GRICE ITALO A-Z N NE
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Nearco: la ragione
conversazionale della diaspora di Crotone -- Roma – filosofia pugliese -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Taranto).
Filosofo italiano. Taranto, Puglia. A Pythagorean, N. plays host to CATONE (si
veda) Maggiore when Catone recaptures Taranto from the Carthaginians. Grice: “When in Athens, and
although he knew some basic Greek, Catone refused to speak it – and demanded an
interpreter. I assume he demanded an interpreter when he was asking for his
breakfast at Nearco’s!” --. Nearco.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Negri: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale – filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Mercato). Abstract: “At Oxford, idealists – like Bradley – are
called bigheads – which is better than the monicker metaphysical sceptics
receive: ‘beheads’!” Filosofo italiano.
Mercato, Napoli, Campania. Allievo di ALIOTTA (si veda), con il quale si laurea
a Napoli, sempre considera come suo maestro GENTILE (vedasi), di cui tuttavia
non è stato direttamente un discepolo. L'intensità con cui N. approfondiscd
la filosofia di Gentile si concretizzato dapprima nello studio
dell'allontanamento di SCIACCA (si veda) dall'attualismo poi in sagi quali:
“Gentile,” “L'estetica di Gentile,” e “Gentile educatore.” Molti sono i
saggi dedicati all'IDEALISMO, tra cui i saggi “La presenza di Hegel,” “Ricerche
e meditazioni hegeliane,” e “Hegel” e le traduzioni di saggi hegeliane come “La
vita di Gesù” e “Le orbite dei pianeti.” A queste traduzioni si aggiungono
anche quelle di grandi classici del pensiero filosofico, economico e
sociologico. Riceve il premio San Gerolamo. A N. si deve anche la
valorizzazione di alcune grandi personalità della cultura italiana, come quelle
di EMO-CAPODILISTA (vedasi), MICHELSTAEDTER (vedasi), ed EVOLA (vedasi). La
sua carriera lo ha visto professore di storia della filosofia in alcune delle
più importanti università italiane: Bari, Perugia e Roma, dove lavora presso
l'Università degli studi di Roma Tor Vergata fino alla fine del suo incarico
universitario. Nel corso della sua esperienza intellettuale è stato
impegnato in un'intensa attività saggistica e pubblicistica, scrivendo sulle
più importanti riviste culturali italiane e straniere, tra le quali: il
Giornale critico della filosofia italiana», il Giornale di metafisica», «I
Problemi della Pedagogia», «Rinascita della Scuola», «Dix-Huitième Siècle»,
«L'Enseignement Philosophique», «Studia Estetyczne», «Idealistic
Studies». Collabora con molti dei maggiori quotidiani nazionali: «Il
giornale d'Italia», l'«Avanti», «Il Messaggero», «Il Sole 24 Ore», «Il Tempo» e
«il Giornale». Inoltre, ha diretto varie collane di testi filosofici per
la Marzorati («Ricerche filosofiche», «Testi e interpretazioni»), la Seam
(«Filosofi italiani», «Sentieri del giorno e della notte») e la Pellicani («La
storia e le Idee») e riviste come gli «Studi di storia dell'Educazione» della
Armando Editore. Gli è stato assegnato, a Palermo, dall'Associazione
internazionale di studi e ricerche Nietzsche fondata da FALLICA (vedasi), il
«Premio Nietzsche». Saggista sempre molto prolifico, continua a
pubblicare opere originali non solo nella scelta degli argomenti ma anche dei
contenuti: il Discorso sopra lo stato presente degli italiani, il De persona.
L'indomabilità dell'individuo e Problema Europa: Unità politiche e molteplicità
culturali. N. Sciacca: dall'attualismo alla filosofia dell'integralità,
Ethica, Forlì. Collegamenti esterni N., la voce in Enciclopedie, Treccani
L'Enciclopedia italiana. Biografie Portale Biografie Filosofia Portale
Filosofia Spaventa filosofo italiano Sciacca filosofo italiano Idealismo
italiano Corrente filosofica predominante in Italia. NOME COMPIUTO: Antimo
Negri – not to be confused with Antonio Negri. Parole chiave: implicatura.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Negri,” The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice e Negri: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale – la scuola di Padova -- filosofia veneta -- filosofia italiana
– Luigi Speranza (Padova). Abstract. Grice”
“In my Philosophical Eschatology and Plato’s republic,’ I venture into
political philosophy. Negri ventured into it his whole life – and beyond!” Filosofo
Padovano. Filosofo veneto. Filosofo italiano. Padova, Veneto. Grice: “Only in
Italy a philosopher philosophises on Pinocchio!” -- Grice: “I like his idea of
a new ‘grammar of politics,’ even if he uses the extravagant metaphor,
delightful though, ‘fabbrica di porcellana’. He has a gift for metaphor, sure!”
– Grice: “’la lenta ginestra’ to qualify Leopardi’s ontology is genial!” -- Grice:
“Negri reminds me of ‘pinko Oxford’!” Tra
gli anni sessanta e gli anni settanta, fu uno dei maggiori teorici del marxismo
operaista. Dagli anni ottanta in poi, si dedicò invece allo studio del pensiero
politico di Baruch Spinoza, contribuendo, insieme a Louis Althusser e Gilles
Deleuze, alla sua riscoperta teorica. In collaborazione poi con Michael Hardt,
ha scritto libri molto influenti nella Teoria politica contemporanea.
Accanto alla sua attività teorica, ha svolto una intensa attività di militanza
politica, come co-fondatore e teorico militante delle organizzazioni della
sinistra extraparlamentare Potere Operaio e Autonomia Operaia. A causa della
sua attività politica è stato incarcerato e processato, all'interno del
processo 7 aprile, con l'accusa di aver partecipato ad atti terroristici e
d'insurrezione armata. Venne, tuttavia, assolto da queste imputazioni, per poi
venire condannato a XII anni di carcere per associazione sovversiva e concorso
morale nella rapina di Argelato. Saggi: “Stato e diritto -- la genesi
illuministica della filosofia giuridica e politica” (Padova, Milani); “Lo
storicismo” (Milano, Feltrinelli); “Forma giuridica” (Padova, Milani); “Flosofia
del diritto” (Bari, Laterza); “Il concetto di partito politico” (Padova, Moderna);
“Lo stato piano e il comune” (Milano, Feltrinelli); “Il concetto d’integrazione
nella storia di Italia” (Milano, Giuffrè); “Il concetto di stato” (Milano); “Il capitale e lo stato”, “Della ragionevole
ideologia” (Milano, Feltrinelli); “Incidenza di Hegel. Napoli, Morano, Enciclopedia
Feltrinelli Fischer); Scienze politiche, (Stato e politica), Milano,
Feltrinelli); L’organizzazione operaia” (Milano, Feltrinelli); Partito operaio
contro il lavoro, in S. Bologna, P. Carpignano, N., “Crisi e organizzazione
operaia” (Milano, Feltrinelli); “I proletariato” Proletari e Stato. L’autonomia
operaia e compromesso storico, Milano, Feltrinelli); “La fabbrica della
strategia” Padova, “Cooperativa libraria editrice degli studenti di Padova, Collettivo
editoriale librirossi, La forma Stato, per la critica dell'economia politica
della Costituzione italiana” (Milano, Feltrinelli); “Il problema dello stato e
sul rapporto fra demo-crazia e sociali-smo” Milano, Unicopli-Cuem, “Il dominio
e il sabotaggio: sul metodo marxista della trasformazione sociale,” Milano,
Feltrinelli, “Manifattura, società
borghese, ideologia: Una polemica sulla struttura e la sovra-struttura,” Roma,
Savelli, Marx oltre Marx [Grice, “Grice oltre Grice”]. Quaderno di lavoro sui
Grundrisse, Milano, Feltrinelli, “ Dall'operaio massa all'operaio sociale. sull'operaismo,
Milano, Multhipla, “Comunismo e guerra,” Milano, Feltrinelli, Politica di
classe: il motore e la forma. Le cinque campagne oggi. Milano, Machina Libri,
“Otto Dix,” Milano, Studio d'arte Grafica, “L'anomalia selvaggia: potere e
potenza in Spinoza” (Milano, Feltrinelli);“Macchina tempo. Rompicapi,
liberazione, costituzione,” Milano, Feltrinelli, Pipe-line. Lettere da
Rebibbia, Torino, Einaudi, Boutang, Diario
di un'evasione, Cremona, Pizzoni, Le verità nomadi: lo spazio di libertà” (Roma,
Pellicani); “Fabbriche del soggetto: profili, protesi, transiti, macchine,
paradossi, passaggi, sovversione, sistemi, potenze: appunti per un dispositivo
ontologico, in "XXI secolo. Bimestrale di politica e cultura", “Lenta
ginestra: l'ontologia di Leopardi, Milano, Sugar, “Fine secolo. Un manifesto
per l'operaio sociale. Milano, Sugar,” “Arte e multitude” (Milano, Politi, “Il
lavoro di Giobbe. Il famoso testo biblico come parabola del lavoro umano,
Milano, Sugar); “Il potere costituente. Ssulle alternative del moderno,
Carnago, Sugar, Spinoza sovversivo. Variazioni (in)attuali” (Roma, Pellicani, “Dioniso,
o lo stato postmoderno” (Roma, Manifestolibri); L'inverno è finito. Scritti sulla trasformazione
negata” (Roma, Castelvecchi); “I libri del rogo, Roma, Castelvecchi); Partito
operaio contro il lavoro; Proletari e Stato; Per la critica della costituzione
materiale; La costituzione del tempo. Prolegomeni. Orologi del capitale e
liberazione comunista” (Roma, Manifestolibri); Spinoza (Roma, DeriveApprodi, Contiene:
S Democrazia ed eternità in Spinoza); “Sogni Incubi”, L’incubo, Visioni.
Politica e conflitti nella crisi della società del lavoro” (Milano, Lineacoop, La
sovversione” (Roma, Liberal, Kairòs, alma venus, multitudo. Nove lezioni
impartite a me stesso” (Roma, Manifestolibri, Desiderio del mostro. Dal circo
al laboratorio alla politica, a cura di e con Fadini e Wolfe, Roma, Il manifesto,
Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione, con Hardt, Milano, Rizzoli, Europa politica. [Ragioni di una necessità],
a cura di e con Friese e Wagner, Roma, Manifestolibri, Luciano Ferrari); “Bravo
ritratto di un cattivo maestro. Con alcuni cenni sulla sua epoca” (Roma,
Manifestolibri); “L'Europa e l'impero. Riflessioni su un processo costituente,
Roma, Manifestolibri); “Moltitudine e impero, Soveria Mannelli, Rubbettino, Il
ritorno. Quasi un'autobiografia” (Milano, Rizzoli, Guide); “Impero e dintorni”
(Milano, Cortina); “Moltitudine. Guerra e democrazia nell’ordine imperiale” (Milano,
Rizzoli); “La differenza italiana” (Roma, Nottetempo); Movimenti nell'impero.
Passaggi e paesaggi, Milano, Cortina, Global. Biopotere e lotte” Roma,
Manifestolibri, Goodbye Mr Socialism, Milano, Feltrinelli, Settanta (Roma,
Derive); Approdi, Fabbrica di porcellana. Per una nuova grammatica politica,
Milano, Feltrinelli, Dalla fabbrica alla metropoli” (Roma, Datanews, Il lavoro nella Costituzione” (Verona, Ombre
Corte, Dentro/contro il diritto sovrano. Dallo Stato dei partiti ai movimenti
della governance” (Verona, Ombre Corte, Comune. Oltre il privato ed il pubblico, (Grice:
“Cf. Grice on ‘common language’ and ‘private language’”) Milano, Rizzoli, Inventare il comune, Roma, Derive Approdi, Il
comune in rivolta. Sul potere costituente delle lotte (Verona, Ombre Corte); “Questo
non è un Manifesto” (Milano, Feltrinelli); “Spinoza e noi, Milano-Udine,
Mimesis); “Fabbriche del soggetto. Archivio (Verona, Ombre corte); Arte e
multitudo (Roma, DeriveApprodi); “Storia di un comunista” (Milano, Ponte alle
Grazie, Galera ed esilio. Storia di un comunista” (Milano, Ponte alle Grazie, Assemblea,
Milano, Ponte alle Grazie, Da Genova a domani. Storia di un comunista, Milano,
Ponte alle Grazie. Che l'Europa
politica sia necessaria, è chiaro per le ragioni stesse che ne hanno
determinato l'attuale processo costitutivo: la ricerca della pace fra le
nazioni che la compongono, lo spazio economico comu-ne, la comune
determinazione culturale, ecc. Ma che l'Europa sia necessaria sembra
evidenziarsi con molta forza anche da altre ragioni, non più semplicemente
statiche ma dinamiche, non più solo storiche ma politiche ed attuali. La
necessità dell'Europa nasce dal confronto con la messa in forma del mercato
globale, cioè dal confronto con il processo di costituzione imperiale che sta
realizzandosi. Nell'impero, essendo impensabile una democrazia assoluta
(un uomo uguale un voto); essendo del pari assai dubbia, quando non si tratti
di pura mistificazione o illusione, l'immagine di una società civile globale,
sarà infatti necessario delimitare uno spazio che consenta l'espressione e la
decisione democratiche della molti-tudine, nonché la sua organizzazione
politica. Ora, lo spazio politico europeo (costituito su una continuità
culturale lunga e singolare e una dinamica costituzionale specifica)
sembra corrispondere a quella necessaria delimitazione. lo non so se in questo
spazio sia possibile pensare un soggetto politico adeguato alle dimensioni
dell'impero. Quel che è certo è che fuori da questo spazio, e senza un soggetto
adeguato, non c'è più democrazia per l'Europa. Se queste sono le
condizioni nelle quali dobbiamo muoverci, interroghiamoci qui di
seguito. È possibile costruire questo spazio? E possibile costruire, in
questo spazio, un soggetto politico che si confronti agli altri nell'impe-ro?
O, meglio, che si confronti con gli altri a proposito dell egemonia imperiale?
E possibile una unione politica che ne valza la pena? A noi non sembra
che si possa dare risposta positiva a questi interrogativi se si consente alle
posizioni che oggi sono prevalenti nella discussione politica europea. Alcune
di queste posizioni appartengono al dibattito comunitario (1), altre
partecipano del dibattito politico sull'Unione (2).Ora le pesizioni che
attengono al dibattito comunitario, si pongono fra gli estremi di questa
alternativa: 1,1 La Comunità curopes come pura area di mercato e
regolazione di questa: 12 la Cawumira euroyea cme Confederazione ti
Stati-nazio- È chiaro che in eninambi questi casi la Comunità europea è
disgonata come una subornizzazione imperiale, ovvero come una delle
enganizazioni deventrate nella piramide imperiale. In questo caso l'unione
politica non produce né democrazia né una nuova sagrettività all'interno
dell'Impero. Si obierta tuttavis, da qualche voce, che assumendo la
determinante mititares come pil importante di quelia cconomica si
potrebbe sovrarre l'Europa alla funzione subaltema cui l'Impero la
destina Cio surebbe tuttavia vero salo alla condizione, manifesta- mente
tale, che l'Europa potare immectatamente presentarsi, nel sua insieme, come
potenza militare. Ma enca non si presenta casi: amalmente la determinazione
militare è separata, gestita dai singoli Sti-narione. Di conseguenza
proprio quando ci si riterisce alla deter- munante militure, si finisoe
per escludere / Euroga da ogri collocario ne o ruelo decisivi nell'ambito
imperiale. So poi l'insistenza sulla determinante mitare forse semplicemente un
trucco per rattermare la centralità dello Stato-nazione nella realtà europea ed
internaziona-le, allora l'efficacia dell'obiezione verrebbe del tutto
meno. Un'altra altemativa si disegna quando si considerino le posizioni
che partecipano del dibattito politico sull'Unione: L'Unione politica
europea è da un lato, in questa prospet-tiva, considerata come un Super Stato
giuridico-amministrativo (msomna, un Impera nell Impero); 22 in
altra foma l'Unione europea può anche enere immaginata (come spesso
avviene nel diburtito arruale) come una Costituzione senza Stato, ovvero come una
struttura statale caratterizzata da numerosi Iivelli di organizzazione
piuttosto che promona da un centro sovrano. Si tratta, in entrambi i
casi, di una figura costituzionale sparia orvero chi una macchina sebole
del potere costituente. Sono, queste ultime figure, entrambe
canuterizzate da un deficit democratico pesantissimo. In 2.1 lUnione curopea
sembra essere affidata ad una magistratura buroeritica che produce le
istituzioni come con- seguenza di una dinamica fonzionalista. In 22 |
Unione curopea e consenata a macchinazioni pelitico-giuridiche piuttosto
similt a quelle che reggevano l'amministrazione del Sacro Romano
ImperoGermanico e riconducibili alla combinazione di una architettura
puffendorfiana e dell'immaginazione reazionaria del romanticismo. Secondo
alcuni giuristi, tuttavia, si dovrebbe riporre fiducia nei dispositivi
giuridici dell'Unione Europea esistenti. Una volta messi in moto, essi
potrebbero funzionare come «potere costituente» di una nuova sovranità europea.
Questo potere costituente «spurio» può essere, a parere dei giuristi, prodotto
sia da un'attività istituzionale intera (le Corti europee) sia dall'effettività
del combinato sussidiario delle istituzioni europee e degli Stati confederati.
Le burocrazie interne alla comunità divengono cosi il «deus ex machina» che non
solo supplisce al deficit costituzionale ma ne prepara il superamento. Queste
ipotesi non sembrano credibili. Esse infatti prevedono una sorta di governance
costituente, difficilmente ipotizzabile in una situazione caratterizzata, a)
oltre che dal deficit democratico di base, b) da conflitti certi fra le élites
europee, e) da pressioni contrarie, e/o distruttive, esercitate dalle élites
imperiali, americane, russe, ecc. In ogni caso, qualora la discussione
politica e costituente continuasse in questi termini, forse avremo un'Unione
Europea... Ma non ne varrà la pena, perché essa sarà, dal lato dei governanti,
completamente subordinata al comando imperiale; dal lato dei governa-ti,
bloccata, chiusa in una passività che potrà trovare solo vacue vie di fuga, di
rivolta o di repressione. A quali altre condizioni è dunque possibile un
Europa politica che ne valga la pena? Essa è possibile solo se il
progetto dell'Unione e quello di una mobilitazione democratica della
moltitudine europea sono concomitanti ed agiscono con forza dirompente a
livello e nelle dimensioni dell'impero tutto intero. Voglio dire che un'Europa
politica (che ne valga la pena) è possibile solo se la moltitudine europea è
sollecitata alla costituzione dell'unione politica attraverso la mobilitazione
di strati sociali potenti (sia nella produzione di merci che nella espressione
di valori), di strati sociali che vogliono dunque con l'Europa, più libertà qui
e nel mondo. Vale forse dunque la pena qui di sottolineare che quel che
dovrebbe interessare coloro che vogliono un'Europa politica, non è tanto la
costituzione di un demos quanto la produzione di un soggetto politico. Ma far
uscire un soggetto politico dalla moltitudine, dunque costruire un'Europa
politica che ne valga la pena, non sarà possibile se non vi saranno divisione,
lotta, decisione di valori di libertà. Ci sia permessa una breve
parentesi. L'Europa era stanca quando, dopo un secolo di guerre fratricide, a
metà del secolo ven-tesimo l'antica utopia cosmopolita venne riproposta e
riformulata nel progetto politico dell'Europa unita. Il paradosso di questa
decisione fu di essere animata piuttosto da necessità strategiche nella lotta
contro il comunismo sovietico che da una effettiva ricerca di unità politi-ca,
di solidarietà economica e di ricomposizione costituzionale. I federalisti
europei si batterono a lungo contro queste insufficienze, ma furono sempre
prigionieri del quadro strategico precostituito. In particolare, esso escludeva
la sinistra e le masse proletarie dal progetto europeo. Una divisione di classe
sovradetermina dunque il progetto europeo e preesiste alla sua attualità. Un
demos europeo non sarà dunque possibile costruirlo se non si scava dentro
questa preistoria e, al limite, se non si riattivano realisticamente quelle
profonde divisioni, al fine - laddove sia possibile - di superarle. In ogni
caso, si tratta di prendere in considerazione i conflitti (passati ed attuali)
perché solo questa considerazione potrà permettere di articolare, nel presente,
eventuali convergenze politiche. La fine della Guerra Fredda, di per sé, non
risolve nulla, a meno di pensare che nel conflitto internazionale di allora non
fosse in qualche modo incluso il conflitto di classe. Di contro, lo sviluppo
negli anni '90 delle tendenze imperiali rischia di accentuare (come si è
cominciato a vedere) alterative molto caratterizzate alla costruzione
dell'unità europea da parte degli Stati-nazio-ne. Il Regno Unito gioca
pesantemente come arma euroscettica il proprio ruolo di alleato privilegiato,
nella politica finanziaria e militare, degli Usa. Le altre potenze europee
guardano con sospetto la supremazia continentale della Rft unificata. Ecc.,
ecc. Se si vuole superare questa situazione, il dibattito sull'Europa, ed il
riconoscimento del suo farsi da parte dei popoli che la costituiscono, dovrà
attraversare nuove fasi di confronto e di espressione alternativa di valori, di
opzioni, di tendenze. Senza bagnarsi in queste scadenze di vita e di sangue,
sarà difficile procedere nel dibattito europeo... Chi ha dunque interesse
all'Europa politica unita? Chi è il soggetto europeo? Sono quelle popolazioni e
quegli strati sociali che vogliono costruire una democrazia assoluta a livello
di impero. Che si propongono come contro-Impero. Insomma, si tratta di
quegli strati produttivi (più o meno pro-letari) che necessariamente (per
ragioni dettate dalla natura della loro forza produttiva) chiedono: uno
statuto di cittadinanza sempre più universale, ovvero la più ampia mobilità per
sé e per gli altri; reddito garantito, ovvero la
possibilità materiale, per le moltitudini, di essere flessibili nella
produzione di ricchezza e nellariproduzione della vita; c) la proprietà comune
dei mezzi di produzione: s'intende, dei nuovi mezzi di produzione. Se infatti
il lavoratore intellettuale non ha la proprietà del proprio utensile di lavoro,
cioè del cervello, allora non è più nemmeno un proletario ma uno schiavo. Si
vuole dunque la libertà. C'è un nuovo proletariato che è stato creato dal
nuovo modo di produzione capitalistico. E una moltitudine che, nella
postmodemità, si aggrega e ricompone nei più diversi luoghi produttivi -
infatti, ogni attività è diventata un luogo da quando la localizzazione
capitalista della produzione è diventata un non-luogo, da quando la fabbrica
for-dista si è dissolta nella società postfordista. E un esodo permanente ed
alternativo, dove un proletariato immateriale e precario si dispiega e si
scontra, dentro il quadro della globalizzazione, con l'Impero. Sarà possibile
affidare a questo proletariato europeo, come linea di esodo, il progetto
Europa? Insomma, porlo contro tutti i tentativi di fare dell'Europa una grande
potenza sovrana, un super-potere capitalisti-co, un blocco di forze
conservatrici (verdi o gialle, nere o rosse che sia-no)? Insomma qui si chiede
un Europa di gente intelligente e povera, divertente e mobile, che sconquassa
ogni assetto di potere costituito. Può cominciare attraverso l'Europa una
marcia zapatista della forza-lavoro intellettuale? Europa delle regioni, Europa
delle Nazioni, Europa provincia imperiale, ecc., ecc.: e se, di contro,
cominciassimo a parlare dell'Europa come non-iuogo rivoluzionano nell
Impero? Vale la pena di sottolineare che le condizioni qui poste rap
presentano un diagramma nella costituzione non solo politica ma biopolitica
dell'Europa unita. Dico «biopolitica», perché oggi le condizioni giuridiche
universali (della citradinanza, del reddito, della proprietà comune)
costituiscono la precondizione, ovvero il substrato ontologico, dell'esercizio
stesso della libertà. La politica ha investito la vita cosi come la vita ha
investito il politico: nella costituzione dell'Europa unita questo rapporto non
può che essere ritenuto fondamentale ed irreversibile. Per concludere
provvisoriamente, mi sembra dunque che si debba dire: un soggetto europeo
(e con esso un'Unione europea che valga la pena) potrà essere formato solo da
una nuova sinistra europea. La questione della costruzione dell'unità europea e
quella della formazione di una nuova sinistra sono sincroniche. Il nuovo
soggetto europeo non rifiuta dunque la globalizza-zione, anzi, costruisce
l'Europa politica come luogo dal quale parla-re contro la globalizzazione,
nella globalizzazione, qualificandosi (a partire dallo spazio europeo) come
contropotere rispetto all'egemo- nia capitalistica nell'Impero. Per
ravvivare la discussione è forse qui utile proporre una reminiscenza del
«potere costituente», e di come esso potrebbe agire, se immaginassimo l'Europa
come «anello debole» nella catena del dominio imperiale, e quindi la
costituzione unitaria dell'Europa come prodotto di una vera e propria «guerra
civile» all'interno dell'Impero. Al fine di dare realistica base a queste
ipotesi, è necessario assumere che il comando imperiale non è per nessuna
ragione disponibile ad ammettere un'Europa unita (ed unita a partire dalle
nuove forze sociali antagoniste) come «contropotere» nella globalizzazione.
