GRICE ITALO A-Z B BU
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Buonamici: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale -- you scratch my back -- etymologia di muovere -- corpi in movimento – scuola di Firenze –
filosofia fiorentina – filosofia toscana -- filosofia italiana – Luigi Speranza,
pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Firenze). Filosofo
fiorentino. Filosofo toscano. Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Grice: There
are many Buonamici (including GALILEO), so you have to be careful – this one is
a genius – he taught at Pisa, in the M. A. programme, both Aristotle’s Poetics
– imitazione, il tragico, -- and his ‘motus’ – Galileo happened to be his
tutee, and the rest is the leaning tower!” Frequenta lo Studio di
Firenze, dove segue il corso del l'umanista Vettori (si conservano alcune
lettere scambiate tra i due). Filosofo naturale e latinista, si ispira molto agli
antichi testi che commenta (Aristotele, Nicomaco…). Tutore di Galilei a Pisa.
Altre opere: “De Motu libri X, quibus generalia naturalis philosophiae
principia summo studio collecta continentur, necnon universae quaestiones ad
libros de physico auditu, de caelo, de ortu et interitu pertinentes
explicantur, multa item Aristotelis loca explanantur et Graecorum, Averrois,
aliorumque doctorum sententiae ad theses peripateticas diriguntur, apud
Sermartellium (Firenze); Discorsi poetici nella accademia fiorentina in difesa
d'Aristotile. Appresso Giorgio Marescotti (Firenze); “De Alimento, Sermartellium
juniorem” (Firenze). Galilei, De motu antiquiora” “Quaestiones de motu elementorum”.
Gentiluomo Fiorentino, e Medico, Lettore di
Filosofia con gran concorso di Scolari nell'Università di Pifa. In detta
Università avendo Giulio de' Libri altro Profesfore tacciato il Buonamici, come
quello che citaffe testi falfi, questi una mentita gli diede; ed effendo state
gettate da alcuno in fua scuola certe cor na, il Buonamici così diffe: Si vede
che costui debbe avere in tafa grande a b éondanza di questa mercanzia, poichè
ne porta qua. Egli v insegnò quaranta tre anni » e letto aveva due volte tutto AQUINO
(si veda), e in ultimo gli erano pagate quattrocento feffanta piastre di provvisione.
Il buon gusto nelle belle Lettere congiunse allo studio delle facoltà più gravi;
è Accademico Fiorentino; e godette della stima de Granduchi di Toscana, da
quali, ficco me egli stesso afferma, findagiovinettofunodritoeornatodigradiono
revoli. Morì ad Orticaja vicino a Dicomano, ove, ficcome anche alle Pancole,
aveva un Podere; e lasciò tutto il fuo ad uno Speziale. Fu recitatada Attilio Corfiinquella
Pieveful Cadavereun’Orazionfunera Вbble, Poccianti, Catal. Script. Florentin.
Salvini, Fasti, Buonamici, Dife. orf. Poetici,Discorso. annoverò fra i
principali Peripatetici di quello Studio. Salvini, Fasti Poccianti, loc. cit.
di Firenze Ove Bianchini, Ragionamenti intorno a' Granduchi, le, e
a’ 27. di Maggio nell' Accademia Fiorentina altra Orazione funerale venne
recitata da Tommafo Palmerini. Di lui hanno parlato con lode diverfi Scrittori
citati dall'Autore delle N o tizie Letter. ed Istoriche dell'Accademia
Fiorentina, e dal P. Negri, il qual ultimo noi fiam di parere che sbaglj, ove
fra gli autori che hanno parlato di B. registra anche il Crescimbeni, il quale
non di questo, m a di B. di Prato ha parlato, ficcome nell' articolo
diquest'ultimo diremo. Il nostro Francesco scrive diverfe Opere, lequali,
febbene da alcuni fieno d'ofcurità tacciate, fanno conofcere il fuo fape re, la
fua fingolare dottrina, e la sua cognizione anche della Lingua Greca. Eccone il
Catalogo: - I. Francifci Bonamici Florentini e primo loco Philosophiam
ordinariam in almo Gymnasio Pifano profitentis De Motu Libri X. quibus
generalia naturalis Philoso phie principia fummo studio collećfa continentur -
Nec non universe Questiones ad Libros de Physico Auditu, de Cælo, de Ortu és
Interitu pertinentes, explican tur. Multa item Aristotelis loca explanantur, či
Græcorum Averrois, aliorumque Dostorum Fententie ad Thefes peripateticas
diriguntur ec. Florentiæ apud Bartho lomeum sermartellium infogl.Fu
affailodatoilmetodo diquest' Opera, di cui il Piccolomini era uno de'
principali ammiratori. II. Discorsi Poetici detti nell'Accademia Fiorentina in
difesa d'Aristotile. In Firenze per Giorgio Marescotti, con Dedicatoria a Baccio Valori fegnata dalle
Pancole. In questi Discorsi, che sono VIII. risponde alle oppofizioni fatte dal
Castelvetro ad Aristotile. De alimentis ubi multe Medicorum Tententie
delibantur, ở cum Aristotele conferuntur. Complura etiam Problemata in eodem
argumento notantur, ở quibusdam exGræca Leếtionepriftinusnitor restituitur.Venetiis,
Florentie apud Bartholomeum Fermartellium Juniorem in 4. IV. Una sua Lezione
fatta sopra ilSonetto del Petrarca, che incomincia: Quando 'l Pianeta che
diffingue l'ore, - nell’Accademia Fiorentina sotto il Consolato di Tommaso d el
Nero a fi conserva a penna in Firenze nel Cod.
