GRICE ITALO A-Z G GIAC
Luigi Seranza -- Grice
e Giacchè: la ragione conversazionale e l’implicataura
conversazionale dell’altra visione dell’altro – Barba, Bene, e Fellini
antropologo – filosofia perugina – la scuola di Perugia – filosofia umbra -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Perugia).
Abstract. Grice:
Whereas at Bologna they speak of the EGO and the ALTER – as in ALTRUISM – I
speak of the utterer an the addressee!” Keywords: implicatura. Filosofo
perugino. Filosofo umbro. Filosofo Italiano. Perugia, Umbria. Grice: “I like
Giacché; for one, he philosophises on theatre, which any Sheldonian should
appreciate!” Grice: “Giacché is what I would call a philosophical
anthropologist.” Grice:”Giacché has an ability with language: “l’altre vision
dell’altro,” for example – difficult to translate, but genial nonetheless, or
perhaps genial because uneasily translatable!” – “He has philosophised on
spectator and participant, which is conversational in tone – there’s no
monologue, but dialogue --.” “He has criticised authoritarian types of
performances like traditional teaching which he has compared to religion!” Insegna a Perugia. Si occupa di varie problematiche
socio-culturali quali condizione giovanile, devianza, comunicazione di massa,
solitudine abitativa, politica culturale. Saggi: Una nuova solitudine. Vivere
soli fra integrazione e liberazione, Roma); “Lo spettatore partecipante.
Contributi per un'antropologia del teatro, Guerini, Milano, Bene. Antropologia
di una macchina attoriale, Bompiani, L'altra visione dell'altro. Una equazione
fra antropologia e teatro, Ancora del Mediterraneo, Napoli, Ci fu una volta la
sinistra. Ovvero il silenzio dei post-comunisti, Asino, Roma. CURRICULUM
di Piergiorgio Giacchè (Perugia, 16.04.46), Professore a contratto (incarico
gratuito), docente di “Etnologia europea: patrimonio culturale immateriale”
presso la Scuola di Specializzazione in Beni demo-etno- antropologici,
Università di Perugia, Firenze, Siena e Torino (sede di Castiglione del Lago,
PG) - anni accademici TITOLI DI STUDIO E INCARICHI ACCADEMICI Laurea in lettere
(indirizzo moderno), con tesi in Etnologia conseguita nell’anno acc. 1969-70
presso l’Università degli studi di Perugia, con voti 110/110 e lode.
Abilitazione all’insegnamento delle materie letterarie nelle scuole medie
inferiori - titolo conseguito il 3.2.1973 con voti 100 su 100. Borsa di studio
quadriennale (dal 1.11.77 al 31.08.76) per “ricerche nel campo sociale”,
usufruita presso l’Istituto di Etnologia e Antropologia culturale dell’Università
di Perugia. Titolare di contratto quadriennale presso la Facoltà di lettere e
filosofia della stessa università. Addetto alle esercitazioni presso la
cattedra di Etnologia della stessa Facoltà, per gli anni accademici Ricercatore
confermato dal 1° settembre 1981 al 28 dicembre 2004, presso l’Istituto di
Etnologia e Antropologia culturale dell’Università di Perugia; in tale ruolo ha
condotto seminari, cicli di lezione, moduli didattici e progetti speciali (in
prevalenza sui temi della devianza, della condizione giovanile, della società
dei consumi e dello spettacolo, dell’antropologia e sociologia del teatro) fino
all’anno acc. 1994-95, in cui è divenuto affidatario di un Corso di
Antropologia teatrale (unico corso attivato in Italia), riconfermato per tutti
i successivi anni accademici. E’ stato altresì docente affidatario del corso di
Antropologia culturale presso la facoltà di Scienze della formazione
dell’Università di Perugia, nell’anno accademico 1998-99. Professore associato
presso il Dipartimento Uomo et Territorio – Sezione antropologica ; docente di
Fondamenti di Antropologia e di Antropologia del teatro e dello spettacolo
presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di
Perugia, Professore a contratto, docente di Antropologia culturale presso la
Facoltà di Scienze della Formazione della L.U.M.S.A. di Roma – corso per
Educatori professionali, sede di Gubbio – anni accademici Professore invitato, nel quadro del progetto
“Socrates”, presso l’Université Libre de Bruxelles - facoltà di Scienze Sociali
e di Filosofia e lettere Visiting Professor presso l’Università di Malta,
Facoltà di Scienze della Formazione. Professore invitato, nel quadro del
progetto “Socrates”, presso l’Université Paris VIII – Département d’Etudes
théâtrales Professore invitato dall’Université Paris VIII per un seminario da
tenersi presso il laboratorio di Etnoscenologia della Maison de l’Homme – Paris
Nord Membro della Commissione per la Procedura di valutazione comparativa per
il reclutamento di un ricercatore presso la Facoltà di Scienze della Formazione
dell’Università di Cagliari, M05X – Discipline demoetnoantropologiche. Docente
del Dottorato Internazionale in Antropologia ed Etnologia (A.E.D.E.) CONSULENZE,
COLLABORAZIONI E ALTRI INCARICHI ISTITUZIONALI Consulente socio-antropologico
per alcuni programmi R.A.I. della Sede Regionale dell’Umbria: “Decentramento e
sviluppo urbanistico”; “Anticamera” (novembre 1980 - aprile 1981); “Aperitivo”
(aprile-luglio 1982). Consulente antropologico del Centro Regionale Umbro per
le Ricerche Economiche e Sociali, nel 1978 (Ricerca sulla “popolazione reale”).
Consulente del Comitato Regionale Umbro Radiotelevisivo e curatore di numerose
indagini sul sistema dell’emitttenza locale e sull’ascolto radiotelevisivo.
Consulente e collaboratore del Festival Internazionale del Teatro in Piazza di
Santarcangelo di Romagna . Consulente e collaboratore del Teatro Studio 3 di
Perugia, Consulente e collaboratore della 1^ Rassegna Internazionale del Teatro
di Strada (Montecelio di Guidonia). Consulente artistico e scientifico del
festival di teatro, musica e cinema “Segni Barocchi” di Foligno (edizioni).
Consulente del Teatro San Geminiano di Modena, poi centro teatrale “Dramma
Teatri”. Consulente e assistente, in
qualità di antropologo del teatro della rappresentazione teatrale de “La
escuela de la escena y la escena de la escuela jesuita en el siglo XVII” a cura
di Filippi, nel quadro del congresso De los Colegios a las Universidades. Las ensenanzas jesuitas y sus
relatos cotidianos, organizzato da la Universidad Iberoamaricana de Ciudad de
Mexico (Città del Messico). Membro
del comitato scientifico dell’International School of Theatre Anthropology
diretta da Barba, con sede a Holstebro, Danimarca. Membro del gruppo di lavoro
internazionale di Sociologia del teatro, con sede presso l’Université Libre de
Bruxelles, Belgio (fino al suo scioglimento). Membro del gruppo di lavoro della
Maison de Sciences de l’Homme (E.H.E.S.S.) “Spectacle vivant et sciences
humaines” Membro del comitato scientifico della quinta sezione di ricerca
“Créations, Pratiques, Publics” della Maison de Sciences de l’Homme – Paris
Nord Membro del Laboratorio di Ricerca Interdisciplinare dell’Istituto di
Psicosomatica Psicoanalitica “Aberastury” di Perugia Membro del Comité de
Rédaction de “L’Ethnographie. Noveaux objets, nouvelles méthodes. Revue de la Société
d’Ethnographie de Paris” (dal 2002). Collaboratore
della rivista “Lo straniero. Arte Cultura Società” diretta da Goffredo Fofi
(dalla sua fondazione); già redattore della rivista “Linea d’ombra e
co-direttore de “La terra vista dalla luna” Collaboratore della rivista “Gli
asini. Educazione e intervento sociale”, diretta da Luigi Monti, dalla sua
fondazione Membro del Comitato scientifico della rivista trimestrale “Catarsi.
Teatri della diversità”, dalla sua fondazione – 1996. Membro del Comité
scientifique de la revue trimestrelle “Théâtre Public” Presidente della
Fondazione “L’Immemoriale di Carmelo Bene Membro della Commissione Consultiva
per il Teatro – Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Membro della
Commission di valutazione dei progetti di cofinanziamento per lo spettacolo –
Ministero per i Beni e le Attività culturali. Consulente della Regione
dell’Umbria – Assessorato alla Cultura, con l’incarico di ricognizione ed
esplorazione del settore teatro nel territorio regionale Membro della
Commissione Consultiva per il Teatro – Ministero per i Beni e le Attività
Culturali Membro del Comitato Scientifico della Fondazione Centro Studi “Aldo
Capitini” di Perugia (dal 2012). Membro del Comitato scientifico PerugiAssisi,
candidata a capitale europea per . CORSI E SEMINARI DIDATTICI SPECIALI
Partecipazione, in qualità di docente, ai seguenti corsi o seminari: • Corso
biennale per la formazione di tecnici della ricerca sulle tradizioni popolari
nella regione umbra (Perugia corso regionale di preparazione e aggiornamento
per operatori socio-sanitari impegnati nell’attività di prevenzione, cura e
riabilitazione degli stati di tossicodipendenza (Bologna Corso regionale per
operatori culturali nel settore del cinema (Orvieto Corso di riqualificazione
professionale per operatori audiovisivi: il videotape (Foligno,
febbraio-ottobre 1978). • Corso di formazione professionale per i 28 diplomati
di scuola media superiore (schedatori) previsti dal progetto di “catalogo unico
regionale dei beni bibliografici” (Perugia Corso di formazione professionale
per i diplomati di scuola media superiore (ordinatori di biblioteca) previsti
dal progetto “sistemi bibliotecari comprensoriali” (Perugia Corso Animatori Q/1
- Seminario sulle comunicazioni di massa (Spoleto Seminario residenziale
“L’Atelier: centro internazionale di ricerche artistiche” (Volterra Soglie:
esperienze di confine tra attore e spettatore”, seminario-laboratorio per
studenti e insegnanti delle scuole medie superiori (Perugia e Todi Corso di
Formation Doctorale Esthetique, Sciences et Technologies des arts della
Université Paris VIII à Saint Denis (lezioni Corso di Scenografia della Facoltà
di Architettura e del Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università “La
Sapienza” di Roma (lezione “Teatro, gioco, narrazione”, progetto teatrale per
insegnanti delle scuole materne (Perugia e Città di Castello L’attore
consapevole. Seminario teorico-pratico sull’arte dell’attore” (Fara Sabina,
Rieti La società italiana del dopoguerra”. Seminario di aggiornamento per gli
italianisti polacchi, organizzato dall’Ambasciata d’Italia, dall’Università
Jagellonica di Cracovia e dall’Istituto Italiano di cultura di Cracovia
(Cracovia Corso di aggiornamento A/41 dell’I.R.R.S.A.E. dell’Umbria (Perugia,
lezioni Seminario di Antropologia del teatro per gli allievi della Scuola
Civica d’Arte drammatica “Paolo Grassi” (Milano, Corso Universitario
Multidisciplinare di Educazione allo sviluppo, “La cultura del confronto”,
organizzato dall’Unicef di Roma (lezione Uomini e teatro: culture del mondo a
confronto”). • I Corso di aggiornamento sulla didattica del teatro nella scuola
- Seminario internazionale su Scuola e Teatro (Marcellina, Roma Corso di aggiornamento
per insegnanti delle scuole medie superiori della regione Lazio (Roma Corso
Universitario Multidisciplinare di Educazione allo sviluppo, organizzato
dall’Unicef di Bari (lezione Università del Teatro Euroasiano, sessione
dedicata alla “Storia sotterranea del teatro contemporaneo. Solitudine,
tecnica, drammaturgia e rivolta” (Scilla, Reggio Calabria, Le età del teatro.
Corso triennale di storia e cultura teatrale” - II anno: Dalla Commedia
dell’arte alla Riforma goldoniana - organizzato da Emilia Romagna Teatro
(Modena, Teatro Storchi, Corso Uni-Tea Figli della storia e maestri del teatro”
(Parma, Corso d’aggiornamento per docenti e dirigenti di ogni ordine e grado,
organizzato dal C.I.D.I. Versilia e dal Provveditorato agli studi di Lucca e
intitolato “Letteratura teatrale e scuola” (Forte dei Marmi, Convegno-seminario
“La musa fra i banchi di scuola. Esperienze e modelli di relazione / incontro
fra teatro e scuola” (Cervia Università del Teatro Euroasiano, sessione
dedicata alla formazione dell’attore e intitolata “Apprendere ad apprendere”
(Scilla, Reggio Calabria Corso Uni-Tea 1998, “Oplà noi viviamo! Tecniche
originarie e tecniche nuove nel teatro d’attore” - seminario interno al Corso
di Sociologia dell’Educazione dell’Università di Parma (Parma Vedere Fare
Pensare Teatro, per una formazione dell’educatore teatrale”, organizzato
dall’E.T.I., dal Teatro delle Briciole, dal G.S.A Fontemaggiore, dal Teatro
Kismet OperA e tenutosi in tre sessioni a Bari a Isola Polvese - Perugia e a
Parma Corso d’aggiornamento per insegnanti degli Istituti medi e superiori Gli
anni della contestazione” (Parma Sulla verticalità del verso », seminario di e
con Carmelo Bene, organizzato dall’Ente Teatrale Italiano (Roma, Teatro Valle Criticando
criticando. Laboratorio d’analisi dello spettacolo”, organizzata in
collaborazione con l’Associazione Nazionale Critici di Teatro (sessione
dedicata al Teatro Ragazzi – Bagnacavallo sessione dedicata al Teatro di
Ricerca - Reggio Emilia I mestieri e le lingue del teatro”, Seminario di
autoapprendimento per operatori dell’area penale esterna, organizzato dal
Teatro Kismet e dall’Università di Bari, con il patrocinio del Ministero di
Grazia e Giustizia (Bari Teatro e Carcere: l’esperienza della Compagnia della
Fortezza” - conversazione con P. Giacchè e Armando Punzo, in collaborazione con
l’E.T.I. (Volterra Ciclo di incontri organizzati dall’Istituto Sardo per la
Storia della Resistenza e dell’Autonomia (ottobre-dicembre 1998) “Rivelazioni e
promesse del ‘68”; relazione su “Il ‘68 e il teatro” (Cagliari La magia del
leggere”, Corso di aggiornamento per insegnanti e genitori della Scuola
Elementare “Ciro Menotti”, Villanova di Modena Corso di aggiornamento per insegnanti
delle scuole elementari del comprensorio Valle Umbria (Foligno Teatro e
Carcere: l’esperienza della Compagnia della Fortezza”, nel quadro di “Maggio
cercando i teatri” organizzato dall’E.T.I. (Roma, Teatro Valle Il verso
dannunziano e il concerto d’autore”, seminario con A. Asor Rosa, C. Bene, P.
Giacchè (Roma, Teatro dell’Angelo Ciclo di incontri “La parte dello spettatore”
(relatore del 1° incontro – Faenza Corso Uni Tea “Il teatro come disagio
antropologico” (Parma Divenire teatro”, incontri su Antonin Artaud organizzati
dal Centro Teatro Universitario di Ferrara. Relatore dell’incontro: “Artaud
fatto Bene” (Ferrara Politica e società”, ciclo di incontri di formazione
politica (Roma, Relatore dell’incontro: “Minoranze e movimenti nell’Italia del
dopoguerra”, insieme a G. Fofi (Roma, Incontri in scena. Per un’indagine
sull’antropologia dell’infanzia” (Vicenza, Teatro Astra, organizzati dalla
compagnia “La Piccionaia – I Carrara” con la collaborazione dell’Università di
Cà Foscari di Venezia. Relatore dell’incontro: “Antropologia dell’infanzia” “L’utopia
del teatro vivente. Living Theatre” (Siena nel quadro di incontri organizzati
dall’Università degli studi di Siena attorno ai “Cinque sensi del teatro.
Cinque trasmissioni monografiche sulla filosofia del teatro” (Rai-Pontedera
Teatro). • “Strumenti innovativi per favorire l’inclusione sociale”, lezione
inaugurale (“Altro è narrare”) del corso organizzato dal Centro Solidarietà di
Modena (CEIS) e da Emilia Romagna Teatro (Modena Giornate di studio per
l’inaugurazione della sezione di ricerca “Créations, Pratiques, Publics”,
presso la Maison de Sciences de l’Homme – Paris Nord (St. Denis Conferenza sul
Living Theatre, nel quadro del seminario “Maestri del ‘900. Gli uomini e le
idee che hanno fatto la storia del teatro contemporaneo” organizzato dal Teatro
Nuovo “Giovanni da Udine” (Udine Conferenza su Carmelo Bene o delle
provocazioni del genio, nel quadro del seminario “Maestri del ‘900. Gli uomini
e le idee che hanno fatto la storia del teatro contemporaneo” organizzato dal
Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” (Udine Le risorse della diversità”, seminario
organizzato da Proteo Fare Sapere e dal Movimento Cooperazione Educativa
(Firenze, Educandato SS. Annunziata Corso per attrici “Il corpo del testo”,
organizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione; docente di Elementi di
antropologia e cultura del teatro e spettacolo (30 ore di Antropologia del
Teatro Seminario sulle “Quattro lezioni sul teatro” di Carmelo Bene,
organizzato dalla Fondazione L’Immemoriale di Carmelo Bene” e dall’Università
di Lecce (Lecce Dimostrazione-conferenza “L’attore compositore: Mejerchol’d e
la biomeccanica teatrale”, organizzata dal Centro Internazionale Studi
Biomeccanica Teatrale (Perugia giornate di lavoro teatrale: incontri,
dimostrazioni di lavoro, spettacoli Pontedera, Teatro di via Manzoni), nel
quadro di “Generazioni Festival organizzazione e cura della Fondazione
Pontedera Teatro. • Seminario
dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, “Carmelo Bene. Voir la voix, écouter le visible”, coordinato da B.