Questo rifiuto è organizzato e rappresentato da frazioni importanti del
capitale globale e trova la sua base nel conservatorismo della destra americana
e nel pensiero unico del liberalismo mondiale. L«unilateralismo» americano non
è solo «americano» ma capitalista, conservatore e reazionario. La grande
metamorfosi imperiale ha sconvolto i parametri tradizionali della scienza
politica e del diritto pubblico, e ha spinto importanti frazioni del capitale
collettivo (globale) verso un accanito conservatorismo. L'«unilateralismo» è un
tentativo di bloccare ogni movimento delle moltitudini e di fissare su
condizioni immutabili il dominio del grande capitale sull'Impero. Da questo
punto di vista, la proposta di un'Europa unita, che sappia (perché altrimenti
non potrebbe trovarsi unita) dare spazio alle nuove forze sociali che la rivoluzione
del modo di produrre ha creato - bene, questo, i padroni dell'Impero, i governi
della destra e il capitale collettivo non lo voglio- no. Bisogna dunque
che si apra una lotta dura su queste alternative e che ci si impegni attorno ad
essa su un programma di trasformazioni radicali. Solo in questo caso l'Europa
potri diventare reale: e, diventando reale, presentarsi come «anello debole»
della costituzione imperiale e quindi possibilità di nuova libertà per le
moltitudini. Ma ritorniamo al centro politico del nostro dibattito e
discutiamo altre obiezioni. All'obiezione che l'iniziativa capitalista
(neoliberale) nel costruire un Europa sub-imperiale è già troppo avanzata
perché, a questa anticipazione, possa darsi qualsiasi risposta (dunque l'unica
possibilità è la difesa degli Stati-nazione), si deve rispondere: la
resistenza nazionale non è più possi-bile, lo Stato-nazione (anche confederato)
è già del tutto assorbito nelle dinamiche imperiali... Quindi c'è possibilità
solo di rilanciare la lotta nell'Impero. La rivendicazione di «realismo» non
consistenella propaganda della ritirata alla Kutusov, né nelle pratiche dell'
«curoscetticismo», bensi nell'insistenza (anche in situazioni di ritardo, di
sconfitta...) sulla costruzione di alternative globali che possono dar luogo ad
eventi di rottura. Noi dunque diciamo: puntiamo sulla costruzione di una
sinistra (nuova) a livello europeo, piuttosto che su ogni altro
obiettivo. Sulla via della costruzione di questa (e dell'Europa) noi
possiamo/dobbiamo investire il non-luogo imperiale, in maniera
sov-versiva. All'obiezione che l'Europa è povera, che non ha materie
prime né petrolio, che ha una finanza ed una moneta completamente subordinate
al mercato mondiale, che non ha la bomba né la capacità di decidere della
guerra, ecc.. si deve rispondere che l'Europa è ricca di forza-invenzione
e di forme di vita. Nella depossessione di materie prime, nella debolezza
finanziaria e monetaria, nella estrema impotenza militare, non è la
reinvenzione del «demos» o una solidarietà antica (demotica) che pre-miano, ma
piuttosto una nuova immaginazione biopolitica che, nel rapporto con la mobilità
tellurica dei lavoratori e dei poveri e la mobilitazione delle nuove
intelligenze, si faccia esodo dalla miseria delle forme economiche e politiche
della modernità. Ciò detto, è necessario sottolineare il fatto che ogni
qual vol-ta, dall'inizio degli anni 70, l'Europa ha cercato di operare un
passaggio istituzionale decisivo, sempre si sono tempestivamente determinate
acute situazioni di crisi. Esse hanno avuto origine nel ventre molle
dell'Impero, in quel Medio Oriente dove si forma il prezzo di uno dei beni
essenziali dell'Europa, il petrolio, e dove dominano i governi più reazionari
del pianeta. Questa coincidenza non può non essere presa in considerazione da
una sinistra europeista. Essa deve aver coscienza che costruire l'Europa
significa lottare, ad un tempo, contro coloro che fanno il prezzo del petrolio
e contro i governi reazionari del Medio Oriente, contro i Talebani del
dollaro e quelli del petrolio. Per approfondire l'intera argomentazione fin qui
condotta e rafforzare le conclusioni (l'Europa politica unita non dovrà essere
tanto una nuova figura della sovranità quanto una «macchina da guerra» per
l'estensione dei nuovi diritti fondamentali ai soggetti dell'Impero) vale la
pena di aggiungere qualche riflessione sulmodello europeo di solidarietà
sociale ovvero sul rapporto che si stende, nella tradizione e nell'avvenire,
tra il diritto del lavoro e la costituzione europea. Per trattare di
questo tema penso che dovremo, prima di tutto, ricordare quanto sia ambiguo il
riferimento ad un modello europeo di solidarietà sociale: un modello che,
avendo trovato le sue origini nell'Obrigkeitstaat bismarckiano o nel rozzo
sociologismo della III Republique, si è sempre caratterizzato (dal punto di
vista giuridico) nella forma della subordinazione, (dal punto di vista
economico) nel calcolo del costo di riproduzione della forma lavoro (del
salario diffe-rito), (dal punto di vista politico) in funzione della pace
sociale e del consolidamento dell'autorità statale - ed è stato spesso tradotto
in solidarietà imperialista o bellica... Gli Istituti Nazionali per la
Previdenza Sociale hanno linanziato gran parte delle guerre del X.X seco-lo. In
esse s'è esaltata la disciplina biopolitica dello Stato-nazione, quella che ben
si conclude nel nazional socialismo. Ciò detto, resta tuttavia da
aggiungere che il modello europeo di Welfare ed il diritto del lavoro che gli
si incastonava dentro, sono venuti man mano registrando i movimenti antagonisti
della forza lavo- TO. È sulla base delle lotte dei lavoratori che
Welfare e diritto del lavoro si sono man mano, in Europa, emancipati dalle
determinazioni corporative, populiste, colonialiste, imperialiste che li
avevano percorsi. È così che siamo arrivati ad un momento, fra i '60 e i
'70, nel quale ci siamo illusi che il modello europeo si fosse liberato dalle
sue iniziali condizioni, che dunque Sinzheimer avesse vinto e che l'ambiguità
del modello europeo di solidarietà potesse definitivamente fondarsi su - e
nutrire - la democrazia. Non è stato così... A partire dagli anni
70, le conquiste democratiche del Welfare europeo sono state scontrate dal
neoliberismo ed i loro effetti spesso neutralizzati. I metodi della repressione
hanno annullato forze altrimenti irresistibili e le hanno piegate alla
sovradeterminazione del mercato globale, politicamente riconosciuto come
potenza autonoma: D'altra parte l'attività del diritto del lavoro «all'europea»
è stata assai disturbata, quando non sia stata colpita nei suoi stessi
presupposti. Ché infatti, se il suo progresso era conflittuale, legato alle
lotte di un soggetto forza-lavoro (che aveva ottenuto riconoscimento
costituzionale), ora questo soggetto (il sindacato) non era stato solo
attaccato nella sua figura istituzionale, rappresentativa,ma gli erano state
sottratte le condizioni di esistenza, Chiamiamo: postfordismo la situazione
nella quale il sostrato ontologico (classe operaia) e la figura politica (sindacato)
del conflitto industriale non esistono più come attore centrale. Che cosa
significa più, nel postfordismo, parlare di un modello (di una tradizione)
europeo di solidarietà sociale quando (senza insistere sulle differenze ma
supponendo omogeneità) le condizioni stesse della continuità non sembrano più
darsi? Che cosa significa, in assenza di un soggetto conflittuale forte,
in condizioni ormai definitivamente stabilizzate di flessibilità e di mobilità
della forza lavoro produttiva, riattualizzare o reinventare un diritto del
lavoro su scala continentale? E nella globalizzazione dei mercati, che
cosa significa accostare Labour Law e European Constitution? Talora ho
l'impressione che si dovrebbe fare come Roosevelt all'inizio del New Deal:
imporre per decreto un nuovo soggetto sindacale per permettere la messa in
forma di un nuovo Welfare: ma come è immaginabile oggi un tale disegno?
Ad accrescere le difficoltà di dar risposta a questi quesiti insorge un altro
tema/problema: quello dell'immigrazione. Nelle condizioni di globalità
dei mercati, questo problema (è bene precisarlo) non si «aggiunge» a quello
della regolazione (giuri-dica o politica) della forza lavoro indigena: gli è,
al contrario, con-sustanziale sia dal punto di vista dell'economia
industriale (disponibi- lità indefinita e costo limite zero del
lavoro) - sia dal punto di vista delle politiche budgetarie
(pensioni-stiche, assistenziali, scolastiche e formative, sociali in
genere...) Sarebbe interessante qui riferirsi a, ed insieme forzare,
quella categoria «frontiera» che Balibar - nei suoi ultimissimi scritti -
considera ormai più ampia di «Stato-nazione». E comunque sparare a zero
sull'attuale concetto di cittadinanza immobilizzato su spazi ormai derisori per
la vita di un uomo qualunque e del suo bisogno di lavorare... Di qui
altre due questioni, alle quali siamo introdotti dal problema
dell'immigrazione, ma che non hanno rilevanza semplicemente in questa
prospettiva. La prima è: come viene configurandosi il controllo biopolitico sulla
forza lavoro postfordista, mobile e flessibile, indigena o nomade? E poi:
come potrà un diritto del lavoro (su scala europea) determinare
un'eccezione (su scala globale) contro il controllo bio- politico e la
gerarchizzazione imperiale della forza lavoro? Antonio
Negri. Keywords: implicature, potere-potenza, l’incubo, la differenza italiana,
grammatica politica, assemblea. Refs.: Luigi Speranza, "Grice e
Negri," per il Club Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library, Villa
Grice, Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Neri:
l’implicatura conversazionale dell’aporia della realizazione – filosofia
lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Abstract. Grice: “Philosophers, not the ordinary chap,
use ‘realise’ a lot – and not in the sense, ‘I hadn’t realise’ – but as a verb
from the Latin root ‘res’ – In fact, I have myself engaged in such talk when I
introduced my ontological marxism and my explorations on ‘Aristotle on the
multiplicity of being’ which was once planned to appear in my ‘Way of Words.’
The keyword here is ‘entia realissima’ – or ‘ens realissium’ in the singular.
The Roman language allows for the superlative in ways that the English language
doesn’t – since ‘most real’ can have vulgar usages that do not quite correspond
with ‘realissimum.’ In ‘Aristotle on the multiplicity of being’ I propose a
chain of being towards that ens realissimum. The primary substance thus –
Socrates – qualifies as ens realissium. His wisdom is less real, and his love
of wisdom is three-stages removed from reality. When Kant introduced the ‘ding
an sich’ he really did not know what he was talking about. And some English
philosophers – including myself – have used ‘obble’ (or object) as more or less
equivalent to ‘ding’ if not ‘in sich.’ But Cicero would say that ‘thing’is a
barbarism, when we have ‘res’ to replace it with!” “Any first in greats knows
that!” Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice: “Neri is an interesting
philosopher – he speaks of the aporia of the realization, which is intriguing,
and considers that ‘objectivism’ started with Galileo, which is realistic!” Professore a Verona. Allievo di Banfi e Paci, rappresenta
una delle ultime sintesi della Scuola di Milano, di cui riprende alcuni dei
temi portanti: ricerca fenomenologica, analisi storico-politica, studi
estetici. Rispetto ai suoi maestri, del cui pensiero è stato uno dei
maggiori interpreti, sviluppa un percorso di ricerca originale, caratterizzato
da una critica delle ideologie del Novecento e dei loro fallimenti, e da una
lettura non dogmatica della storia contemporanea, volta a metterne in luce
discontinuità e aporie. Forte di un'indole scettica e fedele al principio dell'epoché
fenomenologica, Neri ha ripercorso le vicende della dialettica marxista,
focalizzando in particolare la sua attenzione sull'Europa centro-orientale, e
sulle varie forme di controcondotta e dissenso che, a partire dagli anni
sessanta, sono andati germinando in quel contesto storico. I suoi autori di
riferimento Husserl e Merleau-Ponty, Bloch e Lukács, Kosík e Kołakowskirivelano
la tensione intellettuale tra ricerca teoretica e storica che ha caratterizzato
il lavoro di Neri, dalle principali monografie, ai saggi su aut aut e Il filo
rosso, fino al materiale inedito conservato presso l'Archivio N., da pochi anni
istituito presso l'Università degli Studi di Milano. Durante gli anni
universitari, trascorsi tra Pavia e Milano, Neri ha l'occasione di frequentare
gli ultimi corsi di Banfi, ormai lontano dalla fenomenologia e intento a
perfezionare (e radicalizzare) il suo umanesimo di stampo marxista, e
dell'ancor giovane Enzo Paci che, in quegli stessi anni di dopoguerra,
intraprende un confronto innovativo con gli esiti della ricerca husserliana, e
in particolare con i contenuti della Crisi delle scienze europee, oggetto di
numerosi corsi. Proprio questo "apprendistato fenomenologico",
secondo l'espressione di Fausti, ha consentito a N. di acquisire un metodo di
ricerca che lo ha accompagnato, non solo nei suoi studi delle opere di Husserl,
Merleau-Ponty, Patočka (dei quali traduce e cura varie pubblicazioni), ma, più
in generale, nell'analisi del pensiero storico e politico novecentesco. A
questi interessi va ad aggiungersi quello per l'arte e l'estetica, decisivo in
questi primi anni, e dovuto in particolare agli insegnamenti di Formaggio, con
cui N. si laureò. Neri continuerà a interessarsi a questi temi anche negli anni
successivi, dedicando diversi scritti a Panofsky (della cui Prospettiva come
forma simbolica cura nell'edizione) e a Caravaggio, e interrogandosi sul
rapporto tra fenomenologia ed estetica. Agli anni di studio, segue una
fase di ricerca che lo porterà nei primi anni sessanta a Praga, ospite
dell'Accademia delle Scienze della Cecoslovacchia e, in seguito, negli Stati
Uniti d'America, dove è visiting scholar a Pennsylvania. A Praga, Neri entra in
contatto con la giovane generazione di intellettuali cechi che, in questi anni
cruciali, portano avanti l'idea di riformare il socialismo dal suo interno, a
partire da una profonda reinterpretazione del materialismo e della prassi
marxiana. È grazie a N. che in Italia si diffondono le opere di Kosík e di
Patočka che, pur così profondamente diversi, condividono con Neri l'interesse
per la fenomenologia e la politica. Durante la sua esperienza americana, N.
dedica a Marx una serie di lezioni e conferenze, i cui testi inediti, facenti
parte del Fondo N., sono conservati presso la Biblioteca di Filosofia
dell'Università degli Studi di Milano. Analizzando il pensiero di Marx, N. si
rifà in particolar modo, oltre che all'insegnamento di Kosík, agli scritti di
Petrović e alla scuola jugoslava legata alla rivista Praxis. Tornato in Italia,
inizia un lungo periodo di insegnamento a Verona, durante il quale incentra i
suoi corsi sulla fenomenologia post-husserliana, su Bloch, sull'idea filosofica
di Europa e la sua eredità, a seguito del fallimento dei principali progetti
politici novecenteschi. Escono in questi anni le sue opere più note: “Aporie
della realizzazione”, sulla filosofia e l'ideologia dei paesi del socialismo
realizzato, e “Crisi e costruzione della storia”, dedicato, ancora una volta,
al maestro Banfi. In più occasioni, manifesta il suo debito nei confronti
dei suoi maestri milanesi, per averlo iniziato allo studio della fenomenologia.
In tal senso, il passaggio dall'insegnamento di Banfi a quello di Paci è
decisivo. «Al centro non era piùscrive Neri poco prima di morire, ricordando
quegli anniil "disperato razionalismo" del fondatore della
fenomenologia: il fuoco della rilettura era diventato il "mondo della
vita" e la critica dell'obbiettivismo moderno». Un pensiero che ben si
presta a una generazione di giovani studiosi che, durante gli anni sessanta, si
raccolgono intorno a Paci, desiderosi di affinare un pensiero che consenta di
riguadagnare un sguardo disincantato, ma non indifferente, sulla realtà sociale
e culturale circostante, contro «l'asfissiante razionalismo» di Banfi e, più in
generale, contro l'impronta culturale del PCI. Neri rientra in questa
nuova leva di studiosi e in questi termini si possono interpretare anche i suoi
studi fenomenologici. «Con il tema del mondo della vitaribadisce N., in un
altro tra i suoi scritti più tardila fenomenologia mostrava di saper affrontare
i problemi posti dalle scienze storiche e sociali, dall'antropologia culturale
e infine anche dal pensiero marxista». L'esempio di Paci, tuttavia, che cercò a
tutti gli effetti di coniugare metodo fenomenologico e dialettica marxista, è
seguito dall'allievo solo parzialmente, lasciando la sua impronta più visibile
nel volume Prassi e conoscenza, una cui parte è dedicata ai critici marxisti
della fenomenologia. Col passare del tempo, tuttavia, Neri adotta una posizione
di sempre più evidente rottura, prediligendo a qualsiasi tentativo
conciliatorio una critica fenomenologica del socialismo realizzato e delle sue
distorsioni. A tal proposito, il confronto con Kosík e il dissenso, all'interno
del socialismo reale, giocano un ruolo di primo piano. Come si evince
dalla sua “Aporie della realizzazione,” distingue due fasi e due generazioni di
filosofi, all'interno della complessa crisi del socialismo in costruzione. Da
una parte, la prima generazione è rappresentata da Lukács e da Ernst Bloch.
Proprio al pensiero di quest'ultimo, alle sue concezioni di storia e di utopia
e ai suoi numerosi ripensamenti, Neri dedica una lunga analisi, che tornerà
periodicamente anche negli anni successivi, come testimoniano i programmi
dei suoi corsi universitari. A Bloch è ispirato, d'altronde, il titolo del
libro, che N. ricava da una pagina di Principio speranza. È all'interno della
dialettica tra realtà e realizzazione, tra condizione presente e speranza
futura, che N. individua l'andatura del socialismo reale, della sua filosofia e
della sua ideologia. Solo con la seconda generazione di filosofi, tuttavia, le
aporie della realizzazione socialista vengono veramente al pettine; la
malinconia di Bloch cede infatti il passo allo sguardo scettico di Kołakowski e
al tentativo di Kosík di rileggere la dialettica marxista in termini concreti,
al di là di ogni deriva ideologica. Dello stesso tenore è anche il libro su
Banfi, Crisi e costruzione della storia, di pochi anni successivo, in cui N. si
confronta con lo stesso tema della realizzazione, inteso stavolta nei termini
del tentativo banfiano di costruire un percorso storico su basi razionali,
oltre la crisi della civiltà moderna, verso una nuova prospettiva umanistica.