della Libre ria Strozziana. V. Lećiiones super I. és 11. Meteororum.
Queste Lezioni fopra l’argomento delle meteore (cui affermava il medefimo B.,
per testimonianza di Monfig. Sommai, d' aver per difficilistimo, rispetto alla
difesa d' Aristotile che giudicava effere stato mirabile nelle cofe che
appariscono al fenfo »,ma nell’altre affai ambiguo) efiftevano a penna in
Firenze nella Libreria de Si gnori Gaddi fra Codici mís, paffati, per compera
fattane da Francesco I.I m eradore felicemente regnante, e Granduca di Toscana,
nella Laurenziana al Cod. 8o5. num. Valori scrive che lascia delle fue fatiche
fopra la Metafifi ca, ed altro, la quale Metafifica poffeduta da diverfi, ebbe
in Roma qualche difficoltà a stamparsi per alcune cofe Filosofiche stampate
anche ne Libri De motu, ficcome afferma il suddetto Monfig. Sommai. Il Poccianti
famen Z1OI) Così afferma Salvinine Fasti cit. acar. 355. stentia penna nel Tom.
III.delle nostre Memorie MSS. Non foppiamo Pertanto con qual fondamento Negri
acar.835.fia fferma che al Buonami comancava distin nell’ degli scrittori Fiorent.
acar.188. aflerifcache zione, e chiarezza, e che diventasse fempre più oscuro,
in detta Accademia fu Attilio Corficheinfuamortere- perchè pigliava le fue Lezioni,
e le andava ritoccando, e cita l’Orazione funerale quando il Corfila recitò sulca
ripulendo, e come egli intendeva, e presupponeva il mede davere nella Pieve,
ove fu depositato. fimo degli altri, a poco a poco le ridase inintelligibili, A
car. 214. febbene fette nel fondamento fempre faldoe le fue Lezio (1o) for. Degli
Scrittori Fiorentini. Ol nianti che fono le migliori. tre gli Scrittori citati
dal Negri parla con lode di lui anche Valori ne’ Termini di mezzo rilievo ec, a
Caľ, Si vegga Filippo Valori ne” Termini
cit. a car. 7. In alcune Memorie scritte da mano di Monfig. Girola mo Sommaī,
ed inferite nelle Schede Magliabechiane efi Catalog. della Libreria Capponi,
Lipenio, Bibl. real. Medica, pag. i1.Salvini,Fafficit.pag zoz. in foglio
volante. Loc. cit oservaz, fopra i Sigilli antichi Efistono presso di noi nel
Tom. III. delle nostre - Memorie mfs. a car.
(zo) Descrizione della Provincia del Mugello B. zione de commentar. in Logica
mở Ethicam lasciati dal nostro Autore; il Negri accenna un fuo Tractatus Logice
esistente ms. nella Libreria del Palazzo Ducale de' Medici, il quale è
indirizzato a Lelio Torello Giureconful to, e incomincia: Multa profećio,
variaque_ec; e ilchiariffimo Sig. Domeni co Maria Manni fa ricordanza d'una
Cronica fcritta a mano da Francesco Buonamici esistente nella Libreria Gaddi
pure in Firenze. Dalle schede Magliabechiane comunicateci dal chiariffimo Sig.
