GRICE ITALO A-Z C COC

 

 

Luigi Speranza -- Grice e Cocconato: l’implicatura conversazionale --  scuola di Torino – filosofia torinese – filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Torino).  Filosofo torinese. Filosofo piemontese. Filosofo italiano. Torino, Piemonte. Grice: “I like Coconato – I used to say that the first task for the historian of Italian philosophy, unless you are a member of La Crusca, is to decide on the surname – I like Cocconato! He spent some time in London, as I did – and he shows that the average Italian philosopher is a nobleman, or vice versa!” – Grice: “Venturi revived Cocconato, as did the re-issuing of his “Moral Discourses”!” -- “Manhood and unbelief” -- Alberto Radicati, conte di Passerano e Cocconato (Torino), filosofo. Libero pensatore, fu il «primo illuminista della penisola», secondo una definizione di Piero Gobetti. Cocconato matura il suo pensiero anti-clericale nel clima dell'anticurialismo sabaudo ben presente in alcuni settori della corte di Vittorio Amedeo II, re di Sardegna. S'ignora tutto della sua prima formazione, verosimilmente affidata a qualche ecclesiastico. Un infelice matrimonio precoce, combinato dalle famiglie, lo coinvolge ventenne, e già due volte padre, in una serie di penosi contrasti il cui significato travalica i conflitti coniugali. Mentre a prendere le parti della moglie si mobilita il partito devoto-clericale, Radicati trova sostegno a corte in chi appoggia il re sabaudo nei suoi conflitti giurisdizionali con la Curia romana.  Il grottesco-ironico racconto della sua «conversion pubblicato a Londra e ripubblicato con il titolo “A Comical and True Account of the Modern Cannibal's Religion” induce a datare intorno agli anni venti il precipitare della crisi della fede cattolica in cui il conte era stato cresciuto. Nell'opuscolo autobiografico presenta la sua personale vicenda come un caso emblematico di «uscita dalla minorità. Narra infatti come, a partire dal contrasto tra santoni bianchi e santoni neri monaci cistercensi e quelli agostinianisui presunti miracoli operati da un'immagine della Vergine, rinvenuta nel convento agostiniano, avesse cominciato a vacillare in lui la fede e come, verso i vent'anni, avesse cominciato anche in campo religioso “a far uso della mia ragione.”Importante per la sua ulteriore maturazione intellettuale è il viaggio compiuto nella Francia della "Reggenza" tin cui poté ampliare il raggio delle sue conoscenze e forse procurarsi testi libertine come La Sagesse di Charron, l'Hexameron rustique di Vayer o il Traité contre la Médisance di Brosse, in cui ricorrono motivi che troveranno eco e sviluppo nelle sue opere. Il suo scritto principaleI discorsi morali, storici e politici redatti su diretto incarico di Vittorio Amedeo II nel mutato clima conseguente alla ratifica del Concordato stipulato tra regno sabaudo e Benedetto XIII diverrà anche la ragione vera del suo esilio. Il conte, che da un riacquisito potere dell'Inquisizione a Torino deve temere per la sua libertà e per la sua stessa incolumità, lascia segretamente il Piemonte per dirigersi a Londra, dovendo poi subire per questa fuga non autorizzata dal sovrano il sequestro e la confisca dei beni.  A Londra pubblica con un discreto successo l'instant book che ricostruisce i retroscena della recente abdicazione di Vittorio Amedeo II mentre, al contempo, lavora alla stesura del più audace e radicale dei suoi scritti, “La Dissertazione filosofica sulla morte,” che, tradotta da JMorgan, uscirà dai torchi londinesi destando un enorme scandalo. Nella Dissertazione, che gli costa anche l'esperienza delle carceri della tollerante Inghilterra di Walpole, propugna il diritto al suicidio e all'eutanasia sullo sfondo di una esplicita filosofia materialistica che scorge nel Deus sive Natura spinoziano-tolandiano il suo unico grandioso orizzonte di senso. Nella sua meditazione sulla morte e sulla liceità del suicidio si inserisce in un dibattito che già Montesquieu aveva rilanciato nelle Lettere Persiane, riprendendo una discussione inaugurata nel Seicento da Donne con il suo Biothanatos. Interessato a proporre un progetto politico che esige come sua prima tappa essenziale una riforma radicale della cristianità occidentale, capace di affrancarla dal giogo clericale- o se si vuole, in termini più neutri dal potere pastorale- la scelta del tema del diritto individuale alla morte non è scelta casuale per quanto la meditazione sul suicidio non sia priva di elementi autobiografici. Le chiese cristiane di ogni confessione ritengono infatti un loro preciso dovere intervenire direttamente nella gestione del trapasso a quella che esse, in base alla loro fede, considerano la vera vita, quella ultraterrena. Del resto non solo il mondo cristiano, lo stesso ebraismo e l'islam, finendo con il recepire come un dogma l'interpretazione agostiniana del suicidio come omicidio di se stessi, per secoli hanno considerato la morte volontaria come il più grave e irreparabile dei peccati, suprema manifestazione di oltranza e ribellione alla volontà divina, mentre le autorità statali, dal canto loro, si distinguevano per la crudeltà inumana con cui trattavano i cadaveri dei suicidi e i beni dei loro eredi.  Se i Discorsi partivano dalla morale ricavata essenzialmente da una lettura pauperistico-comunistica dei Vangeli che faceva di Cristo, al pari di Licurgo, il grande critico dell'istituto familiare, nonché il fondatore di una democrazia perfetta in cui non esiste né il mio, né il tuo»per poi occuparsi di politica e concludersi in concrete proposte riformatrici, nella Dissertazione filosofica fornisce una risposta alla legittimità del suicidio muovendo da una concezione complessiva del mondo e dell'esistenza umana. Nonostante il suo titolo, la Dissertazione filosofica sulla morte non rinnega affatto l'istanza spinoziana che intende la filosofia quale gioiosa meditatio vitae, apertura mentale a una possibile transizione da una condizione di servitù a una condizione di più ampia libertà che è, simultaneamente, incremento della capacità del corpo di comporsi e ricomporsi con altri corpi per realizzare la sua potenza e ampliare la sua capacità di comprendere le cose.  Definisce l'individualità umana a partire dalle relazioni che essa intrattiene con il tutto. Per quanto grandezze infinitesimali noi siamo materia della materia che costituisce l'Universo nella sua indefinita immensità. La certezza che ci resta, quando ci liberiamo dall'ignoranza in cui nasciamo e dagli idola tribus, i pregiudizi con cui siamo allevati, è che noi siamo vicissitudini della materia. La materia a cui pensa tuttavia nel suo esilio londinese e poi olandese non è lo squalificato sostrato inerte che dai greci giunge fino a Cartesio che, limitandosi a identificare materia ed estensione, continua ad aspettarsi dal Dio creatore l'impulso motore e la creazione continua. Come per il Toland delle Lettere a Serena e del Pantheisticon, la materia pensata dal Radicati è la materia actuosa che reingloba nel meccanicismo moderno motivi provenienti dal naturalismo rinascimentale a cui ineriscono direttamente movimento e autoregolazione.  L'universo è un mondo infinito in perpetuo movimento: in esso nulla continua ad essere anche solo per un istante la stessa cosa. Le continue alterazioni, successioni, rivoluzioni e trasmutazioni della materia non incrementano né diminuiscono tuttavia il grande tutto, come nessuna lettera dell'alfabeto si aggiunge o si perde per le infinite combinazioni e trasposizioni di essa in tante diverse parole e linguaggi. La natura, mirabile architetta sa sempre come utilizzare anche il minimo dei suoi atomi. La fine della nostra individualità costituita dalla morte non è quindi fine assoluta, perché niente si annichila nella materia e il principio vitale che ci anima come non è nato con noi troverà sicuramente altre forme di esplicazione: come la nostra nascita non è avvenuta dal nulla, non sarà nel nulla che ci dissolveremo.-- è estranea ogni forma di lirismo e, tuttavia, una concezione non lontana dalla sua rifiorirà in una delle pagine finali di uno dei maggiori romanzi lirici della modernità, nell'Hyperion di Hölderlin che fa dire alla sua eroina, Diotima: “Noi moriamo per vivere: Oh, certo, i miserabili che non conoscono se non il ciarpame arrabattato dalle loro mani, che sono esclusivamente servi del bisogno e disprezzano il genio e non ti venerano, o fanciullesca vita della natura, a ragione possono temere la morte. Il loro giogo è diventato il loro mondo, non conoscono niente di meglio della loro schiavitù: c'è forse da stupirsi che temano la libertà divina che ci offre la morte? Io no! Io l'ho sentita la vita della natura, più alta di tutti i pensierie anche se diverrò una pianta, sarà poi così grande il danno? Io sarò. Come potrei mai svanire dalla sfera della vita, in cui l'amore eterno che è partecipato a tutti, riunifica le nature? come potrei mai sciogliere il vincolo che riunisce tutti gli esseri?»  Opere Antologia di scritti, in Dal Muratori al Cesarotti. Politici ed economisti del primo Settecento, tomo V, F. Venturi, Milano-Napoli, Ricciardi, Dodici discorsi morali, storici e politici, T. Cavallo, Sestri Levante, Gammarò editori, Dissertazione filosofica sulla morte, T. Cavallo, Pisa, Ets Vite parallele. Maometto e Mosè. Nazareno e Licurgo, T. Cavallo, Sestri Levante, Gammarò editori, Discorsi morali, istorici e politici. Il Nazareno e Licurgo messi in parallelo, introduzione di G. Ricuperati (check); edizione e commento di D. Canestri, Torino, Nino Aragno Editore, Dissertazione filosofica sulla morte, F. Ieva, Indiana, Milano  Piero Gobetti, Risorgimento senza eroi. Studi sul pensiero nel Risorgimento, Torino, anche in Opere completeSpriano, Torino, Einaudi Franco Venturi, Adalberto Radicati di Passerano, Torino, Einaudi,  Franco Venturi, Settecento riformatore, I, Torino, Einaudi,  Silvia Berti, Radicati in Olanda. Nuovi documenti sulla sua conversione e su alcuni suoi manoscritti inediti, in Rivista Storica Italiana», S. Berti, Radicali ai margini: materialismo, libero pensiero e diritto al suicidio in Radicati di Passerano, in Rivista Storica Italiana», Israel, Radical Enlightenment. Philosophy and the Making of Modernity Oxford, Cavallo, Introduzione a Radicati, Dissertazione filosofica sulla morte, Pisa, Ets, Cavallo, Le divergenze parallele. Mosè, Maometto, Nazareno e Licurgo: impostori e legislatori nell'opera di Alberto Radicati, introduzione ad A. Radicati, Vite parallele. Maometto e Sosem. Nazareno e Licurgo, Sestri Levante, Gammarò, Vincenzo Sorella, Un partigiano della ragione umana, in I Quaderni di Muscandia», Tarantino, “Alternative Hierarchies: Manhood and Unbelief in Early Modern Europe, in Governing Masculinities: Regulating Selves and Others in the Early Modern Period, ed. by Broomhall and JGent, Ashgate, Treccani Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Opere, M. Cappitti, Le Vite Parallele di Alberto Radicati su blog.carmillaonline. Se poca fortuna ebbe come uomo politico e consigliere di monarchi, non diversa fu la sua sorte di filosofo; e la sua filosofia che ha a tratti momenti di luce viva e che riuscirono a destare interessi e preoccupazioni persino nelli liberi circoli, giacquero come cose inanimate dopo la sua morte, come se questa le avesse private, come il loro autore, di quello spirito vitale che le fa palpitare. E l'oblio scese su di loro, crudele e inesorabile, facendo perdere la conoscenza di la sua filosofia. Infatti il Saraceno pubblicando il  Manifesto» e le due  Lettere » indirizzate, l'una a Vittorio Amedeo II, l'altra a Carlo Emanuele III e premettendo alla sua edizione alcune notizie di carattere biografico e bibliografico, limita, pur credendo di darne l'elenco completo la sua filosofia a quelli saggi da lui pubblicate e a quell'altre contenute nel Recueil edito a Rotterdam. Cat. del British Museum sotto il nome di Thomas Joseph Morgan, il suo traduttore. Più la “History” edita a Londra. Da quel momento, per quei pochissimi che del nostro s'interessarono, le parole del Saraceno furono vangelo, e la filosofia dimenticata scomparvero definitivamente, come non-esistente, dalla sua bibliografìa. La sensazione iniziale di una possibile lacuna nell’elenco della sua filosofia, divenuta certezza in seguito ad alcune notizie rinvenute nel carteggio diplomatico tra l’inviato piemontese a Londra e la Corte di Torino, in cui era fatta la sua parola, mi determinò alla ricerca di questa filosofia sperduta. Quasi del tutto infruttuose furono le ricerche in Italia -- due sole lettere rinvenni all'Ai-, di Stato di Torino --. Fortunate invece all'estero e precisamente alla Biblioteca Bodleiana di Oxford, al British Museum di Londra, ed alla Staats Preusische Bibliothek di Berlino, dimodoché tenendo conto dei nuovi materiali trovati, la sua filosofia risulta in una elencazione definitive. Manifesto di A. I. R. di P. (Archivio R. di P., Castello di Passerano. Lettera del P. a Vittorio Amedeo II. Memoria rilasciata al Marchese d'Aix. Lettera scritta dal conte A. R. di P. a S. M. il Re Vittorio Amedeo lì inserviente di prefazione ai discorsi da lui compilati e che intendeva dedicare alla prelodata Maestà sua. (Ardi. Stat. di Tor., Storia della Real Casa, Cat. terza, Storie pari). Lettera alla Contes. di S. Sebastiano. Lettera del P. a Vittorio Amedeo II. “Christianity set in a True Light” in “XII Discourses Political and Historical. By a pagan philosopher newly converted” (London. Printed for J. Peele at Lockes Head in Pater-noster-Row; and sold by the Booksellers of London and Westminster). “The History of the Abdication of Victor Amedeus II, Late King of Sardinia with his confinement in the Castle of Rivole, Shewing the real Motives, which indue'd that Prince to resign the Crown in Favour of his Son Charles Emanuel the present King, as also how be came to repent of his Resignation with the secret Reasons that urg’d him to attempt his Restauration. On a letter frorn the Marquis de T... a Piemonlais now at the Court of Poland; to the Count de C. in London. Printed and sold by A. Dodd without, Tempie-Bar; E. Mutt and E. Cooke, at the Royal. Dell'opera n. 9 ne fa recentemente parola il NATALI, Milano. Royal Exchange; and by the Booksellers and Pamphletsellers of London and Westminster. “A phliosophical [sic] dissertation upon death composed for the consolation of the unhappy, by a friend to Truth” (London. Printed for and sold by W. Mears at the Lamb on Ludgate-Hill). Lettera a S. M. il Re Carlo Emanuele III colla quale supplica la prelodata S. M. di voler gradire la dedica della opera da lui composta e già presentata alla fu S. M. il Re Vittorio Amedeo IIC. (Arch. Slato Torino - Storia Real Casa - Cat. Ili - Storie particolari). Twelve discourses concerning Religion and Governement, Inscribed to all lovers of Truth and Liberty by Albert Comte de Passeran, Written by Royal Command, The second Edition” (London, printed for the Booksellers, and at the Pamplet shops in London ad Westminster). Recueuil de pieces curieuses sur les matieres les plus interessantes – Rotterdam, Chez la Veuve Thomas Johnson et Fils - contenente: Dedica a Don Carlos; Factum d'A. R. de P. parce quel on voit les motifs qui l'ont engagé a composer cet ouvrage. Douze Discours Moraux, historiques et politiques, preceduti da una Declaration de l'Auteur, Histoire abregée de la profession sacerdotal, ancienne et moderne a la tres illustre et tres celèbre secte des esprit-forts par un Free-Thinker Chrètien, Nazarenus et Licurgos mis en parallele par Lucius Sempronius neophyte, Epitre à l'Empereur Trayan Auguste, Recit fìdelle et comique de la religion des Cannibales modernes par Zelin Moslem, dans lequel l'auteur declare les motifs qu'il eut de quitter celte abominable Idolatrie, traduit de l'Arabe a Rome par M. Machiavel [sic] imprimeur de la Sacrée congregation de Propaganda fide, con prefazione dell'editore. Projet facile, équitable et modeste, pour rendre utile à la Nation un grand nombre de pauvres enfans, qui lui son maintenant fort à charhe, traduit de l'Anglois. Sermon perché [sic] dans la grande assamblé des Quakers par le fameux frere E. Elwall dit l'Inspirée, traduit de l'Anglois a Londres, au depens de la Compagnie. La religion Muhammedane comparée à la paienne de l'Indostan par Ali-Ebn-Ornar, Moslem epitre a C.inknin, Bramili de Visa - pour traduit de l'Arabe. A Londres au depens de la Compagnie. Notiamo, ora di queste opere le notizie e di caratteri più salienti. È edita dal Saraceno, nell'opera più volte citata. Il testo rimane nella sua grafia del tutto immutato, con le inconstanze di scrittura (et, ed; chino e hanno) caratteristiche del filosofo; alquanto mutata è invece la punteggiatura, e gli alinea, la prima più scorretta nel testo originale, i secondi inesistenti nel MS., che corre tutto di seguito. Questa lettera con la quale comunica a Vittorio Amedeo II il suo desiderio di fargli pervenire la cassetta e di cui abbiamo notizia sia dalla lett. del March. d'Aix, sia dalla risposta del March, del Borgo, che c'informa pure del suo contenuto, per quante ricerche abbia fatte all'Arch. di Stato di Torino, non mi è stata possibile trovarla. Questa Memoria inedita si trova all'Ardi, di Stato di Torino. Fu edita dal Saraceno ed è una copia della lettera originale andata perduta. Delle lettere comprese sotto questi due numeri abbiamo notizia da una lettera del Cav. Ossorio al March. Del Borgo e dalla risposta del Del Borgo. Ma non mi è stato possibile poterle rintracciare. Quest'operetta edita, in un elegante Vili0, dopo due anni di soggiorno in Inghilterra, doveva nella mente dell'Autore essere composta di dodici discorsi. Fu edita invece incompleta contenendo solamente un “Preliminary discourse in wich the Author gives a particular account of his conversion” e il Discourse I, “Of the Precepts and Life of Jesus Clirist”. Al primo di essi corrisponde alquanto mutato nella forma e nell'estensione il Recit, contenuto nel Recueil. Al secondo corrisponde invece esattamente il Discorso I. Cfr. Twelve Discourses riprodotto poi integralmente dal Discours, Des Preceptes et des Mrnurs de Jesus Christ, dei Douze Discours, moreaux ecc.editi nel Becueil . Ritornando al Preliminary discourse abbiamo detto che questo discorso fu riprodotto nelle sue linee sostanziali dal Recit incluso nel Recueil, ma molte varianti, e alcune di valore capitale sussistono fra i due testi. Accenneremo, qui, da un punto di vista generale, le caratteristiche più salienti dei due testi, e la maggior importanza che può avere, da un punto di vista biografico, l'edizione inglese; e infatti, pur essendo quest'ultima mancante dell'introduzione che troviamo nel testo di Rotterdam. L'imprimeur au lecteur judicieux, e della apocrifa Bolla di Benedetto XtlI, le numerosissime note esplicative, che svelano luoghi, nomi e date, la rendono di una importanza capitale per la ricostruzione della vita del filosofo. Senza questa edizione, corredata di note e di avvertimenti, veramente preziosi, sarebbe stato impossibile, per qualsiasi biografo, fare risultare dal semplice testo le notizie importantissime documentanti la conversione del filosofo al calvinismo. L'assenza di note del Recit e l'espressione più attenuata, in taluni punti, del testo inglese costituiscono i caratteri differenziali fra le due edizioni. I titoli dei discorsi annunciati, ma non editi nellla Christianity sono i seguenti: Discourse II: Of the Doctrine and Manners of the Apostles and Primitive Christians. Discourse III: The Christian Religion to the Religion of Nature itself. Discourse IV: What were the Causes of the Corruption of the Christians. Discourse V. Of the Mischief done to Christianity by the great Number of Churches and Ecclesiasticks. Discours VI. By what Means the Bishop of Rome are become Souvereigns of that Capital of the world. Discourse VII: That neither the spiritual nor temporal power of priests is authorized by the Gospel. Discourse VIII. Of the claims, by which the Papal Monarchy has maintained, continues to maintain and will maintain itself, as long as it can make use of them. Discourse IX. Of the evils caused by priests to sovereigns and their states. Discourse X: Of Natural right: Of the origin ond Nature of Government. Discourse XI: Of Religion in General. That all authority Spiritual as well as Temporal belongs, de jure, to the Sovereign; and how Ecclesiastical Affair should be regulated. Discourse XII: Of the Advantage that will accrue to Sovereigns and States, from the Observance of the Rules. Come si può presumere dai titoli i discorsi mancanti non avrebbero dovuto essere altro che quelli contenuti nei “Twelve Discourses” come di fatto prova il primo discorso contenuto nella Christianity del  tutto analogo al primo di quelli contenut i nei “Twelve Discourses” cosa, del resto, ch e si può rilevar e facilmente confrontando rispettivamente i titoli delle due edizioni, che, pur essendo vi qualche tenue variante di espressione, sintettizzano reciprocamente un analogo contenuto. Copia di questa edizione l'ho trovata soltanto al British Museu m di Londra. Di quest’opera falsamente attribuita al Marchese Trivié o ad un certo Lamberti ma che già il Saraceno ed il Carutti avevan o rivendicat a al filosofo, furono fatte numerosissime edizioni. Citiamo quelle che abbiamo potuto rintracciare e confrontar e con l'edizione inglese che possediamo. Anecdotes de l'abdication du roy de Sardaigne Victor Amédée II, ou l'on trouve les vrais motifs qui ont engagé ce prince a resigner la couronne en faveur de son fils Charles-Emmanuel a présent roi de Sardaigne. Comment il s’en est repenti, avec les raisons et les intrigues secretes qui l'ont porte à entreprendre son rétablissement par le marquis de F*** piemontois, à present à la Gour de Pologne; en forme de lettres écrite au comte de G*** a Londres. S. 1. in Vili. Histoire de l'abdication de Victor Amédé e nel volumetto La politique des deux partis, ou Recueil de pièces traduites de l'anglois de Bolingbroke et des Frère s Walpole (la Haye). Con la stessa intitolazione: Génève contenente una seconda lettera da Ghambery, probabilmente pur essa de filosofo. Histoire de l'abdication de Victor Amédée, roi de Sardaigne, Paris, in 4°, erratament e attribuiti dall'Oettinger ad un Lamberti non meglio identificato. L'Oettinger dà una traduzione tedesca dell’Histoire edita a Francoforte. Histoire de l'abdication de Victor Amédée roi de Sardaigne, et de sa detention au Ghateau de Rivoli. Où l'on voit les veritables motifs qui obligerent ce prince d'abdiquer la couronne en faveur de Charles-Emmanuel, son fils, et ceux qu'il eut ensuite de s'en repentir et de vouloir la reprendre. Lettre écrite au Conte de C*** a Londres, par le marquis de Trivié, qui est à présent à la Gour du roi de Pologne, edita nel " Recueil de pièces qui regardent le gouvernement du royaume d'Angleterre, et qui ont rapport aux affaires présentes de l'Europe, traduit de l'Anglois, la Haye. Histoire de l'abdication de Victor Amédée, roi de Sardaigne, Genève, pure attribuita dall'Oettinger al Lamberti. Cfr. OETTINGER, Bibliographie biographique universale, Paris. Histoire de l'abdication de Victor Amédée roi de Sardaigne etc. de sa detention au Ghateau de Rivoli et des moyens qu'il s'est servi pour remonter sur le trone, à Turiu. De l'impremerie Royal. Anecdotes de l'abdication du Roi de Sardaigne Victor Amédée II,  Anecdotes de l'abdication du Roi de Sardaigne Victor Amédée II. Edita sotto il nome di Marchese di Fleury che il Qnerard ritiene pseudonimo di Marchese di Trivié. Histoire de l'abdication de Victor Amédée Roi de Sardaigne ecc. De sa detention au Ghateau de Rivole, et des moyens dont il s'est servi pour remonter sur le trone. Nouvelle édition sur celle de Turin de 1734-, a Londres, 1782. Non abbiamo creduto necessario per quanto il testo inglese rappresenti il testo originale redatto dal P. di annotare le poche varianti che esistono più di forma che di contenuto. N. 9 di questa operetta, che ho trovato solamente al British Museum, catalogata sotto il nome di Thomas Morgan (l'indicazione della bibliografia del B. M. è: " A philosophical dissertation upon Death - Composed