GRICE ITALO A-Z I
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice ed Iacono: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale – la scuola di Girgenti -- filosofia siciliana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Girgenti). Abstract.
Grice: “I have often wondered about the evolutionary status of a representatum
– but Iacono made me realise that the core of it all is more basic: it’s the
IMAGO. The Romans were infatuated by images – and most think that we can
conceive ARE imagines! The etymology iself is fascinating!” Grice. The Latin
term ‘imago,’ meaning ‘image,’ ‘likeness,’ carries a rich history and has
influenced philosophical discussions surrounding the concept of representation.
The term ‘imago’ originates fron the Proto-Italic root ima- and the suffix
-ago. It is ultimately derived from the Proto-Indo-European root heym- meaning
‘to imitate,’ or to copy. This root also gives rise to the Latin verb ‘imitari’
– to copy, portray, imitate – and other related terms like aemulus, emulous. The
concept of ‘imago’ has significantly shaped philosophical theories of
representation – Grice, representation as being primarily iconic or imitative –
especially regardin the relationship between the mind (Grice’s thought),
objects (Grice’s reality) and the external world (Grice’s ‘reality’). Plato’s
theory of forms (or theory of ideas) suggests tha a thing PERCEIVED in the
physicalworld is a SHADOW or imperpect
opy of a perfect, unchanging form in a separate, intelligible real. Thus
imago would represent the physical manifestation, a lesser IMITATION, of a true
and essential form. Aristotle’s concept of PHANTASIA (imagination) describes the
mental images used in thinking, using stored perceptions to create mental
representations – or PHANTASMATA --. The notion of imago would resonate with
these internal mental representations that allow humans to call experiences,
simulate scenarios, and formulate abstract concepts. In Medieval philosophy, the
term ‘imago dei’ highlights the unique dignity and value of the human being,
who is believed to be created in the likeness of god. This implies a profound
connection between the human essence and the divine, with humans reflecting
God’s attributes and holding a special capacity for relationships with his
creator. In short, the etymology of ‘imago’ reveals its connection to IMITATION
and copying. This meaning has been central to philosophical explorations of
representation, influencing perspectives on how physical reality relates to
ideal forms, how the mind creates internal representations, and how human
nature reflects a divine image!” It was during his seminars at Oxford, which
were open to any member of the university – since people from the Town could
care less – Grice applied his method of philological botany to conversation: is
it helpfulness that we need, or want? Or is it something rather stronger, like
‘co-operation’. He was never sure. But the idea is clear to Iacono: aiuta,
aiuta mutua, soccorso, societa di mutuo soccorso. Keywords: Grice, Iacono,
co-operazione conversazionale, aiuta conversazionale. Filosofo siciliano. Filosofo
italiano. Girgenti, Sicilia. Grice: “I love Iacono; for one, he has taken Marx’s chapter on
cooperation in Das Kapital seriously; but as he notes, Marx subverts the order,
the symbolic interaction becomes a super-structure! Iacono recognises the
perplexities of shared intentionality, and finds ways to deal with them
conceptually –Insegna a Pisa. Fra i
filosofi che si sono interessati ai rapporti storici e teorici della filosofia
con l’antropologia e la politica. Si occupa di epistemologia della complessità
(“L'evento e l'osservatore”, Bergamo). Fonda “Ichnos,” Laboratorio filosofico
sulla complessità. La sua ricerca mostra un costante confronto con la filosofia
antica: al riguardo, si dedica all’analisi di nozioni quali feticismo, paura e
meraviglia, e all'indagine epistemologica sul tema dell'osservatore. Tali
ricerche gravitano attorno ad una riflessione sul tema dell'”altro” nelle
relazioni storico-sociali e politiche: da qui i saggi sulle triadi concettuali
autonomia, potere, minorità e storia, verità, finzione. Ne “Il borghese e
il selvaggio” analizza l'influenza la figura di Robinson Crusoe nei paradigmi
filosofico-economici di Turgot e Smith rilevando gli elementi di antropologia
occidentalista là dove la rappresentazione teorica della società e della storia
si mostrava nei suoi aspetti apparentemente semplici, ovvi e trasparenti tali
da nascondere con l'evidenza i presupposti del punto di vista coloniale.
In “Il feticismo” (Milano) studia la genealogia del concetto dalla sua origine
nell'illuminista Brosses fino a Marx, a Freud e al pensiero contemporaneo, ha
contribuito, sul piano metodologico, all'idea di una storia della filosofia interpretata
attraverso concetti e, sul piano interpretativo, alla messa in evidenza dei
mutamenti semantici del concetto di “fetice”, di origine coloniale che si è
trasformato con Marx e con Freud in due modi di operare, rispettivamente sul
mondo storico-sociale e sul mondo della psiche, basati sulla pratica teorica di
un'antropologia dall'interno. Le fétichisme. In “Paura e meraviglia: storie
filosofiche” (Catanzaro) i temi storiografici dell'illuminismo e del fetice vengono
ripresi e ridiscussi alla luce del pensiero contemporaneo. Il problema
filosofico e politico dell'antropologia dall'interno è stato sviluppato
attraverso la questione epistemologica dell'osservatore. Influenzato da Marx,
ma anche da Foucault e da Bateson, analizza le teorie della storia di Bossuet,
Vico e Droysen attraverso il tema del ruolo dell'osservatore che interpreta gli
eventi sociali e naturali nella loro storicità. Interessato alle teorie
contemporanee dell'”auto-organizzazione” biologica (Atlan, Maturana, Varela), cercato
di reinterpretare il senso epistemologico della storia, la parzialità dei punti
di vista impliciti dell'osservatore e delle sue visioni del mondo, la questione
dell'altro, il rapporto tra scienze storico-sociali e scienze naturali, alla
luce del concetto di complessità. In questa chiave, in “Tra individui e cose”
(Roma) raccoglie i risultati di ricerche che, all'interno dei rapporti fra
filosofia, antropologia e politica, si interrogava attraverso Bateson sull'idea
del ‘pensare per storie' come momento metodologico e critico di un'antropologia
dall'interno in una società come quella occidentale moderna dove le cose si
sostituiscono feticisticamente agli uomini e il conformismo si mostra
incessantemente e paradossalmente come l'irrompere del nuovo. Il problema
della critica sociale e dell'autonomia individuale come decisivo in una società
occidentale che domina il mondo dichiarandosi libera e democratica è al centro
di “Autonomia, potere, minorità” (Milano). Partendo dallo scritto di Kant “Che
cos'è l'Illuminismo?, Iacono si chiede perché in una società istituzionalmente
‘libera' e ‘democratica', all'indomani della fine dei regimi socialisti, il
desiderio di uscire dallo stato di minorità non riesce a vincere il
contrastante desiderio di rimanere nello stato di minorità, perché in sostanza
è così forte la paura di essere autonomi. La questione dell'autonomia lo
ha portato a interessarsi ai temi della verità, dell'illusione e dell'inganno.
Per un'antropologia dall'interno occorre vedere con altri occhi e per vedere con
altri occhi è necessario acquisire uno sguardo d'altrove. I temi
dell'universalismo e della questione dell'altro sono discussi in quest'ottica
in “Storia, verità, finzione” (Roma). La meraviglia che connota il tono emotivo
della conoscenza filosofica deve passare attraverso lo straniamento: essere
straniero a te stesso affinché l'altro non sia straniero a te. L'autonomia può
realizzarsi soltanto nella relazione con l'altro e non, come se l'è immaginato
il pensiero moderno, recidendo ogni legame per poi andarlo a costituire da
padroni. Ma un'antropologia dall'interno è continuamente in tensione con un
senso comune che, conservando le verità condivise ovvero i pregiudizi, tende a
mostrarle come ovvie, naturali, eterne, uniche, a renderle dunque salde e indiscutibili.
Ci si dimentica allora che viviamo in molti mondi, in mondi intermedi (“Mondi
intermedi e complessità” -- Pisa), e che siamo capaci, con la coda dell'occhio,
di percepire sempre un mondo altro da quello in cui siamo immersi. Perdendo
questa percezione perdiamo la nostra capacità di uscire da noi stessi e dunque
la facoltà di essere autonomi. L'illusione, attraverso cui ci si approssima
alla verità, che è consapevolezza critica di un'illusione stessa (Nietzsche,
Pirandello), si trasforma in inganno e in auto-inganno, sulle cui basi si
produce il rischio della costituzione delle regole del consenso, in una società
libera ma senza autonomia. Un'altra direzione di studi riguarda le
genealogie dell'immagine della finestra e del concetto di illusione nella
storia del pensiero occidentale. In quest'ambito di riflessione Iacono realizza
Con altri occhi. Iacono dirige il bimestrale di politica e cultura Il
Grandevetro. Ha collaborato per anni al quotidiano il manifesto. Fa parte del
Comitato scientifico della Scuola di formazione e ricerca sui conflitti
Polemos. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Collegio San Carlo
di Modena. Lurea molti studenti al polo universitario universitario
penitenziario della casa circondariale Don Bosco di Pisa e tuttora collabora a
progetti e iniziative per un'effettiva opera di recupero del detenuto che
sconta la pena. Saggi: “L'illusione e il sostituto. Riprodurre, imitare,
rappresentare” (Mondadori, Milano); “Il sogno di una copia. Del doppio, del
dubbio, della malinconia” (Guerini, Milano); “Storie di mondi intermedi” (ETS,
Pisa); “Marx. La cooperazione, l'individuo sociale, le merci” (ETS, Pisa); Filosofia
alle elementari”; “Le domande sono ciliegie, Manifestolibri, Roma, Per mari
aperti. Viaggi tra filosofia e poesia nelle scuole elementary (Roma); Filosofia
alle scuole superiori”; “La giustizia è l'utile del più forte? Incontro con gli
studenti del Liceo classico «Empedocle» di Agrigento, Pisa; Ra Racconti L'accelerato,
in Favolare Casini e Vannozzi, MdS editore, Pisa, La scelta, in Gabbie, Bulzomì, Casini,
Vannozzi, MdS editore, Pisa PSYCHOMEDIA JOURNAL OF EUROPEAN PSYCHOANALYSIS. I.
Studi su Marx La cooperazione, l’individuo sociale e le merci vai alla
scheda del Edizioni ETS Piazza Carrara Pisa
Promozione Bologna La notizia dei braccialetti che l’ingegner Cohn ha
brevettato per il controllo dei lavoratori di Amazon (più educatamente e
ipocritamen- te, per migliorare l’efficienza del lavoro) merita, al di là delle
polemi- che contingenti, qualche riflessione su un mondo nascosto e dimenti-
cato che tuttavia esiste su questo pianeta e non si vede: il mondo dello
sfruttamento sul lavoro e la lesione della dignità di chi lavora. Mi serve un
libro, vado su Amazon, lo cerco, lo trovo. C’è anche la versione ebook. Non è
la stessa cosa del libro fisico, ma ha due vantaggi. Costa molto meno e, cosa
importantissima, dopo avere pagato, lo ottieni in Kindle con un semplice click.
Non è la stessa cosa del libro fisico per un’altra ragione. L’impaginazione è
diversa e non corrisponde affatto a quella del libro. Questo complica le cose
non tanto al lettore di un romanzo giallo, per esempio, o di racconti in
generale, quanto allo studioso o, più in generale, a colui che ha bisogno del
documento ori- ginale. Mettiamo comunque che voglia e trovi il libro fisico e
lo ordini, magari con un sistema veloce che pago in sovrapprezzo. Devo superare
una frustrazione. Non posso averlo subito. Non ce l’ho lì davanti sullo
scaffale di una libreria. Vedo la copertina online. Devo aspettare uno o
qualche giorno. Peggio se lo acquisto nel week end. Una piccola frustrazione,
senza dubbio, ma nel nostro pianeta, che è un’immensa raccolta di merci fisiche
e virtuali, siamo ormai abituati ad avere tutto e subito, e aspettare non è
facile. Ogni nostro desiderio è un ordine che il mercato può eseguire per
soddisfarlo, e poter girare fra le merci, libri o divani o qualunque altra
cosa, in modo virtuale, da un lato ti dà un senso di straordinaria, gioiosa
potenza, dall’altro però ti produce una sensazione di mancanza. Vuoi mettere
andare al negozio e provare la giacca, anzi peggio ancora le scarpe o i
pantaloni per vedere se ti stanno? Certo, online risparmi. Inoltre, a ovviare a
quella sensazione di mancanza derivata dal fatto che il desiderio
dell’acquirente non si può soddisfare immediatamente, vi è la precisione
rigorosa nella consegna. Tutto sembra perfetto, ma a quale prezzo? Al prezzo
dello sfruttamento di chi la merce la deve impacchettare, spostare, consegnare.
