GRICE ITALO A-Z P PAND
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Pandullo: dal grido al grido – filosofia
calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Tropea). Filosofo
italiano. Abstract. Keyword: H. P. Grice. Tropea, Vibo Valentia, Calabria. H. P. Grice: “It’s best to start reading from the second quotation!” . t ANALISI
METAFISICA DEGL’ELEMENTI DELLA LINGUA OPMA affo òfctuho òeivixe Viutxoilujioi
c)t tutte fé fi DOMENICO PANDILLO PROFESSORE DI BELLE LETTERE E DI LINGUE
ESTINTE E VIVENTI, * NAPOLI 2 NAPOLI DALLA TIPOGRAFIA TRANI, Dìgitized by
Google Essendosi adempito a quanto prescrive la legge, la presente opera è
sotto la di lei guarcntla. Digitized by Google AL NOBIL UOMO IL SIGNOR BARONE
D. FRANCESCO NICOTERA. Consacro a Voi, gentilissimo e o- noratissimo Signore ,
la mia Gram- matica. Non bramosìa di laude , non sete di novità, non basso fine
indussemi a por mano ad opera sì fatta. Solo ed unico mio scopo si fu segnar
più certa , spedita ed age- vol via agii apparanti L’idioma gentil , sonante e
puro di quel sommo e divino Tosco che tutto seppe. Fortissimo stimolo a farmi
accin- gere ad un tanto lavoro si fu pure il riflettere che , chiamato io da
propizia stella a svelare ai figliuoli vostri gli altissimi concetti e le bel-
lezze, copiose oltre ad ogni stima, Digitized by Google dei sublimi classici
dell’ itala favel- la , con più ardente impegno ne avrebber eglino apparato le
dottri- ne contenute in un libro fregiato dell’ illustre nome di chi loro ha
dato V essere , e composto da colui che ha la cura d incaminarli al ben-
essere. Prego intanto il Dator d’ ogni bene che lungamente e prospera- mente
conservi la vostra persona , per marche di onore , per grandez- za d’animo e
per buona riputazio- ne , Eccellente , alla cospicua vo- stra famiglia ,
preziosa , agli amici e devoti vostri , carissima. Di Napoli, a’dì 12 Gennaio
i835. Di Vostra Signoria Illustrissima, A 'ffezi Oliati s. m0 e clcvotis. m °
servitore D. PANDTJLLO. Digitized by Google PREFAZIONE. 5 % Vox diversa sonat
populorum ; est vox tamen una. Marciai. Il linguaggio è V organo per cui comu-
nicasi la ragione umana , la facoltà che trasmette’ V imagine del pensiero.
Ecco 10 scopo di tutte le lingue } e per giu- gnervi, esse impiegan, tutte , i
suoni della parola. Ma come mai questi suoni arti- colati che formali un tutto
sensibile, suc- cessivo e divisibile , rappresentar possono 11 pensiero , oggetto
puramente intellet- tuale e necessariamente indivisibile ? La LjOgica ,
mediante V astrazione , perviene ad analizzare quest’atto indivisibile dello
spirito 5 essa considera separatamente le idee che ne sono V oggetto j osserva
le diverse relazioni eh ’ hanno tra di loro a causa del rapporto eh’ esse han
tutte col pensiero indivisibile. Quindi le idee par - Digitized by Google 6
ziali di un medesimo pensiero son con- catenate le une con le altre in una suc-
cessione fondala sui rapporti che le le- gano tra di esse e al tutto. Or a
questa successione dar puossi il nome di ordine analitico , per esser ella al
tempo stesso il risultamcnto dell' analisi del pensiero ed il fondamento dell'
analisi del discorso in tutte le lingue. Il linguaggio , fondato in tutto e per
tutto su quest' analisi uniforme che ne è come il meccanismo intellettuale ,
diviene V i strumento comune della manifestazione dei pensieri e della ragione
umana , l' iu- te rp et re dei sentimenti e delle affezioni , l' organo
prezioso della carità universale che legar dee tutti gli uomini per lor fe-
licita , e 'l legame necessario della società che gli unisce. Le differenze che
ravvisami tra una lingua e l'altra, non sono , per così dire , che superficiali
j esse provengono da quel- le dei tempi , dei luoghi , dei costumi e degl'
interessi , i quali , variando senza fine , lascian sempre sussistere il mede-
simo fondo. Digitized by Google 7 La Grammatica , la scienza delle scien- ze ,
quella che le abbraccia tulle , che ha per oggetto l' enunciazione del pensiero
per mezzo della parola pronunziata o scritta , ammette dunque due sorte di
princìpi. Gli uni , d’una verità apodittica immutabile universale , son fondati
sulla natura del pensiero medesimo , ne se- guono l'analisi ; gli altri non hanno
che una verità ipotetica e dipendente dalle convenzioni fortuite arbitrarie e
mutabili che han generato i differenti idiomi. I primi costituiscono la
Grammatica gene- rale , i secondi son l'oggetto delle diverse Grammatiche
particolari. LjU Grammatica generale è dunque la scienza ragionata dei princìpi
immutabili e generali del linguaggio pronunzialo o scritto , in qualunque
lingua si sia. Una Grammatica particolare è V arte di applicare ai princìpi
immutabili e ge- nerali del linguaggio pronunziato o scritto le istituzioni
arbitrarie ed usuali d' una lingua particolare. La Grammatica generale è una
scien- za , perchè non ha per oggetto se non la Digilized by Google 8
specolazione ragionata dei princìpi im- mutabili e generali del linguaggio. Una
Grammatica particolare è un' arte, perchè ha per oggetto V applicazione pra-
tica delle istituzioni arbitrarie ed usuali di una lingua particolare ai
princìpi ge- nerali del linguaggio. La scienza gramaticale è anteriore ad ogni
lingua , perchè i suoi princìpi sup- pongono la possibilità delle lingue , per-
chè dirigono la ragione umana nelle sue operazioni intellettuali'. L’arte
gramaticale, al contrario , è po- steriore alle lingue , perchè gli usi delle
lingue deggion esistere pria di esser rap- portali artificialmente ai principi
generali del linguaggio , e perchè i sistemi ana- logici che f orman l'arte non
posson essere che il successo delle osservazioni fatte su- gli usi
preesistenti. Io mi occuperò di quest' ultima, e , sic- come la conoscenza di
ciò che operasi nel nostro spirito è assolutamente neces- saria per comprendere
i fondamenti della Grammatica , la qual verità , se avesse d- luminato ogni
scrittore di grammatiche , Digitized by Google 9 non si sarebbe imaginato di
far teorìe dei segni pria di aver approfondito la conoscenza della lor
formazione e quella della lor espressione e deduzione , così V ordine da me
tenuto in questa IN uova Grammatica Ragionata Italiana, ossia Ana- lisi
Metafisica degli elementi dei Discorso, è diverso affatto da quello che
general- mente si osserva , ed è proprio quello da natura e da ragione segnato.
lo non farò motto da prima di sostan- tivi e di aggettivi , del lor accordo in
ge- neri e in numeri , nè delle regole da sta- bilire perchè le diverse
terminazioni del verbo indichino le persone , i numeri , i tempi , i modi , nè
della maniera onde queste parole riunite formar possano una proposizione. Ciò
facendo , sarebbe lo stesso che cominciar dalla fine , partire da una
situazione in cui non siamo an- cora. Ecco V errore e la falsità di tutte le
grammatiche non ischiarate dalla luce dell 1 ideologìa. Tosto che nasciamo ,
noi sentiamo , esprimiamo ciò che sentiamo , parliamo j noi abbiamo un
linguaggio , prendendo Digitìzed by Google IO queste parole nel lor più esteso
senso , e con verità possiam dire di esser noi so- vente eloquentissimi , pria
di sapere e di poter pronunziare una sola parola arti- colata. Questo
linguaggio primitivo , il solo che possiamo parlare , non è mai da noi
abbandonato : noi lo coltiviamo in- cessantemente , gradatamente lo perfezio-
niamo , sinché ghigniamo ad una lingua perfezionatissima , pria di esserci
caduto nelV animo il dubbio che sienvi regole im- mutabili le quali dirigono
queste opera- zioni e eli esse sian conseguenze imme- diate e necessarie della
nostra organizza- zione medesima, lo non fo adunque che seguire gradatamente i
progressi del no- stro spirito , senza perder mai di vista la filiazione delle
nostre idee. Ij esame del discorso in genere ; Varia- tisi dei suoi veri
elementi , ecco V oggetto delle mie ricerche in questa Grammatica. Le informi
decisioni dei primi grama- tici , scrupolosamente da età in età ripe- tute ,
senza essere state mai fuse nel cro- giuolo delV esame e dell' analisi , han
ser- vito a moltiplicare gli errori e a via più Digitized by Google II spessore
le tenebre del pedantismo. Ep- però dissimular non deggio che il mio si- stema
di Grammatica , rovesciando la maggior parte delle false idee ricevute e degli
erronei principi , sarà agramente ripreso dall ’ ignorante ciurma e dai Zoili
pedanti cui paragono alle sucide Arpìe le quali lordano tutto ciò che toccano ,
in- sensatamente proclamando V inviolabil ri- spetto dovuto alle opinioni
dall’uso e dalla propria antichità accreditate : Clament periisse pudorem , . .
Vel quia nil rectum , nisi quod placuit sibi , ducunt ; Vel quia turpe putant
parere minoribus , et quae Imberbes didicére , senes perdenda fateri. Horat. II
Epist. j , 80 . lo risponderò loro con questa sentenza del giudizioso
Quintiliano : Quidquid est optimum , ante non fuerat. Instit. orat. X, a.
Adunque se la mia propria ragione , se le mie particolari esperienze di parec-
chi anni nell’ insegnamento non mi fac- Digitized by Google 12 ciano spacciar
cV assai , fonimi asperare che questo mio metodo sarà per riuscir semplice ,
agevole , breve ed uniforme agli apparanti la favella italiana e per servir d'
introduzione allo studio di tutte le lingue , giacche tutte kan delle regole
tra lor comuni che derivano dalle nostre facoltà intellettuali e d'onde emergono
i princìpi del raziocinio. Le poche anime seguaci del vero e del bello , al
rimprovcrlo delle quali è bersa- glio la gente ignara , vana , invidiosa e
superba , sapran al certo compatirmi s' io non abbia saputo nè potuto far
meglio , rammentando io loro le parole del divino Alighieri .... Queste due
proprietadi ha la Gramatica , che per la sua infinitade li raggi della ragione
in essa non si termina- no in parte. Convito. Veggio infine avvertire gl'
imparanti che il pensiero dello stesso Dante dal Sanzio così sviluppato :
Grammaticorum sine ra- tione testimoniisque auctoritas nulla est ( in Minerv .
, lib. i , c. 2 ) , avendomi ad evidenza mostro ch'il gramatico limi- tar non
deesi ad una esposizione dogma- Digitized by Google i3 tica delle regole grammaticali
j ma che dopo averle dedotte dai principi della ragione e della sana logica ,
avvalorar le debbe con autorità da far legge , ho sem- pre giunto al precetto
gli esempli , tratti dai creatori della nostra lingua e dai clas- sici più
puri, Dante, Boccaccio, Petrar- ca , Firenzuola , Fedi , Buonarroti , ec.
Chiudo quanto mi era posto in cuore di far palese ai miei leggitori pregando le
persone scempie d ’ ogni mal talento , e coloro che meritamente han fama nella
repubblica delle lettere , di additarmi per le vie aperte alla comunicazione
lettera- ria , gli errori ov io fossi , per inavver- tenza o per ignoranza ,
potuto cadere. Tantum abest ut scribi contra nos no- limus , ut id etiam
maxime optemus . . . Nos qui sequimur probabilia , nec ultra id quod verisimile
occurrerit progredì pos- sumus , et refellere sine pertinacia, et re- felli
sine iracundia parati sumus. Cic. II. 7 use. disp. ij. Digitìzed by
Google Digitized by Google i5 CAPITOLO I. Analisi del Discorso. Ogni sistema di
segni è un linguaggio : ogni impiego di un linguaggio , ogni emis- sione di
segni è un discorso. Essendo dun- que ogni discorso la manifestazione delle
nostre idee , la conoscenza perfetta di que- ste idee può sola farci scoprire
la vera organizzazione del discorso e svelarci com- pletamente il segreto
meccanismo delia sua composizione. Sentire e giudicare , ecco tutta la nostra
intelligenza , tutto il nostro essere , tutto ciò che siamo , l’intiera nostra
esistenza* Giovanetti , è questo un fatto che ognun di voi ha già dovuto in sè
provare , è questa la fonte , onde emanar deggiono tutte le conoscenze
gramaticali , debb’csser questo il lilo d’ Arianna per non farvi Digitized by
Google i6 smarrire negrinestricabili andirivieni del la- birinto edificato dai
Clamatici non filosofi. Quando giudichiamo , sentiamo dei rap- porti tra le
nostre idee, sentiamo che un essere qual si sia , o piuttosto l’idea che se ne
ha , giacché non sentiamo che le nostre idee, rinserra una qualità, una' pro-
prietà , una circostanza qualunque. Giu- dicare, è dunque sentire che una idea
ne rinchiude un’altra. Quando io penso a Ce- sare, e giudico che Cesare è
dotto, sento che l’idea di Cesare comprende l’idea di egser dotto e ch’ella la
novera nel nume- ro degli elementi che la compongono at- tualmente. Imperò ,
quando abbiamo una percezione , una idea , noi sentiamo } e quantunque volte
sviluppiamo una circo- stanza in questa percezione , noi giudi- chiamo. È
questo, giovanetti , un punto capitale che non bisogna perder mai di vista. Per
esprimer un giudizio , fa di mestieri enunciar le due idee di cui l’una contie-
ne l’altra, più l’atto dello spirito che rav- visa questo rapporto. Ciò
appellasi il sog- getto, l’attributo ed il segno deU’afferma- Digitized by
Google *7 zione che gli unisce. Ecco ciò che costi- tuisce una proposizione.
L’essenza del di- scorso adunque è d’ esser composto di proposizioni , di
enunciazioni di giudizi. Son questi i suoi veri elementi immedia- ti 5 quindi
impropriamente vengon appel- lati elementi , parti del discorso , quelli che
sono realmente gli elementi , le parti della proposizione. La decomposizione a-
dunque della proposizione sarà l’oggetto delle nostre ricerche. 2 Digitized by
Google i8 CAPITOLO II. Decomposizione della proposizione nei suoi elementi .
Giovanetti, voi siete ora nella certezza ch’ogni proposizione debb’esser
l’enunzia- zione d’un giudizio e che il discorso non puote avere significazione
veruna quando non esprime un giudizio qualunque. Ri- flettendo ognun di noi su
la natura della nostra intelligenza che tutta consiste a sentire e a giudicare
, non puossi affatto dubitare di queste verità. Si è dimostrato nel precedente
capitolo che per esprimer un giudizio fa d’ uopo enunciare le due idee di cui
1’ una con- tiene 1* altra , più 1’ atto dello spirito che osserva un tal
rapporto. Qual maraviglia debb’ esser ora la vostra nell’ udire che sovente un
solo de’ nostri suoni articolati rappresenta una proposizione intera, espri- me
un giudizio completo! Non 7 per esem- Digitized by Google pio , vuol dire : io non
sento ciò , o io non credo ciò , o io non voglio ciò , se- condo le occasioni
diverse. Si, vuol dire del paro : io lo credo , o io lo farò , o ciò è certo ,
secondo i vari casi. 11 nostro semplice grido ah! significa: io sono do- lente.
Il grido oh! può significare: io sono attonito , stupefatto. Avviene lo stesso
di tutte le nostre in- teriezioni, d’un gran numero di congiun- zioni e di
parecchie di quelle parole chia- mate da alcuni gramatici particelle : esse son
tante enunciazioni di interi giudizi. Dir puossene altrettanto , in molte cir-
costanze dei nostri pronomi. Essi rappre- sentan sovente una intiera
proposizione. Quando, dopo aver detto: la Francia ha dichiarato la guerra alla
Spagna: soggiun- go : siatene sicuro , credetelo , ciò vai quanto dire :
credete questo giudizio , siate sicuro di questo giudizio; la Fran- cia ha
dichiarato la guerra alla Spagna. Ne e lo significano esattamente questa
proposizione : in un’altra circostanza , ne significheranno un* altra. Da un
altro lato abbiamo parole , in ★ Digitized
by Google 20 gran numero , che non esprimono nep- pure una intera idea , le
quali non rap- presentano , per così dire , che un fram- mento d’idea : tali
sono le nostre prepo- sizioni , gli avverbi , gli aggettivi , com- presivi i
participi e gli articoli. Il , di , virtuoso , diligentemente , non significan
assolutamente nulla , e non si potrebbe fare verun uso di sì fatte parole ,
isolate e separate da ogni altra. Questi stessi se- gni uniti ad altri , il
dinoterà in qual e- stensione debb’ esser presa una idea. Di , posto tra due
idee , indicherà che 1’ una è in un certo rapporto con l’altra. Vir- tuoso
disegnerà una qualità di un ente. Diligentemente , la maniera onde un’azio- ne
è eseguita. Ma il non è mica il nome dell’estensione j di non è quello del rap-
porto j virtuoso , non è quello della qualità, nè diligentemente quello del
modo. Non son dunque questi , veri segni , ma real- mente frammenti di segni.
Non havvi proposizione senza verbo e- spresso o sottinteso. Desso costituisce solo
la proposizione e determina il senso di quella nella quale Digitized by Google
21 entra. Ma quando il verbo è impiegato al modo participio , non evvi
enunciazione di giudizio } quindi non havvi proposi- zione. Quando dico : un
uomo leggente , una donna pregiata , una cosa finita , enuncio semplicemente
delle idee isolate ed uniche. 11 verbo a questo modo , è un vero aggiunto ed è
questa la sua forma essenziale e fondamentale , come vedrassi quando si esporrà
la teorìa del verbo. Il verbo all’infinito non forma uè anco proposizione , nè
per seguenza enunzia- zione di giudizio. Esso è un vero nome , mediante il
quale si disegna ed il verbo medesimo e lo stato eh’ esprime. Lo stato
primitivo d’ogni proposizione, è, come di sopra si è accennato , d’ esser composta
d’ un sol grido. Ma quali ele- menti necessari deggian contenersi in que- sto
segno unico , il vedremo tosto. Essendo ogni proposizione l’enunciazio- ne di
un giudizio , ed ogni giudizio con- sistendo a sentire che una idea esiste nel
nostro spirito , che un’ altra idea esiste in quella, bisogna necessariamente
che il se- guo unico il quale esprime una proposi- Digitized by Google zione
contenga in sè almeno due altri se- gni 5 l’ uno rappresentante una idea esi-
stente in sè stessa, e l’altro rappresentante un’altra idea come non esistente
che nella prima. Son questi al certo due elementi necessari del discorso:
vediamo ora quali essi sieno e poscia se sienvene altri del pari
indispensabili. Il nome che si concepisce come sussi- stente in sè e come il soggetto
di ciò che in lui si concepisce , è il primo di questi due segni. In effetti ,
sono i nomi che rappresentano tutte le idee che hanno nel nostro spirito una
esistenza assoluta ed indipendente da ogni altra idea. Che que- sta esistenza
sia positiva e reale come quella degli esseri sensibili , o pure fittizia ed
imaginaria come quella degli esseri puramente intellettuali, poco rileva. Que-
ste idee esistono in sè stesse e non son subordinate ad alcuna altra. 1 nomi
adun- que , ed i pronomi che ne fan le veci , posson solo esser i subietli dei
nostri giu- dizi e delle nostre proposizioni 5 e tutti gli altri elementi del
discorso non rappre- sentano che idee a quelle relative. Nulla Digitized-by
Google a3 di meno le altre parole , ed anco frasi intere , divengon assai
sovente soggetti di proposizioni j ma ciò avviene quando so- no impiegate come
nomi assoluti o sog- gettivi , vai quanto dire riguardati come esprimenti idee
aventi un’ esistenza propria ed assoluta. Gli aggiunti propriamente detti, o
mo- dificativi y e per seguenza tutte le parole e le frasi impiegate
aggettivamente , son le parole che compongono la seconda spe- cie dei segni
indispensabilmente necessari per formar una proposizione. Ma essi non sono
attributi completi : esprimono bensì una idea che fa parte d’ un’ altra, ma con
astrazione dell’idea di esistere. Valoroso , rappresenta , è vero , l’ idea
valore come appartenente o piuttosto come dovendo appartenere ad un soggetto ,
ma non già come effettivamente esistente. Imperocché per significar
completamente che una idea è rinchiusa in un’altra , bisogna prima si-
gnificare eh’ ella è , eh’ ella esiste. Or di questa proprietà sono scempi ,
per una singolare astrazione tutti i nostri aggiun- tivi , proprietà di cui va
solamente adorno Digitized by Google 24 il solo aggiunto essendo , esistendo od
esi- stente che in sè racchiude I’ idea di esi- stenza , idea che lo rende
completamente attributo e che per mezzo suo è implici- tamente negli altri
aggettivi compresa . Questi aggettivi sono appunto i verbi. 1 verbi son dunque
altrettanti aggiunti chiu- denti in sè medesimi 1’ aggiunto essendo che noi
chiamiamo participio , eli* è la lor forma essenziale e fondamentale. Quindi
fassi aperto perchè gli aggettivi propria- mente detti son verbi mutilati , e i
verbi sono aggettivi interi , e perchè i primi uniti ad un sostantivo non
producon mai una proposizione, e perchè non si richie- de che un vèrbo e ’1 suo
subietto per farne una. Ma il verbo al modo participio forma la proposizione
imperfettamente. Quando dite: Giulio leggente od essendo leggen- te , voi
accoppiate due idee, una esistente in sè stessa ed una che non puote esistere
che in un’ altra , e nulla d’ avvantaggio. Ma quando dite : Pietro legge od è
leg- gente , voi pronunziate un giudizio for- male , cioè che l’ idea di legge
o è leg- Digitized by Google 25 genie esiste in una maniera positiva ed attuale
in un’ altra. Per le stesse ragioni dianzi addotte non puote esservi proposi-
zione quando il verbo è all’indefìnito. . In ogni proposizione dunque si
conten- gono due termini, un soggetto ed un at- tributo , un nome ed un verbo.
Tutto il rimanente del discorso risolvesi in acces- sorii di subietti o di
attributi. Eccoci or- mai pervenuti alla decomposizione com- pleta della
proposizione : facciamci ora a percorrere le divisioni della medesima.
Digitized by Google 26 CAPITOLO III. Della divisione delle Proposizioni .
Giovanetti, si è dimostrato nell'antece- dente capitolo che in ogni
proposizione contener deggionsi due termini : il sog- getto che è il segno
dell’ ente giudicato , quello del quale si afferma, o si nega, il predicato ,
quello dell* idea in lui conte- nuta , quello che si afferma o si nega. Il
soggetto esser può semplice come in questa proposizione : Beatrice mi guardò
con gli occhi pieni Di faville d'amor — Dante. Il soggetto puote esser
moltiplice , allor- ché , in virtù della elissi che tanto suona quanto difetto
o mancamento , si attri- buisce a più oggetti una intenzione mede- sima , come
in questi versi del Petrarca: Amor , natura , e la helValma umile Ov' ogn alta
virtute alberga e regna , Contra me son giurati. Digitized by Google 2 7 Se non
avesse in questo luogo il Poeta fall’ uso della elissi , sarebbesi convenuto
dir così: amor contra me è giuralo } na- tura contra me è giurata 5 e la
bell'alma umile ove ec. , contra me è giurata , e però avrebbersi , in vece d’
una , tre pro- posizioni. Il soggetto è complesso come in questa proposizione :
Lucevan gli occhi suoi più. che la stella . Dante. Dario re di Persia fu vinto
daAlessandro. Le formule gli occhi suoi , nel primo esempio } Dario re di
Persia , nel secon- do , sono i soggetti complessi. Non havvi lingua, per
doviziosa di vo- caboli che sia , la qual non manchi pur sovente di segni,
propri ad esprimere con una sola voce ciascuna idea e ciascun concetto che
venir ci possa nello spirito : in tal caso ci convien far uso d’una peri- frasi
, ossia d’un largo giro di più parole ad un sol termine equivalenti 5 quindi in
questi versi di Dante : Tu proverai si come sa di sale Lo pane altrui , e
cornee duro calle Lo scendere e’I salir per V altrui scale ; Digitized by
Google a8 l’ aggregamento dei segni lo scendere e 7 salir per V altrui scale ,
ritraenti sì fatto concetto , forma il soggetto della seconda proposizione. Del
paro che il soggetto , 1 T attributo esser può semplice, moitiplice, complesso,
ed enunciato con una parafrasi. L’attributo è semplice, come in questa
proposizione ; Dio è eterno. — È molti- plice in questa : Dio è giusto ed
onnipos- sente. — È complesso in quest’ altra: Ce- sare fu il tiranno d* una
repubblica di cui doveva esser il difensore. — - È finalmente l’attributo
enunciato per mezzo d’una pe- rifrasi in questa proposizione : Il vivere
onestamente è il solo mezzo per essere scempio dell ’ altrui maldicenza. Ciò
pre- messo passiamo a discorrere le differenti specie di proposizioni. Non è
mia idea , o giovanetti, far qui parola di tutte le specie di proposizioni che
distinguonsi nella Filosofia. La Gra- matica non si occupa che della forma
delle proposizioni , e sotto questo ragguar- damento dello spirito esse posson
essere i .° semplici o composte ; 2 . ° complesse od Digitized by Google 2 9
incomplesse ; 3.° relative ; 4-° integre od elittiche; 5.° principali od
incidenti, e que- ste esplicative o determinative. 1. Le proposizioni sono
semplici o com- poste , secondo la natura del lor soggetto e del lor attributo.
Una proposizione sem- plice è quella di cui il soggetto e 1’ attri- buto sono
egualmente semplici cioè, igual- mente determinati da una sola idea tota- le ,
come : la saggezza è preziosa ; la considerazione che si accorda alla virtù è
preferibile a quella che si accorda alla nascita. Una proposizione dicesi
composta quan- do il soggetto o l’attributo son composti, cioè determinati da
differenti idee totali. Una proposizione composta pel soggetto può decomporsi
in tante proposizioni sem- plici quante son le idee totali integranti contenute
nel soggetto composto; ed esse avranno tutte il medesimo attributo e sog- getti
differenti. Demostene e Cicerone fu- rono oratori : sonvi qui due soggetti ,
De- mostene e Cicerone ; quindi due propo- sizioni semplici aventi lo stesso
attributo : i. Demostene fu oratore ; 2 . Cicerone fu, oratore. Digitized by
Google 3o Una proposizione composta per V attri- buto può decomporsi in tante
proposizioni semplici quante idee totali integranti sonvi nell’ attributo
composto j ed esse avranno tutte il medesimo soggetto ed attributi dif- ferenti
Cicerone fu filosofo ed oratóre: qui havvi due attributi , fu filosofo e fu o-
ratore : imperò due proposizioni semplici col medesimo soggetto : i° Cicerone
fu filosofo \ 2 ° Cicerone fu oratore . La de- composizione fassi
sensibilissima in qnesta veramente aurea strofa di Orazio, II. Od. io. Auream
quisquis mediocritalem Diligiti tulus caret obsoleti Sordibus tedi , caret
invidenda Sobrius aula. II. Le proposizioni sono a un pari com- plesse od
incomplesse , secondo la forma deli’ enunciazione del lor subietto e del lor
attributo. Dicesi proposizione complessa quella di cui il soggetto o l’attributo
sono complessi. i°. Proposizione complessa pel soggetto: La possanza
legislativa è rispettabile. Digitìzed by Google 3i 2. 0 Proposizione complessa
per 1* attri- buto : Dio governa tutte le parti dell' u- niverso. , Una
proposizione incomplessa è quella di cui il soggetto é 1’ attributo sono pari-
mente incomplessi. Esempi : la saggezza è preziosa : mentire è una viltà. III.
Chiamasi proposizione relativa quel- la la quale dipende da altra proposizione
sottintesa. Tale si è la seguente : Lassando l'atto di cotanto uffizio , Dant.
la cui correlativa sottintesa si è : quanto è l' atto del giudicare. IV. Quella
eh’ ha neve il volto , oro i capelli. Petr. — - Chiamasi proposizione in- tegra
quella in cui contengonsi tutte le parti necessarie all’intendimento del
concetto che vuoisi esprimere, come nella seguente : quel- la ch'ha neve il
volto. Ma se tacciasi in essa il soggetto o il verbo, o l’uno e l’altro, la
proposizione , per tal manco difettiva , dicesi proposizione elittica , siccome
la se- guente, finimento dei precitato verso: oro i capelli , il cui intero
costrutto si è , e quella che ha oro i capelli. V. Quando le giunte fatte , sia
al su- Digilized by Google 32 bietto , sia all’ attributo , sia a qualche al-
tro termine modificativo dell’ uno o del- 1’ altro , sono esse stesse
proposizioni , tali proposizioni parziali sono incidenti } e quel- le di cui
esse son parti integranti , sono principali. Per esempio , quando dicesi : i
savi , che sono più istrutti del comune degli uomini , dovrebber pure
sorpassarli in sag- gezza , questa è una proposizione com- plessa : che sono
più istrutti del comune degli uomini , è una proposizione parzia- le , legata
al soggetto i savi , di cui è un compimento esplicativo , perchè serve a
svilupparne l’idea per trovarvi un motivo che giustifichi 1* enunciazione della
propo- sizione principale , i savi dovrebbero sor- passare gli altri uomini in
saggezza : la proposizione parziale , che sono più istrutti del comune degli
uomini , è dunque una proposizione incidente. Parimente quando dicesi : la
gloria , che proviene dalla virtù , ha uno splendore im- mortale , è questa una
proposizione com- plessa : che proviene dalla virtù , è una proposizione
parziale , legata al subietto Digilized by Googl 33 la gloria , di cui è un
complimento de- terminativo , perchè serve a ristrignere il significato troppo
generico , vago ed inde- terminato del nome gloria , mediante l’i- dea della
causa particolare che la procu- ra , cioè , la virlù : così la proposizione
parziale , che proviene dalla virtù , è una proposizione incidente. Sonvi
dunque due sorte di proposizio- ni incidenti : 1’ una esplicativa , e 1’ altra
determinativa . L’ esplicativa serve a sviluppare la com- prensione dell’ idea
parziale alla quale è legata : è una semplice spiegazione. Esem- pio : i savi ,
che sono più istrutti del co- mune degli nomini , dovrehher pure sor- passarli
in saggezza. La proposizione in- cidente , che sono più istrutti del comune
degli uomini , è puramente esplicativa , perchè è lo sviluppo dell’ idea di
savi. La proposizione incidente determinativa è quella che giugne un idea
accessoria alla comprensione dell’ idea parziale cui è le- gata , per
ristrignere l’ estensione del sog- getto. Esempio : la gloria , che proviene
dalla virtù , ha uno splendore immortale. 3 Digitized by Google 34 La
proposizione incidente , che proviene dalla virtù , è determinativa , perchè
ag- giugne all’ idea antecedente di la gloria , l’ idea accessoria di provenire
dalla virtù , di aver la virtù per causa 5 e questa ad- dizione ristrigne l’
estensione del nome glo- ria , escludendo ogni gloria che non viene dalla
virtù. E della proposizione basti ciò che se n’ è parlato , e trapassiamo ora a
discor- rere i suoi diversi elementi e mostrar l’o- » rigine e l’uso di ciascuno
di essi. Digitized by Google 35 CAPITOLO IV. Degli elementi della proposizione.
Giovanetti , dopo avervi parlato della natura della proposizione, dopo di
avervi fatto conoscere i veri elementi ond’ è ne- cessariamente composta e le
divisioni di essa , fa di mestieri or esaminare le dif- ferenti sorte di parole
di cui fassi uso in una lingua perfezionata per render l’espres- sione del
pensiere più completa e più fa- cile. lo non mi occuperò punto delle di- verse
classificazioni che i grammatici han fatte di queste parole, nè del numero, nè
dell’ordine delle lor denominazioni $ del lor uso e delle lor funzioni bensì. E
però foni- mi a considerare gli elementi del discor- so come si offrono al mio
spirito, parten- do dallo stato primitivo della proposizio- ne in una lingua
nascente. E siccome nel- 1’ origine del linguaggio , una proposizione *
Digitized by Google 36 non è composta che di un sol gesto , di un sol grido,
così le prime parole che si presentano al mio spirito , son quelle le quali ,
anco attualmente , esprimon da sè sole una intiera proposizione. Or queste
parole , questi segni ideali , questi gridi inarticolati , nomansi dai
grammatici in- teriezioni. Di esse dunque conviene far capo. Digitized by
Google 37 CAPITOLO y. Delle Interiezioni. Ahi! serva Italia, di dolore ostello!
D. L’ interiezione , o giovanetti , è il vero tipo originale del linguaggio.
Tutte le al- tre parti del discorso non sono che fram- menti di questa e non
son destinate che a decomporla ed a risolverla nei suoi ele- menti. Le
interiezioni adunque sono segni naturali della nostra organizzazione, espres-
sioni sincopate , vere frasi elilliche , spri- inenti quei gridi di piacere o
di dolore , di gioia o di tristezza, di approvazione o di disprezzo , e di
sensibilità , onde sia- mo affetti. L’uomo ha apparato questo lin- guaggio
dalla stessa natura , eh’ è uno in tutti , e di cui la moderna favella è una
semplice traduzione in suoni articolati ed arbitrari. Ogni interiezione, per le
ragio- ni dianzi addotte , è una compendiata e- Digitized by Google 38
spressione d’un giudizio, ossia d’una pro- posizione intiera j adunque ella
debbe im- plicitamente inchiudere uu soggetto ed un predicato. In fatti il
grido ah ! significa : io sono soffrente , o io soffro. II grido oh! vuol dire
: io sono attonito , stupefatto. _ Doh! suona quanto: io sono sdegnato ,
incollerito , cruccialo ; e così dee discor- rersi degli altri siffatti segni.
Delle interiezioni , alcuni son semplici gridi naturali , siccome ah ! oh ! ec.
\ al- tre un aggregamento di voci articolate com- miste ad alcun grido come oim
'e , ahimè , ec. Quantunque volte avvenga eh’ altri suoni articolati trovinsi
giunti al semplice grido naturale , ei possono risguardarsi in due diversi
aspetti ; cioè o come elementi d’una proposizione elittica che la forza della
pas- sione e quindi la foga del dire non per- mette esprimere per le solite
formule del favellare e ci lascia poca libertà di spirito per analizzarli , o
come una interpretazio- ne della semplice interiezione , voglio di- re , come
una traduzione in voci artico- late ed arbitrarie del grido medesimo. A- dunque
colui che compreso da forte do- lized by Google 3 9 lore , sciama : oimè !
viene a dire : oi ! cioè io sono da soverchio dolore oppres- so } me , vale a
dire ; soccorrete me. Ma in questo verso di Dante : ahi ! quanto egli era
nell'aspetto fiero ! la formola quan- to egli era nell' aspetto fiero , è una
pretta traduzione in voci articolate del sentimen- to contenuto nel grido ahi !
Imperò chiameremo le prime , pssia i semplici gridi inarticolati ahi oh! ec.
in- teriezioni pure f le seconde , ossia l’accop- piamento d’ alcun grido con
altro artico- lato suono , saran da noi chiamate interie- zioni miste. ANALISI
Delle interiezioni e delle parole impiegate come interiezioni nella nostra
lingua . A. Ah ! ( io mi sento inorridire ); — Ah! fiera compagnia . — Dante,
Ahi ! ( io mi sento da grande ira e cruc- cio commosso forte ) 3 * — Ahi ! dura
Digilized by Google 4 " terra , perchè non t' apristi ! — Dante.— Ahi !
nuli' altro che pianto al mondo dura ! — Petrarca. Ahimè o aimè ! ( io mi dolgo
compian- gete me )! — Aimè! che piaghe vidi ne' lor membri ! Dante. Ahi ! lasso
! ( io sono dolente , soccorrete me lasso ) j Ahil lassa me ! ( io mi lamento
cosi per ) che assai chiaro co- nosco corri! io ti sia poco cara. — Boc-
caccio. B. Beato me! (mirate me bealo") $ Bealo te! ( io ammiro te beato
). Pur beato ! ( io posso pur chiamar me beato )j — Pur me beato ( poi ) che
noi abbiamo giudice che non mi lascerd piu far versi. Davanzati. D. Deh ! ( io
mi sento commosso forte pen- sandovi j — Deh ! amico mio , perchè vuo' tu
entrare in questa fatica ? Boc- caccio. Digilized by Google 4 * Doh ! ) io
maravigliando il dico )$ — Doh ! gli aveva ben tenero ’l budello , Buonarroti ,
Tancia. E. E ! ( la memoria di quella vista mi spa- venta ancora ) j — E quanto
a dir qual era è cosa dura ! Dante. Eh ! ( io sono quasi incollerito ) j — Ehi
che V . Sig. Illustriss. mi dà la baia. Redi. Alla fine delle frasi
interrogative, questa interiezione significa 5 non dico io vero ? Tu ti dai
forse ad intendere eli io' sia tuo schiavo , eh? Firenzuola. Ehi ! ( io sono
maravigliato ) — Ehi ! messere , che è ciò che voi fate ? Boc- ' caccio. Eia !
( di' su ) j — Eia ! Calandrino , che vuol dir questo ? Boccaccio. Eimè ! ( io
sono dolente , compiangete me) E ime , lasso! che ora intendo quello che non
intesi. Crusca. Eimeil {io sono adirato e mi vince l'im- Digitized by Google
V#» 4a pazienza )\ — Eimei ! state a udire , Firenzuola. H. Hi ! ( ciò mi spira
nausea e disprezzo ) ; Hi! meccere. Boccaccio. Hui ! o pure ui! (io sento acuto
dolore )} Alto sospir , c/i e duolo strinse in hui y mise fuor pria , Dante. O.
0 ! ( io chiamo voi ) ; — O voi , o Jot- tor/ Firenzuola. Oh! [io sorco pieno
di maraviglia e d’ in- vidia ) 5 — O/i / liberalità di Natan , quanto se ’ Zu
maravigliosa ! Boccaccio. O/i / o/ì ! [ io sorco maravigliato , io sono
maravigliato )/ — 04/ o/i/ la testug- gine vola? Firenzuola. 01 / o pure ohi !
[ io sorco dolente ) j — O/ , lasso ! che tuttor desio ed amo , Crusca. Oìbò!
[io sdegno e sprezzo ciò); — Dia ce ne guardi , oibò ! Buonarroti. OiVrcé / od
ohimè ! o pure omè ! [io sona Digitlzed by Google 43 dolente , compiagnete
me)', — Oimè , Zawo/ — Oimò! il bel viso ! Oimè! il soave sguardo ! Petrarca. Oimei!
(oi mez) (zo son dolente , abbiate pietà di me)', — i/ messo comincia a dire :
oimei ! Crusca. O io! o pure oio ! ( io sono stupefatto). Oio! disse il monaco,
se vi di lungi .... Boccaccio. Oisè! ( gridava eh* egli era dolente, che „
compiangessero sé)} Oisè ! dolente se! che il porco gli era stato imbolato.
Boc- caccio. Oitu! (tu sei misero , tu sei degno di com- pianto )} — Oitu !
Gerusalemme, Cru- sca. P. Pu ! ( io V abborro ) — Pu! Buonarroti. U. Uh! ( io
inorridisco ) — Uh ! (prego ) che Dio tei perdoni ! Firenzuola. Le interiezioni
di cui abbiam fatto molto sono le più usitate } facciamo ora Digitized by
Google 44 l’analisi di parecchie altre parole impie- gate come una sorta
d’interiezioni e pro- curiamo di darne il significato. B. Bravo 1 bravai bravi
! brave l bravissimo! Sono espressioni abbreviate di tu sei bra- vo , tu sei
brava ec. Buono! è un elemento della proposizione questo è buono . C. Cànchero
! {mi fosse venuto un} canchero (s’ io faceva altrimenti ) mentre il pode- stà
qui stava r Buonarroti. C ancherusse! — (im) cancherusse! ( mi venga se io non
dico vero ) e mi fu per ingoiare , Buonarroti. Cdnchitra! — Canchiira ! ( mi
venga se io mento ) cosi ben non canta il sere , Buonarroti. Capperi ! —
Capperi (io son maraviglialo )/ io mi ridico. Crusca. Céppita! — C oppila ( io
son maravi- Digitìzed by Google 45 gliato ) ! io ho fatto da medico daddo- vero
, Redi. Cosi ! — (come è vero questo ch’io di- co ), cosi ( desidero che )
cresca il bel lauro in fresca riva ! Petrarca. D. Diacine o diacinl — Diacin (
diavolo fa ) eh’ ci mi risponda. Berni. Diavolo ! ( desidero che il diavolo ti
porli via ) \ — • Come * diavolo ! non hanno che una coscia e una gamba?
Boccaccio. Dòmine ! ( io invoco e prego te , signo- re') , — Domine l fallo
tristo. Boccaccio. F. Finocchi ! (io sono maravigliato) \ — Fi- nocchi ! costui
non è chi é* pareva. Fi- renzuola. G. Guai! disgrazia. — Guai (sono preparati)
a voi , i quali vi apparecchiate d’ an- dare colle ricchezze al reame del cielo
! Crusca. Digitized by Google 46 Guarda ! — Lo duca mio dicendo : guar- da ( il
periglio ) , guarda ! Mi trasse a se del luogo dov ’ io slava. Dante. M.
Madesì! ( mio Dio si). Manco male ! Questa espressione vale quan- to il male è
manco che non sarebbe sta- to , la cosa andando altrimenti. N. Non. — ( come
questo eh* io dico è falso). O. Olà ! — Olà ! ( io chiamo te che sei là) dove
se ’ ? Boccaccio . Omb 'e! ( ora bene) ora la cosa sta. bene)) — Ombè ! quegli
gli curi che è là propo- sto a ciò. Buonarroti. Orsù ! — Orsù (ora levatevi su
) , giova- ni , assaltiamo virilmente e con allegra fronte questi dormiglioni.
Firenzuola. Digitlzed by Google 47 p. Pape 1 . ( io sono maraviglialo ). — Pape
, Satan ! pape , Satan , aleppe ! Dante. SI. — ( come questo ch’io dico è vero
) , si ( vorrei che io) fossi morto quando la mirai , Petrarca. »S7«/ (sta
cheto)! —Sta, ch’io vo' con- siderarla meglio. Firenzuola. Su ( levatevi su i
piedi)', — Su, madon- na , levatevi tosto. Boccaccio. V. Via ( va! o andate o
andiamo in via) ', — Via , fdccialevisi un letto tale , quale egli vi cape.
Boccaccio. Viva! (io prego che egli viva)', — Viva , viva il nostro signore.
Crusca. Z. Zitto ! (non fare o non fate un zitto)', — Zitti un pò’, ch'elle
dormono. Buonarroti. Digitized by Google CAPITOLO VI. 48 Dei JSomi e dei
Pronomi. Giovanetti , io vi ho fatto conoscere ad evidenza nel precedente
capitolo che pos- siamo esprimere una intiera proposizione con un sol segno. Or
conviene farvi osser- vare che tosto che cessiamo di voler espri- mere una
proposizione per mezzo d’ una sola parola , il primo bisogno che fassi in. noi
sentire si è quello di un segno che rappresenti il soggetto di questa proposi-
zione , che disegni la cosa di cui vuoisi far parola , l’ idea alla quale se ne
attri- buisca un’ altra. Questo seguo non puote esser altro che il nome, esso
solo adem- pier può questo ufizio nel discorso ; i soli nomi posson essere i
soggetti delle propo- sizioni. Inutil cosa estimo distinguer tra essi e nomi
propri ed individuali , come Cesare , Pompeo , Alfredo ec. , o gene- Digitized
by Google 49 rali e comuni , come libro , marmo , ta- vola $ nomi di esseri
reali o nomi di ge- neri , di classi , di specie , di modi , di qualità ed
altri esseri intellettuali i quali non hanno esistenza che nei nostro inten-
dimento. L’uso che dobbiam farne nei no- stri raziocìni è la sola cosa di cui
abbiamo ad occuparci. E però investigando , o giovanetti , la filiazione delie
nostre idee , parmi assai verisimile , e direi pur certo , che i nomi di
persone sieno stati i primi, e forse as- solutamente i primi inventati dagli
uomi- ni. Iu fatti , appena cominciò 1’ uomo a manifestare , mediante un grido
od un ge- sto , un sentimento , una passione , un movimento dell’ anima ,
sembrami che il primo bisogno che si è fatto sentire abbia dovuto essere di
specificare chi provava un tal sentimento ed a chi il suo parlare volgea.
Quindi 1’ origine dei nomi perso- nali io , tu , se : io nome dell’ individuo
per sè parlante \ tu , nome d’un solo indi- viduo , a cui dirigesi la parola ;
sè , nome dell’ individuo in relazione d’ identità col soggetto: nel numero del
più , noi , voi , sè . 4 Digitìzed by Google 5o Avendo i creatori delle lingue
attribui- to a questi segni il comprendimento del- l’ idea dell’ individuo con
la determinazion sua con 1’ atto della parola , ciò esser do- vrebbe
potentissimo argomento che queste voci sieno veri nomi , cui con appaia- mento
speziale diremo nomi personali , lasciando ad ognuno la libertà di dar loro il
nome che più gli va a genio. Veniamo or a parlare delle proprietà e virtù di sì
fatti segni. , Variazioni del nome personale io. Singolare, Plurale. Soggetto
io noi. [ di me .... di noi Rapporti di dipendenza l n1 *, a ,ne * • ci, ne,
ano ! da me .... da noi Oggetto . . . . mi , me . . . ci , ne, noi Variazioni
del nome personale tu. Singolare , Plurale Soggetto tu voi L di le .... di voi
Rapporti di dipendenza / ti , a te ... vi , a voi / da te .... da voi Oggetto
ti , te .... vi , voi Digitized by Googte 5i Variazioni del nome personale sé.
Questo nome , destinato ad esprimere un rapporto d’ identità col soggetto , non
può mai rappresentare il soggetto stesso. dì sè Rapporti di dipendenza / si , a
sè da sè Oggetto si , sè Sonvi per F oggetto e pel rapporto di dipendenza due
forme ben distinte, cioè: Per 1’ oggetto Pei rapporto di dipendenza. Mi , me Mi
, a me Ci , noi Ci , a noi Ti , te Ti , a te Vi , voi Vi , a voi Si , sè Si, a
sè Vediamo ora qual è il loro uficio nel discorso. i.° Se l’azione espressa dal
verbo cade sopra un sol’ oggetto , si dee far uso delle forme mi , ti , ci , vi
, si : Mi ritrovai per una selva oscura. D. * Digitized by Google 5a a. 0 Pel
rapporto di dipendenza deggionsi impiegare le medesime forme mi , ci , ti , Vi
, 5i , quando non havvi che un sol ter- mine cui 1’ azione è diretta : Tu sola
mi piaci. Petrarca. 3.° Allorquando in una serie di propo- sizioni similari
sonvi più oggetti o più rap- porti di dipendenza , con una sorta di op-
posizione tra un termine e un altro , o più, non debbonsi mica impiegare le
forme mi, ci, ti, vi, si , ma queste, me, noi, le, voi , sè , per l’ oggetto ,
e a me , a noi , a te , a voi , a sè , pel rapporto di di- pendenza. Quelle
medesime bellezze che presero e vinser te , hanno di poi preso e vinto me.
Firenzuola. — Così la ma- dre al figlio par superba , coni ella par- ve a me.
Dante. La ragione di questa differenza è nella natura stessa , la qual vuole
che la forza delle parole sia conforme a quella de’pen- sieri. Le forme me, te,
noi, e c. , hanno maggior forza che le loro corrispondenti , mi, ti, ci, ec. ,
a causa che le prime han l’ accento tonico , e le seconde ne sono affatto prive
, e per conseguenza il loro suono è senza vigore. Digitized by Googl 53 4-° Si
fa pur uso delle forme me , te , ec., nei casi in cui l’ellissi sottintende una
delle due proposizioni similari : Io parlo a te {e non parlo ad altri ) però
che altrove un raggio Non veggio di virtù , eh' al mondo è spento. Petrarca. 5.
° Se il verbo sia all’ imperativo mo- do , le parole mi , ci , ti , vi , si ,
affig- gonsi ad esso infine e s’ incorporano in una sola parola : Porgimi ,
alto Signor , quella catena Che seco annoda ogni celeste grazia . Buonarroti.
6. ° Ma se il comando sia negativo, que- ste medesime particelle deggion
precedere il verbo ; — non vi maravigliate. 7. 0 Se il verbo sia all’
indefinito , sop- primesi Ve finale, e le parole mi, ci , ec. si uniscon al
medesimo : Si come cieco va dietro a sua guida Per non smarrirsi. Dante, e se
quest’ e finale sia preceduta da due r , come in trarre , se ne sopprime una :
trarmi a riva. 8.° Le trasposizioni delle forme mi, ci, Digitized by Google H
ec. , dinanzi al verbo di cui l’ infinito è 1’ oggetto , rendono 1’ espressione
più ele- gante : — non ti puoi tenere , invece di non puoi tenerti. 9. 0 Le
stesse particelle mi, ci, ec ., si collocano pure appo il verbo , al partici-
pio presente o passato : — Mostrandovi le sue bellezze eterne. Dante. . Venuto
è il tempo che io farò portar pena alla malvagia femmina della ingiu- ria
fattami. Boccaccio. , l.» Colonna 2. a Colonna 3 .® Colonna. Mi ... . lo • • •
« melo 0 me lo. Ci .... li .... celi » ce li. Ti .... lei .... tela » te la. Vi
... . le .... vele » ve le. Si .... ne ... . sene. » se ne. . io. Allorché una
della forme della pri- ma delle tre colonne sovrapposte , è se- guita da una di
quelle della seconda co- lonna , vengonsi a comporre delle due pri- me le forme
della terza colonna, col can- giamento dell’ i in e, nelle particelle mi.
Digitized by Google 55 ci , li , vi , si — ... Con quella fascia Che la morte
dissolve , men vo suso. D. Questo cangiamento dell’ / in e si fa die- tro un
principio generale d’ armonìa, il quale esige che quando una parola senza
accento , terminata in i , si giugne ad un altra, igualmente priva -di accento,
si cam- bi T i della prima in e , senza di che si avrebber parole di due
sillabe , senza ac- cento tonico , ciò eh’ è- ijnpossibile. 11. Se una delle
forme semplici, mi, ti , ci, ec. o delle composte , melo , te- lo , ec. , sia
posta dopo un verbo all’im- perativo che ha subito un troncamento , come di',
da', fa', ec. , debbonsi legare in un sol corpo il verbo e la forma se- guente
, semplice o composta , sopprimen- do 1 ’ apostrofo o l’ accento del verbo e
raddoppiando la consonante della forma seguente. Avviene lo stesso dei verbi
com- posti di più sillabe e terminati in vocale accentata : — Dimmi , per
cortesìa , che gente è questa. Petr. — Riguardommi. 12. Nelle proposizioni
abbreviale, de- corni, decoti, le particelle mi, ti, situate dopo , formano con
la parola ecco , un Digitìzed by Google 50 dattilo che, per la sua rapidità,
dinota perfettamente ciò che vorrebbesi poter e- sprimere con un gesto : —
Éccomi ( ecco mi vedi ) , che doman- di tu ? Bocc. 1 3 . Se le forme /ne, /e,
se , sien se- guite dal pronome il , deesi sopprimer la vocale del pronome , per
comporne le for- me mel , tei , vel , sei , invece delle for- me usuali melo ,
telo , velo , selo , ec. — T tei dirò. Petr. 14. Le forme la ti , la si , il mi
o lo mi , ec. invece delle forme ordinarie tela, seia , melo , ec. rendon l’
espressione più graziosa 5 ma appartengono esclusivamente al dialetto toscano :
— La ti farò 5 — la si ritolse 5 — il mi ridice. E nella forma il mi , per melo
, collocata dopo il verbo, si tronca la vocale del pronome il : — Di- telmi. 1
5 . Si è dinanzi stabilito per regola ge- nerale che le forme mi , ci , ti , vi
, ec. melo , telo , ec., debban collocarsi innanti al verbo tranne l’imperativo
, l’infinito ed i participi. Hassi oltre a ciò ad osservare che quando il verbo
è terminato in vo- Digilized by Google 57 cale accentata , anco in altro tempo
si pos- sono le anzidette forme dopo il verbo tra- sporre , raddoppiando la
consonante della forma seguente, e così l’espressione acqui- sta un carattere
particolare, assai proprio ad' indicare , con un* armonìa analoga , un’azione
più o men prolungata, secondo le circostanze, come fassi aperto dall’esem- pio
che segue : — Lo mio maestro allora in su la gota Destra si volse 'ndietro , e
ri guarà ommi. Dante. 16. La particella ne puote esser impie- gata fuori dello
stile familiare nel mede- simo senso e nelle circostanze medesime che la
particella ci. E se ne segue un ver- bo che , dopo il troncamento della voca-
le, termina in m, si trasforma questa let- tera in w, per renderne più agevol
la pro- nunzia ; — Mostratene la via di gire al monte. D. Qui mai più , no , ma
rivedrenne in cielo. Petr. 17. Invece di dire con me , con te , con se , con
noi , con voi , si può dire meco , tecoj seco , e in verso solamente Digitized
by Google 58 nosco , vosco : — Non credi tu me teco ? Euripide v è nosco.
Dante. 18. L’idioma italiano nell’ impiego dei nomi personali offre dei
vantaggi che le altre lingue non hanno j sia per esprimere certe gradazioni del
pensiero , quelle va- rie tinte, quelle sfumature, per cosi dire, sia per dar
all’espressione l’incanto dell’ar- monia , più analoga al sentimento. Esempi.
Rendo me a voi. A voi rendo me. Mi rendo a voi. Rendami a voi. A voi mi rendo.
Vi rendo me Rendomivi. Vediamo ora in qual circostanza impie- gar debbasi l’una
anzi che l’altra di que- ste differenti forme. Rendo me a voi. Questa
espressione e- spiime che chi parla , vuol far sentire a colui cui dirige la
parola, i.°il valore che attacca alla sua propria persona 5 2. 0 l’esclu- sione
assoluta di ogni altro individuo a cui potrebbe rendersi. Esprimerà ancora la
sua idea con maggior forza , se dice : a voi Digilized by Google *9 rendo me j
ma s’ei facesse uso dell’espres- sione mi rendo a voi , i.° l’armonìa non
avrebbe più la stessa gravità ; 2.° colui che parla farebbe intendere eh’ e’non
si occupa quasi punto di se stesso, ma che rapporta tutto il suo sentimento
alla persona cui volge la parola. Se poi volesse rendere la sua espressione più
rapida , ciò che può sovente esser necessario , direbbe : rèndo- mi a voi. Se
vuol esprimere la medesima idea con più di sentimento per la persona a cui
parla , dirà : a voi mi rendo. Di- cendo : vi rendo me , l’interesse principale
dirigesi sull’ oggetto dell’ azione. Da ulti- mo se la persona ch’esprime il
suo senti- mento trovasi in una situazione che gli dia a pena il tempo di
enunciar la sua idea , dirà : réndomivi , espressione rapidissima. Eccovi , o
giovanetti , un saggio della prodigiosa ricchezza della lingua italiana }
quindi fatevi a considerare qual posto ella occupar deggia tra le altre lingue.
Digitized by Google 6o DEL GENERE. I nomi della lingua italiana sono stati
distribuiti in due appartate classi , relati- vamente al genere j 1’ una
comprende gli esseri maschi e quelli cui si è attribuito il genere maschile ,
l’altra comprende gli esseri femminini e tutti quelli ai quali essi quest’
ultimo genere attribuito. Dicono alcuni grammatici che se i no- mi fossero alla
natura delle cose conformi avrebbero ad essere in ogui lingua tre ge- neri , il
maschile, il femminile, e il neu- trale , comprendendosi in quest’ ultimo ,
siccome nell’inglese idioma, i nomi degli eDti inanimati , che non han sesso.
Ma i i creatori delle lingue , non avendo alcun riguardo al picciol comodo che
sarebbe da tal distinzione risultato , hanna in ciò se- guito il caldo dell’imaginazione
, anzi che un freddo ragionamento , e dando vita e moto a quanto per occhio e
per mente si gira , dietro alle regole dell’ analogìa , at- tribuirono il
geoere maschile agli enti i quali , considerati nelle relazioni analoghe
agl’individui animali comparati, riferi vansi Digitized by Google 6i ad essi
pel vigor delle membra , per la forza, per gli effetti da essi prodotti, ed
anche per la material forma del nome me- desimo 5 e compresero nel femminil ge-
nere quelli che , per le relazioni loro col debil sesso, rassomigliavansi
maggiormente agli enti in lui contenuti. Ma poiché 1’ imposizione del genere ,
dietro le regole analogiche, è nata dal con- fronto degli enti inanimati con
gli anima- ti j e questo essendo conforme al ragguar- damento e all’ atto del
comparare e dello scernere le convenienze e le discrepanze dei diversi popoli ,
ne segue , che i nomi medesimi aver deono nelle lingue disfor- me genere ,
quantunque volte nella com- parazione vengono ad affrontarsi due qua • lità
disformi. Quel popolo, per esempio , il quale d’un ente disanimato considerò
principalmente la fecondità e la vaghezza delle forme o altre qualità al
femmineo sesso appartenen- ti , attribuìgli per questa ragione il genere
femminile ; e quello , il quale dell’ ente medesimo risguardò principalmente la
for- za , la robustezza o altra proprietà degli Digitized by Google 62 enti del
maschio sesso , 1 ’ ascrisse per tal riguardo fra i nomi di genere maschile.
Un’ altra ragione della differenza dei ge- neri sono i linimenti , dati ai
diversi no- mi , le più volte a caso , ma tal Hata per una certa analogìa coi
nomi delle lingue onde essi erau tratti , sì come in quelle avean già fatto da
altre , e così via via. La desinenza naturale dei nomi dell’ i- dioma italiano
essendo sempre una voca- le , per essa conoscer debbesi il genere dei nomi $ ed
ecco le regole generali a ciò ne- cessarie. Son maschili : 1. I nomi in o,
tranne mano , spiganurdo . 2 . I nomi in me } eccettuato arme, fa- me , speme (
voce poetica ). 3. I nomi in re j salvo febbre , polvere , scure , torre. 4 * I
nomi in nte$ eccetto gente , lente , mente , semente. 5. Le vocali i , o , u 5
le consonanti b , c > à , g , p , q, t , v\ L’ uso e ’l dizionario
insegneranno agli studiami le altre eccezioni alle quali que- ste regole vau
soggette. Digitized by Google 63 Son femminili ; 1. I nomi terminati in a :
tranne ana- tema , poema , diadema , dramma , epi- gramma , problema , tema ,
ed altri de- rivati dal greco. 2 . 1 nomi in i j eccettuati abbiccì , bar-
bagianni , di , e i composti di questo me- desimo nome, lunedì , martedì , ec.,
brindi- si , guastamestieri , diesi, ambassi. Si eccet- tuai pure tutti i nomi
terminati in t che non han singolare. 3. I nomi in n : fuorché Corpi , /neu,
pianta , Perà , e qualche altro. Parole d’ambi i generi. Aere , arbore ,
carcere ( il plurale 9 carceri , è sol femminile ) , cenere , ( il plurale
ceneri , è femminile ) , dimane , significante il principio del giorno , è fem-
minile } nei senso di dimani , è maschile} Jine e folgore , fonte , fronte , (
in prosa, femminile, e in poesia , dei due generi), Genesi , margine , e solo
femminile nel senso di cicatrice , noce , ordine , è pre- feribilmente maschile
9 nel senso di ordi- Digitized by Googie 64 ne religioso , oste , nel senso di
esercito, è femminile , quando significa albergato- re , è maschile , trave ,
serpe. DEL NUMERO Nomi maschili. Regole. Singolare. Plurale. a mutasi in i.
Dramma, drammi. e i Padre , padri. o i. Fratello, fratelli. io j o ii . Tempio,
tempj o tempii. io ìi. Natio, natii. ckio chi. Occhio , occhi. glio gli.
Periglio, perigli. ciò ci. Bacio, baci. gio , gi. Agio , agi. . aio aj o ai.
Portinaio, portinaio portinai. ca chi. Duca , duchi. co chi. Cuoco, cuochi. go
ghi. Luogo, luoghi. I nomi maschili , qualunque sia la lor desinenza nel minor
numero , comune- mente finiscono in i nel numero maggio- re. Ravvi ciò non
ostante alcune parole Digitized by Google 65 d’ una cadenza irregolare , come
uomo , uomini j Dio , Dei j bue , ùuoi. Le terminazioni cìiio , gZù) , c/o ,
g/o, diyentan plurali mediante la soppressione dell’ultima vocale, 1’/ non
essendo al sin- golare che come lettera modificativa del suono. Tutti i nomi in
co , e in go , compo- sti di due sillabe solamente prendono una h al plurale
avanti l’ultima vocale , salvo i tre seguenti : greco, mago, porco , che fanno
greci , magi , porci. Nelle parole in co composte di più di due sillabe, questa
desinenza trasformasi in chi, quantunque volte venga preceduta da una
consonante -, ma se poi sia preceduta da una vocale, cangiasi co, in ci, tranne
i seguenti : abaco , antico, carico, aprico, beccafico , pudico , rammarico ,
fondaco , manico, opaco, stitico, traffico, ubbria- co e qualche altro che
prendon Yh al plu- rale. Nelle parole finite in go, di più di due sillabe , se
questo finimento sia preceduto da una consonante , go trasformasi in ghi, come
albergo , alberghi. Se sia preceduto 5 Digitized by Google 66 da una vocale ,
trasformasi parimente in giù, eccetto alcuni nomi, come asparago teologo , ec.
, che fanno asparagi , teolo- gi , ec. Noim Femminili. Regole. Singolare.
Plurale. a cangiasi in e. Casa , case. e i. Madre , madri. 0 i. Mano , mani.
eia ce. Faccia, facce. già 8 e ' Bragia , brage. già gle. Bugìa , bugìe. ca
che.' Parca , Parche. 8 a ghe. Verga , verghe. I nomi femminili terminati in a
, can- gian questa vocale in e : i nomi finiti in e od in o , mutano queste
vocali in i , al plurale 5 i nomi in eia e in già , trasfor- mano queste
cadenze in ce e in ge , a meno che l’accento tonico non cada sulla penultima
vocale, come in bugìa j allora, bisogna necessariamente conservare al plu- rale
l ’ i del singolare , per esser sì fatta Digitized by Google 6 7 vocale parte
integrante della parola , men- tre, nel primo caso, vi si trova come let- tera
modificativa del suono. Le desinenze ca e ga trasformansi in che e ghe , senza
veruna eccezione. Finimenti invariabili. Singolare. Plurale. a Bontà , bontà. è
Piè , piè. i Crisi , crisi. ìt Virtù , virtù. ie Specie , specie. Ogni parola
terminata in vocale accen- tata , è invariabile ; le femminili in ie , del paro
, salvo la voce moglie , di cui il plu- rale è mogli. Osservazioni particolari.