Canonico Bandini apprendiamo ch'era opinione che il Cavaliere Aquilani aveffe
molti Scritti e Opere da stamparfi del nostro Autore. D a ciò che abbiamo fin
qui detto ci fembra di poter afferire che il nostro Autore sia diverso da quel
Dottor B. il quale ha il suo deposito nella Chiefa del Piviere di S. Babila
detto anche S. Bavello e S. Bambello nella Provincia del Mugello in Toscana, il
quale di tutta la sua eredità lascia che foffe fatto un fondo per mantenimento
a Pisa di tre giovani parte di S. Gaudenzio, e parte di Dicomano con obbligo di
addottorarfi, del quale fa menzione il Dott. Giuseppe Maria Brocchi, ma
senzaaccennarefefia Scrittore d'Opera alcuna. V” è stato anche un B., di cui fi
ha alle stampe un Elegia, ed un Epigramma in Lingua Latina per la nascita di
Giacomo Augusto Lorenzo Ferdinando Maria figlio d'Amedeo del Pozzo ec. In
Milano.
Nome compiuto: Francesco Giuseppe Buonamici. Francesco Buonamici. Keywords: corpi
in movimento, Aristotele, filosofia naturale, Galilei, razionalismo,
aristotelismo pisano, de imitazione – aristotele – poetica – mimica – de motu –
muggerbrydge --. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Buonamici” – The Swimming-Pool Library. Buonamici.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e
Buondelmonti – filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze).Nacque da
Francesco Giovacchino e da Maria Teresa Rinuccini, figlia del marchese Folco.
Il padre era cavaliere dell'Ordine di S. Stefano e senatore -- vivrà a lungo, e,
mortagli la prima moglie, passerà a seconde nozze con Maria Maddalena Antinori,
figlia del senatore Vincenzo. IB. cresce dunque in una delle principali
famiglie dell'aristocrazia fiorentina. L'appartenenza al senato, se ormai da
lungo tempo, sotto il principato mediceo, non costituiva mezzo di
partecipazione al potere politico, attribuiva peraltro autorità e prestigio in
seno alla gerarchia sociale, influenza nelle vicende della vita civile. Anche i
matrimoni dei tre fratelli di B. ribadiscono questa posizione della famiglia ai
vertici della élite senatoria fiorentina: Marianna sposa il cavalier Alamanni,
dell'antica stirpe, Giovanni Gualberto prende in moglie Elisabetta, figlia del
senatore Strozzi, e Maria Giuseppa anda sposa al marchese Feroni. La formazione
culturale di B. è quella tipica del figlio di una famiglia patrizia dell'epoca.
Egli apprende il greco da Ricci, il quale in una sua pagina -- Dissertationes
Homericae habitae in florentino Lyceo ab Riccio, Firenze -- lo definisce
"nobilissimo uomo fornito di acutissimo ingegno e discernimento ed
eruditissimo di ampia e solida dottrina". Studia anche filosofia con Corsini
e col celebre Grandi, nonché materie giuridiche con l'avvocato Moniglia e con Guadagni.
Peraltro, B. non poté compiere regolarmente i suoi studi: risulta iscritto
all'università di Pisa, ma dopo un anno di intensa applicazione dove ritirarsi
a causa della salute cagionevole, e non risulta pervenisse alla laurea. Questo
non gl'impedì però di continuare a dedicarsi agli studi giuridici e letterari,
che gli procurarono l'ingresso in alcune accademie toscane, fra cui quelle degl’apatisti
di Firenze e degl’arcadi di Pisa. Anzi, dopo aver soggiornato a Roma, dove
assistette nei suoi ultimi giorni lo zio, monsignor B., vicecamerlengo e
governatore della città, e dove frequenta il dotto ambiente della casa
dell'ambasciatore imperiale Thun, B., che è anche stato nominato commendatore
gerosolimitano, oltre che a Firenze risiedette per lunghi periodi a Pisa,
attratto dal clima più mite e dai contatti con studiosi a lui congeniali, come
il marchese Niccolini, accademico della Crusca, studioso di diritto e di storia
ecclesiastica, di tendenze filo-gianseniste, e il giurista Vannucchi, che
appunto in Pisa lo fa entrare nella Colonia Alfea. Nell'ambito di questa
attività letteraria e accademica, B. compone poesie, che recita nei consessi di
cui è membro, e anche commenti sul Paradiso perduto di Milton, sul Saggio
sull'intelletto umano di Locke -- Lettere sopra la misura e il calcolo dei
piaceri e dei dolori -- e su diversi
articoli della grande Encyclopédie -- per Alembert ha una stima
particolarissima --, tutti rimasti inediti. Non appartiene invece a lui la
traduzione del Riccio rapito di Pope, in genere erroneamente attribuitagli, la
quale è dell'abate Bonducci e nella edizione del 1739 (Il Riccio rapito,
"poema eroi-comico di Pope, tradotto dall'inglese e dedicato
all'illustrissima signora Grifoni, Firenze -- reca alle pp. 3-21 una lettera di
B. al traduttore, dove si danno giudizi sul poema e si loda la perfezione della
traduzione. Ma l'attività più significativa in seno alla cultura toscana negli
