GRICE ITALO A-Z G GA
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Garrucci (Roma) C I
SEGNI DELLE LAPIDI LATINE VOLGARMENTE DETTI ACCENTI DISSERTAZIONE... Raffaele
Garrucci m Digitized by Google 1 V I SEGNI DELLE LAPIDI LATINE VOLGARMENTE
DETTI ACCENTI DISSERTAZIONE DEL P- RAFFAELE GARRUCCI D G D- G- PREMIATA DALL'
ACCADEMIA DELLE ISCRIZIONI E BELLE LETTERE IN FRANCIA ROMA LOl TIIÌ DELLA
CIVILTÀ CATTOLICA Borgo nuovo al Vaticino 81. 1857. 3d by Google Examiner loutes les inscriptiom latines qui, jusqu'à la
fin du V. imr siècle de notre ère, porlenl des signes d' accentuation ;
comparer le resul- tai de ces recherches épigraphiques avec les règles
concernant l'accen- tuation de la langue latine, règles données par Quintilien,
par Priscien et d'autres grammairiens ; consuller les travaux des philologues
moder- ne* sur le mime sujet; enfin essayer d'établir une thèorie complète de
iemploi de l'accenl lonique dans la langue des Romains. (Argomento proposto
al concorso del I8j3, c poi J"l 1801). AVVISO AL LETTORE 1. La
dissertazione che do ora alle stampe, fu scritta nel Marzo del 1854, e pre-
miata dall' Instituto in quel medesimo anno. Le leggi del concorso volevano che
fosse dettata o in latino o in francese; ma io la diedi in italiano perchè mi
fu detto che ancora in questa lingua si poteva scrivere. Fu tanto stretto lo
spazio del tempo che mi rimaneva prima del 6 Aprile nel qual giorno si chiudeva
il concorso, che io non potei farmi copiare lo scritto-, e però ho dovuto
aspettare che mi si facesse trascrivere, e poi il tempo, e i mezzi da farlo
stampare. Il superiore che mi governa , ha ora supplito a questa mancanza , e
la disserta- zione molto aspettata , finalmente si dà alla luce. Niuno pertanto
si attenda un vo- lume , perocché ned io ebbi tempo da scriverlo , nò la
materia , ben inteso il pro- gramma, Io dimandava. Se io avessi voluto scrivere
un trattato nuovo sopra la prosodia e sopra le varie inflessioni di suoni , e
le maniere diverse di compensi , erano pronti non pochi libri, nei quali questi
argomenti vengono da abili scrittori trattati mae- strevolmente. Ciò facendo ,
io non avrei soddisfatto al vero e ragionevole senso ebe solo poteva avere il
quesito proposto. demia non può trattarsi: in fatti qualche buon epigrafista
mio amico mi aveva af- fermato che la soluzione n'era impossibile. Certamente
il quesito suppone veri segni di accento quei che gli antichi impressero sulle
lapidi: e però le dimando tendono a ciò solo. Or quando si vollero metter
d'accordo grammatici e lapidi antiche, i dotti avevano già osservato che a
ritenere come accenti i segni sovrapposti alle vocali, le regole grammaticali
si trovavano esser trasgredite. Cercando quindi l'Accademia una soluzione definitiva
di questa difficoltà sentita fino ad ora dai dotti , egli era necessario che
non sì prevenisse nel quesito medesimo una soluzione già tenuta senza effetto;
- vi - ma piuttosto che si dimandasse se vi era un mezzo da conciliare i segni
delle la- pidi colle leggi dei grammatici intorno gli accenti. Nel qual caso l' ultima parte del programma « enfici essayer d'établir une
tbéorìe complète de l'emploi de l'accent to- nique dans la langue des Romains »
non poteva avere più luogo. Io debbo avvertire ciò per mia discolpa ;
perocché nell'aggiudicazione del premio mi fu fatta una censura che diceva , la
mia dissertazione , tuttoché incompleta , es- sere slata giudicata
soddisfacentissima. Non fu un lasciar incompila la materia presa a trattare, se
io dopo aver dimostrato che i segni sulle lapidi non furono mai accenti,
naturalmente mi asteneva di trattareMell'accento tonico nella lingua latina.
Viddero i giudici deputati dall'Accademia , che , cercate le origini , e quindi
di- mostrata la vera natura di questi segni , indi 1* uso che posteriormente ne
fu fatto, io aveva raddrizzato il senso del quesito , e resane possibile la
soluzione: l'accordo tra le lapidi e i grammatici dimandato si era trovalo da
me con dimostrare , che non avevano giammai gli scrittori delle lapidi voluto
segnare accenti ; fu quindi natural- mente dato il premio a chi aveva sciolta
la difficoltà , non ostante 1' essersi opposto, per fare ciò, alla forinola del
quesito, e di aver fatto intendere, ove fosse lo sbaglio. Tutta la novità del
mio lavoro consiste in rimontare alle origini di questi segni , e indagare per
qual uso furono essi introdotti : indi nel determinare come in seguito Fuso
introdotto venne modificato, finché dal notare le vocali che si scrivevano prima
in dittongo, ovvero si raddoppiavano, perché di natura lunghe, si passò a
notare le vocali o i dittonghi solo perchè lunghi di natura, senza aver piò.
alcun riguardo alla causa della introduzione primitiva. Osservo dipoi che
introdotta questa nuova moda di ortografia , si vennero for- mando
insensibilmente quasi due scuole, servendosene alcuni assai parcamente o dove
parca loro richiesto a determinare meglio il senso, o a togliere qualche
equivoco, o a guidare il lettore: mentre altri invece pare che ne volessero
notate quasi tutte le vocali lunghe. Questa è la sostanza della mia discussione
, intorno alle quale poiché ho ancor qualche giunta da fare , egli è bene che
lo faccia quivi medesimo , senza rimetterlo ad appendici , o ritornare sulla
materia medesima una seconda volta. 2. Laonde io ho al presente da aggiugnere
agli esempi dell'uso men parco allegati da me una lapida trovata a Vaison ed
ora conservata nel museo di Avignone , ove l'ho trascritta. Questa epigrafe già
nota nella raccolta del Grutero 1000, 21, vion ri- prodotta nel Voi. XVI, pag.
1-10 delle Móm. des Antiquaires de Frutice , dondo l'ha tratta il sig. Henzen,
ed inserita nel Voi. Ili dell' Orelli n. 6943. Ma la copia non rappresentò
finora veruno dei tanti segni che sono sulla pietra, e inoltre in luogo di
dodici milioni e 40 milioni di sesterzii, conta dodici e quara nta mila: dico
cioè che non fu inteso qual valore s'abbiano le note IXDI , iXXXXl, avendo
trascritto XII e XXXX quasi fosse lo slesso. Digitized by.GoogIe VASIENS VOC o
s a p p r o U d >».) c <f f r l i et volt {™ FLAVO* PRAEFECT itfLlE'NSIVM
TRI B ^ N MfLITVM • LEG- XXI RAPACIS PRAEF ALAE • THRACVM • HETlCVLANIAE PRAtF
RTPAE (J FLVMINIS 0 EVPHRATIS QvnisfxTiì REr • pvblicae • iVlie'nsivm i QVOD AD
HS IXXXXÌ f SSVRrS PERD? CEltE'TVR • TESTAMENTO' RELrQVIT • IDEM (J?i .) HSL-
AD PORT1CVM ANTE THERMAS MARMORIBVS 0*RNANDAM L^GAVIT UL.) Nella seconda linea
(perocché la prima di carattere maggiore non ha vermi se- gno, la qual moda
vedo osservarsi in altri titoli e ancor nel seguente) è certo da im- pillarsi
ad errore dello scarpellino so è scritto SEPPrO e non SEPPIO*, nel resto
l'accento , o segno è posto regolarmente ; ed è da notarsi che non vi si tien
conto della opinione di quei grammatici , i quali volevano che si allungasse la
I invece di apporvi il segno. La citata iscrizione è quella supplita già dal
Borghesi , che si serve della edizione datane dal Grutero e da altri , nei
quali tutti mancano i segni cosi diligentemente no- tati dall'Accursio, dal
manoscritto del quale conservato nella pubblica biblioteca di Milano ho io
cavato la mia copia. Questa lapida appartiene ai tempi di Adriano , sotto il
governo del quale questo L. Minicio Natale sosteneva il governo della Pannonia
in- feriore , essendo stalo già console al 107 dell'era volgare. » 1 Altri
crede qui nominata nel IVUEXSIVM , come nella linea t, la colonia di Frejus,
Fo- rum lulii; ma sono invece i popoli di Api, Apta Julia, delta ancora lulia
Apta , e donde debbono derivarsi i Mienses: non costando che i popoli di Frejus
siansi mai appellati lulicn- scs nei monumenti certi , ma Foroiulienses. E ben
a ragione , non bastando nella stessa pro- vincia il titolo di luliinsu , e
questo egualmente poteva significare i Mientts o Apltnses di Apla Mia, e i
Miensa di Forum Mii. 11 testo di Plinio II. N. Ili , V (al. IV) , 6, pone Apt
fra i Vulgimta, Apta Mia Vulgimlium, popoli non memorali da verun altro
scrittore. L'iscri- zione di Vaison rende assai naturale la correzione di
Vulgientium in Yocontium per V'oomiio- rum. Se non si pone Apt nel distretto
dei Voconzii, la capitale dei quali era Vaison, ei non può spiegarsi come i
Vatitnsts Vocontii pongano questa base a C. Sappio il quale niun merito aveva
con loro , ma soltanto coi cittadini di Apt. L. Minienti . . f. gal. naTALIS ■ COS
PROCOS provine, africae sodali» . auotuTALlS • LEU- AVG- PR PR- Divi TRAL* ni .
parthici . et . imp. traimi . fcaDRIANi • AVG- PROVINO- PAN noniae . inferiori»
. eurator . aLVEI • TIRERIS ■ ET ■ RlPARVM • ET ■ cìoaearum . urbi» . leg. divi
. traiKtil • PARTHICI • LEG- UT AVG LEG- Di in . traumi . leg. . . . BIS '
DONATO EXPEDlTIO'NE ■ DÀCIC/W ab . eodem . doni» . mHitaribut . CORO'NA VALLARI
• MIRALI ■ AVRE* HASTIS • puri» . iti. vexiliit . ii. /E'G- PR- PR- PROVLNC
AFRICAE 7 • PR TRIB- PL- Q- Prov. . . . 7///7/R- VIARVM • CVRANDARVM ■ ■ ET •
L" MINICIVS • L- F- gal. natoli* . guadroìVIVS ■ VE'RVS ■ F- AVGVR- TRffi
PLE'BIS DESIG Q- AVG- ET ■ eodem tempore Xeq. pr. PR. PATRIS ■ PROVLNC- AFRICAE
• TR MIL LEG I- ADIVT- P- F- LEg. xiiii. g. maRT- VIC- ffiVlR- MONETALE ■ A A
A* F F BALINEVM munICIPIBVS • SOLO • SVO ■ ET pecunia . tua . FE'CERVNT i È
notevole che ai nomi desinenti in alit , come Augustalis , monetali* e Natalis
(se non lo è in quest' ultimo per la ragione delle lettere maggiori) , non fu
notato l'accento : nel resto lo scrittore preferisce di allungare le I seguendo
l'avviso dei gram- matici , contro a ciò che abbiamo veduto praticarsi dallo
scrittore del marmo pre- cedente» 3. Ancora un'altra novità. L'autore del
titolo seguente, che è dei tempi di Ca- ligola, vuol distinguere dagli ablativi
i dativi, notando quelli, e omettendo il segno sopra di questi: inoltre a lui
basta di aver contrassegnato il solo sostantivo come BELLO 7 BRITANNICO, e
CORONA AtfREA. Credo poi dimenticato l'accento sopra B4VO e sopra DONlS per
colpa dello scarpellino. Ecco la lapida che è già neU Orelli n. 3368, il quale
la trasse dal Maflei; ma i segni sono stati omessi da pertutto: la copia che ne
do, è stata cavata da me dall'originale, che è in Torino sotto i portici della
Università. I II Borghesi l' ha supplita riunendo insieme due frammenti. Nella
linea 12 non può es- servi luogo al supplemento LBg. xi ci. p. f. le , che il
Borghesi fa precedere alla menzione della legione XIIII gemella Marzia
Vittrice; e nella linea 13 in luogo di ICtBVS , supplito per- ciò cum
porlHUBVS, l'Accursio legge ICIPIBVS, che però deve supplirsi municipibu». Ho
poi sotlosegnalo le lettere BI alla Un. 6, e le DIIV1 alla 9, e infine la N
alla 10 perchè mancano nella copia dell'Accursio, e sono nelle altre. La lapida
fu trascritta dal detto Accursio nell'Ar* cidiaconato di Barcellona. - IX L
GAVIO L- F •TEL SILVANO prIMIPlLARI • LEG- Vili- AVG MBVNO • COn- II- VIGILVM
irIBVNO • COH XUÌ VRBAN (r.-BVNO . COH- Xfi PRAETOR dONlS DO'NÀTO A • DIVO • CLAVD
BELLO' • BRITANNICO (oRQVIBVS • ARMILLlS • PIIALER1S CORO'NÀ • ÀVREA PATRONO
COLON d. D 0 Alla scuola medesima appartiene la lapida del museo di Brescia da
me ivi tra- scritta .- SEX- DONNIO ANTONIO VlCANI VICI • MINER ed inoltre la
romana, inserita già dall' Orelli nella sua Raccolta n. 2880 togliendola dalla
edizione del Visconti , M. P. Clero. II, p. 82. La riporto dalla mia copia,
per- chè nei due citati editori mancano i segni , e V ortografia dell' I lungo
non viene ossertala. DlIS • PROPITlS CLAVDIA • TI F- Q VINTA C- IVLItf HYMETO
AEDITVO DIANAE . PLANCIANAE PAEDACO'CO • SVO KAI KA8HTHTH . ITEM TVTCRI A •
PVPILLATtf OB • REDDITAM SIBI AB • EO ■ FIDEUSSIME TVTELAM • ET • C- 1VXIO
EPrrVNCHANO • FRÀTRI EIVS ET ltfLIAE • SPORIDI MA MALVE • SVAE LIB-
LIBERTABVSQ' POSTE EOR V - X - Dal solo confronto del itfLIO alla lin. 10 si
può capire che il lVLltf della Hn. 3 è scritto cosi per errore in vece di
iVLIO. Parimenti l'aver scolpito UB e non LlB ecc. alla linea ultima, come
TVTO'RI e non TVTO'RI non può scusarsi facilmente. 4. All'osservazione fatta di
sopra nell'esame della lapida di L. Gavio Silvano, ove notammo che dei due nomi
ablativi uno solo , cioè il sostantivo vien segnato d'ac- cento, aggiungo, che
altri invece usò di notare il segno soltanto sulla finale del co- gnome ,
omettendolo sulla finale del nome. In una di Avignone par certo che non siansi
voluti notare d'accento i dittonghi , essendo intanto ivi diligentemente osser-
vato di segnare le lettere lunghe : eccone 1' apografo che ne ho tratto ,
poiché né il Sinnondo nè lo Scaligero vi apposero i segni. Eàsa è inoltre
riportata ora a Ntmes, Croi. 468,6; ora a S. Gabriele in Provenza, Grut. 428,
9; ove è più corretta: ma in ambedue i luoghi si legge trascritto erroneamente
FABVLATOR alla lin. 2, in- vece di FAB. VIATOR: M- SEVE'RIVS • M F FAB- VICTOR
• FL£M- RC/M- ET • A/G- iniVIR- PoNTIF O COL- REIO'R- APOLLINAR SIBI • ET .
KAREIAE K Alili F PATERCIAE OPTDI- V • • FE'CIT A che può servir di esempio la
lapida milanese della famiglia Guzia trascritta da me : in essa manca solo una
volta sul PVERO, che non è peraltro cognome. M- CVTIO ■ ir i iaMuERAE' <tì.
i /wa™, CtfTIAE M F- SABINA E" CtfTlAE • ANATOLE- A VIA E' Ctf TIAE • A
PHRO' CLYMENO PVERO TI- CtfTPVS EPIGONVS arvlas posvrr Cosi l'esperienza
dimostra che introdotta una volta la moda di notar con un se- gno le vocali
lunghe o i dittonghi , non ri tenne poi una comune e costante ma- niera : di
che lascio volentieri ad altri il venir aggiugnendo nuove osservazioni con-
tento di averne pel primo posta la base. rìrragle 3. Nel programma
dell'Accademia si cercava ancora che si raccogliessero gli accenti delle lapidi
fino al quinto secolo , ma nella mia dissertazione ho fatto vedere che non si
hanno monumenti che oltrepassino i primi decennii del quarto, unica essendo la
lapida di Graziano che lo nota in LlBERTATfS cosi fuor di luogo in vece di LI-
BERTATIS, v. a pag. 48. Ben però mi sembra aver provato che mal si giudicò nu-
ora essersi cessato dall' uso di apporre i segni poco dopo Traiano : onde gli
epigra- fisti, anche primi, avevano dato Onora per canone cronologico
l'accento, per determi- nare da questo lato una lapide ai tempi di Traiano, o
in quel torno. Ancora ho fatto vedere che non sono soltanto le figure di
accenti , ma ancora quelle di punti sulle vocali , e inoltre che non si
cominciano a trovare i segni , circa Divi Augusti tem- pora, siccome stabiliva
il aig. prof. Ritschl, cioè verso gli ultimi anni della sua vita, In fine ho
avvertito che la parsimonia nell' uso di questi segni non deve indurci a
riputare le lapidi più antiche di quelle che no vanno più ricche , tuttoché ciò
sia il più- comune; perocché se ne incontrano eziandio anche di epoca tarda, v.
la p. 26. A conferma dei monumenti di buoni tempi aggiungo qui due nuove
lapidi: la prima copiata da me nel museo di Aix in Provenza , e la seconda in
Roma a porta latina da uno dei due colombarii quivi scoperti. 6. Appartiene
adunque la prima a buoni tempi, siccome dimostra l'andamento della ortografia e
dallo stile , e probabilmente non molto discosta dall'impero dei Flavii. L
ALLIVS VERI • F PAP VERINVSDEC lì- VIR FLAMAVG PROVlX ALP MAR Sfel 1 FL-
TALENTIVI FL CASSIAE VXfyRI PIISSIMAE DEF VLATTIÀE * IT FIL MARCELLA E SOCRVl
OPTVMAE V L ALLIO- AVITO F DEC. V L ALLIO • FLA/IAKO ■ F- V ALLIAE • AVITAE •
FIL V La seconda, che è notevole per la copia della lingua, e per la forma
ortografica di MARMORIVS. parmi si possa ragionevolmente porre aUa seconda metà
del primo secolo cristiano : essa è mancante a destra , e forse ancora di
sotto. - xn - Ta'tA * CVRATOR ■ PRIMVS DEDIT • BIVNVS CVM • HOMINI BVS • VI-
OLLASBC- TITVLOS MAR MORIOS - II- IN ■ OSSARIO • I- W • FRON TE ■ FORAS • I-
PONDVS CENTENAR- I' SCRINIA • IUI' TESSELLAS ■ OC- DEVECTA AD LOCVM • INSEQ
VENTI • ANNO • Q Non dissimile da questi due monumenti è il titoletto votivo
del museo di Brescia iti da me copiato , nel quale avresti voluto vedere
FÀTJTBVS DIOICO BIEr F ed invece tu trovi soltanto BrEI. FATABVS DEICO BrEI F V
S L M Laonde egli è ragionevole dedurne , che quel segno in BrEI abbia la forza
di com- pensare 1' assenza del secondo I voluto da altri grammatici , i quali
tenevano per 1' ortografia del doppio I, di che abbiamo parlato a pag. 16, ed
agli esempi ivi ar- recati contro, la opinione del Ritschl, posso aggiugnere
questi due nuovi. Ho copiato il primo di essi in Chiusi , il secondo in
Avignone. I. D li- ti VETIIENO IVSTO Q VETIIENVS 2. C EX IMPERIO TATTTVS
QVARTVS CAlLARO • VSLM Questo secondo fu già malamente trascritto dal Hi marni
e dal Millin , se pur questo secondo noi trasse piuttosto dalla pubblicazione
antecedente (indi si legge nell'Orelli al n. 1970), e tutti due scrivono
GAILARO malamente. Qui poi è ancor notevole come il secondo I è più lungo ,
della quale ortografìa vedi le cose notate da mo alla pa- gina medesima 18.