for the consolation of the Unhappy (By A. Badicati Count di Passerano translated or edited by John, or rather Thomas Morgan? era data notizia tanto dal Cav. Ossorio, che ne espone in brevissime righe il contenuto e ci avverte che fu causa di prigionia per l'autore e il traduttore, quanto dal Lilienthals, dal Kahl e dall'Henke (1). Completamente dimenticata dai più recenti studiosi del R. compare citata dal Natali senza indicazione nè di data nè di luogo di stampa. Secondo quanto afferma l'Ossorio, l'operetta stesa in lingua italiana dal R. sarebbe stata tradotta da " un de ses compagnons  " en bon Anglois  e sotto il nome di questo traduttore, che si seppe più tardi essere, Thomas Morgan essa andò per alcun tempo. N. 10 fu edita dal Saraceno ed è una copia della lettera originale andata smarrita. La scoperta di questa nuova edizione, ricordata in alcune opere Cfr. HENKE loco cit. LILIENTHALS loco cit. FREYTAG loco cit. VOGT loco cit. BAUER: loco cit., WAHIUS loco cit. Cfr. NATALI: II settecento. Ove però compare come semplice elencazione bibliografica, senza indicazione nè di luogo di stampa, nè di data. quasi contemporanee, fa cadere l'affermazione che i " Discours  siano stati stampati per la prima volta a Rotterdam nel " Recueil , e che quindi sino al 1736 i " Discours  medesimi siano rimasti manoscritti nelle mani del R. Risulta invece, (poiché posto che esista la primissima introvabile edizione in tutti i casi non la possiamo ammettere edita prima per le ragioni stesse che giustificano l'edizione) che il nostro si decise a dare alle stampe i " Discours  dopo aver visto che non sarebbe mai riuscito a dedicarli a C. E. (3), e che di conseguenza dallo stampare o no quanto aveva inviato a V. A. non sarebbe più dipesa la possibilità di ritornare o meno in Piemonte. Comparve in tal modo l'edizione inglese dei " Discours , la quale messa in confronto con quella di Rotterdam ha dato i seguenti risultati: Mancano nell'edizione inglese la " Dedica  a Don Carlos (sedizione Rotterdam) e il " Factum  fonte di preziose notizie biografiche (edizione Rotterdam da pag. 1 a pag. 10). mentre che la Declaration de Vauteur  contenente i motivi che hanno spinto alla compilazione dell'opera, e i criteri seguiti nel suo svolgimento, che nell'edizione londinese occupa dieci pagine (V-XV) e che sotto riproduciamo è ridotta nell'ediz. di Rot. ad una pagina e un terzo. THE AUTHOR' S DECLARATION. Tho' prefaces are quite out of fashion, I yet hope the benevolent reader will forgive me for making a short declaration concerning the publication of this work, as follows. BAUMGARTEN: Narichten von einer Ilallischen Bibliothec, ENGEL: Bibliotheca selectissima seu catalogus librorum omni scientiarum genere rarissimorum - BERNAE, TRINIUS: Freydenken Lexicon. - Leipzig, und Bemberg, Erster Zugabe zu Freydenken Lexicon. MASCH I Beilriige zur Geschichte merkwiirdiger Biicher, Wismar, SCHROCK: Cristliche Kirchengeschichte seil deiReformation - Leipzig  SCHLEGELS: Kirchengeschichte des 18 Jahrunderts, Heidelberg. Il RENOUR D nel suo " Catalogne d'un Amateur  citato dal QUERARD. Les supercheries litteraires dévoillés, Paris, sotto il nome Ali-Ebn-Omar-Moslen) afferma parlando del P: Il n'existe de son Recueil que deux exemplaires sur grand papier, celui de la Bibliotheque du Roi, et le mien  Di questa edizione, probabilmente in foglio o in 4° grande, (" sur grand papier ) non siamo però riusciti ad averne traccia nè notizia alcuna. Infatti la lettera indirizzata dal P. a CARLO EMMANUEI.E rimase senza risposta. Cfr. lettera, cit. In primis et ante omnia. I do declare that this Work was written at the Command of a great PRINCE, who would be plainly inform'd of all the matters contain'd in it: and as that PRINCE was then reputed to be one of the greatest Politicians of his Age, I was oblig'd to proportionate my Labour to his profound Capacity. So that if I have reveal'd some Religious or Civil Mystery, which had generally been conceal'd, I have methink given a suffìcient Reason for it: However, I have alter'd some Passages and soften'd some Expressions, to make them more intelligible and more agreeable to the Reader. I do solemnly declare, that in all this Work I had nothing in view but Truth, Equity, or Justice: In a word, the Good of Mankind in general; and I flatter my self that all who shall peruse it with candour, shall be convinced of the Rectitude of my Intentions. I do declare, that I have kept dos e throughout this Work to the Doctrine and Morality of our Saviour, occording to the best of my knowledge; and I hope I have not advanc'd anything without good authorities. I do protest before GOD and Men, that whatever is said in this Work concerning the Church or Clergy is to be understood of the Popish Church and Clergy only (who really have long since abandon'd and despis'd the most sacred Precepst of our Blessed LAWGIVER) and not of any other church whatsoever; whose Clergy and Prelates being very humble, vastly charitable, pious, and such utter Enemies to Grandeur and Riches; may justly be stiled the true and only Imitators of Crist's Disciples, and of those primitive good Prelates instituted by the Apostles. (*) See the 54th page of this Book, and you will fìnd what their duty was, and with what Qualities they were endued. Item. I do declare, that I have not her e opposed the superstitious Tenets of the Popish Church; for this has been so often done ever since the Reformation, and by so many Learned Divines, that it would be vain to attempt it. Besides, Popish Princes little regard at this time wha t is said against Transubstantiation, Purgatory, Confession, Invocation of Saints, and such like; as  things, which ways affect their temporal Interest: so, whethe r these opinions are well or ill-grounded; whethe r they spring from Heaven, or from Huma n Malice, 'tis no matter. But wer e they to know how prejudicial the Popish Religion is to their AUTHORITY, and to the WELFARE of their several Countries; they then would undoubtedly think upon the proper Expedients to preserve themselves and their Subjects from Ruin; and this is wha t I have endeavour'd (pag. XI ) to make evident in the ensuing Work. I tlierefore hope it will prove very beneficiai to such Princes, and even be of some service to this Country, particularly at this time, whe n " the Emissaries of Popery (as a worthy Divine (*) has observed) have increased their Diligence in gaining Proselytes, and are now more industriously employ'd in every Corner of our Metropolis than ha s been any time known in the present Age . (*) Dr. Clarke' s Sermons, pag. 18,  LASTLY, ] declare that I have made use of ali the Reason and Understanding 1 ara master of, to discover (pag. XII ) the TRUTH S contained in the sacred Writings, so hidden and involv'd in Mysteries; in order that by them TRUTH S I might procure my own Happiness and that of others. I presume I have found them, and for that reason 1 now publish them. But if I have unluckily fallen into any involuntary Error, as I know myself not to be infallible. I earnestly entreat ali the orthodox and eminent Divines of this happy Kingdom, to poiat them out to me, and to convince my Reason by Reason itself, that I may both retract and avoid them. (pag. XIII ) And I farther beg of our SPIRITUAL DIRECTORS that in case they, f'avour me with this salutary Advice, to do it not with Passion and Bitterness, but LAWGiVER ha s expressly commend (*). For nothing is paser, worlliy, and more scandalous; nay, mor e contrary to the very Principles of the Christian Religion, tlian to rad, calumniate, to load with odious Appellations, and persecute those who labour Day and Night to find out the TRUTH, buried as it is in the dark Abvss of Errors and Superstitions. (*) Matth, XVtlI, 21, ete. AFTER having made this plain Declaration, as I know myself to be wholly destituted of Freinds; I hope that the ALIGHTY GOD, whose Powe r is above ali Huma n Artifice and Malice, will protect me against those, that will certainly promote my Destruction, for having openly espoused the Cause of TRUTH and EQUITY. Il Discorso I (Ediz. lond. pag. 1-13; Ediz. Rot. pag. 15-26 ) è integralmente riprodotto nella edizione olandese: uniche varianti sono le seguenti: Pag. 2 - in not a Collins è qualificato: 0  great and goodman  attribut i c h e mancan o nell'Ediz. .  - manc a la not a sul ministr o Jurie u ch e si trov a a pag. 2 4 dell'Edizion e di Rotterdam. Il Discors o II (Ediz. lond. pag. 14-25; Ediz. Rot.) è pur e ess o integralment e riprodotto. Unich e varianti: pag. 21 - in not a su Bayl e (cfr. pag. 3 5 ediz. di Bot.) è aggiunt o " and 1 shall not be tought in the vrong for vanking him withe Heliogabalus „. nota, dop o le parol e " universally observed „ " généralement observées „ ediz. Rot.) ch e no n si trov a nell'edizion e del 1736: " I say universally observed: for wer e there a Society or Republic, however great it might be, that should be inclined to observe the Laws of Gbrist, it would be obliged for their own preservation, to lay aside the laws of Christ, or suffer themselves to be destroyed by following them. - In a word, a Society of true Christians, wer e they as numerous as the whole Empire of China, could no more make head against a single Infide], who had a mind to plunder them, than a hundred thousand Rabbits could make head against a hungry  Lion, that should fall in among them. But if ali Men, without exception, were good Christians, it is most sure they would be exceding happy. For, being without Ambition, Envy and Revenge, nothing would be capable of di sturbing Iheir Quiet - Here on Gonsult - Bayle's Pensées diverses chap. 141 - continuation des Pensées - Ghap.  „. Il Discorso III (Ediz. lond.; Ediz. Rot. pag. 38-60) ò invece del tutto diverso - Cfr. quindi il medesimo riportato in Appendice. Il Discorso IV (Ediz. lond.; Ediz. Rot.) è quasi del tutto riprodotto integralmente; però da pag. 63 (dopo le parole " le gouvernement de leur Eepublique „,  dell'ediz. di Rot.) il testo prosegue con 2 pagine in più che qui appresso riproduciamo. But they wer e never practised, for, if we carni fully examine the Epistles of the Apostles, we shall find that in effect they ali agreed in acknowledging that the Christian Religion wa s the best, but differed excedingly as to the Principles of it For, Paul proposing to persuade Christians of the Trut h of that Religion, and shew them wherein it consisted, says expressly, and in so many words, that we ar e " not to boast of our good works, but of Faith alone in Jesus Ghrist, for that good works ncither justify, nor save; but to him, saith he, that worketh not, but believeth on him that justifieth the ungodly, his Faith is counted for Righteousness (**) and shall save him „. James, on the other hand, in a few words summing up the Essentials of Religion, and not amusing himself with vain disputes, as Paul did, tells us; that " Faith without good woorks will neither justify, nor save „; and gives us to' understand that " good works will save us independent of Faith”This Doctrine is highly just and reasonable, and more orthodox than Paul's. For wha t avails it for a man to bellieve that Ghrist dieci to save him, so long as he is cruel, covetous, revengful, and i*) Rom. IV. 5.James II, etc. (***) Rom III. 26, 27, 28. See also Gal lì. 16 {pag. 64) proud? were he not better without that Belief, but good, charitable, and humble? it is much better for a man to be a Christian in practice without speculation, than to be a Christian in speculation, without the practice; that is, it wer e better being a Savage, who. tho' without any Religion, stili practised the duties of a true Christian, who is resolved absolutely to obey none of the precepts of his Religion, tlio' he firmly believes in its mysterles. This notion, so agreeable to the Justice and Wisdom of God, and Intentions of Ghrist, would be of great advantage to Society, wer e it put in practice. Now it is indisputable that the Apostles, by building Religion upon various. and different foundations bave caused an infinite numbe r of Quarrels and Schisms to spring up in the Christian Gommon-wealth, by whieh it ha s been,  and will ever be tome asunder most assuredly, if it does not lay aside the mysterious, or incomprehensible speeulations of Divinity, and frx wholly to those most holy and simple Tenets, which Christ hath taught us, and are very easy to be observed, being the same as those of Nature, as he himself has told us, saying: " Come unto me, ali ye that labour, and are heavy laden, and I will give you Rest (*). Take my yoke upon you, and learn of me, for I am meek, and lowly in heart, and ye shall find rest unto (pag. 65) your Souls. For my yoke is easy, and my burden is light„, and not grievous and insupportable, like that of cruel and ambitious men. (*) Mat. Xt. 28, 29, 30. Il Discorso V (Ediz. lond. pag. 73-92; Ediz. Rot.) è riprodotto integralmente. Notiamo soltanto che a pag. 80, in nota su S. Cipriano dopo la parola " aucupari „, il testo segue: " Non in Sacerdotibus Religio Devota, non Ministris fides integra, non in operibns misericordia, non in moribus disciplina; sed ad decipienda corda simplicium callide fraudes, circumveniendis fratribus subdolae voluntates - Cyprian de Lapsis „, mentre è mutilo alla medesima parola “aucupari” nella Edizione di Rotterdam. Il Discorso VI (Ediz. lond. pag. 93-124; Ediz. Rot.) è riprodotto nell'Edizione Olandese fedelmente. Il Discorso VII (Ediz. lond. ppg. 125-144; Ediz. Rot.) è riprodotto quasi del tutto integralmente. Uniche varianti sono: Pag. 129 nota (dopo le parole " alors soni fausses „ pag. 128 Ediz. Rot.): " See what Bayle Says in his Pensées diverses, eh. 49, et Contin. des Pensées diverses eh. 47. in arder to shew how ridiculous it is lo enquire whant a thind is, before we have examined whether it really exist „. Pag. 138 manca la nota della pag. 136 ediz. Rot. la parola “religion” è tradotta nelle due ultime righe di pag. 139 dell'Edizione Rot. con " Superstition „. Il Discorso Vili (Ediz. lond. pag. 145-164; Ediz. Rot.) è riprodotto nell'Ediz. Olandese fedelmente. Il Discorso IX (Ediz. lond. pag. 165-188; Ediz. Rot) è riprodotto quasi del tutto integralmente. Uniche varianti sono: Pag. 166 manca la nota Ediz. Rot. Pag. 186 manca la nota " cependant ces Emissaires „ di pag. 180 81 dell'Ediz. Rot. Il Discorso X (Ediz. lond.; Ediz. Rot.) ha subito una restrizione nelle pagine 189 a 200 ridotte nell'Ediz. Olandese a sole cinque; riproduciamo qui di seguito il testo inglese. By natural right (ius naturale), I mean the faculty given by nature to each individual, whereby each of them is forced or determined to act, according as he finds it necessary for the preservation of his own being. All animals are forced by nature to eat, drink, sleep, etc. Therefore it follows, that they eat, drink, and sleep of natural and absolute right, when they stand in need of them. In the same manner, fish being by nature determined to swim, and the greater to devour the smaller, consequently they enjoy water by natural right, and the greater by the same right devour the smaller. Thus, birds are determined by nature to fly, and by consequence possess the air by natural right, and birds of prey by the same right feed upon the tame. For it is most certain that Nature considered in the general, has an unlimited right over every part of herself: that is, this right extends as far as her power extends, so that every thing that she can do is lawful for her to do. For the power of nature is the very same as that of God, whose right is eternal, and consequently unalterable. Now as the power of nature is the same with that of every individual who make up that Nature, without exception, it follows, that the right of no one is limited, but extends as far as the strength and industry that nature has bestowed on them; and as it is a general law for all beings, that each of them in particular shall perpetuate his kind, as far as lies in his power, without regarding anything save his own preservation. it follows, that the natural right of every indivual is, to subsist and act to that end according to the power which nature has given him. In this state man is not to be distinguished from the rest of natural beings, no more than the words, reason, or wisdom, and folly; virtue, and vice; honest, and dishonest, just and unjust are, etc. Wherefore there is no difference between the wise and the foolish, the virtuous and vicious; for every individual has a right to act according to the laws of his constitution or organization. that is, according as he is determined by nature to such and such a thing, without being able to act otherwise. So that considering man under the empire of nature, as unacquainted with what philosophers call reason, or virtue; and not having acquired a habit of either, they have, I say, as much right to life in pursuing the dictates of their appetite, as they have that live according to the laws of reason, virtue, and justice, with which they have conneted their ideas. That is, that, as he who is called wise in society has a right to do any thing that is dictaded to him by reason, and to live according to the light of it; so the ignorant and foolish man in the state of nature has a right to every thing his appetite suggests, and to live according to its dictates. For, according to the apostle’s opinion before the law, or in the natural state of man, no man could sin. Rom.  It is not then the business of that reason, or justice, to regulate the right of nature, but of the desire or strength of every individual. For, so far is nature from determining us to live according to the law and rules of this reason, that, on the contrary, notwithstanding education, and the penalties appointed in order to natural impulses. Such is the power of nature. New as we are obliged, as far as in us lies, to preserve our natural being, so we cannot do it but by acting in obedience to the laws of appetite, since nature denies us the actual use of that reason, and none of us are more obliged to live according to the rules of good sense, introduced among us by the civilised part of mankind, than an ant is to live according to the nature of an elephant. From whence it follows that, in the state of mere nature, we have a lawful right (ius iudicatum) to all things whatever without exception, because nature has given all to every man, and may use it without a crime, if we can get it, whether by force, or cunning, by entreaties, or threats, so far as to look any one as enemy, who hinders, or endeavours to hinder us from satisfying our appetite. Therefore, by natural right, an animal may wish for whatever he pleases, and do whatever is in his power to support his own individual, or satisfy his inclination. However we are not to imagine that so unlimited a liberty can produce any great disorder amongst animals of the same kind, as many have thought, because nature has previded them necessaries in abundance; upon which foot, they can have none, no, not thel esst dissension among them, as I have Lions, Wolves with Wolves. Foxes with Foxes, Eagles with Eagles, and so all other species who are in the state of nature. It is to be owned indeed that *discord*, not con-cord, envy, and an implacable hatred reign between one species and another. And this would in reality be a great defect and imperfection in nature, if her wisdom consisted in making an animal happy for ever. For, upon such a supposition, the pidgeon would have reason to complain of nature for not bestowing upon him a sufficient strength to defend himself against the eagle. A hare mìght make the same complaint as to a wolf; and he again as to the lion. But each complaint would be unjust. For, Nature granted an animal his life but for a certain limited time, which is an effect of her infinite goodness, to the end that every being may succeed one another, and enjoy her benefits. Which could never be, if an animal, once alive, were to be immortal. Therefore, since he must necessarily die to make room for another, it imports little whether he dies in this or that manner. Nay more, I insist that a pidgeon that is the eagle's prey, and the wolf that is the lion’s, are happier than the eagle or lion that have devoured them. For his death is sudden, and his pain short, whereas the Eagle and Lion, languish and suffer long before they die, if they die a natural death. Besides, a Lion or an Eagle may at his death complain of nature's injustice, by making him the prey of innumerable and invisihle animals, that lodge in their bones, and throughout their whole bodies, which  feeding upon the best and finest substance in their blood, and wasting alt llieir animal spirit, kill him without mercy. For, those invisible animals that kill not only a lion, but a man too, and every beast that dies of a natural death has no more thought of the mischief they do in feeding upon their blood, than a lion or a man when he kills another animals for food without mercy, they having ali a power to do so by an absolute and natural right. An animal therefore, far from complaining, tough constantly to thank Nature for her infinite justice and goodnes to him, in giving them a limited life only. For, had she created him immortal, she had shewed herself exceeding cruel; considering we are all assured there is no condition of life, however happy, but what at last grows rneasy and burthensom. As we see by those, who having passed most of their time in the polite world, are desirous of retiring, and leading a private life in the country; so he that lives in solitude, often longs for the pleasures of the world; and lastly, he that has long enjoyed bolli, grows tired and out of humour with them, and wishes for a new life thro' death. Now since an animal is tired of life, he may be perpetually diversifying his pleasure, considering the short date of his life; what would it be, were they to live for ever, without ever varying the pleasures they (See the account of the Strulbrugs in Gulliver's Travels) had tasted in the first fifty years of life? Nay, how justly might not they complain, who drag an uneasy languishiug life from the infirmities to which they are subjects, or who perpetually groan under the yoke of another animal, who makes himself no uneasiness in making him miserable, in order to gratifiy his appetite? Every animal therefore ought to look upon death as the most signal blessing he has received from the hands of Nature, and as the effect of her incomparable wisdom; Death putting an end to their pain, aud making them equal with his tyrant. What I have been now saying ought to surprise no man, since Nature is not confined within the bounds of reason, or the instinct of an animal; for the word Nature, of which an animal is but as so much a small point, means an infìnity of other things that relate to an eternal order, and that inviolable law, which gives being, life, and motion to all things. So that what seems ridiculous, unjust, or wicked to an animal, and above all to a man, appears such only because we know things but in part, and because we cannot have an exact idea of the ties and relations of nature, we not comprehending the immense extent of her wisdom and power. Whence it preceeds, that what reason sets before us as an evil, is far from it in regard to the order and laws of universal nature, but only in regard to those of our own. This supreme natural right, which every animal enjoy, exclude not moral good and evil, which is really to be found in the state of nature. I call “morally good” any action of an animal tending to the preservation and propagation of his own individual or his species, for he is then performing their duty, by aiming at the end, proposed by Nature in their Greation. On the contrary, I cali moral evil ali those actions of Animals, that are either in the whole, or in part contrary to those notions, or sensations that Nature has implanted in each of them, that they may perceive and know what is proper for their subsistance, and for perpetuating their Species as far as in them lies. Allwise Nature, the tender mother of ali Animals, not satisfied with