Anello , Anelli o anella. Braccio , Bracci o braccia. Molti nomi in o , hanno ,
al plurale , la desinenza ia i e in a, con la quale di- * Digitized by Google
68 ventan femminili. Sovente l’una di queste terminazioni è preferibile all’
altra , o per l’armonìa, o per l’eleganza, o perchè di- venuta più familiare
per 1’ uso. Il nome legno ha tre differenti forme al plurale: legni , legne ,
legna. La prima è il nome specifico j la seconda e la terza disegnano il legno
da bruciare. Miglio , moggio , staio , paio , novo, fanno al plu- rale , miglia
, moggia , si aia , paia , fio- ra. Gesto e gesta , gesti e geste al plurale.
Osso , fa ossi e ossa e non già osse , ec. Le altre irregolarità su questo
punto sono unicamente poetiche , tali sono le forme agora , borgora, corpora ,
letlora, e c., in vece di aghi , borghi , ec. , impiegate da- gli antichi e da
Sannazzaro e dail’Ariosto per la rima dei versi sdruccioli. Sonvi dei nomi che
, dietro la natura delle cose eh’ esprimono , o per una con- seguenza della lor
origine , non posson es- ser impiegate che al singolare , come, me- le , prole
, mane , per mattina , ec. , ed altri di cui non puossi far uso che al plu-
rale , come nozze , molle o molli , ec. Le parole eh’ escono nel minor numero
Digitìzed by Google 69 in doppio finimento, prendono pure nella caduta del
maggior numero doppia desi- nenza , secondo le variazioni di cui ab- biam di sopra
fatto motto. Singolare. Plurale. Arma , j Arme. ) Arme , j Armi. J ' Canzona ,
) Canzone. Canzone , j Canzoni. Do fine, o giovanetti, al numero, a que- sto
secondo accidente o passione del no- me , non men del primo notabile , cioè del
genere, con farvi osservare di esser prin- cipio di ragione eli’ i nomi propri
d’ un individuo , come Demoslene , Cicerone , Virgilio , Orazio , ec. , non si
potendo con sè medesimi adduare nè intreare , non han per conseguente nè
sentimento nè for- ma del secondo numero. Nondimeno al- lorché sotto vesta di
figura o colore ret- torico s’ adoprano siccome nomi di specie, ad accennare i
sommi oratori , quali fu- rono Demostene e Cicerone , e i gran poeti, quali
furono Virgilio ed Orazio , piglia- Digitized by Google 7 ° no aneli’ essi la
nota propria del numero maggiore , i Demosteni , i Ciceroni , ec. Degli
Aumentativi e dei Diminutivi . Fa di mestieri, o giovanetti, ch’io vi discorra
di quello scemamento ed accre- scimento di significato dei nomi, il quale fassi
col crescergli una o più sillabe , per esprimer una modificazione dell’idea
pri- mitiva. Nou solo i nomi , ma i modifica- tivi ancora, van soggetti a
questi acciden- ti 5 onde nell’ italica favella tragge il di- scorso sì soave
grazia e leggiadrìa, cotanta forza e brevità , e 1’ oggetto medesimo in tanti e
sì vari aspetti appresentato viene che in nullo può raffigurarlo la mente che
con atto similissimo noi ritragga la scrit- tura. Aumentativi. I. Cavallo ,
Donna , Cavallone. Donnone. Digitized by Google 71 Gli aumentativi formansi col
mutar de- gli aggiunti l’ultima vocale in one , desi- nenza alla quale si è
data l’ attribuzione di esprimere una idea di grandezza. Una parola femminile ,
aumentata in tal guisa , diviene maschile. Così donnone è del ge- nere maschile.
E’ pare che , con l’ aumento della massa e delle forze fisiche , l’ indi- viduo
prenda pur le forme del più forte sesso. II. IFomo , Omaccio, Donna ,
Donnaccia. Il suono delle desinenze accio e accia desta da sè stesso l’idea del
disprezzo. III. Popolo Popolazzo. Giovane , Ciovanastro. Queste cadenze son
pure nota di di- sprezzo. Digitized by Google 7 2 IV. Belli , Grasso , Fresca ,
Grande , Giovane , Bacio , Belloni. Grassotto. Ì Frescozza. Frescoccia.
Grandaccio. Giovanotto. Baciozzo. Queste terminazioni sono ancor proprie degli
aumentativi 5 il tempo e lo studio posson soli mostrarne agli studiosi il senso
ed il valor preciso. Diminutivi. I. Fianciullo , Fanciullino. Figliuolo ,
Figliuoletto. Bocca , Boccuccia. Poeta , Poetuzzo. Libro , Libricciuolo. Prato
, Praticello. Pazza , Pazzarella. Uomo , ( Omicciatto i n • • . . 1
Omicciattolo. Digitìzed by Google 73 A ritrarre le modificazioni per mezzo di
sì fatti diminutivi ombreggiate circa al me- nomamento nel significato primiero
dei vo- càbolo , è necessario far sentire il carat- tere di ciascheduna delle
precedenti desi- nenze. La prima , ino , esprime non solo la picciolezza dell’
oggetto , ma talvolta pur quell’ affezione e quella tenerezza che la natura c’
ispira per gli esseri che han più bisogno del nostro soccorso. I nomi in tal
foggia modificati fan supporre , negli og- getti che disegnano , una grazia ed
una va- ghezza particolare , e la desinenza medesi- sima dipigner sembra questa
idea. La seconda, etto , puot’ esprimere, i.° una semplice idea di picciolezza,
come nella forma giardinetto , quando Boccac- cio disse : presero inverso un
giardinetto la via\ 2. 0 esprimer può la picciolezza a un tempo e la grazia ,
come i 1 paroletta , diminutivo di parola , alloichè Dante dis- se : per le
sorrise parolette brevi } 3 .° può dinotare un’ espressione di picciolezza e di
disprezzo , come in ometto , picciol uo- mo , del seguente esempio di Caro :
dii Digitized by Google 74 è questo ometto che ci è venuto a dir vil- lanìa in
casa nostra ? La terza cadenza , uccio , esprime na- turalmente un’idea di
picciolezza, ma può pur rappresentare un’idea di disprezzo o di grazia.
Soderini (Trattato della coltiva- zione ) offreci un esempio del primo senso
nella parola carruccio , dicendo : si può far portare .... con carrucci. Matteo
Vil- lani porgeci un esempio del secondo senso nella voce cappelluccio ,
dicendo: con vii cappelluccio. Boccaccio, in fine, ci dona un esempio della
terza modificazione, di- cendo con una boccuccia piccolina. La quarta , uzzo ,
impiegata come se- gno di picciolezza , relativamente ad una persona , indica
un’estrema magrezza , este- nuazione in un ente al di sotto delle pro- porzioni
ordinarie j ma esser può pure nota di grazia. Essa esprime la prima idea nella
forma tisicuzzo dell’esempio di Boccaccio: sì tisicuzzo mi parete. Si ravvisa .
1’ altro senso nella parola occhiuzzo , di- minutivo di occhio , nel seguente
esempio, cavato dalla Fiera di Buonarroti : ha ella più quegli occhiuzzi
ribaldi , che mi fer pazziar ? Digitized by Googie 75 La quinta , icciuolo ,
può dinotar sem- plicemente la picciolezza, ma puote esser anco l’espressione
del poco conto che fassi dell’ individuo così qualificato. L’ Ariosto ci dà 1’
esempio della prima significazione nella parola omicciuolo dicendo : gli di- mostrò
7 bruttissimo omicciuolo j e Boc- caccio ci presenta l’altra significazione
nel- 1’ esempio seguente : era un buòno omic- ciuolo d' un loro bellissimo
giardino or- tolano. La sesta, elio, può disegnare una sem- plice idea di
picciolezza tìsica oppure di disprezzo per la persona così qualificata.
Boccaccio offre la prima idea nella parola campanella , dicendo : quando
udirete so- nar le campanelle , venite qui. Firenzuo- la , nel suo Asino cC oro
esprime l’ altra idea con la voce procuratorello , allorché disse : che dirai
tu d' un certo procurato- rello il quale , perciocché e’ disse non so che
contro di lei , ella il fece diventare un montone ? La settima , icello , può
dimostrare , i .° la semplice picciolezza dell’ oggetto } 2 .° il disprezzo per
1’ oggetto } 3.° un certo iu- Digitized by Google 76 teresse e rispetto per l’
individuo. Si rav- visa la prima di queste signifizioni in tra- vicello ,
quando Boccaccio disse: sconfitta dal travicello j la seconda r nella parola
fraticello , adoprata dallo stesso autore : fraticello pazzo } la terza , nella
parola medesima , allorché Petrarca disse : e i neri fraticelli } e i bigi , e
i bianchi. La ottava , erello , additar può la sem- plice picciolezza
dell’oggetto ed anco l’idea del disprezzo che ispira la leggerezza dì lui. Redi
ci fornisce l’esempio della pri- ma significazione nella parola coserella ,
dicendo ; i libri sono tutte coserelle stam- pate in questa città } la seconda
nella voce pazzerello , nel seguente esempio di Fi- renzuola: eh , pazzerello ,
disse mona Mé- chera , ve' quel che tu di'. La nona , iccialto , esprime il più
pro- fondo disprezzo. E’ pare che colui il quale fa uso di questa modificazione
abbia l’in — tenzione di ridur l’oggetto all’ultimo grado di depressione. La
Crusca ce ne sommi- nistra 1’ esempio seguente : egli è un certo omicciatto ,
che non è nessun di voi che 9 reggendolo , non l'avesse a noia. Digitized by
Google La decima desinenza , ìccìattolo , espri- me la medesima idea che la
precedente , ma è nota d’ un più vivo disprezzo che l’ individuo c’ ispira. L’
esempio seguente , tratto dalla Crusca , ad evidenza lo di- mostra : Non potrà
fiaccare con armi si poderose V orgoglio ad un feccioso omic- ciattolo quel
gran Dio ? Modificando 1’ aggettivo invece del no- me qualificato , possonsi in
italiano espri- mere con altrettanta precisione , varietà e grazia le più
dilicate modificazioni dei no- stri sentimenti , come rilevar puossi dai
seguenti esempi : Guardo le lunghe sottilette dita. D. o Semplicetta farfalla
al lume avvezza. P. Amorosette e pallide viole. P. Modificar possiamo ancora il
nome e 1’ aggettivo a un tempo stesso : Con un vasello snellello e leggiero. D.
Così le idee si moltiplicano e 1’ espres- sione conformasi al più fugace
pensiero. Impossibil cosa è assegnar regole positive su queste sorti di
modificazioni onde la nostra lingua abbonda j il tempo e lo stu- dio posson
soli farle conoscere ai discenti. Digitized by Googie 7 8 Sonvi pure molti
avverbi suscettibili di queste diverse modificazioni : bene , beni- no , assai
bene , benone , benissimo. Havvi di doppi aumentativi e doppi diminutivi :
ladro , ladrone , ladronaccio ; cosa , coset- ta , cosettina. Ciascuna
desinenza esprime una particolar modificazione : tra le seguen- ti , di cui la
voce vecchio è suscettibile, vec- chietto , veccliiuzzo , vecchierello ,
vecchiot- to , vecchierellino , vecchiettino , vecchic- cio , vecchi cciuolo ,
vecchino , evvi una differenza che l’ uso e la pratica c’ inse- gnano a
gradatamente sentire. Parecchie di si fatte modificazioni sono una sorta d’ir-
regolarità e che , per conseguente , P uso solo può far conoscere agli studiami
, co- me amarognolo , un poco amaro , giallo- gnolo , color giallo, ma sparuto,
cattivo rossigno , rossiccio , che ha lo stesso si- gnificato $ mediconzolo ,
medico ignoran- te. Havvi pur delle parole che , mediante queste modificazioni,
posson ricevere due ed anco tre qnalilìcazioni ad un tempo. In occhiettuzzaccio
, che è la parola oc- chio , pervenuta , per queste gradazioni , occhio ,
occhietto ) occhiettuzzo , all’espres- Digitized by Google SI» 79 sione
occhìettuzzaccìo , son comprese tre differenti modificazioni cioè: i.° il dimi-
nutivo semplice etto , occhietto j 2. 0 la mo- dificazione di carezza , uzzo ,
occhielluz- zo j 3.° quella di dispetto e di corruccio, accio ,
occhiettuzzaccio. DEI PRONOMI. Variazioni del pronome Egli. Singolare. Plurale.
Soggetto . . egli eglino. di lui di loro. a lui , gli , li . . a loro , loro.
da lui da loro. Oggetto ... lui , lo, il ... . loro, gli, li. Rapporti di dipendenza
Variazioni del pronome Ella. Singolare. Plurale. Soggetto . . Rapporti di
dipendenza Oggetto . . ella di lei ... . a lei , le . . da lei ... . lei, la .
. . • elleno, di loro, a loro , loro, da loro, loro , le. Digitlzed by Google
8o In qnesti pronomi sonvi , o giovanetti , due forme per l’ oggetto e due pel
rap- porto di dipendenza } 1’ uso di esse è fon- dato su lo stesso principio
che si è stabi- lito per l’impiego delle forme mi, ci, ti , ec. ; me, noi, te,
ec. Gli stessi princìpi accenneranno pure il collocamento che sì fatti pronomi
occupar debbono nel di- scorso. La forma li , o gli , sia pel rapporto di
dipendenza al singolare , sia per 1’ og- getto al plurale , impiegasi innanzi
ad una parola nè per vocale nè per s seguita da un’ altra consonante : E li
condanna a sempiterno pianto. P. Innanzi ad un verbo che non comincia nè per
vocale nè per s impura , puossi impiegare il per lo, ciò che rende l’espres-
sione più graziosa : Tu 7 dei saper , poiché tu oien con lei A tornii ogni mia
pace. Buonar. Il pronome il , preceduto dalla parti- cella non , legasi con
essa per comporne la fonila noi : Io noi oidi, e però scriver noi posso. D. La
forma gliel ( glielo ) risulta , quando Digitized by Google 8i il pronome gli ,
è accompagnato da uno dei pronomi lo, li, la, le , ne , e for- masene una sola
parola, frapponendosi la lettera e per conservare alla forma gli il suono
infranto che le è naturale : Non gliel celai, ma tutto gli el apersi. D. Invece
delle forme lui , lei , loro , deb- besi impiegare il nome personale se in
qualunque rapporto si sia , ogni volta che queste forme sono identiche col
soggetto della proposizione : 1? amata spada in sè stessa contorse. P. La
elissi può sottintendere la preposi- zione a dinanzi alle forme lei e lui :
OndC io risposi lei. D. Ma per dar lui esperienza piena. D. Le parole che nelle
seguenti frasi el- littiche abbiam restituite tra parentesi , evidentemente ci
dimostrano che le forme te , lui , me , ec. , vi si trovano non come soggetto ,
ma bensì come oggetto , o co- me complimento della preposizione in sot- tintesa
: Credendo esso chi io fossi ( in ) te , m ha con un bastone tutto rotto. B. Io
v ho creduto esser ( in ) lui. B. — Maravigliossi forte Tedaldo , che alcuno .
6 Digitized by Google 82 intanto il somigliasse , che fosse credulo ( essere in
) lui. B. — E ciò che non è ( in ) lei odia e disprezza. P. — ( Io chiamo )
felice te , che si parli a tua po- sta ! D. Varie forme dei pronomi egli ,
ella. Ei per egli. — Ed ei sen gl come ven- ne veloce. D. E' per egli. — Quel
di retro muove ciò eh' e' tocca. D. Ei per eglino. — Ei son fra V anime più
nere. D. E' per eglino. — Cortesemente gli do- mandò chi $ fossero. B. Elle per
elleno. — Chente eh' elle si Altri pronomi che esigono un' attenzione
particolare. Questi e cotesti significano quest’ uomo} quegli , quell’ uomo
Questi pronomi usansi ordinariamente per disegnar individui della specie umana
Digitized by Google 83 solamente. Questi mostra 1’ individuo vi- cino a, colui
che parla : Questi che mai da me non jìa diviso . D. — Cotesti , ap- presso a
colui cui si parla : Cotesti che ancor vive e non si noma. D. — Que- gli
accenna l’individuo lontano dall’uno e dall’ altro : Quegli è desso. D. — Que-
ste parole rappresentar debbono solo il soggetto della proposizione. Il pronome
quei è una sincope di que- gli , ed è sommesso alle medesime regole : E come
quei che con lena affannata , Uscito fuor del pelago alla riva , Si volge all'
acqua perigliosa e guata. D. Si ha qualche esempio di questi , cote- sti ,
quegli , usati per additar il soggetto, ancorché non si riferiscano ad uomo ,
co- me nel Boc. Dall' una parte mi trae l'a- more , e dall' altra mi trae
giustissimo sdegno : quegli vuol eh' io ti perdoni , e questi vuole che contro
a mia natura in te incrudelisca. Ma quest’ esempio non è da imitarsi. Il
pronome altri è pur adoperato per le enumerazioni nel medesimo senso che la
parola chi : * Digitized by Googl 84 Altri fa remi , ed altri volge sarte. D.
Il pronome altrui puot’ essere impiegalo m tutti i rapporti , ma rappresentar
non dee il soggetto : Se tu incateni altrui senza catena. B. Forse , a te
stesso vile , altrui se* caro. P. Amor negli anni altrui stagion rin- verde.
Buonar. L’ elissi può sottintendere , dinanzi al- trui , le preposizioni a , e
di : Io reputo gran follia quella di chi si mette senza bisogno a tentar le
forze dello ( di ) al- trui ingegno. Boc. La quiete onde sei privo ( a ) altrui
presenti , E quel riposo eh* anzi al nascer muo- re ! Buonar. Indipendentemente
dalla preposizione di l’ elissi può pur sottintendere la parola qualificata da
questo pronome : Il lavora - ior del podere si dee guardare di tor V ( a- vere
di ) altrui. Novelle antiche. La differenza tra i pronomi esso ^ essa , egli ,
ella , consiste in ciò : questi ultimi sono impiegati ordinariamente per esseri
Digitized by Google 85 animati , ed i primi per tutti gli esseri inanimati ,
quantunque i maestri dell’arte non abbian seguito strettamente nè l’uno nè 1’
altro di questi princìpi : Dinanzi ad essi non eran salvati. D. Le forme desso
, dessa , ec. non pos- son adoperarsi che coi verbi essere , pare- re ,
sembrare , e simili , e non posson a- ver luogo nel discorso che per esprimere
un’ idea identica col soggetto : Questi è desso , e non favella. D. Tu non mi
par ( esser') desso. B. ElV è ben dessa , ancora è in vita. P. . I pronomi
costui , quest’ uomo , costei , questa donna , che fanno nel maggior nu- mero
costoro , mostrali la persona dap- presso a colui che parla : Diceanj chi è
costui che senza morte , Va per lo regno della morta gente ? Dante. Colui ,
quell’uomo , colei , quella don- na , di cui il plurale è coloro , disegnano
persone lontane ; /’ son colei che ti die ’ tanta guerra. P. Quest ’ è colui
che 7 mondo chiama Amore. P. Digitized by Google 86 Questi pronomi posson esser
impiegati in tutti i rapporti coi segni relativi, e quan- do son collocati nel
discorso come quali- ficativi d’ un nome precedente, se, pere- leganza , vengan
collocati dinanzi al nome eh’ essi qualificano , bisogna assolutamente
sottintendere la preposizione di. Nel co- stui regno. — P. — Al colei grido. —
B. Lui e lei posson essere una sincope di colui e colei , Ringrazio lui Lo qual
dal mortai mondo m ha ri- moto. P. Alzando lei che ne’ miei detti onoro. P. La
particella ne , impiegata come pro- nome , significa di questo , di quello ,
ec.: Dimandatene pur Vistone vostre. P. I pronomi colestui , quest’ uomo , co-
test ei , questa donna, di cui il plurale è colesloro , sebben oggi poco in uso
, pos- son tuttavia usarsi nello stil famigliare , ma sol per indicare le
persone vicine a colui cui volgesi per punta il discorso : Se colestui se ne
fidava , ben me ne pos- so fidar io. — B. — Digitized by Google «7 Perchè
battete voi cotestoro ? — No- velle antiche. Allorché il verbo d’ una
proposizione determinativa riferiscesi al soggetto della proposizione
precedente, accordarsi dee col soggetto medesimo il verbo della proposi- zione
determinativa ! Jo son colui che tenni ambo le chiavi Del cuor di Federigo . —
D. Digitized by Google 88 CAPITOLO VII. Dei Verbi e dei Participi. Nella
decomposizione della proposizio- ne , vi si è fatto , o giovanetti , chiara-
mente vedere eh’ ella rinchiude un sog- getto ed un attributo, cioè una idea
sen- tita esistere nel nostro spirito , ed una idea sentita esistere in quella.
Vi si è fatto, se ben vi ricorda , aperto che 1’ uomo , messosi a significar
per parole i propri concetti , da principio gli ritrasse per sem- plici gridi ,
per sospiri , per atteggiamen- ti , per cenni , ec. , e che il primo stato
della proposizione si fu d’ esser espressa completamente con un solo di sì
fatti se- gni. Ma quando incominciarono i primi uomini a decomporla ed
imaginarono di tradurre nella lor artifiziata favella il gri- do o’I gesto
ordinato a dimostrar resisten- za deli’ individuo , per sè semplicemente,
Digitized by Google 89 o per sè e per altrui parlante , ed uniro- no queste
parole all’ interiezione , è chiaro che questa non ebbe ad esprimer più il
soggetto , ma bensì 1’ attributo. Or , noi abbiam veduto che, degli elementi
della proposizione , i veibi sono i soli che e- sprimono un attributo. Adunque
, l’inte- riezione eh’ era una proposizione intiera , è ridotta a non esser più
che un verbo. Quando dico ahi , questa interiezione , questa esclamazione,
questo grido, signi- fica l’intera proposizione io soffro. Ma to- sto che dico
io ahi , ahi non significa più che l’attributo soffro o sono sofferente. Ec- co
dunque , o giovanetti , il secondo ele- mento del discorso , il verbo , questa
pa- rola sì maravigliosa , sì ineffabile , trovata naturalmente, scoverta
necessariamente, che ha sortito in particolare il nome che co- munemente a
tutti è dato , per mostrar la preminenza ch’egli ha sopra gli altri segni degli
umani intendimenti. Il verbo non ha alcun senso , non espri- me verun giudizio
senza un soggetto $ del paro che il soggetto non esprime alcun giudizio senza
un verbo. Esso esprime l’i- Digitized by Googl 9 ° dea che rappresenta come
esistente real- mente e positivamente in un’ altra e per conseguenza rinchiude
l’idea di esistenza j però è suscettibile di tempi. L’ esprime come destinata
ad esistervi e a modificarla, e però suscettibile di modi. Esprimendo dunque il
verbo l’idea sotto forma attributiva , dee conformarsi al suo soggetto in
numero ed in persona. Se poi venga degli accidenti e di persona e di nu- mero e
di modi dispogliato , esso si ri- solve nel modo indefinito, cui noi chia-
meremo participio. Perchè manifestamente si vede che , di tutte le forme del
ver- bo , quella del participio presente debbesi considerar la primiera , non
tanto per la proprietà sua d’accennar l’idea principale, quanto per essere
stata pria d’ogni altra creata: io esistente } noi esistenti ; fu que- sta la
primitiva maniera di esprimersi de- gli uomini. Ogni verbo a un modo definito è
dun- que un attributo, cioè esprime eh’ una ma- niera di essere è attribuita a
un soggetto ; ed ogni attributo è un verbo , o almeno rinchiude un verbo j
consiste sempre a dire Digitized by Google 9 * che un suggetto esiste in
genere, od esiste di tal maniera particolare. Questa verità ci mena a conoscere
, o giovanetti , che , per non essersi , per di- fetto di lume di ragione ,
scorta 1’ armo- nìa dei segni coi concetti di cui fan ri- tratto , s’
introdussero fra i verbi molte inutili, anzi erronee distinzioni, chiaman-
dogli altri attivi , altri passivi , altri neu- tri, altri uni-personali ,
altri riflessi , altri infine con altri ridicoli nomi , informe par- to d’
ignoranza e di errore. È manifesto dunque che tutti i verbi sono verbi di stato
, perocché tutti espri- mono che un soggetto è d’una maniera o d’ un’ altra.
Che questa maniera di essere sia transitoria o permanente , passeggierà o
durabile ; che consista a fare od a sof- frire , a ricevere o a produrre ,
nulla ri- leva 5 è sempre una maniera di essere, uno stato. Tutti i verbi a
questo riflesso son simili. Che si dica , amo , dormo , son battuto , tuona ,
si diporta , si accenna sempre, io sono d’una maniera o d’un’altra. In fatti le
anzidette proposizioni amo , dormo , son battuto , tuona , si diporta , Digitized
by Google 9 * non esprimono tutte se non tìn’accidental maniera di essere ,
come vedesi aperto , traslatando le predette forme nelle primiere loro
equivalenti io sono amante , io sono dormiente } io son battuto } il cielo è
to- nante j egli è diportante se j ove ognun vede eh’ altro non affermasi in
ognuna , se non che ’1 subbietto è , o nel modo mo- strato dall’ aggiunto
amante , o io quello accennato dall’ aggiunto dormiente , o in quello
significato dagli aggiunti battuto , tonante , diportante. La sola distinzione
che s’ ha a fare tra i verbi è quella che consiste ad esser com- posti d’una o
di più parole. In fatti nel- 1’ origine del verbo , allorché nasce , per così
dire , dall’interiezione , separando da questa il soggetto della proposizione ,
i verbi son tutti composti di un sol segno che rinchiude due idee, cioè l’idea
gene- rale di esistenza, e l’idea particolare d’una certa specie di esistenza,
e che rappresenta queste due idee sotto forma attributiva. Poscia , il bisogno
di esprimere in gene- rale eh’ un soggetto è , esiste , senza dire come , ha
fatto imaginare il verbo essen- Digitized by Google 9 3 do , esistendo (i) ; ma
quando poi avvi- saronsi gli uomini di crear degli aggiunti, vale a dire di
formar dei segni che rap- presentassero tutte le idee sotto forma at- tributiva
, come potendo esistere in altre , senza però esser dette esistervi , allora
ac- coppiando o confondendo col verbo primo essendo questi nuovi segni, si
formarono tutti i verbi e tutti gli attributi possibili , e tutti differenti
tra loro come lo sono i diversi modificativi che li compongono. Così io sono
amante , sono leggente , son debole , sono infelice , sono altrettanti verbi
come corro , scrivo , passeggio , donno . Solamente , i primi son formati di
due segni j i secondi d’ un solo j le parti com- ponenti son separate in vece
d’ esser con- fuse. Ecco tutta la differenza. Impertanto tra tutti gli
aggettivi essendo è il solo che rinchiuda l’ idea di esisten- (i) Essere ed
esistere non son mica perfettamente sinonimi. Essere esprime più ordinariamente
1’ esi- stenza intellettuale , con astrazione dalla sua realtà fuori del nostro
spirito; ed esistere pigne più par- ticolarmente 1’ esistenza positiva e reale
, indipen- dentemente da noi. Dlgitized by Google 94 za , ciò che lo rende un
vero participio , cioè un verbo al modo aggettivo. E per- chè il solo che
esprima l’idea di esisten- za , ei solo puote aver tempi ; giacché non havvi
che 1’ esistenza la quale sia suscet- tibile di durata , e , per conseguenza ,
di epoche nella durata. Quindi questo parti- cipio ha due forme differenti }
essendo , pel presente , e stato , pel passato. Pertanto considerati i verbi in
riguardo alla virtù loro eh’ è d’ accennar l’esistenza degli enti , essi
appartengon tutti ad una classe. La sola differenza degna di nota si è , com’
ho di sopra accennato , quella che nasce dal valor proprio degli aggettivi ,
onde son composti , altri dei quali accen- nano un’ esistenza assoluta , ed
altri una maniera d’ essere relativa ad un ente , il cui nome ha ad esser
complimento dell’ ag- giunto col quale il primo verbo è confuso. Ordinar
regolarmente le variazioni d’un verbo nei suoi accidenti di modo , tem- po ,
numero e persona , è ciò che nelle scuole appellasi ordinariamente coniugare ,
coniugazioni \ voci formate dal nome ju- gum , giogo , e dalla preposizione
curri , Dlgilized by Google 95 con , che tanto suona , quanto por sotto lo
stesso giogo. Questa ragione converrebbe del paro alle declinazioni dei nomi e
degli aggiunti , e però non pare sufficiente per dar nomi differenti a cose
tanto analoghe. Chiame- remo adunque, o giovanetti , declinazioni anco le
variazioni dei verbi , per non mol- tiplicar enti senza necessità , e compren-
deremo sotto questo nome generico tutti i cangiamenti che subisce la lor forma
pri- mitiva. I verbi , come di sopra si è mostro , esprimon sempre l’esistenza,
sia una esi- stenza astratta ed in generale, come fa il verbo essere , sia una
esistenza particola- re , una certa maniera di essere determi- nata , come
fanno tutti i verbi aggettivi. Quando i verbi esprimono puramente ed unicamente
questa esistenza generale o par- ticolare, senza giugner alcun accessorio alla
sua semplice enunciazione , essi non sono che semplicemente il nome di questa
esi- stenza , sono ciò che nomasi al modo in- dejìnito. Essere , per esempio ,
è il nome di questa qualità, di questa proprietà che Digitized by Google 96
consiste ad essere, a esistere, a non essere il niente. Leggere è il nome di
questo stato particolare , di questa maniera speciale di esistere che consiste
ad esser leggente. Se poi questi nomi , questi infiniti , su- biscan delle
modificazioni , se lor si dia una terminazione aggettiva che rappresenti la
maniera d’essere, cui esprimono non più come isolata ed indipendente , ma come
potendo e dovendo appartenere ad un ente qualunque , il verbo è ciò che
appellasi il modo participio. Esso diviene un vero aggettivo e ne fa tutte le
funzioni. Ma se invece di dare al nome verbale, all’infinito del verbo, una
forma aggetti- va , gli si dia una forma che rappresenti il secondo membro
della proposizione , allora esso non è più nò soggettivo , nè aggettivo , è un
vero attributo , un modo dejìnito. Ecco , o giovanetti , una mede- sima parola
che fa successivamente l’ ufi- cio di tre diversi elementi del discorso : è
questa una prima parte delle declinazioni del verbo. Il verbo , in questi tre
stati di attribu- to , di aggettivo e di nome , è suscettibile Digitized by
Google 97 d’una seconda specie di declinazione , di quella , cioè , destinata a
disegnare i suoi rapporti con gli altri segni del linguaggio. Cosi , nello
stato di nome soggettivo , il verbo è suscettibile di esser d’ un ge- nere e di
notare i numeri e le desinenze , per esprimere , come gli altri nomi , le sue
proprie modificazioni. Quando il verbo è nello stato di agget- tivo , debbe ,
come gli altri modificativi , dinotare i numeri e le cadenze , per po- tersi
accordare coi sostantivi in tutte le circostanze. Da ultimo , quando il verbo è
attribu- to , fa di mestieri che esprima il rapporto di concordanza col suo
soggetto. Ma i verbi, oltre alle modificazioni su mentovate , esprimenti , nei
tre differenti stati , le lor relazioni con le altre parli del discorso , hanno
ancora un’ altra causa di variazioni } e questo terzo ramo di de- clinazione è
destinato ad esprimere delle modificazioni che son proprie e particolari ad
essi j giacché sempre esprimono una maniera di essere, di esistere, che resi-
stenza è suscettibile di durata , e che la 7 Digitized by Google 9 8 durazione
ha necessariamente delle epoche e del periodi cui titil cosa è disegnare.
Quindi i tempi in ogni modo. Epperò fa d’ uopo , o giovanetti , eli’ io di
entrambi yi faccia parola , cominciando dai modi. Dei Modi dei Verbi. Divenendo
un verbo successivamente so- stantivo, aggettivo ed attributo , senza ces- sare
d’esser verbo , senza cessare di espri- mer 1’ esistenza , senza perder la
proprietà di aver dei tempi , eh’ è quella che lo di- stingue essenzialmente da
tutti gli altri ele- menti del discorso, è per sè manifesto che queste tre
funzioni sono maniere di essere differenti che gli appartengono , modi di-
stinti di sua esistenza , cui chiameremo con ragionate denominazioni , modo
sostanti- vo , modo aggettivo e modo attributivo. Giovanetti , non vi lasciate
illudere dalle moltiplici , vaghe ed erronee denominazioni che i grammatici non
filosofi hanno appo- ste ai modi. Esse non sono che locuzioni sincopate , le
quali ridotte alla lor pienezza gle 99 coll’ adempimento delle dissi ,
risolvonsi sempre ai tre modi indicativo , condizio- nale e soggiuntivo , sui
quali estenderemo ancora la nostra analisi. Il verbo , in questi tre modi ,
rappre- senta egualmente l’attributo j esso significa che 1’ idea cui esprime è
compresa in un soggetto. Nel primo, lo dice positivamente ed assolutamente ;
nel secondo , vi aggiu- gne un’ idea d’ incertezza , e nel terzo , una idea di
dipendenza da un altro verbo. Il modo condizionale non è che una gradazione ,
un uso particolare del modo indicativo , gradazione eh’ è piuttosto un cangiamento
di tempo anzi che di modo; perocché esprime sempre qualche cosa di futuro , od
almeno di eventuale. Il modo soggiuntivo è assolutamente il modo indicativo ad
un caso obliquo , pre- cisamente come Caesaris è lo stesso nome che Caesar ,
giugnendovi solamente l’idea di dipendenza da un altro nome. Ciò è tanto vero
che talvolta si fa uso dell’ in- dicativo nelle medesime circostanze in cui s’
impiegherebbe il soggiuntivo : bisogna ch'io sia , e sento che sono j e
certamente * Digitized by Googl loo in ambo i casi esprimesi che l’ idea essere
è T attributo dell’ idea io. 11 condizionale e ’l soggiuntivo non son dunque
veri modi del verbo } ma 1’ uno è una circostanza particolare, e l’altro un
caso obliquo del modo indicativo. Essi fan- no tutti e tre parte del modo
attributivo. Riassumendo dunque le nostre idee, di- ciamo , che è nella natura
del verbo di aver tre modi , il sostantivo , l’ aggettivo e T attributivo $ che
nel primo , è suscet- tibile di tutte le modificazioni che forma- no le
declinazioni dei sostantivi j che nel secondo , subisce tutte quelle che costi-
tuiscono le declinazioni degli aggettivi $ che nel terzo , dinota sempre i
numeri e le persone del suo soggetto $ che in tutti e tre , disegna i tempi , e
che tutte que- ste alterazioni diverse compongono le sue declinazioni. Ciò
basti dei modi e trapas- siamo alla teorìa dei tempi. « « n Dei tempi dei
Verbi. Sono tre maniere principali di conside- rar 1’ esistenza , cioè di
riguardarla come Digitlzed by Google IOI passata , come presente , o come a
venire* Quindi puossi il tempo partire in tre epo- che principali : presente ,
passato , e fu- turo. Le idee di passato e d’avvenire non sono che relative
all’idea di presente. Or, nella durata come nello spazio , non po- tendosi
determinar un punto se non me- diante le sue relazioni con un punto co-
nosciuto , considerar perciò dobbiamo il presente qual termin fisso, ove
appuntansi le dimensioni delle diverse parti del pas- sato e del futuro. Il
presente , nel discorso , s’ha dunque a riguardar in un aspetto , perchè è sem-
pre compresa nell’ istante dell’ alto della parola. Non avviene lo stesso del
passato nè del futuro , perchè un ente può essere stato in tempo più o men
remoto dall’ at- tuale istante della parola , e puote aver ad essere in tempo all’
istante medesimo più o men lontano. Essendo il carattere essenziale del verbo
di esser un aggettivo , come di sopra si è mostrato , il quale diviene un
attributo od un sostantivo , secondo le idee che • vi si aggiungono o che se ne
tolgono \ ed Digitized by Google 102 entrando il modo participio od aggettivo
nella composizione di tutti gli altri , co- minceremo perciò da questo, come
offer- tasi questa formola pria d’ogn’ altra all’ inda- gine dell’ uom
parlante. Distingueremo dunque un participio pre- sente essendo \ un participio
passato stato , ed un terzo participio composto di questi due essendo stato. Se
dal modo aggettivo , passiamo al modo sostantivo , vi troviamo un presente eh’
è necessariamente un tempo semplice, essere , ed un passato , composto dell'in-
finito presente e del participio passato , essere stato. Veniamo ora al modo
attributivo. Esso contiene una moltiplicità di tempi , per la ragione che
quando il verbo è attributo si ha più bisogno di esprimer tutti i gradi di sua
significazione per l’ esattezza e la precisione del discorso. Esaminiamo dun-
que tutti questi tempi l’ un dopo 1’ altro. II primo è il presente, io sono.
Esso accenda l’esistenza positiva, attuale ed as- soluta nel momento in cui si
parla. Que- sta forma è semplice , nè si potrebbe com- Digitized by Google io3
porre , se non del participio presente , sono essendo , il che formerebbe un
so\erchio ripieno , una inutil ripetizione. Il secondo , io sono stato ,
esprime una esistenza passata assolutamente e compresa in un periodo di tempo
in cui l’attual mo- mento della parola è pur compreso , che chiameremo passato
assoluto primo. Il terzo , io fui , puossi considerare sic- come una variazione
del precedente , e differenziasi da esso in questo, ch’egli ac- cenna un’ esistenza
stata in un periodo af- fatto fuor di quello in cui l’ attuai mo- mento è
contenuto e che chiamar puossi passato assoluto secondo. Il quarto , fui stato
, ha la virtù di ac- cennar un’esistenza stata in tempo passato e anteriore ad
un periodo eh’ è pure fuor del presente , cui chiameremo passato as- soluto
terzo. Superfluo affatto si giudica questo tempo, poiché la formola sono sta-
to , distendesi a quanto è trascorso dall’i- stante della parola al di là. Il
quinto, io era , esprime un’esistenza passata di là dal presente ; ma 1*
esprime nel medesimo tempo come presente rela- Digitized by Google io4
tivamente ad nn’ altra epoca. Per questa ragione nomasi passato imperfetto , e
me- glio appellerebbesi passalo presente. Puossi pur accennare per esso l’esistenza
attuale, come , per esempio , se rompendo uno il mio pensamento , io sciamassi
: io era fe- lice in questo momento. Il sesto , io era stato , esprime pure
un’esistenza contemporanea ad una passata , un’esistenza presente in nn periodo
passa- to , ma in un periodo anteriore ad un al- tro di già passalo $ è un
secondo passato relativo , un secondo grado del passato im- perfetto. Dopo
questi due passati che sono nel medesimo tempo presenti sotto un altro aspetto
e che per questa ragione chiame- remo tempi relativi , per opposizione ai tre
primi che sono assoluti , seguono due futuri. Il primo, io sarò , pigne
puramente e semplicemente 1’ esistenza a venire. Esso si potrebbe chiamare il
presente del futuro. Il secondo è realmente un fu- turo passato , giacché
esprime un’ esisten- za che sarà pria e fuori d’ un’altra ch’ha a seguirla poi.
by Googk io5 I tempi , detti condizionali o supposi- tivi , perchè esprimono
un’ esistenza la quale avrà luogo quando una condizione sarà adempita od una
supposizione sarà realizzata , sono , per la prima forma , io sarei. Questo
tempo ha un’analogìa evi- dente con la forma futura , coi tempi im- perfetti o
relativi e col soggiuntivo o su- bordinato. In effetti , sarei , significa io
sarò se una tal condizione sarà adempita o quando una tal supposizione si
realiz- zerà. Esso è dunque un futuro riguardo all’atto della parola : esprime
una esisten- za a venire , ma ehè sarà contemporanea ad un’altra esistenza , e
però partecipa delle forme dei tempi futuri e dei tempi relativi. Esprimendo
inoltre l’esistenza co- me subordinata ad una condizione, ad una supposizione,
partecipa ancora delle forme del soggiuntivo o subordinalo'. I tempi dun- que
detti condizionali sono realmente i tempi relativi od imperjetli dei tempi a
venire. La seconda forma è , sarei stalo , esat- tamente la stessa che sarei ,
giugnendovi un’ idea di passato. Essa accenna un’ esi- Digitized by Google io6
stenza la quale , se avesse avuto luogo r sarebbesi incontrata con altra di là
da que- sta in ch’io parlo. È un vero futuro pas- sato relativo e subordinato
ad uua condi- zione. Riguardo all’ imperativo , diciamo che i grammatici l’ han
distinto con tal nome, perchè l’esistenza futura di cui egli è il seguo ,
accennasi per esso imperativamen- te. Le formole sia egli 5 sieno eglino , ap-
partengono evidentemente al soggiuntivo , in virtù dell’elissi. In quanto al
soggiuntivo , esso non si puote adoperare , se non in una proposi- zione
dipendente , il quale accidente è ciò appunto che costituisce il carattere e la
virtù sua propria. Le sue formole sono , che io sia , la quale accennar puote
un’ esistenza con questa eh’ io favello congiunta , o a lei seguace. Ch’io sia
stato. Questa formola accenna un’ esistenza di là o di qua dall’ attuai momento
della parola. C/i io fossi. Questa ancora , sì come l’anzidetta maniera,
accennar puote un’e- Digitìzed by Google 107 sistenza di là dall’ istante della
parola o di qua dal punto stesso. C/i io fossi stato. Anche per questa forinola
accennar puossi un’esistenza ante- cedente o susseguente all’atto della parola.
Di questi quattro tempi del Soggiuntivo i due primi corrispondon per aualogìa a
due tempi assoluti dell’ indicativo , e gli altri due lian più dì rapporto coi
tempi relativi dello stesso che compongono il condizionale. L’ espressione di
dipendenza o di sub- ordinazione che caratterizza il soggiuntivo fa sì che il
valore dei suoi tempi non abbia nè fissezza , nè precisione j perchè sempre è
subordinata al senso del verbo che lo regge 5 e però esso non è eh’ un caso
obliquo del modo attributivo. Questa divisione di modi e di tempi e la lor
denominazione , mostrar vi debbe ad evidenza , o giovanetti, che gli uomi- ni,
per pignere tutto ciò ch’avean a dire dell’ esistenza s’ iudusser a
considerarla sotto due aspetti , come positiva e come accidentale. Sotto
ciascuno di questi due punti di vista , ebbero da prima distinto Digitized by
Google io8 tre epoche , io sono , io sono stato nel- 1’ esistenza positiva , e
io sarò , io sarò stato nell’ esistenza accidentale 5 quindi i tempi assoluti.
Poscia ebber bisogno di rappresentar 1* esistenza in ciascuna di queste quattro
circostanza, come contem- poranea ad un’ altra esistenza 5 quindi i tempi
relativi , io era , io era stato per P esistenza positiva , e io sarei , io
sarei stato per l’esistenza accidentale j ed essen- do eventuale quell’
esistenza che dipende da una condizione o da una supposizione, ne segue eh’
essa debb’ esser necessaria- mente espressa dai due ultimi tempi rela- tivi che
perciò condizionali si appellano. Ecco perchè da tutto ciò che abbiam detto
risulta , come di sopra si è accen- nato , che il preteso modo soggiuntiva non
è un modo , ma solamente un casa obliquo del modo attributivo , da cui , come
caso diretto , riceve le modificazioni dell’esistenza. Così , questo caso
obliqua non ha più clic quattro tempi che corri- spondono egualmente ai quattro
tempi delle due divisioni del caso retto. Le duo prime forme io sia , io sia
stalo , sono Digitized by Googlt i°9 assolute j e le <lue altre io fossi ,
io fossi sialo , son relative. Questi tempi non ap- partengono propriamente ,
nò al presente nè al futuro } essi sono essenzialmente subordinati al verbo che
li precede ^ le tre epoche che dinotano datano da quella che disegna il senso
del verbo onde di- pendono. Discorso su le varie forinole del verbo, relative
ai diversi periodi di tem- po, vi prego, o giovanetti, di attentamente
considerare il quadro che vi espougo sotto gli occhi, nel quale vedransi
incoutanente la vera distribuzione dei tempi , la lor derivazione, la lor
analogia, il loro valor reale , i lor giusti rapporti , la vera teo- rìa della
formazione dei tempi. Incomin- ciamo dai due ausiliari essere ed avere , e
passerem poscia ai tre modelli delle tre declinazioni dei verbi regolari.
Digitized by Google I IO QUADrfO METODICO Di tutti i tempi realmente distinti
degli ausiliari Essere ed Avere. NOMI de’ verbi. ESSERE. AVERE. Modo Aggettivo.
Participi. , Presente essendo. . . , Passato. ...... stato .... Passato
composto ... csseudostato Futuro . Avendo. Avuto. Avendo avuto. Modo
Sostantivo. Indefiniti. 1 Presente Passato. Futuro. • • . . essere .... essere
stato . . Avere. Avere avuto. Modo Attributivo. Caso diretto. Esistenza
Positiva. Tempi | assoluti. / Io sono 1 Io sono stato .... 1 Io fui ( Io fui
stato Io ho. Io ho avuto. Io ebbi. Io ebbi avuto. 1 Tempi relativi. ( Io era )
Io era stato Io aveva. Io aveva avuto. Esistenza Accidentale.' Tempi assoluti.
Tempi relativi. 1 Io sarò ì Io sarò stato .... f Io sarei ì Io sarei stalo ....
Io avrò. Io avrò avuto. Io avrei. Io avrei avuto. Caso obliquo o subordinato •
Esistenza Suboirìinata. Tempi 1 assoluti. | Tempi . relativi. ^ Io sia ) Io sia
stato 1 Io fossi , ) Io fossi stato .... Io abbia, lo abbia avuto. Io avessi,
lo avessi avuto. DECLINAZIONI in Dei Verbi Regolari . Tutte le terminazioni
degl’ indefiniti si rapportano alle tre seguenti: are , ere, ire: cantare ;
credere j sentire. Questi tre verbi saranno i paradigmi o modelli di tutti gli
altri. Infinito. Cantare. Credere. Sentire. Participio Presente. Cantando.
Credendo. Sentendo. Participio Passato. Cantato. Creduto. Sentito. Participio
Passato Composto. Avendo cantato. Avendo creduto. Avendo sentito. Digitized by
Google 112 Modo Indicativo. Presente Assoluto. Canto , Canti , Canta , Cantiamo
, Cantate , Cantano. Credo , Credi , Crede , Crediamo, Credete , Credono. Sento
, Senti , Sente , Sentiamo , Sentite , Sentono. Passato Assoluto Primo. Ho
cantato , Hai cantato , Ha cantato , Abbiamo cantato , Avete cantato , Hanno
cantato. Creduto , Sentito , Creduto , Sentito , Creduto , Sentito , Creduto ,
Sentito , Creduto, Sentito, Creduto. Sentito. Passato Assoluto Secondo. Cantai
, Cantasti , Cantò , Cantammo , Cantaste , Cantarono. Credei , Credesti , Credè
, Credemmo, Credeste , Crederono. Sentii , Sentisti , Sentì , Sentimmo ,
Sentiste , Sentirono. Digitized by Google 1 1 3 Passato Assoluto Terzo. Ebbi
cantato , Creduto , Sentito , Avesti cantato , Creduto , Sentito 9 Ebbe cantato
, Creduto , Sentito , Avemmo cantato , Creduto , Sentito , Aveste cantato , Creduto
, Sentito , Ebbero cantato. Creduto. Sentito. Passato Presente Primo. Amava ,
Credeva , , Sentiva , Amavi , Credevi , Sentivi , Amava , Credeva , Sentiva ,
Amavamo , Credevamo , Sentivamo , Amavate , Credevate , Sentivate , Amavano.
Credevano. Sentivano. Passato Presente Secondo. Aveva amato, Creduto , Sentito
, Avevi amato , Creduto , Sentito , Aveva amato , Creduto , Sentito , Avevamo
amato , Creduto , Sentito , Avevate amato , Creduto , Sentito , Avevano amato.
Creduto. Sentito. 8 Digitìzed by Google Presente del Futuro. . n4 Amerò ,
Crederò , Senlirò , Amerai , Crederai , Sentirai , Amerà , Crederà , Sentirà ,
Ameremo , Crederemo , Sentiremo Amerete , Crederete , Sentirete , Ameranno.
Crederanno. Sentiranno. Futuro Passato. A Avrò amato , Creduto , Sentito ,
Avrai amalo , Creduto , Sentito , Avrà amato , Creduto , Sentito , Avremo amato
, Creduto , Sentito , Avrete amato , Creduto , Sentito , Avranno amato.
Creduto. Sentito. Futuro Condizionale. Amerei , Crederei , Sentirei Ameresti ,
Crederesti , Sentiresti , Amerebbe , Crederebbe } Sentirebbe , Ameremmo,
Crederemmo, Sentiremmo, Amereste , Credereste , Sentireste , Amerebbero.
Crederebbero. Sentirebbero- Digitized by Google Futuro Passato Condizionale.
Avrei amato , Creduto , Sentito , Avresti amato , Creduto , Sentito , Avrebbe
amato , Creduto , Sentito , Avremmo amato , Creduto , Sentito , Avreste amato ,
Creduto , Sentito , Avrebbero amato. Creduto. Sentito. Imperativo. Canta ,
Credi , Senti , Cantiamo , Crediamo , Sentiamo , Cantate. Credete. Sentite.
Soggiuntivo. Tempi Subordinati. Presente Assoluto o Futuro. Che canti , Che
creda , Che senta , Che canti , Che creda , Che senta , Che canti , Che creda ,
Che senta , Che cantiamo, Che crediamo, Che sentiamo. Che cantiate , Che
crediate , Che sentiate , Che cantino. Che credano. Che sentano. Passato
Assoluto o Futuro. 116 Che abbia cantato , Creduto , Sentito , Che abbia o abbi
cantato, Creduto , Sentito , Che abbia cantato , Creduto , Sentito , Che
abbiamo cantato , Creduto , Sentito , Che abbiate cantato , Creduto , Sentilo ,
Che abbiano cantato. Creduto. Sentito. Primo Passato Relativo o Futuro. Che
cantassi , Credessi , Sentissi , • Che cantassi , Credessi , Sentissi , Che
cantasse , Credesse , Sentisse ,. Che cantassimo , Credessimo , Sentissimo Che
cantaste , Credeste , Sentiste , Che cantassero. Credessero. Sentissero. i
Secondo Passato Relativo o Futuro. Che avessi cantato , Che avessi cantato ,
Che avesse cantato , Che avessimo cantato , Che aveste cantato , Che avessero
cantato. Creduto, Sentito, Creduto , Sentito , Creduto , Sentito, Creduto ,
Sentito , Creduto, Sentito, Creduto. Sentilo. Digitized by Google 117 Nei verbi
della prima declinazione che han più di due sillabe all’indefinito , can- giasi
al futuro ed al condizionale la vo- cale a di are in e, come canterò, cante-
rei , ec. il che dona a queste forme un suono più aggradevole. > Del
Participio presente. Le forme in o nel vedere , con o col vedere , sono state
sostituite alle forme in vedendo o con vedendo , oggi quasi di- susate. <
Debbesi far uso delle forme de’parlicipi amando , piangendo , ec. , ogni volta
che questi participi presenti sono l’attributo di una proposizione di cui il
soggetto è sot- tinteso : Pascomi di dolor , piangendo rido : P. io rido io
piangendo. Perchè , cantando , il duol si disacerba , Canterò corti io vissi in
libertade , Mentre Amor nel mio albergo a sdegno s’ebbe : * P. Io canterò , io
cantando. La forma in amar , equivalente ad un nome , complimento della
preposizione m, Digitized by Google 1 18 è impiegata per esprimere un’ idea cT
inte- riorità : Io vo piangendo i miei passali tempi , 1 quai posi in amar cosa
mortale P. La forma con raccomandarsi esprime il mezzo di menar alla sua fine
l’azione in- dicata dal verbo che la precede 5 essa è equivalente a un nome ,
complimento del- la preposizione con : S' aiutava con rac- comandarsi continov
amente alla guardia di Dio. — Crusca. Nei due seguenti esempi del Dante , e del
Petrarca : v Nel suo aspetto tal dentro mi fei Qual si fé* Glauco nel gustar
dell'erba Che . . . Questa che col mirar gli animi fura : oltre le preposizioni
relative ai rapporti che si disegnano , evvi l’articolo che , col concorso
delle parole sottintese , determina 1 ’ azione } come si vede chiaramente , ri-
manendo le forme nel gustar dell * erba e col mirar , all’ ordine della
costruzione piena, che è: nel gustar la sostanza del - 1' erba che ec. : e col
mirar suo maravi- glio so. Dlgilized by Google ng Nelle forme latrando lui , D.
; ( mentre io udiva lui, egli latrando'). Ardendo lei, P.j (se io vedessi lei ,
ella ardendo) ; lui, lei, non rappresenta» mica il soggetto dei parti- cipi
latrando , ardendo , ma bensì l’oggetto d’un verbo che l’elissi lascia
sottintendere. Del Participio Passato. Essendo il participio passato un vero
aggettivo , dee però sempre riferirsi a un nome , espresso o sottinteso cui
qualifica. Or , in tutte le frasi in cui si trova il verbo essere , il
participio qualifica il sog- getto , come in questi due esempi : la tua gloria
è caduta % , queste parole ir? eran si piaciute } ma in quelle in cui si trova
il ver- bo avere , il participio non può qualificare che P oggetto di questo
medesimo verbo : Perduto ho quel che ritrovar non spero'. P. io ho quel che non
spero ritrovare , per- duto } ove le parole : quel che non spero ritrovare
rappresentan l’oggetto di ho : Non ho dimonj scongiurato. Davanzati; io non ho
questo oggetto scongiuralo , cioè Ormimi perduta', D . — tu hai me perduta.
Digitized by Google 120 „ Facciamci ora ad analizzare parecchie frasi per
renderle familiari ai discenti, for- nendo loro i mezzi di reintegrare , in
tutti i casi possibili , il nome sottinteso. 1 . Ho ( un oggetto ) amalo. 2. Ho
( il pasto ) desinato. 3 . Ho ( un luogo ) passeggiato . 4 - Ho ( un padrone )
servilo. 5 . Ho sperato di vederlo , cioè ho ( rin- contro ) di vederlo
sperato. 6. Ha ( Cesser suo ) prosperato. 7 . Ha ( il cuore ) penato. 8 . Ho
riso di ciò , cioè ho ( V evento ) di ciò riso. 9. Ho ( P inno ) cantato. 10.
Ho (il corpo mio o il sonno) dormito. 11. Ho (un luogo) abitalo. 12. Mi sono
assiso in terra , cioè sono avendo me assiso , ec. 1 3 . Abbiamo ( il
sentimento nostro ) taciuto. 14. Abbiamo ( il pensiero ) riflettuto. 1 5 . Io P
ho (ho la, quella donna) fatta cantare. 16. Gli ho ( ho gli , quegli oggetti )
fatti fare. Digitized by Google 1 21 17* Ella s' è ( ella è avendo si ) la-
sciata vincere dalla passione . 18. Ci siamo ( siamo avendo noi') pia- ciuti ci
( a noi ). 19. Essi si sono ( essi sono avendo si ) pentiti. 20. forco tagliati
i capelli ( <0 forco, zo avendo i capelli tagliati a me ). 21. Vi siete
fatto troppo aspettare ( voi siete , voi avendo voi fatto aspettare troppo ).
Digitized by Google 122 CAPITOLO Vili. Degli Aggettivi o Modificativi. Assai
malagevol cosa è determinare pre- cisamente la generazione di ciascuno degli
aggettivi , ed affermar positivamente se sie- no stati formati da un nome,
sostituendo solamente la forma aggettiva alla forma soggettiva , o da un verbo
, sottraendone l’ idea di esistenza. Noi abbiam già conosciuto , o giovanet- ti
, tutti gli elementi necessari al discorso, cioè i nomi eh’ esprimono i
soggetti delle proposizioni , e i verbi che ne esprimono gli attributi. Or ,
tra quelli che , senza esser assolutamente indispensabili , sono pur tutta
volta utilissimi , occupano il pri- mo posto gli aggettivi , perchè verisimil-
mente inventali i primi. Essi hanno due precipue proprietà , quella di
modificare i nomi e per conseguenza di moltiplicare Digitized by Google 123 il
numero dei soggetti di proposizione real- mente distinti } e quella d’
incorporarsi al verbo essendo , componendosi d’ entrambi un elemento solo con
potenziata forza di formar con lui , modificandolo , ogni sorta di verbi
aggettivi e di attributi differenti. Essendo il nostro scopo quello di sem-
plificare per quanto lia possibile la teorìa degli elementi del discorso , poco
curan- doci delle lor denominazioni , ed occu- pandoci solo delle lor funzioni
vere , la- sciato però da banda tutte le differenti no- menclature date loro
dai grammatici non ideologi , e le diverse classi in cui gli han partiti , di
pronomi , di nomi , di nu- mero , di aggettivi propriamente detti , di articoli
, ec. Gli aggettivi o modificativi dividonsi adunque in due distintissime
classi , e que- sta divisione è fondata su le due maniere di modificare una
idea , cioè , nella sua comprensione o nella sua estensione. La comprensione
d’una idea consiste nel numero degli elementi che la compongo- no , in quello
delle idee ond’ è formata od estratta. La sua estensione consiste nel Digitized
by Google 1 24 numero degli oggetti cui è applicata at- tualmente , tra tutti
quelli ai quali essa conviene , e nella maniera onde son con- siderati. Così
gli aggettivi dotto , ricco , bello , modificano una idea nella sua com-
prensione } perocché , se gli aggiungo all’idea uomo , giungo a tutte le idee
che compon- gono questa idea uomo , le idee di dottri- na , di ricchezza e di
bellezza , che non entrano necessariamente nella sua forma- zione. 41
contrario, gli aggettivi il , questo , tutto , uno , altri , ciascuno , qualche
, certo , ed altri simili , modificano una idea nella sua estensione j
imperciocché , se gli aggiungo a questa medesima idea uomo , essi la
determinano ad esser applicata agl’ in- dividui cui può convenire , o in una
ma- niera indefinita , o con precisione , o col- lettivamente , o
distributivamente , o in totalità , o ripartitameli te. Questo è l’uso e la
distinzione che hassi a fare delle due specie di aggettivi che esattamente
nominar si possono aggettivi determinativi. Essi debbonsi al genere e al numero
del nome soggettivo da esso Digitized by Googl 125 modificato conformare. Ciò
premesso, fac- ciamci a percorrere gli ufizi diversi onde naturati sono nel
discorso dalla ragione medesima. I. Degli Articoli. Sonvi due articoli pei nomi
maschili , lo , il. Lo , di cui il plurale è gli , si mette innanzi a quei che
cominciano per s seguita da una consonante , per z o per una vocale : lo studio
, lo zejfiro , Tono - re. Il , che fa al plurale i , ponsi innanti ai nomi
maschili di cui le lettere iniziali non son quelle da noi testé indicate : il
canto , i canti. La è pel genere femminile al singolare, che fa le nel plurale
: la rosa , le rose. Incorporazione degli articoli con le pre- posizioni de ,
(i) a , da , ne , co. (i) Le preposizioni de, ne, co, che hanno il medesimo
valore che di , in , con , son quelle che si legano agli articoli. Digitized by
Google Singolare. 126 Lo. II. La De lo, — dello. De il, — del. De la, — della.
A lo, — allo. A il, — al. A la, — alla. Da lo, — dallo. Da il, — dal. Da la, —
dalla. Ne lo, — nello. Neil, — nel. Ne la, — nella. Co lo, — collo. Co il, —
col. Co la, — colla. Plurale. Gli. I. Le. De gli, — degli. De i, — dei. De le,
— delle. A gli, — agli. A i, — ai. A le, — alle. Da gli, — dagli. Da i, — dai.
Da le, — dalle. Ne gli,- — negli. Ne i, — nei. Ne le,-— nelle. Co gli, — cogli.
Co i, — coi. Co le, — colle. In grazia dell’armonia del discorso e per evitare
lo spiacevol suono che risulta dal- l’ incontro di più monosillabe di seguito ,
si è fatta una sola parola dell’ articolo e delle preposizioni , ogni volta che
queste trovansi avanti la stessa parola eh* è de- terminata dall’articolo.
Digitized by Google 127 Dell ’ impiego degli Articoli. Quando dico: il fuoco j
*7 Tevere $ il Tasso , è manifesto che 1’ articolo deter- mina i nomi , fuoco ,
Tevere , Tasso , col concorso dell’espressione determinativa sot- tintesa. Ma
se dico : il temporal fuoco, il fuoco che saetta la natura del luogo j nè per
lo fuoco ( che ivi arde ) in là più in ac- costai j D. in questi esempi il nome
fuoco è determinato nel primo , dall’articolo il , col concorso dell’aggettivo
temporale \ nel secondo , dal medesimo articolo , col con- corso della
proposizione : che saetta la natura del luogo } nel terzo , dall’articolo lo ,
col concorso della proposizione sottiu- iesa : che ivi arde. Riguardo a queste
determinazioni è da osservarsi che havvene di due sorte : le une risultano
dall’ insieme delle idee che esprimono la proprietà essenziale la quale
distingue una specie da un’ altra , come un individuo da un altro, proprietà
inco- municabile ad ogni altra specie , ad ogni altro individuo j le altre non
sono che ac- Digitìzed by Google 128 cidentali o dipendenti da tale o tal
circo- stanza. Le prime son sempre sottintese , perchè più o meno imperfettamente
, si presentan da sè stesse al nostro spirito , con l’ idea dell’ essere o
della cosa che si disegna ; le seconde , al contrario , deg- gion esser sempre
espresse , a meno che lo spirito , con 1’ aiuto delle antecedenti , non possa
agevolmente supplire a questa elissi che l’ eleganza o i’ uso spesse fiate
esige. Se poi dico : La bella donna che cotanto amavi Subitamente s y è da noi
partita \ P. l’articolo determina l’espressione bella don - na, equivalente ad
un nome, col concorso della proposizione : che cotanto amavi . E negli esempi:
Come dal fuoco il cal- do , esser diviso non può ’Z bel dalV eter- no j Buonar.
— M ’ è più caro il morir che 7 viver senza P. — Vorrei sapere il quando
", P. — le parole caldo , bel , eter- no , morir, viver, quando, impiegate
so- stantivamente , son determinate dall’ arti- colo , col concorso
dell’espressione quali- ficativa sottintesa. Digitized by Google l2 9 Possiam
dunque stabilire questo princi- pio unico e comune a tutte le lingue : Allorché
V articolo è collocato innanzi ad una parola , impiegata come nome , o innanzi
ad una espressione qualunque , impiegata pure come nome , questa pa- rola è
adoperata sostantivamente , e V ar- ticolo la determina , col concorso d' un
aggettivo espresso o sottinteso , o d'un' in- tera espressione equivalente ad t
un ag- gettivo. Un altro principio unico e comune a tutte le lingue si è che :
Allorquando una parola , qualunque ella siasi , è impie- gata come aggettivo ,
ricusa l' articolo , in virtù di questo principio generale che per qualificare
un nome , basta indicare il segno della qualificazione che si vuol esprimere.
Ciò fassi chiaro dai seguenti esempi : fieramente siam noi polvere ed ombra. P.
Amor nel dipartir V alma da Dio , Occhio sano me fece e te splendore. Buon.
