GRICE ITALO A-Z C CR
Luigi
Speranza -- Grice e Crescente: la ragione conversazionale al cinargo a Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A member of the Cinargo in Rome. Taziano regards him
as a greedy immoral hypocrite. Crescente. Refs.: Luigi Speranza, pel
Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice e Crescente,” The Swimming-Pool Library,
Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice e Cresi: la ragione conversazionale -- cappuccino e ciserciano – scuola
dell’Aquila – filosofia abruzzese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (L’Aquila). Filosofo aquilese. Filosofo
abruzzese. Filosofo italiano. L’Aquila, Abruzzo. Essential Italian philosopher.
Filosofo italiano. Esponente di una nota famiglia abruzzese, grande studioso
nonché maestro di scherma, quindi, alla morte della madre, e decide di entrare
nell'ordine dei frati minori cappuccini. Dotato di una brillante vocazione
predicatoria che lo porta sino alla corte di Urbano VIII. Venne pubblicamente
lodato anche dal Duca di Osuna che gli propone il vescovato di Pozzuoli e dal
Granduca di Toscana che gli propone quello di Fiesole, ma in entrambi i casi V.
rifiuta. Nella prima metà Professoresi prodiga per aprire una sede dei
cappuccini nell’Aquila, colpito dalla morte di un suo confratello che il medico
non è riuscito a soccorrere nell'allora sede di San Giuseppe fuori le mura.
Acquista un vasto terreno sul margine orientale della cinta muraria e vi
costruì il convento e la chiesa di S. Michele, oggi inglobati nel complesso
monumentale dell'Emiciclo. Camerlengo dell'Aquila. Giacomo Di Marco, Storia del
complesso architettonico, in Zazzara, Palazzo dell’Emiciclo e palazzina ex G.I.
Maschile. Rigenerazione e adeguamento sismico a L’Aquila, Pescara, Carsa.
Dragonetti Frati minori cappuccini d'Abruzzo, Le attività del Convento Santi
Francesco e Chiara di L'Aquila, su frati cappuccini. L'Emiciclo Rinasce, La
storia, su emiciclo rinasce. Dragonetti, “Le vite degli illustri aquilani”
(L'Aquila, Perchiazzi). PER DNA DIFFAMAZIONE CON ABUSO DI UFFICIO Il R.
Commissario della S. Casa dogi' Incurabili E I COMPONENTI della disciolta
Amministrazione se vuoi che il ver ti sia ascoso Tutt' al contrario la storia
converti; che i greci vinti fur Troia vittrice E che Penelopea è meritrice!
Ariosto Orlando Furioso e. NAPOLI TIPOGRAFIA F. BIDERI HARVARD COLLEGE UHUIY
THE6IFT0P Hi NELSON GAY Indice Servizio Ospedaliero. PROGETTI PER NUOVE
COSTRUZIONI E NUOVI OSPEDALI RESTRIZIONE DEL NUMERO DEI MALATI. RIDUZIONE DI
SPESA PER MANTENIMENTO DEGL’INFERMI LA SOPPRESSIONE DEL VINO E L'ALTERAZIONE
DELLA VITTITAZIONE VIOLAZIONE DEL CONTRATTO PER LA FORNITURA DELLA CARNE
BIANCHERIA E CASERMAGGIO LA SOMMINISTRAZIONE DELLE MEDICATURE ANTISETTICHE
Condizioni finanziarie della Pia Casa Canee ohe prodassero le attuali
condizioni economiche Entrate Riduzioni di corrisposte ESCOMPUTI D'AMBRA,
MOCCIA E IZZO RIDUZIONE DI ESTAGLIO DEL FONDO SALICELLE Riduzioni di Canoni.
ESCOMPUTO SIGILLO Riduzioni nei fitti dei fabbricati. CONTRATTO ED ESCOMPUTO
FORINO Cauzione > 66 Inventario e consegna dei fondi urbani, Fabbricati
affidati in esazione al Tesoriere Fondi in Ariano Spese Personale
Amministrativo e Sanitario Lavori Forniture Provvedimenti per far danaro
PRELEVAMENTI SULLE CAUZIONI Alligato Rapporto d’Antonelli IGIENE DEI LOCALI
MANUTENZIONE CASA DI SALUTE CASA DI MATERNITÀ STANZE D' ISOLAMENTO STANZE DI
OPERAZIONI CUCINA CASERMAGGIO CONSULTAZIONI GRATUITE, SALA IDROTERAPICA E
STANZA PER RICEZIONE DISCIPLINA DEL BASSO PERSONALE. DIREZIONE DELL'OSPEDALE
STANZA DI MEDICATURA V anno iSgi il giorno io novembre in Napoli. Si sono
riuniti in casa del Comm. Vastarini- Cresi, il Comm. Prof. Salvatore Trinchese
y il Cav. avv. GSavio, Roberto e Cosenza. Constatatosi che tutti gP intervenuti
hanno letto P opuscolo intitolato u Relazione del R. Commissario della S. Casa
degli Jhcurabili sulla gestione, firmato Napodano Deputato ai Parlamento „,
sono stati unanimemente d'avviso che si debba rispondere a tale pubblicazione
per rimettere le cose a posto, smentire le infondate accuse e respingere gli
ingiusti apprezzamenti sugli atti cofnpiuti dalla disciolta Amministrazione, che
sono a studio travisati nel loro contenuto. U avvocato Vastarini ha fatto
rilevare che P opuscolo del R. Commissario, più che essere diretto a calunniare
gli atti compiuti dalla disciolta amministrazione, ha tutto il carattere delP
aggressione personale contro P ex So pr aintendente : se sonosi coti/use a
studio le responsabilità delle diverse amministrazioni ciò si e fatto allo
scopo di colpire, senza riguardo e mi sur a ^ la sua persona. Per la qual cosa
egli rivendica a se il diritto di rispondere personalmente alla suddetta
relazione per assumere tutta la responsabilità della forma da dare alla
risposta e della sostanza di quegli atti che non riguardano i componenti del
governo disciolto. V avv. Lo Savio ha fatto anch' egli rilevare: che gli
addebbiti contenuti nella relazione del R. Commissario riguardano in minima
parte la disciolta Amministrazione la quale è rimasta in ufficio; che parte
degli ingiusti apprezzamenti della relazione stessa si riferiscono ad epoca in
cui egli collaborò nella qualità di Governatore col Sopraintendente Vastarini e
coti altri Governatori ; che molti altri riguardano r Amministrazione
precedente presieduta dal conte Spinelli; che in ogni caso, essendo appunti
rivolti al potere esecutivo del Consiglio di Governo, feriscono direttamente
tutti coloro che tale potere esercitarono. Per la qual cosa aderisce al
desiderio espresso da C., ma non credendosi egli, nella qualità di Governatore
delegato, disinteressato nella disputa, intende di assumere, anche per parte
sua, tutta la responsabilità della sostanza e della forma della risposta da
dare al R. Commissario, nella compilazione della quale vuol collaborare con
Vastarini. Dopo le suddette dichiarazioni, i convenuti sono discesi alP esame
degli addebbiti contenuti rie Ila Relazione del R. Commissario ed hanno
constatato, che non si riferiscono alla disciolta Amminis trazione gli
addebiti: 1.° Per la deficienza della biancheria nel guardaroba; 2.° Per i
criteri che informarono la impostazione delle somme all'attivo ed al passivo
nel preventivo 1890; 3.° Per gli escomputi di estaglio agli affìttuarii Moccia,
d' Ambra e Izzo; Per la riduzione d' estaglio al fondo Salicelle, affittato al
d' Ambra; 5.° Pel conto 1887, 1888, 1889; Per Tescomputo accordato airenfiteuta
Giovanni Sigillo, Per la nuova pianta del personale amministrativo. Per i
lavori eseguiti. Che quelli rifer enfisi alla disciolfa Amminis frazione sono
limitati: i." Alla spesa votata per gì ingegneri; Al deliberato aumento di
un farmacista ; j.° Ai lavori eseguiti nel 1891; . 4? Alla generica ed
indimostrata accusa di sperpero di denaro. Fatta tale constatazione \ i signori
Trinchese, Di Roberto e Cosenza hanno dichiarato che avendo essi a suo tempo
preso cognizione esatta di molti atti compiuti dal Comm. Vasfarini coi poteri del
Consiglio dal 4 settembre al 30 dicembre iSgo, epoca in etti non esisteva un
governo regolare; ed avendo ratificato tali atti a norma della Legge e del
Regolamento^ non intendono scindere la loro responsabilità da quella dei
signori V astar ini e Lo Savio. Ma questi ultimi hanno vivamente insistito
nelle già fatte dichiarazioni e sulla necessita che la risposta al R.
Commissario, almeno per quanto riguarda la forma, abbia un carattere tutto
personale. Per la qual cosa i signori Trinchescy De Roberto e Cosenza, pur
rimanendo solidali con i signori Vastarmi e Lo Savio nella responsabilità degli
atti, compiuti col loro concorso o da loro ratificati > lasciano a questi la
libertà di rispondere in quella maniera che crederanno più conveniente a
difendere il decoro della disciolta Amministrazione e quello delle persone
singolarmente prese di mira dalla relazione del R. Commissario. C., G. Lo Savio
S. Trinchese D. Di Roberto L. Cosenza mmsm Mentre eravamo, il giorno 7 del
corrente mese, innanzi all' Ecc.ma Sezione IV del Consiglio di Stato per
discutere la nostra domanda di sospensione del r. decreto 31 Agosto 1891, T on.
Avvocato Erariale, nostro contraddittore, con cavalleresca cortesia ci mostrò
un opuscolo a stampa del quale vedevamo altri esemplari innanzi a ciascun
componente dell' alto consesso amministrativo. Ne leggemmo V intestazione, che
dicea: Relazione del r. Commissario della 5. Casa degli Incurabili sulla
gestione dal 4 Settembre al 4 Novembre iSgi, e ci riservammo di procurarcene
copia e di esaminarlo più tardi. È una pubblicazione, che vorrebbe
indirettamente combattere il ricorso, col quale i rappresentanti della
disciolta Amministrazione impugnarono il detto real decreto, senza parere d'
essere stata compilata a cotal fine. La forma inurbana e sgrammaticata , e il
contenuto riboccante di malafede, ci avrebbero consigliato di rispondervi con
la parola di Cambronne, se qualcuno ci avesse imposto V increscioso compito di
discuterne col redattore; ma tale non Eccone un saggio per ora: via via ne
daremo altri' Pag. 36. * Una rilevante quantità di fondi che 1* Opera Pia ha in
Ariano, aventi una rendita annua di circa lire 8000, è affidata in
amministrazione ad una persona del luogo; la quale non ha mai comunicato i
contratti che da lui si facevano, e da oltre 10 anni non ha inviato i resoconti
della sua gestione (che ora soltanto dopo la mia nomina, ha trasmesso)
limitandosi a mandare di quanto in quanto quel pò di danaro che egli credeva. è
il nostro dovere, e ne rendiamo grazie agli Dei immortali* Una cosa soltanto
c'importa di stabilir chiaramente, ed è che, dimostrato in modo innegabile dal
nostro ricorso, non essere la relazione del sig. Ministro dell' Interno,
precedente P impugnato decreto di scioglimento e redatta sulla falsariga d' un
rapporto prefettizio, se non un tessuto di audaci e meditate inesattezze, si
tenta ora con una mal dissimulata manovra di spostar la questione e di
fuorviare la pubblica opinione. Da ciò noi tragghiamo gli auspici più lieti per
l'esito della nostra causa innanzi alPEcc.ma Sezione IV del Consiglio di Stato,
dappoiché ivi la disputa è circoscritta fra termini precisi ed inamovibili,
quali sono, da una parte il real decreto con la relativa motivazione, e dalP
altra il ricorso coi suoi mezzi di annullamento. Il nostro avversario, che fa
proporre, come un litigante volgare, eccezioni dilatorie d' incompetenza,
sfatate, prima ancora d'essere svolte; che s* ingegna, con pubblicazioni,, come
quella, di cui dovremo occuparci, di uscir fuori dalla lizza e di trascinarvi
noi ed il pubblico, ci dà il gradito annunzio della vittoria, precorrendo la
decisione dell'alto consesso» amministrativo. Ad uomini però, come quelli, che
componevano la disciolta Amministrazione, non può bastare una decisione, che,
per la necessaria limitazione degli istituti sociali, soltanto prò veritate
habetur: essi han bisogno d* invocare il giudizio d 1 un tribunale più alto,
del tribunale della pubblica opinione, che confermi il pronunziato di quella e
lo completi. A questo giudice supremo è appunto rivolta la risposta, che ci
accingiamo a dare al libello famoso, che reca la firma del R. Commissario per
la temporanea gestione della S. Casa degP Incurabili. SERVIZIO OSPEDALIERO
Progetti per nuove costruzioni e nuovi Ospedali. li libello comincia dal
rilevare che il Governo della Santa Casa u preoccupato da strani progetti per
nuovi Ospedali da fondare, per nuove costruzioni ed abbellimenti da compiere,
mentre per quelli non si peritò di spendere somme rilevanti, studiò una severa
economia nel servizio ospedaliero con deplorevoli conseguenze per i poveri
ammalati. Una reminiscenza di pudore, fenomeno riflesso d'una sensazione
irrevocabilmente passata, fece premettere al redattore di cotesto periodo una
timida frase: Se non vado errato. Ora noi, se parlassimo con lui, gli diremmo:
Avete errato, e se con più coscienza aveste consultato i precedenti d'
archivio, ve ne sareste avveduto, perchè avreste trovato traccia di quel che
andiamo a riferirvi. Sul finire del 1889, prima ancora che il Parlamento
discutesse il progetto di legge sugli istituti pubblici di beneficenza, al
Soprintendente della disciolta Amministrazione balenò in mente il pensiero di
concentrare nell' Ospedale degli Incurabili gì* infermi dei nosocomi dipendenti
dal R. Albergo dei Poveri, Cesarea, Vita e Loreto. Era un pensiero, che,
attuato, aVrebbe potuto essere fecondo di grandi vantaggi per tutti e due i
colossi della carità napolitana. La S. Casa degl' Incurabili, assumendo il
ricovero e la cura degl' infermi del Real Albergo contro il pagamento annuale
della somma stessa, che questo spendeva per codesto titolo, avrebbe profittato
di tutta la differenza, che può derivare dalla unificazione di un servizio
duplicato. Le spese generali, come direbbe un commerciante, pel mantenimento
dei 300 infermi del R. Albergo, sarebbero state interamente, o quasi,
economizzate, perchè rispetto ad essi sarebbero state sufficienti, o con
qualche lievissimo aumento, quelle che sia si facevano per gl'infermi della S.
Casa* L' insegnamento ne avrebbe risentito senza dubbio il benefico influsso,
perchè 300 letti di più avrebbero allargato d' oltre un terzo il materiale
clinico, ciò che avrebbe richiamato un numero maggiore di studiosi in quel
libero ateneo della scienza medica napolitana, che il Soprintendente sognava di
far assorgere al grado di rivaleggiare senza svantaggio con T insegnamento
ufficiale di qualsivoglia Università d'Europa. Per l'Albergo dei Poveri il
disegno non era meno proficuo, perchè, liberandosi dalle cure proprie degli
istituti ospitalieri, avrebbe circoscritto i suoi fini al ricovero dei vecchi
inabili d* ambo i sessi ed all' istruzione ed educazione degli adolescenti.
Riacquistata la disponibilità dei vasti locali, occupati dai tre nosocomi, esso
avrebbe potuto curare V antica piaga, che rode quella grande istituzione, e che
le ha sempre impedito di dare i frutti, che Napoli ha dritto di aspettarne,
poiché avrebbe potuto separare completamente la famiglia dei vecchi, corrotti,
avanzi di pena, incorreggibili, dalla famiglia giovane, educabile, la quale può
produrre operai per ogni mestiere, agricoltori, giardinieri, marinari etc., ed
aprire per tal via una corrente nuova di vita con elementi istruiti ed educati
nelle sfere inferiori della nostra popolazione. Tolti di mezzo 300 letti, i
locali avrebbero di molto superato i bisogni della doppia famiglia dei vecchi e
dei giovani, e rimanendone disponibile qualcuno, poiché non per anco la crisi
edilizia s' era allora dichiarata, avrebbe potuto essere alienato a buone
condizioni. Con ciò un fabbricato, che per un istituto pubblico di beneficenza
rappresenta una passività, perchè soggetto alle tasse ed alla manutenzione, si
sarebbe trasformato in capitale fruttifero, atto a riequilibrare il bilancio
del R. Albergo, se ne avesse avuto bisogno. Ma perchè il pensiero del
Soprintendente si fosse potuto avvicinare air attuazione, era mestieri che la
S. Casa avesse avuto i locali necessari per ricevere i 300 infermi, che il R.
Albergo avrebbe dovuto affidare agli Incurabili. Domandi lo scrittore della
relazione ai suoi colleghi in Parlamento, on.li De Riseis e De Martino, e saprà
che il Governo del R. Albergo," in seguito ad una accurata relazione del
secondo, nella quale ebbe la cortesia di rilevare, con una forma ben diversa
dalla sua, appartenersi l' iniziativa di quel progetto al Soprintendente degl'
Incurabili, il governo del R. Albergo, diciamo, prese una deliberazione che
commetteva ai due lodati gentiluomini V incarico di trattare col governo della
S. Casa. Sorse così la necessità di far procedere allo studio dei progetti per
le nuove costruzioni, che determinò la spesa di quella somma, che il R.
Commissario avrebbe dovuto trovare tutt'altro che inutile, se dice sul serio a
pag. 4, di voler procedere al raggruppamento dei servizi ospedalieri della
città. L' ampliamento, che esigerà cotesta impresa, non può aver luogo
altrimenti che sulla base di quei progetti. Le trattative iniziate col governo
del R. Albergo furono interrotte pel sopravvenire della legge sulle Opere Pie,
e per non essersi trovata allora una via per regolare il trattamento d'un basso
personale d' infermieri, addetto agli Ospedali di quello, ma composto di
ricoverati, che non si poteva assumere dagl' Incurabili. Ciò non ostante le
difficoltà si sarebbero vinte sicuramente, se V una e 1' altra Amministrazione
non avessero dovuto, per le frequenti crisi, mutare e rimutare governatori. Ma,
posto pure che a nulla fossero approdate quelle trattative, la necessità e 1'
urgenza di ampliare i locali della S. Casa s* imponevano e s' impongono a
chiunque non è del tutto destituito di sentimento umano. Il modo come sono
allogati gl'infelici, affetti da tisi, è tale che stringe il cuore a chiunque
visita queir asilo di dolori, non leniti da alcuna speranza. I reclami del
corpo sanitario, insistenti, continui, giustificati, non ispirarono al
Soprintendente della disciolta Amministrazione, il giudizio che hanno ispirato
al R. Commissario intorno al niun bisogno ed alla niuna urgenza di quei
progetti ; ed egli, non solamente non si pente di averli ordinati, ma, se fosse
rimasto in ufficio, li avrebbe certamente attuati. E questo per i progetti,
riferentisi alle nuove costruzioni ; quanto ai nuovi Ospedali, da fondare,
l'allusione è diretta in-^ dubbiamente alla succursale di Torre del Greco. Ivi
la S. Casa possiede un podere ed un vecchio edificio, destinato principalmente
agli idropici ed a coloro, che un tempo si curavano con le stufe di vinacce, e
poi, per tolleranza dell' Amministrazione, agi' infermi che il Municipio del
luogo vi manda a pagamento, perchè non ha un ospedale proprio. Nella stessa
condizione di Torre del Greco, ossia senza ospedale proprio, si trovano le
finitime città di Resina, di Portici, di S. Giorgio a Cremano, di Ponticelli e
di Barra, e i loro infermi, affluendo a Napoli, gravano senza corrispettivo i
bilanci degli Ospedali di quest' ultima, perchè, come è noto, non v'ha nelle
province meridionali una legge che obblighi i comuni al rimborso delle spese di
spedalità. Trovar modo di diminuire 1' aggravio, che i suddetti municipii
producono al bilancio della S. Casa, e far sorgere una nuova ed importante
istituzione parve al Soprintendente una iniziativa non indegna della sua
sollecitudine. Ed accarezzando codesto pensiero, immaginò una forma di
consorzio, pel quale i mentovati municipii con le rispettive Congreghe di
Carità, così per Y impianto, come pel mantenimento, avrebbero fissato la misura
del proprio concorso proporzionalmente al numero dei letti, che ciascuno
avrebbe richiesto pei rispettivi bisogni. La S. Casa vi sarebbe intervenuta col
nome, col corpo sanitario, con la farmacia, con la somma stessa che vi spende
attualmente e con la cessione del suolo. Poteva sorgere in tal guisa un
ospedale di duecento letti, che, costruito e disposto secondo le ultime
esigenze della scienza; con padiglioni segregati per le malattie infettive e
con una trentina di stanze a pagamento, principalmente pei forestieri; servito
dalle più grandi illustrazioni medico-chirurgiche, sarebbe stato in quella
incantevole posizione il nucleo vero d' una interessantissima stazione
sanitaria. Se le città concorrenti e l' istituto promotore se ne sarebbero
vantaggiate, non è mestieri dimostrare, tanto la cosa è per sé stessa evidente.
Si fu perciò che fu commesso al Governatore prof, Giovanni Antonelli l'incarico
di studiare il problema, e di dare ad un ingegnere l' indirizzo scientifico pel
progetto d'arte che avrebbe dovuto risolverlo. V insigne uomo vi si dedicò con
amore, ed il progetto con la relazione si trovano ora nell'archivio del Pio
Luogo. Nocque all' idea 1' esser nata nel cervello d' un uomo politico, perchè
le bieche passioni di parte attraversarono a costui siffattamente la via, che
non gli fu possibile di tentare nemmeno di promuovere il consorzio. Rimane non
pertanto il progetto, ed il giorno, in cui la bufera politica sarà passata, non
vi sarà uomo di retti intendimenti, il quale non troverà che la somma, occorsa
per quel progetto, che potrà esser sempre utilmente ripreso, fu spesa assai
meglio di quella, che è servita per dare alle stampe le tremila copie del
libello famoso del r. Commissario. Restrizione del numero dei malati Questo
signore, del quale non sapremmo dire se è maggiore V ignoranza o la fallacia,
aggiunge che " mentre si spendeva nei progetti e nelle costruzioni,
indicate di sopra, si lasciò che i maggiori risparmi s'introducessero nel
servizio dell' ospedale. a II quale fu ridotto ad un numero di malati inferiore
a quello che era in passato e che il Regolamento prescrive. „ Se egli non
avesse ignorato quel Regolamento, che cita a sproposito, avrebbe saputo che,
non dallo stesso, ma dall'articolo 1 1 dello Statuto organico, è stabilito, che
hanno per anno, deliberandosi il bilancio preventivo, il Consiglio d'
amministrazione determina il numero dei letti, che, secondo la capacità dei
locali e la disponibilità dei mezzi finanziari, ravvisa potersi mantenere nel
corso dell' esercizio. Se avesse letto il citato articolo, avrebbe domandato la
deliberazione presa nella discussione del bilancio 1891 ed avrebbe trovato che
il numero degli infermi era stato fissato ad ottocento, mentre nell' esercizio
precedente era stato di ottocento cinquanta. E se avesse spinto più oltre le
sue indagini, come ne aveva il dovere, prima di scrivere ciò che scrisse,
avrebbe appreso che la misura non poteva essere più ragionevole. L' Ospedale
degl* Incurabili, per una strana antifrasi tra la sua denominazione e il suo
Statuto, non può accogliere che gì 1 infermi cronici di malattie curabili, ed è
contro il suo fine accogliere quelli affetti da morbi incurabili, per guisa
che, quando si constata che tale è divenuta la condizione d' un qualche
infermo, gli si dà la qualifica di depositario e lo si restituisce alla
famiglia o s' invitano le autorità municipali del comune, cui appartiene, per
mandarlo a rilevare . Nel corso del 1890 si verificò che cotesti depositari
erano mano mano giunti ad un centinaio, e poiché ciò contraddiceva allo scopo
dell' Opera Pia, in quanto che essi occupavano letti, che potevano essere
occupati da altri infermi, i quali con pochi Art. 546 del Reg. Gl'infermi
dichiarati insanabili, detti depositari, sono consegnati alle rispettive
famiglie. Se non abbiano parenti in Napoli, il Direttore ne informa caso per
caso la Sopraintendenza per richiedere le rispettive autorità municipali di
mandarli a rilevare. giorni di degenza potevan guarire, fu dato ordine alla
Direzione di rientrare nell* osservanza del Regolamento, fateendo sgombrare i
letti dai depositari. Havvi in archivio una voluminosa corrispondenza coi
Sindaci, col Prefetto, e col Questore di Napoli, che si riferisce a tale
argomento e che il r. Commissario non ha letta. Sbarazzate le sale dai
depositari, la forza fu diminuita di cinquanta infermi e si rimase così nei
limiti del numero ordinario di quelli che effettivamente la S. Casa ha obbligo
di ricevere. Non è vero dunque che il numero degF infermi fosse stato ridotto
al di sotto di quello che il Regolamento, ossia lo Statuto, prescrive ; ed è
men vero ancora che fosse ristretto a settecento. Il regio Commissario non sa
che neir Ospedale si compilano i quadri della statistica mensile : glielo
facciamo saper noi. Li consulti; li metta a raffronto coi registri e se egli
riuscirà ad indicarci una sola giornata, nella quale il numero degli infermi
sia stato di 700, noi ci obblighiamo a far onorevole ammenda ed a proclamarlo
un uomo di buona fede. Riduzione di spesa pel mantenimento degli infermi.
Quanto abbiamo detto basterebbe a dimostrare che la riduzione di L. 28,000
nella cifra stanziata nel bilancio preventivo del 1891, pel mantenimento dei
malati, era una conseguenza diretta e necessaria della riduzione del numero dei
letti. Ma non vogliamo contentarci di questa sola risposta, perchè abbiamo da
darne un' altra ancor più calzante. Per T esercizio 1889 era stata prevista pel
vitto degli infermi la spesa di lire 160,000, delle quali si trovarono spese in
meno a chiusura di conto lire 16,057,07 ; e perciò la previsione si riconobbe
eccessiva per una somma eguale (Vedi doc. V allig. al ricorso. Relaz. del
Segretario Generale sul conto 1889, pag. 28 air art. 22 Appalti). Il conto deir
esercizio suddetto fu dato il 3 agosto 1890, vale a dire, circa un mese prima
che si deliberasse il presuntivo del 1891, e per conseguenza le previsioni
furono commisurate alle risultanze di quello. Ora il regio Commissario avrebbe
riputata prudente la condotta della disciolta Amministrazione, se, non ostante
la provata eccedenza del preventivo per 850 infermi, avesse mantenuti invariati
gli stanziamenti, anche quando il numero veniva ridotto ad 800. E dire che
l'Italia s' abbia a dibattere nelle angustie d'una crisi economica e
finanziaria così intensa e così prolungata, mentre possiede un genio di questa
forza che potrebbe salvarla. La soppressione del vino e Y alterazione della
vittitazione u Per gì' infermi ridotti a così scarso numero con inopportune u
ed insane (!) economie fu alterata la vittitazione così conu tinua il libello
famoso e quindi per ordine dell' attuale Diu rettore, con autorizzazione del
Governo della Pia Opera, fu u soppressa totalmente la distribuzione normale del
vino, che u il Regolamento prescrive tassativamente fra V alimentazione u
ordinaria; e fu mantenuto in proporzioni molto tenui il quanu titativo del
cibo, che a ciascuno era fornito. „ Dalle trascritte parole ognuno avrà
compreso che si calunnia il Regolamento, prestando agli egregi uomini, che lo
compilarono criteri, che non ebbero, né potettero avere. A loro non passò mai
pel capo, che con ogni specie d' infermità fosse compatibile V uso del vino,
sicché potessero berne senza pregiudizio i cardiaci al pari dei tubercolotici,
quelli affetti da malattie dell' apparecchio genito-urinario, come i colpiti da
lesioni violente: da commozione cerebrale, etc. E non poteva cotesta stranezza
passar loro pel capo in quanto che non mancarono di farsi assistere, come
risulta dalla relazione che precede il Regolamento stesso, da un' apposita
Commissione Sanitaria, che li avrebbe certamente trattenuti dal prendere il
dirizzone che loro attribuisce il r. Commissario. Lo legga dunque il
Regolamento, o lo legga meglio, se non lo lesse bene la prima volta, e troverà
a pag. 268 la tabella indicativa della razione giornaliera per gì' infermi
nelle sale comuni ed in quelle a pagamento, e nell' angolo a destra, destra
della pagina, tra le annotazioni generali per tutti gl'infermi, vedrà 1' ultima
segnata con la lettera A così concepita: la razione del vino è data solo quando
è prescritta dal medico ! Richiami, dopo di ciò, le mappe della vittitazione
giornaliera, riferentisi all' epoca della quale parla, e se un qualche morbo
non gli ha offeso la retina, leggerà che i professori, non a tutti gì' infermi
indistintamente, permisero Y uso del vino, ma solo ad alcuni, così come si fa
pel latte, per le aranciate, granite e limonate. Quando avrà fatto cotesto
esame si persuaderà che, non dalla passata Amministrazione, ma da lui è stato
violato il Regolamento del P. Luogo e quello del senso comune ! Per le
proporzioni molto tenui del quantitativo del cibo il r. Commissàrio avrebbe
dovuto sapere che esse non si determinavano dall' Amministrazione, ma dalla
tabella annessa al Regolamento ed esistente alla citata pagina 268. Per
constatare poi se il Regolamento si osservava dalla dispensa e dalla cucina
doveva richiamare le mappe speciali di ciascuna. sala, e quella generale di
tutte; confrontare le prescrizioni mediche con le emissioni della dispensa e
con le ricevute della cucina; e se avesse trovate non regolari le liquidazioni,
allora avrebbe avuto il diritto di parlare, altrimenti avrebbe fatto meglio a
tacere. Compilata la mappa, il capo-sala la rassegna allo esame ed alla firma
del professore, e poi ne dà comunicazione all' ufficiale liquidatore. 643.
L'ufficiale liquidatore, riunite le mappe di ciascuna sala, le esamina
attentamente per accertare lo effettivo numeri) degli infermi presenti, tenuto
conto degli esistenti nel giorno precedente, di quelli ricevuti in giornata e
degli usciti e trapassati, e compila lo stato di giornata del movimento di
tutti gì' infermi. 644. Riconsegna poi le mappe di ciascuna infermeria ai
rispettivi capi-sala per servir loro di riscontro nella distribuzione del
vitto: ed essi ne fanno l'indomani trasmissione all'ispettore contabile. 643.
