GRICE ITALO A-Z N NE

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Nearco: la ragione conversazionale della diaspora di Crotone -- Roma – filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo italiano. Taranto, Puglia. A Pythagorean, N. plays host to CATONE (si veda) Maggiore when Catone recaptures Taranto from the Carthaginians. Grice: “When in Athens, and although he knew some basic Greek, Catone refused to speak it – and demanded an interpreter. I assume he demanded an interpreter when he was asking for his breakfast at Nearco’s!” --. Nearco.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Negri: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Mercato). Abstract: “At Oxford, idealists – like Bradley – are called bigheads – which is better than the monicker metaphysical sceptics receive: ‘beheads’!” Filosofo italiano. Mercato, Napoli, Campania. Allievo di ALIOTTA (si veda), con il quale si laurea a Napoli, sempre considera come suo maestro GENTILE (vedasi), di cui tuttavia non è stato direttamente un discepolo. L'intensità con cui N. approfondiscd la filosofia di Gentile si concretizzato dapprima nello studio dell'allontanamento di SCIACCA (si veda) dall'attualismo poi in sagi quali: “Gentile,” “L'estetica di Gentile,” e “Gentile educatore.” Molti sono i saggi dedicati all'IDEALISMO, tra cui i saggi “La presenza di Hegel,” “Ricerche e meditazioni hegeliane,” e “Hegel” e le traduzioni di saggi hegeliane come “La vita di Gesù” e “Le orbite dei pianeti.” A queste traduzioni si aggiungono anche quelle di grandi classici del pensiero filosofico, economico e sociologico. Riceve il premio San Gerolamo.  A N. si deve anche la valorizzazione di alcune grandi personalità della cultura italiana, come quelle di EMO-CAPODILISTA (vedasi), MICHELSTAEDTER (vedasi), ed EVOLA (vedasi). La sua carriera lo ha visto professore di storia della filosofia in alcune delle più importanti università italiane: Bari, Perugia e Roma, dove lavora presso l'Università degli studi di Roma Tor Vergata fino alla fine del suo incarico universitario. Nel corso della sua esperienza intellettuale è stato impegnato in un'intensa attività saggistica e pubblicistica, scrivendo sulle più importanti riviste culturali italiane e straniere, tra le quali: il Giornale critico della filosofia italiana», il Giornale di metafisica», «I Problemi della Pedagogia», «Rinascita della Scuola», «Dix-Huitième Siècle», «L'Enseignement Philosophique», «Studia Estetyczne», «Idealistic Studies». Collabora con molti dei maggiori quotidiani nazionali: «Il giornale d'Italia», l'«Avanti», «Il Messaggero», «Il Sole 24 Ore», «Il Tempo» e «il Giornale».  Inoltre, ha diretto varie collane di testi filosofici per la Marzorati («Ricerche filosofiche», «Testi e interpretazioni»), la Seam («Filosofi italiani», «Sentieri del giorno e della notte») e la Pellicani («La storia e le Idee») e riviste come gli «Studi di storia dell'Educazione» della Armando Editore. Gli è stato assegnato, a Palermo, dall'Associazione internazionale di studi e ricerche Nietzsche fondata da FALLICA (vedasi), il «Premio Nietzsche».  Saggista sempre molto prolifico, continua a pubblicare opere originali non solo nella scelta degli argomenti ma anche dei contenuti: il Discorso sopra lo stato presente degli italiani, il De persona. L'indomabilità dell'individuo e Problema Europa: Unità politiche e molteplicità culturali. N. Sciacca: dall'attualismo alla filosofia dell'integralità, Ethica, Forlì.  Collegamenti esterni  N., la voce in Enciclopedie, Treccani L'Enciclopedia italiana. Biografie Portale Biografie Filosofia Portale Filosofia Spaventa filosofo italiano Sciacca filosofo italiano Idealismo italiano Corrente filosofica predominante in Italia. NOME COMPIUTO: Antimo Negri – not to be confused with Antonio Negri. Parole chiave: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Negri,” The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Negri: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – la scuola di Padova -- filosofia veneta -- filosofia italiana – Luigi Speranza  (Padova). Abstract. Grice” “In my Philosophical Eschatology and Plato’s republic,’ I venture into political philosophy. Negri ventured into it his whole life – and beyond!” Filosofo Padovano. Filosofo veneto. Filosofo italiano. Padova, Veneto. Grice: “Only in Italy a philosopher philosophises on Pinocchio!” -- Grice: “I like his idea of a new ‘grammar of politics,’ even if he uses the extravagant metaphor, delightful though, ‘fabbrica di porcellana’. He has a gift for metaphor, sure!” – Grice: “’la lenta ginestra’ to qualify Leopardi’s ontology is genial!” -- Grice: “Negri reminds me of ‘pinko Oxford’!” Tra gli anni sessanta e gli anni settanta, fu uno dei maggiori teorici del marxismo operaista. Dagli anni ottanta in poi, si dedicò invece allo studio del pensiero politico di Baruch Spinoza, contribuendo, insieme a Louis Althusser e Gilles Deleuze, alla sua riscoperta teorica. In collaborazione poi con Michael Hardt, ha scritto libri molto influenti nella Teoria politica contemporanea.  Accanto alla sua attività teorica, ha svolto una intensa attività di militanza politica, come co-fondatore e teorico militante delle organizzazioni della sinistra extraparlamentare Potere Operaio e Autonomia Operaia. A causa della sua attività politica è stato incarcerato e processato, all'interno del processo 7 aprile, con l'accusa di aver partecipato ad atti terroristici e d'insurrezione armata. Venne, tuttavia, assolto da queste imputazioni, per poi venire condannato a XII anni di carcere per associazione sovversiva e concorso morale nella rapina di Argelato. Saggi: “Stato e diritto -- la genesi illuministica della filosofia giuridica e politica” (Padova, Milani); “Lo storicismo” (Milano, Feltrinelli); “Forma giuridica” (Padova, Milani); “Flosofia del diritto” (Bari, Laterza); “Il concetto di partito politico” (Padova, Moderna); “Lo stato piano e il comune” (Milano, Feltrinelli); “Il concetto d’integrazione nella storia di Italia” (Milano, Giuffrè); “Il concetto di stato” (Milano);  “Il capitale e lo stato”, “Della ragionevole ideologia” (Milano, Feltrinelli); “Incidenza di Hegel. Napoli, Morano, Enciclopedia Feltrinelli Fischer); Scienze politiche, (Stato e politica), Milano, Feltrinelli); L’organizzazione operaia” (Milano, Feltrinelli); Partito operaio contro il lavoro, in S. Bologna, P. Carpignano, N., “Crisi e organizzazione operaia” (Milano, Feltrinelli); “I proletariato” Proletari e Stato. L’autonomia operaia e compromesso storico, Milano, Feltrinelli); “La fabbrica della strategia” Padova, “Cooperativa libraria editrice degli studenti di Padova, Collettivo editoriale librirossi, La forma Stato, per la critica dell'economia politica della Costituzione italiana” (Milano, Feltrinelli); “Il problema dello stato e sul rapporto fra demo-crazia e sociali-smo” Milano, Unicopli-Cuem, “Il dominio e il sabotaggio: sul metodo marxista della trasformazione sociale,” Milano, Feltrinelli,  “Manifattura, società borghese, ideologia: Una polemica sulla struttura e la sovra-struttura,” Roma, Savelli, Marx oltre Marx [Grice, “Grice oltre Grice”]. Quaderno di lavoro sui Grundrisse, Milano, Feltrinelli, “ Dall'operaio massa all'operaio sociale. sull'operaismo, Milano, Multhipla, “Comunismo e guerra,” Milano, Feltrinelli, Politica di classe: il motore e la forma. Le cinque campagne oggi. Milano, Machina Libri, “Otto Dix,” Milano, Studio d'arte Grafica, “L'anomalia selvaggia: potere e potenza in Spinoza” (Milano, Feltrinelli);“Macchina tempo. Rompicapi, liberazione, costituzione,” Milano, Feltrinelli, Pipe-line. Lettere da Rebibbia, Torino, Einaudi,  Boutang, Diario di un'evasione, Cremona, Pizzoni, Le verità nomadi: lo spazio di libertà” (Roma, Pellicani); “Fabbriche del soggetto: profili, protesi, transiti, macchine, paradossi, passaggi, sovversione, sistemi, potenze: appunti per un dispositivo ontologico, in "XXI secolo. Bimestrale di politica e cultura", “Lenta ginestra: l'ontologia di Leopardi, Milano, Sugar, “Fine secolo. Un manifesto per l'operaio sociale. Milano, Sugar,” “Arte e multitude” (Milano, Politi, “Il lavoro di Giobbe. Il famoso testo biblico come parabola del lavoro umano, Milano, Sugar); “Il potere costituente. Ssulle alternative del moderno, Carnago, Sugar, Spinoza sovversivo. Variazioni (in)attuali” (Roma, Pellicani, “Dioniso, o lo stato postmoderno” (Roma, Manifestolibri);  L'inverno è finito. Scritti sulla trasformazione negata” (Roma, Castelvecchi); “I libri del rogo, Roma, Castelvecchi); Partito operaio contro il lavoro; Proletari e Stato; Per la critica della costituzione materiale; La costituzione del tempo. Prolegomeni. Orologi del capitale e liberazione comunista” (Roma, Manifestolibri); Spinoza (Roma, DeriveApprodi, Contiene: S Democrazia ed eternità in Spinoza); “Sogni Incubi”, L’incubo, Visioni. Politica e conflitti nella crisi della società del lavoro” (Milano, Lineacoop, La sovversione” (Roma, Liberal, Kairòs, alma venus, multitudo. Nove lezioni impartite a me stesso” (Roma, Manifestolibri, Desiderio del mostro. Dal circo al laboratorio alla politica, a cura di e con Fadini e Wolfe, Roma, Il manifesto, Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione, con Hardt, Milano, Rizzoli,  Europa politica. [Ragioni di una necessità], a cura di e con Friese e Wagner, Roma, Manifestolibri, Luciano Ferrari); “Bravo ritratto di un cattivo maestro. Con alcuni cenni sulla sua epoca” (Roma, Manifestolibri); “L'Europa e l'impero. Riflessioni su un processo costituente, Roma, Manifestolibri); “Moltitudine e impero, Soveria Mannelli, Rubbettino, Il ritorno. Quasi un'autobiografia” (Milano, Rizzoli, Guide); “Impero e dintorni” (Milano, Cortina); “Moltitudine. Guerra e democrazia nell’ordine imperiale” (Milano, Rizzoli); “La differenza italiana” (Roma, Nottetempo); Movimenti nell'impero. Passaggi e paesaggi, Milano, Cortina, Global. Biopotere e lotte” Roma, Manifestolibri, Goodbye Mr Socialism, Milano, Feltrinelli, Settanta (Roma, Derive); Approdi, Fabbrica di porcellana. Per una nuova grammatica politica, Milano, Feltrinelli, Dalla fabbrica alla metropoli” (Roma, Datanews,  Il lavoro nella Costituzione” (Verona, Ombre Corte, Dentro/contro il diritto sovrano. Dallo Stato dei partiti ai movimenti della governance” (Verona, Ombre Corte,  Comune. Oltre il privato ed il pubblico, (Grice: “Cf. Grice on ‘common language’ and ‘private language’”) Milano, Rizzoli,  Inventare il comune, Roma, Derive Approdi, Il comune in rivolta. Sul potere costituente delle lotte (Verona, Ombre Corte); “Questo non è un Manifesto” (Milano, Feltrinelli); “Spinoza e noi, Milano-Udine, Mimesis); “Fabbriche del soggetto. Archivio (Verona, Ombre corte); Arte e multitudo (Roma, DeriveApprodi); “Storia di un comunista” (Milano, Ponte alle Grazie, Galera ed esilio. Storia di un comunista” (Milano, Ponte alle Grazie, Assemblea, Milano, Ponte alle Grazie, Da Genova a domani. Storia di un comunista, Milano, Ponte alle Grazie.  Che l'Europa politica sia necessaria, è chiaro per le ragioni stesse che ne hanno determinato l'attuale processo costitutivo: la ricerca della pace fra le nazioni che la compongono, lo spazio economico comu-ne, la comune determinazione culturale, ecc. Ma che l'Europa sia necessaria sembra evidenziarsi con molta forza anche da altre ragioni, non più semplicemente statiche ma dinamiche, non più solo storiche ma politiche ed attuali. La necessità dell'Europa nasce dal confronto con la messa in forma del mercato globale, cioè dal confronto con il processo di costituzione imperiale che sta realizzandosi.  Nell'impero, essendo impensabile una democrazia assoluta (un uomo uguale un voto); essendo del pari assai dubbia, quando non si tratti di pura mistificazione o illusione, l'immagine di una società civile globale, sarà infatti necessario delimitare uno spazio che consenta l'espressione e la decisione democratiche della molti-tudine, nonché la sua organizzazione politica.  Ora, lo spazio politico europeo (costituito su una continuità culturale lunga e singolare e una dinamica costituzionale specifica)  sembra corrispondere a quella necessaria delimitazione. lo non so se in questo spazio sia possibile pensare un soggetto politico adeguato alle dimensioni dell'impero. Quel che è certo è che fuori da questo spazio, e senza un soggetto adeguato, non c'è più democrazia per l'Europa.  Se queste sono le condizioni nelle quali dobbiamo muoverci,  interroghiamoci qui di seguito.  È possibile costruire questo spazio? E possibile costruire, in questo spazio, un soggetto politico che si confronti agli altri nell'impe-ro? O, meglio, che si confronti con gli altri a proposito dell egemonia imperiale? E possibile una unione politica che ne valza la pena?  A noi non sembra che si possa dare risposta positiva a questi interrogativi se si consente alle posizioni che oggi sono prevalenti nella discussione politica europea. Alcune di queste posizioni appartengono al dibattito comunitario (1), altre partecipano del dibattito politico sull'Unione (2).Ora le pesizioni che attengono al dibattito comunitario, si pongono fra gli estremi di questa alternativa:  1,1 La Comunità curopes come pura area di mercato e regolazione di questa:  12 la Cawumira euroyea cme Confederazione ti Stati-nazio-  È chiaro che in eninambi questi casi la Comunità europea è disgonata come una subornizzazione imperiale, ovvero come una delle enganizazioni deventrate nella piramide imperiale. In questo caso l'unione politica non produce né democrazia né una nuova sagrettività all'interno dell'Impero.  Si obierta tuttavis, da qualche voce, che assumendo la determinante mititares come pil importante di quelia cconomica si  potrebbe sovrarre l'Europa alla funzione subaltema cui l'Impero la  destina Cio surebbe tuttavia vero salo alla condizione, manifesta-  mente tale, che l'Europa potare immectatamente presentarsi, nel sua insieme, come potenza militare. Ma enca non si presenta casi: amalmente la determinazione militare è separata, gestita dai singoli  Sti-narione. Di conseguenza proprio quando ci si riterisce alla deter-  munante militure, si finisoe per escludere / Euroga da ogri collocario  ne o ruelo decisivi nell'ambito imperiale. So poi l'insistenza sulla determinante mitare forse semplicemente un trucco per rattermare la centralità dello Stato-nazione nella realtà europea ed internaziona-le, allora l'efficacia dell'obiezione verrebbe del tutto meno.  Un'altra altemativa si disegna quando si considerino le posizioni che partecipano del dibattito politico sull'Unione: L'Unione politica europea è da un lato, in questa prospet-tiva, considerata come un Super Stato giuridico-amministrativo  (msomna, un Impera nell Impero);  22 in altra foma l'Unione europea può anche enere immaginata  (come spesso avviene nel diburtito arruale) come una Costituzione senza Stato, ovvero come una struttura statale caratterizzata da numerosi  Iivelli di organizzazione piuttosto che promona da un centro sovrano.  Si tratta, in entrambi i casi, di una figura costituzionale sparia  orvero chi una macchina sebole del potere costituente. Sono, queste  ultime figure, entrambe canuterizzate da un deficit democratico pesantissimo. In 2.1 lUnione curopea sembra essere affidata ad una magistratura buroeritica che produce le istituzioni come con-  seguenza di una dinamica fonzionalista. In 22 | Unione curopea e  consenata a macchinazioni pelitico-giuridiche piuttosto similt a  quelle che reggevano l'amministrazione del Sacro Romano ImperoGermanico e riconducibili alla combinazione di una architettura puffendorfiana e dell'immaginazione reazionaria del romanticismo.  Secondo alcuni giuristi, tuttavia, si dovrebbe riporre fiducia nei dispositivi giuridici dell'Unione Europea esistenti. Una volta messi in moto, essi potrebbero funzionare come «potere costituente» di una nuova sovranità europea. Questo potere costituente «spurio» può essere, a parere dei giuristi, prodotto sia da un'attività istituzionale intera (le Corti europee) sia dall'effettività del combinato sussidiario delle istituzioni europee e degli Stati confederati. Le burocrazie interne alla comunità divengono cosi il «deus ex machina» che non solo supplisce al deficit costituzionale ma ne prepara il superamento. Queste ipotesi non sembrano credibili. Esse infatti prevedono una sorta di governance costituente, difficilmente ipotizzabile in una situazione caratterizzata, a) oltre che dal deficit democratico di base, b) da conflitti certi fra le élites europee, e) da pressioni contrarie, e/o distruttive, esercitate dalle élites imperiali, americane, russe, ecc.  In ogni caso, qualora la discussione politica e costituente continuasse in questi termini, forse avremo un'Unione Europea... Ma non ne varrà la pena, perché essa sarà, dal lato dei governanti, completamente subordinata al comando imperiale; dal lato dei governa-ti, bloccata, chiusa in una passività che potrà trovare solo vacue vie di fuga, di rivolta o di repressione.  A quali altre condizioni è dunque possibile un Europa politica che ne valga la pena?  Essa è possibile solo se il progetto dell'Unione e quello di una mobilitazione democratica della moltitudine europea sono concomitanti ed agiscono con forza dirompente a livello e nelle dimensioni dell'impero tutto intero. Voglio dire che un'Europa politica (che ne valga la pena) è possibile solo se la moltitudine europea è sollecitata alla costituzione dell'unione politica attraverso la mobilitazione di strati sociali potenti (sia nella produzione di merci che nella espressione di valori), di strati sociali che vogliono dunque con l'Europa, più libertà qui e nel mondo.  Vale forse dunque la pena qui di sottolineare che quel che dovrebbe interessare coloro che vogliono un'Europa politica, non è tanto la costituzione di un demos quanto la produzione di un soggetto politico. Ma far uscire un soggetto politico dalla moltitudine, dunque costruire un'Europa politica che ne valga la pena, non sarà possibile se non vi saranno divisione, lotta, decisione di valori di libertà.  