Alla luce del ritratto offertoci da Neri, che si concentra in particolare sugli
anni trenta, intesi come momento cruciale per lo sviluppo della teoria
banfiana, emerge un'immagine di Banfi particolarmente complessa, nella quale la
svolta ideologica e l'adesione al comunismo non offuscano il perdurare di uno
spirito critico e di una prospettiva europea, che si sviluppa al di là dei
particolarismi delle filosofie nazionali. L'Archivio N. -- è stato creato
presso la Biblioteca di Filosofia dell'Università degli Studi di Milano
l'Archivio N. In tale archivio è raccolta un'imponente quantità di materiali
inediti, che comprendono riflessioni, appunti per corsi e seminari, annotazioni
di viaggio, corrispondenze. Sono considerati di particolare rilievo, in vista
di futuri studi sul pensiero filosofico di N., i 149 quaderni, contenenti le
riflessioni del filosofo, dalla metà degli anni cinquanta, fino alla sua morte.
Attraverso la lettura di questi scritti, ora completamente consultabili e in corso
di digitalizzazione, è possibile chiarire il rapporto e gli scambi di Neri con
altri rappresentanti della filosofia milanese: da Banfi a Paci, da Dal Pra a
Preti. Grande importanza rivestono anche i commenti in presa diretta su alcuni
tra i più rilevanti avvenimenti storici del Novecento: dall'invasione sovietica
dell'Ungheria, alla Primavera di Praga, fino al crollo del socialismo reale. A
ciò si aggiungono le riflessioni sul ruolo della filosofia nella società, sul
modo e l'opportunità di insegnarla, e sulla sua tenuta, di fronte alle scosse
della storia. Saggi: : “La fenomenologia della prassi (Milano, Feltrinelli); “Il partito socialista
italiano” (Milano, Feltrinelli); “Crisi e costruzione della storia” (Napoli,
Bibliopolis); “Il sensibile, la storia, l'arte” (Verona, Ombre Corte, F. Tava, su
Open Commons of Phenomenology. G. Scaramuzza, Presentazione, in Atti della
Giornata di Studio e di Testimonianze svoltasi presso la Fondazione Corrente,
Milano, Materiali di Estetica, Archivi. su sba.unimi. degli scritti di in aut
aut, n. Atti della Giornata di Studio e di Testimonianze svoltasi presso la
Fondazione Corrente, Milano, in Materiali di Estetica, Quando tra noi Ricordo, amici, colleghi e studenti, Pizzighettone,
Viciguerra, L. Fausti, Tra scepsi e storia. Un percorso filosofico, Milano,
UNICOPLI,. L.Frigerio e E. Mazzolani,
Iin Sistema Università, A. Vigorelli,
Fenomenologia e storia. A partire da Patocka: itinerario filosofico, in Leussein, F. Tava, Open Commons of Phenomenology. sba.unimi.
Fondo librario. Grice: Mussolini
used to say that Garibadi spoke of the ‘popolo’ while he speaks of the
‘nazione’ – and a nazione has a plusvalue over popolo. Il popolo e l’asino, l’asino e il popolo utile
paziente e bastonato. Grice: “Neri made
a great contribution or the spreading of Husserl’s interpretation of their own
Galileo n Italy. Who is this Jew to tell us anything about our glorious Pisan?
Husserl saw Gailei as a Platonist. Neri made a translation of Husserl’s essay on
Galileo and included in a saggio with the title GALILEO in it – in this way, he
gathered the attention of every Italian philosophical Galileian!” Grice:
“Perhaps the best introduction to Italian socialist politics are the
commentaries Neri made to the cartoons in the asino, which he entitled,
bitingly, the bite of the ass!” Grice: “Oddly, bite is an attribute of ass –
when a retrospective of the cartoons was held, the cliché journalese when
‘satira morente’ -- -- estetica di Diderot, senso e sensibile, il sensibile, la
sensazione, il Galileo di Husserl. Guido
Davide Neri, su sba.unimi. Neri. Keywords: aporia della realizzazione, il mordo
dell’asino, -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Neri” – The Swimming-Pool
Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Nerone: il melodramma di Boito -- Roma – la scuola
d’Anzio -- filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Anzio). Abstract. Grice: “Nerone’s performance as Roma burnt
is possibly apt for meta-analysis: he performed a pavane – this is what he
explicitly conveyed by his action, if not ‘meant’ – what he implicitly
conveyed, and thereby *meant* is that he could not care less!” -- Filosofo
italiano. Anzio, Roma, Lazio. Filosofo epicureo e
imperatore romano. Demetrio Lacon dedicated a philosophical essay to Nerone,
making it extremely like that Nerone was himself a follower of the doctrines of
The Garden. ao ss TN Bo ZA SI gia SE er ES 7 VIS \ Rai COSI Sega pr e da ansa
Mi, pe sud o, e RICORDI MILANO 1( @ISERI (mpradigeile) POS \ DI Li ‘A DG DI 8
li 7 LALA Ss INI (EL fn ra SI ; CS ‘ pi” x "n ': lr” t DS Ù Ì N ? Ò FINE
Nine {UMBERTO PIZZI BULOGNA Via Zamboni Imprimé en Italie BOITO TRAGEDIA IN IV
ATTI AUMENTO COMPRESO LE PERSONE DELLA TRAGEDIA: NERONE SIMON MAGO FANUÈL
ASTERIA RUBRIA TIGELLINO GOBRIAS DOSITÈO PERSIDE CERINTO IL TEMPIERE TERPNOS
PRIMO VIANDANTE SECONDO VIANDANTE LO SCHIAVO AMMONITORE I VARII AGGRUPPAMENTI
DEL CORO: Ambubaje - Fanciulle Gaditane - Acclamatori - Cavalieri Augustani -
Liberti - Fautori di parte frasina - Fautori di parte azzurra Popolo Schiavi
Plebe Senatori Una compagnia di Artisti Dionisiaci, Tre decurie di Guardie
Germane Eneatori Sacerdoti del Tempio di Simon Mago - Matrone - Classarii -
Pretoriani - Cristiani Aurighi della fazione verde - Aurighi della fazione
azzurra. PANTOMIMI, DANZATRICI, APPARITORI: Una puella Gaditana L’ Arcigallo Un
venditore d’idoli Un venditore di tavole votive - Un mercante orientale Un
flamine - L’auriga vincitore L’ auriga vinto Un lanista Due Mercurii Due
Caronti Alcuni Etiopi Viandanti - Lettigarii - Clienti Servi Danzatrici
Gaditane Corrieri Mauritani I due Consoli - Littori Preconi Due Tribuni della
plebe Legionarii - Galli - Greci Rheti Indiani, Armeni, Egiziani, Fanciulli
patrizii, Fanciulli cristiani, Fanciulli Asiatici, Cavalieri, Phaiangarii,
Matrone, Marinai, Citaredi, Sistrati, Auledi, Ieroduli, Flabelliferi, Tre
Tempieri, Alcuni Decurioni, Alcuni Centurioni, Guardie Germane, Gladiatori,
Alcuni bestiarii, Istrioni, Sagittarii. Tai % VA Il bh NI E fighe: Ri di ST Mr
Acenta) MAN CI 1a SOR MN LIERE T #1"Ri N. TIRA GGEDRARENCF
OUATTPEROSTASITI PAROLE E MUSICA DI BOITO RicoRDI PRIMA MILANO, TEATRO ALLA
SCALA PERSONAGGI N. Pertile; SIMON MAGO, Journet E e Galeffi MORERTA SC del 5
Raisa MERA e, » Bertana ME UCINO n e e Pinza BIRBRIAST: Nessi O i a BERSIDE N.
. Sig Mita Vasari MINT ne, » BERLEMPIERENS e, i Venturini PRIMO
VIANDANTE.Tedeschi SECONDO VIANDANTE Menni LO SCHIAVO AMMONITORE Baracchi MIS
SOL INLLÎNI MAESTRO DIRETTORE E CONCERTATORE TOSCANINI Maestri sostituti:
CALUSIO – CLAUSETTI FORNARINI FRIGERIO - RAGNI - ROSSI - RUFFO VOTTO Maestro
del Coro: VENEZIANI Maestro della Banda: MORRONE Maestri suggeritori: PETRUCCI
e DELEIDE Coreografo : PRATESI - Prima ballerina: FORNAROLI Direttore della
messa in scena: FORZANO Direttore dell’allestimento scenico: CARAMBA Scene,
costumi ed attrezzi su bozzetti di POGLIAGHI Scenografo: MARCHIORO colla
collaborazione di MAGNONI Primo Violino di spalla: Giro MNastrucci Primo dei
secondi Violini: Odoardo Peretti Prima Viola: Koch Primo Violoncello: Valisi -
Primo Contrabbasso: Zfalo Caimi Primo Flauto; Tassinari Ottavino: ATrevisan
Primo Oboe: Trapani Corno Inglese: Ghignatti - Primo Clarinetto: Cancellieri
Clarone: Capredoni - Primo Fagotto: Mazzini Paltrinieri Sarrussofono: Giuseppe
Regarbagnati - Primo Corno: Michele Allegri Prima Tromba: Edriondo Botti Primo
Trombone; UVsberto Montanari Basso Tuba: Saverio Scorza - Prima Arpa:
Giuseppina Sormani Organo e Pianoforte: Antonino Votto - Celesta: Eduardo Fornarini
Xilofono, Sistro e Batteria: Augusto Bergami Gran Cassa e Piatti: Arancesco
Veronesi Timpani: Barilli ispettori del Palcoscenico: Duma e Cellini Vice
ispettore: Rocchi Direttori del macchinario: Giovanni e Pericle Ansaldo Costumi
della Sartoria Teatrale Chiappa Attrezzi della Ditta Aancazi et C. di Sormani
Tragella et C. Gioielleria della Ditta Angelo Corbella Parrucchieri: Biffi e
Sartorio Piume e Fiori della Ditta Virginia Ranzini Istrumenti musicali della
Ditta Strumenti Musicali Bottali La è fa 9.41 TNT Hi PI n RARI T IR d wa È Lal
AVALETCAUIT ATE PAIA RO i. È un campo situato (per chi va da Roma ad Albano)
lungo il lato destro dell'Appia, alla sesta pietra milliaria. La via segue una
linea obliqua fra questo e gli altri campi che si estendono dall’altro lato. La
notte è nuvolosa. La luna pènetra a stento le dense nubi che la nascondono.
Sull’Appia e sulle sue tombe l’oscurità è appena diradata da un barlume cinereo
che non projetta ombre ; il campo nereggia più cupo. Sul lato destro della via,
dalla parte di Roma, s’innalza un grande sepolcro che si prolunga nell’erba;
gli si allinea d’accanto, progredendo verso Albano, una tomba recente su cui
sta per estinguersi una lampa funeraria. Tra questa tomba e il milliario lo
spazio è libero; poi segue una pietra sepolcrale quadrata e, poco discosto da
questa, un vasto tumulo erboso che porta sul suo vertice le vestigia d’un’ara.
Altre tombe si schierano sulla fronte sinistra della via. Molti rottami
d’antichi monumenti sono sparsi intorno al grande sepolcro ed ingombrano anche
il breve spa- zio che lo divide dalla tomba recente. Fra questi ruderi un uomo,
nelle tenebre, sta scavando una fossa. È Simon Mago. Sul margine della via un
altro uomo guarda, immobile come in vedetta, nella direzione d’Albano ; egli
porta il cappuccio della lacerna sul capo. È Tigellino. La notte è piena di
canti che giungono dalla vasta campagna, dalle lontananze dell'Appia; frammenti
di canzoni portati dal vento, dispersi dal vento.VOCI LONTANE E SULLA VIA Canto
d’amore Vola col vento, a SIMON MAGO Torna col vento... i? E lui: Passa un
viandante che va verso Roma TIGELLINO con una bisaccia a spalle ed un
bastone.No. LA GUARDIA DEGL’ACQUEDOTTI SIMON MAGO lontanissima Forse lo atterrì
quel grido. Terza vigilia...TIGELLINO Odilo ancor, là... verso via Latina.
SIMON MAGO Pur ch’ei non l’oda! TIGELLINO È profonda la fossa? | SIMON MAGO
Profonda. Ma dalla parte d’Albano s'è udito un urlo di spavento: Tigellino
sbalza sul- la via e incontra Nerone fuggente, ravvolto in una toga funebre e
che porta un'urna cineraria fra le braccia. TIGELLINO ‘ accorrendo al grido Mio
Signor N. ansando di terrore ed accennando dietro di sè: L'Enanidzlatt.
TIGELLINO dopo aver osservato È il tuo delirio. N. No. La vidi...surse. Cinta
di serpi... squassava una face... Poi la ingojò la terra. TIGELLINO lo
sorregge, lo fa sedere sulla pietra sepolcrale che sta fra il milliario ed il
tumulo. Qui ti posa. TIGELLINO Dove lasciasti il corteggio? N. A Boville. VOCE
FERALE NEL LONTANO N.-Oreste il matricida Ancor più nel lontano risuona il
canto di "prima : Canto d’amore Vola col vento, Torna col vento.
Ricominciano le canzoni della notte. Volano per l’aria le parole d’una stro- fa
amatoria di Petronio Dolce ridente Lalage. Giunge sull’Appia da Roma un’allegra
comitiva al lume d’una torcia. Vanno a passo vivo verso Albano. Risuona una
voce con questo epigramma Citarizzando scorda l'Impero... TIGELLINO sottovoce,
come parlando Balza il vento e ne porta le canzoni Or dai monti, or dall’Urbe.
N. trasalendo ed alzandosi Ancor quel grido! TIGELLINO È la canzon d’un ebbro;
porgi. Fa per prendere l’urna che N. stringe fra le braccia. N. No. lo l’urna
porterò sino alla méta. N. entra nel campo coll’urna fra le braccia. Tigellino
al suo fianco lo guiderà fra le tenebre, lentamente. Giunti alla fossa si
arrestano. N. Simon. Mago dov'è? Nerone depone l’urna sul suolo, presso la
fossa. SIMON MAGO che non s’è mosso dal campo Qui supplicante I Mani
d’Agrippina. VOCI LONTANE trasfondeva col bacio il iabro al [labro... l’anima
errante progenie nova dal ciel... . ave, anima. Una voce lugubre si sparge
nella not- te; s'odono queste parole: Voce dall'Oriente! Voce dall’Occidente!
seguite dal popolarissimo verso d’una atellana: Torna Onesimo dai campi... e
dal grido ferale: N.-Oreste il matricida N. subitamente, atterrito AN! tu mi
salva! Lava il mio matricidio! Orrenda vita Vivo, pe’ gioghi di Campania in
fuga, Meco traendo il delirio, le Eumenidi Flagellatrici e lo spettro materno!
SIMON MAGO Dagli insepolti corpi emanan larve. Pronta è l’inferie. TIGELLINO
Finchè il rito dura, Vigilerò. i Poi s’avvicina a Simon Mago e con accento
concitato, staccandolo da Nerone, sommessamente gli dice : Spingilo a Roma,
incìta L’audacia in lui; s’ei teme siam perduti. Ritorna sulla via Appia e
s’apposta presso la colonna milliaria. N. prono sulla fossa ed immobile,
incomincia come chi proferisce parole preparate con arte: Queste ad un lido
fatal insepolte ceneri tolsi, Qui le trassi dove stende Roma sue tombe; Sacro
sempre fu ridonare agli estinti la patria. S’inginocchia. Ecco, mi prostro,
m’atterro, m’accuso. Se dei defunti lo spirto penètri Nell’alme nostre, il mio
contempla, madre, Interno orror. quasi senza suono, inorridito e coprendosi il
volto colle mani lo son l’ultimo vivo Di tua tragica stirpe, in me il Destino
Tutte aduna sue forze e le consuma. M’invade il Nume antico! È l’opra mia
L’opra del Fato! ergendosi fieramente E ben dicea quel grido: Io sono Oreste!
PSA 0) Ho. d, PRI SIMON MAGO E tua Tauride. N. intuendo con gioja il pensiero
di Simon Mago ..è Roma! Passa una famiglia di gladiatori; la precede il
lanista, riconoscibile alla lunga ferula che impugna; gli sta a fianco uno
schiavo con una lanterna. TIGELLINO Vanno silenziosi verso Roma. dall’Appia,
sommessamente ma energico Zitti! Vien gente. sottovoce, ma concitato Presto. N.
a Simon Mago, con ansia T'affretta. Si sotterri l’urna. SIMON MAGO A te. N.
esita ad afferrare l’urna. Paventi? N. No. SIMON MAGO Presto. N. angoscioso
M’ajuta. Simon Mago lo ajuta a calar l’ urna nella fossa. grescreazbiapiz
indenni DO SIMON MAGO N. Più profondo. Più profondo ancora. Simon Mago comprime
l’urna nella buca; poi, con la vanga la copre di terra finchè la fossa è
ricolma. N. a Simon Mago È fatto? SIMON MAGO È fatto. N. Nascondi la vanga.
Simon Mago va a nascondere la vanga fra i ruderi, poi ritorna, prende dal-
l’acerra alcuni grani d’incenso, li spar- ge sull’ara thuraria, immerge
l’aspersorio nell’idria, raccoglie da terra il velo nero, lo distende. SIMON
MAGO copre la testa e il viso di N. col velo, insino al petto. Ti copra l’atro
vel. N. Ajuta! Ajuta L’anima mia! SIMON MAGO tracciando con l’aspersorio dei
segni arcani nell’aria Redimo te! Ti prostra. Amen rispondi. N. tutto prosteso,
toccando con la fronte la terra, ripete: Amen. Dalla via Latina giungono col
vento gli antichi anapesti d’Ibycos: Eros vibra da l’umide ciglia lo stral che
riapre l’antica ferita d’amor. Passano sull’Appia due giovani viandanti; quello
che canta poggia il braccio sulle spalle dell’aliro. Vanno verso Roma. Ancora
dalla via Latina s’odono gli anapesti: ...ed io fremo siccome l’ardente corsier
che ritorna alle gare del Circo. ì H ì s dI ì i i fl È I ANI IOTTZION LE SIMON
MAGO Ti rialza. Lo ajuta a sollevare il capo e îl petto, malo mantiene ancora
genuflesso. Spargi i libami. La luna si fa più torbîda. Simon Mago s’affretta a
porgere a Nerone la tazza libatoria. N. h I E sangue? SIMON MAGO È sangue;
innaffiane la fossa, E nel versar torci il volto. N. Ho paura. La luna s’è
rannuvolata. Nerone piglia la tazza, ma esita a versare il sangue sulla fossa.
SIMON MAGO Versa. Coraggio N. inclina la tazza, gira il capo e, attraverso il
velo che lo copre, scorge dietro di sè, fra il gran sepolcro e la tomba, una
figura spettrale sorta da sotterra, che innalza una face ardente ed ha il collo
avviluppato da serpi come un’Erinni. A quella vista egli balza în piedi
inorridito e corre a ripararsi dietro il tumulo, gettando un grido: Orror!
SIMON MAGO (NANO Dopo un attimo di sorpresa va a prosternarsi ai piedi
dell'apparizione. TIGELLINO che ha udito le grida, vede quella sembianza
d’Erinni ed esclama: D’onde uscì ? UN VIANDANTE Qual grido? UN ALTRO VIANDANTE
Olà! chi grida? TIG ELLINO Via di qua! IL PRIMO VIANDANTE Chi è costui ? IL
SECONDO VIANDANTE Chi è costui? IL PRIMO VIANDANTE È Tigellino. N. come
attratto da un fascino verso quella figura ferale che lo guarda: A sè m'attira.
TIGELLINO afferra Nerone al braccio sinistro e lo sforza a seguirlo al di là
del tumulo. Vieni Il velo, che copre il capo di N., cade. Appena il volto di
N.. si scopre, L’ ERINNI drizza il braccio verso di lui e con un grido irruente
lo nomina: N. N. fugge con Tigellino dalla parte di Albano. L’Erinni fa un
passo per inseguirlo, ma il corpo di Simon Mago, prosternatole davanti fra le
tombe e î ruderi, le preclude ogni via ed essa rimane come im- pietrita, col
braccio teso, atrocemente pallida e cogli occhi sbarrati e fissi sul tuinulo da
dove è scomparso N.. La campagna è ancora immersa nelle tenebre; solo la face
dell’Erinni sparge un circuito di luce. SIMON MAGO sempre genuflesso, a capo
chino, osserva celatamente, girando in basso gli sguardi, se il campo e la via
sono rimasti deserti; accerta-tosene, si rialza, afferra ai braccio quella
figura atteggiata a stupore catalettico e le dice, calmo: Sei colta. ARA fo L’
ERINNI (ASTERIA) senza scuotersi, con voce incolore, come irasognata Chi ama la
morte Toccar mi può. SIMON MAGO abbandonando il braccio d’Asteria, ma badando
sempre ad impedirle la via Non sperar ch’io paventi. L’idre al tuo collo
attorte O son morte o morenti. ASTERIA appoggia la face al sepolcro, appressa
le mani al suo collare di serpi e con gesto lento di minaccia risponde: Sperder
potrei la malìa che le assonna E avventartele. Simon Mago prende la face e la
solleva per rischiarare la persona d’Asteria. Asteria veste una specie di
kalasiris egizia, a tinte fosche; ha le braccia nude, i capelli nerissimi
sparsi in molte trecce sottiti SIMON MAGO Donna Strana ed audace, avernalmente
bella, Tu sembri al raggio di questa facella Medusa, Ecate, Sfinge, Fumenide o
dimòne. Chi sei? Chi cerchi? Qual forza ti spinge ? Perchè insegui N.? ASTERIA
È il mio Nume e lo adoro! A notte cupa, Quando negli antri del funereo suolo
Vagolo al pari di piagata lupa Ululando il mio duolo, lo lo invoco! Egli è
l'Angelo crudel Che popola di spettri le tenèbre, Che scuote sulle plebi infami
ed ebre Il sublime flagel. il mio Nume e lo adoro. Sotto un vel ora apparve a
me davante. Poi sparve là. Con un impulso subitaneo si slancia sulle tracce di
Nerone, ma SIMON MAGO trattenendola a forza, l’arresta di colpo. Ferma! o il
tuo Dio ti sfugge. ASTERIA dibattendosi dolorosamente fra le mani di Simon Mago
Vo’ seguirlo.... pietà! L’orror m’attira Come un amante.... e nell’estasi vivo
De’ violenti sogni.... ebbra di pianto. E son dell’idre incanto E il colùbro
m’allaccia e il sen mi cinge E il petto mi rinserra E stringe.... e lambe....
bduerra.ra E nell’amplesso della viva spira Sento ancora quel Dio che mi
martira SIMON MAGO Dove ancor lo scontrasti? ASTERIA Sulle rive D’Anxur, tre
notti son. SIMON MAGO Ed ei nel viso [ha&scorta”? ASTERIA Oh! come mi
guardava fiso ! Ma il suo corsier impaurito il trasse Lontan, fuggendo, al lume
della luna. Rimane ancora un poco assorta in ciò che descrisse. Ma tu chi sei
che dell’anime lasse Tenti il facil segreto e il facil pianto? SIMON MAGO Son
tal che rialzar può il volo infranto Del sogno tuo. ASTERIA Tu SIMON MAGO Sì.