Quella che ha neve il volto. P. Per ( lo metallo ) oro e per ( lo metallo )
argento. D. 9 Digitized by Google i3o Tolse ( lo individuo ) Giovanni dalla
rete e ( lo individuo ) Piero. P. S ’ ( il paese ) Africa pianse , ( il paese )
Italia non ne rìse. P. Più è ( lo alio ) tacer che ( lo atto ) ragionare
onesto. D. Le parole polvere , ombra , l’espressione occhio sano , splendore ,
neve , oro , ar- gento , Giovanni , Africa , Italia , tacer , ragionare , sono
impiegate come veri ag- gettivi (i). Util cosa è pure osservare, o giovanetti,
che , allorquando una parola è impiegata come aggettivo, puote avvenire che il
no- me a cui giugnesi sia espresso o sottinteso. Se sia espresso e di natura a
ricever l’ar- ticolo , questo lo è ancora j se poi il nome (1) Coloro clie potreliber
maravigliarsi in sentire che parole d’ogni specie possan esser impiegate come
veri aggiunti , sovvengansi che nelle espressioni Pie- tro è uomo ; — L' uomo è
animale ; — le parole uomo , animale , sono evidentemente aggettivi. Del paro
in questi versi di Dante : Uomini siate c non pecore matte. — Perchè un nasce S
olone c l' altro Serse , questi due nomi propri sono evidentemente impiegati
come aggiunti. Digitìzed by Googte i3r sia sottinteso , l’articolo , eh’ è il
principio e la base di tale o tal determinazione , è parimente sottinteso.
Welle espressioni : 1. Datemi il pane. 2 . Datemi pane. 3. Datemi del pane. 4-
Datemi un poco di pane \ la soluzione analitica , per rimenarle al principio
unico che abhiam di sopra sta- bilito , è la seguente : 1. Datemi il pane ( eh'
è in su la tavola che avete , ec. ). 2 . Datemi ( lo alimento ) pane. 3. Datemi
( un pezzo') del pane ( che è in casa ,• che avete , ec. ). 4- Datemi un poco (
pezzo ) di (/o alimento ) pane. Dopo la preposizione per , qualunque sia la
lettera iniziale della parola seguente, impiegasi l’articolo lo al singolare ,
e li al plurale. Ciò non pertanto può dirsi pure pel , pei , pe\ Per il , peri
, non sono in uso. Le combinazioni degli articoli con le pre- posizioni tra o
fra e su , come trolley f ralle, sulle , ec., non son oggi neppur più in uso. *
Digitized by Google i3i La preposizione su , legata all* articolo il j * j fa
sul , sui. Le forme con lo , con gli , con la , con le , son generalmente
preferite oggi alle forme composte collo , cogli , colla , colle. Con il ,
quantunque adoperata assai sovente da Machiavelli e da altri scrittori, è oggi
affatto riprovata. Si avverta per ultimo che innanzi al nome Dei debba farsi
uso dell’ articolo gli. Al tempo degli Dei falsi e bugiardi. D. IL Delle
desinenze degli Aggettivi. Ogni aggettivo termina in o od in a. La prima
desinenza è destinata a qualifi- car i nomi maschili , a causa della lor ca-
denza analoga a questo genere. Cangiando l’o in a , gli aggettivi prendon una
termi- nazione propria a qualificare i nomi del genere femminile : divino
sguardo , divina mente. La desinenza degli aggettivi ter- minati in e , essendo
analoga ai due ge- neri , può qualificare egualmente i nomi Digitized by Google
i33 d’ ambo i sessi , dolce riso y dolce pena. Le parole tanto , quanto ,
cotanto , al- quanto , molto , troppo , poco , sono veri aggettivi , ed in
virtù della lor proprietà di qualificare i nomi , prender debbono le desinenze
analoghe al genere ed al nu- mero dei nomi che qualificano. Esempi : Ma tu ,
perchè ritorni a tanta noia ? D. Quanti dolci pensier , quanto desìo Menò
costoro al doloroso passo ! D. Molti son gli animali a cui s' ammoglia. D.
Pochi compagni avrai per l’altra via. P. Veggendo se tra nemici cotanti. D.
S’io non son per troppa tema errato. Buonar. L’espressione sincopata un poco ,
per un poco volume , esige la preposizione di : Com’un poco ( volume ) di
raggio si fu messo Nel doloroso carcere. D. Allorché gli avverbi piu , meno ,
assai , sembran esser adoperati come aggiunti , van soggetti alle medesime
regole di co- struzione che le parole tanto , molto , ec. Della più bellezza e
della meno ( bellezza ) delle ragionate cose disputando. B. In assai cose , per
tema di peggio , servai i lor costumi. B. Digitized by Google i34 Si ò detto ,
allorché queste parole piu, meno , assai , sembrano esser impiegate come
aggiunti , giacché non sono e non posson essere che avverbi, esprimenti sem-
pre una modificazione dell’aggiunto. In ef- fetti , le parole più e meno , del
primo esempio , modificano l* aggettivo grande sottinteso j e la parola assai ,
del secondo esempio, modifica l’aggettivo numerose o abbondanti , parimente
sottinteso. Le seguenti frasi , ridotte alla ior pie- nezza , serviranno di
modello per empie- re , con l’aiuto dell’analisi , le varie dissi : Ma più (
grande quantità ) di dubbio nella mente aduna. D. # In poco ( spazio ) d'ora.
D. Ma l'altra vuol troppo ( esercizio ) d’arte e ( troppo studio ) d' ingegno.
D. Al sommo ( luogo ) d' una porla. D. ( In modo ) dolce ride. P. Perdicon
(contento), e'I padre (contento), e la madre della Lisa ( contenta ) , ed ella
altresì ( contenta , tutti quegli individui) contenti , grandissima festa
fecero. B. In questo esempio l’analisi distrugge la ridicola opinione che
quaudo l’ aggettivo Digitìzed by Google 1 35 ha rapporto a più nomi di sessi
differenti, debb’ esser al plurale e prendere il genere maschile, perchè più
nobile del femminile. In una serie di proposizióni similari , il nome è
sottinteso tante volte , quanti ag- gettivi isolati vi sono : Le bianche (guan-
ce') e le vermiglie guance. Come l’agget- tivo non può rapportarsi che ad un
sol nome , così questo aver non può rapporto che a un sol verbo : O Amore (
impari altr uso ) o madonna impari altr’uso. — P. Giovanetti, questi princìpi
abbracciano tutto ciò che bisogna sapere sull’ accordo dell’aggettivo col nome.
L’ultima cosa da osservare intorno agli aggiunti, si è, eli’ es- si , tranne un
picciolissimo numero , non han collocamento fisso nella lingua italia- na. L’
armonìa e ’l sentimento han soli il dritto di determinare se l’aggettivo prece-
der debba o seguire il nome cui qualifi- ca. Procediamo ora alla maniera d’
espri- mere le lor differenze relative. Digitized by Google i36 nr. Dei
Comparativi e Superlativi . Quando confronta lo spirito due qual- sivogliano
modificazioni o qualità , onde farne giudicio alle differenze loro confor- me ,
scerner può fra i due termini com- parati una relazione di parità , di superio-
rità o d’ inferiorità , o in fine di premi- nenza. Il rapporto d’eguaglianza, e
quelli del più o del meno, diconsi comparativi , dal- 1’ atto stesso del
pensiero : quello di ec- cesso appellasi superlativo , dalle latine voci super
, sopra , e lalus , portato. Le forme congiuntive impiegate nelle comparazioni
di parità, sono: Cosi Come. Si Come. Tanto Quanto. Cotanto Quanto. Altrettanto
.... Quanto. Tanto piu .... Quanto più. Che mi struggo n cosi come 'l sol neve.
— P. Digitized by Google 1 37 Tu non se ’ *n terra , si come tu cre- di. — D. E
caddi ( cosi ) come corpo morto cade. — D. Farò (si) come colui che piange e
dice. — D. Tanto m*è bel quanto a te piace. — D. Di là fosti cotanto quant' io
scesi. — D. Altrettanto di doglia Mi reca la pietà , quanto 7 marti- re — D.
Tanto si vede men , quanto piu splen- de. — D. Quanto più si parla de' fatti
della for- tuna , tanto più ne resta a poter dire. — B. L’analisi ci dimostra
ad evidenza che in ogni comparazione di superiorità o d’ in- feriorità , evvi
sempre elissi , e che le pa- role soppresse sono a comparazione , o pure a
comparazione di quello y come dai sottoposti esempi rilevar puossi : Anima fia
a ciò ( a comparazione ) di me più degna. — D. L* acqua era buia mollo più ( a
com- parazione di quello ) che ( eli* era ) persa. — D. Digitized by Googl i38
Mille desiri più ( a comparazione di quello ) che fiamma ( è calda ) caldi. —
D. La città di Siena , a comparazione del suo popolo , ricevette maggior dan-
no. — 9 Crusca. Gli aggettivi maggiore , minore , mi- gliore , peggiore , e gli
avverbi meglio e peggio che contengono nella lor significa- zione gli avverbi
piu e meno , sou veri comparativi. Nel superlativo relativo, al secondo ter-
mine della comparazione, ponsi davanti la preposizione di : il piu forte di
tutti gli uomini ,* Davauzati } nei quali esempli pel loro diritto vi si
sottintende a compara- zione. I superlativi assoluti fatinosi tramutando in
issimo 1’ ultima vocale dell’ aggettivo : Onorate V altissimo poeta. — D. Ma
bisogna osservare, i.° che vi sono degli aggettivi , i quali non terminano in
issimo , e ciò non pertanto son superlativi assoluti , come ottimo , pessimo ,
acerri- mo , celeberrimo , ec. j 2. 0 che se 1’ agget- tivo è finito in co o in
go , e di natura Digitized by Googl i3o a prender Yh nella forma del plurale,
bi- sogna cangiar co in diissimo , e go in gàis- simo 5 poco , pochissimo j
vago , vaghis- simo. Havvi certe maniere cbe gl’ Italiani ri- guardano come
superlativi e clie, propria- mente parlando , son veri italianismi , co- me :
Ella sen va notando lenta lenta. — D. JVè ancora spuntavano li raggi del sole
ben bene. — B. E alma mia fiamma oltre le belle bella. — P. Iddio fece V uomo
piu nobilissimo (a comparazione di quello ) che gli altri animali (sono nobili
) . -- Crusca. E ombra sua molto bellissima. — B. Le due ultime espressioni ,
quantunque contrarie alle regole della logica , pure son piene di grazia e di
energìa j ma ci con- tenteremo solo di ammirarle ne’ lor autori. Esse sono
state al certo tratte dal latino linguaggio, in cui Cicerone scrisse : multo
jucundissimus } longe eruditissima , ec. Digitized by Google Tutto y Ogni ,
Qualche , ec. Quando all’ aggeltlvo tutto segue un no- me , l’articolo collocar
si dee nel mezzo.* Tu che vinci Tutte le cose fuor eh ’ i demon duri. D. Ma
avvertasi che l’ espressione tutte le cose , è un’ inversione di le cose tutte
, come chiaro si vede in questo verso di Petrarca : Ma ben veggi* or si come al
popol tutto Favola fui gran tempo. Le forme da tutte partii in tutte par- ti ,
e simili , sono espressioni avverbiali , in cui evvi elissi dell’ articolo
innanzi ai nome preso in un senso indeterminato : Poi cominciò da tutte parti
un grido. D. In tutte parti impera. — D. In questo verso dei Petrarca: E tutC
al- tre bellezze indietro vanno j vi è ellissi ed inversione j 1’ ordine
diretto è : e le bel- lezze altre tutte ec. Le espressioni di tutta gioia , di
tut- ? uomo y c’ insegnano che la parola tutto , Digitized by Googl * 4 * fuori
della lingua parlata è pur impiegata nel senso di ogni: Perche non sali il di-
lettoso monte , Cti è principio e cagion di tutta gioia ? — D. Vinio stesso ,
se fosse stato imperato- re f non poteva andar più a roba di tutto uomo. —
Davanzati. La forma lutti quanti è un’ abbrevia- zione di tutti quanti essi
erano : F sapea già di tutti quanti il nome. D. La frase dell’ esempio seguente
del Boc- caccio fu tuli ’ uno , è una sincope di fu fatto tulio in un medesimo
tempo : Il dir le parole , e C aprirsi , c 7 dar del ciotto nel calcagno a
Calandrino fu luti’ uno. L’ aggettivo ogni , invariabile , esprime l’ unione di
più parti specifiche prese di- stributivamente , annoverandole quasi l’una dopo
1’ altra ,• al contrario di tutto che ac- cenna l’atto della mente risguardante
in uu aspetto e collettivamente gl’ individui della specie , di cui il nome
stesso è ’l segno : Già ogni stella cade , che saliva Quando mi mossi. — D.
Nella parola Ognissanti , ogni è confuso Digitized by Google 1 4-2 con
l’aggettivo santi , per comporne un’e- spressione equivalente a un nome:
Quest'Ognissanti prossimo passalo. D. Gli aggiunti ognuno , ciascuno e cia-
scheduno , differenziansi dal precedente , perchè esprimono la distribuzione
con più forza , e per la elissi del nome che vuoisi supplire col tacitamente
intenderlo con l’in- telletto : Ognuna in giù tenea volta la faccia. D. 10 mi
rivolgo indietro a ciascun pas- so. — D. Ciascheduno V onora. — D. Gli aggiunti
qualche e alcuno , signifi- cali entrambi un qualunque individuo della specie
di cui trattasi , indeterminatamente: Non si pareggi a lei qual più s'apprezza
In qualche etade. — P. Talor cosi , ad alleggiar la pena , Miostrava alcun de'
peccatori il dosso. D. 11 primo aggettivo differisce dal secon- do per due
particolarità, cioè, perchè è invariabile, e perchè non puote aver luo- go nel
discorso senza il nome che deter- mina. L’ aggettivo qualcuno o qualcheduno ,
Digitized by Google i43 che è una variazione della prima forma , significa uno
individuo quale si sia. Qualsisia ( quale egli si sia ) , qualsi- voglia (
quale egli si voglia ) : Che non possano esser rotte ...da qual- sisia ferro. —
Redi. In un momento rampicarsi sopra qual- sivoglia piu alto muro. — Redi.
Qualunque , che si compone di quale e unque (mai) , significa tale individuo
quale possa mai essere. Chiunque , composto degli elementi chi e unque
significa chi mai , cioè , colui che mai ( in alcun tempo ) possa essere.
Qualunque priva sè del vostro mondo. D. E cosi vada Chiunque amorlegittimo
scompagna. D. Riguardo agli aggettivi niuno , nessuno , veruno , nullo , è da
osservare , i ,° che quando son collocati avanti al verbo , que- sto rigetta la
negazione } se poi sien posti dopo, il verbo debb’ esser preceduto dalla
negazione } 2. 0 che quando queste parole son messe binanti al verbo , 1’
espressione è più forte } 3.° che 1’ aggettivo nullo ha maggior forza esclusiva
che niuno , nes- Digitized by Google 1 44 suno , veruno $ 4-° c ^ e la parola
niente ( nè uno minimo ente ) , è sommessa alla medesima regola di sintassi. Y.
Degli Aggettivi Determinanti Numerali . meri Cardinali. Numeri Ordinali. Uno.
Primo. Due. Secondo. Tre. Terzo. Quattro. Quarto. Cinque. Quinto. Sei. Sesto.
Sette. • Settimo. Otto. Ottavo. Nove. Nono. Dieci. Decimo. Undici. Undecimo.
Dodici. Duodecimo. Tredici. Decimoterzo. Quattordici. Decimoquarto. Digitized
by Google Numeri Cardinali. Quindici. Sedici. Diciassette. Diciotto.
Diciannove. Venti. Vent 1 uno. Trenta. Quaranta. Cinquanta. Sessanta. Settanta.
Ottanta. Novanta. Cento. Mille. i4j Numeri Ordinali. Decimo quinto. Decimo
sesto. Decimo settimo. Decimo ottavo. Decimo nono. Ventesimo. Ventesimo i.° Trentesimo.
Quarantesimo. Cinquantesimo. Sessantesimo. Settantesimo. Ottantesimo.
Novantesimo. Centesimo. Millesimo. Le forme dodicesimo , tredicesimo , quat-
tordicesimo , quindicesimo , sedicesimo , non sono adoperate che nello stile
fami- gliare j ma a partire da diciassette , può dirsi , anco fuor di questo
stile , dicias- settesimo , o decimo settimo , diciottesimo o decimo ottavo ,
ec. I numeri cardinali naturati sono della io Digitized by Google 146 virtù eli
determinare gl’individui, rispetto al numero e alla specie ; gli ordinali sou
destinati ad accennar il ragguardamento della mente ravvisante gli oggetti di
sua intesa relativamente all’ ordine onde suc- cedonsi. La parola cento è
invariabile; e mille , qualunque fiata trattisi di più d’ un mi- gliaio ,
trasformasi in mila : Quattro mila trecento e due volumi Di sol. — r- D.
L’aggettivo uno , può ravvisarsi in due diversi aspetti , cioè d’aggettivo
numerico quando vuoisi esprimere il numero anzi che la specie , come : Aveva
una figliuola bellissima ; — B. e di aggettivo specifico , quando disegnasi
piuttosto la specie che il numero , come : Gli venne a memoria un ser
Cepperello da Prato. — B. Uno , una , riguardato si come agget- tivo numerico ,
ha forma e significato del maggior numero uni , une : Gli uni te- menti
Annibaie Cartaginese , gli altri , Filippo Macedonio. — Cr. L’aggettivo
specifico uno , una puot’es- Digitìzed by Google * 4 ? §er sotlinteso innanzi
al nome elio deter- mina , i. allorché questo nome disegna l* intera specie 5
La fronte in donna ha da essere spaziosa } Firenzuola — 2. quan- do questa
dissi è favorevole all’eleganza: Giovane donna sótto verde lauro. — P. Allorché
un aggettivo di numero carri i- nale determina un nome, questo può met- tersi
avanti o dopo il nome medesimo : E quel che resse anni cinquanta sei. — P.
Tennemi Amor anni venl'uno ardendo . — P. — Coi numeri 21 , 3 i , 4 1 » ec.
> s0 il nome precede il numero , quello deb- b’ essere al plurale , anni
ventuno } se lo segue, il nome debb’ essere al singolare: Poi per la medesima
via par discendere altre novant' una rota. — D. Convito. Dopo i nomi di sovrani
, per disegnar colui che vuoisi nomare nella serie degli individui dello stesso
nome, deesi far uso dei numeri ordinali , come : Federico se- condo 5 Carlo
terzo , ec. Dicono gl’ Italiani : tutti due , tutti tre ; oppure tutti e due ,
tutti e tre , ec. } ed anche tutti a due , tutti a tre , ec. La pri- ma e la
seconda di queste forme sono più usitate
: Era in pericolo di perdere tutti due i figliuoli. — Pecorone. — Là Ve già
tutt' e cinque sedevamo. — D. — Non vi ha ella invitati lutti a due? — Firenz.
Pare che colui che fa uso della secon- da maniera insista più sul numero
degl’in- dividui che compongono la collezione, che sulla collezione stessa j ei
vuol diFe : tutti, ed erano cinque , sei , sette , ec. La co- struzione piena
della forma tutti a due , a tre , ec., è tutti , e il loro numero giu- gne a
due , a tre , ec. L’articolo che accompagna il nome de- terminato dall’
aggettivo ambo, ambidue , ec. , e da ogni aggettivo numerale , vuoisi
interporre tra l’aggettivo slesso e ’l nome; Roma Ti c/iier mercè da tutti
sette i colli. P. Ambe le mani per dolor mi morsi. D. L’analisi delle espressioni
a uno , a due , ec. vedrassi a suo luogo \ appari qui il di- scente che questa
forma di enumerazione appartiene alla lingua italiana esclusiva- mente : Come
le pecorelle escon dal chiuso A una t a due , a tre. D. Digitìzed by Google *4o
e f come tu mi vedi , VuV io cascar li tre ad uno ad uno T/n'l quinto dì ed
sesto. — D. Fa di mestieri in fine osservare per l’in- telligenza, degli
antichi che da certi numeri formansi dei verbi nella maniera seguen- te : da
uno , formasi adunare } da due , ad- duarsi j da tre , intreaisi } da cinque ,
in- cinquarsi } da /m/Ze , immillarsi. VI. Degli aggettivi Determinanti
Possessivi. Chiamansi aggettivi determinanti posses- sivi quelli , il cui
proprio valore si è d’ac- cennar il risguardamento della mente in- tesa ad un
oggetto che vien determinato con una relazione di proprietà dai seguenti segni
di cotal virtù potenziati : Singolare Maschile. Singolare Femminile. Mio. Mia.
Tuo. Tua. Suo. Sua. Nostro. Nostra. Vostro. Vostra. Digitized by Google i5o
Plurale Maschile. Plurale Femminile Miei. Mie. Tuoi. Tue. Suoi. Sue. "
Nostri. Nostre. ' Vostri. V ostie. 1 (*) Percorriamo ora le regole di sintassi
alle quali son queste parole sommesse. Nell’ ordine della costruzione diretta
gli aggettivi possessivi collocansi dopo i nomi cui determinano col concorso
dell’articolo: Morta e la donna tua ch'era si bella. D. Non vidcr gli occhi
miei cosa mortale. Buonar. Nella costruzione inversa sia che 1’ ag- gettivo
possessivo preceda il nome , sia che lo segua, la elissi dell’articolo non dee
mai aver luogo ; Chi ni allontana il mio fedele amico ? P. Vinse paura la mia
buona voglia. D. La elissi può sopprimer l’ articolo che (*) Si è sottratta la
parola loro dalla serie di questi aggiunti, com,e appartenente ai pronomi.
Desso è un pronome , e nulla più ; perchè quando si dice il padre loro , vi è
ellissi della preposizione di, il padre di loro. Digitìzed by Google i5i col
concorso del possessivo determina il nome , quando questo è un nome di pa-
rentela o di dignità al minor numero, co- me padre , madre , figlio , ec. ,
maestà , eccellenza , signorìa , ee. : Mio figlio ov è ? e perchè non è teco?
D. Loda a cielo la magnificenza di sua Maestà. — Caro. Quando evvi nelle frasi
trasposizione di parole , 1* articolo è visibilmente sottinte- so , anco
innanzi a nomi che non sono di parentela ; Ripiglierà sua carne e sua figura ,
— D. invece di la carne sua ; la figura sua. Mio ben non cape in intelletto
umano. P. invece dell’ordine diretto il bene mio , ec. VII. Questo y Cotesto ,
Quello , ec. Gli aggettivi determinativi questo , cole- sto , quello ,
accennano che 1’ individuo per essi dimostrato può trovarsi in altret- tante
situazioni di luogo diverse, relativa- mente a colui che parla ed a colui cui
di- Digitized by Google 102 ■ rigesi la parola disegnando il primo, que- sto ,
la cosa presente o vicina a chi patr- ia j il secondo , cotesto , 1’ oggetto
eh’ è presso a cui altri parla } il terzo , quello , la cosa che non è nè
appresso a chi parla nè a colui a cui altri volge il parlare. E- sempi : Appena
in terra i begli occhi vicC io Che fur due soli in questa oscura vita. ;
Buonar. Partiti da cotesti che son morti. — D. Io non V intesi , nè quaggiù si
canta , Llinno che quella gente allor cantaro , JYè la nota soffersi tutta
quanta. — D. A determinar due epoche , 1* una pas- sata , l’altra futura, fassi
pur uso degli aggettivi quello e questo: Era la più bella femmina che si
vedesse in que ’ tempi nel mondo. — B. Pensa che questo dì mai non raggiorna.
Dante. Le medesime parole disegnano ancora le cose di cui si è parlato, in
questo stes- s’ ordine : questo , la più vicina $ quello , la più lontana :
Amore e crudeltà tri han posto il campo , Digitized by Google i53 Questa m >
ancide , e quel mi tiene in vita. — Buon. La parola sta , accorciata di està >
o dell’antica ista , non è più in uso che nelle forinole avverbiali stamane o
stamattina , stasera , stanotte. 1 nostri antichi dissero istamane ed
istanotte. Tacesi leggiadra- mente il nome a cui gli aggettivi questo o questa
, quello o quella , s’appoggiano, nelle formole in questo , in quella , ec. ,
il cui pieno sarebbe, in questo tempo , in quella ora , ec. Vili. \ Che , Quale
, ec. .. . L’ aggettivo congiuntivo che è invaria- bile ; esso è comune ad
amendue i generi e ad amendue i numeri, e, come scor- gesi dai seguenti esempi,
accenna il sog- getto o 1’ oggetto della proposizione , sia per gli esseri
animati, sia per gl’inanimati : Voglia sfrenata è’I senso , e non amore , Che V
alma uccide. — Buonar. V ’ sono i versi , u son giunte le rime , Digitized by
Google 154 Che gentil core udla pensoso e lieto ? P. O voi che sospirate a
miglior notti. P. Cui , è parimente invariabile e serve ad ambi i generi e
numeri , potendo esser impiegato in tutti i rapporti possibili, tran- ne per
disegnar il soggetto. Questa forma pare più propria a determinar gli esseri
ragionevoli, ma impiegasi pure per le cose: Questi V orme di cui pestar mi
vedi. D. L’ aggettivo quale , in virtù della sua terminazione in e , conviene
egualmente ad ambi i sessi e determina tutti gli es- seri , potendo esser
impiegato per ogni rap- porto : Contro la qual non vai forza nè in- gegno. — P.
Qual vaghezza di lauro ? Qual di mirto ? — P. Nelle frasi interrogative si fa
uso di chi per disegnar le persone } di che per le co- se , e di quale per le
qualità delle une e delle altre : Chi mi difenderà dal tuo bel volto ? Buo. ...
E disser : Tu guardi si , Padre , che hai ? — D* Quale può parimente esser
impiegato Digitized by Google 1 55 nelle enumerazioni , alla stessa guisa di
chi : , Qual fior cadea sul lembo , Qual su le trecce bionde . . . Qual si
posava in terra , e qual su V onde y Qual , con un vago errore Girando , parea
dir : qui regna a- more. — P. Chi , in questo esempio : Beato è chi non nasce j
— P. $ significa quella perso- na la quale. In quest’ altro esempio rap-
portato dalla crusca : i tavarnieri e chi questo sostengono , significa quelle
perso- ne le quali. Ma quando questa parola è impiegata nelle enumerazioni ,
non può di- segnare che un solo individuo dell’ uno o dell’ altro sesso : Chi
ribalte da proda e chi da poppa. D. Quando dicesi chi canta e chi balla , 1’
analisi c’ insegna che una tal frase è sin- copata e che per la sua pienezza fa
di me- stieri dire uno individuo è il quale can- ta , e un individuo è il quale
balla. Le espressioni quello che o quel che 9 e ciò che , significano la cosa
che : Digitized by Google i56 Quello che la speranza ti promette. D.
Percompassiondiquel ch’i vidi poi. P. Siete voi accorti Che quel di retro muove
ciò eh * e * tocca ? — D. Il che , o per una doppia elissi , che , significa la
qual cosa : L'un fratello l'al- tro abbandonava , e ( che maggior cosa è ) i
padri e le madri i lor figliuoli. — B. L’ espressione qual che è compendiata di
individuo tale quale è quello che\ Qual che per violenza in altrui noe - eia. —
D. L’ aggettivo che puote adoperarsi in tutti i rapporti , per soggetto e per
oggetto e- ziandio : Tutte le cose di che 'l mondo è a - domo. — P. Se questa (
lingua ) con eli io parlo non si secca. — D* Mi ritrovai per una selva oscura (
In ) che la diritta via era smarrita. D. Che può pure esprimer rapporto a per-
sone 5 ma dai buoni scrittori usasi assai di raro : Ed io son un di quei ( a )
chc l pian- ger giova. — D. Digitized by Google i5 7 Le preposizioni di e a
posson ometter- si innanzi a cui : Il buon uomo in casa cui morto era. B. Voi
cui fortuna ha posto in mano il freno . Delle belle contrade. — P. In questi
esempi v . Colui lo cui saver tutto trascende ; — D. — Il cui pensie- ro } — B.
— evvi ellissi e trasposizioue, essendo l’ordine diretto lo saver di cui , il
pensiero di cui. Adunque le parole on- de queste forme sou composte possonsi
or- dinare in tre modi differenti ; di cui il pensiero j il cui pensiero \ il
pensiero di cui ma il di cui pensiero è maniera vi- ziosa. La forma che può
rappresentar egual- mente il soggetto e l’oggetto , e cui , l’og- getto
solamente , soprattutto quando evvi anfibologia , in modo che non possa di-
stinguersi se , usando il congiuntivo che , questo si rapporti al precedente od
al se- gu ente nome. Ecco esempi dell’ una e dell’ altra maniera : Quella donna
gentil cui piange A - more . — D. Digitized by Google i58 Forse cui Guido
vostro ebbe a disde- gno. — D. Un cavalier eh’ Italia tutta onora. P. È da
osservarsi infine che quale va dis- giunto dall’ articolo i . , nelle
interrogazio- ni ; quali novelle mi recate voi ? 2 . nelle proposizioni
dubitative : non so qual sia j 3. quando è in correlazione di tale : Qual i
fioretti dal notturno gielo Chinati e chiusi , poi che'l sol gl'im- . bianca ,
Si drizzan tutti aperti in loro stelo , Tal . . . D. Digitized by Google
CAPITOLO IX. »5 9 Delle preposizioni. Afferma il maestro di coloro che sanno,
niuna cosa potersi sapere se prima i primi princìpi , i primi elementi , e le
prime ca- gioni di lei non si sanno. Con questo pro- cedere che tanto
assottiglia la mente , ver- rà a comprendersi nell’analisi che fare- mo di
questi segni detti volgarmente pre- posizioni ^ primamente qual sia l’ uficio
vero e’1 loro uso nella nostra lingua j se- condamente , che ognun di essi , in
ogni formola e guisa del dire , si appresenta o- gnora in un aspetto medesimo ,
cioè col- l’ impressa qualità del primiero suo essere, per quanto ad essa
diverso , e spesso an- che contrario , per lo material costrutto apparir possa
} terziamente , che niun di questi segni può -mai in luogo d’un altro
sostituirsi , nè dimostrare altro ragguarda- Digitized by Google i6o mento
della mente , che quello al quale fu da prima ordinato $ infine , che quan-
tunque volte due popoli accennan le stesse relazioni con segni diversi, ciò
nasce, non da capriccio , non da cieca usanza , lin- guaggio ordinario de’
grammatici non filo- sofi , ma sì da natura e ragione : giacché se ciascun
popolo della terra ravvisato a- vesse d’ un modo 1’ oggetto della sua in- tesa,
accennato avrebber tutti con un segno unico e solo le relazioni medesime , men-
tre avviene il contrario , e ciò per l’atto disforme della mente che , per via
diver- sa , giugne sovente ad un fine medesimo. Seguendo adunque , o giovanetti
, me- todicamente e gradualmente la generazione dei segni delle nostre idee,
eccoci giunti ad un elemento del discorso altamente no- tabile. Esso ha due
importantissime pro- prietà j l’ una d’ incorporarsi in un gran novero di voci
e , per tal congiungimen- to , diventar parte integrante e necessaria alla
formazione e al significato delle voci medesime $ come , per esempio , nelle
se- guenti , congiungere , soprapporre , impor- re , deporre , apporre , ec. j
l’altra qualità Digitized by Google è 1 6 r si è quella di collegar coi segni
delle idee relative quelli coi quali essi sono in relazio- ne diretta. Questo
elemento è dunque se non assolutamente necessario, almeno mol- to essenziale.
Sonvi delle lingue , come la basca e la peruviana che non han preposizioni }
pe- rocché dinotano per mezzo del cangiamento delle sillabe desinenziali tutti
i rapporti che noi invece esprimiamo per mezzo di quei segni } ma molte lingue
, come la no- stra, non han casi, e quelle che ne han- no , ne contengono sì
picciol numero che non sono sufficienti ad esprimere i diversi rapporti eh’ una
idea aver può con un’al- tra } quindi il bisogno delle preposizioni. Ma queste
, sebbene in grandissimo nume- ro , non possono in veruna lingua espri- mere i
diversi rapporti tra i nomi ; eppe- rò ciascuna di esse , per derivazioni e
pel- metafore , ha ricevuto una moltitudine di sensi differenti , quantunque
analogici. Ev- vi più } se noi rimontiamo allo stato pri- mitivo di tutte le
lingue , non troveremo, nella lor origine , che alcuni gridi più o inen
articolali , come di sopra si è per noi 1 1 Digitized by Google 162 dimostrato
, alcune parole , la più parte monosillabe, formate il più sovente per ono-
matopeia e facendo l’ uffizio di nomi. Tutte queste sillabe che sono state
successiva- mente sopraggiunte ai segni originari , che formano tutti i
derivati di quei primi ra- dicali e per mezzo dei quali gli uni e gli altri son
divenuti , secondo il bisogno , verbi , aggettivi , avveri j , ec. , tutte que-
ste sillabe , dico , non son esse ad evi- denza vere preposizioni ?
disegnazione sem- pre insignificante e sovente falsa , per la proprietà , sì
capitale , che hanno d’incor- porarsi con la parola che modificano e di formar
tutti i composti e derivati dei ra- dicali primitivi d’ogni lingua, e che però
appellar dovrebbersi composizioni anzi che preposizioni. Quantunque non si
possa sempre trovare 1’ etimologìa di questi segni } è certo non- dimeno eh’
essi derivan lutti da nomi o da aggettivi e ne derivan ordinariamente per
abbreviazione, giacché è nella natura del- l’uomo impaziente d’ esprimer le sue
idee , di compendiare al più possibile il discorso ed in ispezie le parole di
cui più frequen- Digitized by Google 163 te è T uso. Essi son dunque nomi od
ag- gettivi originari , impiegati prepositivamen- te , e scemi delle lor
primitive sillabe de- sinenziali , e però indeclinabili in tutte le lingue : e
qui comincia la classe delle pa- role invariabili. Ciò basti della lor origine
e trapassiamo a mostrar di ciascuno di questi elementi l 5 ufficio e 1’ uso.
Della Preposizione di. L’ operazione propria di questo segno si è manifestar
conceputa idea di qualità , cioè il rapporto di due nomi di cui l’uno qualifica
1’ altro : Come raggio di sol traluce in vetro. P. Parole di dolore. D. Ma ,
come sovente accade che l’uno dei due nomi è sottinteso , io vi additerò , o
giovanetti, il mezzo, di ristabilire questa elissi. 1. II Dante disse: per
esser fi' ( ) di Pietro $ dunque , allorché Dino Com- pagni disse : messer
Palmieri di messer Ugo , ei sottintese il nome figlio. 2 . Boccaccio disse :
gli mise innanzi Digitized by Google 164 certi ceppi 5 ma egli pur disse :
messivi su di valenti uomini , sottintendendo la parte dell’ oggetto
qualificato da di valenti uomini , che puot’ esser un buon numero. 3. Il medesimo
scrittore disse : a' ca- valli e all’ armi usatasi j dunque , quando scrisse :
di tali sen'igi non usata , sottin- tese P espressione all' esercizio. 4- Dante
dice: vicino ai monti } adun- que nella frase : vicina di Napoli , Boc- caccio
sottintende alla città. 5. Petrarca scrive : presso al giorno } e la Crusca
cita la frase , presso alla città di Parigi , dunque in questa locuzione di
Dante , presso del mattino , il poeta sot- tintende all'ora o al tempo } e
quando si dice presso di Parigi , si sottinteudon le parole alla città. 6. II
Dante disse : pàrliti da cotesti che son morii \ dunque, allorché disse: di Fi-
renze partir ti conviene , ei sottintende 9 dalla città. 7 . Bembo , dietro
l’ordine della costru- zione diretta , disse : comlatteronsi più di sei ore con
incredibile gagliardìa } ma nel- l’ esempio che cita la Crusca , di grandis-
Digitized by Google i65 sima forza combatteo , piacque all’ autore di
sottintendere con impeto . 8. Il Dante scrisse : accese in fuoco d'i- ra ^
dunque, quando Boccaccio disse: ac- ceso della sua bellezza , sottin tendesi
nel desiderio. 9. Passavanti dice : tutto quello in che avrà offeso Iddio }
così Boccaccio , dicen- do di che ? offesi ? sottintende evidente- m ente per
elissi in fatto o in materia. 10. Si è dimostrato con l’autorità, sì bene con
la ragione , che il secondo ter- mine del paragone è preceduto in italiano
dalla preposizione di , in virtù dell’espres- sione a comparazione. È dunque
evidente che in questo esempio , tratto dal Con- vito di Dante : ciascuno è
certo che la natura umana è perfettissima di tulle le altre nature di quaggiù ,
fu pensier del- 1’ autore sottintendere 1’ espressione a com- parazione. 1 1 .
Petrarca , seguendo 1 ’ ordine della costruzione diretta , dice : ogni impresa
crudel par che si tratti j così, il Dante, quando dice : ma per trattar del ben
eli 1 vi trovai , sottintende la parte dell’oggetto Digitized by Google iG 6
qualificato da del ben , ec. Questa parte esser può gli effetti. 12. Petrarca
disse : che meritò la sua invitta onestate , 1 dunque, allorché il Dante
scrisse : s’ io meritai di voi , sottintende la grazia o il favore. 1 3 . Il
Dante disse: aver diletto ; dun- que , nella frase del Boccaccio : io ho di
belli gioielli , ha sottinteso 1 ’ espressione certo numero o certa quantità ,
di cui di belli gioielli è il qualitìcativo. 14. La Crusca cita questo esempio:
du- rò di cosi fare ogni notte per ispazio di uno mese } dunque, nell’esempio
seguente eh’ essa rapporta , durando questo modo di parlare bene di due miglia ,
si sottin- tende per ispazio o per lo spazio , espres- sione qualificata da di
due miglia. 1 5 . Si legge nel Pecorone : ti comando che tu lo lasci venire in
camera per di e per notte ad ogni sua posta 5 egli è dun- que aperto che quando
Boccaccio disse : non tornerà di questi sei mesi , ei soppri- me per elissi 1’
espressione per lo tempo. 16. Dante disse: quando ne liberò con la sua vena }
dunque , l’esempio seguente, Digitized by Google 167 citato dalla Crusca : e di
quelli danari liberò il marito e i figliuoli 5 1* elissi sot- tintende col
mezzo o con la somma. 17. La ragione, in un con la grammati- ca, ci obbliga a
dire pigliare una cosa * è dunque evidente che F irenzuola , dicendo anche
delle golpi si piglia , sottintende la parte dell’ oggetto qualificato da delle
golpi la quale è alcuna , cioè alcuna golpe. 18. Si legge nella Crusca ed in
parec- chi dei nostri classici scrittori: riconoscere alcuno per suo liberatore
} dunque , nel- 1 ’ esempio seguente , citato dalla Crusca : creandoli conti
paladini , e per di sua famiglia , si sottintende il complimento della
preposizione per, eh’ è il nome mem- bri, qualificato da di sua famiglia. 19.
Il Dante disse: Ciano che quella gente allor cantaro j dunque, allorché dis- se
: e canterò di quel secondo regno , sot- tintende l’oggetto qualificato dalla
prepo- sizione di , e ’l suo compimento le pene e lo stato. 20. Dietro
l’autorità di tutti i nostri classici , si dice essere in tale luogo } dun- que
in questa frase del Dante : mentre eh Digitized by Google i68 io fui di la , le
parole nel mondo , qua- lificate da di là, sono sottintese: nel mon- do di là.
21. Boccaccio disse: con li quali , ra- gionando , incautamente s' accompagno j
dunque, nell’esempio che cita la Crusca: accompagnossi di buona compagnia , si
sottintendono le parole con gente. 22. Avendo detto il Boccaccio : egli si è
innamorato a una donna , è chiaro che quando dicesi : innamorarsi di una don-
na , evvi elissi d’ un nome , complimento della preposizione a j e che per
seguenza, le parole sottintese possono essere alle bel- lezze : innamorarsi
alle bellezze d y una donna. Della Preposizione a. Naturata è questa
preposizione delia pro- prietà d’accennare un rapporto di attribu- zione o di
tendenza. Ma , assai sovente , raggiunto che , esplicitamente od implici-
tamente , esprime questo rapporto , è sot- tinteso } .l’analisi additerà il
mezzo di rein- tegrare l’ellissi nelle più difficili frasi ita- liane in cui
aver può luogo siffatta sop- pressione. Digitized by Google 169 1. Boccaccio
disse: in sul primo son- no ; dunque , allorché scrisse : al primo sonno ,
impiega una forma elittica di cui la costruzione piena debb’ essere : in tempo
vicino al primo sonno. 2 . Avendo il medesimo scrittore detto: volse i passi
verso la casa j è evidente che in quest’esempio dello stesso autore, se ne
fuggirono a Rodi , deesi sottinten- dere volgendo i passi verso a Rodi. 3.
Petrarca disse ; devoto aprimi rami 5 dunque, nell’esempio seguente citato dal-
la Crusca , a qual donna sei tu? debbesi sottintendere la parola devoto ,
esprimente il rapporto disegnato dalla preposizione a. 4- Si legge in Boccaccio
: sottoporla a lei j dunque , nella frase impiegata dai nostri classici , stare
a padrone , si sot- tintende sottoposto : sottoposto a padrone . 5. L’ uso ,
approvato dalla ragione , ci fa dire : che novelle avete nella città ? dunque ,
in questo esempio citato dalla Crusca : che novelle avete a città ? vi è elissi
e la costruzione piena debb’ essere : che novelle avete nel giro attenente alla
città ? Digitized by Google 170 6. La Crusca cita questo esempio : eles- sela
in cosi grande stato \ il che ci mo- stra che la frase ch’ella adduce ,
eleggere uno a re , è eiittica, e che la costruzione piena è : in grado
appartenente a re. 7. Boccaccio dice: stringendosi al petto il morto cuore }
ciò ci porge il mezzo di supplire all’ elissi della frase del Dante , Jerniò le
piante a terra , supplendo stret- te : strette a terra. 8. Boccaccio disse :
solamente che uo- mini fossero conformi a' lor costumi } dun- que l’espressione
del Petrarca è a grado , è sincopata di in modo conforme a grado. 9. Si legge
nel Boccaccio : ivi forse a tre miglia. La parola ivi disegna il punto della
partenza j per pervenire al termine opposto bisogna dunque dire da ivi , cioè :
movendo da ivi. Non può giugnersi alla meta senza percorrere lo spazio interme-
dio } così reintegrar deesi 1’ elissi , dicen- do : movendo da ivi , e andando
per uno spazio forse eguale a tre miglia. 10. La Crusca cita l’espressione a
due mesi , e con ciò ci autorizza a dire a due ore , a tre anni , ec. Puossi
reintegrar l’e- Digitized by Google * 7 * lissi , riflettendo che il tempo non
può pervenire al termin disegnato senza per- correre lo spazio che si frappone
} lo che ci fa vedere che queste espressioni sono un’abbreviazione di: il tempo
avendo scorso per ispazio eguale a due anni , a due ore , a tre anni , ec. 1 1
. Questo esempio di Petrarca : i ho pregato Amore... che mi scusi appo voi ,
c’insegna a supplire all’ elissi nella frase del Boccaccio: alle belle donne si
scusò j cioè , appo alle belle donne. 1 2. Allorché il Boccaccio disse : gli
fece pigliare a tre suoi famigliari , non è egli manifesto che mette la
preposizione a da- vanti alle parole tre famigliaci, per dise- gnare questi
individui come il termine al quale i suoi ordini son diretti , e che per
conseguente , la sua espressione è sinco- pata di gli fece pigliare ,
comandando a tre suoi famigliari che gli pigliassero ? 1 3 . Il Dante disse:
volti a levante \ dun- que , in questa frase che cita la Crusca : V animo suo
era tutto a ’ poveri , si può sottintendere volto : volto a ? poveri. 14. Nell’
esempio seguente citato dalla Digitized by Google I72 Crusca : noi abbiamo casa
d'avanzo , alla famiglia che siamo , colui che parla dice dietro la
comparazione che ha fatta tr,a la capacità della casa e ’l numero degl’ indi-
vidui che compongon la sua famiglia. È dunque evidente di esservi elissi di
com- parando la casa nostra : comparando la casa nostra alla famiglia , ec. :
giacché il Dante disse : comparala al sonar di quella lira. 15. Questo esempio
della Crusca: esporsi a manifesto pericolo c’ insegna che nel se- guente
ch’ella adduce: andrete sino a Pisa a questo caldo ? dobbiamo sottintendere
esposto : voi essendo esposto a questo caldo. 16. Per reintegrare Pelissi nella
frase se- guente , citata dalla Crusca : fare all’amo- re , deesi ragionar così
: fare è verbo d’a- zione , esso dee dunque aver un oggetto che puote esser
atti. La preposizione a ci mostra che queste azioni tendono al ter- min
disegnato dalla stessa preposizione } dunque la costruzione piena debb* essere
; fare atti inducenti alV amore. 17. Le formule classiche fare in sorte } fare
in modo } fare in guisa , e simili , Digitized by Google , 7 3 c’ insegnano
qual debb’ essere la costru- zione piena di questa locuzione citata dal- la
Crusca : fare a lascia podere. Dite dunque ; fare le cose in modo simile a
colui che lascia il podere. Delle P reposizioni in e ne. V vidi duo ghiacciati
in una buca. D. Queste preposizioni , di cui la seconda puot’esser uu’alterazione
di en , impiegata dai nostri antichi e derivata dal celtico come le due
precedenti di e a , poten- ziate sono della virtù d’ accennar un’ idea di stato
in luogo dal nome che n’ è il se- gno , determinato. Ma come spesso avviene
d’esser l’agget- tivo ch’esprime un tal rapporto , sottinte- so , e talvolta la
stessa preposizione anco- ra , si esporranno per noi gli esempli più difficili
in cui Questa elissi ha luogo , e s’ indicheranno i mezzi di rimenar le frasi
alla costruzione dell’ordine diretto. i. La Crusca cita questa locuzione, an-
dare in punta di piedi j il che ci ammaa- Digitized by Google j 74 stra che in
quest’altro esempio : tornando a casa in propri piedi , si sottintende egli
andante : egli andante in propri piedi. 2. Per l’espressione che adduce la Cru-
- sca : porre in . . . si apprende che nella frase da lei citata , colle mani
in croce , si sottintende poste : poste in croce. 3. La Crusca cita questo
esempio : una donna il domandò in compra , di cui la costruzione piena è : il dimandò
per modo consistente in compra. 4- In questa frase che cita la Crusca : in
queste parole Panuzzo tornò a casa , si dee sottintendere il discorso stando :
il discorso stando in queste parole. 5. Petrarca disse : credendo esser in del
} dunque, in questo esempio che cita la Cru- sca , chi dice eh' egli v' andò in
cinque anni , è soppresso essendo : essendo in cinque anni. 6. In questo
esempio che adduce la Crusca , l'eròe sono buone da mangiare } ma non perchè
sieno colte il tal dì , la preposizione in o ne è sottintesa : il tal dì , cioè
, in il o nel tal dì. 7. La Crusca cita questi esempi : ac- Digitized by Google
17 $ ciocche voi siate in della corte dello im- peradore \ coloro che sono in
dell’ amor di Dio. Welle forme in del , in dello , esi- mili , che i moderni
hanno affatto abban- donate, la parte del reggimento della prepo- sizione in
qualificata dalle espressioni del- la corte , ec. , e dell’ amor v ec. , è
sottin- tesa. Dunque , in della corte , è un’ ab- breviazione di in compagnia
della corte j e in dell’ amor di Dio è sincopata di in fuoco dell ’ amor di
Dio. Della Preposizione da. Ogni cosa da voi ni è dolce onore. P. Deh , dimmi ,
Amor , se muove . Da te , che donna a fedel servo sia Nemica. Franco Sacchetti
, citato dalla Crusca. Amor , la vaga luce Che muove d(ì begli occhi di costei
, Servo ni 1 ha fatto. B. Cauz. V. La qual via muove dal castello diPralo... e
viene insino alla porta. Crusca. Più che tu non speri , S’appressa un sasso che
dalla gran cerchia Si muove. D. Digitized by Google mG * Così dall imo della
cerchia scogli Movcn. D. Movendo la radice di questa distinzione dalla natura.
Crusca. La preposizione da , pur trasferita nel nostro idioma dalla lingua
celtica , è de- stinata ad indicar un rapporto di partenza o d’allontanamento.
Gli esempli di sopra citati ne sono una prova incontestabile. Ma potendo , come
il più sovente ac- cade , esser sottinteso l’aggettivo che espri- me sì fatto
rapporto , esporransi da noi alcuni esempli in cui questa dissi ha luo- go ,
per insegnare agli studiosi a ravvisa- re , in ogni caso possibile , il
principio unico che abbiamo stabilito e nel mede- simo tempo i mezzi di
ristabilire l’ dissi. 1. Il Dante disse, parlando di Enea , che venne da Troja
\ la ragione , di ac- cordo con gli esempli , ci dimostra che questa frase è
un’ abbreviazione di : che , movendosi da Troja , venne in Italia. 2. Boccaccio
disse : chi da voi non de- sidera (Tesser amato : or , leggendosi nei nostri
classici amar d’ amore , amar per amore , ec., è evidente che la costruzione
piena dell’ esempio di sopra debb’ essere : Digitized by Google 1 7 7 chi non
desidera la fortuna di esser ama- to con amore moventesi da voi. Analizzate del
paro le frasi classiche : amar da padre , cioè ; con amore moven- tesi da padre
$ amar da figliuolo , cioè ; con amore , ec. Pei seguenti esempi, ci limiteremo
a ri- stabilire tra parentesi la parola esprimente T idea di allontanamento
disegnata dalla preposizione da. 3. Che mi disvia ( movendomi ) da tutti gli
altri. P. 4- ( Movendomi ) dalla mia giovanez- za . 13 . 5. Questo è segno (
moventesi ) da Dio. Crusca. 6 . Ristrette ( con forza moventesi') dei vo- leri
... de padri. B. 7 . ( Con volontà mossa ) da me non venni. D. 8 . Andatevene (
nel luogo moventesi ) da lui. B. 9 . In una valle ombrosa ( per V ombra
moventesi ) da molti arbori. B. 10. Essendo in età da ( cui muovesi il tor )
marito. B. 12 Digitized by Google 178 1 1 . Non le rispondo ( cose moventi si )
da medico , ma bensì ( cose moventi si ) da buon amico. Redi. 12. Essa incontrogli
( sino al luogo } da ( cui muovono } tre gradi discese. B. 1 3 . Sono passato (
perii luogo movente } da casa vostra. Crusca. 14. Fatevi ( narratore movendovi
} da ( il } capo. Crusca. 1 5 . La forza di essi dipende ( nella forza movente
} dalla potenza romana. Davanzati. 16. Era biasimato ( con biasimo mo- vente )
da tutti. Crusca. 1 7 . Serrerai bene V uscio da ( cui muove la } via. B. 18.
Aveva una casa (nel luogo movente ) dalle fornaci. Crusca. 19. Io sono
(operante per impulso mo- vente} dalla sua (parte}. Crusca. 20. La torre è
forte ( per forza mo- vente } da sè. Crusca. 21. Divino sguardo da ( cui muove
il} far Vuomo felice. Una chiara pruova della giustezza e della precisione di
sì fatta analisi si contiene nel terzo dei seguenti versi del Petrarca :
Digitized by Google I 79 Pace tranquilla senz alcuno affanno, Simile a quella
che nel cielo eterna , Move dal loro innamorato riso. Della preposizione per.
Questa preposizione che il latino e l’ita- liano idioma han tolto dal greco
poros , che ha generato egualmente la preposizione par francese, e la spagnuola
por , rappre- senta un’ idea generale di traversamento dall’uno all’altro
estremo d’un qualsivoglia spazio. Naturata di questa proprietà ella fu
destinata sin dalla sua nascita ad esser nota del movimento che fassi ,
passando per alcun luogo mezzano tra ’l principio e’1 Pine} e di questa regola
sien gli esempli: Elio passò per l’isola di Lenno. D. Per quella contrada molto
spesso passava . B . Ma sovente accadendo che il rapporto del luogo per cui si
passa , espresso sem- pre dall’aggettivo passante , e dalla prepo- sizione
stessa , sono , l’uno o l’altra , o en- trambi sottintesi, metteremo sotto gli
oc- chi degli apparanti una serie di esempi in cui evvi siffatta elissi , con
le parole re- ★ Digitized by Google i 8 o stituite
tra parentesi , perchè imparino gli allievi a ristabilire da sè stessi cotali
difetti. i. (passando) Ferme si va nella città dolente , Per me si va
nell’eterno dolore , Per me si va tra la perduta gente. D. i. j E venni qui (
passando ) per V in- fernale ambascia. D. 3. Baverina sta come stata ( il tempo
del suo esser tale passando per ) moli anni. D. 4* Sapere una cosa (la scienza
di quella passando ) per prova. Crusca. 5. Tutte le torri di Firenze... alte
(la loro altezza passando per ) cento venti braccia l’una. Crusca. Dietro
questo principio incontestabile dis- se il Dante: per quanto ir posso } il Boc-
caccio : lunga per lo terzo j la Crusca ; per una gittata di pietra. 6 . Quelle
vivande diligentemente appa- recchieranno ? che ( il comandamento pas- sando )
per Paraneno saranno loro ordi- nate. B. 7 . Quel sasso non si potrebbe muovere
( con forza passante ) per cinquanta paia di buoi. Crusca. Digitized by Google
i8i 8. Ella non. ci può , (V effetto passando') per potere che abbia , nuocere.
B. g. Quivi soavemente spose il carco soave ( passando ) per lo scoglio. D. i
o. Io sono ( Tesser mio passando ) per non esser pih. B. 1 1 . Questa donna è
sufficientemente bel- la ( il suo esser bella passando ) per (esser) moglie. Crusca.
12. Credono in Dio ( il loro credere passando ) per parole. Crusca. 1 3 .
Mandare ( alcuno , il motivo di ciò passando ) per ( chiamare ) uno. Cr. 14. Io
ti giuro ( con giuramento pas- sante ) per quello indissolubile amore che 10 ti
porto. B. 1 5 . Sono nominati ( la lor nominanza passando ) per ( essere nel
numero ì dei primi. Crusca. 16. Ci conviene (l'acquisto passando) per molle
tabulazioni sostenere, acquistare 11 reame di Dio. Crusca. 17. Il principio da
cui nasce una qual- sivoglia disposizion d’animo , ha una certa colleganza e
consorterìa con la causa , onde un effetto deriva } e però col principio unico
Digitized by Google i8a da noi stabilito , supplir si puote all’elissi che evvi
ne’ seguenti esempi ed in quanti altri mai addur si potrebbero : Femmina è cosa
mobil per natura. P. E trarrotti di qui per luogo eterno. D. Piaga , per
allentar d'arco , non sana. P. Spero per lei gran tempo Viver, quandi altri mi
terrà per morto. P. Per te poeta fui , per te cristiano. D. Della preposizione con;
Questa preposizione è naturata della virtù d’indicar un rapporto di compagnia ,
ordinariamente espresso dal modificativo giunto o, congiunto , per dar più
forza all’ idea che vuoisi esprimere: È giunta la spada col pastorale. — D. Con
quello giugnendosi. — B. Con amor congiunto. — P. La mia anima si congiugnerà
con la tua. — B. Questo aggiunto ch’esprime il rapporto, esser può sottinteso ,
in virtù dell’origine; di questa stessa preposizione , derivata dal celtico
con, significante unione 9 congiuri- Digitized by Google i83 pimento :
Ragionando ( egli essendo giunto ) con meco , ed io ( essendo giunto ) con lui
— P. Pongasi attenta mente alle seguenti frasi nelle quali abbiano ristabilito
tra parentesi le parole dalla elissi taciute. 1. Sentì parlare molte persone ,
le quali , come egli avvisava , quello andavano a fare che esso ( essendo
giunto ) co' suoi compagni avea già fatto. B. 2 . Essendosi Dioneo , ( giunto')
con gli altri giovani messo a giocare. B. 3. La reina ( essendo giunta ) con le
altre donne ( giunte ) insieme co' giovani^ ( tutti ) a carolar cominciarono.
B. 4- Venendo ( giunto ) teco. D. Delle preposizioni fra o infra , tra o intra.
La preposizione tra , di cui fra non è eh’ una variazione, deriva dal celtico
tra . I latini avean attinta alla medesima sor- gente la stessa preposizione
ira che non è più nsitata se non nei verbi trajicio , traluceo 5 ec. Era e tra
diseguan un’idea Digitized by Google 1 84 di posizione trasversale ; le
composte infra ( ln j ra ) e intra ( in tra ), accennano una idea di più ,
quella d’ interiorità. Non son mica queste parole che espri- mon da sè sole una
tal idea , ma bensì con l’ aiuto d’ un aggiunto generalmente sottinteso , come
fassi aperto dai seguenti esempi , e dai verbi Jraporre e traporre. Così si
sporranno da noi alcuni esempi con questa parola ristabilita tra parentesi,
perchè gli apparanti ravvisino in ogni caso possibile questo principio unico.
1. Un dì ad andare ( per lo luogo stante') fra V isola si mise. — B. 2 . Una
sera ( stante ) fra V altre. — B. 3. {In consiglio formato) fra sè deli -
berarono. — B. 4- ( Nel tempo corrente) fra qui e otto dì. — B. 5. ( In istato
stante ) fra paura e spe- me. — P. 6. ( Nel luogo posto ) fra via. — P. 7* Si
che venne ad imperare ( in tutto il tempo stante ) fra ( lo essere ) solo , e (
lo essere ) accompagnato , ( per ) anni cinquanta sei. — Crusca. Digitized by
Google i 85 8. Quando ( il tempo ) fu un pezzo ( stante ) fra notte. — Crusca.
9. ( Pinto da affetto stante ) fra ( e passante ) per paura e ( stante fra e
pas- sante ) per vergogna ^ fuggiva. — Crusca. 10. Già terra in ( luogo posto')
fra te pietre. — P. 11. (Nel tempo posto) in ( tempo cor- rente ) fra pochi
giorni. — B. 12. Io era (nel luogo stante) tra color che son sospesi. — D. . 1
3 . E in breve , (la roba stante ) ira ciò che v' era non valeva oltre due
cento fiorini. — B. 14. Sarà poi ( nel luogo stante ) tra noi due tutto questo
avere. — Crusca. 1 5 . Essere (nello stato posto) tra'l si e 7 no. — Crusca.
Digitized by Google i86 Spiegazione , analisi ed uso di tutte le parole od
espressioni adoperate nella favella italiana come preposizioni. A Accanto (a
canto ; a il canto) (in luogo confine al canto attenente a). Accosto
(accostato) (in luogo accostato a'). Addosso ( a dosso , a il dosso ) ( in luogo
attenente a il dosso appartenente a ). Adentro ( a dentro , a il luogo dentro )
( nel luogo attenente a il luogo dentro appartenente a , o pure , stante in ).
Anzi (in luogo stante in anzi , guardando al luogo di , guardando a ). Appetto
( a petto ; a il petto ) ( in luogo confine a il petto attenente a ). Appiè ( a
piede , a il piede ) ( in luogo confine a il piede di). Appo ( appressato ) (
in luogo appo al luogo di j appo a ). Appresso ( appressato ) ( in luogo o in
tempo appressato al tempo o al luogo di j appressato a). Attorno (a torno; a il
torno) (nel luogo volgente a il tórno attenente a). Digitized by Google 187
Avanti. Gli elementi di questa forma sono le parole celtiche ab , seguo di
allonta- namento , e ant , donde il latino ante , segno di opposizione. Così
i’amdisi della parola avanti puote essere ( nel luogo movente avanti ,
guardando a j guar- dando al luogo di, guardando al luogo movente da ). La
forma avante per avanti è poetica. C Circa ( in circa , in cerchio ) in luogo
stante nel cerchio dij nel cerchio atte- nente a). Contra. Questa parola
componesi degli elementi con e tra , parole prese dal celtico , e di cui la
prima è un segno d’ opposizione j e’1 secondo ( trach ) , significa verso. Si
dice ancora contro. D Dallato ( da lato j da il lato ) ( movendo da il lato
attenente a ). Dappoi (da poi) ( movendo da il tempo Digitized by Google a 88
corrente poi , e andando a ) — Movendo da il poi , in che ciò fu fatto.
Dattorno ( da torno } da il torno ) ( in misura movente da il torno attenente a
j da il torno di ). Davanti ( da ab ant } vedete avanti ) ( nel luogo movente
da ante , guar- dando a } movendo da o dal luogo di ). Dentro (nel luogo dentro
appartenente a } appartenente al luogo di '. ; movendo da). Questa parola
componesi di tre elementi celtici, di y en , tre. Dietro (di retro) (nel luogo
o nel tempo dietro , guardando a j movendo da ) . Il secondo elemento onde
questa parola componesi è il celtico dre , dietro. Dinanzi (di in anzi) (nel
luogo dinanzi riguardando a j riguardando al luogo di } movendo da ). Di presso
( vedete presso ) nel luogo di luogo presso a ). Di retro o di rietro ( vedete
dietro ( nel luogo di retro riguardando a } moven- do da). La forma primitiva ,
divenuta oggi popo- lare e poetica , è dreto , di cui le se- Digitized by
Google i8 9 guenti , dietro , di dietro , retro , di re- tro , di rieto , di
rietro , drieto , sono altrettante variazioni o alterazioni. Dirimpetto o di
rimpetto (di re in petto) ( nel luogo di rimpetto guardando a j guardando al
luogo di') . La preposi- zione di è il segno di rapporto di qua- lificazione }
la particella re esprime il ripiego dei pensiero da un termine a un altro j im
è un’alterazione di in \ petto nome, è preso qui in un senso figurato.
Dirinconlro o di rincontro. Questa forma esprime la medesima idea che la pre-
cedente } gli elementi che la compon- gono sono di re in con tre } ella può
dunque esser analizzata così : in luogo posto in ispazio di luogo determinato ,
ripiegandosi il pensiero in luogo oppo- sto per traverso. Di verso ( stando in
o movendo da luogo di luogo verso a ) . La parola verso è il latino versus.
Dopo (in tempo o luogo posteriore guar- dando a j guardando al tempo o al luogo
di ). Digitized by Google I 9° E Eccetto ( questo essendo eccetto che è ) . Questa
parola deriva dal latino exceptus , da ex e caplus. Entro. Vedete Dentro. F
Fino ( nel luogo o nel tempo stante in fine appartenente a j contenuto in ; mo-
vendo da ) . Questa parola deriva dal celtico fin o fiin f fine. Fore , finora
, fuore , fuori ( nel luogo o nel tempo stante in fuori , movendo da j movendo
dal luogo o dal tempo di'). Di queste forme igilalmente impie- gate dai nostri
antichi , la prima e la terza son rimaste ai poeti \ e l’ultima è la più usi
tata. Il Dante ha detto pure furi per fuori. L’ origine di questa pa- rola è il
celtico fior , d’ onde il dorico fora , il latino fioris e fioras , e ’1 fran-
cese fors , cangiato in hors. A fronte o alla fronte ( in luogo volto a fronte
, riguardando a ; guardando al Digitized by Google * 9 * luogo di'). Questa
parola fronte , la lati- na frons e la francese front , derivano dal celtico
fron , significante davanti. G Giusta o giusto ( in maniera giusta o in modo
giusto ). Par mi che questa parola sia una sincope di aggiustata , o ag-
giustato , derivata dal celtico ajusta , d’onde il francese ajuster. I.