Alla qual serie di monumenti voglio por Dne trascrivendo da una scheda di mano
del sig. cav. Luigi Ferrucci regalatami recentemente da lui , due nuovi ed
inediti titoli. Il primo è stato recentemente scoperto a Cotignola , e dice :
FtfFlClA IVCVNDA Il secondo è di più antica data riferendosi al 1822 quando ne
fu inviata dalle valli di Comacchio la copia al lodato sig. Ferrucci, con la
notizia che quel monumento erasi scoperto in luogo detto Ara. É un cippo
semplice che termina di sopra a piano inclinato. Sulla faccia davanti si legge
: PORCvLAR E sembra indicarsi cosi il noto sacrifizio del porco agli dii Lari 5
Porci» Laribut fa- cito, per modo di esempio. Che ai Lari si sacrificasse il
porco è cosa ben nota-, ve- dasi Orazio II, Sat. Ili, v. 104; Properzio IV, 1,
23-, e per tutti Catone R. R.,V ; in fine gli Ercolanesi che ne parlano nel
Voi. IV, a p. 03. Il porcù è quivi messo per porco, del quale scambio i
graffiti di Pompei ci danno un esempio in POSTERV- NON- 0CT0RR1IS, Graffiti di
Pompei pi. XVIII, n. 7. 7. Ho ancora dimostrato a p. 29 essere talvolta gli
accenti collocati dallo scultore fuori di luogo: agli esempii ivi e qui
medesimo addotti mi piace di aggiugnere que- st' altro copiato da me nel museo
di Arles : D- M- ET SECVRrTATI AEMlXrAE EVCAR PlAE C PAQVlVS PARDALAS CONIVGr •
CJKRISSlMAE V- A XXXXI M Vili D- X * E « noti ancora che l' autore di questa
scrittura ha allungato 1' I quando è breve , e poi lo ha lasciato al livello
delle altre lettere, quando è lungo. - XIV - 8. Poco più appresso alla pag. 31
io parlo delle correzioni fatte dagli antichi me- desimi , provando che la
lezione emendata si sovrapponeva talvolta alla erronea senza radere le lettere
sottoposte : onde si convien dedurre , che le linee errale si accecas- sero col
mastice. Ed una buona conferma ora ne trovo nel museo di Bologna nella voce MlL
alla seconda linea di questa epigrafe. M* CLODIVS 1 M*Li SABLNVS • VI VIB
CLAVDI^L SlBl » ET » COE'RANE' tYche » LIB Q Q V- P XXII Certamente qui lo
scarpcllino aveva scolpito MlL- , poscia avvertito dello sbaglio lo corregge M»
L», occultando la lettera I e scolpendo nel mezzo il punto. Ora, essendo
amendue le scritture scoperte , se non si fosse avvertiti a riconoscere
l'antica emen- dazione si darebbe in islrane conghietture per ispiegare ai
tempi dell' Impero un M. Godio senza cognome e che si dà l'appellazione di
soldato sabino. 9. In fine debbo scusarmi coi miei lettori, se ad onta di tutte
le cure che vi ho po- ste, non pertanto occorrono degU errori tipografici,
siccome alla pag. 7 in nota Un. 7, ove deve leggersi Roma e non Romae, ed alla
pag. 13, ove alla linea 2, cominciando da basso, il punto deve essere collocato
sull' I di TVRREIS, e se ne trova discosto. Alla pag. 21, fin. 17 leggi PRTAPVS
non PRIAPVS; pag. 22, fin. 6 leggi NlCO- M I I il .S non NÌCOMEDES ; pag. 25 la
lapida di Aelia Procula è ora inserita nel voi. Ili deH'Orelli n. 5704 ma senza
i segni ; pag. 28, lin. 19 GESTAS invece di GFSTAS; pag. 29, lin. 18 leggi
Henzen, non Hensen ; pag. 30, il M del /R nella lapida di Parigi lin. 3 si
supponga fatto a puntini, come suole indicarsi una lettera cancellata. La
leggenda poi è stata finora mal interpretata, intoppando lutti alla costruzione
di essa. Laonde hanno proposto , e sono i più , che Tiberio Cesare e qui detto
Giove Ottimo Mas- simo ; la qual spiegazione mal si accorda col caso CÀESAHE ,
e però non può ap- provarsi. Altri poi ha creduto che sia qui posto l'ablativo
Tib. Cesare Aug. a signi- ficare l'epoca. Spiegazione ancor essa riprovevole:
perchè a questi tempi si dinotava l'epoca colle coppie dei Consoli, e quando si
voleva fare colla data dell'Imperatore regnante non si sarebbe dovuto dir Tib.
Caesare Aug. , ma, a modo di esempio, Anno II , X, XX ecc. Tib. Caesaris Aug.
Pare adunque che la vera interpretazione sia: Digitized by Google - XV - T1B
CAESAREm AVG I0V1 • OPTV11 M A X S V M 8 NAVTAE PAR1SIACI PVBL1CE • POS1ERV NT
1 barcaiuoli negozianti di Parigi dedicarono a Giove Ottimo Massimo a pubblica
spesa la statua di Tiberio Cesare Augusto. Del qua! costume di dedicazioni si è
dal dotto Letronne abbastanza scritto , Rème Archéol. Il , p. 440 sqq. , ed una
nuova conferma ce ne ne vien ora da Palestina j la qual lapida gioverà qui
riferire siccome la più rimarchevole fra le altre. Il eh. sig. Henzen non ha omesso
di notarlo alla pag. 85 dei Mon. Annali e Bull. 1855, Gotha, ove l'ha inserita:
L ■ SARIOLENVS NAEVIVS FASTVS CONSVLARIS VTTRJVIAM IN IVN0NAR10 VT IN PRONAO
AEDIS STATVAM ANTONINI AVGVST AP0LLIN1S IS1 TYCHES SPEI ITA ET BANG MINERVAM
FORT VN A E PRIMIGENIAE DONO DEDIT CVM ARA i . Difficoltà delt argomento. Là
esame delle iscrizioni latine che portino dei segni creduti accenti od apici,
dalla origine di tal costume Bno al chiudersi del secolo quinto di nostra era,
so poteva giudicarsi impossibile un mezzo secolo fa, non è a credersi che al
giorno d'oggi sia di facile esecuzione. Per quanto discreto senso si voglia
dare alle parole del programma — Examiner loulet le» intcriptions latines —
egli è però sempre vero che una gran parte d' esse conviene averne percorse e
messe a profitto. Ma come fare? so nò anche dopo il buon esempio datoci dal
Marini e dal Gio- venazzi non si è ancor troppo diffuso il concetto della
importanza che hanno i segni che sogliono accompagnare le iscrizioni antiche?
\a maggior parte dei trascrittori ' ancor oggi o non gli avverte sui marmi,
ovvero non cura di copiarli - . egli ò quindi necessario attenersi a quel
numero ristrettissimo che trovasi nelle collezioni, ovvero abpndonare affatto
l'idea di eseguire il tema. 1 Se ne lamenta fin da' suoi tempi il Cittadini (
Della vera origine della lingua Italiana , e XI) , e ee ne duole il Hurmanno
{Auth. lat. pag. G89): male hoc saepe neglexisse tapidum litteratorutn tdilores
: tuttoché alleghi falsamente in questo luogo il Muratori : Merito queri- tur
Muratorius in nota ad toni. II, pag. CMXCI, 3; perocché ivi il Muratori osserva
rhc la dia- itole , oggi detta comma , ossia virgola nelle scuole , è antica:
Ex his animadvertere licei anti- 2 Com'essa ingenuamente di sé il dottissimo
Noria ( Cen. Pis. 1 1 , 204 ) : Ipsc etiam nullam eorumdem ralionetn habendam
ducebam. Ed hanno ragione i Maurini quando scrivono : Si Ut
accenti paroissent rares aujourd'hui dans les anciennes inscriptions, c est
MflJ doute par- ceque souvent ils ont ili Mlfl par la copista ( X. T. de
Diplom. voi. Ili
, pag. 479 1. Ma I' Orelli arrischia troppo, asserendo che Frequentiisimi sunt
aceenlus in saxis ( Inter, lai. amp. colli n. 4686 ). Dei collettori più
recenti di epigrafi che abbiano trascarati o non veduti gli apici qui nulla
dico: ma nel seguito lo mostrerò col fatto. - 2 - Ma ancora in questa
condizione non molto favorevole v'è da notare una seconda gravissima difficoltà
di riuscire all'intento. Perocché, se noi incontriamo le collezioni antiche si
rihoccanti di errori anche madornalissimi , come possiamo fidarci di esse
supponendo che gli autori in notare gli apici , cosa cosi poco curata , non
abbiano trascurato di segnarli tutti, ovvero che gli abbiano collocati al loro
posto ? É quindi evidente che ad eseguire un tema di tal natura mancano in gran
parte gli elementi. Però io credo di bene indovinare il quesito dell'Accademia,
quando mi persuado clie in cosa sì ardua ella abbia voluto provocare l' ingegno
e l' industria di coloro che siansi occupati finora in riscontrare sugli
originali le copie conosciute per le collezioni ed in copiare dai medesimi una
buona quantità di epigrafi inedite ; e ciò a profitto dei moltissimi, che non
potrebbero, o perchè non copiarono mai lapidi, ovvero perchè trascurarono di
trascrivere questi segni. Se è cosi, come io credo, dovrò contare fra le
avventure della vita di un epigra- fista che le lunghe fatiche di lui possono
avere qualche effetto : dico effetto , perchè non intendo con ciò di prometter
molto, ma solo di notare che a mettermi al cimento non è valuto poco il vedermi
fornito in gran parte di dati sicuri. 2. Primo quesito. Dottrina dei grammatici
antichi intorno agli accenti, e prima: della definitione. Mi proverò quindi
dapprima di dare un' esatta notizia di ciò che leggesi nei drammatici, e poscia
dirò che cosa le lapidi ne insegnano. Prima d'ogni altro , biso- gna conoscere
le vario denominazioni dell'accento. Aulo Cellio ne insegna che: Qua* Gratti
zfoaùlhz dicunt, eoi veteres dotti tum notas vocum tum moderamento , tum
accentiunculas tum voculationes l appellabant. (N. Alt. L. X 111 C. VI).
Quintiliano aggiugne due altre denominazioni: Tenore* quo* quidem ab antiqui*
dictos tenore* comperi, ut videlicet declinato a Graecit terbo, qui -imi dicunt
tei accentui quo* Gratci Kfc™Jta« vocant. (Inst. Orai. L. I. C. V. p. 38, ed.
Capperonn.). La medesima dottrina ci ripete Donato : Tono* olii accentui, olii
tenore* no- minant (ArsGram. L. I. segm. V. ed. Lindemann). E S. Isidoro:
Accentua graece prosodia, Latini autem et alia nomina habent, nam accentui et
tono* et tenore* di- 1 Gellio ci fa sapere al c. 2ó di questo stesso libro ,
che P. Nigidio nel L. 24 Commenta- riorum Grammaticorum chiamò l'accento
voculalio, e l'acuto segnatamente or superior tonus. or summus tonus. Digitized
by Google - 3 - cunt (Origin. L. I. C. XVII). È poi singolare Marziano Capella
quando scrive : Accen- tui partim fastigio vocamus, quod lilterarum capitibus
apponantur , partim cacu- mina, tonos vel sonos, graece qssswìi'a; (De Nupt. P.
L. Ili, §. 273, ed. Kopp). A darne la definizione prescelgo le parole di
Prisciano che ne lasciò un trattato abbastanza compiuto : Accentui ttl certa
lex et regula ad elevandam et deprimendam tyìlabam uniuscuiusque parliculae
orationis. ( he acccnt. c. II , 2 , ed. Krehl ) ; onde Marziano Capella con
ragiono scrive: Est accenius , ut quidam pulaverunt , anima vo- cis 1 et
seminarium musices, quod omnis moduìalio ex fastigiis tocum gravitateque com-
ponila, ideoque accentus quasi accantus dictus est (De Nuptiis philolog. L.
Ili, §. 268). Il celebre oratore CorneUo Frontone prima di lui in tal senso
usurpò questa voce , stu- diosissimo, com' era, della proprietà dei vocaboli :
Ciiharoedi soìent unam aiiquam vo- calem ìilteram de Stenore veì de Aedone
multi* et variis accentibus cantare (De oratio- ne, pag. 290 ed. Mai). Inteso
cosi l'accento, lo dividono lutti in acuto , grave e circonflesso : ttic in
tria discernitur, dice Capella, unaquaeque enim sijìlaba aut gratis est, aul
acuta, aut cir- cumflexa (De Nupt. 1. c. cf. Cicer. in Oratore c. 17 , §. 57
inficio, acuto, gravi ePri- scian. de acc. D, acuiti*, gratis, circumflexus, e
Donat. A. G. L. I, segm. V, e Massi- mo Vittor. IV, 17 e S. Isid. I, XVII, 2,
3). L* ampliazione di senso, onde a' dieci segni grammatici si trova dato in
comune il nome di accendi», non e so non dell' epoca tarda. Prisciano e S.
Isidoro ne offrono l' e- sempio (Prisc. pag. ÌJG2, Isid. I, XVIII). Parimente
non v' ha differenza intorno alla forma di essi tre accenti : Acutus, di- ce
Capella, accentus notalur virguìa a sinistra parte in dexlram ascendente,
gratis au- tem a sinistra ad dexlram descendente, inflexi signum est sigma
super ipsas litleras de- vexum 2. (Capell. Ili , 273). Donalo definisce il
circonflesso in maniera più comune : Circumflexus nota de acuto et gravi facla
ita A ( II , V , 3 ) ; a cui consente Massimo Vittorino : Circumflexus
transversa V item notalur A (IV, 17) e S. Isidoro : Hep tesw|U-' vr,, id est
circumflexus, linea de acuto et gravi facto, exprimitur ita A (I, XVIII). Non
credo che allra cosa avesse in mente Quintiliano quando alla voce segnata di
accento circonflesso dà il nome di vox flexa ed usurpa il verbo fleclere. 1 In
un trattatine de Caesuris versuum , che il-Gaisford crede un excerptum del
libro d Mallio Teodoro sopra il medesimo argomento, leggesi: Accenius est anima
verborum sive vox syllabae , quae in sermone plus sonai de ceteris syllabis
[Script, lat. rei melricae, Oxonii, 1837, ed. Gaisford, pag. 577). 2 Questo
segno nella edizione del Kopp 18U , è . ; ma il Vossio ha osservato che : Hanc
si intellexissct Captila , latinae non graecankae lilterae nomen imposuisset (
De A. Grommai. 11 , 7, ed. Fu'rtsch). Digitized by Google I - 4 - Riguardo
all'uso di questi accenti sui marmi o nelle scritture, io non conosco ve- runa
testimonianza di antico scrittore , che possa dimostrarsi anteriore a
Quintiliano. I Maurini hanno scritto : a On est assuré par quelques
marbres et par les plus anciens « grammai ricns (Suet. de ili. G ramni, c. 29),
que les accents étaient en usage dans l'é- « cri ture dès le temps d' Auguste
et dans l'àge d'or de la latinilé ». (N. I. de Diplom. voi. Ili, 479) ;
Ma Suetonio citato da loro non lo dice : egli parla solo di distinguere e di
adnolare i codici, i quali due vocaboli non significano per nulla appor gli
accenti : fJt. Valeritu Probus ) multa txemplaria contrada emendare ae
distinguere et ad notare cu- ravi! , soli nuic , nec uììi praeterca grammatices
parli deditus ( Suet. de ili. Gramm. C. 21). Per quanto gli antichi Grammatici
parlino degli accenti, non vi ha neppur uno di loro che citi le scritture del
secol d' oro , nò lapidi. In P. Nigidio , ap. Gellio. N. A. C. SS , non e
questione allatto di segnar accenti , ma della pronunzia ; Quintiliano e dopo
lui Massimo Vittorino e S. Isidoro parlano dell'apice, ossia della linea longa,
che non è un accento. Questi due ultimi , o per meglio dire Vittorino ( chè S.
Isidoro lo trascrive da lui), è l'unico che alleghi monumenti anteriori anche
ad Augusto, ove egli trovava il sicilicus sulle consonanti impiegato per apex ,
ossia per la linea longa , ma nulla egli ricorda di verun accento : la
questione non fu mai studiata da loro sui mar- mi j ma di ciò dovrò dire di poi
; vengo ora alle leggi di segnare gli accenti che ci ven- gono tramandate dagli
antichi. In prima convengono tutti generalmente sopra l' indole della lingua
latina, che ri- fiuta l'accento acuto e circonflesso sub" ultima sillaba.