Filippi e G. Careri (Parigi, Institut National d’Histoire de l’Art comunicazione
Le Sud du Sud des Saints, Teatro in forma di libri”, incontri organizzati dal
Teatro Due Mondi – Casa del Teatro (Faenza Arte dello spettatore”.Corso di
formazione per insegnanti, organizzato dal Teatro Stabile d’Innovazione
Fontemaggiore (Perugia, Teatro Sant’Angelo, Seminario orientativo sul settore
spettacolo, organizzato dalla Fondazione Emilia- Romagna Teatro nel quadro
della Laurea specialistica “Progettazione e gestione di attività culturali”
della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Modena (lezione Seminario
di studio nel quadro della Mostra “Carmelo Bene. La voce e il fenomeno. Suoni e
visioni dall’archivio”, organizzato dalla Fondazione L’Immemoriale e dal Comune
di Roma (Casa del Teatri-Villino Corsini comunicazione L’ultimo Bene. La
verticalità del verso, 7.5.05. • Incontro seminariale “Parole chiave per il
teatro” (Lecce organizzato dai Cantieri teatrali Koreja. • “Un’antropologia
della memoria” Conferenza dibattito sul libro di C. Severi Il percorso e la
voce (Perugia, Palazzo dei Priori, Corso “Salute mentale, Antropologia e
Teatro: confronto su un’esperienza di pratica laboratoriale” (Perugia, Parco di
S. Margherita, Padiglione Neri organizzato dal Centro di Formazione della ASL 2
di Perugia. • “Pasolini antropologo” (Gubbio, Biblioteca Comunale Sperelliana nel
quadro del ciclo di incontri “Pasolini e la nuova barbarie. Conversazioni su un
testimone del nostro tempo” organizzato dal Comune di Gubbio Atelier intensif
S.P.O.T. (Spectacle vivant, Opèra, Thèâtre)”, organizzato nel quadro del Master
Europeen conjoint en Etude du spectacle vivant, coordinato dall’Université
Libre de Bruxelles e organizzato dalla Universitad de La Coruña - Spagna
docente di un corso di Antropologia teatrale. 8 • “Teatro come impegno
civile”, seminario-incontro con Marco Paolini organizzato dai Cantieri Teatrali
Koreja (Lecce Laboratorio di ricerca
interdisciplinare – Quello che ci fa la vita che facciamo, nel quadro del “50°
Seminario di Louis Chiozza”, organizzato dall’Istituto di Psicosomatica
“Aberastury” e dalla Scuola di specializzazione in Psicoterapia psicoanalitica
di Perugia (Città di Castello, Palazzo Vitelli Quadri concettuali per l’analisi
del sistema cultura – Seminari di studio”, organizzati dalla Fondazione Mario
Del Monte di Modena comunicazione su L’antropologia e il “teatro” della cultura
(Modena, Teatro delle Passioni L’ultimo Bene”, conferenza-lezione nel quadro
delle attività didattiche speciali della Fondazione Accademia di Belle Arti di
Perugia (Perugia, 17 maggio 2007). • Seminario di studio “Economia della
cultura, sviluppo umano e politiche culturali”, a cura del CAPP (Centro di
Analisi delle Politiche Pubbliche), Modena; comunicazione su La domanda di
teatro. Una prospettiva antropologica (Modena, Facoltà di Economia, S.P.O.T. II
(Spectacle vivant, Opèra, Thèâtre) “Espectàculos y dialogo entre culturas: La
adaptacioòn y la escena”, organizzato nel quadro del Master Europeen conjoint
en Etude du spectacle vivant, coordinato dall’Université Libre de Bruxelles e
organizzato dalla Universitad de Sevilla; docente di un corso di 8 ore di
Antropologia del teatro e dello spettacolo. • Laboratorio Interculturale di
Pratiche Teatrali (III edizione in collaborazione con l’International School of
Theatre Anthropology, organizzata dal Teatro Potlach, Fara Sabina (Rieti), 13 –
26 ottobre 2008); comunicazione su L’antropologia dello spettatore Seminario –
Convegno “Omaggio a Carmelo Bene” (Centro Teatro Ateneo – Dipartimento Arti e
Scienze dello Spettacolo dell’Università “La Sapienza” di Roma, 12 – 14
novembre 2008); Prologo al seminario e comunicazione dal titolo A scuola da
Bene Il potere di tutti. Conversazione su Aldo Capitini” (Perugia, Sala
Miliocchi organizzata dall’Associazione “Vivi il borgo”, dalla Società Operaia
di Mutuo Soccorso e dalla Fonoteca Regionale “O. Trotta”. • Giornata di studi
“La religione dell’educazione. Don Milani e Aldo Capitini”, organizzata dalla
L.U.M.S.A. di Roma, Facoltà di Scienze della Formazione (Roma, Aula “Edda
Ducci”, Piazza delle Vaschette Seminario “Migrazioni. Prospettive etnografiche
sullo Stato italiano”, organizzato dal Dipartimento Uomo et Territorio –
sezione antropologica (Perugia, Facoltà di Lettere e Filosofia, Palazzo Manzoni
Voler Bene al cinema. Omaggio a Carmelo Bene” (Bellaria, Cinema Astra nel
quadro di “Bellaria Film Festival 2009. • Seminario interdisciplinare su:
“Grotowski e la ricerca invisibile” (Perugia, Istituto Aberastury, Bruciare la
casa“, incontro-colloquio con Eugenio Barba (Isola Polvese (PG) nel quadro di
“Terre di confine. Lo spazio del teatro”, progetto a cura di Linea Trasversale.
• Séminaire doctoral
collectif - Centre d'Etudes Féminines et d’Etudes de Genre/ CRESPPA-GTM : «
Théâtre du genre : production, performance, spectacle » (Parigi, CNRS, 4
dicembre – comunicazione su “Travestissement à théâtre: masculin, féminile ou
neutre? “). • Séminaire “SPACE-Supporting Performing Arts Circulation in Europe
“- Session Paris (ONDA, Paris Comunicazione “Europe Toolbox: quelle boîte pour
quels outils?” • “Cinema e teatro non si incontrano mai,
se non all’infinito” (Bergamo incontro seminariale nel quadro de “Il teatro
vivo. Introduzione al teatro contemporaneo: Corso di Alti Studi Teatrali
organizzato dal Teatro Tascabile di Bergamo. • “La Festa nelle culture dei
popoli: criteri di autenticità” (Gubbio nel quadro del ciclo di incontri “La
Festa nella Festa dei Ceri”, per la celebrazione dell’anniversario della morte
di S. Ubaldo. • Introduzione e partecipazione al XI Seminario Interdisciplinare
dell’Istituto Aberastury su “La vocazione minoritaria”, condotto da G. Fofi
(Perugia Incontro seminariale su “Lo spettatore partecipante” nel quadro del
progetto “Paesaggio con spettatore” a cura di R. Vannuccini e organizzato da
ArteStudio per il Festival dei Due Mondi – Spoleto (Spoleto, Palazzo Comunale
Coordinatore del Laboratorio di Ricerca Interdisciplinare dell’Istituto
Aberastury “Dialogo con Sctutatori d’anime di Carlo e Rita Brutti” (Assisi Incontro-conversazione
“Radicalism: Piergiorgio Giacchè speakes about Carmelo Bene with Dora Garcia”
(Venezia, Padiglione Spagnolo della Biennale Arte nel quadro della performance
THE INADEQUATE: ogni giorno un artista in scena (Padiglione spagnolo, 54th
International Art Exibition – Venice Biennale Relatore e conduttore del XIII
Seminario Interdisciplinare dell’Istituto Aberastury su “L’anima del mondo
viene prima del mondo dell’anima? (Perugia Dialogo teatrale – incontro tra un
antropologo e un avvocato su Teatro Trattamento Carcere, nel quadro di “Stanze
di teatro in carcere 2011. Rassegna intinerante di Teatro Carcere in Emilia
Romagna” (Modena, Teatro delle Passioni La congiura della creatività”,
seminario pubblico con P. Giacchè e R. Sacchettini, organizzato dal collettivo
Nevrosi (Agliana, PT, Teatro Il Moderno Incontro con Marc Augè in dialogo con
Piergiorgio Giacchè, organizzato dal Circolo dei lettori di Perugia (Perugia,
Sala dei Notari Incontro con Piergiorgio Giacchè e Giuseppe Di Leva (Piccolo
Teatro Grassi di via Rovello, Milano nel quadro di “Visioni di Bene. Voce,
teatro, cinema, televisione secondo Carmelo”, Milano Memorie del sottosuolo. Il
teatro raccontato da spettatori speciali: Piergiorgio Giacchè su Carmelo Bene”
(Giardino del MUSAS, Santarcangelo di Romagna nel quadro di Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza
Raduno degli artisti della scena: Punctum e tempo, dalla fotografia alla
scena”, incontro seminariale a cura di Claudio Morganti, organizzato dal Teatro
Metastasio Stabile della Toscana, nel quadro del festival “Contemporanea 12: le
arti della scena” (Prato, spazio Magnolfi Incontro-Lezione – TITOLO - per il
seminario residenziale Università Elementare de Gli asini nel quadro di
“Leggere la città: lo spazio pubblico” (Pistoia aprile 2014) • Seminario su “La
parabola dell’animazione teatrale” nel quadro della seconda edizione della
Summer School di Arti performative e Community care (Carpignano Salentino Incontro
con Piergiorgio Giacchè e Alessandro Leogrande condotto da Giovanna Casadio,
intitolato Vizi privati e pubbliche virtù, nel quadro della decima edizione del
“Festival Lector in fabula: Privato, Pubblico, Comune” Conversano, Conversano,
BA, Auditorium di San Giuseppe Conferenza Orizzonti e vertici del “viaggio del
teatro” nel quadro della XVII edizione de “IL TEATRO VIVO. Progetto di
promozione e diffusione del teatro contemporaneo”, organizzato dal Teatro
Tascabile di Bergamo (Bergamo Conferenza Dal Living Theatre all’Odin Teatret,
nel quadro di “Effetti collaterali. Ciclo di incontri per la formazione degli
operatori e del pubblico”, organizzato dal Teatro di Sacco di Perugia (Perugia,
Sala Cutu Incontro-Lezione “Essere giovani, essere attori” (Pistoia, Piccolo
Teatro Mauro Bolognini per il seminario residenziale Università Elementare de
Gli asini “La cultura di massa dall’emancipazione all’alienazione”, nel quadro
di “Leggere la città: lo spazio pubblico” (Pistoia Corso residenziale “Si deve,
si può. Ruolo delle minoranze etiche tra globale e locale” - primo modulo Dove
va il nondo? Analisi del presente: il globale e il locale (Lamezia Terme Progetto
Spring organizzato dalla Comunità Progetto Sud in collaborazione con le riviste
Gli asini e Lo straniero. Relazione: “La mutazione antropologica: dal locale al
globale e ritorno Corso di formazione per docenti presso l’Istituto
Omnicomprensivo “D. Alighieri” di Nocera Umbra (PG): intervento formativo di
due ore sul tema “Giovani Oggi Corso d formazione per docenti “Teatro come
cultura delle differenze”, organizzato dal 1° Circolo didattico di Marsciano
(PG) e dal Teatro Laboratorio Isola di Confine; conferenza “A scuola da
Pinocchio” (Marsciano, Sala E. De Filippo Curatore e ideatore dei seguenti
progetti o seminari speciali: • “La casa de l’Odin”, Ciclo di conferenze sulla
cultura teatrale e sull’antropologia del teatro (Valencia, Barcellona,
Castellon e Madrid, Apriamo un salotto: appuntamenti di restaurazione culturale”
- tre cicli di conferenze sulle attività e sulla politica culturale (Perugia Storia
et Geografia. Corso effimero di educazione permanente” - cinque incontri
dedicati a Gabon, Germania, Iran, Argentina e Umbria, per favorire
l’integrazione degli studenti stranieri (Perugia La parte dell’altro. Teatro ed
esperienze antropologiche” - ciclo di conferenze e seminario conclusivo con E.
Barba (Perugia Altro e Teatro” - ciclo di conferenze e relazioni di ricerca
sugli ambiti contigui al teatro (Perugia L’età dell’oro. Per un teatro giovane”
- incontri e discussioni fra giovani gruppi teatrali (Parma Il primo giorno.
Scuola di teatro a scuola” - convegno/laboratorio sul rapporto tra il teatro
nella didattica scolastica e la pedagogia del teatro (Parma Coordinatore del
seminario “L’infanzia ritrovata. Lo sguardo dell’artista nel presente che muta”
(Parma, all’interno del Corso Uni-Tea Coordinatore del seminario laboratorio
“Curare gli affetti. Il teatro come legame sociale. Un percorso tra luoghi e
non luoghi” (Parma all’interno del Corso Uni-Tea Curatore (assieme a G. Fofi)
del ciclo di incontri “L’arte contro lo stato. Lo stato delle arti”
(Santarcangelo di Romagna nel quadro del XXX Festival “Santarcangelo del
Teatri”. • Curatore (assieme a F.Orlandi) del Corso di aggiornamento per
insegnanti della Scuola Media Superiore “Oralità, Narrazione, Teatro: In
Principio era il verbo”, organizzato da Emilia Romagna Teatro – Fondazione
(Modena, Teatro delle Passioni Curatore (assieme a S. Cipiciani) di “Piccoli
maestri. Incontri video spettacoli con il Teatro delle Albe”. (Spello, Palazzo
Comunale e Teatro Subasio organizzato dal Teatro stabile di innovazione
“Fontemaggiore” di Perugia Coordinatore (assieme al prof. L. Mango) del
Laboratorio di osservazione dello spettacolo contemporaneo, nel quadro del
Festival Internazionale ESTERNI (Terni Curatore (assieme a S. Cipiciani) di
“Piccoli maestri. Incontro con Santagata o Morganti” (Terni, Officine Ex-Siri organizzato
dal Teatro stabile di innovazione “Fontemaggiore” di Perugia nel quadro del
festival Es-Terni Ideatore e curatore di “Bene Detto. Oratorio e Laboratorio
sull’arte di Carmelo Bene” (Oratorio: Mondaino (RN), Laboratorio: Mondaino (RN)
organizzato da L’arboreto. Teatro Dimora, con la collaborazione dell’Ass.
Liminalia di Perugia e di B. Filippi e S. Pasello. • “I tagli e le ferite. La
poetica della politica e viceversa”, Incontro con gli artisti italiani nel
quadro di “Vie. Scena contemporanea festival”, organizzato dall’E.R.T. (Modena,
Biblioteca Delfini Curatore e conduttore del meeting “Per Ora Labora” sulla
condizione lavorativa dell’attore teatrale, nel quadro del Cantiere delle Arti
(Modena, Biblioteca “Delfini” Ideatore e curatore di “InizioAzione.Vacanze
scolastiche per allievi attori delle scuole di teatro” (per una ricerca sulla
motivazione teatrale), nel quadro del Festival VIE dell’E.R.T. (Rubiera, Corte
Ospitale – Modena, Biblioteca “Delfini” Curatore e coordinatore dei sei
incontri del seminario-laboratorio “Il grande attore e il piccolo spettatore” a
cura del Teatro Stabile d’Innovazione Fontemaggiore di Perugia e del
Dipartimento Uomo e Territorio – sezione antropologica – dell’Università degli
studi di Perugia (Perugia, Teatro Brecht Curatore di “Autocritica”, quattro
incontri fra critici e attori per il Cantiere delle Arti, nel contesto di Vie
Scena Contemporanea Festival (Modena, Biblioteca “Delfini Curatore e
coordinatore del laboratorio per spettatori “Piccolo pubblico”, organizzato dal
Teatro Stabile d’Innovazione Fontemaggiore di Perugia nell’occasione delle
repliche degli spettacoli del Progetto Interregionale di promozione dello
spettacolo dal vivo “Teatri del presente” (Teatro Brecht di Perugia e Teatro
Clitunno di Trevi, Curatore e direttore scientifico de “Il Centro della
Visione. Per un’accademia dello spettatore”, progetto organizzato da Kilowat
Festival a Sansepolcro (AR), Ideatore e curatore del progetto “Verso Capitini,
per un Colloquio corale”, prodotto dal Teatro Stabile d’Innovazione
“Fontemaggiore” di Perugia (da aprile 2014 ancora in corso: prima sessione
presso il Teatro Drama di Modena sessione presso il Teatro Brecht di Perugia
Ideatore e curatore del convegno “Il teatro della critica” (Pistoia organizzato
dal Centro Culturale “Il Funaro” e dall’Associazione Teatrale Pistoiese.
CONVEGNI • Convegno su “L’Italia e l’Umbria dal Fascismo alla Resistenza:
problemi e contributi di ricerca” (Perugia Convegno internazionale su “Droga.
Dalle esperienze ad una proposta concreta. Aspetti terapeutici, sociali e
legislativi” (Firenze Incontro seminariale “Musica, Possessione, Spettacolo”
(Greve in Chianti, Firenze Seconda sessione dell’I.S.T.A. - International
School of Theatre Anthropology (Volterra Convegno di studi su “Improvvisazione
e spettacolo” (Firenze Convegno di studi su “Vedere ed essere visti” (Volterra Convegno
di studi su “Come si potrebbe vivere. Corpo e linguaggio” (Vicenza Giornate
della cultura e della partecipazione (Barcellona, Convegno di studi su “Elogio
dei fiori: tecniche personali e creatività” (Volterra, Mostra-Convegno “Spoleto
come titolo” (Spoleto Simposio “Le maître du regard”, nel quadro della terza
sessione dell’I.S.T.A. (Paris, Malakoff Incontri di lavoro con Richard
Schechner” (Pontedera Convegno-seminario su “Cosa narrare e come narrare”
(Bellaria-Igea Marina Convegno Nazionale di Psichiatria “Crisi e costruzione
delle conoscenze” (Massa Convegno “Le forze in campo. Per una nuova cartografia
del teatro” (Modena, sessione dell’I.S.T.A. - “Il ruolo della donna nel teatro
delle diverse culture” (Hostelbro Convegno Nazionale di Antropologia delle
società complesse (Roma sessione dell’I.S.T.A. - “Tradizione dell’attore e
identità dello spettatore. Dialoghi teatrali” (Otranto Convegno su “Teatro e
Emergenza. Quattro incontri” (Bologna Natura e buongoverno del teatro. Convegno
Nazionale per il rinnovamento della scena italiana” (Milano Encuentro de Artes
Escenicas sobre perspectivas, necesidades, metodos, limitaciones y alternativas
para la investigacion y esperimentacion (Mexico D. F. Convegno su “La presenza
misconosciuta. Nuovi progetti di teatro” (Frascati Giornate di studio su
“Grotowski, la presenza assente” (Modena Congresso Mondiale di Sociologia del
Teatro (Bevagna Seminario Internazionale “A la recerca d’un espai teatral
contemporani” (Olot – Catalunya sessione dell’I.S.T.A. - “Università del teatro
euroasiano. Tecniche della rappresentazione e storiografia” (Bologna World
Congress of Sociology (Madrid, 9 - 13 luglio 1990). • Convegno di fondazione di
“Mantis. Centro per la ricerca sui linguaggi del comportamento funzionale”
(Palermo • Convegno su “Culture immigrate e teatro in Europa. Analisi dei
fenomeni interattivi fra culture immigrate e culture europee” (Bologna, 16
novembre 1991). • Seminario-convegno della Università del Teatro Euroasiano
(Padova Convegno internazionale su “Teatro Europeo: quali percorsi formativi”
(Torino Congresso Internacional de Sociologia do Teatro (Fondazione Gubelkian,
Lisbona Convegno su “La piazza nella storia. Eventi, liturgie,
rappresentazioni” (Università di Salerno-Fisciano, Seminario-convegno della
Università del Teatro Euroasiano - “Drammaturgie parallele” (Fara Sabina Giornate
di incontri e di studi “Per Carmelo Bene” (Perugia Congresso Nazionale
“L’antropologia e la società italiana” (RomaConvegno “L’identità collettiva e
la memoria storica: un confronto tra Italia e Polonia”, organizzato
dall’Ambasciata d’Italia e dall’Università di Varsavia (Varsavia Convegno di
studi su “L’altra via dell’intelligenza. Teatro e valore” (Terza Università di
Roma Convegno Europeo Teatro e Carcere - “Immaginazione contro emerginazione”
(Milano Convegno su “I sommersi e i salvati. Come, perché, dove e per chi fare
teatro?” (Terza Università di Roma Convegno internazionale per la fondazione
del Centre International d’Ethnoscènologie (Paris Convegno su “Pacifismo,
disobbedienza civile, obiezione di coscienza: il ruolo della Comunità di
Capodarco” (Lido di Fermo Congresso Europeo della Biennale Théâtre Jeunes
Publics - “Pourquoi aller au théâtre aujourd’hui?” (Lyon Convegno su “Teatro
antropologico e Antropologia teatrale” (Scilla Convegno su “Tradizione e
modernità al sud Convegno Internazionale su “Teatro e Scuola: Università ed
Educazione al Teatro” (Roma. • Convegno “Teatro e Scuola fra espressività e
percezione” (Modena). Congres International de Sociologie du Théâtre (Mons) Convegno
Nazionale su “Arte del narrare, arte del convivere. Incontro tra immigrati,
educatori e artisti narratori” (Palermo, Convegno di studio “Creativi si nasce?
