterò corti io vissi in libertade , Mentre Amor nel mio albergo a sdegno s’ebbe : * P. Io canterò , io cantando. La forma in amar , equivalente ad un nome , complimento della preposizione m, Digitized by Google 1 18 è impiegata per esprimere un’ idea cT inte- riorità : Io vo piangendo i miei passali tempi , 1 quai posi in amar cosa mortale P. La forma con raccomandarsi esprime il mezzo di menar alla sua fine l’azione in- dicata dal verbo che la precede 5 essa è equivalente a un nome , complimento del- la preposizione con : S' aiutava con rac- comandarsi continov amente alla guardia di Dio. — Crusca. Nei due seguenti esempi del Dante , e del Petrarca : v Nel suo aspetto tal dentro mi fei Qual si fé* Glauco nel gustar dell'erba Che . . . Questa che col mirar gli animi fura : oltre le preposizioni relative ai rapporti che si disegnano , evvi l’articolo che , col concorso delle parole sottintese , determina 1 ’ azione } come si vede chiaramente , ri- manendo le forme nel gustar dell * erba e col mirar , all’ ordine della costruzione piena, che è: nel gustar la sostanza del - 1' erba che ec. : e col mirar suo maravi- glio so. Dlgilized by Google ng Nelle forme latrando lui , D. ; ( mentre io udiva lui, egli latrando'). Ardendo lei, P.j (se io vedessi lei , ella ardendo) ; lui, lei, non rappresenta» mica il soggetto dei parti- cipi latrando , ardendo , ma bensì l’oggetto d’un verbo che l’elissi lascia sottintendere. Del Participio Passato. Essendo il participio passato un vero aggettivo , dee però sempre riferirsi a un nome , espresso o sottinteso cui qualifica. Or , in tutte le frasi in cui si trova il verbo essere , il participio qualifica il sog- getto , come in questi due esempi : la tua gloria è caduta % , queste parole ir? eran si piaciute } ma in quelle in cui si trova il ver- bo avere , il participio non può qualificare che P oggetto di questo medesimo verbo : Perduto ho quel che ritrovar non spero'. P. io ho quel che non spero ritrovare , per- duto } ove le parole : quel che non spero ritrovare rappresentan l’oggetto di ho : Non ho dimonj scongiurato. Davanzati; io non ho questo oggetto scongiuralo , cioè Ormimi perduta', D . — tu hai me perduta. Digitized by Google 120 „ Facciamci ora ad analizzare parecchie frasi per renderle familiari ai discenti, for- nendo loro i mezzi di reintegrare , in tutti i casi possibili , il nome sottinteso. 1 . Ho ( un oggetto ) amalo. 2. Ho ( il pasto ) desinato. 3 . Ho ( un luogo ) passeggiato . 4 - Ho ( un padrone ) servilo. 5 . Ho sperato di vederlo , cioè ho ( rin- contro ) di vederlo sperato. 6. Ha ( Cesser suo ) prosperato. 7 . Ha ( il cuore ) penato. 8 . Ho riso di ciò , cioè ho ( V evento ) di ciò riso. 9. Ho ( P inno ) cantato. 10. Ho (il corpo mio o il sonno) dormito. 11. Ho (un luogo) abitalo. 12. Mi sono assiso in terra , cioè sono avendo me assiso , ec. 1 3 . Abbiamo ( il sentimento nostro ) taciuto. 14. Abbiamo ( il pensiero ) riflettuto. 1 5 . Io P ho (ho la, quella donna) fatta cantare. 16. Gli ho ( ho gli , quegli oggetti ) fatti fare. Digitized by Google 1 21 17* Ella s' è ( ella è avendo si ) la- sciata vincere dalla passione . 18. Ci siamo ( siamo avendo noi') pia- ciuti ci ( a noi ). 19. Essi si sono ( essi sono avendo si ) pentiti. 20. forco tagliati i capelli ( <0 forco, zo avendo i capelli tagliati a me ). 21. Vi siete fatto troppo aspettare ( voi siete , voi avendo voi fatto aspettare troppo ). Digitized by Google 122 CAPITOLO Vili. Degli Aggettivi o Modificativi. Assai malagevol cosa è determinare pre- cisamente la generazione di ciascuno degli aggettivi , ed affermar positivamente se sie- no stati formati da un nome, sostituendo solamente la forma aggettiva alla forma soggettiva , o da un verbo , sottraendone l’ idea di esistenza. Noi abbiam già conosciuto , o giovanet- ti , tutti gli elementi necessari al discorso, cioè i nomi eh’ esprimono i soggetti delle proposizioni , e i verbi che ne esprimono gli attributi. Or , tra quelli che , senza esser assolutamente indispensabili , sono pur tutta volta utilissimi , occupano il pri- mo posto gli aggettivi , perchè verisimil- mente inventali i primi. Essi hanno due precipue proprietà , quella di modificare i nomi e per conseguenza di moltiplicare Digitized by Google 123 il numero dei soggetti di proposizione real- mente distinti } e quella d’ incorporarsi al verbo essendo , componendosi d’ entrambi un elemento solo con potenziata forza di formar con lui , modificandolo , ogni sorta di verbi aggettivi e di attributi differenti. Essendo il nostro scopo quello di sem- plificare per quanto lia possibile la teorìa degli elementi del discorso , poco curan- doci delle lor denominazioni , ed occu- pandoci solo delle lor funzioni vere , la- sciato però da banda tutte le differenti no- menclature date loro dai grammatici non ideologi , e le diverse classi in cui gli han partiti , di pronomi , di nomi , di nu- mero , di aggettivi propriamente detti , di articoli , ec. Gli aggettivi o modificativi dividonsi adunque in due distintissime classi , e que- sta divisione è fondata su le due maniere di modificare una idea , cioè , nella sua comprensione o nella sua estensione. La comprensione d’una idea consiste nel numero degli elementi che la compongo- no , in quello delle idee ond’ è formata od estratta. La sua estensione consiste nel Digitized by Google 1 24 numero degli oggetti cui è applicata at- tualmente , tra tutti quelli ai quali essa conviene , e nella maniera onde son con- siderati. Così gli aggettivi dotto , ricco , bello , modificano una idea nella sua com- prensione } perocché , se gli aggiungo all’idea uomo , giungo a tutte le idee che compon- gono questa idea uomo , le idee di dottri- na , di ricchezza e di bellezza , che non entrano necessariamente nella sua forma- zione. 41 contrario, gli aggettivi il , questo , tutto , uno , altri , ciascuno , qualche , certo , ed altri simili , modificano una idea nella sua estensione j imperciocché , se gli aggiungo a questa medesima idea uomo , essi la determinano ad esser applicata agl’ in- dividui cui può convenire , o in una ma- niera indefinita , o con precisione , o col- lettivamente , o distributivamente , o in totalità , o ripartitameli te. Questo è l’uso e la distinzione che hassi a fare delle due specie di aggettivi che esattamente nominar si possono aggettivi determinativi. Essi debbonsi al genere e al numero del nome soggettivo da esso Digitized by Googl 125 modificato conformare. Ciò premesso, fac- ciamci a percorrere gli ufizi diversi onde naturati sono nel discorso dalla ragione medesima. I. Degli Articoli. Sonvi due articoli pei nomi maschili , lo , il. Lo , di cui il plurale è gli , si mette innanzi a quei che cominciano per s seguita da una consonante , per z o per una vocale : lo studio , lo zejfiro , Tono - re. Il , che fa al plurale i , ponsi innanti ai nomi maschili di cui le lettere iniziali non son quelle da noi testé indicate : il canto , i canti. La è pel genere femminile al singolare, che fa le nel plurale : la rosa , le rose. Incorporazione degli articoli con le pre- posizioni de , (i) a , da , ne , co. (i) Le preposizioni de, ne, co, che hanno il medesimo valore che di , in , con , son quelle che si legano agli articoli. Digitized by Google Singolare. 126 Lo. II. La De lo, — dello. De il, — del. De la, — della. A lo, — allo. A il, — al. A la, — alla. Da lo, — dallo. Da il, — dal. Da la, — dalla. Ne lo, — nello. Neil, — nel. Ne la, — nella. Co lo, — collo. Co il, — col. Co la, — colla. Plurale. Gli. I. Le. De gli, — degli. De i, — dei. De le, — delle. A gli, — agli. A i, — ai. A le, — alle. Da gli, — dagli. Da i, — dai. Da le, — dalle. Ne gli,- — negli. Ne i, — nei. Ne le,-— nelle. Co gli, — cogli. Co i, — coi. Co le, — colle. In grazia dell’armonia del discorso e per evitare lo spiacevol suono che risulta dal- l’ incontro di più monosillabe di seguito , si è fatta una sola parola dell’ articolo e delle preposizioni , ogni volta che queste trovansi avanti la stessa parola eh* è de- terminata dall’articolo. Digitized by Google 127 Dell ’ impiego degli Articoli. Quando dico: il fuoco j *7 Tevere $ il Tasso , è manifesto che 1’ articolo deter- mina i nomi , fuoco , Tevere , Tasso , col concorso dell’espressione determinativa sot- tintesa. Ma se dico : il temporal fuoco, il fuoco che saetta la natura del luogo j nè per lo fuoco ( che ivi arde ) in là più in ac- costai j D. in questi esempi il nome fuoco è determinato nel primo , dall’articolo il , col concorso dell’aggettivo temporale \ nel secondo , dal medesimo articolo , col con- corso della proposizione : che saetta la natura del luogo } nel terzo , dall’articolo lo , col concorso della proposizione sottiu- iesa : che ivi arde. Riguardo a queste determinazioni è da osservarsi che havvene di due sorte : le une risultano dall’ insieme delle idee che esprimono la proprietà essenziale la quale distingue una specie da un’ altra , come un individuo da un altro, proprietà inco- municabile ad ogni altra specie , ad ogni altro individuo j le altre non sono che ac- Digitìzed by Google 128 cidentali o dipendenti da tale o tal circo- stanza. Le prime son sempre sottintese , perchè più o meno imperfettamente , si presentan da sè stesse al nostro spirito , con l’ idea dell’ essere o della cosa che si disegna ; le seconde , al contrario , deg- gion esser sempre espresse , a meno che lo spirito , con 1’ aiuto delle antecedenti , non possa agevolmente supplire a questa elissi che l’ eleganza o i’ uso spesse fiate esige. Se poi dico : La bella donna che cotanto amavi Subitamente s y è da noi partita \ P. l’articolo determina l’espressione bella don - na, equivalente ad un nome, col concorso della proposizione : che cotanto amavi . E negli esempi: Come dal fuoco il cal- do , esser diviso non può ’Z bel dalV eter- no j Buonar. — M ’ è più caro il morir che 7 viver senza P. — Vorrei sapere il quando ", P. — le parole caldo , bel , eter- no , morir, viver, quando, impiegate so- stantivamente , son determinate dall’ arti- colo , col concorso dell’espressione quali- ficativa sottintesa. Digitized by Google l2 9 Possiam dunque stabilire questo princi- pio unico e comune a tutte le lingue : Allorché V articolo è collocato innanzi ad una parola , impiegata come nome , o innanzi ad una espressione qualunque , impiegata pure come nome , questa pa- rola è adoperata sostantivamente , e V ar- ticolo la determina , col concorso d' un aggettivo espresso o sottinteso , o d'un' in- tera espressione equivalente ad t un ag- gettivo. Un altro principio unico e comune a tutte le lingue si è che : Allorquando una parola , qualunque ella siasi , è impie- gata come aggettivo , ricusa l' articolo , in virtù di questo principio generale che per qualificare un nome , basta indicare il segno della qualificazione che si vuol esprimere. Ciò fassi chiaro dai seguenti esempi : fieramente siam noi polvere ed ombra. P. Amor nel dipartir V alma da Dio , Occhio sano me fece e te splendore. Buon. Quella che ha neve il volto. P. Per ( lo metallo ) oro e per ( lo metallo ) argento. D. 9 Digitized by Google i3o Tolse ( lo individuo ) Giovanni dalla rete e ( lo individuo ) Piero. P. S ’ ( il paese ) Africa pianse , ( il paese ) Italia non ne rìse. P. Più è ( lo alio ) tacer che ( lo atto ) ragionare onesto. D. Le parole polvere , ombra , l’espressione occhio sano , splendore , neve , oro , ar- gento , Giovanni , Africa , Italia , tacer , ragionare , sono impiegate come veri ag- gettivi (i). Util cosa è pure osservare, o giovanetti, che , allorquando una parola è impiegata come aggettivo, puote avvenire che il no- me a cui giugnesi sia espresso o sottinteso. Se sia espresso e di natura a ricever l’ar- ticolo , questo lo è ancora j se poi il nome (1) Coloro clie potreliber maravigliarsi in sentire che parole d’ogni specie possan esser impiegate come veri aggiunti , sovvengansi che nelle espressioni Pie- tro è uomo ; — L' uomo è animale ; — le parole uomo , animale , sono evidentemente aggettivi. Del paro in questi versi di Dante : Uomini siate c non pecore matte. — Perchè un nasce S olone c l' altro Serse , questi due nomi propri sono evidentemente impiegati come aggiunti. Digitìzed by Googte i3r sia sottinteso , l’articolo , eh’ è il principio e la base di tale o tal determinazione , è parimente sottinteso. Welle espressioni : 1. Datemi il pane. 2 . Datemi pane. 3. Datemi del pane. 4- Datemi un poco di pane \ la soluzione analitica , per rimenarle al principio unico che abhiam di sopra sta- bilito , è la seguente : 1. Datemi il pane ( eh' è in su la tavola che avete , ec. ). 2 . Datemi ( lo alimento ) pane. 3. Datemi ( un pezzo') del pane ( che è in casa ,• che avete , ec. ). 4- Datemi un poco ( pezzo ) di (/o alimento ) pane. Dopo la preposizione per , qualunque sia la lettera iniziale della parola seguente, impiegasi l’articolo lo al singolare , e li al plurale. Ciò non pertanto può dirsi pure pel , pei , pe\ Per il , peri , non sono in uso. Le combinazioni degli articoli con le pre- posizioni tra o fra e su , come trolley f ralle, sulle , ec., non son oggi neppur più in uso. * Digitized by Google i3i La preposizione su , legata all* articolo il j * j fa sul , sui. Le forme con lo , con gli , con la , con le , son generalmente preferite oggi alle forme composte collo , cogli , colla , colle. Con il , quantunque adoperata assai sovente da Machiavelli e da altri scrittori, è oggi affatto riprovata. Si avverta per ultimo che innanzi al nome Dei debba farsi uso dell’ articolo gli. Al tempo degli Dei falsi e bugiardi. D. IL Delle desinenze degli Aggettivi. Ogni aggettivo termina in o od in a. La prima desinenza è destinata a qualifi- car i nomi maschili , a causa della lor ca- denza analoga a questo genere. Cangiando l’o in a , gli aggettivi prendon una termi- nazione propria a qualificare i nomi del genere femminile : divino sguardo , divina mente. La desinenza degli aggettivi ter- minati in e , essendo analoga ai due ge- neri , può qualificare egualmente i nomi Digitized by Google i33 d’ ambo i sessi , dolce riso y dolce pena. Le parole tanto , quanto , cotanto , al- quanto , molto , troppo , poco , sono veri aggettivi , ed in virtù della lor proprietà di qualificare i nomi , prender debbono le desinenze analoghe al genere ed al nu- mero dei nomi che qualificano. Esempi : Ma tu , perchè ritorni a tanta noia ? D. Quanti dolci pensier , quanto desìo Menò costoro al doloroso passo ! D. Molti son gli animali a cui s' ammoglia. D. Pochi compagni avrai per l’altra via. P. Veggendo se tra nemici cotanti. D. S’io non son per troppa tema errato. Buonar. L’espressione sincopata un poco , per un poco volume , esige la preposizione di : Com’un poco ( volume ) di raggio si fu messo Nel doloroso carcere. D. Allorché gli avverbi piu , meno , assai , sembran esser adoperati come aggiunti , van soggetti alle medesime regole di co- struzione che le parole tanto , molto , ec. Della più bellezza e della meno ( bellezza ) delle ragionate cose disputando. B. In assai cose , per tema di peggio , servai i lor costumi. B. Digitized by Google i34 Si ò detto , allorché queste parole piu, meno , assai , sembrano esser impiegate come aggiunti , giacché non sono e non posson essere che avverbi, esprimenti sem- pre una modificazione dell’aggiunto. In ef- fetti , le parole più e meno , del primo esempio , modificano l* aggettivo grande sottinteso j e la parola assai , del secondo esempio, modifica l’aggettivo numerose o abbondanti , parimente sottinteso. Le seguenti frasi , ridotte alla ior pie- nezza , serviranno di modello per empie- re , con l’aiuto dell’analisi , le varie dissi : Ma più ( grande quantità ) di dubbio nella mente aduna. D. # In poco ( spazio ) d'ora. D. Ma l'altra vuol troppo ( esercizio ) d’arte e ( troppo studio ) d' ingegno. D. Al sommo ( luogo ) d' una porla. D. ( In modo ) dolce ride. P. Perdicon (contento), e'I padre (contento), e la madre della Lisa ( contenta ) , ed ella altresì ( contenta , tutti quegli individui) contenti , grandissima festa fecero. B. In questo esempio l’analisi distrugge la ridicola opinione che quaudo l’ aggettivo Digitìzed by Google 1 35 ha rapporto a più nomi di sessi differenti, debb’ esser al plurale e prendere il genere maschile, perchè più nobile del femminile. In una serie di proposizióni similari , il nome è sottinteso tante volte , quanti ag- gettivi isolati vi sono : Le bianche (guan- ce') e le vermiglie guance. Come l’agget- tivo non può rapportarsi che ad un sol nome , così questo aver non può rapporto che a un sol verbo : O Amore ( impari altr uso ) o madonna impari altr’uso. — P. Giovanetti, questi princìpi abbracciano tutto ciò che bisogna sapere sull’ accordo dell’aggettivo col nome. L’ultima cosa da osservare intorno agli aggiunti, si è, eli’ es- si , tranne un picciolissimo numero , non han collocamento fisso nella lingua italia- na. L’ armonìa e ’l sentimento han soli il dritto di determinare se l’aggettivo prece- der debba o seguire il nome cui qualifi- ca. Procediamo ora alla maniera d’ espri- mere le lor differenze relative. Digitized by Google i36 nr. Dei Comparativi e Superlativi . Quando confronta lo spirito due qual- sivogliano modificazioni o qualità , onde farne giudicio alle differenze loro confor- me , scerner può fra i due termini com- parati una relazione di parità , di superio- rità o d’ inferiorità , o in fine di premi- nenza. Il rapporto d’eguaglianza, e quelli del più o del meno, diconsi comparativi , dal- 1’ atto stesso del pensiero : quello di ec- cesso appellasi superlativo , dalle latine voci super , sopra , e lalus , portato. Le forme congiuntive impiegate nelle comparazioni di parità, sono: Cosi Come. Si Come. Tanto Quanto. Cotanto Quanto. Altrettanto .... Quanto. Tanto piu .... Quanto più. Che mi struggo n cosi come 'l sol neve. — P. Digitized by Google 1 37 Tu non se ’ *n terra , si come tu cre- di. — D. E caddi ( cosi ) come corpo morto cade. — D. Farò (si) come colui che piange e dice. — D. Tanto m*è bel quanto a te piace. — D. Di là fosti cotanto quant' io scesi. — D. Altrettanto di doglia Mi reca la pietà , quanto 7 marti- re — D. Tanto si vede men , quanto piu splen- de. — D. Quanto più si parla de' fatti della for- tuna , tanto più ne resta a poter dire. — B. L’analisi ci dimostra ad evidenza che in ogni comparazione di superiorità o d’ in- feriorità , evvi sempre elissi , e che le pa- role soppresse sono a comparazione , o pure a comparazione di quello y come dai sottoposti esempi rilevar puossi : Anima fia a ciò ( a comparazione ) di me più degna. — D. L* acqua era buia mollo più ( a com- parazione di quello ) che ( eli* era ) persa. — D. Digitized by Googl i38 Mille desiri più ( a comparazione di quello ) che fiamma ( è calda ) caldi. — D. La città di Siena , a comparazione del suo popolo , ricevette maggior dan- no. — 9 Crusca. Gli aggettivi maggiore , minore , mi- gliore , peggiore , e gli avverbi meglio e peggio che contengono nella lor significa- zione gli avverbi piu e meno , sou veri comparativi. Nel superlativo relativo, al secondo ter- mine della comparazione, ponsi davanti la preposizione di : il piu forte di tutti gli uomini ,* Davauzati } nei quali esempli pel loro diritto vi si sottintende a compara- zione. I superlativi assoluti fatinosi tramutando in issimo 1’ ultima vocale dell’ aggettivo : Onorate V altissimo poeta. — D. Ma bisogna osservare, i.° che vi sono degli aggettivi , i quali non terminano in issimo , e ciò non pertanto son superlativi assoluti , come ottimo , pessimo , acerri- mo , celeberrimo , ec. j 2. 0 che se 1’ agget- tivo è finito in co o in go , e di natura Digitized by Googl i3o a prender Yh nella forma del plurale, bi- sogna cangiar co in diissimo , e go in gàis- simo 5 poco , pochissimo j vago , vaghis- simo. Havvi certe maniere cbe gl’ Italiani ri- guardano come superlativi e clie, propria- mente parlando , son veri italianismi , co- me : Ella sen va notando lenta lenta. — D. JVè ancora spuntavano li raggi del sole ben bene. — B. E alma mia fiamma oltre le belle bella. — P. Iddio fece V uomo piu nobilissimo (a comparazione di quello ) che gli altri animali (sono nobili ) . -- Crusca. E ombra sua molto bellissima. — B. Le due ultime espressioni , quantunque contrarie alle regole della logica , pure son piene di grazia e di energìa j ma ci con- tenteremo solo di ammirarle ne’ lor autori. Esse sono state al certo tratte dal latino linguaggio, in cui Cicerone scrisse : multo jucundissimus } longe eruditissima , ec. Digitized by Google Tutto y Ogni , Qualche , ec. Quando all’ aggeltlvo tutto segue un no- me , l’articolo collocar si dee nel mezzo.* Tu che vinci Tutte le cose fuor eh ’ i demon duri. D. Ma avvertasi che l’ espressione tutte le cose , è un’ inversione di le cose tutte , come chiaro si vede in questo verso di Petrarca : Ma ben veggi* or si come al popol tutto Favola fui gran tempo. Le forme da tutte partii in tutte par- ti , e simili , sono espressioni avverbiali , in cui evvi elissi dell’ articolo innanzi ai nome preso in un senso indeterminato : Poi cominciò da tutte parti un grido. D. In tutte parti impera. — D. In questo verso dei Petrarca: E tutC al- tre bellezze indietro vanno j vi è ellissi ed inversione j 1’ ordine diretto è : e le bel- lezze altre tutte ec. Le espressioni di tutta gioia , di tut- ? uomo y c’ insegnano che la parola tutto , Digitized by Googl * 4 * fuori della lingua parlata è pur impiegata nel senso di ogni: Perche non sali il di- lettoso monte , Cti è principio e cagion di tutta gioia ? — D. Vinio stesso , se fosse stato imperato- re f non poteva andar più a roba di tutto uomo. — Davanzati. La forma lutti quanti è un’ abbrevia- zione di tutti quanti essi erano : F sapea già di tutti quanti il nome. D. La frase dell’ esempio seguente del Boc- caccio fu tuli ’ uno , è una sincope di fu fatto tulio in un medesimo tempo : Il dir le parole , e C aprirsi , c 7 dar del ciotto nel calcagno a Calandrino fu luti’ uno. L’ aggettivo ogni , invariabile , esprime l’ unione di più parti specifiche prese di- stributivamente , annoverandole quasi l’una dopo 1’ altra ,• al contrario di tutto che ac- cenna l’atto della mente risguardante in uu aspetto e collettivamente gl’ individui della specie , di cui il nome stesso è ’l segno : Già ogni stella cade , che saliva Quando mi mossi. — D. Nella parola Ognissanti , ogni è confuso Digitized by Google 1 4-2 con l’aggettivo santi , per comporne un’e- spressione equivalente a un nome: Quest'Ognissanti prossimo passalo. D. Gli aggiunti ognuno , ciascuno e cia- scheduno , differenziansi dal precedente , perchè esprimono la distribuzione con più forza , e per la elissi del nome che vuoisi supplire col tacitamente intenderlo con l’in- telletto : Ognuna in giù tenea volta la faccia. D. 10 mi rivolgo indietro a ciascun pas- so. — D. Ciascheduno V onora. — D. Gli aggiunti qualche e alcuno , signifi- cali entrambi un qualunque individuo della specie di cui trattasi , indeterminatamente: Non si pareggi a lei qual più s'apprezza In qualche etade. — P. Talor cosi , ad alleggiar la pena , Miostrava alcun de' peccatori il dosso. D. 11 primo aggettivo differisce dal secon- do per due particolarità, cioè, perchè è invariabile, e perchè non puote aver luo- go nel discorso senza il nome che deter- mina. L’ aggettivo qualcuno o qualcheduno , Digitized by Google i43 che è una variazione della prima forma , significa uno individuo quale si sia. Qualsisia ( quale egli si sia ) , qualsi- voglia ( quale egli si voglia ) : Che non possano esser rotte ...da qual- sisia ferro. — Redi. In un momento rampicarsi sopra qual- sivoglia piu alto muro. — Redi. Qualunque , che si compone di quale e unque (mai) , significa tale individuo quale possa mai essere. Chiunque , composto degli elementi chi e unque significa chi mai , cioè , colui che mai ( in alcun tempo ) possa essere. Qualunque priva sè del vostro mondo. D. E cosi vada Chiunque amorlegittimo scompagna. D. Riguardo agli aggettivi niuno , nessuno , veruno , nullo , è da osservare , i ,° che quando son collocati avanti al verbo , que- sto rigetta la negazione } se poi sien posti dopo, il verbo debb’ esser preceduto dalla negazione } 2. 0 che quando queste parole son messe binanti al verbo , 1’ espressione è più forte } 3.° che 1’ aggettivo nullo ha maggior forza esclusiva che niuno , nes- Digitized by Google 1 44 suno , veruno $ 4-° c ^ e la parola niente ( nè uno minimo ente ) , è sommessa alla medesima regola di sintassi. Y. Degli Aggettivi Determinanti Numerali . meri Cardinali. Numeri Ordinali. Uno. Primo. Due. Secondo. Tre. Terzo. Quattro. Quarto. Cinque. Quinto. Sei. Sesto. Sette. • Settimo. Otto. Ottavo. Nove. Nono. Dieci. Decimo. Undici. Undecimo. Dodici. Duodecimo. Tredici. Decimoterzo. Quattordici. Decimoquarto. Digitized by Google Numeri Cardinali. Quindici. Sedici. Diciassette. Diciotto. Diciannove. Venti. Vent 1 uno. Trenta. Quaranta. Cinquanta. Sessanta. Settanta. Ottanta. Novanta. Cento. Mille. i4j Numeri Ordinali. Decimo quinto. Decimo sesto. Decimo settimo. Decimo ottavo. Decimo nono. Ventesimo. Ventesimo i.° Trentesimo. Quarantesimo. Cinquantesimo. Sessantesimo. Settantesimo. Ottantesimo. Novantesimo. Centesimo. Millesimo. Le forme dodicesimo , tredicesimo , quat- tordicesimo , quindicesimo , sedicesimo , non sono adoperate che nello stile fami- gliare j ma a partire da diciassette , può dirsi , anco fuor di questo stile , dicias- settesimo , o decimo settimo , diciottesimo o decimo ottavo , ec. I numeri cardinali naturati sono della io Digitized by Google 146 virtù eli determinare gl’individui, rispetto al numero e alla specie ; gli ordinali sou destinati ad accennar il ragguardamento della mente ravvisante gli oggetti di sua intesa relativamente all’ ordine onde suc- cedonsi. La parola cento è invariabile; e mille , qualunque fiata trattisi di più d’ un mi- gliaio , trasformasi in mila : Quattro mila trecento e due volumi Di sol. — r- D. L’aggettivo uno , può ravvisarsi in due diversi aspetti , cioè d’aggettivo numerico quando vuoisi esprimere il numero anzi che la specie , come : Aveva una figliuola bellissima ; — B. e di aggettivo specifico , quando disegnasi piuttosto la specie che il numero , come : Gli venne a memoria un ser Cepperello da Prato. — B. Uno , una , riguardato si come agget- tivo numerico , ha forma e significato del maggior numero uni , une : Gli uni te- menti Annibaie Cartaginese , gli altri , Filippo Macedonio. — Cr. L’aggettivo specifico uno , una puot’es- Digitìzed by Google * 4 ? §er sotlinteso innanzi al nome elio deter- mina , i. allorché questo nome disegna l* intera specie 5 La fronte in donna ha da essere spaziosa } Firenzuola — 2. quan- do questa dissi è favorevole all’eleganza: Giovane donna sótto verde lauro. — P. Allorché un aggettivo di numero carri i- nale determina un nome, questo può met- tersi avanti o dopo il nome medesimo : E quel che resse anni cinquanta sei. — P. Tennemi Amor anni venl'uno ardendo . — P. — Coi numeri 21 , 3 i , 4 1 » ec. > s0 il nome precede il numero , quello deb- b’ essere al plurale , anni ventuno } se lo segue, il nome debb’ essere al singolare: Poi per la medesima via par discendere altre novant' una rota. — D. Convito. Dopo i nomi di sovrani , per disegnar colui che vuoisi nomare nella serie degli individui dello stesso nome, deesi far uso dei numeri ordinali , come : Federico se- condo 5 Carlo terzo , ec. Dicono gl’ Italiani : tutti due , tutti tre ; oppure tutti e due , tutti e tre , ec. } ed anche tutti a due , tutti a tre , ec. La pri- ma e la seconda di queste forme sono più  usitate : Era in pericolo di perdere tutti due i figliuoli. — Pecorone. — Là Ve già tutt' e cinque sedevamo. — D. — Non vi ha ella invitati lutti a due? — Firenz. Pare che colui che fa uso della secon- da maniera insista più sul numero degl’in- dividui che compongono la collezione, che sulla collezione stessa j ei vuol diFe : tutti, ed erano cinque , sei , sette , ec. La co- struzione piena della forma tutti a due , a tre , ec., è tutti , e il loro numero giu- gne a due , a tre , ec. L’articolo che accompagna il nome de- terminato dall’ aggettivo ambo, ambidue , ec. , e da ogni aggettivo numerale , vuoisi interporre tra l’aggettivo slesso e ’l nome; Roma Ti c/iier mercè da tutti sette i colli. P. Ambe le mani per dolor mi morsi. D. L’analisi delle espressioni a uno , a due , ec. vedrassi a suo luogo \ appari qui il di- scente che questa forma di enumerazione appartiene alla lingua italiana esclusiva- mente : Come le pecorelle escon dal chiuso A una t a due , a tre. D. Digitìzed by Google *4o e f come tu mi vedi , VuV io cascar li tre ad uno ad uno T/n'l quinto dì ed sesto. — D. Fa di mestieri in fine osservare per l’in- telligenza, degli antichi che da certi numeri formansi dei verbi nella maniera seguen- te : da uno , formasi adunare } da due , ad- duarsi j da tre , intreaisi } da cinque , in- cinquarsi } da /m/Ze , immillarsi. VI. Degli aggettivi Determinanti Possessivi. Chiamansi aggettivi determinanti posses- sivi quelli , il cui proprio valore si è d’ac- cennar il risguardamento della mente in- tesa ad un oggetto che vien determinato con una relazione di proprietà dai seguenti segni di cotal virtù potenziati : Singolare Maschile. Singolare Femminile. Mio. Mia. Tuo. Tua. Suo. Sua. Nostro. Nostra. Vostro. Vostra. Digitized by Google i5o Plurale Maschile. Plurale Femminile Miei. Mie. Tuoi. Tue. Suoi. Sue. " Nostri. Nostre. ' Vostri. V ostie. 1 (*) Percorriamo ora le regole di sintassi alle quali son queste parole sommesse. Nell’ ordine della costruzione diretta gli aggettivi possessivi collocansi dopo i nomi cui determinano col concorso dell’articolo: Morta e la donna tua ch'era si bella. D. Non vidcr gli occhi miei cosa mortale. Buonar. Nella costruzione inversa sia che 1’ ag- gettivo possessivo preceda il nome , sia che lo segua, la elissi dell’articolo non dee mai aver luogo ; Chi ni allontana il mio fedele amico ? P. Vinse paura la mia buona voglia. D. La elissi può sopprimer l’ articolo che (*) Si è sottratta la parola loro dalla serie di questi aggiunti, com,e appartenente ai pronomi. Desso è un pronome , e nulla più ; perchè quando si dice il padre loro , vi è ellissi della preposizione di, il padre di loro. Digitìzed by Google i5i col concorso del possessivo determina il nome , quando questo è un nome di pa- rentela o di dignità al minor numero, co- me padre , madre , figlio , ec. , maestà , eccellenza , signorìa , ee. : Mio figlio ov è ? e perchè non è teco? D. Loda a cielo la magnificenza di sua Maestà. — Caro. Quando evvi nelle frasi trasposizione di parole , 1* articolo è visibilmente sottinte- so , anco innanzi a nomi che non sono di parentela ; Ripiglierà sua carne e sua figura , — D. invece di la carne sua ; la figura sua. Mio ben non cape in intelletto umano. P. invece dell’ordine diretto il bene mio , ec. VII. Questo y Cotesto , Quello , ec. Gli aggettivi determinativi questo , cole- sto , quello , accennano che 1’ individuo per essi dimostrato può trovarsi in altret- tante situazioni di luogo diverse, relativa- mente a colui che parla ed a colui cui di- Digitized by Google 102 ■ rigesi la parola disegnando il primo, que- sto , la cosa presente o vicina a chi patr- ia j il secondo , cotesto , 1’ oggetto eh’ è presso a cui altri parla } il terzo , quello , la cosa che non è nè appresso a chi parla nè a colui a cui altri volge il parlare. E- sempi : Appena in terra i begli occhi vicC io Che fur due soli in questa oscura vita. ; Buonar. Partiti da cotesti che son morti. — D. Io non V intesi , nè quaggiù si canta , Llinno che quella gente allor cantaro , JYè la nota soffersi tutta quanta. — D. A determinar due epoche , 1* una pas- sata , l’altra futura, fassi pur uso degli aggettivi quello e questo: Era la più bella femmina che si vedesse in que ’ tempi nel mondo. — B. Pensa che questo dì mai non raggiorna. Dante. Le medesime parole disegnano ancora le cose di cui si è parlato, in questo stes- s’ ordine : questo , la più vicina $ quello , la più lontana : Amore e crudeltà tri han posto il campo , Digitized by Google i53 Questa m > ancide , e quel mi tiene in vita. — Buon. La parola sta , accorciata di està > o dell’antica ista , non è più in uso che nelle forinole avverbiali stamane o stamattina , stasera , stanotte. 1 nostri antichi dissero istamane ed istanotte. Tacesi leggiadra- mente il nome a cui gli aggettivi questo o questa , quello o quella , s’appoggiano, nelle formole in questo , in quella , ec. , il cui pieno sarebbe, in questo tempo , in quella ora , ec. Vili. \ Che , Quale , ec. .. . L’ aggettivo congiuntivo che è invaria- bile ; esso è comune ad amendue i generi e ad amendue i numeri, e, come scor- gesi dai seguenti esempi, accenna il sog- getto o 1’ oggetto della proposizione , sia per gli esseri animati, sia per gl’inanimati : Voglia sfrenata è’I senso , e non amore , Che V alma uccide. — Buonar. V ’ sono i versi , u son giunte le rime , Digitized by Google 154 Che gentil core udla pensoso e lieto ? P. O voi che sospirate a miglior notti. P. Cui , è parimente invariabile e serve ad ambi i generi e numeri , potendo esser impiegato in tutti i rapporti possibili, tran- ne per disegnar il soggetto. Questa forma pare più propria a determinar gli esseri ragionevoli, ma impiegasi pure per le cose: Questi V orme di cui pestar mi vedi. D. L’ aggettivo quale , in virtù della sua terminazione in e , conviene egualmente ad ambi i sessi e determina tutti gli es- seri , potendo esser impiegato per ogni rap- porto : Contro la qual non vai forza nè in- gegno. — P. Qual vaghezza di lauro ? Qual di mirto ? — P. Nelle frasi interrogative si fa uso di chi per disegnar le persone } di che per le co- se , e di quale per le qualità delle une e delle altre : Chi mi difenderà dal tuo bel volto ? Buo. ... E disser : Tu guardi si , Padre , che hai ? — D* Quale può parimente esser impiegato Digitized by Google 1 55 nelle enumerazioni , alla stessa guisa di chi : , Qual fior cadea sul lembo , Qual su le trecce bionde . . . Qual si posava in terra , e qual su V onde y Qual , con un vago errore Girando , parea dir : qui regna a- more. — P. Chi , in questo esempio : Beato è chi non nasce j — P. $ significa quella perso- na la quale. In quest’ altro esempio rap- portato dalla crusca : i tavarnieri e chi questo sostengono , significa quelle perso- ne le quali. Ma quando questa parola è impiegata nelle enumerazioni , non può di- segnare che un solo individuo dell’ uno o dell’ altro sesso : Chi ribalte da proda e chi da poppa. D. Quando dicesi chi canta e chi balla , 1’ analisi c’ insegna che una tal frase è sin- copata e che per la sua pienezza fa di me- stieri dire uno individuo è il quale can- ta , e un individuo è il quale balla. Le espressioni quello che o quel che 9 e ciò che , significano la cosa che : Digitized by Google i56 Quello che la speranza ti promette. D. Percompassiondiquel ch’i vidi poi. P. Siete voi accorti Che quel di retro muove ciò eh * e * tocca ? — D. Il che , o per una doppia elissi , che , significa la qual cosa : L'un fratello l'al- tro abbandonava , e ( che maggior cosa è ) i padri e le madri i lor figliuoli. — B. L’ espressione qual che è compendiata di individuo tale quale è quello che\ Qual che per violenza in altrui noe - eia. — D. L’ aggettivo che puote adoperarsi in tutti i rapporti , per soggetto e per oggetto e- ziandio : Tutte le cose di che 'l mondo è a - domo. — P. Se questa ( lingua ) con eli io parlo non si secca. — D* Mi ritrovai per una selva oscura ( In ) che la diritta via era smarrita. D. Che può pure esprimer rapporto a per- sone 5 ma dai buoni scrittori usasi assai di raro : Ed io son un di quei ( a ) chc l pian- ger giova. — D. Digitized by Google i5 7 Le preposizioni di e a posson ometter- si innanzi a cui : Il buon uomo in casa cui morto era. B. Voi cui fortuna ha posto in mano il freno . Delle belle contrade. — P. In questi esempi v . Colui lo cui saver tutto trascende ; — D. — Il cui pensie- ro } — B. — evvi ellissi e trasposizioue, essendo l’ordine diretto lo saver di cui , il pensiero di cui. Adunque le parole on- de queste forme sou composte possonsi or- dinare in tre modi differenti ; di cui il pensiero j il cui pensiero \ il pensiero di cui ma il di cui pensiero è maniera vi- ziosa. La forma che può rappresentar egual- mente il soggetto e l’oggetto , e cui , l’og- getto solamente , soprattutto quando evvi anfibologia , in modo che non possa di- stinguersi se , usando il congiuntivo che , questo si rapporti al precedente od al se- gu ente nome. Ecco esempi dell’ una e dell’ altra maniera : Quella donna gentil cui piange A - more . — D. Digitized by Google i58 Forse cui Guido vostro ebbe a disde- gno. — D. Un cavalier eh’ Italia tutta onora. P. È da osservarsi infine che quale va dis- giunto dall’ articolo i . , nelle interrogazio- ni ; quali novelle mi recate voi ? 2 . nelle proposizioni dubitative : non so qual sia j 3. quando è in correlazione di tale : Qual i fioretti dal notturno gielo Chinati e chiusi , poi che'l sol gl'im- . bianca , Si drizzan tutti aperti in loro stelo , Tal . . . D. Digitized by Google CAPITOLO IX. »5 9 Delle preposizioni. Afferma il maestro di coloro che sanno, niuna cosa potersi sapere se prima i primi princìpi , i primi elementi , e le prime ca- gioni di lei non si sanno. Con questo pro- cedere che tanto assottiglia la mente , ver- rà a comprendersi nell’analisi che fare- mo di questi segni detti volgarmente pre- posizioni ^ primamente qual sia l’ uficio vero e’1 loro uso nella nostra lingua j se- condamente , che ognun di essi , in ogni formola e guisa del dire , si appresenta o- gnora in un aspetto medesimo , cioè col- l’ impressa qualità del primiero suo essere, per quanto ad essa diverso , e spesso an- che contrario , per lo material costrutto apparir possa } terziamente , che niun di questi segni può -mai in luogo d’un altro sostituirsi , nè dimostrare altro ragguarda- Digitized by Google i6o mento della mente , che quello al quale fu da prima ordinato $ infine , che quan- tunque volte due popoli accennan le stesse relazioni con segni diversi, ciò nasce, non da capriccio , non da cieca usanza , lin- guaggio ordinario de’ grammatici non filo- sofi , ma sì da natura e ragione : giacché se ciascun popolo della terra ravvisato a- vesse d’ un modo 1’ oggetto della sua in- tesa, accennato avrebber tutti con un segno unico e solo le relazioni medesime , men- tre avviene il contrario , e ciò per l’atto disforme della mente che , per via diver- sa , giugne sovente ad un fine medesimo. Seguendo adunque , o giovanetti , me- todicamente e gradualmente la generazione dei segni delle nostre idee, eccoci giunti ad un elemento del discorso altamente no- tabile. Esso ha due importantissime pro- prietà j l’ una d’ incorporarsi in un gran novero di voci e , per tal congiungimen- to , diventar parte integrante e necessaria alla formazione e al significato delle voci medesime $ come , per esempio , nelle se- guenti , congiungere , soprapporre , impor- re , deporre , apporre , ec. j l’altra qualità Digitized by Google è 1 6 r si è quella di collegar coi segni delle idee relative quelli coi quali essi sono in relazio- ne diretta. Questo elemento è dunque se non assolutamente necessario, almeno mol- to essenziale. Sonvi delle lingue , come la basca e la peruviana che non han preposizioni } pe- rocché dinotano per mezzo del cangiamento delle sillabe desinenziali tutti i rapporti che noi invece esprimiamo per mezzo di quei segni } ma molte lingue , come la no- stra, non han casi, e quelle che ne han- no , ne contengono sì picciol numero che non sono sufficienti ad esprimere i diversi rapporti eh’ una idea aver può con un’al- tra } quindi il bisogno delle preposizioni. Ma queste , sebbene in grandissimo nume- ro , non possono in veruna lingua espri- mere i diversi rapporti tra i nomi ; eppe- rò ciascuna di esse , per derivazioni e pel- metafore , ha ricevuto una moltitudine di sensi differenti , quantunque analogici. Ev- vi più } se noi rimontiamo allo stato pri- mitivo di tutte le lingue , non troveremo, nella lor origine , che alcuni gridi più o inen articolali , come di sopra si è per noi 1 1 Digitized by Google 162 dimostrato , alcune parole , la più parte monosillabe, formate il più sovente per ono- matopeia e facendo l’ uffizio di nomi. Tutte queste sillabe che sono state successiva- mente sopraggiunte ai segni originari , che formano tutti i derivati di quei primi ra- dicali e per mezzo dei quali gli uni e gli altri son divenuti , secondo il bisogno , verbi , aggettivi , avveri j , ec. , tutte que- ste sillabe , dico , non son esse ad evi- denza vere preposizioni ? disegnazione sem- pre insignificante e sovente falsa , per la proprietà , sì capitale , che hanno d’incor- porarsi con la parola che modificano e di formar tutti i composti e derivati dei ra- dicali primitivi d’ogni lingua, e che però appellar dovrebbersi composizioni anzi che preposizioni. Quantunque non si possa sempre trovare 1’ etimologìa di questi segni } è certo non- dimeno eh’ essi derivan lutti da nomi o da aggettivi e ne derivan ordinariamente per abbreviazione, giacché è nella natura del- l’uomo impaziente d’ esprimer le sue idee , di compendiare al più possibile il discorso ed in ispezie le parole di cui più frequen- Digitized by Google 163 te è T uso. Essi son dunque nomi od ag- gettivi originari , impiegati prepositivamen- te , e scemi delle lor primitive sillabe de- sinenziali , e però indeclinabili in tutte le lingue : e qui comincia la classe delle pa- role invariabili. Ciò basti della lor origine e trapassiamo a mostrar di ciascuno di questi elementi l 5 ufficio e 1’ uso. Della Preposizione di. L’ operazione propria di questo segno si è manifestar conceputa idea di qualità , cioè il rapporto di due nomi di cui l’uno qualifica 1’ altro : Come raggio di sol traluce in vetro. P. Parole di dolore. D. Ma , come sovente accade che l’uno dei due nomi è sottinteso , io vi additerò , o giovanetti, il mezzo, di ristabilire questa elissi. 1. II Dante disse: per esser fi' ( ) di Pietro $ dunque , allorché Dino Com- pagni disse : messer Palmieri di messer Ugo , ei sottintese il nome figlio. 2 . Boccaccio disse : gli mise innanzi Digitized by Google 164 certi ceppi 5 ma egli pur disse : messivi su di valenti uomini , sottintendendo la parte dell’ oggetto qualificato da di valenti uomini , che puot’ esser un buon numero. 3. Il medesimo scrittore disse : a' ca- valli e all’ armi usatasi j dunque , quando scrisse : di tali sen'igi non usata , sottin- tese P espressione all' esercizio. 4- Dante dice: vicino ai monti } adun- que nella frase : vicina di Napoli , Boc- caccio sottintende alla città. 5. Petrarca scrive : presso al giorno } e la Crusca cita la frase , presso alla città di Parigi , dunque in questa locuzione di Dante , presso del mattino , il poeta sot- tintende all'ora o al tempo } e quando si dice presso di Parigi , si sottinteudon le parole alla città. 6. II Dante disse : pàrliti da cotesti che son morii \ dunque, allorché disse: di Fi- renze partir ti conviene , ei sottintende 9 dalla città. 7 . Bembo , dietro l’ordine della costru- zione diretta , disse : comlatteronsi più di sei ore con incredibile gagliardìa } ma nel- l’ esempio che cita la Crusca , di grandis- Digitized by Google i65 sima forza combatteo , piacque all’ autore di sottintendere con impeto . 8. Il Dante scrisse : accese in fuoco d'i- ra ^ dunque, quando Boccaccio disse: ac- ceso della sua bellezza , sottin tendesi nel desiderio. 9. Passavanti dice : tutto quello in che avrà offeso Iddio } così Boccaccio , dicen- do di che ? offesi ? sottintende evidente- m ente per elissi in fatto o in materia. 10. Si è dimostrato con l’autorità, sì bene con la ragione , che il secondo ter- mine del paragone è preceduto in italiano dalla preposizione di , in virtù dell’espres- sione a comparazione. È dunque evidente che in questo esempio , tratto dal Con- vito di Dante : ciascuno è certo che la natura umana è perfettissima di tulle le altre nature di quaggiù , fu pensier del- 1’ autore sottintendere 1’ espressione a com- parazione. 1 1 . Petrarca , seguendo 1 ’ ordine della costruzione diretta , dice : ogni impresa crudel par che si tratti j così, il Dante, quando dice : ma per trattar del ben eli 1 vi trovai , sottintende la parte dell’oggetto Digitized by Google iG 6 qualificato da del ben , ec. Questa parte esser può gli effetti. 