GRICE ITALO A-Z I

 

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Iacono: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – la scuola di Girgenti -- filosofia siciliana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Girgenti). Abstract. Grice: “I have often wondered about the evolutionary status of a representatum – but Iacono made me realise that the core of it all is more basic: it’s the IMAGO. The Romans were infatuated by images – and most think that we can conceive ARE imagines! The etymology iself is fascinating!” Grice. The Latin term ‘imago,’ meaning ‘image,’ ‘likeness,’ carries a rich history and has influenced philosophical discussions surrounding the concept of representation. The term ‘imago’ originates fron the Proto-Italic root ima- and the suffix -ago. It is ultimately derived from the Proto-Indo-European root heym- meaning ‘to imitate,’ or to copy. This root also gives rise to the Latin verb ‘imitari’ – to copy, portray, imitate – and other related terms like aemulus, emulous. The concept of ‘imago’ has significantly shaped philosophical theories of representation – Grice, representation as being primarily iconic or imitative – especially regardin the relationship between the mind (Grice’s thought), objects (Grice’s reality) and the external world (Grice’s ‘reality’). Plato’s theory of forms (or theory of ideas) suggests tha a thing PERCEIVED in the physicalworld is a SHADOW or imperpect  opy of a perfect, unchanging form in a separate, intelligible real. Thus imago would represent the physical manifestation, a lesser IMITATION, of a true and essential form. Aristotle’s concept of PHANTASIA (imagination) describes the mental images used in thinking, using stored perceptions to create mental representations – or PHANTASMATA --. The notion of imago would resonate with these internal mental representations that allow humans to call experiences, simulate scenarios, and formulate abstract concepts. In Medieval philosophy, the term ‘imago dei’ highlights the unique dignity and value of the human being, who is believed to be created in the likeness of god. This implies a profound connection between the human essence and the divine, with humans reflecting God’s attributes and holding a special capacity for relationships with his creator. In short, the etymology of ‘imago’ reveals its connection to IMITATION and copying. This meaning has been central to philosophical explorations of representation, influencing perspectives on how physical reality relates to ideal forms, how the mind creates internal representations, and how human nature reflects a divine image!” It was during his seminars at Oxford, which were open to any member of the university – since people from the Town could care less – Grice applied his method of philological botany to conversation: is it helpfulness that we need, or want? Or is it something rather stronger, like ‘co-operation’. He was never sure. But the idea is clear to Iacono: aiuta, aiuta mutua, soccorso, societa di mutuo soccorso. Keywords: Grice, Iacono, co-operazione conversazionale, aiuta conversazionale. Filosofo siciliano. Filosofo italiano. Girgenti, Sicilia. Grice: “I love Iacono; for one, he has taken Marx’s chapter on cooperation in Das Kapital seriously; but as he notes, Marx subverts the order, the symbolic interaction becomes a super-structure! Iacono recognises the perplexities of shared intentionality, and finds ways to deal with them conceptually –Insegna a Pisa. Fra i filosofi che si sono interessati ai rapporti storici e teorici della filosofia con l’antropologia e la politica. Si occupa di epistemologia della complessità (“L'evento e l'osservatore”, Bergamo). Fonda “Ichnos,” Laboratorio filosofico sulla complessità. La sua ricerca mostra un costante confronto con la filosofia antica: al riguardo, si dedica all’analisi di nozioni quali feticismo, paura e meraviglia, e all'indagine epistemologica sul tema dell'osservatore. Tali ricerche gravitano attorno ad una riflessione sul tema dell'”altro” nelle relazioni storico-sociali e politiche: da qui i saggi sulle triadi concettuali autonomia, potere, minorità e storia, verità, finzione.  Ne “Il borghese e il selvaggio” analizza l'influenza la figura di Robinson Crusoe nei paradigmi filosofico-economici di Turgot e Smith rilevando gli elementi di antropologia occidentalista là dove la rappresentazione teorica della società e della storia si mostrava nei suoi aspetti apparentemente semplici, ovvi e trasparenti tali da nascondere con l'evidenza i presupposti del punto di vista coloniale.  In “Il feticismo” (Milano) studia la genealogia del concetto dalla sua origine nell'illuminista Brosses fino a Marx, a Freud e al pensiero contemporaneo, ha contribuito, sul piano metodologico, all'idea di una storia della filosofia interpretata attraverso concetti e, sul piano interpretativo, alla messa in evidenza dei mutamenti semantici del concetto di “fetice”, di origine coloniale che si è trasformato con Marx e con Freud in due modi di operare, rispettivamente sul mondo storico-sociale e sul mondo della psiche, basati sulla pratica teorica di un'antropologia dall'interno. Le fétichisme. In “Paura e meraviglia: storie filosofiche” (Catanzaro) i temi storiografici dell'illuminismo e del fetice vengono ripresi e ridiscussi alla luce del pensiero contemporaneo.  Il problema filosofico e politico dell'antropologia dall'interno è stato sviluppato attraverso la questione epistemologica dell'osservatore. Influenzato da Marx, ma anche da Foucault e da Bateson, analizza le teorie della storia di Bossuet, Vico e Droysen attraverso il tema del ruolo dell'osservatore che interpreta gli eventi sociali e naturali nella loro storicità. Interessato alle teorie contemporanee dell'”auto-organizzazione” biologica (Atlan, Maturana, Varela), cercato di reinterpretare il senso epistemologico della storia, la parzialità dei punti di vista impliciti dell'osservatore e delle sue visioni del mondo, la questione dell'altro, il rapporto tra scienze storico-sociali e scienze naturali, alla luce del concetto di complessità. In questa chiave, in “Tra individui e cose” (Roma) raccoglie i risultati di ricerche che, all'interno dei rapporti fra filosofia, antropologia e politica, si interrogava attraverso Bateson sull'idea del ‘pensare per storie' come momento metodologico e critico di un'antropologia dall'interno in una società come quella occidentale moderna dove le cose si sostituiscono feticisticamente agli uomini e il conformismo si mostra incessantemente e paradossalmente come l'irrompere del nuovo.  Il problema della critica sociale e dell'autonomia individuale come decisivo in una società occidentale che domina il mondo dichiarandosi libera e democratica è al centro di “Autonomia, potere, minorità” (Milano). Partendo dallo scritto di Kant “Che cos'è l'Illuminismo?, Iacono si chiede perché in una società istituzionalmente ‘libera' e ‘democratica', all'indomani della fine dei regimi socialisti, il desiderio di uscire dallo stato di minorità non riesce a vincere il contrastante desiderio di rimanere nello stato di minorità, perché in sostanza è così forte la paura di essere autonomi.  La questione dell'autonomia lo ha portato a interessarsi ai temi della verità, dell'illusione e dell'inganno. Per un'antropologia dall'interno occorre vedere con altri occhi e per vedere con altri occhi è necessario acquisire uno sguardo d'altrove. I temi dell'universalismo e della questione dell'altro sono discussi in quest'ottica in “Storia, verità, finzione” (Roma). La meraviglia che connota il tono emotivo della conoscenza filosofica deve passare attraverso lo straniamento: essere straniero a te stesso affinché l'altro non sia straniero a te. L'autonomia può realizzarsi soltanto nella relazione con l'altro e non, come se l'è immaginato il pensiero moderno, recidendo ogni legame per poi andarlo a costituire da padroni. Ma un'antropologia dall'interno è continuamente in tensione con un senso comune che, conservando le verità condivise ovvero i pregiudizi, tende a mostrarle come ovvie, naturali, eterne, uniche, a renderle dunque salde e indiscutibili. Ci si dimentica allora che viviamo in molti mondi, in mondi intermedi (“Mondi intermedi e complessità” -- Pisa), e che siamo capaci, con la coda dell'occhio, di percepire sempre un mondo altro da quello in cui siamo immersi. Perdendo questa percezione perdiamo la nostra capacità di uscire da noi stessi e dunque la facoltà di essere autonomi. L'illusione, attraverso cui ci si approssima alla verità, che è consapevolezza critica di un'illusione stessa (Nietzsche, Pirandello), si trasforma in inganno e in auto-inganno, sulle cui basi si produce il rischio della costituzione delle regole del consenso, in una società libera ma senza autonomia. Un'altra direzione di studi riguarda  le genealogie dell'immagine della finestra e del concetto di illusione nella storia del pensiero occidentale. In quest'ambito di riflessione Iacono realizza Con altri occhi.  Iacono dirige il bimestrale di politica e cultura Il Grandevetro. Ha collaborato per anni al quotidiano il manifesto. Fa parte del Comitato scientifico della Scuola di formazione e ricerca sui conflitti Polemos. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Collegio San Carlo di Modena.  Lurea molti studenti al polo universitario universitario penitenziario della casa circondariale Don Bosco di Pisa e tuttora collabora a progetti e iniziative per un'effettiva opera di recupero del detenuto che sconta la pena. Saggi: “L'illusione e il sostituto. Riprodurre, imitare, rappresentare” (Mondadori, Milano); “Il sogno di una copia. Del doppio, del dubbio, della malinconia” (Guerini, Milano); “Storie di mondi intermedi” (ETS, Pisa); “Marx. La cooperazione, l'individuo sociale, le merci” (ETS, Pisa); Filosofia alle elementari”; “Le domande sono ciliegie, Manifestolibri, Roma, Per mari aperti. Viaggi tra filosofia e poesia nelle scuole elementary (Roma); Filosofia alle scuole superiori”; “La giustizia è l'utile del più forte? Incontro con gli studenti del Liceo classico «Empedocle» di Agrigento, Pisa; Ra Racconti L'accelerato, in Favolare Casini e Vannozzi, MdS editore, Pisa,  La scelta, in Gabbie, Bulzomì, Casini, Vannozzi, MdS editore, Pisa PSYCHOMEDIA JOURNAL OF EUROPEAN PSYCHOANALYSIS. I. Studi su Marx La cooperazione, l’individuo sociale e le merci  vai alla scheda del Edizioni ETS Piazza Carrara Pisa  Promozione Bologna La notizia dei braccialetti che l’ingegner Cohn ha brevettato per il controllo dei lavoratori di Amazon (più educatamente e ipocritamen- te, per migliorare l’efficienza del lavoro) merita, al di là delle polemi- che contingenti, qualche riflessione su un mondo nascosto e dimenti- cato che tuttavia esiste su questo pianeta e non si vede: il mondo dello sfruttamento sul lavoro e la lesione della dignità di chi lavora. Mi serve un libro, vado su Amazon, lo cerco, lo trovo. C’è anche la versione ebook. Non è la stessa cosa del libro fisico, ma ha due vantaggi. Costa molto meno e, cosa importantissima, dopo avere pagato, lo ottieni in Kindle con un semplice click. Non è la stessa cosa del libro fisico per un’altra ragione. L’impaginazione è diversa e non corrisponde affatto a quella del libro. Questo complica le cose non tanto al lettore di un romanzo giallo, per esempio, o di racconti in generale, quanto allo studioso o, più in generale, a colui che ha bisogno del documento ori- ginale. Mettiamo comunque che voglia e trovi il libro fisico e lo ordini, magari con un sistema veloce che pago in sovrapprezzo. Devo superare una frustrazione. Non posso averlo subito. Non ce l’ho lì davanti sullo scaffale di una libreria. Vedo la copertina online. Devo aspettare uno o qualche giorno. Peggio se lo acquisto nel week end. Una piccola frustrazione, senza dubbio, ma nel nostro pianeta, che è un’immensa raccolta di merci fisiche e virtuali, siamo ormai abituati ad avere tutto e subito, e aspettare non è facile. Ogni