GRICE ITALO A-Z M MAT
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Matassi:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale e la filosofia della
seduzione dei giocatori di calcio – la scuola di San Benedetto del Tronto -- filosofia
marchese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (San Benedetto del Tronto). Abstract: Grice: “ “Seductio”
is not something we study at Oxford much, even though it is SO CLOSE to
‘in-ductio’ and ‘de-ductio’ – Why? The most accurate explanation of the prefix
‘se-‘ in the Latin verb ‘seducere’ is that it conveys the meaning of ‘apart,’
‘away,’ or ‘aside’. Here’s how it wors with ‘seducere’. Se- means ‘apart, away,
or aside. Ducere means to lead. Therefore, seducer literally translates to ‘to
lead away, ‘to lead aside, to lead astray. The meaning of ‘se-‘ is consistent
with other Latin words using the same prefix, such as se-parate (to prepare
apart), se-cede (to go apart), and se-lect (to choose apart). In the context of
‘seducere,’ it implies leaing something away from a proper or intended path,
often with a connotation of temptation or corruption. Filosofo italiano. San
Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, Marche. Grice: “I like Matassi; but then I
like football – I was the football team captain at Corpus – and aesthesis, the
seductor seduced – “la condizione desiderante” indeed!” Allievo di Garroni, è stato Professore di Filosofia
morale, coordinatore scientifico della sezione Filosofia, Comunicazione, Storia
e Scienze del Linguaggio del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e
Spettacolo dell'Università Roma Tre; in precedenza era stato direttore del Dipartimento
di Filosofia. Si è occupato anche di Estetica musicale. È stato Presidente della Società Filosofica
Romana e ha fatto parte del comitato direttivo nazionale della Società
Filosofica Italiana. È stato nel
comitato d'onore della Fondazione Amadeus. Presidente dell’Accademia Estetica
di Rapallo, responsabile della sezione filosofica di Villa Sciarra, Roma, membro
della giunta del CAFIS dell'Università Roma Tre. È stato anche membro del
Comitato scientifico della Fondazione Résonnance dell'Losanna. Ha diretto la collana Musica e Filosofia per
la Mimesis Edizioni di Milano e quella su I Dilemmi dell'Etica per la casa
editrice Epos di Palermo. Ha tenuto un blog sul "Fatto quotidiano"
sui temi che legano la filosofia alle dimensioni del contemporaneo. Ha
collaborato con la rubrica Ricercare, dedicata alla filosofia della musica, al
mensile Amadeus e al mensile Stilos. È stato direttore della collana Italiana
per Orthotes Editrice (Napoli). È stato anche membro del comitato
scientifico-direttivo delle seguenti riviste: Colloquium philosophicum,
Paradigmi, Quaderni di estetica e di critica, Bollettino di studi sartriani,
Filosofia e questioni pubbliche, Links, Lettera Internazionale, Phasis,
Itinerari, Prospettiva Persona, Metabolè, Babel online, Civitas et Humanitas.
Annali di cultura etico-politica. Per quanto concerne il settore
estetico-musicale è presente nel comitato direttivo della rivista internazionale
Ad Parnassum. Hortus Musicus, Civiltà musicale, Orpheus, Itamar. a ricoperto la
presidenza di giuria per il Premio Frascati Filosofia. Menzione speciale della giuria al premio di
saggistica “Salvatore Valitutti”, per Bloch e la musica. È stato uno dei principali collezionisti al
mondo di incisioni relative alle esecuzioni delle sinfonie e della liederistica
di Mahler (circa mille tra vinili e compact disc). Si è occupato di filosofia
tedesca, in particolare di Hegel, delle scuole hegeliane, del criticismo
tedesco, del marxismo occidentale e della scuola di Francoforte. Un suo saggio è
stato dedicato alle Vorlesungen hegeliane di filosofia del diritto e
all'interpretazione fornitane da Gans. Si è occupato di Lukács, iutilizzando
per la prima volta il celebre manoscritto "Dostoevskij" si è poi occupato
di Hemsterhuis, l'autore della celebre Lettera sui Desider e del dialogo
Alessio o dell'età dell'oro. Le sue ricerche
hanno riguardato la filosofia della musica moderna e contemporanea e in
particolare su quella di Bloch, di Benjamin e Adorno, fino ad elaborare un'originale
filosofia dell'ascolto, le cui suggestioni si possono rintracciare nella teoria
musicale moderna di Ernst Kurth, elaborata nei Fondamenti del contrappunto
lineare. In tale prospettiva di ricerca, filosofia della musica e filosofia
dell'ascolto sono strettamente compenetrate, fino a diventare il paradigma di
una rivoluzione formativa che mette al centro del sistema educativo contemporaneo
la musica nella sua declinazione storico-teorica come in quella pratica. All'interno di tale prospettiva svolge un ruolo
centrale Mozart, il "più ascoltante tra gli ascoltanti" come lo definì
Martin Heidegger. Saggi: Le
Vorlesungen-Nachschriften hegeliane di filosofia del diritto” (Roma, Sansoni, Lukàcs.
Saggio e sistema” Napoli, Guida); “Hemsterhuis. Istanza critica e filosofia della
storia, Napoli, Guida); “Eredità hegeliane, Napoli, Morano, “Terra, Natura,
Storia,” Soveria Mannelli, Rubettino, “Bloch e la musica,” Salerno, Fondazione Menna,
Marte editore, Musica (Napoli, Guida) “Bellezza,” Soveria Mannelli, Rubettino);
L'estetica. L'etica, Donzelli, Roma, L'idea di musica assoluta, Nietzsche e
Benjamin, Rapallo, Il ramo, “La condizione desiderante. Le seduzioni
dell'estetico”- Il nuovo melangolo, Genova; Filosofia dell'ascolto” (Rapallo, Ramo);
“Lukàcs. Saggio e Sistema” (Milano, Mimesis); “La Pausa del Calcio, Rapallo, Il
ramo. “Il calcio,” Rapallo.. In: Du Nihilism à l'hermenéutique, Hemsterhuis
Franciscus “Sulla scultura; a c. di M. Palermo. Convegno sulla bellezza",
presso il Centro di Studi Rosminiani di Stresa, Musica e Creatività Intervista
a Rai Notte "La musica assoluta" Inconscio e Magia, Teatro dell'Opera
di Roma, Seminario di formazione del PD Le parole e le cose dei democratici
Pisa, Palazzo dei Congressi, Intervento alla Summer School della Fondazione
Italiani-Europei, sui rapporti tra democrazia e capitalismo, Commento al concerto jazz di Donà, "Tutti
in gioco", Porto Civitanova, Bloch e la musica. Utopia a misura d'uomo.
Intervista, Ornamenti, Arte, filosofia, letteratura, M. Latini, Armando, Roma, RAI
Filosofia, su filosofia.rai. Il Potere e la Gloria. Juventus e Inter Il Fatto Quotidiano,
s MLatini, in. tervista su Amare, ieri, di Anders, rivista on-line «SWIF-Recensioni
filosofiche», M. Latini, Doppia risonanza sul mondo (a
proposito di "Musica" Napoli), “Il Manifesto”, C. Serra, Recensione a
"Musica". Grice:
“Unfortunately, Matassi, being Italian, or an Italian, is more interested in
Nordic Kierkegaard, to pour sorn on their coldness, than in Ovid’s ‘ars
amatoria’ which would interest an Oxonian!” -- Cf. “La palestra di Platone”. Nome compiuto: Elio
Matassi. Matassi. Keywords: la filosofia del calcio, in-duzione, se-duzione –
Ovidio, ars amatoria, desiderio. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Matassi” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia Grice e Matera: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – i segni del zodiaco e
la semiotica di Peirce – filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Matera). Abstract. Grice: “It may be said that ‘mean’is a very
English thing that naturally leads to an ‘intentionalist’ analysis since to
mean IS to intend. Not so in Italian, where the focus has always been on
‘segno’, rather, which leads you to a causal-naturalistic approach – as when M.
says that this zodiac sign means this or that. While there are ways to express
in both Latin and Italian something LIKE ‘mean’ – e. g. the complex phrase, ‘vuole
dire’—it’s not quite the same! The scholastics would often refer to the
INTENTIO UTENS or AUDITORIS, and that may also prove relevant to the
intentionalist analysis”. Filosofo italiano. Matera, Basilicata. Grice: “Only in Southern Italy is a
philosopher also responsible for the astrological edification of the city’s
cathedral!” Uno dei più grandi studiosi e divulgatori
di astrologia occidentale e filosofia dell'epoca. Insegna dapprima a Matera, e
successivamente a Napoli. Vive nel
periodo in cui la Contea materana era dominio degli Angioini e su richiesta di Filippo
IV detto "il bello", il re di Napoli Carlo II d'Angiò, detto "lo
zoppo", invia Alano a Parigi. Lì insegna e divenne noto come dottore
universale, profondamente versato in filosofia. In quegli anni infatti
astronomia e astrologia vieneno collegate poiché si crede che gli astri
potessero esercitare un influsso sulle azioni umane. Nei periodi di soggiorno a
Matera, abita, secondo Verricelli nella contrada di Lo Lapillo tra il castello
e il puzzo dove sorge l’acqua della fontana hera la sua vigna con una casuccia
di pietre, piccola, mal fatta casa propria di filosofo quale oggidì si chiama
la vigna e casa di Alano. Si tratta della collina dove poi fu edificato il
Castello Tramontano. In quella casetta il grande filosofo passava intere notti
ad osservare il cielo e gli astri con strumenti rudimentali. Di Alano è il motto
presente nel “Glora mundis”: La goccia perfora la pietra non colpendola due
volte con forza, bensì colpendola continuamente, così tu trai profitto
studiando non due volte ma continuamente. È l'esortazione con cui invita a
raddoppiare impegno e curiosità sulla strada della conoscenza. Secondo alcuni,
il perfetto orientamento delle facciate della Cattedrale di Matera e del suo
campanile lungo i punti cardinali si deve alle osservazioni astronomiche di
Alano.A Matera una strada, trasversale di via Nazionale, tra le vie Salvemini e
Di Vittorio, è dedicata ad Alano. G. Fortunato, Badie, feudi e baroni della
Valle di Vitalba, ed.Lacaita, Personaggi della storia materana, Altrimedia, per
i Quaderni della Biblioteca provinciale di Matera Morelli, Storia di Matera, Montemurro,Volpe,
Memorie storiche di Matera, ed. Atesa, Dizionario corografico del Reame di Napoli,
ed. Civelli, Biografie dei personaggi illustri di Matera, sassiweb. ntonio Giampietro, Personaggi della storia
materana. Nome compiuto: Alano di Matera. Matera. Matera. Keywords: implicature,
la collina del castello tramontanto, la catedrale di Matera, astrologia,
astronomia, dottore universale, Napoli, Bologna, Parigi, the semiotics of
astrology, Grice on zodiac signs, semiotic, semiology, astrology, astronomical
chart. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Matera” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mathieu:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale dell’uomo animale
ermeneutico – filosofia ligure – la scuola di Varazze -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Varazze). Abstract: “I gave two seminars with Austin – one in a trio with Hare, on
Aristotle’s Ethica Nicomachaea – the other just Austin and I, on Categoriae and
De Interpretatione. In general, I dislike ‘double seminars’: if you are going
to discuss the ‘Categoriae’, how can you expect your syllabus to include notes
on De Interpretatione as well? However, we fared well. We would often argue.
‘You don’t like the argument?’ Austin would ask. ‘I’ll give you another.’ He
was often the speaker, myself the commenator. And I only knew that I had won an
argument when in the following week, Austin would not mention the issue. It all
starts with hermeneia – How close is Boezio’s translation as ‘inter-pretare.’
