GRICE ITALO A-Z L LA
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Labeone: botanica filosofica -- il diritto romano -- Roma
– filosofia italiana – Luigi Speranza.
(Roma). Abstract.
Grice: “It has to be reminded that I would have never attended Oxford save for
that scholarship I won as pupil at Clifton. It was a classical scholarship –
since they never tested me for philosophy at Clifton (we were only boys!). In
any case, to my surprise, under the Faculty of Lierae Humaniores, it had been
instituted a sub-faculty of philosophy. I liked the idea, since I’m a
subversive at heart!” -- Keywords: Filosofo italiano. Ha larga cultura filosofica uno dei maggiori giuristi
dell'età d’OTTAVIANO. S’ignora se L. segue un indirizzo
determinato. Giunse fino alla pretura, ma rifiuta il consolato offertogli
d’Ottaviano perchè conseguito prima di lui da persona meno anziana. Appartenne
al partito repubblicano. Scruve CCCC saggi di cui restano
frammenti. Si ricordano fra gli altri: "De iure pontificio"
-- in almeno XV libri, diversi "Commentarii giuridici",
7davd, "Responsae", in almeno XV libri, "Librì
posteriores", in almeno XL libri. Come Grice, L. s’interessa anche
di studi logico-grammaticali, o di botanica filosofica. Collezionista di botanica,
artropodi, madama butterfly. Grice: “Logico-grammatical stuff is my thing, as
was Labeone’s. My example is “Fido is shaggy,” Labeone’s was not!” – Nome
compiuto: Marco Antistio Labeone. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Labeone,” The H. P. Grice Papers, Bancroft.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Labriola:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – la scuola di
Cassino -- filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Cassino). Abstract. Grice: “If Oxford had her pinko, Italy had
her Labriola!” Grice had a knack for
good tags: ontological marxism: if x WORKS, x exists. Surely ‘lavoro’ is key to
Marx. But, as Labriola points out, so is ‘comune. It would be reductionist to
consider Labriola just a communist, seeing that he essayed on Socrates! Keywords: comunism, Grice, Labriola, il marxismo
ontologico di Grice. Filosofo italiano. Casino, Frossinone, Lazio. Grice:
“Labriola is good; he reminds me of pinko Oxford!” -- Essential Italian
philosopher -- Con particolari interessi nel campo del marxismo. Nacque da
Francesco Saverio, insegnante ginnasiale di lettere. Il padre, oriundo di Brienza,
e nipote diretto di PAGANO. Si iscrive alla facoltà di filosofia di Napoli,
città nella quale la famiglia si e trasferita. Qui studia con VERA e SPAVENTA,
il cui appoggio gli procura un posto di applicato di pubblica sicurezza nella
segreteria del prefetto. Scrive Una risposta alla prolusione di Zeller, un
saggio in cui osteggia il CRITICISMO contro ogni ipotesi di un ritorno a Kant.
Rivendica l'attualità dell'hegelismo. Consegue il diploma di abilitazione e
insegna nel ginnasio Principe Umberto di Napoli. Il suo saggio, premiato
dall'Napoli, sull'”Origine e natura delle passioni”: una significativa presa di
distanze dall'idealismo in favore del materialismo. Scrive “La dottrina
di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele”, premiata dalla Reale Accademia di Scienze
morali e politiche di Napoli. Consegue la libera docenza in filosofia e si
mette in aspettativa in attesa di ottenere un incarico nell'università. Scrive
la dissertazione “Esposizione critica della dottrina di VICO” e collabora con
il "Basler Nachrichten", al quale invia corrispondenze politiche, al
quotidiano napoletano "Il Piccolo", fondato e diretto da Zerbi,
futuro deputato e leader dell'Unione liberale, un gruppo politico al quale L. aderisce.
Entra anche nella redazione della "Gazzetta di Napoli" e dell'Unità
Nazionale, diretta da Bonghi, al Monitore di Bologna e alla Nazione di Firenze,
nella quale escono le sue X Lettere napoletane. Si dichiara herbartiano in
psicologia e in morale, pubblicando a Napoli i saggi Della libertà morale,
dedicata a Graf e Morale e religione. Trasferitosi a Roma, supera il concorso alla cattedra di filosofia a Roma.
Pubblica il saggio Dell'insegnamento della storia.” Divienne direttore del
Museo di istruzione e di educazione. Sono anni in cui L. mostra un particolare
impegno verso il miglioramento del livello professionale degli insegnanti e la
diffusione dell'istruzione di base della popolazione, inteso come primo passo
per una maggiore democrazia del paese. A questo scopo s'informa sug’ordinamenti
scolastici dei paesi europei. Pubblica gli Appunti sull'insegnamento secondario
privato in altri stati e l'Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi.
Contemporaneamente L. abbandona le convinzioni politiche di moderato
liberalismo per approdare a posizioni radicali. Oltre alla lotta
all'analfabetismo, auspica l'intervento dello stato nell'economia, una politica
sociale di assistenza ai poveri, il suffragio universale che permetta anche a
candidati operai l'ingresso al parlamento. Ottiene la cattedra di filosofia a Roma
e inizia un corso sul socialismo. A seguito di notizie che danno imminente la
stipula del concordato con il Vaticano, L. tiene a Roma la conferenza Della
Chiesa e dello stato a proposito della conciliazione, considerando una minaccia
per la libertà di pensiero ogni accordo con la Chiesa, temendone l'ingerenza
nella vita pubblica italiana. Il quotidiano romano La Tribuna pubblica una sua
lettera in cui, tra l'altro, scrive di essere teoricamente socialista ed
avversario esplicito delle dottrine cattoliche e nella conferenza Della scuola
popolare, auspica l'ABOLIZIONE DELL’INSEGNAMENTO RELIGIOSO. Sul giornale Il
Messaggero, depreca l'uso della forza pubblica contro le manifestazioni. Tiene
agl’operai di Terni un discorso su Le idee della democrazia e le presenti
condizioni dell'Italia, in cui afferma di impegnarsi personalmente in politica
e dichiara di desiderare un governo del popolo mediante il popolo stesso e la
formazione di un grande partito popolare. Scrive che i parlamenti, come forma
transitoria della vita democratica d'origine borghese, spariranno col trionfo
del proletario e tiene nel Circolo operaio romano di studi sociali il discorso
Del socialismo commemorando la comune di Parigi. L. saluta il congresso
della social-democrazia tedesca a Halle scrivendo che il proletariato militante
procede sicuro sulla via che mena diritto alla socializzazione dei mezzi di
produzione ed l'abolizione del presente sistema di salariato, fidando solo nei
suoi propri mezzi e nelle sue proprie forze. Entra in rapporto epistolare con
Engels, che conosce a Zurigo, e con i maggiori dirigenti socialisti europei,
Kautsky, Liebknecht, Bebel, Lafargue, mentre rimprove a TURATI, il più
prestigioso leader socialista italiano e direttore della rivista Critica
sociale, superficialità teorica e arrendevolezza nei confronti degl’avversari
politici. Vuole che il partito socialista, che deve nascere ufficialmente con
il congresso di Genova, sia un partito d’operai e non di intellettuali
positivisti borghesi. Vede nei fasci siciliani un concreto esempio di
socialismo popolare e rivoluzionario e lamenta che il marxismo non riesca a
essere compreso in Italia (cf. GRICE, MARXISMO ONTOLOGICO). Fa lezione
sul manifesto di Marx ed Engels e scrive a quest'ultimo, di star facendo un corso
sulla genesi del socialismo ma di non riuscire a risolversi a scriverne un