12. Petrarca disse : che meritò la sua invitta onestate , 1 dunque, allorché il Dante scrisse : s’ io meritai di voi , sottintende la grazia o il favore. 1 3 . Il Dante disse: aver diletto ; dun- que , nella frase del Boccaccio : io ho di belli gioielli , ha sottinteso 1 ’ espressione certo numero o certa quantità , di cui di belli gioielli è il qualitìcativo. 14. La Crusca cita questo esempio: du- rò di cosi fare ogni notte per ispazio di uno mese } dunque, nell’esempio seguente eh’ essa rapporta , durando questo modo di parlare bene di due miglia , si sottin- tende per ispazio o per lo spazio , espres- sione qualificata da di due miglia. 1 5 . Si legge nel Pecorone : ti comando che tu lo lasci venire in camera per di e per notte ad ogni sua posta 5 egli è dun- que aperto che quando Boccaccio disse : non tornerà di questi sei mesi , ei soppri- me per elissi 1’ espressione per lo tempo. 16. Dante disse: quando ne liberò con la sua vena } dunque , l’esempio seguente, Digitized by Google 167 citato dalla Crusca : e di quelli danari liberò il marito e i figliuoli 5 1* elissi sot- tintende col mezzo o con la somma. 17. La ragione, in un con la grammati- ca, ci obbliga a dire pigliare una cosa * è dunque evidente che F irenzuola , dicendo anche delle golpi si piglia , sottintende la parte dell’ oggetto qualificato da delle golpi la quale è alcuna , cioè alcuna golpe. 18. Si legge nella Crusca ed in parec- chi dei nostri classici scrittori: riconoscere alcuno per suo liberatore } dunque , nel- 1 ’ esempio seguente , citato dalla Crusca : creandoli conti paladini , e per di sua famiglia , si sottintende il complimento della preposizione per, eh’ è il nome mem- bri, qualificato da di sua famiglia. 19. Il Dante disse: Ciano che quella gente allor cantaro j dunque, allorché dis- se : e canterò di quel secondo regno , sot- tintende l’oggetto qualificato dalla prepo- sizione di , e ’l suo compimento le pene e lo stato. 20. Dietro l’autorità di tutti i nostri classici , si dice essere in tale luogo } dun- que in questa frase del Dante : mentre eh Digitized by Google i68 io fui di la , le parole nel mondo , qua- lificate da di là, sono sottintese: nel mon- do di là. 21. Boccaccio disse: con li quali , ra- gionando , incautamente s' accompagno j dunque, nell’esempio che cita la Crusca: accompagnossi di buona compagnia , si sottintendono le parole con gente. 22. Avendo detto il Boccaccio : egli si è innamorato a una donna , è chiaro che quando dicesi : innamorarsi di una don- na , evvi elissi d’ un nome , complimento della preposizione a j e che per seguenza, le parole sottintese possono essere alle bel- lezze : innamorarsi alle bellezze d y una donna. Della Preposizione a. Naturata è questa preposizione delia pro- prietà d’accennare un rapporto di attribu- zione o di tendenza. Ma , assai sovente , raggiunto che , esplicitamente od implici- tamente , esprime questo rapporto , è sot- tinteso } .l’analisi additerà il mezzo di rein- tegrare l’ellissi nelle più difficili frasi ita- liane in cui aver può luogo siffatta sop- pressione. Digitized by Google 169 1. Boccaccio disse: in sul primo son- no ; dunque , allorché scrisse : al primo sonno , impiega una forma elittica di cui la costruzione piena debb’ essere : in tempo vicino al primo sonno. 2 . Avendo il medesimo scrittore detto: volse i passi verso la casa j è evidente che in quest’esempio dello stesso autore, se ne fuggirono a Rodi , deesi sottinten- dere volgendo i passi verso a Rodi. 3. Petrarca disse ; devoto aprimi rami 5 dunque, nell’esempio seguente citato dal- la Crusca , a qual donna sei tu? debbesi sottintendere la parola devoto , esprimente il rapporto disegnato dalla preposizione a. 4- Si legge in Boccaccio : sottoporla a lei j dunque , nella frase impiegata dai nostri classici , stare a padrone , si sot- tintende sottoposto : sottoposto a padrone . 5. L’ uso , approvato dalla ragione , ci fa dire : che novelle avete nella città ? dunque , in questo esempio citato dalla Crusca : che novelle avete a città ? vi è elissi e la costruzione piena debb’ essere : che novelle avete nel giro attenente alla città ? Digitized by Google 170 6. La Crusca cita questo esempio : eles- sela in cosi grande stato \ il che ci mo- stra che la frase ch’ella adduce , eleggere uno a re , è eiittica, e che la costruzione piena è : in grado appartenente a re. 7. Boccaccio dice: stringendosi al petto il morto cuore } ciò ci porge il mezzo di supplire all’ elissi della frase del Dante , Jerniò le piante a terra , supplendo stret- te : strette a terra. 8. Boccaccio disse : solamente che uo- mini fossero conformi a' lor costumi } dun- que l’espressione del Petrarca è a grado , è sincopata di in modo conforme a grado. 9. Si legge nel Boccaccio : ivi forse a tre miglia. La parola ivi disegna il punto della partenza j per pervenire al termine opposto bisogna dunque dire da ivi , cioè : movendo da ivi. Non può giugnersi alla meta senza percorrere lo spazio interme- dio } così reintegrar deesi 1’ elissi , dicen- do : movendo da ivi , e andando per uno spazio forse eguale a tre miglia. 10. La Crusca cita l’espressione a due mesi , e con ciò ci autorizza a dire a due ore , a tre anni , ec. Puossi reintegrar l’e- Digitized by Google * 7 * lissi , riflettendo che il tempo non può pervenire al termin disegnato senza per- correre lo spazio che si frappone } lo che ci fa vedere che queste espressioni sono un’abbreviazione di: il tempo avendo scorso per ispazio eguale a due anni , a due ore , a tre anni , ec. 1 1 . Questo esempio di Petrarca : i ho pregato Amore... che mi scusi appo voi , c’insegna a supplire all’ elissi nella frase del Boccaccio: alle belle donne si scusò j cioè , appo alle belle donne. 1 2. Allorché il Boccaccio disse : gli fece pigliare a tre suoi famigliari , non è egli manifesto che mette la preposizione a da- vanti alle parole tre famigliaci, per dise- gnare questi individui come il termine al quale i suoi ordini son diretti , e che per conseguente , la sua espressione è sinco- pata di gli fece pigliare , comandando a tre suoi famigliari che gli pigliassero ? 1 3 . Il Dante disse: volti a levante \ dun- que , in questa frase che cita la Crusca : V animo suo era tutto a ’ poveri , si può sottintendere volto : volto a ? poveri. 14. Nell’ esempio seguente citato dalla Digitized by Google I72 Crusca : noi abbiamo casa d'avanzo , alla famiglia che siamo , colui che parla dice dietro la comparazione che ha fatta tr,a la capacità della casa e ’l numero degl’ indi- vidui che compongon la sua famiglia. È dunque evidente di esservi elissi di com- parando la casa nostra : comparando la casa nostra alla famiglia , ec. : giacché il Dante disse : comparala al sonar di quella lira. 15. Questo esempio della Crusca: esporsi a manifesto pericolo c’ insegna che nel se- guente ch’ella adduce: andrete sino a Pisa a questo caldo ? dobbiamo sottintendere esposto : voi essendo esposto a questo caldo. 16. Per reintegrare Pelissi nella frase se- guente , citata dalla Crusca : fare all’amo- re , deesi ragionar così : fare è verbo d’a- zione , esso dee dunque aver un oggetto che puote esser atti. La preposizione a ci mostra che queste azioni tendono al ter- min disegnato dalla stessa preposizione } dunque la costruzione piena debb* essere ; fare atti inducenti alV amore. 17. Le formule classiche fare in sorte } fare in modo } fare in guisa , e simili , Digitized by Google , 7 3 c’ insegnano qual debb’ essere la costru- zione piena di questa locuzione citata dal- la Crusca : fare a lascia podere. Dite dunque ; fare le cose in modo simile a colui che lascia il podere. Delle P reposizioni in e ne. V vidi duo ghiacciati in una buca. D. Queste preposizioni , di cui la seconda puot’esser uu’alterazione di en , impiegata dai nostri antichi e derivata dal celtico come le due precedenti di e a , poten- ziate sono della virtù d’ accennar un’ idea di stato in luogo dal nome che n’ è il se- gno , determinato. Ma come spesso avviene d’esser l’agget- tivo ch’esprime un tal rapporto , sottinte- so , e talvolta la stessa preposizione anco- ra , si esporranno per noi gli esempli più difficili in cui Questa elissi ha luogo , e s’ indicheranno i mezzi di rimenar le frasi alla costruzione dell’ordine diretto. i. La Crusca cita questa locuzione, an- dare in punta di piedi j il che ci ammaa- Digitized by Google j 74 stra che in quest’altro esempio : tornando a casa in propri piedi , si sottintende egli andante : egli andante in propri piedi. 2. Per l’espressione che adduce la Cru- - sca : porre in . . . si apprende che nella frase da lei citata , colle mani in croce , si sottintende poste : poste in croce. 3. La Crusca cita questo esempio : una donna il domandò in compra , di cui la costruzione piena è : il dimandò per modo consistente in compra. 4- In questa frase che cita la Crusca : in queste parole Panuzzo tornò a casa , si dee sottintendere il discorso stando : il discorso stando in queste parole. 5. Petrarca disse : credendo esser in del } dunque, in questo esempio che cita la Cru- sca , chi dice eh' egli v' andò in cinque anni , è soppresso essendo : essendo in cinque anni. 6. In questo esempio che adduce la Crusca , l'eròe sono buone da mangiare } ma non perchè sieno colte il tal dì , la preposizione in o ne è sottintesa : il tal dì , cioè , in il o nel tal dì. 7. La Crusca cita questi esempi : ac- Digitized by Google 17 $ ciocche voi siate in della corte dello im- peradore \ coloro che sono in dell’ amor di Dio. Welle forme in del , in dello , esi- mili , che i moderni hanno affatto abban- donate, la parte del reggimento della prepo- sizione in qualificata dalle espressioni del- la corte , ec. , e dell’ amor v ec. , è sottin- tesa. Dunque , in della corte , è un’ ab- breviazione di in compagnia della corte j e in dell’ amor di Dio è sincopata di in fuoco dell ’ amor di Dio. Della Preposizione da. Ogni cosa da voi ni è dolce onore. P. Deh , dimmi , Amor , se muove . Da te , che donna a fedel servo sia Nemica. Franco Sacchetti , citato dalla Crusca. Amor , la vaga luce Che muove d(ì begli occhi di costei , Servo ni 1 ha fatto. B. Cauz. V. La qual via muove dal castello diPralo... e viene insino alla porta. Crusca. Più che tu non speri , S’appressa un sasso che dalla gran cerchia Si muove. D. Digitized by Google mG * Così dall imo della cerchia scogli Movcn. D. Movendo la radice di questa distinzione dalla natura. Crusca. La preposizione da , pur trasferita nel nostro idioma dalla lingua celtica , è de- stinata ad indicar un rapporto di partenza o d’allontanamento. Gli esempli di sopra citati ne sono una prova incontestabile. Ma potendo , come il più sovente ac- cade , esser sottinteso l’aggettivo che espri- me sì fatto rapporto , esporransi da noi alcuni esempli in cui questa dissi ha luo- go , per insegnare agli studiosi a ravvisa- re , in ogni caso possibile , il principio unico che abbiamo stabilito e nel mede- simo tempo i mezzi di ristabilire l’ dissi. 1. Il Dante disse, parlando di Enea , che venne da Troja \ la ragione , di ac- cordo con gli esempli , ci dimostra che questa frase è un’ abbreviazione di : che , movendosi da Troja , venne in Italia. 2. Boccaccio disse : chi da voi non de- sidera (Tesser amato : or , leggendosi nei nostri classici amar d’ amore , amar per amore , ec., è evidente che la costruzione piena dell’ esempio di sopra debb’ essere : Digitized by Google 1 7 7 chi non desidera la fortuna di esser ama- to con amore moventesi da voi. Analizzate del paro le frasi classiche : amar da padre , cioè ; con amore moven- tesi da padre $ amar da figliuolo , cioè ; con amore , ec. Pei seguenti esempi, ci limiteremo a ri- stabilire tra parentesi la parola esprimente T idea di allontanamento disegnata dalla preposizione da. 3. Che mi disvia ( movendomi ) da tutti gli altri. P. 4- ( Movendomi ) dalla mia giovanez- za . 13 . 5. Questo è segno ( moventesi ) da Dio. Crusca. 6 . Ristrette ( con forza moventesi') dei vo- leri ... de padri. B. 7 . ( Con volontà mossa ) da me non venni. D. 8 . Andatevene ( nel luogo moventesi ) da lui. B. 9 . In una valle ombrosa ( per V ombra moventesi ) da molti arbori. B. 10. Essendo in età da ( cui muovesi il tor ) marito. B. 12 Digitized by Google 178 1 1 . Non le rispondo ( cose moventi si ) da medico , ma bensì ( cose moventi si ) da buon amico. Redi. 12. Essa incontrogli ( sino al luogo } da ( cui muovono } tre gradi discese. B. 1 3 . Sono passato ( perii luogo movente } da casa vostra. Crusca. 14. Fatevi ( narratore movendovi } da ( il } capo. Crusca. 1 5 . La forza di essi dipende ( nella forza movente } dalla potenza romana. Davanzati. 16. Era biasimato ( con biasimo mo- vente ) da tutti. Crusca. 1 7 . Serrerai bene V uscio da ( cui muove la } via. B. 18. Aveva una casa (nel luogo movente ) dalle fornaci. Crusca. 19. Io sono (operante per impulso mo- vente} dalla sua (parte}. Crusca. 20. La torre è forte ( per forza mo- vente } da sè. Crusca. 21. Divino sguardo da ( cui muove il} far Vuomo felice. Una chiara pruova della giustezza e della precisione di sì fatta analisi si contiene nel terzo dei seguenti versi del Petrarca : Digitized by Google I 79 Pace tranquilla senz alcuno affanno, Simile a quella che nel cielo eterna , Move dal loro innamorato riso. Della preposizione per. Questa preposizione che il latino e l’ita- liano idioma han tolto dal greco poros , che ha generato egualmente la preposizione par francese, e la spagnuola por , rappre- senta un’ idea generale di traversamento dall’uno all’altro estremo d’un qualsivoglia spazio. Naturata di questa proprietà ella fu destinata sin dalla sua nascita ad esser nota del movimento che fassi , passando per alcun luogo mezzano tra ’l principio e’1 Pine} e di questa regola sien gli esempli: Elio passò per l’isola di Lenno. D. Per quella contrada molto spesso passava . B . Ma sovente accadendo che il rapporto del luogo per cui si passa , espresso sem- pre dall’aggettivo passante , e dalla prepo- sizione stessa , sono , l’uno o l’altra , o en- trambi sottintesi, metteremo sotto gli oc- chi degli apparanti una serie di esempi in cui evvi siffatta elissi , con le parole re- Digitized by Google i 8 o stituite tra parentesi , perchè imparino gli allievi a ristabilire da sè stessi cotali difetti. i. (passando) Ferme si va nella città dolente , Per me si va nell’eterno dolore , Per me si va tra la perduta gente. D. i. j E venni qui ( passando ) per V in- fernale ambascia. D. 3. Baverina sta come stata ( il tempo del suo esser tale passando per ) moli anni. D. 4* Sapere una cosa (la scienza di quella passando ) per prova. Crusca. 5. Tutte le torri di Firenze... alte (la loro altezza passando per ) cento venti braccia l’una. Crusca. Dietro questo principio incontestabile dis- se il Dante: per quanto ir posso } il Boc- caccio : lunga per lo terzo j la Crusca ; per una gittata di pietra. 6 . Quelle vivande diligentemente appa- recchieranno ? che ( il comandamento pas- sando ) per Paraneno saranno loro ordi- nate. B. 7 . Quel sasso non si potrebbe muovere ( con forza passante ) per cinquanta paia di buoi. Crusca. Digitized by Google i8i 8. Ella non. ci può , (V effetto passando') per potere che abbia , nuocere. B. g. Quivi soavemente spose il carco soave ( passando ) per lo scoglio. D. i o. Io sono ( Tesser mio passando ) per non esser pih. B. 1 1 . Questa donna è sufficientemente bel- la ( il suo esser bella passando ) per (esser) moglie. Crusca. 12. Credono in Dio ( il loro credere passando ) per parole. Crusca. 1 3 . Mandare ( alcuno , il motivo di ciò passando ) per ( chiamare ) uno. Cr. 14. Io ti giuro ( con giuramento pas- sante ) per quello indissolubile amore che 10 ti porto. B. 1 5 . Sono nominati ( la lor nominanza passando ) per ( essere nel numero ì dei primi. Crusca. 16. Ci conviene (l'acquisto passando) per molle tabulazioni sostenere, acquistare 11 reame di Dio. Crusca. 17. Il principio da cui nasce una qual- sivoglia disposizion d’animo , ha una certa colleganza e consorterìa con la causa , onde un effetto deriva } e però col principio unico Digitized by Google i8a da noi stabilito , supplir si puote all’elissi che evvi ne’ seguenti esempi ed in quanti altri mai addur si potrebbero : Femmina è cosa mobil per natura. P. E trarrotti di qui per luogo eterno. D. Piaga , per allentar d'arco , non sana. P. Spero per lei gran tempo Viver, quandi altri mi terrà per morto. P. Per te poeta fui , per te cristiano. D. Della preposizione con; Questa preposizione è naturata della virtù d’indicar un rapporto di compagnia , ordinariamente espresso dal modificativo giunto o, congiunto , per dar più forza all’ idea che vuoisi esprimere: È giunta la spada col pastorale. — D. Con quello giugnendosi. — B. Con amor congiunto. — P. La mia anima si congiugnerà con la tua. — B. Questo aggiunto ch’esprime il rapporto, esser può sottinteso , in virtù dell’origine; di questa stessa preposizione , derivata dal celtico con, significante unione 9 congiuri- Digitized by Google i83 pimento : Ragionando ( egli essendo giunto ) con meco , ed io ( essendo giunto ) con lui — P. Pongasi attenta mente alle seguenti frasi nelle quali abbiano ristabilito tra parentesi le parole dalla elissi taciute. 1. Sentì parlare molte persone , le quali , come egli avvisava , quello andavano a fare che esso ( essendo giunto ) co' suoi compagni avea già fatto. B. 2 . Essendosi Dioneo , ( giunto') con gli altri giovani messo a giocare. B. 3. La reina ( essendo giunta ) con le altre donne ( giunte ) insieme co' giovani^ ( tutti ) a carolar cominciarono. B. 4- Venendo ( giunto ) teco. D. Delle preposizioni fra o infra , tra o intra. La preposizione tra , di cui fra non è eh’ una variazione, deriva dal celtico tra . I latini avean attinta alla medesima sor- gente la stessa preposizione ira che non è più nsitata se non nei verbi trajicio , traluceo 5 ec. Era e tra diseguan un’idea Digitized by Google 1 84 di posizione trasversale ; le composte infra ( ln j ra ) e intra ( in tra ), accennano una idea di più , quella d’ interiorità. Non son mica queste parole che espri- mon da sè sole una tal idea , ma bensì con l’ aiuto d’ un aggiunto generalmente sottinteso , come fassi aperto dai seguenti esempi , e dai verbi Jraporre e traporre. Così si sporranno da noi alcuni esempi con questa parola ristabilita tra parentesi, perchè gli apparanti ravvisino in ogni caso possibile questo principio unico. 1. Un dì ad andare ( per lo luogo stante') fra V isola si mise. — B. 2 . Una sera ( stante ) fra V altre. — B. 3. {In consiglio formato) fra sè deli - berarono. — B. 4- ( Nel tempo corrente) fra qui e otto dì. — B. 5. ( In istato stante ) fra paura e spe- me. — P. 6. ( Nel luogo posto ) fra via. — P. 7* Si che venne ad imperare ( in tutto il tempo stante ) fra ( lo essere ) solo , e ( lo essere ) accompagnato , ( per ) anni cinquanta sei. — Crusca. Digitized by Google i 85 8. Quando ( il tempo ) fu un pezzo ( stante ) fra notte. — Crusca. 9. ( Pinto da affetto stante ) fra ( e passante ) per paura e ( stante fra e pas- sante ) per vergogna ^ fuggiva. — Crusca. 10. Già terra in ( luogo posto') fra te pietre. — P. 11. (Nel tempo posto) in ( tempo cor- rente ) fra pochi giorni. — B. 12. Io era (nel luogo stante) tra color che son sospesi. — D. . 1 3 . E in breve , (la roba stante ) ira ciò che v' era non valeva oltre due cento fiorini. — B. 14. Sarà poi ( nel luogo stante ) tra noi due tutto questo avere. — Crusca. 1 5 . Essere (nello stato posto) tra'l si e 7 no. — Crusca. Digitized by Google i86 Spiegazione , analisi ed uso di tutte le parole od espressioni adoperate nella favella italiana come preposizioni. A Accanto (a canto ; a il canto) (in luogo confine al canto attenente a). Accosto (accostato) (in luogo accostato a'). Addosso ( a dosso , a il dosso ) ( in luogo attenente a il dosso appartenente a ). Adentro ( a dentro , a il luogo dentro ) ( nel luogo attenente a il luogo dentro appartenente a , o pure , stante in ). Anzi (in luogo stante in anzi , guardando al luogo di , guardando a ). Appetto ( a petto ; a il petto ) ( in luogo confine a il petto attenente a ). Appiè ( a piede , a il piede ) ( in luogo confine a il piede di). Appo ( appressato ) ( in luogo appo al luogo di j appo a ). Appresso ( appressato ) ( in luogo o in tempo appressato al tempo o al luogo di j appressato a). Attorno (a torno; a il torno) (nel luogo volgente a il tórno attenente a). Digitized by Google 187 Avanti. Gli elementi di questa forma sono le parole celtiche ab , seguo di allonta- namento , e ant , donde il latino ante , segno di opposizione. Così i’amdisi della parola avanti puote essere ( nel luogo movente avanti , guardando a j guar- dando al luogo di, guardando al luogo movente da ). La forma avante per avanti è poetica. C Circa ( in circa , in cerchio ) in luogo stante nel cerchio dij nel cerchio atte- nente a). Contra. Questa parola componesi degli elementi con e tra , parole prese dal celtico , e di cui la prima è un segno d’ opposizione j e’1 secondo ( trach ) , significa verso. Si dice ancora contro. D Dallato ( da lato j da il lato ) ( movendo da il lato attenente a ). Dappoi (da poi) ( movendo da il tempo Digitized by Google a 88 corrente poi , e andando a ) — Movendo da il poi , in che ciò fu fatto. Dattorno ( da torno } da il torno ) ( in misura movente da il torno attenente a j da il torno di ). Davanti ( da ab ant } vedete avanti ) ( nel luogo movente da ante , guar- dando a } movendo da o dal luogo di ). Dentro (nel luogo dentro appartenente a } appartenente al luogo di '. ; movendo da). Questa parola componesi di tre elementi celtici, di y en , tre. Dietro (di retro) (nel luogo o nel tempo dietro , guardando a j movendo da ) . Il secondo elemento onde questa parola componesi è il celtico dre , dietro. Dinanzi (di in anzi) (nel luogo dinanzi riguardando a j riguardando al luogo di } movendo da ). Di presso ( vedete presso ) nel luogo di luogo presso a ). Di retro o di rietro ( vedete dietro ( nel luogo di retro riguardando a } moven- do da). La forma primitiva , divenuta oggi popo- lare e poetica , è dreto , di cui le se- Digitized by Google i8 9 guenti , dietro , di dietro , retro , di re- tro , di rieto , di rietro , drieto , sono altrettante variazioni o alterazioni. Dirimpetto o di rimpetto (di re in petto) ( nel luogo di rimpetto guardando a j guardando al luogo di') . La preposi- zione di è il segno di rapporto di qua- lificazione } la particella re esprime il ripiego dei pensiero da un termine a un altro j im è un’alterazione di in \ petto nome, è preso qui in un senso figurato. Dirinconlro o di rincontro. Questa forma esprime la medesima idea che la pre- cedente } gli elementi che la compon- gono sono di re in con tre } ella può dunque esser analizzata così : in luogo posto in ispazio di luogo determinato , ripiegandosi il pensiero in luogo oppo- sto per traverso. Di verso ( stando in o movendo da luogo di luogo verso a ) . La parola verso è il latino versus. Dopo (in tempo o luogo posteriore guar- dando a j guardando al tempo o al luogo di ). Digitized by Google I 9° E Eccetto ( questo essendo eccetto che è ) . Questa parola deriva dal latino exceptus , da ex e caplus. Entro. Vedete Dentro. F Fino ( nel luogo o nel tempo stante in fine appartenente a j contenuto in ; mo- vendo da ) . Questa parola deriva dal celtico fin o fiin f fine. Fore , finora , fuore , fuori ( nel luogo o nel tempo stante in fuori , movendo da j movendo dal luogo o dal tempo di'). Di queste forme igilalmente impie- gate dai nostri antichi , la prima e la terza son rimaste ai poeti \ e l’ultima è la più usi tata. Il Dante ha detto pure furi per fuori. L’ origine di questa pa- rola è il celtico fior , d’ onde il dorico fora , il latino fioris e fioras , e ’1 fran- cese fors , cangiato in hors. A fronte o alla fronte ( in luogo volto a fronte , riguardando a ; guardando al Digitized by Google * 9 * luogo di'). Questa parola fronte , la lati- na frons e la francese front , derivano dal celtico fron , significante davanti. G Giusta o giusto ( in maniera giusta o in modo giusto ). Par mi che questa parola sia una sincope di aggiustata , o ag- giustato , derivata dal celtico ajusta , d’onde il francese ajuster. I. Incontra 0 incontro ( in con tra ) ( al cam- mino volgente in luogo stante contro a ). In queste forme , la preposizione in espri- me un’idea di contrarietà, con , un’idea di unione di forze che agiscon insieme j tra , un’idea di traversa. Vedete Contra. Infino ( in fino } in fine ) ( in fine con- tiguo a $ contiguo al luogo di } mo- vendo da $ contenuto in ). Infiora } in fuori. Vedete Fare. Innanzi ( in anzi ) in tempo corrente anzi , riguardando a ). Digitized by Google IQ2 J/isino ( in sino \ in fine). Vedete Infitto. Intorno ( in torno } in il torno ) ( in il torno appartenente a ; appartenente al luogo di , movendo da. Il nome torno deriva dal celtico lor , cerchio. Inverso ( in luogo verso ) ( in luogo ver- so a j verso al luogo di, o in confronto verso a. Vedete Verso. L. Lontano ( in luogo o in tempo lontano , movendo da j riguardando a \ guardando al luogo di ). Lungi ( in luogo stante lungi , movendo da , riguardando a ). Lungo ( nel luogo stante in luogo lungo , guardando a ; guardando al luogo di'). M. Mediante ( essendo mediante questo che e). N. Nanti. Questa forma non è più in uso , essa era adoperata , al par che nanzi 5 nel senso di innanzi. Digitized by Google ig3 O. Olirà , olire ( in luogo stante oltre , guar- dando a j guardando ai confini di ). La prima di queste forme è più usitata in verso. Presso ( presàato } appressato ) ( in luogo o in tempo presso a $ presso al tempo o al luogo di ; presso , movendo da ). La parola presso è derivata dal celtico prem, vicino ", d’onde l’antico francese preme , il più prossimo ; e nelle due lingue , prèmere , deprimere. Pria o prima ( in ora prima , riguardando al tempo di ). Q. Quanto ( in tanto volume , in quanto vo- lume, o pure pertanto vedere per quanto è dato a , ovvero per tanto arbitrio per quanto io ho ). R. JRimpelto , a ri mp etto , di rimpetto. Ve- dete Dirimpetto. i3 Digitized by Google 194 Rispetto , a rispetto , in rispetto , per ri- spetto ( la considerazione passando per il rispetto riguardante a , o pure ris- guardante al riguardo di'). S. Salvo ( salvato ) ( questo essendo salvalo che è). Sanza. Questa parola che i moderni han cangiata in senza e di cui la forma pri- mitiva è stata san , deriva dal celtico sy 9 difetto , mancanza. Il latino sine , lo spagnuolo sin e 1 fran- cese sans , emergono dalla medesima sorgente. Sino. Vedete insino. Sopra ( in luogo posto sopra , guardando a \ guardando al luogo di ). Le parole sopra , sovra , su , e le antiche forme sor , sur , son derivate dal cel- tico swp, d’onde il latino super. Sotto ( in luogo posto sotto , guardando a } guardando al luogo di , ovvero in tempo corrente sotto , riguardando a). Questa parola , e la latina sub , subtus , Digitized by Google iq5 deriva dal celtico sub. Sovra. Vedete Sopra. Su. Vedete Sopra. Le forme suvi o suvviy e suso per su , son poetiche. V. Verso. Vedete Inverso. La forma ver , per verso, è poetica. * Digitized by Google CAPITOLO X. 196 Degli Avverbi. Senza farci mai scappar di mano il filo delle nostre idee , eccoci giunti , o giova- netti , alla seconda specie della classe delle parole invariabili , ed alla prima di quella delle elitticlie , cioè agli avverbi , a meno che non vogliansi già riguardare come pa- role elittiche tutti i verbi aggettivi , per- chè in sè rinserranti il verbo essere ed un aggiunto. Poscia che l’opera e gli studi de’sommi ingegni ebber alzato il parlare a un certo grado di perfezionamento , agevol cosa fu a discernere che resistenza e le qualità , siccome le lor differenze relative , pote- vansi in altrettante guise modificare, quanti erano gli accidenti loro. Si fu allora che scorta l’analogìa tra il modo d’essere d’un ente e il luogo e tempo iu che egli è 9 Digitized by Google *97 cominciossi a dire : cantare in tuono doL ce , scrivere in istile elegante j trattare con maniere cortesi } fiero in modo dolce j venite in questo luogo \ partì nel giorno di ieri. Tal si fa l’origine di siffatte forme mo- dificanti, e cotale il procedere dell’nmano ingegno , sinché , pervenuto il linguaggio al suo colmo di perfezione e di finezza e avvedutosi l’uomo che, figurandosi i movimenti nostri di fuori , secondo i de- siri e gli altri affetti che ci affigon dentro, imaginò di rappresentar le figurazioni ester- ne degli enti per quelle ond’esse han prin- cipio, cioè per quelle dell’anima j e avendo fatto segno di lei la voce mente , s’ inco- minciò da prima a far uso delle forme cantare con mente dolce } piangere con mente pietosa , con mente dolorosa , ec., in cambio delle prime formule : cantar con tuono dolce j con tuono soave $ pian- gere in atto pietoso j in atto doloroso , ec., e da ultimo , alzato il linguaggio al colmo del suo più bel fiore, s’ebbe in pensiero di ridurre gli anzi detti modi alla massima lor semplicità , sottintendendo in prima il Digitized by Google 198 segno del rapporto , e formando poscia del nome e dell’aggiunto un corpo solo , teneramente , dolcemente , fortemente , ec., cioè d* una tenera maniera , d 1 una dolce maniera , dC una forte maniera , ec. 3Noi abbiam tratto la parola mente dal celtico ment che significa maniera. I la- tini hanno attinto alla stessa fonte le for- inole forti mente , inimica mente , ec. E Boccaccio , nella novella nona della nona giornata , disse : con sana mente , invece di sanamente. Ma non potendosi tutte le modifica- zioni esprimere in cotal guisa, fu di me- stieri imaginare un altro modo d’ abbre- viamento , il qual si fu di sottintendere in altre il nome , in altre la preposizione , in altre il modificativo , in altre infine ado- perando altri mezzi d’ alterazione , aggiu- gnendo , menomando , sostituendo un se- gno in luogo d’ un altro , onde nasce so- vente il non poter risalire senza fatica all’o- rigine prima e all’ intero costrutto di sif- fatte maniere 5 quindi le forme semplici oggi , molto , sempre , qui, ec., sostituite alle composte al di d y oggi j in molta Digitized by Google *99 copia ; in tempo eterno $ in questo luo- go , ec. Dalle cose sia qui sposte cavar si pos- sono le seguenti conclusioni , i. che la denominazione d’avverbi non dee far cre- dere che queste parole naturate furono della proprietà d’accennar solo le modifi- cazioni dei verbi j giacché modifican so- vente gli aggettivi , ed anco altri avverbi , come nelle seguenti frasi : un uomo ben fatto $ assai ben fatto , ec,,* e però parmi che più sarebbe ad essi convenuto il nome di segni o note di modificazione , anzi che quello d’avverbi. 2 . Gli avverbi come le preposizioni derivan sempre da un nome o da un aggettivo che è il lor tipo pri- mitivo. 3. Gli avverbi sono elementi se- condari del discorso e quasi superflui , per quanto utili essi sieno alla brevità del favellare. Questi segni creati furono gran tempo dopo l’ invenzione del linguaggio composto di segni articolati e arbitrari. 5. Non essendo gli avverbi nè nomi nè parole che direttamente riferisconsi ad un nome in particolare, ma servendo ad espri- mere una circostanza fissa e determinata della significazione d’un aggettivo o d’un Digitized by Google 200 verbo , hanno ad essere , siccome sono di fatto in tutte le lingue , necessariamente indeclinabili. Un avverbio che subirebbe una variazione , diverrebbe un altro av- verbio , un’ altra parola. 6. Gli avverbi servono a sporre in modo compendiato le idee che sprimer si dovrebbero mediante una preposizione e ’1 suo complimento. L’esistenza semplice e la dipendente de- gli enti modificar puossi relativamente al tempo , al luogo , al modo , alla qualità, alla quantità , all’ordine, al numero , ec. } quindi la diversità delle denominazioni apposte agli avverbi e le varie classifica- zioni in che sono stati parliti. Ora , per esempio , vien appellato avverbio di tem- po } qui avverbio di luogo. Bene , di mo- do. A bello studio , di qualità. Oltremo- do , di quantità. Da ultimo , di ordine 5 e così degli altri. Passiamo ora a sporre la maniera di formar gli avverbi o le espressioni avver- biali , in cui la parola mente e l’ aggettivo relativo alla modificazione che disegnasi , sono il complimento d’ una preposizione sottintesa. E caramente accolse a se quell ’ una. P. Digitized by Google 201 In questo esempio il nome mente , ma- niera, essendo del genere femminile, l’ag- gettivo caro prende la desinenza in a che conviene a questo genere come si è veduto nel capitolo degli aggettivi. Soavemente disse ch'io posassi. — D. Qui l’aggettivo soave non subisce alcun cangiamento , perchè la forma degli ag- giunti terminati in e, conviene igualmente ad ambi i generi. Quando 1’ aggettivo è terminato per re o per le , si tronca l’ ultima vocale per render più aggradevole il suono dell’espres- sione : Ora per le tue parole maggior- mente il conosco. Bene e leal- mente le sue cose guidarono. — B. I nostri antichi scrittori non han sempre fatto una cotal elisione , come rilevar puossi dai seguenti esempi : TJmilemente vi prie- go. — B. Similemente il mal seme d'Adamo. CATALOGO ALFABETICO Delle parole e delle espressioni adoperate come avverbi. Analisi delle medesime. Queste parole e queste espressioni' si sporranno per noi in due sezioni separa- te } parleremo nella prima delle parole ge- neralmente chiamate avverbi, e delle espres- sioni che , sebben composte di più paro- le , scrivonsi in una sola 5 e nella secon- da , si sporranno le espressioni avverbiali formate col concorso delle preposizioni di , a , da , ec. Evvi un gran numero di sì fatte parole che appellansi , or preposizio- ni , or avverbi , ciò che ripugna alla ua- tura delle cose ed esser debbe un grande ostacolo ai progressi della scienza. Noi ab- biam rimediato a questo disordine collo- cando le parole in quella delle due classi che natura ha lor assegnata. A. Adagio ( ad agio ) ( in modo simile ad agiato passo}. Digitized by Google 2o3 Adesso ( ad esso ) ( in tempo attenente ad esso tempo ). Addoppio o a doppio ( in modo simile a corpo doppio , cioè doppiato ). Affatto ( a fatto ) ( in modo simile a atto fatto ). Allora (a la ora) {in tempo contiguo a quella ora'). Allor fu la paura un poco queta. — D. Allotta per allora è voce poetica. Almanco ( a il manco) ( all'atto o al vo- lume manco a comparazione ec. ) Almeno (a il meno). Questa espressione » è la medesima che la precedente e si analizza del paro. Alquanto ( alcun tanto ) ( alcun volume o tempo tanto quanto egli sia). E se questo mio ben durasse alquan- to. P. Alto ( in luogo alto o in tuono allo ). — Gridavan sì alto. — D. Evvi un gran numero di espressioni av- verbiali composte d’ una preposizione , d’un nome e d’un aggettivo, nelle quali l’elissi sopprime i due primi elementi. Tali sono le seguenti , rimenate all’ or- Digitized by Google 204 dine della costruzione diretta per servir di modello ad ogni altra forma della sorte. Aperto ( in modo aperto ) ; asso- luto ( in modo assoluto ) j basso ( in luogo basso o in tuono ) j breve ( in discorso breve) ; caro ( per prezzo ca- ro ) ; continuo ( in tempo continuo ) 5 eterno ( in tempo eterno ) , ec. Altramente ( altra mente ) ( con mente altra ). Le forme altramenti e altrimenti , sono variazioni della prima forma. Altresì ( altro si) ( con altro atto fatto si come questo o quello ). Altrettale ( altro tale ) ( in un altro modo tale , quale . . . ). Altrettanto ( altro tanto ) ( un altro volu- me o atto tanto quanto è questo o quello ). Altrieri (altro ieri) ( in lo altro ieri). Altronde ( altro onde ) ( in altro onde ). Altrove (altro ove) ( in altro ove). Anche , anco , ancora ( a o in questa o quella ora ). Più vago di veder eh ’ io non fossi anco. P. Digitized by Googli 205 Ancoi , voce poetica (a o in questo oggi). Appena o a pena ( in modo simile a pena). Appieno ( a pieno ) ( in modo simile a luogo pieno ). T non posso ritrar di tutti appieno. D . Appunto ( a punto ) ( in modo simile a punto accostato a punto ). Assai ( a sazietà , molto ). Avaccio (in modo avacciato ), prontamente. Avale ( a eguale ) ( a tempo eguale al presente ). B. Bene , benissimo. Bensì ( bene sì ) ( il fatto sta bene ( ve- ramente ) sì come io dico ). Boccone o bocconi. C. Ci (in questo luogo). Colà ( in quel luogo o tempo ). Vuoisi così colà dove si puote Ciò che si vuole. — D. Colaggià o colaggiuso (colà giù o giuso) ( in quel luogo stante in luogo basso). Colassù o colassuso ( colà su o suso ) ( in quel luogo stante in luogo alto ). Digitized by Google 2o6 Come (con o in che maniera , ovvero in quella maniera che ). Contrattempo (coatra tempo) (in tempo stante contra a tempo opportuno ). Cosi ( co sì ) (così . . . . come dico , come dissi , ec. ) Costà (in cotesto luogo). Costaggiù (costà giù) (in cotesto luogo stante in giù). Costassù ( costà su ) ( in cotesto luogo stante in su ). Costì (in cotesto luogo). Costinci (da cotesto luogo ). — Ditel costinci , se non, Varco tiro . — D. Cotale (cotale) (con tale atto , quale). Cotanto ( co tanto ) ( con o in tanto vo- lume in quanto ....). Cotanto V esser vinto gli dispiacque ! P . D. Daddovero ( da vero , da vero ) ( dico , o dice .. . cose moventi da fatto vero ). Dimane o dimani ( nel giorno di il se- guente mane , cioè mattina). Quando fui desto innanzi la dimane , Digitized by Googli 207 Pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuoli Ch' erano meco , e dimandar del pane. D. Dimanisera ( nel giorno di dimani nella sera ). Domattina ( domane nella mattina ). Dove ( nel luogo nel quale ). Dovunque ( dove unque ) ( in ogni luogo io che mai ). E. Ecco ( vedi } vedete j odi , udite'). Essempigrazia o esempligrazia (per gra- zia d ' esempio ). Eziamdìo o eziandìo (anche Dio volente ). F. Finora (fino a o da quest' ora). Fiore ( per quanto è picchia qualsivoglia particella che sia). Forse ( ciò è in forse ). G. Già ( in tempo passato } in tempo pre- sente ).  Giammai ( già mai ) ( in alcun tempo mai ) . Giu o giuso ( in o nel luogo stante in lasso luogo ). Gli (in quel luogo'). ( Gnaffe ( in mia fè ). Guari. Credo che questa parola , sì che la francese corrispondente , guères , de- rivino dal celtico gerr , picciolo j d’onde il latino gerrae , bagattelle. I. Jersera (ieri sera) (in ieri nella sera). Immediate ( senza mezzo ; senza mettere tempo in mezzo). Imprima o in prima (in ora prima). Indarno ( in vano $ in luogo vano ). Indi (da o per quel luogo). Ìndiritta ( in diritta ) (in via non diritta ). Questa forma non è più in uso. Insembra o insembre (insieme). Voci an- tiche. Insieme. Questa parola , sì che la latina simul , e la francese ensemble , deriva- no dal celtico eng , folla , e syml , adu- nato. Digitized by Google • 209 Intanto (in tanto tempo, in quanto....) Intrafatto ( in modo interamente fatto'). Jntrocque ( intra hoc ) ( intra questo tem- po ). Forma oggi inusitata. Invano ( in luogo vano ),. Issa ( in questa stessa ora). Voce poetica. Issofatto^ in ipso facto) («e/ fatto stesso). Ita (ita est) ( così è, si). Questa parola è poetica. Ivi (in quel luogo). L. Là ( in quel luogo ). — Pon mente se di là mi vedesti unque. — D. Laci (in quel luogo). Forma poetica com- posta di là e ci. Laggiù ( là giù ) ( in quel luogo stante in giù ). Lassù (là su) (in quel luogo stante in su). Li (in quel luogo ). Liei. È la stessa parola li , cui i poeti han giunto , per la rima , ci. Linci (da quel luogo). *4 Digitized by Google 210 M. Madesì ( mio Dio sì). Le forme madie . e madiò ( mio Dio ) , siccome la prece- dente , appartengono al dialetto toscano. Muffe ( per mia fé). Mainò ( mio Dio , no ). Maisi ( mio Dio si). Male ( in modo malo o per mio male). Malgrado ( con malo grado). Manco ( in grado $ in peso j in volume mancato ). Massime ( in modo sommo). Maunque ( mai , mai \ mai in nessun tempo). Voce non più in uso. Mediate ( con mezzo } con termine mez- zano ). Meglio ( in qualità migliore a compara- zione dì ). Meno ( in quantità minore a compara- zione di). Mica ( per quanto è piccìola una mica). Mo ( in questo momento). Molto ( in quantità grande). Digitized by Google ili N. No ( voglio negativamente. — ) Non. O. Oggi (in questo oggi j in questo tempo ). Oggidì , oggigiorno ( oggi m questo di ; oggi in questo giorno'). Oggimai ( oggi mai ) movendo da oggi e andando in mai). Ognindi ( in ogni di ). Ognora (ogni ora) ( in ogni ora). Ornai , ormai , oramai ( movendo da que- sta ora e andando in mai). Onde ( nel luogo in che o da che o per che ). Ondunque ( onde unque ) ( in ogni luogo per lo quale mai). Ora ( in questa ora). Orinci ( in luoghi da qui lontani ). Ove (i'w o nel luogo nel quale). Ovunque (ove unque) (in ogni ove mai). * Digitized by Google 212 P. Pai te ( in quella stessa parte di tempo ). Peggio ( pia male a comparazione di...') Più ( in quantità più grande a compara- zione di...). Poco (in volume poco). Posdomane , posdomani (post , cioè poi , movendo da domane o dimani). Punto (per quanto è picciolo un punto). Q. Qua ( in questo luogo ). Questa voce di- segna un luogo men circoscritto di qui. Quaggiù ( in questo luogo stante in bas- so). — Venni quaggiù del mio beato scanno. — D. Qualora ( qual ora ) ( in ora tale in ora (in volta tale in quale volta). Quando ( latino : qua in die } il giorno o il tempo in che ). Quandunque ( quando unque ) ( in ogni quando mai ). Quasi. Questa parola viene dal celtico casi. quale ). Qualvolta Quassù ( qua su ) ( in questo luogo stante in su ). Qui ( in questo luogo'). Quicentro ( quivi entro ) ( in questo luo- go entro ). Quid ( in questo luogo). La particella ci è aggiunta alla forma qui per licenza poetica. Quinci (da o per questo luogo ). Quiritta ( in questo luogo per via ritta). Quindi (da o per o in quel luogo). Quinoltre o quindi oltre (movendo da qui e andando oltre). Quivi ( in quel luogo ). Quiviritta ( quivi per via ritta ). R. Repente (in atto repente ). S. Sempre (senza fine). Questa voce risulta da due parole celtiche, chemp , o semp y senza , e ar , ed in composizione er, fine. SI (il fatto sta si , come io dico ; come tu dici ). Digitized by Google ai4 Si (si, come io dico , tu dici...). SI ( in modo fatto si , come conviene es- sere per questo che è .. .). Con quest’ analisi , ciascuno può ridurre a un principio unico i quaranta signifi- cati differenti che si attribuiscono alla particella si. Sipa (sì), forma del dialetto bolognese, adoperata dal Dante nel i8.° canto del- F Inferito , nel senso di si. Sossopra o sottosopra o sozzopra (la parte di sotto stando nel luogo di sopra ). Sovente (in tempo sovente). Supino ( in alto supino ). — Supin ricad- de , e più non parve fuora. — D. T. Talora ( in ora tale in quale ora ciò av- viene ). Talvolta ( in volta tale in quale volta ciò avviene ). Tampoco (tanto poco quanto poco si vo- glia ). Tanto ( in tanto volume in quanto volu- me . . .). Tanto sio ( tanto tosto quanto tosto è pos- sibile ). Tardi ( in tempo tardo'). Teste ( in questa ora presente o passata o futura ). Tosto ( in modo tosto). Trabene poltra bene). Troppo (in truppa). Trovasi l’ origine di questo vocabolo nel celtico tropa , truppa. Tuttavìa ( in tutta via ). Tuttavolta ( in tutta volta ). Tuttora o tutC ora o tuttore ( in tutta ora , in tutte ore ). U. XJguanno o unguanno (per o in questo anno ). Urnbè ! ( ora bene ). U adunque (da onde unque). TJnqua o unque ( mai in alcun tempo ). Pon mente se di là mi vedesti unque. D. Unquanche o unquanco ( unque anche , unque anco ) ( mai insino a questa ora. Queste , e le due precedenti , son voci poetiche. Unque mai (mai, mai).  