GRICE ITALO A-Z N NU
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia,Grice e Numa: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale e la logica del regno – Roma – la scuola di Cures -- filosofia
lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Cures). Abstract. Grice: “One would
hardly at Oxford call a ‘king’ a philosopher – even if he was the second one!”
– They say Romolo could not quite count as Plato’s ‘re filosofo’ – for one, he
was an uncultivated, or wolf-cultivated – warrior, rather. ‘Rome only saw
wisdom through Numa.’ Grice entered philosophy, as he should, though the
sub-faculty, i. e. through the Faculty of Literae Humaniores, ad his was a
classical scholarship to Corpus – His family having no ‘intention’ to
matriculate in the city of dreaming spires. At Clifton, Grice read Greek and
Roman (in that order) profusely. He did not read Etrurian, though, and thus
missed most of Numa’s implicatures!” Keywords:
Crotone, Roma. Filosofo italiano. Cures, Fara in Sabina, Rieti, Lazio. The second king of Rome. A
book was discovered. It wasn’t written by Numa, but the Romans said it was. It
was very philosophical. The Roman senate ordered that it should be burned. It
was! But most Italians can recite by heart all the indiscriminate teachings it
contained. The big polemic came from Cicero. He didn’t want Roman philosophy to
have a start other than in Rome, so he denied the school of Crotone and much
more any Etrurian influence via N. Still…
N.dal Promptuarii Iconum Insigniorum di
Guillaume Rouillé 2º Re di Roma Predecessore Romolo Successore Tullo Ostilio Nascita
Cures Dinastia Re latino-sabini ConiugeTazia Figli Pompilia N., Cures Sabini,
-- è stato il secondo re di Roma, e il suo regno durò 42 anni. Numa Pompilio,
di origine sabina, per la tradizione e la mitologia romana, tramandataci grazie
soprattutto a Tito Livio e a Plutarco, che ne scrive anche una biografia, era
noto per la sua pietà religiosa e regna
succedendo, come re di Roma, a Romolo. N. e un re pio, e in tutto il suo regno
non combatté nemmeno una guerra. L'incoronazione di N. non avvenne
immediatamente dopo la scomparsa di Romolo. Per un certo periodo, i senatori
governarono Roma a rotazione, alternandosi ogni dieci giorni, in un tentativo
di sostituire la monarchia con una oligarchia. Però, incalzati dal sempre
maggiore malcontento popolare causato dalla disorganizzazione e scarsa
efficienza di questa modalità di governo, dopo un anno, i senatori furono
costretti ad eleggere un nuovo re. La scelta apparve subito difficile a causa
delle tensioni fra i senatori romani che proponevano il senatore Proculo ed i
senatori sabini che proponevano il senatore Velesio. Per trovare un accordo
si decise che i senatori romani avrebbero proposto un nome scelto fra i Sabini
e lo stesso avrebbero fatto i senatori sabini scegliendo un romano. I Romani
proposero Numa Pompilio, appartenente alla Gens Pompilia, che abita nella a Cures
ed era sposato con Tazia, figlia di Tito Tazio. Sembra che N. fosse nato nello
stesso giorno in cui Romolo fondò Roma. N., concittadino di Tazio, e noto a
Roma come uomo di provata rettitudine oltreché esperto conoscitore di leggi
divine, tanto da meritare l'appellativo di ‘pio.’ I Sabini accettarono la proposta rinunciando
a proporre un altro nome. Furono dunque inviati a Cures Proculo e Velesio, i
due senatori più influenti rispettivamente fra i Romani ed i Sabini, per
offrirgli il regno. Inizialmente contrario ad accettare la proposta dei
senatori, per la fama violenta dei costumi di Roma, N. vi acconsente solo dopo
aver preso gl’auspici degli dei, che gli si dimostrarono favorevoli. N. fu
quindi eletto re per acclamazione da parte del popolo. La leggenda afferma che
il progetto di riforma politica e religiosa di Roma attuato da N. fu a lui
dettato dalla ninfa Egeria con la quale, ormai vedovo, soleva passeggiare nei
boschi e che si innamorò di lui al punto da renderlo suo sposo. A N. viene
attribuito il merito di aver creato una serie di riforme tese a consolidare le
istituzioni di Roma, prime tra tutti e quelle religiose, raccolte per iscritto
nei commentarii N. o libri N., che andarono perduti nel sacco gallico di Roma. Sulla
base di queste norme di carattere religioso, i culti cittadini erano
amministrati da otto ordini religiosi: i Curiati, i Flamini, i Celeres, le
Vestali, gli Auguri, i Salii, i Feziali e i Pontefici. N.stabilì di unificare
ed armonizzare tutti i culti e le tradizioni dei Romani per eliminare le
divisioni e le tensioni, riducendo l'importanza delle tribù e creando nuove
associazioni basate sui mestieri. Appena divenuto re nomina, a fianco del
sacerdote dedito al culto di Giove ed a quello dedicato al culto di Marte, un
terzo sacerdote dedicato al culto del dio Quirino, gli dei più importanti
dell'epoca arcaica. Riunì poi questi tre sacerdoti in un unico collegio
sacerdotale che fu detto dei flamini, a cui diede precise regole ed istruzioni.