Liquidato l'effettivo numero degl'infermi presenti, l'ufficiale liquidatore lo
ripartisce sul modello in istampa, approvato dalla Soprintendenza, in distinte
categorie, secondo il trattamento disposto dai- professori di razioni intere ed
a metà, di dieta lattea e di ogni altra somministrazione straordinaria. 647. In
conformità del risultato di verificazione di cui all'art. 643, lo ufficiale
liquidatore rilascia, coll'approvazione del Direttore, le richieste ai
capi-sala per rilevare il pane dalla dispensa a mezzo dei serventi, e comunica
alla dispensa stessa ed alla cucina le quatti ita e le qualità delle
somministrazioni, tanto per la mattina, che per la sera, notando parimenti le
quantità del sale Violazione del contratto per la fornitura della carne Ma se
errò per ignoranza nel formulare le accuseche precedono, non si può dire
altrettanto per V addebito relativo al contratto della carne. Egli scrisse che
" con deplorevole condiscendenza s' era permesso al fornitore della carne,
violando il contratto di appalto, che avesse dato in vece della carne di manzo,
quella cosidetta di maglione „. Noi non troviamo la parola adatta a definire
cotesta asserzione: quella che ci verrebbe sotto la penna, non vogliamo
scriverla. Né può esimerlo dallo stigma che avremmo diritto di infliggergli T
aver citato in pruova della sua assertiva le dichiarazioni di anonimi malati,
usciti dall' Ospedale, quando il fatto affermato poteva e doveva esser
dimostrato dalle dichiarazioni delle Suore, che sovrintendono alla cucina, e
ricevonsi ogni giorno la carne; da quelle dell' Economo, che dee presenziare
air immissione e respingere i generi, se non corrispondono ai contratti, non
meno che da quelle dell'Ispettore contabile, che ha il dovere di controllare la
qualità e le quantità dei generi stessi . e del condimento corrispondente alle
proporzioni di regola, fissate dall'Amministrazione. Art. 64S. Il vitto è
trasportato dalla cucina alle infermerie ed è somministrato agli infermi per
cura dei rispettivi serventi. I capi sala e le suore di carità vigliano la
distribuzione, onde siano esattamente osservate le prescrizioni dei direttori
di sala. Art. 064. Il servizio della cucina è affidato ad una suora di carità o
ad apposito cuoco con quel numero di basso personale che il Consiglio creda
competente. Art. 668. La persona preposta alla cucina, suora o cuoco, deve
rifiutare i generi, che non le risultassero di buona qualità, facendone
rapporto al Direttore. Art. 104. L'Economo ha
obbligo di verificare l'immissione dei generi, di esaminarne la qualità e
quantità e non deve autorizzarne il ricevimento, se non quando siasi
accertato che essi corrispondono esattamente ai campioni ed alle
condizioni dei contratti per le qualità' ed alle richieste per le
quantità'. Art. 96 Egli (l'Ispettore contabile) adempie al disposto
negli articoli 644, 646, 649, 714 e 718, ed ha incarico precipuo di verificare
la esattezza dello stato generale della visitazione giornaliera etc, che
i generi che si forniscono dagli appaltatori, o di ufficio dell'
Economato, rispondano per qualità e quantità al disposto dell'art. Il
raccomandare le proprie asserzioni ad ipotetici infermi usciti
dall'Ospedale rivela, o che non si ebbe la temerità d'interpellare per
iscritto, come doveasi, coloro che avrebbero potuto dar le vere notizie; o che
s' ebbe il coraggio di nasconderne le dichiarazioni. Neil' un caso o neir
altro, si può esser più ameni ? Eppure il r. Commissario lo è
stato. In fatti quest' accusa era andata su pei giornali della
Prefettura, come una delle più maravigliose scoperte del r. Commissario, che si
sarebbe affrettato ad informarne P Ill.mo Sig. Prefetto. Allora dai componenti
della disciolta Amministrazione si fece notare che era una brutta e
sciocca invenzione, perchè all'Ospedale non era entrata mai carne di
maglione odi buffala, come pure allora si diceva; essersi invece dato il
manzetto, che è un genere di carne migliore del manzo. Ed a questo
proposito si faceva notare altresì era stato incaricato il Direttore
della Farmacia. Prof. Reale di fare il confronto tra il valore nutritivo
del brodo di manzo e del brodo di manzetto.
Il r. Commissario, in seguito di ciò, ebbe, per bontà sua, la
magnanimità d' interpellare il Prof. Reale, che gli rispose in iscritto esser
vero che la disciolta Amministrazione gli aveva dato 1' incarico di far
1' analisi comparativa dei due brodi, di averla egli fatta e di aver
trovato che quello di manzetto era più nutritivo . Ed // Paese, organo della
Prefettura e del r. Commissario, Di conseguenza, tutti gli atti,
relativi agli indicati movimenti, non possono considerarsi per le
liquidazioni dei conti in danaro, se non siano mun ti del visto di
riscontro dell' Ispettore contabile. Art. 97. L' Ispettore deve
apporre il visto suddetto ogni volta che non abbia ad osservare
irregolarità. Al
pubblico, e non al R. Commissario, che li ha letti, facciamo sapere che i
rapporti del Prof. Reale, diretti al governatore del carico, cav.
Cosenza, hanno le date del 27 e 29 Aprile ultimo, e che il primo prese il
n. di protocollo alla ricezione 1701, e 1' altro 1738. Da questo
fatto si può giudicare che, se si negarono al Soprintendente della
disciolta Amministrazione le copie legali dei documenti, ciò si fece per
poter diffamare a proprio libito, senza preoccupazione di possibili
smentite. agli 8 ottobre ultimo, anno III, n. 278, pubblicò' la lettera
del chiaro Professore, concepita nei seguenti termini :
" Ottemperando alle orali disposizioni della S. V. IlLma, mi u
pregio di rassegnarle quanto appresso : u Incaricato dal Governo di
questa Santa Casa, sottoposi " ad analisi il brodo fornitomi dalla
cucina della Pia Casa. u Con rapporti del 24 (è un errore, deve dir
27) e del 29 " aprile di questo anno dettagliatamente mostrai i
risultamenti u delle mie analisi, epperò la composizione dei brodi esamia
nati etc. etc. „. Dopo di ciò, la realtà del fatto non si poteva
più revocare in dubbio, ed il giornale, per non mostrare d' essere stato
accoppato addirittura, chiudeva il suo articoletto di cronaca, rivolgendo al
Prof. Reale le due seguenti interrogazioni: a Crede egli d' aver
analizzato due brodi dell'identico tipo ?
" cioè ottenuti da quantità uguali ed in modo uguale ?
„ Ora il r. Commissario scrive che il signor Reale ha espressamente
dichiarato, non solo di non aver manifestato l'opinione che manifestò, ma
di non esser stato mai interrogato su tale questione. Ci vuole una bella
faccia! Chi scrive non sa se la carne di maglione sia poco o
molto dura, perchè è la prima volta in vita sua che ne sente parlare. La
relazione dice che è durissima, ma v'è da scommettere cento contro uno che non
supera quella della faccia dell' on. r. Commissario. In ultimo la
relazione afferma " che dalle dichiarazioni, fatte dallo stesso
fornitore signor Pirozzi, è risultato che si era prescelta quella qualità di
carne per un sentimento di malintesa economia. „ Se son vere
coteste dichiarazioni e noi protestiamo
di non credervi, perchè il Pirozzi, nella sua modesta condizione di
beccaio, è uno dei più onesti galantuomini del mercato di Napoli chi scrisse la relazione dev' essere persona
d' una. . . . ingenuità della forza di cento cavalli. Come ?
Se s' era permesso con deplorevole condiscendenza al fornitore della
carne di violare il contratto, non è da pensare che egli si prendesse
cotesta licenza nell' interesse della S. Casa. L' economia dovrebbe
averla fatta lui: eppure, a dare ascolto al r. Commissario, egli proprio,
il Pirozzi, gli avrebbe rivelato che era stata inspirata da un malinteso
sentimento! Pel Pirozzi sarebbe stato altro che ben inteso.
Il r. Commissario poteva dar la pruova del fatto asserito, se
avesse avuto i più elementari rudimenti di cose amministrative e doveva
darla, una volta che il fatto lo aveva asserito. Egli non avrebbe avuto
che a richiamare le liquidazioni dei conti del Pirozzi, e a rilevare
dalle stesse se la carne era stata a costui pagata in conformità dei
contratto, mentre ne aveva fornito di qualità inferiore allo stabilito. In
questo caso si sarebbe verificato un furto patente, nella consumazione
dei quale non potevano non esser coinvolte le suore addette alla cucina,
l'Economo dell' Ospedale, e V Ispettore contabile: ed il r. Commissario doveva
denunziarli al potere giudiziario insieme al Pirozzi ed ai componenti
della disciolta Amministrazione, se il fatto era seguito col loro
consenso. Se non l'ha fatto o se noi fa, egli dà la pruova d'essere....
quello che è. Se poi -le liquidazioni si son fatte sul prezzo della
carne di maglione, la responsabilità è della Ragioneria di quella Ragioneria, che ha avuto le lodi
del relatore (p. 27), mentre essa, se non presenta un ordine scritto del
Soprintendente o del Governo, che a ciò la autorizzava, avrebbe proceduto
a rovescio del suo dovere, passando sopra al contratto. E in questo
caso il r. Commissario, lungi dal far gli elogi del Ragioniere, dovrebbe avere
il coraggio di destituirlo. II r. Commissario però non fa né questo
né quello, perchè sa di non poterlo fare, essendo la sua una vera
innegabile e cosciente... inesattezza. Biancheria e
casermaggio Veniamo ora al servizio
della biancheria e del casermaggio " ridotto nelle più squallide
condizioni, perchè la disciolta Amministrazione, non avendo per due anni
consecutivi speso quasi nulla per lo acquisto di detti generi, la scorta
precedentemente esistente s' era venuta assottigliando di giorno in giorno. I
mobili, i letti e le matarasse sono in pessima condizione e per mancanza
di lenzuola non possono bene spesso rifarsi i letti agli ammalati.
„ A prescindere dalla smaccata esagerazione, con la quale è
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presentata la suesposta accusa, convien rilevare, per rispondervi, che T
ultima provvista di biancheria fu fatta nel 1887, e doveva servire, non
solo per detto esercizio, ma anche pel successivo del 1888,
Nel maggio del 1889 air amministrazione del sig. conte Spinelli
succedette quella del sottoscritto, il quale trovò, com'era naturale,
deliberato ed in gran parte speso od impegnato il bilancio preventivo. In
questo, air art 25, era stanziata per biancheria una cifra di lire 25,000,
la quale, come risulta dalla citata relazione del Segretario Generale, fu
quasi interamente spesa, poiché, a chiusura del conto, non si trovò che
un residuo di lire 705.63. Deliberato il bilancio del 1890, calcato
sulle stesse orme di quello precedente per le ragioni esposte nella nota,
diretta il 16 maggio 1890 all' Illustrissimo signor Prefetto Codronchi,
il sottoscritto ed i suoi colleghi, dal modo imbarazzato, col quale
procedeva il servizio di cassa, si accorsero che le condizioni economiche
dell' istituto, a loro affidato, non eran quelle che avevan creduto
dapprima. Istituite perciò delle indagini sopra ogni singolo ramo
di servizio ebbero ad intravedere che il bilancio della S. Casa era travagliato
da un disavanzo di circa lire 170,000 Queste circostanze il r.
Commissario avrebbe potuto rilevare dall' incartamento relativo ai conti,
nel quale si legge la sopradetta nota del 16 maggio 1890 (V. alligati al
ricorso doc. IV, p. 17), che fu il primo grido d 1 allarme dato dal
Soprintendente Vastarini-Cresi. Da quel momento il Governo del P. Luogo
diede opera allo studio diligente ed accurato dei conti; rimasti
indiscussi, 1887 (secondo semestre) 1888 e 1889, per avere al più presto
il concetto preciso della vera condizione finanziaria dell' Istituto; e, com'
era ben naturale, si tennero stretti i cordoni della borsa, e s'andò
spendendo con grandissima parsimonia il bilancio del 1890, sopratutto in
quegli articoli che portavano i maggiori stanziamenti, tra' quali era pur
quello relativo alla biancheria. Alla chiusura del conto 1890 si trova in
fatti che della cifra stanziata rimasero non erogate lire
17,632,55. A tre agosto 1890 soltanto, con la deliberazione che
approvava i conti dei tre esercizii anzidetti 1887, 1888. e 1889, si potè
veder chiaro nella situazione, e cessò la ragione dell'incedere prudente e
riservato nelle spese. Ma, se a quella data i dubbi della
situazione eransi dileguati, l' Amministrazione s' era venuta
sciogliendo. Il cav. GaetanoSavarese, per gli affari del suo commercio era
rimasto lungamente a Parigi, ed al suo ritorno si credette in dovere di
rassegnare le proprie dimissioni da Governatore. Il conte Ludolf, o poco
prima o poco dopo di lui, aveva fatto altrettanto. Il Prof. Giovanni
Antonelli intervenne per V ultima volta in ufficio per prender parte alla
deliberazione del 3 agosto e per mera deferenza personale al
Soprintendente. Non rimasero in carica che quest' ultimo e il cav. Lo
Savio, i quali a 4 settembre 1890, prima ancora che giungesse in Napoli
il comm. Basile, per prendere il posto del conte Codronchi, tramutato in
Milano, si affrettarono a spedire le proprie dimissioni (Ved. doc.
XVII allig. al ricorso pag. 77). Non ricevendo alcuna
risposta, il Soprintendente a 20 settembre rinnovò le sue preghiere all'
illustrissimo signor Prefetto, perchè prendesse atto delie date
dimissioni e provvedesse alla ricostituzione dell' Amministrazione (V.
doc. XVIII alligato al ricorso pag. 78). Se il sottoscritto
dicesse oggi che, essendo dimissionario, non credette d' avere il diritto
di trattare un affare così importante come era la rifornitura del
casermaggio e delia biancheria, il r. Commissario che, certo misura dalla
propria 1' altrui buona fede, e che, gestore temporaneo con mandato d'una
legittimità molto discutibile, non esita ad affrontare la responsabilità
d'un prestito di mezzo milione, sorriderebbe d' incredulità. Ma chi
scrive lo disse allora, il 20 settembre 1890, nella chiusa della citata
lettera "... io son costretto a far deliberazioni di ur* genza per una
parte, e per un' altra a rimandare molte cose " importanti con
detrimento degli interessi dell' Istituto. „ AH' Illustrissimo
signor Prefetto piacque di prolungare per ben quattro mesi la situazione
anormale della S. Casa, e più ancora V avrebbe prolungata, se il
Vastarini-Cresi non gli avesse rotti gli alti sonni nella testa il 17
dicembre 1890 (V. doc. XIX allig. al ricorso p. 79) e se non si fosse
tolto, per giunta,. la briga di chiedere il concorso di quattro
gentiluomini, ai quali ha il rimorso d'aver procurato tutte le molestie,
che si ponno subire, quando s* ha a combattere con V inurbanità e
la malafede. Per le ragioni sovraesposte, gli strali, che al
r. Commissario hanno temprato un Ragioniere ed un Segretario di prefettura,
e che egli, grottesco Griso del fiero Innominato, crede di avventare suir
aborrito capo dei Vastarini-Cresi, vanno a colpire in pieno petto la
venerata persona del Comm. Basile. Meno male che il r. Commissario "
ritiene presso di sé una tovaglia, rinvenuta nelle stanze degli ammalati
a pagamento, e che vuol conservare a memoria a" imperituro disdoro^
certamente del Prefetto, che fu causa che la biancheria non si
rifornisse, perchè con essa potrà asciugare il sangue e fasciar le ferite
che gli ha prodotto per aberrazione di colpi ! Invece, della
lancia, sarà la tovaglia di Achille (Basile), che ferisce e sana !
Ma tutta cotesta lunga storia, ci si potrà dire, non riguarda che
il 18 C X), e, dato pure che vi si mandi buona, essa giustifica un'
Amministrazione che non è quella che è stata sciolta. Ora voi
dovete giustificare l'Amministrazione nominata il 31 dicembre 1890, che è
rimasta in ufficio fino al 4 settembre 1891. Che cosa ha essa fatto
per provvedere alla biancheria ? Se non era il r. Commissario non si
sarebbe nemmeno saputo che il Grande Ospedale versava in quelle
angustie. La negligenza per
questa parte indubitabilmente è grave; e non si limita soltanto alla biancheria
ed al casermaggio. Se non era quella mente di aquila del r.
Commissario, la disciolta Amministrazione avrebbe esaurito il periodo
sessennale della sua gestione e non avrebbe pensato alle sale di operazioni
segregate, come ci ha dovuto pensare lui, per non far sentire agli altri
ammalati le grida strazianti dei paziente. E non e' è che lui, il
quale abbia pensato " ad una distribuzione razionale e sicura degli
ammalati nei varii reparti, per evitare lo sconcio, da lui riconosciuto,
di veder confusi tra gl'infermi comuni, alcuni affetti da tubercolosi e
simili,,. Non e' è che lui, che abbia pensato u ad invitare la
commissione sanitaria a guardare il modo come trovansi aerate le sale,
studiando se sia il caso di adottare per alcune di esse o per tutte
appositi ventilatori, non senza badare alla tenuta dei cessi e della loro
disinfezione. „ Non e' è che lui, che " ha creduto di
migliorare col nuovo bilancio la condizione dei salarii al personale
degli inservienti e delle camminanti : e a quest' ultime (che ne erano
prive e non aveano facoltà di uscire, e non son morte) ha dato il
vitto ogni giorno ed ai primi il vitto solamente nei giorni di guardia:
„ Non e' è che lui, che abbia pensato u a nominare una commissione
di professori sanitari e di un illustre ingegnere (sic) per istudiare un
piano regolatore per i diversi servizi e per i definitivi adattamenti
dell' Ospedale affinchè questo, mentre intende a raggiungere lo scopo
umanitario, sia altresì condotto (sic) all' altezza dei progressi
scientifici e civili (sic) richiesti dall'odierna coltura! „.
Non e' è che lui, il quale " abbia fatto notare al signor Prefetto,
che probabilmente lo ignorava, come e qualmente la S. Casa, mentre
appresta agi' infermi la cura ospedaliera, fornisce del pari alla gioventù
studiosa il mezzo di compiere la propria cultura (sic) professionale,
mediante il suo (di chi ?) vasto materiale clinico ! Non e' è che
lui ! Non e' è che lui ! O Scarpetta,
quante volte, nel leggere la relazione del r. Commissario per la
temporanea gestione della S. Casa degli Incurabili, la tua figura, sbucando
tra le carte, che ingombrano il mio scrittoio, come le tentazioni nel
quadro del S. Antonio di Morelli, mi guarda con quel sorriso tra lo scemo
e il malizioso che ne costituisce la nota caratteristica, e mi ripete:
Non e' è che lui ! non e' è che lui! E T illusione per un
momento mi esilara e mi rinfranca; ma poi di nuovo la penna, impotente a
tradurre con la parola il sentimento d'infinito disprezzo che m* invade,
freme sulla carta; perchè non sa lasciarvi scorrere i feroci giambi di
Archiloco. Alle iniziative ed ai meriti, che il r. Commissario con
tanta modestia si attribuisce, non v' è che una lieve osservazione
a fare, ed è quella che si desume da una deliberazione, presa dalla
disciolta Amministrazione il 17 giugno ultimo sovra un rapporto del
Direttore dell' Ospedale, sig. cav. Gaetano Antonella Riportiamo qui il testo
della prima ed in alligato quello del secondo, avendone, per fortuna, il
Governatore Cosenza, che concorse largamente a ciò che forma il tema
dell' una e dell' altro, conservato le copie tra le sue carte.
Se il r. Commissario e non ci
parrebbe strano volesse
contestare V autenticità dei due menzionati documenti, tuttoché non ne ignori V
esistenza in archivio, ed ha provato di non ignorarla, saccheggiandoli,
sarà utile che sappia altra copia del rapporto del Direttore trovasi nelle mani
del chiarissimo prof. Cardarelli, che potrà anche informarlo da chi, perchè,
come e quando la ricevette. Ciò premesso, ecco la
deliberazione: u Presenti il funzionante Sopraintendente cav. Lo
Savio e i governanti comm. Trinchese e cav. Cosenza assistiti dal Segretario Generale barone De
Marinis. " Vista la elaborata relazione del Direttore di
questo Ospedale in data 16 corrente mese, con la quale da una parte si
rassegnano diverse proposte per provvedere: a) air igiene dei
locali: b) alla buona manutenzione: e) al miglioramento
della casa di salute per gli infermi a pagamento: d) della
casa di maternità: e) della cucina: della Direzione
Ospedaliera; g) della sala di medicatura; h) della
formazione di nuovi locali per stanze d'isolamento, per stanze di ricezione,
per la sala idroterapica e per le consultazioni gratuite; e da altra
parte si riferisce sul bisogno di provvedere il nuovo casermaggio e sui mezzi
più acconci per attuare questo intento, senza apportare alcuno spostamento al
bilancio della pia Opera. „ Ritenuto il pregio e V importanza del
detto lavoro e riconosciuta 1' utilità di seguirne le tracce: a Ritenuto
che in quanto alla prima parte, si rivela opportuno di procedere con un piano
regolatore, commettendo ad un ingegnere l' incarico di compilare un
regolare disegno estimativo per T attuazione delle sopraindicate molteplici
proposte; Ritenuto che in ordine alla seconda parte, è necessario
per procedere all' appalto per la provvista del nuovo casermaggio, e
per dismettere tutto il vecchio materiale inutile, un regolare
capitolato, da redigersi da persone competenti sotto tutti i
rapporti; " DELIBERA u 1° Esprimere la più sentita
soddisfazio ne al Direttore per la pregevole relazione, diretta a questo
Consiglio, sui più importanti miglioramenti da apportare all' opera
ospedaliera. " 2° Commettere al Soprintendente di far
compilare da un ingegnere, che egli crederà prescegliere, il piano
regolatore col progetto indicativo della spesa occorrevole alla relativa
attuazione in base alle proposte contenute nella relazione suddetta.
fc 3° Commettere ad una commissione, presieduta dal Governatore del
carico cav. Cosenza e composta dal Segretario Generale di quest*
Amministrazione e dello stesso Direttore dell' Ospedale, l' incarico di
compilare un capitolato che possa servire di base all'appalto pel nuovo
casermaggio „. Or come si vede dalla riferita deliberazione, ed an
che meglio dalla Relazione del Direttore, che si legge in alligato, non
erano indispensabili gli sforzi di quel poderoso intelletto del regio
Commissario per discoprire i bisogni dell' Ospedale e per proporre i
mezzi di accorrervi. Quello che sarebbe stato comandato dalla più elementare
decenza, era di non tradire la verità col manifesto fine di far emergere
la propria persona, diffamando, con la circostanza aggravante del mandato
ricevuto, altri, che tenea modestamente a fare il bene senza plagii e senza
gran cassa. La somministrazione delle medicature antisettiche Un ultimo addebito la relazione del r.
Commissario rivolge alla disciolta Amministrazione per ciò che tiene al
servizio ospedaliere e vogliamo riferirlo con le parole testuali della
relazione medesima: a Un altro fatto gravissimo, tollerato
dalla disciolta Am" ?nini s tra sione a danno degli infermi ho trovato
nella somu ministrazione delle medicature antisettiche, la quale è
affidata u ad un appaltatore per V annuo corrispettivo di lire
dodicimila. Tale servizio procedeva nel modo più irregolare che
possa " immaginarsi, sia perchè i preparati più costosi non
venivano " forniti addirittura, sia perchè quelli che erano
apprestati non " solo erano di pessime qualità, ma ancora di
quantità infeu riore a quella richiesta. u Tutto ciò ho assodato
non pure di persona (?), ma anche u dai reclami di molti professori,
Direttori di sale chirurgiche " e delle suore della Carità, preposte
a tale servizio, e sopra" tutto da un rapporto del Professore Annibale di
Giacomo, " direttore primario della sala delle lesioni
violente. u E debbo aggiungere che questo appaltatore è un impieu
gato stipendiato della S. Casa, che avrebbe dovuto prestare "
servizio in qualità di farmacista, ma per i favori che godeva "
facilmente si esimeva dai suoi obblighi, e tutto ciò mentre " il
Regolamento vieta in modo assoluto agli impiegati di con" correre o
prender parte agli appalti di qualsiasi natura „. Innanzi tutto ci
sia permesso di rilevare che, se rispondesse alla realtà dei fatti,
quanto afferma il r. Commissario, ci troveremmo di fronte ad un vero e proprio
reato, qual' è quello preveduto dall' articolo 321 del codice penale, che
suona così: " Chiunque essendo autorizzato alla vendita di
sostanze medicinali, le somministra in ispecie, qualità o quantità non
corrispondente alle ordinazioni mediche o diversa da quella dichiarata, o
pattuita,. è punito con la reclusione sino ad un anno e con la multa da
lire cinquanta a cinquecento. „ Cotesto reato, a prescindere da
tutte le prove che si ricordano nella relazione, il r. Commissario V ha
assodato di persona in tutte e tre le forme, in cui si è palesato, cioè
nel non fornirsi a dirittura i preparati più costosi, nel dar quelli, che si
fornivano, di pessima qualità, nel darli di quantità inferiore a quella
richiesta. Tutto ciò ho assodato di persona, egli dice. Or, ciò non
ostante, il r. Commissario non ha denunziato al potere giudiziario il
fornitore ed i suoi complici,; che, come vedremo, sarebbero stati parecchi;
anzi non ha nemmeno intentato contro di quello un giudizio civile per la
risoluzione del contratto ed il risarcimento dei danni. Che vuol
dire ciò? Una cosa soltanto: che il r.
Commissario sa di non aver detto il vero. Ed eccorie la dimostrazione limpida,
matematica, irrecusabile. Allorquando entrò neir amministrazione il
sottoscritto, trovò che il suo predecessore aveva concesso a trattativa
privata la fornitura a cottimo delle medicature antisettiche al signor
Alfonso D' Anna, che è precisamente il fornitore, che la relazione
presenta nel modo accennato di sopra. Siccome il Vastarini aveva ed
ha pel signor conte Spinelli, e pei suoi colleghi d' Amministrazione, tra
i quali vi era nientemeno che il comm. Francesco Saverio Correrà (un secolo
di probità e di dottrina!), non già la stima ordinaria, che si ha
per ogni galantuomo, ma quel rispetto che s' avvicina alla venerazione, tenne
per criterio direttivo dei suoi giudizii sugli atti dei suoi
predecessori, che nulla vi potesse essere che. non rispecchiasse la più alta ed
incontestabile moralità. E molti provvedimenti, dei quali non poteva
raccogliere dagli incartamenti la motivazione; li confermò sulla
considerazione che non potevano non essere giusti ed equi. Di tal natura
ritenne che fosse il contratto stipulato col D'Anna, prima d' essersi
informato della ragione òhe lo aveva determinato ; e se ne
confermò, dopo che T ebbe conosciuta. Essa gli risultò essere stata
questa, che nell'anno precedente al contratto medesimo, quando i generi
di medicatura si fornivano a consumo e non a cottimo, erasi constatata una
spesa di L. 24000, mentre il D' Anna offrì di fare servizio e lo lece per
sole 12000. Il d'Anna, anche allora, figurava nella pianta degli stipendiati
in qualità di farmacista del P. Luogo, ma non è altrimenti vero che per i
favori che godeva si esimesse dai suoi obblighi. Egli invece non prestava sotto
V amministrazione Spinelli, come non ha prestato sotto la amministrazione
Vastarini, il servizio di farmacista, perchè comandato a soprintendere
al forno. E neir esercizio di questa funzione egli portò tale una
diligente e coscienziosa sorveglianza, che la spesa pel panifìcio, che
era di L. 500 mensili, discese a sole 300, dal giorno in cui il D' Anna
se ne ebbe ad occupare. Il r. Commissario non ha che a riscontrare
in contabilità i documenti e si convincerà della verità di quanto
affermiamo. Scaduto il termine del contratto, stipulato dal D'Anna
colT Amministrazione Spinelli, alla fine del 1890, furono banditi gì'
incanti per la fornitura delle medicature antisettiche, come per ogni
altra provvista; fu indicata, come base dell'asta, la somma stabilita nel
contratto scaduto; ma non vi fu gara. All' infuori del D'Anna,
nessuno si presentò per la concessione dell' appalto. In tale stato di cose non
vi erano che due soluzioni del problema: o ripigliare il servizio in
economia con l'eventualità, più che certa, di ritornare al consumo di L.
24,000; od accettare la offerta del D'Anna, esaminando i documenti,
in base dei quali egli chiedeva d' essere autorizzato ad assumere f appalto,
quantunque fosse uno stipendiato del P. Luogo. Egli esibì i documenti
stessi, che aveva esibiti al conte Spinelli. Erano certificati di
parecchi Professori, che, letti dal Vastarini, lo determinarono così come
avevano determinato lo Spinelli, a concedere la domandata
autorizzazione. Ora che di ciò è piaciuto al r. Commissario
plasmare un'accusa, il Vastarini ha richiesto al D'Anna quei documenii
per farne argomento della propria difesa, e il D'Anna glieli ha
fatto tenere con 1' aggiunta di due altri, che meritano 1' onore d'
essere intercalati nel testo di questa risposta. Dei detti
certificati, due furono rilasciati in settembre del 1881 dai professori
di chirurgia Folinea e Mazziotti ed uno il 27 agosto dello stesso anno
dal signor professore Annibale Di Giacomo, direttore primario della Sala delle
lesioni violente, come dice la relazione, per renderne più ponderosa V
autorità. I signori Folinea e Mazziotti attestavano d'essersi serviti per
le rispettive cliniche chirurgiche delle medicature Lister dal sig.