V. Vi ( ivi in quel luogo). Volentieri o volontieri ( con animo vo- lente ). Delle espressioni avverbiali formate per mezzo delle preposizioni di , a , da , in , ec. Queste espressioni che sono una delle sorgenti della prodigiosa ricchezza della nostra lingua , sono del paro una delle principali difficoltà per gli apparanti l’ ita- lica favella. Epperò noi ci faremo a sporre ai discenti un mezzo sicuro di sommettere al nostro metodo analitico sì fatte espres- sioni quasi senza novero , operazione dello spirito senza la quale impossibil cosa è comprenderne esattamente la forma e la significazione. Pongano ben mente gli stu- diami a questa parte affatto nuova della nostra grammatica , alla quale ci lusinghia- mo sarà fallo, da coloro a cui l’altrui sa- pere non fa ùggia , assai grata accoglienza. Digitized by Google I. 217 Di (in maniera ) Di brigata. „ {per modo) Di caso. ( nel luogo) D'intorno ( di luogo stan- te in torno ). ( nel luogo) Di là. ( in modo) Di buona voglia). (in spazio) Di corto {tempo). S nel tratto ) Del continuo { tempo ). con passo) Di pari {passo). Fassi aperto dai precedenti esempi che ogni espressione avverbiale formata della preposizione di , e d’ una o di più paro- le , altro non è che la parte qualificativa d’ un nome e d’ una preposizione cui l’e- lissi sotti nteude sempre. Il nome sottin- teso non puote esser indicato che dal sen- so del nome espresso, e ’1 verbo dall’e- spressione avverbiale modificato, può solo farci trovare la preposizione di cui il nome elittico è il complimento. Digitized by Google ( movendo dal giorno') D' oggi ( andan- do in poi). ( in tempo ) Di bel mezzo di. ( movendo da stato ) Di bene ( essere , andando ) in meglio ( essere ). ( movendo da un termine ) Di tempo ( andando ) in ( altro ) tempo. Vedesi ad evidenza da quest’analisi che se una delle espressioni di cui abbiam par- lato sia seguita da un nome, complimento della preposizione in , questa formula è il termine della parola andando , dalla elissi sottintesa. I. ( in modo appartenente) A bocca. ( in compagnie simili ) A branchi. - ( in modo eguale ) A briglia sciolta. ( in quantità simile) A bizzeffe. (co» intaglio appartenente) A bulino, (in tempo conveniente) A buona sta- gione ). ( per prezzo eguale) A buon mercato. ( in tuono eguale ) Ad alta voce. ( per cammino verso) A destra (mano). Digitized by Google 219 (con animo inteso') A diletto. (in luogo appartenente) Ad imo ( luogo ). (in tempo appartenente ) Ad uri ora. ( con caratteri simili ) A lettere maiu- scole. \ . \ ‘ ( in luogo verso ) Allo ( luogo stante ) in giù. La preposizione a disegna il termine a cui tende V essere o la cosa \ questa ten- denza do vrebb’ esser espressa da un agget- tivo che , in cotali espressioni avverbiali , è sempre sottinteso. Questo aggettivo^ è sempre uno di quei che reintegrati abbia- mo nelle precedenti frasi j cioè apparte- nente j simile y eguale y conveniente j vol- gente j verso. a. > (in maniera simile) A brano (presso) a brano. ( in tempo confine ) Ad ora ( seguen- te ) ad ora. (in luogo presso) A terra (presso) a terra . In queste espressioni avverbiali : ad ora ad ora , a terra a terra , ed altre simili , evvi una doppia elissi che reintegrar deesi nella guisa stessa delle forme semplici. Digitized by Google aao 3 . Mangiare ( in modo simile ) a ( modo che ) crepa ( il ) corpo. ( in modo simile ) A ( modo che') fiacca ( il ) collo. È sempre il medesimo principio $ al- leghiamo questi esempli per far vedere come empier debbansi le elÌ6Si ueile espres- sioni in cui entra un verbo. 4 . ( in proporzione eguale ) Ad assai ( quantità ). Se T espressione avverbiale compongasi della preposizione a e d’un avverbio o d’un aggettivo , questo determina o qualifica un nome sottinteso. 5 . (in modo simile) A fine forza (forzata). Quest’esempio è destinato a dimostrarci un errore generalmente sparso , che in sì Digitized by Google 221 fatta espressione la parola forza sia no- me , mentre è aggiunto. 6 . ( nello spazio appartenente ) Al (luogo) di fuori. L’ articolo legato alla preposizione a determina con l’aiuto dell’espressione qua- lificativa di fuori , o simile , il nome luogo od ogni altro nome relativo alle cir- costanze e che è sempre sottinteso. Se , in- vece della preposizione di , siavi ogn’ al- tra preposizione , supplir deesi la parola eh’ esprime il rapporto , di cui la preposi- zione è il segno j come per esempio nella f orma alla per fine , eh’ è sincopata di giunto alla parte passante per fine. 1 . Da ( in luogo movente ) Da banda. ( in luogo movente) Da (luogo) alto. ( in luogo movente) Da lunga (via). Digitized by Google 222 ( in prezzo movente ) Da meno ( va- lore a comparazione di ... ). ( movendo ) Dalla ( via ) lontana. ( in luogo movente ) Dalla ( parte stante ) lungi. La preposizione da disegna il termine della partenza espresso dall’aggettivo mo- vente , sempre sottinteso in siffatte espres- sioni avverbiali ; questa parola è adunque in esse il primo mobile dietro il quale tutte le altre voci offronsi naturalmente da sè stesse al pensiero* 2 . ( movendo ) Da ( una ) banda ( an- dando fino ) a ( l'altra ) banda. ( movendo ) Da ( luogo passante ) per lutto ( luogo ) . ( movendo ) Da indi ( vegnendo ) in qua. Se una di queste espressioni avverbiali sia seguita da una preposizione con un complimento, il discente restituir dee l’ag- gettivo esprimente il /apporto di cui la preposizione è il segno. Digitized by Google 223 f. In In ( luogo ) allo. In ( tempo ) breve. Per reintegrar Pelissi in queste, espres- sioni avverbiali , basta sapere ch’ogni ag- gettivo suppone un nome cui qualifica ed a cui si raffibbia come la qualitate alla sostanza. 2 . ( nel luogo stante ) In ( luogo posto ) là. ( nel luogo stante ) In ( luogo posto') oltre. Nelle espressioni avverbiali composte d’ una preposizione e d’ un avverbio, av- verta bene lo stu diante che l’avverbio mo- difica sempre il suo aggettivo sottinteso che fa parte del complimento della pre- posizione , sì come nei due precedenti e- sempi.  aa4 1. Per ( V azione passando ) Per costà. ( la dimostrazione passando ) Per e- sempio. ( l’azione passando ) Per ( luogo ) di- retto. ( l’ azione passando ) Per forza. In ogni espressione avverbiale composta della preposizione per e cl’una o più altre parole , la elissi sottintende sempre 1’ ag- gettivo esprimente l’idea del rapporto on- de la preposizione per disegna il termine. * , \ 2 . ( il desiderio passando ) Per ( tempo appartenente ) al presente ( tempo ). Se la prima parte dell’ espressione av- verbiale sia seguita dalla preposizione a col suo complimento , fa di mestiere so- stituire , sì nell’ una che nell’altra , 1’ ag- gettivo che può solo esprimere il rapporto di cui la preposizione non fa che indicare il termine. Digitized by Google 3. ( il motivo dell' azione passando ) Per ( lo adoperarla ) in casa. Dassi l’ analisi di quest’espressione, Per- chè si è creduta una spezie d’irregolarità di cui impossibil cosa era render ragione. Delle espressioni avverbiali che forman classe a parie. Già ( lungo ) tempo ( è passato ). Infine ( in fine ) ( movente ) da sera. Injìn ( movente ) da ( questa ) ora. Viva son io , e tu sei morto ancora , Diss' ella , e sarai sempre injìn che giunga Per levarti di terra l' ultirn ora. P. Injino ( in fine ) ( appartenente ) a ( questa ) ora. Injino ( appartenente ) allora (a quella ora ). Là ( in quel tempo ) intorno ( in tor- no )• (in ) L' altrieri. ( con ) Armata mano. i5  ( in ) Ogni ora. ( in modo stante ) Oltra (al ) modo ( convenevole ). Più che tanto ( quanto basta ). ( il tempo scorso da quell' ora alla pre- sente ) Poco ( tempo ) fa. Poco ( tempo ) stante ( fra V uno e V altro fatto ). ( come) Punto (passante) per punto. ( movendo ) Quindi ( andando ) a pochi di. Quivi ( in quel lnogo ) medesimo . Quivi ( in quel luogo ) ( posto in ) su. Quivi ( andando ) oltre. ( in ) Tutte le più ( spesse in nume- ro ) volte. ( movendo ) Indi ( andando ) a po- chi di. Delle Congiunzioni o Interiezioni congiuntive. Le differenti spezie di parole che so- nosi fino ad ora da noi considerale , sono gli elementi o le parti integranti delle pro- posizioni , ed esse vi entrano più o men necessariamente, a ragione della natura pro- pria di ciascuna e dei differenti bisogni dell’ enunciazione. Non avviene lo stesso delle congiunzio- ni. Esse sono, al certo , elementi dell’o- razione , giacché son parti utilissime nei nostri discorsi, ma non sono elementi delie proposizioni } esse servono solamente a legarle le une alle altre. Tal è di fatto , o giovanetti , il carat- tere distintivo di questi segui della fa- vella che congiunzioni addimandansi : es- se ordinate sono a legare una con altra proposizione \ ed errano coloro che fansi a credere che le congiunzioni legar pos- sono pur anco una con altra parola, men- tre sempre due sentenze realmente con- giungono. E in vero, quando dico: Demostene e Cicerone furori eloquenti , io dico in realtà Demostene fu eloquente , e Cicerone fu eloquente : od in altri termini , Demo- stene fu eloquente , a ciò aggiungo che Cicerone fu eloquente. Del paro , quando dico ; questo prin- cipio è cero o falso , è come se io di- cessi , questo principio è vero o questo principio è falso : e traducendo o, si ha, questo principio è vero a una condizione la quale è , che non si possa dire che questo principio è falso. La congiunzione o , esprime realmente tutto ciò che ve- desi in carattere corsivo , tra queste due proposizioni , questo principio è vero , questo principio è falso \ e così ella ap- picca l’una con l’altra. Dir puossi altrettanto delle congiunzio- ni che adopera nsi nell’ interrogare \ co- mechè non paiano da prima due propo- Digitized by Googl 229 sizioni congiugnere , perchè la prima è soppressa. In effetti , nelle formule; co- me siete voi entrato? perchè siete voi sor- tito ? esprimo realmente queste idee , io domando come voi siete entrato j io do- mando perchè voi siete sortilo. E svilup- pando il sentimento delle congiunzioni , risulta : io domando una cosa la quale è la maniera onde voi siete entrato. Io do- mando una cosa la quale è la ragione per la quale voi siete sortito. Le con- giunzioni come e perchè collegano in real- tà le proposizioni sottintese, io domando , con le proposizioni espresse, voi siete en- trato , voi siete sortito. Dai soprascritti esempli adunque evi- dentemente conoscesi che questi segni so- no , è vero , un elemeuto del discorso , ma non precisamente un elemento d* una proposizione in particolare } esse son pa- role elittiche , ma differenti da tutte le al- tre } elle hannosi a riguardare qual for- inola compendiata d’ una intiera proposi- zione , il cui senso relativo e imperfetto s’appicca alla proposizione che le precede, e perdesi in quella che le segue e in lor si confonde. Digitized by Google a3o La voce che dalla cui virtù ricevon tutte le altre e nome e proprietà di congiun- zioni , è propriamente la congiunzione u- nica, la congiunzione per eccellenza. Essa deriva dal primitivo qhe o quhè, che signi- ficava legame , cordone , possanza unitiva. Imperò , chi non considera delle cose la material forma, manifestamente può vedere che la congiunzione che non è altro che l’ aggettivo congiuntivo , di cui a suo luogo ragionossi, il quale, adoperato siccome con- giunzione , è il nesso che due proposizio- ni fra loro collega. Quando dico , per e- sempio : voglio che siate buono , è lo stes- so che: voglio una cosa , la quale è , siate buono. Estimiamo affatto superfluo produr qui altri esempli a provar tal vero. Nel seguen- te catalogo si sporranno , all’ uopo , trenta frasi. Quindi non dobbiamo maravigliarci delle tante inutili distinzioni fatte di questo se- gno , nè dei tanti e sì diversi nomi im- posti alle congiunzioni , appellandole, al- tre causali , altre copulative , condiziona- li , sospensive , dubitative , negative , ag- Digltized by Google a3i giuntile, elettive , conclusive , dichiarati- ve , diminutive , ec. Perchè le vane appellazioni dall’ errore e dall’ignoranza prodotte non ci abbaglino, imprendiamo or a disaminare tutte le for- mule , che a dritto o a torto congiunzioni addimandansi , procurando di far apparare il vero uficio e ’l valor proprio di ciasche- duna. Catalogo alfabetico ed analisi di tutte le parole e frasi adoperate come • congiunzioni. A. Acciò ( a ciò ) ( con animo inteso a ciò che è, ec. ). Acciocché ( a ciò che ). Abbenchè ( a bene che ). Affinchè o affinechè ( a fine che ) ( con animo inteso a un fine che è, ec.). Ancora che o ancor che ( a questa ora avvenendo una cosa che è , ec.). Ancora quando ( in quella ora nella quale avviene che ). Anzi che ( in tempo anteriore , guardando al tempo in che avverrà che ). Digltized by Google a3a Appresso che ( a presso che ) ( [in tempo contiguo a tempo presso a quello in che )< Atteso che ( a questo essendo V animo at- teso che è ). Avanti che (in ora movente avanti , mo- vendo da quella in che avverrà che ). Avvegna che ( la sorte volendo che av- vegna questo che è ). Avvegnadio che ( Dio volendo che avven- ga ciò che fa che ). B. Benché o heneche ( bene che ) ( natura volendo bene questo che fa che ). C. Caso che ( il caso volendo che ). 1. Che. — Pensa ( una cosa ) che ( è ) 9 chi sè non ama , al mondo niuna cosa possiede. B. Fiammetta. 2. Per Dio pregandolo ( per questa cosa') che ( è ) , se per la salute d 1 Aldobran- dino era venuto , ( pregandolo , dico , per questa cosa ) eh' (è) egli s 'avac- ci asse ). B. 3. Seco deliberarono ( questa deliberazio- ne ) che (è ) , come prima tempo si vedessero ( la deliberazione') di rubar- lo. B. 4. Non aveva Coste ( altro luogo movendo da uno ) che ( era ) una cameretta as- sai piccola. B. 5. Regnò anni trenta sette {in) che ( an- ni fu in parte ) re de' Romani , e ( in ) eh' ( anni fu in parte ) imperadore. Crusca. 6 . ( Io desidero una cosa ) che ( è ) ma- ladetta sia l' ora ( in ) che io prima , la vidi. B. 7 . Al papa andava ( con desiderio inteso a questo fine ) che ( è ) , mi maritas- se. B. 8 . ( Io ti domando la cagione per) che ( cagione) non rispondi , reo uomo? B. 9 . Dillo sicuramente ( per questa ragio- ne ) eh' ( è ) io ti prometto di pregare Dio per te. B. • io. ( lo consento che) avvegna ( quello ) che può ( avvenire ). B. Digitized by Google 234 11. E non riposò mai ( in fino all ’ ora in') ch'egli ebbe ritrovato Biondello. B. 12. JSon vollero tornare indietro ( secon- dando il desio che fece ) che andassero alla battaglia. Crusca. 1 3 . Non appartiene dunque a voi che ( la perversità vostra fa che ) siate maggiori peccatori , di riprendere li minori. Cr. 14. La quale della persona gli parea (in ) che ( era ) la giovinetta la quale uvea proposto di sposare. B. 1 5 . Io non so da me medesimo vedere che ( potenza ) piu in questo si pec- chi y o la natura .... o la fortura. B. 16. Per partito avea preso ( questo par- tilo ) che ( è ) , se ella a lui tornasse ( la risoluzione ) di fare altra rispo- sta. B. 1 7. La donna contenta molto si dispose a voler tentare come quello ( atto ) po- tesse osservare , il che ( atto ) promesso avea. B. 18. (di) che la seconda morte ciascun grida. D. ig. Avea otto anni (di) che (anni) li quattro era stalo ritropico. Crusca. Digitized by Google a 35 20. Tira uno aglio , tirane due , e potè assai tirarne , ( non avvenne ) che tro- vasse il capo a ni uno. Crusca. 2 1 . Ed io son un di que * ( a ) che ’l pian- ger giova. P. 22. Non ristette mai il cavallo ( infino al momento in ) che giunse. Crusca. 23 . Questo avvien ( per ) che io son rin- giovenito Crusca. 24. Non avendo ( cosa alcuna ) cAe pre- stamente potesse dare. Crusca. 25 . Come mi potrò io partire da costoro ( senza ) che il cuore non mi si schian- ti ? Cr. 26. Portavasi ciascuno alcuna cosa che ( potesse ) mangiare. Crusca. 27. Dove ha maggiori maestri .... ( a comparazione di quelli ) che son qui. B. 28. Nel quale non è via ( per ) che gente ci passi. Crusca. 29. Tanto ( sforzo ) seppe fare ( quanto sforzo fu necessario a produrre questo effetto ) che (è) la giovane cominciò non meno ad amar lui , che egli amasse lei. B. 3 0. Io mi credo ben far si ( il fare è necessano come per produrre questo ef- fetto ) che ( è ) fatto mi verrà di dor- mirvi. B. Cioè ( ciò è ) ( ciò che io dico è ). Come che ( in ogni modo in che la sorte vuole che ). Comunque ( come unque ) ( in che modo mai avverrà che ). Con ciò era cosa che ( la ragione pre- mendo con ciò che era questa cosa che è , la sorte volle che ). Con ciò fosse cosa che ( la ragione pre- mendo con ciò , la sorte volle che fosse una cosa che è , fortuna volle che ). Con ciò sia o sie cosa che ( la ragione premendo con ciò , natura vuole che sia una cosa che fa che ). Con lutto o con tutto che ( la ragione premendo con tutto questo che fa che ). Con tutto ciò ( V opposizione premendo con tutto ciò che fa che ). Con tutto sia ciò che ( la natura oppo- nendosi con tutto questo che è , ella vuole che .ciò sia , che fa ). Digitized by Google a37 D Da che ( altri movendosi da una cosa che è ). Da poi o da poi che ( movendo da un riflesso posto poi , che è ). Dato o dato che ( questo essendo dato che è). Davanti che ( movendo in tempo corrente davanti , guardando all ’ ora in che conviene che ). Di che ( per cagione di che atto ). Di maniera che (m maniera di maniera che fa che ) . Analizzate del paro Di modo che. Dinanzi che ( nel tempo corrente in tem- po dinanzi al tempo in che conviene che'). Di poi che ( nel tempo scorso in tempo di poi , guardando al tempo in che ). Di presente che ( nel tempo di tempo presente a quello in che ). Di sorta che o di sorte che ( la cosa es- sendo cosa di questa sorte , una cosa avviene che è). Donde che ( movendo da onde fortuna vuole che). Digìtized by Google a38 Donduiique ( donde unqne ) ( movendo da onde mai fortuna vuole che ciò sia ) . Dove o dove che ( in ogni dove in che la sorte farà che ). Dunque (Jdal detto a questa ora seguita che). E Ecco che ( ora io pongo innanzi questo supposto che è, la fortuna vorrà che). F Fin a tanto che o fino a tanto ( fino a tanto tempo , quanto sarà quello in che avverrà che ). Finche ( fino al momento in che avverrà che ). Forse che (Jòrse avviene una cosa che è). G Giacché ( già che ) ( già avvenendo una cosa che è). Digitized by Google 23g I Il di che ( considerando il successo di questo fatto che è detto ). Il perche (considerando V effetto passante per che fatto ). Imperché ( im o in per che ) intendendo in lo effetto passante per questo che e). Questa forma non è più in uso. lmperciò (in per ciò) ( intendendo in lo effetto passante per ciò che detto è ) . Imperciocché ( in per ciò che ) ( inten- dendo in lo effetto passante per ciò che detto è ). Imperiaqual cosa ( in per la quale cosa ) ( intendendo in lo effetto passante per la quale cosa , avvenne una cosa che è). Imperò (in però) (la cagione pontando in lo effetto passante per ciò ). Imperocché (intendendo in lo effetto pas- sante per ciò che è ). Infinaltanto j infinoattanlo j infintanto 5 . infinaltanto che ; infino a tanto che ; infine a tanto che (in fine dell'ora at- tenente a tanto tempo , quanto tempo dee passare prima chef Digitized by Google 2/j.O Jnfinchè 5 infine che , infino che ( giu- gnendo in tempo stante in fine atte- nente all'ora in che'). Jnfin tanto } infin tanto che. Vedete in- fi natlanto che. In mentre $ in mentre che {in quel men- tre in che). Innanzi che ( in tempo corrente innanzi , guardando al tempo in che conviene che ). In quanto 5 in quanto che ( in tanto ri- guardo , in quanto riguardo è questo che è). Insin a tanto j in sino a tanto } insin a tanto che ; insino a tanto che. Vedete le forme Infinattanto , ec. Insino che. Vedete Infnchè , ec. Insin tanto $ insin tanto che. Vedete In - fi natlanto , ec. Intanto che ( in tanto tempo in quanto tempo sarà quello in che ). Intanto come ( in tanto e così fatto spa- zio in quanto e come fatto spazio). Digitized by Google L 241 Là dove o laddove (m ogni luogo in cui avverrà che ). Là onde ( la mente fissandosi in quel luogo , vede nascere da quel luogo una cosa che è ) . M Ma. Questa particella , in virtù della sua origine , esprime a un tempo un’ idea d’opposizione, ed un’idea di eccesso nel termine in vista. Essa dunque significa, io oppongo un maggior riguardo che è. Ma' che. Dal celtico mai , grande , son derivati l’ italiano mai o ma , adoperati nel senso di più j il latino magis ; il mais della lingua provenzale e dell’an- tico francese, e lo spagnuolo mas. Mentre o mentre che. Vedete In mentre . N Nè (e non ). I nostri antichi scrittori han- no adoperato questa particella nel senso delia semplice congiunzione e. Non che ( non dico che). Nondimanco ( non di manco ) ( non per una dramma di manco peso a compa- razione di quello che è ). Nondimeno ( non di meno ) ( non per una dramma di meno peso, ec. ). Niente dimanco ( in niente di manco pe- so , ec. ). Niente dimeno ( in niente di meno pe- so , ec. ). Non ostante che ( questo non ostante che è). Nulla manco (in nulla cosa manco, ec. ). Nulla dimeno ( in nulla cosa di meno peso , ec. ). O O (pongo questa alternativa che è). Ognora che o ogni ora che ( in ogni ora in che avviene che ) . Ogni volta che ( in ogni volta in che av- viene che). Oltre a ciò ( oltre a ciò che è detto 0 che è fatto). Oltre a di questo ( oltre a la sostanza di questo che è detto ). Olirà che o oltre che ( oltre a questo che è ). Onde che ( da onde nasce questo che è). O veramente 5 o vero , ovvero. La parola veramente è un elemento di parlo con mente vera $ e la voce vero è un ele- mento di pongo per fatto vero. P Per benché ( la cagione passando per que- sto che è). Forma disusata. Pertanto ( la cagione passando per tanto per quanto detto è, seguita che'). Pertanto che (V effetto passando per tanto quanto è questo che è ). Perchè (per che) ( per che cagione ). Perciò ( per ciò ) (la cagione passando per ciò che detto è , seguita che ). Perciocché ( per ciò che ) ( V effetto pas- sando per ciò che è detto ). Però (per ciò che detto è). Perocché (l'effetto passando perciò che è). Poi o poiché ( in tempo movente da poi , guardando a quello in che ). ( Moven- do dal tempo poi in che ) . Posciachè o poscia che ( movendo dal ri- guardo vegnente poi , che è). Digitized by Google *44 Posto che ( questo essendo posto che è). Pria che o prima che ( nell * ora prima , guardando all' ora in che avverrà che ) . Pure ( non ostante il riguardo opposto all'evento ). Ogni altra significazione at- tribuita a questa parola , è erronea. Purché o pure che ( stando contro all’e- vento contrario questo atto che è ). Q > Quando (m quel tempo in che natura vorrà che'). Quando che (quando avverrà questo che e). Quando che sia ( quando il cielo vorrà che sia questo che è ). Quanto ( per tanto ingegno o potere , quanto è questo che è ). Quantunque ( quanto unque ) ( /’ effetto passando per tanto per quanto avviene mai questo che è). Quasi che ( essendo già quasi giunto il tempo in che avviene questo che è ). Digitized by Googl 2\6 s Se ( questo sia posto che è , o vero se io desidero questo che è ). Se bene o sebbene ( questo sia bene po- sto che è ). Secondamente che ( secondamente alla maniera che è ). Secondo che ( in modo secondo a questo che è ). Sempre che ( in tutto il sempre in che avviene questo che è). .Se non. Non potendo dar una formola generale per compier questa elissi , ne sponiamo un modello nelle parole del- l’esempio seguente, restituite tra paren- tesi : Vide uscire del deserto mollo a dentro due bellissimi lioni, non temette ( quelli ) se non come ( egli avrebbe temuto la vista ) di due colom- be. — Crusca. Se non che ( se non è o se non fosse stato questo che dico'). Se non se ( se non se ne eccettua questo che è ). Senza che ( senza questo che è ). Digitized by Google 346 Si che o sicché ( la cosa stando si , come è detto , questo avviene che è). Sin che. Vedete finché. Solo che ( questo solo caso avendo luogo che è). T Tanto che ( premendo con tanto sforzo , quanto conviene per questo che è), (Tra tanto tempo in quanto conviene per questo che è ). Tanto ( con tanto merito , con quanto detto è, avviene questo che è'). Tosto che ( cosi tosto come tosto avviene questo che è). Del paro si analizzi, tosto come. Tutta fiata ( in tutta fiata in che questo avviene che è ). Tutta volta o tutta volta che ( in tutta volta in che questo avviene che è ). Tuttora che ( in tutta ora in che avviene questo che è ). Tutto che o con tutto che ( con tutto que- sto che è ). Giovanetti , senza perder mai di vista la filiazione delle nostre idee , noi abbiamo Digitized by Googl 247 analizzalo non solo lutti gli elementi del di- scorso dei quali facciam uso, ma tutti quelli eziandìo cui possibil cosa ella è impiegare all’ espressione del pensiero. Ogni segno delle nostre idee , di qualunque natura siasi, puote e debb’esser sempre collocato in una delle classi di sì fatti elementi. Le loro specie , di cui abbiam descritto le proprietadi e gli ulìci , essendo unicamente fondate su la natura e 1’ uso delle nostre facoltà intellettuali , e su la generazione delle idee che ne risultano , affannosi ad ogni possibil linguaggio. Attualmente noi conosciam bene gli elementi d’ ogni di- scorso, presi ciascuno in particolare. Nul- 1’ altro or ci avanza ad esaminare se non i mezzi onde quelli tra lor collegansi , e le leggi che a tal colleganza presiedono. Sarà questo l’oggetto della Sintassi , di cui nel vegnente capitolo ragioneremo. Della Sintassi. Se le impressioni ricevute dalle cose fuor di noi esistenti , i nostri giudizi , le affezioni di piacere o di duolo e le pas- sioni da noi sentite e le combinazioni sen- za novero delle idee medesime , ritratti fossero nella favella per mezzo d’ un se- gno unico e distinto, tutte le nostre idee rimarrebbero , nei nostri discorsi , isolate, indipendenti e senza nesso tra di loro. Ma per nostra ventura , un tal ordine di cose non essendo , nè potendo esse- re , giacché i nostri sentimenti ritraggonsi per T accozzamento di più e più segni , tranne un picciol nùmero di concetti da un sol segno manifestati, che lor resta ir- revocabilmente affisso , e che rende per- petua e permanente , nella nostra rimem- branza , il risultamento delle operazioni intellettuali che gli han prodotti , segue da tal felice ritrovamento , eh’ a ritrarre gl’ infiniti e disformi atti della nostra in- telligenza , essendosi sottoposto ad altret- tante combinazioni diverse il picciol nu- mero dei segni delle sue operazioni , con- vien sapere non solo d’ ogni vocabolo il significato proprio , la virtù e la forza 3 ma discerner pur anche gli effetti e le ca- gioni d* ogni loro congregamento. Imperò h annosi ad apparare e le leggi stabilite dalla natura per regola dell’ accozzare in un corpo i segni delle forme ideali , certe trasformazioni da questi medesimi segni subite, e la creazione di certe note natu- rate ad accennar le relazioni delle cose. La sintassi , considerata come 1’ arte di calcolare idee d’ogni genere per mezzo di segni dati, e a prender questo termine in tutta 1 ’ estensione della sua significazione primitiva che vuol dire connetto , ordino con , consiste dunque a disegnare il luogo che i segni occupar deggion nel discorso, a determinar le variazioni che alcuni deb- bon subire , e a fissar l’uso di quelli che servono a commettere e collegar insieme Digitìzed by Google 2.^)0 i fili , per così dire , della tela dei nostri ragionamenti , che con vocabolo proprio costruzione s’appella. Havvi due spezie di costruzioni ; l’una, diretta j l’altra , inversa addimandata. Essendo un principio incontestabile , alla natura nostra conforme , che i segni se- guon le idee , ne segue che la frase co- minciar deggia dall’ idea da cui è preoc- cupato chi fassi a parlare , e che tutte le altre si seguan poscia a proporzione del lor rapporto con quella $ per conseguente l’ordinamento delle parole sarà tale ch’ap- presenti prima il soggetto e quindi l’attri- buto , giacché al certo , l’oggetto dell’esa- me è presente al pensiero pria della cir- costanza che vi si scovre. È questo l’ordine invariabile dell’opera- zione intellettuale. L’altra costruzione che inversa addi man- dasi va libera d’ogni freno, relativamente alla posizione delle parole. La costruzione diretta esser non può se non una in ogni tempo e luogo , ove parli 1’ uomo un linguaggio composto di suoni articolati , uno essendo il procedere dell’intelletto umano , una l’ umana natura , la qual vuole che la mente , nelle opera- zioni sue intellettuali , abbia in cospetto in prima in prima l’oggetto del suo inten- . dimento e poscia le proprietadi in esso lui ravvisate. Per lo contrario la costruzione inversa esser puote in mille guise differenziata , essend’ ella una necessaria seguenza della particolar maniera d’ esser tocco e preoc- cupato j ed è tale, non solo fra nazioni di disforme linguaggio , ma fra gl’ individui della stessa nazione pur anco. Quindi quel- la maravigliosa varietà nella costruzione di tal sorte fra gli scrittori del tempo stes- so , dello stesso paese, parlanti la favella medesima. Le trasposizioni d’una lingua servir pos- sono in qualche sorta come misura per de- terminar il grado di sensibilità d’un popolo e ’l carattere di ciascuno scrittore che or- dina sempre le parole secondo il grado di sentimento onde è smosso dalle differenti idee. Ecco la regola sovrana delle traspo- sizioni. Un esempio farà meglio sentire ciò che per noi si asserisce." Dovendosi sprimere il pensiero nelle seguenti frasi contenuto , un individuo può dire : I. È morta per averlo amalo troppo. a. Per averlo amato troppo è morta. 3. Per troppo averlo amalo è morta. L’anima di colui che fa uso della prima maniera è più commossa dall’ idea della morte dell’ individuo , che dall’ idea della causa di tal morte. Colui che si serve della seconda j fa ve- dere che la causa della morte della per- sona il tocca in quel momento più che la morte medesima. Da ultimo , colui eh’ adopera la terza maniera, mostra che l’idea contenuta nel- l’avverbio troppo , cioè l’eccesso della pas- sione , più tosto che la passione stessa , colpisce di vantaggio l’anima sua. La ve- rità di sì fatti principi è espressa dalla bocca del più grande dei poeti in questi versi : Io mi son un che , quando Amore spira , noto , e a quel modo Che detta dentro vo significando. D. Digitized by Googl 253 L’armonìa, l’eleganza, la chiarezza, ec., sono le cause secondarie delle inversioni. Vediamne gli esempli. I. Tre legioni e tre legati atterrai io. Davanz. Il pensiero eh’ occupa 1’ anima di colui che parla e che colpir dee di vantaggio l’ imaginazione di coloro che l’ascoltano, è quello eh’ è espresso dalle parole tre le- gioni e ire legati. La parola io che , seguita da altre pa- role , non produrrebbe alcun effetto , per- cuote di più, collocata, com’è, alla fine della frase , e lascia una impressione più durevole. a. Arse ogni cosa sacra e profana. Davanz. L’ immaginazione di chi parla è forte- mente preoccupata dalla maniera onde il tutto fu consunto : arse ; è dunque natu- rale che quest’idea sia espressa la prima, quantunque l’ordine della costruzione di- retta esiga che questa parola sia 1’ ultima della frase. 3. Fiera materia di ragionare n'ha oggi il nostro re data. B. Digitized by Google 254 II tristo soggetto del discorso che si è ascoltato , è ciò che qui occupa fortemente lo spirito di chi parla } quindi le parole fiera materia , collocate secondo, l’ordine della costruzione diretta , renderebbero questa frase affatto indegna del suo autore. 4. Hanno molte mogli guasto i mariti. Davanz. Per le parole molte mogli , intercalate tra hanno e guasto , questa frase acquista eleganza e leggiadrìa. 5 . Si posero in cerchio a sedere. B. Per le parole a sedere , trasposte della sorte , questa frase acquista una grazia par- ticolare , e per le parole in cerchio , allo- gate dinanzi a sedere , l’ imaginazione vede già gl’ individui in quistione , dalla maniera che più occupa il pensiere dello scrittore. 6 . Era già V oriente tutto bianco , e gli surgenti raggi per tutto il nostro emispe- rio avevan fiatto chiaro , quando Fiam- metta da' dolci canti degli uccelli , li quali la prima ora del giorno su per gli arbu - scelli tutti lieti cantavano , incitata , su si levò , e tutte l' altre e i tre giovani fiece chiamare B. Digitized by Google V 255 Se si togliesser le trasposizioni in questo periodo a bella posta fatte dall’autore , non più si sentirebbe l’effetto dell’armonìa che vi regna. La costruzione sola però non è mica sufficiente per ispander nel discorso una chiarezza perfetta. Oltre alle cause di so- pra sposte che ci fan sovente un piacere e pur un bisogno d’ intervertire 1’ ordine delle nostre idee, le varie tinte di queste e , per così dire , le ombre , divenute sono sì delicate , e per seguenza la lor espres- sione sì complicata che l’ ordin solo dei segui sarebbe incapace di far sempre sen- tire i lor rapporti. Quindi essi ricorso ad altri spedienti , e da prima a quello di far subire a questi segni , differenti modi- ficazioni che indicassero da lor concordan- za o la lor dipendenza e che nei medesi- mo tempo imprimesser loro certe modifi- cazioni di tempi , di numeri , di generi o di altre circostanze cui sarebbe mestieri , senza di quelle , sprimere per mezzo di altri segni separati e distinti. Or queste modificazioni costituiscono le declinazioni dei nomi , degli aggettivi e dei verbi. Se i nomi fosser sempre destinati ad espri- mer i soggetti delle nostre proposizioni , il genere e ’1 numero sarebber due motivi per far variare la linale di queste parole , anzi le sole cause possibili delle loro va- riazioni. Ma servendo essi sovente nel di- scorso di complimenti ad altri nomi , o ad aggettivi , o a verbi aggettivi , in tal caso , util cosa estimasi accennare la lor dipendenza da questi altri nomi , da que- sti aggettivi e da questi verbi. Ecco un’al- tra ragione per dare ai nomi differenti de- sinenze che casi addimandansi , di cui fa- rem motto nel seguente capitolo. Della maniera cT esprimere differenti rap- porti che i Greci ed i Latini disegna- vano per mezzo dei casi. Pria che s’ entri a discorrere la propo- sta materia , crediamo esser mestieri , o giovanetti, mostrare che cosa intender deg- giasi per questa voce casi , qual fosse appo i Greci e i Latini 1’ uso e 1’ ufìcio loro , e con qual compenso , nelle lingue di tal privilegio mancanti , siasi a cotal difetto supplito. Eran usi i Greci e i Latini , a dimo- stramento delle relazioni eh’ hanno o aver possono tra loro le comparate cose , de- clinare i nomi loro } torcergli cioè e va- riargli di caso in caso , altramente proffe- rendogli nei genitivo , altramente nei da- tivo e negli altri ragguardamenti. Siffatti i 7 Digitized by Google a58 finimenti o vero cadenze , addimandavansi con particolar vocabolo casi , dal nome casus caduta , sceso dal verbo cadere ca- dere, traslativamente adoperato. Le caden- ze , per esempio , del nome mater , ma- tris , mairi , malrern , maire , erano i vari casi eh’ avea questo nome nel numero del- 1’ uno. Il disporre ordinatamente le diverse sillabe desinenziali d’ un qualsivoglia no- me , appellavasi declinare. I nomi italiani non van soggetti a sif- fatte variazioni di desinenza, mutandosi solo dal minore nel maggior numero j per conseguente non sono nella nostra favella nè casi nè declinazioni. Quindi i creatori della nostra lingua , variando le cadenze dei nomi , non hanno avuto iu mira se non d’ accennar per esse il numero e ’l ge- nere degl’ individui , senza alcun’ altra vi- sta o riguardo. Imperò, dappoiché per lunghissimo trat- to di tempo videsi la favella aggiunta a quel termine di perfezionamento , di cui malagevòl opra sarebbe , anzi impossibile, determinar il preciso punto , idearono gli uomini di supplire al difetto delle varie Digitized by Google 2 ^ 9 . cadenze dei nomi con certe note o segni , i quali , sì come i casi della lingua lati- na , fossero delle relazioni delle cose in- dicatori j e allora fu eh’ iu luogo delle forme libro Cesare } vado Napoli , si disse libro di Cesare , vado a Napoli ; il che quanto alla chiarità e nitidezza della lo- cuzione stato sia giovevole , ad ogni veg- gente occhio si fa manifesto. Adunque , i risguardamenti o vedute eh’ accennar soleano i Greci ed i Latini co’ vari finimenti ovvero casi dei nomi , notansi nel parlar nostro per mezzo delle preposizioni , che meglio addimandereb- bersi segni di relazioni o , come altrove si è detto , rapporti di dipendenza j sic- come in ogni altro linguaggio , in cui non abbian luogo i casi , e siccome far dovea- no i Latini e i Greci medesimi nell’ accen- nar quelle vedute ossia relazioni , per le quali mancavano i nomi loro di speziai finimento j non essendo possibil cosa espri- mere con sì pochi casi le convenienze senza fine , le discrepanze e le ombre , le quali scerner può la mente nella comparazione delle cose che affronta. * Digitized by Google a6o Col primo caso , nominativo appellato, solevano i padri nostri nomar semplice- mente l’oggetto del lor giudicamento. On- de , nella proposizione : Alexander vicit Darium , Alessandro vinse Dario , Ale- xander era il nominativo. Essendo esso nella diritta costruzione sempre innanzi al verbo , sì fatta posizione basta a distin- guerlo dagli altri termini della proposizio- ne e però ei non va d’ alcun segno notato. Questo nominativo corrisponde appo noi al soggetto della proposizione. In questa: Io vidi Elettra, io è il soggetto. Col secondo caso , che genitivo addi- mandasi per esser quasi dal nominativo generato e per generar egli stesso gli altri casi obliqui , accennavasi singolarmente una relazione di qualità, come nella for- mula umbra noctis , ombra di notte, ma- nifestamente appare. Questo rapporto di qualificazione espri- mesi in italiano con la preposizione di : L'ira di Giove. Col dativo , titolo apposto al terzo ca- so , in virtù dell’ atto del dare principal- mente proprio ad esso , sprimevasi quell’ Digitìzed by Google n6i idea medesima che noi disegnar sogliamo con. la preposizione a , quando vogliamo accennare un rapporto d’attribuzione o di approssimanza : do Caesari , do a Cesare. Col quarto caso, chiamato accusativo , per la cadenza sua propria del concetto dell’ accusare , rappresentava il nome il termine dell’ azione del soggetto , il qual caso sarà da noi oggetto chiamato. Dili- gile inimicos vestros , amate i vostri ne- mici. Nella lingua nostra ei non è da nota alcuna distinto , giacché la positura sua , la quale , nella diritta costruzione , esser dee dopo il verbo , agevolmente da ogni altro termine distinguesi. Il quinto caso era quello onde chiama- vasi chi che sia , e per questo rispetto solo appellavasi vocativo. O Petre .... In italiano , basta perciò profferire il no- me della persona cui altri chiama, Pietro. — Padre , che hai ? — D. Con la sesta e ultima cadenza , detta « dai latini grammatici ablativo , sì come quella che principalmente al tor via si conveniva ed era al dativo contraria, ac- cennavasi il termine ond’ era una qualsi- Digitized by Google 262 voglia cosa dipartita. Questo rapporto di allontanamento va distinto in italiano dalla preposizione da : Mai diviso da le non fu il mio cor . P. JSoi eravam partiti già da elio. D. Il secondo di questi esempi c’ insegna che questa preposizione non ammette pun- to elisione. Il rapporto di esistenza nel luogo è in- dicato dalla preposizione in : Credendo esser in del. — P. Il rapporto del luogo per cui si passa è disegnato dalla preposizione per : Pas- sando per li cerchi senza scorta. — D. 11 rapporto di compagnia è indicato dalla preposizione con : Con noi venite. D. La preposizione tra o fra disegna una idea di posizione trasversale : Veggendo se tra nemici cotanti. Paradigmi d’analisi nelle frasi si dorme, si mangia , si loda , e simili. Il verbo ch’entra nella composizione di sì fatte frasi , debb’esser un verbo d’azione o di stato , e , nella prima supposizione il subbietto del verbo puoi’ esser espresso o sottinteso. Ecco tre punti di vista differenti i quali esigono che questa materia sia in altret- tanti paragrafi trattata. PARAGRAFO PRIMO. Dei casi in cui il verbo eh’ entra nella composizione di colali frasi , è un ver- bo di azione di cui il soggetto è espresso. 1. Nè o sì tosto mai , nè i si scrisse. D. 2. Nè si pietose nè sì dolci parole S' udinon mai. Analisi di siffatte frasi: I. Nè o scrisse si mai si tosto , nè i scrisse si mai si tosto ; 2 . Nè parole si pietose udirono si mai , nè parole si dolci udirono si mai. Ma quest’ analisi è ancor ben lungi dall’ esser completa, perocché non ci appalesa l’ente che agisce, o, per meglio dire, il termine d’onde proviene l’azione espressa dal verbo. È adunque mestieri , per ri- menare queste frasi elittiche a tutta- la lor integrità , alla lor forma primitiva , origi- naria , trovar questo termine incognito. Or, Dante , Purg. canto 3 , dice : per quella pace Ch’io credo che per voi tutti s’aspetti. E ’l medesimo poeta , Inf. canto III , dice : Da tal si vuole. Egli è dunque evidente che le anzidette frasi: o non scrisse si mai , ec., parole sì dolci non udirono si mai , sono sincopate delle seguenti : o non scrisse si mai per l'uomo o dall'uomo ,.ec parole si dolci non udirono si mai per l'uomo o dall'uomo. Questa reintegrazione di parole è fondata su la ragione , non men che su l’autorità di Dante , e su quella di tutt’ i classici Digitìzed by Google a65 dell’ Italia \ ella è dunque incontestabile. Ma ciò non è ancor tutto } perciocché , ove son le parole eh’ esprimono l’ idea di passaggio indicata dalla preposizione per , o quella di allontanamento disegnata dalla preposizione da ? Adunque, fa d’uopo pur supplire a questo difetto con le parole ehe posson sole esprimere queste idee j cioè passando per o movendo da\ del paro supplir debbesi al manco del soggetto el- littico di tai verbi. Imperò le anzi dette frasi , rimenate alla lor pienezza , sono ed esser deggion le seguenti : o non scrisse si mai sì tosto , Vatto dello scrivere passando per Tuomo o movendo dall' uomo.... parole si dolci non udirono si mai , Vatto dell'udire passando per l’uomo o movendo dall'uomo'. Ecco una formula generale d’analisi per tutte le frasi possibili della prima delle tre divisioni per noi indicate.  Dei casi in cui il soggetto del verbo d'a- zione che entra nella composizione di frasi si fatte , è sottinteso. Qui si monta. — D. Qui non si canta. — D. Non essendovi proposizione senza sog- getto , fa di mestieri trovar da prima questo termine 5 e la natura dei verbi montare e cantare , incontanente ci ad- dita che le parole le quali rappresentan questo termine ignoto, non posson essere che la montagna , nel primo esempio , od ogni altra parola analoga } e 7 canto o l'inno , nel secondo esempio , od ogui altra simile parola} quindi si ha: la mon- tagna monta si qui il canto o l'inno non canta si qui } e ciò eh’ essi detto nel precedente paragrafo , ci fa ve- dere che la costruzione piena di tal grup- po di parole debb’essere, nel primo caso: la montagna monta si qui , /’ alto del montare passando per l'uomo o movendo Digitized by Googl 267 dalViiomo ; e nel secondo caso: il canto o Vinno non canta si qui-, l'atto del can- tare passando per V uomo o movendo dall ' uomo. Ecco una nuova formula generale d’ a- nalisi per tutte le frasi della seconda di- visione. Dei casi in cui il verbo eh' entra nella composizione di frasi cotali , è un verbo di stato. Non si va — • D. Cercando una formola generale , appli- cabile a questa costruzione elittica , fu nostro pensier primo trovare il subbietto, termine sempre sottinteso in siffatte frasi, e con cui la particella si disegna l’iden* tità sua. Da prima erasi affacciato ai no- stro spirito egli j ma facendoci poscia a riflettere sul vero equivalente di questo pronome egli , ecci paruto ch’ènonpotea rappresentare se non l’ azione medesima dal \erbo accennata } cioè , 1’ espressione Digitized by Google a68 V andare , idea astratta , di cui il verbo dimostra l’ adempimento nella tale o tal epoca 5 impertanto essi scritto : V andare non va si , V atto dell ’ andare passando per V uomo o movendo dall’ uomo, in fatto l’espressione si va sprimente che l’azione dal verbo disegnata , recasi ad effetto nell’ istante medesimo della parola , puossi tra- durla per V andare è in atto j dunque il pronome egli tien luogo dell’atto relativo onde la particella si accenna il riflesso sopra sè medesimo j e potendo quest’atto esser espresso dall’ infinito , fassi aperto che può dirsi /’ andare va si : il che si- gnifica che 1’ azione espressa da andare , si fa, s’adempie per un impulso esterno, di cui la causa è additata dalla preposi- zione per o da , ed il complimento dall* uno o dall’altro di questi due segni. Que- sta nuova formula d’ analisi è applicabile a tutte le frasi possibili della terza ed. ultima divisione. In grazia dei tre su fìssati paradigmi , analizzate del paro i seguenti esempli : Non vi si pensa. E come’l pan per fame si manduca — D. Digitized by Google 269 E come in fiamma favilla si vede — D. Or drizza ’l viso a quel che si ragiona. D. Quando s'ode cosa o vede , Che tenga forte a se V anima volta, Vassene 7 tempo , e V uom non sè n avvede —  Del Ripieno. Inutil cosa estimiamo far qui motto della ellissi , dietro tutto quello che relativa- mente ad essa si è nel corso di quest’ o- pera ragionato e che bastar dee perchè i discenti compian tutti i suoi vuoti e ri- solver possano parecchi di quei problemi di grammatica donde dipende l’intelligen- za d’ un gran novero di espressioni oltre ad ogni stima difficili. Impertanto affassi meglio al nostro prò , o giovanetti , di- scorrervi di un’ altra voce che pleonosmo addimandasi nel greco idioma da cui è nella nostra favella discesa e che con vo- cabolo proprio ripieno appelleremo. Desso, secondo che pel volgo de’ grammatici è difinito , è nota di ridondanza , proprio tutto ’1 contrario della ellissi , voce pur tolta dal greco, che tanto suona nel ser- Digitized by Google 271 mon nostro quanto omissione. Il ripieno ha dunque luogo quando in un costrutto puossi per avventura sottrarre una o più voci, sì che però non sia in parte alcuna il sentimento alterato. A noi che tutto l’animo abbiamo inteso a far apparare agli studiosi giovani cose e non parole , si fa a credere tutto il con- trario , cioè che non sono, nè esser pos- sono in verun linguaggio, pleonasmi veri: imperocché , in quanti modi di dire tro- vasi un qualche ripieno , o egli accenna elei concetto principale un accidente che altramente non potrebbesi se non per lun- go giro di parole significare, o egli ador- na il parlare, o gi ugne maggior vivezza e spirito a un tal dettato che , senza cotal giunta languido e freddo addiverrebbe , o quella che pare soprabbondaute voce , im- prime nell’ orazione efficacia e forza tale che non può chi ben considera giudicarla soverchia , o infine quella cotal ridon- danza non è dal buon uso e dalla ragio- ne approvata , ed è vituperevol vizio e debbesi fuggire , come fuggir debbonsi a un pari che la mala ventura tutti quei Digitized by Google 27 2 sconci ed oscuri modi di dire che inge- nerano confusione e discordia nel discor- so ed ai quali essi dato color di figure. Ma ben sovente i grammatici han preso il raro per lo denso. Adunque , coloro che nella logica sen- tono molto avanti dicono che non sono nel linguaggio parole oziose e inutili, os- sia ripieni , e eh’ essendo le parole ritratti, e non già scorbi dei concetti dell’animo , non deonsi le sottoposte formule adope- rare, se non venga per esse un’intenzione o vero una circostanza , un accidente , un’ombra del pensamento figurata. Bello — Per bella paura . B.  