Teatro e creatività nei possibili percorsi della riforma scolastica” (Palazzolo
sull’Oglio - BS). • Convegno su “Le letterature popolari. Prospettive di
ricerca e nuovi orizzonti teorico- metodologici” (Fisciano e Ravello -
Università di Salerno, Convegno su “Il gioco del teatro. L’animazione
trent’anni dopo” (Torino). • Convegno “Processo federalistico delle istituzioni
meridionali e mediterranee” (Messina). • Convegno-Seminario “Carmelo Bene e
Gabriele D’Annunzio. Sulla verticalità del verso” (Roma, Teatro Valle, Acting,
Life, and Style”, convegno per un progetto internazionale di ricerca
organizzato dall’Italienska Kulturinstitutet “C.M. Lerici” e dal
Teatervetenskapliga Institutionen della Universitet Stockholms
(Stoccolma,Convegno Europeo di Teatro e Carcere: “Verso il Duemila, il cammino
di un’utopia concreta” (Milano, tavola rotonda su “Il costringimento e il suo
doppio” (Convegno “Io sono la prima attrice. Crocevia di esperienze tra teatro
e handicap” (Milano). • Convegno “Un teatro per domani”, all’interno della X
edizione di Galassia Gutemberg Mostra mercato del libro e della multimedialità
(Napoli, Mostra d’Oltremare, Galleria Mediterranea). • Convegno di studio per
dirigenti e docenti della scuola “Il Corpo - la Macchina tra avventura,
traduzione, mistero” (Calcinate, Bergamo, Congresso “Le Corps du Théâtre. À
partir de la Méditerranée: organicité, contemporanéité, interculturalité”
(Bologna organizzato dalla Maison de Sciences de l’Homme, Ente Teatrale
Italiano e D.A.M.S. dell’Università di Bologna. Encontro Internacional de Novo
Teatro para Crianças e Adolescentes – “Percursos” (Lisboa – Portugal, Centro
cultural de Bélem). • “Per un teatro
popolare di ricerca”, convegno organizzato da La Corte Ospitale (Rubiera,
Convegno Internazionale di Studi “I teatri delle diversità e l’integrazione”
organizzato da Ass. Cult. Nuove Catarsi (Cartoceto –Ps, Convegno Internazionale
“Intrecci tra Educazione Arte Natura nella prospettiva della conversione
ecologica” (Amelia, organizzato dalla Casa Laboratorio di Cenci. • Giornate di
studio e di ricerca “I Sud e le loro Arti” (Arnesano, organizzato dal Comune di
Arnesano (Le) e dall’Università di Lecce. • Convegno “Il cinema al limite, al
limite il cinema” (Perugia, 9 novembre 2001), organizzato da Batik-Perugia Film
Festival Ho sognato che vivevo. Teatri della trasformazione e dell’esclusione.
Esperienze di teatro con protagonisti non comuni (pazienti psichiatrici,
carcerati, portatori di deficit, immigrati) a confronto con studiosi e
amministratori”, (Arena del Sole, Bologna) convegno organizzato dall’Azienda
USL Bologna Nord e dalla Regione Emilia-Romagna Convegno di Studi “Antropologia
e poesia” (Fisciano-Ravello, organizzato dall’Università degli studi di Salerno
e dall’A.I.S.E.A.- Sezione di Antropologia e letteratura. • Convegno “Per un
nuovo Teatro in Italia e in Europa” (Roma, Teatro Valle, organizzato dall’Ente
Teatrale Italiano nel quadro di “Cercando i teatri Convegno “Residui
illimitati” (Bergamo, Chiesa di S.Agostino, 21 giugno 2002), organizzato da Il
Teatro Prova nel quadro del festival “Non voglio perdere la meraviglia. Teatri
e arti tra diversità e alterità”. • Convegno Internazionale “Le arti del ‘900 e
Carmelo Bene” (Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea,
organizzato dalla Regione Piemonte e dall’Organizzazione per la Ricerca in
Scienze e Arti di Torino. • Convegno
Internazionale “Performing Through – Tradition as Research at the Workcenter of
Jerzy Grotowski and Thomas Richards” (Vienna, Theater des Augenblicks, Non solo
per piacere. Pratiche teatrali. Adolescenti.
Giustizia. Convegno nazionale sulle esperienze di teatro con minori in area
penale interna ed esterna (Bologna, Maison Française, organizzato dal
Dipartimento Musica e Spettacolo dell’università di Bologna, dalla Regione Emilia-Romagna
e dal Centro Giustizia Minorile per L’Emilia Romagna e Marche. • Colloque
International d’Ethnoscénologie (Parigi, Université Paris Convegno “L’Attore”,
organizzato da Primafila e InScena con il patrocinio delle Segreterie di stato
per il Turismo e gli Istituti Culturali – Repubblica di san Marino (Sala SUMS,
Giornate di lavoro e di studio nel quadro dell’Assemblea Generale di IRIS -
Associazione Sud Europea per la Creazione Contemporanea (Modena, Palazzo
Comunale). Controscuola. Riflessioni ed esperienze pedagogiche”, convegno
organizzato dalla rivista “Lo straniero” (Roma, Museo di Roma in Trastevere,
symposium on tracing roads across “Living Traces – Performing as a Shared
Reality” (in the occasion of the 20th Anniversary of the Workcenter of Jerzy Grotowski
and Thomas Richards), Teatro Manzoni, Pontedera – PI, Convegno “Réécritures de
Médée”, organizzato dal Centre de Recherche en Etudes Féminines – Etudes de
genre del’Université Paris 8 (Saint-Denis, Musée d’Art et d’Histoire, Il
disagio e chi se ne occupa. Crisi dei sistemi educativi e di cura e prospettive
dell’agire sociale”, convegno organizzato dalla rivista “Lo straniero” (Roma,
Sala Civita, Piazza Venezia, 1° Incontro su “Travestitismo e identità di genere
nelle scienze della recitazione” (Napoli, Galleria Toledo), organizzato dal
Dipartimento di Neuroscienze, Unità di Psicologia Cilinica e Applicata e dalle
Università degli Studi di Napoli Federico II, L’Orientale, Suor Orsola
Benicasa; comunicazione su Il teatro e l’alterità di genere. Il caso o
l’esempio di Carmelo Bene. Convegno Regionale A.I.Fi Umbria su “Le alterazioni
posturali: dalla conoscenza alla coscienza riabilitativa” (Trevi, Hotel della
Torre, organizzato con la collaborazione dell’Università di Perugia;
comunicazione su Postura e cultura. Il corpo della tradizione e il corpo della
rappresentazione. • Convegno “Venti anni di teatro della Compagnia della
Fortezza – Per un teatro stabile in carcere” (Volterra, Cortile principale del
carcere, coordinatore e relatore. • Convegno internazionale “Il teatro che ho
in testa. Per un festival di teatro da sogno” (Ulassai e Jerzu, organizzato da
Cada Die Teatro, nel quadro di “Ogliastra Teatro, festival dei tacchi Convegno
“La frontiera del teatro. Grotowski 30 anni dopo” (Milano, Teatro dell’Arte,
organizzato dal CRT Centro di Ricerca per il Teatro di Milano. • Convegno
“Teatro e Infanzia”, a cura di G. Fofi e M. Martinelli, organizzato dal Teatro
Stabile di Napoli e da Punta corsara (Scampia-Napoli, Teatro Auditorium,
Journée d’étude “Modes et formes d’émergence dans le théâtre” (Liegi, Belgio,
organizzato, nel quadro del progetto Prospero, dall’Université de Liège e dal
Théâtre de la Place. • “Ricordando Lévi-Strauss. Convegno di studi” (Macerata, organizzato
dal Centro Internazionale di Studi sul Mito e dall’Università di Macerata. •
Convegno seminariale “Chi è il prossimo?”, organizzato dalla rivista “Lo
straniero” nel quadro del 40° Festival Internazionale del Teatro in Piazza
(Santarcangelo di Romagna, Supercinema, Futuramente. 1° Convegno intorno alla
Creatività per le future generazioni” (Pontedera, Museo Piaggio, organizzato
dall’ass. Libera Espressione e dal Comune di Pontedera (PI). • Journée d’étude
“Vous ne trouvez pas ça tragique? – conversation publique sur l’art,
l’esthétique et la politique” (Tolosa, Francia, organizzata dal Théâtre
Garonne, nel quadro di “In Extremis Una giornata con il Living Theatre –
conversazione pubblica (San Sisto – Perugia, Teatro Bertolt Brecht, organizzata
dall’UILT nel quadro della Giornata Mandiale del Teatro. Convegno
Internazionale “Civiltà, culture, educazione. Le sfide della società tardo-
moderna alla pedagogia” (Aula Magna della Lumsa, Roma, organizzato dalla
Facoltà di Scienze della Formazione della LUMSA di Roma. • Convegno seminariale
“Un’idea di rivoluzione”, organizzato dalla rivista “Lo straniero” nel quadro
del Festival Internazionale del Teatro in Piazza (Santarcangelo di Romagna,
Supercinema, “Il n’y a pas de révolution politique possible, s’il n’y a pas
d’une révolution poétique” – incontro internazionale e tavola rotonda sul
rapporto tra pratiche artistiche e mutazioni politiche nelle aree interessate
dalla “primavera araba” (Terni, Festival Internazionale della Creazione
Contemporanea, Caos Area Lab,). Journée d’études “Potlach notionnel sur la
performance. National potlach on performance”, organizzata dall’E.H.E.S.S.,
dall’Université Paris Ouest-Nanterre, dal Centre Edgar Morin e dal H.A.R.
(Amphithéâtre François Furet, bld. Raspail, Paris Convegno della Facultatea de
Teatru si Televiziune – Universitatea Babes-Boyai di Cluj-Napoca (Romania) “The
Bad Spectator. Performing Arts between Construction and Destruction / Le
mauvais spectateur. Les arts du spectacle entre construction et destruction”,
organizzato dal gruppo di ricerca Istoria Teatrului, Iconografie si
Antropologie Teatrali a Cluj-Napoca Seminario “L’esperienza del principio.
Jerzy Grotowski, l’infanzia e la rinuncia all’assenza” (Cenci-Amelia, nel
quadro della manifestazione “Sorgenti e torrenti. Omaggio a Jerzy Grotowski e
al Teatro delle sorgenti” organizzata dal Laboratorio di Cenci Convegno “Le
théâtre et ses publics: la création partagée” - 2° Colloque International du
Projet Européen PROSPERO (Salle académique dell’Università di Liegi – Belgio),
organizzato dal Théâtre de la Place di Liegi e dell’Université de Liège. • “Confusion de genres. Journées
d’étude en l’honneur de Jean-Paul Manganaro”, organizzato dall’Université de
Lille 3, dall’Université Paris Ouest-Nanterre-La Defense e dall’Università
Italo Francese (Lille, 29 novembre – 1° dicembre; Paris, 12 dicembre 2012). •
Colloque International “D’après Carmelo Bene” (Parigi, Institut National
d’Histoire de l’Art - Conservatoire National Supérieur d’Art Dramatique -
Cinéma du Panthéon), organizzato da HAR, Université Paris Ouest-Nanterre, Labex
Arts-H2H, Université Paris 8 Vincennes-Saint Denis, CNSAD, Dipartimento Uomo e
Territorio dell’Università di Perugia (in partenariato con Union des Théâtres
de l’Europe e con Emilia Romagna Teatro Fondazione). • Incontro sul tema “Memoria e Identità” (Gubbio,
Biblioteca Sperelliana), organizzato dal Comune di Gubbio e dal Lyons Club
Gubbio Host. “Teatro e nuovo umanesimo”, convegno nel quadro della “Giornata
per Claudio Meldolesi” (Bologna, Laboratorio delle Arti), organizzata dal Dipartimento
delle Arti visive, performative, mediali dell’Università di Bologna, con il
patrocinio dell’Accademia dei Lincei.Convegno Nazionale di Teatro educativo
intitolato “Scrittura e riscrittura. Da testo alla messa in scena – Esperienze
a confronto” (Avigliano Umbro, TR, Colloque international d’ethnoscénologie,
organizzato da Maison des Cultures du monde, Université Paris 8, Maison des
Sciences de l’Homme Paris Nord) •Incontro sul tema “Ai confini della
democrazia” (Roma, La Pelanda) organizzato dalle Edizioni dell’Asino nel quadro
della rassegna Short Theatre n. 8 intitolato “Democrazia della felicità”
(Roma). • Convegno Seminario “Intellettuali e riviste tra passato, presente e
futuro” (Perugia, Sala della Partecipazione del Consiglio regionale dell’Umbria).
• Convegno sulla Rete Regionale dei Teatri (Modena, Teatro delle Passioni),
organizzato dalla Fondazione Mario del Monte e da Emilia Romagna Teatro.
Convegno “La possibilità del teatro. Un incontro di riflessione e confronto”,
organizzato dalla Fondazione Pontedera Teatro (Pontedera, PI, Teatro Era). Convegno
“Il teatro della critica” (Pistoia), organizzato dal Centro Culturale “Il
Funaro” e dall’Associazione Teatrale Pistoiese. RICERCHE ricerche teoriche: Il
contesto sociale della criminalità e della devianza Le basi strutturali dei
processi di criminalizzazione” La solitudine abitativa come fenomeno emergente
Riferimenti teorici ed esperienze empiriche nella fondazione di una
antropologia del teatro Cultura dell’attore nelle tradizioni teatrali euroasiatiche L’identità dello spettatore e i modelli di
fruizione del teatro Sociabilità, Relazionalità, Spettacolarità Tecniche del
corpo e azioni performative Studio per la realizzazione di uno spettacolo
teatrale sul tema del cooperativismo Elements anthropologiques dans le théâtre
contemporain - nel quadro della partecipazione al Groupe international de
recherche interdisciplinaire “Spectacle vivant et sciences de l’homme” - Maison
de l’Homme, Paris Il teatro e la scuola: le funzioni pedagogiche del teatro e i
corsi di formazione degli operatori teatrali e degli insegnanti - nel quadro
dell’attività dell’Uni-Tea, progetto coordinato dall’Ente Teatrale Italiano.
ricerche empiriche: • Gli atteggiamenti nei confronti della devianza criminale
e dell’istituzione carceraria (ricerca condotta nel quartiere di P.ta Eburnea
di Perugia Le opinioni e gli atteggiamenti degli studenti dell’Istituto Tecnico
per Geometri di Perugia nei confronti della scuola e della condizione umana Indagine
su tipologia e censimento degli organismi di democrazia di base (ricerca per il
Consiglio Regionale dell’Umbria, Ricerca sulla definizione e le caratteristiche
della popolazione “reale” (ricerca del C.R.U.R.E.S. Indagine sull’ascolto
radiotelevisivo in Umbria (ricerca del Comitato Regionale Umbro per il Servizio
Radiotelevisivo, Ricerca sul comportamento elettorale in Umbria attraverso
l’analisi dei risultati delle elezioni politiche ed europee Indagine sull’esercizio e il mercato
cinematografico in Umbria (ricerca dell’Associazione Umbra per il Decentramento
delle Attività Culturali, Inchiesta sul teatro dialettale in Umbria (ricerca
del Centro Documentazione Spettacolo, sAnalisi dei risultati delle elezioni
amministrative nel comune di Perugia
(ricerca del Comune di Perugia, Ricerca sulla memoria e sulla identità dello
spettatore (ricerca condotta in Salento per l’International School of Theatre
Anthropology). L’informazione televisiva
in Umbria: i notiziari regionali (ricerca del Comitato Regionale Umbro per il
Servizio Radiotelevisivo, Indagine sulle emittenti radiotelevisive operanti in
Umbria (ricerca del Comitato Regionale Umbro per il Servizio Radiotelevisivo,
Aspetti devozionali e spettacolari nelle feste religiose patronali In
compagnia: ricerca e analisi sulle opportunità di lavoro e di impiego nel
settore teatrale” (nel quadro dell’azione pilota “terzo settore e occupazione”
promossa dalla Commissione Europea D.G.V); ricerca coordinata da Emilia Romagna
Teatro con la collaborazione di “Amitié”, Taller de Investigaciòn de la Imagen
Teatrale di Madrid, Teatro delle Briciole, Teatro Festival, Thomas Consulting
Group Ricerca empirica sulla definizione e sulla’informazione e formazione
dello spettatore, all’interno del progetto “100 spettatori da adottare”
organizzato dalla Fondazione Pontedera Teatro e dall’ETI Ente Teatrale Italiano
Il nuovo attore nuovo” Osservatorio scientifico sulla pedagogia dell’attore di
innovazione, applicato al Progetto interregionale “Teatro – Percorsi di Alta
Formazione” organizzato dalla Fondazione Pontedera Teatro, dai Cantieri
Teatrali Koreja di Lecce e dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, in convenzione con
le rispettive Regioni (gennaio – giugno 2008). • Analisi documentale del
“Cantiere delle Arti” – un cantiere transnazionale per la creazione di percorsi
integrati connessi alla realtà produttiva del settore spettacolo dal vivo –
costituito da Emilia Romagna Teatro Fondazione, dalla Regia Accademia
Filarmonica e Musica e Servizio Cooperativa Sociale Sull’opera e il pensiero
degli antropologi Giulio Angioni. Tra antropologia e letteratura (recensione),
“Lo straniero Arte Cultura Società”, Bourdieu: l’autoanalisi di un maestro, “Lo
straniero Arte Cultura Scienza Società, Postfazione alla parte quinta
“Dimensioni della festa” in: T. Seppilli, Scritti di antropologia culturale,
(M. Minelli – C. Papa, curatori), 2 voll., Olschki Ed., Firenze, La festa, la
protezione magica, il potere, Lo sguardo lontano di Lévi-Strauss, “Lo straniero
Arte Cultura Scienza Società, Lezione e monito dell’ultimo Baudrillard, “Lo
straniero. Arte Cultura Scienza Società”, Sulla condizione e la subcultura
giovanile: Dopo Licola, (in coll. con G. Baronti), “Ombre Rosse, Il corpo e il
territorio, “Segno critico, Una nuova solitudine. Vivere soli tra liberazione e
integrazione, (in coll. con P. Bartoli e S. La Sorsa), Savelli ed., Roma,
Protagonismo, narcisismo e consumismo, “Ombre Rosse, Forza ragazzi, “Linea
d’ombra, Disagi giovanili, disagi senili, “Lo Straniero. Arte Cultura Società, Il
diavolo, sicuramente, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società”, Lo studente
quotidiano, “Gli asini. Educazione e intervento sociale, La Giovane Italia,
“Gli asini. Educazione e intervento sociale, Un saggio Laffi sui giovani e i
vecchi, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società, Sulla devianza e la criminalità:
La ricerca dei ricercati. Sociologia dell’ordine pubblico, (in coll. con G.