Ci sia permessa una breve parentesi. L'Europa era stanca quando, dopo un secolo di guerre fratricide, a metà del secolo ven-tesimo l'antica utopia cosmopolita venne riproposta e riformulata nel progetto politico dell'Europa unita. Il paradosso di questa decisione fu di essere animata piuttosto da necessità strategiche nella lotta contro il comunismo sovietico che da una effettiva ricerca di unità politi-ca, di solidarietà economica e di ricomposizione costituzionale. I federalisti europei si batterono a lungo contro queste insufficienze, ma furono sempre prigionieri del quadro strategico precostituito. In particolare, esso escludeva la sinistra e le masse proletarie dal progetto europeo. Una divisione di classe sovradetermina dunque il progetto europeo e preesiste alla sua attualità. Un demos europeo non sarà dunque possibile costruirlo se non si scava dentro questa preistoria e, al limite, se non si riattivano realisticamente quelle profonde divisioni, al fine - laddove sia possibile - di superarle. In ogni caso, si tratta di prendere in considerazione i conflitti (passati ed attuali) perché solo questa considerazione potrà permettere di articolare, nel presente, eventuali convergenze politiche. La fine della Guerra Fredda, di per sé, non risolve nulla, a meno di pensare che nel conflitto internazionale di allora non fosse in qualche modo incluso il conflitto di classe. Di contro, lo sviluppo negli anni '90 delle tendenze imperiali rischia di accentuare (come si è cominciato a vedere) alterative molto caratterizzate alla costruzione dell'unità europea da parte degli Stati-nazio-ne. Il Regno Unito gioca pesantemente come arma euroscettica il proprio ruolo di alleato privilegiato, nella politica finanziaria e militare, degli Usa. Le altre potenze europee guardano con sospetto la supremazia continentale della Rft unificata. Ecc., ecc. Se si vuole superare questa situazione, il dibattito sull'Europa, ed il riconoscimento del suo farsi da parte dei popoli che la costituiscono, dovrà attraversare nuove fasi di confronto e di espressione alternativa di valori, di opzioni, di tendenze. Senza bagnarsi in queste scadenze di vita e di sangue, sarà difficile procedere nel dibattito europeo...  Chi ha dunque interesse all'Europa politica unita? Chi è il soggetto europeo? Sono quelle popolazioni e quegli strati sociali che vogliono costruire una democrazia assoluta a livello di impero. Che si propongono come contro-Impero.  Insomma, si tratta di quegli strati produttivi (più o meno pro-letari) che necessariamente (per ragioni dettate dalla natura della loro forza produttiva) chiedono:  uno statuto di cittadinanza sempre più universale, ovvero la più ampia mobilità per sé e per gli altri; reddito garantito, ovvero la possibilità materiale, per le moltitudini, di essere flessibili nella produzione di ricchezza e nellariproduzione della vita; c) la proprietà comune dei mezzi di produzione: s'intende, dei nuovi mezzi di produzione. Se infatti il lavoratore intellettuale non ha la proprietà del proprio utensile di lavoro, cioè del cervello, allora non è più nemmeno un proletario ma uno schiavo. Si vuole dunque la libertà.  C'è un nuovo proletariato che è stato creato dal nuovo modo di produzione capitalistico. E una moltitudine che, nella postmodemità, si aggrega e ricompone nei più diversi luoghi produttivi - infatti, ogni attività è diventata un luogo da quando la localizzazione capitalista della produzione è diventata un non-luogo, da quando la fabbrica for-dista si è dissolta nella società postfordista. E un esodo permanente ed alternativo, dove un proletariato immateriale e precario si dispiega e si scontra, dentro il quadro della globalizzazione, con l'Impero. Sarà possibile affidare a questo proletariato europeo, come linea di esodo, il progetto Europa? Insomma, porlo contro tutti i tentativi di fare dell'Europa una grande potenza sovrana, un super-potere capitalisti-co, un blocco di forze conservatrici (verdi o gialle, nere o rosse che sia-no)? Insomma qui si chiede un Europa di gente intelligente e povera, divertente e mobile, che sconquassa ogni assetto di potere costituito.  Può cominciare attraverso l'Europa una marcia zapatista della forza-lavoro intellettuale? Europa delle regioni, Europa delle Nazioni, Europa provincia imperiale, ecc., ecc.: e se, di contro, cominciassimo a parlare dell'Europa come non-iuogo rivoluzionano nell Impero?  Vale la pena di sottolineare che le condizioni qui poste rap presentano un diagramma nella costituzione non solo politica ma biopolitica dell'Europa unita. Dico «biopolitica», perché oggi le condizioni giuridiche universali (della citradinanza, del reddito, della proprietà comune) costituiscono la precondizione, ovvero il substrato ontologico, dell'esercizio stesso della libertà. La politica ha investito la vita cosi come la vita ha investito il politico: nella costituzione dell'Europa unita questo rapporto non può che essere ritenuto fondamentale ed irreversibile.  Per concludere provvisoriamente, mi sembra dunque che si debba dire:  un soggetto europeo (e con esso un'Unione europea che valga la pena) potrà essere formato solo da una nuova sinistra europea. La questione della costruzione dell'unità europea e quella della formazione di una nuova sinistra sono sincroniche.  Il nuovo soggetto europeo non rifiuta dunque la globalizza-zione, anzi, costruisce l'Europa politica come luogo dal quale parla-re contro la globalizzazione, nella globalizzazione, qualificandosi (a partire dallo spazio europeo) come contropotere rispetto all'egemo-  nia capitalistica nell'Impero.  Per ravvivare la discussione è forse qui utile proporre una reminiscenza del «potere costituente», e di come esso potrebbe agire, se immaginassimo l'Europa come «anello debole» nella catena del dominio imperiale, e quindi la costituzione unitaria dell'Europa come prodotto di una vera e propria «guerra civile» all'interno dell'Impero.  Al fine di dare realistica base a queste ipotesi, è necessario assumere che il comando imperiale non è per nessuna ragione disponibile ad ammettere un'Europa unita (ed unita a partire dalle nuove forze sociali antagoniste) come «contropotere» nella globalizzazione. Questo rifiuto è organizzato e rappresentato da frazioni importanti del capitale globale e trova la sua base nel conservatorismo della destra americana e nel pensiero unico del liberalismo mondiale. L«unilateralismo» americano non è solo «americano» ma capitalista, conservatore e reazionario. La grande metamorfosi imperiale ha sconvolto i parametri tradizionali della scienza politica e del diritto pubblico, e ha spinto importanti frazioni del capitale collettivo (globale) verso un accanito conservatorismo. L'«unilateralismo» è un tentativo di bloccare ogni movimento delle moltitudini e di fissare su condizioni immutabili il dominio del grande capitale sull'Impero. Da questo punto di vista, la proposta di un'Europa unita, che sappia (perché altrimenti non potrebbe trovarsi unita) dare spazio alle nuove forze sociali che la rivoluzione del modo di produrre ha creato - bene, questo, i padroni dell'Impero, i governi della destra e il capitale collettivo non lo voglio-  no. Bisogna dunque che si apra una lotta dura su queste alternative e che ci si impegni attorno ad essa su un programma di trasformazioni radicali. Solo in questo caso l'Europa potri diventare reale: e, diventando reale, presentarsi come «anello debole» della costituzione imperiale e quindi possibilità di nuova libertà per le moltitudini.  Ma ritorniamo al centro politico del nostro dibattito e discutiamo altre obiezioni. All'obiezione che l'iniziativa capitalista (neoliberale) nel costruire un Europa sub-imperiale è già troppo avanzata perché, a questa anticipazione, possa darsi qualsiasi risposta (dunque l'unica possibilità è la difesa degli Stati-nazione),  si deve rispondere: la resistenza nazionale non è più possi-bile, lo Stato-nazione (anche confederato) è già del tutto assorbito nelle dinamiche imperiali... Quindi c'è possibilità solo di rilanciare la lotta nell'Impero. La rivendicazione di «realismo» non consistenella propaganda della ritirata alla Kutusov, né nelle pratiche dell' «curoscetticismo», bensi nell'insistenza (anche in situazioni di ritardo, di sconfitta...) sulla costruzione di alternative globali che possono dar luogo ad eventi di rottura.  Noi dunque diciamo: puntiamo sulla costruzione di una sinistra (nuova) a livello europeo, piuttosto che su ogni altro obiettivo.  Sulla via della costruzione di questa (e dell'Europa) noi possiamo/dobbiamo investire il non-luogo imperiale, in maniera sov-versiva.  All'obiezione che l'Europa è povera, che non ha materie prime né petrolio, che ha una finanza ed una moneta completamente subordinate al mercato mondiale, che non ha la bomba né la capacità di decidere della guerra, ecc..  si deve rispondere che l'Europa è ricca di forza-invenzione e di forme di vita. Nella depossessione di materie prime, nella debolezza finanziaria e monetaria, nella estrema impotenza militare, non è la reinvenzione del «demos» o una solidarietà antica (demotica) che pre-miano, ma piuttosto una nuova immaginazione biopolitica che, nel rapporto con la mobilità tellurica dei lavoratori e dei poveri e la mobilitazione delle nuove intelligenze, si faccia esodo dalla miseria delle forme economiche e politiche della modernità. Ciò detto, è necessario sottolineare il fatto che ogni qual vol-ta, dall'inizio degli anni 70, l'Europa ha cercato di operare un passaggio istituzionale decisivo, sempre si sono tempestivamente determinate acute situazioni di crisi. Esse hanno avuto origine nel ventre molle dell'Impero, in quel Medio Oriente dove si forma il prezzo di uno dei beni essenziali dell'Europa, il petrolio, e dove dominano i governi più reazionari del pianeta. Questa coincidenza non può non essere presa in considerazione da una sinistra europeista. Essa deve aver coscienza che costruire l'Europa significa lottare, ad un tempo, contro coloro che fanno il prezzo del petrolio e contro i governi reazionari del  Medio Oriente, contro i Talebani del dollaro e quelli del petrolio. Per approfondire l'intera argomentazione fin qui condotta e rafforzare le conclusioni (l'Europa politica unita non dovrà essere tanto una nuova figura della sovranità quanto una «macchina da guerra» per l'estensione dei nuovi diritti fondamentali ai soggetti dell'Impero) vale la pena di aggiungere qualche riflessione sulmodello europeo di solidarietà sociale ovvero sul rapporto che si stende, nella tradizione e nell'avvenire, tra il diritto del lavoro e la costituzione europea.  Per trattare di questo tema penso che dovremo, prima di tutto, ricordare quanto sia ambiguo il riferimento ad un modello europeo di solidarietà sociale: un modello che, avendo trovato le sue origini nell'Obrigkeitstaat bismarckiano o nel rozzo sociologismo della III Republique, si è sempre caratterizzato (dal punto di vista giuridico) nella forma della subordinazione, (dal punto di vista economico) nel calcolo del costo di riproduzione della forma lavoro (del salario diffe-rito), (dal punto di vista politico) in funzione della pace sociale e del consolidamento dell'autorità statale - ed è stato spesso tradotto in solidarietà imperialista o bellica... Gli Istituti Nazionali per la Previdenza Sociale hanno linanziato gran parte delle guerre del X.X seco-lo. In esse s'è esaltata la disciplina biopolitica dello Stato-nazione, quella che ben si conclude nel nazional socialismo.  Ciò detto, resta tuttavia da aggiungere che il modello europeo di Welfare ed il diritto del lavoro che gli si incastonava dentro, sono venuti man mano registrando i movimenti antagonisti della forza lavo-  TO.  È sulla base delle lotte dei lavoratori che Welfare e diritto del lavoro si sono man mano, in Europa, emancipati dalle determinazioni corporative, populiste, colonialiste, imperialiste che li avevano percorsi.  È così che siamo arrivati ad un momento, fra i '60 e i '70, nel quale ci siamo illusi che il modello europeo si fosse liberato dalle sue iniziali condizioni, che dunque Sinzheimer avesse vinto e che l'ambiguità del modello europeo di solidarietà potesse definitivamente fondarsi su - e nutrire - la democrazia.  Non è stato così...  A partire dagli anni 70, le conquiste democratiche del Welfare europeo sono state scontrate dal neoliberismo ed i loro effetti spesso neutralizzati. I metodi della repressione hanno annullato forze altrimenti irresistibili e le hanno piegate alla sovradeterminazione del mercato globale, politicamente riconosciuto come potenza autonoma:  D'altra parte l'attività del diritto del lavoro «all'europea» è stata assai disturbata, quando non sia stata colpita nei suoi stessi presupposti. Ché infatti, se il suo progresso era conflittuale, legato alle lotte di un soggetto forza-lavoro (che aveva ottenuto riconoscimento costituzionale), ora questo soggetto (il sindacato) non era stato solo attaccato nella sua figura istituzionale, rappresentativa,ma gli erano state sottratte le condizioni di esistenza, Chiamiamo: postfordismo la situazione nella quale il sostrato ontologico (classe operaia) e la figura politica (sindacato) del conflitto industriale non esistono più come attore centrale.  Che cosa significa più, nel postfordismo, parlare di un modello (di una tradizione) europeo di solidarietà sociale quando (senza insistere sulle differenze ma supponendo omogeneità) le condizioni stesse della continuità non sembrano più darsi?  Che cosa significa, in assenza di un soggetto conflittuale forte, in condizioni ormai definitivamente stabilizzate di flessibilità e di mobilità della forza lavoro produttiva, riattualizzare o reinventare un diritto del lavoro su scala continentale?  E nella globalizzazione dei mercati, che cosa significa accostare Labour Law e European Constitution? Talora ho l'impressione che si dovrebbe fare come Roosevelt all'inizio del New Deal: imporre per decreto un nuovo soggetto sindacale per permettere la messa in forma di un nuovo Welfare: ma come è immaginabile oggi un tale disegno?  Ad accrescere le difficoltà di dar risposta a questi quesiti insorge un altro tema/problema: quello dell'immigrazione.  Nelle condizioni di globalità dei mercati, questo problema (è bene precisarlo) non si «aggiunge» a quello della regolazione (giuri-dica o politica) della forza lavoro indigena: gli è, al contrario, con-sustanziale  sia dal punto di vista dell'economia industriale (disponibi-  lità indefinita e costo limite zero del lavoro)  - sia dal punto di vista delle politiche budgetarie (pensioni-stiche, assistenziali, scolastiche e formative, sociali in genere...)  Sarebbe interessante qui riferirsi a, ed insieme forzare, quella categoria «frontiera» che Balibar - nei suoi ultimissimi scritti - considera ormai più ampia di «Stato-nazione». E comunque sparare a zero sull'attuale concetto di cittadinanza immobilizzato su spazi ormai derisori per la vita di un uomo qualunque e del suo bisogno di lavorare...  Di qui altre due questioni, alle quali siamo introdotti dal problema dell'immigrazione, ma che non hanno rilevanza semplicemente in questa prospettiva. La prima è: come viene configurandosi il controllo biopolitico sulla forza lavoro postfordista, mobile e flessibile, indigena o nomade?  E poi: come potrà un diritto del lavoro (su scala europea)  determinare un'eccezione (su scala globale) contro il controllo bio-  politico e la gerarchizzazione imperiale della forza lavoro? Antonio Negri. Keywords: implicature, potere-potenza, l’incubo, la differenza italiana, grammatica politica, assemblea. Refs.: Luigi Speranza, "Grice e Negri," per il Club Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Neri: l’implicatura conversazionale dell’aporia della realizazione – filosofia lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Abstract. Grice: “Philosophers, not the ordinary chap, use ‘realise’ a lot – and not in the sense, ‘I hadn’t realise’ – but as a verb from the Latin root ‘res’ – In fact, I have myself engaged in such talk when I introduced my ontological marxism and my explorations on ‘Aristotle on the multiplicity of being’ which was once planned to appear in my ‘Way of Words.’ The keyword here is ‘entia realissima’ – or ‘ens realissium’ in the singular. The Roman language allows for the superlative in ways that the English language doesn’t – since ‘most real’ can have vulgar usages that do not quite correspond with ‘realissimum.’ In ‘Aristotle on the multiplicity of being’ I propose a chain of being towards that ens realissimum. The primary substance thus – Socrates – qualifies as ens realissium. His wisdom is less real, and his love of wisdom is three-stages removed from reality. When Kant introduced the ‘ding an sich’ he really did not know what he was talking about. And some English philosophers – including myself – have used ‘obble’ (or object) as more or less equivalent to ‘ding’ if not ‘in sich.’ But Cicero would say that ‘thing’is a barbarism, when we have ‘res’ to replace it with!” “Any first in greats knows that!” Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice: “Neri is an interesting philosopher – he speaks of the aporia of the realization, which is intriguing, and considers that ‘objectivism’ started with Galileo, which is realistic!” Professore a Verona. Allievo di Banfi e Paci, rappresenta una delle ultime sintesi della Scuola di Milano, di cui riprende alcuni dei temi portanti: ricerca fenomenologica, analisi storico-politica, studi estetici. Rispetto ai suoi maestri, del cui pensiero è stato uno dei maggiori interpreti, sviluppa un percorso di ricerca originale, caratterizzato da una critica delle ideologie del Novecento e dei loro fallimenti, e da una lettura non dogmatica della storia contemporanea, volta a metterne in luce discontinuità e aporie. Forte di un'indole scettica e fedele al principio dell'epoché fenomenologica, Neri ha ripercorso le vicende della dialettica marxista, focalizzando in particolare la sua attenzione sull'Europa centro-orientale, e sulle varie forme di controcondotta e dissenso che, a partire dagli anni sessanta, sono andati germinando in quel contesto storico. I suoi autori di riferimento Husserl e Merleau-Ponty, Bloch e Lukács, Kosík e Kołakowskirivelano la tensione intellettuale tra ricerca teoretica e storica che ha caratterizzato il lavoro di Neri, dalle principali monografie, ai saggi su aut aut e Il filo rosso, fino al materiale inedito conservato presso l'Archivio N., da pochi anni istituito presso l'Università degli Studi di Milano.  