‘Interpret’ is not something an ordinary chap would say – which was the critern
for us ‘ordinary-language philoosphers’ there to rally in defense of the man in
the street. There is an ‘inter- that sounds dyadic, but what is the ‘pret’? So
to the meaning of ‘inter’ as ‘between’or ‘among’ we add -pre. This element is likely related to the Proto-Indo-European
root per-, meaning ‘to traffic in’ or ‘sell’. Thie combination with ‘between’
or ‘among’ suggests the original meaning
of ‘interpres’ – the noun from which ‘interpretari’ is derived—is an AGENT or
MEDIATOR who operatores BETWEEN parties to facilitate understanding, much like
abroker or translator faciliteates exchange between buyers and sellers. Over
time, the meaning evolved to encompass: explaining and expounding – making the
meaning of something clear or explicit --, understanding and comprehending –
grasping the meaning of something --; and translating – rendering something
from one language to another. Therefore, the etymology of ‘interpretari’
highlights the core idea of acting as a go-between to clarify or understand
something, mushc like how a negotiator works between parties to reach an
agreement or a translator mediates between languages. Filosofo ligure. Filosofo
italiano. Varazze, Savona, Liguria. Grice: “There are various things I love about Mathieu:
his idea of the ‘uomo, animale ermeneutico’ is genial – and true!” Grice:
“Mathieu rightly focuses on Kant’s problems with emergentism, i.e. the fact
that life (or ‘vivente’) cannot be reduced. I love that.” Grice: “Mathieu has
emphasised the irreductionism alla Bergson. I like that.” Grice: “Mathieu makes
an apt analogy between Goedel’s work for alethic systems – that they cannot
self-reflect, and deontic systems --.” Dopo
il liceo, si iscrisse a orino. Si laureò con Guzzo, filosofo rappresentante
dello spiritualismo ced autore di importanti studi su Kant (un filosofo che sarebbe stato centrale
nella vita intellettuale di Mathieu). Libero docente nella filosofia, è
stato professore incaricato, e Professore
di filosofia teoretica a Trieste. Primo vincitore del concorso di Storia della
filosofia, è stato ordinario di filosofia fino al ruolo di professore emerito
di filosofia morale a Torino -- è stato membro del Comitato del CNR; è stato membro e poi vicepresidente del
Consiglio esecutivo dell'UNESCO (Parigi). È stato membro del Comitato Nazionale
di Bioetic; è socio dell'Accademia dei Lincei e membro del Comitato Premi della
Fondazione Balzan. Ha fondato con Berlusconi, Colletti ed altri il movimento politico Forza
Italia. Si è candidato al Senato della Repubblica nel collegio di Settimo
Torinese: sostenuto dal centro-destra (ma non dalla Lega Nord), ottenne il
33,2% e venne sconfitto dal rappresentante dell'Ulivo, Tapparo. Con il
sindaco di Brindisi Mennitti ha dato vita alla Fondazione Ideazione, per il cui
quotidiano ha curato una rubrica fino alla chiusura della testata. Nel
luglio (in connessione con la sua carica
di presidente del collegio dei probiviri del PdL che è chiamato a giudicare
l'operato dei finiani di Generazione Italia) diversi organi di stampa
riprendono la voce, già circolante da tempo, di una sua adesione all'”Opus
Dei.” A tale proposito sono giunte alla redazione del Corriere della Sera che
aveva pubblicato la notizia le smentite sia dell'Opus Dei che dell'interessato. Ha
offerto contributi significativi in almeno quattro ambiti della ricerca
filosofica: la filosofia della scienza; la storia della filosofia;
l'estetica; la filosofia civile. Ha indagato i limiti interni ed i limiti
esterni della scienza. Tale indagine ha avuto due filosofi del passato come
suoi principali punti di riferimento: Kant e Bergson. Ha infatti ripreso e
sviluppato le ricerche di Kant sui limiti interni della scienza e sulla sua
fondazione. A tale riguardo pubblicò il saggio "Limitazione qualitativa
della conoscenza umana" a cui fece seguito, "L'oggettività nella
scienza e nella filosofia". Seguendo Bergson, ha valorizzato anche
altre forme della conoscenza e della espressività umane non riducibili alla
cienza, ma non per questo ad esse opposte. Ha infatti sempre ritenuto che la
realtà, e segnatamente la realtà umana, non possa essere esaurita dalla
scienza, e richieda invece una costante attività interpretativa.. L'uomo,
dunque, è chiamato ad essere scienziato della natura ed ermeneuta della
cultura. Sarebbe però riduttivo non ricordare che i suoi contributi alla
filosofia della scienza riguardano una pluralità estremamente diversificata di temi.
Ad esempio, sono ddue studi pionieristici sull'applicabilità del teorema di
Gödel al diritto. Gödel aveva scoperto che non si può dimostrare la coerenza di
un sistema all'interno del sistema stesso; M. ritiene che, almeno
analogicamente, la scoperta di Gödel possa applicarsi al problema della fondazione
di un sistema deontico. Uun'autorità non può legittimarsi da sola in modo
formale e, dunque, anche il diritto richiede fondamenti esterni (etici, non
emici): l'efficacia e la giustizia. Ha realizzato alcune traduzioni
fondamentali. E forse il suo contributo maggiore alla storia della filosofia è
consistito proprio in un'opera che combina traduzione e ricostruzione critica,
ovvero l'opus postumum di Kant. Tale opera affronta questioni teoriche
tutt'oggi aperte (soprattutto nella fisica e nella biologia teoriche), come il
problema della forma degli oggetti solidi o il problema del “vivente,” cioè il
problema della vita in quanto tale e non ridotta a semplice. Ha curato poi
le edizioni di opere di Leibniz: si è trattato di un ampio lavoro che si è
raccolto in "Scritti politici e di diritto naturale" "Leibniz e
des Bosses" "Saggi filosofici e lettere" e "Saggi di
teodicea: sulla bontà di Dio, sulla libertà dell'uomo, sull'origine del male.”
La sua estetica, pur nella varietà dei temi trattati, rimanda ad una
problematica essenzialmente ontologica: lo svelarsi dell'ente. Cioè, l'opera
d'arte è heideggerianamente concepita come il modo attraverso cui gli uomini
possono cogliere il passaggio dal nulla all'essere. Di estetica è "Goethe
e il suo diavolo custode", edito per i tipi di Adelphi. Al centro di
questa ricerca vi è la figura di Mefistofele, analizzata in tutta la sua
profondità e capacità genealogica. Nei suoi volumi
sull'estetica della musica sviluppa la tesi affascinante che ascoltare la
musica è un ascoltare il silenzio. Grande è la potenza significante di ciò che
non significa nulla, perché è il nulla a far emergere l'essere delle cose. E la
musica e la luce si situano proprio in questo iato insuperabile fra l'essere e
il nulla. Entro i suoi molteplici contributi alla filosofia civile, si staglia
netta, per importanza e originalità, una triade di saggi edicati a quello che
potremmo chiamare "stato spirituale dell'Occidente". Si tratta di
opere scritte in un periodo dunque estremamente critico per l'Italia, ma che
mantengono ancora una grande attualità. Fa percepire al lettore il pericolo
valoriale in cui è venuto a trovarsi l'Occidente e pone in essere una critica
serrata alle ideologie totalitarie o nichiliste. In questo senso, vi è un'aria
di famiglia con i lavori di quei filosofii come Horkheimerche ha prospettato i
rischi di un'eclisse dell'individuo nella società tecnologica di massa. Un
articolo sul Corriere della Sera
rettifica sul Corriere della Sera
smentita sul Corriere della Sera. Saggi: “Bergson, Torino); “La
filosofia trascendentale” (Bibliopolis, Torino); Leibniz e Des Bosses, Torino);
“L'oggettività nella scienza e nella filosofia contemporanea, Torino; L’esperienza”
(Trieste); Dio nel "Libro d'ore" di Rilke, Olschki); “Dialettica
della libertà, Napoli); “La speranza nella rivoluzione, Milano, Vincenzo Filippone-Thaulero,
Salerno Temi e problemi della filosofia, Roma, Perché punire, Milano, Cancro in
Occidente, Milano, La voce, la musica, il demoniaco. Con un saggio
sull'interpretazione musicale, Spirali, Filosofia del denaro, Roma, Elzeviri
swiftiani, Spirali, La mia prospettiv, Barone; Melchiorre, Gregoriana Libreria,
Gioco e lavoro, Spirali, La speranza nella rivoluzione, Spirali); “Nazionalismo”;
S. Cotta, Japadre, Perché leggere Plotino, Rusconi); Tipologia dei sistemi e
origine della loro unità, Lincei, Orfeo e il suo canto. Scritti, Zamorani, Il nulla, la musica, la luce, Spirali, La
fedeltà ermeneutica, Paoletti Laura, Armando, Per una cultura dell'essere,
Armando L'uomo animale ermeneutico, Giappichelli, Le radici classiche
dell'Europa, Spirali, Goethe e il suo diavolo custode, Adelphi, Privacy e
dignità dell'uomo. Una teoria della persona, Giappichelli, Plotino, Bompiani, Perché
punire. Il collasso della giustizia penale, Liberi libri, Introduzione a
Leibniz, Laterza, In tre giorni, Mursia,;
La filosofia, Marcovalerio, Kant Bergson. quotidiano Ideazione, il fatto quotidiano. 3del
portavoce dell'Opus Dei sulla non appartenenza alla Prelatura dell'Opus Dei, su
archive ostorico.corriere. Nome compiuto: Vittorio Mathieu. Mathieu. Keywords: al
di la del bene e del male, la fedelta ermeneutica, l’uomo animale ermeneutico,
il demoniaco, l’angelo custode, il demonio custode, il diavolo custode. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mathieu” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Matraja – grammatica razionale – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice: “The English
are ambivalnt towards grammar – there are grammar schools, which are a bad
thing – so that does not help. Clifton is not! Strictly, a ‘grammatical’
category is a ‘morpho-syntactical’ category – and I have discussed them at
large. Usually at Oxford, ‘syntax’ is used in such a way that whenever I’m
outside Oxford, I speak more in hope than in understanding! Whle ‘razionale’
has been applied to ‘grammar’ – it I only because it is part of the broader
‘psicologia razionale’!” Filosofo
italiano. Roma, Lazio. Una lingua numerica viene progettata da M. nella sua “Genigrafia
italiana: nuovo metodo di scrivere quest'idioma affinché riesca identicamente
leggibile in tutti gl’altri idiomi del mondo” (Lucca, Tipografia genigrafica),
lingua di cui discusse più tardi anche La Société de Linguistique. M. è l'unico
ideatore ITALIANO di una lingua razionale a essere preso in considerazione da
questa ‘société’ galla nel corso del dibattito sulle lingue ausiliarie. La
Genico-grafia, lett. 'scrittura generale' e di cui ‘genigrafia’ è la forma
sincopata -- è un modo di scrivere che non ha relazione con le parole e che
permette di comunicar tutti i concetti senza dipendenza dall'idioma ne dell’emittente
o del recettore, ma di un modo, che il messaggio risulta interpretabile in
tutti quelli del mondo. Nasce quindi come progetto di lingua universale che si
prefigge di comunicare chiaramente, ma che non è concepita per sostituire gl’idiomi
presenti nelle varie nazioni. Si nota che l'ordine e il modo in cui M. nomina i
grandi filosofi, Cartesio, Leibnitz, Wolfio, Wilkio, Kircher, Dalhgarne,
Beclero, Solbrig, e Lambert, è lo stesso con cui SOAVE (vedasi) li cita nelle
sue Riflessioni: “da Cartesio, Leibnizio, Wolfio, Wilkins, Kirchero, Dahlgarne,
Beclero, Solbrig, e Lambert”. Interessante è anche il fatto che di seguito
aggiunga: “e Demaimieux e RICHERI (vedasi), oggi Richieri, anche Richer), di
TORINO. Maimieux pubblica i suoi studi sulla lingua universale dopo Soave e RICHERI
(vedasi) prima. M. quindi dove certamente conoscere (oltre agl’ultimi due filosofi)
anche il lavoro di SOAVE (vedasi), vista l'evidente citazione. Decide di non
farne nome. Anzi, dopo aver sostenuto che al momento della stesura dei lavori
dei filosofi sopracitati non è ancora giunto il giusto momento per comporre una
tale lingua, asserisce che finalmente quel momento è arrivato e che lui, ha
adempiuto positivamente tale onere – “while lying in the bath, I would presume”
– Grice. Dopo aver proceduto all'analisi strutturale di “alcuni idiomi,” – cf.
Grice, ‘some establised idioms, like ‘pushing up daisies’ – M. asserisce che e
possibile riconoscere nei vari sistemi linguistici delle caratteristiche
ricorrenti denominate concorrenze generali - quelli che oggigiorno chiameremmo
universali linguistici - da questi comunemente
condivise. Molte di queste caratteristiche sono ad oggi discutibili. Ogni
idioma umano concorre nelle cose seguenti. Nell’idea essenziale delle cose.
Ogni dizionario nazionale da di queste cose una MEDESIMA DEFINIZIONE (Grice:
“bachelor”, ‘unmarried male’ – cf. Strawson, “Anglo-linguistic” – “into any
language into which it may be translated” – cf. Jones on Welsh not having the
concept of ‘I’, but of ‘the self’ (criticised by Grice’s pupil Flew) -- e solo
diversa nel suono delle parole (“shaggy,” hairy-coated – revolution,
revoluzione. Nell'origine, poiché tutti gl’arii occidentali sono figli più, o
meno immediati del latino, di cui ne confessano la discendenza, tanto per la
sua grammatica – morfo-sintattica --, quanto con la edizione del suo dizionario
etimologico comparato coll’idioma volgare.
Nel mezzo istrumentale, con cui comunicano in distanza (‘tele-mentazionale,’
nelle parole di McGinn, of Oxford) i suoi concetti, poiché tutti usano
dell'alfabeto originale. Nel modo di rap-presentare nella carta i sopra-detti
concetti poiché tutte le nazioni lo eseguiscono per mezzo del discorso o
meglio, la conversazione, espresso conforme al genio di ciascuno idioma. Nella TESSITURA (o implicatura) del discorso
e la conversazionae; poiché è indiscusso, che non solo le nazioni del mondo
antico, ma ancora ITALIA, senz'altra istruzione, che la infusale dalla NATURA,
lo dividono egualmente nelle medesime
parti. Nella generale ammissione, ed egual valore delle cifre aritmetiche, per
esprimere le quantità numeriche della scuola di Crotone. Nell'uso universale
delle medesime note ortografiche per VIVIFICARE (o accentuare) il discorso o la
propria mozione conversazionale, rappresentato dai caratteri nazionali; come ancora
quello delle cifre scientifiche usate dalle nazioni culte. Nella comune
accettazione finalmente della carta rigata per comunicare inerrabilmente le
note musicali: Home, home, sweet, sweet home. Queste caratteristiche, proprio
perché considerate universali, non possono che essere presenti anche nel
sistema immaginato da M. Si nota poi che con la sua lingua non è possibile
comunicare attraverso l'uso della parola, giacché, a detta di M., questa mal si
presta alla comunicazione precisa – cf.