La pa- rola bella esprime nel nome una di- stinta qualità di forza e di grandezza. Bene — ( Tu dici ) bene , io il farò. B. Ci — Naturai ragione è di ciascuno che ci ( qui j in questo mondo ) nasce. B. Di — Il domandò il santo frale ( in materie ) di molle altre cose ( alla domanda ) delle quali ( dico alla do- manda ) di tutte , rispose a questo modo. B. E — {Io vo speculando ) e io giudico. Firenz. Digitized by Google 2^3 Ecco  Ecco ( odi mi ) Giannotto , a te piace eli io divenga cristiano , ed io son disposto a farlo. B. Egli . — Egli ( cioè che in Firenze fu una giovane ) non sono ancora molti anni passati , che in Firenze fu una giovane. In questa frase e simili , la voce egli non è che l’ indicatrice dei sog- getto. Ella. — Ella ( la cosa ) non andrà cosi , eli io non te ne paghi. B. Esso.  La disavventura era tanta , e con esso ( disastro ) la discordia de ’ Fiorentini , che , ec. Crusca. Allorché l’aggettivo esso pare determinare un no- me femminile , una cotale apparenza è illusoria. Già. — ( io desidero ) Già ( che ) Dio non voglia. B. Lo. — ( Per quello che risguarda ) lo rimedio y lo vi darò , io. Mica. — Non sogno , nè ( sogno per quanto è piccola una ) mica. B. Ne.  La donna ... se ne ( dal luogo dov ’ eli' era ) venne. B. Non. — lo temo forte che Lidia con con- iX Digitized by Google 274 siglio e voler dì luì questo , non ( vor- rei che ciò fosse ) faccia. B. Ora. — ( Io domando ) ora , che vorrà dir questo ? B. Or ben ! — Or ( io son persuaso , tu di- ci ) ben , disse Bruno , come è ella fatta ? B. Punto. — Ella nè allora nè poi il co • nobbe ( nè pure in quanto è piccolo un ) punto. B. Pure. — Il dirò pure. Si è già dimostrata la proprietà unica di questa parola nel capitolo delle congiunzioni. Sempre mai. — Z)e’ mi tu far sempre mai morire a questo modo ? La prima di sì fatte voci disegna l’intiera distesa del tempo; la seconda la continuità delle parti in cui esso si potrebbe partire. Il perchè questa forma ha tutta P energìa della passione. SI. — Se tu fossi stato un di quegli che il posero in croce , avendo la contri- zione eh ’ io ti veggio , si ( così ) ( è come dico ) ti perdonerebbe egli. B. Sì bene. — E istamane dicestel voi ? a Digitized by Google cui Rinaldo rispose : $2 ( cosi ) ( è , il dissi ) bene ( certamente ). B. Tutto. — Egli si struggea ( in ) tutto ( V esser suo ) d’ andarla ad abbraccia- re. B. Uno. — Ed io sol ( e ) uno ( fra i vi- vi ). D. Via.  Va ( in ) via. D. — Gliele con- venne gitlar ( in ) via. DelV Accento Grammaticale. Io intendo , o giovanetti , per accento grammaticale quelle note o segni che la grammatica alluoga su le vocali, sia in fi- ne , sia in mezzo delle parole. Gl’ Italiani han due di sì fatti accenti : il grave ('), e 1’ acuto ('). Appiccasi il primo di questi accenti su l’ ultima vocale delle parole di cui si è scemata alla fine una vocale od una silla- ba , come nelle seguenti voci : Boutade , Bontate , Fede , Die , Ambe , | bontà. amo. Digitized by Google Virlude , Virlule , virtù. 277 Il secondo accento ponsi su la vocale intermedia d’ una parola di cui si è sop- pressa una lettera nel mezzo, come in già e natio per giva e nativo , e su tal vo- cale cade l’accento tonico , pronunziandola. II. Dell' Apostrofo. 1. La ombra , La erede , Le eredi , Lo arcano , Lo indizio , Gli indizi , Lo ingegno , Onde egli , Vi amo , Bello amore , V ombra. V erede. V arcano. V indizio. gV indizi. Ì V ingegno, lo ’ ngegno oncT eg/i . v’ a/no. 6e//’ amore . Digitized by Google 278 Perduto il ben , perduto 7 ben. SI il faremo si 7 farem , ec. di smalto , 1/ apostrofo è segno o nota in forma di virgola (’) apposta alla sezzaia della pa- rola } con che s’ accenna che le manca in line una vocale , tolta via per l’ intoppo d’altra vocale. 2 . Là era. La pia ombra. La fè amica . Perchè io , perch ’ io. Le pie ombre. Il di era. Sii or.esto. Cantò assai. Il mio orto. Gli inganni , gV inganni. Gli orti. Gli anzi detti esempli ci dimostrano : 1 . che ogni vocale accentata non ammette elisione , tranne le congiunzioni in cui tro- vasi T aggettivo congiuntivo che } 2 . che le parole terminate per più vocali non am- Digitized by Google 279 mettono nè anche l’elisione } 3. che la voce gli non ammette 1* elisione dell’ i finale se non anzi a parola che comincia per i. 3. Dolce amica. Baci amorosi. Le parole terminate in ce e ge , non sono suscettibili di elisione che dinanzi la voce e , e le parole in ci e gi , innanti alla vocale i. HI. Dello Scemamentor i. Crudele non sono , crudel non sono. Te solo bramava, te sol bramava. Buono pane, buon pane. Appellasi scemamento , la soppressione d’ una o di più. vocali o sillabe , in una paròla seguita da un’ altra che comincia per una consonante. Digitized by Googl 280 Le vocali e , o , precedute da Z , in , n , r , sono suscettibili di scemamento , salvo in alcuni aggettivi in ro } co : chia- ro , nero , ec. 2. Fanciullo vezzoso , fanciul vezzoso. Augelli , augèi. Cavalli , . cavai. Nelle parole terminate in ZZo , troncar puossi 1’ ultima sillaba j e , al plurale di queste stesse voci le due ultime II , in poesìa. 3 . Anima degna. Ora geme , or geme. Le parole terminate in a , eccetto la voce ora , adoperata avverbialmente , del paro che i suoi composti allora , ancora , ec. , non van soggette a diminuzione. Digitized by Google 4 - 281 Foglio Meglio Mezzo Tieni , Egli , Eglino vo'. 9 ( me'. V Queste parole 9 sì che parecchie altre , son del novero di quelle che lo scema- mente ha lo più alterate. 5 . Ben ti dico — B. Ma tutte son quasi nere — B. A voler esser vostro — B. Il dar lor bere del suo buon vino . B. Saper ben parlare — B. /)’ un bel castelletto — B. Impossibil cosa ella è volere stabilire regole positive per apparar le circostanze in cui lo scemamento è indispensabile o proprio a dar ad una frase o ad un’ e- Digitized by Google 283 spressione 1’ armonìa che le conviene : l’orecchio solo , perfezionato dalla lettura dei classici, guidar debbe gli studiosi del nostro idioma. IV. DeW Accrescimento delle parole. 1. Con studio , con istudio. Per sdegno , per isdegno. La dolcezza della nostra pronunzia non soffre ordinariamente lo ’ntoppo di tre consonanti di sèguito in due parole , di cui la prima è terminata da una conso- nante , e la seconda comincia per 5 im- pura : imperò , invece di dire o scrivere con studio , con sdegno , ec. si fa pre- ceder da un i la seconda di queste parole e dicesi : con istudio , per isdegno , ec. Digitized by Googl 2 . 283 A Antonio , ad Antonio. E io, ed io. O io , od io. La lettera d giunta alle su dette parti- celle , è una seguenza dello stesso prin- cipio. V. Della Linea di congiugnimene . La linea retta e orizzontale (-) , inter- ponsi fra gli elementi d’ una formula, af- fi n d’ accennar per essa il collegamento eh’ hanno insieme le parti , nel ritratto dell’idea unica e sola , di cui sono il se- guo , sì come nella seguente ben-essere. VI. Del Segno (••)• Questo segno , composto di due punti orizzontalmente posti , alluogasi sopra la Digitized by Google 284 seconda di due vocali che voglionsi in due distinti suoni proferire , e adoperasi nel verso , come A te convien tenere altro viaggio. D. VII. Del Segno («»). Questo segno , viene adoperato , quan- do vuoisi distinguere dall’orazione intiera un’ allegazione ò citazione d’ altro autore. Questo « ponsi avanti alla prima parola e in principio d’ ogni verso 5 questo » , dopo l’ultima della sentenza citata. Vili. Della Linea di divisione ( — •). Questo segno , adoperato nel dialogo , usasi in luogo delle formole ? egli disse y ei soggiunse y ec. , per accennar un nuo- vo interlocutore. Esso è di gran vantaggio allo studio della brevità 7 e della chiarezza del discorso. «a m Digitized by Google IX. a85 Della Parentesi ( ). Questo segno , formato di due lineette curve, dentro al corpo d’alcuna clausola, come corpo che da sè stia , ha luogo 5 e s’ adopera , quand’ altri inserisce nel di- scorso un concetto , staccato in modo dall’ intrecciatura degli altri , che possa indi spiccarsi , senza che però il senso delle parole antecedenti e delle conse- guenti venga perturbato in verun modo , sì come nell’esempio che si produce dove senza l’interposto: Quanf è' l poter di una prescritta usanza ! la sentenza sarebbe tuttavia intera e com- pita : Dalma nudrita sempre in doglie e'n pene , (Quant'è’l poter dluna prescritta usanza \ ) Contra 7 doppio piacer si inferma fue , Citai gusto sol del disusato bene , Trema lido or di pautn or di speranza , D' abbandonarmi fu spesso intra due. Se le parti del periodo separate per mezzo della parentesi , deggion esser di- vise dalla virgola, questa alluogasi innanti alla parentesi. X. Del punteggiare e virgolar le scritture. Quanto necessario sia il rettamente pun- teggiare , in ispezialità nell’italiano , a ca- gion della libertà delle elissi e delle tras- posizioni più frequenti ed ardite che in ogn’altro idioma, di quanto lume e chia- rità vengano per questa operazione asper- se le scritture , abbastanza per le dimo- strazioni de* savi avverato è. Il mal col- locar gli spazi e le virgole , guasta stra- namente i concetti e confonde i sentimen- ti } non agevol cosa essendo, siccome dassi a credere il volgo, anzi difficoltosa d’as- sai , l’ arte del punteggiare e virgolar le scritture. Ella ha sue radici nella più su- blime metafisica , radi essendo coloro i quali sieno di tanto acume d’ingegno do- Digitized by Google 287 tati che possano, cl’un solo sguardo della mente, raccorre il tutto insieme d’nn pe- riodo , suoi capi , giri , e membra } scer- ner distintamente i vincoli delle diverse sue parti, ponderar la giusta misura delle pause, distinguer in esse, siccome in ap- parente quadro , il principale dall’acces- sorio, l’accidentale dall’essenziale, l’ante- cedente dal conseguente, con tutte quelle modificazioni , differenze ed ombre , nel cui armonizzato contesto consiste 1’ unità del pensamento in lui ritratto. Impertanto sarà nostro studio , o gio- vanetti , raccor diligentemente le regole da molti valenti uomini intorno a ciò ragio- nate , farne un sunto e a voi sporle , perchè v’addestriate al buon uso di que- sti segni. Per sì fatto esercizio , supplir puossi in gran parte ai difetto del primo studio, quello cioè dell’originazione delle idee , che con particolar vocabolo addi- mandasi ideologìa, vero, primo e generai fondamento d’ogni umano sapere. Digitized by Google 288 Della virgola (,). i. Aiutami da lei , famoso saggio , C/i ella mi fa tremar le vene e ( ella mi fa tremare ) i polsi. D. Quest’ esempio dà luogo a due regole fondamentali : i. le parole onde apostro- fasi qualcuno, come famoso saggio , esser deggion tra due virgole j 2. se l’una delle due proposizioni dipendenti sia ridotta per 1 ’ elissi alla sua più gran semplicità , come l’ultima delle proposizioni sudette , la congiunzione che lega siffatte proposi- zioni esclude la virgola. 2. ( lo ) non ( sono ) uomo , ( io ) uomo già fui. D. Due proposizioni della stessa natura , a difetto di congiunzione , debbon esser se- parate dalla virgola. Digitized by Google 3. 289 (JSoi) taciti ( ri andavamo V un dinanzi e V altro dopo ) , ( noi ) soli ( andavamo l'un ec. ), e ( noi rì andavamo l’un ec.), senza compagnia , ]S’ andavam Vun dinanzi e V altro dopo , Come i frali minor vanno per via. D. In una serie di proposizioni similari , ciascuna debb’ esser separata dalla virgola. 4- 1 . Egli avean cappe , con cappucci bassi Dinanzi agli occhi , fatte della taglia Che per li monaci in Cologna fassi. D. 2. Porser gli uncini verso gl’ impaniati, Ch’eran già cotti dentro dalla crosta. D. Allorché una proposizione determinativa qualificante una parte della proposizione che la precede è necessaria all’interezza del senso della parte qualificata , come nel primo dei sopra sposti esempli , la pro- posizione che per li monaci , non s’ ha a Digitized by Google a 9P por virgola. Ma , nel caso contrario , la virgola è necessaria , e però , nel secondo esempio , la proposizione di erari , ec. , è separata dalla virgola. 5 . Non vi dispiaccia , se vi lece ( soddis- fare alla mia domanda ) , dirci S' alla man destra giace alcuna foce. D. Ogni proposizione, completa o ellittica, intercalala tra due parli d’ un’altra propo- sizione , siccome le parole se vi lece , tra non vi dispiaccia , e dirci , bassi a por tra due virgole. 6 . 1. Ma esso eh ’ altra volta mi sovvenne Ad alio , forte , tosto di io montai , Con le braccia ni avvinse , e mi so- stenne. D. 2. Ristetti, e vidi duo mostrar gran fretta Deli animo , col viso , d’ esser meco. D. Trovandosi una o più parole , per tra- sposizione , fuori del luogo che lor de- Digitized by Google 29 1 stina l’ ordine della costruzione diretta , come nel primo esempio , forte , che star dovrebbe dopo m’ avvinse j e col viso nel secondo , die alluogar dovrebbesi dopo mostrar , hanno ad essere fra due virgole per evitar un contro-senso a colui che legge. 7 - 1. Chc 9 come noi venimmo al guasto ponte , Lo duca a me si volse , ec. D. 2. Ma i' noi credo già , io (no/ credo già ), e metterei la testa , che non ne sarà nulla. Firenzuola. Ogni elemento d’una proposizione ellit- tica , come nel primo esempio che 9 ele- mento di io dico questo per che , e io , del secondo esemplo , alluogato al comin- ciamento d’una frase , debb’esser separato da ciò che segue per mezzo d’ una vir- gola ; ma , posto nel corpo d’ una frase , hassi a metter tra due virgole.  La virtù , V onore , sono i miei numi. Sp contenga il periodo due soli termini omologi , deonsi segnar le pose con la vir- gola , quantunque volte noi siano da una delle congiunzioni e , ne , o. La ragione del virgolar sì fattamente le soprascritte parole si è , eh’ esse sono un abbreviamento delle seguenti : la virtù è il mio nume } V onore è il mio nume. 9 - Le passioni , che sono le malattie del- V anima , emergono dalla nostra sol - levaziojie conira la ragione. Le proposizioni incidenti , tali che , spiccate dal corpo del periodo , non ven- ga però guasto il sentimento della propo- sizione principale , deonsi por fra due vir- gole. Digitized by Google IO. 293 Il saggio , disse Socrate , è ? ec. Le sentenze interposte deonsi notar con la virgola , perché chi legge possa fermarsi dove si conviene. Del punto e virgola (;). Poi s ' appiccdr , come di calda cera Fossero stati , e mischidr lor colore } JSè l'un nè V altro già parea quel oliera. D. Notasi con questo segno il secondo grado delle pose , e debbesi adoperare quando il periodo contenga più parli subalternate o vero inferiori. Dei due punti (:). . . . . Un de' neri cherubini Gli disse : noi portar ? non mi far torto. D. Il terzo grado delle pose notasi coi due punti , il che avviene : Primamente ? quan-  d* uno riferisce nel discorso le sentenze d’ altro autore. Secondariamente , allorché un periodo contiene due grandi distinzio- ni , l’una o l’altra delle quali o amendue divise sieno in più parti graduali e subor- dinate , deonsi notar coi due punti le di- stinzioni maggiori. Del punto (.). È uficio e proprietà di questo segno d’ accennar ove l’ intero collegamento dei capi , e giri e membri dei periodo , per cessar l’attrazione delle parti, s’appunta. È questa la regola del puntare ed è su- perfluo darne gli esempli. Del punto interrogativo (?). E se non piangi , di che pianger suoli ? Questo segno alluogasi alla fine delle proposizioni interrogative. Arrogete a ciò, che talora l’ ammirazione s’ adombra nel discorso sotto forma interrogativa , sicco- me nella proposizione che vegg' io !  Del punto ammirativo (!). Quanti dolci pensier , quanto disio Menò costoro al doloroso passo ! D. Il punto ammirativo ponsi alla line delle frasi sclamative. De 1 punti suspensivi (....)• Pure a noi converrà vincer la punga , Cominciò ei $ se non ... tal ne s’ offerse. Oh quanto tarda a me eh' altri qui giunga ! D. S’è introdotto nella scrittura questo nuo- vo segno affiti d’ accennar per esso il su- bitano interrompimento d’un concetto, da contrario pensamento rintuzzato } il che incontra quando P animo passionato di chi parla o scrive viene quasi ad un’ ora da più diversi affetti assalito , come mar per tempesta , Se da contrari venti è combattuto. Dei segni durevoli delle nostre idee r ed in ispezialilà della scrittura propriamente detta. Giovanetti , pria eh’ io facessi fine a questa mia grammatica, ben vi ricorda che l’ analisi da noi ragionata degli elementi della proposizione, è applicabile a tutti i linguaggi possibili , di qualunque spezie essi sieno. Richiamate alla vostra memoria il principio ch’ogni sistema di segni è un discorso. Per seguenza il discorso è sem- pre la rappresentazione più o men perfetta de’ nostri pensamenti. Or, ogni nostro pen- siero non consistendo che a sentire e a giu- dicare , ogni discorso debb’ esser composto di proposizioni j queste proposizioni , di soggetti e di attributi \ questi soggetti e questi attributi d’idee principali e di com- plimenti } e’, per conseguenza, è di mestieri che ravvisiamo in tutt’i linguaggi possibili, Digitized by Googl 297 qualche cosa cTanalogo agli elementi della proposizione e a’mezzi di sintassi ch’abbiam nel carso di quest’ opera ragionati. Se tutte siffatte parti sono più sviluppa- te , e se tutte le lor insensibili gradazioni son meglio distinte nel linguaggio artico- lato che in ogn’ altro, ciò avviene perchè * per diverse cagioni , i suoni della voce so- no , di tutti i nostri segni naturali , i più comodi e i più perfettibili, e, per tai mo- tivi , sono stati i più adoperati ed i più perfezionati. Tutti i segni naturali delle nostre idee son momentanei. Ogni uomo parla natu- ralmente il linguaggio d’ azione. Questo linguaggio è indiritto atre sensi, il tatto r la vista .e l’udito j epperò esso è compo- sto di tre spezie di segni , di toccamenli y di gesti e di suoni. Ma gli uomini non, bau potuto servirsi lunga pezza di siffatti segni senza desiderare di renderli durabi- li , e comunicar le lor idee, non già im- mediatamente e in modo assai ratto , ma per serbarne l’ espressione a tempi ed a generazioni a venire, e trasmetterla a di- stanze lontane. Digitized by Google Un tal motivo gli ha da prima indotti ad eriger monumenti , a cacciar chiodi dentro alle mura , come i Romani ; ad annodar cordelle , come i Peruviani $ a forar alberi in un certo modo , o piantar- ne di nuovi , come praticano alcuni sel- vaggi j poscia gli ha guidali a imaginar pit- ture , scolpiture , intagli , progetti ed or- diti d’ogni specie per eternare , almeno in massa , la rimembranza d’ uomini , d’ av- venimenti , di fatti , di luoghi , o di sen- timenti che preservar voleano da un totale oblìo. Io non fo qui motto di questi di- versi generi di segni , nè di quelli inven- tati in sèguito , e che sono esclusivamente propri all’ aritmetica, all’algebra, alla chi- mica, all’astronomìa ed a diverse altre scien- ze. Accennerò solo rapidamente di quali spedienti abbia 1’ universale potuto avvi- sarsi per render durevole la serie completa dei segni delle loro idee 5 e quantunque le lingue usuali degli uomini sien sempre state lingue vocali , esaminiamo successi- vamente le tre ipotesi in cui sarebber elle derivate da uno de’ tre rami dilferenti del linguaggio di natura , i gesti ,• il tatto e le grida.  Se la lingua usuale degli uomini fosse stata composta di gesti , non avrebber egli- no potuto convertirla in segni permanenti se non imaginando una serie di ligure de- lineate sur una materia qualunque j fissan- do tra esse le medesime derivazioni , le stesse analogìe , e forme di composizione e decomposizione analoghe a quelle dei gesti , e riconoscendovi i medesimi ele- menti del discorso e le leggi medesime di coordinazione o di sintassi. Una tal lingua sarebbe totalmente arti- liciale , e nota solo a chi la detta o la spiega. Sarebbe avvenuto lo stesso se la lingua d’ usanza fosse stala composta di tocca- menti di convenzione. Per renderli fissi e permanenti , sarebbe di mestieri rappresen- tarli del paro per mezzo d’ una serie di figure abbozzate. Le lingue composte di suoni erano su- scettibili dei medesimo mezzo, di legare, cioè , ad una figura disegnata , ciascuna delle idee rappresentate da ciascuna parola della lingua parlata. Quindi è di mestieri , come nelle due prime supposizioni , creare Digitized by Google 3oo tante figure quanti segni differenti sono nella lingua usuale , ed osservarvi le me- desime analogìe e’1 medesim’ ordine di com- posizione } sono due lingue parallele e cor- rispondenti. Tal è la maniera usitata dagli antichi Egizi , dai Cinesi , dai Giapponesi , e ge- neralmente da tutti i popoli che servonsi delle figure che chiamiamo geroglifiche o simboliche , e di quelle che ne derivano j in una paiola, da tutti gli uomini ch’han- no una lingua parlata ed una lingua pinta. Iddio , eh’ avea destinalo 1* uomo a vi- ver in società , ha preparato in lui 1’ or- gano della parola, per esser lo strumento della comunicazione dei pensieri. Per mez- zo della flessibilità prodigiosa delle parti di quest’ organo , gli uomini son capaci di pronunziar una certa quantità di suoni sem- plici , di collegarli rapidissimamente per formarne di composti , e di combinar gli uni e gli altri in tante maniere , che la fecondità medesima dello spirito umano , per infinita eh’ ella esser paia , non sem- bra poter esaurire i mezzi e gli espedienti tutti dell’ organo medesimo. Digitized by Google 3oi La comunicazione dei pensieri" per mez- zo della scrittura non è meno ammirabile di quella che fassi per mezzo della parola. Dopo molte meditazioni e moltiplici pro- ve , disgustato delle difficoltà , degli equivo- ci , delle oscurità , dei limiti troppo angu- sti della scrittura geroglifica , F inventore della scrittura letterale avvisossi del nu- mero assai scarso dei suoni elementari , e comprese che rappresentandoli per mezzo di altrettanti caratteri distinti , potrebber questi combinarsi come i suoni cui rap- presentano : ciò che costituisce in effetto F arte ingegnosa di pigner la parola e di parlare agli occhi j arte maravigliosa che fissa per sempre la parola e’1 pensiero da quella espresso , che invia F una e F altro agli assenti , che li fa passare alla poste- rità più rimota , e pel cui mezzo , la di- stanza dei tempi svanisce , i luoghi si toc- cano , formausi dei legami tra tutti i punti abitati dello spazio e della durata , e tutti gli esseri viventi e pensanti che occupan la superficie del globo , tra lor s’ intrat- tengono. La nostra scrittura europea , derivata dagli alfabeti greco e romano, quantunque non sia pienamente perfetta, eli’ è, fino ad ora , ciò che gli uomini hanno ideato di meglio in questo genere. Ma per ben giudicarne , fa d’ uopo , o giovanetti , at- tentamente esaminare la parola medesima, di cui la scrittura è il tipo , ed esserne debbo la rappresentazion fedele per esser perfetta. I gramatici anco i più scrupolosi in ana- lisi , dicono che le voci , rappresentate dalle vocali , sono una spezie di suoni , e che le articolazioni , rappresentate dalle conso- nanti , sono un’ altra specie di suoni j co- me se potesse esservi nella natura un’ ar- ticolazione senza voce ed una voce senza articolazione. Fatto questo primo passo falso , com- messo questo primo errore, impossibil cosa ella è stata per loro , veder con chiarità come una scrittura corrisponda alla paro- la } quando un carattere sia realmente al- fabetico o veramente sillabico, e che cosa sia una sillaba: e non han potuto distinguere con nettezza tutt’ i differenti suoni che compongon il discorso e che succe- donsi con tanta rapidità nella pronunzia. Quest’ errore fondamentale consiste nel fallo dond’ emerge ogni error filosòfico , e , aggiunger si potrebbe , lutti gli altri in genere , cioè consiste a prender un’ astra- zione per una realtà, a personificare un’idea astratta , a credere eh’ una qualità ch’os- serviamo in un subbietto sia un esser reale e fisico come il soggetto cui appartiene. Le voci e le articolazioni non son mica suoni , ma qualitadi inerenti ai suoni $ e nessun suono reale puot’ essere scevro nè deli’ una nè dell’ altra. Ogni linguaggio vocale è composto di pa- role. Queste son composte di suoni che succedonsi. Ciascun di questi suoni è un effetto fisico prodotto dall’ organo vocale sull’organo auditorio. Esso risulta dall’e- missione d’una certa quantità d’aria ch’esce fuor della gola , mentre il sistema intero dell’ organo vocale è disposto d’ una certa maniera. Quando questa disposizione del- l’organo cangia in tutto o in parte, in un modo o in un altro , non vietisi a produr Digitized by Google 3o4 più lo stesso effetto j più non continuasi il medesimo suono j gliene succede un al- tro. Ciascun suono, ciascuna emission d’a- ria realmente da un’ altra distinta 9 real- mente da essa differente per qual si sia cir- costanza , forma una sillaba naturale o fi- sica. Queste sillabe naturali o fisiche son sempre separate l’ una dall’ altra per un movimento qualunque nell’organo, per un cangiamento nella sua disposizione , che interrompe 1’ emissione dell’ aria , o sola- mente la modifica. Se queste sillabe natu- rali o fisiche non sono esattamente le stesse che quelle conosciute e confessate dalle grammatiche , dalle rettoriehe e poetiche delle differenti lingue , e che appellar pos- sonsi sillabe convenzionali od artificiali , la ragione ne è che le prime (o i suoni reali ) non son sempre facili a distinguere e molte di queste sillabe fisiche s’uniscono o si confondono facilmente con quella che le segue o le precede , perchè esse sono o brevissime od assai sorde, o perchè il movimento organico che le separa è assai poco sensibile. Di quivi proviene che se ne sono sovente riunite parecchie insieme senza accorgersene ; e che le sillabe con- venzionali variano nei diversi idiomi e nelle differenti epoche d’ una medesima lingua , mentre le sillabe naturali sono e saranno eternamente le stesse in tutte le lingue. In ciascuna di queste emissioni d’aria, in ciascuno di questi suoni , havvi più cose ad osservare , cioè , la voce , la durata , il tuono , il suono , e V articolazione. Chiamasi voce quella circostanza del suo- no la quale fa eh’ esso sia un’ a od un i anzi che un o od un u. Nella scrittura alfabetica, la voce è no- tata con caratteri chiamati vocali. La durata è quella circostanza del suo- no la qual fa eh’ egli sia lungo o breve. Ella è espressa nella scrittura con note chiamate segni di quantità. Queste differenze di durata costituiscon la misura e la cadenza del discorso. Il tuono è ciò che fa eh’ un suono sia acuto o grave. Egli è espresso nella scrit- tura con segni chiamati accenti , e questi soli meritan veramente il nome d’accento , accenlus , che deriva da ad cantum. Il suono è quella circostanza la qual fa ao Digitized by Google 3o6 che distinguiamo la voce d’ un uomo da quella d’ un altro , avvegnaché pronunzino tutti e due la medesima voce con la stessa forza , con la stessa articolazione e col tuo- no medesimo ; del pari eh’ in un suono musicale avvertiamo eh’ esso è prodotto da due strumenti di differente spezie o v,ero da due strumenti differenti della medesi- ma spezie , comechè sien perfettamente al- 1’ unisono e tutte le altre circostanze pa- ian esattamente le stesse. L ’ articolazione è una modificazione del suono , la quale non ne è nè la voce nè il tuono , eli’ è propriamente la maniera on- de il suono comincia a toccarci. Essa ser- ve a separare un suono da quello che lo precede , anzi che a legarli tra loro. Sic- come non havvi suono senza voce o sen- za tuono , così senz’ articolazione. Ciò che abbiam detto, rende completa 1’ analisi dei suoni che compongono il lin- guaggio vocale. Un tal esame era neces- sario pur troppo per farci un’ idea giusta dell’articolazione, della voce, del tuono, e della durata del suonò. Siccome la fi- gura, la grandezza, la gravità d’ un corpo non posson avere luogo senza di esso , del paro che questo corpo non puot’ esistere senz’ esser grande , -figurato , pesante d’una certa maniera e a un certo grado , così ogni suono vocale va necessariamente di quelle qualitadi adorno. , Non evvi dunque alcun suono che deb- b’ esser chiamato piuttosto un! articolazio- ne od una voce , anzi che un tuono od una durata. Quando scriviamo un’ a sola e la pro- nunziamo , noi suppliamo 1’ articolazione , il tuono e la durata che* non son rappre- sentati. Quando pronunziamo un p od un b i- solati , sovveniamo al difetto della voce , del tuono e della durazione. Le lettere dell’Alfabeto italiano sono ven- tuna , A , B , C , Z), E , E, G , H , 7, L , M , 2V, O, P, Q, R, S , T, u, v, z. Le quali si pronunziano toscanamente in questo modo : a , bi , ci , di , e , effe , g* , acca , i , e/Ze, emme , e/me, o , pi , qu v erre , *e , u , w’j zeto. 3o8 Dei Verbi Irregolari. Prima Declinazione . ' In ogni declinazione hacci dei verbi che nelle lor desinenze allontanansi dalie-regole della medesima. La prima declinazione non ha che quat- tro verbi irregolari: andare , dare, fare, stai % e. Noteransi per noi in ciascun tempo solamente le voci irregolari. Andare. Andando. Andato. Vo o vado , vai , va , andiamo , andate , vanno. An- dava , ec. Andai , ec. , e non andiedi , ec. Andrò , ec. Andrei , ec. vada , an- diamo, andate, vadano. Che io vada , ec. CAe io andassi , ec. Dare. Dando. Dato. Do, dai, dà , dia- mo , date , danno. Dava , ec. Diedi o detti , ctayh , diede o diè o dette , demmo , deste , diedero o dettero. Darò , ec. Da - rei , ec. Dà , dia , diamo , date , dìeno o diano. Che dessi, ec . , e non dossi, ec. Fare. Facendo. Fatto. Fo o faccio, fai > fa > facciamo , fate , fanno. Face- Digitized by Google 3o9 va , ec. J Feci , facesti , fece , facemmo , * faceste, fecero. Farò , ec. Farei, ec. Fa, faccia , facciamo , fate , facciano. Che faccia , ec. Che facessi , ec* Stare. Stando. Stato. Sto , stai , sta 9 stiamo , state , stanno. Stava, ec. Stetti , e non stiedi , ec. stesti , stette , stemmo 9 steste, stettero. Starò, ec. Sta, stia, stia- mo , state, stieno o stiano. Che stia, ec. Che stessi , ec. , e non già slassi , ec. Seconda Declinazione. Partiamo questi verbi in due classi , di cui la prima comprende quelli ch’han T ac- cento tonico sull’ antipenultima vocale } e la seconda quei ch’han quest accento sulla penultima. I verbi della prima classe non hanno d’ irregolare che il perfetto assoluto e ’I participio passato , o pure l’ uno o l’altro solamente , tranne i verbi che seguono e i lor composti : bdttere , cdpere , crede- re , empiere , ésigere , fèndere , frèmere , gémere , miètere, méscere , pàscere, pèn- dere, prescindere, ricévere, resistere, ri- Digitized by Google 3io flèttere , ripètere , scèrnere , sólvere , span- dere , splèndere , sprèmere , stridere , ìmc- cùmbere , sùggere , fóndere , véndere . Quelli della seconda classe hanno altre irregolarità, salvo persuadere e solere che hanno irregolari persuasi , ec. , persuaso e sòlito. Verbi della prima Classe. np a lor cere , tòr « tòrto. Ucci e/ere , ucci ucciso ( 1 ). Accór gere, accòr 5 / accòrto (a). Fri g&re , fri fritto . Có gliere , cò còllo. Distin gi/ere , distin « distinto. M e//ere , m messo (3). Pr émere , pr èssi prèsso. Espr intere , espr èssi esprèsso (4)- Acce ndere , acce si acceso (5). (i) Cedere ; cèssi o cedetti ; cesso o ceduto. (a) Dirigere ; essi , etto. Esigere ; eì , esatto. Cingere -, insi, into. Negligere ; èf« ; étto. {ò) Flettere ; Jlcssi, Jlesso. (4) Espellere ; , a/jo. (5) Fóndere : , yùjo. Digitìzed by Google 3 1 1 Ass ólvere, ass òlsi assòlto (i). Corr ómpere , corr appi corrotto . ' Cór rere , cor si corso. Cono scere 9 cono bbi conosciuto. Discu tere , discu ssi discusso. Pres umere pres unsi presunto. C uocere , c òssi còtto (2)* Pere uotere , pere òssi percosso. Comm uovere , comm ossi commòsso. Vi vere , vi ssi vissuto. Nàscere , fa nacqui , nato j e piòvere , piovve , piovuto. Verbi della seconda classe. Condurre , sincope di Conducere . Conducendo. Condotto. Conduco. Con - duceva. Condussi. Condurrò. Condurrei. Conduci f conduca. Che conducessi. (1) Dicesi pur assoluto. Sólvere: et o etti ; utos Involgere : invòlto. (2) Nuocere: nàcqui, nociuto. Digitized by Google 312 Severe , per contrazione Bere. Beendo o bevendo. Beo o bevo , ec. Beeva o beveva. Bevvi bevei o bevetti , la prima forma è più usitata. Berò o beverò. Cadere . Cadendo. Caduto. Cado o caggio. Caddi. Son caduto. Caderò j e cadrò , solo nel verso. Chiedere. Chiedendo. Chiesto. Chiedo o chieg- go , chiedono o chieggono. Chiesi 9 Chie- da o chieggo. Dire , sincope di Dicere. Dicendo. Detto. Dico , dici o di ' , ce, diciamo , dite , dicono. Dissi . D/’ , cùca. CAe dicessi. Digitized by Google Dolere (si). 3 1 3 Dolendosi. Dolutosi. Mi dòlgo o dò- glio , ti duoli , si duole , ci dogliamo , vi dolete , si dolgono , o dogliono. Mi dolsi. Mi son doluto. Mi dorrò. Duoliti, dò! gasi, o dógliasi , dogliamoci , dolete- vi ) dólgansi o dógliansi. Dovere. Dovendo. Dovuto. Debbo o deggio , devi o dèi , deve, dèe o dèbbe , dobbia- mo , ec. Dovei o dovetti , ec. Dovrò. Che debba , ec. Nuocere. Nocendo. Nociuto. Nuoco o néccio , nuoci j nuoce , nocciamo , nocete , ec. No- ceva. Nócqui. Nocerò. Nuoci , nuoccia o néccia. Parere. Parendo. Paruto o parso. Paio , pari , pare , paiamo , parete , paiono. Parvi. ** Digitized by Google 3i4 Parrò. Pari, paia, paiamo , parete , pa- iano. Piacere. Piacendo. Piaciuto. Piaccio, piaci, ec. Piacqui. Piacerò. Piaci, piaccia , ec. De- clinate allo stesso modo giacere. Porre , sincopato di Ponere ► Ponendo. Posto. Pongo , poni , pone , poniamo , ponete , pongono. Posi. Porro. Poni , ponga. Potere. Potendo. Potuto. Posso , puoi , può , possiamo, potete, póssono. Potei. Potrò . Che possa , ec. Rimanere. Rimanendo. Rimaso o rimasto. Rimare - go , rimani, rimane, rimaniamo , non ri- mangliiamo nè rimagnamo j rimanete , ec. Rimasi. Rimarrò. Rimani, rimanga , ec Sapere . 3i5 Sapendo. Saputo. So , sai , sa , sa/7- piamo , sapete , sanno. Seppi. Saprò. Sap- pi , sappia , ec. Scégliere , per sincope Scerre. Scegliendo. Scelto. Scelgo o sceglio , ec. Scelsi. Sceglierò. Scegli , scelga , o sce- glia. Sedere. Sedendo. Seduto. Siedo o seggo , sie- rfi, siede i sediamo o seggiamo , sedete seggono o siedono. Sederò j fee?rò nel ver- so. Siedi, segga o sieda , sediamo o seg- hiamo , sedete , seggano o siedano. Svellere e per sincope Sverre. Svellendo. Svelto. Svelgo o svelto , sce/- // , svelle o sveglie , sveltiamo , sveltele , svelgono. Svelsi. Ho svelto. Sverrò. Svel- tii svelga , sveltiamo , svellete , svelgano. CK io svelga , che noi sveltiamo , ec. Digitized by Google 3 1 G Tacere. Tacendo. Taciuto. Taccio , ec. Tac- ciamo , tacciono, l'acqui , ec. Taci, tac- eia y ec. Tenere. Tenendo. Tenuto. Tengo , f/em , tiene , teniamo , ec. Tenni , ec. Terrò, ec. Ter- rei, ec. Tieni , tenga, ec. Togliere o Torre. Togliendo. Tolto. Tóglio o tòlgo, to- gli, toglie , ec. Tolsi* ec. Toglierò o for- rò, ec. Toglierei o torrei. Togli, toglia o /o/gtf , ec. Traere o Trarre. Traendo. Tratto. Traggo , trai, trae, traiamo o traggiamo , traete , traggono. Trassi, ec. Tranò, ec. Trai, tragga, ec. Digitized by Googl 3i7 Valere. Valendo. Valuto. Valgo o vaglio, va- li 9 vale , vagliamo , ec. Valsi , ec. Var- rò , Vali , va/ga o vaglia 9 ec. Vedere. Vedendo. Veduto. Vedo, veggo , veg- gio, ec. vediamo o veggiamo , ec. Vidi , e non , ec. Vedrò , ec. J'Wt , ve- da, vegga o veggia. Volere. Volendo . Voluto. Vàglio ovo*, vuoi , vuo/e o vo’, vogliamo , volete , vogliono , e nel verso vonno. Volli , ec. Vorrò , ec. Che voglia , ec. Digitized by Google 3i8 Verbi Irregolari Della Terza Declinazione. Tutti questi verbi declinansi come il ver- bo unire , il quale non è irregolare se noa al presente assoluto dell’indicativo, a quello dell’ imperativo e del soggiuntivo , ove la prima e la seconda del plurale son regolari. 1. ° Unisco , unisci , unisce , uni- j scono. 2 . ° Unisci , unisca , — —* uniscano. 3. ° Che unisca , che unisca o unischi , unisca , cAe uniscano. Il verbo apparire , ha le doppie forme, apparisce o appare , appariscono od cp- paiono. ' * • ' I verbi aprire , coprire , scoprire , han le doppie forme apri* e apersi , ec. Havvi di quei verbi che , al presente assoluto dell’ indicativo , all’ imperativo ed ' al presente del soggiuntivo , han due for- me, tali che abhorrire , che fa abbonisco od abborro , ec. 1/ uso e ’l dizionario fa- ranno istrutti di siffatte differenze gli stu- diosi. Digitized by Google 3i9 Verbi della, stessa declinazione , Degni di nota per irregolarità particolari. Morire. Morendo. Morto. Muoio , muori , muo- re , moiamo , morite , muoiono. Morii , e non morsi , ec. Morrò , ec. Muori , /Muo- ia , ec. Salire . Salendo. Salito. Salgo , , ec. H. P. Grice: Best to start reading from here? ANALISI METAFISICA DEGL’ELEMENTI DELLA LINGUA OPMA affo òfctuho òeivixe Viutxoilujioi c)t tutte fé fi P. PROFESSORE DI BELLE LETTERE E DI LINGUE ESTINTE E VIVENTI,  NAPOLI 2 NAPOLI DALLA TIPOGRAFIA TRANI,  Essendosi adempito a quanto prescrive la legge, la presente opera è sotto la di lei guarcntla. Digitized by Google AL NOBIL UOMO IL SIGNOR BARONE NICOTERA. Consacro a Voi, gentilissimo e o- noratissimo Signore , la mia Grammatica. Non bramosìa di laude , non sete di novità, non basso fine indussemi a por mano ad opera sì fatta. Solo ed unico mio scopo si fu segnar più certa , spedita ed age- vol via agii apparanti L’idioma gentil , sonante e puro di quel sommo e divino Tosco che tutto seppe. Fortissimo stimolo a farmi accin- gere ad un tanto lavoro si fu pure il riflettere che , chiamato io da propizia stella a svelare ai figliuoli vostri gli altissimi concetti e le bel- lezze, copiose oltre ad ogni stima,  dei sublimi classici dell’ itala favel- la , con più ardente impegno ne avrebber eglino apparato le dottri- ne contenute in un libro fregiato dell’ illustre nome di chi loro ha dato V essere , e composto da colui che ha la cura d incaminarli al ben- essere. Prego intanto il Dator d’ ogni bene che lungamente e prospera- mente conservi la vostra persona , per marche di onore , per grandez- za d’animo e per buona riputazio- ne , Eccellente , alla cospicua vo- stra famiglia , preziosa , agli amici e devoti vostri , carissima. Di Napoli, a’dì 12 Gennaio i835. Di Vostra Signoria Illustrissima, A 'ffezi Oliati s. m0 e clcvotis. m ° servitore P. . 