Alfonso D' Anna e d' averle trovate di ottima qualità e perfettamente
corrispondenti allo scopo. Il prof. Di Giacomo poi certificava, ed
il documento è tutto di pugno del lodato Professore, u che gli oggetti di
medicau tura alla Lister, che vende il farmacista d'Anna, sono di otu tima
qualità ed identici a quelli che adopera lo stesso Lister a a Londra
(!?!), come avea potuto convincersi dal nome della u Casa inglese, dalla
quale li ritirava il D' Anna, non che in u parecchi casi di operazioni,
nei quali egli (il Di Giacomo) u li aveva adoperati. Ed in fede etc.
etc. „ I certificati anzidetti trovansi
presso il sottoscritto, che è pronto a mostrarli a chiunque avesse vaghezza di
esaminarli. Sarebbe deplorevole che il prof. Di Giacomo avesse con
leggerezza rilasciato il documento del 27 agosto 1881, perchè esso
principalmente fu quello, che determinò la risoluzione del Vastarini, stante
che il suo redattore, autorevole quanto gli altri due, gli era
personalmente noto, come uomo di carattere integro ed incapace di rilasciar
certificati o di far rapporti a partita doppia, secondo che ora vorrebbe
far credere la relazione del regio Commissario. Noi prevediamo che
si potrà dire d' esser vero il certificato del Di Giacomo di dieci anni
fa, ma siccome è possibile che il D'Anna siasi mutato da quel che era
allora, non è impossibile che il giudizio portato dal Di Giacomo sulla qualità
delle medicature, da lui ora fornite, sia anche mutato, e quindi
sia vero il rapporto che dice il r. Commissario aver ricevuto dal
eh. professore. Tutto questo ragionamento, come si vede, è fondato
sulla supposizione che il D' Anna non sia più quel coscienzioso fornitore
di una volta; ma a combattere codesta supposizione daremo lettura del documeuto
che segue, invitando il n Commissario ad ascoltarla nella posizione dell'
attenti ! e con la mano al berretto. Eccola: IL PREFETTO
DELLA PROVINCIA DI NAPOLI (Udite !) u Veduta la deliberazione in
data 27 maggio p. p., con cui " il Consiglio d' amministrazione
dello Spedale Clinico di questa
Città ha chiesta V autorizzazione di procedere, mediante trat"
tativa privata, all' appalto per la somministrazione degli ar41 ticoli di
medicatura a tutto 1' anno 1892; " Ritenuto che dall'atto
predetto risulta dimostrata la conu venienza e V opportunità che V appalto in
parola sia affidato " al sig. Alfonso D' Anna, il quale tiene in
appalto la detta som" ministrazione {Udite !) per 1' Ospedale militare di
questa Di" visione, per quello del 2° Dipartimento marittimo e per
quello " degl' Incurabili e dà le maggiori garantie {Udite! Udite!)
per u il buon andamento del servizio; u Ritenuto inoltre che
i prezzi dell' offerta, presentata dal u D'Anna ( Udite /), sono
notevolmente inferiori a quelli corriu sposti finora per tale somministrazione
; talché 1* Ospedale u Clinico potrà ritrarre una rilevante economia dal
novello apu paltò ; u Veduti gli articoli ecc. ecc. Decreta
: " V Ospedale Clinico è autorizzato a concedere,
mediante u trattativa privata, al sig. Alfonso D' Anna Y appalto per
la " somministrazione degli articoli di medicatura fino a tutto
il u 1892 ed in base alla tariffa alligata alla deliberazione 27
" maggio p. p. del Consiglio di amministrazione. u Napoli
{Udite!) 6 luglio 1891. Ma l'apprezzamento del decreto prefettizio
è solamente preventivo. Ascolti ancora il r. Commissario, senza ritirar la
mano dal berretto, perchè ora ce la mettiamo anche noi: Quando
parlano uomini, come quello; del quale ci apprestiamo a riferir la
parola, si ha il dovere, qualunque sia la posizione dell'ascoltatore, di
serbare P attitudine del rispetto, che impone la canizie, congiunta alla
scienza ed alla probità indiscutibili. OSPEDALE CLINICO DI NAPOLI „
u Certifico io qui sottoscritto che il sig. Alfonso D'Anna, dal u
mese di giugno del volgente anno, somministra a quest' Ou spedale gli articoli
di medicatura (bende compresse, garza ec.) u e che non ha dato motivo ad
alcun reclamo per la buona u qualità degli articoli somministrati.
u In fede del vero {udite !) ed a richiesta dell' interessato.
Napoli 12 novembre 1891 77 Presidente del Consiglio di
Ammiitistrasionv {Udite! udite!) Carlo Gallozzi u Visto
per la firma del signor Carlo Gallozzi nel presente "
certificato. u Napoli 23 novembre 1891 u II Delegalo
Municipale u Avv. Di Giulio „ Dopo di ciò potremmo cessare:
abbiamo rivendicato l'onore di un galantuomo, che per deferenza a noi,
come al nostro predecessore, ha fatto con grandissimi sacrifizi un
servizio inappuntabile air Ospedale, che fu già affidato alle nostre cure;
e ne avevamo il dovere, dappoiché egli fu calunniato, non perchè ne
avesse dato il menomo pretesto, ma perchè aveva la sventura d'esercitare
uh servizio così delicato, che, quando non si fa con coscienza, mette in
giuoco la vita degli infelici. Lanciare sul viso ai componenti
della disciolta Amministrazione T accusa del fatto gravissimo (il regio
Commissario ne intese tutta V importanza) d* aver tollerato a danno degli
infermi che quel servizio procedesse nel modo più irregolare che possa
htimaginarsi, era V ingiuria più atroce che si potesse far loro. Essa non ha un
equivalente che in quella che si facesse ad un soldato d' onore di avere
tradita la consegna per oscitanza nelP adempimento del proprio dovere,
perchè l'uno e gli altri avrebbero consegnato al nemico le vite umane,
alla lealtà, così dell' uno, come degli altri, affidata.
Rappresentando i componenti del disciolto Governo come traditori,
non per proposito, ma per ignavia, il regio Commissario li ha designati al
pubblico disprezzo. A poterlo fare logicamente però, egli doveva
passare a traverso del povero D' Anna; non ostante che questi fosse innocente.
Ma ciò, che importava? 11 regio
Commissario non ha forse la missione di dimostrare che il decreto del 31
agosto ultimo era stato giusto e provvido, e che il Prefetto di
Napoli è un fior di filantropo, che, oltre 1' affetto per 1' umanità
sofferente, non aveva nessun altro motivo
ci spieghiamo nessun altro motivo
per volerne alla disciolta Amministrazione, anzi al solo Soprintendente
? E chi oserà dire che innanzi al bisogno di ottenere cotesto
risultato dovesse arrestarsi, perchè rovinava un padre di famiglia nella
riputazione e negli interessi? Il r. Commissario è milite obbediente e
disciplinato, e a la guerre, comme à la guerre ! Potremmo
cessare; ma non vogliamo, perchè il r. Commissario ha pagato di persona,
assumendo d' aver egli, proprio egli, assodato che i preparati più
costosi non venivano forniti, e che quelli, che erano apprestati, non solo
erano di pessima qualità, ma ancora di quantità inferiore a quella
richiesta. Ora noi dobbiamo costringerlo con la forza inesorabile della
logica a confessare che non ha detto il vero, o, che in un' ipotesi
più mite, quando 'parla o scrive, non ha la coscienza degli atti
suoi. Prima di ogni altro rileviamo che non si è contentato di
affermare il fatto, che poteva esser caduto sotto la sua personale
osservazione, ma dice che quel fatto fu tollerato dalla disciolta
Amministrazione, ossia precedentemente alla sua entrata neir Ospedale e
che ciò l'ha assodato dai reclami di molti pròfessovi. Direttori di sale
chirurgiche e delle Suore di carità, preposte a tale servizio. Noi lo
sfidiamo a produrre un solo di tali reclami, diretto o alla Direzione
dell' Ospedale od alla Soprintendenza od al Governatore del carico; ma deve
produrlo col numero di protocollo, che ne accerti la data di ricezione
dal Segretariato Generale e con la immancabile decretazione, che sta in
tutte le centinaia di migliaia di carte di pugno del Soprintendente o del
Governatore Delegato. Se non lo fa, ha scritto una.... inesattezza.
Egli dice d' aver assodato di persona i fatti, che denunzia. Noi
gli abbiamo dimostrato che sono reati, ora gli aggiungiamo che non potevano
esser consumati senza la complicità delle Suore, del Ragioniere, del
vice-Direttore e dei professori di Chirurgia. li D' Anna deve
fornire a cottimo tutta quella quantità di generi, che occorrono per le
svariate operazioni. La Suora, che è preposta al servizio, gliene deve
far la richiesta. Egli deve dalla Suora ritirare la ricevuta di ciò che
fornisce, non solo per garentir sé medesimo dalle sottrazioni, che possono
cornili ettere i suoi dipendenti, ma per presentarla alla Ragioneria, che
a sua volta deve mettere a riscontro le richieste con le ricevute, per
aver la pruova che fu osservato il contratto e che si possono compilare i
mandati pel pagamento. Or se la Suora ha fatta la richiesta e non ha
avuto il genere, e come mai avrà rilasciata la ricevuta ? e se non 1* ha
rilasciata, in base a qual documento la Ragioneria avrà preparato i
mandati e sottoposti alla firma del Soprintendente ?Avrà mentito la Suora e il
Ragioniere, e perchè ? per far lucrare al D' Anna qualche centinaio di lire,
che avranno poi diviso fra loro? Evi si sono arrischiati, non
ostante gl'immancabili clamori dei Direttori di sala, degli assistenti,
dei coadiutori ? E impossibile. È assurdo. Ma sapete voi come
si fa la distribuzione dei generi di medicatura ? Vi assiste il signor Tigani,
infermiere maggiore, funzionante da Vice-Direttore, o almeno vi si assisteva al
tempo della passata Amministrazione. Senza la sua presenza non si
apre un pacchetto di cotone, né si taglia un metro di garza. Se il
genere richiesto non si trova, o se è di pessima qualità o se è in quantità
minore di quella richiesta, Tigani lo deve sapere, lo deve consentire, ne
deve trarre un corrispettivo. Senza di lui la frode è impossibile. Egli non ha
fatto alcun reclamo mai, né al Direttore, né al Soprintendente, né al
Governatore del carico; dunque, se la frode è avvenuta, il complice necessario
è Tigani. Ma chi è costui? Il r. Commissario lo sa, quanto noi. È
il marito d'una Musolino, stretto affine di S. E. il Ministro dell'
Interno. Quest' indicazione dovrebbe bastare per far riconoscere al r.
Commissario quale assurdo egli abbia sballato, quando ha scritto che i
generi più costosi non si fornivano, o si fornivano in quantità o qualità
diverse dal contratto. Ma se egli, senza pensare, ha insultato con
la sua affermazione un uomo, che per le attinenze familiari ha il dovere
di credere onesto, ha egli pensato almeno all' ingiuria
atrocissima, che ha rivolto ai professori di chirurgia scrivendo quelle
insensate parole? Un professore Direttore di Sala, nella più parte
dei casi insegnante, procede ad una grande operazione chirurgica in presenza
dei suoi alunni. Si tratta di una laparotomia, di una nefrectomia, di una
grande amputazione. Il chirurgo ha fatta una giusta diagnosi; V occhio
della fronte V ha servito bene, come quello della mente; la mano armata
del ferro ha secondato il pensiero. L'angoscia che ha turbato
per tanti giorni l'operatore, più crudele di quella che tormenta il
giuocatore, quando segue collo sguardo smarrito il moto circolare della
rollina, si calma. L'operazione è riuscita; ma!., mancano i preparati più
costosi per assicurarne il risultato !... La vita del malato è in
pericolo !... T ammalato muore... e non pel fatto del chirurgo, ma per
l'ingordigia dell' appaltatore delle medicature. Il chirurgo è costretto
a scrivere nel suo passivo una partita perduta per colpa dell' appaltatore :
deve esporsi alla maldicenza degli emuli, alla critica degli invidiosi,
alla sfiducia degli alunni, perchè?
Perchè il D'Anna gli ha fatto mancare dieci pacchi di cotone fenicato o
quindici metri di garza! E il professore tace, e tacciono gli
assistenti, 'e tacciono le Suore e tacciono gl'inservienti e i preti e i
colleghi e gli alunni e tutti, perchè D'Anna possa dare meno di quel che
dovrebbe per lire dodicimila! Eh ! via, ditelo ! non sentite
che quello che avete affermato, di fronte a quel che noi vi diciamo, è un
assurdo di cosi sfolgorante evidenza, che la sua luce, percotcndo nel torbido
specchio della vostra coscienza, rimbalza e vi sospinge fino al labro
ribelle la confessione d' aver mentito ? Prima di dar la
parola a chi ha esercitato, in qualità di Governatore delegato, al pari di noi,
il potere esecutivo dell'Amministrazione, al nostro egregio e carissimo amico
cav. Lo Savio, per rispondere a quella parte della relazione, che
tratta delle Condizioni finanziarie della Pia Casa, sentiamo il dovere
di trovare una formola, che chiuda logicamente questo scritto.
L' abbiamo cercata, ma non a lungo, perchè era sul nostro tavolo un
opuscolo, dal titolo La maggioranza del
disciolto Consiglio Provinciale di Napoli al Paese Memorandum
22 gennaio 1889 Tipi
Giannini, In quest' opuscolo, sottoscritto fra altri, anche dall'
attuale r. Commissario per la temporanea gestione della S. Casa
degli Incurabili, evvi un capitolo, intitolato : u Le feste
Pompeiane, Un presidente contabile
nel quale per sei pagine fitte in8 j grande, si leggono a carico
d'un uomo, che copri V ufficio di Presidente del Consiglio provinciale di
Napoli, accuse tali, che parea dovessero, se fondate, sbarrargli per
sempre la via del ritorno all' alto seggio. Eppure queir uomo v' è
ritornato e col voto dei r. Commissario, sottoscrittore del ricordato
memorandum ! Anzi, a dimostrazione palpabile della confessata calunnia; queir
uomo concede a questo il permesso di farsi nominare suo Vice-Presidente e
di portarsi insieme con lui nella stessa lista candidato a consigliere comunale
di Napoli ! 11 capitolo, cui alludiamo, è preceduto da una epigrafe
tolta dal libro dei Proverbi, Capo 26 n. 27, nel suo testo latino,
e con la corrispondente traduzione italiana. È la conclusione
più calzante, che si possa dare a tutto quanto innanzi abbiamo
detto. Qui fodit foveam
incidet in eam, et qui volvit lapidem, revertetur ad eum. Chi
scava la fossa vi cadrà, e la pietra cadrà addosso a chi l'ha
smossa! Napoli. PERSONALE AMMINISTRATIVO E SANITARIO
Gravissima, dice il rapporto, é la quistione del personale
amministrativo, sanitario e di assistenza addetto alla pia Casa. Esso,
calcolate le pensioni, assorbisce quasi la metà delle rendite nette del Luogo
pio. E di ciò sono responsabili tutte le amministrazioni, non esclusa
l'amministrazione Vastarini-Cresi, che è, manco a dirlo, la più
colpevole. Dopo ciò ognuno s'aspetta di sentire, non solo in che
consista questa colpa, ma quali sono i criteri del r. Commissario
per procedere ad una razionale riforma del personale amministrativo,
sanitario e di assistenza: di questi due ultimi specialmente che
assorbiscono i quattro quinti di quella metà delle rendite di cui parla
il regio Commissario. Ma niente di tutto ciò. Il Regio funzionante
sa che un esercito di 1*20 professori, 86 inservienti, 50 infermiere o
caminanti, 36 suore di carità, 20 ecclesiastici, rattoppatrici,
lavandaie, bacilari per i teatri anatomici e trasporto de' cadaveri,
uscieri, portieri; oltie un personale speciale per i gabinetti
batteriologico, idroterapico, chimico, elettroterapico, ortopedico ecc.,
insieme ai letti, biancheria, locale ecc. formano proprio V opera
ospedaliera. Dire che la somma sjjesa per tale personale è sottratta al
mantenimento dei malati è lo stesso che dire che la spesa per le
indennità ad un segretario ed un ragioniere di prefettura che aiutano il
r. Commissario a dire tante corbellerie ed i denari sciupati nello stampare
tante calunnie, sanano le piaghe dei poveri infermi!!... E un argomento a
contrariis, come dicono gli scolastici. Ma tanto è vero che
lo scrittore o firmatario del rapporto sapeva che il personale sanitario e di
assistenza non dovesse essere compreso a titolo di biasimo nell'ammontare della
spesa sottratta al mantenimento dei malati, che immediatamente se
ne scorda, e restringe i suoi benevoli, quanto esatti apprezzamenti,
al personale amministrativo. Ed allora perchè parlare, con
evidente malafede, di metà della spesa sottratta alla cura dei poveri
infermi? Perchè non parlare col linguaggio onesto delle cifre, e dire che,
sopra un'entrata annua che rasenta il milione, la spesa del personale
amministrativo è di lire 63,010.00 e non oltre, e che in questa sono
compresi gli stipendi ed i salari per tutto il personale della Direzione
ospedaliera e sue dipendenze, che potrebbe a buon dritto dirsi destinata
al servizio sanitario ? Se il regio Commissario fosse stato
assistito da buona fede e non avesse dovuto rispondere alle esigenze di
una diffamazione organizzata a detrimento di parecchi galantuomini, si
sarebbe reso conto delle innumerevoli difficoltà amministrative
della azienda affidata alla sua temporanea gestione, ed avrebbe
constatato di quale e quanta attitudine, di quale e quanto concorso
efficace di tutti fa d'uopo per porsi in grado di veder chiaro in ogni
singolo atto amministrativo e nel complesso di tutti. Se di ciò si
fosse reso conto il r. Commissario non si vedrebbe ora posto alla gogna delle
nostre categoriche smentite. Ma rientriamo presto nell'argomento
della spesa pel personale amministrativo e sbrighiamocene in poche
parole. Col regolamento generale del pio Luogo del 1879, con le
piante N. 1 e '*, la spesa per gli stipendii amministrativi fu fissata
a L. 40,420.00 a cui aggiunto il compenso di esazione dovuto al
tesoriere, compreso in detta pianta, ma non indicato, per il suo
ammontare di L. 4000,00, si ha un totale di. . L. 41,420.00 le quali, con
le modificazioni al regolamento deliberate nel 1885, discesero a L.
42,160.00 Però con l'attuazióne di detta pianta un personale
di stralcio rimase tagliato fuori, ma che però prestava un servizio
indispensabile, e che nel 1886 gravava sul bilancio per L.
20,850.00 Sicché la spesa totale annua fu di L. 63,010.00 come
fu rinvenuta dal Vastarini-Cresi. L'amministsazione da questo
presieduta, con deliberazione 17 novembre 1889, approvata dalla Giunta
provinciale il 21 gennaio 1890, approvò una nuova pianta per l'ammontare di
lire 63,880 ridotta poi a L. 57,680.00 Mantenne fuori pianta alcuni
impiegati che gravano sul bilancio per L. 5,330.00 sino a
raggiungere le L. 63,010.00 che si pagavano prima. Se
il regio Commissario non ha perduto, fra l'altro, la virtù di comprendere
l'eloquenza delle cifre, dica come L. 63,010.00 sono superiori a L.
63,010.00. E se questa è la sostanza, qual valore possono avere gli
apprezzamenti del r. Commissario? Meno male che non ha trovato modo
di giustificare, con argomenti simili a quelli adoperati finora, la formazione
di una novella pianta per il personale contenzioso come fece la relazione
ministeriale. E per quanto riguarda la voluta pianta per il personale
tecnico e l'aumento dei farmacisti, riproduciamo dal ricorso alla IV
sezione del Consiglio di Stato il brano che a questi due argomenti si
riferisce: Non differenti
apprezzamenti l'altro appunto sulla spesa deliberata per
gl'Ingegneri. Basta far notare che la Giunta provinciale
amministrativa ha approvata tale spesa (Vedi verbale 16 settembre 1891
per notar Merola), renduta necessaria dalla esecuzione del
contratto per l'assunzione a partito forzoso delle rendite e della
manutenzione dei fabbricati ; e che, approvata per lire 7,000, se ne sono
assegnate solo 4680 per tre ingegneri ispettori, che debbono vegliare alla esecuzione
della manutenzione. Qui
però cade in acconcio far notare che non si tratta di una spesa di
carattere organico e permanente, ma puramente transitorio, che vive la
vita di un' esercizio finanziario, e che, mentre, il contratto di
manutenzione ha avuto principio il 4 maggio 1890, la spesa per gli
ingegneri ispettóri non ha gravato neanche il bilancio 1891, essendosi
stanziata per la prima volta sul bilancio del 1892. (( E si
noti ancora che uno degli ingegneri ispettori, il signor Errico
Migliaccio, era già impiegato antico dell'Amministrazione con uno
stipendio uguale a quello che oggi percepisce in lire 1680 e che perciò
in definitivo la novella spesa si riduce a L. 3000.00. Se l'amministrazione disciolta ha in ultimo
chiesto all'autorità tutoria r autorizzazione per aumentare uno e non due
posti nell'organico dei farmacisti, ciò ha fatto per le aumentate
esigenze del servizio. In
fatti, oltre che l'uso delle specialità chimiche e l'introduzione degli
alcaloidi mila farmacopea rendono più penoso il servizio farmaceutico,
l'amministrazione ha impreso a fornire i farmachi a due altri istituti
Pii, al Manicomio provinciale di S. Francesco di Sales, ed ai tre ospedali (Vita,
Cesarea e Loreto), dipendenti dal Reale Albergo dei Poveri. Come possa l'
antico personale rispondere alle nuove esigenze lo dica l'imparzialità
della IV Sezione del Consiglio di Stato (e qui la verecondia del R.
Commissario ! ) Da tutto
ciò chiaramente emerge che non infruttuosi richiami della R. Prefettura vi
furono, non aggravio di novelli stanziamenti nel 1891 per un aumento di
personale, non creazione di nuovi organici, non ingiustificata proposta di
aumento di farmacisti ; ma vigile e solerte cura degli amministratori
nel migliorare le rendite del pio Istituto e nel restringere il passivo
nei limiti del puro necessario ». E tutto ciò potrebbe bastare in
risposta alle calunniose menzogne contenute per questa parte nel rapporto del
R. Commissario. Ma per dare un'altra prova della serietà dei suoi studii
giuridici, a titolo di amenità, riportiamo l'articolo 231 del regolamento del
pio Luogo, dal quale vorrebbesi trarre l' obbligo da parte degli
ingegneri inscritti nell' albo, a norma dell' art. 222, di prestar
l'opera loro gratuitamente per l'ispezione permanente di cui nel contratto di
manutenzione. Art. In generale, per tutti i lavori commessi agli ina
gegneri ed architetti, questi non hanno dritto a riscuotere compensi o rimborsi di spese dal pio Luogo
e salvo ai medesimi lo esigere direttamente dagl'
intraprenditori nel caso di
esecuzione delle opere e senzi responsabilità del Pio Luogo, quei diritti e rimborsi che potessero loro
competere. Non è il caso di far commenti ! ! ! Che dire
poi dello appunto fatto per aver dato un alloggio conveniente al
Direttore dell' importante nosocomio ? Ha compreso perfettamente il
R. Commissario che, votata la nuova pianta, non era più il caso di far
ricorso alla disposizione del regolamento, che assegnava al Direttore una casa
della pigione di L. 400 all'anno, ed allora ha detto che lo
alloggio, di cui parla la nuova pianta, dovesse limitarsi a due o
tre stanze nello interno dell'ospedale. Per verità, se V
autore del rapporto si fosse doluto che un semplice infcrmieie maggiore occupa
una casa alla discesa Maria Longo della pigione di L. 125 al mese sol
perchè parente d' un Ministro (e che Ministro!) lo avremmo compreso, tanto più
che ora il R. Commissario ha concesso allo stesso impiegato un alloggio
suppletivo come fosse un supplemento di stipendio ! Ma rivolgere
censura air amministrazione Vastarini per aver concesso al Direttore un
alloggio rispondente alla importanza del posto che occupa, è la prova
provata che il R. Commissario, compreso dal voluttuoso desiderio di
riuscir gradito al sig. Prefetto, ha voluto parlar del Direttore in un modo
purchessia, conoscendo che la corda sensibile del cuore del chiaro uomo
che siede sulle cose della Provincia di Napoli avrebbe vibrato con
insolita frequenza! C'intendiamo, onorevole R. Commissario?
LAVORI Se per combattere le altre affermazioni del R.
Commissario ci ò bastato riassumere le accuse uà esporre i fatti da cui
risultava la evidente malafede con cui lanciavansi tali accuse; per
quanto riguarda la rubrica lavori non possiamo fare altrettanto. Sono
così condensate e tante le ingiuste affermazioni del R. Commissario, che
bisogna averle presenti nel loro contesto per comprendere, dopo averle
esaminato, qua! malgoverno si è fatto della riputazione dell' amministrazione
Vastarini col famoso rapporto. Prima però di esporre i brani
testuali della relazione del R. Commissario, faremo precedere una breve
ma chiara esposizione dello stato contabile e contrattuale dei lavori,
prima dell' amministrazione Vastarini, cioè fino a tutto dicembre 1889, durante
il 1890, e per il periodo dal 30 dicembre 1890 al 2 settembre 1891, che
riguarda la dimoila amministrazione. Il 28 febbraio 1884 F
amministrazione presieduta dal signor Conte Spinelli, dietro regolare
autorizzazione della Deputazione provinciale, e previo esperimento dei
pubblici incanti, stipulò con gF imprenditori Vincenzo d'Errico, Mauro
Abate e Antonio d'Ambrosio un contratto di appalto generale per tutti i
lavori bisognevoli ai fabbricati del pio Luogo, di muratura, falegnameria
e dipintura, per qualsivoglia ammontare e per la durata di tutto il
dicembre 1889. La tariffa posta a base di tale contratto era quella del genio
civile, il ribasso contrattuale per i lavori in muratura era il 6 OjO, la
liquidazione ed il pagamento si convenne dovesse farsi dietro regolare
misura degli ingegneri direttori dei lavori. In virtù del
suddetto contratto furono affidati ai suddetti imprenditori tutti i lavori di
manutenzione dell' ospedale e del vastissimo patrimonio urbano appartenente al Pio
luogo; i lavori di riparazione e rifazione delle diverse infermerie dell'
ospedale; od in fine tutti i lavori necessari a ricostruire e ritornare
in parte il diruto ex monastero della Consolazione appartenente al
Pio luogo e clie non dava un soldo di rendita. Iniziati tali lavori
nel 1884, furono alacremente proseguiti negli anni successivi.
Nel 1886 però in parecchi importantissimi caseggiati del Pio luogo,
per le condizioni speciali del sottosuolo di Napoli, per Io stato
deplorevole delle fondazioni dei fabbricati di Napoli in generale, per le
infiltrazioni delle acque di Serino, e per il rigurgito di quelle delle
antiche conserve, sopravvennero schiacciamenti e lesioni in gran numero
con imminente pericolo di mina di molti fabbricati, per cui fu necessario
accorrere prontamente ad eseguire le più urgenti riparazioni.
Ognuno comprenderà di leggieri che ci riesce impossibile indicare la
spesa occorsa per tanta e cosi importante quantità di lavori, per non
avere a nostra disposizione la ragionerìa o l'archivio del Pio luogo e perchè
non riguardano gestioni della disciolta amministrazione. Però basterà fai*
sapere che a chiusura di conto 1889, dietro ordini severissimi e
perentori del Vastarini, i sig. ingegneri del Pio luogo fecero pervenire
tutte le misure dei lavori ordinati dalle precedenti amministrazioni ed
eseguiti nel 1887, 1888 e 1889 e, secondo la liquidazione fatta dalla
Ragioneria del Pio luogo di tali misure, il loro ammontare complessivo ascese
alla cifra di lire 211,003:89, di cui figurava pagata la somma di lire
42,841:00, era a pagar la rimanenza di lire 168,162,89 . (I) Nelle suddette misure
liquidate perla suindicata somma di lire 211003.89 figuravano :
L. 70 mila circa per lavori di sottofondazione e ricostruzione eseguiti
nel gran caseggiato a via Cisterna dell' Olio ; L. 50 mila
per lavori eseguiti nel locale dell' ex monastero della Consolazione, pel
quale si erano spese, negli anni precedenti, altre L. 70 mila già pagate,
e ciò allo scopo di ridurre detto locale redditizio. L. 20 mila per
lavori di sottofondazione e ricostruzione nel fabbricato in via Carbonara
n. 109. L. 13 mila per consimili lavori eseguiti nei caseggiati in
via Montagnola ; L. 150 mila in uno per lavori di carattere
straordinario e patrimoniale. Le rimanenti L. 70 mila rappresentavano V importo
dei lavori eseguiti nel 1889 per la manutenzione dei caseggiati e del
fabbricato ospedaliero, non che per la rinnovazione di due infermerie ncll'
ospedale stesso. Poiché però si avea ragione di ritenere che la
liquidazione eseguita dalla ragioneria non fosse stata rigorosamente
esatta e le misure stesse inviate dai sig. ingegneri risentissero
della fretta con cui erano state compilate, il Governo si riserbò
di sottoporre le liquidazioni dei lavori ad una severa revisione
contabile, tecnica e contrattuale. E, come fu dichiarato a pag. 21 della
relazione morale a stampa sul conto 1890,
tale revisione eseguita
per la parte tecnica dall' egregio prof. Udalrico Ma soni, per la parte contabile e contrattuale
dalla Segreteria e dal
Governatore Lo Savio (non dalla ragioneria) si ottenne una RIDUZIONE D2
SPESA SULLA SEMPLICE PARTITA DELLE OPERE MURARIE di ben l. 33,670:53 ». Se si tien
conto che di tutti i lavori liquidati a chiusura di conto 1889, solo una
minima parte, per pochissime migliaia di lire e per bisogni impellenti,
fu ordinata dal Vastarini : che
tutti iudistintamente tali lavori furono eseguiti in base al regolare contratto
del 26 febbraio 1884 e per bisogni riconosciuti dai precedenti
amministratori: che sulla primitiva
liquidazione già approvata dall'autorità tutoria, si fece la rilevante
economia di L. 33,670.53 come risulta dal rendiconto 1890: che la disciolta
amministrazione infine non fece essa la spesa, ma fu ben essa invece a far Y
economia suindicata, se si tien conto di tutto ciò, Ora trattandosi
di lavori eseguiti nel 1889 ed anni precedenti, la responsabilità non può
spettare ai Vastarini, nò per quanto si riferisce alla ordinazione loro,
nò per quanto tiene alla esecuzione. E se tale responsabilità non
spetta al Vastarini, molto meno spetta alla dìsciolta amministrazione che fu
nominata con decreto 30 dicembre 1890. Se però si fa accenno a tale
divisione di responsabilità, è perchè il R. Commissario sappia a chi sono
dirette le sue ingiuste e calunniose osservazioni. Che per quanto tiene
al merito degli apprezzamenti suoi sugli atti compiuti dall'
amministrazione Spinelli, sappia il R. Commissario che per tutta la gran
quantità di lavori eseguiti dal 1884 in poi, essa non ebbe bisogno di altre
risorse straordinarie fuorché delle lire 60(X) di rendita alienate nel 1888, le
quali furono compensate dal maggior utile rctratto dai locali della
Consolazione, che ora rendono L. 14 mila all'anno. diciamo, qual
uomo di buona fede presterà ascolto ai calunniosi apprezzamenti del R.
Commissario ? Questo per quanto si riferisce ai lavori eseguiti
fino a tutto il 1889. Per quanto poi riguarda i lavori
eseguiti nel 1890 bisogna aver presente che, scaduto il contratto con gì'
imprenditori d'Errico, d'Ambrosio ed Abate col 31 dicembre 1889 e
procedutosi a cottimo chiuso col Forino per la riscossione delle rendite
e manutenzione dei fabbricaliy il quale contratto dovea avere il principio
della sua esecuzione col 4 maggio 1890, era giuocoforza provvedere alla
manutenzione dell'importante patrimonio immobiliare per 4 mesi, cioè dal 31
dicembre 1889 al 4 maggio 1890. Se negli anni precedenti la
manutenzione aveva assorbito la somma di lire COmila all'anno, tutto
lasciava supporre che tale manutenzione per un quadrimestre (e nei 4 mesi
invernali specialmente) avrebbe assorbito la somma di oltre L. 20mila.