anni della reggenza, B. venne a svolgerla come esponente di quel gruppo di
oratori e giuristi i quali, richiamandosi all'insegnamento d’Averani, ne
svilupparono i motivi in un interesse per le istituzioni politiche, i principi
del buon governo, che cercarono di applicare alla situazione del gran-ducato,
cui prima l'incertezza della sua destinazione all'estinguersi della dinastia
medicea, poi il passaggio sotto la casa di Lorena sembravano schiudere nuove
prospettive. E se l'opera di questi scrittori -- Pieri, Guadagni, Niccolini, Vannucchi
e B. stesso -- prepara più o meno implicitamente quello studio e quella
esaltazione del diritto NATURALE – o fisico -- da parte dei Neri e dei
Lampredi, che confluiranno nei principi e nella prassi del riformismo
leopoldino, il motivo dominante del pensiero politico di questa generazione
appare quello di un placido, un po' idillico, orientamento anti-dispotico, in
parte ispirato da una rilettura di MACHIAVELLI (vedasi) in chiave repubblicana,
in parte alimentato dal ricordo del pacifico e tollerante governo dell'ultimo
Medici, Gian Gastone, in parte, cadute presto le velleità di una restaurazione
repubblicana da qualcuno avanzate, volto a influenzare l'atteggiamento della
nuova dinastia nel senso del "saggio e pacifico" reggimento
indirizzato, per dirla con termine muratoriano, alla pubblica felicità. Sono
questi i temi fondamentali delle tre orazioni funebri pronunziate da B.: Delle
lodi dell'A.R. del Serenissimo Gio. Gastone VII G. D. di Toscana. Orazione
funerale detta nelle solenni esequie celebrate in Firenze -- Firenze --;
Orazione funebre in morte di Elisabetta Carlotta duchessa vedova di Lorena -- Firenze
--; Orazione funerale dell'abate B. in lode dell'Augustissimo Imperadore Carlo
VI -- edita per la prima volta in Nuova collezione di opuscoli e notizie di
scienze ed arti, Firenze --. Specialmente nelle orazioni celebrative di Gian
Gastone e di Carlo VI può cogliersi il sottinteso politico di un antidispotismo
piuttosto aristocraticamente intonato, mirante soprattutto ad assicurare ai
vari ceti della popolazione le loro libertà e a tutti tranquillità e pace. Si
spiega così che il tollerante ma corrotto e cinico Gian Gastone divenga per il
gentiluomo fiorentino il modello di un saggio principe, il cui governo "al
pubblico vantaggio indirizzato" ha teso a dare ai suoi sudditi una
"lieta pace", ben diversa dalla pretesa pace dei "governi con
arbitrario spirito regolati", che è invece soltanto "una stupida
indolenza, una funesta tranquillità, nella quale o gli uni opprimono gli altri
senza resistenza, o tutti sono in una continua occulta guerra contro
tutti". Molto, indubbiamente, v'è di aulica consuetudine in queste lodi al
morto principe di una dinastia tutt'altro - che illustratasi per meriti di
governo non dispotico. Ma, a parte le caratteristiche peculiari della figura di
Gian Gastone, è evidente l'utilizzazione di certe forme tradizionali per un più
sostanzioso contenuto, che più che ai morti s'indirizza, come ammaestramento,
ai vivi. Avviene lo stesso, con in più anzi il passaggio dalla coloritura del
ricordo quasi nostalgico della cessata dinastia alla scoperta intenzione di
porre a esempio per gli esponenti della nuova le virtù attribuite al defunto
imperatore, nell'orazione per Carlo VI. Il quale, in realtà, per lo più solo su
di un piano estremamente generico, e proprio in via di funebre complimento,
giustificava le grandi lodi tributategli dall'oratore. Ma anche l'Asburgo
scomparso, del quale ai contemporanei, e specialmente a un uomo colto e attento
osservatore come il B., non erano ignoti i limiti di governante piuttosto
sbiadito e immobilista, tutto teso agl'intrighi di quell'equilibrio che nelle
sue intenzioni doveva soprattutto servire ad assicurare la successione della
figlia, può divenire per i suoi successori il rappresentante di un indirizzo di
governo che aborre "quella falsa politica, quella perniciosa scienza che
insegna ai sovrani l'arte d'essere ingiusti sotto l'ombra delle leggi, scienza
detestabile, scienza infelice, che nei Regni ereditari ed assoluti ad altro mai
non serve che a render i regi mal sicuri ed odiosi e i loro stati scarsi di
popolo, di felicità e di ricchezze...". E al negativo era facile al B.,
nella sua linea di una monarchia temperata da un preilluministico riguardo per
la vita e il benessere dei sudditi, contrapporre il positivo, i punti secondo i
quali doveva regolarsi l'auspicato buongoverno: Carlo VI aveva mostrato
"che la moltitudine degli abitanti e l'industria loro rendono i grandi
Imperi floridi e meno atti ad esser conquistati... che dal traffico interno e
dal commercio esterno derivano reciprocamente la popolazione e le ricchezze...