Incontra 0 incontro ( in con tra ) ( al cam- mino volgente in luogo stante
contro a ). In queste forme , la preposizione in espri- me un’idea di
contrarietà, con , un’idea di unione di forze che agiscon insieme j tra ,
un’idea di traversa. Vedete Contra. Infino ( in fino } in fine ) ( in fine con-
tiguo a $ contiguo al luogo di } mo- vendo da $ contenuto in ). Infiora } in
fuori. Vedete Fare. Innanzi ( in anzi ) in tempo corrente anzi , riguardando a
). Digitized by Google IQ2 J/isino ( in sino \ in fine). Vedete
Infitto. Intorno ( in torno } in il torno ) ( in il torno appartenente a ;
appartenente al luogo di , movendo da. Il nome torno deriva dal celtico lor ,
cerchio. Inverso ( in luogo verso ) ( in luogo ver- so a j verso al luogo di, o
in confronto verso a. Vedete Verso. L. Lontano ( in luogo o in tempo lontano ,
movendo da j riguardando a \ guardando al luogo di ). Lungi ( in luogo stante
lungi , movendo da , riguardando a ). Lungo ( nel luogo stante in luogo lungo ,
guardando a ; guardando al luogo di'). M. Mediante ( essendo mediante questo
che e). N. Nanti. Questa forma non è più in uso , essa era adoperata , al par
che nanzi 5 nel senso di innanzi. Digitized by Google ig3 O. Olirà , olire ( in
luogo stante oltre , guar- dando a j guardando ai confini di ). La prima di
queste forme è più usitata in verso. Presso ( presàato } appressato ) ( in
luogo o in tempo presso a $ presso al tempo o al luogo di ; presso , movendo da
). La parola presso è derivata dal celtico prem, vicino ", d’onde l’antico
francese preme , il più prossimo ; e nelle due lingue , prèmere , deprimere.
Pria o prima ( in ora prima , riguardando al tempo di ). Q. Quanto ( in tanto
volume , in quanto vo- lume, o pure pertanto vedere per quanto è dato a ,
ovvero per tanto arbitrio per quanto io ho ). R. JRimpelto , a ri mp etto , di
rimpetto. Ve- dete Dirimpetto. i3 Digitized by Google 194 Rispetto , a rispetto
, in rispetto , per ri- spetto ( la considerazione passando per il rispetto
riguardante a , o pure ris- guardante al riguardo di'). S. Salvo ( salvato ) (
questo essendo salvalo che è). Sanza. Questa parola che i moderni han cangiata
in senza e di cui la forma pri- mitiva è stata san , deriva dal celtico sy 9
difetto , mancanza. Il latino sine , lo spagnuolo sin e 1 fran- cese sans ,
emergono dalla medesima sorgente. Sino. Vedete insino. Sopra ( in luogo posto
sopra , guardando a \ guardando al luogo di ). Le parole sopra , sovra , su , e
le antiche forme sor , sur , son derivate dal cel- tico swp, d’onde il latino
super. Sotto ( in luogo posto sotto , guardando a } guardando al luogo di ,
ovvero in tempo corrente sotto , riguardando a). Questa parola , e la latina
sub , subtus , Digitized by Google iq5 deriva dal celtico sub. Sovra. Vedete
Sopra. Su. Vedete Sopra. Le forme suvi o suvviy e suso per su , son poetiche.
V. Verso. Vedete Inverso. La forma ver , per verso, è poetica. * Digitized by
Google CAPITOLO X. 196 Degli Avverbi. Senza farci mai scappar di mano il filo
delle nostre idee , eccoci giunti , o giova- netti , alla seconda specie della
classe delle parole invariabili , ed alla prima di quella delle elitticlie ,
cioè agli avverbi , a meno che non vogliansi già riguardare come pa- role
elittiche tutti i verbi aggettivi , per- chè in sè rinserranti il verbo essere
ed un aggiunto. Poscia che l’opera e gli studi de’sommi ingegni ebber alzato il
parlare a un certo grado di perfezionamento , agevol cosa fu a discernere che
resistenza e le qualità , siccome le lor differenze relative , pote- vansi in
altrettante guise modificare, quanti erano gli accidenti loro. Si fu allora che
scorta l’analogìa tra il modo d’essere d’un ente e il luogo e tempo iu che egli
è 9 Digitized by Google *97 cominciossi a dire : cantare in tuono doL ce ,
scrivere in istile elegante j trattare con maniere cortesi } fiero in modo
dolce j venite in questo luogo \ partì nel giorno di ieri. Tal si fa l’origine
di siffatte forme mo- dificanti, e cotale il procedere dell’nmano ingegno ,
sinché , pervenuto il linguaggio al suo colmo di perfezione e di finezza e
avvedutosi l’uomo che, figurandosi i movimenti nostri di fuori , secondo i de-
siri e gli altri affetti che ci affigon dentro, imaginò di rappresentar le
figurazioni ester- ne degli enti per quelle ond’esse han prin- cipio, cioè per
quelle dell’anima j e avendo fatto segno di lei la voce mente , s’ inco- minciò
da prima a far uso delle forme cantare con mente dolce } piangere con mente
pietosa , con mente dolorosa , ec., in cambio delle prime formule : cantar con
tuono dolce j con tuono soave $ pian- gere in atto pietoso j in atto doloroso ,
ec., e da ultimo , alzato il linguaggio al colmo del suo più bel fiore, s’ebbe
in pensiero di ridurre gli anzi detti modi alla massima lor semplicità ,
sottintendendo in prima il Digitized by Google 198 segno del rapporto , e
formando poscia del nome e dell’aggiunto un corpo solo , teneramente ,
dolcemente , fortemente , ec., cioè d* una tenera maniera , d 1 una dolce
maniera , dC una forte maniera , ec. 3Noi abbiam tratto la parola mente dal
celtico ment che significa maniera. I la- tini hanno attinto alla stessa fonte
le for- inole forti mente , inimica mente , ec. E Boccaccio , nella novella
nona della nona giornata , disse : con sana mente , invece di sanamente. Ma non
potendosi tutte le modifica- zioni esprimere in cotal guisa, fu di me- stieri
imaginare un altro modo d’ abbre- viamento , il qual si fu di sottintendere in
altre il nome , in altre la preposizione , in altre il modificativo , in altre
infine ado- perando altri mezzi d’ alterazione , aggiu- gnendo , menomando ,
sostituendo un se- gno in luogo d’ un altro , onde nasce so- vente il non poter
risalire senza fatica all’o- rigine prima e all’ intero costrutto di sif- fatte
maniere 5 quindi le forme semplici oggi , molto , sempre , qui, ec., sostituite
alle composte al di d y oggi j in molta Digitized by Google *99 copia ; in
tempo eterno $ in questo luo- go , ec. Dalle cose sia qui sposte cavar si pos-
sono le seguenti conclusioni , i. che la denominazione d’avverbi non dee far
cre- dere che queste parole naturate furono della proprietà d’accennar solo le
modifi- cazioni dei verbi j giacché modifican so- vente gli aggettivi , ed anco
altri avverbi , come nelle seguenti frasi : un uomo ben fatto $ assai ben fatto
, ec,,* e però parmi che più sarebbe ad essi convenuto il nome di segni o note
di modificazione , anzi che quello d’avverbi. 2 . Gli avverbi come le
preposizioni derivan sempre da un nome o da un aggettivo che è il lor tipo pri-
mitivo. 3. Gli avverbi sono elementi se- condari del discorso e quasi superflui
, per quanto utili essi sieno alla brevità del favellare. Questi segni creati
furono gran tempo dopo l’ invenzione del linguaggio composto di segni
articolati e arbitrari. 5. Non essendo gli avverbi nè nomi nè parole che
direttamente riferisconsi ad un nome in particolare, ma servendo ad espri- mere
una circostanza fissa e determinata della significazione d’un aggettivo o d’un
Digitized by Google 200 verbo , hanno ad essere , siccome sono di fatto in tutte
le lingue , necessariamente indeclinabili. Un avverbio che subirebbe una
variazione , diverrebbe un altro av- verbio , un’ altra parola. 6. Gli avverbi
servono a sporre in modo compendiato le idee che sprimer si dovrebbero mediante
una preposizione e ’1 suo complimento. L’esistenza semplice e la dipendente de-
gli enti modificar puossi relativamente al tempo , al luogo , al modo , alla
qualità, alla quantità , all’ordine, al numero , ec. } quindi la diversità
delle denominazioni apposte agli avverbi e le varie classifica- zioni in che
sono stati parliti. Ora , per esempio , vien appellato avverbio di tem- po }
qui avverbio di luogo. Bene , di mo- do. A bello studio , di qualità. Oltremo-
do , di quantità. Da ultimo , di ordine 5 e così degli altri. Passiamo ora a
sporre la maniera di formar gli avverbi o le espressioni avver- biali , in cui
la parola mente e l’ aggettivo relativo alla modificazione che disegnasi , sono
il complimento d’ una preposizione sottintesa. E caramente accolse a se quell ’
una. P. Digitized by Google 201 In questo esempio il nome mente , ma- niera,
essendo del genere femminile, l’ag- gettivo caro prende la desinenza in a che
conviene a questo genere come si è veduto nel capitolo degli aggettivi.
Soavemente disse ch'io posassi. — D. Qui l’aggettivo soave non subisce alcun
cangiamento , perchè la forma degli ag- giunti terminati in e, conviene
igualmente ad ambi i generi. Quando 1’ aggettivo è terminato per re o per le ,
si tronca l’ ultima vocale per render più aggradevole il suono dell’espres-
sione : Ora per le tue parole maggior- mente il conosco. Bene e leal- mente le
sue cose guidarono. — B. I nostri antichi scrittori non han sempre fatto una
cotal elisione , come rilevar puossi dai seguenti esempi : TJmilemente vi prie-
go. — B. Similemente il mal seme d'Adamo. CATALOGO ALFABETICO Delle parole e
delle espressioni adoperate come avverbi. Analisi delle medesime. Queste parole
e queste espressioni' si sporranno per noi in due sezioni separa- te }
parleremo nella prima delle parole ge- neralmente chiamate avverbi, e delle
espres- sioni che , sebben composte di più paro- le , scrivonsi in una sola 5 e
nella secon- da , si sporranno le espressioni avverbiali formate col concorso
delle preposizioni di , a , da , ec. Evvi un gran numero di sì fatte parole che
appellansi , or preposizio- ni , or avverbi , ciò che ripugna alla ua- tura
delle cose ed esser debbe un grande ostacolo ai progressi della scienza. Noi
ab- biam rimediato a questo disordine collo- cando le parole in quella delle
due classi che natura ha lor assegnata. A. Adagio ( ad agio ) ( in modo simile
ad agiato passo}. Digitized by Google 2o3 Adesso ( ad esso ) ( in tempo
attenente ad esso tempo ). Addoppio o a doppio ( in modo simile a corpo doppio
, cioè doppiato ). Affatto ( a fatto ) ( in modo simile a atto fatto ). Allora
(a la ora) {in tempo contiguo a quella ora'). Allor fu la paura un poco queta.
— D. Allotta per allora è voce poetica. Almanco ( a il manco) ( all'atto o al
vo- lume manco a comparazione ec. ) Almeno (a il meno). Questa espressione » è
la medesima che la precedente e si analizza del paro. Alquanto ( alcun tanto )
( alcun volume o tempo tanto quanto egli sia). E se questo mio ben durasse
alquan- to. P. Alto ( in luogo alto o in tuono allo ). — Gridavan sì alto. — D.
Evvi un gran numero di espressioni av- verbiali composte d’ una preposizione ,
d’un nome e d’un aggettivo, nelle quali l’elissi sopprime i due primi elementi.
Tali sono le seguenti , rimenate all’ or- Digitized by Google 204 dine della
costruzione diretta per servir di modello ad ogni altra forma della sorte.
Aperto ( in modo aperto ) ; asso- luto ( in modo assoluto ) j basso ( in luogo
basso o in tuono ) j breve ( in discorso breve) ; caro ( per prezzo ca- ro ) ;
continuo ( in tempo continuo ) 5 eterno ( in tempo eterno ) , ec. Altramente (
altra mente ) ( con mente altra ). Le forme altramenti e altrimenti , sono
variazioni della prima forma. Altresì ( altro si) ( con altro atto fatto si
come questo o quello ). Altrettale ( altro tale ) ( in un altro modo tale ,
quale . . . ). Altrettanto ( altro tanto ) ( un altro volu- me o atto tanto
quanto è questo o quello ). Altrieri (altro ieri) ( in lo altro ieri). Altronde
( altro onde ) ( in altro onde ). Altrove (altro ove) ( in altro ove). Anche ,
anco , ancora ( a o in questa o quella ora ). Più vago di veder eh ’ io non
fossi anco. P. Digitized by Googli 205 Ancoi , voce poetica (a o in questo
oggi). Appena o a pena ( in modo simile a pena). Appieno ( a pieno ) ( in modo
simile a luogo pieno ). T non posso ritrar di tutti appieno. D . Appunto ( a
punto ) ( in modo simile a punto accostato a punto ). Assai ( a sazietà , molto
). Avaccio (in modo avacciato ), prontamente. Avale ( a eguale ) ( a tempo
eguale al presente ). B. Bene , benissimo. Bensì ( bene sì ) ( il fatto sta
bene ( ve- ramente ) sì come io dico ). Boccone o bocconi. C. Ci (in questo
luogo). Colà ( in quel luogo o tempo ). Vuoisi così colà dove si puote Ciò che
si vuole. — D. Colaggià o colaggiuso (colà giù o giuso) ( in quel luogo stante
in luogo basso). Colassù o colassuso ( colà su o suso ) ( in quel luogo stante
in luogo alto ). Digitized by Google 2o6 Come (con o in che maniera , ovvero in
quella maniera che ). Contrattempo (coatra tempo) (in tempo stante contra a
tempo opportuno ). Cosi ( co sì ) (così . . . . come dico , come dissi , ec. )
Costà (in cotesto luogo). Costaggiù (costà giù) (in cotesto luogo stante in
giù). Costassù ( costà su ) ( in cotesto luogo stante in su ). Costì (in
cotesto luogo). Costinci (da cotesto luogo ). — Ditel costinci , se non, Varco
tiro . — D. Cotale (cotale) (con tale atto , quale). Cotanto ( co tanto ) ( con
o in tanto vo- lume in quanto ....). Cotanto V esser vinto gli dispiacque ! P .
D. Daddovero ( da vero , da vero ) ( dico , o dice .. . cose moventi da fatto
vero ). Dimane o dimani ( nel giorno di il se- guente mane , cioè mattina).
Quando fui desto innanzi la dimane , Digitized by Googli 207 Pianger senti' fra
'l sonno i miei figliuoli Ch' erano meco , e dimandar del pane. D. Dimanisera (
nel giorno di dimani nella sera ). Domattina ( domane nella mattina ). Dove (
nel luogo nel quale ). Dovunque ( dove unque ) ( in ogni luogo io che mai ). E.
Ecco ( vedi } vedete j odi , udite'). Essempigrazia o esempligrazia (per gra-
zia d ' esempio ). Eziamdìo o eziandìo (anche Dio volente ). F. Finora (fino a
o da quest' ora). Fiore ( per quanto è picchia qualsivoglia particella che
sia). Forse ( ciò è in forse ). G. Già ( in tempo passato } in tempo pre- sente
). Giammai ( già mai ) ( in alcun tempo
mai ) . Giu o giuso ( in o nel luogo stante in lasso luogo ). Gli (in quel
luogo'). ( Gnaffe ( in mia fè ). Guari. Credo che questa parola , sì che la
francese corrispondente , guères , de- rivino dal celtico gerr , picciolo j
d’onde il latino gerrae , bagattelle. I. Jersera (ieri sera) (in ieri nella
sera). Immediate ( senza mezzo ; senza mettere tempo in mezzo). Imprima o in
prima (in ora prima). Indarno ( in vano $ in luogo vano ). Indi (da o per quel
luogo). Ìndiritta ( in diritta ) (in via non diritta ). Questa forma non è più
in uso. Insembra o insembre (insieme). Voci an- tiche. Insieme. Questa parola ,
sì che la latina simul , e la francese ensemble , deriva- no dal celtico eng ,
folla , e syml , adu- nato. Digitized by Google • 209 Intanto (in tanto tempo,
in quanto....) Intrafatto ( in modo interamente fatto'). Jntrocque ( intra hoc
) ( intra questo tem- po ). Forma oggi inusitata. Invano ( in luogo vano ),.
Issa ( in questa stessa ora). Voce poetica. Issofatto^ in ipso facto) («e/
fatto stesso). Ita (ita est) ( così è, si). Questa parola è poetica. Ivi (in
quel luogo). L. Là ( in quel luogo ). — Pon mente se di là mi vedesti unque. —
D. Laci (in quel luogo). Forma poetica com- posta di là e ci. Laggiù ( là giù )
( in quel luogo stante in giù ). Lassù (là su) (in quel luogo stante in su). Li
(in quel luogo ). Liei. È la stessa parola li , cui i poeti han giunto , per la
rima , ci. Linci (da quel luogo). *4 Digitized by Google 210 M. Madesì ( mio
Dio sì). Le forme madie . e madiò ( mio Dio ) , siccome la prece- dente ,
appartengono al dialetto toscano. Muffe ( per mia fé). Mainò ( mio Dio , no ).
Maisi ( mio Dio si). Male ( in modo malo o per mio male). Malgrado ( con malo
grado). Manco ( in grado $ in peso j in volume mancato ). Massime ( in modo
sommo). Maunque ( mai , mai \ mai in nessun tempo). Voce non più in uso.
Mediate ( con mezzo } con termine mez- zano ). Meglio ( in qualità migliore a
compara- zione dì ). Meno ( in quantità minore a compara- zione di). Mica ( per
quanto è piccìola una mica). Mo ( in questo momento). Molto ( in quantità
grande). Digitized by Google ili N. No ( voglio negativamente. — ) Non. O. Oggi
(in questo oggi j in questo tempo ). Oggidì , oggigiorno ( oggi m questo di ;
oggi in questo giorno'). Oggimai ( oggi mai ) movendo da oggi e andando in
mai). Ognindi ( in ogni di ). Ognora (ogni ora) ( in ogni ora). Ornai , ormai ,
oramai ( movendo da que- sta ora e andando in mai). Onde ( nel luogo in che o
da che o per che ). Ondunque ( onde unque ) ( in ogni luogo per lo quale mai).
Ora ( in questa ora). Orinci ( in luoghi da qui lontani ). Ove (i'w o nel luogo
nel quale). Ovunque (ove unque) (in ogni ove mai). * Digitized by Google 212 P.
Pai te ( in quella stessa parte di tempo ). Peggio ( pia male a comparazione
di...') Più ( in quantità più grande a compara- zione di...). Poco (in volume
poco). Posdomane , posdomani (post , cioè poi , movendo da domane o dimani).
Punto (per quanto è picciolo un punto). Q. Qua ( in questo luogo ). Questa voce
di- segna un luogo men circoscritto di qui. Quaggiù ( in questo luogo stante in
bas- so). — Venni quaggiù del mio beato scanno. — D. Qualora ( qual ora ) ( in
ora tale in ora (in volta tale in quale volta). Quando ( latino : qua in die }
il giorno o il tempo in che ). Quandunque ( quando unque ) ( in ogni quando mai
). Quasi. Questa parola viene dal celtico casi. quale ). Qualvolta Quassù ( qua
su ) ( in questo luogo stante in su ). Qui ( in questo luogo'). Quicentro (
quivi entro ) ( in questo luo- go entro ). Quid ( in questo luogo). La
particella ci è aggiunta alla forma qui per licenza poetica. Quinci (da o per
questo luogo ). Quiritta ( in questo luogo per via ritta). Quindi (da o per o
in quel luogo). Quinoltre o quindi oltre (movendo da qui e andando oltre).
Quivi ( in quel luogo ). Quiviritta ( quivi per via ritta ). R. Repente (in
atto repente ). S. Sempre (senza fine). Questa voce risulta da due parole
celtiche, chemp , o semp y senza , e ar , ed in composizione er, fine. SI (il
fatto sta si , come io dico ; come tu dici ). Digitized by Google ai4 Si (si,
come io dico , tu dici...). SI ( in modo fatto si , come conviene es- sere per
questo che è .. .). Con quest’ analisi , ciascuno può ridurre a un principio
unico i quaranta signifi- cati differenti che si attribuiscono alla particella
si. Sipa (sì), forma del dialetto bolognese, adoperata dal Dante nel i8.° canto
del- F Inferito , nel senso di si. Sossopra o sottosopra o sozzopra (la parte
di sotto stando nel luogo di sopra ). Sovente (in tempo sovente). Supino ( in
alto supino ). — Supin ricad- de , e più non parve fuora. — D. T. Talora ( in
ora tale in quale ora ciò av- viene ). Talvolta ( in volta tale in quale volta
ciò avviene ). Tampoco (tanto poco quanto poco si vo- glia ). Tanto ( in tanto
volume in quanto volu- me . . .). Tanto sio ( tanto tosto quanto tosto è pos-
sibile ). Tardi ( in tempo tardo'). Teste ( in questa ora presente o passata o
futura ). Tosto ( in modo tosto). Trabene poltra bene). Troppo (in truppa).
Trovasi l’ origine di questo vocabolo nel celtico tropa , truppa. Tuttavìa ( in
tutta via ). Tuttavolta ( in tutta volta ). Tuttora o tutC ora o tuttore ( in
tutta ora , in tutte ore ). U. XJguanno o unguanno (per o in questo anno ).
Urnbè ! ( ora bene ). U adunque (da onde unque). TJnqua o unque ( mai in alcun tempo
). Pon mente se di là mi vedesti unque. D. Unquanche o unquanco ( unque anche ,
unque anco ) ( mai insino a questa ora. Queste , e le due precedenti , son voci
poetiche. Unque mai (mai, mai). V. Vi (
ivi in quel luogo). Volentieri o volontieri ( con animo vo- lente ). Delle
espressioni avverbiali formate per mezzo delle preposizioni di , a , da , in ,
ec. Queste espressioni che sono una delle sorgenti della prodigiosa ricchezza
della nostra lingua , sono del paro una delle principali difficoltà per gli
apparanti l’ ita- lica favella. Epperò noi ci faremo a sporre ai discenti un
mezzo sicuro di sommettere al nostro metodo analitico sì fatte espres- sioni
quasi senza novero , operazione dello spirito senza la quale impossibil cosa è
comprenderne esattamente la forma e la significazione. Pongano ben mente gli
stu- diami a questa parte affatto nuova della nostra grammatica , alla quale ci
lusinghia- mo sarà fallo, da coloro a cui l’altrui sa- pere non fa ùggia ,
assai grata accoglienza. Digitized by Google I. 217 Di (in maniera ) Di
brigata. „ {per modo) Di caso. ( nel luogo) D'intorno ( di luogo stan- te in
torno ). ( nel luogo) Di là. ( in modo) Di buona voglia). (in spazio) Di corto
{tempo). S nel tratto ) Del continuo { tempo ). con passo) Di pari {passo).
Fassi aperto dai precedenti esempi che ogni espressione avverbiale formata
della preposizione di , e d’ una o di più paro- le , altro non è che la parte
qualificativa d’ un nome e d’ una preposizione cui l’e- lissi sotti nteude
sempre. Il nome sottin- teso non puote esser indicato che dal sen- so del nome
espresso, e ’1 verbo dall’e- spressione avverbiale modificato, può solo farci
trovare la preposizione di cui il nome elittico è il complimento. Digitized by
Google ( movendo dal giorno') D' oggi ( andan- do in poi). ( in tempo ) Di bel
mezzo di. ( movendo da stato ) Di bene ( essere , andando ) in meglio ( essere
). ( movendo da un termine ) Di tempo ( andando ) in ( altro ) tempo. Vedesi ad
evidenza da quest’analisi che se una delle espressioni di cui abbiam par- lato
sia seguita da un nome, complimento della preposizione in , questa formula è il
termine della parola andando , dalla elissi sottintesa. I. ( in modo
appartenente) A bocca. ( in compagnie simili ) A branchi. - ( in modo eguale )
A briglia sciolta. ( in quantità simile) A bizzeffe. (co» intaglio
appartenente) A bulino, (in tempo conveniente) A buona sta- gione ). ( per
prezzo eguale) A buon mercato. ( in tuono eguale ) Ad alta voce. ( per cammino
verso) A destra (mano). Digitized by Google 219 (con animo inteso') A diletto.
(in luogo appartenente) Ad imo ( luogo ). (in tempo appartenente ) Ad uri ora.
( con caratteri simili ) A lettere maiu- scole. \ . \ ‘ ( in luogo verso ) Allo
( luogo stante ) in giù. La preposizione a disegna il termine a cui tende V
essere o la cosa \ questa ten- denza do vrebb’ esser espressa da un agget- tivo
che , in cotali espressioni avverbiali , è sempre sottinteso. Questo aggettivo^
è sempre uno di quei che reintegrati abbia- mo nelle precedenti frasi j cioè
apparte- nente j simile y eguale y conveniente j vol- gente j verso. a. >
(in maniera simile) A brano (presso) a brano. ( in tempo confine ) Ad ora (
seguen- te ) ad ora. (in luogo presso) A terra (presso) a terra . In queste
espressioni avverbiali : ad ora ad ora , a terra a terra , ed altre simili ,
evvi una doppia elissi che reintegrar deesi nella guisa stessa delle forme
semplici. Digitized by Google aao 3 . Mangiare ( in modo simile ) a ( modo che
) crepa ( il ) corpo. ( in modo simile ) A ( modo che') fiacca ( il ) collo. È
sempre il medesimo principio $ al- leghiamo questi esempli per far vedere come
empier debbansi le elÌ6Si ueile espres- sioni in cui entra un verbo. 4 . ( in
proporzione eguale ) Ad assai ( quantità ). Se T espressione avverbiale
compongasi della preposizione a e d’un avverbio o d’un aggettivo , questo
determina o qualifica un nome sottinteso. 5 . (in modo simile) A fine forza
(forzata). Quest’esempio è destinato a dimostrarci un errore generalmente
sparso , che in sì Digitized by Google 221 fatta espressione la parola forza
sia no- me , mentre è aggiunto. 6 . ( nello spazio appartenente ) Al (luogo) di
fuori. L’ articolo legato alla preposizione a determina con l’aiuto dell’espressione
qua- lificativa di fuori , o simile , il nome luogo od ogni altro nome relativo
alle cir- costanze e che è sempre sottinteso. Se , in- vece della preposizione
di , siavi ogn’ al- tra preposizione , supplir deesi la parola eh’ esprime il
rapporto , di cui la preposi- zione è il segno j come per esempio nella f orma
alla per fine , eh’ è sincopata di giunto alla parte passante per fine. 1 . Da
( in luogo movente ) Da banda. ( in luogo movente) Da (luogo) alto. ( in luogo
movente) Da lunga (via). Digitized by Google 222 ( in prezzo movente ) Da meno
( va- lore a comparazione di ... ). ( movendo ) Dalla ( via ) lontana. ( in
luogo movente ) Dalla ( parte stante ) lungi. La preposizione da disegna il
termine della partenza espresso dall’aggettivo mo- vente , sempre sottinteso in
siffatte espres- sioni avverbiali ; questa parola è adunque in esse il primo
mobile dietro il quale tutte le altre voci offronsi naturalmente da sè stesse
al pensiero* 2 . ( movendo ) Da ( una ) banda ( an- dando fino ) a ( l'altra )
banda. ( movendo ) Da ( luogo passante ) per lutto ( luogo ) . ( movendo ) Da
indi ( vegnendo ) in qua. Se una di queste espressioni avverbiali sia seguita
da una preposizione con un complimento, il discente restituir dee l’ag- gettivo
esprimente il /apporto di cui la preposizione è il segno. Digitized by Google
223 f. In In ( luogo ) allo. In ( tempo ) breve. Per reintegrar Pelissi in
queste, espres- sioni avverbiali , basta sapere ch’ogni ag- gettivo suppone un
nome cui qualifica ed a cui si raffibbia come la qualitate alla sostanza. 2 . (
nel luogo stante ) In ( luogo posto ) là. ( nel luogo stante ) In ( luogo
posto') oltre. Nelle espressioni avverbiali composte d’ una preposizione e d’
un avverbio, av- verta bene lo stu diante che l’avverbio mo- difica sempre il
suo aggettivo sottinteso che fa parte del complimento della pre- posizione , sì
come nei due precedenti e- sempi. aa4 1.
Per ( V azione passando ) Per costà. ( la dimostrazione passando ) Per e-
sempio. ( l’azione passando ) Per ( luogo ) di- retto. ( l’ azione passando )
Per forza. In ogni espressione avverbiale composta della preposizione per e
cl’una o più altre parole , la elissi sottintende sempre 1’ ag- gettivo
esprimente l’idea del rapporto on- de la preposizione per disegna il termine. *
, \ 2 . ( il desiderio passando ) Per ( tempo appartenente ) al presente (
tempo ). Se la prima parte dell’ espressione av- verbiale sia seguita dalla
preposizione a col suo complimento , fa di mestiere so- stituire , sì nell’ una
che nell’altra , 1’ ag- gettivo che può solo esprimere il rapporto di cui la
preposizione non fa che indicare il termine. Digitized by Google 3. ( il motivo
dell' azione passando ) Per ( lo adoperarla ) in casa. Dassi l’ analisi di
quest’espressione, Per- chè si è creduta una spezie d’irregolarità di cui
impossibil cosa era render ragione. Delle espressioni avverbiali che forman
classe a parie. Già ( lungo ) tempo ( è passato ). Infine ( in fine ) ( movente
) da sera. Injìn ( movente ) da ( questa ) ora. Viva son io , e tu sei morto
ancora , Diss' ella , e sarai sempre injìn che giunga Per levarti di terra l'
ultirn ora. P. Injino ( in fine ) ( appartenente ) a ( questa ) ora. Injino (
appartenente ) allora (a quella ora ). Là ( in quel tempo ) intorno ( in tor-
no )• (in ) L' altrieri. ( con ) Armata mano. i5 ( in ) Ogni ora. ( in modo stante ) Oltra (al
) modo ( convenevole ). Più che tanto ( quanto basta ). ( il tempo scorso da
quell' ora alla pre- sente ) Poco ( tempo ) fa. Poco ( tempo ) stante ( fra V
uno e V altro fatto ). ( come) Punto (passante) per punto. ( movendo ) Quindi (
andando ) a pochi di. Quivi ( in quel lnogo ) medesimo . Quivi ( in quel luogo
) ( posto in ) su. Quivi ( andando ) oltre. ( in ) Tutte le più ( spesse in
nume- ro ) volte. ( movendo ) Indi ( andando ) a po- chi di. Delle Congiunzioni
o Interiezioni congiuntive. Le differenti spezie di parole che so- nosi fino ad
ora da noi considerale , sono gli elementi o le parti integranti delle pro-
posizioni , ed esse vi entrano più o men necessariamente, a ragione della natura
pro- pria di ciascuna e dei differenti bisogni dell’ enunciazione. Non avviene
lo stesso delle congiunzio- ni. Esse sono, al certo , elementi dell’o- razione
, giacché son parti utilissime nei nostri discorsi, ma non sono elementi delie
proposizioni } esse servono solamente a legarle le une alle altre. Tal è di
fatto , o giovanetti , il carat- tere distintivo di questi segui della fa-
vella che congiunzioni addimandansi : es- se ordinate sono a legare una con
altra proposizione \ ed errano coloro che fansi a credere che le congiunzioni
legar pos- sono pur anco una con altra parola, men- tre sempre due sentenze
realmente con- giungono. E in vero, quando dico: Demostene e Cicerone furori
eloquenti , io dico in realtà Demostene fu eloquente , e Cicerone fu eloquente
: od in altri termini , Demo- stene fu eloquente , a ciò aggiungo che Cicerone
fu eloquente. Del paro , quando dico ; questo prin- cipio è cero o falso , è
come se io di- cessi , questo principio è vero o questo principio è falso : e
traducendo o, si ha, questo principio è vero a una condizione la quale è , che
non si possa dire che questo principio è falso. La congiunzione o , esprime
realmente tutto ciò che ve- desi in carattere corsivo , tra queste due proposizioni
, questo principio è vero , questo principio è falso \ e così ella ap- picca
l’una con l’altra. Dir puossi altrettanto delle congiunzio- ni che adopera nsi
nell’ interrogare \ co- mechè non paiano da prima due propo- Digitized by Googl
229 sizioni congiugnere , perchè la prima è soppressa. In effetti , nelle
formule; co- me siete voi entrato? perchè siete voi sor- tito ? esprimo
realmente queste idee , io domando come voi siete entrato j io do- mando perchè
voi siete sortilo. E svilup- pando il sentimento delle congiunzioni , risulta :
io domando una cosa la quale è la maniera onde voi siete entrato. Io do- mando
una cosa la quale è la ragione per la quale voi siete sortito. Le con-
giunzioni come e perchè collegano in real- tà le proposizioni sottintese, io
domando , con le proposizioni espresse, voi siete en- trato , voi siete
sortito. Dai soprascritti esempli adunque evi- dentemente conoscesi che questi
segni so- no , è vero , un elemeuto del discorso , ma non precisamente un
elemento d* una proposizione in particolare } esse son pa- role elittiche , ma
differenti da tutte le al- tre } elle hannosi a riguardare qual for- inola
compendiata d’ una intiera proposi- zione , il cui senso relativo e imperfetto
s’appicca alla proposizione che le precede, e perdesi in quella che le segue e
in lor si confonde. Digitized by Google a3o La voce che dalla cui virtù ricevon
tutte le altre e nome e proprietà di congiun- zioni , è propriamente la
congiunzione u- nica, la congiunzione per eccellenza. Essa deriva dal primitivo
qhe o quhè, che signi- ficava legame , cordone , possanza unitiva. Imperò , chi
non considera delle cose la material forma, manifestamente può vedere che la
congiunzione che non è altro che l’ aggettivo congiuntivo , di cui a suo luogo
ragionossi, il quale, adoperato siccome con- giunzione , è il nesso che due
proposizio- ni fra loro collega. Quando dico , per e- sempio : voglio che siate
buono , è lo stes- so che: voglio una cosa , la quale è , siate buono.
Estimiamo affatto superfluo produr qui altri esempli a provar tal vero. Nel
seguen- te catalogo si sporranno , all’ uopo , trenta frasi. Quindi non
dobbiamo maravigliarci delle tante inutili distinzioni fatte di questo se- gno
, nè dei tanti e sì diversi nomi im- posti alle congiunzioni , appellandole,
al- tre causali , altre copulative , condiziona- li , sospensive , dubitative ,
negative , ag- Digltized by Google a3i giuntile, elettive , conclusive ,
dichiarati- ve , diminutive , ec. Perchè le vane appellazioni dall’ errore e
dall’ignoranza prodotte non ci abbaglino, imprendiamo or a disaminare tutte le
for- mule , che a dritto o a torto congiunzioni addimandansi , procurando di
far apparare il vero uficio e ’l valor proprio di ciasche- duna. Catalogo
alfabetico ed analisi di tutte le parole e frasi adoperate come • congiunzioni.
A. Acciò ( a ciò ) ( con animo inteso a ciò che è, ec. ). Acciocché ( a ciò che
). Abbenchè ( a bene che ). Affinchè o affinechè ( a fine che ) ( con animo
inteso a un fine che è, ec.). Ancora che o ancor che ( a questa ora avvenendo
una cosa che è , ec.). Ancora quando ( in quella ora nella quale avviene che ).
Anzi che ( in tempo anteriore , guardando al tempo in che avverrà che ).
Digltized by Google a3a Appresso che ( a presso che ) ( [in tempo contiguo a
tempo presso a quello in che )< Atteso che ( a questo essendo V animo at-
teso che è ). Avanti che (in ora movente avanti , mo- vendo da quella in che
avverrà che ). Avvegna che ( la sorte volendo che av- vegna questo che è ).
Avvegnadio che ( Dio volendo che avven- ga ciò che fa che ). B. Benché o
heneche ( bene che ) ( natura volendo bene questo che fa che ). C. Caso che (
il caso volendo che ). 1. Che. — Pensa ( una cosa ) che ( è ) 9 chi sè non ama
, al mondo niuna cosa possiede. B. Fiammetta. 2. Per Dio pregandolo ( per
questa cosa') che ( è ) , se per la salute d 1 Aldobran- dino era venuto , (
pregandolo , dico , per questa cosa ) eh' (è) egli s 'avac- ci asse ). B. 3.
Seco deliberarono ( questa deliberazio- ne ) che (è ) , come prima tempo si
vedessero ( la deliberazione') di rubar- lo. B. 4. Non aveva Coste ( altro
luogo movendo da uno ) che ( era ) una cameretta as- sai piccola. B. 5. Regnò
anni trenta sette {in) che ( an- ni fu in parte ) re de' Romani , e ( in ) eh'
( anni fu in parte ) imperadore. Crusca. 6 . ( Io desidero una cosa ) che ( è )
ma- ladetta sia l' ora ( in ) che io prima , la vidi. B. 7 . Al papa andava (
con desiderio inteso a questo fine ) che ( è ) , mi maritas- se. B. 8 . ( Io ti
domando la cagione per) che ( cagione) non rispondi , reo uomo? B. 9 . Dillo
sicuramente ( per questa ragio- ne ) eh' ( è ) io ti prometto di pregare Dio
per te. B. • io. ( lo consento che) avvegna ( quello ) che può ( avvenire ). B.
Digitized by Google 234 11. E non riposò mai ( in fino all ’ ora in') ch'egli
ebbe ritrovato Biondello. B. 12. JSon vollero tornare indietro ( secon- dando
il desio che fece ) che andassero alla battaglia. Crusca. 1 3 . Non appartiene
dunque a voi che ( la perversità vostra fa che ) siate maggiori peccatori , di
riprendere li minori. Cr. 14. La quale della persona gli parea (in ) che ( era
) la giovinetta la quale uvea proposto di sposare. B. 1 5 . Io non so da me
medesimo vedere che ( potenza ) piu in questo si pec- chi y o la natura .... o
la fortura. B. 16. Per partito avea preso ( questo par- tilo ) che ( è ) , se
ella a lui tornasse ( la risoluzione ) di fare altra rispo- sta. B. 1 7. La
donna contenta molto si dispose a voler tentare come quello ( atto ) po- tesse
osservare , il che ( atto ) promesso avea. B. 18. (di) che la seconda morte
ciascun grida. D. ig. Avea otto anni (di) che (anni) li quattro era stalo
ritropico. Crusca. Digitized by Google a 35 20. Tira uno aglio , tirane due , e
potè assai tirarne , ( non avvenne ) che tro- vasse il capo a ni uno. Crusca. 2
1 . Ed io son un di que * ( a ) che ’l pian- ger giova. P. 22. Non ristette mai
il cavallo ( infino al momento in ) che giunse. Crusca. 23 . Questo avvien (
per ) che io son rin- giovenito Crusca. 24. Non avendo ( cosa alcuna ) cAe pre-
stamente potesse dare. Crusca. 25 . Come mi potrò io partire da costoro ( senza
) che il cuore non mi si schian- ti ? Cr. 26. Portavasi ciascuno alcuna cosa
che ( potesse ) mangiare. Crusca. 27. Dove ha maggiori maestri .... ( a
comparazione di quelli ) che son qui. B. 28. Nel quale non è via ( per ) che
gente ci passi. Crusca. 29. Tanto ( sforzo ) seppe fare ( quanto sforzo fu
necessario a produrre questo effetto ) che (è) la giovane cominciò non meno ad
amar lui , che egli amasse lei. B. 3 0. Io mi credo ben far si ( il fare è necessano
come per produrre questo ef- fetto ) che ( è ) fatto mi verrà di dor- mirvi. B.
Cioè ( ciò è ) ( ciò che io dico è ). Come che ( in ogni modo in che la sorte
vuole che ). Comunque ( come unque ) ( in che modo mai avverrà che ). Con ciò
era cosa che ( la ragione pre- mendo con ciò che era questa cosa che è , la
sorte volle che ). Con ciò fosse cosa che ( la ragione pre- mendo con ciò , la
sorte volle che fosse una cosa che è , fortuna volle che ). Con ciò sia o sie
cosa che ( la ragione premendo con ciò , natura vuole che sia una cosa che fa
che ). Con lutto o con tutto che ( la ragione premendo con tutto questo che fa
che ). Con tutto ciò ( V opposizione premendo con tutto ciò che fa che ). Con
tutto sia ciò che ( la natura oppo- nendosi con tutto questo che è , ella vuole
che .ciò sia , che fa ). Digitized by Google a37 D Da che ( altri movendosi da
una cosa che è ). Da poi o da poi che ( movendo da un riflesso posto poi , che
è ). Dato o dato che ( questo essendo dato che è). Davanti che ( movendo in
tempo corrente davanti , guardando all ’ ora in che conviene che ). Di che (
per cagione di che atto ). Di maniera che (m maniera di maniera che fa che ) .
Analizzate del paro Di modo che. Dinanzi che ( nel tempo corrente in tem- po
dinanzi al tempo in che conviene che'). Di poi che ( nel tempo scorso in tempo
di poi , guardando al tempo in che ). Di presente che ( nel tempo di tempo
presente a quello in che ). Di sorta che o di sorte che ( la cosa es- sendo
cosa di questa sorte , una cosa avviene che è). Donde che ( movendo da onde
fortuna vuole che). Digìtized by Google a38 Donduiique ( donde unqne ) (
movendo da onde mai fortuna vuole che ciò sia ) . Dove o dove che ( in ogni
dove in che la sorte farà che ). Dunque (Jdal detto a questa ora seguita che).
E Ecco che ( ora io pongo innanzi questo supposto che è, la fortuna vorrà che).
F Fin a tanto che o fino a tanto ( fino a tanto tempo , quanto sarà quello in
che avverrà che ). Finche ( fino al momento in che avverrà che ). Forse che
(Jòrse avviene una cosa che è). G Giacché ( già che ) ( già avvenendo una cosa
che è). Digitized by Google 23g I Il di che ( considerando il successo di
questo fatto che è detto ). Il perche (considerando V effetto passante per che
fatto ). Imperché ( im o in per che ) intendendo in lo effetto passante per
questo che e). Questa forma non è più in uso. lmperciò (in per ciò) (
intendendo in lo effetto passante per ciò che detto è ) . Imperciocché ( in per
ciò che ) ( inten- dendo in lo effetto passante per ciò che detto è ). Imperiaqual
cosa ( in per la quale cosa ) ( intendendo in lo effetto passante per la quale
cosa , avvenne una cosa che è). Imperò (in però) (la cagione pontando in lo
effetto passante per ciò ). Imperocché (intendendo in lo effetto pas- sante per
ciò che è ). Infinaltanto j infinoattanlo j infintanto 5 . infinaltanto che ;
infino a tanto che ; infine a tanto che (in fine dell'ora at- tenente a tanto
tempo , quanto tempo dee passare prima chef Digitized by Google 2/j.O Jnfinchè
5 infine che , infino che ( giu- gnendo in tempo stante in fine atte- nente
all'ora in che'). Jnfin tanto } infin tanto che. Vedete in- fi natlanto che. In
mentre $ in mentre che {in quel men- tre in che). Innanzi che ( in tempo
corrente innanzi , guardando al tempo in che conviene che ). In quanto 5 in
quanto che ( in tanto ri- guardo , in quanto riguardo è questo che è). Insin a
tanto j in sino a tanto } insin a tanto che ; insino a tanto che. Vedete le
forme Infinattanto , ec. Insino che. Vedete Infnchè , ec. Insin tanto $ insin
tanto che. Vedete In - fi natlanto , ec. Intanto che ( in tanto tempo in quanto
tempo sarà quello in che ). Intanto come ( in tanto e così fatto spa- zio in
quanto e come fatto spazio). Digitized by Google L 241 Là dove o laddove (m
ogni luogo in cui avverrà che ). Là onde ( la mente fissandosi in quel luogo ,
vede nascere da quel luogo una cosa che è ) . M Ma. Questa particella , in
virtù della sua origine , esprime a un tempo un’ idea d’opposizione, ed un’idea
di eccesso nel termine in vista. Essa dunque significa, io oppongo un maggior
riguardo che è. Ma' che. Dal celtico mai , grande , son derivati l’ italiano
mai o ma , adoperati nel senso di più j il latino magis ; il mais della lingua
provenzale e dell’an- tico francese, e lo spagnuolo mas. Mentre o mentre che.
Vedete In mentre . N Nè (e non ). I nostri antichi scrittori han- no adoperato
questa particella nel senso delia semplice congiunzione e. Non che ( non dico
che). Nondimanco ( non di manco ) ( non per una dramma di manco peso a compa-
razione di quello che è ). Nondimeno ( non di meno ) ( non per una dramma di
meno peso, ec. ). Niente dimanco ( in niente di manco pe- so , ec. ). Niente
dimeno ( in niente di meno pe- so , ec. ). Non ostante che ( questo non ostante
che è). Nulla manco (in nulla cosa manco, ec. ). Nulla dimeno ( in nulla cosa
di meno peso , ec. ). O O (pongo questa alternativa che è). Ognora che o ogni
ora che ( in ogni ora in che avviene che ) . Ogni volta che ( in ogni volta in
che av- viene che). Oltre a ciò ( oltre a ciò che è detto 0 che è fatto). Oltre
a di questo ( oltre a la sostanza di questo che è detto ). Olirà che o oltre
che ( oltre a questo che è ). Onde che ( da onde nasce questo che è). O
veramente 5 o vero , ovvero. La parola veramente è un elemento di parlo con
mente vera $ e la voce vero è un ele- mento di pongo per fatto vero. P Per
benché ( la cagione passando per que- sto che è). Forma disusata. Pertanto ( la
cagione passando per tanto per quanto detto è, seguita che'). Pertanto che (V
effetto passando per tanto quanto è questo che è ). Perchè (per che) ( per che
cagione ). Perciò ( per ciò ) (la cagione passando per ciò che detto è , seguita
che ). Perciocché ( per ciò che ) ( V effetto pas- sando per ciò che è detto ).
Però (per ciò che detto è). Perocché (l'effetto passando perciò che è). Poi o
poiché ( in tempo movente da poi , guardando a quello in che ). ( Moven- do dal
tempo poi in che ) . Posciachè o poscia che ( movendo dal ri- guardo vegnente
poi , che è). Digitized by Google *44 Posto che ( questo essendo posto che è).
Pria che o prima che ( nell * ora prima , guardando all' ora in che avverrà che
) . Pure ( non ostante il riguardo opposto all'evento ). Ogni altra
significazione at- tribuita a questa parola , è erronea. Purché o pure che (
stando contro all’e- vento contrario questo atto che è ). Q > Quando (m quel
tempo in che natura vorrà che'). Quando che (quando avverrà questo che e).
Quando che sia ( quando il cielo vorrà che sia questo che è ). Quanto ( per
tanto ingegno o potere , quanto è questo che è ). Quantunque ( quanto unque ) (
/’ effetto passando per tanto per quanto avviene mai questo che è). Quasi che (
essendo già quasi giunto il tempo in che avviene questo che è ). Digitized by
Googl 2\6 s Se ( questo sia posto che è , o vero se io desidero questo che è ).
Se bene o sebbene ( questo sia bene po- sto che è ). Secondamente che (
secondamente alla maniera che è ). Secondo che ( in modo secondo a questo che è
). Sempre che ( in tutto il sempre in che avviene questo che è). .Se non. Non
potendo dar una formola generale per compier questa elissi , ne sponiamo un
modello nelle parole del- l’esempio seguente, restituite tra paren- tesi : Vide
uscire del deserto mollo a dentro due bellissimi lioni, non temette ( quelli )
se non come ( egli avrebbe temuto la vista ) di due colom- be. — Crusca. Se non
che ( se non è o se non fosse stato questo che dico'). Se non se ( se non se ne
eccettua questo che è ). Senza che ( senza questo che è ). Digitized by Google
346 Si che o sicché ( la cosa stando si , come è detto , questo avviene che è).
Sin che. Vedete finché. Solo che ( questo solo caso avendo luogo che è). T
Tanto che ( premendo con tanto sforzo , quanto conviene per questo che è), (Tra
tanto tempo in quanto conviene per questo che è ). Tanto ( con tanto merito ,
con quanto detto è, avviene questo che è'). Tosto che ( cosi tosto come tosto
avviene questo che è). Del paro si analizzi, tosto come. Tutta fiata ( in tutta
fiata in che questo avviene che è ). Tutta volta o tutta volta che ( in tutta
volta in che questo avviene che è ). Tuttora che ( in tutta ora in che avviene
questo che è ). Tutto che o con tutto che ( con tutto que- sto che è ).
Giovanetti , senza perder mai di vista la filiazione delle nostre idee , noi
abbiamo Digitized by Googl 247 analizzalo non solo lutti gli elementi del di-
scorso dei quali facciam uso, ma tutti quelli eziandìo cui possibil cosa ella è
impiegare all’ espressione del pensiero. Ogni segno delle nostre idee , di
qualunque natura siasi, puote e debb’esser sempre collocato in una delle classi
di sì fatti elementi. Le loro specie , di cui abbiam descritto le proprietadi e
gli ulìci , essendo unicamente fondate su la natura e 1’ uso delle nostre
facoltà intellettuali , e su la generazione delle idee che ne risultano ,
affannosi ad ogni possibil linguaggio. Attualmente noi conosciam bene gli
elementi d’ ogni di- scorso, presi ciascuno in particolare. Nul- 1’ altro or ci
avanza ad esaminare se non i mezzi onde quelli tra lor collegansi , e le leggi
che a tal colleganza presiedono. Sarà questo l’oggetto della Sintassi , di cui
nel vegnente capitolo ragioneremo. Della Sintassi. Se le impressioni ricevute
dalle cose fuor di noi esistenti , i nostri giudizi , le affezioni di piacere o
di duolo e le pas- sioni da noi sentite e le combinazioni sen- za novero delle
idee medesime , ritratti fossero nella favella per mezzo d’ un se- gno unico e
distinto, tutte le nostre idee rimarrebbero , nei nostri discorsi , isolate,
indipendenti e senza nesso tra di loro. Ma per nostra ventura , un tal ordine
di cose non essendo , nè potendo esse- re , giacché i nostri sentimenti ritraggonsi
per T accozzamento di più e più segni , tranne un picciol nùmero di concetti da
un sol segno manifestati, che lor resta ir- revocabilmente affisso , e che
rende per- petua e permanente , nella nostra rimem- branza , il risultamento
delle operazioni intellettuali che gli han prodotti , segue da tal felice
ritrovamento , eh’ a ritrarre gl’ infiniti e disformi atti della nostra in-
telligenza , essendosi sottoposto ad altret- tante combinazioni diverse il
picciol nu- mero dei segni delle sue operazioni , con- vien sapere non solo d’
ogni vocabolo il significato proprio , la virtù e la forza 3 ma discerner pur
anche gli effetti e le ca- gioni d* ogni loro congregamento. Imperò h annosi ad
apparare e le leggi stabilite dalla natura per regola dell’ accozzare in un
corpo i segni delle forme ideali , certe trasformazioni da questi medesimi
segni subite, e la creazione di certe note natu- rate ad accennar le relazioni
delle cose. La sintassi , considerata come 1’ arte di calcolare idee d’ogni
genere per mezzo di segni dati, e a prender questo termine in tutta 1 ’
estensione della sua significazione primitiva che vuol dire connetto , ordino
con , consiste dunque a disegnare il luogo che i segni occupar deggion nel
discorso, a determinar le variazioni che alcuni deb- bon subire , e a fissar
l’uso di quelli che servono a commettere e collegar insieme Digitìzed by Google
2.^)0 i fili , per così dire , della tela dei nostri ragionamenti , che con
vocabolo proprio costruzione s’appella. Havvi due spezie di costruzioni ;
l’una, diretta j l’altra , inversa addimandata. Essendo un principio
incontestabile , alla natura nostra conforme , che i segni se- guon le idee ,
ne segue che la frase co- minciar deggia dall’ idea da cui è preoc- cupato chi
fassi a parlare , e che tutte le altre si seguan poscia a proporzione del lor
rapporto con quella $ per conseguente l’ordinamento delle parole sarà tale
ch’ap- presenti prima il soggetto e quindi l’attri- buto , giacché al certo ,
l’oggetto dell’esa- me è presente al pensiero pria della cir- costanza che vi
si scovre. È questo l’ordine invariabile dell’opera- zione intellettuale.
L’altra costruzione che inversa addi man- dasi va libera d’ogni freno,
relativamente alla posizione delle parole. La costruzione diretta esser non può
se non una in ogni tempo e luogo , ove parli 1’ uomo un linguaggio composto di
suoni articolati , uno essendo il procedere dell’intelletto umano , una l’
umana natura , la qual vuole che la mente , nelle opera- zioni sue
intellettuali , abbia in cospetto in prima in prima l’oggetto del suo inten- .
dimento e poscia le proprietadi in esso lui ravvisate. Per lo contrario la
costruzione inversa esser puote in mille guise differenziata , essend’ ella una
necessaria seguenza della particolar maniera d’ esser tocco e preoc- cupato j
ed è tale, non solo fra nazioni di disforme linguaggio , ma fra gl’ individui
della stessa nazione pur anco. Quindi quel- la maravigliosa varietà nella
costruzione di tal sorte fra gli scrittori del tempo stes- so , dello stesso
paese, parlanti la favella medesima. Le trasposizioni d’una lingua servir pos-
sono in qualche sorta come misura per de- terminar il grado di sensibilità d’un
popolo e ’l carattere di ciascuno scrittore che or- dina sempre le parole
secondo il grado di sentimento onde è smosso dalle differenti idee. Ecco la
regola sovrana delle traspo- sizioni. Un esempio farà meglio sentire ciò che
per noi si asserisce." Dovendosi sprimere il pensiero nelle seguenti frasi
contenuto , un individuo può dire : I. È morta per averlo amalo troppo. a. Per
averlo amato troppo è morta. 3. Per troppo averlo amalo è morta. L’anima di
colui che fa uso della prima maniera è più commossa dall’ idea della morte
dell’ individuo , che dall’ idea della causa di tal morte. Colui che si serve
della seconda j fa ve- dere che la causa della morte della per- sona il tocca
in quel momento più che la morte medesima. Da ultimo , colui eh’ adopera la
terza maniera, mostra che l’idea contenuta nel- l’avverbio troppo , cioè
l’eccesso della pas- sione , più tosto che la passione stessa , colpisce di
vantaggio l’anima sua. La ve- rità di sì fatti principi è espressa dalla bocca
del più grande dei poeti in questi versi : Io mi son un che , quando Amore
spira , noto , e a quel modo Che detta dentro vo significando. D. Digitized by
Googl 253 L’armonìa, l’eleganza, la chiarezza, ec., sono le cause secondarie
delle inversioni. Vediamne gli esempli. I. Tre legioni e tre legati atterrai
io. Davanz. Il pensiero eh’ occupa 1’ anima di colui che parla e che colpir dee
di vantaggio l’ imaginazione di coloro che l’ascoltano, è quello eh’ è espresso
dalle parole tre le- gioni e ire legati. La parola io che , seguita da altre
pa- role , non produrrebbe alcun effetto , per- cuote di più, collocata, com’è,
alla fine della frase , e lascia una impressione più durevole. a. Arse ogni
cosa sacra e profana. Davanz. L’ immaginazione di chi parla è forte- mente
preoccupata dalla maniera onde il tutto fu consunto : arse ; è dunque natu-
rale che quest’idea sia espressa la prima, quantunque l’ordine della
costruzione di- retta esiga che questa parola sia 1’ ultima della frase. 3.
Fiera materia di ragionare n'ha oggi il nostro re data. B. Digitized by Google
254 II tristo soggetto del discorso che si è ascoltato , è ciò che qui occupa
fortemente lo spirito di chi parla } quindi le parole fiera materia , collocate
secondo, l’ordine della costruzione diretta , renderebbero questa frase affatto
indegna del suo autore. 4. Hanno molte mogli guasto i mariti. Davanz. Per le
parole molte mogli , intercalate tra hanno e guasto , questa frase acquista
eleganza e leggiadrìa. 5 . Si posero in cerchio a sedere. B. Per le parole a
sedere , trasposte della sorte , questa frase acquista una grazia par- ticolare
, e per le parole in cerchio , allo- gate dinanzi a sedere , l’ imaginazione
vede già gl’ individui in quistione , dalla maniera che più occupa il pensiere
dello scrittore. 6 . Era già V oriente tutto bianco , e gli surgenti raggi per
tutto il nostro emispe- rio avevan fiatto chiaro , quando Fiam- metta da' dolci
canti degli uccelli , li quali la prima ora del giorno su per gli arbu - scelli
tutti lieti cantavano , incitata , su si levò , e tutte l' altre e i tre
giovani fiece chiamare B. Digitized by Google V 255 Se si togliesser le
trasposizioni in questo periodo a bella posta fatte dall’autore , non più si
sentirebbe l’effetto dell’armonìa che vi regna. La costruzione sola però non è
mica sufficiente per ispander nel discorso una chiarezza perfetta. Oltre alle
cause di so- pra sposte che ci fan sovente un piacere e pur un bisogno d’
intervertire 1’ ordine delle nostre idee, le varie tinte di queste e , per così
dire , le ombre , divenute sono sì delicate , e per seguenza la lor espres-
sione sì complicata che l’ ordin solo dei segui sarebbe incapace di far sempre
sen- tire i lor rapporti. Quindi essi ricorso ad altri spedienti , e da prima a
quello di far subire a questi segni , differenti modi- ficazioni che
indicassero da lor concordan- za o la lor dipendenza e che nei medesi- mo tempo
imprimesser loro certe modifi- cazioni di tempi , di numeri , di generi o di
altre circostanze cui sarebbe mestieri , senza di quelle , sprimere per mezzo
di altri segni separati e distinti. Or queste modificazioni costituiscono le
declinazioni dei nomi , degli aggettivi e dei verbi. Se i nomi fosser sempre
destinati ad espri- mer i soggetti delle nostre proposizioni , il genere e ’1
numero sarebber due motivi per far variare la linale di queste parole , anzi le
sole cause possibili delle loro va- riazioni. Ma servendo essi sovente nel di-
scorso di complimenti ad altri nomi , o ad aggettivi , o a verbi aggettivi , in
tal caso , util cosa estimasi accennare la lor dipendenza da questi altri nomi
, da que- sti aggettivi e da questi verbi. Ecco un’al- tra ragione per dare ai
nomi differenti de- sinenze che casi addimandansi , di cui fa- rem motto nel
seguente capitolo. Della maniera cT esprimere differenti rap- porti che i Greci
ed i Latini disegna- vano per mezzo dei casi. Pria che s’ entri a discorrere la
propo- sta materia , crediamo esser mestieri , o giovanetti, mostrare che cosa
intender deg- giasi per questa voce casi , qual fosse appo i Greci e i Latini
1’ uso e 1’ ufìcio loro , e con qual compenso , nelle lingue di tal privilegio
mancanti , siasi a cotal difetto supplito. Eran usi i Greci e i Latini , a
dimo- stramento delle relazioni eh’ hanno o aver possono tra loro le comparate
cose , de- clinare i nomi loro } torcergli cioè e va- riargli di caso in caso ,
altramente proffe- rendogli nei genitivo , altramente nei da- tivo e negli
altri ragguardamenti. Siffatti i 7 Digitized by Google a58 finimenti o vero
cadenze , addimandavansi con particolar vocabolo casi , dal nome casus caduta ,
sceso dal verbo cadere ca- dere, traslativamente adoperato. Le caden- ze , per
esempio , del nome mater , ma- tris , mairi , malrern , maire , erano i vari
casi eh’ avea questo nome nel numero del- 1’ uno. Il disporre ordinatamente le
diverse sillabe desinenziali d’ un qualsivoglia no- me , appellavasi declinare.
I nomi italiani non van soggetti a sif- fatte variazioni di desinenza,
mutandosi solo dal minore nel maggior numero j per conseguente non sono nella
nostra favella nè casi nè declinazioni. Quindi i creatori della nostra lingua ,
variando le cadenze dei nomi , non hanno avuto iu mira se non d’ accennar per
esse il numero e ’l ge- nere degl’ individui , senza alcun’ altra vi- sta o
riguardo. Imperò, dappoiché per lunghissimo trat- to di tempo videsi la favella
aggiunta a quel termine di perfezionamento , di cui malagevòl opra sarebbe ,
anzi impossibile, determinar il preciso punto , idearono gli uomini di supplire
al difetto delle varie Digitized by Google 2 ^ 9 . cadenze dei nomi con certe
note o segni , i quali , sì come i casi della lingua lati- na , fossero delle
relazioni delle cose in- dicatori j e allora fu eh’ iu luogo delle forme libro
Cesare } vado Napoli , si disse libro di Cesare , vado a Napoli ; il che quanto
alla chiarità e nitidezza della lo- cuzione stato sia giovevole , ad ogni veg-
gente occhio si fa manifesto. Adunque , i risguardamenti o vedute eh’ accennar
soleano i Greci ed i Latini co’ vari finimenti ovvero casi dei nomi , notansi
nel parlar nostro per mezzo delle preposizioni , che meglio addimandereb- bersi
segni di relazioni o , come altrove si è detto , rapporti di dipendenza j sic-
come in ogni altro linguaggio , in cui non abbian luogo i casi , e siccome far
dovea- no i Latini e i Greci medesimi nell’ accen- nar quelle vedute ossia
relazioni , per le quali mancavano i nomi loro di speziai finimento j non
essendo possibil cosa espri- mere con sì pochi casi le convenienze senza fine ,
le discrepanze e le ombre , le quali scerner può la mente nella comparazione
delle cose che affronta. * Digitized by Google a6o Col primo caso , nominativo
appellato, solevano i padri nostri nomar semplice- mente l’oggetto del lor
giudicamento. On- de , nella proposizione : Alexander vicit Darium , Alessandro
vinse Dario , Ale- xander era il nominativo. Essendo esso nella diritta
costruzione sempre innanzi al verbo , sì fatta posizione basta a distin- guerlo
dagli altri termini della proposizio- ne e però ei non va d’ alcun segno
notato. Questo nominativo corrisponde appo noi al soggetto della proposizione.
In questa: Io vidi Elettra, io è il soggetto. Col secondo caso , che genitivo
addi- mandasi per esser quasi dal nominativo generato e per generar egli stesso
gli altri casi obliqui , accennavasi singolarmente una relazione di qualità,
come nella for- mula umbra noctis , ombra di notte, ma- nifestamente appare.
Questo rapporto di qualificazione espri- mesi in italiano con la preposizione
di : L'ira di Giove. Col dativo , titolo apposto al terzo ca- so , in virtù
dell’ atto del dare principal- mente proprio ad esso , sprimevasi quell’
Digitìzed by Google n6i idea medesima che noi disegnar sogliamo con. la
preposizione a , quando vogliamo accennare un rapporto d’attribuzione o di approssimanza
: do Caesari , do a Cesare. Col quarto caso, chiamato accusativo , per la
cadenza sua propria del concetto dell’ accusare , rappresentava il nome il
termine dell’ azione del soggetto , il qual caso sarà da noi oggetto chiamato.