impressing on their mind those notions, has always affixed a proporlional recompense to moral good, and a like punishment to moral evil, to the end that ali Animals may chuse the one, and avoid the other with pleasure. Not that she had any occasion to setlle such rewards and punishment in order lo be obeyed; for, as she is Almighty, she well knew she should be obeyed, as she is in fact by ali except one Species, which is Man. And it was for them se appointed them, because knowing they had several cavities in their brains fdled with animai spirits, which by a high fermentalion would so heat their imagination, as to make them fall into a sort of madness, on Delirium. Nature, I say, to bring them back from their wandring, has thought lil severely to punisti them, whenever they swerve from their duty and act agreeably to the false notions with whict that madnes inspires them, which notions tend to the destruction of their own individuai, and to make their Species unhappy. I will explain my self. It is well known, that ali Animals, except Man, act according to the notions infused into them by Nature, commonly called Instinct, for instance, knows its proper food, and the actions to be performed in order to live in health, and perpetuate its Species. Consequently to these notions it acts, by chusing at first such places as are agreable to it: some live in Marchs, some in the Fields, some in the Plains, and others on Hills; some swim, other crawl, and in short, some, called amphibious, live bo!h on Land, and in Water. Ali these Animals perceive what they are to do in order to subsist Wherefore they eat, drink, and make use of their females, when they have occasion; mor did, or do, any one of them ever force itself to eat, or drilli or enjoy its females, when it was satisfied; nor did ever any of them ever voluntarily refuse to eat, drink, or make use of their females, whenever Nature required it; thus by denying themselves nothing necessary, and by never forcing themselves to do what is beyond their strength, they lead a healthy and a happy life. But this is not the case of Mankind. For, tho' they pretend to a greater share of wisdom and reason than other Animals, their actions shew they have less than the rest of them; some thro' excessive folly eating and drinking when they are neither hungry, nor dry, so far as lo bring distemper upon  and kill Ihemselves; and forcing themselves upon venereal pleasure when they are exhausted, is so much as to destroy themselves: Others from a contrary madness, denying themselves meat, and drink, and the enjoyment o' Women, and dragging a miserable life, consume and pine away. Thus by not allowing Nature what she absolutely requires, or forcing her beyond her strength, they are guilty of real moral evil, from whence the Physical takes its rise, which cruelly torments them their whole life time. Anolher madness, to which Mankind are subject, is Avarice, which puts Men upon perpetually heaping up riches, without making any use of them, for fear of wanting; so that the Miser not only makes himself miserable, but greatly contributes to the misery of others. There is stili another kind of madness, called ambition, that lords it over Man, which puts most Men upon depriving themselves of what is really necessary to life, for Ghimeras, that are entirely useless and superfluous to them. The ili effects of this last folly have not stopped there, but produced the greatest disorders amongst Men, and made theme more unhappy than alt other Animals. For, it has happened, that some of them thinlcing themselves better than others, have endeavoured to get above them, appropriate to themselves what belonged to the rest by Naturai right, and make their companions their slaves. which by the opposition they have found, has occasioned tumults, and civil Wars. These different Phrensies that have taken possession of the minds of Men, and that have in ali times scattered trouble and confusion amongst the race of Men, have from time to time obliged wise Men (who made use of their reason in order to preserve themselves from falling into that sad and terrible Delirium to which they were liable) to admonish the rest with a view of reclaiming them from their errore; and those admonitions had sometimes so good an effect, that a whole Nation perceiving anddetecting their Frenzy, voluntary submitted to the decisions of those wise Men, and each Man, renouncing and disclaiming his naturai right, promised obedience to them, upon condition that they on their side should always endeavour to make that Nalion happy. This was the rise and formation of Aristocratical Government.  (Ecliz.) il test o corrispond e esattament e nelle du e edizioni; salvo le lievi differenz a qui sott o notate.  - i puntin i di quest a edizione son o son o sostituiti nell'edizione olandes e " le coeur de Nobles en àrbitraire ou absolu „. Pag. 22 3: mancano le ultime due righe del testo di pag. 20 6 ediz. Rol. 11 Discorso (Ediz. lond.; Ediz. Rot.) Titolo: "Wherein it is proveci that religion was introduced into Society by legislatore, in order to give a sanction to their laivs; and that consequenty ali sacred and civil authority belong de jure to the Prince „.  Le pagine 224 e 236 costituiscono, in confronto dell'edizione olandese, una parte del tutto nuova, e corrispondente alla prima parte del titolo, che difatli non si trova nell'Ediz. Rot. Diamo un breve riassunto di queste pagine, che non parve necessario trascrivere integralmente. Il R. così comincia: My design then in this Discourse is to make Princes sensible that Religion was institued by legislators, in order to give strength and credit to their Laws, and that Sovereign Princes, having the administration of civil Laws, ought by consequence too have that of Religion; and thereby 1 propose tvvo benefits. Tho first to Princes, by joining the sacred and civil authority in one, and the second, to the People, by rescuing the from the Tiranny of Priests. This then is what the most celebrated Historians teli us concerning the Establishment of Religions „. A dimostrazione di questa tesi, l'intera pagina è dedicata ad una di citazione Diodoro Siculo, libr. I pag. 49, Ediz. Han.; l'inter pag. 227 ad una citazione di Strabone, Geograph. libr. 16 pag. 524, ecc.; indi dicendo di non voler citare anche Plutarco, Polibio, Erodoto e Livio, il R. procede a citare " a Zaeloux and Leavned Jew „ cioè Flav. Joseph, contra Appion.,  - Edit. 1634, in fol., e " a very candid popish Priest „ (pag. 230-235) è cioè Gharron, of Widson, book 2 eh. 5. In nota a pag. 235, così meglio identifica il Gharron: " Ile was Canon and Master of the School of the Church of Bordeaux - He lived in Montagne's time, and ivas his intimate freind - See Bayle's Did. Artide, Charron „. E con tutte queste citazioni la dimostrazione è raggiunta: " Wherefore 1 may be allowed to say without any impietg, that lleligion might be subject to the Prince, to Religion „. Dopo di che da pag. 236 a 248 continua con la seconda parte, che corrisposde all'intero Disc. XI dell'Ediz. Rot. Unica differenza è che la nota a pag. " See in the life of Peter, late Czar of Moscow how be wisely reduced the high Priest's exorbitant authority io his own power „ è estesa nel testo a pag. 211 dell'Ediz. di Rotterdam. " Enfin chacun fait toutes les autres nouveautéz „. Il Discorso  Ediz. lond.; Ediz. Rot.) è riprodotto integralmente, ed unica differenza è data dalla mancanza a pag. 259 della esistente nell'Ediz. di Rot. a pag. 228. N. 12: Abbiamo già parlato a proposito del N. 11 degli scritti " a-b-c „ contenuti nel " Recueil „ ed a proposito del N. 7 dello scritto " f „ ed abbiamo notato come la loro prima comparsa, eccettuato per il " b „, sia avvenuta in lingua inglese, e quali cambiamenti abbiano subito nella loro ultima redazione francese.  Notiamo invece per le operette " d „, " e „ che il testo dato dal " Recueil „ deve presumibilmente essere l'unico lasciato dal P.; nè infatti abbiamo trovato di esse ediz. inglesi, anteriori o posteriori al 1736, nè elementi o prove che suffraghino questa possibilità; potrebbe essere presumibile che queste operette scritte dal R. ancora in Inghilterra e forse già pronte per essere tradotte, siano rimaste a noi nel loro testo originale per la fuga del P. in Olanda, oppure che compossle in Olanda, non avendo più possibilità di trovare un traduttore, le abbia conservate e poi edite nella loro lingua originale. Lo scritto " g „ è la traduzione dell'operetta analoga dello Svvift: " A modest proposai for preventnig the children of poor people in Ireland from beìng a burden to their parents or country, and for making them beneficiai io the publick „ (1). Non esiste tra le due edizioni alcuna differenza, che possano mutare lo spirito del testo originale le due uniche varianti che abbiamo notato sono; l'introduzione del " Recueil „ della parole: " Gastigat ridendo mores „ immediatamente dopo il titolo, e omesso dall'originale; e la sostitutuzione della parola " Spain „ del testo inglese, con la parola " Rome „ della versione del R. Fu fatta nel 1749 a Londra una ristampa di tutto il N. 12 (" Recueil de pieces curieuses sur le matieres les plus interessantes par A. R. comte d. P. a Londre) ma dall'esame di questa nuova ediz. posseduta dalla Bib. Querini-Stampalia di Venezia, è risultata l'identità, persino negli errori di stampa coll'ediz. di Rotterdam. N. 13-14 formano nell'Ediz. originale un volume solo, senza titolo generale, con pagine numerate progressivamente (da 1 a 47 il testo n. 13, da 49 a 104 il testo n. 14). L'attribuzione di paternità al R. del primo di questi opuscoli, e convalidata non solo da quanto afferma il " Dictionary of National Uography „ edito dal Leslie Stephen, il Querard ed il Barbier, ma dalla rispondenza che questo opuscolo ha con il Discorso III dei " Twelve discours „. Notiamo le principali variati: Pag. 2: " peché originai „ manca la nota del testo ing. Pag. 4-, nota 2: manca la cit. del testo ingl.; pag. 5, nota 1 e 3: manca il (1) Cfr. in: The Works of Swift, London. (2) Cfr. Dictionary of national biography, edited by LESLIE STEPHEN, sotto 'Elicali.’ Cfr. QUERAR D Col. 1231, T III. Cfr. BARBIER: Dictionaire des onorages anonymes et pseudonymes, Paris.  commento e la cit. del testo ingl.; pag. 8, nota. 1, mancal a cit. del testo ingl.; pag. 10: " vòtre pere celeste „ manca la nota del testo ingl.; pag. 11, nota 2: manca la nota del testo ingl.; pag. 12 nota 1: manca il lungo commento del testo ingl.; pag. 17 " ces Docteurs „ il testo ingl. ha “our Priest” e nota 2: manca la cit. e il comrn. del testo ingl.; pag. 18 " vous dis-je mes Frères „ manca nel testo ingl.; pag. 19 nota 1: manca la cit, del testo ingl.; pag. 21 nota 2: manca la spiegaz. esistente nel testo ingl.; pag. 22: "et comment auroit-il mieux „ manca la nota del testo ingl.;: " Amerique „ manca la nota del testo ingl.; pag. 27 e 28 sino ad: " Enfiti temoin... „ mancano nel testo ingl.; pag. 32, nota 2: manca il lungo coni, del testo ingl.; pag. 24 nota 2; manca la citaz. del testo ingl.; pag. 35: " les hommes hereux „ manca nel testo ingl. la nota corrispondente; pag. 38 dopo le parole "... leur dependence „ manca quasi l'intera pagina 47 del testo ingl.; pag. 40: " mes cheres Frères „ manca nel testo ingl.; pag. 4 nota 2: differisce dalla rispondente nel testo ingl.;: l'ultimo periodo (“l'esprit... vrais Quakers”) manca nel testo ingl. In merito al N. 14 l'attribuzione di esso al R., è affermata dal Querard (1) e dal Barbier (2) che svolgono lo pseudonimo Ali-EbnOmar con il nome del R., è confermata dal fatto che a pag. 100 dell'operetta in una nota l'autore citando se stesso rinvia al " Discorso Ili „ dei “Twelve Discourse” e tale attribuizione, per ambedue, N. 13 e 14, sostengono pure lo Henke, il Lihienlhals, il Freytag (3). Anzi a proposito di quest'ultimo che viene ad affermare che spesse volte l'opera n. 13 viene seguita dalla n. 14 con un seguirsi di pagine progressivamente numerate (tale è l'ediz. da noi esaminata), come facenti parli del " Recueil „ edito a Londra e Rotterdam nel 1736, facciamo rilevare come ciò non risponda a verità. A parte la confusione dell'ediz. londinese del “Recueil” con l'ediz. Olandese, tanto nell'una che nell'altra non troviamo stampate le operette di cui si tratta, nè infatti potevano essere incluse nell'ediz. del 1736 essendo venute alla luce la prima volta nè nell'ediz. del 1749, che riproduce esattamente la precedente, nè possiamo considerare questa ediz. dell'operette, che abbiamo esaminata, come stralciata dal volume del 0  Recueil „ stante la appariscente diversità dei caratteri di stampa. Come mai esse siano state edite a Londra, mentre già da quattro anni almeno si trovava in Olanda, non siamo in grado di dire: forse trovate fra le sue dopo la sua morte e fatte stampare da qualche suo amico nella capitale inglese? e allora non perchè a Rotterdam dove era già uscito per i tipi della Ved. Johnson il “Recueil” più volte citato? Sono questi tutti interrogativi che ci poniamo senza avere la possibilità di potere rispondere, per mancanza di documenti che giustifichino una ragione piuttosto che un'altra; e questa è un'altra lacuna nella perfetta conoscenza della vita del R. Cocconato.  [H] Desideri:  fenomenologia degenerativa e strategie di controllo 1. I/epithymia nella fenomenologia degenerativa   Il processo degenerativo che dal nobile desiderio per il sapere del filosofo giunge infine alla liberazione e soddisfazione  dei più feroci desideri attuata dal tiranno è innescato, da una  prospettiva psicodinamica, dall'adozione di particolari modalità repressive. Queste, e più in generale le strategie paradigmatiche di controllo del desiderio, sono il nostro oggetto d'indagine privilegiato. La loro analisi ci condurrà direttamente alla disamina delle molteplici specie di desideri, alla caratterologia e alle derive psicopatologiche tracciate da Platone nel libro  Vili, nonché alla dinamica dei processi onirici e alla mania disegnate nel IX. Da ultimo ci soffermeremo sulla contrapposizione strutturale tra repressione e canalizzazione, parimenti  inerente a epithymiai ed eros, che attraversa il grande dialogo.   A monte, Yepithymia platonica è un moto psichico volto a  riempire, soddisfare, generando piacere, una mancanza di origine somatica come di matrice intellettuale; 1 essa viene così a  convergere con l'ampio spettro semantico dischiuso dal termi 1 sull'intera questione cfr. qui voi.  Ili, [H], pp. 251 sgg.; sulla "interiorizzazione" della sfera del desiderio cfr. M.  VEGETTI, L'io, l'anima, il soggetto, in S. SETTIS (a cura di), I Greci, voi. I, Noi e  i Greci, Torino; sul rapporto complessivo psyche-soma, cfr. ROBINSON, Plato 's Psychology, Toronto LA REPUBBLICA   ne "desiderio". 2 Tale estensione, uno dei cardini metapsicologici della fenomenologia degenerativa del libro Vili, fa tutt'uno con la diretta attribuzione ad ogni istanza di una sfera "propria" di desideri esplicitata nel libro IX: siccome tre sono le  parti della psyche, triplici mi sembrano anche i piaceri, ognuno  proprio di ciascuna parte; e similmente i desideri e il loro ruolo  di comando. Con ciò la statica tripartizione delineata nel libro viene calata, retroattivamente,  all'interno della dinamica psico-politica e quindi delle forme  caratteriali disegnata nell'VIII.   Più da vicino, l'attribuzione rende conto del legame tra il  governo del logistikon e il desiderio di sapere del filosofo, il governo dello thymoeide s e il desiderio di onori e gloria del carattere timocratico, e le tre forme caratteriali dischiuse dal governo del polimorfo epithymetikon, contenente tre specie di desideri e piaceri: 1) i necessari», dei quali non ci si può liberare», quali fame, sete ed eros riproduttivo, il cui appagamento è  utile e salutare; 2) i non necessari», che possono essere allontanati», la cui soddisfazione non frutta alcun bene, talvolta  anzi un male;  i paranomoi, fuorilegge, perversi e malvagi, sottospecie dei non necessari, anch'essi allontanabili. Partizione metapsicologica sulla quale poggia la fenomenologia caratteriale: l'avaro uomo oligarchico, dominato dai desideri necessari, nel quale il legittimo desiderio  per il denaro degenera in ossessione; il disinvolto carattere democratico, assediato dalla cangiante moltitudine dei desideri  non necessari; le inquietanti e parzialmente convergenti figure   2 La convergenza con il nostro "desiderio" è già attestata in Marsilio Ficino, Sopra il Convito di Platone, ove Amore è sempre "desiderio di bellezza";  soluzione che venne a sciogliere, indirettamente, le tensioni tra concupiscentia,  appetitus e desiderium derivate dalle letture scolastiche della metapsicologia  aristotelica: cfr., per es., TOMMASO d'Aquino, Summa theologiae; sulla revisione dell'impianto platonico dell'ultimo Aristotele cfr. per es. A.  GRAESER, Probleme der platonischen Seelenteilungslehre, Mùnchen 1969, pp.  22-24.  Vm E IX, [H]   deYL'erottkos e del tirannico, invasi e pervasi dai desideri paranomoi?   Questa diairesi delle specie del desiderio, tassonomicamente inerente d& epithymetikon, eccede euristicamente la catalogazione tipologica su due fronti. Su un versante viene con 3 Sulla convergenza tra la tripartizione delle specie dei desideri e il polimorfo epithymetikon, cfr., per es., HELLWIG, Adikia in Platons 'Politela'.  Interpretationen zu den Bùchern Vili undlX, Amsterdam 1980, pp. 47-50. Ha  sostenuto la forte discrepanza» e aperta contraddizione» tra la tripartizione  psichica e rimprowisata» diairesi dell' 'epithymetikon, N. BlÓéNER, Dialogform und Argument. Studien zu Platons 'Politeia', Stuttgart 1997, soprattutto pp. 61-62, 237-40, -appellandosi alla possibilità che le forme costituzionali e caratteriali potrebbero essere più numerose, e che la partizione psichica  sia forzatamente modellata su quella politica. Sebbene sia vero che rimangano  delle tensioni nel testo - soprattutto rispetto al desiderio necessario del carattere oligarchico: l'ossessione per il denaro potrebbe a rigore esser interpretata  quale elemento appartenente al regno del non necessario - tuttavia Y epithymetikon stesso, in ragione della sua natura polimorfa, supporta perfettamente  i tre tipi caratteriali degenerati, come anche eventuali altre forme "intermedie". Sul rapporto complessivo tra la tripartizione psichica e le cinque forme  politiche cfr. TJ. Andersson, Polis and Psyche. A motifin Plato's 'Republic',  Goteborg. Ferrari, City and Soulin Plato's 'Republic', Sankt Augustin, ha ultimamente sostenuto, di contro a Andersson,  il carattere meramente analogico», non causale» dell'isomorfismo, cfr. soprattutto pp. 50-53, 60, 65-66. Tale tesi implica però l'esclusione della kallipolis e della tirannia (p: 53 e pp. 85 sgg.) nonché, di fatto, della timocrazia; vi è poi una tendenza a caricare eccessivamente alcune tensioni del testo  (cfr. per es. p. 71) e a trascurare la dimensione dialettica e temporale della dinamica degenerativa. Inoltre, Ferrari è costretto a eludere interi brani, come  544d, e nello specifico la dimensione sociale nella quale è calata la degenerazione caratteriale come ove non considera che il giovane timocratico  esce di casa» etc., e che la figura paterna risulta infine sconfitta» perché è collocata in un contesto etico-politico che osteggia il suo modello psicocaratteriale (549c, 550b); analoga la questione rispetto al carattere oligarchico  (pp. 71-71) ove Ferrari elude 553a-d, e rispetto al carattere democratico ove tace. In breve ritengo, di contro a Ferrari, che i due piani, psicologico e politico, siano in una relazione di  corrispondenza biunivoca circolare che garantisce ad ognuno un'autonomia  semi-ontologica dal punto di vista descrittivo, statico, ma che preserva nel     templata la possibilità che i desideri possano essere allontanati  o meno, approccio che mostra come la materia epithymetica  sia analizzata ad iniziare dalle strategie di controllo adottabili  nei suoi confronti. E questa la prospettiva all'interno della quale si articola la catalogazione, non viceversa. Sull'altro fronte,  anche qui sorvolando al di sopra dei contenuti specifici veicolati dalle singole epithymiai, viene rimarcato il peso che la loro  soddisfazione gioca rispetto al benessere o al malessere psicofisico complessivo del soggetto. Questi due fattori, modalità di  gestione tese al contenimento e allontanamento del materiale  epithymetico più pericoloso, insidie e derive psicopatologiche  ad esse correlate, sono i primi due assi sui quali corre la degenerazione che conduce infine alla mania. Essi trovano la loro  unità nel concetto di repressione, dal quale cominceremo, ripercorrendola a ritroso, la nostra ricostruzione della degenerazione.   2. Repressione ed esilio   Kolazomenai: i desideri possono essere e talvolta vengono  repressi:   Fra i piaceri e i desideri non necessari, alcuni mi sembrano essere  contrari alle leggi. Essi probabilmente nascono in ognuno, ma se vengono repressi (kolazomenai) dalle leggi e dai desideri migliori con  l'aiuto della ragione, nel caso di alcuni uomini si allontanano del tutto  oppure restano pochi e deboli, in altri (restano) più forti e numerosi.   La repressione dei desideri non necessari, ed in particolare  di quelli paranomoi, genera una dislocazione topica, bipartita  rispetto alla modalità funzionale, tripartita quanto alle categorie caratterologiche.     contempo la relazione causale circolare dal punto di vista dinamico-temporale, dialettico.   E IX, [H] 475   L'allontanamento: 1) nel primo caso i desideri repressi si allontanano del tutto» (pantapasin apallattesthai). Stesso esito  viene ascritto, più in generale, alla repressione giovanile dei desideri genericamente non necessari: si potrebbero allontanare  (apallaxeien), se ci si prendesse cura di farlo fin da giovani. Ancora: se il desiderio non necessario è represso ed  educato {kolazomene kai paideuomené) fin da giovani, può essere tenuto lontano {apallattesthai) dalla maggior parte degli  uomini» (559b9-10).   b) La permanenza: i desideri repressi permangono esplicitamente (leipesthai) . Esito a sua volta ramificato: 2) in un caso  permangono pochi e deboli» desideri; condizione che non  viene però contrapposta al loro intero allontanamento: le due  forme riguardano la stessa categoria di persone. Nel terzo  caso permangono desideri più forti e numerosi sì che viene  delineata una seconda categoria di persone. Per comprendere la dinamica, la forma, la topica e le conseguenze che comporta l'adozione delle suddette strategie repressive fornisce un contributo essenziale il brano sulla transizione dal carattere oligarchico a quello democratico. Analizzando l'aspro conflitto intrapsichico che lacera il  giovane democratico, 5 Platone traccia anzitutto una esplicita  distinzione inerente alle strategie di repressione e contenimento del desiderio: alcuni desideri (non necessari) vengono distrutti {diephtharesan), altri banditi {exepeson). Abbandonati i desideri banditi al proprio destino, Platone si con- Analoga la ricostruzione, che coniuga le modalità che permettono di  abwenden» i desideri non necessari e il fortdauern» dei paranomoi attestata  dall'analisi dei processi onirici, di VoiGTLÀNDER, Die Lust und das Gute  bei Platon, Wurzburg. Cfr. 559e4-560a2: il conflitto vede ivi schierati su un fronte la specie dei  desideri necessari, "alleati" alla figura paterna, rappresentanti della parte oligarchica, e la specie dei desideri non necessari, fomentati dalle cattive compagnie, rappresentanti della parte democratica. LA REPUBBLICA   centra quindi sull'analisi di altri desideri affini a quelli che sono stati messi al bando», dei quali scrive, in un passaggio nevralgico, che, in talune occasioni, cresciuti di nascosto» (hypotrephomenai), diventano infine molti e vigorosi.   