5 % Vox diversa sonat populorum ; est vox tamen una. Marciai. Il linguaggio è V organo per cui comu- nicasi la ragione umana , la facoltà che trasmette’ V imagine del pensiero. Ecco 10 scopo di tutte le lingue } e per giu- gnervi, esse impiegan, tutte , i suoni della parola. Ma come mai questi suoni arti- colati che formali un tutto sensibile, suc- cessivo e divisibile , rappresentar possono 11 pensiero , oggetto puramente intellet- tuale e necessariamente indivisibile ? La LjOgica , mediante V astrazione , perviene ad analizzare quest’atto indivisibile dello spirito 5 essa considera separatamente le idee che ne sono V oggetto j osserva le diverse relazioni eh ’ hanno tra di loro a causa del rapporto eh’ esse han tutte col pensiero indivisibile. Quindi le idee parziali di un medesimo pensiero son con- catenate le une con le altre in una suc- cessione fondala sui rapporti che le le- gano tra di esse e al tutto. Or a questa successione dar puossi il nome di ordine analitico , per esser ella al tempo stesso il risultamcnto dell' analisi del pensiero ed il fondamento dell' analisi del discorso in tutte le lingue. La lingua, fondata in tutto e per tutto su quest' analisi uniforme che ne è come il meccanismo intellettuale, diviene l’istrumento comune della manifestazione dei pensieri e della ragione umana , l' iu- te rp et re dei sentimenti e delle affezioni , l' organo prezioso della carità universale che legar dee tutti gli uomini per lor fe- licita , e 'l legame necessario della società che gli unisce. Le differenze che ravvisami tra una lingua e l'altra, non sono , per così dire , che superficiali j esse provengono da quel- le dei tempi , dei luoghi , dei costumi e degl' interessi , i quali , variando senza fine , lascian sempre sussistere il mede- simo fondo. Digitized by Google 7 La Grammatica , la scienza delle scien- ze , quella che le abbraccia tulle , che ha per oggetto l' enunciazione del pensiero per mezzo della parola pronunziata o scritta , ammette dunque due sorte di princìpi. Gli uni , d’una verità apodittica immutabile universale , son fondati sulla natura del pensiero medesimo , ne se- guono l'analisi ; gli altri non hanno che una verità ipotetica e dipendente dalle convenzioni fortuite arbitrarie e mutabili che han generato i differenti idiomi. I primi costituiscono la Grammatica gene- rale , i secondi son l'oggetto delle diverse Grammatiche particolari. LjU Grammatica generale è dunque la scienza ragionata dei princìpi immutabili e generali della lingua pronunziala o scritta, in qualunque lingua si sia. Una Grammatica particolare è V arte di applicare ai princìpi immutabili e ge- nerali del linguaggio pronunziato o scritto le istituzioni arbitrarie ed usuali d' una lingua particolare. La Grammatica generale è una scien- za , perchè non ha per oggetto se non la Digilized by Google 8 specolazione ragionata dei princìpi im- mutabili e generali del linguaggio. Una Grammatica particolare è un' arte, perchè ha per oggetto V applicazione pra- tica delle istituzioni arbitrarie ed usuali di una lingua particolare ai princìpi ge- nerali del linguaggio. La scienza gramaticale è anteriore ad ogni lingua , perchè i suoi princìpi sup- pongono la possibilità delle lingue , per- chè dirigono la ragione umana nelle sue operazioni intellettuali'. L’arte gramaticale, al contrario , è po- steriore alle lingue , perchè gli usi delle lingue deggion esistere pria di esser rap- portali artificialmente ai principi generali del linguaggio , e perchè i sistemi ana- logici che f orman l'arte non posson essere che il successo delle osservazioni fatte su- gli usi preesistenti. Io mi occuperò di quest' ultima, e , sic- come la conoscenza di ciò che operasi nel nostro spirito è assolutamente neces- saria per comprendere i fondamenti della Grammatica , la qual verità , se avesse d- luminato ogni scrittore di grammatiche , Digitized by Google 9 non si sarebbe imaginato di far teorìe dei segni pria di aver approfondito la conoscenza della lor formazione e quella della lor espressione e deduzione , così V ordine da me tenuto in questa IN uova Grammatica Ragionata Italiana, ossia Analisi Metafisica degli elementi dei Discorso, è diverso affatto da quello che general- mente si osserva , ed è proprio quello da natura e da ragione segnato. lo non farò motto da prima di sostan- tivi e di aggettivi , del lor accordo in ge- neri e in numeri , nè delle regole da sta- bilire perchè le diverse terminazioni del verbo indichino le persone , i numeri , i tempi , i modi , nè della maniera onde queste parole riunite formar possano una proposizione. Ciò facendo , sarebbe lo stesso che cominciar dalla fine , partire da una situazione in cui non siamo an- cora. Ecco V errore e la falsità di tutte le grammatiche non ischiarate dalla luce dell 1 ideologìa. Tosto che nasciamo , noi sentiamo , esprimiamo ciò che sentiamo , parliamo j noi abbiamo un linguaggio , prendendo Digitìzed by Google IO queste parole nel lor più esteso senso , e con verità possiam dire di esser noi so- vente eloquentissimi , pria di sapere e di poter pronunziare una sola parola arti- colata. Questo linguaggio primitivo , il solo che possiamo parlare , non è mai da noi abbandonato : noi lo coltiviamo in- cessantemente , gradatamente lo perfezio- niamo , sinché ghigniamo ad una lingua perfezionatissima , pria di esserci caduto nelV animo il dubbio che sienvi regole im- mutabili le quali dirigono queste opera- zioni e eli esse sian conseguenze imme- diate e necessarie della nostra organizza- zione medesima, lo non fo adunque che seguire gradatamente i progressi del no- stro spirito , senza perder mai di vista la filiazione delle nostre idee. Ij esame del discorso in genere ; Varia- tisi dei suoi veri elementi , ecco V oggetto delle mie ricerche in questa Grammatica. Le informi decisioni dei primi grama- tici , scrupolosamente da età in età ripe- tute , senza essere state mai fuse nel cro- giuolo delV esame e dell' analisi , han ser- vito a moltiplicare gli errori e a via più Digitized by Google II spessore le tenebre del pedantismo. Ep- però dissimular non deggio che il mio si- stema di Grammatica , rovesciando la maggior parte delle false idee ricevute e degli erronei principi , sarà agramente ripreso dall ’ ignorante ciurma e dai Zoili pedanti cui paragono alle sucide Arpìe le quali lordano tutto ciò che toccano , in- sensatamente proclamando V inviolabil ri- spetto dovuto alle opinioni dall’uso e dalla propria antichità accreditate : Clament periisse pudorem , . . Vel quia nil rectum , nisi quod placuit sibi , ducunt ; Vel quia turpe putant parere minoribus , et quae Imberbes didicére , senes perdenda fateri. Horat. II Epist. j , 80 . lo risponderò loro con questa sentenza del giudizioso Quintiliano : Quidquid est optimum , ante non fuerat. Instit. orat. X, a. Adunque se la mia propria ragione , se le mie particolari esperienze di parec- chi anni nell’ insegnamento non mi fac- Digitized by Google 12 ciano spacciar cV assai , fonimi asperare che questo mio metodo sarà per riuscir semplice , agevole , breve ed uniforme agli apparanti la favella italiana e per servir d' introduzione allo studio di tutte le lingue , giacche tutte kan delle regole tra lor comuni che derivano dalle nostre facoltà intellettuali e d'onde emergono i princìpi del raziocinio. Le poche anime seguaci del vero e del bello , al rimprovcrlo delle quali è bersa- glio la gente ignara , vana , invidiosa e superba , sapran al certo compatirmi s' io non abbia saputo nè potuto far meglio , rammentando io loro le parole del divino Alighieri .... Queste due proprietadi ha la Gramatica , che per la sua infinitade li raggi della ragione in essa non si termina- no in parte. Convito. Veggio infine avvertire gl' imparanti che il pensiero dello stesso Dante dal Sanzio così sviluppato : Grammaticorum sine ra- tione testimoniisque auctoritas nulla est ( in Minerv . , lib. i , c. 2 ) , avendomi ad evidenza mostro ch'il gramatico limi- tar non deesi ad una esposizione dogma- Digitized by Google i3 tica delle regole grammaticali j ma che dopo averle dedotte dai principi della ragione e della sana logica , avvalorar le debbe con autorità da far legge , ho sem- pre giunto al precetto gli esempli , tratti dai creatori della nostra lingua e dai clas- sici più puri, Dante, Boccaccio, Petrar- ca , Firenzuola , Fedi , Buonarroti , ec. Chiudo quanto mi era posto in cuore di far palese ai miei leggitori pregando le persone scempie d ’ ogni mal talento , e coloro che meritamente han fama nella repubblica delle lettere , di additarmi per le vie aperte alla comunicazione lettera- ria , gli errori ov io fossi , per inavver- tenza o per ignoranza , potuto cadere. Tantum abest ut scribi contra nos no- limus , ut id etiam maxime optemus . . . Nos qui sequimur probabilia , nec ultra id quod verisimile occurrerit progredì pos- sumus , et refellere sine pertinacia, et re- felli sine iracundia parati sumus. Cic. II. 7 use. disp. ij. Analisi del DISCORSO [cf. H. P. Grice, ‘discourse’] Ogni SISTEMA DI SEGNI è una LINGUA. Ogni IMPIEGO di una lingua, ogni EMISSIONE [cf. H. P. Grice, UTTERANCE, impliacture/implicatum with ‘implicate’ to do duty for ‘mean,’’suggest,’ ‘signify’] di SEGNI è un DISCORSO. Essendo dunque ogni DISCORSE la MANIFESTAZIONE delle nostre idee, la conoscenza perfetta di queste idee può sola farci scoprire la vera ORGANIZZAZIONE del discorso e svelarci completamente il segreto meccanismo delia sua composizione. Sentire e GIUDICARE, ecco tutta la nostra intelligenza, tutto il nostro essere, tutto ciò che siamo, l’intiera nostra esistenza* Giovanetti , è questo un fatto che ognun di voi ha già dovuto in sè provare , è questa la fonte , onde emanar deggiono tutte le conoscenze gramaticali , debb’csser questo il lilo d’ Arianna per non farvi smarrire negrinestricabili andirivieni del labirinto edificato dai Clamatici non filosofi. Quando giudichiamo, sentiamo dei rapporti tra le nostre idee, sentiamo che un essere qual si sia, o piuttosto l’idea che se ne ha, giacché non sentiamo che le nostre idee, rinserra una qualità, una proprietà, una circostanza qualunque. GIUDICARE [che S e P – H. P. Grice] è dunque sentire che una idea ne rinchiude un’altra. Quando io penso a Cesare, e GIUDICO CHE Cesare è dotto, sento che l’idea di Cesare comprende l’idea di egser dotto e ch’ella la novera nel numero degl’elementi che la compongono attualmente. Imperò, quando abbiamo una percezione, una idea, noi sentiamo } e quantunque volte sviluppiamo una circostanza in questa percezione, noi giudichiamo. È questo, giovanetti, un punto capitale che non bisogna perder mai di vista. Per ESPRIMER un giudizio, fa di mestieri enunciar le due idee – S e P – H. P. Grice -- di cui l’una contiene l’altra, più l’atto dello spirito che ravvisa questo rapporto. Ciò appellasi IL SOGGETTO, L’ATtRIBUTO ed il SEGNO DELL’AFFERMAZIONE che gli unisce. Ecco ciò che costituisce una PROPOSIZIONE. L’essenza del discorso adunque è d’esser COMPOSTO DI PROPOSIZIONI, di enunciazioni di giudizi. Son questi i suoi veri elementi immediati 5 quindi impropriamente vengon appellati elementi, parti del discorso, quelli che sono realmente gl’elementi, le parti della proposizione. La de-composizione adunque della proposizione sarà l’oggetto delle nostre ricerche. De-composizione della proposizione nei suoi elementi. Giovanetti, voi siete ora nella certezza ch’ogni proposizione debb’esser l’enunziazione d’un giudizio e che il discorso non puote avere SIGNIFICAZIONE veruna quando non esprime un giudizio qualunque. Riflettendo ognun di noi su la natura della nostra intelligenza che tutta consiste a sentire e a GIUDICARE, non puossi affatto dubitare di queste verità. Si è dimostrato nel precedente capitolo che per ESPRIMER UN GIUDIZIO fa d’uopo enunciare le due idee di cui 1’una contiene 1’altra, più 1’atto dello spirito che osserva un tal rapporto. Qual maraviglia debb’esser ora la vostra nell’udire che sovente un solo de’nostri suoni articolati RAPPRESENTA una proposizione INTERA – H. P. Grice, ‘whole’/’part’], esprime un giudizio COMPLETO [compiuto]! Non 7 per esempio, vuol dire: io non sento ciò , o io non credo ciò, o IO NON VOGLIO ciò, secondo le occasioni diverse. Si, vuol dire del paro: io lo credo, o io lo farò, o ciò è certo, secondo i vari casi. 1l nostro semplice grido AH! SIGNIFICA: io sono dolente – H. P. Grice’s very example in ‘Meaning revisited,’ if C is in pain, C hollers. Il grido oh! può SIGNIFICARE: io sono attonito, stupefatto. Avviene lo stesso di tutte le nostre interiezioni, d’un gran numero di congiun-zioni e di parecchie di quelle parole chiamate da alcuni gramatici particelle: esse son tante enunciazioni di INTERI GIUDIZI. – H. P. Grice at one point disagreed when he compared a yawn from ‘I am bored.’ Endorsing what we may call an OPTIMALITY-based account to ‘significazione dell’emissore’, ‘I am bored’ only means that I am bored. Dir puossene altrettanto, in molte circostanze dei nostri pronomi. Essi rappresentan sovente una INTIERA PROPOSIZIONE. Quando, dopo aver detto: la Francia ha dichiarato la guerra alla Spagna: soggiungo: siatene sicuro , credetelo, ciò vai quanto dire: credete questo GIUDIZIO, siate sicuro di questo giudizio; la Francia ha dichiarato la guerra alla Spagna. Ne e lo SIGNIFICANO esattamente questa proposizione. In un’altra circostanza, ne significheranno un’altra. Da un altro lato abbiamo parole, in gran numero, che NON esprimono neppure una intera idea, le quali NON rappresentano, per così dire, che un frammento [H. P. Grice: PART] d’idea: tali sono le nostre preposizioni, gli avverbi, gli aggettivi, compresivi i participi e gli articoli. Il, di, virtuoso, diligentemente, NO SIGNIFICAN ASSOLUTAMENTE NULLA, e non si potrebbe fare verun uso di sì fatte parole, isolate e separate da ogni altra. Questi stessi segni uniti ad altri, il dinoterà in qual estensione debb’esser presa una idea. Di – H. P. Grice on Hardie, ‘What is the meaning of ‘of’?’ ‘And what do you mean by ‘of’?’ --, posto tra due idee, indicherà che 1’una è in un certo rapporto con l’altra. Virtuoso [cf. H. P. Grice, ‘shaggy’] disegnerà una qualità d’un ente. Diligentemente, la maniera onde un’azione è eseguita. Ma il non è mica il nome dell’estensione j di non è quello del rapporto j virtuoso, non è quello della qualità, nè diligentemente quello del modo. Non son dunque questi, veri segni, ma realmente FRAMMENTI di segni – H. P. Grice, ‘utterance whole, utterance part’. Non havvi proposizione senza verbo ESPRESSO O SOTTINTESO [cf. Grice’s main taxonomy: explicitlly conveyed – DICTUM --, followed by ‘that-‘ only as opposed to the ‘saying’ of nonsense --; implicitly conveyed, IMPLICATUM. Desso costituisce solo la PROPOSIZIONE – cf. H. P. Grice alla Rimini, ‘complesso proposizionale’ -- e determina il SENSO – FREGE SINN, SENSUS, Anglo-Norman, ‘sense,’ as in ‘SENSA NON SUNT MULTIPLICANDA PRAETER NECESSITATEM -- di quella nella quale entra. Ma quando il verbo è impiegato al modo participio, NON EVVI ENUNCIAZIONE DI GIUDIZIO } quindi NON HAVVI PROPOSIZIONE. Quando DICO: un uomo leggente – e non dico CHE un uomo è leggente -- , una donna pregiata – e non dico CHE una donna è pregiata --, una cosa finita, e non dicho CHE una cosa è finita, enuncio semplicemente delle idee isolate ed uniche. Il verbo a questo modo è un vero aggiunto ed è questa la sua forma essenziale e fondamentale, come vedrassi quando si esporrà la teorìa del verbo. Il verbo all’infinito NON FORMA uè anco PROPOSIZIONE – ‘to be or not to be’ as opposed to Hamlet said that to be or not to be was the question --, nè per seguenza ENUNCIAZIONE DI GIUDIZIO. Esso è un vero nome alla Ryle ‘Fido’, mediante il quale si DI-SEGNA ed il verbo medesimo e lo stato eh’esprime. Lo stato PRIMITIVO – H. P. Grice: PRIMARIO NELL’ONTOGENESI E NELLA FILOGENESI -- d’ogni proposizione, è, come di sopra si è accennato, d’esser composta d’UN SOL GRIDO. Ma quali elementi necessari deggian contenersi in questo SEGNO UNICO, il vedremo tosto. Essendo ogni PROPOSIZIONE – H. P. Grice, complesso proposizionale -- l’enunciazione di un giudizio, ed ogni giudizio consistendo a sentire che una idea esiste nel nostro spirito, che un’ altra idea esiste in quella, bisogna necessariamente che il segno unico il quale esprime una proposizione contenga in sè almeno DUE ALTRI SEGNI 5 l’ uno RAPPRESENTANTE una idea esistente in sè stessa, e l’altro RAPPRESENTANTE un’altra idea come non esistente che nella prima. Son questi al certo DUE ELEMENTI NECESSARI del discorso: vediamo ora quali essi sieno e poscia se sienvene altri del pari indispensabili. Il nome che si concepisce come SUSSISTENTE in sè e come IL SOGGETTO di ciò che in lui si concepisce, è IL PRIMO – “the cat” di questi DUE SEGNI – “sat on the mat”. In effetti, sono i nomi che RAPPRSENTANO tutte le idee che hanno nel nostro spirito una esistenza assoluta ed indipendente da ogni altra idea. Che questa esistenza sia positiva e reale come quella degl’esseri sensibili, o pure fittizia ed imaginaria come quella degli esseri puramente intellettuali – Pegaso, cavallo alato, proposizione, significato --, poco rileva. Queste idee esistono in sè stesse e non son subordinate ad alcuna altra. I nomi adunque, ed i PRO-nomi [cf. H. P. Grice, pro-verb, ‘Socrates whatted in 391 B. C.’ -- che ne fan le veci, posson solo esser i subietti dei nostri giudizi e delle nostre proposizioni – “Socrates” is H. P. Grice’s and P. F. Strawon’s example in their joint seminar on ‘Categories’ – cannot be a predicate; it’s a substantial -- 5 e tutti gl’altri elementi del discorso non rappresentano che idee a quelle relative. Nulla a3 di meno le altre parole, ed anco FRASI – H. P. Grice, “Utterer’s meaning, sentence-meaning, phrase-meaning, word-meaning” -- intere, divengon assai sovente soggetti di proposizioni j ma ciò avviene quando sono impiegate come nomi assoluti o soggettivi, vai quanto dire ri-guardati come esprimenti idee aventi un’esistenza propria ed assoluta. Gli aggiunti propriamente detti, o modificativi – H. P. Grice, ‘shaggy’ -- y e per seguenza tutte le parole e le frasi impiegate aggettivamente, son le parole che compongono la seconda specie dei segni indispensabilmente NECESSARI per formar una proposizione – H. P. Grice: “That’s why I restricted my analysis to ‘Fido is shaggy’”. Ma essi non sono attributi completi: esprimono bensì una idea che fa parte d’un’altra, ma con astrazione dell’idea – O PRESUPPOSIZIONE – H. P. Grice e P. F. Strawson -- d’esistere. Valoroso – SHAGGY --, rappresenta, è vero, l’idea valore – OR HAIRY COAT -- come appartenente o piuttosto come dovendo appartenere ad un soggetto – SMITH’S JONES, FIDO --, ma non già come effettivamente esistente – cf. H. P. Grice’s e P. F. Strawson’s example in their joint Oxford seminar on ‘Categories’: Bunbury is disinterested. He is in the next room. Real disinterestedness doesn’t exist. Yes, Bunbury is really disinterested. Imperocché per SIGNIFICAR completamente che una idea è rinchiusa in un’altra, bisogna PRIMA SIGNIFICARE eh’ ella è , eh’ ella ESISTE – H. P. Grice’s and P. F. Strawson’s example: ‘real disinterestedness’. Or di questa PROPRIETÀ – cf. H. P. Grice on P. F. Strawson’s INDIVIDUALS -- sono scempi, per una singolare astrazione tutti i nostri aggiuntivi, proprietà di cui va solamente adorno il solo aggiunto essendo, esistendo od esistente che in sè racchiude I’ idea di esistenza, idea che lo rende completamente attributo e che per mezzo suo è implicitamente – via IMPLICATURA -- negli altri aggettivi compresa. Questi aggettivi sono appunto i verbi. I verbi son dunque altrettanti aggiunti chiudenti in sè medesimi l’aggiunto essendo che noi chiamiamo participio, eli* è la lor forma essenziale e fondamentale. Quindi fassi aperto perchè gl’aggettivi propriamente detti son VERBI MUTILATI, e i verbi sono AGGETIVI INTERI, e perchè i primi uniti ad un sostantivo non producon mai una proposizione, e perchè non si richiede che un vèrbo e’1 suo subietto per farne una. Ma il verbo al modo participio forma la proposizione imperfettamente. Quando dite: Giulio leggente od essendo leggente, voi accoppiate DUE idee, una esistente in sè stessa – GIULIO, cf. H. P. Grice’ and P. F. Strawson’ ‘BUNBURY’ -- ed una che non puote esistere che in un’altra, e nulla d’avvantaggio. Ma quando dite: PIETRO LEGGE od È leggente – H. P. Grice’s and P. F. Strawson’s ‘BUNBURY IS REALLY DISINTERESTED’ --, voi pronunziate un giudizio formale, cioè che l’idea di legge o è leggenie ESISTE in una maniera positiva ed attuale in un’ altra. Per le stesse ragioni dianzi addotte non puote esservi proposizione quando il verbo è all’indefìnito. In ogni proposizione dunque si contengono DUE TERMINI – categoria morfo-sintattica --, un soggetto ed un attributo, un nome [l’ONOMA del Cratilo dell’accademia] ed un verbo [IL REMA del Cratilo dell’accademia – v. Robins, Storia della linguistica --. Tutto il rimanente del discorso risolvesi in accessorii di subietti o di attributi. Eccoci ormai pervenuti alla de-composizione completa della proposizione. Facciamci ora a percorrere le divisioni della medesima. Della divisione delle Proposizioni . Giovanetti, si è dimostrato nell'antecedente capitolo che in ogni proposizione contener deggionsi DUE TERMINI: il soggetto che è il SEGNO dell’ente GIUDICATO, quello del quale si afferma, o si nega, il PREDICATO – BOEZIO – praedicamentum --, quello dell’idea in lui contenuta, quello che si afferma o si nega. Il soggetto esser può semplice come in questa proposizione: Beatrice mi guardò con gli occhi pieni Di faville d'amor — Dante ALIGHIERI. Il soggetto puote esser moltiplice, allor- ché , in virtù dell’elissi che tanto suona quanto difetto o mancamento, si attribuisce a più oggetti una intenzione medesima, come in questi versi del Petrarca: Amor, natura, e la hell’alma umile Ov' ogn alta virtute alberga e regna, Contra me son giurati. Se non avesse in questo luogo il Poeta fall’uso dell’elissi, sarebbesi convenuto dir così: amor contra me è giuralo } natura contra me è giurata 5 e la bell'alma umile ove ec. , contra me è giurata, e però avrebbersi, in vece d’ una , TRE PROPOSIZIONI. Il soggetto è complesso come in questa proposizione: Lucevan gl’occhi suoi più che la stella. Dante ALIGHIERI. Dario re di Persia fu vinto d’Alessandro. Le formule gl’occhi suoi , nel primo esempio } Dario re di Persia , nel secondo , sono i soggetti complessi. Non havvi lingua, per doviziosa di vocaboli che sia, la qual non manchi pur sovente di segni, propri ad esprimere con una sola voce ciascuna idea e ciascun concetto che venir ci possa nello spirito. In tal caso ci convien far uso d’una perifrasi, ossia d’un largo giro di più parole ad un sol termine equivalenti 5 quindi in questi versi di Dante ALIGHERI: Tu proverai si come sa di sale Lo pane altrui, e cornee duro calle Lo scendere e’I salir per V altrui scale ;  all’aggregamento dei segni lo scendere e 7 salir per V altrui scale, ritraenti sì fatto concetto, forma il soggetto della SECONDA PROPOSIZOINE. Del paro che il soggetto , 1 T attributo esser può semplice, moitiplice, complesso, ed enunciato con una parafrasi. L’attributo è semplice, come in questa proposizione; Dio è eterno. È moltiplice in questa: Dio è giusto ed onnipossente. È complesso in quest’altra: Cesare fu il tiranno d’una repubblica di cui doveva esser il difensore. È finalmente l’attributo enunciato per mezzo d’una perifrasi in questa proposizione: Il vivere onestamente è il solo mezzo per essere scempio dell’altrui maldicenza. Ciò premesso passiamo a discorrere le differenti specie di proposizioni. NON È MIA IDEA, O GIOVANETTI, FAR QUI PAROLA DI TUTTE LE SPECIE DI PROPOSIZIONI CHE DISTINGUONSI NELLA FILOSOFIA. La gramatica – H. P. Grice: “Austin loved Chomsky because he enthroned something above philosophy: grammar, that we at Oxford associate first – if not foremost – with grammar school-boys! -- non si occupa che della FORMA delle proposizioni, e sotto questo ragguardamento dello spirito esse posson essere i .° semplici o composte ; 2 . ° complesse od incomplesse ; 3.° relative ; 4-° integre od elittiche; 5.° principali od incidenti, e queste esplicative o determinative. Le proposizioni sono semplici o composte, secondo la natura del lor soggetto e del lor attributo. Una proposizione semplice è quella di cui il soggetto e 1’attributo sono egualmente semplici cioè, igualmente determinati da una sola idea totale, come : la saggezza è preziosa; la considerazione che si accorda alla virtù è preferibile a quella che si accorda alla nascita. Una proposizione dicesi composta quando il soggetto o l’attributo son composti, cioè determinati da differenti idee totali. Una proposizione composta pel soggetto può decomporsi in tante proposizioni semplici quante son le idee totali integranti contenute nel soggetto composto; ed esse avranno tutte il medesimo attributo e soggetti differenti. Demostene e Cicerone furono oratori: sonvi qui due soggetti, Demostene E – cf. H. P. Grice on CONJUNCTION, ‘and’ -- Cicerone ; quindi DUE proposizioni semplici aventi lo stesso attributo: i. Demostene fu oratore; 2 . Cicerone fu, oratore. Una proposizione composta pell’attributo può decomporsi in tante proposizioni semplici quante idee totali integranti sonvi nell’ attributo composto j ed esse avranno tutte il medesimo soggetto ed attributi differenti Cicerone fu filosofo ED – cf. H. P. Gice, CONJUNCTION, ‘and’ -- oratóre: qui havvi DUE attributi, fu filosofo e fu oratore: imperò due proposizioni semplici col medesimo soggetto: i° Cicerone fu filosofo \ 2 ° Cicerone fu oratore . La de-composizione fassi sensibilissima in qnesta veramente aurea strofa di ORAZIO, II. Od. io. Auream quisquis mediocritalem Diligiti tulus caret obsoleti Sordibus tedi , caret invidenda Sobrius aula. II. Le proposizioni sono a un pari complesse od incomplesse, secondo la forma dell’enunciazione del lor subietto e del lor attributo. Dicesi proposizione complessa quella di cui il soggetto o l’attributo sono complessi. i°. Proposizione complessa pel soggetto: La possanza legislativa è rispettabile.  2. 0 Proposizione complessa pell’attributo: Dio governa tutte le parti dell'universo. , Una proposizione incomplessa è quella di cui il soggetto é 1’attributo sono parimente incomplessi. Esempi: la saggezza è preziosa: mentire è una viltà. Chiamasi proposizione relativa quella la quale dipende da altra proposizione sottintesa. Tale si è la seguente: Lassando l'atto di cotanto uffizio, Dant. la cui correlativa SOTTINTESA [cf. H. P. Grice, IMPLICATA] si è: quanto è l'atto del giudicare. Quella eh’ ha neve il volto, oro i capelli. Petr. Chiamasi proposizione integra quella in cui contengonsi tutte le parti necessarie all’intendimento del concetto che vuoisi esprimere, come nella seguente: quella ch'ha neve il volto. Ma se TACCIASI – cf. TACITO -- in essa il soggetto o il verbo, o l’uno e l’altro, la proposizione, per tal manco difettiva, dicesi proposizione elittica, siccome la seguente, finimento dei precitato verso: oro i capelli, il cui intero costrutto si è, e quella che ha oro i capelli. Quando le giunte fatte, sia al subietto, sia all’ attributo, sia a qualche altro termine modificativo dell’uno o del1’altro, sono esse stesse proposizioni, tali proposizioni parziali sono incidenti } e quelle di cui esse son parti integranti, sono principali – H. P. Grice: “if” – as opposed to “not,” “and” and “or,” introduces hypotaxis. Per esempio, quando dicesi: i savi , che sono più istrutti del comune degli uomini, dovrebber pure sorpassarli in saggezza, questa è una proposizione complessa: che sono più istrutti del comune degl’uomini, è una proposizione parziale, legata al soggetto i savi, di cui è un compimento esplicativo, perchè serve a svilupparne l’idea per trovarvi un motivo che giustifichi 1’enunciazione della proposizione principale, i savi dovrebbero sorpassare gli altri uomini in saggezza: la proposizione parziale, che sono più istrutti del comune degli uomini, è dunque una proposizione incidente. Parimente quando dicesi: la gloria, che proviene dalla virtù, ha uno splendore immortale, è questa una proposizione complessa: che proviene dalla virtù, è una proposizione parziale, legata al subietto la gloria, di cui è un complimento determinativo, perchè serve a RISTRINGNERE IL SIGNIFICATO TROPPO GENERICO, vago ed inde- terminato del nome gloria – “a knockdown argument” – H. P. Grice --, mediante l’idea della causa particolare che la procura, cioè, la virtù: così la proposizione parziale, che proviene dalla virtù, è una proposizione incidente. Sonvi dunque due sorte di proposizioni incidenti: 1’ una esplicativa , e 1’ altra determinativa. L’ esplicativa serve a sviluppare la comprensione dell’ idea parziale alla quale è legata: è una semplice spiegazione. Esempio: i savi, che sono più istrutti del comune degli nomini, dovrehher pure sorpassarli in saggezza. La proposizione incidente, che sono più istrutti del comune degli uomini, è puramente esplicativa, perchè è lo sviluppo ANALITICO alla Leibniz dell’idea di savi. La proposizione incidente determinativa è quella che giugne un idea accessoria alla comprensione dell’ idea parziale cui è legata , per ristrignere l’estensione del soggetto. Esempio: la gloria, che proviene dalla virtù, ha uno splendore immortale. La proposizione incidente, che proviene dalla virtù, è determinativa, perchè aggiugne all’idea antecedente della gloria, l’idea accessoria di provenire dalla virtù, di aver la virtù per causa 5 e questa addizione ristrigne l’estensione del nome gloria, escludendo ogni gloria che NON viene dalla virtù. E della proposizione basti ciò che se n’è parlato, e trapassiamo ora a discorrere i suoi diversi elementi e mostrar l’origine e l’uso di ciascuno di essi. Degli elementi della proposizione. Giovanetti, dopo avervi parlato della natura della PROPOSIZIONE, dopo di avervi fatto conoscere i veri elementi ond’ è necessariamente composta e le divisioni di essa, fa di mestieri or esaminare le differenti SORTE DI PAROLE – H. P. Grice: “I will restrict my ellucidation to ‘Fido’ and ‘shaggy’ -- di cui fassi uso in una lingua perfezionata per render l’espressione del pensiere più completa e più facile. lo non mi occuperò punto delle diverse classificazioni che i grammatici han fatte di queste parole, nè del numero, nè dell’ordine delle lor denominazioni $ del lor uso e delle lor funzioni bensì. E però foni- mi a considerare gl’elementi del discorso come si offrono al mio spirito, partendo dallo stato primitivo della proposizione in una lingua nascente – alla H. P. Grice. E siccome nell’origine della lingua, una proposizione non è composta che di UN SOL GESTO – cf. segno arbitrario: volcale, gesto, moto --, di un sol GRIDO – H. P. Grice’s holler --, così le prime parole che si presentano al mio spirito son quelle le quali, anco attualmente, esprimon da sè sole una intiera proposizione. Or queste parole, questi segni ideali, questi gridi IN-ARTICOLATI, nomansi dai grammatici inter-iezioni – H. P. Grice, ‘why ‘inter’? – The Latin word ‘interjectio’ translates to ‘enteuxis’ or ‘epiphonema’ in Greek. Therefore, there is no single direct equivalent for the speficic term ‘interjectio’ in Greek. The word ‘interjectio’ itself is derived from ‘interjicere, from inter- and jacere, to throw. To throw or place between. Therefore, interjection literally means ‘a throwing between,’ describing how an interjection is a word ‘thrown’ into a sentence to express emotion, surprise, or a sound, without being grammatically connected to the other words. Di esse dunque conviene far capo. Delle Interiezioni. Ahi! serva Italia, di dolore ostello! D. ALIGHERI. L’ interiezione , o giovanetti , è il vero tipo originale della lingua. Tutte le altre parti del discorso non sono che frammenti di questa e non son destinate che a de-comporla ed a risolverla nei suoi elementi. L’interiezioni adunque sono SEGNI NATURALI – Grice’s point exactly in ‘Meaning revisited’ -- della nostra organizzazione, espressioni sincopate, vere frasi elilliche, sprimenti quei gridi di PIACERE o di DOLORE, di GIOIA – Occam: risus naturaliter significat laetitiam interiorem -- o di TRISTEZZA – lachrima naturaliter significat interiorem traestitiam --, d’APPROVAZIONE – Blackburn’s HURRAH!” -- o di DISPREZZO – BLACKBURNO: Boo! --, e di sensibilità, onde siamo affetti. L’uomo ha apparato questa lingua dalla stessa NATURA – physis – segno fisico (Those spots mean measles) vs. segno non-fisico --, eh’ è uno in tutti, e di cui la moderna FAVELLA – Latin fabula -- è una semplice traduzione in suoni ARTICOLATI ed arbitrari – non-fisici. H. P. Grice: “There is intentional control, and hence my theory of meaning is not causal but intention-based. Ogni interiezione, per le ragioni dianzi addotte, è una compendiata espressione d’un giudizio, ossia d’una proposizione intiera j adunque ella debbe implicitamente inchiudere uu soggetto – l’’io’ di Hegel – but cf. H. P. Grice: “Surely creatures should reach a point where they should be able to express a state of affairs which is not internal to themselves -- ed un predicato. In fatti il grido ah! SIGNIFICA: io sono soffrente, o io soffro. II grido oh! vuol dire: io sono attonito, stupefatto. Doh! suona quanto: io sono sdegnato, incollerito, cruccialo; e così dee discorrersi degl’altri siffatti segni. Delle interiezioni, alcuni son semplici gridi NATURALI – o fisici – dunque causali -, siccome ah ! oh ! ec. \ altre un aggregamento di voci articolate commiste ad alcun grido come oim 'e , ahimè, ec. Quantunque volte avvenga eh’altri suoni articolati trovinsi giunti al semplice grido naturale O FISICO O CAUSATO INVOLUNTARIAMENTE, ei possono risguardarsi in due diversi aspetti; cioè o come elementi d’una proposizione elittica che la forza della passione e quindi la foga del dire non permette esprimere per le solite formule del favellare e ci lascia poca libertà di spirito per analizzarli, o come una interpretazione della semplice interiezione, voglio dire, come una traduzione in voci articolate ed ARBITRARIE – intenzionate e non fisici o causali -- del grido medesimo. Adunque colui che compreso da forte dolore, sciama: oimè! viene a dire: oi! cioè io sono da soverchio dolore oppresso } me , vale a dire; SOCCORRETE ME. Ma in questo verso di Dante ALIGHIERI: ahi! quanto egli era nell'aspetto fiero! la formola quanto egli era nell' aspetto fiero, è una pretta traduzione in voci articolate del sentimento contenuto nel grido ahi! Imperò chiameremo le prime , pssia i semplici gridi inarticolati ahi oh! ec. interiezioni pure f le seconde, ossia l’accoppiamento d’alcun grido con altro articolato suono, saran da noi chiamate interiezioni miste. ANALISI Delle interiezioni e delle parole impiegate come interiezioni nella nostra lingua. A. Ah ! (io mi sento inorridire); Ah! fiera compagnia . Dante ALIGHERI, Ahi ! (io mi sento da grande ira e cruccio commosso forte ) 3 * — Ahi ! dura terra , perchè non t' apristi ! — Dante.— Ahi ! nuli' altro che pianto al mondo dura ! — Petrarca. Ahimè o aimè ! ( io mi dolgo compian- gete me )! — Aimè! che piaghe vidi ne' lor membri ! Dante. Ahi ! lasso ! ( io sono dolente , soccorrete me lasso ) j Ahil lassa me ! ( io mi lamento cosi per ) che assai chiaro co- nosco corri! io ti sia poco cara. — Boc- caccio. B. Beato me! (mirate me bealo") $ Bealo te! ( io ammiro te beato ). Pur beato ! ( io posso pur chiamar me beato )j — Pur me beato ( poi ) che noi abbiamo giudice che non mi lascerd piu far versi. Davanzati. D. Deh ! ( io mi sento commosso forte pen- sandovi j — Deh ! amico mio , perchè vuo' tu entrare in questa fatica ? Boc- caccio. Digilized by Google 4 * Doh ! ) io maravigliando il dico )$ — Doh ! gli aveva ben tenero ’l budello , Buonarroti , Tancia. E. E ! ( la memoria di quella vista mi spa- venta ancora ) j — E quanto a dir qual era è cosa dura ! Dante. Eh ! ( io sono quasi incollerito ) j — Ehi che V . Sig. Illustriss. mi dà la baia. Redi. Alla fine delle frasi interrogative, questa interiezione significa 5 non dico io vero ? Tu ti dai forse ad intendere eli io' sia tuo schiavo , eh? Firenzuola. Ehi ! ( io sono maravigliato ) — Ehi ! messere , che è ciò che voi fate ? Boc- ' caccio. Eia ! ( di' su ) j — Eia ! Calandrino , che vuol dir questo ? Boccaccio. Eimè ! ( io sono dolente , compiangete me) E ime , lasso! che ora intendo quello che non intesi. Crusca. Eimeil {io sono adirato e mi vince l'im- Digitized by Google V#» 4a pazienza )\ — Eimei ! state a udire , Firenzuola. H. Hi ! ( ciò mi spira nausea e disprezzo ) ; Hi! meccere. Boccaccio. Hui ! o pure ui! (io sento acuto dolore )} Alto sospir , c/i e duolo strinse in hui y mise fuor pria , Dante. O. 0 ! ( io chiamo voi ) ; — O voi , o Jot- tor/ Firenzuola. Oh! [io sorco pieno di maraviglia e d’ in- vidia ) 5 — O/i / liberalità di Natan , quanto se ’ Zu maravigliosa ! Boccaccio. O/i / o/ì ! [ io sorco maravigliato , io sono maravigliato )/ — 04/ o/i/ la testug- gine vola? Firenzuola. 01 / o pure ohi ! [ io sorco dolente ) j — O/ , lasso ! che tuttor desio ed amo , Crusca. Oìbò! [io sdegno e sprezzo ciò); — Dia ce ne guardi , oibò ! Buonarroti. OiVrcé / od ohimè ! o pure omè ! [io sona Digitlzed by Google 43 dolente , compiagnete me)', — Oimè , Zawo/ — Oimò! il bel viso ! Oimè! il soave sguardo ! Petrarca. Oimei! (oi mez) (zo son dolente , abbiate pietà di me)', — i/ messo comincia a dire : oimei ! Crusca. O io! o pure oio ! ( io sono stupefatto). Oio! disse il monaco, se vi di lungi .... Boccaccio. Oisè! ( gridava eh* egli era dolente, che „ compiangessero sé)} Oisè ! dolente se! che il porco gli era stato imbolato. Boc- caccio. Oitu! (tu sei misero , tu sei degno di com- pianto )} — Oitu ! Gerusalemme, Cru- sca. P. Pu ! ( io V abborro ) — Pu! Buonarroti. U. Uh! ( io inorridisco ) — Uh ! (prego ) che Dio tei perdoni ! Firenzuola. Le interiezioni di cui abbiam fatto molto sono le più usitate } facciamo ora l’analisi di parecchie altre parole impie- gate come una sorta d’interiezioni e pro- curiamo di darne il significato. B. Bravo 1 bravai bravi ! brave l bravissimo! Sono espressioni abbreviate di tu sei bra- vo , tu sei brava ec. Buono! è un elemento della proposizione questo è buono . C. Cànchero ! {mi fosse venuto un} canchero (s’ io faceva altrimenti ) mentre il pode- stà qui stava r Buonarroti. C ancherusse! — (im) cancherusse! ( mi venga se io non dico vero ) e mi fu per ingoiare , Buonarroti. Cdnchitra! — Canchiira ! ( mi venga se io mento ) cosi ben non canta il sere , Buonarroti. Capperi ! — Capperi (io son maraviglialo )/ io mi ridico. Crusca. Céppita! — C oppila ( io son maravi- Digitìzed by Google 45 gliato ) ! io ho fatto da medico daddo- vero , Redi. Cosi ! — (come è vero questo ch’io di- co ), cosi ( desidero che ) cresca il bel lauro in fresca riva ! Petrarca. D. Diacine o diacinl — Diacin ( diavolo fa ) eh’ ci mi risponda. Berni. Diavolo ! ( desidero che il diavolo ti porli via ) \ — • Come * diavolo ! non hanno che una coscia e una gamba? Boccaccio. Dòmine ! ( io invoco e prego te , signo- re') , — Domine l fallo tristo. Boccaccio. F. Finocchi ! (io sono maravigliato) \ — Fi- nocchi ! costui non è chi é* pareva. Fi- renzuola. G. Guai! disgrazia. — Guai (sono preparati) a voi , i quali vi apparecchiate d’ an- dare colle ricchezze al reame del cielo ! Crusca. Digitized by Google 46 Guarda ! — Lo duca mio dicendo : guar- da ( il periglio ) , guarda ! Mi trasse a se del luogo dov ’ io slava. Dante. M. Madesì! ( mio Dio si). Manco male ! Questa espressione vale quan- to il male è manco che non sarebbe sta- to , la cosa andando altrimenti. N. Non. — ( come questo eh* io dico è falso). O. Olà ! — Olà ! ( io chiamo te che sei là) dove se ’ ? Boccaccio . Omb 'e! ( ora bene) ora la cosa sta. bene)) — Ombè ! quegli gli curi che è là propo- sto a ciò. Buonarroti. Orsù ! — Orsù (ora levatevi su ) , giova- ni , assaltiamo virilmente e con allegra fronte questi dormiglioni. Firenzuola. Digitlzed by Google 47 p. Pape 1 . ( io sono maraviglialo ). — Pape , Satan ! pape , Satan , aleppe ! Dante. SI. — ( come questo ch’io dico è vero ) , si ( vorrei che io) fossi morto quando la mirai , Petrarca. »S7«/ (sta cheto)! —Sta, ch’io vo' con- siderarla meglio. Firenzuola. Su ( levatevi su i piedi)', — Su, madon- na , levatevi tosto. Boccaccio. V. Via ( va! o andate o andiamo in via) ', — Via , fdccialevisi un letto tale , quale egli vi cape. Boccaccio. Viva! (io prego che egli viva)', — Viva , viva il nostro signore. Crusca. Z. Zitto ! (non fare o non fate un zitto)', — Zitti un pò’, ch'elle dormono. Buonarroti. Dei JSomi e dei Pronomi. Giovanetti , io vi ho fatto conoscere ad evidenza nel precedente capitolo che pos- siamo esprimere una intiera proposizione con un sol segno. Or conviene farvi osser- vare che tosto che cessiamo di voler espri- mere una proposizione per mezzo d’ una sola parola , il primo bisogno che fassi in. noi sentire si è quello di un segno che rappresenti il soggetto di questa proposi- zione , che disegni la cosa di cui vuoisi far parola , l’ idea alla quale se ne attri- buisca un’ altra. Questo seguo non puote esser altro che il nome, esso solo adem- pier può questo ufizio nel discorso ; i soli nomi posson essere i soggetti delle propo- sizioni. Inutil cosa estimo distinguer tra essi e nomi propri ed individuali , come Cesare , Pompeo , Alfredo ec. , o gene- Digitized by Google 49 rali e comuni , come libro , marmo , ta- vola $ nomi di esseri reali o nomi di ge- neri , di classi , di specie , di modi , di qualità ed altri esseri intellettuali i quali non hanno esistenza che nei nostro inten- dimento. L’uso che dobbiam farne nei no- stri raziocìni è la sola cosa di cui abbiamo ad occuparci. E però investigando , o giovanetti , la filiazione delie nostre idee , parmi assai verisimile , e direi pur certo , che i nomi di persone sieno stati i primi, e forse as- solutamente i primi inventati dagli uomi- ni. Iu fatti , appena cominciò 1’ uomo a manifestare , mediante un grido od un ge- sto , un sentimento , una passione , un movimento dell’ anima , sembrami che il primo bisogno che si è fatto sentire abbia dovuto essere di specificare chi provava un tal sentimento ed a chi il suo parlare volgea. Quindi 1’ origine dei nomi perso- nali io , tu , se : io nome dell’ individuo per sè parlante \ tu , nome d’un solo indi- viduo , a cui dirigesi la parola ; sè , nome dell’ individuo in relazione d’ identità col soggetto: nel numero del più , noi , voi , sè . 4 Avendo i creatori delle lingue attribui- to a questi segni il comprendimento del- l’ idea dell’ individuo con la determinazion sua con 1’ atto della parola , ciò esser do- vrebbe potentissimo argomento che queste voci sieno veri nomi , cui con appaia- mento speziale diremo nomi personali , lasciando ad ognuno la libertà di dar loro il nome che più gli va a genio. Veniamo or a parlare delle proprietà e virtù di sì fatti segni. , Variazioni del nome personale io. Singolare, Plurale. Soggetto io noi. [ di me .... di noi Rapporti di dipendenza l n1 *, a ,ne * • ci, ne, ano ! da me .... da noi Oggetto . . . . mi , me . . . ci , ne, noi Variazioni del nome personale tu. Singolare , Plurale Soggetto tu voi L di le .... di voi Rapporti di dipendenza / ti , a te ... vi , a voi / da te .... da voi Oggetto ti , te .... vi , voi Variazioni del nome personale sé. Questo nome , destinato ad esprimere un rapporto d’ identità col soggetto , non può mai rappresentare il soggetto stesso. dì sè Rapporti di dipendenza / si , a sè da sè Oggetto si , sè Sonvi per F oggetto e pel rapporto di dipendenza due forme ben distinte, cioè: Per 1’ oggetto Pei rapporto di dipendenza. Mi , me Mi , a me Ci , noi Ci , a noi Ti , te Ti , a te Vi , voi Vi , a voi Si , sè Si, a sè Vediamo ora qual è il loro uficio nel discorso. i.° Se l’azione espressa dal verbo cade sopra un sol’ oggetto , si dee far uso delle forme mi , ti , ci , vi , si : Mi ritrovai per una selva oscura. D.  5a a. 0 Pel rapporto di dipendenza deggionsi impiegare le medesime forme mi , ci , ti , Vi , 5i , quando non havvi che un sol ter- mine cui 1’ azione è diretta : Tu sola mi piaci. Petrarca. 3.° Allorquando in una serie di propo- sizioni similari sonvi più oggetti o più rap- porti di dipendenza , con una sorta di op- posizione tra un termine e un altro , o più, non debbonsi mica impiegare le forme mi, ci, ti, vi, si , ma queste, me, noi, le, voi , sè , per l’ oggetto , e a me , a noi , a te , a voi , a sè , pel rapporto di di- pendenza. Quelle medesime bellezze che presero e vinser te , hanno di poi preso e vinto me. Firenzuola. — Così la ma- dre al figlio par superba , coni ella par- ve a me. Dante. La ragione di questa differenza è nella natura stessa , la qual vuole che la forza delle parole sia conforme a quella de’pen- sieri. Le forme me, te, noi, e c. , hanno maggior forza che le loro corrispondenti , mi, ti, ci, ec. , a causa che le prime han l’ accento tonico , e le seconde ne sono affatto prive , e per conseguenza il loro suono è senza vigore. Si fa pur uso delle forme me , te , ec., nei casi in cui l’ellissi sottintende una delle due proposizioni similari : Io parlo a te {e non parlo ad altri ) però che altrove un raggio Non veggio di virtù , eh' al mondo è spento. Petrarca. 5. ° Se il verbo sia all’ imperativo mo- do , le parole mi , ci , ti , vi , si , affig- gonsi ad esso infine e s’ incorporano in una sola parola : Porgimi , alto Signor , quella catena Che seco annoda ogni celeste grazia . Buonarroti. 6. ° Ma se il comando sia negativo, que- ste medesime particelle deggion precedere il verbo ; — non vi maravigliate. 7. 0 Se il verbo sia all’ indefinito , sop- primesi Ve finale, e le parole mi, ci , ec. si uniscon al medesimo : Si come cieco va dietro a sua guida Per non smarrirsi. Dante, e se quest’ e finale sia preceduta da due r , come in trarre , se ne sopprime una : trarmi a riva. 8.° Le trasposizioni delle forme mi, ci, Digitized by Google H ec. , dinanzi al verbo di cui l’ infinito è 1’ oggetto , rendono 1’ espressione più ele- gante : — non ti puoi tenere , invece di non puoi tenerti. 9. 0 Le stesse particelle mi, ci, ec ., si collocano pure appo il verbo , al partici- pio presente o passato : — Mostrandovi le sue bellezze eterne. Dante. . Venuto è il tempo che io farò portar pena alla malvagia femmina della ingiu- ria fattami. Boccaccio. , l.» Colonna 2. a Colonna 3 .® Colonna. Mi ... . lo • • • « melo 0 me lo. Ci .... li .... celi » ce li. Ti .... lei .... tela » te la. Vi ... . le .... vele » ve le. Si .... ne ... . sene. » se ne. . io. Allorché una della forme della pri- ma delle tre colonne sovrapposte , è se- guita da una di quelle della seconda co- lonna , vengonsi a comporre delle due pri- me le forme della terza colonna, col can- giamento dell’ i in e, nelle particelle mi. Digitized by Google 55 ci , li , vi , si — ... Con quella fascia Che la morte dissolve , men vo suso. D. Questo cangiamento dell’ / in e si fa die- tro un principio generale d’ armonìa, il quale esige che quando una parola senza accento , terminata in i , si giugne ad un altra, igualmente priva -di accento, si cam- bi T i della prima in e , senza di che si avrebber parole di due sillabe , senza ac- cento tonico , ciò eh’ è- ijnpossibile. 11. Se una delle forme semplici, mi, ti , ci, ec. o delle composte , melo , te- lo , ec. , sia posta dopo un verbo all’im- perativo che ha subito un troncamento , come di', da', fa', ec. , debbonsi legare in un sol corpo il verbo e la forma se- guente , semplice o composta , sopprimen- do 1 ’ apostrofo o l’ accento del verbo e raddoppiando la consonante della forma seguente. Avviene lo stesso dei verbi com- posti di più sillabe e terminati in vocale accentata : — Dimmi , per cortesìa , che gente è questa. Petr. — Riguardommi. 12. Nelle proposizioni abbreviale, de- corni, decoti, le particelle mi, ti, situate dopo , formano con la parola ecco , un dattilo che, per la sua rapidità, dinota perfettamente ciò che vorrebbesi poter e- sprimere con un gesto : — Éccomi ( ecco mi vedi ) , che doman- di tu ? Bocc. 1 3 . Se le forme /ne, /e, se , sien se- guite dal pronome il , deesi sopprimer la vocale del pronome , per comporne le for- me mel , tei , vel , sei , invece delle for- me usuali melo , telo , velo , selo , ec. — T tei dirò. Petr. 14. Le forme la ti , la si , il mi o lo mi , ec. invece delle forme ordinarie tela, seia , melo , ec. rendon l’ espressione più graziosa 5 ma appartengono esclusivamente al dialetto toscano : — La ti farò 5 — la si ritolse 5 — il mi ridice. E nella forma il mi , per melo , collocata dopo il verbo, si tronca la vocale del pronome il : — Di- telmi. 