Dili- gile inimicos vestros , amate i vostri ne- mici. Nella lingua nostra ei
non è da nota alcuna distinto , giacché la positura sua , la quale , nella
diritta costruzione , esser dee dopo il verbo , agevolmente da ogni altro
termine distinguesi. Il quinto caso era quello onde chiama- vasi chi che sia ,
e per questo rispetto solo appellavasi vocativo. O Petre .... In italiano ,
basta perciò profferire il no- me della persona cui altri chiama, Pietro. —
Padre , che hai ? — D. Con la sesta e ultima cadenza , detta « dai latini
grammatici ablativo , sì come quella che principalmente al tor via si conveniva
ed era al dativo contraria, ac- cennavasi il termine ond’ era una qualsi-
Digitized by Google 262 voglia cosa dipartita. Questo rapporto di
allontanamento va distinto in italiano dalla preposizione da : Mai diviso da le
non fu il mio cor . P. JSoi eravam partiti già da elio. D. Il secondo di questi
esempi c’ insegna che questa preposizione non ammette pun- to elisione. Il
rapporto di esistenza nel luogo è in- dicato dalla preposizione in : Credendo
esser in del. — P. Il rapporto del luogo per cui si passa è disegnato dalla
preposizione per : Pas- sando per li cerchi senza scorta. — D. 11 rapporto di
compagnia è indicato dalla preposizione con : Con noi venite. D. La preposizione
tra o fra disegna una idea di posizione trasversale : Veggendo se tra nemici
cotanti. Paradigmi d’analisi nelle frasi si dorme, si mangia , si loda , e
simili. Il verbo ch’entra nella composizione di sì fatte frasi , debb’esser un
verbo d’azione o di stato , e , nella prima supposizione il subbietto del verbo
puoi’ esser espresso o sottinteso. Ecco tre punti di vista differenti i quali
esigono che questa materia sia in altret- tanti paragrafi trattata. PARAGRAFO
PRIMO. Dei casi in cui il verbo eh’ entra nella composizione di colali frasi ,
è un ver- bo di azione di cui il soggetto è espresso. 1. Nè o sì tosto mai , nè
i si scrisse. D. 2. Nè si pietose nè sì dolci parole S' udinon mai. Analisi di
siffatte frasi: I. Nè o scrisse si mai si tosto , nè i scrisse si mai si tosto
; 2 . Nè parole si pietose udirono si mai , nè parole si dolci udirono si mai.
Ma quest’ analisi è ancor ben lungi dall’ esser completa, perocché non ci
appalesa l’ente che agisce, o, per meglio dire, il termine d’onde proviene
l’azione espressa dal verbo. È adunque mestieri , per ri- menare queste frasi
elittiche a tutta- la lor integrità , alla lor forma primitiva , origi- naria ,
trovar questo termine incognito. Or, Dante , Purg. canto 3 , dice : per quella
pace Ch’io credo che per voi tutti s’aspetti. E ’l medesimo poeta , Inf. canto
III , dice : Da tal si vuole. Egli è dunque evidente che le anzidette frasi: o
non scrisse si mai , ec., parole sì dolci non udirono si mai , sono sincopate
delle seguenti : o non scrisse si mai per l'uomo o dall'uomo ,.ec parole si
dolci non udirono si mai per l'uomo o dall'uomo. Questa reintegrazione di
parole è fondata su la ragione , non men che su l’autorità di Dante , e su quella
di tutt’ i classici Digitìzed by Google a65 dell’ Italia \ ella è dunque
incontestabile. Ma ciò non è ancor tutto } perciocché , ove son le parole eh’
esprimono l’ idea di passaggio indicata dalla preposizione per , o quella di
allontanamento disegnata dalla preposizione da ? Adunque, fa d’uopo pur
supplire a questo difetto con le parole ehe posson sole esprimere queste idee j
cioè passando per o movendo da\ del paro supplir debbesi al manco del soggetto
el- littico di tai verbi. Imperò le anzi dette frasi , rimenate alla lor
pienezza , sono ed esser deggion le seguenti : o non scrisse si mai sì tosto ,
Vatto dello scrivere passando per Tuomo o movendo dall' uomo.... parole si
dolci non udirono si mai , Vatto dell'udire passando per l’uomo o movendo
dall'uomo'. Ecco una formula generale d’analisi per tutte le frasi possibili
della prima delle tre divisioni per noi indicate. Dei casi in cui il soggetto del verbo d'a-
zione che entra nella composizione di frasi si fatte , è sottinteso. Qui si
monta. — D. Qui non si canta. — D. Non essendovi proposizione senza sog- getto
, fa di mestieri trovar da prima questo termine 5 e la natura dei verbi montare
e cantare , incontanente ci ad- dita che le parole le quali rappresentan questo
termine ignoto, non posson essere che la montagna , nel primo esempio , od ogni
altra parola analoga } e 7 canto o l'inno , nel secondo esempio , od ogui altra
simile parola} quindi si ha: la mon- tagna monta si qui il canto o l'inno non
canta si qui } e ciò eh’ essi detto nel precedente paragrafo , ci fa ve- dere
che la costruzione piena di tal grup- po di parole debb’essere, nel primo caso:
la montagna monta si qui , /’ alto del montare passando per l'uomo o movendo
Digitized by Googl 267 dalViiomo ; e nel secondo caso: il canto o Vinno non
canta si qui-, l'atto del can- tare passando per V uomo o movendo dall ' uomo.
Ecco una nuova formula generale d’ a- nalisi per tutte le frasi della seconda
di- visione. Dei casi in cui il verbo eh' entra nella composizione di frasi
cotali , è un verbo di stato. Non si va — • D. Cercando una formola generale ,
appli- cabile a questa costruzione elittica , fu nostro pensier primo trovare
il subbietto, termine sempre sottinteso in siffatte frasi, e con cui la
particella si disegna l’iden* tità sua. Da prima erasi affacciato ai no- stro
spirito egli j ma facendoci poscia a riflettere sul vero equivalente di questo
pronome egli , ecci paruto ch’ènonpotea rappresentare se non l’ azione medesima
dal \erbo accennata } cioè , 1’ espressione Digitized by Google a68 V andare ,
idea astratta , di cui il verbo dimostra l’ adempimento nella tale o tal epoca
5 impertanto essi scritto : V andare non va si , V atto dell ’ andare passando per
V uomo o movendo dall’ uomo, in fatto l’espressione si va sprimente che
l’azione dal verbo disegnata , recasi ad effetto nell’ istante medesimo della
parola , puossi tra- durla per V andare è in atto j dunque il pronome egli tien
luogo dell’atto relativo onde la particella si accenna il riflesso sopra sè
medesimo j e potendo quest’atto esser espresso dall’ infinito , fassi aperto
che può dirsi /’ andare va si : il che si- gnifica che 1’ azione espressa da
andare , si fa, s’adempie per un impulso esterno, di cui la causa è additata
dalla preposi- zione per o da , ed il complimento dall* uno o dall’altro di
questi due segni. Que- sta nuova formula d’ analisi è applicabile a tutte le
frasi possibili della terza ed. ultima divisione. In grazia dei tre su fìssati
paradigmi , analizzate del paro i seguenti esempli : Non vi si pensa. E come’l
pan per fame si manduca — D. Digitized by Google 269 E come in fiamma favilla
si vede — D. Or drizza ’l viso a quel che si ragiona. D. Quando s'ode cosa o
vede , Che tenga forte a se V anima volta, Vassene 7 tempo , e V uom non sè n
avvede — Del Ripieno. Inutil cosa
estimiamo far qui motto della ellissi , dietro tutto quello che relativa- mente
ad essa si è nel corso di quest’ o- pera ragionato e che bastar dee perchè i
discenti compian tutti i suoi vuoti e ri- solver possano parecchi di quei
problemi di grammatica donde dipende l’intelligen- za d’ un gran novero di
espressioni oltre ad ogni stima difficili. Impertanto affassi meglio al nostro
prò , o giovanetti , di- scorrervi di un’ altra voce che pleonosmo addimandasi
nel greco idioma da cui è nella nostra favella discesa e che con vo- cabolo
proprio ripieno appelleremo. Desso, secondo che pel volgo de’ grammatici è
difinito , è nota di ridondanza , proprio tutto ’1 contrario della ellissi ,
voce pur tolta dal greco, che tanto suona nel ser- Digitized by Google 271 mon
nostro quanto omissione. Il ripieno ha dunque luogo quando in un costrutto
puossi per avventura sottrarre una o più voci, sì che però non sia in parte
alcuna il sentimento alterato. A noi che tutto l’animo abbiamo inteso a far apparare
agli studiosi giovani cose e non parole , si fa a credere tutto il con- trario
, cioè che non sono, nè esser pos- sono in verun linguaggio, pleonasmi veri:
imperocché , in quanti modi di dire tro- vasi un qualche ripieno , o egli
accenna elei concetto principale un accidente che altramente non potrebbesi se
non per lun- go giro di parole significare, o egli ador- na il parlare, o gi
ugne maggior vivezza e spirito a un tal dettato che , senza cotal giunta
languido e freddo addiverrebbe , o quella che pare soprabbondaute voce , im-
prime nell’ orazione efficacia e forza tale che non può chi ben considera
giudicarla soverchia , o infine quella cotal ridon- danza non è dal buon uso e
dalla ragio- ne approvata , ed è vituperevol vizio e debbesi fuggire , come
fuggir debbonsi a un pari che la mala ventura tutti quei Digitized by Google 27
2 sconci ed oscuri modi di dire che inge- nerano confusione e discordia nel
discor- so ed ai quali essi dato color di figure. Ma ben sovente i grammatici
han preso il raro per lo denso. Adunque , coloro che nella logica sen- tono
molto avanti dicono che non sono nel linguaggio parole oziose e inutili, os-
sia ripieni , e eh’ essendo le parole ritratti, e non già scorbi dei concetti
dell’animo , non deonsi le sottoposte formule adope- rare, se non venga per
esse un’intenzione o vero una circostanza , un accidente , un’ombra del
pensamento figurata. Bello — Per bella paura . B. La pa- rola bella esprime nel nome una di-
stinta qualità di forza e di grandezza. Bene — ( Tu dici ) bene , io il farò.
B. Ci — Naturai ragione è di ciascuno che ci ( qui j in questo mondo ) nasce.
B. Di — Il domandò il santo frale ( in materie ) di molle altre cose ( alla
domanda ) delle quali ( dico alla do- manda ) di tutte , rispose a questo modo.
B. E — {Io vo speculando ) e io giudico. Firenz. Digitized by Google 2^3 Ecco Ecco ( odi mi ) Giannotto , a te piace eli io
divenga cristiano , ed io son disposto a farlo. B. Egli . — Egli ( cioè che in
Firenze fu una giovane ) non sono ancora molti anni passati , che in Firenze fu
una giovane. In questa frase e simili , la voce egli non è che l’ indicatrice
dei sog- getto. Ella. — Ella ( la cosa ) non andrà cosi , eli io non te ne
paghi. B. Esso. La disavventura era
tanta , e con esso ( disastro ) la discordia de ’ Fiorentini , che , ec.
Crusca. Allorché l’aggettivo esso pare determinare un no- me femminile , una
cotale apparenza è illusoria. Già. — ( io desidero ) Già ( che ) Dio non
voglia. B. Lo. — ( Per quello che risguarda ) lo rimedio y lo vi darò , io.
Mica. — Non sogno , nè ( sogno per quanto è piccola una ) mica. B. Ne. La donna ... se ne ( dal luogo dov ’ eli' era
) venne. B. Non. — lo temo forte che Lidia con con- iX Digitized by Google 274
siglio e voler dì luì questo , non ( vor- rei che ciò fosse ) faccia. B. Ora. —
( Io domando ) ora , che vorrà dir questo ? B. Or ben ! — Or ( io son persuaso
, tu di- ci ) ben , disse Bruno , come è ella fatta ? B. Punto. — Ella nè
allora nè poi il co • nobbe ( nè pure in quanto è piccolo un ) punto. B. Pure.
— Il dirò pure. Si è già dimostrata la proprietà unica di questa parola nel
capitolo delle congiunzioni. Sempre mai. — Z)e’ mi tu far sempre mai morire a
questo modo ? La prima di sì fatte voci disegna l’intiera distesa del tempo; la
seconda la continuità delle parti in cui esso si potrebbe partire. Il perchè
questa forma ha tutta P energìa della passione. SI. — Se tu fossi stato un di
quegli che il posero in croce , avendo la contri- zione eh ’ io ti veggio , si
( così ) ( è come dico ) ti perdonerebbe egli. B. Sì bene. — E istamane
dicestel voi ? a Digitized by Google cui Rinaldo rispose : $2 ( cosi ) ( è , il
dissi ) bene ( certamente ). B. Tutto. — Egli si struggea ( in ) tutto ( V
esser suo ) d’ andarla ad abbraccia- re. B. Uno. — Ed io sol ( e ) uno ( fra i
vi- vi ). D. Via. Va ( in ) via. D. —
Gliele con- venne gitlar ( in ) via. DelV Accento Grammaticale. Io intendo , o
giovanetti , per accento grammaticale quelle note o segni che la grammatica
alluoga su le vocali, sia in fi- ne , sia in mezzo delle parole. Gl’ Italiani
han due di sì fatti accenti : il grave ('), e 1’ acuto ('). Appiccasi il primo
di questi accenti su l’ ultima vocale delle parole di cui si è scemata alla
fine una vocale od una silla- ba , come nelle seguenti voci : Boutade , Bontate
, Fede , Die , Ambe , | bontà. amo. Digitized by Google Virlude , Virlule , virtù.
277 Il secondo accento ponsi su la vocale intermedia d’ una parola di cui si è
sop- pressa una lettera nel mezzo, come in già e natio per giva e nativo , e su
tal vo- cale cade l’accento tonico , pronunziandola. II. Dell' Apostrofo. 1. La
ombra , La erede , Le eredi , Lo arcano , Lo indizio , Gli indizi , Lo ingegno
, Onde egli , Vi amo , Bello amore , V ombra. V erede. V arcano. V indizio. gV
indizi. Ì V ingegno, lo ’ ngegno oncT eg/i . v’ a/no. 6e//’ amore . Digitized
by Google 278 Perduto il ben , perduto 7 ben. SI il faremo si 7 farem , ec. di
smalto , 1/ apostrofo è segno o nota in forma di virgola (’) apposta alla
sezzaia della pa- rola } con che s’ accenna che le manca in line una vocale ,
tolta via per l’ intoppo d’altra vocale. 2 . Là era. La pia ombra. La fè amica
. Perchè io , perch ’ io. Le pie ombre. Il di era. Sii or.esto. Cantò assai. Il
mio orto. Gli inganni , gV inganni. Gli orti. Gli anzi detti esempli ci
dimostrano : 1 . che ogni vocale accentata non ammette elisione , tranne le
congiunzioni in cui tro- vasi T aggettivo congiuntivo che } 2 . che le parole
terminate per più vocali non am- Digitized by Google 279 mettono nè anche
l’elisione } 3. che la voce gli non ammette 1* elisione dell’ i finale se non
anzi a parola che comincia per i. 3. Dolce amica. Baci amorosi. Le parole
terminate in ce e ge , non sono suscettibili di elisione che dinanzi la voce e
, e le parole in ci e gi , innanti alla vocale i. HI. Dello Scemamentor i.
Crudele non sono , crudel non sono. Te solo bramava, te sol bramava. Buono
pane, buon pane. Appellasi scemamento , la soppressione d’ una o di più. vocali
o sillabe , in una paròla seguita da un’ altra che comincia per una consonante.
Digitized by Googl 280 Le vocali e , o , precedute da Z , in , n , r , sono
suscettibili di scemamento , salvo in alcuni aggettivi in ro } co : chia- ro ,
nero , ec. 2. Fanciullo vezzoso , fanciul vezzoso. Augelli , augèi. Cavalli , .
cavai. Nelle parole terminate in ZZo , troncar puossi 1’ ultima sillaba j e ,
al plurale di queste stesse voci le due ultime II , in poesìa. 3 . Anima degna.
Ora geme , or geme. Le parole terminate in a , eccetto la voce ora , adoperata
avverbialmente , del paro che i suoi composti allora , ancora , ec. , non van
soggette a diminuzione. Digitized by Google 4 - 281 Foglio Meglio Mezzo Tieni ,
Egli , Eglino vo'. 9 ( me'. V Queste parole 9 sì che parecchie altre , son del
novero di quelle che lo scema- mente ha lo più alterate. 5 . Ben ti dico — B.
Ma tutte son quasi nere — B. A voler esser vostro — B. Il dar lor bere del suo
buon vino . B. Saper ben parlare — B. /)’ un bel castelletto — B. Impossibil
cosa ella è volere stabilire regole positive per apparar le circostanze in cui
lo scemamento è indispensabile o proprio a dar ad una frase o ad un’ e-
Digitized by Google 283 spressione 1’ armonìa che le conviene : l’orecchio solo
, perfezionato dalla lettura dei classici, guidar debbe gli studiosi del nostro
idioma. IV. DeW Accrescimento delle parole. 1. Con studio , con istudio. Per
sdegno , per isdegno. La dolcezza della nostra pronunzia non soffre
ordinariamente lo ’ntoppo di tre consonanti di sèguito in due parole , di cui
la prima è terminata da una conso- nante , e la seconda comincia per 5 im- pura
: imperò , invece di dire o scrivere con studio , con sdegno , ec. si fa pre-
ceder da un i la seconda di queste parole e dicesi : con istudio , per isdegno
, ec. Digitized by Googl 2 . 283 A Antonio , ad Antonio. E io, ed io. O io , od
io. La lettera d giunta alle su dette parti- celle , è una seguenza dello stesso
prin- cipio. V. Della Linea di congiugnimene . La linea retta e orizzontale (-)
, inter- ponsi fra gli elementi d’ una formula, af- fi n d’ accennar per essa
il collegamento eh’ hanno insieme le parti , nel ritratto dell’idea unica e
sola , di cui sono il se- guo , sì come nella seguente ben-essere. VI. Del
Segno (••)• Questo segno , composto di due punti orizzontalmente posti ,
alluogasi sopra la Digitized by Google 284 seconda di due vocali che voglionsi
in due distinti suoni proferire , e adoperasi nel verso , come A te convien
tenere altro viaggio. D. VII. Del Segno («»). Questo segno , viene adoperato ,
quan- do vuoisi distinguere dall’orazione intiera un’ allegazione ò citazione
d’ altro autore. Questo « ponsi avanti alla prima parola e in principio d’ ogni
verso 5 questo » , dopo l’ultima della sentenza citata. Vili. Della Linea di
divisione ( — •). Questo segno , adoperato nel dialogo , usasi in luogo delle
formole ? egli disse y ei soggiunse y ec. , per accennar un nuo- vo
interlocutore. Esso è di gran vantaggio allo studio della brevità 7 e della
chiarezza del discorso. «a m Digitized by Google IX. a85 Della Parentesi ( ).
Questo segno , formato di due lineette curve, dentro al corpo d’alcuna
clausola, come corpo che da sè stia , ha luogo 5 e s’ adopera , quand’ altri
inserisce nel di- scorso un concetto , staccato in modo dall’ intrecciatura
degli altri , che possa indi spiccarsi , senza che però il senso delle parole
antecedenti e delle conse- guenti venga perturbato in verun modo , sì come
nell’esempio che si produce dove senza l’interposto: Quanf è' l poter di una
prescritta usanza ! la sentenza sarebbe tuttavia intera e com- pita : Dalma
nudrita sempre in doglie e'n pene , (Quant'è’l poter dluna prescritta usanza \
) Contra 7 doppio piacer si inferma fue , Citai gusto sol del disusato bene ,
Trema lido or di pautn or di speranza , D' abbandonarmi fu spesso intra due. Se
le parti del periodo separate per mezzo della parentesi , deggion esser di-
vise dalla virgola, questa alluogasi innanti alla parentesi. X. Del punteggiare
e virgolar le scritture. Quanto necessario sia il rettamente pun- teggiare , in
ispezialità nell’italiano , a ca- gion della libertà delle elissi e delle tras-
posizioni più frequenti ed ardite che in ogn’altro idioma, di quanto lume e
chia- rità vengano per questa operazione asper- se le scritture , abbastanza
per le dimo- strazioni de* savi avverato è. Il mal col- locar gli spazi e le
virgole , guasta stra- namente i concetti e confonde i sentimen- ti } non
agevol cosa essendo, siccome dassi a credere il volgo, anzi difficoltosa d’as-
sai , l’ arte del punteggiare e virgolar le scritture. Ella ha sue radici nella
più su- blime metafisica , radi essendo coloro i quali sieno di tanto acume
d’ingegno do- Digitized by Google 287 tati che possano, cl’un solo sguardo
della mente, raccorre il tutto insieme d’nn pe- riodo , suoi capi , giri , e
membra } scer- ner distintamente i vincoli delle diverse sue parti, ponderar la
giusta misura delle pause, distinguer in esse, siccome in ap- parente quadro ,
il principale dall’acces- sorio, l’accidentale dall’essenziale, l’ante- cedente
dal conseguente, con tutte quelle modificazioni , differenze ed ombre , nel cui
armonizzato contesto consiste 1’ unità del pensamento in lui ritratto.
Impertanto sarà nostro studio , o gio- vanetti , raccor diligentemente le
regole da molti valenti uomini intorno a ciò ragio- nate , farne un sunto e a
voi sporle , perchè v’addestriate al buon uso di que- sti segni. Per sì fatto
esercizio , supplir puossi in gran parte ai difetto del primo studio, quello
cioè dell’originazione delle idee , che con particolar vocabolo addi- mandasi
ideologìa, vero, primo e generai fondamento d’ogni umano sapere. Digitized by
Google 288 Della virgola (,). i. Aiutami da lei , famoso saggio , C/i ella mi
fa tremar le vene e ( ella mi fa tremare ) i polsi. D. Quest’ esempio dà luogo
a due regole fondamentali : i. le parole onde apostro- fasi qualcuno, come
famoso saggio , esser deggion tra due virgole j 2. se l’una delle due
proposizioni dipendenti sia ridotta per 1 ’ elissi alla sua più gran semplicità
, come l’ultima delle proposizioni sudette , la congiunzione che lega siffatte
proposi- zioni esclude la virgola. 2. ( lo ) non ( sono ) uomo , ( io ) uomo
già fui. D. Due proposizioni della stessa natura , a difetto di congiunzione ,
debbon esser se- parate dalla virgola. Digitized by Google 3. 289 (JSoi) taciti
( ri andavamo V un dinanzi e V altro dopo ) , ( noi ) soli ( andavamo l'un ec.
), e ( noi rì andavamo l’un ec.), senza compagnia , ]S’ andavam Vun dinanzi e V
altro dopo , Come i frali minor vanno per via. D. In una serie di proposizioni
similari , ciascuna debb’ esser separata dalla virgola. 4- 1 . Egli avean cappe
, con cappucci bassi Dinanzi agli occhi , fatte della taglia Che per li monaci
in Cologna fassi. D. 2. Porser gli uncini verso gl’ impaniati, Ch’eran già
cotti dentro dalla crosta. D. Allorché una proposizione determinativa
qualificante una parte della proposizione che la precede è necessaria
all’interezza del senso della parte qualificata , come nel primo dei sopra
sposti esempli , la pro- posizione che per li monaci , non s’ ha a Digitized by
Google a 9P por virgola. Ma , nel caso contrario , la virgola è necessaria , e
però , nel secondo esempio , la proposizione di erari , ec. , è separata dalla
virgola. 5 . Non vi dispiaccia , se vi lece ( soddis- fare alla mia domanda ) ,
dirci S' alla man destra giace alcuna foce. D. Ogni proposizione, completa o
ellittica, intercalala tra due parli d’ un’altra propo- sizione , siccome le
parole se vi lece , tra non vi dispiaccia , e dirci , bassi a por tra due
virgole. 6 . 1. Ma esso eh ’ altra volta mi sovvenne Ad alio , forte , tosto di
io montai , Con le braccia ni avvinse , e mi so- stenne. D. 2. Ristetti, e vidi
duo mostrar gran fretta Deli animo , col viso , d’ esser meco. D. Trovandosi
una o più parole , per tra- sposizione , fuori del luogo che lor de- Digitized
by Google 29 1 stina l’ ordine della costruzione diretta , come nel primo
esempio , forte , che star dovrebbe dopo m’ avvinse j e col viso nel secondo ,
die alluogar dovrebbesi dopo mostrar , hanno ad essere fra due virgole per
evitar un contro-senso a colui che legge. 7 - 1. Chc 9 come noi venimmo al
guasto ponte , Lo duca a me si volse , ec. D. 2. Ma i' noi credo già , io (no/
credo già ), e metterei la testa , che non ne sarà nulla. Firenzuola. Ogni
elemento d’una proposizione ellit- tica , come nel primo esempio che 9 ele-
mento di io dico questo per che , e io , del secondo esemplo , alluogato al
comin- ciamento d’una frase , debb’esser separato da ciò che segue per mezzo d’
una vir- gola ; ma , posto nel corpo d’ una frase , hassi a metter tra due
virgole. La virtù , V onore , sono i
miei numi. Sp contenga il periodo due soli termini omologi , deonsi segnar le
pose con la vir- gola , quantunque volte noi siano da una delle congiunzioni e
, ne , o. La ragione del virgolar sì fattamente le soprascritte parole si è ,
eh’ esse sono un abbreviamento delle seguenti : la virtù è il mio nume } V
onore è il mio nume. 9 - Le passioni , che sono le malattie del- V anima ,
emergono dalla nostra sol - levaziojie conira la ragione. Le proposizioni
incidenti , tali che , spiccate dal corpo del periodo , non ven- ga però guasto
il sentimento della propo- sizione principale , deonsi por fra due vir- gole.
Digitized by Google IO. 293 Il saggio , disse Socrate , è ? ec. Le sentenze
interposte deonsi notar con la virgola , perché chi legge possa fermarsi dove
si conviene. Del punto e virgola (;). Poi s ' appiccdr , come di calda cera
Fossero stati , e mischidr lor colore } JSè l'un nè V altro già parea quel
oliera. D. Notasi con questo segno il secondo grado delle pose , e debbesi
adoperare quando il periodo contenga più parli subalternate o vero inferiori.
Dei due punti (:). . . . . Un de' neri cherubini Gli disse : noi portar ? non
mi far torto. D. Il terzo grado delle pose notasi coi due punti , il che
avviene : Primamente ? quan- d* uno
riferisce nel discorso le sentenze d’ altro autore. Secondariamente , allorché
un periodo contiene due grandi distinzio- ni , l’una o l’altra delle quali o
amendue divise sieno in più parti graduali e subor- dinate , deonsi notar coi
due punti le di- stinzioni maggiori. Del punto (.). È uficio e proprietà di
questo segno d’ accennar ove l’ intero collegamento dei capi , e giri e membri
dei periodo , per cessar l’attrazione delle parti, s’appunta. È questa la
regola del puntare ed è su- perfluo darne gli esempli. Del punto interrogativo
(?). E se non piangi , di che pianger suoli ? Questo segno alluogasi alla fine
delle proposizioni interrogative. Arrogete a ciò, che talora l’ ammirazione s’
adombra nel discorso sotto forma interrogativa , sicco- me nella proposizione
che vegg' io ! Del punto ammirativo (!).
Quanti dolci pensier , quanto disio Menò costoro al doloroso passo ! D. Il
punto ammirativo ponsi alla line delle frasi sclamative. De 1 punti suspensivi
(....)• Pure a noi converrà vincer la punga , Cominciò ei $ se non ... tal ne
s’ offerse. Oh quanto tarda a me eh' altri qui giunga ! D. S’è introdotto nella
scrittura questo nuo- vo segno affiti d’ accennar per esso il su- bitano
interrompimento d’un concetto, da contrario pensamento rintuzzato } il che
incontra quando P animo passionato di chi parla o scrive viene quasi ad un’ ora
da più diversi affetti assalito , come mar per tempesta , Se da contrari venti
è combattuto. Dei segni durevoli delle nostre idee r ed in ispezialilà della
scrittura propriamente detta. Giovanetti , pria eh’ io facessi fine a questa
mia grammatica, ben vi ricorda che l’ analisi da noi ragionata degli elementi
della proposizione, è applicabile a tutti i linguaggi possibili , di qualunque
spezie essi sieno. Richiamate alla vostra memoria il principio ch’ogni sistema
di segni è un discorso. Per seguenza il discorso è sem- pre la rappresentazione
più o men perfetta de’ nostri pensamenti. Or, ogni nostro pen- siero non
consistendo che a sentire e a giu- dicare , ogni discorso debb’ esser composto
di proposizioni j queste proposizioni , di soggetti e di attributi \ questi
soggetti e questi attributi d’idee principali e di com- plimenti } e’, per
conseguenza, è di mestieri che ravvisiamo in tutt’i linguaggi possibili,
Digitized by Googl 297 qualche cosa cTanalogo agli elementi della proposizione
e a’mezzi di sintassi ch’abbiam nel carso di quest’ opera ragionati. Se tutte
siffatte parti sono più sviluppa- te , e se tutte le lor insensibili gradazioni
son meglio distinte nel linguaggio artico- lato che in ogn’ altro, ciò avviene
perchè * per diverse cagioni , i suoni della voce so- no , di tutti i nostri
segni naturali , i più comodi e i più perfettibili, e, per tai mo- tivi , sono
stati i più adoperati ed i più perfezionati. Tutti i segni naturali delle
nostre idee son momentanei. Ogni uomo parla natu- ralmente il linguaggio d’
azione. Questo linguaggio è indiritto atre sensi, il tatto r la vista .e l’udito
j epperò esso è compo- sto di tre spezie di segni , di toccamenli y di gesti e
di suoni. Ma gli uomini non, bau potuto servirsi lunga pezza di siffatti segni
senza desiderare di renderli durabi- li , e comunicar le lor idee, non già im-
mediatamente e in modo assai ratto , ma per serbarne l’ espressione a tempi ed
a generazioni a venire, e trasmetterla a di- stanze lontane. Digitized by
Google Un tal motivo gli ha da prima indotti ad eriger monumenti , a cacciar
chiodi dentro alle mura , come i Romani ; ad annodar cordelle , come i
Peruviani $ a forar alberi in un certo modo , o piantar- ne di nuovi , come
praticano alcuni sel- vaggi j poscia gli ha guidali a imaginar pit- ture ,
scolpiture , intagli , progetti ed or- diti d’ogni specie per eternare , almeno
in massa , la rimembranza d’ uomini , d’ av- venimenti , di fatti , di luoghi ,
o di sen- timenti che preservar voleano da un totale oblìo. Io non fo qui motto
di questi di- versi generi di segni , nè di quelli inven- tati in sèguito , e
che sono esclusivamente propri all’ aritmetica, all’algebra, alla chi- mica,
all’astronomìa ed a diverse altre scien- ze. Accennerò solo rapidamente di
quali spedienti abbia 1’ universale potuto avvi- sarsi per render durevole la
serie completa dei segni delle loro idee 5 e quantunque le lingue usuali degli
uomini sien sempre state lingue vocali , esaminiamo successi- vamente le tre
ipotesi in cui sarebber elle derivate da uno de’ tre rami dilferenti del
linguaggio di natura , i gesti ,• il tatto e le grida. Se la lingua usuale degli uomini fosse stata
composta di gesti , non avrebber egli- no potuto convertirla in segni
permanenti se non imaginando una serie di ligure de- lineate sur una materia
qualunque j fissan- do tra esse le medesime derivazioni , le stesse analogìe ,
e forme di composizione e decomposizione analoghe a quelle dei gesti , e
riconoscendovi i medesimi ele- menti del discorso e le leggi medesime di
coordinazione o di sintassi. Una tal lingua sarebbe totalmente arti- liciale ,
e nota solo a chi la detta o la spiega. Sarebbe avvenuto lo stesso se la lingua
d’ usanza fosse stala composta di tocca- menti di convenzione. Per renderli
fissi e permanenti , sarebbe di mestieri rappresen- tarli del paro per mezzo d’
una serie di figure abbozzate. Le lingue composte di suoni erano su- scettibili
dei medesimo mezzo, di legare, cioè , ad una figura disegnata , ciascuna delle
idee rappresentate da ciascuna parola della lingua parlata. Quindi è di
mestieri , come nelle due prime supposizioni , creare Digitized by Google 3oo
tante figure quanti segni differenti sono nella lingua usuale , ed osservarvi
le me- desime analogìe e’1 medesim’ ordine di com- posizione } sono due lingue
parallele e cor- rispondenti. Tal è la maniera usitata dagli antichi Egizi , dai
Cinesi , dai Giapponesi , e ge- neralmente da tutti i popoli che servonsi delle
figure che chiamiamo geroglifiche o simboliche , e di quelle che ne derivano j
in una paiola, da tutti gli uomini ch’han- no una lingua parlata ed una lingua
pinta. Iddio , eh’ avea destinalo 1* uomo a vi- ver in società , ha preparato
in lui 1’ or- gano della parola, per esser lo strumento della comunicazione dei
pensieri. Per mez- zo della flessibilità prodigiosa delle parti di quest’
organo , gli uomini son capaci di pronunziar una certa quantità di suoni sem-
plici , di collegarli rapidissimamente per formarne di composti , e di combinar
gli uni e gli altri in tante maniere , che la fecondità medesima dello spirito
umano , per infinita eh’ ella esser paia , non sem- bra poter esaurire i mezzi
e gli espedienti tutti dell’ organo medesimo. Digitized by Google 3oi La
comunicazione dei pensieri" per mez- zo della scrittura non è meno
ammirabile di quella che fassi per mezzo della parola. Dopo molte meditazioni e
moltiplici pro- ve , disgustato delle difficoltà , degli equivo- ci , delle
oscurità , dei limiti troppo angu- sti della scrittura geroglifica , F
inventore della scrittura letterale avvisossi del nu- mero assai scarso dei
suoni elementari , e comprese che rappresentandoli per mezzo di altrettanti
caratteri distinti , potrebber questi combinarsi come i suoni cui rap-
presentano : ciò che costituisce in effetto F arte ingegnosa di pigner la
parola e di parlare agli occhi j arte maravigliosa che fissa per sempre la
parola e’1 pensiero da quella espresso , che invia F una e F altro agli assenti
, che li fa passare alla poste- rità più rimota , e pel cui mezzo , la di-
stanza dei tempi svanisce , i luoghi si toc- cano , formausi dei legami tra
tutti i punti abitati dello spazio e della durata , e tutti gli esseri viventi
e pensanti che occupan la superficie del globo , tra lor s’ intrat- tengono. La
nostra scrittura europea , derivata dagli alfabeti greco e romano, quantunque
non sia pienamente perfetta, eli’ è, fino ad ora , ciò che gli uomini hanno
ideato di meglio in questo genere. Ma per ben giudicarne , fa d’ uopo , o
giovanetti , at- tentamente esaminare la parola medesima, di cui la scrittura è
il tipo , ed esserne debbo la rappresentazion fedele per esser perfetta. I
gramatici anco i più scrupolosi in ana- lisi , dicono che le voci ,
rappresentate dalle vocali , sono una spezie di suoni , e che le articolazioni
, rappresentate dalle conso- nanti , sono un’ altra specie di suoni j co- me se
potesse esservi nella natura un’ ar- ticolazione senza voce ed una voce senza
articolazione. Fatto questo primo passo falso , com- messo questo primo errore,
impossibil cosa ella è stata per loro , veder con chiarità come una scrittura
corrisponda alla paro- la } quando un carattere sia realmente al- fabetico o
veramente sillabico, e che cosa sia una sillaba: e non han potuto distinguere
con nettezza tutt’ i differenti suoni che compongon il discorso e che succe-
donsi con tanta rapidità nella pronunzia. Quest’ errore fondamentale consiste
nel fallo dond’ emerge ogni error filosòfico , e , aggiunger si potrebbe ,
lutti gli altri in genere , cioè consiste a prender un’ astra- zione per una
realtà, a personificare un’idea astratta , a credere eh’ una qualità ch’os-
serviamo in un subbietto sia un esser reale e fisico come il soggetto cui
appartiene. Le voci e le articolazioni non son mica suoni , ma qualitadi
inerenti ai suoni $ e nessun suono reale puot’ essere scevro nè deli’ una nè
dell’ altra. Ogni linguaggio vocale è composto di pa- role. Queste son composte
di suoni che succedonsi. Ciascun di questi suoni è un effetto fisico prodotto
dall’ organo vocale sull’organo auditorio. Esso risulta dall’e- missione d’una
certa quantità d’aria ch’esce fuor della gola , mentre il sistema intero dell’
organo vocale è disposto d’ una certa maniera. Quando questa disposizione del-
l’organo cangia in tutto o in parte, in un modo o in un altro , non vietisi a
produr Digitized by Google 3o4 più lo stesso effetto j più non continuasi il
medesimo suono j gliene succede un al- tro. Ciascun suono, ciascuna emission
d’a- ria realmente da un’ altra distinta 9 real- mente da essa differente per
qual si sia cir- costanza , forma una sillaba naturale o fi- sica. Queste
sillabe naturali o fisiche son sempre separate l’ una dall’ altra per un
movimento qualunque nell’organo, per un cangiamento nella sua disposizione ,
che interrompe 1’ emissione dell’ aria , o sola- mente la modifica. Se queste
sillabe natu- rali o fisiche non sono esattamente le stesse che quelle
conosciute e confessate dalle grammatiche , dalle rettoriehe e poetiche delle
differenti lingue , e che appellar pos- sonsi sillabe convenzionali od
artificiali , la ragione ne è che le prime (o i suoni reali ) non son sempre
facili a distinguere e molte di queste sillabe fisiche s’uniscono o si
confondono facilmente con quella che le segue o le precede , perchè esse sono o
brevissime od assai sorde, o perchè il movimento organico che le separa è assai
poco sensibile. Di quivi proviene che se ne sono sovente riunite parecchie
insieme senza accorgersene ; e che le sillabe con- venzionali variano nei
diversi idiomi e nelle differenti epoche d’ una medesima lingua , mentre le
sillabe naturali sono e saranno eternamente le stesse in tutte le lingue. In
ciascuna di queste emissioni d’aria, in ciascuno di questi suoni , havvi più
cose ad osservare , cioè , la voce , la durata , il tuono , il suono , e V
articolazione. Chiamasi voce quella circostanza del suo- no la quale fa eh’
esso sia un’ a od un i anzi che un o od un u. Nella scrittura alfabetica, la
voce è no- tata con caratteri chiamati vocali. La durata è quella circostanza
del suo- no la qual fa eh’ egli sia lungo o breve. Ella è espressa nella
scrittura con note chiamate segni di quantità. Queste differenze di durata
costituiscon la misura e la cadenza del discorso. Il tuono è ciò che fa eh’ un
suono sia acuto o grave. Egli è espresso nella scrit- tura con segni chiamati
accenti , e questi soli meritan veramente il nome d’accento , accenlus , che
deriva da ad cantum. Il suono è quella circostanza la qual fa ao Digitized by
Google 3o6 che distinguiamo la voce d’ un uomo da quella d’ un altro ,
avvegnaché pronunzino tutti e due la medesima voce con la stessa forza , con la
stessa articolazione e col tuo- no medesimo ; del pari eh’ in un suono musicale
avvertiamo eh’ esso è prodotto da due strumenti di differente spezie o v,ero da
due strumenti differenti della medesi- ma spezie , comechè sien perfettamente
al- 1’ unisono e tutte le altre circostanze pa- ian esattamente le stesse. L ’
articolazione è una modificazione del suono , la quale non ne è nè la voce nè
il tuono , eli’ è propriamente la maniera on- de il suono comincia a toccarci.
Essa ser- ve a separare un suono da quello che lo precede , anzi che a legarli
tra loro. Sic- come non havvi suono senza voce o sen- za tuono , così senz’
articolazione. Ciò che abbiam detto, rende completa 1’ analisi dei suoni che
compongono il lin- guaggio vocale. Un tal esame era neces- sario pur troppo per
farci un’ idea giusta dell’articolazione, della voce, del tuono, e della durata
del suonò. Siccome la fi- gura, la grandezza, la gravità d’ un corpo non posson
avere luogo senza di esso , del paro che questo corpo non puot’ esistere senz’
esser grande , -figurato , pesante d’una certa maniera e a un certo grado ,
così ogni suono vocale va necessariamente di quelle qualitadi adorno. , Non
evvi dunque alcun suono che deb- b’ esser chiamato piuttosto un! articolazio-
ne od una voce , anzi che un tuono od una durata. Quando scriviamo un’ a sola e
la pro- nunziamo , noi suppliamo 1’ articolazione , il tuono e la durata che*
non son rappre- sentati. Quando pronunziamo un p od un b i- solati , sovveniamo
al difetto della voce , del tuono e della durazione. Le lettere dell’Alfabeto
italiano sono ven- tuna , A , B , C , Z), E , E, G , H , 7, L , M , 2V, O, P,
Q, R, S , T, u, v, z. Le quali si pronunziano toscanamente in questo modo : a ,
bi , ci , di , e , effe , g* , acca , i , e/Ze, emme , e/me, o , pi , qu v erre
, *e , u , w’j zeto. 3o8 Dei Verbi Irregolari. Prima Declinazione . ' In ogni
declinazione hacci dei verbi che nelle lor desinenze allontanansi dalie-regole
della medesima. La prima declinazione non ha che quat- tro verbi irregolari:
andare , dare, fare, stai % e. Noteransi per noi in ciascun tempo solamente le
voci irregolari. Andare. Andando. Andato. Vo o vado , vai , va , andiamo ,
andate , vanno. An- dava , ec. Andai , ec. , e non andiedi , ec. Andrò , ec.
Andrei , ec. vada , an- diamo, andate, vadano. Che io vada , ec. CAe io andassi
, ec. Dare. Dando. Dato. Do, dai, dà , dia- mo , date , danno. Dava , ec. Diedi
o detti , ctayh , diede o diè o dette , demmo , deste , diedero o dettero. Darò
, ec. Da - rei , ec. Dà , dia , diamo , date , dìeno o diano. Che dessi, ec . ,
e non dossi, ec. Fare. Facendo. Fatto. Fo o faccio, fai > fa > facciamo ,
fate , fanno. Face- Digitized by Google 3o9 va , ec. J Feci , facesti , fece ,
facemmo , * faceste, fecero. Farò , ec. Farei, ec. Fa, faccia , facciamo , fate
, facciano. Che faccia , ec. Che facessi , ec* Stare. Stando. Stato. Sto , stai
, sta 9 stiamo , state , stanno. Stava, ec. Stetti , e non stiedi , ec. stesti
, stette , stemmo 9 steste, stettero. Starò, ec. Sta, stia, stia- mo , state,
stieno o stiano. Che stia, ec. Che stessi , ec. , e non già slassi , ec.
Seconda Declinazione. Partiamo questi verbi in due classi , di cui la prima
comprende quelli ch’han T ac- cento tonico sull’ antipenultima vocale } e la
seconda quei ch’han quest accento sulla penultima. I verbi della prima classe
non hanno d’ irregolare che il perfetto assoluto e ’I participio passato , o
pure l’ uno o l’altro solamente , tranne i verbi che seguono e i lor composti :
bdttere , cdpere , crede- re , empiere , ésigere , fèndere , frèmere , gémere ,
miètere, méscere , pàscere, pèn- dere, prescindere, ricévere, resistere, ri-
Digitized by Google 3io flèttere , ripètere , scèrnere , sólvere , span- dere ,
splèndere , sprèmere , stridere , ìmc- cùmbere , sùggere , fóndere , véndere .
Quelli della seconda classe hanno altre irregolarità, salvo persuadere e solere
che hanno irregolari persuasi , ec. , persuaso e sòlito. Verbi della prima
Classe. np a lor cere , tòr « tòrto. Ucci e/ere , ucci ucciso ( 1 ). Accór
gere, accòr 5 / accòrto (a). Fri g&re , fri fritto . Có gliere , cò còllo.
Distin gi/ere , distin « distinto. M e//ere , m messo (3). Pr émere , pr èssi
prèsso. Espr intere , espr èssi esprèsso (4)- Acce ndere , acce si acceso (5).
(i) Cedere ; cèssi o cedetti ; cesso o ceduto. (a) Dirigere ; essi , etto.
Esigere ; eì , esatto. Cingere -, insi, into. Negligere ; èf« ; étto. {ò)
Flettere ; Jlcssi, Jlesso. (4) Espellere ; , a/jo. (5) Fóndere : , yùjo.
Digitìzed by Google 3 1 1 Ass ólvere, ass òlsi assòlto (i). Corr ómpere , corr
appi corrotto . ' Cór rere , cor si corso. Cono scere 9 cono bbi conosciuto.
Discu tere , discu ssi discusso. Pres umere pres unsi presunto. C uocere , c
òssi còtto (2)* Pere uotere , pere òssi percosso. Comm uovere , comm ossi
commòsso. Vi vere , vi ssi vissuto. Nàscere , fa nacqui , nato j e piòvere ,
piovve , piovuto. Verbi della seconda classe. Condurre , sincope di Conducere .
Conducendo. Condotto. Conduco. Con - duceva. Condussi. Condurrò. Condurrei.
Conduci f conduca. Che conducessi. (1) Dicesi pur assoluto. Sólvere: et o etti
; utos Involgere : invòlto. (2) Nuocere: nàcqui, nociuto. Digitized by Google
312 Severe , per contrazione Bere. Beendo o bevendo. Beo o bevo , ec. Beeva o
beveva. Bevvi bevei o bevetti , la prima forma è più usitata. Berò o beverò.
Cadere . Cadendo. Caduto. Cado o caggio. Caddi. Son caduto. Caderò j e cadrò ,
solo nel verso. Chiedere. Chiedendo. Chiesto. Chiedo o chieg- go , chiedono o
chieggono. Chiesi 9 Chie- da o chieggo. Dire , sincope di Dicere. Dicendo.
Detto. Dico , dici o di ' , ce, diciamo , dite , dicono. Dissi . D/’ , cùca.
CAe dicessi. Digitized by Google Dolere (si). 3 1 3 Dolendosi. Dolutosi. Mi
dòlgo o dò- glio , ti duoli , si duole , ci dogliamo , vi dolete , si dolgono ,
o dogliono. Mi dolsi. Mi son doluto. Mi dorrò. Duoliti, dò! gasi, o dógliasi ,
dogliamoci , dolete- vi ) dólgansi o dógliansi. Dovere. Dovendo. Dovuto. Debbo
o deggio , devi o dèi , deve, dèe o dèbbe , dobbia- mo , ec. Dovei o dovetti ,
ec. Dovrò. Che debba , ec. Nuocere. Nocendo. Nociuto. Nuoco o néccio , nuoci j
nuoce , nocciamo , nocete , ec. No- ceva. Nócqui. Nocerò. Nuoci , nuoccia o
néccia. Parere. Parendo. Paruto o parso. Paio , pari , pare , paiamo , parete ,
paiono. Parvi. ** Digitized by Google 3i4 Parrò. Pari, paia, paiamo , parete ,
pa- iano. Piacere. Piacendo. Piaciuto. Piaccio, piaci, ec. Piacqui. Piacerò.
Piaci, piaccia , ec. De- clinate allo stesso modo giacere. Porre , sincopato di
Ponere ► Ponendo. Posto. Pongo , poni , pone , poniamo , ponete , pongono.
Posi. Porro. Poni , ponga. Potere. Potendo. Potuto. Posso , puoi , può ,
possiamo, potete, póssono. Potei. Potrò . Che possa , ec. Rimanere. Rimanendo.
Rimaso o rimasto. Rimare - go , rimani, rimane, rimaniamo , non ri- mangliiamo
nè rimagnamo j rimanete , ec. Rimasi. Rimarrò. Rimani, rimanga , ec Sapere .
3i5 Sapendo. Saputo. So , sai , sa , sa/7- piamo , sapete , sanno. Seppi.
Saprò. Sap- pi , sappia , ec. Scégliere , per sincope Scerre. Scegliendo.
Scelto. Scelgo o sceglio , ec. Scelsi. Sceglierò. Scegli , scelga , o sce-
glia. Sedere. Sedendo. Seduto. Siedo o seggo , sie- rfi, siede i sediamo o
seggiamo , sedete seggono o siedono. Sederò j fee?rò nel ver- so. Siedi, segga
o sieda , sediamo o seg- hiamo , sedete , seggano o siedano. Svellere e per
sincope Sverre. Svellendo. Svelto. Svelgo o svelto , sce/- // , svelle o
sveglie , sveltiamo , sveltele , svelgono. Svelsi. Ho svelto. Sverrò. Svel- tii
svelga , sveltiamo , svellete , svelgano. CK io svelga , che noi sveltiamo ,
ec. Digitized by Google 3 1 G Tacere. Tacendo. Taciuto. Taccio , ec. Tac- ciamo
, tacciono, l'acqui , ec. Taci, tac- eia y ec. Tenere. Tenendo. Tenuto. Tengo ,
f/em , tiene , teniamo , ec. Tenni , ec. Terrò, ec. Ter- rei, ec. Tieni ,
tenga, ec. Togliere o Torre. Togliendo. Tolto. Tóglio o tòlgo, to- gli, toglie
, ec. Tolsi* ec. Toglierò o for- rò, ec. Toglierei o torrei. Togli, toglia o
/o/gtf , ec. Traere o Trarre. Traendo. Tratto. Traggo , trai, trae, traiamo o
traggiamo , traete , traggono. Trassi, ec. Tranò, ec. Trai, tragga, ec.
Digitized by Googl 3i7 Valere. Valendo. Valuto. Valgo o vaglio, va- li 9 vale ,
vagliamo , ec. Valsi , ec. Var- rò , Vali , va/ga o vaglia 9 ec. Vedere.
Vedendo. Veduto. Vedo, veggo , veg- gio, ec. vediamo o veggiamo , ec. Vidi , e
non , ec. Vedrò , ec. J'Wt , ve- da, vegga o veggia. Volere. Volendo . Voluto.
Vàglio ovo*, vuoi , vuo/e o vo’, vogliamo , volete , vogliono , e nel verso
vonno. Volli , ec. Vorrò , ec. Che voglia , ec. Digitized by Google 3i8 Verbi
Irregolari Della Terza Declinazione. Tutti questi verbi declinansi come il ver-
bo unire , il quale non è irregolare se noa al presente assoluto
dell’indicativo, a quello dell’ imperativo e del soggiuntivo , ove la prima e
la seconda del plurale son regolari. 1. ° Unisco , unisci , unisce , uni- j
scono. 2 . ° Unisci , unisca , — —* uniscano. 3. ° Che unisca , che unisca o
unischi , unisca , cAe uniscano. Il verbo apparire , ha le doppie forme,
apparisce o appare , appariscono od cp- paiono. ' * • ' I verbi aprire ,
coprire , scoprire , han le doppie forme apri* e apersi , ec. Havvi di quei
verbi che , al presente assoluto dell’ indicativo , all’ imperativo ed ' al
presente del soggiuntivo , han due for- me, tali che abhorrire , che fa
abbonisco od abborro , ec. 1/ uso e ’l dizionario fa- ranno istrutti di
siffatte differenze gli stu- diosi. Digitized by Google 3i9 Verbi della, stessa
declinazione , Degni di nota per irregolarità particolari. Morire. Morendo.
Morto. Muoio , muori , muo- re , moiamo , morite , muoiono. Morii , e non morsi
, ec. Morrò , ec. Muori , /Muo- ia , ec. Salire . Salendo. Salito. Salgo , ,
ec. H. P. Grice: Best to start reading from here? ANALISI METAFISICA DEGL’ELEMENTI
DELLA LINGUA OPMA affo òfctuho òeivixe Viutxoilujioi c)t tutte fé fi P.
PROFESSORE DI BELLE LETTERE E DI LINGUE ESTINTE E VIVENTI, NAPOLI 2 NAPOLI DALLA TIPOGRAFIA TRANI, Essendosi adempito a quanto prescrive la
legge, la presente opera è sotto la di lei guarcntla. Digitized by Google AL
NOBIL UOMO IL SIGNOR BARONE NICOTERA. Consacro a Voi, gentilissimo e o-
noratissimo Signore , la mia Grammatica. Non bramosìa di laude , non sete di
novità, non basso fine indussemi a por mano ad opera sì fatta. Solo ed unico
mio scopo si fu segnar più certa , spedita ed age- vol via agii apparanti
L’idioma gentil , sonante e puro di quel sommo e divino Tosco che tutto seppe.
Fortissimo stimolo a farmi accin- gere ad un tanto lavoro si fu pure il
riflettere che , chiamato io da propizia stella a svelare ai figliuoli vostri
gli altissimi concetti e le bel- lezze, copiose oltre ad ogni stima, dei sublimi classici dell’ itala favel- la ,
con più ardente impegno ne avrebber eglino apparato le dottri- ne contenute in
un libro fregiato dell’ illustre nome di chi loro ha dato V essere , e composto
da colui che ha la cura d incaminarli al ben- essere. Prego intanto il Dator d’
ogni bene che lungamente e prospera- mente conservi la vostra persona , per
marche di onore , per grandez- za d’animo e per buona riputazio- ne ,
Eccellente , alla cospicua vo- stra famiglia , preziosa , agli amici e devoti
vostri , carissima. Di Napoli, a’dì 12 Gennaio i835. Di Vostra Signoria
Illustrissima, A 'ffezi Oliati s. m0 e clcvotis. m ° servitore P. . 5 % Vox
diversa sonat populorum ; est vox tamen una. Marciai. Il linguaggio è V organo
per cui comu- nicasi la ragione umana , la facoltà che trasmette’ V imagine del
pensiero. Ecco 10 scopo di tutte le lingue } e per giu- gnervi, esse impiegan,
tutte , i suoni della parola. Ma come mai questi suoni arti- colati che formali
un tutto sensibile, suc- cessivo e divisibile , rappresentar possono 11
pensiero , oggetto puramente intellet- tuale e necessariamente indivisibile ?
La LjOgica , mediante V astrazione , perviene ad analizzare quest’atto
indivisibile dello spirito 5 essa considera separatamente le idee che ne sono V
oggetto j osserva le diverse relazioni eh ’ hanno tra di loro a causa del
rapporto eh’ esse han tutte col pensiero indivisibile. Quindi le idee parziali
di un medesimo pensiero son con- catenate le une con le altre in una suc-
cessione fondala sui rapporti che le le- gano tra di esse e al tutto. Or a
questa successione dar puossi il nome di ordine analitico , per esser ella al
tempo stesso il risultamcnto dell' analisi del pensiero ed il fondamento dell'
analisi del discorso in tutte le lingue. La lingua, fondata in tutto e per
tutto su quest' analisi uniforme che ne è come il meccanismo intellettuale,
diviene l’istrumento comune della manifestazione dei pensieri e della ragione
umana , l' iu- te rp et re dei sentimenti e delle affezioni , l' organo
prezioso della carità universale che legar dee tutti gli uomini per lor fe-
licita , e 'l legame necessario della società che gli unisce. Le differenze che
ravvisami tra una lingua e l'altra, non sono , per così dire , che superficiali
j esse provengono da quel- le dei tempi , dei luoghi , dei costumi e degl'
interessi , i quali , variando senza fine , lascian sempre sussistere il mede-
simo fondo. Digitized by Google 7 La Grammatica , la scienza delle scien- ze ,
quella che le abbraccia tulle , che ha per oggetto l' enunciazione del pensiero
per mezzo della parola pronunziata o scritta , ammette dunque due sorte di princìpi.
Gli uni , d’una verità apodittica immutabile universale , son fondati sulla
natura del pensiero medesimo , ne se- guono l'analisi ; gli altri non hanno che
una verità ipotetica e dipendente dalle convenzioni fortuite arbitrarie e
mutabili che han generato i differenti idiomi. I primi costituiscono la
Grammatica gene- rale , i secondi son l'oggetto delle diverse Grammatiche
particolari. LjU Grammatica generale è dunque la scienza ragionata dei princìpi
immutabili e generali della lingua pronunziala o scritta, in qualunque lingua
si sia. Una Grammatica particolare è V arte di applicare ai princìpi immutabili
e ge- nerali del linguaggio pronunziato o scritto le istituzioni arbitrarie ed
usuali d' una lingua particolare. La Grammatica generale è una scien- za ,
perchè non ha per oggetto se non la Digilized by Google 8 specolazione
ragionata dei princìpi im- mutabili e generali del linguaggio. Una Grammatica
particolare è un' arte, perchè ha per oggetto V applicazione pra- tica delle
istituzioni arbitrarie ed usuali di una lingua particolare ai princìpi ge-
nerali del linguaggio. La scienza gramaticale è anteriore ad ogni lingua ,
perchè i suoi princìpi sup- pongono la possibilità delle lingue , per- chè
dirigono la ragione umana nelle sue operazioni intellettuali'. L’arte
gramaticale, al contrario , è po- steriore alle lingue , perchè gli usi delle
lingue deggion esistere pria di esser rap- portali artificialmente ai principi
generali del linguaggio , e perchè i sistemi ana- logici che f orman l'arte non
posson essere che il successo delle osservazioni fatte su- gli usi
preesistenti. Io mi occuperò di quest' ultima, e , sic- come la conoscenza di
ciò che operasi nel nostro spirito è assolutamente neces- saria per comprendere
i fondamenti della Grammatica , la qual verità , se avesse d- luminato ogni
scrittore di grammatiche , Digitized by Google 9 non si sarebbe imaginato di
far teorìe dei segni pria di aver approfondito la conoscenza della lor
formazione e quella della lor espressione e deduzione , così V ordine da me
tenuto in questa IN uova Grammatica Ragionata Italiana, ossia Analisi
Metafisica degli elementi dei Discorso, è diverso affatto da quello che
general- mente si osserva , ed è proprio quello da natura e da ragione segnato.
lo non farò motto da prima di sostan- tivi e di aggettivi , del lor accordo in
ge- neri e in numeri , nè delle regole da sta- bilire perchè le diverse
terminazioni del verbo indichino le persone , i numeri , i tempi , i modi , nè
della maniera onde queste parole riunite formar possano una proposizione. Ciò
facendo , sarebbe lo stesso che cominciar dalla fine , partire da una
situazione in cui non siamo an- cora. Ecco V errore e la falsità di tutte le
grammatiche non ischiarate dalla luce dell 1 ideologìa. Tosto che nasciamo ,
noi sentiamo , esprimiamo ciò che sentiamo , parliamo j noi abbiamo un linguaggio
, prendendo Digitìzed by Google IO queste parole nel lor più esteso senso , e
con verità possiam dire di esser noi so- vente eloquentissimi , pria di sapere
e di poter pronunziare una sola parola arti- colata. Questo linguaggio
primitivo , il solo che possiamo parlare , non è mai da noi abbandonato : noi
lo coltiviamo in- cessantemente , gradatamente lo perfezio- niamo , sinché
ghigniamo ad una lingua perfezionatissima , pria di esserci caduto nelV animo
il dubbio che sienvi regole im- mutabili le quali dirigono queste opera- zioni
e eli esse sian conseguenze imme- diate e necessarie della nostra organizza-
zione medesima, lo non fo adunque che seguire gradatamente i progressi del no-
stro spirito , senza perder mai di vista la filiazione delle nostre idee. Ij
esame del discorso in genere ; Varia- tisi dei suoi veri elementi , ecco V
oggetto delle mie ricerche in questa Grammatica. Le informi decisioni dei primi
grama- tici , scrupolosamente da età in età ripe- tute , senza essere state mai
fuse nel cro- giuolo delV esame e dell' analisi , han ser- vito a moltiplicare
gli errori e a via più Digitized by Google II spessore le tenebre del
pedantismo. Ep- però dissimular non deggio che il mio si- stema di Grammatica ,
rovesciando la maggior parte delle false idee ricevute e degli erronei principi
, sarà agramente ripreso dall ’ ignorante ciurma e dai Zoili pedanti cui
paragono alle sucide Arpìe le quali lordano tutto ciò che toccano , in-
sensatamente proclamando V inviolabil ri- spetto dovuto alle opinioni dall’uso
e dalla propria antichità accreditate : Clament periisse pudorem , . . Vel quia
nil rectum , nisi quod placuit sibi , ducunt ; Vel quia turpe putant parere
minoribus , et quae Imberbes didicére , senes perdenda fateri. Horat. II Epist.
j , 80 . lo risponderò loro con questa sentenza del giudizioso Quintiliano :
Quidquid est optimum , ante non fuerat. Instit. orat. X, a. Adunque se la mia
propria ragione , se le mie particolari esperienze di parec- chi anni nell’
insegnamento non mi fac- Digitized by Google 12 ciano spacciar cV assai ,
fonimi asperare che questo mio metodo sarà per riuscir semplice , agevole ,
breve ed uniforme agli apparanti la favella italiana e per servir d'
introduzione allo studio di tutte le lingue , giacche tutte kan delle regole
tra lor comuni che derivano dalle nostre facoltà intellettuali e d'onde
emergono i princìpi del raziocinio. Le poche anime seguaci del vero e del bello
, al rimprovcrlo delle quali è bersa- glio la gente ignara , vana , invidiosa e
superba , sapran al certo compatirmi s' io non abbia saputo nè potuto far
meglio , rammentando io loro le parole del divino Alighieri .... Queste due
proprietadi ha la Gramatica , che per la sua infinitade li raggi della ragione
in essa non si termina- no in parte. Convito. Veggio infine avvertire gl'
imparanti che il pensiero dello stesso Dante dal Sanzio così sviluppato :
Grammaticorum sine ra- tione testimoniisque auctoritas nulla est ( in Minerv .
, lib. i , c. 2 ) , avendomi ad evidenza mostro ch'il gramatico limi- tar non
deesi ad una esposizione dogma- Digitized by Google i3 tica delle regole
grammaticali j ma che dopo averle dedotte dai principi della ragione e della
sana logica , avvalorar le debbe con autorità da far legge , ho sem- pre giunto
al precetto gli esempli , tratti dai creatori della nostra lingua e dai clas-
sici più puri, Dante, Boccaccio, Petrar- ca , Firenzuola , Fedi , Buonarroti ,
ec. Chiudo quanto mi era posto in cuore di far palese ai miei leggitori
pregando le persone scempie d ’ ogni mal talento , e coloro che meritamente han
fama nella repubblica delle lettere , di additarmi per le vie aperte alla
comunicazione lettera- ria , gli errori ov io fossi , per inavver- tenza o per
ignoranza , potuto cadere. Tantum abest ut
scribi contra nos no- limus , ut id etiam maxime optemus . . . Nos qui sequimur
probabilia , nec ultra id quod verisimile occurrerit progredì pos- sumus , et
refellere sine pertinacia, et re- felli sine iracundia parati sumus. Cic. II. 7
use. disp. ij. Analisi del DISCORSO [cf. H. P. Grice, ‘discourse’] Ogni SISTEMA
DI SEGNI è una LINGUA. Ogni IMPIEGO di una lingua, ogni EMISSIONE [cf. H. P.