Nessun mai sappia Chi sei, nè ciò ch'io dissi. ASTERIA Mai. SIMON MAGO
raccoglie l’acerra. S’ asconda Quest’ acerra. ASTERIA indica a Simon Mago il
posto da dov’essa è apparsa: Qui. SIMON MAGO Dove? Asteria prende la face e
conduce Simon Mago fra le due tombe ove i rottami nascondono un forame del
suolo da cui si discende in una cripta. ASTERIA Qui, sotterra, E un antro
oscuro d’ avelli cristiani Che si riapre dietro a quei delùbri. Dicendo queste
ultime parole accenna ad una località oltre il tumulo, verso Albano. Simon Mago
depone l’acerra presso l'apertura della cripta, poi va a raccogliere l’ara
thuraria, il velo nero e l’idria in cui pone la tazza c l’aspersorio e ritorna
là ove discende; lascia cadere gli oggetti nel forame della cripta, salvo
l’acerra e il velo. SIMON MAGO Dammi la face. Asteria porge la face a Simon
Mago che sta per discendere nel sot- terraneo. SIMON MAGO Qui sarai domani Col
sol morente. Scende due gradini e s’arresta. Ascondi quei colùbri. Così dicendo
porge il velo nero ad Asteria che lo prende e lo bacia e se ne avvolge il collo
e il petto. Simon Mago, coll'acerra e la face, è sceso nella cripta fino alla
cintola. S’arresta ancora una volta per dire ad Asteria: Ma pensa al fato che
invochi su te. Bada! il tuo Nume ha carezze omicide. ASTERIA. Amor che non
uccide Amor non è! E s’abbandona sulla tomba che le sta dietro; quivi,
giacente, rimane. Simon Mago scende tre gradini della ‘cripta con la face in
pugno e scompare sotterra. Incominciano a diffondersi le prime trasparenze
dell’alba. Il cielo si rasserena. La profonda quiete dell’ora s’estende su
tutta la campagna romana. Una donna in bianca stola, Rubria, viene dalla parte di
Roma, s’arre- sta davanti alla tomba recente, estrae un’ampolla e la vuota
nella lampa funeraria; il lumignolo si ravviva e riarde. La donna
s’inginocchia, inclina il capo sulla tomba, congiunge le mani e, nell’alto \
silenzio che la circonda, prega così: RUBRIA Padre nostro che sei ne’ cieli,
sia Benedetto il tuo nome. Venga il tuo Regno alla tua gente pia, Sia fatto il
tuo voler in terra, come Nell’ Empiro immortale. li nostro pane cotidian ne
dona, Come noi perdoniam tu ne perdona. Fa ch'io riveda quel che m’abbandona.
Liberaci dal male. ASTERIA che giace sulla stessa tomba dove l’altra ha
pregato, con voce fievole come un sospiro O soave preghiera! RUBRIA si alza,
guarda dalla parte d’onde viene il sospiro e dice: Anima che sospiri, sorgi e
spera. ASTERIA lentamente sorgendo O divine parole! RUBRIA appressandosi ad
Asteria colle mani sporte e offrendole fiori Spargiam insiem le rose e le viole
Sulla terra dei Santi. mani ZO SIT ASTERIA Il dono pio Porgi. E prende, con
movenze estatiche da sogno, i fiori e ne cosparge la tontba, insieme a Rubria,
e le zolle d’intorno; ma, giunta all’ultimo fiore, esita, s’arresta, lotta un
istante contro un impulso interno, poi dice: No.... no.... stuggir devo
gl'incanti Del tuo pregar. Io cerco un altro Iddio ! E fugge impetuosamente
verso Albano. Rubria ritorna davanti alla tomba a pregare. Un viandante,
Fanuèl, passa sull’Appia, d’accosto a Rubria, la vede, s’arresta, la guarda
assorta nella sua preghiera. RUBRIA solleva il capo, volge il viso, lo vede e
lo nomina: ‘ Fanuél! FANUÈEL Non t’alzar. Il nostro addio Sia questa prece che
sale al Signore Fra i bagliori dell’alba. Rubria ricomincia a pregare con
intenso fervore. Fanuèl continua a guardarla fissamente. RUBRIA levando gli
occhi pieni di lagrime al cielo In te sperai! FANUEL con voce commossa Piangi ?
Perchè ? RUBRIA Ho un peccato nel core. FANUEL Lust? RUBRIA Fanuèl. Non ti
vedrem, più? mai? FANUÈL Seguo mia stella verso ignoti porti. guardandola fiso
negli occhi Confessa il tuo peccato. RUBRIA Perdonar mi saprai se tutta dico La
mia colpa? Mentre Funuèl sta per rispondere, s’avvede che l'apertura del sot-
terraneo si rischiara e che un uomo, con una face in mano, viene salendo
lentamente dalla cripta. FANUÈL sottovoce, a Rubria, indicando il posto Un
agguato! V’è un uom fra i nostri morti. Fa qualche passo nel campo per
ravvisario. (E Simon di Sebàste. RUBRIA tutta sgomenta e a bassa voce Il gran
Nemico! FANUÈL Corri dai nostri, va, narra gli avelli Spiati. x RUBRIA
guardandolo con ansia btu ‘ FANUEL Poichè un periglio incombe lo resto coi
fratelli.) Rubria si vela il viso e s’avvia rapidamente dalla parte di Roma. La
luce, mite ancora e senza raggi, a grado a grado discopre le cose remote, gli
edifici sparsi qua e là nel fondo della campagna, gli archi del doppio acquedotto
dell’aqua tepula e Marcia, qualche fastigio dei monumenti sepolcrali della via
Latina. Molto lontano, forse dall’ottavo milliario, s’odono squillare, nel puro
silenzio dell’alba, alcuni appelli di trombe. Simon Mago, senza accorgersi
d’essere osservato, s'è messo in ascolto, si dirige verso il tumulo, lo sale
insino alla cima e guarda attenta- mente dal lato donde giungono gli squilli.
FANUÈL che ha seguîto collo sguardo ogni passo di Simon Mago, s’inoltra nel
campo e lo chiama: Simon. SIMON MAGO dal tumulo, volgendosi Tu! Qui?! Gloria al
tuo Dio dall’ alto Di queste tombe! Vieni e vedi. Fanuèl. esita sorpreso, poi
sale anch’ esso sul tumulo ov’ è Simon Mago. Le trombe continuano a squillare.
SIMON MAGO S' avanza una gran nube Di turbe. Echeggian trionfali tube. È il
matricida, ei vien col suo corteo D' istrioni e d’ Eumenidi all’ assalto Del
mondo reo, Poi, con un gesto largo che abbraccia tutto l’orizzonte : Pensa: i
Reami, i popoli, le. Glorie, Le corone, gli scettri, le Vittorie, Tutti i raggi
di Roma e di Nerone Non son che luci moribonde e torbe D’ innanzi al sogno mio,
d’innanzi a te: Sui sette colli un Tempio (o Visione !), Un Tempio eterno che
soggioghi l Orbe, MinESSO l’altare ‘tu, Profeta. e’ Re. . Tutto l'incenso che
1’ etere assorbe Vapora, immensa nuvola, al tuo piè! Guarda quaggiù. Pel sangue
che l’inonda L’arca d’oro di Cesare sprofonda, Furibonda ruìna e precipizio.
Plebi nefande confuse nel vizio Plaudono a Roma che canta e che crolla. Tremano
tutti: Cesare, la folla, Le coorti. Fischiò dagli angiporti Già il greculo
rubel. Cadono i morti Nel Circo e cadon nel triclinio i vivi E i Numi in ciel!
Ma tu su quei captivi Del fango e della porpora distendi Le tue mani, la tua
virtù mi vendi; Due Sovraumani vedrà il mondo allor! Vendi il miracolo, t’
offro dell’ or. FANUÈL scende dal tumulo e terribilmente esclama: Anàtema .su
te! Maledizione! L’oro tuo piombi teco in perdizione! saran to” di è ide SIMON
MAGO L’ira tua scagli invan contro il mio scherno, Povero nunziator d’ un Regno
eterno Senz’ oro e senza eserciti. FANUÈL La condanna orrenda e forte Or su te
confermi il ciel: colla massima veemenza lo t'estirpo da Israel! SIMON MAGO Fra
noi due c’è guerra a morte! Si sfidano collo sguardo come due fieri nemici
prendendo due vie opposte. Fanuèl ritorna sull’Appia e se ne va verso Roma.
Simon Mago scende dal tumulo e s’allontana dalla parte di Albano. N. e
Tigellino ritornano ‘da un sentiero dei campi e s’arrestano al tumulo. La toga
di Nerone, tutta scomposta, lascia vedere una mi- rabile tunica oloserica tinta
di porpora jacintina e sparsa di palme d’oro. N. porta al braccio sinistro
un’armilla di pelle di serpe chiusa da una borchia di gemme. Ha, come
Tigellino, un focale di seta annodato intorno al collo, sul petto una collana
d’ambra mista a molti amuleti: dalla cintola gli pende un largo smeraldo ovale
attac- i cato ad una catenella di perle. N. Nessun ci segue? TIGELLINO osserva
il sentiero donde sono venuti. No. Sosta il corteo Lungo i campi di Persio. N.
guarda paurosamente il sepolcro dove sorgeva Asteria. TIGELLINO Ebbene ?
Sparve. N. sempre cogli occhi rivolti al sepolcro, cupamente S’ergea fra Roma e
me! TIGELLINO Andiam. Che guardi ? A. Oli ren N. volge gli sguardi inquieti sul
posto dove ha sotterrato l’urna ed È esclama atterrito: Si scorge il labbro
della fossa! Tigellino va a calpestare quelle zolle per disperdere le tracce
del seppellimento. Nerone lo ha seguìto. S'odono dalla parte di Roma dei
clamori lontani. TIGELLINO prendendo per mano Nerone Andiamo. N. staccandosi da
Tigellino e con grande agitazione TIGELLINO Fuggir? Dove? N. Non so. Dove migra
il cantor trova una patria E sola gloria è 1° Arte! TIGELLINO E di che temi?
Crede il Senato al tuo messaggio, crede Colta Agrippina ordendo la tua morte,
Poi da sè stessa uccisa. N. Alla menzogna Fingon dar fede. TIGELLINO E lor
viltà ti giova. N. Se rivarco le mura a chi mi volgo? Al Senato? alla plebe?
TIGELLINO che da qualche istante porge l'orecchio alle grida che s’avvicinano,
corre sul tumulo, guarda verso Roma e risponde: E luna e l’altro Per te dall’
Urbe accorrono. N. atterrito e con sùbita ira Qual folgore Sparse a Roma il
clamor del mio [ritorno? TIGELLINO arditamente dal tumulo lo. N. con maggior
ira e minaccia Tu, ribaldo? Violenza porti Sui dubbii miei? TIGELLINO Si. Per
salvarti. Mira! Si slega dal collo îl focale di seta rossa e, mentre l’agita
nell’aria, soggiunge: A questo cenno il corteo s’ incammina. Mentre Tigellino
sventola ancora îl focale, s’ode squillare non lontano una chiamata di bùccine
come per un esercito in marcia. Dalla via di Roma i clamori aumentano.
TIGELLINO scendendo dal tumulo Ecco i corrieri Mauritani. Mira! N. Da ogni
parte m’assalgono! TIGELLINO T'appressa. VOCI INDISTINTE che si appressano da
sinistra Ei s’appressa, esso è là, s'ode il [clamor, ALTRE VOCI Ecco i Numidici
corsieri.. Gioja! Il Popolo irrompe in scena, restando pur sempre sull’Appia e
correndo verso Albano. ALTRE ANCORA Ei viene! ei viene! egli è là! egli [è
salvo! Corri! s'ode il clamor! ei viene! è là! Tre Precursori Mori, a cavallo,
passano di galoppo sull’ Appia, risplendenti . d’armille e di falère. Ser IOGE
N. invaso da terrore si rannicchia fra il gran sepolcro e i ruderi. Chi mi
scorge m’uccide. TIGELLINO avvicinandosi a N erone Ecco le schiere. con grande
concitazione Se indugi sei perduto. N. rimanendo nascosto fra le tombe Ah! dove
fuggirò? Chi mi nasconde? Tigellino abbassa il cappuccio della lacerna sugli
occhi e s’avvicina alla via, ripartendo la sua vigilanza ora sul corteo, ora su
N. POPOLO È salvo! Gioja!mALTRE VOCI Corri! Corri! Ei vien! PRETORIANI Largo,
la via sgombrate POPOLO Avanti, olà! ALTRI Corri! là! Corri! là! Vengono gli
Eneatori colle loro squillanti bùccine di bronzo. AUGUSTANI Udite! Udite! Segue
un vasto carro tratto da cavalli, pomposamente ornato, dove stanno ag-
gruppate, gittando fiori e cantando, le Ambubaje cinte il capo di mitre
siriache. Le fanciulle Gaditane seguono la teoria del corteo danzando e
gettando fiori. Portano incensieri, cetre e lire. AMBUBAJE Apollo torna. Nubi
di fior volino ai zeffiri, |’ lri [baleni nell’ etere. Apollo torna, e con esso
Tutto un esercito in danza. Il corteo s’arresta fra fluttuazioni cou- trarie.
POPOLO Avanti! Avanti, olà! Apollo torna. Avanti! GOBRIAS Torna Onesimo dai
campi. POPOLO Largo alle schiere, largo! Gioja! Gioja! TIGELLINO L’exaforo
s’appressa, ivi ti crede Il popolo clamante. Odi le grida, scuotiti. PRETORIANI
Largo! Largo! Sgombrate ! Si ristabilisce l’ordine di marcia del corteo.
AMBUBAJE AI colle! al collel AI colle! La marcia nuovamente impedita s’arresta.
POPOLO Fermi, olà! ALTRI Avanti! Avanti! VOCI DIVERSE Largo Largo al corteo !
Olà! L’amazzone Greca s'avanza. Largo agli Augustani! Giunge l’exaforo. La via
sgombrate! ll corteo si rimette în marcia. Preceduto dalle fanciulle Gaditane,
passa un gruppo di Phalangarii. Poriano sulle spalle un fèrcolo su cui si
innalza una statua di rame, rappresentante una Amazzone. TUTTI Apollo GOBRIAS
L’orco già da’ piè mi tira. Le fila del corteo si spezzano ancora. PLEBE
Eilwieny E giunto là! Avanti! Gioja! nia e N. Mi lascia. TIGELLINO L’eneator
t'annuncia. N. Ecco, rinasco Libero e forte. Andiam! DOSITÈO É là! B là!
S’appressa! Fendiam la calca! Ei vien! GOBRIAS Fi torna, è salvo il Dio del
Circo! PLEBE È 1a! È salvo il Dio dell’Odeo! Qui si ristabilisce ancora una volta
l’ordine di marcia del corieo. Passa una turba confusa d’ Armeni, d’Etiodi,
d’Indiani, di Greci, d’Egiziani. Passa- no alcune schiere di soldati ausiliarii
coi braconi alla barbara e passano dei Rheti e dei Galli. GOBRIAS Roscio
risorto Novello Turpione! DOSITÈO Tu snidi il Nilo, fendi l’Istmo, instauri La
terra e il mar. GOBRIAS Trionfator d’ Armenia! POPOLO Trionfator Eccelso Bello
Forte Silenzio! È sacro il coro. Passano Ambubaje e Augustani. AMBUBAJE E
AUGUSTANI Ave, Nerone, voce di Ciel, Beata Roma che t’ode! Canta, Apollo, Canta
l’ode d’amor non prima udita [dal mondo! TUTTI Ave, N.! Canta lode d’amor!
TIGELLINO Corri al trionfo! Affàcciati alla plebe! N. Ascolta. TIGELLINO Or su.
N. fa per avviarsi ardito verso l’Appia, s’accorge di passare sulle zolle dov'è
sepolta l’urna e indietreggia. Ah! dove passo TIGELLINO Corri dritto alla mèta.
N. Cantano i versi miei. Passano tre decurie di Guardie Germaniche.Fra le file
dei soldati circolano parecchie Ambubaje 0 camminano appajate ai soldati
giojosamente. Frattanto si avanza un carro, tirato a mano da quattro schiavi,
dove sono accatastati degli attrezzi teatrali. Dietro al carro e d’intorno
camminano gli i Artisti Dionisiaci che indossano le loro vesti teatrali.
DIONISIACI L’ebra Mimàllone già diè fiato alla [Bacchica tromba, Doma un giogo
di fior la lince, le [Mènadi ardenti Evion gridano ed Evion Peco [remota
ripete. TUTH Evion! Evion! Evion! Evion! Entra l’exaforo che s’avanza
lentamente. I littori che lo precedono, coi fasci laureati, respingono la folla.
L’exaforo è portato da sei schiavi Etiopi, una corona di giovinetti asiatici lo
circonda e una torma di Pretoriani a cavallo lo segue. AUGUSTANI E DIONISIACI
Ave, N., tua lieta stella splende. TIGELLINO spinge N. verso la folla
plaudente, poi corre sull’Appia e comanda ai littori: V’arrestate. VOCI Chi è
là? CATE BELEN e) ANTI GOBRIAS Apri il velario.ALCUNE VOCI Chi è là? ALTRE VOCI
Apri il velario. ALTRE ANCORA È Tigellino. LO SCHIAVO AMMONITORE Fortuna a
tergo! N. în tunica di jacinto e d’oro irradiato dai primi raggi del sole No!
Fortuna in fronte ! Un grido di gioja irrompe dalla folla. TUTTI Evion! Evion!