nostro desiderio è un ordine che il mercato può eseguire per soddisfarlo, e poter girare fra le merci, libri o divani o qualunque altra cosa, in modo virtuale, da un lato ti dà un senso di straordinaria, gioiosa potenza, dall’altro però ti produce una sensazione di mancanza. Vuoi mettere andare al negozio e provare la giacca, anzi peggio ancora le scarpe o i pantaloni per vedere se ti stanno? Certo, online risparmi. Inoltre, a ovviare a quella sensazione di mancanza derivata dal fatto che il desiderio dell’acquirente non si può soddisfare immediatamente, vi è la precisione rigorosa nella consegna. Tutto sembra perfetto, ma a quale prezzo? Al prezzo dello sfruttamento di chi la merce la deve impacchettare, spostare, consegnare. Un prezzo che il cliente non vede. Non è una novità. Il braccialetto dell’ingegner Cohn è l’ultimo ritrovato di una lunga storia del lavoro. Marx aveva fatto vedere bene come stavano realmente le cose nei processi di produzione delle merci. Quel genio che era Charlot aveva rappresentato una straordinaria parodia del sistema di sfruttamento del lavoro dell’operaio nel famoso film Tempi moderni, dove il lavorato- re doveva adattarsi alla velocità del sistema automatico di produzione. In epoca più recente ricordo che perfino zio Paperone cercò di usare le scimmie per il lavoro a catena, ma fallì perché perfino esse non riusci- vano ad adattarsi. Foucault scrive Sorvegliare e punire, un’analisi cruda dell’organizzazione di un carcere, il cui sistema di controllo era simile a quello elettronico rappresentato dai braccia- letti. Lo sfruttamento del lavoro e la lesione della dignità dei lavoratori, checché se ne dica, non sono diminuiti negli anni, anzi, nonostante le leggi, sono probabilmente aumentati. Dietro la concorrenza e la libertà di mercato, dietro le luci dei supermercati reali o virtuali, dentro quelle nuove caverne di Platone che sono i centri commerciali di Los Angeles, Dubai, Shanghai, Milano e al di là della finestra dei nostri computer o tablet da cui acquistiamo online, vi è ancora il lato oscuro, materiale e psicologico, del dispotismo sul lavoro che oggi nessuno vuol vedere, talvolta nemmeno chi lo subisce. Fino a quando qualcuno di sabato sera, nel suo tempo libero, si siede al bar e chiede di bere, vi sarà sem- pre qualcun altro che dovrà preparare il cocktail e un altro ancora, magari extracomunitario, che lo porterà con un vassoio. Il tempo li- bero di uno è il tempo di lavoro di altri. L’idea che il lavoro sparisca e in particolare sparisca il lavoro manuale mi pare sinceramente, questa sì, una bubbola neoliberista. Meno si vede il lavoro sfruttato e meglio è per il neoliberismo. La tecnologia espelle il lavoro e toglie l’occupa- zione, ma non lo fa sparire. Lo disloca altrove e non lo concentra più in grandi spazi chiusi. Ed è questo che ha messo in totale confusione la sinistra nel mondo. Accade con il lavoro quello che accade con la merce. La compri ma non ti accorgi della quantità di lavoro sociale che ci è voluto per produrla e poi metterla sul mercato. Ti bevi il cocktail ma non vedi nemmeno in faccia il cameriere che te lo porta e che sta lavorando mentre tu ti riposi e a cui forse lascerai una mancia. Il primato del tempo libero è un buon modo per soggiacere al neoliberismo. Potremmo davvero vivere in ozio permanente nel tempo libero? È questo a cui aspiriamo? E perché allora, occupati, disoccupati, precari, siamo tutti depressi? Certo il lavoro troppo spesso è odioso, ma allora il problema è l’odiosità del lavoro, il suo sfruttamento, non la sua fine. Dietro l’ordine online che facciamo su Amazon vi sono la- voratori che con la testa e con le mani portano, impacchettano, spedi- scono, trasportano e ai quali si vuole mettere il braccialetto elettronico di controllo. Non credo che con tutta la tecnologia li si possa sostituire con dei robot, ma credo che con tutta la tecnologia li si possa usare schiavisticamente come dei robot. Una cosa è lottare per riappropriarsi del lavoro e della sua qualità, altra cosa è rifiutarlo. È nella chiave della riappropriazione del lavoro che è ancora valido, a mio parere, il vecchio slogan lavorare meno, lavorare tutti, così come la gratuità della forma- zione scolastica e universitaria. In uno scritto recentissimamente pubblicato in Italia, Realismo capitalista (Nero, Roma), ma uscito in lingua inglese nel bel mezzo dell’esplodere della crisi economica, Fisher, scrittore, filosofo, critico musicale britannico, morto suicida lo scorso anno, ha cercato di rispondere alla famosa affermazione di Thatcher secondo cui al sistema in cui viviamo non c’è alternativa. Un’affermazione vincente che, togliendo al futuro ogni possibilità di accompagnare la politica, lo fece a suon di licenziamenti e ristruttu- razioni aziendali che sarebbero diventati un modello per tutto il capi- talismo occidentale. A sinistra cominciarono i laburisti con il pentito Blair a fare propria la visione thatcheriana, e il modello neoliberista si diffuse quasi ovunque con l’accentuarsi vistoso e potente delle di- seguaglianze e attraverso l’ideologia oggi ancora dominante secondo cui tutto il mondo deve essere modellato come un’azienda. Ideologia che oggi paradossalmente trova quasi più critiche a destra che non a sinistra. Avere tolto ogni alternativa futura ha di fatto azzerato le si- nistre. Il loro ruolo è spesso diventato quello un po’ servile di tamponare più o meno malamente gli effetti collaterali del neoliberismo, del dominio della privatizzazione, dello sperpero del bene comune, della devastazione ambientale, senza neanche riuscirci. Scrive Fisher: “Qualsiasi posizione ideologica non può affermare di avere raggiunto il suo traguardo finché non viene per così dire naturalizzata, e non può dirsi naturalizzata fino a quando viene recepita in termini di principio anziché come fatto compiuto”. Le sinistre non potrebbero accettare il neoliberismo come principio, ma se viene naturalizzato come un fatto compiuto allora è diverso. In fondo i dirigenti politici sono tutto som- mato abbastanza ben pagati e sufficientemente fragili culturalmente per scomodarsi a mettere in discussione ciò che è dato come naturale e scontato. “Nel corso di più di trent’anni, continua Fisher, il realismo capitalista ha imposto con successo una specie di ontologia imprendtoriale per la quale è semplicemente ovvio che tutto, dalla salute all’educazione, andrebbe gestito come un’azienda. Oggi l’aziendalismo è un vero delirio ideologico. I lavoratori sono imprenditori di se stessi, così costano meno alle aziende e possono essere meglio sfruttati, le scuole e le università e gli ospedali invece di pensare alle loro rispettive missioni, affogano penosamente nell’ansia generalizzata della competition, versione metropolitana e neoliberista della giungla. Benvenuti nel realismo capitalista! Questo saggio raccoglie studi su Marx che porto avanti a partire dagli sui temi della CO-OPERAZIONE e della sua ambivalenza, sul suo metodo, sulle sue concezioni antropologiche. Nonostante siano accadute molte cose nel corso del tempo, dalla fine dell’era industriale alla caduta del muro di Berlino, dalla crisi irreversibile dei partiti operai al trionfo del neoliberismo, alcuni punti, che molti, troppo spesso ab- bacinati dal mantra conservatore del nuovo e del cambiamento, hanno abbandonato, a mio parere, restano fermi. Primo fra tutti il lavoro e in particolare il lavoro CO-OPERATIVO, grazie a cui, come sostiene Marx, gli uomini si spogliano dei loro limiti individuali e sviluppano la facoltà della loro specie e a causa del quale, nello stesso tempo, essi, dopo aver subito il dispotismo e il disciplinamento di fabbrica, introiettano oggi il dispotismo e il controllo della produzione. E ciò mentre vivono la condizione illusoria di essere imprenditori di se stessi, dopo che dal comprensibile desiderio della flessibilità si ritrovano nella miseria mate- riale e psicologica della precarietà del lavoro. Non hanno più né tempo né possibilità di progettare il futuro e, del resto, è proprio il futuro che è stato tolto, perché esso oggi si mostra al massimo e quasi soltanto come mantenimento dell’esistente, quando non come una devastazione catastrofica del presente. Nessuno ha il coraggio di guardare altrove, là oltre l’orizzonte, dove poter immaginare una vita diversa dalla libera, depressiva solitudine degli iperconnessi che convive con naturalezza insieme alla schiavitù del lavoro nella gran parte del mondo. Eppure è proprio quello che serve. In un libro di alcuni anni fa1 avevo cercato di affrontare il tema dell’autonomia individuale consapevole della lacuna che vi era e cioè del fatto che il tema dell’autonomia si deve porre dentro le condizioni della natura dell’uomo in quanto animale sociale e dunque all’interno delle relazioni sociali. Non vi può essere autonomia in senso proprio (I., Autonomia, potere, minorità, Feltrinelli, Milano) senza eguaglianza delle relazioni sociali. Forse, riprendendo l’argomen- to della facoltà cooperativa degli uomini e del fatto che essi devono riappropriarsene a partire dal lavoro, si potrebbe ripercorrere una stra- da che nel corso tempo ha cambiato il suo tracciato e il cui manto è attualmente pieno di buche. Desidero ringraziare Baglini, Brucciani, Campo, Marchesi, Mori, Paoletti. Dedico questo libro alla memoria di Badaloni, Marco, che mi introdusse agli studi su Marx. Versione largamente rivista di Divisione del lavoro e sviluppo della facoltà della specie umana in Marx, originariamente pubblicato in «Critica marxista», Sull’ambivalenza della cooperazione, in Ecologia, Esistenza, Lavoro, (Officine Filosofiche), a cura di Iofrida, Mucchi, Bologna. Sul concet- to di ‘trasparenza’. Un’immagine di asssociazione di uomini liberi nel ‘Capitale’ di Marx, in «Metamorfosi», Rapporti economici e rapporti sociali in Marx, in «Prassi e teoria», Versione modificata del saggio originariamente pubblicato in «Annali della Scuola Normale Superiore» (relazione al seminario dedicato a Bachofen tenuto alla Scuola Normale Superiore e coordinato da Arnaldo Momigliano). Capitolo Sesto Versione modificata di Sul concetto di feticismo, in «Studi Storici», Concezione antropologica e concezione storica in Marx. Il caso particolare del ‘feticcio della merce’, in aa.VV., Antropologia, prassi, eman- cipazione. Problemi del marxismo, a cura di G. Labica,  Losurdo, Texier, Quattroventi, Urbino DIVISIONE DEL LAVORO E SVILUPPO DELLA FACOLTÀ DELLA SPECIE UMANA IN MARX. In un luogo del capitolo sulla cooperazione, Marx afferma. Nella co-operazione pianificata con altri l’operaio si spoglia dei suoi limiti individuali e sviluppa la facoltà della specie”1. La facoltà della specie umana consiste nella capacità che hanno gli operai riuniti insie- me e combinati secondo le figure della cooperazione di produrre una quantità di oggetti superiore a quella che lo stesso numero di operai sarebbe in grado di produrre se ciascuno di essi lavorasse isolatamente. Questa idea è già in Smith, attraverso il famoso esempio del- la fabbrica di spilli, come ragione di superiorità del modo capitalistico di produzione, basato essenzialmente sulla manifattura, sui precedenti modi di produzione2. Sappiamo che, per Marx, la cooperazione è “la forma fondamentale del modo di produzione capitalistico”3 e precisamente è la forma che attraverso le sue figure tende a svuotare le facoltà individuali degli operai e a trasferirle ai mezzi di lavoro. Nella figura più complessa di cooperazione capitalistica, quella del macchinismo, questo trasferimento si realizza completamente. La storia del passaggio dalla cooperazione semplice, alla manifattura, alle macchine, può essere letta come la storia della perdita delle facoltà individuali lavorative degli operai singoli in ragione dello sfruttamento derivante dallo sviluppo tecnico del processo capitalistico di produzione. Già in Smith, nella Indagine ecc., si ritrova la descrizione della perdita delle facoltà degli operai sottoposti alla divisione