Grice, UTTERANCE, impliacture/implicatum with ‘implicate’ to do duty for
‘mean,’’suggest,’ ‘signify’] di SEGNI è un DISCORSO. Essendo dunque ogni DISCORSE
la MANIFESTAZIONE delle nostre idee, la conoscenza perfetta di queste idee può
sola farci scoprire la vera ORGANIZZAZIONE del discorso e svelarci
completamente il segreto meccanismo delia sua composizione. Sentire e GIUDICARE,
ecco tutta la nostra intelligenza, tutto il nostro essere, tutto ciò che siamo,
l’intiera nostra esistenza* Giovanetti , è questo un fatto che ognun di voi ha
già dovuto in sè provare , è questa la fonte , onde emanar deggiono tutte le
conoscenze gramaticali , debb’csser questo il lilo d’ Arianna per non farvi
smarrire negrinestricabili andirivieni del labirinto edificato dai Clamatici
non filosofi. Quando giudichiamo, sentiamo dei rapporti tra le nostre idee,
sentiamo che un essere qual si sia, o piuttosto l’idea che se ne ha, giacché
non sentiamo che le nostre idee, rinserra una qualità, una proprietà, una circostanza
qualunque. GIUDICARE [che S e P – H. P. Grice] è dunque sentire che una idea ne
rinchiude un’altra. Quando io penso a Cesare, e GIUDICO CHE Cesare è dotto,
sento che l’idea di Cesare comprende l’idea di egser dotto e ch’ella la novera
nel numero degl’elementi che la compongono attualmente. Imperò, quando abbiamo
una percezione, una idea, noi sentiamo } e quantunque volte sviluppiamo una
circostanza in questa percezione, noi giudichiamo. È questo, giovanetti, un
punto capitale che non bisogna perder mai di vista. Per ESPRIMER un giudizio,
fa di mestieri enunciar le due idee – S e P – H. P. Grice -- di cui l’una
contiene l’altra, più l’atto dello spirito che ravvisa questo rapporto. Ciò
appellasi IL SOGGETTO, L’ATtRIBUTO ed il SEGNO DELL’AFFERMAZIONE che gli
unisce. Ecco ciò che costituisce una PROPOSIZIONE. L’essenza del discorso
adunque è d’esser COMPOSTO DI PROPOSIZIONI, di enunciazioni di giudizi. Son
questi i suoi veri elementi immediati 5 quindi impropriamente vengon appellati
elementi, parti del discorso, quelli che sono realmente gl’elementi, le parti
della proposizione. La de-composizione adunque della proposizione sarà
l’oggetto delle nostre ricerche. De-composizione della proposizione nei suoi
elementi. Giovanetti, voi siete ora nella certezza ch’ogni proposizione
debb’esser l’enunziazione d’un giudizio e che il discorso non puote avere SIGNIFICAZIONE
veruna quando non esprime un giudizio qualunque. Riflettendo ognun di noi su la
natura della nostra intelligenza che tutta consiste a sentire e a GIUDICARE,
non puossi affatto dubitare di queste verità. Si è dimostrato nel precedente
capitolo che per ESPRIMER UN GIUDIZIO fa d’uopo enunciare le due idee di cui
1’una contiene 1’altra, più 1’atto dello spirito che osserva un tal rapporto.
Qual maraviglia debb’esser ora la vostra nell’udire che sovente un solo
de’nostri suoni articolati RAPPRESENTA una proposizione INTERA – H. P. Grice,
‘whole’/’part’], esprime un giudizio COMPLETO [compiuto]! Non 7 per esempio,
vuol dire: io non sento ciò , o io non credo ciò, o IO NON VOGLIO ciò, secondo
le occasioni diverse. Si, vuol dire del paro: io lo credo, o io lo farò, o ciò
è certo, secondo i vari casi. 1l nostro semplice grido AH! SIGNIFICA:
io sono dolente – H. P. Grice’s very example in ‘Meaning revisited,’ if C is in
pain, C hollers. Il
grido oh! può SIGNIFICARE: io sono attonito, stupefatto. Avviene lo stesso di
tutte le nostre interiezioni, d’un gran numero di congiun-zioni e di parecchie
di quelle parole chiamate da alcuni gramatici particelle: esse son tante
enunciazioni di INTERI GIUDIZI. – H. P. Grice at one point disagreed when he
compared a yawn from ‘I am bored.’ Endorsing what we
may call an OPTIMALITY-based account to ‘significazione dell’emissore’, ‘I am
bored’ only means that I am bored. Dir puossene altrettanto, in molte
circostanze dei nostri pronomi. Essi rappresentan sovente una INTIERA
PROPOSIZIONE. Quando, dopo aver detto: la Francia ha dichiarato la guerra alla
Spagna: soggiungo: siatene sicuro , credetelo, ciò vai quanto dire: credete
questo GIUDIZIO, siate sicuro di questo giudizio; la Francia ha dichiarato la
guerra alla Spagna. Ne e lo SIGNIFICANO esattamente questa proposizione. In
un’altra circostanza, ne significheranno un’altra. Da un altro lato abbiamo
parole, in gran numero, che NON esprimono neppure una intera idea, le quali NON
rappresentano, per così dire, che un frammento [H. P. Grice: PART] d’idea: tali
sono le nostre preposizioni, gli avverbi, gli aggettivi, compresivi i participi
e gli articoli. Il, di, virtuoso, diligentemente, NO SIGNIFICAN ASSOLUTAMENTE
NULLA, e non si potrebbe fare verun uso di sì fatte parole, isolate e separate
da ogni altra. Questi stessi segni uniti ad altri, il dinoterà in qual
estensione debb’esser presa una idea. Di – H. P. Grice
on Hardie, ‘What is the meaning of ‘of’?’ ‘And what do you
mean by ‘of’?’ --, posto tra due idee, indicherà che 1’una è in un certo
rapporto con l’altra. Virtuoso [cf. H. P. Grice, ‘shaggy’] disegnerà una
qualità d’un ente. Diligentemente, la maniera onde un’azione è eseguita. Ma il
non è mica il nome dell’estensione j di non è quello del rapporto j virtuoso,
non è quello della qualità, nè diligentemente quello del modo. Non son dunque
questi, veri segni, ma realmente FRAMMENTI di segni – H. P. Grice, ‘utterance
whole, utterance part’. Non havvi proposizione senza verbo ESPRESSO O
SOTTINTESO [cf. Grice’s main taxonomy: explicitlly conveyed – DICTUM --,
followed by ‘that-‘ only as opposed to the ‘saying’ of nonsense --; implicitly
conveyed, IMPLICATUM. Desso costituisce solo la PROPOSIZIONE – cf. H. P.
Grice alla Rimini, ‘complesso proposizionale’ -- e determina il SENSO – FREGE
SINN, SENSUS, Anglo-Norman, ‘sense,’ as in ‘SENSA NON SUNT MULTIPLICANDA
PRAETER NECESSITATEM -- di quella nella quale entra. Ma quando il verbo è
impiegato al modo participio, NON EVVI ENUNCIAZIONE DI GIUDIZIO } quindi NON
HAVVI PROPOSIZIONE. Quando DICO: un uomo leggente – e non dico CHE un uomo è
leggente -- , una donna pregiata – e non dico CHE una donna è pregiata --, una
cosa finita, e non dicho CHE una cosa è finita, enuncio semplicemente delle
idee isolate ed uniche. Il verbo a questo modo è un vero aggiunto ed è questa
la sua forma essenziale e fondamentale, come vedrassi quando si esporrà la
teorìa del verbo. Il verbo all’infinito NON FORMA uè anco PROPOSIZIONE –
‘to be or not to be’ as opposed to Hamlet said that to be or not to be was the
question --, nè per seguenza ENUNCIAZIONE DI GIUDIZIO. Esso è un vero nome
alla Ryle ‘Fido’, mediante il quale si DI-SEGNA ed il verbo medesimo e lo stato
eh’esprime. Lo stato PRIMITIVO – H. P. Grice: PRIMARIO NELL’ONTOGENESI E NELLA
FILOGENESI -- d’ogni proposizione, è, come di sopra si è accennato, d’esser
composta d’UN SOL GRIDO. Ma quali elementi necessari deggian contenersi in
questo SEGNO UNICO, il vedremo tosto. Essendo ogni PROPOSIZIONE – H. P. Grice,
complesso proposizionale -- l’enunciazione di un giudizio, ed ogni giudizio
consistendo a sentire che una idea esiste nel nostro spirito, che un’ altra
idea esiste in quella, bisogna necessariamente che il segno unico il quale
esprime una proposizione contenga in sè almeno DUE ALTRI SEGNI 5 l’ uno RAPPRESENTANTE
una idea esistente in sè stessa, e l’altro RAPPRESENTANTE un’altra idea come
non esistente che nella prima. Son questi al certo DUE ELEMENTI NECESSARI del
discorso: vediamo ora quali essi sieno e poscia se sienvene altri del pari
indispensabili. Il nome che si concepisce come SUSSISTENTE in sè e come IL
SOGGETTO di ciò che in lui si concepisce, è IL PRIMO – “the cat” di questi DUE
SEGNI – “sat on the mat”. In effetti, sono i nomi che RAPPRSENTANO tutte le
idee che hanno nel nostro spirito una esistenza assoluta ed indipendente da
ogni altra idea. Che questa esistenza sia positiva e reale come quella degl’esseri
sensibili, o pure fittizia ed imaginaria come quella degli esseri puramente
intellettuali – Pegaso, cavallo alato, proposizione, significato --, poco
rileva. Queste idee esistono in sè stesse e non son subordinate ad alcuna
altra. I nomi adunque, ed i PRO-nomi [cf. H. P. Grice, pro-verb, ‘Socrates
whatted in 391 B. C.’ -- che ne fan le veci, posson solo esser i subietti dei
nostri giudizi e delle nostre proposizioni – “Socrates” is H. P. Grice’s and P.
F. Strawon’s example in their joint seminar on ‘Categories’ – cannot be a
predicate; it’s a substantial -- 5 e tutti gl’altri elementi del discorso non
rappresentano che idee a quelle relative. Nulla a3 di meno le altre parole, ed
anco FRASI – H. P. Grice, “Utterer’s meaning, sentence-meaning, phrase-meaning,
word-meaning” -- intere, divengon assai sovente soggetti di proposizioni j ma
ciò avviene quando sono impiegate come nomi assoluti o soggettivi, vai quanto
dire ri-guardati come esprimenti idee aventi un’esistenza propria ed assoluta.
Gli aggiunti propriamente detti, o modificativi – H. P. Grice, ‘shaggy’ -- y e
per seguenza tutte le parole e le frasi impiegate aggettivamente, son le parole
che compongono la seconda specie dei segni indispensabilmente NECESSARI per
formar una proposizione – H. P. Grice: “That’s why I restricted my analysis to
‘Fido is shaggy’”. Ma essi non sono attributi completi: esprimono bensì una
idea che fa parte d’un’altra, ma con astrazione dell’idea – O PRESUPPOSIZIONE –
H. P. Grice e P. F. Strawson -- d’esistere. Valoroso – SHAGGY --, rappresenta,
è vero, l’idea valore – OR HAIRY COAT -- come appartenente o piuttosto come
dovendo appartenere ad un soggetto – SMITH’S JONES, FIDO --, ma non già come
effettivamente esistente – cf. H. P. Grice’s e P. F. Strawson’s example in
their joint Oxford seminar on ‘Categories’: Bunbury is disinterested. He is in the next room. Real disinterestedness doesn’t exist. Yes,
Bunbury is really disinterested. Imperocché per SIGNIFICAR completamente che
una idea è rinchiusa in un’altra, bisogna PRIMA SIGNIFICARE eh’ ella è , eh’
ella ESISTE – H. P. Grice’s and P. F. Strawson’s example: ‘real
disinterestedness’. Or di questa PROPRIETÀ – cf. H. P. Grice on P. F.
Strawson’s INDIVIDUALS -- sono scempi, per una singolare astrazione tutti i
nostri aggiuntivi, proprietà di cui va solamente adorno il solo aggiunto
essendo, esistendo od esistente che in sè racchiude I’ idea di esistenza, idea
che lo rende completamente attributo e che per mezzo suo è implicitamente – via
IMPLICATURA -- negli altri aggettivi compresa. Questi aggettivi sono appunto i
verbi. I verbi son dunque altrettanti aggiunti chiudenti in sè medesimi l’aggiunto
essendo che noi chiamiamo participio, eli* è la lor forma essenziale e
fondamentale. Quindi fassi aperto perchè gl’aggettivi propriamente detti son VERBI
MUTILATI, e i verbi sono AGGETIVI INTERI, e perchè i primi uniti ad un
sostantivo non producon mai una proposizione, e perchè non si richiede che un
vèrbo e’1 suo subietto per farne una. Ma il verbo al modo participio forma la
proposizione imperfettamente. Quando dite: Giulio leggente od essendo leggente,
voi accoppiate DUE idee, una esistente in sè stessa – GIULIO, cf. H. P. Grice’
and P. F. Strawson’ ‘BUNBURY’ -- ed una che non puote esistere che in un’altra,
e nulla d’avvantaggio. Ma quando dite: PIETRO LEGGE od È leggente – H. P.
Grice’s and P. F. Strawson’s ‘BUNBURY IS REALLY DISINTERESTED’ --, voi
pronunziate un giudizio formale, cioè che l’idea di legge o è leggenie ESISTE in
una maniera positiva ed attuale in un’ altra. Per le stesse ragioni dianzi
addotte non puote esservi proposizione quando il verbo è all’indefìnito. In
ogni proposizione dunque si contengono DUE TERMINI – categoria morfo-sintattica
--, un soggetto ed un attributo, un nome [l’ONOMA del Cratilo dell’accademia] ed
un verbo [IL REMA del Cratilo dell’accademia – v. Robins, Storia della
linguistica --. Tutto il rimanente del discorso risolvesi in accessorii di
subietti o di attributi. Eccoci ormai pervenuti alla de-composizione completa
della proposizione. Facciamci ora a percorrere le divisioni della medesima.
Della divisione delle Proposizioni . Giovanetti, si è dimostrato
nell'antecedente capitolo che in ogni proposizione contener deggionsi DUE
TERMINI: il soggetto che è il SEGNO dell’ente GIUDICATO, quello del quale si
afferma, o si nega, il PREDICATO – BOEZIO – praedicamentum --, quello dell’idea
in lui contenuta, quello che si afferma o si nega. Il soggetto esser può
semplice come in questa proposizione: Beatrice mi guardò con gli occhi pieni Di
faville d'amor — Dante ALIGHIERI. Il soggetto puote esser moltiplice, allor-
ché , in virtù dell’elissi che tanto suona quanto difetto o mancamento, si
attribuisce a più oggetti una intenzione medesima, come in questi versi del
Petrarca: Amor, natura, e la hell’alma umile Ov' ogn alta virtute alberga e
regna, Contra me son giurati. Se non avesse in questo luogo il Poeta fall’uso
dell’elissi, sarebbesi convenuto dir così: amor contra me è giuralo } natura
contra me è giurata 5 e la bell'alma umile ove ec. , contra me è giurata, e
però avrebbersi, in vece d’ una , TRE PROPOSIZIONI. Il soggetto è complesso
come in questa proposizione: Lucevan gl’occhi suoi più che la stella. Dante
ALIGHIERI. Dario re di Persia fu vinto d’Alessandro. Le formule gl’occhi suoi ,
nel primo esempio } Dario re di Persia , nel secondo , sono i soggetti
complessi. Non havvi lingua, per doviziosa di vocaboli che sia, la qual non
manchi pur sovente di segni, propri ad esprimere con una sola voce ciascuna
idea e ciascun concetto che venir ci possa nello spirito. In tal caso ci
convien far uso d’una perifrasi, ossia d’un largo giro di più parole ad un sol
termine equivalenti 5 quindi in questi versi di Dante ALIGHERI: Tu proverai si
come sa di sale Lo pane altrui, e cornee duro calle Lo scendere e’I salir per V
altrui scale ; all’aggregamento dei
segni lo scendere e 7 salir per V altrui scale, ritraenti sì fatto concetto,
forma il soggetto della SECONDA PROPOSIZOINE. Del paro che il soggetto , 1 T
attributo esser può semplice, moitiplice, complesso, ed enunciato con una
parafrasi. L’attributo è semplice, come in questa proposizione; Dio è eterno. È
moltiplice in questa: Dio è giusto ed onnipossente. È complesso in quest’altra:
Cesare fu il tiranno d’una repubblica di cui doveva esser il difensore. È
finalmente l’attributo enunciato per mezzo d’una perifrasi in questa
proposizione: Il vivere onestamente è il solo mezzo per essere scempio
dell’altrui maldicenza. Ciò premesso passiamo a discorrere le differenti specie
di proposizioni. NON È MIA IDEA, O GIOVANETTI, FAR QUI PAROLA DI TUTTE LE
SPECIE DI PROPOSIZIONI CHE DISTINGUONSI NELLA FILOSOFIA. La gramatica – H. P.
Grice: “Austin loved Chomsky because he enthroned something above philosophy:
grammar, that we at Oxford associate first – if not foremost – with grammar
school-boys! -- non si occupa che della FORMA delle proposizioni, e sotto questo
ragguardamento dello spirito esse posson essere i .° semplici o composte ; 2 .
° complesse od incomplesse ; 3.° relative ; 4-° integre od elittiche; 5.°
principali od incidenti, e queste esplicative o determinative. Le proposizioni
sono semplici o composte, secondo la natura del lor soggetto e del lor
attributo. Una proposizione semplice è quella di cui il soggetto e 1’attributo
sono egualmente semplici cioè, igualmente determinati da una sola idea totale,
come : la saggezza è preziosa; la considerazione che si accorda alla virtù è
preferibile a quella che si accorda alla nascita. Una proposizione dicesi
composta quando il soggetto o l’attributo son composti, cioè determinati da
differenti idee totali. Una proposizione composta pel soggetto può decomporsi
in tante proposizioni semplici quante son le idee totali integranti contenute
nel soggetto composto; ed esse avranno tutte il medesimo attributo e soggetti
differenti. Demostene e Cicerone furono oratori: sonvi qui due soggetti,
Demostene E – cf. H. P. Grice on CONJUNCTION, ‘and’ -- Cicerone ; quindi DUE
proposizioni semplici aventi lo stesso attributo: i. Demostene fu oratore; 2 .
Cicerone fu, oratore. Una proposizione composta pell’attributo può decomporsi
in tante proposizioni semplici quante idee totali integranti sonvi nell’
attributo composto j ed esse avranno tutte il medesimo soggetto ed attributi
differenti Cicerone fu filosofo ED – cf. H. P. Gice, CONJUNCTION, ‘and’ -- oratóre:
qui havvi DUE attributi, fu filosofo e fu oratore: imperò due proposizioni
semplici col medesimo soggetto: i° Cicerone fu filosofo \ 2 ° Cicerone fu
oratore . La de-composizione fassi sensibilissima in qnesta veramente aurea
strofa di ORAZIO, II. Od. io. Auream quisquis mediocritalem Diligiti tulus
caret obsoleti Sordibus tedi , caret invidenda Sobrius aula. II. Le
proposizioni sono a un pari complesse od incomplesse, secondo la forma dell’enunciazione
del lor subietto e del lor attributo. Dicesi proposizione complessa quella di
cui il soggetto o l’attributo sono complessi. i°. Proposizione complessa pel
soggetto: La possanza legislativa è rispettabile. 2. 0 Proposizione complessa pell’attributo:
Dio governa tutte le parti dell'universo. , Una proposizione incomplessa è
quella di cui il soggetto é 1’attributo sono parimente incomplessi. Esempi: la
saggezza è preziosa: mentire è una viltà. Chiamasi proposizione relativa quella
la quale dipende da altra proposizione sottintesa. Tale si è la seguente:
Lassando l'atto di cotanto uffizio, Dant. la cui correlativa SOTTINTESA [cf. H.
P. Grice, IMPLICATA] si è: quanto è l'atto del giudicare. Quella eh’ ha neve il
volto, oro i capelli. Petr. Chiamasi proposizione integra quella in cui
contengonsi tutte le parti necessarie all’intendimento del concetto che vuoisi
esprimere, come nella seguente: quella ch'ha neve il volto. Ma se TACCIASI –
cf. TACITO -- in essa il soggetto o il verbo, o l’uno e l’altro, la
proposizione, per tal manco difettiva, dicesi proposizione elittica, siccome la
seguente, finimento dei precitato verso: oro i capelli, il cui intero costrutto
si è, e quella che ha oro i capelli. Quando le giunte fatte, sia al subietto,
sia all’ attributo, sia a qualche altro termine modificativo dell’uno o
del1’altro, sono esse stesse proposizioni, tali proposizioni parziali sono
incidenti } e quelle di cui esse son parti integranti, sono principali – H. P.
Grice: “if” – as opposed to “not,” “and” and “or,” introduces hypotaxis. Per
esempio, quando dicesi: i savi , che sono più istrutti del comune degli uomini,
dovrebber pure sorpassarli in saggezza, questa è una proposizione complessa:
che sono più istrutti del comune degl’uomini, è una proposizione parziale,
legata al soggetto i savi, di cui è un compimento esplicativo, perchè serve a
svilupparne l’idea per trovarvi un motivo che giustifichi 1’enunciazione della
proposizione principale, i savi dovrebbero sorpassare gli altri uomini in
saggezza: la proposizione parziale, che sono più istrutti del comune degli
uomini, è dunque una proposizione incidente. Parimente quando dicesi: la
gloria, che proviene dalla virtù, ha uno splendore immortale, è questa una
proposizione complessa: che proviene dalla virtù, è una proposizione parziale,
legata al subietto la gloria, di cui è un complimento determinativo, perchè
serve a RISTRINGNERE IL SIGNIFICATO TROPPO GENERICO, vago ed inde- terminato
del nome gloria – “a knockdown argument” – H. P. Grice --, mediante l’idea
della causa particolare che la procura, cioè, la virtù: così la proposizione
parziale, che proviene dalla virtù, è una proposizione incidente. Sonvi dunque
due sorte di proposizioni incidenti: 1’ una esplicativa , e 1’ altra
determinativa. L’ esplicativa serve a sviluppare la comprensione dell’ idea
parziale alla quale è legata: è una semplice spiegazione. Esempio: i savi, che
sono più istrutti del comune degli nomini, dovrehher pure sorpassarli in
saggezza. La proposizione incidente, che sono più istrutti del comune degli
uomini, è puramente esplicativa, perchè è lo sviluppo ANALITICO alla Leibniz dell’idea
di savi. La proposizione incidente determinativa è quella che giugne un idea
accessoria alla comprensione dell’ idea parziale cui è legata , per ristrignere
l’estensione del soggetto. Esempio: la gloria, che proviene dalla virtù, ha uno
splendore immortale. La proposizione incidente, che proviene dalla virtù, è
determinativa, perchè aggiugne all’idea antecedente della gloria, l’idea
accessoria di provenire dalla virtù, di aver la virtù per causa 5 e questa
addizione ristrigne l’estensione del nome gloria, escludendo ogni gloria che
NON viene dalla virtù. E della proposizione basti ciò che se n’è parlato, e
trapassiamo ora a discorrere i suoi diversi elementi e mostrar l’origine e
l’uso di ciascuno di essi. Degli elementi della proposizione. Giovanetti, dopo
avervi parlato della natura della PROPOSIZIONE, dopo di avervi fatto conoscere
i veri elementi ond’ è necessariamente composta e le divisioni di essa, fa di
mestieri or esaminare le differenti SORTE DI PAROLE – H. P. Grice: “I will
restrict my ellucidation to ‘Fido’ and ‘shaggy’ -- di cui fassi uso in una
lingua perfezionata per render l’espressione del pensiere più completa e più
facile. lo non mi occuperò punto delle diverse classificazioni che i grammatici
han fatte di queste parole, nè del numero, nè dell’ordine delle lor denominazioni
$ del lor uso e delle lor funzioni bensì. E però foni- mi a considerare gl’elementi
del discorso come si offrono al mio spirito, partendo dallo stato primitivo
della proposizione in una lingua nascente – alla H. P. Grice. E siccome nell’origine
della lingua, una proposizione non è composta che di UN SOL GESTO – cf. segno
arbitrario: volcale, gesto, moto --, di un sol GRIDO – H. P. Grice’s holler --,
così le prime parole che si presentano al mio spirito son quelle le quali, anco
attualmente, esprimon da sè sole una intiera proposizione. Or queste parole,
questi segni ideali, questi gridi IN-ARTICOLATI, nomansi dai grammatici inter-iezioni
– H. P. Grice, ‘why ‘inter’? – The Latin word ‘interjectio’ translates to
‘enteuxis’ or ‘epiphonema’ in Greek. Therefore, there
is no single direct equivalent for the speficic term ‘interjectio’ in Greek.
The word ‘interjectio’ itself is derived from ‘interjicere, from inter- and
jacere, to throw. To throw or place between. Therefore, interjection literally
means ‘a throwing between,’ describing how an interjection is a word ‘thrown’
into a sentence to express emotion, surprise, or a sound, without being
grammatically connected to the other words. Di esse dunque
conviene far capo. Delle Interiezioni. Ahi! serva Italia, di dolore ostello! D.
ALIGHERI. L’ interiezione , o giovanetti , è il vero tipo originale della lingua.
Tutte le altre parti del discorso non sono che frammenti di questa e non son
destinate che a de-comporla ed a risolverla nei suoi elementi. L’interiezioni
adunque sono SEGNI NATURALI – Grice’s point exactly in ‘Meaning revisited’ -- della
nostra organizzazione, espressioni sincopate, vere frasi elilliche, sprimenti
quei gridi di PIACERE o di DOLORE, di GIOIA – Occam: risus naturaliter
significat laetitiam interiorem -- o di TRISTEZZA – lachrima naturaliter significat
interiorem traestitiam --, d’APPROVAZIONE – Blackburn’s HURRAH!” -- o di DISPREZZO
– BLACKBURNO: Boo! --, e di sensibilità, onde siamo affetti. L’uomo ha apparato
questa lingua dalla stessa NATURA – physis – segno fisico (Those spots mean
measles) vs. segno non-fisico --, eh’ è uno in tutti, e di cui la moderna FAVELLA
– Latin fabula -- è una semplice traduzione in suoni ARTICOLATI ed arbitrari –
non-fisici. H. P. Grice: “There is intentional control, and hence
my theory of meaning is not causal but intention-based. Ogni interiezione, per
le ragioni dianzi addotte, è una compendiata espressione d’un giudizio, ossia
d’una proposizione intiera j adunque ella debbe implicitamente inchiudere uu
soggetto – l’’io’ di Hegel – but cf. H. P. Grice: “Surely creatures should
reach a point where they should be able to express a state of affairs which is
not internal to themselves -- ed un predicato. In fatti il grido
ah! SIGNIFICA: io sono soffrente, o io soffro. II grido oh! vuol dire: io sono
attonito, stupefatto. Doh! suona quanto: io sono sdegnato, incollerito,
cruccialo; e così dee discorrersi degl’altri siffatti segni. Delle
interiezioni, alcuni son semplici gridi NATURALI – o fisici – dunque causali -,
siccome ah ! oh ! ec. \ altre un aggregamento di voci articolate commiste ad
alcun grido come oim 'e , ahimè, ec. Quantunque volte avvenga eh’altri suoni
articolati trovinsi giunti al semplice grido naturale O FISICO O CAUSATO
INVOLUNTARIAMENTE, ei possono risguardarsi in due diversi aspetti; cioè o come
elementi d’una proposizione elittica che la forza della passione e quindi la
foga del dire non permette esprimere per le solite formule del favellare e ci
lascia poca libertà di spirito per analizzarli, o come una interpretazione
della semplice interiezione, voglio dire, come una traduzione in voci
articolate ed ARBITRARIE – intenzionate e non fisici o causali -- del grido
medesimo. Adunque colui che compreso da forte dolore, sciama: oimè! viene a
dire: oi! cioè io sono da soverchio dolore oppresso } me , vale a dire; SOCCORRETE
ME. Ma in questo verso di Dante ALIGHIERI: ahi! quanto egli era nell'aspetto
fiero! la formola quanto egli era nell' aspetto fiero, è una pretta traduzione
in voci articolate del sentimento contenuto nel grido ahi! Imperò chiameremo le
prime , pssia i semplici gridi inarticolati ahi oh! ec. interiezioni pure f le
seconde, ossia l’accoppiamento d’alcun grido con altro articolato suono, saran
da noi chiamate interiezioni miste. ANALISI Delle interiezioni e delle parole
impiegate come interiezioni nella nostra lingua. A. Ah ! (io mi sento
inorridire); Ah! fiera compagnia . Dante ALIGHERI, Ahi ! (io mi sento da grande
ira e cruccio commosso forte ) 3 * — Ahi ! dura terra , perchè non t' apristi !
— Dante.— Ahi ! nuli' altro che pianto al mondo dura ! — Petrarca. Ahimè o aimè
! ( io mi dolgo compian- gete me )! — Aimè! che piaghe vidi ne' lor membri !
Dante. Ahi ! lasso ! ( io sono dolente , soccorrete me lasso ) j Ahil lassa me
! ( io mi lamento cosi per ) che assai chiaro co- nosco corri! io ti sia poco
cara. — Boc- caccio. B. Beato me! (mirate me bealo") $ Bealo te! ( io
ammiro te beato ). Pur beato ! ( io posso pur chiamar me beato )j — Pur me
beato ( poi ) che noi abbiamo giudice che non mi lascerd piu far versi.
Davanzati. D. Deh ! ( io mi sento commosso forte pen- sandovi j — Deh ! amico
mio , perchè vuo' tu entrare in questa fatica ? Boc- caccio. Digilized by
Google 4 * Doh ! ) io maravigliando il dico )$ — Doh ! gli aveva ben tenero ’l
budello , Buonarroti , Tancia. E. E ! ( la memoria di quella vista mi spa-
venta ancora ) j — E quanto a dir qual era è cosa dura ! Dante. Eh ! ( io sono
quasi incollerito ) j — Ehi che V . Sig. Illustriss. mi dà la baia. Redi. Alla
fine delle frasi interrogative, questa interiezione significa 5 non dico io
vero ? Tu ti dai forse ad intendere eli io' sia tuo schiavo , eh? Firenzuola.
Ehi ! ( io sono maravigliato ) — Ehi ! messere , che è ciò che voi fate ? Boc-
' caccio. Eia ! ( di' su ) j — Eia ! Calandrino , che vuol dir questo ?
Boccaccio. Eimè ! ( io sono dolente , compiangete me) E ime , lasso! che ora
intendo quello che non intesi. Crusca. Eimeil {io sono adirato e mi vince l'im-
Digitized by Google V#» 4a pazienza )\ — Eimei ! state a udire , Firenzuola. H.
Hi ! ( ciò mi spira nausea e disprezzo ) ; Hi! meccere. Boccaccio. Hui ! o pure
ui! (io sento acuto dolore )} Alto sospir , c/i e duolo strinse in hui y mise
fuor pria , Dante. O. 0 ! ( io chiamo voi ) ; — O voi , o Jot- tor/ Firenzuola.
Oh! [io sorco pieno di maraviglia e d’ in- vidia ) 5 — O/i / liberalità di
Natan , quanto se ’ Zu maravigliosa ! Boccaccio. O/i / o/ì ! [ io sorco
maravigliato , io sono maravigliato )/ — 04/ o/i/ la testug- gine vola?
Firenzuola. 01 / o pure ohi ! [ io sorco dolente ) j — O/ , lasso ! che tuttor
desio ed amo , Crusca. Oìbò! [io sdegno e sprezzo ciò); — Dia ce ne guardi ,
oibò ! Buonarroti. OiVrcé / od ohimè ! o pure omè ! [io sona Digitlzed by
Google 43 dolente , compiagnete me)', — Oimè , Zawo/ — Oimò! il bel viso !
Oimè! il soave sguardo ! Petrarca. Oimei! (oi mez) (zo son dolente , abbiate
pietà di me)', — i/ messo comincia a dire : oimei ! Crusca. O io! o pure oio !
( io sono stupefatto). Oio! disse il monaco, se vi di lungi .... Boccaccio.
Oisè! ( gridava eh* egli era dolente, che „ compiangessero sé)} Oisè ! dolente
se! che il porco gli era stato imbolato. Boc- caccio. Oitu! (tu sei misero , tu
sei degno di com- pianto )} — Oitu ! Gerusalemme, Cru- sca. P. Pu ! ( io V
abborro ) — Pu! Buonarroti. U. Uh! ( io inorridisco ) — Uh ! (prego ) che Dio
tei perdoni ! Firenzuola. Le interiezioni di cui abbiam fatto molto sono le più
usitate } facciamo ora l’analisi di parecchie altre parole impie- gate come una
sorta d’interiezioni e pro- curiamo di darne il significato. B. Bravo 1 bravai
bravi ! brave l bravissimo! Sono espressioni abbreviate di tu sei bra- vo , tu
sei brava ec. Buono! è un elemento della proposizione questo è buono . C.
Cànchero ! {mi fosse venuto un} canchero (s’ io faceva altrimenti ) mentre il
pode- stà qui stava r Buonarroti. C ancherusse! — (im) cancherusse! ( mi venga
se io non dico vero ) e mi fu per ingoiare , Buonarroti. Cdnchitra! — Canchiira
! ( mi venga se io mento ) cosi ben non canta il sere , Buonarroti. Capperi ! —
Capperi (io son maraviglialo )/ io mi ridico. Crusca. Céppita! — C oppila ( io
son maravi- Digitìzed by Google 45 gliato ) ! io ho fatto da medico daddo- vero
, Redi. Cosi ! — (come è vero questo ch’io di- co ), cosi ( desidero che )
cresca il bel lauro in fresca riva ! Petrarca. D. Diacine o diacinl — Diacin (
diavolo fa ) eh’ ci mi risponda. Berni. Diavolo ! ( desidero che il diavolo ti
porli via ) \ — • Come * diavolo ! non hanno che una coscia e una gamba?
Boccaccio. Dòmine ! ( io invoco e prego te , signo- re') , — Domine l fallo
tristo. Boccaccio. F. Finocchi ! (io sono maravigliato) \ — Fi- nocchi ! costui
non è chi é* pareva. Fi- renzuola. G. Guai! disgrazia. — Guai (sono preparati)
a voi , i quali vi apparecchiate d’ an- dare colle ricchezze al reame del cielo
! Crusca. Digitized by Google 46 Guarda ! — Lo duca mio dicendo : guar- da ( il
periglio ) , guarda ! Mi trasse a se del luogo dov ’ io slava. Dante. M.
Madesì! ( mio Dio si). Manco male ! Questa espressione vale quan- to il male è
manco che non sarebbe sta- to , la cosa andando altrimenti. N. Non. — ( come
questo eh* io dico è falso). O. Olà ! — Olà ! ( io chiamo te che sei là) dove
se ’ ? Boccaccio . Omb 'e! ( ora bene) ora la cosa sta. bene)) — Ombè ! quegli
gli curi che è là propo- sto a ciò. Buonarroti. Orsù ! — Orsù (ora levatevi su
) , giova- ni , assaltiamo virilmente e con allegra fronte questi dormiglioni.
Firenzuola. Digitlzed by Google 47 p. Pape 1 . ( io sono maraviglialo ). — Pape
, Satan ! pape , Satan , aleppe ! Dante. SI. — ( come questo ch’io dico è vero
) , si ( vorrei che io) fossi morto quando la mirai , Petrarca. »S7«/ (sta
cheto)! —Sta, ch’io vo' con- siderarla meglio. Firenzuola. Su ( levatevi su i
piedi)', — Su, madon- na , levatevi tosto. Boccaccio. V. Via ( va! o andate o
andiamo in via) ', — Via , fdccialevisi un letto tale , quale egli vi cape.
Boccaccio. Viva! (io prego che egli viva)', — Viva , viva il nostro signore.
Crusca. Z. Zitto ! (non fare o non fate un zitto)', — Zitti un pò’, ch'elle
dormono. Buonarroti. Dei JSomi e dei Pronomi. Giovanetti , io vi ho fatto
conoscere ad evidenza nel precedente capitolo che pos- siamo esprimere una
intiera proposizione con un sol segno. Or conviene farvi osser- vare che tosto
che cessiamo di voler espri- mere una proposizione per mezzo d’ una sola parola
, il primo bisogno che fassi in. noi sentire si è quello di un segno che
rappresenti il soggetto di questa proposi- zione , che disegni la cosa di cui
vuoisi far parola , l’ idea alla quale se ne attri- buisca un’ altra. Questo
seguo non puote esser altro che il nome, esso solo adem- pier può questo ufizio
nel discorso ; i soli nomi posson essere i soggetti delle propo- sizioni.
Inutil cosa estimo distinguer tra essi e nomi propri ed individuali , come
Cesare , Pompeo , Alfredo ec. , o gene- Digitized by Google 49 rali e comuni ,
come libro , marmo , ta- vola $ nomi di esseri reali o nomi di ge- neri , di
classi , di specie , di modi , di qualità ed altri esseri intellettuali i quali
non hanno esistenza che nei nostro inten- dimento. L’uso che dobbiam farne nei
no- stri raziocìni è la sola cosa di cui abbiamo ad occuparci. E però
investigando , o giovanetti , la filiazione delie nostre idee , parmi assai
verisimile , e direi pur certo , che i nomi di persone sieno stati i primi, e
forse as- solutamente i primi inventati dagli uomi- ni. Iu fatti , appena
cominciò 1’ uomo a manifestare , mediante un grido od un ge- sto , un
sentimento , una passione , un movimento dell’ anima , sembrami che il primo
bisogno che si è fatto sentire abbia dovuto essere di specificare chi provava
un tal sentimento ed a chi il suo parlare volgea. Quindi 1’ origine dei nomi
perso- nali io , tu , se : io nome dell’ individuo per sè parlante \ tu , nome
d’un solo indi- viduo , a cui dirigesi la parola ; sè , nome dell’ individuo in
relazione d’ identità col soggetto: nel numero del più , noi , voi , sè . 4 Avendo
i creatori delle lingue attribui- to a questi segni il comprendimento del- l’
idea dell’ individuo con la determinazion sua con 1’ atto della parola , ciò
esser do- vrebbe potentissimo argomento che queste voci sieno veri nomi , cui
con appaia- mento speziale diremo nomi personali , lasciando ad ognuno la
libertà di dar loro il nome che più gli va a genio. Veniamo or a parlare delle
proprietà e virtù di sì fatti segni. , Variazioni del nome personale io.
Singolare, Plurale. Soggetto io noi. [ di me .... di noi Rapporti di dipendenza
l n1 *, a ,ne * • ci, ne, ano ! da me .... da noi Oggetto . . . . mi , me . . .
ci , ne, noi Variazioni del nome personale tu. Singolare , Plurale Soggetto tu
voi L di le .... di voi Rapporti di dipendenza / ti , a te ... vi , a voi / da
te .... da voi Oggetto ti , te .... vi , voi Variazioni del nome personale sé.
Questo nome , destinato ad esprimere un rapporto d’ identità col soggetto , non
può mai rappresentare il soggetto stesso. dì sè Rapporti di dipendenza / si , a
sè da sè Oggetto si , sè Sonvi per F oggetto e pel rapporto di dipendenza due
forme ben distinte, cioè: Per 1’ oggetto Pei rapporto di dipendenza. Mi , me Mi
, a me Ci , noi Ci , a noi Ti , te Ti , a te Vi , voi Vi , a voi Si , sè Si, a
sè Vediamo ora qual è il loro uficio nel discorso. i.° Se l’azione espressa dal
verbo cade sopra un sol’ oggetto , si dee far uso delle forme mi , ti , ci , vi
, si : Mi ritrovai per una selva oscura. D. 5a a. 0 Pel rapporto di dipendenza deggionsi
impiegare le medesime forme mi , ci , ti , Vi , 5i , quando non havvi che un
sol ter- mine cui 1’ azione è diretta : Tu sola mi piaci. Petrarca. 3.°
Allorquando in una serie di propo- sizioni similari sonvi più oggetti o più
rap- porti di dipendenza , con una sorta di op- posizione tra un termine e un
altro , o più, non debbonsi mica impiegare le forme mi, ci, ti, vi, si , ma
queste, me, noi, le, voi , sè , per l’ oggetto , e a me , a noi , a te , a voi
, a sè , pel rapporto di di- pendenza. Quelle medesime bellezze che presero e
vinser te , hanno di poi preso e vinto me. Firenzuola. — Così la ma- dre al
figlio par superba , coni ella par- ve a me. Dante. La ragione di questa
differenza è nella natura stessa , la qual vuole che la forza delle parole sia
conforme a quella de’pen- sieri. Le forme me, te, noi, e c. , hanno maggior
forza che le loro corrispondenti , mi, ti, ci, ec. , a causa che le prime han
l’ accento tonico , e le seconde ne sono affatto prive , e per conseguenza il
loro suono è senza vigore. Si fa pur uso delle forme me , te , ec., nei casi in
cui l’ellissi sottintende una delle due proposizioni similari : Io parlo a te
{e non parlo ad altri ) però che altrove un raggio Non veggio di virtù , eh' al
mondo è spento. Petrarca. 5. ° Se il verbo sia all’ imperativo mo- do , le
parole mi , ci , ti , vi , si , affig- gonsi ad esso infine e s’ incorporano in
una sola parola : Porgimi , alto Signor , quella catena Che seco annoda ogni
celeste grazia . Buonarroti. 6. ° Ma se il comando sia negativo, que- ste
medesime particelle deggion precedere il verbo ; — non vi maravigliate. 7. 0 Se
il verbo sia all’ indefinito , sop- primesi Ve finale, e le parole mi, ci , ec.
si uniscon al medesimo : Si come cieco va dietro a sua guida Per non smarrirsi.
Dante, e se quest’ e finale sia preceduta da due r , come in trarre , se ne
sopprime una : trarmi a riva. 8.° Le trasposizioni delle forme mi, ci,
Digitized by Google H ec. , dinanzi al verbo di cui l’ infinito è 1’ oggetto ,
rendono 1’ espressione più ele- gante : — non ti puoi tenere , invece di non
puoi tenerti. 9. 0 Le stesse particelle mi, ci, ec ., si collocano pure appo il
verbo , al partici- pio presente o passato : — Mostrandovi le sue bellezze
eterne. Dante. . Venuto è il tempo che io farò portar pena alla malvagia
femmina della ingiu- ria fattami. Boccaccio. , l.» Colonna 2. a Colonna 3 .®
Colonna. Mi ... . lo • • • « melo 0 me lo. Ci .... li .... celi » ce li. Ti
.... lei .... tela » te la. Vi ... . le .... vele » ve le. Si .... ne ... .
sene. » se ne. . io. Allorché una della forme della pri- ma delle tre colonne
sovrapposte , è se- guita da una di quelle della seconda co- lonna , vengonsi a
comporre delle due pri- me le forme della terza colonna, col can- giamento
dell’ i in e, nelle particelle mi. Digitized by Google 55 ci , li , vi , si —
... Con quella fascia Che la morte dissolve , men vo suso. D. Questo
cangiamento dell’ / in e si fa die- tro un principio generale d’ armonìa, il
quale esige che quando una parola senza accento , terminata in i , si giugne ad
un altra, igualmente priva -di accento, si cam- bi T i della prima in e , senza
di che si avrebber parole di due sillabe , senza ac- cento tonico , ciò eh’ è-
ijnpossibile. 11. Se una delle forme semplici, mi, ti , ci, ec. o delle
composte , melo , te- lo , ec. , sia posta dopo un verbo all’im- perativo che
ha subito un troncamento , come di', da', fa', ec. , debbonsi legare in un sol
corpo il verbo e la forma se- guente , semplice o composta , sopprimen- do 1 ’
apostrofo o l’ accento del verbo e raddoppiando la consonante della forma
seguente. Avviene lo stesso dei verbi com- posti di più sillabe e terminati in
vocale accentata : — Dimmi , per cortesìa , che gente è questa. Petr. —
Riguardommi. 12. Nelle proposizioni abbreviale, de- corni, decoti, le
particelle mi, ti, situate dopo , formano con la parola ecco , un dattilo che,
per la sua rapidità, dinota perfettamente ciò che vorrebbesi poter e- sprimere
con un gesto : — Éccomi ( ecco mi vedi ) , che doman- di tu ? Bocc. 1 3 . Se le
forme /ne, /e, se , sien se- guite dal pronome il , deesi sopprimer la vocale
del pronome , per comporne le for- me mel , tei , vel , sei , invece delle for-
me usuali melo , telo , velo , selo , ec. — T tei dirò. Petr. 14. Le forme la
ti , la si , il mi o lo mi , ec. invece delle forme ordinarie tela, seia , melo
, ec. rendon l’ espressione più graziosa 5 ma appartengono esclusivamente al
dialetto toscano : — La ti farò 5 — la si ritolse 5 — il mi ridice. E nella
forma il mi , per melo , collocata dopo il verbo, si tronca la vocale del
pronome il : — Di- telmi. 1 5 . Si è dinanzi stabilito per regola ge- nerale
che le forme mi , ci , ti , vi , ec. melo , telo , ec., debban collocarsi
innanti al verbo tranne l’imperativo , l’infinito ed i participi. Hassi oltre a
ciò ad osservare che quando il verbo è terminato in vocale accentata , anco in
altro tempo si pos- sono le anzidette forme dopo il verbo tra- sporre ,
raddoppiando la consonante della forma seguente, e così l’espressione acqui-
sta un carattere particolare, assai proprio ad' indicare , con un* armonìa
analoga , un’azione più o men prolungata, secondo le circostanze, come fassi
aperto dall’esem- pio che segue : — Lo mio maestro allora in su la gota Destra
si volse 'ndietro , e ri guarà ommi. Dante. 16. La particella ne puote esser
impie- gata fuori dello stile familiare nel mede- simo senso e nelle
circostanze medesime che la particella ci. E se ne segue un ver- bo che , dopo
il troncamento della voca- le, termina in m, si trasforma questa let- tera in
w, per renderne più agevol la pro- nunzia ; — Mostratene la via di gire al
monte. D. Qui mai più , no , ma rivedrenne in cielo. Petr. 17. Invece di dire
con me , con te , con se , con noi , con voi , si può dire meco , tecoj seco ,
e in verso solamente nosco , vosco : —
Non credi tu me teco ? Euripide v è nosco. Dante. 18. L’idioma italiano nell’
impiego dei nomi personali offre dei vantaggi che le altre lingue non hanno j
sia per esprimere certe gradazioni del pensiero , quelle va- rie tinte, quelle
sfumature, per cosi dire, sia per dar all’espressione l’incanto dell’ar- monia
, più analoga al sentimento. Esempi. Rendo me a voi. A voi rendo me. Mi rendo a
voi. Rendami a voi. A voi mi rendo. Vi rendo me Rendomivi. Vediamo ora in qual
circostanza impie- gar debbasi l’una anzi che l’altra di que- ste differenti
forme. Rendo me a voi. Questa espressione e- spiime che chi parla , vuol far
sentire a colui cui dirige la parola, i.°il valore che attacca alla sua propria
persona 5 2. 0 l’esclu- sione assoluta di ogni altro individuo a cui potrebbe
rendersi. Esprimerà ancora la sua idea con maggior forza , se dice : a voi
rendo me j ma s’ei facesse uso dell’espres- sione mi rendo a voi , i.°
l’armonìa non avrebbe più la stessa gravità ; 2.° colui che parla farebbe
intendere eh’ e’non si occupa quasi punto di se stesso, ma che rapporta tutto
il suo sentimento alla persona cui volge la parola. Se poi volesse rendere la
sua espressione più rapida , ciò che può sovente esser necessario , direbbe :
rèndo- mi a voi. Se vuol esprimere la medesima idea con più di sentimento per
la persona a cui parla , dirà : a voi mi rendo. Di- cendo : vi rendo me ,
l’interesse principale dirigesi sull’ oggetto dell’ azione. Da ulti- mo se la
persona ch’esprime il suo senti- mento trovasi in una situazione che gli dia a
pena il tempo di enunciar la sua idea , dirà : réndomivi , espressione rapidissima.
Eccovi , o giovanetti , un saggio della prodigiosa ricchezza della lingua
italiana } quindi fatevi a considerare qual posto ella occupar deggia tra le
altre lingue. DEL GENERE. I nomi della lingua italiana sono stati distribuiti
in due appartate classi , relati- vamente al genere j 1’ una comprende gli
esseri maschi e quelli cui si è attribuito il genere maschile , l’altra
comprende gli esseri femminini e tutti quelli ai quali essi quest’ ultimo
genere attribuito. Dicono alcuni grammatici che se i no- mi fossero alla natura
delle cose conformi avrebbero ad essere in ogui lingua tre ge- neri , il
maschile, il femminile, e il neu- trale , comprendendosi in quest’ ultimo ,
siccome nell’inglese idioma, i nomi degli eDti inanimati , che non han sesso.
Ma i i creatori delle lingue , non avendo alcun riguardo al picciol comodo che
sarebbe da tal distinzione risultato , hanna in ciò se- guito il caldo
dell’imaginazione , anzi che un freddo ragionamento , e dando vita e moto a
quanto per occhio e per mente si gira , dietro alle regole dell’ analogìa , at-
tribuirono il geoere maschile agli enti i quali , considerati nelle relazioni
analoghe agl’individui animali comparati, riferi vansi Digitized by Google 6i
ad essi pel vigor delle membra , per la forza, per gli effetti da essi
prodotti, ed anche per la material forma del nome me- desimo 5 e compresero nel
femminil ge- nere quelli che , per le relazioni loro col debil sesso,
rassomigliavansi maggiormente agli enti in lui contenuti. Ma poiché 1’
imposizione del genere , dietro le regole analogiche, è nata dal con- fronto
degli enti inanimati con gli anima- ti j e questo essendo conforme al ragguar-
damento e all’ atto del comparare e dello scernere le convenienze e le
discrepanze dei diversi popoli , ne segue , che i nomi medesimi aver deono
nelle lingue disfor- me genere , quantunque volte nella com- parazione vengono
ad affrontarsi due qua • lità disformi. Quel popolo, per esempio , il quale
d’un ente disanimato considerò principalmente la fecondità e la vaghezza delle
forme o altre qualità al femmineo sesso appartenen- ti , attribuìgli per questa
ragione il genere femminile ; e quello , il quale dell’ ente medesimo risguardò
principalmente la for- za , la robustezza o altra proprietà degl’enti del
maschio sesso , 1 ’ ascrisse per tal riguardo fra i nomi di genere maschile.
Un’ altra ragione della differenza dei ge- neri sono i linimenti , dati ai
diversi no- mi , le più volte a caso , ma tal Hata per una certa analogìa coi
nomi delle lingue onde essi erau tratti , sì come in quelle avean già fatto da
altre , e così via via. La desinenza naturale dei nomi dell’ i- dioma italiano
essendo sempre una voca- le , per essa conoscer debbesi il genere dei nomi $ ed
ecco le regole generali a ciò ne- cessarie. Son maschili : 1. I nomi in o,
tranne mano , spiganurdo . 2 . I nomi in me } eccettuato arme, fa- me , speme (
voce poetica ). 3. I nomi in re j salvo febbre , polvere , scure , torre. 4 * I
nomi in nte$ eccetto gente , lente , mente , semente. 5. Le vocali i , o , u 5
le consonanti b , c > à , g , p , q, t , v\ L’ uso e ’l dizionario
insegneranno agli studiami le altre eccezioni alle quali que- ste regole vau
soggette. Son femminili ; 1. I nomi
terminati in a : tranne ana- tema , poema , diadema , dramma , epi- gramma ,
problema , tema , ed altri de- rivati dal greco. 2 . 1 nomi in i j eccettuati
abbiccì , bar- bagianni , di , e i composti di questo me- desimo nome, lunedì ,
martedì , ec., brindi- si , guastamestieri , diesi, ambassi. Si eccet- tuai
pure tutti i nomi terminati in t che non han singolare. 3. I nomi in n :
fuorché Corpi , /neu, pianta , Perà , e qualche altro. Parole d’ambi i generi.
Aere , arbore , carcere ( il plurale 9 carceri , è sol femminile ) , cenere , (
il plurale ceneri , è femminile ) , dimane , significante il principio del
giorno , è fem- minile } nei senso di dimani , è maschile} Jine e folgore ,
fonte , fronte , ( in prosa, femminile, e in poesia , dei due generi), Genesi ,
margine , e solo femminile nel senso di cicatrice , noce , ordine , è pre-
feribilmente maschile 9 nel senso di ordi- Digitized by Googie 64 ne religioso
, oste , nel senso di esercito, è femminile , quando significa albergato- re ,
è maschile , trave , serpe. DEL NUMERO Nomi maschili. Regole. Singolare.
Plurale. a mutasi in i. Dramma, drammi. e i Padre , padri. o i. Fratello,
fratelli. io j o ii . Tempio, tempj o tempii. io ìi. Natio, natii. ckio chi.
Occhio , occhi. glio gli. Periglio, perigli. ciò ci. Bacio, baci. gio , gi.
Agio , agi. . aio aj o ai. Portinaio, portinaio portinai. ca chi. Duca , duchi.
co chi. Cuoco, cuochi. go ghi. Luogo, luoghi. I nomi maschili , qualunque sia
la lor desinenza nel minor numero , comune- mente finiscono in i nel numero
maggio- re. Ravvi ciò non ostante alcune parole Digitized by Google 65 d’ una
cadenza irregolare , come uomo , uomini j Dio , Dei j bue , ùuoi. Le
terminazioni cìiio , gZù) , c/o , g/o, diyentan plurali mediante la
soppressione dell’ultima vocale, 1’/ non essendo al sin- golare che come
lettera modificativa del suono. Tutti i nomi in co , e in go , compo- sti di
due sillabe solamente prendono una h al plurale avanti l’ultima vocale , salvo
i tre seguenti : greco, mago, porco , che fanno greci , magi , porci. Nelle
parole in co composte di più di due sillabe, questa desinenza trasformasi in
chi, quantunque volte venga preceduta da una consonante -, ma se poi sia
preceduta da una vocale, cangiasi co, in ci, tranne i seguenti : abaco ,
antico, carico, aprico, beccafico , pudico , rammarico , fondaco , manico,
opaco, stitico, traffico, ubbria- co e qualche altro che prendon Yh al plu-
rale. Nelle parole finite in go, di più di due sillabe , se questo finimento
sia preceduto da una consonante , go trasformasi in ghi, come albergo ,
alberghi. Se sia preceduto 5 Digitized by Google 66 da una vocale , trasformasi
parimente in giù, eccetto alcuni nomi, come asparago teologo , ec. , che fanno
asparagi , teolo- gi , ec. Noim Femminili. Regole. Singolare. Plurale. a
cangiasi in e. Casa , case. e i. Madre , madri. 0 i. Mano , mani. eia ce.
Faccia, facce. già 8 e ' Bragia , brage. già gle. Bugìa , bugìe. ca che.' Parca
, Parche. 8 a ghe. Verga , verghe. I nomi femminili terminati in a , can- gian
questa vocale in e : i nomi finiti in e od in o , mutano queste vocali in i ,
al plurale 5 i nomi in eia e in già , trasfor- mano queste cadenze in ce e in
ge , a meno che l’accento tonico non cada sulla penultima vocale, come in bugìa
j allora, bisogna necessariamente conservare al plu- rale l ’ i del singolare ,
per esser sì fatta Digitized by Google 6 7 vocale parte integrante della parola
, men- tre, nel primo caso, vi si trova come let- tera modificativa del suono.
Le desinenze ca e ga trasformansi in che e ghe , senza veruna eccezione.
Finimenti invariabili. Singolare. Plurale. a Bontà , bontà. è Piè , piè. i
Crisi , crisi. ìt Virtù , virtù. ie Specie , specie. Ogni parola terminata in
vocale accen- tata , è invariabile ; le femminili in ie , del paro , salvo la
voce moglie , di cui il plu- rale è mogli. Osservazioni particolari. Anello ,
Anelli o anella. Braccio , Bracci o braccia. Molti nomi in o , hanno , al
plurale , la desinenza ia i e in a, con la quale di- * Digitized by Google 68
ventan femminili. Sovente l’una di queste terminazioni è preferibile all’ altra
, o per l’armonìa, o per l’eleganza, o perchè di- venuta più familiare per 1’
uso. Il nome legno ha tre differenti forme al plurale: legni , legne , legna.
La prima è il nome specifico j la seconda e la terza disegnano il legno da
bruciare. Miglio , moggio , staio , paio , novo, fanno al plu- rale , miglia ,
moggia , si aia , paia , fio- ra. Gesto e gesta , gesti e geste al plurale.
Osso , fa ossi e ossa e non già osse , ec. Le altre irregolarità su questo
punto sono unicamente poetiche , tali sono le forme agora , borgora, corpora ,
letlora, e c., in vece di aghi , borghi , ec. , impiegate da- gli antichi e da
Sannazzaro e dail’Ariosto per la rima dei versi sdruccioli. Sonvi dei nomi che
, dietro la natura delle cose eh’ esprimono , o per una con- seguenza della lor
origine , non posson es- ser impiegate che al singolare , come, me- le , prole
, mane , per mattina , ec. , ed altri di cui non puossi far uso che al plu-
rale , come nozze , molle o molli , ec. Le parole eh’ escono nel minor numero
Digitìzed by Google 69 in doppio finimento, prendono pure nella caduta del
maggior numero doppia desi- nenza , secondo le variazioni di cui ab- biam di
sopra fatto motto. Singolare. Plurale. Arma , j Arme. ) Arme , j Armi. J '
Canzona , ) Canzone. Canzone , j Canzoni. Do fine, o giovanetti, al numero, a
que- sto secondo accidente o passione del no- me , non men del primo notabile ,
cioè del genere, con farvi osservare di esser prin- cipio di ragione eli’ i
nomi propri d’ un individuo , come Demoslene , Cicerone , Virgilio , Orazio ,
ec. , non si potendo con sè medesimi adduare nè intreare , non han per
conseguente nè sentimento nè for- ma del secondo numero. Nondimeno al- lorché
sotto vesta di figura o colore ret- torico s’ adoprano siccome nomi di specie,
ad accennare i sommi oratori , quali fu- rono Demostene e Cicerone , e i gran
poeti, quali furono Virgilio ed Orazio , piglia- Digitized by Google 7 ° no
aneli’ essi la nota propria del numero maggiore , i Demosteni , i Ciceroni ,
ec. Degli Aumentativi e dei Diminutivi . Fa di mestieri, o giovanetti, ch’io vi
discorra di quello scemamento ed accre- scimento di significato dei nomi, il
quale fassi col crescergli una o più sillabe , per esprimer una modificazione
dell’idea pri- mitiva. Nou solo i nomi , ma i modifica- tivi ancora, van
soggetti a questi acciden- ti 5 onde nell’ italica favella tragge il di- scorso
sì soave grazia e leggiadrìa, cotanta forza e brevità , e 1’ oggetto medesimo
in tanti e sì vari aspetti appresentato viene che in nullo può raffigurarlo la
mente che con atto similissimo noi ritragga la scrit- tura. Aumentativi. I.
Cavallo , Donna , Cavallone. Donnone. Gli aumentativi formansi col mutar de-
gli aggiunti l’ultima vocale in one , desi- nenza alla quale si è data l’
attribuzione di esprimere una idea di grandezza. Una parola femminile ,
aumentata in tal guisa , diviene maschile. Così donnone è del ge- nere
maschile. E’ pare che , con l’ aumento della massa e delle forze fisiche , l’
indi- viduo prenda pur le forme del più forte sesso. II. IFomo , Omaccio, Donna
, Donnaccia. Il suono delle desinenze accio e accia desta da sè stesso l’idea
del disprezzo. III. Popolo Popolazzo. Giovane , Ciovanastro. Queste cadenze son
pure nota di di- sprezzo. Belli , Grasso , Fresca , Grande , Giovane , Bacio ,
Belloni. Grassotto. Ì Frescozza. Frescoccia. Grandaccio. Giovanotto. Baciozzo.
Queste terminazioni sono ancor proprie degli aumentativi 5 il tempo e lo studio
posson soli mostrarne agli studiosi il senso ed il valor preciso. Diminutivi.
I. Fianciullo , Fanciullino. Figliuolo , Figliuoletto. Bocca , Boccuccia. Poeta
, Poetuzzo. Libro , Libricciuolo. Prato , Praticello. Pazza , Pazzarella. Uomo
, ( Omicciatto i n • • . . 1 Omicciattolo. A ritrarre le modificazioni per
mezzo di sì fatti diminutivi ombreggiate circa al me- nomamento nel significato
primiero dei vo- càbolo , è necessario far sentire il carat- tere di
ciascheduna delle precedenti desi- nenze. La prima , ino , esprime non solo la
picciolezza dell’ oggetto , ma talvolta pur quell’ affezione e quella tenerezza
che la natura c’ ispira per gli esseri che han più bisogno del nostro soccorso.
I nomi in tal foggia modificati fan supporre , negli og- getti che disegnano ,
una grazia ed una va- ghezza particolare , e la desinenza medesi- sima dipigner
sembra questa idea. La seconda, etto , puot’ esprimere, i.° una semplice idea
di picciolezza, come nella forma giardinetto , quando Boccac- cio disse :
presero inverso un giardinetto la via\ 2. 0 esprimer può la picciolezza a un
tempo e la grazia , come i 1 paroletta , diminutivo di parola , alloichè Dante
dis- se : per le sorrise parolette brevi } 3 .° può dinotare un’ espressione di
picciolezza e di disprezzo , come in ometto , picciol uo- mo , del seguente
esempio di Caro : dii Digitized by Google 74 è questo ometto che ci è venuto a
dir vil- lanìa in casa nostra ? La terza cadenza , uccio , esprime na-
turalmente un’idea di picciolezza, ma può pur rappresentare un’idea di
disprezzo o di grazia. Soderini (Trattato della coltiva- zione ) offreci un
esempio del primo senso nella parola carruccio , dicendo : si può far portare
.... con carrucci. Matteo Vil- lani porgeci un esempio del secondo senso nella
voce cappelluccio , dicendo: con vii cappelluccio. Boccaccio, in fine, ci dona
un esempio della terza modificazione, di- cendo con una boccuccia piccolina. La
quarta , uzzo , impiegata come se- gno di picciolezza , relativamente ad una
persona , indica un’estrema magrezza , este- nuazione in un ente al di sotto
delle pro- porzioni ordinarie j ma esser può pure nota di grazia. Essa esprime
la prima idea nella forma tisicuzzo dell’esempio di Boccaccio: sì tisicuzzo mi
parete. Si ravvisa . 1’ altro senso nella parola occhiuzzo , di- minutivo di
occhio , nel seguente esempio, cavato dalla Fiera di Buonarroti : ha ella più
quegli occhiuzzi ribaldi , che mi fer pazziar ? Digitized by Googie 75 La
quinta , icciuolo , può dinotar sem- plicemente la picciolezza, ma puote esser
anco l’espressione del poco conto che fassi dell’ individuo così qualificato.