Un prezzo che il cliente non vede. Non è una novità. Il braccialetto
dell’ingegner Cohn è l’ultimo ritrovato di una lunga storia del lavoro. Marx
aveva fatto vedere bene come stavano realmente le cose nei processi di
produzione delle merci. Quel genio che era Charlot aveva rappresentato una
straordinaria parodia del sistema di sfruttamento del lavoro dell’operaio nel
famoso film Tempi moderni, dove il lavorato- re doveva adattarsi alla velocità
del sistema automatico di produzione. In epoca più recente ricordo che perfino
zio Paperone cercò di usare le scimmie per il lavoro a catena, ma fallì perché
perfino esse non riusci- vano ad adattarsi. Foucault scrive Sorvegliare e
punire, un’analisi cruda dell’organizzazione di un carcere, il cui sistema di
controllo era simile a quello elettronico rappresentato dai braccia- letti. Lo
sfruttamento del lavoro e la lesione della dignità dei lavoratori, checché se
ne dica, non sono diminuiti negli anni, anzi, nonostante le leggi, sono
probabilmente aumentati. Dietro la concorrenza e la libertà di mercato, dietro
le luci dei supermercati reali o virtuali, dentro quelle nuove caverne di
Platone che sono i centri commerciali di Los Angeles, Dubai, Shanghai, Milano e
al di là della finestra dei nostri computer o tablet da cui acquistiamo online,
vi è ancora il lato oscuro, materiale e psicologico, del dispotismo sul lavoro
che oggi nessuno vuol vedere, talvolta nemmeno chi lo subisce. Fino a quando
qualcuno di sabato sera, nel suo tempo libero, si siede al bar e chiede di
bere, vi sarà sem- pre qualcun altro che dovrà preparare il cocktail e un altro
ancora, magari extracomunitario, che lo porterà con un vassoio. Il tempo li-
bero di uno è il tempo di lavoro di altri. L’idea che il lavoro sparisca e in
particolare sparisca il lavoro manuale mi pare sinceramente, questa sì, una
bubbola neoliberista. Meno si vede il lavoro sfruttato e meglio è per il
neoliberismo. La tecnologia espelle il lavoro e toglie l’occupa- zione, ma non
lo fa sparire. Lo disloca altrove e non lo concentra più in grandi spazi
chiusi. Ed è questo che ha messo in totale confusione la sinistra nel mondo.
Accade con il lavoro quello che accade con la merce. La compri ma non ti
accorgi della quantità di lavoro sociale che ci è voluto per produrla e poi
metterla sul mercato. Ti bevi il cocktail ma non vedi nemmeno in faccia il
cameriere che te lo porta e che sta lavorando mentre tu ti riposi e a cui forse
lascerai una mancia. Il primato del tempo libero è un buon modo per soggiacere
al neoliberismo. Potremmo davvero vivere in ozio permanente nel tempo libero? È
questo a cui aspiriamo? E perché allora, occupati, disoccupati, precari, siamo
tutti depressi? Certo il lavoro troppo spesso è odioso, ma allora il
problema è l’odiosità del lavoro, il suo sfruttamento, non la sua fine. Dietro
l’ordine online che facciamo su Amazon vi sono la- voratori che con la testa e
con le mani portano, impacchettano, spedi- scono, trasportano e ai quali si
vuole mettere il braccialetto elettronico di controllo. Non credo che con tutta
la tecnologia li si possa sostituire con dei robot, ma credo che con tutta la
tecnologia li si possa usare schiavisticamente come dei robot. Una cosa è
lottare per riappropriarsi del lavoro e della sua qualità, altra cosa è
rifiutarlo. È nella chiave della riappropriazione del lavoro che è ancora
valido, a mio parere, il vecchio slogan lavorare meno, lavorare tutti, così
come la gratuità della forma- zione scolastica e universitaria. In uno scritto
recentissimamente pubblicato in Italia, Realismo capitalista (Nero, Roma), ma
uscito in lingua inglese nel bel mezzo dell’esplodere della crisi economica,
Fisher, scrittore, filosofo, critico musicale britannico, morto suicida lo
scorso anno, ha cercato di rispondere alla famosa affermazione di Thatcher
secondo cui al sistema in cui viviamo non c’è alternativa. Un’affermazione
vincente che, togliendo al futuro ogni possibilità di accompagnare la politica,
lo fece a suon di licenziamenti e ristruttu- razioni aziendali che sarebbero
diventati un modello per tutto il capi- talismo occidentale. A sinistra
cominciarono i laburisti con il pentito Blair a fare propria la visione
thatcheriana, e il modello neoliberista si diffuse quasi ovunque con
l’accentuarsi vistoso e potente delle di- seguaglianze e attraverso l’ideologia
oggi ancora dominante secondo cui tutto il mondo deve essere modellato come
un’azienda. Ideologia che oggi paradossalmente trova quasi più critiche a
destra che non a sinistra. Avere tolto ogni alternativa futura ha di fatto
azzerato le si- nistre. Il loro ruolo è spesso diventato quello un po’ servile
di tamponare più o meno malamente gli effetti collaterali del neoliberismo, del
dominio della privatizzazione, dello sperpero del bene comune, della
devastazione ambientale, senza neanche riuscirci. Scrive Fisher: “Qualsiasi
posizione ideologica non può affermare di avere raggiunto il suo traguardo
finché non viene per così dire naturalizzata, e non può dirsi naturalizzata
fino a quando viene recepita in termini di principio anziché come fatto
compiuto”. Le sinistre non potrebbero accettare il neoliberismo come principio,
ma se viene naturalizzato come un fatto compiuto allora è diverso. In fondo i
dirigenti politici sono tutto som- mato abbastanza ben pagati e
sufficientemente fragili culturalmente per scomodarsi a mettere in discussione
ciò che è dato come naturale e scontato. “Nel corso di più di trent’anni,
continua Fisher, il realismo capitalista ha imposto con successo una
specie di ontologia imprendtoriale per la quale è semplicemente ovvio che
tutto, dalla salute all’educazione, andrebbe gestito come un’azienda. Oggi
l’aziendalismo è un vero delirio ideologico. I lavoratori sono imprenditori di
se stessi, così costano meno alle aziende e possono essere meglio sfruttati, le
scuole e le università e gli ospedali invece di pensare alle loro rispettive
missioni, affogano penosamente nell’ansia generalizzata della competition,
versione metropolitana e neoliberista della giungla. Benvenuti nel realismo
capitalista! Questo saggio raccoglie studi su Marx che porto avanti a partire
dagli sui temi della CO-OPERAZIONE e della sua ambivalenza, sul suo metodo,
sulle sue concezioni antropologiche. Nonostante siano accadute molte cose nel
corso del tempo, dalla fine dell’era industriale alla caduta del muro di
Berlino, dalla crisi irreversibile dei partiti operai al trionfo del
neoliberismo, alcuni punti, che molti, troppo spesso ab- bacinati dal mantra
conservatore del nuovo e del cambiamento, hanno abbandonato, a mio parere,
restano fermi. Primo fra tutti il lavoro e in particolare il lavoro CO-OPERATIVO,
grazie a cui, come sostiene Marx, gli uomini si spogliano dei loro limiti
individuali e sviluppano la facoltà della loro specie e a causa del quale,
nello stesso tempo, essi, dopo aver subito il dispotismo e il disciplinamento
di fabbrica, introiettano oggi il dispotismo e il controllo della produzione. E
ciò mentre vivono la condizione illusoria di essere imprenditori di se stessi,
dopo che dal comprensibile desiderio della flessibilità si ritrovano nella
miseria mate- riale e psicologica della precarietà del lavoro. Non hanno più né
tempo né possibilità di progettare il futuro e, del resto, è proprio il futuro
che è stato tolto, perché esso oggi si mostra al massimo e quasi soltanto come
mantenimento dell’esistente, quando non come una devastazione catastrofica del
presente. Nessuno ha il coraggio di guardare altrove, là oltre l’orizzonte,
dove poter immaginare una vita diversa dalla libera, depressiva solitudine
degli iperconnessi che convive con naturalezza insieme alla schiavitù del
lavoro nella gran parte del mondo. Eppure è proprio quello che serve. In un
libro di alcuni anni fa1 avevo cercato di affrontare il tema dell’autonomia
individuale consapevole della lacuna che vi era e cioè del fatto che il tema
dell’autonomia si deve porre dentro le condizioni della natura dell’uomo in
quanto animale sociale e dunque all’interno delle relazioni sociali. Non vi può
essere autonomia in senso proprio (I., Autonomia, potere, minorità, Feltrinelli,
Milano) senza eguaglianza delle relazioni sociali. Forse, riprendendo
l’argomen- to della facoltà cooperativa degli uomini e del fatto che essi
devono riappropriarsene a partire dal lavoro, si potrebbe ripercorrere una
stra- da che nel corso tempo ha cambiato il suo tracciato e il cui manto è
attualmente pieno di buche. Desidero ringraziare Baglini, Brucciani, Campo,
Marchesi, Mori, Paoletti. Dedico questo libro alla memoria di Badaloni, Marco,
che mi introdusse agli studi su Marx. Versione largamente rivista di
Divisione del lavoro e sviluppo della facoltà della specie umana in Marx,
originariamente pubblicato in «Critica marxista», Sull’ambivalenza della
cooperazione, in Ecologia, Esistenza, Lavoro, (Officine Filosofiche), a cura di
Iofrida, Mucchi, Bologna. Sul concet- to di ‘trasparenza’. Un’immagine di
asssociazione di uomini liberi nel ‘Capitale’ di Marx, in «Metamorfosi»,
Rapporti economici e rapporti sociali in Marx, in «Prassi e teoria», Versione
modificata del saggio originariamente pubblicato in «Annali della Scuola
Normale Superiore» (relazione al seminario dedicato a Bachofen tenuto alla
Scuola Normale Superiore e coordinato da Arnaldo Momigliano). Capitolo Sesto
Versione modificata di Sul concetto di feticismo, in «Studi Storici»,
Concezione antropologica e concezione storica in Marx. Il caso particolare del
‘feticcio della merce’, in aa.VV., Antropologia, prassi, eman- cipazione.