Numa proibe ai Romani di venerare immagini divine a forma umana e animale
perché riteneva sacrilego paragonare un dio con tali immagini. Durante il regno
di N. non furono costruite statue raffiguranti gli dei. Istituì il collegio
sacerdotale dei Pontefici, presieduti dal Pontefice Massimo, carica che Numa
ricoprì per primo e che aveva il compito di vigilare sulle vestal, sulla
moralità pubblica e privata e sull'applicazione di tutte le prescrizioni di
carattere sacro. Istituì poi il collegio delle vergini Vestali assegnando a
queste uno stipendio e la cura del tempio in cui era custodito il fuoco sacro
della città. Le prime furono Gegania, Verenia, Canuleia e Tarpeia. Anco Marzio
ne aggiunse altre due. Istituì anche il collegio dei Feziali, i guardiani della
pace, che erano magistrati-sacerdoti con il compito di tentare di appianare i
conflitti e di proporre la guerra una volta esauriti tutti gli sforzi
diplomatici. Nell'ottavo anno del suo regno istituì il collegio dei salii,
sacerdoti che avevano il compito di separare il tempo di pace e di guerra -- per
i romani il periodo per le guerre anda da marzo ad ottobre. Era, questa
funzione, molto importante per gli abitanti di Roma, perché sanciva, nel corso
dell'anno, il passaggio dallo stato di cives -- cittadini soggetti
all'amministrazione civile e dediti alle attività produttive -- a milites -- militari
soggetti alle leggi ed all'amministrazione militare e dediti alle esercitazioni
militari -- e viceversa per tutti gli uomini in grado di combattere. Numa migliora
anche le condizioni di vita degli schiavi, per esempio permettendo loro di
partecipare alle feste in onore di Saturno, i Saturnalia assieme ai loro
padroni. La tradizione romana rimanda a N. la definizione dei confini tra le
proprietà dei privati, e tra queste e la proprietà pubblica indivisa,
statuizione che fu sacralizzata con la dedica dei confini a Jupiter Terminalis,
e l'istituzione della festività dei Terminalia. Nel Foro, fa costruire il
tempio di Vesta, e dietro di questo fece costruire la Regia e lungo la Via
Sacra fece edificare il Tempio di Giano, le cui porte potevano essere chiuse
solo in tempo di pace -- e rimasero chiuse per tutti i quarantatré anni del suo
regno -- Secondo Marco Verrio Flacco, riportato da Sesto Pompeo Festo, il re N.,
ordinando la costruzione del tempio di Vesta, volle che fosse di forma rotonda
(ad pilæ similitudinem), cioè della stessa forma del mondo, in quanto N. e un
convinto sostenitore della sfericità della terra, tesi dunque evidentemente già
in voga in quei lontani tempi. Secondo Dionigi di Alicarnasso, il re N. poi
incluse a Roma il Quirinale, anche se questo a quell'epoca non era ancora cinto
da mura. A N. e ascritta anche una riforma del calendario, basato sui cicli
lunari, che passò da 10 a 12 mesi di 355 giorni -- secondo Livio invece lo
divise in 10 mesi, mentre in precedenza non esisteva alcun calcolo -- con
l'aggiunta di gennaio, dedicato a Giano, e febbraio che furono posti alla fine
dell'anno, dopo dicembre. L'anno iniziava con il mese di marzo. Da notare la
persistenza dei nomi degli ultimi mesi dell'anno con i numeri: settembre,
ottobre, novembre, dicembre. Il calendario conteneva anche l'indicazione dei
giorni fasti e ne-fasti, durante i quali non era lecito prendere alcuna
decisione pubblica. Anche in questo caso, come per tutte le riforme più
difficili, la tradizione racconta che il re N. segue i consigli della ninfa
Egeria, sottolineando così il carattere sacrale di queste decisioni. Atque