del lavoro nella manifattura. Questa perdita di facoltà è posta come ragione di inferiorità della classe operaia nei confronti dei popoli selvaggi, dove non sussiste la divi- sione del lavoro: rispetto ai selvaggi, lo sviluppo delle facoltà individuali degli operai appare in ragione inversa della crescita della quantità di 1 Marx, Il capitale, Cantimori, Riuniti, Roma Smith, Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, ISEDI, Milano Smith, La ricchezza delle nazioni. Abbozzo, trad. V. Parlato, Editori Riuniti, Roma; Marx, Il capitale, AMBIVALENZA DELLA COOPERAZIONE Il ritorno dell’uomo come animale sociale. Dopo anni di elogio dell’individualismo nel bel mezzo della glo- balizzazione, mentre ritornava in un modo piuttosto primitivo l’abusa- ta metafora della mano invisibile, qualcosa è cambiato. Dopo l’euforia degli anni ’80, un po’ di attenzione si è spostata da una filosofia inge- nua (ma estremamente vantaggiosa per alcuni) dell’individuo verso la facoltà collaborativa e cooperativa degli uomini. In un certo senso è tornata, se non proprio al centro, almeno lateralmente, l’immagine ari- stotelica dell’uomo come zòon politikón, dell’uomo cioè, come ebbero a tradurre Seneca ed AQUINO, come animale sociale. L’elemen- to sociale è tornato a essere considerato come costitutivo della formazione dell’individuo sul piano etico, politico e cognitivo. Recentemente il sociologo Sennett ha pubblicato un libro che significativamente ha per titolo Insieme ed è un’indagine sulla facoltà cooperativa degli uomini esplicitamente influenzata dalle teorie di Sen e  Nussbaum. “Le idee di Sen e Nussbaum, egli scrive, sono state per me fonte di ispirazione e costituiscono il tema di fondo che orienta questo libro: le capacità di collaborazione delle persone sono di gran lunga maggiori e più complesse di quanto la società non dia loro spazio di esprimere”1. In sostanza la facoltà cooperativa degli uomini, nel nostro sistema sociale, non riesce ad esprimersi ap- pieno e in particolare non assicura la piena realizzazione delle capacità emotive e cognitive umane. Lo scenario che emerge da questa tesi è dunque in primo luogo che la società non riesce a realizzare la facoltà cooperativa umana e in secondo luogo che tale facoltà si realizza grazie alle capacità emotive e cognitive e viceversa, nel senso che, queste, a loro volta, si realizzano appieno soprattutto nella collaborazione e nella CO-OPERAZIONE. Sennett, Insieme. Rituali, piaceri e politiche della collaborazione, Feltrinelli, Milano DIETRO C’È SEMPRE QUALCOS’ALTRO Un’immagine di associazione di uomini liberi e l’idea di trasparenza La trasparenza nasconde sempre qualcosa. Più precisamente na- sconde ciò che viene tolto per far sì che l’immagine renda trasparenti i rapporti che si vogliono rappresentare. Nell’economia politica, quelle che Marx chiama robinsonate avevano un importante significato epistemologico: semplificare e rendere per l’appunto trasparenti i rap- porti economici complessi del modo di produzione capitalistico. Questo processo di semplificazione presupponeva sempre una scelta in ciò che si voleva rappresentare o, in altri termini, un taglio nel quadro rap- presentativo che presupponeva un privilegiamento di una determinata struttura visiva invece di un’altra. Nell’immagine di Robinson ciò che Defoe vuol far vedere è il rapporto tra il protagonista del suo romanzo e lo spazio naturale che egli deve trasformare per renderlo utile alla sua sopravvivenza. Il comportamento di Robinson è il comportamento del borghese nel suo rapporto con la natura attraverso il lavoro. Ed in effetti, da questo punto di vista, il rapporto tra Crusoe e le cose è chiaro e trasparente: “Il suo inventario dice Marx contiene un elenco degli oggetti d’uso che possiede, delle diverse operazioni richieste per la loro produzione, e infine del tempo di lavoro che gli costano in media determinate quantità di questi diversi prodotti”1. L’effetto di trasparenza appare dato da alcune condizioni complesse che già decidono i contorni dell’immagine e dunque la par- zialità di una rappresentazione semplificata del comportamento di un individuo alle prese col proprio lavoro. Baudrillard ha osservato che la trasparenza della relazione di Robinson con le cose è truccata2, ma la chiave del trucco è rintracciabile già nella stessa immagine descritta da 1 Marx, Il capitale, BaudrIllard, Per una critica dell’economia politica del segno, Mazzotta, Milano IL METODO DI MARX E L’USO DELL’ASTRAZIONE 1. A più riprese Marx ha sottolineato che il porre l’uomo isola- to all’origine dello sviluppo sociale e del processo storico è un assur- do. Nelle Forme che precedono la produzione capitalistica, egli osserva come sia semplice raffigurarsi che un uomo potente possa servirsi di un altro uomo “come di una condizione naturale preesistente della sua riproduzione”1, e fare dell’esercizio del dominio il suo specifico lavoro allo scopo di far lavorare altri uomini per lui; presupporre cioè una divisione del lavoro tra signore e servo prima che siano state poste le condizioni originarie, comunitarie per la riproduzione della vita de- gli uomini. “Ma una simile idea è assurda – per quanto possa essere giusta dal punto di vista di certe organizzazioni tribali o collettività – in quanto essa parte dallo sviluppo di uomini isolati. L’uomo si isola soltanto attraverso il processo storico”2. La questione posta da Marx non è, ovviamente, nuova. Ferguson, per esempio, aveva già sostenuto la necessità di considerare la specie umana in gruppi e di condurre l’indagine storico-sociale avendo come oggetto la società intera e non gli uomini separatamente presi. In generale tutta la cosiddetta scuola storica scozzese pone il problema di uno studio della storia umana a partire dagl’uomini riuniti in società ed aveva sottolineato che il fattore chiave per comprendere lo sviluppo delle diverse società era il modo di sussistenza, da cui si potevano spiegare costumi, leg- gi, forme di governo. È stato sostenuto, a questo proposito, che Marx Bari Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, FerguSon, Saggio sulla storia della società civile,  Laterza, Roma Robertson, History of America, in Works, Hill, Edinburgh; MIllar, The Origin of the Ranks,  ristampato in W.C. lehMann,  Millar of Glasgow, Cambridge, Millar, Osservazioni sull’origine delle distinzioni di rango nella società, Angeli, Milano; BACHOFEN, ENGELS, MARX. La pubblicazione ad opera di Krader degli estratti etnologici, l’ultimo lavoro di Marx, rimasto incompiuto, impone di discutere del ruolo di Bachofen nell’Origine della famiglia di Engels, che segnò la fortuna del Mutterrecht nel marxismo, tenendo conto di questo labora- torio. La ragione è semplice: il saggio di Engels è basato su tali appunti, e certamente, comparando lo scritto di Marx con quello di Engels, balza subito agli occhi il ben diverso peso che Bachofen ha nei due casi. D’altra parte la frammentarietà degli appunti marxiani non rende sem- plice il lavoro, ma non ci si può accontentare di segnalare le differenze di Marx e di Engels su Bachofen senza fare almeno un tentativo di interpretare il senso della ricerca di Marx al momento della sua morte. Si tratta di provare a capire, se è possibile, quale significato abbia la grande presenza di Bachofen nell’opera di Engels, laddove la cosa non è affatto riscontrabile nel Marx che sta lavorando su quel Morgan che, a sua volta, sarà la base dell’Origine della famiglia. Ma, data appunto la frammentarietà del testo di Marx, l’unica via praticabile sembra quella di considerare in primo luogo il contesto teorico entro cui Marx stava operando e riflettendo. 1. Il laboratorio di Marx L’Origine della famiglia e presentata da Engels come l’esecuzione di un lascito. Marx, morto un anno prima, aveva lasciato ad uno stadio rudimentale il suo lavoro su Morgan, Phear, Maine, Lubbock, Kovalevskij2. Si trattava in gran parte Engels, L’origine della famiglia, Riuniti, Roma; The Ethnological Notebooks of Marx (Studies of Morgan, Phear, Maine, Lubbock), cit.; L. krader, The Asiatic Mode of Production. Sources, Development and Critique in the Writings of Marx, Gorcum, Assen; Marx, Excerpts from Kovalevslcij. Sugli appunti di Marx; cfr. inoltre, L. achenza, Sui Taccuini etnologici di Marx, in «ASNP»; P. greMIgnI, SUL CONCETTO DI FETICISMO IN MARX Il concetto marxiano di feticismo delle merci è stato analizzato da due punti di vista: quello del suo rapporto con il concetto di alienazione e l’altro della sua connessione con la teoria del valore. È possibile tut- tavia affrontare il problema in modo diverso, forse più ovvio: a partire cioè dalla fonte usata da Marx per la formazione di questo concetto. Si tratta dell’opera di Charles de Brosses, Du Culte des Dieux fétiches, pub- blicata anonima a Parigi, che Marx aveva studiato a Bonn in una traduzione tedesca di Pistorius, e di cui aveva fatto degli estratti1, come del resto di altri testi, tra i quali quello di Meiners sulle religioni2 che riprende il tema brossiano. Considerato il problema da questo angolo visuale, si potrà vedere che il concetto marxiano di feticismo, che diventerà successivamente il concetto di feticismo delle merci, è carico di implicazioni che forse consentono di precisare alcune questioni teoriche ad esso connesse. 1. Il concetto di feticismo ripropone, come è noto, il problema delle apparenze, cioè dello scarto esistente tra l’essere sociale e le im- magini “nebulose e fantastiche” attraverso cui l’essere sociale è visto e concepito dagli uomini. Un tema che percorre la riflessione di Marx nel corso di tutta la sua biografia intellettuale, ma che nel feticismo delle merci assume un valore specifico. Ed è proprio per questo che appa- re necessario percorrere specificamente la strada dello sviluppo di tale concetto, anche perché, inoltre, in esso si possono rilevare due momen- ti importanti del procedimento teorico di Marx, certamente carichi di 1 K. Marx, Fetischismus, MEGA, Dietz, Berlin; MeInerS, Allgemeine kritische Geschichte der Religionen, Hannover. Su Meiners come volgarizzatore di de Brosses, cfr. M. daVId, La notion de fétichisme chez Auguste Comte et l’oeuvre du présidente de Brosses ‘Du culte des dieux fétiches’, Revue de l’Histoire des Religions, e landuccI, I filosofi e i selvaggi, Einaudi, Torino ANTROPOLOGIA E STORIA IN MARX. IL CASO PARTICOLARE DEL «FETICCIO DELLA MERCE» La nozione di carattere di feticcio della merce costituisce un momen- to particolare e privilegiato per un’analisi del rapporto fra concezione antropologica e concezione storica in Marx. Le ragioni di questa parti- colarità e di tale privilegio risiedono principalmente nei seguenti fattori: nell’uso stesso del concetto di «feticcio» mutuato dalla tradizione etnologica e storico-religiosa a partire dal colonialismo; nella torsione teorica che il concetto di feticcio e la nozione di «feticismo» giocano nel corso dello sviluppo del pensiero di Marx; nel fatto che il «carattere di feticcio della merce» costituisce un aspetto molto specifico e comples- so dell’idea di rovesciamento provocato dalla coscienza ideologica nei confronti della realtà; nel fatto, infine, che la nozione di «feticcio» applicata alla merce viene a definite la funzione simbolica dell’oggetto economico-sociale e, all’inverso, la funzione economico-sociale dell’oggetto simbolico. Di questi quattro fattori, lo svolgimento dei primi due con- sente di capire come l’applicazione del concetto di «feticcio» alla merce capitalistica significhi, almeno per quel che riguarda questo punto, un radicale mutamento strategico e teorico del concetto stesso rispetto alla sua storia e all’accezione fino ad allora comune e dominante in campo filosofico, etnologico e storico-religioso. E lo sviluppo del pensiero di Marx conferma, a mio parere, il senso di tale mutamento. I secondi due fattori aprono molte questioni interpretative, in particolare riguardo al rapporto fra condizioni reali della forma di vita sociale e forme della