Baronti), “Ombre Rosse, La organizzazione del consenso nel regime fascista: la
manipolazione ideologica della devianza criminale, (in coll. con G. Baronti),
“Studi e materiali di antropologia culturale”, Perugia, Sulla cultura
meridionale: Mezzogiorno è già passato, in: G. Fofi – A. Leogrande (curatori),
Nel sud, senza bussola. Venti voci per ritrovare l’orientamento, L’ancora del
mediterraneo, Napoli, Sulla cultura politica e la politica culturale: Partiti e
comportamento elettorale. Analisi dei risultati delle elezioni del giugno 1789
in Umbria (in coll. con A. Sorbini), Com.Reg.Umbro PSI, Perugia, Caro nome...,
in: AA.VV., A proposito dei comunisti, Linea d’ombra ed., Milano, La festa
dell’albero. Come ri-nasce un partito, “Linea d’ombra, Invenzione, diffusione e
agonia dell’operatore culturale, “Linea d’ombra, Ebrei e naziskin. I fatti e le
notizie, in: A. Cavaglion (a cura di), Gli aratori del vulcano. Razzismo e
antisemitismo, Linea d’ombra ed., Milano, Il punto e la linea. Maggioranze,
minoranze e critica della politica, “Linea d’ombra, La cultura del
maggioritario, “La terra vista dalla luna. Rivista dell’intervento sociale, Una
merce come le altre? La fiera del libro a Torino, “La terra vista dalla luna.
Rivista dell’intervento sociale, Laici ed eretici, “La terra vista dalla luna.
Rivista dell’intervento sociale”, A Perugia c’è cultura da vendere, “L’indice, Sull’industria
della coscienza: una questione di dettaglio, introduzione a: H.M. Enzensberger,
Questioni di dettaglio. Poesia, politica e industria della coscienza, trad. di
G. Piana, ediz. e/o, Roma, La parabola del buon rettore, “Lo Straniero. Arte
Cultura Società, L’età dello stagno, “Lo Straniero. Arte Cultura Società, Cosa
ci tocca vedere, “Lo Straniero. Arte Cultura Società, Il laico e il sacro, “Lo
Straniero. Arte Cultura Società, Qualcosa è accaduto, “Lo Straniero. Arte
Cultura Società, Il porto dell’università, fra la nebbia e il miraggio, “Lo
Straniero. Arte Cultura Società, Toni, Bepi e san Francesco (per tacere di
sant’Agostino), “Lo Straniero. Arte Cultura Società, La sera del dì di festa,
“Lo straniero. Arte Cultura Società, Questo Papa e quella guerra, “Lo
Straniero. Arte Cultura Società, La controriforma e il doposcuola, “Lo
Straniero. Arte Cultura Società, Grande Papa, tanta gente, “Lo Straniero. Arte
Cultura Scienza Società, La questione comica, “Lo Straniero. Arte Cultura
Scienza Società, Il silenzio dei post-comunisti, “Lo Straniero. Arte Cultura
Scienza Società, Il viaggio di Francesco Piccolo nei divertimenti di massa
(recensione), “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società, La mamma ha un cuore
verde. Un racconto di Rosa Matteucci (recensione),“Lo Straniero. Arte Cultura
Scienza Società, La montagna elettorale, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza
Società, Il male minore, in: M. Bon Valsassina (curatore), In fondo al male.
Contributi e Iconografie sul Male, Futura ed., Perugia, Universitas docet, “Lo
Straniero. Arte Cultura Scienza Società”, Un pomeriggio tra le minoranze, “Lo
Straniero. Arte Cultura Scienza Società Silvio, Umberto e i giovani d’oggi, “Lo
Straniero. Arte Cultura Scienza Società, La parte dell’arte, “Lo Straniero.
Arte Cultura Scienza Società”, G. – V. Giacopini – E. Morreale – N. Lagioia,
Necessità e servitù della critica. Cosa cerca l’arte? A che serve la critica?,
Edizioni dell’Asino, Roma, Prefazione a: Carlo e Rita Brutti, Scrutatori
d’anime. La psicoanalisi che viene, Edizioni dell’Asino, Roma, Lo sciopero e la
grève, ovvero dalla Francia con stupore, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza
Società, Il teatro del prossimo, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società”,
Teatro e politica all’italiana: l’Attore e l’Assessore, “Gli asini. Educazione
e intervento sociale”, Via col vento, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza
Società, Specchiarsi nelle vite degli altri. Un romanzo di Emmanuel Carrère,
(recensione), “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società, Il maggio è
francese, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società, Ci fu una volta la
sinistra, ovvero il silenzio dei post-comunisti, Edizioni dell’asino, Roma, La
cultura e la politica, un atto unico in due tempi, “Lo Straniero. Arte Cultura
Scienza Società, Indovinala Grillo!, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza
Società, Fazio ovvero l’ultima volta della tivvù, “Lo Straniero. Arte Cultura
Scienza Società, L’università dei vavassini, “Gli asini. Rivista di educazione
e intervento sociale” (numero monografico su Valutazione e meritocrazia nella
scuola e nella società Il niente che
avanza, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società, Renzi, “Lo Straniero. Arte
Cultura Scienza Società, I volontari dell’ottimismo. Marino Sinibaldi riflette
sulla cultura, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società, Sul pensiero e
l’azione di Aldo Capitini Introduzione e cura del volume: A. Capitini,
Opposizione e liberazione. Scritti autobiografici, Linea d’ombra ed., Milano
(riedizione con il titolo Opposizione e liberazione. Una vita nella
nonviolenza, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli). Al servizio (civile) della
coscienza, “La terra vista dalla luna. Rivista dell’intervento sociale, Capitini
e l’obiezione di coscienza, “La terra vista dalla luna. Rivista dell’intervento
sociale”, Introduzione e cura del volume: A. Capitini, Liberalsocialismo, ediz.
e/o, Roma, L’obiezione è coscienza. L’insegnamento di Aldo Capitini, “Lo
Straniero. Arte Cultura Società, Introduzione e cura del volume: La religione
dell’educazione. Scritti pedagogici di Aldo Capitini, Edizioni La Meridiana,
Molfetta (Bari), Capitini e i Perugini, “Studi Umbri”, n. 0, anno I, 2009,
(www.studiumbri.it) Cura –assieme a G. Fofi- del volume: A. Capitini, Agli
amici. Lettere 1947-1968, Edizioni dell’Asino, Roma, L’importanza di chiamarsi
prete, “Gli asini. Educazione e intervento sociale, Sulla cultura teatrale e la
società dello spettacolo: Il teatro delle esperienze, (in coll. con S. De
Matteis), “Quaderni di Teatro, Diario scolastico del sussidiario teatrale,
“Scenascuola”, Un pugno di terra. Conversazione con Eugenio Barba, “Linea
d’ombra, Living memories. Ricordi del Living e memorie viventi, “Teatro
Festival, Antropologia culturale e cultura tetrale. Note per un aggiornamento
dell’approccio socio- antropologico al teatro, “Teatro e Storia, Una bùsqueda
de “antropologia teatral” sobre la identidad del espectator, “Repertorio. Revista de teatro, Memoire
sociologique. Extraits de carnets d’une recherche anthropologique sur
“L’identité du spectateur”, “Buffonneries”, Teatro necesario y teatro
suficiente, “Màscara. Cuadernos
Latinoamericanos de Reflexion sobre la Escenologia”, anno Come lavorare in
discesa. Ragionamenti e aggiornamenti sul teatro “minore”, “Linea d’ombra, Lo
spettatore partecipante. Contributi per una antropologia del teatro, Guerini e
ass., Milano, Uno spettacolo prigioniero e un teatro libero, in: M.T. Giannoni
(a cura di), La scena rinchiusa. Quattro anni di attività teatrale dentro il
Carcere di Volterra, Tracce ed., Piombino, Introduzione all’identità dello
spettatore. Una ricerca di antropologia del teatro, “R.I.S.T. Revue
Internationale de Sociologie du Théâtre, Teatro e antropologia. Note su una
“canoa di carta”, “Linea d’ombra, Una equazione fra antropologia e teatro,
“Teatro e Storia”, L’esplorazione antropologica e i “fines” del teatro,
“Etnoantropologia”, Argo ed. Lecce, Nostalgia del teatro e simulazione della
piazza, in: D. Scafoglio - M. Vitale (a cura di), La piazza nella storia:
eventi, liturgie, rappresentazioni, Ed. scientifiche italiane, Napoli,
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l’immaginaire, Ed. Maison de Cultures du monde, Paris, Il teatro “privato “del
pubblico. Cenni di storia e appunti sulla fenomenologia dello spettatore, in:
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Bompiani ed., Milano, Premio del Presidente del Premio “G. Pitrè – S. Salomone
Marino). De la consommation
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aller au théâtre aujourd’hui? (Actes du quatrième colloque européen - Biennale
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Cesare”, teatro dei corpi, (recensione),“Lo straniero. Arte Cultura Società, Teatro antropologico: atto
secondo, “Catarsi. Teatri delle diversità, Pozzi – V. Minoia (a cura di), Di
alcuni teatri della diversità, ANC, Consumare teatro, “Teatro e Storia, Shakespeare
e Garibaldi, (recensione), “Lo Straniero. Arte Cultura Società, Au théâtre comme
à la guerre!, in: Centre Dramatique Hainuyer - Centre de Sociologie du Théâtre,
La mediation théâtrale (Actes du 5è Congrès International de Sociologie du
théâtre organisé a Mons (Belgique)), Lansman, Carnières-Morlanwelz (Belgique),
Théâtre éducation”, Spettatori non si nasce, in: Provincia di Modena - Emilia
Romagna Teatro,Teatro e scuola fra espressività e percezione. Atti del convegno
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di Mario Martone, Lo Straniero. Arte Cultura Società, Politica culturale e
cultura teatrale, “Primafila. Mensile di teatro e di spettacolo dal vivo”, Aux
confins du théâtre. Sur la relation entre théâtre et anthropologie, “Diogène, At the Margins of
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Anthropology, “Diogenes, Il Teatro come ‘attore’ del terzo sistema, in: “In
Compagnia. Materiali per la costruzione di un quadro di riferimento per lo
sviluppo dell’occupazione degli operatori artistici teatrali: il teatro quale
strumento di crescita sociale”, (relazione di ricerca), Emilia Romagna Teatro,
Stampa Tem, Modena, Dell’ascolto distratto e dell’attenta lettura. I versi di
Campana ripartoriti dalla voce di Carmelo Bene, (recensione), “L’indice”, Domande
sul presente di Manfredini, “La porta aperta”, Le bugie della scuola e quelle
del teatro, “Art’o”, Abbecedario della non-scuola del Teatro delle Albe,
allegato a “Lo straniero Arte Cultura Società, Il giullare fatto santo. Fo
Dario fu Francesco, “L’indice”, La settima volta di Riccardo terzo. Incontro
con Claudio Morganti (intervista), “La porta aperta”, Tragedie nella terra,
verso il mare, sotto il cielo. Incontro con Alfonso Santagata (intervista), in:
S. Maggiorelli (a cura di), Tragicamente. Il teatro di Alfonso Santagata,
Titivillus ed., Corazzano (PI), Teatro a cielo aperto. Incontro con Alfonso
Santagata in “La porta aperta”, La fine dello spettatore, in: P. Giacchè (a
cura di), Lo spettatore e le visioni del teatro futuro, “Prove di
Drammaturgia”, Entelechia del Bene. Incontro con Carmelo Bene, “La porta
aperta”, Il teatro fuori dai teatri. Memorie di uno spettatore di provincia,
in: F. Gentili (a cura di), Teatri dell’Umbria. La storia, il gioco, la
memoria, Octavo, Firenze, L’arte dello spettatore, vedere i suoni e ascoltare
le visioni, in: Città di Palermo – Assessorato alle Politiche Educative, Arte
del narrare, arte del convivere (Atti del Convegno nazionale – Palermo Eliocopisteria
“Milone”, Palermo, L’identità dello spettatore. Un saggio di Antropologia
Teatrale, “Etnostoria” L’art du spectateur: voir les sons et écouter les
visions, “Diogène”, The Art of Spectator: Seeing Sounds and Haering Visions,
“Diogenes”, Bene, attore della cultura, “Lo Straniero Arte Cultura Società Lo
spettatore del teatro e il pubblico del rito, in: Cappelli, Lorenzoni (a cura
di), La nave di Penelope. Educazione, teatro, natura ed ecologia sociale.
Testimonianze e proposte a partire dai 20 anni di esperienze della
Casa-Laboratorio di Cenci, Giunti ed., Firenze, Teatro prigioniero, in: M.
Buscarino, Il teatro segreto, Leonardo Arte, Milano, Il Sessantotto e il
Teatro: un anno senza “stagione”, in: AA.VV., Rivelazioni e promesse del ’68,
CUEC, Cagliari, Un anno senza “stagione”: il ’68 e il teatro, “Lo straniero
Arte Cultura Società”, L’avventura finale di Benigni (recensione), “Lo
Straniero. Arte Cultura Società Questa non è una tragedia (recensione), “Lo
Straniero. Arte Cultura Società”, L’altra visione dell’altro. Una equazione tra
antropologia e teatro, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli, Perdere un amico,
“Rivista di psicologia analitica”; Lo straniero. Arte Cultura Scienza Società”,
Perdere un amico. Ricordo di Bene) (ripubblicato in: B. Massimilla (a cura di),
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Madonna, postfazione a: C. Bene, Sono apparso alla madonna. Vie d’(h)eros(es).
Autobiografia, Bompiani, Milano, L’identitè du spectateur. Essai
d’anthropologie théâtrale, “L’Ethnographie. Création, Pratiques, Publics Arrevuoto”:
il teatro in festa (recensione), “Lo Straniero. Arte Cultura Società”, Un
Amleto di più (recensione), “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società”, Dar
corpo alla poesia: l’esempio e il metodo di Carmelo Bene, in: D. Scafoglio (a
cura di), La coscienza altra. Antropologia e poesia, Marlin ed., Cava de’
Tirreni (SA), Atti del Convegno di Studio “Antropologia e poesia”, organizzato
dall’Università di Salerno, Salerno-Ravello, Bene. Antropologia di una macchina
attoriale – nuova edizione aggiornata e ampliata, Bompiani ed., Milano,
Arrevuoto, n’ata vota (recensione), “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza
Società”, Arrevuoto”: quando il teatro sospende la dittatura del mondo, in:
Teatro delle Albe, M. Martinelli – E. Montanari (curatori), Suburbia. Molti Ubu
in giro per il pianeta. Ubulibri, Milano, La verticalità e la sacralità
dell’atto, in: A. Attisani – M. Biagini (curatori), Opere e sentieri.
Testimonianze e riflessioni sull’arte come veicolo, Bulzoni ed., Roma, La
dernière Médée. Le mithe dans le
théâtre contemporain: un parcours à l’envers, Réécritures de Mèdée, (sous la
direction de N. Setti – Centre de Recherche en Etudes Féminines et Etudes de
genre, Université Paris 8), “Travaux et Documents”, Saldi di fine stagione, “Lo
Straniero. Arte Cultura Scienza SocietàTeatro: Romeo
all’Inferno, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società”, Un soffio di teatro,
in AA.VV., In cammino con lo spettatore (Laggiù soffia – Era – In carne ed
ossa), (a cura di S. Geraci), La casa Usher, Firenze, De la consommation du
théâtre au théâtre dans la société de la consommation (nouvelle édition),
“Degrés. Revue de synthèse à
orientation sémiologique”,
L’effetLiving. Lavisiond’Artaudparles “Balinais” deNewYork,“Theatre/Public”
(L’avant- garde américaine et l’Europe / II. Impact), Le personnage public et
l’acteur privé (entretien avec Piergiorgio Giacchè pas Ciryl Béghin), “Théâtre
et Cinéma 2009. Marco Bellocchio, Carmelo Bene”, tome 20,
publié à l’occasion du 20e Festival à Bobigny, sous la direction de Dominique
Bax, Voler Bene al cinema, in “Bellaria 27” (catalogo di Bellaria Film
Festival, Lo straniero”, Fellini antropologo. Fra nostalgia e profezia, “Lo
Straniero. Arte Cultura Scienza SocietàLa nostalgia, merce per tutti, “Lo
Straniero. Arte Cultura Scienza Società”, Bene Detto. Dispensa per Oratorio e
Laboratorio, (a cura di P. Giacchè, con interventi di C. Bene, B. Filippi, G.
Fofi, P. Giacchè, J.P. Manganaro, S. Pasello), L’arboreto – Teatro Dimora,
Mondaino, Il corpo dimenticato: Carmelo Bene, in: U. Birmaumer-M. Hüttler- Palma,
Corps du Théâtre – Il Corpo del Teatro, Hollitzer Wissenshaftsverlag/Verlag
Lehner, Wien (Austria), Los verbos transitivos del teatro. Mirar teatro, in: C.
Lisòn Tolosana (a cura di), Antropologìa: horizontes estéticos, Antrhropos
Émergence et submersion en Italie: le système théâtral et son double, “UBU
Scènes d’Europe- European stages” (numero: Emergence(s) dans le théâtre
européen – in European Theatre), Uomini e dei in un film francese (recensione),
“Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società”, L’antropologia del teatro e il
teatro della cultura, in Borghi – A. Borsari – G. Leoni (curatori), Il campo
della cultura a Modena. Storia, luoghi e sfera pubblica, Mimesis Edizioni,
Milano- Udine, Homo Videns. Quella TV che si guarda da sola, “L’altrapagina”,
Lo spettatore ospite, “Culture teatrali. Studi, interviste e scritture sullo
spettacolo”, n.20, Annuario (Teatri di Voce, a cura di L. Amara e P. Di
Matteo), La parabola dell’animazione teatrale, in: D. Pietrobono – R.