saggio per l'ignoranza su tanti fatti, persone, teorie, etc, che sono tante
fasi, tanti momenti né sentiti né conosciuti in Italia, come ribadisce a Adler
che il marxismo non piglia piede in Italia. Su sollecitazione di Sorel,
scrive In memoria del Manifesto dei comunisti, sulla concezione materialistica
della storia, che esce sulla rivista del Sorel, Le Devenir social; lo spedisce
a Engels, ricevendone le lodi. Anche CROCE che ne promuove la stampa in
Italiane è influenzato tanto da attraversare il suo pur breve periodo di
adesione al marxismo. Nei due anni successivi L. scrive altri due saggi, Del
materialismo storico, dilucidazione preliminare e Discorrendo di socialismo e
di FILOSOFIA. È sepolto presso il cimitero acattolico di
Roma. Schematicamente, possiamo suddividere il percorso filosofico e
politico di L. in tre diversi momenti: innanzitutto fu propugnatore
dell'idealismo hegeliano, influenzato da SPAVENTA, del quale e allievo a Napoli. Successivamente, possiamo
distinguere una fase contrassegnata dal rifiuto dell'idealismo in nome del
realismo herbartiano. Infine, il momento in cui aderisce pienamente al
marxismo. L'approccio di L. al marxismo è influenzato da Hegel e Herbart,
per cui è più aperto dell'approccio di marxisti ortodossi come Kautsky. Egli
vide il marxismo non come una schematizzazione ideologica ed autonoma dalla
storia, ma piuttosto come una filosofia auto-sufficiente per capire la
struttura economica della società e le conseguenti relazioni umane. E
necessario aderire alla realtà sociale del proprio tempo storico se il marxismo
vuole considerare la complessità dei processi sociali e la varietà di forze
operanti nella storia. Il marxismo dove essere inteso come una teoria critica,
nel senso che esso non asserisce verità eterne ed immutabili ed è pronto ad
interpretare le contraddizioni sociali secondo le diverse fasi storiche, avendo
al centro della sua analisi il lavoro e le condizioni dei lavoratori e dunque
la concreta e materiale prassi umana. La sua descrizione del marxismo come
filosofia della prassi e ripresa nei Quaderni dal carcere di GRAMSCI. In
pedagogia L. avvertì l'esigenza collettiva dei tempi nuovi, il bisogno di una
scuola popolare che servisse da reale tessuto connettivo dell'Italia
post-unitaria, una lotta dunque per la civiltà, mezzo e fine dell'evoluzione
morale e complessiva delle classi sub-alterne. Nella monografia
Dell'insegnamento della storia, dedicata alle più importanti questioni della
pedagogia generale, L. aveva asserito la centralità dell'educazione alla
socialità. Il metodo pedagogico dove essere quello della ricerca critica e di DIBATTITO
e di sperimentazione, unica via capace di condurre alla padronanza del pensiero
logico-razionale e in grado di formare personalità aperte alla ricerca e al
confronto (non a caso i primi studi di L. Sono stati rivolti a Socrate e al
metodo socratico. Traducendo in un linguaggio pedagogico moderno, per L. e
necessaria un'attenzione maggiore ai pre-requisiti logici piuttosto che alla
struttura interna disciplinare, che comunque va indagata attraverso quella che
egli chiama un'epi-genesi analitica. Celebre e una sua conferenza tenuta
nell'Aula Magna dell'Roma, discorso sollecitato dalla stessa Società degli
Insegnanti della capitale, che poi ne cura la pubblicazione in opuscolo. E
necessario dare concretezza a piani di istituzioni scolastiche entro le quali
le didattiche si sviluppassero non da una deduzione della teoria, ma come
risultato di lotte politiche, di ideali sociali, di tradizioni storiche, di
condizioni ambientali. Per L. proprio l'azione dell'ambiente storico sociale
sugli uomini e la loro reazione ad esso costituiscono il tema dell'educazione.
Per cui le idee non cascano dal cielo. Il metodo deve partire dalla prassi,
dalla pratica e non dalle idee, dai principi astratti. Il nucleo
essenziale della pedagogia della prassi sta nella percezione della connessione
dell'opera educativa con le condizioni dello sviluppo economico-sociale.
Trockij conosce con entusiasmo i saggi di Labriola, quando e detenuto nel
carcere di Odessa. Egli scrive nelle sue memorie che come pochi scrittori
latini, L. possede la dialettica materialistica, se non nella politica, dov'e
impacciato, certo nel campo della FILOSOFIA della storia. Sotto quel
dilettantismo brillante c'e vera profondità. L. liquida egregiamente la teoria
dei fattori molteplici che popolano l'olimpo della storia guidando di lassù i
nostri destini. Trockij aggiunge che dopo anni continua a rimanergli in mente
il ritornello Le idee non cascano dal cielo. Altri saggi: Una risposta alla
prolusione di Zeller, Origine e natura delle passioni secondo l’Etica di Spinoza,
La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele, Napoli,
Stamperia della Regia Università, Della
libertà morale, Napoli, Ferrante-Strada, Morale e religione, Napoli, Ferrante, Dell'insegnamento
della storia. Studio pedagogico, Roma, Loescher, L'ordinamento della scuola
popolare in diversi paesi. Note, Roma, Tip. eredi Botta, I problemi della filosofia della storia.
Prelezione letta nella Roma, Roma, Loescher, 1Della scuola popolare. Conferenza
tenuta nell'aula magna della Università, Roma, Fratelli Centenari, Al comitato
per la commemorazione di BRUNO in Pisa. Lettera, Roma, Aldina, Del socialismo. Conferenza,
Roma, Perino, Proletariato e radicali. Lettera a Socci a proposito del
Congresso democratico, Roma, La CO-OPERATIVA; Saggi intorno alla concezione
materialistica della storia I, In memoria del manifesto dei comunisti, Roma,
Loescher, Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, Roma, Loescher, Discorrendo
di socialismo e di FILOSOFIA. Lettere a Sorel, Roma, Loescher, CROCE, Bari,
Laterza, Da un secolo all'altro.
Considerazioni retrospettive e presagi, Bologna, Cappelli, L'università e la
libertà della scienza, Napoli, Veraldi, A proposito della crisi del marxismo,
"Rivista italiana di sociologia", Scritti varii editi e inediti di
filosofia e politica, raccolti e pubblicati da Croce, Bari, Laterza, Socrate, Croce,
Bari, Laterza, La concezione materialistica della storia, con un'aggiunta di Croce
sulla critica del marxismo in Italia, Bari, Laterza, re prelezioni sulla storia
e il materialismo storico; In memoria del Manifesto dei comunisti, Brescia,
Studio Editoriale Vivi, Lettere a Engels, Roma, Rinascita, Democrazia e
socialismo in Italia, Milano, Cooperativa del libro popolare, Opere, Pane, I,
Scritti e appunti su Zeller e su Spinoza, Milano, Feltrinelli, La dottrina di
Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele, Milano, Feltrinelli, Ricerche
sul problema della libertà e altri scritti di filosofia, Milano, Feltrinelli, Scritti
di pedagogia e di politica scolastica, Bertoni Jovine, Roma, Riuniti, Saggi sul
materialismo storico, Gerratana e Guerra, Roma, Riuniti, introduzione e cura di
Santucci, Il materialismo storico, antologia sistematica Poni, Firenze, Le
Monnier, Pedagogia e società. Antologia degli scritti educativi, scelta e
introduzioni di Marchi, Firenze, La nuova Italia, Scritti politici. Gerratana,
Bari, Laterza, Opere, Sbarberi, Napoli, Rossi, Scritti filosofici e politici, Sbarberi,
Torino, Einaudi, Lettere a Croce. Napoli, Istituto italiano per gli studi
storici, Dal secolo XIX al secolo XX. Dall'era della concorrenza al monopolio.