L’ Ariosto ci dà 1’ esempio della prima significazione nella parola omicciuolo
dicendo : gli di- mostrò 7 bruttissimo omicciuolo j e Boc- caccio ci presenta
l’altra significazione nel- 1’ esempio seguente : era un buòno omic- ciuolo d'
un loro bellissimo giardino or- tolano. La sesta, elio, può disegnare una sem-
plice idea di picciolezza tìsica oppure di disprezzo per la persona così
qualificata. Boccaccio offre la prima idea nella parola campanella , dicendo :
quando udirete so- nar le campanelle , venite qui. Firenzuo- la , nel suo Asino
cC oro esprime l’ altra idea con la voce procuratorello , allorché disse : che
dirai tu d' un certo procurato- rello il quale , perciocché e’ disse non so che
contro di lei , ella il fece diventare un montone ? La settima , icello , può
dimostrare , i .° la semplice picciolezza dell’ oggetto } 2 .° il disprezzo per
1’ oggetto } 3.° un certo iu- Digitized by Google 76 teresse e rispetto per l’
individuo. Si rav- visa la prima di queste signifizioni in tra- vicello ,
quando Boccaccio disse: sconfitta dal travicello j la seconda r nella parola
fraticello , adoprata dallo stesso autore : fraticello pazzo } la terza , nella
parola medesima , allorché Petrarca disse : e i neri fraticelli } e i bigi , e
i bianchi. La ottava , erello , additar può la sem- plice picciolezza
dell’oggetto ed anco l’idea del disprezzo che ispira la leggerezza dì lui. Redi
ci fornisce l’esempio della pri- ma significazione nella parola coserella ,
dicendo ; i libri sono tutte coserelle stam- pate in questa città } la seconda
nella voce pazzerello , nel seguente esempio di Fi- renzuola: eh , pazzerello ,
disse mona Mé- chera , ve' quel che tu di'. La nona , iccialto , esprime il più
pro- fondo disprezzo. E’ pare che colui il quale fa uso di questa modificazione
abbia l’in — tenzione di ridur l’oggetto all’ultimo grado di depressione. La
Crusca ce ne sommi- nistra 1’ esempio seguente : egli è un certo omicciatto ,
che non è nessun di voi che 9 reggendolo , non l'avesse a noia. La decima
desinenza , ìccìattolo , espri- me la medesima idea che la precedente , ma è
nota d’ un più vivo disprezzo che l’ individuo c’ ispira. L’ esempio seguente ,
tratto dalla Crusca , ad evidenza lo di- mostra : Non potrà fiaccare con armi
si poderose V orgoglio ad un feccioso omic- ciattolo quel gran Dio ?
Modificando 1’ aggettivo invece del no- me qualificato , possonsi in italiano
espri- mere con altrettanta precisione , varietà e grazia le più dilicate
modificazioni dei no- stri sentimenti , come rilevar puossi dai seguenti esempi
: Guardo le lunghe sottilette dita. D. o Semplicetta farfalla al lume avvezza.
P. Amorosette e pallide viole. P. Modificar possiamo ancora il nome e 1’
aggettivo a un tempo stesso : Con un vasello snellello e leggiero. D. Così le
idee si moltiplicano e 1’ espres- sione conformasi al più fugace pensiero.
Impossibil cosa è assegnar regole positive su queste sorti di modificazioni
onde la nostra lingua abbonda j il tempo e lo stu- dio posson soli farle conoscere
ai discenti. Digitized by Googie 7 8 Sonvi pure molti avverbi suscettibili di
queste diverse modificazioni : bene , beni- no , assai bene , benone ,
benissimo. Havvi di doppi aumentativi e doppi diminutivi : ladro , ladrone ,
ladronaccio ; cosa , coset- ta , cosettina. Ciascuna desinenza esprime una
particolar modificazione : tra le seguen- ti , di cui la voce vecchio è
suscettibile, vec- chietto , veccliiuzzo , vecchierello , vecchiot- to ,
vecchierellino , vecchiettino , vecchic- cio , vecchi cciuolo , vecchino , evvi
una differenza che l’ uso e la pratica c’ inse- gnano a gradatamente sentire.
Parecchie di si fatte modificazioni sono una sorta d’ir- regolarità e che , per
conseguente , P uso solo può far conoscere agli studiami , co- me amarognolo , un
poco amaro , giallo- gnolo , color giallo, ma sparuto, cattivo rossigno ,
rossiccio , che ha lo stesso si- gnificato $ mediconzolo , medico ignoran- te.
Havvi pur delle parole che , mediante queste modificazioni, posson ricevere due
ed anco tre qnalilìcazioni ad un tempo. In occhiettuzzaccio , che è la parola
oc- chio , pervenuta , per queste gradazioni , occhio , occhietto )
occhiettuzzo , all’espressione occhìettuzzaccìo , son comprese tre differenti
modificazioni cioè: i.° il dimi- nutivo semplice etto , occhietto j 2. 0 la mo-
dificazione di carezza , uzzo , occhielluz- zo j 3.° quella di dispetto e di
corruccio, accio , occhiettuzzaccio. DEI PRONOMI. Variazioni del pronome Egli.
Singolare. Plurale. Soggetto . . egli eglino. di lui di loro. a lui , gli , li
. . a loro , loro. da lui da loro. Oggetto ... lui , lo, il ... . loro, gli,
li. Rapporti di dipendenza Variazioni del pronome Ella. Singolare. Plurale.
Soggetto . . Rapporti di dipendenza Oggetto . . ella di lei ... . a lei , le .
. da lei ... . lei, la . . . • elleno, di loro, a loro , loro, da loro, loro ,
le. In qnesti pronomi sonvi , o
giovanetti , due forme per l’ oggetto e due pel rap- porto di dipendenza } 1’
uso di esse è fon- dato su lo stesso principio che si è stabi- lito per
l’impiego delle forme mi, ci, ti , ec. ; me, noi, te, ec. Gli stessi princìpi
accenneranno pure il collocamento che sì fatti pronomi occupar debbono nel di-
scorso. La forma li , o gli , sia pel rapporto di dipendenza al singolare , sia
per 1’ og- getto al plurale , impiegasi innanzi ad una parola nè per vocale nè
per s seguita da un’ altra consonante : E li condanna a sempiterno pianto. P.
Innanzi ad un verbo che non comincia nè per vocale nè per s impura , puossi
impiegare il per lo, ciò che rende l’espres- sione più graziosa : Tu 7 dei
saper , poiché tu oien con lei A tornii ogni mia pace. Buonar. Il pronome il ,
preceduto dalla parti- cella non , legasi con essa per comporne la fonila noi :
Io noi oidi, e però scriver noi posso. D. La forma gliel ( glielo ) risulta ,
quando il pronome gli , è accompagnato da uno dei pronomi lo, li, la, le , ne ,
e for- masene una sola parola, frapponendosi la lettera e per conservare alla
forma gli il suono infranto che le è naturale : Non gliel celai, ma tutto gli
el apersi. D. Invece delle forme lui , lei , loro , deb- besi impiegare il nome
personale se in qualunque rapporto si sia , ogni volta che queste forme sono
identiche col soggetto della proposizione : 1? amata spada in sè stessa
contorse. P. La elissi può sottintendere la preposi- zione a dinanzi alle forme
lei e lui : OndC io risposi lei. D. Ma per dar lui esperienza piena. D. Le
parole che nelle seguenti frasi el- littiche abbiam restituite tra parentesi ,
evidentemente ci dimostrano che le forme te , lui , me , ec. , vi si trovano
non come soggetto , ma bensì come oggetto , o co- me complimento della
preposizione in sot- tintesa : Credendo esso chi io fossi ( in ) te , m ha con
un bastone tutto rotto. B. Io v ho creduto esser ( in ) lui. B. — Maravigliossi
forte Tedaldo , che alcuno . 6 intanto il somigliasse , che fosse credulo (
essere in ) lui. B. — E ciò che non è ( in ) lei odia e disprezza. P. — ( Io
chiamo ) felice te , che si parli a tua po- sta ! D. Varie forme dei pronomi
egli , ella. Ei per egli. — Ed ei sen gl come ven- ne veloce. D. E' per egli. —
Quel di retro muove ciò eh' e' tocca. D. Ei per eglino. — Ei son fra V anime
più nere. D. E' per eglino. — Cortesemente gli do- mandò chi $ fossero. B. Elle
per elleno. — Chente eh' elle si Altri pronomi che esigono un' attenzione particolare.
Questi e cotesti significano quest’ uomo} quegli , quell’ uomo Questi pronomi
usansi ordinariamente per disegnar individui della specie umana Digitized by
Google 83 solamente. Questi mostra 1’ individuo vi- cino a, colui che parla :
Questi che mai da me non jìa diviso . D. — Cotesti , ap- presso a colui cui si
parla : Cotesti che ancor vive e non si noma. D. — Que- gli accenna l’individuo
lontano dall’uno e dall’ altro : Quegli è desso. D. — Que- ste parole
rappresentar debbono solo il soggetto della proposizione. Il pronome quei è una
sincope di que- gli , ed è sommesso alle medesime regole : E come quei che con
lena affannata , Uscito fuor del pelago alla riva , Si volge all' acqua
perigliosa e guata. D. Si ha qualche esempio di questi , cote- sti , quegli ,
usati per additar il soggetto, ancorché non si riferiscano ad uomo , co- me nel
Boc. Dall' una parte mi trae l'a- more , e dall' altra mi trae giustissimo
sdegno : quegli vuol eh' io ti perdoni , e questi vuole che contro a mia natura
in te incrudelisca. Ma quest’ esempio non è da imitarsi. Il pronome altri è pur
adoperato per le enumerazioni nel medesimo senso che la parola chi : Altri fa remi , ed altri volge sarte. D. Il
pronome altrui puot’ essere impiegalo m tutti i rapporti , ma rappresentar non
dee il soggetto : Se tu incateni altrui senza catena. B. Forse , a te stesso
vile , altrui se* caro. P. Amor negli anni altrui stagion rin- verde. Buonar.
L’ elissi può sottintendere , dinanzi al- trui , le preposizioni a , e di : Io
reputo gran follia quella di chi si mette senza bisogno a tentar le forze dello
( di ) al- trui ingegno. Boc. La quiete onde sei privo ( a ) altrui presenti ,
E quel riposo eh* anzi al nascer muo- re ! Buonar. Indipendentemente dalla
preposizione di l’ elissi può pur sottintendere la parola qualificata da questo
pronome : Il lavora - ior del podere si dee guardare di tor V ( a- vere di )
altrui. Novelle antiche. La differenza tra i pronomi esso ^ essa , egli , ella
, consiste in ciò : questi ultimi sono impiegati ordinariamente per esseri
Digitized by Google 85 animati , ed i primi per tutti gli esseri inanimati ,
quantunque i maestri dell’arte non abbian seguito strettamente nè l’uno nè 1’
altro di questi princìpi : Dinanzi ad essi non eran salvati. D. Le forme desso
, dessa , ec. non pos- son adoperarsi che coi verbi essere , pare- re ,
sembrare , e simili , e non posson a- ver luogo nel discorso che per esprimere
un’ idea identica col soggetto : Questi è desso , e non favella. D. Tu non mi
par ( esser') desso. B. ElV è ben dessa , ancora è in vita. P. . I pronomi
costui , quest’ uomo , costei , questa donna , che fanno nel maggior nu- mero
costoro , mostrali la persona dap- presso a colui che parla : Diceanj chi è
costui che senza morte , Va per lo regno della morta gente ? Dante. Colui ,
quell’uomo , colei , quella don- na , di cui il plurale è coloro , disegnano
persone lontane ; /’ son colei che ti die ’ tanta guerra. P. Quest ’ è colui
che 7 mondo chiama Amore. P. Questi
pronomi posson esser impiegati in tutti i rapporti coi segni relativi, e quan-
do son collocati nel discorso come quali- ficativi d’ un nome precedente, se,
pere- leganza , vengan collocati dinanzi al nome eh’ essi qualificano , bisogna
assolutamente sottintendere la preposizione di. Nel co- stui regno. — P. — Al
colei grido. — B. Lui e lei posson essere una sincope di colui e colei ,
Ringrazio lui Lo qual dal mortai mondo m ha ri- moto. P. Alzando lei che ne’
miei detti onoro. P. La particella ne , impiegata come pro- nome , significa di
questo , di quello , ec.: Dimandatene pur Vistone vostre. P. I pronomi colestui
, quest’ uomo , co- test ei , questa donna, di cui il plurale è colesloro ,
sebben oggi poco in uso , pos- son tuttavia usarsi nello stil famigliare , ma
sol per indicare le persone vicine a colui cui volgesi per punta il discorso :
Se colestui se ne fidava , ben me ne pos- so fidar io. «7 Perchè battete voi
cotestoro ? — No- velle antiche. Allorché il verbo d’ una proposizione determinativa
riferiscesi al soggetto della proposizione precedente, accordarsi dee col
soggetto medesimo il verbo della proposi- zione determinativa ! Jo son colui
che tenni ambo le chiavi Del cuor di Federigo .Dei Verbi e dei Participi. Nella
decomposizione della proposizio- ne , vi si è fatto , o giovanetti , chiara-
mente vedere eh’ ella rinchiude un sog- getto ed un attributo, cioè una idea
sen- tita esistere nel nostro spirito , ed una idea sentita esistere in quella.
Vi si è fatto, se ben vi ricorda , aperto che 1’ uomo , messosi a significar
per parole i propri concetti , da principio gli ritrasse per sem- plici gridi ,
per sospiri , per atteggiamen- ti , per cenni , ec. , e che il primo stato
della proposizione si fu d’ esser espressa completamente con un solo di sì
fatti se- gni. Ma quando incominciarono i primi uomini a decomporla ed
imaginarono di tradurre nella lor artifiziata favella il gri- do o’I gesto
ordinato a dimostrar resisten- za deli’ individuo , per sè semplicemente, o per
sè e per altrui parlante , ed uniro- no queste parole all’ interiezione , è
chiaro che questa non ebbe ad esprimer più il soggetto , ma bensì 1’ attributo.
Or , noi abbiam veduto che, degli elementi della proposizione , i veibi sono i
soli che e- sprimono un attributo. Adunque , l’inte- riezione eh’ era una
proposizione intiera , è ridotta a non esser più che un verbo. Quando dico ahi
, questa interiezione , questa esclamazione, questo grido, signi- fica l’intera
proposizione io soffro. Ma to- sto che dico io ahi , ahi non significa più che
l’attributo soffro o sono sofferente. Ec- co dunque , o giovanetti , il secondo
ele- mento del discorso , il verbo , questa pa- rola sì maravigliosa , sì
ineffabile , trovata naturalmente, scoverta necessariamente, che ha sortito in
particolare il nome che co- munemente a tutti è dato , per mostrar la
preminenza ch’egli ha sopra gli altri segni degli umani intendimenti. Il verbo
non ha alcun senso , non espri- me verun giudizio senza un soggetto $ del paro
che il soggetto non esprime alcun giudizio senza un verbo. Esso esprime l’i-
Digitized by Googl 9 ° dea che rappresenta come esistente real- mente e
positivamente in un’ altra e per conseguenza rinchiude l’idea di esistenza j
però è suscettibile di tempi. L’ esprime come destinata ad esistervi e a
modificarla, e però suscettibile di modi. Esprimendo dunque il verbo l’idea
sotto forma attributiva , dee conformarsi al suo soggetto in numero ed in
persona. Se poi venga degli accidenti e di persona e di nu- mero e di modi
dispogliato , esso si ri- solve nel modo indefinito, cui noi chia- meremo
participio. Perchè manifestamente si vede che , di tutte le forme del ver- bo ,
quella del participio presente debbesi considerar la primiera , non tanto per
la proprietà sua d’accennar l’idea principale, quanto per essere stata pria
d’ogni altra creata: io esistente } noi esistenti ; fu que- sta la primitiva
maniera di esprimersi de- gli uomini. Ogni verbo a un modo definito è dun- que
un attributo, cioè esprime eh’ una ma- niera di essere è attribuita a un
soggetto ; ed ogni attributo è un verbo , o almeno rinchiude un verbo j
consiste sempre a dire Digitized by Google 9 * che un suggetto esiste in
genere, od esiste di tal maniera particolare. Questa verità ci mena a conoscere
, o giovanetti , che , per non essersi , per di- fetto di lume di ragione ,
scorta 1’ armo- nìa dei segni coi concetti di cui fan ri- tratto , s’
introdussero fra i verbi molte inutili, anzi erronee distinzioni, chiaman-
dogli altri attivi , altri passivi , altri neu- tri, altri uni-personali ,
altri riflessi , altri infine con altri ridicoli nomi , informe par- to d’
ignoranza e di errore. È manifesto dunque che tutti i verbi sono verbi di stato
, perocché tutti espri- mono che un soggetto è d’una maniera o d’ un’ altra.
Che questa maniera di essere sia transitoria o permanente , passeggierà o
durabile ; che consista a fare od a sof- frire , a ricevere o a produrre ,
nulla ri- leva 5 è sempre una maniera di essere, uno stato. Tutti i verbi a
questo riflesso son simili. Che si dica , amo , dormo , son battuto , tuona ,
si diporta , si accenna sempre, io sono d’una maniera o d’un’altra. In fatti le
anzidette proposizioni amo , dormo , son battuto , tuona , si diporta ,
Digitized by Google 9 * non esprimono tutte se non tìn’accidental maniera di
essere , come vedesi aperto , traslatando le predette forme nelle primiere loro
equivalenti io sono amante , io sono dormiente } io son battuto } il cielo è
to- nante j egli è diportante se j ove ognun vede eh’ altro non affermasi in
ognuna , se non che ’1 subbietto è , o nel modo mo- strato dall’ aggiunto
amante , o io quello accennato dall’ aggiunto dormiente , o in quello
significato dagli aggiunti battuto , tonante , diportante. La sola distinzione
che s’ ha a fare tra i verbi è quella che consiste ad esser com- posti d’una o
di più parole. In fatti nel- 1’ origine del verbo , allorché nasce , per così
dire , dall’interiezione , separando da questa il soggetto della proposizione ,
i verbi son tutti composti di un sol segno che rinchiude due idee, cioè l’idea
gene- rale di esistenza, e l’idea particolare d’una certa specie di esistenza,
e che rappresenta queste due idee sotto forma attributiva. Poscia , il bisogno
di esprimere in gene- rale eh’ un soggetto è , esiste , senza dire come , ha
fatto imaginare il verbo essen- Digitized by Google 9 3 do , esistendo (i) ; ma
quando poi avvi- saronsi gli uomini di crear degli aggiunti, vale a dire di
formar dei segni che rap- presentassero tutte le idee sotto forma at- tributiva
, come potendo esistere in altre , senza però esser dette esistervi , allora
ac- coppiando o confondendo col verbo primo essendo questi nuovi segni, si
formarono tutti i verbi e tutti gli attributi possibili , e tutti differenti
tra loro come lo sono i diversi modificativi che li compongono. Così io sono
amante , sono leggente , son debole , sono infelice , sono altrettanti verbi
come corro , scrivo , passeggio , donno . Solamente , i primi son formati di
due segni j i secondi d’ un solo j le parti com- ponenti son separate in vece
d’ esser con- fuse. Ecco tutta la differenza. Impertanto tra tutti gli
aggettivi essendo è il solo che rinchiuda l’ idea di esisten- (i) Essere ed
esistere non son mica perfettamente sinonimi. Essere esprime più ordinariamente
1’ esi- stenza intellettuale , con astrazione dalla sua realtà fuori del nostro
spirito; ed esistere pigne più par- ticolarmente 1’ esistenza positiva e reale
, indipen- dentemente da noi. Dlgitized by Google 94 za , ciò che lo rende un
vero participio , cioè un verbo al modo aggettivo. E per- chè il solo che
esprima l’idea di esisten- za , ei solo puote aver tempi ; giacché non havvi
che 1’ esistenza la quale sia suscet- tibile di durata , e , per conseguenza ,
di epoche nella durata. Quindi questo parti- cipio ha due forme differenti }
essendo , pel presente , e stato , pel passato. Pertanto considerati i verbi in
riguardo alla virtù loro eh’ è d’ accennar l’esistenza degli enti , essi
appartengon tutti ad una classe. La sola differenza degna di nota si è , com’ ho
di sopra accennato , quella che nasce dal valor proprio degli aggettivi , onde
son composti , altri dei quali accen- nano un’ esistenza assoluta , ed altri
una maniera d’ essere relativa ad un ente , il cui nome ha ad esser complimento
dell’ ag- giunto col quale il primo verbo è confuso. Ordinar regolarmente le
variazioni d’un verbo nei suoi accidenti di modo , tem- po , numero e persona ,
è ciò che nelle scuole appellasi ordinariamente coniugare , coniugazioni \ voci
formate dal nome ju- gum , giogo , e dalla preposizione curri , Dlgilized by
Google 95 con , che tanto suona , quanto por sotto lo stesso giogo. Questa
ragione converrebbe del paro alle declinazioni dei nomi e degli aggiunti , e
però non pare sufficiente per dar nomi differenti a cose tanto analoghe.
Chiame- remo adunque, o giovanetti , declinazioni anco le variazioni dei verbi
, per non mol- tiplicar enti senza necessità , e compren- deremo sotto questo
nome generico tutti i cangiamenti che subisce la lor forma pri- mitiva. I verbi
, come di sopra si è mostro , esprimon sempre l’esistenza, sia una esi- stenza
astratta ed in generale, come fa il verbo essere , sia una esistenza particola-
re , una certa maniera di essere determi- nata , come fanno tutti i verbi
aggettivi. Quando i verbi esprimono puramente ed unicamente questa esistenza
generale o par- ticolare, senza giugner alcun accessorio alla sua semplice
enunciazione , essi non sono che semplicemente il nome di questa esi- stenza ,
sono ciò che nomasi al modo in- dejìnito. Essere , per esempio , è il nome di
questa qualità, di questa proprietà che Digitized by Google 96 consiste ad
essere, a esistere, a non essere il niente. Leggere è il nome di questo stato
particolare , di questa maniera speciale di esistere che consiste ad esser
leggente. Se poi questi nomi , questi infiniti , su- biscan delle modificazioni
, se lor si dia una terminazione aggettiva che rappresenti la maniera d’essere,
cui esprimono non più come isolata ed indipendente , ma come potendo e dovendo
appartenere ad un ente qualunque , il verbo è ciò che appellasi il modo
participio. Esso diviene un vero aggettivo e ne fa tutte le funzioni. Ma se
invece di dare al nome verbale, all’infinito del verbo, una forma aggetti- va ,
gli si dia una forma che rappresenti il secondo membro della proposizione ,
allora esso non è più nò soggettivo , nè aggettivo , è un vero attributo , un
modo dejìnito. Ecco , o giovanetti , una mede- sima parola che fa
successivamente l’ ufi- cio di tre diversi elementi del discorso : è questa una
prima parte delle declinazioni del verbo. Il verbo , in questi tre stati di
attribu- to , di aggettivo e di nome , è suscettibile Digitized by Google 97
d’una seconda specie di declinazione , di quella , cioè , destinata a disegnare
i suoi rapporti con gli altri segni del linguaggio. Cosi , nello stato di nome
soggettivo , il verbo è suscettibile di esser d’ un ge- nere e di notare i
numeri e le desinenze , per esprimere , come gli altri nomi , le sue proprie
modificazioni. Quando il verbo è nello stato di agget- tivo , debbe , come gli
altri modificativi , dinotare i numeri e le cadenze , per po- tersi accordare
coi sostantivi in tutte le circostanze. Da ultimo , quando il verbo è attribu-
to , fa di mestieri che esprima il rapporto di concordanza col suo soggetto. Ma
i verbi, oltre alle modificazioni su mentovate , esprimenti , nei tre
differenti stati , le lor relazioni con le altre parli del discorso , hanno
ancora un’ altra causa di variazioni } e questo terzo ramo di de- clinazione è
destinato ad esprimere delle modificazioni che son proprie e particolari ad
essi j giacché sempre esprimono una maniera di essere, di esistere, che resi-
stenza è suscettibile di durata , e che la 7 Digitized by Google 9 8 durazione
ha necessariamente delle epoche e del periodi cui titil cosa è disegnare.
Quindi i tempi in ogni modo. Epperò fa d’ uopo , o giovanetti , eli’ io di
entrambi yi faccia parola , cominciando dai modi. Dei Modi dei Verbi. Divenendo
un verbo successivamente so- stantivo, aggettivo ed attributo , senza ces- sare
d’esser verbo , senza cessare di espri- mer 1’ esistenza , senza perder la
proprietà di aver dei tempi , eh’ è quella che lo di- stingue essenzialmente da
tutti gli altri ele- menti del discorso, è per sè manifesto che queste tre
funzioni sono maniere di essere differenti che gli appartengono , modi di-
stinti di sua esistenza , cui chiameremo con ragionate denominazioni , modo
sostanti- vo , modo aggettivo e modo attributivo. Giovanetti , non vi lasciate
illudere dalle moltiplici , vaghe ed erronee denominazioni che i grammatici non
filosofi hanno appo- ste ai modi. Esse non sono che locuzioni sincopate , le
quali ridotte alla lor pienezza gle 99 coll’ adempimento delle dissi ,
risolvonsi sempre ai tre modi indicativo , condizio- nale e soggiuntivo , sui
quali estenderemo ancora la nostra analisi. Il verbo , in questi tre modi ,
rappre- senta egualmente l’attributo j esso significa che 1’ idea cui esprime è
compresa in un soggetto. Nel primo, lo dice positivamente ed assolutamente ;
nel secondo , vi aggiu- gne un’ idea d’ incertezza , e nel terzo , una idea di
dipendenza da un altro verbo. Il modo condizionale non è che una gradazione ,
un uso particolare del modo indicativo , gradazione eh’ è piuttosto un
cangiamento di tempo anzi che di modo; perocché esprime sempre qualche cosa di
futuro , od almeno di eventuale. Il modo soggiuntivo è assolutamente il modo
indicativo ad un caso obliquo , pre- cisamente come Caesaris è lo stesso nome
che Caesar , giugnendovi solamente l’idea di dipendenza da un altro nome. Ciò è
tanto vero che talvolta si fa uso dell’ in- dicativo nelle medesime circostanze
in cui s’ impiegherebbe il soggiuntivo : bisogna ch'io sia , e sento che sono j
e certamente * Digitized by Googl loo in ambo i casi esprimesi che l’ idea
essere è T attributo dell’ idea io. 11 condizionale e ’l soggiuntivo non son
dunque veri modi del verbo } ma 1’ uno è una circostanza particolare, e l’altro
un caso obliquo del modo indicativo. Essi fan- no tutti e tre parte del modo
attributivo. Riassumendo dunque le nostre idee, di- ciamo , che è nella natura
del verbo di aver tre modi , il sostantivo , l’ aggettivo e T attributivo $ che
nel primo , è suscet- tibile di tutte le modificazioni che forma- no le
declinazioni dei sostantivi j che nel secondo , subisce tutte quelle che costi-
tuiscono le declinazioni degli aggettivi $ che nel terzo , dinota sempre i
numeri e le persone del suo soggetto $ che in tutti e tre , disegna i tempi , e
che tutte que- ste alterazioni diverse compongono le sue declinazioni. Ciò basti
dei modi e trapas- siamo alla teorìa dei tempi. « « n Dei tempi dei Verbi. Sono
tre maniere principali di conside- rar 1’ esistenza , cioè di riguardarla come passata
, come presente , o come a venire* Quindi puossi il tempo partire in tre epo-
che principali : presente , passato , e fu- turo. Le idee di passato e
d’avvenire non sono che relative all’idea di presente. Or, nella durata come
nello spazio , non po- tendosi determinar un punto se non me- diante le sue
relazioni con un punto co- nosciuto , considerar perciò dobbiamo il presente
qual termin fisso, ove appuntansi le dimensioni delle diverse parti del pas-
sato e del futuro. Il presente , nel discorso , s’ha dunque a riguardar in un
aspetto , perchè è sem- pre compresa nell’ istante dell’ alto della parola. Non
avviene lo stesso del passato nè del futuro , perchè un ente può essere stato
in tempo più o men remoto dall’ at- tuale istante della parola , e puote aver
ad essere in tempo all’ istante medesimo più o men lontano. Essendo il
carattere essenziale del verbo di esser un aggettivo , come di sopra si è
mostrato , il quale diviene un attributo od un sostantivo , secondo le idee che
• vi si aggiungono o che se ne tolgono \ ed entrando il modo participio od aggettivo nella
composizione di tutti gli altri , co- minceremo perciò da questo, come offer-
tasi questa formola pria d’ogn’ altra all’ inda- gine dell’ uom parlante.
Distingueremo dunque un participio pre- sente essendo \ un participio passato
stato , ed un terzo participio composto di questi due essendo stato. Se dal
modo aggettivo , passiamo al modo sostantivo , vi troviamo un presente eh’ è
necessariamente un tempo semplice, essere , ed un passato , composto dell'in-
finito presente e del participio passato , essere stato. Veniamo ora al modo
attributivo. Esso contiene una moltiplicità di tempi , per la ragione che
quando il verbo è attributo si ha più bisogno di esprimer tutti i gradi di sua
significazione per l’ esattezza e la precisione del discorso. Esaminiamo dun-
que tutti questi tempi l’ un dopo 1’ altro. II primo è il presente, io sono.
Esso accenda l’esistenza positiva, attuale ed as- soluta nel momento in cui si
parla. Que- sta forma è semplice , nè si potrebbe comporre , se non del
participio presente , sono essendo , il che formerebbe un so\erchio ripieno ,
una inutil ripetizione. Il secondo , io sono stato , esprime una esistenza
passata assolutamente e compresa in un periodo di tempo in cui l’attual mo-
mento della parola è pur compreso , che chiameremo passato assoluto primo. Il
terzo , io fui , puossi considerare sic- come una variazione del precedente , e
differenziasi da esso in questo, ch’egli ac- cenna un’ esistenza stata in un
periodo af- fatto fuor di quello in cui l’ attuai mo- mento è contenuto e che
chiamar puossi passato assoluto secondo. Il quarto , fui stato , ha la virtù di
ac- cennar un’esistenza stata in tempo passato e anteriore ad un periodo eh’ è
pure fuor del presente , cui chiameremo passato as- soluto terzo. Superfluo
affatto si giudica questo tempo, poiché la formola sono sta- to , distendesi a
quanto è trascorso dall’i- stante della parola al di là. Il quinto, io era ,
esprime un’esistenza passata di là dal presente ; ma 1* esprime nel medesimo
tempo come presente rela- Digitized by Google io4 tivamente ad nn’ altra epoca.
Per questa ragione nomasi passato imperfetto , e me- glio appellerebbesi
passalo presente. Puossi pur accennare per esso l’esistenza attuale, come , per
esempio , se rompendo uno il mio pensamento , io sciamassi : io era fe- lice in
questo momento. Il sesto , io era stato , esprime pure un’esistenza
contemporanea ad una passata , un’esistenza presente in nn periodo passa- to ,
ma in un periodo anteriore ad un al- tro di già passalo $ è un secondo passato
relativo , un secondo grado del passato im- perfetto. Dopo questi due passati
che sono nel medesimo tempo presenti sotto un altro aspetto e che per questa
ragione chiame- remo tempi relativi , per opposizione ai tre primi che sono
assoluti , seguono due futuri. Il primo, io sarò , pigne puramente e
semplicemente 1’ esistenza a venire. Esso si potrebbe chiamare il presente del
futuro. Il secondo è realmente un fu- turo passato , giacché esprime un’
esisten- za che sarà pria e fuori d’ un’altra ch’ha a seguirla poi. by Googk
io5 I tempi , detti condizionali o supposi- tivi , perchè esprimono un’
esistenza la quale avrà luogo quando una condizione sarà adempita od una
supposizione sarà realizzata , sono , per la prima forma , io sarei. Questo
tempo ha un’analogìa evi- dente con la forma futura , coi tempi im- perfetti o
relativi e col soggiuntivo o su- bordinato. In effetti , sarei , significa io
sarò se una tal condizione sarà adempita o quando una tal supposizione si
realiz- zerà. Esso è dunque un futuro riguardo all’atto della parola : esprime
una esisten- za a venire , ma ehè sarà contemporanea ad un’altra esistenza , e
però partecipa delle forme dei tempi futuri e dei tempi relativi. Esprimendo
inoltre l’esistenza co- me subordinata ad una condizione, ad una supposizione,
partecipa ancora delle forme del soggiuntivo o subordinalo'. I tempi dun- que
detti condizionali sono realmente i tempi relativi od imperjetli dei tempi a
venire. La seconda forma è , sarei stalo , esat- tamente la stessa che sarei ,
giugnendovi un’ idea di passato. Essa accenna un’ esi- Digitized by Google io6
stenza la quale , se avesse avuto luogo r sarebbesi incontrata con altra di là
da que- sta in ch’io parlo. È un vero futuro pas- sato relativo e subordinato
ad uua condi- zione. Riguardo all’ imperativo , diciamo che i grammatici l’ han
distinto con tal nome, perchè l’esistenza futura di cui egli è il seguo ,
accennasi per esso imperativamen- te. Le formole sia egli 5 sieno eglino , ap-
partengono evidentemente al soggiuntivo , in virtù dell’elissi. In quanto al
soggiuntivo , esso non si puote adoperare , se non in una proposi- zione
dipendente , il quale accidente è ciò appunto che costituisce il carattere e la
virtù sua propria. Le sue formole sono , che io sia , la quale accennar puote
un’ esistenza con questa eh’ io favello congiunta , o a lei seguace. Ch’io sia
stato. Questa formola accenna un’ esistenza di là o di qua dall’ attuai momento
della parola. C/i io fossi. Questa ancora , sì come l’anzidetta maniera,
accennar puote un’esistenza di là dall’ istante della parola o di qua dal punto
stesso. C/i io fossi stato. Anche per questa forinola accennar puossi
un’esistenza ante- cedente o susseguente all’atto della parola. Di questi
quattro tempi del Soggiuntivo i due primi corrispondon per aualogìa a due tempi
assoluti dell’ indicativo , e gli altri due lian più dì rapporto coi tempi
relativi dello stesso che compongono il condizionale. L’ espressione di
dipendenza o di sub- ordinazione che caratterizza il soggiuntivo fa sì che il
valore dei suoi tempi non abbia nè fissezza , nè precisione j perchè sempre è
subordinata al senso del verbo che lo regge 5 e però esso non è eh’ un caso
obliquo del modo attributivo. Questa divisione di modi e di tempi e la lor
denominazione , mostrar vi debbe ad evidenza , o giovanetti, che gli uomi- ni,
per pignere tutto ciò ch’avean a dire dell’ esistenza s’ iudusser a
considerarla sotto due aspetti , come positiva e come accidentale. Sotto
ciascuno di questi due punti di vista , ebbero da prima distinto Digitized by
Google io8 tre epoche , io sono , io sono stato nel- 1’ esistenza positiva , e
io sarò , io sarò stato nell’ esistenza accidentale 5 quindi i tempi assoluti.
Poscia ebber bisogno di rappresentar 1* esistenza in ciascuna di queste quattro
circostanza, come contem- poranea ad un’ altra esistenza 5 quindi i tempi
relativi , io era , io era stato per P esistenza positiva , e io sarei , io
sarei stato per l’esistenza accidentale j ed essen- do eventuale quell’
esistenza che dipende da una condizione o da una supposizione, ne segue eh’
essa debb’ esser necessaria- mente espressa dai due ultimi tempi rela- tivi che
perciò condizionali si appellano. Ecco perchè da tutto ciò che abbiam detto
risulta , come di sopra si è accen- nato , che il preteso modo soggiuntiva non
è un modo , ma solamente un casa obliquo del modo attributivo , da cui , come
caso diretto , riceve le modificazioni dell’esistenza. Così , questo caso
obliqua non ha più clic quattro tempi che corri- spondono egualmente ai quattro
tempi delle due divisioni del caso retto. Le duo prime forme io sia , io sia
stalo , sono Digitized by Googlt i°9 assolute j e le s0 il nome precede il numero , quello deb- b’
essere al plurale , anni ventuno } se lo segue, il nome debb’ essere al
singolare: Poi per la medesima via par discendere altre novant' una rota. — D.
Convito. Dopo i nomi di sovrani , per disegnar colui che vuoisi nomare nella
serie degli individui dello stesso nome, deesi far uso dei numeri ordinali ,
come : Federico se- condo 5 Carlo terzo , ec. Dicono gl’ Italiani : tutti due ,
tutti tre ; oppure tutti e due , tutti e tre , ec. } ed anche tutti a due ,
tutti a tre , ec. La pri- ma e la seconda di queste forme sono più ★ Digitized by Google i48 usitate :
Era in pericolo di perdere tutti due i figliuoli. — Pecorone. — Là Ve già tutt'
e cinque sedevamo. — D. — Non vi ha ella invitati lutti a due? — Firenz. Pare
che colui che fa uso della secon- da maniera insista più sul numero degl’in-
dividui che compongono la collezione, che sulla collezione stessa j ei vuol
diFe : tutti, ed erano cinque , sei , sette , ec. La co- struzione piena della
forma tutti a due , a tre , ec., è tutti , e il loro numero giu- gne a due , a
tre , ec. L’articolo che accompagna il nome de- terminato dall’ aggettivo ambo,
ambidue , ec. , e da ogni aggettivo numerale , vuoisi interporre tra
l’aggettivo slesso e ’l nome; Roma Ti c/iier mercè da tutti sette i colli. P.
Ambe le mani per dolor mi morsi. D. L’analisi delle espressioni a uno , a due ,
ec. vedrassi a suo luogo \ appari qui il di- scente che questa forma di
enumerazione appartiene alla lingua italiana esclusiva- mente : Come le
pecorelle escon dal chiuso A una t a due , a tre. D. Digitìzed by Google *4o e
f come tu mi vedi , VuV io cascar li tre ad uno ad uno T/n'l quinto dì ed
sesto. — D. Fa di mestieri in fine osservare per l’in- telligenza, degli
antichi che da certi numeri formansi dei verbi nella maniera seguen- te : da
uno , formasi adunare } da due , ad- duarsi j da tre , intreaisi } da cinque ,
in- cinquarsi } da /m/Ze , immillarsi. VI. Degli aggettivi Determinanti
Possessivi. Chiamansi aggettivi determinanti posses- sivi quelli , il cui
proprio valore si è d’ac- cennar il risguardamento della mente in- tesa ad un
oggetto che vien determinato con una relazione di proprietà dai seguenti segni
di cotal virtù potenziati : Singolare Maschile. Singolare Femminile. Mio. Mia.
Tuo. Tua. Suo. Sua. Nostro. Nostra. Vostro. Vostra. Plurale Maschile. Plurale
Femminile Miei. Mie. Tuoi. Tue. Suoi. Sue. " Nostri. Nostre. ' Vostri. V
ostie. 1 (*) Percorriamo ora le regole di sintassi alle quali son queste parole
sommesse. Nell’ ordine della costruzione diretta gli aggettivi possessivi
collocansi dopo i nomi cui determinano col concorso dell’articolo: Morta e la
donna tua ch'era si bella. D. Non vidcr gli occhi miei cosa mortale. Buonar.
Nella costruzione inversa sia che 1’ ag- gettivo possessivo preceda il nome ,
sia che lo segua, la elissi dell’articolo non dee mai aver luogo ; Chi ni
allontana il mio fedele amico ? P. Vinse paura la mia buona voglia. D. La
elissi può sopprimer l’ articolo che (*) Si è sottratta la parola loro dalla
serie di questi aggiunti, com,e appartenente ai pronomi. Desso è un pronome , e
nulla più ; perchè quando si dice il padre loro , vi è ellissi della
preposizione di, il padre di loro. Digitìzed by Google i5i col concorso del
possessivo determina il nome , quando questo è un nome di pa- rentela o di
dignità al minor numero, co- me padre , madre , figlio , ec. , maestà ,
eccellenza , signorìa , ee. : Mio figlio ov è ? e perchè non è teco? D. Loda a
cielo la magnificenza di sua Maestà. — Caro. Quando evvi nelle frasi
trasposizione di parole , 1* articolo è visibilmente sottinte- so , anco
innanzi a nomi che non sono di parentela ; Ripiglierà sua carne e sua figura ,
— D. invece di la carne sua ; la figura sua. Mio ben non cape in intelletto
umano. P. invece dell’ordine diretto il bene mio , ec. VII. Questo y Cotesto ,
Quello , ec. Gli aggettivi determinativi questo , cole- sto , quello ,
accennano che 1’ individuo per essi dimostrato può trovarsi in altret- tante
situazioni di luogo diverse, relativa- mente a colui che parla ed a colui cui
di- Digitized by Google 102 ■ rigesi la parola disegnando il primo, que- sto ,
la cosa presente o vicina a chi patr- ia j il secondo , cotesto , 1’ oggetto
eh’ è presso a cui altri parla } il terzo , quello , la cosa che non è nè
appresso a chi parla nè a colui a cui altri volge il parlare. E- sempi : Appena
in terra i begli occhi vicC io Che fur due soli in questa oscura vita. ;
Buonar. Partiti da cotesti che son morti. — D. Io non V intesi , nè quaggiù si
canta , Llinno che quella gente allor cantaro , JYè la nota soffersi tutta quanta.
— D. A determinar due epoche , 1* una pas- sata , l’altra futura, fassi pur uso
degli aggettivi quello e questo: Era la più bella femmina che si vedesse in que
’ tempi nel mondo. Pensa che questo dì mai non raggiorna. Dante. Le medesime
parole disegnano ancora le cose di cui si è parlato, in questo stes- s’ ordine
: questo , la più vicina $ quello , la più lontana : Amore e crudeltà tri han
posto il campo , Digitized by Google i53 Questa m > ancide , e quel mi tiene
in vita. — Buon. La parola sta , accorciata di està > o dell’antica ista ,
non è più in uso che nelle forinole avverbiali stamane o stamattina , stasera ,
stanotte. 1 nostri antichi dissero istamane ed istanotte. Tacesi leggiadra-
mente il nome a cui gli aggettivi questo o questa , quello o quella ,
s’appoggiano, nelle formole in questo , in quella , ec. , il cui pieno sarebbe,
in questo tempo , in quella ora , ec. Vili. \ Che , Quale , ec. .. . L’
aggettivo congiuntivo che è invaria- bile ; esso è comune ad amendue i generi e
ad amendue i numeri, e, come scor- gesi dai seguenti esempi, accenna il sog-
getto o 1’ oggetto della proposizione , sia per gli esseri animati, sia per
gl’inanimati : Voglia sfrenata è’I senso , e non amore , Che V alma uccide. —
Buonar. V ’ sono i versi , u son giunte le rime , Che gentil core udla pensoso
e lieto ? P. O voi che sospirate a miglior notti. P. Cui , è parimente
invariabile e serve ad ambi i generi e numeri , potendo esser impiegato in
tutti i rapporti possibili, tran- ne per disegnar il soggetto. Questa forma pare
più propria a determinar gli esseri ragionevoli, ma impiegasi pure per le cose:
Questi V orme di cui pestar mi vedi. D. L’ aggettivo quale , in virtù della sua
terminazione in e , conviene egualmente ad ambi i sessi e determina tutti gli
es- seri , potendo esser impiegato per ogni rap- porto : Contro la qual non vai
forza nè in- gegno. — P. Qual vaghezza di lauro ? Qual di mirto ? Nelle frasi
interrogative si fa uso di chi per disegnar le persone } di che per le cose, e
di quale per le qualità delle une e delle altre: Chi mi difenderà dal tuo bel
volto ? Buo. ... E disser : Tu guardi si , Padre , che hai ? D* Quale può parimente esser impiegato
Digitized by Google 1 55 nelle enumerazioni , alla stessa guisa di chi : , Qual
fior cadea sul lembo , Qual su le trecce bionde . . . Qual si posava in terra ,
e qual su V onde y Qual , con un vago errore Girando , parea dir : qui regna a-
more. — P. Chi , in questo esempio : Beato è chi non nasce j P. $ significa quella persona la quale. In
quest’ altro esempio rap- portato dalla crusca : i tavarnieri e chi questo
sostengono , significa quelle perso- ne le quali. Ma quando questa parola è
impiegata nelle enumerazioni , non può di- segnare che un solo individuo dell’
uno o dell’ altro sesso : Chi ribalte da proda e chi da poppa. D. Quando dicesi
chi canta e chi balla , 1’ analisi c’ insegna che una tal frase è sin- copata e
che per la sua pienezza fa di me- stieri dire uno individuo è il quale can- ta
, e un individuo è il quale balla. Le espressioni quello che o quel che 9 e ciò
che , significano la cosa che : Quello che la speranza ti promette. D.
Percompassiondiquel ch’i vidi poi. P. Siete voi accorti Che quel di retro muove
ciò eh * e * tocca ? — D. Il che , o per una doppia elissi , che , significa la
qual cosa : L'un fratello l'al- tro abbandonava , e ( che maggior cosa è ) i
padri e le madri i lor figliuoli. — B. L’ espressione qual che è compendiata di
individuo tale quale è quello che\ Qual che per violenza in altrui noe - eia. —
D. L’ aggettivo che puote adoperarsi in tutti i rapporti , per soggetto e per
oggetto e- ziandio : Tutte le cose di che 'l mondo è a - domo. — P. Se questa (
lingua ) con eli io parlo non si secca. — D* Mi ritrovai per una selva oscura (
In ) che la diritta via era smarrita. D. Che può pure esprimer rapporto a per-
sone 5 ma dai buoni scrittori usasi assai di raro : Ed io son un di quei ( a )
chc l pian- ger giova. Le preposizioni
di e a posson ometter- si innanzi a cui : Il buon uomo in casa cui morto era.
B. Voi cui fortuna ha posto in mano il freno . Delle belle contrade. P. In questi esempi v . Colui lo cui saver
tutto trascende ; Il cui pensie- ro } evvi
ellissi e trasposizioue, essendo l’ordine diretto lo saver di cui , il pensiero
di cui. Adunque le parole on- de queste forme sou composte possonsi or- dinare
in tre modi differenti ; di cui il pensiero j il cui pensiero \ il pensiero di
cui ma il di cui pensiero è maniera vi- ziosa. La forma che può rappresentar
egual- mente il soggetto e l’oggetto , e cui , l’og- getto solamente ,
soprattutto quando evvi anfibologia , in modo che non possa di- stinguersi se ,
usando il congiuntivo che , questo si rapporti al precedente od al se- gu ente
nome. Ecco esempi dell’ una e dell’ altra maniera : Quella donna gentil cui
piange A - more . Forse cui Guido vostro ebbe a disde- gno. — D. Un cavalier
eh’ Italia tutta onora. P. È da osservarsi infine che quale va dis- giunto
dall’ articolo i . , nelle interrogazio- ni ; quali novelle mi recate voi ? 2 .
nelle proposizioni dubitative : non so qual sia j 3. quando è in correlazione
di tale : Qual i fioretti dal notturno gielo Chinati e chiusi , poi che'l sol
gl'im- . bianca , Si drizzan tutti aperti in loro stelo , Tal . . . D. Delle
preposizioni. Afferma il maestro di coloro che sanno, niuna cosa potersi sapere
se prima i primi princìpi , i primi elementi , e le prime ca- gioni di lei non
si sanno. Con questo pro- cedere che tanto assottiglia la mente , ver- rà a
comprendersi nell’analisi che fare- mo di questi segni detti volgarmente pre-
posizioni ^ primamente qual sia l’ uficio vero e’1 loro uso nella nostra lingua
j se- condamente , che ognun di essi , in ogni formola e guisa del dire , si
appresenta o- gnora in un aspetto medesimo , cioè col- l’ impressa qualità del
primiero suo essere, per quanto ad essa diverso , e spesso an- che contrario ,
per lo material costrutto apparir possa } terziamente , che niun di questi
segni può -mai in luogo d’un altro sostituirsi , nè dimostrare altro ragguarda-
Digitized by Google i6o mento della mente , che quello al quale fu da prima
ordinato $ infine , che quan- tunque volte due popoli accennan le stesse
relazioni con segni diversi, ciò nasce, non da capriccio , non da cieca usanza
, lin- guaggio ordinario de’ grammatici non filo- sofi , ma sì da natura e ragione
: giacché se ciascun popolo della terra ravvisato a- vesse d’ un modo 1’
oggetto della sua in- tesa, accennato avrebber tutti con un segno unico e solo
le relazioni medesime , men- tre avviene il contrario , e ciò per l’atto
disforme della mente che , per via diver- sa , giugne sovente ad un fine
medesimo. Seguendo adunque , o giovanetti , me- todicamente e gradualmente la
generazione dei segni delle nostre idee, eccoci giunti ad un elemento del
discorso altamente no- tabile. Esso ha due importantissime pro- prietà j l’ una
d’ incorporarsi in un gran novero di voci e , per tal congiungimen- to ,
diventar parte integrante e necessaria alla formazione e al significato delle
voci medesime $ come , per esempio , nelle se- guenti , congiungere ,
soprapporre , impor- re , deporre , apporre , ec. j l’altra qualità è 1 6 r si è quella di collegar coi segni
delle idee relative quelli coi quali essi sono in relazio- ne diretta. Questo
elemento è dunque se non assolutamente necessario, almeno mol- to essenziale.
Sonvi delle lingue , come la basca e la peruviana che non han preposizioni }
pe- rocché dinotano per mezzo del cangiamento delle sillabe desinenziali tutti
i rapporti che noi invece esprimiamo per mezzo di quei segni } ma molte lingue
, come la no- stra, non han casi, e quelle che ne han- no , ne contengono sì picciol
numero che non sono sufficienti ad esprimere i diversi rapporti eh’ una idea
aver può con un’al- tra } quindi il bisogno delle preposizioni. Ma queste ,
sebbene in grandissimo nume- ro , non possono in veruna lingua espri- mere i
diversi rapporti tra i nomi ; eppe- rò ciascuna di esse , per derivazioni e
pel- metafore , ha ricevuto una moltitudine di sensi differenti , quantunque
analogici. Ev- vi più } se noi rimontiamo allo stato pri- mitivo di tutte le
lingue , non troveremo, nella lor origine , che alcuni gridi più o inen
articolali , come di sopra si è per noi 1 1 Digitized by Google 162 dimostrato
, alcune parole , la più parte monosillabe, formate il più sovente per ono-
matopeia e facendo l’ uffizio di nomi. Tutte queste sillabe che sono state
successiva- mente sopraggiunte ai segni originari , che formano tutti i
derivati di quei primi ra- dicali e per mezzo dei quali gli uni e gli altri son
divenuti , secondo il bisogno , verbi , aggettivi , avveri j , ec. , tutte que-
ste sillabe , dico , non son esse ad evi- denza vere preposizioni ?
disegnazione sem- pre insignificante e sovente falsa , per la proprietà , sì
capitale , che hanno d’incor- porarsi con la parola che modificano e di formar
tutti i composti e derivati dei ra- dicali primitivi d’ogni lingua, e che però
appellar dovrebbersi composizioni anzi che preposizioni. Quantunque non si
possa sempre trovare 1’ etimologìa di questi segni } è certo non- dimeno eh’
essi derivan lutti da nomi o da aggettivi e ne derivan ordinariamente per abbreviazione,
giacché è nella natura del- l’uomo impaziente d’ esprimer le sue idee , di
compendiare al più possibile il discorso ed in ispezie le parole di cui più
frequente è l’uso. Essi son dunque nomi od ag- gettivi originari , impiegati
prepositivamen- te , e scemi delle lor primitive sillabe de- sinenziali , e
però indeclinabili in tutte le lingue : e qui comincia la classe delle pa- role
invariabili. Ciò basti della lor origine e trapassiamo a mostrar di ciascuno di
questi elementi l 5 ufficio e 1’ uso. Della Preposizione di. L’ operazione
propria di questo segno si è manifestar conceputa idea di qualità , cioè il
rapporto di due nomi di cui l’uno qualifica 1’ altro : Come raggio di sol
traluce in vetro. P. Parole di dolore. D. Ma , come sovente accade che l’uno
dei due nomi è sottinteso , io vi additerò , o giovanetti, il mezzo, di
ristabilire questa elissi. 1. II Dante disse: per esser fi' ( ) di Pietro $
dunque , allorché Dino Com- pagni disse : messer Palmieri di messer Ugo , ei
sottintese il nome figlio. 2 . Boccaccio disse : gli mise innanzi Digitized by
Google 164 certi ceppi 5 ma egli pur disse : messivi su di valenti uomini ,
sottintendendo la parte dell’ oggetto qualificato da di valenti uomini , che
puot’ esser un buon numero. 3. Il medesimo scrittore disse : a' ca- valli e
all’ armi usatasi j dunque , quando scrisse : di tali sen'igi non usata ,
sottin- tese P espressione all' esercizio. 4- Dante dice: vicino ai monti }
adun- que nella frase : vicina di Napoli , Boc- caccio sottintende alla città.
5. Petrarca scrive : presso al giorno } e la Crusca cita la frase , presso alla
città di Parigi , dunque in questa locuzione di Dante , presso del mattino , il
poeta sot- tintende all'ora o al tempo } e quando si dice presso di Parigi , si
sottinteudon le parole alla città. 6. II Dante disse : pàrliti da cotesti che
son morii \ dunque, allorché disse: di Fi- renze partir ti conviene , ei
sottintende 9 dalla città. 7 . Bembo , dietro l’ordine della costru- zione
diretta , disse : comlatteronsi più di sei ore con incredibile gagliardìa } ma
nel- l’ esempio che cita la Crusca , di grandis- Digitized by Google i65 sima
forza combatteo , piacque all’ autore di sottintendere con impeto . 8. Il Dante
scrisse : accese in fuoco d'i- ra ^ dunque, quando Boccaccio disse: ac- ceso
della sua bellezza , sottin tendesi nel desiderio. 9. Passavanti dice : tutto
quello in che avrà offeso Iddio } così Boccaccio , dicen- do di che ? offesi ?
sottintende evidente- m ente per elissi in fatto o in materia. 10. Si è
dimostrato con l’autorità, sì bene con la ragione , che il secondo ter- mine
del paragone è preceduto in italiano dalla preposizione di , in virtù
dell’espres- sione a comparazione. È dunque evidente che in questo esempio ,
tratto dal Con- vito di Dante : ciascuno è certo che la natura umana è
perfettissima di tulle le altre nature di quaggiù , fu pensier del- 1’ autore
sottintendere 1’ espressione a com- parazione. 1 1 . Petrarca , seguendo 1 ’
ordine della costruzione diretta , dice : ogni impresa crudel par che si tratti
j così, il Dante, quando dice : ma per trattar del ben eli 1 vi trovai ,
sottintende la parte dell’oggetto qualificato da del ben , ec. Questa parte
esser può gli effetti. 12. Petrarca disse : che meritò la sua invitta onestate
, 1 dunque, allorché il Dante scrisse : s’ io meritai di voi , sottintende la
grazia o il favore. 1 3 . Il Dante disse: aver diletto ; dun- que , nella frase
del Boccaccio : io ho di belli gioielli , ha sottinteso 1 ’ espressione certo
numero o certa quantità , di cui di belli gioielli è il qualitìcativo. 14. La
Crusca cita questo esempio: du- rò di cosi fare ogni notte per ispazio di uno
mese } dunque, nell’esempio seguente eh’ essa rapporta , durando questo modo di
parlare bene di due miglia , si sottin- tende per ispazio o per lo spazio ,
espres- sione qualificata da di due miglia. 1 5 . Si legge nel Pecorone : ti
comando che tu lo lasci venire in camera per di e per notte ad ogni sua posta 5
egli è dun- que aperto che quando Boccaccio disse : non tornerà di questi sei
mesi , ei soppri- me per elissi 1’ espressione per lo tempo. 16. Dante disse:
quando ne liberò con la sua vena } dunque , l’esempio seguente, citato dalla
Crusca : e di quelli danari liberò il marito e i figliuoli 5 1* elissi sot-
tintende col mezzo o con la somma. 17. La ragione, in un con la grammati- ca,
ci obbliga a dire pigliare una cosa * è dunque evidente che F irenzuola ,
dicendo anche delle golpi si piglia , sottintende la parte dell’ oggetto
qualificato da delle golpi la quale è alcuna , cioè alcuna golpe. 18. Si legge
nella Crusca ed in parec- chi dei nostri classici scrittori: riconoscere alcuno
per suo liberatore } dunque , nel- 1 ’ esempio seguente , citato dalla Crusca :
creandoli conti paladini , e per di sua famiglia , si sottintende il
complimento della preposizione per, eh’ è il nome mem- bri, qualificato da di
sua famiglia. 19. Il Dante disse: Ciano che quella gente allor cantaro j
dunque, allorché dis- se : e canterò di quel secondo regno , sot- tintende
l’oggetto qualificato dalla prepo- sizione di , e ’l suo compimento le pene e
lo stato. 20. Dietro l’autorità di tutti i nostri classici , si dice essere in
tale luogo } dun- que in questa frase del Dante : mentre eh Digitized by Google
i68 io fui di la , le parole nel mondo , qua- lificate da di là, sono
sottintese: nel mon- do di là. 21. Boccaccio disse: con li quali , ra- gionando
, incautamente s' accompagno j dunque, nell’esempio che cita la Crusca:
accompagnossi di buona compagnia , si sottintendono le parole con gente. 22.
Avendo detto il Boccaccio : egli si è innamorato a una donna , è chiaro che
quando dicesi : innamorarsi di una don- na , evvi elissi d’ un nome , complimento
della preposizione a j e che per seguenza, le parole sottintese possono essere
alle bel- lezze : innamorarsi alle bellezze d y una donna. Della Preposizione
a. Naturata è questa preposizione delia pro- prietà d’accennare un rapporto di
attribu- zione o di tendenza. Ma , assai sovente , raggiunto che ,
esplicitamente od implici- tamente , esprime questo rapporto , è sot- tinteso }
.l’analisi additerà il mezzo di rein- tegrare l’ellissi nelle più difficili
frasi ita- liane in cui aver può luogo siffatta sop- pressione. Digitized by
Google 169 1. Boccaccio disse: in sul primo son- no ; dunque , allorché scrisse
: al primo sonno , impiega una forma elittica di cui la costruzione piena debb’
essere : in tempo vicino al primo sonno. 2 . Avendo il medesimo scrittore
detto: volse i passi verso la casa j è evidente che in quest’esempio dello
stesso autore, se ne fuggirono a Rodi , deesi sottinten- dere volgendo i passi
verso a Rodi. 3. Petrarca disse ; devoto aprimi rami 5 dunque, nell’esempio
seguente citato dal- la Crusca , a qual donna sei tu? debbesi sottintendere la
parola devoto , esprimente il rapporto disegnato dalla preposizione a. 4- Si
legge in Boccaccio : sottoporla a lei j dunque , nella frase impiegata dai
nostri classici , stare a padrone , si sot- tintende sottoposto : sottoposto a
padrone . 5. L’ uso , approvato dalla ragione , ci fa dire : che novelle avete
nella città ? dunque , in questo esempio citato dalla Crusca : che novelle
avete a città ? vi è elissi e la costruzione piena debb’ essere : che novelle
avete nel giro attenente alla città ? La Crusca cita questo esempio : eles-
sela in cosi grande stato \ il che ci mo- stra che la frase ch’ella adduce ,
eleggere uno a re , è eiittica, e che la costruzione piena è : in grado
appartenente a re. 7. Boccaccio dice: stringendosi al petto il morto cuore }
ciò ci porge il mezzo di supplire all’ elissi della frase del Dante , Jerniò le
piante a terra , supplendo stret- te : strette a terra. 8. Boccaccio disse :
solamente che uo- mini fossero conformi a' lor costumi } dun- que l’espressione
del Petrarca è a grado , è sincopata di in modo conforme a grado. 9. Si legge
nel Boccaccio : ivi forse a tre miglia. La parola ivi disegna il punto della
partenza j per pervenire al termine opposto bisogna dunque dire da ivi , cioè :
movendo da ivi. Non può giugnersi alla meta senza percorrere lo spazio interme-
dio } così reintegrar deesi 1’ elissi , dicen- do : movendo da ivi , e andando
per uno spazio forse eguale a tre miglia. 10. La Crusca cita l’espressione a
due mesi , e con ciò ci autorizza a dire a due ore , a tre anni , ec. Puossi
reintegrar l’e- Digitized by Google * 7 * lissi , riflettendo che il tempo non
può pervenire al termin disegnato senza per- correre lo spazio che si frappone
} lo che ci fa vedere che queste espressioni sono un’abbreviazione di: il tempo
avendo scorso per ispazio eguale a due anni , a due ore , a tre anni , ec. 1 1
. Questo esempio di Petrarca : i ho pregato Amore... che mi scusi appo voi ,
c’insegna a supplire all’ elissi nella frase del Boccaccio: alle belle donne si
scusò j cioè , appo alle belle donne. 1 2. Allorché il Boccaccio disse : gli
fece pigliare a tre suoi famigliari , non è egli manifesto che mette la
preposizione a da- vanti alle parole tre famigliaci, per dise- gnare questi
individui come il termine al quale i suoi ordini son diretti , e che per
conseguente , la sua espressione è sinco- pata di gli fece pigliare ,
comandando a tre suoi famigliari che gli pigliassero ? 1 3 . Il Dante disse:
volti a levante \ dun- que , in questa frase che cita la Crusca : V animo suo
era tutto a ’ poveri , si può sottintendere volto : volto a ? poveri. 14. Nell’
esempio seguente citato dalla Digitized by Google I72 Crusca : noi abbiamo casa
d'avanzo , alla famiglia che siamo , colui che parla dice dietro la
comparazione che ha fatta tr,a la capacità della casa e ’l numero degl’ indi-
vidui che compongon la sua famiglia. È dunque evidente di esservi elissi di
com- parando la casa nostra : comparando la casa nostra alla famiglia , ec. :
giacché il Dante disse : comparala al sonar di quella lira. 15. Questo esempio
della Crusca: esporsi a manifesto pericolo c’ insegna che nel se- guente
ch’ella adduce: andrete sino a Pisa a questo caldo ? dobbiamo sottintendere
esposto : voi essendo esposto a questo caldo. 16. Per reintegrare Pelissi nella
frase se- guente , citata dalla Crusca : fare all’amo- re , deesi ragionar così
: fare è verbo d’a- zione , esso dee dunque aver un oggetto che puote esser
atti. La preposizione a ci mostra che queste azioni tendono al ter- min
disegnato dalla stessa preposizione } dunque la costruzione piena debb* essere
; fare atti inducenti alV amore. 17. Le formule classiche fare in sorte } fare
in modo } fare in guisa , e simili , , 7
3 c’ insegnano qual debb’ essere la costru- zione piena di questa locuzione
citata dal- la Crusca : fare a lascia podere. Dite dunque ; fare le cose in
modo simile a colui che lascia il podere. Delle P reposizioni in e ne. V vidi
duo ghiacciati in una buca. D. Queste preposizioni , di cui la seconda
puot’esser uu’alterazione di en , impiegata dai nostri antichi e derivata dal
celtico come le due precedenti di e a , poten- ziate sono della virtù d’
accennar un’ idea di stato in luogo dal nome che n’ è il se- gno , determinato.
Ma come spesso avviene d’esser l’agget- tivo ch’esprime un tal rapporto ,
sottinte- so , e talvolta la stessa preposizione anco- ra , si esporranno per
noi gli esempli più difficili in cui Questa elissi ha luogo , e s’ indicheranno
i mezzi di rimenar le frasi alla costruzione dell’ordine diretto. i. La Crusca
cita questa locuzione, an- dare in punta di piedi j il che ci ammaa- Digitized
by Google j 74 stra che in quest’altro esempio : tornando a casa in propri
piedi , si sottintende egli andante : egli andante in propri piedi. 2. Per
l’espressione che adduce la Cru- - sca : porre in . . . si apprende che nella
frase da lei citata , colle mani in croce , si sottintende poste : poste in
croce. 3. La Crusca cita questo esempio : una donna il domandò in compra , di
cui la costruzione piena è : il dimandò per modo consistente in compra. 4- In
questa frase che cita la Crusca : in queste parole Panuzzo tornò a casa , si
dee sottintendere il discorso stando : il discorso stando in queste parole. 5.