Hypotrephomenai: le epithymiai crescono di nascosto, insensibilmente; carattere subito rimarcato da Platone: esse  unendosi di nascosto [tra loro] ne partoriscono una folla. Essendo tale proliferazione nascosta», segreta»,  furtiva» {lathra), 6 siamo di fronte ad una crescita effettivamente inconsapevole»: ciò alle spalle di cui crescono, ciò da  cui si nascondono non può essere se non ciò che noi usualmente indichiamo con l'espressione coscienza». In breve, sfuggono alla presa di coscienza. La proliferazione dei desideri non  necessari è dunque in questo caso collocata in un luogo intrapsichico oscuro, nascosto, tenebroso, al di fuori della sfera cosciente. Tale sito è quasi certamente lo stesso dei desideri paranomoi repressi nel caso in cui restano forti e numerosi». L'individuazione e concettualizzazione di processi psichici  pacificamente definibili come inconsapevoli» è del resto attestata in diversi altri brani della Repubblica. Ad esempio ove  leggiamo che si deve evitare che i giovani, frequentando persone viziose, ammassino senza accorgersene {lanthanosin) un'unica grande mole di vizio nelle loro psychai» e che, al contrario,  devono crescere tra opere belle» così che la loro aura», fin  da bambini, inconsapevolmente {lanthane)», li conduca all'armonico accordo con la bella ragione. 7 Ed an- Anche HELLWIG sottolinea come le  Begierden gewaltsam unterdriicken» rompano la Harmonie psichica e possano poi rafforzarsi in heimlichem».   7 Jaeger, Paideia, Firenze, parla a questo proposito di inconscio», così come Lear, La psicoanalisi e i  suoi nemici, Milano, XVIII; il termine inconscio» però, in questo caso specifico, non può essere inteso nel senso classico e  ristretto (dinamico) di Freud, poiché slegato da processi riconducibili alla rimozione.   cora ove leggiamo che in certi casi un'opinione esce dalla  mente» in modo involontario, come accade  in coloro che vengono indotti a mutare le loro convinzioni e  che se le dimenticano, perché agli uni il tempo, agli altri il ragionamento, le portano via di nascosto {exairoumenos lanthanei)». Ora, i suddetti processi repressivi sono collocati da Platone all'interno di una ben precisa topica metapsicologica: i desideri repressi, una volta rinvigoritisi e cresciuti di nascosto,  hanno infine conquistato l'acropoli della psyche.  L'acropoli raffigura il centro direttivo della psyche-polis, il luogo nel quale si controlla l'azione, dal quale ognuna delle tre  istanze e le particolari sfere di desideri ad esse pertinenti possono governare l'individuo. I conflitti, lo scontro tra sfere di  desideri alternativi che segnano intimamente la psyche hanno  quindi un obbiettivo ultimo: conquistare la regale fortezza»,  penetrare attraverso i portali» che conducono al cuore del  soggetto, al sé.   La repressione che si limita ad allontanare, ma forse anche  a bandire, e comunque esclusivamente a dislocare topicamente  il desiderio senza distruggerlo, si lascia allora intendere quale  espulsione dall'acropoli e attività di continua difesa, resistenza  e opposizione al loro rientro in essa. Dinamica raffigurata nel  mettere guardie e sentinelle» ai suoi portali, che altro non sono che discorsi, opinioni, convinzioni che sbarrano l'accesso  alla pressione del materiale pulsionale. Anche qui la  politicizzazione platonica della psyche mostra di non esser solo  metafora, ma descrizione, non anatomica o fisiologica, dei processi psicologici di per se stessi, che divengono intelligibili, direttamente, in questa dimensione concettuale.   Un ultimo elemento chiave inerente alle strategie repressive, sempre di matrice psico-politica, è la schiavitù cui sono  soggetti i desideri repressi. Una prima chiara indicazione in tal  senso ci è data nella discussione del carattere oligarchico che  letteralmente rende schiavi», mette in schiavitù» i desideri non necessari (554a7: doulomenos). Modalità che riemerge, in  generale, anche ove leggiamo che bisogna reprimere e mettere in schiavitù» i desideri malvagi» (kolazein te kai  doulousthai). Vedremo meglio come anche nell'analisi dei processi onirici la schiavitù» (douleia), cui sono soggette  le opinioni che sorreggono i desideri paranomoi, svolga un ruolo cruciale. Il punto che ora ci preme sottolineare è che la repressione in taluni casi si configura come un processo seguito  da una forma di controllo radicale, di incatenamento.   In conclusione, la repressione dei desideri, paranomoi ma  più in generale non necessari, è un processo tale per cui essi  vengono allontanati, non distrutti; in alcuni casi essa comporta  la loro esplicita permanenza, in catene, al di fuori della coscienza, dell'acropoli; dimensione dalla quale, rinvigorendosi  di nascosto, inconsapevolmente, possono, in un secondo momento, tentare un attacco alle sue porte.   3. Il ritomo onirico del represso   I desideri paranomoi repressi, scrive Platone all'inizio del  libro IX, sono quelli che si risvegliano nel sonno,  inaugurando così l'analisi dei processi onirici. Disamina che ci  offre un contributo tanto stringato quanto sorprendente per la  sua modernità, essenziale nell'architettura metapsicologica  complessiva delle strategie di controllo deH'epithymia nonché  ai fini della definizione della specie dei desideri paranomoi e  della deriva psicopatologica complessiva della fenomenologia  degenerativa.   II risveglio» avviene quando il resto della psyche - il logistikon e ciò che è socievole e adatto al comando - riposa, mentre la parte ferina e selvaggia, piena di cibo o di vino, si sfrena nella sua danza e, scacciando il sonno, cerca di  aprirsi la via per dare sfogo ai suoi abituali costumi.   Vi è, dunque, una condizione positiva: Yepithymetikon, stimolato fisiologicamente (cibo e vino), si sfrena e respinge via il sonno; ciò comporta il sincronico risveglio» dei suoi desideri;  ed una condizione negativa: il logistikon dorme, perciò non  può dominare la parte desiderante. E associato ad esso anche  ciò che è socievole», 8 probabilmente lo thymoeides.   Il proseguo del brano fa luce su tale stato psicologico: Sai  bene che in un simile stato essa osa fare di tutto, come sciolta e  liberata da ogni freno di vergogna e di ragionevolezza» (571c79). H sonno del logistikon, l'istanza cui va ascritta la phronesis,  e verosimilmente dello thymoeides, al quale possiamo attribuire, quando è sotto l'egida della ragione, Yaischyne, viene quindi  a rappresentare la mancanza di quell'attività di resistenza che  impedisce la manifestazione dei desideri repressi. Il fattore  quantitativo e la struttura dinamica delle due precondizioni sono perfettamente convergenti: al risveglio» indotto dall'eccitazione della parte desiderante, quindi ad una rinnovata pressione dei desideri, segue la loro emersione e soddisfazione permessa dall'inattività delle forze razionali, morali.   Date tali condizioni,   tentare di accoppiarsi con la madre (così s'immagina) non la imbarazza affatto, o con chiunque altro fra uomini, dèi, animali, e commettere qualsiasi assassinio, e non astenersi da alcun cibo.   Quadro edipico», 9 perversione, aggressività omicida.  Questo l'inquietante scenario che si apre dinanzi agli occhi  dell'impotente sognatore.   Posto che l'attività onirica rappresenta la soddisfazione»  immaginaria» o visionaria» di desideri repressi, riprendendo la topica dell'acropoli la loro appari 8 Su hemeron e thymoeides cfr. JAEGER, A New Greek Word in Plato's  'Republic', in Scripta Minora, Roma.   ' Hanno richiamato al riguardo l'edipo freudiano, tra gli altri, POPPER, La società aperta e i suoi nemici, Milano; Kahn, Plato's Theory of Desire, Review of Metaphysics; GlGON, Erlàuterungen, in Plato. Der  Staat, Munchen.   zione e sincronico appagamento potrebbero essere interpretati  come se essi vi penetrassero nottetempo, superando la vigilanza di sentinelle assopite. 10 Trattandosi di una soddisfazione, anche se solo immaginaria, è difatti lecito raffigurarsela nell'unico sito nel quale essa sembra poter realizzarsi. Nel sonno l'acropoli si verrebbe così a configurare come sfera della coscienza, come teatro dell'immaginazione nel quale i desideri impongono la visione della loro drammatica rappresentazione, diventando coscienti e trovando soddisfazione senza però attivare le  funzioni psico-motorie. La ricostruzione di quest'immagine,  priva di riferimenti diretti, mira soltanto a rendere in termini  spaziali il fatto che, come emerge senza incertezze dal testo, il  sogno rappresenta il momento privilegiato grazie al quale è  possibile prendere coscienza di quei desideri repressi e tenuti  in schiavitù che nella veglia sfuggono al suo sguardo. 11   Platone ha così dischiuso e percorso la via regia per l'inconscio» tracciata nel Novecento da Sigmund Freud. A monte,  la repressione platonica si lascia intendere alla luce della rimozione {Verdràngung), o viceversa, anzitutto perché quest'ultima,  che è una forma particolare di repressione {Unterdrùcken), 12 Cfr. anche VEGLEEIS, Platone e il sogno della notte, GuiDOKIZZI (a cura di), Il sogno in Grecia E IL SOGNO D’ENEA, Bari. La più articolata trattazione platonica di ciò che noi indichiamo con le  espressioni coscienza» e autocoscienza» è probabilmente quella di Filebo  33b-42c. Ivi, utilizzando la metafora del pittore, Platone scrive che un individuo vede in qualche modo in se stesso le immagini delle cose dette o opinate, poi che egli scorge in sé anche se stesso» (40a). Il passo della Repubblica, limitato alla percezione di immagini prodotte psichicamente, pare  presupporre una concezione della coscienza» simile.   u Parlano di desideri allo stato di latenza» Kahn, e LEAR (n. 7), p. 142.   12 Ci sono nella vita psichica desideri rimossi. Ci sono non è inteso  storicamente, nel senso che simili desideri sono esistiti e poi sono stati distrutti; per la teoria della rimozione simili desideri rimossi esistono ancora,  ma contemporaneamente esiste un'inibizione che pesa su di essi. Il linguaggio  COMMENTO Al LIBRI Vm E LX, dal carattere morale», 13 tesa a contrastare una sfera di desideri immorali, incestuosi e perversi, o di voglie omicide, sadiche», 14 anziché condurre ad una completa distruzione» 15 dei  desideri, si limita al loro allontanamento» (Entfernung) dalla  coscienza. Questi perciò permangono» (Fortbesteben) al  di là dei confini della sfera cosciente. 17 In una sola parola, il  rimosso è vogelfrei, 18 ovvero "bandito", "proscritto", "fuorilegge".   La rimozione rappresenta, dunque, un'arma a doppio taglio. Su un fronte, al rimosso viene normalmente impedito di  scaricarsi nell'azione reale», gli viene metaforicamente negato l'accesso alla Festung freudiana, la fortezza» dalla quale si     colpisce nel giusto quando parla della "repressione" (Unterdrucken) di tali  impulsi. L'organizzazione psichica, che permette a codesti desideri repressi di  realizzarsi, rimane intatta e utilizzabile» (S. Freud, L 'interpretazione dei sogni,  in Opere complete, 12 voli., trad. it. Torino; DIE TRAUMDEUTUNG, in Gesammelte Werke, 18 voli., rist. Frankfurt a. M. 1999,  voi. Il/in, p. 241; d'ora in poi, tutti i richiami a Freud si riferiscono a queste  edizioni). Freud, L'Io e l'Es; cfr. anche Lo., Breve compendio di  psicoanalisi, FREUD, Alcune aggiunte d'insieme alla 'Interpretazione dei sogni'. Freud, Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni), voi. XI,  p. 201 [FREUD, Neue Volge der Vorlesungen zur Einfiihrung in die Psychoanalyse, voi. XV, p. 98: eine vollstandige Zerstòrung»]; il richiamo successivo  è certamente a Id., Il tramonto del complesso edipico; cfr. anche  S. Freud, Inibizione, sintomo e angoscia, voi. X, p. 290.   16 S. FREUD, Metapsicologia, voi. Vili, p. 40, e ivi p. 37: la sua essenza  consiste semplicemente nelPespellere e nel tener lontano qualcosa dalla coscienza» [Die Verdràngung]; cfr. anche Lo., L'Io e l'Es, FREUD, Metapsicologia, voi. Vili, p. 39 [Die Verdràngung, FREUD, Inibizione, sintomo e angoscia, voi. X, p. 300 [Hemmung,  Symptom undAngst, voi. XIV, p. 185]. FREUD, Al di là del principio di piacere. LA REPUBBLICA   domina la motilità». 20 Sull'altro però esso sopravvive al di  fuori» della coscienza godendo del privilegio della Exterritorialùàt»: 21 una volta estromesso dal dominio cosciente può  sviluppare derivati e annodare connessioni», prolifera per  così dire nell'oscurità», im Dunkeln. 22 Proliferazione che rappresenta la possibilità del suo sempre possibile ritorno». 23 Da  qui la necessità di una costante attività di resistenza» alle soglie della coscienza. In termini spaziali: espulso un ospite indesiderato si deve poi far sorvegliare perennemente la porta  da un guardiano giacché altrimenti l'individuo respinto la forzerebbe». 25   Poste queste premesse, Freud, ricalcando ancora le orme  platoniche, 26 individua nel sogno la via regia per l'inconscio  perché in esso i desideri repressi, approfittando del cedimento  della sorveglianza deU'Io dormiente», 27 e godendo del casuale     20 S. Freud, L 'interpretazione dei sogni  [Die Traumdeutung, voi. II/III, p. 573]. Riprende questa stessa immagine, accostandola ai  conflitti della psyche platonica, M. Stella. FREUD, Inibizione, sintomo e angoscia, voi. X, pp. 247-48 [Hemmung, Symptom und Angst,; cfr. anche Id., Il problema dell'analisi condotta da non medici, Freud, Metapsicologia,  [Die Verdrdngung].  Sui meccanismi di difesa cfr., per es., S. Freud, Metapsicologia, voi.  VILT Sul dispendio psichico della resistenza cfr. per es. S. Freud, Metapsicologia, voi. Vili, p. 41; Id., Inibizione, SINTOMO (GRICE) e angoscia. Sulla  distinzione tra derivati e rimosso originario, e tra rimozione originaria e postrimozione, cfr. Id., Metapsicologia, Freud, Metapsicologia, voi. Vili, p. 43 e nota; cfr. anche Id., Cinque  conferenze sulla psicoanalisi; Id., Introduzione alla psicoanalisi, Cfr. in questo senso anche KENNY [citato da Grice, VOLITING – INTENTION AND UNCERTAINTY, The Anatomy of the Soul – cf. Grice, THE POWER STRUCTURE OF THE SOUL,  Oxford; FREUD, Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni), Vili E IX, [H] 483   rinvestimento energetico pre-notturno, 28 riescono talvolta a  farsi breccia nelle porte custodite da resistenze» della coscienza. 29 Non dunque nella Festung, la cui porta che conduce alla motilità» durante il sonno viene chiusa» dal guardiano», 30 il sogno rappresenta infatti la soddisfazione allucinatoria», non certo reale, del desiderio. 31 Al di là dei meccanismi  peculiari del sogno 32 e delle possibilità con le quali la censura  inconscia può deformare i pensieri onirici latenti, anche per  Freud accade talvolta, sebbene «raramente», che si formino  sogni che «significano proprio quello che dicono, e non hanno  subito alcuna deformazione dalla censura», 33 «come quello cui  allude Giocasta nell'Edipo re». 34   Infine, considerato che il concetto di inconscio in senso  stretto (dinamico e non descrittivobè direttamente «ricavato»  dalla dottrina della rimozione, nel senso che il rimosso «è per  FREUD, Inibizione, sintomo e angoscia, voi. X, p. 304; Id., Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni), vMetapsicologia; in Id., Analisi terminabile e interminabile, voi. XI,  p. 509, viene ribadito «l'irresistibile potere del fattore quantitativo» nei processi di rimozione; sulla diversità dei vari stimoli cfr. per es. Id., L 'interpretazione dei sogni, Freud, Psicologia delle masse e analisi dell'Io;  cfr. anche Id., Autobiografia, Freud, Il interpretazione dei sogni; al limite ci si  può rifare all'immagine delle «guardie alle porte dell'intelletto. Cfr. anche S. FREUD, Introduzione alla psicoanalisi; Id., Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni) Cfr., per es., FREUD, Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni), FREUD, Alcune aggiunte d'insieme alla 'Interpretazione dei sogni',  voi. X, p. 158.   34 Ibidem. Freud allude qui al passo dell'Expo re in cui Giocasta dice:  «Tu non temere le nozze con tua madre: già molti mortali si giacquero in sogno con la propria madre» (980-82; trad. it. di R. Cantarella). noi il modello dell'inconscio», ove l'elemento essenziale è dato  dal fatto che i desideri confinati «non possono divenire coscienti perché una certa forza vi si oppone», 35 esattamente come accade per i desideri repressi platonici tenuti in schiavitù,  possiamo concludere affermando che, di fronte alle analogie  tra le due concezioni complessive, questi ultimi possono essere  considerati alla stregua di desideri rimossi, dunque inconsci in  senso stretto (dinamico). Difese pre-oniriche La difesa approntata dall’ACCADEMIA per prevenire l'emersione  onirica dei desideri repressi o se si vuole «rimossi» è così delineata: ci si deve «accostare al sonno dopo aver tenuto ben desto il logistikon», facendo nel contempo «rimanere assopito Yepithymetikon» - conducendolo cioè in una condizione tale per  cui non resti né «affamato» né sia «troppo riempito» - ed infiFreud, L'Io e l'Es, voi. Cfr. nello stesso senso JAEGER; GOULD, Platonic Love, London; Lear; HOBBS, Platon and the Hero. Courage, Manliness and the  Impersonai Good, Cambridge; GlGON; MONTONERI, Platone: l'eros, il piacere, la bellezza, in I filosofi  greci e il piacere,Bari; REALE (si veda), Corpo, anima e salute,  Milano. Nello stesso senso, ma un po' più cauti, cfr.  DODDS, Plato and the Irrational SOUL – cf. Grice --, Journal of Hellenic Studies; KENNY [citato da Grice, VOLITING – INTENTION AND UNCERTAINTY. Di diversa opinione FERRARI, 'AKRASIA' – cf. H. P. Grice ‘akrasia, incontentia, weakness of the will -- as Neurosis in Plato's 'Protagoras', Boston Colloquium in Ancient Philosophy, rispetto a Repubblica; egli rimanda  però alla messa in schiavitù del logistikon da parte déH'epithymetikon, che abbiamo visto essere di natura diversa, in quanto tesa allo "sfruttamento" e non all'allontanamento, dalla messa in schiavitù dei desideri paranomoi etc. Ho cercato di affrontare l'intera questione in SOLINAS, Unterdrùckung, Traum und Unbewusstes in Platons 'Politeia' und bei  Freud, Philosophisches Jahrbuch.   ne «ammansendo lo thymoeides»; in questo caso «le visioni  fantasticate nei sogni sono le meno contrarie alle leggi. Rispetto all'emersione" onirica lo thymoeides presenta un  carattere asimmetrico: la sua inattività sembra agevolare l'emersione del materiale represso, il suo risveglio rappresenta  però un pericolo. Ciò è verosimilmente dovuto alla sua costitutiva ambivalenza: privo della guida del logistikon mostra la sua  natura bestiale, aggressiva (cfr. 441a sgg., 590b); caratteristica  che potrebbe suggerire che esso possa contribuire alla manifestazione stessa dei desideri paranomoi nel loro carattere marcatamente omicida, e che renderebbe conto del legame tra il logistikon ed un vago «ciò che è socievole».   Quanto all' epithymetikon, il rimarcare la pericolosità del  lasciarlo «affamato» può esser inteso sia come un richiamo alla  concezione del desiderio quale soddisfazione di una mancanza, sia alla formazione di sogni non appaganti, avvalorata dal fatto che l'attività onirica dell' 'epithymetikon è detta  comprendere oltre alle sue «gioie» anche i suoi «dolori»  (%aipov r\ À.imo'unevov). Richiamo all'incubo che trova  un puntello già nel libro I: l'uomo ingiusto «spesso si risveglia  dal sonno, come i bambini, in preda al terrore» (330e6-7).   Anche rispetto al logistikon, ora nutrito da «buoni discorsi  e ricerche, emerge un'asimmetria funzionale: il sonno  rappresenta l'inattività delle sue funzioni di controllo e resistenza, il suo risveglio non comporta però la capacità di svolgere alcuna attività inibente, è limitata allo svolgimento di funzioni intellettuali interne: «solo in se stesso nella sua purezza» potrà «venire in contatto con la verità. 38 Attività che   37 Anche in Timeo 45e-46a emerge uno stretto legame tra tranquillità e  qualità dei sogni, e in 71c-d tra condizioni pre-notturna e sogno.   38 Cfr. nello stesso senso anche VEGLERIS.  Profondamente diversa è la concezione del Timeo ove<è il fegato a fornire una  conoscenza non razionale che la ragione deve «interpretare con     non ha, quindi, niente a che fare con l'emersione dei desideri  repressi. (Rispetto a Freud si potrebbe pensare alla netta distinzione tra il lavoro intellettuale preconscio svolto nel sonno  dall'Io e l'emersione onirica del rimosso). 39   Platone non afferma del resto mai la possibilità di un intervento diretto (notturno) del logistikon teso a calmare o sedare  o compiere una qualsiasi operazione tesa ad arginare eventuali  intemperanze delle altre istanze. Il loro assopimento, come viene ribadito due volte nel proseguo del passo, deve essere perseguito e raggiunto prima di abbandonarsi al sonno; soltanto  dopo aver assolto questo compito ci si può finalmente concedere il riposo. La non-emersione dei desideri è, dunque, garantita univocamente da un intervento consapevole,  pre-notturno. Le possibilità d’interrelazioni nei processi onirici paiono perciò significativamente ridotte rispetto a quelle  della veglia, tanto da non contemplare casi di vero e proprio  conflitto. Tutt'al più la parte razionale può essere turbata dalle gioie o dai dolori dell' epithymetikon, accenno  che sembra indicare che essa si limiti a percepire passivamente,  ad assistere impotente alle sue turbolente manifestazioni.   In conclusione, il quadro dei processi onirici è così articolato: o il logistikon è desto e le altri parti dormono, ed allora  «le visioni fantasticate nei sogni sono le meno contrarie alle   il ragionamento dopo il risveglio. Sempre diversi da quelli di Repubblica sono i sogni quali appaiono in Fedone, Critone, Leg.,  Epinomide, poiché veicolano messaggi di origine extra-psichica: cfr. al  riguardo Dodds, I Greci e l'irrazionale, Firenze. Cfr., per es., S. FREUD, L’io e l'Es: un lavoro intellettuale sottile e difficile, che normalmente richiede una rigorosa meditazione,  può essere effettuato in modo preconscio senza pervenire alla coscienza. Non  vi sono dubbi su casi del genere: essi si verificano ad esempio nel sonno», e  Id., Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni): la  funzione preconscia svolta dall'Io può ben accadere «durante la notte» ma  «non ha nulla a che fare con il lavoro onirico. leggi, ed esso può attivare le sue funzioni intellettuali; oppure  V epithymetikon e verosimilmente lo thymoeides son desti e il  logistikon dorme, ed allora emergono i desideri repressi. Essendo l'esito univocamente determinato da un intervento indiretto e consapevole, tale concezione non ha niente a che fare  con la «difesa» di Freud, incentrata sulla censura onirica, diretta ed inconscia. In Platone, nel sogno, i desideri repressi o non compaiono  affatto o dilagano senza indossare maschera alcuna.   5. Strategie di controllo e caratteri universali   Ora, poiché leggiamo che proprio chi «si trovi in una condizione di sanità e moderazione» deve ottemperare alle suddette misure preventive prima di concedersi il riposo, sì da evitare la manifestazione delle empie visioni, è necessario che sia  presente, anzi incombente il pericolo della loro comparsa. La  ragione metapsicologica fondamentale della precarietà di ogni  forma di difesa nei confronti dei desideri paranomoi, anche rispetto ai moderati, ci è data nel brano che chiude l'analisi dei  processi onirici:   Però parlando di queste cose siamo andati troppo lontano. Ma ciò  che vogliamo capire è questo: in ognuno - anche in quei pochi di noi  che sembrano essere del tutto moderati - è senza dubbio presente  una forma di desideri terribile, selvaggia e illegale, che si manifesta  chiaramente appunto nel sonno.   Il sogno rappresenta, dunque, lo smascheramento delle apparenze, il riconoscimento che «in ognuno», anche in coloro  che più sembrano moderati, nonostante ciò possa parere inam 40 Cfr. per es. S. FREUD, Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni), voi; sulla metafora politica del sogno come «conquista» e  sulla «resistenza delle popolazioni soggiogate» cfr. Id., Compendio di psicoanalisi, voi. missibile, ebbene anche in loro, anzi in «noi» - Platone qui  sembrerebbe includere anche se stesso - questa specie di desideri esiste: essa «si manifesta appunto nel sonno». Poiché il moderato è sicuramente colui che ha operato la  migliore repressione, i desideri paranomoi in lui debbono essere stati «interamente allontanati, non sono perciò né  pochi né deboli né schiavi. Ciò nonostante tale operazione lascia aperta la via alla possibilità del loro ritorno. Lo stesso pericolo affiorava del resto nel brano sull'acropoli, ove Platone  scriveva che gli uomini «cari agli dèi», in altri termini i moderati, predispongono la «guardia» alle porte dell'acropoli.   