Grice’s irritation on dialect speakers saying ‘soot,’ when they mean ‘suit’. M. distingue nove parti del discorso -- articolo,
nome (“shaggy”), pronome, avverbio, verbo, participio, preposizione e
interiezione -- a cui associa un numero da I a VII, che, in esponente alla “caratteristica”
- con accezione leibniziana, cioè al “segno” - determina la parte del discorso
di cui questa fa parte. Ogni idea deve
essere assolutamente riconoscibile ed espressa da una “caratteristica”
specificata fino alla sua ultima differenza da cifre numeriche, che sempre la
precederanno a guisa di coefficienti algebrici. Cf. Grice’s subscript notation for ‘She wanted him –
She-1 wanted-2 him-3” (Vacuous Names). Questi
co-efficienti vanno letti separatamente gl’uni dagl’altri, mai assieme. Ad
esempio il coefficiente 123 si legge 'uno due tre', e non 'centroventitré.’ Al
contrario, vanno letti assieme nel caso in cui seguano la caratteristica e ne
siano quindi esponenti. Poiché nella genigrafia italiana di M. le
caratteristiche esauriscono tutto l'esprimibile in loro potere, non è necessario l'uso dell’articoli – cf. Grice on
the definability of ‘the’ in terms of ‘some (at least one) – apres Peano. Il
genere del nome deve essere sempre specificato (A = maschile, e. g. aquila A; B
= femminile, e. g. cane F; C = neutro – e g. ‘rain N’. I nomi possono essere
singolari o plurali (1 = singolare – ‘some (at least one), ‘re’, il re di
Francia; 2 = plurale, i re di Francia) e avere sei casi (1 = nominativo; 2 = genitivo; 3 = dativo; 4 = accusativo o
causativo; 5 = vocativo; e 6 = ablativo). Ne consegue che il nome deve sempre essere preceduto da due cifre, dette
co-efficienti, la prima delle quali indica il numero e la seconda il caso.Si distinguono nelle due
classi. Sostantivi (comuni – shaggy thing’ -- e propri – The Shaggy One. Se il sostantivo
comune non subisce alterazione va indicato con la caratteristica che il
dizionario di M. vi assegna, dopo i co-efficienti stabiliti. Se, ad esempio, al
concetto di 'gatto' e associato il carattere (accezione leibniziana) «G», esso si rappresenta “A11G.” (cf. Grice on
K as ‘king’). Un sostantivo comune poi puo essere alterati. Il sostantivo diminutivo
si indica *triplicando* la caratteristica del sostantivo -- es. «A11GGG» 'gattino'. Nel sostantivo aumentativo
si la duplica: gattone: A11GG. Il sostantivo apprezzativo si segnan una riga
sotto la caratteristica -- es. «A11g» 'gattuccio.’ Il sostantivo disprezzativo
si indica ponendo *due* righe sotto la
caratteristica: gattuzzo – A11gg. Se il sostantivo
comune deriva d’un verbo (‘shag’, ‘shaggy’) e detto ‘sostantivo verbale’ – es. amare
> amore, e non amazione). Il sostantivo comune si dice “nominale” se deriva
d’un aggettivo (buono › bontà, bonitas – but cf. Grice on Plato, horseness. Per
non ampliare ulteriormente il vocabolario, basta sovrapporre una linea sopra la
caratteristica del verbo qualora questo indica un sostantivo verbale (se per
esempio 'amare' = «A» allora l'amore è «-A»);
*due* linee (--B) qualora indichi sostantivo nominale (bonta). Il sostantivo
proprio si indica per esteso corsivo nella lingua dello scrivente e, nei
manoscritti, devono essere rigati al di sotto (es. “marco”, o “pietro” o
“paulo”) di modo che il recettore capisce che si tratta di un nome proprio. Gl’aggettivi
(‘shaggy’) possono essere originali, se non derivano da alcuna parte del
discorso, o al contrario derivati. S’il nome aggetivo deriva da un nome
sostantivo (es. virtù > virtuoso) si indica con la caratteristica del
sostantivo ma in corsivo e, se in manoscritto, rigandola al di sotto una volta.
S’il nome aggetivo derivata da un verbo (es. amato > amatorio) si indica con
la caratteristica del verbo ma in *semi-gotico* e, se in manoscritto, rigandola
al di sotto due volte. L’aggettivp deve concordare con il sostantivo in genere,
in numero, e in caso (“ho visto i promessi sposi M M”). Esistono due differenti specie di nomi aggettivi:
graduali -- cioè di grado positivo, comparativo - ottenuto dalla mera *duplicazione*
del carattere - e superlativo - ottenuto dalla *tri-*plicazione del carattere
-- e numerali (cardinali, ordinali, distributivi - cioè quelli che noi
chiameremmo frazioni o numeri razionali, che si indicano con numeri arabi
rigati nella loro parte superiore - e molteplici (‘a double burgher’)- che
veicolano i significati di doppio, triplo, quadruplo, ecc. – ‘a triple paradox’
--, e che sono scritti come gl’ordinali, ma rigati nella parte inferiore. Il
pro-nome deve possedere tutte le caratteristiche del nome sostantivo che
sostituisce e concordare con esso in genere, caso e numero. Ve ne sono di due
tipi. I pronomi primitivi sono *personali* - a sostituire le persone - che a
loro volta si distinguono in relativi, dimostrativi e indeterminati – o pronomi
*reali* - a sostituire le cose. Un pro-nome *derivato* puo essere o possessivo
o relativi. Ogni pronome ha una
caratteristica propria inconfondibile. Non è necessario indicare caso, numero e
genere sulla caratteristica del pronome qualora questi concordino con quelli
del nome. Se invece il caso *non* concorda, si scrive solo quello. Ogni
avverbio, parte dell'orazione indeclinabile, ha una caratteristica associata
peculiare e inconfondibile. Gl’avverbi si dividono in originali -- che non
hanno bisogno di specificazioni -- e derivati, indicati con la caratteristica
della parte del discorso da cui derivano, ma in corsivo. Quanto ai gradi di comparazione, questi
vengono indicati come si fa pel nome aggettivo. Ogni verbo e di voce attiva ed
e rappresentato d’una sola specie di caratteristica. Il verbo – che ha la
funzione di predicato – accezione leibniziana -- dove concordare nel numero (singolare
o plurale) coll nome sostantivo suggeto, da cui derivano la coniugazione. La
coniuazione si compone del modo -- Esistono quattro modi -- infinito ,
indicativo , imperativo (3) e congiuntivo
(4) -- e questi sono indicati da una cifra co-efficiente. Il tempo puo
essere presente (1), preterito IM-perfetto (2), preterito PERFETTO semplice (3)
solo
all'indicativo -, preterito perfetto COMPOSTO (4), preterito PIU CHE perfetto
(5), e futuro (6). I numeri nella coniuazione puo essere singolare (1) o plurale
(2). La persona nella coniugazione e prima (1), seconda (2) o terza (3) – la
porta sta aperta (e persona?). Ognuno di questi co-efficienti deve essere
scritto prima della caratteristica specifica del verbo che si intende usare. Il
participio dove essere ben distinguibili, così come le altre parti del
discorso. Ne esistono di cinque tipi: presente – IMPLICANTE (1), preterito IMPLICATO
(2), futuro attivo IMPLICATURUM (3), futuro passivo IMPLICANDUM (4), gerundio IMPLICANDO
(5), e indeclinabile. Alla
caratteristica del verbo somo premessi il co-efficiente che indica il TEMPO del
participio e il co-efficiente zero, per distinguerlo dal resto dei verbi. È
necessario inoltre, poiché essi si declinano anche come i nomi e gli aggettivi,
indicare le caratteristiche di GENERE (IMPLICATO, IMPLICATA) e numero (IMPLICATO,
IMPLICATI) che posseggono. La pre-posizione (e. g. ‘to’, ‘betweeen’ – both discussed by Grice:
‘does it make sense to speak of the SENSE of ‘to’? When I say, Jones is between
Richards and Williams, do I mean in a mere spatial sense or in some moral
ordering – does this change the sense? I
don’t think so!) e una parole indeclinabili che determinano le relazioni che
hanno tra loro le referenti delle parti del discorso. Ogni preposizione ha carattere proprio e
inequivocabile. Ogni interiezione ha un
carattere particolare. La congiunzione,
composta da una parola indeclinabile e breve, unisce parti diverse del
discorso. Essa può essere
avversativa (“She was poor BUT she was honest” – Grice), disgiuntiva (“My wife
is in the kitchen or the bedroom” – Grice), alternativa, ecc. Anch'essa possede
un carattere specifico. Note ortografiche
e scientifiche Anche la punteggiatura
(segno grafico delle pause e delle enfasi del discorso) deve far parte di un
sistema universale di comunicazione e Matraja sceglie di mantenere il sistema
di punteggiatura in uso per la lingua italiana. Allo stesso modo, anche i segni
matematici d'uso comune devono essere mantenuti come tali. Esempio.
Una volta stilate le regole precedenti si dove essere in grado di
trascrivere in lingua genigrafica la frase. La natura insegna comunicare i
concetti mentali per le parti dell'orazione del proprio idioma. L'azione che
bisogna fare è una sorta di analisi grammaticale della frase, per cui, prendendo
il soggetto «la natura» si converrà che esso è un nome sostantivo comune,
femminile, singolare, nominativo (perciò «B°.1.1») e nella tabella essa è
descritta come «A'. 236». Il risultato allora e «Bº. 1.1 A'.236». Lavorando
allo stesso modo per tutte le parti del discorso presenti, alla fine si
avrebbe: B°.1.1 A':236 - 2.1.13Y5.37 -I.
H5.37 - A°. 2.4. X' 83. N?. 32 - E7.3 - Bº
9. 2.4 P'. 257 - B°. 1.2 L'. 245 - A°. 1.2 A'. 174. D'. 42.88. Nome
compiuto: Giovanni Giuseppe Matraja. Matraja. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Matraja”.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Maturi:
la ragione conversazionale e l’ implicatura conversazionale -- l’io e l’altro – io e l’altro – i duellisti – la
scuola d’Amorosi -- filosofia campanese -- filosofia italiana -- Luigi Speranza
(Amorosi). Abstract. Grice: “There is more to the model of the
duel than philosophers realise. Even myself, who have gone on record as
proposing a cooperative model of conversation as rational behaviour, can
perceive that there is rationality in the duelists. Philosophers are familiar
with the fact since Aristotle who divided philosophical argumentation into two
types: gladiatorial, as Warnock calls it, or epagoge, and dialogical, or
diagoge. While the former may be a zero-sum game, the second ain’t!” Filosofo. Amorosi, Benevento, Campania. Grice: “There
are two main things I love about Maturi, and I hate it when philosophers just
dismiss him as an ‘Italian,’ or worse, ‘Neapolitan’ Hegelian – as when they
refer to me as a member of the Oxford school of ordinary language philosophy!
The first is his typically Neapolitan-hegelian school account of what he calls
‘autocoscienza recognoscitiva,’ which is something I do take for granted in my
conversational theory of inter-ratiationality; the second is his elaboration of
what he calls the passage from the non-human animal to the ‘human-animal’ in a
sort of pirotological passage.” Grice: “What I like about him is that he
considers each ‘stage’ as just as fundamental as the other; which implicates
that actually the ‘higher’ stage has a ‘foundation’ on the previous one. Here
‘foundational’ makes perfect sense; and it gives Maturi an excuse to rather
pompously label the concept: ‘forma fondamentali’ of the ‘vita.’ It’s exactly
like my soul progression, -- which I explore in ‘Philosophy of Life.’” It is
not surprising that Gentile loved Maturi and forwarded his “Introduction to
philosophy.” sDocente prima nei licei e poi nell'Napoli. Dopo i primi studi nella cittadina natale, si
trasferì a Napoli ove conseguì la licenza liceale. La frequentazione di
Bertrando Spaventa e di Augusto Vera, lo introdusse alla filosofia
hegeliana destinata ad esercitare nel
suo pensiero un'influenza duratura.
Laureatosi in giurisprudenza, tre anni dopo vinse un concorso per
uditore giudiziario. Ottenuta
l'abilitazione, insegnò filosofia nei licei di varie città. Conseguita la
libera docenza, tenne corsi di filosofia hegeliana nell'Napoli quando ritornò
all'insegnamento liceale presso l'istituto Umberto I della città partenopea.