Sacchettini (curatori), Il teatro salvato dai ragazzini. Esperienze di crescita
attraverso l’arte, Edizioni dell’Asino, Roma, Non fare l’amore, in: T. Cots (a
cura di), Loving effects, Quodlibet ed., Macerata, (trad.inglese). Buttare il
bambino nell’acqua sporca, “Lo Straniero. Arte Cultura Scienza Società”, anno
XV, Les Menoventi et le Perithéâtre, in: C. Hurault – G. Banu (curatori),
Frontières liquides – territoires de l’art. Emergences de la scène
européenne, Editions Alternatives théâtrales / Union des Théâtres de l’Europe
(n. 9 hors série de la revue “Alternatives théâtrales”), Liquidité et/ou
verticalité, in: C. Hurault – G. Banu (curatori), Frontières liquides –
territoires de l’art. Emergences de la scène européenne, Editions Alternatives
théâtrales / Union des Théâtres de l’Europe (n. 9 hors série de la revue
“Alternatives théâtrales”), Le public est mort. Vive le Public! Sur la poétique
et la politique du mauvais spectateur, in: S. e J. Pop-Curseu – Maniutiu – L.
Pavel-Teutisan – D. Enyedi (curatori), Regards sur le mauvais spectateur –
Looking at the Bad Spectator, Presa Universitara Clujeana, Cluj-Napoca,
Romania, Barba e Carmelo Bene. Vite
parallele e viaggi perpendicolari, “Teatro e Storia”, a. XXVI, vol. IV nuova
serie, Bulzoni ed., (riedito in francese, traduzione di Cristina De Simone in:
Les Voyages ou l’ailleurs du théâtre. Hommage à Georges Banu (Essais et
témoignages réunis par Catherine Naugrette), Éditions Alternatives théâtrales –
Sorbonne Nouvelle-Paris, Il pubblico troppo emancipato, “Quaderni del Teatro di
Roma”, Espectador-Hòspede, “Revista Brasileira de Estudos da Presença”, Porto
Alegre, seer. ufrgs.br/presenca. Le public est mort. Vive le Public!, “Alternatives
théâtrales” (Le mauvais spectateur), Bruxelles, Le “Public” trop émancipé: vers
une poétique pauvre de la politique théâtrale, in: Le théâtre et ses publics.
La création partagée (Actes du 2° Colloque International du Projet Européen
PROSPERO - Liège, Les Solitaires Intempestifs Editions, Besançon, Teatro e
comunità, “Scena”, Sur Sieni, et surtout sur Virgilio. Trois exemples, in Sieni,
Trois Agoras Marseille. Art du geste dans la Méditerranée, Maschietto editore,
Firenze, Risposte o riposte. Cinque
lettere aperte su CB, “Prove di drammaturgia. Rivista di inchieste teatrali”,
Un Pinocchio letto per Bene, introduzione a: C. Bene, Pinocchio, Bompiani ed.,
Milano,Vers la verticalité du vers, Revue d’Histoire du Théâtre, (D’Après
Carmelo Bene. Actualité), Il combattimento tra la teoria e la poesia (dedicato
a Claudio Meldolesi), “Prove di drammaturgia. Rivista di inchieste teatrali”,
Il teatro piccolo, povero, nuovo, in: “L’Italia e le sue regioni. L’età
repubblicana, vol. IV Società (a cura di M. Salvati – Sciolla)”, Istituto
dell’Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Abramo Printing,
Catanzaro, Carmelo selon Jean-Paul in: Croisement d’écritures France-Italie. Hommage à Jean-Paul (sous a
direction de Camille Dumoulié, Anne Robin et Luca Salza), éd. Mimésis,
Vêtements liturgiques et corps dévôts, in: Jean-Marie Pradier (sous la
direction de), La croyance et le corps. Esthétiques, corporeité des croyances
et identités (Actes du colloque d’ethnoscénologie, Paris), Presses
Universitaires de Bordeaux. Nome
compiuto: Piergiorgio Giacchè. Giacchè. Keywords: l’altra visione dell’altro, Clifton,
religion and education, ego et tu. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Giacchè: A
Cliftonian implicature” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Giacomo: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale degl’icona -- sensibile,
imagine, presentazione, rappresentazione, formante e formato, contentente e
contenuto -- l’inspiegabile – filosofia italiana – la scuola d’Avola – filosofia
siracusese -- filosofia siciliana – filosofia italiana -- Luigi Speranza (Avola). Abstract. Grice: “I argued that something may not be a
‘sign’ and still ‘signify.’ The trick is that when it comes to the utterer, the
‘significatio’ is one or two places removed from the original ‘sign’!” Keywords: Segno, significatio. Filosofo avolese. Filosofo
siciliano. Filosofo italiano. Avola, Siracusa, Sicilia. Studia estetica. Il rapporto
tra estetica e figura, immagine, rappresentazione. Si laurea sotto Garroni.
Insegna a Parma e Roma. Fonda la Società Italiana d'Estetica. Nell'affrontare
il concetto di ‘immagine’ è necessario rifiutare sia l'interpretazione che vede
una'immagine come lo specchio di una cosa (“Fido”-Fido). E necessario rifiutare
anche quella interpretazione del concetto di ‘imagine’ che la considera
esclusivamente come un segno significante di se stesso. Il concetto di ‘rap-presentazione’
implica qualcosa che si mostra e nel manifestarsi resta ‘altro' dalla ‘percivibilita’
della rappresentazione stessa. Così, nel ‘presentare’ se stessa, una immagine
manifesta l'altro del perceptible, del rappresentabil. Quell'altro che si
rivela nel perceptibile, nascondendosi a esso. Ed è proprio così che una
immagine si fa un ‘icono’ di quello che e altro il perceptibile. Afferma la
tendenziale perdita di ‘figurativita’ di una immagine e del continuare a
sussistere dell'immagine stessa. Una immagine, infatti, è una segno e insieme
una non-segno. E il paradosso di una “irrealta reale”. Si riferisce al
tentativo di scindere la natura ancipite dell'immagine negli elementi che la
compongono. Da una parte in un “readymade” (come l’urinale di Duchamp), nel
quale la dimensione rap-presentativa si dissolve in una dimensione puramente
PRE-sentativa, e dall'altra in una pura immagine soggetiva, dotata di un debole
supporto materiale. Una immagine e una meta-immgine: l’immagine di una immagine
(homuncular regressus ad infinitum of Griceian theories of representation,
according to Cummings, but not Grice!). Di questo modo, una immagine non e
neppure propriamente immagini quanto piuttosto una ‘simul-azioni’, simile allo
imperceptibile, un “simul-acro”. Non a
caso una immagine, in quanto ri-produzione (doppia) ha uno scarso valore di
immagine, giacché quello a cui tende è l’assumere dell’ ‘aspetto’ di una cosa. L’immagine perde così quella connessione di ‘trasparenza’
o ‘opacità’ che caratterizza una immagine autentica. Di qui, appunto, la questione
di realizzare una immagine vera e propria. Troviamo il superamento della dimensione
epifanica che è propria dell'icona, dove appunto il perceptibile è il luogo di
mani-festazione di la cosa impercetibile – l’Assoluto di Bradley. Emerge una
concezione dell'immagine che, nella consapevolezza dell'impossibilità di ogni
pretesa di esaurire ‘il reale’ e insieme di ‘manifestare’ l'Assoluto, può
essere interrogata come testimonianza di quanto non si lascia ‘tradurre’
(translation) in immagine: testimoniare, infatti, è raccontare ciò che è
impossibile raccontare del tutto. In questo modo, la testimonianza fa tutt'uno *non*
con la memoria in quanto conformità con l'accaduto, ma con l’immemoriale -- qualcosa
che non possiamo né ricordare né dimenticare, che non è dicibile né indicibile.
Insomma, il testimone parla (spiega, dispiega) soltanto a partire da
l’impossibilità concettuale di spiegare o dispiegare. Che l'immagine valga
allora come testimonianza significa che il tentativo di dire l'indicibile (spiegare
l’inspiegabile) è un compito infinito. La questione dell'immagine è una
questione di fidanza, di etica. In una immagine, non essendoci alcuna
compiutezza, non si dà alcuna redenzione né alcuna pacificazione nel confronto
col reale. Analissare l’immagine come testimonianza equivale a vedere
l’immagine come il luogo di una tensione sempre irrisolta tra memoria e oblio, e
quindi come l'espressione del dover essere (il possibile) del senso in un
orizzonte, come l’attuale. quale sempre di più sia il mondo che l'arte sembrano
essere abbando il NON-senso. Altre opera: “Dalla logica all'estetica”
(Parma, Pratiche); Icona “L’immagine tra presentazione e rappresentazione” (Palermo,
Centro studi di estetica); Estetica e letteratura. Il grande romanzo tra
Ottocento e Novecento, Roma-Bari, Laterza. Introduzione a Paul Klee, Roma-Bari,
Laterza, "Ripensare le immagini", Mimesis, Milano, "Volti
della memoria", Mimesis, Milano, Narrazione e testimonianza. Quattro
scrittori italiani del Novecento, Milano, Mimesis, "Malevic. Pittura
e filosofia dall'Astrattismo al Minimalismo", Carocci, Roma, Fuori
dagli schemi. Estetica e figura dal Novecento a oggi, Laterza, Roma-Bari,
"Arte e modernità. Una guida filosofica", Carocci, Roma,
"Una pittura filosofica: l'informale", Mimesis, Milano, Nietzsche.
L'eterno ritorno", Alboversorio, Milano, Media e divulgazione Art and Perspicuous Perception in
Wittgenstein’s Philosophical Reflection, L’immagine-tempo da Warburg a Benjamin
e Adorno. Il saggio più importante per il rapporto tra estetica e letteratura è
Estetica e letteratura. Il grande romanzo tra Ottocento e Novecento, Laterza, Cf.
"Dalla logica all'estetica”, "Alle origini dell'opera d'arte
contemporanea" “Astrazione e astrazioni”, "La questione dell'aura tra Benjamin e
Adorno", Rivista di Estetica, “Volti della memoria”. Professore ordinario
di Estetica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università
di Roma e professore a contratto di Estetica presso stessa la Facol- tà. Sempre
presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università di Roma, è
stato membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in “Filosofia e
Storia della filosofia” e Presidente del corso di laurea Magistrale in
“Filosofia e Storia della filosofia”. È socio fondatore e membro del Consiglio
di Garanzia della Società Italiana d’Estetica (SIE). È direttore della collana
Figure dell’estetica presso l’editore Albover- sorio (Milano) e della collana
Forme del possibile, presso l’editore Mimesis (Milano); fa parte del Comitato
scientifico della rivista Paradigmi, della rivista Studi di estetica, della
Rivista di estetica, della rivista Estetica. Studi e ricerche, della rivista
Compren- dre. Revista catalana de filosofia, della rivista on line Memoria di
Shakespeare. A Jour- nal of Shakespearean Studies e di Aesthetica Preprint,
collana editoriale del Centro In- ternazionale Studi di Estetica. Fa parte
inoltre del Comitato scientifico delle seguenti collane editoriali: Filosofie
(Mimesis, Milano), Caffè dei filosofi (Mimesis, Milano), Eterotopie (Mimesis,
Milano). È stato Coordinatore nazionale dell’Osservatorio di Storia dell’Arte
della Società Ita- liana di Estetica e coordinatore, di numerose Ricerche di
Ateneo dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza” relative a diverse
tematiche filosofi- che, estetiche e artistiche. E’ stato inoltre responsabile
di diversi progetti PRIN. Direttore del Museo Laboratorio di Arte Contem-
poranea (MLAC) della Sapienza Università di Roma. Come Direttore del Museo
Labo- ratorio di Arte Contemporanea della Sapienza Università di Roma, ha
ideato e coordina- to, in collaborazione con la Galleria Nazionale d'Arte
Moderna di Roma e con il Teatro Argentina di Roma, numerose iniziative di
carattere seminariale aventi per oggetto la filosofia, la letteratura, la
musica, le arti figurative, il teatro. Collabora con il Teatro Eliseo
all'interno del quale tiene una serie di conferenze e organizza seminari sul
teatro, la musica, la letteratura e le arti visive. Collabora inoltre con la
Fondazione Pri- moli di Roma e con il Museo Andersen (Polo Museale del Lazio).
Tra le sue pubblicazioni: Dalla logica all’estetica. Un saggio intorno a
Wittgenstein (Parma); Icona e arte astratta. La questione dell’immagine tra
presentazione e rappresentazione (Palermo); Estetica e letteratura. Il grande
romanzo tra Otto- cento e Novecento (Roma-Bari, 1999; trad. in lingua spagnola
a cura di D. Malquori, Estética y literatura, Universidad de Valencia, Servicio
de Publicaciones); Introduzione a Paul Klee (Roma-Bari); Alle origini
dell’opera d’arte contemporanea (Roma-Bari); Beckett ultimo atto (Milano),
Ripensare le immagini (Milano); Astrazione e astrazioni (Milano); L’oggetto
nella pratica artistica, (Paradigmi), Il Museo oggi (Studi di Estetica), Aura
(Rivista di Estetica), Malevič. Pittura e filosofia dall’Astrattismo al
Minimalismo (Roma), Fuori dagli schemi. Estetica e arti figurative dal
Novecento a oggi (Roma-Bari, 2015; trad. in lingua spagnola a cura di Juan
Antonio Méndez, Al margen de los esquemas. Estética y artes figurativas
desde principios del siglo XX a nuestros dìas, La balsa de la Medusa, Madrid),
Filosofia e teatro (Paradigmi), Tra il sensibile e le arti. Trent’anni di estetica (Studi di Estetica), Tra arte
e vita. Percorsi fra testi, immagini, suoni (Milano), Arte e modernità. Una
guida filosofica (Roma), Una pittura filosofica. Tàpies e l'informale (Milano),
Nietzsche e l’eterno ritorno (Milano). Partecipa a progetti di ricerca
internazionali e a progetti di ricerca europei. Ha svolto attività didattica e
di ricerca (tenendo conferenze, lezioni e seminari, partecipando a convegni di
studio e svolgendo attività didattica anche in qualità di correlatore o tutor
di tesi di laurea e di Dottorato) presso importanti istituzioni straniere sia
accademi- che che extra-accademiche, in Spagna, Russia e Messico: Facultat de
Filosofia, Universitat de Barcelona; Facultat de Pedagogia, Universitat de
Barcelona; Facultat de Filosofia, Universitat “Ramon Llull”, Barcelona;
Societat Catalana de Filosofia, Institut d’Estudis Catalans; Ateneu de Vic;
Ateneu de Barcelona; Associació Filosòfica de les Illes Balears, Mallorca;
Facultat de Filosofia i Lletres, Universitat de les Illes Balears, Mallorca; Facultat
de Filosofia i Ciències de l’educació, Universitat de València; Facultad de
Filosofía, Universidad Complutense de Madrid; Istituto di studi
post-universitari “SS. Cirillo e Metodio”, Mosca; Russian Christian Academy for
the Humanities, S. Pietroburgo; “Peter the Great” St. Petersburg Polytechnic
University, S. Pietroburgo; Producciòn Artìstica Contemporànea Coloquio (PAC),
Centro Cultural San Pablo, Ciudad de Oaxaca, Messico. Nietzsche e l’eterno
ritorno, Commentario a F. Nietzsche, L’eterno ritorno, Al- boversorio, Milano,
Arte e modernità. Una guida filosofica, Carocci, Roma, Una pittura filosofica.
Antoni Tàpies e l'informale, Mimesis, Milano, Fuori dagli schemi. Estetica e arti figurative dal
Novecento a oggi, Laterza, Roma-Bari, Méndez, Al margen de los esquemas.
Estética y artes figurativas desde principios del siglo XX a nuestros dìas, La
balsa de la Medusa, Madrid, Malevič. Pittura
e filosofia dall’Astrattismo al Minimalismo, Carocci, Roma, Narrazione e
testimonianza. Quattro scrittori italiani del Novecento, Mimesis, Milano,
Introduzione a Paul Klee, Laterza, Roma-Bari, Estetica e letteratura. Il grande
romanzo tra Ottocento e Novecento, Laterza, Roma-Bari (quinta ed.; trad. in
lingua spagnola a cura di D. Mal- quori, Estética y literatura, Universidad de
Va-lencia, Servicio de Publicaciones, Icona e arte astratta. La questione
dell'immagine tra presentazione e rappresen- tazione, «Aesthetica Preprint»,
Palermo, Dalla logica all'estetica. Un saggio intorno a Wittgenstein, Pratiche,
Parma, G., L. Talarico (a cura di), Letture shakespeariane. Otello e Re Lear,
«Studi di Estetica, Marchetti (a cura di), Contemporaneo. Arti visive, musica,
architettura, «Rivista di Estetica», G. (a cura di), Tra arte e vita. Percorsi
fra testi, immagini, suoni, Mimesis, Milano, Giacomo, L. Talarico (a cura di),
Filosofia e teatro. Amleto e Macbeth, «Paradigmi, Marchetti (a cura di), Tra il
sensibile e le arti. Trent’anni di estetica, «Studi di Estetica, Marchetti (a
cura di), Aura, «Rivista di Estetica. G., A. Valentini (a cura di), Il museo
oggi, «Studi di Estetica», Volti della memoria, Mimesis, Milano, G. (a cura
di), Astrazione e astrazioni. In occasione di una mostra di Gualtiero Savelli,
Alboversorio, Milano, Marchetti, L'oggetto nella pratica artistica, «Pa-
radigmi», Angeli, Milano, G. Ripensare le immagini, Mimesis, Milano, G. e Colombo,
Beckett ultimo atto, Albo Versorio, Milano, G. Zambianchi (a cura di), Alle
origini dell'opera d'arte con- temporanea, Laterza, Roma-Bari, Introduzione a
D. Malquori, L’incomprensibile ambiguità dell’orizzonte. Un so- gno fatto a
Ginostra, Mimesis, Milano, collana Narrativa Mele d’Oro, Il problema della
forma nella Teoria estetica di Adorno, in M. Manicone (a cura di), Sostanza di
cose sperate. Scritti in onore di Franco Purini, Iiriti Editore, Campo Calabro
(RC) Re Lear. “Essere maturi” in un mondo abbandonato alla cecità e alla
follia, in G. e Talarico, Letture shakespeariane. Otello e Re Lear”, Studi di
Estetica», Otello: la tragedia della parola e il ruolo della narrazione, in G.
e Talarico, Letture shakespeariane. Otello e Re Lear”, «Studi di Estetica», Dostoevsky, a
writer and philosopher: “The Grand Inquisitor”, in “ACTA ERU- DITORUM”, Publishing house of the Russian Christian
Academy for the Humanities, Tradició i innovació en l’art, in “La Tradició”,
Col-loquis de Vic, Societat Catalana de Filosofia, Institut d’Estudis Catalans,
Understanding of the image in Plato, PLATO AND ANCIENT SCIENCE, Collection of
materials of CONFERENCE THE UNIVERSE OF PLATONIC THOUGHT», RUSSIAN CHRISTIAN
ACADEMY FOR HUMANITIES, Saint Petersburg, Appendice alla rivista di Fascia A
(in Russia “VAK”) “Vestnik” della RUSSIAN CHRISTIAN ACADEMY FOR HUMANI- TIES. Redattori: Svetlov R. V., Robinson T. M. (Canada),
Protopopova I. A., Mochalo- va I. N., Kurdybajlo D. S., Shmonin D. V., Alymova
Form, appearance, testimony: reflections on Adorno’s Aesthetics, in Matteucci,
Marino (a cura di), Theodor W. Adorno: Truth and Dialectical Experience /
Verità ed esperienza dialettica, “Discipline filosofiche”, Quodlibet, Macerata,
Tàpies e Bill Viola: un'arte che sopravvive alla mercificazione, in G., L.