Nascita e lotte del socialismo. IV saggio della concezione materialistica della
storia, Lecce, Milella, Scritti liberali, Bari, De Donato, Scritti pedagogici,
Siciliani De Cumis, Torino, POMBA, Epistolario Roma, Riuniti, Roma, Riuniti,
Roma, Riuniti, Lettere inedite. Roma,
Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea, La politica
italiana Corrispondenze alle “Basler Nachrichten”, a cura e con introduzione di
Miccolis, Napoli, Bibliopolis, Del materialismo storico e altri scritti,
Milano, M&B Publishing, Del socialismo e altri scritti politici, Milano, UNICOPLI,
Bruno. Scritti editi e inediti Napoli, Bibliopolis, Fra Dolcino, Pisa, Edizioni
della Normale,. Tutti gli scritti
filosofici e di teoria dell'educazione, Milano, Bompiani Il pensiero occidentale,.
Edizione nazionale La casa editrice Bibliopolis ha in corso di pubblicazione
l'edizione nazionale delle opere di L., istituita con decreto del Ministero per
i Beni e le Attività Culturali, Tra Hegel e Spinoza. Scritti, Savorelli e Zanardo, Bibliopolis, I problemi della
filosofia della storia e recensioni Cacciatore e Martirano, Bibliopolis, Da un secolo
all'altro. Miccolis e Savorelli, Bibliopolis, archividifamiglia-sapienza.beniculturali.
Trotzkij, La mia vita, Fiorilli, L. Ricordi «Nuova Antologia», Berti, Per uno studio della
vita e del pensiero di L., Roma, Ernesto Ragionieri, Socialdemocrazia tedesca e
socialisti italiani: Milano, Luigi Cortesi, La costituzione del Partito socialista
italiano, Milano, Sergio Neri, Antonio Labriola educatore e pedagogista, Modena,
1968. Luigi Dal Pane, Antonio Labriola, la vita e il pensiero, Bologna, Demiro
Marchi, La pedagogia di Antonio Labriola, Firenze, Luigi Dal Pane, Antonio
Labriola nella politica e nella cultura italiana, Torino, Stefano Poggi,
Antonio Labriola. Herbartismo e scienze dello spirito alle origini del marxismo
italiano, Milano, Giuseppe Trebisacce, Marxismo e educazione in Antonio
Labriola, Roma, Filippo Turati, Socialismo e riformismo nella storia d'Italia.
Scritti politici, Milano, 1979. Nicola Siciliani de Cumis, Scritti liberali,
Bari, Stefano Poggi, Introduzione a Labriola, Roma-Bari, Beatrice Centi,
Antonio Labriola. Dalla filosofia di Herbart al materialismo storico, Bari, Livorsi,
Turati. Cinquant'anni di socialismo italiano, Milano, Franco Sbarberi,
Ordinamento politico e società nel marxismo di Antonio Labriola, Milano, Antonio
Areddu, Sulle lettere di Antonio Labriola a Croce, Firenze, Renzo Martinelli,
Antonio Labriola, Roma, Antonio Areddu, A. Labriola e B. Croce nelle vicende
del marxismo teorico italiano, in “Behemoth”,Antonio Areddu, L. e B. Croce
nelle vicende del marxismo teorico italiano, in “Behemoth”, X, Luca Michelini,
"Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo",
in "Marginalismo e socialismo nell'Italia liberale M. Guidi e L. Michelini, Annali della
Fondazione Feltrinelli, Milano, Alberto Burgio, Antonio Labriola nella storia e
nella cultura della nuova Italia, Macerata, Antonio Areddu, Il pensiero di A.
Labriola, "Il Cronista", L. e la sua Università. Mostra documentaria
per i Settecento anni della “Sapienza” A cento anni dalla morte di Antonio
Labriola, Nicola Siciliani de Cumis, Roma, Nicola D'Antuono, Saggio
introduttivo e commento a A. Labriola, Discorrendo di socialismo e filosofia,
Bologna, Nicola Siciliani de Cumis, Antonio Labriola e «La Sapienza». Tra testi,
contesti, pretesti, con la collaborazione di A. Sanzo e D. Scalzo, Roma, 2007.
Stefano Miccolis, Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica,
Alessandro Savorelli e Stefania Miccolis, Milano,. Nicola Siciliani de Cumis,
Labriola dopo Labriola. Tra nuove carte d'archivio, ricerche, didattica,
Postfazione di G. Mastroianni, Pisa,. Alessandro Sanzo, Studi su Antonio
Labriola e il Museo d'Istruzione e di educazione, Roma,, Alessandro Sanzo, L'opera pedagogico-museale
di Antonio Labriola. Carte d'archivio e prospettive euristiche, Roma, Pietro
Mandré. Antonio Labriola, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana,. Antonio Labriola, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia
Britannica, Inc. Antonio Labriola, in
Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Opere di Antonio Labriola, su Liber
Liber. Opere di L., su openMLOL,
Horizons Unlimited srl. Opere di Antonio Labriola,. Opere di Antonio Labriola,
su Progetto Gutenberg. L'Archivio
Antonio Labriola, su marxists.org. Alberto Burgio, Antonio Labriola, in Il
contributo italiano alla storia del Pensiero: Filosofia, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana,. Roma. La personalità storica di Socrate Socrate o gli Ateniesi.
Educazione e sviluppo della coscienza di Socrate. Carattere di Socrate. Osservazioni
su le fonti. Orizzonte delia coscienza socratica Posizione di Socrate nella storia della
religione. Elementi della coscienza di Socrate. Del valore filosofico di
Socrate. Formalismo logico. Determinazione del valore del formalismo logico. Limitazione
del sapere umano. Socrate e i Solisti. Pretesa soggettività di Socrate. Preteso
misticismo di Socrate. Del metodo di Socrate. Presupposti storici e psicologici.
Motivo e sviluppo del metodo socratico. Imprecisione formale del metodo
socratico. Della differenza fra rappresentazione e concetto, e del principio
d'identità. Dell' etica socratica in generale, e del concetto del bene. Conoscere
e volere. Equazione fra volere c sapere (ptù&i cautdv). Fondamento della
pedagogia socratica. Le forme concrete della vita elica È Socrale un
riformatore? L’individuo e le sue relazioni domC5tiche. L’ individuo e lo stato. Vili. Delle virtù. Generalità.