Inizia una corrispondenza con Croce e Gentile, i maggiori esponenti
dell'idealismo italiano, ai quali fu legato da un rapporto di amicizia. Saggi: “Soluzione
del problema fondamentale della filosofia” – Grice: “He implicates there is
one. Cf. Strawson,
Solution to the problem of the king of France’s hair loss.” “Bruno.” Grice:
“Italians seem to have a predilection for philosophers who were burned.” “L'ideale del pensiero umano; ossia, la esistenza
assoluta di Dio.” Grice: “For Kant,
and my friend D. F. Pears, existence is not a predicate, for another of my
friends, J. F. Thomson, it is!” “Uno
sguardo generale sulle forme fondamentali della vita” Grice: “The key concept
is ‘forma fondamentale’ as applied to ‘vita.’ -- Grice: “My favourite is his description of
the ‘forma fondamentale’ of the ‘vita’ of the non-human animal to the ‘forma
fondamentale’ of the ‘vita’ of the human animal.” L'idea di Hegel. Grice: “When
I told Hardie that I was reading “The idea of Hegel,” he said, ‘what do you
mean, ‘of’?” “For Maturi, it’s the same, and it is delightful to see that he
can quote Hegel in ‘Deutsche’ without caring to translate! Them was the days
when European languages counted!” La filosofia e la metafisica” Grice: “The
‘and’ is aequivocal: cf. Durrell, “My family and the animals.”“Principî di
filosofia” (apparently by Spaventa – Maturi has an introduction to philosophy).
Grice: “I must confess that I love the word principle, but again, Hardie would
say, what do you mean ‘of’ – my principle of conversational helpfulness – or
when I speak of the principle of conversational self-love and the complementary
principle of conversational benevolence,” I’m not sure who I apply it to! The
conversationalist like me, I s’ppose.” “Una
relazione scolastica.” Grice: “He doesn’t mean Russell.” “But what he means is
a syllabus which is illustrative of Neapolitan Hegelianism!” Dizionario Biografico degli Italiani, riferimenti in.
Mario Dal Pra, Milano, Bocca, Guzzo, Brescia, Morcelliana, A. Gisondi, Forme
dell'Assoluto. Idealismo e filosofia tra Maturi, Croce e Gentile, Soveria
Mannelli, Rubbettino, G. Giovanni, "Filosofia hegeliana e religione.
Osservazioni", Benevento, ed. Natan,.
Hegelismo Idealismo Neoidealismo italiano. G. Calogero, Enciclopedia
Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Dizionario Biografico
degli Italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. LA FILOSOFIA DI BRUNO, Festa letteraria nel T{_. Liceo di
Trapani AVELLINO TIPOGRAFIA TULIMIERO. Bruno appartiene alla
illustre falange degli eroi del Risorgimento . I quali, scuotendo il
pesante giogo, che gravava da lunghi secoli sullo spirito umano,
inalberarono la bandiera di quella indipendenza e sovranità del pensiero,
donde si origina tutta quanta la civiltà moderna. La più parte di questa
illustre falange di eroi furono figli dell’ Italia nostra, ma,la figura più
spiccata, il genio più alto e più originale, la tempra più ferma e più
ga- i gliarda, che allora onorasse l’Italia e in cui si annunziasse più
chiara la bella aurora del nuovo spirito del mondo, fu senza fallo il
Bruno. Ma Bruno, o Signori, non fu soltanto un grande eroe;
egli fu eziandio un gran filosofo. Anzi, esprimendo liberamente il mio
pensiero, aggiungerò che, sotto un ceno riguardo, Bruno è il piu g rande
filosofo italiano. Imperocché, fra tutti i nostri pensatori, quello che è
penetrato più addentro nei segreti della scienza, quello che più
profondamente ne ha compresa la vera natura, quello che più d’ogni altro
ha sostenuto a spada tratta e a visiera levata gli etem.i dirilt i Jclla
Ugjfipe si è appunto il filosofo di Nola. Egli è vero che, se si
considera il Bruno per ciò che riguarda la trattazione speciale e determinata
delle singole dottrine filosofiche, si deve confessare che, per questa
parte, egli si trova inferiore a molti altri; ma, sejij)on mente alla
sostanza del pensiero speculativo, bisogna allora convenire che questa
sostanza, come c ò nel Bruno, non c’ è in nessun altro filosofo italiano. In
questo discorso io non posso trattenermi su tutti gli aspetti del Bruno,
perchè, quando si tratta di un personaggio gigantesco e moltilatero come
questo, è già ben troppo, se si piglia ad abbozzarne un lato solo nella
brevità del tempo, di cui io posso disporre. Costretto adunque a limitarmi, io
mi farò a guardare nel Bruno soltanto la stia dottrina filosofica. E fo
questa scelta tra perchè è la filosofia quella, che costituisce il titolo
maggiore della grandezza del Nolano, e perchè questa è la scelta, cui mi
astringe con debito speciale il posto, che ho l’onore di occupare in questo liceo. Signori,
se noi ci facciamo a considerare in un modo generale il carattere proprio
della speculazione nel periodo del Risorgimento, scorgiamo soprattutto
due cose. In primo luogo, tutti questi filosofi, quantunque con forze
disuguali, pure, chi più chi meno, combattono la Scolastica. In secondo
luogo, questi stessi filosofi, se da una parte combattono la Scolastica,
dall’ altra ciascuno di essi esplica in certa guisa, o almeno avvia la
esplicazione delle profonde esigenze, che in quella si acchiudono. Ma, fra
tutti questi filosofi, ò Bruno quello, che più fieramente guerreggia la
Scolastica, e nel medesimo tempo è lo stesso Bruno quello, che più di tutti gli
altri traduce in atto, per quanto è possibile ai suoi tempi, le esigenze
poste dalla Scolastica nella storia della filosofia. Per
occuparmi adunque, con quella brevità che sappia maggiore, della filosofia
Bruniana, io devo innanzi tutto accennare quale sia la posizione del
pensiero filosofico nella Scolastica, e quali siano quelle esigenze
dell’attività speculativa, che in siffatta posizione si rivelano.
Ebbene la posizione del pensiero filosofico nella et |^^ca^ è la seguente. In questa filosofia
l’intelletto concepisce la verità come es istente della natura e f dell’
uomo; c quindi considera tanto F una che P altro come affatto destituiti di
ogni elemento divino. La natura, Wi Mimi*
/sJaVu'M W” te 1 dinanzi allo intendimento scolastico,
non ha valore di sorta; essa è pura ombra, puro giuoco, e onninamente
sfornita di qualsiasi significazione ideale ed assoluta. Per la stessa
ragione, l’uomo è considerato come una semplice creatura e come essenzialmente
contaminato dalla colpa: tutto quello che riguarda 1’ uomo, tutto che gli si
attiene in proprio comecchessia non è altro che miseria, abiettezza,
vanità. Per tal modo, dinanzi allo intendimento scolastico, Dio resta
spogliato di tutti quei principii ideali, che si svolgono nella natura e
nello spirito umano; appunto perchè tanto il mondo naturale che il mondo
umano sono considerati come una sfera ed una evoluzione del tutto
estrinseca al1 assoluto, e non già come la estrinsecazione propria del1
assoluto medesimo e la effettuazione sempre più verace della sua
unità (i). » Intanto, mentre da una parte il pensiero
scolastico (l) « In der tibersinnlichen Welt war keine
Wirklichkcit dcs denkenden, allgeuaeincn, vernùnftigcn Selbstbewusstseyns
anzutreffen: in der umnittelbaren Welt der sinnlichen Natur dagegen keine
Gòttlichkeit, weil sie nur das Grab des Gottes, wie der Gott ausser ihr,
war. Gott war wohl im Selbstbewusstesyn, dodi von Aussen und zugleich ein
ihm Anderes, eint andere Wirklichkeit: die Natur von Gott gemacht, sein
Geschòpf, kein Bild seiner » (Hegel, Geschichte der Philosopliie, Zweiter
Theil, S. 178, 204, Zweite Auflage). rimuove in tal guisa e discaccia la
verità da tutti gli esseri, e quindi anche da £è stesso, dall’altra parte poi
ha la pretesa di voler comprendere la verità medesima colle
semplici forme vuote ed astratte della propria attività. Questa pretesa è
quella che spiega perchè gli Scolastici dettero tanta^ im portane d
lo^iudio^ldwPgllsi^rg, fletto, cioè, al^) studio ^ di_g^m^^|^ch£poi a
ragione fu appellata logica scolastica. Ed in effetti dovea esser cosi, perchè
quante v volte, ad onta che si sostiene essere la verità estrinseca
al pensiero, si fa tuttavia ogni sforzo per arrivare a determinarla mediante le
forme proprie del pensiero, egli è giuocoforza che tutto il lavorio
preliminare e fondamentale della speculazione si faccia consistere nello studio
di queste forme. Considerando però attesamente questa
posizione del 9 l’intelletto scolastico t non si può non
iscorgere in essa una profonda e radicale contraddizione. Imperocché,
affermando che la verità è affatto l«ori del mondo, quella ragione, che è nel
mondo, dovrebbe abbandonare qualsiasi aspirazione alla conoscenza di
essa, e quindi rassegnarsi a non cercare altrove il proprio obbietto che
nella bassa sfera della esistenza puran^nte fenomenica e peritura.
Ma la Scolastica, ardente come è dell’ amore della verità, e
profondamente agitata dal bisogno dell’ eterno c dell’ as ro soluto, non potrebbe, per certo,
acconciarsi a questa d 9 miliante condizione. Ed è per questo
die, quantunque ella abbia collocata la verità fuori della natura e fuori
dello s pirito, tuttavia si fa a, cercarla con un ardore
indescrivibile, e il cielo, in cui intende a trasportarla, si è appunto
il cielo del pensiero. Ma, siccome un simile tentativo quando si è
stabilito un ra pporto di asso luta estrinseche zza tra la verità ed il
pensiero deve tornare necessariamenie infruttuoso ed inane, cosi è che,
mentre la Scolastica si argomenta con tutte le sue forze di raggiungere
la verità, non riesce che a notomizzare le forme del proprio intelletto,
e, in vece della verità, non ottiene altro che tritumi, sottigliezze
ed astrattaggini. Sotto questo rapporto adunque si può ben dire
clic la j _^|^srica è una barbara filosofia dell’ intelletto astratto,
una filosofia senza contenuto suo proprio, una filosofia, che non offre nessun
verace interesse ed alla quale non ò più possibile ritornare (i).
Mi limito a queste poche riflessioni per ciò che ri [So hoch auch die
Gegenstàndc waren, die sie (die ScholaStikcr) untersuchten, so cdele,
tiefsinnige, gelelirte Individucn es auch unter ihnen gab: so ist doch
diess Ganze eine barbarischc Philosophie dcs Vcrstandes, oline realen
Inhalt, effe uns kein wahrhaftes Interesse erregt, und zu dcr wir nicht
zuruckkehren kOnnen » Hegel, Geschichte der Philosophie] riguarda il lato
debole della Scolastica. Ma oltre questo lato f? - -L.W -- 4'Ji i k
- uli-^ .r-t - ‘ la Scolastica ne Ita anche un altro, ed è quello
appunto in cui, se io non m’ingannò, cpnsiste il suo vero significato,
e-per cui essa si connette colle filosofie posteriori, e trova nelle
medesime il suo proprio esplicamento. Qui intanto mi si permetta una
breve digressione. Ordinariamente, quando si fa la critica di una dottrina
filosofica, si crede esser bastevole mostrare gli errori, che in essa si
acchiudono. Eppure egli è un fatto che, in quella guisa stessa che nel
mondo della realtà etica il male ha la sua ragione e il suo principio nel
bene, cosi simigliantemente, nella realtà storica del pensiero
filosofico, l’errore ha la sua segreta radice nella verità. Per la qual
cosa la semplice confutazione dell’ errore non può costituire che il lato
meramente astratto e negativo della critica filosofica, il cui arduo
e gravissimo compito' consiste, in vece, nello investigare quella
verità, che si nasconde sotto lo involucro apparente dell’ errore, e
senza di cui terrore stesso non sarebbe possibile. La storia della filosofia,
che è appunto 1’obbietto della critica filosofica, e che ò critica
filosofica essa stessa, non è un’arena di dispute infeconde, non è una
vicenda di avventure di cavalieri erranti, clic si vadan battendo
soltanto per proprio conto, che si agitino e si affannino senza scopo, e
le cui gesta si dileguino, senza che resti di loro la menoma traccia. Egli
è, nella stessa guisa, assolutamente falso che la storia della filosofia ci
presenti lo spettacolo di tale, che arzigogoli di qua, e di tale altro,
che almanacchi di là a suo proprio talento: egli havvi, all’ incontrario,
nel movimento storico del pensiero speculativo, una continuità ideale e
necessaria, ed un procedere determinato dalle leggi stesse della ragione. Chi
non è convinto di questo vero, chi non ammette questo governo della Provvidenza
nella storia della filosofia, come nella storia dell’ umanità in generale, non.
può intendere affatto il valore intrinseco di nessun sistema filosofico,
e non può investigare, mediante la critica, quelle ragioni ideali, che
fecero apparire i diversi sistemi, e che, ad onta di tutte le
contraddizioni, fecero passare gli anteriori nei posteriori, come nella
loro propria espressione e nella loro verità. È con questa convinzione
adunque che io mi fo a determina [Die Thaten der Geschichte der
Philosophie.sind nicht nur eine Saramlung von zufàlligen
Begebenheiten, Fahrten irrender llìtter, die sich fur sich heruraschlagen,
absichtlos abmOhen, und deren W’irksamkeit spurlos verschwunden ist. Eben
so wenig hat sich hier Einer etwas ausgeklfigelt, dort ein Anderer nach
Villkùr; sondern in der Bewegung des denkenden Geistes ist
wesentlich Zusamraenhang, und es geht darin vernùnftig zu (Id. ib.