Quintiliano scrive in questo sen- so : Est in omni voce utique acuta; std
nunquam plus una , nec ultima unquam , idtoque in dissyllabis prior (L. I,V); e
nel libro XII, C. X: Ultima syllaba nec acuta unquam excitatur , nec flexa
circumducitur. Servio dichiara che 1* uso di accentuare 1' ultima coli' acuto
è: Contro usum latinum (ad Aen. 1,32): [similmente Donato: Àcutus apuà latinos
penultimum et antepenullimum tenti , ullimum nunquam. Circumflexus aulem non
tenebil nisi penullimum locum (I, 5). Massimo Vittorino copia da lui (IV, il);
e Marziano Capella (III, 276): Nulla vox romana duarum aut plurium sylìabarum
acu- to sono terminatur. Questa legge di pronunzia comincia ad avere delle eccezioni
, le quaU aumentano coli' inoltrarsi del Impero verso la decadenza. Alcuni
Grammatici ed alcuni letterati ai tempi di Quintiliano, che ne parla come di
cosa recente, cominciavano già ad introdurre quest' uso , ma nella pronunzia :
/aro scio quosdam eruditos , non- nulhs etiam Grammaticos sic docere, sie
loqui, ut propter quaedam vocum discrimina rerbum interim acuto sono flniant
(I, V, i, 25). Questi per altro restringevansi quasi ai soli avverbii ed ai
pronomi , del resto si attenevano all' antica legge. Quod tamen in adverbiis fere soft* oc pronominibus vindicant, in ceteris
veterem legem sequuntur. Indi arreca per esempio: Quantum et qualè
comparante acuto tenore concludu»*, ut in illis: quae circum litlora rimiro
piscosos scopulos. Ma noi non ne sappiamo più ol- tre, se non che un sentore se
ne ha in ciò che Fcsto scrive intorno all' avverbio Quan- do (s. v), che Acuto
accento est temporis adverbium 1, donde si potrebbe inferire che la dottrina
dei tempi di Quintiliano si manteneva ancora a quei di Feslo. Il Grammati- co
Donalo per altro al quarto secolo ne parla ancora con molto riserbo e non allega
se non due soli esempi , nei quali Causa dàcretionis . dice egli , accentuum
legem contur- bai: questi sono Pone che a distinzione dell' imperativo prende
1' acuto sull' ultima, ed Ergo che riceve il circonflesso 2. Noi troviamo una
conferma in Servio, ma collo stesso riserbo in quanto a Circum ed Ergo nel
secolo quinto. Scrìve egli di Circum : In fine accentum ponùrnu contro morem
lalinum (ad Aen. 1, 32) dippiu ristrìnge quest' uso al solo caso di
posposizione e ne allega per ragione che VM è breve: Sei correptio hoc facit:
nam praepositio post- posita correpta est sine dubio 3. Più tardi Prisciano
dice-generalmente che: Adverbia si 0 terminantur, differentiae causa in ultimo
servant accentum, ut falsò, si atta» in ultimo, ne putetur nomen esse, ut und, alids
(p. 382, 383), si C in ultimo, ut isiic, illk. — Ma gli altri grammatici non
andarono mai tanto avanti e non fanno che ripetere Pone ed Ergo, sul primo dei
quali Massimo Vittorino (p. 275, L) pone l'acuto ed è approva- to dal Vossio (
A.X. 1 42, f): Rectius Maximus Victorinus qui ponit acutum; nam eam syllabam et
Slaro (Aen. Il, 208, 725) et omnis corripit poetarum manus, sul secon- do
ammette il circonflesso. Capella e Cosenzio (Cap. Ili, p. 286 — Cos. p. 2028,
Putsch) 1 Cf. Prisc. n. p. 382, 383. 2 Vedi però ciò che nota il Vossio A. G.
voi. D, pag. 142, ed. Lind. ed il Kopp nelle noie a Capella pag. 286. Avvertasi
per altro che Prisciano copia in questo luogo da Donato, e quindi si dovrà
leggere anche in esso E rgó e non Ergò, Bebbenc il Krehl col favore dei codici
voglia ritenere quest'ultimo, (ad Prisc. voi. II, 361). 3 Tutte le desinenze in
VM erano considerate come brevi neh" antica poesia, v. Vossio A. G. II,
30. - Cf. Schneider, Bl. I, 1, pag. 135 segg. - Ramsworn Lat. Gr. § 221, 0,2,
c. p. 1073 - citati in questo luogo dal Lindcmann. — 6 — 3. Ragioni dei
dispareri e modo di spiegarli. Dallo cose qui esposte scorgesi chiaro
abbastanza che siccome intorno alla Orto- grafia grandi furono i dissidii nel
tempo specialmente di transizione ; cosi non minori se ne dovettero eccitare
intorno alle leggi di accentuazione. Noi ne troviamo una prova anche in persona
di Quintiliano , non accomodandosi egli alle novità che si andavano
introducendo a' suoi di. La ragione del dissenso originavasi dalla maniera diversa
di etimologizzare e da un gusto più o meno delicato della Greca armonia. Sotto
Nerone, per esempio, i dotti romani erano ancor fermi a ritrarre sulla
penultima o sull' antepe- nultima gli accenti delle voci eh' erano ossitone
presso i Greci : Sobit iuvenibus dottis- simi senes (Atreus) acuta prima dicere
soìebanl, ut necessario secunda gratis esset, ilem Terei, Sereique. L'uso greco
di poi prevalse e Quintiliano slesso non vi si oppone (1, V). Indi Donato
scrive ai tempi di Costanzo come di un costume di già inveterato : Sane graeca
verbo graecis accenlibus proferimus (1 , segm. V), e Massimo Vittorino: Grat-
ta nomina, si iisdem lilteris proferuntur, graecos accentui habebunt. Nam cum
dkimus Thyas, Nals, acutum habebit posterior accentum; et cum Themisto,
Caìypso, Theano, ultimam circumflecti videbimus ; quod utrumqw ìatinus sermo
non patilur, nisi admodum raro (1, p. 275, ed. Lind.). Una osservazione
grammaticale sopra i vocativi dei nomi in IVS valse a stabilire ai tempi di
Gcllio che tali nomi si dovessero proferire coll'acuto sulla penultima , contro
a ciò che si usava da P. Nigidio : onde Gellio scrive : Si quis nunc Valerium
appellans in casu vocandi secundum praeceptum Nigidii aeue- rit primam , non
aberit quin ridealur (N. A. XIII , 25). Perocché si era notato che nell'antica
lingua dicevasi non già Valeri ma Valerie alla maniera greca (cr. Priscian. VII
, p. 303). Prisciano spinge ancora più oltre questa osservazione ed ordina che
nei nomi in C od in AS come Illic, Nottras, anticamente Illicce, Nastrati*,
ritengasi il cir- conflesso sulla medesima sillaba finale : Vnde relinenl
accentum in ultimo quem habe- bant in penultimo (De acc. p. 361). Per la
ragione medesima pone il circoiillesso sul- l'ultima di Maeeenàt, iMrinàs,
Arpinas. Certamente Quintiliano confessa nel romano linguaggio una durezza, cho
non era nella lingua greca : Accentus cum rigore quodam, tum similitudine ipsa
minus tuave* habemus, quia ultima syllaba, nec acuta unquam excilalur , net
flexa circumducitur , sed in gravem tei duas grave* eadit semper : itaque tanto
est sermo graecus latino iu- cundior, eie. (L. XII , X) . laonde non avrebbe
dovuto fare mal viso a queste novità ; ma in lui aveva più forza la tradizione
che egli appella ictus lex sermoni* e vi si attiene irremovibilmente : Uaec de
accèntibus tradita (1, V). Non ostante un tal costume romano generale, non può
negarsi che la romana pro- nunzia, almeno in certi casi, tendesse apertamente
ad accentuare L'ultima , siccome in- -7- genuamente confessa ed ammette lo
stesso Quintiliano. E ciò quando avveniva che nel contesto del discorso due
vocaboli si avvicinassero in modo da non sentirsene la distin- zione: e quindi
non avessero che un accento solo: Nam cum dico, Circum litlora, tamquam unum
enuncio, dissimulata dislinctione : itaque tamquam in una voce una est acuta;
quod idem accidit in ilio Troiae qui primus ab orii. . . . Separata vero haec a
praeeepto nostro non recedant: aut ti consuetuio vicerit, vetus lex sermonis
aboìebitur (1, V 1). Secondando questa tendenza della consuetudine i Grammatici
stabilirono che si ac- centasse l' ultima di un vocabolo unito alla enclitica :
Pronunciationis caussa , eontra usum ìatinum , tyllabis ultimis quibus
parliculae adiunguntur , accentus tribuilur : ut JUusdque, Méne, huixisce ( Servius
ad Aen. 1, 116): Mulant accentus adiunctis vocibus, que, ve, ne, ce, cum tamen
compìexiva coniunctio est que, ve cum exple- tiva ut Latiumque augescere vullis
, et, stimuìare meum cor, apud Ac- cium in Pelopidis. Hunquam migrabit sonus de
primis syììabis in postremas praeter parliculas conimela», quorum hoc proprium
est , acuere partes postremas vocum qui- bus adiunguntur (Capella, III, pag.
272). Tutto ciò che non si conforma alle leggi di romana pronunzia è un
barbarismo, di- ce Quintiliano. Le leggi, a dirlo in breve, sono queste : L'
acuto non ha luogo se non nella penultima e neirantepenultima : so la penultima
i lunga riceverà un acuto od un circonflesso ; se è breve, l'acuto si porrà
sull' antepcnultima : nei dissillabi la penultima avrà l'acuto o il
circonflesso. L'errore dunque sta -, Quum acuta et gravis alia prò alia ponitur
, ut in hoc Cd- millus , si acuitur prima : aut gravis prò flexa , ut Céthegus,
et hic prima acuta , nam sic media mutalur, aut (lejca gravi, ut Apici
circumducta sequenle, quam ex duabus syllabis in unam cogentes et deinde
flectentet, dupliciler peccanl ( 1 , V , 23 ). 1 Dalla pronunzia si gara presto
passato col procedere del tempo a considerare nella declina- zione come una
sola parola quei due vocaboli che l' accento facea sentire all' orecchio come
un solo. Di qua credo nato il SACR VYIEXSES : perocché Diomede approva il
sacravia (c. de dktione, p. 431) ; «1 il SVMMARYDI (Orf//i, n. 2575), che
necessariamente suppone il summaradis ; ed il SARTATECTI di S. Remigio ap. Floroald.
11. Ecct. Rom. L. 1, C. 18. Trova qui in tal modo il suo naturai posto anche la
tanto vessata ixw.uih (Vdcrici syll. insci: 111) ammessa dal Marini (In- ter.
Alb. p. INO) cdal Morcclli, e prima di loro anche dal Winckelmann (ilon. Ani.
ined.Iìomae, 1821, p. 10); negata di poi dal Lobeclt (Aglaoph. p. 1012, 10):
Bonam Deam Bc»**;™ dici aeque ineptum oc si quis Liberum Patrem grate*
k$t?*i™p. dietro audet. D monumento 6 di tal epoca alla quale sta benissimo una
congiunzione di questa natura. 1 Due errori condanna Quintiliano, l'uso ornai
inveterato di scrivere Apici con un t solo (ex duabus syllabis in unam
cogentes) e di apporvi il circonflesso (et dcifide fltcttnlts). Tutte le edi-
zioni leggono costantemente apice, ove ho io rimesso Apici, perchè quella voce
non dà verun sen- Digitized by -8- Queste leggi si vennero di poi più
determinando , senza che soffrissero gravo alte- razione : Donato prima, e poi
più specificatamente Massimo Vittorino ci danno rego- le più precise intorno
all' acuto o circonflesso sulla penultima. Essi insegnano che se questa è lunga
per natura, allora solo riceverà il circonflesso, quando l'ultima è breve;
invece riceverà l* acuto , se è lunga t ultima , come in Alhénae : In
dissgllabis si prior natura ìonga erti et poslerior conepla, prior
circumllectitur ut kóra , Róma ; in tri- sullabis si penultima naturaliler
produeta fuerit ita ut ultima brevis sii , penullimam cir- cumflectimus ut
Cethigus, Romànus, tte. (pag. 275, L). È in ultimo comune l'in- segnamento che
i monosillabi hanno l'acuto se la vocale è breve, il circonflesso se lun- ga (
v. Prisc. pag. 3(ìì», voi. U, Krchl ). A tulli questi precetti Prisciano non fa
altra giunta se non che : Praepositio semper in fine accentum serrai, ut Apùd,
Antè: Interiectio nuìlam certam regulam retinet, tamen in fine vtl in medio
acuitur , wl Papaé, Evax (pag. 371)-, senza per altro lasciar di protestare che
l'accento in fine è contro regola : Quod est contro regulam la- tinam (pag.
371). Noi vediamo quindi quanto in ciò fossero attenti anche alla fine del V ed
al principio del VI secolo. Non debbo qui preterire che nel resto dei nomi e
dei verbi sui quali non portano i Grammatici veruna osservazione, è generale
insegnamento che l'accento segue la quan- tità delle sillabe , della quale
tuttavia è un segno , non la cagione , siccome ha ben os- servato il Vossio (A.
G. 11,18). so. Il Drss-viLT (nella ed. parig. IS21 J ha ben veduto clic qui tsi
richiedeva un esempio, come Càmillus e Ccthegus , ma non si è trailo
d'impaccio. La ragione si è perchè egli ha male inteso Quintiliano. Egli crede
clic: Vox ea , quae prò Apice debel inveniri , ultimai» frrmin liabeal necesse
est, ut cut» pnxluctione timul fìrctatur , ut quoti non fit si ultima sit
loiuja. L'esem- pio Apici da me adottato è ancora il più confórme agli elementi
che ci offrono i codici. L'uso poi di scrivere APICI in vece d'APICH qui
condannato da Quintiliano, era stalo ancor prima dissua- so da Varrone , che
citasi da Carisio ( Inst. Gramm. 1 , pag. 13 Lindcn. 50 Putsch) il quale in più
luoghi (cf. pag. Il e 39) lo inculca, sebbene osservi che Virgilio scrisse per
l unum : Invc- nimus tamen et per I unum a Virgilio dictum: lllc urbem Palaci:
di che incontro ancora qualche esempio sui nummi delle romane famiglie, come :
P. SERVILI • M P • RVLLI , TI • NI.WCl CF AVGVRIM , L. FVRI , C .V F • BROCCHI
, C ■ CONS1D1 NOXIAN1, oltre ad alcuni altri provenienti dalle lapidi della
seconda metà del secolo settimo di Roma. Digitized by Google i. Secondo
quetilo. Opinioni dei Filologi moderni intorno alla natura dei segni epigrafia
detti accenti. Postoci questo prospetto dottrinale degli antichi Grammatici
davanti agli occhi, egli è tempo di procedere ad una seconda discussione
enunziata così nel programma : — Examiner toutes les inscriptions latine* qui ,
jusq' à la fin du V.im Siècle de notre ère, por leni des tigne* d"
accentualion; comparer le rituìtal de ce* recherches èpigraphique* avtc les
règie» concernant V accentuation de la langue latine , rigles donnies par
Quintilien , par Pritcien et d* aulret grammairient — ciò che io ho cercato di
fare nella prima par- te — : contuller les travaux de* philologues moderne* sur
le mime sujet. — Il primo dovere di un erudito che si lancia in mezzo ad una
questione si complica- ta , è di guardar hene se v' è qualche vestigio di
persona che v' abbia praticato prima di lui, del quale possa egli studiare le
tracce. L'Accademia lo ha ben sentito e però di- manda di conoscere le opinioni
dei dotti moderni intorno al soggetto che al presente trattiamo. In una serie
continuata fino all' uscire del secolo decimottavo, d' uomini dotti dei quali
riporlo qui in nota • a disteso i pareri, laquistione vedesi toccata si, ma non
in 1 IL Lipsia, dopo mostrata tutta la difficoltà di crederli accenti, inclina
in Une a riputarli Api- ci: llaec incpla, stulta et a bardis; nisi id tamen
voluerunt Apiccs eos esse, quis insignire»*!, ita suspicor, vorales longas (fle
ruta pronunc. C. XIX). Cosi il Fabrctti : Apicts inquam nomine generico potius
quam accentui quorum viccm et varietatem minime implent, eos cocandos mo- lici
I.ìpsius, et recte quidem {Insc. Dom. pag. 1G7). Né il MalTei si mostra
disposto a contraddire: Yidentur sculptores UH longas ea nota connotare
voluisse syllabas, Mas saltem quas non palerei omnibus longas esse {M. Ver.
pag. 171). Al MalTei si riporta I* Hagenbuch {Ep. Ep. pag. 273, ed appresso l'
Orclli laser. Lai. 2, pag. 301, §. I ). Il Yossio aveva tenuto un linguaggio
somigliante : Nisi fonasse voluerunl syllabas longas notalas a brevibus
discernere qitodLipsius cernei (A. Gr. Il, 8). Cosi il Zaccaria (Inst. Ant.
Lapid. pag. 280). Parrebbe che gli scultori avesser con esse co- luto denotarci
le sillabe lunghe. Il Noria fu singolare , ammettendo che causa discrelionis si
fossero impressi , e facendo notare che dopo maturo esame , Profeclo nulla alia
causa huius accentui mihi occurrit (Cen. Pis. pag. 207). Più ancora si
allontanò dagli altri il Band ini : • Ha creduto il Fabrctu, e prima di lui
Celso Cittadini, che fossero poste le HQMUe per dinotare le sillabe lunghe. Ma,
a mio parere, non può essere il contrasegno delle sillabe lunghe, se non fosse
che gli antichi Romani nel pronunziare quelle vocali in quelle tali parole
debèo, huHelA, dcdil. le proferissero come lunghe (Obel. di Ces. Aug. pag.
58)»; e pag. 60 : • Crederei che potessero esaere sovrapposi questi apici per
determinare alcuno dei tanti suoni che le vocali dovessero allora avere ».
Finalmente il Winrkclmann, nella lettera al Conte di Brulli, scrive così : •
Presso i Roma- ni, nei loro migliori tempi , era tu uso una specie di accenti
(Winckelm. op. \ol, VII, pag. 221, ed. Prato). . Colle quali parole nulla
sembra che voglia delinirc sul valore di questi segni. Do- po il Marini e'1
Morcelli non si é adottato un linguaggio diverso dai dotti, cosicché convengono
tutu 2 — 10 — modo da volerla onninamente decisa. Stanno fra il si e il no, più
o meno inclinati chi ad un opinione chi ad un' altra. Viene di poi un uomo di
una erudizione immensa e di quel sano giudizio che è Gaetano Marini. Questo
dotto sembra di aver voluto trattar la cosa di proposito, di avervi occupato
assai tempo ed una meditazione conveniente al bisogno. Cominciando egli dal
rivedere i marmi che erano stati trascritti senza questi segni, im- piegar di
poi alcune pagine dell* immortai suo lavoro sugli Arvali a registrarci tutte le
correzioni di tal genere da farsi nel Grutero, nel Fabrelti, nel Guasco, nel
Margarini, nel Passione! ed in altri di minor conto (Are. pag. 37 e 709 segg.).
Ma dopo un tal preparativo quale sgomento non arreca egli, a chi voglia
occuparsi di cavarne un frutto scientiGco ! Ecco le sue parole : « Convicn
confessare che in queste (iscrizioni) tali segni o non sono veri accenti, o se
sono, ve gli hanno gli scultori impressi assai spesso con mol- la sbadataggine
e quasi a capriccio, e poche volte certamente a tenor delle regole per le quali
si sa che furono introdotti. Chi polca aspettarsene due sopra la medesima voce
c talora dissillaba ? Eppure tal cosa è frequente ed osservata già, ed io
aggiungo di averne contali fino a quattro: non occorre adunque darsi pena di
volerne spiegare la posizione per mezzo di regole fisse e certe, e di ridurre
tulto a sistema » (Are. pag. 709). Col Marini tiene uno tra i più insigni della
sua scuola, Clemente Cardinali: « Gli ac- centi, o si debbono chiamare cosi,
ovvero apici o spiriti, furono oggetto di discussione per molti filologi : ma
che cosa impariamo da quei segni nei marmi? Dissi altrove (6'i'or. Encicl. di
\apoli, Maggio 1818) come io lo credo capriccio de' scarpellini : e se ciò fos-
se, sarebbe inutile il muoverne una qualunque conghiettura (ìscr. Ani. ined.
Roma 1823 , pag. 8); e questa è pure l'opinione del Kellermann (Specimen Epìgr.
pag. 103 e segg.). Questa decisione cosi netta e recisa del sommo Marini e sua
scuola gitta, a dir ve- ro, la diflidenza in ogni persona che misura bene le
sue forze. Ma come fare? se è pur necessario scuotere questa soggezione e
francare il proprio giudizio, provandoci Vespe- in dare a queste linee il nome
di Accenti e taluno ancora di Apici. Fra questi debbo annoverare il Killer die
pare siasi dilTuso a stabilire questa seconda aentcnw, siccome apprendo dal
Lindc- mann, che nelle noie al Vossio (de A. G. pag. 138), ne avverte: Bitter
\Kl. Gr. Lai. I, pag. 77 sefrj-'-l demonstrat vtramesse Lipsii senttntiam I.
Noi uon sappiamo se il Kopp, quando scrisse: Deaccentibus in universum pracler
re/iV/tws Cmmmalicoj conferendus e recentioribus Fran- ciscus Ritltr [SI. Gr.