che per poco che un Sovrano abbia di quella paterna tenerezza inverso i suoi
sudditi, di cui tutti i Sovrani dovrebbero esser ripieni... per poco che egli
sia sensibile ai mali del suo popolo, ei deve'riguardarsi dall'esporli alle
gravi miserie della guerra senza potenti motivi di difesa...". È un
pacifismo ben diverso da quello "aulico", tutto permeato del
contingente motivo di assicurare la concordia fra le monarchie assolute in fase
di riaccostamento alle aristocrazie feudali e di irrigidimento conformistico in
materia religiosa, che fu caratteristico del primo Seicento. Ormai, dopo Grozio
e Pufendorf, sempre più diffuso quest'ultimo attraverso la traduzione francese
del Barbeyrac e poi anche grazie alla versione "cattolicizzata"
dell'Amici -- Firenze, dopo Montesquieu, il pacifismo di questi studiosi
toscani di diritto e di politica della metà del Settecento è essenzialmente una
conseguenza di tutto un orientamento d'idee, un indirizzo di governo inteso
alla pubblica felicità, a salvaguardare il diritto delle genti, a conservare
alle monarchie "miste" o almeno temperate dalle leggi il loro
"principio" caratterizzante, secondo le indicazioni dell'Espritdes
lois. Sono questi motivi e fermenti nuovi che il B., Niccolini, e presto Tanucci,
Neri, Lampredi, ecc. portano anche nelle università, e fino nelle accademie
finora così angustamente letterarie, staticamente ancorate a forme e temi di
discussione retorici e infecondi. B. viene eletto a far parte dell'Accademia
della Crusca. Ma egli certo non era il gentiluomo tipico della precedente
generazione, del patrizio ignorante e presuntuoso che s'inserisce nella vecchia
accademia per vegetarvi in ozioso passatempo. Pur con una certa pigrizia,
dovuta in parte alla malferma salute e in parte al gusto umanistico del quieto
e un po' sterile raccoglimento nella lettura e nello studio, egli sapeva
pensare ed elaborare idee proprie e originali, secondo quel filone di
umanitarismo antidispotico e pacifistico che abbiamo già visto ispirare le sue
orazioni funebri. Tarderà quattro anni la sua esibizione in seno all'accademia
che lo aveva accolto fra i propri membri. Ma la dissertazione che infine si
decise a leggervi, il Ragionamento sul diritto della guerra giusta, era
qualcosa nettamente al di là delle normali esercitazioni retoriche o
linguistiche che risuonavano nel dotto consesso. Pubblicata l'anno seguente
(Ragionamento sul diritto della guerra giusta letto nell'Accademia della Crusca
dall'illustrissimo signore Giuseppe Buondelmonti,patrizio fiorentino, Firenze --,
l'argomentazione del B. apparve subito anche ai contemporanei una appassionata
apologia e una coerente esemplificazione delle idee, in materia di rapporti fra
i popoli, di Montesquieu. Il richiamo ai principî del diritto naturale, quali
il sociologismo contrattualistico di Montesquieu li era venuti configurando e
arricchendo rispetto al giusnaturalismo classico, era evidente fin da quel
fondamento di "sociabilità universale", da cui B. ricavava le regole
della convivenza dei popoli: "Che non devesi far male o cagionar danno ad
alcuno ingiustamente; e che ciascheduno dee esercitare inverso gli altri, per
quanto da lui dipende, i doveri d'umanità; e che gli uomini eseguir debbono
senza forza quello a cui si sono obbligati per qualche libera convenzione. La
pratica di questi doveri produce quel pacifico e insieme felice stato che pace
propriamente si chiama; poiché... pace chiamar non si dee quella trista
tranquillità che nasce da una conosciuta impotenza di resistere alla forza ed
alla oppressione". Certo, tutta la disquisizione che seguiva sulle