Ah! Gioja! Gioja! Almo Sol! Alma Roma! Ave, N.! i giovinetti Asiatici schiudono
le cortine della lettiga, mentre d’intorno a N. piovono fiori e nastri e fronde
di palma e ghirlande, fra le grida e gli squilli del trionfo. Tutta la scena è
irradiata dal sole. REA REATO VIRA IRIDATA PEIZI TI DIE III DI IAT VET DOTI III
IDA LT ANIRI DRE IRR SNNTI RIIATI o BIT ELI MED PRI ITLAI EN EDITE TEA TIRIZETI
AI AT MIO DLE MITI INTEL DINT TTI ANTI TAL on: tre n ct I AT i PUT e i 1 dr ale
ì } # 4 4 x È Metz 1 A TT) 4 # à Meri LE: a =» iL i IR ii Si Mie f i rr 1 i ZA
i è I i, Pal p # Ti \ G / 7 La : PR” 4 Tr 9 PORGILOR i fi È y "I i È i \
L'A Ma LA Mc ter DAS 4 DI în Las a sani 1 LA: ai ea RARA 4 Pi i | ta ’ La È { 9
a } E) i ì » = ERO hd ‘ LEGIONE i un v î : i P ; i ue veti al METIS PORTEREMO
ORE GIORIO RO TORO E O, mV» Pag ì È e PI ba ‘ I bia”, F Papi A vr. meri Ce 4 A
Ù ui di E ll ; dirà a È ; veli 4 k RL Fo A Het. #3) IT è VO, DA i va i | PESSOA
VT LA i Me TI ant i A | è el b<) - ; a” YA ada Pi,, î # = . ue. ; i PI 4 bi}
TA ee Dart: AR e i; i : i POT Si . Ca I Ci i Cva PR Dia, e x : I c ci phi ì ù
Ba Pi % i (0 hi 59 ‘9 4 Mr, i MRI né: ME n vt di: ì Ù PI pad Pa LE Ù I Ti h ì
Cp I AP OI Uri e SR (ia i PRON È n *A#C ‘ cia NIIA tia UA E 3 À i Mt Da ° N pio
14' TC + ’ di Dr4 al a; e dti Da f Di mat ; | SERVO LE AR AM e hg IAT Pia y ra
#74 RI : n) î ( i j INT di hi ; ; | È ; sd AAT Pan asa Det TA IR USE Me dea PI
i PO 4 x nà OI TIRO RT ETERO VA OE RTOTATO RO 18-00 i ì POINT i e fi A » 24 é ]
LE i î - i ' U s [ A e \ i P È i 4 pay: Ù ;, dA me vi us d abi rn a Lé, EN q di
A NOM Ds er: PR el Lia ni Must e LI Ù ì 1° Ni x CAT ì Vi Li Ti : i, ri ri Ù Ì ì
N ) x L) Ve, \ TREIA ì 4 ì È Î t] F) % VIQUOE MI; a î Fi ju : ) 0 i) 1} il
VESTE PI } (N ” ì ;Î u) P) \l ) i i bei È, ? TARA, i Gi i | i 4 e’» "A Eri
aa ei Fa: i I TORO OOO è DI A CA ix eu 7g de te PNRA, D MENTA: 2. LI Pe, OA \
RI j at [on, ; là Pai ar RE ; sla; LE NUORA Ei ] a, MAS su PARA 2 1° ti A va
RAI AK Dpr) Li {VI SI BRIT ATTI ABELE LE SAC NENTTALI I TIVI GI BPIREA TATA TIA
ILE VE IDZ ANIA POI E III IE PERE SOTTO PDT E PATATE ALI LE BI 17 INC MERITA DL
VITARA FIA TIAL IATA MANI ATOIO DE IABISIETMA MIE MRI NIC DOO II VR TAIRIDI EI
VETTO ZITTI PODICTI ESTATE PREIS IC IAA ALSEZIONE CPI VT VALE Gio) | PI i ESITA
TL II RATA, OLA DARNE CARINZIA TAV] TRISEA NT PRI D arde IERLELIEVI SRI
RIITTOTINE AMRITA TA ; sea? ° di VT N}, ì, È | A “i Ì “n e db ANI \ PG K SI d
ra Ce Beta» i ia Ì : NA ri f, \ Ù parta Ùi SAVE, "a a L a a COVE ON TT Y
PR = MANI Sa date ae ka | p' Ln è ) % di Pd Ul VA i Tee conse E) arr un È
Mirri, erre Dan E $$ de alt Il bat” è i vas: i fai Rea PETE condi d; tI VP Ù ci
SESIZ: Dre rana “ o repo nes ton oe erirzomee ERA <A Mirra 7 d SARI CIRIE PI
DAPIIA PEN ERI IENA EIBTATE DATRONEI ILVTI SVSTE GITE DELITTI RITI: sviene
ETTER SPINTE AREACIRI EL BIEIIVTICA VARI vi È nica È un tempio sotterraneo;
visto nel senso longitudinale appare diviso in due parti. Un'ampia cortina,
tesa fra due pilastri addossati alle spalle d’un arco trasversale, separa il
sacrario, riservato ai sacerdoti ed ai loro misteri, dalla ce//a ove pregano i
fedeli. La cella è affollata da gente d’ogni classe e d’ogni paese: Matrone
adorne di ric- chissime vesti, portanti in capo una preziosa ?24%24/ od altre
acconciature sfarzose; schiavi in rozza tunica, e, fra questi, alcuni colla
fronte segnata dallo stigma dei fuggitivarii; qualche liberto in pomposa
lacerna dissimula, sotto dei nèi artificiali, gli sfregi del volto; eleganti
cavalieri ed aurighi d’ogni fazione. Di fianco all’ ingresso un mercante
d’idoli ed un venditore di tavole votive spacciano la loro merce. Un tempiere
sta presso al vassojo delle offerte. DITE DNTAZI EVA MIR TE DONIZETTI EA TOI IA
ano D’un tratto la cortina si spalanca e si scopre agli occhi dei fedeli il
sacrario. Tutti coloro che stanno nella cella s'inginocchiano. Simon Mago, in
manto e tiara d’argento, col petto scintillante di gemme, sta sulla gradinata
dell’altare e fra le mani, coperte d’un drappo prezioso, tiene alto levato un
calice d’oro. Un raggio fulgidissimo scende dalla volta del tempio e illumina
tutta la persona del Taumaturgo. Due sacerdoti situati più basso sostengono,
sotto il calice, un bacino d’oro. Altri otto sacerdoti sono scaglionati sugli
altri gradini fra le statue policrome, e la loro immobilità è tale che si
confondono con queste. Quattro fiabelliferi ergono dietro il Mago i loro
flabelli di piume bianche; due 4ierodulîi reggono, colle braccia alzate al disopra
del capo, due urne d’oro da cui vaporano degli aromati fumanti. Un altro
innalza un vaso di bronzo su cui arde una fiammella turchina, un altro tiene
aperto davanti al petto un dittico dove sono tracciati dei simboli. Ai piedi
della gradinata stanno schierati alcuni giovanetti con delle grandi arpe e
delle cetre e dei sistri. Presso i pilastri dell'arco sono appostati due
tempieri, e nel centro dell’arcata Gobrias. (giovane discepolo di Simon Mago) e
Dositèo, vecchio sacerdote, stanno rivolti verso la folla. Nella cella i devoti
guardano, in atto d’ansiosa aspettazione, il calice raggiante. D’un tratto un
largo fiotto di sangue trabocca spumeggiando dal calice e cade nel bacino
sottoposto. Nello stesso momento sorge dal braciere ardente una densa colonna
di fumo che invade il sacrario e nasconde Simon Mago alla vista dei credenti.
La cortina si chiude; Dositèo e Gobrias sono rimasti al di là della cortina,
sul limitare della cella. SIINO ZARA SENTE DITTE AI SPIRI TREIA FIIOZIIUSAI
DIRPTI SAOIITT RI ERENIITIA È ielialieo e en i PARTA IATA FINTA AADHRED ERO
GMAT IMITA TOMICA VENTI LITI ZIZAIE DAL LEDA NI LATERIZI PE TARGA ZE RAISI
ALITO ANA A TMNTRS IA A PIVA CELIO DRITTO TETI PIT AA ID LS ae 17 PrO {EDILI
IDRICA IEEE I SORIA II TIA DITA terreni: 0 IRR DIGO IE III NILE DD DS TRE T TTI
IRPI MATRICE NCAA LA! SIATE ITS AA TRLAEE EMILIA (NEL SACRARIO) SIMON MAGO a
Gobrias, mentre î fedeli continuano a cantare il loro salmo. Odi il fedel
gregge mugghiar L’incomprensibil càbbala al ciel. GOBRIAS colla tazza în mano e
con piglio ilare appressandosi a Sîimon Mago Vedi il festin sacro brillar! Sul
lettisternio profuso è il vin! Tempra il falernio succo la neve; Voglio al
divin scifo libar. Corre al desco ove coglie una tazza già piena e poi ritorna
nel gruppo. Dositèo lo segue e lo imita. PFA AA ARTCRI PRITAL A, DI IALIA
IICIAICI MI TA I ALZO LI I MIINTPE CLIMA ORATORI FU FRI TI ALI ALTI EMPATIA TT
R IRE VAT PITRITTN AAT ZIALE LOSZAE PON TTT PAL RI SEA RA EDI TINTA I IZ IEZE
DINI DI IONIO AITIIIIII VCO TATO ORICA TMT RITA TA MATTI (NELLA CELLA) | I
FEDELI inginocchiati Stupor Portento GOBRIAS e DOSITÈO | È compiuto il Mister.
I FEDELI alzandosi disordinatamente Miracolo Simon al ciel volò GOBRIAS i Preci
ed offerte. Iltempiere girafra i fedeli con un piat- ! to per raccogliere le
offerte. ALCUNI FEDELI Proùrche, Bythos, Sigeh, Logos, [ Anthropos, Zoè Noùs
Ecclesia, Eccelsa Og-[doade; Gobrias entra nel sacrario seguito da Dositèo.
TUTTI Noi t’adoriamo. ALCUNI FEDELI Profondo Abisso, imperscrutata [origine i
Degli Enti primi e immenso mar [degli Esseri; TUTTII Noi t'adoriamo. 2a reo
anti lar FIORIRE TAN LETI IONI TP INTO MATTI PATO: E DMN AT SCA TETI i
FIOPETEERA SP RARI ZENO SII IERI LIDIA STASI INDIZI IE ETA TMTIRET RSI Ma pria
dal vergine labro si deve un Dio propizio la prima asper- [gine con comica
ipocrisia Pio sacrifizio che il suolo irrora Inclina leggermente il labro della
taz- za verso terra în atto di burlesca devozione e sparge qualche poi ripiglia
con Dositèo e Cerinto: occia di vino, Ma poi ch'è greve il nappo ancora,
L’àugure beve dietro l’altar. Tracanna tutto il vino d’un fiato. SIMON MAGO
Zitto! GOBRIAS Siam ilari, si. beva! Ribeve, DOSITÈO e CERINTO Zitto SIMON MAGO
Zitto GOBRIAS S'esilari l’alma! Si beva! SIMON MAGO S'ode ancor l’inno.
cortina. Gobrias è corso a spiare aitraverso la |SIMON MAGO a Gobrias Che
tenti? GOBRIAS RATORI MOIS NET ZITTA TEA O Esploro, II ALTI GADGET TILT ELLA
IVI su se ALCUNI FEDELI Per te preghiam, per te che gemi [e sanguini Nell’ombra
eterna, agitabonda [Prunikos ALCUNI FEDELI In te speriam, in te, Divin
Paràklito, Disceso in terra col celeste Pneuma. TUTTI In te speriamo. ALCUNI
FEDELI In te crediam, nel tuo Mister, nel [calice Cruento che in tua man
fervendo [imporpora. TUTTI In te crediamo. FAI ISIONA TA LITRI MOTI DI IEEE TI
ISLA NI NITTI RIA III ER i LATI ATINTATZ TA DEDICATI VA DIL TRITATI RATES ATI
APREA TIVA DCI IPER LIDIA TAL ITOT DATATI ELI ORI DIARI STORIE NETTI rrà
GOBRIAS | Alcuni fedeli, nella cella, appendono ; degli ex-voto alle ginocchia
dell’idolo, SME FRANE altri depongono delle monete nel piat- to delle offerte
che sarà portato in giro dal tempiere. Un vecchio col capo co- perto da un
palliolum che gli ripara anche le spalle, e sorretto dauno schiavo, sale sul
basamento dell’idolo. Guarda! Essi appendono votive [tavole. S’ode un tintinno
d’argento e d’oro. SIMON MAGO Favole attendono, vendiam lor favole. GOBRIAS
Presso la statua, sul plinto sacro Del Nume un vecchio parla. I RIZZI METTI TIE
IENA ATRIA TITLES NADIA PMT A SNO GILLIAM LISTINI MESIA TI SIMON MAGO IL
TEMPIERE Che chiede ? | Date le offerte. rase nes Miane i SRD GOBRIAS Parla
all'orecchio del simulacro. SIMON MAGO ALCUNI FEDELI Oh! quant'è fatua dell’uom
la fede! Dell’effigiato Nume il bronzo o l’è- Paura e speme e il Tempio impera.
[bure Per te cammina, profetizza e palpita. GOBRIAS e CERINTO Cingiam la chioma
coll’eliocriso. SIMON MAGO Nostro è chi teme, nostro è chi spera. | DEI i Tutti
al miracolo che li conquide Noi t'adoriamo i. Drizzano i volti, l’animo e il
canto. | Pregate, stolti! Pregate! Intanto L’àugure ride dietro l’altar. SIR
TRN SEG ME ASI LZ BEL DITE MAS IERER IT MERITI PMI DEI ELIAA Gobrias beve
presso il lettisternio. GOBRIAS e DOSITÈO alternatamente No, senza riso non
posson gli àuguri Guardarsi in viso. Gobrias tracanna, poi corre al desco e
s’incorona comicamente brillo con una ghirlanda di fiori gialli. CERINTO a
Gobrias Ah! Ah! AN! Bevi SIMON MAGO ALCUNI FEDELI No, no, non ber! Pazzo cervel
i Noi t’adoriamo! Pronto a celiar. ! GOBRIAS Vo’ ber! Mio dritto quest'è Vo’
ber! interrompendosi CERINTO No, non déi ber! I SACERDOTI Zitto laggiù! Zitto!
Lo scempio cessiam! GOBRIAS Mio dritto Quest’ è. ALCUNI FEDELI Mo MAGO i
Proàrche, Bythos, Sigeh, Logos, Nel tempio ci ascoltan. I [ Anthropos, Zoè,
Noùs, Ecclesia, eccelsa Og- [doade: SIMON MAGO I SACERDOTI Zitto Un gruppo di
sacerdoti circonda Go- | TUTTI i brias, tentando strappargli la tazza di mano;
egli colle braccia alteladifende. Noi t'adoriamo Cerinto, Simon Mago e Dositèo
non | È | fanno parte del gruppo che assedia\ Il salmo nella cella è cessato;
ritorna Gobrias. la calma anche nel sacrario. | AUF IESE CARS MSA IMI DS
LNLOIAABRI0R SO ER (000 INTO RAZOR RIO IAS PINZA F AVA RAO E PINI A ITA TINTE
TT SSN ZLATE ITA CRI To ce een eee Li e ee ene ai arri) VIII SALZA È PO i LITTA
NI ALTEA SIENA! I) OZZANO INTATTI ZIA AIIEIIZZ IA LEDA TIA EEA ADONE ZIE REALTA
TOA N AOL AE eg SIMON MAGO a Gobrias Non cantan più. Tu scaccia quelle genti
Pria che giunga N.. Gobrias corre allegramente verso la cortina che divide la
cella. A Dosîtèo Spegni le faci. Arda il sulfureo cero. A Cerinto, indicando il
manto e la tiara Riponi quella spoglia. GOBRIAS sul limitare della cella,
rivolto alla folla Ite, credenti, e nel varcar la soglia Inchinatevi al Genio
dell’Impero. I fedeli si alzano, s’inchinano davanti la statua di N., alcuni
vanno a baciare i piedi dell’idolo, altri abbassano il capo davanti la co-
lonna del serpente di bronzo e tutti escono dalla porta a sinistra. Intanto
Dositèo eseguisce gli ordini di Simon Mago: spegne i lumi, accende un cero che
sparge una luce verdastra e lo colloca ai piedi della gradinata. SIMON MAGO a
Dositèo Dositèo, Precedimi nell’antro ond’io riempio D’oracoli la cella. Sovra
l’altare, iridescente stella, Scintilli il prisma. Gobrias, rimasto immobile
sul plinto, corre a spiare dalla porta del fondo. Ai citaredi ed ai sistrati E
voi dall’ipogeo Suscitate gli arcani echi del Tempio. Dositèo e tutti costoro
escono dalla porta bassa dell’antrum. GOBRIAS accorrendo nel sacrario Giunge N.
Simon Mago sale l’altare mentre Gobrias vuota un simpulum di vino. Gobrias
ripone il simpulum nel recipiente del vino e sale a salti la gradinata. RI
INERTI LI III TOI E RIOT DTD E TRIED DTA LINZ MIE € RATE, SID RITI SIMON MAGO
Tu qua ti nascondi. Apre l’uscio segreto e indica a Gobrias il nascondiglio
dietro l’altare. Se il tuon del bronzo romba Smuovi quel fulcro e tutto si
sprofondi L’altar nella sua tomba. Gobrias penetra nel nascondiglio. Simon Mago
chiude l’uscio segreto su Gobrias, poi ridiscende ed esce dalla porta
dell’antrum. Ritorna subito dopo tenendo Asteria per mano. La porta laterale
della cella si spalanca e discopre un'ala sontuosa ove si scorgono N.,
Tigellino, Terpnos, e dietro d’essi alcuni Pretoriani e una decuria di Guardie
Germane. N. e Terpnos entrano nella cella, la cui porta subito si richiude.
SIMON MAGO ad Asteria Su quell’altar tu déi salir. ASTERIA Travolta Son ne’
misteri tuoi, ti seguo e tremo. SIMON MAGO N. qui t'adorerà. Lo ascolta.
ASTERIA Oh, sogno mio supremo! Oh, so- NERONE [gno mio! accompagnato sulla
cetra da Terpnos, i canta: Un supplicante attende e prega SIMON MAGO Che il
sacro vel per lui si schiuda. Lo ascolta! Ei già t'implora. ASTERIA Ma
sull’altar perchè Tu aderger vuoi queste membra [mortali? SIMON MAGO salendo la
gradinata e conducendo a forza Asteria riluttante insino all’altare Non
indagar. Sali al tuo sogno! Sali! ASTERIA Pietà SIMON MAGO Sali con me! Sali
con me! ASTERIA Fi m’ha nomata! SIMON MAGO sottovoce Egli la Dea ti crede Che
sulla notte e sui terrori ha [ regno. Bada a te! Se ti sfugge solo un [segno Di
tua mortalità, se scosti il piede Da quest’ara e dal raggio che t’indìa, Tutto
crolla. PRAIA II ATEI RTRT NATIA LIE TODI LONTANE TEA III BISTLIO LEI ZZATINA
TIMO TITANIO MITI N. Placata alfin Ramnusia, in terra, i Indulga; arrida
Asteria in ciel. N., con un gesto appena accen- i nato, congeda Terpnos che
esce tosto ‘dalla porta d’onde è entrato. N. rimane ginocchioni ad aspettare a
capo chino, toccando amuleti appesi al petto e applicandoli alla fronte.
ASTERIA Mi danni alla tortura ! SIMON MAGO dopo aver cercato con un gesto di
far tacere Asteria, le chiude colla palma la bocca. Nell’antro ov’ io m’ascondo
Tutto vedrò ed udrò. Tu, schiava mia, Ravviva in lui la speme o la paura E tuo
schiavo sarà chi ha schiavo il mondo. Simon Mago scende. Asteria è rimasta
sull’altare, soggiogata dalle parole di Simon Mago, appoggiata all’ara,
immobile. I} î ge frenate rs È DIPANA N DIZIA IE INIT ATA R TIRI I SILE NI LIDI
MEDE RATE PERITI NETTI SITAFINIDI DI UTO RATIO ATER II TO LIMO TNTIZI ATER
IRITRN IR DI LITI DIRI LATITANTE TL 2 Simon Mago schiude un poco la cortina e
passa nella cella. Non ri- mane altra luce che quella del cero e del braciere
ardente; anche la fiamma dell’ara è spenta. SIMON MAGO a N., dopo socchiusa la
cortina T'è concesso varcar l’occulta soglia. N. s’incammina, arriva sino al
limite del sacrario e fa per entrare, ma Simon Mago lo arresta. SIMON MAGO
affrettatamente Erri. Col destro pie’ N. s’arresta sgomento e corregge il
passo, ma non varca ancora la soglia. T'inchina. N. s’inchina. Passa. N. varca
la soglia. SIMON MAGO Gli sguardi abbassa. Il tetro ammanto spoglia. N., a capo
chino, eseguisce tutti i comandi di Simon Mago. Simon Mago lo conduce,
tenendolo per mano, davanti allo specchio magîco. La fioca luce del sacrario
non arriva a illuminare Asteria. SIMON MAGO Ecco il magico specchio in cui
rifrange Sua luce astrale l’infinito Abisso. Solo uno sguardo intensamente
fisso Giunge a discerner la spirtal falange. Qui la vedrai, se tieni gli occhi
intenti, In quel baglior di porpora e d’elettro. Poscia, indicando lo scudo
appeso accanto allo specchio e la mazza di ferro, soggiunge: E se uno spettro
appar che ti spaventi, Batti quel bronzo e sparirà lo spettro. Abbandona
Nerone, solo, davanti allo specchio magico ed esce dalla porta dell’antrum. ZEN
} Un raggio iridescente scende dalla volta del Tempio e illumina Aste- ria la
cui immagine si riflette nello specchio. A N. Ah! sparisci! Atterrito impugna
il maglio di ferro e sta già per colpire lo scudo, ma subito s’arresta. No No.
Sei del miraglio L’illusion. i Avvicina lo smeraldo all'occhio. Ma ben ti
raffiguro. Strano mister. Par specchiato sembiante. S’avvicina, con intensa
curiosità, allo specchio e lo tocca; abbandona i lo smeraldo. Ah! qual pallor
sul suo volto.... e sul mio! Vediam. Si volge e vede Asteria sull’altare. Ahimè
! Inorridito fugge verso l'angolo opposto a quello dello specchio e si copre
gli occhi colle mani. Non m’accecar! Porta la mano destra alle labbra in segno
d’adorazione e, senza osare d’alzare gli sguardi, si avvicina ai piedi della
scalea e bacia il primo gradino. Tremenda Protettrice dei morti! Un giorno in
Tauri Tu promettesti pace a un matricida. La stessa grazia imploro;
inginocchiato su d’un ginocchio solo al par d’Oreste Io non senza cagion la
madre uccisi. Dal suo spettro mi salva ! Ripiomba col volto sulla gradinata
dell’altare.ASTERIA sempre immota, fissandolo, con un accento languido di sogno
Sorgi e spera. N. sollevando la testa e gli occhi a poco a poco insino ad
Asteria Oh! come viene a errar presso il mio core La voce tua! Al par d’un
bronzo echèo Risponde il core. Sorge lentamente e, guardando Asteria, si toglie
dal collo il monile di smeraldi; mentr'egli compie quest’atto, Asteria con
eguale lentezza: e cogli occhi fissi su Nerone si toglie dal collo le serpi
avvolte e le lascia cadere nella cista mystica che le sta d’accanto. PON ET
NETTA MOVE IPO A REI RL! REATI PILATO E BILI VITTI RO ESITA EZIA NITTI TTI DAD
e IN I TANARRE DETTATI ATTI AES INIT ALII STI DIRITTI TIA PALI AIRIS PIL REA
ISIS I TIRA IN DIETE USE NTI DET MA NTATZI MASO METZ LETTA EI MNT REIT PATRIA
N. Tu dal sen disnodi La vivente lorica, io surgo e getto L’offerta ai piedi
tuoi. Getta la collana di smeraldi sul tripode dell’altare, alla portato deîla
iano d’Asteria. Poi, seguendo con lo sguardo le movenze d’Asteria. prosegue:
Ecco; la Dea si china. Coglie il monil e il sen s'’ingemma. Bella Fra i lividi
smeraldi Scendi Scendi Sul sognator de’ prodigiosi imeni Come sciolta dal ciel
cade una stella Scendi vèér me, Selène! Ecate! Asteria |! Vago Eòne lunar!