Problemi del marxismo, a cura di G. Labica, Losurdo, Texier, Quattroventi, Urbino
DIVISIONE DEL LAVORO E SVILUPPO DELLA FACOLTÀ DELLA SPECIE UMANA IN MARX. In un
luogo del capitolo sulla cooperazione, Marx afferma. Nella co-operazione
pianificata con altri l’operaio si spoglia dei suoi limiti individuali e
sviluppa la facoltà della specie”1. La facoltà della specie umana consiste
nella capacità che hanno gli operai riuniti insie- me e combinati secondo le
figure della cooperazione di produrre una quantità di oggetti superiore a
quella che lo stesso numero di operai sarebbe in grado di produrre se ciascuno
di essi lavorasse isolatamente. Questa idea è già in Smith, attraverso il
famoso esempio del- la fabbrica di spilli, come ragione di superiorità del modo
capitalistico di produzione, basato essenzialmente sulla manifattura, sui
precedenti modi di produzione2. Sappiamo che, per Marx, la cooperazione è “la
forma fondamentale del modo di produzione capitalistico”3 e precisamente è la
forma che attraverso le sue figure tende a svuotare le facoltà individuali
degli operai e a trasferirle ai mezzi di lavoro. Nella figura più complessa di
cooperazione capitalistica, quella del macchinismo, questo trasferimento si
realizza completamente. La storia del passaggio dalla cooperazione semplice,
alla manifattura, alle macchine, può essere letta come la storia della perdita
delle facoltà individuali lavorative degli operai singoli in ragione dello
sfruttamento derivante dallo sviluppo tecnico del processo capitalistico di
produzione. Già in Smith, nella Indagine ecc., si ritrova la descrizione della
perdita delle facoltà degli operai sottoposti alla divisione del lavoro nella
manifattura. Questa perdita di facoltà è posta come ragione di inferiorità
della classe operaia nei confronti dei popoli selvaggi, dove non sussiste la
divi- sione del lavoro: rispetto ai selvaggi, lo sviluppo delle facoltà
individuali degli operai appare in ragione inversa della crescita della
quantità di 1 Marx, Il capitale, Cantimori, Riuniti, Roma Smith, Indagine sulla
natura e le cause della ricchezza delle nazioni, ISEDI, Milano Smith, La
ricchezza delle nazioni. Abbozzo, trad. V. Parlato, Editori Riuniti, Roma; Marx,
Il capitale, AMBIVALENZA DELLA COOPERAZIONE Il ritorno dell’uomo come animale
sociale. Dopo anni di elogio dell’individualismo nel bel mezzo della glo-
balizzazione, mentre ritornava in un modo piuttosto primitivo l’abusa- ta
metafora della mano invisibile, qualcosa è cambiato. Dopo l’euforia degli anni
’80, un po’ di attenzione si è spostata da una filosofia inge- nua (ma
estremamente vantaggiosa per alcuni) dell’individuo verso la facoltà collaborativa
e cooperativa degli uomini. In un certo senso è tornata, se non proprio al
centro, almeno lateralmente, l’immagine ari- stotelica dell’uomo come zòon
politikón, dell’uomo cioè, come ebbero a tradurre Seneca ed AQUINO, come
animale sociale. L’elemen- to sociale è tornato a essere considerato come
costitutivo della formazione dell’individuo sul piano etico, politico e
cognitivo. Recentemente il sociologo Sennett ha pubblicato un libro che
significativamente ha per titolo Insieme ed è un’indagine sulla facoltà
cooperativa degli uomini esplicitamente influenzata dalle teorie di Sen e Nussbaum. “Le idee di Sen e Nussbaum, egli
scrive, sono state per me fonte di ispirazione e costituiscono il tema di fondo
che orienta questo libro: le capacità di collaborazione delle persone sono di
gran lunga maggiori e più complesse di quanto la società non dia loro spazio di
esprimere”1. In sostanza la facoltà cooperativa degli uomini, nel nostro
sistema sociale, non riesce ad esprimersi ap- pieno e in particolare non assicura
la piena realizzazione delle capacità emotive e cognitive umane. Lo scenario
che emerge da questa tesi è dunque in primo luogo che la società non riesce a
realizzare la facoltà cooperativa umana e in secondo luogo che tale facoltà si
realizza grazie alle capacità emotive e cognitive e viceversa, nel senso che,
queste, a loro volta, si realizzano appieno soprattutto nella collaborazione e
nella CO-OPERAZIONE. Sennett, Insieme. Rituali, piaceri e politiche della
collaborazione, Feltrinelli, Milano DIETRO C’È SEMPRE QUALCOS’ALTRO Un’immagine
di associazione di uomini liberi e l’idea di trasparenza La trasparenza
nasconde sempre qualcosa. Più precisamente na- sconde ciò che viene tolto per
far sì che l’immagine renda trasparenti i rapporti che si vogliono
rappresentare. Nell’economia politica, quelle che Marx chiama robinsonate avevano
un importante significato epistemologico: semplificare e rendere per l’appunto
trasparenti i rap- porti economici complessi del modo di produzione
capitalistico. Questo processo di semplificazione presupponeva sempre una
scelta in ciò che si voleva rappresentare o, in altri termini, un taglio nel
quadro rap- presentativo che presupponeva un privilegiamento di una determinata
struttura visiva invece di un’altra. Nell’immagine di Robinson ciò che Defoe
vuol far vedere è il rapporto tra il protagonista del suo romanzo e lo spazio
naturale che egli deve trasformare per renderlo utile alla sua sopravvivenza.
Il comportamento di Robinson è il comportamento del borghese nel suo rapporto
con la natura attraverso il lavoro. Ed in effetti, da questo punto di vista, il
rapporto tra Crusoe e le cose è chiaro e trasparente: “Il suo inventario dice
Marx contiene un elenco degli oggetti d’uso che possiede, delle diverse
operazioni richieste per la loro produzione, e infine del tempo di lavoro che
gli costano in media determinate quantità di questi diversi prodotti”1.
L’effetto di trasparenza appare dato da alcune condizioni complesse che già
decidono i contorni dell’immagine e dunque la par- zialità di una
rappresentazione semplificata del comportamento di un individuo alle prese col
proprio lavoro. Baudrillard ha osservato che la trasparenza della relazione di
Robinson con le cose è truccata2, ma la chiave del trucco è rintracciabile già
nella stessa immagine descritta da 1 Marx, Il capitale, BaudrIllard, Per una
critica dell’economia politica del segno, Mazzotta, Milano IL METODO DI MARX E
L’USO DELL’ASTRAZIONE 1. A più riprese Marx ha sottolineato che il porre l’uomo
isola- to all’origine dello sviluppo sociale e del processo storico è un assur-
do. Nelle Forme che precedono la produzione capitalistica, egli osserva come
sia semplice raffigurarsi che un uomo potente possa servirsi di un altro uomo
“come di una condizione naturale preesistente della sua riproduzione”1, e fare
dell’esercizio del dominio il suo specifico lavoro allo scopo di far lavorare
altri uomini per lui; presupporre cioè una divisione del lavoro tra signore e
servo prima che siano state poste le condizioni originarie, comunitarie per la
riproduzione della vita de- gli uomini. “Ma una simile idea è assurda – per
quanto possa essere giusta dal punto di vista di certe organizzazioni tribali o
collettività – in quanto essa parte dallo sviluppo di uomini isolati. L’uomo si
isola soltanto attraverso il processo storico”2. La questione posta da Marx non
è, ovviamente, nuova. Ferguson, per esempio, aveva già sostenuto la necessità
di considerare la specie umana in gruppi e di condurre l’indagine
storico-sociale avendo come oggetto la società intera e non gli uomini
separatamente presi. In generale tutta la cosiddetta scuola storica scozzese pone
il problema di uno studio della storia umana a partire dagl’uomini riuniti in
società ed aveva sottolineato che il fattore chiave per comprendere lo sviluppo
delle diverse società era il modo di sussistenza, da cui si potevano spiegare
costumi, leg- gi, forme di governo. È stato sostenuto, a questo proposito, che
Marx Bari Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica,
FerguSon, Saggio sulla storia della società civile, Laterza, Roma Robertson, History of America, in
Works, Hill, Edinburgh; MIllar, The Origin of the Ranks, ristampato in W.C. lehMann, Millar of Glasgow, Cambridge, Millar,
Osservazioni sull’origine delle distinzioni di rango nella società, Angeli,
Milano; BACHOFEN, ENGELS, MARX. La pubblicazione ad opera di Krader degli
estratti etnologici, l’ultimo lavoro di Marx, rimasto incompiuto, impone di
discutere del ruolo di Bachofen nell’Origine della famiglia di Engels, che
segnò la fortuna del Mutterrecht nel marxismo, tenendo conto di questo labora-
torio. La ragione è semplice: il saggio di Engels è basato su tali appunti, e
certamente, comparando lo scritto di Marx con quello di Engels, balza subito
agli occhi il ben diverso peso che Bachofen ha nei due casi. D’altra parte la
frammentarietà degli appunti marxiani non rende sem- plice il lavoro, ma non ci
si può accontentare di segnalare le differenze di Marx e di Engels su Bachofen
senza fare almeno un tentativo di interpretare il senso della ricerca di Marx
al momento della sua morte. Si tratta di provare a capire, se è possibile,
quale significato abbia la grande presenza di Bachofen nell’opera di Engels,
laddove la cosa non è affatto riscontrabile nel Marx che sta lavorando su quel
Morgan che, a sua volta, sarà la base dell’Origine della famiglia. Ma, data
appunto la frammentarietà del testo di Marx, l’unica via praticabile sembra
quella di considerare in primo luogo il contesto teorico entro cui Marx stava
operando e riflettendo. 1. Il laboratorio di Marx L’Origine della famiglia e presentata
da Engels come l’esecuzione di un lascito. Marx, morto un anno prima, aveva
lasciato ad uno stadio rudimentale il suo lavoro su Morgan, Phear, Maine,
Lubbock, Kovalevskij2. Si trattava in gran parte Engels, L’origine della
famiglia, Riuniti, Roma; The Ethnological Notebooks of Marx (Studies of Morgan,
Phear, Maine, Lubbock), cit.; L. krader, The Asiatic Mode of Production. Sources, Development and
Critique in the Writings of Marx, Gorcum, Assen; Marx, Excerpts from
Kovalevslcij. Sugli appunti di Marx; cfr. inoltre, L.
achenza, Sui Taccuini etnologici di Marx, in «ASNP»; P. greMIgnI, SUL
CONCETTO DI FETICISMO IN MARX Il concetto marxiano di feticismo delle merci è
stato analizzato da due punti di vista: quello del suo rapporto con il concetto
di alienazione e l’altro della sua connessione con la teoria del valore. È
possibile tut- tavia affrontare il problema in modo diverso, forse più ovvio: a
partire cioè dalla fonte usata da Marx per la formazione di questo concetto. Si
tratta dell’opera di Charles de Brosses, Du Culte des Dieux fétiches, pub-
blicata anonima a Parigi, che Marx aveva studiato a Bonn in una traduzione
tedesca di Pistorius, e di cui aveva fatto degli estratti1, come del resto di
altri testi, tra i quali quello di Meiners sulle religioni2 che riprende il
tema brossiano. Considerato il problema da questo angolo visuale, si potrà
vedere che il concetto marxiano di feticismo, che diventerà successivamente il
concetto di feticismo delle merci, è carico di implicazioni che forse
consentono di precisare alcune questioni teoriche ad esso connesse. 1. Il
concetto di feticismo ripropone, come è noto, il problema delle apparenze, cioè
dello scarto esistente tra l’essere sociale e le im- magini “nebulose e
fantastiche” attraverso cui l’essere sociale è visto e concepito dagli uomini.