1 5 . Si è dinanzi stabilito per regola ge- nerale che le forme mi , ci , ti , vi , ec. melo , telo , ec., debban collocarsi innanti al verbo tranne l’imperativo , l’infinito ed i participi. Hassi oltre a ciò ad osservare che quando il verbo è terminato in vocale accentata , anco in altro tempo si pos- sono le anzidette forme dopo il verbo tra- sporre , raddoppiando la consonante della forma seguente, e così l’espressione acqui- sta un carattere particolare, assai proprio ad' indicare , con un* armonìa analoga , un’azione più o men prolungata, secondo le circostanze, come fassi aperto dall’esem- pio che segue : — Lo mio maestro allora in su la gota Destra si volse 'ndietro , e ri guarà ommi. Dante. 16. La particella ne puote esser impie- gata fuori dello stile familiare nel mede- simo senso e nelle circostanze medesime che la particella ci. E se ne segue un ver- bo che , dopo il troncamento della voca- le, termina in m, si trasforma questa let- tera in w, per renderne più agevol la pro- nunzia ; — Mostratene la via di gire al monte. D. Qui mai più , no , ma rivedrenne in cielo. Petr. 17. Invece di dire con me , con te , con se , con noi , con voi , si può dire meco , tecoj seco , e in verso solamente  nosco , vosco : — Non credi tu me teco ? Euripide v è nosco. Dante. 18. L’idioma italiano nell’ impiego dei nomi personali offre dei vantaggi che le altre lingue non hanno j sia per esprimere certe gradazioni del pensiero , quelle va- rie tinte, quelle sfumature, per cosi dire, sia per dar all’espressione l’incanto dell’ar- monia , più analoga al sentimento. Esempi. Rendo me a voi. A voi rendo me. Mi rendo a voi. Rendami a voi. A voi mi rendo. Vi rendo me Rendomivi. Vediamo ora in qual circostanza impie- gar debbasi l’una anzi che l’altra di que- ste differenti forme. Rendo me a voi. Questa espressione e- spiime che chi parla , vuol far sentire a colui cui dirige la parola, i.°il valore che attacca alla sua propria persona 5 2. 0 l’esclu- sione assoluta di ogni altro individuo a cui potrebbe rendersi. Esprimerà ancora la sua idea con maggior forza , se dice : a voi rendo me j ma s’ei facesse uso dell’espres- sione mi rendo a voi , i.° l’armonìa non avrebbe più la stessa gravità ; 2.° colui che parla farebbe intendere eh’ e’non si occupa quasi punto di se stesso, ma che rapporta tutto il suo sentimento alla persona cui volge la parola. Se poi volesse rendere la sua espressione più rapida , ciò che può sovente esser necessario , direbbe : rèndo- mi a voi. Se vuol esprimere la medesima idea con più di sentimento per la persona a cui parla , dirà : a voi mi rendo. Di- cendo : vi rendo me , l’interesse principale dirigesi sull’ oggetto dell’ azione. Da ulti- mo se la persona ch’esprime il suo senti- mento trovasi in una situazione che gli dia a pena il tempo di enunciar la sua idea , dirà : réndomivi , espressione rapidissima. Eccovi , o giovanetti , un saggio della prodigiosa ricchezza della lingua italiana } quindi fatevi a considerare qual posto ella occupar deggia tra le altre lingue. DEL GENERE. I nomi della lingua italiana sono stati distribuiti in due appartate classi , relati- vamente al genere j 1’ una comprende gli esseri maschi e quelli cui si è attribuito il genere maschile , l’altra comprende gli esseri femminini e tutti quelli ai quali essi quest’ ultimo genere attribuito. Dicono alcuni grammatici che se i no- mi fossero alla natura delle cose conformi avrebbero ad essere in ogui lingua tre ge- neri , il maschile, il femminile, e il neu- trale , comprendendosi in quest’ ultimo , siccome nell’inglese idioma, i nomi degli eDti inanimati , che non han sesso. Ma i i creatori delle lingue , non avendo alcun riguardo al picciol comodo che sarebbe da tal distinzione risultato , hanna in ciò se- guito il caldo dell’imaginazione , anzi che un freddo ragionamento , e dando vita e moto a quanto per occhio e per mente si gira , dietro alle regole dell’ analogìa , at- tribuirono il geoere maschile agli enti i quali , considerati nelle relazioni analoghe agl’individui animali comparati, riferi vansi Digitized by Google 6i ad essi pel vigor delle membra , per la forza, per gli effetti da essi prodotti, ed anche per la material forma del nome me- desimo 5 e compresero nel femminil ge- nere quelli che , per le relazioni loro col debil sesso, rassomigliavansi maggiormente agli enti in lui contenuti. Ma poiché 1’ imposizione del genere , dietro le regole analogiche, è nata dal con- fronto degli enti inanimati con gli anima- ti j e questo essendo conforme al ragguar- damento e all’ atto del comparare e dello scernere le convenienze e le discrepanze dei diversi popoli , ne segue , che i nomi medesimi aver deono nelle lingue disfor- me genere , quantunque volte nella com- parazione vengono ad affrontarsi due qua • lità disformi. Quel popolo, per esempio , il quale d’un ente disanimato considerò principalmente la fecondità e la vaghezza delle forme o altre qualità al femmineo sesso appartenen- ti , attribuìgli per questa ragione il genere femminile ; e quello , il quale dell’ ente medesimo risguardò principalmente la for- za , la robustezza o altra proprietà degl’enti del maschio sesso , 1 ’ ascrisse per tal riguardo fra i nomi di genere maschile. Un’ altra ragione della differenza dei ge- neri sono i linimenti , dati ai diversi no- mi , le più volte a caso , ma tal Hata per una certa analogìa coi nomi delle lingue onde essi erau tratti , sì come in quelle avean già fatto da altre , e così via via. La desinenza naturale dei nomi dell’ i- dioma italiano essendo sempre una voca- le , per essa conoscer debbesi il genere dei nomi $ ed ecco le regole generali a ciò ne- cessarie. Son maschili : 1. I nomi in o, tranne mano , spiganurdo . 2 . I nomi in me } eccettuato arme, fa- me , speme ( voce poetica ). 3. I nomi in re j salvo febbre , polvere , scure , torre. 4 * I nomi in nte$ eccetto gente , lente , mente , semente. 5. Le vocali i , o , u 5 le consonanti b , c > à , g , p , q, t , v\ L’ uso e ’l dizionario insegneranno agli studiami le altre eccezioni alle quali que- ste regole vau soggette.  Son femminili ; 1. I nomi terminati in a : tranne ana- tema , poema , diadema , dramma , epi- gramma , problema , tema , ed altri de- rivati dal greco. 2 . 1 nomi in i j eccettuati abbiccì , bar- bagianni , di , e i composti di questo me- desimo nome, lunedì , martedì , ec., brindi- si , guastamestieri , diesi, ambassi. Si eccet- tuai pure tutti i nomi terminati in t che non han singolare. 3. I nomi in n : fuorché Corpi , /neu, pianta , Perà , e qualche altro. Parole d’ambi i generi. Aere , arbore , carcere ( il plurale 9 carceri , è sol femminile ) , cenere , ( il plurale ceneri , è femminile ) , dimane , significante il principio del giorno , è fem- minile } nei senso di dimani , è maschile} Jine e folgore , fonte , fronte , ( in prosa, femminile, e in poesia , dei due generi), Genesi , margine , e solo femminile nel senso di cicatrice , noce , ordine , è pre- feribilmente maschile 9 nel senso di ordi- Digitized by Googie 64 ne religioso , oste , nel senso di esercito, è femminile , quando significa albergato- re , è maschile , trave , serpe. DEL NUMERO Nomi maschili. Regole. Singolare. Plurale. a mutasi in i. Dramma, drammi. e i Padre , padri. o i. Fratello, fratelli. io j o ii . Tempio, tempj o tempii. io ìi. Natio, natii. ckio chi. Occhio , occhi. glio gli. Periglio, perigli. ciò ci. Bacio, baci. gio , gi. Agio , agi. . aio aj o ai. Portinaio, portinaio portinai. ca chi. Duca , duchi. co chi. Cuoco, cuochi. go ghi. Luogo, luoghi. I nomi maschili , qualunque sia la lor desinenza nel minor numero , comune- mente finiscono in i nel numero maggio- re. Ravvi ciò non ostante alcune parole Digitized by Google 65 d’ una cadenza irregolare , come uomo , uomini j Dio , Dei j bue , ùuoi. Le terminazioni cìiio , gZù) , c/o , g/o, diyentan plurali mediante la soppressione dell’ultima vocale, 1’/ non essendo al sin- golare che come lettera modificativa del suono. Tutti i nomi in co , e in go , compo- sti di due sillabe solamente prendono una h al plurale avanti l’ultima vocale , salvo i tre seguenti : greco, mago, porco , che fanno greci , magi , porci. Nelle parole in co composte di più di due sillabe, questa desinenza trasformasi in chi, quantunque volte venga preceduta da una consonante -, ma se poi sia preceduta da una vocale, cangiasi co, in ci, tranne i seguenti : abaco , antico, carico, aprico, beccafico , pudico , rammarico , fondaco , manico, opaco, stitico, traffico, ubbria- co e qualche altro che prendon Yh al plu- rale. Nelle parole finite in go, di più di due sillabe , se questo finimento sia preceduto da una consonante , go trasformasi in ghi, come albergo , alberghi. Se sia preceduto 5 Digitized by Google 66 da una vocale , trasformasi parimente in giù, eccetto alcuni nomi, come asparago teologo , ec. , che fanno asparagi , teolo- gi , ec. Noim Femminili. Regole. Singolare. Plurale. a cangiasi in e. Casa , case. e i. Madre , madri. 0 i. Mano , mani. eia ce. Faccia, facce. già 8 e ' Bragia , brage. già gle. Bugìa , bugìe. ca che.' Parca , Parche. 8 a ghe. Verga , verghe. I nomi femminili terminati in a , can- gian questa vocale in e : i nomi finiti in e od in o , mutano queste vocali in i , al plurale 5 i nomi in eia e in già , trasfor- mano queste cadenze in ce e in ge , a meno che l’accento tonico non cada sulla penultima vocale, come in bugìa j allora, bisogna necessariamente conservare al plu- rale l ’ i del singolare , per esser sì fatta Digitized by Google 6 7 vocale parte integrante della parola , men- tre, nel primo caso, vi si trova come let- tera modificativa del suono. Le desinenze ca e ga trasformansi in che e ghe , senza veruna eccezione. Finimenti invariabili. Singolare. Plurale. a Bontà , bontà. è Piè , piè. i Crisi , crisi. ìt Virtù , virtù. ie Specie , specie. Ogni parola terminata in vocale accen- tata , è invariabile ; le femminili in ie , del paro , salvo la voce moglie , di cui il plu- rale è mogli. Osservazioni particolari. Anello , Anelli o anella. Braccio , Bracci o braccia. Molti nomi in o , hanno , al plurale , la desinenza ia i e in a, con la quale di- * Digitized by Google 68 ventan femminili. Sovente l’una di queste terminazioni è preferibile all’ altra , o per l’armonìa, o per l’eleganza, o perchè di- venuta più familiare per 1’ uso. Il nome legno ha tre differenti forme al plurale: legni , legne , legna. La prima è il nome specifico j la seconda e la terza disegnano il legno da bruciare. Miglio , moggio , staio , paio , novo, fanno al plu- rale , miglia , moggia , si aia , paia , fio- ra. Gesto e gesta , gesti e geste al plurale. Osso , fa ossi e ossa e non già osse , ec. Le altre irregolarità su questo punto sono unicamente poetiche , tali sono le forme agora , borgora, corpora , letlora, e c., in vece di aghi , borghi , ec. , impiegate da- gli antichi e da Sannazzaro e dail’Ariosto per la rima dei versi sdruccioli. Sonvi dei nomi che , dietro la natura delle cose eh’ esprimono , o per una con- seguenza della lor origine , non posson es- ser impiegate che al singolare , come, me- le , prole , mane , per mattina , ec. , ed altri di cui non puossi far uso che al plu- rale , come nozze , molle o molli , ec. Le parole eh’ escono nel minor numero Digitìzed by Google 69 in doppio finimento, prendono pure nella caduta del maggior numero doppia desi- nenza , secondo le variazioni di cui ab- biam di sopra fatto motto. Singolare. Plurale. Arma , j Arme. ) Arme , j Armi. J ' Canzona , ) Canzone. Canzone , j Canzoni. Do fine, o giovanetti, al numero, a que- sto secondo accidente o passione del no- me , non men del primo notabile , cioè del genere, con farvi osservare di esser prin- cipio di ragione eli’ i nomi propri d’ un individuo , come Demoslene , Cicerone , Virgilio , Orazio , ec. , non si potendo con sè medesimi adduare nè intreare , non han per conseguente nè sentimento nè for- ma del secondo numero. Nondimeno al- lorché sotto vesta di figura o colore ret- torico s’ adoprano siccome nomi di specie, ad accennare i sommi oratori , quali fu- rono Demostene e Cicerone , e i gran poeti, quali furono Virgilio ed Orazio , piglia- Digitized by Google 7 ° no aneli’ essi la nota propria del numero maggiore , i Demosteni , i Ciceroni , ec. Degli Aumentativi e dei Diminutivi . Fa di mestieri, o giovanetti, ch’io vi discorra di quello scemamento ed accre- scimento di significato dei nomi, il quale fassi col crescergli una o più sillabe , per esprimer una modificazione dell’idea pri- mitiva. Nou solo i nomi , ma i modifica- tivi ancora, van soggetti a questi acciden- ti 5 onde nell’ italica favella tragge il di- scorso sì soave grazia e leggiadrìa, cotanta forza e brevità , e 1’ oggetto medesimo in tanti e sì vari aspetti appresentato viene che in nullo può raffigurarlo la mente che con atto similissimo noi ritragga la scrit- tura. Aumentativi. I. Cavallo , Donna , Cavallone. Donnone. Gli aumentativi formansi col mutar de- gli aggiunti l’ultima vocale in one , desi- nenza alla quale si è data l’ attribuzione di esprimere una idea di grandezza. Una parola femminile , aumentata in tal guisa , diviene maschile. Così donnone è del ge- nere maschile. E’ pare che , con l’ aumento della massa e delle forze fisiche , l’ indi- viduo prenda pur le forme del più forte sesso. II. IFomo , Omaccio, Donna , Donnaccia. Il suono delle desinenze accio e accia desta da sè stesso l’idea del disprezzo. III. Popolo Popolazzo. Giovane , Ciovanastro. Queste cadenze son pure nota di di- sprezzo. Belli , Grasso , Fresca , Grande , Giovane , Bacio , Belloni. Grassotto. Ì Frescozza. Frescoccia. Grandaccio. Giovanotto. Baciozzo. Queste terminazioni sono ancor proprie degli aumentativi 5 il tempo e lo studio posson soli mostrarne agli studiosi il senso ed il valor preciso. Diminutivi. I. Fianciullo , Fanciullino. Figliuolo , Figliuoletto. Bocca , Boccuccia. Poeta , Poetuzzo. Libro , Libricciuolo. Prato , Praticello. Pazza , Pazzarella. Uomo , ( Omicciatto i n • • . . 1 Omicciattolo. A ritrarre le modificazioni per mezzo di sì fatti diminutivi ombreggiate circa al me- nomamento nel significato primiero dei vo- càbolo , è necessario far sentire il carat- tere di ciascheduna delle precedenti desi- nenze. La prima , ino , esprime non solo la picciolezza dell’ oggetto , ma talvolta pur quell’ affezione e quella tenerezza che la natura c’ ispira per gli esseri che han più bisogno del nostro soccorso. I nomi in tal foggia modificati fan supporre , negli og- getti che disegnano , una grazia ed una va- ghezza particolare , e la desinenza medesi- sima dipigner sembra questa idea. La seconda, etto , puot’ esprimere, i.° una semplice idea di picciolezza, come nella forma giardinetto , quando Boccac- cio disse : presero inverso un giardinetto la via\ 2. 0 esprimer può la picciolezza a un tempo e la grazia , come i 1 paroletta , diminutivo di parola , alloichè Dante dis- se : per le sorrise parolette brevi } 3 .° può dinotare un’ espressione di picciolezza e di disprezzo , come in ometto , picciol uo- mo , del seguente esempio di Caro : dii Digitized by Google 74 è questo ometto che ci è venuto a dir vil- lanìa in casa nostra ? La terza cadenza , uccio , esprime na- turalmente un’idea di picciolezza, ma può pur rappresentare un’idea di disprezzo o di grazia. Soderini (Trattato della coltiva- zione ) offreci un esempio del primo senso nella parola carruccio , dicendo : si può far portare .... con carrucci. Matteo Vil- lani porgeci un esempio del secondo senso nella voce cappelluccio , dicendo: con vii cappelluccio. Boccaccio, in fine, ci dona un esempio della terza modificazione, di- cendo con una boccuccia piccolina. La quarta , uzzo , impiegata come se- gno di picciolezza , relativamente ad una persona , indica un’estrema magrezza , este- nuazione in un ente al di sotto delle pro- porzioni ordinarie j ma esser può pure nota di grazia. Essa esprime la prima idea nella forma tisicuzzo dell’esempio di Boccaccio: sì tisicuzzo mi parete. Si ravvisa . 1’ altro senso nella parola occhiuzzo , di- minutivo di occhio , nel seguente esempio, cavato dalla Fiera di Buonarroti : ha ella più quegli occhiuzzi ribaldi , che mi fer pazziar ? Digitized by Googie 75 La quinta , icciuolo , può dinotar sem- plicemente la picciolezza, ma puote esser anco l’espressione del poco conto che fassi dell’ individuo così qualificato. L’ Ariosto ci dà 1’ esempio della prima significazione nella parola omicciuolo dicendo : gli di- mostrò 7 bruttissimo omicciuolo j e Boc- caccio ci presenta l’altra significazione nel- 1’ esempio seguente : era un buòno omic- ciuolo d' un loro bellissimo giardino or- tolano. La sesta, elio, può disegnare una sem- plice idea di picciolezza tìsica oppure di disprezzo per la persona così qualificata. Boccaccio offre la prima idea nella parola campanella , dicendo : quando udirete so- nar le campanelle , venite qui. Firenzuo- la , nel suo Asino cC oro esprime l’ altra idea con la voce procuratorello , allorché disse : che dirai tu d' un certo procurato- rello il quale , perciocché e’ disse non so che contro di lei , ella il fece diventare un montone ? La settima , icello , può dimostrare , i .° la semplice picciolezza dell’ oggetto } 2 .° il disprezzo per 1’ oggetto } 3.° un certo iu- Digitized by Google 76 teresse e rispetto per l’ individuo. Si rav- visa la prima di queste signifizioni in tra- vicello , quando Boccaccio disse: sconfitta dal travicello j la seconda r nella parola fraticello , adoprata dallo stesso autore : fraticello pazzo } la terza , nella parola medesima , allorché Petrarca disse : e i neri fraticelli } e i bigi , e i bianchi. La ottava , erello , additar può la sem- plice picciolezza dell’oggetto ed anco l’idea del disprezzo che ispira la leggerezza dì lui. Redi ci fornisce l’esempio della pri- ma significazione nella parola coserella , dicendo ; i libri sono tutte coserelle stam- pate in questa città } la seconda nella voce pazzerello , nel seguente esempio di Fi- renzuola: eh , pazzerello , disse mona Mé- chera , ve' quel che tu di'. La nona , iccialto , esprime il più pro- fondo disprezzo. E’ pare che colui il quale fa uso di questa modificazione abbia l’in — tenzione di ridur l’oggetto all’ultimo grado di depressione. La Crusca ce ne sommi- nistra 1’ esempio seguente : egli è un certo omicciatto , che non è nessun di voi che 9 reggendolo , non l'avesse a noia. La decima desinenza , ìccìattolo , espri- me la medesima idea che la precedente , ma è nota d’ un più vivo disprezzo che l’ individuo c’ ispira. L’ esempio seguente , tratto dalla Crusca , ad evidenza lo di- mostra : Non potrà fiaccare con armi si poderose V orgoglio ad un feccioso omic- ciattolo quel gran Dio ? Modificando 1’ aggettivo invece del no- me qualificato , possonsi in italiano espri- mere con altrettanta precisione , varietà e grazia le più dilicate modificazioni dei no- stri sentimenti , come rilevar puossi dai seguenti esempi : Guardo le lunghe sottilette dita. D. o Semplicetta farfalla al lume avvezza. P. Amorosette e pallide viole. P. Modificar possiamo ancora il nome e 1’ aggettivo a un tempo stesso : Con un vasello snellello e leggiero. D. Così le idee si moltiplicano e 1’ espres- sione conformasi al più fugace pensiero. Impossibil cosa è assegnar regole positive su queste sorti di modificazioni onde la nostra lingua abbonda j il tempo e lo stu- dio posson soli farle conoscere ai discenti. Digitized by Googie 7 8 Sonvi pure molti avverbi suscettibili di queste diverse modificazioni : bene , beni- no , assai bene , benone , benissimo. Havvi di doppi aumentativi e doppi diminutivi : ladro , ladrone , ladronaccio ; cosa , coset- ta , cosettina. Ciascuna desinenza esprime una particolar modificazione : tra le seguen- ti , di cui la voce vecchio è suscettibile, vec- chietto , veccliiuzzo , vecchierello , vecchiot- to , vecchierellino , vecchiettino , vecchic- cio , vecchi cciuolo , vecchino , evvi una differenza che l’ uso e la pratica c’ inse- gnano a gradatamente sentire. Parecchie di si fatte modificazioni sono una sorta d’ir- regolarità e che , per conseguente , P uso solo può far conoscere agli studiami , co- me amarognolo , un poco amaro , giallo- gnolo , color giallo, ma sparuto, cattivo rossigno , rossiccio , che ha lo stesso si- gnificato $ mediconzolo , medico ignoran- te. Havvi pur delle parole che , mediante queste modificazioni, posson ricevere due ed anco tre qnalilìcazioni ad un tempo. In occhiettuzzaccio , che è la parola oc- chio , pervenuta , per queste gradazioni , occhio , occhietto ) occhiettuzzo , all’espressione occhìettuzzaccìo , son comprese tre differenti modificazioni cioè: i.° il dimi- nutivo semplice etto , occhietto j 2. 0 la mo- dificazione di carezza , uzzo , occhielluz- zo j 3.° quella di dispetto e di corruccio, accio , occhiettuzzaccio. DEI PRONOMI. Variazioni del pronome Egli. Singolare. Plurale. Soggetto . . egli eglino. di lui di loro. a lui , gli , li . . a loro , loro. da lui da loro. Oggetto ... lui , lo, il ... . loro, gli, li. Rapporti di dipendenza Variazioni del pronome Ella. Singolare. Plurale. Soggetto . . Rapporti di dipendenza Oggetto . . ella di lei ... . a lei , le . . da lei ... . lei, la . . . • elleno, di loro, a loro , loro, da loro, loro , le.  In qnesti pronomi sonvi , o giovanetti , due forme per l’ oggetto e due pel rap- porto di dipendenza } 1’ uso di esse è fon- dato su lo stesso principio che si è stabi- lito per l’impiego delle forme mi, ci, ti , ec. ; me, noi, te, ec. Gli stessi princìpi accenneranno pure il collocamento che sì fatti pronomi occupar debbono nel di- scorso. La forma li , o gli , sia pel rapporto di dipendenza al singolare , sia per 1’ og- getto al plurale , impiegasi innanzi ad una parola nè per vocale nè per s seguita da un’ altra consonante : E li condanna a sempiterno pianto. P. Innanzi ad un verbo che non comincia nè per vocale nè per s impura , puossi impiegare il per lo, ciò che rende l’espres- sione più graziosa : Tu 7 dei saper , poiché tu oien con lei A tornii ogni mia pace. Buonar. Il pronome il , preceduto dalla parti- cella non , legasi con essa per comporne la fonila noi : Io noi oidi, e però scriver noi posso. D. La forma gliel ( glielo ) risulta , quando il pronome gli , è accompagnato da uno dei pronomi lo, li, la, le , ne , e for- masene una sola parola, frapponendosi la lettera e per conservare alla forma gli il suono infranto che le è naturale : Non gliel celai, ma tutto gli el apersi. D. Invece delle forme lui , lei , loro , deb- besi impiegare il nome personale se in qualunque rapporto si sia , ogni volta che queste forme sono identiche col soggetto della proposizione : 1? amata spada in sè stessa contorse. P. La elissi può sottintendere la preposi- zione a dinanzi alle forme lei e lui : OndC io risposi lei. D. Ma per dar lui esperienza piena. D. Le parole che nelle seguenti frasi el- littiche abbiam restituite tra parentesi , evidentemente ci dimostrano che le forme te , lui , me , ec. , vi si trovano non come soggetto , ma bensì come oggetto , o co- me complimento della preposizione in sot- tintesa : Credendo esso chi io fossi ( in ) te , m ha con un bastone tutto rotto. B. Io v ho creduto esser ( in ) lui. B. — Maravigliossi forte Tedaldo , che alcuno . 6 intanto il somigliasse , che fosse credulo ( essere in ) lui. B. — E ciò che non è ( in ) lei odia e disprezza. P. — ( Io chiamo ) felice te , che si parli a tua po- sta ! D. Varie forme dei pronomi egli , ella. Ei per egli. — Ed ei sen gl come ven- ne veloce. D. E' per egli. — Quel di retro muove ciò eh' e' tocca. D. Ei per eglino. — Ei son fra V anime più nere. D. E' per eglino. — Cortesemente gli do- mandò chi $ fossero. B. Elle per elleno. — Chente eh' elle si Altri pronomi che esigono un' attenzione particolare. Questi e cotesti significano quest’ uomo} quegli , quell’ uomo Questi pronomi usansi ordinariamente per disegnar individui della specie umana Digitized by Google 83 solamente. Questi mostra 1’ individuo vi- cino a, colui che parla : Questi che mai da me non jìa diviso . D. — Cotesti , ap- presso a colui cui si parla : Cotesti che ancor vive e non si noma. D. — Que- gli accenna l’individuo lontano dall’uno e dall’ altro : Quegli è desso. D. — Que- ste parole rappresentar debbono solo il soggetto della proposizione. Il pronome quei è una sincope di que- gli , ed è sommesso alle medesime regole : E come quei che con lena affannata , Uscito fuor del pelago alla riva , Si volge all' acqua perigliosa e guata. D. Si ha qualche esempio di questi , cote- sti , quegli , usati per additar il soggetto, ancorché non si riferiscano ad uomo , co- me nel Boc. Dall' una parte mi trae l'a- more , e dall' altra mi trae giustissimo sdegno : quegli vuol eh' io ti perdoni , e questi vuole che contro a mia natura in te incrudelisca. Ma quest’ esempio non è da imitarsi. Il pronome altri è pur adoperato per le enumerazioni nel medesimo senso che la parola chi :  Altri fa remi , ed altri volge sarte. D. Il pronome altrui puot’ essere impiegalo m tutti i rapporti , ma rappresentar non dee il soggetto : Se tu incateni altrui senza catena. B. Forse , a te stesso vile , altrui se* caro. P. Amor negli anni altrui stagion rin- verde. Buonar. L’ elissi può sottintendere , dinanzi al- trui , le preposizioni a , e di : Io reputo gran follia quella di chi si mette senza bisogno a tentar le forze dello ( di ) al- trui ingegno. Boc. La quiete onde sei privo ( a ) altrui presenti , E quel riposo eh* anzi al nascer muo- re ! Buonar. Indipendentemente dalla preposizione di l’ elissi può pur sottintendere la parola qualificata da questo pronome : Il lavora - ior del podere si dee guardare di tor V ( a- vere di ) altrui. Novelle antiche. La differenza tra i pronomi esso ^ essa , egli , ella , consiste in ciò : questi ultimi sono impiegati ordinariamente per esseri Digitized by Google 85 animati , ed i primi per tutti gli esseri inanimati , quantunque i maestri dell’arte non abbian seguito strettamente nè l’uno nè 1’ altro di questi princìpi : Dinanzi ad essi non eran salvati. D. Le forme desso , dessa , ec. non pos- son adoperarsi che coi verbi essere , pare- re , sembrare , e simili , e non posson a- ver luogo nel discorso che per esprimere un’ idea identica col soggetto : Questi è desso , e non favella. D. Tu non mi par ( esser') desso. B. ElV è ben dessa , ancora è in vita. P. . I pronomi costui , quest’ uomo , costei , questa donna , che fanno nel maggior nu- mero costoro , mostrali la persona dap- presso a colui che parla : Diceanj chi è costui che senza morte , Va per lo regno della morta gente ? Dante. Colui , quell’uomo , colei , quella don- na , di cui il plurale è coloro , disegnano persone lontane ; /’ son colei che ti die ’ tanta guerra. P. Quest ’ è colui che 7 mondo chiama Amore. P.  Questi pronomi posson esser impiegati in tutti i rapporti coi segni relativi, e quan- do son collocati nel discorso come quali- ficativi d’ un nome precedente, se, pere- leganza , vengan collocati dinanzi al nome eh’ essi qualificano , bisogna assolutamente sottintendere la preposizione di. Nel co- stui regno. — P. — Al colei grido. — B. Lui e lei posson essere una sincope di colui e colei , Ringrazio lui Lo qual dal mortai mondo m ha ri- moto. P. Alzando lei che ne’ miei detti onoro. P. La particella ne , impiegata come pro- nome , significa di questo , di quello , ec.: Dimandatene pur Vistone vostre. P. I pronomi colestui , quest’ uomo , co- test ei , questa donna, di cui il plurale è colesloro , sebben oggi poco in uso , pos- son tuttavia usarsi nello stil famigliare , ma sol per indicare le persone vicine a colui cui volgesi per punta il discorso : Se colestui se ne fidava , ben me ne pos- so fidar io. «7 Perchè battete voi cotestoro ? — No- velle antiche. Allorché il verbo d’ una proposizione determinativa riferiscesi al soggetto della proposizione precedente, accordarsi dee col soggetto medesimo il verbo della proposi- zione determinativa ! Jo son colui che tenni ambo le chiavi Del cuor di Federigo .Dei Verbi e dei Participi. Nella decomposizione della proposizio- ne , vi si è fatto , o giovanetti , chiara- mente vedere eh’ ella rinchiude un sog- getto ed un attributo, cioè una idea sen- tita esistere nel nostro spirito , ed una idea sentita esistere in quella. Vi si è fatto, se ben vi ricorda , aperto che 1’ uomo , messosi a significar per parole i propri concetti , da principio gli ritrasse per sem- plici gridi , per sospiri , per atteggiamen- ti , per cenni , ec. , e che il primo stato della proposizione si fu d’ esser espressa completamente con un solo di sì fatti se- gni. Ma quando incominciarono i primi uomini a decomporla ed imaginarono di tradurre nella lor artifiziata favella il gri- do o’I gesto ordinato a dimostrar resisten- za deli’ individuo , per sè semplicemente, o per sè e per altrui parlante , ed uniro- no queste parole all’ interiezione , è chiaro che questa non ebbe ad esprimer più il soggetto , ma bensì 1’ attributo. Or , noi abbiam veduto che, degli elementi della proposizione , i veibi sono i soli che e- sprimono un attributo. Adunque , l’inte- riezione eh’ era una proposizione intiera , è ridotta a non esser più che un verbo. Quando dico ahi , questa interiezione , questa esclamazione, questo grido, signi- fica l’intera proposizione io soffro. Ma to- sto che dico io ahi , ahi non significa più che l’attributo soffro o sono sofferente. Ec- co dunque , o giovanetti , il secondo ele- mento del discorso , il verbo , questa pa- rola sì maravigliosa , sì ineffabile , trovata naturalmente, scoverta necessariamente, che ha sortito in particolare il nome che co- munemente a tutti è dato , per mostrar la preminenza ch’egli ha sopra gli altri segni degli umani intendimenti. Il verbo non ha alcun senso , non espri- me verun giudizio senza un soggetto $ del paro che il soggetto non esprime alcun giudizio senza un verbo. Esso esprime l’i- Digitized by Googl 9 ° dea che rappresenta come esistente real- mente e positivamente in un’ altra e per conseguenza rinchiude l’idea di esistenza j però è suscettibile di tempi. L’ esprime come destinata ad esistervi e a modificarla, e però suscettibile di modi. Esprimendo dunque il verbo l’idea sotto forma attributiva , dee conformarsi al suo soggetto in numero ed in persona. Se poi venga degli accidenti e di persona e di nu- mero e di modi dispogliato , esso si ri- solve nel modo indefinito, cui noi chia- meremo participio. Perchè manifestamente si vede che , di tutte le forme del ver- bo , quella del participio presente debbesi considerar la primiera , non tanto per la proprietà sua d’accennar l’idea principale, quanto per essere stata pria d’ogni altra creata: io esistente } noi esistenti ; fu que- sta la primitiva maniera di esprimersi de- gli uomini. Ogni verbo a un modo definito è dun- que un attributo, cioè esprime eh’ una ma- niera di essere è attribuita a un soggetto ; ed ogni attributo è un verbo , o almeno rinchiude un verbo j consiste sempre a dire Digitized by Google 9 * che un suggetto esiste in genere, od esiste di tal maniera particolare. Questa verità ci mena a conoscere , o giovanetti , che , per non essersi , per di- fetto di lume di ragione , scorta 1’ armo- nìa dei segni coi concetti di cui fan ri- tratto , s’ introdussero fra i verbi molte inutili, anzi erronee distinzioni, chiaman- dogli altri attivi , altri passivi , altri neu- tri, altri uni-personali , altri riflessi , altri infine con altri ridicoli nomi , informe par- to d’ ignoranza e di errore. È manifesto dunque che tutti i verbi sono verbi di stato , perocché tutti espri- mono che un soggetto è d’una maniera o d’ un’ altra. Che questa maniera di essere sia transitoria o permanente , passeggierà o durabile ; che consista a fare od a sof- frire , a ricevere o a produrre , nulla ri- leva 5 è sempre una maniera di essere, uno stato. Tutti i verbi a questo riflesso son simili. Che si dica , amo , dormo , son battuto , tuona , si diporta , si accenna sempre, io sono d’una maniera o d’un’altra. In fatti le anzidette proposizioni amo , dormo , son battuto , tuona , si diporta , Digitized by Google 9 * non esprimono tutte se non tìn’accidental maniera di essere , come vedesi aperto , traslatando le predette forme nelle primiere loro equivalenti io sono amante , io sono dormiente } io son battuto } il cielo è to- nante j egli è diportante se j ove ognun vede eh’ altro non affermasi in ognuna , se non che ’1 subbietto è , o nel modo mo- strato dall’ aggiunto amante , o io quello accennato dall’ aggiunto dormiente , o in quello significato dagli aggiunti battuto , tonante , diportante. La sola distinzione che s’ ha a fare tra i verbi è quella che consiste ad esser com- posti d’una o di più parole. In fatti nel- 1’ origine del verbo , allorché nasce , per così dire , dall’interiezione , separando da questa il soggetto della proposizione , i verbi son tutti composti di un sol segno che rinchiude due idee, cioè l’idea gene- rale di esistenza, e l’idea particolare d’una certa specie di esistenza, e che rappresenta queste due idee sotto forma attributiva. Poscia , il bisogno di esprimere in gene- rale eh’ un soggetto è , esiste , senza dire come , ha fatto imaginare il verbo essen- Digitized by Google 9 3 do , esistendo (i) ; ma quando poi avvi- saronsi gli uomini di crear degli aggiunti, vale a dire di formar dei segni che rap- presentassero tutte le idee sotto forma at- tributiva , come potendo esistere in altre , senza però esser dette esistervi , allora ac- coppiando o confondendo col verbo primo essendo questi nuovi segni, si formarono tutti i verbi e tutti gli attributi possibili , e tutti differenti tra loro come lo sono i diversi modificativi che li compongono. Così io sono amante , sono leggente , son debole , sono infelice , sono altrettanti verbi come corro , scrivo , passeggio , donno . Solamente , i primi son formati di due segni j i secondi d’ un solo j le parti com- ponenti son separate in vece d’ esser con- fuse. Ecco tutta la differenza. Impertanto tra tutti gli aggettivi essendo è il solo che rinchiuda l’ idea di esisten- (i) Essere ed esistere non son mica perfettamente sinonimi. Essere esprime più ordinariamente 1’ esi- stenza intellettuale , con astrazione dalla sua realtà fuori del nostro spirito; ed esistere pigne più par- ticolarmente 1’ esistenza positiva e reale , indipen- dentemente da noi. Dlgitized by Google 94 za , ciò che lo rende un vero participio , cioè un verbo al modo aggettivo. E per- chè il solo che esprima l’idea di esisten- za , ei solo puote aver tempi ; giacché non havvi che 1’ esistenza la quale sia suscet- tibile di durata , e , per conseguenza , di epoche nella durata. Quindi questo parti- cipio ha due forme differenti } essendo , pel presente , e stato , pel passato. Pertanto considerati i verbi in riguardo alla virtù loro eh’ è d’ accennar l’esistenza degli enti , essi appartengon tutti ad una classe. La sola differenza degna di nota si è , com’ ho di sopra accennato , quella che nasce dal valor proprio degli aggettivi , onde son composti , altri dei quali accen- nano un’ esistenza assoluta , ed altri una maniera d’ essere relativa ad un ente , il cui nome ha ad esser complimento dell’ ag- giunto col quale il primo verbo è confuso. Ordinar regolarmente le variazioni d’un verbo nei suoi accidenti di modo , tem- po , numero e persona , è ciò che nelle scuole appellasi ordinariamente coniugare , coniugazioni \ voci formate dal nome ju- gum , giogo , e dalla preposizione curri , Dlgilized by Google 95 con , che tanto suona , quanto por sotto lo stesso giogo. Questa ragione converrebbe del paro alle declinazioni dei nomi e degli aggiunti , e però non pare sufficiente per dar nomi differenti a cose tanto analoghe. Chiame- remo adunque, o giovanetti , declinazioni anco le variazioni dei verbi , per non mol- tiplicar enti senza necessità , e compren- deremo sotto questo nome generico tutti i cangiamenti che subisce la lor forma pri- mitiva. I verbi , come di sopra si è mostro , esprimon sempre l’esistenza, sia una esi- stenza astratta ed in generale, come fa il verbo essere , sia una esistenza particola- re , una certa maniera di essere determi- nata , come fanno tutti i verbi aggettivi. Quando i verbi esprimono puramente ed unicamente questa esistenza generale o par- ticolare, senza giugner alcun accessorio alla sua semplice enunciazione , essi non sono che semplicemente il nome di questa esi- stenza , sono ciò che nomasi al modo in- dejìnito. Essere , per esempio , è il nome di questa qualità, di questa proprietà che Digitized by Google 96 consiste ad essere, a esistere, a non essere il niente. Leggere è il nome di questo stato particolare , di questa maniera speciale di esistere che consiste ad esser leggente. Se poi questi nomi , questi infiniti , su- biscan delle modificazioni , se lor si dia una terminazione aggettiva che rappresenti la maniera d’essere, cui esprimono non più come isolata ed indipendente , ma come potendo e dovendo appartenere ad un ente qualunque , il verbo è ciò che appellasi il modo participio. Esso diviene un vero aggettivo e ne fa tutte le funzioni. Ma se invece di dare al nome verbale, all’infinito del verbo, una forma aggetti- va , gli si dia una forma che rappresenti il secondo membro della proposizione , allora esso non è più nò soggettivo , nè aggettivo , è un vero attributo , un modo dejìnito. Ecco , o giovanetti , una mede- sima parola che fa successivamente l’ ufi- cio di tre diversi elementi del discorso : è questa una prima parte delle declinazioni del verbo. Il verbo , in questi tre stati di attribu- to , di aggettivo e di nome , è suscettibile Digitized by Google 97 d’una seconda specie di declinazione , di quella , cioè , destinata a disegnare i suoi rapporti con gli altri segni del linguaggio. Cosi , nello stato di nome soggettivo , il verbo è suscettibile di esser d’ un ge- nere e di notare i numeri e le desinenze , per esprimere , come gli altri nomi , le sue proprie modificazioni. Quando il verbo è nello stato di agget- tivo , debbe , come gli altri modificativi , dinotare i numeri e le cadenze , per po- tersi accordare coi sostantivi in tutte le circostanze. Da ultimo , quando il verbo è attribu- to , fa di mestieri che esprima il rapporto di concordanza col suo soggetto. Ma i verbi, oltre alle modificazioni su mentovate , esprimenti , nei tre differenti stati , le lor relazioni con le altre parli del discorso , hanno ancora un’ altra causa di variazioni } e questo terzo ramo di de- clinazione è destinato ad esprimere delle modificazioni che son proprie e particolari ad essi j giacché sempre esprimono una maniera di essere, di esistere, che resi- stenza è suscettibile di durata , e che la 7 Digitized by Google 9 8 durazione ha necessariamente delle epoche e del periodi cui titil cosa è disegnare. Quindi i tempi in ogni modo. Epperò fa d’ uopo , o giovanetti , eli’ io di entrambi yi faccia parola , cominciando dai modi. Dei Modi dei Verbi. Divenendo un verbo successivamente so- stantivo, aggettivo ed attributo , senza ces- sare d’esser verbo , senza cessare di espri- mer 1’ esistenza , senza perder la proprietà di aver dei tempi , eh’ è quella che lo di- stingue essenzialmente da tutti gli altri ele- menti del discorso, è per sè manifesto che queste tre funzioni sono maniere di essere differenti che gli appartengono , modi di- stinti di sua esistenza , cui chiameremo con ragionate denominazioni , modo sostanti- vo , modo aggettivo e modo attributivo. Giovanetti , non vi lasciate illudere dalle moltiplici , vaghe ed erronee denominazioni che i grammatici non filosofi hanno appo- ste ai modi. Esse non sono che locuzioni sincopate , le quali ridotte alla lor pienezza gle 99 coll’ adempimento delle dissi , risolvonsi sempre ai tre modi indicativo , condizio- nale e soggiuntivo , sui quali estenderemo ancora la nostra analisi. Il verbo , in questi tre modi , rappre- senta egualmente l’attributo j esso significa che 1’ idea cui esprime è compresa in un soggetto. Nel primo, lo dice positivamente ed assolutamente ; nel secondo , vi aggiu- gne un’ idea d’ incertezza , e nel terzo , una idea di dipendenza da un altro verbo. Il modo condizionale non è che una gradazione , un uso particolare del modo indicativo , gradazione eh’ è piuttosto un cangiamento di tempo anzi che di modo; perocché esprime sempre qualche cosa di futuro , od almeno di eventuale. Il modo soggiuntivo è assolutamente il modo indicativo ad un caso obliquo , pre- cisamente come Caesaris è lo stesso nome che Caesar , giugnendovi solamente l’idea di dipendenza da un altro nome. Ciò è tanto vero che talvolta si fa uso dell’ in- dicativo nelle medesime circostanze in cui s’ impiegherebbe il soggiuntivo : bisogna ch'io sia , e sento che sono j e certamente * Digitized by Googl loo in ambo i casi esprimesi che l’ idea essere è T attributo dell’ idea io. 11 condizionale e ’l soggiuntivo non son dunque veri modi del verbo } ma 1’ uno è una circostanza particolare, e l’altro un caso obliquo del modo indicativo. Essi fan- no tutti e tre parte del modo attributivo. Riassumendo dunque le nostre idee, di- ciamo , che è nella natura del verbo di aver tre modi , il sostantivo , l’ aggettivo e T attributivo $ che nel primo , è suscet- tibile di tutte le modificazioni che forma- no le declinazioni dei sostantivi j che nel secondo , subisce tutte quelle che costi- tuiscono le declinazioni degli aggettivi $ che nel terzo , dinota sempre i numeri e le persone del suo soggetto $ che in tutti e tre , disegna i tempi , e che tutte que- ste alterazioni diverse compongono le sue declinazioni. Ciò basti dei modi e trapas- siamo alla teorìa dei tempi. « « n Dei tempi dei Verbi. Sono tre maniere principali di conside- rar 1’ esistenza , cioè di riguardarla come passata , come presente , o come a venire* Quindi puossi il tempo partire in tre epo- che principali : presente , passato , e fu- turo. Le idee di passato e d’avvenire non sono che relative all’idea di presente. Or, nella durata come nello spazio , non po- tendosi determinar un punto se non me- diante le sue relazioni con un punto co- nosciuto , considerar perciò dobbiamo il presente qual termin fisso, ove appuntansi le dimensioni delle diverse parti del pas- sato e del futuro. Il presente , nel discorso , s’ha dunque a riguardar in un aspetto , perchè è sem- pre compresa nell’ istante dell’ alto della parola. Non avviene lo stesso del passato nè del futuro , perchè un ente può essere stato in tempo più o men remoto dall’ at- tuale istante della parola , e puote aver ad essere in tempo all’ istante medesimo più o men lontano. Essendo il carattere essenziale del verbo di esser un aggettivo , come di sopra si è mostrato , il quale diviene un attributo od un sostantivo , secondo le idee che • vi si aggiungono o che se ne tolgono \ ed  entrando il modo participio od aggettivo nella composizione di tutti gli altri , co- minceremo perciò da questo, come offer- tasi questa formola pria d’ogn’ altra all’ inda- gine dell’ uom parlante. Distingueremo dunque un participio pre- sente essendo \ un participio passato stato , ed un terzo participio composto di questi due essendo stato. Se dal modo aggettivo , passiamo al modo sostantivo , vi troviamo un presente eh’ è necessariamente un tempo semplice, essere , ed un passato , composto dell'in- finito presente e del participio passato , essere stato. Veniamo ora al modo attributivo. Esso contiene una moltiplicità di tempi , per la ragione che quando il verbo è attributo si ha più bisogno di esprimer tutti i gradi di sua significazione per l’ esattezza e la precisione del discorso. Esaminiamo dun- que tutti questi tempi l’ un dopo 1’ altro. II primo è il presente, io sono. Esso accenda l’esistenza positiva, attuale ed as- soluta nel momento in cui si parla. Que- sta forma è semplice , nè si potrebbe comporre , se non del participio presente , sono essendo , il che formerebbe un so\erchio ripieno , una inutil ripetizione. Il secondo , io sono stato , esprime una esistenza passata