Magica Iddia Dai mille nomi, scendi! Ognun di quelli Sarà un nome d’amor ! Ma
immota resti, Dea degli alti silenzi, al par dell’astro D’onde tu migri
nell’ore incantate. No... nel tuo cor sangue umano non pulsa Ma il freddo icore
de’ Celesti. Guarda lo... rapito dal senso, amor spirante, T'imploro S'è
gettato sui gradini dell’altare sempre cogli occhi fissi in Asteria e colle
braccia tese verso di lei. Essa rimane immobile presso all’ara, colla testa
arrovesciata; come irrigidita dall’estasi. Oh! duolo! Una Immortal tu sei !
Donna ti voglio e anelante nei fremiti Fieri del bacio! Ah! ch’io. non maledica
La tua Divinità! Già il sacrilegio Portai su Vesta, allor che a forza avvinsi
Rubria, vergine sacra, a pie’ dell’ara Asteria si lascia sfuggire un breve
grido. Nerone s'è rialzato € prosegue: Ma delitto più nuovo e assai più forte
Consumerò Si slancia, salendo tre 0 quattro gradini, per afferrare Asteria.
Scoppia un fragore spaventoso come di bronzo terribilmente percosso e s'ode
dalla bocca spalancata del mostro che sorge dalla pareie dell’antru, FISICI: LA
VOCE DELL’ORACOLO N.-Oreste! N. Asteria ! È Nello stesso tempo s'è spento il
raggio che illuminava Asteria. Il sa; crario ripiomba nell'oscurità. N. ricade
come fulminato sulla gradinata. Asteria, lentament$ scende qualche gradino,
s’avvicina a N., chinandosi a poco a poco, gli si rannicchia d’accosto, mezzo
prostrata, mezzo seduta; î due corpi si toccano. I loro volti riverberano, fra
le tenebre, la livida luce del cero e il riflesso della bragia. ASTERIA | N.. i
come sognando | lentamente fra le parole di Asteria i Passa una bieca ora di
febbre... un Cieca la salma nell’orror ripiomba... | [sogno... ) ? L’alma
sull'alta vetta erra Tek Lo) | Sento..nell’aura cieca..in fondo i i SI
[all’ebbre a le larve SA non | Parvenze il lento incubo nero. orbe....m’invade
il ciel... | [Oscilla: Al par delle spiranti anime il cero.i Lungo l’altar
bagliori erranti volano. LA VOCE DELL’ORACOLO N., fuggi ! N. Mugola un tetro
suono entro il sacrario. L’aura s'annugola ed ulula il tuono. Ma tu il nefario
orror distruggi, Asteria; Fida guardia tu se LA VOCE DELL’ORACOLO N., fuggi N.
senza sgomento, ad Asteria, con lentezza estatica L’oracol grida invan su me,
non temo. sorridendo sicuro Vedi, riverso giacio agonizzando Sotto i tuoi
piedi... Ah! dammi il bacio... il bacio Blando... lento... che muor col sogno e
bea L’alma e dissonna il senso O Amore BEI BRASIOA ZI FILI RINO RITA DIANE AZIO
VOLI TRI TRE TITTI DUI RARI PARTI IM I RATEALE DORIA TORI TSEI SC ATRCIOZIA IT
FATICA EACIAITIOC ANIA IGO INCI MELI TN VLAN TTT VIALI AI TEGIOIGI DI UTI
AAICLIIICT I NETTO TI DIS TRTT VSLTAE TATTO ETICI CINZIA TN TITTI LATINO ENI
ASTERIA Oh! Amor! Si baciano. LA VOCE DELL’ ORACOLO sempre più tuonante TIP
EISUTENTO iP PR ESSERE Fuggi, N.! N. balzando in piedi, ad Asteria,
terribilmente Sciagura a te! Sei Donna!! Asteria sviene sui gradini
dell’altare. POF DI DITTA LA VOCE DELL’ ORACOLO ENTETANZA ASIA TATA Fuggi, N.!
N., in agguato, guarda attentamente dalla parte dell’antrum ONORI ITA Prcietruee
N. sottovoce, origliando Spiato son, là. LA VOCE DELL’ ORACOLO Fuggi, N.! N.
scendendo dalla gradinata, rivolto verso l’antrum Ruggi, Simon |! Afferra il
cero e corre a cacciarlo violentemente, dalla parte della fiamma, nella bocca
dell’Oracolo. DOSITEO Aìta! i: N. ridendo È colto! Dietro la parete, attraverso
una grande lastra di fengite, che si con- fondeva cogli altri marmi, traspare
un grande chiarore. PIMOPI LAICO YIIEV A NSTIE IE DIA ATEI NATZIONE II LPPMLIVI
LITIO III TP TITO TI OLA ERETTA SOZITINZAP RN SIDENTE STIPI. \SVISTIA TESA ZIE
DATO PEDARA GRIP RARE GRATTTRT EP TETI TOA ATTI TI MALR SFENLI RIVILTDEL N. par
la vampa! Il chiostro insidioso Crolli! Impugna la mazza di ferro e con un
colpo violento spezza la lastra di fengite che cade in frantumi. Attraverso lo
squarcio della parete si scorge Dositèo, svenuto sul pavimento dell’antrum,
colla barba e le / i vesti în fiamme. Ah! An! An! È Dositèo che arde! Accorrono
sacerdoti a spegnere le fiamme sul corpo di Dositèo e con grande agitazione lo
trasportano in parte non vista del sacrario, a destra. N. corre mella cella, ne
spalanca la porta centrale, chiamando: Pretoriani! Entrano tosto Tigellino, i
Pretoriani, la decuria della Guardia Ger- mana, Terpnos e i servi colle faci.
N. strappando le cortine del sacrario e gridando, invaso da un gajo furore;
Accorrete! Ecco! Mirate! Squarcia il velo del sacrario. Squarciato è il vel del
Tempio! Ah! AN! si rida! Non vi sfugga Simon, ei là s’asconde. Indica l’antrum.
Tutti vi si precipitano, chi dall’uscio e chì dallo squarcio del muro. Terpnos
ha deposta una face accanto allo specchio. N. resta solo nel sacrario e colla
mazza che gli è rimasta in mano continua allegramente l’opera di distruzione.
Si scaglia per primo contro l’idolo-automa. N. Guerra agli Dei! S'allegra il
gioco! Vediam che n’esce! Vediam, vediam! E con un colpo di maglio io decapita
e lo atterra. L’idolo cadendo agita le braccia dinoccolate, si rompe e n’escono
i congegni interni. Nodi, rotelle! Macchine da scena!Intanto Gobrias è uscito dal
suo nascondiglio e, mezzo assonnato e barcollante, contempla con grande
stupefazione, dall’alto della gradinata d’ond’è sbucato, la ruina del sacrario,
mentre Nerone atterra un’altra statua. GOBRIAS Eh! son briachi (incespica) i
Numi! N. D’onde sbuca costui? d ; sa wcmerra sana ce iran» — rst Le o
RPBNISIBBIOERAT PODERE GA INVSSIO ERESSE I VELI SC LIE SEIERISPOBERI ODIO IOPPI
ARR CIRONDAPO) RENI I MARI CES ESSO RE RIESI n fl s / SIIT TTI ILI IIE O MTERI
VITE TL FI rare FIA DERE MA RE BIDET SR: SAT £ RICE TIT I RR ZI LIME TOA IA At
ARTI ee | TIRA ZIO ICRTEE IO GIÙ TAIL LARIO TI GOBRIAS Da quest’altare, Come il
sorcio ridicolo del monte. NERONE Ebbrioso compar, tu assai mi piaci; T'ascrivo
al mio Teatro. Gobrias s’inchina e scende incespicando. GRIDA DALL’ANTRUM AI
fiume! Al fiume! Rientrano tumultuosamente Tigellino, i Pretoriani, Terpnos, le
Guar- die Germane col loro Decurione, conducendo Simon Mago colle braccia
legate. N. a Simon Mago, deridendolo O Gran Verbo di Dio! al Decurione Libero
ei sia; Costor dai ceppi han gloria. a Simon Mago O Paracleto! Già udii narrar
di te che t'ergi a volo Nell’aria. (ride) Ebben, ah! ah! tu volerai Nel Circo
il dì delle Lucarie. SIMON MAGO sciolto dai ceppi SÌ. Purchè il sangue Cristian
scorra in quel giorno. N. Tutto, purchè tu voli. al Decurione, indicando
Asteria che s’è riavuta: Decurione! Questa, degli angui amor, falsarda Erinni,
Incubo dei sepolcri, a morte! A morte Nel vivario dei serpi! Il Decurione e due
Guardie afferrano Asteria.ASTERIA dibattendosi angosciosamente Invan mi danni E
mentre la trascinano fuori dal Tempio ripete con accento disperato: Non morirò.
Ma deh! per grazia, uccidimi! lo non son che una povera errabonda Sposa di
serpi; alla mia razza il tosco Non è letal, mi cerca un’altra morte. Liberati
da me, perchè, se vivo, Ti seguirò così, sempre, rapita Dal volo del tuo
turbine, travolta Dal gurge tuo, perchè il mio Dio tu sei, Perchè t’adoro N.
Vedremo Al vivario Asteria è trascinata dai Pretoriani e dalle Guardie Germane
fuori dal Tempio. Il coro la insegue minaccioso. CORO AI vivario! al vivario! a
morte! a morte! N. piglia la cetra dalle mani di Terpnos, sale sull’altare ed
esclama: Or che 1 Numi son vinti, a me la cetra, A me laltar! Gobrias prende
dalla mensa una corona d’alloro e gliela porge. N. s’incorona. Gobrias,
Tigellino, Terpnos, i Pretoriani si schierano davanti all’altare. lo canto.
S'atteggia come l’Apollo Musagete e incomincia a preludiare. PEA RA TTT ALT
ERRO FIGATA PIENA ZITTI ANTISTANTE VIN SENI TII TTD AA ANTO ARAZZI CITATO AAT
TDI LV ATTIENE PILA RENT TIVI TO STANCA CENACOLO AMT ZITTI TRAVE Le DATE IE
SITA RT iL LOZINI LATDLET AITITIIRE AIN A DI E RARE, e A REC TTD ina 2 TINTI
RIE SOSIO SR API RL PI STRA ET LIS MIETTA TRAZIONE I a " È n i | ; Ta)
Neri SIGEAN bi pine È "O PRA VA bd Risp sr O pr) NAME "i Lia
"IO, o, = dI i Ù i si x *A/K ft | NUIT MToMe n L x } a SAL) Ù hi î I, fi A
i ru iù DIVI { il DA ti, ' et à LI 4 p À h Ò NZ ( NUCS br AT, i ing AL AA
RIMINI, ' si x po da % 9 n DEGLI) Ù SIIRITIEONE UA; ori pi i { RISOTTO Do NAVI
i | MUNSTER E TTAGC La VITRO A hi si E NALI p Ni; VETRI Nu È i MED? Mi toa) Pa
F ‘ À \ RA . Ù a n = lo } V n a Pag 14 Ti vr : hi \ ci n i LO Ù i È tI | l K Y
Î Li Li ; î 3 E Lù - vida Wa) quivi Mx 3) A LA Y - Ù E À Li Lis ni o 19 M bi
"i Di) x Vo oa DA VU : ì i RT TIRO RT TA nn, ARI V et Li % È n ir”, i aa
Ir ay ) % } ‘ i da fa o “i Ni hi l'aa th la LA | griji £ LC } : î PA, PrO Pa RO
UO; AI i CA LT t P Wii: î x î N FCI : [CNIT 4 71 Fogar É f| o 1 È nt INCA x i
FIRE RSO, L'ARIA Coe i 4 :) = L.A al È i db: (x ad IR \ 4 = 3 i LINATE, ? i Ul
4 Un Pip USD - at 53 pi bi CoA Mure È si LA Beba A di CUR De) 4 i | À 41 J LI È
Ù LA) } y LI F bei ti È f x ) } | INA spit Ù LA ti ì ai Vide) LA) PRATO A) . dj
x È a L) » 4 LI ® fi co fi \ 1800 / Dt 4 ì ì Hei) È i ' é VITO, pil A AI di
RATE 1, - x LI ki 4 o n 4 #0 po € . i i i i LE 00 } n ‘ “i x iu % x j ie è pi A
È * î à 3 X ì | 4 bo) © ì od \ ' hi L) N P 1a Il 1) A . \ n ; L: ai } U Ì 5 }
I? ) 5 i <#° [| 3 PRani bf MaI R i a Sy ) Le - iv 3 DES, idoli bi ” il È bi,
i Ù PA 1) 1 "ri pa o a. Li l Ù P] > " n 5 (i i } i t n ni AR hi |
/ o x \ Ù ML) T # È BO sh Ì di sil "VOR ; N "a | \ A è 4 PUN Y di
+" n 7 " ? 3a î n à fi "RADO agito La i è n ) ; > x i LI 4 4
alt d { RITA YO o LAI GAIA pia vi re |\ RALE, ù 9) Ì i, pl P, LI LAP x t pr A
Si ) DIM hi e » (daga î + A È i i Miu { WI Y î, ‘ È Ù mi A PI vi I i ® do Lei È
A è MO * " Ne gii Tute ; VA Lì Ù 1) Di Ù) ESESA 4 4 IRTONINNIOA i i : È VA
ni \ È. t1 x De \ dI Mi x “ va a Ù at), ti hi Fi L) 1) è TA LI È i RE ì hi PIT,
N si $ Ti PI pà ti É ne: AO PT î ' DIFF AMeTT,) i \ snn ; Mg” i l 3 A di i) AI)
Fo ni PRA E, | i Si Hb RUTTO Sarai ey ronernt pala nre, rat ai rt: pi 1g SI '
LA y, - té Pi Ca SILA ) o na i RA: ALI i 44 Ò (4 LAN ( IRSA PIL] GRITTI i i i
ig Hut [eLt 1% f U PARA | y i I i A, » = vec saio cen L’orto dove s’adunano i
Cristiani, nel suburbio di Roma, è illuminato dagli ultimi riflessi del
tramonto. A sinistra v'è un casolare con un vasto pergolato sostenuto da
quattro colonne. A destra v’è una fonte rustica sul cui margine di pietra è
deposta una ciotola e un’idria. Poco discosto v’è un sedile di rozzo legno.
Dietro alla fonte, e d’intorno, le zolle fiorite formano una leggera
prominenza. Nel fondo s'estende un uliveto. Sotto la pergola vi sono due
tavole; una di queste ha la forma d’un sigma lunare e porta i resti d’una cena
frugale, l’altra è di quelle che servono ai coronari per intessere ghirlande ed
è piena di fiori e di fronde. Intorno I a questa tavola stanno sedute parecchie
donne ed alcuni fanciulli. Dall'altro lato alcuni Cristiani circondano Fanuèl
il quale è appoggiato al margine del fonte. Un’aura di soave pace è diffusa su
questa umile gente e sull’ orto. Un’immensa attesa riempie le anime. FANUÈL în
atto di chi continua una narrazione udir pronte E vedendo le turbe ad Salì sul
monte, Le benedisse E disse: Beati i mansueti, Perchè saranno della terra i Re.
LE DONNE CRISTIANE ripetono sommessamente: Beati i mansueti. FANUÈL Beati quei
che piangono, perchè Saranno lieti. LE DONNE Beati quei che piangono. FANUÈL
Beati quei che vivono in desìo, Perchè li udrà il Signore. GL’UOMINI Beati
FANUÈL Beati quelli che hanno puro il cuore, perchè vedran la gloria del
Signore. PWOASCI Beati FANUÈEL E beati, fra Vanime fedeli, Tutti gli afflitti,
1 poveri, gli oppressi, Perchè per essi È il Reame de’ Cieli. TUTE Beati!
Rubriîa esce dal casolare con una lampa in mano; è seguita da Perside e da
fanciulle che portano in grembo dei fiori sciolti e lì depongono sulla tavola
insieme agli altri. Tutte le donne si radunano intorno ai fiori. Alcuni uomini
vanno accanto alle donne, altri entrano nel caso- lare, altri si disperdono
nell'orto. Fanuèl, appoggiato ad una colonna della vite, guarda Rubria.
Incominciano a spargersi le prime ombre della notte. RUBRIA Vigiliamo. È la
sera. Arde la face. D’intorno ad essa ci aduniamo in pace. Viene il Signore ma
nessun sa quando; Beati quei che troverà vegliando. Si mette fra le donne ed i
fanciulli ad intrecciare ghirlande ed a cantare con essi una canzone. RUBRIA,
PERSIDE, LE DONNE alternatamente A me i ligustri, A te l’allor. Tuffiam le
industri Mani nei fior. A me il ciclame E l’asfodel, L'’aulente stame E il
tenue stel. Avrem corimbi D’edera inserti, Corone e nimbi, Ghirlande e serti. A
me il viburno E l’amaranto. Rigira il canto Mutando turno. Sua gioja espanda La
cantilena Viva e serena Come ghirlanda. OR! date a piene Mani le rose Vigili
spose, Lo sposo viene. Spogliate i clivi, Le valli e gli orti! Fiori sui vivi
Fiori sui morti Fiori silvani Gialli e vermigli OR! date gigli A piene mani!
Casto segreto D’amor ci leghi. Canti chi è lieto, Chi è triste preghi Lieto è
chi muore Nel Dio verace. Amore! CISA Fede Amore! Amore! i Speranza! ci pritaza
erica nr srendiina VIRNA STELLARI IRINA AZ IALIA TIZIA TRE LIV NE PISA POR TINI
ESTATI NOIA negro ETRE LIETI) POS FRITTI ETTI LETT IIS CLI IE AMET Li VITI en =
PN LATITTE FRS, IAC IONI CREA PIATTO TODARO LAZ) IT AETE TA ADEN IMEBIIREI LIE
Ra STAI TANTI NLITTE PORA ONT Te ppie LL SIIT FIIEAIOI MIEI OASI METZIZIO EIA
DNASIORISI E STIRIA TIZIO EE DO DIE I ITA MISSILI RITA PICCHI TE LISI IIZ SISSI
RIENZO IAT IIIZORTTII DIE RIE PL ASTERIA] ! } | fievole, dal fondo Pace. ALCUNI
CRISTIANI sommessamente cTsrEATI e en Risponde il ciel ! (IbEEINDI chinandosi e
giungendo le mani Adoriamo! Fra gli alberi dell’uliveto si scorge una figura
nera che s’avvicina lentamente. È Asteria. ALCUNE DONNE Un fantasima E fuggono
tutti, tranne Fanuèl e Rubria. Asteria s’avanza come persona esausta e
dolorosa. Giunta sul limite dell’uliveto s’appoggia al tronco d’un albero,
guardando il casolare. Le sue vesti sono lacere, non porta più le serbi intorno
al collo; mormora, gemendo, parole interrotte. ASTERIA Di pace una dolente a
lor favella Crudeli ed essi fuggono. RUBRIA ode i fievoli lamenti, accorre ad
Asteria, la sorregge pietosamente e la conduce a sedere presso la fonte
dicendo: Sorella, Che hai? tu gemil. Dimmi la tua pena. Oh! come tremi! ASTERIA
vede il volto di Rubria rischiarato dalla lampa. Dolce Nazzarena SÌ tu se’
quella che il mio duol lenivi Sull’Appia, orando, un dì, nella quiete Dell’alba
T'ho cercata tanto Ho sete. Rubria fa cenno a Fanubl, il quale s’affretta a
riempire la ciotola coll’acqua del fonte e gliela porge. A ORTO Co ee vee te en
e ee e ea ASTERIA sorridendo a Rubria ed estraendo un fiore dal seno Quest'è un
tuo fiore. RUBRIA Bevi. Avvicina la tazza alle labbra dell’assetata. Asteria
beve avidamente. Arsa languivi. Mentre Asteria alza le mani per sorreggere la
tazza, si vedono le sue braccia ferite e sanguinanti. Tu spargi sangue ASTERIA
dopo un lungo sorso, senza por mente all’osservazione di Rubria Oh, il fresco
umor dei rivi! sorridendo languidamente a Rubria e poi a Fanuèl; a Rubria: Ma
tu non seai. Vengo da dove non s’esce mai vivi Per salvarti. Per te mi
svincolai Dall’amplesso dell’idre. mostrando le cicatrici Ecco i lor baci.
Rubria fa per bendare la ferita di Asteria. Non m’ajutar. con parola sempre più
concitata e ravvivandosi rapidamente Questi attimi fugaci Serba per te, te
stessa ajuta, fuggi! alzandosi Fuggite tutti! sulla vostra traccia Vien Simon
Mago. RUBRIA Spavento |! cari ARR SA SMR a ZII PETIZIONI ATI ETENT ATTI MALIGNA
VAIO NT IISIRTARI PIGRI FICA EI TIGRI MM TOTI TITANI MILANI ABITI TA ITA! III
TA LA PVASVDAT: OSCENI sN TT DA TTT TL LT e rene toe O EIA. x a serest PR LATTA
x nti creni SIOE ZIONI DANTE RITA AZ TI DI TATTICA OZ TTEELATIAA CEI ITA IZ
RISO PIATTA IRAN NETTE AITINA IDATA EVO TOCI IL AE RR TANINTIZAZ CPTATZI CIOTTI
IZZO TIZIA INIZIATI SEP AIA I Ù s |ASTERIA i I I var tenanionIE Distruggi Ogni
altra speme che non sia la fuga. Tremendo egli è ! Bene udii la minaccia: Ei
vuol sangue cristiano. RUBRIA a Fanubl, atterrita Il tuo Asteria si è già
allontanata dalla parte dell’uliveto. RUBRIA ad Asteria T'arresta ! ASTERIA con
subita veemenza e come spinta da un impeto invincibile Il riacceso mio dimon mi
fuga Scompare tra gli alberi del fondo. RUBRIA s’avvicina a Fanuèl che è
rimasto presso al fonte e la guarda, immobile; dopo un momento d’ansioso
silenzio Fanuèl Fanuèl Parla ti desta. ” Salvati, per pietà! Tu indugi ancora?