Un tema che percorre la riflessione di Marx nel corso di tutta la sua biografia
intellettuale, ma che nel feticismo delle merci assume un valore specifico. Ed
è proprio per questo che appa- re necessario percorrere specificamente la
strada dello sviluppo di tale concetto, anche perché, inoltre, in esso si
possono rilevare due momen- ti importanti del procedimento teorico di Marx,
certamente carichi di 1 K. Marx, Fetischismus, MEGA, Dietz, Berlin; MeInerS,
Allgemeine kritische Geschichte der Religionen, Hannover. Su Meiners come volgarizzatore
di de Brosses, cfr. M. daVId, La notion de fétichisme chez Auguste Comte et
l’oeuvre du présidente de Brosses ‘Du culte des dieux fétiches’, Revue de
l’Histoire des Religions, e landuccI, I filosofi e i selvaggi, Einaudi, Torino
ANTROPOLOGIA E STORIA IN MARX. IL
CASO PARTICOLARE DEL «FETICCIO DELLA MERCE» La nozione di carattere di feticcio
della merce costituisce un momen- to particolare e privilegiato per un’analisi
del rapporto fra concezione antropologica e concezione storica in Marx. Le
ragioni di questa parti- colarità e di tale privilegio risiedono principalmente
nei seguenti fattori: nell’uso stesso del concetto di «feticcio» mutuato dalla
tradizione etnologica e storico-religiosa a partire dal colonialismo; nella
torsione teorica che il concetto di feticcio e la nozione di «feticismo»
giocano nel corso dello sviluppo del pensiero di Marx; nel fatto che il
«carattere di feticcio della merce» costituisce un aspetto molto specifico e
comples- so dell’idea di rovesciamento provocato dalla coscienza ideologica nei
confronti della realtà; nel fatto, infine, che la nozione di «feticcio»
applicata alla merce viene a definite la funzione simbolica dell’oggetto
economico-sociale e, all’inverso, la funzione economico-sociale dell’oggetto
simbolico. Di questi quattro fattori, lo svolgimento dei primi due con- sente
di capire come l’applicazione del concetto di «feticcio» alla merce
capitalistica significhi, almeno per quel che riguarda questo punto, un
radicale mutamento strategico e teorico del concetto stesso rispetto alla sua
storia e all’accezione fino ad allora comune e dominante in campo filosofico,
etnologico e storico-religioso. E lo sviluppo del pensiero di Marx conferma, a
mio parere, il senso di tale mutamento. I secondi due fattori aprono molte
questioni interpretative, in particolare riguardo al rapporto fra condizioni
reali della forma di vita sociale e forme della coscienza e dell’ideologia,
alla specificità ed eccezionalità storica del si- stema capitalistico, al
problema dell’osservatore che si trova ad operare e interpretare in quel
groviglio che è il sopraddetto rapporto fra condizioni della vita sociale e
ordine simbolico e culturale. Ma, soprattutto, possono forse aiutare a
comprendere il senso della separazione fra la struttura ca- pitalistica delle
relazioni fra gli uomini e gli individui in quanto tali; cioè del modo
particolare in cui le relazioni si autonomizzano dagli individui, e la
«comunità», originariamente concreta, deposita i rapporti nelle cose, andando a
costituire un astratto sistema di vincoli sociali. Divisione del lavoro e
sviluppo della facoltà della specie umana in Marx; Ambivalenza della CO-OPERAZIONE.
Dietro c’è sempre qualcos’altro; Il metodo di Marx e l’uso dell’astrazione; Bachofen,
Engels, Marx; Sul concetto di «feticismo» in Marx; Antropologia e storia in
Marx; Il caso particolare del «feticcio della merce»; Indice dei nomi 119; philosophica
L’elenco completo delle pubblicazioni è consultabile sul sito zioniets.com alla
pagina edizioniets. com/view-Collana. asp?Col=philosophica Pubblicazioni recenti I.,
Studi su Karl Marx. La CO-OPERAZIONE, l’individuo sociale e le merci; Toth, Le
sorgenti speculative dell’irrazionale matematico nei dialoghi di Platone, cur.
Romani e Pagli; Fussi, Per una teoria della vergogna; Pirni, La sfida della
convivenza. Per un’etica interculturale; Galletti, Reciprocamente responsabili.
La responsabilità morale tra naturalismo e normativismo, Bertelli, L’utopia
nell’estetico. Tempo e narrazione in Bloch, Pleșu, Pittoresco e malinconia.
Un’analisi del sentimento della natura nella cultura europea, traduzione e cura
di Paolicchi, prefazione di Stoichita; Manca, La disputa su ispirazione e
composizione. Valéry fra Poe e Borges; Russo Maria Teresa, Esperienza ed
esemplarità morale. Rileggere Le due fonti della mora- le e della religione di
Bergson, Filieri, Vero, L’estetica tedesca da Kant a Hegel, Prefazione di
Leonardo Amoroso; Flamigni Gabriele, Presi per incantamento. Teoria della
persuasione socratica, Prefazione di Sassi, Edizioni ETS Piazza Carrara, Pisa
edizioniets. com edizioniets.com Di consequenza, e la cooperazione, cosi come
di dispiega nella CONVERSAZIONE, a determinare che moni intermedi che
presuppongon non un io ma un “noi”. Nome compiuto: Alfonso Maurizio Iacono. Iacono.
Keyword: feticismo conversazionale. Il Vico di Iacono. Il Pirandello di Iacono,
la cooperazione. Imitare, imago, imaginario collettivo di Jung -- Luigi Speranza, “Grice ed Iacono:
l’implicatura dell’intermezzo” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO; ossia, Grice ed Iccio: la ragione conversazionale e il portico nel secolo
d’oro della filosofia romana – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A friend of ORAZIO. He appears to
have studied under the Porch, as in one of his odes, Orazio depict him
constantly looking out for works by Panezio. Orazio berates Iccio for
neglecting his philosophical studies for ‘totally trivial pursuits.’ Iccio.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice ed Icco: la ragione conversazionale e la setta di Taranto
-- Roma – filosofia pugliese – scuola di Taranto -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Taranto). Filosofo italiano. Taranto,
Puglia. A Pythagorean according to the “Vita di Pitagora” by Giamblico di
Calcide. A celebrated
sportsman, a victor in the penthatlon at the Olympic Games, admired by Plato in
Laws for his self-discipline. Icco.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice ed Iceta: all’isola – la ragione conversazionale e Roma – filosofia
siciliana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Siracusa). Filosofo italiano. Siracusa, Sicilia. Pythagorean. He
was interested in astronomy and speculates the movement of the earth relative
to the rest of the universe. Iceta.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO; ossia, Grice ed Ierace: la ragione conversazioanle e il certificato --
Roma – filosofia italiana -- Luigi
Speranza – (Roma). Abstract. Grice: “It is very uncommon to find an
English philosopher whose surname starts with ‘ie-,’ and also an Italian one.
This is due to the fact that the Greeks aspirated everything – while the
Romans, and later the Italians, just thought of aspiration as a phonological
feature that wasn’t really necessary. The Gallic agree with the Italians on this,
but stupidly keep the H in the so-called ‘orthographie’!” Filosofo italiano. The
proud possessor of a certificate confirming that he was a philosopher. Grice:
“Cicerone uses this as an example of indirect proof. The fact that the
certificate certifies that Ierace is a philosopher is no proof that he is one.”
Grice: “It seems more proper to render all these “I-“ ancient philosohers with
I- turned into G-. Silvano Doroteo
Ierace. Ierace.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice ed Ieroteo: la ragione conversazionale e la scuola di
Guiliano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice: “As a classicist at Corpus, I soon
learned – via the reference guides, etc. – that the Greeks aspirated almost
anything they touched – the Romans disliked an aspiration as ‘rough’, and the
Italians just dropped it from their phonological systems!” -- Filosofo
italiano. convinced Giuliano to pave the floor of Hagia Sophia with silver –
Grice: “but ultimately the emperor declined to do so on the lack of a reason
that would be convincing enough to ACT, not just to BELIEVE!” -- Ieroteo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Ieroteo.”
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice ed Illuminati: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale del filosofo all’opera – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract.
Grice: “I was often asked at Oxford what my surname meant: neither ‘grice’
(pig) nor ‘grice’ (grey) mean anything too philosophical – but cf. grey cells –
On the other han Illuminati may be deemed to be a ‘rationalist’ surname in that
Reason was iconographically represented as shedding light on things – and
people!” -- Abstract. Grice would often refer to himself as a
quasi-contractualist. But when developing the ‘dialectic’ – ontogenetic and
phylogenetic – of ‘significatio’, he granted that it may all be a ‘myth’ which
have been proved useful to philosophers since Plato, and in Switzerland, since
Rousseau! Keywords: Grice, Illuminati, sharing an hallucination, the myth of
the contract. Myth and theory. Filosofo italiano. Grice: “I like Illuminati, especially his essay on Rousseau,
between solipsism and conversation!” -- La città e il desiderio. Viene meno un modo di
fare in cui la soggettività potente si appropria il mondo subordinando le altre
potenze soggettive e realizza la sua essenza destinale mediante adeguati
meccanismi di rappresentazione e manipolazione tecnica. Come utilizzare regole pubblicamente
valide senza colpevolizzare e controllare dall'altro le forme di vita degli
uomini è precisamente l'antinomia della cittadinanza. La politicizzazione di
sfere inabituali va insieme alla diserzione di istituzioni sclerotiche. Una
ricaduta pratica ne è l'integrazione delle strutture rappresentative con nuove
lobbies o la richiesta di quote per minoranze Nel lasciar-essere che si
contrappone alla tracotanza istituzionale convivono cosi
l'ancora-non-rappresentato che cerca lobbisticamente rappresentazione, e
rifiuto radicare di rappresentazione. Professore
associato di storia della filosofia politica, dall'anno accademico ha assunto
la cattedra di storia della filosofia, dove è stato chiamato come
straordinario. Insegna a Urbino. Fa parte anche del Collegio dei docenti del
Dottorato di ricerca in antropologia filosofica e fondamenti delle scienze e
del Collegio dei docenti del Dottorato di Ricerca in Filosofia Moderna e
contemporanea a Bari, Ferrara, e Urbino. E' inoltre presidente del Corso di
laurea in filosofia. Ha scritto: Sociologia e classi sociali, ed.
Einaudi, Torino. Altr saggi: “Kant politico, Nuova Italia, Firenze; Società e
progresso nell'illuminismo francese, ed. Argalia, Urbino; Rousseau, Nuova
Italia, Firenze; Rousseau e la fondazione dei valori borghesi, Saggiatore,
Milano; Antologia con introduzione e note) di J.-J. Rousseau, Il contratto
sociale, Nuova Italia, Firenze; -- [H. P. GRICE, CONTRACT AS A MYTH, quasi-contractual
– Speranza, contratto sociale e politico e semiotico. --; Gli inganni di
Sarastro, Einaudi, Torino; Il potere
disseminato, in Lavoro Scienza Potere, Feltrinelli, Milano; Winterreise,
Dedalo, Bari; Racconti morali, ed. Liguori, Napoli; Sentimenti dell'aldiqua, Theoria,
Roma-Napoli; La città e il desiderio, ed. manifestolibri, Roma; Democrazia
difficile, Roma, ed. il Passaggio; Nuove servitù, ed. manifestolibri, Roma; Nizan, Aden Arabia, ed. Fahrenheit, Roma; Esercizi
politici —sguardi su Arendt, ed. Manifesto libri, Roma); Averroè e l'intelletto
pubblico –antologia di scritti di Ibn Rushd sull'anima, introduzione, e cura,
manifesto, Roma; Il teatro dell'amicizia –metafore dell'agire politico,
manifesto, Roma; Quasi una fantasia. Funzioni cognitive dell'immaginazione nei
commentatori di Aristotele; Imago in phantasia depicta. Studi sulla teoria
dell’immaginazione, a cura di Lia Formigari, Giorgio Casertano, Italo Cubeddu,
ed. Carocci, Roma, Quasi una fantasia. Funzioni cognitive dell'immaginazione
nei commentatori di Aristotele, in Materiali per una storia e teoria
dell’immaginazione, Quaderni dell’Istituto di Filosofia, Urbino; Il filosofo
all'Opera, -- Bellini, Verdi -- ed. Manifesto, Roma); Completa beatitudo:
l'intelletto felice: opuscoli sulla. congiunzione con l'Intelligenza Agente.
Ed. l'Orecchio di van Gogh, Chiaravalle; Del comune -cronache del general
intellect, Roma, manifesto, Bandiere; Dalla militanza all'attivismo, Roma,
Derive Approdi. Grice: “I enjoyed
Illuminati’s treatment of Rousseau’s myth of the social contract, since I made
use of it!” – ‘Imagine is a good thing, but is there such a thing as
co-imagine?” -- Augusto Illuminati. Illuminati. Keywords:
il filosofo all’opera. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Illuminati” – The
Swimming-Pool Library. Illuminati.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Imerio:
la ragione conversazionale e la scuola di Giuliano -- Roma – filosofia italiana
– Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice:
“Any classicist – as I learned to be after passing my mods at Corpus – knows
that Italian drops the H that the Roman acquired only redundantly from the
Greeks, who aspirated almost everything to which they came in contact!” -- Filosofo
italiano. friend of Giuliano. Grice: “I learned to love Giuliano from my
father, a non-conformist. Anything that would displease my High-Anglican mother
pleased dad!”. Imerio.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Imerio” – The H. P. Grice Papers, Bancroft.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice ed Incardona: all’isola – la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale -- Questo è l’uomo – gl’inferi del principio – la scuola di
Palermo -- filosofia siciliana – filosofia italiana -- Luigi Speranza (Palermo). Abstract.