Einleitung] re brevissimamente iMato vero della Scolastica, quel lato,
cioè, in cui consiste il significato storico e razionale della
medesima. Come ho già innanzi accennato, la scolastica fa due cose:
da ^yjyyxt^e^one la verità fujp della natura e fuori dello spirito, e
dall’ altra si argomenta, benché indarno, di trasformare la medesima in
contenuto razionale. Ora io domando in primo luogo: perchè la Scolastica
pone la verità fuori della natura e fuori dello spirito? Ebbene la
risposta vera per me è questa. L^^jcok^stica ha un profondo sentimento
dell’infimtacmKretezza dell’ Idea cristiana; essa sa che questa Idea è
superiore alla natura ed allo spirito finito, e che la sua realtà non
è quella isolata, astratta e fugace, che ha luogo nella sfera delle
cose sensibili £d illusorie. Egli è vero che, mentre la Scolastica
ha questo profondo sentimento dell’ infinita concretezza dell’Idea cristiana,
dall’altra parte poi non si avvede che questa concretezza si trasforma in una
mera astrazione, qualora le si sottraggano tutti quei principii, che si
manifestano nella natura e nella spirito; imperocché, in tal caso, in
vece di avere 1’ ente realissimo, la realtà delle realtà, la idea delle
idee, non si ottiene altro che un assoluto indeterminato, solitario e
trascendente, un assoluto, a cui fu tolto tutto quanto il regno della realtà
e della vita. Ma la Scolastica non poteva accorgersi di questo errore;
imperocché, non essendo ancora sceverata nella naura e nello spirito la
esistenza ideale ed eterna dalla esistenza empirica e passeggera, essa non
potea fare altro, che quello che fece: dov ea porre P assoluto fuori
della natura e fuori dello spirito. Però, se i grandi pensatori
della Scolastica ritornassero in questi tempi, nei quali la scienza ha messo in
rilievo la forma eterna ed immutabile delle cose, certamente essi non esiterebbero
un istante a riconoscere la vita stessa di Dio in tutto questo contenuto
infinito ed imperituro della realtà naturale e della realtà umana (i). Se
adunque la Scolastica vilipende e degrada in tal guisa la realtà
della natura e dello spirito, questo sbaglio non appartiene a quel
pensiero interiore, da cui essa è animata e a quelle ragioni ideali, che
l’hanno fatta sorgere nella storia, ma appartiene, in vece, alla semplice
posizione immediata e, dirò cosi, provvisoria, in cui si muove. Quello
che appartiene al suo pensiero Interiore c profondamente speculativo si è
il concetto, benché vago, di una più alta realtà, si ò il bisogno di un
mondo migliore, si è la esigenza di una natura spi (i) È inutile dire che
questa scienza, di cui qui parlo, non è certamente il
trasformismo, i rituale, redenta, deificata, di una natura, in cui ci
sia dato ravvisare la realtà stessa di Dio e quindi scernere in
ogni cosa un’ idea assoluta ed immutabile. E difatti, se la Scolastica
rifugge dal mondo, se lo dichiara una vanità, ciò è perchè nella sua
coscienza si agita 1* idea del vero mondo, di quel mondo, in cui ha luogo la
vera presenza dell’infinito, e in cui perciò si trova realmente conciliato
l’elemento mondano col divino. Egli è vero che fu questa stessa
idea quella, che produsse nel medio evo la più mostruosa confusione del divino
e dell’ umano, e la più spaventevole barbarie, che immaginar si possa; ma egli
è vero altresì che, in fondo a quella confusione e a quella barbarie, vi
è un significato della più alta" importanza, vi è la sorgente di
quella verace conciliazione, in cui consiste il fondamento incrollabile della
vita moderna (i). La seconda cosa, che troviamo nella Scolastica,
si è lo ^ (i) Es hilft nichts, das Mittelalter eine barbariche Zeit
zu nennen. Es ist eben eine eigenthùmliche Art der Barbarei, nicht eine
unbefangene, rohe, sondern die absolute Idee und die hòchste Bildung ist, und
zwar durchs Denken, zur Barbarei geworden; was einerseits die gràsslichste
Gestalt der Barbarei und Verkehsung ist, andererseits aber auch der unendliche
Quellpunkt einer hòhern Versóhnung (Id. ib. Zweiter Thell, S.). sforzo di
riprodurre il contenuto della fede in una forma razionale. Ora io domando
di nuovo: che cosa vuol dire questo sforzo? Vuol dire, naturalmente, che
la Scolastica, ad onta di tutte le apparenze contrarie, non si accontenta
affatto di una verità inaccessibile, di una verità, che non sia fatta
per r intelletto umano. Quello, in vece, che essa cerca, quello, a
cui aspira ardentamente, si è appunto la forma razionale della verità
della fede, e tutta l’attività, tutta l’energia infaticabile delle sue profonde
meditazioni non tende ad altro che a tradurre queste verità nel
linguaggio proprio della ragione. Ed in effetti tutti i grandi pensatori
della Scolastica non si accontentano della pura e semplice fede: essi
vogliono credere e credono davvero, ma vogliono credere pensando ed
intendendo; essi, come dice S. Anseimo, non cercano d’intendere per credere, ma
credono per intendere; e tutto ciò perchè sanno che la religione è fatta per 1’
uomo, non per l’animale e che le verità, che in essa si contengono sono
state rivelate da Dio, che è la ragione assoluta, e che perciò devono
essere necessariamente razionali (i). Egli è vero che gli Scola Hegel,
parlando di S. Anseimo, dice cosi: Sehr merkwùrdig sagt er, was das Ganze
seines Sinnes enthàlt, in seiner Abhandlung Cur Deus homo, die reich an
speculationen ist: Es scheint stici fanno distinzione di verità
intelligibile e di verità sovrintelligibile, ma questa distinzione ha tutt’altro
significato da quello che si crede ordinariamente. In effetti la
Scolastica non fa questa distinzione, perchè forse ritenga essere davvero
sovrintelligibili in sè stesse quelle verità, che essa chiama con
siffatto appellativo, ma la fa in vece perchè, fino ad un certo punto, essa
supera sè stessa, ed ha una certa coscienza della posizione storica in
cui si muove. In altri termini la Scolastica si accorge che quell’
intelletto, di cui fa uso e i criteri logici, di cui dispone, non
sono sufficienti a far comprendere la natura e le determinazioni
della verità cristiana. Ma con tutto ciò ess? non si arrende e non si
scoraggia, ma si fa in vece a lottare gagliardamente colla sua stessa
posizione storica e dichiara, per cosi dire, col fatto stesso delle sue
profonde lucubrazioni, che 1’impotenza del pensiero non può essere assoluta ed
insupera mir eine Nachlàssigkeit zu seyn, wenn wir ini Glauben fest
sind, und nicht suchen, das, was wir glauben, auch zu begreifen ». Utzt erklàrt man diess fur Hochmuth;
unmittelbares Wissen, Glauben hall man fur bòiler als Erkennen. Anselmus
aber und die Scholastiker haben das Gegentheil sich zum Zweck
gemaclit.Dénn der Gedanke, durch ein einfackes Raisonnement zu
beweisen, was geglaubt wurde das Gott ist —, liess ihm Tag und Naclit
keine Ruhe, und quàlte ihn lange.] bile. Ed è
per questo che il perpetuo tormento, che travaglia quei {orti intelletti di
Anseimo, di Abelardo, di Pietro Lombardo, di Duns Scoto, e via dicendo, è
riposto addirittura in quelle verità, che chiamano
sovrintelligibili. Dal che si può scorgere che, in quehe mjjjafoU^ri^
ed asmuu^jgmdella Scolastica, vi è un arditissimo ed immenso
tentatm^w ò il tentativo dell’ assoluta autonomia, del1’ attualità
infinita della ragione. In altri termini, vi è quel colossale tentativo,
che poi produsse, sotto lo aspetto religioso, la Riforma, sotto lo aspetto
sociale, la rivoluzione francese, e che alla fine divenne filosofia
tedesca e particolarmente filosofia Hegeliana. E fu appunto in questa filosofia
che venne soddisfatta l’aspirazione divina del pensiero scolastico, e trovò il
suo adempimento il vaticinio di Cristo: Ego rogabo Patron et alitivi
Paracletum dabit vobis, S piritimi Veritatis : ille vos docebit
omnia. Come è chiaro adunque da questi pochi cenni, quel1’ attività
filosofica, che si agitava nella Scolastica, studiata nelle sue intime
ragioni, ha il significato di una duplice esigenz a, che essa pone nella
storia della filosofia. La prima è quella che ho già detta, cioè la esigenza di
una naura ideale, di una natura spiritualizzata e in cui si possa
daddovero ravvisare il regno e la realtà di Dio. La seconda esigenza, la
quale deriva dalla prima, si è quella di un intelletto superiore, di un
pensiero tale che, contenendo in sè la verità, sia, per ciò stesso, in grado
di attingerla dal suo fondo medesimo e di provarla in un modo
assolutamente razionale. Ebbene tutta la storia della filosofìa moderna
altro \ non è che 1’ attuazione successiva e sempre
progrediente di questa duplice esigenza; e la prima, benché parziale,
attuazione df essa si è appunto la filosofìa del Risorgimento. A me qui spetta
di mettere in rilievo brevemente la gran parte, che ebbe il Bruno nell’
attuazione di questa duplice esigenza, £ di chiarire come egli, per
servirmi delle sue stesse parole, sia davvero nella mattina per dar
fine alla notte, e notì nellà sera per dar fine al giorno. È stato
detto che ogni scoperta della scienza È una detronizzazione di Dio. Questo
pronunziato è vero soltanto per rispetto al falso concetto di Dio. Quanto
al Dio vero, al Dio cristiano la sentenza giusta è, in vece, che ogni
scoperta della scienza non può^ essere che una nuova affermazione, una
nuova prova della esistenza di Dio. cacaXcip ^tf
cVi\> Signori, il principio fondamentale della filosofia Bruniana è il
seguente. Bruno concepisce Dio come essenzialmente creatore. Il che vuol dire
che nella creazione il Bruno non vede già un fatto accidentale ed
arbitrario, nè una verità di second’ordine, ma ci vede la essenza
stessa di Dio. Dinanzi alla mente di Bruno, Dio in tanto è quello
che^ è, in quanto crea; se non creasse, non sarebbe Dio, perchè non
farebbe atto di divinità. Il Dio del Bruno, in somma, è il Dio cristiano,
è il Dio creatore, o per dir meglio, è il Creatore. Anchejhniobe'p^nj pjqmi
nostri. lia conshi^gw^uestaveritj^igji^J^jjigjj^jj^jjj^jjh^^^la
ma nel Gioberti però questa verità non è accompagnata da una chiara
coscienza. Gioberti dice sempre che 1 ’ atto creativo è la verità sup rema. e
che nella contemplazione di quest’ atto, tanto in sè stesso che
nelle forme particolari della natura e dello spirito umano, consiste
appunto la vera riflessione filosofica. Il fatto è però che, quando si*
va a vedere, questa grande verità (e che è realmente il principio e la
radice di ogni verità), nella filosofia di Gioberti, si riduce ad una
semplice parola: Sulla imperl'ezioue di questo concetto come è nel
Brnno vedi in fine.] è un detto, di cui egli stesso non si rende conto, e
che perciò non gli giova nè alla sistemazione generale della sua
dottrina, nè, molto meno, alla trattazione speculativa di una parte
qualsiasi della scienza. In Bruno in vece almeno fino ad un certo punto,
la cosa non va così. E U v,» per verità il Bruno dice nettamente: «
In Dio il potere e il f are è tutt’ uno . Egli non può essere altro che
quello che è; non può essere tale, quale non è; non può. .potere
altro che que llo che può: non può. volere altro che quello che
vuole, e necessariamente non può fare altro che quello che fa. L’ ajone^
sua è_ necessaria, perchè procede data- -t~ le volontà che è la stes sa n
ecessità. In lui libertà, volontà, necessità sono affatto medesima cosa, e il
fare col potere volere ed essere. Ed è per questo appunto che egli
arriva a concepire il principio universale del tutto come unità di
materia e forma. È vero che anche il De l’infinito Universo e Mondi, Opere
itti. Wagner. Hegel, dopo di aver citato il bellissimo luogo di Bruno (De
la Causa, Principio et Uno, Dial. dove dice: « Se sempre è stata l a
potenza di far e, di produrre, di creare, sempre è s tata la p o tenza di
esser fatto, prodotto e creato; perchè l’una potenza implica l’altra ecc,
soggiunge: Diese Simultancitàt der wir l ujtl* 4/C
[rifa Gioberti ha detto che il principio universale non è nè l’
idea, nè il fatto, ma il fatto ideale. Però questo fatto ideale del Gioberti
non è che una espressione diversa del lo stesso atto creativo, e perciò
non aggiunge nessun valore veramente filosofico al principio medesimo.