Vien! Fuggiam ! Fenda il mar l’agile prora E dia le vele al vento! L’infinita
Via del vol s'apre a noi, corri alla vita Vieni! mi suscita un Dio quest’alato
FANUÈL fissandola, immoto Confessa il tuo peccato. dopo un silenzio Non parli
più? L’alato impeto muore AI solo rammentarne? Un dì m°hai detto: Ho un peccato
nel cuore. SIRIO IEZZO IRIS IIRAIAIII REISER LTT. RUBRIA interrompendolo Ed or
te ne rammenti FANUÈEL A tutte l’ore M’è quel tribolo fitto entro la carne
Confessa. RUBRIA No. Pria fuggiam poi dirò Come potresti or tu quest’affannata
Anima interrogar sì che risponda Sàtana è là nel tenebrore, Vuol la tua morte
FANUÈL Tutto ignoro di te, tutto, anche il nome. Quando t’accolsi nella fe’
novella Non te lo chiesi, ti chiamai : Sorella. M’odi ; ogni sera, mentre
oriam, furtiva Tu ne abbandoni; l’orma fuggitiva Ove ten porti? ove? e perchè
celarla? Forse allor corri al tuo peccato ? Parla ! Parla! Consenti alfin (ti
pregai tanto) L’alto abbandon del lagrimato errore ! E un’estasi soave in fondo
al pianto GOBRIAS con voce artefatta, nasale, dal timbro bieco dal folto
dell’uliveto Pietà d’un cieco che la Grazia implora Del charisma Cristian !
RUBRIA inorridita Sàtana è qui! Corre disperatamente alla tavola dove arde il
lume. S'’arresta, guarda intorno, spegne il lume. Poi fra le tenebre ritorna
verso Fanubl. L'orto è immerso in una densa penombra. S’intravvedono nel fondo
Simon Mago e Gobrias poveramentie vestiti. Simon Mago ha il capo coperto da una
calàutica î cui lembi sciolti gli mascherano tutto il viso. S'arrestano là dove
finiscono gli alberi. SIMON MAGO sottovoce a Gobrias Va guardingo, attento
esplora; guidami per mano. GOBRIAS prende la mano di Sìmon Mago e risponde
sottovoce Nessun m’ode, è tarda l’ora. Qui s’attende invano. SIMON MAGO
Ricomincia il tuo lamento GOBRIAS Ah! Pietà d’un cieco! RUBRIA SIMON MAGO
sommessamente e con grande ansia a sempre sottovoce Fanuèl che non si scuote
Non l’ascoltar; quel cieco vaga- (Or t’inoltra lento, lento, cammi- [bondo Mi
fa rabbrividir. Non l’ascoltar DI st avvicinanando meco. GOBRIAS con Simon Mago
al casolare e gira intorno gli sguardi. Dilaniata strappo dal profondo Scerno
due figure umane chiuse Cuore il mio grido e non ti vuoi Odo un suon di voci
arcane, di sin- [salvar !) SIMON MAGO {in bruno ammanto. SIMON MAGO [gulti e
pianto.) rapidamente a Gobrias e sottovoce Sigi mi raffigura, S'ei mi s'oppone,
ad un mio cenno è colto. Tu corri allor nel Tempio a dar novella Ed agitar, coi
nostri, la congiura Dell’incendio. Se ajuto qui m'è tolto, L’ultima audacia
disperata è quella.) ETZZZZ TANA RIA ME PSI RITA TETI FOTI TO RL TAN RNA RIO +
OR PREDICA ETA RIPARI NEI COPI DIO ZII TITO RATA LD AT VE UE EIUS LAI RI MD
RUBRIA disperatamente, ma convocesommessa Mi guardi e taci? Che pensi? FANUÈL I
amaramente SIMON MAGO Che penso Va quando vedi ch’io mi scopro È peccato d’amor
il volto. RUBRIA D’amore immenso FANUÈL Questa fu l’ora della grande angoscia
S’avvicina, calmo, a Simon Mago, Rubria rimane presso la fonte. FANUÉL ad alta
voce Che vuole il cieco SIMON MAGO a Gobrias Parla tu. GOBRIAS a Fanuèl La luce
del charisma Cristian. FANUÈL terribilmente Così non sia! Mago Simon, cieco e
de’ ciechi Duce! dj È Ù \ONTSZE TIIPO LI OPZIONI IONA MUTI ET ATTIMI EDIZ) MSN
LINA PIA III NI DTT Me OI III TOO EA TE DALIA DI TITOLI CPT ART DT î SSN (AS
TEAM EEDE TAI EAZIANTZNGLTT POSTI NI FAZI PORTIERE ITINERE TIE E AITINA NEI AR
NZIMECII AI ATI E PETTO BIO I ZI UT AMI SIDE BIZ SEDI VITE da TTI O SOG a 3 ITA
LIETALITETE CESTRIIITI ME TECA IENA RETTA EPOCA LA Ende SERA ILE STATUE AL
SIMON MAGO atterrito si scopre il volto e si getta ai piedi di Fanuèl.
Attèrrati a’ suoi pie’, anima mia. Gobrias s’è allontanato dall’orto. Rubria
entra nel casolare e poco dopo n’esce con alcuni Cristiani. Fra gli alberi del
fondo si vede un Centurione. SIMON MAGO sempre ai piedi di Fanuèl continua
Furar tentai ciò che negasti, or prego. La colpa mia rinnego, Tu sol mi puoi
salvar, morte m’attende. Un’opra ch’ogni uman segno trascende N. m’impone, Non
si sfugge a N.! Dove ch’io mova un Centurion mi spia. Ma tu, Profeta del
novello Eòne, Tu, coi portenti della tua magìa, Tu sol mi puoi salvar. FANUÈL
Così non sia! Si vedono comparire dall’uliveto due decurie di Guardie Germane
colloro Decurione ed alcuni Pretoriani accompagnati da portatori di fiaccole.
SIMON MAGO rialzandosi di colpo e indicando Fanuèl ai Pretoriani A voi l’uom. I
CRISTIANI si slanciano contro Simon Mago, gridando Morte SIMON MAGO chiedendo
ajuto alle guardie Olà I CRISTIANI mentre lo afferrano Morte a Simone ! PERE e
De FANUÈL interponendosi, con un gesto pacato, libera Simon Mago dall’assalto;
poi dice ai Cristiani: Non resistete al malvagio. L’esempio Ne diè il Signore.
Il Signor sia con voi. Nessun chieda ragione Se piace a Dio di far possente un
empio Per infrangerlo poi.Simon Mago s’allontana. Fanuèl ripiglia dolcemente
Vivete in pace, e in concento soave D'amore, mani aperte alla carezza. Sia
sulle vostre labbra il bacio e l’Ave E l’allegrezza. La giornata è compìta Pel
fratel vostro e il suo carco depone. Voi camminate in novità di vita Ed in
pienezza di Benedizione. Oscurandosi Quando torna la sera, col mesto incanto
delle rimembranze, Unite anche il mio nome alla preghiera, Unite anche il mio
nome alle speranze. trattenendo la commozione V’amai dal dì che il cuor vostro
ho raccolto, Non so quale m’attenda ora crudel Ma so che più non vedrete il mio
volto. I CRISTIANI donne e uomini, gemendo Fanuèl Fanuèl FANUÈL s’appressa al
margine del fonte, poi soggiunge: Ed or, fratelli, io tocco questa pietra Come
un altar, benedicendo a voi. I CRISTIANI inginocchiandosi sotto îl gesto di
Fanuèl Amen RETTA IAN TENZA I TAMA LETI PILA DITO TINA E SRI IATA ITA TATA ATO
AZZ DETRITI ATI ZZZ AAA III STRA ZZZ I I FANUÈL entra în mezzo alla schiera dei
Cristiani. V’abbraccio con un bacio santo. Bacia alcuni uomini ed alcune donne.
Seguitemi cantando un lieto canto. Si avvia lentamente verso il fondo per darsi
in mano alle guardie. RUBRIA mettendosi davanti a, Fanuèl, mansueta e piangente
Così tu lasci sulla mia pupilla La lagrima cocente dell’addio FANUÈL Donna, ho
le labbra di mortale argilla. Passa senza baciarla. Poi, vedendo che Rubria
rimane in disparte, lungi dalla schiera che lo segue, soggiunge: Qui sola
resti? RUBRIA subito, con voce appena sensibile SÌ. FANUÈL rivolto ai Cristiani
che lo accompagnano Cantate a Dio! Le donne hanno raccolti tutti i fiori e li
spargono davanti i passi di Fanuèl, cantando e allontanandosi fra gli alberi
dell’uliveto. RUBRIA con impeto e con tutto il fervore dell'anima, spargendo
fiori davanti i passi di Fanuèl Oh date a piene Mani le rose interrompendosi
con un singulto di dolore I CRISTIANI Vigili spose ANSA DITTA IRE FUSTI ZIBIDO
LIT n RIOT DEE IE OELIERLI E SITI POTTE DEI SLERSSORIIA ANIA I6 SDONSSIOIZG N
ISIEZO III ì cinrii ALTARE ERI AZIONA IATA nr SIONI ASTANTI TIA II TIZIA AMI NL
TERA IV ZII II DO RATTAZZI TLT RA RDATAI IZATFNTAI I VORII DTEIA TT AAF Ln ara
e ST GPTDT ELICA VOTATI LN DDT RIT ATI TSI ITINERE o e A È CREARTI IE IEIRRIA
MALARRIIRO E ARTT PONE A MRO II SOI EI CREO ERIC AREE ITA TELIT AIR TIAGO ASTE
IE E RETE I RT MENA TITO EU RIETI TTI DIREI Ln TT TAM ma ter ie a. PERSIDE
Spogliate i clivi, Le valli e gli orti! Fiori sui vivi! I CRISTIANI
allontanandosi Fiori sui morti! Fiori silvani A piene mani Casto segreto d’amor
ci leghi. Canti chi è lieto, Chi è triste preghi. Lieto è chi muore Nel Dio
verace. Amore Fede Amore LA CANZONE LONTANA Rubria è rimasta sola nell'orto. Il
canto s’affievolisce allontanandosi. RUBRIA dopo aver seguito collo sguardo il
i cammino dì Fanuèl Sì, per salvarti. Ma il mio sogno [è infranto. S’accosta al
margine del fonte e bacia il posto della pietra toccato da lui. Si rialza.
Tende l’orecchio verso la canzone cristiana che si sperde sempre più nella
lontananza. Un sogno santo un dolce sogno fu Laggiù, lontan, nella canzon che
[muore, L’odo ancor. RUBRIA L’odo ancor e canta: [amore ! Amore. sforzandosi
d’afferrare gli ultimi suoni L’odo ancor. dopo un lungo silenzio,
angosciosamente Non l’odo più E cade ginocchioni. Ma RIM AA NI VAIO QAVTI
MALLINMA VO: IT RICA OS NT e tane carl ieri ian ] a MITA LIETI } Ì i tino. 19 a
0; dI iaia DS x LESLIE TENTA NA LIZ È STATO LANE SAI LZ ATI Si vede l'interno
dell’oppidum fra i suoi grand’archi centrali, quello di destra che sbocca
nell’arena e quello della f0r/a dompae, a sinistra, che s’apre verso il foro
boario. In questo grande atrio ha sua foce un criptoportico che si prolunga nel
fondo seguendo la lieve curva della fronte del circo; è chiuso, alla diritta di
chi guarda, dal muro delle carceri, e la sua parete a mano manca è popolata di
botteghe e di taverne. Nella stessa parete, leggermente concava, si scorgono i
primi gradini d’una scala interna che ascende alle precinzioni più alte. Presso
all’arco che sbocca nel circo si vede internarsi nel muro, di prospetto, il
primo ramo d’una scala che sale al podin. Un’ ampia nicchia, fiantheggiante la
forfa pompae, accoglie la famosa scultura Rodiana che rappresenta Zeto ed
Anfione in atto d’avvincere Dirce alle corna d’un toro inferocito. La viva luce
diurna entra dall’arco esterno nell’oppidurm. Ai pilastri degli archi è affisso
l’editto dei giuochi. Vortici di folla irrompono da ogni lato. La maggior calca
ferve intorno ad una quadriga; quivi le fazioni del Circo si affrontano levando
grida di trionfo e d’ira, i agitando toghe e cappelli e pezzuole verdi ed
azzurre. Parecchi brandiscono degli stili, altri minacciano colle pugna gli
avversarii. L’auriga, che ritorna vittorioso dalla gara, porta i colori di
parte prasiza, ha le redini attorte dietro la schiena e i cavalli rivolti nella
direzione del criptoportico, impugna un coltello per difendersi de CARE I AZZ
RP LIRE DI TI O MAIOTZI DEDITI RZ DI n I prerreni FELICIA vano cavia nta PO
TAZTI ARE TATE dagl’assalitori. I VERDI Gloria Vittoria GL’AZZURRI Morte Morte
Infamia I VERDI . Scorpus! Gloria del Circo! A te la palma! GL’AZZURRI Furasti
con perfida frode, Furasti con perfida gara La palma cruenta! I VERDI Vittoria
Vittoria La folla vociferando segue la quadriga e s’interna nel criptoportico.
Simon Mago, seguìto a distanza dal suo Centurione, incontra Gobrias che viene
dall’arena. GOBRIAS a Simon Mago, scherzosamente, coll’inflessione particolare
di chi parla ridendo I Verdi han vinto, è salva Roma. SIMON MAGO sottovoce a
Gobrias Ebben GOBRIAS sottovoce, dopo essersi appressato a Simon Mago, e
rapidamente Siam pronti. La fune incendiaria acoppierà verso il celio. SIMON
MAGO sottovoce E chi la scaglia? GOBRIAS Asteria, SIMON MAGO con accento di
grandz sorpresa Asteria? GOBRIAS Sì. Viva la trassi Dal baratro de’ serpi ed or
ti giova. SIMON MAGO M’odia, mi tradirà. TT RICIPIIA SLEALE TESTI TI A e e tnt
ri I i nevi ia ceca mann ast romiiomito nea ra re ORTO PATIRE RR RI II LIONE
DINI ONTE IIN i $ i GOBRIAS con accento di chi rassicura Ama i Cristiani, Vorrà
salvarli e te salva con essi. SIMON MAGO dopo un momento di riflessione Sai
l’ordine de’ giuochi? GOBRIAS indicando l’editto affisso ai pilastri della
porta pompae ed avviandosi a leggerlo È là, si legge. Dal fondo del portico
sopraggiungono alcuni gladiatori armati per combattere e disposti în ordine di
parata; divisi per coppie, preceduti da quattro Eneatori con trombe, da un
porta-insegne, dal Lanista e da un servo, entrano nel circo. GOBRIAS 1
gladiatori di Preneste - Passano. Il supplizio di Dirce, pantomima Coi tori e i
veitri e colla morte vera Di femmine Chrestiane. SIMON MAGO interrompendo A
mesi deve. GOBRIAS continuando la lettura Laurèolo in croce sbranato dagli
orsi. SIMON MAGO È Fanuèl. Continua. GOBRIAS ferminando la lettura Il volo
d’Icaro con un gesto d’addio canzonatorio a Simon Mago Buon ti sia Se ne va
correndo e scompare nella curva del criptoportico. Dal circo giungono grida di
Euoè Euoè Euge Euge Macte Macte mentre un’ondata di folla entra correndo
dall’esterno nell’Oppidum. Entra dalla porta d’ingresso una lettiga
pomposissima portata da quattro lettigarii. Una puella Gaditana esce dalla
taverna con alcuni suoi corteggiatori e si mette a danzare in mezzo al
crocchio, sotto il criptoportico, una sua danzetta mite e lieve, al suono di un
corno, del tîmpano e di crotali, mentre un giovanetto, colla doppia tibia alle labbra,
l’accompagna. N. e Tigellino scendono la scala del podio e s’arrestano presso
all’arco del circo. N. Che vuoi dir? TIGELLINO sommessamente Una congiura. N.
Contro me? TIGELLINO Contro Roma. I Sacerdoti Di Simon Mago, per sottrarlo a
morte, pria che la torre ei salga ond’ei dovrìa slanciarsi a volo,
incendieranno l’Urbe. La puella Gaditana col tibicino e coi liberti,
continuando la danza, si eclissano nella curva del criptoportico. N. attento ai
clamori del circo ed interrompendo Tigellino Taci. Le grida del circo giungono
nell’oppidum da varie altezze e distanze, seguite da risate e da urli,
frammiste a squilli di buccine. GRIDA DAL CIRCO Non vuol morir! Pollice verso
Ot, So E ibiza ea resin det m m m &m et VNDERITE ATTI TERZA RIAITZI SLI MET
III NNT PRIA UNE RATE EEN ALTRE VOCI Basta! Vogliam le Dirci! MOLTE GRIDA
Uccidi A morte Segue un momento di tregua Tigellino se ne vale per ripigliare
il racconto. TIGELLINO Seguo lor traccia. N. imperiosamente, interrompendo
Tigellino Taci. Ricomincia il tumulto del circo; s’odono a diverse distanze le
grida: Age jam Evax Ahè Ahè Euge Eho Eho Vogliam le Dirci TIGELLINO I
Pretoriani chiedono un cenno mio per afferrarli. N. ascoltando le grida del
circo ACK VOCI DEL CIRCO No no no Basta TIGELLINO risolutamente a Nerone,
mentre continuano le grida lo salvo Roma. Da ogni parte del Circo si odono le
grida di Basta Le Dirci La Tragedia Basta N. in uno scoppio di collera Taci!
Non odi la plebe che rugge Voglion le Dirci S’aggira concitato verso il
criptoportico. Sono entrati dalla taverna Gobrias, Terpnos e Alitùro. Scorgendo
Alitùro esclama: Olà Presto Alitùro S'affretti la tragedia, Alitùro esce
correndo. A Ì “ c s; i er 5 mero az sn OR E = REIT FE DIET TREIA EDITO ISCRITTE
DARI SA TRTE CETAA COEN EMILIA BOI DST AT ONTO ET CR ITA AE PIEVE LEI OPA LI
RITZ NE TIA STRA TIZI NANI enna Dal fondo del criptoportico accorrono
moltissimi pantomimi colle maschere sul viso, portando grosse funi. Ad alcune
guardie che sopraggiungono: E voi scacciate Quei gladiatori. Allo spoliario i
morti! Date le Dirci al popolo Affaccendato come un ordinatore di spettacoli,
chiede a Gobrias ed a Terpnos con grande concitazione Son pronti i tori e le
funi e le rocce del Citerone e i veltri e i sagittarii chiamando com forte voce
I personaggi d’Anfione e Zeto I due personaggi si presentano Zeto porta una
clava e delle funi, Anfione una cetra. Ecco l’effige del supplizio. Guarda Tebe
una Dirce ed io ne uccido cento. Cento aspetti ha la scena In scena ISTRIONI In
scena Tutti s'ingolfano nel criptoportico e scompajono. N. conduce da parte
Tigellino e gli dice sommessamente, con calma ironica: Astuto agrigentino, e
non t’avvedi ch’'io già tutto sapea? Guai se all’incendio che m’offre il ciel
t'opponi.Ciò ch’io struggo Risorge. Il mondo è mio! Pria di N. nessun sapea
quant’osar può chi regna. Dal fondo del portico s’avvicina lentamente un corteo
strano ed atroce. Le donne cristiane, precedute da Fanuèl, vestite come la
dirce del marmo rodiano, inghirlandate di verbene, colle mani legate e fra le
mani un tirso od altri emblemi bacchici, camminano fra due file di truci
bestiarii che le percuotono a colpi di flagelli se quelle s’arrestano. Seguono
alcuni Sagittarii in completo assetto di caccia con archi, faretre e saette.
Una frotta di pantomimi colia maschera muta sul viso chiude il corteo. Simon
Mago ed ‘è suoi sacerdoti s’accaniscono contro Fanuèl e lo insultano mentre
egli passa. Frattanto la più sordida plebe del circo s'è riversata
nell’oppidum. N., presso la. porta pompae, attende cupidamente il passaggio delle
vittime. i TIRI ADATTA MISTI TI ICI FITUIZO TE LOVE TIRI I DT II PIE BROZZI
BILIA RSI NA IRINA PREIS ZII SZ VI SIONI TIE ISORIZ VINILE DIZION SRIZZIA GIONE
LEE: n: IAA III NANI MPIN ID RS ZI ZITTA LIE CIZ ANTI MOMAL TIIA PIACE ELP DZ
MERZIA LA DIRTI TRADITA N TDI II ZI EN DEISAIIOP TRI E SEIT III TAG TOTI I SIIT
AEATAS RISTAIC II AE SAMI SE SAT IZII LAT PM MELI DATI AREA) E DE Li LA PLEBE
Morte Morte SIMON MAGO mostrando Fanuèl alla Plebe Ecco il capo delia torma Le
Dirci hanno varcato il portico e sono spinte dai bestiarii verso l’arena.
SIMONIACI Latra i tuoi salmi Abbaja Abbaja LA PLEBE $ | i ! TOGATI Raca SIMON
MAGO Raca Il suo vino è sangue. LA PLEBE Abbaja A morte FANUÈL con voce alta e
serena Credo in un dio solo ed eterno.I cristiani e le cristiane ripetono
fervorosamentie le parole di Fanuèl. SIMONIACI E PLEBE Abbaja Abbaja Latra
Latra Sulla scala del podio è comparsa una Vestale. Ha il capo coperto
dall’insula e il viso nascosto da un velo; ogni suo vestimento è bianco. Un
littore co’ fasci abbassati la precede, un flàmine la segue. Giunta all’ultimo
gradino della discesa s’arresta, tende il braccio e la mano verso Fanuèl. La
folla, sorpresa, indietreggia. LA PLEBE Una Vestale ALCUNE VOCI FRA LA FOLLA
Sien salvi Sien salvi SENI EE Mat de te I Lerma TT 1—Ih È* È*ÉÈI* O*èZIè
@-@èEQIà Nei ste Lean e MST ALP TAI RO TI SEZ ATTRATTI PIREO REMI II NEO LE ice
APRITE RL EZIO TLOZ E ZU ML ARTI RANA TIPI TANA SORIA TTD MADAME DE I LI PETER
AT SIETE PAD IOE SIT IO APZIOT NTTSIT IA DAR TASTI AE ACE ONT NET SERENA RE NR
DLE MAT TT DATA TERE CE e terribile e nelle prime parole un po’ ansimante per
ira Chi là dov’'io mi son osò parlar di clemenza? LA VESTALE sempre colla mano
tesa verso Fanuèl e immobile Stende Vesta con me la man che riscatta le vite.