Lai. Berol. 1831), licei eius rationes probare in omnibus haudi/uaquam panimi»;
intendesse quella o altra dimostrazione di lui. 4 A«mhI» «r« i mi* rfUpeniiwiM
il Killer, p»» lonftrtiupt ciò ri* w li* «ritto Uaiimtmu ( Ritto Eltm. Gr. Ut.
L I, tmtm Mini dorili»» p«n 83 J ©«*ttori nroml tum a/rictt etu notai Ukt in
qvitvutam monumenti* ton- ai! ,mtU>hi$ apfentn,, |»m trro npieit none eut
(orimi' r am iajs'diSu Kjrrcnl.fi iMmfptoift riérmul rienza che anche i grandi
uomini sentono talvolta del frale di elio e composta V umana condizione. — Mi
sia quindi permesso il dissentire questa volta modestamente dal som- mo
maestro, il quale, come credo poter dimostrarlo , non ha esaminata la cosa da
tutti i suoi lati. Procede egli dalle leggi fissate dai Grammatici , che poi
non trova d' accordo coi monumenti : ed ha perciò ragione di esclamare che
questi o non sono veri accenti, o, se sono , ve gli hanno impressi a capriccio.
Deh ! perchè non ha piuttosto egli provato di vedere, ciò che pur gli pareva
possibile, se questi non fossero veri accenti ? Dimostrerò intanto più appresso
che la vera e primitiva forma del segno impiega- to dagli anticlii pelle vocali
lunghe è ora una virgola , ora un punto ; e solo nei tempi più inoltrati prende
la forma generale di una linea obliqua' e qualche volta ancora di una
orizontale cioè la verissima dell' apice , secondo Prisciano seguito da S.
Isidoro (Priscian. T. Il, p. 362, od Krchl). In una inedita lapida di Atina
impiegasi nello stes- so tempo la ligura della virgola e dell' apice su due
vocaboli vicini : L ' SEPPI • L : L ' PRINCIPIS VIXIT ' ANNOS ' XXII NOLI DOLERE
MATER FACTVP MEo HOC TEMPVS VOLVJTHOCFVIT FATVS MEVS 5. Della origine dei ugni
epigrafici delti accenti. I primi monumenti latini che rechino qualche segno
sulle vocali sono , per quanto io so , le monete delle tre famiglie , la Furia
, la Pomponia e la Postumia. L' asse della prima legge : L FVRI | ROMA , il
denaro L Fv'Rl CN ■ F | RROCCIH ' HI ■ VIR. Se l'asse , che ci si assicura non
uguagliare un'oncia di peso, non ci scosterebbe di per sè dal 665 , epoca
probabile della legge Papiria che stabili l' asse scmonciale ; ciò non ostante
saremmo richiamati al 680 dall'appellazione di III • VIR che suUa moneta si dà
Furio Rrocco. Ha notato il Cavedoni che tal aggiunto non precede il 680. Nel
suo nuo- vo lavoro, il Cavedoni fissa questo denaro probabilmente al 682.
{Ripostigli, pag. 208). L' altro monelli rt è Pomponio Musa che scrive
costantemente sul suo denaro M V SA ; egli però non precede Furio ; perocché le
monete di lui , che mancavano a Fra- scarolo, tesoro riposto avanti al 686
(Borghesi, Dee. Numism. XV, oss. 1) , trovaronsi in vece a Cadriano , ove
scoprissi un altro tesoro nascosto circa il 700. Ora il Cavedoni stima che
questo triumviro coniò il suo denaro al 690 ( Ripostigli , pag. 212). Questo
medesimo segno trovo io impresso sulla medesima vocale in quelle lapidi che per
la loro paleografia e per la severità del loro stile, e per tutti i caratteri
di cronologia lupidaria, -12- debbono assegnarsi al cadere del settimo secolo
di Roma od alla prima metà dell' olia- vo. A S. Germano (l'antico Catimon) ho
trascritto (Mommscn, Inter. Regni Neap. Lai. n. 733): T • C FtfTlVS 1 EF
CASINAT e dal Museo dell' Aquila (Mommsen. 1. N. L. 5060) : Q CERV1VS • g
PHILOMfSVS VARIASIA SEX ■ L CAESP Quivi medesimo (Mommsen, 1. N. L. a. 5940,
omesso il segno): C • ALLID1VS • V F QVIR SVRA 11 Marini reca una lapide Albana
a cui egli aggiugne lai segno. L' bo riveduta e rico- piata io nel Vaticano.
DIVO itfUO • IVSSV POPVLI • ROMANI STATVTVM EST LEGE RVFRENA In Teramo
(tnltramna PraetuUianorum) mi trascrissi quest'altra (Mommsen. /. A'. L n.
6194): C RVFRIVS T F CLA AfrlACA P ■ F VXSOR Ed in Atessa , paese posto fra
Lanciano •' Anxanum) e S. Maria del Palazzo (luvanum ) mi copiai questo bel
monumento che pubblico 2 qui la prima volta: 1 La vera forma di questo segno
nello iscrizioni più vetuste 6 questo V r , di P°i «««e in uso la V- Nulla di
meno si 6 usalo in questa edizione la unica figura V, perchè la prima riusci-
rebbe più grande delle lettere qui adoperate. 2 Ora leggesi edito dal sig.
Caraba nel Bull. ùcU'lnstit. 1831, pag. 27, ma privo degli acceu- ti , e nel v.
5 manca S1BI. Digitized by Google 13 - C ' fTIVS ' C ' F " LETO OCCID1T
HONESTA1 • VITA* • VIXSIT PIVS ET SPLENDIDVS VT • SIBI • QVISQVE • EXOPTET SE •
HONESTE VIVERE *RN * A N . 4,XX Al tempo medesimo comincia 1' uso di
sovrapporre alle vocali un panto. Il primo monumento è la moneta medesima di L.
Furio Brocco sulla quale in alcuni esemplari da me veduti si sovrappone a FVRI
un punto in luogo della virgola. Ed un punto ugual- mente mi presenta un secondo
monumento di epoca certa assegnato dal Cavedoni al- l' anno 710. Questo è la
moneta del Postumio Albino figUuol di Bruto , che su di al- cuni pezzi legge :
ÀLBLNV BR.STI • F, in altri ALBINVS ■ BRVTI • F. All' epoca medesima deve
assegnarsi la bella iscrizione beneventana edita da molli e sino dai tem- pi di
Ciriaco. 11 Mommscn la trascrisse anch' egli recentemente e la diè fra le sue
ìnterìpt. Neapol. Lai. a. 1807, omesso il punto: INFELIX FÀTV PRIOR DEBV MORI
MA" Il Borghesi, alla pagina 2il.n. 30 voi. XII, degli Annali
dell'Istituto, notò il punto sul- la I della iscrizione M * Al. lisi , stampata
su di un tegolo. Ed io vi aggiunsi {Bull. Napol. a. I , pag. 43) una serie ben
lunga osservata da me per la prima volta nella celebre tavola del Giove Libero
di Furfone. (Momms. n. 0011). In questa peraltro veggonsi sovente mal
collocati, nè lo scultore che ve li aggiugneva dopo finito il lavoro della
leggenda, ebbe a notarli più avanti della linea undecima per ragioni a noi
ignote. Pur vi sono e si capisce che correva un tal uso quando fu ordinata
questa copia del vecchio monumento, probabilmente nella prima metà dell'ottavo
secolo di Roma. Nella iscrizione di Fiume edita dal Zaccaria (Irutit. Lapid. U,
c. XI, pag. 281, ed. Venezia), il punto vedesi sormontare tutti gli I non meno
che nella lapida eporediese di C. Liccio Firmo data dal Cazzerà (Del ponderano
e delle antiche lapidi Eporediesi, To- nno , 1852 , pag. 20 e tav. I). Ma par
certo che questi punti provengano dai moderni trascrittori. Non cosi nella
iscrizione di Montesarchio (Caudium) che appartiene ai primi anni di Augusto,
nella quale notai il TVRREIS. La pietra è in due pezzi, e questi sono col-
locati in due siti diversi (Momms. /. N. 1855, omesso il punto). — 14 — L
SCRJBOMVS L • F LIB PATER L SCRIBONIVS L • F • LIBO F PATRONE! TVRRElS • EX D D
F C Inedita è questa di Pesco nel territorio antico della colonia Beneventana,
notevole an- che pel raddoppiamento della liquida L: M CAÉCIL1VS • C F GAL VIC
HEIC • SEPVLLTVS EST (i due LL di SEPVLLTVS in monogr.) Finalmente a Tor delle
Nocelle in una piccola tavoletta funeraria, l'uno e l'altro se- gno vedesi
artificiosamente avvicendare. Il Torcia la trascrisse male, il Lupoli Iter Ve-
nia p. 124 ed il Mommsen, n. 1718, la riproducono. Niuno dei tanti segni sebben
chiari vedesi osservato nelle copie precedenti : I) M L'f STATI R E S T V T I
Lf) S T *TI VS RE ST VTVS FILI»* CAtf P Appartiene questo titolo a tempi di
decadenza , nè io l' ho prodotto qui se non per di- mostrare l'impiego
simultaneo dei due segni , e però la loro naturale equivalenza t. Rivengo
quindi al proposito. I Non ometterò di notare che oltre a queste due sorte di
segni una terza ne ho incontrato in un marmo Lucerino che mi rimane ancor unica
avuto riguardo ai buoni tempi : M . LVCCIVS . > . L PHILOCALVS mIcroTocisTÉs
(La stampa del Mommsen I. N. 900 non ben la rappresenta). Nei tempi
seguono" non farebbe ca- so ni- questa nè altra forma di apice. Digitized
by Google -18- 0. Della nalura dei punti e degli accenti epigrafici tovrapposli
alk vocali. Ben meditando su (ali documenti presto ci accorgeremo che una
special cagione di- dalla legge dell'accentuazione non solo, ma ben anche dal
bisogno di determinare il significato antico dei vocaboli ha dato origine a
questa novella ortografia; per con- seguenza , che questa curva lineuccia e
questo punto impresso nella V non è un ac- cento nò un apice. Intanto fo
osservare che l'epoca nella quale si cominciò ad usurpare questo segno è
un'epoca di transizione ; e che FvRIVS si scrisse prima di questo tem- po FOVR1VS
per irrefragabile deposizione dei monumenti. La medesima famiglia Furia sul
denaro del 630 legge : M FOVRI L F HU e sopra un altro nummo del 670 ancora
scrive : P FOVRIVS CRASS1PES AED CVR. E notabile che in quest' anno medesimo
670 mori Accio, l'autore che aveva introdotto questa ortografia. Egli aveva
insegnato a raddoppiare le vocali A , E , V , quando fos- sero lunghe , e se
dobbiamo credere a Velio Longo , ancora la 0. Allega Vclio i ma- noscritti di
lui veduti da sè , nei quali s* incontrava MOOREM, PASTOORES , MOO- RVS ; e
crederei arrischiar troppo negando recisamente a Velio Longo la possibilità di
un fatto del quale egli si constituisce testimonio oculare. Altronde non ne
esempii siccome crede il Ritschl ( Jfon. Epig . tria, pag. 33 ) : 00 piane
nuìhim : potendo riconoscersene uno nella voce COHORS che ha il diritto mede-
simo dei vocaboli ARALA, GARA, STAHATVITO, di VEHEMENS, di PREIIENDO, di MERE
(in luogo di me, Quinti!. Insiti. I, o, 21), e di MRR ad essere citata. Dirò
piuttosto che forse il novello costume di raddoppiare, omessa l'aspirata, non
passò mai dai mano- scritti di Accio all' uso comune , al quale sembrano
essersi adattati coloro tra i Romani che adottarono A A, EE, VV. Quanto all'OV
edEI, questo non comincia con Accio, aven- dosene esempii di età molto
anteriore, ed appartenendo evidentemente al sistema della pronunzia, secondo il
quale se ri ve vasi AI od AE per A od E (Del secondo dittongo parla Varr. de L.
L. V, 97: In Urbe ut in multis A addito) 01 od OE per 0 , V ; EI talvolta per
E, tal altra per I, di che non e questo il luogo opportuno a fare una piena
discus- sione. Basti solo osservare che questa maniera di dittonghi si conservò
in certe voci per tutto il tempo nel quale si scriveva secondo la nuova
ortografia di Accio. I monumenti della età di Accio mancano finora di esempii
di raddoppiamento non solo dell' Ò ma eziandio dell' I. Di quest'ultima mancano
ancora testimonianze positive: giacché in ge- nerale fu molto inesattamente
attribuito dai Grammatici al solo Accio tutto il sistema del raddoppiare. Per
lo che nulla ne possiamo affermare, fuori della probabilità di una conghiettura
; essere questo uso rimasto senza imitatori, gli scritti dei quali siano per-
venuti a noi. Digitized by Google Della possibilità, oltre all'asserzione
generale che realmente non prova con efficacia, vengono garanti due
contemporanei di Accio, Cicerone e Giulio Cesare. Di quest' ulti- mo notano i
Grammatici che voleva si scrivesse POMPEIIVS , e vuol dir che analogi- camente
avrebbe scrìtto cosi tutti i nomi di gente terminati in EIVS. A tal ortografìa
bisogna ridurre 1' OPETREUA di Benevento per concorde consenso di tutti i
trascrit- tori che fanno autoriti, siccome mostrerò nelle mie Inscr.
Beneventana, e la CANV- LEIlA di una elegante umetta trascritta dal P. Lupi
(Distert. II, pag. 188). Inoltre Cicerone raddoppiava questa vocale nei nomi in
AIA come MAIIA , AUAX , nel primo per deposizione di Quintiliano (1 , 4) ; nel
secondo per autorità di Velio Lon- go (2219 Putsch.), e se deve ritenersi centra
l'opinione del Meyer (ad Quint. L. I), se- guito dall'Osann (Cicer. de Rep.
pag. 449), anche nel verbo AIIO. A questa maniera si conformano le lapidi che
mi danno RAIIVS due volte (Mi. intcriptionet JVic. Florentii in Bill. Duci*
Brabantiae) e una iscrizione pompeiana dipinta, che legge MAIIVS, ed una
gradita , che CAIIVS. In questa teoria per altro sembra essersi voluto rendere
me- glio il suono della I per due vocali \ ma in S. Benedetto di Pescina ossia
nel sito del- l'antico Marubium io leggo ORJIONIS in lapida di assai buoni
tempi , e che non posso afTatto accomunare agli esempii raccolti e prodotti dal
Ritschl (Mon. Epigr. Ma , pag. 31) , creduti da lui dubbii o recentissimi o
barbari : Eaque dubia vel recenti* aetatis tei barbararum regionum vel
negìigenter factorum tilulorum. A buoni tempi parimente si riferisce la lamina
Kircheriana LD INGEXVIJS QVI AD SVBFRAGIA DESCENDVNT, ed il piombo missile pur
Kirchcriano ESVRE11S ET ME CELAS, ed il marmo epore- diese di C Acillio Gaviano
FLAMINI DIV1I • CAESAR (Gazzera, op. cit. pag. 15), e la pietra Atinate del
Console L. Arrunzio (a. 731) , XVVIR SACRIEIS, ed un fram- mento di titolo
Beneventano inedito con SMEIS; il quale vocabolo ritrovo ancora colla
ortografia medesima in un iscrizione romana parimenti inedita trascritta da me
recen- temente presso uno scarpellino : EPAPHBODITVS AE CN L . SIGE • ET SQVE .
SVIEIS . QVEIQVE ATEIQVE . ERVNT IA . EORVM . NATEI ERVNT Inoltre aggiungasi il
bronzo di Malaga della epoca dei Flavii ElIVSDEM ed il sopraci- talo di
OPETREUA ove si legge VXORII ed il IVLII della iscrizione scolpita sull'obeli-
sco vaticano ; nei quali monumenti talvolta si scioglie la fin EI, ovvero una
delle due I si allunga, senza che peraltro si ometta la I compagna. ■ Di -17-
11 secolo settimo di Roma declina c col secolo va cominciando a <
ortografìa. Se adunque in quost' epoca precisamente e su quelle medesime voci
che si erano scritte o con raddoppiamento di vocale o con dittongo, io veggo
alla vocale sem- plice sovropposto un segno, ragionevolmente debbo conchiudere
che questo segno viene ora adottato in questo nuovo sistema e che la sua natura
è non d'indicare precisamente la vocale lunga per natura, ma di supplire alla
vocale ora soppressa. Se di una cosa già fatta o da farsi intendesse parlare
Terenziano Scauro, io non so: certo è che le sue pa- role esprìmono
letteralmente quello che dopo un ragionamento sul fatto voglio con- chiudere
io. Scrive egli : Acciut geminato voealibus scribi natura longas syllabas vo-
luti , cum aìioqui aditelo vel molato apice longitudini* et brevitalis nota
posset oitendi. (2253 Putsch.). Cosi Quintiliano : Quae ut vocale» iunguntur
aut unam longamfaciunt ut teiera saripserunt qui geminatione earum velul apice
utebaniur (L. 1, 4, 10. InstU. Orai. ) Era quindi opinione dei tempi di
Quintiliano e di Terenziano che le lunghe in vece di raddoppiarle si potevano
significare con un segno pari all' apice. Avvertasi in- oltre che 1' apice
siccome viene descritto non si può riconoscere nella virgola e molto meno nel punto
dei nostri monumenti e che per gli antichi grammatici mancava ancora un
vocabolo proprio a questa noto , vedendosi- che si accomodano a dirla talora
apex , siccome Quintiliano (1,7, 10,7, 14) Mario Vittorino, (pag. 2409, Putsch,
pag. 27,Gaisf.) Terenziano Scauro, (pag. 2255. Putsch) e S. Isidoro (Oria. IV ,
18); tal altra accentus longus , come Diomede (pag. 429, Putsch) e Massimo
Vittorino (1943. Putsch I , pag. 276. Lindem.) , ovvero linea longa , con
Donato (1742. Putsch , I , pag. 8. Lindcm. Ritter unisce a pag. 85 Donato con
Diomede e Vittorino ). Nelle quali denominazioni non si riconosce la vera
natura nè la origine primitiva di questo segno , ma soltanto l'uso che se ne
faceva di poi , pel quale i Grammatici poterono confonderlo facilmente colla indole
e col valore dell' Apex, del quale S. Isidoro scrive : Inter figura» littrarum
et apicem velerei dixerunt , apicem dictum propler quod longe sii a pedibus ted
in cacu- mine literae apponitur; ut enim linea iacens super lileras atqualiter
ducta. ( Orig. 1 , IV, 18). 7. Se la virgola sovrapposta alle vocali possa
chiamarsi accento od apice, o sicilico. Qual nome daremo adunque noi ad un
segno del quale la indole e la forma nativa non sembra essere stala mai
esaminata nò ricordata dagli antichi scrittori? lo certa- mente non credo
poterlo decidere e lascio volentieri a chi vuole denominar questo se- gno o
accento o apice , tanto sol che non se ne confonda più nè la natura nè la
desti- ; e proporrò solo a maniera di consiglio , che volendosene adottare un nuovo
, si perda di vista che almeno la virgola ritenendo la forma materiale del
sicilico , 3 Digitized by Google — 20 — Del resto ciò che se ne è detto panni
abbastanza al bisogno : mi rimane ora di par- lare dell'uso che si venne
tacendo di questa nuova teoria nel secolo di Augusto e nei se- guenti e come
ella si dilatasse. 9. Del parco uso di guato ugno rufte lapidi. Intorno all'
uso io veggo sin dal principio costituirsi due scuole, austera l' una, più
liberale l' altra : ma non si che trascorra a quello smodato lusso notato con
tanto mal piglio dal Marini, ove si mostra si inquieto di avere scontrato
perfino a quattro accenti su di una parola (Arv. pag. 709). Ciò avvenne
nell'epoca della decadenza. Di pari passo va lo stile lapidario, prima austero
e castigatissimo, poi talvolta parco all'antica, tal al- tra ricco e copioso,
quindi negletto o lussureggiante e finalmente barbaro. Uopo è produrne alcuni
esempii a confermazione di tale pronunziato. Nel fram- mento di fasti consolari
anteriore al 722, il segno si fa vedere sopra una sola vocale, neh" E di
PÉDIVS, secondo l'apografo del de Winghe (M$. inbibl. duci» Brabantìae). Q.