coscienza e dell’ideologia, alla specificità ed eccezionalità storica del si- stema capitalistico, al problema dell’osservatore che si trova ad operare e interpretare in quel groviglio che è il sopraddetto rapporto fra condizioni della vita sociale e ordine simbolico e culturale. Ma, soprattutto, possono forse aiutare a comprendere il senso della separazione fra la struttura ca- pitalistica delle relazioni fra gli uomini e gli individui in quanto tali; cioè del modo particolare in cui le relazioni si autonomizzano dagli individui, e la «comunità», originariamente concreta, deposita i rapporti nelle cose, andando a costituire un astratto sistema di vincoli sociali. Divisione del lavoro e sviluppo della facoltà della specie umana in Marx; Ambivalenza della CO-OPERAZIONE. Dietro c’è sempre qualcos’altro; Il metodo di Marx e l’uso dell’astrazione; Bachofen, Engels, Marx; Sul concetto di «feticismo» in Marx; Antropologia e storia in Marx; Il caso particolare del «feticcio della merce»; Indice dei nomi 119; philosophica  L’elenco completo delle pubblicazioni è consultabile sul sito zioniets.com alla pagina edizioniets. com/view-Collana. asp?Col=philosophica  Pubblicazioni recenti I., Studi su Karl Marx. La CO-OPERAZIONE, l’individuo sociale e le merci; Toth, Le sorgenti speculative dell’irrazionale matematico nei dialoghi di Platone, cur. Romani e Pagli; Fussi, Per una teoria della vergogna; Pirni, La sfida della convivenza. Per un’etica interculturale; Galletti, Reciprocamente responsabili. La responsabilità morale tra naturalismo e normativismo, Bertelli, L’utopia nell’estetico. Tempo e narrazione in Bloch, Pleșu, Pittoresco e malinconia. Un’analisi del sentimento della natura nella cultura europea, traduzione e cura di Paolicchi, prefazione di Stoichita; Manca, La disputa su ispirazione e composizione. Valéry fra Poe e Borges; Russo Maria Teresa, Esperienza ed esemplarità morale. Rileggere Le due fonti della mora- le e della religione di Bergson, Filieri, Vero, L’estetica tedesca da Kant a Hegel, Prefazione di Leonardo Amoroso; Flamigni Gabriele, Presi per incantamento. Teoria della persuasione socratica, Prefazione di Sassi, Edizioni ETS Piazza Carrara, Pisa edizioniets. com edizioniets.com Di consequenza, e la cooperazione, cosi come di dispiega nella CONVERSAZIONE, a determinare che moni intermedi che presuppongon non un io ma un “noi”. Nome compiuto: Alfonso Maurizio Iacono. Iacono. Keyword: feticismo conversazionale. Il Vico di Iacono. Il Pirandello di Iacono, la cooperazione. Imitare, imago, imaginario collettivo di Jung --  Luigi Speranza, “Grice ed Iacono: l’implicatura dell’intermezzo” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO; ossia, Grice ed Iccio: la ragione conversazionale e il portico nel secolo d’oro della filosofia romana – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A friend of ORAZIO. He appears to have studied under the Porch, as in one of his odes, Orazio depict him constantly looking out for works by Panezio. Orazio berates Iccio for neglecting his philosophical studies for ‘totally trivial pursuits.’ Iccio.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Icco: la ragione conversazionale e la setta di Taranto -- Roma – filosofia pugliese – scuola di Taranto -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo italiano. Taranto, Puglia. A Pythagorean according to the “Vita di Pitagora” by Giamblico di Calcide. A celebrated sportsman, a victor in the penthatlon at the Olympic Games, admired by Plato in Laws for his self-discipline. Icco.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Iceta: all’isola – la ragione conversazionale e Roma – filosofia siciliana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Siracusa). Filosofo italiano. Siracusa, Sicilia. Pythagorean. He was interested in astronomy and speculates the movement of the earth relative to the rest of the universe. Iceta.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO; ossia, Grice ed Ierace: la ragione conversazioanle e il certificato -- Roma – filosofia italiana --  Luigi Speranza – (Roma). Abstract. Grice: “It is very uncommon to find an English philosopher whose surname starts with ‘ie-,’ and also an Italian one. This is due to the fact that the Greeks aspirated everything – while the Romans, and later the Italians, just thought of aspiration as a phonological feature that wasn’t really necessary. The Gallic agree with the Italians on this, but stupidly keep the H in the so-called ‘orthographie’!” Filosofo italiano. The proud possessor of a certificate confirming that he was a philosopher. Grice: “Cicerone uses this as an example of indirect proof. The fact that the certificate certifies that Ierace is a philosopher is no proof that he is one.” Grice: “It seems more proper to render all these “I-“ ancient philosohers with I- turned into G-. Silvano Doroteo Ierace. Ierace.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Ieroteo: la ragione conversazionale e la scuola di Guiliano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice: “As a classicist at Corpus, I soon learned – via the reference guides, etc. – that the Greeks aspirated almost anything they touched – the Romans disliked an aspiration as ‘rough’, and the Italians just dropped it from their phonological systems!” -- Filosofo italiano. convinced Giuliano to pave the floor of Hagia Sophia with silver – Grice: “but ultimately the emperor declined to do so on the lack of a reason that would be convincing enough to ACT, not just to BELIEVE!” -- Ieroteo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Ieroteo.”

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Illuminati: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale del filosofo all’opera – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice: “I was often asked at Oxford what my surname meant: neither ‘grice’ (pig) nor ‘grice’ (grey) mean anything too philosophical – but cf. grey cells – On the other han Illuminati may be deemed to be a ‘rationalist’ surname in that Reason was iconographically represented as shedding light on things – and people!” -- Abstract. Grice would often refer to himself as a quasi-contractualist. But when developing the ‘dialectic’ – ontogenetic and phylogenetic – of ‘significatio’, he granted that it may all be a ‘myth’ which have been proved useful to philosophers since Plato, and in Switzerland, since Rousseau! Keywords: Grice, Illuminati, sharing an hallucination, the myth of the contract. Myth and theory. Filosofo italiano. Grice: “I like Illuminati, especially his essay on Rousseau, between solipsism and conversation!” -- La città e il desiderio. Viene meno un modo di fare in cui la soggettività potente si appropria il mondo subordinando le altre potenze soggettive e realizza la sua essenza destinale mediante adeguati meccanismi di rappresentazione e manipolazione tecnica. Come utilizzare regole pubblicamente valide senza colpevolizzare e controllare dall'altro le forme di vita degli uomini è precisamente l'antinomia della cittadinanza. La politicizzazione di sfere inabituali va insieme alla diserzione di istituzioni sclerotiche. Una ricaduta pratica ne è l'integrazione delle strutture rappresentative con nuove lobbies o la richiesta di quote per minoranze Nel lasciar-essere che si contrappone alla tracotanza istituzionale convivono cosi l'ancora-non-rappresentato che cerca lobbisticamente rappresentazione, e rifiuto radicare di rappresentazione. Professore associato di storia della filosofia politica, dall'anno accademico ha assunto la cattedra di storia della filosofia, dove è stato chiamato come straordinario. Insegna a Urbino. Fa parte anche del Collegio dei docenti del Dottorato di ricerca in antropologia filosofica e fondamenti delle scienze e del Collegio dei docenti del Dottorato di Ricerca in Filosofia Moderna e contemporanea a Bari, Ferrara, e Urbino. E' inoltre presidente del Corso di laurea in filosofia.  Ha scritto:  Sociologia e classi sociali, ed. Einaudi, Torino. Altr saggi: “Kant politico, Nuova Italia, Firenze; Società e progresso nell'illuminismo francese, ed. Argalia, Urbino; Rousseau, Nuova Italia, Firenze; Rousseau e la fondazione dei valori borghesi, Saggiatore, Milano; Antologia con introduzione e note) di J.-J. Rousseau, Il contratto sociale, Nuova Italia, Firenze; -- [H. P. GRICE, CONTRACT AS A MYTH, quasi-contractual – Speranza, contratto sociale e politico e semiotico. --; Gli inganni di Sarastro, Einaudi, Torino;  Il potere disseminato, in Lavoro Scienza Potere, Feltrinelli, Milano; Winterreise, Dedalo, Bari; Racconti morali, ed. Liguori, Napoli; Sentimenti dell'aldiqua, Theoria, Roma-Napoli; La città e il desiderio, ed. manifestolibri, Roma; Democrazia difficile, Roma, ed. il Passaggio; Nuove servitù, ed. manifestolibri, Roma;  Nizan, Aden Arabia, ed. Fahrenheit, Roma; Esercizi politici —sguardi su Arendt, ed. Manifesto libri, Roma); Averroè e l'intelletto pubblico –antologia di scritti di Ibn Rushd sull'anima, introduzione, e cura, manifesto, Roma; Il teatro dell'amicizia –metafore dell'agire politico, manifesto, Roma; Quasi una fantasia. Funzioni cognitive dell'immaginazione nei commentatori di Aristotele; Imago in phantasia depicta. Studi sulla teoria dell’immaginazione, a cura di Lia Formigari, Giorgio Casertano, Italo Cubeddu, ed. Carocci, Roma, Quasi una fantasia. Funzioni cognitive dell'immaginazione nei commentatori di Aristotele, in Materiali per una storia e teoria dell’immaginazione, Quaderni dell’Istituto di Filosofia, Urbino; Il filosofo all'Opera, -- Bellini, Verdi -- ed. Manifesto, Roma); Completa beatitudo: l'intelletto felice: opuscoli sulla. congiunzione con l'Intelligenza Agente. Ed. l'Orecchio di van Gogh, Chiaravalle;  Del comune -cronache del general intellect, Roma, manifesto, Bandiere; Dalla militanza all'attivismo, Roma, Derive Approdi. Grice: “I enjoyed Illuminati’s treatment of Rousseau’s myth of the social contract, since I made use of it!” – ‘Imagine is a good thing, but is there such a thing as co-imagine?” -- Augusto Illuminati. Illuminati. Keywords: il filosofo all’opera. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Illuminati” – The Swimming-Pool Library. Illuminati.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Imerio: la ragione conversazionale e la scuola di Giuliano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice: “Any classicist – as I learned to be after passing my mods at Corpus – knows that Italian drops the H that the Roman acquired only redundantly from the Greeks, who aspirated almost everything to which they came in contact!” -- Filosofo italiano. friend of Giuliano. Grice: “I learned to love Giuliano from my father, a non-conformist. Anything that would displease my High-Anglican mother pleased dad!”. Imerio. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Imerio” – The H. P. Grice Papers, Bancroft.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Incardona: all’isola – la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale -- Questo è l’uomo – gl’inferi del principio – la scuola di Palermo -- filosofia siciliana – filosofia italiana -- Luigi Speranza (Palermo). Abstract. Grice: “Lewis Carroll was right – and Mill wrong – names like “Alice” or indeed “Incardona’ DO mean! In my travels, I found that Italian philosophers tend to have more meaningful names than German philosophers, or indeed French philosophers – God knows why!” The Italian surname ‘Incardona’ primarily originates from Sicily, and other southern regions of Italy. While its precise derivation isn’t definitively established, there are strong suggestions that it comes from the Latin word ‘incardinus,’ meaning ‘to be in charge,’ ‘to be responsible.’ This connection hints at potential historical ties to leadership, authority, governance, or trade roes within communities. It is important to note that the surname ‘Incardona’ is also considered a variation of the surname ‘Caronda,’ particularly in southern Italy. Regional dialects and linguistic evolution have led to variations of the Incardona surname, such as – Incardone, and Cardona. ‘Incardona’ represents a rich cultural heritage intertwined with its geographical roots and the charcteristics of its early bearers!” The phrase ‘cooperative principle’ is used freely – but ‘principle’ is key. Grice: “I later reversed to the use of ‘imperative’, and refer to it as the conversational imperative. As Grice notes, the introduction of ‘principium’ in Cicero’s philosophy is meant as a rough, and improved version, of Aristotle’s ‘arche’! -- Keywords: Grice, Incardona, principio, principle. Filosofo siciliano. Filosofo italiano. Palermo, Sicilia. Grice: “I like Incardona; for one, he gave seminars on ‘la costanza dell’io,’ as I did! Second, he used Greek freely, as I do! Third, he is slightly incomprehensible, as I am SAID to be!” Insegna a Palermo. Studia nel Liceo classico Settimo. Direttore del Giornale di Metafisica, fondato da Sciacca. La tematica fondamentale di Incardona è la "filosofia del principio", un percorso nella storia della filosofia sul volto all'interrogazione riguardo al fondamento e all'archè. Le due categorie concettuali attraverso cui legge la storia della filosofia sono l'arcaicità, identificata con Aristotele, e l'arcaismo, identificato con Hegel. Aristotele ed Hegel sono infatti nella filosofia del principio le due porte, l'inizio e la fine, l'elemento e il compimento della filosofia. Il percorso della filosofia e un percorso aporetico, in cui la dialettica assume l'aspetto di un dialogo senza soluzione fra tensione naturale alla conoscenza e fallimento destinale dell'impresa conoscitiva. Ha influenza che nel campo dell'ermeneutica. Il suo contributo determinante è stata la sua riflessione non scettica ma aporetica sull'archè. La questione aristotelica del ‘principio’ (ontologico ed epistemologico, di non contraddizione e teologico come Dio) viene colta ed elevata da questione logica a questione esistenziale. Compagni di strada naturali, sebbene fortemente criticati da Incardona, sono, in questa sorta di teologia negativa, Derrida e Heidegger. In essi è infatti rintracciabile la tematica privativa e mistico-antirazionale del rapporto con l'assoluto. L'unica cosa che si può dire dell'assoluto è che esso non è alla nostra portata, esso nasconde al filosofo il volto come all'esule è nascosta la patria. Sebbene veda nella filosofia post-hegeliana una sorta di "pleonasmo" che non ha più alcuna utilità nella società contemporanea (antifilosofia), sembra che le sue intuizioni più originali e più feconde nascano proprio da una rielaborazione personale delle tematiche ermeneutiche di Heidegger. Altri saggi: Idealismo della filosofia ed esperienza storica, Epos, Palermo;  Idealismo, Epos, Palermo; Gl’inferi del principio. Interrogazione e invocazione, Epos, Palermo; Karpòs, Epos, Palermo; Meditatio in curriculo mortis, Epos, Palermo; Kéntron, Epos, Palermo; L'inclusione dell’altro. Profilo di Nicolaci; Epekeina. Journal of Ontology, History and Critics. Grice: “I used to use ‘principle’ very freely until I met Incardona. My conversational principle of cooperativeness became an ‘imperative’ – the conversational imperative – ‘let’s cooperate!’ – under which the different conversational maxims fall. Incardona says that talk of ‘principle’ usually leads you to an aporia, or to hell! “l’inferi del principio’!” Nome compiuto: Nunzio Incardona. Incardona. Keyword: Questo è l’uomo, principio, principio conversazionale, arcaismo, arcaico, arcaita – principium – imperative – Kant – Hegel – Aristotle -. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Incardona” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Infantino: obbligatio in solidum, la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale -- la diada conversazionale – il rischio dei solidali – filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Gioia Tauro). Abstract. Grice: “Italians like a dyad – and my seminars on ‘conversation’ are FULL of them. In fact, for a while I tended to see (n) A: M1, B: M2 – as the UNIT OF DISCOURSE. On the other hand, the Germans – or the Hun, strictly – love a MONAD!” Grice was always ready to appeal to the conversational maxim. He knew ‘semanticists’ would hardly be interested in the ultimate ‘moral’ or futilitarian foundation of such maxims. Not Infantino! Keywords: Grice, Infantino, the principle of conversational obbligatio in solidum. Filosofo italiano. Gioia Tauro, Reggio, Calabria. Grice: “I like Infantino: for one, he prefaced an essay on ‘the perils of solidarity,’ which is all my conversational pragmatics is about!” Insegna a Roma. La sua filosofia si svolge infatti nel solco tracciato da  Hayek che coniuga le acquisizioni di Mandeville e dei moralisti scozzesi con quelle della Scuola Austriaca di Economia. Cura Menger, Boehm-Bawerk, Mises e Hayek. Pubblica “L’ordine senza piano: le ragioni dell’individualismo metodologico” (Roma, NIS) “Ignoranza e libertà” (Soveria Manneli, Rubbetino); “Individualismo, mercato e storia delle idee”; “Potere. La dimensione politica dell’azione umana” (Soveria Manneli, Rubbettino). Vede nelle conseguenze inintenzionali delle azioni umane intenzionali l’oggetto delle scienze sociali, che vengono in tal modo affrancate da qualsiasi psicologismo. È il tema sollevato da Mandeville e dai moralisti scozzesi, ripreso poi con forza da Menger e Hayek. Non sono le intenzioni dei singoli (o quelli che sono stati infelicemente chiamati “spiriti animali”) a spiegare i fenomeni sociali. Occorre piuttosto individuare le condizioni che rendono possibile o impossibile un dato evento. Tale tradizione di ricerca ha come suo presupposto il riconoscimento dell’ignoranza e della fallibilità umane. Da cui discende l’abbattimento del mito del “Grande Legislatore”, il cui posto viene occupato dal processo sociale, cioè dalla co-operazione volontaria. Questa costituisce un procedimento di esplorazione dell’ignoto e di correzione degli errori. Ed è su tale teoria della società che Infantino si muove per spiegare il fenomeno del potere, da lui studiato come potere infra-sociale, derivante cioè dall’inter-azione, e il potere pubblico, ossia il potere d’intervento dello Stato nella vita sociale. La competizione minimizza il potere infra-sociale, perché non c’è un unico agente che offre o un unico agente che richiede. Il potere pubblico si minimizza o si limita, attribuendo allo Stato un’esclusiva funzione di servizio nei confronti della cooperazione sociale volontaria. Altri saggi: Cercatori di Libertà, Soveria Mannelli, Rubbettino, in cui è ospitato un suo scritto che ha fatto da introduzione a “A proposito di Rousseau”, dedicato da Hume alla rottura dei suoi rapporti con Roussea; gli altri saggi della raccolta si occupano di Constant, Mises, Hayek, Einaudi; Cubeddu e  Reichlin hanno curato “Individuo, liberta, e potere: studi in onore di I.” (Rubbettino Editore) di scritti in suo onore, a cui hanno contribuito numerosi studiosi di ispirazione liberale. Altre saggi: Sociologia dell'imperialismo: interpretazioni liberali, Milano, Angeli; Dall'utopia al totalitarismo: Marx, Dio e l'impossibile, Roma, Borla; La societa aperta, Roma, Quaderni del Centro di metodologia delle scienze sociali LUISS; Carli; “Metodo e mercato, Soveria Mannelli, Rubbettino; “Destra: una parola ormai inutile” Soveria Mannelli, Rubbettino; “Scuola austriaca di economia: album di famiglia, Soveria Mannelli, Rubbettino; “Le ragioni degli sconfitti: nella lotta per la scuola libera, Roma, Armando; “Le scienze sociali”, Soveria Mannelli, Rubbettino; “Individualismo, mercato e storia delle idee, Soveria Mannelli, Rubbettino; “Idee di libertà. Economia, diritto, società, Soveria Mannelli, Rubbettino; Cercatori di libertà, Soveria Mannelli, Rubbettino; Potere: la dimensione politica dell'azione umana, Rubbettino, Soveria Mannelli. Grice: “Pure il nostgro piu spontaneo desiderio di aiutare gli altri “esige un patto anticipato fra almeno due persone”, chi propone e chi accetta. Come avviene in ogni altro rapporto inter-soggetivo, amicia e amore compresi, c’e nella solidarieta uno ‘scambio,’ in cui devono essere presenti la disponibilita a dare e la disponsibilita a ricevere.  Étymol. et Hist., dr. obligation solidaire, Duret, Commentaire aux coustumes du duché de Bourbonnois, se dit des personnes liées par un acte solidaire; se dit des personnes qui ont une communauté d'intérêts ou de responsabilités; Caylus, Œuvres badines; se dit des choses qui dépendent l'une de l'autre; Béranger, Acad. et Cav. ds Littré; mécan. se dit des pièces d'un engrenage dont le fonctionnement est lié; Cournot, Traité de l'enchaînement des idées fondamentales dans les sc. et dans l'hist.; Dér. de solide*; suff. -aire1*, pour rendre compte du lat. jur. in solidum “pour le tout”, “solidairement”.  Fréq. abs. littér.: 436. Fréq. rel. littér.:xixes.: a) 358, b) 277; xxes.: a) 947, b) 829; Società di mutuo soccorso associazioni di lavoratori sorte per sopperire alle carenze dello stato sociale Le  Società operaie di mutuo soccorso sono associazioni, nate in Italia. Pozzo, pioniere del mutualismo italiano  Targa della societa operaie di mutuo soccorso sull'esterno della sede ad Arquata Scrivia Le forme originarie videro la luce per sopperire alle carenze dello stato sociale ed aiutare così i lavoratori a darsi un primo apparato di difesa, trasferendo il rischio di eventi dannosi (come gli incidenti sul lavoro, la malattia o la perdita del posto di lavoro).  StoriaModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia dello stato sociale in Italia: l'età liberale.  Le societa operaie di mutuo soccorso nacquero come esperienze di associazionismo e mutualità, coeve alla protoindustria, per rispondere alla necessità di forme di autodifesa del mondo del lavoro. Dopo l'ondata rivoluzionaria la loro diffusione subisce un notevole incremento grazie alla concessione di costituzioni liberali negli antichi Stati italiani. Prima di tale data la libertà di associazione era fortemente limitata ed ostacolata dagli ordinamenti nati nel clima poliziesco della Restaurazione. Il funzionamento delle societa operaie di mutuo soccorso venne regolato con la legge. Moricci, L'artigiano cieco e la sua famiglia. All'epoca della I Internazionale sono già sorte le prime Società di Mutuo Soccorso o di mutuo appoggio, nate con lo scopo di darsi solidarietà e/o chiedere aiuto ad altri ceti sociali. L'"età d'oro" delle società di mutuo soccorso è nei due decenni. Le Società si unirono tra loro nel Patto di fratellanza, di ispirazione mazziniana e saffiana.  Successivamente a questo tipo di esperienza che alcuni (tra i quali Bakunin) consideravano paternalistica, si affiancarono altri tipi di organizzazione di lavoratori che sostituirono alla concezione mutualistica e solidaristica quella sindacale e partitica. Le società di mutuo soccorso continuarono tuttavia ad espandersi sia come numero di associazioni (che tocca il picco di 6722) che di associati (il culmine è con 926.000 soci). Le società di mutuo soccorso svolgono un grande ruolo agli esordi delle prime organizzazioni sindacali. Saranno le SOMS a creare la Camera del Lavoro di Torino. A Milano, si radunarono i delegati di 450 Società Operaie di Mutuo Soccorso che decisero di costituire sindacati di categoria riuniti in Camere del Lavoro. Un biennio e in Italia l'anno di una grave crisi politica sfociata in una sommossa in molte città d'Italia, in particolare Milano. La reazione governativa fu particolarmente pesante, furono sciolte molte organizzazioni socialiste e quelle cattoliche facenti capo all'Opera dei congressi. Il clima di diffidenza investì anche le società operaie, accusate di svolgere attività sindacale. Gli ambienti più aperti reagirono al clima di pesante controllo da parte del governo presieduto da Luigi Pelloux (che ricopriva anche l'incarico di ministro degli interni) sulle associazioni di carattere sindacale e politico, fondando nuove associazioni che svolgevano compiti di aiuto economico ai piccoli imprenditori. In questo clima nella frazione Ronchi San Bernardo fondarono una Società Agricola operaia. Per ribadire il valore dell'associazionismo ripiegarono su attività sociali che non potevano essere accusate di avere valenza politica.  