N. lentamente, studiando ogni parola, mentre guarda a Vestale velata collo
smeraldo Ave, 0 Vergine sacra, scopri il volto, poi giura (Legge è di Numa) che
in questi rei non qui ad arte [t'imbatti. LA VESTALE con voce di persona
atterrita Una Vestale a giurar non s’astringe. N. comuno scoppio di collera Per
Giove! Chi le strappa quel vel? SIMON MAGO Io. Il littore tenta d’interporsi
co’ fasci, ma Simon Mago s’è già slanciato sulla Vestale e le strappa il velo.
ALCUNI Sacrilegio ! FANUÈL la riconosce, accorre ad essa, discaccia Simon Mago
ed esclama: Sorella! RUBRIA Fanuè! Sviene fra le braccia di Fanuèl. SIMON MAGO
È una cristiana. Re I ATI OA PRIA RI, de Pa LA PLEBE È una cristiana, N.
ravvisandola, la nomina Rubria irridendo Ben tu svieni. SIMON MAGO Morte LA
PLEBE A Porta Collina! Muoja! N. Freneticamente Muoja Nel branco delle Dirci!
LA PLEBE Sì. NERONE con un rapido cenno impone silenzio. Dopo una brevissima
sospensio- ne riprende solenne e tranquillo Dal capo L’insula sacra il flàmine
le svelga Il Flàmine strappa dal capo di Rubria l’infula e la gitta. Cadan le
vesti a brani. FANUÈL Io la difendo. I bestiarii si avventano su Rubria
svenuta, le lacerano le vesti. Fanuèl è circondato dai sagittarii. La plebe
s’accalca intorno, mentre due bdbestiarii sollevano Rubria sulle teste della
folla ruggente e la trasportano nell’arena dove è spinto anche Fanuèl insieme
alle Dirci e ai Cristiani che cantano con voce alta e serena. CRISTIANI e
CRISTIANE Credo in un Dio solo ed eterno. SE = PRA DE RR ATTRA DI RI PEN TL
ILAGIA SITA I TIPO EP ART è ATI DET AT SEA, ILS IN I VIIITUE RI TANTE SIRREIO
BAITA LINEA MODI IT de TIVA DE STLTIIIAI ER LA PLEBE A morte Abbaja abbaja Raca
Raca Morte N. con esaltazione Mano alle funi, alle belve, alle donne Tutte un
Eroe denudator le abbranchi, Le avvinca nude in groppa al furiale Nembo de
tauri, ebbre d’orror, fugate Dai veltri in caccia, irte di dardi, esangui,
Belle, riverse, i grembi al sol, nel raggio del concavo smeraldo agonizzanti.
N. si avvia al podio. Tutti i pantomimi sono entrati nel circo. Scorgendo Simon
Mago o E tu non voli? Ah! AN! La plebe sghignazza. N. indicando Simon Mago a
Tigellino e ridendo Dalla torre dell’Oppido sia tosto Slanciato in ciel. Non
voli? Ascendi all’etere, Agli astri, al sole! Icaro, vola! sino alla scaia di
legname che sta a sinistra del criptoportico. GOBRIAS, TIGELLINO, LA PLEBE I
ridendo, a Simon Mago, e beffandolo Vola, La guardia germana, afferrato Simon
Mago, lo trascina rapidamente I Se sai volar Icaro, vola! I SIMON MAGO si
difende con tutte le sue forze; vede Gobrias e lo chiama in soccorso: Gobrias!
GOBRIAS Va! non temer! prolunga la difesa. mo Correndo e ridendo s’allontana e
scompare nel fondo del portico. DELIO NEVA PETRI SEEM ONE O LIMONI ENELA VD
PIET A IOIZIETTIIA STET ZA DIE IMI TRITATA SLIDE SVITARE PILOT RIE DINI INIZIA
DEVIATO TIENITI SIMON MAGO implorando ajuto da Tigellino Mi salva TIGELLINO
rigidamente, ai Pretoriani Sguainate l’armi SIMON MAGO al colmo dello spavento
Tregua La guardia germanica colle armi in pugno caccia Simon Mago, pungendolo e
minacciandolo, sui gradini della torre dell’oppidum. N. Icaro, vola! Vola! Vola
al sol! N. ridendo sempre più eccitato, entra nel circo. Nel circo non cessano
i clamori: si odono le grida feroci A morte le Dirci, Vogliamo la Tragedia, Non
vuol morir! Pollice verso Ad un tratto s’odono degli urli di spavento che
vengono dal fondo del criptoportico e dalle parti più alte dell’edificio dove
s’incomincia a scorgere qualche cirro di fumo. Le grida di terrore aumentano e
s’avvicinano. Il fumo penetra nell’oppidum e s’ode Gobrias che grida:
L’incendio è nelle fornici Altre voci gridano Soccorso! Il circo divampa
Salvate le donne Fuggi! Fuggi Di qua No Fermi Ajuto Attraverso le nubi
dell’incendio si scorge la gente che fugge, che s’urta, che cade. - Una fiumana
di popolo irruente invade il cripto-portico, spinta verso lo sbocco della porta
pompae. L’Oppidum non è più che una voragine di fumo. PA LED AZ SEPARATI ZA LIM
NITAL TU TOA OL SETS CRA Matte NOLI ARTDIR ATTI AE IO VITERTE NZIRISTI IL
MATTEO II SAINT (ARIA E LEIREIREN LI IT ERI IRE TI GIONI NEREE DIREI ISEE ARI
LIO NSAIIA N VT IERI TAI ZA SI PAR IENE ALT MT TRON ITA TRLNGTLAE FASI RZAZII
RODA Pe agnaiì NATE fi MARTI Dich * n o iu 09°) La CAPA | VEL \ Ti (i SOTA IO
ARAN CAIANO Riga Mt COMBAT OO‘ hi si Lui OL i ge I pot ia Mati. n r L\ ai pig
nt AIR pa‘ICHARRTTA dA Pa VV fi, / A Li bea mi o We, Reit oi ja catia \ varo i
é È ); ld 4 N î dI EIU MELA RI (A \ Mii 4 Dite a LAND. ui s i La 5 q } Li i dl
} WOOD N NAM MARS di VA ai to Ò 4 \ x A A LI 1S t « are A, tb, d % La SITA
(RORI \ ‘ Rf A RA | i \ 4 È 4 Wie I Li pedi \ o ATI fe YALTA ti } PALI ì Na ti
FOA Md NEO aputtato N } f i PR, A AMOTITARE (RR ARES 4 I 1) ne o DAT | e { : \
LUMI, TIAMIZAN A 1, CS NOIA \ s l È .) LI $ D b OT 1) TÀ (RI } iù Mi LI a ia up
È, Pn ’ Î: Î ti NT [A Pi Pal AREA; Si; ti vAViba ? \ A a s 1 POTRÀ TA] Di] i î
Li TINTO gf” SIORIT MISOLI E GPIZIEIE BITTE PEZZO DL LO ITA EAT NL A CETONA TOT
UIL LT petedimenasa stai nn IZ: III È un sotterraneo del circo dove si
depongono i morti. La luce riflessa d’una torcia che s’avvicina dirada a poco a
poco le tenebre, rischiarando a destra il vano d’una porta e la rampa d’una
scala erta ed angusta. Un rombo lugùbre giunge dall’alto e ad intervalli uno
scroscio come di cataste o di mura che ruinino. Asteria, con una fiaccola in
mano, discende la scala; giunta alla soglia del sotterraneo s’arresta per
illuminare chi la segue, ASTERIA Scendi. Fanuèl la raggiunge. Entrano insieme.
Cerchiam fra i morti. FANUÈL Orror di tomba Emana lo spoliario. S'ode ancor da
quest’antro funerario La gran vampa che romba. ASTERIA Cerchiam. Incomincia ad
aggirarsi lentamente guardando a terra lungo la parete centrale. Al lume della
torcia che tiene in mano s’intravvede, là dove passa, la struttura irregolare
del sotterraneo. Fanuèl va frugando a sua volta nell'ombra lungo la parete di
destra. Si parlano a distanza. DCO LI RESI SII PTTASTINTENITI IC AREE SITA
SOLITA ‘i pe FANUÈL Cadde la prima, ASTERIA vivamente Allor qui giace. Tardi
per lei scoppiò da questa face Il folgore incendiario! Fanuèl s'imbatte in un
corpo, si china, lo tocca, riconosce al tatto le fasce crurali d’un auriga. Va
oltre. Ecco là dei cadaveri. Indica un gruppo di morti stesi a terra
nell’angolo della parete sini- stra. Fanuèl accorre e li guarda. FANUÈL Un reziario,
due sanniti, un trace. ASTERIA atterrita Simon Mago! FANUÈL Ove? ASTERIA
indicando con ribrezzo, senza accostarsi, iv cadavere di Simon Mago gittato un
po’ più lontano, in un’insenatura del muro Là. FANUÈL dopo averlo guardato
fissamente Da Dio fu infranto. Abbominato sia. S'avvia verso il centro del
sotterraneo. Il suolo è ingombro d'armi gladiatorie. ASTERIA Cerchiam. Fanuèl
scorge, sopra un letto funebre, giacente come una morta, una donna în veste
bianca. FANUÈL chiamando con voce agitata Accorri. i BZ IiMRANZIAR TINA TIE I A
d ASTERIA accorre colia face. È lei? FANUÈL cade in ginocchio, posando la testa
e le braccia sul corpo di Rubria. Martire mia! Gieltz, Respira, Vivrà Asteria
appoggia la face ad una pietra vicina, poi corre dal lato sinistro del corpo di
Rubria per ajutarila. Squarciale i panni Salvala Asteria, mentre Fanuèl parla,
lacera la veste di Rubria sul fianco. È svenuta. Cerca le sue ferite, Io l’ho
veduta Sanguinar nuda nel nembo infernale Salvala Cerca cerca sotto il core Là
sotto il core la ferì lo strale D'un sagittario. aspettando ansiosamente Ebben?
ASTERIA guardando la ferita di Rubria attraverso lo squarcio delle vesti
Spavento Muore. FANUÈL Muore Non muoja qui non nell’orrore Di quest’antro Fa
per sollevarla e portarla altrove. ASTERIA opponendosi con impeto La getti
nella strage divampa il celio, arde il velabro, è l’odio d’un dio su Roma. Il
circo è un mar di brage. Se la tocchi l’uccidi scoppia un fragore terribile
sulla volta del sotterraneo. Crolla il podio Asteria ha visto qualche riflesso
dell'incendio sulla scala d’onde scese e la risale correndo e scompare mentre
Rubria apre gli occhi. ALI RUBRIA Ah! FANUÈL tutto chino ‘presso di lei Non
temer, son con te. RUBRIA trasognata Fanuèl. Dove son? dove fui? Tu salvo Io
viva L’anima mia fuggiva M’offusca un vel Colta da una reminiscenza d’orrore,
getta un grido, si sforza di sollevare il capo. FANUÈL con grande dolcezza No.
Una mano pia ti ricoperse con la bianca stola. Riposa. Oblia. RUBRIA Chinar
dovrei le mie ginocchia a terra d’innanzi a te. Tenta di sollevarsi, ricade.
Son ferita non posso. FANUÈL Rubria RUBRIA Pietà l’orror mi riafferra Il Mostro
il turbin rosso. Viscere e carni Ascondimi M’ajuta! FANUÈL inorridito Fu il mio
grido d’amor che t'ha perduta! (o [4 sd RL STT IRENE RIME ID TI III DI LTTE INT
I RIINA TOR ILE TI i i Ì i Ki | Ì i 4 i i | RUBRIA D’amor io t'amo tanto dopo
una breve pausa Fanuèl morirò? FANUÈL seduto accosto a lei sullo stesso letto e
posandote dolcemente la mano sulla testa e accarezzandole i capelli e la fronte
PISTE STE SIT ATI RIETI PATITI LIO III O I TAI sc Vivrai. RUBRIA dolcemente SI
SI Oh com'è buona e calda la carezza della tua man Bacia la mano di Fanuètl.
PRANZI LETI TIT LIA pu PSI IL Più accanto a me più accanto. Così COSÌ.Tu
m’insegnasti questa gran dolcezza Di sorrider nel pianto. M’odi la morte A ogni
attimo mi strugge Non pianger, Fanuèl, stringimi forte, Finchè mi stringi,
l’anima non sfugge. $r O ALLE TA I Dopo un lungo riposo ed un silenzio di
raccoglimento, soggiunge: Servivo un falso altar. Tutte le sere Venìa' coll’
idria del mio tempio... al fonte Dell’orto santo e dopo le preghiere tornavo
all’atrio antico, a piè del monte tentai confonder nella stessa vampa l’ara
ardente di Vesta e la pia lampa della vergine saggia. Ecco il peccata. Or tutto
è confessato, attendo il tuo perdono. Tutta or mi sai, sorridimi. Monda e beata
or sono. ERMETICA A FANUÈL alzandosi e ponendole le mani sulla fronte e
baciandola, con soavissimo fervore, Benedizion d’ immenso amore accensa sul
capo tuo col mio bacio si posa. I iituitiolititiiceste netti rie ss n ur si n
PRETI LTL DATI IE VIII RUBRIA sottovoce Fanuèl! Fanuèl! Estasi immensa! Fanuèl
torna a sederlesi a lato. Rubria posa la testa sul petto di Fanubl. FANUÈL Tu
sei la sposa, l’egra mia sposa che sul cor mi giace. RUBRIA Dimmi, ove siamo?
FANUÈL In un asil di pace. Dormi quieta. RUBRIA con voce sempre più fievole
Sento che ascende l’ombra d’un vespero strano. Dammi. Fa degli sforzi per
continuare a parlare; non può. FANUÈL Che vuoi? RUBRIA con istento La mano.
Fanuèl s’affretta a darle la mano. Narrami ancora, mentre m’addormento, del mar
di Tiberiade, tranquilla onda che varca in Galilea. FANUÈL quasi cullandola
Laggiù, fra i giunchi di Genèsareth, oscilla ancor la barca ove pregò Gesù.
Raccoglie Rubria sul suo petto. Quella cadenza languida di cuna invita a stormi
i bimbi sulla prora. Dormi tranquilla, dormi. Meo: AIUTO SRL ZE MEIER DAI
RUBRIA con un fil di voce Ancòra ancòra. FANUÈL. Lenta salìia dal Libano la
luna, era quell’ora in cui sorgon gl’incanti. RUBRIA come un soffio,
spegnendosi Ancòra ancòra. FANUÈL colle mani giunte e gl’occhi rivolti al cielo
Escian le turbe oranti per la lunare aurora. Sente Rubria inerte fra le sue
braccia, la chiama: Rubria. Asteria ritorna scendendo velocemente la ripida
scala. Fanuèl continua a ricercare la vita sul cadavere di Rubria. ASTERIA L’
incendio ne avvolge, ogni scampo di là n'è tolto. Divampan le torri, crollano
gli archi. Vede un uscio sprangato nella parete sinistra. Un lampo di speranza!
Si slancia affannosa attraverso gli ingombri del suolo verso la porta d’uscita,
leva la spranga, apre. Sei salvo. Ecco una porta. Esce un istante per
esplorare; rientra. Libero è il passo sulla soglia d’onde è entrata Accorri,
accorri! FANUÈL sul cadavere di Rubria Morta. Asteria scuote Fanuèl e lo
trascina insino all'uscita. VELA EDARISCAI RED RR MR ARIE rat tn IRSISILI E I
FTT ITANI EN AZZIONDANT TI FIATI DE e AR TANI PINNA DIR RE ENIT NIE ST Va CNMI
TE FANUÈL dalla soglia, con un ultimo sguardo Rubria, addio. Scompare dalla
porta d’onde entrò Asteria. Asteria udendo quel nome ritorna vicino alla morta.
ASTERIA con esirema violenza Rubria? Tu? Quella che il mio truce iddio ghermì
sull’ara, tu, rispondi, tace. Lo spoliarium incomincia ad essere invaso dal
fumo. Dimmi Pardor del suo bacio vorace verso cui tende spasimando il mio, poi,
d’un tratto, con immensa pietà martire santa. S'inginocchia, estrae dol seno il
fiore della via Appia e lo lascia cadere sulla morta dicendo: Pace, pace, pace.
Si sprofonda una parte della volta. Asteria si salva fuggendo da dove è uscito
Fanubl. DEAR er a i Ù detiia Told e ID i DITER) II RIETI EA ia AI PA a I HU LA
n PRI ARENA QUARERAA LOGO ATSIRONT NO Id vi NABLAPOTNO DO MUPh il ti : UA NI N
i, DA IRRCUn). i N MLM sti ci Mg AV [RRIDIV UR UTA dl Mino, VA patria Ir Uli
Nati x MI Mu iva! VIBO TIVI HA |î sit MATICOPO ANASROT TAMARA IMGRNNLI “n I s
Tua Ld r ti RS N f Ii DA 10 LR ITRIONT IR A IRIOVRARI Va; |ang ; \ DON NT] D) A
ONIRI Ù IUSR (VERSA » Dieta Îl i i aloni RUBA N INIT i fi gue Al< Ù {UTI: D)
dati. DA) y LI î ANITA AMARARA ha] in |glio ti w Mi ii dt Tu hi) anni LIMIULAA
Ti Lava NANI GUAI CORVI IOLANTÀ IR00 ba DI i LE "RIA N IRA 4 IA » Hu) 4 RO
i MEU xi s/ OAV VR Dal O A Mi TIC I LITRI APIÙ Ù% Ù “INA SANT) HU SEI Le SAR N
UE STE } vi DI a IT Ri MA ERCANE Uli a SRI, DISLI. NNT Monni LI) i i Si WATAG
LL f Ti î) dI SITI RO Th T ti CR TITO Mo k 1 LU ) È hl MIGRUAIZZO Vi Word: ti
"ili Do toi È dl 0A] NI MAgLNIOd; Da PUO ERA LA] TAAZAMIT Mot 4 pl De î
MOCCENTUCIV I dle i ate PTT, K He VARI LIRE) ;) 7107 000! LATO: AI ATC (4 #0
viti ; mg: pi PUMP AA BOITO: “NERONE” IL MELODRAMMA. Lucio Domizio Enobarbo.
Sepolto a Colle Pincio presso la tomba di famiglia dei Domizii Ahenobarbi
Nerone.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Nesi: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – adulescentuli
oratiuncula – Sono dalle celeste sphere Venere: perche amore inspiro:
dagl’elementi fuoco: perché d’amore accendo da uoi con vocabul greco
CHARITÀ chiamata: perché col mio ardore della GRAZIA della salute viso degni – filosofia
toscana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze). Abstract. Grice: “It all reminds me of my principle of
conversational candour!” -- Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Grice: “I once
had a fight with Nowell-Smith; he was saying that a philosopher should not be a
moralist; I told him that by that token Nesi wasn’t one!” – “De moribus” Figlio
di Francesco di Giovanni e di Nera di Giovanni Spinelli, si dedica interamente
agli studi filosofici. Strinsge stretti
rapporti con i principali umanisti fiorentini dell'epoca, tra cui ACCIAIUOLI e FICINO
(si veda). Influenzato dall'operato di Savonarola, ricopre anche diverse
cariche politiche. Altri saggi: “Adulescentuli oratiuncula”; “Orazione del corpo
di Cristo”; “Orazione de Eucharestia” “ Orazione sull'umiltà” “Sulla carità”; “De
moribus”; “De charitate”; “Oraculum de novo saeculo, Canzoniere, Poema. Treccan
Dizionario biografico degli italiani, Roma,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Obviously, Nesi is not having Davidson in
mind. But Nesi is wrong
in identifying GRAZIA with CHARITA, ‘greco vocabull” – this is an etymological
blunder. The charities were indeed three – Eglea, Eufrosina, e Talia – and they
danced mainly to eroticse Mars, or more frequently Giove and Mars together --.
Of course the expression ‘gratia’ is not cognate! – For Davidson, charity is
what the Italians refer to ‘carità’, formed out of ‘carus’ – the spelling with
‘ch’ is a French corruption! So to be charitable, in Davidson’s interpretation,
is to be kind, caro. Not graceful! --. Grice: “If Davidson doesn’t know his
Greek mythology, that’s not my fault --. Instead of his singular principle of
charities, I will take the liberty to sub-divide it into three maxims – The
first maxim refers to the first charity, Aglae: splendour; thes second maxim
refers to the second charity, Eufrosina, mirth; the third maxim refers to the
third charity, Talia, cheer. In Kantian format, these counsels of prudence
become: be splendorous – or try to make your conversational move one that is
splendorous; be merry – or try to make your conversational move one that will
carry mirth to your co-conversationalist; and ‘be cheerful’, try to make your
conversational move one as if it was spawned by Thalia!” -- Giovanni Nesi. Nesi.
Keywords: adulescentuli oratiuncula, principle of charity, Davidson on charity
on Grice. Who was the first Englishman to use ‘charity’ as a hermeneutic
principle? Butler. Grice speaks of self-love and benevolence. Benevolence – and
charity? Grice is not so much concerned with Beneficenza or Malificenza, but
with Benevolenza, and Malevolenza – where does charity fit? What was Ciceronian
for charity. What is pre-Christian about charity? Charisma, charitas, folk etymological confusion here
– caritativo – carita – caro, “le tre carità in armónico conubio” “tre carità”.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Nesi” – The Swimming-Pool Library.
Commenti
Posta un commento