Dall' altro canto il Forino, che in tale quadrimestre dovea procedere ai
novelli affitti per suo conto, avea il massimo interesse a che gli
accomodi locativi fossero fatti in conformità dei patti da stipulare con
i nuovi inquilini, verso dei quali egli era 1' unico responsabile. Perciò
l'amministrazione con deliberazione 12 gennaio 1890 concesse a forfait al
Forino la manutenzione anticipata di tutti gli stabili compresi nel
capitolato di appalto per il compenso unico di L. lOmila. Se
il R. Commissario si fosse fatto guidare da quel sentimento di onesta
equanimità che invano si cerca nelle 45 pagine del suo rapporto, avrebbe
dovuto rilevare che i soli preventivi già presentati dagli ingegneri per
lavori di manutenzione, fino al 12 gennaio, epoca in cui fu adottata la
deliberazione, superavano le L* i Ornila accordate al Forino come compenso
a cottimo per lutto il quadrimestre. Né valga il dire che
bisognava sottoporre all'approvazione dell'autorità tutoria tale,
deliberazione, poiché la spesa trovavasi stanziata in bilancio e veniva erogata
in limiti molto inferiori allo stanziamento corrispondente; e poi, approvato
dall’autorità tutoria il contratto Forino, non era neeessario sotto*
porre a novella approvazione un atto che, altro non faceva che
anticiparne la esecuzione, anticipandone i vantaggi. Esposte queste
indispensabili notizie sullo stato contabile e contrattuale dei lavori,
veniamo alle accuse ganeriche del R. Commissario. Udite
: Dopo gli stipendii, la
spesa che fino ad ora ha assorbito le k migliori risorse della Pia opera,
ò stata quella dei lavori d'ogni
genere che si sono eseguiti, laddove, essendo la manutenzione dei fabbricati appaltata al riscuotitore di
essi, non si sarebbe a dovuto che erogare le somme occorrenti nei lavori
di carattere straordinario che si
fossero potuti verificare ed in quelli di manutenzioae del fabbricato ospedaliero e
delle poche case, la a cui esigenza è mantenuta direttamente
dall'Amministrazione b. Se quest'accusa generica fosse stata
corroborata con esempii, per verità la serietà del R. Commissario se ne
sarebbe avvantaggiata un tantino, non fosse altro nella forma, pur
rimanendo vacua nella sostanza. Ma veniamo a discuterla. Se
si tratta di lavori eseguiti fino a tutto il 18R9, questi non ci
riguardano, come abbiamo dimostrato: e d' altronde, non essendo la manutenzione
appaltata, ma eseguita in economia, in base a regolare contratto per la
valutazione dei lavori, e comprendendo gran parte delle somme spese fino a tal
epoca; lavori necessarii alla conservazione del patrimonio, l'accusa si
appalesa ingiusta e calunniosa per tale periodo precedente. Se poi
si tratta di lavori eseguiti nel 1890, bisogna aver presente: 1.
Che il contratto della manutenzione a cottimo ha avuto inizio il 4 maggio
1890 e che perciò la manutenzione per un quadrimestre era a carico dell'
amministrazione la quale erogò la somma suddetta di L. 10,000.00
2. Che essendo esclusa dal contratto Forino la manutenzione dell'
Opera ospedaliera e sue dipendenze, tale manutenzione preventivata per
lire 18mila si è verificata, per le opere straordinarie occorse nell' ospedale,
per ....;) 28,376.41) Cke è occorso pagare col bilancio 1890: a)
Parte dei lavori eseguiti nel 1889 per ri-', fare la seconda sala donne .
. L. 3954,60] b) Parte dei lavori eseguiti anche f nel
1889 per ricostruire la sala oftal- ; 11,240.80 (2) mici s.
4000,001 e) Parte dei lavori eseguiti per la ]
lavanderia a vapore ;, 3292,20' 4. Che non essendo comprese
nel contratto Forino le case soggette ad espropriazione per un
valore di L. 700 mila, e non essendo state espropriate per tutto il 1889, come
si era convenuto, è stato giocoforza manutenerle per poterle
af iìttare, erogando una somma di circa . . » 6,000,00 Tutte
le suddette somme hanno gravato sul bilancio 1890 per lo ammontare complessivo
di » 55,623.36 E sapete voi, onorevole regio Commissario, per
quanto figura nel consuntivo 1890 la cifra riguardante la partita lavori, ossia
per gli art. 14 e 44 del bilancio ? figura per » 68,702,11 Da
cui sottratta la somma di L. 55,623.36, che ha gravato sul 1890 per le
cause su esposte, si ha che la spesa sostenuta in detto esercizio
per i lavori straordinari è di sole .... » 13,079.76 Vedi conto del
Tesoriere 1890 e relazione a stampa del Segretario Generale del Pio luogo su
detto conto pag. 10. donde risulta che sull'art. 44 (Fabbricato
ospedaliero) fu fatto uno storno in aumento per L. 10,37f>,46.
(2) I lavori (a) furono eseguiti dai fratelli Russo con regolare
contratto su preventivo degli ingegneri Giambarba e Curcio ed ammontarono
a L. 12 mila circa I lavori
furono eseguiti dal D* Errico in base al contratto 28 febbraio 1884 I lavori (e) dallo stesso D' Errico col
citato contratto 28 febbraio 1884 e per speciale autorizzazione dell'
autorità tutoria (Ingegnere Fulvio). E tenuto conto dello stato gravissimo
di molti fabbricati, dei lavori che si sono eseguiti a piazza Cavour, a
Porta Carrese a Montecalvario, a Cisterna dell' Olio ecc., domandiamo
alla lealtà del R. Commissario se gli pare, non diciamo grossa, tale cifra
ma almeno sufficiente a provvedere ai più urgenti bisogni. Ed
allora perchè buttare delle frasi generiche e vuote e che non sono altro
se non la espressione della più sballata posa da grand' uomo ?
Ma qui non s' arresta il R. Commissario. Egli seguita a dire: I lavori
si eseguivano senza autorizzazione, senza contratto, senza preventivo,
illegalmente, per colpa sempre dell'Amministrazione, che anzi, con suo
rincrescimento, .ce ne dispiace davvero per lui) in ciò ha riscontrato le
maggiori colpe e le più gravi ; fino al punto da essere indotto
."senza rincrescimento, crediamo) a promuovere giudizio di responsabilità
verso i passati amministratori. Era naturale. Premessa la
incoscienza completa ed assoluta delle condizioni contabili e
contrattuali dei lavori e la deplorevole costante oscitanza delle disposizioni
di quelle leggi che invoca sempre a sproposito, un simile linguaggio, se
non si scusa si spiega ! È il linguaggio di tutti coloro che, a corto di
argomenti e di fatti, vogliono produrre una certa impressione. E
diciamo a corto di argomenti e di fatti; perchè quelli citati dal R.
Commissario stanno contro la sua tesi. Esaminiamoli.
Sarebbero illegali i lavori eseguiti per riduzione della casa del
Direttore dell' Ospedale, perchè ordinati dal Soprintendente Vastarini,
in data 10 dicembre 1 889, senza autorizzazione del Consiglio. Per
lo statuto organico del pio Luogo il Sopraintendente è il potere
esecutivo dell' amministrazione. Il Consiglio vota il bilancio preventivo, il
Sopraintendente spende le somme tutte comprese nei singoli capitoli del
bilancio. Tale disposizione, chiara, categorica, precisa, giammai
sconosciuta o posta semplicemente in dubbio dall' autorità tutoria, dava il
diritto al Soprintendente di autorizzare la spesa per quello, come per
altri lavori. E tale spesa fa primieramente autorizzata per Lire 3000 e si
elevò a Lire 8278,62 per essersi riconosciuta posteriormente la necessità di
rifare i lastrici solari grandemente avariati. E tali lavori furono
eseguiti dallo imprenditore d' Errico in virtù del contratto 28 febbraio 1884,
con uno speciale ribasso del 10 0[0 ottenuto dal Soprintendente,
Sarebbero illegali, secondo il rapporto del R. Commissario, i
lavori eseguiti a Piazza Cavour, :c per i quali dall'Ingegnere Curcio il 22 dicembre 1890 furono presentati
quattro conti ammontanti ciascuno
a Lire 499,97, 499,94, 499,96, 423,55». Per i gravissimi ed improvvisi
danni manifestatisi nei fabbricati a Piazza Cavour nel settembre 1890, fu dato
ordine immediato agli ingegneri Curcio e Fulvio di far procedere alla
puntellatura della estesa zona di case pericolanti ed ai lavori pili
urgenti per assicurarne la stabilità. Nel tempo stesso ai suddetti signori
ingegneri fu dato incarico di preparare un estimativo generale e complessivo
per la sistemazione definitiva di tutta la zona dei fabbricati
minaccianti ruina. Non ostante ripetuti richiami
dall'Amministrazione, i suddetti ingegneri tardarono a preparare V
estimativo, per non essere facile rendersi un conto preciso dello stato delle
fondazioni e per non potersi procedere ad una prova di esse, pendente
una perizia giudiziaria, che si espletava per assodare la causa
delle lesioni. Sui primi di dicembre, impartiti gli ordini a
tutti gì' ingegneri di liquidare senza ritardo, sia con misure finali, sia
con misure parziali, tutti i lavori eseguiti nel 1890, agli effetti
della chiusura di conto; V ingegnere Curcio inviò, per quelli
eseguiti a Piazza Cavour, le quattro liquidazioni indicate dal R. Commissario. Però,
mentre furono inviate alla ragioneria per essere tenute presenti agli effetti
del conto lavori 1890, allo steso ingegnere Curcio fu impartito l'ordine di
presentare il preventivo generale complessivo e comprendervi anche lo ammontare
dei lavori eseguiti e liquidali, acciò la Giunta provinciale, esaminando
la pratica, potesse avere sott' occhio la vera e precisa esposizione
delle cose. E così avvenne. Inviato dagli ingegneri Curcio e Fulvio
il preventivo generale in cui i lavori già eseguiti e liquidati erano
compresi non solo, ma portavano una speciale indicazione, fu dal Governo,
con deliberazione 12 Febbraio 1891, approvato tale preventivo per lire
7260,94, e tale spesa fu sanzionata dall'autorità tutoria alla quale furono
esposti i fatti nel modo surriferito. Non pare al R. Commissario
che prima di lanciare una calunnia, avrebbe avuto il dovere di esaminare
l'incartamento di piazza Cavour, piuttosto che prendere a casaccio delle
misure in mano e dirne di così marchiane ? Porti i nostri ringraziamenti a chi
lo ha servito così bene: egli lo conosce !!! Non occorre parlare
dei lavori di manutenzione concessi a fortait al Forino per il
quadrimestre gennaio-maggio 1890 e per L. 10 mila, avendone discorso estesamente
innanzi. Non siamo in grado di dare una risposta air accusa
che riguarda i lavori del 1891 coi numeri del registro di ragioneria 7,
17, 34, 35, 36, 37, 48, 51, 68, 69, 74, 75, 77, 78, 80, 81, 82, e 83
(tombola !) ammontanti a L. 6000 complessivamente, perchè non abbiamo
presente il registro di ragioneria e non ci ha fatto l'onore il R.
Commissario di indicare la natura dei lavori eseguiti, altrimenti avrebbe
avuto per questa parte la degna risposta. Però è facile
argomentare che, trattandosi di 18 lavori differenti per T ammontare di L.
6000, deve ognuno avere un importo inferiore a L. 500, e deve riguardare ognuno
una singola partita di lavoro. Prosegue il R. Commissario che sono
illegali i lavori in corso di restauro della casa in via Oronzio
Costa n. 12 afB dati senza contralto
all' appaltatore medesimo e che egli ha fatto perciò immediatamento sospendere ».
I lavori in via Oronzio Costa n. 12 sono lavori in condominio e
riguardano sottofondazioni e ricostruzioni di muro comune, e furono
concessi, di accordo fra tutti i condomini, all' imprenditore Francesco
Palmieri con conlraUo privalo del 27 ottobre 1890 {Beg. n. 9580 ufficio
atti priv. il 6 novembre 90, voi. 63 fol. 117 ecc.), tra la S. Casa,
Zampella, Pizzoli e Tagliatetela. La tariffa che è a base del
contratto è quella Folinea del 1886, tipi Giannini. Ah! occhi
di lince d'un R. Commissario ! Non è altrimenti vero e non risulta dall'
incartamento, a cui fa appello il R. Commissario, che i primi lavori
della lavanderia si siano dovuti distruggere per non essersi posto mente
a proporzionarli alla dimensione delle macchine; ma invece si son dovuti
modificare i primitivi lavori per modifiche apportale dallo stesso
fornitore delle macchine Ing*De Bollari nella dimensione ed ubicazione di queste.
Ciò risulta da un rapporto dell' Ing. Fulvio di cui non ricordiamo la
data e che è negli atti. Né possiamo tampoco preoccuparci
dell'altro appunto pel quale si vorrebbe far credere che sono stati posti
a carico della S. Casa dei lavori per l'ammontare di lire 2360,69 che
avrebbero dovuto cedere a carico di Forino. La stessa forma
generica dell'accusa, la dimostrata ignoranza da parte del R. Commissario
dei patti e condizioni del capitolato di appalto, ci autorizzano a ritenere
che', tali lavori sono stati posti a carico della S. Casa, perchè sono
dipendenti da altri lavori di costruzione di volte, muri maestri o
fondazioni. E ciò conformemente a quanto è disposto nel capitolato,
il quale pone a carico del pio Luogo la spesa per lavori straordinarii di
costruzione ecc. e per lavori da questi dipendenti. La
dimostrazione poi dell' asserita mancanza di preventivo, nella esecuzione
dei lavori il R. Commissario dice, che
è ri sultata dall' aver fatto
verificare da un ingegnere di sua fi
ducia(sic) alcuni lavori nell'ospedale a pagamento delle
donne, per i quali, negli ultimi
giorni dell'Amministrazione Vastarini,
era stato presentato dall'ingegnere Migliaccio un preventivo e dall'essersi trovato che i lavori stessi
erano invece da tempo stati
eseguiti ». Perii che, opportunamente interrogalo il Migliaccio, ha per
iscritto dichiarato che i lavori erano slati [verbalmente ordinati
dall'Amministrazione dicendoglisi di compilarlo poi il preventivo per corredo
della pratica ecc. Anche a quest'altra speciosa ed amena invenzione
una breve e precisa smentita. Sorto il bisogno di riformare
il reparto dei pagamenti donne, fu dall' Amministrazione dato incarico
air ingegnere Migliaccio di compilare il preventivo per tali lavori. Il
preventivo fu regolarmente compilato ; furono banditi i pubblici incanti per
lo appalto dei lavori stessi e ne rimase aggiudicatario l'imprenditore
Vincenzo d'Errico col ribasso del 33 0[0. Essendosi però preveduto
il caso del probabile aumento dei lavori oltre il limite del preventivo,
nella bozza del capitolato di appalto preparato dalla Segreteria, il
Governatore Lo Savio (quello in balia di cui restava l'amministrazione,
secondo la relazione ministeriale) aggiunse di suo pugno la clausola, che
in caso di aumento dei lavori per qualsiasi ammontare, anche oltre il
quinta voluto dalla legge (quella sui lavori pubblici, onorevole R.
Commissario ! ) / lavori si sarebbero intesi fatti alle medesime condizioni
delr aggiudicazione. L' aggiudicazione avvenne, come abbiam detto col 33
OjO di ribasso. Lungo il corso dei lavori il Governatore Cosenza,
che sorvegliava personalmente l'andamento di essi, riconobbe la necessità di
aumentarsi il numero delle camere a pagamento, e quindi di accordo col
Soprintendente e col Governatore Lo Savio, diede ordine di trasformarsi a
camere a pagamento per le donne un gran salone che aveva prima avuto
altra destinazione. Da ciò 1' aumento di lavori e la necessità di un
preventivo suppletivo per integrare la pratica. Ma era
naturale che essendosi preveduto nel capitolato di appalto il probabile aumento
dei lavori, ed essendo stati validamente garentiti gli interessi della S. Casa
con la clausola su. espressa, si poteva anche far di meno dell'altro preventivo;
potendo bastare che nella misura finale fosse compresa la maggìor quantità di
lavori eseguiti alle tnedesime condizioni della primitiva aggiudicazione.
Questo è quanto risulta dai documenti, onorevole R. Commissario, ed
affermando il contrario, (ciò che non può essere) l'ingegnere Migliaccio ha
mentito. E forte dubitiamo che l'ingegnere Migliaccio abbia
affermato ciò che asserisce il R. Commissario ; perchè, almeno
questa volta, trattandosi di una dichiarazione scritta, avrebbe dovuto
pubblicarne il testo preciso. Non diciamo parola sul fatto per il
quale il R. Commissario dice di aver prodotto formale denunzia air
autorità giudiziaria, poiché non saremo noi che preoccuperemo il libero
corso della giustizia. Però non vogliamo tacere che non può un'amministrazione
essere tenuta responsabile dell'accordo fraudolento tra un ingegnere ed
un imprenditore, se tale accordo vi fu. Dopo avere esposto con la
maggiore brevità possibile, ma crediamo, con ugual chiarezza,
l'organizzazione di questo ramo di servizio, e dopo aver distrutto i
fatti che dal R. Commissario sono posti a base dei suoi ingiusti apprezzamenti,
vegga ognuno se le ultime parole contenute nel suo rapporto che accennano
a enorme disordine, ad abusi, a sistematico disprezzo delle leggi,
possono meritare una seria considerazione o non ci autorizzano piuttosto
ad esclamare: :: Le sue parole ci fan 1' effetto che ci farebbe
fuso di feminetta o di fanciullo stocco! FORNITURE Coloro che hanno
seguito la storia dello scioglimento dell' Amministrazione degli Incurabili,
ricorderanno che, fra le accuse della relazione ministeriale, ve n'era una la
quale affermava che, quando nell'aggiudicazione delle forniture seguivasi
il sistema delle pubbliche aste, non si osservavano le regole della legge
di contabilità. Il fatto posto a base di tale accusa era il
seguente: Procedutosi agli incanti pubblici per l'aggiudicazione della
fornitura di carte e stampe, sorse divergenza sulla interpetrazione di una
cifra contenuta in una scheda di offerta di ribasso. Il Soprintendente,
che presiedeva alle aste, invitò tutti i concorrenti a leggere la scheda allo
scopo di evitare contestazioni, e tutti meno uno, tal Guadagno, ritennero
che la scheda contenesse il ribasso del 46 OjO sul prezzo d'asta.
Siccome era quella la scheda che portava il maggior ribasso, a
quell'offerente fu aggiudicato lo appalto delle carte e stampe. Il
Guadagno reclamò, contro tale provvedimento, ma il reclamo fu respinto
dall'amministrazione. Ripetuto il reclamo al Prefetto, questi non vi
provvide nei trenta giorni voluti dalla legge. Ma dopo parecchi mesi,
quando l'aggiudicatario avea già fatto gran parte della fornitura, il
signor Prefetto, che già covava nell'animo il malcelato disegno di colpire i
malvisi amministratori, mise fuori il reclamo Guadagno e minacciando
l'annullamento dell" asta seguita e dell 1 aggiudicazione
verificata, pretese che V amministrazione trovasse modo di far tacere il
Guadagno !! Tale indecoroso aggiustamento fu respinto dal Consiglio
di Governo, che con sua novella deliberazione confermò le
precedenti. Il Prefetto inviò la pratica al Ministero dell'interno
perchè fòsse annullata l' asta per violazione di legge : e prima che
il Consiglio di Stato (Sezione interni) si fosse pronunziato sul chiesto
annullamento, la relazione ministeriale lanciò 1' accusa di inosservanza
delle norme della legge e del regolamento di contabilità. Ma nello
scorso settembre, la domanda del signor Prefetto per l'annullamento della
suddetta asta, sottoposta all'esame del Consiglio di Stato, fu da questo
respinta, per non essersi riscontrata nella deliberazione della disciolta
amministrazione alcuna violazione di legge e per avere il Soprintendente, che
presiedeva alle aste, bene giudicato in fatto. Altra accusa contenuta
nella relazione ministeriale era che, parecchie forniture, anche superanti
le lire 500 9 si aggiudicassero a trattativa privata e senza alcuna
autorizzazione. Il R. Commissario ha taciuto della decisione del
Consiglio di Stato sopra riferita, e non ha potuto fare a meno di
constatare che tutte le forniture sono regolari nella forma (questa
volta il R. Commissario smentisce il Prefetto ed il Ministro Cielo!) Però siccome più che
l'interesse della verità e della giustizia, lo muove il malvolere ed il
bisogno prepotente di calunniare, sostiene che, gli appalti hanno nel più
gran numero il difetto di essere stati conclusi, a trattativa privata, in
seguito a diserzione d' incanti, e con diminuzione del prezzo di base d' asta;
il che farebbe suppone che si fissassero i prezzi alti negli incanti
appositamente per [irli andare deserti (?!!) e conchiudere poi i contratti
con prezzi molto vantaggiosi con persone che si credeva di
favorire. Il fatto sta precisamente come asserisce il R. Commissario!
Alcuni incanti andarono deserti, ma non peri prezzi alU, bensì per i
prezzi bassi messi a base delle aste. Ma ad onta dei prezzi bassi, e
delle diserzioni dagli incanti, per quasi tutti i contratti stipulati a
trattativa privata, e con debita autorizzazione, anche per somme
inferiori a lire 500, o fu dai contraenti ottenuto un lieve ribasso sul già
basso prezzo d'asta, o fu accettato puramente e semplicemente il prezzo
d'asta ad onta che per la sua bassezza avesse allontanato i concorrenti.
£ per tal modo la Santa Casa potè ottenere delle economie di
carattere contrattuale per parecchie migliaia di lire. E sappia #
l'onorevole Commissario che i prezzi furono fissati dietro indicazioni
ufficiali ricevute dal Presidente della Camera di Commercio !...
Non rileviamo neanche la sconcia irriverenza contenuta nelle ultime
parole surriferite del rapporto, che vorrebbe far credere al premeditato
favoritismo seguito nelle aste, poiché grazie al Cielo, i disciolti
governatori' non sono né il Deputato di S. Angelo dei Lombardi, ne il Vice
Presidente del Consiglio provinciale di Napoli. Che dire poi dell'altro
addebito mosso dal Regio Commissario sull'appalto degli apparecchi medici
e chirurgi ? Egli ha affermato che per tale fornitura il ribasso
offerto deir80 e 90 per cento si credè senza giustificato motivo ridurlo
al 63 e 53 °[ . Basta esporre come andarono le cose (e
risulta dallo incartamento) per convincersi che anche in ciò il R. Commissario
è in aperta mala fede. L'asta per la fornitura degli oggetti
medici e chirurgi fu aperta sulla base di un ribasso del 30 0[0 sui
prezzi della tariffa precedentemente adottata dalla S. Casa.
Apertisi gli incanti ed accesasi calorosa gara fra i concorrenti, il
Giannattasio, esasperato per vedersi contrastare un servizio che egli facea da
moltissimi anni, offrì d'un colpo il ribasso del 90,05 0|0 sui prezzi
della sua stessa tariffa, e rimase aggiudicatario dell'appalto.
Riunitosi il Consiglio di Governo considerò che era immorale ed
iniquo profittare di un momento di aberrazione di un fornitore e costringerlo
ad eseguire lo appalto a disastrose condizioni, e che d'altra parie potea
indurlo a non fornire un materiale atto al buon servizio ospedaliero ; chiese
perciò, con apposita deliberazione, alla Giunta provinciale
autorizzazione di ridurre tale ribasso al 63 e 53 per cento, che pur era
sempre superiore a quello offerto da altri concorrenti, E la
Giunta Provinciale, a relazione del senatore De Siervo, accordò la
chiesta autorizzazione, trovando giusto e morale il provvedimento del
Governo. In verità il R. Commissario comprenderà di leggieri che
tra l'accusa che muove da lui e l'encomio di Siervo (una probità
indiscussa) la scelta, per ogni uomo che si rispetta, non può esser dubbia e
non se l'abbia a malo ! Tanto più che il R. Commissario fa come
padre Zappata che predica bene e razzola male. Ed infatto ha
violato la legge ed il contratto facendo stampare il rapporto dal suo tipografo
particolare e non dal fornitore dell'Amministrazione, erogando una spesa
superiore a lire 500 (lire 700) senza lo esperimento dei pubblici incanti
e senza dispensa dell'autorità tutoria. PROVVEDIMENTI PER FAR
DENARO Prelevazioni sulle cauzioni
Siamo alla fine del rapporto e ci vediamo costretti a deplorare
ancora una volta la completa incoscienza deiraccuratore.
Tali sistemi di amministrazione
dovevano naturalmente t creare un continuo dissesto nelle condizioni
della pia Casa, (prosegue il
rapporto), la quale bene spesso veniva perciò a trovarsi in urgente bisogno di denaro. Se il
R. Commissario si fosse reso conto delle date delle scadenze mensili degli
incassi e delle spese della S. a Casa, avrebbe appreso che non ai
deplorati sistemi di Amministrazione del disciolto Governo deve
attribuirsi Yurgente bisogno di danaro in cui normalmente si trova l'opera pia,
ma alla speciale natura del maturo delle spese e delle rendite.
Legga ed apprenda! Gli potrà servire per misurare tutta
l'importanza degli impegni che assume e delle spese che autorizza a casaccio
durante la sua gestione. Supposto un preventivo in pareggio, e sia quello
del 1890 ; nel mese di gennaio si incassano per interesse de' capitali,
estagli, affìtti fabbricati, quote di arrendamene, infermi a pagamento,
tesoreria ecc. ( con poche varianti in più od in meno per ogni anno) L.
46,532.17 Si pagano invece nello stesso mese di gennaio
:•; 62,583.60 Risulta una deficienza di .... »
16,051,43 Tale deficienza nel mese di febbraio, per la differenza in più
della spesa sull'incasso, è di . . L. 36,187.35 per la qual cosa
l'ammontare complessivo della de ficienza a fine febbraio aumenta a s
52,238.78 Riporto L. 52,238.78 In marzo il supero della epesa
sull'incasso è di » 17,589.97 Nell'aprile si verifica per »
18,394.64 In maggio continua ancora per » 14,647.31 Per
modo che a fine maggio la deficienza raggiunge l'ammontare complessivo di ....
» 102,870.70 Nel giugno invece, pel fatto dell'incasso del semestre
a fine mese, l'introito supera la spesa per » 41,102.25 perciò la
dficienza verificatasi nei mesi precedenti discende a »
58,768.45 A luglio riprende però il suo cammino ascendente; aumenta
di » 17,655.99 ed ammonta perciò a fine luglio a » 76,404.44
Nell'agosto per un avanzo di
202.84 vidiscende a » 76,201.60 Ma risale nel
settembre per » 10,772.50 Sale ancora nell'ottobre per >~^®^®^
^^®~^^ -^-^i--' -^-^-~& Rapporto d’Antonelli Direttore
Amministrativo dell' Ospedale degl' Incurabili All' III.
sig. Soprintendente dello Stabilimento stesso Napoli, li 16 Luglio
t891. In seguito dei più accurati studii, fatti col concorso dell'
ili. mo signor Governatore cav. Cosenza, circa le attuali condizioni del nostro
Ospedale, relative alla igiene dei locali, alla loro manutenzione, alla Casa di
Salute, a quella di Maternità, alle stanze d'isolamento, a quelle di
operazioni, alla cucina, al casermaggio, alle consultazioni gratuite,
alla sala idroterapica, ed alle stanze per la ricezione, alla disciplina
del basso personale ed alla Direzione dell' Ospedale; e quali dovrebbero essere
per ottenere che questo grande Istituto di beneficenza risponda alle
esigenze del progresso della scienza, e che di nulla manchi per venire in
sollievo della umanità languente", pregiomi sottometterle tutto un
piano di riforme, che, se troveranno benigna eco nell'animo dei signori
componenti l'ilLmo Consiglio, salvo quelle savie modifiche che crederà
apportarvi, certamente potrà dirsi: Maria Longo fonda gl’Incurabili, e
l'attuale Amministrazione li riformò. Pria di entrare nell'
argomento, ho il dovere di dirle che base degli studii è stata la riforma
totale, progressiva, accelerata dell'Opera, senza aggravare l'attuale
bilancio, onde il pareggio conseguito possa rimanere stazionario.
Igiene dbi locali Le attuali infermerie certamente non si
possono abbattere per poi ricostruirle, ma essendo antigieniche possono
essere bonificate, sia con l'apertura di vani nelle pareti interne per
renderle maggiormente arieggiate, sia con lo sterro di una superfìcie
quadrata di terrapieno, che attualmente trovasi a ridosso di alcune di esse
nella Sezione " uomini „. Dividere l'Ospedale chirurgia da
quello medico, giacche la promiscuità procura agl'infermi in chirurgia delle
infezioni che lo isolamento ovvia del tutto. Rifare l' Ospedale a
donne „ sul tipo delle poche sale, rifatte in quello a uomini „, togliendo le
sale, che sono fomite e ricetto d'infezioni. Costruire i cessi in
modo, che, pur rimanendo in vicinanza immediata delle sale per comodo
degl'infermi, non mandino alle sale stesse tutti quei miasmi, di cui oggi
sono infetti e non propaghino tutti quei microrganismi che nelle fecci di
essi son contenuti, badando che il sistema del cesso offra solidità e
abbia tutte le garenzie per essere inodoro. Manutenzione
L' attuale manutenzione è del tutto derisoria, poiché il danaro vien
profuso per accomodare, a misura del bisogno urgente, un fabbricato
vecchio,sorto a spezzoni, senza apportare alcuna modifica radicale al
fabbricato stesso, ma producendo invece del danno nel modo come vengono
eseguiti i rappezzi, giacche le fabbriche nuove pel proprio rassetto e per lo
scuotimento che producesi alle vecchie, ne fa conseguire la necessità di rifare
quello che poco prima si rifece, e, per la verità, informino i corsi sottostanti
1' Ospedale. Verificare l'attuale incanalamento delle acque di
rifiuto, le quali ora si infiltrano in tutte le fabbriche, e si assiste al
miserando spettacolo, che mura, spesse parecchi palmi, piovano a
permanenza. Anche le grondaie anno oggi la missione di depreziare il
fabbricato per la loro cattiva costruzione e manutenzione.
Sicché risulta necessaria la radicale ricostruz 1 me di quanto vi è di
fradicio, onde per parecchi anni si possa essere esenti da manutenzioni,
ovvero fare la parte minima, cioè imbianchimento, rappezzi d'intonaco,
tegole ed altro, con mezzi economici e con qualche operaio del Pio luogo,
evitando così la permanenza nelT Ospedale di imprenditori di manutenzione
e di squadre di muratori,che sono la causa precipua dei guasti che si
verificano e che essi stessi producono per poi poter lavorare su più
vasta scala. L'attuale ordinamento della Casa di salute, se la rende non
passiva, non può calcolarsi come un cespite rilevante, se tengonsi presenti
le spese che per essa si erogano in quanto a vitto e casermaggio speciale
ed alle rette che si esigono. Pur apprezzando l'operato dell' ill.mo
Governo per aver disposto il miglioramento delle località e del mobile,
certamente non si raggiungerà lo scopo di avere una Casa di Salute,
accessibile al gentiluomo, come all'individuo del medio ceto, mantenendo
ciascuno nel proprio ambiente e con quegli agi relativi alla retta che ciascuno
paga secondo la classe. La promiscuità delle diverse classi nello
stesso appartamento condannerà il gentiluomo a non uscire di camera
per non trovarsi a contatto con persone che non sono del suo grado,
e farà nascere invidia e sospetto nell'animo di chi paga in meno,
in vista del migliore trattamento che vedrà usato, sia per vitto
che per servitù, a chi ne ha dritto per contributo di retta maggiore.