Durante gli anni universitari, trascorsi tra Pavia e Milano, Neri ha l'occasione di frequentare gli ultimi corsi di Banfi, ormai lontano dalla fenomenologia e intento a perfezionare (e radicalizzare) il suo umanesimo di stampo marxista, e dell'ancor giovane Enzo Paci che, in quegli stessi anni di dopoguerra, intraprende un confronto innovativo con gli esiti della ricerca husserliana, e in particolare con i contenuti della Crisi delle scienze europee, oggetto di numerosi corsi. Proprio questo "apprendistato fenomenologico", secondo l'espressione di Fausti, ha consentito a N. di acquisire un metodo di ricerca che lo ha accompagnato, non solo nei suoi studi delle opere di Husserl, Merleau-Ponty, Patočka (dei quali traduce e cura varie pubblicazioni), ma, più in generale, nell'analisi del pensiero storico e politico novecentesco. A questi interessi va ad aggiungersi quello per l'arte e l'estetica, decisivo in questi primi anni, e dovuto in particolare agli insegnamenti di Formaggio, con cui N. si laureò. Neri continuerà a interessarsi a questi temi anche negli anni successivi, dedicando diversi scritti a Panofsky (della cui Prospettiva come forma simbolica cura nell'edizione) e a Caravaggio, e interrogandosi sul rapporto tra fenomenologia ed estetica.  Agli anni di studio, segue una fase di ricerca che lo porterà nei primi anni sessanta a Praga, ospite dell'Accademia delle Scienze della Cecoslovacchia e, in seguito, negli Stati Uniti d'America, dove è visiting scholar a Pennsylvania. A Praga, Neri entra in contatto con la giovane generazione di intellettuali cechi che, in questi anni cruciali, portano avanti l'idea di riformare il socialismo dal suo interno, a partire da una profonda reinterpretazione del materialismo e della prassi marxiana. È grazie a N. che in Italia si diffondono le opere di Kosík e di Patočka che, pur così profondamente diversi, condividono con Neri l'interesse per la fenomenologia e la politica. Durante la sua esperienza americana, N. dedica a Marx una serie di lezioni e conferenze, i cui testi inediti, facenti parte del Fondo N., sono conservati presso la Biblioteca di Filosofia dell'Università degli Studi di Milano. Analizzando il pensiero di Marx, N. si rifà in particolar modo, oltre che all'insegnamento di Kosík, agli scritti di Petrović e alla scuola jugoslava legata alla rivista Praxis. Tornato in Italia, inizia un lungo periodo di insegnamento a Verona, durante il quale incentra i suoi corsi sulla fenomenologia post-husserliana, su Bloch, sull'idea filosofica di Europa e la sua eredità, a seguito del fallimento dei principali progetti politici novecenteschi. Escono in questi anni le sue opere più note: “Aporie della realizzazione”, sulla filosofia e l'ideologia dei paesi del socialismo realizzato, e “Crisi e costruzione della storia”, dedicato, ancora una volta, al maestro Banfi.  In più occasioni, manifesta il suo debito nei confronti dei suoi maestri milanesi, per averlo iniziato allo studio della fenomenologia. In tal senso, il passaggio dall'insegnamento di Banfi a quello di Paci è decisivo. «Al centro non era piùscrive Neri poco prima di morire, ricordando quegli anniil "disperato razionalismo" del fondatore della fenomenologia: il fuoco della rilettura era diventato il "mondo della vita" e la critica dell'obbiettivismo moderno». Un pensiero che ben si presta a una generazione di giovani studiosi che, durante gli anni sessanta, si raccolgono intorno a Paci, desiderosi di affinare un pensiero che consenta di riguadagnare un sguardo disincantato, ma non indifferente, sulla realtà sociale e culturale circostante, contro «l'asfissiante razionalismo» di Banfi e, più in generale, contro l'impronta culturale del PCI.  Neri rientra in questa nuova leva di studiosi e in questi termini si possono interpretare anche i suoi studi fenomenologici. «Con il tema del mondo della vitaribadisce N., in un altro tra i suoi scritti più tardila fenomenologia mostrava di saper affrontare i problemi posti dalle scienze storiche e sociali, dall'antropologia culturale e infine anche dal pensiero marxista». L'esempio di Paci, tuttavia, che cercò a tutti gli effetti di coniugare metodo fenomenologico e dialettica marxista, è seguito dall'allievo solo parzialmente, lasciando la sua impronta più visibile nel volume Prassi e conoscenza, una cui parte è dedicata ai critici marxisti della fenomenologia. Col passare del tempo, tuttavia, Neri adotta una posizione di sempre più evidente rottura, prediligendo a qualsiasi tentativo conciliatorio una critica fenomenologica del socialismo realizzato e delle sue distorsioni. A tal proposito, il confronto con Kosík e il dissenso, all'interno del socialismo reale, giocano un ruolo di primo piano.  Come si evince dalla sua “Aporie della realizzazione,” distingue due fasi e due generazioni di filosofi, all'interno della complessa crisi del socialismo in costruzione. Da una parte, la prima generazione è rappresentata da Lukács e da Ernst Bloch. Proprio al pensiero di quest'ultimo, alle sue concezioni di storia e di utopia e ai suoi numerosi ripensamenti, Neri dedica una lunga analisi, che tornerà periodicamente anche negli anni successivi, come testimoniano i programmi dei suoi corsi universitari. A Bloch è ispirato, d'altronde, il titolo del libro, che N. ricava da una pagina di Principio speranza. È all'interno della dialettica tra realtà e realizzazione, tra condizione presente e speranza futura, che N. individua l'andatura del socialismo reale, della sua filosofia e della sua ideologia. Solo con la seconda generazione di filosofi, tuttavia, le aporie della realizzazione socialista vengono veramente al pettine; la malinconia di Bloch cede infatti il passo allo sguardo scettico di Kołakowski e al tentativo di Kosík di rileggere la dialettica marxista in termini concreti, al di là di ogni deriva ideologica. Dello stesso tenore è anche il libro su Banfi, Crisi e costruzione della storia, di pochi anni successivo, in cui N. si confronta con lo stesso tema della realizzazione, inteso stavolta nei termini del tentativo banfiano di costruire un percorso storico su basi razionali, oltre la crisi della civiltà moderna, verso una nuova prospettiva umanistica. Alla luce del ritratto offertoci da Neri, che si concentra in particolare sugli anni trenta, intesi come momento cruciale per lo sviluppo della teoria banfiana, emerge un'immagine di Banfi particolarmente complessa, nella quale la svolta ideologica e l'adesione al comunismo non offuscano il perdurare di uno spirito critico e di una prospettiva europea, che si sviluppa al di là dei particolarismi delle filosofie nazionali.  L'Archivio N. -- è stato creato presso la Biblioteca di Filosofia dell'Università degli Studi di Milano l'Archivio N. In tale archivio è raccolta un'imponente quantità di materiali inediti, che comprendono riflessioni, appunti per corsi e seminari, annotazioni di viaggio, corrispondenze. Sono considerati di particolare rilievo, in vista di futuri studi sul pensiero filosofico di N., i 149 quaderni, contenenti le riflessioni del filosofo, dalla metà degli anni cinquanta, fino alla sua morte. Attraverso la lettura di questi scritti, ora completamente consultabili e in corso di digitalizzazione, è possibile chiarire il rapporto e gli scambi di Neri con altri rappresentanti della filosofia milanese: da Banfi a Paci, da Dal Pra a Preti. Grande importanza rivestono anche i commenti in presa diretta su alcuni tra i più rilevanti avvenimenti storici del Novecento: dall'invasione sovietica dell'Ungheria, alla Primavera di Praga, fino al crollo del socialismo reale. A ciò si aggiungono le riflessioni sul ruolo della filosofia nella società, sul modo e l'opportunità di insegnarla, e sulla sua tenuta, di fronte alle scosse della storia.  Saggi: : “La fenomenologia della prassi  (Milano, Feltrinelli); “Il partito socialista italiano” (Milano, Feltrinelli); “Crisi e costruzione della storia” (Napoli, Bibliopolis); “Il sensibile, la storia, l'arte” (Verona, Ombre Corte, F. Tava, su Open Commons of Phenomenology. G. Scaramuzza, Presentazione, in Atti della Giornata di Studio e di Testimonianze svoltasi presso la Fondazione Corrente, Milano, Materiali di Estetica, Archivi. su sba.unimi. degli scritti di in aut aut, n. Atti della Giornata di Studio e di Testimonianze svoltasi presso la Fondazione Corrente, Milano, in Materiali di Estetica, Quando tra noi  Ricordo, amici, colleghi e studenti, Pizzighettone, Viciguerra, L. Fausti, Tra scepsi e storia. Un percorso filosofico, Milano, UNICOPLI,. L.Frigerio e E.  Mazzolani, Iin Sistema Università,  A. Vigorelli, Fenomenologia e storia. A partire da Patocka: itinerario filosofico, in Leussein,  F.  Tava, Open Commons of Phenomenology. sba.unimi. Fondo librario. Grice: Mussolini used to say that Garibadi spoke of the ‘popolo’ while he speaks of the ‘nazione’ – and a nazione has a plusvalue over popolo. Il popolo e l’asino, l’asino e il popolo utile paziente e bastonato. Grice: “Neri made a great contribution or the spreading of Husserl’s interpretation of their own Galileo n Italy. Who is this Jew to tell us anything about our glorious Pisan? Husserl saw Gailei as a Platonist. Neri made a translation of Husserl’s essay on Galileo and included in a saggio with the title GALILEO in it – in this way, he gathered the attention of every Italian philosophical Galileian!” Grice: “Perhaps the best introduction to Italian socialist politics are the commentaries Neri made to the cartoons in the asino, which he entitled, bitingly, the bite of the ass!” Grice: “Oddly, bite is an attribute of ass – when a retrospective of the cartoons was held, the cliché journalese when ‘satira morente’ -- -- estetica di Diderot, senso e sensibile, il sensibile, la sensazione, il Galileo di Husserl. Guido Davide Neri, su sba.unimi. Neri. Keywords: aporia della realizzazione, il mordo dell’asino, -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Neri” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Nerone: il melodramma di Boito -- Roma – la scuola d’Anzio -- filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Anzio). Abstract. Grice: “Nerone’s performance as Roma burnt is possibly apt for meta-analysis: he performed a pavane – this is what he explicitly conveyed by his action, if not ‘meant’ – what he implicitly conveyed, and thereby *meant* is that he could not care less!” -- Filosofo italiano. Anzio, Roma, Lazio. Filosofo epicureo e imperatore romano. Demetrio Lacon dedicated a philosophical essay to Nerone, making it extremely like that Nerone was himself a follower of the doctrines of The Garden. ao ss TN Bo ZA SI gia SE er ES 7 VIS \ Rai COSI Sega pr e da ansa Mi, pe sud o, e RICORDI MILANO 1( @ISERI (mpradigeile) POS \ DI Li ‘A DG DI 8 li 7 LALA Ss INI (EL fn ra SI ; CS ‘ pi” x "n ': lr” t DS Ù Ì N ? Ò FINE Nine {UMBERTO PIZZI BULOGNA Via Zamboni Imprimé en Italie BOITO TRAGEDIA IN IV ATTI AUMENTO COMPRESO LE PERSONE DELLA TRAGEDIA: NERONE SIMON MAGO FANUÈL ASTERIA RUBRIA TIGELLINO GOBRIAS DOSITÈO PERSIDE CERINTO IL TEMPIERE TERPNOS PRIMO VIANDANTE SECONDO VIANDANTE LO SCHIAVO AMMONITORE I VARII AGGRUPPAMENTI DEL CORO: Ambubaje - Fanciulle Gaditane - Acclamatori - Cavalieri Augustani - Liberti - Fautori di parte frasina - Fautori di parte azzurra Popolo Schiavi Plebe Senatori Una compagnia di Artisti Dionisiaci, Tre decurie di Guardie Germane Eneatori Sacerdoti del Tempio di Simon Mago - Matrone - Classarii - Pretoriani - Cristiani Aurighi della fazione verde - Aurighi della fazione azzurra. PANTOMIMI, DANZATRICI, APPARITORI: Una puella Gaditana L’ Arcigallo Un venditore d’idoli Un venditore di tavole votive - Un mercante orientale Un flamine - L’auriga vincitore L’ auriga vinto Un lanista Due Mercurii Due Caronti Alcuni Etiopi Viandanti - Lettigarii - Clienti Servi Danzatrici Gaditane Corrieri Mauritani I due Consoli - Littori Preconi Due Tribuni della plebe Legionarii - Galli - Greci Rheti Indiani, Armeni, Egiziani, Fanciulli patrizii, Fanciulli cristiani, Fanciulli Asiatici, Cavalieri, Phaiangarii, Matrone, Marinai, Citaredi, Sistrati, Auledi, Ieroduli, Flabelliferi, Tre Tempieri, Alcuni Decurioni, Alcuni Centurioni, Guardie Germane, Gladiatori, Alcuni bestiarii, Istrioni, Sagittarii. Tai % VA Il bh NI E fighe: Ri di ST Mr Acenta) MAN CI 1a SOR MN LIERE T #1"Ri N. TIRA GGEDRARENCF OUATTPEROSTASITI PAROLE E MUSICA DI BOITO RicoRDI PRIMA MILANO, TEATRO ALLA SCALA PERSONAGGI N. Pertile; SIMON MAGO, Journet E e Galeffi MORERTA SC del 5 Raisa MERA e, » Bertana ME UCINO n e e Pinza BIRBRIAST: Nessi O i a BERSIDE N. . Sig Mita Vasari MINT ne, » BERLEMPIERENS e, i Venturini PRIMO VIANDANTE.Tedeschi SECONDO VIANDANTE Menni LO SCHIAVO AMMONITORE Baracchi MIS SOL INLLÎNI MAESTRO DIRETTORE E CONCERTATORE TOSCANINI Maestri sostituti: CALUSIO – CLAUSETTI FORNARINI FRIGERIO - RAGNI - ROSSI - RUFFO VOTTO Maestro del Coro: VENEZIANI Maestro della Banda: MORRONE Maestri suggeritori: PETRUCCI e DELEIDE Coreografo : PRATESI - Prima ballerina: FORNAROLI Direttore della messa in scena: FORZANO Direttore dell’allestimento scenico: CARAMBA Scene, costumi ed attrezzi su bozzetti di POGLIAGHI Scenografo: MARCHIORO colla collaborazione di MAGNONI Primo Violino di spalla: Giro MNastrucci Primo dei secondi Violini: Odoardo Peretti Prima Viola: Koch Primo Violoncello: Valisi - Primo Contrabbasso: Zfalo Caimi Primo Flauto; Tassinari Ottavino: ATrevisan Primo Oboe: Trapani Corno Inglese: Ghignatti - Primo Clarinetto: Cancellieri Clarone: Capredoni - Primo Fagotto: Mazzini Paltrinieri Sarrussofono: Giuseppe Regarbagnati - Primo Corno: Michele Allegri Prima Tromba: Edriondo Botti Primo Trombone; UVsberto Montanari Basso Tuba: Saverio Scorza - Prima Arpa: Giuseppina Sormani Organo e Pianoforte: Antonino Votto - Celesta: Eduardo Fornarini Xilofono, Sistro e Batteria: Augusto Bergami Gran Cassa e Piatti: Arancesco Veronesi Timpani: Barilli ispettori del Palcoscenico: Duma e Cellini Vice ispettore: Rocchi Direttori del macchinario: Giovanni e Pericle Ansaldo Costumi della Sartoria Teatrale Chiappa Attrezzi della Ditta Aancazi et C. di Sormani Tragella et C. Gioielleria della Ditta Angelo Corbella Parrucchieri: Biffi e Sartorio Piume e Fiori della Ditta Virginia Ranzini Istrumenti musicali della Ditta Strumenti Musicali Bottali La è fa 9.41 TNT Hi PI n RARI T IR d wa È Lal AVALETCAUIT ATE PAIA RO i. È un campo situato (per chi va da Roma ad Albano) lungo il lato destro dell'Appia, alla sesta pietra milliaria. La via segue una linea obliqua fra questo e gli altri campi che si estendono dall’altro lato. La notte è nuvolosa. La luna pènetra a stento le dense nubi che la nascondono. Sull’Appia e sulle sue tombe l’oscurità è appena diradata da un barlume cinereo che non projetta ombre ; il campo nereggia più cupo. Sul lato destro della via, dalla parte di Roma, s’innalza un grande sepolcro che si prolunga nell’erba; gli si allinea d’accanto, progredendo verso Albano, una tomba recente su cui sta per estinguersi una lampa funeraria. Tra questa tomba e il milliario lo spazio è libero; poi segue una pietra sepolcrale quadrata e, poco discosto da questa, un vasto tumulo erboso che porta sul suo vertice le vestigia d’un’ara. Altre tombe si schierano sulla fronte sinistra della via. Molti rottami d’antichi monumenti sono sparsi intorno al grande sepolcro ed ingombrano anche il breve spa- zio che lo divide dalla tomba recente. Fra questi ruderi un uomo, nelle tenebre, sta scavando una fossa. È Simon Mago. Sul margine della via un altro uomo guarda, immobile come in vedetta, nella direzione d’Albano ; egli porta il cappuccio della lacerna sul capo. È Tigellino. La notte è piena di canti che giungono dalla vasta campagna, dalle lontananze dell'Appia; frammenti di canzoni portati dal vento, dispersi dal vento.VOCI LONTANE E SULLA VIA Canto d’amore Vola col vento, a SIMON MAGO Torna col vento... i? E lui: Passa un viandante che va verso Roma TIGELLINO con una bisaccia a spalle ed un bastone.No. LA GUARDIA DEGL’ACQUEDOTTI SIMON MAGO lontanissima Forse lo atterrì quel grido. Terza vigilia...TIGELLINO Odilo ancor, là... verso via Latina. SIMON MAGO Pur ch’ei non l’oda! TIGELLINO È profonda la fossa? | SIMON MAGO Profonda. Ma dalla parte d’Albano s'è udito un urlo di spavento: Tigellino sbalza sul- la via e incontra Nerone fuggente, ravvolto in una toga funebre e che porta un'urna cineraria fra le braccia. TIGELLINO ‘ accorrendo al grido Mio Signor N. ansando di terrore ed accennando dietro di sè: L'Enanidzlatt. TIGELLINO dopo aver osservato È il tuo delirio. N. No. La vidi...surse. Cinta di serpi... squassava una face... Poi la ingojò la terra. TIGELLINO lo sorregge, lo fa sedere sulla pietra sepolcrale che sta fra il milliario ed il tumulo. Qui ti posa. TIGELLINO Dove lasciasti il corteggio? N. A Boville. VOCE FERALE NEL LONTANO N.-Oreste il matricida Ancor più nel lontano risuona il canto di "prima : Canto d’amore Vola col vento, Torna col vento. Ricominciano le canzoni della notte. Volano per l’aria le parole d’una stro- fa amatoria di Petronio Dolce ridente Lalage. Giunge sull’Appia da Roma un’allegra comitiva al lume d’una torcia. Vanno a passo vivo verso Albano. Risuona una voce con questo epigramma Citarizzando scorda l'Impero... TIGELLINO sottovoce, come parlando Balza il vento e ne porta le canzoni Or dai monti, or dall’Urbe. N. trasalendo ed alzandosi Ancor quel grido! TIGELLINO È la canzon d’un ebbro; porgi. Fa per prendere l’urna che N. stringe fra le braccia. N. No. lo l’urna porterò sino alla méta. N. entra nel campo coll’urna fra le braccia. Tigellino al suo fianco lo guiderà fra le tenebre, lentamente. Giunti alla fossa si arrestano. N. Simon. Mago dov'è? Nerone depone l’urna sul suolo, presso la fossa. SIMON MAGO che non s’è mosso dal campo Qui supplicante I Mani d’Agrippina. VOCI LONTANE trasfondeva col bacio il iabro al [labro... l’anima errante progenie nova dal ciel... . ave, anima. Una voce lugubre si sparge nella not- te; s'odono queste parole: Voce dall'Oriente! Voce dall’Occidente! seguite dal popolarissimo verso d’una atellana: Torna Onesimo dai campi... e dal grido ferale: N.