Questo principio, nella filosofia del Bruno, è la chiave di tutto
il sistema, è il centro vero c produttivo di tutta la sua dottrina, ed è
come la fonte, da cui scaturisce liberamente e consapevolmente tutta la
ricchezza delle sue meditazioni. Nella filosofia del Gioberti, in vece, quantunque
la parola non manchi mai, tuttavia il principio stesso dell’ atto
creativo ci si trova, come dire a pigione, rincantucciato ora in nn
angolo, ora in un altro, senza aver mai la forza di girare la mazza a
tondo, di cacciare via tutte le rappresentazioni della coscienza ordinaria, e
di dichiarare solennemente che la casa della filosofia è casa sua.
Egli è d’uopo però confessare che, anche nella filosofia del Bruno,
questo principio non arriva a spiegare tutto kenden Hraft und des BeWìrktwerdens
ist eine sebi 1 wichtige Bestimmung; die Materie ist nichts ohne die
Wirksatrilfeit, die Form also das Verm&gen und innere Leben der
Materie. Vare die Materie bloss die unbestimmte Móglichkeit, wie k-ame
man zum Be'stimniten? il suo valore. Ciò si può vedere, chiaramente quando
si osservi che, se da una parte il Bruno pone la rivelazione di Dio
come essenza stessa di lui, dall’ altra poi non fa consistere tutta
quanta la essenza di Dio in questa rivelazione medesima. Secondo Bruno, Dio
rivela^ solo una gran parte di sò stess o; un’ altra parte, quantunque
minima e quasi ridotta ad un punto microscopico ed insignificante, resta però
assolutamente irrivelabile. Dal che si scorge che Bruno non sa disfarsi
in tutto del vecchio sovrannaturale della Scolastica, e mettersi cosi pienamente
d’ accordo con sé medesimo. Imperocché, quantunque egli, tr asfon d endo
la vita di_ Dio nella realtà della natura, riduca quel sovrannaturale a minime
proporzioni, lo assottigli, lo scarnifichi e scheletrizzi in guisa da
poterlo anche mettere in canzonatura ed abbandonarlo quasi balocco alla
meditazione dei teologi, ciò non ostante lo lascia li come qualcosa che
non si estrinseca, che non cade nella creazione, che non diviene materia di
quell’ atto assolutissimo, nel quale, secondo lui stesso, consiste la
vera essenza di Dio. Quantuque però quest’ultima .ombra del vecchio
Dio tenebroso induca un grave difetto nella filosofia Bruniana,
tuttavia egli è da osservare che la correzione di questo difetto è data
già, implicitamente, nello stesso concetto, che il Bruno si forma del
principio universale delle cose. Ed è per questo che Spinoza, continuatore
di Bruno, potò sbarazzarsi totalmente di quel caput mortuum del
medio evo, e recare così a grado di esplicamento più compiuto il
concetto di Dio, o della verità che dicasi, come atto creativo. La necessità di
questo esplicamento storico e razionale del principio del Bruno si può vedere
agevolmente, quando si rifletta che la idea di Dio come il Creatore
importa che, non potendo egli avere una doppia natura, non può, per ciò
stesso, nulla contenere, che rimanga al disopra dell’ atto creativo, e non
giunga a grado di esplicazione reale e vivente nella realtà infinita
dell’universo. Dire da una parte che al disopra dell’ atto creativo resta
nell’ assoluto qualche cosa, che non si rivela e non piglia il suo posto
nè nella natura, nè nello spirito, e dire poi dall’altra che la essenza
di Dio consiste nella rivelazione ^di sè medesimo, sarebbero pronunziati
contradditori. Spinoza adunque, rompendola assolutamente con quella falsa
idea dell’ estramondano, non fece che esplicare logicamente il principio
fondamentale della filosofia del Bruno. Da questo principio, di cui
ho brevemente discorso e che costituisce quello, che vi ha di più intimo
nella filosofia Bruniana, come in ogni vera filosofia, perchè non esprime
questa o quella forma dell’ Idea, ma l’Idea stessa nella sua
intrinsechezza ed universalità, da questo principio, dico, ne scaturiscono due
altri, c sono: la esistenza j / eterna ed ideale di tutte le cose, e
quindi la vera immanenza di Dio nell’universo. Questi due principii, veramente,
non sono che due modi diversi di considerare, e direi quasi di esprimere,
lo stesso concetto; ma questi due modi hanno una cosi grande importanza
nella filosofia di Bruno e nella filosofia in generale, che io credo mio debito
fare una parola e dell’ uno e dell’ altro. Cito un breve tratto relativamente
al primo modo di considerare il detto principio. Bruno adunque dice cosi:
« Le sole forme esteriori delle cose si cangiano e si annullano, perchè
non sono cosi) ma delle cose, non sono sostanze, ma delle sostanze sono
accidenti e circostanze. Che se delle sostanze si annullasse qualche
cosa, verrebbe ad evacuarsi ^ il mondo. Nulla cosa si annichila e perde
1’ esserg^eflffi- Jj to che la forma accideittidL£atSàQtS-0^£S2Ì£? P c ™
tiUV to la materia quanto la forma sostanziale di che si voglia
cosa sono indissolubili e non annichilabili. Da queste poche parole, che ho
citato, si può vedere, senza una difficoltà al mondo, comedi Bruno sia
davvero un idealista di prima forza. Per Bruno ogni cosa, considerata
nella sua forma interiore, è una natura determinaV. Dialogo 5-° e 4.° De la
Causa, Principio et Uno.] ta, eterna ed immutabile; ogni cosa ha la sua idea.
Tutto 1’ universo non è che una trama di principii o forme assolute, le quali
si sviluppano e si rinnovano eterna mente nella loro esistenza esteriore
e sensibile, ma conservano eternamente la loro natura ideale ed incorruttibile.
Per tal modo la essenza di tutte le cose dell’ universo non è niente di
indefinito o di arbitrario. Tutto ciò che è ha la sua legge, in fondo a
tutte le cose vi è un eterno statuto che le modera e governa; ed è questo
statuto appunto quello, in cui deve travagliarsi la meditazione del filosofo.
Egli ò vero che in tutti gli esseri vi ha numero, differenze e
moltiformiti, ma il numero, le differenze e la moltiformità di un essere
qualsiasi altro non è che lo sviluppo di un principio unico e fecondo; e
quin di anziché importare mutazione o cangiamento nella na- . tura di
esso, ò in questo sviluppo, in vece, che si effettua e s’invera sempre più
compiutamente la natura del1’ essere medesimo. Signori, se Bruno
avesse spinta più oltre la investigazione di questo principio, e si fosse fatto
ad applicarlo alla storia, egli avrebbe potuto porre un secolo prima, almeno in
un certo qual modo generale, quel gran concetto, che forma la gloria di
Giambattista Vico. E s^pWtt^rió^che^èhah^uaidea. se tutto quello
che si svolge nell’ universo ha la sua legge, e come dire, il suo codice
eterno ed immutabile, anc he la storia dev e a vere la sua legge e il suo
statuto; e quindi deve esser possibile la ricerca di questo eterno
statuto della storia, deve esser possibile, io voglio dire, l a^
filosofia della sto ria. Il Bruno però, bisogna confessarlo, non ha piena
coscienza di tutti quei tesori, che si acchiudono nella sua dottrina. Ciò
derivi, in parte, dal soverchio entusiasmo, ond’ egli si abbandona e si
dimentica nella contemplazione della infinita natura; e, in parte e
principalmente, dalla profondità stessa e dalla fecondità inesauribile
dei suoi principi, dei quali, certamente, non si poteva avere ai suoi
tempi una chiara e perfetta coscienza. Confessando però che il
Bruno non giunse a questo gran concetto del Vico, io debbo aggiungere
che, con tutto ciò, Bruno non è affatto inferiore a Vico; anzi,
esprimendo liberamente quel che penso, dirò che Bqjqq, come metafisico,
gli $ di gran lunga superiore. Nel Vico que. sto gran concetto della
storia ideale ed eterna non si appoggia su di una metafisica seria e profonda,
anzi questo concetto è in assoluta opposizione colla metafisica del
Vico. E per vero, quanto a metafisica, il Vici) non esce dalla
posizione dello intendimento scolastico; e credo anche non sia
ingiustizia lo aggiungere che, se si paragona il filosofo 1AV
la tettar napoletano coi più grandi pensatori della Scolastica,
questo riscontro non può riuscirgli molto favorevole. Dal che si può
inferire, che il gran concetto della storia ideale ed eterna, se da un
lato e per ragion di scoperta è tutto proprio del Vico, dall’ altro poi e per
ragion di natura, esso fa parte della dottrina del Bruno. Imperocché,
quantunque il Bruno non si sia innalzato alla contemplazione del disegno
ideale della storia, tuttavolta è nella metafisica del Bruno e non in
quella del Vico il fondamento e la possibilità di siffatta contemplazione. Egli
è vero che il merito del Vico non consiste soltanto nell’ avere ammessa
una storia ideale ed eterna, e perciò nell’ avere
ricono- differisce essenzialmente da quella, che governa la
natura. Nella natura, dice Vico, è Dio che ope ra, mentre nella
storia opera 1’ uomo, e pure, operati lo lui, compie il disegno eterno della
storia, effettua gli eterni decreti della Provvidenza. Cosi l’uomo, in
questa nuova posizione, non è soltanto /’ infinito effetto della infinita
causa, non è semplicemente /’ eterna genitura dell’ eterno generante, ma
è eziandio qualche cosa di più. E in questa posizione soltanto è
possibile la vera filosofia compiuta, la vera contemplazione di Dio come Causa
sui. Questo concetto della Causa sui, cioè della Causa della Causa non c’
è_^_davvero nell' assoluto Bruniano (come non c’ è neppure in quello di
Spinoza), quantunque sia appunto questo concetto quello, che travaglia
incessantemente la sua coscienza e quello stesso di cui fa uso, come mostrerò
in appresso, nella sua dbttrina della conoscenza e della libertà.
Tutto ciò adunque non si nega. Ma non si può negare però, d’ altra parte,
che questa nuova e più alta posizione, in cui ci colloca la dottrina del Vico,
è resa possibile soltanto dalla posizione Bruniana. Solo ammettendo l’Idea,
come essenzialmente manifestazione di sè medesima, si può e si deve arrivare,
quandochessia, al concetto di quella tale manifestazione, la quale esprimendo
davvero V Idea, ed essendo essa proprio quello stesso che è I Idea, e
perciò rappresentando non più una manifestazione esteriore, ma il ritorno dell’
Idea in sè medesima, deve necessariamente essere governata da una legge
affatto differente da quella, che governa le manifestazioni esteriori,
non effettuatrici esse stesse del principio assoluto. Stando in vece alla
posizione della metafisica'del Vico, non solo non è possibile ammettere
questa legge fondamentale della storia, ma non si può neppure ammettere
il concetto generale di una storia ideale ed eterna. Passando ora al
secondo aspetto del principio che sto esponendo, cito in prima un breve
tratto del Bruno. Nel primo dialogo della Cena delle ceneri il Bruno si
esprime cosi: Noi « conoscemo tante stelle, tanti astri, tanti numi, che
son quelle tante centinaia di migliaia eh’ assistono al ministerio e
contemplazione del primo, universale, infinito cd eterno efficiente. Non è più
imprigionata la nostra ragione con ceppi di fantastici mobili e
motori. Conoscemo che non è eh’ un cielo, una eterea regione
immensa, dove questi magnifici lumi serbano le proprie distanze, per comodità
de la partecipazione de la perpetua vita. Questi fiammeggianti corpi sono
que’ ambasciatori che annunziano 1’ eccellenza de la gloria e maestà di
Dio. Cosi siamo promossi a scoprire V infinito effetto de
l’infinita causa, il vero e vivo vestigio dell’ infinito vigore, et
abbiamo dottrina di non cercare la divinità rimossa da noi, se l’abbiamo
a presso, anfi di dentro, più che noi medesimi siamo dentro a
noi. Signori, questo principio della imma nenza di.Dio ne^Ja natura
e nello j>£Ìrito sorge la prima volta col Bruno nella storia della
filosofia. Fu Bruno il primo che si fece a cercare davvero la Divinità nell’
infinito mondo e nelle infinite cose, e fece di questa ricerca la
esigenza fondamentale e lo scopo unico di tutto quanto il sapere
filosofico. « Di questa infinita presenza di Dio nell’ universo, dirò
colle belle parole del nostro più profondo pensatore vivente,
nessun filosofo ha discorso con tanto entusiasmo e convinzione, quanto Bruno.
La sua voce era come il primo grido di gioia della natura che ora
cominciava a scoprire sè stessa e a conoscersi n#l suo reale
valore. Premesse queste poche cose, io posso ora determinare il
significato che ha nella filosofia Bruniana la dottrina dell unita dell
universo. Ciò facendo, resterà meglio dualità la importanza di quel poco
che ho esposto finora. Ma prima cito un breve tratto del nostro filosofo.