In fatti oggi vedesi qualche gentiluomo capitare nella nostra Casa di
Salute, il quale resta confinato nella sua stanza fino alla guarigione, privo
anche del benefizio di poter scambiare una parola, poiché la maggioranza
degl'infermi è gente del basso ceto. Si figuri la S. V.
illustrissima, quando la retta sarà aumentata e qualcuno crederà, venendo, di
trovarsi in un ambiente di gente del suo rango, e troverà poi della gente
del volgo, quale discredito gitterà costui sulla Casa di Salute, ed allora sarà
accessibile soltanto alle infime classi sociali con le rette mìnime,
rimanendo vuote, con tutte le migliorìe apportate, quelle stanze, la cui
retta dovrebbe formare il cespite maggiore della Casa di Salute. Risulta
manifesta la necessità di ampliare la Casa di Salute di un secondo piamo,
onde ottenere la divisione completa delle diverse classi, facendo vivere
ogni elemento nel proprio ambiente, e per conseguire lo scopo basterà
costruire due sole tese di scala in seguito delle esistenti e servirsi
del suppenno soprastante la Casa di Salute, ove le mura già sono abbastanza
sviluppate, trasferendo la Biblioteca ad altro posto, per ottenere un quadrato
completo, così nella parte settostante, come nella superiore.
Casa di maternità' La nostra casa di maternità forse è la
prima in Italia pel numero delle incinte, che vi affluisce e per le operazioni,
che in essa si praticano, e per la valentia dei professori, ma non è
certamente all'altezza dei tempi per le sue condizioni igieniche.
Le incinte sono addossate l' una all' altra, e l' aria che vi si respira
non è la migliore: i pavimenti, le pareti ed il soffitto lasciano a
desiderare; le stanze del puerperio, quelle di operazioni, l'altra da
bagno sono in condizioni pessime e mancano tutt' affatto le stanze d'
isolamento per quelle donne che durante il puerperio vanno soggette a
complicanze. Devesi venire in soccorso di tale istituzione, e porla
in grado di funzionare secondo le esigenze della igiene e della scienza e
fare che risponda alle prescrizioni del Regolamento circa la inaccessibilità a
chiunque, mentre attualmente è un via vai di persone estranee, in barba al
Regolamento. Stanze d' isolamento Il difetto assoluto di stanze d' isolamento
nell' ospedale genera ogni giorno giustissime doglianze da parte del
Corpo Sanitario, poiché, sviluppatasi una infezione qualsiasi in un
infermo, questo resta in sala con grave danno degli altri, segnatamente
per le sale di chirurgia, ove sonovi operati di recente. Cito un
esempio: oggi dalla nostra casa di maternità od anche per ricezione alla porla,
perviene all' Ospedale una donna affetta da infezione puerperale: questa
devesi attualmente collocare in sala comune ed essendosi in massima risoluto
che in tali casi devesi collocare in sala di medicina per non comunicare l'
infezione in quelle di chirurgia, pure non si è assolutamente certi della
immunità per le ragioni che dirò in seguito. Le stanze d'
isolamento sono necessarie, tanto per i casi citati, come per tanti
altri, cioè per pustola maligna, tetano ecc. e debbono essere poste fuori
T ambito dell' Ospedale, poiché è risaputo che, non solo la vicinanza dello
infermo infetto propaga agli altri la infezione, ma veicolo certo d' infezione
può essere il Medico, colui che è adibito per la medicatura, ovvero il
basso personale destinato al cambio della biancheria, al rifacimento del letto,
all'apprestamento del cibo etc. Ond' è mestieri che due quartierini nelT
Interno deli' atrio dell' Ospedale e propriamente quelli che oggi sono
tenuti dal Rettore con l'altro soprastante, vengano sfittati e messi a
disposizione per lo isolamento, uno per gli uomini ed uno per le donne,
adattando due stanze pei tetanici, delegandovi un personale a parte, sia medico
come assistente ed inserviente. Stanze di Operazioni Per quanto 1'
antisepsi è garenzia di quasi tutte le operazioni chirurgiche, pure per
molte di esse è necessità assoluta che l'ambiente, in cui si opera, sia
del tutto asettico e che l' infermo, dopo subita la operazione, possa
essere trasferito in una stanzetta attigua, restandovi per qualche giorno
pria di passare in sala comune, ond* evitare possibili complicanze. Si
rendono massimamente necessarie dal punto di vista, che dovendosi praticare
apertura dell'addome, l'ambiente, nel quale si opera, deve prestarsi ad
un facile riscaldamento, come ad una facilissima disinfezione completa, quindi
località piccola, ben disposta, pavimento di asfalto dipinto, letto di
operazione semplicissimo, e corredato^ di quanto è necessario per potere
operare con tutti' i rigori prescritti dai più recenti progressi
scientifici. L'attuale cucina, come ho avuto l'onore altra volta
d'intrattenere laS. V., non risponde per la sua costruzione alla buona
preparazione del cibo in generale e della pasta in particolare, la quale, non
potendosi cuocere in acqua a parte, dev' essere cotta col brodo;
riducendo questo, non dico guasto, ma certamente non buono, sia per 1'
acqua che vi si aggiunge per cuocere la pasta, sia per le impurità che questa
vi lascia durante le ebollizioni. Pel posto ov' è collocata, cioè tanto
lontana dalle infermerie, che il vitto arriva in esse quasi immangiabile,
rendendosi vani gli sforzi per ottenere dai fornitori materie prime
buone, quando la cattiva preparazione e la lontananza della cucina
contribuiscono efficacemente a rendere guasto il cibo, tale lontananza rende
quel servizio quasi privo di sorveglianza, tanto necessaria pel suo buon
andamento. Per ovviare a tutti siffatti sconci basta collocare la
cucina in una località più eentrale per potere apprestare con maggiore
faciltà e sollecitudine il vitto alle diverse infermerie, ed anche per
esercitarvi, durante la preparazione dei cibi, un' attiva vigilanza,
costruendola in modo che la preparazione delle vivande riesca tale da evitare
gl'inconvenienti di sopra enunciati. Casermaggio Le condizioni
del casermaggio nell' Ospedale degl' Incurabili sono deplorevolissime, come
anche altra volta ho avuto l'onore di rassegnarle, però non basterebbe il
rifornire di tela la guardaroba, ovviando cosi alle esigenze urgenti, ma credo
che debbasi radicalmente riformare il casermaggio dell'Opera in tutte le
sue più minute parti. I letti esistenti, composti di spalliere e tavole,
sono covo d' insetti nella stagione calda e fomite perenne d'infezione pei
microrganismi che in essi annidano. I pagliericci anch'essi sono fomite
perenne di infezione e coi progressi della scienza sono assolutamente da
abolirsi. Le materasse sono deficienti di lana e la lana che
contengono è tale, che dev' essere lavata e cardata. I guanciali
trovansi nelle stesse condizioni delle materasse. Le lenzuola, camice e
camici, cusciniere, traverse, salvietti, berretti etc. sono oggi in tale
deficienza che manca magari il servizio giornaliero. I zoccoli per
gì' infermi sono indecenti e parmi si dovessero abolire, sostituendo le
pantofole col sughero interno coverto, tanto per decenza, quanto per
evitare lo assorbimento da parte del legno, che oggi funziona da suola, mentre
le pantofole che si propongono possono facilmente sterilizzarsi con la
stufa. Quindi per ottenere un casermaggio che riesca soddisfacente
per le esigenze della scienza, occorre: Sostituire alle spalliere e tavole
un letto in ferro con grata di ferro invece delle tavole, leggiero, svelto, con
le minori connessure possibili, senza pomi, ond' evitare che in esso
trovino nido microbi infettivi. Sostituire all'attuale paglierìccio un
secondo materasso di lana nera, la quale, costando molto meno di quella
bianca, si presta benissimo al lavaggio ed alla disinfezione più
completa. Lavare e cardare l'attuale lana, aggiungendone tant'altra, per
quanto basti a rendere più soffici le attuali materasse e
guanciali. Provvedere ad una fornitura di tela, che possa bastare non
solamente ai bisogni ordinarli, ma bensì per tenere un deposito di
effetti nuovi, corrispondenti ad una metà almeno della dotazione generale in
uso. Abolire le scodelle sotto i letti e sostituirle con le sputacchiere
di metallo. Consultazioni gratuite, sala Idroterapica e
stanze per ricezione Trasferendo la cucina in posto più centrale, gli
attuali locali della cucina, uniti a quelli della ricezione, dovrebbero
servire a concentrare in un punto solo, con entrata a parte, senza alcuna
comunicazione con l'Ospedale, tanto le stanze per la ricezione, quanto
quelle per le consultazioni gratuite, ed il gabinetto idroterapico con
l'aggiunzione di una sala da bagno. Così facendo, potrebbero fittarsi gli
attuali locali di via Consolazione, adibiti per le consultazioni gratuite ; si
eviterebbe un via vai di gente nell'Ospedale, che recatisi al gabinetto
idroterapico ; si avrebbero le sale per la ricezione più decenti ed
igieniche, segnatamente per la stagione invernale; si avrebbe un dispensano celtico
decente, giacché lo esistente è indegno e con l'aggiunta della sala da bagno,
si potrebbero spedire sulle infermerie gli ammalati ricevuti, netti, senza
insetti e vestiti con gli abiti dell'Ospedale. Disciplina del bas3o
personale Per mantenere alta la disciplina nell'Ospedale e per
richiedere dal basso personale assistenza agli infermi, nettezza dei
locali, rifiuto delle mance, lecite ed illecite, e per essere certi che non si
perpetrino furti a danno del Pio Istituto ; è mestieri migliorare le
condizioni economiche della classe degl' inserventi e delle camminanti.
Dal modo come è pagato attualmente il basso personale, pare
tacitamente autorizzato a commettere furti; giacche, percependo un'
inserviente soli 23 soldi al giorno risolve un problema, se, dopo di aver
lavorato una giornata intera, può satollare di solo pane i figli.
Cito un caso che può servire di pruova a quanto dico. Havvi un
inserviente che fino ad ieri ha tenuto delegati tutt' i suoi averi per pigione,
e pure ha risoluto il problema della vita. Domando come lo ha risoluto,
essendo stato sempre nell' Ospedale e non avendo avuto altri prowenti ?
Io non voglio malignare, ma certamente a danno di qualcuno avrà risoluto il
problema dell' esistenza per sé e per la sua famiglia. Le camminanti con
sole 16 lire mensili, dovendo provvedere a vitto e vestito debbono, se non
altro, mangiare a danno delle povere inferme, sottraendo dal cibo comune quanto
basta ai loro bisogni. Riconosciuta la necessità di migliorare le
condizioni economiche di tale elasse, è evidente che il miglioramento debba
essere razionale e progressivo, e senza spostare di molto, come dissi, la
finanza del Pio Luogo. Nell'attuale basso personale vi sono degli
ottimi elementi, come ve ne sono di quelli non suscettivi di miglioramento, e
per fare che il basso personale ben risponda alle esigenze del servizio,
ritengo debba dividersi in due classi distinte, cioè infermieri ed
inservienti. GÌ' infermieri dovrebbero essere quegli inservienti e
camminanti intelligenti, che previo esame dessero garenzia di capacità a
prestar la cura prescritta dai professori agi' infermi, ed evitare pure
che continuasse il grave sconcio che, mentre si opera un infermo, lo
inserviente che appresta al professore operatore quant' occorre per operare,
tolga dal letto di un infermo la traversa sporca, o venga dalla pulizia del
cesso. Essi, gì' infermieri, dovrebbero solamente assistere alla
medicatura, alle operazioni, allo esatto adempimento delle prescrizioni mediche
ed alla distribuzione del cibo. GÌ' inservienti, cioè V attuale
personale meno intelligente dovrebb' essere adibito alla nettezza dei pavimenti
ed alle latrine, al trasporto del vitto dalla cucina nelle infermerie ed
a quello della biancheria lurida dalle infermerie alla lavanderia e
viceversa. Ai primi concedere un aumento di salario, dividendo il
servizio di 12 in 12 ore, senz' altro dritto, e pei secondi concedere il
vitto a quelli di guardia. Direzione dell' Ospedale L'
Ufficio di Direzione, ove attualmente trovasi, può essere considerato
fuor dell' Ospedale, giacche tutto il movimento svolgesi alla porta
maggiore. Alla porta maggiore affluisce il pubblico, che intende visitare
gl'infermi nell' Ospedale. Alla porta maggiore presentansi gì' infermi per
chiedere l'ammissione straordinaria. Alla porta maggiore si presenta il
maggior numero dei professori addetti nelle diverse sale. Per
la porta maggiore entra ed esce il basso personale e succedono tante
contrattazioni col pubblico, che è meglio tacerne. Alla porta
maggiore risiedono i Professori di guardia, delegati per la ricezione
degl'infermi e pei soccorsi urgenti. Alla porta maggiore deve risiedere il
Direttore, onde ovviare all' entrata nelV Ospedale di tante persone estranee al
servizio, proibire 1' uscita del personale e trovarsi nel centro dell'
Ospedale, onde poter sorvegliare tutti gli svariati servizii. Per le
ragioni espresse dovrebbesi trasferire la Direzione alla porta maggiore,
chiudendo l' attuale porta che mena sull' Ospedale Donne. Stanza di
medicatura Per un Ospedale come il nostro, che riceve le colpite da
lesioni violenti, si rende di somma necessità una stanza di medicatura,
atta a fornire i primi soccorsi alle infelici che si presentano,
corredata in modo da non lasciare a desiderare, con un corredo di ferri
cerusici occorrevoli, tanto per le ferite ed altre lesioni, quanto per
venire in soccórso dei bisogni urgenti nelT Ospedale senz' attendere che
si apra 1' armamentario, segnatamente di notte. Ecco detto in quali
condizioni versa 1' Ospedale degli Incurabili, e quanto è necessario che
si faccia per poter vedere all'altezza dei tempi e dei progressi scientifici
questo grande Istituto di beneficenza. Ora panni necessario
discutere del modo come conseguire gli scopi innanzi premessi, senz'
aggravare la finanza dell' Istituto, onde non abbia del poetico il
presente progetto. Attualmente 1' Amministrazione degf Incurabili
spende annualmente per l'Ospedale una vistosa cifra per mantenere un vecchio
carname senza mai potere ricostruire radicalmente nulla. Se
all' attuale spesa si aggiungesse altra cifra di circa lire 20,000 si
otterrebbe una cifra totale rilevantissima da potersi iscrìvere nel bilancio
per le spese di fabbriche. Se l’Amministrazione dell'Ospedale
ordinasse un piano regolatore generale per le riforme accennate, ponendo
come base il migliore conseguimento possibile sulla pianta dello attuale
fabbricato e la massima economia, potrebbesi bene erogare la cifra di
lire 500.000 per sola ricostruzione dell' Ospedale, senza tenere conto dei
pavimenti, che già fanno parte di altro contratto e pel quale la cifra
annuale già è prevista in bilancio. Pagandosi a lire 50.000 annue con
l'interesse del 5 p. 0j0 a scalare, sarebbe più che sufficiente la cifra
iscritta, giacché in essa sarebbero anche compresi gl'interessi. Mi
si potrebbe domandare, e l'altra cifra di 20,000 lire per venire in soccorso
dell' attuale spesa per manutenzione? La Casa di Salute, com' è
attualmente tenuta, e ristretta com' è, dà all'Amministrazione un'entrata di
circa L. 30,000 lorde; ma ampliata, come si desidera, e con F aumento delle
rette, F introito sarebbe senz' altro triplicato. E quello che asserisco
non potrà in verun modo venire smentito, dal momento che tutt' i giorni debbono
respingersi individui richiedenti per mancanza di posti nella Casa di
Salute. A maggiormente confortare questa mia asserzione, valga anche
l'ultima deliberazione dell'onorevole Consiglio circa la cura delle malattie di
occhi nella Casa di Salute. Oggi quasi tutti i provinciali
benestanti affluiscono in Napoli sulle locande e colà sona operati e
rimangono in un ambiente settico, dovendo pagare 'cibo assistenza, e
parecchie migliaia di lire per operazioni. Ma quando la nostra Casa
di Salute potrà allogare per bene siffatti infermi, ad essi converrà pagare
anche una retta giornaliera di oltre lire 20, poiché in essa è compreso
alloggio, vitto, assistenza e cura, e qualunque possa essere la durata
della degenza nell'Ospedale di un tale infermo, gli costerà sempre molto
meno di quanto pagherebbe privatamente. Rifacendo l'Ospedale, come
ho detto, non si avrebbe bisogno di manutenzione pei primi dieci anni, ma
solamente jii conservazioni. Qneste potrebbero eseguirsi economicamente,
aggiungendo all'attuale operaio fabbricatore, che già paga
l’Amministrazione, un secondo per imbiancare le pareti delle sale annualmente,
tanto per mantenerle, quanto per disinfettarle, fare qualche rappezzo -d'
intonaco o di asfalto, rimettere qualche tegola o quadrone, senza andare incontro
a contratti di manutenzione. Circa poi alla esecuzione del lavoro son
certo che non uno ma dieci imprenditori verrebbero alla subasta per
aggiudicazione, essendo certa la riscossione di una vistosa cifra in ogni fine
di anno, ovvero Y imprenditore, avendo bisogno di danaro, troverà sicuramente i
fondi a collocare mercè una inftnitisimale differenza d'interesse. Vengo
ora alla seconda parte della riforma, cioè al casermaggio. Potrebbe
1'Amministrazione nelle attuali condizioni del bilancio, appena conseguito il
pareggio e tenendo ancora iscritte delle cifre in esito per debiti precedenti,
affrontare la grave spesa per riformare tutto il casermaggio? Si
potrà conseguire lo scopo di mutare fondatamente 1' attuale casermaggio
con le risorse normali del bilancio? Converrà all' Amministrazione
vendere gli attuali letti per comprarne altri, secondo le norme più innanzi
descritte, senza subire la camorra di chi compra roba vecchia?
Ed ammesso che si avveri questa ultima previsione, sarà conveniente aggravare
V erario dell' Opera, iscrivendo una grossa cifra per casermaggio a detrimento
di altri impegni del bilancio? Converrà all' Ammintstrazione, non
potendo venire in soccorso del casermaggio con le risorse normali, fare una
operazione finanziaria per attuare la riforma con celerità, onde non
andare incontro a vedere per parecchi anni l’Ospedale messo per una
porzione sul sistema moderno e per 1' altra sull’antico? Io credo
che qualunque dei mezzi sopra citati non può essere conveniente per T
Amministrazione, giacche, o non si otterrebbe la riforma progressiva,
accelerata di questa branca di servizio, ovvero ne soffrirebbe non poco la
finanza del Pio luogo. Una sola via resta, onde compiere con sollecitudine e
senza grave spesa la riforma accennata, ed è la seguente:
Bandire gì' incanti con un capitolato redatto in modo da non lasciare
scappatoie all' aggiudicatario, e questo scopo si raggiunge presto, quando alla
Direzione degli Ufficii Amministrativi presiede quelf Egregio funzionario che è
il barone De Marinis, dando il casermaggio per retta giornaliera, per
persona e giornata di degenza, comprendendovi la lavatura ed il
rattoppo. Base dell' incanto dovrebb' essere il consumo di
casermaggio sulla media della spesa e degl' infermi di un decennio, da
stabilire questo dato la retta giornaliera per fornitura di casermaggio,
lavatura e rattoppo da corrispondersi al fornitore. Mettere
per base all' inca nto un campionario completo di letti, e quanto altro occorre
agl'infermi di ambo i sessi coi rispettivi prezzi di acquisto, pagati
dall' Amministrazione, con 1' obbligo all' aggiudicatario di rinnovare una
sala per ogni mese. Apprezzare, mercè periti scelti di accordo fra
l'Amministrazione ed il fornitore, tutto quanto possiede 1' Ospedale e sui
prezzi del campionario calcolare il valore dei capitale impiegato dal
fornitore pel nuovo impianto, giusta il numero dei letti completi ed accessorii
forniti. La differenza fra i due capitali sarebbe rimborsata al fornitore
in tante rate mensili con gì' interessi a scalare dal primo all' ultimo
mese dell' appalto. Come ben vede la S. V. IH. questo sarebbe
certamente un mezzo da riformare in tempo brevissimo tutto il casermaggio della
Pia Opera, senza che l'Opera stessa si aggravi di una spesa ingente, e noti che
come ho avuto l'onore di esporle, in fine dello appalto tutto il materiale
sarebbe di esclusiva proprietà del Pio Luogo, senza essere forzati a ricorrere
ad un secondo appalto. Aggiungo un' ultima riflessione e poi avrò
finito. Ammesso che 1' aggiudicatario dovesse spendere per mettere
il casermaggio nei modi richiesti L. 50,(KJ0 e che il nostro materiale
attuale non valesse altro che 20,000, le 30,000 lire di differenza spese
dall' aggiudicatario sarebbero rimborsate in un novennio, mese per mese,
importando una maggiore spesa mensile di lire 300 circa, ma, scaduto il
contratto, 1' Amministrazione si trova un capitale reale e non nominale di
effetti per casermaggio di lire 50,000, giacche, com' è risaputo, l'
aggiudicatario in fine dello appalto deve consegnare gli effetti come li
ha ricevuti, rifacendo i danni ove le condizioni si verificassero
diverse. Ed ora conchiudo con una speranza ed un augurio; la
speranza, che, se ho mancato di senno amministrativo e di forma nella
esposizione delle mie idee, voglia F Illustrissimo Governo essermi di
ausilio, riparandovi con la sua saggezza ; F augurio ò che, dopo un
accurato esame e quelle modifiche che crederà F 111. Governo apportarvi,
venga attuato il presente progetto. Il Direttore — G. Antonklli Vastarini Cresi. Vastarini-Cresi. Vastarini. Perhaps
under C? -- Refs.: The H. P. Grice Papers, Bancroft, MS – Luigi Speranza,,
“Grice e Cresi: cappuccino e ciserciani” – The Swimming-Pool Library, Villa
Speranza, Liguria. Cresi.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Crespi:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale d’Antonino e
compagnia – filosofia romana – scuola di Milano – filosofia lombarda -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Milano).
Filosofo milanese. Filosofo lombardo. Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice:
“Crespi is an interesting figure; Strawson calls him an Englishman since he
became a Brit! My favourite is
his edition of Marcauurelio’s remembrances – which is a n irony: he was a
roman, but left his remembrances in Hellenic; and the Italians needed a
translation! It would be as if Pocahontas’s remembrances were in Anglo-Saxon!” Collaboratore della Critica sociale, si avvicina alle
posizione modernista. Collaboraa Il Rinnovamento, L'Unità, La Rivoluzione
liberale, Coenobium. Emigrato durante il fascismo, ospita numerosi esuli antifascisti.
Altre opere: “Le vie della fede” (Roma, Libreria editrice romana); “Sintesi
religiosa” (Firenze, Tip. Bonducciana di A. Meozzi); “L’impero romano” (Milano,
Treves); “Dall'io al tu” (Modena, Guanda). Nunzio Dell'Erba, Rosselli e Sturzo,
"Annali della Fondazione Ugo La Malfa", Luigi Sturzo, Mario Sturzo,
Carteggio, Roma, Edizioni di storia e letteratura-Istituto Sturzo, Giovanni
Bonomi, C., Cremona, Padus). Wikipedia Ricerca Filosofia ellenistica periodo
della filosofia greca antica La filosofia ellenistica è il periodo della
filosofiaoccidentale e della filosofia greca antica durante il periodo
ellenistico. StoriaModifica Il mondo ellenistico. Il periodo
ellenistico seguì le conquiste di Alessandro Magno, che aveva diffuso la
cultura greca antica in tutto il Medio Oriente e nell'Asia occidentale, dopo il
precedente periodo culturale della Grecia classica. Il periodo classico della
filosofia greca antica era iniziato con Socrate, il cui allievo Platone aveva
insegnato ad Aristotele, che a sua volta aveva istruito Alessandro. Mentre i
pensatori classici avevano per lo più sede ad Atene, il periodo ellenistico
vide i filosofi attivi in tutto l'impero. Il periodo iniziò con la morte di
Alessandro nel 323 a.C. (poi quella di Aristotele), e fu seguito dal predominio
della filosofia dell'antica Roma durante il periodo imperiale romano.
Sviluppi e dibattiti sul pensieroModifica I fondatori dell'Accademia, i
peripatetici, i seguaci del cinismo e del cirenaismo erano stati tutti allievi
di Socrate, mentre lo stoicismo era soltanto indirettamente influenzato da
lui.Il pensiero di Socrate fu quindi influente per molte di queste scuole
dell'epoca, portandole a concentrarsi sull'etica e su come raggiungere
l'eudaimonia (la bella vita), e alcune di loro seguirono il suo esempio di
usare l'autodisciplina e l'autarchia a tal fine. Secondo Grayling, la maggiore
insicurezza e perdita di autonomia dell'epoca spinse alcuni a usare la
filosofia come mezzo per cercare sicurezza interiore dal mondo esterno. Questo
interesse nell'usare la filosofia per migliorare la vita è stato colto
nell'affermazione di Epicuro: "vuote sono le parole di quel filosofo che
offre una terapia per nessuna sofferenza umana". L'epistemologia degli epicurei è empirica, con
la conoscenza che alla fine proveniva dai sensi.[4]Epicuro sosteneva che le
informazioni sensoriali non sono mai false, anche se a volte possono essere
fuorvianti, e che "Se combatti contro tutte le sensazioni, non avrai uno
standard contro il quale giudicare anche quelle di coloro che dici si
sbagliano". Rispose a un'obiezione all'empirismo fatta da Platone in
Menone, secondo la quale non si può cercare informazioni senza avere un'idea
preesistente di cosa cercare, quindi significa che la conoscenza deve precedere
l'esperienza. La risposta epicurea è che la prolepsi (preconcetti) sono
concetti generali che consentono di riconoscere cose particolari e che queste
emergono da ripetute esperienze di cose simili. PlatonismoModifica
Il Platonismo rappresenta la filosofia dell'allievo di Socrate, Platone, e i
sistemi filosofici da esso strettamente derivati. Antica
AccademiaModifica Il platonismo primitivo, noto come "l'Antica
Accademia", inizia con Platone, seguito da Speusippo (nipote di Platone
dell’ACCADEMIA), che gli succedette come capo della scuola, e da Senocrate.
Entrambi cercarono di fondere le speculazioni pitagoriche sul numero con la
teoria delle forme di Platone. Scetticismo accademicoModifica
Carneade, copia romana dalla statua esposta nell'Agorà di Atene, Museo
Glyptothek Lo scetticismo accademico è il periodo dell'antico platonismo
risalente intorno a quando Arcesilao divenne capo dell'Accademia platonica,
fino a quando Antioco di Ascalona respinse lo scetticismo, sebbene i singoli
filosofi, come Favorino e il suo maestro Plutarco, continuassero a difendere lo
scetticismo accademico dopo questa data. Gli scettici accademici sostenevano
che la conoscenza delle cose è impossibile. Le idee o le nozioni non sono mai
vere; tuttavia, ci sono gradi di somiglianza con la verità, e quindi gradi di
credenza, che consentono di agire. La scuola era caratterizzata dai suoi
attacchi agli stoici e al dogma stoico che impressioni convincenti portavano
alla vera conoscenza. Arcesilao Carneade Cicerone Medioplatonismo Antioco
di Ascalona respinse lo scetticismo, lasciando il posto al periodo noto come
Medioplatonismo, in cui il platonismo era fuso con alcuni dogmi peripatetici e
molti stoici. Nel medioplatonismo, le forme platoniche non erano trascendenti
ma immanenti alle menti razionali, e il mondo fisico era un essere vivente e
animato, l'anima del mondo. La natura eclettica del platonismo in questo
periodo è dimostrata dalla sua incorporazione nel pitagorismo (Numenio di
Apamea) e nella filosofia ebraica (Filone di Alessandria). Plutarco Neoplatonismo
Il Neoplatonismo, o plotinismo, era una scuola di filosofia religiosa e mistica
fondata da Plotino nel III secolo e basata sugli insegnamenti di Platone e
degli altri platonici. Il vertice dell'esistenza era l'Assoluto o il Bene, la
fonte di tutte le cose. Nella virtù e nella meditazione l'anima aveva il potere
di elevarsi per raggiungere l'unione con l'Assoluto, la vera funzione degli
esseri umani. I neoplatonici non cristiani erano soliti attaccare il
cristianesimo fino a quando cristiani come Agostino, Boezio ed Eriugena non
adottarono il neoplatonismo. Plotino Porfirio Giamblico Proclo
CirenaismoModifica Il Cirenaismo fu fondato nel IV secolo a.C. da Aristippo,
allievo di Socrate. Aristippo, nipote del fondatore, sostene che il motivo per
cui il piacere era buono era che era evidente nel comportamento umano fin dalla
più giovane età, perché questo lo rende naturale e quindi buono (il cosiddetto
argomento della culla).I Cirenaici credevano anche che il piacere presente
liberasse dall'ansia del futuro e dai rimpianti del passato, lasciandoci in
pace.Queste idee furono prese ulteriormente da Anniceride di Cirene, che
espanse il piacere per includere cose come l'amicizia e l'onore. Teodoro l'Ateo
non era d'accordo e sosteneva che i legami sociali dovrebbero essere tagliati e
dovrebbe essere sposata l'autosufficienza. Egesia di Cirene, d'altra parte,
affermava che la vita alla fine non poteva essere complessivamente
piacevole. Cinismo Il pensiero dei Cinici si basava sul vivere con
il minimo necessario e nel rispetto della natura. Il primo cinico fu Antistene,
che era un allievo di Socrate. Introdusse le idee di ascetismo e opposizione
alle norme sociali Il suo seguace fu Diogene, che seguì questa direzione. Invece
del piacere, i cinici promuovevano il vivere intenzionalmente in difficoltà
(ponos). Tutto questo perché era visto come naturale e quindi buono, mentre la
società era innaturale e quindi cattiva, così come i benefici materiali. I
piaceri forniti dalla natura (che sarebbero stati immediatamente accessibili)
erano tuttavia accettabili. Cratete di Tebe affermava quindi che "la
filosofia è un chilo di fagioli e non si cura di nulla". Altri cinici
includevano Menippo e Demetrio . Scuola peripatetica. Un busto in marmo
di Aristotele La scuola peripatetica era composta dai filosofi che avevano
mantenuto e sviluppato la filosofia di Aristotele. Sostenevano l'esame del
mondo per comprendere il fondamento ultimo delle cose. Lo scopo della vita era
l'eudaimonia che nasceva da azioni virtuose, che consistevano nel mantenere la
media tra i due estremi del troppo e del troppo poco. Teofrasto Stratone di Lampsaco Alessandro di Afrodisia
Aristocle di Messene Pirronismo Pirro d'Elide, testa in marmo, copia
romana, Museo Archeologico di Corfù Il Pirronismo era una scuola di scetticismo
filosoficoche ebbe origine con Pirrone e fu ulteriormente avanzata da Enesidemo
nel I secolo a.C. Il suo obiettivo era l'atarassia (essere mentalmente
imperturbabile), che si ottiene attraverso l'epoché(cioè la sospensione del
giudizio) su questioni non evidenti (cioè, questioni di credenza).