Le società agricole-operaieModifica Il 1898 era anche un anno caratterizzato dalla grande crisi agraria: le zone vinicole erano state devastate dalla fillossera e dalla peronospora. La formula trovata dai settori più progressisti ed illuminati fu quella del rilancio di strutture che assicurassero agli agricoltori la fornitura dei mezzi di produzione (sementi, concimi, macchine agricole) a prezzi calmierati e di buona qualità. Il governo, che non prendeva nessun altro provvedimento a favore del mondo agricolo, dovette tollerare che iniziativa come quella dei piccoli proprietari di Courgnè avevano intrapreso, sotto il modello di fratellanza delle "società operaie" dopo aver chiarito che l'oggetto sarebbe stato il sostegno alla produzione e non attività politica. Pertanto fu chiarito che per essere ammesso come socio, occorreva dimostrare di essere proprietario sia pure di un piccolo appezzamento di terreno agricolo. L'autorità di polizia aveva provveduto allo scioglimento di molte società di mutuo soccorso, al sequestro del loro patrimonio, e da una interrogazione parlamentare dell'onorevole Bertesi, sappiamo che nel dicembre successivo non era stato dissequestrato. L'eccezionalità della costituzione della Società Agricola Operaia Ronchi San Bernardo di Courgnè è dato che persino nell'anno seguente il giornale La Stampa segnalava che le Società operaie venivano chiuse senza che avessero dato alcun pretesto Di altro esempio di costituzione di Società Agricola Operaia c'è l'anno successivo a Trapani Al fiorire delle iniziative sparse a livello locale corrispose, poi, uno sforzo unificante. Il ruolo di acquisire i mezzi di produzione agricola si spostò a livello provinciale nei Consorzi agrari, coordinati a livello nazionale dalla Federconsorzi Le iniziative locali, quando sopravvissero, ebbero solo la valenza di meri circoli che gestivano il massimo centro di aggregazione delle piccole località rurali: l'osteria, ma salvando a volte una valenza associativa. La società di Cuorgnè riuscì così a raggiungere i 120 anni, continuando a svolgere attività di carattere sociale e filantropico. Nasce la Federazione italiana delle società di mutuo soccorso. L’articolo 1 dello Statuto di allora recitava così: “È costituita la Federazione Italiana delle Società di Mutuo Soccorso al fine di provvedere alla tutela degli interessi delle Società federate e contribuire a migliorare moralmente e materialmente la condizione delle classi lavoratrici a mezzo della previdenza". Fin dalle origini la Federazione fu al fianco del movimento cooperativo e del movimento sindacale, formando un’alleanza allora fondamentale per l’affermazione dei diritti dei lavoratori e della legislazione sociale.  Con decreto prefettizio, la Federazione italiana delle società di mutuo soccorso fu sciolta nel periodo fascista insieme alle SOMS, anch'esse sciolte o incorporate in organizzazioni fasciste. la Federazione fu ricostituita e assunse la denominazione di Federazione italiana della mutualità (Fim). La sede della SOMS di Villa del Foro (Alessandria) durante il periodo fascista Verso la fine degli anni cinquanta, quando le SOMS ripresero ad espandersi, la società italiana era profondamente cambiata: i lavoratori avevano ottenuto maggiori tutele, erano state introdotte le pensioni ed era stata estesa la protezione nel campo sanitario(almeno per il lavoro dipendente), mentre scarsa era la "copertura" per professionisti e lavoratori autonomi; nei loro confronti si spostò quindi la maggior parte del lavoro svolto dalle SOMS.  A seguito della rinnovata attenzione alle forme di mutualità integrativa al welfare pubblico, dopo il congresso del 1984, la Fim diventò Federazione italiana della mutualità integrativa volontaria (Fimiv). Le SOMS hanno poi rivolto la loro attenzione soprattutto verso l'assistenza sanitaria integrativa. Alla fine del 2007 viene costituita la Società Generale di Mutuo Soccorso Basis Assistance che incorpora per fusione prima Mutua e poi Mutua Sarda, diventando la più grande mutua sanitaria italiana per numero di assistiti.  Prende forma l'Associazione Nazionale Sanità Integrativa nuova realtà capace di tutelare, aggregare e sostenere le diverse forme mutualistiche operanti in Italia. L'ANSI è frutto dell'unione di 8 tra fondi sanitari e società di mutuo soccorso, tra cui Mutua Basis Assistance, fondo C.A.S.P.I.E., Cassa di Assistenza Basis Assistance, Mutua Unica e Mutua Sarda. il Fondo FASV – Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa di Assolombarda – ha approvato il progetto di fusione per incorporazione nella Società Generale di Mutuo Soccorso, Mutua Basis Assistance. l'Associazione Nazionale di Sanità Integrativa cambia denominazione sociale, trasformandosi in Associazione Nazionale Sanità Integrativa e Welfare, con l'intento di dare voce a tutte quelle realtà che si affacciano al mondo del welfare aziendale.  Sono oltre 500 le società di mutuo soccorso attualmente aderenti alla Fimiv, collegate direttamente o attraverso i coordinamenti territoriali associati, per complessivi 953.000 tra soci e assistiti, questi ultimi intesi come familiari dei soci e iscritti ai fondi sanitari gestiti in mutualità mediata. Nel 2016 le società di mutuo soccorso della Federazione hanno partecipato all’integrazione dell’assistenza sanitaria pubblica mediante prestazioni e sussidi erogati ai soci e assistiti per un valore di 95 milioni di euro, pari a oltre il 78% dei contributi raccolti. A garanzia della capacità di copertura delle prestazioni, gli accantonamenti complessivamente destinati dalle società di mutuo soccorso a riserva indivisibile ammontano a oltre 100 milioni di euro. La Fimiv svolge il ruolo di rappresentanza, promozione, sviluppo e difesa delle società di mutuo soccorso e degli enti mutualistici che vi aderiscono, fornendo loro assistenza e servizi di sostegno e organizzando convegni ed eventi pubblici come la Giornata nazionale della Mutualità giunta alla sua IX edizione. Si adopera per la diffusione e la tutela dei principi della mutualità ed esige il rispetto del codice identitario della mutualità da parte delle sue associate. La Fimiv Aderisce alla Lega nazionale delle cooperative e mutue, al Forum nazionale del Terzo Settore e all’Associazione internazionale della mutualità (Aim). è stata riconosciuta dal Ministero dell’interno quale Ente nazionale con finalità assistenziali, ai sensi della legge  e dei decreti del Presidente della Repubblica. Nome compiuto: Lorenzo Infantino. Keyword: co-operazione, aiuta conversazionale, il diadismo metodologico, diadismo conversazionale, statalismo, tottalitarismo, liberalismo, partito liberale italiano, collettivismo, co-operazione, competizione, solidale, solidario, solidarii, solidali, le code francais, obligatio in solidum, oligatio in solidum and solidarity, obbligazione in solidum e solidarieta, Vincent, L’extension en jurisprudence de solidarite passive. I. Mazeaud, Obligation in solidum et solidarite entre codebiteurs delictuels’, diada conversazionale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Infantino: il diadismo conversazionale” – The Swimming-Pool Library. Infantino.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Introvigne: la ragione conversazionale – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma) -- è un filsoofo, sociologo e saggista italiano. È il fondatore e direttore del Centro studi sulle nuove religioni (CESNUR), una rete internazionale di studiosi di nuovi movimenti religiosi, e dal 5 gennaio al 31 dicembre 2011 ha avuto nell'ambito dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) il ruolo di rappresentante per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione, con un'attenzione particolare alla discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni. Dal giugno 2012 al dicembre 2016 è stato coordinatore dell'Osservatorio della Libertà Religiosa costituito dal Ministero degli esteri italiano in collaborazione con Roma Capitale. Introvigne è membro della sezione di Sociologia della religione dell'Associazione italiana di sociologia[1] ed è autore di oltre settanta libri, tra i quali l'Enciclopedia delle religioni in Italia, e centinaia di articoli nel campo della sociologia della religione. È stato il responsabile nazionale vicario di Alleanza Cattolica fino al 2016. È anche consulente in materia di proprietà industriale, specializzato in proprietà intellettuale. Biografia Come egli stesso ha riferito in una relazione parzialmente autobiografica presentata al congresso annuale 2008 dell'American Academy of Religion a Chicago[2], gli interessi di Massimo Introvigne per le religioni non cristiane risalgono alla giovinezza e alla lettura di romanzi di avventura di autori come Emilio Salgari, Rudyard Kipling e Luigi Ugolini (autore nel 1950 del romanzo L'isola non trovata), nei quali erano descritti l'Induismo, l'Islam e altre religioni allora poco conosciute in Italia. Anche l'enciclopedia a dispense Le grandi religioni del mondo, pubblicata nel 1964 dall'editore Rizzoli, che acquistava devotamente in edicola all'età di nove anni, ha esercitato su di lui, secondo quanto riferisce nella relazione citata, un'influenza duratura. Decisiva per la maturazione dei suoi interessi è poi, secondo la stessa fonte, la frequentazione del liceo presso una scuola torinese intellettualmente stimolante, l'Istituto sociale retto dai Gesuiti negli anni 1970-1973. Sono anni di vigoroso dibattito politico e religioso, e Introvigne frequenta l'Istituto Sociale negli stessi anni di Piero Fassino, di Michele Vietti (di cui sposerà la cugina, la studiosa dell'Islam Silvia Scaranari; i due si separeranno nel 2016[3]) e di altre future personalità della politica e della cultura. Durante gli anni di studio all'Istituto Sociale, dopo un'iniziale militanza nel Fronte monarchico giovanile e una collaborazione con il giornale missino il Borghese (diretto da Mario Tedeschi)[4], conosce nel 1972 Alleanza Cattolica, un'associazione di laici della Chiesa cattolica (a sua volta filiazione del gruppo millenarista brasiliano Tradizione, Famiglia, Proprietà) a[5]lla quale aderisce e in cui, fin da allora, ha continuativamente militato[6]. Negli stessi anni iniziò un percorso di avvicinamento alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata da Mons. Lefebvre, con cui ruppe nel 1981 non condividendone la critica radicale del Concilio Vaticano II.[7] Ha in seguito conseguito un baccellierato in Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana e la laurea in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Torino. Durante gli anni della Gregoriana soggiorna, da laico, presso l'Almo collegio Capranica, dove ha come compagni fra gli altri l'attuale arcivescovo Salvatore Fisichella e l'attuale vescovo di Latina, già segretario della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Mariano Crociata, nonché numerosi altri ecclesiastici che occupano oggi ruoli di rilievo nella Chiesa cattolica. La sua tesi in giurisprudenza a Torino su John Rawls, poi pubblicata dall'editore Giuffré nel 1983 con il titolo I due principi di giustizia nella teoria di Rawls, è la prima in Italia su questo filosofo statunitense, ed è diretta dal filosofo del diritto Enrico di Robilant, con la cui cattedra Introvigne collabora dal 1979 al 1985, spostando gradatamente i suoi interessi dalla filosofia alla sociologia della politica, e dall'interesse sociologico per la politica a quello per le religioni. Si specializza sulla tematica delle minoranze religiose, di cui emerge nel corso degli anni ottanta come uno dei più prolifici studiosi italiani. A partire dalla partecipazione nel 1987 al congresso della Mormon History Association a Oxford, un'organizzazione internazionale di studiosi della storia del Mormonismo, dove inizia un'amicizia con lo storico svizzero Jean-François Mayer e con l'avvocato e storico statunitense Michael W. Homer, che sarà decisiva per la fondazione del CESNUR, comincia a essere conosciuto anche internazionalmente, pure se le sue posizioni in tema di minoranze religiose non sono da tutti condivise. Ha insegnato presso l'Athenaeum Pontificium Regina Apostolorum e nell'anno accademico 2005-2006 presso la Pontificia Università della Santa Croce. Dal 2013 al 2016 ha insegnato Sociologia dei movimenti religiosi e Sociologia della religione presso l'Università Pontificia Salesiana di Torino[8]. Nella seconda edizione del suo Nuovo manuale di sociologia della religione Roberto Cipriani, già presidente dell'Associazione Italiana di Sociologia, definisce Introvigne "uno dei sociologi della religione (italiani) più noti all'estero e tra i maggiori specialisti mondiali di nuovi movimenti religiosi".