Marchetti, Contemporaneo. Arti visive, musica, architettura, “Rivista di
Estetica, Composizione, costruzione, icona nella concezione artistica di Pavel
Florenskij, in D. Guastini, A. Ardovino, I percorsi dell'immaginazione. Studi
in onore di Pietro Montani, Pellegrini Editore, Cosenza, Prefazione a A.
Lanzetta, Opaco mediterraneo. Modernità informale, Libria, Foggia, Reflexions
filosòfiques sobre la festa. Entre temporalitat i eternitat, in “La festa”,
Col-loquis de Vic, Societat Catalana de Filosofia, The Myth. Aesthetic surgery clearly
demonstrates what Greek myth has already taught us: beauty stems from horror,
in Gandola, P. Persichetti (a cura di), Art of Blade. A book about surgery and humanity, T.A.M. La guerra i
l'art, in La guerra, Col-loquis de Vic, Societat Catalana de Filosofia, Arte e
vita nella Recherche di Marcel Proust, in G., Tra arte e vita. Percorsi fra
testi, immagini, suoni, Mimesis, Milano, Lettura dell’Amleto, in G. Di Giacomo,
L. Talarico (a cura di), Filosofia e teatro. Amleto e Macbeth, «Paradigmi»,
Lettura del Macbeth, in G., L. Talarico (a cura di), Filosofia e teatro. Amleto
e Macbeth, «Paradigmi», Arte, linguaggio e rappresentazione nella riflessione
filosofica di Wittgenstein in Comprendre. Revista Catalana de Filosofia, Icona
e immagine, in G. Bordi, J. Carlettini, M.L. Fobelli, M.R. Menna, P. Poglia- ni,
L'officina dello sguardo. Scritti in onore di Maria Andaloro, Gangemi, Roma, El
poder i les seves representacions, in L'estat, Colloquis de Vic., Dalla
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VV. (a cura di), L'osservazione del comportamento sociale, Regione Piemonte,
Torino,PROGETTI DI RICERCA - Progetto PRIN Tema: La forma dell’immagine Ente
promotore: MIUR Progetto PRIN Responsabile Tema: Estetica analitica ed estetica
continentale: problemi, prospettive e tradizioni a confronto Ente promotore:
MIUR Progetto PRIN / Responsabile nazionale e Coordinatore dell’unità locale
Tema: Memoria e rappresentazione nella riflessione filosofica e artistica Ente
promotore: MIUR Coordinatore dei Progetti di Ateneo: Progetto di Ateneo:
Immagine e rappresentazione. Problemi estetici, artistici e storici Ente
promotore: Università di Roma "La Sapienza Progetto di Ateneo: Significati
e usi delle immagini nella cultura dell'Otto- Novecento - Ente promotore:
Università di Roma "La Sapienza Progetto di Ateneo: Significati e usi
delle immagini nella cultura dell'Otto- Novecento - Ente promotore: Università
di Roma "La Sapienza Progetto di Ateneo: Significati e usi delle immagini
nella cultura dell'Otto- Novecento - Ente promotore: Università di Roma
"La Sapienza Progetto di Ateneo: Memoria e testimonianza nella riflessione
filosofica e artisti- ca del Novecento - Ente promotore: Roma Progetto di
Ateneo: Memoria e testimonianza nella riflessione filosofica, storica e
artistica - Ente promotore: Università di Roma "La Sapienza" Progetto
di Ateneo: Rappresentazione, memoria e testimonianza nella riflessione
filosofica e artistica - Ente promotore: Roma
Progetto di Ateneo: La questione arte-vita nella società multiculturale.
Identità, immagine e implicazioni etico-politiche - Ente promotore: Università
di Roma “La Sapienza; - Progetto di Ateneo: Il tema
dell'"Annunciazione" come chiave di lettura degli at- tuali processi
di globalizzazione Ente promotore: Roma Progetto di Ateneo: Memoria e
rappresentazione nella riflessione estetica e arti- stica Ente promotore: AST -
Università di Roma "La Sapienza" Progetto di Ateneo: Evento e
testimonianza nell'estetica del Novecento Ente promotore: AST - Università di
Roma "La Sapienza" Progetto di Ateneo: Il problema dell'aura
nell'arte contemporanea Ente promoto- re: AST - Università di Roma "La
Sapienza" Coordinatore dei Seminari dell’Osservatorio di Storia dell’Arte
della Società Italiana di Estetica, presso la Facoltà di Filosofia
dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza” - Seminario sul tema Estetica
e storia dell’arte: necessità di un dialogo; Seminario sul tema Fine (della
storia) dell'arte?; - Seminario sul tema Arte, Estetica, Visual
Studies;Seminario sul tema Oggetto artistico e oggetto comune; Seminario sul
tema Leggere l'opera d'arte; Seminario sul tema Ancora l’aura oggi? Seminario
sul tema Che cos’è il museo oggi? Cfr. inoltre: - Sito ufficiale: giuseppe di giacomo. wikipedia. org/ wiki/ Giuseppe _Di_Giacomo; fr. wikipedia.
org/ wiki/ Giuseppe_ Di_Giacomo wikipedia. org/ wiki/ Giuseppe _Di_Giacomo //de. wikipedia. org/ wiki/ Giuseppe
_Di_ Giacomo //ca. wikipedia. org/ wiki/ Giuseppe
_Di_ Giacomo ROMANTIC PAINTERS and playwrights of the nineteenth century found
rich material in the lives of the old masters. Fueled by irresistible half-truths and rumors, they
created swashbuckling narratives about the personal intimacies and rivalries,
as well as the career failures and triumphs, of the Italian Renaissance
artists. At the Paris Salon of 1843, for instance, Léon Cogniet unveiled his
grand entry, a large canvas depicting Tintoretto painting a portrait of his
beloved daughter Marietta, who lies on her death bed. Three years later, the
painter and playwright Luigi Marta published a melodrama about an amorous
intrigue that supposedly led to the death of Marietta, who assisted her father
as an artist in his workshop. The six-episode play reads like a soap opera in
which the aristocratic Alfredo is pitted against Marietta’s true love, Valerio
Zuccato, a Venetian mosaicist (and thus, in Tintoretto’s world, a fellow
craftsman). The play circles around the inevitable showdown between the
arrogant count and the sincere artist, which precipitates Marietta’s death at
the hands of the entitled, privileged, and violent Alfredo. Parallel to
this love story, the reader is regaled with the homosocial rivalry between
Tintoretto and Titian, with Paolo Veronese appearing as an intercessor who
mediates a grandiloquent reconciliation scene in which all three masters unite
to defend the honor of the Venetian state. The narrative unfolds against
Tintoretto’s commission for the Last Judgment (1562–64) in Santa Maria
dell’Orto. Marta’s artist was thus, in no uncertain terms, a struggling genius
waiting for recognition from his fellow artists even at the height of his
success. Indeed, the episode concludes with Titian’s transformative
endorsement—Ora non siete più il povero Tintoretto, ma bensì il famoso Giacomo
Robusti (“now you are no longer the poor ‘son of a dyer,’ but the famous Jacopo
Robusti”).1 Loosely based on actual historical personages, the tale is
almost entirely fantasy. Such theatrical characterizations are nevertheless of
great importance, for they help give legends the veneer of history. Giorgio
Vasari’s sixteenth-century notices about Tintoretto, as well as, in the
seventeenth century, Carlo Ridolfi’s biography and Marco Boschini’s various
writings on the artist, were the primary sources for many of these tasty
morsels, and while scholars have tried to sift fiction from reality, some myths
are just too delectable to give up. We still hear repeated, for instance, the
unfounded story that the young Tintoretto was kicked out of Titian’s studio.
It’s not entirely impossible, but there isn’t a shred of solid evidence to
confirm the tale (any more than Ridolfi’s allegation that Tintoretto dressed
Marietta up as a boy so that father and daughter could wander the city streets
unimpeded by society’s strict gender expectations). The image of
Tintoretto-as-rebel would culminate in Jean-Paul Sartre’s essay “The Prisoner
of Venice”(1964), where the artist is reinvented as an existentialist hero, a
lone wolf fighting against the stultifying rules of the system: Fate has
decreed that Jacopo unwittingly expose an age which refuses to recognize
itself. Now we understand the meaning of his destiny and the secret of Venetian
malice. Tintoretto displeases everyone: patricians because he reveals to them
the puritanism and fanciful agitation of the bourgeoisie; artisans because he
destroys the corporate order and reveals, under their apparent professional
solidarity, the rumblings of hate and rivalry; patriots because the frenzied
state of painting and the absence of God discloses to them, under his brush, an
absurd and unpredictable world in which anything can occur, even the death of
Venice.2 At the other end of the spectrum, this leitmotif is perhaps best
played out for comic effect in Woody Allen’s Everyone Says I Love You, in which
a skirt-chaser (Allen) is overheard in the so-called Tintoretto Museum (really
the Scuola Grande di San Rocco) in Venice trying to impress a Tintoretto
enthusiast (Julia Roberts) by lauding the artist’s immense genius for painting
“outside the academic convention of sixteenth-century Venice.”
Sometimes myths are just too powerful, and the Tintoretto myth is an
extremely appealing one for modern tastes, especially in the celebratory year
marking the fifth centenary of the artist’s birth. Tintoretto’s anniversary has
been staged as a magnificent international banquet. The festivities began last
autumn in Venice with exhibitions at the Palazzo Ducale(“Tintoretto: Artist of
Renaissance Venice”) and the Gallerie dell’Accademia (“The Young Tintoretto”),
as well as an excellent little show at the Scuola Grande di San Marco (“Art,
Faith, and Medicine in Tintoretto’s Venice”). New York, in the fall, offered
“Drawing in Tintoretto’s Venice” at the Morgan Library et Museum and
“Celebrating Tintoretto: Portrait Paintings and Studio Drawings” at the
Metropolitan Museum of Art. The fete continues at the National Gallery of
Art in Washington, D.C., where slightly adapted versions of the Palazzo Ducale
and Morgan Library exhibitions go on view this month, fortified by a third
independent show called “Venetian Prints in the Time of Tintoretto.” This is a
once-in-a-lifetime opportunity for audiences in America to see some one hundred
and seventy artworks by Tintoretto and other Venetian Renaissance artists,
painstakingly gathered by art historians Echols and FIlchman (who organized the
show at the Palazzo Ducale),along with curators Marciari (of the Morgan) and
Bober (of the National Gallery). Fans of the artist and of painting in general
should take note. IT’S HARD NOT TO get swept up in all the unbridled
Tintoretto worship, but this celebration also provides us an opportunity to
revisit the man, the myth, the legacy, and above all, the work. To start with
the biographical elements: Tintoretto was hardly seen as a pitiful “poor dyer’s
son” in the eyes of his fellow Renaissance artists, nor as a maverick who
“displeases everyone.” When speaking about Titian vs. Tintoretto, one must take
into account a few historical particulars. For instance, the year after Titian
installed the magnificent Assumption of the Virgin in Santa Maria Gloriosa dei
Frari, Tintoretto’s only achievement was to be born. Two years before
Tintoretto’s first self-portrait (with which all Tintoretto exhibitions seem
compelled to begin), Titian was called to Rome by Pope Paul III; he was
practically a court painter to the Habsburgs, while Tintoretto was painting
acres of canvas to fill the walls at the Chiesa della Madonna dell’Orto, the
Scuola Grande di San Rocco, and the Scuola Grande di San Marco in Venice;
Titian died during the plague, and a conflagration devastated the Palazzo
Ducale, destroying many of his paintings there, some of which would be replaced
with works by Tintoretto and his assistants. While there was probably no love
between the two men of the kind that nineteenth-century dramatists might dream
up, their careers ran parallel to each other rather than in constant
antagonistic competition. Many romantic myths are dispelled in the scholarship
that went into the exhibitions and the catalogue essays, but the melodrama of
this rivalry still sneaks into sections such as “The Mantle of Titian,” which,
at the Palazzo Ducale, was called “Dopo Tiziano” thereby underlining both
chronological priority as well as influence. The paintings Tintoretto did
afterTitian’s death — large, powerful mythological pictures such as the Forge
of Vulcan and the Origin of the Milky Way — are spectacular, but why filter
these achievements once more through Titian? And why not have, instead, a
section labeled “Dopo Tintoretto,” which would include El Greco, the Carracci,
Caravaggio, and a host of other artists from the past five centuries who found
inspiration in his stark chiaroscuro, raking perspective, extreme foreshortening,
airborne saints, psychologically charged portraits, barefoot worshippers,
elaborate banquet scenes, wraithlike angels and spirits, and busted-out straw
chairs? The oft-repeated trope that Tintoretto was an outsider also
willfully overlooks his obvious status as a complete insider, born in Venice
and fully embedded in its institutions from birth. Titian and Veronese, in
contrast, were both provincials (practically foreigners by Renaissance
standards), who came from the hills and plains beyond the lagoon. While a
questionable seventeenth-century account suggested an aristocratic lineage for
the Robusti family, more recent studies have emphasized instead the artist’s
“working class” origins. The truth is somewhere in between. Stefania Mason’s
essay “Tintoretto the Venetian,” from the catalogue that accompanies
“Tintoretto: Artist of Renaissance Venice,” goes a long way to contextualize
the precise socioeconomic conditions of the son of a Renaissance dyer or—to be
more accurate—the son of a manager of a dye works married to a “well-born
woman.” The Robusti were not wealthy by any means, but they were comfortable
enough to give Tintoretto a basic education that enabled him later in life to
befriend the circle of writers and intellectuals known as the poligrafi,
including the notorious satirist Pietro Aretino (a friend of Titian and an
early supporter of Tintoretto). Like his father, Tintoretto married up.
His father-in-law, Episcopi, not only belonged to an influential family of
Venetian cittadini, he was also the guardian of the Scuola Grande di San Marco,
where Tintoretto—two years before his marriage—painted his finest early work,
Miracle of the Slave. The scene features St. Mark swooping in headfirst from
the sky to protect a slave from being martyred for his faith. Current viewers
need not be intimidated by the religious matter of the vast majority of
Tintoretto’s pictures—they are gripping visual tales of life and death.
According to seventeenth-century artist and critic Marco Boschini, one beholder
of Tintoretto’s St. Mark cycle reported: “The terror makes me faint, and the
piety liquefies my heart in such a manner that I lose heart and melt like wax
and feel completely mad!”3 As much “Game of Thrones” as Catholic doctrine in
pictures, these works were meant to move, delight, and instruct their audience.
Indeed, one cannot help but feel that if Tintoretto were alive today, he would
be an unapologetic fan of action films and special effects. Looking at Miracle,
with its explosive light and tense shadows, its superhuman heroes and racially
profiled villains, and its meticulous staging of powerful, muscular, controlled
bodies, one might think he invented the genre. No wonder Boschini described him
as a thunderbolt and the cannons of a ship. Unfortunately, Miracle of the
Slave has not been allowed to cross the Atlantic. Audiences in D.C. can,
however, marvel at the luminous Saint Augustine Healing the Lame and the always
pleasing Creation of the Animals, which Deleuze describes as an image of God as
a referee at the start of a handicapped race, in which the birds and the fish
leave first, while the dog, the rabbits, the cow, and the unicorn await their
turn. While Miracle has been in the possession of the Gallerie dell’Accademia
for many decades now, seeing it anew, rehung next to the diminutive bronze
relief of the same subject by the Florentine sculptor Jacopo Sansovino, was one
of the highlights of the “Young Tintoretto”exhibition. With the works placed
next to each other in a darkened room, the similarities and differences were
enlightening. Designed and executed between 1541 and 1546 for the north tribune
of the choir at the Basilica di San Marco, Sansovino’s glowing bronze panel
reduces the scene to a compact, tactile, monochromatic field of chiaroscuro with
a vibrant mass of bodies emerging from the picture plane in dynamic, agitated
poses. Tintoretto, just on the cusp of his thirtieth year when he painted
Miracle, clearly looked closely at the dramatic effects that could be sculpted
out of gesture, form, and composition alone. To this art he would add the
detail of expression, the intensity of extreme lighting, the terribilità that
often comes with scale, and the incomparable power of color. WHILE THE
TWENTY-FIRST CENTURY audiences might think it odd for an ambitious artist to
unveil a painting so closely modeled on a recent work by another artist, the
reuse of motifs was a common Italian Renaissance practice, as was made clear in
an insightful section of the Palazzo Ducale exhibition simply called “The
Recycler.” Tintoretto and his assistants, after all, produced more square
footage of painting than any other workshop in the Venetian Renaissance. In one
instance, the painter salvaged an old composition from his painting Mystic
Crucifixion by cutting, splitting, and reintegrating the canvas into a new
picture, The Nativity(ca. 1550s and 1570s); on another occasion, he copied,
pivoted, and re-costumed a previously used figure of St. Lawrence intended for
the Bonomi family altar in San Francesco della Vigna, transforming the martyr
into Helen of Troy. Such shortcuts were standard in most Renaissance workshops,
especially prolific ones that had to turn out hundreds of altarpieces,
portraits, mythological paintings, battle scenes, and other pictures. The
juxtaposition between the Florentine sculptor and the Venetian painter also
underlines Tintoretto’s connectedness with other artists. He painted
Sansovino’s portrait more than once, even signing one of the works as “Jacobus
Tintorettus eius amicissimus” (which, if you believe the inscription, means
they were Renaissance BFFs). Tintoretto is an artist’s artist. His profound
sense of community comes across in a rather touching contract found in the
Venetian archives and included in the small but brilliant “Art, Faith, and
Medicine in Tintoretto’s Venice” at the Scuola Grande di San Marco. In this
document, drafted and signed shortly after Christmas in 1585, the artist agrees
to provide works and forgo any payment on the condition that the confraternity
admit four people: his son Giovanni Battista Robusti; his son-in-law Marco
Augusta (the real-life husband of Marietta); the tailor Bartolomeo di Lorenzo;
and another man named Angelo Girardi. His dedication to his family, friends,
and students is also borne out in numerous workshop drawings, which are well
represented in D.C. Offering important opportunities for artistic
communion, drawing had its pragmatic as well as pleasurable purposes. In
several sketches made after a copy of the ancient bust known as the Grimani
Vitellius, we see multiple hands working seemingly side by side, line by line,
smudge by smudge, highlight by highlight, with the goal of mastering the
visible world around them. The willful way that these graphic studies
dematerialize carved stone and reincarnate the male portrait head into what
looks at first glance like the image of a flesh-and-blood subject is
remarkable. In this sequence, note especially the Morgan Library drawing
rendered by what the curator identifies as a “left-handed draftsman.” The work
seems almost too bold in its deliberate, sweeping gestures to be “workshop,”
but then Tintoretto was clearly a very good master with some very capable
assistants. In Tintoretto’s drawings and paintings, one often feels that
he is “sculpting” with chalk, charcoal, watercolor, oil, and pigment, ignoring
the flat surface of the paper or canvas. This comes across not only in the
speckled black-and-white patterns of his drawings from sculptures (which he
avidly collected) but in his life studies, too. His rendering of flesh
frequently seems to be rippling and quivering with animal energy, as if the
artist were trying to catch the living body in motion. His is possibly the most
atomistic rendering of the human form in the Renaissance. The frenetic,
vibrating lines in Seated Man with Raised Right Arm, for instance, exemplify
this stylistic peculiarity: the contours of the mythological body can never sit
still but seem to be in a constant state of flex and flux. Indeed, Tintoretto’s
figural drawings make Marcel Duchamp’s Nude Descending a Staircase and every
episode of “The Incredible Hulk” seem old hat when they appear centuries
later.) One of the art-historical myths destroyed—hopefully once
and for all—by the exhibitions in honor of Tintoretto is that Venetians did not
really draw. Some did more than others, and Tintoretto and his assistants
surely drew up a storm. On various sheets we find words such as fa (make), sì
(yes), fatto (made), no (no), and bono (good) scrawled across the surface;
sometimes figures are singled out by an asterisk. These marks were workshop
instructions on designs that had been cleared for production by the master.