Grice: “Lewis Carroll was right – and Mill wrong – names like “Alice” or indeed
“Incardona’ DO mean! In my travels, I found that Italian philosophers tend to
have more meaningful names than German philosophers, or indeed French
philosophers – God knows why!” The Italian surname ‘Incardona’ primarily
originates from Sicily, and other southern regions of Italy. While its precise
derivation isn’t definitively established, there are strong suggestions that it
comes from the Latin word ‘incardinus,’ meaning ‘to be in charge,’ ‘to be
responsible.’ This connection hints at potential historical ties to leadership,
authority, governance, or trade roes within communities. It is important to
note that the surname ‘Incardona’ is also considered a variation of the surname
‘Caronda,’ particularly in southern Italy. Regional dialects and linguistic
evolution have led to variations of the Incardona surname, such as – Incardone,
and Cardona. ‘Incardona’ represents a rich cultural heritage intertwined with
its geographical roots and the charcteristics of its early bearers!” The phrase
‘cooperative principle’ is used freely – but ‘principle’ is key. Grice: “I
later reversed to the use of ‘imperative’, and refer to it as the
conversational imperative. As Grice notes, the introduction of ‘principium’ in
Cicero’s philosophy is meant as a rough, and improved version, of Aristotle’s
‘arche’! -- Keywords: Grice, Incardona, principio, principle. Filosofo siciliano.
Filosofo italiano. Palermo, Sicilia. Grice: “I like Incardona; for one, he gave
seminars on ‘la costanza dell’io,’ as I did! Second, he used
Greek freely, as I do! Third, he is slightly incomprehensible, as I am SAID to
be!” Insegna
a Palermo. Studia nel Liceo classico Settimo. Direttore del Giornale di
Metafisica, fondato da Sciacca. La tematica fondamentale di Incardona è la
"filosofia del principio", un percorso nella storia della filosofia
sul volto all'interrogazione riguardo al fondamento e all'archè. Le due
categorie concettuali attraverso cui legge la storia della filosofia sono
l'arcaicità, identificata con Aristotele, e l'arcaismo, identificato con Hegel.
Aristotele ed Hegel sono infatti nella filosofia del principio le due porte,
l'inizio e la fine, l'elemento e il compimento della filosofia. Il percorso
della filosofia e un percorso aporetico, in cui la dialettica assume l'aspetto
di un dialogo senza soluzione fra tensione naturale alla conoscenza e
fallimento destinale dell'impresa conoscitiva. Ha influenza che nel campo dell'ermeneutica.
Il suo contributo determinante è stata la sua riflessione non scettica ma
aporetica sull'archè. La questione aristotelica del ‘principio’ (ontologico ed
epistemologico, di non contraddizione e teologico come Dio) viene colta ed
elevata da questione logica a questione esistenziale. Compagni di strada
naturali, sebbene fortemente criticati da Incardona, sono, in questa sorta di
teologia negativa, Derrida e Heidegger. In essi è infatti rintracciabile la
tematica privativa e mistico-antirazionale del rapporto con l'assoluto. L'unica
cosa che si può dire dell'assoluto è che esso non è alla nostra portata, esso
nasconde al filosofo il volto come all'esule è nascosta la patria. Sebbene veda
nella filosofia post-hegeliana una sorta di "pleonasmo" che non ha
più alcuna utilità nella società contemporanea (antifilosofia), sembra che le
sue intuizioni più originali e più feconde nascano proprio da una
rielaborazione personale delle tematiche ermeneutiche di Heidegger. Altri saggi:
Idealismo della filosofia ed esperienza storica, Epos, Palermo; Idealismo, Epos, Palermo; Gl’inferi del
principio. Interrogazione e invocazione, Epos, Palermo; Karpòs, Epos, Palermo; Meditatio
in curriculo mortis, Epos, Palermo; Kéntron, Epos, Palermo; L'inclusione
dell’altro. Profilo di Nicolaci; Epekeina. Journal of
Ontology, History and Critics. Grice: “I used to use ‘principle’ very freely
until I met Incardona. My conversational principle of cooperativeness became an
‘imperative’ – the conversational imperative – ‘let’s cooperate!’ – under which
the different conversational maxims fall. Incardona says that talk of
‘principle’ usually leads you to an aporia, or to hell! “l’inferi del
principio’!” Nome compiuto: Nunzio Incardona. Incardona. Keyword: Questo è l’uomo, principio, principio
conversazionale, arcaismo, arcaico, arcaita – principium – imperative – Kant –
Hegel – Aristotle -. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Incardona” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice ed Infantino: obbligatio in solidum, la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale -- la diada conversazionale –
il rischio dei solidali – filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Gioia
Tauro). Abstract. Grice: “Italians like a dyad – and my
seminars on ‘conversation’ are FULL of them. In fact, for a while I tended to
see (n) A: M1, B: M2 – as the UNIT OF DISCOURSE. On the other hand, the Germans
– or the Hun, strictly – love a MONAD!” Grice was always ready to appeal to the
conversational maxim. He knew ‘semanticists’ would hardly be interested in the
ultimate ‘moral’ or futilitarian foundation of such maxims. Not Infantino! Keywords:
Grice, Infantino, the principle of conversational obbligatio in solidum. Filosofo
italiano. Gioia Tauro, Reggio, Calabria. Grice: “I like Infantino: for one, he prefaced an
essay on ‘the perils of solidarity,’ which is all my conversational pragmatics
is about!” Insegna a Roma. La sua filosofia si
svolge infatti nel solco tracciato da
Hayek che coniuga le acquisizioni di Mandeville e dei moralisti scozzesi
con quelle della Scuola Austriaca di Economia. Cura Menger, Boehm-Bawerk,
Mises e Hayek. Pubblica “L’ordine senza piano: le ragioni dell’individualismo
metodologico” (Roma, NIS) “Ignoranza e libertà” (Soveria Manneli, Rubbetino); “Individualismo,
mercato e storia delle idee”; “Potere. La dimensione politica dell’azione
umana” (Soveria Manneli, Rubbettino). Vede nelle conseguenze inintenzionali
delle azioni umane intenzionali l’oggetto delle scienze sociali, che vengono in
tal modo affrancate da qualsiasi psicologismo. È il tema sollevato da
Mandeville e dai moralisti scozzesi, ripreso poi con forza da Menger e Hayek.
Non sono le intenzioni dei singoli (o quelli che sono stati infelicemente
chiamati “spiriti animali”) a spiegare i fenomeni sociali. Occorre piuttosto
individuare le condizioni che rendono possibile o impossibile un dato evento.
Tale tradizione di ricerca ha come suo presupposto il riconoscimento
dell’ignoranza e della fallibilità umane. Da cui discende l’abbattimento del
mito del “Grande Legislatore”, il cui posto viene occupato dal processo
sociale, cioè dalla co-operazione volontaria. Questa costituisce un
procedimento di esplorazione dell’ignoto e di correzione degli errori. Ed è su
tale teoria della società che Infantino si muove per spiegare il fenomeno del
potere, da lui studiato come potere infra-sociale, derivante cioè dall’inter-azione,
e il potere pubblico, ossia il potere d’intervento dello Stato nella vita
sociale. La competizione minimizza il potere infra-sociale, perché non c’è un
unico agente che offre o un unico agente che richiede. Il potere pubblico si
minimizza o si limita, attribuendo allo Stato un’esclusiva funzione di servizio
nei confronti della cooperazione sociale volontaria. Altri saggi: Cercatori di
Libertà, Soveria Mannelli, Rubbettino, in cui è ospitato un suo scritto che ha
fatto da introduzione a “A proposito di Rousseau”, dedicato da Hume alla
rottura dei suoi rapporti con Roussea; gli altri saggi della raccolta si
occupano di Constant, Mises, Hayek, Einaudi; Cubeddu e Reichlin hanno curato “Individuo, liberta, e
potere: studi in onore di I.” (Rubbettino Editore) di scritti in suo onore, a
cui hanno contribuito numerosi studiosi di ispirazione liberale. Altre saggi: Sociologia
dell'imperialismo: interpretazioni liberali, Milano, Angeli; Dall'utopia al
totalitarismo: Marx, Dio e l'impossibile, Roma, Borla; La societa aperta, Roma,
Quaderni del Centro di metodologia delle scienze sociali LUISS; Carli; “Metodo
e mercato, Soveria Mannelli, Rubbettino; “Destra: una parola ormai inutile” Soveria
Mannelli, Rubbettino; “Scuola austriaca di economia: album di famiglia, Soveria
Mannelli, Rubbettino; “Le ragioni degli sconfitti: nella lotta per la scuola
libera, Roma, Armando; “Le scienze sociali”, Soveria Mannelli, Rubbettino; “Individualismo,
mercato e storia delle idee, Soveria Mannelli, Rubbettino; “Idee di libertà.
Economia, diritto, società, Soveria Mannelli, Rubbettino; Cercatori di libertà,
Soveria Mannelli, Rubbettino; Potere: la dimensione politica dell'azione umana,
Rubbettino, Soveria Mannelli. Grice: “Pure il nostgro piu spontaneo desiderio
di aiutare gli altri “esige un patto anticipato fra almeno due persone”, chi
propone e chi accetta. Come avviene in ogni altro rapporto inter-soggetivo,
amicia e amore compresi, c’e nella solidarieta uno ‘scambio,’ in cui devono
essere presenti la disponibilita a dare e la disponsibilita a ricevere. Étymol. et Hist., dr. obligation
solidaire, Duret, Commentaire aux coustumes du duché de Bourbonnois, se dit des
personnes liées par un acte solidaire; se dit des personnes qui ont une
communauté d'intérêts ou de responsabilités; Caylus, Œuvres badines; se dit des
choses qui dépendent l'une de l'autre; Béranger, Acad. et Cav. ds Littré; mécan.
se dit des pièces d'un engrenage dont le fonctionnement est lié; Cournot,
Traité de l'enchaînement des idées fondamentales dans les sc. et dans l'hist.; Dér.
de solide*; suff. -aire1*, pour rendre compte du lat. jur. in solidum “pour le
tout”, “solidairement”. Fréq. abs. littér.: 436. Fréq. rel. littér.:xixes.:
a) 358, b) 277; xxes.: a) 947, b) 829; Società di mutuo soccorso associazioni
di lavoratori sorte per sopperire alle carenze dello stato sociale Le
Società operaie di mutuo soccorso sono associazioni, nate in Italia. Pozzo,
pioniere del mutualismo italiano Targa della societa operaie di mutuo
soccorso sull'esterno della sede ad Arquata Scrivia Le forme originarie videro
la luce per sopperire alle carenze dello stato sociale ed aiutare così i
lavoratori a darsi un primo apparato di difesa, trasferendo il rischio di
eventi dannosi (come gli incidenti sul lavoro, la malattia o la perdita del
posto di lavoro). StoriaModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso
argomento in dettaglio: Storia dello stato sociale in Italia: l'età liberale. Le societa operaie di mutuo soccorso nacquero
come esperienze di associazionismo e mutualità, coeve alla protoindustria, per
rispondere alla necessità di forme di autodifesa del mondo del lavoro. Dopo
l'ondata rivoluzionaria la loro diffusione subisce un notevole incremento
grazie alla concessione di costituzioni liberali negli antichi Stati italiani.