Ta hautou ethe: nel sogno V epithymetikon soddisfa «i suoi  abituali costumi» o «i propri caratteri» (571c7). In questa definizione sta la chiave che spiega l'incombenza del pericolo: siamo di fronte ad una «specie di desideri tremenda, selvaggia e  illegale» che costituisce un elemento strutturale dell' 'epithymetikon. Trattandosi di un'istanza costitutiva e originaria della psyche, la specie epithymetica ad essa connaturata non  può che essere presente in ogni uomo. E universale. Con ciò  Platone sembra fugare ogni dubbio rispetto al fatto che i desideri paranomoi «probabilmente nascono in ognuno» C571b56). Del resto i desideri non necessari bussano alle porte dell'acropoli fin dalla giovane età, come mostrano i molteplici richiami ad operare una loro repressione ed educazione «fin da  giovani.   Certo, il fatto che i desideri paranomoi repressi e allontanati «esistano» anche nei moderati non significa che il loro status  sia lo stesso di quelli repressi e tenuti in schiavitù nei non-moderati. Con ciò veniamo all'intreccio tra i vari tipi di repressione i cui fili è giunto il momento di provare a dipanare.   Bipartiamo dal carattere oligarchico. Egli «rende schiavi» i  desideri non necessari, in altri termini essi «vengono  tenuti sotto controllo con la forza» (554cl: katechomenas bia);  spiega ancor meglio Platone: il carattere oligarchico] con una sorta di apprezzabile violenza su di  sé tiene a freno gli altri cattivi desideri interni che pure lo abitano,  non perché li convinca che non vanno nella direzione migliore, né li  ammansisca con un discorso razionale, ma con il peso della necessità  e della paura (554cl2-d3: èrcieiKeì xivi èonnou pm Karéicei oì>  TteiOcov ot>8' finepcòv A,óy(p). La capacità di convinzione e persuasione {peithó) della sfera razionale è qui direttamente contrapposta alla forza o violenza (bia) di una repressione che, sebbene nei suoi intenti sia  apprezzabile, lodevole (epieikei), con le catene della schiavitù  non risolve il problema. Siamo di fronte a due modelli di gestione del desiderio alternativi: l'uno repressivo, negativo, l'altro persuasivo, positivo. 41   Di contro, è anche vero che Platone discutendo del carattere democratico scrive:   se accade che qualcuno gli dica che alcuni piaceri sono relativi ai desideri belli e buoni, altri a quelli malvagi, e che bisogna praticare e onorare i primi, reprimere e mettere in schiavitù i secondi, in tutte queste  occasioni scuote la testa e afferma che essi sono tutti uguali e di pari  rispetto (561b8-c4).   Poiché qui la messa in schiavitù assume un valore positivo,  sembra emergere una contraddizione. In verità però come il  processo di repressione svolto dall'oligarchico è «apprezzabile» nelle intenzioni, è comunque meglio di niente per un individuo degenerato, così nel «discorso vero» che deve esser fatto  passare nella psyche del giovane carattere democratico, che è  ancora più avanti nel processo di degenerazione, tanto da non   41 Anche D. Hellwig (n. 3), soprattutto pp. 147-54, insiste su  «die Alternative bia-peitho», ovvero tra l'atteggiamento che «mit Gewalt unterdriickt» e quello «durch Peitho», non solo rispetto al carattere ed alla costituzione oligarchica ma nei confronti dell'intera fenomenologia degenerativa; la Hellwig inoltre riferisce tale alternativa, ai paradigmi naturalistici di fondo adottati da Platone.  preoccuparsi ormai di controllare alcun desiderio, sarebbe già  sufficiente se egli comprendesse che deve tentare di contrastare perlomeno i suoi desideri peggiori. Includendo a tal fine l'adozione della strategia più drastica: la loro repressione e messa  in schiavitù. Del resto, tale strategia dovrebbe essere l'unica a  disposizione dei degenerati caratteri oligarchico e democratico  (e anche del timocratico), nei quali il logistikon, l'unico in grado di gestire i conflitti in modo «armonico», è ormai «asservito» 42 all' ' epithymetikon (o allo thymoeides. Stringente il parallelismo semantico e concettuale che si  pone a livello politico nell'oligarchia. Ivi la degenerazione politica e sociale permette la nascita e proliferazione di «ladri, tagliaborse e saccheggiatori» «nascosti» negli angoli della polis  che «le autorità provvedono a tenere sotto controllo con la forza» (ove, èni\i£teiq pUa KoaéxoDow ai àp%ou). Il  circolo della degenerazione, a livello sia psichico che politico, si  avvita su stesso: conflitto e disarmonia generano elementi conturbanti, laceranti, patogeni, annidati negli anfratti di psyche e  polis, di fronte ai quali l'unica arma, ormai, è quella inefficace e  patogena, ancorché lodevole, della repressione violenta. In questo caso la «schiavitù» va intesa nel senso dell'asservimento, dello sfruttamento positivo: «l'una calcolando e studiando il modo di aumentare  le ricchezze, l'altro onorando le ricchezze»; viceversa la schiavitù dei desideri  ha carattere esclusivamente negativo: di incatenamento, espulsione, allontanamento.   43 Sull'armonia psichica instaurata dal logistikon nel filosofo, e sulla sua  contrapposizione con la scissione psichica dei caratteri degenerati cfr. R.  KRAUT, Plato's Comparison of Just and Unjust Lives, in Hòffe, Platon. Politela, Berlin. Diversa la questione che si pone rispetto alla kallipolis,  ove Platone, rimarcando il suo elitarismo e pessimismo antropologico, difende la necessità di «asservire» ai filosofi, ovvero di «imporre dall'esterno le direttive corrette» agli individui ed alle classi sociali da lui considerate non pienamente educabili. Se in entrambi i casi si tratta di una extrema ratio, nell'uno  si fa fronte a differenze antropologiche costitutive, tali per cui l'auspicata armonia sociale trova agli occhi di Platone dei limiti invalicabili; nell'altro inve- Riprendendo i fili delle diverse strategie di controllo dei  desideri non necessari emergono allora quattro modelli paradigmatici (escludendo la loro soddisfazione): due repressivi,  uno misto, uno persuasivo: 1) quello per cui essi vengono «distrutti»; 2) quello che li «reprime e mette in schiavitù»; 3) quello in cui il desiderio «represso ed educato» viene «allontanato»; 4) quello in cui il desiderio, anziché esser «controllato con  la forza», è convinto e ammansito. Ciò considerato, l'indeterminata «repressione» dei desideri paranomoi che conduce al loro intero allontanamento od alla  loro esplicita permanenza in condizione di schiavitù non è  esattamente una medesima operazione repressiva come l'abbiamo interpretata inizialmente, ma rimanda a due strategie affini ma distinte. La prima rientra nel modello che «reprime e  mette in schiavitù» ed ha l'esito univoco di spostare e incatenare il desiderio. La seconda rientra nel modello per cui il desiderio «represso ed educato viene allontanato». Qui la compresenza di repressione e educazione, sì che il desiderio «allontanato» non è né pienamente persuaso né brutalmente incatenato, designa un approccio misto, e spiega l'unificazione in  un'unica categoria di persone, i moderati, di coloro che hanno  interamente allontanato i desideri paranomoi o nei quali permangono ma sono «pochi e deboli». Modalità nella quale potremmo forse inserire anche quei desideri «banditi» che Platone abbandonava al proprio destino: in tutti e tre i casi i desideri vengono repressi, non distrutti, ma si tratta di una repressione per così dire morbida, tendente perlomeno in parte alla loro  «educazione», sì che essi non permangono, in massa, alle porte  dell'acropoli. Viceversa, la strategia puramente repressiva, di   ce viene criticata una modalità di controllo metapsicologica che adotta, a  priori ed unilateralmente, un approccio brutalmente repressivo, lacerante.   45 Cfr. rispettivamente: 1) 560a5: diepbtbaresan: kolazein te  hai doulousthai; anche: douloumenos;  kolazomene kaipaideuomene apallattesthai; anche: apallaxeien; bia katechei oupeitho oud'henieron logo. messa in schiavitù, lascia intonso il potenziale energetico dei  desideri; è questa la via che conduce prima al democratico, poi'  alla mania del tiranno.   In conclusione, l'eventualità che anche nei moderati emergano oniricamente i desideri paranomoi si lascia intendere come se, piuttosto che singoli desideri incatenati che premono  ininterrottamente alle porte dell'acropoli, siano gli ethe originari e costitutivi dell' ' epithymetikon a riuscire talvolta ad approfittare di una certa eccitazione pre-notturna e del sonno del logistikon per mostrare le strutture universali, esse stesse «inconsce», che generano e sospingono in avanti i singoli desideri  paranomoi - come sarà poi per l'Es, non solo per i singoli desideri rimossi, di Freud -, Al di là di ogni modalità di controllo  adottata e adottabile, siano pure le più persuasive, il sogno mostra che è impossibile sradicare definitivamente la «specie» dei  desideri paranomoi in quanto tale, parte propria di quella «bestia policefala», tremenda e selvaggia, che abita ogni uomo, e fa  sentire, di tanto in tanto, la sua minacciosa presenza, «anche in  quei pochi di noi che sembrano essere del tutto moderati». Jaeger scrive che siamo di fronte alle  «regioni istintive subcoscienti dell'anima»; cfr. nello stesso senso Kenny [citato da Grice, VOLITING – “INTENTION AND UNCERTAINTY”]; Vegleris; Janke, AAH0ELTATH TPAmiMA, «Archiv fiir Geschichte der Philosophie. Anche Freud opera del resto una distinzione  tra singolo desiderio rimosso e strutture «istintuali», innate ed «inconsce»  dell'Es, cfr. Freud, Compendio di psicoanalisi;  L’uomo Mosè e la religione monoteistica; Id.,  Metapsicologia; sulla differenza tra individuo e specie cfr.  Id., Dalla storia di una nevrosi infantile, voi.   47 Cfr., per es., S. FREUD, Introduzione alla psicoanalisi, tutti gli uomini hanno questi sogni perversi, incestuosi e omicidi», e Id., Alcune aggiunte d'insieme alla Interpretazione dei sogni, I  miei rapporti con Popper-Lynkeus; Gould. Sostengono apertamente l'universalità dei desideri paranomoi, tra gli  altri, Guthrie, A History ofGreek Philosophy, IV: Plato, Cambridge Dal sogno alla realtà: derive psicopatologiche   Se ritorniamo alla degenerazione caratteriale, è facile ora  riconoscere come rispetto alle modalità intrapsichiche di contenimento del desiderio l'approccio univocamente repressivo  alle epithymiai sia il principale responsabile della deriva psicopatologica. La rottura dell'armonia intrapsichica, condizione necessaria dell'integrità, salute e euàaimonia individuale assicurata dal  governo del logistikon, ha inizio con il carattere timocratico,  che colloca sul trono dell'acropoli lo thymoeides. Se egli non rappresenta ancora una figura patologica in senso stretto le conseguenze del defenestramento si  fanno però sentire nella figura immediatamente successiva: il  carattere oligarchico, dominato ormai dai desideri necessari  dell 1 ' epithymetikon, non trova altra strada che reprimere e mettere in schiavitù gli altri desideri. Così facendo egli però non risolve ma acuisce la scissione e la lacerazione intrapsichica: «un  simile uomo non potrà dunque esser libero da conflitti interiori, e non sarà uno ma in un certo senso doppio. In  negativo: «la vera virtù, quella della psyche concorde a armoniosa, fuggirà via lontano da lui.   La stessa strategia repressiva è adottata dal giovane figlio  democratico. Anche lui, dunque, si impegnerà a governare  con la forza quei piaceri che vi insorgono chiamati non; BlRAL, L’ACCADEMIA e la conoscenza di sé, Bari. KAHN; Klosko, The "Rule" of Reason in Plato s Psychology, «History of Philosophy Quarterly;VoiGTLÀNDER;  Lear, con linguaggio freudiano scrive che anche nel migliore dei casi nella  psiche vi saranno sempre desideri paranomoi da rendere inoffensivi o da rimuovere. L'approccio duramente repressivo mostra in questo caso la sua nefasta  presenza nell'interazione psyche-polis: i timocrati sono «educati non con la  persuasione ma con la forza. Necessari. Bice Sri kou oinoc, ap^cov xcòv év anta»  èSovcòv), In questo modo però, se talvolta alcuni desideri vengono distrutti, talaltra invece proliferano «inconsciamente»,  rafforzandosi fino alla conquista dell'acropoli. Saranno allora  «i discorsi cialtroni» di cui si fanno scudo a «chiudere le porte  della regale fortezza» a più miti consigli e ad «esiliare il pudore. 30 Solitamente, tuttavia, superata la lacerante  fase adolescenziale, l'uomo democratico riequilibra parzialmente i suoi desideri e richiama a sé alcuni degli elementi in  passato sconsideratamente «esiliati. Il passo che porta alla mania tirannica, nell'arbitrario determinismo degenerativo disegnato da Platone, è però ormai  cortissimo: l'Eros tyrannos, che raccoglie intorno a sé l'intero  sciame dei desideri paranomoi, facendosene «capo» e «guida», e quelle opinioni che gli fanno da «scorta», si liberano definitivamente «dalla schiavitù», mentre prima, quando  egli «si autogovernava in modo democratico, esse [le opinioni]  si liberavano solo in sogno, nel sonno. 51 Le catene della schiavitù sono state spezzate:   Ma sotto la tirannide di Eros, divenuto in ogni momento della sua vita da desto quello che raramente gli capitava di essere in sogno, non  si asterrà da alcun tremendo assassinio né da alcun cibo né azione.   L'uomo tirannico è «colui che da sveglio è proprio come  l'avevamo descritto nei suoi sogni. Dal punto di vista della fenomenologia degenerativa questa figura è dunque  dovuta, a livello psicodinamico, al «ritorno» di un represso che  scavalca le barriere oniriche: si transita dall'appagamento oni- [Cfr. anche Lear. La comparsa dell'uomo democratico è, in linea di principio, il ritorno del represso nella generazione  successiva»; sull'oligarchico. Se sono le opinioni che si liberano dalla schiavitù, è però l'Eros con i  suoi desideri a riempire di contenuti sia le manifestazioni oniriche sia le azioni  dissolute del tiranno.   rico a quello reale dei desideri repressi, dall'estemporanea rappresentazione della loro soddisfazione nel teatro dell'immaginazione alla conquista permanente dell'acropoli. L'Eros «spadroneggia» ora incontrastato, «governa ogni  settore della psyche abitandovi come un tiranno. I rapporti di forza della psyche-polis vengono  nuovamente ribaltati: è l'Eros a «sopprimere e scacciare fuori  di sé i desideri e le opinioni oneste. Tirannia che  genera una profonda lacerazione, un'espropriazione della volontà. Il soggetto è in balìa dei suoi desideri più selvaggi, rafforzatisi al grado estremo, ne ha perso ormai completamente il controllo e, messo all'angolo dalla loro inappagabile  ed ininterrotta pressione, «ogni giorno e ogni notte», ne cade  preda. Siamo alla mania: l'uomo tirannico è «reso folle dai  suoi desideri e amori. Riepilogando, dal punto di vista intrapsichico il processo  di degenerazione avviato dal defenestramento dell'armonico  ed armonizzante logistikon e concludentesi con la tirannia dell'Eros si configura, perlomeno nelle sue ultime tre fasi, quale  risultato di un approccio brutalmente repressivo del materiale  epithymetico. La repressione permette difatti la permanenza e  il rafforzamento «inconscio», accertato grazie all'analisi dei  processi onirici, dei desideri repressi, i quali, una volta rinvigoritisi, riescono a penetrare nell'acropoli, generando stati psicopatologici di lacerazione, frammentazione, dispersione ed  espropriazione maniacale. Dalla nostra prospettiva psicodinamica è dunque a tale strategia di controllo che deve essere attribuita la più grave responsabilità della fenomenologia degenerativa. Sul doppio livello psico-politico della «schiavitù» e sulla metameleia,  cfr. GlGON, Die Unseligkeit des Tyrannen in ACCADEMIA Staat,  “Museum Helveticum”. all: navvo|iévcp imo èniQv\ii&v te k<xì épcÓTCOV. L 'altra via: la canalizzazione ACCADEMIA, LA REPUBBLICA La strategia antitetica alla repressione è quella della persuasione e educazione del desiderio. L'architrave metapsicologico sotto il quale si dispiega tale modalità è rappresentato dall'adozione di un modello pulsionale "idraulico" che assicura  all' epithy mia, e all'eroi-, una intrinseca malleabilità.   Uepithymia, anzi le epithymiai dal punto di vista dinamico  si delineano quale forza fluida, canalizzabile, come emerge limpidamente nei libri: «Sappiamo che quando le epithymiai di una persona si concentrano con forza in una sola direzione, esse ne risultano indebolite nei riguardi di tutto il resto,  come una corrente lì incanalata. Così, prosegue L’ACCADEMIA, in  quella persona in cui esse (le epithymiai) sono rivolte agli studi  e a ogni attività simile, esse riguarderanno, credo, il piacere  della psyche per se stessa e trascureranno i piaceri del corpo»,  come accade nel philosophos. Se, allora, si considera non Yepithymia nella sua fenomenica e contingente singolarità, si tratti di specifici desideri necessari, non necessari  e/o paranomoi, ma le epithymiai nella loro plurale unitarietà,  esse risultano essere una forza energetico-pulsionale unitaria,  canalizzabile verso mete diverse, anche opposte, secondo un  modello economico. Anche da qui l'insistere di Platone, a  monte, piuttosto che sui contenuti specifici, sulle strategie di  gestione del materiale epithymetico.   Questa è la ragione, dalla nostra prospettiva psicodinamica, con la quale si spiega perché l'estensione metapsicologica  della tripartizione poteva coniugare esplicitamente, in modo simultaneo e complementare, piaceri, desideri e  governi: ogni parte, in conformità con la sua natura intrinseca,  «ha» dei desideri specifici, ma essi possono essere preservati,  rinforzati e quindi soddisfatti soltanto in virtù dell'egemonia  intrapsichica raggiunta dalla singola istanza anche perché le     Resp.: lóonep pev\ia éiceìae àjicoxexE'Uiiévov. COMMENTO AI LIBRI VHI E epithymiai sono una risorsa unitaria e limitata. Modello  rafforzato, descrittivamente, da una sorta di estremizzazione  erotico-caratteriale operata da Platone: si tratti del filosofo o  meno, chi «ama» veramente una cosa la «ama in tutta la sua  forma, come chi «desidera qualcosa la desidera  in tutta la sua forma. Estremismo che conforta la  tipologia caratteriale del libro Vili. L'integrazione tra queste due dimensioni, psicodinamica e  caratterologica, è, infine, rinsaldata dall'eros: unità di misura  comune à tutti i tipi, dal filosofo, letteralmente erastes della verità, 57 aìl'erotikos e al tirannico. La stessa contrapposizione  strutturale tra repressione e canalizzazione risulta così radicalizzarsi nel nome dell'eros. Ai due estremi: su un versante scorre il fiume impetuoso dell'eros tyrannos, ove confluiscono i terribili desideri paranomoi, che trascina il soggetto verso il mare  .aperto deìl'adikia; sul versante opposto si distende l'intensa ma  benefica corrente epithymetica dell'eros filosofico, la sola forza  psichica che in virtù della sua potenza può supportare la lunga  navigazione che permette infine di approdare nel porto sicuro  della dikaiosyne. 38   In conclusione, posta la permanenza di specie di desideri  stabili, indissolubilmente legate alle tre istanze di riferimento,  come quella dei desideri paranomoi, dalle quali non si può mai  svincolarsi del tutto, una parte cospicua del materiale epithymetico, decisivo rispetto agli equilibri o squilibri dei rapporti   56 Cfr. in questo senso anche J. ANNAS, An Introduction to Plato's 'Republic', Oxford -Sulla centralità psicologica, etica e politica dell'eros e la possibilità di  una sua «canalizzazione» o «sublimazione» nella Repubblica ma anche nel  Simposio e nel Fedro cfr. M. VEGETTI, Quindici lezioni su Platone, Torino, Rimarca la necessità di non confinare l'eros nella dimensione subconscia L.H. CRAIG, The War Lover. A Study of Plato's 'Republic', Toronto «a psychology that confines eros to the sub-rational parts of the soul most definitely falls short of the truth. LA REPUBBLICA  di forza intrapsichici complessivi, è intrinsecamente trasformabile, manipolabile. E questa l'energia pulsionale, in gran parte  riconducibile all'universo dell'eros, che non è solo possibile ma  doveroso utilizzare, canalizzandola verso nobili mete, anziché  tentare, inutilmente ed invero assai pericolosamente, di annientarne il potenziale con strategie brutalmente repressive. E  questo lo snodo cruciale di fronte al quale vediamo divaricarsi  i due approcci fondamentali, le due strategie basilari di controllo del desiderio adottate da Platone: repressione versus canalizzazione, violenza versus persuasione, schiavizzazione versus educazione. È questo il bivio dal quale si può imboccare la  via che conduce all'armonia, alla salute, all' 'eudaimonia e alla giustizia del filosofo, o invece il cammino psicopatologico che sbocca, da ultimo, nella mania del tiranno. L'uomo massimamente ingiusto, infelice, malato, espropriato, travolto da una  massa di epithymiai feroci, incontrollabili, ormai liberatesi dalle catene di quella schiavitù che le relegava al di là dei confini  della coscienza, sottraendole ad ogni controllo diretto e permettendo così il rafforzamento fino al massimo grado, e quindi  l'esplosione finale del loro devastante potenziale. Nome compiuto: Alberto Radicati, conte di Passerano e Cocconato. Keywords: implicature della morte, eros e tanatos, amore e morte. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Cocconato” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Coco: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale del mutuale prevalente – il contratto di carattere mutuale prevalente – scuola di Crotone – scuola d’Umbriatico – filosofia crotonese – filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Umbriatico). Filosofo crotonese. Filosofo calabrese. Filosofo italiano. Umbriatico, Crotone, Calabria. Grice: “Typically, while in the Italian North, Conte can play with words, in the Italian South, Coco must work for the workers! Is conversation a work? I think so – lavoro – In the ‘codice civile’ or rather the ‘codice’ of the civil laws – there is a section on ‘lavoro’, and a title on ‘co-operativa’, short for ‘cooperative society’ – This is all due to Coco – It sounds slightly fascist, and he did write a little tract with ‘fascist’ in the subtitle! – Coco is a performativist, so he understands that ius must ‘constitute’ and define: so he goes on to analyse what I’ve been analysing too – what is to cooperate – in a common task or ‘lavoro’ – what is ‘mutuality’ – what are the requirements for mutuality, and so on – It’s not as legalese and boring as it sounds! And it provides a framework for my pragmatics – since a lawyer, and especially a Griceian one, can be VERY SMART! Coco is!” -- Dal punto di vista sistematico molto vicino alla visione del grundnorm, teoria da Kelsen. Si laurea a Napoli. Sostituto procuratore del Re a Cassino. La Regia Procura di Roma. Procuratore Generale presso la Corte d'appello di Roma. Fondatore dell'Ufficio del Massimario. Insegna a Roma. Noto soprattutto per aver partecipato ai lavori di stesura del nuovo codice civile italiano nonché del codice di procedura civile, entrambi entrati in vigore nel 1942. Si occupa prevalentemente della stesura di leggi in materia del contratto, obbligazione, e diritto del lavoro. Altre opere: “Gli eclettismi contemporanei e le lezioni di filosofia del diritto” (Lagonegro, M. Tancredi et Figli); “La filosofia del diritto”; “Una quistione di diritto transitorio in tema di farmacie” (Milano, Società Editrice Libraria); “Sull'ultimo capoverso dell'art. 375 del codice penale” (Milano, Società Editrice Libraria); “Luce di pensiero italico nelle tenebre della guerra” (Cassino, Soc. Tip. Ed. Meridionale); “Per la tradizione giuridica italiana” (Milano, Società Editrice Libraria); “Saggio filosofico sulla corporazione fascista” (Roma, Edizioni del diritto del lavoro); “Sulla costituzione di parte civile delle associazioni sindacali” (Roma, Edizioni del diritto del lavoro); “Corso di diritto inter-nazionale (recensita da Santi Romano, seconda edizione riveduta ed ampliata, Padova, MILANI); “Intorno alla pre-giudiziale penale nel giudizio del lavoro” (Roma, U.S.I.L.A.); “Raffaele Garofalo” (Napoli, SIEM); “Il contratto collettivo di lavoro e la impresa cooperativa” (Roma); “Una inchiesta sulla criminalità” (Napoli, SIEM). Annuario Camera dei fasci e delle corporazioni. Rivista penale. Rassegna di dottrina, legislazione, giurisprudenza, Roma, Libreria del Littorio, Rivista di diritto pubblico. La giustizia amministrativa, Roma, Società per la Rivista di diritto pubblico e la Giustizia amministrativa, Una vita per il Diritto Giusto, La giustizia penale. Rivista critica settimanale di giurisprudenza, dottrina e legislazione, Società editoriale del periodico La giustizia penale, Tale trasferimento avvenne per via di un suggerimento pervenutogli al Re dagli allora procuratori presso la Corte d'appello di Napoli Salvatore Pagliano e Giacomo Calabria. La giustizia tributaria. Dottrina, giurisprudenza, legislazione, Città di Castello, Società tipografica Leonardo da Vinci. Cfr. Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, Cfr. Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, La scuola positiva. Rivista di diritto e procedura penale, Milano, Vallardi. Nominato pretore di Lagonegro. Pretore di Moliterno, assume in seguito le funzioni di sostituto procuratore a Cassino. Venne trasferito a Roma presso la Procura. Presidente di sezione della Corte Suprema di Cassazione, oltre che Professore di Filosofia del diritto. Dotato di una solidissima dottrina e di un rigorosissimo lavoro applicativo, partecipa ai lavori per la stesura del Codice Civile e del Codice di Procedura Civile.Cura vari aspetti della normativa: contratto, obbligazione, diritto del lavoro. Una delle sue grandi doti è quella di riuscire a non farsi condizionare dal regime dell’epoca. Non accetta la candidatura in parlamento offertagli dai suoi conterranei della Calabria. “Una Vita per il diritto giusto” si lascia leggere con piacere, in diversi passaggi si incontreranno i tratti che lo hanno contraddistinto come uomo, come magistrato e giurista, troveremo, inoltre, la sua attività di ricerca e di elaborazione teoretica. Sotto il profilo sistematico si accosta alla visione di Kelsen per quanto riguarda l’ordinamento e le codificazioni, nonché, proprio per la ricerca e per l’identificazione di una grande norma fondamentale. Dal punto di vista epistemologico, rappresenta la condanna dell’ideologia e della prassi delle scomposizioni in una galassia di frammenti superficialistici. Lo sguardo al pensiero C. ci consente anche di sottolineare la sua analisi critica, egli non si ferma alla semplice stigmatizzazione della responsabilità oggettiva nei confronti del singolo. Prende spunto da queste aberrazioni per sottolineare come all’accanimento contro la condotta individuale della persona fisica non corrispondesse eguale severità verso gl’atti illeciti e dannosi della pubblica amministrazione. Scrive “la responsabilità della pubblica amministrazione”. -- è stato anche filosofo e storico al tempo stesso. Un’uomo molto impegnato nel suo lavoro che ci sembra doveroso ricordare. Dal padre, persona di cultu¬ra, ricevette i primi rudimenti di storia, letteratura, e filosofia, che si ritroveranno, successivamente, in taluni suoi saggi filo¬sofici su AQUINO (si veda). Inizia la carriera giudiziaria come pretore di Lagonegro. Divenne Pretore di Moliterno, per assumere successivamente le funzioni di Sostituto Procuratore del Re a Cassino. Trasferito a Roma, presso quella Regia Procura, col viatico di rapporti ol¬tremodo favorevoli e lusinghieri dei Procuratori Generali Pagliano e Calabria della Corte d’Appello di Napoli, dove vi permarrà per passare alla Procura Generale presso la Corte d’Appello. Ottenne la nomina a Procuratore Generale del Re presso la Corte d’Appello di Cagliari, ma non ne assumerà di fatto la titolarità. Chiamato, invece, a presiedere il Tribunale Supremo delle Acque, era Presidente di Sezione della Corte Suprema di Cassazione. Il giornale “Il Tribunale”, pubblicazione mensile edita a Roma, lo sa¬luta a tale nomina. È della nostra famiglia, di quell’aristocratica famiglia giornalistica, alla quale non disdegna di apparte¬nere, nonostante l’altissimo grado che ricopre nell’ordine giudiziario, oggi lieti di salutarlo, insieme con quello forense, Presidente di Sezione della Suprema Corte. Noi lo abbiamo visto nella Corte di Cassazione sin dagli anni ormai lon¬tani della sua felice unificazione. E stato, infatti, tra i fondatori e promotori di quell’Ufficio del Massimario che raccoglie il vasto e prezioso materiale giurisprudenziale della Suprema Corte. Non appena conseguita la promozione al grado IV°; ha ricoperto la carica di Consigliere, partecipando attivamente alla fun¬zione giudiziaria di così eminente consesso. Ci asterremo, di proposito, da ogni aggettivazione che non sa¬rebbe di buon gusto né riuscirebbe gradita al nostro Amico e collaborato¬re; non possiamo, peraltro, esimerci dal ricordare fra le benemerenze e il titolo di Professore di Filosofia del Diritto nel¬la Scuola di Perfezionamento di Diritto Penale né l’altro, per noi particolarmente caro, di Redattore Capo della Rivista di Diritto Pubblico. La recente nomina, se indubbiamente costituisce un nuo¬vo riconoscimento dei meriti di così eletto Magistrato, rappresenta però un onere, che si aggiunge all’onore di così ambita carica. Ma l’accoglierà di buon grado, assolvendo anche dal nuovo seggio presidenziale le delicate funzioni giudiziarie, alle quali porta il va¬lido contributo della sua competen¬za, ma soprattutto una grande se¬renità ed equanimità. Riguardo ai meriti illustrati dall’articolo dell’epoca, c’è da dire che il suo cursus honorum non è stato caratterizzato soltanto da so¬lidissima dottrina e da rigorosissi¬mo lavoro applicativo, ma anche dalla partecipazione costante all’e¬voluzione dell’ordine giudiziario, e tappa importante in tale attività, fu la Sua nomina a membro del Consiglio Superiore della Magistratura, ossia dell’organo po¬litico e politico-amministrativo, anche se in base alla legislazione dell’epoca il Consiglio Superiore della Magistratura non aveva ancora il potere e l’importanza che la Costituzione e la successi¬va normativa di attuazione gli die¬dero. Ancora, circa la indicata fondazione del Massimario civile della Corte di Cassazione Unificata va detto che Lui effettivamente fu tra i principali ideatori; era, quello, un periodo di grandi innovazioni, perchè all’atto dell’Unità d’Italia, oltre alla Corte di Cassazione di Torino esistevano quella di Firenze nonchè le due Corti Supreme di Giustizia di Napoli e di Palermo (che assunsero anch’esse la denomina¬zione di Corte di Cassazione). Con la legge, vennero soppresse le Corti sopra indicate, mentre quella di Roma fu trasfor¬mata in Corte di Cassazione del Regno. Fu titolare dell’insegnamento di filosofia a Roma. In questo ambito, svolse attività accademica per quel periodo che vide la Scuola annove¬rare i più bei nomi della dottrina penalistica italiana, le cui teorie risultano, ancora oggi, alla base della trattatistica più importante. Altro aspetto rilevante della sua eccezionale figura di giurista, come si rileva da un saggio del nipote dell’alto Magistrato, che porta con orgoglio lo stesso nome, il Professore Nicola Coco, dell’Università di Roma “La Sapienza”, è costituito dal coerente ri¬ferimento alla legalità, cioè allo stato e all’ordinamento giuridico quali unica garanzia di contratto sociale. Per questo, il periodo che va dal primo dopoguerra all’ av¬vento del fascismo, costituisce una parentesi temporale di efficace e prorompente elaborazione delle basi di quel diritto del lavoro e sin¬dacale, o “giuslavorismo”, costi¬tuendo davvero una novità assolu¬ta nelle scienze giuridiche del tem¬po. Così, quando si verificheranno gravissime crisi socio0eco¬nomiche che metteranno a rischio l’assetto della produzione, la poli¬tica e i sindacati troveranno i loro punti d’incontro nel noto Statuto del Lavoratori, una ri-edizione ag¬giornata delle linee guida tracciate, agli inizi del “secolo breve”, dai primi “giuslavoristi”, tra i quali ap¬punto C. Altro aspetto qualificante del giurista è l’aver concorso alla stesura del Codice Civile, ai cui lavori preparatori, dai Ministri Solmi e Grandi (che è il sottoscrittore anche del Codice di Procedura Civile, emanato anch’esso, furono chiamate le più belle e fertili menti di magistrati e giuristi. Cura vari aspetti della normativa (il contratto, l’obbligazione, diritto del lavoro), tant’è, che nell’immi¬nenza della promulgazione, il Ministro Grandi gli inviò una lettera personale di ringraziamento per il prezioso contributo offerto per il codice. Sua vita coincide con l’immane conflitto mondiale, con la guerra civile e con la scia di vendette e iniquità che ne conseguirono. Dopo la fuga del Re e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, viene invitato ad assumere la Presidenza della Corte di Cassazione trasferitasi a Brescia e fors’anche la carica di Ministro Guardasigilli, ma egli fermamente rifiuta. Ha, nono¬stante tale ferma presa di posizione nei confronti del regime fascista, sulla base di taluni articoli che ave¬va scritto su “Il Messaggero” di Perrone, di commento a leggi e que¬stioni giuridiche di alto livello, ovviamente di epoca fascista, l’occhiu¬ta Commissione di epurazione, su decine di articoli scritti in una plu¬ridecennale collaborazione, ne sco¬va qualcuno che suona come apologetico del Fascismo. Nulla di più falso, quando era nota a tutti la dirittura morale del magistrato in¬tegerrimo, del quale va appena ri-cordato, ammesso ve ne fosse biso¬gno, che la sorella del Duce, Edvige Mussolini, gli fece pervenire solle¬citazioni per una causa che la inte¬ressava. Ebbene, Coco pro¬cedette secondo coscienza, quindi non nel modo auspicato dalla sorella del Duce! L’epurazione ingiusta, nella quale probabilmente influirono anche motivazioni non occulte di gelosia e invidia da parte di taluni, soprattutto per il fatto che per me¬riti poteva benissimo aspirare alle funzioni di Primo Presidente della Suprema Corte, ne mina rapida¬mente le condizioni di salute. Negli ultimi mesi non volle proporre ri¬corso contro i provvedimenti che lo avevano colpito e rifiuta cortese¬mente anche una candidatura in Parlamento, per le elezioni, che i conterranei di Calabria gli avevano offerto con affetto e ri¬conoscenza. Spira serenamente, non mancando nel suo testamento di perdonare cristiana¬mente quanti gli avevano provocato tanto immeritato dolore. Codice Civile. Del Lavoro. Delle societa cooperative e della mutue assicuratrici, delle societa cooperative – disposizione generali – cooperative a mutualita prevalente. Articoli: societa cooperative; societa cooperative a mutualita prevalente, criterio per la definizione della prevalenza, requisiti delle cooperative a mutualita prevalente. Del Lavoro. Le Società di MUTO SOCCORSO in Italia. Gobbi, nel suo pregevole saggio Le Società di MUTUO SOCCORSO – cfr. Grice, the principle of conversational (i. e. mutual) helpfulness -- dice che il nome di società di MUTUO SOCCORSO è comunemente assunto d’associazioni, le quali hanno per loro scopo principale di dare ai soci sussidi in caso di malattia o in altre eventualità che interessino la loro famiglia o l’esercizio della loro attività economica, ricavando i mezzi all’uopo principalmente da contributi dei soci stessi. Considerato così il carattere economico-sociale dei sodalizi muralisti, non possiamo sicuramente affermare che le prime traccie di essi si riscontrino nelle antiche corporazioni d’arti e mestieri, nelle maestranze, nei collegi, nelle università. Queste associazioni si proponeno scopi di difesa professionale, di perfezionamento nell’arti esercitate dagl’associati. Qualche volta, in via secondaria, l’esercizio di pratiche religiose; e spesso assumeno importanza politica di prim’ordine e conferivano dignità nobiliare, come nell’arti della repubblica di FIRENZE. Abbiamo però nel nostro paese esempi di società mutualiste scaturite dal vecchio tronco della corporazione o del collegio, o meglio che'di questo possono reputarsi trasformazione. Così e non altrimenti noi possiamo considerare la società fra i falegnami e fabbri di Faenza; l’altra pure di Faenza fra calzolai ed arti affini; la società veneta Sovvegno Calafati al R. Arsenale; la Società Calafati del porto di GENOVA; la Società dei Cappellai di Padova; il Consorzio degli Orafi ed Argentieri capi d’arte di Roma. Nè diverso giudizio possiamo recare sui sodalizi che sorsero nel secolo decimosettimo e nella prima metà del decimottavo. E questi sono: la Società dei calzolai di Cesena; le due Società Maestri falegnami, ebanisti e carrozzai e fra falegnami ed arti affini di Torino; la Società fra carrozzai, sellai, fabbricanti di Torino; la Società fra calzolai padroni di Asti; la Società Archimede fra operai fabbri, meccanici ed affini e fra fabbri ferrai e serraglieri (proprietari di officina) (1700); la Confraternita Sovvegno fra israeliti di Padova; le Società Riunite Sovvegni spagnuoli e tedeschi di Venezia; il Pio Istituto lavoranti Milano, Società editrice libraria, pellai di Torino; la Società Cocchieri e palafrenieri di Torino. Quantunque sorta nel 1738, la Unione Pio-Tipografica Italiana di Torino può dirsi la prima che abbia assunto dalle sue origini e poi meglio perfezionati con successivi adattamenti, i caratteri del mutuo soccorso. Essa fu approvata con Regie patenti e poi nel suo riformato organismo con Regie patenti 28 settembre 1770. E ira i sodalizi che sorsero nella seconda metà del secolo decimottavo e possiamo considerare, al pari della Unione Pio Tipografica di Torino, come le più antiche Società di mutuo soccorso, meritano particolar menzione: la Pia Unione fra lavoranti calzolai di Torino del i/54 e la Società dei Servitori di Faenza T . 1 -^ a s ? c °nda metà del secolo decimottavo sorsero quindi in rippnr, • P rim ? Società di mutuo soccorso, secondo il concetto moDaese affe[>m are che di buon'ora si manifestò nel nostro Fara il^KfrfSr? 11 6 J° Uta A } P rev idenza sociale. Ed è cosa singoconcettn°df nnl a Che ’ “® ntre secoQdo la evoluzione logica del Sassari dalIe, f orme più semplici di essa dovrebbe videnza tipIIa lesse, il risparmio, forma primigenia della pre previdenza mutuaPs/nT 116 0I ! ganicile . sorse in Italia più tardi della Hlllacoo^fonì qUale C r blna * due elementi del risparmio auanrìn <yìà ^ !• ^ prime Casse di risparmio sorsero nel 1822, litaria, la quale si esu M, Jl ns P arm io, che è virtù so adatto a raccoglierlo duò P«p.»?r ma - pa e ® e quando trova l’organo domestiche, ed in questa anche nel segreto delle pareti quanto l’economiaVonetaria dp? 0 ^^^ fumare che esso è antico che l’atto primo deTsodalizfo ? 10va inoltre considerare contributo che versa il socio 1Sta + e Un atto dl ris P a nmio; il fini della mutualità, rappresenta La - 1 fondi occorren ti ai “lata, sottratta alle spese vofottSie sp t np dei SU01 guadagni risparoccorre per i bisogni della vita 6 6 n pUre risecata su quanto me„fo 0 U“liX a .S a m m uta 4,I?5', ’ ec ?l° 1 . d!,olmo " 0 no rapido l'inoroprimo dofsecoli“orsòrKtcietó Fi ” 0 al società di MUUO SOCCORSO. di dii Gl0va rammentarle dl Bergamo . Pr« ’camnen*»! !’ ls p. tut0 n | armoniTo’dS el Teatr’f) 1 r?Ìni SU Ì“ t ^ municipale Simoiie Mayr ano. la Pia Unione tessitori in seta areento l a Società di M. S. fra cap’ aigento e oro di Tonno; nel 1884, la Società Assieme a’gli altri benefici di ordine politico e 'sociale che la unificazione del Regno ci recò, dobbiamo segnalare anche il rapido incremento nelle Società di mutuo soccorso. Durante il periodo della prima metà del secolo decimonono solo 48 Società nuove videro la luce, come abbiamo veduto. Al 31 dicembre 1885, cioè dopo 35 anni soltanto, la statistica a quella data denunzia la esistenza di 4896 Sodalizi e ah 31 dicembre 1894, dopo nove anni, ne troviamo 6722, con un aumento di 1826. Vedremo in seguito quante e di qual forza siano quei sodalizi al 31 dicembre 1904, secondo la recente statistica, pubblicata dall’Ispettorato Generale del Credito e della Previdenza. Le Società di mutuo soccorso italiane, nella loro generalità, sono associazioni che esercitano in modo prevalente funzioni di carattere assicurativo col principio della mutualità, aggiungendo spesso a queste altre funzioni accessorie dirette ad accrescere le forze economiche e intellettuali e morali dei soci. Fra le funzioni di carattere assicurativo ha prevalenza in tutte l’assicurazione di un sussidio in caso di malattia. Spesso vi si aggiungono le spese funerarie in caso di morte ed un sussidio una volta tanto ai superstiti. I sussidi di malattia sono commisurati ai contributi, spesso con calcoli empirici, qualche volta alla stregua di previsioni tecnicamente calcolate. Quasi tutte le Societàc he concedono sussidi di malattia, per conseguire il diritto al sussidio fissano un periodo di tempo dall’ ammissione, che comunemente chiamasi periodo di noviziato. Sono poche le Società che accordano il sussidio subito dopo l’ammissione: 45 secondo l’ultima statistica (1); tutte le altre vanno da un minimo di un mese ad un massimo di 24 mesi, e ve ne ha 120 nelle quali il periodo di noviziato supera i 24 mesi. Ma il numero maggiore si condenza intorno al periodo da uno a 12 mesi: il 76 per 100 del totale. Non tutte le Società concedono il sussidio dal primo giorno della malattia, sono anzi pocchissime quelle che lo concedono; le altre fissano un periodo, che chiamono periodo di carenza, nel quale i soci non hanno diritto al sussidio. Il periodo di carenza è di ordinario di uno a tre giorni, ma giunge sino a dieci e per poche Società va oltre i dieci giorni. orefici ed arti aifiai di Bologna, la Società Sant’Anna fra i maestri muratori di Pinerolo; nel' 1835, la Società cocchieri e domestici di Sant’Antonio Abate di Verona; nel 1836, la Società •di M. S. fra parrucchieri di Novara, la Società di M. S. fra brentatori di Vercelli, la Società di M. S. fra lavoranti guantai, tintori e conciatori di pelle di guanto di Torino, la Società operaia di M. S. fra conciatori di Torino, la Società di M. S. fra parrucchieri di "Torino, la Società dì vi. s. fra barbieri, parrucchieri e profumieri di Bologna; nei 1444, il Pio Istituto di M. S. pei medici e chirurgi della città e provincia di Bologna, la Società fra medici e chirurgi di Lombardia in Milano, la Società di M. S. fra farmacisti, medici e veterinari di Parma, la Società lavoranti calzolai di Pinerolo, la Società di M. S. fra marinai pescatori di Trapani; nel 1846, la Società di M. S. dei medici-chirurgi della città e provincia di Ferrara, l’Istituto di M. S. fra medici, chirurgi e farmacisti di Roma e sua provincia, la Società mutua beneficenza di Citta di Castello; nel 1847, la Società di M. S. tra calzolai di Alba, la Società medico-farmaceutica di Padova, l’Unione operaia patriottica fratellanza di Asti, la Società Femminile di M. S. S. Bonifacio di Pinerolo, la Società Generale fra gli operai di Pinerolo, l’Unione per le malattie di Verona, la Federazione italiana fra lavoranti del libro (compositori) di Tonno; nel 1849, la Società di M. S. fra i pompieri municipali di Ancona ; nel 1764, la Università dei pescivendoli patentati di Roma Questi dati e i seguenti concernono le Società riconosciute soltanto, per la quale la statistica ha potuto registrare notizie più copiose. Si tratta quindi di osservazioni che concernono 1548 Società soltanto. Nè il sussidio è concesso per tutta la durata della malattia.Società soltanto sussidiano la malattia fino al suo termine; ma nelle altre assai raramente il sussidio va oltre i 180 giorni in un anno, e il numero maggiore si conta fra quelle che non vanno oltre 120 giorni La misura del sussidio di malattia per mo te Società (il 4-2 per 1001 rimane invariata per tutta la durata della malattia, in molte altre (il 50.4 per 100) varia, sia aumentando dopo alquanti giorni sia diminuendo. L’assicurazione obbligatoria contro gl infortuni del lavoro tutela oggi in Italia una larga massa di operai, ma non H tutela tutti: l’artigianato, la mano d’opera agricola, le industrie ohe non applicano macchine, sono ancora oggi fuori il campo dell assicurazione obbligatoria. E’ confortante perciò osservare nell azione dei nostri sodalizi muralisti, in via se pur vuoisi sussidiaria, un aiuto integratore pei casi di infortunio. Per quanto concerne la invalidità temporanea il numero maggiore delle Società (823 su 965) considerano questa agli effetti-del sussidio come una malattia ordinaria; le altre danno il sussidio in misura diversa. Piu scarso è il numero delle Società che danno sussidio in caso d’invahdita permanente (542), e il sussidio per alcune è determinato sia in un assegno una volta tanto, sia in forma continuativa;- per altre, e sono il numero maggiore, il sussidio è indeterminato, viene dato, cioè, secondo la entità e la disponibilità dei fondi sociali. E ancora in minor numero sono le Società che danno sussidi in caso di morte per fa,tto di infortunio sul lavoro (464 soltanto); e questi sussidi sono in misura determinata sotto forma di assegni per una volta o continuativi o di pensioni o di spese funerarie, o in misura indeterminata. Quantunque riferentisi alle Società riconosciute soltanto, hanno valore, come indice tecnico, i dati relativi ai casi di malattia sussidiati, ai soci sussidiati, alle giornate di malattia sussidiate ed agli oneri finanziari che ne derivano alla Società. Di questi dati ripor Per ogni Società, in media, sono sussidiati 45.1 soci all’ anno, per 52 6 casi di malattia e per 995.3 giornate di malattia, con una spesa media di 1007.02. Su 100 soci si hanno 29.1 casi di malattia, sussidiati e sono sussidiati 25 soci. Per ogni caso di malattia sono sussidiate giornate 18.7; e per ogni socio esistente sono sussidiate giornate 5.52. Questa media può rappresentare l’indice di morbosità nei soci delia Società di mutuo soccorso ed ha grande valore per il migliore ordinamento tecnico di questi sodalizi, per una più razionale corrispondenza fra i mezzi di cui dispongono e gli impegni che assumono con la promessa statutaria. La spesa media pei sussidi di malattia, annualmente, risulta di lire 5.64 per ogni socio esistente. Nell’ordine stesso del mutuo soccorso devono porsi i sussidi per spese funerarie di soci defunti. Molte Società provvedono direttamente alle spese funerarie, alcune concorrono con la famiglia alle spese stesse. Non sono infrequenti poi i casi di Società che danno sussidi alle famiglie dei soci morti sia una volta tanto sia in forma continuativa. Sono relativamente poche le Società che concedono sussidi di puerperio e di baliatico (l’8.9 per 100). Nè sono molte le Società che provvedono con sussidi ai soci disoccupati (il 6.5 per 5 100). Questi dati si riferiscono a tutte Società delle quali si occupa la statistica recente. Carattere degno del maggiore studio delle nostre Società muiualiste è di aver attinto alla forza delle loro organizzazioni per dar vita ad istituzioni cooperative a vantaggio dei propri soci. Questa geniale filiazione della cooperazione dal seno della previdenza mutualista fu rilevata ed illustrata dal Mabilleau in occasione di uno studio che, per conto del Musee Sociale di Parigi venne a fare in Italia delle nostre Istituzione di previdenza assieme al Conte di Rocquigny ed al Rayneri (1). La statistica recente ne dà una conferma luminosa. Nel quadro seguente è indicato il numero delle Società di Mutuo Soccorso che esercitano funzioni cooperative. COMPARTIMENTI Prestiti ai soci Magazzini di consumo Cooperative di lavoro Cooperative di credito Piemonte. 174 281 2 Liguria 19 15 Lombardia 233 46 1 Veneto 161 32 Emilia. 182 23 1 Toscana. 92 58 1 Marche 128 24 1 Umbria. 72 18 Lazio 63 2 . Abruzzi. 82 5 Campania. 150 10 Puglie 1 • 57 7 1 Basilicata. 27 Calabria 47 14 Sicilia. 95 17 Sardegna 15 Regno . .1597 552 5 2 Nella maggior parte dei casi non si tratta di istituzioni autonome fondate secondo le norme del codice di commercio, ma di i-ami di attività della stessa Società di mutuo soccorso operante coi fondi di questa. Le Casse di prestiti sono principalmente dirette al fine di produrre un maggiore rendimento coi fondi sociali, e quindi si comprende come esse siano in numero maggiore (il 24.9 per 100). I magazzini di consumo, che sul totale rappresentano 8 6 per 100 delle Società esistenti, primeggiano nel Piemonte, dove il 21.3 per 100 delle Società hanno annesso il magazzino di consumo, e merita particolare mensione quello della Società Generale operaia di .Torino, reso ancora più forte dalla alleanza con la Cooperativa di consumo dei ferrovieri. La Prévoyance Sociale en Italie - Paris, Armand Colin et C.