Sheets such as Study of a Man Climbing into a Boat were frequently greased and
held up to the light so that forms could be retraced on the verso, offering
compositional options. Many have squaring grids drawn across them. In some
instances, this facilitated the transfer of the design onto a larger surface;
in other cases, it assisted in the correction of foreshortening and the adjustment
of figural proportions. Of the thirty-some drawings by Tintoretto
and his workshop on display at the National Gallery of Art, the majority are on
the blue paper favored by Venetian artists. The dark surface of this carta
azzurra provided an ideal ground upon which to map out gestural movements,
tonal subtleties, and, above all, the effects of light and shadow. It might
also be compared with the darkened grounds of many Tintoretto paintings. The
canvas support for The Origin of the Milky Way, for example, is prepared with a
brownish layer upon which the artist sketched out his composition with white
lead paint (rather than using black paint on a white gessoed surface). Once a
scene had been plotted out on the canvas, however, Tintoretto was prone to
further editing, altering, and redrawing of figures and forms in a variety of
white, black, and even red paint until the work was completed. PAINTERS
AND people interested in the way things are made will find much to consider in
these exhibitions. Tintoretto’s process is revealed in medias res through the
various X-rays that accompany the didactic material in the galleries and comes
across most clearly in the oil sketch Doge Alvise Mocenigo Presented to the
Redeemer, a work included in the 2016 exhibition “Unfinished: Thoughts Left
Visible” at the Met Breuer in New York). Looking at the mannequinlike figures
waiting to be dressed with flesh and clothes, one comes to appreciate the
procedural logic that binds these drawings and paintings together, a topic expertly
discussed in Krischel’s essay Tintoretto at Work in the National Gallery of Art
exhibition catalogue. The show reveals Tintoretto’s exploratory procedure:
visceral, intuitive, yet ultimately studied and thought-through—but never
entirely scripted. Tintoretto is all gestalt. If the Marxist machismo of
Sartre’s characterization of the artist as a rebel “born among the underlings
who endured the weight of a superimposed hierarchy” is misplaced, one must
admit that his phenomenological acumen regarding the works is often startlingly
spot on. Sartre writes with great perspicacity about the narrow, vertical
composition of Saint George and the Dragon: Everything is simultaneous in
his canvas, he contains everything within the unity of a single instant. But to
mask the over-harsh rift, he presents the spectator with the spectre of a
succession of events. Not only is the route traced in advance, but each stage
devalues the previous one and shows it up as an inert memory of things past.
The corpse’s immobility is memory: it is prolonged and repeated from one moment
to the next, identical and useless. The time-trap works, we are caught: a false
present welcomes us at every step and unmasks its predecessor which returns,
behind our backs, to its original status of petrified memory.6 Time and
space collapse in on the spectator’s embodied experience, simulating the
effects of a hallucinatory drug. And indeed, as early as Boschini we find the
revelatory quality of Tintoretto’s art described in pharmacological terms. Of
the whirlwind of paintings on the ceilings and walls of the Scuola Grande di
San Rocco, he effuses: “I feel as if I am in a drugstore. Under my nose these
odors have aromas that overwhelm my heart. These fragrances remain in my mind,
my mind feels so utterly purged that my heart jumps for joy in my chest, and my
soul feels totally jubilant.”7 One must be in the presence of the work in
order to experience the psychosomatic force of Tintoretto’s art. A
black-and-white photograph of a room filled with Tintoretto’s portraits can
look like a field of dull heads, but in person these works become alarmingly
ghostly presences, with hands and faces that seem capable of movement. The
sketches that move from light fluffy strokes to devastating valleys of black charcoal
seemingly carved with a chisel, the thick ridges of impasto that rise suddenly
like waves from the surface of a canvas, the glazes and scumble that modulate
color and reflect light differently depending on the angle of view, the
enormity of compositions that threaten to engulf the spectator’s body — these
elements simply do not translate in any form of mechanical or digital
reproduction. This is true not only for Tintoretto but for Venetian art in
general, with its penchant for chromatic and luminous variability and
richness. In Drawing in Tintoretto’s Venicethe difference between
Veronese’s gorgeous drawings covered in elegant, spindly figures created in a
torrent of quick brown ink strokes and Bassano’s schematic black chalk sketches
marked by dusty smudges of red, white, green, pink, and brown becomes
immediately clear. Domenico Tintoretto, one of the master’s sons, produced oil
sketches of battle scenes that look comic in reproduction, but when one stands
before the flurry of red, white, and black patches on dark brown paper, these
detailed compositions dissolve unexpectedly into near abstraction.
Renaissance drawings are so fragile and sensitive to light that they can be
exhibited only rarely, and many Tintoretto paintings are so large that
they have remained in situ in Venice for most of their existence. Thus the
current triple exhibition is the first substantial retrospective of the old
master’s work in America. It is a fitting tribute on the occasion of his five
hundredth birthday — and a viewing experience not to be missed. Endnotes 1. Luigi Marta, Il Tintoretto e sua figlia:
drama in sei quadri del pittore Marta, Milan, Borroni e Scotti. Sartre quoted in Laura
Lepschy, Tintoretto Observed: A Documentary Survey of Critical Reactions from
the 16th to the 20th Century, Ravenna, Longo. Boschini, La carta navegar pitoresco, edited by Anna
Pallucchini, Venice/Rome, Istituto per la collaborazione culturale, Deleuze,
Francis Bacon: The Logic of Sensation, trans. Daniel W. Smith, London, Continuum. Sartre quoted in
Lepschy, Boschini. Tintoretto was too good an artist for his time’s uses; he
still clamors for a proper role, seeking affirmation, four centuries later.
This thought came to me as whimsy, and stayed as conviction, at the Prado, in
Madrid, which has just opened the second-ever retrospective (the first was in
Venice) of Jacopo Comin, who was also known as Robusti, and called Tintoretto,
or “Little Dyer,” after his father’s profession. Tintoretto is the most
mercurial of the five undisputed immortals of Venetian painting—the others
being Bellini, Giorgione, Titian, and Veronese—and I was eager to see the Prado
show, because I have never managed to get a satisfying fix on him. How could
someone so great, able to summon the world with a brushstroke, be so
inconsistent in style, and, on occasion, so awful? Stupefyingly prolific,
Tintoretto garnished the walls, ceilings, altars, exteriors, and even the
furniture of Venice, performing commissions for free when that was what it took
to edge out a rival. (He was not popular with his fellow-artists.) He brought
off one of the world’s largest paintings— Paradise, in the Ducal Palace, which,
at seventy-two feet long and twenty-three feet high, is so vast as to be
essentially unseeable—and perhaps history’s most sustained demonstration of
sheer painterly talent, brimming the Scuola Grande di San Rocco, with pictures
whose profusion and intensity burn the most concerted effort of looking to
ashes. But he and his populous workshop also perpetrated some of the grimmest
daubs—murky and slack—that you ever rushed past with a shudder. I realised, too
late, that my puzzlement was a warning. Now I feel that I have acquired a
brilliant, neurotic, exhausting friend who enjoins me to undertake on his
behalf campaigns that he bungled when their conduct was up to him.
Nothing inferior taxes the eye at the Prado, which augments the cream of
Tintorettos in European and American collections with a few loans from Venice,
where hundreds of his paintings—including his greatest works, such as The
Miracle of the Slave reside immovably in churches, palaces, and galleries. The
show more than overcomes doubts about presuming to assess the artist outside
his home town, which he is known to have left just twice, briefly, in his life.
The well-restored canvases, shown in good light, sparkle and blaze. Some make
plungingly deep space with muscular figures of different sizes; your mind
provides perspective that the artist didn’t deign to chart. Others array action
on intersecting diagonals, along which someone is apt to be arriving from
somewhere at terrific speed. (There is an old line that Tintoretto invented the
movies; his ways of enkindling routine scenarios, with thrilling visual rhythms
that seem to unfurl in time, endorse it.) He drew with his brush, light over
dark—so that shadings came first, imparting a sumptuous density to forms that
are hit with highlights like spatters of sun. He is supposed to have said that
his favorite colors were black and white, but he could be every bit the
startling and seductive Venetian colorist when a commission required it. With
abject competitive fury, he was not above imitating the grand dragon of the
Venice art world, Titian, and his designated successor, Veronese. As a
matter of fact, he almost never takes the liberty of being himself unless
someone builds up his confidence and leaves him alone in an empty room,”
Jean-Paul Sartre wrote in an essay, The Venetian Pariah. For Sartre, Tintoretto
is an avatar of existential anguish, who was both behind his time—as the last
native-born master on a scene ruled by a cosmopolitan élite—and ahead of it, as
the ideal artist for a rising bourgeoisie that was too intimidated by the pomp
of the ducal republic to recognize itself in his demotic trashings of aristocratic
decorum. Intellectuals of the era, while in awe of Tintoretto’s gifts, scolded
him for being too fast, careless, and insolent; when Vasari credited him with
“the most extraordinary brain that the art of painting has ever produced,” it
wasn’t meant as unalloyed praise. (Vasari also called him the medium’s worst
madcap.) As a boy, Tintoretto is said to have entered Titian’s workshop
as an apprentice but was thrown out after a few days, having either frightened
the master with his aptitude or irked him with his personality; at any rate,
Titian’s attitude toward him was plated with permafrost. Little is known of
Tintoretto’s subsequent training. His earliest surviving work, from the early
fifteen-forties, is anti-Titianesque—radically sculptural and draftsmanly,
embracing Central Italian influences. Then something happened which the art
historian Nagel compares to the bluesman Robert Johnson’s “going down to the
crossroads and coming back with scary new powers. The Miracle of the Slave,”
made for the Scuola Grande di San Marco, electrified Venice. Its unprecedented
range of spatial, chromatic, and kinetic effect suggested a synthesis of the
disegno of Michelangelo and the coloring of Titian —a contemporaneous formula,
often cited, for ultimate greatness in painting. He was roundly hailed, though
Pietro Aretino, Titian’s literary ally, added a caveat about his lack of
“patience in the making.” Commissions came in bunches to the new hero, but
solid status skittered out of reach. He compensated by striving to engulf
the town. Meanwhile, Titian refused to slacken his grip on preëminence, let
alone die. When he finally expired, at the age of eighty-eight or so it brought
Tintoretto no peace. Though he was now, by general consent, Italy’s leading
painter, he responded with pictures as flailingly ambitious and various as
ever. Three from the late fifteen-seventies triumph in as many styles. In The
Rape of Helen, the hauntingly lovely captive languishes in the corner of a
churning land-sea battle scene, with scores of figures, ranging in size from
huge to tiny, which you can all but hear and smell. In TARQUINO (si veda) and
Lucretia, the naked, lividly fleshy protagonists struggle at the edge of a bed,
toppling a sculpture and breaking a necklace that rains pearls. The woman’s
right hand seems to extend from the canvas, as if to be grasped by a rescuing
viewer. (The Baroque, which took hold two decades later, with Caravaggio, can
seem an edited ratification of tendencies already developed by Tintoretto. The
Martyrdom of St. Lawrence is a sketchy and fierce nightmare of death by
roasting, with an anticipatory whiff of Goya. Tintoretto strongly influenced El
Greco, blazed trails for Rubens, and fascinated Velázquez, who acquired his
paintings for Philip IV. What is a Tintoretto? the art historian Echols
asks in the show’s catalogue. The answer might be almost anything touched with
genius and a strange, thorny, dashing humor. Tintoretto was reported to be a
witty man who never smiled. What is his Susannah and the Elders if not a grand
lark? A luxuriant, glowing nude sits outdoors, surrounded by a glittering
still-life of jewelry and implements of beauty, and is ogled by dirty old men
(one pokes his bald pate, at ground level, practically out of the canvas) from
behind a hedge that forms part of a corridor-like recession into the far
background. There are distant little ducks, and the rear end of a stag. But the
picture’s form is too disorienting to sustain any particular response,
including amusement. The backstage space outside the hedge ignores the unity of
the central perspective, bespeaking a world that rolls away in all directions,
indifferent to pocket realms of mythic anecdote. The effect is stirring and
confusing. Who is Tintoretto’s viewer? strikes me as the really compelling
question. No other great artist before modern times, in which shifting
contingency affects every enterprise, seems less certain of whom he is
addressing, and why. It might as well be you or me as some cinquecento ingrate,
and, if we happen to think of people we know who may be interested, the artist
encourages us to contact them without delay. La tesi di fondo di questo saggio è che l’orizzonte
problematico entro il quale si muove da sempre la pittura faccia tutt’uno con
le questioni dell’immagine e che la tradizione occidentale, soprattutto nella
riflessione sulla storia dell’arte, abbia incentrato la sua atten- zione sul
problema dell’immagine senza tenere conto in genere dei suoi aspetti iconici.
Già Tommaso d’Aquino aveva posto in questi termini tale problema: l’immagine
può essere considerata come og- getto particolare, o come immagine di un altro;
nel primo caso l’oggetto è la cosa stessa che al contempo ne rappresenta
un’altra, nel secondo l’aspetto dominante è ciò che l’immagine rappresenta.
Sembra dunque che rispetto a un’immagine l’attenzione si rivolga o all’immagine
in se stessa – all’immagine come fine – o a ciò che l’im- magine rappresenta –
all’immagine come mezzo 1. A diversi secoli di distanza un pensatore della
statura di Witt- genstein riproporrà con forza il problema dell’immagine che, a
par- tire da una prospettiva iniziale fortemente improntata a concezioni
logico-raffigurative, si andrà via via sempre più delineando all’inter- no
della sua riflessione come un problema di natura estetica. Così egli scrive
nelle Ricerche filosofiche. E chi dipinge non deve dipingere qualcosa – e chi
dipinge qualcosa non deve dipingere qualcosa di reale? Ebbene, qual è l’oggetto
del dipingere: l’immagine di un uomo (per esempio), o l’uomo che l’immagine
rappresenta? Tuttavia Wittgenstein porta il problema alle estreme conseguenze. Se
paragoniamo la proposizione con un’immagine, dobbiamo tener conto se la
paragoniamo con un ritratto, un’esposizione storica, o con un quadro di genere.
E tutti e due i paragoni hanno senso. Se guardo un quadro di genere, esso mi
dice qualcosa, anche se io non credo (mi figuro) neppure per un momento che gli
uomini che vedo rappresentati in esso esistano realmente, o che uomini in carne
e ossa si siano davvero trovati in questa situazione. Ma, e se chiedessi:
Allora, che cosa mi dice? La risposta di Wittgenstein suona. L’immagine mi dice
se stessa’ vorrei dire. Vale a dire, ciò che essa mi dice consiste nella sua
propria struttura, nelle sue forme e colori» 4. Ponendo la questione in tali
termini tuttavia Wittgenstein non intende affatto contrapporre un’immagine
intesa come ‘ritratto’, il cui scopo sarebbe quello di indirizzare l’attenzione
dell’osservatore esclu- sivamente su ciò che essa rappresenta, e un’immagine
intesa come ‘quadro di genere’, il cui fine sarebbe quello di presentare la
«sua propria struttura» e le sue forme e colori. Del resto, continua
Wittgenstein nello stesso paragrafo, Che significato avrebbe il dire: Il tema
musicale mi dice se stesso? Il fatto è che per Wittgenstein queste due modalità
dell’immagine: immagine intesa come mezzo e immagine intesa come fine, sono tra
loro connesse, tanto da formare un unico concetto di immagine. Che il problema
vada inteso e ap- profondito in questi termini, lo chiarisce lo stesso
Wittgenstein, af- frontando in alcuni paragrafi successivi la questione
relativa al comprendere una proposizione. Noi parliamo del comprendere una
proposizione, nel senso che essa può essere sostituita da un’altra che dice la
stessa cosa; ma anche nel senso che non può essere sostituita da nessun’altra.