« Quando l’intelletto, dice Bruno, vuol comprendere la essenza di una
cosa, va semplificando quanto può; voglio dire, da la moltitudine si
ritira, rigettando gli accidenti corruttibili... Cosi la lunga scrittura e la
prolissa orazione non intendemo, se non per contrazione ad una semplice
intenzione. I.’ intelletto in questo dimostra apertamente come ne P unità
consiste la sostanza de le cose, la quale va cercando o in verità, o in
similitudine. Quindi è il grado de le intelligenze, perchè le inferiori non
possono intendere molte cose, se non con molte specie, similitudini e
forme; le superiori intendeno migliormente con poche; le altissime con SPAVENTA
(vedasi), Saggi di Critica] pochissime perfettamente; la prima intelligenza in
una idea perfettissimamente comprende il tutto... Cosi adunque, montando
noi a la perfetta cognizione, andiamo complicando la moltitudine, come,
discendendosi a la produzione de le cose, si va esplicando l’unità.
Quindi è che « ogni cosa che prendemo nell’ universo, perchè ha in sè
tutto quello che è tulio per tutto, comprende in suo modo tutta l’anima
del mondo. E cosi non è stato vanamente detto, che Giove empie
tutte le cose, inabita tutte le parti dell’ universo. È per questa
ragione che « quelli filosofi hanno ritrovato la sua amica Sofia, li
quali hanno ritrovato questa unità. Medesima cosa a fatto è la Sofia, la
verità, la unità. La ragione di questo principio nella filosofia del Bruno
risulta già chiaramente da quel poco che ho detto fin qui. Imperocché se
Dio è immanente nella natura e nello spirito, egli è manifesto che quel
principio, che si attua nell’ uomo e che dà luogo a tutte le forme del
suo sviluppo, non può, considerato in sè, essere altra cosa dal principio
che pone la natura. Ammessa la dottrina della immanenza, /’ arte interna
del pensiero, per servirmi delle stesse parole del Bruno, deve
necessariamente appartenere (i) De la Causa, Principio et Uno] allo
stesso artefice- interno della natura; e quindi quel principio, che forma i
minerali, le piante, gli animali, deve essere quello stesso principio,
che pensa nell’uomo. Il che vuol dire che, se da una parte tutte le forme
della natura e dello spirito hanno una sostanzialità loro propria, una
loro natura specifica e diferenziale, dall’ altra cosi le prime come le seconde
non possono essere che gradi diversi della stessa unità fondamentale del
tutto, di quell unità della materia e della forma, del reale e dell’
ideale, in cui consiste la radice di ogni esistenza. Ed ò per tal
modo soltanto che si può cessare l’assoluta separazione di spirito e
materia, di realtà consciente e di realtà naturale, separazione che
degrada tanto 1’ una che l’altra, e che fa dello spirito qualcosa di
astratto e d’inconcepibile, e della natura un mondo senza vita, senza
ragione e senza finalità. Signori, per questa dottrina il Bruno è
stato generalmente accusato di panteismo; ed anche in questi ultimi anni
la maggior parte di coloro, che in Italia hanno trattato del Nolano, si son
fatti a rinnovare questa vecchia accusa, senza però investigare seriamente,
e spogli di preconcetti, il vero senso della dottrina Bruniana e il significato
preciso della teoria panteistica. Io qui, naturalmente, non posso far la
critica di questa accusa. Dirò soltanto alcune cose principali. E in primo
luogo osservo che, anche quando il Bruno non fosse altro che un semplice
panteista, bisognerebbe sapergli grado almeno per questo: voglio dire che
bisognerebbe sapergli grado perchè, dop o le astrattezze della
Scolastica, egli avrebbe posto almeno il principio della unità del mondo, e
quindi ricollocata la filosofia sul suo terreno naturale. Imperocché, si
dica pure tutto quel che si voglia, il principio su cui si fonda il
panteismo, c che è l’unità dell’infinito e del finito, dell’ideale e del
reale, è quel principio, da cui appunto comincia la filosofia, e senza di cui
nessuna filosofia è possibile. E per vero dal momento medesimo che comincia la
speculazione filosofica, e quindi la ricerca della essenza universale di
tutti gli esseri, comincia per ciò stesso una certa unificazione, o
identificazione, se così piace dire, di tutte le cose in un principio
unico ed assoluto. Questo principio adunque è come la prima lettera dell’
alfabeto del pensiero; e chi non ha pronunziato ancora questa lettera,
chi, cioè, non si è ancora innalzato a questo nesso universale in cui si
unifica e cielo e terra, e che è come il pernio, a cui si appunta tutto quanto
1’ universo, chi, dirò colla bella immagine dell’ Hegel, non si è ancora
bagnato in questo etere purissimo della unità del mondo, deve essere
ancora certamente assai lontano dall’ augusto santuario della coscienza
filosofica (i). Fino a questo punto adunque la dottrina panteistica,
anziché essere un sistema particolare di filosofia, é la filosofia stessa
nella sua più intima essenza. Onde è che, se una filosofia si differenzia
da un’ altra, questa differenza non può nascere dilli’ ammettere o non
ammet tere l’unità, ma soltanto dal modo diverso di concepirla e di
determinarla; imperocché, come ha già detto bellamente il Bruno, medesima cosa
affatto è la Sofia, la verità, P unità. La qual cosa è stata vista lucidamente
anche dal nostro acutissimo filosofo Roveretano, Rosmini. Il quale, pur
respingendo da sé ogni possibile accusa di panteismo, ha tuttavia
sostenuto anch’egli un principio unico universale, ed ha considerato
tutte le forme della realtà natur ale, della realtà upiana, e della
realtà di Dio come diversi modi di essere, come diverse
determinazioni del principio medesimo. Che se poi noi ci
facciamo a considerare la dottrina panteistica non più rispetto a quell’
idea fondamentale che Ile r- <K Wenn man
anfangt ni philosophiren, muss die Seele zuerst sich in diesem Aether der
Einen Substanz baden, in der Alles, was man fur wahr gehalten hat,
untergegangen ist; diese Negation alles Besondern, zu der jeder Philosoph
gekommen seyn muss, ist die Befreiung des Geistes und scine absolute
Grundlage.] in essa si contiene, e per cui il panteismo e la speculazione
filosofica in generale fanno tutt’uno, ma rispetto a quella
determinazione particolare della stessa idea, dalla quale solamente la
dottrina panteistica attinge il suo significato e 1’ essere proprio di sistema
speciale di filosofia, in tal caso non possiamo avere che due soli ed
opposti concetti di siffatto sistema. Imperocché, o il panteismo si concepisce
come identificazione dell’ infinito col finito nella sua immediatezza e
quindi come deificazione di tutte le cose, ovvero come risoluzione ed
annullamento di unte le differenze ideali dell’ universo nella vuota
identità della pura sostanza. Il primo concetto del panteismo, che è
appunto quello che hanno avuto in mente i nostri critici del Bruno, non
trova affatto qualsiasi riscontro nella filosofia del Nolano. Bruno non
ha mai confuso l’infinito col finito, non ha fatto mai 1’ apoteosi della
esistenza caduca e corruttibile delle cose, non ha mai deificato le
forme accidentali, esteriori e materiali, le quali per lui, come
per ogni vero filosofo, non sono cose, ma delle cose, non sono sostanze,
ma delle sostanze sono accidenti e circostanze. Bruno ha deificato soltanto /’
infinito mondo, la infinita natura, le infinite cose, ha deificato la
eterna genitura dello eterno generante; la qual dottrina non ha nulla
che fare col panteismo. Questa dottrina è in vece eminentemente
cristiana, anzi è la essenza stessa del cristianesimo; e la negazione di
questa dottrina non è solamente la negazione della vera filosofia, ma è la
negazione altresì di tutti i principii del sapere moderno, e della
possibilità stessa della scienza in generale. Ma c’è di più;
imperocché questa pretesa confusione dell’ infinito col finito non pure
non si trova affatto nella filosofia Bruniana, ma non ha nemmeno il suo
riscontro in qualsiasi sistema di filosofia. Tutta la storia della filosofia,
per quanto è lunga e larga, non ci presenta alcun sistema, in cui si possa
ravvisare questa strana confusione ; in quella guisa medesima che la storia
della religione non ci mostra nessun popolo, che abbia proprio adorato il
finito come finito. Lo stesso Bruno, parlando degli Egizi, dice a questo
riguardo, le seguenti memorabili parole: Non furono mai adorati coccodrilli,
galli, Diejenigen, welche irgend eine Philosophie fiiir Pantheis mus
ausgeben.. batteri. es vor Alleni aus nur als Faktum zu konstatiren,
dass irgend ein Philosoph oder irgend ein Mensch in der That den Alien
Dingen an und fur sich seiende Realitat, Substantialitat zugeschrieben und sie
fur Gott angesehen, dass irgend einem Menschen solche Vorstellung in den
Kopf gekommen sei ausser ihnen selbst allein. Id. Encyklopàdie. Vedi
anche: Aesthetik, Zweiter Theil.]cipolle e rape, ma la Divinità in coccodrilli,
galli, cipolle e rape ». E parlando dei Greci, si esprime cosi: « I
Greci non adoravano Giove come fosse la Divinità, ma adoravano la
Divinità come fosse in Giove; il che, come ognun vede, è cosa
assolutamente diversa. Quanto poi all’ altro concetto del panteismo, cioè
a quel concetto secondo il quale Dio non è altro che la semplice
unità astratta dell’ infinito e del finito, dell’ ideale c del reale,
egli è d’uopo riconoscere che una tal dottrina c’ è davvero nella storia della
filosofia. Forse non sarebbe difficile provare che questa dottrina,
considerata nella sua assoluta purezza non ha luogo, in una forma
veramente speculativa, che soltanto nella filosofia Parmenidea. Anche la
filosofia di Spinoza, quando la si intenda bene, non è poi addirittura
quel rigido panteismo che ordinariamente si crede. Ma, lasciando stare queste
riflessioni, il fatto è che nella filosofia Bruniana il princip io dell’
unità dell’ ideale e del reale, il concetto della identità non ha affatto
quello stesso significato, che ha nella dottrina panteistica pnra. Imperocché
nel puro panteismo questa unità esclude assolutamente ogni qualsiasi
determinazione, ogni differenza, e perciò è la negazione di tutto V. Spaccio della Bestia Trionfante, Dial.]quanto
1’universo intelligibile, mentre, nella filosofia Bru% niana, questa unità si
muove, si distingue, si va specificando e, come dire, spezzando in tutte le
forme della natura e dello spirito. Ammettere questo dirompimento
dell’unità universale, guardare in tutte le cose un principio eterno
ed immutabile come forma vera e totale dell’ unità medesima,
riconoscere in somma un mondo infinito, tutto questo non è affatto
panteismo; anzi è la critica vera e positiva della dottrina panteistica. E tale
è in fondo, considerata nel suo spirito, la filosofia Bruniana. Il che è tanto
vero che BRUNO è arrivato fino a vedere cosa degna veramente della più
alta ammirazione — che la vera esigenza della filosofia, che il vero segreto
dell’ arte, come egli dice, consiste appunto, non già nel semplice
innalzarsi all’ unità del mondo, ma nel procedere dall’ unità stessa a tutte le
forme differenziali ed opposte, in cui essa si va esplicando, e in
cui si manifesta la vita tutta dell’ universo. Profonda magia, ha detto
il Bruno, è trarre il contrario, dopo aver trovato il punto dell’unione.
Se adunque, io dico, L’ Hegel dopo di aver citato questo passo di Bruno:
« Aber den Punkt der Vereinigung zu finden, ist nicht das Gròsste;
sondern aus Demselben auch sein Entgegengesetztes zu entwickeln,
dieses ist das eigentliche und tiefste Geheiranis der Kunst » soggiunge
enfaticamente: « Dicss ist ein grosses Wort, die Entwickelung der
Idee Bruno ha visto financo che il segreto della filosofia sta nel
tirare le differenze ideali dell’ universo dalla sua unità, o, in altri
termini, nel contemplare 1’ atto proprio del differenziarsi dell’ unità, quell’
atto, che, come egli dice, non pure è potenza di tutto, ma è atto di
tutto, come si può sostenere che la sua filosofia sia panteismo ? Ha
forse il Bruno inabissate, ha forse estinte nell’ unità assoluta
tutte le forme ideali dell’universo? E non è vero in vece che la
esigenza della sua dottrina si è appunto quella di distinguere nell’ unità
assoluta un mondo intelligibile, un universo infinito? Ovvero si vuol sostenere
che il Bruno è panteista sol perchè non ci ha presentato, ai suoi
tempi, in una forma veramente speculativa, tutto questo suo
u è niverso infinito? perchè, in altri termini, non ci ha
dato una filosofia della natura e una filosofia dello spirito ? Una
simile pretesa non sarebbe certamente degna di una mente sana. Ma altro è
dir questo, anzi altro è anche aggiungere che la dottrina di Bruno non è
nemmeno un sistema nel senso vero della parola, altro è affermare
che so zu erkennen, dass sie eine Nothwendigkeit von
Bestimmungen ist ». Geschichte der Philosophie, Zweiter Tchil.] 1’
assoluto Bramano sia addirittura come la notte, in cui tutte le vacche
son nere. Ma io mi avveggo, o Signori, di essermi soverchiamente dilungato
su questo punto. Dirò dunque ora proprio di volo, prima di conchiudere,
pochissime parole sull’applicazione di questi primi principi più generali
della filosofia del Bruno alla teoria della conoscenza e della libertà.