« Editeurs Fra gli scopi accessori delle nostre Società mutualiste meritano poi particolare mensione quelli diretti alla istruzione dei soci; le Società vi contribuiscono mediante biblioteche, scuole serali o festive, scuole di disegno o industriali, ó pure mediante I’ assegnazione di premi, la provvista dei libri e così via. Altri scopi accessori sono il collocamento dei soci disoccupati^ ed alcune Società hanno annessi veri e propri uffici di collocamento; il conferimento di doti alle figlie dei soci; la costruzione di abitazioni operaie; la concessione dei sussidi alle famiglie dei soci richiamati sotto le armi. Nei riguardi della costruzione delle case operaie la legge del 1903 sulle case popolari contempla in modo particolare le Società di mutuo soccorso, dando ad esse facoltà di impiegare una parte dei loro fondi in costruzione di case pei propri soci. La legge vuole soltanto che le Società, le quali questa impresa intendono assumere, costituiscano una sezione speciale. E già sotto l’impegno di quella legge parecchie Società hanno chiesto ed ottenuto 1’ autorizzazione di intraprendere la costruzione di case Operaie. Un nuovissimo ufficio assunto delle nostre Società di mutuo soccorso è quello di promuovere la iscrizione, collettiva o individuale, dei soci alla Cassa Nazionale di providenza per la invalidità e la vecchiaia degli operai. Contiamo nel nostro paese Società le quali assicurano pensioni di vecchiaia tecnicamente calcolate: sono modelli del genere le due Società, maschile e femminile, di Cremona. E sonovi Società le quali non pensioni ma sussidi di invalidità o di vecchiaia promettono ai loro soci in misura e qualità corrispondenti ai fondi disponibili. E siccome le Società che corrispondono pensioni o sussidi' di vecchiaia ai soci hanno per tale servizio costituito un fondo speciale alimentato da speciali contributi o da avanzi di bilancio, la legge institutrice della Cassa Nazionale di previdenza consente’ a queste Società di versare alla Cassa i fondi così raccolti e le future contribuzioni, inscrivendo ad essa collettivamente i soci aventi diritto a pensione ed accorda a quei soci, segnatamente i più anziani, qualche maggior favore. Quel precetto della legge è provvido, contiene un germe che dovrebbe essere sviluppato, fecondato da nuove e più larghe concessioni per condurre i sodalizi mutualisti a divenire organi intermedi attivissimi fra l’operaio e la Cassa Nazionale, sull’esempio di quanto con maravigliosi risultati viene praticandosi nel Belgio. Alcuni credono che, per mantenere vivo lo spirito di fratellanza per aumentare gli elementi che fanno fiorire e cementano la solidarietà mutualista, sia opportuno conservare alle Società di mutuosoccorso il servizio di pensioni di vecchiaia, di perfezionarlo. Ed altri persuasi che quei sodalizi non possono coi soli contributi dei b^ C n t rni°HAi I ìr e i+ PenS10ni vec ?. hiaia sufficienti ai più elementari vorrebbero che una parte delle risorse assicurate - e i ^ preTld ® nza 0 nu °ve risorse affluissero a quelle Società che intendono mstituire o continuare un bene ordinato servizio di pensioni di vecchiaia. ordinato Io non posso, senza venir meno alle mie convinzioni, manifestate già in pubbliche conferenze, accogliere 1’ una tesi nè 1’ altra. Non occorrono lunghe considerazioni per dimostrare condannevole la prima. In un paese in cui è sorto un Istituto, il quale, con mezzi forniti dallo Stato, può assicurare pensioni di vecchiaia in misura superiore a quella cui possono provvedere istituzioni o sodalizi privati, si renderebbe un cattivo servizio ai lavoratori consigliandoli a preferire la cassa pensioni della Società mutualista cui appartengono. Nè si può ammettere che le inscrizioni dei soci di un gruppo operaio alla Cassa Nazionale rallenti i vincoli della fratellanza e della solidarietà. La Società, organo intermedio fra il socio e la Cassa Nazionale, non affievolisce perciò i suoi rapporti coi soci, anzi li afforza, procurando ad essi maggior vantaggio. E poi, come in tutti i fenomeni sociali ed economici, vi sono virtù compensatoci che colmano le lacune e riconducono rapidamente 1’ equilibrio per un momento turbato. La seconda tesi è pericolosa per le conseguenze cui condurrebbe: il fatale spezzamento delle forze le quali per dare il maggiore effetto utile devono convergere in un unico grande e solido organismo, nel quale soltanto può giuocare, in tema di assicurazioni, la legge così proficua dei grandi numeri. In un sistema d’assicurazione libera, nel quale, pure come nella obbligatoria, devono nécessariamente concorrere i tre elementi: lo Stato, il padrone, l’operaio, non si può ammettere che, accanto all’Istituto nazionale, il quale può funzionare e divenire centro potente di attrazione soltanto per la larghezza dei mezzi che gli si procurano, vivano Istituti privati e diano gli stessi buoni risultati anche procurando ad essi aiuti speciali e peggio ancora se questi vengono sottratti all’Istituto Nazionale, L’esperimento dell’assicurazione libera non può farsi che all’ombra di un grande Istituto verso il quale convergano le cure assidue dello Stato, la simpatia delle classi dirigenti, la fiducia dei lavoratori. La legge operò quindi saviamente quando volle associare alla grande opera dell’assicurazione per la invalidità e la vecchiaia degli operai le forze, le iniziative dei sodalizi mutualisti ; ed il legislatore farà ancora meglio se aumenterà gli stimoli, con un ben congegnato sistema di premi, per la iscrizione dei soci della Società di mutuo soccorso. Intanto sono salutari gl’incitamenti che l’amministrazione del grande Istituto adopera presso le nostre Società mutualiste, fu provvido il pensiero del Ministero di agricoltura, industria e commercio, il quale, con R. Decreto 19 marzo 1905, bandì un concorso a premi in danaro ed in medaglie d’oro e di argento da conferire a quelle Società di mutuo soccorso che al 30 giugno del corrente anno dimostreranno di avere contribuito efficacemente alla iscrizione dei propri soci alla Cassa Nazionale di previdenza. Di queste buone iniziative già si raccolgono copiosi i primi frutti. Sono molte le società che hanno inscritto collettivamente o procurato le inscrizioni individuali dei loro soci. Si hanno notizie precise di 73 sodalizi a tutto il mese di febbraio scorso. Queste 73 Società hanno inscritto alla Cassa Nazionale, 16,078 soci. Meritano particolare mensione: la Società di m. s. della ditta Ginori, di Sesto Fiorentino che ha inscritto tutti i soci (587); la Società Generale di m. s. per le operaie di Milano che ne ha inscritto 568; la Società operaia di m. s. di Modena che ne ha inscritto 519; la Società di m. s. di Molfetta. (Bari) che ne ha inscritto 512. 3.° La legislazione e la giurisprudenza. Le Società di mutuo soccorso sono regolate in Italia dalla legge 15 aprile 1886. Questa contempla però soltanto le Società Operaie. Il legislatore temè che con le forme assai semplici per il riconoscimento giuridico fissate nella legge, senza alcun controllo della potestà politica, potessero rivivere, sotto la specie dell’ associazione mutualistica. le soppresse corporazioni religiose e quindi volle che le Società composte di operai soltanto potessero chiedere ed ottenere il riconoscimento giuridico con il procedimento escogitato. La formula rigida della legge è stata però largamente temperata dalla giurisprudenza; la quale ha ammesso che possa considerarsi operaia una Società costituita in gran parte da operai. E così si è potuto ammettere anche nelle Società operaie l’intervento di soci benemeriti, di soci fondatori, che con largo concorso pecuniario esercitano il benefico ufficio del patronato. Le Società di mutuo soccorso non composte di operai possono ottenere il riconoscimento giuridico in base all’articolo 2 del codice civile, come enti morali, e seguendo le norme che all’ uopo furono tracciate dal Consiglio di Previdenza (1). Qui è opportuno rilevare che la giurisprudenza ha riconosciuto nelle Società di mutuo soccorso i caratteri dell’ ente morale. E quindi non ammette che in caso di scioglimento, il patrimonio sociale possa essere distribuito fra i soci superstiti,jjma debba essere devoluto a scopi afllni o in opere di beneficenza, e vuole che le Società di mutuo soccorso nello acquisto di immobili, nell’accettazione di doni o di legati siano autorizzate con decreto Reale, ai termini della legge del 1850 che contempla appunto enti morali. a uà, ^aucenena aei j naie Civile, depositando copia autentica dell’atto costitutivo e statuto. statuto. Le condizioni che la legge vuole adempiute sono soltanto le seguenti : 1. Le Società devono proporsi tutti o alcuni dei fini seguenti: assicurar ai soci un sussidio nei casi di malattia, di impotenza al lavorò o di vecchiaia ; venir in aiuto alle famiglie dei soci defunti. Possono inoltre; cooperare all’ educazione dei soci e delle loro famiglie ; dare aiuto ai sòci per l’acquisto degli attrezzi del loro mestiere ; esercitare altri uffici propri delle istituzioni di previdenza economica. 2. Gli statuti delle Società devono determinare espressamente; la sede dèlia Società; i Ani pei quali è costituita ; le condizioni, la modalità d’ammissione e di eliminazione dei soci; i doveri che i soci contraggono e i diritti che ne acquistano ; le norme e le cautele per l’impiego e la conservazione del patrimonio sociale ; la disciplina alla cui osservanza è condizionata la validità delle assemblee generali, delle elezioni e delle deliberazioni; la costituzione della rappresentanza della Società in giudizio e fuori; le particolari cautele con cui possono essere deliberati, lo scioglimento, la proroga della Società e le modificazioni degli sta-, tuti, sempre che le medesime non. siano contrarie alle disposizioni della legge. La concessione della personalità giuridica alla Società di mutuo soccorso è quindi secondo la legge del 1886, subordinata soltanto all’ esame estrinsero dell’adempimento delle condizioni dianzi indicate. Non si chiede come ne fn manifestato il proposito in alcuni disegni, di legge presentati prima che si giungesse alla legge del 1886, la dimostrazione tecnica della corrispondenza fra contributi e sussidi, non si impone l’impiego dei fondi sociali in determinate specie di investimenti. Deve però avvertirsi che la legge parla di sussidi e dalla discussione parlamentare risulta che si volle escludere pensatamente la parola pensioni, implicando un regolare servizio di pensioni necessariamente la dimostrazione di un ordinamento tecnico adatto allo scopo. Nè si può dire che la facoltà di corrispondere pensioni possa vedersi compresa nella formula della legge : « esercitare altri uffici propri delle istituzioni di previdenza economica ». Si tratta di una funzione che ha speciale importanza che non può essere esercitata senza un ordinamento tecnico preciso, che implica impegni a lunga scadenza e non si può in modo assoluto ammettere, tenuto conto anche della discussione parlamentare, che il legislatore abbia voluto concedere di straforo l’esercizio di una . così importante funzione. B la giurisprudenza ha confermato il pensiero del legislatore ammettendo che occorra una speciale concessione governativa per' esercitare il ramo pensióni di vecchiaia o di invalidità; concessione subordinata alla dimostrazione di un ordinamento tecnico che dia sicurezza per il mantenimento degli impegni assunti (1). Nelle norme preparate dal Consiglio della Prev^nza per a concessione della personalità giuridica mediante deci eto .R®* 1 ® a “® Società di mutuo soccorso non operaie, si chiede qualche cosa di più di quello che la legge del 1886 chiede alle Società operaie. Può sembrare a una prima impressione, che ciò costituisce una c0I1 ^ 10ne meno favorevole alle Società che non possono ottenere i 1 1 conoscimento giuridico altrimenti che con un atto del potere esecutivo. Ma ove si consideri che si tratta di Società fra persone che hanno qualche maggiore coltura, non sembrerà eccessivo chiedere ad esse una più razionale discriminazione negli scopi, qualche maggiore dettaglio negli Statuti. E nello stabilire quelle nome il Consiglio della Previdenza si è anche proposto l’obbiettivo d additarle ad esempio alle Società operaie. La legge chiede il minimo, e non può quinci escludere che si faccia di più e meglio. I vantaggi che la legge del 1886 consente alle Società di mutuo soccorso riconosciute sono i seguenti: esenzione dalle tasse di bollo e registro, conferita alla Società cooperative dell’articolo 228 del codice di commercio; esenzione dalla tassa sulle assicurazioni e dall' imposta di ricchezza mobile, come all’ articolo 8 della legge 24 agosto 1877, numero 4021; parificazione alle Opere pie per il gratuito patrocinio, per la esecuzione dalle tasse di bollo e registro e perla misura dell’imposta di successione o di trasmissione per atti ira soci ; esenzione da sequestro e pignoramento dei sussidi dovuti dalle Società ai soci. Gli obblighi delle Società registrate, come anche di quelle riconosciute con decreto Reale, si riassumono nell’invio del proprio Statuto al Ministero di agricoltura, industria e commercio e nelle comunicazioni allo stesso Ministero dei rendiconti annuali i quali sono compilati sopra moduli dal Ministero stesso forniti gratuitamente. Il Ministero esamina i rendiconti annuali e spesso dà buoni consigli per la migliore gestione del patrimonio sociale, mettendo in guardia il sodalizio contro la tendenza di spese suutuarie, per un più cauto impiego dei fondi disponibili. Nessun altra ingerenza il Ministero esercita nelle Società registrate, nè esercita ufficio di vigilanza sovra di esse, non potendo sottoporle ad ispezioni, scioglierne le amministrazioni, nominare Commissari Regi. Nè la legge del 1886 nè altre leggi, oltre i vantaggi di ordine fiscale, conferiscono alle Società di mutuo soccorso aiuti diretti o inni Il Consiglio di Previdenza non espresse divei del 1897, cosi concepita « Le Società di mutuo so< lità giuridica ai termini della legge del 15 aprile - -.-e pensioni, ossia rendite vitalizie jn^misuraJìssa e prestabi i una nota al modello di statuto spirano ad ottenere la personas possono proporsi di assi diretti dello Stato. I nostri sodalizi mutualisti vivono esclusivamente, o quasi, eccettuate le non frequenti obblazioni dei benefattori, attingendo le proprie forze alle contribuzioni dei soci. E ciò, a mio giudizio, costituisce il loro miglior vanto. Occorre però tener conto degli aiuti di carattere non continuativo e straordinario che vengono ad esse nei concorsi a premio e da sussidi speciali conferiti dal Ministero di agricoltura, industria e commercio. Nel campo dei concorsi a premio meritano particolare mensione quelli che una volta con alquanta frequenza indiceva la Cassa di Risparmio di Milano fra le Società di mutuo soccorso meglio ordinate. Nel 1882 fu bandito un concorso a premio, di lire 3000 (1500 offerte dal comm Besso e 1500 date dal Ministero) per il miglior ordinamento delle Società di mutuo soccorso; enei 1901 ne fu indetto un’altro dal Ministero con un premio di mille lire, due di cinquecento e con medaglie di argento o di bronzo a quelle Società operaie di M. S. che avessero meglio provveduto ad organizzare e garantire un servizio di rendite Vitalizie ai soci nei casi di inabilità al lavoro o di vecchiaia, sia direttamente con apposito fondo sociale, sia mediante l’inscrizione dei soci alla Cassa Nazionale di previdenza. Ho rammentato più sopra il concorso a premi del 1905. Incoraggiamenti morali vengono dal Governo alle Società di mutuo soccorso, mediante concessione di medaglie di benemerenza. Nella occasione della Esposizione Generale di Torino del 1882, il Ministero istituì premi consistenti di quattro medaglie d’oro di prima Classe, cinque di seconda e 12 medaglie di argento da conferirsi a quelle Società Operaie che avessero dato prova di miglior ordinamento e di più lunga esistenza con risultati efficaci, giovando anche con le scuole e con le biblioteche alla istruzione degli operai. E frequensemente il Ministero concede medaglie di Benemerenza ai sodalizi operai che hanno dato prova per lunga serie di anni di buon ordinamento e di costante devozione ai principii della mutualità. Nè sono infrequenti i sussidi in denaro, non molto larghi data la parità dal fondo all’uopo stanziato, che il Ministero dà alle Società operaie che più si addimostrano bisognose di aiuti. A. Lo stato attuale. La recente statistica sulle Società di mutuo soccorso, elaborate dell’ Ispettorato generale del credito della previdenza, registra la esistenza in Italia al 31 dicembre 1904 di 6535 Società delle quali riconosciute 1548 non riconosciute 4987 Abbiamo veduto più innanzi che la statistica del 1892 denunziava al 31 dicembre di quell’ànno la esistenza di 6722 Società di mutuo soccorso; e quindi nel decennio, in luogo di riscontrare un incremento, come erasi verificata, e notevole, dal 1885 al 1894, si constata uua diminuzione di 187 Società, e cioè, in cifra media, del 2 - 8 per cento. La diminuzione più notevole si osserva nell’Italia meridionale e nell’insulare ed in parte della centrale; si giunge sino al 48. 1 per cent© nelle Puglie. Ma per compenso si ha un aumento nell’ Italia settentrionale e nel rimanente della centrale; aumento che riuscì notevole nel Veneto col 24.2 per cento e nella Lombardia col .15.0 per cento. Abbiamo detto più innanzi che la diffusione delle Società di mutuo soccorso, assai lenta nella prima metà del secolo decimonono, andò accentuandosi dopo la unificazione del Regno, e riportammo, a dimostrazione, le cifre delle statistiche del 1885 e del 1894. La dimostrazione riesce più evidente classificando il numero delle Società per anno di fondazione. Dai numeri assoluti si traggono le medie seguenti su 100 Società esistenti al 31 dicembre 1904: Società fondate prima del 18*0 % . 1.0 dal 1850 al 1859 2.7 dal 1860 al 1869 10 . 3 dal 1870 al 1879 19 . 2 dal 1880 al 1884 18 . 9 » » dal 1885 al 1889 14 . 5 dal 1890 al 1894 12 . 6 dal 1896 al 1899 8.7 dal 1900 al 1904 12 . 1 Il decennio più fecondo è stato quello dal 1880 al 1889, con una inedia di 33 4: vien dopo il decennio 1890-99 con 21.3; e terzo il decennio 1870-79 con 19 2. Ma l'incremento più rapido si determina appunto dal 1860 in poi. Esaminando le cifre afferenti ai vari compartimenti è da notare che, mentre nell’Italia settentrionale e centrale è piccolo il numero delle Società instituite negli ultimi anni, questo numero è notevole nell’Italia meridionale ed insulare. E siccome in queste regioni si riscontra pure la maggior diminuzione delle Società nel periodo 18951904, si deve concludere che in esse le Società hanno vita più breve. Tale ipotesi trova conferma nelle cifre seguenti: Su 100 Società esistenti al 31 dicembre 1891, numero di quelle sciolte nel decennio: Piemonte Liguria Lombardia Veneto Emilia. Toscana Marche Umbria Abruzzi Campania Puglie. Basilicata Calabria Sicilia . Sardegna Regno 25 . 2 L’indice più alto di diminuzioni lo danno le Puglie; seguono la Basilicata, la Calabria, la Campania, la Sardegna. ° Delle 6,535 Società esistenti al 31 dicembre 1904 sono composte di soli uomini . di sole donne di uomini e donne se ne ignora la composizione . 5,078 252 1,017 189 Le Società esistenti al 31 dicembre 1904, abbiamo veduto, sono 1548. Di queste 42 soltanto sono riconosciute con decreto Reale e 1506 con provvedimento del Tribunale, ai sensi della legge 15 aprile 1886. Al 31 dicembre 1894 le Società riconosciute erano 1156; vi fu quindi nel decennio un aumento di 392 ed in media del 33. 6 per %• L’aumento fu più sensibile nell’Italia meridionale. Su 100 Società esistenti, si contano 23.7 Società riconosciute. Quando si consideri che la legge del 1886 è sufficientemente liberale, non impone vincoli e formalità costose, lascia ai sodalizi la maggiore libertà di azione nello esplicamento dei fini che si propongono, sullo impiego dei fondi, non le asservisce ad alcuna vigilanza governativa, male si spiega il lento incremento delle Società riconosciute e il loro scarso numero rispetto alla massa. Forse deve rintracciarsi la ragione del fatto in pregiudizi non ancora rimossi dall’animo dei nostri lavoratori, nella imperfetta conoscenza dei benefizi che la personalità giuridica reca, indipendentemente da quelli d’ordine finanziario conferiti dalla legge. Non vogliamo ammettere che influiscano anche tendenze che esulano dal campo della mutualità, del fratellevole aiuto. Queste tendenze trovano più conveniente esplicazione in altre forme di organizzazioni, che in ben ordinato reggimento politico hanno diritto di cittadinanza per la legittima difesa di interessi professionali e per la protezione del lavoro. Il,numero dei soci aggregati alle Società di mutuo soccorso, secondo le statistiche alle tre date, risulta nelle cifre seguenti: nel 1885 730,475 nel 1894 - 933,685 nel 1904 926,026 Siccome però non tutte le Società diedero sulle tre indagini le indicazioni del numero dei soci, assumendo, per la integrazione, il criterio della media dei soci per ciascuna Società, si avrebbero le cifre seguenti : nel 1885 — 760,085 nel 1894 — 956,328 nel 1904 — 953,455 La media dei soci per ogni Società nel 1885 risulta di 153.2, nel 1894 di 142 . 3, nel 1904 di 145 . 9. Il numero dei soci è aumentato in tutti i compartimenti dell’Italia settentrionale, escluso il Piemonte: è aumentato anche nell’Emilia, nella Toscana, nell'Umbria e nella Sicilia; ed è diminuito in tutti gli altri compartimenti. Nel periodo 1895-1904 il numero medio dei soci è aumentato in Liguria, Emilia, Campania, Sicilia e Sardegna, si è mantenuto eguale in Lombardia ed è diminuito negli altri compartimenti. Sopra 100 Società esistenti al 31 dicembre 1904, la diversa composizione numerica di esse è indicata dalle cifre seguenti: Sino a 99 soci . — 53 . 6 Con soci da » » da » » da » » da » » da » » da b b da 1000 a 1500 — 0 . 5 b b oltre . 1500 0.3 100 a 199 — 27 . 6 200 a 299 27 . 3 300 a 399 4.5 400 a 499 2.3 500 a 699 1.2 700 a 899 0.8 In complesso, in tutti i compartimenti, esclusa 1’ Emilia ove se ne ha il 43 . 2 per 100 e la Lombardia ove se ne ha il 46 . 0 per 100, più della metà delle Società conta meno di 100 soci; ed in generale un quarto circa delle Società conta un numero di soci da 100 a 200. La statistica del 1904 discrimina anche i soci secondo i sessi. Dei 926,026, soci, 849,418 sono uomini, 76,608 sono donne. Sul movimento economico dqlle Società di mutuo soccorso si possono fare raffronti con la statistica del 1885; quella del 1895 non contiene alcuna notizia sul patrimonio sociale. Ecco i dati riferentisi alle due date: Entrata. Spese . Patrimonio L. 7. L. 14,632.425 .404.205 » 11.790.028 1.200.840 » 72.395.544 Il patrimonio medio per ciascuna Società, che nel 1885 era di L. 9.147,97, nel 1904 ammonta a L. 12.-017,85. Volendo integrare le cifre per le Società, che nei due tempi non diedero la indicazione del patrimonio sociale, assumendo come criterio il patrimonio medio, si avrebbero le cifre seguenti: Con lo stesso metodo si possono integrare le cifre afferenti alle entrate ed alle spese. Secondo tali risultati,!che non si possono discostare molto dalla ventarsi ha nel 1904 in confronto al 1885 un aumento di L. 4.919.727 nelle entrate, di L; 5.089.469 nelle spese; e di L 33.748 218 sul patrimonio, nella misura cioè del 75 . 13 per 100. t 9 o^? trata media .nell’ anno per ciascuna Società risulta di L. 2,342,43, con un mimmo di L. 861,63 per le Società degli Abruzzi e con un massimo di L. 3833,27 per le Società della provincia di Roma. La media delle entrate per ciascun socio è di L. 16 con un Lombardia L ’ 8 ’ 3 ° Pei> la Calabria e un massimo di L. 18,92 per la „ n +S„ el ^ m . e ^ Ì prÌ - nc y? a À i .’ di cui si compongono le entrate sono tre: “SJ on ? dl ® oc ì effettivi, contribuzioni di soci non effettivi, donazioni ed altro (patronato), altre entrate. Sopra ogni cento lire di entrate nel 1904,1 tre elementi davano le cifre seguenti: Contribuzioni di soci effettivi .... 