Il concetto delle virtù nell'orizzonte socratico. Identificazione della virtù e
del sapere. Ignoranza degli elementi naturali. Del bene, della felicità c del
sapere. Del bone. Della felicità. Del
sapere. Del divino e dell’anima umana nell’orizzonte socratico. Il Concetto del
divino. II concetto dell’ anima. Riepilogo e conclusione La personalità
storica di Socrate. Socrate e gli Ateniesi. Educazione e sviluppo della
coscienza di Socrate. Carattere di Socrate. Osservazioni su
le fonti. Orizzonte della coscienza socratica. Posizione di Socrate nella
storia della religione. Elementi della coscienza di Socrate. Del
valore filosofico di Socrate. Formalismo logico. Determinazione del valore del
forma- lismo logicoLimitazione del sapere umano. Socrate e i Sofisti. Pretesa
soggettività di Socrate. Preteso misticismo di Socrate. Del metodo di Socrate. Presupposti
storici e psicologici. Motivo e sviluppo del metodo socratico. Imprecisione
formale del metodo socratico. Della differenza fra rappresentazione
e concetto, p^^- e del principio d'identità. Dell'etica socratica i?i
generale, e del concetto del bene. Conoscere e volere. Equazione
fra volere e sapere (yvttjtì-t. aauxóv). Fondamento della pedagogia
socratica. Le forme concrete della vita etica . È Socrate un riformatore?
L'individuo e le sue relazioni domestiche L'individuo e lo Stato. Delle
viriti. Generalità. Il concetto delle virtù nell'orizzonte socratico. Identificazione
della virtù e del sapere. Ignoranza degli elementi naturali. Del bene,
della felicità e del sapere. Del bene. Della felicità. Del sapere. Del
divino e dell'anima umana nell'orizzonte socratico. Il Concetto del divino. Il
concetto dell'anima. Formalismo logico. Senofonte e Platone mettono in
bocca agl'interlocutori di Socrate questa notevole accusa, ch'egli solesse
ripeter sempre le me- desime cose, e sempre nel medesimo modo, interrompendo il
libero corso all'esposizione dell'avversario. Socrate in fatti non sapea
esprimere il suo pensiero in un discorso con- cepito in forma oratoria, alla
maniera di Gor- gia e di Protagora suoi interlocutori, né potea vagare in tutto
il campo dello scibile come Ippia il polistore, o adattarsi alla maniera
sdegnosa e virulenta di Callide e Trasimaco: una certa innata sobrietà di
spirito, ed una moderazione a tutta pruova, che era divenuta natura, lo
conteneano in certi limiti costanti, ai quali egli cercava ridurre i suoi
uditori. Questo fare era monotono, ed avea l'aria di pedanteria: tanto più,
perchè rinunziare al mezzo tanto potente della persuasione ora- Sen. Meni. IV,
4, 6. Plat. Gorg. p. 490 E. Strùmpell fa rilevare molto vivamente la differenza
che correa fra i Sofisti e Socrate, nell'uso del ragionamento formale. toria
non potea non sembrar cosa strana in una democrazia, dove tutte le pubbliche
fac- cende dipendeano dall'arte della parola. Ma tornava forse Socrate di
continuo all'afferma- zione di questa o quella massima morale, per ripeterla
ogni istante, ed improntarla nell'ani- mo degli uditori ? (') Era egli forse un
mora- lista bello e compiuto, che catechizza e pre- dica; o tenea forse in
serbo uno schema logico, che andava applicando ad ogni sorta di qui- stioni ?
Nulla di tutto ciò. Il suo discorso ca- dea sopra oggetti disparatissimi, e
quali l'oc- casione prossima li venisse offrendo: nessuno studio nella scelta
degli argomenti potea di- sporre il suo animo alla ripetizione monotona delle
medesime cose, né dalla sua occupazione dialogica risultò mai un complesso di
pronun- ziati, che prendessero forma di massime e di precetti. Le condizioni
stesse della coltura etica ed artistica non consentiano, che a quel tempo si
potesse apprendere, come avvenne Zeller ha molto bene criticata l'opinione or-
dinaria, che fa di Socrate un moralista popolare; ma noi non ci accordiamo con
lui nella determinazione del valore filosofico del dialogo socra- tico; la qual
cosa abbiamo voluto dire qui recisamente, per evitare ogni ulteriore
polemica. più tardi, le relazioni morali nell'astratta uni-
versalità della massima, o formulare netta- mente una esigenza logica; tanto è
vero, che i discepoli o seguaci che voglia dirsi di Socrate ebbero più a sviluppare,
ciascuno per proprio conto, i pfermi che avean raccolto dalle acci- dentali
conversazioni del maestro, che a di- scutere sul valore positivo di questo o
quel principio. Quella monotonia notata dagli avversari non concerneva che
l'esigenza della formale evidenza e certezza del discorso; ed era quindi
l'intenzionale ritorno ai medesimi presuppo- sti, nel lato formale d'ogni
quistione. Ma questo formalismo non apparisce ancora in Socrate come già
isolato, e distinto dall'og- getto della ricerca, e come presente alla co-
scienza del filosofo per sé ed obbiettivamente; perchè agisce solo come reale
esigenza di [Vedi su questo punto Hermann: Gescìiichte ecc.; e lo stesso autore
Ritler's Darstellung der sokratischeti Systeme, Heidelberg, Hegel è stato uno
dei primi a riconoscere l'importanza delle scuole socratiche per la
determinazione del prin- cipio filosofico di Socrate, e cfr. Biese: Die
Philosophie des Aristoicles, colui, che ragionando avverte per la prima volta,
che il ragionamento dev'essere conse- guente, fondato ed evidente. La maniera
corretta e cosciente del ragio- nare è nella nostra coltura filosofica cosa
troppo ovvia, e la nostra educazione ci fornisce ben presto dello schema logico
della definizione, della pruova ecc., in guisa, che possiamo al tempo stesso
indurre, dedurre, ed argomentare perfettamente, ed aver co- scienza della forma
logica per sé stessa, e studiarla nei suoi caratteri e nel suo valore : ma
tutto ciò era allora impossibile. In So- crate l'esigenza del sapere esatto e
formal- mente corretto è ancora un semplice atto di personale energia, un
bisogno intrinseco di certezza e di acquiescenza alla normalità di una opinione
chiaramente concepita, un la- voro che si compie per la necessaria coeffi-
cienza dei vari elementi etici della coltura e della tradizione, e non può
ancora presen- tarsi allo spirito come un dato di estrinseca evidenza. Se noi
ci sforziamo per poco di rappre- sentarci il mondo, secondo l'immagine, che la
coscienza anche più colta dei contempo- ranei di Socrate ne avea espressa nella
storia, nella poesia, nelle leggende, nelle mas- sime e nei detti dei sapienti;
e se guardiamo poi quanta differenza corra da quella pienezza ed
inconsapevolezza d' intuizione, alle aporie della ricerca, solo allora
intendiamo quanta profondità filosofica fosse nelle ricerche di Socrate, e la
parsimonia stessa dei mezzi da lui adoperati diverrà più degna di ammira-
zione, perchè è pruova evidente della ener- gia, con la quale egli seppe
avvertire la ne- cessità di correggere ad una stregua costante tutte le
incertezze della conoscenza ordina- ria, e fermarsi poi ed insistere tutta la
vita nel criterio acquistato. I presupposti logici, ai quali tutte le qui-
stioni del dialogo socratico sono riducibili, consistono nella epagoge e nella
definizione; e noi cercheremo in séguito di esporre il modo, come queste due
funzioni si sono spie- gate in quell'orizzonte scientifico che Socrate s'era
tracciato. Per ora basterà aver notato, come questa è la prima volta che nello
spi- rito umano si sia fatto palese il bisogno, che prima di determinare la
natura, il fine, ed il valore degli oggetti, bisogna acquistare una coscienza
precisa ed inalterabile delle condi- zioni in cui deve trovarsi la conoscenza,
per- Labriola — Socrate. !Hl<^3 che possa dirsi certa ed evidente.