Pirrone Timone di Fliunte Enesidemo Sesto Empirico Epicureismo Busto
romano di Epicuro L'epicureismo fu fondato da Epicuro. La sua epistemologia era
basata sull'empirismo, ritenendo che le esperienze sensoriali non possano
essere false, anche se possono essere fuorvianti, poiché sono il prodotto del
mondo che interagisce con il proprio corpo. Ripetute esperienze sensoriali
possono quindi essere utilizzate per formare concetti (prolepsi) sul mondo, e
tali concetti ampiamente condivisi ("concezioni comuni") possono
fornire ulteriormente le basi per la filosofia. Applicando il suo empirismo,
Epicuro sostenne l'atomismo notando che la materia non poteva essere distrutta
poiché alla fine si sarebbe ridotta a nulla e che doveva esserci vuotoaffinché
la materia potesse muoversi. Anche se questo di per sé non provava l'esistenza
degli atomi, si oppose all'alternativa osservando che gli oggetti infinitamente
divisibili sarebbero infinitamente grandi, simili ai paradossi di Zenone. Considera
l'universo governato dal caso, senza alcuna interferenza da parte degli dei.
Considerava l'assenza di dolore come il più grande piacere e sosteneva una vita
semplice. Epicuro Metrodoro Ermarco di Mitilene Zenone di Sidone Filodemo
di Gadara Lucrezio
StoicismoModifica Zenone di Cizio, il fondatore dello stoicismo Lo
stoicismo fu fondato da Zenone di Cizio nel III secolo a.C. Basato sulle idee
etiche dei cinici, insegnava che l'obiettivo della vita era vivere in accordo
con la natura. Sostenne lo sviluppo dell'autocontrollo e della forza d'animo
come mezzi per superare le emozioni distruttive. Zenone di Cizio Cleante
Crisippo Panezio Posidonio Seneca Epitteto Marco Aurelio Il giudaismo
ellenistico era un tentativo di stabilire la tradizione religiosa ebraica
all'interno della cultura e della lingua dell'ellenismo. Il suo principale
rappresentante fu Filone di Alessandria. Filone di Alessandria Flavio
Giuseppe Il neopitagorismo era una
scuola di filosofia che faceva rivivere le dottrine pitagoriche, prominente nel
I e II secolo. Era un tentativo di introdurre un elemento religioso nella
filosofia greca, adorare Dio vivendo una vita ascetica, ignorando i piaceri del
corpo e tutti gli impulsi sensoriali, per purificare l'anima. Publio
Nigidio Figulo. Apollonio di Tiana. Numenio di Apamea. Cristianesimo
ellenisticoModifica Il cristianesimo ellenistico è il tentativo di riconciliare
il cristianesimo con la filosofia greca, a partire dalla fine del II secolo.
Attingendo in particolare al platonismo e al neoplatonismo emergente, figure
come Clemente Alessandrino cercarono di fornire al cristianesimo un quadro
filosofico. Clemente Alessandrino. Origene. Agostino d'Ippona. Elia
Eudocia. Voci correlate Filosofia greca Filosofia antica Ellenismo Religione
ellenistica Cento scuole di pensiero Grayling, The History of Philosophy,
Penguin, Peter Adamson, Philosophy in the Hellenistic and Roman Worlds, Oxford.
Grayling, The
History of Philosophy, Penguin, John Sellars, Hellenistic Philosophy, Oxford
University Press, Adamson, Philosophy in the Hellenistic and Roman Worlds,
Oxford University Press, Sellars, Hellenistic Philosophy, Oxford University
Press, Platonismo su Enciclopedia Britannica. Adamson, Philosophy in the
Hellenistic and Roman Worlds, Oxford, Adamson, Philosophy in the Hellenistic
and Roman Worlds, Oxford. Adamson, Philosophy in the Hellenistic and Roman
Worlds, Oxford University Press, Adamson, Philosophy in the Hellenistic and
Roman Worlds, Oxford. Adamson, Philosophy in the Hellenistic and Roman Worlds,
Oxford, Adamson, Philosophy in the Hellenistic and Roman Worlds, Oxford. Adamson,
Philosophy in the Hellenistic and Roman Worlds, Oxford University Press, Peter
Adamson, Philosophy in the Hellenistic and Roman Worlds, Oxford. Adamson,
Philosophy in the Hellenistic and Roman Worlds, Oxford, Adamson, Philosophy in
the Hellenistic and Roman Worlds, Oxford. Adamson, Philosophy in the
Hellenistic and Roman Worlds, Oxford, Adamson, Philosophy in the Hellenistic
and Roman Worlds, Oxford Long, Sedley, The Hellenistic Philosophers, Cambridge,
Reale, The Systems of the Hellenistic Age: History of Ancient Philosophy (Suny
Series in Philosophy), edito e tradotto dall'italiano da Catan, Albany, New
York "Platonismo." Cross,
FL, ed. nel dizionario di Oxford della chiesa cristiana . New York: Oxford. Portale
Antica Grecia Portale Antica Roma Portale Filosofia
Atarassia termine filosofico Scuola cirenaica Autarchia (filosofia). Nome compiuto: Angelo Crespi.
Grice: “His essay on Antonino is brilliant – his philosophy of history is
controversial. Keywords: la filosofia dell’impero
romano, impero, impero romano, impero britannico, funzione dell’impero,
funzione storica dell’impero, filosofia imperial, imperialismo, imperialismo
romano, imperialism britannico, post-imperialismo, Antonino. Filosofia della storia – aporie, lingua
latina, impero romano, lingua nazionale, nazione romana, nazione italiana,
lingua italiana, lingua fiorentina, lingua toscana, toscano, -- Refs.: Luigi
Speranza, “Crespi e Grice” – The Swimming-Pool Library. Crespi.
Luigi Speranza -- Grice e Crespo: la
ragione conversazionale -- filosofo italiano. Crespo. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice
e Crespo,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza -- Grice e Critolao:
la ragione conversazionale a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Sent as a
deputation to Rome. He emphasizes the relative unimportance of material
comforts for the good life. Critolao. Refs.:
Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice e Critolao,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Croce: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale dell’idealismo – scuola
di Pescasseroli – filosofia aquilese – filosofia abruzzese -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Pescasseroli).
Keywords:
espressione. Grice: I wouldn’t say that when I say that p, I imply that I
believe that p; only that I EXPRESS that p. Filosofo italiano. Pescasseroli, L’Aquila,
Abruzzo, Italia. Grice: “I would think the fashionable Englishwoman may think
Croce is the most important philosopher that ever lived!” -- vide under “Grice
as Croceian” -- Grice as Croceian: expression and intention -- Croce, B.,
philosopher. As CROCE observes, it is a common-place in philosophy that there
is, or appears to be, a divergence in meaning between, on the one hand, at
least some of what PEANO call this or that FORMAL device, when it is given a
standard two-valued interpretation, and, on the other, what is taken to be its
analogues or counterpart in ITALIAN — such expressions as non, e, o, se, ogni,
alcuni (almeno uno), il. Some — PEANO, VAILATI, FORTI — *may* at some time have
wanted to claim that there is in fact no such divergence. But such a claim, if
made at all, has been somewhat rashly made. And those suspected of making it —
PEANO, VAILATI, FORTI — have been subjected to some pretty rough handling —
notably by CROCE! Those who do concede that such a divergence in meaning (between,
say, Peano’s inverted iota and ‘il’) exists adhere, in the main, to one or the
other of two rival groups: the formalists and the informalists. An outline of a
not uncharacteristic formalistic position may be given as follows. Insofar as
we are concerned with the formulation of very general patterns of valid
inference, a formal device possesses a decisive advantage over its ITALIAN
counterpart. For it will be possible to construct in terms of the formal device
a system of very general formulae, a considerable number of which can be
regarded as, or are closely related to, this or that pattern of inference the
expression of which involves such a device. Such a system may consist of a
certain set of simple formulae that must be acceptable if the device has the
meaning that has been assigned to it, and an indefinite number of further
formulae, many of which are less obviously acceptable and each of which can be
shown to be acceptable if the members of the original set are acceptable. We
have, thus, a way of handling a dubiously acceptable pattern of inference, and
if, as is sometimes possible, we can apply a decision procedure, we have an
even better way. Furthermore, from a PHILOSOPHICAL point of view, the
possession by, say, ‘il,’ of that element in its meaning, which it does not
share with inverted iota, is to be regarded as an *IMPETFECTION*. Such an
element is an undesirable excrescence. The very presence of this element has a
the double result that the concept which, say, ‘il,’ manifests cannot be precisely
or clearly defined, and that at least some statements involving it cannot, in
some circumstances, be assigned a definite truth value. The indefinability of
this concept — the definite article — is objectionable in itself and leaves
open the door to ‘metaphysics.’ We cannot be certain that none of these
expressions is metaphysically *loaded.* For these reasons, the expressions of
natural speech cannot be regarded as acceptable, as they may turn out to be
ultimately UNINTELLIGIBLE or coherent. The proper course is to construct
PERFECT, language — RAGIONATO, incorporating the formal device, the sentences
containing it will be clear, determinate in truth value, and certifiably free
from metaphysical incoherence. The foundations of philosophy qua regina scientiarum
will be secured, since the statements of a scientist will be expressible within
this perfect language. To this CROCE infamously replied that the PHILOSOPHICAL
demand for a perfect language rests on an assumption not be conceded. The
primary yard-stick by which to judge the adequacy of Italian is hardly its
ability to serve the needs of a particular science. An expression in Italian
can be guaranteed as fully intelligible even if a precise definition, of the
assertion of a logical equivalence of its signification has been
provided. Italian serves many purposes other than that inquiry in this of that
science. Proficient Italian speakers know perfectly well what an expression in
Italian means — and what they mean by it — and so, a fortiori, that it is coherent)
without knowing its definition. Indeed, the provision of such a definition upon
request may (and usually does) consist in the specification, as generalised as
possible, of the conditions that count for or the applicability of sheer
felicitous use, of the expression in question. Moreover, while it may be
granted that PEANO’s inverted iota may be amenable to a systematic
treatment, the facf remains that there are very many inferences and
arguments, expressed with ‘il’ and not with the inverted iota, which are
recognisably valid. There is room for an *unsimplified* unreginented, and so
more or less free and not systematic, use in conversational discourse of ‘il’.
This use may be aided and guided by the *simplified* first-order predicate calculus
of inverted iota (with identity) but cannot be legally or officially supplanted
by it. Indeed, not only do the two enterprises differ, but sometimes they come
into conflict. A rule that may hold for inverted iota may not hold for ‘il.’ On
the general question of the place of the reformation of a natural language, I
shall here have nothing to say. I shall confine myself to the dispute in its
relation to the *alleged* divergence of meaning. In fact, I wish to maintain
that the common assumption shared by formalists and informalists that the
divergence in meaning — between, say, the inverted iota and ‘il’ — do in fact
exist is (broadly speaking) a *mistake* that arises from inadequate attention
to the nature and importance of the general conditions that, in one way or
another, apply to conversation as such, irrespective of its subject
matter. Grice: “Another way to consider Croce is as what I call an
anti-formalist. It is a commonplace of philosophical logic that there are, or
appear to be, divergences in meaning between, on the one hand, at least some of
what I shall call the formal devices-~, A, V, D, (Vx), (3x), (vx) (when these
are given a standard two-valued interpretation)-and, on the other, what are
taken to be their analogues or counterparts in natural language-such
expressions as not, and, or, if, all, some (or at least one), the. Some
logicians may at some time have wanted to claim that there are in fact no such
divergences; but such claims, if made at all, have been somewhat rashly made,
and those suspected of making them have been subjected to some pretty rough
handling. Those who concede that such
divergences exist adhere, in the main, to one or the other of two rival groups,
which I shall call the formalist and the informalist groups. An outline of a
not uncharacteristic formalist position may be given as follows: Insofar as
logicians are concerned with the formulation of very general patterns of valid
inference, the formal devices possess a decisive advantage over their natural
counterparts. For it will be possible to construct in terms of the formal
devices a system of very general formulas, a considerable number of which can
be regarded as, or are closely related to, patterns of inferences the
expression of which involves some or all of the devices: Such a system may
consist of a certain set of simple formulas that must be acceptable if the
devices have the meaning that has been assigned to them, and an indefinite
number of further formulas, many of which are less obviously acceptable and
each of which can be shown to be acceptable if the members of the original set
are accept-able. We have, thus, a way of handling dubiously acceptable patterns
of inference, and if, as is sometimes possible, we can apply a
decisionprocedure, we have an even better way. Furthermore, from a
philosophical point of view, the possession by the natural counterparts of
those elements in their meaning, which they do not share with the corresponding
formal devices, is to be regarded as an imperfection of natural languages; the
elements in question are undesirable excres-cences. For the presence of these
elements has the result both that the concepts within which they appear cannot
be precisely or clearly de-fined, and that at least some statements involving
them cannot, in some circumstances, be assigned a definite truth value; and the
indef-initeness of these concepts not only is objectionable in itself but also
leaves open the way to metaphysics-we cannot be certain that none of these
natural language expressions is metaphysically "loaded." For these
reasons, the expressions, as used in natural speech, cannot be regarded as
finally acceptable, and may turn out to be, finally, not fully intelligible.
The proper course is to conceive and begin to construct an ideal language, incorporating
the formal devices, the sentences of which will be clear, determinate in truth
value, and certifiably free from metaphysical implications; the foundations of
science will now be philosophically secure, since the statements of the
scientist will be expressible (though not necessarily actually expressed)
within this ideal language. (I do not wish to suggest that all formalists would
accept the whole of this outline, but I think that all would accept at least
some part of it.) To this, an
informalist might reply in the following vein. The philosophical demand for an
ideal language rests on certain assumptions that should not be conceded; these
are, that the primary yardstick by which to judge the adequacy of a language is
its ability to serve the needs of science, that an expression cannot be
guaranteed as fully intelligible unless an explication or analysis of its
meaning has been provided, and that every explication or analysis must take the
form of a precise definition that is the expression or assertion of a logical
equivalence. Language serves many important purposes besides those of
scientific inquiry; we can know perfectly well what an expression means (and so
a fortiori that it is intelligible) without knowing its analysis, and the
provision of an analysis may (and usually does) consist in the specification,
as generalized as possible, of the conditions that count for or against the
applicability of the expression being ana-lyzed. Moreover, while it is no doubt
true that the formal devices are especially amenable to systematic treatment by
the logician, it remains the case that there are very many inferences and
arguments, expressed in natural language and not in terms of these devices,
which are nevertheless recognizably valid. So there must be a place for an
unsimplified, and so more or less unsystematic, logic of the natural
counterparts of these devices; this logic may be aided and guided by the
simplified logic of the formal devices but cannot be supplanted by it. Indeed,
not only do the two logics differ, but sometimes they come into conflict; rules
that hold for a formal device may not hold for its natural counterpart. On the general question of the place in
philosophy of the reformation of natural language, I shall, in this essay, have
nothing to say. I shall confine myself to the dispute in its relation to the
alleged diver-gences. I have, morcover, no intention of entering the fray on
behalf of either contestant. I wish, rather, to maintain that the common
assumption of the contestants that the divergences do in fact exist is (broadly
speaking) a common mistake, and that the mistake arises from inadequate
attention to the nature and importance of the conditions governing
conversation. I shall, therefore, inquire into the gen-cral conditions that, in
one way or another, apply to conversation as such, irrespective of its subject
matter. I begin with a characterization of the
notion of "implicature."I genitori appartenevano a due abbienti
famiglie abruzzesi: la famiglia Sipari, quella materna, originaria della stessa
Pescasseroli, ma radicatasi anche in Capitanata e Terra di Lavoro,
particolarmente legata agli ideali liberali, e l'altra, quella paterna,
originaria di Montenerodomo (in provincia di Chieti), ma trapiantata a Napoli,
legata invece ad una mentalità di stampo borbonico. C. crebbe in un ambiente
profondamente cattolico, dal quale però, ancora adolescente, si distaccò, non
riaccostandosi più per tutta la vita alla religiosità tradizionale. Il
terremoto di Casamicciola A diciassette anni perse i genitori, Pasquale C. e
Luisa Sipari, e la sorella Maria, periti
durante il terremoto di Casamicciola, nell'isola d'Ischia, dove C. si
trovava in vacanza con la famiglia. Un terremoto durato non più di 90 secondi
ma dalla potenza devastatrice enorme - e per questo rimasto come esempio
terribile di distruzione nel modo di dire delle popolazioni coinvolte - dove lo
stesso Benedetto rimase sepolto per
parecchie ore sotto le macerie e fracassato in più parti del corpo. Il
"problema del male", in sottofondo alla sua filosofia ottimistica sul
progresso, rimarrà insoluto, se non addirittura negato, e dietro le quinte del
suo pensiero, influenzato da questi eventi giovanili come evidenziato dalle
meditazioni private dei Taccuini personali. Quegli anni furono i miei più
dolorosi e cupi: i soli nei quali assai volte la sera, posando la testa sul
guanciale, abbia fortemente bramato di non svegliarmi al mattino, e mi siano
sorti persino pensieri di suicidio.Fra i primi ad accorrere in suo aiuto fu il
cugino Petroni, la famiglia del quale lo assisté affettuosamente nei mesi
seguenti nella loro residenza di campagna a San Cipriano Picentino, paese non
troppo distante da Salerno. In seguito a questo tragico episodio fu affidato,
assieme al fratello superstite Alfonso, alla tutela del cugino Silvio Spaventa,
figlio della prozia Maria Anna C. e fratello del filosofo Spaventa, che,
mettendo da parte dei dissapori storici che aveva con la famiglia Croce, lo
accolse nella propria casa a Roma, dove il giovane Benedetto trascorse gli anni
dell'adolescenza ed ebbe modo di formarsi culturalmente[14] fino all'età di
vent'anni. Nel circolo culturale nella casa dello zio Silvio, C. ebbe modo di
frequentare importanti uomini politici ed intellettuali tra cui Labriola che lo
inizierà al marxismo. Pur essendo iscritto alla facoltà di giurisprudenza
dell'Università di Napoli, Croce frequentò le lezioni di filosofia morale a
Roma tenute dal Labriola. Non terminò mai i suoi studi universitari, ma si
appassionò a studi eruditi e filosofici, trascurando il pensiero hegeliano, di
cui criticava la forma incomprensibile. Il ritorno a Napoli Lasciata la
Roma troppo accesa di passioni politiche, Tornò a Napoli, dove acquistò, per
abitarvi, la casa dove aveva trascorso la sua vita VICO, il filosofo napoletano
amato da C. per la concezione filosofica anticipatrice, per certi aspetti,
della sua. Fu tra i fondatori della Società dei Nove Musi, un cenacolo di
intellettuali. Compì numerosi viaggi in Spagna, Germania, Francia e Regno
Unito mentre nella sua formazione culturale cresceva l'interesse per gli studi
storici e letterari, in particolare per la poesia di Carducci, e per le opere
di Sanctis. Attraverso Antonio Labriola con cui era rimasto in contatto, si
interessò al marxismo, di cui però criticava come astorica la visione che dava
del capitalismo. Da Marx risalì alla filosofia hegeliana che cominciò ad
apprezzare e ad approfondire. La fondazione de La critica e la vita
politica Uscì il primo numero della rivista La critica, con la collaborazione
di Gentile, e stampata a sue spese, allorché subentrò l'editore Laterza. Venne
nominato per censo senator e fu Ministro della Pubblica Istruzione nel quinto e
ultimo governo Giolitti. Con regio
decreto dgli fu concesso il titolo di "Nobile". Elaborò una riforma
della pubblica istruzione che fu poi ripresa e attuata da Gentile.
Posizione nella prima guerra mondiale Ardenti
e vivacissime furono in quei dieci mesi le polemiche tra interventisti» e neutralisti», come erano chiamati non si può
dire che [gli interventisti] avessero torto, come non si può dire che
l'avessero i loro oppositori, perché dissidî di questa sorta non sono materia,
nonché di tribunali, neppure di critica scientifica, e hanno questo carattere
entrambe le tesi, appassionatamente difese, sono necessarie per l'effetto
politico e, come suona il motto, che, se una delle due opposizioni non ci
fosse, converrebbe inventarla. Più di un cosiddetto neutralista» si sentiva talvolta scosso dalla
tesi avversaria e inclinava ad accoglierla, e il medesimo accadeva a più di un interventista. Storia d'Italia Bari, Laterza)
Il filosofo, nella scelta tra le due posizioni, neutralismo o interventismo
alla prima guerra mondiale, si rivolse alla prima; ma il suo era un neutralismo
che contemperava le posizioni liberali con la possibilità dell'intervento
(rimase comunque poco favorevole alla guerra, e, non obbligato ad arruolarsi,
per limiti di età - 49 anni -, non andò mai al fronte a differenza di altri
intellettuali come D'Annunzio, volontario. Scriveva a Bigot che era pronto ad
accettare quella guerra che saremo costretti a fare, quale che sia, anche
contro la Germania, ad accettarla come una dolorosa necessità, risoluto a non
provocarla per ragioni antinazionali e settarie» (C., Epistolario, Napoli)
Il rapporto con il fascismo L'iniziale fiducia al governo fascista C.
nella sua biblioteca Inizialmente C. fu vicino al fascismo. Ascoltò e applaudì
il discorso di MUSSOLINI al teatro San Carlo di Napoli, durante l'adunata
preparatoria per la marcia su Roma. In occasione delle votazioni al Senato,
successive all'uccisione del deputato socialista Matteotti, fu tra i 225
senatori che votarono la fiducia al governo MUSSOLINI, insieme a Gentile e
Morello. In seguito C. spiegò in un'intervista che il suo non era stato un voto
fascista, ha votato a favore del regime perché pensava che MUSSOLINI, se
sostenuto, puo esser sottratto all'estremismo fascista a cui C. fa risalire la
responsabilità del delitto Matteotti. Abbiamo deciso di dare il voto di
fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che
abbiamo redatto è detto esplicitamente che il senato si aspetta che il Governo
restauri la legalità e la giustizia, come del resto Mussolini ha promesso nel
suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la
fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il fascismo è stato un
bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene
senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi,
giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro
beneplacito. C. scrive su Il Giornale d'Italiache il regime mussoliniano non poteva e non doveva essere altro che un
ponte di passaggio per la restaurazione di un più severo regime
liberale». La rottura e il Manifesto degli intellettuali antifascisti Il
filosofo abruzzese si allontanò definitivamente dal regime allorché, su
sollecitazione di Amendola, scrisse il Manifesto degli intellettuali
antifascisti in replica al Manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile. Lo
scritto, pubblicato sul quotidiano Il Mondo, tra l'altro sosteneva. Contaminare
politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando poi si
faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze
e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore
generoso. E non è nemmeno, quello degli intellettuali fascisti, un atto che
risplende di molto delicato sentire verso la patria, i cui travagli non è
lecito sottoporre al giudizio degli stranieri, incuranti (come, del resto, è
naturale) di guardarli fuori dei diversi e particolari interessi politici delle
proprie nazioni. In che mai consisterebbe il nuovo evangelo, la nuova
religione, la nuova fede, non si riesce a intendere dalle parole del verboso
manifesto; e, d'altra parte, il fatto pratico, nella sua muta eloquenza, mostra
allo spregiudicato osservatore un incoerente e bizzarro miscuglio di appelli
all'autorità e di demagogismo, di proclamata riverenza alle leggi e di
violazione delle leggi, di concetti ultramoderni e di vecchiumi muffiti, di
atteggiamenti assolutistici e di tendenze bolsceviche, di miscredenza e di
corteggiamenti alla Chiesa cattolica, di aborrimenti della cultura e di conati
sterili verso una cultura priva delle sue premesse, di sdilinquimenti mistici e
di cinismo. Per questa caotica e inafferrabile "religione" noi non ci
sentiamo, dunque, di abbandonare la nostra vecchia fede: la fede che da due
secoli e mezzo è stata l'anima dell'Italia che risorgeva, dell'Italia moderna;
quella fede che si compose di amore alla verità, di aspirazione alla giustizia,
di generoso senso umano e civile, di zelo per l'educazione intellettuale e
morale, di sollecitudine per la libertà, forza e garanzia di ogni
avanzamento.» Secondo Norberto Bobbio, il Manifesto degli intellettuali
antifascisti sancì l'assunzione da parte di C. del ruolo di coscienza morale
dell'antifascismo italiano» e di filosofo
della libertà. Lo scritto segnò inoltre la rottura dell'amicizia con Gentile, a
causa delle ormai inconciliabili divergenze filosofiche e politiche. In seguito
Croce fu l'unica voce fuori dal coro tollerata dal regime. Il ruolo di Croce
come coscienza dell'antifascismo è testimoniato, tra gli altri, da Primo Levi,
che ricordò che negli anni del fascismo e della guerra, segnati per gli
antifascisti da smarrimento morale, isolamento e incertezze, solo La Bibbia, C., la geometria, la fisica, ci
apparivano fonti di certezza. Il mio liberalismo è cosa che porto nel sangue,
come figlio morale degli uomini che fecero il Risorgimento italiano, figlio di
Sanctis e degli altri che ho salutato sempre miei maestri di vita. La storia mi
metterà tra i vincitori o mi getterà tra i vinti. Ciò non mi riguarda. Io sento
che ho quel posto da difendere, che pel bene dell'Italia quel posto dev'essere
difeso da qualcuno, e che tra i qualcuni sono chiamato anch'io a quell'ufficio.
Ecco tutto.» (Lettera a Alfieri) Rifiutò di entrare nell'Accademia
d'Italia, e dopo un breve appoggio al movimento antifascista Alleanza Nazionale
per la Libertà, fondato dal poeta Lauro De Bosis, si allontanò dalla vita
politica, continuando peraltro ad esprimere liberamente le sue idee politiche,
senza che il regime fascista lo censurasse, almeno esplicitamente. L'unico atto
di ostilità violenta ed esplicita compiuto dal fascismo verso C. fu la
devastazione della sua casa napoletana. Negl’anni successivi, quelli della sua
affermazione e del cosiddetto consenso, il fascismo ritenne C. un avversario
poco temibile, sostenitore com'era della tesi di un fascismo inteso come
malattia morale inevitabilmente superata dal progresso della storia. Inoltre la
fama di C. presso l'opinione pubblica europea lo proteggeva da interventi
oppressivi da parte del regime. Ha altresì blandi rapporti culturali con
intellettuali in qualche modo vicini al regime, anche se marginali, come un
carteggio epistolare con il tradizionalista Julius Evola, a cui espresse
l'apprezzamento formale per due opere, da pubblicare presso Laterza con il
benestare dello stesso C., Saggi sull'idealismo magico, Teoria dell'individuo
assoluto e, successivamente, La tradizione ermetica. Il governo fascista
richiese ai docenti delle università italiane un atto di formale adesione al
regime in base all'articolo del regio decreto (il cosiddetto giuramento di
fedeltà al fascismo). A seguito di tale provvedimento, i docenti avrebbero
dovuto giurare di essere fedeli non solo alla patria, secondo quanto già
imposto dal regolamento generale universitario, ma anche al regime fascista. In
quell'occasione, C. incoraggia professori come Calogero e Einaudi a rimanere
all'università, per continuare il filo dell'insegnamento secondo l'idea di
libertà. Se la sua figura fu importante per l'area politica del liberalismo, la
sua scuola ha durante tutto il ventennio fascista una platea assai più ampia di
allievi: del resto, già prima dalle sue idee avevano tratto esempio anche Gramsci
e il gruppo comunista de L'Ordine Nuovo.Polemica sulla Giornata della fede La
non adesione di C. al fascismo parve messa in discussione dal gesto compiuto durante
la guerra d'Etiopia, quando il filosofo, in occasione della Giornata della fede
dona la propria medaglietta da senatore accompagnandola con questa secca
lettera al presidente del Senato. Eccellenza, quantunque io non approvi la
politica del Governo, ho accolto in omaggio al nome della Patria, l'invito
dell'E.V., e ho rimesso alla questura del Senato la mia medaglia, Il gesto
suscita negl’ambienti dell'antifascismo italiano, in patria e all'estero,
sorpresa, dolore e polemiche che colpirono dolorosamente C.. Al termine di un
drammatico colloquio con Ceva, inviata a sostenere il punto di vista degl’antifascisti,
dopo un iniziale tentativo di giustificazione, C. affermò. Dica che io sono
sempre lo stesso, che sono sempre con loro. Il regime varò la legislazione anti-semita.
C. non era presente nell'aula del Senato, quale forma di protesta. Egli fu uno
dei pochi a esprimersi contro di esse a livello pubblico. Il governo invia a
tutti i professori universitari e i membri delle accademie un questionario da
compilare ai fini della classificazione "razziale". Tutti gl’interpellati
risposero. L'unico intellettuale non ebreo che rifiuta di compilare il
questionario è Croce. L'unico effetto della richiesta dichiarazione
sarebbe di farmi arrossire, costringendo me, che ho per cognome CROCE, all'atto
odioso e ridicolo insieme di protestare che non sono ebreo, proprio quando
questa gente è perseguitata. Il filosofo, invece di restituire compilata la
scheda, invia una lettera al presidente dell'Istituto veneto di scienze, lettere
ed arti, in cui scrive sarcasticamente. Gentilissimo collega, ricevo oggi qui
il questionario che avrei dovuto rimandare prima del 20. In ogni caso, io non
l'avrei riempito, preferendo di farmi escludere come supposto ebreo. Ha senso
domandare a un uomo che ha circa sessant'anni di attività letteraria e ha
partecipato alla vita politica del suo paese, dove e quando esso sia nato e
altre simili cose? (C. a Messedaglia, Presidente dell’Istituto Veneto di
Scienze, Lettere e Arti di Venezia, in A. CAPRISTO, L’espulsione degl’ebrei
dalle accademie italiane, Torino, Zamorani. C. è quindi espulso da quasi tutte
le accademie di cui è membro, comprese l'Accademia Nazionale dei Lincei e la
Società Napoletana di Storia Patria. All'Istituto Veneto di Scienze,
Lettere ed Arti, unica accademia che lo mantenne socio, alla fine della guerra
C. riconosce il merito di non averlo espulso durante il regime fascista. Dopo
aver denunciato la persecuzione degl’ebrei, C. però critica anche gli
atteggiamenti degl’ebrei stessi, sia quelli che hanno aderito al fascismo, sia
quelli che vivevano separati, ritenendo la specificità ebraica come pericolosa
per gl’ebrei stessi. Quando s'iniziò l'infame persecuzione contro gl’ebrei, io
ebbi, con un brivido di orrore, la piena rivelazione della sostanziale
delinquenza che è nel fascismo, come chi fosse costretto ad assistere allo
sgozzamento a freddo di un innocente e mi misi di lancio dalla loro parte con
tutto l'esser mio per fare quello che per loro si poteva a lenire o diminuire
il loro strazio. Molti danni e molte iniquità compiute dal fascismo non si
possono ora riparare per essi come per altr’italiani che le soffersero, né essi
vorranno chiedere privilegi o preferenze, e anzi il loro studio dovrebbe essere
di fondersi sempre meglio con gl’altri italiani; procurando di cancellare
quella distinzione e divisione nella quale hanno persistito nei secoli e che,
come ha dato occasione e pretesto in passato alle persecuzioni, è da temere ne
dia ancora in avvenire l'idea di popolo eletto, che è tanto poco saggia che la
fece sua Hitler, il quale, purtroppo, aveva a suo uso i mezzi che lo resero
ardito a tentarne la folle attuazione. Essi disconoscono le premesse storiche --
Grecia, ROMA, Cristianità -- della civiltà di cui dovrebbero venire a fare
parte. Lettera a Merzagora) Espresse quindi una posizione di perplessità per il
sionismo. Il rientro nella vita politica Dopo la caduta del regime C. rientra
in politica, accettando la nomina a presidente del Partito Liberale Italiano.