Prima di tale data la libertà di associazione era fortemente limitata ed
ostacolata dagli ordinamenti nati nel clima poliziesco della Restaurazione. Il
funzionamento delle societa operaie di mutuo soccorso venne regolato con la
legge. Moricci, L'artigiano cieco e la sua famiglia. All'epoca della I
Internazionale sono già sorte le prime Società di Mutuo Soccorso o di mutuo
appoggio, nate con lo scopo di darsi solidarietà e/o chiedere aiuto ad altri
ceti sociali. L'"età d'oro" delle società di mutuo soccorso è nei due
decenni. Le Società si unirono tra loro nel Patto di fratellanza, di
ispirazione mazziniana e saffiana. Successivamente a questo tipo di
esperienza che alcuni (tra i quali Bakunin) consideravano paternalistica, si
affiancarono altri tipi di organizzazione di lavoratori che sostituirono alla
concezione mutualistica e solidaristica quella sindacale e partitica. Le
società di mutuo soccorso continuarono tuttavia ad espandersi sia come numero
di associazioni (che tocca il picco di 6722) che di associati (il culmine è con
926.000 soci). Le società di mutuo soccorso svolgono un grande ruolo agli
esordi delle prime organizzazioni sindacali. Saranno le SOMS a creare la Camera
del Lavoro di Torino. A Milano, si radunarono i delegati di 450 Società Operaie
di Mutuo Soccorso che decisero di costituire sindacati di categoria riuniti in
Camere del Lavoro. Un biennio e in Italia l'anno di una grave crisi politica
sfociata in una sommossa in molte città d'Italia, in particolare Milano. La
reazione governativa fu particolarmente pesante, furono sciolte molte
organizzazioni socialiste e quelle cattoliche facenti capo all'Opera dei
congressi. Il clima di diffidenza investì anche le società operaie, accusate di
svolgere attività sindacale. Gli ambienti più aperti reagirono al clima di
pesante controllo da parte del governo presieduto da Luigi Pelloux (che
ricopriva anche l'incarico di ministro degli interni) sulle associazioni di
carattere sindacale e politico, fondando nuove associazioni che svolgevano
compiti di aiuto economico ai piccoli imprenditori. In questo clima nella
frazione Ronchi San Bernardo fondarono una Società Agricola operaia. Per
ribadire il valore dell'associazionismo ripiegarono su attività sociali che non
potevano essere accusate di avere valenza politica. Le società
agricole-operaieModifica Il 1898 era anche un anno caratterizzato dalla grande
crisi agraria: le zone vinicole erano state devastate dalla fillossera e dalla
peronospora. La formula trovata dai settori più progressisti ed illuminati fu
quella del rilancio di strutture che assicurassero agli agricoltori la
fornitura dei mezzi di produzione (sementi, concimi, macchine agricole) a
prezzi calmierati e di buona qualità. Il governo, che non prendeva nessun altro
provvedimento a favore del mondo agricolo, dovette tollerare che iniziativa
come quella dei piccoli proprietari di Courgnè avevano intrapreso, sotto il
modello di fratellanza delle "società operaie" dopo aver chiarito che
l'oggetto sarebbe stato il sostegno alla produzione e non attività politica.
Pertanto fu chiarito che per essere ammesso come socio, occorreva dimostrare di
essere proprietario sia pure di un piccolo appezzamento di terreno agricolo. L'autorità
di polizia aveva provveduto allo scioglimento di molte società di mutuo
soccorso, al sequestro del loro patrimonio, e da una interrogazione
parlamentare dell'onorevole Bertesi, sappiamo che nel dicembre successivo non
era stato dissequestrato. L'eccezionalità della costituzione della Società
Agricola Operaia Ronchi San Bernardo di Courgnè è dato che persino nell'anno
seguente il giornale La Stampa segnalava che le Società operaie venivano chiuse
senza che avessero dato alcun pretesto Di altro esempio di costituzione di
Società Agricola Operaia c'è l'anno successivo a Trapani Al fiorire delle
iniziative sparse a livello locale corrispose, poi, uno sforzo unificante. Il
ruolo di acquisire i mezzi di produzione agricola si spostò a livello
provinciale nei Consorzi agrari, coordinati a livello nazionale dalla
Federconsorzi Le iniziative locali, quando sopravvissero, ebbero solo la
valenza di meri circoli che gestivano il massimo centro di aggregazione delle
piccole località rurali: l'osteria, ma salvando a volte una valenza
associativa. La società di Cuorgnè riuscì così a raggiungere i 120 anni,
continuando a svolgere attività di carattere sociale e filantropico. Nasce la
Federazione italiana delle società di mutuo soccorso. L’articolo 1 dello
Statuto di allora recitava così: “È costituita la Federazione Italiana delle
Società di Mutuo Soccorso al fine di provvedere alla tutela degli interessi
delle Società federate e contribuire a migliorare moralmente e materialmente la
condizione delle classi lavoratrici a mezzo della previdenza". Fin dalle
origini la Federazione fu al fianco del movimento cooperativo e del movimento
sindacale, formando un’alleanza allora fondamentale per l’affermazione dei
diritti dei lavoratori e della legislazione sociale. Con decreto
prefettizio, la Federazione italiana delle società di mutuo soccorso fu sciolta
nel periodo fascista insieme alle SOMS, anch'esse sciolte o incorporate in
organizzazioni fasciste. la Federazione fu ricostituita e assunse la
denominazione di Federazione italiana della mutualità (Fim). La sede della
SOMS di Villa del Foro (Alessandria) durante il periodo fascista Verso la fine
degli anni cinquanta, quando le SOMS ripresero ad espandersi, la società
italiana era profondamente cambiata: i lavoratori avevano ottenuto maggiori
tutele, erano state introdotte le pensioni ed era stata estesa la protezione
nel campo sanitario(almeno per il lavoro dipendente), mentre scarsa era la
"copertura" per professionisti e lavoratori autonomi; nei loro
confronti si spostò quindi la maggior parte del lavoro svolto dalle SOMS.
A seguito della rinnovata attenzione alle forme di mutualità integrativa al
welfare pubblico, dopo il congresso del 1984, la Fim diventò Federazione
italiana della mutualità integrativa volontaria (Fimiv). Le SOMS hanno poi
rivolto la loro attenzione soprattutto verso l'assistenza sanitaria
integrativa. Alla fine del 2007 viene costituita la Società Generale di Mutuo
Soccorso Basis Assistance che incorpora per fusione prima Mutua e poi Mutua
Sarda, diventando la più grande mutua sanitaria italiana per numero di
assistiti. Prende forma l'Associazione Nazionale Sanità Integrativa nuova
realtà capace di tutelare, aggregare e sostenere le diverse forme mutualistiche
operanti in Italia. L'ANSI è frutto dell'unione di 8 tra fondi sanitari e
società di mutuo soccorso, tra cui Mutua Basis Assistance, fondo C.A.S.P.I.E.,
Cassa di Assistenza Basis Assistance, Mutua Unica e Mutua Sarda. il Fondo
FASV – Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa di Assolombarda – ha approvato
il progetto di fusione per incorporazione nella Società Generale di Mutuo
Soccorso, Mutua Basis Assistance. l'Associazione Nazionale di Sanità
Integrativa cambia denominazione sociale, trasformandosi in Associazione
Nazionale Sanità Integrativa e Welfare, con l'intento di dare voce a tutte
quelle realtà che si affacciano al mondo del welfare aziendale. Sono
oltre 500 le società di mutuo soccorso attualmente aderenti alla Fimiv,
collegate direttamente o attraverso i coordinamenti territoriali associati, per
complessivi 953.000 tra soci e assistiti, questi ultimi intesi come familiari
dei soci e iscritti ai fondi sanitari gestiti in mutualità mediata. Nel 2016 le
società di mutuo soccorso della Federazione hanno partecipato all’integrazione
dell’assistenza sanitaria pubblica mediante prestazioni e sussidi erogati ai
soci e assistiti per un valore di 95 milioni di euro, pari a oltre il 78% dei
contributi raccolti. A garanzia della capacità di copertura delle prestazioni,
gli accantonamenti complessivamente destinati dalle società di mutuo soccorso a
riserva indivisibile ammontano a oltre 100 milioni di euro. La Fimiv svolge il
ruolo di rappresentanza, promozione, sviluppo e difesa delle società di mutuo
soccorso e degli enti mutualistici che vi aderiscono, fornendo loro assistenza
e servizi di sostegno e organizzando convegni ed eventi pubblici come la
Giornata nazionale della Mutualità giunta alla sua IX edizione. Si adopera per
la diffusione e la tutela dei principi della mutualità ed esige il rispetto del
codice identitario della mutualità da parte delle sue associate. La Fimiv
Aderisce alla Lega nazionale delle cooperative e mutue, al Forum nazionale del
Terzo Settore e all’Associazione internazionale della mutualità (Aim). è stata
riconosciuta dal Ministero dell’interno quale Ente nazionale con finalità
assistenziali, ai sensi della legge e
dei decreti del Presidente della Repubblica. Nome compiuto: Lorenzo Infantino.
Keyword: co-operazione, aiuta conversazionale, il diadismo metodologico,
diadismo conversazionale, statalismo, tottalitarismo, liberalismo, partito
liberale italiano, collettivismo, co-operazione, competizione, solidale,
solidario, solidarii, solidali, le code francais, obligatio in solidum,
oligatio in solidum and solidarity, obbligazione in solidum e solidarieta,
Vincent, L’extension en jurisprudence de solidarite passive. I. Mazeaud, Obligation in
solidum et solidarite entre codebiteurs delictuels’, diada conversazionale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Infantino: il
diadismo conversazionale” – The Swimming-Pool Library. Infantino.
Luigi Speranza –
GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Introvigne: la ragione conversazionale –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma)
-- è un filsoofo, sociologo e saggista italiano. È il fondatore e direttore del
Centro studi sulle nuove religioni (CESNUR), una rete internazionale di
studiosi di nuovi movimenti religiosi, e dal 5 gennaio al 31 dicembre 2011 ha
avuto nell'ambito dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in
Europa (OSCE) il ruolo di rappresentante per la lotta contro il razzismo, la
xenofobia e la discriminazione, con un'attenzione particolare alla
discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni. Dal giugno
2012 al dicembre 2016 è stato coordinatore dell'Osservatorio della Libertà
Religiosa costituito dal Ministero degli esteri italiano in collaborazione con
Roma Capitale. Introvigne è membro della sezione di Sociologia della religione
dell'Associazione italiana di sociologia[1] ed è autore di oltre settanta
libri, tra i quali l'Enciclopedia delle religioni in Italia, e centinaia di
articoli nel campo della sociologia della religione. È stato il responsabile
nazionale vicario di Alleanza Cattolica fino al 2016. È anche consulente in
materia di proprietà industriale, specializzato in proprietà intellettuale.