assolutamente e compresa in un periodo di tempo in cui l’attual mo- mento della parola è pur compreso , che chiameremo passato assoluto primo. Il terzo , io fui , puossi considerare sic- come una variazione del precedente , e differenziasi da esso in questo, ch’egli ac- cenna un’ esistenza stata in un periodo af- fatto fuor di quello in cui l’ attuai mo- mento è contenuto e che chiamar puossi passato assoluto secondo. Il quarto , fui stato , ha la virtù di ac- cennar un’esistenza stata in tempo passato e anteriore ad un periodo eh’ è pure fuor del presente , cui chiameremo passato as- soluto terzo. Superfluo affatto si giudica questo tempo, poiché la formola sono sta- to , distendesi a quanto è trascorso dall’i- stante della parola al di là. Il quinto, io era , esprime un’esistenza passata di là dal presente ; ma 1* esprime nel medesimo tempo come presente rela- Digitized by Google io4 tivamente ad nn’ altra epoca. Per questa ragione nomasi passato imperfetto , e me- glio appellerebbesi passalo presente. Puossi pur accennare per esso l’esistenza attuale, come , per esempio , se rompendo uno il mio pensamento , io sciamassi : io era fe- lice in questo momento. Il sesto , io era stato , esprime pure un’esistenza contemporanea ad una passata , un’esistenza presente in nn periodo passa- to , ma in un periodo anteriore ad un al- tro di già passalo $ è un secondo passato relativo , un secondo grado del passato im- perfetto. Dopo questi due passati che sono nel medesimo tempo presenti sotto un altro aspetto e che per questa ragione chiame- remo tempi relativi , per opposizione ai tre primi che sono assoluti , seguono due futuri. Il primo, io sarò , pigne puramente e semplicemente 1’ esistenza a venire. Esso si potrebbe chiamare il presente del futuro. Il secondo è realmente un fu- turo passato , giacché esprime un’ esisten- za che sarà pria e fuori d’ un’altra ch’ha a seguirla poi. by Googk io5 I tempi , detti condizionali o supposi- tivi , perchè esprimono un’ esistenza la quale avrà luogo quando una condizione sarà adempita od una supposizione sarà realizzata , sono , per la prima forma , io sarei. Questo tempo ha un’analogìa evi- dente con la forma futura , coi tempi im- perfetti o relativi e col soggiuntivo o su- bordinato. In effetti , sarei , significa io sarò se una tal condizione sarà adempita o quando una tal supposizione si realiz- zerà. Esso è dunque un futuro riguardo all’atto della parola : esprime una esisten- za a venire , ma ehè sarà contemporanea ad un’altra esistenza , e però partecipa delle forme dei tempi futuri e dei tempi relativi. Esprimendo inoltre l’esistenza co- me subordinata ad una condizione, ad una supposizione, partecipa ancora delle forme del soggiuntivo o subordinalo'. I tempi dun- que detti condizionali sono realmente i tempi relativi od imperjetli dei tempi a venire. La seconda forma è , sarei stalo , esat- tamente la stessa che sarei , giugnendovi un’ idea di passato. Essa accenna un’ esi- Digitized by Google io6 stenza la quale , se avesse avuto luogo r sarebbesi incontrata con altra di là da que- sta in ch’io parlo. È un vero futuro pas- sato relativo e subordinato ad uua condi- zione. Riguardo all’ imperativo , diciamo che i grammatici l’ han distinto con tal nome, perchè l’esistenza futura di cui egli è il seguo , accennasi per esso imperativamen- te. Le formole sia egli 5 sieno eglino , ap- partengono evidentemente al soggiuntivo , in virtù dell’elissi. In quanto al soggiuntivo , esso non si puote adoperare , se non in una proposi- zione dipendente , il quale accidente è ciò appunto che costituisce il carattere e la virtù sua propria. Le sue formole sono , che io sia , la quale accennar puote un’ esistenza con questa eh’ io favello congiunta , o a lei seguace. Ch’io sia stato. Questa formola accenna un’ esistenza di là o di qua dall’ attuai momento della parola. C/i io fossi. Questa ancora , sì come l’anzidetta maniera, accennar puote un’esistenza di là dall’ istante della parola o di qua dal punto stesso. C/i io fossi stato. Anche per questa forinola accennar puossi un’esistenza ante- cedente o susseguente all’atto della parola. Di questi quattro tempi del Soggiuntivo i due primi corrispondon per aualogìa a due tempi assoluti dell’ indicativo , e gli altri due lian più dì rapporto coi tempi relativi dello stesso che compongono il condizionale. L’ espressione di dipendenza o di sub- ordinazione che caratterizza il soggiuntivo fa sì che il valore dei suoi tempi non abbia nè fissezza , nè precisione j perchè sempre è subordinata al senso del verbo che lo regge 5 e però esso non è eh’ un caso obliquo del modo attributivo. Questa divisione di modi e di tempi e la lor denominazione , mostrar vi debbe ad evidenza , o giovanetti, che gli uomi- ni, per pignere tutto ciò ch’avean a dire dell’ esistenza s’ iudusser a considerarla sotto due aspetti , come positiva e come accidentale. Sotto ciascuno di questi due punti di vista , ebbero da prima distinto Digitized by Google io8 tre epoche , io sono , io sono stato nel- 1’ esistenza positiva , e io sarò , io sarò stato nell’ esistenza accidentale 5 quindi i tempi assoluti. Poscia ebber bisogno di rappresentar 1* esistenza in ciascuna di queste quattro circostanza, come contem- poranea ad un’ altra esistenza 5 quindi i tempi relativi , io era , io era stato per P esistenza positiva , e io sarei , io sarei stato per l’esistenza accidentale j ed essen- do eventuale quell’ esistenza che dipende da una condizione o da una supposizione, ne segue eh’ essa debb’ esser necessaria- mente espressa dai due ultimi tempi rela- tivi che perciò condizionali si appellano. Ecco perchè da tutto ciò che abbiam detto risulta , come di sopra si è accen- nato , che il preteso modo soggiuntiva non è un modo , ma solamente un casa obliquo del modo attributivo , da cui , come caso diretto , riceve le modificazioni dell’esistenza. Così , questo caso obliqua non ha più clic quattro tempi che corri- spondono egualmente ai quattro tempi delle due divisioni del caso retto. Le duo prime forme io sia , io sia stalo , sono Digitized by Googlt i°9 assolute j e le  s0 il nome precede il numero , quello deb- b’ essere al plurale , anni ventuno } se lo segue, il nome debb’ essere al singolare: Poi per la medesima via par discendere altre novant' una rota. — D. Convito. Dopo i nomi di sovrani , per disegnar colui che vuoisi nomare nella serie degli individui dello stesso nome, deesi far uso dei numeri ordinali , come : Federico se- condo 5 Carlo terzo , ec. Dicono gl’ Italiani : tutti due , tutti tre ; oppure tutti e due , tutti e tre , ec. } ed anche tutti a due , tutti a tre , ec. La pri- ma e la seconda di queste forme sono più Digitized by Google i48 usitate : Era in pericolo di perdere tutti due i figliuoli. — Pecorone. — Là Ve già tutt' e cinque sedevamo. — D. — Non vi ha ella invitati lutti a due? — Firenz. Pare che colui che fa uso della secon- da maniera insista più sul numero degl’in- dividui che compongono la collezione, che sulla collezione stessa j ei vuol diFe : tutti, ed erano cinque , sei , sette , ec. La co- struzione piena della forma tutti a due , a tre , ec., è tutti , e il loro numero giu- gne a due , a tre , ec. L’articolo che accompagna il nome de- terminato dall’ aggettivo ambo, ambidue , ec. , e da ogni aggettivo numerale , vuoisi interporre tra l’aggettivo slesso e ’l nome; Roma Ti c/iier mercè da tutti sette i colli. P. Ambe le mani per dolor mi morsi. D. L’analisi delle espressioni a uno , a due , ec. vedrassi a suo luogo \ appari qui il di- scente che questa forma di enumerazione appartiene alla lingua italiana esclusiva- mente : Come le pecorelle escon dal chiuso A una t a due , a tre. D. Digitìzed by Google *4o e f come tu mi vedi , VuV io cascar li tre ad uno ad uno T/n'l quinto dì ed sesto. — D. Fa di mestieri in fine osservare per l’in- telligenza, degli antichi che da certi numeri formansi dei verbi nella maniera seguen- te : da uno , formasi adunare } da due , ad- duarsi j da tre , intreaisi } da cinque , in- cinquarsi } da /m/Ze , immillarsi. VI. Degli aggettivi Determinanti Possessivi. Chiamansi aggettivi determinanti posses- sivi quelli , il cui proprio valore si è d’ac- cennar il risguardamento della mente in- tesa ad un oggetto che vien determinato con una relazione di proprietà dai seguenti segni di cotal virtù potenziati : Singolare Maschile. Singolare Femminile. Mio. Mia. Tuo. Tua. Suo. Sua. Nostro. Nostra. Vostro. Vostra. Plurale Maschile. Plurale Femminile Miei. Mie. Tuoi. Tue. Suoi. Sue. " Nostri. Nostre. ' Vostri. V ostie. 1 (*) Percorriamo ora le regole di sintassi alle quali son queste parole sommesse. Nell’ ordine della costruzione diretta gli aggettivi possessivi collocansi dopo i nomi cui determinano col concorso dell’articolo: Morta e la donna tua ch'era si bella. D. Non vidcr gli occhi miei cosa mortale. Buonar. Nella costruzione inversa sia che 1’ ag- gettivo possessivo preceda il nome , sia che lo segua, la elissi dell’articolo non dee mai aver luogo ; Chi ni allontana il mio fedele amico ? P. Vinse paura la mia buona voglia. D. La elissi può sopprimer l’ articolo che (*) Si è sottratta la parola loro dalla serie di questi aggiunti, com,e appartenente ai pronomi. Desso è un pronome , e nulla più ; perchè quando si dice il padre loro , vi è ellissi della preposizione di, il padre di loro. Digitìzed by Google i5i col concorso del possessivo determina il nome , quando questo è un nome di pa- rentela o di dignità al minor numero, co- me padre , madre , figlio , ec. , maestà , eccellenza , signorìa , ee. : Mio figlio ov è ? e perchè non è teco? D. Loda a cielo la magnificenza di sua Maestà. — Caro. Quando evvi nelle frasi trasposizione di parole , 1* articolo è visibilmente sottinte- so , anco innanzi a nomi che non sono di parentela ; Ripiglierà sua carne e sua figura , — D. invece di la carne sua ; la figura sua. Mio ben non cape in intelletto umano. P. invece dell’ordine diretto il bene mio , ec. VII. Questo y Cotesto , Quello , ec. Gli aggettivi determinativi questo , cole- sto , quello , accennano che 1’ individuo per essi dimostrato può trovarsi in altret- tante situazioni di luogo diverse, relativa- mente a colui che parla ed a colui cui di- Digitized by Google 102 ■ rigesi la parola disegnando il primo, que- sto , la cosa presente o vicina a chi patr- ia j il secondo , cotesto , 1’ oggetto eh’ è presso a cui altri parla } il terzo , quello , la cosa che non è nè appresso a chi parla nè a colui a cui altri volge il parlare. E- sempi : Appena in terra i begli occhi vicC io Che fur due soli in questa oscura vita. ; Buonar. Partiti da cotesti che son morti. — D. Io non V intesi , nè quaggiù si canta , Llinno che quella gente allor cantaro , JYè la nota soffersi tutta quanta. — D. A determinar due epoche , 1* una pas- sata , l’altra futura, fassi pur uso degli aggettivi quello e questo: Era la più bella femmina che si vedesse in que ’ tempi nel mondo. Pensa che questo dì mai non raggiorna. Dante. Le medesime parole disegnano ancora le cose di cui si è parlato, in questo stes- s’ ordine : questo , la più vicina $ quello , la più lontana : Amore e crudeltà tri han posto il campo , Digitized by Google i53 Questa m > ancide , e quel mi tiene in vita. — Buon. La parola sta , accorciata di està > o dell’antica ista , non è più in uso che nelle forinole avverbiali stamane o stamattina , stasera , stanotte. 1 nostri antichi dissero istamane ed istanotte. Tacesi leggiadra- mente il nome a cui gli aggettivi questo o questa , quello o quella , s’appoggiano, nelle formole in questo , in quella , ec. , il cui pieno sarebbe, in questo tempo , in quella ora , ec. Vili. \ Che , Quale , ec. .. . L’ aggettivo congiuntivo che è invaria- bile ; esso è comune ad amendue i generi e ad amendue i numeri, e, come scor- gesi dai seguenti esempi, accenna il sog- getto o 1’ oggetto della proposizione , sia per gli esseri animati, sia per gl’inanimati : Voglia sfrenata è’I senso , e non amore , Che V alma uccide. — Buonar. V ’ sono i versi , u son giunte le rime , Che gentil core udla pensoso e lieto ? P. O voi che sospirate a miglior notti. P. Cui , è parimente invariabile e serve ad ambi i generi e numeri , potendo esser impiegato in tutti i rapporti possibili, tran- ne per disegnar il soggetto. Questa forma pare più propria a determinar gli esseri ragionevoli, ma impiegasi pure per le cose: Questi V orme di cui pestar mi vedi. D. L’ aggettivo quale , in virtù della sua terminazione in e , conviene egualmente ad ambi i sessi e determina tutti gli es- seri , potendo esser impiegato per ogni rap- porto : Contro la qual non vai forza nè in- gegno. — P. Qual vaghezza di lauro ? Qual di mirto ? Nelle frasi interrogative si fa uso di chi per disegnar le persone } di che per le cose, e di quale per le qualità delle une e delle altre: Chi mi difenderà dal tuo bel volto ? Buo. ... E disser : Tu guardi si , Padre , che hai ?  D* Quale può parimente esser impiegato Digitized by Google 1 55 nelle enumerazioni , alla stessa guisa di chi : , Qual fior cadea sul lembo , Qual su le trecce bionde . . . Qual si posava in terra , e qual su V onde y Qual , con un vago errore Girando , parea dir : qui regna a- more. — P. Chi , in questo esempio : Beato è chi non nasce j  P. $ significa quella persona la quale. In quest’ altro esempio rap- portato dalla crusca : i tavarnieri e chi questo sostengono , significa quelle perso- ne le quali. Ma quando questa parola è impiegata nelle enumerazioni , non può di- segnare che un solo individuo dell’ uno o dell’ altro sesso : Chi ribalte da proda e chi da poppa. D. Quando dicesi chi canta e chi balla , 1’ analisi c’ insegna che una tal frase è sin- copata e che per la sua pienezza fa di me- stieri dire uno individuo è il quale can- ta , e un individuo è il quale balla. Le espressioni quello che o quel che 9 e ciò che , significano la cosa che : Quello che la speranza ti promette. D. Percompassiondiquel ch’i vidi poi. P. Siete voi accorti Che quel di retro muove ciò eh * e * tocca ? — D. Il che , o per una doppia elissi , che , significa la qual cosa : L'un fratello l'al- tro abbandonava , e ( che maggior cosa è ) i padri e le madri i lor figliuoli. — B. L’ espressione qual che è compendiata di individuo tale quale è quello che\ Qual che per violenza in altrui noe - eia. — D. L’ aggettivo che puote adoperarsi in tutti i rapporti , per soggetto e per oggetto e- ziandio : Tutte le cose di che 'l mondo è a - domo. — P. Se questa ( lingua ) con eli io parlo non si secca. — D* Mi ritrovai per una selva oscura ( In ) che la diritta via era smarrita. D. Che può pure esprimer rapporto a per- sone 5 ma dai buoni scrittori usasi assai di raro : Ed io son un di quei ( a ) chc l pian- ger giova.  Le preposizioni di e a posson ometter- si innanzi a cui : Il buon uomo in casa cui morto era. B. Voi cui fortuna ha posto in mano il freno . Delle belle contrade.  P. In questi esempi v . Colui lo cui saver tutto trascende ;  Il cui pensie- ro } evvi ellissi e trasposizioue, essendo l’ordine diretto lo saver di cui , il pensiero di cui. Adunque le parole on- de queste forme sou composte possonsi or- dinare in tre modi differenti ; di cui il pensiero j il cui pensiero \ il pensiero di cui ma il di cui pensiero è maniera vi- ziosa. La forma che può rappresentar egual- mente il soggetto e l’oggetto , e cui , l’og- getto solamente , soprattutto quando evvi anfibologia , in modo che non possa di- stinguersi se , usando il congiuntivo che , questo si rapporti al precedente od al se- gu ente nome. Ecco esempi dell’ una e dell’ altra maniera : Quella donna gentil cui piange A - more . Forse cui Guido vostro ebbe a disde- gno. — D. Un cavalier eh’ Italia tutta onora. P. È da osservarsi infine che quale va dis- giunto dall’ articolo i . , nelle interrogazio- ni ; quali novelle mi recate voi ? 2 . nelle proposizioni dubitative : non so qual sia j 3. quando è in correlazione di tale : Qual i fioretti dal notturno gielo Chinati e chiusi , poi che'l sol gl'im- . bianca , Si drizzan tutti aperti in loro stelo , Tal . . . D. Delle preposizioni. Afferma il maestro di coloro che sanno, niuna cosa potersi sapere se prima i primi princìpi , i primi elementi , e le prime ca- gioni di lei non si sanno. Con questo pro- cedere che tanto assottiglia la mente , ver- rà a comprendersi nell’analisi che fare- mo di questi segni detti volgarmente pre- posizioni ^ primamente qual sia l’ uficio vero e’1 loro uso nella nostra lingua j se- condamente , che ognun di essi , in ogni formola e guisa del dire , si appresenta o- gnora in un aspetto medesimo , cioè col- l’ impressa qualità del primiero suo essere, per quanto ad essa diverso , e spesso an- che contrario , per lo material costrutto apparir possa } terziamente , che niun di questi segni può -mai in luogo d’un altro sostituirsi , nè dimostrare altro ragguarda- Digitized by Google i6o mento della mente , che quello al quale fu da prima ordinato $ infine , che quan- tunque volte due popoli accennan le stesse relazioni con segni diversi, ciò nasce, non da capriccio , non da cieca usanza , lin- guaggio ordinario de’ grammatici non filo- sofi , ma sì da natura e ragione : giacché se ciascun popolo della terra ravvisato a- vesse d’ un modo 1’ oggetto della sua in- tesa, accennato avrebber tutti con un segno unico e solo le relazioni medesime , men- tre avviene il contrario , e ciò per l’atto disforme della mente che , per via diver- sa , giugne sovente ad un fine medesimo. Seguendo adunque , o giovanetti , me- todicamente e gradualmente la generazione dei segni delle nostre idee, eccoci giunti ad un elemento del discorso altamente no- tabile. Esso ha due importantissime pro- prietà j l’ una d’ incorporarsi in un gran novero di voci e , per tal congiungimen- to , diventar parte integrante e necessaria alla formazione e al significato delle voci medesime $ come , per esempio , nelle se- guenti , congiungere , soprapporre , impor- re , deporre , apporre , ec. j l’altra qualità  è 1 6 r si è quella di collegar coi segni delle idee relative quelli coi quali essi sono in relazio- ne diretta. Questo elemento è dunque se non assolutamente necessario, almeno mol- to essenziale. Sonvi delle lingue , come la basca e la peruviana che non han preposizioni } pe- rocché dinotano per mezzo del cangiamento delle sillabe desinenziali tutti i rapporti che noi invece esprimiamo per mezzo di quei segni } ma molte lingue , come la no- stra, non han casi, e quelle che ne han- no , ne contengono sì picciol numero che non sono sufficienti ad esprimere i diversi rapporti eh’ una idea aver può con un’al- tra } quindi il bisogno delle preposizioni. Ma queste , sebbene in grandissimo nume- ro , non possono in veruna lingua espri- mere i diversi rapporti tra i nomi ; eppe- rò ciascuna di esse , per derivazioni e pel- metafore , ha ricevuto una moltitudine di sensi differenti , quantunque analogici. Ev- vi più } se noi rimontiamo allo stato pri- mitivo di tutte le lingue , non troveremo, nella lor origine , che alcuni gridi più o inen articolali , come di sopra si è per noi 1 1 Digitized by Google 162 dimostrato , alcune parole , la più parte monosillabe, formate il più sovente per ono- matopeia e facendo l’ uffizio di nomi. Tutte queste sillabe che sono state successiva- mente sopraggiunte ai segni originari , che formano tutti i derivati di quei primi ra- dicali e per mezzo dei quali gli uni e gli altri son divenuti , secondo il bisogno , verbi , aggettivi , avveri j , ec. , tutte que- ste sillabe , dico , non son esse ad evi- denza vere preposizioni ? disegnazione sem- pre insignificante e sovente falsa , per la proprietà , sì capitale , che hanno d’incor- porarsi con la parola che modificano e di formar tutti i composti e derivati dei ra- dicali primitivi d’ogni lingua, e che però appellar dovrebbersi composizioni anzi che preposizioni. Quantunque non si possa sempre trovare 1’ etimologìa di questi segni } è certo non- dimeno eh’ essi derivan lutti da nomi o da aggettivi e ne derivan ordinariamente per abbreviazione, giacché è nella natura del- l’uomo impaziente d’ esprimer le sue idee , di compendiare al più possibile il discorso ed in ispezie le parole di cui più frequente è l’uso. Essi son dunque nomi od ag- gettivi originari , impiegati prepositivamen- te , e scemi delle lor primitive sillabe de- sinenziali , e però indeclinabili in tutte le lingue : e qui comincia la classe delle pa- role invariabili. Ciò basti della lor origine e trapassiamo a mostrar di ciascuno di questi elementi l 5 ufficio e 1’ uso. Della Preposizione di. L’ operazione propria di questo segno si è manifestar conceputa idea di qualità , cioè il rapporto di due nomi di cui l’uno qualifica 1’ altro : Come raggio di sol traluce in vetro. P. Parole di dolore. D. Ma , come sovente accade che l’uno dei due nomi è sottinteso , io vi additerò , o giovanetti, il mezzo, di ristabilire questa elissi. 1. II Dante disse: per esser fi' ( ) di Pietro $ dunque , allorché Dino Com- pagni disse : messer Palmieri di messer Ugo , ei sottintese il nome figlio. 2 . Boccaccio disse : gli mise innanzi Digitized by Google 164 certi ceppi 5 ma egli pur disse : messivi su di valenti uomini , sottintendendo la parte dell’ oggetto qualificato da di valenti uomini , che puot’ esser un buon numero. 3. Il medesimo scrittore disse : a' ca- valli e all’ armi usatasi j dunque , quando scrisse : di tali sen'igi non usata , sottin- tese P espressione all' esercizio. 4- Dante dice: vicino ai monti } adun- que nella frase : vicina di Napoli , Boc- caccio sottintende alla città. 5. Petrarca scrive : presso al giorno } e la Crusca cita la frase , presso alla città di Parigi , dunque in questa locuzione di Dante , presso del mattino , il poeta sot- tintende all'ora o al tempo } e quando si dice presso di Parigi , si sottinteudon le parole alla città. 6. II Dante disse : pàrliti da cotesti che son morii \ dunque, allorché disse: di Fi- renze partir ti conviene , ei sottintende 9 dalla città. 7 . Bembo , dietro l’ordine della costru- zione diretta , disse : comlatteronsi più di sei ore con incredibile gagliardìa } ma nel- l’ esempio che cita la Crusca , di grandis- Digitized by Google i65 sima forza combatteo , piacque all’ autore di sottintendere con impeto . 8. Il Dante scrisse : accese in fuoco d'i- ra ^ dunque, quando Boccaccio disse: ac- ceso della sua bellezza , sottin tendesi nel desiderio. 9. Passavanti dice : tutto quello in che avrà offeso Iddio } così Boccaccio , dicen- do di che ? offesi ? sottintende evidente- m ente per elissi in fatto o in materia. 10. Si è dimostrato con l’autorità, sì bene con la ragione , che il secondo ter- mine del paragone è preceduto in italiano dalla preposizione di , in virtù dell’espres- sione a comparazione. È dunque evidente che in questo esempio , tratto dal Con- vito di Dante : ciascuno è certo che la natura umana è perfettissima di tulle le altre nature di quaggiù , fu pensier del- 1’ autore sottintendere 1’ espressione a com- parazione. 1 1 . Petrarca , seguendo 1 ’ ordine della costruzione diretta , dice : ogni impresa crudel par che si tratti j così, il Dante, quando dice : ma per trattar del ben eli 1 vi trovai , sottintende la parte dell’oggetto qualificato da del ben , ec. Questa parte esser può gli effetti. 12. Petrarca disse : che meritò la sua invitta onestate , 1 dunque, allorché il Dante scrisse : s’ io meritai di voi , sottintende la grazia o il favore. 1 3 . Il Dante disse: aver diletto ; dun- que , nella frase del Boccaccio : io ho di belli gioielli , ha sottinteso 1 ’ espressione certo numero o certa quantità , di cui di belli gioielli è il qualitìcativo. 14. La Crusca cita questo esempio: du- rò di cosi fare ogni notte per ispazio di uno mese } dunque, nell’esempio seguente eh’ essa rapporta , durando questo modo di parlare bene di due miglia , si sottin- tende per ispazio o per lo spazio , espres- sione qualificata da di due miglia. 1 5 . Si legge nel Pecorone : ti comando che tu lo lasci venire in camera per di e per notte ad ogni sua posta 5 egli è dun- que aperto che quando Boccaccio disse : non tornerà di questi sei mesi , ei soppri- me per elissi 1’ espressione per lo tempo. 16. Dante disse: quando ne liberò con la sua vena } dunque , l’esempio seguente, citato dalla Crusca : e di quelli danari liberò il marito e i figliuoli 5 1* elissi sot- tintende col mezzo o con la somma. 17. La ragione, in un con la grammati- ca, ci obbliga a dire pigliare una cosa * è dunque evidente che F irenzuola , dicendo anche delle golpi si piglia , sottintende la parte dell’ oggetto qualificato da delle golpi la quale è alcuna , cioè alcuna golpe. 18. Si legge nella Crusca ed in parec- chi dei nostri classici scrittori: riconoscere alcuno per suo liberatore } dunque , nel- 1 ’ esempio seguente , citato dalla Crusca : creandoli conti paladini , e per di sua famiglia , si sottintende il complimento della preposizione per, eh’ è il nome mem- bri, qualificato da di sua famiglia. 19. Il Dante disse: Ciano che quella gente allor cantaro j dunque, allorché dis- se : e canterò di quel secondo regno , sot- tintende l’oggetto qualificato dalla prepo- sizione di , e ’l suo compimento le pene e lo stato. 20. Dietro l’autorità di tutti i nostri classici , si dice essere in tale luogo } dun- que in questa frase del Dante : mentre eh Digitized by Google i68 io fui di la , le parole nel mondo , qua- lificate da di là, sono sottintese: nel mon- do di là. 21. Boccaccio disse: con li quali , ra- gionando , incautamente s' accompagno j dunque, nell’esempio che cita la Crusca: accompagnossi di buona compagnia , si sottintendono le parole con gente. 22. Avendo detto il Boccaccio : egli si è innamorato a una donna , è chiaro che quando dicesi : innamorarsi di una don- na , evvi elissi d’ un nome , complimento della preposizione a j e che per seguenza, le parole sottintese possono essere alle bel- lezze : innamorarsi alle bellezze d y una donna. Della Preposizione a. Naturata è questa preposizione delia pro- prietà d’accennare un rapporto di attribu- zione o di tendenza. Ma , assai sovente , raggiunto che , esplicitamente od implici- tamente , esprime questo rapporto , è sot- tinteso } .l’analisi additerà il mezzo di rein- tegrare l’ellissi nelle più difficili frasi ita- liane in cui aver può luogo siffatta sop- pressione. Digitized by Google 169 1. Boccaccio disse: in sul primo son- no ; dunque , allorché scrisse : al primo sonno , impiega una forma elittica di cui la costruzione piena debb’ essere : in tempo vicino al primo sonno. 2 . Avendo il medesimo scrittore detto: volse i passi verso la casa j è evidente che in quest’esempio dello stesso autore, se ne fuggirono a Rodi , deesi sottinten- dere volgendo i passi verso a Rodi. 3. Petrarca disse ; devoto aprimi rami 5 dunque, nell’esempio seguente citato dal- la Crusca , a qual donna sei tu? debbesi sottintendere la parola devoto , esprimente il rapporto disegnato dalla preposizione a. 4- Si legge in Boccaccio : sottoporla a lei j dunque , nella frase impiegata dai nostri classici , stare a padrone , si sot- tintende sottoposto : sottoposto a padrone . 5. L’ uso , approvato dalla ragione , ci fa dire : che novelle avete nella città ? dunque , in questo esempio citato dalla Crusca : che novelle avete a città ? vi è elissi e la costruzione piena debb’ essere : che novelle avete nel giro attenente alla città ? La Crusca cita questo esempio : eles- sela in cosi grande stato \ il che ci mo- stra che la frase ch’ella adduce , eleggere uno a re , è eiittica, e che la costruzione piena è : in grado appartenente a re. 7. Boccaccio dice: stringendosi al petto il morto cuore } ciò ci porge il mezzo di supplire all’ elissi della frase del Dante , Jerniò le piante a terra , supplendo stret- te : strette a terra. 8. Boccaccio disse : solamente che uo- mini fossero conformi a' lor costumi } dun- que l’espressione del Petrarca è a grado , è sincopata di in modo conforme a grado. 9. Si legge nel Boccaccio : ivi forse a tre miglia. La parola ivi disegna il punto della partenza j per pervenire al termine opposto bisogna dunque dire da ivi , cioè : movendo da ivi. Non può giugnersi alla meta senza percorrere lo spazio interme- dio } così reintegrar deesi 1’ elissi , dicen- do : movendo da ivi , e andando per uno spazio forse eguale a tre miglia. 10. La Crusca cita l’espressione a due mesi , e con ciò ci autorizza a dire a due ore , a tre anni , ec. Puossi reintegrar l’e- Digitized by Google * 7 * lissi , riflettendo che il tempo non può pervenire al termin disegnato senza per- correre lo spazio che si frappone } lo che ci fa vedere che queste espressioni sono un’abbreviazione di: il tempo avendo scorso per ispazio eguale a due anni , a due ore , a tre anni , ec. 1 1 . Questo esempio di Petrarca : i ho pregato Amore... che mi scusi appo voi , c’insegna a supplire all’ elissi nella frase del Boccaccio: alle belle donne si scusò j cioè , appo alle belle donne. 1 2. Allorché il Boccaccio disse : gli fece pigliare a tre suoi famigliari , non è egli manifesto che mette la preposizione a da- vanti alle parole tre famigliaci, per dise- gnare questi individui come il termine al quale i suoi ordini son diretti , e che per conseguente , la sua espressione è sinco- pata di gli fece pigliare , comandando a tre suoi famigliari che gli pigliassero ? 1 3 . Il Dante disse: volti a levante \ dun- que , in questa frase che cita la Crusca : V animo suo era tutto a ’ poveri , si può sottintendere volto : volto a ? poveri. 14. Nell’ esempio seguente citato dalla Digitized by Google I72 Crusca : noi abbiamo casa d'avanzo , alla famiglia che siamo , colui che parla dice dietro la comparazione che ha fatta tr,a la capacità della casa e ’l numero degl’ indi- vidui che compongon la sua famiglia. È dunque evidente di esservi elissi di com- parando la casa nostra : comparando la casa nostra alla famiglia , ec. : giacché il Dante disse : comparala al sonar di quella lira. 15. Questo esempio della Crusca: esporsi a manifesto pericolo c’ insegna che nel se- guente ch’ella adduce: andrete sino a Pisa a questo caldo ? dobbiamo sottintendere esposto : voi essendo esposto a questo caldo. 16. Per reintegrare Pelissi nella frase se- guente , citata dalla Crusca : fare all’amo- re , deesi ragionar così : fare è verbo d’a- zione , esso dee dunque aver un oggetto che puote esser atti. La preposizione a ci mostra che queste azioni tendono al ter- min disegnato dalla stessa preposizione } dunque la costruzione piena debb* essere ; fare atti inducenti alV amore. 17. Le formule classiche fare in sorte } fare in modo } fare in guisa , e simili ,  , 7 3 c’ insegnano qual debb’ essere la costru- zione piena di questa locuzione citata dal- la Crusca : fare a lascia podere. Dite dunque ; fare le cose in modo simile a colui che lascia il podere. Delle P reposizioni in e ne. V vidi duo ghiacciati in una buca. D. Queste preposizioni , di cui la seconda puot’esser uu’alterazione di en , impiegata dai nostri antichi e derivata dal celtico come le due precedenti di e a , poten- ziate sono della virtù d’ accennar un’ idea di stato in luogo dal nome che n’ è il se- gno , determinato. Ma come spesso avviene d’esser l’agget- tivo ch’esprime un tal rapporto , sottinte- so , e talvolta la stessa preposizione anco- ra , si esporranno per noi gli esempli più difficili in cui Questa elissi ha luogo , e s’ indicheranno i mezzi di rimenar le frasi alla costruzione dell’ordine diretto. i. La Crusca cita questa locuzione, an- dare in punta di piedi j il che ci ammaa- Digitized by Google j 74 stra che in quest’altro esempio : tornando a casa in propri piedi , si sottintende egli andante : egli andante in propri piedi. 2. Per l’espressione che adduce la Cru- - sca : porre in . . . si apprende che nella frase da lei citata , colle mani in croce , si sottintende poste : poste in croce. 3. La Crusca cita questo esempio : una donna il domandò in compra , di cui la costruzione piena è : il dimandò per modo consistente in compra. 4- In questa frase che cita la Crusca : in queste parole Panuzzo tornò a casa , si dee sottintendere il discorso stando : il discorso stando in queste parole. 5. Petrarca disse : credendo esser in del } dunque, in questo esempio che cita la Cru- sca , chi dice eh' egli v' andò in cinque anni , è soppresso essendo : essendo in cinque anni. 6. In questo esempio che adduce la Crusca , l'eròe sono buone da mangiare } ma non perchè sieno colte il tal dì , la preposizione in o ne è sottintesa : il tal dì , cioè , in il o nel tal dì. 7. La Crusca cita questi esempi : acciocche voi siate in della corte dello im- peradore \ coloro che sono in dell’ amor di Dio. Welle forme in del , in dello , esi- mili , che i moderni hanno affatto abban- donate, la parte del reggimento della prepo- sizione in qualificata dalle espressioni del- la corte , ec. , e dell’ amor v ec. , è sottin- tesa. Dunque , in della corte , è un’ ab- breviazione di in compagnia della corte j e in dell’ amor di Dio è sincopata di in fuoco dell ’ amor di Dio. Della Preposizione da. Ogni cosa da voi ni è dolce onore. P. Deh , dimmi , Amor , se muove . Da te , che donna a fedel servo sia Nemica. Franco Sacchetti , citato dalla Crusca. Amor , la vaga luce Che muove d(ì begli occhi di costei , Servo ni 1 ha fatto. B. Cauz. V. La qual via muove dal castello diPralo... e viene insino alla porta. Crusca. Più che tu non speri , S’appressa un sasso che dalla gran cerchia Si muove. D. Digitized by Google mG * Così dall imo della cerchia scogli Movcn. D. Movendo la radice di questa distinzione dalla natura. Crusca. La preposizione da , pur trasferita nel nostro idioma dalla lingua celtica , è de- stinata ad indicar un rapporto di partenza o d’allontanamento. Gli esempli di sopra citati ne sono una prova incontestabile. Ma potendo , come il più sovente ac- cade , esser sottinteso l’aggettivo che espri- me sì fatto rapporto , esporransi da noi alcuni esempli in cui questa dissi ha luo- go , per insegnare agli studiosi a ravvisa- re , in ogni caso possibile , il principio unico che abbiamo stabilito e nel mede- simo tempo i mezzi di ristabilire l’ dissi. 1. Il Dante disse, parlando di Enea , che venne da Troja \ la ragione , di ac- cordo con gli esempli , ci dimostra che questa frase è un’ abbreviazione di : che , movendosi da Troja , venne in Italia. 2. Boccaccio disse : chi da voi non de- sidera (Tesser amato : or , leggendosi nei nostri classici amar d’ amore , amar per amore , ec., è evidente che la costruzione piena dell’ esempio di sopra debb’ essere : Digitized by Google 1 7 7 chi non desidera la fortuna di esser ama- to con amore moventesi da voi. Analizzate del paro le frasi classiche : amar da padre , cioè ; con amore moven- tesi da padre $ amar da figliuolo , cioè ; con amore , ec. Pei seguenti esempi, ci limiteremo a ri- stabilire tra parentesi la parola esprimente T idea di allontanamento disegnata dalla preposizione da. 3. Che mi disvia ( movendomi ) da tutti gli altri. P. 4- ( Movendomi ) dalla mia giovanez- za . 13 . 5. Questo è segno ( moventesi ) da Dio. Crusca. 6 . Ristrette ( con forza moventesi') dei vo- leri ... de padri. B. 7 . ( Con volontà mossa ) da me non venni. D. 8 . Andatevene ( nel luogo moventesi ) da lui. B. 9 . In una valle ombrosa ( per V ombra moventesi ) da molti arbori. B. 10. Essendo in età da ( cui muovesi il tor ) marito. B. 12 Digitized by Google 178 1 1 . Non le rispondo ( cose moventi si ) da medico , ma bensì ( cose moventi si ) da buon amico. Redi. 12. Essa incontrogli ( sino al luogo } da ( cui muovono } tre gradi discese. B. 1 3 . Sono passato ( perii luogo movente } da casa vostra. Crusca. 14. Fatevi ( narratore movendovi } da ( il } capo. Crusca. 1 5 . La forza di essi dipende ( nella forza movente } dalla potenza romana. Davanzati. 16. Era biasimato ( con biasimo mo- vente ) da tutti. Crusca. 1 7 . Serrerai bene V uscio da ( cui muove la } via. B. 18. Aveva una casa (nel luogo movente ) dalle fornaci. Crusca. 19. Io sono (operante per impulso mo- vente} dalla sua (parte}. Crusca. La torre è forte  per forza movente da sè. Crusca. Divino sguardo da  cui muove il far Vuomo felice. Una chiara pruova della giustezza e della precisione di sì fatta analisi si contiene nel terzo dei seguenti versi del Petrarca : Pace tranquilla senz alcuno affanno, Simile a quella che nel cielo eterna , Move dal loro innamorato riso. Della preposizione per. Questa preposizione che il latino e l’ita- liano idioma han tolto dal greco poros , che ha generato egualmente la preposizione par francese, e la spagnuola por , rappre- senta un’ idea generale di traversamento dall’uno all’altro estremo d’un qualsivoglia spazio. Naturata di questa proprietà ella fu destinata sin dalla sua nascita ad esser nota del movimento che fassi , passando per alcun luogo mezzano tra ’l principio e’1 Pine} e di questa regola sien gli esempli: Elio passò per l’isola di Lenno. D. Per quella contrada molto spesso passava . B . Ma sovente accadendo che il rapporto del luogo per cui si passa , espresso sem- pre dall’aggettivo passante , e dalla prepo- sizione stessa , sono , l’uno o l’altra , o en- trambi sottintesi, metteremo sotto gli oc- chi degli apparanti una serie di esempi in cui evvi siffatta elissi , con le parole re- Digitized by Google i 8 o stituite tra parentesi , perchè imparino gli allievi a ristabilire da sè stessi cotali difetti. i. (passando) Ferme si va nella città dolente , Per me si va nell’eterno dolore , Per me si va tra la perduta gente. D. i. j E venni qui ( passando ) per V in- fernale ambascia. D. 3. Baverina sta come stata ( il tempo del suo esser tale passando per ) moli anni. D. 4* Sapere una cosa (la scienza di quella passando ) per prova. Crusca. 5. Tutte le torri di Firenze... alte (la loro altezza passando per ) cento venti braccia l’una. Crusca. Dietro questo principio incontestabile dis- se il Dante: per quanto ir posso } il Boc- caccio : lunga per lo terzo j la Crusca ; per una gittata di pietra. 6 . Quelle vivande diligentemente appa- recchieranno ? che ( il comandamento pas- sando ) per Paraneno saranno loro ordi- nate. B. 7 . Quel sasso non si potrebbe muovere ( con forza passante ) per cinquanta paia di buoi. Crusca. Ella non. ci può , (V effetto passando') per potere che abbia , nuocere. B. g. Quivi soavemente spose il carco soave ( passando ) per lo scoglio. D. i o. Io sono ( Tesser mio passando ) per non esser pih. Questa donna è sufficientemente bel- la ( il suo esser bella passando ) per (esser) moglie. Crusca. 12. Credono in Dio ( il loro credere passando ) per parole. Crusca. 1 3 . Mandare ( alcuno , il motivo di ciò passando ) per ( chiamare ) uno. Cr. 14. Io ti giuro ( con giuramento pas- sante ) per quello indissolubile amore che 10 ti porto. B. 1 5 . Sono nominati ( la lor nominanza passando ) per ( essere nel numero ì dei primi. Crusca. 16. Ci conviene (l'acquisto passando) per molle tabulazioni sostenere, acquistare 11 reame di Dio. Crusca. Il principio da cui nasce una qual- sivoglia disposizion d’animo , ha una certa colleganza e consorterìa con la causa , onde un effetto deriva } e però col principio unico da noi stabilito , supplir si puote all’elissi che evvi ne’ seguenti esempi ed in quanti altri mai addur si potrebbero : Femmina è cosa mobil per natura. P. E trarrotti di qui per luogo eterno. D. Piaga , per allentar d'arco , non sana. P. Spero per lei gran tempo Viver, quandi altri mi terrà per morto. P. Per te poeta fui , per te cristiano. D. Della preposizione con; Questa preposizione è naturata della virtù d’indicar un rapporto di compagnia , ordinariamente espresso dal modificativo giunto o, congiunto , per dar più forza all’ idea che vuoisi esprimere: È giunta la spada col pastorale. Con quello giugnendosi.  B. Con amor congiunto. — P. La mia anima si congiugnerà con la tua. — B. Questo aggiunto ch’esprime il rapporto, esser può sottinteso , in virtù dell’origine; di questa stessa preposizione , derivata dal celtico con, significante unione 9 congiuripimento : Ragionando  egli essendo giunto  con meco , ed io ( essendo giunto ) con lui — P. Pongasi attenta mente alle seguenti frasi nelle quali abbiano ristabilito tra parentesi le parole dalla elissi taciute. 1. Sentì parlare molte persone , le quali , come egli avvisava , quello andavano a fare che esso ( essendo giunto ) co' suoi compagni avea già fatto. B. 2 . Essendosi Dioneo , ( giunto') con gli altri giovani messo a giocare. La reina ( essendo giunta ) con le altre donne ( giunte ) insieme co' giovani^ ( tutti ) a carolar cominciarono. B. 4- Venendo ( giunto ) teco. D. Delle preposizioni fra o infra , tra o intra. La preposizione tra , di cui fra non è eh’ una variazione, deriva dal celtico tra . I latini avean attinta alla medesima sor- gente la stessa preposizione ira che non è più nsitata se non nei verbi trajicio , traluceo 5 ec. Era e tra diseguan un’idea di posizione trasversale ; le composte infra ( ln j ra ) e intra ( in tra ), accennano una idea di più , quella d’ interiorità. Non son mica queste parole che espri- mon da sè sole una tal idea , ma bensì con l’ aiuto d’ un aggiunto generalmente sottinteso , come fassi aperto dai seguenti esempi , e dai verbi Jraporre e traporre. Così si sporranno da noi alcuni esempi con questa parola ristabilita tra parentesi, perchè gli apparanti ravvisino in ogni caso possibile questo principio unico. 1. Un dì ad andare ( per lo luogo stante') fra V isola si mise.  B. 2 . Una sera ( stante ) fra V altre.  B. 3. {In consiglio formato) fra sè deli - berarono.  B. 4- ( Nel tempo corrente) fra qui e otto dì.  ( In istato stante ) fra paura e spe- me.  P. 6. ( Nel luogo posto ) fra via. — P. 7* Si che venne ad imperare ( in tutto il tempo stante ) fra ( lo essere ) solo , e ( lo essere ) accompagnato , ( per ) anni cinquanta sei. — Crusca. Quando ( il tempo ) fu un pezzo ( stante ) fra notte. — Crusca. 9. ( Pinto da affetto stante ) fra ( e passante ) per paura e ( stante fra e pas- sante ) per vergogna ^ fuggiva.  Crusca. 10. Già terra in ( luogo posto') fra te pietre. P. 11. Nel tempo posto in ( tempo cor- rente ) fra pochi giorni. Io era (nel luogo stante) tra color che son sospesi.  D. . 1 3 . E in breve , (la roba stante ) ira ciò che v' era non valeva oltre due cento fiorini.  B. 14. Sarà poi ( nel luogo stante ) tra noi due tutto questo avere.  