-Oreste il matricida N. subitamente, atterrito AN! tu mi salva! Lava il mio matricidio! Orrenda vita Vivo, pe’ gioghi di Campania in fuga, Meco traendo il delirio, le Eumenidi Flagellatrici e lo spettro materno! SIMON MAGO Dagli insepolti corpi emanan larve. Pronta è l’inferie. TIGELLINO Finchè il rito dura, Vigilerò. i Poi s’avvicina a Simon Mago e con accento concitato, staccandolo da Nerone, sommessamente gli dice : Spingilo a Roma, incìta L’audacia in lui; s’ei teme siam perduti. Ritorna sulla via Appia e s’apposta presso la colonna milliaria. N. prono sulla fossa ed immobile, incomincia come chi proferisce parole preparate con arte: Queste ad un lido fatal insepolte ceneri tolsi, Qui le trassi dove stende Roma sue tombe; Sacro sempre fu ridonare agli estinti la patria. S’inginocchia. Ecco, mi prostro, m’atterro, m’accuso. Se dei defunti lo spirto penètri Nell’alme nostre, il mio contempla, madre, Interno orror. quasi senza suono, inorridito e coprendosi il volto colle mani lo son l’ultimo vivo Di tua tragica stirpe, in me il Destino Tutte aduna sue forze e le consuma. M’invade il Nume antico! È l’opra mia L’opra del Fato! ergendosi fieramente E ben dicea quel grido: Io sono Oreste! PSA 0) Ho. d, PRI SIMON MAGO E tua Tauride. N. intuendo con gioja il pensiero di Simon Mago ..è Roma! Passa una famiglia di gladiatori; la precede il lanista, riconoscibile alla lunga ferula che impugna; gli sta a fianco uno schiavo con una lanterna. TIGELLINO Vanno silenziosi verso Roma. dall’Appia, sommessamente ma energico Zitti! Vien gente. sottovoce, ma concitato Presto. N. a Simon Mago, con ansia T'affretta. Si sotterri l’urna. SIMON MAGO A te. N. esita ad afferrare l’urna. Paventi? N. No. SIMON MAGO Presto. N. angoscioso M’ajuta. Simon Mago lo ajuta a calar l’ urna nella fossa. grescreazbiapiz indenni DO SIMON MAGO N. Più profondo. Più profondo ancora. Simon Mago comprime l’urna nella buca; poi, con la vanga la copre di terra finchè la fossa è ricolma. N. a Simon Mago È fatto? SIMON MAGO È fatto. N. Nascondi la vanga. Simon Mago va a nascondere la vanga fra i ruderi, poi ritorna, prende dal- l’acerra alcuni grani d’incenso, li spar- ge sull’ara thuraria, immerge l’aspersorio nell’idria, raccoglie da terra il velo nero, lo distende. SIMON MAGO copre la testa e il viso di N. col velo, insino al petto. Ti copra l’atro vel. N. Ajuta! Ajuta L’anima mia! SIMON MAGO tracciando con l’aspersorio dei segni arcani nell’aria Redimo te! Ti prostra. Amen rispondi. N. tutto prosteso, toccando con la fronte la terra, ripete: Amen. Dalla via Latina giungono col vento gli antichi anapesti d’Ibycos: Eros vibra da l’umide ciglia lo stral che riapre l’antica ferita d’amor. Passano sull’Appia due giovani viandanti; quello che canta poggia il braccio sulle spalle dell’aliro. Vanno verso Roma. Ancora dalla via Latina s’odono gli anapesti: ...ed io fremo siccome l’ardente corsier che ritorna alle gare del Circo. ì H ì s dI ì i i fl È I ANI IOTTZION LE SIMON MAGO Ti rialza. Lo ajuta a sollevare il capo e îl petto, malo mantiene ancora genuflesso. Spargi i libami. La luna si fa più torbîda. Simon Mago s’affretta a porgere a Nerone la tazza libatoria. N. h I E sangue? SIMON MAGO È sangue; innaffiane la fossa, E nel versar torci il volto. N. Ho paura. La luna s’è rannuvolata. Nerone piglia la tazza, ma esita a versare il sangue sulla fossa. SIMON MAGO Versa. Coraggio N. inclina la tazza, gira il capo e, attraverso il velo che lo copre, scorge dietro di sè, fra il gran sepolcro e la tomba, una figura spettrale sorta da sotterra, che innalza una face ardente ed ha il collo avviluppato da serpi come un’Erinni. A quella vista egli balza în piedi inorridito e corre a ripararsi dietro il tumulo, gettando un grido: Orror! SIMON MAGO (NANO Dopo un attimo di sorpresa va a prosternarsi ai piedi dell'apparizione. TIGELLINO che ha udito le grida, vede quella sembianza d’Erinni ed esclama: D’onde uscì ? UN VIANDANTE Qual grido? UN ALTRO VIANDANTE Olà! chi grida? TIG ELLINO Via di qua! IL PRIMO VIANDANTE Chi è costui ? IL SECONDO VIANDANTE Chi è costui? IL PRIMO VIANDANTE È Tigellino. N. come attratto da un fascino verso quella figura ferale che lo guarda: A sè m'attira. TIGELLINO afferra Nerone al braccio sinistro e lo sforza a seguirlo al di là del tumulo. Vieni Il velo, che copre il capo di N., cade. Appena il volto di N.. si scopre, L’ ERINNI drizza il braccio verso di lui e con un grido irruente lo nomina: N. N. fugge con Tigellino dalla parte di Albano. L’Erinni fa un passo per inseguirlo, ma il corpo di Simon Mago, prosternatole davanti fra le tombe e î ruderi, le preclude ogni via ed essa rimane come im- pietrita, col braccio teso, atrocemente pallida e cogli occhi sbarrati e fissi sul tuinulo da dove è scomparso N.. La campagna è ancora immersa nelle tenebre; solo la face dell’Erinni sparge un circuito di luce. SIMON MAGO sempre genuflesso, a capo chino, osserva celatamente, girando in basso gli sguardi, se il campo e la via sono rimasti deserti; accerta-tosene, si rialza, afferra ai braccio quella figura atteggiata a stupore catalettico e le dice, calmo: Sei colta. ARA fo L’ ERINNI (ASTERIA) senza scuotersi, con voce incolore, come irasognata Chi ama la morte Toccar mi può. SIMON MAGO abbandonando il braccio d’Asteria, ma badando sempre ad impedirle la via Non sperar ch’io paventi. L’idre al tuo collo attorte O son morte o morenti. ASTERIA appoggia la face al sepolcro, appressa le mani al suo collare di serpi e con gesto lento di minaccia risponde: Sperder potrei la malìa che le assonna E avventartele. Simon Mago prende la face e la solleva per rischiarare la persona d’Asteria. Asteria veste una specie di kalasiris egizia, a tinte fosche; ha le braccia nude, i capelli nerissimi sparsi in molte trecce sottiti SIMON MAGO Donna Strana ed audace, avernalmente bella, Tu sembri al raggio di questa facella Medusa, Ecate, Sfinge, Fumenide o dimòne. Chi sei? Chi cerchi? Qual forza ti spinge ? Perchè insegui N.? ASTERIA È il mio Nume e lo adoro! A notte cupa, Quando negli antri del funereo suolo Vagolo al pari di piagata lupa Ululando il mio duolo, lo lo invoco! Egli è l'Angelo crudel Che popola di spettri le tenèbre, Che scuote sulle plebi infami ed ebre Il sublime flagel. il mio Nume e lo adoro. Sotto un vel ora apparve a me davante. Poi sparve là. Con un impulso subitaneo si slancia sulle tracce di Nerone, ma SIMON MAGO trattenendola a forza, l’arresta di colpo. Ferma! o il tuo Dio ti sfugge. ASTERIA dibattendosi dolorosamente fra le mani di Simon Mago Vo’ seguirlo.... pietà! L’orror m’attira Come un amante.... e nell’estasi vivo De’ violenti sogni.... ebbra di pianto. E son dell’idre incanto E il colùbro m’allaccia e il sen mi cinge E il petto mi rinserra E stringe.... e lambe.... bduerra.ra E nell’amplesso della viva spira Sento ancora quel Dio che mi martira SIMON MAGO Dove ancor lo scontrasti? ASTERIA Sulle rive D’Anxur, tre notti son. SIMON MAGO Ed ei nel viso [ha&scorta”? ASTERIA Oh! come mi guardava fiso ! Ma il suo corsier impaurito il trasse Lontan, fuggendo, al lume della luna. Rimane ancora un poco assorta in ciò che descrisse. Ma tu chi sei che dell’anime lasse Tenti il facil segreto e il facil pianto? SIMON MAGO Son tal che rialzar può il volo infranto Del sogno tuo. ASTERIA Tu SIMON MAGO Sì. Nessun mai sappia Chi sei, nè ciò ch'io dissi. ASTERIA Mai. SIMON MAGO raccoglie l’acerra. S’ asconda Quest’ acerra. ASTERIA indica a Simon Mago il posto da dov’essa è apparsa: Qui. SIMON MAGO Dove? Asteria prende la face e conduce Simon Mago fra le due tombe ove i rottami nascondono un forame del suolo da cui si discende in una cripta. ASTERIA Qui, sotterra, E un antro oscuro d’ avelli cristiani Che si riapre dietro a quei delùbri. Dicendo queste ultime parole accenna ad una località oltre il tumulo, verso Albano. Simon Mago depone l’acerra presso l'apertura della cripta, poi va a raccogliere l’ara thuraria, il velo nero e l’idria in cui pone la tazza c l’aspersorio e ritorna là ove discende; lascia cadere gli oggetti nel forame della cripta, salvo l’acerra e il velo. SIMON MAGO Dammi la face. Asteria porge la face a Simon Mago che sta per discendere nel sot- terraneo. SIMON MAGO Qui sarai domani Col sol morente. Scende due gradini e s’arresta. Ascondi quei colùbri. Così dicendo porge il velo nero ad Asteria che lo prende e lo bacia e se ne avvolge il collo e il petto. Simon Mago, coll'acerra e la face, è sceso nella cripta fino alla cintola. S’arresta ancora una volta per dire ad Asteria: Ma pensa al fato che invochi su te. Bada! il tuo Nume ha carezze omicide. ASTERIA. Amor che non uccide Amor non è! E s’abbandona sulla tomba che le sta dietro; quivi, giacente, rimane. Simon Mago scende tre gradini della ‘cripta con la face in pugno e scompare sotterra. Incominciano a diffondersi le prime trasparenze dell’alba. Il cielo si rasserena. La profonda quiete dell’ora s’estende su tutta la campagna romana. Una donna in bianca stola, Rubria, viene dalla parte di Roma, s’arre- sta davanti alla tomba recente, estrae un’ampolla e la vuota nella lampa funeraria; il lumignolo si ravviva e riarde. La donna s’inginocchia, inclina il capo sulla tomba, congiunge le mani e, nell’alto \ silenzio che la circonda, prega così: RUBRIA Padre nostro che sei ne’ cieli, sia Benedetto il tuo nome. Venga il tuo Regno alla tua gente pia, Sia fatto il tuo voler in terra, come Nell’ Empiro immortale. li nostro pane cotidian ne dona, Come noi perdoniam tu ne perdona. Fa ch'io riveda quel che m’abbandona. Liberaci dal male. ASTERIA che giace sulla stessa tomba dove l’altra ha pregato, con voce fievole come un sospiro O soave preghiera! RUBRIA si alza, guarda dalla parte d’onde viene il sospiro e dice: Anima che sospiri, sorgi e spera. ASTERIA lentamente sorgendo O divine parole! RUBRIA appressandosi ad Asteria colle mani sporte e offrendole fiori Spargiam insiem le rose e le viole Sulla terra dei Santi. mani ZO SIT ASTERIA Il dono pio Porgi. E prende, con movenze estatiche da sogno, i fiori e ne cosparge la tontba, insieme a Rubria, e le zolle d’intorno; ma, giunta all’ultimo fiore, esita, s’arresta, lotta un istante contro un impulso interno, poi dice: No.... no.... stuggir devo gl'incanti Del tuo pregar. Io cerco un altro Iddio ! E fugge impetuosamente verso Albano. Rubria ritorna davanti alla tomba a pregare. Un viandante, Fanuèl, passa sull’Appia, d’accosto a Rubria, la vede, s’arresta, la guarda assorta nella sua preghiera. RUBRIA solleva il capo, volge il viso, lo vede e lo nomina: ‘ Fanuél! FANUÈEL Non t’alzar. Il nostro addio Sia questa prece che sale al Signore Fra i bagliori dell’alba. Rubria ricomincia a pregare con intenso fervore. Fanuèl continua a guardarla fissamente. RUBRIA levando gli occhi pieni di lagrime al cielo In te sperai! FANUEL con voce commossa Piangi ? Perchè ? RUBRIA Ho un peccato nel core. FANUEL Lust? RUBRIA Fanuèl. Non ti vedrem, più? mai? FANUÈL Seguo mia stella verso ignoti porti. guardandola fiso negli occhi Confessa il tuo peccato. RUBRIA Perdonar mi saprai se tutta dico La mia colpa? Mentre Funuèl sta per rispondere, s’avvede che l'apertura del sot- terraneo si rischiara e che un uomo, con una face in mano, viene salendo lentamente dalla cripta. FANUÈL sottovoce, a Rubria, indicando il posto Un agguato! V’è un uom fra i nostri morti. Fa qualche passo nel campo per ravvisario. (E Simon di Sebàste. RUBRIA tutta sgomenta e a bassa voce Il gran Nemico! FANUÈL Corri dai nostri, va, narra gli avelli Spiati. x RUBRIA guardandolo con ansia btu ‘ FANUEL Poichè un periglio incombe lo resto coi fratelli.) Rubria si vela il viso e s’avvia rapidamente dalla parte di Roma. La luce, mite ancora e senza raggi, a grado a grado discopre le cose remote, gli edifici sparsi qua e là nel fondo della campagna, gli archi del doppio acquedotto dell’aqua tepula e Marcia, qualche fastigio dei monumenti sepolcrali della via Latina. Molto lontano, forse dall’ottavo milliario, s’odono squillare, nel puro silenzio dell’alba, alcuni appelli di trombe. Simon Mago, senza accorgersi d’essere osservato, s'è messo in ascolto, si dirige verso il tumulo, lo sale insino alla cima e guarda attenta- mente dal lato donde giungono gli squilli. FANUÈL che ha seguîto collo sguardo ogni passo di Simon Mago, s’inoltra nel campo e lo chiama: Simon. SIMON MAGO dal tumulo, volgendosi Tu! Qui?! Gloria al tuo Dio dall’ alto Di queste tombe! Vieni e vedi. Fanuèl. esita sorpreso, poi sale anch’ esso sul tumulo ov’ è Simon Mago. Le trombe continuano a squillare. SIMON MAGO S' avanza una gran nube Di turbe. Echeggian trionfali tube. È il matricida, ei vien col suo corteo D' istrioni e d’ Eumenidi all’ assalto Del mondo reo, Poi, con un gesto largo che abbraccia tutto l’orizzonte : Pensa: i Reami, i popoli, le. Glorie, Le corone, gli scettri, le Vittorie, Tutti i raggi di Roma e di Nerone Non son che luci moribonde e torbe D’ innanzi al sogno mio, d’innanzi a te: Sui sette colli un Tempio (o Visione !), Un Tempio eterno che soggioghi l Orbe, MinESSO l’altare ‘tu, Profeta. e’ Re. . Tutto l'incenso che 1’ etere assorbe Vapora, immensa nuvola, al tuo piè! Guarda quaggiù. Pel sangue che l’inonda L’arca d’oro di Cesare sprofonda, Furibonda ruìna e precipizio. Plebi nefande confuse nel vizio Plaudono a Roma che canta e che crolla. Tremano tutti: Cesare, la folla, Le coorti. Fischiò dagli angiporti Già il greculo rubel. Cadono i morti Nel Circo e cadon nel triclinio i vivi E i Numi in ciel! Ma tu su quei captivi Del fango e della porpora distendi Le tue mani, la tua virtù mi vendi; Due Sovraumani vedrà il mondo allor! Vendi il miracolo, t’ offro dell’ or. FANUÈL scende dal tumulo e terribilmente esclama: Anàtema .su te! Maledizione! L’oro tuo piombi teco in perdizione! saran to” di è ide SIMON MAGO L’ira tua scagli invan contro il mio scherno, Povero nunziator d’ un Regno eterno Senz’ oro e senza eserciti. FANUÈL La condanna orrenda e forte Or su te confermi il ciel: colla massima veemenza lo t'estirpo da Israel! SIMON MAGO Fra noi due c’è guerra a morte! Si sfidano collo sguardo come due fieri nemici prendendo due vie opposte. Fanuèl ritorna sull’Appia e se ne va verso Roma. Simon Mago scende dal tumulo e s’allontana dalla parte di Albano. N. e Tigellino ritornano ‘da un sentiero dei campi e s’arrestano al tumulo. La toga di Nerone, tutta scomposta, lascia vedere una mi- rabile tunica oloserica tinta di porpora jacintina e sparsa di palme d’oro. N. porta al braccio sinistro un’armilla di pelle di serpe chiusa da una borchia di gemme. Ha, come Tigellino, un focale di seta annodato intorno al collo, sul petto una collana d’ambra mista a molti amuleti: dalla cintola gli pende un largo smeraldo ovale attac- i cato ad una catenella di perle. N. Nessun ci segue? TIGELLINO osserva il sentiero donde sono venuti. No. Sosta il corteo Lungo i campi di Persio. N. guarda paurosamente il sepolcro dove sorgeva Asteria. TIGELLINO Ebbene ? Sparve. N. sempre cogli occhi rivolti al sepolcro, cupamente S’ergea fra Roma e me! TIGELLINO Andiam. Che guardi ? A. Oli ren N. volge gli sguardi inquieti sul posto dove ha sotterrato l’urna ed È esclama atterrito: Si scorge il labbro della fossa! Tigellino va a calpestare quelle zolle per disperdere le tracce del seppellimento. Nerone lo ha seguìto. S'odono dalla parte di Roma dei clamori lontani. TIGELLINO prendendo per mano Nerone Andiamo. N. staccandosi da Tigellino e con grande agitazione TIGELLINO Fuggir? Dove? N. Non so. Dove migra il cantor trova una patria E sola gloria è 1° Arte! TIGELLINO E di che temi? Crede il Senato al tuo messaggio, crede Colta Agrippina ordendo la tua morte, Poi da sè stessa uccisa. N. Alla menzogna Fingon dar fede. TIGELLINO E lor viltà ti giova. N. Se rivarco le mura a chi mi volgo? Al Senato? alla plebe? TIGELLINO che da qualche istante porge l'orecchio alle grida che s’avvicinano, corre sul tumulo, guarda verso Roma e risponde: E luna e l’altro Per te dall’ Urbe accorrono. N. atterrito e con sùbita ira Qual folgore Sparse a Roma il clamor del mio [ritorno? TIGELLINO arditamente dal tumulo lo. N. con maggior ira e minaccia Tu, ribaldo? Violenza porti Sui dubbii miei? TIGELLINO Si. Per salvarti. Mira! Si slega dal collo îl focale di seta rossa e, mentre l’agita nell’aria, soggiunge: A questo cenno il corteo s’ incammina. Mentre Tigellino sventola ancora îl focale, s’ode squillare non lontano una chiamata di bùccine come per un esercito in marcia. Dalla via di Roma i clamori aumentano. TIGELLINO scendendo dal tumulo Ecco i corrieri Mauritani. Mira! N. Da ogni parte m’assalgono! TIGELLINO T'appressa. VOCI INDISTINTE che si appressano da sinistra Ei s’appressa, esso è là, s'ode il [clamor, ALTRE VOCI Ecco i Numidici corsieri.. Gioja! Il Popolo irrompe in scena, restando pur sempre sull’Appia e correndo verso Albano. ALTRE ANCORA Ei viene! ei viene! egli è là! egli [è salvo! Corri! s'ode il clamor! ei viene! è là! Tre Precursori Mori, a cavallo, passano di galoppo sull’ Appia, risplendenti . d’armille e di falère. Ser IOGE N. invaso da terrore si rannicchia fra il gran sepolcro e i ruderi. Chi mi scorge m’uccide. TIGELLINO avvicinandosi a N erone Ecco le schiere. con grande concitazione Se indugi sei perduto. N. rimanendo nascosto fra le tombe Ah! dove fuggirò? Chi mi nasconde? Tigellino abbassa il cappuccio della lacerna sugli occhi e s’avvicina alla via, ripartendo la sua vigilanza ora sul corteo, ora su N. POPOLO È salvo! Gioja!mALTRE VOCI Corri! Corri! Ei vien! PRETORIANI Largo, la via sgombrate POPOLO Avanti, olà! ALTRI Corri! là! Corri! là! Vengono gli Eneatori colle loro squillanti bùccine di bronzo. AUGUSTANI Udite! Udite! Segue un vasto carro tratto da cavalli, pomposamente ornato, dove stanno ag- gruppate, gittando fiori e cantando, le Ambubaje cinte il capo di mitre siriache. Le fanciulle Gaditane seguono la teoria del corteo danzando e gettando fiori. Portano incensieri, cetre