omnium primum ad cursus lunae in duodecim menses discribit annum; quem quia
tricenos dies singulis mensibus luna non explet, desuntque sex dies solido anno
qui solstitiali circumagitur orbe, intercalariis mensibus interponendis ita
dispensavit, ut vicesimo anno ad metam eandem solis unde orsi essent, plenis
omnium annorum spatiis, dies congruerent. Idem nefastos dies fastosque fecit,
quia aliquando nihil cum populo agi utile futurum erat. Anzitutto divise l'anno
in dodici mesi secondo il corso della luna, ma poiché i mesi lunari non
arrivano a trenta giorni, e complessivamente mancano alcuni giorni per fare
l'anno intero, che corrisponde al giro del sole, inserì nel calendario dei mesi
intercalari, ordinandoli in modo che ogni venti anni i giorni concordavano,
tornando allo stesso punto dell'orbita solare donde era partito il ciclo
ventennale del calendario. Egli fissa pure i giorni fasti e nefasti, ritenendo
cosa utile che in qualche giorno non si potessero discutere le questioni
politiche davanti al popolo. (Livio, Ab Urbe condita) L'anno così
suddiviso da N., non coincideva però con il ciclo lunare, per cui ad anni
alterni veniva aggiunto come ultimo mese il mercedonio, composto da 27 giorni,
togliendo a febbraio 4 o 5 giorni; era il collegio dei pontefici a decidere
queste compensazioni, alle volte anche sulla base di convenienze politiche. Floro
racconta che N. insegna i sacrifici, le cerimonie ed il culto del sacro ai
Romani. Crea anche i pontefici, gli auguri ed i salii. La tradizione vuole che
Numa abbia istituito, tra l'altro, anche la festa di Quirino e la festa di
Marte. La festa di Quirino si celebra a febbraio. La festa dedicata a Marte si
celebra a marzo, e venne officiata dai salii. N. partecipa di persona a tutte
le feste religiose, durante le quali e proibito lavorare. A queste
riforme di carattere religioso corrispose anche un periodo di prosperità e di
pace che permitte a Roma di crescere e rafforzarsi, tanto che durante tutto il
regno di Numa le porte del tempio di Giano non furono mai aperte. N. muore ottantenne
e non di morte improvvisa, ma consunto dagl’anni (per malattia secondo Livio),
quando suo nipote, il futuro re Anco Marzio, ha solo cinque anni, circondato
dall'affetto dei romani, grati anche per il lungo periodo di prosperità e pace
di cui avevano goduto. Alla processione funebre parteciparono anche molti
rappresentanti dei popoli vicini ed il suo corpo non fu bruciato, ma seppellito
insieme ai suoi libri in un mausoleo sul Gianicolo. Dopo la bellicosa
esperienza del regno di Romolo, N. seppe con la sua saggezza fornire un saldo
equilibrio alla nascente città. Durante il consolato di Marco Bebio
Tamfilo e Publio Cornelio Cetego, due contadini ritrovarono il luogo della sua
sepoltura, contenente sette libri in latino di diritto pontificale, ed
altrettanti di filosofia. Per decreto del senato, i primi furono conservati con
cura. I secondi furono pubblicamente bruciati. Il senatore sabino Marcio, che
aveva sposato la figlia Pompilia, si candida alla successione ma fu superato da
Tullo Ostilio e si lascia morire di fame per la delusione. Dal matrimonio fra
Pompilia e Marcio e nato Anco Marzio che diverrà re dopo Tullo Ostilio. Alcune
fonti raccontano di un secondo matrimonio di N. con una certa Lucrezia da cui
sarebbero nati quattro figli: Pompone, Pino, Calpo e Memerco dai quali
avrebbero avuto origine le casate romane dei Pomponi, dei Pinari, dei Calpurni
e dei Marci. L’esistenza di N., come accade per quella di Romolo, è discussa.