Tutto quello che la speculazione posteriore ha strettamente designato come
elemento logico del sapere, e che ha cercato successivamente di sceve- rare
dalla natura immediata e dalle condi- zioni incerte e fluttuanti del soggetto
pen- sante, apparisce nella sfera della ricerca so- cratica come qualcosa di
affatto connaturato con le esigenze pratiche di colui che ricer- cava; e senza
isolarsi dai motivi che l'aveano praticamente prodotto, acquistò un grado di
sufficiente evidenza nella coscienza, tanto da rimanere, non solo principio
efficace in So- crate, ma costante centro ed impulso di ogni posteriore
attività scientifica ('). (i) Indem die Philosophie des Sokrates kein Zuriick-
ziehen aus dem Dasein und der Gegenwart in die freien reinen Regionen des
Gedankens, sondern aus einem Stucke mit seineni I-eben ist, so schreitet sie
nicht zu einem Systeme fort etc. Hegel. Da questo e da altri luoghi può
scorgersi, come Hegel avesse un concetto più schietto della filosofia
socratica, di quello che hanno formulato molti scrittori posteriori, non
escluso lo Zeller; il quale, sebbene dica di non volerlo, parla sempre in una
maniera troppo astratta del principio del sapere, e ricade nell'errore di
Schleier- macher e di Brandis. Determinazione del valore del formalismo
logico La caratteristica, che noi abbiamo data dell'attività filosofica di
Socrate in generale, pare risponda a quello che già s'è detto da altri; e che
non serva se non a rifermare un'opinione corrente, secondo la quale So- crate
sarebbe stato il primo che avesse avuta una chiara coscienza del valore del
sapere ('). Si è, infatti, detto più volte, che l'idea del sapere sia la
scoverta di Socrate, e che ces- sando per opera sua la esclusiva ricerca del
mondo naturale, la filosofia fosse divenuta la scienza dell'idea, del soggetto,
dello spirito e così via (^). Senza la pretensione della novità, noi riteniamo
per erronee una gran parte di quelle caratteristiche; e perchè at- tribuiscono
a Socrate una consapevolezza maggiore di quella ch'egli s'avesse, e perchè
devono poi fare molte congetture per spiegare ed intendere la natura dell'etica
socratica. Ba- Per es. Schleiermacher. La forma più esagerata è quella del
Ròtscher, il quale parla di Socrate come d'un filosofo moderno, op. cit.,
passim. sterà notare solo questo, che partendosi dalla supposizione, che
Socrate avesse avuto co- scienza del sapere preso per sé stesso, come forma o
attività in generale, non solo si cade nell'inconveniente di non poter trovare
un solo luogo di Senofonte che confermi questa opi- nione, ma si è poi
obbligati a fare una qui- stione oziosa su la natura empirica o a priori del
sapere socratico, che non c'è motivo al mondo per proporsela; e, in ultimo, si
è poi costretti a ritenere, che Socrate abbia in virtù di una scelta, e per
certe ragioni teoretiche, limitato le sue ricerche all'etica; mentre la
repugnanza contro le indagini naturali deve in lui ammettersi, non come un
risultato dei criteri logici che applicava, ma invece come una prima e semplice
esigenza delle sue con- vinzioni religiose. Abbiamo invero detto, che il valore
filo- sofico di Socrate consiste nella esigenza di un sapere normale e certo;
ma la forma li- mitativa, con la quale abbiamo espressa que- sta opinione,
esclude di fatto tutte le caratte- ristiche alle quali può in apparenza
sembrare (i) Vedi specialmente il Bòhringer, op. cit., p. 2 e seg. che ci
avviciniamo. Che il sapere figuri allora per la prima volta come una potenza
deter- minata, e serva a correggere l'opinione e la tradizione, ed a condurre
come norma sicura la ricerca del filosofo in tutte le complica- zioni e le
incertezze del dialogo, ciò non vuol dire, che il concetto del sapere abbia
rag- giunta una tale importanza ed obbiettività, da segnare esso stesso il
termine e lo scopo della ricerca. E quando in fine, dal confronto di Socrate
coi precedenti tentativi filosofici si vuole arguire la consapevolezza che egli
ha potuto raggiungere della sua posizione storica, si viene a confondere due
ordini di criteri del tutto diversi perchè dal giudizio che noi riportiamo su
la importanza di una personalità storica, non può indursi qual grado di
consapevolezza quella persona stessa abbia raggiunto. Il valore filosofico di
Socrate sta in rela- zióne diretta con l'orizzonte della sua co- (L'Alberti
specialmente fa di Socrate un filosofo dotato di una piena coscienza del
proprio valore sto- rico; e non potea evitare un simile errore, dal momento che
s'era proposto di seguire il dialogo platonico come un documento biografico;
scienza; nel quale noi abbiamo rinvenuti mo- tivi di natura più immediata, più
complessa, e più personale di quelli che conducono esclu- sivamente alla
conoscenza speculativa. Questa determinazione intrinseca della sua attività ci
fornisce ora di mezzi sufficienti, per rifare indirettamente, e mediante la
congettura, il processo genetico della sua coscienza filoso- fica, che è stato
impossibile d'intendere su la semplice testimonianza delle fonti storiche.
Socrate non occupa immediatamente un posto nella storia della filosofia, mercè
l'ac- cettazione o la critica di una tradizione teo- retica; e per questa
ragione stessa non arrivò all'affermazione astratta del principio logico della
certezza, come regolativo della ricerca e correttivo del conoscere comune ed
incon- sapevole. Le condizioni speciali del suo ca- rattere lo aveano
predisposto a sentire prò-, fondamente il bisogno di una religione intima e
depurata dalle esteriorità della tradizione; e di una certezza etica che lo
tenesse libero dalle fluttuazioni dei momentanei interessi e delle opinioni
correnti: e quella naturale pre-disposizione toccò il suo soddisfacimento in un
concetto della divinità, che riconosceva insiememente la bellezza ed armonia
del mondo, e la libertà umana come predeter- minata al bene. La costanza,
la fermezza d'animo, il naturale sentimento del giusto, la morale certezza
della inalterabilità della legge, la perpetua acquiescenza al corso delle cose
perchè riconosciuto provvidenziale, — tutte queste tendenze sollecitarono la
sua in- telligenza, predisposta alla riflessione, a cer- care una norma
costante dei giudizi, e tro- vatala egli persistette ad applicarla come stregua
alla condotta morale sua propria, e dei suoi concittadini. E scorgendo egli,
che il materiale delle opinioni e dei giudizi etici, qual era raccolto nella
lingua e nella tradi- zione ed espresso nella coscienza politica dei
contemporanei, se a prima vista potea avere il suo fondamento nelle costanti
con- dizioni della natura umana, non corrispondeva sempre a quel grado di
consapevolezza, che le sue abitudini riflessive gli aveano reso connaturale, il
bisogno di fare entrare nel- l'animo altrui l'intimità e lo spirito di con-
seguenza lo fece divenire maestro di morale, ed educatore della gioventù. In
questa nostra maniera d'intendere l'at- tività filosofica di Socrate trovano un
posto na- turale alcune opinioni, che incontestabilmente gli appartengono,
e che altrimenti non sa- rebbero spiegabili ; ed, oltre a ciò, molte quistioni,
che si son sollevate su la dottrina socratica, rimansfono escluse di fatto.