e lire. AMBUBAJE Apollo torna. Nubi di fior volino ai zeffiri, |’ lri [baleni nell’ etere. Apollo torna, e con esso Tutto un esercito in danza. Il corteo s’arresta fra fluttuazioni cou- trarie. POPOLO Avanti! Avanti, olà! Apollo torna. Avanti! GOBRIAS Torna Onesimo dai campi. POPOLO Largo alle schiere, largo! Gioja! Gioja! TIGELLINO L’exaforo s’appressa, ivi ti crede Il popolo clamante. Odi le grida, scuotiti. PRETORIANI Largo! Largo! Sgombrate ! Si ristabilisce l’ordine di marcia del corteo. AMBUBAJE AI colle! al collel AI colle! La marcia nuovamente impedita s’arresta. POPOLO Fermi, olà! ALTRI Avanti! Avanti! VOCI DIVERSE Largo Largo al corteo ! Olà! L’amazzone Greca s'avanza. Largo agli Augustani! Giunge l’exaforo. La via sgombrate! ll corteo si rimette în marcia. Preceduto dalle fanciulle Gaditane, passa un gruppo di Phalangarii. Poriano sulle spalle un fèrcolo su cui si innalza una statua di rame, rappresentante una Amazzone. TUTTI Apollo GOBRIAS L’orco già da’ piè mi tira. Le fila del corteo si spezzano ancora. PLEBE Eilwieny E giunto là! Avanti! Gioja! nia e N. Mi lascia. TIGELLINO L’eneator t'annuncia. N. Ecco, rinasco Libero e forte. Andiam! DOSITÈO É là! B là! S’appressa! Fendiam la calca! Ei vien! GOBRIAS Fi torna, è salvo il Dio del Circo! PLEBE È 1a! È salvo il Dio dell’Odeo! Qui si ristabilisce ancora una volta l’ordine di marcia del corieo. Passa una turba confusa d’ Armeni, d’Etiodi, d’Indiani, di Greci, d’Egiziani. Passa- no alcune schiere di soldati ausiliarii coi braconi alla barbara e passano dei Rheti e dei Galli. GOBRIAS Roscio risorto Novello Turpione! DOSITÈO Tu snidi il Nilo, fendi l’Istmo, instauri La terra e il mar. GOBRIAS Trionfator d’ Armenia! POPOLO Trionfator Eccelso Bello Forte Silenzio! È sacro il coro. Passano Ambubaje e Augustani. AMBUBAJE E AUGUSTANI Ave, Nerone, voce di Ciel, Beata Roma che t’ode! Canta, Apollo, Canta l’ode d’amor non prima udita [dal mondo! TUTTI Ave, N.! Canta lode d’amor! TIGELLINO Corri al trionfo! Affàcciati alla plebe! N. Ascolta. TIGELLINO Or su. N. fa per avviarsi ardito verso l’Appia, s’accorge di passare sulle zolle dov'è sepolta l’urna e indietreggia. Ah! dove passo TIGELLINO Corri dritto alla mèta. N. Cantano i versi miei. Passano tre decurie di Guardie Germaniche.Fra le file dei soldati circolano parecchie Ambubaje 0 camminano appajate ai soldati giojosamente. Frattanto si avanza un carro, tirato a mano da quattro schiavi, dove sono accatastati degli attrezzi teatrali. Dietro al carro e d’intorno camminano gli i Artisti Dionisiaci che indossano le loro vesti teatrali. DIONISIACI L’ebra Mimàllone già diè fiato alla [Bacchica tromba, Doma un giogo di fior la lince, le [Mènadi ardenti Evion gridano ed Evion Peco [remota ripete. TUTH Evion! Evion! Evion! Evion! Entra l’exaforo che s’avanza lentamente. I littori che lo precedono, coi fasci laureati, respingono la folla. L’exaforo è portato da sei schiavi Etiopi, una corona di giovinetti asiatici lo circonda e una torma di Pretoriani a cavallo lo segue. AUGUSTANI E DIONISIACI Ave, N., tua lieta stella splende. TIGELLINO spinge N. verso la folla plaudente, poi corre sull’Appia e comanda ai littori: V’arrestate. VOCI Chi è là? CATE BELEN e) ANTI GOBRIAS Apri il velario.ALCUNE VOCI Chi è là? ALTRE VOCI Apri il velario. ALTRE ANCORA È Tigellino. LO SCHIAVO AMMONITORE Fortuna a tergo! N. în tunica di jacinto e d’oro irradiato dai primi raggi del sole No! Fortuna in fronte ! Un grido di gioja irrompe dalla folla. TUTTI Evion! Evion! Ah! Gioja! Gioja! Almo Sol! Alma Roma! Ave, N.! i giovinetti Asiatici schiudono le cortine della lettiga, mentre d’intorno a N. piovono fiori e nastri e fronde di palma e ghirlande, fra le grida e gli squilli del trionfo. Tutta la scena è irradiata dal sole. REA REATO VIRA IRIDATA PEIZI TI DIE III DI IAT VET DOTI III IDA LT ANIRI DRE IRR SNNTI RIIATI o BIT ELI MED PRI ITLAI EN EDITE TEA TIRIZETI AI AT MIO DLE MITI INTEL DINT TTI ANTI TAL on: tre n ct I AT i PUT e i 1 dr ale ì } # 4 4 x È Metz 1 A TT) 4 # à Meri LE: a =» iL i IR ii Si Mie f i rr 1 i ZA i è I i, Pal p # Ti \ G / 7 La : PR” 4 Tr 9 PORGILOR i fi È y "I i È i \ L'A Ma LA Mc ter DAS 4 DI în Las a sani 1 LA: ai ea RARA 4 Pi i | ta ’ La È { 9 a } E) i ì » = ERO hd ‘ LEGIONE i un v î : i P ; i ue veti al METIS PORTEREMO ORE GIORIO RO TORO E O, mV» Pag ì È e PI ba ‘ I bia”, F Papi A vr. meri Ce 4 A Ù ui di E ll ; dirà a È ; veli 4 k RL Fo A Het. #3) IT è VO, DA i va i | PESSOA VT LA i Me TI ant i A | è el b<) - ; a” YA ada Pi,, î # = . ue. ; i PI 4 bi} TA ee Dart: AR e i; i : i POT Si . Ca I Ci i Cva PR Dia, e x : I c ci phi ì ù Ba Pi % i (0 hi 59 ‘9 4 Mr, i MRI né: ME n vt di: ì Ù PI pad Pa LE Ù I Ti h ì Cp I AP OI Uri e SR (ia i PRON È n *A#C ‘ cia NIIA tia UA E 3 À i Mt Da ° N pio 14' TC + ’ di Dr4 al a; e dti Da f Di mat ; | SERVO LE AR AM e hg IAT Pia y ra #74 RI : n) î ( i j INT di hi ; ; | È ; sd AAT Pan asa Det TA IR USE Me dea PI i PO 4 x nà OI TIRO RT ETERO VA OE RTOTATO RO 18-00 i ì POINT i e fi A » 24 é ] LE i î - i ' U s [ A e \ i P È i 4 pay: Ù ;, dA me vi us d abi rn a Lé, EN q di A NOM Ds er: PR el Lia ni Must e LI Ù ì 1° Ni x CAT ì Vi Li Ti : i, ri ri Ù Ì ì N ) x L) Ve, \ TREIA ì 4 ì È Î t] F) % VIQUOE MI; a î Fi ju : ) 0 i) 1} il VESTE PI } (N ” ì ;Î u) P) \l ) i i bei È, ? TARA, i Gi i | i 4 e’» "A Eri aa ei Fa: i I TORO OOO è DI A CA ix eu 7g de te PNRA, D MENTA: 2. LI Pe, OA \ RI j at [on, ; là Pai ar RE ; sla; LE NUORA Ei ] a, MAS su PARA 2 1° ti A va RAI AK Dpr) Li {VI SI BRIT ATTI ABELE LE SAC NENTTALI I TIVI GI BPIREA TATA TIA ILE VE IDZ ANIA POI E III IE PERE SOTTO PDT E PATATE ALI LE BI 17 INC MERITA DL VITARA FIA TIAL IATA MANI ATOIO DE IABISIETMA MIE MRI NIC DOO II VR TAIRIDI EI VETTO ZITTI PODICTI ESTATE PREIS IC IAA ALSEZIONE CPI VT VALE Gio) | PI i ESITA TL II RATA, OLA DARNE CARINZIA TAV] TRISEA NT PRI D arde IERLELIEVI SRI RIITTOTINE AMRITA TA ; sea? ° di VT N}, ì, È | A “i Ì “n e db ANI \ PG K SI d ra Ce Beta» i ia Ì : NA ri f, \ Ù parta Ùi SAVE, "a a L a a COVE ON TT Y PR = MANI Sa date ae ka | p' Ln è ) % di Pd Ul VA i Tee conse E) arr un È Mirri, erre Dan E $$ de alt Il bat” è i vas: i fai Rea PETE condi d; tI VP Ù ci SESIZ: Dre rana “ o repo nes ton oe erirzomee ERA <A Mirra 7 d SARI CIRIE PI DAPIIA PEN ERI IENA EIBTATE DATRONEI ILVTI SVSTE GITE DELITTI RITI: sviene ETTER SPINTE AREACIRI EL BIEIIVTICA VARI vi È nica È un tempio sotterraneo; visto nel senso longitudinale appare diviso in due parti. Un'ampia cortina, tesa fra due pilastri addossati alle spalle d’un arco trasversale, separa il sacrario, riservato ai sacerdoti ed ai loro misteri, dalla ce//a ove pregano i fedeli. La cella è affollata da gente d’ogni classe e d’ogni paese: Matrone adorne di ric- chissime vesti, portanti in capo una preziosa ?24%24/ od altre acconciature sfarzose; schiavi in rozza tunica, e, fra questi, alcuni colla fronte segnata dallo stigma dei fuggitivarii; qualche liberto in pomposa lacerna dissimula, sotto dei nèi artificiali, gli sfregi del volto; eleganti cavalieri ed aurighi d’ogni fazione. Di fianco all’ ingresso un mercante d’idoli ed un venditore di tavole votive spacciano la loro merce. Un tempiere sta presso al vassojo delle offerte. DITE DNTAZI EVA MIR TE DONIZETTI EA TOI IA ano D’un tratto la cortina si spalanca e si scopre agli occhi dei fedeli il sacrario. Tutti coloro che stanno nella cella s'inginocchiano. Simon Mago, in manto e tiara d’argento, col petto scintillante di gemme, sta sulla gradinata dell’altare e fra le mani, coperte d’un drappo prezioso, tiene alto levato un calice d’oro. Un raggio fulgidissimo scende dalla volta del tempio e illumina tutta la persona del Taumaturgo. Due sacerdoti situati più basso sostengono, sotto il calice, un bacino d’oro. Altri otto sacerdoti sono scaglionati sugli altri gradini fra le statue policrome, e la loro immobilità è tale che si confondono con queste. Quattro fiabelliferi ergono dietro il Mago i loro flabelli di piume bianche; due 4ierodulîi reggono, colle braccia alzate al disopra del capo, due urne d’oro da cui vaporano degli aromati fumanti. Un altro innalza un vaso di bronzo su cui arde una fiammella turchina, un altro tiene aperto davanti al petto un dittico dove sono tracciati dei simboli. Ai piedi della gradinata stanno schierati alcuni giovanetti con delle grandi arpe e delle cetre e dei sistri. Presso i pilastri dell'arco sono appostati due tempieri, e nel centro dell’arcata Gobrias. (giovane discepolo di Simon Mago) e Dositèo, vecchio sacerdote, stanno rivolti verso la folla. Nella cella i devoti guardano, in atto d’ansiosa aspettazione, il calice raggiante. D’un tratto un largo fiotto di sangue trabocca spumeggiando dal calice e cade nel bacino sottoposto. Nello stesso momento sorge dal braciere ardente una densa colonna di fumo che invade il sacrario e nasconde Simon Mago alla vista dei credenti. La cortina si chiude; Dositèo e Gobrias sono rimasti al di là della cortina, sul limitare della cella. SIINO ZARA SENTE DITTE AI SPIRI TREIA FIIOZIIUSAI DIRPTI SAOIITT RI ERENIITIA È ielialieo e en i PARTA IATA FINTA AADHRED ERO GMAT IMITA TOMICA VENTI LITI ZIZAIE DAL LEDA NI LATERIZI PE TARGA ZE RAISI ALITO ANA A TMNTRS IA A PIVA CELIO DRITTO TETI PIT AA ID LS ae 17 PrO {EDILI IDRICA IEEE I SORIA II TIA DITA terreni: 0 IRR DIGO IE III NILE DD DS TRE T TTI IRPI MATRICE NCAA LA! SIATE ITS AA TRLAEE EMILIA (NEL SACRARIO) SIMON MAGO a Gobrias, mentre î fedeli continuano a cantare il loro salmo. Odi il fedel gregge mugghiar L’incomprensibil càbbala al ciel. GOBRIAS colla tazza în mano e con piglio ilare appressandosi a Sîimon Mago Vedi il festin sacro brillar! Sul lettisternio profuso è il vin! Tempra il falernio succo la neve; Voglio al divin scifo libar. Corre al desco ove coglie una tazza già piena e poi ritorna nel gruppo. Dositèo lo segue e lo imita. PFA AA ARTCRI PRITAL A, DI IALIA IICIAICI MI TA I ALZO LI I MIINTPE CLIMA ORATORI FU FRI TI ALI ALTI EMPATIA TT R IRE VAT PITRITTN AAT ZIALE LOSZAE PON TTT PAL RI SEA RA EDI TINTA I IZ IEZE DINI DI IONIO AITIIIIII VCO TATO ORICA TMT RITA TA MATTI (NELLA CELLA) | I FEDELI inginocchiati Stupor Portento GOBRIAS e DOSITÈO | È compiuto il Mister. I FEDELI alzandosi disordinatamente Miracolo Simon al ciel volò GOBRIAS i Preci ed offerte. Iltempiere girafra i fedeli con un piat- ! to per raccogliere le offerte. ALCUNI FEDELI Proùrche, Bythos, Sigeh, Logos, [ Anthropos, Zoè Noùs Ecclesia, Eccelsa Og-[doade; Gobrias entra nel sacrario seguito da Dositèo. TUTTI Noi t’adoriamo. ALCUNI FEDELI Profondo Abisso, imperscrutata [origine i Degli Enti primi e immenso mar [degli Esseri; TUTTII Noi t'adoriamo. 2a reo anti lar FIORIRE TAN LETI IONI TP INTO MATTI PATO: E DMN AT SCA TETI i FIOPETEERA SP RARI ZENO SII IERI LIDIA STASI INDIZI IE ETA TMTIRET RSI Ma pria dal vergine labro si deve un Dio propizio la prima asper- [gine con comica ipocrisia Pio sacrifizio che il suolo irrora Inclina leggermente il labro della taz- za verso terra în atto di burlesca devozione e sparge qualche poi ripiglia con Dositèo e Cerinto: occia di vino, Ma poi ch'è greve il nappo ancora, L’àugure beve dietro l’altar. Tracanna tutto il vino d’un fiato. SIMON MAGO Zitto! GOBRIAS Siam ilari, si. beva! Ribeve, DOSITÈO e CERINTO Zitto SIMON MAGO Zitto GOBRIAS S'esilari l’alma! Si beva! SIMON MAGO S'ode ancor l’inno. cortina. Gobrias è corso a spiare aitraverso la |SIMON MAGO a Gobrias Che tenti? GOBRIAS RATORI MOIS NET ZITTA TEA O Esploro, II ALTI GADGET TILT ELLA IVI su se ALCUNI FEDELI Per te preghiam, per te che gemi [e sanguini Nell’ombra eterna, agitabonda [Prunikos ALCUNI FEDELI In te speriam, in te, Divin Paràklito, Disceso in terra col celeste Pneuma. TUTTI In te speriamo. ALCUNI FEDELI In te crediam, nel tuo Mister, nel [calice Cruento che in tua man fervendo [imporpora. TUTTI In te crediamo. FAI ISIONA TA LITRI MOTI DI IEEE TI ISLA NI NITTI RIA III ER i LATI ATINTATZ TA DEDICATI VA DIL TRITATI RATES ATI APREA TIVA DCI IPER LIDIA TAL ITOT DATATI ELI ORI DIARI STORIE NETTI rrà GOBRIAS | Alcuni fedeli, nella cella, appendono ; degli ex-voto alle ginocchia dell’idolo, SME FRANE altri depongono delle monete nel piat- to delle offerte che sarà portato in giro dal tempiere. Un vecchio col capo co- perto da un palliolum che gli ripara anche le spalle, e sorretto dauno schiavo, sale sul basamento dell’idolo. Guarda! Essi appendono votive [tavole. S’ode un tintinno d’argento e d’oro. SIMON MAGO Favole attendono, vendiam lor favole. GOBRIAS Presso la statua, sul plinto sacro Del Nume un vecchio parla. I RIZZI METTI TIE IENA ATRIA TITLES NADIA PMT A SNO GILLIAM LISTINI MESIA TI SIMON MAGO IL TEMPIERE Che chiede ? | Date le offerte. rase nes Miane i SRD GOBRIAS Parla all'orecchio del simulacro. SIMON MAGO ALCUNI FEDELI Oh! quant'è fatua dell’uom la fede! Dell’effigiato Nume il bronzo o l’è- Paura e speme e il Tempio impera. [bure Per te cammina, profetizza e palpita. GOBRIAS e CERINTO Cingiam la chioma coll’eliocriso. SIMON MAGO Nostro è chi teme, nostro è chi spera. | DEI i Tutti al miracolo che li conquide Noi t'adoriamo i. Drizzano i volti, l’animo e il canto. | Pregate, stolti! Pregate! Intanto L’àugure ride dietro l’altar. SIR TRN SEG ME ASI LZ BEL DITE MAS IERER IT MERITI PMI DEI ELIAA Gobrias beve presso il lettisternio. GOBRIAS e DOSITÈO alternatamente No, senza riso non posson gli àuguri Guardarsi in viso. Gobrias tracanna, poi corre al desco e s’incorona comicamente brillo con una ghirlanda di fiori gialli. CERINTO a Gobrias Ah! Ah! AN! Bevi SIMON MAGO ALCUNI FEDELI No, no, non ber! Pazzo cervel i Noi t’adoriamo! Pronto a celiar. ! GOBRIAS Vo’ ber! Mio dritto quest'è Vo’ ber! interrompendosi CERINTO No, non déi ber! I SACERDOTI Zitto laggiù! Zitto! Lo scempio cessiam! GOBRIAS Mio dritto Quest’ è. ALCUNI FEDELI Mo MAGO i Proàrche, Bythos, Sigeh, Logos, Nel tempio ci ascoltan. I [ Anthropos, Zoè, Noùs, Ecclesia, eccelsa Og- [doade: SIMON MAGO I SACERDOTI Zitto Un gruppo di sacerdoti circonda Go- | TUTTI i brias, tentando strappargli la tazza di mano; egli colle braccia alteladifende. Noi t'adoriamo Cerinto, Simon Mago e Dositèo non | È | fanno parte del gruppo che assedia\ Il salmo nella cella è cessato; ritorna Gobrias. la calma anche nel sacrario. | AUF IESE CARS MSA IMI DS LNLOIAABRI0R SO ER (000 INTO RAZOR RIO IAS PINZA F AVA RAO E PINI A ITA TINTE TT SSN ZLATE ITA CRI To ce een eee Li e ee ene ai arri) VIII SALZA È PO i LITTA NI ALTEA SIENA! I) OZZANO INTATTI ZIA AIIEIIZZ IA LEDA TIA EEA ADONE ZIE REALTA TOA N AOL AE eg SIMON MAGO a Gobrias Non cantan più. Tu scaccia quelle genti Pria che giunga N.. Gobrias corre allegramente verso la cortina che divide la cella. A Dosîtèo Spegni le faci. Arda il sulfureo cero. A Cerinto, indicando il manto e la tiara Riponi quella spoglia. GOBRIAS sul limitare della cella, rivolto alla folla Ite, credenti, e nel varcar la soglia Inchinatevi al Genio dell’Impero. I fedeli si alzano, s’inchinano davanti la statua di N., alcuni vanno a baciare i piedi dell’idolo, altri abbassano il capo davanti la co- lonna del serpente di bronzo e tutti escono dalla porta a sinistra. Intanto Dositèo eseguisce gli ordini di Simon Mago: spegne i lumi, accende un cero che sparge una luce verdastra e lo colloca ai piedi della gradinata. SIMON MAGO a Dositèo Dositèo, Precedimi nell’antro ond’io riempio D’oracoli la cella. Sovra l’altare, iridescente stella, Scintilli il prisma. Gobrias, rimasto immobile sul plinto, corre a spiare dalla porta del fondo. Ai citaredi ed ai sistrati E voi dall’ipogeo Suscitate gli arcani echi del Tempio. Dositèo e tutti costoro escono dalla porta bassa dell’antrum. GOBRIAS accorrendo nel sacrario Giunge N. Simon Mago sale l’altare mentre Gobrias vuota un simpulum di vino. Gobrias ripone il simpulum nel recipiente del vino e sale a salti la gradinata. RI INERTI LI III TOI E RIOT DTD E TRIED DTA LINZ MIE € RATE, SID RITI SIMON MAGO Tu qua ti nascondi. Apre l’uscio segreto e indica a Gobrias il nascondiglio dietro l’altare. Se il tuon del bronzo romba Smuovi quel fulcro e tutto si sprofondi L’altar nella sua tomba. Gobrias penetra nel nascondiglio. Simon Mago chiude l’uscio segreto su Gobrias, poi ridiscende ed esce dalla porta dell’antrum. Ritorna subito dopo tenendo Asteria per mano. La porta laterale della cella si spalanca e discopre un'ala sontuosa ove si scorgono N., Tigellino, Terpnos, e dietro d’essi alcuni Pretoriani e una decuria di Guardie Germane. N. e Terpnos entrano nella cella, la cui porta subito si richiude. SIMON MAGO ad Asteria Su quell’altar tu déi salir. ASTERIA Travolta Son ne’ misteri tuoi, ti seguo e tremo. SIMON MAGO N. qui t'adorerà. Lo ascolta. ASTERIA Oh, sogno mio supremo! Oh, so- NERONE [gno mio! accompagnato sulla cetra da Terpnos, i canta: Un supplicante attende e prega SIMON MAGO Che il sacro vel per lui si schiuda. Lo ascolta! Ei già t'implora. ASTERIA Ma sull’altar perchè Tu aderger vuoi queste membra [mortali? SIMON MAGO salendo la gradinata e conducendo a forza Asteria riluttante insino all’altare Non indagar. Sali al tuo sogno! Sali! ASTERIA Pietà SIMON MAGO Sali con me! Sali con me! ASTERIA Fi m’ha nomata! SIMON MAGO sottovoce Egli la Dea ti crede Che sulla notte e sui terrori ha [ regno. Bada a te! Se ti sfugge solo un [segno Di tua mortalità, se scosti il piede Da quest’ara e dal raggio che t’indìa, Tutto crolla. PRAIA II ATEI RTRT NATIA LIE TODI LONTANE TEA III BISTLIO LEI ZZATINA TIMO TITANIO MITI N. Placata alfin Ramnusia, in terra, i Indulga; arrida Asteria in ciel. N., con un gesto appena accen- i nato, congeda Terpnos che esce tosto ‘dalla porta d’onde è entrato. N. rimane ginocchioni ad aspettare a capo chino, toccando amuleti appesi al petto e applicandoli alla fronte. ASTERIA Mi danni alla tortura ! SIMON MAGO dopo aver cercato con un gesto di far tacere Asteria, le chiude colla palma la bocca. Nell’antro ov’ io m’ascondo Tutto vedrò ed udrò. Tu, schiava mia, Ravviva in lui la speme o la paura E tuo schiavo sarà chi ha schiavo il mondo. Simon Mago scende. Asteria è rimasta sull’altare, soggiogata dalle parole di Simon Mago, appoggiata all’ara, immobile. I} î ge frenate rs È DIPANA N DIZIA IE INIT ATA R TIRI I SILE NI LIDI MEDE RATE PERITI