Vario Gemino fu legato di Augusto ; a Castelvecchio Subrequo (Superaequum) in
quattordici linee non ha che una sola voce segnata, secondo la mia trascrizione
t. Q • VARIO Q F GEMINO LEG DIVI • AVG • fi- PRO ■ COS • PR • TR • PL Q QVAESlT
IVDIC PRAEF • FRtfM • DAND X • VIR STL • IVDIC CVRATORI • AEDIVM SACR
MONVMENTOR QVE PVDLIC TVENDORVM IS PRIMVS OMNIVM PAELlGN SENATOR FACTVS • EST
ET • EOS HONORES GESSIT SVPERAEQVANI ■ PVRLICE PATRONO Un altro bel marmo
inedito che mi son copiato a Trasacco legge : TORINIA • L L NE'ACVLA SIBI • ET
PATRONO DSP FECIT I Momm. 5471, ma senza il sicilico. Digitized by Google Nella
pompeiana del 740 leggesi soltanto VARI , in altra del 758 appartenente alla
me- desima città la sola voce IVSSV ha il suo segno , egualmente che una sua
compagna che porta la data del 777 (Momms. 2257, 2264, 2266). Al 757 i celebri
cenotafl pisani citati anche dal Fabretti non hanno se non in pochis- sime voci
impressi i segni : Vix quater in priori tabula , bit totie$ in seeunda leguntur
in sola isti» verbi* MlMBVS, MAGISTRATO, BtfS, ATRI, LtfCTV, CASV, COLONIA et
iVSSV, dice il Fabretti, tuttoché il Noris non vi sappia dipoi vedere che solo
MANI- BVS , PECUNIA e COLONIA. A queste fa piccola aggiunta il Cori nelle voci
PRIVA- TIS e MAGISTRATA S nominativo plurale ( Etnac. II , 10 l dieci frammenti
della lapida che ornò una volta il frontone del Tribunal alla basilica di
Pompei pubblicati re- centemente da me 1 , mi danno solo la voce 0*RN. Questa ,
come ho dimostrato , ap- partiene al 762-764. Al 768 (epoca determinata in
altro mio lavoro Questioni Pompe- iane , pag. 52 ) una lapida pur Pompeiana
legge solo due voci HOLCCNIO e SACER- DOTI segnate della virgola. Nel museo
Campana al Laterano si legge : CVSTOS SEPVLCRI PENE DESTRICTO DEV« PRrAPVS EGO
SVM MORTIS ET V1TAI LOCV* L'ho trascritto recentemente e vi ho aggiunto il
segno trascurato Onora da tutti. E del 752, secondo il Visconti (Op. varie I,
Milano 1827, pag. 55), quest'altra an- cor essa trascritta da me nel Vaticano :
CORNELIA GAETtfLICI F GAET^LICA L'editore non curò notarvi i segni (op. cit.
tav. V, K). Nel Capitolino ho copiato queat' altra : C PONTI ■ C • F - SCA •
RVF1 TR • MIL • Q • AED ' PL GALERIAE • L • F • VX0R1S MIBITRATY • CNISMI • L
Dal museo Campana al Laterano trascrivo la seguente : I Bull. Arch. Napol. d.
ser. voi. D, n. 1 segg. e 23. C CARRINATIS • C L FLACQ OTXAE dvae Il museo
lateranense mi offre le due che seguono : ■ 1. T COCCEIVS . NlCOMEDES ET M\frLA
• EROTIS FlLIA 2. A • GAB1NIVS NARC1SSVS FORTVNAE PRIM VOTVM • SOLVIT L M Del
764 è quest' altra , nella quale occorre solo 1VLIVS : l'ho copiata nel
Capitolino. C • IVLIVS AVG LIBERTI LIBERTVS • EROS etc. Dall' epoca or notata
non s' allontana questa parimenti capitolina , che ne fa uso in due sole parole
: CELLI! • PRIMI • AVG • LIB • LIBERTVS ET • GEMINI AE • SVNTVCHE • CON IVGI •
ET FLAVIO • CELERIONI ■ ET HE LENE CELERIANAE FILI1S • POSTERIS QVE • SVIS •
FEQT Pubblicò già il de Lama ( Itcriz. Veltiati 1818 a pag. 102) una lapiduccia
di assai buoni tempi. CopioUa esattamente, ma non intese il segno soprapposto
all'O, giudican- do questa lettera con tale appendice equivalente al Q.
Digitized by Google ASIQAE FRONTINE» (NT mon.) & AEGRlJ™ PLARIAN™ VXORI È
invece l' iniziale d' Aulus detto ancor Gius in alcune lapidi ( come appunto sì
disse plaiutrum e plottrum) ed in qualcuna OHLVS , nato da OHOLVS ( cf. COUORS
e COHRS), come ò in quella che io trascrissi e pubblicai nella storia d'Isernia
a pag. 141 (Momm. /. A*. L. n. 5081)e comincia OHL • COSENT1VS 1. QuesU scuola
trova un imitatore fin verso la metà del terzo secolo dopo G. C. in Be-
nevento. La lunga leggenda onoraria di Cecilio Novatilliano, che riporterò più
appres- so, in quindici linee è contenta di marcare la sola voce POETAE. Il
Marini negli Anali diede a pag. 712 questa , che è nel Kircheriano ove V ho io
ricopiata. LVCR1NAE IVCVNDJ: P • LVCRTNVS • P • L • THALAMVS A corNThis fabEr
LOC • ENPT EST • ARGEitf (NPT mon.) SIBI ET SV • PO^ Tranne A e FABER , il
segno non si trova notalo in verun altro luogo. Cosi la bella iscrizione di
Oronte, procuratore di Augusto, che sta ancor ivi, ove la vide il Giovenazzi ,
nota la voce PRO'C e non altro, secondo l' esattissimo apografo di questo
grand' uomo ( Marini Aro. pag. 711 ). Appartiene alla medesima epoca augustea
la famosa cassa funeraria di P. Paquio Sceva e di Flavia Consa sua moglie.
Questa in dieci lunghe linee non marca di sicilico se non Etfed EK (Momms. i.
N. L. 5244, omesso il segno sopra EA). Una gran folla d* iscrizioni che
ricordano servi e liberti della famiglia imperiale di Augusto si contentano d'
imprimere detto segno nelle sole preposizioni A : leggesi I II Mommscn crede
OHL tre sigle e le interpreta Osta . Hic . Lucius ecc. Ma queste tre let- tere
sono strette fra loro , senza verun intervallo , senza veruna divisione
grammaticale di pun- to ; mentre l' iscrizione ci mostra ancora tutte le
lettere bene spaziate e con a ciascuna pa- rola il suo punto triangolare
profondamente scolpito. Ciò posto non pare affatto probabile, che le supposte
sigle siansi dallo scarpcllino ( e ciò nel bel cominciamento della epigrafe )
si stretta- mente volute congiungere in un sol vocabolo, senza averne bisogno alcuno.
-24- quindi A IANO MEDIO (Morom. 6830) A TTTVL (id. 68*1), A CORlNTfllS (id.
ibid.), A L1BRIS PONTIFICALIBVS (id. 6831), A BIBL10THECA LATINA APOLLINIS Od.
ib.), A CVBICVLO TI • CAESARIS (id. 6857), A POTIONE (id. 6861). A Gaglia- no,
piccolo villaggio presso Castctvecchio Subequo trascrissi quest' altra lapida :
T . PdkPVLLIVS . L . F . LAPPA fi • VIR • QVINQ TR1B ■ MIL A ■ POPVLO PRAEF •
FABR ■ EX • TESTAMENTO • ATBIVM AfCTIONARIVM ■ FIERI ■ ET ■ MERCVRIVM AVGVSTVM
• SACRVM ■ PtfNl ■ IVSSIT ARBITRATV • EPAPHRAE • LIBERTI 1 Lasciamo star un
altro buon numero di esempi per dar luogo a due ben singolari monumenti dettati
in metro. Proviene il primo da una lapida che si leggeva già nel Grutero 864,4
( il Passione! ci. VI , n. 16 ne trascrive da un frammento le sole prime tre
linee), ma che fu poi riveduta dal Marini , il quale vi notò gli accenti
omessi, (Are. pag. 713). Non pertanto in sci versi due sono le voci notate del
segno: C . CANINIVS . C . F A R N • LABEO PATER OMNES HEI MEI SVNT FTLPVS ILLVM
MAN'V 1LLE ILLAH MERETO MISSIT ET VESTEM DEDTT QVOAD VlXSI VlXSERE OMNES VNA
INTER MEOS EVNDEM MI AMOREM PRAESTAT PVERILEM SENEXS MONVMENTVM INDIQOST SAXSO
SAEPTVM AC MARMORE QRCVM STIPATVM MOERVM MV'LTEIS MILLIBVS. Viene da ultimo il
celebre papiro ercolanese , che ci ha conservato laceri avanzi di un poema
intomo alla battaglia ad Aclium colle sue conseguenze in Egitto. In esso ab- 1
II Muiut. 482, 2, le mette in Roma ; ma il Mamnj, Arv. 548, correggeva questo
sbaglio, mentre Morcelli de Stilo CCXXXVI1I la dichiarava Corana. Il Mommscn
che non conobbe la correzione del Marini, sulla copia del Muratori e del
Lupoli, II. Yen., pag. 150, pronunzia: De ipsa imriptione nihil affirmo; hoc
dico non tue Paelignam ( /. N. L. Faltae aut suspeclae, n. 83t* ). Recente- mente
però il sig. Henzen no ha assicurato il Mommsen o per l'autorità delle Bchede
valicane del Giovenazzi, e pel testimonio del sig. Brunn {Inscr. Latiti. Sekct.
Urelliamrum, T. Ili, pag. 423, n. 3883); nulla di meno non si vede corretta la
omissione degli accenti. biamo noi un solo esempio nella voce ACIES di questo
verso (Kreyssig, Carminit La- tini de B. Aetiaeo ito Alexxmdrino fragmenla,
Upsiae, 1814, pag. 4 e pag. 14) : QVALIS AD INSTANTIS ACIES CVM TELA PAraNTVR
In una lapida edita dal Vermiglioli nelle Iscrizioni Perugine latine , pag. 713
, trica ancor essa, occorre solo SE'DES e DILE'CTAE 1. Non anteriore al 796 (42
dell'era volgare) nè posteriore all'819 (pag. C. 65) è que- sto monumento di
una liberta appartenente a Claudia Antonia, figliuola di Claudio Im- peratore.
È nel Kircheriano assai bene conservato. Fu dato dal Muratori pag. 187,3 , e
893,6 , due volte , poi dal Brunati glutei Kircher. Inscriptiones , pag. 66 ,
130); ma non occorre avvertire che ninno vi marcò i segni : DlS MAND3VS CLAVDIAE
ANTONIAE L1B LACUNE PHILIPP VS • RYST1AN PVBLICVS • AB SACRARIO DIVI AVGVSTI
OONIVGI • CARISSIMAE . FECIT • ET • SI DI Ai tempi di Adriano conservavasi
ancora questa scuola severa , e ne viene garante questo bel cippo del Museo
Campana al Laterano dedicato alla Diana , che vi prende il luogo della Giunone,
cioè alla Diana di Elia Procula : D M SACR V M DEAN pila in b»' AE ET MEMO' R I
A E ■Hit «M» AEL « «coi.- I A E P B CC V L A E P AELIVS • ASCLEP1ANVS- AVG •
LIB ET • VLPIA • PRISCILLA FILI AE . DVLCISSIMAE FECERVNT I Prima del
Vermiglioli l'aveva data coi segni il Marini, Arv. 710. I Sotto Macrino e
Gordiano Pio , anzi piuttosto all' età di questo secondo deve collo- carsi il
marmo onorario posto dai Beneventani all' oratore e poeta insigne M. Cecilio
Novalilliano, che si dà l'appellazione di Preside della Mesia, in vece di
quella di legato. In una leggenda ben lunga di quindici linee , il solo
vocabolo marcato è POÈTA E (Momms. 1420, ma non vi notò questo segno) : M
CAECILIO NOVATILLIA?} C V ORATORI • ET • PO ETAE • INLVSTRI • AL LECTO INTER •
CON SVLARES PRAESIDI PROV MOES SVP- etc. 10. Detfuso men parco di questi ugni.
A tal serie di esempii succedano ora quelli che appartengono ad un'altra scuola
me- no austera ; e sia il primo un ben raro monumento del 744 , non già com'è
pubblicato dal Bandini in un' opera speciale , riprodotto poi dal Zoega De
orig. et twu Obdisc. pag. 51 , dal MorceHi, de stilo, E, pag. 38, e dall'
Orelli n. 36 , ma secondo la mia le- zione , per la quale restano tolti gli
accenti all' 0 di AEGYPTO e di ROMANI : IMP CAESAR • DIVI F AVGVSTVS PONTIFEX •
MAXIMVS IMP Xlì ' COS • XI • TRIB POT XIV AEGVPTO IN • POTESTATEM POPVLl •
ROMANI REDACTA SOlI DCNVM DEWT Dopo del quale debbo collocar gì' insigni
frammenti di funebre elogio, che leggonsi presso il Fabretti, al quale il
Marini fa una buona giunta di segni omessi dal primo tras- crittore (/ni. Alb.
pag. 136) , aggiugnere di poi 1' altro elogio di Murdia , che fu pro- dotto dal
Fea nelle note alla storia dell' arte del Winckelmann III , pag. 202 ( dal
Marini l la riproduce ma non esattamente V Orelli n. 4839 ). Occorrono nei
primi frammenti. t 11 Marini vi ha fallo una breve giunta (Iteri:. Alb. pag.
136) ; 1' ultima emendazione mi è stata comunicata dal Cav. de Rossi. È
notevole PASSA' due volte scritto col segno sull' ultima , tuttoché nominativo.
Vedi però ciò che siamo per dire più appresso Digitized by Google PATRI AE, A,
INANITER , DEBE0 1 ,... E'RVAM , PASSA SI'S, COMVNCTff SALVTARITER TV A obi.
PEDES , RAPSATA , LIVtfRIB REPLETA , RE'S , EDlCTl , MEtfRVM , NCTBSCERENT ;
RAG EFFICACIVS , CUSTODIA obi. SPI- RITÒ gm. PATIETIÀ , (TRATIONI, MER1TORVM,
PRAETERAM PACATO, FORTUNA , PROCE / DEr« , DE'FYTT , AlijTS VIRTVTIBVS ,
DB?IDE*NS , FE'CVN- DITATI , FE'MINIS , ORBITATE ME* , LfBERO'S dePO'NEREM ,
E'LOCVTA , CONCORDIA NOSTRA abl. TV* , FVTVRO'S UBERO'S . . . T tfS TfOS
ADFirmA- RES fulVRVM FATO', LE% VITA abl. CVpidlTAS, NECESSITAS, VERO',
dtfliDENTlA PARTtfS gm. PARARE^ LATO', FIUAaM. FATO', SENSfS MEtfS , CO'NSECRAT
FRVCTfS NON DETtVNT FAMA T\'A FIRMA , ACTIS , STATUS gm. AMISI, prOPVGNATRICEM
, NATVRALIS , VIRE'S, CO'NSTO', CASt»S MEO'S LfCT^M O'RATIONIS , MANE^S
Similmente quello di Murdia i nota del segno quasi quaranta vocaboli QVO'
HEREDE'S tfS ADIIIBITA FACTA CERTAS AUOVA CONTVMELIA VSSV HOT A OBSEQVIO'
CONSENSI VffiO'S UBERO'S VERITATE FE'MINA- RVM PROPRIA CVSTOD1A VARIETATE'S
BONA FAMA ARDVO'M COLENDA E& MATER MODESTIA PROB1TATE PVDICITIA OBSEQVIO'
LANIFICIO^ DIU- GENTrA FIDE 7 PAR VLLI SA PIENTI A E' AVT La lapida ha tuttavia
bisogno di essere riveduta o corrotta sull' originale. iVS , che in antico si
scrisse IOVS, come IOVSIT, ed fSSV por VSV, che derivasi de OITI, OITIER, come
OITILE. La Capuana ( Momms. 3629), nei pochi frammenti che ne rimangono, ben
dimostra non esser lontana da questi tempi. In essa son impressi i segni nelle
voci : IVDICIA...CEQVE, PLtfRIMIS, PVBLICE'due volte, OFFICIO'RVM, D ENFICI
E'NS, RE'S, PVBLICA abl. PIACERE', CO'NSCRIPTIS * , DO'NISQVE (Momm. 3629).
Pongo allato a questi monumenti l'elogio di Romolo scoperto già in Pompei, ed
ora nel museo Borbonico come la precedente. Ivi si leggono queste voci segnate
: RO'MVLVS, MARTIS, RO'MAM, ANNO'S, DVODEQVADRAGINTA 3 (Momm. 2189). È dei
tempi di Augusto la seguente (Momm. 6865) : 1 Makini, Iter. Alb. t 136; indi
TOiielu L, pag. 355. U Fca nelle note al t. MI del Winckcl- mann , pag. 26 , n.
44 , la riproduce come inedita ; il Rittcr la ricava dal Marini. 2 La
proposizione CO.N (piando precede la lettera S e riputala lunga (A. Geli. II,
17, IV, 17). 3 L' ultima In Quadraginta, come in Triginla, In Sexaginta, si
riputò lunga. (Serv. ad Acn. 11, 651, cf. Vossio de A. Gr. II, 204. Lindem.) a
questi tempi. — 28 — COSMVS AEDITWS • MATRIS ' D ANTIOCHO • SACERDOTE ANNfc •
XII EIVSD AB IMP • AVGVSTO • GRATIS" MAN tfMISSVS i OL SYPRA SVNT H ■ S •
N ■ I • DONATIO'NIS • CAVSA MANCIF Insigne poi è questa tessera , sola in tal
genere a portare segni. La pubblicò il Fa- bretti (/. D. ci. 1, n. 190) , ma i
segni si debbono al Marini (Are. pag. 70) , che ve li aggiunse : appartiene
all'anno 751 . FADCNI P K • IVN L LENT • M • MES CoS Appartiene a M. Plauzio
Silvano questa bella iscrizione, console nel 752. L'ho tras- critta di recente
e vi ho aggiunto quei segni non marcati dal Nibby (Viaggio I, 115), e per
conseguenza nè dairOrelli che da lui la prende n. 622 : H • PLAVTIVS • M F A N
SILVANVS • COS • Vffvm • EPVLO'N IIMC SENATVS TRIVMPIIÀLIA ORNAMENTA DE'CRE'VIT
OB R&S IN ILYRICO BENE GFSTAS SATRL\ CN • F VRGVLiNIA VXOR A • PLAVTIVS M •
F VRGVLANIVS VlXIT ANN K 1 1 . Della incostanza nelV uso dei segni e degli
sbagli nel collocarli. Per le quali osservazioni assai bene si apprende che
anche nei primi tempi d' intro- duzione di questa novella ortografia fu chi
intese di servirsene a suo piacimento, senza attenersi a regolo , non così però
che ne abusasse o col numero indiscreto o colla per- versa applicazione.