Durante la Resistenza cercò di mediare tra i vari partiti antifascisti e fu
Ministro senza portafoglio nel secondo governo Badoglio, benché non stimasse né
il Maresciallo né il re Vittorio Emanuele III, a causa della loro compromissione
col fascismo. Subito dopo la liberazione di Roma entrò a far parte del secondo
governo Bonomi, sempre come ministro senza portafoglio, ma diede le dimissioni
qualche mese dopo. Egli avrebbe
preferito l'abdicazione diretta del sovrano in favore del piccolo Vittorio
Emanuele (con rinuncia di Umberto al trono), la reggenza a Badoglio e
l'incarico di capo del governo a Carlo Sforza, ma i rappresentanti del Regno
Unito si opposero. Al referendum sulla forma dello Stato votò per la monarchia,
inducendo tuttavia il Partito Liberale (di cui rimane presidente) a non
schierarsi, per far sì che prevalesse sulla questione piena ed effettiva
libertà di scelta, e dichiarando in seguito: il buon senso fece considerare a quei milioni
di votanti favorevoli alla monarchia, che, se anche essi avessero riportato la
maggioranza legale, una monarchia con debole maggioranza non avrebbe avuto il
prestigio e l'autorità necessaria, e perciò meglio valeva accettare la forma
nuova della Repubblica e procurar di farla vivere nel miglior modo,
apportandovi lealmente il contributo delle proprie forze. C. con Altavilla e il
Capo provvisorio dello Stato, Concetti che C. aveva, nella loro sostanza, già
espresso; ben prima che Umberto II, nel messaggio ribadisse tale indicazione.
Eletto all'Assemblea Costituente, non accettò la proposta di essere candidato a
Capo provvisorio dello Stato, così come in seguito rifiutò la proposta,
avanzata da Luigi Einaudi, di nomina a senatore a vita. Si oppose strenuamente
alla firma del Trattato di pace, con un accorato e famoso intervento
all'Assemblea costituente, ritenendolo indecoroso per la nuova
Repubblica. Fonda a Napoli l'Istituto italiano per gli studi storici
destinando per la sede un appartamento di sua proprietà, accanto alla propria
abitazione e biblioteca nel Palazzo Filomarino dove oggi ha sede la Fondazione
Biblioteca C. Presidente dell'associazione PEN International e, negli stessi
anni, entrò a far parte del Consiglio di Amministrazione dell'Istituto Suor Orsola
Benincasa di Napoli. Per un ictus cerebrale rimase semiparalizzato e si ritirò
in casa continuando a studiare: morì seduto in poltrona nella sua biblioteca. I
funerali solenni si tennero nella sua Napoli e le sue spoglie tumulate nella
tomba di famiglia al Cimitero di Poggioreale. Il rapporto con la cultura
cattolica Pure filosofo quale sono io
stimo che il più profondo rivolgimento spirituale compiuto dall'umanità sia
stato il cristianesimo, e il cristianesimo ho ricevuto e serbo, lievito
perpetuo, nella mia anima. Il rapporto di C. con la cultura cattolica varia nel
corso del tempo. I filosofi idealisti, come C. e Gentile, avevano esercitato
assieme alla cultura cattolica una comune critica al positivismo ottocentesco.
Alla fine degli anni venti vi era stato un progressivo allontanamento della
cultura laica e idealistica dalla cultura cattolica. C., pur non essendo un
anticlericale militante, riteneva importante la separazione liberale tra culto
e stato, propugnata da CAVOUR. Il culto con i Patti Lateranensi ha ormai
raggiunto un rapporto equilibrato con le istituzioni statali italiane
distaccandosi quindi dalle posizioni politiche antifasciste dell'idealismo
crociano. C. fu contrario al Concordato e dichiara apertamente in Senato che accanto
o di fronte ad uomini che stimano Parigi valer bene una messa, sono altri per i
quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi,
perché è affare di coscienza. Mussolini gli rispose dichiarandolo un imboscato della storia», e accusando il
filosofo di passatismo e di viltà di fronte al progresso storico. Quando C.
scrive la Storia d'Europa, il Vaticano critica aspramente l'autore che
difendeva le filosofie esaltanti una religione della libertà senza Dio. Il
Sant'Uffizio pose all'Indice questo saggio ma, non ottenendo negli anni
successivi da C. un qualsiasi ripensamento, ninserì nell'elenco dei libri
proibiti tutti i suoi scritti. La polemica anti-concordataria crociana vide
l'adesione del giovane filosofo nonviolento e liberalsocialista Aldo Capitini
che a Firenze, a casa di Luigi Russo, aveva avuto modo di conoscere C., a cui
aveva consegnato un pacco di dattiloscritti che il filosofo napoletano aveva
apprezzato e fatto pubblicare nel gennaio dell'anno seguente presso l'editore
Laterza di Bari con il titolo Elementi di un'esperienza religiosa. In poco
tempo gli Elementi diventarono uno tra i principali riferimenti letterari della
gioventù antifascista. La posizione personale di C. nei confronti della
religione cattolica è ben espressa nel suo saggio Perché non possiamo non dirci
"cristiani". Il termine "cristiani" inserito nel titolo tra
virgolette non voleva indicare l'adesione a un credo confessionale, bensì la
consapevolezza di un'inevitabile appartenenza culturale rappresentata nella sua
particolare prospettiva dal fenomeno del cristianesimo: non si trattava di una
professione di fede cristiana dovuta a un rinnegamento dell'agnosticismo come
volle fare intendere la propaganda fascista, ma di riconoscere il valore
storico e di rivolgimento
spirituale»: Il cristianesimo è
stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuta: così grande,
così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e
irresistibile nel suo attuarsi, che non maraviglia che sia apparso o possa ancora
apparire un miracolo, una rivelazione dall'alto, un intervento di Dio nelle
cose umane, che da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo. Tutte le
altre rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia
umana, non sostengono il suo confronto, parendo rispetto a lei particolari e
limitate. Tutte, non escluse quelle che la Grecia fece della poesia, dell'arte,
della filosofia, della libertà politica, e Roma del diritto: per la capacità
dei princìpi cristiani di contrastare il neopaganesimo e l'ateismo propagandati
dal nazismo e dal comunismo sovietico. Sono profondamente convinto e persuaso
che il pensiero e la civiltà moderna sono cristiani, prosecuzione dell'impulso
dato da Gesù e da Paolo. Su di ciò ho scritto una breve nota, di carattere
storico, che pubblicherò appena ne avrò lo spazio disponibile. Del resto non
sente Ella che in questa terribile guerra mondiale ciò che è in contrasto è una
concezione ancora cristiana della vita con un'altra che potrebbe risalire
all'età precristiana, e anzi pre-ellenica e pre-orientale, e riattaccare quella
anteriore alla civiltà, la barbarica violenza dell'orda? C., in sintesi, vede
nel cristianesimo il fondamento storico della civiltà occidentale ma non
ripudia l'immanentismo radicale del suo pensiero che vede nella religione un
momento della realizzazione storica dello spirito che si avvia, superandolo, ad
una più alta sintesi. All'Assemblea Costituente lotterà contro
l'inserimento, voluto dalla DC, e dal comunista Togliatti, dei Patti
Lateranensi nel secondo comma dell'articolo della Costituzione della Repubblica
Italiana, giudicandolo come "sfacciata prepotenza pretesca". In vista
delle elezioni politiche, tuttavia, si accordò con il segretario della
Democrazia Cristiana, Alcide De Gasperi, per dare vita a un manifesto comune,
Europa, cultura e libertà, contro i totalitarismi passati e presenti. A seguito
della vittoria della DC, replicò severamente ai laici benpensanti schierati col
Fronte Popolare che sbeffeggiavano il ceto umile e contadino di cui era
composto in prevalenza l'elettorato cattolico: Beneditele quelle beghine di cui ridete,
perché senza il loro voto e il loro impegno oggi non saremmo liberi. Lasciando
disposizioni per la sua morte (che avverrà tre anni dopo) scriverà invece che
la sensibilità religiosa della moglie cattolica le consentirà di evitare che un
sacerdote tenti di "redimerlo" all'ultimo minuto, perché è "cosa
orrenda profittare delle infermità per strappare a un uomo una parola che sano
egli non avrebbe mai detta". C. fu
legato sentimentalmente e convisse con Angelina Zampanelli, fino alla morte di
lei. La coppia prese alloggio a Palazzo Filomarino, a Napoli. Angelina,
sofferente di cuore, morì poco più che quarantenne a Raiano, dove insieme a
Croce ella soggiornava spesso d'estate, presso il Palazzo Rossi-Sagaria, ospiti
della cugina del filosofo, Petroni, moglie di Rossi. C. sposa a Torino, con
rito religioso e poi civile, Adele Rossi, da cui ha V figli: Giulio, Elena,
Alda, Lidia (moglie dello scrittore e dissidente anticomunista polacco Grudziński)
e Silvia. Il filosofo, oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare
un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo.» (C.,
Lettere a Vittorio Enzo Alfieri, Sicilia Nuova Editrice, Milazzo. L'opera di
Croce può essere suddivisa in tre periodi: quello degli studi storici,
letterari e il dialogo con il marxismo, quello della maturità e delle opere
filosofiche sistematiche e quello dell'approfondimento teorico e revisione
della filosofia dello spirito in chiave storicista. Come idealista, ritiene che
la realtà sia quella che viene concepita dal soggetto, in quanto riflesso della
sua idea e interiorità, ed è convinto che la razionalità e la libertà emergano
nella storia, pur tra immani difficoltà. La filosofia idealista riconduce
totalmente l'essere al pensiero, negando esistenza autonoma alla realtà
fenomenica, ritenuta il riflesso di un'attività interna al soggetto; l'idealismo,
come in Hegel, implica una concezione etica fortemente rigorosa, come ad
esempio nel pensiero di Fichte che è incentrato sul dovere morale dell'uomo di
ricondurre il mondo al principio ideale da cui esso ha origine; in C. questo
ideale è la libertà umana. Definito da Gramsci "papa laico della cultura
italiana", a sua filosofia ha goduto di enorme credito nella cultura
italiana del XX secolo, perlomeno fino agli anni settanta e ottanta, in cui si
sono levate molte critiche verso il suo approccio, ritenuto superato. C. È un
intellettuale rispettato anche al di fuori dell'Italia. La rivista Time gli
dedica la copertina e contestualmente alla rivalutazione del pensiero crociano,
si è registrato l'interesse della collana editoriale di Stanford, mentre la
rivista statunitense di politica internazionale Foreign Affairs lo inserì tra i
pensatori più attuali, accanto a intellettuali come Berlin, Fukuyama e Trotsky.
Parallelamente allo studio del marxismo, C. approfondisce anche il pensiero di
Hegel; secondo entrambi la realtà si dà come spirito che continuamente si
determina e, in un certo senso, si produce. Lo spirito è quindi la forza
animatrice della realtà, che si auto-organizza dinamicamente divenendo storia
secondo un processo razionale. Da Hegel egli recupera soprattutto il carattere
razionalistico e dialettico in sede gnoseologica: la conoscenza si produrrebbe
allora attraverso processi di mediazione dal particolare all'universale, dal
concreto all'astratto, per cui C. afferma che la conoscenza è data dal giudizio
storico, nel quale universale e particolare si fondono recuperando la sintesi a
priori di Kant e lo storicismo di VICO, suo altro filosofo di riferimento. Da
destra, Giovanni Laterza, Jacini, C. e Secly. Il divenire e la logica della
dialettica, in Hegel e in Marx, è esso stesso verità in movimento; anche per C.
la verità è dialettica, ma occorre esprimere un giudizio storico ed esistono
delle regole che arginano la pretesa giustificativa di ogni fenomeno: in Croce
lo Spirito - in quanto intelletto umano - si realizza nella storia ma nel
rispetto della libertà. Per questo ogni fatto è quindi calato nella realtà
storica, ma questo non può giustificare, con la scusa del divenire e del
progresso, aspetti deplorevoli come, ad esempio, il totalitarismo fascista o
comunista, il primo come necessario (concezione di Gentile e della sua idea di
realtà come atto puro di pensare e agire) e il secondo come fase storica
obbligata (seguendo il concetto marxiano della dittatura del proletariato, di
cui il filosofo tedesco parla nella sua teoria "razionalista" del
materialismo storico). Quindi il materialismo dialettico di Engels e quello
storico di Marx sono da ritenersi errati. In questo, il suo storicismo si
differenzia dal pensiero di un altro filosofo liberale, Popper, secondo cui
dialettica e storicismo finiscono invece per generare quasi sempre
totalitarismo (concezione assai diffusa nel pensiero del liberalismo
novecentesco). Al contrario di Popper e Arendt, per C. la radice totalitaria è
proprio nell'antistoricismo, cioè nel rifiuto dello storicismo stesso. Il
neoidealismo entrò in crisi, sostituito da nuove filosofie come
l'esistenzialismo e la fenomenologia; sempre in nome del libertà e
dell'umanesimo, C. critica l'esistenzialista Heidegger, divenuto poi
anti-umanistico e colpevole di accondiscendenza verso il nazismo, definendolo
anche "un Gentile più dotto e più acuto, ma sostanzialmente della stessa
pasta morale. Esprime così un tagliente
giudizio sul filosofo di Essere e tempo. Scrittore di generiche sottigliezze,
arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai
segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia,
dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita
spirituale nelle sue varie forme - quale decadenza a fronte dei filosofi, veri
filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! -, oggi
si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la
storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e
materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come
celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e
vero attore, l'umanità. E così si appresta o si offre a rendere servigi
filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la
filosofia.» (Conversazioni Critiche, Serie Quinta, Bari, Laterza. L'asserzione
di Hegel che "la storia sia storia di libertà" viene da C. inquadrata
nella sua concezione dialettica della libertà vista nel suo iniziale nascere,
nel successivo crescere e infine nel raggiungimento di uno stadio finale e
definitivo di maturità. C. fa proprio questo detto hegeliano chiarendo però che
non si vuole assegnare alla storia il
tema del formarsi di una libertà che prima non era e che un giorno sarà, ma per
affermare la libertà come l'eterna formatrice della storia, soggetto stesso di
ogni storia. Come tale essa è per un verso, il principio esplicativo del corso
storico e, per l'altro, l'ideale morale dell'umanità». I popoli e gli individui
anelano sempre alla libertà, e come dice Hegel ciò che è razionale è reale» (cioè la ragione
concepisce quello che può diventare reale) e ciò che è reale è razionale» (cioè esiste
un'intrinseca razionalità, anche minima, in ogni fenomeno storico, anche se non
tutto il reale è ovviamente razionale). Alcuni storici, senza ben rendersi
conto di quello che scrivono, sostengono che ormai la libertà ha abbandonato la
scena della storia. Ma affermare che la libertà è morta vorrebbe dire che è
morta la vita. Non esiste nella storia un ideale che possa sostituire quello
della libertà che è l'unica che faccia
battere il cuore dell'uomo, nella sua qualità di uomo». Ciò significa che la
libertà non è una fase di presa di coscienza che conduce allo Stato etico o al
socialismo, venendo superata, ma è essa stessa la verità nel divenire, non una
fase. Egli critica Hegel, poiché secondo lui il filosofo ha concepito la
dialettica in modo riduttivo, ovvero semplicemente come dialettica degli
opposti, mentre secondo C. sussiste anche una logica dei distinti: non ogni
negazione è infatti opposizione, ma può essere semplice distinzione. Ciò
significa che certi atti ed eventi devono essere sempre considerati appunto
distinti rispetto ad altri ordini di atti ed eventi, e non ad essi opposti.
Elabora, quindi, un vero e proprio sistema, da lui denominato la filosofia
dello spirito. Inoltre, la prima importante differenza con Hegel è che nel
sistema crociano non vi rientra né la religione, né la natura. La religione
sarebbe infatti un complesso miscuglio di elementi poetici, morali e filosofici
che le impediscono di presentarsi come forma autonoma dello Spirito. La natura
poi non è altro che l'oggetto "mascherato" dell'attività economica, è
il frutto della considerazione economica diretta al mondo. Qui la realtà in
quanto attività (ovvero produzione dello spirito o della storia) è articolata
in quattro forme fondamentali, suddivise per modo (teoretico o pratico) e grado
(particolare o universale): estetica (teoretica - particolare), logica (teoretica-universale),
economia (pratica - particolare), etica (pratica - universale). La relazione
tra queste quattro forme opera la suddetta logica dei distinti, mentre
all'interno di ognuna di esse si ha la dialettica degli opposti. All'interno
dell'estetica infatti si ha opposizione dialettica tra bello e brutto,
all'interno della logica, l'opposizione è tra vero e falso; nella economia tra
utile e inutile e infine nell'etica tra bene e male. Estetica C. scrisse
anche importanti opere di critica letteraria (saggi su Goethe, Ariosto,
Shakespeare e Corneille, "La letteratura della nuova Italia" e
"La poesia d’ALIGHIERI (si veda)"). Egli si mosse nell'ambito della
sua teoria estetica che mirava alla scoperta delle motivazioni profonde
dell'ispirazione artistica. Quest'ultima era ritenuta tanto più valida quanto
più coerente con le categorie di bello-brutto. La prima parte della teoria
estetica la ritroviamo in opere come Estetica come scienza dell'espressione e
linguistica generale, Breviario di estetica e Aesthetica in nuce. In seguito
modificò questa iniziale teoria stabilendo per la storia un nesso con la
filosofia. L'estetica, dal significato originario del termine aisthesis
(sensazione), si configura in primo luogo come attività teoretica relativa al
sensibile, si riferisce alle rappresentazioni e alle intuizioni che noi abbiamo
della realtà. Come conoscenza del particolare l'intuizione estetica è la
prima forma della vita dello Spirito. Prima logicamente e non cronologicamente
poiché tutte le forme sono presenti insieme nello spirito. L'arte, come aspetto
dell'Estetica, è una forma della vita spirituale che consiste nella conoscenza,
intuizione del particolare che: come forma dello spirito, come creatività
non è sensazione, conoscenza sensibile che è un aspetto passivo dello spirito
rispetto ad una materia oscura e ad esso estranea; come conoscenza (prima forma
dell'attività teoretica) non ha a che fare con la vita pratica. Bisogna quindi
respingere tutte le estetiche che abbiano fini edonistici, sentimentali e
moralistici; quale espressione di un valore autonomo dello spirito, l'arte non
può né deve essere giudicata secondo criteri di verità, moralità o godimento;
come intuizione pura va distinta dal concetto che è conoscenza dell'universale:
compito proprio della filosofia. L'arte può essere definita quindi come
intuizione-espressione, due termini inscindibili per cui non è possibile
intuire senza esprimere né è possibile espressione senza intuizione. Ciò che
l'artista intuisce è la stessa immagine (pittorica, letteraria, musicale ecc.)
che egli per ispirazione crea da una considerazione del reale, nel senso che
l'opera artistica è l'unità indifferenziata della percezione del reale e della
semplice immagine del possibile. La distinzione tra arte e non arte risiede nel
grado di intensità dell'intuizione-espressione. Tutti noi intuiamo ed
esprimiamo: ma l'artista è tale perché ha un'intuizione più forte, ricca e
profonda a cui sa far corrispondere un'espressione adeguata. Coloro che
sostengono di essere artisti potenziali poiché hanno delle intense intuizioni
ma che non sono capaci di tradurre in espressioni, non si rendono conto che in
realtà non hanno alcuna intuizione poiché se la possedessero veramente essa si
tradurrebbe in espressione. L'arte non è aggiunta di una forma ad un contenuto
ma espressione, che non vuol dire comunicare, estrinsecare, ma è un fatto
spirituale, interiore come l'atto inscindibile da questa che è l'intuizione.
Nell'estetica dobbiamo far rientrare anche quella forma dell'espressione che è
il linguaggio che nella sua natura spirituale fa tutt'uno con la poesia.
L'estetica quindi come una linguistica
in generale». Dall'estetica deriva la critica letteraria crociana, espressa in
molti saggi. Della logica, C. tratta essenzialmente nella Logica come scienza
del concetto puro); essa corrisponde al momento in cui l'attività teoretica non
è più affidata alla sola intuizione (all'ambito estetico), ma partecipa
dell'elemento razionale, che attinge dalla sfera dell'universale. Il punto di
arrivo di questa attività è l'elaborazione del concetto puro, universale e
concreto che esprime la verità universale di una determinazione. La logica
crociana è anche storica, nella misura in cui essa deve analizzare la genesi e
lo sviluppo (storico) degli oggetti di cui si occupa. Il termine logica in C.
assume quindi un significato più vicino al termine dialettica ovvero ricerca
storiografica. In genere, la Logica di C. è lontana da criteri
scientifico-razionali, e si ispira ai metodi dell'immaginazione artistica e
dell'eleganza estetico-letteraria, nei quali il filosofo raggiunge risultati
eccellenti. Di carattere decisamente diverso è invece la filosofia delle scienze
fisiche, matematiche e naturali delle quali C. non si occupa affatto nei suoi
studi. Del resto, come segnala Geymonat nel suo Corso di filosofia - immagini
dell'uomo, la vera indubbia grandezza di C. va cercata assai più nella sua
opera di storiografo, di critico letterario, ecc., che non nella sua opera di
filosofo. Gentile ai tempi del direttorato alla Scuola normale di Pisa. In ogni
caso la logica e la filosofia della scienza è stata sviluppata in Italia da
altre correnti di pensiero contemporaneo a quello crociano, con studiosi fra quali
PEANO (si veda) e lo stesso GEYMONAT (si veda). Un orientamento parzialmente
diverso ebbe invece Gentile che, pur criticando gli eccessi del positivismo,
intrattenne anche rapporti con matematici e fisici italiani e cercò di
instaurare un rapporto costruttivo con la cultura scientifica. Invece C. ha con
la logica e la scienza un rapporto difficile. La sua posizione portò in Italia
nella prima metà del Novecento ad uno scontro dialettico fra due culture
contrapposte: quella artistico-letteraria e quella tecnico-scientifica. Il
rapporto conflittuale con le scienze matematiche e sperimentali Un caso
emblematico del giudizio di C. nei confronti della matematica e delle scienze
sperimentali è la sua nota diatriba con il matematico e filosofo della scienza
Enriques, avvenuta in seno al congresso della Società Filosofica Italiana,
fondata e presieduta dallo stesso Enriques. Questi sostene che una filosofia
degna di una nazione progredita non potesse ignorare gli apporti delle più
recenti scoperte scientifiche. La visione di Enriques mal si confaceva a quella
idealistica di C. e Gentile, come pure a gran parte degli esponenti della
filosofia italiana di allora, per lo più formata da idealisti crociani. C.,
in particolare, rispose ad Enriques[84], liquidando in modo deciso -
antifilosofico secondo Enriques - la proposta di considerare la scienza come un
valido apporto alle problematiche filosofiche e sostenendo, anzi, che
matematica e scienza non sono vere forme di conoscenza, adatte solo agli ingegni minuti» degli scienziati e dei
tecnici, contrapponendovi le menti
universali», vale a dire quelle dei filosofi idealisti, come C. medesimo. I
concetti scientifici non sono veri e propri concetti puri ma degli
pseudoconcetti, falsi concetti, degli strumenti pratici di costituzione
fittizia. La realtà è storia e solo storicamente la si conosce, e le
scienze la misurano bensì e la classificano come è pur necessario, ma non
propriamente la conoscono né loro ufficio è di conoscerla nell'intrinseco. Sul
tema C. sostenne, tra l'altro, che: Gli uomini di scienza sono
l'incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli
schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all'organismo filosofico-storico.
(C. da Il risveglio filosofico e la cultura italiana, A proposito dello
sviluppo della logica matematica e dell'introduzione dei formalismi simbolici,
ad opera di matematici e filosofi quali Frege, Peano, Russell, C. dichiara. I
nuovi congegni della logica matematica sono stati offerti sul mercato. E tutti,
sempre, li hanno stimati troppo costosi e complicati, cosicché non sono finora
entrati né punto né poco nell'uso. Vi entreranno nell'avvenire? La cosa non
sembra probabile e, ad ogni modo, è fuori della competenza della filosofia e
appartiene a quella della pratica riuscita: da raccomandarsi, se mai, ai commessi
viaggiatori che persuadano dell'utilità della nuova merce e le acquistino
clienti e mercati. Se molti o alcuni adotteranno i nuovi congegni logici,
questi avranno provato la loro grande o piccola utilità. Ma la loro nullità
filosofica rimane, sin da ora, pienamente provata. (C. da Logica come scienza
del concetto puro. Anni dopo, ancora scrive. Le scienze naturali e le
discipline matematiche, di buona grazia, hanno ceduto alla filosofia il
privilegio della verità, ed esse rassegnatamente, o addirittura sorridendo,
confessano che i loro concetti sono concetti di comodo e di pratica utilità,
che non hanno niente da vedere con la meditazione del vero. C. da Indagini su
Hegel e e schiarimenti filosofici e ribadiva come: Le finzioni delle scienze naturali e
matematiche postulano di necessità l'idea di un'idea che non sia finta. La
logica, come scienza del conoscere, non può essere, nel suo oggetto proprio,
scienza di finzioni e di nomi, ma scienza della scienza vera e perciò del
concetto filosofico e quindi filosofia della filosofia. C. da Indagini su Hegel
e schiarimenti filosofici. Tuttavia ebbe altresì un cordiale e rispettoso
scambio epistolare con Albert Einstein. Secondo diversi storici e filosofi (es.
Giorello, Bellone, Massarenti), l'influenza antiscientifica di C. e di Gentile
sarebbe stata fortemente deleteria sia sul piano dell'istituzione scolastica
per gli orientamenti pedagogici della scuola italiana, che si sarebbe
indirizzata prevalentemente agli studi umanistici considerando quelli
scientifici di secondo piano, sia per la formazione di una classe politica e
dirigente che attribuisse importanza alla scienza e alla tecnica e portando,
per conseguenza, ad un ritardo dello sviluppo tecnologico e scientifico
nazionale. La scuola sarà caratterizzata dal primato dell'umanesimo
letterario e in particolare dell'umanesimo classico. Tutte le istituzioni
culturali saranno improntate al primato delle lettere, della filosofia e della
storia. Giorello nel quarantennale della morte di C. ha scritto che
"predicò la religione della libertà e per questo gli siamo riconoscenti.
Ma la sua condanna della scienza e la sua estetica hanno causato danni
gravissimi alla nostra cultura. Che ora esige riparazione. Lo stesso Giorello però ha in parte ritrattato
l'affermazione, negando che sia da attribuire a C. il mancato sviluppo
scientifico italiano, adducendo che quelle che lui considerava una
"colpa" sarebbero da accreditare maggiormente alla Chiesa, agli
scienziati stessi e alla classe politica, più che all'idealismo, che trascura
le scienze ma nemmeno le ostacola, definendo la filosofia di Croce interessante sotto altri profili, ma poco
interessante, quando si parla di scienza. C. riteneva le scienze umane e
sociali prive di qualunque validità e del tutto inutili per lo studio dei
fenomeni umani. Lui stesso dichiarò più volte di non riuscire a capire perché
si dovesse sprecare del tempo a studiare i cretini, i bambini e i selvaggi, quando
esistono pensatori come Kant. ilosofia della pratica La legge morale è la suprema forza della vita
e la realtà della Realtà.» (Filosofia della pratica. Etica ed economica, Laterza,
Bari) Economia ed etica vengono trattate in Filosofia della pratica. Economica
ed etica. C. dà molto rilievo alla volizione individuale che è poi l'economia,
avendo egli un forte senso della realtà e delle pulsioni che regolano la vita
umana. L'utile, che è razionale, non sempre è identico a quello degli altri:
nascono allora degli utili sociali che organizzano la vita degli individui. Il
diritto, nascendo in questo modo, è in un certo qual senso amorale, poiché i
suoi obiettivi non coincidono con quelli della morale vera e propria.