Petrarca disse : credendo esser in del } dunque, in questo esempio che cita la
Cru- sca , chi dice eh' egli v' andò in cinque anni , è soppresso essendo :
essendo in cinque anni. 6. In questo esempio che adduce la Crusca , l'eròe sono
buone da mangiare } ma non perchè sieno colte il tal dì , la preposizione in o
ne è sottintesa : il tal dì , cioè , in il o nel tal dì. 7. La Crusca cita
questi esempi : acciocche voi siate in della corte dello im- peradore \ coloro
che sono in dell’ amor di Dio. Welle forme in del , in dello , esi- mili , che
i moderni hanno affatto abban- donate, la parte del reggimento della prepo-
sizione in qualificata dalle espressioni del- la corte , ec. , e dell’ amor v
ec. , è sottin- tesa. Dunque , in della corte , è un’ ab- breviazione di in
compagnia della corte j e in dell’ amor di Dio è sincopata di in fuoco dell ’
amor di Dio. Della Preposizione da. Ogni cosa da voi ni è dolce onore. P. Deh ,
dimmi , Amor , se muove . Da te , che donna a fedel servo sia Nemica. Franco
Sacchetti , citato dalla Crusca. Amor , la vaga luce Che muove d(ì begli occhi
di costei , Servo ni 1 ha fatto. B. Cauz. V. La qual via muove dal castello
diPralo... e viene insino alla porta. Crusca. Più che tu non speri , S’appressa
un sasso che dalla gran cerchia Si muove. D. Digitized by Google mG * Così dall
imo della cerchia scogli Movcn. D. Movendo la radice di questa distinzione
dalla natura. Crusca. La preposizione da , pur trasferita nel nostro idioma
dalla lingua celtica , è de- stinata ad indicar un rapporto di partenza o
d’allontanamento. Gli esempli di sopra citati ne sono una prova incontestabile.
Ma potendo , come il più sovente ac- cade , esser sottinteso l’aggettivo che
espri- me sì fatto rapporto , esporransi da noi alcuni esempli in cui questa
dissi ha luo- go , per insegnare agli studiosi a ravvisa- re , in ogni caso
possibile , il principio unico che abbiamo stabilito e nel mede- simo tempo i
mezzi di ristabilire l’ dissi. 1. Il Dante disse, parlando di Enea , che venne
da Troja \ la ragione , di ac- cordo con gli esempli , ci dimostra che questa
frase è un’ abbreviazione di : che , movendosi da Troja , venne in Italia. 2.
Boccaccio disse : chi da voi non de- sidera (Tesser amato : or , leggendosi nei
nostri classici amar d’ amore , amar per amore , ec., è evidente che la
costruzione piena dell’ esempio di sopra debb’ essere : Digitized by Google 1 7
7 chi non desidera la fortuna di esser ama- to con amore moventesi da voi.
Analizzate del paro le frasi classiche : amar da padre , cioè ; con amore
moven- tesi da padre $ amar da figliuolo , cioè ; con amore , ec. Pei seguenti
esempi, ci limiteremo a ri- stabilire tra parentesi la parola esprimente T idea
di allontanamento disegnata dalla preposizione da. 3. Che mi disvia ( movendomi
) da tutti gli altri. P. 4- ( Movendomi ) dalla mia giovanez- za . 13 . 5.
Questo è segno ( moventesi ) da Dio. Crusca. 6 . Ristrette ( con forza
moventesi') dei vo- leri ... de padri. B. 7 . ( Con volontà mossa ) da me non
venni. D. 8 . Andatevene ( nel luogo moventesi ) da lui. B. 9 . In una valle
ombrosa ( per V ombra moventesi ) da molti arbori. B. 10. Essendo in età da (
cui muovesi il tor ) marito. B. 12 Digitized by Google 178 1 1 . Non le
rispondo ( cose moventi si ) da medico , ma bensì ( cose moventi si ) da buon
amico. Redi. 12. Essa incontrogli ( sino al luogo } da ( cui muovono } tre
gradi discese. B. 1 3 . Sono passato ( perii luogo movente } da casa vostra.
Crusca. 14. Fatevi ( narratore movendovi } da ( il } capo. Crusca. 1 5 . La
forza di essi dipende ( nella forza movente } dalla potenza romana. Davanzati.
16. Era biasimato ( con biasimo mo- vente ) da tutti. Crusca. 1 7 . Serrerai
bene V uscio da ( cui muove la } via. B. 18. Aveva una casa (nel luogo movente
) dalle fornaci. Crusca. 19. Io sono (operante per impulso mo- vente} dalla sua
(parte}. Crusca. La torre è forte per
forza movente da sè. Crusca. Divino sguardo da cui muove il far Vuomo felice. Una chiara
pruova della giustezza e della precisione di sì fatta analisi si contiene nel
terzo dei seguenti versi del Petrarca : Pace tranquilla senz alcuno affanno,
Simile a quella che nel cielo eterna , Move dal loro innamorato riso. Della
preposizione per. Questa preposizione che il latino e l’ita- liano idioma han
tolto dal greco poros , che ha generato egualmente la preposizione par
francese, e la spagnuola por , rappre- senta un’ idea generale di traversamento
dall’uno all’altro estremo d’un qualsivoglia spazio. Naturata di questa
proprietà ella fu destinata sin dalla sua nascita ad esser nota del movimento
che fassi , passando per alcun luogo mezzano tra ’l principio e’1 Pine} e di
questa regola sien gli esempli: Elio passò per l’isola di Lenno. D. Per quella
contrada molto spesso passava . B . Ma sovente accadendo che il rapporto del
luogo per cui si passa , espresso sem- pre dall’aggettivo passante , e dalla
prepo- sizione stessa , sono , l’uno o l’altra , o en- trambi sottintesi,
metteremo sotto gli oc- chi degli apparanti una serie di esempi in cui evvi
siffatta elissi , con le parole re- ★ Digitized
by Google i 8 o stituite tra parentesi , perchè imparino gli allievi a
ristabilire da sè stessi cotali difetti. i. (passando) Ferme si va nella città
dolente , Per me si va nell’eterno dolore , Per me si va tra la perduta gente.
D. i. j E venni qui ( passando ) per V in- fernale ambascia. D. 3. Baverina sta
come stata ( il tempo del suo esser tale passando per ) moli anni. D. 4* Sapere
una cosa (la scienza di quella passando ) per prova. Crusca. 5. Tutte le torri
di Firenze... alte (la loro altezza passando per ) cento venti braccia l’una.
Crusca. Dietro questo principio incontestabile dis- se il Dante: per quanto ir
posso } il Boc- caccio : lunga per lo terzo j la Crusca ; per una gittata di
pietra. 6 . Quelle vivande diligentemente appa- recchieranno ? che ( il
comandamento pas- sando ) per Paraneno saranno loro ordi- nate. B. 7 . Quel
sasso non si potrebbe muovere ( con forza passante ) per cinquanta paia di
buoi. Crusca. Ella non. ci può , (V effetto passando') per potere che abbia ,
nuocere. B. g. Quivi soavemente spose il carco soave ( passando ) per lo
scoglio. D. i o. Io sono ( Tesser mio passando ) per non esser pih. Questa
donna è sufficientemente bel- la ( il suo esser bella passando ) per (esser)
moglie. Crusca. 12. Credono in Dio ( il loro credere passando ) per parole.
Crusca. 1 3 . Mandare ( alcuno , il motivo di ciò passando ) per ( chiamare )
uno. Cr. 14. Io ti giuro ( con giuramento pas- sante ) per quello indissolubile
amore che 10 ti porto. B. 1 5 . Sono nominati ( la lor nominanza passando ) per
( essere nel numero ì dei primi. Crusca. 16. Ci conviene (l'acquisto passando)
per molle tabulazioni sostenere, acquistare 11 reame di Dio. Crusca. Il
principio da cui nasce una qual- sivoglia disposizion d’animo , ha una certa
colleganza e consorterìa con la causa , onde un effetto deriva } e però col
principio unico da noi stabilito , supplir si puote all’elissi che evvi ne’
seguenti esempi ed in quanti altri mai addur si potrebbero : Femmina è cosa
mobil per natura. P. E trarrotti di qui per luogo eterno. D. Piaga , per
allentar d'arco , non sana. P. Spero per lei gran tempo Viver, quandi altri mi
terrà per morto. P. Per te poeta fui , per te cristiano. D. Della preposizione
con; Questa preposizione è naturata della virtù d’indicar un rapporto di
compagnia , ordinariamente espresso dal modificativo giunto o, congiunto , per
dar più forza all’ idea che vuoisi esprimere: È giunta la spada col pastorale. Con
quello giugnendosi. B. Con amor
congiunto. — P. La mia anima si congiugnerà con la tua. — B. Questo aggiunto
ch’esprime il rapporto, esser può sottinteso , in virtù dell’origine; di questa
stessa preposizione , derivata dal celtico con, significante unione 9 congiuripimento
: Ragionando egli essendo giunto con meco , ed io ( essendo giunto ) con lui —
P. Pongasi attenta mente alle seguenti frasi nelle quali abbiano ristabilito
tra parentesi le parole dalla elissi taciute. 1. Sentì parlare molte persone ,
le quali , come egli avvisava , quello andavano a fare che esso ( essendo
giunto ) co' suoi compagni avea già fatto. B. 2 . Essendosi Dioneo , ( giunto')
con gli altri giovani messo a giocare. La reina ( essendo giunta ) con le altre
donne ( giunte ) insieme co' giovani^ ( tutti ) a carolar cominciarono. B. 4-
Venendo ( giunto ) teco. D. Delle preposizioni fra o infra , tra o intra. La
preposizione tra , di cui fra non è eh’ una variazione, deriva dal celtico tra
. I latini avean attinta alla medesima sor- gente la stessa preposizione ira
che non è più nsitata se non nei verbi trajicio , traluceo 5 ec. Era e tra
diseguan un’idea di posizione trasversale ; le composte infra ( ln j ra ) e
intra ( in tra ), accennano una idea di più , quella d’ interiorità. Non son
mica queste parole che espri- mon da sè sole una tal idea , ma bensì con l’
aiuto d’ un aggiunto generalmente sottinteso , come fassi aperto dai seguenti
esempi , e dai verbi Jraporre e traporre. Così si sporranno da noi alcuni
esempi con questa parola ristabilita tra parentesi, perchè gli apparanti
ravvisino in ogni caso possibile questo principio unico. 1. Un dì ad andare (
per lo luogo stante') fra V isola si mise. B. 2 . Una sera ( stante ) fra V altre. B. 3. {In consiglio formato) fra sè deli -
berarono. B. 4- ( Nel tempo corrente)
fra qui e otto dì. ( In istato stante )
fra paura e spe- me. P. 6. ( Nel luogo
posto ) fra via. — P. 7* Si che venne ad imperare ( in tutto il tempo stante )
fra ( lo essere ) solo , e ( lo essere ) accompagnato , ( per ) anni cinquanta
sei. — Crusca. Quando ( il tempo ) fu un pezzo ( stante ) fra notte. — Crusca.
9. ( Pinto da affetto stante ) fra ( e passante ) per paura e ( stante fra e
pas- sante ) per vergogna ^ fuggiva. Crusca. 10. Già terra in ( luogo posto') fra
te pietre. P. 11. Nel tempo posto in ( tempo cor- rente ) fra pochi giorni. Io
era (nel luogo stante) tra color che son sospesi. D. . 1 3 . E in breve , (la roba stante ) ira
ciò che v' era non valeva oltre due cento fiorini. B. 14. Sarà poi ( nel luogo stante ) tra noi
due tutto questo avere. Crusca. Essere
(nello stato posto) tra'l si e 7 no. — Crusca. Spiegazione , analisi ed uso di
tutte le parole od espressioni adoperate nella favella italiana come
preposizioni. A Accanto (a canto ; a il canto) (in luogo confine al canto
attenente a). Accosto (accostato) (in luogo accostato a'). Addosso ( a dosso , a
il dosso ) ( in luogo attenente a il dosso appartenente a ). Adentro ( a dentro
, a il luogo dentro ) ( nel luogo attenente a il luogo dentro appartenente a ,
o pure , stante in ). Anzi (in luogo stante in anzi , guardando al luogo di ,
guardando a ). Appetto ( a petto ; a il petto ) ( in luogo confine a il petto
attenente a ). Appiè ( a piede , a il piede ) ( in luogo confine a il piede
di). Appo ( appressato ) ( in luogo appo al luogo di j appo a ). Appresso (
appressato ) ( in luogo o in tempo appressato al tempo o al luogo di j
appressato a). Attorno (a torno; a il torno) (nel luogo volgente a il tórno
attenente a). Digitized by Google 187 Avanti. Gli elementi di questa forma sono
le parole celtiche ab , seguo di allonta- namento , e ant , donde il latino
ante , segno di opposizione. Così i’amdisi della parola avanti puote essere (
nel luogo movente avanti , guardando a j guar- dando al luogo di, guardando al
luogo movente da ). La forma avante per avanti è poetica. C Circa ( in circa ,
in cerchio ) in luogo stante nel cerchio dij nel cerchio atte- nente a).
Contra. Questa parola componesi degli elementi con e tra , parole prese dal
celtico , e di cui la prima è un segno d’ opposizione j e’1 secondo ( trach ) ,
significa verso. Si dice ancora contro. D Dallato ( da lato j da il lato ) (
movendo da il lato attenente a ). Dappoi da poi movendo da il tempo corrente poi , e andando a
Movendo da il poi , in che ciò fu fatto.
Dattorno ( da torno } da il torno ) ( in misura movente da il torno attenente a
j da il torno di ). Davanti ( da ab ant } vedete avanti ) ( nel luogo movente
da ante , guar- dando a } movendo da o dal luogo di ). Dentro (nel luogo dentro
appartenente a } appartenente al luogo di '. ; movendo da). Questa parola
componesi di tre elementi celtici, di y en , tre. Dietro (di retro) (nel luogo
o nel tempo dietro , guardando a j movendo da ) . Il secondo elemento onde questa
parola componesi è il celtico dre , dietro. Dinanzi (di in anzi) (nel luogo
dinanzi riguardando a j riguardando al luogo di } movendo da ). Di presso (
vedete presso ) nel luogo di luogo presso a ). Di retro o di rietro ( vedete
dietro ( nel luogo di retro riguardando a } moven- do da). La forma primitiva ,
divenuta oggi popo- lare e poetica , è dreto , di cui le se- Digitized by
Google i8 9 guenti , dietro , di dietro , retro , di re- tro , di rieto , di
rietro , drieto , sono altrettante variazioni o alterazioni. Dirimpetto o di
rimpetto (di re in petto) ( nel luogo di rimpetto guardando a j guardando al
luogo di') . La preposi- zione di è il segno di rapporto di qua- lificazione }
la particella re esprime il ripiego dei pensiero da un termine a un altro j im
è un’alterazione di in \ petto nome, è preso qui in un senso figurato.
Dirinconlro o di rincontro. Questa forma esprime la medesima idea che la pre-
cedente } gli elementi che la compon- gono sono di re in con tre } ella può
dunque esser analizzata così : in luogo posto in ispazio di luogo determinato ,
ripiegandosi il pensiero in luogo oppo- sto per traverso. Di verso ( stando in
o movendo da luogo di luogo verso a ) . La parola verso è il latino versus.
Dopo (in tempo o luogo posteriore guar- dando a j guardando al tempo o al luogo
di ). Digitized by Google I 9° E Eccetto ( questo essendo eccetto che è ) .
Questa parola deriva dal latino exceptus , da ex e caplus. Entro. Vedete
Dentro. F Fino ( nel luogo o nel tempo stante in fine appartenente a j contenuto
in ; mo- vendo da ) . Questa parola deriva dal celtico fin o fiin f fine. Fore
, finora , fuore , fuori ( nel luogo o nel tempo stante in fuori , movendo da j
movendo dal luogo o dal tempo di'). Di queste forme igilalmente impie- gate dai
nostri antichi , la prima e la terza son rimaste ai poeti \ e l’ultima è la più
usi tata. Il Dante ha detto pure furi per fuori. L’ origine di questa pa- rola
è il celtico fior , d’ onde il dorico fora , il latino fioris e fioras , e ’1
fran- cese fors , cangiato in hors. A fronte o alla fronte ( in luogo volto a
fronte , riguardando a ; guardando al Digitized by Google * 9 * luogo di').
Questa parola fronte , la lati- na frons e la francese front , derivano dal
celtico fron , significante davanti. G Giusta o giusto ( in maniera giusta o in
modo giusto ). Par mi che questa parola sia una sincope di aggiustata , o ag-
giustato , derivata dal celtico ajusta , d’onde il francese ajuster. I.
Incontra 0 incontro ( in con tra ) ( al cam- mino volgente in luogo stante contro
a ). In queste forme , la preposizione in espri- me un’idea di contrarietà, con
, un’idea di unione di forze che agiscon insieme j tra , un’idea di traversa.
Vedete Contra. Infino ( in fino } in fine ) ( in fine con- tiguo a $ contiguo
al luogo di } mo- vendo da $ contenuto in ). Infiora } in fuori. Vedete Fare.
Innanzi ( in anzi ) in tempo corrente anzi , riguardando a ). J/isino ( in sino \ in fine). Vedete Infitto.
Intorno ( in torno } in il torno ) ( in il torno appartenente a ; appartenente
al luogo di , movendo da. Il nome torno deriva dal celtico lor , cerchio.
Inverso ( in luogo verso ) ( in luogo ver- so a j verso al luogo di, o in
confronto verso a. Vedete Verso. L. Lontano ( in luogo o in tempo lontano ,
movendo da j riguardando a \ guardando al luogo di ). Lungi ( in luogo stante
lungi , movendo da , riguardando a ). Lungo ( nel luogo stante in luogo lungo ,
guardando a ; guardando al luogo di'). M. Mediante ( essendo mediante questo
che e). N. Nanti. Questa forma non è più in uso , essa era adoperata , al par
che nanzi 5 nel senso di innanzi. O.
Olirà , olire ( in luogo stante oltre , guar- dando a j guardando ai confini di
). La prima di queste forme è più usitata in verso. Presso ( presàato }
appressato ) ( in luogo o in tempo presso a $ presso al tempo o al luogo di ;
presso , movendo da ). La parola presso è derivata dal celtico prem, vicino
", d’onde l’antico francese preme , il più prossimo ; e nelle due lingue ,
prèmere , deprimere. Pria o prima ( in ora prima , riguardando al tempo di ).
Q. Quanto ( in tanto volume , in quanto vo- lume, o pure pertanto vedere per
quanto è dato a , ovvero per tanto arbitrio per quanto io ho ). R. JRimpelto ,
a ri mp etto , di rimpetto. Ve- dete Dirimpetto. Rispetto , a rispetto , in
rispetto , per ri- spetto ( la considerazione passando per il rispetto riguardante
a , o pure ris- guardante al riguardo di'). S. Salvo ( salvato ) ( questo
essendo salvalo che è). Sanza. Questa parola che i moderni han cangiata in
senza e di cui la forma pri- mitiva è stata san , deriva dal celtico sy 9
difetto , mancanza. Il latino sine , lo spagnuolo sin e 1 fran- cese sans ,
emergono dalla medesima sorgente. Sino. Vedete insino. Sopra ( in luogo posto
sopra , guardando a \ guardando al luogo di ). Le parole sopra , sovra , su , e
le antiche forme sor , sur , son derivate dal cel- tico swp, d’onde il latino
super. Sotto ( in luogo posto sotto , guardando a } guardando al luogo di ,
ovvero in tempo corrente sotto , riguardando a). Questa parola , e la latina
sub , subtus , Digitized by Google iq5 deriva dal celtico sub. Sovra. Vedete
Sopra. Su. Vedete Sopra. Le forme suvi o suvviy e suso per su , son poetiche.
V. Verso. Vedete Inverso. La forma ver , per verso, è poetica. Degli Avverbi.
Senza farci mai scappar di mano il filo delle nostre idee , eccoci giunti , o
giova- netti , alla seconda specie della classe delle parole invariabili , ed
alla prima di quella delle elitticlie , cioè agli avverbi , a meno che non
vogliansi già riguardare come pa- role elittiche tutti i verbi aggettivi , per-
chè in sè rinserranti il verbo essere ed un aggiunto. Poscia che l’opera e gli
studi de’sommi ingegni ebber alzato il parlare a un certo grado di
perfezionamento , agevol cosa fu a discernere che resistenza e le qualità ,
siccome le lor differenze relative , pote- vansi in altrettante guise modificare,
quanti erano gli accidenti loro. Si fu allora che scorta l’analogìa tra il modo
d’essere d’un ente e il luogo e tempo iu che egli è cominciossi a dire :
cantare in tuono doL ce , scrivere in istile elegante j trattare con maniere
cortesi } fiero in modo dolce j venite in questo luogo \ partì nel giorno di
ieri. Tal si fa l’origine di siffatte forme mo- dificanti, e cotale il
procedere dell’nmano ingegno , sinché , pervenuto il linguaggio al suo colmo di
perfezione e di finezza e avvedutosi l’uomo che, figurandosi i movimenti nostri
di fuori , secondo i de- siri e gli altri affetti che ci affigon dentro,
imaginò di rappresentar le figurazioni ester- ne degli enti per quelle ond’esse
han prin- cipio, cioè per quelle dell’anima j e avendo fatto segno di lei la
voce mente , s’ inco- minciò da prima a far uso delle forme cantare con mente
dolce } piangere con mente pietosa , con mente dolorosa , ec., in cambio delle
prime formule : cantar con tuono dolce j con tuono soave $ pian- gere in atto
pietoso j in atto doloroso , ec., e da ultimo , alzato il linguaggio al colmo
del suo più bel fiore, s’ebbe in pensiero di ridurre gli anzi detti modi alla
massima lor semplicità , sottintendendo in prima il segno del rapporto , e
formando poscia del nome e dell’aggiunto un corpo solo , teneramente ,
dolcemente , fortemente , ec., cioè d* una tenera maniera , d 1 una dolce
maniera , dC una forte maniera , ec. 3Noi abbiam tratto la parola mente dal
celtico ment che significa maniera. I la- tini hanno attinto alla stessa fonte
le for- inole forti mente , inimica mente , ec. E Boccaccio , nella novella
nona della nona giornata , disse : con sana mente , invece di sanamente. Ma non
potendosi tutte le modifica- zioni esprimere in cotal guisa, fu di me- stieri
imaginare un altro modo d’ abbre- viamento , il qual si fu di sottintendere in
altre il nome , in altre la preposizione , in altre il modificativo , in altre
infine ado- perando altri mezzi d’ alterazione , aggiu- gnendo , menomando ,
sostituendo un se- gno in luogo d’ un altro , onde nasce so- vente il non poter
risalire senza fatica all’o- rigine prima e all’ intero costrutto di sif- fatte
maniere 5 quindi le forme semplici oggi , molto , sempre , qui, ec., sostituite
alle composte al di d y oggi j in molta copia ; in tempo eterno $ in questo
luo- go , ec. Dalle cose sia qui sposte cavar si pos- sono le seguenti
conclusioni , i. che la denominazione d’avverbi non dee far cre- dere che
queste parole naturate furono della proprietà d’accennar solo le modifi- cazioni
dei verbi j giacché modifican so- vente gli aggettivi , ed anco altri avverbi ,
come nelle seguenti frasi : un uomo ben fatto $ assai ben fatto , ec,,* e però
parmi che più sarebbe ad essi convenuto il nome di segni o note di
modificazione , anzi che quello d’avverbi. 2 . Gli avverbi come le preposizioni
derivan sempre da un nome o da un aggettivo che è il lor tipo pri- mitivo. 3.
Gli avverbi sono elementi se- condari del discorso e quasi superflui , per
quanto utili essi sieno alla brevità del favellare. Questi segni creati furono
gran tempo dopo l’ invenzione del linguaggio composto di segni articolati e
arbitrari. 5. Non essendo gli avverbi nè nomi nè parole che direttamente
riferisconsi ad un nome in particolare, ma servendo ad espri- mere una circostanza
fissa e determinata della significazione d’un aggettivo o d’un verbo , hanno ad essere , siccome sono di
fatto in tutte le lingue , necessariamente indeclinabili. Un avverbio che
subirebbe una variazione , diverrebbe un altro av- verbio , un’ altra parola.
6. Gli avverbi servono a sporre in modo compendiato le idee che sprimer si
dovrebbero mediante una preposizione e ’1 suo complimento. L’esistenza semplice
e la dipendente de- gli enti modificar puossi relativamente al tempo , al luogo
, al modo , alla qualità, alla quantità , all’ordine, al numero , ec. } quindi
la diversità delle denominazioni apposte agli avverbi e le varie classifica-
zioni in che sono stati parliti. Ora , per esempio , vien appellato avverbio di
tem- po } qui avverbio di luogo. Bene , di mo- do. A bello studio , di qualità.
Oltremo- do , di quantità. Da ultimo , di ordine 5 e così degli altri. Passiamo
ora a sporre la maniera di formar gli avverbi o le espressioni avver- biali ,
in cui la parola mente e l’ aggettivo relativo alla modificazione che disegnasi
, sono il complimento d’ una preposizione sottintesa. E caramente accolse a se
quell ’ una. P. In questo esempio il
nome mente , ma- niera, essendo del genere femminile, l’ag- gettivo caro prende
la desinenza in a che conviene a questo genere come si è veduto nel capitolo
degli aggettivi. Soavemente disse ch'io posassi. D. Qui l’aggettivo soave non
subisce alcun cangiamento , perchè la forma degli ag- giunti terminati in e,
conviene igualmente ad ambi i generi. Quando 1’ aggettivo è terminato per re o
per le , si tronca l’ ultima vocale per render più aggradevole il suono
dell’espres- sione : Ora per le tue parole maggior- mente il conosco. B. Bene e
leal- mente le sue cose guidarono. I nostri antichi scrittori non han sempre
fatto una cotal elisione , come rilevar puossi dai seguenti esempi :
TJmilemente vi priego. Similemente il mal seme d'Adamo. CATALOGO ALFABETICO Delle parole e delle
espressioni adoperate come avverbi. Analisi delle medesime. Queste parole e
queste espressioni' si sporranno per noi in due sezioni separate } parleremo
nella prima delle parole ge- neralmente chiamate avverbi, e delle espres- sioni
che , sebben composte di più paro- le , scrivonsi in una sola 5 e nella secon-
da , si sporranno le espressioni avverbiali formate col concorso delle
preposizioni di , a , da , ec. Evvi un gran numero di sì fatte parole che
appellansi , or preposizio- ni , or avverbi , ciò che ripugna alla ua- tura
delle cose ed esser debbe un grande ostacolo ai progressi della scienza. Noi
ab- biam rimediato a questo disordine collo- cando le parole in quella delle
due classi che natura ha lor assegnata. A. Adagio ad agio in modo
simile ad agiato passo Adesso ad esso in tempo attenente ad esso tempo . Addoppio o
a doppio in modo simile a corpo doppio ,
cioè doppiato . Affatto a fatto in modo
simile a atto fatto . Allora a la ora in tempo contiguo a quella ora. Allor fu
la paura un poco queta. Allotta per allora è voce poetica. Almanco a il manco all'atto o al vo- lume manco a comparazione
ec. Almeno a il meno. Questa espressione
» è la medesima che la precedente e si analizza del paro. Alquanto alcun tanto alcun
volume o tempo tanto quanto egli sia). E se questo mio ben durasse alquan- to.
P. Alto in luogo alto o in tuono allo ).
Gridavan sì alto. D. Evvi un gran numero di espressioni av-
verbiali composte d’ una preposizione , d’un nome e d’un aggettivo, nelle quali
l’elissi sopprime i due primi elementi. Tali sono le seguenti , rimenate all’ordine
della costruzione diretta per servir di modello ad ogni altra forma della
sorte. Aperto ( in modo aperto ) ; assoluto in modo assoluto j basso ( in luogo basso o in tuono ) j breve
( in discorso breve) ; caro per prezzo
caro ; continuo in tempo continuo 5 eterno in tempo eterno , ec. Altramente altra mente con
mente altra . Le forme altramenti e altrimenti , sono variazioni della prima
forma. Altresì altro si con altro atto fatto si come questo o quello .
Altrettale altro tale in un
altro modo tale , quale . . .Altrettanto altro tanto un
altro volume o atto tanto quanto è questo o quello . Altrieri altro ieri in lo altro ieri. Altronde altro onde in
altro onde . Altrove altro ove in altro
ove. Anche , anco , ancora a o in questa
o quella ora . Più vago di veder eh ’ io non fossi anco. P. Ancoi , voce poetica (a o in questo oggi).
Appena o a pena ( in modo simile a pena). Appieno a pieno in modo
simile a luogo pieno. T non posso ritrar di tutti appieno. Appunto a punto in modo
simile a punto accostato a punto. Assai a sazietà , molto. Avaccio in modo avacciato,
prontamente. Avale a eguale a tempo
eguale al presente . Bene , benissimo. Bensì bene sì il
fatto sta bene veramente sì come io dico . Boccone o bocconi. Ci in
questo luogo. Colà in quel luogo o tempo.
Vuoisi così colà dove si puote Ciò che si vuole. Colaggià o colaggiuso (colà
giù o giuso) ( in quel luogo stante in luogo basso). Colassù o colassuso colà su o suso in quel
luogo stante in luogo alto . Come con o
in che maniera , ovvero in quella maniera che . Contrattempo coatra tempo in
tempo stante contra a tempo opportuno. Cosi co sì così
. . come dico , come dissi , ec. Costà in
cotesto luogo. Costaggiù costà giù in cotesto luogo stante in giù. Costassù costà su in
cotesto luogo stante in su . Costì (in cotesto luogo). Costinci da cotesto
luogo . — Ditel costinci , se non, Varco tiro . Cotale cotale con tale atto ,
quale. Cotanto co tanto con o
in tanto vo- lume in quanto . Cotanto V
esser vinto gli dispiacque ! P . Daddovero da vero , da vero dico ,
o dice .. . cose moventi da fatto vero . Dimane o dimani ( nel giorno di il se-
guente mane , cioè mattina). Quando fui desto innanzi la dimane , Pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuoli
Ch' erano meco , e dimandar del pane. Dimanisera nel giorno di dimani nella sera. Domattina domane nella mattina . Dove nel luogo nel quale . Dovunque dove unque in ogni
luogo io che mai . E. Ecco vedi vedete j odi , udite'). Essempigrazia o
esempligrazia per grazia d'esempio ). Eziamdìo o eziandìo anche Dio volente. Finora
fino a o da quest' ora. Fiore per quanto
è picchia qualsivoglia particella che sia. Forse ciò è in forse . Già in tempo passato in tempo presente . Giammai già mai in
alcun tempo mai. Giu o giuso in o nel
luogo stante in lasso luogo . Gli in quel luogo'. Gnaffe in mia fè . Guari. Credo che questa parola, sì
che la francese corrispondente, guères, derivino dal celtico gerr, picciolo j
d’onde il latino gerrae, bagattelle. I. Jersera, ieri sera, in ieri nella sera.
Immediate, senza mezzo; senza mettere tempo in mezzo. Imprima o in prima, in
ora prima. Indarno in vano $ in luogo vano. Indi, da o per quel luogo.
Ìndiritta, in diritta, in via non diritta. Questa forma non è più in uso.
Insembra o insembre, insieme. Voci antiche. Insieme. Questa parola, sì che la
latina simul, e la francese “ensemble,” derivano dal celtico eng, folla, e syml,
adunato. Intanto, in tanto tempo, in quanto. Intrafatto, in modo interamente
fatto. Jntrocque, intra hoc, intra questo tempo. Forma oggi inusitata. Invano, in
luogo vano. Issa, in questa stessa ora. Voce poetica. Issofatto, in ipso facto.
«e/ fatto stesso. Ita, ita est, così è, si. Questa parola è poetica. Ivi, in
quel luogo. Là,in quel luogo. Pon mente se di là mi vedesti unque. D. Laci, in
quel luogo. Forma poetica composta di là e ci. Laggiù, là giù, in quel luogo
stante in giù. Lassù,là su, in quel luogo stante in su. Li, in quel luogo.
Liei. È la stessa parola li, cui i poeti han giunto, per la rima, ci. Linci da
quel luogo. Madesì, mio Dio sì. Le forme
madie e madiò, mio Dio, siccome la precedente , appartengono al dialetto
toscano. Muffe, per mia fé. Mainò, mio Dio, no. Maisi, mio Dio si. Male, in
modo malo o per mio male. Malgrado, con malo grado. Manco, in grado $ in peso j
in volume mancato. Massime, in modo sommo. Maunque, mai, mai \ mai in nessun
tempo. Voce non più in uso. Mediate, con mezzo } con termine mezzano. Meglio, in
qualità migliore a comparazione dì . Meno in quantità minore a comparazione di. Mica per quanto è piccìola una mica. Mo in questo momento. Molto in quantità grande. No voglio negativamente. Non. Oggi in questo oggi j in questo tempo .
Oggidì , oggigiorno oggi m questo di ;
oggi in questo giorno. Oggimai oggi mai movendo da oggi e andando in mai. Ognindi in ogni di . Ognora ogni ora in ogni ora. Ornai , ormai , oramai movendo da questa ora e andando in mai. Onde nel luogo in che o da che o per che. Ondunque onde unque in ogni
luogo per lo quale mai. Ora in questa
ora. Orinci in luoghi da qui lontani .
Ove i'w o nel luogo nel quale. Ovunque ove unque in ogni ove mai. Pai te in quella stessa parte di tempo. Peggio pia male a comparazione di. Più in quantità più grande a comparazione di..
Poco in volume poco. Posdomane, posdomani post , cioè poi , movendo da domane o
dimani. Punto per quanto è picciolo un punto. Qua in questo luogo . Questa voce disegna un luogo
men circoscritto di qui. Quaggiù in
questo luogo stante in basso. Venni
quaggiù del mio beato scanno. D. Qualora
qual ora in ora
tale in ora in volta tale in quale volta. Quando latino: qua in die il giorno o il tempo in che Quandunque quando unque in ogni
quando mai . Quasi. Questa parola viene dal celtico casi. quale . Qualvolta Quassù
qua su in
questo luogo stante in su . Qui in
questo luogo. Quicentro quivi entro in
questo luogo entro . Quid in questo
luogo. La particella ci è aggiunta alla forma qui per licenza poetica. Quinci da
o per questo luogo. Quiritta in questo
luogo per via ritta. Quindi da o per o in quel luogo. Quinoltre o quindi oltre movendo
da qui e andando oltre. Quivi in quel
luogo. Quiviritta quivi per via ritta. Repente
in atto repente. Sempre senza fine. Questa voce risulta da due parole celtiche,
chemp , o semp y senza , e ar , ed in composizione er, fine. SI il fatto sta si
, come io dico ; come tu dici. Si si, come io dico , tu dici. SI in modo fatto si , come conviene essere per
questo che è. Con quest’ analisi, ciascuno può ridurre a un principio unico i
quaranta significati differenti che si attribuiscono alla particella si – H. P.
Grice, MODIFIED OCCAM’S RAZOR --. Sipa sì, forma del dialetto bolognese,
adoperata d’ALIGHIERI (vedasi) nel Inferito, nel senso di si. Sossopra o
sottosopra o sozzopra la parte di sotto stando nel luogo di sopra. Sovente in
tempo sovente. Supino in alto supino. Supin ricadde, e più non parve fuora. Talora in ora tale in quale ora ciò av- viene .
Talvolta in volta tale in quale volta
ciò avviene . Tampoco tanto poco quanto poco si voglia . Tanto in tanto volume in quanto volume Tanto sio tanto tosto quanto tosto è possibile . Tardi in tempo tardo. Teste in questa ora presente o passata o futura .
Tosto in modo tosto. Trabene poltra bene.
Troppo in truppa. Trovasi l’ origine di questo vocabolo nel celtico tropa,
truppa. Tuttavìa in tutta via .
Tuttavolta in tutta volta . Tuttora o
tutC ora o tuttore in tutta ora , in
tutte ore . U. XJguanno o unguanno per o in questo anno . Urnbè ! ora bene . U adunque da onde unque. TJnqua o
unque mai in alcun tempo . Pon mente se
di là mi vedesti unque. D. Unquanche o unquanco unque anche , unque anco mai
insino a questa ora. Queste , e le due precedenti , son voci poetiche. Unque
mai mai, mai. Vi ivi in quel luogo.
Volentieri o volontieri con animo volente.
Delle espressioni avverbiali formate per mezzo delle preposizioni di , a , da ,
in , ec. Queste espressioni che sono una delle sorgenti della prodigiosa
ricchezza della NOSTRA LINGUA, sono del paro una delle principali difficoltà
per gl’apparanti l’italica favella. Epperò noi ci faremo a sporre ai discenti
un mezzo sicuro di sommettere al nostro metodo analitico sì fatte espressioni
quasi senza novero, operazione dello spirito senza la quale impossibil cosa è
comprenderne esattamente la forma e LA SIGNIFICAZIONE – H. P. Grice: “Do ‘words’
mean?” --. Pongano ben mente gli studiami a questa parte affatto nuova della
nostra grammatica, alla quale ci lusinghiamo sarà fallo, da coloro a cui
l’altrui sapere non fa ùggia, assai grata accoglienza. Di in maniera Di brigata. per modo Di caso. nel luogo D'intorno di luogo stante in torno nel luogo Di là. in modo Di buona voglia. in spazio Di corto tempo.
S nel tratto Del continuo tempo . con
passo Di pari passo. Fassi aperto dai precedenti esempi che ogni espressione
avverbiale formata della preposizione di, e d’una o di più parole, altro non è
che la parte qualificativa d’un nome e d’una preposizione cui l’elissi sottintende
sempre. Il nome sottinteso non puote esser indicato che dal senso del nome
espresso, e ’1 verbo dall’espressione avverbiale modificato, può solo farci
trovare la preposizione di cui il nome elittico è il complimento. movendo dal giorno D' oggi andando in poi. in tempo Di bel mezzo di. movendo da stato Di bene essere , andando in meglio essere . movendo da un termine Di tempo andando in altro tempo. Vedesi ad evidenza da quest’analisi che
se una delle espressioni di cui abbiam parlato sia seguita da un nome,
complimento della preposizione in , questa formula è il termine della parola
andando, dalla elissi sottintesa. I. in
modo appartenente A bocca. in compagnie
simili A branchi. in modo eguale A briglia sciolta. in quantità simile A bizzeffe. co» intaglio
appartenente A bulino, in tempo conveniente A buona stagione . per prezzo eguale A buon mercato. in tuono eguale Ad alta voce. per cammino verso A destra mano con animo
inteso A diletto. in luogo appartenente Ad imo luogo in
tempo appartenente Ad uri ora. con caratteri simili A lettere maiu- scole. in luogo verso Allo luogo stante in giù. La preposizione a – cf. H. P. Grice: “I
feel uncomfortable talking about the ‘sense’ of ‘to’ -- disegna il termine a
cui tende l’essere o la cosa \ questa tendenza do vrebb’ esser espressa d’un
aggettivo che, in cotali espressioni avverbiali, è sempre sottinteso. Questo
aggettivo è sempre uno di quei che reintegrati abbiamo nelle precedenti frasi j
cioè appartenente j simile y eguale y conveniente j volgente j verso. a. in
maniera simile A brano presso a brano. in tempo confine Ad ora seguente ad ora. in luogo presso A terra presso a terra.
In queste espressioni avverbiali: ad ora ad ora, a terra a terra, ed altre
simili , evvi una DOPPIA ELISSI che reintegrar deesi nella guisa stessa delle
forme semplici. aao 3 . Mangiare in modo simile a modo
che crepa il corpo. in modo simile A modo
che' fiacca il collo. È sempre il
medesimo principio $ alleghiamo questi esempli per far vedere come empier
debbansi le elÌ6Si ueile espressioni in cui entra un verbo. 4 in proporzione
eguale Ad assai quantità . Se l’espressione avverbiale
compongasi della preposizione “a” e d’un avverbio o d’un aggettivo, questo
determina o qualifica un nome sottinteso. 5 . in modo simile A fine forza forzata.
Quest’esempio è destinato a dimostrarci un errore generalmente sparso , che in
sì fatta espressione la parola forza sia nome, mentre è aggiunto. nello spazio appartenente Al luogo di fuori. L’ articolo legato alla
preposizione “a” determina con l’aiuto dell’espressione qualificativa di fuori,
o simile, il nome luogo od ogni altro nome relativo alle circostanze e che è
sempre sottinteso. Se, invece della preposizione di, siavi ogn’altra
preposizione, supplir deesi la parola eh’esprime il rapporto, di cui la preposizione
è il segno j come per esempio nella f orma alla per fine, eh’ è sincopata di
giunto alla parte passante per fine. Da in
luogo movente Da banda. in luogo movente Da luogo alto. in luogo movente Da lunga via. in
prezzo movente Da meno valore a comparazione di. movendo Dalla via lontana. in luogo movente Dalla parte stante lungi. La preposizione “da” disegna il termine
della partenza espresso dall’aggettivo movente , sempre sottinteso in siffatte
espressioni avverbiali; questa parola è adunque in esse il primo mobile dietro
il quale tutte le altre voci offronsi naturalmente da sè stesse al pensiero. movendo
Da una banda andando fino a l'altra banda. movendo Da luogo passante per lutto luogo. movendo Da indi vegnendo in qua. Se una di queste espressioni
avverbiali sia seguita da una preposizione con un complimento, il discente
restituir dee l’aggettivo esprimente il rapporto di cui la preposizione è il
segno. f. In In luogo allo. In tempo breve. Per reintegrar l’elissi in queste,
espressioni avverbiali , basta sapere ch’ogni aggettivo suppone un nome cui
qualifica ed a cui si raffibbia come la qualitate alla sostanza. nel luogo stante In luogo posto là. nel
luogo stante In luogo posto oltre. Nelle espressioni
avverbiali composte d’una preposizione e d’un avverbio, avverta bene lo studiante
che l’avverbio modifica sempre il suo aggettivo sottinteso che fa parte del
complimento della preposizione, sì come nei due precedenti esempi. Per V azione passando Per costà. la dimostrazione passando Per esempio. l’azione passando Per luogo diretto. l’ azione passando Per forza. In ogni espressione avverbiale
composta della preposizione “per” e d’una o più altre parole, la elissi
sottintende sempre 1’aggettivo esprimente l’idea del rapporto onde la
preposizione per disegna il termine. il desiderio passando Per tempo appartenente al presente tempo. Se la prima parte dell’espressione avverbiale
sia seguita dalla preposizione “a” col suo complimento, fa di mestiere sostituire,
sì nell’una che nell’altra, 1’aggettivo che può solo esprimere il rapporto di
cui la preposizione non fa che indicare il termine. il motivo dell' azione passando Per lo
adoperarla in casa. Dassi l’ analisi di
quest’espressione, Perchè si è creduta una spezie d’irregolarità di cui
impossibil cosa era render ragione. Delle espressioni avverbiali che forman
classe a parie. Già lungo tempo è
passato . Infine in fine movente
da sera. Injìn movente da questa ora. Viva son io, e tu sei morto ancora, Diss'ella,
e sarai sempre injìn che giunga Per levarti di terra l' ultirn ora. P. Injino in fine appartenente a questa ora. Injino appartenente allora a quella ora . Là in quel tempo intorno in torno in L'
altrieri. con Armata mano. in Ogni ora. in modo stante Oltra al modo convenevole . Più che tanto quanto basta . il tempo scorso da quell' ora alla presente Poco tempo fa. Poco tempo stante fra l’uno e l’altro fatto come
Punto passante per punto. movendo Quindi andando a pochi di. Quivi in quel lnogo medesimo . Quivi in quel luogo posto
in su. Quivi andando oltre. in Tutte le più spesse in numero volte. movendo Indi andando a pochi di. Delle Congiunzioni o Interiezioni
congiuntive. Le differenti spezie di parole che sonosi fino ad ora da noi
considerale, sono gl’elementi o le parti integranti delle proposizioni, ed esse
v’entrano più o men necessariamente, a ragione della natura propria di ciascuna
e dei differenti bisogni dell’enunciazione. Non avviene lo stesso delle
congiunzioni. Esse sono, al certo, elementi dell’orazione, giacché son parti
utilissime nei nostri discorsi, ma non sono elementi delie proposizioni esse servono solamente a legarle le une alle
altre. Tal è di fatto, o giovanetti, il carattere distintivo di questi segui
della favella che congiunzioni addimandansi: esse ordinate sono a legare una
con altra proposizione ed errano coloro
che fansi a credere che le congiunzioni legar possono pur anco una con altra
parola, mentre sempre due sentenze realmente congiungono – “He went to bed and
took off his trousers” – He went to bed and took off his boots and trousers –
He went to bed and took his trousers and boots. E in vero, quando dico: “Demostene
E Cicerone sono eloquenti” – “H. P. Grice, “Or Mary likes peaches and creams”,
io dico in realtà “Demostene è eloquente,” E – il primo operatore diadico – H.
P. Grice -- Cicerone è eloquente. Od, in altri termini, Demostene è eloquente,
a ciò AGGIUNGO CHE Cicerone è eloquente. Del paro, quando dico: “Questo principio
è vero O falso,” è come se io dicessi: “Questo principio è vero O – H. P.
Grice: the second dyadic operator -- questo principio è falso.” E traducendo o,
si ha: “Questo principio è vero A UNA CONDIZIONE – LA QUALE è che non si possa
dire che questo principio è falso.” La congiunzione – strettamente,
disgiunzione – “o” esprime realmente tutto ciò che vedesi in carattere corsivo,
tra queste due proposizioni: “Questo principio è vero”, “Questo principio è
falso” e così ella appicca l’una col’altra. – O. P. Wood on H. P. Grice, “My
wife is in the bedroom or in the kitchen” -- Dir puossi altrettanto delle
congiunzioni che adopera nsi nell’interrogare comechè non paiano da prima due proposizioni
congiugnere, perchè la prima è SOPPRESSA. In effetti, nelle formule: “COME
siete voi entrato? PERCHè siete voi sortito?”, esprimo realmente queste idee: “Io
domando COME voi siete entrato E io domando perchè voi siete sortilo. E, sviluppando
il sentimento delle congiunzioni, risulta: “Io domando UNA COSA, la quale è la
maniera onde voi siete entrato. E io domando una cosa la quale è la ragione per
la quale voi siete sortito. Le congiunzioni “come” e “perchè” collegano in realtà
le proposizioni *sottintese*: “io domando” – H. P. Grice on Ross’s performative
hypothesis --, colle proposizioni ESPRESSE: “Voi siete entrato” e “Voi siete
sortito.” Dai soprascritti esempli adunque evidentemente conoscesi che questi
segni sono, è vero, un elemeuto del discorso, ma non precisamente un elemento d’una
proposizione in particolare; esse son parole elittiche, ma differenti da tutte
le altre, elle hannosi a riguardare qual formola compendiata d’una intiera
proposizione, il cui senso relativo e imperfetto s’appicca alla proposizione
che le precede, e perdesi in quella che le segue e in lor si confonde. La voce
che dalla cui virtù ricevon tutte le altre e nome e proprietà di congiunzioni,
è propriamente la congiunzione unica, la congiunzione per eccellenza. Essa
deriva dal primitivo qhe o quhè, che SIGNIFICA legame, cordone, possanza
unitiva. Imperò, chi non considera delle cose la material forma, manifestamente
può vedere che la congiunzione che non è altro che l’aggettivo congiuntivo, di
cui a suo luogo ragionossi, il quale, adoperato siccome congiunzione, è il
nesso che due proposizioni fra loro collega. Quando dico, per esempio: “Voglio CHE
– J. L. Austin and H. P. Grice on the ‘that’-clause -- siate buono”, è lo stesso
che: “Voglio UNA COSA, la quale è: siate buono. Estimiamo affatto superfluo
produr qui altri esempli a provar tal vero. Nel seguente catalogo si sporranno
, all’ uopo , trenta frasi. Quindi non dobbiamo maravigliarci delle tante
inutili distinzioni fatte di questo segno – H. P. Grice: “I share the sentiment
when L. J. Cohen said that there were 33 senses of the indefinite article ‘a’
--, nè dei tanti e sì diversi nomi imposti alle congiunzioni, appellandole, altre
causali, altre copulative, condizionali, sospensive, dubitative, negative, aggiuntive,
elettive, conclusive, dichiarative, diminutive, ec. Perchè le vane appellazioni
dall’errore e dall’ignoranza prodotte non ci abbaglino, imprendiamo or a
disaminare tutte le formule che a dritto o a torto congiunzioni addimandansi,
procurando di far apparare il vero uficio e ’l valor proprio di ciascheduna.
Catalogo alfabetico ed analisi di tutte le parole e frasi adoperate come congiunzioni.
A. Acciò ( a ciò ) ( con animo inteso a ciò che è, ec. ). Acciocché ( a ciò che
). Abbenchè ( a bene che ). Affinchè o affinechè ( a fine che ) ( con animo
inteso a un fine che è, ec.). Ancora che o ancor che ( a questa ora avvenendo
una cosa che è , ec.). Ancora quando ( in quella ora nella quale avviene che ).
Anzi che ( in tempo anteriore , guardando al tempo in che avverrà che ). Appresso che ( a presso che ) ( [in tempo
contiguo a tempo presso a quello in che ) fa > facciamo , fate , fanno.
Faceva , ec. J Feci , facesti , fece , facemmo , * faceste, fecero. Farò , ec.
Farei, ec. Fa, faccia , facciamo , fate , facciano. Che faccia , ec. Che
facessi , ec* Stare. Stando. Stato. Sto , stai , sta 9 stiamo , state , stanno.
Stava, ec. Stetti , e non stiedi , ec. stesti , stette , stemmo 9 steste,
stettero. Starò, ec. Sta, stia, stia- mo , state, stieno o stiano. Che stia,
ec. Che stessi , ec. , e non già slassi , ec. Seconda Declinazione. Partiamo
questi verbi in due classi , di cui la prima comprende quelli ch’han T ac-
cento tonico sull’ antipenultima vocale } e la seconda quei ch’han quest
accento sulla penultima. I verbi della prima classe non hanno d’ irregolare che
il perfetto assoluto e ’I participio passato , o pure l’ uno o l’altro solamente
, tranne i verbi che seguono e i lor composti : bdttere , cdpere , crede- re ,
empiere , ésigere , fèndere , frèmere , gémere , miètere, méscere , pàscere,
pèn- dere, prescindere, ricévere, resistere, ri- Digitized by Google 3io
flèttere , ripètere , scèrnere , sólvere , span- dere , splèndere , sprèmere ,
stridere , ìmc- cùmbere , sùggere , fóndere , véndere . Quelli della seconda
classe hanno altre irregolarità, salvo persuadere e solere che hanno irregolari
persuasi , ec. , persuaso e sòlito. Verbi della prima Classe. np a lor cere ,
tòr « tòrto. Ucci e/ere , ucci ucciso ( 1 ). Accór gere, accòr 5 / accòrto (a).
Fri g&re , fri fritto . Có gliere , cò còllo. Distin gi/ere , distin «
distinto. M e//ere , m messo (3). Pr émere , pr èssi prèsso. Espr intere , espr
èssi esprèsso (4)- Acce ndere , acce si acceso (5). (i) Cedere ; cèssi o
cedetti ; cesso o ceduto. (a) Dirigere ; essi , etto. Esigere ; eì , esatto.
Cingere -, insi, into. Negligere ; èf« ; étto. {ò) Flettere ; Jlcssi, Jlesso.
(4) Espellere ; , a/jo. (5) Fóndere : , yùjo. Digitìzed by Google 3 1 1 Ass
ólvere, ass òlsi assòlto (i). Corr ómpere , corr appi corrotto . ' Cór rere ,
cor si corso. Cono scere 9 cono bbi conosciuto. Discu tere , discu ssi
discusso. Pres umere pres unsi presunto. C uocere , c òssi còtto (2)* Pere
uotere , pere òssi percosso. Comm uovere , comm ossi commòsso. Vi vere , vi ssi
vissuto. Nàscere , fa nacqui , nato j e piòvere , piovve , piovuto. Verbi della
seconda classe. Condurre , sincope di Conducere . Conducendo. Condotto.
Conduco. Con - duceva. Condussi. Condurrò. Condurrei. Conduci f conduca. Che
conducessi. (1) Dicesi pur assoluto. Sólvere: et o etti ; utos Involgere :
invòlto. (2) Nuocere: nàcqui, nociuto. Severe , per contrazione Bere. Beendo o
bevendo. Beo o bevo , ec. Beeva o beveva. Bevvi bevei o bevetti , la prima
forma è più usitata. Berò o beverò. Cadere . Cadendo. Caduto. Cado o caggio.
Caddi. Son caduto. Caderò j e cadrò , solo nel verso. Chiedere. Chiedendo.
Chiesto. Chiedo o chieg- go , chiedono o chieggono. Chiesi 9 Chie- da o
chieggo. Dire , sincope di Dicere. Dicendo. Detto. Dico , dici o di ' , ce,
diciamo , dite , dicono. Dissi . D/’ , cùca. CAe dicessi. D Dolere (si). 3 1 3
Dolendosi. Dolutosi. Mi dòlgo o dò- glio , ti duoli , si duole , ci dogliamo ,
vi dolete , si dolgono , o dogliono. Mi dolsi. Mi son doluto. Mi dorrò.
Duoliti, dò! gasi, o dógliasi , dogliamoci , dolete- vi ) dólgansi o dógliansi.
Dovere. Dovendo. Dovuto. Debbo o deggio , devi o dèi , deve, dèe o dèbbe ,
dobbia- mo , ec. Dovei o dovetti , ec. Dovrò. Che debba , ec. Nuocere. Nocendo.
Nociuto. Nuoco o néccio , nuoci j nuoce , nocciamo , nocete , ec. No- ceva.
Nócqui. Nocerò. Nuoci , nuoccia o néccia. Parere. Parendo. Paruto o parso. Paio
, pari , pare , paiamo , parete , paiono. Parvi. Parrò. Pari, paia, paiamo , parete , pa- iano.
Piacere. Piacendo. Piaciuto. Piaccio, piaci, ec. Piacqui. Piacerò. Piaci,
piaccia , ec. De- clinate allo stesso modo giacere. Porre , sincopato di Ponere
► Ponendo. Posto. Pongo , poni , pone , poniamo , ponete , pongono. Posi.
Porro. Poni , ponga. Potere. Potendo. Potuto. Posso , puoi , può , possiamo,
potete, póssono. Potei. Potrò . Che possa , ec. Rimanere. Rimanendo. Rimaso o
rimasto. Rimare - go , rimani, rimane, rimaniamo , non ri- mangliiamo nè
rimagnamo j rimanete , ec. Rimasi. Rimarrò. Rimani, rimanga , ec Sapere . 3i5
Sapendo. Saputo. So , sai , sa , sa/7- piamo , sapete , sanno. Seppi. Saprò.
Sap- pi , sappia , ec. Scégliere , per sincope Scerre. Scegliendo. Scelto.
Scelgo o sceglio , ec. Scelsi. Sceglierò. Scegli , scelga , o sce- glia.
Sedere. Sedendo. Seduto. Siedo o seggo , sie- rfi, siede i sediamo o seggiamo ,
sedete seggono o siedono. Sederò j fee?rò nel ver- so. Siedi, segga o sieda ,
sediamo o seg- hiamo , sedete , seggano o siedano. Svellere e per sincope
Sverre. Svellendo. Svelto. Svelgo o svelto , sce/- // , svelle o sveglie ,
sveltiamo , sveltele , svelgono. Svelsi. Ho svelto. Sverrò. Svel- tii svelga ,
sveltiamo , svellete , svelgano. CK io svelga , che noi sveltiamo , ec. Tacere. Tacendo. Taciuto. Taccio , ec. Tac-
ciamo , tacciono, l'acqui , ec. Taci, tac- eia y ec. Tenere. Tenendo. Tenuto.
Tengo , f/em , tiene , teniamo , ec. Tenni , ec. Terrò, ec. Ter- rei, ec. Tieni
, tenga, ec. Togliere o Torre. Togliendo. Tolto. Tóglio o tòlgo, to- gli,
toglie , ec. Tolsi* ec. Toglierò o for- rò, ec. Toglierei o torrei. Togli,
toglia o /o/gtf , ec. Traere o Trarre. Traendo. Tratto. Traggo , trai, trae,
traiamo o traggiamo , traete , traggono. Trassi, ec. Tranò, ec. Trai, tragga,
ec. D Valere. Valendo. Valuto. Valgo o vaglio, va- li 9 vale , vagliamo , ec.
Valsi , ec. Var- rò , Vali , va/ga o vaglia 9 ec. Vedere. Vedendo. Veduto.
Vedo, veggo , veg- gio, ec. vediamo o veggiamo , ec. Vidi , e non , ec. Vedrò ,
ec. J'Wt , ve- da, vegga o veggia. Volere. Volendo . Voluto. Vàglio ovo*, vuoi
, vuo/e o vo’, vogliamo , volete , vogliono , e nel verso vonno. Volli , ec.
Vorrò , ec. Che voglia , ec. Verbi
Irregolari Della Terza Declinazione. Tutti questi verbi declinansi come il ver-
bo unire , il quale non è irregolare se noa al presente assoluto
dell’indicativo, a quello dell’ imperativo e del soggiuntivo , ove la prima e
la seconda del plurale son regolari. 1. ° Unisco , unisci , unisce , uni- j
scono. 2 . ° Unisci , unisca , — —* uniscano. 3. ° Che unisca , che unisca o
unischi , unisca , cAe uniscano. Il verbo apparire , ha le doppie forme,
apparisce o appare , appariscono od cp- paiono. ' * • ' I verbi aprire ,
coprire , scoprire , han le doppie forme apri* e apersi , ec. Havvi di quei
verbi che , al presente assoluto dell’ indicativo , all’ imperativo ed ' al
presente del soggiuntivo , han due for- me, tali che abhorrire , che fa
abbonisco od abborro , ec. 1/ uso e ’l dizionario fa- ranno istrutti di
siffatte differenze gli stu- diosi. Verbi della, stessa declinazione , Degni di
nota per irregolarità particolari. Morire. Morendo. Morto. Muoio , muori , muo-
re , moiamo , morite , muoiono. Morii , e non morsi , ec. Morrò , ec. Muori ,
/Muo- ia , ec. Salire . Salendo. Salito. Salgo , , ec. <Sa- gliamo , ec. »Sa/i , .saiga , ec. -
Seguire. Seguendo. Seguito. Seguo o sieguo , ec. Segui , segua , ec. XJdire.
Udendo. Udito. Odo , ec. Udiamo , udite , odono. Udiva , ec. Udii, ec. Z7-
rftrò , ec. Ofifr , udiamo , udite , odano . Udissi, ec. Digitized by Google
320 Uscire. Uscendo. Uscito. Esco , esci , esce , usciamo , uscite, escono. CK
io esca , ec. C/f’ io uscissi , ec. Venire . Venendo. Venuto. Vengo , vieni,
vie- ne , veniamo , venite , vengono. Venni , ec. Verrò , ec. Vieni, veniamo o ve
gno- mo , ec. Verbi Difettivi. Qui farassi per noi da ultimo una spo- sizione
di alcuni verbi i quali , per patir difetto di molte voci nella lor declinazio-
ne , addimandansi difettivi. Saran da noi soltanto notate le forme che sono in
usanza. Arrogere che vale Aggiugnere. Arro- ge , egli arrogeva j atro se ,
arrosero , ar- roto , arrogendo. Calere, che significa esser a cuore. Co- luto.
Cale ; calea $ colse j caglia j cales- se 5 correbbe. Digitized by Googte 321
Folcire che vale quanto reggere , pun- tellare. Folce $ folcisse. Gire che
dinota andare. Gito $ gite -, giva o già , givi , giva o già , givamo , givate,
givano o giano\ gisti , gi o gio , gimmo , giste , girono ; girò , gzraz , gz-
rà , giremo , gzre/e , giranno 5 gira , ec. gissi, ec. Ire vale quanto gzre ,
ambedue poco ia usanza in prosa, ito j ite } iva ; zVzzwo j /remo , zrete.
Licere o lecere che suona quanto esser lecito o convenevole . Z^'ce o lece.
Lucere nel sentimento di risplendere , soffre difetto nella prima persona del
pre- sente assoluto dell’ indicativo 5 dell’intero passato assoluto primo j di
tutte le forme composte , perchè mancante del participio passato. Mólcere che
suona addolcire, ha molce e molcea. Olire nel senso di render odore , ha oliva
, olivi , olivano j olente. Redire o riedere che vai ritornare , ha riedi ,
riede , riedono. Digitized by Google 322 Solere. Questo verbo significa esser
sò- lito , aver per costume . Solendo j solito , soglio , suoli o suo ’ , suole
, sogliamo , solete , sogliono. Fui solito , ec. Soleva , ec. CAe soglia , ec.
C7*e solessi , ec. E qui ci aggrada di far fine al nostro ragionare, lasciando
il rimanente alla cura particolare , al buono avviso dei maestri filosofi , al
giudicio e alla direzion loro , nè siavi , spero , chi appuntar osi i caddi prieghi
che fommi a dar loro , cioè che vol- ger facessero ai loro allievi nocturna et
diurna manu le più terse scritture dell’au- reo secolo dell’ Alighieri , del
Cavalca e del Passavanti , nelle quali apparar potes- sero e la soave e
spontanea movenza de’pe- riodi e la forbitezza dello stile e la pu- rezza del
dettato e la semplicitade e leg- giadrìa. ERRORI INCORSI IN POCHI ESEMPLARI.
Alla pagina 80 verso i 3 dopo la voce — parola — ag- giungi — che non comincia.
ERRORI. CORREZIONI. Pag. 71 v. 16 Ciovanasiro Giovanastro. / INDICE DELLE MATERIE. Epistola Dedicatoria p.
3 Prefazione 5 Cap. I. Analisi del Discorso . . i5 Cap. II. Decomposizione
della proposizione nei suoi , elementi |8 Cap. III. Della divisione delle pro-
- posizioni Degli elementi della pro- posizione - . . TV. Delle interiezioni Dei nomi e dei pronomi Dei
verbi e dei participi ♦ 88 Cap. Vili. Degli aggettivi o modi- ficativi 122 Cap.
IX. Delle preposizioni Degli avverbi 19^ Cap. XI. Delle congiunzioni o in-
teriezioni congiuntive. Càp. XTT . Della
sintassi 248 Gap. XIII. Della maniera cT espri • mere differenti rappor- ti che
i Greci ed i Lar tini disegnavano per mezzo dei casi . . . 257 Càp. XIV. P
aradigmi d' analisi nel- le frasi si dorme, si mangia , si loda , e si- mili
263 Cap. XV. Del ripieno 270 Gap. XVI. DelV accento grammati- cale . .. 276
Cap. XVII. Dei segni durevoli delle nostre idee , ed inispe - zialità della
scrittura propriamente detta , , 296 a&s 'c, 8 1 I !»* > w " w " #C. Nome
compiuto: Domenico Pandullo.
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