(Non più di quanto un tema musicale possa venir sostituito da un altro. Nel
primo caso il pensiero della proposizione è qualcosa che è comune a differenti
proposizioni; nel secondo, qualcosa che soltanto queste parole, in queste
posizioni, possono esprimere (Comprendere una poesia). E subito dopo aggiunge. Dunque
qui comprendere ha due significati differenti? Preferisco dire che questi modi
d’uso di comprendere formano il suo significato, il mio concetto del
comprendere. Wittgenstein sottolinea in questo modo che i due tipi di
comprensione – quella che potremmo chiamare logica, nel senso che il pensiero
espresso dalla proposizione può essere riformulato in modi diversi, rimanendo
lo stesso, e quella che potremmo definire estetica, caratterizzata invece dal
fatto che il suo tema non può essere riformulato in altro modo, come
esemplifica il caso del tema musicale o della poesia – sono imprescindibilmente
connessi tra loro in un concetto unitario. È la stessa interconnessione che
Wittgenstein rileva in relazione all’immagine. Il fatto è che quel particolare
tipo di immagine che l’opera d’arte costituisce può rimandare all’altro da sé,
soltanto in quanto in primo luogo rimanda a se stessa, ‘dice se stessa’; può
essere rappresentazione dell’altro, solo in quanto è presentazione di se
stessa. Di conseguenza, ciò che nell’opera viene rappresentato riceve la sua
unicità, la sua specificità, è insomma proprio questo, grazie al fatto che
l’immagine lo rappresenta, lo dice, secondo le sue linee e colori. Così questo
qualcosa d’unico può e anzi deve essere visto come qualcosa che, seppure da
sempre presen- te sotto i nostri occhi, appare come se lo vedessimo per la
prima vol- ta e, proprio per questo, non può che procurarci stupore e
meraviglia. Scrive a questo proposito Wittgenstein: Non pensare che sia cosa
ovvia il fatto che i quadri e le narrazioni fantastiche ci procurano piacere,
tengono occupata la nostra mente; anzi, si tratta di un fatto fuori
dell’ordinario. Non pensare che sia cosa ovvia – questo vuol dire:
Meravigliatene, come fai per le altre cose che ti procurano turbamento. Già nel
Tractatus Wittgenstein aveva affermato che la tautologia segue da tutte le
proposizioni: essa dice nulla, volendo con ciò sot- tolineare il fatto che ogni
proposizione dice, rappresenta qualcosa solo in quanto in primo luogo è una
tautologia, ossia ‘dice nulla’, e tale tautologicità della proposizione è ciò
che la proposizione mostra in ciò che dice. Secondo Wittgenstein il carattere
logico della proposizio- ne in quanto immagine è dato dal suo essere
‘rappresentazione’ di qualcosa, ossia dal suo rinviare a qualcosa d’altro da
sé. In questo con- siste, sempre secondo Wittgenstein, la fondamentalità della
logica, giacché se segno e designato non fossero identici rispetto al loro pie-
no contenuto logico, allora vi dovrebbe essere qualcosa d’ancora più
fondamentale che la logica. E tuttavia Wittgenstein si rende conto che nella
proposizione qualcosa dev’essere identico al suo significato, ma la
proposizione non può essere identica al suo significato, dunque in essa
qualcosa dev’essere non identico al suo significato. Questo qualcosa di
‘non-identico’, vale a dire di differente, tra la proposizione, o l’immagine, e
il qualcosa che viene rappresentato o detto, è ciò che esse mostrano o
presentano. Tale presentazione, nel suo costituire la condizione interna al
rappresentato, è anche ciò che dà a quest’ultimo il suo carattere di unicità, ossia
di individualità, che sfugge a ogni previsione logica, vale a dire a ogni
identificazione nel già-saputo; ciò che fa, in definitiva, del rappresentato
qualcosa di non-previsto e di non-saputo, qualcosa che nell’opera d’arte trova
il suo luogo esemplare. E, se la logica «è prima del come, non del che cosa,
allora «Il miracolo per l’arte è che il mondo v’è, che v’è ciò che v’è. C’è
dunque per Wittgenstein qualcosa di più fondamentale della logica. La
rappresentazione logica infatti implica qualcosa che si mostra, che si
manifesta e nel manifestarsi resta ‘altro’ dalla visibilità della
rappresentazione stessa. Così, nel presentare se stessa, l’immagine manifesta
l’altro del visibile, del rappresentabile: quell’altro che si rivela nel
visibile, nascondendosi a esso. Se questo è il tratto carat- terizzante
l’icona, allora possiamo affermare che le riflessioni di Wittgenstein
sull’immagine si riferiscono non all’immagine come copia della realtà, bensì
all’immagine intesa appunto come icona. Non a caso, se per Wittgenstein il
silenzio, sul cui tema si chiude il Tractatus, non può dirsi, giacché esso
mostra sé, è proprio l’icona che ha a che fare con l’irrappresentabile, con ciò
che resta sempre altro rispetto a ogni determinazione logica e rappresentativa.
Ciò che nell’opera d’arte si presenta sfugge alla nostra conoscenza e alla
rappresentazione. Non è stata l’arte astratta a mettere per prima in opera la
‘presentabilità’ del pittorico di contro alla sua rappresentabilità, dal
momento che il rapporto tra presentazione e rappresentazione appartiene
all’essenza stessa dell’immagine. È proprio della natura dell’immagine infatti
il suo presentarsi sempre chiusa e insieme aperta, opaca e insieme trasparente,
vicina e insieme lontana: nell’offrirsi all’occhio, essa cattura il nostro
sguardo. È necessa- rio tornare, al di qua del visibile rappresentato, alle
condizioni stesse dello sguardo, della presentazione. È questo il non-sapere
che l’immagine manifesta, e tuttavia tale non-sapere non è una condizione
privativa, una mancanza, ma piuttosto una condizione positiva, come positivo è
il ‘Niente’ dei quadri suprematisti di Malevicˇ. Si tratta dell’esigenza di
qualcosa che costituisce l’altro del visibile, il suo al-di-là e che non va
pensato come l’Idea platonica, dal momento che questo altro del visibile è nel
visibile stesso. Così l’iconoclastia del quadrato bianco di Malevicˇ annuncia
non la fine dell’arte, ma ciò che l’arte deve essere, per essere tale, arte
appunto. Nell’opera d’arte qualcosa è rappresentato e si offre alla vista, ma
qualche altra cosa nello stesso tempo ci guarda, ci ri-guarda. Ciò significa
che la visione si divide, si lacera, nel suo stesso interno, tra vedere e
guardare, tra rappresentazione e presentazione. Nella visibi- lità del quadro è
in opera qualcosa che non si lascia cogliere e che, come l’oblio, resta sempre
altro rispetto a ciò che possiamo ricorda- re. È come se l’immagine fosse nello
stesso tempo rappresentazione di ciò che ricordiamo e presentazione di ciò che
abbiamo dimentica- to; per questo nell’immagine la rappresentazione deve essere
pensata sempre con la sua opacità. In particolare nell’icona cogliamo l’assenza
di ogni immagine, in- tesa come rappresentazione logica: è questa l’
‘astrazione’ dell’icona, astrazione come sarà intesa, teorizzata e messa in
opera da tanta parte della pittura del Novecento. Quello che l’icona mostra non
è discorsivamente esprimibile e, se essa può far valere la propria impre-
scindibile implicazione di senso di contro alla critica iconoclastica, è perché
mostra l’inesprimibile in quanto inesprimibile. È proprio que- sta
paradossalità dell’icona a permettere di superare l’iconoclastia, per la quale
non può che porsi l’alternativa schiacciante tra un asso- luto realismo e un
assoluto silenzio. L’icona è la porta regale, come vuole Florenskij, attraverso
la quale si manifesta l’invisibile e si trasfigura il visibile: in essa non c’è
né imitazione, né rappresentazione, ma comunicazione tra questo e l’altro
mondo. Così nell’icona la dimensione epifanica finisce per coincidere con la
sua dimensione apo- fatica. Da questo punto di vista si può dire che i problemi
posti dal- l’icona siano gli stessi problemi che si ritroveranno nella
contemporanea problematica dell’astrazione. L’arte astratta fa appello
all’occhio spirituale, ossia allo sguardo, e ciò comporta il rifiuto della
tradizionale distinzione soggetto-oggetto, dal momento che l’oggetto è in tale
prospettiva un soggetto che ci cattura proprio mentre lo guardiamo. Già Kandinskij
con la nozio- ne di composizione intende superare sia gli stati d’animo del
soggetto che l’oggetto come fenomeno naturale, per dare luogo a una pittura
iuxta propria principia, nella quale lo stesso limite estremo, la tela bianca o
il silenzio, non significhi la morte dell’arte, ma la radicale presentazione di
quella possibilità dalla quale ogni arte pren- de le mosse: l’essenza o, per
dirla con Heidegger, l’origine dell’arte stessa. In Kandinskij l’astrattismo
non è vuoto decorativismo. Al con- trario, l’astrattezza del segno, la sua non-rappresentatività,
è la manifestazione della sua «risonanza interiore», ossia della sua spiritua-
lità. La concezione dell’arte di Kandinskij è intessuta della connes- sione di
interiorità e astrazione, e una componente essenziale di tale astrazione è il
misticismo. Già la mistica tedesca medievale afferma, con Meister Eckart, che,
come Dio agisce al di là del mondo dell’essere, così l’anima, che è in grado di
rappresentarsi le cose che non sono presenti, opera nel non-essere; un’analoga
operazione compie il pittore astratto, che nientifica il mondo naturale delle
cose, dando vita a un mondo di entità non-oggettive, inesistenti e tuttavia
reali. Così nel principio di Kandinskij della necessità interiore si riflette
la natura mistica del procedimento astratto di costruzione di un’opera che
viene sottratta alla dipendenza delle cose esistenti. Questo rimando a un agire
interiore dà luogo a un non-oggetto che, ana- logamente a quanto avviene nella
mistica, mostra un diverso modo d’essere delle cose rispetto a quello della
loro forma reale. L’emancipazione da qualsiasi dipendenza diretta dalla natura,
della quale parla Kandinskij, è la riduzione delle cose naturali al non-essere.
Di conseguenza, la necessità interiore di Kandinskij, che costituisce il tratto
essenziale della sua pittura astratta, si pone come ‘altro’ rispetto al mondo
delle cose, e quest’ultimo trova in essa la sua unità e il suo senso. Del resto
per Kandinskij, come per Wittgenstein, il misticismo riguarda non come il mondo
è, ma che esso è; esso consiste nel sentire il mondo quale tutto limitato. Ciò
significa dunque che la totalità del visibile ha un limite: lo sguardo delle
cose, ossia la loro spiritualità. Astrazione, d’altro canto, è proprio questo
visibile limitato dal manifestarsi in esso di ciò che visibile non è: è sen-
tire il non-visibile nel visibile, è cogliere la differenza nell’identità.
Nell’astrattismo il segno mostra se stesso, nel senso che non rimanda all’altro
fuori di sé, all’oggetto, ma all’altro che è nel segno senza essere tuttavia
esso stesso segno. Così l’astrattismo rifiuta il significato del segno e nello
stesso tempo ne esalta il senso, che si mostra nel segno ritraendosi da esso.
Non c’è dunque alcun contenuto, alcun significato manifesto dell’immagine, ma
questa è l’espressione di un contenuto interiore: è questo a rendere il segno
‘astratto’, proprio nel suo presentarsi come evento. In definitiva, se il
cubismo ha in- franto la totalità, lasciando solo frammenti, la composizione di
Kandinskij mira non a ricomporre tale totalità, bensì a presentare il senso,
facendo risuonare il contenuto interiore del frammento stesso. Se lo spirituale
nell’arte di Kandinskij, come il suo concetto di composizione, è interno al
problema dell’icona, altrettanto lo è il mondo senza oggetto del suprematismo
di Malevicˇ. L’opera suprematista infatti ha un’intenzione iconica: non esprime
una perdita, ma una presenza, la presenza dell’altrimenti che essere. Di qui
quella dimensione apofatica, propria dell’icona in genere e del suprematismo di
Malevicˇ in particolare, che, in opposizione ai presupposti dell’iconoclastia –
tesi a identificare la verità con la rappresentazione logico-discorsiva –
mostra la verità che contiene in sé la propria negazione: la docta ignorantia è
la testimonianza di tale inesprimibile coincidenza. Per questo nel colore
suprematista, come nell’icona, non c’è alcuna ‘finzione. L’essere di Malevicˇ
non è l’essere secondo la necessità, ovvero secondo il concetto, ma è l’essere
come evento: è qualcosa che si la- scia riconoscere solo al momento del suo
apparire e, in quanto evento, l’essere è l’altro, poiché non è soggetto ad
alcuna identificazione: è l’essere così, che potrebbe anche non essere; in
questo senso, affer- ma Malevicˇ, l’essere è il nulla, ovvero il che, lo spazio
paradossale proprio dell’opera d’arte, del tutto indipendente dal pensiero
logico. Questo che è negazione del significato, inteso come signi- ficato
logico, è negazione della rappresentazione, come rappresenta- zione logica e
nello stesso tempo è affermazione del senso, in quanto condizione dei
significati possibili Il che non può essere riconosciuto in relazione ad altro,
ma solo per se stesso, e tuttavia por- ta in sé l’alterità, la differenza. Nel
non significare nulla al di là di se stesso, l’evento – il che – è
assolutamente singolare: accade semplicemente, si dà, si mostra, non come un
mero oggetto per un sog- getto. Esso è il manifestarsi di qualcosa che,
presentando se stessa, presenta l’altro, vale a dire si presenta come l’altro
dell’essere oggetto di rappresentazione possibile. Per raggiungere infatti
questo essere, che è il nulla, Malevicˇ è uscito dal mondo degli oggetti e
delle rap- presentazioni, aprendo uno spazio ‘assoluto’, in quanto spazio
dell’altro. Così l’astrazione di Malevicˇ è il liberarsi dalla rappresentazio-
ne per la presentazione: è questa l’autentica iconoclastia che rivela il
profondo legame del suprematismo di Malevicˇ con l’icona. E, se nel suo mondo
senza oggetto il segno non è rappresentazione di qualcosa, ma rivela l’altro,
ovvero il nulla – in quanto nulla di rappresentabile e di dicibile – questo
Nulla non è da intendersi come nichilismo: non indica il silenzio, la fine
della pittura, ma esprime la consapevolezza che si deve continuare a dipingere
perché il nulla si riveli. È questa la radicalità della pittura di Malevicˇ. A
differenza di quella di Malevicˇ, l’opera di Mondrian presenta uno spazio la
cui assolutezza assume un preciso significato: tutto ciò che è, è perché si dà
solo spazialmente. Per questo in Mondrian il segno non nasconde e in esso non
ha luogo alcun ritrarsi; al contrario, nel segno si mostra l’essenza, l’Idea, e
non a caso egli definisce l’astrattismo come la sola arte concreta. In
definitiva: nella pittura di Mondrian non si manifesta alcun altro, né alcun
contenuto interiore; essa si risolve totalmente nella superficie del quadro,
ossia in un piano assolutamente bidimensionale, nel quale non c’è alcuna
finzione di profondità, ma ci sono soltanto linee in rapporto ortogonale che,
tautologicamente, dicono se stesse. Così, se la composizione di Mondrian è
volta a ricostituire la totalità, tale ricomposizione si dà proprio e solo
all’interno della rappresentazione pittorica, rappresentazione assoluta, in
quanto indipendente da qualsiasi riferimento ad altro da sé. L’arte di Klee,
pur interrogandosi su problemi non del tutto dis- simili, muove in direzione
opposta rispetto a quella di Mondrian. Se infatti quest’ultimo vuole abolire
l’elemento soggettivo – definito tragico – in nome dell’oggettività, Klee invece
indaga proprio la presenza del mondo nel soggetto. L’oggettività di Mondrian è
il rifiuto del mondo, in quanto particolarità e contingenza; Klee, al con-
trario, non cerca una realtà più vera di quella sensibile, non cerca cioè una
realtà fissa e immutabile, retta da leggi eterne, fuori dalla storia. Ciò a cui
tende l’opera di Klee è ‘frugare’ nel profondo, nel- la vita sotterranea,
immergendosi nel divenire delle cose stesse, nella genesi dei mondi possibili.
Il compito dell’artista è infatti, a suo giudizio, quello di ritornare sulla
creazione, portando avanti e tentando le vie di realtà possibili. Klee, in
definitiva, non vede nel mondo qualcosa di già-concluso, ma ne ripercorre la
genesi, e tale genesi si riferisce al sorgere della realtà nella percezione e
quindi al costituirsi dell’essere in significato. I presupposti di tutto ciò
vanno rintracciati nel fatto che è pro- prio sul piano della percezione che il
mondo non si configura come l’insieme delle cose già date, ma come un continuo
generarsi. Così l’immagine di Klee richiama alla memoria possibilità diverse,
somiglianze e dissomiglianze, e queste trovano la loro ragione sul piano
dell’agire del pittore, che non prende le mosse da una logica pre- fissata, ma
genera continuamente forme via via che procede, muoven- dosi appunto tra
somiglianze e differenze. I processi di formazione di Klee sono questa sorta di
somiglianze di famiglia – ancora una vol- ta nell’accezione wittgensteiniana – e, in quanto tali, escludono la de-
finitività di ogni forma. Non a caso nell’opera di Klee la genesi dei mondi
possibili riguarda l’essenza stessa della pittura: si tratta di mo- strare
l’apparire di qualcosa che nessuna logica ha pre-visto, qualcosa che viene
all’esistenza, apportando un «aumento di essere» 19 rispetto a tutte quelle
altre possibilità che comunque sono presenti nel qua- dro come possibilità
simultanee. Klee ha disvelato così l’essenza dell’opera d’arte: quest’ultima
non è la rappresentazione di un fatto del mondo, ma è un evento nel qua- le si
manifesta la possibilità di molteplici determinazioni del mondo, senza che tale
possibilità sia riconducibile ad alcun principio logico di identità e di
non-contraddizione. A ben vedere dunque tale evento, che l’opera costituisce,
altro non è che il darsi del contingente, del ciò che è così ma poteva essere
diversamente, in quanto condizione della stessa necessità logica che regola ciò
che nel mondo è già-dato; si tratta di quel che – che si dia questo mondo e non
un altro – il quale, come afferma Wittgenstein, precede quella logica che
presiede al come del mondo. Si tratta insomma di quel senso che è la condizione
dei tanti significati possibili: l’opera è la presentazione del darsi di questo
senso, e non la rappresentazione del suo configurarsi come significato dato, di
un senso che si può dunque soltanto sentire, stando al suo interno e non
contemplare dall’esterno. Per questo la pit- tura di Klee ha il suo luogo
d’elezione nel cuore stesso della creazione, lì dove hanno origine tutte le
cose. 1 Sul problema dell’immagine e del segno in genere nella riflessione
filosofica medievale, si veda Maierù, Signum dans la culture médiévale,
Miscellanea Mediaevalia, Veröf- fentlichungen des Thomas-instituts der
Universität zu Koln, Walter de Gruyter, Berlin – New York, Signum negli scritti
filosofici. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, Einaudi, Torino (ed. or.
Philosophische Untersuchungen, Blackwell, Oxford. Wittgenstein, Tractatus
logico-philosophicus e Quaderni, Einaudi, Torino (ed. or. Tractatus
logico-philosophicus, London). Nel Tractatus infatti i due termini si
equivalgono, dal momento che «La proposizione è un’immagine della realtà» Vedi
su questo G., Dalla logica all’estetica. Un saggio intorno a Wittgenstein,
Pratiche Editrice, Parma Wittgenstein, Tractatus..., cSi veda in proposito
Garroni, Estetica. Uno sguardo-attraverso, Garzanti, Milano. L’espressione è
usata nel senso del Wittgenstein delle Ricerche filosofiche, Gadamer, Verità e
metodo, Bompiani, Milano (ed. or. Wahr- heit und Methode, Mohr, Siebeck, Tübingen.
Nome compiuto: Giuseppe Di Giacomo. Giacomo. Keywords: l’inspiegabile, aura;
‘impiegatura como spiegatura dell’inspiegabile” sensibile, imagine, icona,
segno segnante segnato presentazione rappresentazione contenente contenuto
formante formato, Tintoretto, Sartre, Venezia, ‘something that is not a sign
may still ‘signify’’-- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Giacomo: impiegatura
come spiegatura dell’inspiegabile” – The Swimming-Pool Library.
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