NETTI SITAFINIDI DI UTO RATIO ATER II TO LIMO TNTIZI ATER IRITRN IR DI LITI DIRI LATITANTE TL 2 Simon Mago schiude un poco la cortina e passa nella cella. Non ri- mane altra luce che quella del cero e del braciere ardente; anche la fiamma dell’ara è spenta. SIMON MAGO a N., dopo socchiusa la cortina T'è concesso varcar l’occulta soglia. N. s’incammina, arriva sino al limite del sacrario e fa per entrare, ma Simon Mago lo arresta. SIMON MAGO affrettatamente Erri. Col destro pie’ N. s’arresta sgomento e corregge il passo, ma non varca ancora la soglia. T'inchina. N. s’inchina. Passa. N. varca la soglia. SIMON MAGO Gli sguardi abbassa. Il tetro ammanto spoglia. N., a capo chino, eseguisce tutti i comandi di Simon Mago. Simon Mago lo conduce, tenendolo per mano, davanti allo specchio magîco. La fioca luce del sacrario non arriva a illuminare Asteria. SIMON MAGO Ecco il magico specchio in cui rifrange Sua luce astrale l’infinito Abisso. Solo uno sguardo intensamente fisso Giunge a discerner la spirtal falange. Qui la vedrai, se tieni gli occhi intenti, In quel baglior di porpora e d’elettro. Poscia, indicando lo scudo appeso accanto allo specchio e la mazza di ferro, soggiunge: E se uno spettro appar che ti spaventi, Batti quel bronzo e sparirà lo spettro. Abbandona Nerone, solo, davanti allo specchio magico ed esce dalla porta dell’antrum. ZEN } Un raggio iridescente scende dalla volta del Tempio e illumina Aste- ria la cui immagine si riflette nello specchio. A N. Ah! sparisci! Atterrito impugna il maglio di ferro e sta già per colpire lo scudo, ma subito s’arresta. No No. Sei del miraglio L’illusion. i Avvicina lo smeraldo all'occhio. Ma ben ti raffiguro. Strano mister. Par specchiato sembiante. S’avvicina, con intensa curiosità, allo specchio e lo tocca; abbandona i lo smeraldo. Ah! qual pallor sul suo volto.... e sul mio! Vediam. Si volge e vede Asteria sull’altare. Ahimè ! Inorridito fugge verso l'angolo opposto a quello dello specchio e si copre gli occhi colle mani. Non m’accecar! Porta la mano destra alle labbra in segno d’adorazione e, senza osare d’alzare gli sguardi, si avvicina ai piedi della scalea e bacia il primo gradino. Tremenda Protettrice dei morti! Un giorno in Tauri Tu promettesti pace a un matricida. La stessa grazia imploro; inginocchiato su d’un ginocchio solo al par d’Oreste Io non senza cagion la madre uccisi. Dal suo spettro mi salva ! Ripiomba col volto sulla gradinata dell’altare.ASTERIA sempre immota, fissandolo, con un accento languido di sogno Sorgi e spera. N. sollevando la testa e gli occhi a poco a poco insino ad Asteria Oh! come viene a errar presso il mio core La voce tua! Al par d’un bronzo echèo Risponde il core. Sorge lentamente e, guardando Asteria, si toglie dal collo il monile di smeraldi; mentr'egli compie quest’atto, Asteria con eguale lentezza: e cogli occhi fissi su Nerone si toglie dal collo le serpi avvolte e le lascia cadere nella cista mystica che le sta d’accanto. PON ET NETTA MOVE IPO A REI RL! REATI PILATO E BILI VITTI RO ESITA EZIA NITTI TTI DAD e IN I TANARRE DETTATI ATTI AES INIT ALII STI DIRITTI TIA PALI AIRIS PIL REA ISIS I TIRA IN DIETE USE NTI DET MA NTATZI MASO METZ LETTA EI MNT REIT PATRIA N. Tu dal sen disnodi La vivente lorica, io surgo e getto L’offerta ai piedi tuoi. Getta la collana di smeraldi sul tripode dell’altare, alla portato deîla iano d’Asteria. Poi, seguendo con lo sguardo le movenze d’Asteria. prosegue: Ecco; la Dea si china. Coglie il monil e il sen s'’ingemma. Bella Fra i lividi smeraldi Scendi Scendi Sul sognator de’ prodigiosi imeni Come sciolta dal ciel cade una stella Scendi vèér me, Selène! Ecate! Asteria |! Vago Eòne lunar! Magica Iddia Dai mille nomi, scendi! Ognun di quelli Sarà un nome d’amor ! Ma immota resti, Dea degli alti silenzi, al par dell’astro D’onde tu migri nell’ore incantate. No... nel tuo cor sangue umano non pulsa Ma il freddo icore de’ Celesti. Guarda lo... rapito dal senso, amor spirante, T'imploro S'è gettato sui gradini dell’altare sempre cogli occhi fissi in Asteria e colle braccia tese verso di lei. Essa rimane immobile presso all’ara, colla testa arrovesciata; come irrigidita dall’estasi. Oh! duolo! Una Immortal tu sei ! Donna ti voglio e anelante nei fremiti Fieri del bacio! Ah! ch’io. non maledica La tua Divinità! Già il sacrilegio Portai su Vesta, allor che a forza avvinsi Rubria, vergine sacra, a pie’ dell’ara Asteria si lascia sfuggire un breve grido. Nerone s'è rialzato € prosegue: Ma delitto più nuovo e assai più forte Consumerò Si slancia, salendo tre 0 quattro gradini, per afferrare Asteria. Scoppia un fragore spaventoso come di bronzo terribilmente percosso e s'ode dalla bocca spalancata del mostro che sorge dalla pareie dell’antru, FISICI: LA VOCE DELL’ORACOLO N.-Oreste! N. Asteria ! È Nello stesso tempo s'è spento il raggio che illuminava Asteria. Il sa; crario ripiomba nell'oscurità. N. ricade come fulminato sulla gradinata. Asteria, lentament$ scende qualche gradino, s’avvicina a N., chinandosi a poco a poco, gli si rannicchia d’accosto, mezzo prostrata, mezzo seduta; î due corpi si toccano. I loro volti riverberano, fra le tenebre, la livida luce del cero e il riflesso della bragia. ASTERIA | N.. i come sognando | lentamente fra le parole di Asteria i Passa una bieca ora di febbre... un Cieca la salma nell’orror ripiomba... | [sogno... ) ? L’alma sull'alta vetta erra Tek Lo) | Sento..nell’aura cieca..in fondo i i SI [all’ebbre a le larve SA non | Parvenze il lento incubo nero. orbe....m’invade il ciel... | [Oscilla: Al par delle spiranti anime il cero.i Lungo l’altar bagliori erranti volano. LA VOCE DELL’ORACOLO N., fuggi ! N. Mugola un tetro suono entro il sacrario. L’aura s'annugola ed ulula il tuono. Ma tu il nefario orror distruggi, Asteria; Fida guardia tu se LA VOCE DELL’ORACOLO N., fuggi N. senza sgomento, ad Asteria, con lentezza estatica L’oracol grida invan su me, non temo. sorridendo sicuro Vedi, riverso giacio agonizzando Sotto i tuoi piedi... Ah! dammi il bacio... il bacio Blando... lento... che muor col sogno e bea L’alma e dissonna il senso O Amore BEI BRASIOA ZI FILI RINO RITA DIANE AZIO VOLI TRI TRE TITTI DUI RARI PARTI IM I RATEALE DORIA TORI TSEI SC ATRCIOZIA IT FATICA EACIAITIOC ANIA IGO INCI MELI TN VLAN TTT VIALI AI TEGIOIGI DI UTI AAICLIIICT I NETTO TI DIS TRTT VSLTAE TATTO ETICI CINZIA TN TITTI LATINO ENI ASTERIA Oh! Amor! Si baciano. LA VOCE DELL’ ORACOLO sempre più tuonante TIP EISUTENTO iP PR ESSERE Fuggi, N.! N. balzando in piedi, ad Asteria, terribilmente Sciagura a te! Sei Donna!! Asteria sviene sui gradini dell’altare. POF DI DITTA LA VOCE DELL’ ORACOLO ENTETANZA ASIA TATA Fuggi, N.! N., in agguato, guarda attentamente dalla parte dell’antrum ONORI ITA Prcietruee N. sottovoce, origliando Spiato son, là. LA VOCE DELL’ ORACOLO Fuggi, N.! N. scendendo dalla gradinata, rivolto verso l’antrum Ruggi, Simon |! Afferra il cero e corre a cacciarlo violentemente, dalla parte della fiamma, nella bocca dell’Oracolo. DOSITEO Aìta! i: N. ridendo È colto! Dietro la parete, attraverso una grande lastra di fengite, che si con- fondeva cogli altri marmi, traspare un grande chiarore. PIMOPI LAICO YIIEV A NSTIE IE DIA ATEI NATZIONE II LPPMLIVI LITIO III TP TITO TI OLA ERETTA SOZITINZAP RN SIDENTE STIPI. \SVISTIA TESA ZIE DATO PEDARA GRIP RARE GRATTTRT EP TETI TOA ATTI TI MALR SFENLI RIVILTDEL N. par la vampa! Il chiostro insidioso Crolli! Impugna la mazza di ferro e con un colpo violento spezza la lastra di fengite che cade in frantumi. Attraverso lo squarcio della parete si scorge Dositèo, svenuto sul pavimento dell’antrum, colla barba e le / i vesti în fiamme. Ah! An! An! È Dositèo che arde! Accorrono sacerdoti a spegnere le fiamme sul corpo di Dositèo e con grande agitazione lo trasportano in parte non vista del sacrario, a destra. N. corre mella cella, ne spalanca la porta centrale, chiamando: Pretoriani! Entrano tosto Tigellino, i Pretoriani, la decuria della Guardia Ger- mana, Terpnos e i servi colle faci. N. strappando le cortine del sacrario e gridando, invaso da un gajo furore; Accorrete! Ecco! Mirate! Squarcia il velo del sacrario. Squarciato è il vel del Tempio! Ah! AN! si rida! Non vi sfugga Simon, ei là s’asconde. Indica l’antrum. Tutti vi si precipitano, chi dall’uscio e chì dallo squarcio del muro. Terpnos ha deposta una face accanto allo specchio. N. resta solo nel sacrario e colla mazza che gli è rimasta in mano continua allegramente l’opera di distruzione. Si scaglia per primo contro l’idolo-automa. N. Guerra agli Dei! S'allegra il gioco! Vediam che n’esce! Vediam, vediam! E con un colpo di maglio io decapita e lo atterra. L’idolo cadendo agita le braccia dinoccolate, si rompe e n’escono i congegni interni. Nodi, rotelle! Macchine da scena!Intanto Gobrias è uscito dal suo nascondiglio e, mezzo assonnato e barcollante, contempla con grande stupefazione, dall’alto della gradinata d’ond’è sbucato, la ruina del sacrario, mentre Nerone atterra un’altra statua. GOBRIAS Eh! son briachi (incespica) i Numi! N. D’onde sbuca costui? d ; sa wcmerra sana ce iran» — rst Le o RPBNISIBBIOERAT PODERE GA INVSSIO ERESSE I VELI SC LIE SEIERISPOBERI ODIO IOPPI ARR CIRONDAPO) RENI I MARI CES ESSO RE RIESI n fl s / SIIT TTI ILI IIE O MTERI VITE TL FI rare FIA DERE MA RE BIDET SR: SAT £ RICE TIT I RR ZI LIME TOA IA At ARTI ee | TIRA ZIO ICRTEE IO GIÙ TAIL LARIO TI GOBRIAS Da quest’altare, Come il sorcio ridicolo del monte. NERONE Ebbrioso compar, tu assai mi piaci; T'ascrivo al mio Teatro. Gobrias s’inchina e scende incespicando. GRIDA DALL’ANTRUM AI fiume! Al fiume! Rientrano tumultuosamente Tigellino, i Pretoriani, Terpnos, le Guar- die Germane col loro Decurione, conducendo Simon Mago colle braccia legate. N. a Simon Mago, deridendolo O Gran Verbo di Dio! al Decurione Libero ei sia; Costor dai ceppi han gloria. a Simon Mago O Paracleto! Già udii narrar di te che t'ergi a volo Nell’aria. (ride) Ebben, ah! ah! tu volerai Nel Circo il dì delle Lucarie. SIMON MAGO sciolto dai ceppi SÌ. Purchè il sangue Cristian scorra in quel giorno. N. Tutto, purchè tu voli. al Decurione, indicando Asteria che s’è riavuta: Decurione! Questa, degli angui amor, falsarda Erinni, Incubo dei sepolcri, a morte! A morte Nel vivario dei serpi! Il Decurione e due Guardie afferrano Asteria.ASTERIA dibattendosi angosciosamente Invan mi danni E mentre la trascinano fuori dal Tempio ripete con accento disperato: Non morirò. Ma deh! per grazia, uccidimi! lo non son che una povera errabonda Sposa di serpi; alla mia razza il tosco Non è letal, mi cerca un’altra morte. Liberati da me, perchè, se vivo, Ti seguirò così, sempre, rapita Dal volo del tuo turbine, travolta Dal gurge tuo, perchè il mio Dio tu sei, Perchè t’adoro N. Vedremo Al vivario Asteria è trascinata dai Pretoriani e dalle Guardie Germane fuori dal Tempio. Il coro la insegue minaccioso. CORO AI vivario! al vivario! a morte! a morte! N. piglia la cetra dalle mani di Terpnos, sale sull’altare ed esclama: Or che 1 Numi son vinti, a me la cetra, A me laltar! Gobrias prende dalla mensa una corona d’alloro e gliela porge. N. s’incorona. Gobrias, Tigellino, Terpnos, i Pretoriani si schierano davanti all’altare. lo canto. S'atteggia come l’Apollo Musagete e incomincia a preludiare. PEA RA TTT ALT ERRO FIGATA PIENA ZITTI ANTISTANTE VIN SENI TII TTD AA ANTO ARAZZI CITATO AAT TDI LV ATTIENE PILA RENT TIVI TO STANCA CENACOLO AMT ZITTI TRAVE Le DATE IE SITA RT iL LOZINI LATDLET AITITIIRE AIN A DI E RARE, e A REC TTD ina 2 TINTI RIE SOSIO SR API RL PI STRA ET LIS MIETTA TRAZIONE I a " È n i | ; Ta) Neri SIGEAN bi pine È "O PRA VA bd Risp sr O pr) NAME "i Lia "IO, o, = dI i Ù i si x *A/K ft | NUIT MToMe n L x } a SAL) Ù hi î I, fi A i ru iù DIVI { il DA ti, ' et à LI 4 p À h Ò NZ ( NUCS br AT, i ing AL AA RIMINI, ' si x po da % 9 n DEGLI) Ù SIIRITIEONE UA; ori pi i { RISOTTO Do NAVI i | MUNSTER E TTAGC La VITRO A hi si E NALI p Ni; VETRI Nu È i MED? Mi toa) Pa F ‘ À \ RA . Ù a n = lo } V n a Pag 14 Ti vr : hi \ ci n i LO Ù i È tI | l K Y Î Li Li ; î 3 E Lù - vida Wa) quivi Mx 3) A LA Y - Ù E À Li Lis ni o 19 M bi "i Di) x Vo oa DA VU : ì i RT TIRO RT TA nn, ARI V et Li % È n ir”, i aa Ir ay ) % } ‘ i da fa o “i Ni hi l'aa th la LA | griji £ LC } : î PA, PrO Pa RO UO; AI i CA LT t P Wii: î x î N FCI : [CNIT 4 71 Fogar É f| o 1 È nt INCA x i FIRE RSO, L'ARIA Coe i 4 :) = L.A al È i db: (x ad IR \ 4 = 3 i LINATE, ? i Ul 4 Un Pip USD - at 53 pi bi CoA Mure È si LA Beba A di CUR De) 4 i | À 41 J LI È Ù LA) } y LI F bei ti È f x ) } | INA spit Ù LA ti ì ai Vide) LA) PRATO A) . dj x È a L) » 4 LI ® fi co fi \ 1800 / Dt 4 ì ì Hei) È i ' é VITO, pil A AI di RATE 1, - x LI ki 4 o n 4 #0 po € . i i i i LE 00 } n ‘ “i x iu % x j ie è pi A È * î à 3 X ì | 4 bo) © ì od \ ' hi L) N P 1a Il 1) A . \ n ; L: ai } U Ì 5 } I? ) 5 i <#° [| 3 PRani bf MaI R i a Sy ) Le - iv 3 DES, idoli bi ” il È bi, i Ù PA 1) 1 "ri pa o a. Li l Ù P] > " n 5 (i i } i t n ni AR hi | / o x \ Ù ML) T # È BO sh Ì di sil "VOR ; N "a | \ A è 4 PUN Y di +" n 7 " ? 3a î n à fi "RADO agito La i è n ) ; > x i LI 4 4 alt d { RITA YO o LAI GAIA pia vi re |\ RALE, ù 9) Ì i, pl P, LI LAP x t pr A Si ) DIM hi e » (daga î + A È i i Miu { WI Y î, ‘ È Ù mi A PI vi I i ® do Lei È A è MO * " Ne gii Tute ; VA Lì Ù 1) Di Ù) ESESA 4 4 IRTONINNIOA i i : È VA ni \ È. t1 x De \ dI Mi x “ va a Ù at), ti hi Fi L) 1) è TA LI È i RE ì hi PIT, N si $ Ti PI pà ti É ne: AO PT î ' DIFF AMeTT,) i \ snn ; Mg” i l 3 A di i) AI) Fo ni PRA E, | i Si Hb RUTTO Sarai ey ronernt pala nre, rat ai rt: pi 1g SI ' LA y, - té Pi Ca SILA ) o na i RA: ALI i 44 Ò (4 LAN ( IRSA PIL] GRITTI i i i ig Hut [eLt 1% f U PARA | y i I i A, » = vec saio cen L’orto dove s’adunano i Cristiani, nel suburbio di Roma, è illuminato dagli ultimi riflessi del tramonto. A sinistra v'è un casolare con un vasto pergolato sostenuto da quattro colonne. A destra v’è una fonte rustica sul cui margine di pietra è deposta una ciotola e un’idria. Poco discosto v’è un sedile di rozzo legno. Dietro alla fonte, e d’intorno, le zolle fiorite formano una leggera prominenza. Nel fondo s'estende un uliveto. Sotto la pergola vi sono due tavole; una di queste ha la forma d’un sigma lunare e porta i resti d’una cena frugale, l’altra è di quelle che servono ai coronari per intessere ghirlande ed è piena di fiori e di fronde. Intorno I a questa tavola stanno sedute parecchie donne ed alcuni fanciulli. Dall'altro lato alcuni Cristiani circondano Fanuèl il quale è appoggiato al margine del fonte. Un’aura di soave pace è diffusa su questa umile gente e sull’ orto. Un’immensa attesa riempie le anime. FANUÈL în atto di chi continua una narrazione udir pronte E vedendo le turbe ad Salì sul monte, Le benedisse E disse: Beati i mansueti, Perchè saranno della terra i Re. LE DONNE CRISTIANE ripetono sommessamente: Beati i mansueti. FANUÈL Beati quei che piangono, perchè Saranno lieti. LE DONNE Beati quei che piangono. FANUÈL Beati quei che vivono in desìo, Perchè li udrà il Signore. GL’UOMINI Beati FANUÈL Beati quelli che hanno puro il cuore, perchè vedran la gloria del Signore. PWOASCI Beati FANUÈEL E beati, fra Vanime fedeli, Tutti gli afflitti, 1 poveri, gli oppressi, Perchè per essi È il Reame de’ Cieli. TUTE Beati! Rubriîa esce dal casolare con una lampa in mano; è seguita da Perside e da fanciulle che portano in grembo dei fiori sciolti e lì depongono sulla tavola insieme agli altri. Tutte le donne si radunano intorno ai fiori. Alcuni uomini vanno accanto alle donne, altri entrano nel caso- lare, altri si disperdono nell'orto. Fanuèl, appoggiato ad una colonna della vite, guarda Rubria. Incominciano a spargersi le prime ombre della notte. RUBRIA Vigiliamo. È la sera. Arde la face. D’intorno ad essa ci aduniamo in pace. Viene il Signore ma nessun sa quando; Beati quei che troverà vegliando. Si mette fra le donne ed i fanciulli ad intrecciare ghirlande ed a cantare con essi una canzone. RUBRIA, PERSIDE, LE DONNE alternatamente A me i ligustri, A te l’allor. Tuffiam le industri Mani nei fior. A me il ciclame E l’asfodel, L'’aulente stame E il tenue stel. Avrem corimbi D’edera inserti, Corone e nimbi, Ghirlande e serti. A me il viburno E l’amaranto. Rigira il canto Mutando turno. Sua gioja espanda La cantilena Viva e serena Come ghirlanda. OR! date a piene Mani le rose Vigili spose, Lo sposo viene. Spogliate i clivi, Le valli e gli orti! Fiori sui vivi Fiori sui morti Fiori silvani Gialli e vermigli OR! date gigli A piene mani! Casto segreto D’amor ci leghi. Canti chi è lieto, Chi è triste preghi Lieto è chi muore Nel Dio verace. Amore! CISA Fede Amore! Amore! i Speranza! ci pritaza erica nr srendiina VIRNA STELLARI IRINA AZ IALIA TIZIA TRE LIV NE PISA POR TINI ESTATI NOIA negro ETRE LIETI) POS FRITTI ETTI LETT IIS CLI IE AMET Li VITI en = PN LATITTE FRS, IAC IONI CREA PIATTO TODARO LAZ) IT AETE TA ADEN IMEBIIREI LIE Ra STAI TANTI NLITTE PORA ONT Te ppie LL SIIT FIIEAIOI MIEI OASI METZIZIO EIA DNASIORISI E STIRIA TIZIO EE DO DIE I ITA MISSILI RITA PICCHI TE LISI IIZ SISSI RIENZO IAT IIIZORTTII DIE RIE PL ASTERIA] ! } | fievole, dal fondo Pace. ALCUNI CRISTIANI sommessamente cTsrEATI e en Risponde il ciel ! (IbEEINDI chinandosi e giungendo le mani Adoriamo! Fra gli alberi dell’uliveto si scorge una figura nera che s’avvicina lentamente. È Asteria. ALCUNE DONNE Un fantasima E fuggono tutti, tranne Fanuèl e Rubria. Asteria s’avanza come persona esausta e dolorosa. Giunta sul limite dell’uliveto s’appoggia al tronco d’un albero, guardando il casolare. Le sue vesti sono lacere, non porta più le serbi intorno al collo; mormora, gemendo, parole interrotte. ASTERIA Di pace una dolente a lor favella Crudeli ed essi fuggono. RUBRIA ode i fievoli lamenti, accorre ad Asteria, la sorregge pietosamente e la conduce a sedere presso la fonte dicendo: Sorella, Che hai? tu gemil. Dimmi la tua pena. Oh! come tremi! ASTERIA vede il volto di Rubria rischiarato dalla lampa. Dolce Nazzarena SÌ tu se’ quella che il mio duol lenivi Sull’Appia, orando, un dì, nella quiete Dell’alba T'ho cercata tanto Ho sete. Rubria fa cenno a Fanubl, il quale s’affretta a riempire la ciotola coll’acqua del fonte e gliela porge. A ORTO Co ee vee