[9] Introvigne è stato fra i fondatori dello studio legale Jacobacci & Associati di Torino, specializzato in diritto della proprietà intellettuale, di cui è tuttora consulente; è socio della parallela società Jacobacci & Partners, che si occupa del deposito di marchi e brevetti. È anche uno dei soci - pur senza responsabilità operative e di gestione - di Terrazza Solferino, società che ha restaurato e gestisce per iniziative imprenditoriali e culturali l'omonimo immobile Liberty a Torino. Ha avuto quattro figli dalla moglie Silvia Scaranari, da cui si è separato nel 2016.[3] Durante i propri studi Introvigne ha raccolto una grande collezione di libri riguardanti studi sulle religioni minori, l'esoterismo e lo gnosticismo. I volumi (più di 70.000) sono resi disponibili al pubblico attraverso la biblioteca del CESNUR, il centro internazionale da lui fondato nel 1988 che riunisce specialisti accademici di minoranze religiose di tutto il mondo. Dal 2008 al 2016 è stato reggente nazionale vicario della citata associazione Alleanza Cattolica, che ha lasciato nel 2016[10] ed è stato uno dei membri fondatori del centro studi Fondazione Res Publica[11], promosso nel 1999 da Silvio Berlusconi e strettamente connesso al partito Il Popolo della Libertà. Introvigne è stato anche membro dell'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (UDC) da cui però (come emerge dalla sua FAQ sulla legge elettorale[12]) ha preso le distanze a partire dalle elezioni politiche del 2008 e dalla rottura fra la stessa UDC e la coalizione guidata da Silvio Berlusconi. In occasione delle elezioni regionali del 2010 in Piemonte Introvigne ha promosso, con Alleanza Cattolica, una vasta campagna a sostegno del candidato di centro-destra Roberto Cota, poi eletto, criticando particolarmente l'UDC per il suo sostegno alla candidata di centro-sinistra Mercedes Bresso. Nel febbraio 2010 è stato nominato tra i diciannove membri del Comitato per l'Islam Italiano, costituito con funzioni consultive, in relazione alle questioni attinenti alla presenza in Italia di minoranze islamiche, presso il Ministero dell'Interno[13]. Dall'8 dicembre 2010 al 2016 ha collaborato al quotidiano in rete La [Nuova] Bussola Quotidiana. Dal 2018 dirige il quotidiano online di informazioni sulla religione in Cina Bitter Winter.[14] Nel gennaio 2011 è stato nominato responsabile delle discriminazioni religiose dal ministro degli Esteri della Lituania, Audronius Azubalis, presidente di turno per l'anno 2011 dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa OSCE[15], incarico che ha svolto fino al 31 dicembre 2011. Attività Introvigne è l'autore di più di 70 libri, tra i quali Le Nuove Religioni (1989) e I Mormoni (1991), e curatore di nove opere collettive nel campo della sociologia delle religioni. Nel 2001 è stato l'autore principale del libro Enciclopedia delle religioni in Italia, uno dei libri italiani di questo campo più famosi, che nel 2006 ha avuto una seconda edizione ampiamente rivista con il titolo Le religioni in Italia, e una terza nel 2013, ancora con il titolo Enciclopedia delle religioni in Italia. Nel 2010 ha pubblicato un'ampia sintesi, di oltre 400 pagine, dei suoi numerosi studi sul satanismo con il titolo I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo (2010). Ha anche scritto centinaia di articoli pubblicati da riviste scientifiche in oltre 12 paesi nel mondo.[16] Nell'ambito della sociologia delle religioni, Introvigne è noto soprattutto per il suo contributo alla teoria dell'economia religiosa, fondata da Rodney Stark e Lawrence Iannaccone negli Stati Uniti. Questa teoria sociologica applica metodi derivati dalla scienza economica allo studio della religione come fenomeno sociale, e usa in particolare la metafora del "mercato religioso" dove "aziende religiose" competono per la lealtà di "consumatori religiosi". Peraltro, come Introvigne sottolinea, questa teoria non riduce la religione al puro marketing ma al contrario dà particolare rilievo al "prodotto" che le "aziende religiose" vendono, cioè alle dottrine. Con Rodney Stark, Introvigne ha pubblicato nel 2003 Dio è tornato. Indagine sulla rivincita delle religioni in Occidente (Piemme, Casale Monferrato) e con Lawrence Iannaccone, nel 2004, Il mercato dei martiri. L'industria del terrorismo suicida (Lindau, Torino). Il contributo specifico di Introvigne alla teoria dell'economia religiosa emerge dal volume del 2004 Fondamentalismi. I diversi volti dell'intransigenza religiosa[17], dove applica alla questione del fondamentalismo i principi della teoria dell'economia religiosa. Questa teoria critica la nozione di secolarizzazione e ritiene che la religione non sia affatto in declino in Occidente, come appunto invece sostengono le teorie della secolarizzazione. Nell'aprile 2013 Introvigne ha lanciato dopo una ricerca la teoria sociologica dell'"effetto Francesco"[18], secondo cui la popolarità del nuovo Papa indurrebbe molte persone lontane da anni dalla religione a riavvicinarsi alla Chiesa cattolica. La teoria, poi illustrata nel volume Il segreto di Papa Francesco[19], ha avuto grande eco sulla stampa, anche non specializzata, di numerosi Paesi[20]. Nel 2014 ha dato alle stampe il volume "Sì alla famiglia" nel quale sostiene una piena legittimazione dei diritti della convivenza nell'ordinamento italiano, mentre sposa la posizione di papa Francesco in tema di coppie omosessuali, invitando i cattolici ad astenersi dal giudicare il prossimo.[21] È stato uno dei primi intellettuali italiani ad aver adottato l'espressione"fondamentalismo cattolico" per denotare una corrente di persone ostili nei confronti dei pontefici succedutisi nella seconda metà del Novecento, che considerano infedeli alla Tradizione cattolica.[22] Nel 2018, Oxford University Press ha pubblicato un suo studio storico-sociologico sui "Fratelli Stretti", branca fondamentalista della Chiesa cristiana evangelica dei fratelli, un'opera che prosegue l'analisi di Introvigne sulla categoria del fondamentalismo. Cesnur Lo stesso argomento in dettaglio: CESNUR. Introvigne ha fondato nel 1988 a Torino il CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), un centro di ricerca sul pluralismo religioso e sulle minoranze religiose, che si occupa di osservare e valutare la nascita e l'espansione dei movimenti religiosi e, più in generale, del pluralismo religioso in Italia e nel mondo. La sua biblioteca rappresenta la più ampia collezione europea di volumi sulle minoranze religiose e la seconda al mondo. Il CESNUR, è stato descritto da Roberto Gervaso de il Giornale come "l'approdo insostituibile e inesauribile per chi vuole conoscere le religioni."[24] Introvigne è stato egli stesso a lungo editorialista del quotidiano Il Giornale - con cui collabora ancora occasionalmente - durante la direzione di Maurizio Belpietro. OSCE e Osservatorio della Libertà Religiosa Dal 5 gennaio al 31 dicembre 2011 Introvigne, che si è a lungo occupato di discriminazione e intolleranza contro i cristiani[25], ha svolto nell'ambito dell'OSCE il ruolo di Rappresentante per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione, con un'attenzione particolare alla discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni[15]. Tra le sue attività, l'organizzazione di un vertice a Roma il 12 settembre 2011 sui crimini di odio contro i cristiani. Intervenendo alla riunione dei 56 ministri degli Esteri dell'OSCE a Vilnius il 6 dicembre 2011 mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, ha ricordato il vertice di Roma ed elogiato l'«opera eccezionale svolta sotto la Presidenza lituana per combattere l'intolleranza contro i cristiani»[26], riferendosi all'anno 2011 in cui, appunto sotto la Presidenza lituana, la responsabilità per la lotta all'intolleranza contro i cristiani è stata di Introvigne. Nel giugno 2012 il Ministero degli Esteri italiano, facendo riferimento alla sua esperienza all'OSCE, lo ha nominato responsabile, con il titolo di coordinatore, del nuovo Osservatorio della Libertà Religiosa, che il Ministero ha promosso in collaborazione con Roma Capitale[27], carica che ha mantenuto fino al 2016. La seconda conferenza internazionale dell'OSCE si è svolta a partire dal 18 maggio 2015 a Vienna sulle tematiche relative alla prevenzione e repressione dell'intolleranza, della discriminazione e dei crimini di odio contro i cristiani con la partecipazione di delegazioni di 57 Paesi e molte organizzazioni non governative. Ad Introvigne l'OSCE ha affidato la relazione di apertura[28]. Cespoc Introvigne è stato anche fra i fondatori del CESPOC[29], il Centro Studi sulla Popular Culture, un centro internazionale che collezionava, catalogava e studiava fascicoli popolari, romanzi popolari e fumetti e che disponeva a sua volta di un'ampia biblioteca. Il CESPOC ha cessato le attività nel 2013, ma la sua biblioteca è stata assorbita da quella del CESNUR. Nel 2008 Introvigne, con altri, ha pubblicato sul sito del CESNUR una bibliografia di oltre 11.000 fumetti dove appaiono vampiri pubblicati in lingua inglese dal 1935 al 2000[30]. Groupe de Thèbes Introvigne ha pure fatto parte del "Groupe de Thèbes"[31][32], con Rémi Boyer, Triantaphyllos Kotzamanis, Robert Amadou, Jean-Pierre Giudicelli de Cressac Bachelerie, Gérard Kloppel, Christian Bouchet, Paolo Fogagnolo, Jean-Marie d'Ansembourg e altri[33]. Il Gruppo aveva lo scopo di fare incontrare, a porte chiuse, studiosi dell'esoterismo e dirigenti di movimenti esoterici. Le critiche a Dan Brown A partire dal 2005 Introvigne è emerso come uno dei maggiori critici dell'opera del romanziere statunitense Dan Brown Il codice da Vinci, sia con il libro Gli Illuminati e il Priorato di Sion[34] sia con decine di conferenze tenute in tutta Italia e anche all'estero. Il libro di Introvigne è stato tradotto anche in francese, spagnolo e croato[35]. Nel 2009 e 2010 Introvigne con una serie di articoli e quindi con il libro Il simbolo ritrovato (2010) ha continuato la sua critica a Dan Brown accusando il romanzo Il simbolo perduto di pregiudizi sfavorevoli nei confronti della Chiesa cattolica e favorevoli alla massoneria. Lo stesso Dan Brown, intervistato a proposito delle critiche di Introvigne, ha dichiarato: "L'obiezione di questo critico corrisponde a verità: sono molto più benevolo nei confronti della massoneria che del Vaticano"[36]. Il suo pensiero sulla crisi dell'Europa Nel 2006 Introvigne ha pubblicato Il dramma dell'Europa senza Cristo. Il relativismo europeo nello scontro delle civiltà[37], un libro che non si presenta come storico-sociologico ma come un'esposizione delle sue idee personali sulla crisi dell'Europa, alla luce del magistero di Benedetto XVI. Il libro - come riferito dallo stesso Introvigne in un articolo che nel gennaio 2007 è stato invitato a scrivere per la diffusa rivista cattolica Orientamenti Pastorali[38] - ha dato origine a decine di seminari e gruppi di studio in tutta Italia, sia all'interno sia all'esterno di Alleanza Cattolica. Per