Crusca. Essere (nello stato posto) tra'l si e 7 no. — Crusca. Spiegazione , analisi ed uso di tutte le parole od espressioni adoperate nella favella italiana come preposizioni. A Accanto (a canto ; a il canto) (in luogo confine al canto attenente a). Accosto (accostato) (in luogo accostato a'). Addosso ( a dosso , a il dosso ) ( in luogo attenente a il dosso appartenente a ). Adentro ( a dentro , a il luogo dentro ) ( nel luogo attenente a il luogo dentro appartenente a , o pure , stante in ). Anzi (in luogo stante in anzi , guardando al luogo di , guardando a ). Appetto ( a petto ; a il petto ) ( in luogo confine a il petto attenente a ). Appiè ( a piede , a il piede ) ( in luogo confine a il piede di). Appo ( appressato ) ( in luogo appo al luogo di j appo a ). Appresso ( appressato ) ( in luogo o in tempo appressato al tempo o al luogo di j appressato a). Attorno (a torno; a il torno) (nel luogo volgente a il tórno attenente a). Digitized by Google 187 Avanti. Gli elementi di questa forma sono le parole celtiche ab , seguo di allonta- namento , e ant , donde il latino ante , segno di opposizione. Così i’amdisi della parola avanti puote essere ( nel luogo movente avanti , guardando a j guar- dando al luogo di, guardando al luogo movente da ). La forma avante per avanti è poetica. C Circa ( in circa , in cerchio ) in luogo stante nel cerchio dij nel cerchio atte- nente a). Contra. Questa parola componesi degli elementi con e tra , parole prese dal celtico , e di cui la prima è un segno d’ opposizione j e’1 secondo ( trach ) , significa verso. Si dice ancora contro. D Dallato ( da lato j da il lato ) ( movendo da il lato attenente a ). Dappoi da poi  movendo da il tempo corrente poi , e andando a   Movendo da il poi , in che ciò fu fatto. Dattorno ( da torno } da il torno ) ( in misura movente da il torno attenente a j da il torno di ). Davanti ( da ab ant } vedete avanti ) ( nel luogo movente da ante , guar- dando a } movendo da o dal luogo di ). Dentro (nel luogo dentro appartenente a } appartenente al luogo di '. ; movendo da). Questa parola componesi di tre elementi celtici, di y en , tre. Dietro (di retro) (nel luogo o nel tempo dietro , guardando a j movendo da ) . Il secondo elemento onde questa parola componesi è il celtico dre , dietro. Dinanzi (di in anzi) (nel luogo dinanzi riguardando a j riguardando al luogo di } movendo da ). Di presso ( vedete presso ) nel luogo di luogo presso a ). Di retro o di rietro ( vedete dietro ( nel luogo di retro riguardando a } moven- do da). La forma primitiva , divenuta oggi popo- lare e poetica , è dreto , di cui le se- Digitized by Google i8 9 guenti , dietro , di dietro , retro , di re- tro , di rieto , di rietro , drieto , sono altrettante variazioni o alterazioni. Dirimpetto o di rimpetto (di re in petto) ( nel luogo di rimpetto guardando a j guardando al luogo di') . La preposi- zione di è il segno di rapporto di qua- lificazione } la particella re esprime il ripiego dei pensiero da un termine a un altro j im è un’alterazione di in \ petto nome, è preso qui in un senso figurato. Dirinconlro o di rincontro. Questa forma esprime la medesima idea che la pre- cedente } gli elementi che la compon- gono sono di re in con tre } ella può dunque esser analizzata così : in luogo posto in ispazio di luogo determinato , ripiegandosi il pensiero in luogo oppo- sto per traverso. Di verso ( stando in o movendo da luogo di luogo verso a ) . La parola verso è il latino versus. Dopo (in tempo o luogo posteriore guar- dando a j guardando al tempo o al luogo di ). Digitized by Google I 9° E Eccetto ( questo essendo eccetto che è ) . Questa parola deriva dal latino exceptus , da ex e caplus. Entro. Vedete Dentro. F Fino ( nel luogo o nel tempo stante in fine appartenente a j contenuto in ; mo- vendo da ) . Questa parola deriva dal celtico fin o fiin f fine. Fore , finora , fuore , fuori ( nel luogo o nel tempo stante in fuori , movendo da j movendo dal luogo o dal tempo di'). Di queste forme igilalmente impie- gate dai nostri antichi , la prima e la terza son rimaste ai poeti \ e l’ultima è la più usi tata. Il Dante ha detto pure furi per fuori. L’ origine di questa pa- rola è il celtico fior , d’ onde il dorico fora , il latino fioris e fioras , e ’1 fran- cese fors , cangiato in hors. A fronte o alla fronte ( in luogo volto a fronte , riguardando a ; guardando al Digitized by Google * 9 * luogo di'). Questa parola fronte , la lati- na frons e la francese front , derivano dal celtico fron , significante davanti. G Giusta o giusto ( in maniera giusta o in modo giusto ). Par mi che questa parola sia una sincope di aggiustata , o ag- giustato , derivata dal celtico ajusta , d’onde il francese ajuster. I. Incontra 0 incontro ( in con tra ) ( al cam- mino volgente in luogo stante contro a ). In queste forme , la preposizione in espri- me un’idea di contrarietà, con , un’idea di unione di forze che agiscon insieme j tra , un’idea di traversa. Vedete Contra. Infino ( in fino } in fine ) ( in fine con- tiguo a $ contiguo al luogo di } mo- vendo da $ contenuto in ). Infiora } in fuori. Vedete Fare. Innanzi ( in anzi ) in tempo corrente anzi , riguardando a ).  J/isino ( in sino \ in fine). Vedete Infitto. Intorno ( in torno } in il torno ) ( in il torno appartenente a ; appartenente al luogo di , movendo da. Il nome torno deriva dal celtico lor , cerchio. Inverso ( in luogo verso ) ( in luogo ver- so a j verso al luogo di, o in confronto verso a. Vedete Verso. L. Lontano ( in luogo o in tempo lontano , movendo da j riguardando a \ guardando al luogo di ). Lungi ( in luogo stante lungi , movendo da , riguardando a ). Lungo ( nel luogo stante in luogo lungo , guardando a ; guardando al luogo di'). M. Mediante ( essendo mediante questo che e). N. Nanti. Questa forma non è più in uso , essa era adoperata , al par che nanzi 5 nel senso di innanzi.  O. Olirà , olire ( in luogo stante oltre , guar- dando a j guardando ai confini di ). La prima di queste forme è più usitata in verso. Presso ( presàato } appressato ) ( in luogo o in tempo presso a $ presso al tempo o al luogo di ; presso , movendo da ). La parola presso è derivata dal celtico prem, vicino ", d’onde l’antico francese preme , il più prossimo ; e nelle due lingue , prèmere , deprimere. Pria o prima ( in ora prima , riguardando al tempo di ). Q. Quanto ( in tanto volume , in quanto vo- lume, o pure pertanto vedere per quanto è dato a , ovvero per tanto arbitrio per quanto io ho ). R. JRimpelto , a ri mp etto , di rimpetto. Ve- dete Dirimpetto. Rispetto , a rispetto , in rispetto , per ri- spetto ( la considerazione passando per il rispetto riguardante a , o pure ris- guardante al riguardo di'). S. Salvo ( salvato ) ( questo essendo salvalo che è). Sanza. Questa parola che i moderni han cangiata in senza e di cui la forma pri- mitiva è stata san , deriva dal celtico sy 9 difetto , mancanza. Il latino sine , lo spagnuolo sin e 1 fran- cese sans , emergono dalla medesima sorgente. Sino. Vedete insino. Sopra ( in luogo posto sopra , guardando a \ guardando al luogo di ). Le parole sopra , sovra , su , e le antiche forme sor , sur , son derivate dal cel- tico swp, d’onde il latino super. Sotto ( in luogo posto sotto , guardando a } guardando al luogo di , ovvero in tempo corrente sotto , riguardando a). Questa parola , e la latina sub , subtus , Digitized by Google iq5 deriva dal celtico sub. Sovra. Vedete Sopra. Su. Vedete Sopra. Le forme suvi o suvviy e suso per su , son poetiche. V. Verso. Vedete Inverso. La forma ver , per verso, è poetica. Degli Avverbi. Senza farci mai scappar di mano il filo delle nostre idee , eccoci giunti , o giova- netti , alla seconda specie della classe delle parole invariabili , ed alla prima di quella delle elitticlie , cioè agli avverbi , a meno che non vogliansi già riguardare come pa- role elittiche tutti i verbi aggettivi , per- chè in sè rinserranti il verbo essere ed un aggiunto. Poscia che l’opera e gli studi de’sommi ingegni ebber alzato il parlare a un certo grado di perfezionamento , agevol cosa fu a discernere che resistenza e le qualità , siccome le lor differenze relative , pote- vansi in altrettante guise modificare, quanti erano gli accidenti loro. Si fu allora che scorta l’analogìa tra il modo d’essere d’un ente e il luogo e tempo iu che egli è cominciossi a dire : cantare in tuono doL ce , scrivere in istile elegante j trattare con maniere cortesi } fiero in modo dolce j venite in questo luogo \ partì nel giorno di ieri. Tal si fa l’origine di siffatte forme mo- dificanti, e cotale il procedere dell’nmano ingegno , sinché , pervenuto il linguaggio al suo colmo di perfezione e di finezza e avvedutosi l’uomo che, figurandosi i movimenti nostri di fuori , secondo i de- siri e gli altri affetti che ci affigon dentro, imaginò di rappresentar le figurazioni ester- ne degli enti per quelle ond’esse han prin- cipio, cioè per quelle dell’anima j e avendo fatto segno di lei la voce mente , s’ inco- minciò da prima a far uso delle forme cantare con mente dolce } piangere con mente pietosa , con mente dolorosa , ec., in cambio delle prime formule : cantar con tuono dolce j con tuono soave $ pian- gere in atto pietoso j in atto doloroso , ec., e da ultimo , alzato il linguaggio al colmo del suo più bel fiore, s’ebbe in pensiero di ridurre gli anzi detti modi alla massima lor semplicità , sottintendendo in prima il segno del rapporto , e formando poscia del nome e dell’aggiunto un corpo solo , teneramente , dolcemente , fortemente , ec., cioè d* una tenera maniera , d 1 una dolce maniera , dC una forte maniera , ec. 3Noi abbiam tratto la parola mente dal celtico ment che significa maniera. I la- tini hanno attinto alla stessa fonte le for- inole forti mente , inimica mente , ec. E Boccaccio , nella novella nona della nona giornata , disse : con sana mente , invece di sanamente. Ma non potendosi tutte le modifica- zioni esprimere in cotal guisa, fu di me- stieri imaginare un altro modo d’ abbre- viamento , il qual si fu di sottintendere in altre il nome , in altre la preposizione , in altre il modificativo , in altre infine ado- perando altri mezzi d’ alterazione , aggiu- gnendo , menomando , sostituendo un se- gno in luogo d’ un altro , onde nasce so- vente il non poter risalire senza fatica all’o- rigine prima e all’ intero costrutto di sif- fatte maniere 5 quindi le forme semplici oggi , molto , sempre , qui, ec., sostituite alle composte al di d y oggi j in molta copia ; in tempo eterno $ in questo luo- go , ec. Dalle cose sia qui sposte cavar si pos- sono le seguenti conclusioni , i. che la denominazione d’avverbi non dee far cre- dere che queste parole naturate furono della proprietà d’accennar solo le modifi- cazioni dei verbi j giacché modifican so- vente gli aggettivi , ed anco altri avverbi , come nelle seguenti frasi : un uomo ben fatto $ assai ben fatto , ec,,* e però parmi che più sarebbe ad essi convenuto il nome di segni o note di modificazione , anzi che quello d’avverbi. 2 . Gli avverbi come le preposizioni derivan sempre da un nome o da un aggettivo che è il lor tipo pri- mitivo. 3. Gli avverbi sono elementi se- condari del discorso e quasi superflui , per quanto utili essi sieno alla brevità del favellare. Questi segni creati furono gran tempo dopo l’ invenzione del linguaggio composto di segni articolati e arbitrari. 5. Non essendo gli avverbi nè nomi nè parole che direttamente riferisconsi ad un nome in particolare, ma servendo ad espri- mere una circostanza fissa e determinata della significazione d’un aggettivo o d’un  verbo , hanno ad essere , siccome sono di fatto in tutte le lingue , necessariamente indeclinabili. Un avverbio che subirebbe una variazione , diverrebbe un altro av- verbio , un’ altra parola. 6. Gli avverbi servono a sporre in modo compendiato le idee che sprimer si dovrebbero mediante una preposizione e ’1 suo complimento. L’esistenza semplice e la dipendente de- gli enti modificar puossi relativamente al tempo , al luogo , al modo , alla qualità, alla quantità , all’ordine, al numero , ec. } quindi la diversità delle denominazioni apposte agli avverbi e le varie classifica- zioni in che sono stati parliti. Ora , per esempio , vien appellato avverbio di tem- po } qui avverbio di luogo. Bene , di mo- do. A bello studio , di qualità. Oltremo- do , di quantità. Da ultimo , di ordine 5 e così degli altri. Passiamo ora a sporre la maniera di formar gli avverbi o le espressioni avver- biali , in cui la parola mente e l’ aggettivo relativo alla modificazione che disegnasi , sono il complimento d’ una preposizione sottintesa. E caramente accolse a se quell ’ una. P.  In questo esempio il nome mente , ma- niera, essendo del genere femminile, l’ag- gettivo caro prende la desinenza in a che conviene a questo genere come si è veduto nel capitolo degli aggettivi. Soavemente disse ch'io posassi. D. Qui l’aggettivo soave non subisce alcun cangiamento , perchè la forma degli ag- giunti terminati in e, conviene igualmente ad ambi i generi. Quando 1’ aggettivo è terminato per re o per le , si tronca l’ ultima vocale per render più aggradevole il suono dell’espres- sione : Ora per le tue parole maggior- mente il conosco. B. Bene e leal- mente le sue cose guidarono. I nostri antichi scrittori non han sempre fatto una cotal elisione , come rilevar puossi dai seguenti esempi : TJmilemente vi priego. Similemente il mal seme d'Adamo.  CATALOGO ALFABETICO Delle parole e delle espressioni adoperate come avverbi. Analisi delle medesime. Queste parole e queste espressioni' si sporranno per noi in due sezioni separate } parleremo nella prima delle parole ge- neralmente chiamate avverbi, e delle espres- sioni che , sebben composte di più paro- le , scrivonsi in una sola 5 e nella secon- da , si sporranno le espressioni avverbiali formate col concorso delle preposizioni di , a , da , ec. Evvi un gran numero di sì fatte parole che appellansi , or preposizio- ni , or avverbi , ciò che ripugna alla ua- tura delle cose ed esser debbe un grande ostacolo ai progressi della scienza. Noi ab- biam rimediato a questo disordine collo- cando le parole in quella delle due classi che natura ha lor assegnata. A. Adagio  ad agio   in modo simile ad agiato passo  Adesso  ad esso  in tempo attenente ad esso tempo . Addoppio o a doppio  in modo simile a corpo doppio , cioè doppiato . Affatto  a fatto   in modo simile a atto fatto . Allora a la ora in tempo contiguo a quella ora. Allor fu la paura un poco queta. Allotta per allora è voce poetica. Almanco  a il manco  all'atto o al vo- lume manco a comparazione ec.  Almeno a il meno. Questa espressione » è la medesima che la precedente e si analizza del paro. Alquanto  alcun tanto   alcun volume o tempo tanto quanto egli sia). E se questo mio ben durasse alquan- to. P. Alto  in luogo alto o in tuono allo ).  Gridavan sì alto.  D. Evvi un gran numero di espressioni av- verbiali composte d’ una preposizione , d’un nome e d’un aggettivo, nelle quali l’elissi sopprime i due primi elementi. Tali sono le seguenti , rimenate all’ordine della costruzione diretta per servir di modello ad ogni altra forma della sorte. Aperto ( in modo aperto ) ; assoluto  in modo assoluto  j basso ( in luogo basso o in tuono ) j breve ( in discorso breve) ; caro  per prezzo caro  ; continuo  in tempo continuo  5 eterno  in tempo eterno  , ec. Altramente  altra mente   con mente altra . Le forme altramenti e altrimenti , sono variazioni della prima forma. Altresì  altro si  con altro atto fatto si come questo o quello . Altrettale  altro tale   in un altro modo tale , quale . . .Altrettanto  altro tanto   un altro volume o atto tanto quanto è questo o quello . Altrieri altro ieri  in lo altro ieri. Altronde  altro onde   in altro onde . Altrove altro ove  in altro ove. Anche , anco , ancora  a o in questa o quella ora . Più vago di veder eh ’ io non fossi anco. P.  Ancoi , voce poetica (a o in questo oggi). Appena o a pena ( in modo simile a pena). Appieno  a pieno   in modo simile a luogo pieno. T non posso ritrar di tutti appieno. Appunto  a punto   in modo simile a punto accostato a punto. Assai  a sazietà , molto. Avaccio in modo avacciato, prontamente. Avale  a eguale   a tempo eguale al presente . Bene , benissimo. Bensì  bene sì   il fatto sta bene  veramente  sì come io dico . Boccone o bocconi. Ci in questo luogo. Colà  in quel luogo o tempo. Vuoisi così colà dove si puote Ciò che si vuole. Colaggià o colaggiuso (colà giù o giuso) ( in quel luogo stante in luogo basso). Colassù o colassuso  colà su o suso   in quel luogo stante in luogo alto .  Come con o in che maniera , ovvero in quella maniera che . Contrattempo coatra tempo in tempo stante contra a tempo opportuno. Cosi  co sì  così . . come dico , come dissi , ec.  Costà in cotesto luogo. Costaggiù costà giù in cotesto luogo stante in giù. Costassù  costà su   in cotesto luogo stante in su . Costì (in cotesto luogo). Costinci da cotesto luogo . — Ditel costinci , se non, Varco tiro . Cotale cotale con tale atto , quale. Cotanto  co tanto   con o in tanto vo- lume in quanto .  Cotanto V esser vinto gli dispiacque ! P .  Daddovero  da vero , da vero   dico , o dice .. . cose moventi da fatto vero . Dimane o dimani ( nel giorno di il se- guente mane , cioè mattina). Quando fui desto innanzi la dimane ,  Pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuoli Ch' erano meco , e dimandar del pane. Dimanisera  nel giorno di dimani nella sera. Domattina  domane nella mattina . Dove  nel luogo nel quale . Dovunque  dove unque   in ogni luogo io che mai . E. Ecco  vedi  vedete j odi , udite'). Essempigrazia o esempligrazia per grazia d'esempio ). Eziamdìo o eziandìo anche Dio volente. Finora fino a o da quest' ora. Fiore  per quanto è picchia qualsivoglia particella che sia. Forse  ciò è in forse . Già  in tempo passato  in tempo presente .  Giammai  già mai   in alcun tempo mai. Giu o giuso  in o nel luogo stante in lasso luogo . Gli in quel luogo'.  Gnaffe  in mia fè . Guari. Credo che questa parola, sì che la francese corrispondente, guères, derivino dal celtico gerr, picciolo j d’onde il latino gerrae, bagattelle. I. Jersera, ieri sera, in ieri nella sera. Immediate, senza mezzo; senza mettere tempo in mezzo. Imprima o in prima, in ora prima. Indarno in vano $ in luogo vano. Indi, da o per quel luogo. Ìndiritta, in diritta, in via non diritta. Questa forma non è più in uso. Insembra o insembre, insieme. Voci antiche. Insieme. Questa parola, sì che la latina simul, e la francese “ensemble,” derivano dal celtico eng, folla, e syml, adunato. Intanto, in tanto tempo, in quanto. Intrafatto, in modo interamente fatto. Jntrocque, intra hoc, intra questo tempo. Forma oggi inusitata. Invano, in luogo vano. Issa, in questa stessa ora. Voce poetica. Issofatto, in ipso facto. «e/ fatto stesso. Ita, ita est, così è, si. Questa parola è poetica. Ivi, in quel luogo. Là,in quel luogo. Pon mente se di là mi vedesti unque. D. Laci, in quel luogo. Forma poetica composta di là e ci. Laggiù, là giù, in quel luogo stante in giù. Lassù,là su, in quel luogo stante in su. Li, in quel luogo. Liei. È la stessa parola li, cui i poeti han giunto, per la rima, ci. Linci da quel luogo.  Madesì, mio Dio sì. Le forme madie e madiò, mio Dio, siccome la precedente , appartengono al dialetto toscano. Muffe, per mia fé. Mainò, mio Dio, no. Maisi, mio Dio si. Male, in modo malo o per mio male. Malgrado, con malo grado. Manco, in grado $ in peso j in volume mancato. Massime, in modo sommo. Maunque, mai, mai \ mai in nessun tempo. Voce non più in uso. Mediate, con mezzo } con termine mezzano. Meglio, in qualità migliore a comparazione dì . Meno  in quantità minore a comparazione di. Mica  per quanto è piccìola una mica. Mo  in questo momento. Molto  in quantità grande.  No  voglio negativamente.  Non. Oggi in questo oggi j in questo tempo . Oggidì , oggigiorno  oggi m questo di ; oggi in questo giorno. Oggimai  oggi mai  movendo da oggi e andando in mai. Ognindi  in ogni di . Ognora ogni ora  in ogni ora. Ornai , ormai , oramai  movendo da questa ora e andando in mai. Onde  nel luogo in che o da che o per che. Ondunque  onde unque   in ogni luogo per lo quale mai. Ora  in questa ora. Orinci  in luoghi da qui lontani . Ove i'w o nel luogo nel quale. Ovunque ove unque in ogni ove mai. Pai te  in quella stessa parte di tempo. Peggio  pia male a comparazione di. Più  in quantità più grande a comparazione di.. Poco in volume poco. Posdomane, posdomani post , cioè poi , movendo da domane o dimani. Punto per quanto è picciolo un punto. Qua  in questo luogo . Questa voce disegna un luogo men circoscritto di qui. Quaggiù  in questo luogo stante in basso.  Venni quaggiù del mio beato scanno.  D. Qualora  qual ora   in ora tale in ora in volta tale in quale volta. Quando  latino: qua in die  il giorno o il tempo in che Quandunque  quando unque   in ogni quando mai . Quasi. Questa parola viene dal celtico casi. quale . Qualvolta Quassù  qua su   in questo luogo stante in su . Qui  in questo luogo. Quicentro  quivi entro   in questo luogo entro . Quid  in questo luogo. La particella ci è aggiunta alla forma qui per licenza poetica. Quinci da o per questo luogo. Quiritta  in questo luogo per via ritta. Quindi da o per o in quel luogo. Quinoltre o quindi oltre movendo da qui e andando oltre. Quivi  in quel luogo. Quiviritta  quivi per via ritta. Repente in atto repente. Sempre senza fine. Questa voce risulta da due parole celtiche, chemp , o semp y senza , e ar , ed in composizione er, fine. SI il fatto sta si , come io dico ; come tu dici. Si si, come io dico , tu dici. SI  in modo fatto si , come conviene essere per questo che è. Con quest’ analisi, ciascuno può ridurre a un principio unico i quaranta significati differenti che si attribuiscono alla particella si – H. P. Grice, MODIFIED OCCAM’S RAZOR --. Sipa sì, forma del dialetto bolognese, adoperata d’ALIGHIERI (vedasi) nel Inferito, nel senso di si. Sossopra o sottosopra o sozzopra la parte di sotto stando nel luogo di sopra. Sovente in tempo sovente. Supino  in alto supino.  Supin ricadde, e più non parve fuora. Talora  in ora tale in quale ora ciò av- viene . Talvolta  in volta tale in quale volta ciò avviene . Tampoco tanto poco quanto poco si voglia . Tanto  in tanto volume in quanto volume Tanto sio  tanto tosto quanto tosto è possibile . Tardi  in tempo tardo. Teste  in questa ora presente o passata o futura . Tosto  in modo tosto. Trabene poltra bene. Troppo in truppa. Trovasi l’ origine di questo vocabolo nel celtico tropa, truppa. Tuttavìa  in tutta via . Tuttavolta  in tutta volta . Tuttora o tutC ora o tuttore  in tutta ora , in tutte ore . U. XJguanno o unguanno per o in questo anno . Urnbè !  ora bene . U adunque da onde unque. TJnqua o unque  mai in alcun tempo . Pon mente se di là mi vedesti unque. D. Unquanche o unquanco  unque anche , unque anco   mai insino a questa ora. Queste , e le due precedenti , son voci poetiche. Unque mai mai, mai. Vi  ivi in quel luogo. Volentieri o volontieri  con animo volente. Delle espressioni avverbiali formate per mezzo delle preposizioni di , a , da , in , ec. Queste espressioni che sono una delle sorgenti della prodigiosa ricchezza della NOSTRA LINGUA, sono del paro una delle principali difficoltà per gl’apparanti l’italica favella. Epperò noi ci faremo a sporre ai discenti un mezzo sicuro di sommettere al nostro metodo analitico sì fatte espressioni quasi senza novero, operazione dello spirito senza la quale impossibil cosa è comprenderne esattamente la forma e LA SIGNIFICAZIONE – H. P. Grice: “Do ‘words’ mean?” --. Pongano ben mente gli studiami a questa parte affatto nuova della nostra grammatica, alla quale ci lusinghiamo sarà fallo, da coloro a cui l’altrui sapere non fa ùggia, assai grata accoglienza. Di in maniera  Di brigata. per modo Di caso.  nel luogo D'intorno  di luogo stante in torno nel luogo Di là.  in modo Di buona voglia. in spazio Di corto tempo. S nel tratto  Del continuo tempo . con passo Di pari passo. Fassi aperto dai precedenti esempi che ogni espressione avverbiale formata della preposizione di, e d’una o di più parole, altro non è che la parte qualificativa d’un nome e d’una preposizione cui l’elissi sottintende sempre. Il nome sottinteso non puote esser indicato che dal senso del nome espresso, e ’1 verbo dall’espressione avverbiale modificato, può solo farci trovare la preposizione di cui il nome elittico è il complimento.  movendo dal giorno D' oggi  andando in poi.  in tempo  Di bel mezzo di.  movendo da stato  Di bene  essere , andando in meglio  essere .  movendo da un termine  Di tempo  andando  in  altro  tempo. Vedesi ad evidenza da quest’analisi che se una delle espressioni di cui abbiam parlato sia seguita da un nome, complimento della preposizione in , questa formula è il termine della parola andando, dalla elissi sottintesa. I.  in modo appartenente A bocca.  in compagnie simili  A branchi.  in modo eguale  A briglia sciolta.  in quantità simile A bizzeffe. co» intaglio appartenente A bulino, in tempo conveniente A buona stagione .  per prezzo eguale A buon mercato.  in tuono eguale  Ad alta voce.  per cammino verso A destra mano con animo inteso A diletto. in luogo appartenente Ad imo  luogo  in tempo appartenente  Ad uri ora.  con caratteri simili  A lettere maiu- scole.  in luogo verso  Allo  luogo stante  in giù. La preposizione a – cf. H. P. Grice: “I feel uncomfortable talking about the ‘sense’ of ‘to’ -- disegna il termine a cui tende l’essere o la cosa \ questa tendenza do vrebb’ esser espressa d’un aggettivo che, in cotali espressioni avverbiali, è sempre sottinteso. Questo aggettivo è sempre uno di quei che reintegrati abbiamo nelle precedenti frasi j cioè appartenente j simile y eguale y conveniente j volgente j verso. a. in maniera simile A brano presso a brano.  in tempo confine  Ad ora  seguente  ad ora. in luogo presso A terra presso a terra. In queste espressioni avverbiali: ad ora ad ora, a terra a terra, ed altre simili , evvi una DOPPIA ELISSI che reintegrar deesi nella guisa stessa delle forme semplici.  aao 3 . Mangiare  in modo simile  a  modo che  crepa  il  corpo.  in modo simile  A  modo che' fiacca  il collo. È sempre il medesimo principio $ alleghiamo questi esempli per far vedere come empier debbansi le elÌ6Si ueile espressioni in cui entra un verbo. 4 in proporzione eguale  Ad assai  quantità . Se l’espressione avverbiale compongasi della preposizione “a” e d’un avverbio o d’un aggettivo, questo determina o qualifica un nome sottinteso. 5 . in modo simile A fine forza forzata. Quest’esempio è destinato a dimostrarci un errore generalmente sparso , che in sì fatta espressione la parola forza sia nome, mentre è aggiunto.  nello spazio appartenente  Al luogo di fuori. L’ articolo legato alla preposizione “a” determina con l’aiuto dell’espressione qualificativa di fuori, o simile, il nome luogo od ogni altro nome relativo alle circostanze e che è sempre sottinteso. Se, invece della preposizione di, siavi ogn’altra preposizione, supplir deesi la parola eh’esprime il rapporto, di cui la preposizione è il segno j come per esempio nella f orma alla per fine, eh’ è sincopata di giunto alla parte passante per fine.  Da in luogo movente  Da banda.  in luogo movente Da luogo alto.  in luogo movente Da lunga via.   in prezzo movente  Da meno  valore a comparazione di.  movendo  Dalla  via  lontana.  in luogo movente  Dalla  parte stante  lungi. La preposizione “da” disegna il termine della partenza espresso dall’aggettivo movente , sempre sottinteso in siffatte espressioni avverbiali; questa parola è adunque in esse il primo mobile dietro il quale tutte le altre voci offronsi naturalmente da sè stesse al pensiero. movendo  Da  una  banda  andando fino  a  l'altra  banda.  movendo  Da  luogo passante  per lutto luogo.  movendo  Da indi  vegnendo  in qua. Se una di queste espressioni avverbiali sia seguita da una preposizione con un complimento, il discente restituir dee l’aggettivo esprimente il rapporto di cui la preposizione è il segno.  f. In In  luogo  allo. In  tempo  breve. Per reintegrar l’elissi in queste, espressioni avverbiali , basta sapere ch’ogni aggettivo suppone un nome cui qualifica ed a cui si raffibbia come la qualitate alla sostanza.  nel luogo stante  In  luogo posto  là.  nel luogo stante  In  luogo posto oltre. Nelle espressioni avverbiali composte d’una preposizione e d’un avverbio, avverta bene lo studiante che l’avverbio modifica sempre il suo aggettivo sottinteso che fa parte del complimento della preposizione, sì come nei due precedenti esempi. Per  V azione passando  Per costà.  la dimostrazione passando  Per esempio.  l’azione passando  Per  luogo  diretto.  l’ azione passando  Per forza. In ogni espressione avverbiale composta della preposizione “per” e d’una o più altre parole, la elissi sottintende sempre 1’aggettivo esprimente l’idea del rapporto onde la preposizione per disegna il termine. il desiderio passando  Per  tempo appartenente  al presente  tempo. Se la prima parte dell’espressione avverbiale sia seguita dalla preposizione “a” col suo complimento, fa di mestiere sostituire, sì nell’una che nell’altra, 1’aggettivo che può solo esprimere il rapporto di cui la preposizione non fa che indicare il termine.  il motivo dell' azione passando  Per  lo adoperarla  in casa. Dassi l’ analisi di quest’espressione, Perchè si è creduta una spezie d’irregolarità di cui impossibil cosa era render ragione. Delle espressioni avverbiali che forman classe a parie. Già  lungo  tempo  è passato . Infine  in fine   movente  da sera. Injìn  movente  da  questa  ora. Viva son io, e tu sei morto ancora, Diss'ella, e sarai sempre injìn che giunga Per levarti di terra l' ultirn ora. P. Injino  in fine   appartenente  a  questa  ora. Injino  appartenente  allora a quella ora . Là  in quel tempo  intorno  in torno  in  L' altrieri.  con  Armata mano.   in  Ogni ora.  in modo stante  Oltra al modo  convenevole . Più che tanto  quanto basta .  il tempo scorso da quell' ora alla presente  Poco  tempo  fa. Poco  tempo  stante  fra l’uno e l’altro fatto   come Punto passante per punto.  movendo  Quindi  andando  a pochi di. Quivi in quel lnogo  medesimo . Quivi  in quel luogo   posto in  su. Quivi  andando  oltre.  in  Tutte le più  spesse in numero  volte.  movendo  Indi  andando  a pochi di. Delle Congiunzioni o Interiezioni congiuntive. Le differenti spezie di parole che sonosi fino ad ora da noi considerale, sono gl’elementi o le parti integranti delle proposizioni, ed esse v’entrano più o men necessariamente, a ragione della natura propria di ciascuna e dei differenti bisogni dell’enunciazione. Non avviene lo stesso delle congiunzioni. Esse sono, al certo, elementi dell’orazione, giacché son parti utilissime nei nostri discorsi, ma non sono elementi delie proposizioni  esse servono solamente a legarle le une alle altre. Tal è di fatto, o giovanetti, il carattere distintivo di questi segui della favella che congiunzioni addimandansi: esse ordinate sono a legare una con altra proposizione  ed errano coloro che fansi a credere che le congiunzioni legar possono pur anco una con altra parola, mentre sempre due sentenze realmente congiungono – “He went to bed and took off his trousers” – He went to bed and took off his boots and trousers – He went to bed and took his trousers and boots. E in vero, quando dico: “Demostene E Cicerone sono eloquenti” – “H. P. Grice, “Or Mary likes peaches and creams”, io dico in realtà “Demostene è eloquente,” E – il primo operatore diadico – H. P. Grice -- Cicerone è eloquente. Od, in altri termini, Demostene è eloquente, a ciò AGGIUNGO CHE Cicerone è eloquente. Del paro, quando dico: “Questo principio è vero O falso,” è come se io dicessi: “Questo principio è vero O – H. P. Grice: the second dyadic operator -- questo principio è falso.” E traducendo o, si ha: “Questo principio è vero A UNA CONDIZIONE – LA QUALE è che non si possa dire che questo principio è falso.” La congiunzione – strettamente, disgiunzione – “o” esprime realmente tutto ciò che vedesi in carattere corsivo, tra queste due proposizioni: “Questo principio è vero”, “Questo principio è falso” e così ella appicca l’una col’altra. – O. P. Wood on H. P. Grice, “My wife is in the bedroom or in the kitchen” -- Dir puossi altrettanto delle congiunzioni che adopera nsi nell’interrogare  comechè non paiano da prima due proposizioni congiugnere, perchè la prima è SOPPRESSA. In effetti, nelle formule: “COME siete voi entrato? PERCHè siete voi sortito?”, esprimo realmente queste idee: “Io domando COME voi siete entrato E io domando perchè voi siete sortilo. E, sviluppando il sentimento delle congiunzioni, risulta: “Io domando UNA COSA, la quale è la maniera onde voi siete entrato. E io domando una cosa la quale è la ragione per la quale voi siete sortito. Le congiunzioni “come” e “perchè” collegano in realtà le proposizioni *sottintese*: “io domando” – H. P. Grice on Ross’s performative hypothesis --, colle proposizioni ESPRESSE: “Voi siete entrato” e “Voi siete sortito.” Dai soprascritti esempli adunque evidentemente conoscesi che questi segni sono, è vero, un elemeuto del discorso, ma non precisamente un elemento d’una proposizione in particolare; esse son parole elittiche, ma differenti da tutte le altre, elle hannosi a riguardare qual formola compendiata d’una intiera proposizione, il cui senso relativo e imperfetto s’appicca alla proposizione che le precede, e perdesi in quella che le segue e in lor si confonde. La voce che dalla cui virtù ricevon tutte le altre e nome e proprietà di congiunzioni, è propriamente la congiunzione unica, la congiunzione per eccellenza. Essa deriva dal primitivo qhe o quhè, che SIGNIFICA legame, cordone, possanza unitiva. Imperò, chi non considera delle cose la material forma, manifestamente può vedere che la congiunzione che non è altro che l’aggettivo congiuntivo, di cui a suo luogo ragionossi, il quale, adoperato siccome congiunzione, è il nesso che due proposizioni fra loro collega. Quando dico, per esempio: “Voglio CHE – J. L. Austin and H. P. Grice on the ‘that’-clause -- siate buono”, è lo stesso che: “Voglio UNA COSA, la quale è: siate buono. Estimiamo affatto superfluo produr qui altri esempli a provar tal vero. Nel seguente catalogo si sporranno , all’ uopo , trenta frasi. Quindi non dobbiamo maravigliarci delle tante inutili distinzioni fatte di questo segno – H. P. Grice: “I share the sentiment when L. J. Cohen said that there were 33 senses of the indefinite article ‘a’ --, nè dei tanti e sì diversi nomi imposti alle congiunzioni, appellandole, altre causali, altre copulative, condizionali, sospensive, dubitative, negative, aggiuntive, elettive, conclusive, dichiarative, diminutive, ec. Perchè le vane appellazioni dall’errore e dall’ignoranza prodotte non ci abbaglino, imprendiamo or a disaminare tutte le formule che a dritto o a torto congiunzioni addimandansi, procurando di far apparare il vero uficio e ’l valor proprio di ciascheduna. Catalogo alfabetico ed analisi di tutte le parole e frasi adoperate come congiunzioni. A. Acciò ( a ciò ) ( con animo inteso a ciò che è, ec. ). Acciocché ( a ciò che ). Abbenchè ( a bene che ). Affinchè o affinechè ( a fine che ) ( con animo inteso a un fine che è, ec.). Ancora che o ancor che ( a questa ora avvenendo una cosa che è , ec.). Ancora quando ( in quella ora nella quale avviene che ). Anzi che ( in tempo anteriore , guardando al tempo in che avverrà che ).  Appresso che ( a presso che ) ( [in tempo contiguo a tempo presso a quello in che ) fa > facciamo , fate , fanno. Faceva , ec. J Feci , facesti , fece , facemmo , * faceste, fecero. Farò , ec. Farei, ec. Fa, faccia , facciamo , fate , facciano. Che faccia , ec. Che facessi , ec* Stare. Stando. Stato. Sto , stai , sta 9 stiamo , state , stanno. Stava, ec. Stetti , e non stiedi , ec. stesti , stette , stemmo 9 steste, stettero. Starò, ec. Sta, stia, stia- mo , state, stieno o stiano. Che stia, ec. Che stessi , ec. , e non già slassi , ec. Seconda Declinazione. Partiamo questi verbi in due classi , di cui la prima comprende quelli ch’han T ac- cento tonico sull’ antipenultima vocale } e la seconda quei ch’han quest accento sulla penultima. I verbi della prima classe non hanno d’ irregolare che il perfetto assoluto e ’I participio passato , o pure l’ uno o l’altro solamente , tranne i verbi che seguono e i lor composti : bdttere , cdpere , crede- re , empiere , ésigere , fèndere , frèmere , gémere , miètere, méscere , pàscere, pèn- dere, prescindere, ricévere, resistere, ri- Digitized by Google 3io flèttere , ripètere , scèrnere , sólvere , span- dere , splèndere , sprèmere , stridere , ìmc- cùmbere , sùggere , fóndere , véndere . Quelli della seconda classe hanno altre irregolarità, salvo persuadere e solere che hanno irregolari persuasi , ec. , persuaso e sòlito. Verbi della prima Classe. np a lor cere , tòr « tòrto. Ucci e/ere , ucci ucciso ( 1 ). Accór gere, accòr 5 / accòrto (a). Fri g&re , fri fritto . Có gliere , cò còllo. Distin gi/ere , distin « distinto. M e//ere , m messo (3). Pr émere , pr èssi prèsso. Espr intere , espr èssi esprèsso (4)- Acce ndere , acce si acceso (5). (i) Cedere ; cèssi o cedetti ; cesso o ceduto. (a) Dirigere ; essi , etto. Esigere ; eì , esatto. Cingere -, insi, into. Negligere ; èf« ; étto. {ò) Flettere ; Jlcssi, Jlesso. (4) Espellere ; , a/jo. (5) Fóndere : , yùjo. Digitìzed by Google 3 1 1 Ass ólvere, ass òlsi assòlto (i). Corr ómpere , corr appi corrotto . ' Cór rere , cor si corso. Cono scere 9 cono bbi conosciuto. Discu tere , discu ssi discusso. Pres umere pres unsi presunto. C uocere , c òssi còtto (2)* Pere uotere , pere òssi percosso. Comm uovere , comm ossi commòsso. Vi vere , vi ssi vissuto. Nàscere , fa nacqui , nato j e piòvere , piovve , piovuto. Verbi della seconda classe. Condurre , sincope di Conducere . Conducendo. Condotto. Conduco. Con - duceva. Condussi. Condurrò. Condurrei. Conduci f conduca. Che conducessi. (1) Dicesi pur assoluto. Sólvere: et o etti ; utos Involgere : invòlto. (2) Nuocere: nàcqui, nociuto. Severe , per contrazione Bere. Beendo o bevendo. Beo o bevo , ec. Beeva o beveva. Bevvi bevei o bevetti , la prima forma è più usitata. Berò o beverò. Cadere . Cadendo. Caduto. Cado o caggio. Caddi. Son caduto. Caderò j e cadrò , solo nel verso. Chiedere. Chiedendo. Chiesto. Chiedo o chieg- go , chiedono o chieggono. Chiesi 9 Chie- da o chieggo. Dire , sincope di Dicere. Dicendo. Detto. Dico , dici o di ' , ce, diciamo , dite , dicono. Dissi . D/’ , cùca. CAe dicessi. D Dolere (si). 3 1 3 Dolendosi. Dolutosi. Mi dòlgo o dò- glio , ti duoli , si duole , ci dogliamo , vi dolete , si dolgono , o dogliono. Mi dolsi. Mi son doluto. Mi dorrò. Duoliti, dò! gasi, o dógliasi , dogliamoci , dolete- vi ) dólgansi o dógliansi. Dovere. Dovendo. Dovuto. Debbo o deggio , devi o dèi , deve, dèe o dèbbe , dobbia- mo , ec. Dovei o dovetti , ec. Dovrò. Che debba , ec. Nuocere. Nocendo. Nociuto. Nuoco o néccio , nuoci j nuoce , nocciamo , nocete , ec. No- ceva. Nócqui. Nocerò. Nuoci , nuoccia o néccia. Parere. Parendo. Paruto o parso. Paio , pari , pare , paiamo , parete , paiono. Parvi.  Parrò. Pari, paia, paiamo , parete , pa- iano. Piacere. Piacendo. Piaciuto. Piaccio, piaci, ec. Piacqui. Piacerò. Piaci, piaccia , ec. De- clinate allo stesso modo giacere. Porre , sincopato di Ponere ► Ponendo. Posto. Pongo , poni , pone , poniamo , ponete , pongono. Posi. Porro. Poni , ponga. Potere. Potendo. Potuto. Posso , puoi , può , possiamo, potete, póssono. Potei. Potrò . Che possa , ec. Rimanere. Rimanendo. Rimaso o rimasto. Rimare - go , rimani, rimane, rimaniamo , non ri- mangliiamo nè rimagnamo j rimanete , ec. Rimasi. Rimarrò. Rimani, rimanga , ec Sapere . 3i5 Sapendo. Saputo. So , sai , sa , sa/7- piamo , sapete , sanno. Seppi. Saprò. Sap- pi , sappia , ec. Scégliere , per sincope Scerre. Scegliendo. Scelto. Scelgo o sceglio , ec. Scelsi. Sceglierò. Scegli , scelga , o sce- glia. Sedere. Sedendo. Seduto. Siedo o seggo , sie- rfi, siede i sediamo o seggiamo , sedete seggono o siedono. Sederò j fee?rò nel ver- so. Siedi, segga o sieda , sediamo o seg- hiamo , sedete , seggano o siedano. Svellere e per sincope Sverre. Svellendo. Svelto. Svelgo o svelto , sce/- // , svelle o sveglie , sveltiamo , sveltele , svelgono. Svelsi. Ho svelto. Sverrò. Svel- tii svelga , sveltiamo , svellete , svelgano. CK io svelga , che noi sveltiamo , ec.  Tacere. Tacendo. Taciuto. Taccio , ec. Tac- ciamo , tacciono, l'acqui , ec. Taci, tac- eia y ec. Tenere. Tenendo. Tenuto. Tengo , f/em , tiene , teniamo , ec. Tenni , ec. Terrò, ec. Ter- rei, ec. Tieni , tenga, ec. Togliere o Torre. Togliendo. Tolto. Tóglio o tòlgo, to- gli, toglie , ec. Tolsi* ec. Toglierò o for- rò, ec. Toglierei o torrei. Togli, toglia o /o/gtf , ec. Traere o Trarre. Traendo. Tratto. Traggo , trai, trae, traiamo o traggiamo , traete , traggono. Trassi, ec. Tranò, ec. Trai, tragga, ec. D Valere. Valendo. Valuto. Valgo o vaglio, va- li 9 vale , vagliamo , ec. Valsi , ec. Var- rò , Vali , va/ga o vaglia 9 ec. Vedere. Vedendo. Veduto. Vedo, veggo , veg- gio, ec. vediamo o veggiamo , ec. Vidi , e non , ec. Vedrò , ec. J'Wt , ve- da, vegga o veggia. Volere. Volendo . Voluto. Vàglio ovo*, vuoi , vuo/e o vo’, vogliamo , volete , vogliono , e nel verso vonno. Volli , ec. Vorrò , ec. Che voglia , ec.  Verbi Irregolari Della Terza Declinazione. Tutti questi verbi declinansi come il ver- bo unire , il quale non è irregolare se noa al presente assoluto dell’indicativo, a quello dell’ imperativo e del soggiuntivo , ove la prima e la seconda del plurale son regolari. 1. ° Unisco , unisci , unisce , uni- j scono. 2 . ° Unisci , unisca , — —* uniscano. 3. ° Che unisca , che unisca o unischi , unisca , cAe uniscano. Il verbo apparire , ha le doppie forme, apparisce o appare , appariscono od cp- paiono. ' * • ' I verbi aprire , coprire , scoprire , han le doppie forme apri* e apersi , ec. Havvi di quei verbi che , al presente assoluto dell’ indicativo , all’ imperativo ed ' al presente del soggiuntivo , han due for- me, tali che abhorrire , che fa abbonisco od abborro , ec. 1/ uso e ’l dizionario fa- ranno istrutti di siffatte differenze gli stu- diosi.  Verbi della, stessa declinazione , Degni di nota per irregolarità particolari. Morire. Morendo. Morto. Muoio , muori , muo- re , moiamo , morite , muoiono. Morii , e non morsi , ec. Morrò , ec. Muori , /Muo- ia , ec. Salire . Salendo. Salito. Salgo , , ec.  <Sa- gliamo , ec. »Sa/i , .saiga , ec. - Seguire. Seguendo. Seguito. Seguo o sieguo , ec. Segui , segua , ec. XJdire. Udendo. Udito. Odo , ec. Udiamo , udite , odono. Udiva , ec. Udii, ec. Z7- rftrò , ec. Ofifr , udiamo , udite , odano . Udissi, ec. Digitized by Google 320 Uscire. Uscendo. Uscito. Esco , esci , esce , usciamo , uscite, escono. CK io esca , ec. C/f’ io uscissi , ec. Venire . Venendo. Venuto. Vengo , vieni, vie- ne , veniamo , venite , vengono. Venni , ec. Verrò , ec. Vieni, veniamo o ve gno- mo , ec. Verbi Difettivi. Qui farassi per noi da ultimo una spo- sizione di alcuni verbi i quali , per patir difetto di molte voci nella lor declinazio- ne , addimandansi difettivi. Saran da noi soltanto notate le forme che sono in usanza. Arrogere che vale Aggiugnere. Arro- ge , egli arrogeva j atro se , arrosero , ar- roto , arrogendo. Calere, che significa esser a cuore. Co- luto. Cale ; calea $ colse j caglia j cales- se 5 correbbe. Digitized by Googte 321 Folcire che vale quanto reggere , pun- tellare. Folce $ folcisse. Gire che dinota andare. Gito $ gite -, giva o già , givi , giva o già , givamo , givate, givano o giano\ gisti , gi o gio , gimmo , giste , girono ; girò , gzraz , gz- rà , giremo , gzre/e , giranno 5 gira , ec. gissi, ec. Ire vale quanto gzre , ambedue poco ia usanza in prosa, ito j ite } iva ; zVzzwo j /remo , zrete. Licere o lecere che suona quanto esser lecito o convenevole . Z^'ce o lece. Lucere nel sentimento di risplendere , soffre difetto nella prima persona del pre- sente assoluto dell’ indicativo 5 dell’intero passato assoluto primo j di tutte le forme composte , perchè mancante del participio passato. Mólcere che suona addolcire, ha molce e molcea. Olire nel senso di render odore , ha oliva , olivi , olivano j olente. Redire o riedere che vai ritornare , ha riedi , riede , riedono. Digitized by Google 322 Solere. Questo verbo significa esser sò- lito , aver per costume . Solendo j solito , soglio , suoli o suo ’ , suole , sogliamo , solete , sogliono. Fui solito , ec. Soleva , ec. CAe soglia , ec. C7*e solessi , ec. E qui ci aggrada di far fine al nostro ragionare, lasciando il rimanente alla cura particolare , al buono avviso dei maestri filosofi , al giudicio e alla direzion loro , nè siavi , spero , chi appuntar osi i caddi prieghi che fommi a dar loro , cioè che vol- ger facessero ai loro allievi nocturna et diurna manu le più terse scritture dell’au- reo secolo dell’ Alighieri , del Cavalca e del Passavanti , nelle quali apparar potes- sero e la soave e spontanea movenza de’pe- riodi e la forbitezza dello stile e la pu- rezza del dettato e la semplicitade e leg- giadrìa. ERRORI INCORSI IN POCHI ESEMPLARI. Alla pagina 80 verso i 3 dopo la voce — parola — ag- giungi — che non comincia. ERRORI. CORREZIONI. Pag. 71 v. 16 Ciovanasiro Giovanastro. /  INDICE DELLE MATERIE. Epistola Dedicatoria p. 3 Prefazione 5 Cap. I. Analisi del Discorso . . i5 Cap. II. Decomposizione della proposizione nei suoi , elementi |8 Cap. III. Della divisione delle pro- - posizioni Degli elementi della pro- posizione - . . TV.  Delle interiezioni Dei nomi e dei pronomi Dei verbi e dei participi ♦ 88 Cap. Vili. Degli aggettivi o modi- ficativi 122 Cap. IX. Delle preposizioni Degli avverbi 19^ Cap. XI. Delle congiunzioni o in- teriezioni congiuntive.  Càp. XTT . Della sintassi 248 Gap. XIII. Della maniera cT espri • mere differenti rappor- ti che i Greci ed i Lar tini disegnavano per mezzo dei casi . . . 257 Càp. XIV. P aradigmi d' analisi nel- le frasi si dorme, si mangia , si loda , e si- mili 263 Cap. XV. Del ripieno 270 Gap. XVI. DelV accento grammati- cale . .. 276 Cap. XVII. Dei segni durevoli delle nostre idee , ed inispe - zialità della scrittura propriamente detta , , 296 a&s 'c, 8  1 I !»* > w " w " #C. Nome compiuto: Domenico Pandullo.

 

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