Tocche- remo alcuni di questi punti. Nel concetto che Socrate s'era fatto
dello Stato apparisce, più vivamente che in qua- lunque altra delle sue
definizioni, il contrasto Meni., II, 4, 6 e seg.; id., 6, 21-29. Vedi il Jacobs, Vermischte Schrifteii: Jene
Sitte enthalt ebeti so, wie die Liebe zum andern Geschlechte, alle Elèmente des
Edelsten und des Nichtswiirdigsten, des Lasters, des Besten und des
Schlechtesten in sich. che correa
fra la novità delle sue filosofiche esiorenze e la naturale tendenza alla
conser- vazione delle sostanziali relazioni della vita etica, che in lui era
sussidiata dal convinci- mento religioso e da una profonda abnega- zione. Il
principio normativo della consape- volezza non gli consentiva di ammettere che
la potenza, o il dritto ereditario, o la scelta del popolo mediante i voti
potessero costi- tuire la capacità dell'individuo a trattare le faccende dello
Stato ('). Solo la piena coscienza della propria capacità e la speciale cono-
scenza delle faccende da trattare possono e devono invogliare l'individuo ad
una legit- tima ambizione politica; e questa diviene per sé stessa un dovere,
quando è sorretta dal fermo convincimento, che l'attitudine e la specifica
intelligenza dell'individuo rispondono alle normali esigenze della vita
politica. Al- l'attuazione pratica di questa massima solea Socrate disporre i
suoi uditori, sviluppando nel loro animo il bisogno di acquistare una chiara e
perfetta notizia degli obblighi spe- Mem., e Plat. Apol. Mem.,.SOCRATE ciali che spettano a questo o a
quello fra gli amministratori dello Stato, e riassumeva tutta la sua politica
nel principio che solo chi sa deve e può fare, ossia che il potere sta nel
sapere. L'importanza di questa massima in- novatrice ci fa apparire l'attività
socratica in una manifesta opposizione con tutti i concetti tradizionali della
politica greca, perchè, in virtù di essa, il dritto ereditario della monar-
chia e dell'aristocrazia, ed il concetto demo- cratico della maoraioranza erano
recisi nella loro radice e subordinati alla necessità di una generale
rettificazione di tutte le forme sociali dal punto di vista della
consapevolezza. Ma pur nondimeno la cosa non andava tant'oltre, e noi non
sappiamo scorgere in tutto questo l'esigenza o il presentimento di una radicale
riforma dello Stato, o, come altri ha detto, di una teoria sociale fondata sul
principio della conoscenza esatta. Il sa- pere, di cui parlava Socrate, non era
qualcosa di distinto dalla conoscenza empirica dei vari rami della pubblica
amministrazione, e non era costituito in un insieme di teorie univer- sali e
scientifiche. Egli non potea quindi, come più tardi fece Platone, ideare la
costituzione di uno Stato, in cui la coordinazione e subordinazione delle sfere
sociali fossero determi- nate dal concetto psicologico della gradazione della
conoscenza. Il suo concetto non ha co- lorito e carattere esclusivo di una
tendenza filosofica, che voglia imporsi alle pratiche esi- genze della vita per
regolarle a sua posta; ma rimane subordinato alla varietà estrinseca delle
sfere sociali, e non ne sconosce la ori- ginalità per farla rientrare nei
confini di uno schema astratto. Di qui procede, che, mal- grado l'apparenza di
una dichiarata riforma, Socrate riconobbe l'ubbidienza alle leggi come
impreteribile; e, fedele all'antico principio ellenico della sostanzialità
dello Stato, fece dipendere il bene dell'individuo da quello della comunità. E
considerando la sua attività filosofica come parte integrale dei suoi doveri di
cittadino morì nel rispetto alle leggi, e nel convincimento, che la condanna
pronun- ziata contro di lui non fosse che una legittima manifestazione
dell'attività dello Stato. L'opposizione fra il vecchio e il nuovo, fra il
concetto sostanziale e l'esigenza di una per- [Mem., IV, 6, 6. (2) Mem., HI, 7,
9. Mem., IV, 4, 4: Plat. Apol.; e
Phaed.. sonale sodisfazione nello Stato, si chiarì mag- giormente nelle
scuole socratiche; e specialmente in Platone, il cui ideale politico non deve
essere inteso, né come ripristinazione dello Stato dorico, né come un segno
precursore del Cristianesimo, ma conviene sia spiegato come un progresso
teoretico del principio enunciato da Socrate, che il potere deve consistere nel
sapere. Che i concetti da noi più sopra esposti non avessero una tendenza
dichiaratamente riformatrice, apparisce ancora di più dal modo del tutto
pratico come Senofonte introduce il suo eroe a discutere con questo o quello dell'esercizio
speciale delle diverse arti, che conferiscono al pubblico bene o al manteni-
mento delle sociali relazioni. Una sola è l'idea fondamentale di tutti quei
dialoghi: rettificare mediante la definizione il concetto del fine cui
l'attività è rivolta, per far convergere tutti gli sforzi dell' individuo
all'acquisto di una norma costante, che ne regoli la pratica senza Come vuole
Hermann. Come vuole Baur. Vedi su questa quistione lo Zeller, Der Plato7iische
Staat, in seiner Bedeutung fiìr die Folgezeit, nei citati Vortràge ecc., pp.
62-82 incertezza e divagazioni. Sotto questo riguardo il calzolaio
e lo scultore, il pastore e l'arconte, il marinaio ed il generale ecc., perquantovarie
le loro occupazioni e diversi i finì cui sono rivolti, devono tutti convenire
nella norma dell'esercizio metodico delle loro funzioni, e sostituire alla
pratica istintiva, tradizionale ed incosciente la norma del sapere. Senza
entrare nella specializzata esposizione di questo o quel dialogo, perchè in
tutti gli svariati casi non rileveremmo che una sola con- clusione, basterà qui
dire che Socrate è stato il primo, che abbia nettamente formulata l'esigenza di
una tecnica speciale delle arti e ravvisata la necessità, che a capo di ogni
pratica occupazione deve esser collocata la riflessione normativa: e, per le
cose già espo- ste, non fa mestieri che chiariamo meglio questo pensiero,
perchè altri non creda, che egli intendesse conciliare la pratica e la teo-
ria, l'arte e la scienza. E qui cade in acconcio di osservare che la
meraviglia, con la quale molti hanno ri- guardato il dialogo che Senofonte
riferisce con la meretrice Teodota ('), non ha fonda- (i) Mem., Ili, cap.