Digitized by Google — 29 — Non potrebbe quindi passarsi per buona la nota del
Morcelli : Non est inficiandum apices ittiusmodi nullo vocalium longarvm aut
brevium discrimine saepe apposito* te- mere et (ine causa (de Stilo, 1, 11,
part. 3 o 9). Più ragionevole pare il Maffei quan- do scrive : Quandoque eur in
eodem titulo quibusdam litteris appingantur, quibusdam minime, inteìligere non
est(Mus. Veron. pag. 171). Dico per altro che dopo la dimostra- zione della
origine di questo segno , non si potrebbero moltiplicare i casi di uso erro-
neo ; perocché, tranne un piccolissimo numero di eccezioni, generalmente li
veggiamo adoperati procisamente ove per avventura gli antichi avranno notato in
altro modo la vocale lunga. Ma quanto alla incostanza in metterli o
tralasciarsi, la colpa dee essere stata degli scarpellini piuttosto che degli
autori delle epigrafi. A darne un esempio prendo le due lapidi crcolancsi
dedicate l'una al Divo Giulio e l'altra al Divo Augusto (Momm. 2391-92) -,
poniamocele davanti : Io qui non entro a discutere , perchè siasi voluto
imprimere il segno sub" 0 , e la- sciarne privo 1' I ; essendosi scritto
prima DEIVO come si legge su di una I semina de- dicata per lo appunto a Giulio
{St. d' [sernia, pag. 70): GENIO - DEIVI • 1VLI etc. e neh" ara posta
sotto al palatino , da me or ora trascrìtta ( OreUi 2133, ed ivi Uensen HI, p.
178) e altrove : ma non può affatto scusarsi che 1' 0 di AVGVSTO ne manchi. Non
sarei per altro tentato di darne la colpa a colui che consegnò le due
iscrizioni allo scarpelUno. Lo stesso dicasi della perversa collocazione.
Strana cosa al certo sarebbe che sopra un monumento elevato a Germanico si
scrivesse il segno o ben due volte sulla seconda sillaba della voce Coesori,
Caesaris: pure leggesi presso il Marini (Art. pag. 710) : DIVO ifLIOf
AVGVSTALE'S DIVO' AVGVSTO AVGVSTfUES SEI ■ DEO . SEI . DETVAE . SAC C SEXTTVS • C • F . CALVINVS . PR DE . SENATI .
SENTENTIA RESTITVIT GERMANICO CAESARI T CAESARIS AVG • F DECVRIO'NVM decreto
-30- A me non fa meraviglia che qualche errore s' incontri sui marmi in questo
gene - re 1 , essendo apertissimo che assai più numerosi sbagli si vengono
osservando nelle leggende (cosa tanto più rilevante) ai tempi medesimi dell'
aurea età. Aggiungasi qui una osservazione che non veggo fatta Onora da altri.
Gli antichi dovevano al certo avere dei mezzi di correggere uno sbaglio occorso
nella pietra, senza che fossero sempre obbli- gati di radere la lettera e di
soprascrivervi un'altra : questo era al certo, come usa an- che oggidì , e
qualche sebben raro esempio antico pervenuto fino a noi ce lo insegna , di
accecare col mastice il taglio aperto. Or , possiamo noi sempre dire che non
furon corretti gli orrori a tempi antichi ; specialmente osandosi allora di
tingere a color rosso le lettere -, col qual mezzo era assai agevole di
sostituire la vera leggenda alla erronea ? Arrecheronne qui duo esempii per 1'
uno e 1" altro uso. n primo è sulla insigne lapi- da dei Naulae Parisiari.
L'hanno fatta incidere gii autori del Nouveau Traili de Diplo- tnatique (Il ,
tav. V) , non senza rimarcare : Celle fameuse inseription du
premier et du plus considérable des bas reliefi GauUns troutés à Notre Dame de
Paris en 1711, a donni beaucoup d'exercice aux plus savans anliquaires de ce
siide (pag. 572). Tutte
le copie che se ne son tratte differiscono tra di loro, nè quella che ci si dà
dai lodati autori merita il nome di esattissima. Ecco la mia trascrizione : T1B
• CAESARE AVG • IOVI • OPTV" MAXSVMO ift NAVTAE PARISIACI • PVBLICE •
POSIERV NT- I Tra questi io conto PASSA' nominativo ripetuto due volte sull'
epitelio riferito più avanti, IVVENIS nel titolo del Museo Modanese edito dal
Cavedoni tra i suoi marmi a pag. 257 : D f || Q • SOSI ^ GEORol itfVENIS OPTIMI
PIENTTSS /s PARENTES VÌXIT • ANN • XL ^ FECER IN SICILIA • SYRACVSIS VENERI^ S
IMomm. 2335) e XOVELLlVs (id. 2370) in Pompei, FlLltf S presso il Marini [In,
pag. 712), TERTl^S nella collezione del Mommaen, 6482. Digitized by Google -51-
Dal quale apografo risulta bea chiaro che la seconda M di Optumo fu rasa dagli
an- tichi, i quali scrissero Y 0 più piccolo di sotto perchè mancava lo spazio
accanto alla M della linea superiore, tuttoché l'avessero scolpita in
proporzioni più piccole, che le altre lettere : non è dunque vero che si legga
ivi OPTVMMO come quasi tutti finora tra- scrissero. L ara collocata nel recinto
del tempio Pompeiano che dicono di Venere , ma eh' io ho dimostrato essere di
Mercurio e di Maia, porta due iscrizioni o piuttosto una sola ri- petuta su due
facce. Nella prima leggesi il secondo nome scritto cosi : L SEXTILIVS L • F ma
nella parte opposte, si vede invece scritto L • SEXTILIVS • SVÉ • F qui la L
scolpite sul prenome SEP mostra chiaro che vi fu fatte una correzione : lo che
posto, come le lettere SEP non sono rase in verun modo, egli è necessario
conchiudcre che vi furono ricoperte dal mastice. Dal mastice egualmente credo
corretto lo sbaglio sulla tento rinomate iscrizione di Duilio che a Roma
copiai, ove sta scritto NAVEB © S 5 gli altri danno NAVEBOS coli' Ordii N. EH9,
col Grotcfcnd (Lat. Gramm. 2, pag. 292), col Ciacconio (Coi. Rostr. in Thes.
Graev. IV, 181 1 , ; il Ritschl poi no, che la riporte esattamente. Non posso
qui omettere una necessaria avvertenza, che il numero sebben ristretto degli
sbagli in materia di segni vien soventi accresciuto dai trascrittori e da-
gl'impressori dei libri ; che inoltre ho osservato talvolta a torto imputarsi
l'antico per mala interpretazione del senso. Siane documento la bella epigrafe
di Telefo edite del MafTd , uno di coloro che mena alti lamenti intorno alla
collocazione dei cosi detti ac- centi : 'Nam praepoitere adpotiti
deprehenduntur non in frequentar. Io certo vorrei toglie- re da questo numero
l'epigramma di che è parola : eccone la edizione del Maffei mede- simo (Jf. V. pag.
171 ). TELEPIIVS UKC SE/DE 1VCVNDA POT11VSQVE QVIESCENT DEBITA CVM FAT1S
VENERIT HO'RA TRIBVS UIC LOCVS HEREDI NE CESSERIT INVIOLATI SINT CINERE'S TVM
Q\QfS CINA FAVILLA TEGET TELEPHVS ìliin MR SIBI ET SVIS Il dotto editore si
mostra assai mal conlento del primo esametro ove scopre due er- rori di
prosodia in tede iucunda, errori che il poeta, die' egli, avrebbe potuto
facilmente Digitized by Google 32- evilare se avesse scritto Tekphus hac
iucunda sede Pothusque quiesceni. Non v' era in- tanto veruna ragione di dar
questa dispiacevole lezione all'antico verseggiatore. Peroc- ché iucunda ivi è
nominativo, e non deve affatto leggersi sede iucunda (senso per altro
inconveniente in proposito di un sepolcro ), ma Telephvs, Ivcvnda et Pothvs hac
sede quiescent, debita cutn fatis veneril hora tribus. L' unica licenza che si
è presa il poeta è di allungare la cesura pentemimera in sede. Il Maffei
toglierebbe colla sua transposizio- no anche la cesura eptemimera all' esametro
contra ogni legge. Da questa vera inter- pretazione segue che nel pentametro
non si parla affatto delle (ria fata, come crede il .Maffei, che si ha tratto
dietro ancora l'Orelli (n. 1777 ) dal quale vien collocata perciò nel capitolo
degli Dii Immortale*, e richiamato Procopio de B. Golh. 1,25 -.'% -r;>£a
?r:a , 5Ìtu) fi? Tw[j.»5i tì; i«£pa; vsw^xasi xaXttv. Dopo l'Orelli si è
continuato ad invocare a proposilo delle tria fata questo pentametro, che ne è
divenuto famoso. Una osservazione somigliante mi porterebbe a dare altro
supplemento alla lapida pompeiana di Cacsio Dafno Perocché siccome qui l'aver
veduto Iucunda senza segno sull'ultima mi pose sulla via della vera
intelligenza, cosi in quella il YF.X,\T\ mi mette forte sospetto non sia
l'ablativo che tutti han veduto, ma invece un accusativo neutro plurale. La
lapida dice : D D eAESIVS • DAPHNVS augusTXL NVCERIAE ■ ET stabis AEDEM GENI •
STARIMI et araS MARMORP///,. VEXATA «DE RESTITMT I supplementi dati dal sig.
Mommsen combinano in gran parte coi mici antichi preoccupati di già dall' Ab.
Guarini : perocché supplisce egli Augusta! alla terza linea , Stalli* alla
quarta, Ihlapsis marmoribus alla quinta. Cosi ancora il Mommsen, che rico-
nosce un avanzo di V dopo MARMORI : ma io non posso accordarmi con lui neanche
a supporre un errore del lapicida che avrebbe scolpito MARMOIUVS ed inserito
almeno un R più piccolo fra l'I tY avanzo dell' V ora perduto colla frattura
della pietra. , Piuttosto io leggo MARMORI AM 1 e supplisco avanti aras, o cosa
analoga 2. 1 Marmorìus e dei buoni tempi non meno di Cenali* , di Aria, di
Beniwlus, di l'hilu- minus, ecc. Il supplemento da me proposto aveva non
pertanto bisogno di una conferma, sulla natura del frammento che io voleva
fosse un A. Ne dimandai al Mincrvini, ed egli al 6 Maggio del 18i0 mi rispose.
« Venendo ora al principale oggetto di questa mia lettera vi dico che il re-
siduo di lettera nella iscrizione di Cesio Dafno prestasi meglio ad un A che ad
un V : è proprio la estremità superiore della lettera la quale non offre tale
inclinazione da poter essere giudi- cato il principio di un V. ■ oeDE credo
scritto in luogo di aeì)\. 2 È regola ben nota dei Grammatici che il neutro
plurale aggettivo si accorda con due so- sianuvi singolari di cose inanimate,
com' essi dicono ( v. Lw. XXXVU, 32 ; Cicer. de Fin. V. 12 }. Digitized by
Google — 33 — Le iscrizioni noverate Gnora ci hanno fatto conoscere i due
sistemi invalsi nei primi tempi : col procedere degli anni più copiose appaiono
quelle epigrafi che abbondano di accenti, più scarse quelle che ne fanno uso
parco. Al 764 la plebe di Narbona dedica l'ara a Cesare Augusto sulla quale
scolpita si leg- ge tutta la formola della consecrazione. È vano cercare nel
Millin i segni che pur vi sono. Così TOrelli n. 2489, che la trascrisse dal
Millin Voyage, T. IV, 4, pag. 375, ne manca affatto ed il sig. Artaud che l' ha fatto incidere nel 1820 , Ditcours sur les mé- dailtei A'
Auguste et de Tibère au revert de l'aulel de Lyon pi. IX, ne ha marcati
solo al- cuni. Altrimenti la segna il Grutcro, pag. 229. Ma nella Biblioteca di
Bruxelles ho tro- vato una scheda che la dà copiata a' 3 di Gennaro del 4567 1.
Fu il trascrittore dili- gente tanto da apporre i seguenti segni. Alla leggenda
del primo lato v. 44 SÉ — 42 OBLIGÀVERVNT — 13 ARAM — 46 RECTOREM — 16 &
PLEBE — 49—33 NOMINI — 20 DB E* — 24 QVJÉ — 25 AVSPICJtTVS — 28 Eli — 16 — 35
RO- MANI. A quella del lato secondo v. 4 1 ORNARE — 43 CAVSA. n municipio
Augusto Veicnte, nel 779 , stende un decreto in favore di C. Giulio, Liberto
del Divo Augusto ( Fabretti I. R. 170, n. 324 , Morcelli , de stilo, 1, 4, VI).
Io la ripeterò qui dietro secondo la mia trascrizione : I Debbo contentarmi di
questa copia, perocché non mi è riuscito di averne una migliore. Digitized by
Google — 34 — CENT VM VIRI mvmciph AVGVSTI VEIENTIS RtfMAE IN AEDEM VENERIS
C.ENETRJCIS CVM C0NVEN1S SENT PLACVIT VNIVERSIS DVM DECRÈTVM CONSCRIBERETVR
INTERIM EX AVCTtfRITATE OMNIVM PERMITTI C • IVLIO DIVI AVGVSTI L GELOTI QVI
OMNI TEMPORE MVNICIP VEICS N(KN SO'LVM CONSILK) ET GRATlA ADIVVERIT SED ET1AM
IMPENSlS SVIS ET PER FILIVM SWM CELEBRAR I VOLVERIT HONOREM EI iVSTISSIMVM
DECERNI VT AVGVSTAL1VM NVMERO' HAREATVR AEQVE AC SI Eff IIONOW tfSVS LICEATQVE
EI OMNIBVS SPECTACVLIS MUNICIPIO NOSTRO BISELLIO PROPRIO INTER AVGVS TALES
CONSIDERE CE'NlSQVE OMNTBVS PVBLICIS INTER CENTVMVIRO'S INTERESSE^ ITEMQVE
PLACERE NE' QVOS AB EC LIBERISTE EIVS VEGTrGAL MVNICIPl AVGVSTI VEIENTIS
EXIGERETVR L ■ FAVONIVS LVCANVS A'CTVM GAETVLICO ET CALVISIO SABINO COS Al
fratello di Caligola appartiene il monumento edito dal Muratori, e dal Guasco,
ma a cui il Marini aggiunge i sogni : NERONI CAESARI GERMANICI CAESARIS F TI •
CAESARIS AVGVSTI ■ N DIVI AVGVSTI PRO N FLAMINI A VG VST ALI SODALI AVGVSTALI
SODALI T1TIO • FRATRI • ARVALI FETIALI QVAESTORI EX S C Altro bel marmo del 791
merita esser riportato a disteso (Marini, ber. Alb. pag. 13, 1-4, Fea,
Indicazione dtlla Villa Albani, pag. 73): ADFVE'RVNT C SCAEV1VS CVRIATIVS . L
PERPERNA PRISCVS " M • FLAVIVS RVFVS ■ 0 T ■ VETTIVS • RVFVS ■ Q CN .
OCTAV1VS SABINVS T • SEMPROMVS GRACCVS P • ACVV1VS ■ P • F • TRO C VE1ANVS
MAXIMVS T TARQVITIVS RVFVS C • itfLIVS MERVLA M ■ TARQMTIVS SATVRMN L MAECILTVS
SCRVPYS Digitized by Google -35- M • KQ\ÌLX • 1VLUN0T (OS P • NO'NIO •
ASPRrNATE VII K If nias PRO' • SALATE • ET • PACE • ET VICTORIA ■ ET • GENIO'
CASSARE A\gutti Altra lapida capitolina dei tempi di Claudio non ha in cinque
linee che solo DIS MXNIBVS notate di segni : DrS MANlBVS TI • CLAVDIVS • BLAS
TYS MEDICVS • U • C EST (hic conditus est). CLAVDIA NICE PATRONO b • M ET
AEÌ)VC1VS MAXIMVS • S • P • S • F Il nobile monumento dell' anno 799 edito , e
dato inciso in rame dal eh. segr. Comm. P. E. Visconti (Diss. della Rom. Pont.
Acead. di Arch. t. Vili, pag. 213), è un notabile esempio di parsimonia ;
perocché in ben sei lunghe linee non incontro altra voce che queste due :
PORTf/f/i. CAVSSA : TI • CLAVDIVS • DRVSI 1 F ■ GAESAR AVG * GERMANICVS ■
PONTIF ' MAX TRIB POTEST ■ VI • COS ■ DESIGN • ifii • IMP • XR P P FOSSIS
DVCTIS A ■ TffiERI ■ OPERIS ■ PORT? .... CAYSSX • EMISSISQVE ■ IN MARE ■ VRBEM
INVNDATIONIS • PERICVLO • LIBERAVIT I monumenti pubblici rarissime volle
portano impressi questi segui. Appartiene all'anno 801 (48 di Gesù Cristo) il
bronzo lionese fatto incidere esattamente dal signo- re Boissieu (Inscr. de
Lyon, 18 IG , pag. 136). Tra i rari marmi che seguono l'orto- grafia introdotta
da Claudio è il Fabrettiano D. pag. 172, n. 22) notato dell'anno 808
(Cardinali, hcr. Ani. Vtlit., Roma, 1823, pag. 9): TI CLAVDIO • CAESARE AVG •
GERMANICO ■ V SER CORNELIO ■ ORFITO (OS ISIDI • INVICTAI ET ■ SERMdi M ArDIVS
SERJIL1AI AjlOLa* UB AMERIMNVS EX • J IStf Digitized by Google -36- À questo
debbono far seguilo i due qui sottoposti tolti dal museo capitolino : DlS
MANIBYS SAC CALAMVS « TI CLAVDlI CAESAR1S AVGVSTl • GERMANICI PAMPIIILI*NVS EX
D D D.S D D A Poppea moglie di Nerone appartiene la lapida data dall' Orelli n.