te en e ee e ea ASTERIA sorridendo a Rubria ed estraendo un fiore dal seno Quest'è un tuo fiore. RUBRIA Bevi. Avvicina la tazza alle labbra dell’assetata. Asteria beve avidamente. Arsa languivi. Mentre Asteria alza le mani per sorreggere la tazza, si vedono le sue braccia ferite e sanguinanti. Tu spargi sangue ASTERIA dopo un lungo sorso, senza por mente all’osservazione di Rubria Oh, il fresco umor dei rivi! sorridendo languidamente a Rubria e poi a Fanuèl; a Rubria: Ma tu non seai. Vengo da dove non s’esce mai vivi Per salvarti. Per te mi svincolai Dall’amplesso dell’idre. mostrando le cicatrici Ecco i lor baci. Rubria fa per bendare la ferita di Asteria. Non m’ajutar. con parola sempre più concitata e ravvivandosi rapidamente Questi attimi fugaci Serba per te, te stessa ajuta, fuggi! alzandosi Fuggite tutti! sulla vostra traccia Vien Simon Mago. RUBRIA Spavento |! cari ARR SA SMR a ZII PETIZIONI ATI ETENT ATTI MALIGNA VAIO NT IISIRTARI PIGRI FICA EI TIGRI MM TOTI TITANI MILANI ABITI TA ITA! III TA LA PVASVDAT: OSCENI sN TT DA TTT TL LT e rene toe O EIA. x a serest PR LATTA x nti creni SIOE ZIONI DANTE RITA AZ TI DI TATTICA OZ TTEELATIAA CEI ITA IZ RISO PIATTA IRAN NETTE AITINA IDATA EVO TOCI IL AE RR TANINTIZAZ CPTATZI CIOTTI IZZO TIZIA INIZIATI SEP AIA I Ù s |ASTERIA i I I var tenanionIE Distruggi Ogni altra speme che non sia la fuga. Tremendo egli è ! Bene udii la minaccia: Ei vuol sangue cristiano. RUBRIA a Fanubl, atterrita Il tuo Asteria si è già allontanata dalla parte dell’uliveto. RUBRIA ad Asteria T'arresta ! ASTERIA con subita veemenza e come spinta da un impeto invincibile Il riacceso mio dimon mi fuga Scompare tra gli alberi del fondo. RUBRIA s’avvicina a Fanuèl che è rimasto presso al fonte e la guarda, immobile; dopo un momento d’ansioso silenzio Fanuèl Fanuèl Parla ti desta. ” Salvati, per pietà! Tu indugi ancora? Vien! Fuggiam ! Fenda il mar l’agile prora E dia le vele al vento! L’infinita Via del vol s'apre a noi, corri alla vita Vieni! mi suscita un Dio quest’alato FANUÈL fissandola, immoto Confessa il tuo peccato. dopo un silenzio Non parli più? L’alato impeto muore AI solo rammentarne? Un dì m°hai detto: Ho un peccato nel cuore. SIRIO IEZZO IRIS IIRAIAIII REISER LTT. RUBRIA interrompendolo Ed or te ne rammenti FANUÈEL A tutte l’ore M’è quel tribolo fitto entro la carne Confessa. RUBRIA No. Pria fuggiam poi dirò Come potresti or tu quest’affannata Anima interrogar sì che risponda Sàtana è là nel tenebrore, Vuol la tua morte FANUÈL Tutto ignoro di te, tutto, anche il nome. Quando t’accolsi nella fe’ novella Non te lo chiesi, ti chiamai : Sorella. M’odi ; ogni sera, mentre oriam, furtiva Tu ne abbandoni; l’orma fuggitiva Ove ten porti? ove? e perchè celarla? Forse allor corri al tuo peccato ? Parla ! Parla! Consenti alfin (ti pregai tanto) L’alto abbandon del lagrimato errore ! E un’estasi soave in fondo al pianto GOBRIAS con voce artefatta, nasale, dal timbro bieco dal folto dell’uliveto Pietà d’un cieco che la Grazia implora Del charisma Cristian ! RUBRIA inorridita Sàtana è qui! Corre disperatamente alla tavola dove arde il lume. S'’arresta, guarda intorno, spegne il lume. Poi fra le tenebre ritorna verso Fanubl. L'orto è immerso in una densa penombra. S’intravvedono nel fondo Simon Mago e Gobrias poveramentie vestiti. Simon Mago ha il capo coperto da una calàutica î cui lembi sciolti gli mascherano tutto il viso. S'arrestano là dove finiscono gli alberi. SIMON MAGO sottovoce a Gobrias Va guardingo, attento esplora; guidami per mano. GOBRIAS prende la mano di Sìmon Mago e risponde sottovoce Nessun m’ode, è tarda l’ora. Qui s’attende invano. SIMON MAGO Ricomincia il tuo lamento GOBRIAS Ah! Pietà d’un cieco! RUBRIA SIMON MAGO sommessamente e con grande ansia a sempre sottovoce Fanuèl che non si scuote Non l’ascoltar; quel cieco vaga- (Or t’inoltra lento, lento, cammi- [bondo Mi fa rabbrividir. Non l’ascoltar DI st avvicinanando meco. GOBRIAS con Simon Mago al casolare e gira intorno gli sguardi. Dilaniata strappo dal profondo Scerno due figure umane chiuse Cuore il mio grido e non ti vuoi Odo un suon di voci arcane, di sin- [salvar !) SIMON MAGO {in bruno ammanto. SIMON MAGO [gulti e pianto.) rapidamente a Gobrias e sottovoce Sigi mi raffigura, S'ei mi s'oppone, ad un mio cenno è colto. Tu corri allor nel Tempio a dar novella Ed agitar, coi nostri, la congiura Dell’incendio. Se ajuto qui m'è tolto, L’ultima audacia disperata è quella.) ETZZZZ TANA RIA ME PSI RITA TETI FOTI TO RL TAN RNA RIO + OR PREDICA ETA RIPARI NEI COPI DIO ZII TITO RATA LD AT VE UE EIUS LAI RI MD RUBRIA disperatamente, ma convocesommessa Mi guardi e taci? Che pensi? FANUÈL I amaramente SIMON MAGO Che penso Va quando vedi ch’io mi scopro È peccato d’amor il volto. RUBRIA D’amore immenso FANUÈL Questa fu l’ora della grande angoscia S’avvicina, calmo, a Simon Mago, Rubria rimane presso la fonte. FANUÉL ad alta voce Che vuole il cieco SIMON MAGO a Gobrias Parla tu. GOBRIAS a Fanuèl La luce del charisma Cristian. FANUÈL terribilmente Così non sia! Mago Simon, cieco e de’ ciechi Duce! dj È Ù \ONTSZE TIIPO LI OPZIONI IONA MUTI ET ATTIMI EDIZ) MSN LINA PIA III NI DTT Me OI III TOO EA TE DALIA DI TITOLI CPT ART DT î SSN (AS TEAM EEDE TAI EAZIANTZNGLTT POSTI NI FAZI PORTIERE ITINERE TIE E AITINA NEI AR NZIMECII AI ATI E PETTO BIO I ZI UT AMI SIDE BIZ SEDI VITE da TTI O SOG a 3 ITA LIETALITETE CESTRIIITI ME TECA IENA RETTA EPOCA LA Ende SERA ILE STATUE AL SIMON MAGO atterrito si scopre il volto e si getta ai piedi di Fanuèl. Attèrrati a’ suoi pie’, anima mia. Gobrias s’è allontanato dall’orto. Rubria entra nel casolare e poco dopo n’esce con alcuni Cristiani. Fra gli alberi del fondo si vede un Centurione. SIMON MAGO sempre ai piedi di Fanuèl continua Furar tentai ciò che negasti, or prego. La colpa mia rinnego, Tu sol mi puoi salvar, morte m’attende. Un’opra ch’ogni uman segno trascende N. m’impone, Non si sfugge a N.! Dove ch’io mova un Centurion mi spia. Ma tu, Profeta del novello Eòne, Tu, coi portenti della tua magìa, Tu sol mi puoi salvar. FANUÈL Così non sia! Si vedono comparire dall’uliveto due decurie di Guardie Germane colloro Decurione ed alcuni Pretoriani accompagnati da portatori di fiaccole. SIMON MAGO rialzandosi di colpo e indicando Fanuèl ai Pretoriani A voi l’uom. I CRISTIANI si slanciano contro Simon Mago, gridando Morte SIMON MAGO chiedendo ajuto alle guardie Olà I CRISTIANI mentre lo afferrano Morte a Simone ! PERE e De FANUÈL interponendosi, con un gesto pacato, libera Simon Mago dall’assalto; poi dice ai Cristiani: Non resistete al malvagio. L’esempio Ne diè il Signore. Il Signor sia con voi. Nessun chieda ragione Se piace a Dio di far possente un empio Per infrangerlo poi.Simon Mago s’allontana. Fanuèl ripiglia dolcemente Vivete in pace, e in concento soave D'amore, mani aperte alla carezza. Sia sulle vostre labbra il bacio e l’Ave E l’allegrezza. La giornata è compìta Pel fratel vostro e il suo carco depone. Voi camminate in novità di vita Ed in pienezza di Benedizione. Oscurandosi Quando torna la sera, col mesto incanto delle rimembranze, Unite anche il mio nome alla preghiera, Unite anche il mio nome alle speranze. trattenendo la commozione V’amai dal dì che il cuor vostro ho raccolto, Non so quale m’attenda ora crudel Ma so che più non vedrete il mio volto. I CRISTIANI donne e uomini, gemendo Fanuèl Fanuèl FANUÈL s’appressa al margine del fonte, poi soggiunge: Ed or, fratelli, io tocco questa pietra Come un altar, benedicendo a voi. I CRISTIANI inginocchiandosi sotto îl gesto di Fanuèl Amen RETTA IAN TENZA I TAMA LETI PILA DITO TINA E SRI IATA ITA TATA ATO AZZ DETRITI ATI ZZZ AAA III STRA ZZZ I I FANUÈL entra în mezzo alla schiera dei Cristiani. V’abbraccio con un bacio santo. Bacia alcuni uomini ed alcune donne. Seguitemi cantando un lieto canto. Si avvia lentamente verso il fondo per darsi in mano alle guardie. RUBRIA mettendosi davanti a, Fanuèl, mansueta e piangente Così tu lasci sulla mia pupilla La lagrima cocente dell’addio FANUÈL Donna, ho le labbra di mortale argilla. Passa senza baciarla. Poi, vedendo che Rubria rimane in disparte, lungi dalla schiera che lo segue, soggiunge: Qui sola resti? RUBRIA subito, con voce appena sensibile SÌ. FANUÈL rivolto ai Cristiani che lo accompagnano Cantate a Dio! Le donne hanno raccolti tutti i fiori e li spargono davanti i passi di Fanuèl, cantando e allontanandosi fra gli alberi dell’uliveto. RUBRIA con impeto e con tutto il fervore dell'anima, spargendo fiori davanti i passi di Fanuèl Oh date a piene Mani le rose interrompendosi con un singulto di dolore I CRISTIANI Vigili spose ANSA DITTA IRE FUSTI ZIBIDO LIT n RIOT DEE IE OELIERLI E SITI POTTE DEI SLERSSORIIA ANIA I6 SDONSSIOIZG N ISIEZO III ì cinrii ALTARE ERI AZIONA IATA nr SIONI ASTANTI TIA II TIZIA AMI NL TERA IV ZII II DO RATTAZZI TLT RA RDATAI IZATFNTAI I VORII DTEIA TT AAF Ln ara e ST GPTDT ELICA VOTATI LN DDT RIT ATI TSI ITINERE o e A È CREARTI IE IEIRRIA MALARRIIRO E ARTT PONE A MRO II SOI EI CREO ERIC AREE ITA TELIT AIR TIAGO ASTE IE E RETE I RT MENA TITO EU RIETI TTI DIREI Ln TT TAM ma ter ie a. PERSIDE Spogliate i clivi, Le valli e gli orti! Fiori sui vivi! I CRISTIANI allontanandosi Fiori sui morti! Fiori silvani A piene mani Casto segreto d’amor ci leghi. Canti chi è lieto, Chi è triste preghi. Lieto è chi muore Nel Dio verace. Amore Fede Amore LA CANZONE LONTANA Rubria è rimasta sola nell'orto. Il canto s’affievolisce allontanandosi. RUBRIA dopo aver seguito collo sguardo il i cammino dì Fanuèl Sì, per salvarti. Ma il mio sogno [è infranto. S’accosta al margine del fonte e bacia il posto della pietra toccato da lui. Si rialza. Tende l’orecchio verso la canzone cristiana che si sperde sempre più nella lontananza. Un sogno santo un dolce sogno fu Laggiù, lontan, nella canzon che [muore, L’odo ancor. RUBRIA L’odo ancor e canta: [amore ! Amore. sforzandosi d’afferrare gli ultimi suoni L’odo ancor. dopo un lungo silenzio, angosciosamente Non l’odo più E cade ginocchioni. Ma RIM AA NI VAIO QAVTI MALLINMA VO: IT RICA OS NT e tane carl ieri ian ] a MITA LIETI } Ì i tino. 19 a 0; dI iaia DS x LESLIE TENTA NA LIZ È STATO LANE SAI LZ ATI Si vede l'interno dell’oppidum fra i suoi grand’archi centrali, quello di destra che sbocca nell’arena e quello della f0r/a dompae, a sinistra, che s’apre verso il foro boario. In questo grande atrio ha sua foce un criptoportico che si prolunga nel fondo seguendo la lieve curva della fronte del circo; è chiuso, alla diritta di chi guarda, dal muro delle carceri, e la sua parete a mano manca è popolata di botteghe e di taverne. Nella stessa parete, leggermente concava, si scorgono i primi gradini d’una scala interna che ascende alle precinzioni più alte. Presso all’arco che sbocca nel circo si vede internarsi nel muro, di prospetto, il primo ramo d’una scala che sale al podin. Un’ ampia nicchia, fiantheggiante la forfa pompae, accoglie la famosa scultura Rodiana che rappresenta Zeto ed Anfione in atto d’avvincere Dirce alle corna d’un toro inferocito. La viva luce diurna entra dall’arco esterno nell’oppidurm. Ai pilastri degli archi è affisso l’editto dei giuochi. Vortici di folla irrompono da ogni lato. La maggior calca ferve intorno ad una quadriga; quivi le fazioni del Circo si affrontano levando grida di trionfo e d’ira, i agitando toghe e cappelli e pezzuole verdi ed azzurre. Parecchi brandiscono degli stili, altri minacciano colle pugna gli avversarii. L’auriga, che ritorna vittorioso dalla gara, porta i colori di parte prasiza, ha le redini attorte dietro la schiena e i cavalli rivolti nella direzione del criptoportico, impugna un coltello per difendersi de CARE I AZZ RP LIRE DI TI O MAIOTZI DEDITI RZ DI n I prerreni FELICIA vano cavia nta PO TAZTI ARE TATE dagl’assalitori. I VERDI Gloria Vittoria GL’AZZURRI Morte Morte Infamia I VERDI . Scorpus! Gloria del Circo! A te la palma! GL’AZZURRI Furasti con perfida frode, Furasti con perfida gara La palma cruenta! I VERDI Vittoria Vittoria La folla vociferando segue la quadriga e s’interna nel criptoportico. Simon Mago, seguìto a distanza dal suo Centurione, incontra Gobrias che viene dall’arena. GOBRIAS a Simon Mago, scherzosamente, coll’inflessione particolare di chi parla ridendo I Verdi han vinto, è salva Roma. SIMON MAGO sottovoce a Gobrias Ebben GOBRIAS sottovoce, dopo essersi appressato a Simon Mago, e rapidamente Siam pronti. La fune incendiaria acoppierà verso il celio. SIMON MAGO sottovoce E chi la scaglia? GOBRIAS Asteria, SIMON MAGO con accento di grandz sorpresa Asteria? GOBRIAS Sì. Viva la trassi Dal baratro de’ serpi ed or ti giova. SIMON MAGO M’odia, mi tradirà. TT RICIPIIA SLEALE TESTI TI A e e tnt ri I i nevi ia ceca mann ast romiiomito nea ra re ORTO PATIRE RR RI II LIONE DINI ONTE IIN i $ i GOBRIAS con accento di chi rassicura Ama i Cristiani, Vorrà salvarli e te salva con essi. SIMON MAGO dopo un momento di riflessione Sai l’ordine de’ giuochi? GOBRIAS indicando l’editto affisso ai pilastri della porta pompae ed avviandosi a leggerlo È là, si legge. Dal fondo del portico sopraggiungono alcuni gladiatori armati per combattere e disposti în ordine di parata; divisi per coppie, preceduti da quattro Eneatori con trombe, da un porta-insegne, dal Lanista e da un servo, entrano nel circo. GOBRIAS 1 gladiatori di Preneste - Passano. Il supplizio di Dirce, pantomima Coi tori e i veitri e colla morte vera Di femmine Chrestiane. SIMON MAGO interrompendo A mesi deve. GOBRIAS continuando la lettura Laurèolo in croce sbranato dagli orsi. SIMON MAGO È Fanuèl. Continua. GOBRIAS ferminando la lettura Il volo d’Icaro con un gesto d’addio canzonatorio a Simon Mago Buon ti sia Se ne va correndo e scompare nella curva del criptoportico. Dal circo giungono grida di Euoè Euoè Euge Euge Macte Macte mentre un’ondata di folla entra correndo dall’esterno nell’Oppidum. Entra dalla porta d’ingresso una lettiga pomposissima portata da quattro lettigarii. Una puella Gaditana esce dalla taverna con alcuni suoi corteggiatori e si mette a danzare in mezzo al crocchio, sotto il criptoportico, una sua danzetta mite e lieve, al suono di un corno, del tîmpano e di crotali, mentre un giovanetto, colla doppia tibia alle labbra, l’accompagna. N. e Tigellino scendono la scala del podio e s’arrestano presso all’arco del circo. N. Che vuoi dir? TIGELLINO sommessamente Una congiura. N. Contro me? TIGELLINO Contro Roma. I Sacerdoti Di Simon Mago, per sottrarlo a morte, pria che la torre ei salga ond’ei dovrìa slanciarsi a volo, incendieranno l’Urbe. La puella Gaditana col tibicino e coi liberti, continuando la danza, si eclissano nella curva del criptoportico. N. attento ai clamori del circo ed interrompendo Tigellino Taci. Le grida del circo giungono nell’oppidum da varie altezze e distanze, seguite da risate e da urli, frammiste a squilli di buccine. GRIDA DAL CIRCO Non vuol morir! Pollice verso Ot, So E ibiza ea resin det m m m &m et VNDERITE ATTI TERZA RIAITZI SLI MET III NNT PRIA UNE RATE EEN ALTRE VOCI Basta! Vogliam le Dirci! MOLTE GRIDA Uccidi A morte Segue un momento di tregua Tigellino se ne vale per ripigliare il racconto. TIGELLINO Seguo lor traccia. N. imperiosamente, interrompendo Tigellino Taci. Ricomincia il tumulto del circo; s’odono a diverse distanze le grida: Age jam Evax Ahè Ahè Euge Eho Eho Vogliam le Dirci TIGELLINO I Pretoriani chiedono un cenno mio per afferrarli. N. ascoltando le grida del circo ACK VOCI DEL CIRCO No no no Basta TIGELLINO risolutamente a Nerone, mentre continuano le grida lo salvo Roma. Da ogni parte del Circo si odono le grida di Basta Le Dirci La Tragedia Basta N. in uno scoppio di collera Taci! Non odi la plebe che rugge Voglion le Dirci S’aggira concitato verso il criptoportico. Sono entrati dalla taverna Gobrias, Terpnos e Alitùro. Scorgendo Alitùro esclama: Olà Presto Alitùro S'affretti la tragedia, Alitùro esce correndo. A Ì “ c s; i er 5 mero az sn OR E = REIT FE DIET TREIA EDITO ISCRITTE DARI SA TRTE CETAA COEN EMILIA BOI DST AT ONTO ET CR ITA AE PIEVE LEI OPA LI RITZ NE TIA STRA TIZI NANI enna Dal fondo del criptoportico accorrono moltissimi pantomimi colle maschere sul viso, portando grosse funi. Ad alcune guardie che sopraggiungono: E voi scacciate Quei gladiatori. Allo spoliario i morti! Date le Dirci al popolo Affaccendato come un ordinatore di spettacoli, chiede a Gobrias ed a Terpnos con grande concitazione Son pronti i tori e le funi e le rocce del Citerone e i veltri e i sagittarii chiamando com forte voce I personaggi d’Anfione e Zeto I due personaggi si presentano Zeto porta una clava e delle funi, Anfione una cetra. Ecco l’effige del supplizio. Guarda Tebe una Dirce ed io ne uccido cento. Cento aspetti ha la scena In scena ISTRIONI In scena Tutti s'ingolfano nel criptoportico e scompajono. N. conduce da parte Tigellino e gli dice sommessamente, con calma ironica: Astuto agrigentino, e non t’avvedi ch’'io già tutto sapea? Guai se all’incendio che m’offre il ciel t'opponi.Ciò ch’io struggo Risorge. Il mondo è mio! Pria di N. nessun sapea quant’osar può chi regna. Dal fondo del portico s’avvicina lentamente un corteo strano ed atroce. Le donne cristiane, precedute da Fanuèl, vestite come la dirce del marmo rodiano, inghirlandate di verbene, colle mani legate e fra le mani un tirso od altri emblemi bacchici, camminano fra due file di truci bestiarii che le percuotono a colpi di flagelli se quelle s’arrestano. Seguono alcuni Sagittarii in completo assetto di caccia con archi, faretre e saette. Una frotta di pantomimi colia maschera muta sul viso chiude il corteo. Simon Mago ed ‘è suoi sacerdoti s’accaniscono contro Fanuèl e lo insultano mentre egli passa. Frattanto la più sordida plebe del circo s'è riversata nell’oppidum. N., presso la. porta pompae, attende cupidamente il passaggio delle vittime. i TIRI ADATTA MISTI TI ICI FITUIZO TE LOVE TIRI I DT II PIE BROZZI BILIA RSI NA IRINA PREIS ZII SZ VI SIONI TIE ISORIZ VINILE DIZION SRIZZIA GIONE LEE: n: IAA III NANI MPIN ID RS ZI ZITTA LIE CIZ ANTI MOMAL TIIA PIACE ELP DZ MERZIA LA DIRTI TRADITA N TDI II ZI EN DEISAIIOP TRI E SEIT III TAG TOTI I SIIT AEATAS RISTAIC II AE SAMI SE SAT IZII LAT PM MELI DATI AREA) E DE Li LA PLEBE Morte Morte