ii, mento che nella natura delle nostre morali convinzioni. Quel dialogo,
che non deve essere addotto a provare che la principale preoccupazione di
Socrate fosse la ricerca dei concetti ('), né può essere inteso come
interamente derisorio, perchè l'ironia è un momento ofenerale della
conversazione socratica, mo- stra, a nostro parere, che il mestiere della meretrice
potesse anch'esso nei suoi elementi affettivi venir subordinato al criterio
socratico di un esercizio normale e riflesso. Quel- l'arte non destava allora
gli scrupoli esage- rati, che noi moderni siamo soliti di provare contro ogni
divagazione della natura dalla norma assoluta di una morale precettistica. Anzi,
per le speciali condizioni della famiglia greca, sviluppava soventi nelle donne
libere un grado di cultura superiore di gran lunga (i) Come fa Zeller. Questa è
l'opinione di Brandis: Enhvickelungen ecc., Vedi su questo argomento Hermann:
Privatalterthilmer, con tutte le autorità ivi addotte, e specialmente John :
The Hellenes, the history of the mannei's of the ancient Greeks, LE FORME
CONCRETE DELLA VITA ETICA a quello della donna legalmente ritenuta nelle
angustie del gineceo. E a terminare questo schizzo della coscienza politica e
sociale di Socrate osser- veremo, che egli, col rilevare l' importanza
dell'attività cosciente, nobilitò il concetto del lavoro, facendone uno degli
elementi costitutivi dello stato e della famiglia. Questa veduta era allora
qualcosa di nuovo, perchè diretta a reagire contro un pregiudizio, fon- dato
nella costituzione sociale dell'antica Gre- cia e già da gran tempo invalso,
che facea considerare come indegna dell'uomo libero la produzione ottenuta col
lavoro manuale. Se Socrate abbia o no superato il particolarismo ellenico, e se
ritenesse per giusta come vuole Senofonte, o per ingiusta come vuole Platone
p), l'offesa arrecata al nemico, nella grande incertezza dei criteri seguiti
dai vari espositori noi non sappiamo affermare. Ad ogni modo, l'autorità di
Senofonte ci par- [V. Jacobs, “Vertnischte Schriften”. Meni. Crit., e Rep.. Questa
è anche l'opinione dello Zeller.] rebbe da preferire, e la maniera arbitraria
come si è voluto da alcuni interpetrarla ci pare infondata e priva di ogni
verosomiglianza. Meiners: Geschichte der Wissenschaften, pone una distinzione
arbitraria fra il male arrecato sensibilmente all'inimico, e quello che può
toccare il suo benessere interno, negando che quest’ultimo sia incluso nel
xaxcòj iioistv di Senofonte. Né meno infondata è la supposizione di Brandis,
secondo la quale Senofonte non avrebbe espresso interamente il pensiero di
Socrate. Strumpell tenta supplire Senofonte col Gorgia. Nome compiuto: Antonio
Labriola. Labriola. Keywords: implicature, comunismo, socialismo, partito
socialista italiano, il vico di Labriola, il Bruno di Labriola, Labriola su
Herbart, Labriola su Zeller, comune, sociale, filosofia della storia,
dialettica socratica, fra dulcino, carteggio con Croce, all’origine del
socialismo comunismo materialista in Italia – l’avvento creative del comunismo
in Italia, il marxismo ontologico di Grice. Refs.: Luigi Speranza, "Grice e Labriola," “Grice e il Vico di
Labriola” per il Club Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza,
Liguria, Italia.
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lacida: la diaspora di Crotone -- Roma
– filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Abstract.
Grice: “Cuoco, an Italian nationalist philosopher, after reading Giamblico’s
Vita di Pitagora, concludes by stating that Pythagoras, if not Giamblico,
should be deemed – by the mere number of his disciples – the father of Italian
philosophy!” Filosofo italiano. Metaponto,
Basilicata. A Pythagorean, according to the “Vita di Pitagora” by Giamblico di
Calcide.
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lacrate: la diaspora di Crotone -- Roma
– filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Lugi Speranza (Metaponto). Abstract. Grice: “Cuoco, an Italian
nationalist philosopher, considers Pythagoras the father of Italian philosophy
– which seeing that he (Pythagoras, not Cuoco) was born in Samos, would be like
claiming that Cicero is the father of Oxford philosophical analysi!” Filosofo italiano. Metaponto,
Basilicata. A Pythagorean, according to the “Vita di Pitagora” by Giamblico di
Calcide.
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lacrito: la diaspora di Crotone -- Roma
– filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Abstract.
Grice: “Cuoco, an Italian nationalist philosopher, calls Pythagoras the FATHER
of Italian philosopher – ‘even if we have to forgive him for himself NOT being
an Italian’!” -- Filosofo italiano. Metaponto, Basilicata. A Pythagorean, according to the “Vita
di Pitagora” by Giamblico di Calcide.
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lafeonte: la diaspora di Crotone -- Roma
– filosofia basilicatese – scuola di Metaponto -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Metaponto). Abstract.
Grice: “Cuoco, an Italian nationalist, oddly calls Pythagoras, a notably
NON-Italian philosopher, the father of, er, Italian philosophy!” Filosofo italiano. Metaponto,
Basilicata. A Pythagorean, according to Giamblico di Calcide (“Vita di
Pitagora”).
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lagalla:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazoinale della teoria geo-centrica
– la terra al centro del universo – filosofia campanese -- filosofia italiana
-- Luigi Speranza (Padula). Abstract. Grice: “Austin was,
like many of us, up to date in modern science, and would often criticize Donne
for thinking that the Earth had four corners!” -- Filosofo italiano. Padula,
Salerno, Campania. Grice: “I love Lagalla: the fact that he was an Aristotelian
when everybody in Florence was a Platonist!” Figlio di un alto funzionario della burocrazia vice-reale.