68 80 Contributi di soci non effettivi, donazioni, ecc 7 28 Altre entrate . . y . . . 29 * 47 Il cfflpite inabor 6 di entrata è dovuto, come abbiamo già notato, alle contribuzioni dei soci effettivi. E la proporzione diventa maggiore quando si consideri che le altre entrate slno in malsima dei fondi impiegati, i quali alla loro volta derivano dalle contribuzioni dei soci. La media delle entrate 1eT3 V 9 ate 5 8 da nn ^urioni dei Soci effettivi Varia da^ SSmo Liguria 58 P °° m Basillcata ad un mas simo dall’82 per 100 in Si hanno notizie più particolareggiate sulle entrate delle Società riconosciute ; ma queste, desunte dai loro rendiconti, si riferiscono al 1903. Le percentuali di queste entrate sono le seguenti: Redditi patrimoniali Contribuzioni di soci Introiti lordi Redditi straordinari Rendita di beni immobili ... 1. 69 ( Interessi attivi.17. 13 (effettivi.38.60 ^ non effettivi.0. 99 l di Magazzini di consumo 27. 58 1 di aziende sociali.6.85 .7.16 Anche per queste Società, nella media generale del Regno, il maggiore delle entrate deriva dalle contribuzioni dei soci effettivi, esclusi però il Piemonte, la Toscana e la Calabria ove proviene dagli introiti dei magazzini cooperativi, e la Sicilia ove la maggior parte delle entrate sono dovute alla assunzione da parte di due Società di Palermo, quella fra la gente di mare e l’altra dei capitani marittimi, di appalti di carico e scarico di merci. In Lombardia le contribuzioni dei soci effettivi eguagliano quasi i redditi patrimoniali; ivi infatti sono le Società più antiche e con patrimonio più rilevante. Le contribuzioni dei soci non effettivi variano dal 2. per 109 nell’Umbria, al 0. 5 per 100 nelle Puglie, perchè appunto nelle Società di questa regione è minimo il numero dei soci non effettivi. La spesa media per ciascuna Società nel 1904 risulta di L. 1902,84 e per socio di lire 13. Nelle medie per Società della spesa si va da un minimo di lire 679,30 per le Soc età degli Abruzzi ad un massimo di lire 2925.51 per quelle della provincia di Roma; il minimo ed il massimo delle spese si riscontrano quindi nelle stesse regioni nelle quali si hanno il minimo ed il massimo delle entrate. La spesa per ciascun socio oscilla fra un minimo di lire 6-,67 negli Abruzzi e un massimo di lire 16,51 in Liguria. Nello insieme delle Società non è riuscita possibile una minuta discriminazione delle spese: si è dovuto star paghi alle due grandi divisioni: spese per sussidi, altre spese. Nel 1904, rispettivamente ad ogni 100 lire di entrata, si hanno per il Regno le cifre seguenti: spese per sussidi.51.4 altre spese.29.7 Le spese superarono le entrate dell’1.8 per 100 soltanto in Liguria: nelle altre regioni le spese furono inferiori alle entrate. Nelle Società della Basilicata, della Calabria, della Sicilia la proporzione delle altre spese alle entrate è superiore a quella delle spese per sussidi ai soci e alle loro famiglie, indizio di non buono e parsimonioso ordinamento amministrativo ; nel resto del Regno la parte maggiore delle spese fu assorbita dai sussidi ai soci e alle loro famiglie. Come per le entrate così per le spese si hanno più minuti ragguagli nelle spese delle Società riconosciute, erogate durante l’anno 1903. Nelle cifre seguenti si dà la ripartizione di 100 lire di spesa Spese di malattia j f^^se '. ! : Sussidi di cronicità ed impotenza al lavoro Sussidi di vecchiaia. Soci defunti Altri sussidi l Onoranze funebri Sussidi alle famiglie 19,45 3.01 4,40 10 87 0.75 2.62 1.34 03 ( Magazzini di consumo . < Altre aziende sociali . ’S g ( Altre spese. Spese di amministrazione Spese straordinarie. . . Le spese per sussidi assorbono il 42.44 per cento del totale delle spese e vanno da un minimo del 14.21 per cento in Sicilia ad un massimo del 69.57 per cento nell’ Umbria. In tutte le regioni, esclusa la Lombardia, si nota che la maggior parte delle spese per sussidi va nei sussidi di malattie, col massimo del 50 per cento nell’Umbria. In Lombardia invece hanno prevalenza i sussidi di vecchiaia. Le spese pei magazzini di consumo sono rilevanti nel Piemonte (56.02 per cento), nella Toscana (43.51 per cento), in Calabria (39.97 per cento). Le spese di amministrazione variano dall’ 8.02 per cento in Piemonte, al 33.47 in Basilicata. . 28.78 . 7.05 . 2.6S . 13.14 . 5.91 La sostanza patrimoniale delle Società al 31 dicembre 1902 che come abbiamo veduto, è di lire 72.395.544. ragguagliata per Società e per soci e distinta fra Società registrate e Società non registrate, dà le cifre seguenti: patrimonio medio. per ciascuna Società Società riconosciuta 24.267,00 Società non riconosciuta 7.887,67 Riconosciute e non riconosciute 12.017,85 per ciascun Sòcio 123.32 60,16 82,50 È più alta la media nelle Società riconosciute; e ciò non dimostra che il riconoscimento giuridico sia stato per quei Sodalizi elemento di singolare prosperità, ma che i sodalizi più forti meglio dotati e quindi più evoluti hanno sentito e voluto tutti i vantaggi della personalità giuridica. Dalla media generale del patrimonio per Società si discostano, nel massimo la Lombardia con lire 20.655,70, nel minimo la Calabria con lire 4 391,09; gli stessi scarti si riscontrano nella media del patrimonio per socio : 122.97 in Lombardia, 40.15 in Calabria. Si hanno i dati della composizione del patrimonio soltanto per le Società riconosciute, e si riferiscono al 31 dicembre 1903. A quella data il patrimonio delle Società riconosciute ammontava a lire 35.976.981 ed era cosi composto. Beni stabili L. 3.580.079 10,0 Titoli pubblici e privati 15.239,047 42,6 Mutui e depositi a risparmio . « 14.648 374 40.7 Altre attività.» 2.50S.461 6,9 La misura massima di impieghi in immobili è nelle Società delle Calabrie ove si ha il 33.5 per cento, il minimo si riscontra in quelle della Campania col 2.5 per cento. Negli investimenti in titoli pubblici e privati il massimo è nella provincia romana col 70.3 per cento. Nelle Marche invece si ha il massimo in mutui e depositi a risparmio con 1’ 81.9 per cento ; la Liguria presenta invece in questi impieghi il minimo col 13.8 per cento. Hanno speciale importanza le cifre che discriminano le Società di mutuo soccorso secondo la entità del patrimonio da esse posseduto. Riferiamo qui le cifre assolute e proporzionali del numero delle Società per entità patrimoniale, al 31 dicembre 1904. Numero delle Società che hanno un patrimonio: Da L. 0 a 999 Cifre assolute 1.517 Su 100 Società 23.6 11 1000 a 4999 2.117 35,3 » 5000 a 9999 9S9 16.5 n 10.000 a 49.999 1.239 20.6 n 50.000 a 99.999 156 2.6 n 100.000 a 249.999 60 1.0 ii 250.000 a 49.1,999 12 0.2 n 500.000 a 1.000.000 5 0.1 Oltre un milione 4 tu Senza indicazione del patrimonio 535 Di 5999 Società che hanno comunicato 1’ ammontare del loro patrimonio, solo 81, delle quali 54 riconosciute, hanno un patrimonio superiore a lire 100,000 ossia circa 1' 1.10 per cento. 11 23.6 per cento delle Società ha un patrimonio inferiore a lire 1000; il 35 3 per cento un patrimonio da lire 1000 a 5000, il 16.5 per cento un patrimonio da lire 5.000 a 10.0000 ; il 20.6 per cento un patrimonio da lire 10.000 a lire 50 000 e il 2.6 per cento un patrimonio da lire 50.000 a 100.000. Le federazioni. Nelle norme preparate dal Consiglio di Previdenza per il riconoscimento giuridico delle Società composte di non operai è ammessa la costituzione di consorzi fra Società riconosciute per formare un fondo di riserva consorziale, per assumere impiegati comuni, per stipulare contratti con medici e farmacie, per mettere in comune alcuni servizi, o anche alcune assicurazioni. Si può stringere anche un accordo fra Società non tutte legalmente riconosciute per esercitare un controllo sui soci sussidiati o per regolare il passaggio dall’uno all’ altro sodalizio di quei soci che cambiano resiTa legge francese del 1898 sulle Società mutualiste consente la costituzione di unioni fra le Società, conservando ciascuna la propria autonomia, aventi per oggetto principalmente : l’organizzazione a favore dei membri effettivi delle cure e dei soccorsi indicati nella legge e specialmente la instituzione di farmacie nelle condizioni stabilite dalle leggi speciali sulla materia ; l’ammissione dei membri effettivi che abbiano cambiato residenza; il regolamento delle pensioni di vecchiaia; 1’ organizzazione di assicurazione mutua pei rischi diversi a cui le Società debbano provvedere, specialmente la fondazione di Casse di pensioni e di assicurazioni comuni a più Società per le operazioni a lunga scadenza e le malattie di lunga durata; il servizio del collocamento gratuito. La statistica ufficiale non registra la esistenza in Italia di Consorzi o d Unioni costituiti per gli scopi predetti, che hanno alquanta analogia eon quelli indicati nelle norme. In recenti Congressi regionali di Società di mutuo soccorso fu deliberata la costituzione di unioni regionali, ma ancora non possiamo dire se furono costituite e per quali scopi. Nel primo Congresso nazionale delle Società di mutuo soccorso tenuto a Milano il 29 giugno 1900 fu deliberato «d'organizzare fra m loro tutte le Società operaie di mutuo soccorso in federazione nazionale, salvo studiare il modo di organizzarle razionalmente, con a nomma di una Commissione esecutiva provvisoria », fissando intanto a Hi n^ ta 1 o annUa dl, pre,. 5 per le Societ à aventi non più di 100 soci t pe f <3 £ e i e dl - un numero superiore; e «di indire un mprf Ha] lavnnn Fede n azl one delle Società operaie, quelle delle CaLa fnlliìl! 6 ?r e Ì Ie delle Cooperative per un’intesa comune ». con?t^ a aduna " za deI 5 settembre dello stesso anno 1900, Essa G ha S «Tintento F ri? e n aZ10D H SOn ° P reyaIen temente d'indole morale. Società federate ed?,?^ ed - ere . alla tutela de ^ interessi delle nomico delle classi i a JÌ,!f + lb - U ^ re a miglioramento morale ed ecoraS ungeretei intenti ^ per mezzo delIa Previdenza ». Per aggiungere p ento la Federazione si propone in modo speciale: previdenza e cooperazionp A n< ?I 6 i ment + ) d '^ istituti di mutualità, di Sano effettì^SX*teoon P«r Chè ris S°" fare opera di solidarietà con tutte le li“,QM . de ! lavoratori; e,SC ° P0 .iirftr 1 " t‘la<i'asse lavoratrice; “ P6r slazione che valga a svfiunnare^Am 6 dÌ U ° . si,f tema completo di legia tutelare le ragioni deMavoro “ p pi . u 1 . bene . fiz i dell’associazione, sulle classi lavoratrici; 6 ad alIeviare i tributi che gravano nella m^deUo^ ifm^ 00Ì ^ Società federate, intervenendo mediante pubblicazionrco^fere^ze 0 ÒQWe CÌ * ZÌOn - e 6 di P revid enza, meZ SelK^ UÌ Ia C ° n tUttÌ 1 mutuo soccorso rTcoifosS^e Sf parte tutte le Soc ietà italiane di siano inspirate ai5? f a „ 08,? ute 0 di fatto - P^chè videnza. P p l0 ndamentali della mutualità e della pre di iirc 5 se hanno^^numero^i^ff 1 - 6 UDa quota annua anticipata: se hanno da 100 a 500 soci di k p ® non superiore a 100; di lire 10 ài lire 20 se hanno più di ìooo^om' 1 86 hann0 da 500 a 1000 soci ’ 6 «5dfott federa a e hano diritt0: consigli ed aiuti morali^ ^ oinn: n ss mne esecutiva in ogni circostanza teresse generale- 1 " 81 d<J1 seryizl che la Federazione stabilirà nell’in àana, monitore della 6 P^derazton^^d^ giorna l e La Cooperazione ItaCongresso; ^aerazione, ed una copia degli atti di ogni « d) di ottenere gratuitamente consulti legali e pareri di indole amministrativa; « e) di valersi del giornale La Cooperazione Italiana per trattare quelle questioni che si riferiscono agli interessi della mutualità e della previdenza. Gli organi della Federazione sono: il Congresso delle Società federate; il Consiglio Generale composto di 50 consiglieri eletti dal Congresso fra i soci delle Società federate; la Commissione esecutiva composta di nove membri scelti fra i soci delle Società federate e residenti in Milano; i Comitati regionali, secondo le circoscrizioni stabilite dalla Commissione esecutiva; il Collegio dei Sindaci composto di tre sindaci effettivi e due supplenti, nominati dal Congresso fra i soci delle Società federate residenti in Milano; le Commissioni di consulenza, di statistica, di propaganda, ecc. quando ne fosse reclamata la costituzione. La Federazione ha organizzato tre Congressi nazionali: quello di Milano nel 1900; quello di Reggio Emilia nel 1901; quello di Firenze nel 1904. Le Società federate sono andate crescendo nei cinque anni 1901-1905 nella proporzione seguente: 1901 548 1902 573 1903 720 1904 733 1905 745 In un Congresso internazionale e nel chiudere questa relazione la quale dimostra quale sia la condizione delle organizzazioni mutualiste in Italia, io non credo che si possano presentare, come epilogo dei fatti osservati, voti e proposte che abbiano riferimento alle particolari condizioni delle nostre Mutue ed al loro avvenire. Credo soltanto possibile esprimere un voto il quale ha necessario legame con la proposta costituzione di una Federazione internazionale della mutualità, che sarà vanto di questo III Congresso, poiché, a mio giudizio, una Federazione internazionale deve trovare il suo principale fondamento nelle organizzazioni federative nazionali. Ed il voto è il seguente: Che si promuova in Italia la costituzione di Federazioni od Unioni regionali di mutuo soccorso, le quali si propongano i fini additati dalle Norme e meglio specificati dalla legge francese, in quanto siano applicabili alle particolari condizioni e funzioni delle nostre Società ; Che le Federazioni regionali facciano capo ad una Federazione Nazionale, la quale, pure esplicando l’azione d’indole morale che è nel programma dell’attuale Federazione, compia anche alcuni uffici propri delle federazioni regionali, specialmente quello di sovvenire i soci dei sodalizi aggregati alle regionali, i quali, per ragioni di lavoro o per altre ragioni, si trovino fuori del territorio nel quale la Federazione regionale esplica la sua azione. Uo spirito cooperativo. Se il tracollare di tante impresa o società sorrette da grossi capitali aggiunge nuove pa^ne ai volume delle nostre afflizioni, è bello invece vedere per virtù popolana sorreggersi liberi e sicuri nel loro corso anche in Italia i sodalizii dèlia previdenza e* del mutuo soccorso. Animati nelle loro operazioni dal sentimento della pietà, e non mossi da studio di soverchio guadagno, finiscono col raccogliere anche la ricchezza, come premio della loro virtù e col dare un'alta pro\a di quella verità che gli affari più cauti ed onesti sono sempre in (in dei conti i più lucrosi. Così queste società nuove di operai e di piccoli indaslriali, svincolale dai vecchi rancori, amiche deirordiiie e della liherlA, v:inno sempre meglio disegnando ed aiiargaiido i contorni dell' azione, c creando una buona Speranza per l'avvenire della nostra patria. Fatta Tltalìa, è d'uopo per fare gP italiani che alle vecchie e cascanti passioni di un popolo per secoli torpido e povero, sì sostituisca la fede energica nel lavoro e neir associazione. Occorrono a ciò quelle tempre d^ uomini gagliardi ai quali nulla di onesto e di utile pare impossibile, e che nel meditare al proprio, tornaconto non dimenticano quello degli altri. Occorre che in tutte le citlà^ d'Italia sorgano e iiros|u'rino gli spirili benevoli, i quali sappiano inlendere l' iiulirizzo del nostro secolo, e prodighino le opere buono a quello stesso modo, e sto per dire, con quella spensieratezza, colla quale i più le stemperano nella cascafigine e nelT ozio. E queste qualità cominciano appunto a ravvivarsi nei gruppi de' nostri cooperatori, le quali, mef^lio di tanti discorsi accademici che entrano ed escono dalle orecchie 0 di certi volumi di economia politica, senza lettori, valgono a provare colla evidenza dei fatti, che la maggiore delle industrie è l'onestà dei costumi, e che il lavoro e r associazione non accrescono soltanto la nostra fortuna materiale, ma ben di più» il patrimonio dei nostri affetti e delle virtù nostre. Di fronte al movimento d'associazione che si estende da tutte le parti, è. necessario stabilire i cardini su cui s' aggiri ben definito l' oggetto e lo scopo dell' associazione. Fino ad oggi te società di commercio e dMndostrla avevano per unica mira il guadagno di coloro che le dirigevano. Questo guadagno talvolta eccessivo, aveva per motore l'egoismo, c per mezzi i tranelli, la speculazione e r aggiolag!2Ìo. E pur troppo mezzi così odiosi hanno fatto colossali e scandalose fortune con desolazione c rovina di una falange di creduloni e di delusi. Le società cooperative hanno invece per ragione la fraternità, per principio l'eguaglianza, per mezzi l'onore, la probità e il lavoro dei cooperatori associati ; e per ìscopo r emancipazipoe di tutti ; la cooperazione dà aispiaiTo d' associazione. r uomo il mezzo di amministrare e di gestire da sè stesso ciò che gli appartiene, ed a ciascun cooperatore accorda la facoltà di aver parte air amministrazione delle cose comuni. Còsi la cooperazione sorretta dall' intelligenza, vi* vificata dair amor fraterno, rivela air uomo T arcano della sua forza e della sua potenza. Ma peicliè giunga agli sperati e (Te ili senza deviare dai principii che sono fondamenlo di ogni rigenerazione sociale, si addomanda ai cooperatori vigilanza attiva e studiosa, saggezza, aniiegazione e virtù; nè, per evitare gli scogli contro cui ruppero tanti, cessino di tenersi in guardia contro i funesti allctlamenli, i desiderii ambiziosi, le passioni egoistiche e gelose. Bando sopratutto ai sistemi esclusivi! essi contengono i germi di discordia e di dissoluzione che bisogna sradicare dalla loro prima comj)arsa. Quanto allo socielà cooperative formate lìnora in Italia, mentre dobbiamo conoscere la devozione, il disinteresse dei loro fondatori ed aderenti e i risultati abbastanza felici, tenendo calcolo delle difficoltà che erano da superare, converrà sìeno impiegate maggiori forze e sieno sbandite tutte quelle mezze misure che conducono facilmente air aborto. Si ha bisogno di uscire al più presto dalie vecchie abitudini, dai sistemi restrittiyi, e rendersi p^puasi che un progresso non è realmente buono se non m quanto possano tutti parteciparvi; che T eguaglianza è T anima della cooperazionc, come d'ogni giustizia; che il genio cooperativo nel suo oggetto, nel suo scopo e nelle sue conseguenze sociali, ha una missione immensa da compiere, e che deve penetrare come il sole, tanlo nelle campagne quanto nelle grandi città. Ma perchè le società di credito e di produzione possano agire senza ostacoli deesi sgombrare il terreno dell' industria dall'impiccio delle tante braccia strappate alle campagne e fioriate nelle città a far una disastrosa concorrenza cogli operai. Per togliere dallo stato precario e dalla miseria, ove si trovano, lutti questi campagnoli che disertano la gleba per cercarsi lavoro nelle manifatture » bisognenibbe procurare la loro emancipazione col mclterli anch'essi in grado di partecipare alla propriclà territoriale per mozzo delle associazioni cooperative. Al che condurrebbero quando si formassero de' sodalizii agricoli c industriali, abbastanza potenti per oHrirc un asilo a coloro che non hanno una via aperta alla loro aUivilà. Con questo mezzo il commercio e l’industria si troverebbero al riparo dalia concorrensa industriaJi superflui, poiché ove le società cooperative non propagassero ia loro azione nelle campagne, e restassero nelle sole pitià, subirebbero i maggiori disinganni. Ed oltre a questa concorrenza dannosa, aggiunge quella che i lavoratori si fanno fra essi e che forma reggette dMndebite lagnanze. E infatti coltivatori, affitjtaìuoli, proprielarii si lamentano troppo spesso dr questa concorrenza che, a detto loro, impedisce di vendere i frulli del campo e del lavoro a buon prezzo, e non pensano intanto che la concorrenza de'' produttori coi prezzi moderali suscita un'altra concorrenza, quella de' consumatori; non pensano che se essi hanno quelle vanghe, quelle zappe, quei martelli, quelle seghe a buon patio, e appunto per la concorrenza delle fucine che procura a minor prezzo il ferro di che hanno bisogno per gli isirumenti de' tgro mestieri ; che è la concorrenza dei tessitori e de" granaiuoli che fa comperare ad essi con modici valori il vestito e il nutrimento, e tutto quanto entra nei bisogni della vita. Ma quando l’equilibrio si rompe anche la concorrenza diviene dannosa; le braccia divelle dai campi e intrecciate agli ordigni de^ mestieri devono rompere Tarmonia che è il supremo beneficio d^ogni sociale interesse > ed è appunto un gran prezzo dell’opera il far in modo che ì campagnoli restino nelle campagne, nò depongano la marra e il sarchiello pel maglio o pel telaio. La concorrenza è ìm gran motore delle attività umane, e trova la sua perpetua alimentazione nelP interesse individuale. Essa non e che il risultato dello sforzo che fa ciascuno pel proprio interesse, e porta poi come ultima conseguenza il bene generale. Essa è dunque il principio deir esistenza Jelle società, poiché dalla concorrenza degli uni e degli altri promana il vantaggio di lutti; nè permeile ad' alcuno di predominare a scapito degli altri, è una compensazione che ci facciamo a vicenda. Senza la concorrenza dei produUori i consumatori pagherebbero tutto ad una esorbitanza di prezzi, e senza la concorrenza clie i consomatori si fanno tutto cadrebbe a prezzo sì abbietto che nessuno sarebbe più sollecitato alla produzione. E chi sconoscerà il vantaggio che ne trae l’emulazione « che è uno stimolante prezioso per T intelletto e per Fattività deir uomo, e ne sorregge ne^ suoi lavori la meditazione e i sudori per trionfare sui competitori suoi. Per studiare a tale intento, e trovare nuovi processi di produzione più economica e più abbondante per accorciare il tempo e conseguire Y esito migliore, e per soggiogare le forze delia natura, decuplicando e centuplicando la forza deir uomo? Chi teme la concorrenza è solo colui che non sa far meglio degli altri, o clic vagheggia guadagni più ghiotti; egli sa che il consumatore si rivolgerà al fabbricatore che lavora meglio, e al venditore che spaccia a minor prezzo; e chi invoca misure restrittive, chi domanda ai governi la proibizione d' introdurre merci forestiere, attenta alla liberti, ed è un egoista che vuoi prelevare a suo profitto la differenza tra i suoi prezzi e quelli degli stranieri. Ha quando l’equilibrio delle classi si rompe allora la concorrenza conduce diviato alla ruina. E pur troppo vediamo i giovani campagnoli non rare volte dalla mal tollerata loro condizione sospìnti a quella delP artigiano delle città, perchè a questo la giornata si paga più cara che ad essi, ed ogni sabato esce dall'officina col suo salario alla mano. Queste braccia divelle dai campi e iuirecciate agli ordigni degli opificii tolgono le larghe emanazioni di quella occupazi.one che fin dai primi tempi alimentò l'uomo «uila terra. Eppure l uomo della campagna quando pensa all'artiere della città, dice: in (jual minor conto siamo ' noi tenuti! S'inganna esso a partito; nessuno tiene in minor conto chi guida il solco e l’aratro, ed è necessario che i contadini il sappiano, che abbiano ànch'essi le loro istituzioni da cui sieno allettati, e che le provvide virtù camminino fra i popoli agricoli » sotto i tetti di paglia, tra i novali e i vigneti, e che la vanga e il sarchiello non restino mortificati dinanzi al maglio ed al telaio. Nome compiuto: Nicola Coco. Keywords: mutuale prevalente, cooperativa, impresa cooperativa, luce di pensiero italico nelle tenebre della guerra, giurisprudenza romana, giurisprudenza italiana, eccletismi, filosofia dell’atto, corporazione, contratto e cooperazione, codice civile italiano, codice di procedura civile italiano, la tradizione giuridica italiana, associazione, sindaco, Kelsen, grundnorm, legalita, nipote: Nicola Coco, ordine giuridico, unica garanzia del contratto sociale, mutuo soccorso, la societa di mutuo soccorso, le societa di mutuo soccorso, mutualita, mutualita prevalente, contratto di carattere mutuale prevalente, lo spirito cooperativo, considerazione sullo spirito cooperative. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Coco” – The Swimming-Pool Library. Coco

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