733, e corret- tamente riprodotta ora dal sig. Henzen (Orelli, t. HI, pag. 68)
POLYTIMVS POPPAE'AE' \Xfg DISPINSATOR FORTVNAE • V • S Prima dell' 812,
trascritta da me nel capitolino : if LIAE • AVGVSTAE GERMANICI CAISARIs f
AGRIPPrNAf 2 All' 800 di Roma (dopo C. 47) fu Console la seconda volta Tiberio
Plauzio Silvano. Nel suo monumento funebre copiato da me al Ponte Lucano
copiosi ricorrono i se- gni. L'Orelli, che pur cita il Morcelli De Siilo 2,
pag. 89 e il Nibby, Viario, I, ì 16 lo produce al n. 730 senza apporvi neppur
uno dei tanti apici che lo rendono importante al sommo. Eccone la mia copia : t
Non conio fra gli sbagli il seguo sul cognome CALAMVS perché probabilmente
deriverà da Calama città della Numidia (Alt., de Civ. Dei 22, 8 cf Ptol. IV, 2)
ovvero da Calamos città del- la Fenicia Plin. 5, 20, 17 cf. Bokkisg Annoi, ad
Sol Orimi, pag. 356. Che se è cosi, avremo quindi guadagnato che la seconda
sillaba di Catàmos, o Calàma e lunga. Dell'uso poi di de- rivare i nomi servili
dal paese originario oltre alle cose raccolte già dal Cardinali nei Diplo- mi
pag. 43 e dal Borghesi, Suovo diploma. Atti della Pont. Accad. X, 191 ricordo
il classico luogo di Varrone de L. L. VIU, 21 pag. 174 ed. Muller : Tres cum
cmerunl Ephcsi singutos servos, nonnunquam alius declinai nomai ab co qui
vendit Artemidorus atque Artenìidorum sivc Anemoni appellai, alius a regione
quod ibi cmit, ab Ionia, Iona fai. /onam, hnem) : alius quod Eplttsi,
Epfiesium. 2 Paragona l'altra lapida dedicata alla medesima, che é nell'
Orelli, 5387 Digitized by Google TI • PLAVTIO ■ M ■ F-^AS SILVANO' ■ AELIANo
PONTIF • SODAL • AVG ffiVIR A A A F F Q TI CAESARIS LEGAT • LEG V IN GERMANIA
PR • VRB y LEGAT ■ ET COMITl ■ CLAVD CAESARIS IN BRITANNA CONSVLl PROCOS ASIAE
LEGAT ■ PROPRAET MOESIAE IN QVA PLVRÀ QVAM CENTVM BULL EX NVMERO
TRANSDANVVIANOR Ab • PRAESTANDA • TRIBVTA ■ CVM ■ CON1VG1B AC LlBERlS ET
PRINCIPB3VS AVT RE'GIBVS SVlS TRANSDVXIT MOTVM ORIENTEM SARMATAR COMPRESSIT
QVAMVlS PARTE MAGNA EXERCITVS AD EXPEDlTIONEM IN ARMENIA M MiSISSET IGNOTOS
ANTE AVT 1NFENSOS P R REGES SIGNA RIMANA ADOTlATtfROS LN RIPAM QVAM TVEBATVR
PERDVXIT RE'GIBVS BASTARNARVM ET RHOXOLANORVM FlLIOS DACORVM FRATRVM CAPTOS AVT
HOST1BVS E'REPTOS REMlSIT AB ALIQVlS I/ORVM OPSIDES ACCE'PIT PER QVEM PACEM
PRCVINCIAE ET OONFffiMAVIT ET PRO'TVUT SCYTHARVM UVOQVrRE'CEM A CIIERCNENSI
QYAE EST VLTRA BORVSTHENEM OBSffilO'NE SVMMOTO PBlMVS EX EA PROVINCIA MAGNO'
TRITICI MODO ANNtfNAM P • R ADLEVAVIT IIVNC LE / GATVM IN * IN HISPANIAM AD
PRAE / FECTVR VRBIS REMISSVM SENATVS IN PRAEFECTVRA TR1VMPHALIBVS ORNAMENTÒ
HONORAV1T AVCTOTtE IMP CAESARE AVGVSTO VESPASIANO VERBIS EX ffRATIONE EIVSQ I •
SS MOE'SIAE ITA PRAEFMT VT NON DEBVERIT IN ME D1FI ERRI IIONOR TRIVMPIIALIVM
EIVS ORN AMENTO'RVM MSI QVOD LATIOR El ' CONTIGIT MORA TITVLVS PRAE'FECTO VRBIS
HVNC IN EADEM PRAEFECTVRA VRBIS IMP CAESAR AVG VESPASIANVS ITERVM COS FE'CIT
-38- Avanli di passare all' Si;, , richiamo l' epigramma del quale il Mommsen
n. li 182 ita congiunto i due frammenti : è di buoni tempi e reca i segni sopra
questi vocaboli : QVAE'MISEIMBERE, QVJClttVS, HORAabl. K DECIMO, TR*XI, TERTlfS
I. ID Tffil VICTVRO PROROGET VLTERIVS. R marmo arvale edito dal Marini e dal
Cancellieri , tav. XV, datato dell' 813 ci si mostra copioso di apici.
Segnatisi questi sulle voci : GERMANICI, I \ NVAll due volte, ARVALIVM,
COLLÈGIO, NtfNAS COLLE'GI FRATRf M ARVALIYM VtfTA N V\N- CVPÀV1T due volte,
IMMOLATE, CAPITOLO, SVPERIOÌUS ed APtfNIVS. Meno provisto ò il marmo pompeiano
datato dell'815 o in quel torno. Costa di un- dici linee, nè imprime altrove
l'accento (Momm. 2226) che sopra CAVI PjKSTO'RIS. Sotto l' impero dei Flavii ,
alla vittoria dell' Imperator Cesare Vespasiano Augu- sto pone una base la
Tribus tucusana eorporit luliani: in essasi legge: lVl.IVS, IVTI (Momm. 6773).
Vespasiano creò in Pompei un incaricato straordinario per la decisione di
alcune liti fra la Comune e i particolari possessori di beni fondi , Suedio
Clemente. Or un programma pompeiano dipinto a pennello che cerca alla
magistratura Epidio Sa- bino interpone il parere di questo Suedio, scrivendo:
EX SENTENTI 4 SVEDI CLE- MENTE SANCTf IVDICIS 2. Anche i graditi danno esempii
in questo genere. La lista di gladiatori che comincia MVNVS M MAES . . .
(Graffili de Pompéi pag. 66 ) dà il sicilico a M v*NVS. Questo scritto non è
anteriore a Nerone perchè son nominati i gla- diatori Neroniani, però l'ho
collocato in questo luogo. Altro graffito pure appartenen- te ai giuochi veduto
e pubblicato dall' Avellino (Bull. Napoì. a. I, pag. I2o) legge : III l'C
PVGNATIO. Ai tempi di Vespasiano si scolpi l'epigrafe onoraria ercolanesc, che
legge (Momm. 2400) : 1 Ho citato Tertiìis più sopra Ira gli esempli del segno
erroneamente impresso. A sup- plemento del v. li di questa graziosa poesia
haetil Hauplius, come ci dice il Mommsen, a me pare peraltro assai leggera
cosa; e ripigliando da due versi in su, leggo cosi: 12. Ne grave sii quatto
paucis cognosccn casus 13. Quos tulerim dubios, et (juam sii dira cupido I i.
(Vlterjius nascentem aliquem procedere hora. LUcrius è nelle Metamorfosi di
Ovidio, li». II, v. 871 : buie abit ulleritts, mediique per acquora ponti Feri
prntdani . . . e se ne trova qualche esempio anche sui marmi : p. c. nel C. I
6268 2 Vedi ciò che ne ho scritto nel nuovo Bullellino Archeologico Napolitano
II. p. b\ scg. Digitized by Google FLAVIAE DOMITILLAE IMI» VESPASIANI CAESARu
AVO • Riporto all' epoca medesima dei Flavii V epigrafe di T. Flavio Evaristo
nella quale incontro AjftNTVI, AE'DITYVS, DB 7 MONETA, SILANVM. (Marini, /.
Alb. 10) e presso il Fabrclti (/. 0. pag. 1G8 n. 320) FLAVIAE, FLAVIA, IÀNVARIA
FILIAE' IT/CIT (id. nag. 107, n. 315) T . FLAVIO', T FLAVIO* VETTORI. 1NDVLGEN-
TISSIMO' VETTIANC, FLAVIA. Nel Buììeltino Archeologico Napolitano , I, p. 181 ,
ho discorso di Elvidia Pri- scilla, figlia del celebre stoico Elvidio Prisco
morto sotto Vespasiano , e moglie di II. Vcltio Marcello procuratore prima di Nerone
, por testimonianza di Plinio, poi di Ve- spasiano. Una lapida ci dà il
Fabretli che appartiene alla Qglia di una liberta di questa Elvidia I. D. p.
107, n. 32, con questa nota: liane inscriptiontm vulgatxral Grutcrvs 1120, 2 al
non omnino cxaclc omiuis pracurtim apicibut illis, Qtiibiu syllabae longae
tignavi solitae : i) ? m ILIADI 0 HELVIDlAE PRISCILLA^ DELICIO V A II M XI D
XXIIII 0 11ELV1DIA LA0D1CE' FfLlAE DVIXaSSIMAE' Neh" 83i ultimo della vita
di Tito fu incisa la tavola arvalo che è nel Marini la XXIII. In essa io trovo
: itfNIYS, VESPASIANI, CO'S due volle, itfLIAE, CAPITOLO, SV- PERIOTUS, VACCAS
due volte, CaTELLK/, CABLAR, VESPASIANVS, DOMITI A- NVS, QVtfS, N(ys, NOftas,
EOftQVE SALVCS, Eff, eie. La lapida di Q. Cecilio Feroce non è anteriore al
terzo Flavio , nominandosi sacer- dote Flavialc , sacerdozio instituito appunto
da Domiziano ( Stai. Syh. 1 , 239 , cf. Mari IX, cp. 101, o Suel. in Domit. 4 )
: la tolgo dal Marini /. A/6, pag. 72. Q: CAE- CIUO FEROCI K ALATO' RI
SACERDOTI! TITIAUVM FLAVIAUVM STVDIO / SO / E'LOQVENTIAE .... FIL10'. L.
Valerio rodente Nardo fiorì ai tempi di Marziale v. Oiann , Jahrb. del Jalm
1828, T. VIII, 05 segg. approvato dal Weichert, Poti. Latinor. rei. pag. 233 e
dal Baehr, U. Liti Ilom. I, 512. Ecco il titolo del suo sepolcro copiato da me
a Nola : -40- NARDV POETA PVDENS EffC TEGITVR TVMVLO Non posso qui omettere un
monumento dell' 838 nel quale devonsi deplorare più sbagli. Il Mafai lo ha
pubblicato il primo (Jf. V. pag. 82,2) ; di poi il Morcelli che lo commenta (
de Stilo, 1 , 1, 41 ). Stimo per altro che una novella revisione sia neces-
saria prima d' incolparne onninamente gli antichi , che nè anche nei tempi
molto po- steriori sbagliano si all' ingrosso : CLAVDIA ATTICA ATTICI AVG LfB-A
RyinriO'MBVS 1 IN SACRARIO CERERIS ÀNTlATfNAE 2 r.MP CAESjKR DtfMlTIANO 3 AVG
CERMANIC XI COS È evidente che si sarebbe dovuto scrivere A' Rationibu* ed Imp,
poiché la prepo- sizione In è breve davanti al p, e Cae'sar (questo secondo
sbaglio è slato ripreso più sopra). 12. Pareri dei dotti intorno alla durata
dei segni detti accenti; veri termini di questa usanza. Il Winckclmann nella
lettera al Consigliere Bianconi , opp. T. VII , pag. 26 , ed. Prato, tiene che
queste note critiche non compariscono nelle iscrizioni posteriori al se- colo
di Augusto. Poi si restringe a dire che se ne trovavano fino a Nerone ; cosi il
Fea. Ecco le parole del Winckelmann : Lettera al Conte di Brùhl , opp. T. Mi ,
pag. 221 : « Presso i Romani nei loro migliori tempi era in uso una specie di
accenti e le iscri- zioni da Augusto fino al Nerone , Fair. Inscr. 168 , n. 170
, 235 , si distinguono per mezzo di questi : e soltanto per questo motivo io
reputo appartenere a queir epoca l'iscrizione ultimamente ritrovata a Roma e
priva d'indicazione d'anno CELER PRIMI, etc. v. sopra a pag. 22. Un erudito dunque (Basnage, préf. à l'Hisloire des Juios, pag. I ARATIONB
(Zaccaria, Inst. Lapid. pag. 268). 2 ANT1ATD/E »d. 3 DOMITIA? id. 36 ) il quale
sostiene che tutte le iscrizioni antiche sono senza accenti , non no ha ve-
dute molte. » Sembra che Basnage abbia tolto di peso dal dialogo del Lipsio de
recto pronunciatione, c. XIX questo asserto , senza curarsi d'intendere che ivi
propriamente sono esclusi gli accenti dalle lapidi ma non gli apici : Lapis ego
, si aeeentiuncuìarum istarum usquam apex .... L'opinione generale diffusa dal
Marini e seguita al presente dai dotti si è , che Ir iscrizioni notate di
accenti, dicon essi, cominciano con Augusto e finiscono quasi onni- namente
sotto Traiano (Marini Arv. pag. 710}: « Dai moltissimi monumenti rimasi con
essi ( accenti ) , conchiudo cho se ne fece un uso grande sotto Augusto , e
dopo , fino a Traiano , e poco più , e parrai bene di non sbagliare riferendo a
un tal periodo forse tutte le lapidi che ho lette accentate, e per le note
cronologiche e per la eleganza delle lettere e dello stile. Qualcuna sarà forse
anche degli ultimi tempi della repubblica , e qualcuna di quelli degli Antonini
; ma rarissime le une e le altre , ni io saprei accen- narne pur una. » Il sig.
Ritschl tiene che la : noca doclrina grammaticorum qua iuberetur locaìium
prodnctio apice qucrn acce.ytvm vocitamus notori , intaluit circa D. Augusti
tempora (ìlon. Epigr. tria, pag. 31-32). Del tempo in che terminasse un tal uso
qui non gli oc- correva dire : ma sappiamo almeno che egli non conosce
monumenti molti anteriori al Divo Augusto , cioè come pare al 767 , nel qual
anno ad Augusto fu decretato il nome di Divus. I miei studii siccome mi hanno
fatto fissarne i primi esempi al 680 in circa , cioè a quasi 90 anni prima ,
cosi mi permetteranno di ampliare gli stretti termini posti dal Marini seguito
Gnora da tutti, dimostrando che non sono rarissime quelle che dai tempi di
Traiano in poi siansi impresse coi segni ; non cessando nel tempo stesso di
maravi- gliarmi come potesse il dotto uomo affermare che non saprebbe egli
accennarne neppur una ; egli conosceva per certo la lapida di Urso, tutta
insignita di segni, ove è menzione di un feria <er Consul dei tempi
d'Adriano. Comunque ciò sia, quello che io conto di più, è di poter dimostrare
sotto Traiano non solo, ma ancora ai tempi di Adriano e di Antonino Pio
tuttavia in pieno vigore questa consuetudine. Di Traiano che non si esclude dal
Marini citerò la gran base del R. Museo Borbonico posta da un Settimio
ragioniere della flotta, servo dell' Imperator Traiano Germanico Dacico, alla
compagna Flavia (Momm. 2652, copiata anche da me) : fi -42- SEPTIMIVS IMP •
TRAlXNI CAESARIS . AVC GERM • DACIC SER DISP CLASSIS FLAVIÀE CÀRAE COXIVGI
SANCTISSIMAE Questa lapida è certamente posteriore alT8S0, nel qual anno
Traiano ricevette l'ap- pellazione di Dacicus. Contemporanee a questo principe
sono le lapidi dei suoi liberti. Eccone tre, due dal Capitolino e la terza dal
Kircheriano : 1. D * M H • VLPIVS • AVG • UB SEVTHES FEtlT •
EPAPHRODITO' VERNA E' . SVOT • K/flUSS DE • SE 7 - BENE • MERITO VIXIT ■ ANNO •
VNO ME^SffiVS • QVINQ DIE'BVS • OCTO 2. D M • S VLPIAE' . ONE^SLMES M VLPIVS •
AtfG • UB y AGATHAXGELVS> CONTYGl ■ FEC1T 3. D . M m VLPIVS •
AVG LfB HIERAX praE^OSITVS • A*RI POTORI caESARIS N FECIT Digitized by Google —
43 — Pongo a questi tempi la lapida reatina che dopo altri ho pubblicata di mia
lettura nelle Intcript. vet. Reale quae exstant, Bruxcllis 1854, pag. 18. A HERENNTLErVS
CESTVS • NEGOtlATOR. VINJmiVS • A • SEPTEM CAE'SARIBtfS • IDEM ■ MERCATO» (O
mon.) OM.MS • GENERIS ■ MERCIVM TRANSMARINARVM UCTOR VIV0S • SIRI FECIT • ET •
LD3ERTIS L1BERTABVSQVE • SVIS' POSTERISQ . E'ORVM Posteriori o contemporanee a
questo principe sono tutte le iscrizioni dei soldati della (lotta di Miscno e
di Ravenna, che aggiungono il soprannome di Praetoriae di che esse furono
onorate da questo Imperatore ( v. il Vemazza, Dipi, di Adriano ed il Bor- ghesi
tra i miei Monumenta Cla$$it Praetoriae Mi*e*en$i$ , Napoli , 1852 , pag. 24 ).
Eccone due : (Cl.Pr. pag. 43, num. 72, Momm. 2093). DfS MANIH P PACOftU? • MORO' FABRO* • EX CLASSE PR MlSENENSE NATION • NlCAENS MX • ANN L
MILITATO (IT mon.) ANNIS • XXVIII P PAC0N1VS GRAPTVS PATRONO • BENEMERENTI (NTI
mon.) {CI. Pr. 30$. pag. 42, num. 60, Momm. 2768). Digitized by Google - 44- D
y • M y • 1 M CECILIO' • LE'TO^ VETERANO' EX' • Ci/ PR y MIS' • QVI BIX1T ANNfS
LXIII MAIA • DONATA BENEMERENTI . COIV Gì • FECET li sig. Conte Borghcii ha
dichiarata una sua opinione intorno alla lapida di Urtus , conosciuta per più
pubblicazioni ( v. Morcelli de Stilo , Orelli , 2592 ) , nel Bullettài» Arch.
Kapol. nuova serie li, 44 , ove l'aggiudica agli anni seguenti dopo il terzo
Con- solato di Annio Vero (879 p. C. I2G). Cosicché dovendo supporre passati
degli anni dal tempo in cui egli si esercitava nelle terme Troiane e altrove ,
ella cado probabil - mente sotto l'Impero di Commodo. Ella è ricca oltremodo di
segni : 1 E/a non è necessario avvertire che questa seconda è ben posteriore a
Traiano. I segni che accompagnano 1). M. Ex. CI. pr. Mis. non sono nò sicilici
nè accenti, ma una tal sorta di apo- strophus ( Cf. S. Isid. orig. 1, XXIII )
in uso nella epigrafia Ialina, di cui in altra occasione cer- cherò determinar
la natura e l'orìgine e la durata. Qui pero non posso omettere che in taluni
li- bri (p. e. neU'Orelli, num. 4800), la positura (Isid. ih. XIX) si è notata
collo stesso segno, che il sicilico , ciò che potrebbe recar imbarazio ,
vedendo e. g. PRAEFERRET", CEP1SSET', REL1N- QVERETVR', LAVDARETVR', eie.
neUa lapida di Murdia ( lo ha bon avvertito il IUtter, Acc. Lai. doclr. pag. 99
). Lo stesso segno Anale ricorre nella epigrafe nobilissima di Paquio Scova, in
un frammento di decreto imperiale dettato da Tiberio scoperto a Marubium, (ora
e Inserito nel Bull, dell' Instituto di Roma a. 1855 pag. 26), nel fine della
laudatone funebre prodotta più sopra da noi, OPTO^ ed in altri dei migliori
tempi. In alcune epigrafi molto posteriori a questo aureo se- colo si omette il
punto divisore delle parole, ed in suo luogo vedesi usurpata la medesima linea.