Studia filosofia. Perdette i genitori ed e affidato alla tutela di uno zio
paterno, che lo avvia agli studi di filosofia. Volle trasferirsi a Napoli per
proseguire nella sua formazione. Si iscrive ai corsi di filosofia dello Studio
ed ebbe come maestri Stillabota, Vivoli e Longo. Affidato dal Collegio degli
archiatri a Provenzale e Caro per un periodo di tirocinio, sembra vi si fosse
condotto con una tale competenza da meritare i gradi accademici nulla pecuniarum
solutione. Grazie a Longo, divenne l'ufficiale sanitario di una squadra navale
pontificia di stanza a Napoli, con la quale si dirigge verso le coste laziali,
per giungere poi a Roma. A Roma consegue una
laurea, in seguito alla quale entra al servizio di Santori, per il cui
interessamento ottenne da Clemente VIII l'incarico di lettore di filosofia
presso la Sapienza. Cura per Facciottola stampa di un commento ad Aristotele, “De
immortalitate animae ex sententia Aristotelis VII”, manifestazione di un interesse verso la
questione dell'anima, intorno alla quale L. si interrogò per buona parte della
sua vita intellettuale e che contribuì ad attirargli sospetti di eterodossia. Altre saggi: “La circuncisione di Cristo”. Al
problema dell'anima L. dedica corsi della lettura ordinaria di filosofia, che
tenne alla Sapienza. Queste lezioni sono raccolte in “De anima commentarii”. Allo stesso argomento
è dedicato un saggio dato alle stampe da L., il “De immortalitate animorum ex
Aristotelis sententia libri III” (Roma). L., pur riaffermando le posizioni
della tradizione d’AQUINO sulla questione dell'anima umana, secondo le quali
l'anima intellettiva è “forma informans” del corpo ed è molteplice, accetta
quelle di Alessandro di Afrodisia a proposito dell'animazione dei cieli,
ritenendo che non abbiano l'intelligenza come forma assistente che li muove
eternamente, ma piuttosto come forma informante. Morto Santori, s’avvicina ad Aldobrandini, entrando al suo
servizio. Conosce Cesi, al quale e legato da una cordiale amicizia. Se questa
non da luogo a un'ascrizione all'Accademia dei Lincei, malgrado una precisa
richiesta da parte di L., e solo a causa della sua marcata professione
aristotelica Cesi lo presenta comunque a GALILEI quando quest'ultimo si reca a
Roma per sottoporre il suo telescopio e le scoperte con esso realizzate al
giudizio degli autorevoli astronomi del collegio romano, nonché di influenti
membri della Curia pontificia e dello stesso Paolo V. Ne derivarono alcuni
incontri, durante i quali L., incuriosito dall'occhialino galileiano, lo
sperimenta ed e intrattenuto da Galilei con l'esibizione delle pietre lucifere
di Bologna. Da ciò che vide, trasse spunto per due saggi, pubblicati in De
phoenomenis in orbe Lunae novi telescopii usu a d. GALILEI nunc iterum
suscitatis physica disputatio nec non de luce et lumine altera disputatio (Venezia). Atteso con impazienza da Galilei, che e costantemente
informato da Cesi dei progressi nella composizione, il saggio delude l'ambiente
linceo. Nel primo dei due saggi, pur
difendendo la verità ottica di ciò che mostra il telescopio, cerca di spiegare
l'irregolare -- la scabrosità della superficie lunare, detta perfetta da
Aristotele -- come prodotto del regolare, attraverso una sorta di estensione di
un principio di regolarità -- invariabilità dei cieli e dei corpi e fenomeni
inclusi in essi -- cui risponde l'intera fisica celeste aristotelica. Le
asperità lunari dovevano dunque consistere in parti più dense d’etere, più
opache alla luce, e in parti meno dense, più chiare. Nel secondo saggio L.
racconta una discussione sulla natura della luce avuta con Galilei, Cesi, Misiani
e Clementi: dopo aver ribadito che la luce non è una sostanza, ma un accidente
o una qualità reale, tratta delle pietre lucifere e, contro l'interpretazione
di Galilei, osserva che la luminescenza delle pietre non è una proprietà del
minerale non trattato, ma una conseguenza del processo di calcificazione, che
rende la pietra porosa e in grado di assorbire una certa quantità di fuoco e di
luce, poi lentamente rilasciata. Con ciò esclude che possa essere il prodotto
della riflessione della luce solare sulla terra da parte della luna. A proposito del primo dei due saggi, Galilei
medita di fornire una risposta pubblica, sollecitata dallo stesso L., di cui le
note di lettura al volume in questione, sembrano essere il lavoro preparatorio.
Tale risposta non arriva, ma i rapporti tra i due divennero più stretti, forse
per effetto di un lento avvicinamento delle rispettive posizioni scientifiche.
In occasione dell'osservazione di una cometa, scrive il Tractatus “de metheoro
quod die nona novembris anni presentisin urbe apparuit sopra collem Pincium” e
poiché quest'opera pare, in alcuni punti, accogliere le posizioni di Galilei, e
attaccato di scarso aristotelismo. Si convence così a chiedere a Galilei e a
Cesi il sostegno per una lettura a Psa. Pur non mancando l'occasione (la morte
di Papazzoni aveva reso vacante un posto), non se ne fa niente, ma anche in
questo caso i rapporti tra i tre uomini rimasero saldi. Aumenta intanto la sua
insofferenza verso gl’ambienti romani che lo guardavano con crescente sospetto.
La sua “De coelo animato disputatio” e in Germania, per l'interessamento d’Allacci.
Non rinuncia a coltivare la speranza di ottenere un adeguato incarico al di
fuori della capitale pontificia, tanto da valutare con attenzione la proposta di
trasferirsi alla corte di Sigismondo III. Le compromesse condizioni di salute
(soffriva di una malattia urinaria, forse una ipertrofia prostatica con
complicanze) e il timore che l'inclemente clima polacco potesse peggiorarle lo
portarono a rifiutare. Continua a praticare
la filosofia, e segue il suo protettore Aldobrandini in diversi viaggi in vari
luoghi d'Italia. Gli è stato dedicato il cratere L. sulla Luna. Altre saggi: “De phaenomenis in orbe lunae novi telescopii
usu nunc iterum suscitatis” (Venezia); “De metheoro quod die nona novembris
anni presentisin urbe apparuit sopra collem Pincium”; “De luce et lumine altera
disputatio”; “De immortalitate animorum ex Aristotelis Sententia”(Roma); Biblioteca
apost. Vaticana, Barb. lat.; cfr. Kristeller; cfr. Edizione naz. delle opera, Firenze,
Biblioteca, Galil., Favaro, nell'ed. naz. delle opere di Galilei, X indica una
stampa apparentemente irreperibile, Roma; ma Heidelbergae. Dizionario biografico
degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Giano Nicio Eritreo
[Gian Vittorio Rossi], Pinacotheca imaginum illustrium doctrinae vel ingenii
laude virorum, I, Coloniae Agrippina, Leone Allacci, Vita, Parigi, T. Alfani,
Istoria degli anni santi” (Napoli); “Dizionario istorico” (Napoli); F. Colangelo, Storia dei filosofi e dei
matematici napolitani, Napoli Stefano Gradi, Leonis Allatii vita, in Novae
patrum bibliothecae, A. Mai, Romae, E. Wohlwill, V. Spampanato, “Bruno” (Messina);
G. Crescenzo, Dizionario storico-biografico degli illustri e benemeriti salernitani,
Salerno); “I maestri della Sapienza di Roma, E. Conte, Roma, ad ind.; M. Bucciantini,
Contro Galileo, Firenze, Italo Gallo, Figure e momenti della cultura
salernitana dall'umanesimo ad oggi, Salerno, Paul Oskar Kristeller, Iter Italicum, Lettere
del Lagalla, o di altri con notizie su di lui, si trovano nell'Edizione
nazionale delle opere diGalilei, a cura di A. Favaro, Firenze, ad indices, è
pubblicato il “De phoenomenis in orbe Lunae” con postille di Galilei); G.
Gabrieli, Carteggio linceo, Roma. CoMLOL, Grice: “The more I read secondary
bibliography about this one qualifying as ‘napoletano’ – la ‘filosofia napoletana’
‘il filosofo napoletano’ – the less I’m inclined to consider him Italian!” –
Nome compiuto: Iulius Caesar Lagalla. Giulio Cesare Lagalla. “Un aristotelico
che dialogava con Galilei”. Lagalla. Keywords: implicatura, the earth is flat;
la terra e al centro dell’universo, la pietra di Bologna, la kryptonite, la
luna, l’immortalita dell’anima, animo, spirare, peripatetici, licei, sublunary,
lunary. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Lagalla” – The Swimming-Pool Library. Lagalla.
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