aiutare il lavoro di questi gruppi di studio Introvigne ha pubblicato nel 2008 il volume Il segreto dell'Europa. Guida alla riscoperta delle radici cristiane[37]. Sempre nel 2008, ha pubblicato Una battaglia nella notte. Plinio Corrêa de Oliveira e la crisi del secolo XX nella Chiesa[37], un'opera dove applica le categorie sociologiche dell'economia religiosa alla crisi nella Chiesa cattolica prima e dopo il Concilio ecumenico Vaticano II, utilizzando come finestra l'opera del pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira. Esoterismo e arte moderna Nell'ambito dei suoi studi sui nuovi movimenti religiosi e l'esoterismo, a partire dal 2013 Introvigne si è dedicato particolarmente a mostrare i collegamenti fra l'esoterismo, in particolare nella versione diffusa dalla Società Teosofica, e l'arte moderna partecipando a eventi e progetti internazionali dedicati a questo tema come Enchanted Modernities[39], Theosophical Appropriations[40] e altri. Satanismo Nel 2016, Introvigne ha pubblicato in inglese un voluminoso studio storico e sociologico sul satanismo, Satanism: A Social History[41]. Il libro è stato salutato dai critici come una storia definitiva del satanismo dal Seicento ai nostri giorni. Lo storico svedese Per Faxneld, scrivendo sulla rivista online dell'American Academy of Religion, Reading Religion, ha notato che il libro rappresenta un'opera nuova, e non una semplice traduzione, rispetto ai precedenti lavori di Introvigne sul satanismo in italiano e in inglese, e consacra lo studioso italiano "tra i padri fondatori del campo degli studi sul satanismo". Faxneld aggiunge che "Introvigne naturalmente non è solo questo, ma è uno dei nomi più importanti nello studio delle nuove religioni in generale". Nello stesso tempo, lo studioso svedese critica la definizione di satanismo di Introvigne come troppo restrittiva, ma conclude che "il libro di Introvigne è la migliore, più dettagliata e più ampia panoramica del satanismo prodotta fino ad oggi" e che è "destinato a diventare un'opera di riferimento fondamentale non solo per lo studio del satanismo ma nei campi più vasti delle nuove religioni e dell'esoterismo occidentale"[42]. La nota sociologa britannica Eileen Barker, nella sua recensione del volume, ha affermato di credere a Introvigne quando afferma di aver "raccolto quanto più materiali fosse possibile ottenere sul satanismo" e, riguardo al saggio, di ritenere che Introvigne abbia messo insieme "una conoscenza impressionante dei fatti, delle ipotesi e anche delle falsificazioni con un'abile, e spesso divertente, miscela tra analisi teorica e comprensione sia delle piccole manie sia delle straordinarie profondità dell'immaginazione umana"[43]. La Barker ha anche notato che, curiosamente, "se contiamo le pagine bianche alla fine, il volume consta esattamente di 666 pagine". Sulla Fraternità San Pio X Secondo Introvigne, il vero punto di distanza fra la FSSPX e la Santa Sede non è la liturgia e la Messa in latino, ma un divergente punto di vista politico. Mons. Lefebvre rigettò il principio della libertà religiosa senza ingerenze statali. La coercizione contro le false religioni sarebbe un bene necessario per prevenire la dannazione della creatura umana: «[Con il Concilio] la Chiesa ha rinunciato all’ideale di uno Stato cattolico e confessionale per lasciarsi assorbire da quel liberalismo che i Pontefici preconciliari avevano condannato.» La FSSPX ripropone la fondazione di uno Stato confessionale cattolico e il riconoscimento alla Chiesa cattolica di diritti e privilegi maggiori di quelli concessi alle false religioni.[44] Critiche Le maggiori critiche ad Introvigne vengono dal cosiddetto movimento anti-sette, cioè dal mondo degli studiosi e delle associazioni di attivisti che denunciano gli abusi perpetrati in alcuni culti che, a loro detta, godono della difesa ad oltranza e pregiudiziale dello studioso[45]. Ad esempio, critiche[46] sono state rivolte ad Introvigne per avere testimoniato in favore di Scientology in occasione di un processo tenuto a Lione nel 1996. Introvigne ha risposto di avere testimoniato su, e non per, Scientology, e di avere rifiutato non solo qualunque compenso ma anche lo stesso rimborso delle spese di viaggio a Lione[47]. La posizione di Introvigne riguardo a Scientology rimane comunque controversa, in quanto è più aperta alla possibilità che si tratti effettivamente di una religione rispetto a quelle di molti critici[48]. Critiche sono state rivolte ad Introvigne in passato anche per la sua appartenenza all'associazione Alleanza Cattolica, che ha peraltro lasciato nel 2016, poiché intaccherebbe la sua neutralità nei riguardi delle religioni. Introvigne ha sempre risposto che le sue attività in Alleanza Cattolica e quelle nel CESNUR - di cui fanno parte anche ricercatori che si dichiarano agnostici o che sono personalmente protestanti, ortodossi e di altre appartenenze religiose - sono indipendenti fra loro e non vanno confuse[49]. Nei mesi di maggio e giugno 2007 Introvigne ha criticato il documentario Il Vaticano e i crimini sessuali (Sex crimes and the Vatican), del senatore e attivista per i diritti gay irlandese Colm O'Gorman. Introvigne è intervenuto con numerosi articoli sui quotidiani Avvenire, Il Foglio, Il Giornale, alcuni dei quali poi raccolti in un volume[50]. Dal momento che i testi di Introvigne sono stati pubblicati sul sito del CESNUR, alcuni critici hanno obiettato che, più che come ricercatore indipendente, Introvigne appare qui come un difensore militante della Chiesa cattolica. Introvigne ha replicato che, se certo egli non fa mistero del suo essere cattolico, la critica del documentario è stata condotta con argomenti rigorosamente laici, che fanno riferimento a errori di fatto, e l'appello che lo studioso ha lanciato contro il documentario[51], sottoscritto da ventiquattro parlamentari e numerosi intellettuali, ha tra i firmatari anche un buon numero di non cattolici e di non credenti[52]. Introvigne ha continuato a occuparsi della questione dei preti pedofili in occasione delle polemiche emerse nel 2010, con una serie di articoli sui quotidiani Avvenire, Il Giornale e Libero raccolti nel volume Preti pedofili (2010). Uno dei punti principali su cui si discute riguarda l'atteggiamento di Introvigne circa il lavaggio del cervello[53] e le informazioni che fornisce su questo argomento attraverso il CESNUR. Introvigne ha risposto alle critiche sul tema in un volume dal titolo Il lavaggio del cervello: realtà o mito?. Un critico di Introvigne è Miguel Martinez. La controversia inizia con la pubblicazione dello studio Defectors, Ordinary Leavetakers and Apostates: A Quantitative Study of Former Members of New Acropolis in France. Martinez è un ex membro di alto livello di Nuova Acropoli, e il suo punto di vista sull'organizzazione Nuova Acropoli è stato in forte contrasto rispetto a quello presentato da Introvigne. Di Introvigne contesta altresì la posizione sugli apostati. Un critico che, al contrario del Martinez, condivide la stessa fede cattolica di Introvigne, ma è da lui lontanissimo quanto a scelte culturali e politiche, è Luigi Copertino, il quale ha dedicato al sociologo torinese e al Cesnur un intero capitolo di un libro - "Spaghetticons - la deriva neoconservatrice della destra cattolica italiana" (Rimini, 2008) - il cui obiettivo è stato quello di denunciare gli stretti contatti di parte dell'ambiente del conservatorismo cattolico con i settori neoconservatori e neoliberisti statunitensi. La critica del Copertino, tuttavia, non muoveva affatto da posizioni di sinistra cattolica ma da posizioni cattolico-tradizionaliste benché fortemente attente alle radici anche sociali e solidariste del tradizionalismo cattolico nell'ambito politico ed economico. Con il pontificato di Papa Francesco, questa critica appare datata, se si considera come Introvigne ha espresso consenso alla dottrina sociale di Papa Bergoglio e in particolare alle sue critiche al neocapitalismo di matrice statunitense[54], avvicinandosi così alle posizioni di alcuni suoi critici del passato. Opere Le nuove religioni, Milano, SugarCo, 1989. Il cappello del mago, Milano, SugarCo, 1990. I nuovi movimenti religiosi: Sètte cristiane e nuovi culti, Editrice Elle Di Ci, 1990, ISBN 88-01-14260-9 Il ritorno dello gnosticismo (Nuove spiritualità), SugarCo,  I nuovi culti: Dagli Hare Krishna alla Scientologia (Uomini e religioni), Mondadori, 1ª ed. Oscar Uomini e religioni, 1990, ISBN 88-04-34057-6. La Stirpe di Dracula. Indagine sul Vampirismo dall’Antichità ai Nostri Giorni, Mondadori, 1997. Il satanismo (Collana religioni e movimenti), Elle Di Ci, 1997, ISBN 88-01-00799-X. Il vampiro oggi, in Vampiri. Miti, leggende, letteratura, cinema, fumetti, multimedialità; Milano, Editrice Nord, 1998. ISBN 978-88-429-1059-6 I Testimoni di Geova già e non ancora, Elledici, Leumann 2002, ISBN 88-01-02375-8. Gli Illuminati e il Priorato di Sion, Piemme, 2005, ISBN 88-384-1047-X. Il dramma dell'Europa senza Cristo, Sugarco, 2006, Milano, ISBN 88-7198-513-3. Attacco a Benedetto XVI. Il papa, la pedofilia e il documentario «Sex, crimes and the Vatican», Verona, Fede & Cultura, 2007, ISBN 978-88-89913-48-2. Il segreto dell'Europa, Sugarco, 2008, Milano, ISBN 978-88-7198-540-4. Una battaglia nella notte. Plinio Corrêa de Oliveira e la crisi del secolo XX nella Chiesa, Sugarco, 2008, Milano, ISBN 978-88-7198-564-0. I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo, Sugarco, 2010, Milano, ISBN 978-88-7198-587-9. Il simbolo ritrovato. Massoneria e società segrete: la verità oltre i miti, Piemme, Milano 2010. Tu sei Pietro. Benedetto XVI contro la dittatura del relativismo, Sugarco, 2011, Milano, ISBN 978-88-7198-606-7. Islam. Che sta succedendo? Le rivolte arabe. La morte di Osama bin Laden. L'esodo degli immigrati, Sugarco, 2011, Milano, L'eredità di Benedetto XVI. Quello che Papa Ratzinger lascia al suo successore Francesco, Sugarco, 2013, Milano, ISBN 978-88-7198-655-5. Il segreto di Papa Francesco, Sugarco, 2013, Milano, ISBN 978-88-7198-664-7 Le domande dell'uomo. Filosofia per chi ha fretta, Passione Educativa, 2013, Benevento, ISBN 978-88-98103-05-8. Pedofilia. Una battaglia che la Chiesa sta vincendo, (con Roberto Marchesini), Sugarco, Milano, 2014, ISBN 978-88-7198-667-8. Sì alla famiglia. Manifesto per un'istituzione in pericolo, Sugarco, Milano, 2014, ISBN 978-88-7198-670-8. Il fondamentalismo dalle origini all'ISIS, Sugarco, Milano, 2015, ISBN 978-88-7198-694-4. 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Voci correlate CESNUR Libertà religiosa New Age Religione Setta religiosa Altri progetti Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Massimo Introvigne Collegamenti esterni Sito ufficiale, su massimointrovigne.com. Modifica su Wikidata Sito ufficiale, su cesnur.org. Modifica su Wikidata Opere di Massimo Introvigne, su MLOL, Horizons Unlimited. Modifica su Wikidata (EN) Opere di Massimo Introvigne, su Open Library, Internet Archive. Modifica su Wikidata (EN) Massimo Introvigne, su Goodreads. Modifica su Wikidata Bibliografia italiana di Massimo Introvigne, su Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Fantascienza.com. Modifica su Wikidata Registrazioni di Massimo Introvigne, su RadioRadicale.it, Radio Radicale. Modifica su Wikidata Voce su Cultipedia dedicata Massimo Introvigne, su cultipedia.wiki-site.com. URL consultato il 30 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 13 dicembre 2014). Sito del CESNUR, su cesnur.org. Sito del CESPOC, su popularculture.it. Sito del CESCOR, su cescor.org. Intervista a M. Introvigne (in francese). Video su youtube, su youtube.com. Portale Biografie Portale Cattolicesimo Portale Filosofia Categorie: Sociologi italianiSaggisti italiani del XX secoloNati nel 1955Nati il 14 giugnoNati a RomaMilitanti cattolici italianiScrittori cattoliciStudenti dell'Università degli Studi di Torino[altre]. Nome compiuto: Massimo Introvigne.

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