Egualmente autonoma è la sfera politica, che è intesa come luogo di incontro-scontro
tra interessi differenti, ovvero essenzialmente conflitto, quello stesso
conflitto che caratterizza il vivere in generale. C. critica anche l'idea di
Stato etico elaborata da Hegel ed estremizzata da Gentile. Lo stato non ha
nessun valore filosofico e morale, è semplicemente l'aggregazione di individui
in cui si organizzano relazioni giuridiche e politiche. L'etica è poi concepita
come l'espressione della volizione universale, propria dello spirito; non vi è
un'etica naturale o un'etica formale, e dunque non vi sono contenuti eterni
propri dell'etica, ma semplicemente essa è l'attuazione dello spirito, che
manifesta in modo razionale atti e comportamenti particolari. Questo avviene
sempre in quell'orizzonte di continuo miglioramento umano. Teoria e storia
della storiografia La storia non è
giustiziera, ma giustificatrice» C., Teoria e storia della storiografia)
La storia e lo spirito: lo storicismo assoluto VICO Come si evince anche
da Teoria e storia della storiografia la filosofia di C., ispirata soprattutto
a VICO, è fortemente storicista. Per ciò, se volessimo riassumere con una
formula la filosofia di C., questa sarebbe storicismo assoluto, ossia la
convinzione che tutto è storia, affermando che tutta la realtà è spirito e che
questo si dispiega nella sua interezza all'interno della storia. La storia non
è dunque una sequela capricciosa di eventi, ma l'attuazione della Ragione. La
conoscenza storica ci illumina a proposito delle genesi dei fatti, è una
comprensione dei fatti che li giustifica con il suo dispiegarsi. Si delinea in
quest'ottica il compito dello storico: egli, partendo dalle fonti storiche,
deve superare ogni forma di emotività nei confronti dell'oggetto studiato e
presentarlo in forma di conoscenza. In questo modo la storia perde la sua
passionalità e diviene visione logica della realtà. Quanto appena affermato si
può evincere dalla celebre frase la
storia non è giustiziera, ma giustificatrice». Con questo afferma che lo
storico non giudica e non fa riferimento al bene o al male. Quest'ultimo
delinea, inoltre, come la storia abbia anche un preciso orizzonte gnoseologico,
poiché in primo luogo è conoscenza, e conoscenza contemporanea, ovvero la
storia non è passata, ma viva in quanto il suo studio è motivato da interessi
del presente. Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico,
conferisce a ogni storia il carattere di "storia contemporanea",
perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi
entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione
presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.La storiografia è
in seconda istanza utile per comprendere l'intima razionalità del processo
dello spirito, e in terzo luogo essa è conoscenza non astratta, ma basata su
fatti ed esperienze ben precise. Anche se subisce l'influsso dello storicismo
di Voltaire, C. critica gli illuministi e in generale tutti coloro che
pretendono di individuare degli assoluti che regolino la storia o la
trascendano: invece la realtà è storia nella sua totalità, e la storia è la
vita stessa che si svolge autonomamente, secondo i propri ritmi e le proprie
ragioni. La storia è un cammino progressivo per cui Nulla c'è al di fuori dello spirito che
diviene e progredisce incessantemente: nulla c'è al di fuori della storia che è
per l'appunto questo progresso e questo divenire. Ma il positivo destinato a
superare storicamente la negatività dei periodi bui della storia non è una
certezza su cui adagiarsi: questa consapevolezza del progresso storico deve
essere confermata da un impegno costante degli uomini in azioni i cui risultati
non sono mai scontati né prevedibili. La storia diviene, allora, anche storia
di libertà, dei modi in cui l'uomo promuove e realizza al meglio la propria
esistenza. La libertà si traduce, sul piano politico, in liberalismo: una sorta
di religione della libertà o di metodo interpretativo della storia e di
orientamento dell'azione, che è imprescindibile nel processo del progresso
storico-politico, come si evince dal volume. La storia come pensiero e come
azione Per C. la libertà può essere apprezzata solo difendendola costantemente
in maniera dialettica, poiché la storia è necessariamente contrasto. Chi
desideri in breve persuadersi che la libertà non può vivere diversamente da
come è vissuta e vivrà sempre nella storia, di vita pericolosa e combattente,
pensi per un istante a un mondo di libertà senza contrasti, senza minacce e
senza oppressioni di nessuna sorta; e subito se ne ritrarrà inorridito come
dall'immagine, peggio che della morte, della noia infinita.» (La storia
come pensiero e come azione). Ciò però non vuol dire che C. giustifichi la
violenza come necessaria; nello stesso saggio ammonisce infatti che la violenza non è forza ma debolezza, né mai
può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla». La
concezione storica crociana ebbe grande seguito in Italia per molto tempo ed
ebbe notevole influenza anche all'estero, ad esempio per quanto riguarda la
formazione del maggior storico americano del nazismo, George Mosse. C. interviene
al congresso liberale. C. critico letterario, specie quello di Poesia e non
poesia, esercitò molta influenza successiva, quasi una "dittatura
intellettuale sulla cultura italiana, ma ricevette anche critiche: ad esempio
furono ritenute scorrette, "pseudoconcetti" (riprendendo una parola
usata da Croce), poiché non presentate come opinione personale ma come veri
canoni estetici, varie tesi, come la sua opposizione alle novità letterarie
europee, esemplificate dalle stroncature verso gran parte dell'opera di
Annunzio, Pascoli (di cui apprezzò solo alcune parti di Myricae e dei Canti di
Castelvecchio criticando i saggi e le poesie civili), del crepuscolarismo e di Leopardi:
di quest'ultimo salvò, nei Canti, gli idilli e i canti pisano-recanatesi, ma
criticò le poesie dottrinali e polemiche (in particolare i Paralipomeni della
Batracomiomachia e la Palinodia al marchese Capponi) e le opere filosofiche
(apprezzò solo una minima parte delle Operette morali), affermando che quella
leopardiana non era vera filosofia, ma solo uno sfogo poetico in prosa,
inferiore comunque alle liriche, dovuto esclusivamente alle condizioni fisiche
e psicologiche del poeta recanatese. C. non considera Leopardi un vero
filosofo, come Schopenhauer, a cui invece riconosce dignità filosofica ma che
non apprezza come individuo poiché ritenuto cinico e indifferente, ma solo un
pensatore, il cui pensiero è essenzialmente al servizio della sua poesia. Sulla
scorta di Sanctis, esprime simpatia umana al poeta recanatese per lo spirito
civile, l'impegno e la lotta eroica contro le sofferenze fisiche, come espresso
nella poesia La Ginestra. Egli fu grande ammiratore soprattutto del Carducci,
in quanto classicista, razionale e sentimentale al tempo stesso, ma senza
scadere nel sentimentalismo irrazionale, e, a proposito del decadentismo e
degli autori di questo movimento, scrisse, in Del carattere della più recente
letteratura italiana: Nel passare da
Carducci a questi tre, sembra, a volte, come di passare da un uomo sano a tre
malati di nervi». La polemica contro il decadentismo è figlia di quella contro
il positivismo: Croce sostiene che il misticismo decadente, che egli disapprova
come sintomo di vuoto spirituale e filosofico (C. è razionalista e idealista al
tempo stesso), è figlio dello scientismo positivistico e delle pseudoscienze da
esso generate (come lo spiritismo): Di qua il positivismo, di fronte il
misticismo; perché questo è figlio di quello: un positivista dopo la gelatina
dei gabinetti, non credo abbia altro di più caro che l'inconoscibile, cioè la
gelatina dove si coltiva il microbio del misticismo». Le opere di C. spaziano
dalla filosofia, alla storiografia, all'aneddotica, alla critica letteraria e
all'erudizione storica. Qui si indicano le più importanti. Per un elenco
completo si veda L'opera di Benedetto Croce, bibliografia a cura di S. Borsari,
Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, I principi dell'estetica
crociana, oltre ad essere formulati in opere organiche, trovarono anche
applicazione critica in prefazioni e curatele di opere altrui. Tale è, ad
esempio, la prefazione all'opera di Parodi, Poesia e letteratura: conquista di
anime e studi di critica, pubblicata postuma da Laterza, a cura di C.. Il
filosofo napoletano collabora inoltre con numerosi articoli su vari argomenti
pubblicati su molti giornali e riviste stranieri e italiani (Cfr. Panetta,
Settant'anni di militanza: C., tra riviste e quotidiani) Ad esempio la sua
collaborazione con il quotidiano Il Resto del Carlino dura per più di 40 anni. Filosofia
dello spirito Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale
Logica come scienza del concetto puro Filosofia della pratica. Economica ed
Etica Teoria e storia della storiografia; Problemi di estetica e contributi
alla storia dell'estetica italiana La filosofia di VICO Saggio sullo Hegel
seguito da altri scritti di storia della filosofia Materialismo storico ed
economia marxistica Nuovi saggi di estetica Etica e politica. La poesia.
Introduzione alla critica e storia della poesia e della letteratura La storia
come pensiero e come azione Il carattere della filosofia moderna Discorsi di
varia filosofia; Filosofia e storiografia; Indagini su Hegel e schiarimenti
filosofici; Perché non possiamo non dirci "cristiani"; Primi saggi
Cultura e vita morale L'Italia. Pagine sulla guerra Pagine sparse; Nuove pagine
sparse; Terze pagine sparse; Scritti e discorsi politici; Carteggio C.-Vossler;
C. - Papini, Carteggio; Il caso Gentile e la disonestà nella vita universitaria
italiana; Saggi sulla letteratura italiana del Seicento La rivoluzione
napoletana La letteratura della nuova Italia; I teatri di Napoli dal
Rinascimento alla fine del secolo decimottavo La Spagna nella vita italiana
durante la Rinascenza Conversazioni critiche Storie e leggende napoletane
Manifesto degli intellettuali antifascisti Goethe Una famiglia di patrioti ed
altri saggi storici e critici Ariosto, Shakespeare e Corneille Storia della
storiografia italiana nel secolo decimonono; La poesia di Dante Poesia e non
poesia Storia del Regno di Napoli Uomini e cose della vecchia Italia Storia
d'Italia; Storia dell'età barocca in Italia Nuovi saggi sulla letteratura
italiana del Seicento Storia d'Europa nel secolo decimonono Poesia popolare e
poesia d'arte Varietà di storia letteraria e civile Vite di avventure, di fede
e di passione Poesia antica e moderna Poeti e scrittori del pieno e del tardo
Rinascimento La letteratura italiana del Settecento Letture di poeti e
riflessioni sulla teoria e la critica della poesia Aneddoti di varia
letteratura Morra e Castro Edizione nazionale La casa editrice Bibliopolis ha
in corso di pubblicazione l'edizione nazionale delle opere di C., promossa con
Decreto del Presidente della Repubblica. Eugenio Montale, Tutte le poesie,
Milano, Mondadori, Enciclopedia italiana Treccani alla voce
"neoidealismo" Severino, La filosofia dai Greci al nostro tempo. La
filosofia contemporanea, Milano, Rizzoli, Giorello, Dimenticare Croce? C. - Senato
Partito Liberale Italiano nato
nel 1924, sciolto durante il fascismo e ricostituito». In Enciclopedia Treccani
alla voce "Partito Liberale Italiano" Pagina jpg del Corriere
del Mezzogiorno: Luigi Mosca, L'America innamorata di C. La prestigiosa rivista
USA "Foreign Affairs" lo incorona tra i pensatori più attuali, Einaudi
infatti sosteneva che il liberismo non è
né punto né poco "un principio economico", non è qualcosa che si
contrapponga al liberalismo etico; è una "soluzione concreta" che
talvolta e, diciamo pure, abbastanza sovente, gli economisti danno al problema,
ad essi affidato, di cercare con l’osservazione e il ragionamento quale sia la
via più adatta, lo strumento più perfetto per raggiungere quel fine o quei
fini, materiali o spirituali che il politico o il filosofo, od il politico
guidato da una certa filosofia della vita ha graduato per ordine di importanza
subordinandoli tutti al raggiungimento della massima elevazione umana.» (in Einaudi,
Il buongoverno. Saggi di economia politica, a cura di Rossi, Il filosofo dedica
ai paesi degli avi, sia paterni che materni, due monografie, intitolate
Montenerodomo: storia di un comune e due famiglie e Pescasseroli, uscite per
Laterza e in seguito collocate in appendice alla Storia del Regno di Napoli
(Laterza, Bari). È noto, a tal
proposito, l'aneddoto narrato in un testo coevo, secondo il quale il padre del
filosofo, prima di morire tra le macerie, avrebbe detto al figlio offri centomila lire a chi ti salva». Cfr.
Balzo, Cronaca del tremuoto di Casamicciola, Tip. De Blasio e C., Napoli, Un'analisi
di quella traumatica esperienza anche in relazione all'opera di C. è in S.
Cingari, Il giovane C. Una biografia etico-politica, Rubbettino, Soveria
Mannelli, Il problema del male nell’indagine di Cucci. Testimonianza di C. sul
terremoto C., Memorie della mia vita,
Istituto italiano per gli studi storici, Napoli. "Il superstite è accolto allora nella
casa romana del politico Spaventa, cugino del padre e fratello del filosofo. Il
lutto, lo spaesamento, l’adolescenza: non stupisce che questa miscela abbia
precipitato il giovane in una crisi d’ipocondria; e l’ostentato contegno
olimpico dell’adulto deriva forse da questo periodo oscuro. Quegli anni», confessa l’autore del
Contributo, furono i soli nei quali
assai volte la sera, posando la testa sul guanciale, abbia fortemente bramato
di non svegliarmi al mattino». Nella Roma del trasformismo, Benedetto si chiude
in biblioteca. Ma a scuoterlo è Labriola, che con le lezioni sull’etica di Herbart
gli offre un appiglio cui aggrapparsi nel naufragio della fede. C. ricorda di
averne recitato più volte i capisaldi sotto le coperte, come una
preghiera": v. A cento anni dal “Contributo” di C., di Matteo Marchesini,
Sole 24 ore, Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Ministri
della Pubblica Istruzione, su storia.camera.
Ultimo Governo Giolitti, su storia.camera. Jannazzo, C. e la corsa verso
la guerra, in Idem, C. e il prepartito degli intellettuali, Zisa, Palermo, Levi
della Vida, Fantômes retrouvés, Diogène, Gnoli, C. e il suo fantasma, in la
Repubblica, Camera dei deputati - Portale storico; citato in Levi Della Vida,
Fantasmi ritrovati, Venezia, Salvatore Guglielmino/Hermann Grosser, Il sistema
letterario. Guida alla storia letteraria e all'analisi testuale: Novecento; Casa
Editrice G. Principato S.p.A.,. Guglielmino/Grosser, Sambugar, Salà,
Letteratura italiana, C. e il manifesto antifascista. Levi, Potassio, in Il sistema periodico, poi
in Opere, Torino, Einaudi, La più
efficace difesa della civiltà e della cultura si è avuta in Italia, per opera
di C.. Se da noi solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte
al nemico a differenza di quel che è avvenuto in Germania, moltissimo è dovuto
al C.. (Ruggiero) Osserva Nicola Abbagnano nella sua Storia della filosofia: Il regime fascista, certo per costituirsi un
alibi di fronte agli ambienti internazionali della cultura, consentì
tacitamente a C. una certa libertà di critica politica; e Croce si avvalse di
questa possibilità [...] per una difesa degli ideali di libertà... Negli anni
del fascismo e della seconda guerra mondiale la figura di C. ha assunto perciò,
agli occhi degli italiani, il valore di un simbolo della loro aspirazione alla
libertà, e ad un mondo in cui lo spirito prevalga sulla violenza. E tale si
mantiene a distanza di anni. Il terzo volume del carteggio tra C. e Laterza
(l'editore delle opere crociane) offre una grande quantità di esempi delle
difficoltà di mantenersi in equilibrio “tra l'opposizione concreta e
organizzata al fascismo, e l'adesione o la cinica indifferenza”. Esempi “quasi
tutti orientati però verso una precisa direzione: quella dell'autocensura, a
volte praticata, altre volte orgogliosamente respinta... Tra i molti casi che
potrebbero essere citati a illustrazione di questo atteggiamento, è notevole
quello sorto attorno alla dedica apposta da Paolo Treves, nel libro sulla
filosofia di Campanella, al padre Claudio, scrittore e parlamentare socialista,
famigerato tra i fascisti soprattutto per il celebre duello ingaggiato con
Mussolini. La dedica recitava: “A mio padre, che mi additò con l'esempio la
dignità della vita”. Laterza scrive a C. accostando, con diplomatica
sottigliezza, la lettura di un volgare trafiletto anticrociano e antilaterziano
sul “Lavoro fascista” alla questione della dedica, che egli propone al Treves
di limitare “alle prime tre parole essenziali, non essendo opportuno motivarla
allo stato attuale delle cose”. Alla lettera C. risponde il giorno dopo,
tranquillizzando Laterza sulla “purezza” del lavoro storico del Treves e
sull'assenza in esso di riferimenti al presente, e aggiungendo, con maliziosa e
retorica ingenuità: “ma veramente non capisco perché vi abbia fatto senso
quella dedica affettuosa di un figlio al padre. O che la dignità della vita (il
corsivo è ovviamente di Croce) è un fatto politico del giorno?”. Comunque sia,
la dedica uscì poi nella versione “purgata”. Maurizio Tarantino, recensione a C.-Giovanni
Laterza, Carteggio, a c. di Antonella Pompilio, Napoli, Roma-Bari, Istituto
italiano per gli studi storici, Laterza, “L'indice”. L'episodio è narrato con dovizia
di particolari in una lettera di Nicolini a Gentile riportata da Sasso in Per
invigilare me stesso, Bologna, Il mulino, Barbera, La biblioteca esoterica.
Carteggi editoriali Evola-C.-Laterza, Roma, Fondazione Julius Evola, Cesare
Medail, Evola: mi manda Don Benedetto, in Corriere della Sera, Cfr. la
prefazione del testo Lettere di Julius Evola a C.. Regio Decreto Legge, Disposizioni
sull'istruzione superiore (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia,
Tacchi, Storia illustrata del fascismo, Giunti, La Repubblica, Giarrizzo
rivendicò con una punta di orgoglio l'essere annoverato tra i “nipotini” di C.
(se, nel corso di uno sgradevole scontro, sono stato per Martino un basco verde di Palazzo Filomarino. Giarrizzo,
Giuseppe, Di C. e del filosofare sine titulo, Archivio di storia della cultura:
Napoli: Liguori, si veda: Gramsci, Il
materialismo storico e la filosofia di C.
C., Epistolario, I, Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, La
vicenda è descritta e analizzata da Sasso, La guerra d'Etiopia e la “patria”,
in Per invigilare me stesso, Bologna, Il mulino, Battista, Corriere della Sera,
B. Croce, Taccuini di lavoro, Napoli, La tentazione antisemita di tre
antifascisti liberali Dante Lattes,
Ferruccio Pardo, C. e l'inutile martirio d'Israele. L'ebraismo secondo C. e
secondo la filosofia crociana Sarfatti,
Il ritorno alla vita: vicende e diritti degli ebrei in Italia dopo la seconda
guerra mondiale, Tompkins, L'altra Resistenza. Servizi segreti, partigiani e
guerra di liberazione nel racconto di un protagonista, Il Saggiatore, C. rimane
fermo sulle sue posizioni: l'unica condizione alla quale i partiti antifascisti
dell'opposizione avrebbero accettato di entrare nel governo di Badoglio è
l'abdicazione di Vittorio Emanuele III. È stato il re, dice C., ad APRIRE LE
PORTE AL FASCISMO, favorendolo, appoggiandolo e servendolo per 'anni. Tompkins,
Operti, Lettera aperta a C., Torino, Lattes, Mazzini, poi in Scritti e discorsi
politici, Bari, Laterza; sulle caratteristiche "affettive" del
pronunciamento di C. al referendum, vedi Fulvio Tessitore, Il percorso
psicologico dalla monarchia alla repubblica attraverso i Taccuini di lavoro di
C., in C. e la nascita della Repubblica. Atti del convegno tenutosi presso il
Senato della Repubblica, Soveria Mannelli, Rubbettino, "non sono veri liberali...coloro che si
fregiano, come ora taluni hanno preso a fare, del nome di monarchici, perché il
liberalismo non ha altro fine che quello di garantire la libertà" e se
"la forma Repubblicana gli offre questa...garanzia quando non gliene offre
sicura la monarchia, sarà anche eventualmente repubblicano" (Taccuini di
lavoro; "se il tentativo la duplice abdicazione di Vittorio Emanuele III e
di Umberto II] fallisse, noi sosterremo il partito della Repubblica,
adoperandoci a farla sorgere temperata e non sfrenata, sennata e non
dissennata" (Taccuini di lavoro. C., mai nominato, formalmente rifiutò
prima ancora che la sua ventilata nomina potesse concretizzarsi. (In Galliani,
Il Capo dello Stato e le leggi, Giuffrè, Ente Morale, su Uni SOB.na.Senato
della Repubblica-Cinecittà Luce, Il filosofo della libertà: Napoli - il
funerale di C. C., Maria Curtopassi, Dialogo su Dio: carteggio, Archinto, Il
carteggio fra C. e Curtopassi è stato pubblicato presso la casa editrice
Archinto da Giovanni Russo, autore anche della nota introduttiva, Griffo, Il
pensiero di C. tra religione e laicità. La citazione è tratta da: C, Taccuini
di lavoro, vol. 6, Napoli. C., Perché non possiamo non dirci anticoncordatari.
Discorso contro i patti lateranensi, tratto da: C., Discorsi parlamentari, Bardi
editore, Roma, Atti parlamentari della Camera: Guido Verucci, Idealisti
all'Indice. C., Gentile e la condanna del Sant'Uffizio, Laterza, Capitini, La
compresenza dei morti e dei viventi, Il Saggiatore, Milano, La Critica. Rivista
di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da C., Il ministro dell'Educazione
Nazionale, Bottai alluse ironicamente all'operetta crociana con un articolo
intitolato Benedetto Croce rincristianito per dispetto (In Ruggiero Romano,
Paese Italia: venti secoli di identità, Donzelli Editore,Perché non possiamo
non dirci "cristiani, in La Critica; poi in Discorsi di varia filosofia,
Laterza, Bari, Croce, M. Curtopassi, Dialogo su Dio. Carteggio op.cit. ibidem.
Focher, Rc. a Capanna, La religione in C.. Il momento della fede nella vita
dello spirito e la filosofia come religione, Bari, in Rivista di studi
crociati, Sandro Magister, Colloquio con Foa (Da l'Espresso, Documenti) In Vittorio Messori, Pensare la storia: una
lettura cattolica dell'avventura umana, Paoline, Nello Ajello, Solo per amore,
"La Repubblica, Sasso, Per invigliare me stesso, Bologna, Il mulino, Nel
registro mortuario di Raiano, vicino a L'Aquila, viene indicata erroneamente
come "moglie del senatore C." C. e l'amore Giannangeli, C. a Raiano, in
"L'Osservatore politico letterario", Milano-Roma, Morta Alda C.,
figlia di C. È morta Silvia C. l'ultima
nata del filosofo Morta Lidia, l'ultima
figlia ancora vivente di C. Si è spenta a Napoli. Il pensiero filosofico di C.
- senato C., La storia come pensiero e come azione, Laterza, Bari Saggio
sullo Hegel C., da "papa
laico" a grande dimenticato
Grassano, La filosofia politica di Popper: 1 - La critica della
dialettica hegeliana e dello storicismo; commento a La società aperta e i suoi
nemici e Miseria dello storicismo di Popper
Croce e il totalitarismo
Carteggio C.-Omodeo Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto,
Bompiani, Milano In opposizione al positivismo che voleva riportare la storia
ad una forma della scienza, Croce si era interessato dell'estetica nella quale
avrebbe dovuto essere compresa la storia; cfr. La storia sotto il concetto
generale dell'arte, Bari. Per questo
motivo C. della Divina Commedia di Dante apprezza la prima cantica dell'Inferno
in quanto risultato di una forte e sentita intuizione-espressione, mentre
apprezza meno la cantica del Paradiso dove Dante mescolerebbe poesia e
filosofia Nella premessa C. scrive di
aver trattato l'argomento nello scritto intitolato Lineamenti di una logica
come scienza del concetto puro pubblicato negli Atti dell’Accademia pontaniana.
In effetti però avverte C. che il volume È una seconda edizione del mio pensiero,
piuttosto che del mio libro» (C., Logica, Ricerca in Italia. Un passato da
salvare, conferenza del prof. Bernardini, dal sito Centro Studi Enriques, C.,
La storia come pensiero e come azione, Laterza, Bari. Quel che si scrivevano
Einstein e C. Dimenticare C.? (Corriere
della Sera) La scienza negata. Il caso
italiano, Codice, l'Italia della scienza negata (dal blog de Il Sole 24
Ore) Ministro dell'Istruzione del
governo MUSSOLINI, promotore della riforma scolastica varata in Italia. Radice
in Faracovi, Enriques, Approssimazione e
verità, Belforte, Livorno, Giorello, Dimenticare C.?, in Il Corriere della
Sera, L'arretratezza dell'Italia in campo scientifico è il risultato di cattive
scelte dei politici da una parte e di resistenze culturali e di incapacità
degli scienziati stessi a comunicare dall'altra e che quindi risultano
indipendenti dall'idealismo crociano. A livello culturale, casomai, esistono
altre forze che potrebbero essere imputate del ritardo scientifico, si veda per
esempio la nefasta influenza della Chiesa in merito ad alcuni aspetti delle
ricerche bioetiche. La mia perplessità nei confronti di Croce non riguarda le
pretese conseguenze della sua filosofia sullo sviluppo tecnico-scientifico del
nostro Paese. Mi sembra che sia una polemica datata e ormai superata. Non credo
che dalle posizioni antiscientifiche di Croce derivi un ritardo della società
italiana nei confronti della scienza. Quella di C. è una filosofia interessante
sotto altri profili, ma poco interessante, quando si parla di scienza e quindi
è deficitaria sotto il profilo di una seria trattazione del problema della
conoscenza.» (Giorello), in È vero che C. odiava la scienza? - Dialogo tra
Giorello e Ocone, Matera, Biscaldi, Giusti, Pezzotti, Rosci, Scienze umane -
Corso integrato, Marietti Scuola, 9. C., La storia come pensiero e come azione,
Laterza, Bari, Abbagnano, Storia della filosofia, Benadusi, Caravale, M.s
Italy: Interpretation, Reception, and Intellectual Heritage, Palgrave
Macmillan, Sambugar, Salà, Letteratura italiana
Paolo Ruffilli, Introduzione alle Operette morali di Leopardi, ed.
Garzanti Sebastiano Timpanaro,
Classicismo e illuminismo nell'Ottocento italiano C., Schopenhauer e il nome del male Si riferisce a d'Annunzio, Fogazzaro e
Pascoli Riportato in Pazzaglia,
Letteratura italiana III C., Del
carattere della più recente letteratura italiana, in Letteratura della nuova
Italia, Bari, Dino Biondi, Il Resto del Carlino, Edizioni Nazionali istituite
anteriormente alla legge su Ministero per i Beni e le Attività Culturali, concernente
l'«Edizione Nazionale delle opere di C. Integrazione della composizione della
Commissione» su Ministero per i Beni e le Attività Culturali, VISTO il D.P.R istitutivo
dell'Edizione Nazionale delle opere di C.».Bibliografia Fassò, C., in Novissimo
Digesto Italiano, diretto da Azara e Eula, Torino, Pomba, Antoni, Commento a C.,
Venezia, Neri Pozza, Alfredo Parente, Il pensiero politico di C. e il nuovo
liberalismo, Solmi, Il C. e noi, in "La Rassegna d'Italia", La
letteratura italiana contemporanea, a cura di Giovanni Pacchiano, Milano,
Adelphi). Nicolini, C., Pomba, Torino, Ottaviano Giannangeli, C. a Raiano, in
"L'Osservatore politico letterario", Milano-Roma, (ora in Id.,
Operatori letterari abruzzesi, Lanciano, Itinerari). Damiano Venanzio Fucinese,
Dieci lettere inedite di C., in "Dimensioni", Lanciano, Ulisse
Benedetti, C. e il Fascismo, Roma, Volpe Rditore, Roma, Sasso, C. La ricerca
della dialettica, Napoli, Morano, Badaloni, Muscetta, Labriola, Croce, Gentile,
Roma-Bari, Laterza (in part. di Muscetta: La versatile precocità giovanile di
Benedetto Croce. Profilo della sua lunga operosità, Critica e metodologia
letteraria di C., Croce scrittore: multiforme unità della sua prosa).
Gianfranco Contini, La parte di C. nella cultura italiana, in Altri esercizi, Torino,
Einaudi, Sasso, La "Storia d'Italia" di C.. Cinquant'anni dopo,
Napoli, Bibliopolis, Bonetti,
Introduzione a C., Laterza, Ryn, Will, Imagination and Reason: Babbitt, C. and
the Problem of Reality, Giammattei, Retorica e idealismo, Mulino, Bologna,
Sasso, Per invigilare me stesso. I taccuini di lavoro di C., Bologna, Mulino,
Galasso, C. e lo spirito del suo tempo, Milano, Saggiatore, C. e la cultura
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Aus dieser Schule
sind die beiden großen zeitgenössischen Philosophen Italiens
hervorgegangen, C. und Gentile. Beide
Denker knüpfen an die J Gentile, Che cosa e il fascismo. Gentile hat einen
Neudruck seiner Werke veranlaßt. In seiner,,Introduzione alla filosotia'
sagt er: Damit aus einem Volke eine Nation werde, muß es sich seiner
Nationalität, seiner Kraft und seiner Kultur bewußt sein. Philosophie
Hegels an, die gerade in Italien, namentlich an der Universität Neapel,
von jeher gepflegt wurde. C. übernimmt von dem großen deutschen Denker
den Leitgedanken, nämlich die Idee des Geistes als einer
dialektischen Tätigkeit, die sich im Rhytmus von Gegensätzen bewegt. Diese
Gegensätze formuliert er allerdings etwas anders als Siegel, indem er
zwischen kontradiktorischen und nur konträren Momenten unterscheidet. Ferner
lehnt C. die empirischen Gedanken völlig ab; für ihn erzeugt nur der Geist die
Realität. Es gibt in der
Welt nichts, was nicht Manifestation des Geistes wäre. Er gliedert sich
in zwei Hauptformen: theoretische Aktivität (Erkennen) und praktische
(Wollen und Handeln). Unterformen sind: intuitives Anschauen (Kunst),
intellektuelles Denken (Wissenschaft), ulititalisches Handeln (Ökonomie),
moralisches Wollen (Ethik). So schrieb denn C. ein Buch über Lebendiges
und Totes in Hegels Philosophie und betonte seine innere Verwandtschaft
mit Vico, dessen Lehre er gleichfalls eine besondere Schrift gewidmet
hat. Diese Verwandtschaft tritt besonders in C. Werken über Historik
und Ästhetik hervor. Diese und andere Bücher des italienischen
Philosophen haben internationales Ansehen erlangt. Gentile schließt sich
zwar im allgemeinen an den Geist der Hegelschen Dialektik an. Er faßt sie aber
nicht als abstrakte Reflexion auf, sondern als konkretes Denken, das
zugleich ein landein ist. Daher bezeichnet er seine Philosophie als
Aktualismus. Die wahre Realität liegt in dem schöpferischen Akt des
Geistes. Dieser ist nicht etwa nur Bewußtsein und Kontemplation der Welt,
sondern schöpferisches Hervorbringen der Welt; Ethik und Politik sind
daher ein Ausfluß des Geistes. Selbst die historische Schau bedeutet nicht
nur einen Bericht über Geschehnisse der Vergangenheit, sondern auch eine
geistige Schöpfung 1). In dieser Lehre erblickt Gentile eine Fortführung
der italienischen Tradition, die von Bruno bis auf Vico, Gioberti und
Spaventa reicht. Er hat sich vollkommen dem Faschismus angeschlossen, war
eine Zeitlang Unterrichtsminister und Urheber einer tiefgreifenden
Schulreform. Gentile hat auch wichtige Beiträge zur Staatstheorie des
Faschismus geliefert 2 ), welche weiter unten erwähnt werden sollen. Es
sei noch hinzugefügt, daß auf dem Gebiete der Rechtsphilosophie sich G. Del
Vecchio auch außerhalb Italiens einen Namen gemacht hat durch seinen
Kampf gegen den reinen Rechtspositivismus und seine philosophische
Begründung des Imperialismus; dadurch hat seine Lehre eine nahe Beziehung
zum Faschismus. Von den zahlreichen Schriften Gentiles ist,,Der aktuale
Idealismus“ auch in deutscher Übersetzung erschienen. -I Vgl. besonders „Che cosa e il fascismo", „La
filosolia de] fascismo“. Charakteristisch ist der Satz:,,Lo stato del fascismo
e una creazionc tutta spirituale". Benedetto Croce. Croce. Keywords: idealism,
la filosofia di Croce come antecedente del fascismo, Mussolini giornalista, la
ruttura Croce-Gentile – l’idealismo di Croce pre-fascismo come fascista: hegel,
idea dello spirito, idealism assoluto, la relazione tra Vico e Hegel. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Croce:
implicatura: intenzione, espressione, e communicazione” Croce.
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