Biografia Come egli stesso ha riferito in una relazione parzialmente
autobiografica presentata al congresso annuale 2008 dell'American Academy of
Religion a Chicago[2], gli interessi di Massimo Introvigne per le religioni non
cristiane risalgono alla giovinezza e alla lettura di romanzi di avventura di
autori come Emilio Salgari, Rudyard Kipling e Luigi Ugolini (autore nel 1950
del romanzo L'isola non trovata), nei quali erano descritti l'Induismo, l'Islam
e altre religioni allora poco conosciute in Italia. Anche l'enciclopedia a
dispense Le grandi religioni del mondo, pubblicata nel 1964 dall'editore
Rizzoli, che acquistava devotamente in edicola all'età di nove anni, ha
esercitato su di lui, secondo quanto riferisce nella relazione citata,
un'influenza duratura. Decisiva per la maturazione dei suoi interessi è poi,
secondo la stessa fonte, la frequentazione del liceo presso una scuola torinese
intellettualmente stimolante, l'Istituto sociale retto dai Gesuiti negli anni
1970-1973. Sono anni di vigoroso dibattito politico e religioso, e Introvigne
frequenta l'Istituto Sociale negli stessi anni di Piero Fassino, di Michele
Vietti (di cui sposerà la cugina, la studiosa dell'Islam Silvia Scaranari; i
due si separeranno nel 2016[3]) e di altre future personalità della politica e
della cultura. Durante gli anni di studio all'Istituto Sociale, dopo
un'iniziale militanza nel Fronte monarchico giovanile e una collaborazione con
il giornale missino il Borghese (diretto da Mario Tedeschi)[4], conosce nel
1972 Alleanza Cattolica, un'associazione di laici della Chiesa cattolica (a sua
volta filiazione del gruppo millenarista brasiliano Tradizione, Famiglia,
Proprietà) a[5]lla quale aderisce e in cui, fin da allora, ha continuativamente
militato[6]. Negli stessi anni iniziò un percorso di avvicinamento alla
Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata da Mons. Lefebvre, con cui ruppe nel
1981 non condividendone la critica radicale del Concilio Vaticano II.[7] Ha in
seguito conseguito un baccellierato in Filosofia presso la Pontificia
Università Gregoriana e la laurea in Giurisprudenza presso l'Università degli
Studi di Torino. Durante gli anni della Gregoriana soggiorna, da laico, presso
l'Almo collegio Capranica, dove ha come compagni fra gli altri l'attuale
arcivescovo Salvatore Fisichella e l'attuale vescovo di Latina, già segretario
della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Mariano Crociata, nonché
numerosi altri ecclesiastici che occupano oggi ruoli di rilievo nella Chiesa
cattolica. La sua tesi in giurisprudenza a Torino su John Rawls, poi pubblicata
dall'editore Giuffré nel 1983 con il titolo I due principi di giustizia nella
teoria di Rawls, è la prima in Italia su questo filosofo statunitense, ed è
diretta dal filosofo del diritto Enrico di Robilant, con la cui cattedra
Introvigne collabora dal 1979 al 1985, spostando gradatamente i suoi interessi
dalla filosofia alla sociologia della politica, e dall'interesse sociologico
per la politica a quello per le religioni. Si specializza sulla tematica delle
minoranze religiose, di cui emerge nel corso degli anni ottanta come uno dei
più prolifici studiosi italiani. A partire dalla partecipazione nel 1987 al
congresso della Mormon History Association a Oxford, un'organizzazione
internazionale di studiosi della storia del Mormonismo, dove inizia un'amicizia
con lo storico svizzero Jean-François Mayer e con l'avvocato e storico
statunitense Michael W. Homer, che sarà decisiva per la fondazione del CESNUR,
comincia a essere conosciuto anche internazionalmente, pure se le sue posizioni
in tema di minoranze religiose non sono da tutti condivise. Ha insegnato presso
l'Athenaeum Pontificium Regina Apostolorum e nell'anno accademico 2005-2006
presso la Pontificia Università della Santa Croce. Dal 2013 al 2016 ha
insegnato Sociologia dei movimenti religiosi e Sociologia della religione
presso l'Università Pontificia Salesiana di Torino[8]. Nella seconda edizione
del suo Nuovo manuale di sociologia della religione Roberto Cipriani, già
presidente dell'Associazione Italiana di Sociologia, definisce Introvigne
"uno dei sociologi della religione (italiani) più noti all'estero e tra i
maggiori specialisti mondiali di nuovi movimenti religiosi".[9] Introvigne
è stato fra i fondatori dello studio legale Jacobacci & Associati di
Torino, specializzato in diritto della proprietà intellettuale, di cui è
tuttora consulente; è socio della parallela società Jacobacci & Partners,
che si occupa del deposito di marchi e brevetti. È anche uno dei soci - pur
senza responsabilità operative e di gestione - di Terrazza Solferino, società
che ha restaurato e gestisce per iniziative imprenditoriali e culturali
l'omonimo immobile Liberty a Torino. Ha avuto quattro figli dalla moglie Silvia
Scaranari, da cui si è separato nel 2016.[3] Durante i propri studi Introvigne
ha raccolto una grande collezione di libri riguardanti studi sulle religioni
minori, l'esoterismo e lo gnosticismo. I volumi (più di 70.000) sono resi disponibili
al pubblico attraverso la biblioteca del CESNUR, il centro internazionale da
lui fondato nel 1988 che riunisce specialisti accademici di minoranze religiose
di tutto il mondo. Dal 2008 al 2016 è stato reggente nazionale vicario della
citata associazione Alleanza Cattolica, che ha lasciato nel 2016[10] ed è stato
uno dei membri fondatori del centro studi Fondazione Res Publica[11], promosso
nel 1999 da Silvio Berlusconi e strettamente connesso al partito Il Popolo
della Libertà. Introvigne è stato anche membro dell'Unione dei Democratici
Cristiani e Democratici di Centro (UDC) da cui però (come emerge dalla sua FAQ
sulla legge elettorale[12]) ha preso le distanze a partire dalle elezioni
politiche del 2008 e dalla rottura fra la stessa UDC e la coalizione guidata da
Silvio Berlusconi. In occasione delle elezioni regionali del 2010 in Piemonte
Introvigne ha promosso, con Alleanza Cattolica, una vasta campagna a sostegno
del candidato di centro-destra Roberto Cota, poi eletto, criticando
particolarmente l'UDC per il suo sostegno alla candidata di centro-sinistra
Mercedes Bresso. Nel febbraio 2010 è stato nominato tra i diciannove membri del
Comitato per l'Islam Italiano, costituito con funzioni consultive, in relazione
alle questioni attinenti alla presenza in Italia di minoranze islamiche, presso
il Ministero dell'Interno[13]. Dall'8 dicembre 2010 al 2016 ha collaborato al
quotidiano in rete La [Nuova] Bussola Quotidiana. Dal 2018 dirige il quotidiano
online di informazioni sulla religione in Cina Bitter Winter.[14] Nel gennaio
2011 è stato nominato responsabile delle discriminazioni religiose dal ministro
degli Esteri della Lituania, Audronius Azubalis, presidente di turno per l'anno
2011 dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa OSCE[15],
incarico che ha svolto fino al 31 dicembre 2011. Attività Introvigne è l'autore
di più di 70 libri, tra i quali Le Nuove Religioni (1989) e I Mormoni (1991), e
curatore di nove opere collettive nel campo della sociologia delle religioni.
Nel 2001 è stato l'autore principale del libro Enciclopedia delle religioni in
Italia, uno dei libri italiani di questo campo più famosi, che nel 2006 ha
avuto una seconda edizione ampiamente rivista con il titolo Le religioni in
Italia, e una terza nel 2013, ancora con il titolo Enciclopedia delle religioni
in Italia. Nel 2010 ha pubblicato un'ampia sintesi, di oltre 400 pagine, dei
suoi numerosi studi sul satanismo con il titolo I satanisti. Storia, riti e
miti del satanismo (2010). Ha anche scritto centinaia di articoli pubblicati da
riviste scientifiche in oltre 12 paesi nel mondo.[16] Nell'ambito della
sociologia delle religioni, Introvigne è noto soprattutto per il suo contributo
alla teoria dell'economia religiosa, fondata da Rodney Stark e Lawrence
Iannaccone negli Stati Uniti. Questa teoria sociologica applica metodi derivati
dalla scienza economica allo studio della religione come fenomeno sociale, e
usa in particolare la metafora del "mercato religioso" dove
"aziende religiose" competono per la lealtà di "consumatori
religiosi". Peraltro, come Introvigne sottolinea, questa teoria non riduce
la religione al puro marketing ma al contrario dà particolare rilievo al
"prodotto" che le "aziende religiose" vendono, cioè alle
dottrine. Con Rodney Stark, Introvigne ha pubblicato nel 2003 Dio è tornato.
Indagine sulla rivincita delle religioni in Occidente (Piemme, Casale
Monferrato) e con Lawrence Iannaccone, nel 2004, Il mercato dei martiri.
L'industria del terrorismo suicida (Lindau, Torino). Il contributo specifico di
Introvigne alla teoria dell'economia religiosa emerge dal volume del 2004
Fondamentalismi. I diversi volti dell'intransigenza religiosa[17], dove applica
alla questione del fondamentalismo i principi della teoria dell'economia
religiosa. Questa teoria critica la nozione di secolarizzazione e ritiene che
la religione non sia affatto in declino in Occidente, come appunto invece
sostengono le teorie della secolarizzazione. Nell'aprile 2013 Introvigne ha
lanciato dopo una ricerca la teoria sociologica dell'"effetto
Francesco"[18], secondo cui la popolarità del nuovo Papa indurrebbe molte
persone lontane da anni dalla religione a riavvicinarsi alla Chiesa cattolica.
La teoria, poi illustrata nel volume Il segreto di Papa Francesco[19], ha avuto
grande eco sulla stampa, anche non specializzata, di numerosi Paesi[20]. Nel
2014 ha dato alle stampe il volume "Sì alla famiglia" nel quale
sostiene una piena legittimazione dei diritti della convivenza nell'ordinamento
italiano, mentre sposa la posizione di papa Francesco in tema di coppie
omosessuali, invitando i cattolici ad astenersi dal giudicare il prossimo.[21]
È stato uno dei primi intellettuali italiani ad aver adottato
l'espressione"fondamentalismo cattolico" per denotare una corrente di
persone ostili nei confronti dei pontefici succedutisi nella seconda metà del
Novecento, che considerano infedeli alla Tradizione cattolica.[22] Nel 2018,
Oxford University Press ha pubblicato un suo studio storico-sociologico sui
"Fratelli Stretti", branca fondamentalista della Chiesa cristiana
evangelica dei fratelli, un'opera che prosegue l'analisi di Introvigne sulla
categoria del fondamentalismo. Cesnur Lo stesso argomento in dettaglio: CESNUR.
Introvigne ha fondato nel 1988 a Torino il CESNUR (Centro Studi sulle Nuove
Religioni), un centro di ricerca sul pluralismo religioso e sulle minoranze
religiose, che si occupa di osservare e valutare la nascita e l'espansione dei
movimenti religiosi e, più in generale, del pluralismo religioso in Italia e
nel mondo. La sua biblioteca rappresenta la più ampia collezione europea di
volumi sulle minoranze religiose e la seconda al mondo. Il CESNUR, è stato descritto
da Roberto Gervaso de il Giornale come "l'approdo insostituibile e
inesauribile per chi vuole conoscere le religioni."[24] Introvigne è stato
egli stesso a lungo editorialista del quotidiano Il Giornale - con cui
collabora ancora occasionalmente - durante la direzione di Maurizio Belpietro.