Per alcuni studiosi la sua figura sarebbe principalmente simbolica; un re per
metà filosofo e per metà santo, teso a creare le norme e il comportamento
religioso di Roma, avverso alla guerra e ai disordini, diametralmente opposto
al suo predecessore, il re guerriero Romolo. L'origine stessa del nome (secondo
alcuni N. viene da Nómos = "legge" e Pompilio da pompé = "abito
sacerdotale") indicherebbe l'idealizzazione della sua
figura. Strabone, Geografia, Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, Livio:
Ab Urbe condita. Qui cum descendere ad animos sine aliquo commento miraculi non
posset, simulat sibi cum dea Egeria congressus nocturnos esse; eius se monitu
quae acceptissima dis essent sacra instituere, sacerdotes suos cuique deorum
praeficere. Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum, Tacito,
Annali, Livio, Periochae ab Urbe condita libri, Sesto Pompeo Festo, De verborum
significatione. Budapest, Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, Livio,
Periochae ab Urbe condita libri, Plutarco, Vite Parallele: Licurgo e N.; Valerio
Massimo, Factorum et dictorum memorabilium Plutarco, Vita di N. Antonio
Brancati, Civiltà a confronto, Firenze, La Nuova Italia, Dionigi di
Alicarnasso, Antichità romane. Eutropio, Breviarium historiae romanae, Livio,
Ab Urbe condita libri; Periochae. Plutarco, Vita di N.. Fonti storiografiche
moderne, Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Roma in Italia, Milano,
Einaudi, Brizzi, Storia di Roma. Dalle origini ad Azio, Bologna, Pàtron,
Carandini, Roma il primo giorno, Roma-Bari, Laterza, Gabba, Dionigi e la storia
di Roma arcaica, Bari, Edipuglia, Matyszak, Chronicle of the roman republic:
the rulers of ancient Rome from Romulus to Augustus, Londra, Thames and Hudson,
Mommsen, Storia di Roma antica, Firenze, Sansoni, Pallottino, Origini e storia
primitiva di Roma, Milano, Rusconi, Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano,
Il Saggiatore, Howard H. Scullard, Storia del mondo romano, Milano, Rizzoli,
Voci correlate Gens Pompilia Gentes originarie Età regia di Roma Rex (storia
romana) Lex regia Flamini Salii Pontefice (storia romana). N. Treccani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Sanctis., N. Istituto dell'Enciclopedia Italiana,
N. Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, N. sapere.it, De
Agostini. N. Enciclopedia Britannica, Goodreads. Predecessore Re di Roma Successore
Romolo a.C. Tullo Ostilio Storia romana Plutarco Portale Antica
Roma Portale Biografie Portale Mitologia Categorie:
Sovrani Sovrani Romani Nati a Cures Sabini Personaggi della mitologia romana Re
di Roma Oracoli classici [altre] Cassius Hemina, vetustus auctor annalium, in
quarto libro tradit Cneum Terentium scribam in Ianiculo effodisse arcam, in qua
N., qui Romae regnaverat, sepultus erat. Addit etiam in arca repertos esse
libros a rege Numa scriptos quingentis et triginta annis ante. Fuisse e charta
N. libros Cassius etiam scribit, refertos multis rebus obscuris. Cassius etiam
tradit libros in arca integros repertos esse magno cum stupore omnium et a
scriba senatui portatos esse. Quoniam omnes notabant libros, in terra infossos,
permansisse integros, Cassius Hemina ipse suam rationem praebebat: dicebat enim
eos libros in arca sub lapide quadrato positos esse et propter hoc integros
mansisse; praeterea, quod libri citrati fuerant magna cum cura, tineae illos
non tetigerant. Tamen, lectis
libris, multa scripta inventa sunt de Pythagorica philosophia et propter hoc a
praetore ussi sunt. Hoc idem tradit
Piso quoque in libro primo commentariorum suorum, sed libros VII iuris
pontificii, totidem Pythagoricos fuisse narrat. Valerius Antias autem in opera
sua etiam senatus consultum tradit quo eos uri iussum est. Cassio Emina, antico
autore di annali, nel quarto libro tramanda che lo scrivano Gneo Terenzio
avesse disseppellito nel Gianicolo il sarcofago, nel quale N., che aveva
regnato a Roma, era stato sepolto. Aggiunge inoltre che nel sarcofago erano
stati trovati i libri scritti dal re Numa cinquecentotrenta anni prima. Cassio
scrive anche che i libri di N. erano di carta, pieni di molte cose misteriose.
Cassio tramanda anche che i libri nel sarcofago fossero stati trovati integri
con grande stupore di tutti e che fossero stati portati dallo scrivano al
senato. Poiché tutti notavano che i libri, sepolti sotto terra, erano rimasti
integri, Cassio Emina stesso fornisce la sua spiegazione. Dice, in effetti, che questi libri erano
stati posti nel sarcofago sotto una pietra quadrata e per questo erano rimasti
integri. Inoltre, poiché i libri erano
stati cosparsi con grande cura di olio di cedro, i tarli non li avevano
toccati. Tuttavia, letti i libri, furono trovati molti scritti sulla filosofia
pitagorica e per questo furono bruciati dal pretore. Questa stessa notizia la tramanda anche
Pisone nel primo libro dei suoi commentari ma narra che i sette libri del
diritto pontificio fossero stati altrettanto pitagorici. Valerio di Anzio
inoltre nella sua opera tramanda anche la consultazione del senato nella quale
fu ordinato che essi fossero bruciati. The original Romans are the ones who did the choosing
part. They don’t select anyone from the Sabine senators but find a man in the
Sabine city of Cures, the birthplace of the former king Titus Tatius, famous
for his justice, wisdom, and piety. His name was N.. The people, happy with
this choice, accepted their new king quickly. Only one small problem now
occurred – the man who was chosen to rule after so much effort and such a
lengthy and difficult process was not really keen on reigning at all. When a
delegation from Rome approached him, he humbly refused. It required much much
persuasion from his father and brothers with arguments about honour too great
to refuse, but in the end, N. finally agreed and became the king of Rome. Numa Pompilio. Numa. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Numa.”
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