Ke addurrò a maniera di esempio questo litoletto che ne offre uno dei più
chiari modelli : IV W S' IVL1A/ BACCHIS' IVLIO/ EPAPHRO DITO' PATRONO'
BENEMERENTE ff FECIT' Digitized fc>y Google VRSVS TOGATO VITREA QVI PRlMVS
PILA Lfsl DECENTER CVM meis lVsCrirvs LA VD ANTE POPVLC MAXIMIS CLAMO'RIBVS
THERMlS TRAI ANI TIIERMIS AGRIPPAE ET TITI MVLTVM ET NERtfNIS, SI TAMEN M1HI
CRE'DITIS, EGO SVM, OVANTE'S (X)NVENITE PlUCREPI STATVAMQVE AMICI FLO'RIBVS
MOLlS ROSÌS FOLIO'QVE MVLTO' ADQVE VNGVENTO' MARCIDO* ONERATE AMANTES ET MERVM
PRO'FVNDITE NIGRVM FALERNVM AVT SE'TlNVM AVT CAECVBVM VIVO 7 VOLENTI DE /
AP0TIIE / CA DOMINICA VRSVMQVE CANTTE VO'CE CONCORDI SENEM HILAREM IOCCSVM
PILICREPVM SCHOLASTICVM QVI VlCIT OMNE'S ANTECESSORE^ SYOS SEANS? DECORRE ADQVE
ARTE SVPTILISSIMA NVNC VE'RA VERStf VERBA DICAMVS SENE'S SVM MCTVS IPSE FATEOR
X TER CCNSVLE VEW PATROW NEC SEMEL SED SAEPIVS CVIVS LIBENTER DICOR EXODIARIVS.
Niuno è messo fuor di luogo , nè indiscretamente usurpato. Urso ora stalo a
buo- na scuola , o piuttosto colui cbo gli avrà composto il bello epilafio.
Neil' impero del Pio Antonino , debbo ricordare in secondo luogo la insigne
base vaslense drizzata dai cittadini d' Histonium al celebre poeta L. Valerio
Pudente loro concittadino, nella felice occasione della sua vittoria
capitolina. Tutta la leggenda che fu scritta sotto Domiziano vedesi affatto
priva di segni \ ma non cosi piacque di fare al tempo di Antonino , quando fu
necessario aggiugnere alla vecchia iscrizione due nuove linee dichiarative
della novella dignità di curatore confidatagli dal Pio L' au- tore di questa
giunta era educato a scuola ben diversa e però scrisse ivi colle note cri-
tiche del segno : CtfRAT REI • P • AESERNLNOR ■ DATO' AB IMP • OPTIMO ANTONINO
AVG ■ PIC Nel 912, 159 di G. C. anno della vigesima seconda potestà tribunicia
di Antonino, la Sehoìa Artnalurarum delta flotta di Miseno pose una base, la
cui iscrizione fu di poi rasa per scolpirvene un'altra al Prefetto Flavio
Mariano Rimase però al lato destro Te- - -iC- poca della prima dedicazione
scritta così (Moinm. 2648 ; niuno , siccome ho avver- tito nelle hrr. di
Salerno, pag. 16, vi ha osservati i segni) : dédlCATA IDIB APRIUB <?umìTLLG
/ ■ ET PRISCO* COS Conservasi in Rieti la rinomata lapide dedicata al Padre
Reatino dai seviri Augu- stali. Vano è cercare nelle copie precedenti i segni
che niuno dal Ligorio allo Schenar- di non ve li appone. La formola OR ■
IIONO'REM AVGVSTO'R 1 non ci obbliga a stimar tal monumento precedere il 914,
di G. C. 161 , nel quale la prima volta gover- navano il mondo Romano due
Augusti . l'ho peraltro collocata qui avuto riguardo alla forma dei caratteri
che appella quest* epoca. I segni stanno sulle parole : HONOREM , AVGVSTO'R,
FE'LIX, MODERJTTVS (due volte). Al 165 di G. C. 918 di Roma e decimo nono della
potestà tribunicia di M. Aurelio, fu eretta la base a L. Licinio Primitivo in
Misono. Leggasi in essa: HONORiKTO, RE'S DEDICATO (Momm. 2530). Il nomo di L.
Elio preso da un soldato classiario mi determina a collocare quella la- pida
sotto l'impero di Commodo 2 • DfS MANTR CRAVONIVS CE L EKR • QVI • ET • BATO*'
SCE NOBARBI NATIONE ■ DA . . MANIPL EX ÌUISn) . . . . ANN • XI • VIXlT L •
AELIVS VENER Per ragion somigliante e per lo stilo, e per altri argomenti, io
pongo sotto Massimino il L. Giulio del Fabretli (/. D. 171, n. 33), che reca :
itfLIVS, X SPECVL/OUS, CE'R 1 AVGVST I'Anoelotti Storia di Ritti, pag. 89, AVGVSTI
il Fabretti e dopo luì il Gudio nella seconda edizione del Ghuteho XCVT1, ma 1'
Okelli preferisce AVGVST, e con lui il Borghesi [BuU. InttU. 1812, pag. 102),
ed il Ritschl (Index Schol. an. 1852, pag. XVI11); laonde suppli- scono
AVGVSTaMaftó. Io ho trascritto la lapida che dice ÀVGVSTO'R (cf. Henzen, Or.
Ili, n. 1858). 2 Ho aggiunti i segni dall' originale , che mi son trascritto
nel museo del sig. Principe di San Giorgio , prima nè io , nò il Mommsen , che
ne traemmo la copia dal Guarini , potemmo Tarlo (Momm. 2810, CI. Prati. Mis. ,
pag. 65, n. 160). Il nome seguente dopo la lettera C alla linea seconda vedesi
scritto sopra u'tura. SACE'RDOTIBVS, DEDlCATItfN, IMAGINIS, DE'DIT DECVRIO'NES,
DECRE'VE- RVNT, CO'NT V BERNALIS, e sotto M. Antonio Gordiano la classiaria che
è nel Momm. a n. 2756 e neUa mia CI, Prati. Mit. pag. 80, n. 244: Il ANTO'NIVS
RVFlNVS MlLES • EX V VICTORIA SIBI ET L • IV LIO APOLLINEI ERARI MfUTI EX fiì
DIANA VlXIT ANNIS XXXVR1 • MIL • ANN ■ XDV ET LIBE'RTlS ' LIBERTAfBVS ■ POSTE RlSQVE
EffRVM Nel nuovo trattato di Diplomatica vicn trascritta ed incisa una lapida
di Poiticu (Tav. XXX. II). Questa a motivo di omettere i prenomi e di
accorciare i nomi di famiglia non potrebbe agevolmente riportarsi altrove. La
tavola del Siauve {Mimoir. tur les an- tiquitis du PoUou) non dà tutti gli
accenti ebe presso i Maurini. Leggo in questa edizio- ne : VARENILLAÉ, VARE'Nl,
CoS, FIL1AE' AQVITAN, CO'S, PRO^neio* e forse anche SVA e CVRAVfT. L'
iscrizione metrica della Biblioteca dei PP. Filippini in Na- poli appartiene al
977 , 224 di G. C. per la memoria del console ordinario Appio Clau- dio Sabino.
Questa mostra gli apici sulla voce mKCfSOt del verso 5 (Momms. 2617 ed altri,
ma senza i segni): Degat ut anNO'SO' MEA CLAVDIA LVCIS IN AEVO Verso questi
tempi medesimi e dopo Caracalla fu scolpita la lapida di Nimes ( Hen- zen
nell'OreUi III, 6454): C AEMILIO BERE"' CIANO MAXIMO cDs • vii vmor epvlcn
pro'c SPLENDIDISSIMAE PROVINCIA* NARBONBNSB LEC PROPR PRtfVIN ASlJtE • PRAETORI
• SVPRBMAR • ALLECTO INTER • TRIBVNIC A DIVO ■ MAGN ' ANTO NINO • Q • VRBINO ■
TRIBTfri LATICLAVIO LEG • UH • SCYTHICAE • ITEM • VD • GEMINlE ITERATO •
TRIBVNATV X VIRO 5 STL1TIBVS rVDICANDIS -48- Ma è poi quest' altra cortamente
vicina al 249 di G. C. , 1002 di Roma, nel qual anno P. Bebio Giusto ricevette
dai Teancsi l' onore d* una sUtua (Momm. 4063). Ecco l'epigrafe posta a lui
dalla sua consorte (Momm. 4064) : P BaeBìO P • F • TER • 1VSTO 0 VIR ■ AED 0 R
CVRAT ■ CAL REIP TEANENS PLO'TIA P • F AVFIDIA IMMANE MARITO OPTIMO L D D • D
Il Marini tuttoché si arresti ai tempi di Traiano, nondimeno trova una
cristiana la- pida con qualche segno (/Ire. 715, nota 45). Unica è l'
iscrizione cristiana dell'anno 317 o 330 del Collegio Romano, nella quale si
trova INNOCENTfA, Q\XE, ANN fé, Df ES (Buon. -ir Vetri prefaz. pag. XXX , ma
omette qualcuno dei segni che furono poi ag- giunti dal Marini I .tre. pag.
715, n. 15). Vi pertanto chi crede che questi segni siano sgraffiaturo : c
giudicherebbe forse allo stesso modo il CRESCENTIO'NI di altra lapida pur
cristiana recata dall' Aringhi li, 335; ma qual sentenza porteremo intorno al
CVM PLAVULLA di un bel titolo cristiano edito dal Buonarotli (Vetri, pag. 112)?
Sulla epigrafe dedicata a Graziano, che mi sono copiato in Rieti, è scolpito un
se- gno in LlBERTATfS fuor di luogo ; ma questo errore non deve recare molta
sor- presa in tale età. Questo è peraltro l'ultimo monumento per me conosciuto
che mostri segno. Sottentrano di poi i manoscritti che non sono chiamati a
parte del quesito ar- cheologico dell' Accademia. Io mi rivolgo intanto a
trattare una questione assai spino- sa , ma della quale non potrei passarmi
senza lasciar inquieti i miei lettori , e per vero dire, incompiuto il lavoro
intorno a così importante soggetto. Si può mai credere che gli antichi
grammatici non abbiano giammai parlato di que- sti segni delle antiche lapidi e
dei manoscritti quando essi disputano degli accenti? Ep- pure qualcuno d'essi
lo afferma almeno quanto ai manoscritti, siccome Vittorino, che scrive aversi quegli
accenti in molti antichi libri che andavano ancora per le mani di tutU : ticut
apparet in multi* adhuc veleribus ita tcripli$ libris. Ad eludere la quale
difficolta non basterebbe il dire che ai tempi in che scrive- vano questi
grammatici era invalso di dare il nome di accento, anche a' segni che erano
tutt' altro : perocché in qual senso essi li chiamino accenti lo prova la
distinzione che ne fanno di acuti gravi e circonflessi, i quali nomi non
convengono se non ai soli e veri accenti. -49- Ciò posto, se gli antichi
grommatici abbiano mai preso equivoco io non curo : solo dirò, che a voler
sulle lapidi e nei manoscritti gli accenti grammatici, già non dovrem- mo
trovarvi soltanto la virgoletta ' ovvero la linea obbliqua /, che potrebbe solo
corri- spondere alla definizione che essi ci danno dell' arrenda acutut, ma
avremmo da rico- noscervi in pari proporzione l' accentui gratis e, dove
occorre , anche il eircumflexus: e ciò non solo, ma impiegali se non sempre,
almeno comunemente secondo le inflessi- bili regole della lingua latina tanto
reclamate ad una voce da loro. Eppure gli autori di queste epigrafi, oltre che
sono dei tempi più aurei del parlar latino, mostrano ben di conoscere la
proprietà e l'eleganza non solo nelle frasi, sibbene nell'ortografia e nella
paleografia. Con tutto questo colui che dettò la nobile iscrizione all'obelisco
dedicato da Augusto l'anno 7 il avrebbe contro morem Intimati posto l'accen- to
acuto sull'ultima ed impressi duo accenti acuti in RED/KCTA, l'uno e l'altro
con- dannato ad unanimità dai tempi di P. Nigidio Figulo fino all'età di
Prisciano. Supporre poi degli sbagli sì madornali in una epigrafe tanto
singolare pel suo destino, pei perso- naggio medesimo che la ordinava, è presso
che una follia. Percorrasi tutta la serie dello epigrafi recate di sopra ed un
buon numero di altre che leggonsi disperse nei musei o nelle raccolte
epigrafiche, o sarà il vero caso di esclamare col Mureto : Lapit ego, ti accen-
tiunrularum istarum utquam apex (Lips. de recta pronunc. C.XIX). Occorrono si,
è vero, talvolta degli apici messi secondo le regole della lingua e dei
grammatici, e non poteva di fatti avvenire altrimenti, avendo le penultime
sillabe vocali lunghe ed essendo le voci monosillabe; ma come spiegare il gran
numero di segni colle regole grammaticali? Co- me trovare i circonflessi e i
gravi? Dirò riguardo all' apice, a cui si sono mostrati pro- pensi taluni dei
filologi recenti, che nè potrebbero spiegarmi come accada che non vi
corrisponda il segno alla longa lùua insegnata dagli antichi grammatici, nè
come ella non si trovi là precisamente ove avrebbe dovuto far la sua funzione
di determinare l'e- quivoco di un vocabolo; siccome mo/ta e malia, p'aius e
pà/ta, tedet e tèda, manet e mane* , pede e pede ecc. Riscontraci per lo contrario
dei segni cosi fatti sulle lapidi, ed il Marini, coll'usata sua dottrina e
diligenza, ne ha raccolto un buon numero di esempi (Arv. p. 37, cf. gli Autori
del N. C. di Diplom. Ili, 537) -, ma essi dimostrano l'assen- za di una
consonante o di una sillaba e meritano per ciò il nome di notae tcripturarum
dato da S. Isidoro a simili segni (Orio. I, XX). Nè sono essi di uso si
recente, che non rimontino a tempi medesimi di Augusto, sic- come in PRONI dei
cenotafi pisani in vece di PATRONI; in CEftlA nel graffito pom- peiano che
porta la data dell' anno 717 in luogo di CENTVRIA; in S1NCERV d' altro graffito
pur pompeiano (Graffiti di Pompei pag. 47), ed in ifE Grut. 1019, 4 ed. in
OLLA, Mur. 918,2, vien adoperato ad esprimere l'assenza di un M. Per la mancanza
di un N si vede in TRASVÈDERE due volte, Mur 1033,1 ; in CÓSPICVO, id. 1010,6,
ecc. ecc. 7 -50- Questo metlcsimo uso ha tal linea su tutte le sigle, tranne le
numeriche, ove la sap- piamo impiegata a distinzione, e più generalmente a
moltiplicazione della cifra. Dirò ancora una parola sul decantato segno
grammaticale del circonflesso ss. Il be- nemerito Canonico de Jorio, che
mostrasi sì accurato in tutte le sue copie d'antiche la- pidi, nelle quali
trascrive gli apici quasi solo a suoi tempi, ci dà netti" Atlante della
sua ''««'il di Poxzuoti, Tav. I, n." 21, un'iscrizione antica da lui
scoperta nella grotta detta delia Sibilla. £ dipinta sull'intonaco a color nero
e dice : ANTRVM ERAT AÌlQVITER HORRIB. L'assenza dell' N in anliquiter ci è dimostrata
da quel segno che per i grammatici è il circonflesso 1. Se non dovesse tenersi
conto della giusta osservazione del Lipsio sulla grecanica voce tigma impiegata
da Mario Vittorino, e riferita da me più sopra, troveremmo talvolta delle
sigmata transvm* suUe lettere, p. e. in questa del Momm. 0649. TERENTIÀNO
DVLCISSIMO LTciX\TsÙMF ~ Ma chi non vede che qui ha tal segno l' uffizio di
notare or la vocale lunga, or Ut sigla ? Ricordo bene di avere più sopra
risparmiato una critica a Vittorino intorno a ciò che ci dice del siàlico ; ma
se le cose vanno cosi e se io ho dimostrato che i grammatici non hanno potuto
parlar di lapidi, nè dei manoscritti, noi, per non dare loro un'aperta mentita,
diremo che nè anche del sicilico sulle vocali lunghe hanno parlare, ma che in- tanto,
ciò che essi dicono della natura di tal segno arriva assai opportunamente a
buona conferma della scoperta, che per avventura ci avviene di fare su i
monumenti. Quanto ai tibri manoscritti invocati da qualcun di loro, io ne ho, a
vero dire, tutta la diffidenza. Perocché esistono tuttavia molte antiche
scritture sulle pareti pompeia- ne, sui papiri, sulle pergamene e altrove cosi
dipinte come graffile ; ma il fatto sta che in veruna d'esse non si troverà ciò
che i grammatici pretendono. In queste vedesi, è vero, talvolta alcun segno o
linea obliqua da destra in giù a sinistra, e segnata comu- nemente su tali
vocali , ove incontrasi sulle lapidi come per esempio sull'd preposizio- I II
Zaccaria ha osservato [Intt. Lapid. pag. 280): ■ L'accento circonflesso non si
è ancor veduto nelle lapide, tenchè essersene i Romani serviti indichi Servio
al verso 375 del dodicesimo lihro dell'Eneide. . Digjli zed by G oogle — 51 —
ne , sull' abl. o dativo in o , ecc. ma ciò non basta a giustificare il
trìplice accento , nè affatto l' impiego di esso. Se sopra ós vedesi un segno ,
egli non è però la linea lunga , ossia l 1 aptx voluto ivi dai grammatici a
distinzione della lunga dalla breve ; ma forse, N debbo credere ai Maurini , a
distinzione di 0$ , otsi$ da 0$ , o$$i$ ; cosi, dicon essi, pongono un segno
sull' EXIMfAM , perche ciascuno sia avvertito a non pronunziare congiunto
N'IMIAM ; qui sarebbesi dovuto adoperare la diastole , ai giorni nostri nei
quali abbiamo scoperto tanta copia di vetustissime scritture sui papiri, sulle
pergamene, o anteriori *o contemporanee ai grammatici , dove ci è avvenuto di
dover invocare le leggi dei grammatici a spiegarne i rarissimi e sempre
uniformi segni che vi scopriamo ? Confessiamo adunque , che se altre volte ,
ora in singoiar modo , i monumenti ci rendono l'importante servizio di cavarci
fuori dagli equivoci, in che ci avrebbero con- dotto senza fallo le letture dei
libri anche antichi. Egli è finalmente uopo rispondere all'ultimo quesito dell'
Accademia intorno all' uso del segno sulle iscrizioni latine dei tempi nostri.
Io dirò brevemente la mia opinione : che non debbonsi far leggi ove gli antichi
medesimi mostrano di non averne avuta nessuna. Ma ciò non ostante, parermi che
si debba stare ai buoni modelli, i quali l'im- piegano parcamente. Chi scrisse
N E/ACVLÀ sembra certo che l' abbia voluta dedurre questa voce da quella radice
ove la lettera A è lunga , wtne ; chi LU3ER , intese certa- mente di ricordare
che anticamente si scrisse LEIBER come in un frammento assai ar- caico di
bronzo del Museo Kircheriano. Cosi scrivendo FVTIVS si accennò alla radice
FVTVM, in VTIVS ad OITI, OlTILE, in ORNAMENTA ad venustà, in VEKTI 1 al più
antico VEITI se vale il YEITVRIVS cosi scritto nella lamina di bronzo sui con-
fini tra i Genuati e i Veturii (Orelli 3121 cf. voi. 1U , pag. 270).
Generalmente si fard assai bene ad esser parchi e seguendo come ho detto i
migliori esemplari. Con ciò pongo fine alla mia discussione , nella quale ho
esaminate le iscrizioni lati - ne che portano dei segni creduli comunemente di
accentuazione. I II Marini crede questo un esempio del sicìlico di Mario
Vittorino , allegando che questa voce trovasi ancora scritto VETTI [Ari. pag.
37). IMPRIMATUR Fr. Dominicus Butlaoni 0. P. S. P. A. Magister. IMPRIMATUR Fr.
Aut. Ligi Bussi Archiep. Icon. Vicesgcrcns.C. Nome compiuto: Garrucci.
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