OSCE e Osservatorio della Libertà Religiosa Dal 5 gennaio al 31 dicembre 2011
Introvigne, che si è a lungo occupato di discriminazione e intolleranza contro
i cristiani[25], ha svolto nell'ambito dell'OSCE il ruolo di Rappresentante per
la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione, con
un'attenzione particolare alla discriminazione contro i cristiani e i membri di
altre religioni[15]. Tra le sue attività, l'organizzazione di un vertice a Roma
il 12 settembre 2011 sui crimini di odio contro i cristiani. Intervenendo alla
riunione dei 56 ministri degli Esteri dell'OSCE a Vilnius il 6 dicembre 2011
mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa
Sede, ha ricordato il vertice di Roma ed elogiato l'«opera eccezionale svolta
sotto la Presidenza lituana per combattere l'intolleranza contro i
cristiani»[26], riferendosi all'anno 2011 in cui, appunto sotto la Presidenza
lituana, la responsabilità per la lotta all'intolleranza contro i cristiani è
stata di Introvigne. Nel giugno 2012 il Ministero degli Esteri italiano,
facendo riferimento alla sua esperienza all'OSCE, lo ha nominato responsabile,
con il titolo di coordinatore, del nuovo Osservatorio della Libertà Religiosa,
che il Ministero ha promosso in collaborazione con Roma Capitale[27], carica
che ha mantenuto fino al 2016. La seconda conferenza internazionale dell'OSCE
si è svolta a partire dal 18 maggio 2015 a Vienna sulle tematiche relative alla
prevenzione e repressione dell'intolleranza, della discriminazione e dei
crimini di odio contro i cristiani con la partecipazione di delegazioni di 57
Paesi e molte organizzazioni non governative. Ad Introvigne l'OSCE ha affidato
la relazione di apertura[28]. Cespoc Introvigne è stato anche fra i fondatori
del CESPOC[29], il Centro Studi sulla Popular Culture, un centro internazionale
che collezionava, catalogava e studiava fascicoli popolari, romanzi popolari e
fumetti e che disponeva a sua volta di un'ampia biblioteca. Il CESPOC ha
cessato le attività nel 2013, ma la sua biblioteca è stata assorbita da quella
del CESNUR. Nel 2008 Introvigne, con altri, ha pubblicato sul sito del CESNUR
una bibliografia di oltre 11.000 fumetti dove appaiono vampiri pubblicati in
lingua inglese dal 1935 al 2000[30]. Groupe de Thèbes Introvigne ha pure fatto
parte del "Groupe de Thèbes"[31][32], con Rémi Boyer, Triantaphyllos
Kotzamanis, Robert Amadou, Jean-Pierre Giudicelli de Cressac Bachelerie, Gérard
Kloppel, Christian Bouchet, Paolo Fogagnolo, Jean-Marie d'Ansembourg e
altri[33]. Il Gruppo aveva lo scopo di fare incontrare, a porte chiuse,
studiosi dell'esoterismo e dirigenti di movimenti esoterici. Le critiche a Dan
Brown A partire dal 2005 Introvigne è emerso come uno dei maggiori critici
dell'opera del romanziere statunitense Dan Brown Il codice da Vinci, sia con il
libro Gli Illuminati e il Priorato di Sion[34] sia con decine di conferenze
tenute in tutta Italia e anche all'estero. Il libro di Introvigne è stato
tradotto anche in francese, spagnolo e croato[35]. Nel 2009 e 2010 Introvigne
con una serie di articoli e quindi con il libro Il simbolo ritrovato (2010) ha
continuato la sua critica a Dan Brown accusando il romanzo Il simbolo perduto
di pregiudizi sfavorevoli nei confronti della Chiesa cattolica e favorevoli
alla massoneria. Lo stesso Dan Brown, intervistato a proposito delle critiche
di Introvigne, ha dichiarato: "L'obiezione di questo critico corrisponde a
verità: sono molto più benevolo nei confronti della massoneria che del Vaticano"[36].
Il suo pensiero sulla crisi dell'Europa Nel 2006 Introvigne ha pubblicato Il
dramma dell'Europa senza Cristo. Il relativismo europeo nello scontro delle
civiltà[37], un libro che non si presenta come storico-sociologico ma come
un'esposizione delle sue idee personali sulla crisi dell'Europa, alla luce del
magistero di Benedetto XVI. Il libro - come riferito dallo stesso Introvigne in
un articolo che nel gennaio 2007 è stato invitato a scrivere per la diffusa
rivista cattolica Orientamenti Pastorali[38] - ha dato origine a decine di
seminari e gruppi di studio in tutta Italia, sia all'interno sia all'esterno di
Alleanza Cattolica. Per aiutare il lavoro di questi gruppi di studio Introvigne
ha pubblicato nel 2008 il volume Il segreto dell'Europa. Guida alla riscoperta
delle radici cristiane[37]. Sempre nel 2008, ha pubblicato Una battaglia nella
notte. Plinio Corrêa de Oliveira e la crisi del secolo XX nella Chiesa[37],
un'opera dove applica le categorie sociologiche dell'economia religiosa alla
crisi nella Chiesa cattolica prima e dopo il Concilio ecumenico Vaticano II,
utilizzando come finestra l'opera del pensatore cattolico brasiliano Plinio
Corrêa de Oliveira. Esoterismo e arte moderna Nell'ambito dei suoi studi sui
nuovi movimenti religiosi e l'esoterismo, a partire dal 2013 Introvigne si è
dedicato particolarmente a mostrare i collegamenti fra l'esoterismo, in
particolare nella versione diffusa dalla Società Teosofica, e l'arte moderna
partecipando a eventi e progetti internazionali dedicati a questo tema come
Enchanted Modernities[39], Theosophical Appropriations[40] e altri. Satanismo
Nel 2016, Introvigne ha pubblicato in inglese un voluminoso studio storico e
sociologico sul satanismo, Satanism: A Social History[41]. Il libro è stato
salutato dai critici come una storia definitiva del satanismo dal Seicento ai
nostri giorni. Lo storico svedese Per Faxneld, scrivendo sulla rivista online
dell'American Academy of Religion, Reading Religion, ha notato che il libro
rappresenta un'opera nuova, e non una semplice traduzione, rispetto ai
precedenti lavori di Introvigne sul satanismo in italiano e in inglese, e
consacra lo studioso italiano "tra i padri fondatori del campo degli studi
sul satanismo". Faxneld aggiunge che "Introvigne naturalmente non è
solo questo, ma è uno dei nomi più importanti nello studio delle nuove
religioni in generale". Nello stesso tempo, lo studioso svedese critica la
definizione di satanismo di Introvigne come troppo restrittiva, ma conclude che
"il libro di Introvigne è la migliore, più dettagliata e più ampia
panoramica del satanismo prodotta fino ad oggi" e che è "destinato a
diventare un'opera di riferimento fondamentale non solo per lo studio del
satanismo ma nei campi più vasti delle nuove religioni e dell'esoterismo
occidentale"[42]. La nota sociologa britannica Eileen Barker, nella sua
recensione del volume, ha affermato di credere a Introvigne quando afferma di
aver "raccolto quanto più materiali fosse possibile ottenere sul
satanismo" e, riguardo al saggio, di ritenere che Introvigne abbia messo
insieme "una conoscenza impressionante dei fatti, delle ipotesi e anche
delle falsificazioni con un'abile, e spesso divertente, miscela tra analisi
teorica e comprensione sia delle piccole manie sia delle straordinarie
profondità dell'immaginazione umana"[43]. La Barker ha anche notato che,
curiosamente, "se contiamo le pagine bianche alla fine, il volume consta
esattamente di 666 pagine". Sulla Fraternità San Pio X Secondo Introvigne,
il vero punto di distanza fra la FSSPX e la Santa Sede non è la liturgia e la
Messa in latino, ma un divergente punto di vista politico. Mons. Lefebvre
rigettò il principio della libertà religiosa senza ingerenze statali. La
coercizione contro le false religioni sarebbe un bene necessario per prevenire
la dannazione della creatura umana: «[Con il Concilio] la Chiesa ha rinunciato
all’ideale di uno Stato cattolico e confessionale per lasciarsi assorbire da
quel liberalismo che i Pontefici preconciliari avevano condannato.» La FSSPX
ripropone la fondazione di uno Stato confessionale cattolico e il
riconoscimento alla Chiesa cattolica di diritti e privilegi maggiori di quelli
concessi alle false religioni.[44] Critiche Le maggiori critiche ad Introvigne
vengono dal cosiddetto movimento anti-sette, cioè dal mondo degli studiosi e
delle associazioni di attivisti che denunciano gli abusi perpetrati in alcuni
culti che, a loro detta, godono della difesa ad oltranza e pregiudiziale dello
studioso[45]. Ad esempio, critiche[46] sono state rivolte ad Introvigne per avere
testimoniato in favore di Scientology in occasione di un processo tenuto a
Lione nel 1996. Introvigne ha risposto di avere testimoniato su, e non per,
Scientology, e di avere rifiutato non solo qualunque compenso ma anche lo
stesso rimborso delle spese di viaggio a Lione[47]. La posizione di Introvigne
riguardo a Scientology rimane comunque controversa, in quanto è più aperta alla
possibilità che si tratti effettivamente di una religione rispetto a quelle di
molti critici[48]. Critiche sono state rivolte ad Introvigne in passato anche
per la sua appartenenza all'associazione Alleanza Cattolica, che ha peraltro
lasciato nel 2016, poiché intaccherebbe la sua neutralità nei riguardi delle
religioni. Introvigne ha sempre risposto che le sue attività in Alleanza
Cattolica e quelle nel CESNUR - di cui fanno parte anche ricercatori che si
dichiarano agnostici o che sono personalmente protestanti, ortodossi e di altre
appartenenze religiose - sono indipendenti fra loro e non vanno confuse[49].
Nei mesi di maggio e giugno 2007 Introvigne ha criticato il documentario Il
Vaticano e i crimini sessuali (Sex crimes and the Vatican), del senatore e
attivista per i diritti gay irlandese Colm O'Gorman. Introvigne è intervenuto
con numerosi articoli sui quotidiani Avvenire, Il Foglio, Il Giornale, alcuni
dei quali poi raccolti in un volume[50]. Dal momento che i testi di Introvigne
sono stati pubblicati sul sito del CESNUR, alcuni critici hanno obiettato che,
più che come ricercatore indipendente, Introvigne appare qui come un difensore
militante della Chiesa cattolica. Introvigne ha replicato che, se certo egli
non fa mistero del suo essere cattolico, la critica del documentario è stata
condotta con argomenti rigorosamente laici, che fanno riferimento a errori di
fatto, e l'appello che lo studioso ha lanciato contro il documentario[51],
sottoscritto da ventiquattro parlamentari e numerosi intellettuali, ha tra i
firmatari anche un buon numero di non cattolici e di non credenti[52].
Introvigne ha continuato a occuparsi della questione dei preti pedofili in
occasione delle polemiche emerse nel 2010, con una serie di articoli sui
quotidiani Avvenire, Il Giornale e Libero raccolti nel volume Preti pedofili
(2010). Uno dei punti principali su cui si discute riguarda l'atteggiamento di
Introvigne circa il lavaggio del cervello[53] e le informazioni che fornisce su
questo argomento attraverso il CESNUR. Introvigne ha risposto alle critiche sul
tema in un volume dal titolo Il lavaggio del cervello: realtà o mito?. Un
critico di Introvigne è Miguel Martinez. La controversia inizia con la
pubblicazione dello studio Defectors, Ordinary Leavetakers and Apostates: A
Quantitative Study of Former Members of New Acropolis in France. Martinez è un
ex membro di alto livello di Nuova Acropoli, e il suo punto di vista
sull'organizzazione Nuova Acropoli è stato in forte contrasto rispetto a quello
presentato da Introvigne. Di Introvigne contesta altresì la posizione sugli
apostati. Un critico che, al contrario del Martinez, condivide la stessa fede cattolica
di Introvigne, ma è da lui lontanissimo quanto a scelte culturali e politiche,
è Luigi Copertino, il quale ha dedicato al sociologo torinese e al Cesnur un
intero capitolo di un libro - "Spaghetticons - la deriva neoconservatrice
della destra cattolica italiana" (Rimini, 2008) - il cui obiettivo è stato
quello di denunciare gli stretti contatti di parte dell'ambiente del
conservatorismo cattolico con i settori neoconservatori e neoliberisti
statunitensi. La critica del Copertino, tuttavia, non muoveva affatto da
posizioni di sinistra cattolica ma da posizioni cattolico-tradizionaliste
benché fortemente attente alle radici anche sociali e solidariste del
tradizionalismo cattolico nell'ambito politico ed economico. Con il pontificato
di Papa Francesco, questa critica appare datata, se si considera come
Introvigne ha espresso consenso alla dottrina sociale di Papa Bergoglio e in
particolare alle sue critiche al neocapitalismo di matrice statunitense[54],
avvicinandosi così alle posizioni di alcuni suoi critici del passato. Opere Le
nuove religioni, Milano, SugarCo, 1989. Il cappello del mago, Milano, SugarCo,
1990. I nuovi movimenti religiosi: Sètte cristiane e nuovi culti, Editrice Elle
Di Ci, 1990, ISBN 88-01-14260-9 Il ritorno dello gnosticismo (Nuove spiritualità),
SugarCo, I nuovi culti: Dagli Hare
Krishna alla Scientologia (Uomini e religioni), Mondadori, 1ª ed. Oscar Uomini
e religioni, 1990, ISBN 88-04-34057-6. La Stirpe di Dracula. Indagine sul
Vampirismo dall’Antichità ai Nostri Giorni, Mondadori, 1997. Il satanismo
(Collana religioni e movimenti), Elle Di Ci, 1997, ISBN 88-01-00799-X. Il
vampiro oggi, in Vampiri. Miti, leggende, letteratura, cinema, fumetti,
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