differenze fra Grozio e Pufendorf e la stessa critica rivolta al secondo, per
avere, distaccandosi da Grozio, seguito Hobbes nell'affermare che, una volta
scoppiata la guerra, vige come una tacita convenzione in virtù della quale
ognuna delle due parti può ricorrere a qualsiasi mezzo possibile per annientare
l'altra, risentiva di vecchie motivazioni giuristiche e moralistiche. In fondo
non va mai dimenticato che, anche proprio nel suo entusiasmo un po' pedissequo
per Montesquieu, il B., pur se il suo Ragionamento è del 1755, resta nettamente
al di qua del senso realistico, sperimentale, attento alla dinamica effettiva
delle forze politiche e ideali che l'illuminismo metterà in onore. Ma
l'insistere dell'opuscolo sulla "sociabilità naturale" come principio
da cui dedurre norme di comportamento sia nei rapporti fra gli Stati, sia
all'Interno del singolo Stato, fra principe e sudditi, portava infine ad
un'analisi che supera già l'angustia moralistica o giuridica in una
spregiudicata denunzia razionalistica dei motivi deteriori che spesso ispirano
le azioni dei monarchi assoluti. Malaticcio per tutta la sua vita, B. venne a
morte prematuramente a Pisa. Fu seppellito nella chiesa di S. Michele in Borgo,
dove sussiste una iscrizione in sua memoria. Anton Filippo Adami, che gli aveva
dedicato il I tomo del Saggiodi poesie scelte filosofiche ed eroiche di diversi
-- Firenze --, celebrò B. con una orazione pronunziata a Firenze nella chiesa
della Madonna de' Ricci e poi pubblicata (Elogiostorico del commendatore G. M.
B. …, in Annali letterati d'Italia, Modena. Anche nella pisana Colonia Alfea,
di cui era membro, B. fu commemorato con una solenne cerimonia, dove si lessero
vari componimenti e l'orazione fu tenuta dallo stesso Vannucchi. Così, nelle
manifestazioni che ne compiansero l'immatura morte, B., anche per il gusto e il
tono delle orazioni pronunziatevi, veniva ricondotto in quell'atmosfera di
accademie erudite che aveva dominato la cultura toscana nel passaggio dal sec.
XVII al XVIII. E per molti versi indubbiamente egli ben vi rientrava. Non aveva
peraltro del tutto torto il De Soria, quando ricordava il B. come "il più
gran talento tra i Fiorentini viventi", mettendone in rilievo, oltre che
la cultura filosofica e la conoscenza delle lingue dotte, le capacità di
critica originale e il possesso "delle facoltà che ne dipendono"
(Raccoltadi opere inedite del dottor Giovanni Gualberto De Soria..., Livorno
1773, pp. 46-48).Nella crisi di mentalità e d'interessi che grosso modo
caratterizza il passaggio dal primo al secondo Settecento in Italia,
l'antidispotismo "letterario" della élite colta dell'età di Gian
Gastone e il pacifismo della tradizione giusnaturalistica si erano nel B.
arricchiti di una convinzione contrattualistica e di un impegno umanitario che
preannunciano alcuni motivi dell'illuminismo maturo. Bibl.: Accademia funebre
di accademici componimenti per la morte dell'Ill.mo sig. cav. G. B. …, Pisa
1757; Novelle letterarie di Firenze, XVIII (1757), coll. 146-51; Mazzucchelli,
Gli Scrittori d'Italia, Brescia; D. Moreni, Bibl. storico-ragionata della
Toscana, I, Firenze; A. Vannucci, G.M.B., in E. De Tipaldo, Biografia degli
Italiani illustri, V, Venezia 1837, pp. 486-91; P. Berselli Ambri, L'opera di
Montesquieu nel Settecento italiano, Firenze 1960, pp. 5, 94 s., 103; E. W.
Cochrane, Tradition and Enlightenment in the Tuscan Academies,1690-1800, Roma
1961, pp. 207, 214, 225; M. Rosa, Dispotismo e libertà nel Settecento, Bari.
Nome compiuto: Giuseppe Maria Buondelmonti.
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