SIMON MAGO mostrando Fanuèl alla Plebe Ecco il capo delia torma Le Dirci hanno varcato il portico e sono spinte dai bestiarii verso l’arena. SIMONIACI Latra i tuoi salmi Abbaja Abbaja LA PLEBE $ | i ! TOGATI Raca SIMON MAGO Raca Il suo vino è sangue. LA PLEBE Abbaja A morte FANUÈL con voce alta e serena Credo in un dio solo ed eterno.I cristiani e le cristiane ripetono fervorosamentie le parole di Fanuèl. SIMONIACI E PLEBE Abbaja Abbaja Latra Latra Sulla scala del podio è comparsa una Vestale. Ha il capo coperto dall’insula e il viso nascosto da un velo; ogni suo vestimento è bianco. Un littore co’ fasci abbassati la precede, un flàmine la segue. Giunta all’ultimo gradino della discesa s’arresta, tende il braccio e la mano verso Fanuèl. La folla, sorpresa, indietreggia. LA PLEBE Una Vestale ALCUNE VOCI FRA LA FOLLA Sien salvi Sien salvi SENI EE Mat de te I Lerma TT 1—Ih È* È*ÉÈI* O*èZIè @-@èEQIà Nei ste Lean e MST ALP TAI RO TI SEZ ATTRATTI PIREO REMI II NEO LE ice APRITE RL EZIO TLOZ E ZU ML ARTI RANA TIPI TANA SORIA TTD MADAME DE I LI PETER AT SIETE PAD IOE SIT IO APZIOT NTTSIT IA DAR TASTI AE ACE ONT NET SERENA RE NR DLE MAT TT DATA TERE CE e terribile e nelle prime parole un po’ ansimante per ira Chi là dov’'io mi son osò parlar di clemenza? LA VESTALE sempre colla mano tesa verso Fanuèl e immobile Stende Vesta con me la man che riscatta le vite. N. lentamente, studiando ogni parola, mentre guarda a Vestale velata collo smeraldo Ave, 0 Vergine sacra, scopri il volto, poi giura (Legge è di Numa) che in questi rei non qui ad arte [t'imbatti. LA VESTALE con voce di persona atterrita Una Vestale a giurar non s’astringe. N. comuno scoppio di collera Per Giove! Chi le strappa quel vel? SIMON MAGO Io. Il littore tenta d’interporsi co’ fasci, ma Simon Mago s’è già slanciato sulla Vestale e le strappa il velo. ALCUNI Sacrilegio ! FANUÈL la riconosce, accorre ad essa, discaccia Simon Mago ed esclama: Sorella! RUBRIA Fanuè! Sviene fra le braccia di Fanuèl. SIMON MAGO È una cristiana. Re I ATI OA PRIA RI, de Pa LA PLEBE È una cristiana, N. ravvisandola, la nomina Rubria irridendo Ben tu svieni. SIMON MAGO Morte LA PLEBE A Porta Collina! Muoja! N. Freneticamente Muoja Nel branco delle Dirci! LA PLEBE Sì. NERONE con un rapido cenno impone silenzio. Dopo una brevissima sospensio- ne riprende solenne e tranquillo Dal capo L’insula sacra il flàmine le svelga Il Flàmine strappa dal capo di Rubria l’infula e la gitta. Cadan le vesti a brani. FANUÈL Io la difendo. I bestiarii si avventano su Rubria svenuta, le lacerano le vesti. Fanuèl è circondato dai sagittarii. La plebe s’accalca intorno, mentre due bdbestiarii sollevano Rubria sulle teste della folla ruggente e la trasportano nell’arena dove è spinto anche Fanuèl insieme alle Dirci e ai Cristiani che cantano con voce alta e serena. CRISTIANI e CRISTIANE Credo in un Dio solo ed eterno. SE = PRA DE RR ATTRA DI RI PEN TL ILAGIA SITA I TIPO EP ART è ATI DET AT SEA, ILS IN I VIIITUE RI TANTE SIRREIO BAITA LINEA MODI IT de TIVA DE STLTIIIAI ER LA PLEBE A morte Abbaja abbaja Raca Raca Morte N. con esaltazione Mano alle funi, alle belve, alle donne Tutte un Eroe denudator le abbranchi, Le avvinca nude in groppa al furiale Nembo de tauri, ebbre d’orror, fugate Dai veltri in caccia, irte di dardi, esangui, Belle, riverse, i grembi al sol, nel raggio del concavo smeraldo agonizzanti. N. si avvia al podio. Tutti i pantomimi sono entrati nel circo. Scorgendo Simon Mago o E tu non voli? Ah! AN! La plebe sghignazza. N. indicando Simon Mago a Tigellino e ridendo Dalla torre dell’Oppido sia tosto Slanciato in ciel. Non voli? Ascendi all’etere, Agli astri, al sole! Icaro, vola! sino alla scaia di legname che sta a sinistra del criptoportico. GOBRIAS, TIGELLINO, LA PLEBE I ridendo, a Simon Mago, e beffandolo Vola, La guardia germana, afferrato Simon Mago, lo trascina rapidamente I Se sai volar Icaro, vola! I SIMON MAGO si difende con tutte le sue forze; vede Gobrias e lo chiama in soccorso: Gobrias! GOBRIAS Va! non temer! prolunga la difesa. mo Correndo e ridendo s’allontana e scompare nel fondo del portico. DELIO NEVA PETRI SEEM ONE O LIMONI ENELA VD PIET A IOIZIETTIIA STET ZA DIE IMI TRITATA SLIDE SVITARE PILOT RIE DINI INIZIA DEVIATO TIENITI SIMON MAGO implorando ajuto da Tigellino Mi salva TIGELLINO rigidamente, ai Pretoriani Sguainate l’armi SIMON MAGO al colmo dello spavento Tregua La guardia germanica colle armi in pugno caccia Simon Mago, pungendolo e minacciandolo, sui gradini della torre dell’oppidum. N. Icaro, vola! Vola! Vola al sol! N. ridendo sempre più eccitato, entra nel circo. Nel circo non cessano i clamori: si odono le grida feroci A morte le Dirci, Vogliamo la Tragedia, Non vuol morir! Pollice verso Ad un tratto s’odono degli urli di spavento che vengono dal fondo del criptoportico e dalle parti più alte dell’edificio dove s’incomincia a scorgere qualche cirro di fumo. Le grida di terrore aumentano e s’avvicinano. Il fumo penetra nell’oppidum e s’ode Gobrias che grida: L’incendio è nelle fornici Altre voci gridano Soccorso! Il circo divampa Salvate le donne Fuggi! Fuggi Di qua No Fermi Ajuto Attraverso le nubi dell’incendio si scorge la gente che fugge, che s’urta, che cade. - Una fiumana di popolo irruente invade il cripto-portico, spinta verso lo sbocco della porta pompae. L’Oppidum non è più che una voragine di fumo. PA LED AZ SEPARATI ZA LIM NITAL TU TOA OL SETS CRA Matte NOLI ARTDIR ATTI AE IO VITERTE NZIRISTI IL MATTEO II SAINT (ARIA E LEIREIREN LI IT ERI IRE TI GIONI NEREE DIREI ISEE ARI LIO NSAIIA N VT IERI TAI ZA SI PAR IENE ALT MT TRON ITA TRLNGTLAE FASI RZAZII RODA Pe agnaiì NATE fi MARTI Dich * n o iu 09°) La CAPA | VEL \ Ti (i SOTA IO ARAN CAIANO Riga Mt COMBAT OO‘ hi si Lui OL i ge I pot ia Mati. n r L\ ai pig nt AIR pa‘ICHARRTTA dA Pa VV fi, / A Li bea mi o We, Reit oi ja catia \ varo i é È ); ld 4 N î dI EIU MELA RI (A \ Mii 4 Dite a LAND. ui s i La 5 q } Li i dl } WOOD N NAM MARS di VA ai to Ò 4 \ x A A LI 1S t « are A, tb, d % La SITA (RORI \ ‘ Rf A RA | i \ 4 È 4 Wie I Li pedi \ o ATI fe YALTA ti } PALI ì Na ti FOA Md NEO aputtato N } f i PR, A AMOTITARE (RR ARES 4 I 1) ne o DAT | e { : \ LUMI, TIAMIZAN A 1, CS NOIA \ s l È .) LI $ D b OT 1) TÀ (RI } iù Mi LI a ia up È, Pn ’ Î: Î ti NT [A Pi Pal AREA; Si; ti vAViba ? \ A a s 1 POTRÀ TA] Di] i î Li TINTO gf” SIORIT MISOLI E GPIZIEIE BITTE PEZZO DL LO ITA EAT NL A CETONA TOT UIL LT petedimenasa stai nn IZ: III È un sotterraneo del circo dove si depongono i morti. La luce riflessa d’una torcia che s’avvicina dirada a poco a poco le tenebre, rischiarando a destra il vano d’una porta e la rampa d’una scala erta ed angusta. Un rombo lugùbre giunge dall’alto e ad intervalli uno scroscio come di cataste o di mura che ruinino. Asteria, con una fiaccola in mano, discende la scala; giunta alla soglia del sotterraneo s’arresta per illuminare chi la segue, ASTERIA Scendi. Fanuèl la raggiunge. Entrano insieme. Cerchiam fra i morti. FANUÈL Orror di tomba Emana lo spoliario. S'ode ancor da quest’antro funerario La gran vampa che romba. ASTERIA Cerchiam. Incomincia ad aggirarsi lentamente guardando a terra lungo la parete centrale. Al lume della torcia che tiene in mano s’intravvede, là dove passa, la struttura irregolare del sotterraneo. Fanuèl va frugando a sua volta nell'ombra lungo la parete di destra. Si parlano a distanza. DCO LI RESI SII PTTASTINTENITI IC AREE SITA SOLITA ‘i pe FANUÈL Cadde la prima, ASTERIA vivamente Allor qui giace. Tardi per lei scoppiò da questa face Il folgore incendiario! Fanuèl s'imbatte in un corpo, si china, lo tocca, riconosce al tatto le fasce crurali d’un auriga. Va oltre. Ecco là dei cadaveri. Indica un gruppo di morti stesi a terra nell’angolo della parete sini- stra. Fanuèl accorre e li guarda. FANUÈL Un reziario, due sanniti, un trace. ASTERIA atterrita Simon Mago! FANUÈL Ove? ASTERIA indicando con ribrezzo, senza accostarsi, iv cadavere di Simon Mago gittato un po’ più lontano, in un’insenatura del muro Là. FANUÈL dopo averlo guardato fissamente Da Dio fu infranto. Abbominato sia. S'avvia verso il centro del sotterraneo. Il suolo è ingombro d'armi gladiatorie. ASTERIA Cerchiam. Fanuèl scorge, sopra un letto funebre, giacente come una morta, una donna în veste bianca. FANUÈL chiamando con voce agitata Accorri. i BZ IiMRANZIAR TINA TIE I A d ASTERIA accorre colia face. È lei? FANUÈL cade in ginocchio, posando la testa e le braccia sul corpo di Rubria. Martire mia! Gieltz, Respira, Vivrà Asteria appoggia la face ad una pietra vicina, poi corre dal lato sinistro del corpo di Rubria per ajutarila. Squarciale i panni Salvala Asteria, mentre Fanuèl parla, lacera la veste di Rubria sul fianco. È svenuta. Cerca le sue ferite, Io l’ho veduta Sanguinar nuda nel nembo infernale Salvala Cerca cerca sotto il core Là sotto il core la ferì lo strale D'un sagittario. aspettando ansiosamente Ebben? ASTERIA guardando la ferita di Rubria attraverso lo squarcio delle vesti Spavento Muore. FANUÈL Muore Non muoja qui non nell’orrore Di quest’antro Fa per sollevarla e portarla altrove. ASTERIA opponendosi con impeto La getti nella strage divampa il celio, arde il velabro, è l’odio d’un dio su Roma. Il circo è un mar di brage. Se la tocchi l’uccidi scoppia un fragore terribile sulla volta del sotterraneo. Crolla il podio Asteria ha visto qualche riflesso dell'incendio sulla scala d’onde scese e la risale correndo e scompare mentre Rubria apre gli occhi. ALI RUBRIA Ah! FANUÈL tutto chino ‘presso di lei Non temer, son con te. RUBRIA trasognata Fanuèl. Dove son? dove fui? Tu salvo Io viva L’anima mia fuggiva M’offusca un vel Colta da una reminiscenza d’orrore, getta un grido, si sforza di sollevare il capo. FANUÈL con grande dolcezza No. Una mano pia ti ricoperse con la bianca stola. Riposa. Oblia. RUBRIA Chinar dovrei le mie ginocchia a terra d’innanzi a te. Tenta di sollevarsi, ricade. Son ferita non posso. FANUÈL Rubria RUBRIA Pietà l’orror mi riafferra Il Mostro il turbin rosso. Viscere e carni Ascondimi M’ajuta! FANUÈL inorridito Fu il mio grido d’amor che t'ha perduta! (o [4 sd RL STT IRENE RIME ID TI III DI LTTE INT I RIINA TOR ILE TI i i Ì i Ki | Ì i 4 i i | RUBRIA D’amor io t'amo tanto dopo una breve pausa Fanuèl morirò? FANUÈL seduto accosto a lei sullo stesso letto e posandote dolcemente la mano sulla testa e accarezzandole i capelli e la fronte PISTE STE SIT ATI RIETI PATITI LIO III O I TAI sc Vivrai. RUBRIA dolcemente SI SI Oh com'è buona e calda la carezza della tua man Bacia la mano di Fanuètl. PRANZI LETI TIT LIA pu PSI IL Più accanto a me più accanto. Così COSÌ.Tu m’insegnasti questa gran dolcezza Di sorrider nel pianto. M’odi la morte A ogni attimo mi strugge Non pianger, Fanuèl, stringimi forte, Finchè mi stringi, l’anima non sfugge. $r O ALLE TA I Dopo un lungo riposo ed un silenzio di raccoglimento, soggiunge: Servivo un falso altar. Tutte le sere Venìa' coll’ idria del mio tempio... al fonte Dell’orto santo e dopo le preghiere tornavo all’atrio antico, a piè del monte tentai confonder nella stessa vampa l’ara ardente di Vesta e la pia lampa della vergine saggia. Ecco il peccata. Or tutto è confessato, attendo il tuo perdono. Tutta or mi sai, sorridimi. Monda e beata or sono. ERMETICA A FANUÈL alzandosi e ponendole le mani sulla fronte e baciandola, con soavissimo fervore, Benedizion d’ immenso amore accensa sul capo tuo col mio bacio si posa. I iituitiolititiiceste netti rie ss n ur si n PRETI LTL DATI IE VIII RUBRIA sottovoce Fanuèl! Fanuèl! Estasi immensa! Fanuèl torna a sederlesi a lato. Rubria posa la testa sul petto di Fanubl. FANUÈL Tu sei la sposa, l’egra mia sposa che sul cor mi giace. RUBRIA Dimmi, ove siamo? FANUÈL In un asil di pace. Dormi quieta. RUBRIA con voce sempre più fievole Sento che ascende l’ombra d’un vespero strano. Dammi. Fa degli sforzi per continuare a parlare; non può. FANUÈL Che vuoi? RUBRIA con istento La mano. Fanuèl s’affretta a darle la mano. Narrami ancora, mentre m’addormento, del mar di Tiberiade, tranquilla onda che varca in Galilea. FANUÈL quasi cullandola Laggiù, fra i giunchi di Genèsareth, oscilla ancor la barca ove pregò Gesù. Raccoglie Rubria sul suo petto. Quella cadenza languida di cuna invita a stormi i bimbi sulla prora. Dormi tranquilla, dormi. Meo: AIUTO SRL ZE MEIER DAI RUBRIA con un fil di voce Ancòra ancòra. FANUÈL. Lenta salìia dal Libano la luna, era quell’ora in cui sorgon gl’incanti. RUBRIA come un soffio, spegnendosi Ancòra ancòra. FANUÈL colle mani giunte e gl’occhi rivolti al cielo Escian le turbe oranti per la lunare aurora. Sente Rubria inerte fra le sue braccia, la chiama: Rubria. Asteria ritorna scendendo velocemente la ripida scala. Fanuèl continua a ricercare la vita sul cadavere di Rubria. ASTERIA L’ incendio ne avvolge, ogni scampo di là n'è tolto. Divampan le torri, crollano gli archi. Vede un uscio sprangato nella parete sinistra. Un lampo di speranza! Si slancia affannosa attraverso gli ingombri del suolo verso la porta d’uscita, leva la spranga, apre. Sei salvo. Ecco una porta. Esce un istante per esplorare; rientra. Libero è il passo sulla soglia d’onde è entrata Accorri, accorri! FANUÈL sul cadavere di Rubria Morta. Asteria scuote Fanuèl e lo trascina insino all'uscita. VELA EDARISCAI RED RR MR ARIE rat tn IRSISILI E I FTT ITANI EN AZZIONDANT TI FIATI DE e AR TANI PINNA DIR RE ENIT NIE ST Va CNMI TE FANUÈL dalla soglia, con un ultimo sguardo Rubria, addio. Scompare dalla porta d’onde entrò Asteria. Asteria udendo quel nome ritorna vicino alla morta. ASTERIA con esirema violenza Rubria? Tu? Quella che il mio truce iddio ghermì sull’ara, tu, rispondi, tace. Lo spoliarium incomincia ad essere invaso dal fumo. Dimmi Pardor del suo bacio vorace verso cui tende spasimando il mio, poi, d’un tratto, con immensa pietà martire santa. S'inginocchia, estrae dol seno il fiore della via Appia e lo lascia cadere sulla morta dicendo: Pace, pace, pace. Si sprofonda una parte della volta. Asteria si salva fuggendo da dove è uscito Fanubl. DEAR er a i Ù detiia Told e ID i DITER) II RIETI EA ia AI PA a I HU LA n PRI ARENA QUARERAA LOGO ATSIRONT NO Id vi NABLAPOTNO DO MUPh il ti : UA NI N i, DA IRRCUn). i N MLM sti ci Mg AV [RRIDIV UR UTA dl Mino, VA patria Ir Uli Nati x MI Mu iva! VIBO TIVI HA |î sit MATICOPO ANASROT TAMARA IMGRNNLI “n I s Tua Ld r ti RS N f Ii DA 10 LR ITRIONT IR A IRIOVRARI Va; |ang ; \ DON NT] D) A ONIRI Ù IUSR (VERSA » Dieta Îl i i aloni RUBA N INIT i fi gue Al< Ù {UTI: D) dati. DA) y LI î ANITA AMARARA ha] in |glio ti w Mi ii dt Tu hi) anni LIMIULAA Ti Lava NANI GUAI CORVI IOLANTÀ IR00 ba DI i LE "RIA N IRA 4 IA » Hu) 4 RO i MEU xi s/ OAV VR Dal O A Mi TIC I LITRI APIÙ Ù% Ù “INA SANT) HU SEI Le SAR N UE STE } vi DI a IT Ri MA ERCANE Uli a SRI, DISLI. 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Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Nesi: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – adulescentuli oratiuncula – Sono dalle celeste sphere Venere: perche  amore inspiro: dagl’elementi fuoco: perché  d’amore accendo da uoi con vocabul greco CHARITÀ chiamata: perché col mio ardore della GRAZIA della salute viso degni – filosofia toscana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze). Abstract. Grice: “It all reminds me of my principle of conversational candour!” -- Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Grice: “I once had a fight with Nowell-Smith; he was saying that a philosopher should not be a moralist; I told him that by that token Nesi wasn’t one!” – “De moribus” Figlio di Francesco di Giovanni e di Nera di Giovanni Spinelli, si dedica interamente agli studi filosofici. Strinsge stretti rapporti con i principali umanisti fiorentini dell'epoca, tra cui ACCIAIUOLI e FICINO (si veda). Influenzato dall'operato di Savonarola, ricopre anche diverse cariche politiche. Altri saggi: “Adulescentuli oratiuncula”; “Orazione del corpo di Cristo”; “Orazione de Eucharestia” “ Orazione sull'umiltà” “Sulla carità”; “De moribus”; “De charitate”; “Oraculum de novo saeculo, Canzoniere, Poema. Treccan Dizionario biografico degli italiani,  Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Obviously, Nesi is not having Davidson in mind. But Nesi is wrong in identifying GRAZIA with CHARITA, ‘greco vocabull” – this is an etymological blunder. The charities were indeed three – Eglea, Eufrosina, e Talia – and they danced mainly to eroticse Mars, or more frequently Giove and Mars together --. Of course the expression ‘gratia’ is not cognate! – For Davidson, charity is what the Italians refer to ‘carità’, formed out of ‘carus’ – the spelling with ‘ch’ is a French corruption! So to be charitable, in Davidson’s interpretation, is to be kind, caro. Not graceful! --. Grice: “If Davidson doesn’t know his Greek mythology, that’s not my fault --. Instead of his singular principle of charities, I will take the liberty to sub-divide it into three maxims – The first maxim refers to the first charity, Aglae: splendour; thes second maxim refers to the second charity, Eufrosina, mirth; the third maxim refers to the third charity, Talia, cheer. In Kantian format, these counsels of prudence become: be splendorous – or try to make your conversational move one that is splendorous; be merry – or try to make your conversational move one that will carry mirth to your co-conversationalist; and ‘be cheerful’, try to make your conversational move one as if it was spawned by Thalia!” -- Giovanni Nesi. Nesi. Keywords: adulescentuli oratiuncula, principle of charity, Davidson on charity on Grice. Who was the first Englishman to use ‘charity’ as a hermeneutic principle? Butler. Grice speaks of self-love and benevolence. Benevolence – and charity? Grice is not so much concerned with Beneficenza or Malificenza, but with Benevolenza, and Malevolenza – where does charity fit? What was Ciceronian for charity. What is pre-Christian about charity? Charisma, charitas, folk etymological confusion here – caritativo – carita – caro, “le tre carità in armónico conubio” “tre carità”. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Nesi” – The Swimming-Pool Library.

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