Senza fare ciò non si può vedere la vera importanza di questa grande
filosofia. Bruno si può dire pant eista in un senso solo, cioè nel
senso che nella sua filosofia manca il concetto della vera ed assoluta
esistenza di Dio, manc^lconcettodiDio^conHSjjersonalità assoluta.
Il Dio di Bruno vive nell’ infinito universo, ma non ha una vita
sua propria come principio assoluto, non ha una sua realtà
distinta, nella quale si raccolga tutto il mondo intelligibile; inso mma
il Dio del m Bruno non è l’Idea come autocoscienza assoluta, e perciò non
è ancora realmente Dio=Dio. Tutto questo è vero. Ma siffatta
critica della dottrina Bruniana si può fare soltanto dal punto di vista
dell’Hegel, non già dal punto di vista de’nostri critici del Bruno. È
l’Hegel soltanto, che ha dritto di chiamare il Bruno panteista. La
spiegazione e la critica del Bruno, a me pare la seguente. Bruno^contempla Dio
come cosmogonia, come attivitàcosmogonica (ciclo di origine), ma non contempla
il cosmo come teogonia, come attività teogonica (ciclo di ritorno). Egli è vero
che non c’ è cosmogonia senza teogonia, come non c’ è intuito senza
riflessione; ma c’ è teogonia e [In ordine alla conoscenza il Bruno
insegna che la verità di essa non si ha e non si può avere
immediatamente, cioè nella sua forma originaria c primitiva, e finché
dura il carattere proprio della medesima. Il carattere di questo primo
grado della conoscenza si è quello di essere legata alla natura
esteriore, sensibile, accidentale, e quindi è la estrinsechczza del pensiero a
sè medesimo. Per potersi sciogliere da questi legami col mondo esteriore e
fenomenico, e giungere davvero a possedere sò stesso, lo spirito ha d
uopo o della fede o della scienza. Ma, nella fede, l’uomo non s’innalza
alla verità colle sole forze della ragione e in un modo assolutamente
libero: nella fede 1 uomo, fino ad un certo punto, accoglie in sè la
verità come vaso o recipiente, e perciò in guisa non corrispondente del
tutto teogonia, come c’è riflessione e riflessione. Ora il Bruno
non arriva al concetto di quella forma del cosmo che non è solamente una
certa teogonia, ma che è la vera ed effettiva teogonia; non arriva al concetto
del cosmo veramente teogonico; e perciò non arriva alla vera esistenza di Dio.
Dunque la personalità assoluta di Dio, in questa filosofia, è
impossibile. Ma d’ altra parte neppure è possibile arrivare a questa idea,
uscendo da Bruno assolutamente. È sulla via aperta dal Bruno che bisogna
camminare per raggiungerla. Chi vuole adunque questa idea, accetti il
Bruno, vada avanti, e la troverà. ] alla vera eccellenza della
propria natura. Nella scienza, al contrario, lo spirito si eleva alla
contemplazione della verità colla sola libera energia della sua mente, e
produce la coscienza di essa come vero artefice ed efficiente. Il
processo della contemplazione della verità consiste nel profondarsi nel
profondo della mente e nel circuire per i gradi della perfezione, cioè nel
percorrere col pensiero le diverse manifestazioni dell’ infinito vigore, e
perciò nell andare non già dal finito all’infinito, o viceversa, ma nell’andare
dall’infinito all’infinito. Lo scopo ultimo di siffatta contemplazione si è di
capire quell ' atto assolutissimo che t medesimo coll’ assolutissima
potenza, e di effettuare così la vera immanenza di Dio in noi colla virtù
stessa della nostra mente. In conformità di questo concetto
della conoscenza, Bruno determina il concetto della libertà nel modo che
segue. La verità e, la legge sono tutt’uno. Perciò, come VC/àU la verità
è intima allo spirito umano, cosi anche la legge è intima all’umana
volontà. Questa adunque non si può considerare come una facoltà vuota ed
indeterminata. D altra parte, nella guisa medesima che la verità non è
posseduta dallo spirito originariamente c senza la sua stessa attività,
così anche la volontà non è oggettivamente libera, e quindi non è vera ed
assoluta volontà, finché non si ò elevata alla legge ed alla verità. La
verità adunqne è il fondamento ed il contenuto della libertà. Fuori della
verità, fuori della legge la vera libertà non è possibile. Per tal modo
la libertà non è arbitrio, ma è necessità. Questa necessità però non è esterna,
non è fatalità, ma appunto perchè s’immedesima colla stessa verità, è necessità
interna e razionale. M. non ha bisogno di fermarsi sulla importanza
pratica di questo concetto bruniano della libertà. Senza che il dica,
ognun vede come in questo concetto si acchiuda ad un tempo la critica
della falsa libertà, e della falsa autorità, e come sia appunto in questo
concetto che sta il fondamento della nuova vita sociale e il principio
animatore di tutta la civiltà moderna. A me qui spetta soltanto di
chiarire brevemente il valore speculativo di queste applicazioni dei
principi metafisici del Bruno, e di mostrare come in queste applicazioni
si possa scorgere il germe di una più alta filosofia. Ebbene egli è
facile vedere che queste idee di Bruno, relativamente alla conoscenza ed alla
libertà, più che semplici applicazioni del suo principio metafisico, sono
in vece delle conseguenze, che hanno una portata di gran lunga
superiore allo stesso principio. Bruno in queste applicazioni supera
davvero sè stesso, egli va al di là dello jtesso suo punto di partenza. E
per vero il punto di partenza del Brudo è Dio come semplice atto creativo,
Dio come semplice creare, e perciò come generare ; e quindi l’universo Bruniano
è si la infinita, la eterna creatura o genitura di Dio, ma non è
altro che la eterna, la infinita creatura o genitura di Lui. Intanto il
concetto Bruniano della libertà e della conoscenza ci presenta una vera
reazione sullo stesso principio assoluto: esso importa un’ attività
superiore al semplice creare, importa un’ attività, che non è mera
estrinsecazione del principio eterno delle cose, ma ò una effettuazione
vera del principio medesimo, come atto dello stessa creatura fi'). GIOBERTI
(vedasi) ha detto ai giorni nostri, in un momento di profondo intuito
filosofico, che l’uomo rende a Dio la pariglia; anzi egli ha detto anche in
generale che l’atto creativo è essenzialmente atto teogonico. Ora questo
rendere a Dio la pariglia, questa forma di atto creativo, che è nel medesimo
tempo atto teogonico, è appunto O meglio: come atto di Dio stesso, ma in
quanto creatura. Col linguaggio della religione si direbbe: come atto
dello stesso Padre, ma m quanto Figlio. Si sa poi che questo atto del
Padre, che è atto di lui in quanto Figlio, è quello che là la verità del
Figlio e la verità del Padre ; e che questo atto è appunto lo Spirito: la
vera Ferità. quella idea, che noi non possiamo ravvisare nel
principio metafisico del Bruno, ma che però troviamo adoperata nella
sua dottrina della conoscenza e della libertà. Si può adunque affermare
che, nella filosofia del Bruno, le conseguenze contengono più delle premesse;
ma siffatta contraddizione anziché menomare il merito del nostro filosofo, è
appunto quella, se io non mi sbaglio, in cui si rivela la più alta potenza
della sua speculazione. Nè varrebbe il dire che il Bruno non finisce come
comincia; imperocché il Bruno, ha cominciato bene, come era possibile ai
suoi tempi, ed ha finito molto meglio. E se tra il Principio ed il Fine, tra 1’origine
ed il Intorno la sua filosofia non pone quell’ accordo, in cui consiste
la vera Idea, di ciò non si può fare un’accusa al nostro grande
pensatore, stante che un tale accordo è il risultato di tutta quanta
la speculazione moderna; e perciò non si può pretendere dalla filosofia
del Bruno. Nè si può pretendere dal Bruno la coscienza della
contraddizione, che corre tra il suo principio metafisico e la sua dottrina
della conoscenza e della libertà, perchè una tal coscienza non poteva sorgere
nella storia, se prima i due estremi, cioè il Principio ed il Fine,
1’ Origine ed il PJtorno, non avessero spiegato separata- mente tutto il
loro valore e non si fossero presentati dinanzi al pensiero speculativo come le
due somme ed opposte potenze (Teli* universo, 1’ una predominante nel
mondo della natura, 1’altra in quello dello spirito. La filosofia cartesiana
rivelò il potere del Trincipio, la filosofia Kantiana (precorsa solo da Vico)
mise in evidemza l’attività indi- pendente ed assoluta del Fine, e fu
perciò solamente la posteriore filosofia tedesca quella, che potè
innalzarsi alla contemplazione del Principio-Fine, dell’ Origine-Ritorno,
e porre cosi un nuovo e più alto concetto di Dio, il concetto di Dio come
sviluppo, come Spirito, e quindi una nuova filosofia: la filosofia dello
Spirito. Raccogliendo adesso le fila del mio ragionamento, io posso
conchiudere così. La filosofia del Bruno ha riabilitata e {ligni
ficat a la e l ia restituito il suo vero valore, 1’ ha innalzata a
manifestazione reale e vivente di Dio; dunque il primo ardente desiderato del
pensiero scolastico, in questa filosofia, è soddisfatto. Ma c’ è di più;
imperocché il Bruno, avendo concepito Dio come immaii ^q^ nella coscienza
umana in lorza dell’ attività stess^ai^ essa, ha posto in questo
concetto la possibilità di quella intelligenza superiore, che formava la
seconda e più alta aspirazione dei grandi pensatori della Scolastica, e la cui
attuazione non poteva essere che il risultato finale di tutta quanta la
filosofia moderna. Nome compiuto: Sebastiano Maturi. Not to be confused
with Walter Maturi. Maturi. Keywords: implicature, Bruno, Vico, Aquino,
Spaventa, I duellisti, l'io e l’altro – riconoscimento, la dialettica del
signore e del servo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Maturi” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Maturi:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – filosofia
campanese -- filosofia napoletana – filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli, Campania. Grice: “People
sometimes asks me how my intentionalist approach can be applied to history. I
always respond: Read Maturi!” Grice: “Maturi’s ‘Interpretazioni,’ thus in
plural, ‘del risorgimento’ is a classic --.” Grice:: “Even in London, the
risorgimento had at least two interpretations! One in Woolwich, and another one
elsewhere! And there is possibly a gender distinction too with “Speranza,”
Wilde’s mother, being somewhat fanatic about it!” – Compe la sua formazione
culturale a Napoli dove si laurea con SCHIPA, uno dei firmatari del manifesto
degli intellettuali antifascisti redatto da CROCE. Del suo maestro, per la lezione di rigore che gli
aveva impartito, Maturi conservò un commosso ricordo ed ebbe modo di esprimere
pubblicamente la sua gratitudine in occasione della morte di Schipa,
pronunciandone il necrologio. Seguì con attenzione ed interesse, ma anche con
spirito critico, le lezioni di Croce conseguendo una laurea in filosofia con Gentile
con una tesi su Maistre. Impostato sulla lezione crociana è il saggio “La
crisi della storiografia politica italiana” a cui seguì quello dedicato a Gli
studi di storia moderna e contemporanea, inserito nel primo dei due volumi dell'opera
del “La vita intellettuale italiana.” Il suo primo lavoro Il concordato tra la
Santa Sede e le Due Sicilie pubblicato fu giudicato positivamente dalla critica
s di Omodeo che lo recensì ne La Critica. Frequenta la Scuola storica per l'età
moderna e contemporanea diretta da Volpe e fu segretario e bibliotecario
dell'Istituto storico per l'età moderna e contemporanea. Collaboratore
dell'Enciclopedia italiana per la quale scrisse numerose voci tra le quali
quella dedicata al "Risorgimento" ispirata alle sue idee
liberali. A causa di questo episodio, nonostante il suo disinteresse per la
vita politica attiva, fu allontanato dall'Istituto storico per l'età moderna e
contemporanea. Nei suoi saggi di storia politica i suoi punti di
riferimento sono Croce, Meinecke, Salvemini, e Volpe. Dapprima come
incaricato di storia del ri-sorgimento e poi come ordinario tenne le sue lezioni
a Pisa dove ha modo di scrivere numerosi saggi come alcune importanti voci nel
Dizionario di politica a cura del Partito nazionale fascista, il saggio Partiti
politici e correnti di pensiero nel Risorgimento, e l'accurata biografia Il
principe di Canosa. I corsi di storia della storiografia tenuti a Pisa furono
continuati a Torino quando ha la cattedra di Storia del Risorgimento e quella
di Storia delle dottrine politiche che occupa sino alla sua inaspettata
scomparsa. Le sue lezioni di quest'ultimo periodo furono raccolte
nell'opera postuma Interpretazioni del Risorgimento considerata di primaria
importanza dagli storici. Saggi: “Interpretazioni del Risorgimento, coll.
Biblioteca di cultura storica Einaudi,'Enciclopedia italiana, Accademia delle
scienze di Torino, In memoria, Istituto per la storia del Risorgimento
italiano, Roma 1Interpretazioni storiografiche del Risorgimento. Dizionario di
storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Dizionario biografico degli
italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Nome compiuto: Walter Maturi.
Maturi. Keywords. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Maturi” – The Swimming-Pool
Library.
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